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Testi approvati
Giovedì 2 marzo 2017 - BruxellesEdizione definitiva
Richiesta di revoca dell'immunità di Marine Le Pen
 Accordo euromediterraneo UE-Libano (adesione della Croazia) ***
 Accordo UE-Liechtenstein su disposizioni complementari in relazione allo strumento di sostegno finanziario per le frontiere esterne e i visti ***
 Meccanismo per lo scambio di informazioni riguardo ad accordi intergovernativi e strumenti non vincolanti nel settore dell'energia ***I
 Obblighi in materia di reciprocità dei visti
 Opzioni per un migliore accesso ai medicinali
 Attuazione del programma Europa creativa
 Attuazione del programma "L'Europa per i cittadini"
 Politica commerciale comune dell'UE nel contesto degli imperativi di sostenibilità delle specie selvatiche

Richiesta di revoca dell'immunità di Marine Le Pen
PDF 162kWORD 49k
Decisione del Parlamento europeo del 2 marzo 2017 sulla richiesta di revoca dell'immunità di Marine Le Pen (2016/2295(IMM))
P8_TA(2017)0056A8-0047/2017

Il Parlamento europeo,

–  vista la richiesta di revoca dell'immunità dell'on. Marine Le Pen, trasmessa in data 5 ottobre 2016 da Jean-Jacques Urvoas, Ministro della giustizia francese, nel quadro di un procedimento di inchiesta nei confronti dell'on. Marine Le Pen davanti al Tribunale di grande istanza di Nanterre per diffusione sul suo conto Twitter di immagini islamiste a carattere violento,

–  vista l'audizione dell'on. Jean-François Jalkh, in rappresentanza dell'on. Marine Le Pen, a norma dell'articolo 9, paragrafo 6, del suo regolamento,

–  visti gli articoli 8 e 9 del protocollo n. 7 sui privilegi e sulle immunità dell'Unione europea e l'articolo 6, paragrafo 2, dell'atto relativo all'elezione dei membri del Parlamento europeo a suffragio universale diretto, del 20 settembre 1976,

–  viste le sentenze pronunciate dalla Corte di giustizia dell'Unione europea il 12 maggio 1964, il 10 luglio 1986, il 15 e 21 ottobre 2008, il 19 marzo 2010, il 6 settembre 2011 e il 17 gennaio 2013(1),

–  visto l'articolo 26 della Costituzione della Repubblica francese,

–  visti l'articolo 5, paragrafo 2, l'articolo 6, paragrafo 1, e l'articolo 9 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione giuridica (A8-0047/2017),

A.  considerando che le autorità giudiziarie francesi hanno chiesto la revoca dell'immunità dell'on. Marine Le Pen, deputata al Parlamento europeo e presidente del Front National (FN), nel quadro di un procedimento per diffusione a mezzo del suo conto Twitter di immagini a carattere violento che rappresentavano le esecuzioni di tre ostaggi del gruppo terroristico DAECH e accompagnate dal commento "Ecco che cos'è DAECH" in data 16 dicembre 2015, a seguito di un'intervista sulla rete radiofonica RMC nel corso della quale l'ascesa del FN era stata paragonata all'azione del gruppo terroristico DAECH;

B.  considerando che la prassi consolidata del Parlamento europeo prevede che l'immunità di un deputato facente parte di questa Assemblea possa essere revocata qualora le opinioni espresse e/o le immagini controverse non abbiano un nesso diretto ed evidente con l'esercizio, da parte del parlamentare perseguito, delle sue funzioni di deputato al Parlamento europeo e non costituiscano l'espressione di opinioni o voti espressi nel quadro di queste stesse funzioni ai sensi dell'articolo 8 del protocollo n. 7 sui privilegi e sulle immunità dell'Unione europea e ai sensi dell'articolo 26 della Costituzione della Repubblica francese;

C.  considerando inoltre che l'articolo 9 del protocollo n. 7 sui privilegi e sulle immunità dell'Unione europea stabilisce che i membri del Parlamento europeo beneficiano, sul loro territorio nazionale, delle immunità riconosciute ai membri del parlamento del loro paese;

D.  considerando che la diffusione di immagini a carattere violento in grado di recare pregiudizio alla dignità umana è un reato previsto e punito dagli articoli 227-24, 227-2 e 227-31 del Codice penale della Repubblica francese;

E.  considerando che l'articolo 6-1 della Legge francese n. 2004-575 del 21 giugno 2004 "Per la fiducia nell'economia digitale", che recepisce la direttiva 2000/31/CE del Parlamento europeo e del Consiglio dell'8 giugno 2000 relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell'informazione, in particolare il commercio elettronico, nel mercato interno («Direttiva sul commercio elettronico»), si riferisce alle attività dei prestatori di servizi delle società di informazione e non alle attività di carattere individuale;

F.  considerando che, nonostante le immagini pubblicate dall'on. Marine Le Pen siano accessibili da tutti sul motore di ricerca Google e siano state ampiamente riprese in rete dopo la loro diffusione iniziale, il loro carattere violento rimane comunque in grado di recare pregiudizio alla dignità umana;

G.  considerando che la soppressione delle tre fotografie è stata richiesta dalla famiglia dell'ostaggio James Foley in data 17 dicembre 2015, ovvero successivamente all'intervento delle autorità giudiziarie, e che, in seguito a detta richiesta, l'on. Marine Le Pen ha soppresso la sola fotografia di James Foley;

H.  considerando che la tempistica con cui si è svolto il procedimento giudiziario contro l'on. Marine Le Pen rientra nei tempi tipici delle procedure concernenti la stampa e altri mezzi di comunicazione e che, pertanto, non vi sono motivi di sospettare di un caso di fumus persecutionis, ovvero di una situazione in cui, da indizi o elementi di prova, emerga l’intenzione di nuocere all'attività politica di un deputato;

I.  considerando che l'articolo 26 della Costituzione della Repubblica francese prevede che nessun membro del Parlamento possa essere soggetto, in materia penale, ad arresto o a qualsiasi altra misura di privazione o di restrizione della libertà senza l'autorizzazione dell'assemblea di cui fa parte;

J.  considerando che non spetta al Parlamento europeo pronunciarsi sulla colpevolezza o meno del deputato né sull'opportunità o meno di perseguire penalmente gli atti che gli sono attribuiti;

1.  decide di revocare l'immunità dell'on. Marine Le Pen;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere immediatamente la presente decisione e la relazione della sua commissione competente all'autorità competente della Repubblica francese e all'on. Marine Le Pen.

(1) Sentenza della Corte di giustizia del 12 maggio 1964, Wagner/Fohrmann e Krier, 101/63, ECLI:EU:C:1964:28; sentenza della Corte di giustizia del 10 luglio 1986, Wybot/Faure e altri, 149/85, ECLI:EU:C:1986:310; sentenza del Tribunale del 15 ottobre 2008, Mote/Parlamento, T-345/05, ECLI:EU:T:2008:440; sentenza della Corte di giustizia del 21 ottobre 2008, Marra/De Gregorio e Clemente, C-200/07 e C-201/07 ECLI:EU:C:2008:579; sentenza del Tribunale del 19 marzo 2010, Gollnisch/Parlamento, T-42/06, ECLI:EU:T:2010:102; sentenza della Corte di giustizia del 6 settembre 2011, Patriciello, C-163/10, ECLI:EU:C:2011:543; sentenza del Tribunale del 17 gennaio 2013, Gollnisch/Parlamento, T-346/11 e T-347/11, ECLI:EU:T:2013:23.


Accordo euromediterraneo UE-Libano (adesione della Croazia) ***
PDF 231kWORD 47k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 2 marzo 2017 relativa al progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea e dei suoi Stati membri, di un protocollo dell'accordo euromediterraneo che istituisce un'associazione tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica libanese, dall'altra, per tener conto dell'adesione della Repubblica di Croazia all'Unione europea (05748/2016 – C8-0171/2016 – 2015/0292(NLE))
P8_TA(2017)0057A8-0027/2017

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (05748/2016),

–  visto il progetto di protocollo dell'accordo euromediterraneo che istituisce un'associazione tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica libanese, dall'altra, per tener conto dell'adesione della Repubblica di Croazia all'Unione europea (05750/2016),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 217 e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0171/2016),

–  visti l'articolo 99, paragrafi 1 e 4, nonché l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per gli affari esteri (A8-0027/2017),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione del protocollo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e della Repubblica libanese.


Accordo UE-Liechtenstein su disposizioni complementari in relazione allo strumento di sostegno finanziario per le frontiere esterne e i visti ***
PDF 233kWORD 47k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 2 marzo 2017 concernente il progetto di decisione del Consiglio relativo alla conclusione, a nome dell'Unione europea, dell'accordo tra l'Unione europea e il Principato del Liechtenstein in merito a disposizioni complementari in relazione allo strumento di sostegno finanziario per le frontiere esterne e i visti, nell'ambito del Fondo sicurezza interna, per il periodo 2014-2020 (12852/2016 – C8-0515/2016 – 2016/0247(NLE))
P8_TA(2017)0058A8-0025/2017

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (12852/2016),

–  visto il progetto di accordo tra l'Unione europea e il Principato del Liechtenstein in merito a disposizioni complementari in relazione allo strumento di sostegno finanziario per le frontiere esterne e i visti, nell'ambito del Fondo sicurezza interna, per il periodo 2014-2020 (12881/2016),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 77, paragrafo 2, lettera a), e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), punto v), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0515/2016),

–  visti l'articolo 99, paragrafi 1 e 4, nonché l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0025/2017),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e del Principato del Liechtenstein.


Meccanismo per lo scambio di informazioni riguardo ad accordi intergovernativi e strumenti non vincolanti nel settore dell'energia ***I
PDF 239kWORD 50k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 2 marzo 2017 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un meccanismo per lo scambio di informazioni riguardo ad accordi intergovernativi e strumenti non vincolanti fra Stati membri e paesi terzi nel settore dell'energia e che abroga la decisione n. 994/2012/UE (COM(2016)0053 – C8-0034/2016 – 2016/0031(COD))
P8_TA(2017)0059A8-0305/2016

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2016)0053),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 194, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0034/2016),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti i pareri motivati presentati, nel quadro del protocollo n. 2 sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, dal Senato francese, dal Parlamento maltese, dal Consiglio federale austriaco e dal Parlamento portoghese, ove si afferma che il progetto di atto legislativo non è conforme al principio di sussidiarietà,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 21 settembre 2016(1),

–  visto l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 16 dicembre 2016, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e i pareri della commissione per gli affari esteri e della commissione per il commercio internazionale (A8-0305/2016),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 2 marzo 2017 in vista dell'adozione della decisione (UE) 2017/… del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un meccanismo per lo scambio di informazioni riguardo ad accordi intergovernativi e a strumenti non vincolanti fra Stati membri e paesi terzi nel settore dell'energia, e che abroga la decisione n. 994/2012/UE

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, la decisione (UE) 2017/684.)

(1) GU C 487 del 28.12.2016, pag. 81.


Obblighi in materia di reciprocità dei visti
PDF 156kWORD 48k
Risoluzione del Parlamento europeo del 2 marzo 2017 sugli obblighi della Commissione in materia di reciprocità dei visti a norma dell'articolo 1, paragrafo 4, del regolamento (CE) n. 539/2001 (2016/2986(RSP))
P8_TA(2017)0060B8-0173/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto il regolamento (CE) n. 539/2001 del Consiglio(1), in particolare l'articolo 1, paragrafo 4 ("meccanismo di reciprocità"),

–  vista la comunicazione della Commissione del 12 aprile 2016 dal titolo "Bilancio e possibili prospettive per quanto riguarda la situazione di non reciprocità con taluni paesi terzi nel settore della politica dei visti" (COM(2016)0221),

–  vista la comunicazione della Commissione del 13 luglio 2016 dal titolo "Bilancio e possibili prospettive per quanto riguarda la situazione di non reciprocità con taluni paesi terzi nel settore della politica dei visti" (Seguito della comunicazione del 12 aprile)" (COM(2016)0481),

–  vista la comunicazione della Commissione del 21 dicembre 2016 dal titolo "Bilancio e possibili prospettive per quanto riguarda la situazione di non reciprocità con taluni paesi terzi nel settore della politica dei visti" (Seguito della comunicazione del 12 aprile)" (COM(2016)0816),

–  visti l'articolo 17 del trattato sull'Unione europea (TUE) e gli articoli 80, 265 e 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  vista la sua discussione sugli "obblighi in materia di reciprocità dei visti" svoltasi a Strasburgo il 14 dicembre 2016;

–  vista l'interrogazione alla Commissione sugli obblighi della Commissione in materia di reciprocità dei visti a norma dell'articolo 1, paragrafo 4, del regolamento (CE) n. 539/2001 (O-000142/2016 – B8-1820/2016),

–  vista la proposta di risoluzione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni,

–  visti l'articolo 128, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che per criterio della reciprocità dei visti, uno dei criteri che orientano la politica UE in materia di visti, si intende generalmente che, quando si recano in un paese terzo, i cittadini UE dovrebbero essere soggetti alle stesse condizioni dei cittadini di detto paese terzo che giungono nell'UE;

B.  considerando che l'obiettivo del meccanismo di reciprocità dei visti è conseguire tale reciprocità dei visti; che la politica UE in materia di visti vieta ai singoli Stati membri di introdurre un obbligo in materia di visti per i cittadini di un paese terzo se tale paese figura nell'allegato II al regolamento (CE) n. 539/2001 (paesi i cui cittadini sono esenti dal requisito del visto per brevi soggiorni);

C.  considerando che il meccanismo di reciprocità è stato rivisto nel 2013, con l'intervento del Parlamento come colegislatore, in quanto doveva essere adattato alla luce dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona e della giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea relativa alle basi giuridiche derivate e "per prevedere una risposta dell'Unione come atto di solidarietà, se un paese terzo di cui all'allegato II del regolamento (CE) n. 539/2001 applica l'obbligo del visto per i cittadini di almeno uno Stato membro" (considerando 1 del regolamento (UE) n. 1289/2013);

D.  considerando che il meccanismo di reciprocità stabilisce una procedura che parte da una situazione di non reciprocità con precisi calendari e azioni da adottare al fine di porre fine ad una situazione di non reciprocità; che la sua logica intrinseca comporta misure di crescente severità nei confronti del paese terzo interessato, compresa in ultima istanza la sospensione dell'esenzione dall'obbligo del visto per tutti i cittadini del paese terzo interessato ("seconda fase dell'applicazione del meccanismo di reciprocità");

E.  considerando che "al fine di assicurare che il Parlamento europeo e il Consiglio siano adeguatamente associati alla seconda fase dell'applicazione del meccanismo di reciprocità, date la natura politica particolarmente sensibile della sospensione dell'esenzione dall'obbligo del visto per tutti i cittadini di un paese terzo elencato nell'allegato II del regolamento (CE) n. 539/2001 e le sue implicazioni orizzontali per gli Stati membri, i paesi associati a Schengen e l'Unione stessa, in particolare per le loro relazioni esterne e il funzionamento generale dello spazio Schengen, [è stato] delegato alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea riguardo a taluni elementi del meccanismo di reciprocità", compresa la sospensione dell'esenzione dall'obbligo del visto per tutti i cittadini del paese terzo interessato;

F.  considerando che "il Parlamento europeo o il Consiglio possono decidere di revocare la delega" (articolo 290, paragrafo 2, lettera a), TFUE);

G.  considerando che l'atto delegato "può entrare in vigore soltanto se, entro il termine fissato dall'atto legislativo, il Parlamento europeo o il Consiglio non sollevano obiezioni (articolo 290, paragrafo 2, lettera b), TFUE);

H.  considerando che la Commissione ha contestato dinanzi alla Corte di giustizia dell'Unione europea la scelta degli atti delegati nella seconda fase di applicazione del meccanismo di reciprocità, ma la Corte ha considerato corretta la scelta del legislatore (Causa C-88/14);

I.  considerando che il meccanismo assegna quindi chiaramente obblighi e responsabilità al Parlamento e al Consiglio nonché alla Commissione in fasi diverse del meccanismo di reciprocità;

1.  ritiene che la Commissione sia giuridicamente tenuta ad adottare un atto delegato –che sospenda temporaneamente l'esenzione dall'obbligo del visto per i cittadini dei paesi terzi che non hanno revocato l'obbligo del visto per i cittadini di certi Stati membri – entro 24 mesi dalla data della pubblicazione delle relative notifiche, periodo che si è concluso il 12 aprile 2016;

2.  invita la Commissione, sulla base dell'articolo 265 TFUE, ad adottare l'atto delegato richiesto al più tardi entro due mesi dalla data di approvazione della presente risoluzione;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio europeo nonché ai parlamenti nazionali.

(1) GU L 81 del 21.3.2001, pag. 1.


Opzioni per un migliore accesso ai medicinali
PDF 319kWORD 68k
Risoluzione del Parlamento europeo del 2 marzo 2017 sulle opzioni dell'UE per un miglior accesso ai medicinali (2016/2057(INI))
P8_TA(2017)0061A8-0040/2017

Il Parlamento europeo,

–  vista la sua posizione del 6 febbraio 2013 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla trasparenza delle misure che disciplinano la fissazione dei prezzi dei medicinali per uso umano e la loro inclusione nei regimi pubblici di assicurazione malattia(1),

–  visto l'articolo 168 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), a norma del quale nella definizione e nell'attuazione di tutte le politiche ed attività dell'Unione va garantito un livello elevato di protezione della salute umana,

–  vista la valutazione REFIT della Commissione del regolamento (CE) n. 953/2003 del Consiglio inteso ad evitare la diversione verso l'Unione europea di taluni medicinali essenziali (SWD(2016)0125),

–  visti gli obblighi di cui all'articolo 81 della direttiva 2001/83/CE in ordine al mantenimento di una fornitura appropriata e continua di medicinali,

–  vista la valutazione d'impatto iniziale(2) della Commissione sul rafforzamento della cooperazione nell'UE in materia di valutazione delle tecnologie sanitarie (HTA),

–  vista la strategia della rete HTA per la cooperazione nell'UE in materia di valutazione delle tecnologie sanitarie, del 29 ottobre 2014(3),

–  vista la relazione finale relativa all'indagine sul settore farmaceutico condotta dalla Commissione (SEC(2009)0952),

–  vista la relazione elaborata nel 2013 dalla Commissione e intitolata "Health inequalities in the EU – Final report of a consortium. Consortium lead: Sir Michael Marmot" (Disuguaglianze sanitarie nell'UE – Relazione finale di un consorzio. Consorzio guidato da Sir Michael Marmot)(4), nella quale si riconosce che i sistemi sanitari svolgono un ruolo significativo nella riduzione del rischio di povertà o possono contribuire a ridurla,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 1° dicembre 2014 sull'innovazione a beneficio dei pazienti(5),

–  viste le conclusioni della riunione informale del Consiglio "Occupazione, politica sociale, salute e consumatori" sulla salute, del 18 aprile 2016,

–  vista la sesta relazione della Commissione sul controllo delle composizioni delle controversie relative ai brevetti nel settore farmaceutico,

–  vista la comunicazione della Commissione intitolata "Medicinali sicuri, innovativi e accessibili: una nuova visione del settore farmaceutico" (COM(2008)0666),

–  visti i punti 249 e 250 della sentenza della Corte di giustizia del 14 febbraio 1978 nella causa 27/76 relativa ai prezzi eccessivi,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 17 giugno 2016 sul rafforzamento dell'equilibrio nei sistemi farmaceutici dell'UE e degli Stati membri,

–  vista la decisione n. 1082/2013/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2013, relativa alle gravi minacce per la salute a carattere transfrontaliero e che abroga la decisione n. 2119/98/CE(6),

–  vista la relazione del gruppo ad alto livello sull'accesso ai medicinali creato dal Segretario generale delle Nazioni Unite, intitolata "Promoting innovation and access to health technologies" (Promuovere l'innovazione e l'accesso alle tecnologie sanitarie) e pubblicata nel settembre 2016,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 10 maggio 2006 sui valori e principi comuni dei sistemi sanitari dell'Unione europea e le conclusioni del Consiglio "Occupazione, politica sociale, salute e consumatori" del 6 aprile 2011 e del 10 dicembre 2013 concernenti il processo di riflessione su sistemi sanitari moderni, adeguati e sostenibili,

–  vista la comunicazione della Commissione relativa a sistemi sanitari efficaci, accessibili e resilienti (COM(2014)0215),

–  visto lo studio intitolato "Towards a Harmonised EU Assessment of the Added therapeutic Value of Medicines" (Verso una valutazione armonizzata a livello dell'UE del valore terapeutico aggiunto dei medicinali), pubblicato dal Dipartimento tematico "Politica economica e scientifica" nel 2015(7),

–  viste la relazione dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) dal titolo "WHO Expert Committee on the Selection of Essential Drugs, 17-21 October 1977 – WHO Technical Report Series, No. 615" (Comitato di esperti dell'OMS per la selezione dei medicinali essenziali, 17-21 ottobre 1977 – Serie di relazioni tecniche dell'OMS, n. 615), la relazione del segretariato dell'OMS del 7 dicembre 2001 dal titolo "WHO medicines strategy: Revised procedure for updating WHO’s Model List of Essential Drugs" (Strategia dell'OMS per i medicinali: procedura rivista per l'aggiornamento del modello di elenco di medicinali essenziali dell'OMS, EB109/8), la relazione dell'OMS del marzo 2015 dal titolo "Access to new medicines in Europe" (Accesso ai nuovi medicinali in Europa) e la relazione dell'OMS del 28 giugno 2013 dal titolo "Priority Medicines for Europe and the World" (Medicinali prioritari per l'Europa e il mondo),

–  visto il regolamento (CE) n. 141/2000 concernente i medicinali orfani,

–  visti l'articolo 35 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e l'articolo 6, lettera a), TFUE sul diritto dei cittadini europei alla protezione della salute,

–  visti gli articoli 101 e 102 TFUE sulle regole di concorrenza,

–  viste la dichiarazione di Doha sull'accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio e la salute pubblica (WTO/MIN(01/DEC/2) e l'attuazione del punto 6 della dichiarazione di Doha del 1° settembre 2003 (WTO/L/540),

–  visto il regolamento (CE) n. 816/2006 concernente la concessione di licenze obbligatorie per brevetti relativi alla fabbricazione di prodotti farmaceutici destinati all'esportazione verso paesi con problemi di salute pubblica,

–  visto l'accordo sull'aggiudicazione congiunta adottato dalla Commissione il 10 aprile 2014(8),

–  vista la Conferenza di Nairobi del 1985 sull'uso razionale dei medicinali,

–  visti la relazione sulla modifica del regolamento (CE) n. 726/2004 approvata dalla commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (A8-0035/2016) e gli emendamenti approvati dal Parlamento il 10 marzo 2016(9),

–  vista la sua risoluzione del 16 settembre 2015 sul programma di lavoro della Commissione per il 2016(10),

–  vista la sua risoluzione dell'11 settembre 2012 sulla donazione volontaria e gratuita di tessuti e cellule(11),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e i pareri della commissione per lo sviluppo, della commissione giuridica e della commissione per le petizioni (A8-0040/2017),

A.  considerando che la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea riconosce il diritto fondamentale dei cittadini di accedere alla prevenzione sanitaria e di ottenere cure mediche(12);

B.  considerando che i sistemi sanitari pubblici sono cruciali per garantire l'accesso universale all'assistenza sanitaria, che costituisce un diritto fondamentale dei cittadini europei; che i sistemi sanitari dell'UE devono far fronte a sfide quali l'invecchiamento della popolazione, l'onere sempre più gravoso delle malattie croniche, il costo significativo dello sviluppo di nuove tecnologie, il livello elevato e crescente della spesa farmaceutica come pure gli effetti della crisi economica sulla spesa sanitaria; che nel 2014, nell'UE, la spesa nel settore farmaceutico ammontava al 17,1 % della spesa sanitaria totale e all'1,41 % del prodotto interno lordo (PIL); che queste sfide determinano la necessità di una cooperazione europea e di nuove misure politiche a livello sia unionale che nazionale;

C.  considerando che i medicinali sono uno dei pilastri dell'assistenza sanitaria e non costituiscono semplici merci di scambio, e che l'accesso insufficiente ai farmaci essenziali e i prezzi elevati dei medicinali innovativi rappresentano una grave minaccia per la sostenibilità dei sistemi nazionali di assistenza sanitaria;

D.  considerando che i pazienti dovrebbero avere accesso a opzioni sanitarie e terapeutiche di loro scelta e preferenza, tra cui terapie e medicinali complementari e alternativi;

E.  considerando che garantire l'accesso dei pazienti ai medicinali essenziali è uno dei principali obiettivi dell'UE e dell'OMS, oltre a rientrare nell'obiettivo di sviluppo sostenibile 3 delle Nazioni Unite; che l'accesso universale ai medicinali dipende dalla loro tempestiva disponibilità e dalla loro accessibilità economica per tutti, senza discriminazioni geografiche;

F.  considerando che la concorrenza è un fattore importante nell'equilibrio generale del mercato farmaceutico e può contribuire ad abbassare i costi, a ridurre la spesa per i medicinali e a migliorare l'accesso tempestivo dei pazienti a farmaci a prezzi contenuti, nel rispetto di standard di qualità più elevati nel processo di ricerca e sviluppo;

G.  considerando che l'ingresso sul mercato dei medicinali generici rappresenta un importante meccanismo per aumentare la concorrenza, ridurre i prezzi e garantire la sostenibilità dei sistemi sanitari; che l'ingresso sul mercato dei medicinali generici non dovrebbe essere ritardato e che occorre evitare distorsioni della concorrenza;

H.  considerando che un mercato dei medicinali funzionante e competitivo trae beneficio da un controllo attento del diritto della concorrenza;

I.  considerando che in molti casi i prezzi dei nuovi medicinali sono aumentati nel corso degli ultimi decenni, al punto da diventare proibitivi per molti cittadini europei e da minacciare la sostenibilità dei sistemi sanitari nazionali;

J.  considerando che, oltre ai prezzi elevati e all'insostenibilità economica, gli ostacoli all'accesso ai medicinali includono la carenza di farmaci essenziali e di altro tipo, lo scarso collegamento tra le esigenze cliniche e la ricerca, la mancanza di accesso all'assistenza sanitaria e ai professionisti del settore, procedure amministrative ingiustificate, lunghi intervalli tra le autorizzazioni all'immissione in commercio e le conseguenti decisioni in materia di fissazione dei prezzi e rimborsi, l'indisponibilità dei prodotti, le norme sui brevetti e le restrizioni di bilancio;

K.  considerando che malattie come l'epatite C possono essere combattute con successo attraverso la diagnosi precoce e il trattamento con nuovi e vecchi farmaci, in modo da salvare milioni di persone in tutta l'UE;

L.  considerando che il numero di persone alle quali viene diagnosticato il cancro aumenta ogni anno e che la maggiore incidenza di tale patologia nella popolazione, insieme a nuovi medicinali antitumorali tecnologicamente avanzati, determina un aumento del costo totale del cancro, il che esercita pressioni senza precedenti sui bilanci sanitari e rende le terapie economicamente inaccessibili per molti pazienti oncologici, con un rischio maggiore che l'accessibilità economica o i prezzi dei medicinali diventino fattori discriminanti nella cura di un paziente affetto da cancro;

M.  considerando che il regolamento (CE) n. 1394/2007 sui medicinali per terapie avanzate è stato introdotto per promuovere l'innovazione in tale ambito a livello paneuropeo e assicurare al contempo la sicurezza, ma che finora sono state approvate soltanto otto terapie avanzate;

N.  considerando che l'UE ha dovuto introdurre incentivi per promuovere la ricerca in ambiti quali le malattie rare e le malattie pediatriche; che il regolamento sui medicinali orfani ha fornito un importante quadro per la promozione della ricerca su questo tipo di medicinali, migliorando in misura considerevole la cura delle malattie rare per le quali in precedenza non esisteva un'alternativa, ma che sussistono tuttavia preoccupazioni circa la sua attuazione;

O.  considerando che il divario tra la crescente resistenza agli agenti antimicrobici e lo sviluppo di nuovi antimicrobici è in aumento e che entro il 2050 le malattie resistenti ai medicinali potrebbero causare fino a 10 milioni di decessi all'anno in tutto il mondo; che, secondo le stime, nell'UE muoiono ogni anno almeno 25 000 persone a causa di infezioni provocate da batteri farmacoresistenti, per un costo totale pari a 1,5 miliardi di EUR, mentre negli ultimi 40 anni è stata sviluppata soltanto una nuova classe di antibiotici;

P.  considerando che negli ultimi decenni sono stati compiuti notevoli progressi nel trattamento di malattie precedentemente incurabili, al punto ad esempio che nessun paziente oggi muore di HIV/AIDS nell'UE; che tuttavia vi sono ancora numerose malattie per le quali non esiste una terapia ottimale (ivi incluso il cancro, che causa quasi 1,3 milioni di decessi all'anno nell'UE);

Q.  considerando che l'accesso a prove diagnostiche e vaccini adeguati e a prezzi accessibili è tanto importante quanto l'accesso a medicinali sicuri, efficaci e a prezzi accessibili;

R.  considerando che i medicinali per terapie avanzate offrono la possibilità di ridefinire la cura di una vasta gamma di patologie, in particolare nei casi in cui gli approcci convenzionali sono inadeguati, e che finora soltanto pochi medicinali per terapie avanzate sono stati autorizzati;

S.  considerando che alcuni medicinali essenziali non sono disponibili in molti Stati membri, il che può causare problemi nella cura dei pazienti; che in alcuni casi la carenza di medicinali può essere dovuta a strategie commerciali illegittime nel settore farmaceutico, tra cui la pratica che consiste nel ritardare l'immissione sul mercato del medicinale in cambio di un pagamento ("pay for delay"), a problemi politici o legati alla produzione o alla distribuzione, oppure al commercio parallelo; che l'articolo 81 della direttiva 2001/83/CE prevede misure volte a evitare le carenze di medicinali attraverso il cosiddetto obbligo di servizio pubblico (OSP), che impone ai produttori e ai distributori di salvaguardare le forniture ai mercati nazionali; che in molti casi l'obbligo di servizio pubblico non viene applicato ai produttori che riforniscono i distributori, come indicato in uno studio commissionato dalla Commissione;

T.  considerando che un quadro normativo e in materia di proprietà intellettuale che sia stabile e prevedibile, come pure la sua corretta e tempestiva applicazione, sono essenziali per creare un ambiente favorevole all'innovazione che sostenga l'accesso dei pazienti a cure innovative ed efficaci;

U.  considerando che la proprietà intellettuale ha lo scopo di apportare benefici alla società e di promuovere l'innovazione, e che esistono preoccupazioni circa un suo abuso/uso scorretto;

V.  considerando che l'accordo dell'OMC sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio (accordo TRIPS) prevede, fin dal 1995, flessibilità relative ai brevetti, quali le licenze obbligatorie;

W.  considerando che il progetto pilota sui "percorsi adattivi", avviato nel 2014 dall'Agenzia europea per i medicinali (EMA) e incentrato principalmente sulle cure in ambiti in cui si registrano forti esigenze mediche insoddisfatte, ha dato luogo a un intenso dibattito sul rapporto rischi/benefici di consentire l'accesso anticipato sul mercato di medicinali innovativi sulla base di una minore quantità di dati clinici;

X.  considerando che la tutela della proprietà intellettuale è fondamentale nell'ambito dell'accesso ai medicinali e che è necessario individuare meccanismi che contribuiscano a combattere il fenomeno della contraffazione dei farmaci;

Y.  considerando che diversi anni fa un dialogo europeo di alto livello che ha riunito i principali responsabili delle decisioni e le parti interessate del settore della sanità (il "G10" nel 2001 e 2002 e, in seguito, il Forum farmaceutico dal 2005 al 2008) aveva deciso di elaborare una visione strategica comune e di attuare azioni concrete per promuovere la competitività del settore farmaceutico;

Z.  considerando che solo il 3 % circa dei bilanci sanitari è destinato a misure di prevenzione e promozione della salute pubblica;

AA.  considerando che la fissazione dei prezzi e i rimborsi dei medicinali sono di competenza degli Stati membri e sono regolamentati a livello nazionale; che l'UE legifera in materia di proprietà intellettuale, sperimentazioni cliniche, autorizzazioni all'immissione in commercio, trasparenza nella fissazione dei prezzi, farmacovigilanza e concorrenza; che l'aumento della spesa nel settore farmaceutico come pure le asimmetrie osservate nelle capacità di negoziazione e nell'informazione circa la fissazione dei prezzi tra società farmaceutiche e Stati membri determinano la necessità di rafforzare la cooperazione europea e di adottare nuove misure politiche a livello sia europeo sia nazionale; che i prezzi dei medicinali vengono generalmente contrattati nel quadro di negoziati bilaterali e riservati tra l'industria farmaceutica e gli Stati membri;

AB.  considerando che la maggior parte degli Stati membri dispone delle proprie agenzie per la valutazione delle tecnologie sanitarie, ciascuna delle quali utilizza i propri criteri;

AC.  considerando che, a norma dell'articolo 168 TFUE, il Parlamento e il Consiglio possono, per affrontare i problemi comuni di sicurezza, adottare misure che fissino parametri elevati di qualità e sicurezza dei medicinali e che, a norma dell'articolo 114, paragrafo 3, TFUE, le proposte legislative in materia di sanità si devono basare su un livello di protezione elevato;

Mercato farmaceutico

1.  condivide la preoccupazione espressa nelle conclusioni del Consiglio del 2016 sul rafforzamento dell'equilibrio nei sistemi farmaceutici dell'UE;

2.  accoglie con favore le conclusioni del Consiglio del 17 giugno 2016, nelle quali la Commissione è invitata a predisporre un'analisi fondata su prove dell'incidenza complessiva della proprietà intellettuale sull'innovazione, oltre che sulla disponibilità – tra l'altro carenze di approvvigionamento e rinviate o mancate immissioni sul mercato – e accessibilità dei medicinali;

3.  ribadisce che il diritto alla salute rappresenta un diritto umano riconosciuto sia dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo sia dal Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali e che tale diritto vige in tutti gli Stati membri, in quanto essi hanno ratificato trattati internazionali sui diritti umani che riconoscono il diritto alla salute; sottolinea che per garantire tale diritto è necessario, tra l'altro, assicurare l'accesso ai medicinali;

4.  riconosce il valore delle iniziative dei cittadini, come la Carta europea dei diritti del malato, basata sulla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, nonché della giornata europea dei diritti del paziente, che si celebra ogni anno il 18 aprile a livello locale e nazionale negli Stati membri; invita la Commissione a istituzionalizzare la giornata europea dei diritti del paziente a livello dell'Unione;

5.  ricorda le conclusioni della riunione del Consiglio informale dei ministri della Salute, che ha avuto luogo a Milano il 22 e 23 settembre 2014 durante la presidenza italiana del Consiglio, in occasione della quale molti Stati membri hanno concordato sulla necessità di compiere sforzi comuni per agevolare la condivisione delle migliori pratiche e consentire un accesso accelerato per i pazienti;

6.  sottolinea la necessità di garantire la coerenza tra tutte le politiche dell'UE (salute pubblica globale, sviluppo, ricerca e commercio) e sottolinea, pertanto, che la questione dell’accesso ai farmaci nei paesi in via di sviluppo va considerata in un contesto più ampio;

7.  pone l'accento sull'importanza degli sforzi di R&S in campo sia pubblico sia privato per scoprire nuove cure; sottolinea che le priorità di ricerca devono rispondere alle esigenze sanitarie dei pazienti, pur riconoscendo l'interesse delle società farmaceutiche a realizzare rendimenti finanziari sui loro investimenti; evidenzia che il quadro normativo deve permettere di raggiungere il miglior risultato possibile per i pazienti e l'interesse pubblico;

8.  sottolinea che l'elevato livello di fondi pubblici investiti nelle attività di ricerca e sviluppo non è rispecchiato nei prezzi a causa della mancanza di tracciabilità dei fondi pubblici nelle condizioni per la concessione di brevetti e licenze, il che ostacola un equo rendimento degli investimenti pubblici;

9.  sollecita una maggiore trasparenza dei costi di R&S, tra l'altro per quanto concerne la quota di ricerca finanziata con fondi pubblici e l'immissione in commercio dei medicinali;

10.  pone l'accento sul ruolo svolto dai progetti di ricerca europei e dalle PMI nel migliorare l'accesso ai medicinali a livello di Unione; mette in luce il ruolo del programma Orizzonte 2020 a tale riguardo;

11.  ricorda che il settore farmaceutico dell'UE è una delle industrie più competitive dell'Unione; sottolinea che preservare un elevato livello di qualità dell'innovazione è fondamentale per soddisfare le esigenze dei pazienti e per migliorare la competitività; evidenzia che la spesa sanitaria dovrebbe essere considerata un investimento pubblico e che medicinali di qualità possono migliorare la salute pubblica e consentire ai pazienti di vivere più a lungo e in buona salute;

12.  sottolinea che, in un'Unione europea afflitta dalla deindustrializzazione, il settore farmaceutico resta un importante pilastro industriale nonché un motore in termini di creazione di posti di lavoro;

13.  ritiene che le opinioni espresse dai cittadini europei nelle petizioni presentate al Parlamento siano di fondamentale importanza e debbano essere prese in considerazione in via prioritaria dal legislatore europeo;

14.  sottolinea che le organizzazioni dei pazienti dovrebbero essere coinvolte in modo più efficace nella definizione delle strategie pubbliche e private di ricerca basata sulla sperimentazione clinica, onde garantire che tali strategie soddisfino le reali esigenze insoddisfatte dei pazienti europei;

15.  sottolinea che, nel caso delle esigenze mediche insoddisfatte, è nell'interesse dei pazienti ottenere un accesso rapido a nuovi medicinali innovativi; evidenzia tuttavia che l'accelerazione delle autorizzazioni all'immissione in commercio non dovrebbe diventare la norma bensì essere consentita solo in presenza di forti esigenze mediche insoddisfatte, e che in nessun caso deve essere motivata da considerazioni di ordine commerciale; rammenta che servono solide sperimentazioni cliniche e un attento monitoraggio di farmacovigilanza per valutare la qualità, l'efficacia e la sicurezza dei nuovi medicinali;

16.  osserva con preoccupazione che il 5 % di tutti i ricoveri ospedalieri nell'UE è dovuto a reazioni avverse ai farmaci, che rappresentano la quinta causa di decesso ospedaliero;

17.  richiama l'attenzione sulla dichiarazione sull'accordo TRIPS e la salute pubblica, adottata a Doha il 14 novembre 2001, secondo la quale occorre applicare e interpretare l'accordo TRIPS in maniera favorevole alla salute pubblica, incoraggiando sia l'accesso ai medicinali esistenti sia lo sviluppo di nuovi medicinali; prende atto, a tale proposito, della decisione del Consiglio TRIPS dell'OMC, del 6 novembre 2015, di estendere la deroga ai brevetti farmaceutici per i paesi meno sviluppati fino al gennaio 2033;

18.  sottolinea la necessità fondamentale di sviluppare le capacità locali in termini di ricerca farmaceutica nei paesi in via di sviluppo nell'ottica di colmare le persistenti lacune nella ricerca e nella produzione di medicinali attraverso partenariati pubblico-privati per la messa a punto di prodotti e la creazione di centri aperti di ricerca e produzione;

Concorrenza

19.  deplora le controversie miranti a ritardare l'ingresso sul mercato dei medicinali generici; osserva che, secondo la relazione finale relativa all'indagine sul settore farmaceutico condotta dalla Commissione, il numero delle controversie è quadruplicato tra il 2000 e il 2007, che circa il 60 % dei casi riguarda brevetti di seconda generazione e che occorrono in media 2 anni per la risoluzione di tali controversie;

20.  sottolinea che una regolamentazione migliore promuoverà la competitività; riconosce inoltre l'importanza e l'efficacia degli strumenti antitrust contro comportamenti anticoncorrenziali quali l'abuso o l'uso improprio dei sistemi di brevetto e del sistema di autorizzazione dei medicinali, in violazione degli articoli 101 e/o 102 TFUE;

21.  sottolinea che i medicinali biosimilari consentono di rafforzare la concorrenza, ridurre i prezzi e realizzare risparmi a vantaggio dei sistemi sanitari, contribuendo così a migliorare l'accesso dei pazienti ai medicinali; evidenzia che si dovrebbero analizzare il valore aggiunto e l'impatto economico dei medicinali biosimilari per la sostenibilità dei sistemi sanitari, che il loro ingresso sul mercato non dovrebbe essere ritardato e che, ove necessario, si dovrebbero valutare misure atte a sostenere la loro introduzione sul mercato;

22.  sottolinea che la fissazione dei prezzi dei medicinali basata sul valore può essere utilizzata impropriamente come strategia economica di massimizzazione dei profitti, il che comporta la fissazione di prezzi sproporzionati rispetto alla struttura dei costi, contrariamente al principio della distribuzione ottimale dell'assistenza sociale;

23.  riconosce che l'uso off-label dei medicinali può apportare benefici ai pazienti in assenza di alternative approvate; osserva con preoccupazione che i pazienti sono soggetti a crescenti rischi a causa della mancanza di una solida base di dati concreti che dimostri la sicurezza e l'efficacia dell'uso off-label, della mancanza di consenso informato e della maggiore difficoltà nel controllare gli effetti avversi; sottolinea che determinati sottogruppi della popolazione sono particolarmente esposti a questa pratica, ad esempio bambini e anziani;

Fissazione dei prezzi e trasparenza

24.  rileva che i pazienti sono l'anello più debole nell'accesso ai medicinali e che le difficoltà di accesso ai farmaci non devono ripercuotersi negativamente su di loro;

25.  sottolinea che la maggior parte delle agenzie nazionali e regionali per la valutazione delle tecnologie sanitarie utilizzano già vari criteri inerenti ai vantaggi clinici, economici e sociali in sede di valutazione dei nuovi medicinali, su cui basano le proprie decisioni in materia di fissazione dei prezzi e rimborsi;

26.  pone l'accento sull'importanza di valutare il valore aggiunto terapeutico reale e suffragato da prove dei nuovi medicinali rispetto alla migliore alternativa disponibile;

27.  osserva con preoccupazione che i dati su cui si fonda la valutazione del valore aggiunto dei medicinali innovativi sono spesso scarsi e non sufficientemente convincenti per corroborare solide decisioni sulla fissazione dei prezzi;

28.  sottolinea che la valutazione delle tecnologie sanitarie deve essere uno strumento importante ed efficace che consenta di migliorare l'accesso ai medicinali, contribuire alla sostenibilità dei sistemi sanitari nazionali, incentivare l'innovazione e offrire un elevato valore aggiunto terapeutico ai pazienti; osserva inoltre che l'introduzione di valutazioni congiunte delle tecnologie sanitarie a livello di Unione consentirebbe di evitare la frammentazione dei sistemi di valutazione, la duplicazione degli sforzi e l'inefficace ripartizione delle risorse nell'UE;

29.  sottolinea che la valutazione delle tecnologie sanitarie dovrebbe essere un processo multidisciplinare che tenga conto delle informazioni mediche, sociali, economiche ed etiche connesse all'uso di tali tecnologie applicando standard elevati e ricorrendo a un'impostazione sistematica, indipendente, oggettiva, riproducibile e trasparente, al fine di elaborare politiche sanitarie sicure ed efficaci orientate al paziente e di rendere le tecnologie sanitarie quanto più possibile efficaci;

30.  ritiene che il prezzo di un medicinale debba consentire di coprire il costo del suo sviluppo e della sua produzione, essere adeguato alla specifica situazione economica del paese in cui viene commercializzato ed essere in linea con il valore aggiunto terapeutico che offre ai pazienti, garantendo nel contempo l'accesso dei pazienti, la sostenibilità dell'assistenza sanitaria e la remunerazione dell'innovazione;

31.  sottolinea che, persino quando un nuovo medicinale presenta un elevato valore aggiunto, il prezzo non dovrebbe ostacolare l'accesso sostenibile allo stesso nell'UE;

32.  ritiene che, nel determinare il prezzo e le procedure di rimborso dei medicinali, sia necessario considerare il reale valore aggiunto terapeutico, l'impatto sociale, il rapporto costo/beneficio, l'impatto sul bilancio e l'efficienza per il sistema sanitario pubblico;

33.  osserva con preoccupazione che, a causa del ridotto potere negoziale dei paesi di dimensioni ridotte e con reddito minore, i medicinali, in particolare quelli oncologici, sono in proporzione meno accessibili economicamente in questi Stati membri; deplora, nel contesto della fissazione dei prezzi di riferimento internazionali, la mancanza di trasparenza nei prezzi di listino dei medicinali rispetto ai prezzi reali e la conseguente asimmetria delle informazioni nell'ambito dei negoziati tra l'industria e i sistemi sanitari nazionali;

34.  sottolinea che la direttiva 89/105/CEE ("direttiva sulla trasparenza") non viene rivista da 20 anni e che nel frattempo il sistema farmaceutico dell'UE è stato interessato da importanti cambiamenti;

35.  sottolinea, in questo contesto, la necessità di procedure indipendenti di raccolta e analisi dei dati e di trasparenza;

36.  rileva che gli Stati membri devono garantire maggiore trasparenza in relazione al progetto EURIPID affinché vi figurino i prezzi da loro effettivamente pagati;

37.  ritiene che sia necessaria una svolta strategica nell'ambito della prevenzione delle malattie, che può essere considerata un fattore chiave per ridurre l'utilizzo dei medicinali e garantire allo stesso tempo un elevato livello di protezione della salute umana; invita l'UE e gli Stati membri a rafforzare la legislazione volta a favorire una produzione alimentare sostenibile e a intraprendere tutte le iniziative necessarie per promuovere abitudini salutari e sicure, tra cui un'alimentazione sana;

Competenze dell'UE e cooperazione

38.  rammenta che, a norma dell'articolo 168 TFUE, nella definizione e nell'attuazione di tutte le politiche e attività dell'Unione deve essere garantito un livello elevato di protezione della salute umana;

39.  evidenzia l'importanza di rafforzare la trasparenza e potenziare la collaborazione volontaria fra gli Stati membri in materia di fissazione dei prezzi e di rimborsi dei medicinali, al fine di garantire la sostenibilità dei sistemi sanitari e tutelare il diritto dei cittadini europei di accedere a un'assistenza sanitaria di qualità;

40.  ricorda che la trasparenza in tutte le istituzioni e le agenzie dell'UE e nazionali è fondamentale per il buon funzionamento della democrazia e che gli esperti coinvolti nel processo di autorizzazione non dovrebbero avere conflitti di interesse;

41.  accoglie con favore iniziative, come ad esempio l'iniziativa in materia di medicinali innovativi (IMI), che riuniscono il settore privato e pubblico al fine di incentivare la ricerca e accelerare l'accesso dei pazienti a terapie innovative destinate a rispondere a esigenze mediche insoddisfatte; si rammarica tuttavia del basso livello di rendimento pubblico degli investimenti pubblici in assenza di condizionalità di accesso ai finanziamenti pubblici dell'UE; osserva inoltre che l'IMI2, la seconda fase attualmente in corso dell'IMI, è finanziata in gran parte dai contribuenti dell'UE, il che evidenzia la necessità di rafforzare la leadership dell'Unione nel conferimento della priorità alle esigenze sanitarie pubbliche della ricerca nell'ambito dell'IMI2 e all'inclusione di un'ampia condivisione di dati, di politiche condivise di gestione della proprietà intellettuale nel settore sanitario, della trasparenza e di un equo rendimento pubblico degli investimenti;

42.  pone l'accento sulla procedura dell'UE per l'approvvigionamento comune di medicinali utilizzata per l'acquisto di vaccini in conformità della decisione n. 1082/2013/UE; incoraggia gli Stati membri a sfruttare pienamente tale strumento, ad esempio nel caso di carenza di vaccini per l'infanzia;

43.  osserva con preoccupazione che l'UE è in ritardo rispetto agli Stati Uniti per quanto riguarda un meccanismo di comunicazione standardizzato e trasparente sulle cause delle carenze di medicinali; invita la Commissione e gli Stati membri a proporre e attuare un siffatto strumento di elaborazione delle politiche basato su dati fattuali;

44.  ricorda l'importanza dell'agenda digitale in materia di sanità e la necessità di rendere prioritari lo sviluppo e l'attuazione di soluzioni legate alla sanità elettronica (eHealth) e alla sanità mobile (mHealth), onde garantire nuovi modelli di assistenza sanitaria sicuri, affidabili, accessibili, moderni e sostenibili per i pazienti, gli operatori assistenziali, gli operatori sanitari e gli organismi pagatori;

45.  ricorda che i paesi meno sviluppati sono i più colpiti dalle malattie legate alla povertà, in particolare HIV/AIDS, malaria, tubercolosi, malattie degli organi riproduttivi, malattie infettive e della pelle;

46.  sottolinea che nei paesi in via di sviluppo le donne e i bambini hanno un minore accesso ai medicinali rispetto agli uomini adulti, a causa della mancanza di disponibilità, accessibilità, sostenibilità economica e accettabilità delle cure per via della discriminazione basata su fattori culturali, religiosi o sociali e della scarsa qualità delle strutture sanitarie;

47.  nota che la tubercolosi è diventata la principale causa di morte per malattia infettiva nel mondo e che la forma più pericolosa di questa malattia è quella multifarmacoresistente; sottolinea l'importanza di affrontare l'emergente crisi della resistenza antimicrobica (AMR), anche attraverso finanziamenti per la ricerca e lo sviluppo di nuovi strumenti in materia di vaccini, attività diagnostiche e cure per la tubercolosi, assicurando nel contempo un accesso sostenibile e a prezzi ragionevoli a tali nuovi strumenti onde garantire che nessuno sia dimenticato;

Proprietà intellettuale (PI) e ricerca e sviluppo (R&S)

48.  rammenta che i diritti di proprietà intellettuale prevedono un periodo di esclusività che deve essere regolamentato, monitorato e attuato in modo attento ed efficace da parte delle autorità competenti, nell'ottica di evitare conflitti con il diritto umano fondamentale alla tutela della salute, promuovendo nel contempo l'innovazione di qualità e la competitività; evidenzia che l'Ufficio europeo dei brevetti (UEB) e gli Stati membri concedono brevetti solo ai medicinali che rispettano scrupolosamente i requisiti di brevettabilità della novità, attività inventiva e applicazione industriale, come stabilito nella Convenzione sul brevetto europeo;

49.  sottolinea che, mentre alcuni medicinali nuovi sono esempi di innovazione radicale, altri dimostrano di possedere un valore aggiunto terapeutico insufficiente per essere considerati vere innovazioni (sostanze "me-too"); ricorda che l'innovazione incrementale può essere vantaggiosa anche per i pazienti e che la ridestinazione e la riformulazione delle molecole conosciute potrebbero apportare un valore aggiunto terapeutico, che dovrebbe essere valutato attentamente; mette in guardia contro il potenziale abuso delle norme di protezione della proprietà intellettuale che consentono di perpetuare i diritti di brevetto e di evitare la concorrenza;

50.  sottolinea il successo del regolamento (CE) n. 141/2000 concernente lo sviluppo dei medicinali orfani, che ha consentito l'immissione sul mercato di numerosi prodotti innovativi destinati a pazienti privi di cura; prende atto delle preoccupazioni relative alla possibile applicazione errata del criterio di designazione dei medicinali orfani e del possibile effetto di ciò sul crescente numero di autorizzazioni di tali medicinali; riconosce che detti farmaci possono anche essere utilizzati off-label o ridestinati e autorizzati per indicazioni aggiuntive che consentono un aumento delle vendite; invita la Commissione a garantire incentivi equilibrati senza scoraggiare l'innovazione in questo settore; sottolinea che le disposizioni presenti nel regolamento sui medicinali orfani dovrebbero applicarsi solo se tutti i criteri pertinenti sono stati rispettati;

51.  osserva che l'accordo TRIPS dell'OMC offre flessibilità ai diritti di brevetto, come la concessione di licenze obbligatorie, che hanno effettivamente abbassato i prezzi; rileva che tali flessibilità possono essere utilizzate come strumento efficace in circostanze eccezionali stabilite dalla legge di ciascun paese membro dell'OMC per affrontare i problemi di salute pubblica, per poter fornire medicinali essenziali a prezzi accessibili nel quadro dei programmi nazionali di sanità pubblica e proteggere e promuovere la salute pubblica;

Raccomandazioni

52.  chiede misure a livello nazionale e di UE atte a garantire il diritto dei pazienti a un accesso universale, a prezzi contenuti, efficace, sicuro e tempestivo alle terapie essenziali e innovative, ad assicurare la sostenibilità dei sistemi sanitari pubblici dell'UE e a permettere investimenti futuri nell'innovazione farmaceutica; sottolinea che l'accesso dei pazienti ai medicinali è una responsabilità condivisa di tutti gli attori del sistema sanitario;

53.  invita il Consiglio e la Commissione a rafforzare le capacità di negoziazione degli Stati membri per garantire l'accesso a prezzi contenuti ai medicinali in tutta l'UE;

54.  prende atto della relazione del gruppo ad alto livello sull'accesso ai medicinali del Segretario generale delle Nazioni Unite;

55.  osserva che la ridestinazione dei medicinali esistenti per nuove indicazioni può essere accompagnata da un aumento dei prezzi; chiede alla Commissione di raccogliere e analizzare i dati sugli aumenti dei prezzi nei casi di ridestinazione dei medicinali e di riferire al Parlamento e al Consiglio in merito all'equilibrio e alla proporzionalità degli incentivi che incoraggiano l'industria a investire nella ridestinazione dei medicinali;

56.  invita gli Stati membri a sviluppare una più stretta collaborazione per contrastare la frammentazione del mercato, in particolare mettendo a punto processi e risultati comuni di valutazione delle tecnologie sanitarie, nonché a lavorare alla definizione di criteri condivisi da impiegare nelle decisioni a livello nazionale in materia di prezzi e rimborsi;

57.  invita la Commissione a riesaminare la direttiva sulla trasparenza nell'intento di garantire una tempestiva immissione sul mercato di medicinali generici e biosimilari, porre fine ai patent linkage secondo gli orientamenti della Commissione, accelerare le decisioni in merito ai prezzi e ai rimborsi dei farmaci generici e impedire la rivalutazione multipla degli elementi a sostegno dell'autorizzazione alla commercializzazione; ritiene che ciò consentirà di massimizzare i risparmi per i bilanci sanitari nazionali, migliorare l'accessibilità economica, accelerare l'accesso dei pazienti ed evitare oneri amministrativi per le società di medicinali generici e biosimilari;

58.  invita la Commissione a proporre una nuova direttiva sulla trasparenza delle procedure di fissazione dei prezzi e sui sistemi di rimborso, tenendo conto delle sfide del mercato;

59.  chiede una nuova direttiva sulla trasparenza, che sostituisca la direttiva 89/105/CEE, al fine di garantire controlli efficaci e la piena trasparenza delle procedure utilizzate per stabilire il prezzo e il rimborso dei medicinali negli Stati membri;

60.  invita gli Stati membri ad attuare la direttiva 2011/24/UE concernente l'applicazione dei diritti dei pazienti relativi all'assistenza sanitaria transfrontaliera, evitando limitazioni all'applicazione delle norme in materia di rimborso dell'assistenza sanitaria transfrontaliera, compreso il rimborso dei medicinali, che potrebbero costituire una forma di discriminazione arbitraria o un ostacolo ingiustificato alla libera circolazione;

61.  invita la Commissione a monitorare e valutare in modo efficace l'attuazione negli Stati membri della direttiva 2011/24/UE negli Stati membri e a pianificare ed eseguire una valutazione formale di tale direttiva che tenga conto dei reclami, delle infrazioni e di tutte le misure di recepimento;

62.  invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere la ricerca e lo sviluppo orientati alle esigenze insoddisfatte dei pazienti, ad esempio favorendo la ricerca su nuovi antimicrobici, coordinando in maniera efficiente ed efficace le risorse pubbliche per la ricerca nel settore sanitario e promuovendo la responsabilità sociale nel settore farmaceutico;

63.  invita gli Stati membri a prendere spunto dalle iniziative esistenti nell'UE per la promozione della ricerca indipendente in settori di interesse per i sistemi sanitari nazionali, che non vengono sufficientemente considerati dalla ricerca commerciale (ad esempio la resistenza antimicrobica) e per categorie di pazienti normalmente escluse dagli studi clinici quali i bambini, le donne incinte e gli anziani;

64.  sottolinea la minaccia rappresentata dalla crescente resistenza agli antimicrobici e la necessità urgente di affrontare le minacce dell'AMR individuate di recente dalle Nazioni Unite; invita la Commissione ad adoperarsi maggiormente per contrastare l'AMR, promuovere la ricerca e lo sviluppo in questo settore e presentare un nuovo piano d'azione globale a livello dell'UE basato sull'approccio di tipo "one health";

65.  riconosce che gli incentivi previsti dal regolamento (CE) n. 1901/2006 sui medicinali per uso pediatrico non si sono rivelati efficaci per favorire l'innovazione nei medicinali per bambini, in particolare nei settori oncologico e neonatale; invita la Commissione a esaminare gli ostacoli esistenti e a proporre misure intese a promuovere un progresso in questo settore;

66.  invita la Commissione a promuovere iniziative per orientare la ricerca pubblica e privata a favore dell'introduzione di medicinali innovativi per la cura delle patologie proprie dell'età pediatrica;

67.  invita la Commissione ad avviare immediatamente i lavori sulla relazione richiesta dall'articolo 50 del regolamento relativo ai medicinali per uso pediatrico e a modificare la normativa per far fronte all'assenza di innovazione nelle cure nell'ambito dell'oncologia pediatrica, rivedendo i criteri per consentire una deroga al piano d'indagine pediatrica (PIP) e garantendo l'attuazione tempestiva dei PIP nello sviluppo di un farmaco affinché i bambini non attendano più del dovuto per accedere a nuove cure innovative;

68.  invita la Commissione a promuovere la ricerca pubblica e privata sui farmaci nei pazienti di sesso femminile, a porre rimedio allo squilibrio di genere nella ricerca e nello sviluppo e a consentire a tutti i cittadini di beneficiare di un accesso più equo ai medicinali;

69.  esorta la Commissione e gli Stati membri ad adottare piani strategici che assicurino l'accesso a medicinali salvavita; chiede, a questo proposito, il coordinamento di un piano per eradicare l'epatite C in Europa utilizzando strumenti quali l'approvvigionamento congiunto europeo;

70.  chiede che il quadro normativo nell'ambito della ricerca e delle politiche farmaceutiche sia definito in modo tale da promuovere le innovazioni, in particolare per le malattie come il cancro, per le quali non esiste ancora una cura o non vi sono trattamenti soddisfacenti;

71.  invita la Commissione ad adottare ulteriori misure per promuovere lo sviluppo dei medicinali per terapie avanzate e l'accesso dei pazienti a questi ultimi;

72.  chiede alla Commissione di analizzare l'impatto globale della proprietà intellettuale sull'innovazione e l'accesso dei pazienti ai medicinali, tramite uno studio approfondito e oggettivo, come richiesto dal Consiglio nelle sue conclusioni del 17 giugno 2016, esaminando in particolare, nell'ambito di tale studio, l'impatto dei certificati di protezione complementari (CPC), l'esclusività dei dati e l'esclusività di mercato sulla qualità dell'innovazione e la concorrenza;

73.  invita la Commissione a valutare l'attuazione del quadro normativo relativo ai medicinali orfani (in particolare con riferimento al concetto di esigenza medica insoddisfatta, al modo in cui tale concetto è interpretato e ai criteri in base ai quali si identifica un'esigenza medica insoddisfatta), a fornire orientamenti sulle esigenze mediche insoddisfatte prioritarie, a valutare i regimi di incentivi esistenti onde agevolare lo sviluppo di farmaci efficaci, sicuri e a prezzi contenuti per le malattie rare rispetto alla migliore alternativa disponibile, a promuovere il registro europeo delle malattie rare e dei centri di riferimento e a garantire che la legislazione sia attuata in modo corretto;

74.  accoglie con favore la normativa sulla farmacovigilanza del 2010 e del 2012; invita la Commissione, l'EMA e gli Stati membri a continuare a monitorare e a rendere pubblica l'attuazione della normativa sulla farmacovigilanza nonché a garantire valutazioni post-autorizzazione dell'efficacia e degli effetti collaterali dei medicinali;

75.  invita la Commissione a collaborare con l'EMA e con le parti interessate al fine di introdurre un codice di condotta per la comunicazione obbligatoria degli eventi avversi e dei risultati dell'uso off-label dei medicinali e di assicurare registri dei pazienti onde rafforzare la base di conoscenze comprovate e ridurre i rischi per i pazienti stessi;

76.  invita la Commissione a promuovere dati aperti nell'ambito della ricerca sui medicinali per il cui finanziamento sono impiegati fondi pubblici e a favorire condizioni quali prezzi accessibili e la non-esclusività oppure la comproprietà della proprietà intellettuale per i progetti finanziati da sovvenzioni pubbliche dell'UE come Orizzonte 2020 e IMI;

77.  chiede alla Commissione di promuovere comportamenti etici e la trasparenza nel settore farmaceutico, in particolare con riferimento alle sperimentazioni cliniche e ai costi reali della ricerca e dello sviluppo, nell'ambito della procedura di autorizzazione e di valutazione dell'innovazione;

78.  prende atto dell'impiego di percorsi adattivi per far sì che i pazienti dispongano di un accesso più rapido ai medicinali; sottolinea il maggiore livello di incertezza in relazione alla sicurezza e all'efficacia che caratterizza un nuovo medicinale immesso per la prima volta sul mercato; evidenzia la preoccupazione espressa dai professionisti sanitari, dalle organizzazioni della società civile e dalle autorità di regolamentazione riguardo ai percorsi adattivi; pone l'accento sull'importanza fondamentale di un'adeguata attuazione del sistema di vigilanza post-vendita; ritiene che i percorsi adattivi dovrebbero essere limitati a casi specifici di elevata esigenza medica insoddisfatta e invita la Commissione e l'EMA a predisporre orientamenti intesi a garantire la sicurezza dei pazienti;

79.  chiede alla Commissione di assicurare una valutazione dettagliata della qualità, della sicurezza e dell'efficacia in ogni processo di approvazione accelerata nonché di far sì che dette approvazioni siano possibili su autorizzazione condizionata e solo in circostanze eccezionali in cui sia stata identificata una chiara esigenza medica insoddisfatta, come pure di garantire la presenza di un processo post-autorizzazione trasparente e responsabile per il monitoraggio della sicurezza, della qualità e dell'efficacia e di sanzioni in caso di mancata conformità;

80.  invita la Commissione e gli Stati membri a istituire un quadro per promuovere, garantire e rafforzare la competitività e l'uso dei medicinali generici e biosimilari, garantendone un ingresso più rapido sul mercato e monitorando le pratiche sleali a norma degli articoli 101 e 102 TFUE, nonché a presentare una relazione biennale in merito; chiede altresì alla Commissione di monitorare gli accordi di composizione delle controversie in materia di brevetti tra originator e il settore dei generici, che possono essere utilizzati impropriamente per limitare l'ingresso nel mercato dei farmaci generici;

81.  invita la Commissione a continuare e, laddove possibile, a intensificare il monitoraggio e l'esame dei casi potenziali di abuso di mercato, ivi compresi il cosiddetto "pay-for-delay" (ritardare l'ingresso sul mercato in cambio di un pagamento), la fissazione di prezzi eccessivamente elevati nonché altre restrizioni di mercato particolarmente pertinenti per le aziende farmaceutiche che operano nell'UE, a norma degli articoli 101 e 102 TFUE;

82.  chiede alla Commissione di introdurre una deroga di fabbricazione nell'ambito del CPC al regolamento (CE) n. 469/2009 che consenta la produzione di medicinali generici e biosimilari in Europa ai fini dell'esportazione verso i paesi in cui i certificati di protezione complementari non esistono o sono scaduti, senza pregiudicare l'esclusività concessa in virtù del regime di tali certificati nei mercati protetti; ritiene che tali disposizioni potrebbero incidere positivamente sull'accesso a medicinali di elevata qualità nei paesi in via di sviluppo e in quelli meno sviluppati, come pure sull'aumento della produzione e della ricerca e dello sviluppo nell'UE, creando nuovi posti di lavoro e stimolando la crescita economica;

83.  invita la Commissione a osservare e rafforzare la normativa unionale in materia di concorrenza e le sue competenze sul mercato farmaceutico per contrastare l'abuso e promuovere prezzi equi per i pazienti;

84.  chiede alla Commissione di rafforzare il dialogo sulle esigenze mediche insoddisfatte fra tutte le parti interessate, i pazienti, gli operatori sanitari, le autorità di regolamentazione, gli organismi responsabili della valutazione delle tecnologie sanitarie, gli organismi pagatori e gli sviluppatori durante tutto il ciclo di vita dei medicinali;

85.  invita la Commissione a proporre quanto prima una legislazione su un sistema europeo per la valutazione delle tecnologie sanitarie, ad armonizzare i criteri trasparenti in materia di valutazione delle tecnologie sanitarie per stabilire il valore aggiunto terapeutico dei medicinali rispetto alla miglior alternativa disponibile, tenendo conto, tra l'altro, del livello di innovazione e del valore per i pazienti, a introdurre valutazioni obbligatorie dell'efficacia relativa a livello di UE quale prima fase dello sviluppo di medicinali nuovi nonché a mettere a punto un sistema di classificazione europeo che ne tracci il livello di valore aggiunto terapeutico, seguendo una procedura indipendente e trasparente che eviti i conflitti di interesse; ritiene che tale legislazione dovrebbe garantire che i risultati della valutazione delle tecnologie sanitarie prodotti congiuntamente a livello di UE siano utilizzati a livello nazionale; invita inoltre la Commissione a rafforzare i dialoghi tempestivi e a valutare l'opportunità di istituire un meccanismo di coordinamento basato su un organismo indipendente, che potrebbe promuovere la cooperazione tra gli organismi nazionali responsabili della valutazione delle tecnologie sanitarie e garantire nel contempo che gli organismi nazionali (e regionali) responsabili della valutazione delle tecnologie sanitarie continuino a essere competenti in materia di HTA;

86.  invita il Consiglio a potenziare la cooperazione tra gli Stati membri per quanto riguarda le procedure di fissazione dei prezzi, affinché essi possano condividere soprattutto le informazioni sugli accordi di negoziazione e le buone prassi ed evitino requisiti e ritardi amministrativi inutili; chiede alla Commissione e al Consiglio di analizzare i criteri clinici, economici e sociali che alcune agenzie nazionali di valutazione delle tecnologie sanitarie applicano già, nel rispetto delle competenze degli Stati membri;

87.  invita la Commissione e gli Stati membri a concordare una definizione comune di "valore aggiunto terapeutico dei medicinali", con la partecipazione di rappresentanti esperti degli Stati membri; prende atto, al riguardo, della definizione di "valore aggiunto terapeutico" utilizzato per i medicinali pediatrici;

88.  invita la Commissione e gli Stati membri a identificare e/o a sviluppare quadri, strutture e metodologie che includano in modo significativo le prove basate sui pazienti in tutte le fasi del ciclo di ricerca e sviluppo dei medicinali, dal dialogo precoce all'approvazione regolamentare, alla valutazione delle tecnologie sanitarie, alle valutazioni dell'efficacia relativa e alle decisioni relative alla fissazione dei prezzi e al livello di rimborso, con la partecipazione dei pazienti e delle loro organizzazioni rappresentative;

89.  invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere investimenti di notevole entità finanziati con fondi pubblici nella ricerca basata sulle esigenze mediche insoddisfatte, a garantire ai cittadini un rendimento degli investimenti pubblici in termini di assistenza sanitaria e a introdurre finanziamenti condizionati basati sulla concessione di licenze non esclusive e sui medicinali a prezzi accessibili;

90.  invita il Consiglio a promuovere un uso più razionale dei medicinali in tutta l'UE, sostenendo campagne e programmi educativi volti a sensibilizzare i cittadini sull'uso consapevole dei farmaci, allo scopo di evitare un consumo eccessivo, in particolare degli antibiotici, e di favorire l'uso delle prescrizioni di principi attivi da parte degli operatori sanitari e la somministrazione di medicinali generici;

91.  invita gli Stati membri a garantire l'accessibilità delle farmacie, ivi compresi la loro densità nelle aree urbane e rurali, il numero degli addetti qualificati, l'adeguatezza dell'orario di apertura e la qualità dei servizi di consulenza e assistenza offerti;

92.  chiede alla Commissione e al Consiglio di mettere a punto misure atte a garantire un accesso ai medicinali a prezzi contenuti da parte dei pazienti e ad apportare vantaggi alla società, evitando nel contempo qualsiasi impatto inaccettabile sui bilanci sanitari, di impiegare misure diverse, come l'analisi delle prospettive, il dialogo precoce, modelli innovativi di fissazione dei prezzi, gli approvvigionamenti comuni volontari e la cooperazione volontaria nella negoziazione dei prezzi, come nel caso dell'iniziativa tra i paesi del Benelux e l'Austria, nonché di prendere in esame i numerosi strumenti basati sui meccanismi di scorporo per i settori trascurati della ricerca e dello sviluppo, quali l'AMR e le malattie legate alla povertà;

93.  invita la Commissione a definire assieme a tutte le parti interessate il modo migliore per applicare il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa (MEAT) - descritto nella direttiva sugli appalti pubblici e che non implica solo il criterio del costo più basso - alle offerte di medicinali negli ospedali a livello nazionale, al fine di consentire una fornitura sostenibile e responsabile dei farmaci; incoraggia gli Stati membri a recepire, nella propria legislazione nazionale e nel miglior modo possibile, il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa per i medicinali;

94.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di avviare un dialogo strategico ad alto livello con tutte le parti interessate pertinenti, assieme ai rappresentanti della Commissione, del Parlamento e degli Stati membri, alle organizzazioni dei pazienti, agli organismi pagatori, agli operatori sanitari e ai rappresentanti del mondo accademico e scientifico e dell'industria, per discutere degli sviluppi presenti e futuri del sistema farmaceutico nell'UE, allo scopo di istituire strategie olistiche a breve, medio e lungo termine per garantire l'accesso ai medicinali, la sostenibilità dei sistemi sanitari e la competitività dell'industria farmaceutica, in modo da ottenere prezzi accessibili e un accesso più rapido ai medicinali da parte dei pazienti;

95.  invita la Commissione e il Consiglio a definire regole chiare in materia di incompatibilità, conflitti di interesse e trasparenza nelle istituzioni dell'UE e per gli esperti coinvolti nelle questioni relative ai medicinali; invita gli esperti coinvolti nel processo di autorizzazione a pubblicare i propri CV e a firmare dichiarazioni di assenza di conflitti di interesse;

96.  chiede alla Commissione e alle autorità nazionali garanti della concorrenza e del mercato di monitorare le pratiche sleali per proteggere i consumatori da prezzi artificialmente alti dei farmaci;

97.  invita la Commissione e la Corte di giustizia dell'Unione europea a chiarire, a norma dell'articolo 102 TFUE, cosa costituisce abuso di posizione dominante dovuto ai prezzi elevati;

98.  invita la Commissione e gli Stati membri a ricorrere alle flessibilità previste dall'accordo TRIPS dell'OMC e a coordinarne e chiarirne l'uso ove necessario;

99.  chiede alla Commissione di presentare, almeno ogni cinque anni, una relazione al Consiglio e al Parlamento sull'accesso ai medicinali nell'UE, nonché di riferire con regolarità in merito ai casi di problemi eccezionali nell'accesso ai farmaci;

100.  invita la Commissione a raccomandare misure volte a migliorare il tasso di approvazione di nuove terapie e la relativa somministrazione ai pazienti;

101.  invita la Commissione e il Consiglio a formulare una definizione migliore del concetto di carenza di medicinali e ad analizzarne le cause e, in questo contesto, a valutare l'impatto del commercio parallelo e delle quote di fornitura, a stabilire e aggiornare, assieme agli Stati membri, all'EMA e alle parti interessate pertinenti, un elenco di medicinali essenziali la cui fornitura è carente, impiegando l'elenco dell'OMS come riferimento, a controllare la conformità con l'articolo 81 della direttiva 2001/83/CE sulla carenza di forniture, a esaminare meccanismi per affrontare il problema del ritiro dal mercato di medicinali efficaci puramente per ragioni commerciali nonché ad adottare misure per porre rimedio a tali carenze;

102.  invita la Commissione e il Consiglio a istituire un meccanismo mediante il quale poter riferire annualmente in merito alla carenza di medicinali in tutta l'UE;

103.  invita la Commissione e il Consiglio a rivedere la base giuridica dell'EMA e a considerare il rafforzamento del suo mandato per coordinare l'attività paneuropea intesa ad affrontare la carenza di medicinali negli Stati membri;

104.  sottolinea che lo sviluppo di sistemi di vigilanza e di fornitura a tutti i livelli, da quello comunitario a quello distrettuale, provinciale e nazionale, sostenuto da servizi di laboratorio di elevata qualità e da solidi sistemi logistici, potrebbe facilitare l'accesso ai medicinali, mentre il trasferimento di tecnologie sanitarie (attraverso gli accordi di licenza e la fornitura di informazioni, di conoscenze specifiche e competenze, nonché di attrezzature e materiali tecnici) verso i paesi in via di sviluppo può consentire ai paesi beneficiari di fabbricare il prodotto localmente e può migliorare l'accesso al prodotto e le condizioni di salute;

105.  invita la Commissione e gli Stati membri a elaborare un'unica tabella di marcia in materia di sanità elettronica e sanità mobile, che comprenda in particolare l'elaborazione e la valorizzazione di progetti pilota a livello nazionale, la modernizzazione dei modelli di rimborso che promuovano un cambiamento verso sistemi sanitari orientati al miglioramento delle condizioni di salute, la definizione di incentivi per incoraggiare la comunità sanitaria a partecipare a questa rivoluzione digitale, nonché a intensificare la formazione degli operatori sanitari, dei pazienti e di tutte le parti interessate pertinenti per consentire il rafforzamento del rispettivo ruolo;

106.  incoraggia gli Stati membri a valutare percorsi e politiche in materia di assistenza sanitaria al fine di migliorare i risultati per i pazienti e la sostenibilità finanziaria del sistema, in particolare promuovendo soluzioni digitali per migliorare la prestazione dell'assistenza sanitaria ai pazienti e individuare lo spreco di risorse;

107.  esorta l'Unione a intensificare gli sforzi volti a rafforzare le capacità dei paesi e ad aiutarli a sviluppare sistemi sanitari efficaci allo scopo di migliorare l'accesso ai servizi, in particolare per le comunità vulnerabili;

108.  sottolinea che l'attuale processo di riesame REFIT del regolamento (CE) n. 953/2003 in materia di graduazione dei prezzi dovrebbe puntare a promuovere ulteriormente la riduzione dei prezzi nei paesi in via di sviluppo e invita l'UE ad avviare un dibattito più ampio e trasparente sulla regolamentazione e sulle strategie relative alla fissazione dei prezzi che permettano l'accesso a medicinali di qualità e a prezzi contenuti; ricorda che il sistema di graduazione dei prezzi non porta necessariamente all'accessibilità e che l'esperienza dimostra invece che una solida concorrenza tra medicinali generici e i trasferimenti di tecnologia consentono una riduzione dei prezzi;

109.  esorta l'Unione a rafforzare il suo sostegno ai programmi e alle iniziative globali che favoriscono l'accesso ai medicinali nei paesi in via di sviluppo, dal momento che tali programmi svolgono un ruolo fondamentale nel promuovere gli obiettivi in materia di sanità e hanno migliorato notevolmente l'accesso ai farmaci e ai vaccini;

o
o   o

110.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU C 24 del 22.1.2016, pag. 119.
(2) http://ec.europa.eu/smart-regulation/roadmaps/docs/2016_sante_144_health_technology_assessments_en.pdf
(3) http://ec.europa.eu/health/technology_assessment/docs/2014_strategy_eucooperation_hta_en.pdf
(4) http://ec.europa.eu/health/social_determinants/docs/healthinequalitiesineu_2013_en.pdf
(5) http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/lsa/145978.pdf
(6) GU L 293 del 5.11.2013, pag. 1.
(7) http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2015/542219/IPOL_STU(2015)542219_EN.pdf
(8) http://ec.europa.eu/health/preparedness_response/docs/jpa_agreement_medicalcountermeasures_en.pdf
(9) Testi approvati, P8_TA(2016)0088.
(10) Testi approvati, P8_TA(2015)0323.
(11) GU C 353 E del 3.12.2013, pag.31.
(12) Il diritto alle cure mediche è un diritto economico, sociale e culturale a un livello minimo universale di assistenza sanitaria di cui godono tutte le persone.


Attuazione del programma Europa creativa
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Risoluzione del Parlamento europeo del 2 marzo 2017 sull'attuazione del regolamento (UE) n. 1295/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, che istituisce il programma Europa creativa (2014-2020) e che abroga le decisioni n. 1718/2006/CE, n. 1855/2006/CE e n. 1041/2009/CE (2015/2328(INI))
P8_TA(2017)0062A8-0030/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto il regolamento (UE) n. 1295/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, che istituisce il programma Europa creativa (2014-2020) e che abroga le decisioni n. 1718/2006/CE, n. 1855/2006/CE e n. 1041/2009/CE(1) ("regolamento"),

–  visti gli articoli 167 e 173 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la Convenzione sulla protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali, adottata dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura (UNESCO) il 20 ottobre 2005,

–  vista la comunicazione congiunta della Commissione europea e dell'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, dell'8 giugno 2016, dal titolo "Verso una strategia dell'Unione europea per le relazioni culturali internazionali" (JOIN(2016)0029),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 26 settembre 2012, dal titolo "Valorizzare i settori culturali e creativi per favorire la crescita e l'occupazione nell'UE" (COM(2012)0537),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 30 giugno 2010, dal titolo "L'Europa, prima destinazione turistica mondiale - un nuovo quadro politico per il turismo europeo" (COM(2010)0352),

–  visto il Libro verde della Commissione del 27 aprile 2010 dal titolo "Le industrie culturali e creative, un potenziale da sfruttare" (COM(2010)0183),

–  visto il regolamento (UE) 2015/1017 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 giugno 2015, relativo al Fondo europeo per gli investimenti strategici, al polo europeo di consulenza sugli investimenti e al portale dei progetti di investimento europei e che modifica i regolamenti (UE) n. 1291/2013 e (UE) n. 1316/2013 – il Fondo europeo per gli investimenti strategici(2),

–  viste le conclusioni del Consiglio, del 27 maggio 2015, in merito agli scambi culturali e creativi per stimolare l'innovazione, la sostenibilità economica e l'inclusione sociale,

–  vista la sua risoluzione dell'8 settembre 2015 sul tema "Verso un approccio integrato al patrimonio culturale per l'Europa"(3),

–  vista la sua risoluzione del 19 gennaio 2016 sul ruolo del dialogo interculturale, della diversità culturale e dell'istruzione nella promozione dei valori fondamentali dell'UE(4),

–  vista la sua risoluzione del 28 aprile 2015 sul cinema europeo nell'era digitale(5),

–  visto lo studio intitolato "European Capitals of Cultures: success strategies and long-term effects" (Capitali europee della cultura: strategie di successo ed effetti a lungo termine) condotto dal dipartimento tematico B: politiche strutturali e di coesione, nel 2013, su richiesta della commissione per la cultura e l'istruzione,

–  vista la sua risoluzione del 12 settembre 2013 dal titolo "Valorizzare i settori culturali e creativi per favorire la crescita economica e l'occupazione"(6),

–  vista la sua risoluzione del 12 maggio 2011 sulla dimensione culturale delle azioni esterne dell'Unione europea(7),

–  vista la sua risoluzione del 12 maggio 2011 sulle industrie culturali e creative, un potenziale da sfruttare(8),

–  visto il piano di lavoro dell'UE per la cultura per il periodo 2015-2018,

–  visto l'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" tra il Parlamento, il Consiglio e la Commissione, del 13 aprile 2016, in particolare i paragrafi da 20 a 24 sulla valutazione ex-post della legislazione vigente,

–  visti l'articolo 52 del suo regolamento, nonché l'articolo 1, paragrafo 1, lettera e), e l'allegato 3 della decisione della Conferenza dei presidenti del 12 dicembre 2002 sulla procedura relativa alla concessione dell'autorizzazione a elaborare relazioni di iniziativa,

–  visti la relazione della commissione per la cultura e l'istruzione e il parere della commissione per i bilanci (A8-0030/2017),

A.  considerando che Europa creativa si prefigge gli obiettivi, da un lato, di salvaguardare e promuovere la diversità culturale e linguistica europea e di promuovere nel contempo il patrimonio culturale europeo e, dall'altro, di rafforzare la competitività dei settori culturali e creativi europei;

B.  considerando che la cultura è un fattore chiave per la promozione dell'integrazione europea;

C.  considerando che il programma Europa creativa, e in particolare il suo sottoprogramma Cultura, sono gravemente sottofinanziati e incontrano, pertanto, difficoltà a soddisfare le elevate aspettative;

D.  considerando che, ai sensi degli articoli 3 e 4 del regolamento, tra gli obiettivi fondamentali del programma vi sono la promozione della diversità culturale e linguistica europea e del patrimonio culturale dell'Europa, e più specificamente la promozione della circolazione transnazionale delle opere culturali e creative;

E.  considerando che, ai sensi dell'articolo 12 del regolamento, tra le priorità del sottoprogramma Cultura vi sono la promozione della circolazione e della mobilità transnazionali e specificamente il sostegno alla circolazione della letteratura europea al fine di assicurarne la più ampia accessibilità possibile;

F.  considerando che la struttura di un unico programma presenta il vantaggio di raggiungere una massa critica e di conferire una potenziale visibilità a settori tuttora sottovalutati e che affrontano le medesime sfide in termini di frammentazione, globalizzazione, mancanza di dati e difficoltà di accesso al credito;

G.  considerando che la struttura del programma, articolata in due sottoprogrammi, che preserva le particolarità e l'identità di entrambi, con l'aggiunta di una sezione transettoriale, costituisce una risorsa per assicurare una migliore comprensione della cooperazione e degli sviluppi nel campo culturale, offrendo un collegamento con i paesi terzi;

H.  considerando che la sezione transettoriale ha sviluppato solo parzialmente il suo obiettivo strategico di promuovere la cooperazione culturale transnazionale e transettoriale;

I.  considerando che Europa creativa consente la cooperazione e un'azione comune con paesi che non partecipano al programma e con organizzazioni internazionali attive nei settori culturali e creativi quali l'UNESCO, il Consiglio d'Europa e l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (OCSE), sulla base di un contributo comune al perseguimento degli obiettivi del programma;

J.  considerando che il sistema degli indicatori di performance previsto all'articolo 18 del regolamento, che comprende indicatori relativi agli obiettivi generali del programma, indicatori correlati rispettivamente ai sottoprogrammi MEDIA e Cultura, nonché indicatori specifici relativi allo strumento di garanzia, non è ancora stato istituito o non è ancora divenuto operativo a tutt'oggi;

K.  considerando che l'attuale sistema di valutazione si è rivelato inadeguato alla natura e alla natura specifica del programma e pertanto dovrà essere migliorato;

L.  considerando che le azioni specifiche, come l'azione relativa alle Capitali europee della cultura, compresi la rete, i premi e il marchio del patrimonio europeo, hanno rivelato un potenziale di sviluppo economico locale e di turismo culturale sostenibili e dovrebbero pertanto essere rafforzate e promosse in modo più proattivo;

M.  considerando che il bando specifico per la partecipazione dei rifugiati alla società europea è stato lanciato nel 2016 nell'ambito della sezione transettoriale, al fine di promuovere e sostenere la creatività e il dialogo interculturale;

N.  considerando che l'ambito di finanziamento "progetti di cooperazione" nel sottoprogramma Cultura assorbe circa il 70 % del bilancio di tale sottoprogramma, risulta molto apprezzato dagli operatori del settore culturale, mira ad approcci comuni a livello transfrontaliero e consente la formulazione aperta di progetti imprevedibili, altamente innovativi e creativi, che sono espressamente accolti con favore;

O.  considerando che, sebbene il regolamento preveda l'istituzione di accordi bilaterali con paesi terzi nella prospettiva di una loro partecipazione al programma o a parti di esso, ad oggi, solo pochi paesi hanno completato la procedura;

P.  considerando che, grazie all'azione del Parlamento, la cultura, le industrie culturali e creative (ICC) e il settore audiovisivo sono stati inclusi, seppure in modo inadeguato, nei programmi pluriennali Erasmus +, Orizzonte 2020 e COSME, nei fondi strutturali e nelle priorità del Fondo europeo per gli investimenti strategici;

Q.  considerando che vi è una forte sinergia tra l'apprendimento informale e il settore creativo e dei media, in quanto molte organizzazioni operanti nei settori dell'arte, dei media e della cultura offrono opportunità di istruzione informale;

R.  considerando che la quota dei candidati prescelti è del 15 % nel sottoprogramma Cultura e del 44 % nel sottoprogramma MEDIA, ma perfino più basso (32 %) in quest'ultimo sottoprogramma se si escludono i meccanismi automatici;

S.  considerando che MEDIA ha registrato finora un totale di 13 000 domande e ha aggiudicato oltre 5 500 progetti;

T.  considerando che il sistema automatico di punti in MEDIA, che mira a garantire condizioni omogenee tra gli Stati membri, determina una distorsione del mercato e penalizza fortemente i paesi con elevate capacità di produzione audiovisiva;

U.  considerando che il tipo di sovvenzioni aggiudicate per i progetti di cooperazione nell'ambito del sottoprogramma Cultura di Europa creativa non soddisfa le esigenze delle reti, che si basano su strutture e attività operative, come nel programma precedente Cultura 2007-2013;

V.  considerando che la gestione amministrativa (procedure di domanda, valutazione e notifica) è stata criticata dalle parti interessate in quanto ancora troppo onerosa; sottolineando pertanto la necessità di semplificare la procedura di domanda per facilitare l'accesso al programma e incoraggiare la partecipazione dei potenziali beneficiari;

W.  considerando che i punti di contatto Europa creativa sono gli intermediari fondamentali fra la Commissione, l'Agenzia esecutiva per l'istruzione, gli audiovisivi e la cultura (EACEA) e i richiedenti e che essi dovrebbero essere meglio informati sul processo decisionale in corso ed essere strettamente coinvolti nella comunicazione di informazioni riguardanti i progetti e nella promozione dei loro risultati;

X.  considerando che gli operatori deplorano gli elevati oneri amministrativi nella procedura di domanda, che comprende vasti orientamenti e un gran numero di documenti contenenti talvolta informazioni contraddittorie;

Y.  considerando che la registrazione delle imprese nell'ambito del servizio di autenticazione della Commissione europea (ECAS) è segnalata come problematica; che, tuttavia, il formulario elettronico è accolto con estremo favore;

1.  esorta gli Stati membri ad aumentare il bilancio di Europa creativa per allinearlo alle aspettative dei cittadini europei e alle ambizioni di ciascun sottoprogramma, riconoscendo pertanto che il valore della produzione culturale non può essere calcolato solo in termini economici e consentendo di ottenere risultati più efficienti e migliori;

2.  accoglie con favore una serie di misure di semplificazione per quanto riguarda la gestione del programma che sono state introdotte a partire dal 2014;

3.  deplora che la mancanza di capacità finanziaria continui a costituire uno dei principali ostacoli per i potenziali candidati, unitamente agli ostacoli amministrativi e regolamentari; incoraggia la Commissione, l'Agenzia esecutiva per l'istruzione, gli audiovisivi e la cultura (EACEA) e i punti di contatto nazionali Europa creativa a tentare di affrontare la sottorappresentanza degli operatori culturali di piccole dimensioni tra le organizzazioni finanziate e in taluni settori nel sottoprogramma Cultura;

4.  invita la Commissione a migliorare la coerenza del programma con tutte le pertinenti politiche dell'UE e le altre fonti di finanziamento;

5.  invita la Commissione ad assicurare un buon coordinamento tra le direzioni generali responsabili di Europa creativa nonché con l'EACEA e i punti di contatto Europa creativa, che si occupano delle diverse fasi di attuazione di Europa creativa, ricordando che il ruolo dei punti di contatto Europa creativa e dell'EACEA è fondamentale in quanto riguarda i collegamenti diretti non solo con i beneficiari, ma con l'intero settore culturale e creativo;

6.  invita la Commissione a collaborare il più strettamente possibile con l'UNESCO, il Consiglio d'Europa e anche l'OCSE al fine di sviluppare una base più forte di contributi comuni ai fini del perseguimento degli obiettivi del programma e della valutazione d'impatto, in particolare nell'ambito della dimensione internazionale e del rispetto dei valori umani ed economici specifici della cultura e della creazione;

7.  chiede alla Commissione di mantenere la presente struttura di Europa creativa, esaminando e definendo meglio nel contempo le specificità dei due diversi sottoprogrammi, onde rafforzare le potenzialità del settore transettoriale e verificare se il fondo di garanzia è efficace in termini di attuazione;

8.  chiede alla Commissione di trovare un migliore equilibrio, in entrambi i sottoprogrammi e negli orientamenti per i valutatori, tra la componente artistica e creativa e gli aspetti gestionali e innovativi, in particolare per quanto concerne le industrie culturali e creative;

9.  chiede alla Commissione di avvalersi del sistema degli indicatori di performance previsti all'articolo 18 della base giuridica di Europa creativa, insistendo pertanto sulla componente artistica e creativa del programma, troppo spesso sacrificata a considerazioni di carattere puramente economico quali le capacità gestionali o lo sviluppo quantitativo del pubblico;

10.  sollecita la Commissione a definire più delle sei aree di competenza per i valutatori onde far fronte in modo più efficace ai settori specifici;

11.  esorta la Commissione e l'EACEA a migliorare la procedura di valutazione, aumentando il numero dei valutatori nella prima fase e a prevedere una decisione collegiale de visu per selezionare i candidati tra quelli prescelti per la seconda fase; sottolinea che il livello di trasparenza deve essere molto elevato e che le spiegazioni delle motivazioni per i progetti respinti devono essere esaustive e chiare, onde evitare di compromettere l'accettazione del programma per ragioni di incomprensibilità;

12.  chiede alla Commissione di fornire opportunità di formazione e di sviluppo delle capacità agli operatori culturali che desiderino migliorare le loro competenze riguardo alle procedure di domanda, alla gestione globale dei progetti e all'attuazione dei progetti;

13.  chiede alla Commissione e all'EACEA di sostenere meglio gli operatori culturali nella ricerca di partner per i progetti di cooperazione, attraverso misure che comprendano, tra le altre, la creazione di sezioni corrispondenti dedicate nell'ambito degli eventi culturali europei di maggiore rilevanza, il miglioramento degli strumenti di ricerca e delle banche dati esistenti e l'organizzazione di opportunità di messa in rete su temi previamente annunciati;

14.  chiede alla Commissione e all'EACEA di adottare misure per migliorare la trasparenza della procedura di contestazione relativa alle domande respinte, riducendo in tal modo il livello di frustrazione generale tra i candidati e rafforzando la credibilità del programma nel lungo periodo;

15.  sollecita la Commissione a semplificare ulteriormente le procedure di domanda e di notifica limitando e semplificando il numero degli orientamenti e di altri documenti, rendendo meno rigido il resoconto delle ore ed elaborando un modello per l'accordo di cooperazione;

16.  invita la Commissione ad avvalersi di tutti gli strumenti disponibili per migliorare ulteriormente la promozione e la diffusione dei risultati dei progetti realizzati nonché l'informazione sul valore aggiunto europeo di tutte le azioni svolte nell'ambito del programma;

17.  esorta la Commissione a evitare di modificare o di aggiungere nuove priorità e norme, senza dare ai punti di contatto Europa creativa e alle parti interessate il tempo necessario per preparare le prossime gare;

18.  esorta la Commissione a semplificare ulteriormente gli aspetti finanziari, anche attraverso l'ampliamento dello strumento per gli importi forfettari e la promozione del maggiore ricorso ai rimborsi forfettari, e a utilizzare criteri che non ostacolino l'accesso dei piccoli progetti ai finanziamenti e ad assicurarsi che il pagamento finale delle sovvenzioni avvenga con la migliore tempistica possibile, aspetto questo che dovrebbe costituire un criterio di eccellenza per il lavoro dell'EACEA in entrambi i sottoprogrammi Cultura e MEDIA;

19.  osserva che esistono differenze nazionali significative tra i livelli retributivi del personale coinvolto nei progetti di cooperazione, differenze che conducono a notevoli discrepanze in termini di capacità di cofinanziamento tra partner di diversi Stati membri; invita pertanto la Commissione a prendere in considerazione una possibile alternativa per la valutazione del lavoro del personale nell'ambito dei progetti di cooperazione basata su indicatori diversi dal mero livello retributivo;

20.  esorta la Commissione a continuare, in collaborazione con Eurostat, a definire criteri specifici appropriati alla natura specifica dei settori (creazione, valore culturale e artistico, innovazione, crescita, inclusione sociale, creazione di comunità, internazionalizzazione, imprenditorialità, miglioramento imprenditoriale, attitudine alla creazione di ricadute e interconnessioni, ecc.) e a valutare la possibilità di includere il Centro comune di ricerca in questo processo; sottolinea, a tale riguardo, l'importanza di sviluppare risorse di elevata qualità per quanto concerne la conoscenza dei settori, nonché la ricerca statistica e un accesso a risorse di dati comparabili nel settore, che permettano pertanto un monitoraggio e un'analisi efficaci dell'impatto culturale, economico e sociale delle politiche nei settori culturali e creativi;

MEDIA

21.  accoglie con favore l'attuale attività della Commissione e dell'EACEA intesa a modificare il sistema di punti automatici, al fine di consentire reali condizioni di parità tenendo conto, in modo equilibrato, di tutti i criteri menzionati nel programma Europa creativa (carattere transnazionale, sviluppo della cooperazione transnazionale, economie di scala, massa critica, effetto leva), e delle capacità produttive e degli schemi di sostegno nazionali esistenti per il settore audiovisivo;

22.  riconosce che MEDIA ha dimostrato di essere profondamente radicato nel settore audiovisivo diversificato e sostiene in modo efficiente la diversità culturale e la politica industriale;

23.  incoraggia a sviluppare maggiormente le azioni di sottotitolazione e doppiaggio per favorire la circolazione dei prodotti audiovisivi all'interno e all'esterno dell'UE;

24.  raccomanda che il patrimonio audiovisivo europeo sia messo in sicurezza e reso disponibile per finalità di studio, di coinvolgimento del pubblico e di promozione economica grazie alla digitalizzazione dei film e degli archivi audiovisivi;

25.  sottolinea che in un panorama cinematografico internazionale sempre più competitivo, il settore audiovisivo europeo deve ancora sostenere misure di sostegno per salvaguardare la propria diversità e indipendenza; sottolinea che è necessario un sostegno diretto a favore della produzione audiovisiva europea, in particolare durante la fase di sviluppo del progetto, e che ciò dovrebbe avvenire attraverso una maggiore formazione atta a coprire più azioni e a rafforzare la competitività del settore;

26.  raccomanda di rafforzare le azioni a favore dei paesi limitrofi nell'ambito del programma, al fine di rilanciare la promozione delle opere europee su questi territori e i progetti creativi comuni;

27.  riconosce che le piattaforme europee online non sono ancora competitive a livello internazionale, nonostante il sostegno fornito per la distribuzione online e che i contenuti europei sulle piattaforme esistenti sono complicati da trovare o difficilmente accessibili;

28.  accoglie con favore la separazione dello sviluppo del pubblico tra alfabetizzazione cinematografica, con l'accento sulla educazione al cinema nelle scuole, e iniziative di sviluppo del pubblico;

29.  sottolinea la necessità per la Commissione di proporre un progetto di coinvolgimento del pubblico europeo basato su dati, che punti a esplorare e a rafforzare la capacità del settore audiovisivo e cinematografico europeo di raccogliere, analizzare e prevedere dati relativi ai comportamenti del pubblico nella prospettiva di aumentare la domanda di film europei non nazionali;

30.  sottolinea che è in corso un sostegno a favore dei produttori di serie di fiction televisive indipendenti che intendono competere a livello mondiale, soprattutto per soddisfare con offerte genuinamente europee la forte domanda di serie di alta qualità, anche se finora i risultati migliori sono stati conseguiti nei settori dei documentari e dei programmi per bambini;

31.  chiede alla Commissione di continuare a sostenere le reti di cinema, come Europa Cinemas, che promuovono il cinema europeo nel mondo aiutando finanziariamente e operativamente i cinema che proiettano un numero consistente di film europei, e sottolinea il ruolo essenziale che svolgono i cinema nel sensibilizzare il pubblico e nel conservare la dimensione sociale dell'esperienza del cinema;

32.  chiede alla Commissione di modificare il sistema di bonus per l'uscita contemporanea nelle sale e nei servizi di video on demand (VOD);

33.  raccomanda di fornire ai valutatori una serie di strumenti, tenendo conto delle specificità del regime di sostegno di ciascun paese al fine di garantire condizioni paritarie nell'ambito di MEDIA;

34.  chiede alla Commissione di innalzare il massimale di finanziamento per i progetti di videogiochi europei, al fine di tener conto dei loro costi di produzione che sono elevati e in crescita; sottolinea altresì la necessità di rivedere il criterio di ammissibilità relativo al carattere esclusivamente narrativo di un videogioco, onde permettere una più ampia inclusione dei progetti che hanno un potenziale di distribuzione transnazionale (giochi sportivi, giochi "sandbox" ecc.) e integrare il "gameplay" nei criteri di valutazione dei progetti al fine di riflettere la centralità di questo aspetto nel successo di una produzione;

Sottoprogramma Cultura

35.  invita la Commissione a bilanciare il peso della dimensione economica con il valore intrinseco delle arti e della cultura, e a concentrarsi maggiormente sugli artisti e sui creatori;

36.  raccomanda affinché i progetti europei in materia di cooperazione tengano conto dell'innovazione, della mobilità e delle coproduzioni estese;

37.  chiede alla Commissione di introdurre possibili misure atte a limitare la sproporzione tra il numero di beneficiari e il numero di candidati, tra cui anche un aumento del bilancio del sottoprogramma Cultura, una rappresentanza più adeguata di tutti i settori culturali e creativi e un maggiore sostegno ai progetti di minore entità;

38.  sottolinea l'importanza della traduzione per la promozione del patrimonio della diversità linguistica, e raccomanda affinché i progetti per la traduzione di opere letterarie contemplino la promozione dei libri e della lettura, nonché il sostegno per la partecipazione alle fiere di libri, valutando anche la possibilità di una fiera europea del libro a cadenza annuale per incrementare la circolazione dei libri, promuovere gli scambi europei in materia di letteratura e garantire la presentazione di differenti letterature nazionali, così come l'accesso all'alfabetizzazione per tutti, anche per le persone con disabilità;

39.  accoglie con favore la creazione di poli (progetti in materia di piattaforma europea) volti a sostenere artisti e creatori emergenti e a consentire loro di confrontarsi e lavorare insieme;

40.  insiste sul fatto che le reti culturali europee, stabili e altamente rappresentative, sono fondamentali per la visibilità della cultura e delle attività artistiche in Europa e nei confronti dei paesi terzi, in quanto sono spesso le prime a cooperare con nuovi ambiti, settori o paesi; ritiene che il loro ruolo di coordinatrici delle azioni e di promotrici della cultura e della creatività per interi settori artistici dovrebbe essere sostenuto con sovvenzioni a livello operativo; ritiene, a tale proposito, che debbano essere stabiliti preventivamente dei criteri di selezione chiari e trasparenti;

41.  chiede alla Commissione e all'EACEA di dotare il sottoprogramma Cultura di occasioni di presentazione esterna e di incontro strutturato con gli operatori del settore;

42.  raccomanda che il Premio europeo per il teatro sia ripristinato e che gli sia assegnato un finanziamento appropriato;

43.  sottolinea il successo e l'importanza del programma Capitali europee della cultura, basato sulla dinamica delle città e delle regioni coinvolte nel processo, programma che fa del marchio e del seppur molto modesto contributo dell'UE una vera risorsa atta a stimolare ulteriori finanziamenti e attività che si estendono ben oltre l'anno dell'iniziativa;

44.  accoglie con favore l'estensione del programma Capitali europee della cultura a paesi candidati e paesi EFTA a decorrere dal 2020 e raccomanda una migliore diffusione di tale esperienza all'interno e all'esterno dell'UE;

45.  raccomanda che il marchio del patrimonio europeo ottenga maggiore visibilità e sottolinea l'importanza dei siti interessati (materiali e immateriali) per quanto riguarda l'identità europea e la promozione di un sentimento comune di appartenenza all'Europa, la costruzione dell'UE e la conoscenza della varietà del patrimonio per un futuro migliore;

46.  raccomanda l'adozione di misure volte a coordinare e a sostenere adeguatamente le iniziative nel quadro dell'Anno europeo del patrimonio culturale 2018 con Europa creativa, a partire dall'anno preparatorio 2017, anche se attraverso una linea di bilancio specifica e senza utilizzare le risorse destinate al sottoprogramma Cultura, come proposto dalla Commissione;

47.  chiede alla Commissione di valutare modalità per facilitare l'accesso dei rifugiati versati nelle arti al programma Europa creativa;

Sezione transettoriale

48.  sollecita la Commissione a sviluppare e sfruttare appieno le potenzialità di tale sezione al fine di conseguire i suoi obiettivi, come previsto nel regolamento, in particolare, la promozione della cooperazione transnazionale e transettoriale;

49.  raccomanda l'introduzione di tre nuove misure di sostegno nell'ambito di questa sezione: a) Europa creativa Mundus per la cooperazione transnazionale, b) inclusione sociale e c) progetti di scambio e transettoriali innovativi;

50.  chiede alla Commissione di mirare a raggiungere un equilibrio geografico e settoriale nell'ambito dello strumento di garanzia, al fine di garantire la parità di accesso per le organizzazioni di piccole dimensioni e le iniziative e i progetti di base di tutti gli Stati membri, valutare il suo impatto in particolare sulle piccole imprese culturali, sui mediatori culturali e gli utenti di una rete, ed esaminare le possibilità in merito allo sviluppo di sinergie con il FEIS e altri programmi, in particolare con il programma COSME, onde garantire che lo strumento di garanzia sia utilizzato nel modo più efficiente per aiutare il settore culturale e creativo;

51.  attende con interesse i risultati iniziali dello strumento di garanzia finanziaria istituito nel 2016; si attende che questo nuovo strumento di mercato, agevolando l'accesso ai prestiti per le PMI e le microimprese, sia d'aiuto nel migliorare i progetti culturali e creativi, che rientrano nell'ambito di settori che costituiscono il 4,4 % del PIL dell'UE e il 3,8 % della sua forza lavoro, affinché sfruttino appieno il loro potenziale in quanto promettenti fonti di crescita e occupazione nonché fattori di competitività, diversità culturale e cooperazione transfrontaliera; si rammarica profondamente, tuttavia, che lo strumento sarà funzionalmente attivo solo nei paesi in cui già esiste un meccanismo simile;

52.  accoglie con favore le azioni intraprese dalla Commissione e dall'EACEA per fornire formazione e uniformare le competenze in tutti i punti di contatto Europa creativa e raccomanda di portare avanti tali sforzi;

53.  invita la Commissione e l'EACEA a migliorare la comunicazione e lo scambio di informazioni con i punti di contatto Europa creativa per quanto riguarda i processi decisionali in corso, anche in merito agli strumenti finanziari e alle nuove iniziative transettoriali; raccomanda affinché la Commissione, al fine di migliorare l'attuazione del programma, tenga conto delle competenze del punto di contatto Europa creativa a monte e a valle della procedura di selezione, e a mettere a disposizione online come modelli di buone pratiche gli strumenti e la documentazione prodotta dal punto di contatto Europa creativa; sottolinea l'esigenza di una migliore collaborazione tra i punti di contatto Europa creativa affinché divengano strumenti di consulenza più efficaci per i loro richiedenti nazionali; sottolinea che la riservatezza della condivisione delle relazioni di valutazione, anche negative, può contribuire a migliorare la loro capacità, e invita la Commissione ad aumentare la trasparenza delle valutazioni e delle procedure di selezione;

Raccomandazioni per le future generazioni del programma

54.  raccomanda la continuazione, il riesame e il miglioramento del programma Europa creativa per il periodo 2021-2028, poiché si tratta di un programma che include tutti i settori culturali e creativi, con particolare riferimento ai progetti di elevata qualità, che abbiano lo stesso valore e le medesime priorità, con due sottoprogrammi e una sezione transettoriale che includano la formazione, lo sviluppo del pubblico, l'accesso ai mercati, l'inclusione sociale, la cooperazione, i progetti transettoriali e di scambio e l'apprendimento tra pari, nonché la comunicazione, gli studi, un sostegno ad hoc per i settori culturali e creativi, uno strumento di garanzia, e il sostegno per i punti di contatto Europa creativa;

55.  accoglie con favore, alla luce del significativo afflusso di migranti e rifugiati verso l'UE registrato negli ultimi anni, la crescente dimensione interculturale del programma, che si spera porti a un maggior numero di progetti per il rilancio della diversità culturale e del dialogo interculturale promuovendo il multilinguismo a partire dal 2017; sottolinea che tale aspetto dovrebbe essere sostenuto come una componente ordinaria del programma, dato che l'integrazione culturale resterà probabilmente una sfida in numerosi Stati membri negli anni a venire;

56.  raccomanda affinché la base giuridica del prossimo programma includa esplicitamente la promozione della qualità culturale e artistica e il valore intrinseco della cultura tra gli obiettivi del programma e dei sottoprogrammi e tra i criteri di selezione e valutazione;

57.  invita la Commissione a verificare, nell'ambito di una revisione del sottoprogramma MEDIA, se assegnando progetti più piccoli alle sezioni del programma relative alla produzione, ai festival, ai cinema e alla distribuzione non possa essere migliorata l'efficacia del sostegno;

58.  esorta la Commissione ad adottare un approccio proattivo nei confronti dell'ammissione al programma di nuovi paesi, con uno status speciale per i paesi meridionali e orientali del vicinato europeo;

59.  constata che le coproduzioni cinematografiche europee sono cruciali per assicurare ai nostri prodotti la necessaria competitività e per rispondere alle sfide del mercato e raccomanda di svilupparle con modalità e risorse proporzionate, anche in collaborazione con istituzioni faro europee del settore, ad esempio Eurimages;

60.  sollecita la Commissione a verificare se sarebbe sensato, data la molteplicità dei settori creativi, istituire un osservatorio europeo per la cultura e la creatività, comparabile all'Osservatorio europeo dell'audiovisivo, con norme comparabili a quelle dell'Osservatorio europeo dell'audiovisivo, e, in caso affermativo, a elaborare criteri qualitativi corrispondenti alla natura specifica dei settori;

o
o   o

61.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e all'Agenzia esecutiva per l'istruzione, gli audiovisivi e la cultura.

(1) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 221.
(2) GU L 169 dell'1.7.2015, pag. 1.
(3) Testi approvati, P8_TA(2015)0293.
(4) Testi approvati, P8_TA(2016)0005
(5) GU C 346 del 21.9.2016, pag. 10.
(6) GU C 93 del 9.3.2016, pag. 95.
(7) GU C 377 E del 7.12.2012, pag. 135.
(8) GU C 377 E del 7.12.2012, pag. 142.


Attuazione del programma "L'Europa per i cittadini"
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Risoluzione del Parlamento europeo del 2 marzo 2017 sull'attuazione del regolamento (UE) n. 390/2014 del Consiglio, del 14 aprile 2014, che istituisce il programma "L'Europa per i cittadini" per il periodo 2014-2020 (2015/2329(INI))
P8_TA(2017)0063A8-0017/2017

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 10 e 11 del trattato sull'Unione europea (TUE), i quali sanciscono che "ogni cittadino ha il diritto di partecipare alla vita democratica dell'Unione", che "le istituzioni danno ai cittadini e alle associazioni rappresentative, attraverso gli opportuni canali, la possibilità di far conoscere e di scambiare pubblicamente le loro opinioni in tutti i settori di azione dell'Unione" e che "le istituzioni mantengono un dialogo aperto, trasparente e regolare con le associazioni rappresentative e la società civile",

–  visto il protocollo n. 1 sul ruolo dei parlamenti nazionali nell'Unione europea,

–   visto il protocollo n. 2 sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità,

–  visto il regolamento (UE) n. 390/2014 del Consiglio, del 14 aprile 2014, che istituisce il programma "L'Europa per i cittadini" per il periodo 2014-2020(1),

–  vista la sua risoluzione del 19 gennaio 2016 sul ruolo del dialogo interculturale, della diversità culturale e dell'istruzione nella promozione dei valori fondamentali dell'UE(2),

–  vista la relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sull'attuazione, i risultati e la valutazione generale del programma "L'Europa per i cittadini" per il periodo 2007-2013 (COM(2015)0652),

–  visti l'articolo 52 del suo regolamento, nonché l'articolo 1, paragrafo 1, lettera e), e l'allegato 3 della decisione della Conferenza dei presidenti del 12 dicembre 2002 sulla procedura relativa alla concessione dell'autorizzazione a elaborare relazioni di iniziativa,

–  visti la relazione della commissione per la cultura e l'istruzione e i pareri della commissione per i bilanci e della commissione per gli affari costituzionali (A8-0017/2017),

A.  considerando che il programma "L'Europa per i cittadini" è unico e ha un valore altamente simbolico, in quanto rappresenta un esercizio di ascolto del dibattito della società civile, che favorisce il pensiero critico sul progetto europeo, la sua storia e quella dei movimenti e delle idee che lo hanno promosso e che contribuisce a incrementare la conoscenza del processo decisionale europeo, migliorando le condizioni per la partecipazione civica e democratica a livello di Unione;

B.  considerando che il programma "L'Europa per i cittadini" ambisce a rafforzare il senso di cittadinanza e di appartenenza europea, migliorare la solidarietà, la tolleranza e il rispetto reciproci, promuovere una migliore comprensione dell'UE, delle sue origini, del suo sviluppo, dei suoi valori e delle sue istituzioni e competenze, nonché favorire un dialogo attivo tra i cittadini dell'UE; che le attività del programma possono essere viste come parte dell'apprendimento informale e permanente correlato all'educazione civica;

C.  considerando che la campagna "un euro per cittadino" relativa al programma "L'Europa per i cittadini" mira a lanciare un forte segnale simbolico in merito all'ascolto della voce dei cittadini in Europa;

D.  considerando che l'attuale aumento dell'euroscetticismo – rispecchiato da forze antieuropee che mettono in discussione l'esistenza stessa del progetto europeo e culminato recentemente nel voto a favore della Brexit – pone in evidenza l'importanza di questi programmi e rafforza la necessità di promuovere lo sviluppo di un sentimento comune di identità europea, di riflettere sulle cause della perdita di credibilità dell'Unione europea, di incoraggiare la partecipazione civica e di avviare un dibattito approfondito sui valori europei, che coinvolga tutta la società civile e le stesse istituzioni e comprenda una campagna di formazione sul funzionamento delle istituzioni dell'UE, sottolineando allo stesso tempo le opportunità derivanti dall'appartenenza all'UE;

E.  considerando che prima dell'adesione di un paese all'Unione europea è necessaria una preparazione profonda e globale anche in merito a questioni concernenti la memoria, l'accettazione del passato e la garanzia di una partecipazione attiva dei cittadini alla vita civica nel paese interessato;

F.  considerando che, in linea con l'articolo 11 TUE, le istituzioni dell'UE sono tenute a dare ai cittadini e alle associazioni rappresentative la possibilità di scambiare pubblicamente le loro opinioni in tutti i settori di azione dell'Unione; che, in virtù di tale disposizione, le istituzioni UE sono tenute a mantenere un dialogo aperto, trasparente e regolare con la società civile e la Commissione ha il dovere di procedere ad ampie consultazioni di tutte le parti interessate;

G.  considerando che l'articolo 20 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) stabilisce lo status fondamentale della cittadinanza dell'Unione e indica in dettaglio i diritti che essa comporta, e che una migliore conoscenza dell'UE e dei suoi valori è un importante prerequisito affinché i cittadini possano godere appieno di tali diritti;

H.  considerando che la cittadinanza attiva, l'educazione alla cittadinanza e il dialogo interculturale sono fondamentali per costruire società aperte, inclusive e resilienti;

I.  considerando che l'attuale programma si fonda sull'articolo 352 TFUE, che conferisce al Parlamento soltanto il diritto di esprimere la sua posizione tramite la procedura di approvazione e che ciò è stato fermamente contestato dal Parlamento quando la Commissione ha presentato la proposta, in quanto in forte contrasto con la natura democratica del programma;

J.  considerando che la valutazione ex-post condotta dalla Commissione ha confermato la pertinenza degli obiettivi del programma e il fatto che, distinguendosi da altri programmi in termini di portata, obiettivi, attività e gruppi di destinatari, esso ha consentito iniziative che non avrebbero potuto essere finanziate altrimenti;

K.  considerando che, a seguito dei tagli di bilancio conseguenti ai negoziati sul quadro finanziario pluriennale (QFP) 2014-2020, la dotazione finanziaria del programma "L'Europa per i cittadini" è stata ridotta di circa 29,5 milioni di EUR e che le limitate risorse finanziarie assegnate al programma, pari a 185,47 milioni di EUR, rappresentano soltanto lo 0,0171 % del QFP;

L.  considerando che si è osservata la tendenza degli Stati membri a svincolarsi dal cofinanziamento di questi progetti e che gli enti locali incontrano difficoltà in presenza di progetti europei con tassi di cofinanziamento elevati;

M.  considerando che, come conseguenza della riduzione della dotazione finanziaria, il numero di progetti che è stato possibile finanziare nel 2014 è crollato quasi del 25 % rispetto al programma precedente;

N.  considerando che l'apprendimento non formale e informale, come pure il volontariato, lo sport, l'arte e la cultura offrono molte opportunità in termini di educazione alla cittadinanza e di cittadinanza attiva;

O.  considerando che sono necessarie ulteriori sinergie con altri programmi e una migliore comunicazione con altre direzioni generali al fine di ridurre le sovrapposizioni e aumentare l'impatto del programma;

P.  considerando che è stato comprovato il valore dei gemellaggi internazionali esistenti tra città e comuni (gemellaggi – reti di città), che approfondiscono la conoscenza reciproca tra i cittadini e favoriscono l'amicizia e la cooperazione;

Conclusioni principali

1.  sottolinea che i finanziamenti complessivi a disposizione (185,47 milioni di EUR) per l'unico programma totalmente dedicato alla cittadinanza europea, ossia il programma "L'Europa per i cittadini", sono trascurabili rispetto a quelli di altri programmi per l'istruzione e la cultura, quali Europa creativa (1,46 miliardi di EUR) ed Erasmus+ (14,7 milioni di EUR), e che ciò significa che le aspettative dei candidati saranno deluse;

2.  accoglie con favore il fatto che nei primi due anni del nuovo ciclo di finanziamenti il programma "L'Europa per i cittadini", destinato a colmare il divario tra le istituzioni dell'UE e i cittadini europei, sembra funzionare bene, il numero dei candidati è in aumento, la qualità dei progetti è notevole e la loro attuazione è rigorosa;

3.  riconosce che l'ostacolo principale all'efficace attuazione del programma è la dotazione finanziaria insufficiente e deplora profondamente che essa sia stata tagliata del 13,7 % nel QFP 2014-2020, il che ha drasticamente ridotto il numero di progetti finanziabili e significa che non è possibile soddisfare l'elevata domanda, causando frustrazione tra i candidati con progetti pregevoli;

4.  osserva che, a causa dei vincoli di bilancio, il numero totale di progetti finanziati è troppo limitato per raggiungere gli obiettivi ambiziosi del programma e che nel 2015 ha potuto essere finanziato soltanto circa il 6 % dei progetti relativi alla memoria europea e alla società civile, una quota molto bassa rispetto ai risultati del programma Europa creativa per lo stesso anno (19,64 % per la cultura e 45,6 % per i media); indica che i finanziamenti per queste due componenti del programma "L'Europa per i cittadini" dovrebbero essere significativamente aumentati in linea con le ambizioni del programma;

5.  riconosce il successo dei progetti di gemellaggio tra città in tutta l'UE e invita gli Stati membri a promuovere tali iniziative tra i comuni e a facilitare la collaborazione;

6.  plaude alla newsletter "L'Europa per i cittadini" e alla banca dati sui progetti finanziati, lanciate dalla Commissione;

7.  sottolinea il fatto che i punti di contatto nazionali (PCN) di "L'Europa per i cittadini" hanno un ruolo importante nella sensibilizzazione e nell'offerta di sostegno e orientamento ai potenziali candidati (in particolare i candidati alla prima esperienza nei paesi destinatari) così come alle associazioni europee e nazionali degli enti locali e regionali e alle organizzazioni della società civile;

8.  accoglie con favore l'approccio multidisciplinare del programma, la chiarezza e la semplicità del modulo di candidatura e dei requisiti di rendicontazione e la sua attenzione ad attività specifiche;

9.  accoglie con favore il fatto che le priorità definite per entrambe le componenti del programma ("memoria europea" e "impegno democratico e partecipazione civica"), che in precedenza venivano modificate ogni anno, saranno d'ora in poi pluriennali e che saranno applicate per il periodo rimanente del programma (2016-2020);

10.  riconosce che l'impatto del programma rimane in proporzione elevato, come dimostra il fatto che nel 2015, secondo le stime, nei 408 progetti selezionati sono stati coinvolti 1 100 000 partecipanti; ritiene inoltre che l'alto numero di domande – 2 087 nel 2014 e 2 791 nel 2015 – e la qualità dei progetti indichino un elevato livello di interesse per il programma e la necessità di dedicare allo stesso maggiori risorse umane e finanziarie, onde incrementare il numero di progetti sostenuti;

Raccomandazioni

Aspetti giuridici dell'attuazione

11.  raccomanda che la prossima generazione del programma "L'Europa per i cittadini" sia adottata con una base giuridica che permetta al Parlamento di partecipare all'adozione del programma in qualità di colegislatore nell'ambito della procedura legislativa ordinaria, su un piano di parità con il Consiglio; incoraggia la Commissione a riflettere sulle possibili soluzioni per raggiungere tale obiettivo;

Aspetto finanziario dell'attuazione

12.  ritiene che siano stati respinti progetti di alta qualità, tra cui progetti relativi alla memoria europea e alla società civile (tasso di successo del 6 % rispetto al 19,64 % per la cultura e al 45,6 % per i media nel programma Europa creativa) a causa dell'insufficienza dei finanziamenti nel programma "L'Europa per i cittadini"; ritiene che, tenendo conto del ruolo decisivo svolto da questo programma quale presupposto per la partecipazione dei cittadini alla vita democratica dell'Unione, sarebbe necessario aumentare in modo sostanziale il bilancio attuale al fine di raggiungere un tasso obiettivo superiore; invita pertanto la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri a prendere in considerazione una dotazione finanziaria totale di circa 500 milioni di EUR per il programma "L'Europa per i cittadini" nel prossimo QFP, che corrispondono soltanto a 1 euro a cittadino;

13.  riconosce l'obiettivo comune e le potenziali sinergie tra l'Iniziativa dei cittadini europei (ICE) e il programma "L'Europa per i cittadini" nel consentire ai cittadini di partecipare direttamente allo sviluppo delle politiche dell'UE; invita tuttavia la Commissione a garantire che l'ICE non sia finanziata a titolo del limitato bilancio del programma "L'Europa per i cittadini", come avviene attualmente, ed esorta gli Stati membri a partecipare maggiormente al sostegno finanziario di entrambe le azioni;

14.  osserva che il sistema ad importo forfettario dovrebbe tener conto delle differenze di prezzi nell'UE, in funzione del costo della vita negli Stati membri; raccomanda di ripensare tale regime nonché la riduzione del prefinanziamento al fine di garantire la sostenibilità dei progetti finanziati e di sostenere meglio la cooperazione tra le amministrazioni locali o le organizzazioni più lontane, come pure, in particolare, di agevolare la partecipazione delle organizzazioni più piccole, con una capacità finanziaria limitata, e dei partecipanti con esigenze speciali;

15.  chiede alla Commissione e all'Agenzia esecutiva per l'istruzione, gli audiovisivi e la cultura (EACEA) di valutare periodicamente l'impatto che una serie di disposizioni di bilancio ha avuto sui candidati e sui candidati potenziali ammissibili; chiede in particolare una valutazione volta a determinare se la riduzione del tasso di prefinanziamento (dal 50 al 40 % per i progetti e dall'80 al 50 % per le sovvenzioni di funzionamento e i PCN) applicata nel 2015 a causa di una grave penuria di stanziamenti di pagamento, la necessità di cofinanziamento, nonché l'applicazione degli stessi parametri a prescindere dal costo effettivo della vita e dalla lontananza geografica, possano aver creato – e continuino a creare – una situazione di svantaggio per alcuni tipi di organizzazioni e determinati Stati membri; chiede, inoltre, che elaborino ulteriori strategie per avvicinare le istituzioni europee ai cittadini e per informare meglio i cittadini in merito alle varie politiche dell'UE;

16.  osserva che nel sistema ad importo forfettario dovrebbe essere inserito un ulteriore parametro al fine di poter coinvolgere maggiormente le persone con esigenze speciali, dal momento che la partecipazione di persone con disabilità richiede molto più personale e, spesso, misure aggiuntive, il che comporta costi maggiori;

17.  sottolinea che le sovvenzioni di funzionamento garantiscono l'indipendenza dei beneficiari (ossia i think tank) e offrono la possibilità di una pianificazione a lungo termine al fine di realizzare attività lungimiranti e sviluppare competenze specialistiche; raccomanda l'utilizzo di criteri e indicatori specifici e di una rendicontazione annuale per monitorare i progressi in direzione del conseguimento dei loro obiettivi e garantire che tali regimi di finanziamento non si traducano in una dipendenza del beneficiario dalla Commissione;

18.  invita la Commissione e l'EACEA a rendere pubblicamente conto delle spese sostenute attraverso la componente 3 "Azione orizzontale: valorizzazione – analisi, diffusione e utilizzo dei risultati dei progetti";

19.  invita la Commissione e l'EACEA a includere nella relazione interlocutoria di valutazione, prevista entro il 31 dicembre 2017, una valutazione approfondita dell'esecuzione finanziaria e di bilancio del programma e a trarne insegnamento al fine di ridefinire gli obiettivi futuri e adeguare i requisiti di bilancio del programma nel prossimo quadro finanziario pluriennale;

Aspetti inerenti al coordinamento e alla comunicazione

20.  invita la Commissione a raccogliere tutte le informazioni utili relative al programma "L'Europa per i cittadini" (guida del programma, priorità, inviti a presentare proposte, progetti in corso e passati, risultati e lezioni apprese, newsletter), unitamente a tutti i programmi, le azioni, le sovvenzioni e i fondi strutturali che rientrano nell'ambito della cittadinanza europea (quali l'Iniziativa dei cittadini europei e il Servizio volontario europeo), in un portale di comunicazione unico e di facile utilizzo (piattaforma online con sportello unico), accessibile anche alle persone con disabilità; raccomanda che la piattaforma venga utilizzata come un registro pubblico delle informazioni di contatto dei beneficiari e come strumento di accesso alla descrizione dei progetti, nonché per trovare partner in altri paesi;

21.  sottolinea che, qualora una candidatura venga respinta, è opportuno fornire una risposta soddisfacente indicando le ragioni del rifiuto, in particolare nel caso in cui l'ente che ha presentato la candidatura chieda una spiegazione; suggerisce di cercare di individuare, ove possibile, le questioni prioritarie delle candidature simili respinte;

22.  rileva che alcuni obiettivi del programma "L'Europa per i cittadini" sono simili o complementari a quelli dell'Iniziativa dei cittadini europei, in particolare per quanto concerne il coinvolgimento dei cittadini; ritiene pertanto che ci si debba adoperare per adottare un approccio comune alla definizione delle politiche dell'UE in materia di partecipazione dei cittadini e democrazia partecipativa, con l'ausilio di un'adeguata strategia di comunicazione, nell'ottica di raggruppare tutti i programmi della Commissione relativi alla cittadinanza europea, possibilmente promuovendo e rafforzando le esperienze dirette e la partecipazione dei cittadini;

23.  sottolinea la necessità di creare un elenco aperto di partner potenziali in ogni Stato membro al fine di agevolare i partenariati tra i soggetti interessati ad accedere al programma "L'Europa per i cittadini";

24.  raccomanda altresì la creazione di una piattaforma online per le principali organizzazioni attive nel settore della cittadinanza e che beneficiano del programma al fine di condividere le buone pratiche, potenziare le capacità e rafforzare la visibilità una volta terminati i progetti;

25.  invita la Commissione a incrementare la visibilità del programma e a sensibilizzare i cittadini quanto ai suoi obiettivi, ponendo in atto una strategia di comunicazione coinvolgente per la cittadinanza europea – attraverso reti sociali, spot radiofonici e televisivi e cartelloni pubblicitari – come pure rafforzando la partecipazione a livello locale con il contributo attivo dei PCN nonché aggiornando costantemente i contenuti e raggiungendo un pubblico nuovo nei paesi partecipanti, con particolare attenzione a quelli in cui il livello di partecipazione è più scarso, nonché ai giovani, alle persone con disabilità e alle persone vulnerabili;

26.  ritiene che il programma dovrebbe servire anche per far conoscere gli strumenti di partecipazione diretta disponibili nell'Unione europea, come l'Iniziativa dei cittadini europei, i forum di cittadini e le consultazioni pubbliche, onde sensibilizzare i cittadini sulle opportunità di partecipazione diretta offerte dal quadro istituzionale dell'UE;

27.  esorta i paesi partecipanti che ancora non abbiano designato un punto di contatto nazionale a farlo; raccomanda di rafforzare il coordinamento e le sinergie tra questi paesi, gli Stati membri e la Commissione;

28.  riconosce che la sfida principale consiste nel raggiungere gli ambiziosi obiettivi attuali con le limitate risorse finanziarie disponibili; pone l'accento sull'importanza degli Stati membri, delle regioni e delle amministrazioni locali nel rafforzare l'efficacia e la popolarità del programma, in particolare attraverso lo sviluppo massimo del potenziale dei PCN attraverso una condivisione di esperienze con gli enti responsabili di progetti simili, ad esempio Erasmus+ ed Europa creativa; invita l'EACEA ad agevolare e promuovere, ove possibile, le sinergie fra programmi dell'Unione europea come Europa creativa, Erasmus + e il Fondo sociale europeo, al fine di migliorarne l'impatto;

29.  invita la Commissione a incrementare ulteriormente gli sforzi a favore della semplificazione amministrativa, tenendo conto del fatto che i requisiti formali sono a volte difficili da superare da parte delle organizzazioni particolarmente piccole, che non dovrebbero essere discriminate per ragioni burocratiche;

30.  raccomanda che i fondi stanziati per la comunicazione non siano utilizzati per coprire le spese relative alla comunicazione istituzionale sulle priorità dell'Unione, così come stabilito all'articolo 12 dell'attuale programma, ma siano utilizzati per pubblicizzare il programma stesso nei paesi partecipanti, in particolare in quelli in cui il livello di partecipazione è più scarso;

Punti centrali e obiettivi del programma

31.  raccomanda che, nella prossima generazione del programma, l'approccio pluriennale sia formalizzato nella definizione delle priorità e siano migliorate le sinergie tra le componenti e gli elementi del programma; sottolinea che un'eventuale modifica della struttura del programma dovrebbe essere realizzata in modo tale da evitare la possibilità di confusione per i suoi utenti finali, che ne ridurrebbe l'impatto;

32.  plaude alla grande attenzione ai cittadini e agli aspetti sociali dell'UE, che permette alle istituzioni UE di entrare direttamente in contatto con la società civile in loco; sottolinea, all'interno delle priorità del programma, l'importanza dei progetti che si concentrano sulle attuali sfide per l'Europa, su questioni quali la diversità, la migrazione, i rifugiati, la prevenzione della radicalizzazione, la promozione dell'inclusione sociale, il dialogo interculturale, la risoluzione dei problemi di finanziamento e l'identificazione del patrimonio culturale comune europeo; invita la Commissione e gli Stati membri a rafforzare i legami tra le priorità del programma e le politiche legate alla cittadinanza europea nonché alla vita quotidiana dei cittadini europei;

33.  sostiene che il programma dovrebbe interessare un numero maggiore di partecipanti, garantire la partecipazione delle persone con esigenze speciali e promuovere la partecipazione delle persone emarginate e prive di diritti, tra cui i migranti, i rifugiati e i richiedenti asilo;

34.  è del parere che, se del caso, il programma dovrebbe basarsi sulle iniziative di base che hanno conseguito buoni risultati, quali i gemellaggi tra città;

35.  sottolinea la necessità di sviluppare, all'interno della componente "memoria europea", un'identità europea che sia orientata non soltanto al passato ma al futuro, pluralistica, transculturale e aperta ai flussi migratori e alle influenze provenienti dal resto del mondo, nell'ottica di conseguire un'integrazione comune basata sui valori europei e sul patrimonio laico e spirituale europeo; sottolinea la necessità di garantire che la storia non sia utilizzata come strumento di divisione, ma come un'opportunità per affrontare le sfide contemporanee grazie a un'interpretazione sensibile e a programmi d'istruzione mirati e ben concepiti; evidenzia l'importanza di promuovere progetti intergenerazionali che consentano la condivisione di esperienze tra generazioni più anziane e più giovani;

36.  sottolinea la necessità di incoraggiare progetti che presentino nuovi formati di discussione con i cittadini, con una struttura e uno stile accattivanti e caratterizzati da un approccio pluridimensionale;

37.  propone la pubblicazione annuale, da parte della Commissione, di una relazione di sintesi contenente le principali proposte di miglioramento del progetto europeo espresse dai partecipanti ai progetti finanziati dal programma "L'Europa per i cittadini";

38.  sottolinea la necessità di arricchire il programma con proposte che riguardino la partecipazione dei cittadini al processo democratico e decisionale dell'UE, dando ai cittadini gli strumenti per esercitare i propri diritti, ad esempio tramite l'attuazione della democrazia elettronica; invita l'Unione e gli Stati membri, a tale scopo, a sviluppare azioni e politiche volte a rafforzare le competenze trasferibili e il pensiero critico e creativo e l'alfabetizzazione digitale e mediatica, nonché l'inclusione dei cittadini, come pure a stimolare la curiosità, specialmente tra i giovani e i bambini, che saranno così in grado di compiere scelte informate e contribuire in modo positivo ai processi democratici;

39.  sottolinea che la partecipazione al programma da parte di paesi che desiderano aderire all'UE permette di migliorare la comprensione reciproca e di rafforzare la cooperazione; raccomanda una maggior internazionalizzazione del programma, in particolare invitando tutti i paesi dell'Associazione europea di libero scambio (EFTA) e dello Spazio economico europeo (SEE), i paesi in via di adesione e i paesi candidati a cooperare con gli Stati membri dell'UE nel presentare la propria candidatura per i progetti, e chiede maggiore collaborazione tra le ONG dell'UE, dei paesi del partenariato orientale e meridionale e di potenziali paesi candidati al fine di avvicinare l'UE ai cittadini; propone che si promuova la cooperazione tra le organizzazioni dell'UE e dei paesi vicini sui valori europei;

40.  sottolinea la necessità di sviluppare i gemellaggi tra città, incentrandosi sulle modalità per avvalersi maggiormente del programma, sulla sua promozione e i suoi risultati, prevedendo l'assegnazione di adeguate risorse finanziarie;

o
o   o

41.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 115 del 17.4.2014, pag. 3.
(2) Testi approvati, P8_TA(2016)0005.


Politica commerciale comune dell'UE nel contesto degli imperativi di sostenibilità delle specie selvatiche
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Risoluzione del Parlamento europeo del 2 marzo 2017 sulla politica commerciale comune dell'UE nel contesto degli imperativi di sostenibilità delle specie selvatiche (2016/2054(INI))
P8_TA(2017)0064A8-0012/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare gli articoli 191 e 207,

–  visto il trattato sull'Unione europea, in particolare l'articolo 21, paragrafo 2,

–  vista la comunicazione della Commissione "Commercio per tutti - Verso una politica commerciale e di investimento più responsabile" (COM(2015)0497),

–  vista la proposta di testo dell'UE per un capitolo su commercio e sviluppo sostenibile all'interno del partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (TTIP), in particolare gli articoli da 10 a 16,

–  visti i risultati del vertice delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile del 2015 "Trasformare il nostro mondo. L'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile", in particolare i paragrafi 9 e 33 e l'obiettivo 15,

–  visto l'accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio (GATT), in particolare l'articolo XX, lettere a) e g),

–  visto il piano d'azione 2016 dell'Unione europea contro il traffico illegale di specie selvatiche (COM(2016)0087) (di seguito il "piano d'azione"),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 20 giugno 2016 sul piano d'azione dell'Unione europea contro il traffico illegale di specie selvatiche,

–  visti il regolamento (CE) n. 338/97 del Consiglio del 9 dicembre 1996 relativo alla protezione di specie della flora e della fauna selvatiche mediante il controllo del loro commercio(1) e la direttiva 2008/99/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, sulla tutela penale dell'ambiente(2),

–  viste la risoluzione 69/314 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla lotta al traffico illecito di specie selvatiche e la risoluzione 1/3 dell'Assemblea delle Nazioni Unite per l'ambiente sul commercio illegale di specie selvatiche,

–  visti i risultati della CoP17 della CITES tenutasi a Johannesburg,

–  visti i risultati della conferenza di Londra del febbraio 2014 sul commercio illegale di specie selvatiche e l'esame dei progressi compiuti svolto a Kasane nel marzo 2015,

–  visto il risultato del congresso per la conservazione globale dell'Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN) tenutosi nel 2016 alle Hawaii,

–  vista la convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale,

–  visto il programma mondiale per le specie selvatiche GWP del Fondo mondiale per l'ambiente della Banca mondiale (GEF),

–  vista la relazione del 2016 sui reati commessi a livello mondiale a danno delle specie selvatiche dell'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC),

–  vista la dichiarazione del giugno 2014 del Consiglio di cooperazione doganale dell'Organizzazione mondiale delle dogane (OMD) sul commercio illegale di specie selvatiche,

–  vista la dichiarazione fatta a Buckingham Palace (Londra) dalla Taskforce Trasporti della "United for Wildlife" (di seguito la "dichiarazione di Buckingham Palace"),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per il commercio internazionale (A8-0012/2017),

A.  considerando che il mondo sta vivendo un aumento senza precedenti del traffico illegale di specie selvatiche e che contemporaneamente si verificano crisi biologiche dovute al prelevamento e alla commercializzazione continui, illegali e insostenibili di fauna e flora mondiali;

B.  considerando che l'uso incontrollato ed eccessivo di specie di fauna e flora selvatiche rappresenta la seconda minaccia più grave alla loro sopravvivenza nell'ambiente naturale, subito dopo la distruzione degli habitat;

C.  considerando che, secondo le stime, il commercio illegale di flora e fauna selvatiche è il quarto settore più redditizio dell'attività criminale, con un fatturato stimato che raggiunge i 20 miliardi di EUR;

D.  considerando che le recenti tendenze indicano il crescente coinvolgimento di reti criminali organizzate su vasta scala che ricorrono a metodi sempre più sofisticati;

E.  considerando che il traffico di specie selvatiche contribuisce ad alimentare i conflitti e che si sospetta che reti terroristiche ricavino finanziamenti, tra l'altro, dal commercio illegale di specie selvatiche, che genera profitti significativi;

F.  considerando che i problemi concomitanti della corruzione e delle deboli strutture di governance aggravano le vulnerabilità esistenti nel contesto del commercio di specie selvatiche;

G.  considerando che attualmente l'Unione europea è un mercato di destinazione di tali specie, una piattaforma di transito verso altre regioni, nonché una zona di provenienza di determinate specie destinate al commercio illegale;

H.  considerando che garantire il coinvolgimento e il beneficio delle comunità rurali dei paesi d'origine nella conservazione delle specie selvatiche è essenziale per affrontare le cause alla radice del traffico illegale delle specie selvatiche;

I.  considerando che la criminalità informatica connessa alle specie selvatiche costituisce una seria minaccia per le specie selvatiche in pericolo, inclusi gli elefanti, i rinoceronti, i pangolini, i rettili, gli anfibi, gli uccelli e le giraffe;

J.  considerando che la politica commerciale, quando abbinata alla cooperazione allo sviluppo, può costituire un potente motore di crescita economica nei paesi in via di sviluppo;

K.  considerando che l'aumento del commercio illegale di numerose specie di flora e fauna si traduce in una perdita di biodiversità e nella distruzione dell'ecosistema, con quote crescenti che diventano vulnerabili o pure estinte;

L.  considerando che il commercio sostenibile di specie selvatiche può essere di fondamentale importanza per certe comunità emarginate che dipendono dall'esistenza di quadri giuridici per conservare le risorse locali e contribuire alla riduzione della povertà;

Tendenze, principi e considerazioni generali

1.  osserva con profonda inquietudine i recenti aumenti del traffico illegale di specie selvatiche e della criminalità connessa, fenomeni che, se non arrestati e invertiti, rischiano di avere conseguenze gravi e permanenti sulla conservazione della biodiversità e sulla sostenibilità ambientale;

2.  rileva che l'Unione europea, in quanto firmataria di numerose convenzioni mondiali aventi come obiettivo la protezione dell'ambiente, ha l'obbligo giuridico di garantire che le sue politiche e i trattati internazionali che sottoscrive contribuiscano alla realizzazione di tale obiettivo;

3.  ritiene che il maggiore sviluppo economico derivante dall'integrazione nei mercati mondiali e l'uso delle risorse naturali a fini di sviluppo economico sostenibile non si escludano a vicenda, ma dovrebbero piuttosto essere considerati come elementi che si rafforzano reciprocamente;

4.  sostiene fermamente, pertanto, un approccio alle questioni relative alle specie selvatiche che non solo sostenga gli obiettivi di protezione ambientale dell'UE e dei suoi partner commerciali, ma consenta anche la creazione di quadri commerciali sostenibili e legali che rafforzino il contributo positivo della politica commerciale allo sviluppo sostenibile;

5.  sottolinea con preoccupazione il fatto che l'UE, assieme agli USA, continua a rappresentare un mercato di destinazione e una rotta di transito di rilievo per i prodotti di specie selvatiche di origine illecita;

6.  accoglie con favore il piano d'azione dell'Unione europea contro il traffico illegale di specie selvatiche, che svolgerà un ruolo essenziale nel contrastare l'allarmante crescita del commercio illegale e altamente remunerativo di specie selvatiche, un commercio che destabilizza le economie e le comunità che dipendono dalle specie selvatiche per la propria sussistenza e minaccia la pace e la sicurezza delle regioni fragili dei partner commerciali dell'UE, rafforzando le rotte illegali;

7.  ritiene che solo un approccio integrato ai reati a danno delle specie selvatiche possa, in ultima analisi, essere efficace nel ridurre ed eliminare il commercio illegale, e che l'UE debba guidare gli sforzi volti ad affrontare non solo le questioni relative all'offerta, comprese le questioni di sviluppo in loco nei paesi terzi, ma anche l'aspetto della domanda di prodotti illegali nei mercati nazionali, includendo le piattaforme online;

Istituzioni internazionali e governi

8.  rammenta che, in virtù della normativa dell'OMC, agli Stati è consentito introdurre eccezioni alle regole generali del GATT, ai sensi dell'articolo XX, lettera g), al fine di regolamentare le risorse naturali esauribili e ai sensi dell'articolo XX, lettera a) onde proteggere la morale pubblica; osserva che l'organo d'appello dell'OMC ha interpretato "le risorse naturali esauribili" in senso ampio, facendovi rientrare anche le specie viventi che potrebbero essere soggette ad esaurimento, e che la giurisprudenza dell'OMC ha specificamente messo in evidenza l'inclusione di determinate specie negli allegati della Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e di fauna selvatiche minacciate di estinzione (CITES) quale prova della loro esauribilità; sottolinea inoltre che l'organo d'appello dell'OMC ha interpretato in senso ampio il concetto di "morale pubblica" per includere le problematiche relative alla prevenzione della crudeltà nei confronti degli animali;

9.  accoglie con favore gli sforzi compiuti dall'UE nell'ambito dell'OMC per ridurre i sussidi alla pesca dannosi, che possono minare la gestione sostenibile della pesca e mettere in pericolo la conservazione di specie quali le tartarughe, gli squali, gli uccelli marini e i mammiferi marini;

10.  ribadisce il proprio vigoroso impegno a favore degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e per garantire il successo finale riguardo all'obiettivo 15, che comprende l'impegno a porre fine al bracconaggio e al traffico di specie protette di flora e fauna, nonché per combattere sia l'offerta che la domanda dei prodotti oggetto del traffico illegale;

11.  plaude all'attività in corso del Consorzio internazionale per la lotta ai reati contro le specie selvatiche (ICCWC), un'iniziativa che coinvolge la CITES, Interpol, UNODC, Banca mondiale e Organizzazione mondiale delle dogane (OMD);

Dogane e commercio online

12.  plaude anche al progetto INAMA dell'OMD, che mira a rafforzare la capacità delle autorità doganali di migliorare lo sviluppo di competenze al fine di combattere i reati a danno delle specie selvatiche; chiede una maggiore partecipazione delle autorità doganali alle operazioni di contrasto volte a combattere il commercio illegale delle specie selvatiche, e maggiori attività di sensibilizzazione con l'obiettivo di migliorare la formazione e il funzionamento delle autorità doganali;

13.  ritiene che la criminalità online a danno delle specie selvatiche costituisca una grave minaccia per gli animali in pericolo, inclusi gli elefanti, i rinoceronti, gli anfibi, i rettili e gli uccelli e che i governi, le aziende e le organizzazioni non governative dovrebbero collaborare contro questo fenomeno;

14.  ritiene che l'aspetto doganale del piano d'azione dell'Unione europea dovrebbe essere ulteriormente rafforzato in relazione alla cooperazione con i paesi partner e a una migliore e più efficace attuazione all'interno dell'Unione; attende pertanto con interesse il riesame 2016 dell'attuazione e dell'applicazione dell'attuale quadro giuridico dell'UE da parte della Commissione e chiede che tale riesame comprenda una valutazione delle procedure doganali;

15.  invita la Commissione a indagare sulla misura in cui la legislazione dell'UE sul commercio delle specie selvatiche è applicata in modo uniforme nei diversi Stati membri dai funzionari doganali responsabili dei controlli;

16.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di lavorare alla condivisione delle informazioni e allo sviluppo di capacità, includendo una formazione specifica per i funzionari doganali;

Il ruolo del settore privato e delle organizzazioni non governative

17.  mette in rilievo l'importanza di assicurare il coinvolgimento del settore privato nella lotta contro il traffico illegale di specie selvatiche, incluso il coinvolgimento dei mercati online e dei media sociali;

18.  vede con favore soluzioni praticabili che, se integrate nella catena di approvvigionamento e nei sistemi di gestione commerciale esistenti, consentiranno al settore privato di avere un ruolo di vero partner dei governi e degli organismi internazionali nel garantire la gestione responsabile delle catene di approvvigionamento globali; sottolinea, tuttavia, che la politica commerciale comune dovrebbe promuovere norme vincolanti di responsabilità sociale delle imprese, guidando e sostenendo in materia di pratiche socialmente responsabili; ritiene che le norme di responsabilità sociale delle imprese siano di particolare importanza nel contesto delle reti di trasporto;

19.  accoglie con favore gli emergenti approcci nella collaborazione a tolleranza zero tra gli esperti di commercio di specie selvatiche e le aziende logistiche; ritiene che la Commissione debba riflettere sul modo migliore di garantire che il pertinente quadro giuridico possa affrontare meglio i rischi associati al commercio elettronico e alla pubblicità commerciale online e offline;

20.  accoglie con favore il ruolo svolto dalle organizzazioni non governative e dalla società civile non solo nella lotta contro il commercio illegale di flora e fauna selvatiche, anche attraverso la sensibilizzazione, e nella riduzione della domanda sia nell'UE sia nel territorio dei paesi terzi in cui queste si sviluppano, ma anche all'interno dei gruppi consultivi nazionali previsti dagli accordi di libero scambio dell'UE al fine di controllare l'attuazione delle disposizioni in materia di commercio e sviluppo sostenibile;

21.  accoglie con favore la dichiarazione di Buckingham Palace della Taskforce Trasporti della "United for Wildlife" del marzo 2016, che mira a coinvolgere gli attori del settore privato nell'affrontare le vulnerabilità dei trasporti e delle procedure doganali, che sono sfruttate dai trafficanti, e a migliorare la condivisione delle informazioni lungo il percorso delle catene globali di approvvigionamento e le rotte commerciali;

22.  invita la Commissione e gli Stati membri a collaborare con le organizzazioni non governative nella riduzione del traffico, nel cambiamento del comportamento dei consumatori e nella riduzione della domanda di prodotti di specie selvatiche, attraverso campagne volte a sensibilizzare nei confronti delle problematiche connesse alla sfida della lotta contro il traffico di specie selvatiche, specialmente nei paesi in cui la domanda è maggiore;

Quadro giuridico dell'UE e accordi commerciali

23.  ritiene che nel quadro giuridico nazionale esistente la sfida e la priorità per gli Stati membri dell'UE, in questa fase, sia rappresentata dall'applicazione delle norme esistenti; riconosce, tuttavia, che dovrebbero essere esaminate ulteriori disposizioni legislative che tengano conto delle norme esistenti in altri Stati, al fine di vietare la messa a disposizione e l'immissione sul mercato, il trasporto e l'acquisizione di specie selvatiche prelevate o scambiate illegalmente in paesi terzi in base al quadro legislativo proprio di tale paese; ritiene che l'attuale quadro legislativo debba essere esaminato anche al fine di fronteggiare meglio i rischi associati al commercio elettronico;

24.  sostiene l'approccio che include nei futuri accordi commerciali dell'UE disposizioni volte ad affrontare il traffico delle specie selvatiche;

25.  accoglie positivamente la proposta della Commissione di un capitolo sul commercio e lo sviluppo sostenibile all'interno del TTIP, in linea col suo costante impegno a garantire lo sviluppo sostenibile; rileva che gli USA hanno cercato, nei loro accordi commerciali, di negoziare norme in materia di commercio di specie selvatiche, anche limitando i sussidi alla pesca; sottolinea la necessità di negoziare rigorose disposizioni sulla protezione delle specie selvatiche, compresi disposizioni e impegni per un'adeguata attuazione degli accordi ambientali multilaterali, in tutti i futuri accordi commerciali dell'UE, nel quadro dei capitoli in materia di commercio e sviluppo sostenibile;

26.  accoglie con favore l'approccio più ambizioso dell'UE sulla protezione delle specie selvatiche nell'accordo di libero scambio UE-Vietnam, che include non soltanto impegni per un'adeguata attuazione ed esecuzione degli accordi ambientali multilaterali quali CITES, la convenzione sulla biodiversità (CBD) e la convenzione internazionale per la regolamentazione della caccia alla balena (ICRW), ma anche disposizioni relative allo sviluppo di capacità in ambito commerciale, di scambio delle informazioni e di sensibilizzazione; esorta l'UE e gli Stati membri a garantire un'adeguata attuazione di tali impegni e disposizioni; ritiene che tali impegni devono poter essere applicabili al fine di garantire un loro rispetto efficace e continuativo, anche prevedendo un ruolo apposito per le organizzazioni non governative e le organizzazioni della società civile;

27.  sostiene l'approccio, delineato nella strategia "commercio per tutti", che prevede di inserire disposizioni anticorruzione nei futuri accordi commerciali, visto il ruolo ben noto che la corruzione svolge nell'agevolare il commercio illegale di specie selvatiche; sostiene, inoltre, l'impegno dell'UE di mettere in atto politiche commerciali che promuovano uno sviluppo sostenibile e che contribuiscano a raggiungere gli obiettivi mondiali concordati nell'ambito dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile;

Raccomandazioni

28.  sostiene un'impostazione della politica commerciale dell'UE che non solo dia priorità alla lotta contro il commercio illegale di specie selvatiche, ma inserisca anche in tutti i futuri accordi disposizioni volte alla sua riduzione e infine alla sua eliminazione, nonché misure integrative solide ed efficaci, in particolare a livello di formazione, prevenzione e applicazione di sanzioni in materia di gestione forestale, sanitaria e doganale;

29.  sottolinea che nella politica commerciale dell'UE niente dovrebbe impedire all'UE stessa o ai suoi partner di adottare decisioni necessarie per la promozione della tutela delle specie selvatiche e delle risorse naturali, purché tali misure continuino a perseguire obiettivi legittimi di politica pubblica e non rappresentino discriminazioni arbitrarie o ingiustificabili;

30.  ritiene che non esista una soluzione unica valida in tutti i casi per la sostenibilità globale delle specie selvatiche e la lotta al commercio illegale; ricorda in quest'ottica la necessità di garantire piena flessibilità e di condividere informazioni, dati e migliori pratiche, al fine di facilitare il dialogo e favorire così una cooperazione rafforzata e attenta alla natura transfrontaliera di questo tipo di violazioni;

31.  raccomanda agli Stati membri dell'UE di prendere in considerazione soluzioni politiche che consentano l'eliminazione di tutte le scappatoie giuridiche ancora esistenti che potrebbero agevolare il "riciclaggio" di specie selvatiche e dei loro prodotti di provenienza illecita; raccomanda inoltre, a tal proposito, la realizzazione di controlli rigorosi, nonché un uso efficiente delle risorse e delle strutture esistenti, al fine di raggiungere tale obiettivo;

32.  invita l'UE e i suoi Stati membri a considerare la possibilità di un divieto a livello europeo del commercio, dell'esportazione o della riesportazione all'interno e all'esterno dell'UE dell'avorio, ivi compreso l'avorio "pre-convenzione" in conformità della legislazione dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC);

33.  chiede lo stanziamento di risorse adeguate per politiche e misure volte al conseguimento degli obiettivi dell'UE in materia di lotta al commercio illegale di specie selvatiche, comprese risorse per i paesi terzi a fini di sviluppo delle capacità, in particolare per le procedure doganali, le autorità, la trasparenza e la buona governance;

34.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di continuare a collaborare con tutti gli attori coinvolti per garantire un approccio integrato che si concentri non soltanto sulle fonti delle specie selvatiche illegali e sui loro prodotti, ma che agisca anche per ridurre la domanda e per sensibilizzare i mercati della domanda;

35.  chiede agli Stati membri e alla Commissione di fare di più per garantire che le reti illegali criminali e i gruppi attivi nel commercio illegale delle specie selvatiche siano presi di mira al fine della loro disgregazione, eliminazione e perseguimento in giustizia e che gli Stati membri garantiscano che le sanzioni e le condanne riservate ai crimini associati alle specie selvatiche siano proporzionate, dissuasive e in linea con gli impegni, se del caso, definiti della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale;

36.  invita l'UE a studiare, nell'ambito di applicazione del quadro dell'OMC, in che modo i regimi commerciali e ambientali mondiali possano meglio sostenersi l'un l'altro, specialmente nel contesto del lavoro in corso per il rafforzamento della coerenza tra l'OMC e gli accordi ambientali multilaterali, nonché alla luce dell'accordo sull'agevolazione degli scambi;

37.  ritiene che sarebbe opportuno esaminare ulteriori opportunità di cooperazione tra l'OMC e la CITES, in particolare in termini di offerta di assistenza tecnica e di sviluppo delle capacità ai funzionari dei paesi in via di sviluppo in materia commerciale e ambientale; chiede alla Commissione di continuare a riflettere in proposito, come parte dei dibattiti post Nairobi e sugli elementi futuri che verranno presi in considerazione alla prossima conferenza ministeriale a Buenos Aires nel 2017;

o
o   o

38.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, agli Stati membri, alla CITES, all'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine, all'OMD, all'OMC e all'Interpol.

(1) GU L 61 del 3.3.1997, pag. 1.
(2) GU L 328 del 6.12.2008, pag. 28.

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