Indice 
Testi approvati
Giovedì 16 marzo 2017 - StrasburgoEdizione definitiva
Zimbabwe, il caso del pastore Evan Mawarire
 Detenuti politici ucraini in Russia e situazione in Crimea
 Filippine, il caso della senatrice Leila M. De Lima
 Priorità dell'UE per le sessioni del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite nel 2017
 Diligenza nella catena di approvvigionamento per gli importatori di minerali e metalli provenienti da zone di conflitto e ad alto rischio ***I
 Quadro dell’Unione per la raccolta, la gestione e l’uso di dati nel settore della pesca ***I
 Implicazioni costituzionali, giuridiche e istituzionali di una politica comune di sicurezza e di difesa: possibilità offerte dal trattato di Lisbona
 Una politica integrata dell'Unione europea per l'Artico
 Relazione 2016 sul Montenegro
 e-democrazia nell'Unione europea: potenziale e sfide

Zimbabwe, il caso del pastore Evan Mawarire
PDF 166kWORD 50k
Risoluzione del Parlamento europeo del 16 marzo 2017 sullo Zimbabwe, il caso del pastore Evan Mawarire e altri casi di limitazione della libertà di espressione (2017/2608(RSP))
P8_TA(2017)0086RC-B8-0191/2017

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sullo Zimbabwe,

–  vista la dichiarazione locale dell'UE sulla governance locale del 30 giugno 2016,

–  vista la dichiarazione locale dell'UE sulla violenza del 12 luglio 2016,

–  vista la dichiarazione comune locale dell'UE sul sequestro di Itai Dzamara del 9 marzo 2017,

–  visto il comunicato stampa della commissione dei diritti umani dello Zimbabwe sulle proteste pubbliche e la condotta della polizia,

–  vista la decisione 2016/220/PESC del Consiglio, del 15 febbraio 2016(1), sulla proroga fino al 20 febbraio 2017delle misure restrittive dell’UE nei confronti dello Zimbabwe,

–  vista la dichiarazione dell'alto rappresentante, a nome dell'UE, del 19 febbraio 2014 sulla revisione delle relazioni UE-Zimbabwe,

–  visto l'accordo politico globale siglato nel 2008 dai tre principali partiti politici ZANU PF, MDC-T e MDC,

–  viste le conclusioni del Consiglio dell'Unione europea sullo Zimbabwe, del 23 luglio 2012, e la decisione di esecuzione 2012/124/PESC del Consiglio, del 27 febbraio 2012, che esegue la decisione 2011/101/PESC relativa a misure restrittive nei confronti dello Zimbabwe(2),

–  vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli del giugno 1981, che lo Zimbabwe ha ratificato,

–  visti gli orientamenti dell'UE sulla promozione e la tutela della libertà di religione o di credo,

–  vista la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del dicembre 1948,

–  vista la costituzione dello Zimbabwe,

–  visto l'accordo di Cotonou,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che il popolo dello Zimbabwe è oppresso da molti anni da un regime autoritario guidato dal presidente Mugabe, che rimane al potere mediante la corruzione, la violenza, le elezioni inficiate da irregolarità e un brutale apparato di sicurezza; che il popolo dello Zimbabwe non sperimenta una situazione di vera libertà da decenni e, pertanto, molti giovani al di sotto dei trent'anni hanno conosciuto solo una vita di povertà e repressione violenta;

B.  considerando che il movimento dei social media indipendenti #ThisFlag, fondato da Evan Mawarire, pastore e difensori dei diritti umani con base a Harare, ha catalizzato la frustrazione dei cittadini nei confronti del regime di Mugabe durante le proteste dello scorso anno contro l'inerzia del governo rispetto alla corruzione, all'impunità e alla povertà; che il pastore Mawarire ha invitato il governo ad affrontare i problemi dell’economia in crisi e a rispettare i diritti umani; che il movimento #ThisFlag ha ottenuto il sostegno delle chiese e della classe media, che avevano avuto la tendenza, fino a quel momento, ad evitare la politica di strada;

C.  considerando che il pastore Evan Mawarire era già stato arrestato con l'accusa di incitamento a commettere violenza pubblica, era stato poi rilasciato nel luglio 2016, e aveva successivamente lasciato lo Zimbabwe, nello stesso mese, a causa dei timori per la sicurezza sua e della sua famiglia;

D.  considerando che, il 1° febbraio 2017, il pastore Evan Mawarire è stato arrestato all'aeroporto di Harare al suo rientro nello Zimbabwe; che, in un primo tempo, è stato accusato di "sovvertire un governo costituzionale" ai sensi della sezione 22 della legge sulla procedura penale, un reato che è punibile con la reclusione fino a 20 anni; che, il 2 febbraio 2017, è stato aggiunto un altro reato, quello di vilipendio alla bandiera ai sensi della sezione 6 della Legge sulla bandiera dello Zimbabwe; che il pastore Mawarire è stato rilasciato solo su cauzione dopo aver trascorso nove giorni in custodia;

E.  considerando che, in una dichiarazione pubblica, la commissione dei diritti umani dello Zimbabwe ha espresso profonda preoccupazione per la brutalità e la condotta violenta della polizia, affermando che i diritti fondamentali dei manifestanti sono stati violati, e ha invitato le autorità dello Zimbabwe ad effettuare indagini e a condurre i responsabili dinanzi alla giustizia;

F.  considerando che Itai Dzamara, giornalista e attivista politico, è stato sequestrato il 9 marzo 2015 da cinque uomini non identificati presso un barbiere ad Harare; che la Corte suprema ha ordinato al governo di avviare le ricerche di Itai Dzamara e di riferire ogni due settimane sui progressi compiuti, fino a quando non sarà stato localizzato; che il destino del sig. Dzamara rimane sconosciuto;

G.  considerando che Promise Mkwananzi, leader di #Tajamuka, un movimento sociale collegato allo sciopero di luglio, era stato arrestato e accusato di incitamento alla violenza pubblica prima che venisse indetta l’azione “shutdown 3.0” prevista per il 31 agosto 2016 ed è stato rilasciato su cauzione; che un’altra attivista di #Tajamuka, la signora Linda Masarira, che era stata precedentemente arrestata nel maggio 2015 e rimessa in libertà su cauzione, è stata arrestata nuovamente durante la protesta del mese di luglio 2016;

H.  considerando che, nel febbraio 2017, le misure restrittive dell'UE nei confronti del regime dello Zimbabwe sono state rinnovate fino al 20 febbraio 2018; che il congelamento dei beni e il divieto di viaggio continueranno ad applicarsi al presidente Mugabe, a Grace Mugabe e alla società Zimbabwe Defence Industries; che l'embargo sulle armi rimarrà in vigore; che l'UE aveva revocato le restrizioni nei confronti di 78 persone e otto entità;

I.  considerando che lo Zimbawe è firmatario dell'accordo di Cotonou, il quale, all'articolo 9, sancisce che il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali costituisce un elemento essenziale della cooperazione ACP-UE;

J.  considerando che, nel quadro dell'11° Fondo europeo di sviluppo, sono stati stanziati 234 milioni di euro per il programma indicativo nazionale (PIN) per lo Zimbabwe per il periodo 2014-2020, da destinarsi in particolare a tre settori principali, ovvero la sanità, lo sviluppo economico basato sull'agricoltura e la governance e la creazione di istituzioni;

1.  deplora l'arresto del pastore Evan Mawarire; sottolinea che il suo rilascio su cauzione non è sufficiente e che le accuse politicamente motivate contro di lui devono essere completamente ritirate;

2.  chiede alle autorità dello Zimbabwe di garantire che non si abusi del sistema di giustizia penale per colpire, molestare o intimidire i difensori dei diritti umani, come il pastore Evan Mawarire;

3.  ritiene che la libertà di riunione, associazione ed espressione rappresentino componenti fondamentali di qualsiasi democrazia; sottolinea che esprimere un parere in modo non-violento è un diritto costituzionale per tutti i cittadini dello Zimbabwe e ricorda alle autorità il loro obbligo di proteggere i diritti di tutti i cittadini;

4.  esprime profonda preoccupazione per quanto riportato dalle organizzazioni dei diritti umani in merito alla violenza politica, nonché a restrizioni e intimidazioni nei confronti dei difensori dei diritti umani; si rammarica che, dalle ultime elezioni e dall'adozione della nuova Costituzione nel 2013, siano stati compiuti pochi passi avanti per quanto riguarda lo Stato di diritto e, in particolare, la riforma del quadro dei diritti umani;

5.  invita le autorità dello Zimbabwe ad accertare dove si trovi il sig. Dzamara e a garantire che i responsabili del suo sequestro ne rispondano in giustizia; osserva che esprimere un parere in modo non-violento è un diritto costituzionale per tutti i cittadini dello Zimbabwe ed è un obbligo delle autorità proteggere i diritti di tutti i cittadini;

6.  esprime altresì la sua preoccupazione per il caso della signora Linda Masarira, che è stata condannata con l'accusa di violenza pubblica a seguito dello sciopero nazionale tenutosi il 6 luglio 2016; invita il governo dello Zimbabwe a dar prova di moderazione e a rispettare i diritti umani di tutti i cittadini dello Zimbabwe, compreso il diritto alla libertà di parola e alla libertà di riunione; ricorda al governo le sue responsabilità per quanto riguarda la necessità di rispettare la costituzione, obbedirle e non sovvertirla, e di servire tutti i cittadini dello Zimbabwe in modo imparziale senza eccezioni;

7.  invita la delegazione dell'UE a Harare a continuare ad offrire la sua assistenza allo Zimbabwe, al fine di migliorare la situazione dei diritti umani e di esplorare le possibilità di facilitare una missione di osservazione elettorale dell'UE;

8.  sottolinea di nuovo l'importanza che l'UE avvii un dialogo politico con le autorità dello Zimbabwe nel quadro dell'accordo di Cotonou, confermando in tal modo l'impegno dell'UE a sostegno della popolazione locale;

9.  ribadisce che l'UE deve garantire che i finanziamenti accordati allo Zimbabwe nel quadro del programma indicativo nazionale siano effettivamente destinati ai settori interessati e invita il governo dello Zimbabwe a concedere alla Commissione un accesso senza restrizioni ai progetti finanziati dall'UE nonché a migliorare la sua apertura all'assistenza tecnica per i progetti e i programmi definiti di comune accordo;

10.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al SEAE, al governo e al parlamento dello Zimbabwe, ai governi della Comunità di sviluppo dell'Africa meridionale e dell'Unione africana.

(1) GU L 40 del 17.2.2016, pag. 11.
(2) GU L 54 del 28.2.2012, pag. 20.


Detenuti politici ucraini in Russia e situazione in Crimea
PDF 177kWORD 55k
Risoluzione del Parlamento europeo del 16 marzo 2017 sui detenuti politici ucraini in Russia e la situazione in Crimea (2017/2596(RSP))
P8_TA(2017)0087RC-B8-0190/2017

Il Parlamento europeo,

–  visti l'accordo di associazione e l'accordo di libero scambio globale e approfondito tra l'Unione europea e la Comunità europea dell'energia atomica e i loro Stati membri, da una parte, e l'Ucraina, dall'altra,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sull'Ucraina e la Russia, segnatamente quelle del 4 febbraio 2016 sulla situazione dei diritti umani in Crimea, in particolare dei tatari di Crimea(1), e del 12 maggio 2016 sui tatari di Crimea(2), nonché quelle riguardanti casi specifici di cittadini ucraini detenuti illegalmente in Russia, quali quelle del 30 aprile 2015 sul caso di Nadiya Savchenko(3) e del 10 settembre 2015 sulla Russia, in particolare il caso di Eston Kohver(4), Oleg Sentsov e Olexandr Kolchenko(5),

–  viste le risoluzioni dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite n. 68/262, del 27 marzo 2014, sull'integrità territoriale dell'Ucraina e n. 71/205, del 19 dicembre 2016, sulla situazione dei diritti umani nella Repubblica autonoma di Crimea e nella città di Sebastopoli (Ucraina),

–  visti la Convenzione europea dei diritti dell'uomo, il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, il Patto internazionale sui diritti civili e politici e la dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni (UNDRIP),

–  vista la Convenzione di Ginevra relativa alla protezione delle persone civili in tempo di guerra,

–  visto il "Pacchetto di misure per l'attuazione degli accordi di Minsk", adottato e firmato a Minsk il 12 febbraio 2015 e approvato nel suo complesso dalla risoluzione n. 2202 (2015) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 17 febbraio 2015,

–  viste le decisioni del Consiglio che prevedono il mantenimento delle sanzioni imposte alla Federazione russa a seguito dell'annessione illegale della Crimea,

–  vista la decisione della cosiddetta Corte suprema della Crimea, del 26 aprile 2016, che ha definito il Mejlis dei tatari di Crimea un'organizzazione estremistica, vietandone le attività nella penisola di Crimea,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che a marzo 2017 ricorre il terzo triste anniversario dell'annessione illegale della penisola di Crimea da parte della Russia;

B.  considerando che l'annessione della Crimea da parte della Federazione russa è illegale e costituisce una violazione del diritto internazionale e degli accordi europei firmati sia dalla Federazione russa che dall'Ucraina, segnatamente la Carta delle Nazioni Unite, l'Atto finale di Helsinki, il Memorandum di Budapest e il Trattato di amicizia, cooperazione e partenariato tra la Federazione russa e l'Ucraina del 1997;

C.  considerando che, per tutto il periodo dell'annessione, la protezione della popolazione e dei cittadini di Crimea spetta alle autorità russe, mediante le autorità de facto presenti nella regione;

D.  considerando che, secondo le organizzazioni dei diritti umani e fonti pubbliche, almeno 62 cittadini ucraini, di cui 49 residenti in Crimea, sono stati illegalmente perseguiti per motivi politici dalle autorità di contrasto russe; che nel 2016 il numero di prigionieri politici ucraini in Russia è aumentato, nonostante la gradita liberazione di sei cittadini ucraini; che, attualmente, 17 cittadini ucraini sono detenuti illegalmente nella Federazione russa e altri 15 nella Crimea occupata; che almeno cento cittadini ucraini sono tenuti in ostaggio in condizioni spaventose dalle forze separatiste appoggiate dalla Russia nelle regioni ucraine di Donec'k e Luhans'k;

E.  considerando che sono stati denunciati vari casi di tortura e di trattamenti crudeli e degradanti; che finora tali accuse non sono state oggetto di indagini adeguate; che la tortura è stata utilizzata per ottenere confessioni e false prove di colpevolezza; che sono stati presi di mira anche gli avvocati della Crimea che forniscono assistenza legale a tali persone e i difensori dei diritti umani che denunciano i casi di sparizioni forzate di matrice politica in Crimea, come pure i giornalisti che pubblicano informazioni sulla situazione dei tatari di Crimea;

F.  considerando che molti prigionieri e detenuti sono stati sottoposti a condizioni crudeli e disumane, con possibili rischi per la loro salute fisica e psicologica; che vi sono prigionieri che necessitano di assistenza e cure mediche urgenti;

G.  considerando che il 16 dicembre 2016 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha definito la Russia una potenza occupante e ha condannato l'occupazione temporanea del territorio dell'Ucraina – la Repubblica autonoma di Crimea e la città di Sebastopoli – da parte della Federazione russa e ha ribadito di non riconoscere tale annessione;

H.  considerando che, in base all'articolo 70 della Convenzione di Ginevra relativa alla protezione delle persone civili in tempo di guerra, le persone protette non possono essere arrestate, perseguite o condannate dalla potenza occupante per atti commessi o per opinioni espresse prima dell'occupazione; considerando che la risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite riconosce la Russia come potenza occupante e impone ad essa gli obblighi spettanti a una potenza occupante, compresa la protezione della popolazione e dei cittadini di Crimea;

I.  considerando che le restrittive norme russe in materia di diritti politici e civili sono state estese alla Crimea, il che ha causato drastiche limitazioni della libertà di riunione, di espressione, di associazione, di accesso all'informazione e di religione, come pure segnalazioni credibili riguardo a intimidazioni, sparizioni forzate e torture;

J.  considerando che vi sono circa 20 000 sfollati interni provenienti dalla Crimea in altre regioni ucraine, che il Mejlis del popolo tartaro di Crimea è stato bandito e definito un'organizzazione estremistica e che le scuole ucraine nella penisola sono state chiuse;

K.  considerando che il 16 gennaio 2017 l'Ucraina ha presentato un ricorso dinanzi alla Corte internazionale di giustizia (CIG) affinché la Federazione russa sia riconosciuta responsabile per il sostegno al terrorismo nella parte orientale dell'Ucraina e per gli atti di discriminazione ai danni di persone di etnia ucraina e di tatari di Crimea nella Crimea occupata;

1.  sostiene la sovranità, l'indipendenza, l'unità e l'integrità territoriale dell'Ucraina all'interno dei suoi confini riconosciuti a livello internazionale e ribadisce fermamente la sua condanna dell'annessione illegale della Repubblica autonoma di Crimea e della città di Sebastopoli alla Federazione russa; sostiene pienamente la ferma e incessante determinazione dell'UE e dei suoi Stati membri a non riconoscere tale annessione e le misure restrittive adottate al riguardo;

2.  ricorda che la situazione dei diritti umani nella penisola di Crimea è notevolmente peggiorata, che le violazioni della libertà di parola, gli abusi contro i mezzi di informazione e l'imposizione forzata della cittadinanza russa sono divenute prassi sistematiche e che le libertà e i diritti umani fondamentali non sono garantiti in Crimea;

3.  condanna le politiche discriminatorie imposte dalle cosiddette autorità nei confronti, in particolare, della minoranza etnica dei tatari di Crimea, la violazione dei loro diritti di proprietà, la crescente intimidazione attuata nei confronti di questa comunità e di coloro che si oppongono all'annessione russa, come pure la mancanza di libertà di espressione e di associazione nella penisola;

4.  invita la Russia a liberare senza ulteriore indugio tutti i cittadini ucraini detenuti illegalmente e arbitrariamente, sia in Russia che nei territori temporaneamente occupati dell'Ucraina, provvedendo al loro rientro in sicurezza, segnatamente Mykola Karpyuk, Stanislav Klykh, Oleksandr Kolchenko, Oleg Sentsov, Oleksiy Chyrniy, Oleksandr Kostenko, Serhiy Lytvynov, Valentyn Vyhivskyi, Viktor Shur, Andriy Kolomiyets, Ruslan Zeytullayev, Nuri Primov, Rustem Vaitov, Ferat Sayfullayev, Akhtem Chiyhoz, Mustafa Dehermendzhi, Ali Asanov, Inver Bekirov, Muslim Aliyev, Vadim Siruk, Arsen Dzhepparov, Refat Alimov, Zevri Abseitov, Remzi Memetov, Rustem Abiltarov, Enver Mamutov, Artur Panov, Evheniy Panov, Roman Suschenko ed Emir-Usein Kuku, difensore dei diritti umani, come pure altri detenuti, e a consentire a tutte le persone sopra menzionate di circolare liberamente, compreso Mykola Semena, perseguitato per la sua attività di giornalista per Radio Free Europe/Radio Liberty;

5.  sottolinea che la decisione della Federazione russa del 21 marzo 2014 di annettere la Crimea rimane illegale e condanna fermamente la successiva decisione delle autorità russe di fornire a tutti gli abitanti della Crimea passaporti russi;

6.  ricorda alla Federazione russa che, in quanto potenza occupante che esercita un controllo effettivo sulla Crimea ed è vincolata dal diritto internazionale umanitario e dal diritto internazionale in materia di diritti umani, è tenuta a garantire la tutela dei diritti umani nella penisola e chiede alle autorità russe di concedere il libero accesso in Crimea alle istituzioni internazionali e agli esperti indipendenti dell'Organizzazione sulla sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), delle Nazioni Unite e del Consiglio d'Europa, come pure a tutte le ONG per i diritti umani e agli organi di informazione che intendono visitare la Crimea, valutare la situazione e riferire in materia; invita le autorità ucraine a semplificare la procedura per concedere a giornalisti stranieri, difensori dei diritti umani e avvocati l'accesso alla penisola;

7.  ritiene che i diritti dei tatari di Crimea siano stati gravemente violati con la messa al bando delle attività del Mejlis e ribadisce con forza il suo appello affinché tale decisione, e i relativi effetti, siano revocati; deplora la persecuzione giudiziaria e le minacce di arresto ai danni di leader del Mejlis come Mustafa Dzhemilev, membro della Verkhovna Rada ucraina e candidato al Premio Sacharov, e Refat Čubarov, presidente del Mejlis;

8.  sottolinea che i tatari di Crimea, popolo autoctono della penisola, e il loro patrimonio culturale sembrano essere obiettivo privilegiato di repressioni; chiede che sia consentito un accesso privo di restrizioni in Crimea alle istituzioni internazionali e agli esperti indipendenti dell'OSCE, delle Nazioni Unite e del Consiglio d'Europa;

9.  ricorda alle autorità russe che, nonostante l'illegalità dell'annessione della Crimea, la Russia è, di fatto, pienamente responsabile del rispetto dell'ordinamento giuridico in Crimea nonché della protezione dei suoi cittadini da misure giudiziarie o amministrative arbitrarie;

10.  esprime profonda preoccupazione per le numerose e credibili segnalazioni di casi di sparizioni, torture e intimidazioni sistematiche di cittadini locali che si sono opposti all'annessione della Crimea e invita la Russia a porre immediatamente fine alle pratiche di persecuzione, a indagare efficacemente su tutti i casi di violazioni dei diritti umani, comprese le sparizioni forzate, le detenzioni arbitrarie, le torture e i maltrattamenti dei detenuti, e a rispettare le libertà fondamentali di tutti i residenti, tra cui la libertà di espressione, di associazione e di religione o credo, nonché il diritto di riunione pacifica; invita a procedere immediatamente allo svolgimento di indagini su tutte le sparizioni e i sequestri verificatisi durante il periodo di occupazione della Crimea, compreso il caso di Ervin Ibragimov;

11.  rammenta che, a norma della legislazione russa, la competenza del sistema giudiziario russo si applica soltanto ai reati commessi nel territorio della Russia; deplora il fatto che le autorità di contrasto russe abbiano avviato diversi procedimenti penali per atti commessi nel territorio dell'Ucraina e della Crimea precedentemente alla sua annessione;

12.  accoglie positivamente la recente visita in Crimea del difensore civico ucraino, allo scopo di incontrare i prigionieri; si rammarica che il difensore civico non sia stato autorizzato a incontrare tutti i prigionieri e auspica che in occasione delle visite future avrà libero accesso ai prigionieri ucraini in Crimea e a quelli che sono stati trasferiti nella Federazione russa;

13.  invita a garantire all'OSCE e agli altri osservatori internazionali dei diritti umani, nonché a tutti gli operatori umanitari, l'accesso illimitato, sicuro e senza impedimenti alla penisola di Crimea, come pure a istituire meccanismi di monitoraggio indipendenti e a fornire assistenza umanitaria e giuridica in funzione delle necessità; appoggia le iniziative promosse dall'Ucraina al fine di affrontare tali questioni in seno al Consiglio dei diritti umani e all'Assemblea generale; invita il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e la delegazione dell'UE in Russia a seguire da vicino i processi a carico dei prigionieri politici ucraini e a riferire in merito al loro trattamento durante la detenzione; esprime preoccupazione per le segnalazioni concernenti il ricorso a trattamenti psichiatrici punitivi; si aspetta che la delegazione dell'UE, il SEAE e le ambasciate degli Stati membri seguano da vicino i procedimenti giudiziari a carico dei cittadini ucraini in Russia e cerchino di porsi in contatto con queste persone, prima dei processi così come durante e dopo gli stessi;

14.  condanna la prassi generalizzata di trasferire i detenuti in regioni remote della Russia, in quanto ciò ostacola gravemente le loro comunicazioni con i familiari e le organizzazioni per i diritti umani; sottolinea che tale prassi costituisce una violazione della normativa russa vigente, in particolare dell'articolo 73 del codice penale, in base al quale la pena deve essere scontata nella regione in cui risiede il condannato o in cui stata pronunciata la sentenza; denuncia la prassi di negare le visite consolari ai detenuti e invita le autorità a consentire tali visite in maniera incondizionata; esorta a garantire l'accesso del Comitato internazionale della Croce rossa alle carceri nei territori occupati nonché il rispetto del diritto dei detenuti di comunicare periodicamente con familiari e amici, sia per corrispondenza sia ricevendo visite;

15.  sottolinea altresì la necessità che l'Ucraina assicuri la tutela dei diritti e delle esigenze dei cittadini ucraini sfollati, compreso il diritto di voto e il diritto alla piena tutela giuridica e amministrativa nel loro paese;

16.  accoglie con favore la decisione del Presidium della Corte suprema russa, del 22 febbraio 2017, di revocare la condanna di Ildar Dadin, accusato di aver partecipato a diverse manifestazioni di protesta non autorizzate, anche contro la guerra della Russia contro l'Ucraina, e di ordinare il suo rilascio, in seguito alla risoluzione del Parlamento del 24 novembre 2016(6) in sua difesa;

17.  invita il rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani a prestare costante attenzione alla situazione dei diritti umani nella penisola di Crimea; evidenzia la necessità che, in generale, l'Unione europea svolga un ruolo più visibile, efficace e proattivo nella promozione di una soluzione pacifica duratura;

18.  chiede il sostegno dell'UE a favore dei progetti dei media ucraini e dei tatari di Crimea per la Crimea e di quelli avviati dal Fondo europeo per la democrazia e da Radio Free Europe/Radio Liberty, nonché in difesa delle scuole ucraine e dei tatari di Crimea come pure di altre iniziative volte a tutelare il loro patrimonio culturale;

19.  invita a imporre ulteriori misure restrittive nei confronti degli individui responsabili di gravi violazioni dei diritti umani, ivi compreso il congelamento dei loro beni presso le banche dell'UE;

20.  esorta tutte le parti ad attuare pienamente le disposizioni degli accordi di Minsk, compresa la cessazione delle attività militari a Donbas e lo scambio di ostaggi, nonché a liberare senza ulteriore indugio tutti i prigionieri consentendo il loro ritorno; rammenta la particolare responsabilità spettante al governo russo a tal proposito;

21.  chiede di valutare la possibilità di stabilire un formato negoziale internazionale per discutere la fine dell'occupazione della Crimea, con la partecipazione dell'UE e sulla base del diritto umanitario internazionale, dei diritti umani e dei principi internazionali;

22.  esorta il Consiglio a trovare il modo di sostenere l'Ucraina presso la Corte internazionale di giustizia affinché la Federazione russa debba rispondere del proprio sostegno al terrorismo nell'Est dell'Ucraina e degli atti di discriminazione ai danni di persone di etnia ucraina e tatari di Crimea nella Crimea occupata;

23.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, agli Stati membri, al Presidente dell'Ucraina, ai governi e ai parlamenti dell'Ucraina e della Federazione russa, alle assemblee parlamentari del Consiglio d'Europa e dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa.

(1) Testi approvati, P8_TA(2016)0043.
(2) Testi approvati, P8_TA(2016)0218.
(3) GU C 346 del 21.9.2016, pag. 101.
(4) Cittadino estone.
(5) Testi approvati, P8_TA(2015)0314.
(6) Testi approvati, P8_TA(2016)0446.


Filippine, il caso della senatrice Leila M. De Lima
PDF 167kWORD 50k
Risoluzione del Parlamento europeo del 16 marzo 2017 sulle Filippine: il caso della senatrice Leila M. De Lima (2017/2597(RSP))
P8_TA(2017)0088RC-B8-0193/2017

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla situazione nelle Filippine, in particolare quella del 15 settembre 2016(1),

–  viste le dichiarazioni rilasciate dalla delegazione dell'UE e dal portavoce del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR),

–  viste le relazioni diplomatiche tra le Filippine e l'UE (precedentemente Comunità economica europea – CEE), avviate il 12 maggio 1964 con la nomina dell'Ambasciatore delle Filippine presso la CEE,

–  visto lo status delle Filippine quale membro fondatore dell'Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN),

–  vista la dichiarazione resa il 28 febbraio 2017 dalla Commissione internazionale di giuristi,

–  visto l'accordo quadro di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica delle Filippine, dall'altra,

–  visti gli orientamenti dell'Unione europea in materia di diritti umani,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–  visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (ICCPR),

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che le Filippine e l'UE vantano relazioni diplomatiche, economiche, culturali e politiche di lunga data;

B.  considerando che il 23 febbraio 2017 è stato emesso un mandato di arresto nei confronti della senatrice filippina Leila M. De Lima, membro del partito liberale d'opposizione, per presunti reati connessi alla droga; che il 24 febbraio 2017 Leila M. De Lima è stata arrestata e incarcerata; che, in caso di condanna, rischia una pena detentiva compresa tra dodici anni e l'ergastolo, oltre all'espulsione dal Senato;

C.  considerando che si teme seriamente che le accuse a carico di Leila M. De Lima siano quasi del tutto inventate; che Amnesty International considera Leila M. De Lima un prigioniero di coscienza;

D.  considerando che Leila M. De Lima è un'attivista per i diritti umani nonché la principale oppositrice della campagna antidroga promossa dal presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte; che Leila M. De Lima ha apertamente condannato la guerra contro la droga in atto nelle Filippine; che ha presieduto la commissione per i diritti umani delle Filippine; che si teme seriamente per la sua sicurezza; che, nonostante siano stati denunciati numerosi casi di tortura nei luoghi di detenzione, non è stata avviata nessuna indagine al riguardo;

E.  considerando che il 19 settembre 2016 Leila M. De Lima è stata destituita dalla posizione di presidente della commissione per la giustizia e i diritti umani del Senato; che, durante il suo mandato di presidente della commissione per i diritti umani, ha indagato sulle esecuzioni extragiudiziali di circa 1 000 o più presunti autori di reati legati alla droga, che sarebbero state commesse a Davao all'epoca in cui il presidente Duterte era sindaco della città; che, dopo le audizioni, Leila M. De Lima è stata vittima di innumerevoli vessazioni e intimidazioni da parte delle autorità, e che tali attacchi si sono intensificati negli ultimi otto mesi;

F.  considerando che il 2 marzo 2017 Humans Rights Watch ha pubblicato una relazione dal titolo "Licenza di uccidere: esecuzioni commesse dalla polizia filippina nel quadro della guerra contro la droga promossa dal presidente Duterte", nella quale vengono documentate le esecuzioni extragiudiziali connesse alla campagna antidroga;

G.  considerando che, dall'insediamento del presidente Duterte il 30 giugno 2016, sono state segnalate oltre 7 000 uccisioni commesse dalla polizia e da miliziani nel quadro della campagna antidroga; che il presidente Duterte si è impegnato a portare avanti tale campagna antidroga fino alla fine del suo mandato presidenziale, nel 2022;

H.  considerando che, in risposta all'uccisione di alcuni agenti da parte dei guerriglieri del gruppo comunista del Nuovo esercito popolare (NPA) nel sud delle Filippine l'8 marzo 2017, il presidente Duterte ha ordinato all'esercito di intraprendere operazioni contro i ribelli senza curarsi dei danni collaterali;

I.  considerando che il 30 gennaio 2017 la polizia nazionale filippina ha temporaneamente sospeso le operazioni antidroga della polizia a seguito di una brutale uccisione che sarebbe stata commessa nel quadro della campagna antidroga; che il presidente Duterte ha ordinato alle Forze armate delle Filippine (AFP) di colmare questo vuoto nella campagna antidroga;

J.  considerando che nelle Filippine i difensori dei diritti umani, gli attivisti e i giornalisti, tra cui Leila M. De Lima, sono continuamente oggetto di minacce, vessazioni, intimidazioni e attacchi informatici; che gli autori delle violazioni dei diritti di questi gruppi restano impuniti in quanto non vengono condotte adeguate indagini al riguardo; che nel novembre 2016 il presidente Duterte ha apertamente minacciato di uccidere i difensori dei diritti umani;

K.  considerando che il 7 marzo 2017 la Camera dei rappresentanti ha approvato il progetto di legge 4727 sulla reintroduzione della pena capitale per gravi reati connessi alla droga; che le Filippine sono state il primo paese della regione ad abolire la pena di morte nel 2007; che la reintroduzione della pena capitale sarebbe una palese violazione del secondo protocollo facoltativo del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, di cui il paese è parte dal 2007; che l'amministrazione del presidente Duterte sta considerando l'introduzione di una normativa volta a ridurre l'età minima della responsabilità penale da 15 a 9 anni;

L.  considerando che nel settembre 2016 le Filippine hanno assunto la presidenza di turno dell'ASEAN per il 2017;

1.  chiede il rilascio immediato della senatrice Leila M. De Lima ed esorta a garantirle un'adeguata sicurezza finché resterà in detenzione; invita le autorità delle Filippine ad assicurare un processo equo, richiamando in particolare l'attenzione sul diritto alla presunzione di innocenza, a ritirare tutte le accuse di matrice politica contro la senatrice e a porre fine a ogni vessazione nei suoi confronti;

2.  è consapevole del fatto che, nelle Filippine, milioni di persone sono colpite dagli elevati livelli di tossicodipendenza e dalle relative conseguenze; condanna fermamente il traffico e l'abuso di stupefacenti nelle Filippine; invita il governo ad attribuire la priorità alla lotta contro le reti di trafficanti e i signori della droga, invece di concentrarsi sui piccoli consumatori; sottolinea che questa lotta deve essere accompagnata dall'introduzione di misure di prevenzione e disintossicazione; incoraggia gli sforzi profusi dal governo per aprire nuovi centri di disintossicazione;

3.  condanna fermamente l'elevato numero di esecuzioni extragiudiziali commesse dalle forze armate e dai gruppi di miliziani nel contesto della campagna antidroga; esprime il suo cordoglio alle famiglie delle vittime; manifesta profonda preoccupazione per le segnalazioni credibili secondo cui le forze di polizia delle Filippine falsificherebbero le prove per giustificare le esecuzioni extragiudiziali, le cui vittime sono sempre più spesso i poveri delle aree urbane; invita le autorità delle Filippine ad avviare immediatamente indagini imparziali ed efficaci sulle esecuzioni extragiudiziali nonché a perseguire e assicurare alla giustizia tutti i responsabili; esorta l'UE a sostenere tali indagini; sollecita le autorità delle Filippine ad adottare tutte le misure necessarie per evitare che siano commesse altre uccisioni;

4.  esprime profonda preoccupazione per la retorica adottata dal presidente Duterte in risposta all'uccisione di alcuni agenti l'8 marzo 2017 ed esorta fermamente le autorità e l'esercito delle Filippine a rispettare rigorosamente il diritto internazionale umanitario, che impone a tutte le parti di un conflitto armato l'obbligo specifico di risparmiare i civili e i non combattenti;

5.  invita l'UE a sostenere l'avvio, nel quadro del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, di un'indagine internazionale indipendente sulle esecuzioni illegali e le altre violazioni commesse nelle Filippine nel contesto della "guerra contro la droga" promossa dal presidente Duterte;

6.  esprime profonda preoccupazione per la decisione della Camera dei rappresentanti di reintrodurre la pena di morte; invita le autorità delle Filippine a interrompere immediatamente il processo volto a reintrodurre la pena capitale; ricorda che l'UE considera la pena di morte un trattamento crudele e disumano che non è in grado di svolgere un'azione deterrente nei confronti dei comportamenti criminali; invita il governo filippino a non ridurre l'età minima della responsabilità penale;

7.  invita l'UE a monitorare con attenzione il caso della senatrice De Lima;

8.  sollecita l'UE ad avvalersi di tutti gli strumenti disponibili per aiutare il governo delle Filippine a rispettare i suoi obblighi internazionali in materia di diritti umani, in particolare mediante l'accordo quadro;

9.  esorta la Commissione a utilizzare tutti gli strumenti disponibili per far sì che le Filippine mettano fine alle esecuzioni extragiudiziali commesse nel quadro della campagna antidroga, ivi incluse iniziative procedurali miranti alla possibile soppressione delle preferenze SPG+ qualora nei prossimi mesi non si registrassero sostanziali progressi;

10.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al governo e al parlamento delle Filippine, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, ai parlamenti e ai governi degli Stati membri, all'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani nonché ai governi degli Stati membri dell'ASEAN.

(1) Testi approvati, P8_TA(2016)0349.


Priorità dell'UE per le sessioni del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite nel 2017
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Risoluzione del Parlamento europeo del 16 marzo 2017 sulle priorità dell'UE per le sessioni del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite nel 2017 (2017/2598(RSP))
P8_TA(2017)0089RC-B8-0183/2017

Il Parlamento europeo,

–  vista la Carta delle Nazioni Unite,

–  visti la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e le Convenzioni delle Nazioni Unite sui diritti umani, nonché i relativi protocolli facoltativi,

–  vista la risoluzione 60/251 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite che istituisce il Consiglio per i diritti umani (CDU),

–  viste la Convenzione europea dei diritti dell'uomo, la Carta sociale europea e la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulle sessioni del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite,

–  vista la sua raccomandazione del 7 luglio 2016 al Consiglio sulla 71ª sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite(1),

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulle violazioni dei diritti umani, tra cui le sue risoluzioni d'urgenza del 2016 su Etiopia, Corea del Nord, India, Crimea, Hong Kong, Kazakhstan, Egitto, Repubblica democratica del Congo, Pakistan, Honduras, Nigeria, Gambia, Gibuti, Cambogia, Tagikistan, Vietnam, Malawi, Bahrein, Myanmar/Birmania, Filippine, Somalia, Zimbabwe, Ruanda, Sudan, Thailandia, Cina, Brasile, Russia, Tibet, Iraq, Indonesia, Repubblica centrafricana, Burundi, Nicaragua, Kuwait e Guatemala,

–  vista la sua risoluzione del 14 dicembre 2016 sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2015 e sulla politica dell'Unione europea in materia(2),

–  visti l'articolo 2, l'articolo 3, paragrafo 5, e gli articoli 18, 21, 27 e 47 del trattato sull'Unione europea,

–  vista la relazione annuale 2015 del CDU all'Assemblea generale delle Nazioni Unite,

–  visto l'articolo 123, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che la promozione e la salvaguardia dell'universalità dei diritti umani sono parte integrante dell'acquis etico e giuridico dell'Unione europea e costituiscono elementi fondanti dell'unità e dell'integrità europee; che il rispetto dei diritti umani va integrato in tutte le politiche dell'Unione;

B.  considerando che l'Unione europea è fermamente impegnata a favore del multilateralismo e degli organi delle Nazioni Unite per quanto concerne la promozione e la protezione dei diritti umani;

C.  considerando che le sessioni ordinarie del CDU, la nomina di relatori speciali, il meccanismo della revisione periodica universale (UPR) e le procedure speciali riguardanti situazioni nazionali specifiche o questioni tematiche contribuiscono alla promozione e al rispetto dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto;

Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite

1.  plaude al lavoro svolto dall'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Zeid Ra'ad Al Hussein, e dal suo Ufficio (OHCHR); ricorda l'impegno dell'UE a continuare a sostenerne e difenderne l'integrità, l'indipendenza e il funzionamento; valuta positivamente il ruolo svolto dall'OHCHR nel far progredire la cooperazione tra i meccanismi internazionali e regionali in materia di diritti umani e nell'individuare soluzioni per accrescere il ruolo degli "accordi regionali" relativamente alle norme universali sui diritti umani;

2.  è del parere che l'efficacia e la credibilità del CDU dipendano dall'impegno concreto dei suoi membri a proteggere tutti, in tutti i paesi, da qualsiasi violazione dei diritti umani, conformemente alle convenzioni internazionali sui diritti umani, promuovendo l'universalità, l'imparzialità, l'obiettività, la non selettività, il dialogo costruttivo e la cooperazione; esorta ad evitare la polarizzazione nelle discussioni in seno al CDU e incoraggia il dialogo costruttivo;

3.  invita gli Stati a garantire l'accesso al proprio territorio agli esperti indipendenti del CDU, ai relatori speciali e agli esperti dell'OHCHR affinché possano indagare sulle presunte violazioni dei diritti umani e a impegnarsi in modo costruttivo per correggere la situazione, nonché a onorare gli impegni assunti relativamente alle convenzioni sui diritti umani e a offrire piena cooperazione nel quadro delle procedure speciali del CDU;

4.  incoraggia tutti gli Stati ad adottare misure concrete per dare seguito alle raccomandazioni formulate nel quadro dell'UPR e a rimediare alle carenze istituendo un meccanismo di attuazione e seguito, comprendente anche la messa a punto di piani d'azione nazionali e di meccanismi nazionali di coordinamento;

5.  ricorda che l'Assemblea generale delle Nazioni Unite, nell'eleggere i membri del CDU, ha l'obbligo di tenere conto del rispetto, da parte dei candidati, della promozione e della tutela dei diritti umani, dello Stato di diritto e della democrazia; accoglie con favore la decisione con cui il CDU ha chiesto che il proprio comitato consultivo prepari una relazione per valutare i progressi realizzati quanto alla definizione di accordi regionali e subregionali per la promozione e la tutela dei diritti umani; invita l'UE e i suoi Stati membri a garantire che le rispettive modalità di voto riflettano la pari importanza dei diritti, nonché a migliorare il coordinamento delle posizioni dell'UE in proposito; chiede con forza che l'Unione parli con una sola voce e raggiunga una posizione comune nelle votazioni in seno al CDU;

6.  ribadisce l'importanza di garantire un impegno attivo e costante dell'UE nei meccanismi per i diritti umani delle Nazioni Unite, in particolare nella terza commissione, nell'Assemblea generale e nel CDU, per migliorare la sua credibilità; sostiene gli sforzi compiuti dal Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE), dalle delegazioni dell'UE a New York e a Ginevra e dagli Stati membri per accrescere ulteriormente la coerenza dell'UE sulle questioni dei diritti umani a livello di Nazioni Unite;

Priorità tematiche

7.  sottolinea l'importanza del ruolo che le ONG impegnate per i diritti umani e i difensori dei diritti umani rivestono nella promozione e nella tutela di tali diritti; evidenzia che i diritti umani e le libertà fondamentali devono essere protetti in tutte le diverse forme in cui si declinano, anche nel contesto delle nuove tecnologie; condivide le preoccupazioni del CDU in merito alle segnalazioni di minacce e rappresaglie contro i membri di organizzazioni della società civile e ONG che hanno cooperato con il CDU nel processo dell'UPR;

8.  esprime profonda preoccupazione per i numerosi e crescenti tentativi di ridurre lo spazio della società civile e dei difensori dei diritti umani, anche attraverso l'adozione di leggi antiterrorismo; condanna qualsiasi atto di violenza, vessazione, intimidazione o persecuzione contro i difensori dei diritti umani, gli informatori, i giornalisti e i blogger, sia online che offline; invita tutti gli Stati a promuovere e garantire un ambiente sicuro e favorevole in cui le ONG, la società civile, i giornalisti e i difensori dei diritti umani possano operare in modo autonomo e senza ingerenze, rivolgendo un'attenzione particolare a tutti i gruppi vulnerabili; fa nuovamente appello agli Stati che hanno adottato norme restrittive nei confronti delle organizzazioni indipendenti impegnate per i diritti umani, invitandoli ad abrogare tali norme;

9.  ritiene che mezzi di comunicazione liberi, indipendenti e imparziali costituiscano uno dei capisaldi fondamentali di una società democratica, nella quale il dibattito pubblico ha un ruolo cruciale; appoggia l'appello a favore della nomina, presso il Segretario generale delle Nazioni Unite, di un rappresentante speciale per la sicurezza dei giornalisti; chiede che in tutti i consessi internazionali siano affrontati i temi della libertà di espressione online, delle libertà digitali e dell'importanza di una rete libera e aperta; chiede la riduzione del divario digitale, un accesso illimitato all'informazione e alla comunicazione, nonché un accesso a Internet privo di censure;

10.  ricorda che il diritto alla libertà di riunione e di associazione continua a costituire un serio problema; plaude vivamente al lavoro del relatore speciale per i diritti alla libertà di riunione pacifica e di associazione, Maina Kiai; invita tutti gli Stati a tenere in debita considerazione le sue relazioni;

11.  esorta tutti gli Stati a ratificare rapidamente i protocolli facoltativi del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (ICCPR) e del Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali (ICESCR), che istituiscono meccanismi di denuncia e indagine;

12.  si oppone a qualsiasi forma di discriminazione o persecuzione su qualsiasi base o per qualsiasi ragione, quali la razza, il colore, la lingua, la religione o il credo, l'identità di genere e l'orientamento sessuale, l'origine sociale, la casta, la nascita, l'età o la disabilità; appoggia l'impegno dell'UE nel quadro delle pertinenti procedure speciali, tra cui il nuovo esperto indipendente sulla protezione dalla violenza e dalla discriminazione fondate sull'orientamento sessuale e l'identità di genere; invita l'UE a continuare attivamente a promuovere l'uguaglianza e la non discriminazione e a combattere la violenza e la discriminazione, quali ne siano le vittime;

13.  esprime preoccupazione per il fatto che molte persone, individualmente o come categoria, subiscono violazioni del loro diritto alla libertà di religione o di credo da parte di organi dello Stato e di attori non statali, il che è fonte di discriminazione, disuguaglianza e stigmatizzazione; ricorda la necessità di combattere l'intolleranza e la discriminazione fondate sulla religione o sul credo per garantire il rispetto di altri diritti umani interdipendenti, come il diritto alla libertà di espressione;

14.  chiede che l'UE si adoperi per tutelare maggiormente le minoranze etniche e religiose da persecuzioni e violenze e per ottenere l'abrogazione delle leggi che, facendo della blasfemia o dell'apostasia un reato, fungono da pretesto per perseguitare le minoranze religiose ed etniche e i non credenti; invita a sostenere il lavoro del relatore speciale per la libertà di religione o di credo;

15.  chiede fermamente che l'UE continui a mantenere una posizione di totale intransigenza nei confronti della pena di morte e ad adoperarsi ulteriormente per rafforzare il sostegno transregionale alla prossima risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite relativa a una moratoria sulla pena di morte; plaude alla decisione adottata nel 2015 dalla Repubblica del Congo, dalle Figi e dal Madagascar di abolire la pena di morte per tutti i reati; deplora la ripresa delle esecuzioni in alcuni paesi, tra cui Bangladesh, Bahrain, Bielorussia, Ciad, India, Indonesia, Kuwait, Oman e Sud Sudan; deplora altresì l'aumento segnalato del numero di sentenze capitali emesse, in particolare, in Cina, Egitto, Iran, Nigeria, Pakistan e Arabia Saudita; ricorda alle autorità di questi paesi che essi sono firmatari della Convenzione sui diritti del fanciullo, la quale vieta categoricamente l'applicazione della pena di morte per reati commessi da persone di età inferiore a 18 anni;

16.  esorta l'UE a pronunciarsi apertamente a sostegno dell'attività delle Nazioni Unite contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, le esecuzioni di massa e di altro tipo, comprese quelle per reati connessi alla droga, e chiede al SEAE di intensificare, a tutti i livelli di dialogo e in tutte le sedi, le azioni dell'UE nella lotta contro le esecuzioni sommarie, la tortura e altri maltrattamenti, in linea con gli orientamenti per una politica dell'UE nei confronti dei paesi terzi in materia di tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti; invita a procedere alla ratifica universale e all'attuazione effettiva della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e del relativo protocollo facoltativo; sottolinea l'importanza fondamentale di sostenere la prevenzione della tortura, anche attraverso il rafforzamento dei meccanismi nazionali di prevenzione istituiti nel quadro del protocollo facoltativo, nonché di continuare a sostenere la riabilitazione delle vittime di tortura;

17.  esprime profonda preoccupazione per il persistere di gravi violazioni e abusi dei diritti umani in tutto il mondo; sostiene con determinazione la Corte penale internazionale (CPI) quale istituzione fondamentale per perseguire i responsabili e aiutare le vittime a ottenere giustizia, sulla base del principio di complementarietà, nei casi di genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra; chiede a tutte le parti di fornire sostegno politico, diplomatico, finanziario e logistico alle attività quotidiane della CPI;

18.  invita l'UE a continuare a rafforzare le attività della CPI; incoraggia un dialogo e una cooperazione solidi tra la Corte, le Nazioni Unite e le sue agenzie nonché il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (UNSC); invita tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite ad aderire alla CPI ratificando lo Statuto di Roma e ad incoraggiare la ratifica degli emendamenti di Kampala;

19.  condanna con la massima fermezza le gravi e persistenti violazioni dei diritti umani, in particolare quelle perpetrate dall'ISIS/Daesh e gli attacchi di Boko Haram contro i bambini, come pure ogni altro attacco compiuto da organizzazioni terroristiche o paramilitari contro i civili, in particolare donne e bambini; denuncia la frequenza e la portata degli atti di distruzione del patrimonio culturale e chiede di sostenere gli sforzi profusi in questo ambito nei vari consessi delle Nazioni Unite;

20.  condanna la mancanza di rispetto per il diritto internazionale umanitario ed esprime profonda preoccupazione per il crescente tasso di danni civili nei conflitti armati in tutto il mondo e per gli attacchi mortali contro ospedali, scuole, convogli umanitari e altri bersagli civili; insiste affinché tali violazioni siano tenute in debita considerazione nei rapporti specifici per paese del CDU e nelle pertinenti revisioni nel quadro del meccanismo UPR;

21.  invita l'UE ad adoperarsi attivamente a favore di un'iniziativa sul riconoscimento, da parte delle Nazioni Unite, del genocidio delle minoranze etniche e religiose perpetrato dal cosiddetto ISIS/Daesh e per il deferimento alla CPI dei casi di presunti crimini contro l'umanità, crimini di guerra e genocidio; incoraggia un dialogo e una cooperazione solidi tra la Corte, le Nazioni Unite e le sue agenzie nonché il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;

22.  chiede all'UE di incoraggiare tutti gli Stati a porre i diritti umani al centro delle rispettive politiche di sviluppo e ad attuare la dichiarazione delle Nazioni Unite sul diritto allo sviluppo del 1986; si compiace della recente nomina da parte del CDU di un relatore speciale sul diritto allo sviluppo, il cui mandato comprende il contributo alla promozione, alla protezione e al rispetto del diritto allo sviluppo nel contesto dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e di altri accordi internazionali di cooperazione allo sviluppo; sottolinea che i diritti umani per tutti devono essere un elemento trasversale nel conseguimento di tutti gli obiettivi e le finalità dell'Agenda 2030;

23.  invita l'UE a continuare a promuovere la parità tra donne e uomini e a sostenere attivamente l'operato di UN Women e le iniziative di integrazione della dimensione di genere nelle sue attività e nei suoi programmi; sollecita misure di sostegno continuo volte a rafforzare l'emancipazione delle donne e delle ragazze e l'eradicazione di tutte le forme di violenza e discriminazione nei loro confronti, compresa la violenza di genere; chiede con fermezza che l'UE cerchi di attuare iniziative transregionali per la promozione, la tutela e la realizzazione dei diritti delle donne e per la piena ed effettiva attuazione della piattaforma d'azione di Pechino e del programma d'azione della Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo (ICPD), come pure che, nello stesso contesto, mantenga il proprio impegno a favore dei diritti sessuali e riproduttivi;

24.  ricorda l'impegno dell'UE a favore dell'integrazione dei diritti umani e delle questioni di genere, in conformità con le storiche risoluzioni 1325 (2000) e 1820 (2008) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle donne, la pace e la sicurezza; invita l'UE a sostenere a livello internazionale il riconoscimento del valore aggiunto della partecipazione delle donne alla prevenzione e alla risoluzione dei conflitti, alle operazioni di mantenimento della pace, all'assistenza umanitaria nonché alla ricostruzione e alla riconciliazione sostenibile dopo un conflitto;

25.  invita l'UE a continuare a promuovere i diritti dei minori, in particolare contribuendo a garantire l'accesso dei bambini all'acqua, ai servizi igienico-sanitari, all'assistenza sanitaria e all'istruzione, ivi compreso nelle zone di conflitto e nei campi profughi, ed eliminando il lavoro minorile, il reclutamento di bambini soldato, la privazione della libertà personale, la tortura, la tratta di esseri umani, i matrimoni infantili, precoci e forzati, lo sfruttamento sessuale e le pratiche dannose, quali le mutilazioni genitali femminili; chiede che siano adottate misure volte a sostenere e rafforzare le azioni internazionali realizzate attraverso le Nazioni Unite per porre fine all'impiego di minori nei conflitti armati, e che sia affrontato in modo più efficace l'impatto delle situazioni di conflitto e postbelliche sulle donne e le ragazze; invita tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite ad adempiere i loro obblighi derivanti dal trattato e gli impegni assunti nel quadro della Convenzione sui diritti del fanciullo, adottata nel 1989, al fine di rispettare i diritti di tutti i minori sotto la loro giurisdizione, a prescindere dal loro status giuridico, e senza discriminazioni di alcun tipo;

26.  sollecita gli Stati a promuovere i diritti delle persone con disabilità, compresa la loro partecipazione paritaria e l'inclusione sociale; chiede a tutti gli Stati di ratificare e attuare la Convenzione delle Nazioni Unite sulle persone con disabilità;

27.  invita l'UE a collaborare con i partner per l'attuazione dei principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, anche incoraggiando un maggiore numero di Stati ad adottare piani d'azione nazionali e a partecipare ai filoni operativi dei gruppi di lavoro delle Nazioni Unite nonché dell'OHCHR; ribadisce il suo invito a tutti gli Stati e all'UE ad impegnarsi attivamente e in modo costruttivo per l'elaborazione tempestiva di uno strumento giuridicamente vincolante che disciplini, nel diritto internazionale in materia di diritti umani, le attività delle società transnazionali e di altre imprese commerciali in modo da prevenire le violazioni dei diritti umani e, qualora queste si verifichino, garantire le indagini, il risarcimento e l'accesso ai mezzi di ricorso;

28.  accoglie con favore la dichiarazione di New York delle Nazioni Unite sui rifugiati e i migranti, che affronta la questione dei grandi flussi di rifugiati e migranti e ha condotto all'adozione di un patto mondiale su un quadro globale di risposta per i rifugiati, e l'impegno che si applica a migranti e rifugiati al fine di salvare vite, far fronte alle necessità specifiche, contrastare il razzismo e la xenofobia, lottare contro la tratta di esseri umani, garantire parità di riconoscimento e protezione di fronte alla legge, nonché l'inclusione nei piani nazionali di sviluppo; invita tutte le parti interessate a garantire impegno politico, finanziamenti e atti concreti di solidarietà a sostegno della dichiarazione di New York per i rifugiati e i migranti e rammenta che la questione della migrazione dovrebbe continuare ad essere esaminata su scala mondiale e non solo a livello europeo; invita l'UE e i suoi Stati membri ad assumere un ruolo guida in questi sforzi internazionali e, nel rispetto dei loro obblighi derivanti dal diritto internazionale, a tener fede ai loro impegni per la protezione dei diritti umani di richiedenti asilo, rifugiati, migranti e di tutti gli sfollati, in particolare le donne, i minori e i gruppi vulnerabili, tra cui le persone con disabilità;

29.  rammenta che il rimpatrio dei migranti dovrebbe avvenire unicamente nel pieno rispetto dei loro diritti e solo quando nei loro paesi sia garantita la tutela dei loro diritti; invita i governi a porre fine agli arresti e alla detenzione arbitrari di migranti, inclusi i minori; invita tutti gli Stati ad adottare misure concrete nell'interesse superiore dei minori rifugiati e migranti, sulla base della Convenzione sui diritti del fanciullo, e a introdurre misure volte a rafforzare i sistemi di tutela dei minori, in particolare attraverso la formazione degli operatori sociali e di altri gruppi professionali nonché in collaborazione con le ONG; invita tutti gli Stati a ratificare e applicare la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie;

30.  sottolinea l'importanza di promuovere l'universalità e l'indivisibilità dei diritti umani, compresi i diritti civili, politici, economici, sociali e culturali, in conformità dell'articolo 21 del trattato di Lisbona e delle disposizioni generali sull'azione esterna dell'Unione;

31.  evidenzia la necessità di adottare un approccio basato sui diritti e di integrare il rispetto dei diritti umani in tutte le politiche dell'UE, anche nell'ambito del commercio, degli investimenti, dei servizi pubblici, della cooperazione allo sviluppo e della migrazione, nonché nella politica di sicurezza e di difesa comune;

32.  ricorda che la coerenza interna ed esterna nel settore dei diritti umani è essenziale per la credibilità della politica dell'UE in materia di diritti umani nelle sue relazioni con i paesi terzi e invita l'UE a rispettare i propri impegni al riguardo;

Bielorussia

33.  esprime profonda preoccupazione per il protrarsi delle limitazioni alle libertà di espressione, di associazione e di riunione pacifica; condanna le vessazioni ai danni di giornalisti indipendenti e di opposizione e di attivisti per i diritti umani, nonché la loro detenzione; condanna il persistente ricorso alla pena di morte; chiede il rinnovo del mandato del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Bielorussia in occasione della 35a sessione del Consiglio ed esorta il governo a cooperare pienamente con il relatore speciale nonché a impegnarsi ad apportare le riforme da tempo attese per tutelare i diritti umani, attuando, tra l'altro, le raccomandazioni del relatore speciale e altri meccanismi per i diritti umani;

Burundi

34.  esprime massima preoccupazione per il deterioramento della situazione politica e di sicurezza in Burundi e per il crescente numero di persone in fuga dal paese; condanna le violenze perpetrate in Burundi dal 2015, ovvero le uccisioni, le torture e gli atti di violenza mirati contro le donne, ivi compresi lo stupro collettivo e le vessazioni; condanna la detenzione di migliaia di persone, lo sfollamento forzato di centinaia di migliaia di burundesi, le violazioni della libertà di stampa e di espressione nonché la prevalente impunità per tali atti; sostiene la decisione del Consiglio dell'UE, dopo il fallimento delle discussioni avviate a norma dell'articolo 96 dell'accordo di Cotonou, di sospendere il sostegno finanziario diretto all'amministrazione burundese, compreso il sostegno di bilancio, mantenendo tuttavia il pieno sostegno finanziario per la popolazione e gli aiuti umanitari attraverso i canali diretti; esprime pieno sostegno all'istituzione di una commissione d'inchiesta sul Burundi per identificare i presunti autori delle violazioni e degli abusi dei diritti umani commessi nel paese, in modo da garantire la totale assunzione di responsabilità; invita l'UE e i suoi Stati membri a fare uso della loro influenza al fine di garantire che il Burundi inizi a cooperare pienamente con la commissione d'inchiesta e con il Consiglio e i suoi meccanismi, avvii un dialogo costruttivo con la commissione d'inchiesta e affronti le gravi preoccupazioni in materia di diritti umani; esorta le autorità burundesi a riconsiderare la loro decisione di ritirarsi dalla CPI;

Repubblica popolare democratica di Corea (RPDC)

35.  esprime profonda preoccupazione per il continuo deterioramento della situazione dei diritti umani nella RPDC; invita il governo della RPDC ad adempiere agli obblighi che incombono al paese in virtù degli strumenti sui diritti umani di cui è parte e a garantire che le organizzazioni umanitarie, gli osservatori indipendenti per i diritti umani e il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nella RPDC abbiano accesso al paese e possano avvalersi della necessaria cooperazione; invita la RPDC a garantire la libertà di espressione e la libertà di stampa per i mezzi d'informazione nazionali e internazionali e a consentire ai suoi cittadini un accesso a Internet non soggetto a censura; condanna fermamente il ricorso sistematico alla pena di morte su vasta scala nella RPDC; invita il governo della RPDC a dichiarare una moratoria su tutte le esecuzioni, in vista di un'abolizione della pena di morte nel prossimo futuro; chiede che i responsabili dei reati contro l'umanità commessi nella RPDC siano chiamati a risponderne, siano condotti a giudizio dinanzi alla CPI e siano oggetto di sanzioni mirate; condanna fermamente i test nucleari ritenendoli una provocazione inutile e pericolosa, nonché una violazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e una grave minaccia alla pace e alla stabilità della penisola coreana e della regione dell'Asia nordorientale; chiede il rinnovo del mandato del relatore speciale; chiede che la relazione del gruppo di esperti sia presentata dinanzi all'Assemblea generale e al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; raccomanda di includere nella risoluzione le principali raccomandazioni in materia di responsabilità contenute nella relazione degli esperti, tra cui il rafforzamento della capacità dell'Ufficio di Seoul con competenze investigative e di azione penale nonché la nomina di un esperto in giustizia penale al fine di compiere progressi verso l'assunzione di responsabilità;

Repubblica democratica del Congo (RDC)

36.  condanna le gravi violazioni dei diritti umani commesse, in assoluta impunità, dalle forze di sicurezza e chiede che i responsabili siano chiamati a risponderne; chiede in particolare un'indagine approfondita sugli atti di brutale violenza commessi nei confronti dei civili nel Congo orientale, tra cui lo stupro di donne e la riduzione di bambini in schiavitù; chiede un'eventuale proroga del mandato della forza delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace nel Congo orientale; invita il Consiglio a considerare la possibilità di estendere le misure restrittive esistenti, quali le sanzioni mirate dell'UE, tra cui il divieto di viaggio e il congelamento dei beni, nei confronti dei responsabili della violenta repressione e della destabilizzazione del processo democratico nella RDC qualora le violenze tornassero a ripetersi, come previsto dall'accordo di Cotonou; esorta le autorità della RDC ad attuare l'accordo raggiunto nel dicembre 2016 e a indire elezioni entro dicembre 2017, con il sostegno degli attori internazionali; invita il CDU a tenere sotto osservazione la RDC fino a quando non avranno luogo le elezioni e una transizione democratica, e incoraggia l'Ufficio dell'Alto commissario a informare il Consiglio circa la situazione nella RDC, ove del caso, e ad adottare provvedimenti più incisivi se necessario;

Territori georgiani dell'Abkhazia e della regione di Tskhinvali/Ossezia meridionale

37.  continua a nutrire preoccupazione per la libertà di espressione e dei mezzi d'informazione e la mancanza di accesso ai territori dell'Abkhazia e della regione di Tskhinvali/Ossezia del Sud, illegalmente occupati dalla Russia e nei quali le violazioni dei diritti umani continuano a essere diffuse; esorta a rafforzare i contatti interpersonali tra il territorio controllato da Tbilisi e le due regioni occupate; invita a rispettare pienamente la sovranità e l'integrità territoriale della Georgia nonché l'inviolabilità dei suoi confini riconosciuti a livello internazionale; sottolinea la necessità che i rifugiati e gli sfollati interni possano fare ritorno al luogo dove risiedono permanentemente in condizioni di sicurezza e dignità; esorta il governo della Georgia ad adottare opportune misure al fine di garantire un seguito alle raccomandazioni dell'UPR e la relativa attuazione;

Myanmar/Birmania

38.  esprime profonda preoccupazione per le notizie di violenti scontri nello Stato di Rakhine settentrionale e deplora la perdita di vite umane, di mezzi di sussistenza e di abitazioni nonché l'uso sproporzionato della forza da parte delle forze armate del Myanmar/Birmania; esorta l'esercito e le forze di sicurezza a porre immediatamente fine alle uccisioni, ai soprusi e agli stupri di cui è vittima la popolazione rohingya e agli incendi delle loro abitazioni; insiste affinché il governo e le autorità civili del Myanmar/Birmania pongano immediatamente fine alla discriminazione e alla segregazione della minoranza rohingya; chiede che i diritti della popolazione rohingya siano salvaguardati e che siano garantite la sicurezza, la protezione e l'uguaglianza di tutti i cittadini del Myanmar/Birmania; accoglie con favore la decisione del governo del Myanmar/Birmania di rendere prioritarie la pace e la riconciliazione nazionale; accoglie con favore l'annuncio da parte del governo del Myanmar/Birmania relativo all'istituzione di una commissione d'inchiesta sui recenti episodi di violenza nello Stato di Rakhine; sottolinea la necessità di perseguire i responsabili in modo appropriato e di fornire adeguati mezzi di ricorso alle vittime di violazioni; invita il governo del Myanmar/Birmania a proseguire il processo di democratizzazione del paese e a rispettare lo Stato di diritto, la libertà di parola e i diritti umani fondamentali; invita l'UE e i suoi Stati membri a sostenere un nuovo mandato del relatore speciale sul Myanmar/Birmania;

Territori palestinesi occupati

39.  è profondamente preoccupato per il persistere di una situazione di stallo nel processo di pace in Medio Oriente e chiede la tempestiva ripresa di sforzi di pace credibili; esprime preoccupazione per la situazione umanitaria e le violazioni dei diritti umani nei territori palestinesi occupati, come riferito nella sua risoluzione del 10 settembre 2015 sul ruolo dell'UE nel processo di pace in Medio Oriente(3); sottolinea la necessità di un costante impegno dell'UE e degli Stati membri nel monitoraggio dell'attuazione delle risoluzioni del CDU in materia di violazioni e abusi, quale la risoluzione del 3 luglio 2015 dal titolo "Garantire l'assunzione di responsabilità e la giustizia per tutte le violazioni del diritto internazionale nei territori palestinesi occupati, compresa Gerusalemme Est"; prende atto delle indagini preliminari della CPI attualmente in corso; ribadisce il suo pieno sostegno alla CPI e al sistema della giustizia penale internazionale; ricorda in tale contesto i principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani(4) e invita il SEAE a riferire al Parlamento in merito alla distruzione e al danneggiamento delle strutture e dei progetti finanziati dall'UE; sottolinea che tutte le parti devono continuare a rispettare il cessate il fuoco a Gaza e chiede di porre fine al blocco; invita israeliani e palestinesi a evitare azioni che possano innescare un'ulteriore escalation, tra cui la retorica dell'odio e l'incitamento all'odio nella vita pubblica, nonché misure unilaterali che potrebbero pregiudicare l'esito dei negoziati e minacciare la fattibilità della soluzione basata sulla coesistenza di due Stati; sottolinea che una soluzione duratura al conflitto può essere raggiunta soltanto in un contesto regionale con il coinvolgimento di tutti i pertinenti attori regionali e il sostegno della comunità internazionale;

Sud Sudan

40.  invita tutte le parti ad astenersi dal commettere violazioni dei diritti umani e violazioni del diritto umanitario internazionale, comprese le violazioni che equivalgono a crimini internazionali, come le esecuzioni extragiudiziali, la violenza mirata di stampo etnico, la violenza sessuale nei conflitti, compreso lo stupro, nonché la violenza di genere, il reclutamento e l'impiego di bambini, le sparizioni forzate e gli arresti e la detenzione arbitrari; prende atto che il governo del Sud Sudan ha firmato l'accordo su una tabella di marcia il 16 marzo 2016 e ha successivamente precisato i suoi impegni in merito all'inclusione di altri pertinenti soggetti interessati nel dialogo nazionale e sul fatto di continuare a rispettare le decisioni adottate tra i firmatari dell'opposizione e il meccanismo 7 + 7, il comitato direttivo del dialogo nazionale; insiste sulla necessità che tutte le parti rispettino i loro impegni e chiede un dialogo continuo finalizzato all'istituzione di un cessate il fuoco definitivo; invita l'UE e i suoi Stati membri ad assumere un maggiore impegno nel sostenere gli sforzi dell'Unione africana per portare la pace in Sud Sudan e al popolo sudanese nella transizione verso una democrazia riformata dall'interno; invita l'UE e i suoi Stati membri a rinnovare il mandato della commissione per i diritti umani nel Sud Sudan e a rafforzarne il ruolo al fine di indagare sulle violazioni dei diritti umani e realizzare una mappatura delle violenze sessuali; sostiene l'integrazione delle sue raccomandazioni in una relazione destinata all'Assemblea generale e al Consiglio di sicurezza dell'ONU;

Siria

41.  condanna con la massima fermezza le atrocità e le diffuse violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario commesse dalle forze del regime di Assad, con il sostegno di Russia e Iran, nonché le violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario perpetrate da attori statali e non statali, inclusi gruppi armati terroristici, in particolare ISIS/Daesh, i cui crimini equivalgono ad atti di genocidio, Jabhat Fateh al-Sham/fronte al-Nusra e altri gruppi jihadisti; insiste sulla necessità di continuare a investigare in merito all'uso e alla distruzione di armi chimiche da parte di tutti gli attori in conflitto in Siria e deplora la decisione di Russia e Cina di bloccare una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sull'uso delle armi chimiche; torna a chiedere che sia concesso un pieno accesso senza ostacoli all'assistenza umanitaria e che siano presi provvedimenti contro i responsabili di crimini di guerra e crimini contro l'umanità, che devono essere chiamati a rispondere delle loro azioni; appoggia l'iniziativa dell'UE di deferire la questione della situazione in Siria alla CPI ed esorta il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ad agire in tal senso; appoggia il mandato della COI di svolgere un'indagine speciale su Aleppo, sulla quale dovrebbe riferire entro la 34ª sessione del CDU in marzo, e chiede che tale relazione sia presentata all'Assemblea generale e al Consiglio di sicurezza;

Ucraina

42.  deplora il fatto che l'aggressione russa in corso abbia causato una drammatica situazione umanitaria nella regione del Donbas, mentre alle organizzazioni umanitarie ucraine e internazionali viene rifiutato l'accesso alle regioni occupate; esprime profonda preoccupazione per le difficili condizioni umanitarie degli oltre 1,5 milioni di sfollati interni; è profondamente preoccupato per le continue violenze sessuali commesse durante il conflitto; esprime la propria profonda inquietudine per le violazioni dei diritti umani perpetrate in Crimea, segnatamente nei confronti dei tatari di Crimea; sottolinea la necessità di un'ulteriore assistenza finanziaria dell'UE per l'Ucraina; ribadisce il suo pieno impegno a favore della sovranità, dell'indipendenza, dell'unità e dell'integrità territoriale dell'Ucraina all'interno dei suoi confini riconosciuti a livello internazionale, nonché della sua scelta libera e sovrana di seguire un percorso europeo; invita tutte le parti a perseguire senza indugio la reintegrazione pacifica della penisola di Crimea occupata nel sistema giuridico ucraino, attraverso il dialogo politico e nel pieno rispetto del diritto internazionale; invita il SEAE e il Consiglio a intensificare le pressioni sulla Federazione russa per consentire l'accesso in Crimea alle organizzazioni internazionali, allo scopo di monitorare la situazione dei diritti umani in considerazione delle gravi violazioni delle libertà fondamentali e dei diritti umani in corso nella penisola, nonché di istituire meccanismi di monitoraggio internazionale permanenti e basati su convenzioni; chiede altresì la piena attuazione dell'accordo di Minsk e sostiene, a tal proposito, la proroga delle sanzioni contro la Russia fino a quando la Crimea non sarà restituita; ricorda che tutte le parti coinvolte nel conflitto sono tenute ad adottare tutte le misure possibili per proteggere la popolazione civile sotto il loro controllo dagli effetti delle ostilità; sostiene e incoraggia il dialogo interattivo previsto nell'ambito del 34° CDU;

Yemen

43.  esprime profonda preoccupazione per la catastrofica situazione umanitaria in Yemen; riafferma il proprio impegno a continuare a sostenere lo Yemen e il popolo yemenita; condanna il fatto che i civili siano presi di mira e si trovino intrappolati in una situazione intollerabile tra le parti belligeranti che commettono violazioni del diritto internazionale umanitario e del diritto internazionale in materia di diritti umani; sottolinea che la coscrizione e l'impiego di bambini nei conflitti armati sono rigorosamente vietati dal diritto internazionale in materia di diritti umani e dal diritto internazionale umanitario e possono costituire un crimine di guerra in caso di coscrizione di minori di età inferiore ai quindici anni; invita tutte le parti a rilasciare immediatamente tali bambini e ad astenersi dal reclutarli; esorta tutte le parti ad allentare la tensione e a introdurre immediatamente un cessate il fuoco stabile che conduca a una soluzione politica, inclusiva e negoziata al conflitto; sostiene pienamente, in tale contesto, gli sforzi dell'inviato speciale delle Nazioni Unite per lo Yemen, Ismaïl Ould Cheikh Ahmed, nonché l'attuazione della risoluzione del Consiglio dei diritti umani 33/16 dell'ottobre 2016, nella quale si chiede alle Nazioni Unite di collaborare con la commissione d'inchiesta nazionale indipendente, e appoggia tutti gli sforzi volti a condurre un'indagine internazionale indipendente per porre fine al clima di impunità in Yemen; invita gli Stati membri dell'UE a sostenere gli sforzi attuali esprimendo preoccupazione per le violazioni e gli abusi commessi in Yemen e chiedendo un'indagine approfondita e imparziale al riguardo; invita l'Alto commissario a impiegare il formato d'informazione intersessione in modo da tenere il CDU costantemente informato sui risultati delle sue indagini;

o
o   o

44.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri dell'UE, al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al presidente della 71ª Assemblea generale delle Nazioni Unite, al presidente del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, all'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e al Segretario generale dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.

(1) Testi approvati, P8_TA(2016)0317.
(2) Testi approvati, P8_TA(2016)0502.
(3) Testi approvati, P8_TA(2015)0318.
(4) http://www.ohchr.org/documents/issues/business/A.HRC.17.31.pdf


Diligenza nella catena di approvvigionamento per gli importatori di minerali e metalli provenienti da zone di conflitto e ad alto rischio ***I
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Risoluzione
Testo
Allegato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 16 marzo 2017 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un sistema europeo di autocertificazione dell'esercizio del dovere di diligenza nella catena di approvvigionamento per gli importatori responsabili di stagno, tungsteno, tantalio, dei loro minerali e di oro, originari di zone di conflitto e ad alto rischio (COM(2014)0111 – C7-0092/2014 – 2014/0059(COD))
P8_TA(2017)0090A8-0141/2015

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2014)0111),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 207 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C7‑0092/2014),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti l’accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell’articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera dell'8 dicembre 2016, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il commercio internazionale e il parere della commissione per lo sviluppo (A8-0141/2015),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso(1);

2.  prende nota della dichiarazione del Consiglio e delle dichiarazioni della Commissione allegate alla presente risoluzione;

3.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 16 marzo 2017 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2017/... del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce obblighi in materia di dovere di diligenza nella catena di approvvigionamento per gli importatori dell'Unione di stagno, tantalio e tungsteno, dei loro minerali, e di oro, originari di zone di conflitto o ad alto rischio

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2017/821.)

ALLEGATO ALLA RISOLUZIONE LEGISLATIVA

Dichiarazione del Consiglio sul regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce gli obblighi di diligenza nella catena di approvvigionamento per gli importatori dell'Unione di stagno, tantalio e tungsteno, dei loro minerali e di oro, originari di zone di conflitto e ad alto rischio

Il Consiglio conviene, in via eccezionale, di delegare alla Commissione il potere di adottare atti delegati relativamente alla modifica delle soglie dell'allegato I come stabilito all'articolo 1, paragrafi 4 e 5, al fine di assicurare l'adozione tempestiva delle soglie e conseguire gli obiettivi del regolamento. Tale accordo lascia impregiudicate future proposte legislative nel settore del commercio, nonché nel settore delle relazioni esterne nel suo insieme.

Dichiarazione n. 1 della Commissione sul regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce gli obblighi di diligenza nella catena di approvvigionamento per gli importatori dell'Unione di stagno, tantalio e tungsteno, dei loro minerali e di oro, originari di zone di conflitto e ad alto rischio

La Commissione valuterà la possibilità di presentare ulteriori proposte legislative rivolte alle imprese dell'UE aventi nella loro catena di approvvigionamento prodotti contenenti stagno, tantalio, tungsteno e oro qualora concluda che gli sforzi congiunti del mercato dell'UE in relazione alla catena di approvvigionamento di minerali responsabile a livello globale sono insufficienti a esercitare pressioni per indurre un comportamento di approvvigionamento responsabile nei paesi produttori, o qualora valuti che l'adesione degli operatori a valle che dispongono di regimi sul dovere di diligenza nella catena di approvvigionamento in conformità alle Linee guida dell'OCSE è insufficiente.

Dichiarazione n. 2 della Commissione sul regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce gli obblighi di diligenza nella catena di approvvigionamento per gli importatori dell'Unione di stagno, tantalio e tungsteno, dei loro minerali e di oro, originari di zone di conflitto e ad alto rischio

Nell'esercizio del suo potere di adottare atti delegati a norma dell'articolo 1, paragrafo 5, la Commissione terrà debitamente conto degli obiettivi del presente regolamento, in particolare quelli fissati nei considerando (1), (7), (10) e (17).

In tale contesto la Commissione considererà, in particolare, i rischi specifici associati al funzionamento delle catene di approvvigionamento di oro a monte in zone di conflitto e ad alto rischio, tenendo altresì conto della posizione delle microimprese e piccole imprese dell'Unione che importano oro nell'UE.

Dichiarazione n. 3 della Commissione sul regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce gli obblighi di diligenza nella catena di approvvigionamento per gli importatori dell'Unione di stagno, tantalio e tungsteno, dei loro minerali e di oro, originari di zone di conflitto e ad alto rischio

In risposta alla richiesta del Parlamento europeo relativa a orientamenti specifici, la Commissione intende elaborare indicatori di prestazione specifici per l'approvvigionamento responsabile dei minerali dei conflitti. Attraverso tali orientamenti, le imprese pertinenti con più di 500 dipendenti che hanno l'obbligo di comunicare le informazioni di carattere non finanziario in conformità della direttiva 2014/95/UE sarebbero incoraggiate a comunicare informazioni specifiche in relazione ai prodotti contenenti stagno, tantalio, tungsteno o oro.

(1) La presente posizione sostituisce gli emendamenti approvati il 20 maggio 2015 (Testi approvati, P8_TA(2015)0204).


Quadro dell’Unione per la raccolta, la gestione e l’uso di dati nel settore della pesca ***I
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Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 16 marzo 2017 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro dell'Unione per la raccolta, la gestione e l'uso di dati nel settore della pesca e un sostegno alla consulenza scientifica relativa alla politica comune della pesca (rifusione) (COM(2015)0294 – C8-0160/2015 – 2015/0133(COD))
P8_TA(2017)0091A8-0150/2016

(Procedura legislativa ordinaria – rifusione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2015)0294),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 43, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0160/2015),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 16 settembre 2015(1),

–  visto il parere del Comitato delle regioni del 10 febbraio 2016(2),

–  visto l'accordo interistituzionale del 28 novembre 2001 ai fini di un ricorso più strutturato alla tecnica della rifusione degli atti normativi(3),

–  vista la lettera del 28 gennaio 2016 della commissione giuridica trasmessa alla commissione per la pesca a norma dell'articolo 104, paragrafo 3, del regolamento,

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 20 gennaio 2017, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti gli articoli 104 e 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per la pesca (A8-0150/2016),

A.  considerando che, secondo il gruppo consultivo dei servizi giuridici del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, la proposta della Commissione non contiene modificazioni sostanziali se non quelle espressamente indicate come tali e che, per quanto concerne la codificazione delle disposizioni immutate degli atti precedenti e di tali modificazioni, la proposta si limita ad una mera codificazione degli atti esistenti, senza modificazioni sostanziali;

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso, tenendo conto delle raccomandazioni del gruppo consultivo dei servizi giuridici del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda sostituirla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 16 marzo 2017 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2017/... del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro dell'Unione per la raccolta, la gestione e l'uso di dati nel settore della pesca e un sostegno alla consulenza scientifica relativa alla politica comune della pesca e che abroga il regolamento (CE) n. 199/2008 del Consiglio (rifusione)

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2017/1004.)

(1) GU C 13 del 15.1.2016, pag. 201.
(2) GU C 120 del 5.4.2016, pag. 40.
(3) GU C 77 del 28.3.2002, pag. 1.


Implicazioni costituzionali, giuridiche e istituzionali di una politica comune di sicurezza e di difesa: possibilità offerte dal trattato di Lisbona
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Risoluzione del Parlamento europeo del 16 marzo 2017 sulle implicazioni costituzionali, giuridiche e istituzionali di una politica di sicurezza e di difesa comune: possibilità offerte dal trattato di Lisbona (2015/2343(INI))
P8_TA(2017)0092A8-0042/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto il trattato di Lisbona,

–  visto il titolo V del trattato sull'Unione europea (TUE),

–  visto l'articolo 36 TUE sul ruolo del Parlamento europeo nella politica estera, di sicurezza e di difesa comune,

–  visti l'articolo 42, paragrafi 2, 3, 6 e 7, e gli articoli 45 e 46 TUE sulla graduale definizione di una politica di difesa comune,

–  visto il protocollo n. 1 allegato ai trattati sul ruolo dei parlamenti nazionali nell'Unione europea,

–  visto il protocollo n. 2 allegato ai trattati sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità,

–  viste le conclusioni del Consiglio europeo del 20 dicembre 2013, del 26 giugno 2015 e del 15 dicembre 2016,

–  viste le conclusioni del Consiglio sulla politica di sicurezza e di difesa comune del 25 novembre 2013, del 18 novembre 2014, del 18 maggio 2015, del 27 giugno 2016 e del 14 novembre 2016,

–  vista la sua risoluzione del 13 aprile 2016 sull'UE in un contesto globale in evoluzione – Un mondo maggiormente connesso, contestato e complesso(1),

–  vista la sua risoluzione del 22 novembre 2012 sulle clausole di difesa reciproca e di solidarietà dell'UE: dimensioni politiche ed operative(2),

–  vista la sua risoluzione del 22 novembre 2016 sull'Unione europea della difesa(3),

–   vista la sua risoluzione del 21 gennaio 2016 sulla clausola di difesa reciproca (articolo 42, paragrafo 7, del trattato sull'Unione europea)(4),

–  vista la sua risoluzione del 23 novembre 2016 sull'attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune(5),

–  vista la sua risoluzione del 16 febbraio 2017 sul miglioramento del funzionamento dell'Unione europea sfruttando le potenzialità del trattato di Lisbona(6),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(7) ("regolamento finanziario"),

–  vista la decisione (PESC) 2015/1835 del Consiglio, del 12 ottobre 2015, che fissa lo statuto, la sede e le modalità di funzionamento dell'Agenzia europea per la difesa(8),

–  vista la decisione 2001/78/PESC del Consiglio, del 22 gennaio 2001, che istituisce il comitato politico e di sicurezza(9),

–  viste le conclusioni finali delle conferenze interparlamentari sulla politica estera e di sicurezza comune (PESC) e sulla politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC) dell'8 aprile 2016 all'Aia, del 6 settembre 2015 a Lussemburgo, del 6 marzo 2015 a Riga, del 7 novembre 2014 a Roma, del 4 aprile 2014 ad Atene, del 6 settembre 2013 a Vilnius, del 25 marzo 2013 a Dublino e del 10 settembre 2012 a Pafos,

–  visto il documento intitolato "Visione condivisa, azione comune: un'Europa più forte – Una strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'Unione europea", presentato dal vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) il 28 giugno 2016,

–  visto il trattato del Nord-Atlantico, firmato a Washington D. C. il 4 aprile 1949,

–  visto il documento dal titolo "Piano di attuazione in materia di sicurezza e difesa", presentato dal VP/AR il 14 novembre 2016,

–  vista la relazione del VP/AR nonché direttore dell'Agenzia europea per la difesa, del 7 luglio 2014, sullo stato di avanzamento dell'attuazione delle conclusioni del Consiglio europeo del dicembre 2013,

–  vista la dichiarazione congiunta dell'8 luglio 2016 dei presidenti del Consiglio europeo e della Commissione e del Segretario generale della NATO,

–  visto il risultato del referendum tenutosi nel Regno Unito il 23 giugno 2016,

–  visti i risultati di una speciale indagine Eurobarometro del Parlamento europeo condotta nei 28 Stati membri dell'Unione europea dal 9 al 18 aprile 2016,

–  vista la comunicazione della Commissione del 30 novembre 2016 al Parlamento europeo, al Consiglio europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sul piano d'azione europeo in materia di difesa (COM(2016)0950),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  viste le deliberazioni congiunte della commissione per gli affari esteri e della commissione per gli affari costituzionali a norma dell'articolo 55 del regolamento,

–  visti la relazione della commissione per gli affari esteri e della commissione per gli affari costituzionali e il parere della commissione per i bilanci (A8-0042/2017),

A.  considerando la volontà dell'Unione europea di elaborare una politica di difesa comune volta a creare una difesa comune che rafforzi l'unità, l'autonomia strategica e l'integrazione al fine di promuovere la pace, la sicurezza e la stabilità nei paesi vicini all'Europa e nel mondo; che una difesa comune richiede una decisione unanime del Consiglio europeo e l'adozione di tale decisione da parte degli Stati membri conformemente ai rispettivi requisiti costituzionali;

B.  considerando che l'emergere di nuovi contesti geopolitici e geostrategici, con il predominio della regione asiatica su quella euro-atlantica, e di nuovi attori, così come l'emergere di nuove minacce reali e nuovi settori d'azione, dimostrano che gli Stati non possono far fronte da soli ai nuovi rischi e che vi è l'esigenza di una risposta congiunta;

C.  considerando che il costo della non Europa nel settore della sicurezza e della difesa ammonta, secondo le stime, a oltre 100 miliardi di EUR l'anno e che il livello di efficienza dell'UE equivale al 10-15 % di quello degli Stati Uniti;

D.  considerando che un ambiente in via di deterioramento complessivo ha sottolineato l'importanza di migliorare la cooperazione e lo scambio di informazioni e di buone pratiche tra gli Stati membri, come pure la necessità di aumentare in modo significativo la spesa militare dell'UE attraverso una fonte di risorse proprie accantonata a tal fine;

E.  considerando che l'obiettivo di un'integrazione militare e difensiva risale ai padri fondatori, il cui principale obiettivo era l'istituzione di un meccanismo di legittima difesa collettiva e il mantenimento della pace nel continente europeo;

F.  considerando che il TUE definisce chiaramente, all'articolo 21, paragrafi 1 e 2, e all'articolo 42, gli obiettivi in materia di PESC e PSDC nonché i meccanismi e il quadro per la loro realizzazione; che sono stati compiuti progressi molto limitati nel conseguimento di tali obiettivi, nonostante i numerosi inviti e le numerose proposte a favore della loro attuazione da parte del Parlamento e della Commissione;

G.  considerando che lo sviluppo della PSDC richiede innanzitutto la volontà politica degli Stati membri, basata su valori e principi condivisi nonché su interessi e priorità comuni, come pure l'istituzione di strutture di cooperazione istituzionale; che la PSDC dovrebbe essere una politica comune efficace e strutturata che generi un valore aggiunto e non la mera somma delle politiche nazionali degli Stati membri o il loro minimo comune denominatore;

H.  considerando che l'attivazione da parte della Francia, nel novembre 2015, dell'articolo 42, paragrafo 7, TUE ha dimostrato le potenzialità di tutte le disposizioni del trattato relative alla sicurezza e alla difesa;

I.  considerando che l'UE attualmente dispone, a norma dell'articolo 42, paragrafo 2, TUE e dell'articolo 2, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, della competenza per definire e attuare una politica di sicurezza e di difesa comune che comprenda la graduale definizione di una politica di difesa comune dell'Unione; che l'Unione dovrebbe avvalersi di tale competenza per migliorare il coordinamento e l'efficienza e per integrare le azioni degli Stati membri, senza nuocere o sostituirsi in tal modo alla loro competenza in materia di difesa;

J.  considerando che esistono da anni strutture multinazionali europee, come Eurocorps, che sono esempi di buone prassi e di cooperazione tra gli Stati membri; che tali strutture potrebbero costituire un punto di partenza per muoversi verso una politica di difesa comune dell'Unione;

K.  considerando che i cittadini dell'UE si attendono un maggiore intervento dell'UE nel campo della difesa e della sicurezza; che, secondo l'Eurobarometro 85.1 del giugno 2016, due terzi dei cittadini europei intervistati desidererebbero vedere un maggiore impegno dell'UE, attraverso l'impegno degli Stati membri, in materia di politica di sicurezza e di difesa;

L.  considerando che è necessario sviluppare una cultura di difesa che aiuti i cittadini europei a percepire chiaramente il ruolo svolto dalla difesa nella nostra società e il suo contributo alla stabilità, al mantenimento della pace e al potenziamento della sicurezza internazionale;

M.  considerando che occorre intraprendere azioni volte ad aumentare l'operatività e l'efficacia della politica europea in materia di sicurezza, in modo che possa condurre a un reale miglioramento della sicurezza in Europa;

N.  considerando che il Consiglio europeo dovrebbe istituire quanto prima l'Unione europea della difesa, come auspicato dal Parlamento, oltre alla difesa comune dell'Unione; che gli Stati membri dovrebbero adottare la decisione sulla difesa comune conformemente ai rispettivi requisiti costituzionali;

O.  considerando che la politica di difesa dell'Unione europea dovrebbe accrescere la capacità dell'Europa di rafforzare la sicurezza sia all'interno che all'esterno dell'UE e dovrebbe consolidare il partenariato con la NATO e rafforzare le relazioni transatlantiche, contribuendo così anche al rafforzamento della NATO;

P.  considerando che il Parlamento sostiene attivamente l'Unione europea della difesa e continuerà a presentare proposte adeguate a tal fine; che la conferenza interparlamentare sulla PESC e sulla PSDC dovrebbe diventare il forum per l'attuazione di una cooperazione interparlamentare efficace e regolare in materia di PSDC e per la graduale definizione di una politica di difesa comune dell'Unione;

Q.  considerando che il VP/AR consulta regolarmente il Parlamento sulla graduale definizione di una politica di difesa comune dell'Unione, assicura che i pareri del Parlamento siano presi debitamente in considerazione in tale processo e informa il Parlamento sui progressi compiuti verso l'Unione europea della difesa;

R.  considerando che il VP/AR, nella sua dichiarazione in occasione della riunione informale "Gymnich" tra i ministri degli Esteri dell'UE del 2 settembre 2016, ha fatto riferimento alla "finestra di opportunità" per la realizzazione di progressi concreti tra gli Stati membri in materia di difesa;

S.  considerando che la Commissione garantisce l'applicazione dei trattati e delle misure adottate dalle istituzioni a norma degli stessi, anche nell'ambito della PSDC;

T.  considerando che la futura programmazione annuale e pluriennale dell'Unione dovrebbe contemplare la politica di difesa; che la Commissione dovrebbe avviare i lavori su accordi interistituzionali adeguati, ad esempio elaborando un Libro bianco dell'UE in materia di difesa, in vista di una prima attuazione nell'ambito del prossimo quadro finanziario e politico pluriennale dell'UE;

U.  considerando che il Parlamento rappresenta i cittadini europei ed esercita funzioni legislative e di bilancio, nonché un controllo politico e funzioni di consultazione, ed è pertanto chiamato a svolgere un ruolo centrale nella definizione dell'Unione europea della difesa;

V.  considerando che un ruolo attivo del Parlamento, il suo sostegno politico e il suo controllo democratico nella definizione di una politica di difesa comune dell'Unione e nell'istituzione di una difesa comune affermerebbero e rafforzerebbero le basi rappresentative e democratiche dell'Unione;

W.  considerando che la strategia globale dell'UE dovrebbe fungere da quadro strategico molto chiaro e prezioso per il futuro sviluppo della PSDC;

X.  considerando che esistono limiti per quanto riguarda l'addestramento militare all'estero, tanto in termini di piani d'azione quanto del supporto logistico militare necessario;

Y.  considerando che, di conseguenza, non è possibile svolgere missioni di addestramento all'estero – come nel caso delle missioni di addestramento militare EUTM RCA nella Repubblica centrafricana o di EUTM Mali nel Mali – se i governi dei paesi interessati non forniscono le armi e le attrezzature necessarie alle unità militari; che senza un addestramento con armi e attrezzature non è possibile creare unità in grado di fronteggiare le sfide della guerra e di svolgere operazioni;

Z.  considerando che attualmente ai militari europei è proibito partecipare a operazioni militari in qualità di osservatori, il che significa che non sono in grado di identificare eventuali problemi che le unità addestrate possono aver riscontrato, e pertanto non sono in grado di risolvere eventuali problemi operativi che dovessero emergere in una fase successiva;

AA.  considerando che le unità sopra citate, sia nel Mali che nella Repubblica centrafricana, sono istituite per operazioni di combattimento e che, dopo tre anni senza attrezzature e formazione adeguate, come nel caso della EUTM Mali, sono assolutamente carenti sul piano operativo;

AB.  considerando che, in assenza degli armamenti necessari, le missioni di addestramento all'estero saranno effettuate soltanto se il governo del paese interessato fornirà alle unità armamenti e altro materiale che esse potranno continuare a usare una volta completato l'addestramento;

Quadro costituzionale e giuridico

1.  ricorda che la PSDC, così come prevista dal TUE, comprende la graduale definizione di una politica di difesa comune dell'Unione, che condurrà a una futura difesa comune quando il Consiglio europeo, deliberando all'unanimità, deciderà in tal senso e quando gli Stati membri adotteranno tale decisione conformemente ai rispettivi requisiti costituzionali; invita gli Stati membri a impegnarsi in via prioritaria per l'attuazione delle disposizioni del trattato in materia di PSDC e a intensificare gli sforzi per garantire progressi tangibili nel conseguimento degli obiettivi definiti in tali disposizioni;

2.  osserva che la riforma e l'innovazione apportate alla PSDC dal trattato di Lisbona costituiscono un quadro sufficiente e coerente e dovrebbero impostare il percorso di una politica veramente comune, basata su risorse e capacità condivise nonché su una pianificazione coordinata a livello di Unione; sottolinea che i progressi della PSDC nell'ambito dell'attuale quadro istituzionale e giuridico dipendono maggiormente dalla volontà politica degli Stati membri che da considerazioni di carattere giuridico; sottolinea che l'articolo 43 TUE copre l'intero spettro dei compiti di gestione delle crisi, che l'UE ambisce a utilizzare in modo rapido e decisivo;

3.  chiede pertanto al VP/AR, al Consiglio e agli Stati membri di garantire la coerenza tra i vari ambiti di azione esterna come previsto nel TUE, di occuparsi di tali ambiti adottando un approccio globale ed esaustivo e di avvalersi di tutte le possibilità previste dal trattato ‒ in particolare, dei meccanismi di cui all'articolo 42, paragrafo 6, e all'articolo 46 TUE, al protocollo n. 10 sulla cooperazione strutturata permanente istituita dall'articolo 42 TUE nonché, in fase operativa, all'articolo 44 TUE sulla realizzazione di una missione PSDC da parte di un gruppo di Stati membri ‒ al fine di rendere più veloce, efficiente e flessibile lo svolgimento di missioni e operazioni; sottolinea che le regole della cooperazione all'interno della cooperazione strutturata permanente (PESCO) dovrebbero essere definite chiaramente;

4.  osserva che, nei casi in cui il TUE stabilisce che il Consiglio delibera a maggioranza qualificata per adottare decisioni nel quadro della PSDC, in particolare quelle a norma dell'articolo 45, paragrafo 2, e dell'articolo 46, paragrafo 2, TUE, tutte le spese cui dà luogo l'attuazione di tali decisioni dovrebbero essere finanziate, tramite nuove risorse supplementari, a titolo del bilancio dell'UE e imputate a tale bilancio; ritiene che, a tal fine, vi sia la necessità di un ulteriore finanziamento o cofinanziamento da parte degli Stati membri;

5.  ritiene, pertanto, che l'Agenzia europea per la difesa (AED) e la PESCO debbano essere trattate come istituzioni dell'Unione sui generis, come avviene per il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE); ritiene che ciò richieda la modifica del regolamento finanziario al fine di includere l'AED e la PESCO nell'articolo 2, lettera b), con una sezione specifica nel bilancio dell'Unione; ricorda che il Parlamento europeo, insieme al Consiglio, dovrebbe esercitare funzioni legislative e di bilancio, nonché funzioni di controllo e di consultazione politica, come stabilito dai trattati;

6.  è convinto che l'articolo 41, paragrafo 1, TUE sia applicabile alle spese amministrative dell'AED e della PESCO;

7.  osserva che l'articolo 41, paragrafo 2, TUE si applica alle spese operative dell'AED e della PESCO; ricorda che le spese operative derivanti da una missione militare, così come indicato all'articolo 42, paragrafo 1, TUE, le spese operative derivanti dalle operazioni di difesa di uno Stato membro nel caso in cui sia vittima di un'aggressione armata nel suo territorio e le spese operative derivanti dalle operazioni di difesa degli Stati membri nell'adempimento dell'obbligo di prestare aiuto e assistenza a norma dell'articolo 42, paragrafo 7, TUE dovrebbero essere finanziate collettivamente, ma non imputate al bilancio dell'Unione; accoglie con favore l'attivazione dell'articolo 42, paragrafo 7, sulla clausola di difesa reciproca;

8.  ritiene, pertanto, che il finanziamento delle spese amministrative e operative dell'AED e della PESCO a titolo del bilancio dell'Unione sia l'unica opzione nel quadro dei trattati, benché entrambe le istituzioni possano amministrare fondi direttamente forniti dagli Stati membri;

9.  chiede agli Stati membri di fornire i mezzi finanziari supplementari necessari per finanziare le spese amministrative e operative dell'AED e della PESCO dal bilancio dell'Unione;

10.  esorta il Consiglio a rivedere in tal senso la decisione (PESC) 2015/1835, che fissa lo statuto, la sede e le modalità di funzionamento dell'Agenzia europea per la difesa;

11.  ritiene che il potenziamento della cooperazione e del coordinamento tra gli Stati membri a livello dell'UE dovrebbe andare di pari passo con il rafforzamento della vigilanza e del controllo parlamentare da parte del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali;

12.  sottolinea, a tale proposito, il ruolo di autorità di bilancio svolta dal Parlamento europeo; è determinato a esercitare un efficace controllo parlamentare e un controllo di bilancio per quanto riguarda l'AED e la PESCO, come disposto dai trattati;

13.  esorta il Consiglio ad agire in conformità dell'articolo 41, paragrafo 3, TUE e ad adottare quanto prima una decisione che determini il fondo iniziale per il finanziamento urgente delle fasi iniziali delle operazioni militari inerenti ai compiti indicati all'articolo 42, paragrafo 1, e all'articolo 43, TUE;

14.  esorta il Consiglio, in conformità dell'articolo 42, paragrafo 2, TUE, ad adottare misure concrete per l'armonizzazione e la standardizzazione delle forze armate europee onde facilitare la cooperazione del personale delle forze armate nell'ambito di una nuova Unione europea della difesa, come primo passo verso la graduale definizione di una politica di difesa comune dell'Unione;

Il valore aggiunto europeo della PSDC

15.  sottolinea che il conseguimento degli obiettivi della PSDC relativi al rafforzamento della capacità operativa dell'Unione di agire all'esterno per il mantenimento della pace, la prevenzione dei conflitti e il rafforzamento della sicurezza europea, come previsto dal TUE, è più che mai necessario in un contesto di sicurezza in rapido deterioramento; è fermamente convinto che le minacce alla sicurezza e alla difesa affrontate dall'UE e dirette ai suoi cittadini e al suo territorio siano comuni e non possano essere affrontate individualmente dagli Stati membri; è convinto che, se l'Unione e gli Stati membri decidono di rimanere uniti e di collaborare, la sicurezza e la difesa dell'Unione saranno più forti; ritiene che l'UE debba sviluppare un sistema efficace di ripartizione degli oneri a livello europeo per la propria sicurezza e difesa, operazione che non è ancora stata realizzata; invita gli Stati membri a mostrare un pieno impegno politico e a cooperare a tal fine;

16.  sottolinea che la sicurezza e la difesa costituiscono un ambito in cui il valore aggiunto europeo è evidente in termini di efficienza, dotando gli Stati membri di una capacità rafforzata e più efficace in termini di costi tramite l'aumento della coerenza, del coordinamento e dell'interoperabilità nel settore della sicurezza e della difesa, e in termini di contributo al consolidamento della solidarietà, della coesione e dell'autonomia strategica, come pure della resilienza dell'Unione; richiama l'attenzione sulle stime secondo le quali ciascun euro investito nella difesa genera un rendimento di 1,6 euro, in particolare tramite occupazione qualificata, ricerca e tecnologia ed esportazioni;

17.  sottolinea che l'utilizzo di tutte le possibilità previste dal trattato migliorerebbe la competitività e il funzionamento dell'industria della difesa nel mercato unico, stimolerebbe ulteriormente la cooperazione in materia di difesa tramite incentivi positivi e si concentrerebbe in modo mirato sui progetti che gli Stati membri non sono in grado di intraprendere, riducendo inutili duplicazioni e promuovendo un uso più efficiente del denaro pubblico;

18.  sottolinea che il rafforzamento della PSDC, in linea con i trattati, non lederà la sovranità nazionale, poiché questa politica è guidata dagli Stati membri; è convinto che non vi sia un maggiore rispetto della sovranità di quello esercitato difendendo l'integrità territoriale dell'Unione europea attraverso una politica di difesa comune;

19.  sottolinea che il lancio di missioni PSDC a norma dell'articolo 44 TUE contribuisce al conseguimento di un'Unione europea della difesa; invita l'UE a sfruttare appieno le potenzialità dell'articolo 44 per proseguire e intensificare questo tipo di missioni, con l'obiettivo di porre le fondamenta di una politica operativa in materia di difesa e di sicurezza;

20.  considera essenziale aumentare la spesa per la difesa nazionale portandola al 2 % del PIL dell'UE; sottolinea che ciò comporterebbe una spesa supplementare di circa 100 miliardi di EUR per la difesa entro la fine del prossimo decennio; ritiene che tale incremento debba essere impiegato per avviare più programmi di cooperazione strategica all'interno e attraverso l'Unione, strutturando meglio il lato della domanda e dell'offerta e rendendo entrambe più efficienti ed efficaci; ritiene che tale incremento contribuirà a sostenere, a livello europeo, le industrie e l'occupazione nel settore della difesa, in particolare nelle piccole e medie imprese; è del parere che una parte sostanziale di tale spesa dovrebbe essere stanziata per la ricerca e lo sviluppo, come pure per i programmi di cooperazione strategica, concentrandosi sulle nuove tecnologie a duplice uso e di difesa, che non soltanto rivestono un'importanza cruciale per il conseguimento degli obiettivi sopra citati, ma possono anche apportare un valore aggiunto supplementare all'Unione europea; osserva che è opportuno garantire una responsabilità, una trasparenza e un controllo rafforzati in merito all'utilizzo dei fondi pubblici europei per tale spesa supplementare;

21.  è convinto che gli investimenti dell'Unione nella difesa debbano assicurare che tutti gli Stati membri possano partecipare a un miglioramento equilibrato, coerente e sincronizzato delle loro capacità militari; ritiene che ciò costituisca un'opportunità strategica per l'Unione per migliorare la propria sicurezza e difesa;

Quadro istituzionale

Consiglio dei ministri della Difesa

22.  sottolinea che permane la necessità di istituire una forma di Consiglio dei ministri della Difesa sotto la presidenza dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, in modo da coordinare l'attuazione della PSDC e renderla più efficiente;

Comitato direttivo per la difesa

23.  ritiene che il comitato direttivo dell'AED, costituito da rappresentanti dei ministeri della Difesa degli Stati membri, sia l'organo adatto per esercitare le funzioni consultive e di supervisione necessarie per l'attuazione degli articoli 42, 45 e 46 TUE;

24.  ritiene che l'articolo 4, paragrafo 4, della decisione (PESC) 2015/1835 che fissa lo statuto, la sede e le modalità di funzionamento dell'Agenzia europea per la difesa fornisca una base necessaria e solida affinché il comitato direttivo dell'AED possa agire quale terzo comitato permanente dei rappresentanti dell'Unione, il comitato direttivo per la difesa; ritiene che tale comitato, una volta istituito, dovrebbe esercitare anche le funzioni consultive e di supervisione necessarie per l'attuazione della cooperazione strutturata permanente;

25.  è convinto che il mandato del comitato politico e di sicurezza (CPS) di cui all'articolo 38 TUE debba essere interpretato in maniera restrittiva; ritiene che, in virtù dei trattati, il suo mandato riguardi unicamente la situazione e le missioni al di fuori dell'Unione, nonché alcuni aspetti dell'attuazione della clausola di solidarietà; ritiene, in particolare, che le modalità di lavoro da esso sviluppate non siano adatte all'ulteriore attuazione degli elementi della PSDC quali definiti all'articolo 42, paragrafo 2, TUE;

26.  esorta il Consiglio a rivedere in tal senso la decisione 2001/78/PESC che istituisce il Comitato politico e di sicurezza e la decisione (PESC) 2015/1835 che fissa lo statuto, la sede e le modalità di funzionamento dell'Agenzia europea per la difesa;

Agenzia europea per la difesa

27.  rammenta che l'obiettivo dell'AED è quello di sostenere gli Stati membri nello sviluppo delle loro capacità di difesa e di rafforzarne la base industriale e tecnologica di difesa; sottolinea che il potenziale dell'AED nel sostenere lo sviluppo della PSDC e nel conseguirne gli obiettivi è sottoutilizzato, il che richiede il pieno utilizzo delle capacità dell'Agenzia; chiede che sia avviata una riflessione sul futuro ruolo e i futuri compiti dell'Agenzia; invita gli Stati membri a definire un livello di ambizione comune nell'ambito di un'AED riformata e a impegnarsi in tale direzione; chiede il rafforzamento del sostegno politico, dei finanziamenti e delle risorse a favore dell'AED, nonché del suo coordinamento con le azioni della Commissione, degli Stati membri e di altri attori, in particolare negli ambiti dello sviluppo delle capacità, degli appalti per la difesa, della ricerca e della promozione dell'interoperabilità tra le forze armate degli Stati membri; ritiene che l'agenzia possa cofinanziare appalti pre-commerciali e appalti pubblici per soluzioni innovative insieme alle autorità degli Stati membri e agli operatori privati del mercato;

28.  prende atto della decisione dell'AED di rivedere il piano di sviluppo delle capacità in linea con la strategia globale dell'UE e attende con interesse un futuro piano di sviluppo delle capacità che rifletta le priorità e le necessità dell'UE e degli Stati membri in maniera più pertinente;

29.  invita gli Stati membri a sviluppare una politica europea comune delle capacità e degli armamenti nel quadro dell'AED, come previsto dall'articolo 42, paragrafo 3, TUE, e invita la Commissione e l'AED a presentare proposte al riguardo; chiede al VP/AR di informare il Parlamento in merito ai risultati raggiunti dal rapporto di lavoro esistente tra l'AED e la Commissione, e di entrambi con l'Agenzia spaziale europea (ESA) e l'Organizzazione congiunta per la cooperazione in materia di armamenti (OCCAR); chiede agli Stati membri di dare debitamente attuazione alla posizione comune 2008/944/PESC in materia di esportazione di armi e di istituire una politica comune in materia di esportazione di armi onde garantire che tali esportazioni siano soggette a criteri comuni a livello dell'UE, i quali disciplinino le esportazioni di armi, munizioni, attrezzature e tecnologie di difesa verso i paesi terzi;

Cooperazione strutturata permanente (PESCO)

30.  incoraggia gli Stati membri a istituire una cooperazione strutturata permanente nel quadro dell'Unione e ad aderirvi quanto prima, al fine di sostenere e migliorare le rispettive capacità militari attraverso lo sviluppo della dottrina e della leadership, lo sviluppo e la formazione del personale, lo sviluppo del materiale di difesa e delle infrastrutture, nonché l'interoperabilità e la certificazione; sottolinea l'importanza e la necessità di partecipare a una cooperazione strutturata efficiente e permanente per tutti gli Stati membri che intendono progredire nell'integrazione in materia di difesa fino al livello di ambizione più elevato; ritiene che una "Forza integrata europea" debba essere istituita come forza multinazionale, come indicato all'articolo 1 del protocollo (n. 10) sulla PESCO, e debba essere messa a disposizione dell'Unione per l'attuazione della PSDC come previsto all'articolo 42, paragrafo 3, TUE; invita l'AR/VP a presentare proposte per rendere operativa la PESCO nella prima metà del 2017;

31.  ritiene che l'Unione dovrebbe creare le condizioni, d'intesa con gli Stati membri interessati, per la partecipazione a programmi di capacità intrapresi dagli stessi; ritiene che il contributo finanziario dell'Unione a tali programmi non debba superare i contributi degli Stati membri partecipanti;

32.  ritiene che sia opportuno includere il sistema dei gruppi tattici dell'UE nella PESCO, unitamente all'istituzione di un quartier generale civile-militare permanente, con una capacità militare di pianificazione e condotta (MPCC) e una capacità civile di pianificazione e condotta (CPCC) di pari importanza, che rafforzi la pianificazione strategica e operativa lungo l'intero ciclo di pianificazione, rinsaldi la cooperazione civile-militare e migliori la capacità dell'UE di reagire prontamente alle crisi; ritiene che anche altre strutture multinazionali europee, quali il comando di trasporto di aereo europeo, Eurocorps e l'Organizzazione congiunta per la cooperazione in materia di armamenti (OCCAR), nonché tutte le forme bilaterali e multilaterali di cooperazione militare tra i paesi partecipanti alla PESCO dovrebbero rientrare nell'ambito della PESCO; ritiene che i privilegi e le immunità dell'UE dovrebbero valere per le strutture multinazionali che fanno parte della PESCO;

33.  ritiene che durante le fasi di avvio, sospensione e conclusione delle operazioni l'Unione dovrebbe coprire tutti i costi dei gruppi tattici dell'UE;

34.  invita il VP/AR e il Consiglio ad attuare integralmente la risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e a nominare un rappresentante speciale per Donne e conflitti;

Il Parlamento europeo

35.  sottolinea che il Parlamento dovrebbe svolgere un ruolo di primo piano nel controllo e nella supervisione dell'attuazione e nella valutazione della PSDC, conformemente all'articolo 14, paragrafo 1, TUE; ritiene che la conferenza interparlamentare sulla PESC e sulla PSDC debba fungere anche da piattaforma per la consultazione interparlamentare e il controllo della PSDC; insiste sulla necessità che il Parlamento sia consultato in modo effettivo in merito alle principali decisioni nell'ambito della PSDC, con particolare riferimento alle missioni militari e civili al di fuori dell'UE e alle operazioni di difesa strategica;

36.  chiede, a tale proposito, al VP/AR di dare piena attuazione all'articolo 36 TUE, garantendo che i pareri del Parlamento siano debitamente presi in considerazione in sede di consultazione del Parlamento sui principali aspetti e sulle scelte fondamentali della PSDC nel quadro della PESC; chiede che vengano fornite su base più regolare maggiori informazioni al Parlamento, al fine di rafforzare i meccanismi di controllo parlamentari e politici disponibili;

37.  esorta il Parlamento a trasformare la sottocommissione per la sicurezza e la difesa in una commissione parlamentare a pieno titolo, che gli permetta di assumere un ruolo di primo piano nell'attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune e, in particolare, un ruolo nel controllo degli atti giuridici relativi al mercato della difesa, nonché in procedure quali la revisione annuale coordinata sulla difesa;

38.  chiede una cooperazione rafforzata tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali quale elemento fondamentale per lo sviluppo di risultati concreti nell'ambito della PSDC e in vista della sua legittimazione; osserva che tale cooperazione non dovrebbe compromettere l'attuazione della PSDC e il raggiungimento dei suoi obiettivi quale politica dell'Unione;

39.  ritiene che il Parlamento debba continuare a promuovere iniziative specifiche e a rivolgere raccomandazioni al Consiglio, al VP/AR e alla Commissione in merito a questioni di sicurezza e di difesa comune, al di là del suo ruolo nelle procedure di bilancio;

Relazioni UE-NATO

40.  auspica una relazione più stretta tra la PSDC e la NATO, che offra un'opportunità politica per la collaborazione e la complementarità a tutti i livelli, lasciando impregiudicato l'articolo 42, paragrafo 7, secondo comma, TUE; ricorda la necessità di riequilibrare e ampliare il partenariato strategico tra l'UE e la NATO, con l'obiettivo di garantire la compatibilità, sviluppare capacità congiunte ed evitare la duplicazione delle azioni e delle strutture, riducendo così la spesa e rendendola più efficace; invita il VP/AR a interagire immediatamente con i partner transatlantici al fine di chiarire la loro posizione sulle diverse questioni affrontate dalla strategia globale;

41.  invita il VP/AR e il Segretario generale della NATO a fornire un'analisi dettagliata delle conseguenze giuridiche e politiche derivanti dalla possibile attivazione, da parte del Regno Unito, dell'articolo 50 TUE per lo sviluppo del partenariato UE-NATO;

42.  sottolinea la necessità di riformulare radicalmente gli accordi "Berlin plus" per adattarli al contesto strategico attuale e per porre rimedio alle carenze riscontrate, ad esempio migliorando i meccanismi tattici e operativi negli scenari in cui sono presenti sia l'UE che la NATO e consentendo alla NATO di utilizzare gli strumenti dell'UE;

Raccomandazioni politiche

43.  sostiene la proposta di una revisione annuale coordinata sulla difesa, nell'ambito della quale gli Stati membri coordinino le loro spese per la difesa e i loro piani in termini di capacità tramite un processo aperto che coinvolga sia il Parlamento europeo che i parlamenti nazionali;

44.  invita il Consiglio e il VP/AR a elaborare un Libro bianco dell'UE in materia di sicurezza e difesa, che includa una definizione adeguata delle minacce e dei pericoli per la sicurezza europea cui l'UE e gli Stati membri devono far fronte come primo passo verso l'istituzione delle capacità necessarie per la difesa europea, una tabella di marcia con fasi precise e un calendario delle azioni progressive da adottare in vista dell'istituzione di un'Unione europea della difesa e di una politica di difesa comune più efficace; ritiene che tale Libro bianco debba essere il risultato dei contributi delle diverse istituzioni dell'UE, essere il più completo possibile e integrare le diverse misure previste dall'Unione;

45.  si compiace del piano d'azione europeo in materia di difesa proposto dalla Commissione nel novembre 2016; invita, a tale proposito, la Commissione e gli Stati membri a chiarire in modo dettagliato la governance, il finanziamento e gli obiettivi di un eventuale Fondo europeo per la difesa, in particolare per quanto riguarda le "finestre" relative alle capacità e alla ricerca; ritiene che l'efficace attuazione di tale piano richieda un forte sostegno e un solido impegno politico da parte degli Stati membri e delle istituzioni dell'UE; deplora, al riguardo, che la Commissione, l'AED e gli Stati membri non abbiano ancora assolto alla totalità dei compiti derivanti dalle riunioni del Consiglio europeo in materia di difesa del 2013 e 2015;

46.  ricorda che le diverse iniziative proposte dalla Commissione dovranno tenere conto delle specificità connesse al settore della difesa (regole di partecipazione, diritti di proprietà intellettuale, governance e legame con le esigenze operative); vigilerà con particolare attenzione a tale riguardo durante i negoziati per il prossimo periodo 2021-2027, soprattutto in merito all'attuazione del futuro programma europeo di ricerca in materia di difesa;

47.  ritiene che l'adozione di un Libro bianco dell'UE in materia di sicurezza e difesa dovrebbe basarsi sul piano di attuazione della strategia globale per la sicurezza e la difesa, al fine di guidare la graduale definizione di una politica di difesa comune dell'Unione; sottolinea che questo documento non dovrebbe riflettere soltanto le capacità militari attuali degli Stati membri, ma anche analizzare il tipo di cooperazione necessaria e i mezzi per realizzarla, le tipologie di operazioni che l'UE può effettuare e le capacità e i fondi necessari, contribuendo, nel contempo, al coordinamento e alla cooperazione tra la NATO e l'UE;

48.  chiede una riforma immediata del meccanismo Athena al fine di ampliare le sue potenzialità di condivisione dei costi e di finanziamento comune, nonché per garantire un'equa ripartizione dei costi operativi, in modo che gli Stati membri siano incoraggiati a contribuire con forze, non essendo limitati dalle rispettive capacità finanziarie; ritiene che tale riforma debba garantire che tutti i costi comuni di cui agli allegati da I a IV della decisione (PESC) 2015/528 del Consiglio, del 27 marzo 2015, siano sempre sostenuti da Athena; ritiene che il meccanismo Athena riformato debba essere utilizzato anche per finanziare le spese delle operazioni della "Forza integrata europea" (una volta istituita all'interno della PESCO), ivi compresi i gruppi tattici dell'UE;

49.  chiede che le missioni di addestramento militari europee all'estero adempiano al loro compito di addestrare unità militari nazionali locali in grado di far fronte a condizioni di guerra e alle minacce per la sicurezza (ribellioni e terrorismo); ritiene che esse debbano pertanto disporre degli armamenti e del materiale necessario tanto per l'addestramento quanto per l'operatività sul terreno e che i militari europei responsabili dell'addestramento debbano poterle accompagnare in veste di osservatori, senza intervenire nelle operazioni, al fine di poter valutare l'efficacia dell'addestramento e quindi essere in grado di apportare gli adeguamenti del caso e intraprendere la riqualificazione necessaria;

50.  sottolinea la necessità di discussioni più approfondite sul futuro rapporto tra l'Unione europea e il Regno Unito in materia di PSDC, in particolare nel settore delle capacità militari, qualora il Regno Unito decida di attivare l'articolo 50 del TUE; reputa necessario trovare nuove soluzioni per quanto riguarda il comando della sede operativa di Northwood per l'operazione Atalanta;

51.  invita il Consiglio e il VP/AR a garantire il coordinamento a tutti i livelli di interazione: civile e militare, SEAE/Commissione e UE/Stati membri; accoglie con favore il nesso tra sicurezza interna ed esterna stabilito dalla strategia globale e invita il VP/AR e la Commissione ad assicurare la coerenza e a garantire che gli aspetti interni ed esterni della sicurezza siano debitamente coordinati, anche a livello amministrativo;

52.  sottolinea che l'UE deve intensificare gli sforzi per rafforzare la governance globale, il che migliorerà la situazione strategica e della sicurezza; invita gli Stati membri a promuovere la riforma delle Nazioni Unite al fine di migliorarne i processi di legittimità, trasparenza e responsabilità, nonché l'efficacia; è dell'opinione che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite debba essere riformato, con particolare riferimento alla composizione e alle procedure di voto, al fine di rafforzarne la capacità di agire con decisione per affrontare le sfide globali in termini di sicurezza, superando il suo approccio puramente militare;

53.  sottolinea che il fattore umano è uno dei nostri punti di forza nel raggiungimento di una difesa comune; ritiene che siano necessari maggiori investimenti nella formazione e nell'istruzione in materia di PSDC, ivi compresa la realizzazione di un sistema integrato basato su centri militari nazionali, dato che la formazione e l'istruzione costituiscono un potente strumento per progredire in tale ambito;

54.  ritiene che i pareri espressi dal Parlamento europeo nella presente risoluzione costituiscano raccomandazioni al Consiglio e al VP/AR, come indicato all'articolo 36 TUE; ritiene che tali raccomandazioni debbano essere debitamente prese in considerazione dal VP/AR in tutte le proposte di sviluppo della PSDC, e dal Consiglio in sede di adozione di tali proposte, quale buona pratica di leale cooperazione tra le istituzioni dell'Unione;

55.  sottolinea che l'articolo 21 TUE dichiara esplicitamente che "l'azione dell'Unione sulla scena internazionale si fonda sui principi che ne hanno informato la creazione, lo sviluppo e l'allargamento e che essa si prefigge di promuovere nel resto del mondo: democrazia, Stato di diritto, universalità e indivisibilità dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, rispetto della dignità umana, principi di uguaglianza e di solidarietà e rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale";

Possibili evoluzioni e adeguamenti dell'attuale struttura istituzionale dell'Unione europea

56.  invita i membri di una futura convenzione a:

   tenere in considerazione le raccomandazioni e gli orientamenti espressi nella presente risoluzione e nelle risoluzioni del Parlamento sull'attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune e sull'Unione europea della difesa;
   includere in un futuro trattato dell'Unione, sulla base delle raccomandazioni e degli orientamenti espressi nella presente risoluzione, disposizioni volte a:
   istituire le Forze armate europee, in grado di spiegare forze di combattimento per conflitti ad alta intensità e forze di stabilizzazione atte a garantire il rispetto dei cessate il fuoco o degli accordi di pace, nonché a svolgere compiti di evacuazione o servizi medici, tra cui ospedali mobili da campo, come pure compiti di logistica militare e di ingegneria militare;
   definire, nel quadro della politica comune dell'Unione in materia di difesa, orientamenti precisi e vincolanti per l'attivazione e l'attuazione della clausola di aiuto e assistenza reciproci;
   garantire, tramite strutture di cooperazione adeguate, la condivisione obbligatoria delle informazioni a livello europeo fra le agenzie nazionali di intelligence;
   creare un gruppo di lavoro permanente sulle "questioni relative alla difesa", composto da membri della Commissione e presieduto dal VP/AR; associare il Parlamento ai rappresentanti permanenti in seno al gruppo; coinvolgere maggiormente la Commissione nella difesa, attraverso una ricerca, una pianificazione e un'attuazione mirate; consentire al VP/AR di integrare l'azione contro i cambiamenti climatici in tutti le azioni esterne dell'UE e in particolare nella PSDC;
   prendere in considerazione la valutazione, sotto il profilo finanziario e della politica di bilancio, della spesa sostenuta dagli Stati membri per la difesa in un futuro "semestre europeo" per la difesa, che dovrebbe prendere in considerazione l'entità delle spese di ognuno degli Stati membri in questo ambito, con l'obiettivo di porre in relazione l'importanza della spesa individuale con la sicurezza dell'Europa nel suo insieme; ritiene che, nel lungo periodo, l'UE debba valutare le possibilità di un bilancio comune e mirare a tale obiettivo;

o
o   o

57.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio europeo, al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Segretario generale dell'Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, alle agenzie dell'UE nei settori spaziale, della sicurezza e della difesa nonché ai parlamenti nazionali.

(1) Testi approvati, P8_TA(2016)0120.
(2) GU C 419 del 16.12.2015, pag. 138.
(3) Testi approvati, P8_TA(2016)0435.
(4) Testi approvati, P8_TA(2016)0019.
(5) Testi approvati, P8_TA(2016)0440.
(6) Testi approvati, P8_TA(2017)0049.
(7) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(8) GU L 266 del 13.10.2015, pag. 55.
(9) GU L 27 del 30.1.2001, pag. 1.


Una politica integrata dell'Unione europea per l'Artico
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Risoluzione del Parlamento europeo del 16 marzo 2017 su una politica integrata dell'Unione europea per l'Artide (2016/2228(INI))
P8_TA(2017)0093A8-0032/2017

Il Parlamento europeo,

–  viste la convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), conclusa il 10 dicembre 1982 e in vigore dal 16 novembre 1994, e la convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC),

–  visto l'accordo adottato a Parigi il 12 dicembre 2015 in occasione della XXI Conferenza delle parti dell'UNFCCC (l'accordo di Parigi) e il voto del Parlamento europeo del 4 ottobre 2016 sulla ratifica dell'accordo(1),

–  visti la convenzione di Minamata, la convenzione sull'inquinamento atmosferico transfrontaliero a grande distanza, il protocollo di Göteborg, la convenzione di Stoccolma, la convenzione di Århus e la convenzione sulla diversità biologica,

–  visti il vertice delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile e il documento conclusivo adottato dall'Assemblea generale il 25 settembre 2015, dal titolo "Transforming our world: the 2030 Agenda for Sustainable Development" (Trasformare il nostro mondo: l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile)(2),

–  vista la convenzione dell'UNESCO concernente la protezione del patrimonio mondiale culturale e naturale, del 16 novembre 1972,

–  vista la convenzione n. 169 dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL),

–  vista la dichiarazione di Ilulissat, annunciata il 28 maggio 2008 dai cinque Stati costieri dell'Oceano Artico durante la conferenza sull'Oceano Artico tenutasi a Ilulissat, Groenlandia,

–  vista la dichiarazione circumpolare Inuit sui principi di sviluppo delle risorse di Inuit Nunaat(3),

–   vista la dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni (UNDRIP), adottata dall'Assemblea generale il 13 settembre 2007 con la risoluzione 61/295,

–  viste le conclusioni del Consiglio sulle questioni relative all'Artide, in particolare quelle del 20 giugno 2016, del 12 maggio 2014, dell'8 dicembre 2009 e dell'8 dicembre 2008,

–   viste la strategia globale dell'UE per la politica estera e di sicurezza dell'Unione europea, pubblicata nel giugno 2016, dal titolo "Visione condivisa, azione comune: un'Europa più forte", e la relazione PESC dal titolo "Le nostre priorità nel 2016", quale approvata dal Consiglio il 17 ottobre 2016,

–  viste la comunicazione congiunta della Commissione e del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR), del 27 aprile 2016, dal titolo "Una politica integrata dell'Unione europea per l'Artico" (JOIN(2016)0021), la comunicazione congiunta della Commissione e del VP/AR, del 26 giugno 2012, dal titolo "Definire una politica dell'Unione europea per la regione artica" (JOIN(2012)0019) e la comunicazione della Commissione, del 20 novembre 2008, dal titolo "'L'Unione europea e la regione artica" (COM(2008)0763),

–  viste le strategie artiche nazionali degli Stati artici, in particolare quelle del Regno di Danimarca (2011), della Svezia (2011) e della Finlandia (2013) nonché quelle di altri Stati membri dell'UE e di altri Stati del SEE,

–   vista la decisione del Consiglio 2014/137/UE, del 14 marzo 2014, sulle relazioni fra l'Unione europea, da un lato, e la Groenlandia e il Regno di Danimarca, dall'altro,

–  visti la dichiarazione sull'istituzione del Consiglio artico e l'attuale programma del Consiglio artico per il periodo 2015-2017, sotto la presidenza statunitense,

–   vista la dichiarazione emessa a Kirkenes (Norvegia) il 3 e 4 giugno 2013 in occasione del XX anniversario della cooperazione euroartica di Barents,

–  viste le dichiarazioni rilasciate dalla Conferenza dei parlamentari della regione artica (CPAR) e dalla Conferenza parlamentare di Barents (BPC), in particolare la dichiarazione adottata in occasione della XII conferenza della CPAR tenutasi a Ulan Ude (Russia) dal 14 al 16 giugno 2016,

–   vista la dichiarazione congiunta rilasciata in occasione della terza riunione ministeriale della dimensione settentrionale rinnovata, tenutasi a Bruxelles il 18 febbraio 2013,

–   viste le dichiarazioni adottate dal forum parlamentare della dimensione settentrionale nel maggio 2015 a Reykjavik (Islanda), nel novembre 2013 ad Arcangelo (Russia), nel febbraio 2011 a Tromsø (Norvegia) e nel settembre 2009 a Bruxelles,

–  visto il codice internazionale per le navi che incrociano nelle acque polari, adottato dall'Organizzazione marittima internazionale (IMO),

–   vista la convenzione internazionale per la prevenzione dell'inquinamento causato da navi (MARPOL),

–   visti la convenzione in materia di spandimento di idrocarburi, il fondo per ripulire la marea nera e il fondo supplementare,

–  viste le sue risoluzioni del 21 novembre 2013 sull'attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune (conformemente alla relazione annuale del Consiglio al Parlamento europeo sulla politica estera e di sicurezza comune)(4), del 12 settembre 2013 sulla dimensione marittima della politica di sicurezza e di difesa comune(5), del 22 novembre 2012 sul ruolo della politica di sicurezza e di difesa comune in caso di crisi di natura climatica e disastri naturali(6) e del 12 settembre 2012 sulla relazione annuale del Consiglio al Parlamento europeo sulla politica estera e di sicurezza comune(7),

–  viste le sue precedenti risoluzioni sull'Artide, in particolare quelle del 12 marzo 2014 sulla strategia dell'Unione europea per la regione artica(8), del 20 gennaio 2011 su una politica europea sostenibile per il Grande Nord(9) e del 9 ottobre 2008 sulla governance artica(10),

–  viste le sue risoluzioni del 2 febbraio 2016 sulla revisione intermedia della strategia dell'UE sulla biodiversità(11) e del 12 maggio 2016 sul seguito e sul riesame dell'Agenda 2030 e degli obiettivi di sviluppo sostenibile(12),

–  viste le pertinenti raccomandazioni della delegazione per le relazioni con la Svizzera e la Norvegia, alla commissione parlamentare mista UE-Islanda e alla commissione parlamentare mista dello Spazio economico europeo (delegazione SINEAA)

–   vista la strategia spaziale per l'Europa, pubblicata dalla Commissione il 26 ottobre 2016 (COM(2016)0705),

–   visto il regolamento (UE) 2015/1775 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 ottobre 2015, sul commercio dei prodotti derivati dalla foca,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  viste le deliberazioni comuni della commissione per gli affari esteri e della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare ai sensi dell'articolo 55 del regolamento,

–  visti la relazione della commissione per gli affari esteri e della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e i pareri della commissione per il commercio internazionale, della commissione per lo sviluppo regionale e della commissione per la pesca (A8-0032/2017),

A.  considerando che l'UE è un attore globale; che l'UE vanta un impegno di lunga data nell'Artide, fondato sulla storia, sulla geografia, sull'economia e sulla ricerca; che tre dei suoi Stati membri (Danimarca, Finlandia e Svezia) sono paesi artici; che l'Artide è circondata da acque internazionali e che i cittadini e i governi di tutto il mondo, compresa l'Unione europea, condividono la responsabilità della sua tutela;

B.  considerando che l'impegno dell'UE nella regione nordica e in quella artica è iniziato già nei primi anni novanta con la sua partecipazione alla creazione del Consiglio del Mar Baltico (CBSS) e del Consiglio euroartico di Barents (BEAC), nonché con la piena adesione della Commissione a tali organismi;

C.  considerando che la politica per la dimensione settentrionale, che concerne sia gli affari interni dell'UE sia le sue relazioni esterne, è divenuta un partenariato paritario tra l'UE, la Russia, la Norvegia e l'Islanda; che, oltre ai partner della dimensione settentrionale, partecipano a questa politica congiunta anche diverse organizzazioni multilaterali, quali il Consiglio artico, il Consiglio del Mar Baltico e il Consiglio euroartico di Barents, mentre il Canada e gli Stati Uniti partecipano in veste di osservatori; che la politica copre una zona geografica vasta e svolge un ruolo importante, grazie una cooperazione regionale concreta, a livello di sviluppo sostenibile, salute pubblica e benessere sociale nonché cultura, protezione ambientale, logistica e trasporti;

D.  considerando che l'UE ha gradualmente costruito e potenziato la sua politica per l'Artide; che il modo migliore di portare avanti l'evoluzione dell'impegno e gli interessi comuni dell'Unione è avvalendosi di mezzi comuni coordinati; che le sfide relative all'Artide richiedono una risposta congiunta a livello regionale e internazionale;

E.  considerando che l'Artide fa fronte a sfide sociali, ambientali ed economiche uniche;

F.  considerando che la regione artica europea ha una densità della popolazione molto bassa e si sviluppa su una vasta area caratterizzata dall'assenza di collegamenti di trasporto quali strade, ferrovie e collegamenti aerei est-ovest; che la regione artica europea soffre di una carenza di investimenti;

G.  considerando che per l'Artide è in vigore un ampio quadro giuridico internazionale;

H.  considerando che il Consiglio artico è il principale forum per la cooperazione artica; che nei suoi vent'anni di esistenza il Consiglio artico ha dimostrato la capacità di mantenere la cooperazione in uno spirito costruttivo e positivo, di adattarsi alle nuove sfide e di assumere nuove responsabilità;

I.  considerando che gli Stati artici detengono la sovranità e la giurisdizione sul proprio territorio e sulle proprie acque; che occorre rispettare il diritto della popolazione dell'Artide di perseguire l'utilizzo sostenibile delle proprie risorse naturali;

J.  considerando che sta crescendo l'interesse nei confronti della regione artica e delle sue risorse, a causa dei cambiamenti del suo ambiente e della scarsità di risorse; che l'importanza geopolitica della regione è in aumento; che gli effetti dei cambiamenti climatici e la concorrenza crescente per l'accesso all'Artide e alle sue risorse naturali, come pure le attività economiche in crescita, hanno portato nella regione rischi, comprese minacce all'ambiente e alla sicurezza dell'uomo, ma anche nuove opportunità, ad esempio in relazione a una bioeconomia sostenibile e altamente sviluppata; che a causa dei cambiamenti climatici si apriranno nuove rotte di navigazione e la disponibilità di nuove zone di pesca e risorse naturali potrebbe comportare l'aumento dell'attività umana e delle sfide ambientali nella regione;

K.  considerando che l'Artide rappresenta da tempo un ambito di cooperazione internazionale costruttiva e che è necessario che continui a essere una zona a basse tensioni;

L.  considerando che una buona accessibilità, per collegare meglio le zone rurali della regione nordica con il resto dell'UE, è un presupposto per lo sviluppo economico sostenibile e competitivo dei centri di crescita settentrionali, tenendo conto della crescente attenzione dimostrata da investitori e parti interessante nei confronti delle loro risorse inutilizzate e del loro ruolo quali punti focali di interesse ecologico;

M.  considerando che la Federazione russa nel 2015 aveva già stabilito almeno sei nuove basi a nord del Circolo polare artico, compresi sei porti in acque profonde e 13 aerodromi, e ha incrementato la sua presenza nell'Artide in termini di forze terrestri;

N.  considerando che un ecosistema artico solido, sano e sostenibile, abitato da comunità vitali, riveste un'importanza strategica per la stabilità politica ed economica dell'Europa e del mondo; che l'Artide ospita oltre la metà delle zone umide del mondo e svolge un ruolo essenziale nella depurazione delle acque; che contribuisce al conseguimento dell'obiettivo del buono stato delle acque, di cui alla direttiva quadro sulle acque; che i costi dell'inazione nell'ambito della tutela dei socioecosistemi artici stanno aumentando in modo esponenziale;

O.  considerando che la banchisa glaciale artica è diminuita notevolmente dal 1981, che le aree ricoperte da permafrost sono in calo (con il rischio di rilasci incidentali di notevoli quantità di biossido di carbonio(13) e metano nell'atmosfera), che lo strato nevoso diminuisce sempre più e che lo scioglimento dei ghiacciai contribuisce all'innalzamento globale del livello dei mari; che è stato osservato che la banchisa glaciale sta scomparendo a ritmi ancora più veloci di quelli previsti dai modelli e che il volume dei ghiacci marini presenti durante l'estate si è ridotto di oltre il 40 % in 35 anni; che i cambiamenti climatici stanno avanzando a doppia velocità nelle regioni polari e che tale velocità continua ad aumentare, generando cambiamenti ignoti e imprevedibili negli ecosistemi mondiali;

P.  considerando che tre Stati membri dell'UE (Danimarca, Finlandia e Svezia) e un paese e territorio d'oltremare (Groenlandia) sono membri del Consiglio artico, composto da otto membri, e sette altri Stati membri (Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Spagna e Regno Unito) sono osservatori; che l'UE attende con interesse l'attuazione finale del suo status formale di osservatore nel Consiglio artico;

Q.  considerando che la tutela dell'ambiente e lo sviluppo sostenibile sono i due pilastri essenziali della dichiarazione di Ottawa, che ha gettato le basi per la nascita del Consiglio artico nel 1996;

R.  considerando che circa quattro milioni di persone vivono nella regione artica e che circa il 10 % sono comunità indigene; che il vulnerabile ambiente artico e i diritti fondamentali dei popoli indigeni devono essere rispettati e protetti con salvaguardie più rigorose; che occorre garantire il diritto dei popoli indigeni e delle popolazioni locali di approvare l'estrazione di risorse naturali e di partecipare al relativo processo decisionale; che l'aumento delle sostanze inquinanti e dei metalli pesanti nella regione artica ha un impatto negativo sulla catena alimentare a causa della loro presenza nella flora e nella fauna, segnatamente nei pesci, e costituisce un problema sanitario importante per gli abitanti della regione nonché, altrove, per i consumatori di prodotti della pesca;

S.  considerando che gli ecosistemi artici, comprese la flora e la fauna, sono particolarmente vulnerabili ai turbamenti e hanno periodi di ripresa relativamente lunghi; che gli effetti ambientali negativi tendono ad essere cumulativi e irreversibili e spesso producono impatti esterni geografici ed ecologici (ad esempio, danni agli ecosistemi oceanici);

T.  considerando negli ultimi decenni la temperatura nell'Artide sta aumentando di circa il doppio del tasso globale medio;

U.  considerando che le quantità crescenti di gas a effetto serra e inquinamento atmosferico stanno contribuendo al cambiamento del clima dell'Artide; che l'inquinamento presente nel clima artico deriva prevalentemente da produttori di emissioni in Asia, America settentrionale ed Europa e, pertanto, le misure di riduzione delle emissioni nell'UE svolgono un ruolo importante ai fini della lotta ai cambiamenti climatici dell'Artide;

V.  considerando che i rischi posti dall'utilizzo di oli combustibili pesanti (HFO) nel trasporto marittimo artico sono molteplici: in caso di sversamenti, i combustibili molto densi si emulsionano, vanno a fondo e possono essere trasportati per distanze molto lunghe se intrappolati nel ghiaccio; gli oli combustibili pesanti sversati pongono un rischio enorme per la sicurezza alimentare delle comunità indigene artiche, la cui sussistenza dipende dalla pesca e dalla caccia; la combustione degli oli combustibili pesanti produce ossidi di zolfo, metalli pesanti e grosse quantità di particolato carbonioso che, una volta depositatisi sul ghiaccio artico, stimolano l'assorbimento del calore nella massa di ghiaccio e, quindi, accelerano il suo scioglimento e gli effetti del cambiamento climatico; considerando che il trasporto e l'utilizzo di oli combustibili pesanti sono vietati dall'Organizzazione marittima internazionale (OMI) nelle acque circostanti l'Antartide;

W.  considerando che l'Unione dovrebbe svolgere un ruolo guida nell'ambito delle discussioni e dei negoziati nei consessi internazionali, adoperandosi affinché tutti gli attori coinvolti assumano le proprie responsabilità quanto alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra o delle sostanze inquinanti e affrontino le sfide crescenti della gestione sostenibile delle risorse;

X.  considerando che i rischi derivanti dall'utilizzo dell'energia nucleare nelle navi rompighiaccio e nelle strutture costiere dovrebbero essere presi in considerazione e ridotti al minimo in tutte le attività legate alla preparazione e alla risposta;

Y.  considerando che lo scarico di qualsiasi tipo di rifiuti nel permafrost artico non costituisce in alcun caso una soluzione sostenibile per la gestione dei rifiuti, come dimostrato dalle recenti scoperte a Camp Century (Groenlandia);

Z.  considerando che la politica dell'UE nella regione artica dovrebbe riflettere maggiormente gli obiettivi di sviluppo sostenibile che l'UE si è impegnata a raggiungere entro il 2030;

AA.  considerando che un processo decisionale basato su conoscenze scientifiche, incluse le conoscenze locali e indigene, è essenziale al fine di salvaguardare i fragili ecosistemi artici, ridurre i rischi, consentire l'adattamento delle comunità locali e promuovere lo sviluppo sostenibile; che l'UE rappresenta la principale fonte di finanziamenti per la ricerca nell'Artide e promuove il libero scambio dei risultati ottenuti;

AB.  considerando che una combinazione equilibrata di competenza e specializzazione industriale in ambito artico e di impegno a favore di obiettivi di sviluppo rispettosi dell'ambiente e sostenibili può favorire l'innovazione ecologica, le simbiosi industriali e una gestione dei rifiuti efficace nell'area e, quindi, il mantenimento di un ambiente incontaminato e del potenziale dell'area in termini di nuove ed emergenti opportunità di impresa e crescita occupazionale, contribuendo così anche all'occupazione giovanile e alla soluzione del problema dell'invecchiamento della popolazione;

AC.  considerando che le capacità tecniche in materia di comunicazioni satellitari esistenti all'interno dell'Unione europea, alla stregua dei servizi e delle strutture offerti da Copernico o da Galileo, potrebbero soddisfare le esigenze degli utenti che si trovano nella regione artica;

AD.  considerando che il coinvolgimento delle comunità locali è fondamentale per il buon esito della gestione delle risorse naturali e per potenziare le capacità di resilienza degli ecosistemi fragili;

AE.  considerando che riconosce l'importanza di prendere in considerazione le conoscenze tradizionali e locali nel processo decisionale artico;

AF.  considerando che occorre proteggere le culture dei Sami, dei Nenet, degli Ostiachi, degli Evenchi, dei Ciukci, degli Aleuti, degli Yupik e degli Inuit, a norma dell'UNDRIP; che le popolazioni indigene dell'Artide hanno il diritto di usare le risorse naturali presenti nella propria zona di origine e dovrebbero, pertanto, essere parti di qualsiasi piano futuro per la pesca commerciale;

AG.  considerando che qualsiasi attività di pesca nella regione artica deve avvenire nel rispetto degli accordi internazionali che regolano il settore, compreso il trattato di Spitsbergen del 1920 e, in particolare, dei diritti degli Stati parte del trattato, e anche nel rispetto di eventuali diritti di pesca storici;

1.  accoglie con favore la comunicazione congiunta quale passo positivo verso una politica dell'UE integrata su questioni relative all'Artide, con l'individuazione di settori di intervento specifici, e verso l'elaborazione di un quadro più coerente per l'azione dell'Unione con particolare attenzione alla regione artica europea; sottolinea la necessità di una maggiore coerenza tra le politiche interne ed esterne dell'Unione per quanto riguarda le questioni relative all'Artide; invita la Commissione a mettere a punto misure concrete di attuazione e di follow-up della sua comunicazione; ribadisce la sua richiesta di una strategia globale e di un piano d'azione concreto in relazione all'impegno dell'UE nell'Artide, il cui punto di partenza dovrebbe essere l'obiettivo di preservare l'ecosistema vulnerabile dell'Artide;

2.  plaude ai tre ambiti prioritari della comunicazione congiunta, vale a dire il cambiamento climatico, lo sviluppo sostenibile e la cooperazione internazionale;

3.  sottolinea l'importanza dell'UNCLOS, che fornisce il quadro giuridico multilaterale essenziale per tutte le attività oceaniche, anche nell'Artide, per la delimitazione della piattaforma continentale artica e per la risoluzione delle dispute in materia di sovranità all'interno dell'Artide in materia di acque territoriali; osserva che nella regione artica non vi sono che pochissime questioni di giurisdizione irrisolte; ritiene essenziale il rispetto del diritto internazionale nella regione artica; sottolinea che le acque intorno al Polo Nord sono per lo più acque internazionali; è a favore di un ruolo forte per l'UE nella promozione di accordi multilaterali efficaci e di un ordine globale basato sulle norme, attraverso il potenziamento e l'attuazione coerente degli accordi e dei quadri pertinenti a livello internazionale, regionale e bilaterale; sottolinea che l'UE dovrebbe svolgere un ruolo positivo nel promuovere e sostenere accordi che rafforzino la gestione della biodiversità e dell'ambiente in zone che non rientrano in una giurisdizione nazionale nell'Oceano Artico; fa notare che ciò non riguarda la navigazione e i mezzi di sussistenza tradizionali; esorta l'UE ad adoperarsi in stretta collaborazione con gli Stati membri per sostenere la salvaguardia e la tutela dell'ambiente nella regione; sottolinea il ruolo importante svolto dal Consiglio artico nel preservare la cooperazione costruttiva, le basse tensioni, la pace e la stabilità nella regione artica;

4.  accoglie con favore la ratifica dell'accordo di Parigi da parte dell'Unione europea e la sua entrata in vigore il 4 novembre 2016; invita tutte le parti a procedere alla sua rapida ed efficace attuazione; incoraggia gli Stati membri a ratificare l'accordo di Parigi al fine di avanzare con gli obiettivi ambiziosi per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e le misure relative sia allo scambio delle quote di emissione sia alla condivisione dello sforzo, tenendo a mente l'obiettivo di limitare l'aumento della temperatura a 1,5 °C entro il 2100;

5.  invita la Commissione e gli Stati membri ad assumere un ruolo più forte ai fini dell'applicazione efficace delle convenzioni internazionali, quali l'accordo di Parigi, la convenzione di Minamata, la convenzione sull'inquinamento atmosferico transfrontaliero a grande distanza, il protocollo di Göteborg, la convenzione di Stoccolma, il codice internazionale per le navi che incrociano nelle acque polari (codice polare) e la convenzione sulla diversità biologica; chiede alla Commissione di prestare particolare attenzione al processo internazionale in corso avviato dal comitato di esame degli inquinanti organici persistenti ai fini dell'eliminazione dell'utilizzo di inquinanti organici persistenti e del particolato carbonioso; invita i paesi partner dell'UE a fare altrettanto;

6.  sostiene lo sviluppo di una rete di zone protette nella regione artica e la tutela dell'area marittima internazionale intorno al Polo Nord al di fuori delle zone economiche degli Stati costieri;

7.  chiede che qualsiasi sviluppo della pesca commerciale nella regione artica avvenga in un modo che sia del tutto compatibile con la natura sensibile e specifica della regione; insiste affinché, prima di avviare nuove attività di pesca commerciale nella regione artica, siano condotte valutazioni scientifiche affidabili e prudenziali degli stock, onde determinare i livelli di pesca che permettano di conservare gli stock ittici interessati a livelli superiori a quelli in grado di produrre il rendimento massimo sostenibile e di non causare l'esaurimento di altre specie o gravi danni all'ambiente marino; sottolinea che tutte le attività di pesca d'altura devono essere disciplinate da un'organizzazione regionale di gestione della pesca che rispetti i pareri scientifici e disponga di un solido programma di controllo e sorveglianza che assicuri la conformità con i provvedimenti di gestione; osserva che la pesca nelle zone economiche esclusive (ZEE) deve rispettare le stesse norme; chiede una moratoria della pesca industriale, ivi compresa la pesca con reti a strascico, nelle acque artiche dove in precedenza non erano svolte attività di pesca;

8.  plaude ai negoziati attualmente in corso per un accordo internazionale tra gli Stati costieri dell'Artide e le parti internazionali finalizzato al divieto della pesca non regolamentata nelle acque internazionali dell'Artide e invita la Commissione e gli Stati membri a firmare tale dichiarazione e a chiedere che le sia conferito un carattere vincolante per i firmatari;

9.  invita la Commissione a sostenere e incoraggiare i paesi artici a lavorare ulteriormente per un'estensione delle informazioni e delle analisi disponibili su tutti gli stock presenti nella regione;

10.  invita la Commissione e gli Stati membri a intensificare gli sforzi nell'ambito del quadro legislativo dell'Unione concordando obiettivi di riduzione ambiziosi nei negoziati relativi alla direttiva sui limiti nazionali di emissione, riducendo i livelli di inquinamento locale attraverso il pacchetto "Aria pulita" allo scopo di ridurre l'inquinamento a grande distanza e in particolare la fuliggine e negoziando obiettivi ambiziosi per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e misure relative sia allo scambio delle quote di emissione sia alla condivisione dello sforzo, tenendo a mente l'obiettivo di limitare l'aumento della temperatura a 1,5 °C entro il 2100;

11.  invita la Commissione e gli Stati membri ad assicurare che l'accordo delle Nazioni Unite sugli oceani per la protezione della biodiversità nelle zone non sottoposte a giurisdizione nazionale attualmente in fase di negoziazione sia forte ed efficace e possa assicurare un processo solido per l'identificazione, la designazione, la gestione e l'attuazione di zone marine protette comprensive di riserve marine chiuse alla pesca;

12.  incoraggia la Commissione e gli Stati membri ad affermare il proprio ruolo nell'attuazione efficace della convenzione sulla diversità biologica e dei relativi accordi internazionali; ritiene importante che il piano strategico, di cui all'articolo 10 del protocollo di Nagoya, concernente l'individuazione e la prioritarizzazione delle specie aliene nocive che minacciano gli ecosistemi e delle loro rotte di espansione, sia eseguito in modo tale che le specie invasive maggiormente nocive siano controllate o eliminate e che siano adottate misure rivolte specificatamente alle loro rotte di espansione al fine di eliminare il trasferimento e l'invasione di tali specie, anche nelle zone artiche;

13.  invita gli Stati membri a vietare le sovvenzioni ai combustibili fossili che riducono il costo della produzione di energia da combustibili fossili, al fine di scoraggiare lo sfruttamento e l'utilizzo dei combustibili fossili;

14.  chiede all'UE di farsi promotrice, a livello internazionale, di una regolamentazione precauzionale rigorosa in materia di protezione dell'ambiente e sicurezza per quanto concerne l'esplorazione, la prospezione e la produzione petrolifera; chiede che siano vietate le trivellazioni nelle acque artiche ghiacciate dell'UE e del SEE e che l'Unione promuova l'adozione di norme precauzionali analoghe in seno al Consiglio artico e per gli Stati costieri dell'Artico;

15.  sottolinea che è importate che l'UE incoraggi una rapida ratifica della convenzione di Minamata, al fine di prevenire e ridurre le emissioni di mercurio;

16.  plaude all'intenzione della Commissione di incanalare i fondi SIE a favore di misure finalizzate all'integrazione dell'azione per il clima nell'Artide, tenendo conto delle circostanze locali e della natura particolare delle regioni artiche;

17.  sottolinea che il crescente utilizzo delle risorse naturali nella regione artica dovrebbe avvenire in una maniera che rispetti e arrechi beneficio alle popolazioni locali e che si assuma la piena responsabilità ambientale del fragile ambiente artico; ritiene che questa scelta strategica sia essenziale per assicurare la legittimità dell'impegno dell'UE nell'Artide e il sostegno locale a favore di tale impegno;

18.  invita la Commissione e gli Stati membri che sono membri o osservatori del Consiglio artico a sostenerne il lavoro attualmente in corso in merito all'elaborazione di una valutazione dell'impatto ambientale (VIA) onde salvaguardare il vulnerabile ecosistema dell'Artide, conformemente agli orientamenti della convenzione di Espoo; sottolinea l'importanza fondamentale di tali VIA al fine di garantire uno sviluppo sostenibile delle attività economiche e la tutela degli ecosistemi e delle comunità particolarmente vulnerabili dell'Artide; richiama l'attenzione sui seguenti criteri, non esaustivi, presentati dal Consiglio circumpolare degli inuit (ICC) per la valutazione dei progetti da realizzare nell'Artide:

   tutti i potenziali effetti ambientali, socioeconomici e culturali sia durante il progetto che dopo la sua conclusione, compresi gli effetti cumulativi dei progetti attuali e futuri, devono essere considerati,
   il principio di precauzione e il principio "chi inquina paga" vanno applicati in tutte le fasi di pianificazione, valutazione, attuazione e recupero del progetto,
   il risanamento e il ripristino dell'habitat e dei terreni interessati devono essere pianificati nel dettaglio e integralmente finanziati in anticipo,
   le proposte di progetti per gli interventi in caso di sversamenti di petrolio devono includere una dimostrazione comprovata della capacità dell'industria di recuperare il petrolio sversato in condizioni di congelamento, frammentazione e ricongelamento della banchisa glaciale,
   è necessario definire un regime internazionale di responsabilità e di indennizzo in caso di contaminazione di terreni, acque e aree marine a seguito dell'esplorazione e dello sfruttamento petroliferi offshore;

19.  sottolinea l'importanza di individuare meccanismi per incorporare la responsabilità sociale delle imprese (RSI) nelle attività delle aziende che operano nella regione artica, segnatamente attraverso la cooperazione con i rappresentanti del settore imprenditoriale, come ad esempio il Consiglio economico dell'Artico; raccomanda l'esplorazione del potenziale dei meccanismi volontari al fine di incoraggiare elevate norme settoriali in termini di prestazioni sociali e ambientali, sottolineando ad esempio le ''migliori prestazioni" all'interno di un indice della responsabilità d'impresa nella regione artica basato, ad esempio, sul protocollo di investimento artico e sull'iniziativa "Global Compact" delle Nazioni Unite;

20.  invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere tutti gli sforzi compiuti in seno all'OMI per raggiungere un accordo globale sulla riduzione delle emissioni prodotte dalle navi;

21.  riconosce l'importanza di finanziamenti costanti e sufficienti a favore delle regioni settentrionali scarsamente popolate al fine di superare ostacoli permanenti, quali la scarsa densità della popolazione, il clima rigido e le lunghe distanze;

22.  incoraggia una stretta collaborazione tra le istituzioni dell'UE e gli Stati membri interessati per quanto riguarda le questioni relative all'Artide; invita gli Stati membri che sono membri del Consiglio artico a tenere informati gli altri Stati membri e il VP/AR in merito a ogni questione di interesse comune in seno al Consiglio artico conformemente all'articolo 34, paragrafo 2, TUE;

23.  sottolinea la necessità che l'Unione si impegni in un dialogo politico con tutti i partner dell'Artide e chiede una cooperazione più intensa tra l'UE, il Consiglio artico nel quadro della dimensione settentrionale, il Consiglio euro-artico di Barents e gli altri organismi coinvolti nella cooperazione nel Grande Nord; sottolinea l'importante ruolo svolto nel Consiglio artico dagli osservatori con una grande esperienza e un impegno di vecchia data nella cooperazione scientifica e politica nella regione artica; accoglie con favore, a tal proposito, il dialogo in corso tra gli osservatori e la presidenza del Consiglio artico;

24.  sostiene con forza la concessione dello status di osservatore all'UE in seno al Consiglio artico; è convinto che la piena attuazione dello status di osservatore formale dell'Unione contribuirebbe positivamente e consoliderebbe il ruolo politico e istituzionale del Consiglio artico nella gestione delle questioni relative a tale regione;

25.  plaude al maggiore coordinamento tra la Commissione e il SEAE sulle questioni relative all'Artico; propone di istituire un'unità per le politiche settentrionali in seno al SEAE e di rafforzare la cooperazione tra i servizi del SEAE e della Commissione onde garantire un approccio politico coerente, coordinato e integrato in tutti i principali settori politici di intervento;

26.  rileva la capacità dell'UE di contribuire alla risoluzione dei potenziali problemi in materia di sicurezza; invita l'UE a contribuire, in partenariato con i suoi Stati membri e in cooperazione con i paesi artici, agli sforzi volti alla costruzione di meccanismi di sicurezza civile e al potenziamento della capacità di gestione in caso di crisi e disastri sia naturali che di origine umana nonché delle infrastrutture di ricerca e salvataggio;

27.  richiama l'attenzione sul fatto che la sicurezza energetica è strettamente collegata ai cambiamenti climatici; è dell'avviso che occorra migliorare la sicurezza energetica riducendo la dipendenza dell'UE dai combustibili fossili; evidenzia che la trasformazione dell'Artide rappresenta uno dei principali effetti dei cambiamenti climatici sulla sicurezza dell'UE; sottolinea la necessità di affrontare questo fattore di moltiplicazione dei rischi attraverso una strategia rafforzata dell'UE per l'Artide e una politica più incisiva a favore delle energie rinnovabili prodotte nell'UE e dell'efficienza energetica che riduca notevolmente la dipendenza dell'Unione da fonti esterne, migliorando quindi la sua posizione in termini di sicurezza;

28.  invita a sviluppare in tutti gli Stati artici piani di risposta in caso di sversamento di petrolio sulla fauna selvatica, conformemente alle buone prassi definite, che includano un'efficace valutazione delle specie vulnerabili in pericolo e strategie realizzabili di prevenzione e di risposta al fine di garantirne la protezione;

29.  sottolinea la cooperazione transfrontaliera costruttiva e pragmatica in corso con la dimensione settentrionale, con i relativi partenariati e con la cooperazione di Barents;

30.  sottolinea l'importanza del dialogo costante con la Russia nel quadro della cooperazione regionale artica, in particolare per quanto concerne la cooperazione transfrontaliera tra l'UE e la Russia, nonostante l'aumento delle forze militari russe che stazionano nella regione, la costruzione e la riapertura di basi militare russe e la creazione di un distretto militare artico russo; sottolinea la necessità che l'UE faccia valere maggiormente i propri interessi nei confronti della Russia ricorrendo a un dialogo selettivo, nonché di perseguire progressi nelle questioni di interesse comune laddove vi siano le basi per soluzioni globali alle sfide e minacce comuni; esorta a includere tale questione nella strategia dell'UE per la regione artica; sottolinea che la regione artica costituisce una parte integrante degli aspetti ambientali, economici e politici delle relazioni internazionali;

31.  è del parere che la politica in materia di dimensione settentrionale funga da modello positivo di stabilità, titolarità comune e impegno nella cooperazione artica; sottolinea l'importanza dei partenariati settoriali della dimensione settentrionale, segnatamente nei settori ambientale, infrastrutturale e logistico;

32.  rileva che si sono formate rotte migratorie artiche verso l'Unione europea; sottolinea che le rotte migratorie e il potenziamento dei trasporti dovrebbero essere presi in considerazione in sede di elaborazione della strategia dell'UE per la regione artica;

33.  ribadisce l'invito all'UE e ai suoi Stati membri a sostenere attivamente i principi della libertà di navigazione e del diritto di passaggio inoffensivo;

34.  accoglie con favore i piani volti a istituire un forum delle parti interessate della regione artica europea; sottolinea la necessità di migliorare le sinergie tra gli strumenti di finanziamento esistenti al fine di impedire possibili duplicazioni e sviluppare al massimo le interazioni tra i programmi interni ed esterni dell'UE; osserva che la Finlandia si è offerta di ospitare il primo forum, previsto per il 2017;

35.  sottolinea l'importanza di includere le conoscenze tradizionali e locali nel processo decisionale nella regione artica;

36.  ribadisce il sostegno dell'UE nei confronti della UNDRIP; ricorda in particolare l'articolo 19 della stessa, in base al quale gli Stati devono consultarsi e cooperare in buona fede con i popoli indigeni interessati tramite le loro proprie istituzioni rappresentative in modo da ottenere il loro libero, previo e informato consenso prima di adottare e applicare misure legislative o amministrative che li riguardino; chiede un coinvolgimento migliore e più precoce dei popoli indigeni nell'elaborazione di una politica per l'Artide orientata ai cittadini e nelle attività del Consiglio artico; sottolinea che la loro inclusione nel processo decisionale agevolerà la gestione sostenibile delle risorse naturali nell'Artico; sottolinea la necessità di salvaguardare e promuovere i loro diritti, le loro culture e le loro lingue; sottolinea la necessità di sviluppare fonti di energia rinnovabili nella regione artica in modo sostenibile, rispettando altresì l'ambiente fragile e coinvolgendo appieno i popoli indigeni;

37.  rivolge particolare attenzione all'obiettivo di sviluppo sostenibile (OSS) 4.5, che prevede la garanzia di un accesso equo a tutti i livelli di istruzione e formazione professionale per le popolazioni indigene, anche nella propria lingua;

38.  sottolinea che un turismo accessibile, interconnesso, sicuro e sostenibile nelle aree rurali e scarsamente popolate della regione artica europea può contribuire ad aumentare le attività commerciali, che a loro volta incrementano il numero di posti di lavoro nelle piccole e medie imprese e contribuiscono allo sviluppo positivo complessivo delle regioni; sottolinea, pertanto, che sarebbe opportuno promuovere il turismo nella regione alla luce dei suoi impatti sociali e ambientali in termini di infrastrutture, ricerca, istruzione e formazione;

39.  pone l'accento sul ruolo delle popolazioni indigene e delle comunità locali nel mantenere la vitalità e la sostenibilità della regione artica; invita la Commissione a concentrarsi a fornire a queste comunità accesso a tutte le informazioni pertinenti relative ai requisiti del mercato unico dell'Unione, alle migliori prassi e agli strumenti di finanziamento; sottolinea l'importanza di reti di trasporti, di comunicazioni ed elettriche scorrevoli, nonché delle tecnologie spaziali di geolocalizzazione e di telecomunicazione, ai fini della creazione di attività economiche nella regione; ricorda alla Commissione i suoi obblighi di cui al regolamento (UE) 2015/1775 in termini di comunicazione e informazione nei confronti dei cittadini e delle autorità competenti in relazione alle disposizioni contenute nel regolamento; sottolinea la necessità di includere il know-how indigeno e locale e di aumentare il coinvolgimento, l'accettazione e la partecipazione delle comunità locali e indigene nei processi decisionali; sottolinea la necessità del sostegno e dei finanziamenti richiesti; suggerisce, a tal proposito, di organizzare a Bruxelles una rappresentazione delle popolazioni indigene dell'Artide al fine di rendere maggiormente visibile la loro partecipazione; è del parere che l'UE dovrebbe sostenere lo sviluppo di tecnologie innovative nell'Artide, promuovendo le fonti rinnovabili artiche;

40.  pone l'accento sull'importanza fondamentale di continuare a garantire la presenza, nella regione artica, di comunità sviluppate in modo sostenibile che usufruiscono delle più recenti tecnologie dell'informazione e che godono di un'elevata qualità della vita e sottolinea che l'UE può svolgere un ruolo di primo piano al riguardo; ribadisce il diritto delle popolazioni dell'Artide a determinare il proprio modello di vita e riconosce il loro desiderio di garantire lo sviluppo sostenibile della regione; chiede al SEAE e alla Commissione di rafforzare il dialogo con tali popolazioni e di esaminare la possibilità di destinare fondi a tali associazioni e di garantire che la loro voce sia presa in considerazione nel quadro delle discussioni dell'UE sull'Artide; accoglie con favore l'opera svolta dal relatore speciale dell'ONU sulla situazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali presso i popoli indigeni e dal meccanismo di esperti dell'ONU sui diritti delle popolazioni autoctone;

41.  sottolinea che la scienza dovrebbe costituire il fondamento del processo decisionale nell'Artide per quanto riguarda la protezione ambientale e la lotta ai cambiamenti climatici;

42.  sottolinea il ruolo fondamentale dei Fondi SIE ai fini dello sviluppo della regione artica europea e della creazione di crescita sostenibile e posti di lavoro di qualità in settori orientati al futuro; sottolinea, altresì, la necessità di uno sviluppo responsabile e corretto delle risorse naturali dell'Artide; richiama l'attenzione sugli svantaggi permanenti che devono essere compensati (articolo 174 TFUE); sottolinea l'importanza a lungo termine della strategia in diversi settori, come ad esempio l'agenda digitale, i cambiamenti climatici, la crescita blu, ecc.;

43.  sottolinea l'importanza di una buona accessibilità della regione artica alla rete TEN-T, all'estensione programmata dei corridoi della rete centrale (corridoio Mare del Nord-Mar Baltico e corridoio scandinavo-mediterraneo) e alle vie di accesso di secondo livello quale struttura di trasporto essenziale per consentire una mobilità sostenibile di persone e merci; ricorda le potenzialità dei fondi UE, quali il Meccanismo per collegare l'Europea (MCE) e il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), per finanziare progetti infrastrutturali nell'Artide europea; osserva il ruolo importante della Banca europea per gli investimenti (BEI) in questo contesto; suggerisce alla Commissione di valutare la possibilità di una più ampia cooperazione finanziaria internazionale in materia di sviluppo di infrastrutture e connettività, compresi i sistemi di informazione e di comunicazione;

44.  accoglie favorevolmente l'impegno della Commissione a mantenere, quantomeno, il livello di finanziamenti destinati alla ricerca sull'Artide nell'ambito di Orizzonte 2020 e, in particolare, la sua intenzione di sostenere la diffusione di tecnologie innovative; invita la Commissione a incrementare i finanziamenti dell'UE a favore della ricerca artica nel quadro finanziario pluriennale post-2020 (QFP); invita la Commissione a continuare e a rafforzare il ricorso a Orizzonte 2020 e ad altri programmi di finanziamento per finalità di studio dell'Artide;

45.  osserva che gli ecosistemi marini artici sono fondamentali per la preservazione della biodiversità globale; osserva che la riduzione della banchisa glaciale artica e gli altri cambiamenti ambientali nell'Artide, unitamente alla conoscenza scientifica limitata delle risorse marine nell'area, necessitano di un approccio precauzionale al fine di definire le misure internazionali adeguate volte a garantire la conservazione a lungo termine e l'utilizzo sostenibile delle risorse nelle zone d'alto mare dell'Artide;

46.  incoraggia la promozione e la facilitazione della cooperazione internazionale nei settori della scienza e della ricerca tra tutti i soggetti attivi nel campo della ricerca sull'Artico, nonché l'istituzione di infrastrutture di ricerca, riconoscendo che una migliore conoscenza dell'Artide è fondamentale per affrontare tutte le sfide in modo adeguato; sostiene la cooperazione tra i principali istituti di ricerca sull'Artico onde sviluppare un programma europeo integrato di ricerca polare nell'ambito dell'iniziativa EU-PolarNet che includa le conoscenze tradizionali e locali; osserva che la Commissione è stata invitata a una conferenza internazionale sulla scienza artica, che si terrà in Europa nel 2018; sottolinea l'importanza di una proficua collaborazione con Canada e Stati Uniti attraverso l'alleanza per la ricerca nell'Oceano Atlantico;

47.  ribadisce l'invito alla Commissione a creare il Centro di informazione dell'UE sull'Artico, dotato di fondi sufficienti e di pertinenza geografica, al fine di garantire un accesso efficace alla conoscenza e alle informazioni relative all'Artico e di generare turismo; sottolinea che tale Centro di informazione dell'UE sull'Artico potrebbe essere collegato al Centro artico già esistente o ad altre istituzioni artiche quale strumento per ridurre drasticamente i costi;

48.  chiede una raccolta più sistematica e di lunga durata dei dati derivanti dai progetti di ricerca sull'Artide; si rammarica che i risultati conseguiti nell'ambito dei singoli progetti vadano spesso persi nel passaggio da un periodo di finanziamento all'altro; invita la Commissione a puntare alla continuità in sede di pianificazione del quadro post 2020 per la ricerca sull'Artide;

49.  si compiace del sostegno della Commissione a favore dell'istituzione di aree marine protette nell'Artide; ricorda alla Commissione e agli Stati membri l'obiettivo di proteggere almeno il 10% delle aree costiere e marine nel quadro degli OSS; rileva, tuttavia, che qualsiasi nuova proposta su queste tematiche dovrebbe essere coerente con l'esito della discussione condotta dagli Stati artici in seno al Consiglio artico; sottolinea che le aree marine protette sono di fondamentale importanza per preservare gli ecosistemi artici; ricorda la necessità di coinvolgere pienamente le comunità locali nella pianificazione, nella realizzazione e nella gestione di tali zone protette;

50.  rileva l'importanza delle tecnologie spaziali e delle attività di ricerca relative allo spazio, che sono fondamentali per la sicurezza delle operazioni marittime, per il monitoraggio ambientale e per l'osservazione dei cambiamenti climatici nell'Artide; incoraggia la Commissione, in considerazione dei cambiamenti avvenuti nella regione artica riconosciuti nella sua strategia spaziale per l'Europa (COM(2016)0705), a valutare possibilità di maggiore utilizzo nell'area dei suoi programmi satellitari attuali e futuri, in cooperazione con i membri del Consiglio artico, e a prendere in considerazione le esigenze degli utenti nel quadro dell'iniziativa GOVSATCOM; invita, in tal senso, tutte le parti interessate a sfruttare appieno il potenziale offerto dal programma di osservazione della terra Copernicus e dal programma di navigazione satellitare Galileo;

51.  invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere e sostenere la creazione, sotto l'egida della commissione della convenzione per la protezione dell'ambiente marino dell'Atlantico nordorientale (OSPAR), di una zona marina protetta nelle zone d'alto mare dell'Artide che vieti qualsiasi attività estrattiva, ivi compresa la pesca, nelle acque internazionali circostanti il Polo Nord coperte dall'OSPAR;

52.  invita la Commissione a sostenere iniziative finalizzate al divieto del ricorso alla pesca con reti a strascico nelle aree marine ecologicamente o biologicamente significative (EBSA) e nelle zone d'alto mare dell'Artide;

53.  chiede che gli obiettivi di conservazione della nuova politica comune della pesca e l'obiettivo quantitativo di ripristinare e mantenere gli stock al di sopra dei livelli in grado di produrre il rendimento massimo sostenibile costituiscano la base per qualsiasi attività di pesca commerciale nella regione;

54.  chiede che l'Unione europea assuma la guida nella prevenzione della pesca non regolamentata nell'Artide; ritiene che questo ruolo sia legittimo data la presenza dei suoi Stati membri in seno a tutti i livelli di governance della regione artica;

55.  sottolinea che le flotte pescherecce dell'UE non devono minacciare la biodiversità della regione; si compiace dell'individuazione di zone significative sotto il profilo ecologico e biologico nella regione artica nel quadro della convenzione sulla diversità biologica (CBD), quale processo importante per garantire l'efficace conservazione della biodiversità artica; sottolinea l'importanza di applicare un approccio basato sulla gestione ecosistemica agli ambienti costieri, marini e terrestri dell'Artico, come evidenziato dal gruppo di esperti in materia di gestione ecosistemica del Consiglio artico; invita gli Stati a rispettare gli obblighi sanciti dalla CBD e dalla UNCLOS attraverso la creazione di una rete di riserve e aree marine protette nell'Oceano Artico;

56.  sostiene fermamente che qualsiasi ulteriore sviluppo della pesca commerciale nella regione artica debba avvenire nel rispetto degli accordi internazionali relativi alla regione, ivi compreso il trattato di Spitsbergen del 1920, nonché dei diritti di ogni Stato parte di tali accordi e dei diritti di pesca storici esistenti;

57.  invita la Commissione a esaminare e avanzare proposte sul rafforzamento delle infrastrutture di telecomunicazione artica, compresi i satelliti, al fine di contribuire alla ricerca scientifica e al monitoraggio del clima, creare sviluppo locale, promuovere la navigazione e garantire la sicurezza in mare;

58.  ribadisce il suo invito del 2014 alla Commissione e agli Stati membri affinché adottino tutti i provvedimenti necessari per facilitare attivamente l'applicazione del divieto di utilizzare l'olio combustibile pesante (HFO) e di trasportarlo come combustibile navale sulle imbarcazioni che solcano il Mar Artico tramite la convenzione internazionale sulla prevenzione dell'inquinamento causato da navi (convenzione MARPOL) e/o attraverso il controllo da parte dello Stato di approdo come disciplinato nelle acque che circondano l'Antartide; invita la Commissione a includere i rischi ambientali e climatici legati all'uso dell'HFO nel suo studio sui rischi derivanti dall'aumento della navigazione lungo la rotta del Mare del Nord; invita la Commissione, in assenza di adeguate misure a livello internazionale, a presentare proposte normative per le navi provenienti dalle acque dell'Artide o dirette verso tali acque che fanno scalo nei porti dell'UE, allo scopo di vietare l'utilizzo e il trasporto di oli combustibili pesanti;

59.  guarda con interesse all'entrata in vigore, nel 2017 e nel 2018, del codice polare dell'OMI, che renderà più sicura la navigazione artica; sottolinea l'importanza di sviluppare un unico sistema di evacuazione e di salvataggio del personale offshore che possa essere applicato a tutte le piattaforme e navi artiche;

60.  ricorda che, nel quadro dell'accordo sullo Spazio economico europeo (SEE), l'Islanda e la Norvegia si sono impegnate a preservare la qualità dell'ambiente e a utilizzare le risorse naturali in modo sostenibile, conformemente alla legislazione UE pertinente;

61.  sottolinea il crescente interesse della Cina per la regione artica, soprattutto per quanto riguarda l'accesso alle rotte marittime e la disponibilità di risorse energetiche; prende atto della conclusione di un accordo di libero scambio tra l'Islanda e la Cina e invita la Commissione a seguire da vicino gli effetti che esso potrebbe avere non soltanto sullo sviluppo economico sostenibile della parte islandese dell'Artide, ma anche sull'economia e il mercato interno dell'UE;

62.  rammenta che, in virtù dell'accordo di partenariato UE-Groenlandia in materia di pesca del 2007, l'UE concede alla Groenlandia un sostegno finanziario volto a garantire una pesca responsabile e uno sfruttamento sostenibile delle risorse ittiche nella zona economica esclusiva groenlandese;

63.  chiede la rapida ratifica e l'adesione da parte degli Stati membri al protocollo del 2010 della convenzione internazionale sulla responsabilità e sul risarcimento dei danni prodotti dal trasporto via mare di sostanze pericolose e nocive (convenzione HNS);

64.  ritiene che l'impegno parlamentare e la stretta cooperazione interparlamentare sulle questioni relative all'Artide, in particolare con i parlamenti nazionali degli Stati membri interessati, siano essenziali ai fini dell'attuazione delle politiche per l'Artide;

65.  invita il VP/AR e la Commissione a monitorare gli sviluppi a livello climatico, marittimo, socioeconomico nonché di tutela ambientale e di sicurezza nell' Artide e di riferire periodicamente al Parlamento e al Consiglio, anche in merito all'attuazione della politica dell'UE per l'Artide;

66.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e ai governi e ai parlamenti degli Stati della regione artica.

(1) Testi approvati, P8_TA(2016)0363.
(2) Risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite A/RES/70/1.
(3) http://www.inuitcircumpolar.com/uploads/3/0/5/4/30542564/declaration_on_resource_development_a3_final.pdf .
(4) GU C 436 del 24.11.2016, pag. 17.
(5) GU C 93 del 9.3.2016, pag. 131.
(6) GU C 419 del 16.12.2015, pag. 153.
(7) GU C 353 E del 3.12.2013, pag. 77.
(8) Testi approvati, P7_TA(2014)0236.
(9) GU C 136 E dell'11.5.2012, pag. 71.
(10) GU C 9 E del 15.1.2010, pag. 41.
(11) Testi approvati, P8_TA(2016)0034.
(12) Testi approvati, P8_TA(2016)0224.
(13) Si stima che nell'Artide siano immagazzinate un miliardo e mezzo di tonnellate di biossido di carbonio.


Relazione 2016 sul Montenegro
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Risoluzione del Parlamento europeo del 16 marzo 2017 sulla relazione 2016 della Commissione sul Montenegro (2016/2309(INI))
P8_TA(2017)0094A8-0050/2017

Il Parlamento europeo,

–  viste le conclusioni del Consiglio europeo del 19-20 giugno 2003 e l'allegata "Agenda di Salonicco per i Balcani occidentali: procedere verso l'integrazione europea",

–  visto l'accordo di stabilizzazione e di associazione (ASA) tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e la Repubblica di Montenegro, dall'altra, del 29 marzo 2010(1),

–  visto l'esito delle riunioni della conferenza di adesione UE-Montenegro a livello di supplenti, del 30 giugno 2016, e a livello ministeriale, del 13 dicembre 2016,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 26 giugno 2012 relative all'apertura dei negoziati di adesione con il Montenegro il 29 giugno 2012 e le conclusioni del 13 dicembre 2016, che hanno ricevuto l'approvazione della grande maggioranza delle delegazioni,

–  vista la settima riunione del Consiglio di stabilizzazione e di associazione tra il Montenegro e l'Unione europea, tenutasi a Bruxelles il 20 giugno 2016,

–  vista la comunicazione della Commissione del 9 novembre 2016 dal titolo "Comunicazione 2016 sulla politica di allargamento dell'UE" (COM(2016)0715), accompagnata dal documento di lavoro dei servizi della Commissione intitolato "Montenegro 2016 Report" (SWD(2016)0360),

–  viste la dichiarazione finale del presidente del vertice di Parigi dei Balcani occidentali del 4 luglio 2016 e le raccomandazioni delle organizzazioni della società civile per il vertice di Parigi 2016,

–  visti la decisione dei ministri degli Esteri degli Stati membri della NATO del 2 dicembre 2015 e la firma del protocollo di adesione del Montenegro alla NATO il 19 maggio 2016,

–  vista la relazione finale della missione di osservazione elettorale dell'OSCE/ODIHR sulle elezioni parlamentari del 16 ottobre 2016,

–  vista la dichiarazione congiunta dell'ottava riunione del comitato consultivo misto della società civile UE-Montenegro, tenutasi a Budva l'8 novembre 2016,

–  viste la dichiarazione e le raccomandazioni approvate in occasione della dodicesima riunione della commissione parlamentare di stabilizzazione e di associazione (SAPC) UE-Montenegro, tenutasi a Podgorica il 19-20 maggio 2016,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sul Montenegro,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per gli affari esteri (A8-0050/2017),

A.  considerando che l'integrazione euro-atlantica è la prima priorità della politica estera del Montenegro;

B.  considerando che sono stati compiuti ulteriori progressi nei negoziati di adesione; che il processo di adesione del Montenegro è attualmente considerato quello più avanzato; che il quadro giuridico nel campo dello Stato di diritto è per lo più completo e che la struttura istituzionale è stata creata;

C.  considerando che permangono preoccupazioni circa il clima politico interno polarizzato e il boicottaggio dell'opposizione in Parlamento; che il dialogo sostenibile e la cooperazione costruttiva tra la coalizione di governo e l'opposizione sono essenziali al fine di continuare a progredire nel processo di adesione;

D.  considerando che la corruzione e la criminalità organizzata continuano a costituire gravi preoccupazioni;

E.  considerando che le organizzazioni della società civile possono partecipare a gruppi di lavoro, anche in materia di negoziati di adesione, ma hanno espresso insoddisfazione rispetto al loro livello di coinvolgimento nelle decisioni politiche e alla possibilità di accedere alle informazioni; che è estremamente preoccupante che alcuni attivisti della società civile siano stati personalmente presi di mira da parte dei media tramite campagne di diffamazione;

F.  considerando che i progressi del Montenegro nel quadro del capitoli 23 e 24 sullo Stato di diritto rimangono essenziali per l'andamento complessivo del processo negoziale;

G.  considerando che la libertà di espressione e la libertà dei mezzi di informazione sono valori imprescindibili dell'UE nonché i pilastri fondamentali di ogni democrazia; che la comunità dei mezzi di informazione del Montenegro è altamente politicizzata, che la censura e l'autocensura persistono e che si verificano ancora pressioni economiche e politiche sui giornalisti;

1.  accoglie con favore il progresso costante nell'integrazione del Montenegro nell'UE; accoglie con favore il fatto che il Montenegro abbia conseguito progressi costanti nei negoziati di adesione, prendendo atto che finora sono stati aperti 26 capitoli nell'ambito dei negoziati e 2 capitoli sono stati provvisoriamente chiusi; invita il Consiglio ad accelerare i negoziati con il Montenegro; incoraggia l'apertura e la chiusura di ulteriori capitoli nei negoziati di adesione nel 2017; si compiace dell'adozione da parte del governo montenegrino del programma di adesione del Montenegro all'UE per il 2017-2018; incoraggia il Montenegro ad accelerare le riforme, aumentare gli sforzi per soddisfare tutti i parametri di riferimento e continuare a focalizzarsi sugli aspetti fondamentali del processo di adesione; ricorda che è essenziale fornire risultati concreti e un rendimento ottimo e sostenibile in termini di attuazione, in particolare nel campo dello Stato di diritto, della giustizia e della lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata;

2.  si congratula con le autorità competenti per le elezioni parlamentari svoltesi il 16 ottobre 2016 in modo ordinato e nel rispetto, in linea generale, delle libertà fondamentali; incoraggia un ulteriore allineamento con gli standard internazionali; si compiace che l'affluenza sia stata la più alta dal 2002; si compiace della revisione del quadro giuridico entro il quale si sono tenute le elezioni, ma rileva la persistenza di alcune lacune amministrative, anche da parte della commissione di Stato per le elezioni, come pure di preoccupazioni circa la precisione del registro elettorale e la politicizzazione;

3.  si rammarica della necessità di chiudere temporaneamente due piattaforme Internet di comunicazione il giorno delle elezioni nonché degli atti di pirateria informatica ai danni del sito web del Centro per la transizione democratica (CDT) qualche giorno prima delle elezioni, il che ha ostacolato il lavoro delle organizzazioni della società civile nel monitoraggio delle elezioni; chiede alle autorità competenti di affrontare le lacune e indagare sulle presunte irregolarità procedurali, compresi i presunti abusi dei fondi statali, gli abusi d'ufficio e le eventuali altre carenze segnalate, in modo rapido e trasparente, in linea con le raccomandazioni dell'OSCE/ODIHR; auspica che l'indipendenza della commissione di Stato per le elezioni venga sostenuta; ritiene che sia necessario un miglioramento del processo elettorale per creare una piena fiducia nel processo elettorale; prende atto con rammarico del fatto che l'opposizione non abbia riconosciuto i risultati delle elezioni; riconosce i tentativi da parte di attori esterni di screditare il processo elettorale e le difficoltà che ciò ha provocato; si attende che il nuovo governo mantenga l'impegno politico nei confronti del processo di riforma e invita tutti i partiti politici a rilanciare un dialogo costruttivo;

4.  osserva che, nel periodo precedente le elezioni, è stato formato un governo di fiducia elettorale; si rallegra del fatto che tale sviluppo sia frutto di un'iniziativa del Montenegro e sia stato realizzato con la partecipazione di vari partiti;

5.  esprime preoccupazione per i presunti tentativi russi di influenzare gli sviluppi in Montenegro, poiché questa modalità di azione nella regione potrebbe comportare un'ulteriore destabilizzazione dei Balcani occidentali; è preoccupato per i gravi incidenti, tra cui un presunto colpo di Stato, che si sono verificati il 16 ottobre 2016 e invita il vicepresidente della Commissione/alto rappresentate dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) e la Commissione a seguire da vicino le indagini in corso da parte delle autorità competenti; si compiace della volontà della Serbia di collaborare nell'ambito di tali indagini; ritiene importante che i servizi competenti degli Stati membri condividano tra loro, con il VP/AR e con la Commissione le informazioni relative a questi incidenti;

6.  continua ad essere profondamente preoccupato per la polarizzazione del clima interno e per il boicottaggio delle attività parlamentari ad opera dei membri dell'opposizione; invita l'opposizione ad approfittare dell'offerta del primo ministro montenegrino di partecipare al governo, in cambio della fine del boicottaggio; ribadisce la necessità che tutte le forze politiche rilancino una cooperazione e un dialogo costruttivi in seno al parlamento montenegrino; chiede un ulteriore rafforzamento del controllo parlamentare del processo di adesione e della capacità di sorveglianza del bilancio; si compiace con il parlamento per aver continuato a dimostrare un alto livello di trasparenza; esprime preoccupazione per l'uso sproporzionato della forza durante le proteste antigovernative, insiste ripetutamente sulla necessità di dare un seguito opportuno al "caso delle registrazioni audio"; invita a migliorare il controllo parlamentare relativo all'attuazione delle misure di lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione;

7.  invita il governo a migliorare l'accesso alle informazioni pubbliche, in particolare rispetto ai grandi progetti infrastrutturali, quali la costruzione di autostrade, le privatizzazioni, gli appalti pubblici e le operazioni giudiziarie;

8.  accoglie con favore la nuova strategia di riforma della pubblica amministrazione (RPA) 2016-2020, il programma di riforme della gestione delle finanze pubbliche, l'entrata in vigore della nuova legge sulle retribuzioni e la semplificazione delle procedure amministrative; chiede l'adozione di misure per stanziare le adeguate risorse di bilancio per l'attuazione della RPA, nonché una volontà politica coerente per razionalizzare la pubblica amministrazione, anche in vista dei preparativi per l'adesione; rileva i progressi limitati in direzione di un rafforzamento della capacità amministrativa; incoraggia la completa depoliticizzazione della pubblica amministrazione; ritiene essenziale aderire ai principi del merito, della professionalità, della responsabilità e della trasparenza, svolgere una valutazione dell'impatto normativo tempestiva nonché garantire il diritto dei cittadini a una buona amministrazione priva di corruzione e all'informazione;

9.  constata i progressi nella riforma della giustizia, incluso il miglioramento delle capacità istituzionali; continua a essere preoccupato per le indebite ingerenze nell'indipendenza della magistratura, specialmente per quanto riguarda la nomina dei giudici; sottolinea la necessità di rafforzare la responsabilità della magistratura mediante lo sviluppo di un monitoraggio dell'attuazione dei codici etici e di nuovi sistemi disciplinari per i giudici e i pubblici ministeri; sottolinea inoltre la necessità di razionalizzare la rete giudiziaria e di migliorare ulteriormente le capacità relative al monitoraggio degli arretrati nei tribunali, nonché di ridurre ulteriormente il numero di casi pendenti; chiede una responsabilità istituzionale e individuale più efficace nel trattamento delle accuse di corruzione, riciclaggio di denaro e criminalità organizzata; sottolinea la necessità di attuare in modo efficace le decisioni giudiziarie in merito all'accesso all'informazione e di contrastare la prassi prevalente di dichiarare la riservatezza dei documenti al fine di limitarne l'accesso; sottolinea l'importanza di creare maggiore consapevolezza da parte del pubblico in merito ai meccanismi di reclamo esistenti;

10.  invita le autorità competenti, pur rilevando alcuni progressi nel dare seguito ai crimini di guerra, a provvedere in modo efficace alle indagini, ai processi, alle sentenze e alle pene per i crimini di guerra, nonché a lottare contro l'impunità in linea con le norme internazionali, con particolare riferimento ai funzionari responsabili ai vertici della catena di comando; accoglie con favore l'adozione di una strategia per i processi, al fine di avviare nuovi procedimenti e giungere a risultati concreti; sottolinea la necessità di garantire che le vittime dei crimini di guerra abbiano libero accesso alla giustizia e a un equo risarcimento nonché di garantire una protezione totale dei testimoni nel corso dei procedimenti giudiziari in materia di crimini di guerra;

11.  rileva con preoccupazione che la corruzione rimane diffusa in molti campi ma accoglie con favore l'ulteriore rafforzamento del quadro anticorruzione, rendendo tra l'altro pienamente operativa l'Agenzia anticorruzione e nominando speciali pubblici ministeri anticorruzione, nonché affrontando la necessità di formazione specializzata a lungo termine; ritiene indispensabile assicurare la loro indipendenza nelle indagini; sottolinea l'importanza di attività politicamente imparziali, professionali e trasparenti dell'Agenzia anticorruzione, in particolare rispetto a casi di corruzione ad alto livello e al finanziamento dei partiti politici; sottolinea ancora una volta la necessità di istituire un monitoraggio delle indagini portate a termine e delle condanne eseguite, in particolare nei casi di corruzione ad alto livello, e delle misure volte a prevenire la corruzione, compresa l'applicazione più efficace delle sanzioni previste dalla legge; invita il nuovo governo a includere la lotta alla corruzione tra le sue priorità, destinandovi risorse umane e di bilancio sufficienti;

12.  invita ad attuare in modo efficace i piani d'azione settoriali per campi particolarmente soggetti alla corruzione, quali gli appalti pubblici, la privatizzazione, l'urbanistica, l'istruzione, l'assistenza sanitaria, l'amministrazione locale e la polizia; invita ad un'indagine efficace in merito ai casi potenziali di informatori e alla loro protezione adeguata; invita ad incorporare il reato di arricchimento illecito all'interno del codice penale del Montenegro; auspica un'attuazione efficace dell'Accordo di cooperazione tra Eurojust e il Montenegro per migliorare la cooperazione giudiziaria nella lotta contro le forme gravi di criminalità; invita ad adottare misure per la protezione degli informatori;

13.  prende atto dell'adozione di un piano di azione per la lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo e della firma del protocollo addizionale alla Convenzione del Consiglio d'Europa per la prevenzione del terrorismo; sottolinea la necessità di continuare a sviluppare il monitoraggio dei casi di criminalità organizzata, in particolare per quanto riguarda la tratta di esseri umani, il traffico di stupefacenti e il riciclaggio di denaro, al fine di garantire una più forte cooperazione tra le agenzie e di intensificare ulteriormente la cooperazione regionale e internazionale nella lotta contro la criminalità organizzata; sottolinea la necessità che consulenti contabili legali specializzati prestino assistenza nelle normali indagini;

14.  accoglie con favore i miglioramenti nel quadro giuridico per la lotta contro la tratta degli esseri umani; sottolinea, tuttavia, che è necessaria una migliore identificazione delle vittime della tratta e un maggiore accesso all'assistenza, ai risarcimenti e alle misure di protezione da parte loro;

15.  accoglie con favore la nuova strategia per la lotta contro l'estremismo violento nel 2016-2018, che integra la strategia nazionale per la prevenzione e la lotta contro il terrorismo, il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo; prende atto della creazione di una nuova unità di intelligence con il compito di individuare e monitorare potenziali membri di gruppi estremisti violenti; ritiene fondamentale identificare le persone nelle prime fasi della radicalizzazione, al fine di impedire il loro reclutamento da parte di gruppi estremisti violenti e riuscire a reintegrarle nella società; ritiene importante che le misure adottate in tal senso assicurino il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, conformemente agli obblighi internazionali; sottolinea l'importanza di creare consapevolezza per monitorare le possibili minacce terroristiche;

16.  invita le autorità competenti, pur riconoscendo la partecipazione delle organizzazioni della società civile ai preparativi per l'adesione, a migliorare ulteriormente l'accesso di tali organizzazioni alle informazioni relative all'UE e a garantire che le consultazioni con esse siano svolte in modo significativo, ove possibile; invita le autorità competenti a elaborare un approccio che offra maggior sostegno e inclusione, al fine di facilitare le attività di base da parte delle organizzazioni della società civile e incoraggiare la loro partecipazione attiva alla supervisione dell'intero processo elettorale; esorta le autorità competenti a predisporre finanziamenti pubblici per le organizzazioni della società civile, sia a livello nazionale che locale, in modo più sostenibile, trasparente ed efficiente; invita le autorità pertinenti a creare condizioni che agevolino il lavoro volontario e un grado più elevato di impegno civico; è profondamente preoccupato per il fatto che le campagne denigratorie e i tentativi di intimidazione non siano cessati contro alcuni attivisti delle organizzazioni della società civile; invita le autorità ad indagare e chiarire le cause di tali tentativi e ad intensificare gli sforzi ai fini proteggere gli attivisti delle organizzazioni della società civile;

17.  prende atto di alcuni progressi nel miglioramento della situazione delle minoranze, tra cui il completamento di diverse riforme legislative per garantire un maggiore allineamento alle norme dell'UE e internazionali in materia di diritti umani; accoglie con favore l'adozione di una strategia 2016-2020 e del piano di azione per l'inclusione sociale delle comunità rom ed egiziane; chiede lo stanziamento di un bilancio adeguato per attuare correttamente il piano di azione; è preoccupato per la doppia discriminazione subita dalle donne e dalle bambine nella comunità rom e per l'accesso della comunità rom, delle minoranze egiziane e della popolazione ashkali all'assistenza sanitaria, all'istruzione, agli alloggi e all'occupazione; incoraggia le autorità competenti a continuare a rafforzare gli sforzi per salvaguardare i diritti delle persone LGBTI; invita le autorità competenti a profondere ulteriori sforzi di sensibilizzazione in materia di non discriminazione per il grande pubblico; resta preoccupato per il fatto che la maggior parte degli edifici pubblici, compresi i centri medici e le facoltà universitarie, non sia ancora accessibile alle persone con disabilità e che il numero di persone con disabilità occupate sia ancora molto limitato; invita ad adottare ulteriori misure per proteggere l'identità multinazionale della regione di Boka Kotorska;

18.  chiede l'ulteriore rafforzamento delle istituzioni per i diritti umani, compreso il mediatore e il ministero dei Diritti umani e dei diritti delle minoranze e ritiene che la loro conoscenza delle leggi e delle norme internazionali ed europee in materia di diritti umani dovrebbe essere migliorata; esprime preoccupazione per la mancanza di un approccio uniforme e il livello ridotto delle sanzioni nel caso di violazione dei diritti umani;

19.  rimane preoccupato per le continue violenze sessuali e domestiche di genere, la mancanza di azioni giudiziarie e di adeguate condanne per i colpevoli in linea con le norme internazionali, nonché per l'inefficienza del sostegno e della protezione delle vittime; chiede l'adozione di misure volte a istituire adeguati servizi di protezione, migliorare il coordinamento interistituzionale pertinente, ricorrere in modo efficace alla nuova banca dati unificata dei casi di violenza domestica e attuare la strategia 2016-2020 per la lotta contro la violenza domestica; sottolinea l'importanza di istruire e formare i dipendenti delle istituzioni statali per lavorare con le vittime; invita le autorità competenti a garantire una protezione adeguata, alloggi a lungo termine, sostegno finanziario e programmi di istruzione alle vittime di matrimoni forzati, nonché azioni giudiziarie efficienti e condanne contro i colpevoli; sottolinea l'importanza di incoraggiare la rappresentanza delle donne in politica, anche in posizioni decisionali chiave, nonché il loro accesso e una migliore rappresentazione nel mercato del lavoro; chiede l'elaborazione di una politica pubblica che aiuti a trovare un equilibrio tra la vita professionale e familiare; prende atto che prosegue l'attuazione del piano di azione 2013-2017 per la parità di genere; esorta le autorità competenti ad effettuare stanziamenti di bilancio sufficienti per la sua attuazione; osserva che il coordinamento delle politiche per l'infanzia presenta difficoltà e che la violenza contro i minori continua a preoccupare;

20.  invita le autorità montenegrine ad adottare le misure necessarie per prevenire la violenza contro i minori, la tratta degli esseri umani e i matrimoni forzati di minori, di cui le ONG continuano a riferire;

21.  sottolinea la necessità di lavorare costantemente e seriamente all'armonizzazione del sistema giuridico montenegrino con le norme giuridiche internazionali in materia di diritti umani e libertà delle persone con disabilità, al fine di rispettare i principi dello Stato di diritto, della costituzionalità e della legalità;

22.  continua a essere preoccupato per il livello di libertà di espressione e libertà dei mezzi di comunicazione in Montenegro e per la mancanza di indagini efficaci da parte del governo sulle aggressioni ai giornalisti; esorta nuovamente le autorità competenti a risolvere i casi da tempo pendenti di violenze, intimidazioni e minacce contro i giornalisti, ad adottare misure volte a proteggere i professionisti dei mezzi di informazione e a creare un ambiente sicuro per il giornalismo libero e investigativo; è inoltre preoccupato per le aggressioni commesse dalle forze di polizia e i recenti casi di pressioni e intimidazioni nei confronti di giornalisti, tra cui campagne diffamatorie, aggressioni fisiche e minacce, nonché casi di interferenza con i mezzi di comunicazione nel corso di manifestazioni antigovernative, compresi arresti arbitrari e sequestro di attrezzature; esprime preoccupazione per la perdurante mancanza di indagini adeguate su tali aggressioni e per la mancata risoluzione di tali casi; rileva che il numero di casi di diffamazione rimane elevato; insiste sulla trasparenza delle pubblicità statali nei mezzi di informazione privati, sulla modifica del codice penale montenegrino e sull'introduzione di nuovi reati intesi a prevenire e punire gli attacchi contro i giornalisti che svolgono il loro lavoro in modo professionale; riconosce le misure legali adottate al fine di fornire una maggiore autonomia finanziaria e una maggiore sostenibilità al servizio pubblico radiotelevisivo RTCG e invita a intraprendere ulteriori passi per garantire la sua indipendenza, anche sul piano editoriale; sottolinea la necessità di sostenere e rafforzare i meccanismi di autoregolamentazione esistenti; sottolinea che il codice etico rivisto per i giornalisti deve essere applicato in maniera efficace e uniforme in tutta la comunità dei mezzi di comunicazione; invita, ove opportuno, gli osservatori della delegazione dell'UE e delle ambasciate degli Stati membri a partecipare più regolarmente ai processi contro i giornalisti e i professionisti dei mezzi di comunicazione;

23.  rileva che durante le elezioni del 2016 la commissione di Stato per le elezioni aveva limitato l'accesso dei mezzi di comunicazione; chiede l'attuazione delle raccomandazioni sui mezzi di comunicazione presentate nella relazione finale della missione di osservazione elettorale dell'OSCE/ODIHR sulle elezioni parlamentari del 2016;

24.  esorta il nuovo governo, pur prendendo atto degli sviluppi economici favorevoli, ad adottare misure per garantire la sostenibilità di bilancio, migliorando nel contempo i diritti sociali e la protezione dei consumatori, ad avviare ulteriori riforme strutturali al fine di migliorare il contesto imprenditoriale e degli investimenti onde creare crescita e occupazione e un'economia più diversificata, fra cui misure volte a ridurre gradualmente il settore informale, nonché ad affermare con forza la necessità di combattere efficacemente l'evasione fiscale; accoglie con favore l'apertura del capitolo 19 e ritiene fermamente che sia il miglior incentivo affinché il governo acceleri il lavoro in materia di inclusione sociale, riduzione della povertà e del settore informale; chiede la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché un maggiore impegno per rafforzare lo Stato di diritto e l'esecuzione dei contratti; sottolinea la necessità di affrontare gli squilibri esterni elevati e di rivalutare i progetti di investimento nelle infrastrutture pubbliche che mettono in difficoltà la sostenibilità di bilancio; invita a rendere disponibili ulteriori misure finanziarie e non finanziarie per il sostegno delle PMI e ad investire maggiormente nell'innovazione e in progetti sostenibili per stimolare l'economia; chiede il miglioramento del dialogo sociale;

25.  osserva che, benché siano stati compiuti alcuni progressi nello sviluppo delle infrastrutture di trasporto, anche mediante l'Osservatorio dei trasporti dell'Europa sudorientale, la mancanza di strade transfrontaliere ostacola commercio e turismo; plaude agli sforzi finora compiuti per la liberalizzazione del settore ferroviario in Montenegro; sottolinea la necessità di coordinarsi con i paesi vicini in materia di connettività e permettere che essi partecipino al processo di pianificazione per i progetti infrastrutturali;

26.  sottolinea l'importanza di rafforzare il settore delle PMI e di fornire sostegno attraverso una legislazione, finanziamenti e un'attuazione della politica industriale migliori, come pure riducendo gradualmente l'economia informale e rendere più veloce la registrazione elettronica delle imprese in tutta la nazione;

27.  rileva che l'economia sommersa del Montenegro costituisce ancora una grande parte del PIL totale; ricorda che l'estesa economia informale costituisce un ostacolo importante per le imprese e per la crescita economica ed esorta il Montenegro a prendere provvedimenti per ridurre la quota di economia sommersa;

28.  osserva con preoccupazione che alcuni risultati dello sviluppo di capacità finanziati a titolo dell'IPA non sono stati utilizzati appieno o non sono stati oggetto di un seguito da parte delle autorità; sottolinea che, per ottenere risultati positivi, le autorità devono garantire una disponibilità di personale adeguata, adottare la legislazione necessaria per permettere l'utilizzo dei risultati e concedere la necessaria indipendenza alle istituzioni di nuova creazione;

29.  prende atto del leggero declino del tasso di disoccupazione; accoglie con favore la nuova strategia nazionale 2016-2020 in materia di occupazione e sviluppo delle risorse umane e il relativo piano di azione 2016; continua a essere preoccupato per l'elevata disoccupazione giovanile e la scarsa mobilità dei lavoratori; chiede misure proattive per il mercato del lavoro al fine di aumentare i posti di lavoro di qualità e sostenere le donne, le persone vulnerabili, le persone con disabilità e i giovani nell'istruzione, nell'orientamento professionale, nella formazione e nell'occupazione nonché per quanto riguarda i diritti del lavoro; ribadisce l'importanza di una partecipazione attiva a iniziative regionali per i giovani, quali l'Ufficio di cooperazione giovanile regionale dei Balcani occidentali, anche facendo ricorso a programmi esistenti concepiti per incentivare la connettività nella regione e affrontare la disoccupazione giovanile;

30.  osserva che la spesa pubblica destinata all'istruzione rimane bassa, al di sotto della media dell'UE; sottolinea la necessità di adottare le misure necessarie, con particolare riferimento ai servizi di assistenza alla prima infanzia e alle scuole materne, in cui le iscrizioni sono purtroppo basse e ben al di sotto dell'obiettivo dell'UE del 95 % entro il 2020; ritiene che sia opportuno prestare particolare attenzione alla mancanza di accesso a numerose università pubbliche per le persone con disabilità;

31.  accoglie con favore la nuova legge sull'ambiente, la strategia nazionale di recepimento e attuazione dell'acquis dell'UE in materia di ambiente e cambiamento climatico e il relativo piano di azione 2016-2020; sottolinea la necessità di rafforzare gli sforzi di attuazione, con particolare riferimento alla qualità dell'acqua, alla protezione della natura e alla gestione dei rifiuti, come pure le relative capacità amministrative a tutti i livelli; è preoccupato per il notevole ritardo nell'approntare una protezione del potenziale sito Natura 2000 della salina di Ulcinj (Dulcigno); chiede che siano compiuti ulteriori sforzi per preservare la biodiversità della salina e lo sviluppo sostenibile del litorale;

32.  invita le autorità competenti ad adottare le necessarie misure di protezione e conservazione in merito al lago di Scutari al fine di mantenerne le caratteristiche ecologiche tra cui l'integrità ecologica; invita il governo a garantire che la trasformazione dei parchi nazionali in un'azienda controllata dallo Stato non abbia effetti negativi sulla loro protezione; riconosce a tale proposito le preoccupazioni espresse nel quadro delle convenzioni di Ramsar e Berna in merito al piano urbano speciale per il Parco nazionale del lago di Scutari, incluso il progetto Porto Skadar Lake; è preoccupato dei ritardi significativi nel determinare la tutela delle aree identificate come potenziali aree della rete Natura 2000, come ad esempio il Parco nazionale del lago di Scutari; rammenta che è necessario condurre valutazioni d'impatto ambientale adeguate e strategiche in conformità dell'acquis dell'UE e delle norme internazionali;

33.  sottolinea la necessità di attuare gli impegni internazionali nel campo della mitigazione dei cambiamenti climatici; è profondamente preoccupato del progetto del governo di sviluppare la centrale a carbone di Pljevlja II, incompatibile con gli impegni sottoscritti nel quadro dell'accordo di Parigi;

34.  riconosce i buoni progressi compiuti nel campo dell'energia, compresi quelli nel settore delle interconnessioni con i paesi partner; invita il Montenegro a introdurre una normativa di attuazione del terzo pacchetto energia, in particolare la direttiva sulle energie rinnovabili; continua a esprime preoccupazione per lo sviluppo di impianti idroelettrici non sostenibili e per il fatto che molti di questi impianti sono pianificati senza un'adeguata valutazione d'impatto ambientale, in particolare per quanto riguarda la tutela della biodiversità e l'impatto sulle aree protette come previsto dalla normativa dell'UE; invita le autorità competenti a mantenere una sorveglianza vigile sulle operazioni di esplorazione offshore nel settore degli idrocarburi e ad attuare tutte le misure protettive ai sensi della legislazione e dei regolamenti adottati, nonché dell'acquis dell'UE;

35.  invita le autorità montenegrine, alla luce dei preparativi per il vertice sui Balcani occidentali che si terrà in Italia nel 2017, a moltiplicare gli sforzi per attuare misure giuridiche e normative nei settori dei trasporti e dell'energia (misure non vincolanti), al fine di rispondere al programma di connettività dell'Unione europea;

36.  plaude alla partecipazione proattiva e al costante ruolo costruttivo del Montenegro nella cooperazione regionale e internazionale nel segno dei rapporti di buon vicinato; incoraggia un'ulteriore cooperazione in tal senso; valuta in modo molto positivo il Montenegro per l'allineamento costante e completo della sua politica estera alla politica estera e di sicurezza comune dell'UE, compresa la decisione (PESC) 2016/1671 del Consiglio, che rinnovava le misure restrittive dell'UE contro la Russia; accoglie con favore la partecipazione del Montenegro alle missioni di PSDC dell'UE; incoraggia il paese a continuare ad affrontare in modo costruttivo e con spirito di buon vicinato le questioni bilaterali in sospeso con i paesi vicini, compresi i problemi irrisolti con la Serbia e la Croazia relativi alla demarcazione dei confini, il prima possibile nel processo di adesione; rinnova l'invito alle autorità affinché contribuiscano a risolvere le questioni della successione legate all'eredità dell'ex Repubblica socialista federale di Jugoslavia; plaude all'accordo relativo alla demarcazione dei confini con la Bosnia-Erzegovina e alla ratifica dell'accordo relativo alla demarcazione dei confini con il Kosovo; sottolinea la necessità di portare avanti i negoziati in materia di adeguamento degli accordi sui valichi di frontiere e sul traffico alla frontiera; plaude alla cooperazione con i paesi vicini nel quadro del processo della dichiarazione di Sarajevo; esorta il Montenegro a rispettare le posizioni comuni dell'UE sull'integrità dello Statuto di Roma e i principi guida dell'UE correlati sugli accordi di immunità bilaterale;

37.  rileva che il Montenegro, per quanto non si trovi sulla "rotta dei Balcani occidentali" rimane un paese di transito per rifugiati e migranti, la maggior parte dei quali provenienti dalla Siria; invita le autorità montenegrine a garantire che i migranti e i rifugiati che chiedono asilo in Montenegro o che attraversano il territorio del paese vengano trattati in conformità del diritto internazionale e dell'UE, compresa la Convenzione per i rifugiati del 1951 e la Carta dei diritti fondamentali dell'UE; accoglie con favore l'adozione del piano di azione di Schengen e della strategia 2016-2020 per la gestione integrata della migrazione;

38.  invita la Commissione a continuare a collaborare con tutti i paesi dei Balcani occidentali sulle questioni legate alla migrazione, al fine di garantire il rispetto delle norme e degli standard dell'UE e internazionali; accoglie con favore il lavoro svolto finora a tale riguardo;

39.  plaude alla partecipazione attiva del Montenegro al vertice di Parigi del 2016 sui Balcani occidentali, in particolare sul programma di connettività; invita le autorità ad attuare l'accordo sui valichi di frontiera con l'Albania, di recente sottoscrizione, e ad attuare il regolamento sulle reti transeuropee, per quel che riguarda la concessione di licenze e il libero accesso al mercato ferroviario; osserva che, benché il mercato ferroviario in Montenegro sia aperto alla concorrenza dal 2014, al momento nessun operatore privato ha dimostrato interesse per un ingresso nel mercato; invita il nuovo governo ad offrire un mercato ferroviario aperto, con diritti di accesso alle linee ferroviarie e assegnazione delle capacità trasparenti e completamente conformi all'acquis;

40.  si compiace del fatto che il protocollo di adesione del Montenegro alla NATO sia stato firmato nel maggio 2016, nel riconoscimento degli sforzi del Montenegro nell'attuazione delle riforme, e sia attualmente in fase di ratifica da parte dei membri della NATO, dal momento che la NATO è un importante fattore di pace e stabilità nei Balcani occidentali; incoraggia i membri della NATO appartenenti all'Unione europea a dare la priorità al processo di ratifica e a riconoscere che l'adesione del Montenegro alla NATO è una tappa strategica importante e simbolica del processo di integrazione euro-atlantica del paese; ricorda che i negoziati di adesione all'UE sono indipendenti dal processo di adesione alla NATO;

41.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri nonché al governo e al parlamento del Montenegro.

(1) GU L 108 del 29.4.2010, pag. 1.


e-democrazia nell'Unione europea: potenziale e sfide
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Risoluzione del Parlamento europeo del 16 marzo 2017 sulla e-democrazia nell'Unione europea: potenziale e sfide (2016/2008(INI))
P8_TA(2017)0095A8-0041/2017

Il Parlamento europeo,

–  vista la raccomandazione del Consiglio d'Europa CM/Rec(2009)1 sulla democrazia elettronica (e-democrazia), adottata dal Comitato dei Ministri il 18 febbraio 2009, quale primo strumento giuridico internazionale a definire le norme nel campo della democrazia elettronica,

–  visti il trattato sull'Unione europea, in particolare gli articoli 2, 3, 6, 9, 10 e 11, e il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare gli articoli dall'8 al 16, dal 18 al 20 e 24,

–   viste la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, la Convenzione europea sui diritti umani e la Carta sociale europea,

–  vista la sua risoluzione del 28 ottobre 2015 sull'iniziativa dei cittadini europei(1),

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni dal titolo "Piano d'azione dell'UE per l'eGovernment 2016-2020 – Accelerare la trasformazione digitale della pubblica amministrazione" (COM(2016)0179),

–   visto l'indice di sviluppo del Governo elettronico (EGDI) dell'ONU per il 2014,

–  visti i tre studi intitolati "Potenziale e sfide dell'e-partecipazione nell'Unione europea", "Potenziale e sfide delle e-votazioni nell'Unione europea" e "Il contesto giuridico e politico per la creazione di un documento d'identità europeo", pubblicati dal dipartimento tematico C nel 2016,

–   visti i due studi STOA dal titolo "E-public, e-participation and e-voting in Europe – prospects and challenges: final report" ("Cittadini, partecipazione e voto nell'era digitale in europa: prospettive e sfide. Relazione finale"), del novembre 2011, e "Technology options and systems to strengthen participatory and direct democracy" ("Opzioni e sistemi tecnologici per rafforzare la democrazia diretta e partecipativa"), che sarà pubblicato nel 2017,

–   visti i lavori sulla democrazia elettronica sviluppati dalla Conferenza delle assemblee legislative regionali europee (CALRE) nell'ambito del sistema di cooperazione dell’ONU IT4all,

–  vista la sua risoluzione dell’8 settembre 2015 su "Diritti umani e tecnologia: impatto dei sistemi di sorveglianza e di individuazione delle intrusioni sui diritti umani nei paesi terzi"(2),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per gli affari costituzionali e il parere della commissione per la cultura e l'istruzione (A8-0041/2017),

A.  considerando le recenti crisi e le difficoltà in ambito finanziario, economico, politico e sociale che stanno gravemente colpendo i singoli Stati membri e l'Unione nel suo complesso e in un momento in cui tutti gli Stati membri si trovano di fronte a sfide globali quali i cambiamenti climatici, la migrazione e la sicurezza; che la relazione dei cittadini con la politica è diventata sempre più tesa, poiché essi si allontanano dai processi decisionali politici e vi è un crescente rischio di disaffezione dei cittadini nei confronti della politica; che la partecipazione e il coinvolgimento dei cittadini e della società civile nella vita democratica, oltre alla trasparenza e all’informazione, sono essenziali per il funzionamento della democrazia, come pure per la legittimazione e l'assunzione di responsabilità di ciascun livello della struttura di governo multi-livello dell'UE; che c'è un'evidente necessità di migliorare il collegamento democratico fra cittadini e istituzioni politiche;

B.  considerando che la nostra società è cambiata ad una velocità inaudita negli ultimi decenni e che il cittadino ha la necessità di esprimersi in maniera più frequente e più diretta in merito a questioni che determinano il futuro della società e considerando che sarebbe opportuno che le istituzioni politiche di conseguenza investano nell'innovazione democratica;

C.  considerando che l'affluenza alle urne durante le elezioni europee è in costante diminuzione dal 1979 e che nelle elezioni del 2014 è crollata al 42,54 %;

D.  considerando che è importante riconquistare la fiducia dei cittadini nei confronti del progetto europeo; che gli strumenti di democrazia digitale possono contribuire a promuovere una cittadinanza più attiva, migliorando la partecipazione, la trasparenza e la responsabilità nel processo decisionale, rafforzando i meccanismi di controllo democratico e la conoscenza dell'UE al fine di dare ai cittadini più voce nella vita politica;

E.  considerando che la democrazia dovrebbe evolvere e adattarsi ai cambiamenti e alle opportunità correlati alle nuove tecnologie e strumenti TIC, che devono essere considerati un bene comune che, laddove attuato in modo appropriato e accompagnato da un adeguato livello di informazione, potrebbe contribuire alla creazione di una democrazia più trasparente e partecipativa; che, a tal proposito, ciascun cittadino dovrebbe avere la possibilità di essere formato sull'uso delle nuove tecnologie;

F.   considerando che i progressi nella sicurezza informatica e nella protezione dei dati sono fattori essenziali per incrementare l'uso delle nuove tecnologie nella vita istituzionale e politica e per incentivare la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali attraverso di esse;

G.  considerando che la diffusione di nuovi strumenti di comunicazione digitale e di piattaforme aperte e di collaborazione può dare spunto e fornire nuove soluzioni per promuovere la partecipazione e l'impegno politico dei cittadini, riducendo al tempo stesso l'insoddisfazione degli stessi nei confronti delle istituzioni politiche, nonché contribuendo a innalzare il loro livello di fiducia, trasparenza e affidabilità nei confronti del sistema democratico;

H.  considerando il pacchetto di misure di sostegno alle comunicazioni elettroniche, tra cui l'iniziativa WIFI4EU o lo sviluppo del 5G in Europa, presentato dal presidente Juncker nel corso dell'ultimo discorso sullo stato dell'Unione;

I.  considerando che i dati di governo aperto possono promuovere la crescita economica, aumentare l'efficienza del settore pubblico e migliorare la trasparenza e l'assunzione di responsabilità delle istituzioni europee e nazionali;

J.  considerando che l'accesso ad uguali condizioni ad una rete neutrale costituisce condizione imprescindibile per garantire l'effettività dei diritti fondamentali della persona;

K.  considerando che la democrazia elettronica potrebbe favorire lo sviluppo di forme complementari di impegno in grado di contribuire ad attenuare la crescita della disaffezione dei cittadini nei confronti della politica tradizionale; che, inoltre, potrebbe contribuire a promuovere la comunicazione, il dialogo, e la consapevolezza e l'interesse nei confronti della nostra Unione, la sua politica e le sue politiche, favorendo così il sostegno dei cittadini al progetto europeo e riducendo il cosiddetto "deficit democratico" europeo;

L.  considerando che le nuove forme di partecipazione a uno spazio pubblico virtuale sono inscindibili dal rispetto dei diritti e dei doveri collegati alla partecipazione allo spazio pubblico, che comprendono ad esempio i diritti procedurali in caso di diffamazione;

M.  considerando che è indispensabile, al fine di assicurare il ruolo della rete come uno strumento democratico valido ed efficace, eliminare il divario digitale e fornire ai cittadini un'adeguata alfabetizzazione sui media e competenze digitali;

N.  considerando che i sistemi delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) sono al cuore dei moderni processi di governo, ma che sono ancora necessari sforzi volti a migliorare la fornitura di servizi di amministrazione pubblica elettronica;

O.  considerando che la votazione elettronica potrebbe aiutare le persone che vivono o lavorano in uno Stato membro di cui non sono cittadini o in un paese terzo, nell'esercizio del loro diritto di voto; considerando che devono essere garantite la sicurezza e la segretezza nelle fasi di emissione e registrazione del voto nelle procedure di voto elettronico, segnatamente per la possibilità di attacchi informatici;

Potenziale e sfide

1.  sottolinea i potenziali benefici della democrazia elettronica, intesa come il sostegno e il potenziamento della democrazia tradizionale tramite le tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) e che può integrare e rinforzare i processi democratici consentendo una maggiore emancipazione dei cittadini tramite diverse attività online, tra cui ad esempio l'amministrazione pubblica elettronica, la governance elettronica, le deliberazione elettronica, la partecipazione elettronica e le votazioni elettroniche; accoglie con favore il fatto che i nuovi strumenti di informazione e comunicazione permettano il coinvolgimento di sempre più cittadini nei processi democratici;

2.  sottolinea che la raccomandazione del Consiglio d'Europa CM/Rec(2009)1 invita gli Stati membri a garantire che la democrazia elettronica promuova, assicuri e migliori la trasparenza, la responsabilità, la reattività, l'impegno, la discussione, l'inclusione, l'accessibilità, la partecipazione, la sussidiarietà e la coesione sociale; ricorda che tale raccomandazione fa appello agli Stati membri affinché si elaborino misure che possano rafforzare i diritti dell'uomo, la democrazia e lo Stato di diritto;

3.  sottolinea che l'obiettivo della democrazia elettronica è promuovere la cultura democratica che arricchisce e potenzia le pratiche democratiche, fornendo mezzi aggiuntivi per aumentare la trasparenza e la partecipazione dei cittadini, ma non stabilisce un sistema democratico alternativo a detrimento della democrazia rappresentativa; evidenzia che la democrazia elettronica di per sé non garantisce la partecipazione politica e che, per perseguire la partecipazione politica dei cittadini, bisogna anche tenere in considerazione un ambiente non digitale parallelo alla democrazia elettronica;

4.  sottolinea l'importanza del voto elettronico e della votazione remota via Internet come sistemi in grado di ampliare l'inclusione dei cittadini e facilitare la partecipazione democratica, soprattutto nelle aree che sono geograficamente e socialmente più emarginate, offrendo numerosi vantaggi potenziali, in particolare per i giovani, per le persone a mobilità ridotta, gli anziani e le persone che vivono o lavorano in modo permanente o temporaneo in uno Stato membri di cui non sono cittadini o in un paese terzo, a patto che vengano garantiti standard più rigorosi possibile in materia di tutela dei dati; ricorda che, al momento dell'attuazione della votazione remota via Internet, gli Stati membri devono rispettare la trasparenza e l’affidabilità del calcolo dei voti e rispettare i principi di parità di voto, segretezza del voto, accesso al voto e suffragio libero;

5.  sottolinea la necessità che tutti i processi di interazione digitali siano basati sul principio di apertura istituzionale, rispettando la combinazione di trasparenza in tempo reale e partecipazione informata;

6.  mette in evidenza e incoraggia l'uso della partecipazione elettronica quale caratteristica principale della e-democrazia e ritiene che essa comprenda tre forme di interazione tra istituzioni dell'UE e governi da un lato e cittadini dall'altro, segnatamente: informazione elettronica, consultazione elettronica e processo decisionale elettronico; riconosce che molti casi di partecipazione elettronica a livello nazionale, regionale e locale possono essere considerati buoni esempi di come le TIC possano essere utilizzate nell'ambito della democrazia partecipativa; incoraggia gli Stati membri a sviluppare ulteriormente tali pratiche a livello nazionale e locale;

7.  sottolinea che le TIC contribuiscono a promuovere spazi di partecipazione e deliberazione che aumentano a loro volta la qualità e la legittimità dei nostri sistemi democratici;

8.   sottolinea la necessità di coinvolgere i giovani nel dibattito politico e rileva che l'uso delle TIC nelle procedure democratiche può essere uno strumento efficace a tal scopo;

9.  Ricorda il primo caso di votazione elettronica in Europa, ovvero le votazioni giuridicamente vincolanti svoltesi in Estonia nel 2005 ma sostiene che, affinché eventuali votazioni elettroniche possano affermarsi con successo in altri Stati membri, sarà necessario valutare la garanzia di una effettiva partecipazione di tutta la popolazione, e valutare altresì i benefici e le sfide, nonché le implicazioni di approcci tecnologici diversi o divergenti; sottolinea che l'esistenza di connessioni Internet sicure e ad alta velocità e di infrastrutture per l'identità elettronica sicure sono prerequisiti importanti per il successo della votazione elettronica; sottolinea la necessità di sfruttare i vantaggi delle nuove tecnologie negli attuali sistemi di votazione tradizionali e ritiene che possano essere compiuti progressi significativi attraverso la condivisione delle migliori pratiche e della ricerca a tutti i livelli politici;

10.   rileva la sfida che dare una risposta alle preoccupazioni dei cittadini sull'uso degli strumenti di democrazia online rappresenta; è dell'opinione che affrontare le preoccupazioni relative alla sicurezza e assicurare la privacy sono di importanza fondamentale per garantire la fiducia dei cittadini nell'arena politica digitale emergente;

11.  sottolinea che i processi democratici richiedono dibattiti approfonditi ad ogni livello della società dell’UE, nonché controllo e riflessioni per garantire l'equità, la pienezza e la razionalità delle deliberazioni; mette in guardia contro il rischio di distorsione e manipolazione del risultato delle valutazioni degli strumenti di discussione online; ritiene che la trasparenza di tutti gli attori che interagiscono e forniscono informazioni sulle campagne che si stanno potenzialmente promuovendo, direttamente o indirettamente, sulle piattaforme digitali di partecipazione siano la migliore garanzia contro questo rischio;

12.   rileva che, per una democrazia funzionante, la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nei processi democratici è una dimensione fondamentale; sottolinea, di conseguenza, che l'introduzione degli strumenti della democrazia elettronica dev'essere accompagnata da adeguate strategie di comunicazione e di formazione;

13.   sottolinea l'importanza di integrare la partecipazione elettronica nel sistema politico al fine di incorporare i contributi dei cittadini nel processo decisionale e garantire che essi abbiano un seguito; rileva che una mancanza di preparazione da parte dei responsabili politici provoca delusione e sfiducia;

14.   evidenzia che l'uso degli strumenti TIC dovrebbe integrare altri canali di comunicazione con le istituzioni pubbliche, allo scopo di evitare qualsiasi tipo di discriminazione sulla base delle competenze digitali o della mancanza di risorse e infrastrutture;

Proposte per migliorare la democrazia con le TIC

15.   ritiene che la partecipazione ai processi democratici si basi, innanzitutto, sull'accesso reale e non discriminatorio alle informazioni e alla conoscenza;

16.   invita inoltre l'UE e gli Stati membri ad astenersi dall'adottare misure superflue volte a limitare arbitrariamente l'accesso a Internet e l'esercizio dei diritti umani fondamentali, quali misure di censura sproporzionate o criminalizzazione della legittima espressione di critiche e dissenso;

17.  invita gli Stati membri e l'UE a fornire gli strumenti educativi e tecnici per il rafforzamento della responsabilizzazione democratica dei cittadini e il miglioramento delle competenze nell'ambito delle TIC e ad offrire l'alfabetizzazione digitale e un accesso digitale equo e sicuro per tutti i cittadini dell'UE, al fine di colmare il divario digitale (inclusione digitale) a beneficio, in ultima analisi, della democrazia; incoraggia gli Stati membri a integrare l'acquisizione delle competenze digitali nei programmi scolastici e nella formazione permanente, e a privilegiare programmi di formazione digitale per gli anziani; sostiene lo sviluppo di reti con le università e gli istituti di formazione al fine di promuovere la ricerca nel campo dei nuovi strumenti di partecipazione e la relativa attuazione; invita inoltre l'UE e gli Stati membri a promuovere programmi e politiche volti a sviluppare un apprezzamento critico e consapevole dell'uso delle TIC;

18.  propone di progredire nella valutazione dell'uso delle nuove tecnologie per migliorare la democrazia nelle amministrazioni europee integrando, quali indicatori oggettivi per misurare la qualità dei servizi on-line;

19.  raccomanda che il Parlamento europeo, in quanto unica istituzione europea direttamente eletta, svolga un ruolo di primo piano nel rafforzamento della democrazia elettronica; ritiene a tal fine che vadano sviluppate soluzioni tecnologiche innovative che permettano ai cittadini di poter comunicare nel merito con i propri deputati, condividendo con loro anche le proprie preoccupazioni;

20.  esorta a semplificare i linguaggi e i procedimenti istituzionali e a organizzare i contenuti multimediali in modo da spiegare gli elementi alla base dei principali processi decisionali, per promuovere la comprensione e la partecipazione; insiste sulla necessità di diffondere questo accesso alla partecipazione digitale tramite strumenti segmentati e proattivi che permettano di accedere a tutti i documenti integrati nei fascicoli parlamentari;

21.  esorta gli Stati membri e l'UE a realizzare infrastrutture digitali ad alta velocità e economicamente accessibili, in particolare nelle regioni periferiche, rurali e meno sviluppate dal punto di vista economico, e ad assicurare l'uguaglianza tra i cittadini, prestando particolare attenzione ai cittadini più vulnerabili e fornendo loro competenze per garantire un utilizzo sicuro delle tecnologie; raccomanda che le biblioteche, le scuole e gli edifici in cui vengono offerti servizi pubblici siano adeguatamente forniti di un’infrastruttura informatica moderna, ad alta velocità, che sia parimenti accessibile a tutti i cittadini, in particolare alle categorie più vulnerabili, quali le persone disabilità; rileva la necessità di stanziare adeguate risorse finanziarie e di formazione a tale scopo; raccomanda alla Commissione di stanziare risorse per i progetti volti a migliorare le infrastrutture digitali nell'ambito dell'economia sociale e solidale;

22.  sottolinea che le donne sono sottorappresentate nel processo decisionale politico a tutti i livelli, nonché nei settori degli strumenti TIC; osserva che le donne e le ragazze affrontano spesso stereotipi di genere in relazione alle tecnologie digitali; invita pertanto la Commissione e gli Stati membri a investire in programmi mirati che promuovano l'istruzione e la formazione nell'ambito degli strumenti TIC e la partecipazione digitale per le donne e le ragazze, in particolare quelle provenienti da ambienti vulnerabili ed emarginati, utilizzando l'apprendimento formale e informale;

23.  osserva che, al fine di garantire la pari accessibilità di tutti i cittadini agli strumenti di democrazia digitale, la traduzione multilingue è importante quando le informazioni sono destinate a essere diffuse e lette da tutti i cittadini in paesi con più di una lingua ufficiale o da persone provenienti da diversi contesti etnici;

24.  incoraggia gli Stati membri e l'UE a promuovere, sostenere e attuare meccanismi e strumenti che consentano la partecipazione dei cittadini e l'interazione con i governi e le istituzioni dell'UE, quali piattaforme di crowdsourcing; sottolinea che le TIC dovrebbero consentire l'accesso a informazioni indipendenti, la trasparenza, l'assunzione di responsabilità e la partecipazione al fine di migliorare la qualità delle decisioni politiche adottate; invita in questo senso a rendere più adatti alle sfide della e-democrazia tutti gli strumenti di comunicazione e relazioni con la cittadinanza della Commissione europea, in particolare il portale Europe Direct; si impegna a rendere più accessibili, comprensibili, educativi e interattivi tutti gli strumenti esistenti di seguito legislativo e invita la Commissione a fare lo stesso sul proprio sito Internet;

25.  invita gli Stati membri e l'Unione europea a riflettere sui contenuti presenti nei rispettivi siti istituzionali relativi al funzionamento della democrazia, al fine di proporre strumenti pedagogici, affinché siano consultabili e maggiormente comprensibili per i giovani, da un lato, e di renderli accessibili alle persone disabili, dall'altro;

26.  incoraggia le amministrazioni ad attuare l'impegno verso questo principio di apertura istituzionale tramite cambiamenti nel loro piano strategico e nella cultura aziendale, nei bilanci e nei processi di cambiamento organizzativo, motivati dall'obiettivo di migliorare la democrazia attraverso l'applicazione delle nuove tecnologie;

27.  chiede che venga istituita una piattaforma online al fine di organizzare la consultazione preventiva dei nostri concittadini prima di qualsiasi decisione da parte del legislatore europeo, per coinvolgerli maggiormente nella vita pubblica;

28.  ritiene indispensabile accompagnare l'installazione di questi nuovi strumenti con campagne di informazione sulle possibilità offerte e di promozione dei valori civici di responsabilità e di partecipazione;

29.  ricorda l'importanza dell'iniziativa dei cittadini europei quale strumento di coinvolgimento e partecipazione diretta di questi alla vita politica dell'Unione; invita perciò la Commissione a rivederne i meccanismi di funzionamento per poterne sfruttare appieno il potenziale, seguendo le raccomandazioni espresse dal Parlamento europeo nella sua risoluzione del 28 ottobre 2015; richiama quindi l'importanza di semplificare e snellire gli adempimenti burocratici che lo riguardano e di fare un uso maggiore delle TIC, ad esempio attraverso le piattaforme digitali e altre applicazioni compatibili con dispositivi mobili, al fine di aumentare la semplicità di fruizione di questo strumento importante e di farlo conoscere a un pubblico più vasto; ritiene che l'uso delle nuove tecnologie potrebbe migliorare, in particolare, il sistema di raccolta delle firme online tramite l'utilizzo dei servizi di identificazione e autenticazione (e-IDAS) che metterebbe in condizione i cittadini di ricevere e scambiare più facilmente informazioni in merito a ICE esistenti o potenziali affinché possano partecipare attivamente alle discussioni e/o supportare le iniziative stesse;

30.  sottolinea che diversi processi della Commissione, quali le consultazioni pubbliche online, le attività di partecipazione elettronica e le valutazioni d'impatto, potrebbero trarre beneficio da un più ampio utilizzo delle nuove tecnologie allo scopo di stimolare la partecipazione pubblica e aumentare l'assunzione di responsabilità di tali processi, la trasparenza delle istituzioni dell'UE e di potenziare la governance europea; ricorda la necessità, a tal fine, di rendere i processi di consultazione pubblica effettivi e fruibili dal più vasto pubblico possibile, limitando al minimo le barrire tecniche;

31.  sottolinea la necessità di maggiori informazioni per i cittadini sulle piattaforme di partecipazione elettronica esistenti a livello unionale, nazionale e locale;

32.  invita la Commissione ad ampliare e sviluppare la partecipazione elettronica nel quadro della revisione intermedia della strategia per il mercato unico digitale che verrà avviata nel 2017, e a incoraggiare lo sviluppo e il finanziamento di nuovi strumenti legati alla cittadinanza digitale dell'Unione; raccomanda inoltre alla Commissione di porre la propria attenzione a soluzioni open source che possono essere facilmente presentate in tutto il mercato unico digitale; invita, in particolare, la Commissione a integrare il riutilizzo di progetti precedenti come la piattaforma D-CENT, un progetto finanziato dall'UE che fornisce strumenti tecnologici per la democrazia partecipativa;

33.  sottolinea che lo sviluppo dell'amministrazione elettronica dovrebbe costituire una priorità per gli Stati membri e le istituzioni dell'UE e accoglie con favore l'ambizioso e completo piano d'azione per l'eGovernement della Commissione, per il cui successo sarà fondamentale un'adeguata attuazione a livello nazionale e il coordinamento dei finanziamenti unionali disponibili, in sinergia con le agenzie e autorità nazionali per il digitale; ritiene che ulteriori sforzi debbano essere compiuti per incoraggiare l’open data e l'uso di strumenti informatici basati su open source e software liberi, sia nelle istituzioni dell'UE che negli Stati membri;

34.  sollecita una maggiore cooperazione a livello dell'UE e raccomanda di procedere allo scambio di buone pratiche in materia di progetti di e-democrazia, come mezzo per avanzare verso una democrazia che sia più partecipativa e deliberativa e che risponda alle richieste e agli interessi dei cittadini e miri a coinvolgerli nei processi decisionali; rileva la necessità di conoscere gli atteggiamenti dei cittadini nei confronti dell'attuazione della votazione remota via Internet; invita la Commissione a fornire una valutazione indipendente o una consultazione dell'opinione pubblica riguardo alla votazione online, con un’analisi dei pro e dei contro, come opzione aggiuntiva per i cittadini per esprimere il loro voto affinché gli Stati membri possano esaminarla entro la fine del 2018;

35.  sottolinea la necessità di proteggere, a titolo prioritario, la privacy e i dati personali nell'utilizzo degli strumenti di democrazia elettronica e di promuovere una maggiore sicurezza nell'utilizzo di Internet, in particolare per quanto concerne la sicurezza delle informazioni e dei dati, compreso il “diritto all’oblio”, e di prevedere garanzie contro i software di sorveglianza e la verificabilità delle fonti; chiede, inoltre, un ulteriore utilizzo dei servizi digitali basati su strumenti chiave come l'identità digitale sicura e criptata, in conformità del regolamento EIDAS; Promuove registri pubblici digitali sicuri e la convalida delle firme elettroniche onde evitare intrusioni fraudolente multiple, in linea con le norme europee e internazionali sui diritti umani e la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo e della Corte di giustizia europea; sottolinea infine che le problematiche relative alla sicurezza non devono dissuadere dall'inclusione di singoli cittadini e gruppi nei processi democratici;

36.  insiste sulla necessità di migliorare la democrazia attraverso la tecnologia che dovrebbe essere utilizzata in un ambiente sicuro, protetto dall’abuso di strumenti tecnologici (spambot, analisi comportamentali anonime, appropriazione d'identità) e ricorda la necessità di rispettare i più elevati standard giuridici;

37.  ricorda il ruolo fondamentale svolto dagli informatori (generalmente attraverso Internet) nel portare alla luce casi di corruzione, frode, cattiva gestione e altre forme di violazione che minacciano la salute e la sicurezza pubbliche, l'integrità finanziaria, i diritti umani, l'ambiente e lo stato di diritto, garantendo al tempo stesso il diritto dei cittadini a essere informati;

38.  esorta i rappresentanti pubblici a partecipare attivamente, con i cittadini, ai consessi esistenti pienamente indipendenti e a usare i nuovi mezzi di comunicazione e piattaforme informatiche, allo scopo di dare impulso al dibattito e allo scambio di opinioni e proposte con i cittadini (parlamento elettronico) e creare un collegamento diretto con essi; invita i gruppi politici del Parlamento europeo e i partiti politici europei ad incrementare le occasioni di confronto pubblico e partecipazione digitale per la cittadinanza;

39.  invita i deputati e le altre istituzioni dell’UE a continuare a migliorare la trasparenza del loro operato, in particolare nell'attuale difficile contesto politico, e invita le autorità pubbliche a esaminare la possibilità di istituire piattaforme digitali, compresi i più recenti strumenti informatici; incoraggia i rappresentanti eletti a utilizzare tali strumenti e a comunicare e a impegnarsi in modo efficace con gli elettori e con le parti interessate in modo efficiente al fine di informarli in merito alle attività dell'UE e alle attività parlamentari, rendendo così più aperti i processi di deliberazione e definizione delle politiche e di aumentare la consapevolezza della democrazia europea;

40.  si compiace delle iniziative del Parlamento nel campo della partecipazione elettronica; sostiene i continui sforzi per rafforzare il carattere rappresentativo, la legittimità e l’efficacia del Parlamento e incoraggia i deputati a fare un più ampio ricorso alle nuove tecnologie al fine di sfruttarne appieno il potenziale, tenendo conto al contempo dei dovuti limiti imposti dal diritto alla privacy e alla protezione dei dati personali; rileva la necessità di un ampio processo di riflessione su come migliorare l'uso delle TIC da parte dei deputati, non solo per coinvolgere i cittadini ma anche in merito alla normativa, alle petizioni, alle consultazioni e ad altri aspetti rilevanti del loro lavoro quotidiano;

41.  incoraggia i partiti politici a livello nazionale e dell'UE a sfruttare al meglio gli strumenti digitali al fine di sviluppare nuovi metodi di promozione della democrazia al loro interno, compresa la trasparenza nei processi di gestione, finanziamento e decisione, nonché al fine di permettere una migliore comunicazione e coinvolgimento dei loro membri e sostenitori con la società civile; li incoraggia altresì ad avere elevati standard di trasparenza e responsabilità nei confronti dei cittadini; suggerisce a tal fine di valutare possibili modifiche dello statuto dei partiti europei che includano e incentivino le pratiche di partecipazione digitale,

42.  invita l'UE e le sue istituzioni ad aprirsi maggiormente alla sperimentazione con i nuovi metodi di partecipazione elettronica, quali il crowdsourcing a livello dell'UE e a livello nazionale, regionale e locale, tenendo conto delle migliori pratiche già sviluppate all'interno degli Stati membri e, a tal fine, ad avviare progetti pilota specifici; ribadisce, allo stesso tempo, la necessità di integrare tali misure con campagne di sensibilizzazione volte a spiegare le potenzialità di tali strumenti;

43.  invita le istituzioni europee ad avviare un processo partecipativo al fine di elaborare una Carta europea dei diritti in Internet, facendo riferimento, tra gli altri testi, alla Dichiarazione dei diritti in Internet pubblicata dalla Camera dei deputati italiana il 28 luglio 2015, che sancisce tutti i diritti fondamentali nella nuova epoca digitale, al fine di promuovere e garantire a tutti i diritti relativi alla sfera digitale, tra cui il vero e proprio diritto di accesso a Internet e alla neutralità della rete;

44.  osserva la grande quantità di informazioni eterogenee attualmente reperibili su Internet e sottolinea che la capacità di pensiero critico dei cittadini deve essere rafforzata in modo che tutti siano in grado di discernere meglio tra le fonti affidabili e non affidabili di informazioni; invita pertanto gli Stati membri ad adeguare e aggiornare la legislazione per far fronte agli sviluppi in corso e ad attuare e applicare appieno la legislazione in vigore sull'incitamento all'odio, sia offline sia online, garantendo nel contempo i diritti fondamentali e costituzionali; sottolinea che l'Unione e i suoi Stati membri dovrebbero sviluppare azioni e politiche per rafforzare le competenze trasferibili e il pensiero critico e creativo e l'alfabetizzazione digitale e mediatica, nonché l'inclusione e la curiosità tra i cittadini, specie tra i giovani, affinché possano fare scelte informate e contribuire in modo positivo ai processi democratici;

o
o   o

45.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) Testi approvati, P8_TA(2015)0382.
(2) Testi approvati, P8_TA(2015)0288.

Avviso legale