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Giovedì 6 aprile 2017 - StrasburgoEdizione definitiva
Russia: arresto di Aleksej Naval'nyj e di altri manifestanti
 Bielorussia
 Bangladesh, in particolare i matrimoni di minori
 Mercati del roaming all'ingrosso ***I
 Paesi terzi i cui cittadini devono essere in possesso del visto o sono esenti da tale obbligo: Ucraina ***I
 Corpo europeo di solidarietà
 Adeguatezza della protezione garantita dallo scudo UE-USA per la privacy

Russia: arresto di Aleksej Naval'nyj e di altri manifestanti
PDF 171kWORD 52k
Risoluzione del Parlamento europeo del 6 aprile 2017 sulla Russia: arresto di Aleksej Naval'nyj e di altri manifestanti (2017/2646(RSP))
P8_TA(2017)0125RC-B8-0245/2017

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla Russia, in particolare quelle del 23 ottobre 2012(1), del 13 giugno 2013 sullo Stato di diritto in Russia(2), del 13 marzo 2014 sulla Russia: condanna dei manifestanti coinvolti nei fatti di Piazza Bolotnaja(3), le sue raccomandazioni del 2 aprile 2014, le sue risoluzioni del 23 ottobre 2014 sulla chiusura della ONG "Memorial" (vincitrice del premio Sacharov 2009) in Russia(4), del 15 gennaio 2015 sulla Russia, in particolare il caso di Aleksej Naval'nyj(5), del 12 marzo 2015 sull'assassinio del leader di opposizione russo Boris Nemcov e sullo stato della democrazia in Russia(6), e del 24 novembre 2016 sul caso di Ildar Dadin, prigioniero di coscienza in Russia(7),

–  visti la Costituzione russa, in particolare l'articolo 29 che tutela la libertà di parola e l'articolo 31 che include il diritto di riunirsi pacificamente, e gli obblighi internazionali in materia di diritti umani che la Russia si è impegnata a rispettare in quanto membro del Consiglio d'Europa, dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) e delle Nazioni Unite,

–  visti il "partenariato per la modernizzazione" avviato nel 2010 a Rostov-sul-Don e l'impegno assunto dai leader russi in relazione allo Stato di diritto quale base fondamentale per la modernizzazione del paese,

–  visti l'articolo 5 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e l'articolo 7 del Patto internazionale sui diritti civili e politici, i quali stabiliscono che nessuna persona deve essere soggetta a torture o a pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, e di cui la Federazione russa è parte,

–  vista la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani, adottata dall'Assemblea generale dell'ONU il 9 dicembre 1998,

–  vista la sua risoluzione del 16 marzo 2017 sui detenuti politici ucraini in Russia e la situazione in Crimea(8),

–  vista la settima relazione periodica sulla Federazione russa esaminata dal Comitato delle Nazioni Unite per i diritti umani nella sua 3136esima e 3137esima riunione, svoltesi rispettivamente il 16 e 17 marzo 2015,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che il 26 marzo 2017 un numero compreso tra 33 000 e 93 000 persone ha partecipato a raduni, cortei e manifestazioni anticorruzione in oltre 80 città in tutta la Russia; che oltre 2 000 manifestanti sono stati trattenuti dalla polizia in diverse città russe, tra cui circa 1 000 a Mosca; che il politico di opposizione Aleksej Naval'nyj è stato trattenuto e multato per un importo pari a 350 USD per aver organizzato manifestazioni di protesta vietate, ed è stato condannato a 15 giorni di reclusione; che le proteste sono ritenute essere le più ampie dalle manifestazioni anti-Cremlino del 2011 e 2012;

B.  considerando che il verdetto del tribunale Leninskij di Kirov (8 febbraio 2017) contro il politico di opposizione russo Aleksej Naval'nyj in relazione ad accuse di tentata appropriazione indebita è servito a mettere a tacere un'ulteriore voce politica indipendente nella Federazione russa; che la Corte europea dei diritti dell'uomo ha statuito che a Naval'nyj è stato negato il diritto a un processo equo nel procedimento a suo carico del 2013 basato sulle medesime accuse;

C.  considerando che il governo russo ha avviato un'indagine penale contro persone non identificate che hanno invitato attraverso Internet a una manifestazione a Mosca il 2 aprile 2017 per chiedere le dimissioni del Primo ministro Dmitrij Medvedev, a porre fine alle operazioni militari russe in Ucraina e in Siria, a rilasciare Naval'nyj e a pagare un risarcimento agli attivisti incarcerati durante le proteste del 26 marzo 2017 a Mosca; che il 2 aprile 2017 almeno 31 persone sono state arrestate durante le proteste dell'opposizione a Mosca e in seguito detenute per "perturbazioni dell'ordine pubblico";

D.  considerando che la Federazione russa, in quanto membro a pieno titolo del Consiglio d'Europa, firmataria della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite e della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, si è impegnata a rispettare i principi della democrazia, lo Stato di diritto nonché le libertà e i diritti umani fondamentali; che in più occasioni l'Unione europea ha offerto assistenza e consulenza supplementari per aiutare la Russia a modernizzare e rispettare il proprio ordine costituzionale e giuridico, in linea con le norme del Consiglio d'Europa;

E.  considerando che sussistono motivi di preoccupazione in relazione agli sviluppi nella Federazione russa per quanto riguarda il rispetto e la protezione dei diritti umani e l'osservanza dei principi democratici universalmente riconosciuti e dello Stato di diritto; che la Federazione russa ha ratificato 11 dei 18 trattati internazionali in materia di diritti umani;

F.  considerando che il diritto penale della Federazione russa è stato modificato ed è stato introdotto il nuovo articolo 212.1, in base al quale una persona può essere accusata di violazione della legge sulle assemblee pubbliche, nonostante questa modifica limiti la libertà di parola e di riunione;

G.  considerando che, secondo il centro per i diritti umani Memorial, il numero di prigionieri politici nel paese è cresciuto in modo significativo negli ultimi anni, per un totale di 102 persone nel 2016;

1.  condanna le operazioni di polizia nella Federazione russa miranti a impedire e disperdere manifestazioni pacifiche anticorruzione, nell'ambito delle quali sono state incarcerate centinaia di persone, compreso Aleksej Naval'nyj, la cui organizzazione ha dato avvio alle manifestazioni;

2.  invita le autorità russe a rilasciare immediatamente Aleksej Naval'nyj e tutti i manifestanti pacifici, i giornalisti e gli attivisti incarcerati nel corso dei raduni anticorruzione svoltisi a Mosca e in diverse città russe il 26 marzo e il 2 aprile 2017, e a far cadere le accuse nei loro confronti; sottolinea che le autorità russe hanno la piena responsabilità della sicurezza e del benessere dei detenuti;

3.  sottolinea che le condanne pronunciate sono dettate da motivi politici ed esorta la magistratura russa a dimostrare la sua indipendenza da interferenze politiche; invita le autorità russe a porre fine alle vessazioni ai danni di giornalisti, oppositori politici e attivisti politici e della società civile, a rispettare pienamente gli obblighi internazionali in materia di diritti umani e a garantire la libertà dei media e la libertà di riunione;

4.  rileva l'elevato livello di partecipazione alle diffuse proteste contro la corruzione svoltesi in tutta la Federazione russa domenica 26 marzo 2017, in particolare la forte mobilitazione dei giovani contro la corruzione e l'esercizio sempre più autoritario del potere in Russia; accoglie con favore questo impegno come segno promettente di interesse crescente nelle questioni pubbliche e politiche;

5.  esprime forte preoccupazione per il fatto che la detenzione di Alexei Navalny dimostra che le autorità russe usano la legge sulle assemblee pubbliche per accelerare la procedura di incarcerazione di manifestanti pacifici e in seguito commettere abusi sistematici;

6.  condanna i tentativi reiterati di mettere a tacere Alexei Navalny ed esprime il suo sostegno agli sforzi profusi dalla sua organizzazione per sensibilizzare in merito alla corruzione e combatterla nelle istituzioni pubbliche e tra i rappresentanti politici e i titolari di cariche pubbliche; guarda con profonda preoccupazione alla decisione del tribunale del febbraio 2017 che esclude di fatto dall'arena politica Alexei Navalny, limita ulteriormente il pluralismo politico in Russia e solleva profondi dubbi quanto all'equità dei processi democratici in Russia;

7.  ricorda che la libertà di riunione pacifica è un diritto, non un privilegio, e che tale diritto, nonché il diritto alla libertà di opinione e di espressione e alla libertà di associazione, svolge un ruolo determinante nella creazione e nell'esistenza di un sistema effettivamente democratico; invita le autorità russe a onorare pienamente gli impegni assunti a livello internazionale, inclusi quelli in seno al Consiglio d'Europa e all'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), a difendere le libertà fondamentali di espressione, associazione e riunione pacifica, che sono diritti fondamentali sanciti dalla sua Costituzione, e a rilasciare senza indugio i manifestanti pacifici che sono stati arrestati;

8.  esorta le autorità russe a porre fine a qualsiasi atto vessatorio, anche a livello giudiziario, nei confronti di oppositori politici, giornalisti e difensori dei diritti umani nella Federazione russa e a garantire in ogni circostanza che essi possano svolgere le loro legittime attività senza impedimento alcuno;

9.  è del parere che diversi processi e procedimenti giudiziari nei confronti di membri dell'opposizione e delle ONG nel corso degli ultimi anni sollevino dubbi circa l'indipendenza e l'imparzialità delle istituzioni giudiziarie della Federazione russa; esorta le autorità giudiziarie e di contrasto russe a espletare le proprie funzioni in modo imparziale, indipendente e privo di interferenze politiche;

10.  sottolinea che la libertà di riunione nella Federazione russa è sancita dall'articolo 31 della Costituzione russa e dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo, di cui la Russia è firmataria, e che le autorità russe sono pertanto obbligate a rispettarla; invita la Federazione russa a rispettare i principi dello Stato di diritto, della libertà di espressione e della libertà di riunione;

11.  ricorda l'importanza del pieno rispetto, da parte della Russia, degli obblighi giuridici internazionali ad essa incombenti in quanto membro del Consiglio d'Europa e dell'OSCE, nonché dei diritti umani fondamentali e dello Stato di diritto sanciti dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo e dal Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici;

12.  invita la Federazione russa a modificare la legislazione che indebitamente limita e criminalizza la libertà di riunione; condanna il fatto che la Federazione russa abbia anche conferito alla sua Corte costituzionale, mediante una nuova legislazione del dicembre 2015, il potere di annullare le sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo;

13.  prende atto delle accuse di corruzione nei confronti di leader politici russi; invita la Commissione, il Servizio europeo per l'azione esterna e gli Stati membri ad adottare un'azione sistematica per contrastare qualsiasi tentativo di riciclaggio o di proventi illeciti all'interno dell'UE; incarica ugualmente la propria commissione d'inchiesta sui Panama Papers di prestare maggiore attenzione a qualsiasi traccia di sospetti flussi di denaro russi attraverso banche con sede nell'UE;

14.  esorta il Consiglio e gli Stati membri a definire una politica unitaria nei confronti della Russia in base alla quale gli Stati membri e le istituzioni dell'Unione europea si impegnino a mandare un forte messaggio comune sul ruolo dei diritti umani nelle relazioni UE-Russia e sulla necessità di porre fine alle repressioni contro la libertà di espressione, di riunione e di associazione in Russia;

15.  invita il vicepresidente/alto rappresentante e il Servizio europeo per l'azione esterna a garantire che i casi di tutte le persone perseguite per motivi politici siano sollevati nel quadro delle consultazioni UE-Russia in materia di diritti umani una volta riprese e che i rappresentanti della Russia in tali consultazioni siano formalmente chiamati a rispondere caso per caso; invita i presidenti del Consiglio e della Commissione, nonché il vicepresidente/alto rappresentante, a continuare a seguire da vicino i suddetti casi, a sollevare tali questioni in diversi formati e incontri con la Russia e a riferire al Parlamento sugli scambi con le autorità russe;

16.  condanna l'attacco terroristico a San Pietroburgo e chiede al suo Presidente di esprimere profondo cordoglio e solidarietà alle vittime, alle loro famiglie e al popolo russo;

17.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Consiglio d'Europa, all'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa e al Presidente, al governo e al Parlamento della Federazione russa.

(1) GU C 68 E del 7.3.2014, pag. 13.
(2) GU C 65 del 19.2.2016, pag. 150.
(3) Testi approvati, P7_TA(2014)0253.
(4) GU C 274 del 27.7.2016, pag. 21.
(5) GU C 300 del 18.8.2016, pag. 2.
(6) GU C 316 del 30.8.2016, pag. 126.
(7) Testi approvati, P8_TA(2016)0446.
(8) Testi approvati, P8_TA(2017)0087.


Bielorussia
PDF 177kWORD 54k
Risoluzione del Parlamento europeo del 6 aprile 2017 sulla situazione in Bielorussia (2017/2647(RSP))
P8_TA(2017)0126RC-B8-0253/2017

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni e raccomandazioni sulla Bielorussia, incluse quelle sulla politica europea di vicinato,

–  viste le dichiarazioni del presidente della sua delegazione per le relazioni con la Bielorussia, del 27 marzo 2017, del portavoce del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE), del 17 marzo 2017, del relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani in Bielorussia, del 14 e 28 marzo 2017, dell'Assemblea parlamentare dell'OSCE, del 24 marzo 2017, del direttore dell'OSCE/ODIHR, del 17 e 26 marzo 2017, della commissione per i diritti umani dell'Assemblea parlamentare dell'OSCE, del 27 marzo 2017, e dell'Osservatorio per la protezione dei difensori dei diritti umani (FIDH-OMCT), del 29 marzo 2017, sui recenti arresti di manifestanti pacifici e le detenzioni illegittime in Bielorussia,

–  viste le conclusioni del Consiglio sulla Bielorussia, in particolare quelle del 15 febbraio 2016 che revocano le misure restrittive nei confronti di 170 persone e tre società bielorusse,

–  vista la decisione (PESC) 2017/350 del Consiglio, del 27 febbraio 2017(1), che proroga fino al 28 febbraio 2018 le misure restrittive nei confronti della Bielorussia, che comprendono un embargo sulle armi nonché il congelamento dei beni e il divieto di viaggio nei confronti di quattro persone il cui inserimento in elenco è connesso alle sparizioni irrisolte di due politici dell'opposizione, un uomo d'affari e un giornalista tra il 1999 e il 2000,

–  viste le elezioni parlamentari tenutesi l'11 settembre 2016 e le elezioni presidenziali tenutesi l'11 ottobre 2015, viste le numerose dichiarazioni con cui le autorità bielorusse si sono impegnate ad attuare, prima delle elezioni parlamentari del 2016, alcune raccomandazioni dell'OSCE/ODIHR formulate a seguito delle elezioni presidenziali del 2015, e vista la relazione finale dell'OSCE/ODIHR del 28 gennaio 2016 sulle elezioni presidenziali in Bielorussia dell'11 ottobre 2015,

–  vista la relazione della Federazione internazionale per i diritti umani (FIDH) e del centro per i diritti umani "Viasna" sul lavoro forzato e le diffuse violazioni dei diritti dei lavoratori in Bielorussia,

–  visti la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e la dichiarazione delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani, il Patto internazionale delle Nazioni Unite sui diritti civili e politici, la Convenzione europea dei diritti dell'uomo e il Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che il governo della Bielorussia ha introdotto la cosiddetta "imposta contro i parassiti sociali" mediante il decreto presidenziale n. 3 relativo alla prevenzione della dipendenza sociale, firmato dal presidente Alexander Lukashenko nel 2015 e applicato a partire dal febbraio 2017, che sanziona la disoccupazione attraverso l'applicazione di un'imposta speciale per finanziare la spesa pubblica, che va da una tassa di circa 240 EUR – importo che corrisponde approssimativamente a due terzi della retribuzione mensile media in Bielorussia – al lavoro forzato per i cittadini che hanno lavorato meno di 183 giorni all'anno; che il decreto ha ricevuto numerose critiche da parte di cittadini, attivisti e giornalisti;

B.  considerando che, dal 17 febbraio e durante tutto il mese di marzo 2017, nonostante la pressione esercitata dai media statali e dalle forze di sicurezza, inclusa la presenza di agenti armati per disperdere i manifestanti, in decine di città della Bielorussia si sono svolte manifestazioni pacifiche cui hanno partecipato migliaia di cittadini per protestare contro l'adozione del decreto presidenziale n. 3 e la costruzione di un centro d'affari vicino a Kurapaty, un sito commemorativo delle vittime di Stalin;

C.  considerando che le autorità hanno reagito in modo violento a tali manifestazioni, in particolare il 25 e 26 marzo 2017; che i manifestanti pacifici hanno tentato di percorrere la strada principale di Minsk il 25 marzo in occasione della Giornata della libertà, ma sono stati bloccati da un cordone di poliziotti in tenuta antisommossa; che le forze di sicurezza hanno attaccato i manifestanti, picchiando donne, bambini e anziani; che centinaia di manifestanti sono stati arrestati, tra cui i giornalisti nazionali e stranieri che seguivano gli eventi; che almeno 700 persone sono state incarcerate a Minsk, alcune delle quali erano spettatori involontari;

D.  considerando che numerosi difensori dei diritti umani sono stati arrestati mentre assistevano alle manifestazioni pacifiche; che, secondo il centro per i diritti umani "Viasna", al termine della giornata del 27 marzo 2017 erano state emesse decisioni giudiziarie nei confronti di un totale di 177 persone accusate di aver partecipato alle manifestazioni del 25 marzo, 74 delle quali sono state poste in detenzione amministrativa e 93 sono state oggetto di ammende; che oltre 100 esponenti dell'opposizione sono stati arrestati in via preventiva prima delle manifestazioni;

E.  considerando che 27 persone, tra cui Zmitser Dashkevich, ex prigioniero politico e leader del movimento del Fronte giovanile, sono state arrestate con l'accusa di progettare una sommossa da parte di gruppi addestrati in Ucraina, Polonia e Lituania; che queste persone sono accusate di un reato punibile con una pena detentiva fino a tre anni; che il Comitato per la sicurezza dello Stato (KGB) rifiuta di rendere noto il numero delle persone arrestate in relazioni ai cosiddetti "disordini di massa";

F.  considerando che Mikalay Statkevich, figura di spicco dell'opposizione ed ex candidato alla presidenza, che avrebbe dovuto guidare la manifestazione a Minsk, è stato arrestato e tenuto per tre giorni in un centro di detenzione del KGB, senza che fosse rilasciata alcuna informazione sul luogo di detenzione; che sono stati arrestati anche Sergei Kulinich e Sergei Kuntsevich; che anche Uladzimir Nyaklyayev, noto poeta bielorusso e candidato alle elezioni presidenziali del 2010, è stato detenuto illecitamente prima della manifestazione del 25 marzo 2017 e, di conseguenza, ha dovuto essere ricoverato in ospedale a causa del peggioramento del suo stato di salute; che Pavel Seviarynets, Vitali Rymashevski, Anatol Liabedzka e Yuri Hubarevich, insieme a una serie di attivisti civili, sono stati arrestati nel marzo 2017; che il 23 marzo Ales Lahvinets, vicepresidente del Movimento per la libertà, è stato arrestato a Minsk; che circa 60 osservatori dei diritti umani sono stati incarcerati a titolo preventivo;

G.  considerando che il 25 marzo 2017 la polizia ha perquisito gli uffici del centro per i diritti umani "Viasna" nella capitale bielorussa, arrestando in via preventiva almeno 57 persone coinvolte nel monitoraggio delle manifestazioni pacifiche in corso; che, prima ancora, altri difensori dei diritti umani, nella fattispecie Oleg Volchek, responsabile del centro per i diritti umani "Assistenza legale alla popolazione", e Anatoli Poplavni, membro del centro per i diritti umani "Viasna" di Gomel, sono stati incarcerati e condannati a pene detentive brevi; che anche Leonid Sudalenka, membro di "Viasna", è stato incarcerato e condannato per aver presentato oltre 200 denunce dei cittadini contro le disposizioni del summenzionato decreto presidenziale n. 3;

H.  considerando che, secondo l'Associazione bielorussa dei giornalisti, si sono registrati 120 casi di violazioni dei diritti dei giornalisti; che Internet è stato chiuso in tutto il paese e i giornalisti sono stati sanzionati per aver coperto gli eventi o condannati a pene detentive con l'accusa di aver causato disordini pubblici e di aver disobbedito agli ordini della polizia; che alcuni di loro sono ancora in attesa di processo; che dal 12 marzo 2017 si sono registrati oltre 20 casi di vessazioni nei confronti di giornalisti di Belsat TV e che il 31 marzo 2017 gli uffici di quest'ultima sono stati oggetto di indagine e perquisizione da parte della polizia e alcune attrezzature sono state sequestrate e rimosse;

I.  considerando che quelli sopra descritti sono gli eventi più gravi che si sono verificati dalla dura repressione delle manifestazioni nel 2010 e possono essere considerati un deplorevole passo indietro; che questa nuova ondata di repressioni si verifica esattamente un anno dopo la decisione dell'UE di avviare una politica di ripresa delle relazioni con la Bielorussia;

J.  considerando che la Bielorussia è tra gli Stati partecipanti all'OSCE e ha accettato di rispettare i diritti di riunione pacifica e di associazione; che i summenzionati arresti di massa, l'uso eccessivo della forza contro i manifestanti e le incursioni segnalate presso le organizzazioni della società civile sono evidenti violazioni di tali impegni;

K.  considerando che la Bielorussia è ormai l'unico paese in Europa ad applicare la pena capitale; che la prima sentenza di condanna a morte nel 2017 è stata eseguita il 17 marzo 2017;

L.  considerando che, nel febbraio 2016, l'UE ha revocato gran parte delle sue misure restrittive nei confronti di funzionari ed entità giuridiche della Bielorussia come gesto di buona volontà per incoraggiare tale paese a migliorare la propria situazione in materia di diritti umani, democrazia e Stato di diritto; che, nelle sue conclusioni sulla Bielorussia del 15 febbraio 2016, il Consiglio ha sottolineato la necessità di rafforzare la cooperazione UE-Bielorussia in una serie di ambiti economici, commerciali e connessi all'assistenza, il che offrirebbe alla Bielorussia la possibilità di chiedere finanziamenti della BEI e della BERS;

M.  considerando che la difficile situazione economica in Bielorussia rischia di deteriorarsi ulteriormente e che i principali settori sono tuttora di proprietà dello Stato e assoggettati a un sistema di comando e controllo amministrativo; che la dipendenza economica della Bielorussia dagli aiuti economici della Russia continua ad aumentare;

N.  considerando che uno degli obiettivi della partecipazione della Bielorussia al Partenariato orientale e al suo ramo parlamentare Euronest consiste nell'intensificare la cooperazione tra il paese e l'Unione europea; che il parlamento bielorusso non ha uno status ufficiale in seno all'Assemblea parlamentare Euronest;

O.  considerando che la Bielorussia fa parte dell'Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva (OTCS) e partecipa alle manovre militari congiunte "Zapad 2017" con la Russia, le quali contemplano scenari di attacco contro i paesi occidentali vicini, simulando, tra l'altro, l'impiego di armi nucleari, e hanno un potenziale impatto negativo sulla sicurezza e sulla sovranità nazionale della Repubblica di Bielorussia e della regione;

P.  considerando che l'UE s'impegna a garantire un futuro stabile, democratico e prospero per la Bielorussia, nell'interesse del suo popolo; che un significativo miglioramento della libertà di espressione e della libertà dei media, il rispetto dei diritti politici dei comuni cittadini e degli attivisti dell'opposizione e il rispetto dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali sono tutti presupposti indispensabili per migliorare le relazioni tra l'UE e la Bielorussia;

1.  condanna la repressione nei confronti di manifestanti pacifici e le repressioni avvenute nella fase preparatoria e nel corso delle manifestazioni del 25 marzo 2017; sottolinea che, nonostante gli appelli alla moderazione lanciati dalla comunità internazionale, i servizi di sicurezza hanno risposto in maniera indiscriminata e inopportuna; esprime preoccupazione per i recenti sviluppi in Bielorussia e sottolinea l'evidente necessità di un più ampio processo di democratizzazione nel paese;

2.  condanna le indebite restrizioni al diritto di riunione pacifica e alle libertà di espressione e di associazione, comprese le restrizioni imposte a coloro che esprimo opinioni su questioni sociali o altre questioni pubbliche, e condanna nello specifico le vessazioni e l'incarcerazione di giornalisti indipendenti, membri delle opposizioni, attivisti dei diritti umani e altri manifestanti;

3.  invita le autorità bielorusse a rilasciare immediatamente e senza condizioni tutti i manifestanti pacifici, i giornalisti, i difensori dei diritti umani, gli attivisti della società civile e i membri dell'opposizione che sono stati incarcerati in relazione all'attuale ondata di manifestazioni, nonché a far cadere tutte le accuse a loro carico; reputa totalmente inaccettabile la pratica degli arresti preventivi; esorta le autorità a divulgare immediatamente alle famiglie e al grande pubblico le informazioni su tutte le persone arrestate;

4.  ribadisce che l'uso della forza nei confronti di chiunque eserciti il proprio diritto a manifestare pacificamente non può essere giustificato in alcun caso, e che le repressioni che violano il diritto alla libertà di parola e di riunione sono contrarie agli obblighi internazionali della Bielorussia nonché alla Costituzione della Repubblica di Bielorussia; esorta il governo del paese a impegnarsi in un dialogo aperto con i cittadini, le organizzazioni indipendenti della società civile e i media indipendenti;

5.  esorta le autorità bielorusse a svolgere immediatamente indagini approfondite e imparziali su tutte le accuse di detenzione arbitraria e altre violazioni dei diritti dei manifestanti in relazione alle recenti manifestazioni; avverte che, in caso di mancato svolgimento di tali indagini, l'UE potrà applicare nuove misure restrittive nei confronti dei più alti funzionari bielorussi responsabili delle recenti repressioni;

6.  sollecita le autorità affinché pongano fine alle vessazioni per ragioni politiche nei confronti dei media indipendenti e interrompano la pratica dei procedimenti amministrativi e l'applicazione arbitraria dell'articolo 22, paragrafo 9, parte seconda, del codice amministrativo nei confronti dei giornalisti indipendenti che lavorano per i media stranieri senza accreditamento, poiché ciò limita la libertà di espressione e la diffusione delle informazioni;

7.  esorta le autorità bielorusse a porre fine alle molestie ai danni della società civile del paese, in modo da consentire il pieno e libero funzionamento legale delle organizzazioni pubbliche, ad abrogare immediatamente l'articolo 193, paragrafo 1, del codice penale, che punisce l'organizzazione di attività di associazioni e organizzazioni pubbliche non registrate o la partecipazione alle stesse, nonché a consentire il pieno funzionamento legale, libero e senza ostacoli, delle associazioni e organizzazioni pubbliche, comprese quelle delle minoranze nazionali e le relative organizzazioni indipendenti;

8.  esorta l'Assemblea parlamentare dell'OSCE, che dovrebbe tenere la sua 26ª sessione annuale a Minsk nel luglio 2017, a tenere conto dei recenti avvenimenti in Bielorussia e a garantire, come minimo, il coinvolgimento dei partiti politici democratici dell'opposizione, dei media indipendenti e delle organizzazioni della società civile;

9.  invita il governo bielorusso a impegnarsi in un dialogo costruttivo con l'opposizione e le organizzazioni della società civile, nonché a cooperare pienamente con il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Bielorussia, realizzando le riforme da tempo attese per tutelare i diritti umani e rafforzare la democrazia; chiede al SEAE e alla Commissione di mantenere e rafforzare il sostegno alle organizzazioni della società civile che operano in Bielorussia e all'estero; sottolinea, a tale proposito, la necessità di appoggiare tutte le fonti di informazione indipendenti della società bielorussa, inclusi i mezzi di comunicazione che trasmettono in lingua bielorussa e dall'estero; invita inoltre il rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani a esaminare le modalità e gli strumenti per promuovere la piena ed effettiva tutela dei diritti umani in Bielorussia;

10.  raccomanda l'abrogazione del decreto presidenziale n. 3, in quanto misura arbitraria, severa e moralmente discutibile che viola i diritti umani internazionali e che, secondo le stime, riguarda più di 470 000 cittadini bielorussi;

11.  chiede il rinnovo del mandato del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Bielorussia; invita il governo bielorusso a riconoscere il mandato del relatore speciale e a cooperare pienamente con quest'ultimo; invita il SEAE a coordinare meglio con il relatore speciale delle Nazioni Unite la politica dell'UE nei confronti della Bielorussia; invita l'UE e gli Stati membri a promuovere e sostenere la proroga del mandato del relatore speciale delle Nazioni Unite al fine di continuare a monitorare la situazione nel paese;

12.  invita le autorità bielorusse a riprendere senza indugio i lavori su una riforma elettorale completa nell'ambito di un processo di democratizzazione più ampio e in collaborazione con i partner internazionali; sottolinea l'esigenza di introdurre le raccomandazioni pertinenti dell'OSCE/ODIHR con largo anticipo rispetto alle elezioni locali previste nel mese di marzo 2018;

13.  esorta il governo ad aderire alla moratoria globale sul ricorso alla pena di morte quale primo passo verso la sua definitiva abolizione;

14.  invita la Commissione a continuare a sostenere i programmi educativi, consentendo ai giovani bielorussi di studiare nell'Unione grazie a una procedura accelerata di presentazione delle domande di visti e borse di studio;

15.  accoglie con favore la decisione del Consiglio, del 27 febbraio 2017, di prorogare fino al 28 febbraio 2018 le misure restrittive nei confronti di quattro persone e l'embargo sulle armi nei confronti della Bielorussia; invita il SEAE a continuare a seguire e a monitorare da vicino la situazione nel paese, al fine di valutare l'efficacia della politica UE del rinnovato impegno costruttivo; ritiene che l'Unione debba definire chiari parametri di riferimento, i quali dovrebbero applicare coerenti condizionalità in materia di diritti umani in modo da assicurare riforme che tutelino le libertà fondamentali e i diritti umani;

16.  invita la Commissione a verificare se per la centrale nucleare di Ostrovets, attualmente in costruzione, siano applicati gli standard di sicurezza nucleare più elevati, se per il finanziamento di tale sito nucleare in Bielorussia non verrà, in ultima analisi, utilizzata una garanzia dell'Unione alla Banca europea per gli investimenti e se tale garanzia sarebbe conforme alle sanzioni dell'UE imposte alla Federazione russa;

17.  ribadisce il proprio impegno a lavorare nell'interesse del popolo bielorusso, a sostenerne le aspirazioni e iniziative a favore della democrazia e a contribuire a un futuro stabile, democratico e prosperoso per la Bielorussia; ribadisce che il rispetto delle libertà civili fondamentali, dello Stato di diritto e dei diritti umani sarà fondamentale per definire ulteriormente le relazioni tra l'UE e la Bielorussia;

18.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR), al Servizio europeo per l'azione esterna, agli Stati membri, all'OSCE/ODHIR, al Consiglio d'Europa, alle autorità bielorusse nonché all'Assemblea parlamentare dell'OSCE.

(1) GU L 50 del 28.2.2017, pag. 81.


Bangladesh, in particolare i matrimoni di minori
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Risoluzione del Parlamento europeo del 6 aprile 2017 sul Bangladesh, in particolare i matrimoni di minori (2017/2648(RSP))
P8_TA(2017)0127RC-B8-0252/2017

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sul Bangladesh, in particolare quella del 18 settembre 2014 sulle violazioni dei diritti umani in Bangladesh(1),

–  vista la sua risoluzione del 16 marzo 2017 sulle priorità dell'UE per le sessioni del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite nel 2017(2),

–  viste le osservazioni conclusive della commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani, del 22 marzo 2017, sul Bangladesh,

–  vista la risoluzione del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, del 2 luglio 2015, sul rafforzamento delle misure volte a prevenire ed eliminare i matrimoni di minori, i matrimoni precoci e i matrimoni forzati,

–  visti gli orientamenti dell'UE in materia di promozione e tutela dei diritti del bambino, adottati dal Consiglio il 6 marzo 2017,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, del 1948,

–  visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (ICCPR),

–  viste la dichiarazione di Pechino del 1995 e la piattaforma d'azione di Pechino, adottate dalla quarta Conferenza mondiale sulle donne e sottoscritte dal Bangladesh, nonché le revisioni periodiche dei progressi conseguiti nella relativa attuazione in Bangladesh effettuate nel 2000, 2005, 2009 e 2014,

–  visto l'articolo 16 della Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna,

–  visto l'accordo di cooperazione tra la Comunità europea e il Bangladesh sul partenariato e sullo sviluppo del 2001,

–  viste la legge bangladese sulle limitazioni al matrimonio minorile dell'11 marzo 2017 e la legge bangladese sulla proibizione del matrimonio minorile del 15 settembre 2014,

–  visto il piano d'azione nazionale del Bangladesh per l'eliminazione dei matrimoni di minori per il periodo 2015-2021,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che l'UE intrattiene da tempo relazioni con il Bangladesh, anche attraverso l'accordo di cooperazione sul partenariato e sullo sviluppo; che il rispetto e la promozione dei diritti umani e dei principi democratici sono il fondamento delle politiche interne e internazionali delle parti e devono costituire un elemento essenziale dell'azione esterna dell'UE;

B.  considerando che negli ultimi mesi ONG e media indipendenti hanno segnalato una serie di violazioni dei diritti umani, tra cui sparizioni forzate, repressione della società civile, attacchi contro attivisti politici e tortura;

C.  considerando che, secondo dati recenti forniti dalle Nazioni Unite, il Bangladesh continua a registrare uno dei tassi più elevati di matrimoni di minori al mondo e il tasso più elevato in Asia; che in Bangladesh il 52 % delle ragazze si sposa entro il compimento del 18º anno di età e il 18 % entro il compimento dei 15 anni;

D.  considerando che l'ONU riconosce i matrimoni di minori come una violazione dei diritti umani in quanto i minori non hanno la possibilità di scelta o la capacità di dare il loro pieno consenso e sono spesso soggetti a rischi fisici e psicologici;

E.  considerando che il Bangladesh è uno dei 12 paesi destinatari del programma globale UNFPA-UNICEF per accelerare l'azione volta a porre fine ai matrimoni di minori, che gode del sostegno dell'UE;

F.  considerando che il Bangladesh è membro dell'iniziativa dell'Asia del Sud per porre fine alla violenza contro i minori, che ha adottato un piano d'azione regionale contro i matrimoni di minori;

G.  considerando che il governo del Bangladesh si era impegnato, in occasione del Girl Summit tenutosi nel luglio 2014, a ridurre di un terzo entro il 2021 il numero di ragazze che si sposano tra i 15 e i 18 anni, a eliminare entro il 2021 i matrimoni dei minori di 15 anni e a porre fine entro il 2041 ai matrimoni dei minori di 18 anni;

H.  considerando che nel 2015 il Bangladesh occupava il 119º posto su 159 paesi esaminati in merito all'indice della disuguaglianza di genere all'interno del programma di sviluppo delle Nazioni Unite;

I.  considerando che il 27 febbraio 2017 il governo del Bangladesh ha approvato la legge sulle limitazioni al matrimonio minorile che – pur mantenendo l'età minima per il matrimonio a 18 anni per le donne e a 21 per gli uomini – introduce determinate eccezioni in "casi speciali" o "nell'interesse superiore" degli adolescenti previa autorizzazione dei giudici, senza definire tali criteri né fissare un'età minima per tali matrimoni; che il consenso del minore non è necessario; che la legge è entrata in vigore dopo l'approvazione da parte del presidente, l'11 marzo 2017;

J.  considerando che la legge potrebbe portare a una maggiore diffusione di abusi legati alla dote, molestie sessuali, stupri, attacchi con acido e alla legittimazione della corruzione di minorenne; che essa potrebbe altresì permettere ai genitori di obbligare le proprie figlie a sposare i loro stupratori;

K.  considerando che gli orientamenti dell'UE in materia di promozione e tutela dei diritti del bambino ribadiscono l'impegno dell'Unione a tutelare e promuovere globalmente i diritti dei minori nel quadro della sua politica esterna in materia di diritti umani;

1.  conferma nuovamente la propria condanna di tutti i casi di matrimonio forzato e minorile e di violenza sessuale contro le donne e le ragazze in tutto il mondo;

2.  prende atto dei progressi compiuti dal Bangladesh negli sforzi volti a ridurre il tasso di matrimoni di minori;

3.  accoglie con favore il fatto che negli ultimi anni il Bangladesh abbia adottato varie misure legislative e istituzionali intese a tutelare i bambini; esprime tuttavia preoccupazione per il livello insufficiente o inesistente di attuazione di dette misure;

4.  deplora con fermezza l'adozione della legge sulle limitazioni al matrimonio minorile del 2017 e le scappatoie in essa contenute, che autorizzano per legge il matrimonio di minori; si rammarica inoltre per l'assenza di criteri giuridici in tale atto normativo, il che aumenta i rischi di un potenziale abuso diffuso;

5.  invita il governo del Bangladesh a modificare la legge, in modo da eliminare le scappatoie e da dichiarare illegale ogni matrimonio che coinvolga i minori;

6.  insiste sulla necessità che, fino a quando le scappatoie presenti nella legge non saranno eliminate, il governo del Bangladesh adotti criteri chiari sulla base dei quali i tribunali, in cooperazione con gli operatori del settore sanitario e dell'assistenza sociale e dopo aver ascoltato la ragazza interessata senza la presenza dei familiari, decidano se autorizzare un matrimonio minorile;

7.  osserva con preoccupazione che la legge adottata di recente rappresenta un passo indietro per il Bangladesh nei suoi sforzi intesi a eliminare i matrimoni di minori; rammenta che tale mitigazione del diritto indebolisce gli obiettivi del governo del Bangladesh di ridurre i suddetti matrimoni;

8.  riconosce l'impatto che il matrimonio minorile può avere, anche in termini di limitazione dell'accesso all'istruzione, isolamento, povertà, dipendenza economica e servitù, soprattutto per le ragazze delle zone rurali, e osserva con preoccupazione l'aumento dei rischi di stupro, violenza fisica e gravidanza forzata in tale tipo di matrimoni;

9.  rileva con preoccupazione che i matrimoni di minori sono spesso legati a gravidanze indesiderate o in età minorile; rammenta, in proposito, l'importanza di fornire a donne e ragazze l'accesso a informazioni sulla salute sessuale e riproduttiva e relativi diritti, assistenza e cure mediche sicure, compreso l'aborto sicuro e legale;

10.  chiede al governo del Bangladesh di riprendere la messa a punto del piano d'azione nazionale per l'eliminazione dei matrimoni di minori per il periodo 2015-2021 nonché di spiegare in che modo intende raggiungere i propri obiettivi ed eliminare i matrimoni minorili;

11.  invita le autorità del Bangladesh a impegnarsi realmente per conseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile adottati di recente a livello internazionale, in particolare al fine di ridurre le disuguaglianze e garantire la parità di genere e i diritti delle donne;

12.  ritiene che i matrimoni minorili possano essere affrontati in modo efficace attraverso la promozione dei diritti umani e della dignità umana nonché di politiche sociali pubbliche; invita pertanto le autorità del Bangladesh a coinvolgere sistematicamente le comunità e la società civile, comprese le ONG e le organizzazioni per l'infanzia, per affrontare le cause profonde dei matrimoni minorili nel paese, e a sensibilizzare nelle scuole;

13.  esorta a tale proposito le autorità del Bangladesh a modificare la legge del 2014 che regolamenta le donazioni estere (attività volontarie), in modo da assicurare che l'operato delle organizzazioni della società civile non sia assoggettato al controllo arbitrario del governo e che tutte le decisioni adottate a norma di tale legge siano sottoposte a una revisione indipendente;

14.  esorta le autorità del Bangladesh a condannare i persistenti atti orribili contro la libertà di espressione e ad adoperarsi per porre immediatamente fine a tutti gli atti di violenza, vessazione, intimidazione e censura nei confronti di giornalisti, blogger e società civile; esorta altresì le autorità del Bangladesh a condurre indagini indipendenti sulle esecuzioni extragiudiziali, le sparizioni forzate e l'uso eccessivo della forza e ad assicurare i responsabili alla giustizia, in conformità delle norme internazionali;

15.  invita la Commissione e la delegazione dell'UE in Bangladesh a sollevare tali questioni dinanzi alle autorità del paese e il Servizio europeo per l'azione esterna a sollevare il problema della legge in occasione della prossima riunione della commissione mista UE-Bangladesh;

16.  chiede all'UE di avvalersi di tutti gli strumenti disponibili per aiutare il governo del Bangladesh a rispettare i suoi obblighi internazionali in materia di diritti umani;

17.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Servizio europeo per l'azione esterna, alla Commissione, al rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani nonché al governo e al parlamento del Bangladesh.

(1) GU C 234 del 28.6.2016, pag. 10.
(2) Testi approvati, P8_TA(2017)0089.


Mercati del roaming all'ingrosso ***I
PDF 237kWORD 47k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 6 aprile 2017 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 531/2012 per quanto riguarda le norme sui mercati del roaming all'ingrosso (COM(2016)0399 – C8-0219/2016 – 2016/0185(COD))
P8_TA(2017)0128A8-0372/2016

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2016)0399),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 114 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0219/2016),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 19 ottobre 2016(1),

–  previa consultazione del Comitato delle regioni,

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera dell'8 febbraio 2017, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (A8-0372/2016),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 6 aprile 2017 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2017/... del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 531/2012 per quanto riguarda le norme sui mercati del roaming all'ingrosso

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2017/920.)

(1) GU C 34 del 2.2.2017, pag. 162.


Paesi terzi i cui cittadini devono essere in possesso del visto o sono esenti da tale obbligo: Ucraina ***I
PDF 236kWORD 47k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 6 aprile 2017 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 539/2001 del Consiglio che adotta l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini devono essere in possesso del visto all'atto dell'attraversamento delle frontiere esterne e l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti da tale obbligo (Ucraina) (COM(2016)0236 – C8-0150/2016 – 2016/0125(COD))
P8_TA(2017)0129A8-0274/2016

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2016)0236),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 77, paragrafo 2, lettera a), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0150/2016),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 2 marzo 2017, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e i pareri della commissione per gli affari esteri e della commissione giuridica (A8-0274/2016),

1.  adotta la sua posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 6 aprile 2017 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2017/... del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 539/2001 che adotta l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini devono essere in possesso del visto all'atto dell'attraversamento delle frontiere esterne e l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti da tale obbligo (Ucraina)

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2017/850.)


Corpo europeo di solidarietà
PDF 257kWORD 55k
Risoluzione del Parlamento europeo del 6 aprile 2017 sul Corpo europeo di solidarietà (2017/2629(RSP))
P8_TA(2017)0130B8-0238/2017

Il Parlamento europeo,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  vista la comunicazione della Commissione del 7 dicembre 2016 dal titolo “Un Corpo europeo di solidarietà” (COM(2016)0942),

–  vista la sua risoluzione del 27 ottobre 2016 sul servizio volontario europeo e la promozione del volontariato in Europa(1),

–  vista la risoluzione del Parlamento europeo del 19 gennaio 2016 sul ruolo del dialogo interculturale, della diversità culturale e dell'istruzione al fine di promuovere i valori fondamentali dell'UE(2),

–  vista la sua risoluzione del 22 aprile 2008 sul contributo del volontariato alla coesione economica e sociale(3),

–  vista la sua risoluzione del 17 luglio 2014 sull'occupazione giovanile(4),

–  vista la sua risoluzione del 16 gennaio 2013 su una garanzia per i giovani(5),

–  vista la raccomandazione del Consiglio, del 20 dicembre 2012, sulla convalida dell'apprendimento non formale e informale(6),

–  viste l'agenda politica per il volontariato in Europa (APVE) e la Carta europea dei diritti e delle responsabilità dei volontari(7),

–  visto il regolamento (UE) n. 1304/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, relativo al Fondo sociale europeo e che abroga il regolamento (CE) n. 1081/2006 del Consiglio(8),

–  visto il regolamento (UE) n. 1288/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, che istituisce "Erasmus+": il programma dell'Unione per l'istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport e che abroga le decisioni n. 1719/2006/CE, n. 1720/2006/CE e n. 1298/2008/CE(9),

–  vista l'interrogazione alla Commissione sul volontariato e il servizio volontario europeo (O-000107/2016 – B8-1803/2016),

–  viste le interrogazioni alla Commissione sul Corpo europeo di solidarietà (O-000020/2017 – B8-0210/2017 e O-000022/2017 – B8-0211/2017),

–  vista la proposta di risoluzione della commissione per la cultura e l’istruzione,

–  visti l'articolo 128, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che le fondamenta dell'Unione europea sono costituite da idee, valori e principi fondamentali, concordati dagli Stati membri e a cui essi aderiscono;

B.  considerando che il principio di solidarietà dell'Unione europea è uno dei suoi principi fondamentali ed è basato sulla condivisione di vantaggi e oneri;

C.  considerando che il principio di solidarietà è stato una forza trainante per lo sviluppo del Servizio volontario europeo (SVE), che ha dato, nel corso dei suoi 20 anni di storia, risultati straordinari che non dovrebbero andare perduti;

D.  considerando che le istituzioni e gli Stati membri dell'UE devono assumere una posizione forte per sostenere attivamente la partecipazione civica dei cittadini e riconoscere che il volontariato contribuisce a rafforzare il senso di solidarietà, la responsabilità sociale e i valori e le esperienze condivisi della cittadinanza comune;

E.  considerando che la creazione del Corpo europeo di solidarietà (CES) deve essere basata su valori unionali condivisi, definiti nei trattati e nella Carta dei diritti fondamentali; che l’obiettivo del CES dovrebbe essere quello di costruire un senso di comunità, solidarietà e responsabilità sociale in Europa, offrendo al contempo un’esperienza significativa e costruttiva di volontariato, lavoro, tirocinio o apprendistato;

F.  considerando che il volontariato di qualità può creare percorsi verso l'occupazione e creare opportunità di inclusione sociale;

G.  considerando che la maggior parte delle iniziative di volontariato si svolge al di fuori dei programmi dell'UE e deve essere sostenuta da un contesto giuridico e finanziario favorevole;

H.  considerando che lo SVE è il quadro di riferimento esistente per le attività di volontariato nell'UE, con una storia ventennale di provata efficacia, know-how e risultati nell’apprendimento; che tutti i nuovi programmi di volontariato su scala unionale dovrebbero integrare l'esperienza dello SVE e di altri programmi di volontariato dell’UE che hanno ottenuto buoni risultati, come i Volontari dell’Unione per l’aiuto umanitario, e partire da tale esperienza;

I.  considerando che il CES potrebbe rappresentare un'opportunità affinché i giovani, che sono l’obiettivo principale (in particolare quelli provenienti da comunità emarginate e contesti di povertà sotto il profilo socio-economico), possano offrire un contributo prezioso alla società e aumentare la visibilità dell'impegno dell'UE e rivitalizzare il dibattito più ampio sul volontariato in Europa e i suoi benefici per la società;

J.  considerando che le organizzazioni giovanili e della società civile svolgono un ruolo importante nell’offrire esperienze di volontariato locale, nazionale e transfrontaliero di qualità; che, a tale proposito, è necessario un sostegno costante, accompagnato da un contesto giuridico e finanziario favorevole;

K.  considerando che più di 20 000 persone si sono già registrate per il CES dall’avvio della piattaforma online della Commissione nel dicembre 2016;

L.  considerando che la Commissione è invitata ad elaborare un quadro giuridico chiaro e dettagliato per il CES, tenendo conto delle seguenti raccomandazioni del Parlamento europeo;

Solidarietà europea

1.  ritiene che una chiara definizione di azione di solidarietà a livello dell'Unione europea sia essenziale; invita la Commissione a definire gli obiettivi del CES e a rendere le sue azioni misurabili ed efficienti, tenendo conto dell'importante impatto positivo dell’azione di solidarietà, sia sui singoli partecipanti che sulla comunità; sottolinea che le definizioni ritenute necessarie a tal fine dovrebbero essere sviluppate in stretta collaborazione con gli Stati membri e le organizzazioni del settore attive nel volontariato, nel servizio civile e nell'azione giovanile, in linea con i valori fondamentali dell'Unione definiti nei trattati e nella Carta;

2.  sottolinea la necessità di garantire la parità di accesso al CES per tutti i cittadini dell'UE; esorta a promuovere maggiormente le possibilità di partecipare a questa iniziativa per le persone con esigenze speciali e provenienti da contesti svantaggiati;

3.  esprime la profonda convinzione che, sebbene la componente dell’apprendimento, compresa quella realizzata attraverso l'esperienza di formazione non formale e informale, e l'impatto su ciascun volontario, giovane lavoratore, tirocinante o apprendista siano elementi importanti, l’obiettivo principale del CES dovrebbe essere quello di ottenere un impatto positivo sui beneficiari dei progetti e delle azioni e sulla comunità in generale, come chiara espressione di solidarietà e di responsabilità sociale;

4.  ritiene, inoltre, che i posti offerti attraverso l'iniziativa CES consentiranno ai partecipanti di sviluppare le proprie capacità di vita, le responsabilità, il senso di appartenenza e di condivisione, e contribuiranno a superare le differenze di lingua, cultura, religione, credo o circostanza economica, nonché luoghi comuni e pregiudizi; ritiene che l'iniziativa CES potrebbe anche contribuire a promuovere un'esperienza di cittadinanza attiva e aiutare i partecipanti ad acquisire un'analisi critica della realtà e dei problemi sociali che incontrano; invita la Commissione a integrare l'uguaglianza di genere nell’attuazione del CES;

5.  sottolinea che la protezione civile e gli aiuti umanitari non possono dipendere dai giovani attraverso il Corpo europeo di solidarietà; invita la Commissione e gli Stati membri, a questo proposito, a garantire investimenti costanti nella protezione civile e negli aiuti umanitari strutturati;

Finanziamento del Corpo europeo di solidarietà

6.  è fortemente preoccupato per l'intenzione della Commissione di attuare il CES nella sua prima fase iniziale incorporandolo in programmi e iniziative esistenti, in particolare programmi educativi e culturali quali Erasmus +, Europa per i cittadini, la garanzia per i giovani e il programma per l'occupazione e l'innovazione sociale e senza fornire sufficiente chiarezza sulle esatte risorse finanziarie e umane da accantonare per il CES; ricorda che il Parlamento, in quanto colegislatore sui programmi dell’UE e autorità di bilancio, si oppone ad una ridistribuzione dei fondi da programmi prioritari, e spesso non dispone delle risorse sufficienti per finanziare azioni di base e nuove iniziative politiche;

7.  invita la Commissione ad includere nella sua futura proposta legislativa sul CES una chiara descrizione delle disposizioni di bilancio che permetteranno l'efficace funzionamento del CES; sottolinea che il finanziamento del CES non deve avere un impatto negativo sui programmi esistenti rivolti ai giovani e su iniziative quali i programmi Europa per i cittadini ed Erasmus +, il programma per l'occupazione e l'innovazione sociale nonché la garanzia per i giovani, e non modificherà il funzionamento di strumenti efficaci esistenti, come lo SVE;

8.  invita la Commissione a predisporre un efficace meccanismo di monitoraggio e valutazione per il CES, onde garantirne la corretta attuazione, la qualità delle opportunità e la sostenibilità dei risultati;

L'integrazione del Corpo europeo di solidarietà in una strategia più ampia sul volontariato

9.  suggerisce, per una buona riuscita del CES, che la Commissione lo integri in una strategia politica più ampia volta a creare un ambiente favorevole per il volontariato in Europa, evitando sovrapposizioni ma piuttosto rafforzando le iniziative positive esistenti, come lo SVE;

10.  sottolinea che la stragrande maggioranza del volontariato si svolge a livello locale e soddisfa esigenze locali, e che il CES dovrebbe inizialmente concentrarsi sul volontariato su base locale, piuttosto che sulle opportunità transfrontaliere che richiedono mobilità internazionale e possono escludere le persone che provengono da contesti svantaggiati;

11.  sottolinea che il CES non dovrebbe determinare oneri amministrativi aggiuntivi per le persone o le organizzazioni partecipanti e dovrebbe funzionare quanto più strettamente possibile con le opportunità di volontariato esistenti e consolidate già offerte dalle organizzazioni della società civile;

12.  esorta la Commissione a cercare di bilanciare l'elevato numero di iscrizioni per il CES sulla piattaforma online e l'offerta di posizioni di volontariato disponibili, al fine di evitare la frustrazione tra i giovani che si candidano al CES;

13.  invita la Commissione ad integrare il volontariato nei programmi e nei fondi europei, come i Fondi strutturali, il fondo Asilo, migrazione e integrazione, il programma LIFE e i programmi e i fondi di azione esterna dell'UE; sottolinea, a tale proposito, l'importanza di introdurre un unico punto focale per il coordinamento delle politiche e dei programmi di volontariato dell'UE;

14.  suggerisce che le istituzioni scolastiche debbano includere la formazione nel campo del volontariato, con una particolare attenzione all’azione di solidarietà, nei loro curricula, al fine di sostenere l'attuazione del CES;

Una chiara distinzione tra volontariato e occupazione e opportunità di qualità per i giovani nel settore dell'occupazione

15.  invita la Commissione, in sede di attuazione del CES, ad operare una chiara distinzione tra le attività di volontariato e i tirocini di lavoro allo scopo di mantenere le differenze fondamentali tra volontariato e lavoro, ove l'attenzione è concentrata o sulle necessità dei beneficiari o sulle esigenze di formazione e sviluppo dei partecipanti, e per evitare la sostituzione di potenziali occupazioni retribuite di qualità; sottolinea, a tal fine, che le opportunità di volontariato non dovrebbero essere ammissibili a un tipo di finanziamento specificatamente destinato a combattere la disoccupazione giovanile, come l'iniziativa per l'occupazione giovanile;

16.  sottolinea che il settore del volontariato dovrebbe essere sostenuto da una chiara comprensione dei principi del volontariato di qualità come descritti nella Carta europea dei diritti e delle responsabilità dei volontari; sottolinea, inoltre, che il volontariato dovrebbe essere sempre a sostegno delle azioni di solidarietà senza scopo di lucro per soddisfare le esigenze della comunità;

17.  sottolinea che il settore dell’occupazione dovrebbe concentrarsi sull’offerta di posti di lavoro di qualità, di tirocini e apprendistati nella solidarietà no-profit e nell’impresa sociale del settore della solidarietà;

18.  sottolinea l'importanza di fornire supporto amministrativo e finanziario adeguato per accogliere organizzazioni e organismi da entrambi i settori e garantire le conoscenze e le competenze necessarie per poter accogliere adeguatamente i partecipanti del CES;

19.  chiede che le organizzazioni ospitanti sottoscrivano una carta di qualità che comprenda obiettivi, principi e standard concordati come quelle descritti nella Carta europea di qualità sul tirocinio e l’apprendistato(10); incoraggia le organizzazioni ospitanti a descrivere anticipatamente le capacità e le competenze che dovrebbero essere acquisite durante l'esperienza; invita ad assicurare la comparabilità, il riconoscimento e la convalida delle capacità e delle competenze acquisite durante l’esperienza, conformemente alla raccomandazione del Consiglio, del 20 dicembre 2012, sulla convalida dell'apprendimento non formale e informale, in modo tale che esse contribuiscano all'inclusione sostenibile dei giovani nel mercato del lavoro; sottolinea che norme chiare serviranno a monitorare l'attuazione del CES;

20.  sottolinea la necessità di offrire ai giovani volontari un'adeguata compensazione finanziaria e ai giovani lavoratori un'adeguata retribuzione, come pure un'assicurazione sanitaria, una formazione e un tutoraggio; sottolinea che ci si dovrebbe occupare del monitoraggio del loro carico di lavoro e ambiente lavorativo in vista dei compiti specifici che dovranno svolgere come volontari o lavoratori del CES;

21.  invita nuovamente gli Stati membri ad associare le politiche per l'occupazione giovanile a contratti di lavoro sostenibili e di qualità, allo scopo di contrastare il precariato e la sottoccupazione;

22.  invita la Commissione e gli Stati membri a garantire il pieno accesso al Corpo europeo di solidarietà ai giovani provenienti da contesti svantaggiati o con esigenze specifiche; sottolinea pertanto la necessità di stanziare un bilancio apposito per coprire i costi di assistenza personale o di sostegno aggiuntivo per i giovani interessati; ritiene che, a tal proposito, lo SVE possa essere un esempio di buona prassi;

Coordinamento inter-servizi e consultazione delle parti interessate

23.  invita la Commissione a coordinare correttamente e a integrare l'iniziativa CES in tutti i suoi servizi e con tutte le altre istituzioni europee e nazionali al fine di garantire un'attuazione coerente; propone che la Direzione generale Istruzione, gioventù, sport e cultura della Commissione sia responsabile per il coordinamento e l'integrazione del CES;

24.  ricorda alla Commissione la necessità di garantire le giuste condizioni per un'adeguata consultazione delle principali parti interessate, come le organizzazioni giovanili, le parti sociali europee, le organizzazioni di volontariato, i sindacati e gli Stati membri, prima di elaborare la proposta legislativa; sottolinea che questi soggetti dovrebbero essere coinvolti regolarmente nella realizzazione e, se del caso, nel monitoraggio dell'iniziativa, onde garantirne la corretta attuazione, la qualità dei posti offerti e la sostenibilità dei risultati;

o
o   o

25.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) Testi approvati, P8_TA(2016)0425.
(2) Testi approvati, P8_TA(2016)0005.
(3) GU C 259 E del 29.10.2009, pag. 9.
(4) GU C 224 del 21.6.2016, pag. 19.
(5) GU C 440 del 30.12.2015, pag. 67.
(6) GU C 398 del 22.12.2012, pag. 1.
(7) http://ec.europa.eu/citizenship/pdf/volunteering_charter_en.pdf
(8) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 470.
(9) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 50.
(10) http://www.youthforum.org/assets/2014/04/internship_charter_EN.pdf


Adeguatezza della protezione garantita dallo scudo UE-USA per la privacy
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Risoluzione del Parlamento europeo del 6 aprile 2017 sull'adeguatezza della protezione offerta dallo scudo UE-USA per la privacy (2016/3018(RSP))
P8_TA(2017)0131B8-0235/2017

Il Parlamento europeo,

–  visti il trattato sull'Unione europea (TUE), il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) e gli articoli 6, 7, 8, 11, 16, 47 e 52 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  vista la direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 1995, relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati(1) (in appresso, "la direttiva sulla protezione dei dati"),

–  vista la decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio, del 27 novembre 2008, sulla protezione dei dati personali trattati nell'ambito della cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale(2),

–  visti il regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati)(3)e la direttiva (UE) 2016/680 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativa alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio(4),

–  vista la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 6 ottobre 2015 nella causa C-362/14 Maximillian Schrems/Data Protection Commissioner(5),

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio, del 6 novembre 2015, relativa al trasferimento di dati personali dall'UE agli Stati Uniti d'America in applicazione della direttiva 95/46/CE a seguito della sentenza della Corte di giustizia nella causa C-362/14, (Schrems) (COM(2015)0566),

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio del 10 gennaio 2017 dal titolo "Scambio e protezione dei dati personali in un mondo globalizzato" (COM(2017)0007),

–  vista la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 21 dicembre 2016 nelle cause C-203/15 Tele2 Sverige AB/Post- och telestyrelsen e C-698/15 Secretary of State for the Home Department/Tom Watson and Others(6),

–  vista la decisione di esecuzione (UE) 2016/1250 della Commissione, del 12 luglio 2016, a norma della direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, sull'adeguatezza della protezione offerta dal regime dello scudo UE-USA per la privacy(7),

–  visto il parere 4/2016 del Garante europeo della protezione dei dati (GEPD) in merito al progetto di decisione sull'adeguatezza dello scudo UE-USA per la privacy(8),

–  visti il parere del Gruppo dell'articolo 29 per la tutela dei dati, del 13 aprile 2016, in merito al progetto di decisione sull'adeguatezza dello scudo UE-USA per la privacy(9) e la dichiarazione del Gruppo dell'articolo 29, del 26 luglio 2016(10),

–  vista la sua risoluzione del 26 maggio 2016 sui flussi di dati transatlantici(11),

–  visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che la Corte di giustizia dell'Unione europea, nella sentenza del 6 ottobre 2015 nella causa C-362/14 Maximillian Schrems/Data Protection Commissioner, ha invalidato la decisione "Approdo sicuro" e ha chiarito che un adeguato livello di protezione in un paese terzo deve essere interpretato come "sostanzialmente equivalente" a quello garantito all'interno dell'Unione in forza della direttiva 95/46/CE, letta alla luce della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (in appresso, "la Carta dell'UE"), il che rende necessario concludere i negoziati su un nuovo regime in modo da garantire la certezza giuridica quanto alle modalità di trasferimento dei dati personali dall'UE verso gli Stati Uniti;

B.  considerando che, in sede di esame del livello di protezione offerto da un paese terzo, la Commissione è tenuta a valutare il contenuto delle norme applicabili in tale paese risultanti dalla legislazione nazionale o dagli impegni internazionali di quest'ultimo, nonché la prassi intesa ad assicurare il rispetto di tali norme, poiché tale istituzione deve prendere in considerazione, in conformità all'articolo 25, paragrafo 2, della direttiva 95/46/CE, tutte le circostanze relative ad un trasferimento di dati personali verso un paese terzo; che tale valutazione non deve fare riferimento unicamente alla legislazione e alle prassi relative alla protezione dei dati personali a fini privati e commerciali, ma deve riguardare tutti gli aspetti del quadro applicabili a tale paese o settore, in particolare, ma non solo, l'applicazione della legge, la sicurezza nazionale e il rispetto dei diritti fondamentali;

C.  considerando che i trasferimenti di dati personali tra organizzazioni commerciali dell'UE e degli USA sono un elemento importante per le relazioni transatlantiche; che tali trasferimenti dovrebbero essere effettuati nel pieno rispetto del diritto alla protezione dei dati personali e del diritto alla riservatezza; che uno degli obiettivi fondamentali dell'Unione è la protezione dei diritti fondamentali sanciti dalla Carta dell'UE;

D.  considerando che nel suo parere 4/2016 il GEPD ha sollevato numerose preoccupazioni riguardo al progetto di scudo per la privacy; che nello stesso parere il GEPD plaude agli sforzi compiuti da tutte le parti per trovare una soluzione ai trasferimenti di dati personali dall'UE verso gli USA a scopi commerciali nell'ambito di un sistema di autocertificazione;

E.  considerando che, nel suo parere 1/2016 in merito al progetto di decisione sull'adeguatezza dello scudo UE-USA per la privacy, il gruppo "Articolo 29" ha accolto con favore i significativi miglioramenti introdotti dallo scudo rispetto alla decisione "Approdo sicuro", pur sollevando serie perplessità riguardo sia agli aspetti commerciali sia all'accesso da parte delle autorità pubbliche ai dati trasferiti nel quadro dello scudo per la privacy;

F.  considerando che il 12 luglio 2016, a seguito di ulteriori discussioni con l'amministrazione statunitense, la Commissione ha adottato la decisione di esecuzione (UE) 2016/1250 in cui dichiara l'adeguatezza del livello di protezione dei dati personali trasferiti, nell'ambito dello scudo UE-USA per la privacy, dall'Unione a organizzazioni presenti negli Stati Uniti;

G.  considerando che lo scudo UE-USA per la privacy è accompagnato da diverse lettere e dichiarazioni unilaterali dell'amministrazione statunitense in cui sono spiegati, tra l'altro, i principi della protezione dei dati, il funzionamento della vigilanza, dell'applicazione e dei mezzi di ricorso nonché le tutele e le salvaguardie in forza delle quali le agenzie per la sicurezza possono accedere ai dati personali ed effettuarne il trattamento;

H.  considerando che, nella sua dichiarazione del 26 luglio 2016, il gruppo dell'articolo 29 per la tutela dei dati plaude ai miglioramenti apportati dal meccanismo dello scudo UE-USA per la privacy rispetto all'accordo sull'approdo sicuro ed elogia la Commissione e le autorità statunitensi per aver tenuto conto delle sue perplessità; che, tuttavia, lo stesso gruppo indica il permanere di una serie di perplessità attinenti sia agli aspetti commerciali sia all'accesso da parte delle autorità pubbliche statunitensi ai dati trasferiti dall'UE, come ad esempio l'assenza di norme specifiche sulle decisioni con procedura automatizzata e di un diritto generale di opposizione, l'esigenza di garanzie più rigorose circa l'indipendenza e i poteri del meccanismo di mediazione o l'assenza di garanzie concrete che escludano che i dati personali possano essere oggetto di una raccolta indiscriminata e di massa (raccolta generalizzata);

1.  plaude agli sforzi compiuti sia dalla Commissione che dall'amministrazione statunitense per affrontare le preoccupazioni espresse dalla Corte di giustizia dell'Unione europea, dagli Stati membri, dal Parlamento europeo, dalle autorità garanti della protezione dei dati e dalle parti interessate, onde consentire alla Commissione di adottare la decisione di esecuzione in cui dichiara l'adeguatezza dello scudo UE-USA per la privacy;

2.  riconosce che lo scudo UE-USA per la privacy contiene miglioramenti significativi in termini di chiarezza delle norme rispetto al precedente accordo UE-USA sull'approdo sicuro e che le organizzazioni statunitensi che autocertificano la propria adesione allo scudo UE-USA per la privacy dovranno rispettare norme più precise in materia di protezione dei dati rispetto a quelle previste dall'accordo sull'approdo sicuro;

3.  osserva che, al 23 marzo 2017, le organizzazioni statunitensi che avevano aderito allo scudo UE-USA per la privacy erano 1 893; si rammarica che lo scudo per la privacy si basi su un'autocertificazione volontaria e valga dunque solo per le organizzazioni statunitensi che vi hanno aderito volontariamente, e che molte aziende, in questo modo, non rientrino nel regime;

4.  riconosce che lo scudo UE-USA per la privacy facilita i trasferimenti di dati dalle PMI e dalle aziende dell'Unione verso gli Stati Uniti;

5.  osserva che, in linea con la sentenza della Corte nella causa Schrems, i poteri delle autorità europee garanti della protezione dei dati non vengono modificati dalla decisione sull'adeguatezza e che, pertanto, tali autorità possono esercitare i propri poteri, compreso quello di sospendere o vietare il trasferimento di dati verso un'organizzazione iscritta allo scudo UE-USA per la privacy; valuta positivamente al riguardo l'importante ruolo attribuito dal regime dello scudo per la privacy alle autorità garanti della protezione dei dati degli Stati membri nel valutare e approfondire le denunce legate alla protezione dei diritti alla vita privata e alla vita familiare sanciti dalla Carta dell'UE e nel sospendere i trasferimenti di dati, e plaude all'obbligo imposto al Dipartimento del commercio statunitense di risolvere tali reclami;

6.  osserva che, in virtù del regime dello scudo per la privacy, i soggetti interessati dell'UE dispongono di vari mezzi di ricorso negli Stati Uniti: in primo luogo i reclami possono essere presentanti o direttamente all'impresa o attraverso il Dipartimento del commercio previa consultazione di un'autorità garante della protezione dei dati, oppure a un organismo indipendente per la risoluzione delle controversie; in secondo luogo, per quanto riguarda le interferenze con i diritti fondamentali per motivi di sicurezza nazionale, è possibile intentare un'azione di diritto civile presso i tribunali statunitensi oppure presentare i reclami simili al Mediatore indipendente istituito di recente; infine i reclami concernenti le interferenze con i diritti fondamentali per motivi di applicazione della legge e di interesse pubblico possono essere trattati mediante mozioni contro i mandati di comparizione; incoraggia la Commissione e le autorità garanti della protezione dei dati a fornire ulteriori orientamenti per garantire che tutti i suddetti mezzi di ricorso siano più facilmente accessibili e ampiamente disponibili;

7.  prende atto del preciso impegno del Dipartimento del commercio USA di monitorare strettamente l'osservanza dei principi dello scudo UE-USA per la privacy da parte delle organizzazioni statunitensi e della sua intenzione di adottare misure coercitive nei confronti dei soggetti inadempienti;

8.  ribadisce il suo invito alla Commissione affinché chieda chiarimenti in merito allo status giuridico delle "garanzie scritte" fornite dagli Stati Uniti e a garantire che qualsiasi impegno o accordo previsto nel quadro dello scudo per la privacy venga mantenuto dopo l'insediamento di una nuova amministrazione negli Stati Uniti;

9.  ritiene che, nonostante le garanzie e gli impegni forniti dal governo USA per mezzo delle lettere allegate all'accordo sullo scudo per la privacy, permangano gravi interrogativi per quanto riguarda alcuni aspetti commerciali, la sicurezza nazionale e l'applicazione della legge;

10.  rileva, in particolare, la differenza significativa tra la protezione di cui all'articolo 7 della direttiva 95/46/CE e il principio "di informativa e di scelta" dell'accordo sullo scudo per la privacy, nonché le notevoli differenze tra l'articolo 6 della direttiva 95/46/CE e il principio "sull'integrità dei dati e la limitazione della finalità" dell'accordo sullo scudo per la privacy; sottolinea che, invece della necessità di una base giuridica (quale il consenso o il contratto) che si applica a tutte le operazioni di trattamento, i diritti dei soggetti interessati dal trattamento dei dati nell'ambito dei principi dello scudo per la privacy si applicano soltanto nel caso di due operazioni limitate di trattamento (divulgazione e cambio di finalità) e garantiscono esclusivamente il diritto di rifiuto ("opt-out");

11.  ritiene che queste numerose perplessità possano portare, in futuro, a una nuova contestazione della decisione sull'adeguatezza della protezione dinanzi ai tribunali; sottolinea le conseguenze negative sia in termini di rispetto dei diritti fondamentali che per la necessaria certezza giuridica delle parti interessate;

12.  constata, tra l'altro, l'assenza di norme specifiche relativamente al processo decisionale automatizzato e a un diritto generale di opposizione nonché la mancanza di precise disposizioni su come debbano applicarsi i principi dello scudo per la privacy ai responsabili del trattamento (procuratori);

13.  osserva che, pur avendo i singoli la possibilità di rifiutare dinanzi al titolare del trattamento dell'UE l'eventuale trasferimento dei loro dati personali agli Stati Uniti e l'ulteriore trattamento di tali dati negli Stati Uniti dove l'azienda che aderisce allo scudo per la privacy funge da responsabile del trattamento per conto del titolare del trattamento dell'UE, lo scudo per la privacy non contiene norme specifiche relativamente al diritto generale di rifiuto nei confronti dell'azienda statunitense autocertificata;

14.  osserva che solo una parte delle organizzazioni statunitensi che hanno aderito allo scudo per la privacy ha scelto di ricorrere a un'autorità europea garante della protezione dei dati per il meccanismo di risoluzione delle controversie; esprime preoccupazione per il fatto che ciò rappresenta uno svantaggio per i cittadini dell'UE quando cercano di esercitare i loro diritti;

15.  rileva la mancanza di esplicite disposizioni su come debbano applicarsi i principi dello scudo per la privacy ai responsabili del trattamento (procuratori), pur riconoscendo che tutti i principi si applicano al trattamento dei dati personali da parte di qualsiasi azienda statunitense autocertificata "[s]alvo disposizioni contrarie" e che i trasferimenti a scopo di trattamento prevedono sempre un contratto con il titolare del trattamento dell'UE che determinerà le finalità e le modalità del trattamento, ivi compreso se il responsabile del trattamento sia autorizzato a effettuare trasferimenti successivi (ad esempio in caso di delega del trattamento);

16.  sottolinea che, per quanto riguarda la sicurezza nazionale e la sorveglianza, nonostante i chiarimenti forniti dall'Ufficio del direttore dell'intelligence nazionale (ODNI) nelle lettere di accompagnamento al regime dello scudo per la privacy, la "sorveglianza generalizzata", nonostante la diversa terminologia utilizzata dalle autorità statunitensi, rimane possibile; deplora il fatto che il concetto di "sorveglianza generalizzata" non sia definito in modo uniforme e che venga adottata la terminologia americana e sollecita pertanto una definizione uniforme legata alla concezione europea di sorveglianza generalizzata, nella quale la valutazione non dipenda dalla selezione; sottolinea che qualsiasi tipo di sorveglianza generalizzata costituisce una violazione della Carta UE;

17.  ricorda che l'allegato VI (lettera di Robert S. Litt, ODNI) chiarisce che nella direttiva presidenziale PPD-28 (in appresso PPD-28), la raccolta generalizzata dei dati e delle comunicazioni personali di cittadini non statunitensi è ancora consentita in sei casi; sottolinea che tale raccolta generalizzata deve essere soltanto "per quanto possibile mirata" e "ragionevole", e quindi non risulta conforme ai più rigorosi criteri di necessità e proporzionalità stabiliti nella Carta UE;

18.  osserva con grande preoccupazione che l'Autorità per la tutela della vita privata e delle libertà civili (PCLOB) di cui all'allegato VI (lettera di Robert S. Litt, ODNI), un organismo indipendente istituito per legge, incaricata dell'analisi e della verifica dei programmi e delle politiche di lotta al terrorismo, compreso l'utilizzo dell'intelligence dei segnali, per garantire che tutelino adeguatamente la privacy e le libertà civili, ha perso il proprio numero legale il 7 gennaio 2017 e si troverà in uno stato di quorum insufficiente fino a quando nuovi membri del consiglio direttivo non saranno nominati dal Presidente degli Stati Uniti e confermati dal Senato USA; sottolinea che un quorum insufficiente limita i poteri della PCLOB, che non può intraprendere talune azioni che richiedono l'approvazione del comitato direttivo quali l'avvio di progetti di sorveglianza o la formulazione di raccomandazioni relative alla sorveglianza, mettendo così gravemente a rischio le garanzie e le assicurazioni in materia di conformità e sorveglianza fornite dalle autorità statunitensi in tale ambito;

19.  deplora che lo scudo UE-USA per la privacy non vieti la raccolta generalizzata di dati a fini di applicazione della legge;

20.  sottolinea che, nella sentenza del 21 dicembre 2016, la CGUE ha chiarito che la Carta UE deve essere interpretata "nel senso che ... osta ad una normativa nazionale la quale preveda, per finalità di lotta contro la criminalità, una conservazione generalizzata e indifferenziata dell'insieme dei dati relativi al traffico e dei dati relativi all'ubicazione di tutti gli abbonati e utenti iscritti riguardante tutti i mezzi di comunicazione elettronica"; sottolinea che la sorveglianza generalizzata negli Stati Uniti non garantisce pertanto un livello sostanzialmente equivalente di protezione dei dati personali e delle comunicazioni;

21.  è preoccupato per le recenti rivelazioni in merito alle attività di sorveglianza condotte da un provider statunitense di servizi di comunicazione elettronica su tutte le email arrivate ai suoi server, su richiesta della National Security Agency (NSA) e dell'FBI, ancora nel 2015, ossia un anno dopo l'adozione della PPD-28 e durante il negoziato dello scudo per la privacy UE-USA; insiste sul fatto che la Commissione chieda alle autorità statunitensi di fare piena luce e metta le risposte a disposizione del Consiglio, del Parlamento e delle autorità nazionali garanti della protezione dei dati; ravvede in questo un motivo per dubitare fortemente delle garanzie fornite dall'ODNI; è consapevole del fatto che lo scudo UE-USA per la privacy si basa sulla PPD-28, che è stata emanata dal Presidente e che può anche essere revocata da ogni futuro Presidente senza l'approvazione del Congresso;

22.  rileva con preoccupazione che sia il Senato sia la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti hanno votato, rispettivamente il 23 e il 28 marzo 2017, a favore della reiezione della norma presentata dalla Commissione federale per le comunicazioni (FCC) statunitense e relativa alla protezione della privacy dei clienti di servizi di banda larga o altri servizi di telecomunicazione, circostanza che, in pratica, elimina le norme in materia di privacy nel settore della banda larga in forza delle quali i fornitori di servizi Internet avrebbero dovuto ottenere il consenso esplicito dei consumatori prima di poter vendere a operatori pubblicitari o ad altre società o condividere con questi ultimi i dati di navigazione in rete; reputa che si tratti di un'altra minaccia alle garanzie in materia di protezione della vita privata negli Stati Uniti;

23.  esprime forti preoccupazioni per la pubblicazione delle "Procedures for the Availability or Dissemination of Raw Signals Intelligence Information by the National Security Agency under Section 2.3 of Executive Order 12333", approvate dal Ministro della giustizia USA il 3 gennaio 2017, che autorizzano l'Agenzia nazionale per la sicurezza a condividere ingenti quantità di dati privati raccolti senza mandato, ordinanze del tribunale o autorizzazione del Congresso con altre 16 agenzie, tra cui l'FBI, l'agenzia federale antidroga (DEA) e il Dipartimento della sicurezza interna; invita la Commissione a valutare immediatamente la compatibilità di queste nuove norme con gli impegni assunti dalle autorità statunitensi nel quadro dello scudo per la privacy, nonché il loro impatto sul livello di protezione dei dati personali negli Stati Uniti;

24.  ricorda che, sebbene la persona, compreso il soggetto interessato dell'UE, sottoposta a sorveglianza (elettronica) illecita per finalità di sicurezza nazionale negli Stati Uniti disponga di una serie di possibilità di ricorso, è altrettanto chiaro che queste non contemplano almeno alcune delle basi giuridiche di cui possono avvalersi le autorità di intelligence statunitensi (ad esempio l'ordine esecutivo 12333); sottolinea inoltre che, anche quando la possibilità di ricorso per via giudiziaria è effettivamente offerta, in linea di principio, anche al cittadino straniero, come ad esempio in caso di sorveglianza ai sensi della FISA, i motivi per cui si possono adire le vie legali sono limitati e l'istanza presentata da una persona (compresi i cittadini statunitensi o residenti negli USA) è dichiarata irricevibile se questa non è in grado di dimostrare la propria legittimazione ad agire, il che limita di fatto l'accesso al giudice ordinario;

25.  invita la Commissione a valutare gli effetti dell'ordine esecutivo relativo al rafforzamento della sicurezza pubblica all'interno degli Stati Uniti (Enhancing Public Safety in the Interior of the United States) del 25 gennaio 2017, e in particolare della sezione 14 sull'esclusione dei cittadini stranieri dalle tutele accordate dalla legge sulla privacy per quanto riguarda le informazioni personali identificabili, che è in contrasto con le garanzie scritte secondo cui gli individui dispongono di meccanismi di ricorso per via giudiziaria in caso di accesso ai dati da parte delle autorità statunitensi; chiede alla Commissione di trasmettere un'analisi giuridica dettagliata delle conseguenze delle disposizioni dell'ordine esecutivo sui mezzi di ricorso disponibili e sul diritto al ricorso giurisdizionale per i cittadini europei negli Stati Uniti;

26.  deplora che né i principi dello scudo per la privacy né le lettere dell'amministrazione USA contenenti chiarimenti e garanzie dimostrino l'esistenza di effettivi diritti di ricorso giurisdizionale per i soggetti UE i cui dati personali siano oggetto di trasferimento verso un'organizzazione statunitense a titolo dei principi dello scudo per la privacy e quindi oggetto di accesso e trattamento da parte delle autorità pubbliche statunitensi a fini di applicazione della legge e di interesse pubblico, messi in evidenza dalla Corte di giustizia dell'Unione europea nella sentenza del 6 ottobre 2015 quale essenza del diritto fondamentale di cui all'articolo 47 della Carta;

27.  ricorda la sua risoluzione del 26 maggio 2016 secondo cui il meccanismo di mediazione istituito dal Dipartimento di Stato USA non è sufficientemente indipendente e non è dotato di poteri sufficienti ed effettivi per esercitare le sue funzioni e garantire un ricorso effettivo ai soggetti UE; sottolinea che, finora, la nuova amministrazione statunitense non ha nominato un nuovo Mediatore dopo la fine del mandato del sottosegretario per la Crescita economica, l'energia e l'ambiente, nominato a luglio 2016; ritiene che, in assenza della nomina di un Mediatore indipendente e dotato di sufficienti poteri, le garanzie fornite dagli Stati Uniti relativamente alle possibilità di un ricorso effettivo offerte ai cittadini dell'UE siano nulle; nutre in generale preoccupazione per il fatto che un soggetto interessato da una violazione delle regole possa chiedere soltanto informazioni sui dati e la loro cancellazione o di bloccarne l'ulteriore elaborazione, ma non possa chiedere un risarcimento dei danni;

28.  rileva con preoccupazione che, al 30 marzo 2017, presso la Commissione federale del Commercio (FTC), incaricata dell'attuazione dello scudo per la privacy, vi erano tre seggi vacanti su cinque;

29.  deplora che la procedura di adozione di una decisione sull'adeguatezza non preveda una consultazione formale delle parti interessate, come ad esempio le aziende, in particolare le organizzazioni rappresentative delle PMI;

30.  si rammarica del fatto che la Commissione abbia seguito la procedura di adozione della decisione di esecuzione della Commissione secondo modalità pratiche che di fatto non hanno consentito al Parlamento di esercitare in maniera efficace il suo diritto di controllo sul progetto di atto di esecuzione;

31.  invita la Commissione ad adottare tutte le misure necessarie a garantire che lo scudo per la privacy rispetti pienamente il regolamento (UE) 2016/679, che si applicherà a partire dal 16 maggio 2018, e la Carta UE;

32.  invita la Commissione a garantire, in particolare, che i dati personali trasferiti agli Stati Uniti d'America nel quadro dello scudo per la privacy possano essere trasferiti solo verso un altro paese terzo se tale trasferimento è compatibile con la finalità della raccolta iniziale dei dati e se il paese terzo applica le stesse norme in materia di accesso specifico e mirato a fini di applicazione della legge;

33.  invita la Commissione a controllare se i dati personali non più necessari per la finalità per la quale erano stati inizialmente raccolti siano cancellati, anche da parte delle autorità incaricate dell'applicazione della legge;

34.  invita la Commissione a monitorare attentamente se lo scudo per la privacy consenta alle autorità garanti della protezione dei dati di esercitare appieno i loro poteri e, in caso negativo, a individuare le disposizioni che ostacolano l'esercizio dei poteri da parte delle autorità garanti della protezione dei dati;

35.  invita la Commissione a condurre, nel corso della prima analisi annuale comune, un esame completo e approfondito di tutte le carenze e i punti deboli indicati nella presente risoluzione e nella risoluzione del 26 maggio 2016 sui flussi di dati transatlantici, nonché di quelli individuati dal gruppo ex articolo 29 per la tutela dei dati, dal GEPD e dalle parti interessate, a dimostrare in che modo siano stati affrontati per garantire la conformità con la Carta e il diritto UE e a valutare scrupolosamente se i meccanismi e le salvaguardie indicati nelle garanzie e nei chiarimenti forniti dall'amministrazione statunitense siano efficaci e praticabili;

36.  chiede alla Commissione di fare in modo che, ai fini della realizzazione dell'analisi annuale comune, tutti i membri del gruppo abbiano pieno e illimitato accesso a tutti i documenti e a tutti i locali necessari per l'espletamento dei loro compiti, tra cui agli elementi che consentono una corretta valutazione della necessità e della proporzionalità della raccolta dei dati trasferiti dalle autorità pubbliche, nonché dell'accesso agli stessi, a fini di applicazione della legge o di sicurezza nazionale;

37.  sottolinea che a tutti i membri del gruppo incaricato dell'analisi comune deve essere garantita l'indipendenza nell'espletamento dei loro compiti e riconosciuto il diritto di esprimere i loro pareri discordi nella relazione finale dell'analisi comune, che saranno resi pubblici e allegati alla relazione comune;

38.  chiede alle autorità UE garanti della protezione dei dati di monitorare il funzionamento dello scudo UE-USA per la privacy e di esercitare i loro poteri, compreso quello di sospendere o vietare a titolo definitivo il trasferimento di dati personali verso un'organizzazione inserita nello scudo UE-USA per la privacy, qualora ritengano che i diritti fondamentali alla riservatezza e alla protezione dei dati personali dei soggetti interessati dell'UE non siano garantiti;

39.  sottolinea che il Parlamento dovrebbe avere pieno accesso a ogni documento pertinente relativo all'analisi annuale comune;

40.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio, ai governi e ai parlamenti nazionali degli Stati membri nonché al governo e al Congresso degli Stati Uniti d'America.

(1) GU L 281 del 23.11.1995, pag. 31.
(2) GU L 350 del 30.12.2008, pag. 60.
(3) GU L 119 del 4.5.2016, pag. 1.
(4) GU L 119 del 4.5.2016, pag. 89.
(5) ECLI:EU:C:2015:650.
(6) ECLI:EU:C:2016:970.
(7) GU L 207 dell'1.8.2016, pag. 1.
(8) GU C 257 del 15.7.2016, pag. 8.
(9) http://ec.europa.eu/justice/data-protection/article-29/documentation/opinion-recommendation/files/2016/wp238_en.pdf
(10) http://ec.europa.eu/justice/data-protection/article-29/press-material/press-release/art29_press_material/2016/20160726_wp29_wp_statement_eu_us_privacy_shield_en.pdf
(11) Testi approvati, P8_TA(2016)0233.

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