Indice 
Testi approvati
Giovedì 27 aprile 2017 - BruxellesEdizione definitiva
Riichiesta di revoca dell'immunità di António Marinho e Pinto
 Marchio dell'UE ***I
 Convenzione di Minamata sul mercurio ***
 Disallineamenti da ibridi con i paesi terzi *
 Accordo sulla cooperazione operativa e strategica tra il Regno di Danimarca ed Europol *
 Nomina di un membro della Corte dei conti -
 Relazione annuale sul controllo delle attività finanziarie della Banca europea per gli investimenti per il 2015
 Programma di sostegno alle riforme strutturali per il periodo 2017-2020 ***I
 Anno europeo del patrimonio culturale ***I
 Programma dell'Unione per il sostegno di attività specifiche nel campo dell'informativa finanziaria e della revisione contabile ***I
 Programma dell'Unione volto a rafforzare il coinvolgimento dei consumatori nella definizione delle politiche nel campo dei servizi finanziari ***I
 Discarico 2015: Bilancio generale dell'Unione europea - Commissione ed agenzie esecutive
 Discarico 2015: Relazioni speciali della Corte dei conti nell'ambito del discarico alla Commissione per l'esercizio 2015
 Discarico 2015: Bilancio generale dell'Unione europea - ottavo, nono, decimo e undicesimo FES
 Discarico 2015: Bilancio generale dell'Unione europea - Parlamento europeo
 Discarico 2015: Bilancio generale dell'Unione europea - Consiglio europeo e Consiglio
 Discarico 2015: Bilancio generale dell'Unione europea - Corte di giustizia
 Discarico 2015: Bilancio generale dell'UE - Corte dei conti
 Discarico 2015: Bilancio generale dell'Unione europea - Comitato economico e sociale europeo
 Discarico 2015: Bilancio generale dell'Unione europea - Comitato delle regioni
 Discarico 2015: Bilancio generale dell'Unione europea - Servizio europeo per l'azione esterna
 Discarico 2015: Bilancio generale dell'Unione europea - Mediatore europeo
 Discarico 2015: Bilancio generale dell'Unione europea - Garante europeo della protezione dei dati
 Discarico 2015: prestazioni, gestione finanziaria e controllo delle agenzie dell'UE
 Discarico 2015: Agenzia per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell'energia (ACER)
 Discarico 2015: Ufficio dell'Organismo dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche (BEREC)
 Discarico 2015: Centro di traduzione degli organismi dell'Unione europea (CdT)
 Discarico 2015: Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale (Cedefop)
 Discarico 2015: Accademia europea di polizia (CEPOL)
 Discarico 2015: Agenzia europea per la sicurezza aerea (AESA)
 Discarico 2015: Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (EASO)
 Discarico 2015: Autorità bancaria europea (ABE)
 Discarico 2015: Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC)
 Discarico 2015: Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA)
 Discarico 2015: Agenzia europea dell'ambiente (AEA)
 Discarico 2015: Agenzia europea di controllo della pesca (EFCA)
 Discarico 2015: Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA)
 Discarico 2015: Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (EIGE)
 Discarico 2015: Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali (EIOPA)
 Discarico 2015: Istituto europeo di innovazione e tecnologia (EIT)
 Discarico 2015: Agenzia europea per i medicinali (EMA)
 Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (OEDT)
 Discarico 2015: Agenzia europea per la sicurezza marittima (EMSA)
 Discarico 2015: Agenzia dell'Unione europea per la sicurezza delle reti e dell'informazione (ENISA)
 Discarico 2015: Agenzia dell'Unione europea per le ferrovie (ERA)
 Discarico 2015: Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA)
 Discarico 2015: Fondazione europea per la formazione (ETF)
 Discarico 2015: Agenzia europea per la gestione operativa dei sistemi IT su larga scala nello spazio di libertà, sicurezza e giustizia (eu-LISA)
 Discarico 2015: Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA)
 Discarico 2015: Agenzia di approvvigionamento dell'Euratom (ESA)
 Discarico 2015: Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro (Eurofound)
 Discarico 2015: Unità di cooperazione giudiziaria dell'Unione europea (Eurojust)
 Discarico 2015: Ufficio europeo di polizia (Europol)
 Discarico 2015: Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA)
 Discarico 2015: Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell'Unione europea (Frontex)
 Discarico 2015: Agenzia del GNSS europeo (GSA)
 Discarico 2015: Impresa comune Bioindustrie (BBI)
 Discarico 2015: Impresa comune Clean Sky 2
 Discarico 2015: Impresa comune ECSEL
 Discarico 2015: Impresa comune Celle a combustibile e idrogeno 2 (FCH)
 Discarico 2015: Impresa comune per l'iniziativa in materia di medicinali innovativi 2 (IMI)
 Discarico 2015: Impresa commune ITER
 Discarico 2015: Impresa comune SESAR
 Gestione delle flotte di pesca nelle regioni ultraperiferiche
 Iniziativa faro dell'UE nel settore dell'abbigliamento
 Situazione della concentrazione agricola nell'UE: come agevolare l'accesso degli agricoltori alla terra
 Relazione annuale sulle attività finanziarie della Banca europea per gli investimenti
 Attuazione della direttiva relativa alla gestione dei rifiuti delle industrie estrattive
 Situazione in Venezuela

Riichiesta di revoca dell'immunità di António Marinho e Pinto
PDF 244kWORD 50k
Decisione del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 sulla richiesta di revoca dell'immunità di António Marinho e Pinto (2016/2294(IMM))
P8_TA(2017)0132A8-0163/2017

Il Parlamento europeo,

–  vista la richiesta di revoca dell'immunità di António Marinho e Pinto, trasmessa il 23 settembre 2016 da Miguel Pereira da Rosa, giudice presso il tribunale distrettuale di Lisbona Ovest (Oeiras) (prot. 4759/15.2TDLSB), nel quadro di un procedimento penale avviato nei suoi confronti e comunicata in Aula il 24 ottobre 2016,

–  vista la lettera della procuratrice generale competente, in data 12 dicembre 2016, contenente la trascrizione dell'intervista di António Marinho e Pinto,

–  avendo ascoltato António Marinho e Pinto il 22 marzo 2017, a norma dell'articolo 9, paragrafo 6, del suo regolamento,

–  visti gli articoli 8 e 9 del protocollo n. 7 sui privilegi e sulle immunità dell'Unione europea e l'articolo 6, paragrafo 2, dell'atto relativo all'elezione dei membri del Parlamento europeo a suffragio universale diretto, del 20 settembre 1976,

–  viste le sentenze pronunciate dalla Corte di giustizia dell'Unione europea il 12 maggio 1964, il 10 luglio 1986, il 15 e 21 ottobre 2008, il 19 marzo 2010, il 6 settembre 2011 e il 17 gennaio 2013(1),

–  visti l'articolo 11, paragrafi 1, 2, 3 e 5 della legge 7/93 del 1° marzo 1993, che disciplina lo statuto dei deputati portoghesi, e la circolare n. 3/2011 della Procura generale della Repubblica in data 10 ottobre 2011,

–  visti l'articolo 5, paragrafo 2, l'articolo 6, paragrafo 1, e l'articolo 9 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione giuridica (A8-0163/2017),

A.  considerando che il giudice presso il tribunale distrettuale di Lisbona Ovest (Oeiras), ha chiesto la revoca dell'immunità parlamentare di António Marinho e Pinto, deputato al Parlamento europeo, in relazione ad un procedimento per un presunto reato;

B.  considerando che la revoca dell'immunità di António Marinho e Pinto concerne un presunto reato di diffamazione aggravata, previsto agli articoli 180, paragrafo 1, e 183, paragrafo 2 del codice penale portoghese, punibile con una pena detentiva fino al massimo di due anni, nonché un reato di offesa a un'organizzazione, a un servizio o una persona giuridica, previsto all'articolo 187, paragrafo 1 e paragrafo 2, lettera a) del codice penale portoghese, punibile con una pena detentiva fino al massimo di due anni;

C.  considerando che l'associazione caritativa Santa Casa de Misericórdia de Lisboa ha sporto denuncia contro António Marinho e Pinto;

D.  considerando che la denuncia riguardava dichiarazioni rilasciate da António Marinho e Pinto il 30 maggio 2015, durante un'intervista alla trasmissione "A Propósito" della rete portoghese SIC Notícias, presentata da António José Teixeira e andata in onda alle 21.00, nel corso della quale si sarebbe espresso nei termini seguenti: "Per quanto riguarda la sicurezza sociale, posso dirLe che occorre separare la dimensione della solidarietà, che compete allo Stato, e che non deve essere pagata a scapito delle pensioni dei lavoratori, capisce? È il bilancio generale dello Stato che occorre utilizzare. La solidarietà sociale deve esercitarsi tramite le imposte, attraverso questa istituzione gigantesca, la Misericórdia de Lisboa, la quale gestisce milioni e milioni che spesso sono sprecati per vantaggi personali, al servizio di interessi personali […] Ritengo che Manuel Rebelo de Sousa sarebbe meglio di Pedro Santana Lopes, tenuto conto dell'esperienza di governo di Santana Lopes ed è stato peraltro interessante vedere come sta lavorando a favore della propria candidatura il Sovrintendente della Santa Casa da Misericórdia di Lisbona, con quali mezzi e risorse";

E.  considerando che, ai sensi dell'articolo 8 del protocollo n. 7 sui privilegi e sulle immunità dell'Unione europea, i membri del Parlamento europeo non possono essere ricercati, detenuti o perseguiti a motivo delle opinioni o dei voti espressi nell'esercizio delle loro funzioni;

F.  considerando che, secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, per poter beneficiare dell'immunità, un'opinione deve essere stata espressa da un deputato europeo nell'esercizio delle sue funzioni, il che presuppone necessariamente l'esistenza di un nesso tra l'opinione formulata e le funzioni parlamentari; che tale nesso deve essere diretto ed evidente(2);

G.  considerando che, conformemente all'articolo 9 dello stesso protocollo, i membri beneficiano, sul territorio nazionale, delle immunità riconosciute ai membri del parlamento del loro paese;

H.  considerando che, ai sensi dell'articolo 11, paragrafi 1, 2, 3 e 5 della legge 7/93 del 1° marzo 1993, che disciplina lo statuto dei deputati portoghesi, e della circolare n. 3/2011 della Procura generale della Repubblica, del 10 ottobre 2011, António de Sousa Marinho e Pinto non può essere interrogato o incriminato senza l'autorizzazione preventiva del Parlamento europeo;

I.  considerando che gli atti presunti non hanno un nesso diretto o evidente con l'esercizio delle funzioni di deputato al Parlamento europeo da parte di António Marinho e Pinto; che essi si riferiscono ad attività di carattere meramente nazionale, visto che l'intervista è stata rilasciata durante una trasmissione in Portogallo su una problematica specificamente portoghese attinente alla gestione di un'associazione di diritto nazionale;

J.  considerando quindi che gli atti presunti non riguardano opinioni o voti espressi nell'esercizio delle funzioni di deputato al Parlamento europeo ai sensi dell'articolo 8 del protocollo n. 7 sui privilegi e sulle immunità dell'Unione europea;

K.  considerando che l'accusa formulata non ha palesemente alcun nesso con la funzione di deputato al Parlamento europeo di António Marinho e Pinto;

L.  considerando che non c’è motivo di sospettare un caso di fumus persecutionis, cioè un sospetto sufficientemente fondato e preciso che la procedura sia stata avviata allo scopo di nuocere all'attività politica del deputato;

1.  decide di revocare l'immunità di António Marinho e Pinto;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere immediatamente la presente decisione e la relazione della sua commissione competente al giudice del tribunale distrettuale di Lisbona Ovest (Oeiras) e ad António Marinho e Pinto.

(1) Sentenza della Corte di giustizia del 12 maggio 1964, Wagner/Fohrmann e Krier, 101/63, EU:C:1964:28; sentenza della Corte di giustizia del 10 luglio 1986, Wybot/Faure e altri, 149/85, EU:C:1986:310; sentenza del Tribunale del 15 ottobre 2008, Mote/Parlamento, T-345/05, EU:T:2008:440; sentenza della Corte di giustizia del 21 ottobre 2008, Marra/De Gregorio e Clemente, C-200/07 e C-201/07, EU:C:2008:579; sentenza del Tribunale del 19 marzo 2010, Gollnisch/Parlamento, T-42/06, EU:T:2010:102; sentenza della Corte di giustizia del 6 settembre 2011, Patriciello, C-163/10, EU:C:2011:543;; sentenza del Tribunale del 17 gennaio 2013, Gollnisch/Parlamento, T-346/11 e T-347/11, EU:T:2013:23.
(2) Cause riunite T-346/11 et T-347/11, Gollnisch/Parlamento, sentenza precitata.


Marchio dell'UE ***I
PDF 235kWORD 55k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sul marchio dell'Unione europea (testo codificato) (COM(2016)0702 – C8-0439/2016 – 2016/0345(COD))
P8_TA(2017)0133A8-0054/2017

(Procedura legislativa ordinaria – codificazione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2016)0702),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 118 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0439/2016),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'accordo interistituzionale del 20 dicembre 1994 su un metodo di lavoro accelerato ai fini della codificazione ufficiale dei testi legislativi(1),

–  visti gli articoli 103 e 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione giuridica (A8-0054/2017),

A.  considerando che, secondo il gruppo consultivo dei servizi giuridici del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, la proposta in questione si limita ad una mera codificazione dei testi esistenti, senza modificazioni sostanziali;

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 27 aprile 2017 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2017/... del Parlamento europeo e del Consiglio sul marchio dell'Unione europea (versione codificata)

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2017/1001.)

(1) GU C 102 del 4.4.1996, pag. 2.


Convenzione di Minamata sul mercurio ***
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Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 concernente il progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea, della convenzione di Minamata sul mercurio (05925/2017 – C8-0102/2017 – 2016/0021(NLE))
P8_TA(2017)0134A8-0067/2017

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (05925/2017),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 192, paragrafo 1, e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0102/2017),

–  visti l'articolo 99, paragrafi 1 e 4, nonché l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (A8-0067/2017),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione della convenzione di Minamata sul mercurio;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e alle Nazioni Unite.


Disallineamenti da ibridi con i paesi terzi *
PDF 431kWORD 61k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 sulla proposta di direttiva del Consiglio recante modifica della direttiva (UE) 2016/1164 del Consiglio relativamente ai disallineamenti da ibridi con i paesi terzi (COM(2016)0687 – C8-0464/2016 – 2016/0339(CNS))
P8_TA(2017)0135A8-0134/2017

(Procedura legislativa speciale – consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Consiglio (COM(2016)0687),

–  visto l'articolo 115 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C8-0464/2016),

–  visti i pareri motivati trasmessi, nel quadro del protocollo n. 2 sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, dal Senato e dalla Camera dei rappresentanti dei Paesi Bassi e dal Parlamento svedese in cui si dichiara la mancata conformità del progetto di atto legislativo al principio di sussidiarietà,

–  visti gli altri contributi presentati dal Senato della Repubblica ceca, dal Bundesrat tedesco, dal Parlamento spagnolo e dal Parlamento portoghese sul progetto di atto legislativo,

–  vista la sua risoluzione del 25 novembre 2015 sulle decisioni anticipate in materia fiscale (tax ruling) e altre misure analoghe per natura o effetto(1),

–  vista la sua risoluzione del 16 dicembre 2015 recante raccomandazioni alla Commissione su come promuovere la trasparenza, il coordinamento e la convergenza nelle politiche sulle imposte societarie nell'Unione(2),

–  vista la sua risoluzione del 6 luglio 2016 sulle decisioni anticipate in materia fiscale (tax ruling) e altre misure analoghe per natura o effetto(3),

–  viste la decisione della Commissione, del 30 agosto 2016, sugli aiuti di Stato SA.38373 (2014/C) (ex 2014/NN) (ex 2014/CP) concessi dall'Irlanda ad Apple, e le indagini in corso della Commissione sui presunti aiuti concessi dal Lussemburgo a McDonald's e Amazon,

–  visti i lavori in corso della commissione d'inchiesta incaricata di esaminare le denunce di infrazione e di cattiva amministrazione nell'applicazione del diritto dell'Unione in relazione al riciclaggio di denaro, all'elusione fiscale e all'evasione fiscale,

–  visto l'articolo 78 quater del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A8-0134/2017),

1.  approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.  invita la Commissione a modificare di conseguenza la sua proposta, in conformità dell'articolo 293, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

3.  invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

4.  chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente la proposta della Commissione;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Testo della Commissione   Emendamento
Emendamento 1
Proposta di direttiva
Considerando 4
(4)  La predetta direttiva istituisce un quadro di riferimento inteso ad affrontare le regolazioni ibride da disallineamento fiscale.
(4)  La predetta direttiva istituisce un primo quadro di riferimento inteso ad affrontare le regolazioni ibride da disallineamento fiscale che non elimina in modo totale e sistematico i disallineamenti da ibridi e il cui ambito di applicazione è limitato all'Unione.
Emendamento 2
Proposta di direttiva
Considerando 4 bis (nuovo)
(4 bis)   L'iniziativa BEPS si basa altresì sulla dichiarazione adottata dai leader del G20 in occasione dell'incontro di San Pietroburgo del 5 e 6 settembre 2013 in cui hanno espresso la volontà di garantire che i profitti siano tassati nel luogo in cui si svolgono le attività economiche da cui derivano i profitti e in cui viene creato valore. Concretamente, ciò avrebbe reso necessaria l'introduzione di una tassazione unitaria con una formula di ripartizione delle entrate tributarie tra gli Stati. Tuttavia, tale obiettivo non è stato raggiunto.
Emendamento 3
Proposta di direttiva
Considerando 5
(5)  È necessario stabilire norme volte a neutralizzare con modalità onnicomprensive i disallineamenti da ibridi. Considerando che la direttiva (UE) 2016/1164 disciplina solo le regolazioni ibride da disallineamento fiscale derivate dall'interazione fra i regimi di imposizione delle società degli Stati membri, il 20 giugno 2016 il Consiglio ECOFIN ha rilasciato una dichiarazione nella quale chiedeva alla Commissione di avanzare, entro ottobre 2016, una proposta sui disallineamenti da ibridi che coinvolgono paesi terzi finalizzata all'adozione di norme che siano coerenti con e non meno efficaci delle norme raccomandate dalla relazione dell'OCSE sulla BEPS relativa all'azione 2, al fine di giungere a un accordo entro la fine del 2016.
(5)  È molto importante stabilire norme volte a neutralizzare con modalità onnicomprensive i disallineamenti da ibridi e i disallineamenti da sede fissa di affari. Considerando che la direttiva (UE) 2016/1164 disciplina solo le regolazioni ibride da disallineamento fiscale derivate dall'interazione fra i regimi di imposizione delle società degli Stati membri, il 20 giugno 2016 il Consiglio ECOFIN ha rilasciato una dichiarazione nella quale chiedeva alla Commissione di avanzare, entro ottobre 2016, una proposta sui disallineamenti da ibridi che coinvolgono paesi terzi finalizzata all'adozione di norme che siano coerenti con e non meno efficaci delle norme raccomandate dalla relazione dell'OCSE sulla BEPS relativa all'azione 2, al fine di giungere a un accordo entro la fine del 2016.
Emendamento 4
Proposta di direttiva
Considerando 5 bis (nuovo)
(5 bis)   Gli effetti delle regolazioni ibride da disallineamento fiscale dovrebbero altresì essere esaminati dal punto di vista dei paesi in via di sviluppo e l'Unione e i suoi Stati membri dovrebbero mirare a sostenere i paesi in via di sviluppo nell'affrontare detti effetti.
Emendamento 5
Proposta di direttiva
Considerando 6
(6)  Considerando che, fra l'altro, il considerando 13 della direttiva (UE) 2016/1164 stabilisce che è fondamentale proseguire i lavori sui disallineamenti da ibridi come quelli che coinvolgono stabili organizzazioni, è essenziale che i disallineamenti da stabili organizzazioni ibride siano anch'essi disciplinati da tale direttiva.
(6)  Considerando che, fra l'altro, il considerando 13 della direttiva (UE) 2016/1164 stabilisce che è fondamentale proseguire i lavori sui disallineamenti da ibridi come quelli che coinvolgono stabili organizzazioni, ivi comprese le stabili organizzazioni disconosciute, è essenziale che i disallineamenti da stabili organizzazioni ibride siano anch'essi disciplinati dalla direttiva (UE) 2016/1164. Nell'affrontare tali disallineamenti, occorre prestare attenzione alle raccomandazioni contenute nel documento dell'OCSE del 22 agosto 2016 dal titolo "Public Discussion Draft on BEPS Action 2 - Branch Mismatch Structures" (Documento di discussione pubblica sull'Azione 2 della BEPS - Schemi di disallineamento impositivo connessi alla stabile organizzazione).
Emendamento 6
Proposta di direttiva
Considerando 7
(7)  Al fine di realizzare un quadro di riferimento comprensivo coerente con la relazione dell'OCSE sulla BEPS con riferimento alle regolazioni ibride da disallineamento fiscale, è essenziale che la direttiva (UE) 2016/1164 includa altresì norme sui trasferimenti ibridi, i disallineamenti importati e i disallineamenti da doppia residenza, al fine di impedire ai contribuenti di sfruttare le lacune rimanenti.
(7)  Al fine di realizzare un quadro di riferimento coerente con la relazione dell'OCSE sulla BEPS con riferimento alle regolazioni ibride da disallineamento fiscale e non meno efficace di questa, è essenziale che la direttiva (UE) 2016/1164 includa altresì norme sui trasferimenti ibridi e i disallineamenti importati e affronti l'intera gamma dei fenomeni di doppia deduzione, al fine di impedire ai contribuenti di sfruttare le lacune rimanenti. Tali norme dovrebbero essere armonizzate e coordinate quanto più possibile tra gli Stati membri. Questi ultimi dovrebbero valutare la possibilità di irrogare sanzioni nei confronti dei contribuenti che sfruttano i disallineamenti da ibridi.
Emendamento 7
Proposta di direttiva
Considerando 7 bis (nuovo)
(7 bis)   È necessario stabilire norme volte a porre fine, nelle singole giurisdizioni, al ricorso a diversi periodi per la dichiarazione d'imposta che danno luogo a disallineamenti nei risultati fiscali. Gli Stati membri dovrebbero assicurarsi che i contribuenti abbiano comunicato i pagamenti in tutte le giurisdizioni coinvolte entro un periodo di tempo ragionevole. Le autorità nazionali dovrebbero inoltre esaminare tutte le ragioni che sono all'origine dei disallineamenti da ibridi colmando le eventuali lacune e impedendo la pianificazione fiscale aggressiva, anziché concentrarsi unicamente sul prelievo del gettito fiscale.
Emendamento 8
Proposta di direttiva
Considerando 8
(8)  Considerato che la direttiva (UE) 2016/1164 comprende norme sui disallineamenti da ibridi fra Stati membri, è opportuno includere nella direttiva tali norme in relazione ai paesi terzi. Di conseguenza tali norme dovrebbero applicarsi a tutti i contribuenti assoggettati all'imposta sulle società in uno Stato membro, comprese le stabili organizzazioni di entità residenti in paesi terzi. È necessario disciplinare tutte le regolazioni ibride da disallineamento fiscale in cui almeno una delle parti coinvolte sia una persona giuridica assoggettata all'imposta sulle società in uno Stato membro.
(8)  Considerato che la direttiva (UE) 2016/1164 comprende norme sui disallineamenti da ibridi fra Stati membri, è opportuno includere nella direttiva tali norme in relazione ai paesi terzi. Di conseguenza tali norme dovrebbero applicarsi a tutti i contribuenti assoggettati all'imposta sulle società in uno Stato membro, comprese le stabili organizzazioni di entità residenti in paesi terzi. È necessario disciplinare tutte le regolazioni ibride da disallineamenti fiscali o regolazioni correlate in cui almeno una delle parti coinvolte sia una persona giuridica assoggettata all'imposta sulle società in uno Stato membro.
Emendamento 9
Proposta di direttiva
Considerando 9
(9)  Le norme sui disallineamenti da ibridi dovrebbero disciplinare le situazioni di disallineamento derivanti dal conflitto fra le norme in materia di imposizione di due (o più) giurisdizioni. Tali norme non dovrebbero tuttavia incidere sulle caratteristiche generali del regime di imposizione di una giurisdizione.
(9)  È essenziale che le norme sui disallineamenti da ibridi si applichino automaticamente ai pagamenti transfrontalieri dedotti al pagatore, senza dover dimostrare l'esistenza di un'elusione fiscale, e disciplinino le situazioni di disallineamento derivanti da doppia deduzione, conflitti nella caratterizzazione giuridica di strumenti finanziari, pagamenti ed entità o conflitti nell'allocazione dei pagamenti. Poiché i disallineamenti da ibridi potrebbero determinare una doppia deduzione o una deduzione senza inclusione, è necessario stabilire regole secondo le quali lo Stato membro interessato neghi la deduzione di un pagamento, di spese o perdite oppure esiga che il contribuente includa il pagamento nel suo reddito imponibile.
Emendamento 10
Proposta di direttiva
Considerando 9 bis (nuovo)
(9 bis)   Un disallineamento da stabili organizzazioni si verifica quando differenze tra le norme della giurisdizione della stabile organizzazione e le norme della giurisdizione di residenza in materia di allocazione di redditi e spese tra parti diverse della stessa entità generano un disallineamento nei risultati fiscali, compresi i casi in cui un disallineamento si verifica a causa del fatto che una stabile organizzazione non è riconosciuta come tale in virtù dell'applicazione delle leggi della giurisdizione in cui si trova la sede fissa di affari. Tali disallineamenti potrebbero determinare una non tassazione senza inclusione, una doppia deduzione o una deduzione senza inclusione e dovrebbero pertanto essere eliminati. In caso di stabile organizzazione disconosciuta, lo Stato membro nel quale risiede il contribuente dovrebbe obbligare il contribuente a includere nel suo reddito imponibile il reddito che sarebbe altrimenti attribuito alla stabile organizzazione.
Emendamento 11
Proposta di direttiva
Considerando 10
(10)   Al fine di garantire la proporzionalità è necessario affrontare solo i casi in cui vi è un rischio sostanziale di elusione fiscale attraverso il ricorso a disallineamenti da ibridi. È pertanto appropriato le regolazioni ibride da disallineamento fiscale fra il contribuente e le sue imprese associate e i disallineamenti da ibridi derivati da una modalità strutturata che coinvolga il contribuente.
abrogato
Emendamento 12
Proposta di direttiva
Considerando 11
(11)   Per elaborare una definizione comune e sufficientemente esaustiva di "impresa associata" ai fini delle norme sui disallineamenti da ibridi, tale definizione deve comprendere anche un'entità che faccia parte del medesimo gruppo consolidato a fini di contabilità finanziaria, un'impresa nella quale il contribuente esercita un'influenza significativa a fini di contabilità finanziaria e, a contrario, un'impresa che esercita un'influenza significativa sulla gestione del contribuente.
abrogato
Emendamento 13
Proposta di direttiva
Considerando 12
(12)   I disallineamenti particolarmente afferenti alla natura ibrida delle entità dovrebbero essere affrontati solo nel caso in cui una delle imprese associate abbia almeno il controllo effettivo sulle altre imprese associate. Di conseguenza, in questi casi si dovrebbe esigere che un'impresa associata sia detenuta o detenga l'impresa contribuente o un'altra impresa associata attraverso la partecipazione in termini di diritti di voto, proprietà del capitale o titolo a ricevere profitti pari almeno al 50%.
abrogato
Emendamento 14
Proposta di direttiva
Considerando 15
(15)  Poiché i disallineamenti da entità ibrida che coinvolgono paesi terzi possono determinare una doppia deduzione o una deduzione senza inclusione, è necessario stabilire regole secondo le quali lo Stato membro interessato neghi la deduzione di un pagamento, di spese o perdite oppure esiga che il contribuente includa il pagamento nel suo reddito imponibile.
(15)  Poiché in molti casi i disallineamenti da entità ibrida che coinvolgono paesi terzi determinano una doppia deduzione o una deduzione senza inclusione, è necessario stabilire regole secondo le quali lo Stato membro interessato neghi la deduzione di un pagamento, di spese o perdite oppure esiga che il contribuente includa il pagamento nel suo reddito imponibile.
Emendamento 15
Proposta di direttiva
Considerando 17
(17)  I trasferimenti ibridi possono generare una differenza di trattamento fiscale se, in conseguenza di un trasferimento di uno strumento finanziario nell'ambito di una modalità strutturata, il sottostante rendimento su tale strumento è trattato come derivato simultaneamente da più di una delle parti della modalità. Il rendimento sottostante costituisce il reddito connesso derivato dallo strumento trasferito. Tale differenza di trattamento fiscale può determinare una deduzione senza inclusione o un credito d'imposta in due diverse giurisdizioni per la medesima imposta ritenuta alla fonte. Tali disallineamenti vanno pertanto eliminati. In caso di deduzione senza inclusione si dovrebbero applicare le stesse regole della neutralizzazione di uno strumento finanziario ibrido o di un disallineamento da entità ibrida che determini una deduzione senza inclusione. Nel caso di un doppio credito d'imposta, lo Stato membro interessato dovrebbe limitare il beneficio del credito d'imposta proporzionalmente al reddito netto imponibile rispetto al sottostante rendimento.
(17)  I trasferimenti ibridi possono generare una differenza di trattamento fiscale se, in conseguenza di un trasferimento di uno strumento finanziario, il sottostante rendimento su tale strumento è trattato come derivato simultaneamente da più di una delle parti della modalità. Il rendimento sottostante costituisce il reddito connesso derivato dallo strumento trasferito. Tale differenza di trattamento fiscale può determinare una deduzione senza inclusione o un credito d'imposta in due diverse giurisdizioni per la medesima imposta ritenuta alla fonte. Tali disallineamenti vanno pertanto eliminati. In caso di deduzione senza inclusione si dovrebbero applicare le stesse regole della neutralizzazione di uno strumento finanziario ibrido o di un disallineamento da entità ibrida che determini una deduzione senza inclusione. Nel caso di un doppio credito d'imposta, lo Stato membro interessato dovrebbe limitare il beneficio del credito d'imposta proporzionalmente al reddito netto imponibile rispetto al sottostante rendimento.
Emendamento 16
Proposta di direttiva
Considerando 19
(19)  I disallineamenti importati spostano l'effetto di un disallineamenti da ibridi fra le parti in paesi terzi verso la giurisdizione di uno Stato membro attraverso il ricorso a uno strumento non ibrido, compromettendo l'efficacia delle norme per neutralizzare i disallineamenti da ibridi. Un pagamento deducibile in uno Stato membro può essere usato per finanziare spese connesse a una modalità strutturata che comporti un disallineamento da ibridi fra paesi terzi. Per contrastare tali disallineamenti importati si propone pertanto di includere norme che impediscano la deduzione di un pagamento se il reddito da questo derivato è compensato, direttamente o indirettamente, da una deduzione derivante da una regolazione ibrida da disallineamento fiscale che determini una doppia deduzione o una deduzione senza inclusione fra paesi terzi.
(19)  I disallineamenti importati spostano l'effetto di un disallineamenti da ibridi fra le parti in paesi terzi verso la giurisdizione di uno Stato membro attraverso il ricorso a uno strumento non ibrido, compromettendo l'efficacia delle norme per neutralizzare i disallineamenti da ibridi. Un pagamento deducibile in uno Stato membro può essere usato per finanziare spese connesse a una modalità strutturata che comporti un disallineamento da ibridi fra paesi terzi. Per contrastare tali disallineamenti importati si propone pertanto di includere norme che impediscano la deduzione di un pagamento se il reddito da questo derivato è compensato, direttamente o indirettamente, da una deduzione derivante da una regolazione ibrida da disallineamento fiscale o da regolazione correlata che determini una doppia deduzione o una deduzione senza inclusione fra paesi terzi.
Emendamento 17
Proposta di direttiva
Considerando 21
(21)  Obiettivo della presente direttiva è migliorare la resilienza del mercato interno nel suo complesso a fronte di accordi di disallineamento da ibridi. Questo risultato non può essere realizzato in modo soddisfacente dagli Stati membri che agiscono individualmente, considerato che i regimi nazionali di imposta sulle società sono eterogenei e che l'azione indipendente degli Stati membri si limiterebbe a riprodurre l'attuale frammentazione del mercato interno nel campo della fiscalità diretta. Ne deriverebbe quindi la persistenza di inefficienze e distorsioni nell'interazione di misure nazionali distinte. E, di conseguenza, una mancanza di coordinamento. Tale obiettivo può dunque essere realizzato meglio a livello dell'Unione data la natura transfrontaliera delle regolazioni ibride da disallineamento fiscale e l'esigenza di adottare soluzioni che siano funzionali per il mercato interno nel suo complesso. L'Unione può quindi adottare misure in conformità al principio di sussidiarietà di cui all'articolo 5 del trattato sull'Unione europea. La presente direttiva si limita a quanto è necessario per conseguire tale obiettivo in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo. Fissando un livello minimo di protezione del mercato interno, la presente direttiva mira soltanto a raggiungere il grado minimo di coordinamento all'interno dell'Unione essenziale per conseguire i suoi obiettivi.
(21)  Obiettivo della presente direttiva è migliorare la resilienza del mercato interno nel suo complesso a fronte di disallineamenti da ibridi. Questo risultato non può essere realizzato in modo soddisfacente dagli Stati membri che agiscono individualmente, considerato che i regimi nazionali di imposta sulle società sono eterogenei e che l'azione indipendente degli Stati membri si limiterebbe a riprodurre l'attuale frammentazione del mercato interno nel campo della fiscalità diretta. Ne deriverebbe quindi la persistenza di inefficienze e distorsioni nell'interazione di misure nazionali distinte. E, di conseguenza, una mancanza di coordinamento. Tale obiettivo può dunque essere realizzato meglio a livello dell'Unione data la natura transfrontaliera dei disallineamenti da ibridi e l'esigenza di adottare soluzioni che siano funzionali per il mercato interno nel suo complesso. L'Unione può quindi adottare misure in conformità al principio di sussidiarietà di cui all'articolo 5 del trattato sull'Unione europea, ad esempio passando da un approccio basato su entità distinte a un approccio unitario per quanto concerne l'imposizione delle imprese multinazionali. La presente direttiva si limita a quanto è necessario per conseguire tale obiettivo in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo. Fissando un livello minimo di protezione del mercato interno, la presente direttiva mira soltanto a raggiungere il grado minimo di coordinamento all'interno dell'Unione essenziale per conseguire i suoi obiettivi.
Emendamento 18
Proposta di direttiva
Considerando 21 bis (nuovo)
(21 bis)   Per garantire un'attuazione chiara ed efficace, dovrebbe essere sottolineata la coerenza con le raccomandazioni figuranti nella pubblicazione dell'OCSE dal titolo "Neutralising the Effects of Hybrid Mismatch Arrangements, Action 2 - 2015 Final report" (Neutralizzare gli effetti degli accordi sui disallineamenti da ibridi, Azione 2 - 2015 Relazione definitiva).
Emendamento 19
Proposta di direttiva
Considerando 23
(23)  La Commissione dovrebbe valutare l'attuazione della presente direttiva quattro anni dopo la sua entrata in vigore e presentare al Consiglio una relazione al riguardo. Gli Stati membri dovrebbero comunicare alla Commissione tutte le informazioni necessarie per tale valutazione,
(23)  La Commissione dovrebbe valutare l'attuazione della presente direttiva ogni tre anni dopo la sua entrata in vigore e presentare al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione al riguardo. Gli Stati membri dovrebbero comunicare alla Commissione tutte le informazioni necessarie per tale valutazione.
Emendamento 20
Proposta di direttiva
Considerando 23 bis (nuovo)
(23 bis)   Gli Stati membri dovrebbero essere tenuti a condividere tutte le informazioni riservate pertinenti e le migliori pratiche al fine di combattere il disallineamento fiscale e assicurare l'attuazione uniforme della direttiva (UE) 2016/1164.
Emendamento 21
Proposta di direttiva
Articolo 1 – paragrafo 1 – punto -1 (nuovo)
Direttiva (UE) 2016/1164
Articolo 1 – paragrafo 1 bis (nuovo)
-1)   all'articolo 1, è aggiunto il comma seguente:
"L'articolo -9 bis si applica anche a tutte le entità trattate come trasparenti a fini fiscali da uno Stato membro."
Emendamento 22
Proposta di direttiva
Articolo 1 – paragrafo 1 – punto 1 – lettera a
Direttiva (UE) 2016/1164
Articolo 2 – punto 4 – comma 3
a)   Al punto 4, il terzo comma è sostituito dal seguente:
abrogato
"Ai fini dell'articolo 9 un'impresa associata significa altresì un'entità che, a fini di contabilità finanziaria, faccia parte del medesimo gruppo consolidato del contribuente, un'impresa nella quale il contribuente eserciti un'influenza significativa a fini di contabilità finanziaria o un'impresa che eserciti un'influenza significativa sulla gestione del contribuente. Qualora il disallineamento coinvolga un'entità ibrida, la definizione di impresa associata è modificata nel senso che il requisito del 25% è sostituito da un requisito del 50%.";
Emendamento 23
Proposta di direttiva
Articolo 1 – paragrafo 1 – punto 1 – lettera a bis (nuova)
Direttiva (UE) 2016/1164
Articolo 2 – punto 4 – comma 3
a bis)   al punto 4, il terzo comma è soppresso;
Emendamento 24
Proposta di direttiva
Articolo 1 – paragrafo 1 – punto 1 – lettera b
Direttiva (UE) 2016/1164
Articolo 2 – punto 9 – comma 1 – parte introduttiva
"9) "Disallineamento da ibridi", una situazione fra il contribuente e un'impresa associata o una modalità strutturata fra le parti in diverse giurisdizioni fiscali in cui uno dei seguenti esiti sia riconducibile a differenze nella caratterizzazione giuridica di uno strumento finanziario o di un'entità oppure al trattamento di una presenza commerciale in quanto stabile organizzazione:
"9) "Disallineamento da ibridi", una situazione fra il contribuente e un'altra entità in cui uno dei seguenti esiti sia riconducibile a differenze nella caratterizzazione giuridica di uno strumento finanziario o di un pagamento effettuato in base ad esso o sia il risultato di differenze nel riconoscimento dei pagamenti versati a un'entità ibrida o a una stabile organizzazione oppure dei pagamenti, delle spese e delle perdite sostenuti da tali entità o organizzazioni o sia il risultato di differenze nel riconoscimento di un presunto pagamento effettuato tra due parti di uno stesso contribuente o nel riconoscimento di una presenza commerciale in quanto stabile organizzazione:
Emendamento 25
Proposta di direttiva
Articolo 1 – paragrafo 1 – punto 1 – lettera b
Direttiva (UE) 2016/1164
Articolo 2 – punto 9 – comma 1 – lettera b
b)  una deduzione di un pagamento dalla base imponibile nella giurisdizione in cui il pagamento ha origine senza una corrispondente inclusione, a fini fiscali, dello stesso nell'altra giurisdizione ("deduzione senza inclusione");
b)  una deduzione di un pagamento dalla base imponibile in qualsiasi giurisdizione in cui il pagamento si considera eseguito ("giurisdizione del pagatore") senza una corrispondente inclusione, a fini fiscali, dello stesso in qualsiasi altra giurisdizione in cui si considera ricevuto ("giurisdizione del beneficiario") ("deduzione senza inclusione");
Emendamento 26
Proposta di direttiva
Articolo 1 – paragrafo 1 – punto 1 – lettera b
Direttiva (UE) 2016/1164
Articolo 2 – punto 9 – comma 1 – lettera c
c)  in caso di differenze nel trattamento di una presenza commerciale in quanto stabile organizzazione, la non tassazione del reddito avente origine in una giurisdizione senza una corrispondente inclusione, a fini fiscali, dello stesso reddito nell'altra giurisdizione (“non tassazione senza inclusione”).
c)  in caso di differenze nel riconoscimento di una presenza commerciale in quanto stabile organizzazione, la non tassazione del reddito avente origine in una giurisdizione senza una corrispondente inclusione, a fini fiscali, dello stesso reddito nell'altra giurisdizione ("non tassazione senza inclusione");
Emendamento 27
Proposta di direttiva
Articolo 1 – paragrafo 1 – punto 1 – lettera b
Direttiva (UE) 2016/1164
Articolo 2 – punto 9 – comma 1 – lettera c bis (nuova)
c bis)   un pagamento a un'entità ibrida o a una stabile organizzazione che determina una deduzione senza inclusione in cui il disallineamento è riconducibile alle differenze nel riconoscimento dei pagamenti versati alla stabile organizzazione o all'entità ibrida;
Emendamento 28
Proposta di direttiva
Articolo 1 – paragrafo 1 – punto 1 – lettera b
Direttiva (UE) 2016/1164
Articolo 2 – punto 9 – comma 1 – lettera c ter (nuova)
c ter)   un pagamento che determina una deduzione senza inclusione a seguito di un pagamento a una stabile organizzazione disconosciuta;
Emendamento 29
Proposta di direttiva
Articolo 1 – paragrafo 1 – punto 1 – lettera b
Direttiva (UE) 2016/1164
Articolo 2 – punto 9 – comma 2
Un disallineamento da ibridi si verifica solo se lo stesso pagamento dedotto, le spese sostenute o le perdite subite in due giurisdizioni superano l'importo del reddito incluso in entrambe le giurisdizioni e riconducibile alla stessa fonte.
Un disallineamento da ibridi risultante dalle differenze nel riconoscimento dei pagamenti, delle spese o delle perdite sostenute da un'entità ibrida o da una stabile organizzazione o risultante dalle differenze nel riconoscimento di un presunto pagamento fra due parti del medesimo contribuente si verifica solo se la deduzione risultante nella giurisdizione d'origine compensa una voce non inclusa in entrambe le giurisdizioni dove si è verificato il disallineamento. Tuttavia, nel caso in cui il pagamento che ha dato luogo al disallineamento da ibridi determini anche un disallineamento da ibridi riconducibile a differenze nella caratterizzazione giuridica di uno strumento finanziario o di un pagamento effettuato in base ad esso o sia il risultato di differenze nel riconoscimento dei pagamenti versati a un'entità ibrida o a una stabile organizzazione, il disallineamento da ibridi si verifica solo se il pagamento determina una deduzione senza inclusione.
Emendamento 30
Proposta di direttiva
Articolo 1 – paragrafo 1 – punto 1 – lettera b
Direttiva (UE) 2016/1164
Articolo 2 – punto 9 – comma 3 – parte introduttiva
Un disallineamento da ibridi include anche il trasferimento di uno strumento finanziario nell'ambito di una modalità strutturata che coinvolga un contribuente nel caso in cui il rendimento sottostante dello strumento finanziario trasferito sia trattato, a fini fiscali, come derivato simultaneamente da più di una delle parti della modalità, che siano residenti, a fini fiscali, in giurisdizioni diverse, determinando uno dei seguenti esiti:
Un disallineamento da ibridi include anche il trasferimento di uno strumento finanziario che coinvolga un contribuente nel caso in cui il rendimento sottostante dello strumento finanziario trasferito sia trattato, a fini fiscali, come derivato simultaneamente da più di una delle parti della modalità, che siano residenti, a fini fiscali, in giurisdizioni diverse, determinando uno dei seguenti esiti:
Emendamento 31
Proposta di direttiva
Articolo 1 – paragrafo 1 – punto 1 – lettera b bis (nuova)
Direttiva (UE) 2016/1164
Articolo 2 – punto 9 bis (nuovo)
b bis)   è inserito il punto seguente:
"9 bis) "entità ibrida", qualsiasi entità o accordo considerato, a norma delle leggi di una giurisdizione, una persona a fini fiscali e i cui redditi e spese sono considerati redditi o spese di un'altra o di varie altre persone a norma delle leggi di un'altra giurisdizione;"
Emendamento 32
Proposta di direttiva
Articolo 1 – paragrafo 1 – punto 1 – lettera b ter (nuova)
Direttiva (UE) 2016/1164
Articolo 2 – punto 9 ter (nuovo)
b ter)   è inserito il punto seguente:
"9 ter) "stabile organizzazione disconosciuta", qualunque accordo che, a norma delle leggi della giurisdizione della sede centrale, si ritiene dia luogo a una stabile organizzazione e che non si ritiene dia luogo a una stabile organizzazione a norma delle leggi della giurisdizione in cui la stabile organizzazione è situata;"
Emendamento 33
Proposta di direttiva
Articolo 1 – paragrafo 1 – punto 1 – lettera c
Direttiva (UE) 2016/1164
Articolo 2 – punto 11
11)   "modalità strutturata", modalità che comporta un disallineamento da ibridi in cui il disallineamento è valutato ai termini della modalità o una modalità elaborata per produrre un esito da disallineamento da ibridi, salvo che il contribuente o un'impresa associata non possa aver ragionevolmente aver avuto conoscenza di tale disallineamento e non abbia condiviso il valore del beneficio fiscale risultante dal disallineamento da ibridi.”;
abrogato
Emendamento 34
Proposta di direttiva
Articolo 1 – paragrafo 1 – punto 1 – lettera c bis (nuova)
Direttiva (UE) 2016/1164
Articolo 2 – punto 11 bis (nuova)
c bis)   è inserito il seguente punto:
"11 bis) "giurisdizione del pagatore", la giurisdizione in cui ha sede un'entità ibrida o una stabile organizzazione o in cui un pagamento è considerato effettuato."
Emendamento 35
Proposta di direttiva
Articolo 1 – paragrafo 1 – punto 3
Direttiva (UE) 2016/1164
Articolo 9 – paragrafo 1
1.  Nella misura in cui un disallineamento da ibridi fra Stati membri determini una doppia deduzione dello stesso pagamento, delle stesse spese o perdite, la deduzione si applica unicamente nello Stato membro in cui detto pagamento ha origine, dette spese sono sostenute o dette perdite sono subite.
1.  Nella misura in cui un disallineamento da ibridi determini una doppia deduzione dello stesso pagamento, delle stesse spese o perdite, la deduzione è negata nello Stato membro corrispondente alla giurisdizione dell'investitore.
Nella misura in cui un disallineamento da ibridi che coinvolge un paese terzo determini una doppia deduzione dello stesso pagamento, delle stesse spese o perdite, lo Stato membro interessato nega la deduzione di tale pagamento, spesa o perdita, salvo che il paese terzo vi abbia già provveduto.
Se non è negata nella giurisdizione dell'investitore, la deduzione è negata nella giurisdizione del pagatore. Nella misura in cui è coinvolto un paese terzo, l'onere di dimostrare che una deduzione è stata negata da un paese terzo spetta al contribuente.
Emendamento 36
Proposta di direttiva
Articolo 1 – paragrafo 1 – punto 3
Direttiva (UE) 2016/1164
Articolo 9 – paragrafo 2
2.  Nella misura in cui un disallineamento da ibridi fra Stati membri determini una deduzione senza inclusione, lo Stato membro del pagatore nega la deduzione di detto pagamento.
2.  Nella misura in cui un disallineamento da ibridi determini una deduzione senza inclusione, la deduzione è negata nello Stato membro corrispondente alla giurisdizione del beneficiario di detto pagamento. Se la deduzione non è negata nella giurisdizione del pagatore, lo Stato membro interessato impone al contribuente di includere nel reddito, nella giurisdizione del beneficiario, l'importo del pagamento che altrimenti darebbe luogo a un disallineamento.
Nella misura in cui un disallineamento da ibridi che coinvolge un paese terzo determini una deduzione senza inclusione:
i)   se il pagamento ha origine in uno Stato membro, detto Stato membro nega la deduzione, o
ii)   se il pagamento ha origine in un paese terzo, lo Stato membro interessato esige dal contribuente l'inclusione di detto pagamento nella base imponibile, salvo che il paese terzo abbia già negato la deduzione o abbia richiesto l'inclusione del pagamento.
Emendamento 37
Proposta di direttiva
Articolo 1 – paragrafo 1 – punto 3
Direttiva (UE) 2016/1164
Articolo 9 – paragrafo 3
3.  Nella misura in cui un disallineamento da ibridi fra Stati membri che coinvolge una stabile organizzazione determini una non tassazione senza inclusione, lo Stato membro, in cui il contribuente è residente a fini fiscali, esige che il contribuente includa tale elemento nella base impossibile attribuita alla stabile organizzazione.
3.  Nella misura in cui un disallineamento da ibridi coinvolga un reddito di una stabile organizzazione disconosciuta non assoggettato a imposta nello Stato membro in cui il contribuente è residente a fini fiscali, tale Stato membro esige che il contribuente includa il reddito che sarebbe altrimenti attribuito alla stabile organizzazione disconosciuta.
Nella misura in cui un disallineamento da ibridi che coinvolge una stabile organizzazione situata in un paese terzo determini una non tassazione senza inclusione, lo Stato membro interessato esige che il contribuente includa nella base imponibile il reddito attribuito alla stabile organizzazione nel paese terzo.
Emendamento 38
Proposta di direttiva
Articolo 1 – paragrafo 1 – punto 3
Direttiva (UE) 2016/1164
Articolo 9 – paragrafo 3 bis (nuovo)
3 bis.   Gli Stati membri negano la deduzione per qualsiasi pagamento effettuato da un contribuente se tale pagamento finanzia direttamente o indirettamente spese deducibili generando un disallineamento da ibridi attraverso una transazione o una serie di transazioni.
Emendamento 39
Proposta di direttiva
Articolo 1 – paragrafo 1 – punto 3
Direttiva (UE) 2016/1164
Articolo 9 – paragrafo 4
4.  Nella misura in cui il pagamento effettuato da un contribuente a un'impresa associata in un paese terzo sia compensato direttamente o indirettamente da pagamenti, spese o perdite che, in virtù di un disallineamento da ibridi, siano deducibili in due diverse giurisdizioni al di fuori dell'Unione, lo Stato membro del contribuente nega la deduzione del pagamento effettuato da un contribuente a un'impresa associata in un paese terzo dalla base imponibile, salvo che uno dei paesi terzi coinvolti abbia già negato la deduzione del pagamento, delle spese o perdite altrimenti deducibili in due giurisdizioni diverse.
4.  Nella misura in cui il pagamento effettuato da un contribuente a un'entità in un paese terzo sia compensato direttamente o indirettamente da pagamenti, spese o perdite che, in virtù di un disallineamento da ibridi, siano deducibili in due diverse giurisdizioni al di fuori dell'Unione, lo Stato membro del contribuente nega la deduzione del pagamento effettuato da un contribuente in un paese terzo dalla base imponibile, salvo che uno dei paesi terzi coinvolti abbia già negato la deduzione del pagamento, delle spese o perdite altrimenti deducibili in due giurisdizioni diverse.
Emendamento 40
Proposta di direttiva
Articolo 1 – paragrafo 1 – punto 3
Direttiva (UE) 2016/1164
Articolo 9 – paragrafo 5
5.  Nella misura in cui la corrispondente inclusione di un pagamento deducibile effettuato da un contribuente a un'impresa associata in un paese terzo sia compensata direttamente o indirettamente da pagamenti, spese o perdite che, in virtù di un disallineamento da ibridi, non sono inclusi dal beneficiario nella propria base imponibile, lo Stato membro del contribuente nega la deduzione dalla base imponibile del pagamento effettuato da un contribuente a un'impresa associata in un paese terzo, salvo che uno dei paesi terzi coinvolti abbia già negato la deduzione del pagamento non incluso.
5.  Nella misura in cui la corrispondente inclusione di un pagamento deducibile effettuato da un contribuente in un paese terzo sia compensata direttamente o indirettamente da pagamenti, spese o perdite che, in virtù di un disallineamento da ibridi, non sono inclusi dal beneficiario nella propria base imponibile, lo Stato membro del contribuente nega la deduzione dalla base imponibile del pagamento effettuato da un contribuente in un paese terzo, salvo che uno dei paesi terzi coinvolti abbia già negato la deduzione del pagamento non incluso.
Emendamento 41
Proposta di direttiva
Articolo 1 – paragrafo 1 – punto 3 bis (nuovo)
Direttiva (UE) 2016/1164
Articolo -9 bis (nuovo)
3 bis)   è inserito l'articolo seguente:
"Articolo -9 bis
Disallineamenti da ibridi inversi
Se una o più entità associate non residenti, che detengono una partecipazione agli utili in un'entità ibrida costituita o stabilita in uno Stato membro, sono situate in una giurisdizione o in giurisdizioni che considerano l'entità ibrida persona imponibile, l'entità ibrida è considerata residente di tale Stato membro e soggetta a imposizione sul suo reddito nella misura in cui quest'ultimo non è altrimenti soggetto a imposta a norma delle leggi di tale Stato membro o di qualsiasi altra giurisdizione."
Emendamento 42
Proposta di direttiva
Articolo 1 – paragrafo 1 – punto 4
Direttiva (UE) 2016/1164
Articolo 9 bis – paragrafo 1
Nella misura in cui pagamenti, spese o perdite di un contribuente residente a fini fiscali sia in uno Stato membro, sia in un paese terzo, a norma delle leggi vigenti in detto Stato membri e detto paese terzo, siano deducibili dalla base imponibile in entrambe le giurisdizioni e che tali pagamenti, spese o perdite possano essere compensate nello Stato membro del contribuente rispetto al reddito imponibile non incluso nel paese terzo, lo Stato membro del contribuente nega la deduzione di pagamenti, spese o perdite, salvo che il paese terzo abbia già provveduto.
Nella misura in cui pagamenti, spese o perdite di un contribuente residente a fini fiscali sia in uno Stato membro, sia in un paese terzo, a norma delle leggi vigenti in detto Stato membri e detto paese terzo, siano deducibili dalla base imponibile in entrambe le giurisdizioni e che tali pagamenti, spese o perdite possano essere compensate nello Stato membro del contribuente rispetto al reddito imponibile non incluso nel paese terzo, lo Stato membro del contribuente nega la deduzione di pagamenti, spese o perdite, salvo che il paese terzo abbia già provveduto. In tal modo sono inclusi i casi in cui un contribuente risulta "apolide" ai fini fiscali. Tale rifiuto della deduzione si applica anche alle situazioni in cui un contribuente è "apolide" a fini fiscali. L'onere di dimostrare che il paese terzo ha negato la deduzione del pagamento, della spesa o perdita spetta al contribuente.

(1) Testi approvati, P8_TA(2015)0408.
(2) Testi approvati, P8_TA(2015)0457.
(3) Testi approvati, P8_TA(2016)0310.


Accordo sulla cooperazione operativa e strategica tra il Regno di Danimarca ed Europol *
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Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 sulla proposta di decisione del Consiglio che approva la conclusione da parte dell'Ufficio europeo di polizia (Europol) dell'accordo sulla cooperazione operativa e strategica tra il Regno di Danimarca ed Europol (07281/2017 – C8-0120/2017 – 2017/0803(CNS))
P8_TA(2017)0136A8-0164/2017

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto del Consiglio (07281/2017),

–  visto l'articolo 39, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea, come modificato dal trattato di Amsterdam, e l'articolo 9 del protocollo n. 36 sulle disposizioni transitorie, ai sensi del quale il Consiglio ha consultato il Parlamento (C8-0120/2017),

–  vista la decisione 2009/371/GAI del Consiglio, del 6 aprile 2009, che istituisce l'Ufficio europeo di polizia (Europol)(1), in particolare l'articolo 23, paragrafo 2,

–  vista la decisione 2009/935/GAI del Consiglio, del 30 novembre 2009, che stabilisce l'elenco dei paesi e delle organizzazioni terzi con cui Europol stipula accordi(2), quale modificata dalla decisione di esecuzione (UE) 2017/290 del Consiglio(3),

–  vista la decisione 2009/934/GAI del Consiglio, del 30 novembre 2009, che adotta le norme di attuazione relative alle relazioni di Europol con i partner, incluso lo scambio di dati personali e informazioni classificate(4), in particolare gli articoli 5 e 6,

–  vista la dichiarazione del presidente del Consiglio europeo, del presidente della Commissione e del primo ministro della Danimarca del 15 dicembre 2016, nella quale essi hanno sottolineato le esigenze operative, ma anche la natura transitoria ed eccezionale dell'accordo previsto tra Europol e la Danimarca,

–  vista la suddetta dichiarazione, che sottolinea che l'accordo proposto sarà subordinato alla permanenza della Danimarca nell'Unione e nello spazio Schengen, all'obbligo da parte della Danimarca di recepire completamente nel diritto nazionale la direttiva (UE) 2016/680(5) sulla protezione dei dati entro il 1° maggio 2017 e al consenso del paese all'applicazione della giurisdizione della Corte di giustizia dell'Unione europea e della competenza del Garante europeo della protezione dei dati,

–  visto il protocollo n. 22 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'esito del referendum svoltosi in Danimarca il 3 dicembre 2015 in relazione al protocollo n. 22 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la sua risoluzione legislativa del 14 febbraio 2017 sul progetto di decisione di esecuzione del Consiglio che modifica la decisione 2009/935/GAI per quanto riguarda l'elenco dei paesi e delle organizzazioni terzi con cui Europol stipula accordi(6), e in particolare la richiesta di cui al paragrafo 4 che invita a stabilire che il futuro accordo tra Europol e la Danimarca abbia una data di scadenza corrispondente a cinque anni, al fine di garantirne la natura transitoria in vista di un accordo più permanente,

–  visto l'articolo 78 quater del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0164/2017),

1.  approva la proposta della Consiglio;

2.  invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

3.  chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente il testo approvato dal Parlamento;

4.  invita il Consiglio e la Commissione a garantire che, nel quadro della valutazione da effettuare a norma dell'articolo 25 dell'accordo sulla cooperazione operativa e strategica tra il Regno di Danimarca ed Europol, il Parlamento europeo venga regolarmente informato e consultato, in particolare attraverso il gruppo di controllo parlamentare congiunto delle attività di Europol da costituire a norma dell'articolo 51, paragrafo 1, del regolamento (UE) 2016/794(7);

5.  invita tutte le parti interessate a ricorrere a tutte le possibilità previste dal diritto primario e derivato al fine di offrire nuovamente alla Danimarca la piena adesione a Europol;

6.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché a Europol.

(1) GU L 121 del 15.5.2009, pag. 37.
(2) GU L 325 dell'11.12.2009, pag. 12.
(3) GU L 42 del 18.2.2017, pag. 17.
(4) GU L 325 dell'11.12.2009, pag. 6.
(5) Direttiva (UE) 2016/680 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativa alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio (GU L 119 del 4.5.2016, pag. 89).
(6) Testi approvati, P8_TA(2017)0023.
(7) Regolamento (UE) 2016/794 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2016, che istituisce l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) e sostituisce e abroga le decisioni del Consiglio 2009/371/GAI, 2009/934/GAI, 2009/935/GAI, 2009/936/GAI e 2009/968/GAI (GU L 135 del 24.5.2016, pag. 53).


Nomina di un membro della Corte dei conti -
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Decisione del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 sulla proposta nomina di Ildikó Gáll-Pelcz a membro della Corte dei conti (C8-0110/2017 – 2017/0802(NLE))
P8_TA(2017)0137A8-0166/2017

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 286, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C8-0110/2017),

–  visto l'articolo 121 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0166/2017),

A.  considerando che la commissione per il controllo dei bilanci ha valutato le qualifiche del candidato proposto, segnatamente in relazione alle condizioni di cui all'articolo 286, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

B.  considerando che, nella riunione del 12 aprile 2017, la commissione per il controllo dei bilanci ha proceduto all'audizione del candidato designato dal Consiglio a membro della Corte dei conti;

1.  esprime parere positivo sulla proposta del Consiglio di nominare Ildikó Gáll-Pelcz membro della Corte dei conti;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio e, per conoscenza, alla Corte dei conti nonché alle altre istituzioni dell'Unione europea e alle istituzioni di controllo degli Stati membri.


Relazione annuale sul controllo delle attività finanziarie della Banca europea per gli investimenti per il 2015
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Risoluzione del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 sulla relazione annuale sul controllo delle attività finanziarie della BEI per il 2015 (2016/2098(INI))
P8_TA(2017)0138A8-0161/2017

Il Parlamento europeo,

–  vista la relazione sull'attività 2015 della Banca europea per gli investimenti,

–  viste la relazione finanziaria 2015 e la relazione statistica 2015 della Banca europea per gli investimenti,

–  viste la relazione sulla sostenibilità 2015, la relazione sulla valutazione col metodo dei tre pilastri (3 Pillar Assessment) per le operazioni della BEI all'interno dell'UE nel 2015 e la relazione sui risultati delle operazioni al di fuori dell'UE della Banca europea per gli investimenti nel 2015,

–  viste le relazioni annuali del Comitato di verifica per l'esercizio 2015,

–  vista la relazione annuale del Gruppo BEI sulle attività di lotta antifrode per l'esercizio 2015,

–  viste la relazione sull'attuazione della politica di trasparenza della BEI nel 2015 e la relazione del 2015 sul governo societario,

–  vista la relazione sull'attività 2015 dell'Ufficio del responsabile capo del controllo di conformità (Chief Compliance Officer) della BEI,

–  visti i piani operativi del Gruppo BEI per i periodi 2014-2016, 2015-2017, 2016-2018 e il piano operativo societario del FEI (Fondo europeo per gli investimenti) per il periodo 2014-2016,

–  visti gli articoli 3 e 9 del trattato sull'Unione europea (TUE),

–  visti gli articoli 15, 126, 174, 175, 208, 209, 271, 308 e 309 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) e il protocollo n. 5 sullo statuto della Banca europea per gli investimenti, nonché il protocollo n. 28 sulla coesione economica, sociale e territoriale,

–  visto il protocollo n. 1 sul ruolo dei parlamenti nazionali nell'Unione europea,

–  visto il regolamento della Banca europea per gli investimenti,

–  viste le sue risoluzioni dell'11 marzo 2014 sulla Banca europea per gli investimenti (BEI): relazione annuale 2012(1), del 30 aprile 2015 sulla Banca europea per gli investimenti – Relazione annuale 2013(2), del 28 aprile 2016 sulla Banca europea per gli investimenti (BEI) – Relazione annuale 2014(3),

–  viste la decisione n. 1080/2011/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2011, sul mandato esterno della BEI 2007-2013(4) e la decisione n. 466/2014/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, sulla concessione di una garanzia dell'Unione alla Banca europea per gli investimenti in caso di perdite relative ad operazioni di finanziamento a sostegno di progetti di investimento al di fuori dell'Unione(5),

–  visto il regolamento (UE) n. 670/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 luglio 2012, che modifica la decisione n. 1639/2006/CE che istituisce un programma quadro per la competitività e l'innovazione (2007-2013) e il regolamento (CE) n. 680/2007 che stabilisce i principi generali per la concessione di un contributo finanziario della Comunità nel settore delle reti transeuropee dei trasporti e dell'energia(6) (concernente la fase pilota dell'iniziativa "Prestiti obbligazionari Europa 2020 per il finanziamento di progetti"),

–  vista la comunicazione della Commissione del 26 novembre 2014 dal titolo "Un piano di investimenti per l'Europa" (COM(2014)0903),

–  visto il regolamento (UE) 2015/1017 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 giugno 2015, relativo al Fondo europeo per gli investimenti strategici, al polo europeo di consulenza sugli investimenti e al portale dei progetti di investimento europei e che modifica i regolamenti (UE) n. 1291/2013 e (UE) n. 1316/2013 – il Fondo europeo per gli investimenti strategici(7),

–  vista la comunicazione della Commissione del 22 luglio 2015 dal titolo "Lavorare insieme per la crescita e l'occupazione: il ruolo delle banche nazionali di promozione a sostegno del piano di investimenti per l'Europa" (COM(2015)0361),

–  vista la comunicazione della Commissione del 1° giugno 2016 dal titolo "L'Europa ricomincia a investire. Bilancio del piano di investimenti per l'Europa e prossimi passi" (COM(2016)0359),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione del 14 settembre 2016 sulla proroga del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) e il potenziamento tecnico di tale Fondo e del polo europeo di consulenza sugli investimenti (COM(2016)0597, SWD(2016)0297 e SWD(2016)0298),

–  vista la valutazione delle operazioni della BEI sul funzionamento del FEIS del settembre 2016,

–  visto il parere n. 2/2016 della Corte dei conti europea concernente la proposta di regolamento di estensione ed espansione del FEIS,

–  vista la relazione speciale n. 19/2016 della Corte dei conti europea dal titolo "L'esecuzione del bilancio UE tramite gli strumenti finanziari: insegnamenti utili del periodo di programmazione 2007-2013",

–  visto il controllo ad hoc di Ernst & Young dell'8 novembre 2016 dell'applicazione del regolamento (UE) n. 2015/1017 ("regolamento FEIS"),

–  visto l'accordo tripartito del settembre 2016 tra la Commissione europea, la Corte dei conti europea e la Banca europea per gli investimenti,

–  vista la lettera del Mediatore europeo al presidente della Banca europea per gli investimenti del 22 luglio 2016,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e il parere della commissione per lo sviluppo regionale (A8-0161/2017),

A.  considerando che il trattato vincola la BEI a contribuire all'integrazione dell'UE, alla coesione economica e sociale e allo sviluppo regionale tramite strumenti di investimento ad hoc quali prestiti, azioni, garanzie, meccanismi di ripartizione del rischio e servizi di consulenza;

B.  considerando che la BEI, in qualità di maggior finanziatore pubblico del mondo, opera sui mercati internazionali dei capitali, offrendo termini competitivi ai clienti e condizioni favorevoli a sostegno delle politiche e dei progetti dell'UE;

C.  considerando che il Fondo europeo per gli investimenti (FEI) e il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) dovrebbero svolgere un ruolo chiave nel completare gli interventi della BEI in quanto strumenti specializzati dell'UE per il capitale di rischio e le garanzie volte a sostenere principalmente le PMI, nonché l'integrazione europea e la coesione economica, sociale e territoriale;

D.  considerando che sono state elaborate al Parlamento europeo tre relazioni distinte sulle attività della BEI: una relazione sulle attività finanziarie della BEI (preparata dalla commissione per i problemi economici e monetari e dalla commissione per i bilanci), una relazione sul controllo delle attività finanziarie della BEI (preparata dalla commissione per i bilanci) e una relazione sull'attuazione del FEIS (preparata dalla commissione per i problemi economici e monetari e dalla commissione per i bilanci);

E.  considerando che le garanzie contro la frode, ivi compresi la frode fiscale e il riciclaggio di denaro, e contro il finanziamento dei rischi di terrorismo sono contenute nelle disposizioni contrattuali della BEI previste nei contratti sottoscritti tra il Gruppo BEI e le sue controparti; che anche la BEI dispone che le sue controparti rispettino tutta la normativa applicabile; che disposizioni contrattuali aggiuntive riguardanti specifiche questioni di trasparenza e integrità dovrebbero essere imposte dalla BEI sulla base dei risultati della dovuta diligenza;

F.  considerando che la BEI è responsabile dell'attuazione della strategia Europa 2020 e delle iniziative faro, garantendo l'utilizzo di investimenti pubblici in sostituzione o correzione delle lacune del mercato finanziario e avviando nuovi motori europei di crescita e creazione di occupazione;

G.  considerando che l'effetto catalitico della raccolta di fondi della BEI è un elemento chiave della definizione del valore aggiunto dell'UE e della garanzia che l'Europa rimanga un attore di rilievo nel mondo, con tutte le caratteristiche di un'economia di rilevanza mondiale in termini di competitività, innovazione, infrastrutture e attrattiva;

H.  considerando che gli investimenti della BEI costituiscono un pacchetto di incentivi ecologici in grado di fornire all'UE migliori risorse per rimanere una fonte di opportunità e affrontare le sfide di una concorrenza economica globalizzata;

I.  considerando che il piano di investimenti per l'Europa è parte di una strategia più ampia mirata a invertire la tendenza negativa rilevata negli investimenti pubblici e privati, mobilitando nuova liquidità finanziaria privata da immettere nell'economia reale, con l'obiettivo di promuovere investimenti sostenibili e strategici a lungo termine in tutta l'Unione;

J.  considerando l'attuale moltiplicazione degli strumenti finanziari ideati e promossi dalla BEI, dai partenariati pubblico-privato (PPP) alla cartolarizzazione; che tali strumenti comportano rischi in termini di socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti;

K.  considerando che i finanziamenti della BEI ad attività al di fuori dell'UE sostengono principalmente gli obiettivi delle politiche esterne dell'UE, ampliando al contempo la visibilità e i valori dell'Unione e contribuendo a sostenere la stabilità dei paesi terzi;

L.  considerando che è opportuno prestare costante attenzione allo sviluppo delle migliori pratiche correlate alla politica e alla gestione delle prestazioni, nonché alla buona governance e trasparenza;

M.  considerando che la BEI dovrebbe mantenere il rating della tripla A in quanto risorsa fondamentale del suo modello aziendale e un portafoglio di attività solide e di alta qualità, con validi progetti di investimento nell'attuazione del FEIS;

N.  considerando che la BEI non ha ancora intrapreso tutte le misure necessarie in risposta alle raccomandazioni e agli inviti formulati dal Parlamento nelle sue risoluzioni sulle relazioni annuali della BEI degli anni precedenti;

Migliorare la sostenibilità della politica di investimento della BEI

1.  osserva che sono state sottoscritte operazioni per un valore di 77,5 miliardi di EUR nel 2015 (rispetto ai 77 miliardi del 2014), di cui 69,7 miliardi di EUR destinati a Stati membri dell'UE e 7,8 miliardi di EUR destinati a paesi terzi;

2.  accoglie con favore le relazioni annuali della BEI per il 2015 e i risultati ivi presentati, nonché gli sforzi profusi per una migliore presentazione e rendicontazione del contributo (o dell'addizionalità) e dei risultati della BEI;

3.  ricorda la richiesta del Parlamento di presentare una relazione annuale più completa e armonizzata per una panoramica e una valutazione qualitative migliori delle attività complessive della BEI e delle priorità in materia di prestiti; insiste affinché la BEI perfezioni ulteriormente le proprie operazioni negli Stati membri e al di fuori dell'UE e fornisca informazioni sul loro impatto economico, sociale e ambientale concreto e realizzato e sul loro valore aggiunto;

4.  sottolinea che tutte le attività finanziate dalla BEI devono far parte della strategia generale dell'UE e dei settori politici prioritari, così come definiti nella strategia Europa 2020, nello strumento per la crescita e l'occupazione e nel patto per la crescita e l'occupazione, ed essere costantemente coerenti con essi, applicando al contempo i criteri di efficienza economica, sociale, finanziaria e ambientale alla selezione dei progetti, per garantire un'attuazione coerente delle politiche dell'UE;

5.  sottolinea la necessità di presentare risultati concreti e concisi sulle modalità in cui gli investimenti esterni della BEI hanno contribuito al conseguimento delle priorità dell'UE e allo sviluppo delle capacità nelle regioni;

6.  incoraggia vivamente la BEI a proseguire i suoi sforzi volti a colmare i divari di investimento, di mercato e settoriali e a investire in progetti e operazioni che possano avere un reale valore aggiunto per raggiungere una maggiore coesione economica, sociale e territoriale, un ambiente più solido per gli investimenti, una maggiore occupazione e il ripristino della crescita sostenibile in tutta l'UE;

7.  ricorda che il sostegno alla ripresa economica, alla crescita sostenibile e al rafforzamento della coesione costituisce un obiettivo generale e che la BEI dovrebbe meglio prevedere sfide strutturali, in particolare quelle relative alla reindustrializzazione dell'Europa e all'economia digitale e basata sulla conoscenza, al fine di creare nuove opportunità economiche, generare innovazione e promuovere lo sviluppo di un'economia circolare e il migliore utilizzo delle energie rinnovabili, in linea con gli obiettivi delle politiche per l'ambiente, il clima e l'energia; sottolinea che il processo di reindustrializzazione deve realizzarsi tenendo conto della necessità di creare posti di lavoro di qualità da un lato e, dall'altro, delle diverse situazioni che caratterizzano l'economia europea, sempre nel debito rispetto dell'ambiente e della salute dei lavoratori e dei cittadini;

8.  ritiene che la BEI debba sistematicamente prestare attenzione agli effetti economici, sociali e ambientali a medio e lungo termine nel definire le attività di investimento e le proprie decisioni di finanziamento, in particolare tenendo conto dell'aspetto transnazionale; ritiene necessario che la BEI investa in progetti sostenibili, sia su grande che su piccola scala, di importanza sistemica a lungo termine, che creino un valore aggiunto a livello regionale e dell'UE;

9.  sottolinea che la solidità dei progetti finanziati dovrebbe per definizione essere valutata non solo in termini di rilevanza economica, ma anche ed egualmente concentrarsi sulla sostenibilità ambientale e sociale e sulla rilevanza politica, transnazionale e regionale di tali progetti; ricorda che, all'interno delle attività di prestito della BEI, l'assegnazione della priorità a progetti che hanno risultati tangibili e sostenibili e un chiaro impatto sostenibile sulla crescita e sull'occupazione deve rimanere un principio guida fondamentale;

10.  riconosce che la BEI è un attore chiave necessario per imprimere nuova vitalità all'economia, dare impulso all'occupazione, innalzare i livelli di crescita degli Stati membri dell'UE e ottimizzare l'efficacia e il rendimento delle risorse finanziarie disponibili utilizzando strumenti rotativi, vale a dire tramite un effetto moltiplicatore di fondi di garanzia e mobilitazione;

11.  ritiene che sia necessario garantire una strategia di finanziamento dell'UE resiliente, sostenibile e stabile per accelerare la ripresa economica, favorire l'occupazione e contribuire al recupero di alcuni settori economici e regioni meno sviluppate; ricorda la necessità di incentrarsi sugli investimenti produttivi che fanno la differenza, soprattutto nel lungo termine, e rafforzano il settore primario, la ricerca, le infrastrutture e l'occupazione; ritiene che sia opportuno selezionare i progetti in base al loro merito, al loro potenziale di creare valore aggiunto per tutta l'UE e alla loro effettiva addizionalità, eventualmente con un profilo di rischio più alto;

12.  ribadisce al riguardo che è opportuno rendere pubbliche maggiori informazioni sulle caratteristiche precise dei singoli progetti finanziati direttamente o indirettamente mediante le attività di prestito della BEI, in particolare sul loro valore aggiunto e impatto previsto per l'economia di ciascun Stato membro;

13.  ribadisce la preoccupazione del Parlamento circa la definizione di una strategia equilibrata con una distribuzione geografica dinamica e trasparente dei progetti e degli investimenti tra gli Stati membri, prestando particolare attenzione ai paesi e alle regioni meno sviluppati; osserva che il 73 % dei prestiti totali della BEI per il 2015 (51 miliardi di EUR) si concentra in sei Stati membri, il che dimostra che non tutti gli Stati membri possono beneficiare allo stesso modo delle possibilità di investimento;

14.  sostiene le iniziative della BEI per fornire assistenza tecnica congiunta in loco alle autorità di gestione e agli intermediari finanziari, compresi i corsi di formazione mirati fi-compass;

15.  invita la BEI a rafforzare la sua politica di comunicazione nei confronti di potenziali parti interessate e investitori privati sulle fonti e sugli strumenti di finanziamento disponibili, nonché nei confronti dei cittadini sui risultati ottenuti;

16.  invita la BEI e la Commissione a migliorare la diffusione delle possibilità di finanziamento che offrono, nonché il sostegno e la consulenza, al fine di aumentare il finanziamento dei progetti delle autorità locali e regionali e delle PMI nonché di semplificare l'accesso ai finanziamenti della BEI e la combinazione di sovvenzioni, prestiti e strumenti finanziari; invita la Commissione a sostenere lo sviluppo di programmi di formazione rivolti ai potenziali beneficiari, attribuendo un ruolo più importante alle autorità di gestione nel fornire informazioni, orientamento e consulenza ai beneficiari finali.

17.  ritiene fondamentale che la BEI mantenga il rating della tripla A al fine di conservare l'accesso ai mercati internazionali dei capitali alle migliori condizioni di prestito e di trasmettere i vantaggi nella sua strategia di investimento e nelle sue condizioni di prestito; invita la BEI a sviluppare la sua cultura del rischio al fine di migliorare la sua efficacia, nonché la complementarietà e le sinergie tra i suoi interventi e le varie politiche dell'UE;

18.  esprime profonda preoccupazione per i costi e le tasse generalmente più elevati dei fondi gestiti da BEI/FEI per l'attuazione degli strumenti finanziari nell'ambito della gestione concorrente messi in luce dai risultati della Corte dei conti europea (CCE) nella sua relazione speciale 19/2016 dal titolo "L'esecuzione del bilancio UE tramite gli strumenti finanziari: insegnamenti utili del periodo di programmazione 2007-2013" e incoraggia la Corte dei conti europea a condurre una revisione simile per il periodo in corso;

Monitorare l'impatto della BEI nell'attuazione dei principali settori pubblici di intervento

19.  prende atto della relazione sui risultati e sull'impatto delle operazioni della BEI all'interno dell'UE nel 2015 sulla base della metodologia di valutazione dei tre pilastri, al fine di valutare i risultati previsti, monitorare i risultati attuali e misurare l'impatto dei quattro principali obiettivi pubblici di intervento (PPG), ossia innovazione e competenze (22,7 % delle sottoscrizioni della BEI nel 2015, per un importo di 15,8 miliardi di EUR), finanziamento alle PMI e alle società a media capitalizzazione (28,5 % delle sottoscrizioni o 19,8 miliardi di EUR), infrastrutture (24,5 % o 17,1 miliardi di EUR) e ambiente (24,3 % o 16,9 miliardi di EUR); rileva che, al fine di illustrare i risultati previsti, è inclusa una selezione di esiti ed effetti delle nuove operazioni sottoscritte, ma che detta relazione non presenta informazioni sui risultati attuali monitorati né sull'impatto realizzato;

20.  deplora l'assenza di informazioni, nella relazione annuale sulle operazioni della BEI per il 2015 all'interno dell'UE, sui risultati previsti e conseguiti delle operazioni della Banca in merito ai due obiettivi politici trasversali, ossia l'azione per il clima e la coesione; esprime preoccupazione per il fatto che nel 2015 la BEI non abbia raggiunto il livello previsto del 30 % di investimenti per la coesione (25,2 % conseguito all'interno dell'UE) e che anche l'attuazione prevista per il 2016 (27 %) sia inferiore all'obiettivo del 30 %; invita vivamente la BEI a ripristinare la coesione economica, sociale e territoriale come principale obiettivo pubblico di intervento e ad avviare l'elaborazione di relazioni esplicite sulla sua attuazione;

21.  deplora inoltre che l'aggiornamento della metodologia dei tre pilastri al fine di allinearla ai requisiti del regolamento FEIS non abbia portato all'armonizzazione delle relazioni della BEI per le operazioni all'interno dell'UE con le relazioni delle operazioni al di fuori dell'UE e all'inserimento di informazioni analitiche e complete sui risultati concreti conseguiti all'interno dell'UE; chiede la divulgazione di maggiori informazioni a livello di progetto, garantendo l'accesso pubblico ai fogli di valutazione relativi al progetto del quadro di misurazione dei risultati (REM) e alla valutazione col metodo dei tre pilastri (3PA);

22.  sottolinea che una strategia di investimento ambiziosa deve essere associata a strumenti chiari di monitoraggio e rendicontazione che garantiscano la gestione delle prestazioni;

23.  invita la BEI a porre costantemente l'accento sul suo controllo delle prestazioni mediante le valutazioni delle prestazioni e l'impatto comprovato; incoraggia la BEI a continuare a definire i propri indicatori di monitoraggio, più precisamente gli indicatori di addizionalità, allo scopo di valutare l'impatto al più presto possibile nella fase di generazione del progetto e di fornire al consiglio di amministrazione informazioni sufficienti sull'impatto previsto, in particolare con riferimento al contributo alle politiche dell'UE;

24.  riconosce la complessità del monitoraggio di un portafoglio in espansione e della preparazione di vari progetti, nonché della conseguente gestione complessiva degli indicatori; incoraggia la BEI a prodigare maggiori sforzi per garantire un adeguato monitoraggio;

25.  incoraggia la BEI a essere più proattiva nei confronti degli Stati membri al fine di garantire lo sviluppo delle capacità e servizi di consulenza direttamente ai beneficiari per la preparazione di grandi progetti di investimento tramite una migliore cooperazione con le autorità nazionali o decentrate competenti o con le banche di promozione nazionali;

Regimi di finanziamento per le PMI

26.  ribadisce che la BEI ha responsabilità a livello globale nel garantire l'attrattiva dell'UE sulla scena mondiale, promuovendo un ambiente che favorisca gli investimenti per le aziende e le imprese;

27.  riconosce il ruolo centrale delle PMI e delle società a media capitalizzazione nell'economia dell'UE e dei singoli Stati membri in termini di promozione dell'occupazione e della crescita; sostiene gli sforzi della BEI volti a intensificare il suo sostegno a tutti i tipi di PMI (capitale di avviamento, nuove imprese, micro e medie imprese e raggruppamenti di imprese), con un'attenzione particolare ai nuovi modelli di impresa con opportunità di lavoro ad alto potenziale per i giovani; invita, a tal proposito, la BEI a compiere gli sforzi necessari al fine di garantire una piena attuazione dell'iniziativa per le PMI;

28.  osserva che il sostegno della BEI alle PMI ha rappresentato circa il 36,6 % dei suoi finanziamenti nel 2015, con un effetto leva di 39,7 miliardi di EUR di finanziamenti alle PMI e sostenendo cinque milioni di posti di lavoro;

29.  accoglie con favore gli sforzi del Fondo europeo per gli investimenti (FEI) volti a far funzionare l'iniziativa per le PMI attualmente operativa in sei paesi (Spagna, Italia, Bulgaria, Finlandia, Romania e Malta), che dovrebbero beneficiare di circa 8,5 miliardi di EUR di nuovi prestiti per le PMI a condizioni favorevoli; esorta gli Stati membri ad attuare su più ampia scala l'iniziativa per le PMI, tenendo conto della sua capacità di ridurre il rischio a carico degli intermediari finanziari; plaude pertanto alla proposta della Commissione di prorogare l'iniziativa per le PMI fino al 2020; sottolinea tuttavia che l'iniziativa per le PMI dovrebbe svolgere un ruolo di maggior rilievo, dal momento che il finanziamento delle PMI è fondamentale per promuovere la crescita e l'occupazione nell'UE, soprattutto nel periodo successivo alla crisi economica e finanziaria; invita la BEI a monitorare e migliorare l'utilizzo dello strumento della cartolarizzazione; chiede inoltre un miglioramento della politica di comunicazione della BEI, nonché delle condizioni amministrative dell'iniziativa per le PMI; invita il FEI a pubblicare una relazione che indichi nel dettaglio i successi e gli insuccessi del programma;

30.  accoglie con favore il varo di nuovi strumenti, concordati tra la BEI e la Commissione, quali lo Strumento di finanziamento privato per l'efficienza energetica (PF4EE), l'iniziativa per le PMI e gli strumenti finanziari per l'occupazione e l'innovazione sociale (EaSI) che si prevede contribuiscano al raggiungimento degli obiettivi della strategia Europa 2020; prende atto delle attività del FEI, in particolare degli strumenti finanziari COSME (programma per la competitività delle imprese e le PMI) e Innovfin, che hanno beneficiato del FEIS nel 2015 raddoppiando il numero di prestiti da esso garantiti;

31.  invita la BEI ad aumentare il proprio profilo di rischio di intervento, in particolare nel sostenere le PMI che assumono rischi o si sviluppano in regioni economicamente svantaggiate o nelle quali manchi stabilità; ritiene altresì che il settore delle PMI e l'accesso ai finanziamenti siano un obiettivo ricorrente e duraturo da perseguire e ulteriormente ampliare;

Innovazione

32.  sostiene tutti gli incentivi per un'innovazione orientata al mercato, allo sviluppo sociale e alla protezione ambientale, mantenendo una crescita sostenibile e il rispetto delle risorse; sostiene gli incentivi che contribuiscono all'ambizione dell'UE di diventare un'economia circolare, basata sulla conoscenza e sul digitale e di rimanere competitiva;

33.  osserva che la BEI finanzia già investimenti nella ricerca e nello sviluppo di società di sicurezza dell'UE con riferimento alle tecnologie civili e a duplice uso; ritiene che, per quanto concerne le tecnologie a duplice uso, la BEI debba essenzialmente sostenere gli investimenti motivati da una commercializzazione in applicazioni civili – esempi di progetti della BEI di questo tipo già includevano investimenti nella ricerca e nello sviluppo per le forniture aeree e spaziali, sistemi radar, cibersicurezza e sicurezza del cloud computing, microelettronica e vaccini;

34.  osserva che i prestiti per i progetti innovativi hanno raggiunto un volume record nel 2015 pari a 18,7 miliardi di EUR e accoglie con favore l'impegno della BEI a dare maggiore importanza agli investimenti nell'innovazione;

35.  osserva che, mantenendo il sostegno alle tecnologie civili e a duplice uso, la BEI potrebbe rafforzare il proprio sostegno al settore della sicurezza dell'UE nell'ambito del suo quadro giuridico stabilito, ivi comprese le operazioni che beneficiano del FEIS;

Infrastrutture

36.  invita la BEI a continuare a sostenere progetti infrastrutturali efficienti di interesse comune nel settore dei trasporti e dell'energia con risorse proprie e attuando gli strumenti finanziari di debito nell'ambito del meccanismo per collegare l'Europa, tenendo conto della loro compatibilità con gli obiettivi in materia di politica ambientale e climatica e con lo sviluppo regionale; sollecita la BEI a sviluppare nuovi strumenti finanziari per la realizzazione di infrastrutture e opere all'interno di strategie macroregionali;

37.  si compiace del livello di finanziamento degli obiettivi relativi alla coesione economica e sociale (17 634 miliardi di EUR) e al risanamento rurale e urbano (5 467 miliardi di EUR) e raccomanda che venga mantenuto; ritiene che tali finanziamenti siano indispensabili per integrare la politica di coesione e i fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE); sottolinea l'importanza di mantenere un dialogo regolare con le autorità di gestione per creare sinergie e complementarietà tra i due strumenti;

38.  invita la BEI, la Commissione e gli enti nazionali, regionali e locali, unitamente alle banche e agli istituti di promozione nazionali, a rafforzare la loro cooperazione al fine di creare maggiori sinergie tra i fondi SIE e gli strumenti di finanziamento e i prestiti della BEI, nonché a ridurre gli oneri amministrativi, semplificare le procedure, aumentare la capacità amministrativa, stimolare lo sviluppo territoriale e la coesione e rendere più comprensibili i fondi SIE e i finanziamenti della BEI; ritiene che siano disponibili scarse informazioni sulle attività combinate della BEI nei progetti e nei programmi nel quadro della politica di coesione; chiede alla BEI di onorare il suo ruolo di istituzione pubblica e perseguire il più alto grado di ambizione in termini di rendicontabilità, trasparenza e visibilità, al fine di evitare ambiguità; invita la BEI a sviluppare una politica di comunicazione per quanto riguarda le sue attività, comprese le attività di consulenza, affinché tutte le forme di governo e tutti i beneficiari possano accedere ai suoi programmi;

39.  sottolinea che il crescente ricorso a strumenti finanziari nella politica di coesione richiede un maggiore coinvolgimento del Parlamento europeo nel controllo delle attività della BEI, anche per permettere una migliore valutazione delle implicazioni e delle conseguenze del ruolo della BEI;

40.  chiede agli Stati membri di avvalersi appieno delle rispettive assegnazioni di fondi SIE e dell'addizionalità, a integrazione dei prestiti e degli strumenti finanziari della BEI; chiede inoltre una maggiore e migliore combinazione di sovvenzioni e finanziamenti della BEI per sfruttare in modo migliore l'effetto leva dei fondi SIE; chiede che sia la BEI a guidare questo processo, dal momento che dispone dell'esperienza e della responsabilità nei confronti degli azionisti per contribuire a ottenere un utile sul capitale investito;

41.  chiede alla BEI di potenziare i suoi finanziamenti destinati alla coesione economica e sociale e agli obiettivi di politica urbana, continuando a sostenere settori tradizionali e innovativi nell'UE; chiede inoltre lo sviluppo di strumenti finanziari speciali a sostegno dell'attuazione dei piani d'azione e delle strategie macroregionali, in cooperazione con gli Stati membri;

Investimenti a favore dell'ambiente e del clima

42.  incoraggia la BEI a concentrare la sua azione per il clima sulla sostenibilità di progetti intersettoriali nel contesto degli obiettivi della COP21 e a sostenere l'espansione di energie rinnovabili e l'efficienza in termini di risorse; osserva che il finanziamento delle energie rinnovabili ha raggiunto i 3,4 miliardi di EUR;

43.  invita la BEI a rivalutare l'attenzione che rivolge specificamente ai progetti di infrastrutture del gas, in particolare poiché la domanda di gas in Europa è in diminuzione mentre si stanno affermando nuovi piani su vasta scala finalizzati alla costruzione di nuovi gasdotti e terminali di GNL; esprime preoccupazione per il fatto che gli investimenti della BEI in infrastrutture del gas potrebbero portare a investimenti in attività non recuperabili;

44.  ritiene necessario continuare lo sviluppo di un mercato per progetti verdi sostenibili, favorendo innanzitutto la creazione di un'economia circolare e in particolare tramite un mercato delle obbligazioni verdi;

Contributo della BEI alla gestione delle questioni globali

45.  osserva l'aumento del mandato esterno da 10 a 27 miliardi di EUR, con un importo facoltativo aggiuntivo di 3 miliardi di EUR; ricorda la necessità di mantenere costantemente la coerenza di questo mandato con gli obiettivi della politica esterna dell'UE, soprattutto in materia di rispetto dei diritti civili nei paesi che ricevono finanziamenti; ribadisce la richiesta del Parlamento europeo alla CCE di preparare una relazione speciale sull'allineamento alle politiche dell'UE degli interventi di prestito esterno della BEI e sulle loro prestazioni;

46.  plaude alla rapida capacità di adattamento della BEI alle sfide internazionali; invita la BEI a proseguire il suo sostegno alle politiche esterne e alla risposta alle emergenze dell'UE rispetto alla sfida globale della migrazione, inserendo l'aspetto dello sviluppo e promuovendo la resilienza economica;

Monitorare il valore aggiunto e l'addizionalità del FEIS

47.  osserva che il FEIS mira a valorizzare tramite la BEI un totale di 315 miliardi di EUR in investimenti aggiuntivi e nuovi progetti nell'economia reale entro il 2018; osserva che sono stati approvati 97 progetti nelle infrastrutture e nell'innovazione e 192 accordi di finanziamento alle PMI, per un investimento totale previsto di 115,7 miliardi di EUR;

48.  riconosce che l'attuazione del FEIS ha rapidamente modificato il profilo e il modello aziendale della BEI in termini di processi e monitoraggio delle sottoscrizioni e dei contratti;

49.  osserva che, al fine di utilizzare appieno la capacità aggiuntiva di assunzione del rischio, il Gruppo BEI sta sviluppando vari nuovi prodotti che consentiranno una maggiore assunzione del rischio (per esempio debito subordinato, investimenti azionari, condivisione del rischio con le banche) e ha riesaminato la sua politica di rischio del credito e i relativi criteri di ammissibilità per consentire maggiore flessibilità; rileva che la BEI, coadiuvata dal FEIS, sta aumentando il suo sostegno a imprese innovative o a progetti infrastrutturali; rileva che la BEI può sostenere un maggior numero di detti progetti rischiosi, senza derogare ai principi di corretta gestione;

50.  ricorda che l'obiettivo del FEIS consiste nell'identificare profili di progetto distinti, realmente innovativi e più rischiosi con nuove controparti del settore privato rispetto ad altri strumenti di finanziamento della BEI esistenti, ottenendo al contempo un valore aggiunto europeo transfrontaliero significativo nell'attuazione dei progetti selezionati e un contributo efficace agli obiettivi politici comuni dell'UE esistenti;

51.  riconosce che il FEIS è uno strumento basato sul mercato; ricorda, tuttavia, che tutti gli Stati membri devono sviluppare una capacità adeguata di utilizzarlo;

52.  rileva la necessità di prendere in considerazione la distribuzione geografica più ampia possibile nell'attuazione dei progetti del FEIS a beneficio degli obiettivi di coesione e sostenibilità; chiede alla BEI di correggere gli attuali squilibri geografici che si presentano all'interno dell'Unione e l'attuale concentrazione settoriale del portafoglio del FEIS, in particolare nell'ambito dello sportello relativo alle infrastrutture e all'innovazione (IIW) e dello sportello PMI (SMEW), migliorando le sue attività di consulenza per lo sviluppo di progetti negli Stati membri e di assistenza tecnica tramite il polo europeo di consulenza sugli investimenti (PECI), prendendo in considerazione l'aumento del numero di settori ammissibili al finanziamento da parte del FEIS o migliorando l'adattamento del tipo e delle dimensioni dei progetti alle esigenze di mercato negli Stati membri;

53.  invita la BEI a considerare attentamente nel processo di selezione una reale addizionalità e nuove dinamiche, insieme alla portata dell'effetto moltiplicatore, che potrebbe variare tra i progetti, in particolare in settori in cui la BEI e o il FEI non siano già stati impegnati, in casi di fallimento del mercato o in situazioni di investimento subottimali;

54.  osserva che l'effetto leva varia da progetto a progetto soprattutto a causa della loro portata, complessità e correlazione tra le importanti sfide settoriali e le aspettative dei beneficiari finali in un contesto di scarsità di fondi pubblici; ritiene che l'ipotesi di un effetto leva medio x15 possa essere misurata solo alla fine del ciclo di investimento, tenendo conto al contempo delle peculiarità dei settori; ritiene altresì che l'efficacia degli interventi non sia valutata soltanto sul potenziale degli strumenti finanziari, ma anche su risultati misurabili;

55.  invita la BEI a prestare particolare attenzione al principio di addizionalità e a fornire informazioni pertinenti sulla gestione qualitativa in merito all'attuazione degli obiettivi dichiarati del FEIS, mostrando la loro effettiva addizionalità e il loro impatto rispetto ai parametri, ma anche in vista dell'estensione del FEIS oltre il 2017;

56.  ritiene importante che ai fini della mobilitazione di capitale del settore privato la BEI sollevi gli investitori da alcuni rischi dei potenziali progetti; invita altresì la BEI a migliorare l'attrattiva e la visibilità del FEIS negli orientamenti sugli investimenti e nei progetti da finanziare sviluppando ulteriormente una politica di sensibilizzazione più efficace tra i potenziali investitori privati;

57.  osserva che il FEIS (tramite lo SMEW) è uno strumento importante per fornire finanziamenti supplementari alle PMI, ossia fino a 75 miliardi di EUR di investimenti totali catalizzati dal FEIS in tre anni, insieme alle capacità di prestito della BEI e del FEI;

58.  esorta la Commissione a costituire una piattaforma permanente di garanzia europea nel quadro del FEIS, per agevolare l'accesso delle PMI ai finanziamenti e per migliorare lo sviluppo di garanzie e di prodotti di credito basati su garanzie europee;

59.  invita la BEI a utilizzare l'opportunità presentata dal FEIS di aumentare il finanziamento a favore di piccoli progetti in energie rinnovabili decentrati e non collegati alla rete che coinvolgano i cittadini e le comunità che incontrano difficoltà a ottenere finanziamenti da altre fonti;

60.  rileva inoltre l'aumento delle attività speciali della BEI in termini di volume in conseguenza del primo anno di attuazione del FEIS, il che riflette un'evoluzione della cultura prudente del rischio e della politica di prestito della BEI;

61.  insiste, ai fini della responsabilità, sullo sviluppo di investimenti orientati ai risultati, che il comitato per gli investimenti deve valutare regolarmente mediante il quadro di valutazione degli indicatori, al fine di identificare progetti ben mirati in termini di contributo alla crescita e all'occupazione e di avere una panoramica oggettiva in termini di addizionalità, valore aggiunto e coerenza con le politiche dell'Unione o altre operazioni classiche della BEI; invita la BEI a divulgare informazioni sulle modalità di valutazione dei progetti che beneficiano della garanzia del FEIS se misurati a fronte del quadro di valutazione degli indicatori del FEIS;

62.  osserva che in futuro la BEI rimane disponibile a esaminare con i servizi del Parlamento gli ulteriori accordi che possano essere previsti per garantire un approccio più strutturato e meno frammentato al dialogo tra Parlamento e BEI; osserva che la BEI e il Parlamento stanno attualmente adoperandosi per concludere rapidamente l'accordo formale sul FEIS che stabilisce disposizioni per tutti gli scambi di informazioni al suo interno, ivi compresa la relazione annuale sul FEIS al Consiglio e al Parlamento;

Intensificare la trasparenza, la responsabilità, l'integrità e il controllo interno della BEI come requisito di un migliore governo societario

63.  ritiene che il rafforzamento del ruolo economico della BEI, l'aumento della sua capacità di investimento e l'utilizzo del bilancio dell'UE a garanzia delle operazioni della BEI debbano essere accompagnati da una maggiore trasparenza e da una responsabilità più profonda, al fine di garantire un reale controllo pubblico delle sue attività, della selezione dei progetti e delle priorità di finanziamento;

64.  invita la BEI ad aggiornare regolarmente la sua mappatura del rischio delle attività e ad adattare la sua cultura del rischio rispetto al suo recente modello aziendale e all'aumento del volume del suo portafoglio relativo all'attuazione di nuovi strumenti con il FEIS, vari meccanismi, piattaforme di investimento e strumenti di condivisione del rischio; invita la BEI inoltre, in tale contesto, a includere nella sua mappatura del rischio dimensioni non finanziarie come il valore aggiunto sociale e/o ambientale; accoglie con favore, in tale contesto, l'attuazione del quadro di propensione al rischio prudenziale della BEI al fine di intensificare il monitoraggio dei rischi e il controllo dell'origine, della titolarità e della gestione dei rischi; ricorda la necessità di sviluppare un quadro di controllo unico e omogeneo;

65.  accoglie con favore l'elevata qualità del portafoglio di prestiti della BEI, con un livello di prestiti deteriorati che rappresenta lo 0,3 % del portafoglio di prestiti totale della BEI, il che conferma le politiche di gestione del rischio costantemente prudenti e mantiene la sua forte posizione creditizia sui mercati finanziari internazionali;

66.  accoglie con favore il fatto che la politica di trasparenza della BEI si basi sulla presunzione di accessibilità e che tutti possano accedere ai documenti e alle informazioni della BEI; ricorda la sua raccomandazione per la pubblicazione sul sito web della BEI di documenti non riservati, per esempio piani di attività per gli anni precedenti, accordi interistituzionali e memorandum e invita la BEI a non limitarsi a ciò ma a continuare a cercare costantemente modi per migliorare ed elevare gli standard;

67.  accoglie con favore la relazione sull'attuazione della politica di trasparenza del Gruppo BEI per il 2015 e l'imminente revisione della politica della BEI sugli informatori;

68.  ricorda che la trasparenza nell'attuazione delle politiche dell'UE non solo porta a rafforzare la credibilità e la responsabilità societaria generali della BEI, con una panoramica chiara del tipo di intermediari finanziari e di beneficiari finali, ma contribuisce altresì a potenziare l'efficacia e la sostenibilità dei progetti finanziati, parallelamente a un approccio di tolleranza zero nei confronti della frode e della corruzione nel suo portafoglio di prestiti; chiede che la BEI si allinei al nuovo sistema di allerta rapida ed esclusione previsto dalla Commissione europea;

69.  nota con preoccupazione che la BEI, pur elargendo finanziamenti pari a tre volte quelli della Banca mondiale, ha interdetto soltanto 3 soggetti rispetto alla Banca mondiale, che ne ha interdetti 820; al fine di ovviare a questa situazione chiede che la BEI si unisca alla rete di altre banche pubbliche in materia di interdizione, rete che comprende la Banca mondiale e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS);

70.  ribadisce il suo invito ad aumentare la trasparenza degli interventi della BEI nell'operare con gli intermediari finanziari e i beneficiari al fine di evitare controparti con precedenti negativi, controparti inserite in una lista nera e controparti con potenziali legami con giurisdizioni con una regolamentazione debole, non trasparenti e non cooperative (NCJ), attività offshore o criminalità organizzata; ritiene che l'utilizzo di criteri per selezionare gli intermediari finanziari e l'acquisizione di informazioni aggiornate sulla titolarità effettiva dell'impresa, ivi compresi i trust, le fondazioni e i paradisi fiscali, rappresentino le migliori pratiche da seguire costantemente; invita la BEI a rafforzare ulteriormente le sue condizioni contrattuali integrando una clausola o un riferimento al buon governo al fine di mitigare i rischi per l'integrità e la reputazione;

71.  suggerisce che la BEI segua l'esempio della Società finanziaria internazionale (IFC) del gruppo della Banca mondiale e inizi a divulgare informazioni sui sottoprogetti ad alto rischio che finanzia attraverso banche commerciali (i principali intermediari/veicoli finanziari utilizzati dalla BEI per finanziare le PMI);

72.  accoglie con favore i regolari incontri con la società civile e le consultazioni pubbliche sullo sviluppo delle politiche della BEI;

73.  chiede di garantire un livello sempre più elevato di trasparenza nella politica di accessibilità della BEI in merito ai suoi organi di governo, in particolare tramite l'accessibilità ai verbali dei consigli di amministrazione della BEI e del FEI o del comitato per gli investimenti del FEIS e in merito a progetti di interesse pubblico che beneficiano della garanzia del bilancio dell'UE e che hanno un impatto sui territori e sui cittadini dell'UE; ritiene che l'accessibilità del quadro di valutazione degli indicatori sia una buona pratica per qualsiasi operazione e per le valutazioni di impatto ambientale e sociale a livello di progetti o sottoprogetti;

74.  reitera la richiesta di rendere pubbliche e facilmente accessibili le informazioni relative al sistema di appalti e subappalti e di garantire in ogni caso l'accesso del Parlamento alle informazioni e alla documentazione finanziaria in merito;

75.  accoglie con favore l'approccio proattivo assunto dal Mediatore europeo nell'esercizio di un controllo pubblico sulla BEI; esprime forte preoccupazione per le carenze individuate nei meccanismi esistenti della BEI per evitare possibili conflitti di interesse all'interno dei suoi organi direttivi; esorta la BEI, a questo proposito, a prendere in considerazione le raccomandazioni del Mediatore e a rivedere il proprio codice di condotta nel più breve tempo possibile per prevenire meglio i conflitti di interesse in seno ai suoi organi direttivi e il fenomeno delle "porte girevoli";

76.  ritiene che i vicepresidenti della BEI non debbano più essere responsabili di progetti nei propri paesi d'origine, dato l'evidente potenziale di conflitti di interesse e che solo una minoranza di Stati membri dispone di un proprio vicepresidente;

77.  accoglie con favore il riesame del regolamento dell'ufficio responsabile del meccanismo per il trattamento delle denunce (ufficio CM), nonché il rinnovo del memorandum d'intesa tra il Mediatore europeo e la BEI; richiede chiarimenti da parte della BEI sul ritardo dell'avvio di una consultazione pubblica sulla revisione delle politiche e delle procedure del meccanismo per il trattamento delle denunce; osserva che un tale processo di revisione offre l'opportunità di migliorare l'indipendenza e l'efficienza del meccanismo per il trattamento delle denunce, anche in vista dell'istituzione di un meccanismo per un flusso sistematico di informazioni direttamente tra l'ufficio CM e i direttori; sottolinea che la gestione della BEI dovrebbe riferire annualmente al Mediatore e al Parlamento su come le raccomandazioni riguardanti i meccanismi per il trattamento delle denunce si sono rispecchiate nelle politiche e nelle pratiche della banca; sottolinea, inoltre, che il capo dell'ufficio CM dovrebbe presentare al Parlamento una volta l'anno la propria relazione sulle attività e la propria valutazione in merito a come la banca sta rispettando le raccomandazioni dell'ufficio CM;

78.  chiede alla BEI di adoperarsi quanto più possibile nella sua lotta contro l'evasione fiscale, la frode fiscale e l'elusione fiscale, le attività irregolari e il riciclaggio di denaro tramite la sua politica nei confronti delle giurisdizioni con una regolamentazione debole, non trasparenti e non cooperative (NCJ) e il quadro antiriciclaggio e contrasto del finanziamento del terrorismo (AML-CFT);

79.  invita altresì la BEI a mantenere una cooperazione regolare con altre istituzioni finanziarie internazionali tramite lo scambio di informazioni sui risultati della sua dovuta diligenza societaria o fiscale o della revisione "Know your customer" (conosci il tuo cliente) e a riferire annualmente al Parlamento europeo e al pubblico sulle modalità di attuazione della politica NCJ;

80.  ritiene che la vigilanza prudenziale esterna della BEI meriti un'attenta considerazione, così come dichiarato dal Parlamento nelle sue risoluzioni precedenti;

81.  osserva la conclusione dell'accordo tripartito aggiornato tra la BEI, la Commissione e la CCE a settembre 2016 e invita la CCE a condurre controlli di rendimento delle operazioni della BEI in diversi settori quando sono correlati all'uso delle risorse del bilancio UE per quanto riguarda la loro efficacia e efficienza;

82.  invita la Commissione a presentare ogni anno entro il mese di giugno a partire dal 2018 una relazione sull'attuazione dall'inizio del piano finanziario pluriennale corrente e sullo stato di avanzamento, ivi compresi i risultati raggiunti, di tutti gli strumenti finanziari gestiti e attuati dal Gruppo BEI che operano con risorse del bilancio dell'UE al fine di utilizzarlo nella procedura di discarico;

83.  invita l'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) a includere le informazioni nella sua relazione annuale sui casi relativi alla BEI;

Seguito dato alle raccomandazioni del Parlamento

84.  invita la BEI a riferire in merito allo stato di avanzamento e allo stato delle raccomandazioni precedenti formulate dal Parlamento nelle sue risoluzioni annuali, in particolare con riferimento all'impatto delle sue attività di prestito;

85.  invita la BEI a rivedere la politica in materia di prevenzione e dissuasione di comportamenti vietati nelle attività della BEI, che dovrebbe stabilire la necessità che la BEI ponga fine al finanziamento e/o all'approvazione di ulteriori erogazioni di prestiti a progetti in corso di indagine nazionale o dell'OLAF per corruzione e frode;

o
o   o

86.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e alla Banca europea per gli investimenti nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri

(1) Testi approvati, P7_TA(2014)0201.
(2) GU C 346 del 21.9.2016, pag. 77
(3) Testi approvati, P8_TA(2016)0200.
(4) GU L 280 del 27.10.2011, pag. 1.
(5) GU L 135 del 8.5.2014, pag. 1.
(6) GU L 204 del 31.7.2012, pag. 1.
(7) GU L 169 dell’1.7.2015, pag. 1.


Programma di sostegno alle riforme strutturali per il periodo 2017-2020 ***I
PDF 237kWORD 51k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il Programma di sostegno alle riforme strutturali per il periodo 2017-2020 e modifica i regolamenti (UE) n. 1303/2013 e (UE) n. 1305/2013 (COM(2015)0701 – C8-0373/2015 – 2015/0263(COD))
P8_TA(2017)0139A8-0374/2016

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2015)0701),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, l'articolo 175 e l'articolo 197, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0373/2015),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 16 marzo 2016(1),

–  visto il parere del Comitato delle regioni del 7 aprile 2016(2),

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 15 febbraio 2017, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per lo sviluppo regionale e i pareri della commissione per i problemi economici e monetari, della commissione per i bilanci, della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, della commissione per la pesca e della commissione per la cultura e l'istruzione (A8-0374/2016),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 27 aprile 2017 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2017/... del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma di sostegno alle riforme strutturali per il periodo 2017-2020 e che modifica i regolamenti (UE) n. 1303/2013 e (UE) n. 1305/2013

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2017/825.)

(1) GU C 177 del 18.5.2016, pag. 47.
(2) GU C 240 dell'1.7.2016, pag. 49.


Anno europeo del patrimonio culturale ***I
PDF 244kWORD 49k
Risoluzione
Testo
Allegato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a un Anno europeo del patrimonio culturale (COM(2016)0543 – C8-0352/2016 – 2016/0259(COD))
P8_TA(2017)0140A8-0340/2016

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2016)0543),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 167 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0352/2016),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato delle regioni del 12 ottobre 2016(1),

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 15 febbraio 2017, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per la cultura e l'istruzione e il parere della commissione per i bilanci (A8-0340/2016),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  approva la dichiarazione comune del Parlamento e della Commissione allegata alla presente risoluzione;

3.  prende nota della dichiarazione comune della Commissione allegata alla presente risoluzione;

4.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi o intenda modificarla sostanzialmente;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 27 aprile 2017 in vista dell'adozione della decisione (UE) 2017/... del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a un Anno europeo del patrimonio culturale (2018)

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, la decisione (UE) 2017/864.)

ALLEGATO ALLA RISOLUZIONE LEGISLATIVA

DICHIARAZIONE CONGIUNTA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO

A norma dell'articolo 9 della decisione, la dotazione finanziaria per l'attuazione dell'Anno europeo del patrimonio culturale (2018) è fissata a 8 milioni di EUR. Per finanziare la preparazione dell'Anno europeo del patrimonio culturale 1 milione di EUR sarà stanziato, nell'ambito delle risorse esistenti nel bilancio 2017. Per il bilancio 2018, saranno accantonati per l'Anno europeo del patrimonio culturale 7 milioni di EUR che saranno resi visibili in una linea di bilancio. Di tale importo 3 milioni di EUR proverranno dalle risorse attualmente previste per il programma Europa creativa e 4 milioni di EUR saranno riassegnati a partire da altre risorse esistenti, senza utilizzare i margini esistenti e fatti salvi i poteri dell'autorità di bilancio.

DICHIARAZIONE DELLA COMMISSIONE

La Commissione prende atto dell'accordo dei co-legislatori che prevede di introdurre una dotazione finanziaria di 8 milioni di EUR nell'articolo 9 della decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a un Anno europeo del patrimonio culturale (2018). La Commissione ricorda che è prerogativa dell'autorità di bilancio autorizzare l'importo degli stanziamenti nel bilancio annuale, in conformità dell'articolo 314 TFUE.

(1) GU C 88 del 21.3.2017, pag. 7.


Programma dell'Unione per il sostegno di attività specifiche nel campo dell'informativa finanziaria e della revisione contabile ***I
PDF 237kWORD 48k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (UE) n. 258/2014 che istituisce un programma dell'Unione per il sostegno di attività specifiche nel campo dell'informativa finanziaria e della revisione contabile per il periodo 2014-2020 (COM(2016)0202 – C8-0145/2016 – 2016/0110(COD))
P8_TA(2017)0141A8-0291/2016

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2016)0202),

–  visti l'articolo 249, paragrafo 2, e l'articolo 114 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0145/2016),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 25 maggio 2016(1),

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 15 marzo 2017, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A8-0291/2016),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 27 aprile 2017 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2017/... del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (UE) n. 258/2014 che istituisce un programma dell'Unione per il sostegno di attività specifiche nel campo dell'informativa finanziaria e della revisione contabile per il periodo 2014-2020

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2017/827.)

(1) GU C 303 del 19.8.2016, pag. 147.


Programma dell'Unione volto a rafforzare il coinvolgimento dei consumatori nella definizione delle politiche nel campo dei servizi finanziari ***I
PDF 237kWORD 51k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un programma dell'Unione a sostegno di attività specifiche volte a rafforzare il coinvolgimento dei consumatori e degli altri utenti finali dei servizi finanziari nella definizione delle politiche dell'Unione nel campo dei servizi finanziari per il periodo 2017-2020 (COM(2016)0388 – C8-0220/2016 – 2016/0182(COD))
P8_TA(2017)0142A8-0008/2017

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2016)0388),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 169, paragrafo 2, lettera b), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0220/2016),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 19 ottobre 2016(1),

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 15 marzo 2017, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per i problemi economici e monetari e il parere della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (A8-0008/2017),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 27 aprile 2017 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2017/... del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un programma dell'Unione a sostegno di attività specifiche volte a rafforzare il coinvolgimento di consumatori e di altri utenti finali dei servizi finanziari nella definizione delle politiche dell'Unione nel settore dei servizi finanziari per il periodo 2017-2020

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2017/826.)

(1) GU C 34 del 2.2.2017, pag. 117.


Discarico 2015: Bilancio generale dell'Unione europea - Commissione ed agenzie esecutive
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Decisione
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Risoluzione
1. Decisione del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione III – Commissione (2016/2151(DEC))
P8_TA(2017)0143A8-0150/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015(1),

–  visti i conti consolidati annuali dell'Unione europea relativi all'esercizio 2015 (COM(2016)0475 – C8-0269/2016)(2),

–  visti la relazione della Commissione sul seguito dato al discarico per l'esercizio 2014 (COM(2016)0674) e i documenti di lavoro dei servizi della Commissione che la accompagnano (SWD(2016)0338, SWD(2016)0339),

–  vista la relazione annuale per il 2015 sulla gestione e il rendimento del bilancio dell'UE presentata dalla Commissione (COM(2016)0446),

–  visti la relazione annuale della Commissione riguardante le revisioni contabili interne effettuate nel 2015 presentata all'autorità competente per il discarico (COM(2016)0628) e il documento di lavoro dei servizi della Commissione che la accompagna (SWD(2016)0322),

–  viste la relazione annuale della Corte dei conti sull'esecuzione del bilancio per l'esercizio finanziario 2015(3), corredata delle risposte delle istituzioni, e le sue relazioni speciali,

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(4) presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2015, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la raccomandazione del Consiglio, del 21 febbraio 2017, sullo scarico da dare alla Commissione sull'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2015 (05876/2017 – C8-0037/2017),

–  visti gli articoli 317, 318 e 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002(5), in particolare gli articoli 62, 164, 165 e 166,

–  visti l'articolo 93 e l'allegato IV del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e i pareri delle altre commissioni interessate (A8-0150/2017),

A.  considerando che, in base all'articolo 17, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea, la Commissione dà esecuzione al bilancio e gestisce i programmi e che, in applicazione dell'articolo 317 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, dà esecuzione del bilancio in cooperazione con gli Stati membri, sotto la propria responsabilità, in conformità del principio della buona gestione finanziaria;

1.  concede il discarico alla Commissione per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015;

2.  esprime le sue osservazioni nella risoluzione che costituisce parte integrante delle decisioni sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione III – Commissione e agenzie esecutive, nonché nella risoluzione del 27 aprile 2017 sulle relazioni speciali della Corte dei conti nel contesto del discarico alla Commissione per l'esercizio 2015(6);

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione e la risoluzione che ne costituisce parte integrante al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti, nonché ai parlamenti nazionali e alle istituzioni di controllo nazionali e regionali degli Stati membri, e di provvedere alla loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

2. Decisione del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 sul discarico per l'esecuzione del bilancio dell'Agenzia esecutiva per l'istruzione, gli audiovisivi e la cultura per l'esercizio 2015 (2016/2151(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015(7),

–  visti i conti consolidati annuali dell'Unione europea relativi all'esercizio 2015 (COM(2016)0475 – C8-0269/2016)(8),

–  visti i conti annuali definitivi dell'Agenzia esecutiva per l'istruzione, gli audiovisivi e la cultura relativi all'esercizio 2015(9),

–  visti la relazione della Commissione sul seguito dato al discarico per l'esercizio 2014 (COM(2016)0674) e i documenti di lavoro dei servizi della Commissione che la accompagnano (SWD(2016)0338, SWD(2016)0339),

–  visti la relazione annuale della Commissione riguardante le revisioni contabili interne effettuate nel 2015 presentata all'autorità competente per il discarico (COM(2016)0628) e il documento di lavoro dei servizi della Commissione che la accompagna (SWD(2016)0322),

–  vista la relazione della Corte dei conti sui conti annuali dell'Agenzia esecutiva per l'istruzione, gli audiovisivi e la cultura relativi all'esercizio finanziario 2015, corredata della risposta dell'Agenzia(10),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(11) presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2015, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la raccomandazione del Consiglio, del 21 febbraio 2017, sullo scarico da dare alle agenzie esecutive sull'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2015 (05874/2017– C8-0038/2017),

–  visti gli articoli 317, 318 e 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002(12), in particolare gli articoli 62, 164, 165 e 166,

–  visto il regolamento (CE) n. 58/2003 del Consiglio, del 19 dicembre 2002, che definisce lo statuto delle agenzie esecutive incaricate dello svolgimento di alcuni compiti relativi alla gestione dei programmi comunitari(13), in particolare l'articolo 14, paragrafo 3,

–  visto il regolamento (CE) n. 1653/2004 della Commissione, del 21 settembre 2004, recante il regolamento finanziario tipo delle agenzie esecutive in applicazione del regolamento (CE) n. 58/2003 del Consiglio che definisce lo statuto delle agenzie esecutive incaricate di alcuni compiti relativi alla gestione di programmi comunitari(14), in particolare l'articolo 66, primo e secondo comma,

–  vista la decisione di esecuzione 2013/776/UE della Commissione del 18 dicembre 2013 che istituisce l'Agenzia esecutiva per l'istruzione, gli audiovisivi e la cultura e abroga la decisione 2009/336/CE(15),

–  visti l'articolo 93 e l'allegato IV del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e i pareri delle altre commissioni interessate (A8-0150/2017),

A.  considerando che, in base all'articolo 17, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea, la Commissione dà esecuzione al bilancio e gestisce i programmi e che, in applicazione dell'articolo 317 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, dà esecuzione del bilancio in cooperazione con gli Stati membri, sotto la propria responsabilità, in conformità del principio della buona gestione finanziaria;

1.  concede il discarico al direttore dell'Agenzia esecutiva per l'istruzione, gli audiovisivi e la cultura per l'esecuzione del bilancio dell'Agenzia esecutiva per l'esercizio 2015;

2.  esprime le sue osservazioni nella risoluzione che costituisce parte integrante delle decisioni sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione III – Commissione e agenzie esecutive, nonché nella risoluzione del 27 aprile 2017 sulle relazioni speciali della Corte dei conti nel contesto del discarico alla Commissione per l'esercizio 2015(16);

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione, la decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione III – Commissione e la risoluzione che costituisce parte integrante di tali decisioni al direttore dell'Agenzia esecutiva per l'istruzione, gli audiovisivi e la cultura, al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti, e di provvedere alla loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

3. Decisione del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 sul discarico per l'esecuzione del bilancio dell'Agenzia esecutiva per le piccole e medie imprese per l'esercizio 2015 (2016/2151(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015(17),

–  visti i conti consolidati annuali dell'Unione europea relativi all'esercizio 2015 (COM(2016)0475 – C8-0269/2016)(18),

–  visti i conti annuali definitivi dell'Agenzia esecutiva per le piccole e medie imprese relativi all'esercizio 2015(19),

–  visti la relazione della Commissione sul seguito dato al discarico per l'esercizio 2014 (COM(2016)0674) e i documenti di lavoro dei servizi della Commissione che la accompagnano (SWD(2016)0338, SWD(2016)0339),

–  visti la relazione annuale della Commissione riguardante le revisioni contabili interne effettuate nel 2015 presentata all'autorità competente per il discarico (COM(2016)0628) e il documento di lavoro dei servizi della Commissione che la accompagna (SWD(2016)0322),

–  vista la relazione della Corte dei conti sui conti annuali dell'Agenzia esecutiva per le piccole e medie imprese relativi all'esercizio finanziario 2015, corredata della risposta dell'Agenzia(20),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(21) presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2015, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la raccomandazione del Consiglio, del 21 febbraio 2017, sullo scarico da dare alle agenzie esecutive sull'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2015 (05874/2017– C8-0038/2017),

–  visti gli articoli 317, 318 e 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002(22), in particolare gli articoli 62, 164, 165 e 166,

–  visto il regolamento (CE) n. 58/2003 del Consiglio, del 19 dicembre 2002, che definisce lo statuto delle agenzie esecutive incaricate dello svolgimento di alcuni compiti relativi alla gestione dei programmi comunitari(23), in particolare l'articolo 14, paragrafo 3,

–  visto il regolamento (CE) n. 1653/2004 della Commissione, del 21 settembre 2004, recante il regolamento finanziario tipo delle agenzie esecutive in applicazione del regolamento (CE) n. 58/2003 del Consiglio che definisce lo statuto delle agenzie esecutive incaricate di alcuni compiti relativi alla gestione di programmi comunitari(24), in particolare l'articolo 66, primo e secondo comma,

–  vista la decisione di esecuzione 2013/771/UE della Commissione, del 17 dicembre 2013, che istituisce l'Agenzia esecutiva per le piccole e le medie imprese e abroga le decisioni 2004/20/CE e 2007/372/CE(25),

–  visti l'articolo 93 e l'allegato IV del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e i pareri delle altre commissioni interessate (A8-0150/2017),

A.  considerando che, in base all'articolo 17, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea, la Commissione dà esecuzione al bilancio e gestisce i programmi e che, in applicazione dell'articolo 317 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, dà esecuzione del bilancio in cooperazione con gli Stati membri, sotto la propria responsabilità, in conformità del principio della buona gestione finanziaria;

1.  concede il discarico al direttore dell'Agenzia esecutiva per le piccole e medie imprese per l'esecuzione del bilancio dell'Agenzia esecutiva per l'esercizio 2015;

2.  esprime le sue osservazioni nella risoluzione che costituisce parte integrante delle decisioni sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione III – Commissione e agenzie esecutive, nonché nella risoluzione del 27 aprile 2017 sulle relazioni speciali della Corte dei conti nel contesto del discarico alla Commissione per l'esercizio 2015(26):

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione, la decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione III – Commissione e la risoluzione che costituisce parte integrante di tali decisioni al direttore dell'Agenzia esecutiva per le piccole e medie imprese, al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti, e di provvedere alla loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

4. Decisione del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 sul discarico per l'esecuzione del bilancio dell'Agenzia esecutiva per i consumatori, la salute, l'agricoltura e la sicurezza alimentare per l'esercizio 2015 (2016/2151(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015(27),

–  visti i conti consolidati annuali dell'Unione europea relativi all'esercizio 2015 (COM(2016)0475 – C8-0269/2016)(28),

–  visti i conti annuali definitivi dell'Agenzia esecutiva per i consumatori, la salute, l'agricoltura e la sicurezza alimentare relativi all'esercizio 2015(29),

–  visti la relazione della Commissione sul seguito dato al discarico per l'esercizio 2014 (COM(2016)0674) e i documenti di lavoro dei servizi della Commissione che la accompagnano (SWD(2016)0338, SWD(2016)0339),

–  visti la relazione annuale della Commissione riguardante le revisioni contabili interne effettuate nel 2015 presentata all'autorità competente per il discarico (COM(2016)0628) e il documento di lavoro dei servizi della Commissione che la accompagna (SWD(2016)0322),

–  vista la relazione della Corte dei conti sui conti annuali dell'Agenzia esecutiva per i consumatori, la salute, l'agricoltura e la sicurezza alimentare relativi all'esercizio finanziario 2015, corredata della risposta dell'Agenzia(30),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(31) presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2015, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la raccomandazione del Consiglio, del 21 febbraio 2017, sullo scarico da dare alle agenzie esecutive sull'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2015 (05874/2017– C8-0038/2017),

–  visti gli articoli 317, 318 e 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002(32), in particolare gli articoli 62, 164, 165 e 166,

–  visto il regolamento (CE) n. 58/2003 del Consiglio, del 19 dicembre 2002, che definisce lo statuto delle agenzie esecutive incaricate dello svolgimento di alcuni compiti relativi alla gestione dei programmi comunitari(33), in particolare l'articolo 14, paragrafo 3,

–  visto il regolamento (CE) n. 1653/2004 della Commissione, del 21 settembre 2004, recante il regolamento finanziario tipo delle agenzie esecutive in applicazione del regolamento (CE) n. 58/2003 del Consiglio che definisce lo statuto delle agenzie esecutive incaricate di alcuni compiti relativi alla gestione di programmi comunitari(34), in particolare l'articolo 66, primo e secondo comma,

–  vista la decisione di esecuzione 2013/770/UE della Commissione, del 17 dicembre 2013, che istituisce l'Agenzia esecutiva per i consumatori, la salute e la sicurezza alimentare, e che abroga la decisione 2004/858/CE(35),

–  vista la decisione di esecuzione 2014/927/UE della Commissione, del 17 dicembre 2014, che modifica la decisione di esecuzione 2013/770/UE per trasformare "l'Agenzia esecutiva per i consumatori, la salute e la sicurezza alimentare" nell'"Agenzia esecutiva per i consumatori, la salute, l'agricoltura e la sicurezza alimentare"(36),

–  visti l'articolo 93 e l'allegato IV del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e i pareri delle altre commissioni interessate (A8-0150/2017),

A.  considerando che, in base all'articolo 17, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea, la Commissione dà esecuzione al bilancio e gestisce i programmi e che, in applicazione dell'articolo 317 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, dà esecuzione del bilancio in cooperazione con gli Stati membri, sotto la propria responsabilità, in conformità del principio della buona gestione finanziaria;

1.  concede il discarico al direttore dell'Agenzia esecutiva per i consumatori, la salute, l'agricoltura e la sicurezza alimentare per l'esecuzione del bilancio dell'Agenzia esecutiva per l'esercizio 2015;

2.  esprime le sue osservazioni nella risoluzione che costituisce parte integrante delle decisioni sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione III – Commissione e agenzie esecutive, nonché nella risoluzione del 27 aprile 2017 sulle relazioni speciali della Corte dei conti nel contesto del discarico alla Commissione per l'esercizio 2015(37);

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione, la decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione III – Commissione e la risoluzione che costituisce parte integrante di tali decisioni al direttore dell'Agenzia esecutiva per i consumatori, la salute, l'agricoltura e la sicurezza alimentare, al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti, e di provvedere alla loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

5. Decisione del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 sul discarico per l'esecuzione del bilancio dell'Agenzia esecutiva del Consiglio europeo della ricerca per l'esercizio 2015 (2016/2151(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015(38),

–  visti i conti consolidati annuali dell'Unione europea relativi all'esercizio 2015(COM(2016)0475 – C8-0269/2016)(39),

–  visti i conti annuali definitivi dell'Agenzia esecutiva del Consiglio europeo della ricerca relativi all'esercizio 2015(40),

–  visti la relazione della Commissione sul seguito dato al discarico per l'esercizio 2014 (COM(2016)0674) e i documenti di lavoro dei servizi della Commissione che la accompagnano (SWD(2016)0338, SWD(2016)0339),

–  visti la relazione annuale della Commissione riguardante le revisioni contabili interne effettuate nel 2015 presentata all'autorità competente per il discarico (COM(2016)0628) e il documento di lavoro dei servizi della Commissione che la accompagna (SWD(2016)0322),

–  vista la relazione della Corte dei conti sui conti annuali dell'Agenzia esecutiva del Consiglio europeo della ricerca relativi all'esercizio finanziario 2015, corredata delle risposte dell'Agenzia(41),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(42) presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2015, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la raccomandazione del Consiglio, del 21 febbraio 2017, sullo scarico da dare alle agenzie esecutive sull'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2015 (05874/2017– C8-0038/2017),

–  visti gli articoli 317, 318 e 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002(43), in particolare gli articoli 62, 164, 165 e 166,

–  visto il regolamento (CE) n. 58/2003 del Consiglio, del 19 dicembre 2002, che definisce lo statuto delle agenzie esecutive incaricate dello svolgimento di alcuni compiti relativi alla gestione dei programmi comunitari(44), in particolare l'articolo 14, paragrafo 3,

–  visto il regolamento (CE) n. 1653/2004 della Commissione, del 21 settembre 2004, recante il regolamento finanziario tipo delle agenzie esecutive in applicazione del regolamento (CE) n. 58/2003 del Consiglio che definisce lo statuto delle agenzie esecutive incaricate di alcuni compiti relativi alla gestione di programmi comunitari(45), in particolare l'articolo 66, primo e secondo comma,

–  vista la decisione di esecuzione 2013/779/UE della Commissione, del 17 dicembre 2013, che istituisce l'Agenzia esecutiva del Consiglio europeo della ricerca e abroga la decisione 2008/37/CE(46),

–  visti l'articolo 93 e l'allegato IV del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e i pareri delle altre commissioni interessate (A8-0150/2017),

A.  considerando che, in base all'articolo 17, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea, la Commissione dà esecuzione al bilancio e gestisce i programmi e che, in applicazione dell'articolo 317 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, dà esecuzione del bilancio in cooperazione con gli Stati membri, sotto la propria responsabilità, in conformità del principio della buona gestione finanziaria;

1.  concede il discarico al direttore dell'Agenzia esecutiva del Consiglio europeo della ricerca per l'esecuzione del bilancio dell'Agenzia esecutiva per l'esercizio 2015;

2.  esprime le sue osservazioni nella risoluzione che costituisce parte integrante delle decisioni sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione III – Commissione e agenzie esecutive, nonché nella risoluzione del 27 aprile 2017 sulle relazioni speciali della Corte dei conti nel contesto del discarico alla Commissione per l'esercizio 2015(47);

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione, la decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione III – Commissione e la risoluzione che costituisce parte integrante di tali decisioni al direttore dell'Agenzia esecutiva del Consiglio europeo della ricerca, al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti, e di provvedere alla loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

6. Decisione del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 sul discarico per l'esecuzione del bilancio dell'Agenzia esecutiva per la ricerca per l'esercizio 2015 (2016/2151(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015(48),

–  visti i conti consolidati annuali dell'Unione europea relativi all'esercizio 2015(COM(2016)0475 – C8-0269/2016)(49),

–  visti i conti annuali definitivi dell'Agenzia esecutiva per la ricerca relativi all'esercizio 2015(50),

–  visti la relazione della Commissione sul seguito dato al discarico per l'esercizio 2014 (COM(2016)0674) e i documenti di lavoro dei servizi della Commissione che la accompagnano (SWD(2016)0338, SWD(2016)0339),

–  visti la relazione annuale della Commissione riguardante le revisioni contabili interne effettuate nel 2015 presentata all'autorità competente per il discarico (COM(2016)0628) e il documento di lavoro dei servizi della Commissione che la accompagna (SWD(2016)0322),

–  vista la relazione della Corte dei conti sui conti annuali dell'Agenzia esecutiva per la ricerca relativi all'esercizio finanziario 2015, corredata della risposta dell'Agenzia(51),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(52) presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2015, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la raccomandazione del Consiglio, del 21 febbraio 2017, sullo scarico da dare alle agenzie esecutive sull'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2015 (05874/2017– C8-0038/2017),

–  visti gli articoli 317, 318 e 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002(53), in particolare gli articoli 62, 164, 165 e 166,

–  visto il regolamento (CE) n. 58/2003 del Consiglio, del 19 dicembre 2002, che definisce lo statuto delle agenzie esecutive incaricate dello svolgimento di alcuni compiti relativi alla gestione dei programmi comunitari(54), in particolare l'articolo 14, paragrafo 3,

–  visto il regolamento (CE) n. 1653/2004 della Commissione, del 21 settembre 2004, recante il regolamento finanziario tipo delle agenzie esecutive in applicazione del regolamento (CE) n. 58/2003 del Consiglio che definisce lo statuto delle agenzie esecutive incaricate di alcuni compiti relativi alla gestione di programmi comunitari(55), in particolare l'articolo 66, primo e secondo comma,

–  vista la decisione di esecuzione 2013/778/UE della Commissione, del 13 dicembre 2013, che istituisce l'Agenzia esecutiva per la ricerca e abroga la decisione 2008/46/CE(56),

–  visti l'articolo 93 e l'allegato IV del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e i pareri delle altre commissioni interessate (A8-0150/2017),

A.  considerando che, in base all'articolo 17, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea, la Commissione dà esecuzione al bilancio e gestisce i programmi e che, in applicazione dell'articolo 317 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, dà esecuzione del bilancio in cooperazione con gli Stati membri, sotto la propria responsabilità, in conformità del principio della buona gestione finanziaria;

1.  concede il discarico al direttore dell'Agenzia esecutiva per la ricerca per l'esecuzione del bilancio dell'Agenzia esecutiva per l'esercizio 2015;

2.  esprime le sue osservazioni nella risoluzione che costituisce parte integrante delle decisioni sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione III – Commissione e agenzie esecutive, nonché nella risoluzione del 27 aprile 2017 sulle relazioni speciali della Corte dei conti nel contesto del discarico alla Commissione per l'esercizio 2015(57);

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione, la decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione III – Commissione e la risoluzione che costituisce parte integrante di tali decisioni al direttore dell'Agenzia esecutiva per la ricerca, al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti, e di provvedere alla loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

7. Decisione del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 sul discarico per l'esecuzione del bilancio dell'Agenzia esecutiva per l'innovazione e le reti per l'esercizio 2015 (2016/2151(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015(58),

–  visti i conti consolidati annuali dell'Unione europea relativi all'esercizio 2015(COM(2016)0475 – C8-0269/2016)(59),

–  visti i conti annuali definitivi dell'Agenzia esecutiva per l'innovazione e le reti relativi all'esercizio 2015(60),

–  visti la relazione della Commissione sul seguito dato al discarico per l'esercizio 2014 (COM(2016)0674) e i documenti di lavoro dei servizi della Commissione che la accompagnano (SWD(2016)0338, SWD(2016)0339),

–  visti la relazione annuale della Commissione riguardante le revisioni contabili interne effettuate nel 2015 presentata all'autorità competente per il discarico (COM(2016)0628) e il documento di lavoro dei servizi della Commissione che la accompagna (SWD(2016)0322),

–  vista la relazione della Corte dei conti sui conti annuali dell'Agenzia esecutiva per l'innovazione e le reti relativi all'esercizio finanziario 2015, corredata delle risposte dell'Agenzia(61),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(62) presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2015, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la raccomandazione del Consiglio, del 21 febbraio 2017, sullo scarico da dare alle agenzie esecutive sull'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2015 (05874/2017– C8-0038/2017),

–  visti gli articoli 317, 318 e 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002(63), in particolare gli articoli 62, 164, 165 e 166,

–  visto il regolamento (CE) n. 58/2003 del Consiglio, del 19 dicembre 2002, che definisce lo statuto delle agenzie esecutive incaricate dello svolgimento di alcuni compiti relativi alla gestione dei programmi comunitari(64), in particolare l'articolo 14, paragrafo 3,

–  visto il regolamento (CE) n. 1653/2004 della Commissione, del 21 settembre 2004, recante il regolamento finanziario tipo delle agenzie esecutive in applicazione del regolamento (CE) n. 58/2003 del Consiglio che definisce lo statuto delle agenzie esecutive incaricate di alcuni compiti relativi alla gestione di programmi comunitari(65), in particolare l'articolo 66, primo e secondo comma,

–  vista la decisione di esecuzione 2013/801/UE della Commissione, del 23 dicembre 2013, che istituisce l'Agenzia esecutiva per l'innovazione e le reti e abroga la decisione 2007/60/CE quale modificata dalla decisione 2008/593/CE(66),

–  visti l'articolo 93 e l'allegato IV del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e i pareri delle altre commissioni interessate (A8-0150/2017),

A.  considerando che, in base all'articolo 17, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea, la Commissione dà esecuzione al bilancio e gestisce i programmi e che, in applicazione dell'articolo 317 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, dà esecuzione del bilancio in cooperazione con gli Stati membri, sotto la propria responsabilità, in conformità del principio della buona gestione finanziaria;

1.  concede il discarico al direttore dell'Agenzia esecutiva per l'innovazione e le reti per l'esecuzione del bilancio dell'Agenzia esecutiva per l'esercizio 2015;

2.  esprime le sue osservazioni nella risoluzione che costituisce parte integrante delle decisioni sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione III – Commissione e agenzie esecutive, nonché nella risoluzione del 27 aprile 2017 sulle relazioni speciali della Corte dei conti nel contesto del discarico alla Commissione per l'esercizio 2015(67);

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione, la decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione III – Commissione e la risoluzione che costituisce parte integrante di tali decisioni al direttore dell'Agenzia esecutiva per l'innovazione e le reti, al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti, e di provvedere alla loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

8. Decisione del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 sulla chiusura dei conti del bilancio generale dell'Unione europea relativi all'esercizio 2015, sezione III – Commissione (2016/2151(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015(68),

–  visti i conti consolidati annuali dell'Unione europea relativi all'esercizio 2015 (COM(2016)0475 – C8-0269/2016)(69),

–  visti la relazione della Commissione sul seguito dato al discarico per l'esercizio 2014 (COM(2016)0674) e i documenti di lavoro dei servizi della Commissione che la accompagnano (SWD(2016)0338, SWD(2016)0339),

–  vista la relazione annuale per il 2015 sulla gestione e il rendimento del bilancio dell'UE presentata dalla Commissione (COM(2016)0446),

–  visti la relazione annuale della Commissione riguardante le revisioni contabili interne effettuate nel 2015 presentata all'autorità competente per il discarico (COM(2016)0628) e il documento di lavoro dei servizi della Commissione che la accompagna (SWD(2016)0322),

–  viste la relazione annuale della Corte dei conti sull'esecuzione del bilancio per l'esercizio finanziario 2015(70), corredata delle risposte delle istituzioni, e le sue relazioni speciali,

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(71) presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2015, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la raccomandazione del Consiglio, del 21 febbraio 2017, sullo scarico da dare alla Commissione per l'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2015 (05876/2017– C8-0037/2017),

–  vista la raccomandazione del Consiglio, del 21 febbraio 2017, sullo scarico da dare alle agenzie esecutive sull'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2015 (05874/2017– C8-0038/2017),

–  visti gli articoli 317, 318 e 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002(72), in particolare gli articoli 62, 164, 165 e 166,

–  visto il regolamento (CE) n. 58/2003 del Consiglio, del 19 dicembre 2002, che definisce lo statuto delle agenzie esecutive incaricate dello svolgimento di alcuni compiti relativi alla gestione dei programmi comunitari(73), in particolare l'articolo 14, paragrafi 2 e 3,

–  visti l'articolo 93 e l'allegato IV del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e i pareri delle altre commissioni interessate (A8-0150/2017),

1.  approva la chiusura dei conti del bilancio generale dell'Unione europea relativi all'esercizio 2015;

2.  esprime le sue osservazioni nella risoluzione che costituisce parte integrante delle decisioni sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione III – Commissione e agenzie esecutive, nonché nella risoluzione del 27 aprile 2017 sulle relazioni speciali della Corte dei conti nel contesto del discarico alla Commissione per l'esercizio 2015(74);

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti, nonché ai parlamenti nazionali e alle istituzioni di controllo nazionali e regionali degli Stati membri, e di provvedere alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

9. Risoluzione del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 recante le osservazioni che costituiscono parte integrante delle decisioni sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione III – Commissione e agenzie esecutive (2016/2151(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  vista la sua decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione III – Commissione,

–  viste le sue decisioni sul discarico per l'esecuzione del bilancio delle agenzie esecutive per l'esercizio 2015,

–  visti gli articoli 318 e 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002(75) ("regolamento finanziario”) e il regolamento delegato (UE) n. 1268/2012 della Commissione, del 29 ottobre 2012, sulle norme di applicazione del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione(76) ("modalità di applicazione"),

–  visti l'articolo 93 e l'allegato IV del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e i pareri delle altre commissioni interessate (A8-0150/2017),

A.  considerando che l'Europa è confrontata a una crisi di fiducia nei confronti delle sue istituzioni, situazione per la quale ogni singola istituzione dell'Unione deve accettare la propria parte di responsabilità e che rende quindi necessario un particolare rigore da parte del Parlamento nell'esame dei conti della Commissione;

B.  considerando che le istituzioni dell'Unione e gli Stati membri dovrebbero migliorare la loro politica di comunicazione in modo da informare adeguatamente i cittadini dei risultati ottenuti dal bilancio dell'Unione e del loro valore aggiunto;

C.  considerando che il Parlamento europeo deve mostrare un forte impegno rispetto alle preoccupazioni dei cittadini dell'Unione sul modo in cui viene speso il bilancio dell'Unione e sul modo in cui l'UE protegge i loro interessi;

D.  considerando che le istituzioni dell'Unione dovrebbero adoperarsi in favore di un sistema di bilancio dell'UE che sia solido e resiliente e funzioni non solo in modo flessibile ma anche con agilità nei periodi sia di stabilità che di difficoltà;

E.  considerando che la politica di coesione apporta un chiaro valore aggiunto poiché migliora la qualità della vita dei cittadini di tutta Europa, essendo una politica fondamentale di solidarietà e una fonte essenziale di investimenti pubblici;

F.  considerando che le istituzioni dell'Unione devono sviluppare una chiara comprensione e concordare in merito alle priorità politiche europee e ai beni pubblici da finanziare per primi al fine di rispondere alle preoccupazioni dei nostri cittadini e colmare i divari nelle nostre politiche;

G.  considerando che la spesa dell'Unione, sebbene sia limitata all'1 % dell'RNL dell'Unione, è uno strumento importante per conseguire gli obiettivi delle politiche a livello europeo utilizzando il valore aggiunto europeo e rappresenta in media l'1,9 % della spesa pubblica degli Stati membri dell'Unione;

H.  considerando che, sebbene le percentuali del bilancio dell'Unione considerate come a) una porzione della spesa globale aggregata degli Stati membri e b) l'elemento non contabilizzato/speso in modo scorretto/sprecato di tale bilancio siano basse, gli importi effettivi sono considerevoli e giustificano pertanto un controllo accurato;

I.  considerando che, a norma del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), la Commissione ha la responsabilità ultima per quanto riguarda l'esecuzione del bilancio dell'Unione, mentre gli Stati membri sono tenuti e cooperare lealmente con la Commissione per garantire che gli stanziamenti siano utilizzati secondo i principi della buona gestione finanziaria;

J.  considerando che, quando il Parlamento concede il discarico alla Commissione, esso verifica se i fondi sono stati usati in modo corretto e se gli obiettivi delle politiche sono stati conseguiti;

Bilancio, periodi di programmazione e priorità politiche

1.  osserva che la durata settennale dell'attuale Quadro finanziario pluriennale (QFP) non è sincronizzata con i mandati quinquennali del Parlamento e della Commissione e che tale circostanza crea altresì discrepanze tra il bilancio d'esercizio e il relativo discarico; sottolinea inoltre che il ciclo decennale di programmazione strategica e la strategia Europa 2020 non sono allineati al ciclo settennale della gestione del bilancio dell'Unione; ritiene che questo sfasamento sia una delle cause dell'importante carenza nella governance politica dell'Unione, in quanto il Parlamento e la Commissione sono legati da accordi precedenti sugli obiettivi politici e finanziari, il che potrebbe dare l'impressione che le elezioni europee sono irrilevanti in siffatto contesto;

2.  osserva che nel 2015 il bilancio dell'Unione ha dovuto contribuire al conseguimento degli obiettivi di due diversi programmi politici a lungo termine, vale a dire:

   a) la strategia Europa 2020, da un lato, e
   b) le dieci priorità politiche stabilite dal Presidente Juncker, dall'altro,

ma ha dovuto anche rispondere a una serie di situazioni di crisi: i rifugiati, l'insicurezza in Europa e nel suo vicinato, l'instabilità finanziaria in Grecia e l'impatto economico dell'embargo russo sulle esportazioni nonché l'impatto prolungato della crisi finanziaria con conseguenze strutturali quali disoccupazione, povertà e disuguaglianza;

3.  osserva che le politiche dell'Unione possono perseguire diversi obiettivi a breve, medio e lungo termine, la cui realizzazione non può essere necessariamente determinata da un unico quadro finanziario pluriennale; ritiene che occorra riflettere su un nuovo equilibrio tra la definizione delle priorità politiche, l'attuazione delle misure e i quadri finanziari;

4.  si rammarica che le disposizioni transitorie di bilancio non assicurino la soluzione ottimale per tradurre le aspirazioni sociali e politiche in obiettivi operativi utili per i programmi e i regimi di spesa;

5.  sottolinea che nel 2020 si avrà l'opportunità di allineare la strategia politica a lungo termine e la realizzazione delle politiche al ciclo di bilancio e raccomanda di avvalersi di tale opportunità;

6.  esprime preoccupazione per il fatto che nel 2015 la quota della spesa del bilancio dell'Unione connessa con il clima è stata solo del 17,3 % e, in media, solo del 17,6 % nel periodo 2014-2016, secondo la Corte dei conti (in appresso, la "Corte")(77), mentre l'obiettivo era di raggiungere almeno il 20 % nel corso del periodo finanziario; sottolinea pertanto che, secondo la Corte, sussiste il serio rischio di non riuscire a conseguire l'obiettivo del 20 % se non si compiono maggiori sforzi per affrontare i cambiamenti climatici;

7.  sottolinea inoltre che la decisione di portare la spesa connessa con il clima al 20 % era stata presa prima dell'accordo di Parigi; è convinto che si dovrebbero compiere maggiori sforzi per rendere il bilancio dell'Unione ancora più orientato al rispetto del clima; sottolinea inoltre che la revisione del QFP crea l'eccellente opportunità di garantire il raggiungimento dell'obiettivo di spesa del 20 % a favore dell'azione per il clima e di prevedere un possibile aumento di tale soglia in linea con gli impegni internazionali assunti dall'UE durante la COP 21;

8.  accoglie con favore l'impostazione della programmazione di bilancio basata sui risultati adottata dalla Commissione; ritiene che il bilancio dell'UE dovrebbe essere quanto più efficiente ed efficace possibile viste le scarse risorse finanziarie; si rammarica, tuttavia, che la Commissione si focalizzi principalmente sulle realizzazioni piuttosto che sui risultati;

Misure da adottare

9.  appoggia la proposta avanzata dalla Corte nel suo documento di riflessione sul riesame intermedio del quadro finanziario pluriennale 2014-2020 (paragrafi 39 e 40), del 28 ottobre 2016, secondo cui è giunto il momento che la Commissione esamini altre opzioni, come ad esempio:

   la definizione di un programma di bilancio "mobile" con un orizzonte di pianificazione quinquennale, una clausola(e) di revisione per obiettivi e politiche e un programma di valutazione "mobile";
   la fissazione della durata dei programmi e dei regimi in funzione delle esigenze delle politiche anziché della durata del periodo di programmazione finanziaria; l'introduzione dell'obbligo, per gli Stati membri e la Commissione, di motivare in maniera adeguata la necessità di a) finanziamenti dell'Unione e b) di conseguire i risultati prima di stabilire la spesa;

10.  invita la Commissione a iscrivere all'ordine del giorno della prossima riunione degli esperti sul bilancio incentrato sui risultati (Budget Focused on Results – BFOR) le proposte avanzate dalla Corte ai paragrafi 39 e 40 del summenzionato documento di riflessione del 28 ottobre 2016 e le raccomandazioni del gruppo ad alto livello sulle risorse proprie, al fine di preparare la prossima conferenza nel quadro dell'iniziativa "Un bilancio dell'UE incentrato sui risultati", in cui si potrebbero discutere i settori in cui il bilancio dell'Unione dovrebbe essere speso prima di fissare il quadro finanziario;

11.  appoggia tutte le raccomandazioni formulate dalla Corte nella sua relazione speciale n. 31/2016, in particolare quella che esorta la Commissione a vagliare tutte le opportunità potenziali, comprese la revisione intermedia del QFP e la revisione di alcune basi giuridiche, per assicurare una concreta svolta a favore dell'azione per il clima; invita la Corte a pubblicare, entro la fine del 2018, una relazione di follow-up sulla spesa connessa con il clima a carico del bilancio dell'UE;

12.  invita la Commissione a sfruttare maggiormente le opportunità offerte dalla riserva di efficacia prevista dal quadro giuridico esistente al fine di creare un reale impulso finanziario volto a migliorare in modo efficace la gestione finanziaria; chiede inoltre il rafforzamento della riserva di efficacia in quanto strumento, aumentando la componente dipendente dai risultati nel quadro giuridico successivo;

13.  invita la Commissione a orientare le proprie priorità verso la piena realizzazione della strategia Europa 2020 utilizzando gli strumenti del Semestre europeo;

14.  invita la Commissione a elaborare progetti di priorità politiche per il periodo finanziario che inizierà nel 2021 e a trasmettere al Parlamento il testo in maniera tempestiva;

15.  si rammarica che la Commissione non abbia effettuato una revisione completa della strategia Europa 2020 al fine di garantirne l'attuazione nel quadro dell'"Agenda strategica per l'Unione in una fase di cambiamento", adottata dal Consiglio europeo nel giugno 2014, come previsto da tale agenda;

16.  invita la Commissione a tener conto dell'accordo di Parigi e a incrementare immediatamente l'obiettivo di spesa per l'azione per il clima a titolo del bilancio dell'Unione dal 20 % al 30 %;

17.  invita la Commissione a redigere i futuri bilanci dell'Unione in modo da renderli più efficienti e più efficaci e da allinearli maggiormente agli obiettivi della strategia Europa 2020, agli obiettivi climatici dell'Unione nonché agli impegni assunti dall'Unione a livello internazionale;

Bilanci ombra

18.  sottolinea che diversi meccanismi finanziari a sostegno delle politiche dell'Unione non sono finanziati direttamente dal bilancio dell'Unione né figurano in esso, tra cui il Fondo europeo di stabilità finanziaria, il Meccanismo europeo di stabilità, il Meccanismo di risoluzione unico e il Fondo europeo per gli investimenti collegato alla Banca europea per gli investimenti;

19.  osserva che altri meccanismi figurano in parte nel bilancio finanziario dell'Unione, come gli strumenti di finanziamento combinato e il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS);

20.  sottolinea il crescente ricorso a strumenti finanziari composti principalmente da prestiti, strumenti azionari, garanzie e strumenti di condivisione del rischio nell'ambito della gestione indiretta per il periodo 2014-2020, e sottolinea inoltre il fatto che il gruppo della Banca europea degli investimenti (BEI) ha gestito quasi la totalità degli strumenti finanziari nell'ambito della gestione indiretta; ritiene che le informazioni sui risultati conseguiti siano insufficienti per una valutazione di tali strumenti, soprattutto per quanto riguarda il loro impatto sociale e ambientale; sottolinea che gli strumenti finanziari possono integrare le sovvenzioni ma non dovrebbero sostituirle;

21.  si rammarica che il crescente utilizzo di tali strumenti finanziari, come pure degli strumenti finanziari nell'ambito della gestione concorrente (gli strumenti di ingegneria finanziaria), comporti rischi più elevati non solo per il mantenimento di un bilancio europeo sufficiente e credibile ai fini degli obiettivi attuali e futuri, bensì anche per la rendicontazione e il coordinamento delle politiche e delle operazioni dell'Unione; sottolinea che prima di procedere a un'estensione dell'uso degli strumenti finanziari occorre effettuare una valutazione completa dei loro risultati, delle loro realizzazioni e della loro efficacia; mette in evidenza le relazioni speciali della Corte(78) secondo cui gli strumenti finanziari non funzionano come previsto e/o sono sovradimensionati e/o non riescono ad attirare capitali privati;

22.  avverte la Commissione che gli strumenti finanziari o eventuali meccanismi di finanziamento non sono necessariamente vincolati da obiettivi politici generali o specifici dell'Unione e possono finanziare progetti che esulano dagli impegni dell'Unione;

23.  sottolinea che l'istituzione del Fondo europeo per gli investimenti strategici ha inciso sull'avvio ritardato del Meccanismo per collegare l'Europa e che il Fondo europeo per gli investimenti strategici avrà anche un impatto sull'utilizzo di alcuni altri strumenti finanziari;

Misure da adottare

24.  esorta la Commissione a proporre misure per rendere i meccanismi di finanziamento dell'Unione per l'esecuzione del bilancio dell'Unione – i quali includono attualmente vari strumenti e combinazioni tra di essi come ad esempio programmi, i fondi strutturali e di investimento, i fondi fiduciari, il fondo per gli investimenti strategici, i fondi di garanzia, i meccanismi, gli strumenti finanziari e gli strumenti di assistenza macrofinanziaria, ecc. – più chiari, semplici e coerenti nonché più capaci di assicurare una sufficiente trasparenza, rendicontabilità, performance e comprensione da parte del pubblico circa le modalità di finanziamento delle politiche dell'Unione e i benefici che producono; si rammarica del fatto che la proposta relativa al nuovo regolamento finanziario del settembre 2016 non affronti queste problematiche in maniera adeguata;

25.  chiede alla Commissione di rivedere la valutazione ex ante dello strumento di debito del Meccanismo per collegare l'Europa alla luce dell'istituzione del Fondo europeo per gli investimenti strategici e di presentare altresì al Parlamento un'analisi dell'impatto del Fondo europeo per gli investimenti strategici sugli altri programmi e strumenti finanziari dell'Unione;

26.  chiede alla Corte di valutare il contributo degli strumenti finanziari e dei meccanismi di finanziamento (elencati al paragrafo 13) alla strategia Europa 2020; invita la Commissione ad adottare ogni misura appropriata per garantire che gli strumenti finanziari e qualsiasi meccanismo di finanziamento siano compatibili con la strategia dell'UE, gli obiettivi e gli impegni assunti dall'UE;

27.  si compiace dell'intenzione del Commissario Oettinger di ricondurre i vari bilanci ombra, nel lungo periodo, nel quadro del bilancio dell'Unione; osserva che tale circostanza accrescerebbe sensibilmente la responsabilità democratica; è fermamente convinto che tale problema andrebbe risolto quanto prima, e comunque entro la fine del prossimo periodo di programmazione finanziaria; invita la Commissione a elaborare una comunicazione su questo tema prima del novembre 2017;

Gestione finanziaria e di bilancio

28.  si rammarica dei forti arretrati accumulati nell'impiego dei Fondi strutturali nel periodo 2007-2013; constata che, alla fine dell'esercizio 2015, il 10 % dei 446,2 miliardi di EUR totali stanziati per tutti i programmi operativi approvati non era stato ancora liquidato;

29.  sottolinea che tale situazione può costituire un problema significativo e pregiudicare l'efficacia dei fondi strutturali e d'investimento europei, in quanto in alcuni Stati membri il contributo dell'Unione per cui non è stata presentata domanda di pagamento, unitamente al cofinanziamento nazionale necessario, supera il 15% della spesa totale delle amministrazioni pubbliche se si tiene conto degli ultimi due quadri finanziari (2007-2013 e 2014-2020);

30.  prende atto con preoccupazione che, alla fine del 2015, oltre la metà degli stanziamenti di impegno non utilizzati dei fondi strutturali che non hanno condotto a pagamenti nel periodo di programmazione 2007-2013 sono riconducibili a cinque Stati membri (Repubblica ceca, Italia, Spagna, Polonia e Romania), ossia i beneficiari principali; osserva che le ragioni dei ritardi sono diverse: mancanza di capacità e di assistenza amministrativa, mancanza di risorse nazionali per cofinanziare operazioni europee, ritardo nella presentazione dei programmi regionali per il quadro finanziario pluriennale 2014-2020, ecc.;

31.  sottolinea che una nuova caratteristica di questo quadro finanziario pluriennale è che gli importi inutilizzati entro il massimale per i pagamenti ed entro il massimale per gli impegni fanno automaticamente aumentare la flessibilità per gli anni successivi;

32.  sottolinea che nel 2015 il livello degli impegni è stato più elevato rispetto a tutti gli esercizi precedenti ed è rientrato per poco nel limite massimo complessivo (il 97,7 % dell'importo disponibile);

33.  osserva che nel 2015 tre quarti delle spese operative hanno riguardato regimi operanti in base alle norme del precedente quadro finanziario pluriennale: sussidi agli agricoltori per il 2014, progetti di coesione, progetti di ricerca nell'ambito del settimo programma quadro iniziato nel 2007;

34.  considera inaccettabile che, alla fine del 2015, gli Stati membri avevano designato meno del 20 % delle autorità nazionali responsabili per i Fondi strutturali e di investimento europei, ad eccezione del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale; ritiene che queste designazioni costituiscano una precondizione affinché le autorità degli Stati membri possano presentare dichiarazioni di spesa alla Commissione; è del parere che le novità rilevanti introdotte per il periodo 2014-2020 comportino difficoltà amministrative nonostante gli sforzi di semplificazione;

35.  sottolinea che le difficoltà riscontrate nel completare le procedure di valutazione della conformità relative al nuovo sistema di gestione e di controllo, che in genere hanno luogo all'inizio del periodo di programmazione, costituiscono una grave causa di ritardi nell'assorbimento;

36.  constata che anche la recessione economica mondiale, che ha conseguenze dirette in termini di misure di restrizioni di bilancio applicate ai bilanci pubblici e difficoltà ad ottenere finanziamenti interni, rappresenta un'importante causa di ritardi nell'assorbimento;

37.  esprime profondo rammarico per il fatto che, di conseguenza, sussiste il rischio che i ritardi nell'esecuzione del bilancio per il periodo di programmazione 2014-2020 siano più lunghi di quelli osservati nel periodo 2007-2013; teme che il prossimo quadro finanziario pluriennale possa iniziare con un alto livello senza precedenti di importi da liquidare (RAL), con potenziali effetti negativi sulla gestione del bilancio dell'Unione nel corso dei primi anni; si augura che la Commissione abbia tratto insegnamento da ciò onde evitare simili ritardi in futuro;

38.  constata che nel marzo 2015 la Commissione ha adottato un piano di pagamenti con misure a breve termine per ridurre il livello delle fatture non pagate, ma sottolinea che, se da un lato le misure proposte dalla Commissione sono tese a migliorare la gestione dei flussi di cassa nel breve termine, occorre dall'altro una prospettiva di più lungo periodo per far fronte al livello elevato di impegni ancora da liquidare, così come una valutazione approfondita delle cause alla base (difficoltà amministrative e operative, vincoli macroeconomici, ecc.) al fine di definire una strategia efficace per evitarle in futuro;

39.  sottolinea che l'attivazione della procedura di cui all'articolo 50 del trattato sull'Unione europea potrebbe generare problemi nelle modalità di gestione del bilancio dell'Unione, soprattutto per quanto riguarda i pagamenti; sottolinea la necessità di trattare questo elemento cruciale in ogni accordo transitorio o finale con qualsiasi Stato membro che recede dall'Unione;

Misure da adottare

40.  chiede alla Commissione di adottare misure per rispettare in modo rigoroso le regole e i calendari relativi agli impegni ancora da liquidare, ad esempio attraverso:

   i) la chiusura e il disimpegno dei programmi del periodo 2007-2013;
   ii) un utilizzo corretto delle rettifiche nette nel settore della coesione;
   iii) una riduzione della liquidità detenuta presso i fiduciari;
   iv) la stesura di piani e previsioni di pagamento nei settori in cui gli impegni ancora da liquidare sono significativi;

41.  chiede nuovamente alla Commissione di presentare annualmente una previsione a lungo termine aggiornata sui flussi di cassa, che copra un orizzonte temporale da sette a dieci anni e che includa i massimali di bilancio, il fabbisogno di pagamenti, i vincoli di capacità e i potenziali disimpegni, ai fini di una migliore corrispondenza tra fabbisogno di pagamenti e fondi disponibili;

42.  chiede alla Commissione, vista la difficile situazione in cui versano attualmente vari Stati membri, di tenere conto d'urgenza, nella gestione finanziaria e di bilancio, dei vincoli di capacità e delle condizioni socio-economiche specifiche presenti in alcuni Stati membri; chiede alla Commissione di utilizzare tutti gli strumenti disponibili tramite l'assistenza tecnica e il nuovo programma di sostegno alle riforme strutturali per sostenere questi Stati membri, in modo da evitare il sottoutilizzo dei fondi e da aumentare i tassi di assorbimento specialmente nel settore dei fondi strutturali e d'investimento europei;

43.  ribadisce la necessità di semplificare e chiarire le regole e le procedure a livello sia nazionale che europeo, in modo da facilitare l'accesso ai fondi dell'Unione da parte dei beneficiari e garantire una solida gestione di tali fondi da parte dei servizi amministrativi; ritiene che la semplificazione contribuirà a una rapida assegnazione dei fondi, a percentuali di assorbimento più elevate, a una maggiore efficienza e trasparenza, alla diminuzione degli errori di esecuzione e a termini di pagamento ridotti; ritiene che si debba trovare un equilibrio tra la semplificazione e la stabilità delle norme, delle procedure e dei controlli; osserva che, in ogni caso, il fatto di fornire ai potenziali richiedenti e beneficiari sufficienti informazioni e linee guida costituisce il prerequisito fondamentale per un'esecuzione efficace;

44.  invita la Commissione ad astenersi da nuovi tagli all'assistenza tecnica a sua disposizione e a proporre un piano d'azione per un assorbimento effettivo e tempestivo, prestando un'attenzione particolare agli Stati membri e alle regioni che registrano ritardi e bassi tassi di assorbimento;

Strumenti di ingegneria finanziaria

45.  si rammarica che sia stato erogato ai destinatari finali soltanto il 75 %(79) dei contributi agli strumenti di ingegneria finanziaria per il periodo di programmazione 2007-2013 entro la fine del 2015 nell'ambito della gestione concorrente (il valore era del 57 % alla fine del 2014 e del 37 % alla fine del 2012) e che la liquidità di cassa detenuta negli strumenti finanziari nell'ambito della gestione indiretta sia rimasta elevata (1,3 miliardi di EUR nel 2015, 1,3 miliardi di EUR nel 2014 e 1,4 miliardi di EUR nel 2013);

46.  constata con preoccupazione che gli importi inutilizzati degli strumenti finanziari rimangono relativamente elevati e, alla fine del 2014, erano concentrati per l'80 % in cinque Stati membri (dei quali l'Italia rappresentava il 45 % del totale); ritiene opportuno che la Commissione compili una valutazione complessiva di tali strumenti entro la fine del 2018, al fine di valutarne la loro continuazione nel futuro periodo di programmazione finanziaria;

47.  chiede alla Commissione di recuperare i saldi di tesoreria inutilizzati degli strumenti finanziari soggetti a gestione concorrente e i fondi inutilizzati restanti degli strumenti finanziari soggetti a gestione indiretta di precedenti quadro finanziario pluriennale per i quali è stato superato il periodo di ammissibilità;

La dichiarazione di affidabilità della Corte

48.  si compiace che la Corte abbia formulato un giudizio positivo sull'affidabilità dei conti per il 2015, come ha fatto fin dal 2007, e che abbia concluso che nel 2015 le entrate erano esenti da errori rilevanti; constata con soddisfazione che gli impegni su cui sono basati i conti per l'esercizio chiuso al 31 dicembre 2015 sono, sotto tutti gli aspetti rilevanti, legittimi e regolari;

49.  esprime profondo rammarico per il fatto che, per il ventiduesimo anno consecutivo, i pagamenti sono inficiati da un livello di errore rilevante a causa dell'efficacia soltanto parziale dei sistemi di vigilanza e controllo;

50.  si rammarica che, malgrado i miglioramenti, i pagamenti siano inficiati da un tasso di errore più probabile del 3,8 %; ricorda che il tasso di errore più probabile per i pagamenti era stato stimato al 4,4 % nell'esercizio 2014, al 4,7 % nell'esercizio 2013, al 4,8 % nell'esercizio 2012 e al 3,9 % nell'esercizio 2011;

51.  sottolinea che, sebbene la situazione sia migliorata negli ultimi anni, il tasso di errore più probabile è ancora nettamente superiore alla soglia di rilevanza del 2%; sottolinea che se la Commissione, le autorità degli Stati membri o i revisori indipendenti avessero fatto uso di tutte le informazioni a loro disposizione, avrebbero potuto prevenire, o rilevare e correggere, una parte significativa degli errori prima dell'esecuzione dei relativi pagamenti; non può accettare il fatto che le informazioni disponibili non vengano utilizzate per ridurre il livello di errore; è fermamente convinto che gli Stati membri abbiano un ruolo cruciale a questo proposito; esorta gli Stati membri a utilizzare tutte le informazioni disponibili per prevenire, individuare e correggere eventuali errori e agire di conseguenza;

52.  si rammarica che, a seguito di una modifica nel quadro giuridico della politica agricola comune nel 2015, la Corte non tenga più conto della condizionalità in sede di controllo delle operazioni, il che rende più difficile un confronto con l'esercizio precedente; rileva che nel 2014 questi errori hanno inciso per 0,6 punti percentuali sul livello di errore globale stimato della rubrica 2 "Risorse naturali" del quadro finanziario pluriennale, mentre l'incidenza annua di tali errori sul livello di errore globale stimato era compresa tra 0,1 e 0,2 punti percentuali per il periodo 2011-2014;

53.  prende atto con preoccupazione che, se le azioni correttive adottate dagli Stati membri e dalla Commissione non fossero state applicate ai pagamenti sottoposti all'audit della Corte, il livello di errore complessivo stimato sarebbe stato del 4,3 % invece che del 3,8 %;

54.  constata che la tipologia gestione ha un impatto limitato sul livello di errore, in quanto la Corte riscontra quasi lo stesso livello di errore stimato sia per la spesa soggetta a gestione concorrente con gli Stati membri (4,0 %) sia per la spesa gestita direttamente dalla Commissione (3,9 %);

55.  sottolinea che la Corte ha riscontrato che i livelli di errore stimati più elevati riguardano la spesa a titolo delle rubriche "Coesione economica, sociale e territoriale" (5,2%) e "Competitività per la crescita e l'occupazione" (4,4%), mentre la rubrica "Spese amministrative" ha registrato il più basso livello di errore stimato (0,6%); evidenzia che, in generale, gli errori non costituiscono frodi; raccomanda che la Corte elabori una relazione speciale che esamini e confronti queste rubriche al fine di produrre un documento conciso sulle migliori pratiche;

56.  constata che i diversi profili di rischio tra i regimi di rimborso e i regimi legati a diritti acquisiti hanno avuto una notevole influenza sul livello di errore nei diversi settori di spesa: laddove l'Unione rimborsa i costi ammissibili sostenuti per attività ammissibili sulla base di dichiarazioni di spesa redatte dai beneficiari, il livello di errore è del 5,2 %, mentre laddove i pagamenti non sono effettuati a titolo di rimborso ma sono subordinati al soddisfacimento di determinate condizioni, il tasso di errore è dell'1,9 %; raccomanda che la Corte esamini e confronti queste rubriche al fine di elaborare una relazione speciale sulle migliori pratiche;

Relazione annuale sulla gestione e il rendimento: risultati in materia di gestione e strumenti di gestione interna della Commissione

57.  osserva che, rispetto alla situazione nel 2014, l'importo a rischio per i pagamenti, quale determinato dalla Commissione nella sua relazione annuale per il 2015 sulla gestione e il rendimento del bilancio dell'UE (COM(2016)0446), è diminuito di circa il 10 %, il che è dovuto in particolare alla riduzione dell'importo a rischio segnalato per l'agricoltura;

58.  sottolinea che la Commissione riconosce che la spesa è inficiata da un livello di errore rilevante, come evidenziato nella sua relazione annuale sulla gestione e il rendimento per il 2015, e che l'importo a rischio è compreso tra i 3,3 e i 4,5 miliardi di EUR, cifra che rappresenta tra il 2,3 % e il 3,1 % dei pagamenti; rileva che la Commissione stima che nei prossimi anni individuerà e rettificherà errori per un importo tra i 2,1 e i 2,7 miliardi di EUR;

59.  condivide il parere della Corte secondo cui la metodologia della Commissione per stimare l'importo a rischio di errore è migliorata nel corso degli anni, ma le stime del livello di spesa irregolare, formulate dalle singole direzioni generali, non sono basate su una metodologia uniforme (cfr. in particolare il punto 1.38 della relazione annuale 2015 della Corte); raccomanda di regolarizzare e standardizzare questa pratica appena possibile;

60.  osserva che, nonostante i miglioramenti, la Commissione non ha eliminato il rischio che l'impatto delle azioni correttive sia sovrastimato;

61.  sottolinea in particolare il fatto che, per oltre tre trimestri del 2015, le direzioni generali della Commissione basano le loro stime dell'importo a rischio su dati forniti dalle autorità nazionali, mentre dalle relazioni annuali di attività delle direzioni generali della Commissione interessate, la direzione generale Agricoltura e sviluppo rurale (DG AGRI) e la direzione generale Politiche regionali e urbane (DG REGIO), risulta che l'attendibilità delle relazioni sui controlli fornite dagli Stati membri rimane problematica, sebbene la comunicazione dei dati da parte degli Stati membri sia migliorata; ritiene inaccettabile il fatto che gli Stati membri non collaborino correttamente con la Commissione europea per quanto riguarda le relazioni sui controlli e la relativa affidabilità;

62.  sottolinea che l'onere del controllo per gli utenti finali diminuirebbe se si applicasse l'approccio della "revisione contabile unica", in base al quale la revisione europea non verrebbe effettuata separatamente, bensì si baserebbe sulle revisioni contabili nazionali; ritiene che una tale continuità di rendicontabilità sarebbe tuttavia possibile solo in presenza di revisioni nazionali adeguate e se la Commissione e gli Stati membri si accordassero sui principi e sulle interpretazioni; invita la Commissione a prendere l'iniziativa in tal senso mediante l'adozione di linee guida;

63.  ritiene che la concessione del discarico dovrebbe dipendere dal necessario miglioramento della gestione finanziaria a livello degli Stati membri; mette in rilievo, in tale contesto, lo strumento delle dichiarazioni nazionali, le quali potrebbero contribuire a garantire una maggiore rendicontabilità e titolarità a livello nazionale;

64.  sottolinea che, a causa della specificità della programmazione pluriennale e della complessità e dell'accumulo di norme regionali, nazionali e dell'Unione applicabili alla procedura di bilancio, e visto che gli errori possono essere rettificati oltre dieci anni dopo il loro verificarsi, è artificiale basare l'impatto stimato delle future rettifiche sulle rettifiche registrate negli ultimi sei anni;

65.  evidenzia, a tale riguardo, che se la Commissione fosse sicura dell'efficacia della sua capacità di rettifica, i direttori generali non dovrebbero esprimere una riserva finanziaria nelle loro relazioni annuali di attività;

66.  sottolinea che la Commissione comunica(80) rettifiche finanziarie e recuperi realizzati per un totale di 3,9 miliardi di EUR; prende atto che la Corte li ha classificati in tre categorie: 1,2 miliardi di EUR in rettifiche e recuperi effettuati alla fonte prima che fosse approvata la spesa da parte della Commissione (agricoltura, coesione e gestione diretta/indiretta); 1,1 miliardi di EUR in ritiri, operati dagli Stati membri, di domande di rimborso già accettate, con la sostituzione con nuovi progetti o spese di coesione; 1,6 miliardi di EUR in rettifiche nette (agricoltura e gestione diretta/indiretta);

67.  sottolinea che, laddove vi è un elevato rischio di irregolarità, la migliore pratica è discutere del rischio nonché quantificarne il livello e l'impatto probabile; si rammarica che le relazioni della Commissione in proposito prestino molta attenzione alla "capacità correttiva" anziché alla quantificazione e analisi della natura degli errori rilevati nonché all'avvio delle relative misure preventive per evitare tali errori; sottolinea in particolare che la comunicazione della Commissione sulla tutela del bilancio UE non fornisce una stima del livello di irregolarità presente nelle domande di rimborso iniziali o già approvate;

68.  condivide il parere espresso dalla Corte nella sua relazione speciale n. 27/2016, secondo cui la distinzione introdotta dalla riforma Kinnock-Prodi tra la "responsabilità politica dei Commissari" e la responsabilità operativa dei direttori generali fa sì che non risulti sempre chiaro se la "responsabilità politica" comprenda la responsabilità per l'esecuzione del bilancio delle direzioni generali o sia da questa distinta (cfr. punto 5 della sintesi della relazione speciale della Corte n. 27/2016);

69.  sottolinea che il Collegio dei Commissari non si assume la responsabilità per i conti annuali attraverso una premessa o una relazione del Presidente o del Commissario responsabile per il bilancio e che la Commissione non redige una dichiarazione annuale sulla governance o sul controllo interno, come invece prevede la migliore pratica ed è prassi comune negli Stati membri;

Misure da adottare

70.  invita nuovamente la Commissione e gli Stati membri a porre in essere valide procedure per confermare i tempi, l'origine e gli importi delle misure correttive e a fornire informazioni che consentano quanto più possibile di conciliare l'anno in cui viene effettuato il pagamento, l'anno in cui viene individuato il relativo errore e l'anno in cui i recuperi o le rettifiche finanziarie vengono menzionati nelle note allegate ai conti;

71.  invita nuovamente la Commissione a rilasciare, su base annuale, una vera e propria "dichiarazione di affidabilità" unica, sulla base delle relazioni annuali di attività dei direttori generali, e a produrre una propria stima, statisticamente valida, del livello di errore; chiede alla Commissione di valutare separatamente l'importo dei fondi dell'Unione che prevede di recuperare tramite recuperi o rettifiche finanziarie collegate all'esercizio finanziario 2015;

72.  chiede alla Commissione di effettuare un'analisi accurata sui cosiddetti "progetti coerenti" ovvero lo spostamento all'interno del programma operativo regionale di alcuni progetti già avviati dalle autorità con altre risorse, che possono andare a integrare o sostituire le misure o i progetti che presentino difficoltà operative o siano risultati irregolari, che includa le valutazioni ex ante per verificare che i progetti sostitutivi rispondano agli obiettivi previsti;

73.  invita la Commissione ad aggiungere alla dichiarazione finanziaria una dichiarazione annuale sulla governance e sul controllo interno, che contenga in particolare:

   una descrizione degli strumenti di gestione interna della Commissione,
   una valutazione delle attività operative e di rischio strategico nel corso dell'esercizio, e
   una dichiarazione sulla sostenibilità fiscale a medio e lungo termine,

e a fornire nella sua comunicazione sulla tutela del bilancio UE una stima del livello di irregolarità presente nelle domande di rimborso iniziali o già approvate;

74.  invita gli Stati membri a fornire dati affidabili alla Commissione europea soprattutto per quanto riguarda le relazioni sui controlli;

Riserve politiche

75.  appoggia le riserve espresse dai direttori generali delle DG REGIO, la direzione generale Affari marittimi e pesca (DG MARE), la direzione generale Migrazione e affari interni (DG HOME), la direzione generale Cooperazione e sviluppo internazionale (DG DEVCO) e la DG AGRI nelle loro relazioni annuali di attività; ritiene che tali riserve dimostrino che le procedure di controllo poste in essere dalla Commissione e dagli Stati membri non sono in grado di fornire le necessarie garanzie riguardo alla legittimità e alla regolarità di tutte le operazioni sottostanti nei settori corrispondenti;

76.  si interroga sul motivo per cui il direttore generale della direzione generale della Ricerca e dell'innovazione (DG RTD), come negli anni precedenti, continua a emettere una riserva orizzontale per quanto riguarda tutti i pagamenti e le richieste di rimborso nell'ambito del settimo programma quadro; invita la Commissione a sviluppare, nel lungo termine, un approccio più significativo basato sul rischio e a utilizzare se necessario riserve specifiche;

Ottenere risultati dal bilancio dell'Unione

Relazione annuale sulla gestione e il rendimento: valutazione del rendimento

77.  rileva che la relazione annuale sulla gestione e il rendimento per il 2015 combina due relazioni precedenti: la relazione di valutazione elaborata in conformità dell'articolo 318 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea e la relazione di sintesi prevista dall'articolo 66, paragrafo 9, del regolamento finanziario;

78.  si compiace che, per ciascuna rubrica di bilancio, la relazione fornisca informazioni sui progressi compiuti nell'attuazione dei programmi del quadro finanziario pluriennale 2014-2020 nonché elementi comprovanti i risultati dei programmi del quadro finanziario pluriennale 2007-2013 e presenti altresì i legami con la strategia Europa 2020;

79.  si rammarica che la cosiddetta relazione di valutazione, da un lato, confonda la descrizione delle attività con i risultati e, dall'altro, cerchi di valutare l'impatto delle politiche e faccia promesse per il futuro;

80.  ricorda che gli Stati membri non sono tenuti a includere indicatori comuni nei loro programmi, fatta eccezione per l'Iniziativa europea per l'occupazione giovanile e il Fondo agricolo europeo per lo sviluppo rurale, e la prima fase di controllo a livello di Stati membri non prevede valutazioni relative ai risultati;

81.  si rammarica del fatto che, invece di semplificare i suoi strumenti di gestione interna, la Commissione ha aggiunto un nuovo piano strategico pluriennale per ogni suo dipartimento, sulla base di obiettivi generali comuni che coprono le dieci priorità politiche della Commissione Juncker e sostengono gli obiettivi di Europa 2020 e gli obblighi previsti dal trattato;

82.  ribadisce il suo invito ad attuare una concentrazione tematica, come espresso nella sua relazione sul discarico per l'esercizio 2014; invita la Commissione a indagare in che misura la concentrazione tematica potrebbe contribuire alla semplificazione e alla diminuzione degli oneri normativi e di controllo;

83.  invita la Commissione ad adottare la relazione annuale sulla gestione e il rendimento in tempo utile, in modo da consentire alla Corte di tenerne conto nella sua relazione annuale; insiste sul fatto che le informazioni fornite nella relazione in questione siano il più possibile obiettive e contengano una valutazione globale dei risultati che la Commissione ha ottenuto durante l'esercizio precedente nell'attuazione delle sue politiche; chiede alla Commissione di riflettere sulla necessità di un periodo di programmazione politica a lungo termine, come per la strategia Europa 2020 di durata decennale;

84.  sottolinea la necessità di far sì che la procedura di definizione degli indicatori di rendimento sia trasparente e democratica e coinvolga tutte le istituzioni dell'Unione, i partner e le parti interessate, al fine di adeguare gli indicatori alla misurazione dell'esecuzione del bilancio dell'Unione europea, nonché rispondere alle aspettative dei cittadini europei;

Misure da adottare

85.  invita la Commissione a valutare più attentamente le realizzazioni e i risultati di tutte le politiche nelle future relazioni sul rendimento; invita la Commissione a evidenziare in modo chiaro e sintetico il contributo dato dalle politiche europee agli obiettivi dell'Unione e a valutare i loro contributi rispettivi agli obiettivi della strategia Europa 2020;

Orizzonte 2020

86.  ricorda che Orizzonte 2020 è un programma ambizioso, di ampia portata, il cui obiettivo generale è basato su tre priorità: eccellenza scientifica, leadership industriale e sfide della società;

87.  osserva che la Commissione Juncker ha adottato dieci priorità politiche per il periodo 2014-2019 che non combaciano esattamente con le priorità della strategia Europa 2020; rileva che tale circostanza fa sì che il quadro normativo e le dotazioni di Orizzonte 2020 riflettano la strategia Europa 2020, mentre dal 2014 la Commissione, in sede di attuazione di Orizzonte 2020, ha rifocalizzato la pianificazione strategica e le modalità di gestione sulle dieci priorità politiche;

88.  si rammarica del fatto che la Commissione non ha finora analizzato la relazione tra i due insiemi di priorità, e chiede a quest'ultima di chiarire tali legami;

89.  evidenzia che un fattore di successo fondamentale di Orizzonte 2020 è l'efficace sinergia e complementarità fra i programmi per la ricerca e l'innovazione nazionali ed europei; osserva che la Commissione prevede di analizzare l'impatto e le sinergie fra Orizzonte 2020 e i Fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE) nell'ambito della valutazione intermedia di Orizzonte 2020;

90.  prende atto dei due esempi di complementarità tra programmi di ricerca nazionali e dell'Unione indicati nella relazione annuale 2015 della Corte e del fatto che le istituzioni superiori di controllo di Bulgaria e Portogallo hanno riscontrato che, sebbene nei loro paesi i programmi di ricerca nazionali ed UE siano complementari in alcune aree, si registrano alcune carenze a livello nazionale per quanto riguarda gli indicatori relativi a Orizzonte 2020 nei piani d'azione e nelle strategie nazionali come pure problemi di coordinamento e interazione fra tutti i soggetti coinvolti in Orizzonte 2020 a livello nazionale(81); prende atto altresì che la Bulgaria è stato il primo Stato membro a utilizzare volontariamente il meccanismo di sostegno alla politica Orizzonte 2020 e incoraggia la Commissione a continuare a sostenere gli Stati membri che necessitano di modernizzare i settori della ricerca e dell'innovazione;

91.  ricorda che il quadro giuridico di Orizzonte 2020 introduce vari elementi significativi per la gestione della performance, come obiettivi e indicatori chiave di performance; sottolinea che, nel complesso, gli obiettivi e indicatori concordati rappresentano un reale miglioramento rispetto ai programmi quadro precedenti;

92.  sottolinea che permangono alcune debolezze negli indicatori di performance impiegati in Orizzonte 2020, ad esempio

   i) per quanto riguarda l'equilibrio tra gli indicatori che misurano solo le risorse impiegate o le realizzazioni e quelli che misurano risultati e impatti(82),
   ii) l'assenza di valori di partenza e
   iii) target poco ambiziosi;

93.  si rammarica della constatazione della Corte secondo cui la Commissione non usa i programmi di lavoro di Orizzonte 2020 e i relativi inviti a presentare proposte per accrescere la necessaria focalizzazione sulla performance(83);

94.  osserva con soddisfazione che le proposte e le convenzioni di sovvenzione esaminate dalla Corte pongono sufficientemente l'accento sulla performance negli obiettivi, laddove ciò sia richiesto dalla Commissione, e che lo stesso vale per il processo di valutazione delle proposte;

95.  si rammarica del fatto che nei singoli programmi di lavoro che guidano Orizzonte 2020 e nei relativi inviti a presentare proposte l'uso della nozione più ampia di "impatto previsto" anziché di "risultato previsto" aumenta il rischio che le informazioni fornite per questa parte siano troppo generali e che sia difficile aggregare la valutazione della performance di Orizzonte 2020(84);

96.  è preoccupato per il fatto che la Commissione non sempre utilizza coerentemente i concetti fondamentali della performance (ad esempio "realizzazione", "risultato", ''conseguenze" e "impatto");

97.  si rammarica che la Corte abbia riscontrato che l'assetto attuale non consente alla Commissione di monitorare la spesa e la performance in materia di ricerca e sviluppo e innovazione nell'ambito di Orizzonte 2020 né e di riferire in merito in modo specifico; reputa inoltre deplorevole che, sebbene il contributo finanziario di Orizzonte 2020 nell'ambito di Europa 2020 sia ben stabilito nella procedura di bilancio tramite la pubblicazione delle dichiarazioni programmatiche, la Commissione non abbia ancora riferito in modo utile circa l'attuazione di Orizzonte 2020 e il contributo dello stesso a Europa 2020; invita la Commissione a riferire sull'attuazione di Orizzonte 2020 e sul suo contributo alla strategia Europa 2020 in modo utile man mano che i risultati del programma sono disponibili;

98.  suggerisce di potenziare il ruolo dei punti di contatto nazionali (PCN) al fine di offrire un'assistenza tecnica di qualità sul terreno; ritiene che la valutazione annuale dei risultati, delle formazioni e degli stimoli di PCN efficienti migliorerà il tasso di successo del programma Orizzonte 2020;

Misure da adottare

99.  invita la Commissione a presentare, nelle sue future relazioni sulla performance, il contributo di Orizzonte 2020 alla strategia Europa 2020 in modo chiaro ed esaustivo;

I piani di gestione e le relazioni annuali di attività di quattro direzioni generali responsabili della spesa nell'ambito della rubrica "Risorse naturali"

100.  si rammarica che la Corte abbia osservato che molti obiettivi impiegati nei piani di gestione e nelle relazioni annuali di attività delle DG AGRI, CLIMA, ENVI e MARE sono stati estrapolati direttamente da documenti strategici o normativi e non sono sufficientemente dettagliati da risultare utili ai fini della gestione e del monitoraggio;

Misure da adottare

101.  chiede alla Commissione di:

   valutare la performance dei programmi di lavoro traducendo gli obiettivi di alto livello stabiliti nella normativa di Orizzonte 2020 in obiettivi operativi a livello del programma di lavoro;
   chiarire ulteriormente i collegamenti tra la strategia Europa 2020 (2010-2020), il quadro finanziario pluriennale (2014-2020) e le priorità della Commissione (2015-2019);
   assicurare un utilizzo coerente in tutte le sue attività dei termini "risorsa", "realizzazione", "risultato" e "impatto", aderendo alle definizioni contenute negli orientamenti per legiferare meglio;
   adottare le misure che garantiscono la stessa retribuzione ai ricercatori che eseguono lo stesso lavoro nell'ambito dello stesso progetto;
   fornire un elenco in base alla nazionalità di tutte le società quotate in borsa e/o con utili nella loro contabilità annuale e che ricevono fondi nell'ambito di Orizzonte 2020;

Entrate

102.  si compiace che dagli elementi probatori di audit della Corte risulti, nel complesso, che le entrate non sono inficiate da un livello rilevante di errore e che, nello specifico, per le risorse proprie basate sull'RNL e sull'IVA i sistemi esaminati sono efficaci, per le risorse proprie tradizionali i sistemi esaminati sono, nel complesso, efficaci, e i controlli interni fondamentali vigenti negli Stati membri visitati dalla Corte sono comunque parzialmente efficaci; si compiace altresì che la Corte non abbia riscontrato errori nelle operazioni verificate;

103.  ricorda che la riserva è uno strumento mediante il quale un elemento dubbio dei dati RNL trasmessi da uno Stato membro può essere oggetto di rettifica e si compiace che la Corte non abbia rilevato gravi problemi nelle riserve revocate analizzate nel 2015;

104.  è preoccupato che, sebbene siano stati compiuti progressi per migliorare l'affidabilità dei dati RNL della Grecia, dette riserve non siano state revocate; osserva che si tratta dell'unica riserva generale in sospeso alla fine del 2015 e relativa al 2008 e al 2009;

105.  osserva che, per quel che riguarda i dazi doganali, la Corte ha riscontrato che la metodologia impiegata per i controlli intesi ad appurare se gli importatori rispettino la normativa su tariffe e importazioni (che comprendono gli audit "successivi allo svincolo delle merci") nonché la qualità e i risultati prodotti variavano fra gli Stati membri; osserva che la Corte mette altresì in evidenza l'interruzione del periodo triennale di prescrizione per la notifica dei debiti in Francia, una pratica che differisce da quelle di altri Stati membri e comporta un diverso trattamento degli operatori economici all'interno dell'Unione(85);

106.  costata che, per quanto riguarda le risorse proprie tradizionali, alla fine del 2015 la Commissione aveva inoltre un elenco di 325 osservazioni aperte riguardanti violazioni della normativa doganale dell'UE, rilevate tramite ispezioni negli Stati membri;

107.  osserva che la Corte ha rilevato – quanto alle dichiarazioni dei dazi doganali e dei contributi nel settore dello zucchero – inefficienze nella gestione dei crediti (nota come "contabilità B") negli Stati membri e che la Commissione ha rilevato carenze analoghe in 17 dei 22 Stati membri da essa visitati;

108.  sottolinea che la Corte ha individuato rischi relativi al recupero dei crediti doganali presso imprese con sede legale al di fuori dell'UE o cittadini di paesi non-UE e che, in diversi Stati membri, ha rilevato numerosi casi in cui le autorità non erano in grado di riscuotere crediti presso cittadini o imprese basate, ad esempio, in Bielorussia, Isole Vergini britanniche, Russia, Svizzera, Turchia e Ucraina;

109.  sottolinea che l'impatto di queste revisioni importanti dei saldi RNL avrebbe potuto essere più modesto se vi fosse stata una politica di revisione comune dell'Unione, che armonizzasse il calendario delle revisioni rilevanti;

110.  deplora che siano ancora in vigore gli elementi strutturali e giuridici responsabili dell'incidente politico verificatosi alla fine dell'ottobre 2014 in relazione ai contributi di alcuni Stati membri;

Misure da adottare

111.  invita la Commissione a:

   adottare le misure necessarie ad armonizzare i termini temporali delle notifiche di debito agli operatori economici in seguito ad un audit successivo allo svincolo delle merci negli Stati membri;
   far sì che gli Stati membri dichiarino in modo esatto negli estratti trimestrali gli importi riscossi a titolo di dazi doganali e fornire orientamenti su ciò che dovrebbe esservi registrato;
   facilitare, nella misura del possibile, il recupero dei crediti doganali da parte degli Stati membri nei casi in cui i debitori non siano stabiliti in uno Stato membro dell'UE;
   migliorare i controlli sui calcoli dei contributi dello Spazio economico europeo e dell'Associazione europea di libero scambio, nonché il calcolo dei meccanismi di rettifica, e
   stabilire le disposizioni necessarie per ridurre l'incidenza delle revisioni dei metodi e delle fonti presentati dagli Stati membri per la compilazione dell'RNL;

Seguito dato al discarico alla Commissione per l'esercizio 2014(86)

112.  sottolinea che la Commissione ha accettato di avviare nuove azioni a seguito di 88 richieste formulate dal Parlamento nella sua risoluzione che accompagna la decisione sul discarico alla Commissione per l'esercizio 2014;

113.  osserva che, secondo la Commissione, i necessari provvedimenti riguardo a 227 richieste del Parlamento sono già stati adottati o sono in corso di adozione e che, per ragioni connesse al quadro giuridico e di bilancio vigente, oppure al suo ruolo o alle sue prerogative istituzionali, la Commissione non può accogliere 35 richieste del Parlamento;

114.  si rammarica che le risposte della Commissione rimangano vaghe e ambigue sotto alcuni aspetti;

115.  si compiace che la Commissione abbia tenuto fede a cinque dei sei principali impegni;

116.  insiste tuttavia sul fatto che la Commissione incarichi le sue direzioni generali di pubblicare tutte le raccomandazioni specifiche per paese, formulate nel contesto del semestre europeo, nelle rispettive relazioni annuali di attività (sesto impegno);

117.  invita la Commissione a rivedere la propria posizione, in particolare per quanto riguarda l'attendibilità dei dati trasmessi dagli Stati membri, la trasparenza riguardo ai beneficiari finali dei fondi dell'Unione, la trasparenza delle attività del comitato etico, la lotta alla corruzione e la riforma delle strutture amministrative delle scuole europee;

118.  condanna fermamente il fatto che la Commissione non ritenga più necessario pubblicare la relazione anti corruzione dell'Unione; ritiene che, qualsiasi siano le intenzioni della Commissione per lottare contro la corruzione, questo annullamento dell'ultimo minuto invii un segnale sbagliato non solo agli Stati membri ma anche ai cittadini; ribadisce che la corruzione rimane un problema per l'Unione e gli Stati membri e che, senza misure anti corruzione efficaci, questa pregiudica la performance economica, lo Stato di diritto e la credibilità delle istituzioni democratiche all'interno dell'Unione; invita la Commissione a finalizzare e a pubblicare la relazione anti corruzione 2016, ad agire prontamente e con autorità per eradicare la corruzione negli Stati membri e nelle istituzioni dell'Unione europea, nonché a commissionare una valutazione indipendente delle normative anti corruzione presenti nelle stesse istituzioni dell'Unione;

119.  ribadisce fermamente il suo invito alla Commissione a sviluppare un sistema di indicatori rigorosi e criteri uniformi di facile applicazione in base ai requisiti fissati nel programma di Stoccolma per misurare il livello di corruzione negli Stati membri e valutarne le politiche anti corruzione; invita la Commissione a elaborare un indice di corruzione al fine di classificare gli Stati membri; ritiene che l'indice di corruzione potrebbe fornire una solida base sulla quale la Commissione potrebbe fondare il meccanismo di controllo per paese al momento di controllare la spesa delle risorse dell'UE;

Competitività per la crescita e l'occupazione

UE 2020

120.  rileva che, malgrado il reiterato tasso di errore e i ritardi di esecuzione e di chiusura, nell'ambito della valutazione ex post del settimo programma quadro eseguita da un gruppo di esperti ad alto livello(87), il settimo programma quadro è stato ritenuto un successo; in particolare, il gruppo ad alto livello ha sottolineato che il settimo programma quadro:

   ha incoraggiato l'eccellenza scientifica a livello individuale e istituzionale,
   ha promosso ricerche estremamente innovative attraverso il nuovo programma "Idee" (Consiglio europeo della ricerca),
   ha coinvolto l'industria e le PMI in modo strategico,
   ha rafforzato una nuova modalità di collaborazione e un quadro di innovazione aperto,
   ha potenziato lo spazio europeo della ricerca catalizzando una cultura della cooperazione e costruendo reti globali adatte ad affrontare sfide tematiche,
   ha affrontato alcune sfide della società attraverso la ricerca, la tecnologia e l'innovazione mediante il programma "Cooperazione",
   ha incoraggiato l'armonizzazione tra i sistemi e le politiche nazionali di ricerca e innovazione,
   ha stimolato la mobilità dei ricercatori in tutta l'Europa: il programma "Persone" ha creato le condizioni necessarie per un mercato del lavoro aperto per i ricercatori,
   ha promosso gli investimenti nelle infrastrutture europee di ricerca,
   ha raggiunto una massa critica di ricerca nel panorama europeo e mondiale;

121.  deplora che la consultazione pubblica delle parti interessate, tenutasi nell'ambito della valutazione del settimo programma quadro tra febbraio e maggio 2015, abbia evidenziato le seguenti carenze:

   elevati oneri amministrativi e norme giuridiche e finanziarie complesse,
   un eccessivo numero di sottoscrizioni,
   un'insufficiente attenzione all'impatto sulla società,
   un ambito dei temi e degli inviti a presentare proposte eccessivamente ristretto,
   un'insufficiente attenzione alla partecipazione dell'industria,
   soglie elevate per i nuovi operatori, tassi di successo mediamente bassi per le proposte e i richiedenti, rispettivamente del 19 % e del 22 %,
   scarsa comunicazione;

122.  si rammarica profondamente del fatto che l'obiettivo di investire entro il 2020 il 3 % del prodotto interno lordo (PIL) degli Stati membri nella ricerca non sarà probabilmente raggiunto; ritiene pertanto che si debba porre fine ai ricorrenti tagli al bilancio UE per quanto riguarda i programmi di ricerca; invita tutti gli Stati membri a raccogliere la sfida; invita la Commissione a trarre le dovute conclusioni per la revisione a medio termine del quadro finanziario pluriennale e per il seguente quadro finanziario pluriennale;

123.  accoglie con favore i progressi conseguiti nell'attuazione degli impegni dell'Unione dell'innovazione: a metà 2014 tutti gli impegni erano stati raggiunti o erano in fase di raggiungimento;

124.  si compiace anche che la quota dei fondi di Orizzonte 2020 destinati alle piccole e medie imprese sia aumentata, passando dal 19,4 % nel 2014 al 23,4 % nel 2015, e raccomanda di incoraggiare proattivamente questa tendenza;

125.  ritiene inaccettabile che la DG RTD non abbia accolto la sua richiesta secondo cui le direzioni generali della Commissione dovrebbero pubblicare tutte le raccomandazioni specifiche per paese nelle rispettive relazioni annuali di attività; osserva con preoccupazione la rappresentatività territoriale limitata dei 20 progetti più importanti di Orizzonte 2020;

Aspetti generali

126.  sottolinea che il capitolo cinque della relazione annuale della Corte riguarda i pagamenti nei seguenti settori: ricerca (10,4 miliardi di EUR), istruzione, formazione, gioventù e sport (1,8 miliardi di EUR), spazio (1,4 miliardi di EUR), trasporti (1,3 miliardi di EUR), altre azioni e programmi (1,1 miliardi di EUR), energia (0,5 miliardi di EUR) e il programma per la competitività delle imprese e le piccole e le medie imprese (COSME) (0,3 miliardi di EUR); osserva che la ricerca rappresenta pertanto il 62 % della spesa;

127.  rileva che la responsabilità di attuare i programmi quadro di ricerca è condivisa tra le varie direzioni generali della Commissione, le agenzie esecutive, le imprese comuni e i cosiddetti organismi di cui all'articolo 185 (partenariati con gli Stati membri), e che tutto ciò esige uno stretto coordinamento;

128.  precisa che l'audit della Corte riguarda quasi esclusivamente i pagamenti a titolo del Settimo programma quadro di ricerca;

129.  è preoccupato per il fatto che la relazione annuale di attività della DG RTD indica che alla fine del 2015 1 915 progetti del Settimo programma quadro di ricerca, per un importo di 1,63 miliardi di EUR, non erano ancora stati completati; osserva che tale circostanza potrebbe ritardare l'attuazione di Orizzonte 2020;

Sistemi di gestione e controllo

130.  evidenzia che, secondo la Corte, i sistemi di supervisione e controllo per la ricerca e le altre politiche interne sono "parzialmente efficaci";

131.  nutre preoccupazione per il fatto che nel 2015, su 150 operazioni controllate dalla Corte, 72 (48 %) erano inficiate da errori; osserva che, sulla base dei 38 errori quantificati dalla Corte, quest'ultima stima un tasso di errore pari al 4,4 %; rileva altresì che, in 16 casi di errori quantificabili, la Commissione, le autorità nazionali o i revisori indipendenti disponevano di informazioni sufficienti per prevenire o individuare e rettificare gli errori prima di approvare la spesa; osserva che, se tutte queste informazioni fossero state usate per rettificare gli errori, il tasso di errore stimato per il capitolo in oggetto sarebbe stato inferiore dello 0,6 %;

132.  deplora che per dieci delle 38 operazioni che presentano errori quantificati, la Corte abbia rilevato errori superiori al 20 % delle voci esaminate; rileva che questi dieci casi (nove concernenti il settimo programma quadro per la ricerca e uno il programma per la competitività e l'innovazione 2007-2013) rappresentano il 77 % del livello globale di errore stimato, nel 2015, per la sottorubrica "Competitività per la crescita e l'occupazione";

133.  si rammarica per il fatto che la maggior parte degli errori quantificati rilevati dalla Corte (33 su 38) riguardava i rimborsi di costi indiretti e per il personale, dichiarati dai beneficiari, non ammissibili e che quasi tutti gli errori riscontrati dalla Corte nelle dichiarazioni di spesa erano dovuti ad una interpretazione errata, da parte dei beneficiari, delle norme complesse di ammissibilità o al calcolo non corretto dei propri costi ammissibili, il che conduce all'ovvia conclusione che queste regole devono essere semplificate;

134.  si compiace che, stando alla Corte, l'applicazione delle norme in materia di appalti sia notevolmente migliorata;

135.  si interroga sul motivo per cui il direttore generale della DG RTD ha nuovamente espresso, come negli anni precedenti, una riserva orizzontale per quanto riguarda tutte le dichiarazioni di spesa nell'ambito del Settimo programma quadro di ricerca (1,47 miliardi di EUR); è del parere che le riserve orizzontali, in generale, non possano essere considerate uno strumento di sana gestione finanziaria; riconosce che alcune parti della spesa relativa al Settimo programma quadro di ricerca non erano garantite da una riserva laddove risultava che i rischi (e dunque i tassi di errore residuo) fossero notevolmente inferiori rispetto alla spesa totale; nota che nell'ambito della ricerca e sviluppo tecnologico ciò si applica alla spesa per le imprese comuni; nota che all'esterno della DG RTD ciò si applica anche alla spesa dell'Agenzia esecutiva per la ricerca nell'ambito del programma Marie Curie e a ogni spesa dell'Agenzia esecutiva del Consiglio europeo della ricerca;

136.  è sorpreso che l'Istituto europeo di innovazione e tecnologia non abbia partecipato nel 2015 al Centro comune di supporto per la spesa relativa alla ricerca e all'innovazione;

137.  è preoccupato per il fatto che il Settimo programma quadro di ricerca, stando a quanto riferito dal Commissario, non verrà attuato e valutato in maniera completa prima del 2020, il che potrebbe comportare ritardi nei futuri programmi di follow-up; esorta la Commissione a pubblicare la relazione di valutazione appena possibile e al più tardi prima della presentazione del programma di ricerca posteriore a Orizzonte 2020;

Orizzonte 2020

138.  rileva che, nell'ambito di Orizzonte 2020, fino alla fine del 2015 sono stati erogati solo anticipi; avverte la Commissione che un ritardo nell'avvio del progetto Orizzonte 2020 potrebbe ritardare l'attuazione del programma; mette in guardia contro gli arretrati finanziari alla fine del programma;

139.  è preoccupato per le constatazioni della Corte secondo cui i programmi pluriennali che fissano gli obiettivi politici dell'UE, come la strategia Europa 2020 od Orizzonte 2020, pur progredendo in parallelo, non sono realmente collegati(88);

140.  si rammarica inoltre che la prima relazione di monitoraggio su Orizzonte 2020 abbia fornito soltanto poche informazioni circa gli effetti delle sinergie tra il programma e i fondi strutturali(89); invita la Commissione a riferire su tali effetti delle sinergie man mano che si rendono disponibili i risultati del programma;

141.  è profondamente preoccupato del fatto che, secondo la Corte(90), Orizzonte 2020 non sia sufficientemente orientato alla performance;

Misure da adottare

142.  ribadisce la sua richiesta, già avanzata nella risoluzione sul discarico alla Commissione per l'esercizio 2014(91), affinché la Commissione incarichi le sue direzioni generali di pubblicare tutte le raccomandazioni specifiche per paese che hanno formulato nel contesto del semestre europeo nelle rispettive relazioni annuali di attività;

143.  invita gli Stati membri ad aumentare gli sforzi per raggiungere l'obiettivo del 3 % del PIL investito in ricerca; osserva che ciò promuoverebbe l'eccellenza e l'innovazione; invita a tal proposito la Commissione a esaminare la possibilità di proporre un patto per la scienza a livello locale, regionale e nazionale, in linea con la dinamica già esistente del Patto dei sindaci; invita gli Stati membri e il Parlamento europeo a compiere uno sforzo anche tramite il bilancio dell'Unione;

144.  invita la Commissione a rivedere l'indicatore chiave di prestazione "risultati dell'innovazione dell'UE", poiché, come indicato dalla Commissione, il carattere composito dell'indicatore non è adatto a definire obiettivi(92);

145.  esorta la Commissione a dare seguito, in particolare, a 16 casi di errori quantificabili, rispetto ai quali la Commissione, le autorità nazionali o i revisori indipendenti disponevano di informazioni sufficienti per prevenire o individuare e rettificare gli errori prima di approvare la spesa, nonché di comunicare dettagliatamente alla commissione competente le misure correttive adottate prima della fine di ottobre 2017;

146.  invita la Commissione a informare dettagliatamente la commissione competente circa le 10 transazioni che rappresentavano il 77 % degli errori e le misure correttive adottate;

147.  invita la Commissione a modernizzare i propri sistemi di gestione e controllo in modo tale da rendere superflue le riserve orizzontali; invita la Commissione a informare la commissione competente circa le misure adottate prima del novembre 2017;

148.  invita la Commissione, insieme alla Corte, a chiarire ulteriormente i collegamenti tra la strategia Europa 2020 (2010-2020), il quadro finanziario pluriennale (2014-2020) e le priorità della Commissione (2015-2019) approfittando, ad esempio, del processo di pianificazione e rendicontazione strategica (2016-2020); osserva che ciò rafforzerebbe le disposizioni in materia di monitoraggio e rendicontazione e consentirebbe alla Commissione di riferire in modo efficace riguardo al contributo fornito dal bilancio dell'Unione al raggiungimento degli obiettivi di Europa 2020;

Varie

149.  prende atto dell'attribuzione esclusiva di sovvenzioni di funzionamento di cui alla linea di bilancio 04 03 01 05 "Azioni di informazione e formazione a favore delle organizzazioni dei lavoratori" a solo due istituti sindacali, l'Istituto sindacale europeo e il Centro europeo per le questioni dei lavoratori; ricorda alla Commissione che le sovvenzioni di funzionamento e gli accordi quadro di partenariato devono essere sostanzialmente trattati come sovvenzioni e, quindi, devono essere soggetti alle procedure di gara d'appalto aperta e di pubblicazione; esprime preoccupazione in generale riguardo alla motivazione di tali pratiche di attribuzione sulla base di monopoli di fatto o in virtù delle competenze tecniche, dell'alto grado di specializzazione o dei poteri amministrativi dei beneficiari (articolo 190, paragrafo 1, lettere c) e f), delle modalità di applicazione); osserva che il fatto di accordare in maniera duratura ed esclusiva sovvenzioni di funzionamento a delle entità su queste basi può in effetti condurre a tali monopoli di fatto e un alto grado di competenze, specializzazioni o poteri, motivando quindi ulteriormente l'attribuzione esclusiva di sovvenzioni di funzionamento sulla base dell'articolo 190 delle modalità di applicazione;

150.  ricorda alla Commissione a tale proposito che è necessario interpretare e applicare in modo restrittivo le eccezioni alle regole di trasparenza e pubblicazione di cui agli articoli 125 e seguenti del regolamento finanziario; invita il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione a impegnarsi a definire chiaramente sia il lasso di tempo che l'ambito di applicazione delle eccezioni al principio di trasparenza e pubblicazione, con il chiaro obiettivo di restringere ulteriormente il loro impiego;

Misure da adottare

151.  chiede alla Commissione di applicare e interpretare in modo restrittivo le eccezioni alle regole di trasparenza e pubblicazione di cui agli articoli 125 e seguenti del regolamento finanziario; chiede alla Commissione di definire chiaramente sia il lasso di tempo che lo scopo dell'applicazione di eccezioni al principio di trasparenza e pubblicazione, con il chiaro obiettivo di restringere ulteriormente il loro impiego;

Coesione economica, sociale e territoriale

UE 2020

152.  osserva che, secondo la valutazione ex post del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e del Fondo di coesione (FC) 2007-2013(93), 1 EUR di investimento della politica di coesione genererà 2,74 EUR di PIL addizionale entro il 2023; si compiace del fatto che i fondi strutturali e di coesione sono stati investiti principalmente nell'innovazione delle piccole e medie imprese (32,3 miliardi di EUR), sostegno generico alle imprese (21,4 miliardi di EUR), nell'infrastruttura di ricerca e sviluppo tecnologico (17,5 miliardi di EUR), investimenti nei trasporti (82,2 miliardi di EUR), investimenti nel settore energetico (11,8 miliardi di EUR), investimenti ambientali (41,9 miliardi di EUR), investimenti in cultura e turismo (12,2 miliardi di EUR) e infrastruttura urbana e sociale (28,8 miliardi di EUR);

153.  si compiace del fatto che il FESR e l'FC siano stati in grado, in una certa misura, di controbilanciare gli effetti delle crisi finanziarie del 2007-2008, evidenziando che, senza l'intervento dei fondi strutturali, la divergenza economica e sociale tra le regioni europee sarebbe aumentata ancora di più;

154.  si compiace dei risultati della politica di coesione evidenziate dalle valutazioni ex post del periodo di programmazione 2007-2013 in relazione agli obiettivi Europa 2020:

   da parte del FESR e del FC: titolo 1 "Impiego" e 2 "Ricerca e Sviluppo e innovazioni", – 41 600 posti di ricercatore creati e 400 000 PMI sostenute; titolo 3 "Cambiamento climatico ed Energia", – 3 900 MW di capacità addizionale creati grazie alla produzione di energia rinnovabile;
   da parte del Fondo sociale europeo (FSE): titolo 1 "Impiego", almeno 9,4 milioni di persone hanno trovato un impiego (tra le quali più di 300 000 persone sostenute si sono messe in proprio); titolo 4 "Istruzione", almeno 8,7 milioni di persone hanno acquisito una qualifica o un certificato;

155.  rileva, tuttavia, che pochissimi programmi si sono incentrati sui risultati o sull'impatto misurato e che si sa quindi poco o nulla circa la sostenibilità degli investimenti;

156.  evidenzia tuttavia che nel 2015 pochissimi programmi si sono incentrati sui risultati o sull'impatto misurato; esorta quindi la Commissione a fissare e concordare a livello interistituzionale gli indicatori necessari per l'attuazione del bilancio in base al risultato; osserva tuttavia che, in questa fase, si sa poco o nulla circa la sostenibilità e il valore aggiunto europeo degli investimenti;

157.  deplora di non essere informato circa le misure che la Commissione ha chiesto agli Stati membri di avviare nel contesto del semestre europeo; invita la Commissione a informare il Parlamento europeo circa le misure adottate dagli Stati membri nell'ambito del semestre europeo;

158.  è molto preoccupato per il fatto che la Corte aveva segnalato ritardi nell'avvio del periodo di programmazione 2014-2020 già nella sua relazione annuale 2014 e che, alla fine del 2015, era già stato designato meno del 20 % delle autorità nazionali responsabili dei fondi strutturali e d'investimento europei;

Il Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo di coesione e il Fondo sociale europeo: aspetti generali

159.  si compiace del fatto che la Corte abbia allineato i capitoli della sua relazione annuale alle rubriche del quadro finanziario pluriennale; è del parere, tuttavia, che i fondi di questa rubrica siano di importanza finanziaria tale (FESR: 28,3 miliardi di EUR, FC: 12,1 miliardi di EUR, FSE: 10,3 miliardi di EUR) che la strategia di audit della Corte dovrebbe mantenere identificabili il FESR e l'FC, da una parte, e l'FSE, dall'altra;

160.  teme che, in particolare verso la fine di un periodo di programmazione, gli Stati membri concentrino la loro attenzione sui fondi di assorbimento disponibili nel quadro delle dotazioni nazionali, piuttosto che sul conseguimento degli obiettivi politici; invita la Commissione ad aiutare gli Stati membri con i peggiori risultati offrendo loro assistenza tecnica, specialmente alla fine dell'esercizio finanziario;

161.  aspetta con impazienza che i 16 Stati membri che non hanno ancora recepito la direttiva sugli appalti pubblici(94), i 19 Stati membri che non hanno recepito la direttiva sull'aggiudicazione dei contratti di concessione(95) e i 17 Stati membri che non hanno ancora recepito la direttiva sulle procedure d'appalto degli enti erogatori nei settori dell'acqua, dell'energia, dei trasporti e dei servizi postali(96), provvedano in tal senso quanto più rapidamente possibile, visto che le direttive mirano a un'ulteriore semplificazione; invita la Commissione a verificare i progressi in questi settori;

162.  sottolinea l'importanza dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile (IOG); osserva che, alla fine del novembre 2015, circa 320 000 giovani erano stati inseriti nelle azioni sostenute dalla IOG e 18 su 22 Stati membri avevano avviato azioni in tale ambito; rileva che il 28 % dei fondi IOG disponibili era stato impegnato, il 20 % appaltato ai beneficiari e il 5 % pagato ai beneficiari; osserva che tre Stati membri non avevano ancora impegnato alcun finanziamento alla fine di novembre 2015 (Spagna, Irlanda e Regno Unito);

163.  prende atto dei risultati preliminari dell'attuazione dell'FSE e della IOG nel 2014-2015 e osserva che 2,7 milioni di partecipanti hanno partecipato alle attività dell'FSE e della IOG, ivi incluse le persone disoccupate (1,6 milioni) e quelle inattive (700 000);

164.  deplora, al tempo stesso, che un primo studio(97) sembri anche indicare una mancanza di efficacia dei servizi erogati e carenze nella raccolta dei dati in alcuni Stati membri;

Sistemi di gestione e controllo

165.  rileva che nel 2015 i pagamenti erano costituiti, per oltre l'80 %, da pagamenti intermedi ai programmi operativi del periodo di programmazione 2007-2013, il cui periodo di ammissibilità è terminato il 31 dicembre 2015; osserva che i pagamenti relativi ad anticipi per il periodo di programmazione 2014-2020 sono ammontati a circa 7,8 miliardi di EUR;

166.  esprime preoccupazione per il fatto che in Italia si siano verificati inaccettabili ritardi nei pagamenti ai tirocinanti coperti dallo strumento di Garanzia per i giovani; chiede alla Commissione di monitorare la situazione e di prevedere un piano di azione specifico per gli Stati membri che presentano tale problematica;

167.  riconosce che la Corte ha esaminato 223 operazioni (120 operazioni riguardavano il FESR, 52 l'FC e 44 l'FSE);

168.  esprime preoccupazione per il fatto che la Corte ha quantificato il livello di errore stimato al 5,2 % (5,7 % per il 2014); è allarmato per il fatto che la Corte, come negli anni precedenti, abbia dovuto concludere che in 18 casi di errori quantificabili commessi dai beneficiari, le autorità nazionali disponevano di informazioni sufficienti per prevenire o individuare e rettificare gli errori prima che la dichiarazione di spesa venisse presentata alla Commissione; esorta gli Stati membri a fare uso di tutte le informazioni disponibili per prevenire, rilevare e correggere gli errori; esorta la Commissione a verificare se gli Stati membri fanno uso di tutte le informazioni disponibili per prevenire, rilevare e correggere gli errori; osserva che se tutte queste informazioni fossero state utilizzate, il livello di errore stimato per questo capitolo sarebbe stato inferiore di 2,4 punti percentuali(98);

169.  prende atto del fatto che, per quanto riguarda la spesa FESR/FC, la Corte ha individuato che i rischi principali per la regolarità sono che i beneficiari, da un lato, dichiarino costi che non sono ammissibili in virtù delle norme nazionali di ammissibilità e/o delle disposizioni in materia di ammissibilità dei regolamenti dei fondi strutturali dell'Unione europea, meno numerose, o, dall'altro, non rispettino le norme sugli appalti pubblici dell'Unione e/o nazionali nell'aggiudicazione di contratti; osserva la Commissione ha stimato il rischio di errore in questo settore tra il 3 % e il 5,6 %;

170.  prende atto del fatto che, per quanto riguarda le spese relative all'FSE, la Corte ha individuato che il rischio principale per la regolarità è connesso alla natura immateriale degli investimenti in capitale umano e al coinvolgimento di molteplici partner, spesso di piccole dimensioni, nell'attuazione dei progetti; osserva che la Commissione ha stimato il rischio di errore in questo settore tra il 3 % e il 3,6 %;

171.  rileva con rammarico che una delle principali fonti di errore per la spesa dell'insieme della rubrica "Coesione economica, sociale e territoriale" continui ad essere la violazione delle norme in materia di appalti pubblici; ricorda che le gravi inosservanze delle norme sugli appalti pubblici includono, ad esempio, aggiudicazioni dirette non giustificate di contratti, lavori o servizi aggiuntivi, esclusione illecita di offerenti, nonché casi di conflitto d'interessi e criteri di selezione discriminatori; ritiene fondamentale una politica di completa trasparenza relativa ai dati degli appaltatori e dei subappaltatori per contrastare errori ed abusi;

172.  sottolinea che la semplificazione, tra cui l'opzione semplificata in materia di costi, riduce il rischio di errore; sottolinea tuttavia il fatto che le autorità di gestione sono preoccupate per il carico di lavoro aggiuntivo, le incertezze giuridiche e il rischio che eventuali irregolarità possano essere considerate un errore sistemico;

173.  si compiace del fatto che le relazioni annuali di controllo degli Stati membri siano diventate più affidabili nel corso degli anni: in soli 14 casi FESR/FC la Commissione ha rettificato al rialzo, di oltre il 2 %, il tasso di errore comunicato dagli Stati membri;

174.  si rammarica del fatto che la DG REGIO abbia avuto la necessità di emettere 67 riserve (in precedenza 77) a causa di sistemi di gestione e controllo inaffidabili in 13 Stati membri e una riserva relativa al programma transfrontaliero Grecia-ex Repubblica jugoslava di Macedonia dello strumento di preadesione; dei 67 programmi con riserva, 22 possono essere assegnati alla Spagna, 10 all'Ungheria e 7 alla Grecia; al contempo, l'incidenza finanziaria stimata di queste riserve è diminuita da 234 milioni di EUR nel 2014 a 231 milioni di EUR nel 2015 per il FESR/FC;

175.  deplora inoltre che la direzione generale Occupazione, affari sociali e inclusione (DG EMPL) emetta 23 riserve (in precedenza 36) a causa di Sistemi di gestione e controllo inaffidabili in 11 Stati membri; rileva che l'incidenza finanziaria stimata di queste riserve si è ridotta da 169,4 milioni di EUR nel 2014 a 50,3 milioni di EUR nel 2015 per l'FSE;

176.  sostiene i piani della Commissione secondo i quali migliorare le valutazioni di impatto dei programmi della politica di coesione dovrebbe essere una priorità(99); chiede alla Commissione in che modo le conclusioni verranno inserite in una normativa per il prossimo periodo di programmazione;

Strumenti di ingegneria finanziaria (SIF)

177.  prende atto che le autorità di gestione degli Stati membri hanno comunicato un totale di 1 052 strumenti di ingegneria finanziaria (compresi 77 fondi di partecipazione (FP) e 975 fondi specifici) operanti alla fine del 2015, di cui l'89 % è destinato alle imprese, il 7 % ai progetti di sviluppo urbano e il 4 % ai fondi per l'efficienza energetica e le energie rinnovabili;

178.  è consapevole del fatto che questi SIF sono stati istituiti in 25 Stati membri (tutti gli Stati membri, tranne Irlanda, Lussemburgo e Croazia) e hanno ricevuto sostegno finanziario da 188 programmi operativi, tra cui un programma operativo di cooperazione transfrontaliera;

179.  riconosce che l'importo complessivo dei contributi dei programmi operativi erogati ai SIF era pari a 16,9 miliardi di EUR, di cui 11,7 miliardi di EUR forniti dai fondi strutturali (FESR e FSE); riconosce, altresì, che, alla fine del 2015, i pagamenti ai destinatari finali hanno raggiunto i 12,7 miliardi di EUR, di cui 8,6 miliardi provenienti dai fondi strutturali, il che ha consentito di raggiungere un tasso di assorbimento di circa il 75 % degli importi dei programmi operativi erogati ai SIF;

180.  sottolinea che i destinatari della Polonia, dell'Ungheria e della Francia sono i primi beneficiari dei SIF;

181.  condivide l'opinione della Corte secondo cui la Commissione dovrebbe garantire che tutte le spese relative agli strumenti finanziari del FESR e dell'FSE per il periodo di programmazione 2007-2013 siano incluse con sufficiente anticipo nelle dichiarazioni di chiusura, per consentire alle autorità di audit di effettuare i controlli; osserva che la Commissione dovrebbe inoltre incoraggiare tutti gli Stati membri che hanno utilizzato strumenti finanziari a espletare audit specifici sull'impiego di tali strumenti in vista della chiusura;

182.  esprime profonda preoccupazione nel constatare che la complessità finanziaria creata da più di 1 000 SIF costituisce una parte importante delle "galassie dei bilanci", rendendo impossibile il controllo democratico;

Banca europea per gli investimenti

183.  è profondamente preoccupato per i costi e le tasse generalmente più elevati dei fondi gestiti dalla Banca europea per gli investimenti/Fondo europeo d'investimento per l'attuazione degli strumenti finanziari nell'ambito della gestione concorrente messi in luce dai risultati della Corte nella sua relazione speciale 19/2016 dal titolo "L'esecuzione del bilancio UE tramite gli strumenti finanziari: insegnamenti utili del periodo di programmazione 2007-2013" e incoraggia la Corte a condurre una revisione simile per il periodo in corso;

184.  invita la Commissione a presentare ogni anno a partire dal 2018, entro il mese di giugno, una relazione sull'attuazione del piano finanziario pluriennale in corso sin dal suo inizio, nonché sullo stato di avanzamento, compresi i risultati raggiunti, di tutti gli strumenti finanziari gestiti e attuati dal gruppo Banca europea per gli investimenti che operano con risorse del bilancio dell'Unione, al fine di utilizzarla nella procedura di discarico;

Casi specifici

185.  constata che l'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) ha aperto diverse indagini amministrative, come quella avviata in Germania sul gruppo Volkswagen in seguito allo scandalo sulle emissioni, in Francia sul Fronte Nazionale e il suo presidente o nella Repubblica ceca sul progetto conosciuto come "Nido della cicogna" sulla base di presunte irregolarità; invita la Commissione, nel momento in cui le indagini saranno concluse, a informare immediatamente la sua commissione competente;

186.  esprime profonda preoccupazione per il fatto che, in Ungheria, la Corte e la DG REGIO abbiano scoperto gravi irregolarità relative alla costruzione della linea metropolitana 4 a Budapest; sulla base di un'indagine amministrativa di OLAF, che ha avuto inizio nel 2012 e che è stata conclusa solo di recente a causa della natura complessa del caso, la Commissione potrebbe dover recuperare 228 milioni di EUR e la Banca europea per gli investimenti 55 milioni di EUR; osserva che la cattiva gestione è stata scoperta a livello di progetto; rileva che la relazione dell'OLAF raccomanda inoltre seguiti giudiziari in Ungheria e nel Regno Unito; invita la Commissione a informare regolarmente la sua commissione competente circa i progressi compiuti e le misure adottate;

187.  deplora l'adozione da parte del governo rumeno di un'ordinanza che potrebbe aver impedito una lotta efficace contro la corruzione e che inoltre avrebbe potuto permettere l'impunità ai politici implicati in atti illeciti; osserva che queste nuove misure legislative potrebbero avere un impatto molto negativo sul tentativo della Commissione di tutelare gli interessi finanziari dell'Unione, visto che la Romania è un importante beneficiario dei fondi strutturali; invita la Commissione a informare la sua commissione competente sulle misure adottate dalla Commissione per affrontare la situazione ;

Misure da adottare

188.  ribadisce la sua richiesta, già avanzata nella risoluzione sul discarico alla Commissione per l'esercizio 2014(100), affinché la Commissione incarichi le sue direzioni generali di pubblicare tutte le raccomandazioni specifiche per paese che hanno formulato nel contesto del semestre europeo nelle rispettive relazioni annuali di attività;

189.  chiede alla Corte di mantenere separatamente identificabili il FESR e l'FC, da una parte, e l'FSE, dall'altra, nella sua strategia di audit, data la sua importanza finanziaria;

190.  invita la Commissione:

   a fare in modo che vengano rafforzati i sistemi di gestione e controllo dei 15 Stati membri(101) che hanno evidenziato carenze, e a riferire per iscritto circa i suoi sforzi alla sua commissione competente prima di ottobre 2017;
   a chiarire la distinzione tra imposta di valore aggiunto recuperabile e non recuperabile;
   a riferire sull'importo disimpegnato (paese, fondo, importo) dopo la conclusione del periodo finanziario 2007-2013;
   in linea con la raccomandazione della Corte, al momento di elaborare la proposta legislativa per il prossimo periodo di programmazione, a proporre aggiornamenti necessari della concezione e del meccanismo di erogazione dei Fondi strutturali e di investimento europei, tenendo anche conto delle indicazioni del gruppo di alto livello per la semplificazione con lo scopo di rafforzare il contributo della politica di coesione alla lotta alle disparità e alle disuguaglianze tra le regioni dell'Unione e gli Stati membri; invita la Commissione a elaborare una comunicazione su questo tema in una fase iniziale;
   a prevedere per il prossimo periodo di programmazione indicatori di performance più gestibili e misurabili, dal momento che il Parlamento attribuisce pari importanza ai controlli di legittimità e regolarità, da un lato, e ai risultati, dall'altro;
   a prevedere una completa trasparenza e accesso alla documentazione per le opere infrastrutturali finanziate dall'Unione, con particolare attenzione ai dati relativi agli appaltatori e ai subappaltatori;

191.  esprime pieno sostegno alla dichiarazione del Commissario Oettinger, secondo la quale gli strumenti finanziari e i "bilanci ombra" devono essere ricondotti, nel lungo periodo, nel quadro del bilancio dell'Unione, di modo che la Commissione ne sia responsabile dinanzi al Parlamento europeo; invita la Commissione a elaborare una comunicazione sulla questione prima del novembre 2017;

Politica agricola comune

192.  ricorda che i regimi di aiuti diretti introdotti dalla riforma della PAC del 2013 sono entrati in vigore solo nell'anno di domanda 2015 e che la presente relazione si riferisce alle spese dell'esercizio finanziario 2015, corrispondente alle domande di aiuto diretto presentate nel 2014, ultimo anno dei vecchi regimi della PAC;

Questioni di conformità

193.  sottolinea che il livello di errore stimato della Corte è pari al 2,9 % per la rubrica 2 del quadro finanziario pluriennale "Risorse naturali" per l'esercizio 2015; osserva che questo livello è simile a quello del 2014, se si tiene conto del cambiamento di approccio della Corte riguardo ad errori di condizionalità che non sono più compresi nel tasso di errore;

194.  invita pertanto la Commissione, al fine di migliorare la responsabilità e la rendicontazione ai livelli direttivi superiori, a valutare un'applicazione più flessibile ed efficiente della regola di mobilità interna dei dirigenti, laddove sussistano circostanze quali una permanenza di lunga durata e un livello di errori costante ed elevato rilevato dalla Corte, nonché il mantenimento costante di riserve sui risultati della gestione dei servizi interessati;

195.  sottolinea che per "Sostegno al mercato e aiuti diretti", il tasso di errore stimato della Corte è pari al 2,2 %, leggermente al di sopra della soglia di rilevanza del 2 % (stesso livello del 2014), mentre in "Sviluppo rurale e altre politiche", il livello stimato di errore rimane elevato al 5,3 % ma è inferiore al 6 % stimato lo scorso anno;

196.  sottolinea che gli errori nel settore degli aiuti diretti erano quasi tutti imputabili all'eccessivo numero di ettari ammissibili, nonostante il fatto che l'affidabilità dei dati nel sistema di identificazione delle parcelle agricole sia costantemente migliorato negli ultimi anni e sottolinea che, nello sviluppo rurale, metà degli errori sono stati causati dall'inammissibilità del beneficiario o del progetto, il 28 % da problemi di appalto e l'8 % da violazioni degli impegni agroambientali;

197.  deplora vivamente che, per entrambi i settori, gli aiuti diretti e lo sviluppo rurale, le autorità nazionali avrebbero potuto ridurre il livello di errore a un livello prossimo o al di sotto della rilevanza(102) visto che disponevano di informazioni sufficienti per rilevare l'errore o hanno compiuto esse stesse l'errore; esorta gli Stati membri a utilizzare tutte le informazioni disponibili per prevenire, individuare e correggere eventuali errori e ad agire di conseguenza;

198.  accoglie con favore il fatto che la Commissione abbia ridotto significativamente il numero di procedure di conformità aperte, da 192 nel 2014 a 34 nel 2015, e che a seguito di modifiche legislative volte a razionalizzare la procedura, la Commissione controlli ora più da vicino il ciclo di audit al fine di rispettare le scadenze interne ed esterne;

Autorità di gestione

199.  si rammarica del fatto che la Corte abbia riscontrato carenze che interessano alcune delle funzioni chiave di controllo degli organismi pagatori degli Stati membri e che dette carenze fossero relative:

   a) per il Fondo europeo agricolo di garanzia:
   al Sistema di identificazione delle particelle agricole, ai controlli amministrativi;
   alla qualità dei controlli in loco;
   alla mancanza di coerenza nella definizione dei parametri per il mantenimento dei terreni in buone condizioni agronomiche e ambientali (BCAA);
   alle procedure di recupero per i pagamenti indebiti;
   b) per il sostegno allo sviluppo rurale:
   alle carenze nei controlli amministrativi relative alle condizioni di ammissibilità, in particolare quelle relative agli appalti pubblici;
   c) per quanto riguarda la condizionalità, all'affidabilità delle statistiche sui controlli e al campionamento;

Attendibilità dei dati trasmessi dagli Stati membri

200.  rileva che nel 2015, per la prima volta, veniva chiesto agli organismi di certificazione di verificare la legittimità e la regolarità delle spese; deplora che la Commissione possa utilizzare l'attività di tali organismi solo in misura limitata a causa di carenze significative nella metodologia e nell'attuazione quali:

   strategie di audit inadeguate;
   dimensioni troppo limitate dei campioni prelevati;
   competenze e consulenza giuridica insufficienti dei revisori degli organismi di certificazione;

201.  si rammarica profondamente del fatto che persista un problema di affidabilità dei dati comunicati dagli Stati membri in quanto:

   a) nei pagamenti diretti:
   la DG AGRI ha effettuato aggiustamenti (maggiorazioni) per 12 dei 69 organismi pagatori, con un tasso di errore superiore al 2 % (ma nessuno al di sopra del 5 %) mentre solo un organismo pagatore aveva inizialmente qualificato la sua dichiarazione;
   la DG AGRI ha emesso una riserva per 10 organismi pagatori: 3 per la Spagna, uno rispettivamente per Francia, Bulgaria, Cipro, Italia (Calabria), Romania, e uno ciascuno per la Spagna e la Francia per POSEI (programma di soluzioni specifiche per ovviare alla lontananza e all'insularità delle regioni ultraperiferiche);
   b) in ambito rurale:
   la DG AGRI ha effettuato aggiustamenti (maggiorazioni) per 36 dei 72 organismi pagatori e in 14 casi il tasso di errore rettificato è stato superiore al 5 %;
   la DG AGRI ha emesso riserve per 24 organismi pagatori riguardo a 18 Stati membri: Austria, Belgio, Bulgaria, Repubblica ceca, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia (4 organismi pagatori), Lettonia, Paesi Bassi, Portogallo, Romania, Svezia, Spagna (3 organismi pagatori) e Regno Unito (2 organismi pagatori);
   inoltre, la DG AGRI ha emesso riserve riguardo gli appalti pubblici per 2 Stati membri: Germania e Spagna;

202.  sottolinea che, per il Fondo europeo agricolo di garanzia, i tassi di errore riscontrati dalla DG AGRI e dalla Corte dei conti sono divergenti(103), mentre, per il Fondo agricolo europeo per lo sviluppo rurale, il tasso di errore rettificato del 4,99% indicato dalla DG AGRI è sostanzialmente in linea con il livello di errore stimato dalla Corte;

Questioni attinenti alla performance

203.  rileva che, come nel 2014, la Corte ha esaminato questioni relative alla performance per un campione di operazioni nell'ambito dello sviluppo rurale ed esprime preoccupazione per il fatto che non vi erano prove sufficienti che i costi fossero ragionevoli nel 44 % dei progetti e che vi erano carenze nella focalizzazione delle misure e nella selezione dei progetti, compresi collegamenti deboli agli obiettivi di Europa 2020; invita la Commissione ad adottare tutte le misure possibili per migliorare questa situazione preoccupante;

Indicatori chiave di performance

204.  è preoccupato per il grado di attendibilità dei dati utilizzati dalla Commissione per misurare l'indicatore chiave di performance 1 (KPI 1) definito dalla DG AGRI per quanto riguarda il reddito dei fattori in agricoltura; ritiene che la tendenza attuale nell'agricoltura a tempo parziale derivante dai prezzi bassi delle materie prime non sia contabilizzata con esattezza; rileva in particolare che:

   a) la Commissione non è in grado di fornire cifre precise riguardo agli agricoltori che hanno lasciato il proprio posto di lavoro nel 2015 a causa della crisi del settore lattiero e delle carni suine, siccome non sono facilmente disponibili dati sui nuovi agricoltori o sul numero di agricoltori che hanno lasciato il settore (interrogazioni scritte 1 e 3 – audizione del commissario Hogan, del 29 novembre 2016);
   b) il 2013 è l'ultimo anno per il quale sono disponibili cifre sul numero di aziende: 10 841 000 aziende agricole gestite in ciascun caso da un solo agricoltore;
   c) il numero dei beneficiari degli aiuti del primo pilastro della PAC nel 2015: 7 246 694 agricoltori dell'Unione e 127 268 beneficiari sostenuti nell'ambito delle misure di mercato;
   d) il reddito dei fattori in agricoltura è calcolato per "unità lavorativa annua", che equivale al lavoro realizzato da una persona occupata in un'azienda agricola a tempo pieno, con una manodopera agricola totale nei 28 Stati membri dell'Unione pari a 9,5 milioni di unità di lavoro annuali nel 2013, di cui 8,7 milioni (92 %) erano lavoratori regolari(104), (105);
   e) la Corte dei conti conclude nella sua relazione speciale n. 1/2016 che il sistema utilizzato dalla Commissione per misurare la performance della PAC in relazione ai redditi degli agricoltori non è sufficientemente ben concepito e che la quantità e la qualità dei dati statistici utilizzati per analizzare i redditi degli agricoltori presentano notevoli limiti;

205.  teme che la Commissione non sia ben equipaggiata per fornire annualmente dati completi relativamente al KPI 1, né, di conseguenza, per monitorare in modo preciso ed esaustivo l'evoluzione del reddito agricolo;

206.  ritiene che l'indicatore chiave di performance 4 sul tasso di occupazione nel settore dello sviluppo rurale non sia pertinente, visto che il tasso di occupazione nel settore dello sviluppo rurale non è influenzato unicamente dalle misure della PAC e dato inoltre che l'obiettivo del mantenimento e della creazione di posti di lavoro nelle aree rurali è condiviso con molti altri strumenti, in particolare gli altri fondi strutturali e d'investimento europei;

Una PAC giusta

207.  sottolinea le grandi differenze tra gli Stati membri per quanto riguarda il reddito medio degli agricoltori(106) e ricorda che lo scorso anno il Parlamento ha considerato insostenibile che il 44,7 % di tutte le aziende agricole dell'Unione siano aziende agricole di semi-sussistenza, ovvero abbiano un reddito inferiore ai 4 000 EUR l'anno, che in media l'80 % dei beneficiari del sostegno diretto della PAC ricevono il 20 % circa dei pagamenti e che il 79 % dei beneficiari del sostegno diretto della PAC ricevono un importo pari o inferiore a 5 000 EUR l'anno(107);

208.  rileva che il direttore generale della DG AGRI ha riferito in una pagina della sua relazione annuale di attività per il 2015 in merito alle tendenze nella distribuzione dei pagamenti diretti e ha sottolineato ancora una volta che spetta agli Stati membri fare uso delle opzioni offerte dalla riforma della PAC del 2013 per ridistribuire le sovvenzioni PAC;

209.  ritiene che i pagamenti diretti non svolgano pienamente il loro ruolo di rete di sicurezza per stabilizzare i redditi agricoli, in particolare per le aziende agricole di minori dimensioni, dato che l'attuale distribuzione squilibrata dei pagamenti fa sì che il 20 % di tutte le aziende agricole nell'UE riceva l'80 % di tutti i pagamenti diretti, il che non riflette il livello di produzione e rappresenta un retaggio del fatto che gli Stati membri continuino a basare i pagamenti su criteri storici, pur riconoscendo che le dimensioni delle aziende agricole, grandi o piccole che siano, dipendono dai singoli Stati membri; è del parere che le aziende agricole di maggiori dimensioni non sempre necessitino dello stesso livello di sostegno per stabilizzare i redditi agricoli di cui hanno bisogno le piccole aziende agricole in tempi di volatilità dei redditi, dal momento che possono beneficiare delle economie di scala suscettibili di renderle più resilienti; ritiene che imponendo un massimale ai pagamenti diretti, come proposto inizialmente dalla Commissione e approvato dal Parlamento, si possano fornire risorse finanziarie sufficienti per rendere più equa la PAC;

Biocarburanti

210.  rileva che, secondo le risultanze segnalate dalla Corte nella relazione speciale n. 18/2016 sul sistema dell'Unione per la certificazione dei biocarburanti sostenibili, il sistema dell'Unione per la certificazione della sostenibilità dei biocarburanti non è pienamente affidabile ed è vulnerabile alle frodi, poiché la Commissione ha concesso il riconoscimento a sistemi volontari che non si avvalevano di procedure di verifica appropriate per assicurare che i biocarburanti fossero effettivamente prodotti da rifiuti;

Semplificazione

211.  sottolinea che nella relazione speciale n. 25/2016 la Corte ha verificato se il Sistema di identificazione delle particelle agricole permettesse agli Stati membri di controllare in maniera affidabile la misurazione e l'ammissibilità dei terreni dichiarati dagli agricoltori e di appurare se fosse in corso l'adeguamento dei sistemi ai criteri della PAC 2014-2020, in particolare per quanto riguarda gli obblighi di inverdimento;

212.  esprime preoccupazione per le conclusioni della Corte, secondo cui a maggio 2015 sono state introdotte sei importanti modifiche che potrebbero potenzialmente influire sul Sistema di identificazione delle particelle agricole e che la complessità delle norme e delle procedure da seguire per adattarsi a tali modifiche ha ulteriormente aumentato l'onere amministrativo per gli Stati membri;

Organismo pagatore della Repubblica ceca

213.  chiede alla Commissione di accelerare la procedura di verifica di conformità avviata l'8 gennaio 2016 per ottenere informazioni precise e dettagliate sul rischio di conflitto di interessi relativo al Fondo statale di intervento agricolo della Repubblica ceca; rileva che il non porre rimedio a un conflitto d'interessi può, in ultima analisi, comportare la revoca del riconoscimento dell'organismo pagatore da parte dell'autorità competente o l'imposizione di rettifiche finanziarie da parte della Commissione, e chiede alla Commissione di informare senza indugio il Parlamento se, alla fine della procedura di verifica di conformità, la DG AGRI trasmette all'OLAF informazioni relative a eventuali casi di frode, corruzione o eventuali attività illegali che ledono gli interessi finanziari dell'Unione;

Indagine di verifica di conformità

214.   ritiene che la semplificazione della PAC e la riduzione degli oneri amministrativi per i beneficiari e gli organismi pagatori dovrebbero costituire priorità per la Commissione nei prossimi anni; reputa che la Commissione, pur dovendosi sforzare di mantenere la tendenza positiva nell'efficacia della sua gestione della PAC e dei tassi di errore della PAC concentrando l'attenzione sul mantenimento della sua capacità correttiva e sulle azioni correttive che devono essere adottate dagli Stati membri, dovrebbe considerare la possibilità di astenersi dall'avviare o portare avanti indagini di verifica di conformità di minore portata;

Misure da adottare

215.  invita la Commissione a:

   a) perseverare negli sforzi volti a dar seguito ai casi in cui la normativa nazionale non è conforme alla normativa dell'Unione, anche impiegando tutti gli strumenti giuridici di cui dispone, e in particolare la sospensione dei pagamenti;
   b) monitorare annualmente i risultati delle valutazioni della qualità del Sistema di identificazione delle particelle agricole operate dagli Stati membri e controllare che tutti gli Stati membri per i quali vi è una valutazione negativa adottino realmente le necessarie misure correttive;
   c) riesaminare l'attuale quadro giuridico al fine di semplificare e snellire le norme relative al Sistema di identificazione delle particelle agricole per il prossimo periodo PAC, ad esempio riconsiderando la necessità della soglia di stabilità del 2 % e del limite di 100 alberi per ettaro;
   d) far sì che i piani di azione di tutti gli Stati membri volti ad ovviare a errori nello sviluppo rurale includano azioni efficaci in materia di appalti pubblici;
   e) monitorare e sostenere attivamente gli organismi di certificazione affinché migliorino il proprio lavoro e la propria metodologia sulla legittimità e la regolarità delle spese e, in particolare, affinché forniscano pareri sulla legalità e sulla regolarità della spesa della PAC che, in ragione della loro qualità e campo di applicazione, consentano alla Commissione di accertare l'affidabilità dei dati di controllo degli organismi pagatori oppure, ove necessario, di valutare l'aggiustamento necessario dei tassi di errore di tali organismi, allo scopo di attuare l'approccio dell'audit unico nel settore della spesa agricola;
   f) aggiornare il manuale di audit della DG AGRI includendovi dettagliate procedure di audit e obblighi di documentazione per la verifica dei dati trasmessi dagli Stati membri e utilizzati ai fini del calcolo delle rettifiche finanziarie;
   g) adottare le misure necessarie onde ottenere dagli Stati membri dati precisi e completi sul numero di agricoltori nell'UE e sul reddito agricolo al fine di misurare e monitorare effettivamente il KPI 1 menzionato nella relazione annuale di attività del direttore generale della DG AGRI per quanto riguarda i redditi agricoli;
   h) ridefinire l'indicatore chiave di performance 4 relativo all'occupazione in ambito rurale, al fine di sottolineare l'impatto specifico delle misure della PAC sull'occupazione in tali settori;
   i) avviare discussioni regolari tra gli Stati membri in seno al Consiglio per quanto riguarda l'attuazione delle disposizioni introdotte dalla riforma della PAC del 2013 per la ridistribuzione dei pagamenti diretti tra i beneficiari e riferire pienamente sui progressi compiuti al riguardo nella relazione annuale d'attività della DG AGRI(108);
   j) valutare, nell'ambito delle sue riflessioni su una PAC semplificata e modernizzata, se il regime dei pagamenti diretti sia correttamente concepito per stabilizzare il reddito agricolo di tutte le aziende agricole o se un disegno politico diverso o un modello di distribuzione dei pagamenti diretti diverso potrebbe consentire un migliore adeguamento dei fondi pubblici agli obiettivi;
   k) modificare sostanzialmente il sistema di certificazione dei biocarburanti sostenibili, e in particolare verificare effettivamente che i produttori UE di materie prime per biocarburanti rispettino le prescrizioni ambientali dell'Unione per l'agricoltura e forniscano prove sufficienti dell'origine dei rifiuti e dei residui usati per la produzione di biocombustibili, e valutare se la struttura organizzativa dei sistemi volontari riduce i rischi di conflitti di interessi;
   l) innalzare da 50 000 a 100 000 EUR la soglia al di sotto della quale non è necessario condurre un'indagine di verifica di conformità a norma dell'articolo 52 del regolamento (UE) n. 1306/2013(109);
   m) riconsiderare l'introduzione di un massimale vincolante per i pagamenti diretti;

Ruolo mondiale dell'Europa

Tassi di errore

216.  rileva che, secondo le risultanze della Corte, le spese per il "Ruolo mondiale dell'Europa" sono inficiate da un livello rilevante di errore, stimato al 2,8 % (2,7 % nel 2014);

217.  si rammarica del fatto che, se si escludono le operazioni multi-donatori e di sostegno al bilancio, il tasso di errore per le operazioni gestite direttamente dalla Commissione sia stato quantificato al 3,8 % (3,7 % nel 2014);

218.  rileva che, se tutte le informazioni raccolte dalla Commissione – e i revisori da essa nominati – fossero state utilizzate per rettificare gli errori, il tasso di errore stimato per il capitolo "Ruolo mondiale dell'Europa" sarebbe stato inferiore di 1,6 punti percentuali; esorta la Commissione a utilizzare tutte le informazioni disponibili per prevenire, individuare e correggere eventuali errori e ad agire di conseguenza;

219.  sottolinea che le operazioni di sostegno al bilancio esaminate dalla Corte erano prive di errori di legittimità e regolarità;

220.  osserva che il tipo di errore più significativo che rappresenta il 33 % del livello di errore stimato riguarda le spese non sostenute, ossia spese non sostenute nel momento in cui la Commissione le ha accettate e in alcuni casi liquidate;

221.  osserva che il tipo di errore più frequente, che rappresenta il 32% del livello di errore stimato, riguarda le spese non sostenute, ossia

   a) spese riguardanti attività non contemplate da contratti o sostenute al di fuori del periodo di ammissibilità;
   b) spese non conformi alla norma in materia di origine;
   c) imposte non ammissibili e costi indiretti imputati erroneamente come costi diretti;

Dichiarazione di affidabilità

222.  rammenta che, nella sua dichiarazione di affidabilità per il 2015, il direttore generale della direzione generale della Politica di vicinato e dei negoziati di allargamento (DG NEAR) considera che, per entrambi gli strumenti finanziari gestiti dalla direzione (lo strumento europeo di vicinato e lo strumento di assistenza preadesione), l'esposizione finanziaria in termini di importo a rischio sia al di sotto della soglia di rilevanza del 2% e che il tasso di errore medio calcolato per l'intera Direzione generale sia pari all'1,12%;

223.  deplora che tale dichiarazione non sia coerente con l'attività di audit della Corte e rileva che la DG NEAR riconosce nella sua relazione che il metodo seguito deve essere ulteriormente migliorato;

224.  rileva in particolare che la DG NEAR ha calcolato un tasso di errore residuo per il 90 % della propria spesa composto da tre tassi: un tasso di errore residuo per la gestione diretta dello strumento preadesione, un tasso di errore residuo per la gestione indiretta dello strumento preadesione e un tasso di errore residuo per lo strumento di vicinato europeo riguardante tutte le modalità di gestione; per il restante 10 % della spesa, la DG NEAR ha attinto da altre fonti la garanzia necessaria;

225.  sottolinea che la Corte ha rilevato che il calcolo del tasso di errore residuo relativo alla modalità "gestione indiretta da parte dei paesi beneficiari", che associa i risultati del campionamento non statistico da parte delle autorità di audit al tasso di errore residuo storico calcolato dalla DG NEAR, non è sufficientemente rappresentativo e non fornisce informazioni accurate sull'importo dei pagamenti a rischio; osserva che, secondo la Corte, vi è il rischio che il calcolo sottostimi il livello di errore e possa quindi potenzialmente incidere sulla garanzia fornita dal direttore generale;

226.  accoglie con favore il fatto che il direttore generale della DG DEVCO abbia posto fine alla precedente prassi della riserva generale riguardante la legittimità e la regolarità delle operazioni per tutte le operazioni della DG DEVCO e che, in seguito alle raccomandazioni del Parlamento europeo, abbia incluso nella relazione annuale di attività per il 2015 una dichiarazione di affidabilità differenziata per livello di rischio;

227.  rileva che è stata formulata una riserva specifica riguardante il Fondo per la pace in Africa, in ragione di debolezze di controllo individuate dal Servizio di audit interno della Commissione; ritiene che sarebbe stato opportuno emettere prima tale riserva, in quanto le carenze individuate erano presenti sin dall'istituzione del Fondo nel 2004; afferma che la pratica di una riserva generale riguardante l'intera DG DEVCO ha ovviamente contribuito a una mancanza di trasparenza per quanto riguarda la gestione finanziaria della stessa DG;

228.  osserva che la DG DEVCO ha classificato ad alto rischio due ambiti di spesa:

   i) le sovvenzioni nella gestione diretta;
   ii) la gestione indiretta con organizzazioni internazionali;

ma condivide le opinioni espresse dalla Corte secondo cui una riserva poteva essere giustificata riguardo alla gestione indiretta con i paesi beneficiari in particolare perché le sovvenzioni attuate indirettamente dai paesi beneficiari dovrebbero richiedere un livello di analisi del rischio analogo a quello delle sovvenzioni attuate direttamente;

229.  rileva che, secondo le risultanze della Corte (cfr. punti da 48 a 50 della relazione annuale 2015 della Corte sul FES), la capacità correttiva della DG DEVCO è stata sovrastimata in quanto dal calcolo dell'importo annuo medio degli ordini di riscossione emessi per errori e irregolarità tra il 2009 e il 2015 non sono stati esclusi i recuperi di prefinanziamenti e gli interessi maturati né gli annullamenti di ordini di riscossione precedentemente emessi;

Carenze nei sistemi di controllo e prevenzione

230.  sottolinea che la Corte ha riscontrato carenze nei sistemi di controllo della Commissione:

   le verifiche della spesa svolte dai revisori incaricati dai beneficiari non sono riuscite, in alcuni casi, a individuare gli errori, portando la Commissione ad accettare costi non ammissibili;
   sono stati riscontrati ritardi anche nella convalida, nell'autorizzazione e nel pagamento delle spese da parte della Commissione;
   le norme specifiche stabilite dalla Commissione per gli strumenti di gemellaggio (nell'ambito dello strumento europeo di vicinato e partenariato) riguardo all'importo forfettario e ai costi a tasso fisso sono state redatte in modo tale da creare il rischio che lo Stato membro partner attuatore consegua un profitto;

Relazioni sulla gestione dell'assistenza esterna

231.  deplora ancora una volta il fatto che le relazioni sulla gestione dell'assistenza esterna rilasciate dai capi delle delegazioni dell'Unione non siano allegate alle relazioni annuali di attività delle DG DEVCO e NEAR, come previsto dall'articolo 67, paragrafo 3, del regolamento finanziario; deplora che tali relazioni siano sistematicamente considerate riservate mentre a norma dell'articolo 67, paragrafo 3, del regolamento finanziario, esse "sono messe a disposizione del Parlamento europeo e del Consiglio, tenendo conto, se del caso, del loro carattere riservato";

232.  constata che, siccome è la prima volta che nella DG NEAR viene condotta l'analisi degli indicatori chiave di performance, non è possibile trarre alcuna conclusione in termini di "tendenze" e che nel 2015 per la DG NEAR cinque di questi indicatori non sono stati calcolati;

233.  sottolinea che:

   a) in generale, la prestazione delle delegazioni è migliorata, misurata secondo il numero di parametri di riferimento raggiunti in media per delegazione;
   b) il valore totale del portafoglio di progetti gestiti dalle delegazioni è sceso da 30 miliardi di EUR a 27,1 miliardi di EUR e che
   c) la quota di progetti aventi problemi di esecuzione è scesa dal 53,5 % al 39,7 %;

234.  sottolinea che i) lo strumento per la stabilità, ii) lo strumento MIDEAST e iii) il Fondo europeo di sviluppo continuano a destare preoccupazione per i livelli elevati di difficoltà di attuazione e che un totale inaccettabile di 3 euro su 4 spesi dal Fondo europeo di sviluppo sono a rischio di non raggiungere gli obiettivi o di subire ritardi;

235.  rileva che i capi delegazione hanno trasmesso informazioni relative a 3 782 progetti, per un valore di 27,41 miliardi di EUR di impegni, e che:

   a) 800 progetti (21,2 %) per un valore di 9,76 miliardi di EUR (35,6 % dell'intero portafoglio di progetti) sono esposti a un certo tipo di rischio in relazione ai risultati (rischio a priori o corrente), dove i progetti finanziati dal Fondo europeo di sviluppo rappresentano il 72 % dell'importo totale a rischio (7 miliardi di EUR);
   b) 648 progetti (17,1 %) per un valore di 6 miliardi di EUR (il 22 % dell'intero portafoglio di progetti) rischiano di essere in ritardo, dove i progetti finanziati dal Fondo europeo di sviluppo rappresentano i due terzi di tutti i progetti in ritardo;
   c) 1125 progetti (29,75 %) per un valore di 10,89 miliardi di EUR (39,71 %) rischiano di non raggiungere gli obiettivi o di essere in ritardo nell'attuazione, dove i progetti finanziati dal Fondo europeo di sviluppo rappresentano il 71 % dei 10,8 miliardi di EUR in questione;

236.  si compiace del fatto che per la prima volta la Commissione abbia rivolto domande ai capi delegazione dell'Unione sul rischio a priori dei progetti, il che può costituire un primo passo verso un processo di gestione centralizzata del rischio; raccomanda che, sulla base delle informazioni disponibili riguardanti il difficile campo in cui le delegazioni possono operare, la Commissione intensifichi il dialogo con le delegazioni su come gestire tali rischi durante la fase di attuazione del progetto;

237.  osserva che le quattro delegazioni con prestazioni peggiori delle quali è responsabile la DG DEVCO sono quelle competenti per lo Yemen, la Repubblica centrafricana, il Gabon e la Mauritania, mentre la classificazione delle quattro delegazioni con prestazioni peggiori delle quali è responsabile la DG NEAR sono quelle competenti per la Siria, l'Egitto, l'Albania e il Kosovo;

238.  attende che la DG DEVCO faccia progressi nella realizzazione delle seguenti priorità nel 2016 e riferisca in merito nella sua relazione annuale di attività per il 2016:

   a) aumentare l'accuratezza delle previsioni finanziarie per le decisioni e i contratti;
   b) aumentare la percentuale dei pagamenti effettuati entro il termine di 30 giorni;
   c) aumentare l'efficacia dei controlli;
   d) migliorare le prestazioni di tutte le delegazioni con meno del 60 % degli indicatori chiave di performance "verdi" nel 2015, in particolare attraverso l'adozione di piani d'azione e di sistemi d'informazione;

239.  attende che la DG NEAR realizzi le seguenti priorità nel 2016 e riferisca in merito nella sua relazione annuale di attività per il 2016:

   a) introdurre i cinque indicatori fondamentali di performance mancanti nella relazione del 2015 sulla gestione dell'assistenza esterna;
   b) migliorare le possibilità di monitoraggio degli indicatori chiave di performance;

Spesa dell'Unione in materia di migrazione e asilo nei paesi del vicinato

240.  ricorda che un aspetto importante delle relazioni esterne dell'Unione è che la lotta contro la povertà dovrebbe mirare anche alla creazione delle condizioni atte a prevenire l'afflusso incontrollato di migranti irregolari in Europa;

241.  condivide le principali risultanze esposte dalla Corte nella sua relazione speciale n. 9/2016 dal titolo "La spesa per la dimensione esterna della politica UE di migrazione nei paesi del vicinato orientale e del Mediterraneo meridionale fino al 2014", e sottolinea in particolare che l'attuale frammentazione degli strumenti ostacola il controllo parlamentare i) sulle modalità di attuazione dei fondi e ii) sull'individuazione delle responsabilità e rende quindi difficile valutare gli importi finanziari effettivamente spesi per sostenere l'azione esterna in materia di migrazione;

Banca mondiale

242.  ricorda, alla luce delle informazioni allarmanti fornite il 2 dicembre 2016 dal settimanale Politico sui timori di conflitto di interessi in relazione agli accordi della commissaria Georgieva con la Banca mondiale ("Conflict of interest fears over Georgieva's World Bank dealings"), che il Parlamento europeo ha chiesto alla Commissione, nella sua ultima risoluzione di discarico della Commissione per il 2014, di rivedere il codice di condotta dei commissari entro la fine del 2017, definendo tra l'altro cosa costituisca un conflitto di interessi; sottolinea che, senza una definizione dettagliata di ciò che costituisce un conflitto di interessi, il Parlamento non potrà valutare l'esistenza di un reale o potenziale conflitto di interessi in maniera adeguata, corretta e coerente;

243.  ritiene che il nuovo accordo di finanziamento concluso dalla Commissione con la Banca mondiale(110) che sostituisce un importo forfettario di spese di gestione con una formula più complessa e prevede, in particolare, che taluni progetti realizzati direttamente dalla Banca mondiale possano essere soggetti a una tassa del 17 % sui costi di personale e consulenti, risulterà probabilmente pregiudizievole per il bilancio dell'Unione e possa comportare pagamenti superiori al massimale del 7 % per le spese di gestione vietate dall'articolo 124, paragrafo 4, del regolamento finanziario dell'UE;

244.  sottolinea che le commissioni di gestione corrisposte alla Banca mondiale non saranno utilizzate per progetti di sviluppo e cooperazione; si chiede per quale motivo la Banca mondiale dovrebbe essere retribuita dalla Commissione per attività bancarie centrali alla sua missione in quanto banca;

Gruppo internazionale di gestione

245.  si congratula con la Commissione per l'esito del procedimento nella causa T-381/15 del 2 febbraio 2017; chiede informazioni sui contratti con il gruppo internazionale di gestione che sono ancora in esecuzione;

Misure da adottare

246.  invita:

   la DG DEVCO e la DG NEAR a migliorare la qualità delle verifiche della spesa commissionate dai beneficiari, in particolare introducendo nuove misure, come l'uso di una griglia qualitativa per controllare la qualità del lavoro svolto dai revisori incaricati dai beneficiari e la revisione del mandato dei revisori;
   la DG NEAR a fare in modo che i finanziamenti erogati tramite lo strumento di gemellaggio rispettino il divieto del fine di lucro e il principio della sana gestione finanziaria;
   la DG NEAR a rivedere la metodologia per il calcolo del tasso di errore residuo, al fine di fornire informazioni statisticamente accurate sull'importo a rischio per i pagamenti eseguiti nel quadro della gestione indiretta dello strumento preadesione;
   la DG DEVCO a rivedere la stima della sua futura capacità correttiva escludendo dal calcolo i recuperi di prefinanziamenti non spesi, gli interessi maturati e gli annullamenti di ordini di riscossione precedentemente emessi;
   la DG DEVCO e la DG NEAR a pubblicare relazioni sulla gestione dell'assistenza esterna rilasciate dai capi delle delegazioni dell'Unione in allegato alle loro relazioni annuali di attività, come previsto dall'articolo 67, paragrafo 3, del regolamento finanziario, e a indicare nelle loro relazioni annuali di attività le misure adottate per porre rimedio alla situazione nelle delegazioni che presentano problemi di attuazione, al fine di abbreviare i termini per il sostegno finanziario e semplificare i programmi;
   la Commissione a rendere pubbliche le dichiarazioni di affidabilità dei capi delle delegazioni dell'Unione;
   la Commissione a:
   i) chiarire gli obiettivi;
   ii) sviluppare, ampliare e migliorare il quadro di misurazione della performance delle politiche di migrazione e di asilo nei paesi interessati dalla politica di vicinato;
   iii) concentrare le risorse finanziarie disponibili su priorità-obiettivo chiaramente definite e quantificate;
   iv) consolidare ulteriormente il collegamento tra sviluppo e migrazione;
   la Commissione a includere nel codice di condotta dei commissari la definizione di cosa costituisca un conflitto di interessi, a riconsiderare a fondo la necessità di prevedere nei suoi accordi di finanziamento con le organizzazioni internazionali e le entità delegate disposizioni in materia di retribuzione per spese di personale connesse alle attività centrali alla loro missione, e a riferire appieno al Parlamento europeo entro la fine del 2017 in merito alle sue riflessioni al riguardo, ma anche sull'impatto dell'applicazione della nuova politica di recupero dei costi;

Migrazione e sicurezza

247.  accoglie con favore il fatto che, tenuto conto dell'importanza politica della questione, la Corte abbia affrontato per la prima volta la politica in materia di migrazione e sicurezza nella seconda parte del capitolo 8 della sua relazione annuale; osserva che, con 0,8 miliardi di EUR, questo settore rappresenta una parte piccola ma crescente del bilancio dell'Unione;

248.  deplora che la Corte non abbia formulato alcun tasso di errore per quanto concerne tale settore d'intervento, mentre il direttore generale della DG HOME stima nella sua relazione annuale di attività 2015 un tasso di errore residuo pluriennale del 2,88 % per le sovvenzioni non di ricerca gestite direttamente dalla DG HOME;

249.  condivide le preoccupazioni espresse dalla Corte per quanto riguarda il fatto che gli audit della solidarietà e gestione dei flussi migratori effettuati dalla Commissione non comprendevano test di controllo sulla maggior parte dei processi chiave e che, per tale motivo, vi è il rischio che alcuni programmi annuali con sistemi di controllo inefficaci siano giudicati dalla Commissione in grado di fornire una ragionevole garanzia e non formino oggetto degli audit ex post della Commissione;

250.  ricorda che la DG HOME ha individuato carenze nei sistemi di gestione e controllo del Fondo europeo per i rifugiati, del Fondo europeo per i rimpatri, del Fondo europeo per l'integrazione dei cittadini di paesi terzi e del Fondo per le frontiere esterne per il periodo 2007-2013 da parte di Repubblica ceca, Germania, Francia e Polonia;

251.  è del parere che l'indicatore chiave di performance 1 incluso nella relazione annuale di attività della DG HOME per il 2015 non sia pertinente, in quanto il tasso di rimpatrio dei migranti irregolari in paesi terzi non è influenzato in misura significativa dalla gestione della DG HOME;

252.  si rammarica che la Commissione ritenga "difficile, se non impossibile, fornire una stima dei costi pagati per i migranti/richiedenti, paese per paese, dato che la gestione dei flussi migratori comprende un'ampia gamma di attività"(111);

253.  invita la Corte a fornire all'autorità preposta al controllo del bilancio un tasso di errore più probabile in materia di migrazione e politica di sicurezza nella sua relazione annuale per il 2016 e a valutare la capacità correttiva dei servizi della Commissione in questo settore d'intervento;

254.  esprime preoccupazione per i controlli relativi ai fondi per i rifugiati, spesso attribuiti dagli Stati membri in situazioni di emergenza senza rispettare le norme vigenti; ritiene fondamentale che la Commissione preveda un sistema di controllo più rigoroso, anche in funzione del rispetto dei diritti umani dei rifugiati e dei richiedenti asilo;

Misure da adottare

255.  raccomanda che la DG HOME:

   a) quantifichi e analizzi attentamente nella sua relazione annuale di attività la natura degli errori che ha individuato e fornisca maggiori informazioni sull'affidabilità della sua "capacità correttiva";
   b) promuova l'uso di opzioni semplificate in materia di costi, l'uso di importi forfettari e "costi unitari" standardizzati nella gestione dei suoi fondi;
   c) tragga attentamente insegnamenti dal passato per quanto riguarda le lacune individuate nella gestione del Fondo europeo per i rifugiati, del Fondo europeo per i rimpatri, del Fondo europeo per l'integrazione dei cittadini di paesi terzi e del Fondo per le frontiere esterne per il periodo 2007-2013;
   d) fornisca all'autorità di bilancio e di controllo del bilancio dati che siano il più precisi possibile per quanto riguarda il costo pagato per i migranti/richiedenti asilo al fine di giustificare solidamente gli importi di richieste di bilancio per i programmi di finanziamento, seppur riconoscendo il valore non quantificabile di qualunque vita umana;
   e) metta alla prova l'efficacia dei sistemi di controllo interno impiegati dagli Stati membri per i programmi SOLID nella maggior parte dei procedimenti chiave: procedure di selezione e di aggiudicazione, procedure di aggiudicazione, monitoraggio dei progetti, pagamenti e contabilità;
   f) organizzi e favorisca una maggiore sinergia tra tutti i servizi responsabili di programmi suscettibili di influenzare i flussi migratori;

Amministrazione

256.  osserva che un funzionario può essere nominato a un posto di esperto di alto livello o assistente di alto livello offrendo la possibilità di promozione al grado AD 14 o AST 11 e che, una volta che un funzionario è nominato a un posto di esperto di alto livello, non vi è alcuna possibilità di ridestinarlo a un posto di amministratore; deplora l'incoerenza tra questa misura e quelle volte a ridurre le spese amministrative o a rafforzare il legame fra grado e funzione; invita la Commissione a porre fine a tale pratica;

257.  rileva con preoccupazione che il numero medio di anni di anzianità nel grado prima della promozione è diminuito per i gradi AD 11 e superiori; per il grado AD 12, a titolo di esempio, nel 2008 un funzionario veniva promosso solo ogni 10,3 anni in media, mentre nel 2015 solo ogni 3,8 anni, a dimostrazione del fatto che le promozioni nei gradi superiori della griglia retributiva sono state accelerate; chiede alla Commissione di rallentare le promozioni dei gradi superiori a AD 11 e AST 9;

258.  sottolinea che l'equilibrio geografico, ossia il rapporto tra la nazionalità del personale e le dimensioni degli Stati membri, dovrebbe restare un elemento importante nella gestione delle risorse, in particolare nei confronti degli Stati membri che hanno aderito all'Unione dal 2004; si compiace del fatto che la Commissione abbia raggiunto una composizione più equilibrata di funzionari degli Stati diventati membri dell'Unione europea prima e dopo il 2004; constata, tuttavia, che questi ultimi Stati membri sono ancora sottorappresentati ai livelli amministrativi più elevati e nelle posizioni direttive, aspetto su cui si attendono ancora progressi;

259.  rileva con preoccupazione l'imposizione di tariffe eccessivamente elevate per l'assistenza sanitaria prestata in Lussemburgo e le difficoltà incontrate dagli affiliati del regime comune di assicurazione malattia delle istituzioni dell'UE a ricevere un trattamento paritario rispetto ai cittadini del Lussemburgo; invita le istituzioni e in particolare la Commissione a imporre e a garantire che l'articolo 4 della direttiva 2011/24/UE(112), a norma del quale gli Stati membri sono tenuti a garantire che i prestatori di assistenza sanitaria sui propri territori applichino ai pazienti degli Stati membri le stesse tariffe applicate ai pazienti nazionali, sia applicato in tutti gli Stati membri e, in particolare, nel Granducato del Lussemburgo; invita inoltre ad applicare le sanzioni previste in caso di inadempimento della direttiva;

OLAF

260.  osserva che il collegio dei commissari ha revocato l'immunità del direttore generale dell'OLAF, su richiesta delle autorità belghe, nell'ambito delle indagini legate al "caso Dalli"; ritiene che il direttore generale si trovi ad affrontare un triplice conflitto di interessi:

   mentre il collegio dei commissari stava deliberando sulla revoca della sua immunità, il direttore generale ha valutato la possibilità di avviare indagini dell'OLAF a carico di membri della Commissione,
   dopo l'adozione della decisione del collegio di revocare la sua immunità, il direttore generale ha intrapreso un'azione legale contro la Commissione in merito a una presunta irregolarità nell'adozione della sua decisione; contestualmente, il direttore generale ha continuato a rappresentare la Commissione su questioni politiche connesse al suo portafoglio,
   dopo la conferma della revoca della sua immunità, il pubblico ministero belga ha aperto un'indagine sul ruolo del direttore generale nel caso in questione, continuando nel contempo a fungere da interlocutore del direttore generale dell'OLAF al fine di combattere le frodi perpetrate a danno degli interessi finanziari dell'Unione in Belgio;

considera che tali conflitti di interesse potrebbero nuocere sia alla reputazione dell'OLAF sia a quella della Commissione; chiede pertanto alla Commissione di mettere il direttore generale dell'OLAF in esubero fino a quando le indagini condotte dalle autorità belghe non saranno concluse, nonché di nominare un sostituto temporaneo;

261.  è sconcertato dalle notizie secondo le quali, stando ai calcoli dell'OLAF, la persistente negligenza delle dogane del Regno Unito avrebbe privato l'Unione di 1 987 miliardi di EUR di entrate per i dazi doganali non imposti sui prodotti cinesi, e una rete di criminalità organizzata altamente sofisticata avrebbe anch'essa sottratto 3,2 miliardi di EUR dalle entrate per l'imposta del valore aggiunto nei maggiori paesi dell'Unione quali Francia, Germania, Spagna e Italia; chiede l'autorizzazione ad accedere al fascicolo completo della causa e ad essere periodicamente informato;

Codice di condotta

262.  è fermamente convinto della crescente necessità di una regolamentazione etica forte, al fine di rispettare l'articolo 17 del trattato sull'Unione europea e l'articolo 245 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea; sottolinea che, per funzionare in modo efficace, i codici di condotta richiedono una costante attenzione; sottolinea che un codice di condotta costituisce una misura preventiva valida soltanto se applicato correttamente e se il suo rispetto è oggetto di revisione in maniera sistematica, non solo in caso di eventuali difficoltà;

263.  osserva la proposta della Commissione di rivedere il codice di condotta per i commissari; deplora tuttavia che la revisione si limiti all'estensione a tre anni del periodo di riflessione solo per l'ex Presidente della Commissione; invita la Commissione a rivedere il codice di condotta per i commissari entro la fine del 2017, anche mettendo in atto la raccomandazione del Parlamento relativa alla riforma del comitato etico ad hoc per estendere i suoi poteri e includere esperti indipendenti, definendo ciò che costituisce un "conflitto di interessi" e introducendo criteri per valutare la compatibilità dell'occupazione svolta al termine della carica ed estendendo il periodo di riflessione a tre anni per tutti i commissari;

264.  sottolinea che un passo importante per quanto riguarda i conflitti di interesse consiste nell'accrescere la trasparenza del Presidente della Commissione, del comitato etico ad hoc della Commissione e del segretariato generale quando esaminano situazioni di conflitto potenziale; nota che solo se i pareri del comitato etico saranno pubblicati in modo proattivo, i cittadini potranno considerare la Commissione responsabile;

265.  invita il collegio dei Commissari a prendere una decisione adesso che la raccomandazione del comitato etico ad hoc nel caso dell'ex Presidente della Commissione è stata finalizzata, in modo da segnalare il caso alla Corte di giustizia affinché la stessa prenda posizione sulla questione;

Gruppi di esperti

266.  accoglie con favore la decisione della Commissione del 30 maggio 2016 recante norme orizzontali sulla creazione e il funzionamento dei gruppi di esperti della Commissione(113), ma si rammarica che, nonostante numerose organizzazioni non governative abbiano manifestato interesse, la Commissione non abbia organizzato una consultazione totalmente pubblica; ribadisce l'importanza di rilanciare forme di partecipazione dei rappresentanti della società civile e delle parti sociali in settori cruciali quali la trasparenza e il funzionamento delle istituzioni europee;

267.  ricorda che l'assenza di trasparenza influisce negativamente sulla fiducia dei cittadini europei nelle istituzioni dell'Unione e che una riforma efficace del sistema dei gruppi di esperti della Commissione, basata su regole chiare di trasparenza e sul concetto di composizione equilibrata, migliorerà la disponibilità e l'attendibilità dei dati, contribuendo a incrementare in tal modo la fiducia dei cittadini nell'Unione;

268.  è del parere che la Commissione debba compiere progressi verso una composizione più equilibrata dei gruppi di esperti; deplora, tuttavia, che non sia ancora fatta una distinzione esplicita tra i rappresentanti di interessi economici e quelli di interessi non economici, in modo da garantire la massima trasparenza e il massimo equilibrio;

269.  ricorda che il Parlamento e il Mediatore europeo hanno raccomandato alla Commissione di divulgare gli ordini del giorno, i documenti di riferimento, i verbali delle riunioni e le deliberazioni dei gruppi di esperti;

Consulenti speciali

270.  invita la Commissione europea a pubblicare i nomi, la funzione, il grado e il contratto (ore di lavoro, lunghezza del contratto, sede di lavoro) di tutti i consulenti speciali; ritiene che vi sia il rischio di conflitti di interessi con i consulenti speciali; è convinto che sia opportuno evitare i conflitti di interessi in quanto sono pericolosi per la credibilità delle istituzioni; esorta la Commissione a pubblicare le dichiarazioni di interessi dei consulenti speciali;

Scuole europee

271.  osserva che le singole scuole sono responsabili dei conti annuali (che costituiscono il "quadro generale"); rileva che gli stanziamenti disponibili nel bilancio 2015 ammontavano a 288,8 milioni di EUR, a cui la Commissione ha contribuito con 168,4 milioni di EUR (58 %);

272.  è sconcertato per il fatto che, dopo tutti questi anni di presunte riforme, la Corte continui a essere estremamente critica nei confronti della gestione finanziaria delle scuole europee:""II. Le scuole non hanno redatto i loro conti annuali entro il termine previsto dalla legge. Sono stati riscontrati numerosi errori, molti dei quali sono stati corretti (a seguito del riesame) nella versione definitiva dei conti. Essi costituiscono carenze sistematiche nelle procedure contabili. (...)

IV.  I sistemi di pagamento delle due scuole selezionate erano inficiati da debolezze significative: nessun collegamento automatico tra la contabilità e i sistemi di pagamento e nessuna rigorosa separazione delle funzioni, pagamenti effettuati al di fuori del sistema contabile non automaticamente respinti dal sistema e basso livello di controllo in generale. Tali carenze costituiscono un rischio significativo in termini di legalità e regolarità dei pagamenti.

V.  La Corte ha riscontrato numerose carenze significative nelle procedure di appalti pubblici, che rischiano di compromettere i principi di trasparenza e di parità di trattamento.

VI.  In alcuni casi, la Corte non ha trovato elementi a riprova delle qualifiche del personale assunto e ha riscontrato omissioni nel loro fascicolo personale.

VII.  Di conseguenza, la Corte non è stata in grado di confermare che la gestione finanziaria è sana";

"

273.  deplora il fatto che "la Corte non è stata in grado di confermare che la gestione finanziaria è sana";

274.  deplora altresì che la Commissione, in linea con le osservazioni della Corte e a causa di un caso di sospetta frode tra il 2003 e il 2012, abbia nuovamente pronunciato una riserva per motivi di reputazione sui pagamenti;

275.  osserva che il volume del bilancio stanziato per il sistema delle scuole europee è considerevolmente più ampio di quello ricevuto da tutte le 32 agenzie, tranne due; ritiene che la responsabilità finanziaria del sistema delle scuole europee dovrebbe essere aumentata a un livello paragonabile a quello delle agenzie europee, anche mediante un processo di discarico ad hoc per l'importo di 168,4 milioni di EUR messi a sua disposizione;

276.  ricorda che il Parlamento, nella sua procedura di discarico alla Commissione per l'esercizio 2010, aveva già messo in questione "le strutture decisionali e di finanziamento della convenzione sulle scuole europee" e aveva invitato la Commissione "a esaminare insieme agli Stati membri l'eventuale revisione di tale convenzione e a riferire entro il 31 dicembre 2012 sui progressi compiuti"(114); rileva che il Parlamento non ha mai ricevuto alcuna relazione sullo stato di avanzamento;

277.  osserva che l'attuale crisi finanziaria e organizzativa all'interno del sistema delle scuole europee si sta accentuando sempre più alla luce del progetto di aprire una quinta scuola europea a Bruxelles e delle possibili conseguenze del ritiro, in un momento futuro, di uno Stato membro dalla convenzione delle scuole europee; si chiede se il sistema delle scuole europee, come attualmente organizzato e finanziato, disponga delle risorse per affrontare l'aumento a cinque scuole previsto a Bruxelles; osserva che ciò rischia di creare problemi ancor più importanti in futuro, mettendo a dura prova alcune sezioni linguistiche che, secondo gli attuali modelli di finanziamento, hanno la capacità di coprire a Bruxelles solamente quattro scuole (nel caso delle sezioni di lingua tedesca) o tre (nel caso delle sezioni di lingua inglese);

278.  ritiene inaccettabile che i rappresentanti degli Stati membri continuino a concedere il discarico alle scuole europee, sebbene la Commissione, che eroga il 58 % del bilancio annuale, e la Corte di giustizia consiglino il contrario;

279.  approva pienamente le 11 raccomandazioni della Corte, formulate nella sua relazione dell'11 novembre 2015 sui conti annuali delle scuole europee per il 2014, in materia di contabilità, personale, procedure di appalto, norme di controllo e questioni relative ai pagamenti;

280.  accoglie con favore il piano d'azione elaborato dalla DG Risorse umane e sicurezza al fine di dare risposta alla riserva della Commissione e alle osservazioni della Corte;

281.  invita la Commissione a presentare una comunicazione al Parlamento e al Consiglio valutando in che modo la struttura amministrativa delle scuole europee potrebbe essere riformata entro il novembre 2017;

282.  invita la Commissione a svolgere pienamente il proprio ruolo per quanto riguarda tutti gli aspetti del processo di riforma che fanno capo a questioni gestionali, finanziarie, organizzative e pedagogiche; chiede alla Commissione di presentare al Parlamento una relazione annuale con la sua valutazione dello stato di avanzamento in questi ambiti, in modo da garantire ai comitati pertinenti di poter esaminare la gestione del sistema delle scuole europee e valutare la modalità di impiego delle risorse messe a disposizione di tale sistema al di fuori del bilancio dell'Unione; chiede che il commissario competente presti la dovuta attenzione alla questione e, più specificatamente, invita il medesimo a partecipare personalmente alle riunioni semestrali del Consiglio superiore; ribadisce la posizione del Parlamento sulla necessità urgente di una "revisione globale" del sistema delle scuole europee; invita a presentare la prima bozza di tale revisione entro il 30 giugno 2017;

Pareri delle commissioni

Affari esteri

283.  osserva, pur accogliendo con favore i progressi conseguiti, che la Commissione non ha ancora riconosciuto la conformità all'articolo 60 del regolamento finanziario di sei missioni civili su dieci nel quadro della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC); esorta la Commissione a intensificare i lavori per accreditare tutte le missioni civili della PSDC, in linea con la raccomandazione della Corte, di modo che possano essere incaricate di compiti di esecuzione del bilancio nell'ambito della gestione indiretta;

284.  accoglie con favore l'istituzione della piattaforma di sostegno alle missioni volta a ridurre gli oneri amministrativi e ad aumentare l'efficienza delle missioni civili della PSDC; ne deplora la dimensione e la portata limitate e ribadisce il suo invito a compiere ulteriori progressi verso la creazione di un centro servizi condivisi, che comporterebbe ulteriori incrementi di efficienza e di bilancio grazie alla centralizzazione di tutti i servizi di sostegno alle missioni che non devono essere garantiti a livello locale;

285.  ribadisce il parere che le norme finanziarie dell'Unione andrebbero meglio adattate alle specificità dell'azione esterna, ivi compresa la gestione delle crisi, e sottolinea che la revisione in corso del regolamento finanziario deve portare a una maggiore flessibilità;

286.  esprime preoccupazione per la mancanza di strumenti di controllo diretti per quanto riguarda l'utilizzo dell'assistenza macrofinanziaria da parte dei paesi terzi riceventi; chiede alla Commissione di vincolare maggiormente questo tipo di assistenza a parametri misurabili;

287.  accoglie altresì con favore le raccomandazioni formulate dalla Corte nella relazione speciale n. 13/2016 concernente l'assistenza dell'Unione alla Moldova per rafforzare la pubblica amministrazione e nella relazione speciale n. 32/2016 sull'assistenza dell'UE all'Ucraina; ritiene che l'Unione dovrebbe sfruttare pienamente l'effetto leva della condizionalità e assicurare un adeguato controllo dell'attuazione delle riforme avviate al fine di contribuire positivamente al rafforzamento delle pratiche democratiche in Moldova e Ucraina;

Sviluppo e cooperazione

288.  accoglie con favore, a tale proposito, la relazione speciale n. 9/2016 della Corte sulla spesa dell'Unione per la dimensione esterna della politica di migrazione nei paesi del vicinato orientale e del Mediterraneo meridionale; evidenzia che la Corte ha concluso che la spesa per la dimensione esterna della politica UE di migrazione non è riuscita a dimostrare la sua efficacia, che è impossibile misurarne i risultati, che l'approccio della Commissione volto ad assicurare che la migrazione abbia un impatto positivo sullo sviluppo non risulta chiaro, che il sostegno ai rimpatri e alle riammissioni sta producendo effetti limitati e che il rispetto dei diritti umani dei migranti, che dovrebbe essere il fondamento di qualsiasi intervento, rimane un concetto teorico e solo raramente si traduce nella pratica;

289.  accoglie con favore la relazione speciale n. 15/2016 della Corte sulla spese per gli aiuti umanitari nella regione dei Grandi Laghi; sottolinea che, secondo le conclusioni delle Corte, gli aiuti umanitari destinati alle popolazioni vittime di conflitti nella regione africana dei Grandi Laghi sono stati generalmente gestiti in modo efficace dalla Commissione; evidenzia il forte contrasto rispetto alle spese per la migrazione e lo considera un'ulteriore prova del fatto che politiche di sviluppo ben pianificate conducono a risultati notevolmente migliori rispetto all'attivismo a breve termine in materia di migrazione;

290.  è estremamente preoccupato per la netta tendenza rilevata nelle recenti proposte della Commissione di ignorare le disposizioni giuridicamente vincolanti del regolamento (UE) n. 233/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio(115) quando si tratta di spese per l'aiuto pubblico allo sviluppo ammissibili e di paesi ammissibili al finanziamento a titolo dello strumento di cooperazione allo sviluppo; ricorda che la legittimità delle spese dell'Unione è un principio fondamentale di una sana gestione finanziaria e che le considerazioni politiche non dovrebbero prevalere sulle disposizioni giuridiche definite in modo chiaro se la Commissione intende mantenere la propria credibilità sulle questioni relative allo Stato di diritto; ricorda alla Commissione, in tale contesto, la recente sentenza della Corte di giustizia(116) sulla cooperazione con il Marocco e la questione del Sahara occidentale, in cui la Corte ha dichiarato che l'Unione ha ripetutamente violato il diritto internazionale;

291.  è a favore dell'utilizzo del sostegno al bilancio in generale, ma esorta la Commissione a valutare e a definire più chiaramente i risultati da raggiungere nell'ambito dello sviluppo tramite tale sostegno e soprattutto a potenziare i meccanismi di controllo relativi alla condotta degli Stati nel campo della corruzione, del rispetto dei diritti umani, dello Stato di diritto e della democrazia; manifesta profonda preoccupazione per il potenziale utilizzo del sostegno al bilancio nei paesi privi di un controllo democratico, a causa dell'assenza di una democrazia parlamentare funzionante e di libertà per la società civile e per i media o della mancanza di capacità degli organismi di vigilanza;

292.  invita la Commissione ad adottare un approccio allo sviluppo basato su incentivi, introducendo il principio "più progressi, più aiuti", prendendo come esempio la politica europea di vicinato; ritiene che quanto più intensamente e rapidamente un paese progredisce sulla via delle riforme interne volte alla costruzione e al consolidamento delle istituzioni democratiche, all'eliminazione della corruzione, al rispetto dei diritti umani e allo Stato di diritto, tanto più importante dovrebbe essere il sostegno che riceve dall'Unione; sottolinea che tale approccio basato sulla "condizionalità positiva", congiuntamente a un'attenzione particolare al finanziamento di progetti su piccola scala per le comunità rurali, può condurre a un reale cambiamento e garantire che il denaro dei contribuenti dell'Unione sia speso in modo più sostenibile;

293.  si rammarica del fatto che non vi sia stata nessuna consultazione preventiva del Parlamento in occasione dell'istituzione del Fondo fiduciario di emergenza dell'Unione per l'Africa; chiede sforzi più efficaci volti a migliorare la trasparenza delle decisioni concernenti i progetti del Fondo fiduciario di emergenza dell'Unione e sottolinea la mancanza di un formato adeguato per la regolare consultazione del Parlamento e deplora che non sia stata intrapresa alcuna azione al riguardo;

Occupazione e affari sociali

294.  prende atto della raccomandazione della Corte che la Commissione attinga all'esperienza maturata nel periodo di programmazione 2007-2013 ed elabori una relazione su un'attenta analisi delle norme di ammissibilità nazionali per il periodo di programmazione 2014-2020 e, sulla base di quanto precede, fornisca orientamenti agli Stati membri su come semplificare ed evitare norme inutilmente complesse od onerose;

295.  invita la Commissione a prendere in considerazione la possibilità di includere programmi di finanziamento dell'Unione nella sua indagine annuale sugli oneri(117), come convenuto nell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016; evidenzia che l'introduzione di obiettivi annuali di riduzione degli oneri, che includano programmi di finanziamento dell'Unione, incrementerebbe la conformità e contribuirebbe pertanto a ridurre il tasso di errore;

296.  si compiace della maggiore attenzione ai risultati nel quadro del periodo di programmazione 2014-2020; ritiene, tuttavia, che un ulteriore sviluppo di indicatori di risultato e di sistemi di monitoraggio contribuirebbe a una solida responsabilità finanziaria e a incrementare l'efficienza dei futuri programmi operativi;

Ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare

297.  si compiace del lavoro svolto dalle cinque agenzie decentrate che rientrano tra le sue competenze e che svolgono compiti di natura tecnica, scientifica o gestionale intesi a sostenere le istituzioni dell'Unione nell'elaborazione e attuazione delle politiche in materia di ambiente e clima, salute pubblica e sicurezza alimentare, nonché del modo in cui i bilanci di tali agenzie sono eseguiti;

298.  esprime soddisfazione per l'esecuzione complessiva del bilancio operativo di LIFE+, che nel 2015 è stata pari al 99,95% per gli stanziamenti d'impegno e al 98,93% per gli stanziamenti di pagamento; sottolinea che LIFE+ ha contribuito ad aumentare la consapevolezza e la partecipazione dei cittadini alla legislazione e all'attuazione della politica ambientale dell'Unione, nonché a migliorare la governance in questo settore; osserva che nel 2015 un importo pari a 225,9 milioni di EUR è stato impegnato per sovvenzioni per azioni, 40 milioni di EUR sono stati utilizzati per strumenti finanziari gestiti dalla Banca europea per gli investimenti e 59,2 milioni di EUR sono stati utilizzati per misure destinate a sostenere la Commissione nel suo ruolo di iniziativa e di monitoraggio dello sviluppo di politiche e normative; rileva che 10,2 milioni di EUR sono stati utilizzati per il sostegno amministrativo al programma LIFE e per il sostegno all'Agenzia esecutiva per le piccole e medie imprese;

299.  prende atto che la DG CLIMA ha aumentato il suo tasso di esecuzione, portandolo al 99,9% dei 108 747 880 EUR in stanziamenti d'impegno e al 91,77% dei 47 479 530 EUR in stanziamenti di pagamento, e che, se non si tiene conto della spesa amministrativa, il tasso di esecuzione dei pagamenti raggiunge il 96,88%;

300.  incoraggia l'autorità di bilancio a concentrarsi in futuro sui progetti pilota e sulle azioni preparatorie che presentano un reale valore aggiunto per l'Unione; riconosce che sono stati attuati dieci progetti pilota e cinque azioni preparatorie, per un importo complessivo di 1 400 000 EUR in stanziamenti d'impegno e 5 599 888 EUR in stanziamenti di pagamento;

301.  prende atto che una valutazione del secondo programma Salute (2008-2013) è stata conclusa nel 2015; si compiace che il terzo programma Salute sia stato potenziato nel 2015 per sostenere e promuovere lo scambio di informazioni e buone prassi negli Stati membri che stanno affrontando sfide legate all'accoglienza di un numero considerevole di migranti, richiedenti asilo e rifugiati, soprattutto per quanto riguarda la preparazione da parte della direzione generale della Salute e sicurezza alimentare di una cartella clinica personale per il controllo sanitario dei migranti da utilizzare presso i punti di crisi e le zone di accoglienza e una dotazione supplementare per progetti legati alla salute dei migranti;

Trasporti e turismo

302.  rileva che, nel 2015, sono stati stanziati 12,8 miliardi di EUR per 263 progetti di trasporto attraverso convenzioni di sovvenzione sottoscritte nel 2015 nel quadro degli inviti a presentare proposte del 2014 in relazione al Meccanismo per collegare l'Europa; osserva inoltre che il finanziamento del Meccanismo per collegare l'Europa ha generato 28,3 miliardi di EUR di investimenti complessivi, combinando un contributo dell'Unione con i bilanci regionali e degli Stati membri, e con i prestiti della Banca europea per gli investimenti;

303.  prende atto che nel settore "Competitività per la crescita e l'occupazione", nel quale rientrano i trasporti, la Corte ha controllato solamente sette operazioni di competenza della direzione generale Mobilità e trasporti (DG MOVE); osserva che sono stati rinvenuti errori in una sola delle operazioni controllate e che tali errori riguardano il mancato rispetto delle norme sugli appalti pubblici;

304.  sottolinea che la relazione di valutazione della Banca europea per gli investimenti rileva squilibri geografici e concentrazioni settoriali nel portafoglio dello Sportello relativo alle infrastrutture e all'innovazione (IIW) e che il finanziamento nell'ambito dell'IIW (63 %) si concentra su tre Stati membri; invita la Commissione a valutare con urgenza l'impatto del Fondo europeo per gli investimenti strategici sull'Unione nel suo insieme; si rammarica del fatto che il Fondo europeo per gli investimenti strategici non sia sufficientemente utilizzato per il finanziamento di progetti innovativi nel settore dei trasporti in tutte le modalità di trasporto, ad esempio per promuovere mezzi di trasporto sostenibili o per incoraggiare maggiormente il processo di digitalizzazione nonché l'accessibilità senza barriere;

305.  si rammarica che la Commissione (DG MOVE) non abbia ancora istituito un documento strategico ufficiale consolidato per la sorveglianza dello sviluppo dei corridoi della rete centrale TEN-T; incoraggia la Commissione ad adottare un documento strategico di questo tipo sulle attività di vigilanza e sulla trasparenza; ricorda che la trasparenza e la consultazione di tutte le parti interessate contribuiscono al buon esito dei progetti di trasporto;

306.  rileva che nel periodo 2014-2020 i progetti nel settore dei trasporti saranno finanziati da più fonti, tra cui il Meccanismo per collegare l'Europa, il Fondo di coesione, il Fondo europeo per lo sviluppo regionale e il Fondo europeo per gli investimenti strategici ; invita quindi la Commissione a sviluppare sinergie che consentano a queste diverse fonti di finanziamento di allocare in maniera più efficiente i fondi a disposizione, nonché di combinare tali risorse; invita la Commissione a redigere e pubblicare annualmente, anche sui propri siti web, elenchi facilmente accessibili relativi ai trasporti, comprendenti le percentuali delle quote modali e i progetti nel settore del turismo, cofinanziati tramite i suddetti fondi;

Sviluppo regionale

307.  invita la Commissione, attraverso il gruppo ad alto livello(118), a prestare particolare attenzione alle norme nazionali sull'ammissibilità in fase di audit dei sistemi di gestione e controllo nazionali, aiutando gli Stati membri a semplificarli per consentire che siano apportate modifiche; sottolinea in tale contesto l'importanza di applicare il principio dell'audit unico; invita la Commissione a chiarire, attraverso orientamenti semplificati ed efficaci, il concetto di "IVA recuperabile", al fine di evitare differenze interpretative per l'espressione "IVA non recuperabile" e un uso non ottimale dei fondi dell'Unione; invita la Commissione, gli Stati membri e le autorità regionali ad assicurare che i beneficiari ricevano informazioni coerenti sulle condizioni di finanziamento, in particolare per quanto riguarda l'ammissibilità delle spese e i massimali applicabili ai rimborsi;

308.  deplora il fatto che nel 2015 le autorità di gestione abbiano presentato un numero inferiore di dichiarazioni di spesa da rimborsare rispetto al 2014, il che si è tradotto in una diminuzione delle richieste di rimborso spese non evase da 23,2 miliardi di EUR nel 2014 a 10,8 miliardi di EUR nel 2015, di cui 2,8 miliardi di EUR erano rimasti inevasi dalla fine del 2014; sottolinea che i ritardi nell'esecuzione del bilancio per il periodo 2014-2020 non dovrebbero essere superiori a quelli del periodo precedente né condurre a un accumulo di richieste di pagamento inevase alla fine del periodo di finanziamento; esorta la Commissione a monitorare attentamente la situazione con gli Stati membri e ad adattare di conseguenza il suo piano di pagamento;

309.  si rammarica che, al 30 giugno 2016, non tutti gli Stati membri avessero recepito le direttive sugli appalti pubblici ed esorta la Commissione a continuare ad assistere gli Stati membri nel rafforzare la loro capacità di recepire tali direttive e attuare i loro piani d'azione in materia di condizionalità ex ante, che costituisce un presupposto essenziale per la prevenzione di irregolarità fraudolente e non fraudolente; sottolinea l'importanza dell'attuazione del piano d'azione sugli appalti pubblici per i fondi strutturali e d'investimento europei per il periodo 2014-2020 nell'ottica di semplificare, accelerare e armonizzare le procedure relative agli appalti pubblici online;

310.  rileva che il tasso di esborso medio per gli strumenti finanziari del FESR e del FSE era del 57 % alla fine del 2014, il che rappresenta un aumento solo del 10 % rispetto al 2013; si rammarica dell'osservazione della Corte sul prolungamento del periodo di ammissibilità dei versamenti effettuati ai destinatari finali nell'ambito di strumenti finanziari mediante una decisione della Commissione anziché un regolamento di modifica; esprime preoccupazione per l'eventualità che la Corte possa ritenere irregolari tutti i versamenti effettuati dopo il 31 dicembre 2015; osserva con preoccupazione che una quota significativa delle dotazioni iniziali degli strumenti finanziari del FESR e del FSE nel periodo di programmazione 2007-2013 è stata spesa per costi e commissioni di gestione;

311.  accoglie con favore l'approccio adottato dalla Corte di concentrarsi sulle prestazioni e considera una buona pratica il fatto che le autorità di gestione definiscano indicatori di risultato pertinenti per misurare il contributo dei progetti al conseguimento degli obiettivi stabiliti per i programmi operativi nel rispetto del criterio dell'addizionalità; sottolinea la necessità di intensificare la comunicazione; invita la Commissione a individuare canali di comunicazione più efficienti al fine di accrescere la visibilità degli investimenti che utilizzano i fondi strutturali e d'investimento europei; chiede alla Commissione di elaborare un numero limitato di indicatori pertinenti che possano contribuire a misurare le prestazioni;

312.  esorta la Commissione e gli Stati membri a utilizzare in maniera ottimale gli strumenti territoriali garantendo che le strategie di sviluppo urbano integrato siano approvate a tempo debito ai fini del finanziamento, il che consentirà alle città di investire in strategie globali, sfruttare le sinergie tra le politiche e garantire un impatto a lungo termine più efficace sulla crescita e l'occupazione;

Agricoltura e sviluppo rurale

313.  chiede alla Corte di continuare a fornire valutazioni separate per il Fondo europeo agricolo di garanzia, il Fondo agricolo europeo per lo sviluppo rurale e la rubrica 2, anche dopo il prossimo esercizio, dal momento che valutazioni distinte consentono un'azione mirata volta a migliorare i tassi di errore sensibilmente diversi;

314.  esorta la Commissione e le autorità degli Stati membri a continuare a gestire e ridurre per quanto possibile la complessità dei pagamenti diretti, in particolare se intervengono livelli distinti nell'amministrazione del Fondo europeo agricolo di garanzia e dei fondi per lo sviluppo rurale all'interno degli Stati membri;

315.  si compiace della nuova generazione di strumenti finanziari aggiuntivi e ritiene che debbano essere basati su obiettivi più chiari e un adeguato livello di controllo al termine del periodo di attuazione, in modo da dimostrarne l'impatto e garantire che non comportino un incremento del tasso di errore;

316.  chiede che, in relazione alle agenzie nazionali di pagamento degli Stati membri che negli ultimi tre anni non hanno soddisfatto le aspettative, la responsabilità di tali agenzie sia affidata ai funzionari dell'Unione già in servizio anziché ai cittadini dello Stato membro interessato;

317.  richiama l'attenzione sul carattere pluriennale del sistema di gestione della politica agricola e sottolinea che la valutazione finale delle irregolarità relative all'attuazione del regolamento(119) sarà possibile soltanto alla fine del periodo di programmazione;

318.  osserva che la semplificazione della PAC non dovrebbe mettere a repentaglio una produzione alimentare efficiente e chiede misure di transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio nel settore agroalimentare e forestale;

Pesca

319.  esprime soddisfazione per il fatto che il seguito dato alle riserve espresse dalla DG MARE nella sua relazione annuale del 2014 riguardo al sistema di gestione e di controllo per i programmi del Fondo europeo per la pesca (2007-2013) ha permesso di ridurre in modo significativo a solamente cinque il numero di programmi operativi e di Stati membri interessati;

320.  è rassicurato dal fatto che il sistema di controllo interno attuato dalla DG MARE fornisce sufficienti garanzie per gestire adeguatamente i rischi connessi alla legittimità e regolarità delle operazioni;

321.  si compiace dal fatto che, sulle dodici operazioni riguardanti specificamente la pesca controllate dalla Corte, in nessuna sia stato evidenziato un errore quantificabile;

322.  esprime profondo rammarico per il fatto che la stragrande maggioranza degli Stati membri ha trasmesso informazioni sui propri programmi operativi relativi al Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca molto tardi, il che ha comportato considerevoli ritardi nella mobilitazione dei fondi;

323.  osserva, di conseguenza, che non è stata dichiarata nessuna spesa alla Commissione anteriormente al 30 giugno 2015 e che pertanto nessuna spesa è stata controllata entro tale data; ricorda che gli Stati membri sono i principali responsabili dell'esecuzione degli stanziamenti nell'ambito della gestione concorrente;

Cultura e istruzione

324.  ribadisce che l'incorporamento in Erasmus+ di tutti i programmi di mobilità per i giovani dell'Unione è in primo luogo inteso ad accrescere l'efficacia di detti programmi; esorta pertanto la Commissione ad attenersi alle finalità stabilite e alle linee di bilancio del programma onde evitare che se ne perdano i punti focali;

325.  si compiace della reattività dimostrata sia da Erasmus+ che da "Europa creativa" nell'affrontare le sfide, emerse di recente, dell'integrazione dei rifugiati/migranti e della lotta alla radicalizzazione nel 2015;

326.  osserva che i prestiti a titolo dello strumento di garanzia per i prestiti destinati agli studenti (prestiti Erasmus+ per i master) sono stati resi disponibili per la prima volta nel 2015, con il lancio del sistema da parte di due banche in Spagna e in Francia; insiste sul fatto che, se detto strumento deve diventare sostenibile, è indispensabile sia garantire un'ampia copertura geografica sia che la Commissione controlli da vicino le condizioni di erogazione;

327.  ricorda che il 2015 è stato il primo anno in cui il programma "Europa creativa" è stato gestito da due Direzioni generali della Commissione, la direzione generale per l'istruzione e la cultura e la direzione generale per le reti di comunicazione, il contenuto e la tecnologia; insiste sulla necessità di adottare un approccio coordinato, cosicché le sfide organizzative interne non pregiudichino il funzionamento del programma o la percezione che il pubblico ha di esso;

Libertà civili, giustizia e affari interni

328.  esorta la Commissione a elaborare e a presentare all'autorità di discarico un riepilogo dei casi di conflitto d'interessi individuati;

329.  si rammarica che gli indicatori chiave di prestazione nella relazione annuale di attività della DG HOME non riguardino il numero di persone assistite, reinsediate, ricollocate e rimpatriate nel 2015; deplora la mancanza di indicatori tesi a valutare gli effetti delle misure adottate al fine di rafforzare il coordinamento e la cooperazione tra le autorità di contrasto nazionali;

330.  incoraggia l'elaborazione di priorità politiche più chiare e a lungo termine che si traducano in modo più concreto in priorità operative; sottolinea, a tale proposito, l'importanza di una stretta cooperazione con altri organismi, in particolare le agenzie;

331.  si rammarica che le strutture di governance della Commissione nel campo della sicurezza dell'informazione non siano allineate alle migliori prassi riconosciute (secondo la relazione di audit del servizio di audit interno);

Questioni attinenti al genere

332.  sottolinea che l'uguaglianza di genere dovrebbe costituire un obiettivo trasversale per tutti i settori tematici; constata tuttavia che, per alcuni programmi, non sono previste azioni specifiche mirate, corredate da stanziamenti di bilancio specifici onde conseguire tale obiettivo e che una migliore raccolta di dati dovrebbe consentire non solo di quantificare gli stanziamenti assegnati alle azioni che contribuiscono all'equilibrio di genere, ma anche di migliorare la valutazione dell'impatto dei fondi dell'Unione;

333.  rinnova il proprio invito alla Commissione a tenere conto del bilancio di genere in tutte le fasi della procedura di bilancio, fra cui l'esecuzione del bilancio e la relativa valutazione, compresi il FEIS, il FSE, il FESR e Orizzonte 2020, in modo da combattere la discriminazione in atto negli Stati membri; sottolinea che è opportuno integrare nella pianificazione, nell'esecuzione e nella valutazione del bilancio una serie comune di indicatori quantificabili dei risultati e dell'impatto, che consentirebbero di valutare meglio l'esecuzione del bilancio nell'ottica della prospettiva di genere, in linea con l'iniziativa "Un bilancio incentrato sui risultati" e con l'approccio basato sulle prestazioni;

334.  invita la Commissione ad analizzare le linee di bilancio nuove ed esistenti secondo una prospettiva di genere e, ove possibile, ad apportare le modifiche necessarie a livello delle politiche per garantire che non si verifichino indirettamente disuguaglianze di genere.

(1) GU L 69 del 13.3.2015.
(2) GU C 380 del 14.10.2016, pag. 1.
(3) GU C 375 del 13.10.2016, pag. 1.
(4) GU C 380 del 14.10.2016, pag. 147.
(5) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(6) Testi approvati di tale data, P8_TA(2017)0144.
(7) GU L 69 del 13.3.2015.
(8) GU C 380 del 14.10.2016, pag. 1.
(9) GU C 417 dell'11.11.2016, pag. 2.
(10) GU C 449 dell'1.12.2016, pag. 51.
(11) GU C 380 del 14.10.2016, pag. 147.
(12) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(13) GU L 11 del 16.1.2003, pag. 1.
(14) GU L 297 del 22.9.2004, pag. 6.
(15) GU L 343 del 19.12.2013, pag. 46.
(16) Testi approvati di tale data, P8_TA(2017)0144.
(17) GU L 69 del 13.3.2015.
(18) GU C 380 del 14.10.2016, pag. 1.
(19) GU C 417 dell'11.11.2016, pag. 10.
(20) GU C 449 dell'1.12.2016, pag. 61.
(21) GU C 380 del 14.10.2016, pag. 147.
(22) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(23) GU L 11 del 16.1.2003, pag. 1.
(24) GU L 297 del 22.9.2004, pag. 6.
(25) GU L 341 del 18.12.2013, pag. 73.
(26) Testi approvati di tale data, P8_TA(2017)0144.
(27) GU L 69 del 13.3.2015.
(28) GU C 380 del 14.10.2016, pag. 1.
(29) GU C 417 dell'11.11.2016, pag. 2.
(30) GU C 449 dell'1.12.2016, pag. 41.
(31) GU C 380 del 14.10.2016, pag. 147.
(32) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(33) GU L 11 del 16.1.2003, pag. 1.
(34) GU L 297 del 22.9.2004, pag. 6.
(35) GU L 341 del 18.12.2013, pag. 69.
(36) GU L 363 del 18.12.2014, pag. 183.
(37) Testi approvati di tale data, P8_TA(2017)0144.
(38) GU L 69 del 13.3.2015.
(39) GU C 380 del 14.10.2016, pag. 1.
(40) GU C 417 dell'11.11.2016, pag. 9.
(41) GU C 449 dell'1.12.2016, pag. 157.
(42) GU C 380 del 14.10.2016, pag. 147.
(43) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(44) GU L 11 del 16.1.2003, pag. 1.
(45) GU L 297 del 22.9.2004, pag. 6.
(46) GU L 346 del 20.12.2013, pag. 58.
(47) Testi approvati di tale data, P8_TA(2017)0144.
(48) GU L 69 del 13.3.2015.
(49) GU C 380 del 14.10.2016, pag. 1.
(50) GU C 417 dell'11.11.2016, pag. 11.
(51) GU C 449 dell'1.12.2016, pag. 230.
(52) GU C 380 del 14.10.2016, pag. 147.
(53) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(54) GU L 11 del 16.1.2003, pag. 1.
(55) GU L 297 del 22.9.2004, pag. 6.
(56) GU L 346 del 20.12.2013, pag. 54.
(57) Testi approvati di tale data, P8_TA(2017)0144.
(58) GU L 69 del 13.3.2015.
(59) GU C 380 del 14.10.2016, pag. 1.
(60) GU C 417 dell'11.11.2016, pag. 11.
(61) GU C 449 dell'1.12.2016, pag. 219.
(62) GU C 380 del 14.10.2016, pag. 147.
(63) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(64) GU L 11 del 16.1.2003, pag. 1.
(65) GU L 297 del 22.9.2004, pag. 6.
(66) GU L 352 del 24.12.2013, pag. 65.
(67) Testi approvati di tale data, P8_TA(2017)0144.
(68) GU L 69 del 13.3.2015.
(69) GU C 380 del 14.10.2016, pag. 1.
(70) GU C 375 del 13.10.2016, pag. 1.
(71) GU C 380 del 14.10.2016, pag. 147.
(72) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(73) GU L 11 del 16.1.2003, pag. 1.
(74) Testi approvati di tale data, P8_TA(2017)0144.
(75) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(76) GU L 362 del 31.12.2012, pag. 1.
(77) Relazione speciale della Corte n. 31/2016.
(78) Relazioni speciali della Corte n. 5/2016 e n. 19/2016.
(79) Commissione europea, DG REGIO, Sintesi dei dati relativi ai progressi compiuti nel finanziamento e nell’attuazione degli strumenti di ingegneria finanziaria comunicati dalle autorità di gestione conformemente all’articolo 67, paragrafo 2, lettera j), del regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio, periodo di programmazione 2007-2013, situazione al 31 dicembre 2015, 20.9.2016, pag. 61.
(80) Cfr. punto 1.39 della relazione annuale 2015 della Corte dei conti.
(81) Cfr. punti 3.22 e 3.23 della relazione annuale della Corte dei conti.
(82) Cfr. punti 3.29 della relazione annuale della Corte dei conti.
(83) Cfr. paragrafi 3.33 – 3.38 della relazione annuale 2015 della Corte dei conti.
(84) Cfr. paragrafo 3.56 della relazione annuale 2015 della Corte dei conti.
(85) Cfr. punto 4.16 della relazione annuale 2015 della Corte dei conti.
(86) COM(2016)0674, SWD(2016)0338, SWD(2016)0339.
(87) "Commitment and Coherence – Ex-Post Evaluation of the 7th EU Framework Programme (2007-2013)" (Compromesso e coerenza – Valutazione ex post del 7° programma quadro dell'Unione), novembre 2015.
(88) Relazione annuale 2015 della Corte, paragrafo 3.19.
(89) Relazione annuale 2015 della Corte, paragrafo 3.22.
(90) Relazione annuale 2015 della Corte, sezione 3.
(91) Risoluzione del Parlamento europeo del 28 aprile 2016 recante le osservazioni che costituiscono parte integrante della decisione sul discarico per l’esecuzione del bilancio generale dell’Unione europea per l’esercizio 2014, sezione III — Commissione, paragrafo 8 (GU L 246 del 14.9.2016, pag. 27).
(92) Relazione annuale di attività relativa al 2015, direzione generale Ricerca e innovazione, Bruxelles 2016, pagina 11, nota 8.
(93) SWD(2016)0318.
(94) Direttiva 2014/24/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sugli appalti pubblici e che abroga la direttiva 2004/18/CE (GU L 94 del 28.3.2014, pag. 65).
(95) Direttiva 2014/23/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 febbraio 2014, sull’aggiudicazione dei contratti di concessione (GU L 94 del 28.3.2014, pag.1).
(96) Direttiva 2014/25/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sulle procedure d’appalto degli enti erogatori nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali e che abroga la direttiva 2004/17/CE (GU L 94 del 28.3.2014, pag. 243).
(97) Primi risultati dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile, relazione finale alla DG Occupazione, affari sociali e inclusione della Commissione europea, giugno 2016.
(98) Relazione annuale della Corte 2015, punto 6.36.
(99) Risposta all'interrogazione scritta 19 rivolta al Commissario Crețu.
(100) Cfr. paragrafo 8 della risoluzione del 28 aprile 2016.
(101) Relazione annuale della Corte 2015, paragrafo 6.9, nota 8.
(102) Evitare questi errori avrebbe ridotto il nostro livello stimato di errore di 0,9 punti percentuali per "Sostegno al mercato e aiuti diretti" e di 3,2 punti percentuali per "Sviluppo rurale e altre politiche".
(103) La relazione annuale di attività della DG AGRI indica che il tasso di errore rettificato aggregato è sceso dal 2,61% ne 2014 all'1,47% nel 2015.
(104) Per tempo pieno si intendono le ore di lavoro minime stabilite dalle normative nazionali relative ai contratti di lavoro. Se le disposizioni nazionali non precisano il numero di ore, si ritiene che il minimo di ore di lavoro annue sia 1 800 ore, equivalenti a 225 giornate lavorative per otto ore giornaliere.
(105) Secondo l'ultima indagine sulla struttura delle aziende agricole (Eurostat), la variazione complessiva della manodopera agricola dell'UE-28 nel periodo 2007-13 è stata una diminuzione di 2,3 milioni di unità di lavoro annue (ULA), equivalenti a una riduzione del 19,8 %.
(106) Cfr. risposta all'interrogazione scritta 3 – audizione del commissario Hogan, del 29 novembre 2016.
(107) Cfr. paragrafo 317 della risoluzione del 28 aprile 2016.
(108) Gli Stati membri devono ridurre le differenze tra livelli di pagamento per ettaro ai beneficiari nei rispettivi territori (indicato come "convergenza interna"). In linea di principio (vi sono eccezioni), devono anch'essi ridurre almeno del 5 % le entrate superiori a 150 000 EUR che ogni beneficiario riceve dal regime di pagamento di base o dal regime di pagamento unico per superficie. Inoltre, gli Stati membri hanno la possibilità di ridistribuire fino al 30 % della loro dotazione nazionale di pagamenti diretti per i primi 30 ettari di ogni azienda ("pagamento ridistributivo"), nonché di fissare un limite massimo assoluto all'importo percepito da ciascun beneficiario dal regime di pagamento di base o dal regime di pagamento unico per superficie ("livellamento").
(109) Cfr. articolo 35, paragrafo 1, del regolamento di esecuzione (UE) n. 908/2014 della Commissione, del 6 agosto 2014, recante modalità di applicazione del regolamento (UE) n. 1306/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda gli organismi pagatori e altri organismi, la gestione finanziaria, la liquidazione dei conti, le norme sui controlli, le cauzioni e la trasparenza (GU L 255 del 28.8.2014, pag. 59). e il regolamento (UE) n. 1306/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, sul finanziamento, sulla gestione e sul monitoraggio della politica agricola comune e che abroga i regolamenti del Consiglio (CEE) n. 352/78, (CE) n. 165/94, (CE) n. 2799/98, (CE) n. 814/2000, (CE) n. 1290/2005 e (CE) n. 485/2008 (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 549).
(110) Decisione C(2016)2210 della Commissione, del 12 aprile 2016, che modifica la decisione C(2014)5434 della Commissione che autorizza l'utilizzo del rimborso sulla base di costi unitari per attività svolte da un'entità del Gruppo della Banca mondiale nell'ambito dell'accordo quadro con l'Unione.
(111) Risposta all'interrogazione scritta 23 – audizione del commissario Avramopoulos del 29 novembre 2016.
(112) Direttiva 2011/24/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 2011, concernente l’applicazione dei diritti dei pazienti relativi all’assistenza sanitaria transfrontaliera (GU L 88 del 4.4.2011, pag. 45).
(113) C(2016)3301.
(114) Cfr. paragrafo 38 della risoluzione del Parlamento europeo del 10 maggio 2012 recante le osservazioni che costituiscono parte integrante della decisione sul discarico per l’esecuzione del bilancio generale dell’Unione europea per l’esercizio 2010, sezione III — Commissione e agenzie esecutive (GU L 286 del 17.10.2012, pag. 31).
(115) Regolamento (UE) n. 233/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2014, che istituisce uno strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo per il periodo 2014-2020 (GU L 77 del 15.3.2014, pag. 44).
(116) Sentenza della Corte di giustizia del 21 dicembre 2016, Consiglio contro Front Polisario, C-104/16 P, ECLI: UE: C: 2016: 973.
(117) Accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016 tra il Parlamento europeo, il Consiglio dell'Unione europea e la Commissione europea (GU L 123 del 12.5.2016, pag. 1).
(118) Gruppo ad alto livello di esperti indipendenti sul controllo della semplificazione per i beneficiari dei Fondi strutturali e di investimento europei.
(119) Regolamento (UE) n. 1305/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e che abroga il regolamento (CE) n. 1698/2005 del Consiglio (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 487).


Discarico 2015: Relazioni speciali della Corte dei conti nell'ambito del discarico alla Commissione per l'esercizio 2015
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Risoluzione del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 sulle relazioni speciali della Corte dei conti nell'ambito del discarico alla Commissione per l'esercizio 2015 (2016/2208(DEC))
P8_TA(2017)0144A8-0160/2017

Il Parlamento europeo,

–  viste le relazioni speciali della Corte dei conti elaborate a norma dell'articolo 287, paragrafo 4, secondo comma, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015(1),

–  visti i conti annuali consolidati dell'Unione europea relativi all'esercizio 2015 (COM(2016)0475 – C8-0338/2016)(2),

–  vista la relazione annuale della Corte dei conti sull'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2015, corredata delle risposte delle istituzioni(3),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(4) presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2015, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  viste la sua decisione del 27 aprile 2017 sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione III – Commissione(5), e la sua risoluzione recante le osservazioni che costituiscono parte integrante della decisione,

–  vista la raccomandazione del Consiglio, del 21 febbraio 2017, sullo scarico da dare alla Commissione sull'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2015 (05876/2017 – C8-0037/2017),

–  visti gli articoli 317, 318 e 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(6), in particolare gli articoli 62, 164, 165 e 166,

–  visti l'articolo 93 e l'allegato IV del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0160/2017),

A.  considerando che, in base all'articolo 17, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea, la Commissione dà esecuzione al bilancio e gestisce i programmi e che, in applicazione dell'articolo 317 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, dà esecuzione al bilancio in cooperazione con gli Stati membri, sotto la propria responsabilità, in conformità del principio della buona gestione finanziaria;

B.  considerando che le relazioni speciali della Corte dei conti forniscono informazioni su aspetti importanti che attengono all'esecuzione dei fondi e sono pertanto utili al Parlamento nell'esercizio della sua funzione di autorità di discarico;

C.  considerando che le osservazioni del Parlamento sulle relazioni speciali della Corte dei conti costituiscono parte integrante della sua decisione precitata del 27 aprile 2017 sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione III – Commissione;

Parte I – Relazione speciale n. 18/2015 della Corte dei conti dal titolo "L'assistenza finanziaria fornita ai paesi in difficoltà"

1.  prende atto delle conclusioni e raccomandazioni contenute nella relazione speciale della Corte dei conti (la "Corte");

2.  accoglie con favore la prima relazione speciale della Corte sulla governance economica nell'Unione e attende con interesse le relazioni imminenti che saranno pubblicate nel prossimo anno;

3.  si rammarica che la Corte non abbia incluso nella relazione tutti gli Stati membri che hanno ricevuto assistenza finanziaria dall'inizio della crisi finanziaria, compreso il programma per la Grecia, al fine di agevolare il raffronto;

4.  si compiace tuttavia che la Corte presenterà una relazione speciale distinta sulla Grecia; invita la Corte a comparare i risultati di entrambe le relazioni speciali e in particolare a esaminare i suggerimenti del Parlamento riguardo alla relazione sulla Grecia, compresi i risultati a medio e a lungo termine (ad esempio, il dibattito in corso sulla possibile riduzione del debito);

5.  incoraggia la Corte a potenziare ulteriormente le proprie risorse umane e le competenze in questo settore per migliorare la qualità del proprio lavoro; invita al contempo la Corte a tenere pienamente conto delle relazioni delle consulenze esterne richieste dalla Corte come base per l'audit;

6.  richiama l'attenzione sul fatto che la Corte ha limitato l'audit al brevissimo termine e allo scenario concreto dell'assistenza finanziaria, come stabilito dal Consiglio, senza considerare altre potenziali soluzioni al problema degli squilibri di bilancio che facevano già parte del dibattito pubblico e accademico, come la mutualizzazione del debito sovrano o l'alleviamento del debito;

7.  si rammarica che la relazione si concentri unicamente sulla gestione dell'assistenza, senza analizzare né mettere in discussione il contenuto del programma e le condizioni negoziate per l'assistenza finanziaria;

8.  prende atto che le misure specifiche adottate a livello politico dall'Unione e le principali caratteristiche dei programmi sono soltanto state descritte nella relazione speciale; incoraggia la Corte ad esaminare se le misure adottate si siano rivelate adeguate al conseguimento degli obiettivi dei programmi e a valutarne l'interazione con il più ampio quadro politico e gli obiettivi a lungo termine, tra cui la Strategia Europa 2020;

9.  prende atto che gli obiettivi dei programmi di assistenza finanziaria consistevano, per i paesi beneficiari dell'assistenza, nel ritorno ai mercati finanziari, nel raggiungimento di finanze pubbliche sostenibili, nel rilancio della crescita e nella riduzione della disoccupazione; si rammarica che le conclusioni della Corte non abbiano analizzato nel dettaglio i risultati del programma in relazione a tali obiettivi;

10.  prende atto che la Corte ha concentrato le sue conclusioni principalmente sulla Commissione in quanto amministratrice dell'assistenza finanziaria, ma ritiene che, ai fini di una migliore comprensione, si sarebbe dovuta dedicare una maggiore attenzione al Fondo monetario internazionale e alla Banca centrale europea, che inizialmente avevano sostenuto la Commissione nella preparazione e nel monitoraggio dei programmi;

11.  condivide il parere della Commissione secondo cui, nell'istituzione e nella gestione del programma, il ruolo del Consiglio e di altri partner è stato sottovalutato; chiede alla Corte e alla Commissione di analizzare la pertinenza delle misure adottate dal Consiglio, il ruolo della Banca centrale europea e se tali strumenti si siano rivelati appropriati alla realizzazione degli obiettivi del programma e abbiano contribuito al conseguimento degli obiettivi dell'Unione, compreso il progressivo superamento della crisi economica, l'aumento dell'occupazione e la crescita;

12.  si rammarica che i partner non sempre abbiano condiviso tutte le informazioni disponibili con la Commissione, il che ha dato luogo ad approcci incoerenti da parte della squadra negoziale; esorta la Commissione a stabilire accordi formali con i suoi partner al fine di avere pieno accesso a tutte le informazioni disponibili in tempo utile e quindi evitare problemi analoghi in futuro;

13.  sottolinea che alcune delle riforme indicate nei programmi (ad esempio la riforma dei mercati del lavoro) possono solo condurre a risultati in termini di competitività nel lunghissimo termine, mentre i programmi di assistenza mirano principalmente a risultati più immediati a breve termine;

14.  osserva che i programmi si sono basati principalmente sull'aspetto della spesa (riforme sui mercati del lavoro, regimi pensionistici e di disoccupazione, riduzione degli enti locali ecc.), nonché sui tagli ai programmi pubblici; riconosce che detti tagli sono stati realizzati al fine di riformare i mercati finanziari dei paesi beneficiari dell'assistenza;

15.  esorta il Consiglio a esaminare attentamente il pacchetto di misure e strumenti disponibili per l'assistenza finanziaria nei futuri programmi, in modo da ridurre l'impatto sulla popolazione, l'effetto indesiderato sulla domanda interna e la socializzazione dei costi della crisi;

16.  sottolinea che l'assistenza finanziaria fornita agli Stati membri in difficoltà ha assunto la forma di prestiti ottenuti sui mercati dei capitali utilizzando il bilancio dell'Unione come garanzia; ritiene che il ruolo del Parlamento in quanto autorità di bilancio nell'ambito di tali programmi sia stato compromesso, riducendo così ulteriormente la legittimità democratica dell'assistenza finanziaria fornita;

17.  esorta la Commissione ad aumentare il livello di partecipazione del Parlamento nel quadro dell'assistenza finanziaria quando è in gioco il bilancio dell'Unione;

18.  considera importante studiare il ruolo della Banca centrale europea nell'aiutare indirettamente gli Stati membri a realizzare i loro obiettivi e, in senso più ampio, nel sostenere l'architettura finanziaria dell'Unione nel corso dei programmi finanziari;

19.  ritiene che all'inizio della crisi fosse difficile prevedere alcuni bruschi squilibri che hanno avuto effetti devastanti in alcuni Stati membri; sottolinea la difficoltà di prevedere l'entità e la natura della crisi finanziaria mondiale senza precedenti del 2007-2008;

20.  condivide il parere della Corte secondo cui l'attenzione prestata al quadro giuridico di vigilanza anteriore alla crisi non è stata sufficiente per individuare i rischi posti dalle posizioni di bilancio sottostanti in periodi di grave crisi economica;

21.  si compiace dell'approvazione da parte dei legislatori dei pacchetti legislativi "six pack" e "two pack" introdotti a seguito della crisi finanziaria, che hanno affrontato la questione della mancanza di vigilanza emersa con la crisi; ritiene tuttavia che la riforma del quadro di governance economica dell'Unione degli ultimi anni non abbia condotto al superamento completo della crisi, e chiede alla Commissione di analizzare ulteriormente i punti di forza e di debolezza del nuovo quadro rispetto ad altre economie simili (ad esempio gli Stati Uniti, il Giappone e altri paesi membri dell'OCSE) e, se del caso, di proporre nuove riforme;

22.  invita la Commissione a seguire la raccomandazione della Corte di migliorare ulteriormente la qualità delle sue previsioni macroeconomiche e di bilancio;

23.  prende atto delle conclusioni della Corte secondo cui la Commissione, in presenza di vincoli temporali impegnativi e con un'esperienza limitata, ha svolto dei compiti del tutto nuovi per gestire i programmi di assistenza finanziaria; sottolinea la conclusione della Corte secondo cui, considerate le circostanze, si è trattato di una prestazione eccezionale;

24.  plaude alla decisione di affidare la gestione dell'assistenza finanziaria alla Commissione anziché ad altri partner finanziari, il che permette di fornire un'assistenza personalizzata che tiene conto delle particolarità e della titolarità degli Stati membri;

25.  è del parere che, se da un lato gli Stati membri dovrebbero ricevere un trattamento paritario, dall'altro è anche necessaria una certa flessibilità per modulare e adeguare i programmi e le riforme a seconda delle specifiche circostanze nazionali; ritiene che, nel quadro dei futuri programmi della Commissione e delle future relazioni della Corte, sarà necessario identificare e differenziare l'attuazione delle misure rigorosamente dell'Unione dai programmi congiunturali nazionali;

26.  prende atto delle osservazioni della Corte per quanto riguarda le difficoltà incontrate dalla Commissione nella verifica delle informazioni e in merito al fatto che le sue procedure non sono state orientate alla valutazione retrospettiva delle decisioni adottate;

27.  sottolinea che, nella fase iniziale dei programmi, la Commissione ha lavorato sotto forti pressioni temporali e politiche a motivo dei rischi d'incertezza che minavano la stabilità dell'intero sistema finanziario con conseguenze imprevedibili per l'economia;

28.  ritiene che, pur non avendo esperienza pregressa in materia di assistenza finanziaria, la Commissione abbia imparato strada facendo e sia riuscita ad attuare i programmi correttamente e in tempi relativamente brevi, migliorando la propria gestione nei programmi successivi;

29.  condivide le raccomandazioni della Corte secondo cui la Commissione dovrebbe analizzare in modo più approfondito i principali aspetti degli adeguamenti dei paesi, ma sottolinea che dovrebbe anche mettere a confronto le previsioni economiche, ivi inclusi il mercato immobiliare e il debito nazionale pubblico e privato; esorta tutti gli Stati membri a fornire sistematicamente e regolarmente i dati pertinenti alla Commissione;

30.  ritiene che il periodo dal varo del primo programma dell'Unione al completamento dell'analisi della Corte dovrebbe consentire di formulare, a beneficio dei programmi futuri, delle raccomandazioni migliorate sia per quanto riguarda i miglioramenti che per quanto riguarda i risultati del programma, in esito al dialogo interistituzionale e conflittuale tra la Corte e la Commissione;

31.  considera che, per motivi di trasparenza e per una migliore informazione e comunicazione con i cittadini, le risposte della Commissione e il parere della Corte dovrebbero essere presentati su doppia colonna onde consentire il confronto delle opinioni, come avviene per la relazione annuale della Corte;

32.  tenuto conto della sensibilità delle nuove relazioni sulla governance finanziaria dell'Unione, raccomanda che i comunicati stampa e altri documenti di comunicazione rispecchino fedelmente le conclusioni e le raccomandazioni della Corte;

Parte II – Relazione speciale n. 19/2015 della Corte dei conti dal titolo "Per migliorare l'assistenza tecnica fornita alla Grecia, va prestata una maggiore attenzione ai risultati"

33.  osserva che al momento della redazione della presente risoluzione, la Commissione aveva già presentato la sua proposta relativa all'istituzione del Programma di sostegno alle riforme strutturali; si compiace del fatto che la Commissione abbia evidentemente preso in considerazione le raccomandazioni della Corte e spera che il Programma di sostegno alle riforme strutturali si riveli uno strumento solido per l'assistenza tecnica sulla base degli insegnamenti tratti dalla task force per la Grecia;

34.  manifesta preoccupazione per il fatto che l'istituzione rapida e ad hoc della task force è stata la causa di alcuni dei suoi problemi operativi; sollecita una valutazione esaustiva della situazione sul campo e la formulazione di un piano d'azione conciso passo per passo quale esercizio preliminare obbligatorio di ogni progetto di assistenza tecnica; chiede che in qualsiasi programma di assistenza tecnica successivo la Commissione applichi un approccio maggiormente pianificato, che includa un calendario con una data di inizio e di fine dei mandati;

35.  sottolinea che un bilancio dedicato costituisce un prerequisito fondamentale per garantire la riuscita di un programma di assistenza tecnica, sia in termini di pianificazione che di razionalizzazione delle spese, poiché consente di evitare diversi livelli di controllo e il rispetto di diverse norme relative a linee di bilancio distinte;

36.  osserva che la task force ha gestito un numero impressionante di progetti che coinvolgono molteplici organizzazioni partner; ritiene che l'impatto dell'assistenza tecnica avrebbe potuto essere migliorato ottimizzando i programmi, limitando il numero di organizzazioni partner e l'ambito di applicazione dei progetti al fine di ridurre al minimo gli sforzi di coordinamento amministrativo e aumentare l'efficienza;

37.  si rammarica che sia gli Stati membri beneficiari sia la task force non abbiano presentato regolarmente alla Commissione relazioni sulle proprie attività; sottolinea che la Commissione dovrebbe insistere affinché le siano inviate relazioni trimestrali sulle attività senza ritardi eccessivi e una relazione finale globale sotto forma di una valutazione ex-post entro un periodo di tempo ragionevole dalla conclusione delle operazioni della task force per la Grecia; chiede che la Commissione monitori l'attuazione dell'assistenza tecnica in modo sistematico al fine di concentrarsi su un'assistenza tecnica orientata ai risultati; chiede inoltre che l'assistenza tecnica e la task force per la Grecia, nelle loro varie relazioni, rendano conto con precisione di come e dove sono stati utilizzati i cosiddetti fondi "di salvataggio" per la Grecia;

38.  invita la Commissione, il Parlamento e il Consiglio a sfruttare la discussione sul Programma di sostegno alle riforme strutturali per il periodo dal 2017 al 2020 come un'opportunità per rivedere la buona prassi dei coordinatori per settore; incoraggia la Commissione a trovare un modo, insieme agli Stati membri, per assumere esperti direttamente dagli Stati membri, evitando così un altro livello di complessità e di oneri amministrativi eludendo le agenzie nazionali;

39.  chiede agli Stati membri di mostrare un impegno più risoluto: un approccio basato sulle prestazioni consentirebbe al Parlamento e ai parlamenti nazionali di svolgere un ruolo di maggior sostegno tramite le rispettive commissioni di controllo del bilancio;

Parte III – Relazione speciale n. 21/2015 della Corte dei conti dal titolo "Analisi dei rischi connessi all'approccio orientato ai risultati per l'azione dell'UE in materia di sviluppo e cooperazione"

40.  accoglie con favore la relazione della Corte e presenta di seguito le sue osservazioni e raccomandazioni;

41.  riconosce che la Commissione ha integrato l'analisi dei rischi nella gestione delle sue operazioni esterne, che sono condotte in un contesto complesso e fragile in cui sono presenti diversi tipi di rischio, giacché i paesi partner dispongono di livelli di sviluppo e quadri di governance diversi;

42.  accoglie con particolare favore la raccomandazione della Corte alla Commissione di migliorare l'utilizzo della terminologia concernente i risultati a lungo termine (realizzazioni, effetti e impatti) e sottolinea l'importanza di formulare veri obiettivi SMART prima di adottare qualsiasi decisione in merito al finanziamento di progetti diversi;

43.  evidenzia la necessità di concentrarsi maggiormente sulla formulazione di obiettivi "raggiungibili e realistici" al fine di evitare situazioni in cui i paesi partner raggiungano gli obiettivi iniziali ma senza risultati significativi in termini di sviluppo;

44.  reputa necessario evitare di concentrarsi sul risultato dell'esecuzione del bilancio in quanto unico obiettivo gestionale, poiché ciò può pregiudicare il principio della sana gestione finanziaria e il conseguimento dei risultati;

45.  ricorda che il monitoraggio regolare e la mappatura dei fattori di rischio elevato (esterni, finanziari e operativi), nonché la loro quantificazione, dall'identificazione alle fasi di attuazione, sono un prerequisito non solo per una buona gestione finanziaria e la qualità della spesa, ma anche per garantire la credibilità, la sostenibilità e la reputazione degli interventi dell'Unione; ritiene che la creazione di profili di rischio per attività e per paese faciliti inoltre l'elaborazione di una strategia di rapida mitigazione dei rischi qualora la situazione di un paese partner dovesse aggravarsi;

46.  evidenzia la necessità di adattare regolarmente l'ambiente di controllo e le funzioni della gestione dei rischi per tenere conto della nascita di nuove forme di strumenti e strutture di assistenza, quali il finanziamento combinato, i fondi fiduciari e i partenariati finanziari con altre istituzioni internazionali;

47.  ribadisce il parere secondo cui è necessario un nuovo equilibrio tra assorbimento, conformità e prestazioni, che deve riflettersi nella gestione delle operazioni;

48.  ritiene che lo sviluppo delle capacità, dei quadri di governance e della titolarità dei paesi partner in via di sviluppo sia altresì una misura importante per mitigare i rischi sistemici, in modo da favorire un contesto favorevole in cui i fondi possano raggiungere la destinazione voluta e soddisfare i requisiti delle tre "E" (economia, efficienza ed efficacia);

49.  considera inoltre necessario rafforzare il dialogo politico e strategico, la condizionalità degli aiuti e il quadro logico al fine di garantire, da un lato, la coerenza tra decisioni e prerequisiti di pagamento o di erogazione negli accordi di finanziamento, vincolando chiaramente i pagamenti alla concretizzazione di azioni e risultati e, dall'altro, la pertinenza di determinati obiettivi e indicatori;

50.  incoraggia le istituzioni internazionali, in particolare nell'ambito di iniziative cofinanziate e finanziate da più donatori, a:

   valutare e pianificare i benefici futuri di un progetto e la misura in cui ciascun partner contribuisce agli esiti finali e a impatti più ampi, in modo da evitare interrogativi circa la titolarità dei risultati, ossia quale parte dei risultati sia attribuibile ai finanziamenti dell'UE o agli interventi di altri donatori;
   unire i loro quadri di governance con quello dell'Unione, segnatamente migliorando i loro metodi di gestione dei rischi; ritiene che la fungibilità dei fondi dovrebbe essere attentamente monitorata per via del suo elevato livello di rischio fiduciario;

51.  chiede alla Commissione di garantire l'efficacia del nesso tra valutazioni ed elaborazione delle politiche, prendendo in considerazione tutti gli insegnamenti tratti dal processo decisionale;

52.  ricorda che ostacolare il monitoraggio delle prestazioni e la valutazione dei risultati pregiudica la responsabilità pubblica e l'informazione esaustiva destinata ai responsabili politici;

Parte IV – Relazione speciale n. 23/2015 della Corte dei conti dal titolo "La qualità delle acque nel bacino idrografico danubiano: sono stati compiuti progressi nell'attuazione della direttiva quadro in materia di acque, ma resta ancora strada da fare"

53.  ritiene che la Commissione debba fornire orientamenti per una predisposizione di relazioni più differenziate sui progressi compiuti sul fronte della qualità delle acque;

54.  concorda con la Corte sul fatto che la Commissione dovrebbe promuovere la comparabilità dei dati, ad esempio riducendo le discrepanze nel numero di sostanze fisico-chimiche valutate ai fini dello stato ecologico;

55.  sottolinea che è necessario che la Commissione continui a monitorare i progressi compiuti dagli Stati membri nel conseguire una buona qualità delle acque, obiettivo della direttiva quadro in materia di acque;

56.  invita gli Stati membri ad assicurare un valido monitoraggio della qualità delle acque al fine di disporre di informazioni accurate sulla situazione e sull'origine dell'inquinamento per corpo idrico, in modo da consentire una migliore calibrazione e accrescere l'efficienza economica delle azioni correttive;

57.  incoraggia gli Stati membri ad assicurare il coordinamento fra gli organismi che definiscono le misure dei piani di gestione dei bacini idrografici e gli organismi che approvano il finanziamento dei progetti;

58.  incoraggia gli Stati membri a valutare e assicurare l'efficacia dei meccanismi volti a garantire l'applicazione, in particolare la copertura da raggiungere e l'effetto deterrente delle sanzioni irrogate;

59.  invita gli Stati membri a valutare il potenziale impiego della tassa sull'inquinamento delle risorse idriche come strumento economico e come modalità di applicazione del principio "chi inquina paga", almeno per le principali sostanze aventi ricadute negative sulla qualità delle acque;

60.  chiede alla Commissione di valutare sistematicamente non solo l'esistenza, ma anche l'adeguatezza delle norme relative alle buone condizioni agronomiche e ambientali e dei requisiti minimi adottati dagli Stati membri;

61.  osserva che la Commissione dovrebbe fornire orientamenti sui possibili metodi di recupero dei costi nell'ambito dell'inquinamento diffuso;

62.  invita gli Stati membri a valutare il potenziale impiego di strumenti economici (quali tasse ambientali) come incentivo alla riduzione dell’inquinamento e come modalità di applicazione del principio "chi inquina paga";

63.  invita la Commissione e gli Stati membri a individuare i modi per semplificare l'impostazione e la realizzazione dei controlli e per assicurarne l'efficacia, sulla base di un inventario dell'applicazione dei meccanismi sia dell'Unione sia nazionali.

Parte V – Relazione speciale n. 24/2015 della Corte dei conti dal titolo "Lotta alle frodi nel campo dell'IVA intracomunitaria: sono necessari ulteriori interventi"

64.  è del parere che la Commissione dovrebbe promuovere l'istituzione di un sistema comune per stimare l'entità delle frodi nel campo dell'IVA intracomunitaria, in modo da consentire agli Stati membri di valutare la propria performance in base a indicatori adeguati; ritiene che la performance dovrebbe riferirsi alla riduzione delle frodi relative all'IVA intracomunitaria, a una migliore individuazione di queste ultime e a un maggiore recupero dell'imposta a seguito di tale individuazione;

65.  è convinto che, al fine di migliorare la performance di Eurofisc quale sistema di allerta precoce efficiente, la Commissione dovrebbe raccomandare agli Stati membri di: a) introdurre un'analisi dei rischi comune in modo che le informazioni scambiate attraverso Eurofisc siano effettivamente incentrate sulla frode; b) migliorare la rapidità e la frequenza degli scambi di informazioni; c) avvalersi di uno strumento informatico affidabile e facile da usare; d) stabilire indicatori e valori obiettivo pertinenti per misurare la performance dei diversi ambiti di attività; e) partecipare a tutti gli ambiti di attività Eurofisc;

66.  chiede alla Commissione, nell'ambito della valutazione dei dispositivi di cooperazione amministrativa tra gli Stati membri per lo scambio di informazioni fra le rispettive autorità fiscali ai fini della lotta alle frodi nel campo dell'IVA intracomunitaria, di svolgere visite di monitoraggio selezionate sulla base del rischio; ritiene che tali visite di monitoraggio dovrebbero puntare a migliorare la tempestività delle risposte fornite dagli Stati membri alle richieste di informazioni, l'affidabilità del sistema di scambio di informazioni sull'IVA, la rapidità dei controlli multilaterali e la verifica del seguito dato alle conclusioni delle sue precedenti relazioni sulla cooperazione amministrativa;

67.  invita la Commissione ad aiutare gli Stati membri a negoziare accordi in materia di mutua assistenza con i paesi in cui è stabilita la maggior parte dei fornitori di servizi digitali e a firmare tali accordi, tenendo presente che gli Stati membri hanno bisogno di informazioni provenienti dai paesi terzi per assicurare la riscossione dell'IVA sui servizi di commercio elettronico business-to-consumer e sui beni immateriali ceduti via Internet; ritiene che ciò sia necessario per rafforzare la cooperazione con i paesi terzi e assicurare la riscossione dell'IVA;

68.  è del parere che, sebbene le frodi nel campo dell'IVA intracomunitaria siano spesso connesse alla criminalità organizzata, la Commissione e gli Stati membri dovrebbero rimuovere gli ostacoli di natura giuridica allo scambio di informazioni fra autorità amministrative, giudiziarie e preposte all'applicazione della legge a livello nazionale e dell'Unione; ritiene, in particolare, che l'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) ed Europol dovrebbero avere accesso ai dati del sistema di scambio di informazioni sull'IVA e di Eurofisc e che gli Stati membri dovrebbero trarre beneficio dalle informazioni riservate da questi ricevute;

69.  è convinto che la Commissione dovrebbe fornire risorse finanziarie sufficienti per garantire la solidità finanziaria e la sostenibilità dei piani d'azione operativi stabiliti dagli Stati membri e ratificati dal Consiglio nel quadro della Piattaforma multidisciplinare europea di lotta alle minacce della criminalità;

Parte VI – Relazione speciale n. 25/2015 della Corte dei conti dal titolo "I finanziamenti dell'UE per le infrastrutture rurali: il rapporto costi-benefici può essere significativamente migliorato"

70.  riconosce l'importanza degli investimenti nelle infrastrutture rurali finanziati dai fondi dell'Unione, in particolare dal Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale, per rispondere a esigenze, i cui benefici vanno oltre l'agricoltura, che altrimenti non avrebbero forse potuto essere finanziate, date le significative sfide economiche e la scarsità di finanziamenti cui le zone rurali sono confrontate;

71.  rileva che i finanziamenti a titolo del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale a favore di progetti infrastrutturali si basano sulla gestione concorrente, nell'ambito della quale la responsabilità della gestione, del monitoraggio e del controllo, nonché della selezione e attuazione dei progetti, incombe agli Stati membri, mentre il ruolo della Commissione è quello di vigilare sul corretto funzionamento dei sistemi di gestione e controllo degli Stati membri; ritiene che tali ruoli dovrebbero essere definiti in modo più chiaro affinché i beneficiari sappiano esattamente quali sono le aree di competenza dei singoli organi di controllo; sottolinea che tanto la Commissione quanto gli Stati membri devono rispettare i principi della sana gestione finanziaria;

72.  ritiene che le conclusioni e le raccomandazioni presentate dalla Corte dei conti nella relazione speciale n. 25/2015 siano elementi utili per permettere un'utilizzazione degli investimenti nelle infrastrutture rurali finanziati con fondi dell'Unione ancora più orientata ai risultati e per conseguire migliori risultati e un miglior rapporto costi-benefici; invita la Commissione a dar loro seguito;

73.  raccomanda vivamente che gli investimenti dell'Unione a favore delle infrastrutture rurali siano destinati a progetti che permettano di migliorare i servizi pubblici e/o contribuiscano alla creazione di occupazione e allo sviluppo economico delle zone rurali, per i quali vi sia una comprovata esigenza di sostegno pubblico e che producano valore aggiunto, assicurando al contempo che tali fondi costituiscano investimenti supplementari e non siano usati in sostituzione dei finanziamenti nazionali destinati a servizi essenziali;

74.  raccomanda che gli Stati membri si avvalgano di un approccio coordinato, che permetta di quantificare, se del caso, le esigenze e i deficit di finanziamento e di giustificare l'uso delle misure dei programmi di sviluppo rurale (PSR) e nell'ambito del quale siano presi in considerazione non solo i fondi e i programmi dell'Unione, ma anche i programmi nazionali, regionali e locali e i fondi pubblici e privati che potrebbero rispondere – o stanno già rispondendo – alle stesse esigenze cui rispondono i PSR;

75.  invita la Commissione a basarsi sulle prime misure adottate per garantire un coordinamento e una complementarità efficaci tra i vari fondi dell'Unione, attuate mediante l'elenco di controllo utilizzato dalla Commissione ai fini della coerenza dei PSR del periodo 2014-2020, e a fornire ulteriori orientamenti agli Stati membri, nel corso dell'attuazione dei programmi, quanto alle modalità non solo per conseguire una migliore complementarità, ma anche per evitare il rischio di sostituzione dei fondi e mitigare il rischio di un effetto inerziale; invita a tale proposito la Commissione a intervenire anche promuovendo le buone prassi;

76.  raccomanda che, al fine di ridurre il rischio di effetto inerziale, prima di fissare i tassi di aiuto per le misure infrastrutturali, gli Stati membri valutino il livello adeguato di finanziamenti pubblici necessari per stimolare gli investimenti e che, durante il processo di selezione dei progetti, ove necessario prima di approvare le domande di aiuto, verifichino se il richiedente disponga del capitale sufficiente o di un accesso al capitale per finanziare l'intero progetto o parte di esso; incoraggia un miglior utilizzo, da parte degli Stati membri, dei sistemi d'informazione sulla gestione;

77.  chiede che a tutti i livelli si rispetti il principio di addizionalità e insiste dunque sull'istituzione in forma adeguata di comitati di sorveglianza e sull'attiva partecipazione di questi ultimi al processo di coordinamento; invita la Commissione a svolgere correttamente il suo ruolo di consulenza in seno a tali comitati;

78.  plaude al fatto che, nel marzo 2014, la Commissione ha emanato orientamenti per incoraggiare gli Stati membri a garantire l'applicazione, in modo trasparente e coerente nel corso di tutto il periodo di programmazione, di criteri di ammissibilità e di selezione, l'applicazione di criteri di selezione anche nei casi in cui la dotazione disponibile dovesse essere sufficiente per finanziare tutti i progetti ammissibili e l'esclusione dal finanziamento di quei progetti il cui punteggio totale non raggiunge una data soglia; invita altresì gli Stati membri a rispettare rigorosamente tali orientamenti per i progetti di infrastrutture rurali finanziati dall'Unione;

79.  chiede che gli Stati membri definiscano e applichino in modo coerente criteri atti a garantire che vengano selezionati i progetti più efficienti in termini di costi, ossia i progetti che, per unità di costo, sono in grado di apportare il maggiore contributo al conseguimento degli obiettivi del PSR; invita gli Stati membri a far sì che le stime dei costi progettuali si basino su informazioni aggiornate in materia di prezzi che riflettano i prezzi reali di mercato, nonché a garantire che le procedure di appalti pubblici siano eque e trasparenti e favoriscano una vera concorrenza; prende atto delle linee guida elaborate dalla Commissione alla fine del 2014 su come evitare errori comuni nei progetti cofinanziati dall'Unione e incoraggia tutti gli Stati membri ad adempiere entro la fine del 2016 alla condizionalità ex ante quanto alle prescrizioni sugli appalti pubblici;

80.  sollecita parimenti una maggiore trasparenza nel processo di selezione; ritiene che, nell'approvare le domande di sovvenzione, le autorità di gestione dovrebbero tener conto della posizione dell'opinione pubblica su problemi locali delle zone rurali; riconosce che i gruppi d'azione locale possono svolgere un ruolo importante al riguardo;

81.  raccomanda alla Commissione di inserire nei suoi futuri audit un esame degli aspetti riguardanti la performance dei progetti di infrastrutture rurali; si attende che le modifiche apportate dalla Commissione relativamente al periodo di programmazione 2014-2020 sulla base dei problemi individuati in passato producano i miglioramenti auspicati;

82.  chiede che la Commissione e gli Stati membri introducano requisiti che impongano ai beneficiari di garantire la sostenibilità a lungo termine e la corretta manutenzione delle infrastrutture finanziate con investimenti dell'Unione, e che verifichino l'applicazione di tali requisiti;

83.  chiede che gli Stati membri stabiliscano e rispettino scadenze ragionevoli per l'esame delle domande di sovvenzione e di pagamento, giacché nella maggior parte dei casi i beneficiari sono già ricorsi a prestiti ponte per completare i lavori;

84.  raccomanda che, per il periodo 2014-2020, la Commissione e gli Stati membri raccolgano dati tempestivi, pertinenti e attendibili che forniscano informazioni utili sui risultati delle misure e dei progetti finanziati; si attende che tali informazioni permettano di trarre conclusioni sull'efficienza e l'efficacia dei fondi spesi nonché di identificare le misure e le tipologie di progetti infrastrutturali capaci di contribuire maggiormente agli obiettivi dell'Unione e costituiscano una base solida per migliorare la gestione delle misure;

85.  incoraggia gli Stati membri a garantire la fissazione di obiettivi chiari e precisi, e se possibile quantificati, per i progetti ai quali sono assegnati finanziamenti, agevolando in questo modo l'esecuzione e il monitoraggio dei progetti e fornendo un riscontro utile all'autorità di gestione;

86.  riconosce che lo "sviluppo locale di tipo partecipativo" è uno strumento importante per ovviare alle carenze individuate dalle Corte;

Parte VII – Relazione speciale n. 1/2016 della Corte dei conti dal titolo "Il sistema della Commissione per misurare la performance in relazione ai redditi degli agricoltori è ben strutturato e basato su dati validi?"

87.  raccomanda alla Commissione di predisporre un quadro statistico più completo per fornire informazioni sul reddito disponibile delle famiglie agricole e per rilevare con maggiore accuratezza il tenore di vita degli agricoltori; ritiene, a tal fine, che la Commissione dovrebbe, in cooperazione con gli Stati membri e sulla base di una metodologia comune, valutare come sviluppare e combinare nel modo migliore gli strumenti statistici dell'Unione esistenti;

88.  raccomanda alla Commissione di migliorare il quadro di riferimento per la comparazione dei redditi degli agricoltori con i redditi in altri settori dell'economia;

89.  invita la Commissione a sviluppare ulteriormente i conti economici dell'agricoltura (CEA) in modo da poterne sfruttare meglio le potenzialità al fine di:

   fornire informazioni più dettagliate sui fattori che incidono sui redditi degli agricoltori;
   garantire la trasmissione dei dati a livello regionale sulla base di accordi formali con gli Stati membri;

90.  è del parere che la Commissione dovrebbe valutare se i CEA possano essere ulteriormente sviluppati per fornire una stima ragionevole del valore economico dei beni pubblici prodotti dagli agricoltori e garantire che le informazioni di tali conti siano utilizzate in modo appropriato negli indicatori di reddito;

91.  raccomanda alla Commissione di fondare la propria analisi dei redditi degli agricoltori su indicatori tenendo conto dell'attuale situazione dell'agricoltura e su dati sufficienti e coerenti per tutti i beneficiari delle misure della politica agricola comune (PAC); ritiene che, a tal fine, si potrebbero sviluppare sinergie tra i dati amministrativi esistenti o potenziare la rete di informazione contabile agricola (RICA) o altri strumenti statistici idonei;

92.  è del parere che, alla luce dell'importanza dei CEA per il monitoraggio della PAC, la Commissione dovrebbe introdurre regolari comunicazioni sulla qualità dei CEA e ottenere ragionevoli garanzie che gli Stati membri hanno posto in essere un quadro per la garanzia della qualità in grado di assicurare che i dati forniti dagli Stati membri siano confrontabili e compilati nel rispetto dei criteri di qualità applicabili alle statistiche europee;

93.  raccomanda alla Commissione di affrontare le carenze individuate nell'attuazione della RICA, stabilendo un calendario preciso con gli Stati membri interessati e incoraggiando un uso migliore del potenziale del sistema;

94.  incoraggia la Commissione a migliorare ulteriormente gli attuali dispositivi con cui gli Stati membri garantiscono la qualità delle statistiche della RICA per far sì che, in tutti gli Stati membri, i settori e le classi di dimensione delle aziende d'interesse per la PAC siano adeguatamente rappresentati, riflettendo anche le scelte operate dagli Stati membri per quanto riguarda le diverse opzioni offerte dalla PAC;

95.  raccomanda alla Commissione di migliorare, tenendo conto delle debolezze individuate dalla Corte, l'affidabilità e la completezza delle informazioni sul rendimento delle misure della PAC in relazione al reddito degli agricoltori:

   definendo sin dall'inizio obiettivi operativi adeguati e valori di partenza con cui confrontare la performance delle misure della PAC per il prossimo periodo di programmazione;
   nel contesto delle sue valutazioni, integrando l'attuale quadro di riferimento degli indicatori di performance con altri dati pertinenti e di buona qualità per misurare i risultati ottenuti;
   sempre nell'ambito delle sue valutazioni, valutando l'efficacia e l'efficienza delle misure intese a sostenere il reddito degli agricoltori;

Parte VIII – Relazione speciale n. 3/2016 della Corte dei conti dal titolo "Combattere l'eutrofizzazione nel Mar Baltico: occorrono ulteriori e più efficaci interventi"

96.  si compiace della relazione della Corte e accoglie le sue raccomandazioni;

97.  si rammarica profondamente del fatto che, nonostante nel periodo 2007-2013 l'Unione abbia fornito un contributo pari a 14,5 miliardi di EUR per il trattamento delle acque reflue e per misure di protezione delle acque negli Stati membri dell'UE della regione del Mar Baltico, oltre a un contributo pari a 44 milioni di EUR per il miglioramento della qualità dell'acqua in Russia e in Bielorussia nel periodo 2001-2014, sono stati conseguiti progressi limitati per ridurre le emissioni di sostanze eutrofizzanti; chiede alla Commissione di prestare particolare attenzione al rapporto costi-benefici di dette misure;

98.  sottolinea che l'eutrofizzazione è uno dei principali ostacoli al raggiungimento di un buono stato ecologico del Mar Baltico; pone in rilievo l'importanza di combattere l'eutrofizzazione di uno dei mari più inquinati del mondo; si rammarica del fatto che siano stati compiuti progressi limitati quanto alla riduzione dei nutrienti nel quadro dello schema di riduzione della Commissione per la protezione dell'ambiente marino nel Mar Baltico (HELCOM), che attribuisce a ciascun paese Baltico obiettivi in materia di riduzione dei nutrienti; deplora che la direttiva dell'UE sia stata solo parzialmente applicata da alcuni Stati membri;

99.  sottolinea che gli Stati membri dovrebbero elaborare proprie procedure dei programmi per i nitrati, basate sulle indicazioni e le consulenze scientifiche più recenti;

100.  invita la Commissione a chiedere agli Stati membri di raccogliere informazioni sull'efficacia in termini di costi-benefici delle misure di riduzione del carico di sostanze eutrofizzanti, al fine di disporre di una solida analisi per l'elaborazione di futuri programmi di misure;

101.  esorta la Commissione a migliorare l'affidabilità dei dati del monitoraggio sulle sostanze eutrofizzanti nel Mar Baltico, dal momento che essa non è data per scontata;

102.  esorta la Commissione a promuovere presso gli Stati membri la corretta designazione delle zone vulnerabili ai nitrati, al fine di mettere in atto misure adeguate nelle zone a elevata vulnerabilità e, d'altro canto, a evitare di creare inutili oneri per gli agricoltori che operano in zone non vulnerabili ai nitrati; sottolinea che gli Stati membri della regione del Baltico dovrebbero riesaminare la designazione delle zone vulnerabili ai nitrati;

103.  osserva con preoccupazione l'inefficacia delle azioni volte a ridurre l'inquinamento da sostanze eutrofizzanti provenienti dalle acque reflue urbane; invita la Commissione a garantire un monitoraggio efficace dell'attuazione della direttiva sulle acque reflue urbane(7) e ad assicurare che l'azione degli Stati membri sia pienamente conforme alla direttiva;

104.  si rammarica del fatto che le raccomandazioni dell'HELCOM siano state soddisfatte e attuate solo in parte ai sensi della direttiva dell'Unione per attività specifiche;

105.  rileva che, nel quadro del finanziamento dei progetti in Russia e Bielorussia, l'effetto leva è stato notevole; è tuttavia preoccupato per i ritardi nei progetti, con conseguenti perdite significative di risorse; chiede alla Commissione di proseguire gli sforzi in tal senso e di dedicare maggiore attenzione alle realtà maggiormente inquinanti identificate dall'HELCOM; ritiene altresì che, per quanto riguarda la cooperazione tra l'Unione e i paesi terzi, dovrebbero essere identificate e ampiamente applicate le prassi migliori;

Parte IX – Relazione speciale n. 4/2016 della Corte dei conti dal titolo "L'Istituto europeo di innovazione e tecnologia deve modificare i propri meccanismi operativi nonché alcuni elementi del modo in cui è concepito per conseguire l'impatto atteso"

106.  accoglie con favore la relazione dedicata all'Istituto europeo di innovazione e tecnologia (EIT) e formula le osservazioni e le raccomandazioni riportate in appresso;

107.  accoglie con favore le conclusioni e le raccomandazioni della Corte;

108.  rileva che la Corte ha identificato diverse debolezze in concetti e processi operativi chiave e ha formulato quattro raccomandazioni affinché l'EIT divenga un istituto innovativo di punta;

109.  ricorda che il rinvio della decisione sul discarico all'EIT per gli esercizi 2012 e 2013 si basava sulla mancanza di garanzie in merito alla legittimità e regolarità delle operazioni relative alle sovvenzioni dell'EIT, prove insufficienti del rispetto del limite del 25 % delle spese totali delle comunità della conoscenza e dell'innovazione (CCI), l'elevato livello di riporti non eseguiti e i ritardi nell'attuazione delle raccomandazioni del servizio di audit interno della Commissione;

110.  ritiene che l'attuale relazione della Corte dia adito a serie preoccupazioni in merito alla base, al modello di finanziamento e al funzionamento dell'EIT;

111.  prende atto della risposta della Commissione sulla relazione, in cui fornisce il proprio punto di vista sui fatti e sulle conclusioni ivi illustrati; osserva che la Commissione condivide la maggior parte delle raccomandazioni della Corte;

112.  rileva che, secondo la relazione, nel 2015 l'EIT ha apportato diversi miglioramenti che sembrano rispecchiare le conclusioni e le raccomandazioni formulate dalla Corte; constata che è necessario realizzare un attento monitoraggio e una valutazione circostanziata per accertare gli effetti di tali miglioramenti;

113.  sottolinea che la conclusione di una convenzione di sovvenzionamento pluriennale tra l'EIT e le CCI e la strategia pluriennale di queste ultime non dovrebbero ostacolare la rendicontazione annuale delle CCI;

114.  segnala che il monitoraggio delle prestazioni e la valutazione dei risultati sono fondamentali ai fini della rendicontazione pubblica e della completezza dell'informazione destinata ai responsabili politici; sottolinea che ciò vale anche per l'EIT e le CCI;

115.  osserva che il commissario per la ricerca, la scienza e l'innovazione ha introdotto nel 2015 il concetto di "innovazione aperta" quale elemento strategico fondamentale in cui inquadrare la politica dell'Unione in materia di innovazione; ritiene che non sia chiaro il ruolo attribuito all'EIT nell'ambito di tale concetto; sottolinea che esso non fornisce un quadro chiaro per la realizzazione di un'azione coerente e coordinata da parte della Commissione, considerando la mescolanza di politiche e strumenti e il numero di direzioni generali coinvolte nel sostegno all'innovazione;

116.  invita la Commissione ad assicurare l'adozione di una politica coordinata ed efficiente in materia di innovazione, in cui le direzioni generali responsabili garantiscano una convergenza delle attività e degli strumenti, e a informare il Parlamento in merito a tali sforzi;

117.  nutre preoccupazione per il fatto che, nell'ambito delle CCI, il coinvolgimento delle imprese nella scelta dei progetti di ricerca potrebbe portare a un legame finanziario e di altra natura tra i ricercatori e l'industria, facendo apparire i primi come non più indipendenti; manifesta tale timore alla luce dell'acuirsi dell'influenza che le imprese esercitano nei confronti della scienza e della ricerca di base;

118.  è consapevole dell'obiettivo dell'EIT di promuovere la cooperazione tra l'istruzione superiore, la ricerca e l'innovazione; osserva che le imprese potrebbero spesso rappresentare i principali beneficiari, in quanto sarebbero i proprietari giuridici del prodotto innovativo immesso sul mercato e ne trarrebbero profitti finanziari; sottolinea la necessità, in tale contesto, di considerare la possibilità di integrare nel modello di cooperazione una struttura nell'ambito della quale i fondi erogati possano rifluire, almeno in parte, all'EIT;

119.  ritiene che i miglioramenti menzionati e l'accordo della Commissione rispetto alle raccomandazioni siano ragioni per attendere ulteriori sviluppi in seno all'EIT;

120.  invita l'EIT a fornire all'autorità di discarico, nell'ambito della sua relazione annuale 2016, un'analisi approfondita dell'attuazione delle raccomandazioni formulate dalla Corte;

121.  invita la Commissione a trasmettere al Parlamento una relazione sull'attuazione e il monitoraggio delle azioni intraprese per dare un seguito alle raccomandazioni della Corte;

Parte X – Relazione speciale n. 5/2016 della Corte dei conti dal titolo "La Commissione ha assicurato un'attuazione efficace della direttiva sui servizi?"

122.  accoglie con favore la relazione della Corte, ne sostiene le raccomandazioni e si compiace che la Commissione le accetti e intenda tenerne conto in futuro;

123.  osserva che l'ambito di applicazione della direttiva sui servizi(8), nonostante sia stato limitato mediante l'esclusione della fornitura di alcuni servizi, resta molto ampio, il che ha fatto sì che la Commissione dovesse istituire una serie di misure per garantire la corretta attuazione;

124.  sottolinea che il mercato dei servizi non ha ancora raggiunto il suo pieno potenziale e che la corretta attuazione della direttiva sui servizi ha un'incidenza considerevole sulla crescita e sull'occupazione; sottolinea che, se da un lato il beneficio economico potenziale di una piena attuazione della direttiva non è ancora noto, ritiene che la Commissione dovrebbe realizzare uno studio al fine di stimare, quantitativamente e nel modo più affidabile possibile, l'aumento del prodotto;

125.  incoraggia la successiva inclusione di più settori al fine di riuscire a rimuovere su più ampia scala gli ostacoli settoriali all'integrazione dei mercati, con l'obiettivo finale di eliminare le barriere nel mercato interno dei servizi e sviluppare pienamente le potenzialità dell'Unione in termini di crescita, competitività e creazione di occupazione;

126.  ritiene che gli Stati membri avrebbero potuto impiegare meglio le misure offerte dalla Commissione per sostenere il recepimento, l'attuazione e l'applicazione, in particolare condividendo i problemi incontrati nelle diverse fasi della procedura, discutendo delle possibili soluzioni comuni e scambiandosi le migliori prassi;

127.  concorda sul fatto che la Commissione dovrebbe ridurre quanto più possibile la durata delle procedure di infrazione;

128.  si rammarica del fatto che strumenti quali gli "sportelli unici", il sistema di informazione del mercato interno e i centri europei dei consumatori (ECC-net) non siano sufficientemente conosciuti e utilizzati dalle imprese e dai consumatori in caso di problemi relativi all'applicazione della direttiva sui servizi;

129.  osserva che la fornitura di servizi online continua ad essere limitata a causa delle incertezze per i fornitori e i destinatari;

Parte XI – Relazione speciale n. 6/2016 della Corte dei conti dal titolo "Programmi di eradicazione, lotta e sorveglianza per contenere le malattie degli animali"

130.  accoglie con favore le raccomandazioni della Corte e si compiace che la Commissione le abbia accettate;

131.  plaude al fatto che i programmi sulle malattie degli animali siano stati valutati come idonei a seguito dell'audit e che la consulenza tecnica, l'analisi dei rischi e i meccanismi di sostegno siano stati classificati come validi; accoglie con favore i risultati positivi di tali programmi per la salute degli animali nell'UE; incoraggia la Commissione e gli Stati membri ad applicare l'approccio positivo anche in futuro;

132.  ritiene che gli ampi indicatori di output per i programmi nazionali di eradicazione, lotta e sorveglianza di talune malattie animali e zoonosi dovrebbero essere ulteriormente migliorati, in particolare per quanto riguarda l’attuazione tecnica e gli indicatori economici che consentono un'analisi del rapporto costo-efficacia dei programmi;

133.  prende nota del parere della Commissione secondo cui la determinazione del rapporto costi-efficacia dei programmi è difficoltosa, soprattutto perché non ci sono modelli disponibili neanche a livello internazionale; osserva inoltre che il rapporto costi-benefici dei programmi è dimostrato dal fatto che hanno permesso di evitare la diffusione di malattie e infezioni umane e di salvare vite;

134.  rileva che lo scambio di informazioni epidemiologiche e il libero accesso ai risultati storici potrebbero essere meglio sostenuti dai pertinenti sistemi d'informazione per consentire un migliore coordinamento delle attività di controllo tra gli Stati membri; rileva che, secondo la Commissione, gli strumenti informatici esistenti sono in fase di sviluppo per sostenere meglio gli Stati membri; incoraggia la Commissione a garantire un valore aggiunto degli strumenti informatici sviluppati per lo scambio delle necessarie informazioni;

135.  ritiene che la Commissione dovrebbe sostenere la disponibilità di vaccini da utilizzarsi da parte degli Stati membri laddove epidemiologicamente giustificato; si compiace per il fatto che le banche di vaccini/antigeni siano già in essere per due malattie; incoraggia la Commissione a proseguire con un'analisi dei rischi che potrebbe determinare la potenziale necessità di altre banche di vaccini/antigeni;

136.  rileva che la Commissione si impegna a garantire che gli Stati membri includano sistematicamente, se del caso, l'aspetto della fauna selvatica nei loro programmi veterinari;

137.  osserva che in alcuni paesi i programmi non sono riusciti a eradicare le malattie animali e che i progressi sono stati piuttosto lenti; invita la Commissione, in collaborazione con gli Stati membri, a dare priorità a questi casi specifici ed elaborare una strategia dettagliata che contribuirà a razionalizzare l’eradicazione delle malattie, in particolare la tubercolosi bovina nel Regno Unito e in Irlanda e la brucellosi ovina e caprina nell’Italia meridionale;

138.  osserva con preoccupazione che la legislazione di base relativa alla problematica delle malattie animali resta eccessivamente complessa e frammentata; valuta positivamente l'adozione, nel marzo 2016, di una legislazione quadro, vale a dire il regolamento relativo alle malattie animali trasmissibili (la "normativa sulla salute animale")(9); osserva che il nuovo regolamento sarà applicabile 5 anni dopo la sua adozione; si compiace che il nuovo regolamento offrirà regole semplificate e più semplici e chiare;

Parte XII - Relazione speciale n. 7/2016 della Corte dei conti dal titolo "Le modalità con le quali il Servizio europeo per l'azione esterna gestisce i propri edifici situati in varie parti del mondo"

139.  accoglie con favore la relazione della Corte ed esprime le osservazioni e raccomandazioni riportate in appresso;

140.  sottolinea che il SEAE e gli Stati membri hanno un comune interesse a sviluppare ulteriormente una cooperazione locale nel settore della gestione degli edifici, prestando particolare e costante attenzione alle questioni connesse alla sicurezza, al miglior rapporto qualità-prezzo e all'immagine dell'Unione;

141.  si compiace dell'aumento dei progetti di co-locazione delle delegazioni dell'Unione con gli Stati membri grazie alla firma di 17 memorandum d'intesa in materia; incoraggia il SEAE a continuare a cercare modi per estendere questa buona pratica; ritiene che una simile politica dovrebbe comprendere approcci innovativi volti a definire una strategia coordinata di co-locazione con gli Stati membri desiderosi di procedere in tal senso nonché adeguati accordi di ripartizione dei costi per gli immobili e la logistica;

142.  deplora il livello insufficiente di registrazioni e le imprecisioni nel sistema di informazione per la gestione degli immobili adibiti a uffici e delle residenze delle delegazioni; chiede un riesame periodico della completezza e dell'affidabilità dei dati codificati dalle delegazioni dell'Unione;

143.  esorta il SEAE a rafforzare i suoi strumenti di controllo della gestione e di verifica di tutti i costi sostenuti per la politica immobiliare, al fine di garantire un quadro preciso e un follow-up di tutte le spese; ritiene che occorra porre l'accento sul rispetto dei massimali definiti nell'ambito della politica immobiliare con l'intento di ridurre le spese annue complessive per la locazione degli uffici delle delegazioni, sull'adeguatezza dei contributi versati dalle entità co-locatarie, sulla copertura delle spese di gestione connesse alla co-locazione e sulla correttezza delle spese rispetto alle condizioni del mercato locale;

144.  reputa che sia opportuno sviluppare quanto prima competenze giuridiche e tecniche in materia di gestione immobiliare, prendendo in considerazione eventuali opzioni alternative efficaci sotto il profilo dei costi, come ad esempio l'assunzione di esperti esterni, quali gli intermediari locali, per effettuare ricerche di mercato o, eventualmente, negoziare con i proprietari;

145.  appoggia l'attuazione di una strategia a medio-lungo termine che identifichi tutte le opzioni, a partire dalle priorità di investimento, dalle possibilità di acquisto o dai rinnovi delle locazioni fino alla condivisione degli uffici con gli Stati membri, tenendo altresì conto delle proiezioni del personale nonché della pianificazione e della messa a punto delle politiche;

Parte XIII - Relazione speciale n. 8/2016 della Corte dei conti dal titolo "Il trasporto delle merci su rotaia nell'UE non è ancora sul giusto binario"

146.  accoglie con favore la relazione della Corte, ne sostiene le raccomandazioni e si compiace che la Commissione le accetti e intenda tenerne conto;

147.  richiama l'attenzione sui settori che necessitano maggiormente di un intervento da parte degli Stati membri e della Commissione, vale a dire: la liberalizzazione del mercato, le procedure di gestione del traffico, i vincoli amministrativi e tecnici, il monitoraggio e la trasparenza della performance del settore del trasporto merci su rotaia, la concorrenza leale tra le diverse modalità di trasporto, un approccio coerente tra gli obiettivi strategici e l'assegnazione dei fondi, e un migliore coordinamento tra gli Stati membri e la Commissione nella selezione, pianificazione e gestione dei progetti e la manutenzione della rete ferroviaria;

148.  rileva che la Commissione non ha valutato adeguatamente l'impatto dei pacchetti legislativi da essa avviati a partire dal 2000 per il settore ferroviario, in particolare per quanto concerne il trasporto di merci su rotaia; si rammarica che i fondi investiti dall'Unione in vari progetti non possano essere considerati efficaci sotto il profilo dei costi;

149.  è d'avviso che se la situazione attuale del settore ferroviario verrà mantenuta, non sarà possibile rispettare gli obiettivi in evoluzione fissati per il 2030;

150.  ritiene che sia nell'interesse degli Stati membri procedere ad una valutazione d'impatto comune e obbligatoria della futura normativa in materia di trasporto merci su rotaia onde garantire che le carenze dovute alle incompatibilità della rete siano risolte efficacemente;

151.  osserva che il settore ferroviario è in genere molto corporativo e che, di conseguenza, la liberalizzazione del mercato potrebbe essere vista più come una minaccia che come un vantaggio;

152.  considera il trasporto merci su rotaia uno dei principali aspetti del mercato unico dei beni e, visto il massiccio potenziale positivo che esso riveste in termini di obiettivi di cambiamento climatico e di riduzione del trasporto merci su strada, esorta la Commissione a imprimergli un nuovo impulso nell'ambito della strategia per il mercato unico; chiede l'introduzione di una strategia per il trasporto merci su rotaia;

153.  chiede che sia condotta una valutazione esaustiva del trasporto merci su rotaia dell'Unione, con particolare enfasi sull'attuazione del regolamento (UE) n. 913/2010(10), in particolare per quanto riguarda il sistema dello sportello unico e l'assegnazione delle linee ferroviarie, nonché una valutazione parallela dei corridoi merci e dei corridoi del Meccanismo per collegare l'Europa, compresi i progetti già approvati nell'ambito del Meccanismo per collegare l'Europa;

154.  chiede una valutazione esauriente dell'interoperabilità dei sistemi ferroviari nazionali;

155.  chiede una valutazione delle strategie dei trasporti elaborate dagli Stati membri in seguito alla conclusione di accordi di partenariato per quanto riguarda l'armonizzazione transfrontaliera e il funzionamento dei corridoi TEN-T;

156.  sollecita un piano d'azione a sostegno della piena e rapida attuazione del 4º pacchetto ferroviario;

157.  deplora che molti degli ostacoli allo sviluppo di un trasporto ferroviario europeo forte e competitivo, individuati dalla Corte nella relazione speciale n. 8/2010, continuino a frapporsi ai progressi in questo settore;

Parte XIV - Relazione speciale n. 9/2016 della Corte dei conti dal titolo "La spesa per la dimensione esterna della politica UE di migrazione nei paesi del vicinato orientale e del Mediterraneo meridionale fino al 2014"

158.  accoglie con favore la relazione della Corte e presenta di seguito le proprie osservazioni e raccomandazioni;

159.  prende atto dell'approccio critico della Corte e dell'elevato numero di lacune individuate dalla medesima, in particolare la mancanza di efficacia nell'utilizzo dei fondi stanziati;

160.  invita la Commissione a valutare tutte le osservazioni della Corte e ad adottare le misure richieste onde evitare di commettere gli stessi errori nella politica di migrazione per il periodo 2014-2020; chiede l'applicazione di tutte le raccomandazioni della Corte;

161.  ritiene che l'utilizzo dei fondi dovrebbe essere orientato da migliori sistemi di monitoraggio e di valutazione basati su indicatori di riferimento, parametri di riferimento progressivi e obiettivi misurabili e realistici; invita la Commissione a riesaminare tutti gli indicatori, i parametri di riferimento e gli obiettivi stabiliti dagli attuali programmi in materia di migrazione;

162.  è del parere che occorra ricercare costantemente una risposta globale e coordinata, dal momento che la crisi migratoria pone numerose sfide che attraversano vari confini settoriali e istituzionali;

163.  chiede il perfezionamento costante della visione e del quadro strategici delle politiche esterne e delle opzioni di intervento dell'Unione in materia di migrazione insieme ai principali attori, al fine di garantire chiarezza e una mobilitazione coordinata e coerente dei meccanismi della dimensione esterna della politica di migrazione a breve, medio e lungo termine, all'interno o al di fuori del quadro di bilancio dell'Unione;

164.  esorta la Commissione a impegnarsi in modo costruttivo per migliorare il coordinamento tra i vari strumenti e meccanismi e le pertinenti parti interessate ai fini della prevenzione delle crisi migratorie;

165.  invita tutte le principali parti interessate a riflettere sull'equilibrio tra la flessibilità negli interventi, la complementarità dei fondi, il loro livello e la mobilitazione necessaria, nonché sulle potenziali sinergie e l'addizionalità generale degli interventi dell'Unione, e a rispondere in maniera adeguata;

166.  ritiene, in tale contesto, che occorra riflettere attentamente sull'assegnazione opportuna degli aiuti alle varie problematiche in evoluzione della migrazione esterna, garantendo nel contempo adeguati controlli dei fondi erogati al fine di evitare il rischio di appropriazione indebita dei fondi e di doppio finanziamento;

167.  ritiene che vi sia un'impellente necessità di conciliare la domanda di risultati migliori con la disponibilità di fondi sufficienti per assicurare un elevato livello di ambizione nella formulazione di una risposta globale e sostenibile dell'Unione alle sfide attuali e future derivanti dalla crisi migratoria; è d'avviso che i negoziati sulla revisione intermedia del quadro finanziario pluriennale rappresentino il consesso appropriato per affrontare tali sfide, al fine di rafforzare il bilancio destinato a tali fondi;

168.  ritiene che, oltre al deficit di finanziamento, l'attuale frammentazione di strumenti con obiettivi specifici senza alcun collegamento tra di loro ostacoli il controllo parlamentare sul modo in cui i fondi vengono attuati e l'individuazione delle responsabilità, rendendo quindi difficile valutare con chiarezza gli importi finanziari effettivamente spesi per sostenere l'azione esterna per la migrazione; si rammarica che ciò comporti una mancanza di efficacia, trasparenza e obbligo di rendere conto; ritiene necessario ridefinire le possibilità di utilizzo degli strumenti politici esistenti con un'architettura chiara e rinnovata degli obiettivi, volta ad incrementare la loro efficacia e visibilità generali;

169.  è del parere che la spesa dell'Unione per la migrazione esterna debba essere orientata in modo più efficiente, rispettando criteri di "valore aggiunto" onde fornire alle persone condizioni di vita adeguate nei loro paesi d'origine ed evitare un aumento del flusso di migranti economici;

170.  invita la Commissione a seguire, valutare e rivedere in maniera costruttiva le attività dell'Agenzia europea della guardia costiera e di frontiera, che dovevano essere avviate nell'ottobre 2016;

171.  accoglie con favore la creazione di fondi fiduciari dell'Unione come pure l'intenzione di erogare i fondi con maggiore rapidità e flessibilità nelle situazioni di emergenza e di riunire le varie fonti di finanziamento per far fronte a tutti gli aspetti di una crisi;

172.  osserva che i fondi fiduciari fanno parte di una risposta ad hoc che dimostra che il bilancio dell'Unione e il quadro finanziario pluriennale non forniscono le risorse e la flessibilità necessarie per consentire una risposta rapida e globale alle grandi crisi; deplora il fatto che, a motivo di ciò, si eluda l'autorità di bilancio e si comprometta l'unità del bilancio;

173.  accoglie positivamente la proposta della Commissione, nell'ambito della revisione intermedia del quadro finanziario pluriennale, di creare una nuova riserva di crisi dell'Unione europea, da finanziare con stanziamenti disimpegnati, quale strumento supplementare per reagire rapidamente di fronte a questioni urgenti per l'Unione; invita il Consiglio a sostenere pienamente questa proposta;

174.  evidenzia l'importanza di meccanismi di controllo sufficienti al fine di assicurare il controllo politico dell'esecuzione del bilancio nel quadro della procedura di discarico; sollecita la Commissione ad adottare misure immediate intese ad aumentare il coinvolgimento dell'autorità di bilancio e dell'autorità di controllo dei bilanci e a migliorare la conformità dei fondi fiduciari e di altri meccanismi alla norma di bilancio, in particolare facendoli risultare nel bilancio dell'Unione;

175.  si rammarica che la Commissione non abbia fornito i dati relativi ai pagamenti effettivi e la invita ad adottare le misure del caso per rafforzare e semplificare la codifica nel sistema di informazione finanziaria, affinché si possano rintracciare e monitorare più agevolmente gli importi destinati all'azione esterna in materia di migrazione;

176.  chiede alla Commissione di creare un repertorio globale per la spesa dell'Unione nel settore della migrazione, che comprenda tutti i progetti realizzati, in corso e previsti; ritiene che questa base di dati interattiva dovrebbe consentire alle parti interessate e ai cittadini di visualizzare i risultati su una cartina del mondo e di effettuare ricerche filtrate per paese, tipo di progetto e importi corrispondenti;

177.  è del parere che, a lungo termine, una gestione lungimirante risulterebbe più efficace di una mera politica reattiva come la gestione delle crisi;

178.  ricorda la posizione del Parlamento nei confronti di un approccio integrato alla migrazione basato su una nuova combinazione di politiche che comprenda il rafforzamento del nesso tra migrazione e sviluppo, affrontando le cause profonde della migrazione e sostenendo al contempo un cambiamento nelle modalità di finanziamento della crisi migratoria;

Parte XV – Relazione speciale n. 10/2016 della Corte dei conti dal titolo "Occorrono ulteriori miglioramenti per garantire un'attuazione efficace della procedura per i disavanzi eccessivi"

179.  accoglie con favore le conclusioni e le raccomandazioni della relazione della Corte;

180.  raccomanda che la Commissione migliori la trasparenza della procedura per i disavanzi eccessivi (PDE) mediante la comunicazione periodica delle sue valutazioni per paese relative all'adempimento delle riforme strutturali proposte nell'ambito della PDE, nonché grazie a una maggiore trasparenza nell'applicazione delle norme;

181.  ritiene che la Commissione dovrebbe informare periodicamente il Parlamento, previa consultazione con gli Stati membri, in merito all'avanzamento delle PDE specifiche per paese;

182.  raccomanda che la Commissione continui ad adoperarsi a favore del coinvolgimento dei consigli nazionali per le finanze pubbliche e garantisca che il comitato consultivo europeo per le finanze pubbliche assuma un ruolo ufficiale nell'ambito della PDE; rileva che la trasparenza ha registrato un miglioramento negli ultimi anni nell'ambito della PDE e riconosce che non è sempre possibile rendere pubbliche determinate informazioni politicamente sensibili;

183.  raccomanda di incentrare maggiormente la PDE sulla riduzione del debito pubblico; osserva che alla fine del 2014 solo 13 Stati membri registravano un rapporto debito/prodotto interno lordo inferiore al 60 %; evidenzia che diversi Stati membri al momento si trovano a essere fortemente indebitati, nonostante l'Unione stia beneficiando di una modesta ripresa, e che i livelli di debito pubblico sono più elevati oggi che nel 2010;

184.  riconosce che la norma relativa al tetto massimo per il debito è stata resa operativa nell'ambito della PDE soltanto nel 2011; ritiene che la riduzione dei livelli di debito pubblico, specialmente negli Stati membri fortemente indebitati, consentirà di migliorare notevolmente la crescita economica nel lungo termine;

185.  raccomanda di garantire il mantenimento di un'adeguata flessibilità nell'applicazione delle norme relative alla PDE nel quadro del Patto di stabilità e crescita; sottolinea che, poiché nell'ambito della politica macroeconomica possono verificarsi eventi imprevisti, un quadro di governance economica solido deve essere adattabile per poter tener conto degli sviluppi economici;

186.  ritiene che la Commissione debba garantire uno stretto coordinamento tra l'applicazione delle norme relative alla PDE e le misure di riforma strutturale concordate nell'ambito del semestre europeo;

Parte XVI - Relazione speciale n. 11/2016 della Corte dei conti dal titolo "Potenziamento delle capacità amministrative nell'ex Repubblica jugoslava di Macedonia: progressi limitati in un contesto difficile"

187.  accoglie con favore la relazione della Corte, ne approva le raccomandazioni e incoraggia la Commissione a tenerne conto quando agisce per rafforzare le capacità amministrative dell'ex Repubblica jugoslava di Macedonia;

188.  esprime preoccupazione per il fatto che siano stati fatti passi avanti limitati nel rafforzamento delle capacità amministrative, senza progressi significativi nell'attuazione della legislazione in alcuni settori chiave come lo sviluppo di un'amministrazione pubblica professionale e indipendente;

189.  osserva che sono stati compiuti solo progressi limitati in termini di lotta contro la corruzione e miglioramento della trasparenza;

190.  rileva tuttavia che la Commissione deve operare in un contesto politico difficile e si trova dinanzi alla mancanza di volontà e impegno politici delle autorità nazionali nell'affrontare le questioni rimanenti; osserva che i vincoli della crisi politica in corso hanno influenzato il successo dei progetti finanziati;

191.  prende atto del ruolo chiave che la Commissione svolge nel risolvere la crisi politica nel paese e lo sostiene, valutando altresì positivamente il coinvolgimento del commissario nella mediazione del dialogo politico tra forze politiche opposte;

192.  invita la Commissione a portare avanti il dialogo con i leader politici di tutti gli schieramenti, le autorità nazionali e gli esperti in materia di diritto e applicazione della legge, al fine di trovare un accordo in merito alla lotta attiva contro la corruzione e la criminalità organizzata e all'attuazione di misure e meccanismi rigorosi volti a impedire la corruzione e la criminalità economica, in linea con il diritto penale del paese;

193.  raccomanda vivamente alla Commissione di utilizzare il dialogo politico e i contatti con le autorità nazionali per migliorare l'efficienza del sistema di appalti pubblici e la trasparenza della spesa pubblica;

194.  invita la Commissione ad attribuire la priorità alla lotta contro la corruzione e si rammarica per la mancanza di un'efficace strategia del governo nella lotta contro la corruzione; ribadisce la necessità di un maggiore impegno politico da parte delle autorità nazionali al fine di garantire risultati sostenibili in tale ambito;

195.  invita la Commissione, in sede di attuazione dello strumento di assistenza preadesione (IPA II), a basarsi sui risultati dei progetti che sono stati portati a termine con esito positivo, sono sostenibili, hanno un valore aggiunto quantificabile e sono stati attuati e impiegati in conformità della normativa;

196.  si compiace del fatto che la Commissione abbia posto in essere progetti mirati nei confronti delle organizzazioni della società civile; invita la Commissione a continuare su questa strada e a stabilire relazioni strette con le ONG locali;

197.  incoraggia la Commissione a mettere a punto progetti intesi a rafforzare i diritti e la posizione degli informatori che denunciano casi di corruzione e frode;

198.  constata che, sebbene molti dei progetti siano stati gestiti correttamente, i risultati non sono sempre stati sostenibili e talvolta non sono nemmeno stati raggiunti; rileva inoltre che i progetti non sempre sono rientrati in un approccio coerente volto a rafforzare lo sviluppo delle capacità amministrative; invita la Commissione a migliorare la pianificazione strategica e a garantire la sostenibilità e la fattibilità dei progetti, fissando la pianificazione strategica stessa quale condizione necessaria dei progetti;

199.  invita la Commissione a continuare ad attenersi al principio della sana gestione finanziaria; sollecita la Commissione a contribuire all'elaborazione di progetti che servano altresì da base per ulteriori investimenti nel paese; incoraggia la Commissione ad accordare priorità a progetti con un elevato potenziale in settori chiave, quali gli appalti pubblici o le procedure di selezione, e a evitare il finanziamento di progetti con prospettive di sostenibilità limitate;

200.  incoraggia la Commissione a reagire in modo flessibile agli sviluppi imprevisti, liberando rapidamente risorse pertinenti o diminuendole per far fronte alle problematiche emergenti;

Parte XVII – Relazione speciale n. 12/2016 della Corte dei conti dal titolo "Il ricorso delle agenzie alle sovvenzioni non è sempre appropriato o di comprovata efficacia"

201.  accoglie con favore la relazione della Corte e presenta di seguito le proprie osservazioni e raccomandazioni;

202.  accoglie con favore le conclusioni e le raccomandazioni della Corte;

203.  prende atto della risposta della Commissione e delle agenzie interessate, che contiene tra l'altro importanti informazioni sulle misure adottate da quando si sono svolti gli audit;

204.  sottolinea che le agenzie sono responsabili della programmazione pluriennale e annuale nonché dell'esecuzione (operativa e finanziaria) delle loro azioni oggetto di sovvenzione; ritiene pertanto che la gestione efficace, da parte delle agenzie, delle attività oggetto di sovvenzione sia fondamentale ai fini del conseguimento degli obiettivi e delle politiche dell'Unione;

205.  osserva che la Corte ha concluso che le agenzie controllate hanno in genere assegnato e versato le sovvenzioni in osservanza della normativa;

206.  rileva tuttavia che la Corte ha individuato talune mancanze per quanto riguarda le opzioni di finanziamento, le procedure di aggiudicazione, i sistemi di controllo e la misurazione della performance e ha formulato cinque raccomandazioni per porvi rimedio;

207.  rileva che la giustificazione e la scelta strategica di uno strumento di finanziamento da parte di un'agenzia possono rafforzare l'efficacia e l'efficienza dello strumento e, di conseguenza, l'espletamento delle relative funzioni; sottolinea che un inadeguato seguito dato alla valutazione ex ante può far sì che le agenzie scelgano strumenti di finanziamento inappropriati e impostino le sovvenzioni in modo insoddisfacente;

208.  deplora le descrizioni in caratteri troppo generali delle attività sovvenzionate dalle agenzie e le descrizioni imprecise dei risultati, che portano a piani di lavoro annuali incompleti;

209.  rileva l'importanza di allineare le azioni sovvenzionate dalle agenzie con il mandato e gli obiettivi strategici di queste ultime; incoraggia pertanto tutte le agenzie a fissare orientamenti e criteri specifici che le assistano nella scelta dello strumento di finanziamento appropriato, in base a un'analisi delle esigenze dell'agenzia, delle sue risorse, degli obiettivi da realizzare, dei potenziali beneficiari da raggiungere e del livello di concorrenza necessario, nonché degli insegnamenti tratti dalle scelte operate in precedenza;

210.  rileva che i programmi di lavoro delle agenzie dovrebbero indicare quali attività vadano eseguite mediante sovvenzioni, gli obiettivi specifici e i risultati attesi dalle azioni così finanziate, nonché le risorse finanziarie e umane ritenute necessarie per eseguire dette azioni;

211.  ritiene che stabilire obiettivi strategici nonché risultati e impatti mirati sia essenziale per realizzare una programmazione annuale ben definita;

212.  segnala che il quadro regolamentare di talune agenzie le obbliga a ricorrere alle procedure di concessione di sovvenzioni; osserva tuttavia con preoccupazione che le agenzie non hanno esaminato sistematicamente tutte le possibilità di finanziamento di cui disponevano e che le sovvenzioni non costituivano sempre lo strumento più opportuno; prende inoltre atto dell'osservazione della Corte secondo cui, rispetto agli appalti pubblici, le procedure di sovvenzione si avvalgono di criteri di ammissibilità più restrittivi e di criteri finanziari di aggiudicazione meno rigidi e che, di conseguenza, non dovrebbero costituire la scelta di finanziamento predefinita; ritiene, tuttavia, che sia opportuno mantenere un giusto equilibrio tra le carenze delle procedure di concessione delle sovvenzioni e i costi amministrativi delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici e, pertanto, non concorda con l'osservazione della Corte secondo cui gli appalti pubblici dovrebbero essere l'opzione predefinita;

213.  è preoccupato per l'osservazione della Corte secondo cui le agenzie interessate non hanno istituito adeguati sistemi di monitoraggio e valutazioni ex-post; invita le agenzie a sviluppare le valutazioni ex-post al fine di migliorare il monitoraggio e la comunicazione delle attività finanziate da sovvenzioni;

214.  segnala che il monitoraggio delle prestazioni e la valutazione dei risultati sono fondamentali ai fini della rendicontazione pubblica e della completezza dell'informazione destinata ai responsabili politici; sottolinea che, a causa del loro carattere decentrato, ciò è ancora più rilevante nel caso delle agenzie; esorta le agenzie a istituire per le sovvenzioni sistemi di monitoraggio e comunicazione fondati su indicatori chiave di prestazione orientati ai risultati e all'impatto, nonché sui risultati delle valutazioni ex-post; considera essenziale il ruolo degli indicatori chiave di prestazione per il monitoraggio e per la valutazione dei progressi, dell'impatto e dei risultati;

215.  osserva con preoccupazione che gli indicatori chiave di prestazione continuano a essere incentrati su contributi o realizzazioni anziché su impatto e risultati; invita le agenzie a sviluppare i propri indicatori chiave di prestazione in modo più strategico e a basarli sull'impatto e i risultati;

216.  esorta le agenzie a sviluppare ed eseguire una valutazione dei rischi dei loro piani di lavoro annuali, per migliorare l'efficienza attraverso un'attuazione, un monitoraggio e una valutazione più accurati;

217.  raccomanda un'assegnazione strategica degli strumenti finanziari per gli obiettivi a breve termine, per migliorare l'accuratezza delle decisioni di finanziamento;

218.  invita la rete delle agenzie dell'Unione ad assistere le agenzie nel migliorare le loro procedure di finanziamento e, in particolare, le loro procedure per la verifica dei risultati a tale riguardo;

219.  sottolinea in particolare le osservazioni della Corte per quanto riguarda le procedure di concessione delle sovvenzioni e la necessità di garantire la trasparenza e la parità di trattamento nonché di evitare potenziali conflitti d'interesse; invita le agenzie interessate ad attuare le raccomandazioni della Corte quanto prima;

220.  esorta le agenzie a impiegare procedimenti specifici di sovvenzione per introdurre procedure interne formali che regolino i princìpi della trasparenza e della parità di trattamento e impediscano la potenziale presenza di conflitti di interesse; sottolinea che, per tale motivo, le agenzie dovrebbero rafforzare il proprio sistema di verifica riguardo all'esecuzione dei progetti di sovvenzione;

221.  invita la Commissione e le agenzie che sono state sottoposte agli audit di cui alla relazione speciale ad aggiornare il Parlamento in merito all'attuazione delle raccomandazioni;

Parte XVIII – Relazione speciale n. 13/2016 della Corte dei conti dal titolo "L'assistenza dell'UE alla Moldova per rafforzare la pubblica amministrazione"

222.  accoglie con favore la relazione della Corte, ne approva le raccomandazioni e incoraggia la Commissione a tenerne conto quando agisce per rafforzare le capacità amministrative della Repubblica di Moldova;

223.  osserva con preoccupazione che l'Unione ha contribuito solo in parte al rafforzamento della pubblica amministrazione e che la Corte ha rilevato numerose carenze, comprese debolezze nella concezione e nell'attuazione dei programmi e dei progetti controllati;

224.  osserva tuttavia che la Commissione deve operare in un difficile contesto politico e si trova dinanzi a una corruzione dilagante e a numerose carenze delle istituzioni pubbliche, ad esempio una burocrazia eccessiva, la scarsa focalizzazione sulle funzioni essenziali, l'elevata rotazione del personale, la scarsa efficienza e la mancanza di responsabilità; osserva inoltre che la Moldova è duramente colpita da instabilità politica, difficoltà economiche, una profonda povertà e una massiccia emigrazione;

225.  rileva che sebbene le particolari circostanze politiche e i fattori esterni abbiano svolto un ruolo importante ai fini del buon esito dei programmi a bilancio e in molti casi esulassero davvero dal controllo della Commissione, vi sono state debolezze concrete che quest'ultima avrebbe potuto affrontare;

226.  fa notare che tra le debolezze osservate dalla Corte figuravano la lentezza di reazione della Commissione a sviluppi improvvisi, lo scarso allineamento dei programmi alle strategie nazionali della Moldova, la mancanza di obiettivi ambiziosi, condizioni vaghe e poco chiare nonché una mancanza di motivazioni per la concessione di fondi aggiuntivi a titolo di incentivo;

227.  invita la Commissione a incoraggiare i suoi omologhi moldovi a sviluppare strategie nazionali sistematiche e chiaramente formulate che prevedano obiettivi chiari e misurabili, nonché a creare un legame più stretto tra la concezione dei programmi nel paese e tali strategie;

228.  incoraggia la Commissione a ricorrere alle valutazioni ex ante per definire con precisione il fabbisogno di finanziamenti e a elaborare una pianificazione di bilancio mirata e motivata;

229.  invita la Commissione ad accordare priorità alla lotta contro la corruzione e deplora la mancanza di una strategia governativa davvero efficace in tale ambito; accoglie con favore la nomina del consulente ad alto livello per la lotta alla corruzione presso il gabinetto del primo ministro; ribadisce tuttavia la necessità di una strategia più ambiziosa ed efficace e di un maggiore impegno politico da parte delle autorità nazionali al fine di garantire risultati sostenibili in tale ambito; invita le autorità nazionali a concentrarsi in via prioritaria sulla lotta alla corruzione nonché su una maggiore trasparenza e integrità della pubblica amministrazione;

230.  invita la Commissione a portare avanti il dialogo con i leader politici di tutti gli schieramenti, le autorità nazionali e gli esperti in materia di diritto e applicazione della legge, al fine di trovare un accordo in merito alla lotta attiva contro la corruzione e la criminalità organizzata e all'attuazione di misure e meccanismi rigorosi volti a impedire la corruzione e la criminalità economica, in linea con il diritto penale del paese;

231.  incoraggia la Commissione a mettere a punto progetti intesi a rafforzare i diritti e la posizione degli informatori che denunciano casi di corruzione e frode;

232.  fa notare che i principali metodi di erogazione degli aiuti sono il sostegno al bilancio settoriale (74 %) e i progetti; osserva con rammarico che il sostegno al bilancio ha contribuito in misura limitata a rafforzare l'amministrazione pubblica;

233.  osserva con preoccupazione che il metodo del sostegno al bilancio settoriale costituisce uno strumento di ripartizione del bilancio ad alto rischio, soprattutto nel contesto della Moldova, in cui l'amministrazione pubblica è paralizzata da una corruzione generalizzata e dominata dall'oligarchia locale; invita la Commissione a riconsiderare i metodi utilizzati sulla base di un'analisi dei rischi approfondita;

234.  chiede alla Commissione di applicare metodi che apportino risultati evidenti e concreti per i cittadini della Moldova;

235.  osserva che la concezione dei progetti era in generale pertinente, sebbene sia mancato il coordinamento per quanto riguarda la portata e la tempistica e nonostante l'assistenza tecnica per lo sviluppo delle capacità amministrative sia giunta in ritardo;

236.  si rammarica che, benché i progetti nel complesso abbiano prodotto le realizzazioni attese, i risultati non siano sempre stati sostenibili, e la causa di ciò è da ricercare, in parte, nella scarsa volontà politica e in altri fattori esterni; invita la Commissione a basarsi sui risultati dei progetti che sono stati portati a termine con esito positivo, sono sostenibili, hanno un valore aggiunto quantificabile e sono stati attuati e impiegati in conformità della normativa; invita la Commissione a migliorare la pianificazione strategica e a garantire la sostenibilità e la fattibilità dei progetti, fissando la pianificazione strategica stessa quale condizione necessaria dei progetti;

237.  osserva che, sebbene i progetti abbiano in parte contribuito al rafforzamento della pubblica amministrazione, non erano sempre in linea con i bisogni o gli obiettivi dell'amministrazione moldova; sollecita la Commissione a garantire che i progetti siano orientati in modo più specifico alle concrete esigenze nazionali;

238.  invita la Commissione a continuare ad attenersi al principio della sana gestione finanziaria; esorta la Commissione a contribuire alla definizione di progetti che fungano da punto di partenza per ulteriori investimenti nel paese e a dare avvio a una cooperazione con istituzioni finanziarie internazionali in tale ambito; incoraggia la Commissione ad accordare priorità a progetti con un elevato potenziale in settori chiave, quali gli appalti pubblici o le procedure di selezione, e a evitare il finanziamento di progetti con prospettive di sostenibilità limitate;

239.  osserva con preoccupazione che, benché nel 2012 abbia elaborato un'analisi dei rischi più sistematica, istituito comitati direttivi di alto livello per le operazioni di sostegno al bilancio e avviato un sistema di allerta precoce (early warning system) al manifestarsi di nuovi rischi, la Commissione non è stata in grado di individuare tempestivamente il "furto del secolo", nell'ambito del quale è stato sottratto un miliardo di USD di fondi dei depositanti, tra i quali forse anche contributi a titolo dei fondi dell'Unione, nel quadro di un enorme scandalo di corruzione; osserva che i pagamenti del sostegno al bilancio sono stati poi sospesi nel luglio 2015 e il loro ripristino è stato subordinato al miglioramento della situazione macroeconomica e di bilancio nonché alla conclusione di un accordo con l'FMI;

240.  invita la Commissione a migliorare il sistema di allerta precoce e l'analisi dei rischi al fine di reagire in modo più rapido e flessibile ai rischi potenziali;

241.  osserva che lo sviluppo di capacità amministrative in Moldova rappresenta una questione fondamentale, dal momento che il paese non ha pieno controllo sull'intero territorio e ciò rappresenta un incentivo per le tendenze separatiste delle forze filorusse; ricorda che la Moldova ha una prospettiva europea e costituisce pertanto un partner strategico per l'Unione;

242.  si rammarica che l'attuale instabilità politica in Moldova danneggi in modo duraturo la credibilità delle istituzioni democratiche del paese, comportando in tal modo progressi limitati verso la democrazia, una riduzione del sostegno all'integrazione europea e un aumento delle iniziative politiche filorusse;

243.  invita la Commissione a portare avanti il proprio impegno in Moldova, al fine di rafforzare l'associazione politica e l'integrazione economica tra l'Unione e la Moldova; sottolinea che è importante che l'Unione sostenga, guidi e monitori le riforme prioritarie volte ad affrontare la politicizzazione delle istituzioni statali, la corruzione sistemica e la riforma della pubblica amministrazione al fine di conseguire tali obiettivi;

Parte XIX - Relazione speciale n. 14/2016 della Corte dei conti dal titolo "Iniziative politiche dell'UE e sostegno finanziario a favore dell'integrazione dei rom: nonostante i progressi significativi conseguiti negli ultimi dieci anni, occorre compiere ulteriori sforzi sul campo"

244.  ricorda l'articolo 2 del trattato sull'Unione europea, la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, la direttiva 2000/43/CE(11) sulla parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica, la direttiva 2000/78/CE(12) sulla parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro e la direttiva 2004/38/CE(13) relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri;

245.  valuta positivamente la decisione quadro del Consiglio del 2008 sulla lotta contro il razzismo e la xenofobia(14), la risoluzione del Parlamento del 9 marzo 2011 sulla strategia dell'UE per l'inclusione dei rom(15), la comunicazione della Commissione del 5 aprile 2011 intitolata "Quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei Rom fino al 2020" (COM(2011)0173), la raccomandazione del Consiglio del 9 dicembre 2013 su misure efficaci per l'integrazione dei Rom negli Stati membri(16) e la comunicazione della Commissione del 17 giugno 2015 dal titolo "Relazione sull'attuazione del Quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei Rom - 2015" (COM(2015)0299);

246.  rammenta che l'integrazione dei rom dipende dalla loro inclusione e dalla misura in cui possono beneficiare degli stessi diritti che sono riconosciuti a tutti i cittadini europei, di cui essi fanno pienamente parte;

247.  rammenta i dieci principi di base comuni sull'inclusione dei rom(17), che sono stati esaminati a Praga nel 2009 in occasione della prima riunione della piattaforma europea per l'inclusione dei rom e che sono stati successivamente allegati alle conclusioni del Consiglio "Occupazione, politica sociale, salute e i consumatori" dell'8 giugno 2009;

248.  appoggia le raccomandazioni della Corte ed esorta la Commissione e gli Stati membri a porle in atto il più rapidamente possibile;

249.  si rammarica che l'attenzione prestata all'inclusione e all'integrazione dei rom durante il periodo di programmazione 2007-2013 sia stata insufficiente; chiede che, in occasione dell'elaborazione del futuro quadro strategico dell'Unione, siano prese maggiormente in considerazione le difficoltà di inclusione e le discriminazioni cui devono far fronte i rom e le altre comunità emarginate;

250.  si rammarica che l'indagine condotta dalla Corte non abbia avuto come oggetto un numero più elevato di paesi in cui i rom costituiscono una popolazione considerevole, ad esempio la Slovacchia, la Grecia o la Francia;

251.  invita gli Stati membri a definire le persone sfavorite che intendono considerare come obiettivo in funzione delle necessità e delle sfide con cui sono confrontati e a riservare un'attenzione specifica alle popolazioni rom all'atto dell'assegnazione dei fondi europei;

252.  si rammarica per il fatto che, a causa della loro complessità, i fondi della politica di coesione, che rappresentano l'unica fonte di finanziamento per i progetti connessi con l'inclusione e l'integrazione dei rom e la lotta contro le discriminazioni nei loro confronti, non contribuiscano in modo adeguato a promuovere l'inclusione dei rom e a garantire loro l'accesso ai diritti;

253.  ritiene pertanto necessario che ciascuno Stato membro adotti una tabella di marcia con lo scopo di analizzare l'impatto reale delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative e dei fondi destinati a sostenere i rom, individuando altresì i settori in cui occorre incrementare le risorse e le capacità amministrative a livello nazionale, regionale e locale onde contribuire alla definizione e alla gestione dei progetti miranti all'inclusione e all'integrazione dei rom e alla lotta contro le discriminazioni nei loro confronti;

254.  invita la Commissione a fornire informazioni dettagliate sui finanziamenti disponibili per i rom, ad analizzare gli ostacoli esistenti e a tenerne conto nel quadro della semplificazione dei fondi;

255.  riconosce l'importanza di selezionare, ricorrendo ai Fondi strutturali e d'investimento europei, progetti di lungo termine a favore delle comunità rom marginalizzate;

256.  sottolinea la necessità di predisporre criteri di selezione più flessibili per i progetti onde promuovere l'inclusione dei rom e di altre comunità marginalizzate;

257.  invita la Commissione a garantire, nel corso del prossimo periodo di programmazione o al momento della revisione dei programmi operativi, che gli obiettivi di integrazione dei rom stabiliti nelle strategie nazionali di integrazione che li riguardano si riflettano nel quadro relativo ai Fondi strutturali e d'investimento europei a tutti i livelli operativi;

258.  sollecita gli Stati membri e la Commissione a fornire dati statistici pertinenti e armonizzati sui rom, che consentano di valutare meglio la loro inclusione sociale, amministrativa ed economica;

259.  insiste sul fatto che l'esclusione abitativa, la mancanza di fissa dimora, l'esclusione dall'istruzione, la disoccupazione e la discriminazione nell'accesso all'occupazione sono spesso elementi chiave del fenomeno dell'emarginazione; sottolinea pertanto l'importanza che rivestono iniziative integrate in materia di alloggio, istruzione e accesso all'occupazione a favore dei rom e di altre comunità marginalizzate;

260.  sottolinea che un grosso ostacolo nella lotta alle discriminazioni nei confronti dei rom è rappresentato dal bassissimo tasso di segnalazione dei casi di discriminazione a organizzazioni o istituzioni quali la polizia o i servizi sociali; invita di conseguenza gli Stati membri ad adottare una strategia per porre rimedio alla discriminazione istituzionale e per ovviare alla mancanza di fiducia dei rom nei confronti delle istituzioni;

261.  invita la Commissione a prevedere, in partenariato con i rappresentanti delle comunità marginalizzate – in particolare i rom – e le "istituzioni specializzate", un ciclo di formazione presso le autorità pubbliche degli Stati membri per contrastare le pratiche discriminatorie, e a fungere da esempio onde favorire l'inclusione mediante un dialogo sano, costruttivo ed efficace;

262.  ricorda l'esistenza del programma dell'Unione per l'occupazione e l'innovazione sociale, avente una dotazione di 900 milioni di EUR per il periodo 2014-2020, che riserva un'attenzione particolare alle persone vulnerabili e alla lotta contro la povertà e l'esclusione sociale;

263.  invita la Commissione a considerare la possibilità di creare un fondo europeo specificamente dedicato all'inclusione dei rom e delle altre comunità marginalizzate e ad assicurare un controllo adeguato della spesa nell'ambito di tale fondo;

264.  invita la Commissione a predisporre un'autentica strategia europea per l'inclusione dei rom, che costituisca un piano d'azione europeo elaborato e applicato a tutti i livelli politici e amministrativi che associ i rappresentanti della comunità rom e poggi sui valori fondamentali dell'uguaglianza, dell'accesso ai diritti e della non discriminazione; sottolinea che questa strategia deve concorrere all'inclusione effettiva dei rom e al loro accesso all'istruzione, all'occupazione, all'alloggio, alla cultura, all'assistenza sanitaria, alla partecipazione agli affari pubblici, alla formazione e alla libera circolazione nell'Unione;

265.  sottolinea cionondimeno che compete agli Stati membri prendere tutte le necessarie misure di sostegno a favore dei rom e garantire l'applicazione uniforme della legge nazionale e dei diritti nei rispettivi territori, senza alcuna discriminazione;

Parte XX - Relazione speciale n. 15/2016 della Corte dei conti dal titolo "La Commissione ha gestito efficacemente gli aiuti umanitari alle popolazioni vittime di conflitti nella regione dei Grandi laghi africani?"

266.  accoglie con favore la relazione speciale dedicata all'analisi dei rischi connessi all'approccio orientato ai risultati per l'azione dell'Unione in materia di sviluppo e cooperazione e presenta di seguito le sue osservazioni e raccomandazioni;

267.  plaude ai risultati che dimostrano l'efficacia della gestione degli aiuti umanitari, segnatamente in un contesto lavorativo difficile caratterizzato dall'insicurezza e dall'imprevedibilità, che costituiscono un autentico ostacolo al conseguimento di un'attuazione efficiente;

268.  invita la Commissione a continuare ad adoperarsi per il collegamento tra aiuto di emergenza, risanamento e sviluppo, laddove le condizioni locali lo consentano; ritiene che una piattaforma interservizi permanente che colleghi aiuto di emergenza, risanamento e sviluppo potrebbe fornire un sostegno in tal senso; ritiene che tale piattaforma potrebbe servire, tra l'altro, a individuare eventuali programmi da combinare; ritiene che, ove possibile, occorra sviluppare approcci integrati che prevedano espressamente il coordinamento degli obiettivi come pure una strategia coerente per paese/regione condivisa tra tutte le parti interessate;

269.  chiede inoltre ai servizi della Commissione di attuare una migliore transizione dalle attività umanitarie a breve termine agli interventi di sviluppo a lungo termine e di perseguire un coordinamento coerente non solo tra i diversi soggetti dell'Unione, ma anche con le priorità nazionali e altre organizzazioni internazionali, attraverso una strategia comune mediante un quadro umanitario e di sviluppo comune;

270.  ritiene che sia necessario effettuare una valutazione sistemica dei risultati effettivamente conseguiti dagli interventi umanitari, unitamente a una valutazione dei costi amministrativi nella regione, ponendo un maggiore accento sull'efficienza e sviluppando eventuali parametri di riferimento per le voci di costo comuni e regolari;

271.  auspica, ove possibile, un migliore adattamento delle tempistiche alle condizioni di intervento, al fine di evitare proroghe lunghe e costose;

272.  invita le istituzioni pertinenti in seno all'Unione e alle Nazioni Unite a rispettare e attuare pienamente l'accordo quadro finanziario e amministrativo; chiede alla Commissione di riferire al Parlamento sull'attuazione dell'accordo e delle relative linee guida e di individuare gli ambiti che necessitano di miglioramenti, presentando, a tale scopo, proposte pertinenti;

273.  rammenta che le informazioni fornite dalle Nazioni Unite e dalle organizzazioni internazionali dovrebbero garantire una tracciabilità quanto più accurata possibile dei finanziamenti, nonché confronti con gli aspetti operativi dell'erogazione degli aiuti concordata all'inizio dell'intervento, oltre a fornire riscontri utili ai servizi della Commissione; sottolinea che è importante che le organizzazioni partner trasmettano tempestivamente le loro relazioni alla Commissione, in modo da consentire una gestione o un adeguamento rapidi della riposta umanitaria e delle modalità di finanziamento;

274.  evidenzia l'esigenza di migliorare la responsabilità e la trasparenza delle Nazioni Unite per quanto concerne l'uso delle risorse dell'Unione e i risultati ottenuti nell'ambito dell'attuazione degli orientamenti e degli obiettivi umanitari e di sviluppo strategici convenuti a livello internazionale;

275.  chiede alla Commissione di introdurre una valutazione dei risultati nell'ambito dei piani di attuazione dell'assistenza umanitaria, al fine di consentire un'analisi comparativa di tali piani e la condivisione delle migliori pratiche;

276.  deplora l'ampia diffusione di informazioni incomplete o non sufficientemente orientate ai risultati, che impedisce alla Commissione di esercitare in modo adeguato la sua funzione di controllo;

277.  insiste sulla necessità di conseguire il massimo grado di trasparenza e responsabilità istituzionale a tutti i livelli, garantendo l'accesso a informazioni esaustive e affidabili riguardo ai bilanci e ai dati finanziari relativi ai progetti sostenuti da finanziamenti unionali, al fine di consentire al Parlamento di esercitare la sua funzione di controllo;

Parte XXI – Relazione speciale n. 16/2016 della Corte dei conti dal titolo "Gli obiettivi dell'UE in materia di istruzione: i programmi sono allineati a detti obiettivi, ma vi sono carenze nella misurazione della performance"

278.  accoglie con favore la relazione della Corte, ne sostiene le raccomandazioni e si compiace che la Commissione le accetti e intenda tenerne conto;

279.  accoglie positivamente il fatto che la Commissione abbia attuato le raccomandazioni precedenti della Corte nel quadro giuridico dei Fondi strutturali e di investimento europei per il periodo 2014-2020, garantendo così un uso ottimale delle risorse, ad esempio mediante un quadro di riferimento dei risultati e una riserva di efficacia, condizionalità ex-ante e indicatori comuni di realizzazione e di risultato;

280.  sottolinea la necessità di concentrarsi sulla performance e sui risultati e si compiace del fatto che il nuovo quadro normativo per il periodo di programmazione 2014-2020 includa disposizioni che prevedono la rendicontazione dei risultati da parte degli Stati membri;

281.  prende atto delle lacune nella misurazione della performance, in particolare nel caso della fissazione di obiettivi e indicatori di realizzazione/risultato per i progetti attuati nel periodo 2007-2013; si rammarica che gli indicatori di risultato non siano ancora pienamente affidabili e si attende che a ciò sia posto rimedio entro la seconda metà del periodo di programmazione 2014-2020;

282.  accoglie con favore la tendenza alla riduzione del numero di giovani che abbandonano prematuramente la scuola e l'istruzione superiore; invita gli Stati membri ad allineare i loro obiettivi nazionali specifici all'obiettivo dell'Unione per una migliore realizzazione degli obiettivi didattici;

283.  osserva che l'obiettivo del tasso di occupazione dei neolaureati nell'Unione è stato fissato all'82 % entro il 2020, e che quattro dei cinque Stati membri visitati non hanno ancora raggiunto questo obiettivo; sottolinea che questi quattro Stati membri affrontano una grave crisi economica da cui stanno iniziando a riprendersi; ritiene che questi Stati membri possano comunque raggiungere e addirittura superare tale obiettivo;

284.  sottolinea l'importanza di mantenere un livello sufficiente di investimenti dell'Unione nel settore dell'istruzione, visto il forte legame tra il livello di istruzione e l'occupabilità;

Parte XXII – Relazione speciale n. 17/2016 della Corte dei conti dal titolo "Le istituzioni dell'UE possono fare di più per semplificare l'accesso ai loro appalti pubblici"

285.  accoglie con favore le conclusioni e le raccomandazioni contenute nella relazione della Corte;

286.  chiede una maggiore trasparenza degli appalti pubblici all'interno delle istituzioni dell'Unione, come pure a livello nazionale, mettendo a disposizione del pubblico documenti e dati relativi agli appalti pubblici; ritiene che le attività di appalto delle istituzioni dell'Unione godano di scarsa visibilità su Internet e che le informazioni siano insufficienti, poco chiare e distribuite fra molti siti Internet, diversi fra loro;

287.  sostiene con fermezza la raccomandazione della Corte, secondo cui le istituzioni dell'Unione dovrebbero creare uno sportello unico elettronico comune per le attività di appalto che consenta agli operatori economici di reperire tutte le informazioni pertinenti online presso un unico indirizzo e di interagire con le istituzioni dell'Unione attraverso questo sito Internet; ritiene che le procedure di appalto, ivi comprese le comunicazioni riguardanti le norme applicabili, le opportunità commerciali, i documenti di gara pertinenti, la presentazione delle offerte e qualsiasi altra comunicazione tra le istituzioni e gli operatori economici, dovrebbero essere gestite tramite detto sportello unico;

288.  chiede che il sito web della Commissione dedicato ai fondi europei versati a tutti gli Stati membri sia pubblicato in una delle tre lingue di lavoro dell'istituzione e comprenda gli stessi dati per tutti gli Stati membri, e che siano indicati almeno il valore, l'oggetto dell'appalto, il nome del contraente, il nome di eventuali subappaltatori, la durata del contratto e la presenza di eventuali documenti supplementari; segnala che in tal modo le ONG di tutti gli Stati membri e i cittadini potranno osservare come sono spesi i fondi nonché l'efficienza in termini di costi dei progetti;

289.  ribadisce che spetta alle amministrazioni aggiudicatrici assicurare che l'appalto pubblico sia basato sul mercato, generi un numero sufficiente di offerte e fornisca un accesso equilibrato a tutti gli operatori economici; conviene con la Corte che nel quadro della revisione del regolamento finanziario in corso nel 2016, la Commissione dovrebbe proporre un codice unico degli appalti pubblici; evidenzia che la partecipazione delle piccole e medie imprese dovrebbe essere espressamente incoraggiata, contrariamente alla situazione attuale in cui solo i grandi operatori sono avvantaggiati; ritiene che nel codice unico dovrebbero essere incluse norme sulle indagini di mercato prima della stipula di contratti immobiliari e sul regime linguistico delle procedure di appalto, e che gli scostamenti dalle disposizioni della direttiva Appalti(18) dovrebbero essere giustificati;

290.  ricorda che il ricorso a procedure di gara ristrette da parte delle amministrazioni aggiudicatrici scoraggia i potenziali offerenti ed è d'ostacolo alla trasparenza e alle informazioni in merito all'uso che viene fatto dei soldi dei contribuenti; sottolinea che il Consiglio ha utilizzato procedure ristrette per la grande maggioranza delle sue offerte e che tra il 2010 e il 2014 tutte le istituzioni dell'UE nel loro insieme hanno aggiudicato almeno il 25% dei contratti a seguito di una procedura ristretta; chiede che tali procedure siano utilizzate in un numero molto limitato di casi e opportunamente giustificate;

291.  prende atto che il Parlamento pubblica sul proprio sito Internet un elenco annuale completo di tutti i contraenti che si sono aggiudicati contratti di un valore superiore a 15 000 EUR, ma non pubblica tutti i contratti; incoraggia tutte le istituzioni a mettere a disposizione informazioni complete in merito a tutti i contraenti e i contratti aggiudicati attraverso procedure di gara, compresi i casi di assegnazione diretta o di procedura ristretta;

292.  pone l'accento sulla necessità di una più ampia pubblicità e di bandi di gara pubblicati in modo trasparente per tutti gli operatori; ricorda che, secondo le conclusioni della Corte, "il Parlamento europeo è ricorso ad una procedura negoziata per concludere un "appalto immobiliare" del valore di 133,6 milioni di EUR per un edificio a Bruxelles, nonostante l'edificio non esistesse ancora al momento della firma del contratto, il 27 giugno 2012", ignorando la regola che prevede che solo gli edifici esistenti rientrino nella deroga alla procedura di gara sulla più ampia base possibile, di cui all'articolo 134, paragrafo 1, delle modalità di applicazione; sottolinea con forza che tutti gli edifici ancora in costruzione o non ancora costruiti devono essere oggetto di procedure aperte e competitive e ritiene che tale politica dovrebbe essere estesa a tutti gli appalti immobiliari, data la complessità dei contratti e la grande quantità di fondi impegnati;

293.  conviene con la Corte che le istituzioni dell'Unione dovrebbero suddividere i contratti in lotti, ove possibile, per incrementare la partecipazione alle procedure di appalto; sottolinea che nel 2014 il Consiglio ha aggiudicato ad un'unica società, senza suddividerlo in lotti, un contratto quadro di 10 anni, con un valore superiore a 93 milioni di EUR, riguardante gestione, manutenzione, riparazione e adattamenti degli impianti tecnici dei propri edifici attuali o futuri; segnala che nel 2015 la Commissione ha agito nello stesso modo in relazione all'appalto quinquennale "Servizio di Orientamento per i Cittadini" – il servizio di consulenza legale gratuito dell'Unione, del valore di quasi 9 milioni di EUR; sottolinea che la mancanza di una suddivisione unitamente a un'eccessiva durata dei contratti quadro (10 o 7 anni, con un record di 17 anni per un contratto aggiudicato dal Consiglio per l'edificio Justus Lipsus) distrugge la concorrenza, incoraggia l'opacità e la possibilità di corruzione; chiede pertanto a tutte le istituzioni di porre fine a tali pratiche, che sono in netto contrasto con lo spirito di trasparenza e le buone prassi che l'Unione dovrebbe promuovere;

294.  chiede che tutte le istituzioni dell'Unione sviluppino e attuino strumenti e metodi adeguati per gli audit e le valutazioni, al fine di riconoscere le irregolarità e segnalarne la presenza; ribadisce che sono necessarie migliori tecnologie di monitoraggio, individuazione, analisi e segnalazione al fine di contrastare le frodi e la corruzione; insiste sulla necessità di mettere tali conoscenze a disposizione anche degli Stati membri; sottolinea il ruolo fondamentale degli informatori nel rivelare gli illeciti e ricorda che tutte le istituzioni e agenzie europee sono tenute ad adottare norme interne vincolanti per la protezione degli informatori, conformemente all'articolo 22 quater dello statuto, entrato in vigore il 1° gennaio 2014;

295.  conviene con la Corte che la Commissione dovrebbe proporre modifiche al regolamento finanziario dell'Unione per consentire un rapido riesame dei reclami degli operatori economici che ritengano di aver subito un trattamento non equo; osserva che tale riesame dovrebbe aver luogo prima che gli operatori economici si rivolgano al Mediatore europeo o ai tribunali unionali;

296.  ritiene che l'applicazione della legge nell'ambito degli appalti pubblici possa essere assicurata innanzitutto istituendo organi e agenzie inquirenti competenti e indipendenti, incaricati di indagare su casi di corruzione negli appalti pubblici; segnala che le istituzioni dell'Unione e gli Stati membri dovrebbero condividere informazioni e intelligence in materia di appalti pubblici tra di loro come pure con l'OLAF, Europol, Eurojust e altri organi inquirenti; raccomanda vivamente che le istituzioni dotate di poteri di indagine, in particolare l'OLAF, migliorino i loro sistemi di gestione dei casi al fine di elaborare relazioni e statistiche sui vari tipi di accuse che hanno dato luogo ad indagini, nonché sugli esiti di tali indagini;

297.  accoglie favorevolmente la conclusione della Corte secondo cui, al fine di garantire un efficace monitoraggio ex post delle attività di appalto, è necessario che le istituzioni dell'Unione creino un archivio pubblico unico ove conservare le informazioni relative ai rispettivi contratti di appalto;

298.  sottolinea che la raccolta centralizzata di dati relativi agli appalti pubblici contribuisce all'elaborazione di statistiche significative, precise e dettagliate allo scopo di prevenire e individuare i casi di corruzione nell'ambito degli appalti pubblici, di avviare indagini in materia e di adottare le opportune contromisure; sottolinea che l'aggiunta di campi di dati nelle banche dati centrali sugli appalti (compreso il TED) potrebbe indicare situazioni problematiche in relazione a irregolarità negli appalti pubblici; invita le istituzioni dell'Unione a garantire che tali banche dati siano compilate in modo tempestivo e completo;

299.  sottolinea il ruolo dei giornalisti d'inchiesta e delle ONG nell'assicurare la trasparenza nelle procedure di appalto pubblico e nell'individuare frodi o potenziali conflitti di interesse; ritiene fermamente che le suddette categorie debbano disporre del pieno accesso ad ARACHNE, ORBIS e altri relativi strumenti e banche dati, consentendo di individuare presunti casi di conflitti di interesse o corruzione nell'ambito degli appalti pubblici nelle istituzioni europee come pure in tutti gli Stati membri, soprattutto in relazione ad acquisizioni effettuate con fondi europei;

300.  esorta tutte le istituzioni e agenzie a pubblicare sempre i curricula e le dichiarazioni d'interesse dei quadri intermedi ed elevati, dei loro membri, degli esperti e dei membri di ogni tipo di struttura od organismo direttivi, anche nel caso di esperti distaccati degli Stati membri, dal momento che i curricula di tali esperti dovrebbero essere disponibili al pubblico in qualunque momento; sottolinea che una dichiarazione dell'assenza di conflitti di interesse, ancora in uso presso alcune istituzioni e agenzie, non è il documento appropriato da pubblicare, dal momento che la valutazione in merito alla presenza o assenza di un conflitto di interesse dovrebbe spettare sempre a un organismo o ente terzo indipendente;

301.  invita la Corte a pubblicare regolarmente un resoconto di tutte le violazioni legate ai casi di denuncia delle irregolarità, nonché delle situazioni che presentano conflitti di interesse e il fenomeno delle "porte girevoli", individuati nel corso delle procedure di monitoraggio o di audit, e chiede alla Corte di pubblicare almeno su base annuale relazioni speciali in merito alle politiche e ai casi di conflitto di interesse riscontrati in tutte le agenzie e imprese comuni europee, in particolare quelle aventi legami con l'industria;

302.  accoglie favorevolmente la raccomandazione della Corte rivolta alle istituzioni dell'Unione affinché ricorrano a revisioni tra pari per beneficiare di un mutuo apprendimento e dello scambio delle migliori pratiche in materia di appalti pubblici;

Parte XXIII - Relazione speciale n. 18/2016 della Corte dei conti dal titolo "Il sistema dell'UE per la certificazione dei biocarburanti sostenibili"

303.  accoglie favorevolmente la relazione della Corte, in particolare i commenti e le raccomandazioni formulati dalla Corte; osserva che la Commissione ha accettato quattro delle cinque raccomandazioni senza riserve, e una in parte; invita la Commissione a riconsiderare l'accettazione senza riserve della raccomandazione sull'affidabilità dei dati forniti dagli Stati membri;

304.  osserva che l'Unione è considerata un attore di spicco nell'ambito della politica ambientale globale, che stabilisce norme ambientali a livello internazionale e fornisce le migliori prassi in materia di tutela dell'ambiente e mantenimento di una presenza competitiva sul mercato globale; rileva che nel suo settimo programma di azione per l'ambiente l'Unione propone come obiettivo da conseguire entro il 2050 il "vivere bene entro i limiti del nostro pianeta"; osserva che una delle priorità consiste nell'assicurare che "prosperità e ambiente sano saranno basati su un'economia circolare senza sprechi, in cui le risorse naturali sono gestite in modo sostenibile e la biodiversità è protetta, valorizzata e ripristinata in modo tale da rafforzare la resilienza della nostra società";

305.  osserva che nell'ambito della direttiva sulla promozione delle energie rinnovabili(19) l'Unione ha assunto l'impegno di garantire che, nel 2020, la quota di energia da fonti rinnovabili utilizzata in tutte le forme di trasporto sia almeno pari al 10 %, obiettivo che può essere raggiunto solo attraverso un uso consistente di biocarburanti; rileva, tuttavia, che la stessa produzione di biocarburanti potrebbe essere connessa a determinati rischi legati alla destinazione dei terreni e che è pertanto necessario assicurarne la sostenibilità;

306.  sottolinea che l'istituzione di un sistema efficace e affidabile per la certificazione della sostenibilità dei biocarburanti costituisce uno dei passi importanti verso il conseguimento delle priorità politiche definite nel 7° programma di azione per l'ambiente; osserva che la sostenibilità dei biocarburanti è certificata tramite sistemi volontari riconosciuti dalla Commissione; si rammarica che la Corte abbia riscontrato che il sistema unionale per la certificazione della sostenibilità dei biocarburanti non è pienamente affidabile;

307.  osserva con rammarico che la procedura di riconoscimento della Commissione non tiene conto di alcuni aspetti fondamentali della sostenibilità e del commercio equo, quali i conflitti inerenti alla proprietà fondiaria, il lavoro forzato e minorile, condizioni di lavoro inadeguate per gli agricoltori, pericoli per la salute e la sicurezza e l'impatto dei cambiamenti indiretti della destinazione dei terreni, che in altri contesti sono considerati estremamente importanti; ritiene che ciò costituisca un'incongruenza nelle politiche della Commissione; invita la Commissione a rielaborare le proprie procedure di valutazione in modo più completo e a includere tali aspetti nella sua procedura di verifica dei sistemi volontari; esorta la Commissione a prevedere l'obbligo per i sistemi volontari di riferire annualmente, sulla base delle attività di certificazione svolte, eventuali informazioni pertinenti sui rischi sopra menzionati;

308.  prende atto che ad oggi la Commissione ha presentato due relazioni relative all'impatto della politica unionale in materia di biocarburanti sulla sostenibilità sociale nell'Unione e nei paesi terzi e sulla disponibilità di prodotti alimentari a prezzi accessibili; osserva con rammarico che le informazioni contenute nelle relazioni erano piuttosto limitate e fornivano solo conclusioni poco chiare; invita la Commissione a migliorare il sistema di notifica e a fornire al Parlamento un'analisi dettagliata allo scopo di informare il pubblico in merito a tali aspetti importanti;

309.  osserva con grande preoccupazione che la produzione di biocarburanti può essere in concorrenza con le colture alimentari e che l'ampia diffusione delle colture dedicate alla produzione di biocarburanti può avere un enorme impatto sulle norme ambientali e sanitarie nei paesi in via di sviluppo, ad esempio nell'America del Sud e nell'Asia meridionale, e che ciò può portare a una deforestazione massiccia e al declino dell'agricoltura tradizionale, con effetti socioeconomici a lungo termine per le comunità locali; si rammarica che le relazioni della Commissione non affrontino altre questioni generali legate allo sviluppo nei paesi in via di sviluppo; invita la Commissione ad adottare un approccio più sistematico e coerente nei confronti delle proprie politiche in materia di ambiente, energia, sviluppo e altre questioni pertinenti; esorta la Commissione a prestare particolare attenzione all'impatto del cambiamento indiretto di destinazione dei terreni;

310.  osserva con rammarico che la Commissione ha concesso il riconoscimento a sistemi volontari che non si avvalevano di procedure di verifica appropriate per appurare che i biocarburanti fossero effettivamente prodotti da rifiuti o che la materia prima coltivata nell'Unione rispettasse effettivamente i requisiti ambientali stabiliti dall'UE per l'agricoltura; invita la Commissione a verificare l'effettivo rispetto dei requisiti ambientali stabiliti dall'Unione per l'agricoltura da parte dei produttori unionali di materie prime per biocarburanti; chiede alla Commissione di fornire prove sufficienti dell'origine dei rifiuti e dei residui usati per la produzione di biocarburanti;

311.  osserva con preoccupazione che alcuni sistemi riconosciuti non erano sufficientemente trasparenti o avevano strutture di governance che includevano unicamente i rappresentanti di alcuni operatori economici; invita la Commissione a far sì che i sistemi volontari non presentino conflitti di interessi e ad assicurare una comunicazione efficace con gli altri portatori di interessi;

312.  invita la Commissione ad accrescere ulteriormente la trasparenza dei sistemi volontari e degli operatori economici imponendo di istituire, per ciascun sistema, un sito Internet ufficiale dove rendere accessibili al pubblico informazioni dettagliate relative ai sistemi volontari, alle loro procedure di certificazione, al personale impiegato, ai certificati rilasciati, alle relazioni di audit, alle denunce e agli operatori economici con cui collaborano;

313.  osserva con preoccupazione che la Commissione non esercita alcuna supervisione sul funzionamento dei sistemi volontari riconosciuti, di conseguenza non può ottenere garanzie in merito alla qualità delle certificazioni; rileva con rammarico che non esiste un sistema di denuncia specifico e ciò impedisce alla Commissione di verificare se le denunce siano trattate correttamente; invita la Commissione a introdurre un sistema di supervisione al fine di verificare se la certificazione dei sistemi volontari rispetti le norme fissate per il riconoscimento; invita la Commissione a imporre ai sistemi volontari di instaurare sui loro siti Internet sistemi per le denunce trasparenti, di facile utilizzo, che forniscano informazioni e siano accessibili; invita la Commissione a provvedere alla supervisione dei sistemi per le denunce e ad adottare provvedimenti, se necessario;

314.  accoglie favorevolmente il fatto che la Commissione pubblichi note orientative per i sistemi volontari, che contribuiscono alla promozione delle migliori pratiche e a una maggiore efficacia; osserva tuttavia che le note non sono vincolanti e non vengono attuate appieno; invita la Commissione a rendere le note orientative vincolanti per i sistemi volontari onde assicurare il rispetto dei requisiti;

315.  osserva che spetta agli Stati membri assicurare che le statistiche sulla sostenibilità dei biocarburanti inoltrate alla Commissione siano affidabili, ma che sussiste il rischio di sovrastimare le statistiche; invita la Commissione a istituire l'obbligo per gli Stati membri di corroborare le rispettive statistiche con prove adeguate che potrebbero consistere, ad esempio, in un certificato o una dichiarazione rilasciati dall'ente incaricato di raccogliere i dati sui biocarburanti sostenibili e di trasmetterli all'autorità nazionale, la quale provvede poi a inviarli a Eurostat;

316.  ribadisce che spesso non è possibile comparare i dati trasmessi dagli Stati membri a causa delle definizioni divergenti, che fondamentalmente rendono impossibile accertare la situazione reale; invita la Commissione ad armonizzare la definizione delle sostanze considerate come rifiuti, non precedentemente incluse nell'elenco della direttiva sulla promozione delle energie rinnovabili, impiegate per la produzione di biocarburanti avanzati negli impianti esistenti prima dell'adozione della direttiva (UE) 2015/1513(20) che modifica la direttiva suddetta;

317.  osserva con preoccupazione che il valore specifico (doppio conteggio) dei biocarburanti prodotti da rifiuti e residui aumenta il rischio di frode; evidenzia la necessità di un dialogo tra la Commissione e gli Stati membri in merito al monitoraggio e alla prevenzione delle frodi; invita la Commissione a dare avvio a tale dialogo;

318.  accoglie con favore l'esempio di sistema volontario menzionato nella relazione della Corte che fissa norme elevate relative alla produzione sostenibile miranti non solo a prevenire un danno ecologico, anche mediante la tutela del suolo, delle risorse idriche e dell'aria, ma anche a salvaguardare condizioni di lavoro adeguate e a tutelare la salute dei dipendenti nelle aziende agricole, come pure il rispetto dei diritti umani, dei diritti dei lavoratori e dei diritti fondiari; ritiene che ciò costituisca un esempio di buona pratica; invita la Commissione valutare la possibilità di creare una piattaforma per i sistemi volontari con la quale potrebbero essere scambiate le migliori pratiche;

Parte XXIV - Relazione speciale n. 19/2016 della Corte dei conti dal titolo "L'esecuzione del bilancio UE tramite gli strumenti finanziari: insegnamenti utili del periodo di programmazione 2007-2013"

319.  accoglie favorevolmente le conclusioni e le raccomandazioni contenute nella relazione della Corte;

320.  si rammarica che la visione d'insieme degli strumenti finanziari non abbia potuto indicare alcuna misura efficace atta a migliorare gli investimenti nell'Unione; osserva che la Commissione, in primo luogo, e gli Stati membri, hanno assunto rischi più elevati e si rammarica dell'assenza di un contributo significativo del settore privato;

321.  sottolinea i livelli elevati dei costi e delle commissioni di gestione rispetto al sostegno finanziario effettivamente erogato ai destinatari finali; propone di fissare massimali fiscali per gli intermediari finanziari; evidenzia che occorre ottimizzare le dimensioni dei fondi specifici concernenti il Fondo europeo di sviluppo regionale e il Fondo sociale europeo per beneficiare, ove possibile, dei significativi risparmi sui costi di gestione di tali fondi;

322.  ritiene che la Commissione si trovi in una posizione privilegiata per fornire ulteriori orientamenti agli Stati membri sul modo in cui istituire detti strumenti finanziari a livello nazionale o di Unione (gestiti direttamente o indirettamente dalla Commissione); sottolinea l'importanza di garantire che gli strumenti finanziari non siano soggetti a regimi di elusione fiscale inaccettabili;

323.  è preoccupato che, in alcuni casi, si sia fatto ricorso a decisioni anticipate in materia fiscale per rendere gli strumenti finanziari più interessanti per gli investitori del settore privato; si rammarica che la Commissione ritenga che gli accordi fiscali preventivi non possano, di per sé, essere considerati in contrasto con la sua propria politica; invita la Commissione a impedire qualsiasi forma di decisione anticipata in materia fiscale in relazione all'uso di uno strumento finanziario dell'Unione;

324.  condivide l'opinione che, nel predisporre gli strumenti finanziari per i fondi strutturali e di investimento europei, si debba tenere conto degli insegnamenti tratti dall'audit del periodo di programmazione (2007-2013); ritiene, in particolare, che le proposte dovrebbero essere orientate alle prestazioni e ai risultati piuttosto che alla mera conformità; reputa necessario che i progetti aggiungano maggiore valore alla specializzazione regionale e allo sviluppo economico delle regioni europee;

325.  si rammarica che la precedente base giuridica abbia permesso agli Stati membri di bloccare parte del contributo nei conti delle banche e degli intermediari finanziari incaricati della gestione dei fondi, senza che tale contributo venisse effettivamente utilizzato per gli scopi prefissati; prende atto delle modifiche introdotte dalla Commissione nei suoi orientamenti sulla chiusura; invita la Commissione a monitorare attivamente la situazione al fine di evitare tale prassi;

326.  concorda che debba essere l'effetto leva a dimostrare la capacità dei contributi finanziari iniziali dell'Unione e degli Stati membri ad attrarre finanziamenti privati; si rammarica che la relazione speciale della Corte abbia concluso che gli strumenti finanziari – nell'ambito sia della gestione concorrente che della gestione centralizzata – non sono riusciti ad attrarre capitali privati; ritiene che il cofinanziamento di strumenti finanziari da parte degli Stati membri dovrebbe essere considerato, con il contributo dell'Unione, come una parte dei finanziamenti pubblici;

327.  chiede alla Commissione di fornire una definizione dell'effetto moltiplicatore degli strumenti finanziari, applicabile a tutti i settori del bilancio dell'Unione, che operi una netta distinzione tra l'effetto moltiplicatore dei contributi pubblici nazionali e privati nell'ambito del programma operativo e/o dei contributi di capitale pubblici o privati aggiuntivi, e tenga conto della tipologia di strumento in causa; raccomanda agli Stati membri di compiere maggiori sforzi per quanto riguarda la raccolta, la gestione e la condivisione di informazioni sull'effetto di rotazione degli strumenti finanziari;

328.  richiama l'attenzione sulla necessità di prevedere, sin dall'inizio, una stima chiara e concreta dell'effetto leva per i futuri fondi degli strumenti finanziari; si attende che, per gli strumenti finanziari del Fondo europeo di sviluppo regionale e del Fondo sociale europeo del periodo di programmazione 2007-2013, la Commissione provveda affinché gli Stati membri forniscano dati completi e attendibili sui contributi privati alle dotazioni di capitale, sia tramite i programmi operativi sia in aggiunta a essi;

329.  è del parere che, prima di prendere una decisione in merito a misure di ingegneria finanziaria per i progetti infrastrutturali pertinenti, le autorità di gestione dovrebbero accertarsi che la loro proposta sia debitamente motivata mediante una valutazione ex-ante indipendente di alta qualità, basata su una metodologia standardizzata concordata; ritiene che prima dell'approvazione dei programmi operativi pertinenti, che includono progetti infrastrutturali, la Commissione dovrebbe verificarne la compatibilità con una valutazione ex-ante indipendente e garantire la qualità di quest'ultima;

330.  raccomanda alle autorità di gestione di vincolare la retribuzione del gestore di fondi alla qualità degli investimenti effettivamente realizzati, misurata dal loro contributo al raggiungimento degli obiettivi strategici del programma operativo e al valore delle risorse restituite all'operazione dagli investimenti effettuati dallo strumento;

331.  raccomanda alle autorità di gestione e alle istituzioni dell'Unione di adottare un approccio proattivo e di fornire assistenza tecnica sul terreno per migliorare l'uso degli strumenti finanziari nelle regioni;

332.  appoggia con forza la raccomandazione alla Commissione di condurre, per il periodo di programmazione 2014-2020, un'analisi comparativa dei costi di attuazione delle sovvenzioni e degli strumenti finanziari (nell'ambito della gestione centralizzata e di quella concorrente), al fine di stabilirne i livelli effettivi e l'impatto sul conseguimento degli obiettivi di Europa 2020 e degli undici obiettivi tematici della politica di coesione; rileva che tali informazioni sarebbero particolarmente pertinenti in vista dell'elaborazione delle proposte legislative per il periodo successivo al 2020; chiede una valutazione completa dei risultati entro la fine del 2019 per riflettere sul futuro di tali strumenti;

Parte XXV – Relazione speciale n. 20/2016 della Corte dei conti dal titolo "Il rafforzamento della capacità amministrativa in Montenegro: nonostante i progressi compiuti, sono necessari maggiori risultati in molti ambiti fondamentali"

333.  accoglie con favore la relazione della Corte, ne approva le raccomandazioni e incoraggia la Commissione a tenerne conto quando agisce per rafforzare la capacità amministrativa in Montenegro;

334.  accoglie con favore il fatto che l'assistenza preadesione dell'Unione ha contribuito a rafforzare la capacità amministrativa; osserva tuttavia che i progressi in diversi settori fondamentali sono stati molto lenti;

335.  si rammarica che, benché i progetti nel complesso abbiano prodotto le realizzazioni attese, i risultati non siano sempre stati sostenibili, e la causa di ciò è da ricercare, in parte, nella scarsa volontà politica delle autorità nazionali e in altri fattori esterni; invita la Commissione a sfruttare i risultati ottenuti da progetti che sono stati portati a termine con esito positivo, sono sostenibili, hanno un valore aggiunto quantificabile e sono stati attuati e impiegati in conformità della normativa; esorta la Commissione a migliorare la pianificazione strategica e a garantire la sostenibilità e la fattibilità dei progetti fissando detta pianificazione quale requisito chiaro;

336.  si rammarica per lo scarso impegno delle autorità nazionali che influisce negativamente sui progressi nel rafforzamento della capacità amministrativa; invita le autorità nazionali a dare seguito ai risultati conseguiti nel quadro dei progetti al fine di aumentare l'efficacia; sottolinea che è necessaria una forte volontà politica per affrontare con efficacia la depoliticizzazione e il contenimento dell'amministrazione statale;

337.  accoglie con favore il fatto che nella maggior parte dei casi i progetti sono stati ben coordinati con altri progetti IPA o con gli interventi dei donatori; sottolinea tuttavia che sono stati registrati anche casi di coordinamento più debole, e ciò ha portato alla sovrapposizione di alcuni sforzi; invita la Commissione ad allineare meglio le proprie attività riguardanti il Montenegro con altri progetti che prevedono molteplici beneficiari;

338.  si rammarica che le relazioni della Commissione contenessero informazioni insufficienti relative ai progressi conseguiti nel tempo nel rafforzamento della capacità amministrativa; osserva che le relazioni non sempre hanno valutato le stesse parti della pubblica amministrazione e che i criteri per la valutazione della capacità amministrativa non erano sempre chiari, rendendo in tal modo il confronto più difficile nel tempo;

339.  accoglie tuttavia favorevolmente la nuova metodologia informativa per la valutazione annuale utilizzata nelle relazioni 2015 sui progressi compiuti, che ha evidenziato una migliore armonizzazione delle scale di valutazione e una migliore comparabilità; invita la Commissione a ricorrere a tale sistema informativo anche in futuro;

340.  osserva che la Commissione si è valsa dei mezzi di natura non finanziaria, nella fattispecie del dialogo politico, per fornire un valido sostegno al processo di riforma; sottolinea tuttavia che alcune questioni importanti rimangono irrisolte;

341.  si rammarica che nonostante alcuni risultati conseguiti negli anni precedenti in termini di attuazione della normativa anticorruzione, i progressi nella lotta contro la corruzione rimangano lenti; sottolinea la necessità che l'intero sistema dello Stato di diritto produca maggiori risultati, concentrandosi in particolare sul rafforzamento della lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata; invita la Commissione a incoraggiare le autorità nazionali affinché rafforzino le capacità nell'ambito delle indagini finanziarie e della protezione degli informatori;

342.  si compiace del fatto che l'Agenzia anticorruzione abbia iniziato a operare nel 2016; osserva tuttavia che la corruzione è ancora diffusa in molti settori e continua a rappresentare un problema serio;

343.  constata che la decentralizzazione della gestione dei progetti può rafforzare in misura importante la capacità delle strutture operative grazie alle dettagliate verifiche ex ante; osserva inoltre che la diffusione delle buone prassi relative alla gestione dei progetti acquisite nel tempo dalle strutture IPA al resto della pubblica amministrazione che opera nel medesimo settore può portare risultati potenzialmente efficaci; invita la Commissione a sfruttare tale opzione al fine di potenziare l'efficacia del rafforzamento della capacità in Montenegro; invita la Commissione a incoraggiare le autorità nazionali affinché valutino la possibilità di ricorrere alle migliori prassi per il rafforzamento della capacità;

344.  osserva che il Montenegro è considerato il paese più avanzato nella regione per quanto riguarda il processo di adesione; sottolinea che l'Unione ha svolto un ruolo insostituibile nel paese; osserva tuttavia con rammarico che il Montenegro è stato di recente sconvolto dall'instabilità politica e dalla polarizzazione, nonché da uno scontro sempre più intenso tra Russia e NATO, alla quale il paese aderirà nel 2017, per esercitare influenza sul paese; invita la Commissione a portare avanti il dialogo politico con le autorità nazionali al fine di contribuire al raggiungimento di un compromesso tra il governo e l'opposizione;

Parte XXVI - Relazione speciale n. 22/2016 della Corte dei conti dal titolo "I programmi UE di assistenza alla disattivazione nucleare in Lituania, Bulgaria e Slovacchia: nonostante i progressi compiuti dal 2011, sfide cruciali si profilano all'orizzonte"

345.  accoglie favorevolmente l'assiduo lavoro svolto dalla Corte in relazione alla disattivazione di centrali nucleari, come dimostrato dalla relazione speciale attuale e da quella del 2011(21);

346.  sostiene le raccomandazioni della Corte, la maggioranza delle quali è stata accettata dalla Commissione senza riserve;

347.  ricorda che dal 2012 la commissione per il controllo dei bilanci si è interessata in modo particolare alla questione della disattivazione nucleare e ha pertanto organizzato missioni di informazione presso le tre centrali nucleari nel 2012, nel 2013 e nel 2014;

348.  sottolinea che la sicurezza nucleare è estremamente importante non solo per gli Stati membri interessati ma per la popolazione di tutta l'Unione e del suo vicinato;

349.  evidenzia che in Lituania la rimozione e il temporaneo stoccaggio in condizioni di sicurezza delle barre nucleari dell'unità 2 devono essere considerati prioritari;

350.  ricorda che in Lituania tra i principali motivi del ritardo figurano le controversie di ordine tecnico e commerciale tra le autorità nazionali e i contraenti che sono rimaste irrisolte per anni; ritiene che per evitare che tale problema interferisca con il processo di disattivazione si dovrebbero nominare gruppi specifici di gestione del progetto; chiede alla Commissione se simili gruppi di gestione del progetto siano attivi nei tre Stati membri interessati;

351.  ricorda alla Commissione che l'istituto superiore di controllo slovacco aveva programmato un audit di JAVYS(22) per il 2015; chiede di essere informato in merito ai risultati di tale audit; invita, in tale contesto, le autorità bulgare e lituane competenti a sottoporre ad audit anche i processi di disattivazione a Ignalina e Kozloduy;

352.  esprime preoccupazione per i ritardi nei lavori alle strutture per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi ad attività bassa e intermedia; invita la Commissione ad aggiornare la commissione competente del Parlamento in merito ai progressi realizzati;

353.  invita la Commissione a informare la commissione competente in merito agli sforzi volti a colmare il deficit di finanziamento, soprattutto in Lituania;

354.  ricorda che, secondo le stime della Corte, i costi di disattivazione nei tre Stati membri, compreso lo smaltimento dei rifiuti ad alta attività e del combustibile nucleare esaurito, ammontano a 11 388 milioni di EUR; ritiene che i costi di disattivazione non dovrebbero includere i costi per lo smaltimento dei rifiuti ad alta attività e del combustibile nucleare esaurito, che spettano agli Stati membri e dovrebbero essere coperti dai fondi nazionali;

355.  invita la Commissione a presentare, assieme ai tre Stati membri interessati, una relazione relativa allo stato effettivo della gestione del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi generati nell'ambito della disattivazione delle tre centrali nucleari;

356.  invita la Commissione a collaborare con gli Stati membri al fine di esplorare le modalità per l'identificazione di siti geologici per lo stoccaggio di rifiuti radioattivi ad alta attività;

357.  sottolinea che la chiusura della centrale nucleare di Ignalina era una delle condizioni stabilite dall'Unione per l'adesione della Lituania, in cambio del sostegno dell'Unione per la chiusura, la disattivazione e la mitigazione dell'impatto economico e sociale, come stabilito nel protocollo n. 4 all'atto di adesione del 2003; osserva che la Lituania ha mantenuto i propri impegni per quanto riguarda la chiusura dei reattori nucleari di Ignalina nei tempi previsti, ma esprime preoccupazione riguardo ai ritardi nella sua disattivazione e suggerisce pertanto che tale processo sia soggetto a un controllo più approfondito da parte delle autorità dell'Unione;

358.  ricorda che la sicurezza nucleare è della massima importanza per la popolazione di tutta l'Unione e, pur prendendo atto delle raccomandazioni della Corte riguardo alla continuazione dei finanziamenti, invita la Commissione a svolgere una valutazione approfondita della necessità di mantenere gli appositi programmi di finanziamento per la disattivazione nucleare in Lituania, Bulgaria e Slovacchia oltre il 2020; sottolinea che ogni potenziale nuovo finanziamento dell'Unione oltre il 2020 proposto dalla Commissione per la disattivazione nucleare nei tre Stati membri dovrebbe contenere chiare regole e incentivi adeguati a portare avanti la disattivazione con meccanismi di controllo più efficienti, in termini sia di finanziamento che di tempi, sottolineando nel contempo la necessità di un uso efficace delle risorse finanziarie dell'Unione;

359.  invita la Commissione a garantire che tutte le spese future associate alla disattivazione nucleare e allo smaltimento finale del combustibile esaurito siano contabilizzate in maniera adeguata e calcolate in conformità delle norme internazionali e della legislazione dell'Unione;

360.  invita la Commissione a valutare i piani d'azione nei tre paesi allo scopo di suggerire gare d'appalto comuni per progetti simili, soprattutto per quanto riguarda la consulenza e la progettazione delle strutture di stoccaggio dei rifiuti;

361.  invita la Commissione a valutare il processo di disattivazione in Lituania, Bulgaria e Slovacchia, compreso l'uso economicamente efficiente dell'assistenza finanziaria dell'Unione, durante il periodo di finanziamento 2007-2013;

362.  invita la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo a sottoporre ad audit il funzionamento dei fondi di sostegno alla disattivazione nel periodo compreso tra il 2007 e il 2013;

363.  esprime preoccupazione per il fatto che la Corte abbia constatato che la valutazione eseguita dalla Commissione in merito ai piani di finanziamento e ai piani di disattivazione dettagliati per il periodo di finanziamento 2014-2020, ossia – nell'ordine – la seconda e la terza condizionalità ex ante(23), era inadeguata; chiede chi si assuma la responsabilità finanziaria per questo fallimento in seno alla Commissione; desidera essere informato, in tale contesto, in merito al piano d'azione concluso teso a porre rimedio alle lacune riscontrate;

Parte XXVII - Relazione speciale n. 23/2016 della Corte dei conti dal titolo "Il trasporto marittimo è in cattive acque: molti investimenti risultano inefficaci e insostenibili"

364.  accoglie con favore la relazione della Corte e ne approva le raccomandazioni;

365.  si compiace del fatto che nell'ultimo decennio il trasporto marittimo europeo sia aumentato, nonostante le notevoli differenze di utilizzo fra i porti degli Stati membri;

366.  sottolinea che la politica di investimento dei porti degli Stati membri è stabilita conformemente a decisioni politiche adottate a livello nazionale, che possono divergere dalla strategia dell'Unione e sono definite da quegli stessi Stati membri; è del parere che il ruolo principale della Commissione dovrebbe essere quello di assicurare che le operazioni nazionali di finanziamento dell'infrastruttura nell'Unione siano coerenti con la politica dei trasporti dell'Unione allineandole alle strategie a livello di Unione; deplora che la Commissione non disponga di tutti gli strumenti necessari per assicurare tale coerenza;

367.  riconosce che gli investimenti nelle infrastrutture portuali sono investimenti a lungo termine; si rammarica del fatto che nella maggior parte dei casi, il rendimento degli investimenti sia comunque basso e lento;

368.  deplora che, nonostante nella maggior parte dei casi le strategie nazionali di sviluppo portuale siano state messe a punto, i piani di attuazione solidi e il coordinamento restano problematici;

369.  esprime forte preoccupazione per il fatto che la Corte abbia constatato la mancata comunicazione dei dati aggregati sulla capacità, nonché l'inaffidabilità della rendicontazione sulla capacità disponibile;

370.  deplora che gli Stati membri non forniscano dati sulla capacità dei porti principali, il che ostacola il monitoraggio della capacità stessa svolto dalla Commissione; sottolinea l'importanza di migliorare la situazione, in modo che la Commissione possa proporre un piano di sviluppo portuale a livello di Unione; invita la Commissione a definire un sistema chiaro di trasmissione delle informazioni da parte degli Stati membri;

371.  ritiene che il coordinamento fra la Banca europea per gli investimenti e i servizi della Commissione possa essere migliorato tramite una maggiore cooperazione e procedure più trasparenti;

Parte XXVIII – Relazione speciale n. 25/2016 della Corte dei conti dal titolo "Il sistema di identificazione delle parcelle agricole: uno strumento utile per determinare l'ammissibilità dei terreni agricoli – ma la gestione può essere ulteriormente migliorata"

372.  raccomanda che, sulla base di un'analisi quantificata del rapporto costi-benefici e di una valutazione dei rischi, gli Stati membri, nell'attuale periodo PAC, intensifichino gli sforzi per migliorare l'attendibilità dei dati del sistema di identificazione delle parcelle agricole (SIPA) sulla base di aggiornamenti regolari e approfonditi del sistema; ritiene che, data la complessità della valutazione su base proporzionale, gli Stati membri che l'utilizzano dovrebbero, nell'attuale periodo PAC, compiere ulteriori sforzi per sviluppare una tabella illustrativa del sistema proporzionale che comprenda una chiara spiegazione e criteri di valutazione, e per utilizzare strumenti tecnici complementari che rendano più obiettiva l'analisi delle ortoimmagini e ne assicurino la riproducibilità; raccomanda che gli Stati membri prendano in considerazione la possibilità di registrare nel SIPA dati sui diritti di proprietà e d'uso, laddove fattibile e vantaggioso in termini di costi;

373.  raccomanda che, con il sostegno della Commissione, nell'attuale periodo PAC, gli Stati membri dovrebbero sviluppare e istituire un quadro per la valutazione dei costi legati al funzionamento e all'aggiornamento dei SIPA; ritiene che ciò dovrebbe permettere agli Stati membri di misurare la performance dei SIPA e il rapporto costi-efficacia dei miglioramenti apportati ai sistemi;

374.  raccomanda che gli Stati membri garantiscano, nell'utilizzare i SIPA, di poter individuare, registrare e poi monitorare in modo efficace, aree di interesse ecologico, prati permanenti e nuove categorie di terreno; raccomanda che essi svolgano altresì un'analisi costi-benefici di un'eventuale inclusione nei SIPA di tutti gli elementi paesaggistici tutelati nell'ambito della condizionalità o dei regimi agroambientali, per accrescere il monitoraggio e la tutela di tali elementi benefici per l'ambiente e per la biodiversità;

375.  raccomanda alla Commissione di riesaminare l'attuale quadro giuridico al fine di semplificare e snellire le norme relative al SIPA per il prossimo periodo PAC, ad esempio riconsiderando la necessità della soglia di stabilità del 2 % e del limite di 100 alberi per ettaro;

376.  raccomanda inoltre alla Commissione di compiere, prima dell'inizio dell'esercizio di valutazione della qualità per il 2017, un'analisi costi-benefici per capire se la rappresentatività dei campioni per la valutazione della qualità possa essere migliorata al fine di conseguire una migliore copertura della popolazione di parcelle nel SIPA;

377.  raccomanda che, a partire dal 2016, la Commissione migliori il monitoraggio dei risultati della valutazione della qualità, analizzando possibili incongruenze nella presentazione degli stessi, monitorando le azioni intraprese al riguardo, fornendo un feedback agli Stati membri e facendo sì che siano preparati ed eseguiti, ove necessario, piani d'azione correttiva; chiede alla Commissione di effettuare annualmente un'analisi dettagliata delle tendenze relative ad ogni Stato membro e ad ogni tipo di parcella di riferimento, così da individuare tempestivamente potenziali problemi;

Parte XXIX – Relazione speciale n. 26/2016 della Corte dei conti dal titolo "Rendere la condizionalità più efficace e realizzare la semplificazione: la sfida continua"

378.  raccomanda alla Commissione di esaminare, nell'ambito della valutazione di impatto per la PAC dopo il 2020, come sviluppare ulteriormente il proprio insieme di indicatori per valutare la performance della condizionalità; raccomanda inoltre di esaminare in che modo tener conto, nei propri indicatori, dei livelli di osservanza delle norme di condizionalità da parte degli agricoltori, allo scopo di rafforzare l'applicazione e il rispetto delle norme ambientali nell'agricoltura per garantire la coerenza della PAC;

379.  raccomanda che, per assicurare che i problemi incontrati non si ripetano, la Commissione tenga conto delle diverse necessità in funzione delle esigenze territoriali locali; ritiene inoltre che dovrebbe esservi una correlazione più stretta tra i livelli di pagamento e le richieste avanzate nei confronti degli agricoltori, permettendo in tal modo di affrontare i problemi ambientali specifici e di compensare al tempo stesso gli agricoltori per le restrizioni che sono state loro imposte;

380.  raccomanda alla Commissione di migliorare, d'ora in avanti, la condivisione fra i servizi interessati delle informazioni sulle violazioni della condizionalità, al fine di aiutarli ad individuare le ragioni di tali violazioni e a prendere le misure appropriate per porvi rimedio;

381.  chiede alla Commissione, ai fini della PAC dopo il 2020, di prevedere un miglioramento delle norme che disciplinano i controlli in loco relativi alla condizionalità e invitare gli Stati membri a eseguire i controlli amministrativi esistenti in modo efficiente avvalendosi di tutte le informazioni pertinenti a disposizione; ritiene che ciò consentirebbe di definire in maniera più efficace gli aspetti fondamentali da controllare;

382.  raccomanda alla Commissione di analizzare, nell'ambito della valutazione d'impatto per la PAC dopo il 2020, la coesistenza di due sistemi con obiettivi ambientali simili (norme sulle buone condizioni agronomiche e ambientali e inverdimento), al fine di promuovere una maggiore sinergia fra di essi; ritiene che tale analisi debba tener conto di criteri quali l'impatto ambientale delle norme e il livello storico di ottemperanza degli agricoltori;

383.  incoraggia la Commissione a definire una metodologia per misurare i costi della condizionalità, successivamente alla relazione sulla performance della PAC prevista per la fine del 2018;

384.  propone l'inclusione di indicatori qualitativi e di obiettivi più concreti per le misure di condizionalità; raccomanda un metodo di domanda facile, veloce e semplificato per i beneficiari;

385.  raccomanda che, per la PAC dopo il 2020, la Commissione incoraggi un'applicazione più armonizzata delle sanzioni a livello dell'Unione, fornendo ulteriori chiarimenti sul significato di termini quali gravità, portata, durata, ripetizione e intenzionalità di un'inadempienza, tenendo anche conto delle specifiche condizioni nei diversi Stati membri; ritiene che, per conseguire tale obiettivo, sia necessario introdurre requisiti minimi a livello unionale;

386.  è del parere che uno degli insegnamenti che si potrebbero trarre dal periodo 2007-2013 per il periodo 2014-2020 e successivo è che gli indicatori dovrebbero valutare i reali risultati dell'attuazione della condizionalità;

Parte XXX – Relazione speciale n. 27/2016 della Corte dei conti dal titolo "La governance alla Commissione europea rispecchia la migliore pratica?"

387.  raccomanda alla Commissione, come richiesto agli enti europei di interesse pubblico, qualora decida di non seguire la migliore pratica, di spiegarne le ragioni, concentrandosi particolarmente sui risultati e traendo insegnamenti dall'esperienza;

388.  raccomanda alla Commissione di:

   a) invitare il Servizio di audit interno a svolgere più attività di audit su questioni di governance ad alto livello;
   b) ultimare il processo di allineamento del proprio quadro di controllo interno con i princìpi COSO 2013;
   c) anticipare ulteriormente la pubblicazione dei conti annuali;
   d) riunire le informazioni già presentate in varie relazioni esistenti in modo da formare un'unica relazione di rendiconto o una raccolta di relazioni, sotto l'autorità del suo presidente, che contenga i conti ma che integri anche i seguenti elementi:
   una dichiarazione sulla governance;
   un'analisi dei rischi operativi e strategici;
   una relazione sulla performance non finanziaria;
   informazioni sulle attività svolte durante l'anno e sul conseguimento degli obiettivi delle politiche;
   una relazione sul ruolo e sulle conclusioni del comitato di audit e
   una dichiarazione sulla sostenibilità di bilancio a medio e lungo termine, all'occorrenza con i rimandi alle informazioni riportate in altre relazioni;
   e) presentare tale relazione unica o raccolta di relazioni di rendiconto per la verifica dei conti: ritiene che la relazione o le relazioni debbano essere analitiche, compatte, di facile comprensione e accessibili ai revisori, ai dipendenti e ai cittadini dell'Unione, seguendo rigorosamente i principi contabili internazionali e l'uso delle migliori pratiche;
   f) pubblicare, nell'ambito dei conti annuali o come informazioni a corredo, il livello di errore stimato sulla base di una solida metodologia, e impegni le parti interessate, compreso il Parlamento, in ogni fase, scegliendo al contempo il metodo statistico per la stima degli errori; ritiene che la metodologia dovrebbe essere chiara e coerente;
   g) aggiornare e pubblicare le disposizioni in materia di governance con cadenza regolare e spiegare la scelta delle strutture e dei processi relativi al quadro di riferimento stabilito di conseguenza;
   h) trasformare il comitato di controllo degli audit (Audit Progress Committee) in un comitato di audit composto in prevalenza da membri esterni e indipendenti e estenderne il mandato per includere la gestione dei rischi, l'informativa finanziaria e l'attività, con i relativi risultati, svolta dalle unità competenti per la verifica ex post e dalle direzioni di audit;

389.  il Parlamento insiste sul fatto che:

   a) la governance ad alto livello delle organizzazioni internazionali deve seguire un modello aziendale e deve essere trasparente, affidabile, responsabile e, soprattutto, efficiente;
   b) la governance ad alto livello deve adattarsi a un mondo in rapida evoluzione e deve evolversi e individuare potenziali sfide prima che diventino problemi;
   c) le relazioni orizzontali e verticali tra le diverse strutture della Commissione devono essere chiare e tracciabili; continuare il processo di riduzione della burocrazia è un obbligo; è consigliato, inoltre, un maggiore coordinamento tra le diverse strutture;
   d) è necessaria una maggiore visibilità negli Stati membri dei risultati della governance annuale; dati validi divulgati e presentati in maniera efficace possono sostenere decisioni importanti;
   e) una valida valutazione ex ante, ex post e intermedia dovrebbe garantire il valore di ogni euro speso; per facilitare l'impegno, il documento dovrebbe fornire informazioni sui pertinenti costi e benefici di tutte le spese;
   f) dovrebbe essere promosso l'utilizzo strategico degli appalti pubblici: ogni anno gli Stati membri spendono il 14 % circa del loro budget per l'acquisto di servizi, opere e forniture; gli appalti pubblici dovrebbero e devono essere utilizzati come importante strumento per conseguire gli obiettivi di Europa 2020;

Parte XXXI - Relazione speciale n. 28/2016 della Corte dei conti dal titolo "Affrontare le gravi minacce per la salute a carattere transfrontaliero nell'UE: importanti progressi, ma occorre fare di più"

390.  accoglie con favore la relazione della Corte, ne approva le raccomandazioni e incoraggia la Commissione a tenerne conto al momento di attuare ulteriori misure per affrontare le gravi minacce per la salute a carattere transfrontaliero nell'Unione;

391.  ribadisce la raccomandazione della Corte secondo cui gli insegnamenti tratti dal primo ciclo di rendicontazione devono essere adeguatamente applicati in vista della prossima relazione; ritiene che, al fine di garantire che le future relazioni siano adeguate, il processo debba essere coerente in tutti gli Stati membri;

392.  riconosce i progressi compiuti dalla strategia per la salute 2008-2013, ma sottolinea la necessità di un monitoraggio migliore e più strategico;

393.  appoggia la raccomandazione della Corte secondo cui il comitato per la sicurezza sanitaria dovrebbe elaborare un piano strategico per affrontare le sfide operative e strategiche che ha di fronte;

394.  osserva che il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie non dispone di alcuna procedura formale per rispondere efficacemente alle richieste di assistenza; considera tale situazione intollerabile;

395.  raccomanda che i vari servizi della Commissione con funzioni legate alla salute nonché la direzione generale Salute e sicurezza alimentare sviluppino un approccio strutturato al fine di migliorare la cooperazione;

396.  si rammarica del fatto che gli Stati membri non abbiano agito congiuntamente per accelerare l'aggiudicazione congiunta di vaccini contro l'influenza pandemica e riconosce che l'influenza è una questione che riguarda i servizi sanitari nei singoli Stati membri su base annuale; ritiene che un approccio coordinato tra gli Stati membri apporterebbe benefici per la salute dei cittadini dell'Unione e ridurrebbe i costi;

397.  invita la Commissione, gli Stati membri e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie a lavorare insieme per sviluppare ulteriormente il sistema di allarme rapido e reazione; sottolinea la necessità che tale sistema, il quale è stato ampiamente utilizzato, sia aggiornato per tener conto del cambiamento tecnologico al fine di garantire l'utilizzo ottimale;

o
o   o

398.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti, e di provvedere alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

(1) GU L 69 del 13.3.2015.
(2) GU C 380 del 14.10.2016, pag. 1.
(3) GU C 375 del 13.10.2016, pag. 1.
(4) GU C 380 del 14.10.2016, pag. 147.
(5) Testi approvati di tale data, P8_TA(2017)0143.
(6) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(7) Direttiva 91/271/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1991, concernente il trattamento delle acque reflue urbane (GU L 135 del 30.5.1991, pag. 40).
(8) Direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi nel mercato interno (GU L 376 del 27.12.2006, pag. 36).
(9) Regolamento (UE) 2016/429 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 2016, relativo alle malattie animali trasmissibili e che modifica e abroga taluni atti in materia di sanità animale ("normativa in materia di sanità animale") (GU L 84 del 31.3.2016, pag. 1).
(10) Regolamento (UE) n. 913/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2010, relativo alla rete ferroviaria europea per un trasporto merci competitivo (GU L 276 del 20.10.2010, pag. 22).
(11) Direttiva 2000/43/CE del Consiglio, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica (GU L 180 del 19.7.2000, pag. 22).
(12) Direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro (GU L 303 del 2.12.2000, pag. 16).
(13) Direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, che modifica il regolamento (CEE) n. 1612/68 ed abroga le direttive 64/221/CEE, 68/360/CEE, 72/194/CEE, 73/148/CEE, 75/34/CEE, 75/35/CEE, 90/364/CEE, 90/365/CEE e 93/96/CEE (GU L 158 del 30.4.2004, pag. 77).
(14) Decisione quadro 2008/913/GAI del Consiglio, del 28 novembre 2008, sulla lotta contro talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale (GU L 328 del 6.12.2008, pag. 55)..
(15) Risoluzione del Parlamento europeo del 9 marzo 2011 sulla strategia dell'UE per l'inclusione dei rom (GU C 199 E del 7.7.2012, pag. 112).
(16) GU C 378 del 24.12.2013, pag. 1.
(17) Cfr. allegato III della relazione speciale n. 14/2016, pagg. 74-76.
(18) Direttiva 2014/24/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sugli appalti pubblici e che abroga la direttiva 2004/18/CE (GU L 94 del 28.3.2014, pag. 65).
(19) Direttiva 2009/28/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE (GU L 140 del 5.6.2009, pag. 16).
(20) GU L 239 del 15.9.2015, pag. 1.
(21) Relazione speciale n. 16/2011, L'assistenza finanziaria dell'UE per la disattivazione di centrali nucleari in Bulgaria, Lituania e Slovacchia: risultati e sfide future.
(22) Jadrové vyrad'ovacia spoločnost' (JAVYS): il titolare della centrale nucleare nonché responsabile della disattivazione della centrale nucleare di Bohunice.
(23) Si vedano il COM(2011)0783, i regolamenti (Euratom) n. 1368/2013 e (Euratom) n. 1369/2013 del Consiglio e la decisione di esecuzione della Commissione C(2014)5449.


Discarico 2015: Bilancio generale dell'Unione europea - ottavo, nono, decimo e undicesimo FES
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Decisione
Decisione
Risoluzione
1. Decisione del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 sul discarico per l'esecuzione del bilancio dell'ottavo, nono, decimo e undicesimo Fondo europeo di sviluppo per l'esercizio 2015 (2016/2202(DEC))
P8_TA(2017)0145A8-0125/2017

Il Parlamento europeo,

–  visti i bilanci finanziari e i conti di gestione dell'ottavo, nono, decimo e undicesimo Fondo europeo di sviluppo per l'esercizio 2015 (COM(2016)0485 – C8-0326/2016),

–  viste le informazioni finanziarie sui Fondi europei di sviluppo (COM(2016)0386),

–  vista la relazione annuale della Corte dei conti sulle attività finanziate dall'ottavo, nono, decimo e undicesimo Fondo europeo di sviluppo per l'esercizio 2015, corredata delle risposte della Commissione(1),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(2) presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2015, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  viste le raccomandazioni del Consiglio, del 21 febbraio 2017, sullo scarico da dare alla Commissione per l'esecuzione delle operazioni dei Fondi europei di sviluppo per l'esercizio 2015 (05376/2017-C8-0081/2017, 05377/2017-C8-0082/2017, 05378/2017-C8-0083/2017, 05379/2017-C8-0084/2017),

–  visti la relazione della Commissione sul seguito dato al discarico per l'esercizio 2014 (COM(2016)0674) e i documenti di lavoro dei servizi della Commissione che la accompagnano (SWD(2016)0338 e SWD(2016)0339),

–  visto l'accordo di partenariato tra i membri del gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP), da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altro, firmato a Cotonou il 23 giugno 2000(3) e modificato a Ouagadougou (Burkina Faso) il 22 giugno 2010(4),

–  vista la decisione 2013/755/UE del Consiglio, del 25 novembre 2013, relativa all'associazione dei paesi e territori d'oltremare all'Unione europea ("decisione sull'associazione d'oltremare")(5),

–  visto l'articolo 33 dell'accordo interno del 20 dicembre 1995 tra i rappresentanti dei governi degli Stati membri, riuniti in sede di Consiglio, relativo al finanziamento ed alla gestione degli aiuti della Comunità nel quadro del secondo protocollo finanziario della quarta convenzione ACP-CE(6),

–  visto l'articolo 32 dell'accordo interno del 18 settembre 2000 tra i rappresentanti dei governi degli Stati membri, riuniti in sede di Consiglio, relativo al finanziamento ed alla gestione degli aiuti della Comunità nel quadro del protocollo finanziario dell'accordo di partenariato tra gli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico, da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altro, firmato a Cotonou (Benin) il 23 giugno 2000, nonché alla concessione di un'assistenza finanziaria ai paesi e territori d'oltremare cui si applicano le disposizioni della parte quarta del trattato CE(7),

–  visto l'articolo 11 dell'accordo interno del 17 luglio 2006 tra i rappresentanti dei governi degli Stati membri, riuniti in sede di Consiglio, riguardante il finanziamento degli aiuti comunitari forniti nell'ambito del quadro finanziario pluriennale per il periodo 2008-2013 in applicazione dell'accordo di partenariato ACP-CE e lo stanziamento degli aiuti finanziari ai paesi e territori d'oltremare ai quali si applica la parte quarta del trattato CE(8),

–  visto l'articolo 11 dell'accordo interno del 24 e del 26 giugno 2013 tra i rappresentanti dei governi degli Stati membri dell'Unione europea riuniti in sede di Consiglio, relativo al finanziamento degli aiuti dell'Unione europea forniti nell'ambito del quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020 in applicazione dell'accordo di partenariato ACP-UE e all'assegnazione di assistenza finanziaria ai paesi e territori d'oltremare cui si applicano le disposizioni della parte quarta del trattato sul funzionamento dell'Unione europea(9),

–  visto l'articolo 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 74 del regolamento finanziario, del 16 giugno 1998, applicabile alla cooperazione per il finanziamento dello sviluppo a norma della quarta convenzione ACP-CE(10),

–  visto l'articolo 119 del regolamento finanziario, del 27 marzo 2003, per il nono Fondo europeo di sviluppo(11),

–  visto l'articolo 50 del regolamento (CE) n. 215/2008 del Consiglio, del 18 febbraio 2008, recante il regolamento finanziario per il decimo Fondo europeo di sviluppo(12),

–  visto l'articolo 48 del regolamento (UE) 2015/323 del Consiglio, del 2 marzo 2015, recante il regolamento finanziario per l'undicesimo Fondo europeo di sviluppo(13),

–  visti l'articolo 93, l'articolo 94, terzo trattino, e l'allegato IV del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e il parere della commissione per lo sviluppo (A8-0125/2017),

1.  concede il discarico alla Commissione per l'esecuzione del bilancio dell'ottavo, nono, decimo e undicesimo Fondo europeo di sviluppo per l'esercizio 2015;

2.  esprime le sue osservazioni nella risoluzione in appresso;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione e la risoluzione che ne costituisce parte integrante al Consiglio, alla Commissione, alla Corte dei conti e alla Banca europea per gli investimenti, e di provvedere alla loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

2. Decisione del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 sulla chiusura dei conti dell'ottavo, nono, decimo e undicesimo Fondo europeo di sviluppo relativi all'esercizio 2015 (2016/2202(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  visti i bilanci finanziari e i conti di gestione dell'ottavo, nono, decimo e undicesimo Fondo europeo di sviluppo per l'esercizio 2015 (COM(2016)0485 – C8-0326/2016),

–  viste le informazioni finanziarie sui Fondi europei di sviluppo (COM(2016)0386),

–  vista la relazione annuale della Corte dei conti sulle attività finanziate dall'ottavo, nono, decimo e undicesimo Fondo europeo di sviluppo (FES) per l'esercizio 2015, corredata delle risposte della Commissione(14),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(15) presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2015, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  viste le raccomandazioni del Consiglio, del 21 febbraio 2017, sullo scarico da dare alla Commissione per l'esecuzione delle operazioni dei Fondi europei di sviluppo per l'esercizio 2015 (05376/2017-C8-0081/2017, 05377/2017-C8-0082/2017, 05378/2017-C8-0083/2017, 05379/2017-C8-0084/2017),

–  visti la relazione della Commissione sul seguito dato al discarico per l'esercizio 2015 (COM(2016)0674) e i documenti di lavoro dei servizi della Commissione che la accompagnano (SWD(2016)0338 e SWD(2016)0339),

–  visto l'accordo di partenariato tra i membri del gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP), da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altro, firmato a Cotonou il 23 giugno 2000(16) e modificato a Ouagadougou (Burkina Faso) il 22 giugno 2010(17),

–  vista la decisione 2013/755/UE del Consiglio, del 25 novembre 2013, relativa all'associazione dei paesi e territori d'oltremare all'Unione europea ("decisione sull'associazione d'oltremare")(18),

–  visto l'articolo 33 dell'accordo interno del 20 dicembre 1995 tra i rappresentanti dei governi degli Stati membri, riuniti in sede di Consiglio, relativo al finanziamento ed alla gestione degli aiuti della Comunità nel quadro del secondo protocollo finanziario della quarta convenzione ACP-CE(19),

–  visto l'articolo 32 dell'accordo interno del 18 settembre 2000 tra i rappresentanti dei governi degli Stati membri, riuniti in sede di Consiglio, relativo al finanziamento ed alla gestione degli aiuti della Comunità nel quadro del protocollo finanziario dell'accordo di partenariato tra gli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico, da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altro, firmato a Cotonou (Benin) il 23 giugno 2000, nonché alla concessione di un'assistenza finanziaria ai paesi e territori d'oltremare cui si applicano le disposizioni della parte quarta del trattato CE(20),

–  visto l'articolo 11 dell'accordo interno del 17 luglio 2006 tra i rappresentanti dei governi degli Stati membri, riuniti in sede di Consiglio, riguardante il finanziamento degli aiuti comunitari forniti nell'ambito del quadro finanziario pluriennale per il periodo 2008-2013 in applicazione dell'accordo di partenariato ACP-CE e lo stanziamento degli aiuti finanziari ai paesi e territori d'oltremare ai quali si applica la parte quarta del trattato CE(21),

–  visto l'articolo 11 dell'accordo interno del 24 e del 26 giugno 2013 tra i rappresentanti dei governi degli Stati membri dell'Unione europea riuniti in sede di Consiglio, relativo al finanziamento degli aiuti dell'Unione europea forniti nell'ambito del quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020 in applicazione dell'accordo di partenariato ACP-UE e all'assegnazione di assistenza finanziaria ai paesi e territori d'oltremare cui si applicano le disposizioni della parte quarta del trattato sul funzionamento dell'Unione europea(22),

–  visto l'articolo 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 74 del regolamento finanziario, del 16 giugno 1998, applicabile alla cooperazione per il finanziamento dello sviluppo a norma della quarta convenzione ACP-CE(23),

–  visto l'articolo 119 del regolamento finanziario, del 27 marzo 2003, per il nono Fondo europeo di sviluppo(24),

–  visto l'articolo 50 del regolamento (CE) n. 215/2008 del Consiglio, del 18 febbraio 2008, recante il regolamento finanziario per il decimo Fondo europeo di sviluppo(25),

–  visto l'articolo 48 del regolamento (UE) 2015/323 del Consiglio, del 2 marzo 2015, recante il regolamento finanziario per l'undicesimo Fondo europeo di sviluppo(26),

–  visti l'articolo 93, l'articolo 94, terzo trattino, e l'allegato IV del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e il parere della commissione per lo sviluppo (A8-0125/2017),

1.  approva la chiusura dei conti dell'ottavo, nono, decimo e undicesimo Fondo europeo di sviluppo relativi all'esercizio 2015;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione e la risoluzione che ne costituisce parte integrante al Consiglio, alla Commissione, alla Corte dei conti e alla Banca europea per gli investimenti, e di provvedere alla loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

3. Risoluzione del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 recante le osservazioni che costituiscono parte integrante della decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio dell'ottavo, nono, decimo e undicesimo Fondo europeo di sviluppo per l'esercizio 2015 (2016/2202(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  vista la sua decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio dell'ottavo, nono, decimo e undicesimo Fondo europeo di sviluppo per l'esercizio 2015,

–  visti l'articolo 93, l'articolo 94, terzo trattino, e l'allegato IV del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e il parere della commissione per lo sviluppo (A8-0125/2017),

A.  considerando che l'obiettivo principale dell'accordo di partenariato tra i membri del gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP), da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altro, firmato a Cotonou il 23 giugno 2000(27) e modificato a Ouagadougou (Burkina Faso) il 22 giugno 2010(28) (l'"accordo di Cotonou"), che costituisce il quadro normativo che disciplina le relazioni dell'Unione con gli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico, consiste nel ridurre e, infine, eliminare la povertà, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile;

B.  considerando che l'obiettivo principale della decisione 2013/755/UE del Consiglio(29) è di contribuire al progressivo sviluppo dei paesi e territori d'oltremare (PTOM), migliorando la competitività e rafforzando la capacità di adattamento dei PTOM, riducendo la loro vulnerabilità economica e ambientale e promuovendo la cooperazione tra loro e gli altri partner;

C.  considerando che i Fondi europei di sviluppo (FES) sono il principale strumento finanziario dell'Unione per la cooperazione allo sviluppo con i paesi ACP e i PTOM;

D.  considerando che una vasta gamma di metodi di esecuzione, che riflettono la natura intergovernativa dei FES, sono applicati in 79 paesi, con regole e procedure complesse per quanto riguarda le gare d'appalto e l'aggiudicazione dei contratti;

E.  considerando che le attività del FES sono realizzate in contesti difficili che comportano un'elevata esposizione a rischi geopolitici o istituzionali;

F.  considerando che fattori esterni alla corretta attuazione del FES possono indebolire o vanificare gli sforzi compiuti in termini di sviluppo;

G.  considerando che i FES sono finanziati dagli Stati membri e gestiti dalla Commissione e dalla Banca europea per gli investimenti (BEI), e che la Commissione è esclusivamente responsabile per il discarico dei FES;

H.  considerando che l'Unione dispone del potenziale e del peso politico necessari per definire le risposte alle sfide globali e geopolitiche;

I.  considerando che, in virtù della storia dei suoi Stati membri, all'Unione incombono obblighi per quanto riguarda lo sviluppo dei paesi ACP e dei PTOM;

J.  considerando che il futuro dell'Unione e quello dei paesi ACP e dei PTOM sono legati in ragione della situazione geografica, della globalizzazione e dei cambiamenti demografici;

K.  considerando che le proiezioni demografiche mondiali per il 2100, insieme agli effetti dei nuovi flussi migratori, i conflitti armati, il riscaldamento globale e le numerose crisi economiche e sociali, richiedono un'attenzione immediata da parte dell'Unione, in particolare nel quadro degli obiettivi della sua politica di sviluppo; che l'aiuto allo sviluppo è uno strumento essenziale, i cui molteplici metodi di esecuzione devono essere ottimizzati per far fronte alle numerose sfide globali;

L.  considerando che la crisi migratoria non soltanto ha messo in discussione i principi e gli obiettivi dell'aiuto internazionale, ma ha altresì messo in evidenza che il principio di solidarietà deve essere applicato in modo più uniforme e incondizionato da tutti gli Stati membri;

M.  considerando che le attuali crisi migratorie non devono oscurare la sostenibilità delle ondate di migrazione legate a radicali cambiamenti demografici, che richiedono risposte diverse;

N.  considerando che è necessario un nuovo approccio nei confronti dei paesi ACP e dei PTOM, basato su nuovi incentivi e strumenti finanziari;

O.  considerando che occorre prestare particolare attenzione al fatto che gran parte dei paesi ACP sono piccoli Stati insulari in via di sviluppo; che le isole, in particolare le isole ACP, svolgono un nuovo ruolo sulla scena internazionale, in particolare a seguito dei negoziati internazionali sui cambiamenti climatici;

P.  considerando che alcuni PTOM sono situati nelle stesse regioni dei paesi ACP; che i PTOM devono far fronte a sfide globali simili ma, a differenza dei paesi ACP, fanno parte della famiglia europea e dovrebbero pertanto beneficiare di maggiore attenzione nell'erogazione dei fondi; che le dimensioni estremamente ridotte dei PTOM e il legame costituzionale tra i PTOM e l'Unione sono specificità di cui si dovrebbe tenere conto;

Q.  considerando che le direzioni generali della Cooperazione internazionale e dello sviluppo e della Politica regionale e urbana della Commissione hanno firmato un protocollo di intesa nel settembre 2013 al fine di migliorare la cooperazione tra le regioni ultraperiferiche, i PTOM e i paesi ACP;

R.  considerando che gli interventi esterni dell'Unione sono realizzati mediante organizzazioni internazionali che eseguono i fondi UE o cofinanziano progetti insieme all'Unione, il che comporta sfide in termini di controllo e di governance;

S.  considerando che il livello e la natura dell'impegno dell'Unione devono essere differenziati e subordinati a progressi misurabili in vari settori quali la democratizzazione, i diritti umani, il buon governo, uno sviluppo socioeconomico sostenibile, lo Stato di diritto e la lotta alla corruzione, offrendo se necessario assistenza per favorire tali progressi;

T.  considerando che un dialogo politico regolare e approfondito è fondamentale per garantire una maggiore titolarità dei paesi ACP e dei PTOM e la capacità di adeguare gli obiettivi politici;

U.  considerando che è di fondamentale importanza garantire la coerenza tra tutte le politiche dell'Unione e gli obiettivi della sua politica di sviluppo;

V.  considerando che è fondamentale promuovere la visibilità dell'Unione e proiettare i suoi valori su tutte le forme dell'aiuto allo sviluppo;

W.  considerando che la semplificazione dei processi di attuazione è un fattore essenziale per aumentare l'efficacia dell'erogazione dell'aiuto;

X.  considerando che la sostenibilità è fondamentale per aumentare l'efficacia complessiva dell'aiuto allo sviluppo attraverso il costante rilevamento degli impatti di tutte le modalità di erogazione dell'aiuto;

Y.  considerando che il sostegno alla governance dell'Unione è un elemento chiave dell'aiuto allo sviluppo per produrre riforme efficaci in materia di governance;

Z.  considerando che il sostegno al bilancio, pur potendo essere uno strumento essenziale per il cambiamento e per rispondere alle principali sfide dello sviluppo, comporta un notevole rischio fiduciario e dovrebbe quindi essere erogato soltanto laddove vi sia sufficiente trasparenza, tracciabilità, rendicontabilità ed efficacia, nonché un comprovato impegno in materia di riforme politiche; che il sostegno al bilancio è particolarmente adatto per i territori piccoli e isolati, come le isole ACP;

AA.  considerando che la trasparenza e la rendicontabilità sono requisiti essenziali per il controllo democratico e per l'efficacia dell'aiuto allo sviluppo;

AB.  considerando che la gestione dei costi amministrativi deve essere costantemente monitorata in tutti i casi e riguardo a tutte le modalità di aiuto;

AC.  considerando che i flussi finanziari illeciti nei paesi in via di sviluppo aggravano la povertà;

AD.  considerando che l'autorità di discarico ha ribadito la sua richiesta di incorporare il FES nel bilancio generale dell'Unione, al fine di rafforzare la visibilità e il controllo democratico del FES e delle politiche di sviluppo globali;

AE.  considerando che l'adesione da parte dei cittadini dell'Unione alla politica di sviluppo richiede la massima trasparenza nonché una buona gestione e risultati;

Dichiarazione di affidabilità

Esecuzione finanziaria dei fondi nel 2015

1.  osserva che nel 2015 la spesa ha riguardato quattro FES, in particolare l'ottavo FES, che ammontava a 12 480 milioni di EUR, il nono FES, che ammontava a 13 800 milioni di EUR, il decimo FES, che ammontava a 22 682 milioni di EUR e l'undicesimo FES, che ammontava a 30 506 milioni di EUR; rileva che della dotazione dell'undicesimo FES 29 089 milioni di EUR sono destinati ai paesi ACP e 364,5 milioni di EUR ai PTOM, e che i due importi comprendono, rispettivamente, 1 134 milioni di EUR e 5 milioni di EUR destinati al Fondo investimenti ACP della BEI; osserva che 1 052,5 milioni di EUR riguardano le spese della Commissione per la programmazione e l'attuazione dei FES;

2.  osserva che tali fondi sono attuati tramite progetti e sostegno al bilancio, secondo le quattro modalità seguenti: il 42 % dei pagamenti è stato eseguito nell'ambito della gestione diretta, e di questi il 24 % attraverso il sostegno al bilancio; osserva che il restante 58 % è stato eseguito nell'ambito della gestione indiretta: il 31 % attraverso organizzazioni internazionali, il 24 % attraverso paesi terzi e il 3 % attraverso organismi nazionali degli Stati membri;

3.  osserva con preoccupazione che le spese sostenute nel 2015 comprendono ancora fondi dell'ottavo FES avviato nel 1995;

4.  si compiace degli sforzi compiuti da EuropeAid nel 2015 per quanto riguarda il livello di impegni globali netti assunti nel 2015 con 5 034 milioni di EUR a seguito dell'entrata in vigore dell'undicesimo FES, che ha accresciuto di 27 839 milioni di EUR le risorse disponibili per impegni; osserva che l'undicesimo FES ha inciso sui tassi di esecuzione degli impegni non ancora liquidati, che sono diminuiti dal 98 % al 69,7 % per gli impegni globali e dal 91,2 % al 63,5 % per gli impegni specifici;

5.  si rammarica che la mancanza di stanziamenti di pagamento cui la Commissione ha dovuto far fronte nel 2015 abbia portato a una difficile situazione di bilancio nella cooperazione allo sviluppo che ha compromesso le prestazioni complessive dei fondi, in particolare lo storno di 483 milioni di EUR al 2016 e il pagamento di interessi di mora per un importo stimato di 1 milione di EUR; si compiace degli sforzi profusi dalla Commissione per garantire la continuità dell'aiuto allo sviluppo e limitare le conseguenze negative delle attuali carenze di stanziamenti di pagamento;

6.  osserva inoltre che, per l'intero ambito di sua competenza, la Commissione ha continuato a impegnarsi per ridurre i vecchi prefinanziamenti (conseguita la percentuale del 39 % a fronte di un valore-obiettivo del 25 %), i vecchi impegni pendenti o vecchio RAL (reste à liquider) (conseguita la percentuale del 46 % a fronte di un valore-obiettivo del 25 %) e il numero di contratti scaduti ancora aperti; sottolinea tuttavia che per questi ultimi i progressi sono stati meno soddisfacenti in relazione ai FES; incoraggia i servizi della Commissione a continuare a ridurre la percentuale di contratti scaduti nel quadro dei FES;

Affidabilità dei conti

7.  si compiace che la Corte dei conti (la "Corte"), nella sua relazione annuale sulle attività finanziate dall'ottavo, nono, decimo e undicesimo Fondo europeo di sviluppo (FES) per l'esercizio finanziario 2015, constati che i conti annuali definitivi presentano fedelmente, sotto tutti gli aspetti rilevanti, la posizione finanziaria dei FES al 31 dicembre 2015, i risultati delle loro operazioni, i flussi di cassa e le variazioni dell'attivo netto per l'esercizio chiuso in tale data, conformemente al regolamento finanziario dei FES e ai principi contabili per il settore pubblico riconosciuti a livello internazionale;

8.  si compiace delle misure adottate dalla Commissione per risolvere il problema del recupero degli interessi sui prefinanziamenti superiori a 750 000 EUR e degli interessi sui prefinanziamenti compresi tra 250 000 e 750 000 EUR, che hanno permesso di registrare in maniera appropriata 2,5 milioni di EUR di interessi attivi nei rendiconti finanziari relativi al 2015; invita la Commissione a esaminare altresì la situazione dei prefinanziamenti inferiori a 250 000 EUR;

9.  si rammarica che, nel contesto della gestione degli ordini di riscossione, prefinanziamenti non spesi ammontanti a 9,6 milioni di EUR siano stati erroneamente registrati come entrate d'esercizio;

10.  deplora che 29,6 milioni di EUR di ordini di riscossione nel quadro dell'ottavo, nono, decimo e undicesimo FES siano stati annullati a causa di errori di codifica, correzioni o modifiche; invita la Commissione a riferire in merito ai 15,8 milioni di EUR oggetto di una controversia tuttora in corso;

11.  esprime forte preoccupazione per il fatto che su un ordine di riscossione di 1 milione di EUR, 623 000 EUR sono stati annullati dopo una composizione amichevole tra la Commissione e il debitore(30); riconosce la coerenza con il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(31) (il "regolamento finanziario"), nonché con il principio di proporzionalità per quanto concerne gli ordini di riscossione; sottolinea tuttavia che è in gioco il denaro dei contribuenti e che occorre proteggerlo con tutti i mezzi necessari;

Legittimità e regolarità delle operazioni che sono alla base dei conti

12.  si compiace del fatto che, a giudizio della Corte, le entrate alla base dei conti per l'esercizio 2015 sono, sotto tutti gli aspetti rilevanti, legittime e regolari;

13.  si rammarica che il tasso di errore più probabile stimato nella relazione della Corte per le operazioni di spesa dell'ottavo, nono, decimo e undicesimo FES sia identico a quello del 2014 (3,8 %) e superiore a quelli del 2013 (3,4 %) e del 2012 (3 %); invita la BEI e la Commissione a elaborare un piano d'azione per invertire la tendenza all'aumento degli errori rilevanti e a presentarlo all'autorità di discarico;

14.  esprime preoccupazione per la valutazione della Corte relativa alla legittimità e regolarità dei pagamenti che sono alla base dei conti, che sono inficiati da errori in misura rilevante; è preoccupato per i risultati del campionamento per quanto riguarda le operazioni di pagamento: su 140 pagamenti 35 (25 %) presentavano errori; osserva che i sistemi di controllo interni e le verifiche della loro efficacia non si applicano soltanto alla sede della Commissione e alle delegazioni dell'Unione nei paesi beneficiari, ma anche ad altri attori, come gli ordinatori nazionali designati dai paesi ACP, dove sono state frequentemente riscontrate carenze nelle verifiche; invita la Commissione a sostenere e rafforzare tali fragili capacità istituzionali e amministrative;

15.  è preoccupato per il fatto che la tipologia di errori alla base del tasso di errore del 3,8 % per il 2015 è la stessa del 2014, ossia l'assenza di documenti giustificativi (l'importo interessato da questa categoria di errore è pari a 3 692 833 EUR) e il mancato rispetto delle norme in materia di appalti (l'importo interessato da questa categoria di errore è pari a 1 176 140 EUR), che costituiscono il 70 % del livello di errore stimato (rispetto al 63 % del 2014); chiede alla BEI e alla Commissione di intensificare i propri sforzi e di migliorare effettivamente i controlli ex ante ed ex post dei progetti di finanziamento al fine di ridurre in maniera considerevole le somme interessate da errori in categorie quali "assenza di documenti giustificativi" e "mancato rispetto delle norme in materia di appalti";

16.  esprime inoltre la sua preoccupazione di lunga data per le carenze nei controlli ex ante, nella misura in cui dei 28 pagamenti finali oggetto di verifiche ex ante 16 sono stati autorizzati nonostante gli errori quantificabili riscontrati in tali verifiche; si rammarica che, come avvenuto negli esercizi precedenti, la maggior parte degli errori riscontrati riguardavano i programmi a preventivo, le sovvenzioni e le operazioni gestite con le organizzazioni internazionali; invita pertanto la Commissione a prestare maggiore attenzione alle verifiche ex ante per garantire la legittimità e regolarità dell'esecuzione del FES; riconosce che la natura del sostegno al bilancio limita la valutazione del tasso di errore materiale delle erogazioni a titolo del sostegno al bilancio, cosicché le operazioni sono soggette a errori;

17.  sottolinea il rischio intrinseco dell'approccio nozionale, secondo cui i contributi della Commissione ai progetti finanziati da più donatori sono dichiarati privi di errori normativi quando vanno ad aggiungersi a quelli degli altri donatori e non vengono destinati a voci di spesa specifiche e identificabili, in quanto la Commissione presuppone che le norme UE in materia di ammissibilità siano rispettate fintanto che l'importo aggregato comprende spese ammissibili sufficienti a coprire il contribuito dell'UE;

18.  esprime preoccupazione per il fatto che l'approccio nozionale limita sostanzialmente il lavoro della Corte, in particolare alla luce del fatto che per l'esercizio finanziario 2015 sono stati erogati 763 milioni di EUR per il sostegno al bilancio, il che corrisponde al 24 % della spesa a titolo del FES per il 2015;

19.  esorta la Commissione a colmare rapidamente tali carenze nei controlli ex ante, rilevando nel contempo che la Commissione, attraverso i propri sistemi, disponeva di informazioni sufficienti per prevenire o individuare e correggere gli errori prima di effettuare le spese, il che avrebbe avuto un effetto positivo diretto sul livello di errore stimato, che sarebbe stato di 1,7 punti percentuali più basso;

20.  prende atto che sono stati recuperati 89,9 milioni di EUR per il rimborso dei pagamenti indebitamente versati a causa di irregolarità ed errori;

Componenti del quadro di garanzia

21.  accoglie con favore il passaggio da una riserva generale all'emissione di riserve differenziate, come richiesto dal Parlamento nelle sue precedenti risoluzioni sul FES, ossia i) una riserva tematica per i due settori di sovvenzioni ad alto rischio in sospeso in gestione diretta (18 % dell'importo totale pagato nel 2015) e in gestione indiretta con organizzazioni internazionali e ii) una riserva specifica per il Fondo per la pace in Africa;

22.  prende atto delle azioni intraprese dalla Commissione per i due settori a rischio più elevato e invita la Commissione a presentare al Parlamento una relazione sulla realizzazione di tali azioni;

23.  invita la Commissione a continuare a perfezionare la valutazione dei rischi del suo bilancio per attività per continuare a garantire un livello adeguato di garanzia settoriale; chiede, a tale riguardo, di valutare il livello di rischio e le vulnerabilità della gestione indiretta;

24.  esprime preoccupazione per la natura rischiosa della gestione indiretta, in particolare per via della mancanza di tracciabilità dei fondi quando sono erogati dalla direzione generale della Cooperazione internazionale e dello sviluppo ad attori locali e subappaltatori;

25.  reputa positivo il miglioramento degli strumenti di monitoraggio a seguito dei risultati degli audit esterni; accoglie con favore la nuova applicazione di audit e la griglia di qualità messe a punto dalla Commissione e sostiene la raccomandazione della Corte di migliorare questi nuovi strumenti;

26.  accoglie con favore il fatto che per il quarto anno consecutivo sia stato realizzato uno studio sul tasso di errore residuo (TER), e che questo sia diventato uno strumento essenziale nell'ambito della strategia di controllo, monitoraggio e audit;

27.  sottolinea che il TER è calcolato detraendo dai tassi di errore annui delle autorità di audit le rettifiche finanziarie pluriennali imposte a livello nazionale e dell'Unione;

28.  esprime forte preoccupazione per il fatto che il TER 2015 delle operazioni contrattuali concluse, incluse nella relazione annuale di attività, era stimato al 2,2 %, vale a dire ancora al di sopra della soglia di rilevanza del 2 % e pari a circa 174 milioni di EUR, compresi 98 milioni di EUR per i FES;

29.  invita la Commissione a mantenere elevati standard metodologici nella sua valutazione del TER, nonché a monitorare attentamente le rettifiche finanziarie e a farle applicare dagli Stati membri;

30.  richiama l'attenzione sul fatto che l'equilibrio tra assorbimento, conformità e prestazioni è necessario e deve riflettersi nella gestione delle operazioni;

31.  accoglie con favore la riduzione della stima dei costi di controllo della direzione generale della Cooperazione internazionale e dello sviluppo della Commissione, che passano da 371 milioni di EUR nel 2014 a 293 milioni di EUR nel 2015, e incoraggia la Commissione a migliorare ulteriormente l'efficacia in termini di costi del controllo del direttore generale garantendo nel contempo che gli errori siano ridotti al minimo;

32.  invita la Commissione a integrare, nella sua valutazione ex ante ed ex post, strumenti di valutazione della gestione e dei risultati, in linea con l'iniziativa "Un bilancio incentrato sui risultati" promossa dalla Commissione con l'obiettivo di analizzare l'impatto di altre politiche e azioni esterne dell'Unione sulla situazione dei paesi beneficiari;

Rischi connessi all'approccio orientato ai risultati per la cooperazione allo sviluppo dell'Unione

33.  riconosce che la Commissione ha integrato l'analisi dei rischi nella gestione delle sue operazioni esterne, che sono realizzate in contesti complessi e fragili in cui sono presenti diversi tipi di rischio, giacché i paesi partner presentano livelli di sviluppo e quadri di governance diversi;

34.  pone in evidenza la necessità di migliorare l'utilizzo della terminologia concernente i risultati a lungo termine (realizzazioni, effetti e impatti) e l'importanza di formulare obiettivi S.M.A.R.T. reali e sostenibili prima di adottare qualsiasi decisione in merito al finanziamento di progetti diversi; evidenzia la necessità di concentrarsi maggiormente sulla formulazione di obiettivi "raggiungibili e realistici" al fine di evitare situazioni in cui i paesi partner raggiungano gli obiettivi iniziali ma senza risultati significativi in termini di sviluppo; ricorda che gli obiettivi di sviluppo devono essere valutati tenendo conto degli aspetti sociali e ambientali, oltre che di quelli economici;

35.  ritiene che si debba evitare di concentrarsi sul risultato dell'esecuzione di bilancio quale unico obiettivo gestionale, poiché ciò può pregiudicare il principio della sana gestione finanziaria e il conseguimento dei risultati; ritiene che un approccio basato sugli incentivi, fondato su un sistema di "condizionalità positiva" che si traduca in incentivi per i beneficiari con buoni risultati e in controlli più rigorosi per i beneficiari con scarsi risultati, dovrebbe essere collegato a indicatori di prestazione precisi e rigorosi, che permettano un approccio quantificabile per valutare le carenze e gli obiettivi raggiunti;

36.  sottolinea con decisione che qualsiasi sistema fondato su una "condizionalità positiva" dovrebbe rispettare senza eccezioni il principio di precauzione;

37.  ricorda che il monitoraggio regolare e la mappatura dei fattori di rischio elevato (esterni, finanziari e operativi), nonché la loro quantificazione, dall'identificazione alle fasi di attuazione, sono un prerequisito non solo per una buona gestione finanziaria e la qualità della spesa, ma anche per garantire la credibilità, la sostenibilità e la reputazione degli interventi dell'Unione; ritiene che la creazione di profili di rischio per attività e per paese faciliti inoltre l'elaborazione di una strategia di rapida mitigazione dei rischi qualora la situazione di un paese partner dovesse aggravarsi;

38.  sottolinea la necessità di adattare regolarmente l'ambiente di controllo e le funzioni di gestione dei rischi per tenere conto di nuove forme di strumenti e strutture di assistenza, quali il finanziamento combinato, i fondi fiduciari e i partenariati finanziari con altre istituzioni internazionali, anche nel caso in cui i paesi beneficiari usufruiscano di vari tipi di erogazione degli aiuti;

39.  ritiene che lo sviluppo delle capacità, dei quadri di governance e della titolarità dei paesi partner in via di sviluppo sia determinante per mitigare i rischi sistematici, per consentire ai fondi di raggiungere la destinazione voluta e di soddisfare i requisiti delle tre "E" (economia, efficienza ed efficacia), tenendo conto altresì dell'ecologia, dell'uguaglianza e dell'etica; incoraggia la Commissione, a tale riguardo, a esaminare ulteriormente la possibilità e i rischi connessi al ricorso a società di revisione contabile locali e a contratti di servizi locali, garantendo una piena trasparenza e rendicontabilità;

40.  riconosce che il regolamento finanziario consente ai beneficiari di ricorrere a società di revisione contabile locali; è tuttavia molto preoccupato per le carenze nel sistema informativo gestionale di EuropeAid per quanto attiene ai risultati e al seguito dato agli audit esterni, come segnalato dalla Corte in relazione alla procedura di discarico del FES per l'esercizio 2014; esorta la direzione generale della Cooperazione internazionale e dello sviluppo a predisporre una griglia di qualità per valutare l'affidabilità dei controlli per le revisioni contabili e le verifiche di spesa svolte dalle società di revisione locali direttamente impiegate dai beneficiari, dove si ritiene che sussista un maggiore rischio di qualità insufficiente e le relazioni sulla verifica non contengono informazioni sufficienti sull'effettivo lavoro svolto per consentire alla griglia attuale di essere impiegata efficacemente;

Migliorare l'efficacia degli aiuti del FES

41.  sottolinea che al fine di determinare la credibilità dell'assistenza allo sviluppo, in particolare per quanto concerne gli strumenti impiegati, i metodi di erogazione degli aiuti e i fondi interessati, è essenziale che il rapporto qualità/prezzo e i risultati ottenuti tramite tale sostegno finanziario siano dimostrabili, così come la coerenza tra le politiche e le azioni esterne dell'Unione e gli obiettivi degli aiuti allo sviluppo, in particolare gli obiettivi di sviluppo sociale, difesa dei diritti umani e protezione ambientale;

42.  ricorda che l'efficacia degli aiuti, la titolarità dei paesi partner per quanto riguarda i risultati in materia di sviluppo e la fiducia nei quadri di governance dei paesi partner sono principi guida che vanno regolarmente perfezionati;

43.  sottolinea che è essenziale che la modalità di attuazione dei progetti sia adeguata agli obiettivi perseguiti in ciascun caso e per ciascun progetto; ritiene che i risultati migliori in termini di efficacia possano essere conseguiti sostenendo progetti la cui portata sia adattata agli obiettivi precedentemente stabiliti, che conducano a risultati concreti e identificabili e puntino allo sviluppo sostenibile delle comunità locali;

44.  ritiene fondamentale che, in caso di progetti infrastrutturali finanziati tramite il FES, sia realizzata una valutazione ex-ante indipendente che tenga conto dell'impatto sociale e ambientale dei progetti, oltre che del loro valore aggiunto; ritiene che la decisione di finanziamento debba essere correlata a un'analisi costi-benefici adeguata, e che siano finanziati progetti la cui realizzazione non risulti controversa dal punto di vista ambientale, finanziario e sociale;

45.  ricorda che ostacolare il monitoraggio delle prestazioni e la valutazione dei risultati pregiudica gli obiettivi di responsabilità pubblica e informazione esaustiva dei responsabili politici; sottolinea che è indispensabile fornire al Parlamento un quadro chiaro del reale grado di raggiungimento dei principali obiettivi dell'Unione; sottolinea l'importanza di un approccio più equilibrato con meno riservatezza e maggiore trasparenza, in particolare in merito alle relazioni sulla gestione degli aiuti esterni;

46.  ritiene essenziale valutare i rischi inerenti alla scelta di una particolare modalità di attuazione prima di impegnare le risorse finanziarie dell'Unione e in sede di esame dei risultati auspicati; ritiene che la combinazione di progetti, in termini di oggetto e di tipi di attuazione, sia fondamentale per assicurare l'efficacia del sostegno del FES;

47.  ritiene necessario un maggiore sostegno alle risorse tecniche e amministrative per migliorare l'efficacia degli aiuti del FES, in particolare per quanto riguarda la complessità delle norme, poiché il regolamento finanziario del FES non è un documento a sé stante e dev'essere usato congiuntamente ad altre risorse giuridiche, il che comporta un rischio significativo di incertezza giuridica ed errori;

48.  ritiene necessaria la semplificazione delle norme di assegnazione dei fondi per garantire un migliore utilizzo delle risorse e rafforzare l'efficacia dell'erogazione degli aiuti; incoraggia la Commissione ad avviare la semplificazione delle norme di assegnazione dei fondi e a sostenere i partner locali nella realizzazione dei progetti; sottolinea tuttavia che la semplificazione non può andare a scapito dell'attuale sistema di controlli e verifiche ex ante ed ex post, che sono essenziali per un controllo globale; sottolinea che sono già presenti carenze persistenti nelle verifiche ex ante, un ambito in cui la semplificazione deve essere ponderata attentamente in base ai rischi; ricorda alla Commissione di sottolineare il giusto equilibrio tra la riduzione degli oneri amministrativi e l'efficacia del controllo finanziario, semplificando nel contempo le norme relative all'assegnazione dei fondi di sviluppo;

49.  afferma che la semplificazione delle norme relative all'assegnazione dei fondi non dovrebbe sottrarre stanziamenti agli obiettivi e ai principi degli atti fondamentali e ritiene che le erogazioni effettuate attraverso i fondi fiduciari non debbano andare a scapito del FES e delle strategie a lungo termine dell'Unione;

Task force "Conoscenze, prestazioni e risultati"

50.  accoglie con favore la prima relazione su una selezione di risultati dei progetti nel contesto dell'avvio del quadro dei risultati dell'UE in materia di cooperazione internazionale e sviluppo, in quanto passo complementare all'impegno della Commissione di migliorare l'obbligo di rendere conto e ampliare i propri risultati presentando relazioni sulle operazioni in corso; è particolarmente interessato all'elenco di indicatori delle prestazioni organizzative, che servono per misurare e comunicare l'impatto, i risultati e le realizzazioni in termini di sviluppo conseguiti dai paesi partner e dai servizi della Commissione;

51.  ritiene che sarebbe utile includere periodicamente dette informazioni nella prossima relazione annuale di attività al fine di seguire l'evoluzione del contributo dell'Unione ai risultati nei vari settori della cooperazione allo sviluppo, quali la gestione delle finanze pubbliche, la buona governance o l'effetto leva ottenuto con le attività di finanziamento combinato;

Valutazione dei risultati raggiunti dalle delegazioni dell'Unione

52.  accoglie con favore i progressi compiuti nell'analisi dei risultati globali raggiunti dalle delegazioni dell'Unione, sulla base dei risultati forniti dagli indicatori chiave di prestazione rispetto agli obiettivi per quanto riguarda l'efficacia del sistema di controllo interno e dei sistemi di audit esistenti, nonché dell'efficace gestione delle operazioni e delle risorse per il 2015;

53.  chiede un livello di ambizione più elevato nella strategia, gestione e rendicontabilità dei fondi del FES; sottolinea che vi è un'opportunità per ottimizzare la resilienza di tutte le attività del FES tramite il rafforzamento dei criteri di efficienza economica e finanziaria e l'individuazione dei miglioramenti in termini di efficienza ed efficacia, che si riflettono nei risultati della gestione; ritiene che la preparazione delle valutazioni delle esigenze costituisca una fase preliminare utile per garantire l'efficacia finale del finanziamento dell'Unione;

54.  riconosce la grande importanza delle informazioni comunicate nelle 86 relazioni sulla gestione degli aiuti esterni per la garanzia che deve essere fornita dalla Commissione sulla gestione degli aiuti esterni, nonché le tendenze positive riguardanti le prestazioni delle delegazioni, con 20 dei 24 indicatori chiave di prestazione che danno l'obiettivo come raggiunto rispetto ai 15 del 2014;

55.  deplora tuttavia che nove delegazioni su 86 non abbiano raggiunto il parametro di riferimento del 60 % dei propri indicatori chiave di prestazione; invita i servizi della Commissione a monitorare da vicino le delegazioni che hanno recentemente raggiunto l'obiettivo del 60 % o che si trovano leggermente al di sopra dell'obiettivo del 60 % per affinare e consolidare l'analisi delle tendenze delle delegazioni;

56.  invita i servizi della Commissione ad aggiornare regolarmente la definizione degli indicatori chiave di prestazione e le relative modalità di valutazione e a sviluppare ulteriormente la valutazione dei rischi, in particolare attraverso la creazione di profili di rischio (rischi a priori o nei risultati) per i progetti nel portafoglio di ciascuna delegazione, al fine di selezionare meglio in fase iniziale solo progetti sostenibili; raccomanda vivamente una valutazione dei rischi ex ante più esaustiva in modo che siano selezionati solo i progetti più sostenibili;

57.  invita la Commissione a elaborare una tipologia delle cause dei blocchi e delle difficoltà incontrate nell'attuazione dei progetti al fine di individuare immediatamente le risposte e le misure correttive più adeguate;

58.  ritiene essenziale che i capi delegazione continuino a essere costantemente sensibilizzati riguardo al loro ruolo chiave nel potenziamento generale della garanzia e nella gestione delle operazioni, in particolare per quanto riguarda la ponderazione delle varie componenti che potrebbero dare avvio alla formulazione di una riserva;

59.  ribadisce fermamente la necessità che le delegazioni dell'Unione con personale del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) rendano conto in modo completo del loro operato; ritiene che ciò debba avvenire in aggiunta alle relazioni sulla gestione degli aiuti esterni, che sono preparate e firmate dai capi delle delegazioni dell'Unione;

60.  ritiene che occorra ricordare chiaramente ai capi delle delegazioni dell'Unione quali sono i loro compiti e le loro responsabilità di gestione e di controllo e che non dovrebbero concentrarsi esclusivamente sulla componente politica delle loro funzioni;

61.  invita la Commissione a riferire immediatamente in merito alle specifiche azioni correttive adottate quando un progetto è stato classificato "rosso" per tre anni consecutivi in relazione all'indicatore chiave di prestazione 5 (ossia la percentuale di progetti con semaforo rosso in termini di progressi di attuazione) e all'indicatore chiave di prestazione 6 (ossia la percentuale di progetti con semaforo rosso in termini di raggiungimento dei risultati), al fine di riesaminare rapidamente gli obiettivi iniziali di programmazione, riassegnare i fondi disponibili a progetti e fabbisogni di aiuto più adeguati o addirittura eventualmente interrompere il progetto;

62.  riconosce le conseguenze diplomatiche dell'interruzione del finanziamento di progetti e della cessazione delle erogazioni di sostegno diretto al bilancio, ma sottolinea con decisione l'importanza di proteggere gli interessi finanziari dell'Unione;

63.  invita la Commissione a prestare particolare attenzione al monitoraggio delle operazioni svolte con organizzazioni internazionali, come le Nazioni Unite e i suoi organismi, ai vecchi RAL, in particolare nel contesto del FES, e all'affidabilità dei dati e dei valori del sistema integrato di gestione dell'informazione per le relazioni esterne usati per l'elaborazione delle relazioni sulla gestione degli aiuti esterni;

64.  sottolinea che le risorse totali dell'ottavo, nono, decimo e undicesimo FES ammontano a 76,88 miliardi di EUR, di cui 41,98 miliardi di EUR sono indicati come pagamenti; è estremamente preoccupato per il fatto che gli impegni ancora da liquidare ammontano a 11,61 miliardi di EUR e il saldo disponibile alla fine del 2015 è di 23,27 miliardi di EUR;

Monitoraggio orientato ai risultati

65.  chiede alla Commissione di garantire l'efficacia del nesso tra valutazioni ed elaborazione delle politiche, prendendo in considerazione tutti gli insegnamenti tratti dal processo decisionale; invita la Commissione a stanziare adeguate capacità di gestione per le varie attività di valutazione e a garantire l'affidabilità del sistema di valutazione EuropeAid e dei sistemi di monitoraggio orientato ai risultati;

66.  rammenta che sarebbe opportuno ricevere commenti esterni, oggettivi e imparziali sul rendimento dei progetti e dei programmi di aiuto della Commissione, nell'ambito dell'impegno assunto dalla stessa riguardo alla garanzia della qualità; ritiene che le risultanze delle valutazioni siano elementi essenziali integrati nel processo di revisione strategica e politica, che contribuiscono ad adeguare gli obiettivi politici strategici e ad accrescere la coerenza generale delle politiche dell'Unione; ritiene opportuno garantire che sia un'analisi indipendente ex-post a stabilire la valutazione finale dei progetti finanziati;

67.  è del parere che investire nell'analisi e nell'aggregazione di risultati e prove derivanti da diversi tipi di valutazione permetta alla Commissione non soltanto di ottenere un quadro generale delle tendenze, ma anche di trarre insegnamenti che rafforzano l'efficacia reale dei processi di valutazione, fornendo nel contempo elementi più solidi ai fini del processo decisionale e di definizione delle politiche;

68.  ritiene che la condivisione di conoscenze attraverso ogni mezzo e strumento sia essenziale per lo sviluppo non solo di una cultura della valutazione ma soprattutto di un'efficace cultura del rendimento;

Attività di sostegno del bilancio

69.  osserva che 1 266 440 EUR su un totale di 5 746 000 EUR (pari al 22 %) dei pagamenti sono stati destinati nel 2015 al sostegno al bilancio;

70.  ritiene che il sostegno al bilancio rappresenti una modalità di aiuto adeguata alle specificità degli aiuti allo sviluppo, promuovendo la titolarità nazionale e l'efficacia degli aiuti, il che ha mostrato risultati concreti quanto al conseguimento degli obiettivi della politica di sviluppo; rileva tuttavia che il sostegno al bilancio comporta rischi fiduciari e può condurre a incertezza sui risultati e sulle prestazioni; invita la Commissione a garantire il buon utilizzo degli aiuti allo sviluppo attraverso il sostegno al bilancio, in particolare attraverso formazioni specifiche e assistenza tecnica ai beneficiari;

71.  accoglie con favore la relazione annuale 2016 della Commissione in materia di sostegno al bilancio, che esamina i principali indicatori di risultato nei paesi beneficiari del sostegno al bilancio dell'Unione per il 2015; incoraggia la Commissione a includere i risultati di tale relazione nella prossima relazione annuale di attività;

72.  ricorda la necessità di rispettare costantemente i quattro criteri di ammissibilità in fase di precontrattazione, l'evoluzione degli obiettivi dichiarati e i risultati attesi concordati nel controllo del sostegno al bilancio;

73.  sottolinea che il contributo del sostegno al bilancio ai risultati di sviluppo desiderati deve essere chiaramente dimostrato e che il ricorso a questa opzione deve essere subordinato al miglioramento della gestione delle finanze pubbliche, al controllo democratico e all'obbligo di rendere conto nonché alla piena trasparenza nei confronti dei parlamenti nazionali e dei cittadini dei paesi beneficiari; ritiene prioritario vincolare tale sostegno a un'effettiva lotta alla corruzione nei paesi che beneficiano del sostegno al bilancio;

74.  ritiene che i criteri di prestazione per l'esborso rappresentino un fattore centrale nella gestione delle attività di sostegno al bilancio, nonché per l'approfondimento del dialogo politico e strategico;

75.  ritiene necessario rafforzare il dialogo politico e strategico, la condizionalità degli aiuti e il quadro logico al fine di garantire la coerenza tra decisioni e prerequisiti di pagamento, vincolando chiaramente i pagamenti alla realizzazione dei risultati, agli obiettivi selezionati e agli indicatori chiave di prestazione predefiniti; invita i servizi della Commissione a consolidare ulteriormente il quadro di vigilanza di conseguenza; invita la Commissione a monitorare da vicino e riferire in modo più sistematico in merito a prestazioni e risultati;

76.  invita la Commissione a riferire regolarmente sull'attuazione dell'iniziativa Addis Tax, avviata nel 2015, in particolare in merito alle azioni avviate per combattere l'elusione fiscale, l'evasione fiscale e i flussi finanziari illeciti; ritiene altresì che l'efficienza della pubblica amministrazione, la gestione delle finanze pubbliche, la corruzione e la frode costituiscano i principali rischi da sottoporre a un esame approfondito e costante;

Sviluppare la dimensione della vigilanza dei fondi fiduciari e degli strumenti di finanziamento combinato

77.  riconosce la logica sottesa allo sviluppo di specifici fondi fiduciari in quanto strumenti di messa in comune di risorse finanziarie provenienti da diverse parti interessate al fine di aumentare la flessibilità e di accelerare la risposta dell'Unione alle questioni globali internazionali, alle principali crisi o alle situazioni di emergenza; ritiene tuttavia che possano partecipare efficacemente alla risposta dell'Unione a tali sfide anche progetti su piccola scala che hanno obiettivi, operatori e beneficiari chiaramente definiti, producono risultati concreti e rispondono a una strategia a lungo termine;

78.  ritiene che la coerenza e la complementarità di qualsiasi nuovo strumento di sviluppo con il FES debbano essere debitamente prese in considerazione, in particolare dal punto di vista dell'impatto degli aiuti, nonché dei loro costi di gestione e amministrativi rispetto all'importo complessivo dei contributi; invita la Commissione a garantire che i nuovi strumenti di sviluppo siano sempre in linea con la strategia globale dell'Unione e gli obiettivi della politica di sviluppo;

79.  esprime preoccupazione per la molteplicità dei fondi fiduciari e delle piattaforme di finanziamento combinato, che sono finanziati dagli Stati membri con ingenti importi ma non fanno parte del bilancio dell'Unione; sottolinea con decisione i possibili problemi in materia di governance, efficacia, trasparenza e rendicontabilità; mette in guardia la Commissione in merito al rischio costituito dall'esternalizzazione e diluizione degli obiettivi della politica di sviluppo; invita la Corte ad aiutare a valutare i rischi, a migliorare la trasparenza e la responsabilità globali e a confrontare l'efficacia degli investimenti mediante i fondi fiduciari con quelli della gestione diretta o indiretta del FES;

80.  osserva che i fondi fiduciari erano parte di una risposta ad hoc che dimostra che il FES, il bilancio dell'Unione e il quadro finanziario pluriennale non dispongono delle risorse e della flessibilità necessarie per consentire una risposta rapida e globale alle grandi crisi; ritiene che occorra più tempo per dimostrarne l'efficacia;

81.  prende atto dell'istituzione del Fondo fiduciario di emergenza dell'UE per l'Africa (EUTF), ma si rammarica che non vi sia stata nessuna consultazione preventiva del Parlamento, sebbene, in virtù di un impegno politico assunto dalla Commissione, spetti a quest'ultimo il controllo rafforzato della programmazione del FES; osserva che il 57 % dell'importo inizialmente messo a disposizione dagli Stati membri e altri donatori (Svizzera e Norvegia) è stato erogato a favore dell'EUTF (47,142 milioni di EUR); osserva che 1,4 miliardi di EUR della riserva del FES saranno usati per l'EUTF e che gli impegni finanziari complessivi assunti dagli Stati membri ammontano solo a 81,492 milioni di EUR (vale a dire il 4,3 % dell'importo previsto di 1,8 miliardi di EUR); prende atto del fondo fiduciario Bekou a concorrenza dell'importo promesso e versato di 34,925 milioni di EUR;

82.  invita la Commissione a mettere in atto meccanismi di controllo esaustivi al fine di assicurare il controllo politico, in particolare da parte del Parlamento, sulla governance, la gestione e l'attuazione di questi nuovi strumenti nel quadro della procedura di discarico; ritiene importante sviluppare specifiche strategie di controllo per tali strumenti, che prevedano obiettivi, finalità e riesami specifici;

83.  è fortemente preoccupato per gli obiettivi non abbastanza specifici e per la mancanza di indicatori vincolanti e obiettivi quantificabili per valutare i risultati dei fondi fiduciari; chiede che i meccanismi di monitoraggio dei risultati (matrici o quadri di risultati) riguardanti le azioni previste vengano ulteriormente rafforzati, in modo da comprendere obiettivi a medio e lungo termine pienamente in linea con gli obiettivi strategici dell'Unione;

84.  è particolarmente interessato a ricevere informazioni sui coefficienti di leva ottenuti dagli strumenti esistenti di combinazione dei finanziamenti, con un accento particolare sul valore aggiunto e sull'addizionalità rispetto al tradizionale sostegno dell'Unione;

Rafforzare i quadri di cooperazione con organizzazioni internazionali

85.  osserva che gli interventi del FES mediante gestione indiretta con le organizzazioni internazionali e le agenzie di aiuto allo sviluppo sono stati pari a 810 milioni di EUR, di cui 347 milioni di EUR tramite le Nazioni Unite;

86.  riconosce il valore aggiunto della cooperazione con le organizzazioni internazionali in alcuni contesti specifici; rileva tuttavia debolezze ricorrenti, come il livello di errori finanziari che incidono sul tasso di errore, le carenze nelle relazioni, il problema della titolarità dei risultati e, di conseguenza, la mancanza di visibilità dell'Unione quale donatore e la necessità di armonizzare le aspettative riguardo all'orientamento verso i risultati e al rapporto qualità/prezzo;

87.  incoraggia la Commissione o le istituzioni internazionali, in particolare nel caso di iniziative cofinanziate e finanziate da più donatori, a:

   i) valutare e prevedere i benefici futuri di un progetto e la misura in cui ciascun partner contribuisce ai risultati finali, nonché l'impatto più ampio, in modo da evitare interrogativi circa la titolarità dei risultati, ossia quale parte dei risultati sia attribuibile ai finanziamenti dell'UE e quale agli interventi di altri donatori;
   ii) combinare i quadri di governance con quelli utilizzati dall'Unione, segnatamente migliorando i loro metodi di gestione dei rischi; ritiene che la fungibilità dei fondi dovrebbe essere attentamente monitorata per via del suo elevato livello di rischio fiduciario;
   iii) migliorare i modelli dei quadri di cooperazione utilizzati con tutte le organizzazioni internazionali al fine di garantire in particolare un controllo più approfondito dei costi di gestione;
   iv) garantire la coerenza tra i progetti attuati in un quadro di cooperazione con le organizzazioni internazionali e le azioni e le politiche dell'Unione nel loro insieme;

Gestione del Fondo per la pace in Africa

88.  osserva che il Fondo per la pace in Africa è uno strumento finanziario dell'Unione concepito per sostenere la cooperazione con l'Africa nel campo della pace e della sicurezza, con un totale nel 2015 di 901,2, milioni di EUR impegnati, 600 milioni di EUR oggetto di contratti e un importo totale versato nell'ambito dell'undicesimo FES; constata che il 90 % circa del Fondo per la pace in Africa è gestito attraverso accordi firmati con la Commissione dell'Unione africana, che è l'organo esecutivo dell'Unione africana;

89.  osserva che la Commissione non nutre fiducia nell'attuazione del Fondo per la pace in Africa, che è operativo da anni; è sorpreso al riguardo dalla proposta della Commissione di destinare ancora più fondi per lo sviluppo a iniziative per la sicurezza in Africa; sottolinea altresì che i finanziamenti del Fondo per la pace in Africa a titolo del FES sono una soluzione provvisoria da quindici anni; evidenzia che i finanziamenti allo sviluppo hanno fornito un contributo finanziario molto importante per le politiche di sicurezza africane nel corso di questi anni, mentre le spesa dell'Unione per la sicurezza a fini di sviluppo è inesistente;

90.  deplora che il sistema di controllo per la gestione e il monitoraggio operativo dello strumento per la pace in Africa non sia stato efficace nel proteggere i FES da spese illegittime e irregolari e che l'attuazione delle misure di mitigazione non sia stata sufficiente per rimediare alle carenze istituzionali identificate; deplora altresì le carenze nei sistemi di monitoraggio e comunicazione delle attività finanziate mediante il Fondo per la pace in Africa;

91.  esprime preoccupazione per il fatto che i risultati delle valutazioni dei pilastri effettuate conformemente al regolamento finanziario non siano stati presi in considerazione, in particolare per quanto riguarda la non conformità dei processi contabili, di appalto e di sottodelega; si rammarica del fatto che le misure correttive non siano state attuate in tempi più rapidi;

92.  invita la Commissione ad adattare la governance, il coordinamento e le rispettive competenze dei soggetti interessati (ossia i servizi della Commissione, il Servizio europeo per l'azione esterna e le delegazioni dell'Unione) nel monitoraggio del finanziamento del Fondo per la pace in Africa e nella rendicontazione dei suoi progetti in corso;

93.  invita la Commissione a riferire a tempo debito al Parlamento circa le misure correttive, il livello dei recuperi e i miglioramenti nella gestione dei finanziamenti da parte del Fondo per la pace in Africa;

Cooperazione con i PTOM

94.  riconosce che i FES si concentrano principalmente sui paesi africani e ritiene che i PTOM non dovrebbero essere marginalizzati in termini di obiettivi politici; invita la Commissione a mettere in atto maggiori sinergie con le politiche interne e orizzontali dell'Unione con la concreta partecipazione dei PTOM;

95.  ritiene che occorra prestare attenzione ai risultati degli aiuti e all'impatto della politica di sviluppo ma anche delle altre politiche europee e internazionali mirate a paesi situati nella stessa area geografica dei PTOM; chiede che sia prestata particolare attenzione alla situazione specifica di Mayotte, il cui status di PTOM è stato modificato in regione ultraperiferica nel 2014;

96.  invita la Commissione a garantire che dei finanziamenti beneficino in modo giusto ed equo tutti i PTOM; invita la Commissione a sostenere ulteriormente le amministrazioni dei PTOM nell'attuazione dei progetti del FES, in particolare attraverso la formazione e l'assistenza tecnica;

97.  ricorda le caratteristiche geografiche dei PTOM; invita la Commissione a integrare meglio indicatori chiave di prestazione specifici per il finanziamento nei PTOM; invita altresì la Commissione a proporre, nel quadro dell'estensione dell'azione preparatoria BEST (programma volontario per la biodiversità e i servizi ecosistemici nei territori d'oltremare europei), un meccanismo permanente per proteggere la biodiversità, sviluppare i servizi ecosistemici e combattere gli effetti dei cambiamenti climatici nei paesi e territori d'oltremare dell'Unione;

98.  invita nuovamente la Commissione a istituire, entro il 2020, un apposito strumento di finanziamento per i PTOM, tenendo conto del loro status specifico e della loro appartenenza alla famiglia europea;

Risposta del FES alle sfide globali urgenti

Questione migratoria e aiuto allo sviluppo

99.  ricorda che l'obiettivo principale della politica di sviluppo dell'Unione è quello di ridurre e infine eliminare la povertà e che il FES ha finora conseguito progressi nei paesi ACP e nei PTOM; ritiene che il successo dell'aiuto allo sviluppo e le questioni relative alla migrazione siano interconnessi in quanto quest'ultima può derivare da una situazione di vulnerabilità sociale ed economica e la mitigazione delle cause profonde della migrazione può essere attribuita ad aiuti allo sviluppo mirati;

100.  prende atto della recente adozione della strategia globale dell'Unione per conseguire uno sviluppo sostenibile entro il 2030, che consolida ulteriormente il legame tra sviluppo e migrazione e pone la migrazione e la sicurezza nel nuovo quadro di sviluppo e cooperazione;

101.  ricorda la posizione del Parlamento nei confronti di un approccio integrato alla migrazione basato su un nuova combinazione di politiche che comprenda il rafforzamento del nesso tra migrazione e sviluppo, affrontando le cause profonde della migrazione e sostenendo al contempo un cambiamento nelle modalità di finanziamento della risposta alla crisi migratoria;

102.  riconosce che l'Unione ha aumentato il sostegno alle riforme nel settore della sicurezza; ritiene tuttavia che la Commissione dovrebbe garantire che i fondi non siano trasferiti verso la promozione della sicurezza senza rafforzare parallelamente il sostegno alle riforme democratiche;

103.  ritiene che la portata della crisi migratoria abbia fatto scaturire l'esigenza di una risposta e di un'erogazione degli aiuti più rapide ed efficaci; ritiene utile elaborare un codice di settore appropriato per la "migrazione" in seno al Comitato di assistenza allo sviluppo dell'OCSE, per integrare meglio la migrazione nell'agenda per lo sviluppo, per facilitare la registrazione e l'uso dei fondi e per tracciare e monitorare più efficacemente gli importi destinati all'azione esterna per combattere le cause profonde della migrazione;

104.  si compiace del previsto lancio di un piano di investimenti esterni in Africa, sul modello del Fondo europeo per gli investimenti strategici, per eliminare specifiche strozzature nell'ambito degli investimenti; ritiene che si tratti di uno degli strumenti più appropriati ed efficienti per conseguire la finalità a lungo termine del Parlamento di garantire alle persone condizioni di vita adeguate, e dunque per affrontare anche le cause profonde della migrazione eccessiva dall'Africa;

105.  riconosce che i fondi del FES contribuiscono ad affrontare le cause profonde dell'attuale crisi migratoria e dei rifugiati a livello mondiale; sottolinea che i fondi del FES non devono essere utilizzati per fini diversi da quelli stabiliti nelle disposizioni, come i controlli di sicurezza alle frontiere e le misure di rimpatrio efficaci; invita la Commissione a impegnarsi costruttivamente per creare sinergie tra il bilancio dell'Unione, il FES e la cooperazione bilaterale, al fine di affrontare le questioni relative alla prevenzione della crisi migratoria;

106.  chiede il perfezionamento costante della visione e del quadro strategici delle politiche esterne e delle opzioni di intervento dell'Unione in materia di migrazione insieme ai principali attori, al fine di garantire chiarezza e una mobilitazione coordinata e coerente dei meccanismi della dimensione esterna della politica di migrazione a breve, medio e lungo termine, all'interno o al di fuori del quadro di bilancio dell'Unione;

107.  ritiene assolutamente necessario conciliare la necessità di risultati migliori con la disponibilità di fondi sufficienti per assicurare un elevato livello di ambizione nella formulazione di una risposta globale e sostenibile dell'Unione alle sfide attuali e future derivanti dalla crisi migratoria; è del parere che la spesa dell'Unione in materia di migrazione esterna debba essere erogata in modo più efficace e rispettare criteri di "valore aggiunto" onde garantire alle persone condizioni di vita adeguate nei loro paesi d'origine e in altri paesi ACP;

108.  invita tutte le principali parti interessate a riflettere sull'equilibrio tra la flessibilità negli interventi, la complementarità dei fondi, il livello di questi ultimi e l'effetto leva necessario, nonché sulle potenziali sinergie e l'addizionalità generale degli interventi dell'Unione, e a rispondervi in maniera adeguata;

109.  ritiene che l'attuale frammentazione degli strumenti, dotati di obiettivi propri tra loro scollegati, ostacoli il controllo parlamentare sul modo in cui i fondi vengono attuati e l'individuazione delle responsabilità, rendendo quindi difficile valutare con chiarezza gli importi finanziari effettivamente spesi per sostenere l'azione esterna in materia di migrazione; si rammarica che ciò comporti una mancanza di efficacia, trasparenza e rendicontabilità; ritiene necessario ridefinire le possibilità di utilizzo degli strumenti politici esistenti prevedendo un'architettura chiara e rinnovata degli obiettivi, al fine di incrementarne l'efficacia e la visibilità generali;

110.  ritiene al riguardo che occorra esaminare con debita attenzione gli opportuni aiuti mirati ai diversi e mutevoli aspetti della migrazione esterna, al contempo assicurando l'adeguatezza del controllo dei fondi erogati, al fine di evitare il rischio di appropriazione indebita di fondi e di doppio finanziamento, e garantendo che gli altri paesi ACP continuino a beneficiare dell'assistenza del FES;

111.  ritiene che il cambiamento climatico e i problemi che ne derivano, la migrazione e lo sviluppo siano fattori strettamente interconnessi; chiede una migliore comprensione di questa correlazione nell'assegnazione degli aiuti allo sviluppo e negli obiettivi della politica di sviluppo; invita la Commissione e la BEI a evitare di aumentare semplicemente i fondi spesi per affrontare i problemi relativi alle migrazioni senza tenere conto dei progetti finalizzati all'adattamento ai cambiamenti climatici e di altri progetti di sviluppo;

Contributo della BEI

112.  osserva che nel 2015 sono stati stanziati 936 milioni di EUR per i paesi ACP e i PTOM in progetti attuati in 15 paesi e 6 raggruppamenti regionali;

113.  sostiene gli obiettivi generali del quadro dello strumento per gli investimenti ACP, ossia sostenere il settore privato locale e lo sviluppo dell'occupazione e di infrastrutture socioeconomiche che favoriscano lo sviluppo sostenibile a livello locale e regionale, nonché lo sviluppo del settore privato e delle infrastrutture chiave nell'ambito del Fondo fiduciario dell'UE per le infrastrutture in Africa;

114.  accoglie con favore gli sforzi della BEI volti a contribuire a una risposta dell'Unione alle questioni internazionali importanti, in particolare mediante il pacchetto sulla migrazione ACP e l'iniziativa sulla resilienza economica della BEI, sostenendo l'Unione e i paesi partner nell'affrontare le sfide socioeconomiche che contribuiscono alla migrazione, prefigurando il piano di investimenti esterni; segnala tuttavia il problema persistente di un controllo politico e democratico adeguato delle attività della BEI;

115.  invita la BEI a insistere sugli effetti a lungo termine degli investimenti e sul loro contributo allo sviluppo sostenibile in tutti gli aspetti economici, sociali e ambientali e a darvi priorità;

116.  incoraggia la BEI a sostenere ulteriormente lo sviluppo del settore privato locale in quanto motore fondamentale della sostenibilità, a sostenere l'infrastruttura socioeconomica di base di interesse immediato per i beneficiari, nonché la ricerca di nuovi partner locali e regionali nel settore specifico della microfinanza; invita la BEI a incrementare l'addizionalità giustificando meglio l'uso dei fondi;

117.  invita la BEI a garantire che i progetti in corso siano monitorati regolarmente e che gli obiettivi e i criteri iniziali siano effettivamente soddisfatti nel corso della durata del progetto; ritiene che la BEI dovrebbe tener conto della possibile evoluzione del progetto e dei suoi obiettivi;

118.  accoglie con favore la seconda relazione 2015 della BEI sui risultati delle operazioni esterne e l'utilizzo, da parte della BEI, del metodo di valutazione dei tre pilastri e del quadro di misurazione dei risultati per la valutazione ex ante dei risultati attesi dai progetti di investimento;

119.  ritiene che il quadro di misurazione dei risultati e dell'esecuzione del Fondo investimenti dovrebbe misurare per ogni progetto l'impatto sullo sviluppo; sottolinea l'importanza di mirare agli stessi obiettivi e alle stesse strategie delle politiche di sviluppo dell'Unione; invita la BEI ad allineare ulteriormente le sue attività agli obiettivi delle politiche di sviluppo dell'Unione;

120.  chiede di indicare sistematicamente il Fondo investimenti ACP negli accordi di prestito e di garantire una maggiore trasparenza per quanto riguarda le decisioni del consiglio di amministrazione e i documenti direttivi;

121.  considera l'audit sul Fondo investimenti ACP una buona prassi in termini di cooperazione e controllo collaborativo tra il Parlamento e la Corte; deplora tuttavia che i progetti attuati nei PTOM e i fondi assegnati a questi ultimi non siano oggetto di audit; deplora che il Fondo investimenti non rientri nell'ambito dell'audit condotto dalla Corte ai fini della dichiarazione di affidabilità né sia soggetto alla procedura di discarico del Parlamento;

Verso l'accordo post-Cotonou

122.  riconosce i risultati raggiunti dal FES e ritiene nel contempo che dovrebbero essere prese in considerazione nuove prospettive onde tenere conto dei cambiamenti intervenuti nel panorama dei paesi ACP e dei PTOM e nello sviluppo di nuovi obiettivi sostenibili, in particolare la correlazione tra pace, aiuti umanitari, cambiamenti climatici e relativi problemi, perdita di biodiversità e migrazione;

123.  accoglie con favore la comunicazione congiunta al Parlamento e al Consiglio su un partenariato rinnovato con i paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico, pubblicata dalla Commissione e dall’alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza il 22 novembre 2016 (JOIN(2016)0052), e chiede ulteriori discussioni tra le istituzioni dell'Unione sul futuro delle relazioni tra l'Unione e i paesi ACP;

124.  osserva che, mentre la Commissione ha proposto semplificazioni sostanziali del regolamento finanziario applicabile al bilancio generale, ogni FES è ancora disciplinato dal proprio regolamento finanziario; ritiene che un regolamento finanziario unico consentirebbe di ridurre la complessità nella gestione e nell'attuazione dei vari FES; sottolinea, inoltre, che il Parlamento ha da tempo chiesto l'integrazione dei FES nel bilancio dell'Unione;

125.  ritiene che nell'accordo post-Cotonou dovrebbe essere garantita maggiore coerenza tra gli obiettivi di sviluppo e tutte le politiche esterne dell'Unione, e che dovrebbero occupare una posizione centrale elementi quali la lotta alle ineguaglianze e le azioni a favore di uno sviluppo sostenibile;

126.  si attende di essere pienamente informato e consultato sulla revisione intermedia dell'11º FES, che dovrebbe tenere conto dell'Agenda 2030 e di un nuovo consenso europeo in materia di sviluppo, nonché rispettare pienamente i principi di efficacia dello sviluppo ribaditi in occasione del Forum di alto livello del partenariato globale tenutosi a Nairobi, in particolare la responsabilità dei paesi beneficiari per quanto riguarda le priorità;

127.  raccomanda che l'accordo post-Cotonou vada al di là delle questioni economiche e promuova un dialogo politico efficace; ricorda che il dialogo politico è una delle chiavi per assicurare i risultati e l'efficacia degli aiuti;

128.  ritiene che l'accordo post-Cotonou dovrebbe promuovere l'emancipazione e la partecipazione delle comunità locali e della società civile in generale, in particolare attraverso l'istituzione di accordi di partenariato locali, al fine di garantire la corretta attuazione dei progetti a livello locale, specialmente nell'ambito della gestione indiretta;

129.  chiede che venga riconosciuto l'impatto dei cambiamenti climatici e dei problemi che ne derivano nonché della perdita di biodiversità su tutti i fattori di sviluppo; ritiene che l'accordo post-Cotonou dovrebbe essere maggiormente incentrato sullo sviluppo sostenibile dei paesi beneficiari e in particolare sulla questione dell'autosufficienza energetica;

130.  invita la Commissione a riconoscere e sviluppare ulteriormente la dimensione insulare nella politica di sviluppo e a creare uno strumento specifico per i piccoli Stati insulari in via di sviluppo, che consenta una migliore ripartizione dei fondi, migliori risultati e un controllo adattato;

131.  suggerisce alla Commissione di fornire una valutazione a priori e di riferire in modo più sistematico in merito all'impatto della politica di sviluppo sui paesi e sulle regioni della stessa area geografica per permettere maggiori sinergie tra tutti i fondi disponibili in tali regioni;

132.  ribadisce il proprio sostegno di lunga data all'iscrizione in bilancio del FES, al fine di rafforzare il controllo democratico e la rendicontabilità e di migliorare l'efficacia, la trasparenza e la visibilità nell'utilizzo del Fondo; sottolinea che l'iscrizione in bilancio ridurrebbe i costi di transazione e semplificherebbe gli obblighi di comunicazione e contabilità grazie all'introduzione di un'unica serie di norme amministrative e strutture decisionali;

Seguito dato alle risoluzioni del Parlamento

133.  invita la Corte a inserire nella sua prossima relazione annuale un esame del seguito dato alle raccomandazioni formulate dal Parlamento nella sua risoluzione annuale sul discarico.

(1) GU C 375 del 13.10.2016, pag. 287.
(2) GU C 375 del 13.10.2016, pag. 297.
(3) GU L 317 del 15.12.2000, pag. 3.
(4) GU L 287 del 4.11.2010, pag. 3.
(5) GU L 344 del 19.12.2013, pag. 1.
(6) GU L 156 del 29.5.1998, pag. 108.
(7) GU L 317 del 15.12.2000, pag. 355.
(8) GU L 247 del 9.9.2006, pag. 32.
(9) GU L 210 del 6.8.2013, pag. 1.
(10) GU L 191 del 7.7.1998, pag. 53.
(11) GU L 83 dell'1.4.2003, pag. 1.
(12) GU L 78 del 19.3.2008, pag. 1.
(13) GU L 58 del 3.3.2015, pag. 17.
(14) GU C 375 del 13.10.2016, pag. 287.
(15) GU C 375 del 13.10.2016, pag. 297.
(16) GU L 317 del 15.12.2000, pag. 3.
(17) GU L 287 del 4.11.2010, pag. 3.
(18) GU L 344 del 19.12.2013, pag. 1.
(19) GU L 156 del 29.5.1998, pag. 108.
(20) GU L 317 del 15.12.2000, pag. 355.
(21) GU L 247 del 9.9.2006, pag. 32.
(22) GU L 210 del 6.8.2013, pag. 1.
(23) GU L 191 del 7.7.1998, pag. 53.
(24) GU L 83 dell'1.4.2003, pag. 1.
(25) GU L 78 del 19.3.2008, pag. 1.
(26) GU L 58 del 3.3.2015, pag. 17.
(27) GU L 317 del 15.12.2000, pag. 3.
(28) GU L 287 del 4.11.2010, pag. 3.
(29) Decisione 2013/755/UE del Consiglio, del 25 novembre 2013, relativa all'associazione dei paesi e territori d'oltremare all'Unione europea ("Decisione sull'associazione d'oltremare") (GU L 344 del 19.12.2013, pag. 1).
(30) Comunicazione CAB D(2016) Ares 06675546.
(31) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.


Discarico 2015: Bilancio generale dell'Unione europea - Parlamento europeo
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Decisione
Risoluzione
1. Decisione del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione I – Parlamento europeo (2016/2152(DEC))
P8_TA(2017)0146A8-0153/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015(1),

–  visti i conti annuali consolidati dell'Unione europea relativi all'esercizio 2015 (COM(2016)0475 – C8-0270/2016)(2),

–  vista la relazione sulla gestione di bilancio e finanziaria per l'esercizio 2015, sezione I – Parlamento europeo(3),

–  vista la relazione annuale del revisore interno per l'esercizio 2015,

–  vista la relazione annuale della Corte dei conti sull'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2015, corredata delle risposte delle istituzioni(4),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti(5) nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2015, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti l'articolo 314, paragrafo 10, e l'articolo 318 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(6), in particolare gli articoli 164, 165 e 166,

–  vista la decisione dell'Ufficio di presidenza del lunedì 16 giugno 2014 sulle norme interne relative all'esecuzione del bilancio del Parlamento europeo(7), in particolare l'articolo 22,

–  visti l'articolo 94, l'articolo 98, paragrafo 3, e l'allegato IV del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0153/2017),

A.  considerando che il 4 luglio 2016 il Presidente ha adottato i conti del Parlamento relativi all'esercizio 2015;

B.  considerando che il 24 giugno 2016 il Segretario generale, in quanto principale ordinatore delegato, ha certificato con ragionevole certezza che le risorse assegnate al bilancio del Parlamento sono state utilizzate per gli scopi previsti, conformemente al principio di sana gestione finanziaria, e che le procedure di controllo poste in essere offrono le necessarie garanzie di legittimità e regolarità delle operazioni sottostanti;

C.  considerando che la Corte dei conti ha dichiarato, nella sua valutazione specifica delle spese amministrative e di altra natura del 2015, di non aver riscontrato gravi debolezze nelle relazioni annuali di attività e nei sistemi di controllo interno esaminati delle istituzioni e degli organismi, richiesti dal regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012;

D.  considerando che l'articolo 166, paragrafo 1, del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 richiede che tutte le istituzioni adottino ogni misura utile per dar seguito alle osservazioni che accompagnano la decisione di discarico del Parlamento;

1.  concede il discarico al suo Presidente per l'esecuzione del bilancio del Parlamento europeo per l'esercizio 2015;

2.  esprime le sue osservazioni nella risoluzione in appresso;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione e la risoluzione che ne costituisce parte integrante al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti, e di provvedere alla loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

2. Risoluzione del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 recante le osservazioni che costituiscono parte integrante della decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione I – Parlamento europeo (2016/2152(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  vista la sua decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione I – Parlamento europeo,

–  visti l'articolo 94, l'articolo 98, paragrafo 3, e l'allegato IV del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0153/2017),

A.  considerando che, nella sua certificazione dei conti definitivi, il contabile del Parlamento europeo (il “Parlamento") ha attestato con ragionevole certezza che i conti forniscono, sotto ogni aspetto significativo, un'immagine veritiera e fedele della situazione finanziaria del Parlamento e che non è stato portato alla sua attenzione alcun elemento su cui esprimere riserve;

B.  considerando che, conformemente alla procedura abituale, sono state inviate all'amministrazione del Parlamento 129 domande e che la commissione per il controllo dei bilanci (CONT) ha ricevuto e discusso pubblicamente le relative risposte scritte in presenza del Vicepresidente responsabile del bilancio, del Segretario generale e del revisore interno;

C.  considerando che il controllo, in particolare nella forma della procedura annuale di discarico, è essenziale per garantire che i responsabili politici e l'amministrazione del Parlamento rispondano del proprio operato ai cittadini dell'Unione; che sussistono sempre margini di miglioramento in termini di qualità, efficienza ed efficacia nella gestione delle finanze pubbliche; che il principio del bilancio basato sui risultati e una buona governance delle risorse umane dovrebbero essere elementi fondamentali nell'esecuzione del bilancio;

Supervisione della gestione di bilancio e finanziaria del Parlamento

1.  osserva che il sistema di supervisione formale della gestione di bilancio e finanziaria del Parlamento presenta quattro componenti principali:

   a) la certificazione dei conti definitivi da parte del contabile del Parlamento;
   b) le relazioni annuali del revisore interno e il suo parere sul sistema di controllo interno;
   c) la valutazione delle spese amministrative e di altra natura di tutte le istituzioni dell'Unione, compreso il Parlamento, da parte del suo revisore esterno, la Corte dei conti ("la Corte"); e
   d) la procedura di discarico preparata dalla commissione CONT, che sfocia in una decisione del Parlamento sulla concessione del discarico al Presidente del Parlamento;

2.  rileva che la relazione annuale del revisore interno contiene risultanze basate su un lavoro di audit specifico e mira a migliorare la gestione finanziaria e di bilancio, ma non a fornire un quadro globale della gestione di bilancio e finanziaria del Parlamento; rileva, analogamente, che la relazione della Corte presenta solo i risultati di un piccolo campione (16 operazioni) di tutte le operazioni dell'Istituzione;

3.  riconosce che, in generale, il basso livello di errore nel caso delle spese amministrative può spiegare l'attenzione relativamente scarsa che la Corte presta alle operazioni del Parlamento;

4.  evidenzia, tuttavia, che, sebbene il tasso di errore sia esiguo, il rischio per la reputazione è relativamente elevato, dal momento che siffatti errori finanziari e di bilancio potrebbero ripercuotersi negativamente sull'immagine dell'istituzione;

5.  aggiunge che ormai, come conseguenza della necessità generalmente percepita di una programmazione di bilancio basata sui risultati, l'esercizio di discarico non dovrebbe limitarsi all'individuazione delle irregolarità, ma anche includere la misura di prestazioni e risultati concreti, e che anche questo aspetto riveste un'importanza particolare nel caso del Parlamento, dal momento che la mancanza di risultati ha un impatto diretto sulla reputazione dell'Istituzione;

6.  osserva, alla luce di quanto precede, che i lavori intrapresi dal Parlamento nel contesto della procedura di discarico rappresentano un'opportunità di considerare in modo più approfondito i conti dell'amministrazione dell'Istituzione; chiede il rafforzamento delle competenze interne in materia di conti e audit, cui i relatori possano fare ricorso al momento dell'elaborazione delle loro relazioni di discarico;

I conti del Parlamento

7.  constata che gli stanziamenti definitivi del Parlamento per il 2015 ammontavano in totale a 1 794 929 112 EUR, pari al 19,78 % della rubrica 5 del quadro finanziario pluriennale(8) stanziata per le spese amministrative delle istituzioni dell'Unione per il 2015, un importo che rappresenta un aumento del 2,2 % rispetto al bilancio 2014 (1 755 631 742 EUR);

8.  rileva che l'importo totale delle entrate contabilizzate al 31 dicembre 2015 ammontava a 176 367 724 EUR (2014: 174 436 852 EUR), di cui 27 988 590 EUR di entrate con destinazione specifica (2014: 26 979 032 EUR);

9.  osserva che quattro capitoli rappresentano da soli il 71 % della totalità degli impegni: capitolo 10 (Membri dell'Istituzione), capitolo 12 (Funzionari e agenti temporanei), capitolo 20 (Immobili e spese accessorie) e capitolo 42 (Spese relative agli assistenti parlamentari); rileva che ciò sta ad indicare l'elevato livello di continuità che caratterizza la spesa del Parlamento, in buona parte connessa con le retribuzioni dei deputati e del personale, adeguate conformemente allo statuto dei funzionari e ad altri obblighi contrattuali;

10.  rileva che le cifre sulla base delle quali sono stati chiusi i conti del Parlamento per l'esercizio 2015, vale a dire:

a)  Stanziamenti disponibili (EUR)

stanziamenti per il 2015

1 794 929 112

riporti non automatici dall'esercizio 2014

-

riporti automatici dall'esercizio 2014

277 911 825

stanziamenti corrispondenti a entrate con destinazione specifica per il 2015

27 988 590

riporti corrispondenti a entrate con destinazione specifica per il 2014

106 077 150

Totale

2 206 906 677

b)  Utilizzo degli stanziamenti durante l'esercizio 2015 (EUR)

impegni

2 176 992 756

pagamenti effettuati

1 770 807 099

stanziamenti riportati automaticamente, compresi quelli provenienti da entrate con destinazione specifica

392 379 176

stanziamenti riportati non automaticamente

-

stanziamenti annullati

43 720 402

c)  Entrate (EUR)

riscosse nel 2015

176 367 724

d)  Totale di bilancio al 31 dicembre 2015 (EUR)

1 511 058 599

11.  osserva che nel 2015 è stato impegnato il 99,1 % degli stanziamenti iscritti nel bilancio del Parlamento, con un tasso di annullamento dello 0,9 % e che, come negli esercizi precedenti, è stato raggiunto un livello molto elevato di esecuzione del bilancio;

12.  richiama l'attenzione sul fatto che l'importo degli stanziamenti annullati è risultato pari a 41 422 684 EUR, e che gli annullamenti hanno interessato principalmente le indennità e le spese relative agli immobili;

13.  osserva che gli storni "di recupero" sono ammontati a 71 000 000 EUR, pari al 4 % degli stanziamenti totali stornati da voci di bilancio relative a stanziamenti accantonati e da altre fonti, per andare a contribuire alla copertura dei canoni enfiteutici per l'edificio Konrad Adenauer; insiste affinché la politica immobiliare del Parlamento sia stabilita con sufficiente chiarezza come parte della strategia di bilancio; ritiene alquanto elevata l'entità dello storno di recupero; è fermamente convinto che un'efficace gestione di bilancio debba ridurre tale storno al minimo necessario; invita la Corte, a tale riguardo, a elaborare una relazione sulla politica immobiliare del Parlamento;

Pareri della Corte sull'affidabilità dei conti 2015 e sulla legittimità e regolarità delle operazioni sottostanti

14.  osserva che, nel complesso, dagli elementi probatori di audit risulta che la spesa relativa alla rubrica "Amministrazione" non è inficiata da un livello rilevante di errore, ma che, sulla base dei sette errori quantificati, il livello di errore stimato per la rubrica V "Amministrazione" del QFP è pari allo 0,6 % (0,5 % nel 2014);

15.  è molto preoccupato dalla constatazione della Corte secondo cui delle 151 operazioni esaminate per tutte le istituzioni dell'Unione, 21 (il 14,6 %) erano inficiate da errori; osserva, tuttavia, che su queste 22 operazioni, soltanto sette errori sono stati quantificati e hanno quindi avuto un'incidenza finanziaria, ingenerando un tasso di errore stimato dello 0,6 %;

16.  rileva, inoltre, che la constatazione concernente specificamente il Parlamento contenuta nella relazione annuale della Corte per il 2015; osserva che la Corte ha rilevato debolezze nei controlli relativi all'autorizzazione e al pagamento delle spese eseguite nel 2014; constata che tali debolezze riguardavano soltanto una delle 16 operazioni del Parlamento esaminate in relazione a uno dei gruppi politici e che ad esse è stato posto rimedio nel 2015;

17.  rileva le risposte fornite dal Parlamento alla Corte nella procedura in contraddittorio; chiede alla Corte di tenere informata la commissione competente riguardo alla messa in atto della sua raccomandazione di fornire orientamenti migliori e di rivedere il quadro di controllo esistente per l'esecuzione degli stanziamenti di bilancio assegnati ai gruppi politici;

La relazione annuale del revisore interno

18.  fa osservare che, nella riunione della commissione competente svoltasi il 30 gennaio 2017 con il revisore interno, quest'ultimo ha presentato la sua relazione annuale indicando di aver adottato, nel 2015, relazioni di audit sui seguenti argomenti:

   follow-up delle azioni in sospeso scaturite dalle relazioni di audit interno;
   codice di condotta sul multilinguismo;
   efficienza operativa IT e misurazione delle prestazioni;
   sistema di gestione finanziaria (SGF);
   procedura di recupero crediti;
   gestione della continuità operativa;
   inventario e gestione della consulenza esterna al centro dati;

19.  rileva e appoggia il parere espresso dal revisore interno per quanto riguarda la necessità:

   di elaborare una proposta ragionata di aggiornamento del codice di condotta sul multilinguismo per i servizi di interpretazione, che includa disposizioni specifiche per la pianificazione delle riunioni di trilogo;
   di migliorare il quadro normativo applicabile alle riunioni con interpretazione e segnatamente: prevedere un maggiore allineamento delle regolamentazioni esistenti; prevedere misure volte a ripartire la domanda in maniera più equilibrata sulla settimana e a individuare e sfruttare le fasce orarie sottoutilizzate; sottolinea la necessità di ridurre il numero di riunioni cancellate con breve preavviso, poiché ciò porta a una ripartizione delle risorse altamente inefficace;
   di definire criteri pertinenti e soglie indicative per l'avvio di procedure legali e per la rinuncia al recupero dei crediti, e di sottoporli per approvazione all'ordinatore delegato principale;
   di definire una governance e una strategia adeguate (compresi orientamenti dell'Istituzione e modalità pratiche) per la gestione della continuità operativa;

20.  osserva che, alla fine del 2015, dopo successivi audit di follow-up, rimanevano in sospeso quattro azioni risalenti al riesame del quadro di controllo interno, tutte caratterizzate da rischio moderato, e che, in un caso, il completamento dell'azione è stato rinviato al 2017 nel contesto del nuovo sistema di gestione finanziaria del Parlamento; invita il revisore interno a tenere informata la commissione CONT dei progressi compiuti relativamente a tali azioni;

21.  invita il revisore interno, nel presentare la relazione annuale, a porre maggiormente l'accento sugli aspetti in cui ha riscontrato carenze e/o irregolarità; chiede inoltre al revisore interno di mettere a disposizione della commissione per il controllo dei bilanci le sue relazioni in materia di follow-up, sviluppi e soluzioni apportate ai problemi individuati nell'esercizio del suo mandato; chiede al Segretario generale di introdurre misure che consentano di valutare l'efficacia e i risultati;

Seguito dato alla risoluzione sul discarico 2014

22.  prende atto delle risposte scritte alla risoluzione sul discarico per l'esercizio 2014, pervenute alla commissione CONT il 20 ottobre 2016, e della presentazione del Segretario generale relativa alle diverse domande e richieste contenute in detta risoluzione, come pure dello scambio di opinioni con i deputati che ne è seguito; si rammarica, tuttavia, che molte di tali richieste non abbiano avuto seguito e che non sia stata fornita alcuna motivazione o giustificazione; sottolinea l'importanza di disporre di maggiori opportunità per discutere con il Segretario generale, in sede di CONT, in merito alle questioni che incidono sul bilancio del Parlamento e sulla sua esecuzione;

23.  osserva che vi era un'incoerenza tra le date di presentazione del progetto di relazione sul discarico del Parlamento europeo e la possibilità di presentare quesiti supplementari al Segretario generale; chiede al Segretario generale di fornire risposte alle domande supplementari prima della presentazione degli emendamenti e, qualora necessario, prima della votazione in commissione;

Discarico 2015 del Parlamento

24.  prende atto dello scambio di opinioni tra il Vicepresidente responsabile del bilancio, il Segretario generale e la commissione CONT, svoltosi il 30 gennaio 2017 alla presenza del membro competente della Corte e del revisore interno;

25.  esprime la propria soddisfazione dinanzi all'impegno preso dall'amministrazione del Parlamento di migliorare costantemente le prestazioni dei servizi dell'Istituzione nel loro complesso procedendo in maniera efficiente, sebbene ritenga d'altro canto che, in alcuni casi, la traduzione delle modifiche nella pratica stia prendendo troppo tempo;

26.  osserva che il Parlamento, che costa circa 3,60 EUR per cittadino l'anno, non deve temere un confronto con altri sistemi parlamentari, tanto più che un terzo dei costi è dovuto a fattori di base (multilinguismo e luoghi di lavoro) sui quali lo stesso Parlamento ha un'influenza limitata e che non si applicano agli altri parlamenti allo stesso modo;

27.  rileva, tuttavia, che l'attenzione riservata alla programmazione di bilancio basata sui risultati varia da una direzione generale all'altra e che ha raggiunto un buon livello, ad esempio, presso la Direzione generale delle Finanze (DG FINS), mentre si trova ancora in una fase preliminare altrove nell'amministrazione; invita il Segretario generale a garantire che si definiscano e si sottopongano a monitoraggio in tutta l'amministrazione obiettivi chiari e misurabili;

28.  prende atto della risposta del Segretario generale riguardo all'accessibilità dell'applicazione ePetition per i deputati e il grande pubblico, nonché della relazione del Servizio giuridico; chiede al Segretario generale di riferire sulle azioni intese a dare seguito alle raccomandazioni del Servizio giuridico;

29.  si compiace dell'attenzione prestata dall'amministrazione alla sostenibilità, in particolare nel contesto delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici; rileva, cionondimeno, che, con l'entrata in vigore della nuova direttiva sugli appalti pubblici(9), è ormai possibile aumentare l'importanza dei criteri legati alla sostenibilità sociale e ambientale rispetto al criterio del prezzo più basso;

30.  invita il Segretario generale a presentare un piano d'azione sulle modalità di applicazione dei criteri di sostenibilità nelle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici del Parlamento e, a tale riguardo, a includere una valutazione dell'uso che viene fatto degli appalti verdi in quanto strumento;

31.  constata che, secondo la Corte, i costi della dispersione geografica del Parlamento ammontano a 114 milioni di EUR l'anno e rileva che, secondo la sua risoluzione del 20 novembre 2013 sull’ubicazione delle sedi delle istituzioni dell’Unione europea(10), il 78 % di tutte le missioni del personale statutario del Parlamento è la diretta conseguenza della dispersione geografica dei servizi di quest'ultimo; ricorda che la stima dell'impatto ambientale di questa dispersione è compresa tra le 11 000 e le 19 000 tonnellate di emissioni di CO2; invita l'Ufficio di presidenza a chiedere al Segretario generale di mettere a punto senza indugi una tabella di marcia in vista di una sede unica per il Parlamento; ribadisce il proprio invito al Parlamento e al Consiglio, al fine di ottenere risparmi a lungo termine, a soddisfare la necessità di una tabella di marcia per una sede unica, come sostenuto dal Parlamento in diverse risoluzioni precedenti; ritiene che il recesso del Regno Unito e la necessità di reinsediare le agenzie europee che hanno attualmente sede in tale paese potrebbero rappresentare un'ottima occasione per risolvere in contemporanea diverse questioni; richiama tuttavia l'attenzione sull'articolo 341 TFUE, in virtù del quale la sede delle istituzioni dell'Unione è fissata d'intesa comune dai governi degli Stati membri, e sul protocollo n. 6 allegato al TUE e al TFUE, il quale stabilisce che il Parlamento ha sede a Strasburgo; ricorda che la soluzione di una sede unica implica la modifica dei trattati;

32.  rammenta la risposta dell'amministrazione alla domanda 75 del questionario relativo al discarico del Parlamento per il 2013, vale a dire che aveva deciso di sospendere la "pratica delle missioni di lungo termine (...) il che ha determinato notevoli risparmi", ma considera una grave contraddizione il fatto che 13 membri del personale siano attualmente impegnati in missioni di questo tipo; ritiene che una missione di lungo termine di un membro del personale, comportante un'indennità di dislocazione e indennità giornaliere, in un luogo in cui tale persona già risiedeva e lavorava costituisca un utilizzo del denaro dei contribuenti discutibile e contrario allo statuto; insiste sulla necessità di chiarire le circostanze di ogni missione di lungo termine, e segnatamente sulla necessità di rivelare le ragioni e i costi della missione stessa;

33.  ricorda che, conformemente alle disposizioni dello statuto, tutti i funzionari e altri agenti dell'Unione, anche quelli che lavorano nei gabinetti, devono esercitare le loro funzioni al servizio esclusivo dell'Unione; sottolinea che i funzionari dell'Unione sono pagati con il denaro dei contribuenti, che non è destinato a finanziare giornalisti o altro personale impegnato a promuovere gli interessi politici nazionali di un presidente; invita l'Ufficio di presidenza a stabilire disposizioni chiare nella normativa del Parlamento;

34.  prende atto della decisione del Presidente in data 21 ottobre 2015, con la quale egli ha cercato di nominare persone su posti dirigenziali in seno al Parlamento senza rispettare le procedure, e in particolare senza inviti a presentare candidature; rileva che tale decisione "non corrispondeva alle norme" (risposta dell'amministrazione al secondo questionario della commissione CONT); insiste sulla necessità di revocare formalmente tale decisione del Presidente;

35.  rileva che il 15 dicembre 2015 il Presidente ha autorizzato sé stesso ad accordare ai membri del suo gabinetto un'indennità speciale illimitata oltre all'indennità esistente, nonostante lo statuto non la preveda; solleva nuovamente la questione della legittimità di tale autorità e della validità delle indennità speciali; chiede che si valuti se la decisione in questione non debba essere revocata;

Gestione del regime di sovvenzioni per i gruppi di visitatori

36.  nota il fatto che, il 24 ottobre 2016, l'Ufficio di presidenza ha adottato la regolamentazione rivista che disciplina il pagamento di sovvenzioni per gruppi di visitatori patrocinati;

37.  si compiace che ciò riduca considerevolmente i pagamenti in contanti e introduca l'obbligo dei bonifici elettronici, riducendo così il rischio di furti come anche i rischi per la reputazione del Parlamento, pur continuando a garantire una flessibilità considerevole; appoggia l'intenzione dell'Ufficio di presidenza di procedere a una valutazione del sistema rivisto dopo un anno dalla sua messa in atto; si rammarica, tuttavia, del fatto che gli assistenti parlamentari possono essere designati a ricevere pagamenti sui loro conti personali e a certificare le spese del gruppo; teme che ciò addossi un'inutile responsabilità giuridica e finanziaria agli APA e li esponga a rischi potenziali; esorta l'Ufficio di presidenza a riconsiderare questo aspetto in via prioritaria;

38.  si rammarica che il Parlamento abbia concesso il discarico al suo Presidente per l'esecuzione del bilancio del Parlamento per l'esercizio 2014 e abbia espunto all'ultimo momento importanti paragrafi che sollevavano ulteriori questioni circa le attività politiche del Presidente e la sua condotta finanziaria durante le elezioni europee del 2014;

Registro per la trasparenza e conflitti di interessi

39.  si compiace della crescente attenzione dei media e del grande pubblico per il Parlamento e la sua amministrazione; osserva, cionondimeno, che alcuni giornalisti incontrano difficoltà a ottenere le informazioni specifiche che cercano; sottolinea che la trasparenza del Parlamento e della sua amministrazione è essenziale per la legittimità dell'Istituzione e che, pur sempre nel rispetto delle norme che disciplinano la protezione dei dati personali, l'accesso alle informazioni dovrebbe essere migliorato;

40.  invita l'Ufficio di presidenza a pubblicare sul sito web dell'Istituzione, in un formato leggibile elettronicamente, i documenti pertinenti che gli vengono sottoposti dal Segretario generale, a meno che la natura delle informazioni in essi contenute renda la cosa impossibile, ad esempio per motivi di protezione dei dati personali;

41.  insiste sulla necessità di rendere più trasparente e accessibile il lavoro degli organi decisionali interni del Parlamento, specialmente dell'Ufficio di presidenza; chiede che gli ordini del giorno dell'Ufficio di presidenza siano pubblicati su Internet in tempo utile e che i processi verbali delle riunioni siano pubblicati con tempestività ben maggiore; osserva che non è necessario attendere che siano tradotti in tutte le lingue;

42.  ricorda l'obbligo dei deputati di informare immediatamente l'amministrazione circa ogni cambiamento nella loro dichiarazione di interessi;

43.  chiede al Segretario generale di trasmettere la presente risoluzione all'Ufficio di presidenza, evidenziando tutte le richieste di azione o decisione rivolte a detto Ufficio; invita il Segretario generale a elaborare un piano d'azione e un calendario che consenta all'Ufficio di presidenza di dare seguito e/o risposta alle raccomandazioni contenute nelle risoluzioni sul discarico del Parlamento, e a includere i risultati in un documento di monitoraggio annuale; chiede al Segretario generale di riferire in tempo utile alla commissione per i bilanci e alla commissione CONT su tutti i progetti caratterizzati da una considerevole incidenza di bilancio che sono stati presentati all'Ufficio di presidenza;

44.  ritiene che i deputati dovrebbero poter usare il sito web dell'Istituzione per garantire ai loro elettori la massima trasparenza possibile riguardo alle loro attività e invita pertanto il Segretario generale a mettere a punto un sistema che consenta ai deputati di pubblicare informazioni sui loro incontri con i rappresentanti di interessi; sollecita il Segretario generale a procedere quanto prima in tal senso, come già richiesto nella risoluzione sul discarico del Parlamento per l'esercizio 2014;

45.  invita l'Ufficio di presidenza a definire e pubblicare le norme sull'utilizzo dell'indennità per le spese generali (ISG);

46.  constata che vi è scarsa consapevolezza tra i deputati circa la possibilità di restituire le eccedenze dell'indennità per spese generali; ricorda ai deputati che l'ISG non costituisce una retribuzione personale aggiuntiva; chiede al Segretario generale di pubblicizzare tale possibilità in via prioritaria; sollecita i deputati a restituire le eccedenze al termine del loro mandato;

47.  invita, analogamente, il Segretario generale a fornire ai deputati che desiderassero pubblicare sulle loro pagine web personali informazioni su qualsiasi altra indennità versata loro dal Parlamento registrazioni dei dati appropriate che possano essere facilmente rielaborate;

48.  invita inoltre il Segretario generale ad assistere in modo analogo anche i gruppi politici interessati;

49.  rileva che sul sito web dell'Istituzione è disponibile una vasta gamma di documenti che sono alla base della decisione relativa al riconoscimento dei partiti politici europei e delle fondazioni politiche europee, unitamente a dettagli che specificano l'importo finale del finanziamento; chiede al Parlamento di invitare la Commissione a presentare una proposta di revisione dell'attuale atto giuridico dell'Unione relativo allo statuto e al finanziamento dei partiti politici europei e delle fondazioni politiche europee(11), che preveda altresì requisiti più rigorosi per la costituzione partiti politici europei e di fondazioni politiche europee, al fine di evitare abusi;

50.  si compiace dell'introduzione di un modulo speciale destinato ai relatori, su cui essi possono indicare quali rappresentanti di interessi hanno influenzato le loro relazioni (impronta legislativa);

51.  ribadisce il proprio invito all'amministrazione del Parlamento di fornire una relazione sull'uso dei locali dell'Istituzione da parte dei rappresentanti di interessi e di altre organizzazioni esterne;

52.  è preoccupato quanto al fatto che l'attuale codice di condotta dei deputati potrebbe necessitare di ulteriori miglioramenti per evitare i conflitti di interessi, prestando un'attenzione particolare:

   ai lavori accessori retribuiti dei deputati;
   alle attività di lobbying destinate alle istituzioni europee esercitate da ex deputati nel periodo in cui hanno diritto a un'indennità transitoria;
   alla registrazione delle dichiarazioni di interessi dei deputati;
   alla composizione e alle competenze del comitato consultivo;

Direzione generale della Comunicazione (DG COMM)

53.  valuta positivamente lo sviluppo di indicatori per la misurazione dei risultati in relazione alle attività di comunicazione del Parlamento e invita il Segretario generale a prevedere, nella relazione 2016 sulle attività dell'Istituzione, una sezione specifica sull'efficacia di questo nuovo approccio basato sul rendimento nel settore della comunicazione;

54.  sostiene i vari programmi intesi ad agevolare le visite dei giornalisti e dei cittadini interessati a saperne di più sulle attività del Parlamento;

55.  ribadisce al riguardo quanto già sottolineato in occasione del discarico 2014, vale a dire che il sito web del Parlamento continua ad essere relativamente poco conviviale e di difficile consultazione, e che non ha ancora integrato i più recenti sviluppi tecnologici, ragion per cui risulta difficile trovare velocemente informazioni pertinenti; si osservava inoltre, tenuto conto dell'importanza della comunicazione con i cittadini europei, che il sito web non contribuisce a migliorare l'immagine dell'Istituzione presso il grande pubblico;

56.  invita la Direzione generale della Comunicazione (DG COMM) a sviluppare un sito web più efficiente e conviviale, dotato di un motore di ricerca più efficace, che consenta di rafforzare la visibilità del Parlamento presso il grande pubblico e di rispondere più direttamente alle necessità e agli interessi dei cittadini; osserva che, nonostante siano state mobilitate risorse considerevoli, sono stati ottenuti solo risultati mediocri;

57.  esprime preoccupazione in relazione all'efficacia della strategia di comunicazione del Parlamento; chiede, a tale proposito, un esame globale di detta strategia e, in particolare, un approccio più attivo nei confronti di coloro che non si interessano spontaneamente alle attività del Parlamento o che sono addirittura scettici quanto al suo funzionamento; invita il Segretario generale a mettere a punto una nuova strategia a più lunga gittata, che consenta di raggiungere anche questa categoria di cittadini, ivi compreso agevolando l'accesso alle informazioni, e di affrontare in maniera adeguata i pregiudizi ingiustificati nei confronti del Parlamento evitando, nel contempo, campagne pubblicitarie inutili e costose;

58.  sottolinea la necessità di modernizzare la missione degli uffici di informazione del Parlamento ottimizzando l'uso di tecnologie e modelli di comunicazione nuovi e traendo vantaggio dalla loro posizione geografica privilegiata, vicina ai cittadini, per intensificare ulteriormente le attività "going local", quali dibattiti organizzati con deputati al Parlamento e la società civile, allo scopo di ascoltare le persone e di interagire con esse; insiste sul fatto che i dibattiti online e l'attenzione dei media suscitati da questo tipo di eventi dovrebbero contribuire ad un maggiore avvicinamento ai cittadini; rileva che i costi degli edifici e del personale per gli uffici di informazione negli Stati membri sono sproporzionatamente elevati rispetto al volume di denaro speso per le missioni chiave di tali uffici; invita il Segretario generale a presentare alla commissione CONT, entro la fine del 2017, una relazione di attività e finanziaria dettagliata riguardante gli uffici di informazione delle città di Bruxelles e Strasburgo, insistendo in particolare sul rispettivo valore aggiunto;

59.  trova preoccupanti le risposte date alle interrogazioni con richiesta di risposta scritta sugli uffici di informazione del Parlamento in alcuni Stati membri, visto che, nella maggior parte dei casi, solo una parte delle loro spese di funzionamento risultano dagli obiettivi e dai compiti reali di tali uffici, mentre la maggior parte del denaro è spesa per la locazione degli uffici nonché per le retribuzioni e le spese di viaggio del loro personale;

60.  invita il Segretario generale a migliorare la comunicazione interna tra le varie direzioni generali, cosicché, ad esempio, lo sviluppo di nuovi, importanti strumenti quali il treno legislativo sia cosa nota a un pubblico più ampio, a livello sia interno che esterno;

Premio LUX

61.  accoglie positivamente la presentazione, effettuata congiuntamente dalla commissione CONT e dalla commissione CULT, del sondaggio richiesto nell'ambito del discarico 2013, volto a rilevare se il Premio LUX sia conosciuto e come sia considerato, qualora lo sia, nei vari Stati membri, e dei relativi risultati;

62.  ricorda che il sondaggio ha riguardato sostanzialmente la notorietà del Premio LUX per il cinema presso i deputati al PE e i registi cinematografici, e la loro consapevolezza che l'obiettivo del Premio è di illustrare ai cittadini l'impegno del Parlamento a favore di valori consensuali quali i diritti umani e la solidarietà, nonché l'impegno a favore della diversità linguistica e culturale;

63.  fa osservare che il sondaggio ha ottenuto un tasso di risposta basso, appena il 18 % dei deputati che compongono il PE, corrispondente a 137 deputati di tutti i gruppi politici e di tutti gli Stati membri, e che di questi deputati più del 90 % conosceva il Premio LUX, il 75 % ne conosceva le finalità e oltre l'80 % ne aveva una percezione positiva;

64.  non è convinto del metodo di selezione con cui i deputati decidono i candidati e scelgono il vincitore del Premio, e invita l'Ufficio di presidenza a riferire in merito a modelli alternativi che consentano di ottenere i risultati desiderati, ad esempio sostenendo un'iniziativa comparabile presa dalle stesse organizzazioni dei registi cinematografici;

65.  osserva che, sebbene negli anni il numero degli spettatori sia aumentato, 43 000 spettatori in tutta l'Unione europea rappresentano un pubblico ancora molto limitato e si chiede se il Premio LUX possa trovare una giustificazione;

Casa della storia europea

66.  si rammarica dei ripetuti ritardi subiti dall'apertura della Casa della storia europea, che era originariamente prevista per marzo 2016 e che è stata successivamente rinviata prima a settembre e poi a novembre 2016, e che è attualmente programmata per il 6 maggio 2017;

67.  prende atto con preoccupazione delle discussioni in corso sulla natura delle sue esposizioni temporanee; sottolinea l'importanza dell'indipendenza accademica della Casa della storia europea per quanto riguarda il contenuto e la progettazione delle esposizioni, che devono essere determinati esclusivamente in base a criteri museologici e storici;

68.  si compiace del fatto che, secondo le stime, la Casa della storia europea accoglierà 250 000 visitatori l'anno; sottolinea che i costi operativi annuali di tale struttura sono stimati anticipatamente a 13,3 milioni di EUR; esprime preoccupazione dinanzi al numero di visitatori proporzionalmente basso rispetto agli elevati costi operativi, tenuto conto del fatto che nel 2015 il Parlamento ha accolto 326 080 visitatori con costi operativi pari a 4,3 milioni di EUR;

69.  osserva che, con la creazione del Parlamentarium e l'apertura della Casa della storia europea, il Parlamento e la zona circostante stanno diventando un'attrazione per i cittadini e i turisti, che contribuirà a una migliore conoscenza del ruolo del Parlamento e illustrerà ai cittadini l'impegno del Parlamento a favore di valori consensuali quali i diritti umani e la solidarietà; chiede all'Ufficio di presidenza di prendere in considerazione la possibilità di avviare un dialogo con le autorità locali per stabilire il modo in cui queste ultime potrebbero contribuire al finanziamento e alla gestione della Casa della storia europea;

70.  invita l'Ufficio di presidenza a considerare di adeguare la gestione della Casa della storia europea a un'impostazione più interistituzionale, esaminando la possibilità di una maggiore cooperazione con altre istituzioni dell'Unione, in particolare la Commissione e il Consiglio;

71.  accoglie con favore la decisione della Commissione di contribuire con 800 000 EUR l'anno ai costi operativi della Casa della storia europea; ritiene, tuttavia, che la Commissione dovrebbe contribuire in una percentuale molto più elevata ai costi operativi annui stimati;

Direzione generale del Personale (DG PERS)

72.  rileva che, al 31 dicembre 2015, erano impiegati presso il Segretariato complessivamente 5 391 funzionari e agenti temporanei (un aumento di 96 unità rispetto al 31 dicembre 2014), mentre presso i gruppi politici erano impiegati complessivamente 771 funzionari e agenti temporanei (un aumento di 26 unità rispetto al 31 dicembre 2014); rileva altresì che, tenendo conto anche degli agenti contrattuali, la DG PERS era responsabile di 9 402 collaboratori (un incremento di 467 unità rispetto al 31 dicembre 2014);

73.  rileva che, al 1° gennaio 2015, erano stati soppressi dall'organigramma del Parlamento 47 posti, in linea con la revisione dello statuto dei funzionari del 2014 e del QFP 2014-2020, il che portava l'organico dell'Istituzione a 6 739 posti, di cui 5 723 (84,9 %) per il Segretariato e 1 016 (15,1 %) per i gruppi politici; constata che, al 31 dicembre 2015, il 4,9 % dei posti del Segretariato risultava vacante, rispetto al 9,6 % della fine del 2014;

74.  si compiace del fatto che l'equilibrio di genere tra i direttori generali è migliorato passando dal 18,2/81,8 % nel 2014 al 33,3/66,7 % nel 2015, ma rileva che l'equilibrio di genere tra i direttori è invece passato dal 34/66 % nel 2014 al 31,1/68,9 % nel 2015; ricorda che la maggioranza assoluta del personale del Parlamento è composta da donne, ma che le donne occupano un numero limitato di posti dirigenziali; rileva che l'equilibrio di genere tra i capi unità ha continuato a migliorare, passando dal 30/70 % alla fine del 2014 al 31,2/68,8 % alla fine del 2015; evidenzia pertanto il perdurare di squilibri a livello dei posti dirigenziali e l'assoluta importanza che riveste a tutt'oggi un programma di pari opportunità per tali posti; è convinto che il Parlamento dovrebbe avere almeno il 40 % di donne in posti dirigenziali entro il 2019;

75.  esprime stupore per il fatto che il Comitato consultivo dell'Istituzione per la nomina di alti funzionari sia composto soltanto da personale dirigenziale e invita il Segretario generale a includervi un rappresentante di un'organizzazione del personale;

76.  sottolinea che l'equilibrio geografico, ossia il rapporto tra il numero di membri del personale aventi una determinata nazionalità e la popolazione dello Stato membro corrispondente, dovrebbe continuare a rappresentare un elemento importante nella gestione delle risorse, in particolare per quanto riguarda gli Stati membri che hanno aderito all'Unione a partire dal 2004; si compiace che il Parlamento abbia raggiunto una composizione complessivamente equilibrata di funzionari provenienti da Stati membri che hanno aderito all'Unione prima e dopo il 2004; sottolinea, tuttavia, che questi Stati membri rappresentano ancora solo il 3 % del personale ai gradi più elevati della categoria "amministratori" (AD 12-16) nei tre luoghi di lavoro, a fronte della percentuale della popolazione dell'Unione che essi rappresentano, che è il 21 %, e che su questo aspetto si attendono ancora progressi;

77.  riconosce che per talune attività, come ad esempio la gestione delle mense e le pulizie, l'esternalizzazione ha rappresentato la scelta preferita dall'Istituzione e che, di conseguenza, in alcune direzioni generali il numero di agenti esterni nei locali del Parlamento può addirittura superare quello dei funzionari;

78.  rileva, tuttavia, che siffatte decisioni di esternalizzazione non riescono a spiegare il ricorso a tutto il personale esterno e che, per esempio nella direzione generale dell'Innovazione e dell'Assistenza tecnologica (DG ITEC), è difficile giustificare il rapporto tra personale esterno e funzionari;

79.  è del parere che il personale esterno non debba essere utilizzato per compensare la riduzione del numero di posti decisa nel contesto della revisione dello statuto dei funzionari del 2014 e dell'attuale QFP;

80.  prende atto della risposta del Segretario generale in merito alle condizioni applicate dal Parlamento per gli appalti esterni; sottolinea che l'amministrazione deve seguire da vicino e sistematicamente i singoli prestatori di servizi affinché rispettino rigorosamente la legislazione in materia, tra l'altro, di occupazione, sicurezza e diritti sociali, applicabile a tutto il personale esterno che lavora nei locali del Parlamento, ad esempio gli addetti alla mensa, alle pulizie, alla manutenzione, ecc.; invita il Parlamento a introdurre meccanismi di allarme e controllo periodici al fine di prevenire e di rilevare eventuali casi, isolati o sistematici, di negligenza, abuso o violazione, in modo da poter adottare misure immediate;

81.  osserva che la procedura per rendere le guardie di sicurezza del Parlamento un servizio interno è stata completata e che la medesima procedura per il servizio autisti è in corso; invita il Segretario generale a riferire alla commissione CONT in merito a ciò che è stato appreso da tali procedure e gli eventuali risparmi che sono stati conseguiti di conseguenza;

82.  constata con preoccupazione che il personale delle mense non è retribuito, in base alle ore del loro contratto di lavoro, nelle settimane in cui deputati lavorano altrove, come ad esempio le settimane dedicate alle circoscrizioni elettorali o le settimane di tornata a Strasburgo, e che a un numero considerevole di tali membri del personale è applicata una riduzione dell'orario lavorativo, con conseguenze sulla loro vita lavorativa e sulle retribuzioni; invita il Segretario generale a trovare una soluzione, nell'ambito dei negoziati con il fornitore di servizi di ristorazione, che garantisca ai dipendenti la regolarità dell'orario e della retribuzione ogni settimana;

83.  osserva che alla fine del 2015 lavoravano presso l'Istituzione 1 813 assistenti parlamentari accreditati (APA) rispetto ai 1 686 dell'anno precedente; chiede che si presti particolare attenzione ai diritti degli APA e degli assistenti locali, dal momento che i loro contratti sono direttamente legati al mandato dei deputati cui prestano assistenza, tenendo presente che gli APA sono membri del personale aventi un contratto di lavoro con il Parlamento, mentre gli assistenti locali sono soggetti alla legislazione nazionale;

84.  si rammarica che la relazione di valutazione sull'attuazione dello statuto degli APA non sia stata presentata alla commissione CONT entro la fine del 2016, come richiesto nella risoluzione del Parlamento sul discarico per l'esercizio 2014, e che, ad oggi, non sia ancora stata presentata;

85.  sottolinea che in caso di molestie morali o di denunce gli APA si trovano in una situazione particolarmente delicata, in quanto il loro contratto si basa su un rapporto di mutua fiducia tra il deputato e il suo assistente; rileva che la mancanza di una tale fiducia è di per sé ragione sufficiente per la risoluzione del contratto; rileva altresì che, se il deputato è costretto alle dimissioni per danno all'immagine imputabile a reati o ad altre violazioni della legge, ciò comporta di norma anche la risoluzione dei contratti di tutti i suoi assistenti; chiede pertanto l'immediato rafforzamento della rappresentanza degli APA in seno al comitato consultivo sulle molestie morali, garantendone l'equilibrio di genere, come già richiesto nel contesto del discarico per gli esercizi 2013 e 2014; invita l'Ufficio di presidenza a prevedere fondi sufficienti per coprire le spese di viaggio e di soggiorno degli APA che hanno presentato ricorso, i quali spesso non dispongono dei mezzi necessari per recarsi personalmente a Bruxelles per presentare il loro caso al comitato consultivo sulle molestie morali; chiede che, nell'ambito della prossima revisione dello statuto dei funzionari, si valuti la possibilità di prevedere misure finanziarie compensative per gli APA, al fine di garantire la parità di trattamento degli APA e il riconoscimento della loro particolare vulnerabilità in caso di molestie morali o di denunce;

86.  accoglie con favore l'intenzione dell'amministrazione di avviare la procedura di adeguamento delle indennità forfettarie per le missioni a Strasburgo corrisposte agli APA, che sono nettamente inferiori a quelle versate ai funzionari; sottolinea che l'adeguamento dovrebbe essere basato su un metodo di calcolo trasparente e che dovrebbe essere direttamente correlato con la recente revisione al rialzo delle indennità e dei massimali per le spese di alloggio per i funzionari; sottolinea altresì che dovrebbe essere introdotta l'indicizzazione automatica delle indennità per le future revisioni;

87.  deplora che l'Ufficio di presidenza non abbia riposto alla richiesta, formulata dal Parlamento nelle sue risoluzioni sul discarico per gli esercizi 2013 e 2014, di applicare agli APA le stesse indennità giornaliere corrisposte agli altri membri del personale; chiede al Segretario generale di fornire una stima dei costi aggiuntivi che deriverebbero da tale adeguamento prima di mettere in atto qualsiasi cambiamento; sottolinea inoltre che gli attuali massimali di rimborso delle missioni per gli APA non vengono adeguati dal 2009 e che la discrepanza tra gli APA e gli altri membri del personale è ulteriormente aumentata fino ad almeno il 40 % a seguito dell'introduzione di nuovi massimali approvati dal Consiglio il 9 settembre 2016 e finora applicati solo ai funzionari a partire dal 10 settembre 2016; invita pertanto l'Ufficio di presidenza ad adottare le misure necessarie per porre fine a tale disparità;

88.  esprime profondo rammarico per il fatto che, in caso di decesso o di dimissioni del deputato, il periodo di impiego di un APA termina alla fine del pertinente mese civile; sottolinea che, di conseguenza, qualora il mandato del deputato terminasse l'ultimo giorno di un dato mese, un APA potrebbe non avere neanche un giorno di preavviso; chiede che questa situazione inaccettabile sia risolta nell'ambito della prossima revisione dello statuto dei funzionari, subordinando la durata del periodo di preavviso a un periodo di tempo definito, ad esempio quattro settimane, invece che ai mesi civili; chiede inoltre all'Ufficio di presidenza di introdurre rapidamente misure temporanee per trovare una soluzione provvisoria a questo problema prima di tale revisione giuridica dello statuto;

89.  è preoccupato per la presunta prassi secondo cui i deputati obbligano gli APA a effettuare missioni, in particolare a Strasburgo, senza che questi dispongano di ordini di missione né ottengano il rimborso delle spese di missione o delle spese di viaggio; ritiene che tale prassi dia adito a possibili abusi, in quanto, in assenza di un ordine di missione, gli APA devono sostenere personalmente le spese e non sono coperti dall'assicurazione sul posto di lavoro; invita l'Ufficio di presidenza a garantire che lo statuto dei funzionari sia adeguatamente applicato e a sanzionare i deputati che violano le norme;

90.  osserva che i tirocinanti hanno diritto a uno sconto di 0,50 EUR sui piatti principali in tutti i ristoranti self-service a Bruxelles e Lussemburgo e di 0,80 EUR a Strasburgo; ritiene tuttavia che, tenendo conto del livello medio della retribuzione percepita dai tirocinanti e dei prezzi elevati applicati negli ultimi due anni, tali sconti non siano sufficienti per avere un impatto significativo sulle loro finanze; invita il Segretario generale a procedere a una riduzione del prezzo in relazione alla retribuzione;

91.  invita l'Ufficio di presidenza ad assicurare che siano garantiti i diritti previdenziali e pensionistici agli APA che hanno prestato servizio ininterrottamente per due legislature; invita a tale proposito l'amministrazione a presentare una proposta che tenga conto della decisione di anticipare la data delle elezioni nel 2014 e del tempo richiesto dalla procedura di assunzione, ai fini del calcolo del periodo di 10 anni di servizio richiesto dallo statuto dei funzionari;

92.  invita la Conferenza dei presidenti a riconsiderare la possibilità per gli APA, in subordine a determinate condizioni da stabilire, di accompagnare i deputati nelle missioni e nelle delegazioni ufficiali del Parlamento, come già chiesto da numerosi deputati;

93.  invita il Segretario generale e l'Ufficio di presidenza ad analizzare e risolvere i problemi derivanti principalmente dall'ultimo cambiamento delle condizioni riguardanti gli APA (quali i ritardi nella firma dei contratti, la risoluzione dei contratti e l'anticipo della data delle elezioni europee, ecc.) che può avere gravi conseguenze per la futura acquisizione dei diritti lavorativi da parte degli APA; chiede inoltre di coinvolgere i rappresentanti degli APA nella ricerca di soluzioni;

94.  chiede al Parlamento, ai fini delle pari opportunità e nel rispetto dei diritti sul lavoro, di adottare orientamenti sull'attribuzione dei gradi agli APA, definendo chiaramente, per ciascun gruppo di funzione, le funzioni, le responsabilità e i compiti corrispondenti;

95.  rileva che nel 2015 la cessazione dal servizio ha interessato 154 membri del personale, così ripartiti: 126 pensionamenti, 13 invalidità, nove dimissioni e sei decessi; invita il Segretario generale ad applicare scrupolosamente l'articolo 16, paragrafo 4, dello statuto dei funzionari sui potenziali conflitti d'interesse dopo la cessazione dal servizio al Parlamento, in particolare nel caso di dimissioni, vista la singolarità del fatto che non è mai stato pubblicato nessun caso di potenziale conflitto d'interessi;

96.  constata con preoccupazione che non sono previste disposizioni speciali per il personale nel caso in cui uno Stato membro decida di recedere dall'Unione; invita il Segretario generale, pur riconoscendo che la questione riguarda tutte le istituzioni europee, ad avviare un dialogo con la Commissione al fine di garantire che il personale britannico non sia vittima della Brexit e che i diritti statutari, contrattuali e acquisiti siano pienamente tutelati;

97.  chiede un'organizzazione più efficiente dei corsi di formazione per adeguarli alle esigenze specifiche degli APA; ritiene, in particolare, che l'amministrazione dovrebbe tener conto del calendario delle attività parlamentari e dei deputati e definire orari adeguati e argomenti specifici;

98.  richiama l'attenzione sul fatto che il 43 % del proprio personale ritiene che il telelavoro inciderebbe in maniera positiva sulla soddisfazione professionale; sottolinea che il Parlamento è l'unica istituzione a non avere introdotto il telelavoro e il sistema flexitime, mentre entrambi sono applicati da diversi anni nella maggior parte delle altre istituzioni, in particolare la Commissione, con risultati dimostrati in termini di aumento della produttività e miglioramento della qualità della vita dei membri del personale; rileva che il Parlamento ha introdotto il telelavoro occasionale nell’ottobre 2016; invita il Segretario generale a informare tutti i servizi interessati, compresi i deputati e gli assistenti, in merito all'attuazione del servizio; chiede altresì che il sistema "flexitime" sia incluso quanto prima tra le modalità di lavoro del Parlamento;

99.  invita il Parlamento a modificare la propria regolamentazione concernente i tirocini proposti dai deputati e dai gruppi politici, al fine di migliorare la situazione dei tirocinanti al Parlamento, inclusa una retribuzione dignitosa, la definizione di una durata limitata dei tirocini e un accordo di apprendimento;

DG FINS

Contratti aggiudicati dal Parlamento

100.  constata con soddisfazione che l'Istituzione pubblica sul proprio sito web un elenco annuale completo di tutti i contraenti che si sono aggiudicati contratti di un valore superiore a 15 000 EUR, e che in tale elenco figurano il nominativo e il recapito del contraente, il tipo e l'oggetto del contratto, la durata, il valore, la procedura seguita e la direzione generale interessata;

101.  rileva che l'elenco in questione si spinge oltre i requisiti di trasparenza previsti dal regolamento finanziario; incoraggia tutte le istituzioni dell'Unione a mettere a disposizione informazioni integrali riguardo a tutti i contraenti e ai contratti aggiudicati mediante procedure di gara, compresi i casi di aggiudicazione diretta o procedura ristretta;

102.  condivide le conclusioni della Corte secondo cui, al fine di garantire una trasparenza e un monitoraggio ex post efficaci delle attività di appalto, le istituzioni dell'Unione devono creare un archivio pubblico unico in cui conservare le informazioni relative ai rispettivi contratti di appalto;

103.  sottolinea che, nonostante le precedenti richieste di miglioramento, i servizi offerti dall'agenzia viaggi del Parlamento continuano a essere insoddisfacenti, in quanto i prezzi sono relativamente elevati e l'agenzia non è riuscita a negoziare accordi con le principali compagnie aeree per ottenere prezzi più vantaggiosi e una maggiore flessibilità nell'organizzazione dei viaggi;

104.  invita l'agenzia ad adoperarsi attivamente per offrire prezzi più bassi indipendentemente dalla compagnia aerea in questione; chiede che l'agenzia introduca un processo di feedback (sondaggi sulla soddisfazione degli utenti), al fine di identificare i settori in cui è possibile realizzare ulteriori progressi;

Fondo di vitalizio volontario

105.  osserva che a fine 2015 il deficit attuariale stimato del fondo di vitalizio volontario era aumentato a 276,8 milioni di EUR; osserva inoltre che, sempre a fine 2015, l'importo delle attività nette di cui tenere conto e l'impegno attuariale ammontavano, rispettivamente, a 155,5 milioni di EUR e 432,3 milioni di EUR;

106.  rammenta che tali passività future previste sono distribuite su diversi decenni, pur osservando che l'importo totale versato dal fondo di vitalizio volontario nel 2015 ammonta a 15,8 milioni di EUR;

107.  sottolinea che tale situazione desta preoccupazione per il possibile esaurimento del fondo e che il Parlamento garantisce il pagamento dei diritti pensionistici se e quando il fondo non sarà in grado di far fronte ai propri obblighi;

108.  invita nuovamente l'Ufficio di presidenza a effettuare quanto prima possibile una valutazione della situazione attuale del fondo pensioni;

109.  ricorda il paragrafo 112 della risoluzione di discarico dello scorso anno(12) in cui si chiede di effettuare una valutazione della situazione attuale del fondo pensioni; si rammarica che tale valutazione non sia ancora stata effettuata;

110.  ricorda che la Corte di giustizia ha sancito nel 2013 la validità della decisione di innalzare da 60 a 63 anni l'età pensionabile degli affiliati al fondo di vitalizio volontario, onde evitare l'esaurimento anticipato del capitale e allinearla al nuovo statuto dei deputati al Parlamento europeo;

111.  ritiene che, laddove i fondi pensionistici nazionali sono soggetti a norme rigorose e non possono in alcun caso presentare un disavanzo attuariale, il fondo di vitalizio volontario presenta attualmente un deficit del 64 % dell'impegno attuariale; invita il Segretario generale a presentare all'Ufficio di presidenza un piano d'intervento globale inteso a evitare un esaurimento precoce del fondo;

Altre questioni

112.  si rammarica che nella scelta degli istituti finanziari con cui ha a che fare per la gestione dei propri pagamenti e conti, il Parlamento non presti alcuna attenzione alle politiche portate avanti da tali istituti in materia di responsabilità sociale delle imprese, e invita il Segretario generale ad accertarsi che in futuro il Parlamento tratti principalmente con istituti finanziari le cui politiche d'investimento siano incentrate sulla sostenibilità e su altri aspetti della responsabilità sociale delle imprese;

113.  sottolinea che nel 2015 l'Istituzione ha lasciato, in media, 106,25 milioni di EUR in conti bancari senza ottenere alcun interesse attivo; invita il Segretario generale a verificare la necessità di una liquidità così ingente nonché, in particolare, a migliorare la gestione della tesoreria a tale riguardo e, se possibile, a trovare possibili modi di migliorare il rendimento di tali depositi;

DG ITEC

114.  è soddisfatto dell'attuazione degli orientamenti strategici da parte della DG ITEC per il periodo 2014-2019; ritiene che al momento stiano intervenendo numerosi cambiamenti nell'ambiente di lavoro elettronico per i deputati e il personale, sebbene le implicazioni degli stessi, tra cui anche nuove opportunità, siano relativamente poco conosciuti e restino confinati per lo più in seno alla DG ITEC; chiede una maggiore cooperazione tra la DG ITEC e la DG COMM per migliorare la comunicazione interna ed esterna circa le numerose innovazioni che sono in corso di attuazione o che saranno attuate in futuro;

115.  si rende conto degli sforzi profusi dalla DG ITEC per migliorare il numero dei risultati relativi alle pagine web del Parlamento nel contesto del motore di ricerca di Google; ritiene inoltre tuttavia che il motore di ricerca sul sito Internet dell'Istituzione stessa dovrebbe permette di ottenere risultati utili, in modo che gli utenti possano servirsi del portale del Parlamento per raggiungere celermente le pagine d'interesse; esprime preoccupazione per il fatto che, al momento, tale motore di ricerca non funziona correttamente e invita il Segretario generale a individuare una soluzione rapida a questo annoso problema;

116.  osserva con preoccupazione che, nonostante il fatto la DG ITEC spenda annualmente oltre 35 milioni di EUR per l'acquisto di nuovo hardware, manca una politica chiara in materia di appalti ecologici e socialmente sostenibili e chiede al Segretario generale di definire un piano di intervento al riguardo per garantire che, in futuro, tutte le gare d'appalto includano criteri ambientali e sociali per la scelta dell'hardware;

117.  invita la DG ITEC a rendere tutte le pagine web del Parlamento accessibili da dispositivi portatili, dal momento che, sebbene una larga parte dei visitatori delle pagine utilizzi un iPad o un telefono cellulare per accedere ai siti del Parlamento e delle commissioni specializzate, le attuali interfacce non possono essere considerate compatibili con i dispositivi portatili; propone l'attuazione di misure volte a migliorare, concretamente ed entro un periodo di tempo ragionevole, l'accessibilità delle pagine ai dispositivi portatili;

118.  considera essenziale per l'esercizio del mandato dei deputati che le stampanti rimangano nei loro uffici; sottolinea che l'uso di cartucce generiche a basso costo potrebbe causare livelli nocivi di emissioni di particelle e danni alla salute; chiede pertanto alla DG ITEC e alla direzione generale delle Infrastrutture e della Logistica (DG INLO) di adottare misure intese a promuovere l'acquisto di stampanti ecologiche e a garantire l'uso esclusivo di cartucce originali, offrendo nel contempo ai deputati e al loro personale la possibilità di disporre di stampanti ubicate in modo strategico vicino ai loro uffici e non all'interno di questi ultimi;

119.  rileva che l'Ufficio di presidenza ha approvato, il 7 settembre 2015, una politica in materia di sicurezza dei sistemi delle tecnologie di informazione e di comunicazione (in appresso "politica di sicurezza TIC"); sottolinea l'urgenza, nell'attuale contesto globale, di attuare una politica di sicurezza TIC nettamente più solida, che si occupi pienamente della gestione dei rischi legati alla sicurezza informatica; plaude a tale proposito alla nomina di un responsabile della sicurezza informatica del Parlamento;

120.  rinnova l'invito formulato nella risoluzione sul discarico per l'esercizio 2014 a creare un sistema di allerta rapida in caso di emergenza che consenta alla DG ITEC, in collaborazione con la direzione generale della Sicurezza e della Protezione (DG SAFE), di inviare comunicazioni tempestive, per SMS o e-mail, ai deputati e al personale che acconsentano a far figurare i propri recapiti nell'elenco di questo sistema di comunicazione, da utilizzare in specifiche situazioni di emergenza;

121.  elogia la DG ITEC per l'installazione dell'impianto Wi-Fi in tutti gli edifici del Parlamento; constata, tuttavia, che nell'emiciclo di Strasburgo il sistema Wi-Fi non è affidabile, in particolare quando, nel corso di votazioni e discussioni importanti, numerosi deputati utilizzano la rete contemporaneamente; invita il Segretario generale ad adottare le misure correttive necessarie al riguardo;

Direzione generale delle Politiche esterne dell'Unione

122.  accoglie con favore il fatto che alcune riunioni pubbliche delle delegazioni interparlamentari siano già trasmesse in webstreaming; invita il Segretario generale a proseguire il rafforzamento e l'estensione di tale servizio nonché i contenuti dei siti web delle delegazioni;

DG INLO

123.  rileva che la strategia immobiliare a medio termine adottata nel 2010 è in fase di riesame; chiede che tale strategia sia estesa per coprire una prospettiva più a lungo termine e includa uno studio delle probabili conseguenze della Brexit;

124.  si compiace del previsto ampliamento, a decorrere dal 2019, dello spazio per uffici per i deputati e i loro assistenti a Strasburgo; chiede al Segretario generale, fintantoché non sarà stata trovata una soluzione per una sede di lavoro unica del Parlamento, di garantire un numero minimo di metri quadrati per assistente in conformità delle vigenti norme sulle condizioni di lavoro, dal momento che l'Istituzione, violando deliberatamente tali norme sullo spazio minimo per uffici, si trova in una posizione di vulnerabilità;

125.  esprime profondo rammarico per l'avvio di una procedura di sostituzione del mobilio negli uffici dei deputati e degli assistenti a Bruxelles e chiede che sia immediatamente sospesa; osserva che la maggior parte dei mobili è perfettamente utilizzabile e in buone condizioni e che, pertanto, non vi è alcun motivo di sostituirli; ritiene che il semplice parere di alcuni deputati– e non un'indagine generale – non possa costituire di per sé un motivo sufficiente per giustificare la sostituzione, e che le questioni di gusto, moda o stile antiquato indicate dall'amministrazione siano altrettanto inadeguate; è del parere che i singoli mobili dovrebbero essere sostituiti unicamente qualora presentino segni evidenti di deterioramento o di usura o comportino rischi per la salute sul posto di lavoro di natura specifica o generale (ad esempio, il possibile miglioramento dell'ergonomia delle sedie); segnala che, in un periodo di crisi economica e di conseguenti ristrettezze finanziarie come quello che stiamo vivendo attualmente, questioni estetiche di questo tipo potrebbero compromettere gravemente la credibilità del Parlamento e, in particolare, dei suoi deputati, agli occhi dei cittadini e dell'opinione pubblica;

126.  riconosce che, conformemente alle decisioni dell'Ufficio di presidenza del 2013 e 2015, i nuovi contratti di ristorazione non prevedono alcuna sovvenzione diretta a carico del bilancio del Parlamento; è tuttavia preoccupato per il fatto che alcuni servizi sono stati offerti a prezzi più elevati di quelli di mercato nel 2015; si riferisce al riguardo al servizio caffè durante le riunioni; constata che i prezzi sono stati rivisti nell'agosto 2016;

127.  si rammarica profondamente dei criteri arbitrari, soggettivi e sproporzionati utilizzati nella procedura di assunzione di autisti e nell'internalizzazione del servizio, avviata nel 2016 per motivi di sicurezza; si rammarica che la procedura non abbia tenuto conto delle competenze e dell'esperienza acquisite dagli autisti negli anni in cui hanno lavorato a diretto contatto con i deputati, della relazione di fiducia stabilita con questi ultimi, né del fatto che tali autisti siano rimasti disoccupati, molti dei quali già a un'età in cui è difficile trovare un posto di lavoro;

Direzione generale dell'Interpretazione e delle Conferenze (DG INTE)

128.  esprime preoccupazione per il difficile dialogo sociale tra la DG INTE e i rappresentanti degli interpreti, dialogo che è stato avviato nel gennaio 2014 e che, ad oggi, non ha sortito alcun accordo; invita il Segretario generale ad avviare una mediazione tra le parti interessate al fine di migliorare la comprensione reciproca delle rispettive posizioni e individuare soluzioni accettabili per tutti;

129.  esprime soddisfazione per i progressi già realizzati nel processo di modernizzazione della DG INTE, in particolare per quanto riguarda la maggiore disponibilità di interpreti, l'aumento moderato del numero di ore che gli interpreti dedicano alla prestazione di servizi di interpretazione e la migliore ripartizione del carico di lavoro tra gli interpreti; constata che il metodo di calcolo per quanto riguarda le statistiche è stato chiarito e che le ferie e i giorni di assenza per malattia sono ora esclusi dal calcolo della media del numero di ore trascorse dagli interpreti in cabina;

130.  chiede al Segretario generale informazioni sulle misure che sono state adottate successivamente all'approvazione della risoluzione sul discarico per l'esercizio 2014 per conseguire una maggiore efficienza ed efficacia delle risorse nell'organizzazione delle riunioni razionalizzando la gestione delle conferenze al Parlamento;

DG SAFE

131.  plaude agli sforzi costanti compiuti riguardo alla sicurezza e alla protezione all'interno e all'esterno del Parlamento; si rende conto che la sicurezza all'interno del Parlamento deve mirare a conseguire un delicato equilibrio tra la presa in considerazione di una serie di misure di protezione e l'introduzione di un sistema eccessivamente improntato alla sicurezza che rallenta l'attività del Parlamento; insiste tuttavia sul fatto che la sicurezza del Parlamento dovrebbe essere ulteriormente rafforzata e invita il Segretario generale a garantire che il personale sia adeguatamente formato e in grado di svolgere le proprie mansioni in modo professionale, anche nelle situazioni di emergenza;

132.  invita il Segretario generale a garantire che la cooperazione con le altre istituzioni dell'Unione sia attivamente proseguita, accanto alla cooperazione con le autorità belghe, francesi e lussemburghesi;

133.  invita la DG ITEC e la DG SAFE a rafforzare la capacità di difesa informatica alla luce della minaccia di attacchi informatici aumentata negli ultimi mesi;

Un Parlamento ecocompatibile

134.  ricorda che l'Ufficio di presidenza ha introdotto il sistema di gestione ambientale (EMAS) al Parlamento il 19 aprile 2004; rileva che lo stesso Ufficio ha approvato nel 2016 una politica ambientale riveduta che mantiene e ribadisce l'impegno del Parlamento a favore di un costante miglioramento ambientale;

135.  accoglie con favore la creazione di un helpdesk interistituzionale sugli appalti pubblici verdi, che dovrà ora essere pienamente attuata definendo obiettivi chiari nel settore, nonché intensificando gli sforzi per l'informazione interna, la promozione e un'efficace governance degli appalti pubblici verdi; sottolinea il fatto che anche i prestatori di servizi in subappalto devono rispettare le norme; deplora a tale riguardo l'elevato utilizzo di bottiglie, tazze, contenitori e imballaggi in plastica al Parlamento;

136.  è consapevole di essersi impegnato a ridurre del 30 % le proprie emissioni di CO2 per ETP entro il 2020 rispetto ai livelli del 2006; si compiace del fatto che tra il 2006 e il 2015 l'indicatore sia diminuito di circa il 24,3 %;

137.  considera pertanto della massima importanza che il Parlamento si fissi nuovi e più ambiziosi obiettivi quantitativi, che dovrebbero essere regolarmente misurati dai servizi competenti; rileva a tale proposito la decisione dell'Ufficio di presidenza del 2015 intesa a compensare la totalità delle emissioni di carbonio del Parlamento, incluse quelle relative agli spostamenti aerei dei deputati tra i rispettivi paesi di origine e i luoghi di lavoro del Parlamento;

138.  ricorda l'impegno del Parlamento, contratto nel quadro della direttiva 2012/27/UE sull'efficienza energetica, di applicare agli edifici di sua proprietà e da esso occupati, fatte salve le norme applicabili in materia di bilancio e di appalti, i medesimi requisiti applicabili agli edifici del governo centrale degli Stati membri ai sensi degli articoli 5 e 6 della stessa, data la notevole visibilità dei suoi edifici e il ruolo guida che esso dovrebbe svolgere per quanto riguarda la prestazione energetica degli stessi; sottolinea l'urgenza di rispettare tale dichiarazione, non ultimo per la sua stessa credibilità nelle revisioni in corso della direttiva sulla prestazione energetica nell'edilizia e della direttiva sull'efficienza energetica;

139.  invita l'Ufficio di presidenza a studiare un sistema di incentivi per promuovere trasporti più efficienti e sostenibili per il tragitto fra domicilio e luogo di lavoro

140.  accoglie positivamente l'iniziativa del Parlamento per quanto riguarda l'attuazione di una politica globale per ridurre gli sprechi alimentari; invita il Parlamento a garantire che tutti i fornitori di servizi di ristorazione in tutti gli edifici del Parlamento si attivino per evitare gli sprechi alimentari; invita il Parlamento a promuovere ulteriormente la prassi di donazione di prodotti alimentari invenduti a scopo di beneficenza;

141.  ritiene che l'introduzione di un efficace sistema di prenotazione delle sale di riunione e un registro di gestione delle strutture possa apportare un notevole potenziale in termini di costi e sforzi ambientali del Parlamento, e invita il Segretario generale a tener conto di tale impostazione;

Gruppi politici (linea di bilancio 4 0 0)

142.  constata che nel 2015 gli stanziamenti iscritti alla linea di bilancio 4 0 0 (destinati ai gruppi politici e ai deputati non iscritti) sono stati utilizzati nel modo seguente:

Gruppo

2015

2014**

Stanziamenti annuali

Risorse proprie e stanziamenti riportati

Spese

Tasso di esecuzione stanziamenti annuali

Importi riportati all'esercizio successivo

Stanziamenti annuali

Risorse proprie e stanziamenti riportati

Spese

Tasso di esecuzione stanziamenti annuali

Importi riportati all'esercizio successivo (2011)

PPE

17 440

10 198

17 101

98,06 %

8 720

19 919

7 908

17 796

89,34 %

9 960

S&D

15 256

5 748

15 379

100,81 %

5 625

15 619

4 653

14 850

95,07 %

5 422

ECR

5 959

1 614

5 065

84,99 %

2 509

5 014

1 060

4 476

105,43 %

1 598

ALDE

5 692

2 517

5 865

103,03 %

2 344

6 214

1 774

5 491

88,35 %

2 498

GUE/NGL

4 305

1 256

3 832

89,02 %

1 729

3 527

417

2 689

76,62 %

1 255

Verts/ALE

4 153

1 293

3 890

93,67 %

1 556

4 292

1 389

4 396

88,41 %

1 287

EFDD

3 843

1 643

3 629

94,45 %

1 856

3 231

1 142

2 708

88,83 %

1 615

ENF

1 587

0

827

52,09 %

760

 

 

 

 

 

Membri non iscritti

1 627

533

1 001

61,51 %

214

1 991

441

1 281

64,32 %

533

Totale

59 860

24 803

56 588

94,53 %

25 312

59 807

18 784

53 687

89,76 %

24 168

* Tutti gli importi sono espressi in migliaia di euro.

** Il 2014 è stato diviso in due esercizi finanziari a causa delle elezioni parlamentari del maggio 2014. Gli importi per il 2014 nella tabella rappresentano gli importi consolidati.

143.  ricorda che la Corte ha raccomandato, nella sua relazione annuale al Parlamento europeo di "rivedere il quadro di controllo esistente per l'esecuzione degli stanziamenti di bilancio assegnati ai gruppi politici" e inoltre "fornire orientamenti migliori, monitorando più attivamente l'applicazione, da parte dei gruppi politici, delle norme per l'autorizzazione e il pagamento delle spese e per le procedure d'appalto";

Partiti politici europei e fondazioni politiche europee

144.  rileva che nel 2015 gli stanziamenti iscritti alla linea di bilancio 4 0 2 sono stati utilizzati nel modo seguente(13):

Partito

Abbreviazione

Risorse proprie*

Sovvenzione PE

Totale entrate

Sovvenzione PE in % della spesa ammissibile (max. 85 %)

Eccedenza di entrate (trasferimento alle riserve) o perdite

Partito popolare europeo

PPE

1 926

8 053

12 241

85 %

363

Partito dei socialisti europei

PSE

1 246

5 828

8 024

85 %

40

Partito dell'Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa

ALDE

561

2 093

2 789

85 %

90

Partito Verde Europeo

PVE

480

1 666

2 245

85 %

83

Alleanza dei conservatori e riformisti europei

AECR

395

1 952

2 401

85 %

8

Partito della sinistra europea

EL

372

1 484

2 044

85 %

71

Partito Democratico Europeo

EDP/PDE

120

457

577

85 %

0

Democratici UE

EUD

55

292

370

85 %

3

Alleanza libera europea

ALE

127

636

845

85 %

0

Movimento politico cristiano europeo

ECPM

87

461

560

85 %

4

Alleanza europea per la libertà

EAF

94

494

588

85 %

7

Alleanza dei movimenti nazionali europei

AENM

53

292

399

85 %

0

Movimento per un'Europa delle nazioni e della libertà

MENF

161

401

562

85%

0

Alleanza per la democrazia diretta in Europa

ADDE

250

821

1.070

85 %

-403

Movimento per

un'Europa delle libertà

e della democrazia

MELD

91

44

226

85 %

-208

Totale

 

6 017

24 974

34 943

85 %

59

(*) Tutti gli importi sono espressi in migliaia di euro.

145.  rileva che nel 2015 gli stanziamenti iscritti alla linea di bilancio 4 0 3 sono stati utilizzati nel modo seguente(14):

Fondazione

Abbreviazione

Partito di affiliazione

Risorse proprie*

Sovvenzione PE

Totale entrate

Sovvenzione PE in % della spesa ammissibile (max. 85 %)

Centro Wilfried Martens per gli studi europei

WMCES

PPE

949

4 725

5 674

85 %

Fondazione europea di studi progressisti

FEPS

PSE

847

3 848

4 695

85 %

Forum liberale europeo

ELF

ALDE

183

880

1 063

85 %

Fondazione verde europea

GEF

PVE

163

914

1 077

85 %

Trasformare l'Europa

TE

EL

159

847

1 066

85 %

Istituto dei democratici europei

IED

PDE

47

284

331

85 %

Centro Maurits Coppieters

CMC

ALE

57

241

298

85 %

Una nuova direzione - Fondazione per la riforma europea

ND

AECR

323

1 100

1 423

85 %

Fondazione europea per la libertà

FEP

EAF

47

268

315

85 %

Organizzazione per la cooperazione interstatale europea

OEIC

EUD

33

132

165

85 %

Fondazione politica cristiana per l'Europa

CPFE

ECPM

51

267

318

85 %

Fondazione per un'Europa della libertà e della democrazia

FELD

MELD

50

248

298

85 %

Istituto per la democrazia diretta in Europa

IDDE

ADDE

144

673

817

85 %

Identità e tradizioni europee

EIT

AENM

32

169

201

85 %

Totale

 

 

3 085

14 596

17 681

85 %

(*) Tutti gli importi sono espressi in migliaia di euro.

 

 

 

 

 

 

146.  rileva con preoccupazione che, nel caso dell'Alleanza per la democrazia diretta in Europa, del Movimento per un'Europa della libertà e della democrazia, dell'Iniziativa per la democrazia diretta in Europa e della Fondazione per un'Europa delle libertà e della democrazia sono state riscontrate gravi irregolarità relative al divieto di finanziamento diretto o indiretto dei partiti nazionali e alle donazioni;

147.  esprime preoccupazione per il rischio per l'immagine del Parlamento che rappresentano tali irregolarità ed è convinto della necessità di agire con celerità ed efficacia per prevenire e affrontare eventuali irregolarità di questo tipo in futuro; ritiene tuttavia che tali irregolarità riguardino un numero limitato di partiti politici e di fondazioni politiche; è del parere che esse non dovrebbero mettere in discussione la gestione finanziaria degli altri partiti politici e delle altre fondazioni politiche;

148.  è consapevole dei nuovi regolamenti, ovvero del regolamento (UE, Euratom) n. 1141/2014, e del regolamento (UE, Euratom) n. 1142/2014, del 22 ottobre 2014, del Parlamento europeo e del Consiglio(15), che inizieranno a incidere sul finanziamento dei partiti politici europei e delle fondazioni politiche europee a decorrere dall'esercizio 2018, e dell'importanza del ruolo che svolgerà la nuova Autorità per i partiti politici europei e le fondazioni politiche europee, nonché delle discussioni in corso in seno all'Ufficio di presidenza sulle proposte del Segretario generale per affrontare una serie di questioni che tali regolamenti lasciano irrisolte; invita il revisore contabile interno del Parlamento a procedere a una nuova relazione di audit sul finanziamento dei partiti politici europei e delle fondazioni politiche europee non appena possibile dopo l'entrata in vigore del nuovo regolamento;

149.  ritiene essenziale a tale proposito esaminare eventuali lacune dell'attuale sistema di controlli interni ed esterni nell'evitare gravi irregolarità; prende atto delle dichiarazioni del contabile esterno, EY, secondo cui i suoi audit sono intesi a ottenere una ragionevole garanzia che i conti annuali siano esenti da inesattezze rilevanti e che l'entità abbia rispettato le pertinenti norme e regolamentazioni e che queste includano l'esame, sulla base di verifiche a campione, degli elementi probatori a sostegno del parere; rileva, tuttavia, che gli esami non comprendono le indagini su eventuali dichiarazioni e documenti fraudolenti e che, di conseguenza, forniscono soltanto un quadro piuttosto limitato delle attività finanziarie esaminate;

150.  prende atto della carenza di risorse umane (effettivamente 2 ETP) presso la DG FINS addette alla verifica dei conti dei partiti politici europei e delle fondazioni politiche europee; è fermamente convinto che, dato l'elevato rischio reputazionale ivi associato, potrebbero essere destinate maggiori risorse a tale attività;

151.  invita l'Ufficio di presidenza, nella misura consentita dal principio di confidenzialità, a facilitare l'accesso alla documentazione di base contenuta nelle relazioni finali dei partiti politici europei e delle fondazioni politiche europee, segnatamente i conti e gli audit effettuati;

152.  chiede alla nuova Autorità di presentargli una relazione sui progressi compiuti dopo il primo anno di attività, ovvero nel 2017, e invita il Segretario generale a garantire che l'autorità disponga delle risorse necessarie per svolgere le sue mansioni.

(1) GU L 69 del 13.3.2015.
(2) GU C 380 del 14.10.2016, pag. 1.
(3) GU C 354 del 27.9.2016, pag. 1.
(4) GU C 375 del 13.10.2016, pag. 1.
(5) GU C 375 del 13.10.2016, pag. 10.
(6) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(7) PE 422.541/Bur.
(8) Regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020 (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884).
(9) Direttiva 2014/24/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sugli appalti pubblici e che abroga la direttiva 2004/18/CE (GU L 94 del 28.3.2014, pag. 65).
(10) GU C 436 del 24.11.2016, pag. 2.
(11) Regolamento (UE, Euratom) n. 1141/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, relativo allo statuto e al finanziamento dei partiti politici europei e delle fondazioni politiche europee (GU L 317 del 4.11.2014, pag. 1).
(12) GU L 246 del 14.9.2016, pag. 3.
(13) Note: tutti gli importi sono espressi in migliaia di euro. Nota (1): il totale delle entrate include i riporti dell'anno precedente a norma dell'articolo 125, paragrafo 6, del regolamento finanziario.
(14) Note: tutti gli importi sono espressi in migliaia di euro.
(15) Regolamento (UE, Euratom) n. 1142/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, che modifica il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 per quanto concerne il finanziamento dei partiti politici europei (GU L 317 del 4.11.2014, pag. 28).


Discarico 2015: Bilancio generale dell'Unione europea - Consiglio europeo e Consiglio
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Decisione
Risoluzione
1. Decisione del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione II – Consiglio europeo e Consiglio (2016/2153(DEC))
P8_TA(2017)0147A8-0131/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015(1),

–  visti i conti annuali consolidati dell'Unione europea relativi all'esercizio 2015 (COM(2016)0475 – C8-0271/2016)(2),

–  vista la relazione annuale della Corte dei conti sull'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2015, corredata delle risposte delle istituzioni(3),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti(4) nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2015, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti l'articolo 314, paragrafo 10, e gli articoli 317, 318 e 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002(5) del Consiglio, in particolare gli articoli 55, 99, 164, 165 e 166,

–  visti l'articolo 94 e l'allegato IV del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0131/2017),

1.  rinvia la decisione sul discarico al Segretario generale del Consiglio per l'esecuzione del bilancio del Consiglio europeo e del Consiglio per l'esercizio 2015;

2.  esprime le sue osservazioni nella risoluzione in appresso;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione e la risoluzione che ne costituisce parte integrante al Consiglio europeo, al Consiglio, alla Commissione, alla Corte di giustizia dell'Unione europea, alla Corte dei conti, al Mediatore europeo, al Garante europeo della protezione dei dati e al Servizio europeo per l'azione esterna, e di provvedere alla loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

2. Risoluzione del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 recante le osservazioni che costituiscono parte integrante della decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione II – Consiglio europeo e Consiglio (2016/2153(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  vista la sua decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione II – Consiglio europeo e Consiglio,

–  visti l'articolo 94 e l'allegato IV del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0131/2017),

A.  considerando che, nel contesto della procedura di discarico, l'autorità di discarico sottolinea la particolare importanza di un ulteriore rafforzamento della legittimità democratica delle istituzioni dell'Unione ottenibile migliorando la trasparenza e la responsabilità e attuando il concetto di programmazione di bilancio basata sui risultati e di corretta gestione delle risorse umane;

1.  prende atto del fatto che la Corte dei conti ("la Corte") ha stimato, sulla base del lavoro di audit svolto, che i pagamenti relativi all'esercizio chiuso al 31 dicembre 2015 per le spese amministrative e di altro genere delle istituzioni e degli organi sono, nell'insieme, esenti da errore significativo;

2.  rileva con soddisfazione che, nella sua relazione annuale sull'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2015 ("la relazione della Corte"), la Corte ha osservato che non sono state individuate debolezze significative riguardo agli aspetti sottoposti ad audit relativamente alle risorse umane e agli appalti del Consiglio europeo e del Consiglio;

3.  rileva che, nel 2015, il Consiglio europeo e il Consiglio disponevano di un bilancio globale pari a 541 791 500 EUR (534 202 300 EUR nel 2014), con un tasso di esecuzione del 92,6 %;

4.  prende atto dell'aumento di 7,6 milioni di EUR (+ 1,4 %) del bilancio del Consiglio per il 2015;

5.  prende atto della pubblicazione, da parte del Segretariato generale del Consiglio (SGC), delle relazioni annuali di attività del Servizio giuridico e delle DG "Comunicazione e gestione dei documenti" e "Amministrazione";

6.  prende atto delle spiegazioni fornite nella relazione annuale d'attività della DG Amministrazione sul sottoutilizzo sistematico degli stanziamenti; esprime comunque preoccupazione per l'alto tasso di sottoutilizzo che persiste in alcune categorie; incoraggia lo sviluppo di indicatori chiave di performance per migliorare la pianificazione di bilancio;

7.  continua ad essere preoccupato per il numero decisamente elevato degli stanziamenti riportati dal 2015 al 2016, in particolare quelli in materia di immobili, impianti e macchinari;

8.  ribadisce che il bilancio del Consiglio europeo e quello del Consiglio dovrebbero essere separati al fine di contribuire alla trasparenza della gestione finanziaria delle istituzioni e a una maggiore assunzione di responsabilità da parte di entrambe le istituzioni;

9.  chiede un quadro generale delle risorse umane, suddivise per categoria, grado, genere, nazionalità e formazione professionale;

10.  sottolinea che l'equilibrio geografico, ossia il rapporto tra la cittadinanza del personale e le dimensioni degli Stati membri, dovrebbe rimanere un elemento importante della gestione delle risorse, in particolare per quanto riguarda gli Stati membri che hanno aderito all'Unione a partire dal 2004; accoglie con favore il fatto che il Consiglio europeo e il Consiglio abbiano raggiunto una composizione equilibrata di funzionari provenienti dagli Stati membri che hanno aderito all'Unione prima del 2004 e dopo, ma sottolinea che gli Stati membri che hanno aderito all'Unione nel 2004 o successivamente sono ancora sottorappresentati al livello superiore dell'amministrazione e nei posti dirigenziali, aspetto su cui si attendono ancora progressi;

11.  prende atto dell'esistenza di una politica di equilibrio di genere presso l'SGC; accoglie con favore l'evoluzione positiva dell'equilibrio di genere a livello di dirigenza; invita comunque il Consiglio a intensificare ulteriormente i suoi sforzi, sottolineando il fatto che, alla fine del 2015, il tasso dell'equilibrio di genere nei posti dirigenziali era ancora limitato al 30 %/70 %;

12.  accoglie con favore le informazioni riguardanti le attività professionali degli ex dirigenti dell'SGC dopo la cessazione dal servizio(6) nell'anno 2015; sostiene la piena trasparenza e la pubblicazione di tali informazioni ogni anno;

13.  rileva con grande preoccupazione che, nel 2015, l'SGC non aveva ancora attuato le norme interne sulle segnalazioni di irregolarità, come indicato dal Mediatore; invita il Consiglio ad applicare queste norme senza ulteriori indugi;

14.  osserva che la tabella dell'organico del Consiglio si prefigge di rispettare l'obiettivo previsto dall'accordo interistituzionale di ridurre il personale del 5 % in cinque anni; chiede di essere informato su come tale riduzione sia compatibile con la creazione di 19 nuovi posti; propone che il Consiglio riferisca al Parlamento in merito a eventuali risparmi alternativi realizzati per compensare il ritardo nella riduzione del personale;

15.  prende atto della riorganizzazione della Direzione generale dell'Amministrazione allo scopo di migliorare la sua qualità ed efficienza; si attende che questa riforma abbia un impatto positivo sull'esecuzione del bilancio del Consiglio;

16.  esprime preoccupazione per il ritardo nella consegna dell'edificio Europa; chiede di essere informato delle conseguenze finanziarie del rinvio;

17.  reitera la richiesta che la politica immobiliare dell'Istituzione sia comunicata all'autorità di discarico; rammenta al Consiglio l'invito del Parlamento ad elaborare una relazione sullo stato di avanzamento dei progetti immobiliari e una ripartizione dettagliata delle spese finora sostenute;

18.  rileva con soddisfazione che l'SGC ha ottenuto il marchio di impresa ecodinamica nel 2015 e la certificazione EMAS nel 2016 per la sua efficace gestione ambientale;

Punto della situazione

19.  prende atto della risposta ufficiale del Segretario generale del Consiglio all'invito della commissione per il controllo dei bilanci del Parlamento di partecipare allo scambio di opinioni con i segretari generali delle altre istituzioni; osserva che la risposta si limita a ribadire la posizione del Consiglio sullo scambio di informazioni finanziarie già espressa in passato; rileva che il questionario scritto inviato all'SGC il 17 novembre 2016 con le interrogazioni dei deputati è rimasto senza risposta;

20.  ribadisce che il Consiglio dovrebbe dar prova di trasparenza e rendere pienamente conto ai cittadini dell'Unione in merito ai fondi affidatigli in quanto istituzione dell'Unione; sottolinea che ciò implica una partecipazione piena e in buona fede del Consiglio alla procedura annuale di discarico, al pari delle altre istituzioni; ritiene, a tale proposito, che un controllo efficace dell'esecuzione del bilancio dell'Unione richieda una cooperazione tra il Parlamento e il Consiglio nel quadro di un accordo operativo; deplora profondamente le difficoltà incontrate finora nelle procedure di discarico;

21.  insiste sul fatto che la spesa del Consiglio deve essere controllata al pari di quella delle altre istituzioni e sottolinea che gli elementi di base di tale controllo sono stati esposti nelle risoluzioni di discarico degli scorsi anni;

22.  ricorda che il Parlamento concede il discarico alle altre istituzioni dopo aver esaminato la documentazione fornita e le risposte date alle domande; si rammarica che il Parlamento continui a incontrare difficoltà ad ottenere risposte dal Consiglio; auspica, in tal senso, una ben maggiore cooperazione con il segretario generale del Consiglio, per il quale il 2015 è stato il primo anno in cui ha assunto queste nuove responsabilità;

23.  si rammarica del fatto che, in passato, il discarico non sia stato concesso a causa dell'insufficiente cooperazione tra il Parlamento e il Consiglio; rileva che parrebbe esservi una maggiore buona volontà da entrambe le parti ed è fiducioso che, in futuro, si compiranno progressi per rafforzare la cooperazione, il che contribuirà a migliorare l'immagine pubblica del Parlamento e del Consiglio; invita il Parlamento e il Consiglio a proseguire su questa via;

24.  sottolinea il potere del Parlamento di concedere il discarico a norma degli articoli 316, 317 e 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea e degli articoli da 164 a 167 del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 e afferma che la concessione o meno del discarico rappresenta un dovere del Parlamento nei confronti dei cittadini dell'Unione;

25.  ricorda che ciascuna delle istituzioni, quali definite all'articolo 2 ter del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012, è autonoma nell'esecuzione della rispettiva sezione del bilancio in virtù dell'autonomia di bilancio conferitale dall'articolo 55 di tale regolamento; afferma che, conformemente alla prassi e all'interpretazione delle norme in vigore e al principio dell'autonomia di bilancio del Consiglio, nonché al fine di garantire la trasparenza e la responsabilità democratica nei confronti dei contribuenti dell'Unione, il Parlamento concede il discarico a ciascuna istituzione individualmente;

26.  ritiene che una buona cooperazione tra Parlamento, Consiglio europeo e Consiglio, risultato di una procedura di dialogo aperto e formale, possa costituire un segnale positivo da trasmettere ai cittadini dell'Unione.

(1) GU L 69 del 13.3.2015.
(2) GU C 380 del 14.10.2016, pag. 1.
(3) GU C 375 del 13.10.2016, pag. 1.
(4) GU C 380 del 14.10.2016, pag. 147.
(5) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(6) Articolo 16, terzo e quarto comma, dello statuto.


Discarico 2015: Bilancio generale dell'Unione europea - Corte di giustizia
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Decisione
Risoluzione
1. Decisione del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione IV – Corte di giustizia (2016/2154(DEC))
P8_TA(2017)0148A8-0136/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015(1),

–  visti i conti annuali consolidati dell'Unione europea relativi all'esercizio 2015 (COM(2016)0475 – C8-0272/2016)(2),

–  vista la relazione annuale della Corte dei conti sull'esecuzione del bilancio per l'esercizio finanziario 2015, corredata delle risposte delle istituzioni(3),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(4), presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2015, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti l'articolo 314, paragrafo 10, e gli articoli 317, 318 e 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(5), in particolare gli articoli 55, 99, 164, 165 e 166,

–  visti l'articolo 94 e l'allegato IV del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e il parere commissione giuridica (A8-0136/2017),

1.  concede il discarico al cancelliere della Corte di giustizia per l'esecuzione del bilancio della Corte di giustizia per l'esercizio 2015;

2.  esprime le sue osservazioni nella risoluzione in appresso;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione e la risoluzione che ne costituisce parte integrante alla Corte di giustizia, al Consiglio europeo, al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti nonché al Mediatore europeo, al Garante europeo della protezione dei dati e al Servizio europeo per l'azione esterna, e di provvedere alla loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

2. Risoluzione del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 recante le osservazioni che costituiscono parte integrante della decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione IV – Corte di giustizia (2016/2154(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  vista la sua decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione IV – Corte di giustizia,

–  visti l'articolo 94 e l'allegato IV del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e il parere della commissione giuridica (A8-0136/2017),

A.  considerando che, nel contesto della procedura di discarico, l'autorità di discarico sottolinea la particolare importanza di rafforzare ulteriormente la legittimità democratica delle istituzioni dell'Unione migliorando la trasparenza e la responsabilità e attuando il concetto di programmazione di bilancio basata sui risultati e buona governance delle risorse umane;

1.  osserva con soddisfazione che, nella sua relazione annuale per il 2015, la Corte dei conti ha constatato che per la Corte di giustizia dell'Unione europea ("Corte di giustizia") non sono emerse debolezze significative in merito agli aspetti sottoposti ad audit che riguardano le risorse umane e gli appalti;

2.  accoglie con favore il fatto che la Corte dei conti, sulla base del lavoro di audit svolto, abbia concluso che i pagamenti relativi all'esercizio chiuso al 31 dicembre 2015 per le spese amministrative e di altra natura della Corte di giustizia sono, nell'insieme, privi di errori rilevanti;

3.  prende atto che nel 2015 la Corte di giustizia disponeva di stanziamenti per un totale di 357 062 000 EUR (rispetto a 355 367 500 EUR nel 2014), e che il tasso di esecuzione era del 99 %; plaude al tasso di utilizzo molto elevato nel 2015, identico a quello del 2014;

4.  osserva che le previsioni di entrate della Corte di giustizia per l'esercizio 2015 ammontavano a 44 856 000 EUR; chiede alla Corte di giustizia di spiegare il motivo per cui i diritti accertati dell'esercizio 2015 ammontino a 49 510 442 EUR, importo che supera del 10,4 % le previsioni;

5.  osserva che le entrate sui diritti riportati dal 2014 al 2015 sono pari a 84 620,37 EUR e che l'84,28 % rappresenta le entrate provenienti da persone che lavorano per le istituzioni e altri organismi dell'Unione;

6.  rileva che il bilancio della Corte di giustizia è principalmente amministrativo, e che circa il 75 % è utilizzato per spese relative a persone che lavorano all'interno della Corte di giustizia, mentre l'importo restante riguarda spese relative a immobili, mobilio e attrezzature nonché compiti specifici svolti dall'istituzione; sottolinea tuttavia che la programmazione di bilancio basata sui risultati non dovrebbe essere applicata unicamente al bilancio della Corte di giustizia nel suo complesso, ma dovrebbe altresì prevedere la definizione di obiettivi SMART (specifici, misurabili, attuabili, realistici e temporalmente definiti) per i singoli piani annuali dei dipartimenti, delle unità e del personale; invita, a tale proposito, la Corte di giustizia a introdurre maggiormente il principio della programmazione di bilancio basata sui risultati nelle sue operazioni quotidiane;

7.  si compiace della produttività dell'attività giurisdizionale della Corte di giustizia nel 2015, con 1 711 cause esaminate dinanzi ai tre tribunali e 1 755 cause concluse; osserva che si tratta del numero annuo di cause più elevato nella storia della Corte di giustizia;

8.  osserva che la Corte di giustizia ha chiuso 616 cause nel 2015, che corrisponde a una diminuzione rispetto al 2014 (nel 2014 le cause concluse erano 719), e che le sono state presentate 713 nuove cause (rispetto a 622 nel 2014);

9.  rileva che nel 2015 sono state presentate al Tribunale 831 nuove cause e che esso ne ha trattate 987, dati che indicano un aumento generale del numero di procedimenti rispetto agli anni precedenti;

10.  osserva che nel 2015 il Tribunale della funzione pubblica ha completato 152 cause, come nel 2014, e che gli sono state presentate 167 nuove cause; sottolinea che il 2015, dieci anni dopo la sua istituzione, è stato l'ultimo anno di esistenza del Tribunale; ritiene opportuno che la Corte di giustizia esegua una valutazione approfondita dei dieci anni di attività;

11.  rileva che le statistiche giudiziarie delle tre giurisdizioni della Corte di giustizia per il 2015 confermano la tendenza osservata negli ultimi anni in termini di durata media dei procedimenti, la quale rimane a livelli soddisfacenti (per la Corte di giustizia: 15,3 mesi per i rinvii pregiudiziali (rispetto a 15 mesi nel 2014), 1,9 mesi per i rinvii pregiudiziali d'urgenza (rispetto a 2,2 mesi nel 2014), 17,6 mesi per i ricorsi diretti (rispetto a 20 mesi nel 2014) e 14 mesi per le impugnazioni (contro 14,5 mesi nel 2014); per il Tribunale e il Tribunale della funzione pubblica rispettivamente 20,6 mesi (rispetto a 23,4 mesi nel 2014) e 12,1 mesi (rispetto a 12,7 mesi nel 2014) per tutte le cause trattate); ritiene che le modifiche dello statuto della Corte di giustizia adottate nel 2015 non possano che sostenere ulteriormente tale sforzo di razionalizzazione;

12.  accoglie favorevolmente il fatto che il numero di cause concluse sia aumentato del 57 % nel periodo 2007-2015, in gran parte grazie agli sforzi coordinati dei tribunali e del personale ausiliario, nonostante l'aumento estremamente limitato del numero di agenti ausiliari in tale periodo;

13.  rileva che nel 2015 è stata adottata la riforma dell'architettura giudiziaria della Corte di giustizia, che è stata accompagnata dall'elaborazione di un nuovo regolamento di procedura del Tribunale; comprende che, in virtù del fatto che il numero dei giudici del Tribunale è raddoppiato in un procedimento a tre stadi che si estende fino al 2019, tale riforma consentirà alla Corte di giustizia di continuare a far fronte all'aumento del numero delle cause; intende analizzare i risultati di tale riforma in termini di capacità della Corte di giustizia di gestire le cause entro un tempo ragionevole e nel rispetto dei requisiti del giusto processo;

14.  ritiene che tale riforma consentirà alla Corte di giustizia di far fronte in modo più rapido ed efficace all'aumento del carico di lavoro e di tutelare gli interessi di coloro che chiedono giustizia, rispettando il loro diritto a un processo equo in tempi ragionevoli, conformemente agli obiettivi di un servizio efficiente e di elevata qualità;

15.  rileva l'imminente rifusione del codice di condotta dei membri, che chiarirà le condizioni per lo svolgimento di attività esterne e la pubblicazione dei loro interessi finanziari; chiede un maggiore livello di trasparenza in merito alle attività esterne di ciascun giudice; chiede alla Corte di giustizia di fornire informazioni riguardanti altri impieghi e attività esterne retribuite dei giudici sul proprio sito web e nelle relazioni annuali di attività;

16.  osserva che degli impegni delle missioni pari a 295 500 EUR sono stati utilizzati solo 41 209 EUR; sottolinea che tale sottoinvestimento poteva essere evitato; chiede alla Corte di giustizia di migliorare la programmazione di bilancio e la responsabilità in merito al bilancio delle missioni e sottolinea che i principi delle missioni devono essere efficaci sotto il profilo dei costi;

17.  ritiene che la Corte di giustizia dovrebbe rendere disponibili un quadro generale dei partecipanti e i contenuti delle riunioni con soggetti esterni diversi da quelli legati alla sua attività giurisdizionale;

18.  chiede alla Corte di giustizia di fornire all'autorità di discarico, entro giugno 2017, un elenco delle riunioni con lobbisti, associazioni professionali e società civile; chiede alla Corte di giustizia di presentare i verbali di tali riunioni entro giugno 2017;

19.  prende atto con soddisfazione dei miglioramenti apportati all'applicazione e-Curia e del fatto che tutti gli Stati membri l'hanno utilizzata nel 2015; ritiene che, parallelamente alla dematerializzazione dei documenti, vada migliorata la sicurezza dei dati;

20.  osserva che, secondo la sua relazione annuale sulla gestione per il 2015, la Corte di giustizia collabora strettamente con l'équipe della Corte dei conti incaricata di eseguire la valutazione delle sue prestazioni; osserva, a tale proposito, che la Corte di giustizia ha creato ostacoli al lavoro dell'équipe di audit all'inizio della procedura di audit; rileva con soddisfazione che la Corte di giustizia ha migliorato la sua cooperazione con i revisori e ha fornito ulteriori documenti alla Corte dei conti; è consapevole che il principio della segretezza delle deliberazioni è necessario per consentire di tutelare l'indipendenza dei responsabili decisionali, promuovere la coerenza e il carattere definitivo delle decisioni e impedire che i responsabili decisionali dedichino più tempo alla stesura delle loro decisioni piuttosto che al processo decisionale in sé; segnala, tuttavia, che la segretezza delle deliberazioni come principio ab ovo evita eventuali controlli esterni; invita pertanto la Corte di giustizia a elaborare un meccanismo di controllo interno/di ricorso al fine di fornire in tali casi un certo grado di controllo

21.  osserva che la Corte di giustizia ha rispettato l'accordo interistituzionale inteso a ridurre il personale del 5 % in cinque anni;

22.  prende atto dell'elevata percentuale di posti occupati (98 %) nonostante l'elevato tasso di avvicendamento del personale alla Corte di giustizia e sostiene la sua politica attiva in materia di assunzioni; invita la Corte di giustizia a elaborare norme in relazione al fenomeno delle porte girevoli;

23.  accoglie favorevolmente lo scambio di personale effettuato tra la Corte di giustizia e la Banca centrale europea nel 2015 e auspica che tale cooperazione continui negli anni a venire;

24.  accoglie favorevolmente l'iniziativa della Corte di giustizia di aumentare l'equilibrio di genere nei posti dirigenziali e il fatto che l'equilibrio di genere nelle posizioni direttive di livello superiore e intermedio abbia raggiunto un livello del 35 %-65 % nel 2015; ritiene tuttavia che vi sia un ulteriore margine di miglioramento in tale ambito in seno all'istituzione; osserva inoltre che il Parlamento e il Consiglio si sono posti l'obiettivo di assicurare la parità tra donne e uomini in sede di nomina dei nuovi giudici presso il Tribunale(6);

25.  sottolinea che l'equilibrio geografico, in particolare il rapporto tra la nazionalità del personale e le dimensioni degli Stati membri, deve continuare a rappresentare un elemento importante nella gestione delle risorse, in particolare per quanto riguarda gli Stati membri che hanno aderito all'Unione nel 2004 o successivamente;

26.  si compiace del fatto che la Corte di giustizia abbia raggiunto una composizione maggiormente equilibrata per quanto riguarda i funzionari provenienti dagli Stati membri che hanno aderito all'Unione prima del 2004 e quelli provenienti dagli Stati membri che hanno aderito all'Unione nel 2004 o successivamente; esprime tuttavia profonda preoccupazione per il notevole squilibrio geografico nelle posizioni direttive di livello superiore e intermedio, a sfavore degli Stati membri che hanno aderito all'Unione nel 2004 o in seguito; invita la Corte di giustizia ad adoperarsi per porre rimedio a tale situazione e a riferire al Parlamento in merito ai miglioramenti conseguiti in proposito;

27.  si rammarica che le norme interne sulle denunce di irregolarità della Corte di giustizia siano state adottate solo all'inizio del 2016; raccomanda alla Corte di giustizia di diffondere tali norme tra i membri del suo personale in modo che tutti ne siano a conoscenza; chiede alla Corte di giustizia di fornire entro giugno 2017 informazioni dettagliate sugli eventuali casi di denunce di irregolarità verificatisi nel 2015 e su come siano stati gestiti e risolti;

28.  esorta la Corte di giustizia a introdurre la presentazione delle dichiarazioni di interessi, invece delle dichiarazioni di assenza di conflitti di interessi, in quanto l'autovalutazione dei conflitti di interessi costituisce di per sé un conflitto di interessi; ritiene che la valutazione di una situazione di conflitto di interessi debba essere svolta da una parte indipendente; chiede alla Corte di giustizia di riferire entro giugno 2017 in merito ai cambiamenti introdotti e di indicare chi sia responsabile del controllo delle situazioni di conflitto di interessi; ribadisce che la trasparenza è un elemento fondamentale per la fiducia del pubblico; invita la Corte di giustizia a definire regole chiare in relazione al fenomeno delle "porte girevoli" e a introdurre misure e sanzioni dissuasive, quali la riduzione delle pensioni o il divieto di lavorare in organismi analoghi per almeno tre anni, nell'ottica di evitare tale fenomeno;

29.  prende atto della cooperazione tra la Corte di giustizia e i servizi di interpretazione della Commissione e del Parlamento nel quadro del comitato interistituzionale della traduzione e dell'interpretazione, soprattutto nell'ambito dell'interpretazione; auspica e sostiene l'estensione di tale cooperazione al settore della traduzione, laddove possibile e senza compromettere le responsabilità della Corte di giustizia;

30.  invita la Corte di giustizia a trasmettere al Parlamento i costi di traduzione conformemente alla metodologia armonizzata concordata nell'ambito del gruppo di lavoro interistituzionale sugli indicatori interistituzionali principali di attività e di rendimento;

31.  constata che la direzione della traduzione della Corte di giustizia ha registrato un aumento del carico di lavoro dell'1,4 % e che la sua produttività è aumentata del 7 % nel 2015, grazie al controllo dell'esternalizzazione dei lavori e alla messa in atto di nuovi strumenti di ausilio alla traduzione;

32.  sostiene la revisione della spesa e delle condizioni per l'utilizzo delle autovetture di servizio condotta congiuntamente dai servizi di audit interno della Corte di giustizia e dalla Corte dei conti; invita la Corte di giustizia a valutare, nell'ambito di tale revisione, la possibilità di ridurre il numero di autovetture di servizio a disposizione dei suoi membri e del suo personale; invita altresì la Corte di giustizia a migliorare i propri controlli in merito all'utilizzo delle autovetture di servizio a fini privati;

33.  accoglie favorevolmente l'impegno della Corte di giustizia, che si è posta ambiziosi obiettivi in materia di ambiente; incoraggia l'istituzione ad applicare i principi relativi ad appalti pubblici verdi e chiede che siano predisposte norme e una dotazione sufficiente per le compensazioni delle emissioni di carbonio;

34.  prende atto delle informazioni dettagliate in merito alla politica immobiliare della Corte di giustizia, specialmente per quanto riguarda la realizzazione del quinto ampliamento dell'attuale complesso immobiliare;

35.  accoglie favorevolmente l'apertura dell'archivio storico della Corte di giustizia presso gli archivi storici dell'Unione a Firenze;

36.  plaude all'iniziativa della Corte di giustizia di pubblicare la sua relazione annuale di attività in un nuovo formato; invita la Corte di giustizia a pubblicare la relazione annuale della Corte dei conti, in particolare le sezioni riguardanti la Corte di giustizia;

37.  chiede alla Corte di giustizia di migliorare la sua politica di comunicazione nei confronti dei cittadini dell'Unione;

38.  considera incompleta la risposta fornita dalla Corte di giustizia al quesito del Parlamento (quesito n. 26) relativo alle indennità; chiede alla Corte di giustizia di fornire chiarimenti e una risposta chiara e dettagliata.

(1) GU L 69 del 13.3.2015.
(2) GU C 380 del 14.10.2016, pag. 1.
(3) GU C 375 del 13.10.2016, pag. 1.
(4) GU C 380 del 14.10.2016, pag. 147.
(5) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(6) Cfr. l'allegato alla risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 28 ottobre 2015, Dichiarazione comune del Parlamento europeo e del Consiglio – Testi approvati in tale data, P8_TA(2015)0377.


Discarico 2015: Bilancio generale dell'UE - Corte dei conti
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Decisione
Risoluzione
1. Decisione del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione V – Corte dei conti (2016/2155(DEC))
P8_TA(2017)0149A8-0151/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015(1),

–  visti i conti annuali consolidati dell'Unione europea relativi all'esercizio 2015 (COM(2016)0475 – C8-0273/2016)(2),

–  vista la relazione annuale della Corte dei conti sull'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2015, corredata delle risposte delle istituzioni(3),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(4) presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2015, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti l'articolo 314, paragrafo 10, e gli articoli 317, 318 e 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(5), in particolare gli articoli 55, 99, 164, 165 e 166,

–  visti l'articolo 94 e l'allegato IV del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0151/2017),

1.  concede il discarico al Segretario generale della Corte dei conti per l'esecuzione del bilancio della Corte dei conti per l'esercizio 2015;

2.  esprime le sue osservazioni nella risoluzione in appresso;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione e la risoluzione che ne costituisce parte integrante alla Corte dei conti, al Consiglio europeo, al Consiglio, alla Commissione, alla Corte di giustizia dell'Unione europea, al Mediatore europeo, al Garante europeo della protezione dei dati e al Servizio europeo per l'azione esterna, e di provvedere alla loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

2. Risoluzione del Parlamento europeo del 27 aprile 2017recante le osservazioni che costituiscono parte integrante della decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione V – Corte dei conti (2016/2155(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  vista la sua decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione V – Corte dei conti,

–  vista la relazione speciale n. 15/2012 della Corte dei conti europea dal titolo "La gestione del conflitto di interessi in quattro Agenzie UE",

–  visti l'articolo 94 e l'allegato IV del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0151/2017),

A.  considerando che, nel contesto della procedura di discarico, l'autorità di discarico sottolinea la particolare importanza di rafforzare ulteriormente la legittimità democratica delle istituzioni dell'Unione migliorando la trasparenza e la responsabilità e attuando il concetto di programmazione di bilancio basata sui risultati e buona governance delle risorse umane;

1.  apprezza la cooperazione fra la Corte dei conti (di seguito "la Corte") e la commissione per il controllo dei bilanci del Parlamento europeo e si compiace del feedback sistematico in risposta alle richieste del Parlamento; valuta positivamente la recente prassi che consente al Parlamento di presentare suggerimenti alla Corte riguardo al suo programma di lavoro annuale; chiede un dialogo annuale ancor più strutturato tra il Presidente della Corte e la Conferenza dei presidenti di commissione del Parlamento;

2.  osserva che i conti annuali della Corte sono sottoposti a revisione contabile da parte di un revisore esterno indipendente al fine di garantire il rispetto dei medesimi principi di trasparenza e di responsabilità applicati dal revisore contabile ai soggetti che sottopone a revisione; prende atto del parere del revisore contabile secondo cui i rendiconti finanziari della Corte presentano un'immagine fedele della situazione finanziaria della Corte;

3.  osserva che nel 2015 gli stanziamenti definitivi della Corte ammontavano in totale a 132 906 000 EUR (contro i 133 498 000 EUR del 2014) e che il tasso generale di esecuzione del bilancio è stato del 98,68 %; evidenzia che il tasso di esecuzione è stato inferiore rispetto al 2014 (98,8 %);

4.  sottolinea che il bilancio della Corte è puramente amministrativo e che gran parte dello stesso è utilizzata per spese relative al personale dell'istituzione; sottolinea tuttavia che la programmazione di bilancio basata sui risultati non dovrebbe essere applicata unicamente al bilancio dell'istituzione nel suo complesso, ma dovrebbe altresì prevedere la definizione di obiettivi SMART (specifici, misurabili, attuabili, realistici e temporalmente definiti) per i singoli piani annuali dei dipartimenti, delle unità e del personale; si compiace, a tale proposito, del fatto che la Corte applichi il principio della programmazione di bilancio basata sui risultati nelle sue operazioni quotidiane;

5.  rammenta alla Corte che, in conformità dell'orientamento comune orientamento comune sulle agenzie decentrate adottato nel luglio 2012 dal Parlamento, dal Consiglio e dalla Commissione (di cui al punto 54), l'audit delle agenzie decentrate rimane "sotto la piena responsabilità della Corte, che gestisce tutte le procedure amministrative e d'appalto necessarie" ; incoraggia la Corte a presentare proposte per risolvere la questione dell'audit delle agenzie nel contesto dell'attuale revisione del regolamento finanziario e della futura revisione del regolamento finanziario quadro; ritiene che siano necessari chiarimenti al riguardo nell'ottica di ridurre qualunque eccessivo onere amministrativo a carico delle agenzie decentrate, ferma restando la necessità dei lavori della Corte e senza pregiudicare la loro efficacia;

6.  constata che la riforma della Corte è stata attuata nel 2015 ed è considerata un successo dalla Corte stessa; attende con interesse di ricevere una valutazione intermedia della strategia 2013-2017 della Corte, inclusa un'analisi riguardo al raggiungimento dei principali obiettivi della riforma;

7.  accoglie con favore l'impostazione basata sul valore aggiunto dell'Unione adottata dalla Corte nelle sue relazioni; invita a proseguire la collaborazione con le altre istituzioni dell'Unione per mettere a punto indicatori di risultato e priorità per una buona governance finanziaria;

8.  osserva che la revisione dell'articolo 163 del regolamento finanziario prevede che "le relazioni speciali siano elaborate e adottate entro [...] 13 mesi"(6); rileva che nel 2015 tale termine non è stato rispettato; esorta la Corte a rispettare il termine previsto senza compromettere la qualità delle relazioni; incoraggia la Corte, in questo contesto, a migliorare le raccomandazioni contenute nelle sue relazioni speciali affinché siano ancor più mirate;

9.  ritiene che le istituzioni destinatarie debbano dare maggiore rilievo alle relazioni speciali della Corte, che dovrebbero essere oggetto di relazioni annuali ad hoc; sottolinea che sarebbe possibile aumentare l'efficacia delle relazioni speciali distinte se queste fossero raggruppate nel tempo per settori strategici specifici, consentendo in tal modo al Parlamento di elaborare relazioni ad hoc in merito a tali relazioni speciali della Corte, al di fuori del ciclo del discarico;

10.  deplora il fatto che la Corte, ad oggi, non abbia ancora presentato una relazione speciale sui conflitti di interessi in tutte le agenzie, in particolare quelle connesse alle industrie, nonostante le reiterate richieste formulate dal Parlamento sin dal 2012 nelle sue risoluzioni relazioni di discarico; esorta la Corte a elaborare e a pubblicare una prima relazione speciale sui conflitti di interessi entro la fine di giugno 2017 e a pubblicare le relazioni successive con cadenza annuale; ritiene che l'elaborazione di relazioni annuali della Corte sui conflitti di interessi sia fondamentale per l'integrità delle istituzioni, degli organi e delle agenzie dell'Unione, e per evitare conflitti di interesse tra tali agenzie, in particolare quelle connesse all’industria e ai gruppi di lobbying;

11.  osserva che la Corte rispetta l'accordo interistituzionale inteso a ridurre il personale del 5 % in cinque anni; chiede di essere informato entro giugno 2017 sul modo in cui questa riduzione sia compatibile con le nuove assunzioni effettuate dalla Corte nel 2015 e sulla percentuale delle nuove assunzioni nel 2015;

12.  deplora lo squilibrio di genere in seno alla Corte, fra i cui membri nel 2015 erano presenti 5 donne contro 23 uomini, e si rammarica per il fatto che nel 2016 il numero delle donne sia passato a tre; deplora altresì che alla Corte persista uno squilibrio di genere nelle posizioni direttive di livello superiore e intermedio (30,4 % /di donne contro 69,6 % di uomini); invita la Corte a promuovere l'equilibrio di genere, in particolare nelle posizioni direttive; sollecita inoltre la Corte a riferire all'autorità di discarico in merito alle misure adottate e ai risultati raggiunti a tale riguardo, senza che la sua missione sia pregiudicata;

13.  sottolinea che l'equilibrio geografico, in particolare il rapporto proporzionale tra i membri del personale di una particolare nazionalità e le dimensioni del relativo Stato membro, deve continuare a rappresentare un elemento importante nella gestione delle risorse, in particolare per quanto riguarda gli Stati membri che hanno aderito all'Unione nel 2004 o successivamente; si compiace del fatto che la Corte abbia raggiunto una composizione globalmente equilibrata per quanto riguarda i funzionari provenienti dagli Stati membri che hanno aderito all'Unione prima del 2004 e quelli provenienti dagli Stati membri che hanno aderito all'Unione nel 2004 o successivamente; sottolinea tuttavia che gli Stati membri che hanno aderito all'Unione nel 2004 o successivamente sono ancora sottorappresentati al livello di amministrazione più elevato e nelle posizioni dirigenziali, e che è ancora necessario realizzare progressi al riguardo;

14.  esprime preoccupazione per l'elevato numero di giorni di congedo di malattia utilizzati dal personale; invita la Corte a provvedere affinché le sue attività in materia di benessere permettano di assicurare il benessere del personale, così da poter assolvere più efficacemente alla propria missione fondamentale;

15.  prende atto del metodo utilizzato dalla Corte per il calcolo dei congedi di malattia del personale; ritiene che tale metodo non permetta di calcolare in modo efficace le assenze per malattia; invita la Corte ad applicare un sistema di calcolo basato sui giorni lavorativi di assenza per singolo dipendente, come avviene presso altre istituzioni;

16.  osserva che la Corte ha organizzato cinque giornate esterne, principalmente in preparazione alla riforma della Corte, cui hanno partecipato solo pochi membri del personale (soltanto 107); invita la Corte a rendere più mirate le sue attività in materia di benessere affinché includano lo sviluppo proattivo e positivo delle risorse umane, assicurando una partecipazione del personale quanto più ampia possibile;

17.  prende atto del rafforzamento del quadro etico della Corte mirante a prevenire i conflitti di interessi come pure le violazioni da parte dei membri del personale; invita la Corte a riferire al Parlamento in merito alla revisione delle sue norme interne contro le molestie;

18.  esorta la Corte a introdurre la presentazione delle dichiarazioni di interessi, invece delle dichiarazioni di assenza di conflitti di interessi, in quanto l'autovalutazione dei conflitti di interessi costituisce di per sé un conflitto di interessi; ritiene che la valutazione di una situazione di conflitto di interessi debba essere svolta da una terza parte che sia indipendente; chiede alla Corte di riferire entro giugno 2017 in merito ai cambiamenti introdotti e di indicare chi è responsabile del controllo delle situazioni di conflitto di interessi; ribadisce che l'integrità e la trasparenza sono elementi fondamentali per la fiducia del pubblico; invita la Corte a definire regole chiare in relazione al fenomeno delle "porte girevoli" e a introdurre misure e sanzioni dissuasive, quali la riduzione delle pensioni o il divieto di lavorare in organismi analoghi per almeno tre anni, nell'ottica di evitare tale fenomeno;

19.  ricorda alla Corte che le agenzie decentrate dell'Unione devono adottare codici di buona condotta amministrativa e sono incoraggiate a utilizzare il registro per la trasparenza quale strumento di riferimento per la loro interazione con i rappresentanti pertinenti;

20.  invita la Corte ad aderire all'accordo interistituzionale su un registro per la trasparenza obbligatorio;

21.  accoglie con favore la creazione di un portale per la trasparenza sul sito web della Corte e plaude al fatto che la Corte abbia già adottato norme sulle denunce di irregolarità; raccomanda alla Corte di diffondere tali norme tra i membri del suo personale in modo che tutti ne siano a conoscenza; chiede alla Corte di fornire entro giugno 2017 informazioni dettagliate sugli eventuali casi di denunce di irregolarità verificatisi nel 2015 e su come siano stati gestiti e risolti;

22.  rileva che nel 2015 la Corte era in possesso di tre edifici: K1, K2 e K3; invita la Corte a includere la pianificazione relativa ai lavori di ammodernamento di tali edifici nella sua relazione annuale di attività e a garantire l'applicazione delle più elevate norme in materia di efficienza energetica nel quadro dell'ammodernamento;

23.  prende atto della sintesi della politica immobiliare della Corte figurante nella sua relazione annuale di attività e chiede di ricevere in futuro informazioni più dettagliate in materia;

24.  rileva che nel 2015 il volume del lavoro di traduzione è aumentato quasi del 3 % rispetto al 2014; constata che, nell'ambito della riforma della Corte, la struttura della direzione della traduzione è stata ottimizzata; invita la Corte a chiarire in che modo tale direzione abbia migliorato le sue attività;

25.  prende atto dei negoziati in corso tra la Corte e l'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) in vista di un possibile accordo amministrativo; invita la Corte a riferire in merito ai progressi compiuti nel quadro di tali negoziati;

26.  invita nuovamente la Corte a includere nelle sue relazioni annuali di attività, nel rispetto delle norme vigenti in materia di riservatezza e protezione dei dati, i risultati e le conseguenze dei casi chiusi dall'OLAF nei quali l'indagine aveva per oggetto l'istituzione o qualsiasi membro del suo personale;

27.  prende atto della raccomandazione del servizio di audit interno di considerare un utilizzo più razionale dei veicoli ufficiali della Corte; invita la Corte ad affrontare la questione in collaborazione con la Corte di giustizia dell'Unione europea e a informare il Parlamento delle azioni intraprese per razionalizzare la gestione del parco veicoli;

28.  accoglie con favore gli sforzi profusi e i risultati raggiunti dalla Corte in termini di riduzione della propria impronta ambientale; rileva che nel 2013 la Corte ha avviato un progetto relativo al sistema di ecogestione e audit (EMAS) mirante a ottenere la certificazione EMAS entro la fine del 2016; si compiace del fatto che il 13 novembre 2015 la Corte abbia adottato una politica ambientale che formalizza la sua partecipazione a un'iniziativa di gestione ambientale di elevata qualità; esprime preoccupazione per il ritardo della certificazione EMAS;

29.  sottolinea l'importanza di ampliare la cooperazione con le università dell’Unione per la creazione di corsi specializzati in materia di audit europeo; chiede alla Corte di tenere informato il Parlamento circa i progressi e i risultati di tale futura cooperazione rafforzata;

30.  invita la Corte a considerare la possibilità di formulare raccomandazioni su come migliorare la comunicazione riguardo al bilancio dell'Unione, alle sue funzioni e ai suoi obiettivi, nonché su come illustrare più efficacemente il suo funzionamento ai cittadini.

(1) GU L 69 del 13.3.2015.
(2) GU C 380 del 14.10.2016, pag. 1.
(3) GU C 375 del 13.10.2016, pag. 1.
(4) GU C 380 del 14.10.2016, pag. 147.
(5) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(6) Cfr. articolo 251, paragrafo 1, della proposta della Commissione COM(2016)0605.


Discarico 2015: Bilancio generale dell'Unione europea - Comitato economico e sociale europeo
PDF 254kWORD 54k
Decisione
Risoluzione
1. Decisione del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione VI – Comitato economico e sociale europeo (2016/2156(DEC))
P8_TA(2017)0150A8-0144/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015(1),

–  visti i conti annuali consolidati dell'Unione europea relativi all'esercizio 2015 (COM(2016)0475 – C8-0274/2016)(2),

–  vista la relazione annuale della Corte dei conti sull'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2015, corredata delle risposte delle istituzioni(3),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(4) presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2015, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti l'articolo 314, paragrafo 10, e gli articoli 317, 318 e 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(5), in particolare gli articoli 55, 99, 164, 165 e 166,

–  visti l'articolo 94 e l'allegato IV del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0144/2017),

1.  concede il discarico al Segretario generale del Comitato economico e sociale europeo per l'esecuzione del bilancio del Comitato economico e sociale europeo per l'esercizio 2015;

2.  esprime le sue osservazioni nella risoluzione in appresso;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione e la risoluzione che ne costituisce parte integrante al Comitato economico e sociale europeo, al Consiglio europeo, al Consiglio, alla Commissione, alla Corte di giustizia dell'Unione europea, alla Corte dei conti, al Comitato delle regioni nonché al Mediatore europeo, al Garante europeo della protezione dei dati e al Servizio europeo per l'azione esterna, e di provvedere alla loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

2. Risoluzione del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 recante le osservazioni che costituiscono parte integrante della decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione VI – Comitato economico e sociale europeo (2016/2156(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  vista la sua decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione VI – Comitato economico e sociale europeo,

–  visti l'articolo 94 e l'allegato IV del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0144/2017),

A.  considerando che, nel contesto della procedura di discarico, l'autorità di discarico sottolinea la particolare importanza di un ulteriore rafforzamento della legittimità democratica delle istituzioni dell'Unione ottenibile migliorando la trasparenza e la responsabilità e attuando il concetto di programmazione di bilancio basata sui risultati e buona governance delle risorse umane;

1.  accoglie con favore la conclusione della Corte dei conti ("la Corte"), secondo cui i pagamenti relativi all'esercizio chiuso al 31 dicembre 2015 per le spese amministrative e di altra natura del Comitato economico e sociale europeo ("il Comitato") sono, nell'insieme, privi di errori rilevanti;

2.  osserva con soddisfazione che, nella sua relazione annuale per il 2015, la Corte ha constatato che per il Comitato non sono emerse debolezze significative in merito agli aspetti sottoposti ad audit che riguardano le risorse umane e gli appalti;

3.  prende atto che nel 2015 il bilancio del Comitato ammontava a 129 100 000 EUR (rispetto a 128 559 380 EUR nel 2014), con un tasso di utilizzo del 95,9 %; osserva che si registra un lieve incremento del tasso di utilizzo nel 2015 rispetto al 2014;

4.  sottolinea che il bilancio del Comitato è principalmente amministrativo, e che gran parte dello stesso è utilizzata per spese relative a persone che lavorano all'interno dell'istituzione, mentre l'importo restante riguarda spese relative a immobili, mobilio e attrezzature nonché costi di funzionamento vari; sottolinea tuttavia che la programmazione di bilancio basata sui risultati non dovrebbe essere applicata unicamente al bilancio del Comitato nel suo complesso, ma dovrebbe altresì prevedere la definizione di obiettivi SMART (specifici, misurabili, attuabili, realistici e temporalmente definiti) per i diversi dipartimenti, unità e piani annuali del personale; invita, a tale proposito, il Comitato ad introdurre il principio della programmazione di bilancio basata sui risultati in modo più esteso nelle sue operazioni quotidiane;

5.  prende atto delle osservazioni del Comitato sul seguito dato alla risoluzione del Parlamento sul discarico 2014, allegate alla relazione annuale d'attività del Comitato; accoglie con favore l'istituzione di uno specifico servizio di sostegno per gli appalti pubblici nel 2015;

6.  osserva che il 2015 è stato il primo anno di un nuovo mandato del Comitato, fatto che può avere influito sui risultati, in particolare delle direzioni legislative, compresa l'interpretazione, e le direzioni comunicazione e risorse umane;

7.  osserva che, la relazione sull'attuazione dell'accordo di cooperazione tra il Parlamento e il Comitato ("l'accordo"), valuta la cooperazione tra le due istituzioni in modo positivo e tempestivo;

8.  rileva che, a giudizio del Comitato, la natura della cooperazione "più intensa" di cui all'accordo deve essere meglio chiarita e che alcuni elementi devono ancora essere attuati appieno e richiedono un impegno costante da parte di entrambe le istituzioni; è convinto che ulteriori sforzi per la completa attuazione dell'accordo e lo sviluppo di sinergie produrranno risultati positivi per entrambe le parti;

9.  ribadisce la sua richiesta affinché una valutazione congiunta delle economie di bilancio risultanti dall'accordo sia inserita nel suo riesame intermedio o nella prossima relazione sul seguito dato all'accordo;

10.  rileva che i pareri del Comitato non sono integrati correttamente nei lavori del Parlamento e invita il Comitato a elaborare proposte in collaborazione con il Segretario generale del Parlamento per semplificare le procedure del Comitato e del Parlamento al riguardo;

11.  osserva la conclusione di un nuovo accordo di cooperazione amministrativa bilaterale tra il Comitato e il Comitato delle regioni, firmato nel 2015; auspica che tale accordo garantisca una maggiore efficienza in entrambe le istituzioni; ritiene che occorra prevedere l'accorpamento delle funzioni amministrative simili in modo da evitare inutili duplicazioni di attività;

12.  osserva che l'accesso diretto tra gli edifici RMD e REM è stato chiuso dal Parlamento per motivi di sicurezza dopo gli attentati terroristici di Parigi del novembre 2015; confida nel fatto che il Parlamento riesamini le preoccupazioni in materia di sicurezza, poiché la riapertura del passaggio sarebbe vantaggiosa per le tre istituzioni;

13.  accoglie con favore le modifiche amministrative applicate nel 2015, in particolare la piena attuazione di un sistema basato sui costi per il rimborso delle spese di viaggio dei membri e il completo rinnovamento del portale dei membri; invita il Comitato a fornire una panoramica comparativa annuale delle spese di viaggio dei membri per il 2014, 2015 e 2016;

14.  prende atto del fatto che, secondo il regolamento interno del Comitato, i suoi membri sono completamente indipendenti nello svolgimento delle loro mansioni, nell'interesse generale dell'Unione; osserva che le dichiarazioni di interessi dei membri sono disponibili sul sito Internet del Comitato; invita il Comitato ad aderire al futuro accordo interistituzionale su un registro per la trasparenza obbligatorio;

15.  esprime preoccupazione per l'elevato numero di posti vacanti permanenti nel 2015 e incoraggia il Comitato ad attuare le misure necessarie per migliorare le procedure di assunzione;

16.  rileva con apprensione il costante squilibrio di genere nelle posizioni direttive di livello superiore e intermedio (ossia il 30 %/70 % nelle posizioni direttive di livello superiore); deplora inoltre lo squilibrio geografico nelle posizioni direttive di livello superiore e intermedio, in particolare la penuria di personale proveniente da Stati membri che hanno aderito all'Unione nel 2004 o successivamente; invita il Comitato a intervenire per correggere tali squilibri e a riferire all'autorità di discarico in merito alle misure adottate, nonché ai risultati ottenuti;

17.  osserva che il Comitato ha in programma di rispettare l'accordo interistituzionale(6) volto a ridurre il personale del 5 % in cinque anni; chiede di essere informato sul modo in cui tale riduzione corrisponde alla situazione nel 2016, quando sono stati creati tre nuovi posti; propone che il Comitato riferisca al Parlamento in merito a eventuali risparmi alternativi realizzati per compensare il possibile ritardo nella riduzione del personale;

18.  accoglie con favore il fatto che le norme interne sulle segnalazioni di irregolarità siano entrate in vigore all'inizio del 2016;

19.  sostiene pienamente la creazione di posti di consulenti di etica per contribuire a far fronte a possibili situazioni di molestie e a fornire una formazione specifica per la gerarchia volta a migliorare le conoscenze e la gestione dei casi di segnalazioni di irregolarità; si rammarica per il fatto che in tre casi legati a molestie si sia dovuti ricorrere a un'azione legale;

20.  non può esprimere il proprio parere sul livello di assenteismo del personale a causa di malattia, in ragione delle scarse informazioni fornite dal Comitato su tale questione; invita il Comitato a riferire in merito alle assenze del personale per malattia divise per il numero di giorni lavorativi di congedo per malattia per ogni singolo membro del personale;

21.  prende atto che il Comitato ha ridotto i costi medi degli "away day" del 35 % per ciascun partecipante rispetto al 2014 e che solo 218 persone hanno partecipato all'evento, rispetto a 415 nel 2014; invita il Comitato a rendere più mirate le sue attività orientate al benessere onde assicurare una partecipazione del personale quanto più ampia possibile e migliorare così ulteriormente il benessere del personale;

22.  prende atto con soddisfazione della tendenza al ribasso del tasso dei servizi di interpretazione richiesti e inutilizzati, passato dal 4,3 % nel 2014 al 3,5 % nel 2015;

23.  accoglie con favore la presentazione di dati di traduzione conformemente alla metodologia armonizzata stabilita dal comitato interistituzionale della traduzione e dell'interpretazione; prende atto della revisione in corso del codice di condotta in materia di traduzione, da effettuare insieme al Comitato delle regioni;

24.  osserva che il tasso di esternalizzazione della traduzione è salito a quasi il 10 % nel 2015, a causa del trasferimento di personale al Parlamento a norma dell'accordo; invita il Comitato a valutare il rapporto costo/efficacia del regime attualmente in pratica;

25.  accoglie con favore il quadro strategico del Comitato per l'apprendimento e lo sviluppo, in particolare il nuovo accento posto sulla formazione tra colleghi; invita il Comitato a riferire ulteriormente in merito a tale particolare metodo nella sua prossima relazione annuale di attività;

26.  prende atto con grande soddisfazione dell'impegno e dei risultati finora conseguiti nel migliorare l'impronta ambientale del Comitato e del rinnovo della certificazione relativa al sistema di ecogestione e audit (EMAS);

27.  prende atto delle modalità amministrative tra il Comitato e l'Ufficio europeo per la lotta antifrode volte a istituire un quadro strutturato per la cooperazione e a facilitare un rapido scambio di informazioni;

28.  si compiace delle informazioni sulla politica immobiliare del Comitato nella sua relazione annuale di attività, in particolare dato che è importante che i costi di tale politica siano opportunamente razionalizzati e non risultino eccessivi;

29.  osserva l'impegno dimostrato dal Comitato e i risultati raggiunti in termini di potenziamento della sua politica di informazione e di comunicazione; sottolinea tuttavia che è più importante migliorare l'efficacia dei suoi pareri sul processo decisionale dell'Unione rispetto alla loro pubblicità generale.

(1) GU L 69 del 13.3.2015.
(2) GU C 380 del 14.10.2016, pag. 1.
(3) GU C 375 del 13.10.2016, pag. 1.
(4) GU C 380 del 14.10.2016, pag. 147.
(5) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(6) Accordo interistituzionale del 2 dicembre 2013 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria (GU C 373 del 20.12.2013, pag.1)


Discarico 2015: Bilancio generale dell'Unione europea - Comitato delle regioni
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Decisione
Risoluzione
1. Decisione del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione VII – Comitato delle regioni (2016/2157(DEC))
P8_TA(2017)0151A8-0141/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015,(1)

–  visti i conti annuali consolidati dell'Unione europea relativi all'esercizio 2015 (COM(2016)0475 – C8-0275/2016)(2),

–  vista la relazione annuale della Corte dei conti sull'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2015, accompagnata dalle risposte delle istituzioni(3),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(4), presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2015, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti l'articolo 314, paragrafo 10, e gli articoli 317, 318 e 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(5), in particolare gli articoli 55, 99, 164, 165 e 166,

–  visti l'articolo 94 e l'allegato IV del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0141/2017),

1.  concede il discarico al Segretario generale del Comitato delle regioni per l'esecuzione del bilancio del Comitato delle regioni per l'esercizio 2015;

2.  esprime le sue osservazioni nella risoluzione in appresso;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione e la risoluzione che ne costituisce parte integrante al Comitato delle regioni, al Consiglio europeo, al Consiglio, alla Commissione, alla Corte di giustizia dell'Unione europea, alla Corte dei conti, al Comitato economico e sociale europeo, al Mediatore europeo, al Garante europeo della protezione dei dati e al Servizio europeo per l'azione esterna, e di provvedere alla loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

2. Risoluzione del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 recante le osservazioni che costituiscono parte integrante della decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione VII – Comitato delle regioni (2016/2157(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  vista la sua decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione VII – Comitato delle regioni,

–  visti l'articolo 94 e l'allegato IV del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0141/2017),

A.  considerando che, nel contesto della procedura di discarico, l'autorità di discarico sottolinea la particolare importanza di un ulteriore rafforzamento della legittimità democratica delle istituzioni dell'Unione, ottenibile migliorando la trasparenza e la responsabilità e attuando il concetto di programmazione di bilancio basata sui risultati e buona governance delle risorse;

1.  rileva che, nella sua relazione annuale 2015, la Corte dei conti (in appresso "la Corte") ha constatato che, per il Comitato delle regioni (in appresso "il Comitato"), non sono emerse debolezze significative in merito agli aspetti sottoposti ad audit che riguardano le risorse umane e gli appalti;

2.  constata con soddisfazione che, sulla base dell'audit svolto, la Corte ha concluso che l'insieme dei pagamenti dell'esercizio chiuso al 31 dicembre 2015 riguardanti le spese amministrative e di altra natura delle istituzioni e degli organismi non presenta errori rilevanti;

3.  sottolinea che il bilancio del Comitato è principalmente amministrativo, e che gran parte dello stesso è utilizzata per spese relative a persone che lavorano all'interno del Comitato, mentre l'importo restante riguarda spese relative a immobili, mobilio e attrezzature nonché costi di funzionamento vari; sottolinea tuttavia che la programmazione di bilancio basata sui risultati non dovrebbe essere applicata unicamente al bilancio del Comitato nel suo complesso, ma dovrebbe altresì prevedere la definizione di obiettivi SMART (specifici, misurabili, attuabili, realistici e temporalmente definiti) per i singoli piani annuali dei dipartimenti, delle unità e dei piani annuali dei membri del personale; invita, a tale proposito, il Comitato ad introdurre il principio della programmazione di bilancio basata sui risultati in modo più ampio nelle sue operazioni quotidiane;

4.  osserva che, nel 2015, il Comitato disponeva di un bilancio approvato di 88 900 000 EUR (a fronte di 87 600 000 EUR nel 2014), di cui 87 200 000 EUR in stanziamenti di impegno, con un tasso di utilizzo del 98,2 %; prende atto di un leggero calo del tasso di utilizzo nel 2015;

5.  prende atto della conclusione di un nuovo accordo di cooperazione amministrativa bilaterale tra il Comitato e il Comitato economico e sociale europeo firmato nel 2015; auspica che tale accordo garantisca una maggiore efficienza delle attività del Comitato e del Comitato economico e sociale europeo;

6.  nota con soddisfazione che, nella relazione sull'attuazione dell'accordo di cooperazione tra il Parlamento e il Comitato ("accordo"), la cooperazione tra le due istituzioni viene valutata come positiva e tempestiva; osserva tuttavia che la natura della cooperazione "più intensa" cui è fatto riferimento nell'accordo deve essere meglio chiarita;

7.  plaude alla volontà del Comitato di attuare un approccio maggiormente sistematico alla cooperazione con il Parlamento, in particolare nei settori strategici e con il servizio Ricerca del Parlamento europeo (EPRS); crede che un ulteriore sviluppo delle sinergie possa portare risultati positivi a entrambe le istituzioni;

8.  ribadisce la sua richiesta affinché una valutazione congiunta delle economie di bilancio risultanti dall'accordo sia inserita nella prossima relazione sul seguito dato all'accordo;

9.  nota con preoccupazione che nessuno degli obiettivi stabiliti dalla Commissione nel 2015 per rafforzare la partecipazione del Parlamento e del Consiglio ad attività correlate ai pareri del Comitato è stato conseguito;

10.  osserva che l'accesso diretto tra gli edifici RMD e REM è stato chiuso dal Parlamento per motivi di sicurezza dopo gli attentati terroristici di Parigi del novembre 2015; confida nel fatto che il Parlamento riesamini le preoccupazioni in materia di sicurezza, poiché la riapertura del passaggio sarebbe certamente vantaggiosa per le tre istituzioni;

11.  nota con preoccupazione un notevole calo del tasso di esecuzione dei pagamenti nel 2015 in alcune voci di bilancio; osserva che il 2015 è stato il primo anno del sesto mandato del Comitato; ritiene tuttavia che il Comitato non dovrebbe permettere che ciò si ripercuota sulla gestione di bilancio; invita il Comitato a migliorare le sue prestazioni ed a preparare meglio il primo anno del suo settimo mandato;

12.  sollecita il Comitato a migliorare ulteriormente la trasparenza delle sue operazioni e ad includere tutti i dati disponibili sulle missioni intraprese dai suoi membri nella relazione annuale di attività riportando le spese nel dettaglio;

13.  invita il Comitato a prendere parte al futuro accordo interistituzionale sul tema del registro per la trasparenza obbligatorio;

14.  rileva con apprensione il costante squilibrio di genere nelle posizioni direttive di livello superiore e intermedio (25/75 % nelle posizioni direttive di livello superiore e 38/62 % in quelle di livello intermedio); invita il Comitato migliorare l'equilibrio di genere al suo interno e a riferire all'autorità di discarico circa i provvedimenti adottati per affrontare tale questione, nonché i risultati ottenuti;

15.  nota con soddisfazione il buon equilibrio geografico nelle posizioni dirigenziali;

16.  esprime profonda preoccupazione per l'elevato numero di giorni di congedo di malattia del personale del Comitato; invita il Comitato a valutarne le ragioni, a focalizzare la governane delle sue risorse umane per migliorare la situazione e rendere più mirate le sue attività orientate al benessere, al fine di coinvolgere quanti più membri del personale possibile al fine di prevenire questo tipo di assenteismo;

17.  è preoccupato che le raccomandazioni dell'audit in relazione alle prestazioni dei progetti IT applicati internamente non siano attuate in modo adeguato; invita il Comitato a correggere tale situazione senza ulteriori indugi;

18.  accoglie con favore la presentazione di dati di traduzione conformemente alla metodologia armonizzata stabilita dal comitato interistituzionale della traduzione e dell'interpretazione; prende atto della revisione in corso del codice di condotta in materia di traduzione, da effettuare insieme al Comitato economico e sociale europeo;

19.  osserva che il tasso di esternalizzazione della traduzione è salito dal 2,57 % nel 2014 a quasi il 10 % nel 2015, a causa del trasferimento di personale al Parlamento a norma dell'accordo; invita il Comitato a valutare il rapporto costo/efficacia del nuovo regime attualmente in pratica;

20.  prende atto dell'adozione da parte del Comitato delle norme in materia di denunce di irregolarità nel dicembre 2015; nota altresì che nel 2015 è stato aperto un fascicolo in materia di denunce di irregolarità; chiede alla Commissione di tenere il Parlamento informato sugli sviluppi di tale caso;

21.  ritiene sia fondamentale che il Comitato dia un seguito immediato alle due sentenze del Tribunale della funzione pubblica(6) e alla relazione sul caso dell'Ufficio europeo per la lotta antifrode(7), alla relazione dell'Ufficio di gestione e liquidazione dei diritti individuali della Commissione(8) e alle risoluzioni del Parlamento(9) e che giunga a una soluzione equa, onorevole e giusta prima della fine del 2017 nel caso dell'ex revisore interno del Comitato che aveva denunciato un'irregolarità;

22.  ritiene sia fondamentale che il Comitato collabori con il Comitato economico e sociale europeo per dare un seguito immediato alla sentenza del Tribunale della funzione pubblica in un caso di molestie che vede coinvolti funzionari di entrambe le istituzioni(10), che riferisca al Parlamento circa i progressi compiuti e che riesamini le procedure di gestione di eventuali denunce future per molestie in modo da garantire che tali procedure siano conformi alla giurisprudenza del Tribunale della funzione pubblica;

23.  prende atto con grande soddisfazione dell'impegno e dei risultati finora conseguiti nel migliorare l'impronta ambientale del Comitato e del rinnovo della certificazione relativa al sistema di ecogestione e audit (EMAS);

24.  prende atto dell'impegno dimostrato dal Comitato e dei risultati raggiunti in termini di potenziamento della sua politica di informazione e di comunicazione;

25.  si compiace delle informazioni sulla politica immobiliare del Comitato nella sua relazione annuale di attività, in particolare dato che è importante che i costi di tale politica siano opportunamente razionalizzati e non risultino eccessivi.

(1) GU L 69 del 13.3.2015.
(2) GU C 380 del 14.10.2016, pag. 1.
(3) GU C 375 del 13.10.2016, pag. 1.
(4) GU C 380 del 14.10.2016, pag. 147.
(5) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(6) Sentenza del Tribunale della funzione pubblica del 7 maggio 2013, causa F-86/11 (ECLI:EU:F:2011:189) e del 18 novembre 2014, causa F-156/12 (ECLI:EU:F:2014:247).
(7) Relazione finale dell'Ufficio europeo per la lotta antifrode dell'8 ottobre 2003.
(8) Relazione dell'Ufficio di gestione e liquidazione dei diritti individuali della Commissione dell'8 maggio 2008.
(9) Risoluzioni del Parlamento del 29 gennaio 2004 (GU L 57 del 25.2.2004, pag. 8), del 21 aprile 2004 (GU L 330 del 4.11.2004, pag. 153), del 12 aprile 2005 (GU L 196 del 27.7.2005, pag. 54), del 27 aprile 2006 (GU L 340 del 6.12.2006, pag. 44), 29 aprile 2015 (GU L 255 del 30.9.2015, pag. 132) e del 28 aprile 2016 (GU L 246 del 14.9.2016, pag. 152) a sostegno del caso concernente il revisore interno del Comitato.
(10) Sentenza del Tribunale della funzione pubblica del 26 febbraio 2013, causa F-124/10: Vassilliki Labiri/Comitato economico e sociale europeo (CESE) (ECLI:EU:F:2013:21).


Discarico 2015: Bilancio generale dell'Unione europea - Servizio europeo per l'azione esterna
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Decisione
Risoluzione
1. Decisione del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione X – Servizio europeo per l'azione esterna (2016/2160(DEC))
P8_TA(2017)0152A8-0122/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015(1),

–  visti i conti annuali consolidati dell'Unione europea relativi all'esercizio 2015 (COM(2016)0475 – C8-0278/2016)(2),

–  vista la relazione annuale della Corte dei conti sull'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2015, corredata delle risposte delle istituzioni(3),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(4) presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2015, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti l'articolo 314, paragrafo 10, e gli articoli 317, 318 e 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(5), in particolare gli articoli 55, 99 e da 164 a 167,

–  vista la relazione speciale n. 7/2016 della Corte dei conti: "Le modalità con le quali il Servizio europeo per l'azione esterna gestisce i propri edifici situati in varie parti del mondo",

–  visti l'articolo 94 e l'allegato IV del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e il parere della commissione per gli affari esteri (A8-0122/2017),

1.  concede il discarico all'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza per l'esecuzione del bilancio del Servizio europeo per l'azione esterna per l'esercizio 2015;

2.  esprime le sue osservazioni nella risoluzione in appresso;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione e la risoluzione che ne costituisce parte integrante al Servizio europeo per l'azione esterna, al Consiglio europeo, al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti nonché alla Corte di giustizia dell'Unione europea, al Mediatore europeo e al Garante europeo della protezione dei dati, e di provvedere alla loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

2. Risoluzione del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 recante le osservazioni che costituiscono parte integrante della decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione X – Servizio europeo per l'azione esterna (2016/2160(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  vista la sua decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione X – Servizio europeo per l'azione esterna,

–  visti l'articolo 94 e l'allegato IV del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e il parere della commissione per gli affari esteri (A8-0122/2017),

A.  considerando che, nel contesto della procedura di discarico, l'Autorità di discarico sottolinea la particolare importanza di rafforzare ulteriormente la legittimità democratica delle istituzioni dell'Unione migliorando la trasparenza e la responsabilità e attuando il concetto di programmazione di bilancio basata sui risultati e di buona gestione delle risorse umane;

1.  accoglie con favore che, secondo la Corte dei conti (la "Corte"), il livello di errore complessivo nell'ambito della rubrica 5 (Amministrazione), ivi incluso il bilancio del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE), continua a essere relativamente basso con una stima dello 0,6 % nel 2015;

2.  osserva che la Corte non ha individuato carenze significative nella relazione annuale di attività e nel sistema di controllo interno del SEAE;

3.  invita il SEAE a porre rimedio ad alcune debolezze riscontrate dalla Corte nelle procedure di assunzione del personale locale presso le delegazioni (ossia la mancanza di trasparenza riguardo a talune fasi della procedura) e nelle procedure di appalto organizzate dalle delegazioni (in particolare l'inadeguata valutazione delle offerte rispetto alle specifiche tecniche o il ricorso a una procedura di appalto errata);

4.  concorda con la Corte sull'importanza di migliorare la consulenza sulle procedure di appalto pubbliche per i contratti di valore ridotto nonché la concezione, il coordinamento e l'attuazione delle stesse, dato che tali contratti rappresentano il 4,5% del valore totale dei contratti conclusi nel 2015; appoggia l'intenzione del SEAE di tenere seminari regionali e di fornire sostegno amministrativo nell'ambito degli appalti all'intera rete delle delegazioni;

5.  invita il SEAE a migliorare la qualità delle sue procedure di selezione integrando tutti i documenti giustificativi necessari; chiede al SEAE di armonizzare maggiormente le procedure di appalto effettuate nelle delegazioni; ribadisce la sua richiesta di porre rimedio alle debolezze ricorrenti riscontrate in tale ambito continuando a fornire un sostegno amministrativo alle delegazioni in cui la situazione è più critica;

6.  accoglie con favore il fatto che, nell'ambito dell'esercizio della relazione sulla gestione dell'aiuto esterno (EAMR) per il 2015, siano stati pubblicati orientamenti migliori e più completi che rafforzano la supervisione dei capi delegazione e contemplano sia i requisiti in materia di affidabilità che gli obblighi di comunicazione;

7.  deplora che il tasso medio di anomalia negli impegni sia aumentato fino al 22,4% nel 2015 (rispetto al 18,3% nel 2014) a livello dei controlli ex ante;

8.  osserva che il bilancio complessivo del SEAE per il 2015 ammontava a 602,8 milioni di EUR, il che rappresenta un aumento totale del 16,2% rispetto al 2014, dovuto al trasferimento nel bilancio del SEAE di 71,5 milioni di EUR provenienti dal bilancio amministrativo della Commissione (25,2 milioni di EUR) e da altre linee di bilancio (fino a 46,3 milioni di EUR) per finanziare i costi comuni delle delegazioni dell'Unione, quali gli affitti, la sicurezza degli uffici e i costi informatici; osserva che i fondi FES non erano inclusi;

9.  sottolinea che l'esecuzione del bilancio amministrativo del SEAE resta una fonte di preoccupazione poiché alcune delegazioni ricevono contributi di bilancio dalla Commissione da 33 diverse linee di bilancio, oltre che dal bilancio proprio del SEAE; invita tutte le parti interessate a specificare ulteriormente e a semplificare le fonti e le disposizioni di bilancio per facilitare l'esecuzione dello stesso; plaude alle recenti disposizioni di bilancio applicate riguardo ai costi amministrativi del FES, che saranno imputati al bilancio del SEAE per il 2016 sulla base del calcolo di un importo standard per persona;

10.  osserva che il bilancio destinato alla sede centrale ammontava a 218,9 milioni di EUR di cui 140,5 milioni di EUR (ossia il 64,7%) riguardavano il pagamento delle retribuzioni e di altri diritti del personale statutario ed esterno, 30 milioni di EUR (o il 13,7%) erano destinati agli immobili e 30,7 milioni di EUR concernevano i sistemi informatici, le attrezzature e il mobilio;

11.  rileva che il bilancio delle delegazioni pari a 383,9 milioni di EUR è stato suddiviso come segue: 155,8 milioni di EUR (40,6 %) per gli immobili e i costi associati, 105,5 milioni di EUR (27,5 %) per la retribuzione del personale statutario, 60,1 milioni di EUR (15,7 %) per gli agenti e i servizi esterni, 20,6 milioni di EUR (5,4 %) per altre spese connesse al personale e 41,9 milioni di EUR (10,9 %) per altri costi amministrativi; rileva inoltre che la Commissione ha apportato 204,7 milioni di EUR per i costi amministrativi del suo personale distaccato presso le delegazioni dell'Unione;

12.  ribadisce la sua richiesta di prestare attenzione, in particolare nelle delegazioni, alla "continuità operativa" e "alla gestione dei documenti" quali norme fondamentali di controllo interno, ma anche quali elementi importanti della gestione, in particolare per la disponibilità e l'affidabilità delle informazioni usate a vari fini gestionali, ad esempio il monitoraggio, la valutazione e la rendicontazione delle attività e dei progetti;

13.  osserva che soltanto due delegazioni hanno espresso riserve in merito alla mancanza di un'adeguata gara d'appalto e alla carenza di informazioni gestionali fondamentali da utilizzare nella dichiarazione di affidabilità;

14.  è favorevole ai contatti regolari tra il SEAE e i servizi della Commissione che si occupano di questioni esterne sulla prevenzione e l'individuazione delle frodi;

15.  sostiene l'istituzione del Centro regionale Europa, iniziativa volta a fornire una migliore assistenza amministrativa alle delegazioni dell'Unione nell'ambito della gestione finanziaria, degli appalti e delle risorse umane; attende con interesse di ricevere la valutazione del progetto pilota nel 2017; incoraggia il SEAE a proseguire la pratica di mettere in comune le conoscenze a seconda delle esigenze nelle altre regioni allo scopo di ridurre costantemente l'onere e i costi amministrativi nelle delegazioni;

16.  ritiene essenziale continuare a sensibilizzare i capi delegazione riguardo al loro ruolo chiave nel potenziamento generale dell'affidabilità, della gestione e della responsabilità, in particolare in riferimento alla ponderazione delle varie componenti che potrebbero dare avvio alla formulazione di una riserva, oltre ai loro doveri politici; incoraggia il SEAE a offrire formazione e consulenze ai capi delegazione, in particolare ai diplomatici degli Stati membri;

17.  prende atto dei cambiamenti e della razionalizzazione dell'organizzazione del SEAE apportati per semplificare le linee gerarchiche e i flussi di informazione a beneficio della formulazione di risposte alle crisi da parte del SEAE e per ridurre il numero di livelli gerarchici con meno direzioni;

18.  riconosce la criticità della gestione delle risorse umane nel contesto del SEAE con "tre fonti" di assunzione, la gestione dei distacchi presso le delegazioni e, contemporaneamente, il raggiungimento della riduzione annuale di personale pari a 17 posti per il 2015 nella sede centrale;

19.  osserva che i diplomatici degli Stati membri costituiscono il 32,9% del personale AD totale del SEAE (ossia 307 persone) rispetto al 33,8% del 2014; sottolinea che tale percentuale è più alta nelle delegazioni dove raggiunge il 43,1% (o 166 diplomatici degli Stati membri) mentre nella sede centrale si attesta al 25,7%; chiede una distribuzione del personale più equilibrata e ricorda al SEAE l'importanza di mettere in comune le competenze del personale degli Stati membri e del SEAE a tutti i livelli;

20.  sottolinea che il numero di diplomatici degli Stati membri distaccati a capi delegazione è pari a 63, su un totale di 134 posti di capo delegazione, il che rappresenta il 47% del totale; osserva che tali 63 posti sono stati distribuiti secondo un equilibrio di genere non paritario con un rapporto di 16 % /84 %, e solo 16 sui 63 erano cittadini degli Stati membri che sono entrati nell'Unione nel 2004 o più tardi; osserva inoltre che nei 29 posti di vicecapo delegazione, la rappresentazione dei generi era squilibrata con un rapporto di 24 %/76 %, e che 6 posti di vicecapo delegazione erano coperti da diplomatici degli Stati membri;

21.  osserva che il numero di esperti nazionali distaccati dagli Stati membri ha continuato ad aumentare nel 2015 (8% in più rispetto al 2014) fino ad arrivare a 434 (di cui 376 distaccati presso la sede centrale e 58 presso le delegazioni); osserva che il 40% dei 376 esperti nazionali distaccati (ossia 151) stanziati a Bruxelles è pagato dalle rispettive amministrazioni nazionali;

22.  ricorda al SEAE la necessità di garantire il pieno rispetto della formula di composizione del personale concernente il rapporto tra il personale proveniente dagli Stati membri e quello proveniente dalle istituzioni dell'Unione, come stabilito dalla decisione del Consiglio che istituisce il SEAE;

23.  rileva che in generale la distribuzione per genere ha quasi raggiunto la parità con un equilibrio del 47 %/53 % per il personale totale, mentre per il personale di livello AD il rapporto tra i generi è 31,7 %/68,3 % (rispetto al 31 %/69 % nel 2014); osserva che tale percentuale intorno al 30% è stabile dal 2011;

24.  ribadisce la sua preoccupazione per gli squilibri di genere nelle posizioni dirigenziali dove il rapporto è attualmente di 21,4 %/78,6 %; deplora che la percentuale dell'altro genere che presenta domanda per posizioni dirigenziali resti bassa e si attesti solo al 16 %; ritiene importante compiere dei progressi in tal ambito e chiede pertanto al SEAE di ridefinire le sue condizioni e politiche di assunzione per aumentare nella stessa misura l'interesse di entrambi i generi ai posti dirigenziali;

25.  ribadisce che l'equilibrio geografico, in particolare il rapporto tra la nazionalità del personale e le dimensioni degli Stati membri, dovrebbe costituire un elemento importante nella gestione delle risorse umane del SEAE, in particolare per quanto riguarda gli Stati membri che hanno aderito all'Unione nel 2004 e successivamente; è seriamente preoccupato per la continua sottorappresentanza di tali Stati membri sia a livello di personale che di dirigenti; chiede pertanto al SEAE di adoperarsi per correggere tale situazione in modo significativo; sottolinea che tali Stati membri sono particolarmente sottorappresentati ai livelli amministrativi più elevati e nelle posizioni manageriali, ambiti nei quali si attendono ancora considerevoli sviluppi;

26.  si compiace dell'impegno assunto dal vicepresidente/alto rappresentante nei confronti del Parlamento di affrontare lo squilibrio esistente nella sovrarappresentanza dei diplomatici nazionali nei posti di capo delegazione e chiede al SEAS di presentare, nel corso del 2017, un riesame della sua politica in materia di risorse umane che affronti questioni quali l'equilibrio di genere e la mobilità del personale tra le istituzioni, tenendo al contempo conto dell'impatto in termini di risorse umane per il rafforzamento dell'azione esterna e della visibilità dell'Unione mediante la sua strategia globale;

27.  esorta il SEAE a sviluppare ulteriormente il ruolo delle delegazioni dell'Unione, in particolare facilitando e sostenendo il coordinamento tra gli Stati membri nella fornitura di assistenza consolare;

28.  ricorda al SEAE che esiste una sottile differenza tra diplomazia economica e lobbismo; chiede pertanto al SEAE di aderire al futuro accordo interistituzionale su un registro obbligatorio per la trasparenza, valido anche per le delegazioni dell'Unione, nella misura in cui sia legalmente possibile;

29.  prende atto della spesa annuale di 160 milioni di EUR destinata alla rete delle delegazioni dell'Unione, il che rappresenta un aumento superiore al 50% rispetto al precedente esercizio finanziario; osserva che l'80% delle delegazioni sono tuttora prese in locazione e che gli affitti hanno ammontato a una spesa di 53,04 milioni di EUR nel 2015; accoglie con favore il prestito di 200 milioni di EUR per gestire meglio la politica immobiliare e ridurre le spese di acquisto delle delegazioni; deplora che, nonostante il prestito e l'aumento delle spese, soltanto pochi immobili delle delegazioni siano di proprietà del SEAE; invita il SEAE non solo a presentare i contratti degli immobili delle delegazioni dell'anno in corso, ma anche a fornire un quadro generale della situazione di tutti gli immobili delle delegazioni nella sua relazione annuale di attività;

30.  invita il SEAE a rivedere la sua politica immobiliare in linea con le raccomandazioni espresse dalla Corte dei conti nella sua relazione speciale n. 7/2016, riguardanti, nello specifico:

   la necessità di coerenza e di copertura integrale degli oneri a carico degli Stati membri o di altre istituzioni o organismi dell'UE ospitati negli edifici delle delegazioni;
   il miglioramento della scelta degli edifici delle delegazioni;
   il diretto coinvolgimento delle sedi centrali prima della locazione (o del rinnovo di un contratto di locazione) o dell'acquisto di edifici adibiti a uffici;
   il miglioramento del sistema informativo di gestione immobiliare, in modo che il SEAE disponga di informazioni più attendibili e pertinenti da utilizzare nel processo di pianificazione;

31.  invita il SEAE a sviluppare ulteriormente l'uso delle superfici, in particolare affrontando come questione prioritaria i singoli casi di locali non occupati o di dimensioni eccessive e i costi aggiuntivi associati identificati dalla Corte (7,8 milioni di EUR), pur riconoscendo le sfide derivanti dalla gestione degli immobili in contesti spesso complessi;

32.  sottolinea che il SEAE e gli Stati membri hanno un comune interesse a includere l'utilizzo degli immobili e a sviluppare ulteriormente una cooperazione locale nell'ambito della gestione degli stessi, prestando particolare e costante attenzione al miglior rapporto qualità-prezzo, alle questioni di sicurezza e all'immagine dell'Unione;

33.  accoglie con favore l'aumento dei progetti di locazione in comune delle delegazioni dell'Unione con gli Stati membri con la firma di sei memorandum d'intesa in materia nel 2015, il che porta a un totale di 86 progetti di locazione in comune alla fine del 2015; incoraggia il SEAE a continuare a trovare modi per estendere questa buona pratica; ritiene che tale politica dovrebbe comprendere approcci innovativi volti a definire una strategia coordinata di locazione in comune con gli Stati membri desiderosi di procedere in tal senso nonché adeguati accordi di ripartizione dei costi per gli immobili e la logistica; osserva che gli accordi di locazione in comune riguardano anche altre entità che contribuiscono alla gestione della politica estera quali la Banca europea per gli investimenti, i servizi ECHO, le missioni della politica di sicurezza e di difesa comune e i rappresentanti speciali dell'Unione;

34.  deplora il livello insufficiente di registrazioni e le imprecisioni nel sistema di informazione per la gestione degli immobili adibiti a uffici e delle residenze per le delegazioni; chiede che la completezza e l'affidabilità dei dati registrati dalle delegazioni dell'Unione siano verificate periodicamente per migliorare la pianificazione generale delle superfici, le ubicazioni e il recupero dei costi;

35.  esorta il SEAE a rafforzare i suoi strumenti di controllo e di monitoraggio della gestione per tutti i costi sostenuti nella politica immobiliare, al fine di garantire un quadro preciso e un follow-up di tutte le spese in tale ambito; ritiene che occorra porre l'accento sul monitoraggio dei massimali definiti nell'ambito della politica immobiliare per ridurre le spese annue complessive di locazione degli uffici delle delegazioni e i pertinenti costi ricorrenti e per garantire l'adeguatezza dei contributi versati dalle entità co-locatarie, la copertura delle spese di gestione connesse alla locazione in comune e la correttezza delle spese conformemente alle condizioni del mercato locale;

36.  reputa che sia opportuno sviluppare quanto prima competenze giuridiche e tecniche in materia di gestione immobiliare, prendendo in considerazione eventuali opzioni alternative efficaci sotto il profilo dei costi, come ad esempio l'assunzione di esperti esterni (ad esempio intermediari locali) per effettuare una ricerca di mercato o, eventualmente, negoziare con i proprietari;

37.  chiede al SEAE un elenco annuale di tutti i controlli effettuati nelle delegazioni;

38.  invita il SEAE a far verificare gli ultimi cinque contratti di locazione o di acquisto di residenze per gli ambasciatori dell'Unione, compresa la residenza di Tirana, in Albania, tramite l'ispezione delle delegazioni, e a riferire in merito al Parlamento;

39.  appoggia l'attuazione di una strategia a medio e lungo termine per individuare tutte le opzioni disponibili in tale ambito, a partire dalle priorità di investimento o dalle possibilità di acquisto fino ai rinnovi delle locazioni o alla condivisione degli uffici con gli Stati membri, tenendo altresì conto delle proiezioni del personale nonché della pianificazione e dell'elaborazione delle politiche;

40.  incoraggia il SEAE ad applicare maggiormente il sistema di ecogestione e di audit (EMAS), così come i principi di appalti pubblici verdi nella politica immobiliare, pur riconoscendo che le condizioni locali delle 139 delegazioni richiedono un certo grado di flessibilità;

41.  è del parere che la sicurezza del SEAE e delle sue delegazioni debba essere ulteriormente rafforzata e chiede al SEAE di assegnare la priorità a tale aspetto nella scelta degli edifici e degli spazi per le delegazioni; ritiene che la sicurezza degli edifici debba costituire un elemento centrale della politica immobiliare e che il sistema di evacuazione del SEAE e le decisioni in materia, se necessarie, dovrebbero essere stabiliti coordinandosi con le rappresentanze degli Stati membri interessati;

42.  accoglie con favore il fatto che il SEAE preveda un progetto di visione condivisa e di azione comune con l'obiettivo di un'Europa più forte che contribuisca alla pace e alla sicurezza nella regione e in tutto il mondo;

43.  invita il SEAE a migliorare la politica di comunicazione rivolta ai cittadini dell'Unione.

(1) GU L 69 del 13.3.2015.
(2) GU C 380 del 14.10.2016, pag. 1.
(3) GU C 375 del 13.10.2016, pag. 1.
(4) GU C 380 del 14.10.2016, pag. 147.
(5) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.


Discarico 2015: Bilancio generale dell'Unione europea - Mediatore europeo
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Decisione
Risoluzione
1. Decisione del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione VIII – Mediatore europeo (2016/2158(DEC))
P8_TA(2017)0153A8-0142/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015(1),

–  visti i conti annuali consolidati dell'Unione europea relativi all'esercizio 2015 (COM(2016)0475 – C8-0276/2016)(2),

–  vista la relazione annuale della Corte dei conti sull'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2015, accompagnata dalle risposte delle istituzioni(3),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(4), presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2015, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti l'articolo 314, paragrafo 10, e gli articoli 317, 318 e 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(5), in particolare gli articoli 55, 99, 164, 165 e 166,

–  visti l'articolo 94 e l'allegato IV del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0142/2017),

1.  concede il discarico al Mediatore europeo per l'esecuzione del bilancio del Mediatore europeo per l'esercizio 2015;

2.  esprime le sue osservazioni nella risoluzione in appresso;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione e la risoluzione che ne costituisce parte integrante, al Mediatore europeo, al Consiglio europeo, al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti, nonché al Garante europeo della protezione dei dati e al Servizio europeo per l'azione esterna, e di provvedere alla loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

2. Risoluzione del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 recante le osservazioni che costituiscono parte integrante della decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione VIII – Mediatore europeo (2016/2158(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  vista la sua decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione VIII – Mediatore europeo,

–  visti l'articolo 94 e l'allegato IV del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0142/2017),

A.  considerando che, nel contesto della procedura di discarico, l’autorità di discarico sottolinea la particolare importanza di rafforzare ulteriormente la legittimità democratica delle istituzioni dell'Unione migliorando la trasparenza e la responsabilità e attuando il concetto di programmazione di bilancio basata sui risultati e buona governance delle risorse umane;

1.  rileva con soddisfazione che la Corte dei conti ("la Corte"), non ha individuato debolezze significative riguardo agli aspetti sottoposti ad audit relativi alle risorse umane e agli appalti per quanto concerne il Mediatore europeo (il "Mediatore");

2.  sottolinea il fatto che la Corte, sulla base del lavoro di audit svolto, abbia concluso che i pagamenti relativi all'esercizio chiuso al 31 dicembre 2015 per le spese amministrative del Mediatore sono, nell'insieme, privi di errori rilevanti;

3.  sottolinea che il bilancio del Mediatore è puramente amministrativo e nel 2015 ammontava a 10 346 105 EUR ( 9 857 002 EUR nel 2014); sottolinea tuttavia che la programmazione di bilancio basata sui risultati non dovrebbe essere applicata unicamente al bilancio del Mediatore nel suo complesso, ma dovrebbe altresì prevedere la definizione di obiettivi SMART (specifici, misurabili, attuabili, realistici e temporalmente definiti) per i singoli piani annuali dei dipartimenti, delle unità e del personale; invita, a tale proposito, il Mediatore a introdurre maggiormente il principio della programmazione di bilancio basata sui risultati nelle sue operazioni quotidiane;

4.  prende atto del fatto che, degli stanziamenti complessivi, il 92,32 % è stato impegnato (rispetto al 97,87 % nel 2014) e l'86,19 % è stato pagato (rispetto al 93,96 % nel 2014), con un tasso di utilizzo del 92,32 % (rispetto al 97,87 % per il 2014); osserva che il tasso di utilizzo ha continuato a diminuire nel 2015;

5.  osserva che il calo del tasso di utilizzo nel 2015 ha influenzato la decisione del Mediatore di ridurre diverse linee di bilancio, in particolare quelle destinate alle missioni, alle spese di rappresentanza, alle pubblicazioni e alle traduzioni, e ha, di conseguenza, ridotto il bilancio dedicato a tali linee;

6.  riconosce che il Mediatore è al primo posto tra le istituzioni dell'Unione per quanto concerne la trasparenza; sollecita, tuttavia, ulteriori miglioramenti nel campo della trasparenza delle condizioni e dei processi di assunzione; chiede al Mediatore di indicare i compiti del consigliere principale e di chiarirne la posizione all'interno dell'organigramma; invita il Mediatore ad assicurare che sul suo sito web sia disponibile una versione aggiornata del suo organigramma alla luce dei cambiamenti che hanno avuto luogo prima dell'adozione della struttura organizzativa dell'istituzione a novembre 2015;

7.  accoglie con favore il proseguimento delle indagini del Mediatore sui casi di "porte girevoli" all'interno della Commissione; manifesta preoccupazione in merito alla questione delle "porte girevoli interne" tra il Mediatore e le altre istituzioni che potrebbero essere state esaminate dal Mediatore o tra le altre istituzioni che potrebbero aver esaminato i lavori svolti dagli altri; invita il Mediatore a esaminare la situazione e a elaborare norme volte a evitare conflitti di interesse, se lo ritiene necessario;

8.  accoglie con favore l'attuazione efficace nel 2015 del piano di gestione annuale nel quadro della strategia "Verso il 2019"; rileva che la grande maggioranza degli obiettivi stabiliti dal Mediatore per la valutazione del proprio operato attraverso indicatori chiave di performance è stata raggiunta; confida che la tendenza sarà mantenuta anche nei prossimi anni;

9.  riconosce il ruolo chiave che il Mediatore ha svolto nel processo di introduzione delle norme interne per la protezione degli informatori, in base agli articoli 22 bis, 22 ter e 22 quater dello statuto dei funzionari, nelle istituzioni dell'Unione alla fine del 2015; invita il Mediatore a monitorare continuamente l'attuazione di tali norme e a valutare se garantiscono una protezione adeguata per gli assistenti parlamentari accreditati;

10.  incoraggia il Mediatore nella sua preparazione di norme in materia di prevenzione e lotta contro le molestie;

11.  riconosce l'importanza delle iniziative strategiche e autonome del Mediatore e lo invita a informare regolarmente l'autorità di discarico circa l'impatto delle sue indagini; ribadisce che la principale priorità del Mediatore dovrebbe essere quella di rispondere alle denunce dei cittadini entro un lasso di tempo ragionevole; invita il Mediatore a interpretare la cattiva amministrazione nel senso più ampio possibile e a sviluppare, nel quadro del suo lavoro strategico, una cooperazione più stretta con la commissione per il controllo dei bilanci del Parlamento;

12.  prende atto delle nuove definizioni di interesse pubblico e interesse non pubblico introdotte dalle disposizioni di attuazione per la classificazione delle denunce presentate; invita il Mediatore a informare l'autorità di discarico in merito all'impatto di tali definizioni sulle sue prestazioni;

13.  accoglie con favore il fatto che il Mediatore pubblichi sul suo sito web l'identità e altri dettagli delle parti interessate esterne con cui si riunisce;

14.  osserva i risultati raggiunti nella gestione delle denunce nel 2015 e si compiace del fatto che le istituzioni dell'Unione si siano conformate alla quota del 90 % proposta dal Mediatore; invita il Mediatore, nelle sue relazioni annuali di attività, a precisare il grado di conformità alla sua proposta per ogni singola istituzione dell'Unione; invita il Mediatore a fornire un'analisi delle possibili ragioni della mancata conformità e chiede alle istituzioni dell'Unione di migliorare ulteriormente il loro tasso di conformità;

15.  si compiace del conseguimento dell'equilibrio di genere a livello manageriale nel 2015; approva l'appoggio del Mediatore alle misure volte a mantenere l'equa partecipazione delle donne e degli uomini nel suo organico;

16.  si rammarica, tuttavia, per il chiaro squilibrio geografico ai livelli dirigenziali alti e intermedi e, in particolare, la sovrarappresentazione di dirigenti provenienti dallo Stato membro di origine del Mediatore; invita il Mediatore ad assicurare che tale situazione sia corretta in modo permanente;

17.  osserva che il Mediatore ha in programma di rispettare l'accordo interistituzionale volto a ridurre il personale del 5 % in cinque anni e chiede di essere informato sul modo in cui tale riduzione corrisponde alle previsioni del 2016 relative alla creazione di cinque nuovi posti;

18.  manifesta preoccupazione per le due denunce presentate dal Garante europeo della protezione dei dati nei confronti del Mediatore nel 2015 e chiede che i dettagli di tali denunce siano forniti alla commissione per il controllo dei bilanci del Parlamento;

19.  accoglie con favore la coerente applicazione delle norme del sistema di ecogestione e audit (EMAS), la dematerializzazione dei documenti, la creazione di un programma di mobilità verde permanente e l'utilizzo del sistema di videoconferenza per le riunioni; incoraggia l'ulteriore applicazione dei principi di appalti pubblici verdi e chiede al Mediatore di predisporre norme e una dotazione sufficiente per le compensazioni delle emissioni di carbonio;

20.  si compiace del chiarimento fornito dal Mediatore in merito all'assenza di una politica immobiliare, dato che i suoi servizi sono ospitati dal Parlamento e chiede di essere informato di eventuali sviluppi o cambiamenti rispetto alla situazione attuale;

21.  accoglie con favore la presentazione di informazioni esaurienti su tutte le risorse umane a disposizione del Mediatore, con una ripartizione in funzione del grado, del genere e della nazionalità e chiede che le informazioni siano incluse automaticamente nella sua relazione annuale di attività;

22.  si aspetta che il Mediatore prosegua i suoi sforzi per garantire una qualità costante della sua relazione annuale di attività e lo invita a fornire una relazione d'impatto annuale completa, poiché tale relazione rappresenta uno strumento importante per la valutazione delle sue attività.

23.  auspica che i mediatori nazionali, le autorità degli Stati membri e le istituzioni dell'Unione forniscano maggiore aiuto al Mediatore attirando l'attenzione dei cittadini dell'Unione sulla possibilità di rivolgersi al Mediatore europeo nei casi di cattiva amministrazione di una delle istituzioni o degli organi dell'Unione.

(1) GU L 69 del 13.3.2015.
(2) GU C 380 del 14.10.2016, pag. 1.
(3) GU C 375 del 13.10.2016, pag. 1.
(4) GU C 380 del 14.10.2016, pag. 147.
(5) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.


Discarico 2015: Bilancio generale dell'Unione europea - Garante europeo della protezione dei dati
PDF 261kWORD 55k
Decisione
Risoluzione
1. Decisione del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione IX – Garante europeo della protezione dei dati (2016/2159(DEC))
P8_TA(2017)0154A8-0140/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015(1),

–  visti i conti annuali consolidati dell'Unione europea relativi all'esercizio 2015 (COM(2016)0475 – C8-0277/2016)(2),

–  vista la relazione annuale della Corte dei conti sull'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2015, corredata delle risposte delle istituzioni(3),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti(4) nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2015, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti l'articolo 314, paragrafo 10, e gli articoli 317, 318 e 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(5), in particolare gli articoli 55, 99, 164, 165 e 166,

–  visti l'articolo 94 e l'allegato IV del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e il parere della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0140/2017),

1.  concede il discarico al Garante europeo della protezione dei dati per l'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2015;

2.  esprime le sue osservazioni nella risoluzione in appresso;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione e la risoluzione che ne costituisce parte integrante, al Garante europeo della protezione dei dati, al Consiglio europeo, al Consiglio, alla Commissione, alla Corte di giustizia dell'Unione europea e alla Corte dei conti, al Mediatore europeo nonché al Servizio europeo per l'azione esterna, e di provvedere alla loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

2. Risoluzione del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 recante le osservazioni che costituiscono parte integrante della decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione IX – Garante europeo della protezione dei dati (2016/2159(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  vista la sua decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione IX – Garante europeo della protezione dei dati,

–  visti l'articolo 94 e l'allegato IV del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e il parere della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni(A8-0140/2017),

A.  considerando che, nel contesto della procedura di discarico, l'autorità di discarico sottolinea la particolare importanza di rafforzare ulteriormente la legittimità democratica delle istituzioni dell'Unione migliorando la trasparenza e la responsabilità e attuando il concetto di programmazione di bilancio basata sui risultati e buona governance delle risorse umane;

1.  si compiace delle conclusioni della Corte dei conti (di seguito "la Corte"), secondo cui i pagamenti relativi all'esercizio chiuso al 31 dicembre 2015 riguardanti le spese amministrative e di altra natura del Garante europeo della protezione dei dati (di seguito "il Garante") non presentano, nell'insieme, errori rilevanti e i sistemi di supervisione e controllo esaminati per quanto riguarda le spese amministrative e di altra natura si sono rivelati efficaci;

2.  osserva che, nella sua relazione annuale per il 2015, la Corte ha constatato che per il Garante non sono emerse debolezze significative in merito agli aspetti sottoposti ad audit (cinque procedure di assunzione, cinque procedure di appalto e un'unica operazione finanziaria) che riguardano le risorse umane e gli appalti del Garante; sottolinea che si tratta del quarto anno consecutivo in cui non sono state rilevate carenze significative da parte della Corte;

3.  prende atto che nel 2015 la dotazione stanziata complessivamente a favore del Garante è stata di 8 760 417 EUR (rispetto a 8 012 953 EUR nel 2014) e che il tasso di esecuzione è stato pari al 96 % (rispetto al 92 % nel 2014); si compiace di tale miglioramento;

4.  rileva che il bilancio del Garante è prevalentemente amministrativo ed è in gran parte utilizzato per spese relative a persone che lavorano all'interno dell'istituzione, mentre l'importo rimanente riguarda spese relative a immobili, mobilio e attrezzature nonché costi di funzionamento vari; sottolinea, tuttavia, che la programmazione di bilancio basata sui risultati non dovrebbe essere applicata unicamente al bilancio del Garante nel suo complesso, ma dovrebbe altresì prevedere la definizione di obiettivi SMART (specifici, misurabili, attuabili, realistici e temporalmente definiti) per i singoli dipartimenti, unità e i piani annuali del personale; invita, a tale proposito, il Garante a introdurre maggiormente il principio della programmazione di bilancio basata sui risultati nelle sue operazioni quotidiane;

5.  rileva con preoccupazione che è segnalata la necessità di un notevole sforzo supplementare relativamente a tre indicatori relativi ai sistemi di controllo interno, in particolare gli "obiettivi e indicatori di performance", per i quali viene raccomandato di elaborare obiettivi SMART e indicatori pertinenti, accettati, credibili, semplici e solidi; accoglie con favore l'impegno del Garante di attuare tutte le raccomandazioni relative a tali indicatori;

6.  osserva che, sebbene il Garante abbia soltanto un posto direttivo di livello superiore, le posizioni direttive di livello intermedio presentano uno squilibrio di genere del 40 % / 60 %; invita il Garante a continuare gli sforzi volti a garantire che la politica in materia di assunzioni e promozioni sia quanto più equilibrata possibile in termini di genere;

7.  rileva con grande soddisfazione che le assenze dal lavoro dovute a un congedo per malatti