Indice 
Testi approvati
Giovedì 1 giugno 2017 - BruxellesEdizione definitiva
Richiesta di revoca dell'immunità di Béla Kovács
 Aliquote IVA applicate a libri, giornali e periodici *
 Connettività internet per la crescita, la competitività e la coesione: la società europea dei gigabit e del 5G
 Protezione degli adulti vulnerabili
 Introduzione di misure commerciali autonome temporanee per l'Ucraina ***I
 Modello uniforme per i visti ***I
 Quadro pluriennale per l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali per il periodo 2018-2022 ***
 Quadro pluriennale per l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali per il periodo 2018-2022 (Risoluzione)
 Digitalizzazione dell'industria europea
 Il nuovo consenso europeo in materia di sviluppo - Il nostro mondo, la nostra dignità, il nostro futuro
 La resilienza quale priorità strategica dell'azione esterna dell'UE
 Lotta contro l'antisemitismo
 Conferenza ad alto livello delle Nazioni Unite per sostenere l'attuazione dell'obiettivo di sviluppo sostenibile 14 (Conferenza sull'Oceano dell'ONU)

Richiesta di revoca dell'immunità di Béla Kovács
PDF 162kWORD 50k
Decisione del Parlamento europeo del 1° giugno 2017 sulla richiesta di revoca dell'immunità di Béla Kovács (2016/2266(IMM))
P8_TA(2017)0232A8-0203/2017

Il Parlamento europeo,

–  vista la richiesta di revoca dell'immunità di Béla Kovács, trasmessa il 19 settembre 2016 da Péter Polt, Procuratore generale dell'Ungheria, nel quadro di un procedimento penale avviato nei suoi confronti dal Procuratore capo centrale inquirente e comunicato in Aula il 3 ottobre 2016,

–  visto l'invito rivolto all'on. Kovács a presentarsi per essere ascoltato in data 12 gennaio, 30 gennaio e 22 marzo 2017, a norma dell'articolo 9, paragrafo 6, del suo regolamento,

–  visti gli articoli 8 e 9 del protocollo n. 7 sui privilegi e sulle immunità dell'Unione europea e l'articolo 6, paragrafo 2, dell'atto relativo all'elezione dei membri del Parlamento europeo a suffragio universale diretto, del 20 settembre 1976,

–  viste le sentenze pronunciate dalla Corte di giustizia dell'Unione europea il 12 maggio 1964, 10 luglio 1986, 15 e 21 ottobre 2008, 19 marzo 2010, 6 settembre 2011 e 17 gennaio 2013(1),

–  visti l'articolo 4, paragrafo 2, della Legge fondamentale dell'Ungheria, nonché la sezione 10, paragrafo 2, e la sezione 12, paragrafo 1, della legge LVII del 2004 sullo status giuridico dei deputati ungheresi al Parlamento europeo, e la sezione 74, paragrafi 1 e 3, della legge XXXVI del 2012 sull'Assemblea nazionale,

–  visti l'articolo 5, paragrafo 2, l'articolo 6, paragrafo 1, e l'articolo 9 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione giuridica (A8-0203/2017),

A.  considerando che il Procuratore generale dell'Ungheria ha chiesto la revoca dell'immunità di un deputato al Parlamento europeo, Béla Kovács, affinché possano essere svolte indagini per verificare se può essere mossa un'accusa a suo carico per reato di frode di bilancio, risultante in una perdita finanziaria considerevole ai sensi della sezione 396, paragrafo 1, lettera a), del codice penale ungherese, e per reato di utilizzo multiplo di documenti privati contraffatti ai sensi della sezione 345 del codice penale; che, in base a detta sezione, qualsiasi persona che utilizzi un documento privato falsificato o contraffatto o un documento privato con contenuti non veritieri per fornire la prova dell'esistenza, della modifica o della cessazione di un diritto o di un obbligo è colpevole di un reato minore punibile con la reclusione non superiore a un anno;

B.  considerando che, ai sensi dell'articolo 9 del Protocollo n. 7 sui privilegi e sulle immunità dell'Unione europea, i deputati al Parlamento europeo beneficiano sul territorio nazionale delle immunità riconosciute ai membri del parlamento del loro paese;

C.  considerando che, a norma dell'articolo 4 paragrafo 2, della legge fondamentale ungherese, i membri del Parlamento beneficiano di immunità; che, ai sensi dell'articolo 10, paragrafo 2, della legge LVII del 2004 sullo status dei deputati ungheresi al Parlamento europeo, i deputati al Parlamento europeo hanno diritto a un'immunità uguale a quella di cui beneficiano i deputati del parlamento ungherese e, secondo l'articolo 12, paragrafo 1, la decisione di sospendere l'immunità di un deputato al Parlamento europeo rientra nella competenza del Parlamento europeo; che, a norma dell'articolo 74, paragrafo 1, della legge XXXVI del 2012 sull'Assemblea nazionale, nei confronti del deputato può essere applicato un procedimento penale o, in mancanza di una rinuncia volontaria all'immunità nel caso in questione, un procedimento per reato minore solo previa approvazione dell'Assemblea nazionale; che, a norma dell'articolo 74, paragrafo 3, della medesima legge, fino alla presentazione dell'atto di accusa, l'istanza per la sospensione dell'immunità deve essere presentata dal Procuratore generale;

D.  considerando che, a norma dell'articolo 21, paragrafi 1 e 2, della decisione 2005/684/CE, Euratom del Parlamento europeo, del 28 settembre 2005, che adotta lo statuto dei deputati del Parlamento europeo(2), i deputati hanno diritto ad essere assistiti da collaboratori personali da loro liberamente scelti e il Parlamento copre le spese effettivamente sostenute per l'impiego degli assistenti;

E.  considerando che, a norma dell'articolo 34, paragrafo 4, della decisione dell'Ufficio di presidenza del 19 maggio e 9 luglio 2008 recante misure di attuazione dello Statuto dei deputati al Parlamento europeo, le spese sostenute a titolo di convenzioni di tirocinio, alle condizioni stabilite dall'Ufficio di presidenza, possono anch'esse essere rimborsate;

F.  considerando che a norma dell'articolo 1, paragrafo 1, della decisione dell'Ufficio di presidenza del 19 aprile 2010 sulla regolamentazione concernente i tirocinanti dei deputati, per contribuire alla conoscenza dell'Europa e alla formazione professionale, nonché per promuovere una migliore comprensione delle modalità di funzionamento dell'Istituzione, i deputati al Parlamento europeo possono proporre tirocini a Bruxelles e a Strasburgo durante le tornate o nel corso delle loro attività di deputati nello Stato in cui sono eletti;

G.  considerando che, a norma dall'articolo 5, paragrafi 1 e 2, della regolamentazione concernente i tirocinanti, le modalità specifiche relative al tirocinio sono oggetto di una convenzione di tirocinio scritta, firmata dal deputato e dal tirocinante; che la convenzione comprende una clausola che dichiara espressamente che il Parlamento europeo non può essere considerato parte della convenzione; che, a norma dell'articolo 5, paragrafo 4, le spese relative ai tirocini, comprese le borse di studio e il costo della copertura assicurativa, se pagate dal deputato, possono essere imputate all'indennità di assistenza parlamentare di cui all'articolo 33, paragrafo 4, delle misure di attuazione, entro i limiti di tale indennità;

H.  considerando che, conformemente all'ultima frase dell'articolo 1, paragrafo 1, della regolamentazione concernente i tirocinanti, la borsa di studio concessa a un tirocinante non deve essere tale da costituire nella realtà una forma di retribuzione dissimulata; che, a norma dell'articolo 7, paragrafo 1, per l'intero periodo di tirocinio i tirocinanti sono posti sotto la sola responsabilità del deputato presso il quale effettuano il tirocinio;

I.  considerando che, nel caso in questione, il Parlamento non ha riscontrato prova di fumus persecutionis, vale a dire un sospetto sufficientemente serio e circostanziato che la richiesta di revoca sia stata presentata nel quadro di un'azione destinata a ledere politicamente il deputato interessato;

J.  considerando che la decisione dell'ex Presidente del Parlamento europeo di imporre una sanzione di biasimo nei confronti dell'on. Kovács per aver violato l'articolo 1, lettera a), del codice di condotta(3) non può essere considerata equivalente a una sentenza giudiziaria passata in giudicato sulle questioni riguardanti il procedimento penale avviato dall'Ufficio del Procuratore inquirente capo centrale; che, di conseguenza, non sussiste violazione del principio ne bis in idem; che, di conseguenza, la sanzione imposta dall'ex Presidente del Parlamento in virtù del codice di condotta non impedisce che un procedimento penale sia istituito o condotto in Ungheria per verificare se può essere mossa un'accusa a suo carico;

1.  decide di revocare l'immunità di Béla Kovács;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere immediatamente la presente decisione e la relazione della sua commissione competente all'autorità competente dell'Ungheria e a Béla Kovács.

(1) Sentenza della Corte di giustizia del 12 maggio 1964, Wagner/Fohrmann e Krier, 101/63, ECLI:EU:C:1964:28; sentenza della Corte di giustizia del 10 luglio 1986, Wybot/Faure e altri, 149/85, ECLI:EU:C:1986:310; sentenza del Tribunale del 15 ottobre 2008, Mote/Parlamento, T-345/05, ECLI:EU:T:2008:440; sentenza della Corte di giustizia del 21 ottobre 2008, Marra/De Gregorio e Clemente, C-200/07 e C-201/07, ECLI:EU:C:2008:579; sentenza del Tribunale del 19 marzo 2010, Gollnisch/Parlamento, T-42/06, ECLI:EU:T:2010:102; sentenza della Corte di giustizia del 6 settembre 2011, Patriciello, C-163/10, ECLI: EU:C:2011:543; sentenza del Tribunale del 17 gennaio 2013, Gollnisch/Parlamento, T-346/11 e T-347/11, ECLI:EU:T:2013:23.
(2) GU L 262 del 7.10.2005, pag. 1.
(3) Cfr. allegato I del regolamento, codice di condotta dei deputati al Parlamento europeo in materia di interessi finanziari e conflitti di interessi.


Aliquote IVA applicate a libri, giornali e periodici *
PDF 357kWORD 54k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 1° giugno 2017 sulla proposta di direttiva del Consiglio che modifica la direttiva 2006/112/CE per quanto riguarda le aliquote dell'imposta sul valore aggiunto applicate a libri, giornali e periodici COM(2016)0758 – C8-0529/2016 – 2016/0374(CNS))
P8_TA(2017)0233A8-0189/2017

(Procedura legislativa speciale – consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Consiglio (COM(2016)0758),

–  visto l'articolo 113 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C8-0529/2016),

–  visto l'articolo 78 quater del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per i problemi economici e monetari e il parere della commissione per la cultura e l'istruzione (A8-0189/2017),

1.  approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.  invita la Commissione a modificare di conseguenza la sua proposta, in conformità dell'articolo 293, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

3.  invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

4.  chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente la proposta della Commissione;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Testo della Commissione   Emendamento
Emendamento 1
Proposta di direttiva
Considerando -1 (nuovo)
(-1)   La differenza tra le entrate IVA previste e l'IVA effettivamente riscossa (il cosiddetto "divario dell'IVA") nell'Unione è stata di circa 170 miliardi di euro nel 2013, mentre le frodi transfrontaliere corrispondono a una perdita di gettito IVA pari a circa 50 miliardi di euro l'anno, fatti che rendono l'IVA una questione importante da affrontare a livello di Unione.
Emendamento 2
Proposta di direttiva
Considerando 1
1)  La direttiva 2006/112/CE del Consiglio7 stabilisce che gli Stati membri possono applicare aliquote ridotte di imposta sul valore aggiunto (IVA) alle pubblicazioni su qualsiasi tipo di supporto fisico. Un'aliquota IVA ridotta non può tuttavia essere applicata alle pubblicazioni fornite per via elettronica, che devono essere assoggettate all'aliquota IVA ordinaria.
(1)  La direttiva 2006/112/CE del Consiglio7 stabilisce che gli Stati membri possono applicare aliquote ridotte di imposta sul valore aggiunto (IVA) alle pubblicazioni su qualsiasi tipo di supporto fisico. Un'aliquota IVA ridotta non può tuttavia essere applicata alle pubblicazioni fornite per via elettronica, che devono essere assoggettate all'aliquota IVA ordinaria, il che crea quindi uno svantaggio per le pubblicazioni fornite per via elettronica e frena lo sviluppo di tale mercato. Tale svantaggio comparativo potrebbe intralciare lo sviluppo dell'economia digitale nell'Unione.
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7 Direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d'imposta sul valore aggiunto (GU L 347 dell'11.12.2006, pag. 1).
7 Direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d'imposta sul valore aggiunto (GU L 347 dell'11.12.2006, pag. 1).
Emendamento 3
Proposta di direttiva
Considerando 1 bis (nuovo)
(1 bis)  Nella sua risoluzione del 13 ottobre 2011 sul futuro dell'IVA7 bis, il Parlamento europeo ha ricordato che una delle principali caratteristiche dell'IVA è il principio di neutralità, affermando che "tutti i libri, quotidiani e periodici, a prescindere dal formato, dovrebbero essere assoggettati allo stesso regime".
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7 bis Testi approvati, P7_TA(2011)0436.
Emendamento 4
Proposta di direttiva
Considerando 2
2)  In linea con la strategia della Commissione per il mercato unico digitale8 e per restare al passo con il progresso tecnologico in un'economia digitale, è opportuno che gli Stati membri siano autorizzati ad allineare le aliquote IVA per le pubblicazioni fornite per via elettronica alle aliquote IVA più basse applicate alle pubblicazioni su qualsiasi tipo di supporto fisico.
(2)  In linea con la strategia della Commissione per il mercato unico digitale8 e con la sua ambizione di garantire la competitività globale dell'Europa e la sua leadership mondiale nell'economia digitale, è opportuno che gli Stati membri siano autorizzati ad allineare le aliquote IVA per le pubblicazioni fornite per via elettronica alle aliquote IVA più basse applicate alle pubblicazioni su qualsiasi tipo di supporto fisico, promuovendo in tal modo l'innovazione, la creazione, gli investimenti e la produzione di contenuti nuovi e facilitando l'apprendimento digitale, il trasferimento delle conoscenze e l'accesso alla cultura così come la sua promozione nell'ambiente digitale.
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8 COM(2015)0192 final.
8 COM(2015)0192 final.
Emendamento 5
Proposta di direttiva
Considerando 2 bis (nuovo)
(2 bis)  Permettere agli Stati membri di applicare aliquote ridotte, super ridotte o aliquote zero alle pubblicazioni stampate e a quelle elettroniche dovrebbe tradursi in vantaggi economici per i consumatori, promuovendo in tal modo la lettura, e per gli editori, incentivando in tal modo gli investimenti in nuovi contenuti e, nel caso di giornali e riviste, diminuendo la dipendenza dalla pubblicità.
Emendamento 6
Proposta di direttiva
Considerando 3
3)  Nel piano d'azione sull'IVA9 la Commissione ha evidenziato che le pubblicazioni fornite per via elettronica dovrebbero beneficiare dello stesso trattamento preferenziale in termini di aliquota IVA delle pubblicazioni su qualsiasi tipo di supporto fisico. Per conseguire tale obiettivo occorre prevedere la possibilità che tutti gli Stati membri applichino alla fornitura di libri, giornali e periodici un'aliquota IVA ridotta o aliquote IVA ridotte inferiori, compresa la possibilità di accordare esenzioni con diritto a detrazione dell'IVA pagata nella fase precedente.
(3)  Nel piano d'azione sull'IVA9 la Commissione ha evidenziato che le pubblicazioni fornite per via elettronica dovrebbero beneficiare dello stesso trattamento preferenziale in termini di aliquota IVA delle pubblicazioni su qualsiasi tipo di supporto fisico. Per conseguire tale obiettivo occorre prevedere la possibilità che tutti gli Stati membri applichino alla fornitura di libri, giornali e periodici un'aliquota IVA ridotta o aliquote IVA ridotte inferiori, compresa la possibilità di accordare esenzioni con diritto a detrazione dell'IVA pagata nella fase precedente. Tale proposta è in linea con l'obiettivo di concedere agli Stati membri una libertà maggiore nella fissazione delle proprie aliquote IVA, all'interno di un regime definitivo dell'IVA fondato sul principio dell'imposizione a destinazione.
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9 COM(2016)0148 final.
9 COM(2016)0148 final.
Emendamento 7
Proposta di direttiva
Considerando 3 bis (nuovo)
(3 bis)   Conformemente al piano d'azione sull'IVA, la presente direttiva si prefigge di rendere i regimi IVA nei vari Stati membri più semplici, maggiormente a prova di frode e più favorevoli alle imprese nonché di tenere il passo con gli sviluppi dell'economia digitale e mobile di oggi.
Emendamento 8
Proposta di direttiva
Considerando 5
5)  Al fine di impedire un ampio ricorso alle aliquote IVA ridotte per i contenuti audiovisivi, è opportuno autorizzare gli Stati membri ad applicare un'aliquota ridotta a libri, giornali e periodici solo se tali pubblicazioni, fornite su qualsiasi tipo di supporto fisico o per via elettronica, non consistono interamente o essenzialmente in contenuto musicale o video.
(5)  Al fine di impedire un ampio ricorso alle aliquote IVA ridotte per i contenuti audiovisivi, è opportuno autorizzare gli Stati membri ad applicare un'aliquota ridotta a libri, giornali e periodici solo se tali pubblicazioni, fornite su qualsiasi tipo di supporto fisico o per via elettronica, non consistono interamente o essenzialmente in contenuto musicale o video. Tenendo presente l'importanza di agevolare l'accesso a libri, quotidiani e periodici da parte delle persone non vedenti, con disabilità visive o con altre difficoltà nella lettura di testi a stampa ai sensi della direttiva … del Parlamento europeo e del Consiglio1bis, è opportuno intendere i libri, i quotidiani e i periodici elettronici in formato adattato o audio come non consistenti interamente o essenzialmente di contenuto musicale o video. Pertanto, le aliquote IVA ridotte potrebbero essere applicate anche a tali formati.
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1bis Direttiva ... del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a taluni utilizzi consentiti delle opere e di altro materiale protetto da diritto d'autore e da diritti connessi a beneficio delle persone non vedenti, con disabilità visive o con altre difficoltà nella lettura di testi a stampa, e che modifica la direttiva 2001/29/CE sull'armonizzazione di taluni aspetti del diritto d'autore e dei diritti connessi nella società dell'informazione (COM(2016)0596 final, 2016/0278(COD)) (GU [...] del [...], pag. [...]).
Emendamento 9
Proposta di direttiva
Considerando 5 bis (nuovo)
(5 bis)   Concedere agli Stati Membri la libertà di applicare tariffe IVA ridotte o super ridotte per libri, giornali e periodici elettronici potrebbe costituire un'opportunità per nuovi margini di profitto per gli editori e per investimenti in nuovi contenuti, rispetto al modello attuale che dipende fortemente dalla pubblicità. Sarebbe opportuno avviare a livello di Unione una riflessione più generale sul modello di finanziamento del contenuto elettronico.
Emendamento 10
Proposta di direttiva
Considerando 6 bis (nuovo)
(6 bis)  La flessibilità concessa agli Stati membri nel contesto dall'attuale proposta non pregiudica in alcun modo il regime definitivo dell'IVA da introdurre, nel cui contesto ogni aumento di flessibilità dovrà essere bilanciato all'impatto sul funzionamento del mercato unico, alla possibilità di frodi IVA, all'aumento dei costi per le imprese e al rischio di concorrenza sleale.
Emendamento 11
Proposta di direttiva
Considerando 6 ter (nuovo)
(6 ter)  Sebbene consenta agli Stati membri di rettificare una situazione di trattamento non paritario, la presente direttiva non elimina la necessità di un sistema più coordinato, efficiente e più semplice di aliquote IVA ridotte che preveda un numero inferiore di eccezioni.
Emendamento 12
Proposta di direttiva
Articolo 1 – comma 1 – punto 3
Direttiva 2006/112/CE
Allegato III – punto 6
6)  fornitura di libri, giornali e periodici, inclusi quelli in locazione nelle biblioteche, escluse le pubblicazioni interamente o essenzialmente destinate alla pubblicità ed escluse le pubblicazioni consistenti interamente o essenzialmente in contenuto musicale o video;
6)  fornitura di libri, giornali e periodici, inclusi quelli in locazione nelle biblioteche, escluse le pubblicazioni interamente o essenzialmente destinate alla pubblicità ed escluse le pubblicazioni consistenti interamente o essenzialmente in contenuto musicale o video, ma inclusi gli stampati, i fogli illustrativi ed il materiale stampato analogo, gli album, gli album da disegno o da colorare per bambini, la musica stampata o manoscritta, le mappe e le carte idrografiche o altri tipi di carte.;
Emendamento 13
Proposta di direttiva
Articolo 2 bis (nuovo)
Articolo 2 bis
Controllo
Entro il ... [tre anni dall'entrata in vigore della presente direttiva], la Commissione elabora una relazione che identifichi gli Stati membri che hanno adottato aliquote IVA ridotte o super ridotte analoghe per libri, giornali e periodici e i loro equivalenti elettronici, e valuti l'impatto di tali misure in termini di implicazioni di bilancio e di sviluppo del settore culturale.

Connettività internet per la crescita, la competitività e la coesione: la società europea dei gigabit e del 5G
PDF 210kWORD 61k
Risoluzione del Parlamento europeo del 1° giugno 2017 sulla connettività Internet per la crescita, la competitività e la coesione: la società europea dei gigabit e del 5G (2016/2305(INI))
P8_TA(2017)0234A8-0184/2017

Il Parlamento europeo,

–  visti la comunicazione della Commissione del 14 settembre 2016 dal titolo "Connettività per un mercato unico digitale competitivo: verso una società dei Gigabit europea" (COM(2016)0587) e il documento di lavoro dei servizi della Commissione che la accompagna (SWD(2016)0300),

–   visto l'articolo 9 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visti la comunicazione della Commissione del 14 settembre 2016 dal titolo "Il 5G per l'Europa: un piano d'azione” (COM(2016)0588) e il documento di lavoro dei servizi della Commissione che la accompagna (SWD(2016)0306),

–  vista la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il codice europeo delle comunicazioni elettroniche, presentata dalla Commissione il 14 settembre 2016 (COM(2016)0590),

–  vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica i regolamenti (UE) n. 1316/2013 e (UE) n. 283/2014 per quanto riguarda la promozione della connettività internet nelle comunità locali, presentata dalla Commissione il 14 settembre 2016 (COM(2016)0589),

–  vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce l'Organismo dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche, presentata dalla Commissione il 14 settembre 2016 (COM(2016)0591),

–  visti la comunicazione della Commissione del 6 maggio 2015 dal titolo "Strategia per il mercato unico digitale in Europa" (COM(2015)0192) e il documento di lavoro dei servizi della Commissione che la accompagna (SWD(2015)0100),

–  vista la comunicazione della Commissione del 2 luglio 2014 dal titolo "Verso una florida economia basata sui dati" (COM(2014)0442),

–  vista la comunicazione della Commissione del 19 aprile 2016 dal titolo "Digitalizzazione dell'industria europea – Cogliere appieno i vantaggi di un mercato unico digitale" (COM(2016)0180),

–  vista la decisione n. 243/2012/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 marzo 2012, che istituisce un programma pluriennale relativo alla politica in materia di spettro radio(1),

–  visto l'allegato alla comunicazione della Commissione del 2 ottobre 2013 dal titolo "Adeguatezza ed efficacia della regolamentazione (REFIT): risultati e prossime tappe" (COM(2013)0685),

–  vista la comunicazione della Commissione del 19 aprile 2016 dal titolo "Priorità per la normazione delle TIC per il mercato unico digitale" (COM(2016)0176),

–  vista la sua risoluzione del 19 gennaio 2016 sul tema "Verso un atto sul mercato unico digitale"(2),

–  vista la proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'uso della banda di frequenza 470-790 MHz nell'Unione, presentata dalla Commissione il 2 febbraio 2016 (COM(2016)0043),

–  viste le conclusioni del Consiglio europeo del 28 giugno 2016 (EUCO 26/16),

–  vista la comunicazione della Commissione del 25 settembre 2013 dal titolo "Aprire l'istruzione: tecniche innovative di insegnamento e di apprendimento per tutti grazie alle nuove tecnologie e alle risorse didattiche aperte” (COM(2013)0654),

–  vista la comunicazione della Commissione del 26 ottobre 2016 dal titolo "Strategia spaziale per l'Europa" (COM(2016)0705),

–  vista la direttiva 2013/35/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, sulle disposizioni minime di sicurezza e di salute relative all'esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (campi elettromagnetici) (ventesima direttiva particolare ai sensi dell'articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 89/391/CEE) e che abroga la direttiva 2004/40/CE(3),

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla comunicazione della Commissione intitolata "Connettività per un mercato unico digitale competitivo: verso una società dei Gigabit europea",

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e i pareri della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, della commissione per i trasporti e il turismo, della commissione per lo sviluppo regionale e della commissione per la cultura e l'istruzione (A8-0184/2017),

A.  considerando che il 5G sarà uno degli elementi portanti della società dei gigabit, in quanto rappresenta la norma del futuro nell'ambito delle tecnologie di comunicazione mobile, e che sarà inoltre un motore di innovazione, che apporterà un cambiamento radicale nell'economia, creerà nuovi casi d'uso, servizi e prodotti di alta qualità, flussi di entrate e modelli e opportunità aziendali e che dovrebbe promuovere la competitività delle industrie e garantire la soddisfazione dei consumatori;

B.  considerando che la leadership dell'Europa nell'ambito della tecnologia 5G è fondamentale per la crescita economica e per mantenere la competitività globale, che a sua volta richiede coordinamento e pianificazione a livello europeo, e che un ritardo in tal senso comporta rischi in termini di posti di lavoro, innovazione e conoscenze;

C.  considerando che il 5G e le relative applicazioni reinventeranno i modelli aziendali grazie a una connettività ad altissima velocità, liberando il potenziale dell'innovazione in tutti i settori, segnatamente i trasporti, l'energia, la finanza e la salute; che, a tale riguardo, l'Europa non può permettersi di restare indietro, poiché il 5G sarà il motore della crescita e dell'innovazione future;

D.  considerando che l'architettura delle reti 5G sarà sostanzialmente diversa rispetto a quella delle precedenti generazioni, al fine di soddisfare i requisiti operativi e di prestazione attesi per le reti ad altissima capacità, soprattutto in merito a latenza, copertura e affidabilità;

E.  considerando che l'architettura del 5G comporterà una maggiore convergenza tra reti mobili e fisse; che, pertanto, lo sviluppo di reti fisse ad altissima capacità contribuirà alle esigenze di backhaul di una fitta rete 5G senza fili quanto più vicina all'utente finale;

F.  considerando che il futuro della società europea e dell'economia europea dipenderà fortemente dalle infrastrutture 5G, il cui impatto andrà ben oltre le reti di accesso senza fili esistenti, al fine di offrire servizi di comunicazione più rapidi e di elevata qualità, che siano economicamente accessibili a tutti e disponibili sempre e ovunque;

G.  considerando che la digitalizzazione sta avanzando a grande velocità e a livello globale, con la conseguente necessità di investimenti in reti di comunicazione di alta qualità con copertura universale; che, al riguardo, è necessario garantire la tempestiva disponibilità dello spettro radio in grado di rispondere a tali esigenze;

H.  considerando che la connettività mobile e senza fili per tutti i cittadini sta acquisendo sempre maggiore importanza, con l'utilizzo di applicazioni e servizi innovativi in movimento, e che una politica digitale orientata al futuro deve tenerne conto;

I.  considerando che l'installazione delle reti 5G avverrà principalmente mediante investimenti privati e che, per questo, il codice europeo delle comunicazioni elettroniche dovrà creare un quadro normativo che promuova la certezza, la concorrenza e gli investimenti; che a tale scopo sarà necessario uno snellimento delle condizioni amministrative, ad esempio per l'installazione di piccole celle per l'armonizzazione rigorosa e tempestiva dello spettro e lo sviluppo di reti ad altissima capacità, come attualmente proposto nel codice europeo delle comunicazioni elettroniche;

J.  considerando che le iniziative pubbliche, come l'iniziativa della Commissione del 2013 per il partenariato pubblico-privato (PPP), sostenuta con 700 milioni di EUR di finanziamenti pubblici per realizzare il 5G in Europa entro il 2020, devono essere integrate da un mercato competitivo dotato di regolamentazione dell'accesso e coordinamento dello spettro adeguati alle esigenze future, che promuoverà l'innovazione e i necessari investimenti infrastrutturali privati;

K.  considerando che la diffusione del 5G dovrà essere complementare ad altri progetti finalizzati a rafforzare la connettività nelle zone europee più rurali e isolate, e non avvenire a loro spese;

L.  considerando che l'attuazione del 5G e della società dei gigabit richiede una chiara tabella di marcia, un approccio orientato alla domanda, che sia adeguato alle esigenze future, tecnologicamente neutro e basato su valutazioni per regione e per settore, nonché il coordinamento degli Stati membri, la cooperazione con tutte le parti interessate e investimenti adeguati al fine di soddisfare tutte le condizioni entro i termini previsti e di renderla una realtà per tutti i cittadini dell'Unione;

I.Visione 5G - Esigenza di un cambio generazionale

1.  accoglie con favore la proposta della Commissione di redigere un piano d'azione per il 5G volto a rendere l'UE un leader mondiale nello sviluppo di reti 5G standardizzate dal 2020 al 2025 nell'ambito di una strategia di più ampio respiro per una società europea dei gigabit tecnologicamente più competitiva e inclusiva; ritiene fondamentale, a tal fine, un adeguato coordinamento tra gli Stati membri al fine di evitare che nell'installazione del 5G si accumulino ritardi analoghi a quelli del 4G, ritardi che hanno fatto sì che al momento il livello di copertura di questa tecnologia sia pari all'86 % e solo al 36 % nelle zone rurali;

2.  sottolinea che, secondo la Commissione, il piano d'azione per l'introduzione del 5G in tutta l'UE potrebbe tradursi nella creazione di due milioni di posti di lavoro e dare impulso all'economia europea nonché combattere i tassi di disoccupazione elevati, soprattutto tra i giovani;

3.  sottolinea che il 5G-PPP è attualmente una delle iniziative più avanzate al mondo sul 5G e le applicazioni che ne deriveranno; ritiene che, per quanto sia positivo promuovere le sinergie in materia di R&S e di sviluppo industriale, sarebbe opportuno, in vista dell'impatto sociale della diffusione del 5G, che l'adesione al PPP fosse aperta anche ai rappresentanti dei consumatori e della società civile;

4.  sottolinea che un calendario ambizioso e lungimirante per l'attribuzione dello spettro in seno all'Unione è di fondamentale importanza se l'Europa vuole assumere un ruolo guida nello sviluppo della tecnologia 5G; accoglie con favore, al riguardo, le azioni proposte dalla Commissione nella comunicazione dal titolo "Il 5G per l'Europa: un piano d'azione" e ritiene che tali azioni siano un requisito minimo per lanciare efficacemente il 5G nell'Unione;

5.  sottolinea che gli investimenti privati dovrebbero essere sostenuti da un contesto politico e normativo orientato alle infrastrutture e finalizzato alla prevedibilità, alla certezza e alla promozione della concorrenza a vantaggio dell'utente finale, e non dovrebbero essere ritardati da programmi pubblici eccessivamente ambiziosi che potrebbero impedire l'attuazione del 5G;

6.  sottolinea l'importanza della cooperazione tra mondo accademico, istituti di ricerca, settore privato e settore pubblico sulle attività di ricerca e sviluppo relative alle comunicazioni mobili 5G; rileva che il 5G-PPP è un esempio virtuoso in tal senso ed esorta la Commissione a continuare a coinvolgere nel processo tutti i settori pertinenti;

7.  ritiene che l'Europa beneficerà dell'ulteriore trasformazione verso un'economia digitale in termini di copertura più ampia, connettività e velocità più elevate, e che il contributo dell'economia digitale alla crescita del PIL totale sarà pari al 40 % fino al 2020, con una velocità di crescita 13 volte più elevata rispetto a quella del PIL totale;

8.  accoglie con favore e sostiene gli obiettivi a medio termine della società dei gigabit che prevedono di raggiungere velocità di rete di almeno 100 Mbps per tutti i consumatori europei, potenziabili a 1 Gbps e con un aumento nel lungo termine a 100 Gbps per i principali motori socioeconomici, come i fornitori di servizi pubblici, le imprese ad alta intensità digitale, i principali nodi di trasporto, gli ospedali e gli istituti finanziari, di istruzione e di ricerca; invita a dare la priorità all'introduzione dell'infrastruttura di backhaul in fibra, alla concorrenza propizia agli investimenti e all'alta qualità dell'esperienza dell'utente finale; rammenta che l'Unione è in ritardo rispetto agli obiettivi di connettività dell'Agenda digitale per il 2020 e che particolarmente preoccupante è il ritardo delle zone rurali e remote;

9.  sottolinea la necessità di garantire che il maggior numero possibile di cittadini dell'Unione possa beneficiare della connettività della società dei gigabit, compresi quelli che vivono in zone isolate;

10.  sostiene fermamente gli sforzi volti a garantire l'accesso alla rete 5G lungo tragitti intermodali sulla base delle reti di trasporto pubblico nell'ambito del meccanismo per collegare l'Europa (CEF) e delle reti transeuropee dei trasporti (TEN-T), entro il 2025, e si aspetta che tali sforzi consentiranno di ottenere il pieno accesso in tutta l'UE, nelle aree urbane e in quelle rurali e presso i principali centri turistici e attrazioni turistiche;

11.  rileva che occorre migliorare ulteriormente la copertura della quarta generazione di reti mobili/LTE, visto che l'Unione europea in questo ambito è indietro rispetto a Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone, e che il piano d'azione per il 5G dovrebbe costituire un'opportunità per trarre insegnamenti dagli errori commessi nell'introduzione del 4G;

12.  sottolinea che l'accesso radio 5G dovrà poter operare su una gamma di frequenza molto ampia, da meno di 1 GHz fino a 100 GHz, e con backhaul fino a 300 GHz; rileva che le frequenze di 3-6 GHz e oltre 6 GHz dovrebbero offrire velocità estreme di trasmissione dei dati e capacità estrema nelle zone densamente popolate; riconosce che i sistemi 5G su bande ad alta frequenza richiedono un'infrastruttura di rete molto fitta basata sull'accesso ai siti attraverso piccole celle e che per questo occorrerà fare delle scelte sulle bande di frequenza da utilizzare o sulla possibilità di condividerle;

13.  sottolinea che la sola velocità di download non sarà sufficiente a soddisfare la domanda futura di connettività della società dei gigabit, che richiederà un obiettivo infrastrutturale in merito alle reti ad altissima capacità, in quanto tali reti rispondono agli standard più elevati in termini di velocità di upload e download, di latenza e di resilienza;

14.  sottolinea che occorre una strategia europea coerente in materia di spettro, con tabelle di marcia e calendari nazionali coordinati, per poter affrontare le sfide del 5G, occupandosi delle comunicazioni umane, da macchina a macchina e legate all'Internet delle cose a vari livelli (velocità di connessione, mobilità, latenza, ubiquità, ciclo di funzionamento, affidabilità, accessibilità, ecc.), e per garantire un periodo di transizione armoniosa al 5G in tutti gli Stati membri;

15.  sottolinea che l'introduzione delle reti 5G senza fili richiede un backhaul ad altissima capacità e un uso flessibile ed efficiente di tutte le parti disponibili dello spettro non contigue, compresa la banda a 700 Mhz, per scenari estremamente diversi di diffusione della rete, il che renderà necessario sviluppare modelli innovativi di concessione delle frequenze e porre l'accento sull'armonizzazione delle bande di spettro disponibili su base regionale;

16.  riconosce l'importanza delle bande di frequenza soggette a licenza per assicurare investimenti nelle reti a lungo termine e garantire una migliore qualità dei servizi, consentendo un accesso costante e affidabile allo spettro e, al contempo, sottolinea la necessità di una migliore tutela giuridica delle bande di frequenza esenti da licenza e delle diverse modalità di condivisione della banda;

17.  segnala che la mancanza di coordinamento costituisce un notevole rischio per lo sviluppo del 5G, in quanto è fondamentale acquisire massa critica per attrarre investimenti e cogliere appieno i vantaggi della tecnologia 5G;

18.  osserva che gli attori del settore dovrebbero beneficiare di condizioni paritarie e prevedibili propizie alla concorrenza e godere della flessibilità di progettare le proprie reti, scegliendo i propri modelli di investimento e la combinazione di tecnologie in grado di assicurare una funzionalità completa per gli obiettivi di diffusione del 5G, tra cui FTTH, cavo, satellite, Wi-Fi, WiGig, G.fast, 2G, Massive MIMO o qualsiasi altra tecnologia dal rapido sviluppo, purché contribuisca a garantire che tutti gli europei possano connettersi alle reti ad altissima capacità in funzione delle loro reali necessità; rileva che lo sviluppo del 5G richiederà molta più fibra in una rete senza fili più fitta;

19.  prende atto della comunicazione della Commissione sulla connettività per un mercato unico digitale competitivo e del relativo piano d'azione "Il 5G per l'Europa", che offrono agli Stati membri l'interessante opportunità di consentire ai propri innovatori culturali e creativi, in particolare alle PMI, di competere ulteriormente sulla scena globale e di mostrare il loro talento imprenditoriale e innovativo;

II.Sfruttare i vantaggi della società dei gigabit

20.  ritiene che il 5G rappresenti più di un'evoluzione della banda larga mobile e che sarà un elemento chiave del futuro mondo digitale come futura generazione di infrastrutture a banda larga ultraveloce universale, che sosterrà la trasformazione dei processi in tutti i settori economici (settore pubblico, istruzione, fornitura di contenuti in un panorama mediatico convergente, sanità, ricerca, energia, servizi, produzione, trasporti, settore automobilistico, settore audiovisivo, realtà virtuale, giochi online e così via) e offrirà servizi economicamente accessibili, agili, flessibili, interattivi, affidabili e altamente personalizzati che dovrebbero migliorare la vita di ogni cittadino;

21.  rileva che la frammentazione a livello europeo nell'attuazione del 4G, ancora osservabile nelle notevoli differenze tra gli Stati membri, come illustrato nell'edizione 2015 dell'indice di digitalizzazione dell'economia e della società (DESI), si è tradotta in una scarsa competitività digitale nei confronti di Stati Uniti, Cina, Giappone, Corea del Sud ed economie emergenti; sottolinea, al riguardo, che sebbene l'Europa proceda in termini di sviluppo digitale, il ritmo sta rallentando, il che costituisce un rischio a lungo termine per gli investimenti necessari e per l'attrattiva del contesto imprenditoriale europeo;

22.  ricorda che in definitiva i beneficiari dell'introduzione del 5G dovrebbero essere gli utenti finali e che ogni decisione presa per l'attuazione delle tecnologie del 5G dovrebbe essere sempre orientata a questo obiettivo ultimo offrendo servizi economicamente accessibili, affidabili e di alta qualità;

23.  osserva che gli investimenti del settore pubblico e privato producono un effetto moltiplicatore sull'economia e, una volta che il 5G sarà completamente introdotto, potrebbero creare direttamente e indirettamente fino a 2,3 milioni di posti di lavoro nei 28 Stati membri;

24.  osserva che si prevede che i vantaggi derivanti dallo sviluppo delle tecnologie 5G in Europa si estendano di gran lunga oltre il settore delle comunicazioni mobili, con effetti di ricaduta pari a 141,8 miliardi di EUR annui entro il 2025;

25.  sottolinea che il successo di un'attuazione rapida del 5G a livello dell'UE dipende dallo sviluppo di nuovi modelli aziendali basati sulla domanda; evidenzia che esiste una miriade di iniziative che contribuiscono al chiarimento dei requisiti per il 5G, il che rende difficile per i settori verticali contribuire al processo; sottolinea pertanto che i settori verticali devono essere coinvolti attivamente e in maniera efficace nel processo relativo ai requisiti;

26.  sottolinea che la concorrenza leale e pari condizioni per gli operatori del mercato sono necessità fondamentali per lo sviluppo della società dei gigabit da parte di suddetti operatori; ritiene che a tale riguardo sia opportuno applicare il principio "stessi servizi, stesso rischio, stesse norme";

27.  ritiene che la Commissione e gli Stati membri, unitamente a tutte le parti interessate, dovrebbero prendere in considerazione provvedimenti per incentivare sperimentazioni avanzate e banchi di prova al fine di accelerare l'innovazione nelle applicazioni 5G;

28.  osserva che la società dei gigabit dovrebbe colmare il divario digitale e migliorare la diffusione di Internet; rileva che sono ancora necessari investimenti continui a favore della diffusione delle tecnologie esistenti e future, comprese le tecnologie satellitari, nelle zone rurali e remote; evidenzia che una combinazione intelligente di investimenti privati e pubblici è necessaria al fine di colmare il divario digitale delle zone rurali e remote; sottolinea che gli insegnamenti tratti in passato dovrebbero essere applicati per far fronte alle disparità tra gli Stati membri, le regioni e le zone densamente popolate e remote, sostenendo uno sviluppo geografico equilibrato;

29.  mette in evidenza il fatto che il divario digitale è presente sia tra le città e le zone rurali sia, in maniera notevole, tra gli Stati membri; sottolinea, al riguardo, l'importanza di un quadro normativo competitivo e di iniziative che promuovano gli investimenti infrastrutturali, aumentino la diversità degli operatori e potenzino il coordinamento a livello europeo;

30.  segnala che il 5G rappresenterà la pietra miliare nella realizzazione dell'idea della società in rete e aumenterà le possibilità di vita, studio e lavoro nell'Unione europea, presupposto necessario perché cittadini e imprese possano beneficiare appieno della rivoluzione digitale;

31.  ritiene che agevolando lo sviluppo di piccole celle 5G coerenti con il regolamento WiFi4EU si contribuirà a ridurre il divario digitale e tecnologico e si aumenterà la disponibilità dei servizi 5G per tutti i cittadini;

32.  sottolinea che l'Europa deve adeguarsi alle opportunità e agli sviluppi tecnologici, che sono offerti da tecnologie TIC più efficienti a sostegno dello sviluppo socioeconomico nelle regioni sottosviluppate di oggi;

33.  sottolinea che, per beneficiare del pieno potenziale di servizio dello standard tecnologico mobile 5G, una fitta rete in fibra ottica rappresenta l'infrastruttura di backhaul indispensabile;

34.  accoglie con favore l'iniziativa WiFi4EU per promuovere l'accesso gratuito e universale a Internet nelle comunità locali mediante un programma finanziato dall'UE e attuato dagli Stati membri; rileva che l'iniziativa WiFi4EU mira a promuovere l'integrazione digitale tra le regioni assegnando i fondi in modo geograficamente equilibrato, prestando al contempo attenzione alla qualità del servizio per l'utente; osserva che le velocità di accesso stanno crescendo e che, poiché l'utilizzo mediante dispositivi wireless multipli è in aumento, la WLAN dovrà soddisfare la domanda di connettività da punto a punto; ritiene che un quadro strategico caratterizzato da priorità specifiche sia necessario per superare gli ostacoli che il mercato da solo non può affrontare;

35.  invita la Commissione a prestare particolare attenzione alla copertura negli spazi interni nell'ambito del suo piano di azione per il 5G, considerando che una parte significativa delle applicazioni 5G sarà utilizzata all'interno di abitazioni e uffici; rammenta lo scarso livello di penetrazione degli edifici delle reti a più alta frequenza; raccomanda di valutare tecnologie aggiuntive per garantire una buona copertura negli spazi interni, come i sistemi Massive MIMO, i ripetitori interni e le applicazioni Wi-Fi ad alta velocità WiGig;

36.  sottolinea che lo sviluppo di tecnologie 5G rappresenta una pietra miliare per la trasformazione dell'infrastruttura delle reti TIC verso una connettività intelligente globale: auto intelligenti, reti intelligenti, città intelligenti, fabbriche intelligenti, governi intelligenti e così via; ritiene che la banda larga ultraveloce e caratteristiche di rete intelligenti ed efficienti che consentono una connettività quasi istantanea tra le persone, tra l'uomo e le macchine e tra le macchine connesse finiranno per ridefinire la connettività dell'utente finale, che sarà resa possibile da paradigmi di reti quali reti a maglie, reti ibride, segmentazione dinamica di rete e tecnologie di softwarizzazione;

37.  sottolinea che le elevate prestazioni energetiche miranti a un ridotto consumo di energia delle reti sono un requisito fondamentale della tecnologia 5G; evidenzia che tale elemento è essenziale per ridurre i costi operativi, agevolare la connettività di rete nelle zone rurali e remote e fornire accesso alla rete in maniera sostenibile ed efficiente in termini di risorse;

38.  sottolinea che la diffusione della tecnologia 5G richiede un ammodernamento significativo delle reti fisse e la densificazione delle reti mobili in linea con gli obiettivi della società dei gigabit, in particolare per quanto riguarda le soluzioni per la sanità elettronica;

39.  evidenzia che il settore audiovisivo è uno dei principali motori del successo della tecnologia 5G in Europa, in quanto genera occupazione e crescita economica, e che il suo sviluppo può avere un impatto forte e positivo sulla catena del valore dei media audiovisivi, compresi la produzione di contenuti, l'innovazione, la distribuzione e l'ambiente dell'utente; invita pertanto la Commissione e gli Stati membri a tenere conto delle esigenze e delle specificità di questo settore, in particolare per quanto concerne la radiodiffusione;

40.  osserva che i veicoli, una volta connessi, sono molto più sicuri (meno incidenti), ecologici (meno emissioni) e contribuiscono a modelli di viaggio più prevedibili; sostiene pertanto l'idea di introdurre un obiettivo a livello dell'UE affinché tutti i veicoli disponibili sul mercato dell'Unione siano abilitati al 5G e siano equipaggiati con sistemi di trasporto intelligenti a bordo; sostiene con determinazione l'obiettivo di dotare del 5G le ambulanze e gli altri veicoli di emergenza (polizia, vigili del fuoco) collegati a un'unità centrale per garantire la copertura continua e ininterrotta durante gli interventi;

41.  rileva i vantaggi di una copertura 5G affidabile e ininterrotta per la sicurezza stradale che permetta l'uso di strumenti di controllo digitali e connessi, quali i tachigrafi intelligenti e i documenti elettronici, per i mezzi pesanti.

42.  ritiene che il 5G dovrebbe offrire nuovi servizi economicamente accessibili e di alta qualità, connettere nuovi settori e infine migliorare l'esperienza dei clienti in un contesto di utenza digitale sempre più sofisticata ed esigente; evidenzia che il 5G può offrire soluzioni a importanti sfide della società grazie alla sua capacità di ridurre notevolmente il dispendio energetico dei dispositivi mobili e al suo potenziale di trasformazione di settori quali la sanità e i trasporti;

43.  accoglie con favore il fondo relativo alla banda larga per collegare l'Europa, un fondo per le infrastrutture a banda larga aperto alla partecipazione delle banche e degli istituti di promozione nazionali e degli investitori privati, che rappresenterà un ulteriore passo in avanti nel garantire investimenti infrastrutturali alle zone meno popolate, rurali e remote scarsamente servite;

44.  è del parere che lo sviluppo e il miglioramento delle competenze digitali siano essenziali e dovrebbero avvenire attraverso investimenti cospicui nell'istruzione, compresa la formazione professionale, imprenditoriale e il perfezionamento professionale come pure la riqualificazione, e attraverso l'ampia partecipazione di tutti i soggetti interessati, comprese le parti sociali, perseguendo tre obiettivi principali: mantenere e creare posti di lavoro nel campo della tecnologia formando una forza lavoro altamente qualificata; sostenere i cittadini nell'acquisizione del controllo della loro esistenza digitale fornendo gli strumenti necessari; porre fine all'analfabetismo digitale, che è una causa del divario digitale e dell'esclusione;

45.  ritiene che l'Unione dovrebbe istituire e mettere a disposizione programmi di studio volti a sviluppare le competenze nel campo della tecnologia 5G, in partenariato con l'EIT Digital, ponendo l'accento sulle start-up e sulle PMI, affinché possano sfruttare i vantaggi derivanti dallo sviluppo della tecnologia 5G;

46.  sottolinea che l'evoluzione delle reti 5G favorirà rapide trasformazioni tecnologiche che consentiranno il pieno sviluppo dell'industria digitale, della tecnologia intelligente, dell'Internet delle cose e di sistemi di fabbricazione avanzati;

47.  sottolinea l'importanza delle reti 5G per garantire la leadership europea a livello mondiale nell'offerta di infrastrutture di ricerca ad alto livello, che potrebbe rendere l'Europa un centro di eccellenza per la ricerca;

III.Approccio politico

48.  accoglie con favore l'iniziativa della Commissione di rafforzare il piano di investimento per l'Europa nell'ambito degli strumenti di finanziamento (FEIS, MCE) destinati a finanziare gli obiettivi strategici per la connettività gigabit fino al 2025;

49.  sottolinea che tutte le decisioni relative al mercato unico digitale, tra cui l'assegnazione dello spettro, gli obiettivi in materia di connettività e la diffusione delle reti 5G, devono essere formulate sulla base delle esigenze future e delle previsioni sull'andamento del mercato nei prossimi 10-15 anni; evidenzia, in tal senso, che uno sviluppo positivo della tecnologia 5G sarà essenziale per la competitività economica, che può essere conseguita esclusivamente mediante una legislazione europea lungimirante e il coordinamento delle politiche;

50.  sottolinea che le politiche sulla società dei gigabit e sul 5G dovrebbero essere proporzionate, riviste di frequente e conformi al "principio dell'innovazione", in modo che i potenziali effetti sull'innovazione rientrino nella valutazione d'impatto;

51.  invita la Commissione ad assicurare, mantenere e sviluppare finanziamenti a lungo termine per il piano d'azione per il 5G e l'ammodernamento delle reti al livello adeguato in vista del prossimo quadro finanziario pluriennale 2020-2027 e, in particolare, del prossimo quadro di ricerca, sviluppo tecnologico e innovazione; sottolinea l'importanza della cooperazione tra mondo accademico, istituti di ricerca, settore privato e settore pubblico sulle attività di ricerca e sviluppo relative alle comunicazioni mobili 5G; rileva che il 5G-PPP è un esempio virtuoso in tal senso; ricorda che, secondo la Commissione, il conseguimento degli obiettivi di connettività richiederà un investimento di 500 miliardi di EUR nel prossimo decennio, sebbene stimi anche che vi sia una carenza di investimenti per 155 miliardi di EUR; ritiene, pertanto, che si debba dare la massima priorità a garantire investimenti sufficienti indotti dalla concorrenza per la realizzazione dell'infrastruttura digitale, dal momento che quest'ultima rappresenta il requisito fondamentale per permettere a cittadini e imprese di trarre vantaggio dallo sviluppo della tecnologia 5G;

52.  incoraggia tutti gli Stati membri ad attuare rapidamente le disposizioni della direttiva (UE) 2016/1148 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 luglio 2016, recante misure per un livello comune elevato di sicurezza delle reti e dei sistemi informativi nell'Unione(4), con l'obiettivo di assicurare un adeguato livello di sicurezza nella definizione di un piano efficace e sostenibile;

53.  ritiene che il miglior percorso verso la società dei gigabit consista in un approccio adeguato alle esigenze future, favorevole alla concorrenza, tecnologicamente neutro e sostenuto da una vasta gamma di modelli di investimento, come gli investimenti pubblico-privato o i coinvestimenti; osserva che il coinvestimento e altre forme di investimento collaborativo come pure gli accordi di accesso commerciale a lungo termine alle reti ad altissima capacità possono contribuire a mettere in comune le risorse, consentire diversi quadri flessibili e ridurre i costi di installazione;

54.  invita gli Stati membri ad attuare pienamente il piano d'azione per il 5G mediante un intervento coerente, inclusivo e tempestivo nelle regioni e nelle città al fine di incoraggiare e incentivare l'innovazione intersettoriale e promuovere un quadro di cooperazione economica in tutto il settore;

55.  invita la Commissione e gli Stati membri ad assumere un ruolo guida nella promozione dell'interoperabilità 5G intersettoriale, interlinguistica e transfrontaliera e nel sostenere servizi rispettosi della vita privata, affidabili e sicuri, dal momento che l'industria e la società in generale dipendono sempre di più dalle infrastrutture digitali per i propri affari e servizi, nonché a considerare le circostanze nazionali economiche e geografiche come parte integrante di una strategia comune;

56.  invita a intensificare gli sforzi di normazione nell'ottica di assicurare la leadership europea nella definizione degli standard tecnologici atti a consentire lo sviluppo delle reti e dei servizi 5G; ritiene che gli organismi europei di normazione dovrebbero svolgere un ruolo particolare in questo processo; osserva che ciascun settore dovrebbe elaborare la propria tabella di marcia per la normazione, basandosi su processi guidati dall'industria, alimentati da una forte volontà di raggiungere norme comuni che abbiano il potenziale di diventare norme mondiali; invita la Commissione e gli Stati membri a incentivare gli investimenti nella ricerca e sviluppo e la normazione europea;

57.  sottolinea che la tecnologia 5G ha il potenziale per rivoluzionare l'accesso ai contenuti e la loro diffusione nonché migliorare in modo sostanziale l'esperienza dell'utente, consentendo nel contempo di sviluppare nuove forme di contenuti culturali e creativi; sottolinea in tale contesto la necessità di misure efficaci per combattere la pirateria e di un approccio globale per migliorare l'applicazione dei diritti di proprietà intellettuale onde assicurare ai consumatori percorsi d'accesso facili a contenuti leciti;

58.  esorta fortemente ad aumentare la sperimentazione in relazione alle tecnologie 5G; sostiene lo sviluppo di soluzioni e test integrati seguiti da sperimentazioni intersettoriali di progetti pilota su larga scala in risposta alla richiesta di servizi nella società dei gigabit; invita la Commissione e gli Stati membri a garantire sufficienti bande di frequenza esenti da licenza per promuovere gli esperimenti condotti dal settore produttivo; chiede alla Commissione di valutare la possibilità di definire un obiettivo concreto e interessante quale contesto di sperimentazione delle tecnologie e dei prodotti 5G da parte del settore privato;

59.  sottolinea la necessità di tenere conto degli orientamenti della Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti (ICNIRP), formalmente riconosciuti dall'OMS, al fine di evitare incoerenze e frammentazioni e di garantire condizioni coerenti di diffusione delle reti senza fili nel mercato unico digitale europeo;

60.  evidenzia che lo sviluppo della società dei gigabit richiede regole chiare e comuni a livello di UE che siano orientate al futuro e favorevoli alla concorrenza, per stimolare gli investimenti e l'innovazione e tutelare l'accessibilità economica e la scelta del consumatore; sottolinea che la concorrenza fondata sulle infrastrutture presenta il potenziale per una regolamentazione efficiente e consente un equo rendimento a lungo termine degli investimenti; incoraggia gli Stati membri a semplificare le procedure amministrative per l'accesso alle infrastrutture fisiche;

61.  sottolinea la necessità di creare un ambiente favorevole all'innovazione per i servizi digitali, soprattutto nell'ambito dei big data e dell'Internet delle cose, ampliando la scelta dei consumatori, aumentando al contempo la fiducia e promuovendo la diffusione dei servizi digitali attraverso regole efficaci e semplificate, e incentrandosi sulle esigenze degli utenti e sulle caratteristiche dei servizi, a prescindere dalla tipologia di prestatore;

62.  sottolinea che i piani nazionali per la banda larga devono essere rivisti e, se del caso, attentamente modificati, essere rivolti a tutte le aree 5G, mantenere un approccio multitecnologico e competitivo, sostenere la certezza normativa e accrescere al massimo la portata dell'innovazione e la copertura, inserendo tra gli obiettivi l'eliminazione del divario digitale;

63.  invita la Commissione a valutare i piani nazionali per la banda larga onde individuare le lacune e a formulare raccomandazioni specifiche per paese in vista di ulteriori interventi;

64.  accoglie con favore l'iniziativa della Commissione di istituire la piattaforma partecipativa per la banda larga per garantire un elevato livello di partecipazione dei soggetti pubblici e privati come pure delle autorità regionali e locali;

65.  sottolinea che assicurare un accesso a Internet e garantire una connettività Internet ad alta velocità, affidabile, a ridotta latenza e a basso jitter sono fattori essenziali per i processi di digitalizzazione e la catena del valore nel settore del turismo, nonché per lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie dei trasporti, come ad esempio i sistemi di trasporto intelligenti cooperativi (C-ITS), i servizi d'informazione fluviale (RIS) e il sistema europeo di gestione del traffico ferroviario (ERTMS);

66.  ricorda che le PMI trarrebbero grandi vantaggi dall'accesso competitivo a soluzioni 5G; invita la Commissione a presentare nel dettaglio i propri piani d'azione volti ad agevolare la partecipazione delle PMI e delle start-up alle sperimentazioni con le tecnologie 5G e a garantire loro l'accesso alla piattaforma partecipativa per la banda larga 5G;

67.  sostiene le iniziative a livello dell'UE per garantire un maggior coordinamento dello spettro tra gli Stati membri e licenze a lungo termine, in modo da rafforzare la stabilità e la certezza degli investimenti; osserva che le decisioni in merito a tali questioni dovrebbero essere prese simultaneamente in tutti gli Stati membri al fine di adottare orientamenti vincolanti su determinate condizioni del processo di assegnazione, quali ad esempio i termini per l'assegnazione e la condivisione dello spettro e le aste organizzate in maniera congiunta, con l'obiettivo di promuovere le reti transeuropee; sottolinea che la natura competitiva dei mercati delle telecomunicazioni mobili nell'Unione europea è essenziale nel cambio generazionale verso la tecnologia 5G;

68.  invita l'UE a coordinare gli sforzi nell'ambito dell'Unione internazionale delle telecomunicazioni (UIT) al fine di garantire una politica UE coerente; sottolinea che la definizione delle necessità di armonizzazione dello spettro europeo per il 5G oltre il 2020 dovrebbe essere conclusa prima della Conferenza mondiale delle radiocomunicazioni del 2019, tutelando debitamente i servizi esistenti su cui si fa al momento affidamento e in linea con le decisioni adottate in occasione della Conferenza mondiale delle radiocomunicazioni del 2015;

69.  sottolinea che la definizione di reti ad altissima capacità di cui al codice europeo delle comunicazioni elettroniche dovrebbe rispettare il principio di neutralità tecnologica, a condizione che tali tecnologie rispondano alle esigenze in termini di qualità dei servizi di rete che saranno necessari in futuro per le applicazioni industriali e dei consumatori;

70.  chiede alla Commissione di introdurre un riesame annuale dei progressi compiuti e di elaborare raccomandazioni sul piano d'azione per il 5G, nonché di informare il Parlamento in merito ai risultati;

o
o   o

71.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e agli Stati membri.

(1) GU L 81 del 21.3.2012, pag. 7.
(2) Testi approvati, P8_TA(2016)0009.
(3) GU L 179 del 29.6.2013, pag. 1.
(4) GU L 194 del 19.7.2016, pag. 1.


Protezione degli adulti vulnerabili
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Risoluzione
Allegato
Risoluzione del Parlamento europeo del 1° giugno 2017 recante raccomandazioni alla Commissione sulla protezione degli adulti vulnerabili (2015/2085(INL))
P8_TA(2017)0235A8-0152/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 225 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti l'articolo 67, paragrafo 4, e l’articolo 81, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, e in particolare l'articolo 3, che garantisce a ogni persona il diritto all'integrità fisica e psichica, e l'articolo 21 sulla non discriminazione,

–  vista la sua risoluzione del 18 dicembre 2008 recante raccomandazioni alla Commissione sulla protezione giuridica degli adulti: implicazioni transfrontaliere(1),

–  vista la valutazione del valore aggiunto europeo del settembre 2016 elaborata dal Servizio di ricerca del Parlamento europeo (PE 581.388),

–  vista la Convenzione dell'Aia del 13 gennaio 2000 sulla protezione internazionale degli adulti ("Convenzione dell'Aia"),

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite del 13 dicembre 2006 sui diritti delle persone con disabilità ("Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità"),

–  vista la raccomandazione n. R (99) 4 del 23 febbraio 1999 del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa sui principi concernenti la protezione giuridica degli adulti incapaci ("raccomandazione n. R (99) 4 del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa"),

–  vista la raccomandazione CM/Rec(2009)11 del 9 dicembre 2009 del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa sui principi delle procure permanenti e le direttive anticipate aventi per oggetto l'incapacità ("raccomandazione CM/Rec(2009)11 del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa"),

–  visti gli articoli 46 e 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione giuridica (A8-0152/2017),

A.  considerando che è fondamentale che l'Unione si avvicini ai propri cittadini e si occupi di questioni che li riguardano direttamente, garantendo il rispetto dei diritti fondamentali, senza discriminazioni o esclusione;

B.  considerando che la protezione degli adulti vulnerabili che esercitano il loro diritto alla libera circolazione in seno all'Unione è, nel caso di specie, una questione di carattere transfrontaliero che coinvolge, di conseguenza, tutti gli Stati membri; che tale questione è emblematica del ruolo che l'Unione e il suo Parlamento devono svolgere per rispondere ai problemi e alle difficoltà che i cittadini europei incontrano nell'attuazione dei loro diritti, in modo particolare nelle situazioni transfrontaliere;

C.  considerando che la protezione degli adulti vulnerabili è strettamente correlata al rispetto dei diritti umani; che ogni adulto vulnerabile deve essere considerato, al pari di ogni cittadino europeo, titolare di diritti e in grado di prendere decisioni libere, autonome e informate entro i limiti della sua capacità, e non semplicemente come beneficiario passivo di cure e di attenzioni;

D.  considerando che la vulnerabilità degli adulti e i vari regolamenti per la loro tutela giuridica non devono ostacolare il diritto delle persone di spostarsi liberamente;

E.  considerando che l'evoluzione demografica e dell'allungamento dell'aspettativa di vita hanno determinato un aumento del numero delle persone anziane che non sono in grado di tutelare i propri interessi a causa di malattie legate all'età; che esistono anche altre circostanze che sono indipendenti dall'età, quali disabilità mentali e fisiche, e che possono anche essere innate, e in cui la capacità di una persona adulta a curare i propri interessi può essere colpita;

F.  considerando che sono sorti problemi a causa della crescente circolazione tra Stati membri di persone sfollate e pensionati, tra cui persone vulnerabili o che potrebbero diventarlo;

G.  considerando che esistono disparità tra le legislazioni degli Stati membri in materia di competenza giurisdizionale, di legge applicabile, di riconoscimento ed esecuzione delle misure di protezione degli adulti; che la diversità delle leggi applicabili e la molteplicità delle giurisdizioni competenti possono nuocere al diritto degli adulti vulnerabili a circolare liberamente e a risiedere nello Stato membro di loro scelta, così come ad avere un'adeguata protezione del loro patrimonio, nel caso in cui sia ripartito fra più Stati membri;

H.  considerando che esistono ancora disparità tra le legislazioni degli Stati membri nel settore delle misure di protezione, nonostante i progressi realizzati in questo settore a seguito della raccomandazione n. R (99) 4 del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa;

I.  considerando che l'articolo 1, paragrafo 2, lettera a), del regolamento (UE) n. 1215/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio(2) esclude lo stato e la capacità delle persone fisiche dall'ambito della sua applicazione;

J.  considerando che la Convenzione dell'Aia costituisce un insieme di norme di diritto internazionale privato particolarmente adatto per far fronte ai problemi transfrontalieri riguardanti gli adulti vulnerabili; che, nonostante il tempo trascorso dall'adozione di tale convenzione, pochi Stati membri l'hanno già ratificata; che tale ritardo nella ratifica della convenzione compromette la protezione degli adulti vulnerabili in situazione transfrontaliera nell'Unione; che è quindi indispensabile, ai fini dell'efficacia, di intervenire a livello di Unione per assicurare la protezione degli adulti vulnerabili in situazione transfrontaliera;

K.  considerando che un adulto vulnerabile è una persona che abbia raggiunto l'età di 18 anni e che, a causa di un'alterazione o di un'insufficienza delle facoltà personali, non è in grado di curare i suoi interessi (se stesso e/o il proprio patrimonio), temporaneamente o definitivamente;

L.  considerando che occorre tenere conto delle disposizioni della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità; che l'Unione e gli Stati membri sono tutti parti di detta convenzione;

M.  considerando che, nella definizione delle sue politiche, l'Unione europea deve garantire il rispetto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità;

N.  considerando che l'azione dell'Unione nel settore della protezione degli adulti vulnerabili deve mirare principalmente a facilitare la circolazione, il riconoscimento e l'esecuzione, da parte delle autorità degli Stati membri, delle misure di protezione adottate a favore di un adulto vulnerabile dalle autorità di un altro Stato membro, a diffondere e riconoscere i mandati di inidoneità e a rafforzare la cooperazione tra gli Stati membri a tale riguardo;

O.  considerando che per "misure di protezione" si intendono, in particolare, le misure previste dall'articolo 3 della Convenzione dell'Aia;

P.  considerando che per "mandato di inidoneità" si intendono i poteri di rappresentanza conferiti da un adulto capace, mediante un accordo o atto unilaterale, il cui scopo è quello di essere esercitato qualora tale adulto non sia più in grado di curare i propri interessi;

Q.  considerando che informazioni chiare e precise sulle legislazioni nazionali relative all'incapacità e alla protezione degli adulti vulnerabili dovrebbero essere più facilmente accessibili ai cittadini affinché questi ultimi possano adottare da soli decisioni informate;

R.  considerando che un accesso in tempo utile da parte delle diverse autorità amministrative e giudiziarie interessate alle informazioni relative alla situazione giuridica degli adulti oggetto di una misura di protezione o di un mandato di inidoneità potrebbe migliorare e rafforzare la protezione di tali persone;

S.  considerando che la creazione in ogni Stato membro di archivi o registri in cui figurano le decisioni amministrative e giudiziarie che prescrivono misure di protezione a favore di un adulto vulnerabile, nonché i mandati di inidoneità, quando essi sono previsti dalla legislazione nazionale, potrebbe servire a facilitare l'accesso in tempo utile, da parte di tutte le autorità amministrative e giudiziarie interessate, alle informazioni sulla situazione giuridica degli adulti in situazione di vulnerabilità e a garantire meglio la certezza del diritto; considerando che la riservatezza di tali archivi o registri dovrebbe essere adeguatamente garantita, conformemente al diritto dell'Unione e alle legislazioni nazionali in materia di tutela della vita privata e di protezione dei dati personali;

T.  considerando che le misure di protezione adottate dalle autorità di uno Stato membro dovrebbero essere riconosciute di pieno diritto negli altri Stati membri; che, nonostante ciò, potrebbe essere necessario introdurre motivi di diniego di riconoscimento e di esecuzione di una misura di protezione; che i motivi, debitamente limitati, che potrebbero essere invocati dalle autorità nazionali competenti per rifiutare di riconoscere o di eseguire una misura di protezione adottata dalle autorità di un altro Stato membro, dovrebbero essere limitati alla protezione dell'ordine pubblico di detto Stato;

U.  considerando che potrebbero essere introdotti meccanismi efficaci atti a garantire il riconoscimento, la registrazione e l'utilizzo dei mandati di inidoneità in tutta l'Unione; che un modulo unico di mandato di inidoneità dovrebbe essere introdotto a livello dell'Unione al fine di garantire che i mandati di inidoneità siano effettivi in tutti gli Stati membri;

V.  considerando che moduli unici per l'Unione dovrebbero essere elaborati per favorire l'informazione sulle decisioni relative alla protezione degli adulti vulnerabili, nonché la circolazione, il riconoscimento e l'esecuzione di tali decisioni; considerando che la certezza del diritto impone che qualsiasi persona alla quale sia affidata la protezione della persona o dei beni di un adulto vulnerabile possa, su richiesta di quest'ultimo, ottenere, entro un termine ragionevole, il rilascio di un certificato attestante la sua qualità e i poteri che le sono conferiti;

W.  considerando che una decisione emessa in uno Stato membro e che è esecutiva in tale Stato membro dovrebbe avere forza esecutiva negli altri Stati membri senza che sia necessaria una dichiarazione che ne constati la forza esecutiva;

X.  considerando che sarebbe opportuno attuare meccanismi di cooperazione tra gli Stati membri al fine di promuovere e facilitare la comunicazione tra le autorità competenti nonché la trasmissione e lo scambio di informazioni riguardanti gli adulti vulnerabili; che la designazione di un'autorità centrale da parte di ciascuno Stato membro, come quella prevista dalla Convenzione dell'Aia, potrebbe contribuire in modo adeguato a tale obiettivo;

Y.  considerando che alcune misure di protezione previste dalle autorità di uno Stato membro riguardo ad un adulto vulnerabile, tra cui il collocamento dell'adulto in una struttura assistenziale situata in un altro Stato membro, potrebbero avere implicazioni logistiche e finanziarie per un altro Stato membro; che, in questi casi, sarebbe opportuno istituire meccanismi di cooperazione tra le autorità degli Stati membri interessati in modo che possano essere concordi sull'opportunità di una ripartizione delle spese relative alla misura di protezione in questione;

Z.  considerando che l'esistenza di autorità centrali non dovrebbe impedire alle autorità amministrative e giudiziarie degli Stati membri di mettersi in comunicazione diretta quando tale comunicazione sembra loro più efficace;

AA.  considerando che il tempo trascorso dall'adozione della risoluzione del Parlamento del 18 dicembre 2008 avrebbe dovuto consentire alla Commissione di acquisire informazioni sufficienti sull'attuazione della Convenzione dell'Aia negli Stati membri che l'hanno ratificata e di redigere la relazione richiesta dal Parlamento in tale risoluzione;

1.  si congratula con gli Stati membri che hanno sottoscritto e ratificato la Convenzione dell'Aia, e invita gli Stati membri che non l'hanno ancora firmata o ratificata a farlo quanto prima; fa appello alla Commissione affinché si attui un'azione di pressione politica nei confronti del Consiglio e degli Stati membri, che possa portare a un incremento delle ratifiche entro la fine del 2017;

2.  sottolinea che la proposta di regolamento oggetto delle raccomandazioni riportate in allegato non si sostituirebbe alla Convenzione dell'Aia, ma la sosterebbe, e che incoraggerà gli Stati membri a ratificarla e ad applicarla;

3.  osserva che la protezione degli adulti vulnerabili, ivi compresi quelli con disabilità, richiede un insieme completo di azioni specifiche e mirate;

4.  invita gli Stati membri a garantire che le misure di protezione previste dal loro diritto interno siano sufficientemente adattabili alla situazione di ogni adulto vulnerabile, in modo che le autorità nazionali competenti possano adottare opportune misure di protezione individuali proporzionate, evitando così che ai cittadini dell'Unione siano negati diritti che sono ancora in grado di esercitare; osserva che nella maggior parte dei casi di persone con disabilità, l'incapacità giuridica è dovuta alla disabilità e non all'età;

5.  ricorda alla Commissione e agli Stati membri che tutti gli adulti vulnerabili non lo sono necessariamente a causa dell'età avanzata e chiede alla Commissione e agli Stati membri di intraprendere iniziative per rafforzare la protezione giuridica e i diritti non soltanto degli adulti vulnerabili anziani, ma anche degli adulti che sono o sono diventati vulnerabili e che non sono in grado di proteggere i propri interessi a causa di una grave disabilità mentale e/o fisica; ritiene a questo proposito che sia di grande utilità introdurre procedure per lo scambio e il confronto delle buone pratiche tra gli Stati membri, proprio a partire dalle loro tipologie di protezione e tutela;

6.  invita gli Stati membri a promuovere l'autodeterminazione degli adulti introducendo nel diritto nazionale una normativa in materia di incapacità di intendere che si ispiri ai principi contenuti nella raccomandazione CM/Rec(2009)11 del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa;

7.  invita gli Stati membri a prestare particolare attenzione alle necessità degli adulti vulnerabili più svantaggiati e a introdurre misure volte a garantire che essi non soffrano discriminazioni legate a questa condizione; invita, a tal proposito, gli Stati membri che riconoscono il mandato di inidoneità nella propria normativa, o che decidano di introdurlo, a non prevedere, nei loro sistemi giuridici, spese o formalità che possano impedire in modo irragionevole agli adulti in situazione svantaggiata di beneficiare di un mandato di inidoneità, a prescindere dalla loro situazione finanziaria;

8.  chiede alla Commissione di avviare, ed eventualmente finanziare, progetti per far conoscere ai cittadini dell'Unione la legislazione degli Stati membri in materia di adulti vulnerabili e misure di protezione che li riguardano; invita gli Stati membri ad adottare misure e azioni appropriate per fornire a tutte le persone sul loro territorio informazioni facilmente accessibili e sufficienti, sulla loro legislazione nazionale e sui servizi disponibili nonché in materia di protezione degli adulti vulnerabili;

9.  deplora che la Commissione non abbia dato seguito alla richiesta del Parlamento di presentare a tempo debito al Parlamento e al Consiglio una relazione che identifichi i problemi incontrati e le migliori pratiche per l'attuazione della Convenzione dell'Aia, che avrebbe dovuto contenere anche proposte di misure dell'Unione che integrino o precisino come applicare la convenzione; ritiene che tale relazione avrebbe potuto affrontare i problemi pratici incontrati dalla Commissione per raccogliere informazioni sull'applicazione della Convenzione dell'Aia;

10.  chiede alla Commissione di presentare al Parlamento e al Consiglio, sulla base dell'articolo 81, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, ed entro il 31 marzo 2018, una proposta di regolamento volto a rafforzare la cooperazione tra gli Stati membri nonché a migliorare il riconoscimento con pieno diritto e l'esecuzione delle decisioni relative alla protezione degli adulti vulnerabili e dei mandati di inidoneità, secondo le raccomandazioni particolareggiate figuranti in allegato;

11.  constata che tali raccomandazioni rispettano i diritti fondamentali e il principio di sussidiarietà; sottolinea in questo senso l'importanza di dare voce, nel quadro delle pratiche migliori nazionali, alle esperienze sviluppate dalle comunità locali e dalle amministrazioni territoriali:

12.  ritiene che la proposta richiesta non presenti incidenze finanziarie;

13.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione e le raccomandazioni particolareggiate figuranti in allegato alla Commissione e al Consiglio nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

ALLEGATO ALLA RISOLUZIONE

RACCOMANDAZIONI PARTICOLAREGGIATE CONCERNENTI IL CONTENUTO DELLA PROPOSTA RICHIESTA

A.   PRINCIPI E OBIETTIVI DELLA PROPOSTA

1.  Promuovere l'informazione concernente le decisioni amministrative e giudiziarie relative agli adulti vulnerabili oggetto di misure di protezione definite dalla Convenzione dell'Aia del 13 gennaio 2000 sulla protezione internazionale degli adulti, nonché agevolare la circolazione, il riconoscimento e l'esecuzione di tali decisioni.

2.  Organizzare archivi o registri nazionali contenenti, da un lato, le decisioni amministrative e giudiziarie concernenti le misure di protezione degli adulti vulnerabili e, dall'altro e qualora esistano, i mandati di inidoneità, per garantire la certezza del diritto e agevolare la circolazione e l'accesso rapido per le amministrazioni e i giudici competenti alle informazioni relative alla situazione giuridica delle persone oggetto di una misura di protezione.

3.  Attuare misure specifiche e appropriate volte a promuovere la cooperazione tra gli Stati membri ispirandosi agli strumenti disponibili a titolo della Convenzione dell'Aia, in particolare l'istituzione di autorità centrali incaricate di facilitare la comunicazione tra le autorità competenti degli Stati membri e di coordinare la trasmissione e lo scambio di informazioni su decisioni amministrative e giudiziarie relative agli adulti che formano oggetto di misure di protezione.

4.  Garantire che la condivisione tra gli Stati membri delle informazioni relative allo status di protezione degli adulti vulnerabili, nonché l'accesso agli archivi e registri delle misure di protezione e dei mandati di inidoneità avvenga in modo da garantire scrupolosamente il rispetto del principio della riservatezza e delle norme di protezione dei dati personali degli adulti interessati.

5.  Introdurre moduli unici dell'Unione destinati a favorire l'informazione sulle decisioni amministrative e giudiziarie relative agli adulti vulnerabili, nonché la circolazione, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni che li riguardano. La Commissione potrebbe ispirarsi ai modelli di moduli raccomandati dalla commissione speciale di natura diplomatica della Conferenza dell'Aia di diritto internazionale privato negli atti della sessione di settembre-ottobre 1999 relativi alla protezione degli adulti.

6.  Riconoscere a qualsiasi persona che assicura la protezione della persona o dei beni di un adulto vulnerabile il diritto di ottenere dalle autorità competenti, entro un termine ragionevole, un certificato attestante la sua qualità e i poteri che le sono conferiti, che sia valido in tutti gli Stati membri.

7.  Promuovere il riconoscimento ipso iure delle misure di protezione adottate dalle autorità di uno Stato membro negli Stati membri, fatta salva l'introduzione, a titolo di eccezione e in conformità con gli articoli 3 e 21 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, di garanzie giuridiche attinenti alla tutela dell'ordine pubblico degli Stati membri richiesti per riconoscere tali misure di protezione, che potrebbero consentire a tali Stati membri di giustificare il mancato riconoscimento e la mancata esecuzione di dette misure.

8.  Favorire l'esecuzione delle misure di protezione adottate dalle autorità di uno Stato membro negli altri Stati membri senza che sia necessaria una dichiarazione che constati la forza esecutiva di tali misure.

9.  Promuovere la consultazione e la concertazione tra gli Stati membri nei casi in cui l'esecuzione di una decisione prevista dalle autorità di uno Stato membro possa avere implicazioni logistiche e finanziarie per un altro Stato membro affinché gli Stati membri interessati possano essere concordi su di una ripartizione delle spese relative alla misura di protezione. La consultazione e la concertazione dovrebbero sempre avere luogo nell'interesse dell'adulto vulnerabile interessato e nel pieno rispetto dei suoi diritti fondamentali. Le autorità interessate avrebbero la possibilità di presentare all'autorità amministrativa o giudiziaria competente misure alternative, fermo restando che la decisione finale resterebbe di competenza di quest'ultima.

10.  Introdurre moduli unici di mandato di inidoneità al fine di promuovere l'uso di tali mandati da parte delle persone interessate, il cui consenso informato dovrebbe essere verificato dalle autorità competenti, nonché garantire la circolazione, il riconoscimento e l'attuazione di tali mandati.

B.   AZIONI DA PROPORRE

1.  Chiede alla Commissione di presentare al Parlamento europeo e al Consiglio, anteriormente al 31 marzo 2018, sulla base dell'articolo 81, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, una proposta di regolamento volto a rafforzare la cooperazione tra gli Stati membri nonché il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni relative alla protezione degli adulti vulnerabili e dei mandati di inidoneità.

(1) GU C 45 E del 23.2.2010, pag. 71.
(2) Regolamento (UE) n. 1215/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2012, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (GU L 351 del 20.12.2012, pag. 1).


Introduzione di misure commerciali autonome temporanee per l'Ucraina ***I
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Emendamenti del Parlamento europeo, approvati il 1° giugno 2017, alla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio concernente l'introduzione di misure commerciali autonome temporanee per l'Ucraina che integrano le concessioni commerciali disponibili nel quadro dell'accordo di associazione (COM(2016)0631 – C8-0392/2016 – 2016/0308(COD))(1)
P8_TA(2017)0236A8-0193/2017

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Testo della Commissione   Emendamento
Emendamento 1
Proposta di regolamento
Considerando 2
(2)  In considerazione dell'impegno di riforma economica intrapreso dall'Ucraina, e allo scopo di sostenere lo sviluppo di relazioni economiche più strette con l'Unione europea, è opportuno aumentare i flussi commerciali relativi all'importazione di alcuni prodotti agricoli e accordare concessioni sotto forma di misure commerciali autonome per determinati prodotti industriali selezionati, in linea con l'accelerazione della soppressione dei dazi doganali sugli scambi commerciali tra l'Unione europea e l'Ucraina.
(2)  Al fine di rafforzare l'impegno di riforma economica e politica intrapreso dall'Ucraina, e allo scopo di sostenere e accelerare lo sviluppo di relazioni economiche più strette con l'Unione, è opportuno e necessario aumentare i flussi commerciali relativi all'importazione di alcuni prodotti agricoli e accordare concessioni sotto forma di misure commerciali autonome per determinati prodotti industriali selezionati, in linea con l'accelerazione della soppressione dei dazi doganali sugli scambi commerciali tra l'Unione e l'Ucraina.
Emendamento 2
Proposta di regolamento
Considerando 3
(3)  Le misure commerciali autonome sarebbero concesse sotto forma di contingenti a dazio zero per i prodotti elencati negli allegati I e II oltre ai contingenti tariffari preferenziali previsti dall'accordo, nonché di eliminazione parziale o totale dei dazi all'importazione sui prodotti industriali elencati nell'allegato III.
(3)  Dopo la pubblicazione da parte della Commissione dell'analisi del potenziale impatto del presente regolamento, che dovrebbe prendere in esame i potenziali beneficiari finali delle misure commerciali autonome contenute nel presente regolamento ed essere incentrata in particolare sui piccoli e medi produttori in Ucraina, le misure commerciali autonome dovrebbero essere concesse per prodotti ritenuti vantaggiosi sulla base di tale analisi. Tali misure commerciali autonome dovrebbero assumere la forma di contingenti a dazio zero per i prodotti elencati negli allegati I e II oltre ai contingenti tariffari preferenziali previsti dall'accordo di associazione, nonché di eliminazione parziale o totale dei dazi all'importazione sui prodotti industriali elencati nell'allegato III.
Emendamento 3
Proposta di regolamento
Considerando 4
(4)  Al fine di prevenire rischi di frode, l'ammissione al beneficio degli ulteriori contingenti a dazio zero dovrebbe essere subordinata al rispetto da parte dell'Ucraina delle norme relative all'origine dei prodotti in questione e delle procedure correlate nonché alla partecipazione a una stretta collaborazione amministrativa con l'Unione europea ai sensi dell'accordo.
(4)  Al fine di prevenire rischi di frode, l'ammissione al beneficio degli ulteriori contingenti a dazio zero per i prodotti elencati negli allegati I e II e dell'eliminazione parziale o totale dei dazi all'importazione sui prodotti industriali elencati nell'allegato III dovrebbe essere subordinata al rispetto da parte dell'Ucraina di tutte le condizioni per l'ottenimento dei benefici a norma dell'accordo di associazione, comprese le norme relative all'origine dei prodotti in questione e le procedure correlate nonché la partecipazione a una stretta collaborazione amministrativa con l'Unione europea ai sensi di tale accordo.
Emendamento 4
Proposta di regolamento
Considerando 9
(9)  L'articolo 2 dell'accordo di associazione stabilisce che il rispetto dei principi democratici, dei diritti umani e delle libertà fondamentali e il rispetto del principio dello Stato di diritto costituiscono elementi essenziali di tale accordo. È opportuno introdurre la possibilità di sospendere temporaneamente le preferenze in caso di mancato rispetto dei principi fondamentali dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto da parte dell'Ucraina.
(9)  Gli articoli 2 e 3 dell'accordo di associazione stabiliscono che il rispetto dei principi democratici, dei diritti umani, delle libertà fondamentali e del principio dello Stato di diritto, come pure l'impegno nella lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata e le azioni a favore di uno sviluppo sostenibile e di un multilateralismo effettivo costituiscono elementi essenziali delle relazioni con l'Ucraina, che sono disciplinate da tale accordo. È opportuno introdurre la possibilità di sospendere temporaneamente le preferenze in caso di mancato rispetto da parte dell'Ucraina dei principi generali dell'accordo di associazione, come è stato fatto in altri accordi di associazione firmati dall'Unione.
Emendamento 5
Proposta di regolamento
Considerando 9 bis (nuovo)
(9 bis)  La relazione annuale della Commissione sull'attuazione dell'accordo di libero scambio globale e approfondito dovrebbe includere una valutazione dettagliata dell'attuazione delle misure commerciali autonome temporanee previste dal presente regolamento.
Emendamento 6
Proposta di regolamento
Articolo 2 – comma 1 – parte introduttiva
L'ammissione al beneficio dei contingenti tariffari di cui all'articolo 1 è subordinata alle seguenti condizioni:
L'ammissione al beneficio dei contingenti tariffari e dei dazi doganali preferenziali all'importazione di cui all'articolo 1 è subordinata alle seguenti condizioni:
Emendamento 7
Proposta di regolamento
Articolo 2 – comma 1 – lettera a
a)  rispetto delle norme relative all'origine dei prodotti e delle procedure correlate, conformemente all'accordo di associazione, e in particolare al protocollo I relativo alla definizione della nozione di "prodotti originari" e ai metodi di cooperazione amministrativa e del protocollo II relativo all'assistenza amministrativa reciproca nel settore doganale;
a)  rispetto delle norme relative all'origine dei prodotti e delle procedure correlate, conformemente all'accordo di associazione, e in particolare al protocollo I relativo alla definizione della nozione di "prodotti originari" e ai metodi di cooperazione amministrativa e del protocollo II relativo all'assistenza amministrativa reciproca nel settore doganale; per quanto riguarda i prodotti fabbricati in territori che non sono sotto il controllo effettivo del governo ucraino o spediti da tali territori, la presentazione di un certificato di circolazione EUR.1 di cui all'articolo 16, paragrafo 1, lettera a), del protocollo I all'accordo di associazione, che è rilasciato dalle autorità doganali del governo dell'Ucraina, dopo che sono stati eseguiti una verifica dei conti dell'esportatore presso i locali dell'esportatore e tutti gli altri controlli ritenuti opportuni a norma dell'articolo 17, paragrafo 5, e dell'articolo 33 di detto protocollo, compresa una valutazione per determinare se vi siano motivi ragionevoli di ritenere che gli operatori economici che traggono vantaggio dalle misure commerciali autonome temporanee stiano compromettendo la lotta contro la corruzione o siano coinvolti in attività economiche illecite;
Emendamento 8
Proposta di regolamento
Articolo 2 – comma 1 – lettera b
b)  astensione da parte dell'Ucraina dall'applicare alle importazioni originarie dell'Unione nuovi dazi od oneri aventi effetto equivalente, nuove restrizioni quantitative o misure aventi effetto equivalente, nonché dall'aumentare i dazi o gli oneri vigenti e dall'introdurre altre restrizioni a decorrere dall'entrata in vigore del presente regolamento;
b)  astensione da parte dell'Ucraina dall'applicare alle importazioni originarie dell'Unione nuovi dazi od oneri aventi effetto equivalente, nuove restrizioni quantitative o misure aventi effetto equivalente, nonché dall'aumentare i dazi o gli oneri vigenti e dall'introdurre altre restrizioni, comprese misure amministrative interne discriminatorie, a decorrere dall'entrata in vigore del presente regolamento;
Emendamento 9
Proposta di regolamento
Articolo 2 – comma 1 – lettera c
c)  rispetto dei principi democratici, dei diritti umani e delle libertà fondamentali, e rispetto del principio dello Stato di diritto di cui all'articolo 2 dell'accordo di associazione.
c)  rispetto dei principi democratici, dei diritti umani e delle libertà fondamentali, e rispetto del principio dello Stato di diritto come pure sforzi continui e sostenuti per quanto riguarda la lotta contro la corruzione e le attività illecite di cui agli articoli 2, 3 e 22 dell'accordo di associazione;
Emendamento 10
Proposta di regolamento
Articolo 2 – comma 1 – lettera c bis (nuova)
c bis)   rispetto costante degli obblighi di cooperazione su questioni riguardanti occupazione, politica sociale e pari opportunità in conformità del capo 13 del titolo IV (Commercio e sviluppo sostenibile) e del capo 21 del titolo V (Cooperazione in materia di occupazione, politica sociale e pari opportunità) dell'accordo di associazione, e degli obiettivi di cui all'articolo 420 dello stesso.
Emendamento 11
Proposta di regolamento
Articolo 3 – comma 1
La Commissione, qualora riscontri prove sufficienti del mancato rispetto delle condizioni di cui all'articolo 2, può sospendere la totalità o una parte dei regimi preferenziali previsti dal presente regolamento, secondo la procedura di cui all'articolo 5, paragrafo 2.
La Commissione, qualora riscontri prove sufficienti del mancato rispetto delle condizioni di cui all'articolo 2 del presente regolamento, può sospendere la totalità o una parte dei regimi preferenziali previsti dal presente regolamento, secondo la procedura di cui all'articolo 5, paragrafo 2.
Emendamento 12
Proposta di regolamento
Articolo 3 – comma 1 bis (nuovo)
Qualora uno Stato membro chieda alla Commissione di sospendere uno dei regimi preferenziali sulla base del mancato rispetto delle condizioni di cui all'articolo 2, lettera b), la Commissione, entro due mesi da tale richiesta, fornisce un parere motivato in cui indica se la presunta inosservanza sia comprovata. Se a Commissione conferma l'inosservanza, essa avvia la procedura di cui al primo comma del presente articolo.
Emendamento 13
Proposta di regolamento
Articolo 4 – paragrafo 1
1.  Qualora un prodotto originario dell'Ucraina sia importato a condizioni tali da danneggiare o da minacciare di danneggiare gravemente un produttore dell'Unione di prodotti simili o direttamente concorrenti, per detto prodotto i dazi della tariffa doganale comune possono essere ripristinati in qualsiasi momento dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata su proposta della Commissione.
1.  Qualora un prodotto originario dell'Ucraina sia importato a condizioni tali da danneggiare o da minacciare di danneggiare gravemente un produttore dell'Unione di prodotti simili o direttamente concorrenti, per detto prodotto i dazi della tariffa doganale comune possono essere ripristinati in qualsiasi momento.
Emendamento 14
Proposta di regolamento
Articolo 4 – paragrafo 1 bis (nuovo)
1 bis.  La Commissione monitora attentamente l'impatto del presente regolamento sui produttori dell'Unione per quanto riguarda i prodotti elencati negli allegati I e II, anche in relazione ai prezzi sul mercato dell'Unione e tenendo conto delle pertinenti informazioni disponibili sui produttori dell'Unione, quali la quota di mercato, la produzione, le scorte, le capacità di produzione e i tassi di utilizzo degli impianti.
Emendamento 15
Proposta di regolamento
Articolo 4 – paragrafo 2
2.  In seguito alla richiesta di uno Stato membro o di propria iniziativa, la Commissione adotta una decisione formale relativa all'avvio di un'inchiesta entro un termine ragionevole. Se decide di avviare un'inchiesta, la Commissione pubblica un avviso nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea annunciandone l'apertura. L'avviso contiene una sintesi delle informazioni ricevute e precisa che tutte le informazioni pertinenti devono essere comunicate alla Commissione. L'avviso fissa inoltre il termine, che non supera i quattro mesi dalla data di pubblicazione dello stesso, entro il quale le parti interessate possono rendere noto il proprio parere per iscritto.
2.  In seguito alla richiesta di uno Stato membro, una persona giuridica o un'associazione priva di personalità giuridica, che agisce per conto dell'industria dell'Unione, vale a dire la totalità o una quota rilevante dei produttori dell'Unione di prodotti simili o direttamente concorrenti, o, di propria iniziativa, la Commissione, qualora ritenga evidente che esistono elementi di prova prima facie sufficienti, adotta una decisione formale relativa all'avvio di un'inchiesta entro un termine ragionevole. Ai fini del presente articolo, per "quota rilevante" si intendono i produttori dell'Unione che complessivamente realizzano oltre il 50 % della produzione totale dei prodotti simili o direttamente concorrenti attribuibili a quella parte dell'industria dell'Unione che ha espresso sostegno od opposizione alla domanda e non meno del 25 % della produzione totale dei prodotti simili o direttamente concorrenti attribuibili all'industria dell'Unione. Se decide di avviare un'inchiesta, la Commissione pubblica un avviso nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea annunciandone l'apertura. L'avviso contiene una sintesi delle informazioni ricevute e precisa che tutte le informazioni pertinenti devono essere comunicate alla Commissione. L'avviso fissa inoltre il termine, che non supera i quattro mesi dalla data di pubblicazione dello stesso, entro il quale le parti interessate possono rendere noto il proprio parere per iscritto.
Emendamento 16
Proposta di regolamento
Articolo 4 – paragrafo 6
6.  La Commissione adotta una decisione entro tre mesi, secondo la procedura di cui all'articolo 5. La decisione entra in vigore entro un mese dalla pubblicazione.
6.  La Commissione adotta una decisione entro tre mesi, secondo la procedura di cui all'articolo 5. La decisione entra in vigore entro un mese dalla pubblicazione. I dazi della tariffa doganale comune sono ristabiliti qualora ciò sia necessario per contrastare il deterioramento della situazione economica e/o finanziaria dei produttori dell'Unione o finché persiste il rischio di tale deterioramento. Il periodo di reintroduzione non è superiore a un anno, a meno che non sia prorogato in circostanze debitamente giustificate. Qualora risulti dalla constatazione definitiva dei fatti che le condizioni previste all'articolo 4, paragrafo 1, non sono soddisfatte, la Commissione adotta un atto di esecuzione al fine di chiudere l'inchiesta e la procedura secondo la procedura d'esame di cui all'articolo 5, paragrafo 2.
Emendamento 17
Proposta di regolamento
Articolo 5 bis (nuovo)
Articolo 5 bis
Valutazione dell'attuazione delle misure commerciali autonome
La relazione annuale della Commissione sull'attuazione dell'accordo di libero scambio globale e approfondito include una valutazione dettagliata dell'attuazione delle misure commerciali autonome temporanee previste dal presente regolamento come pure, ove appropriato, una valutazione dell'impatto sociale di tali misure in Ucraina e nell'Unione. Le informazioni sull'uso di contingenti tariffari relativi all'agricoltura sono messe a disposizione su siti web della Commissione.
Emendamento 18
Proposta di regolamento
Allegato I – tabella – riga 4

Testo della Commissione

09.6752

2002

Pomodori preparati o conservati ma non nell'aceto o acido acetico

 

5 000

Emendamento

soppresso

Emendamento 19
Proposta di regolamento
Allegato II – tabella – riga 2

Testo della Commissione

Frumento (grano) tenero, spelta e frumento segalato, farine, semole, semolini e agglomerati in forma di pellets

1001 99 00, 1101 00 15, 1101 00 90, 1102 90 90, 1103 11 90, 1103 20 60

100 000 t/anno

Emendamento

soppresso

Emendamento 20
Proposta di regolamento
Allegato II – tabella – riga 3

Testo della Commissione

Granturco, non destinato alla semina, farine, semole, semolini e agglomerati in forma di pellets, cereali

1005 90 00, 1102 20, 1103 13, 1103 20 40, 1104 23

650 000 t/anno

Emendamento

Granturco, non destinato alla semina, farine, semole, semolini e agglomerati in forma di pellets, cereali

1005 90 00, 1102 20, 1103 13, 1103 20 40, 1104 23

650 000 050 kg/anno

Emendamento 21
Proposta di regolamento
Allegato III – tabella – riga 3

Testo della Commissione

3102 10 10

Urea, anche in soluzione acquosa, con tenore di azoto superiore al 45%, in peso, del prodotto anidro secco (escl. in tavolette o forme simili o in imballaggi di peso lordo non superiore ai 10 kg)

3%

Emendamento

soppresso

(1) La questione è stata rinviata alla commissione competente in base all'articolo 59, paragrafo 4, quarto comma, del regolamento del Parlamento, per l'avvio di negoziati interistituzionali (A8-0193/2017).


Modello uniforme per i visti ***I
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Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 1° giugno 2017 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1683/95 del Consiglio, del 29 maggio 1995, che istituisce un modello uniforme per i visti (COM(2015)0303 – C8-0164/2015 – 2015/0134(COD))
P8_TA(2017)0237A8-0028/2016

(Procedura legislativa ordinaria – prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2015)0303),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 77, paragrafo 2, lettera a), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0164/2015),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 3 maggio 2017, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e il parere della commissione giuridica (A8-0028/2016),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 1° giugno 2017 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2017/... del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1683/95 del Consiglio, che istituisce un modello uniforme per i visti

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2017/1370.)


Quadro pluriennale per l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali per il periodo 2018-2022 ***
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Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 1° giugno 2017 concernente il progetto di decisione del Consiglio che istituisce un quadro pluriennale per l’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali per il periodo 2018 2022 (14423/2016 – C8-0528/2016 – 2016/0204(APP))
P8_TA(2017)0238A8-0177/2017

(Procedura legislativa speciale – approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (14423/2016),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 352 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0528/2016),

–  visto l'articolo 99, paragrafi 1 e 4, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0177/2017),

1.  dà la sua approvazione visto il progetto di decisione del Consiglio;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.


Quadro pluriennale per l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali per il periodo 2018-2022 (Risoluzione)
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Risoluzione del Parlamento europeo del 1° giugno 2017 sul quadro pluriennale per l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali per il periodo 2018-2022 (2017/2702(RSP))
P8_TA(2017)0239B8-0384/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio che istituisce un quadro pluriennale per l’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali per il periodo 2018‑2022 (14423/2016),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 352 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0528/2016),

–  vista la raccomandazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0177/2017), presentata a norma dell'articolo 99, paragrafi 1 e 4, del suo regolamento,

–  vista la sua posizione del 13 dicembre 2012 relativa al progetto di decisione del Consiglio che istituisce un quadro pluriennale per l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali per il periodo 2013-2017 (10449/2012 – C7-0169/2012 – 2011/0431(APP))(1),

–  vista la sua risoluzione del 13 dicembre 2016 sulla situazione dei diritti fondamentali nell'Unione europea nel 2015(2),

–  viste le dichiarazioni della Commissione e del Consiglio del 31 maggio 2017 sul quadro pluriennale per l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali per il periodo 2018-2022,

–  visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che l'Unione europea s'impegna a garantire i diritti sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea;

B.  considerando che il progetto di decisione del Consiglio che istituisce un quadro pluriennale per l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali per il periodo 2018 2022, sottoposto al Parlamento per approvazione, comprende otto settori tematici: le vittime di reati e l'accesso alla giustizia; l'uguaglianza e la discriminazione fondata su alcuni motivi, come sesso, razza, colore della pelle, origine etnica o sociale, caratteristiche genetiche, lingua, religione o convinzioni personali, opinione politica o di qualunque altro genere, appartenenza a una minoranza nazionale, patrimonio, nascita, disabilità, età o orientamento sessuale, o in base alla nazionalità; la società dell'informazione e, in particolare, il rispetto della vita privata e la protezione dei dati personali; la cooperazione giudiziaria, eccetto in materia penale; l'immigrazione, le frontiere, l'asilo e l'integrazione dei rifugiati e dei migranti; il razzismo, la xenofobia e l'intolleranza a essi associata; i diritti dei minori; l'integrazione e l'inclusione sociale dei rom, con particolare riferimento all'antiziganismo;

C.  considerando che l'aggiunta del settore della cooperazione di polizia e della cooperazione giudiziaria in materia penale nel quadro pluriennale non solo risponderebbe alle esigenze sul terreno, ma consentirebbe inoltre all'Agenzia di fornire un'analisi esaustiva di propria iniziativa nei settori che hanno un'evidente pertinenza con i diritti fondamentali, in particolare alla luce degli sviluppi legislativi recenti o in corso a livello UE in questo settore;

D.  considerando che, a seguito dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona, la cooperazione di polizia e la cooperazione giudiziaria in materia penale fanno parte del diritto dell'Unione e rientrano pertanto nella sfera dei compiti dell'Agenzia, come tutti i settori di competenza dell'Unione, in conformità dell'articolo 3, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 168/2007 del Consiglio;

E.  considerando che, anche se la cooperazione di polizia e la cooperazione giudiziaria in materia penale sono escluse dalla decisione del Consiglio che istituisce un quadro pluriennale, l'Agenzia sarà in grado di continuare a svolgere i propri compiti in detti settori su richiesta del Parlamento, del Consiglio o della Commissione, conformemente all'articolo 5, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 168/2007 del Consiglio;

F.  considerando che l'istituzione del quadro pluriennale dell'Agenzia per il periodo 2018-2022 è necessario per garantire la continuità delle sue attività e che in assenza di un nuovo quadro pluriennale in vigore entro l'inizio del 2018, l'Agenzia potrebbe operare soltanto su specifica richiesta di un'istituzione e non di propria iniziativa;

1.  si rammarica per la mancanza di accordo in seno al Consiglio riguardo all'inclusione dei settori tematici proposti della cooperazione di polizia e della cooperazione giudiziaria in materia penale nel nuovo quadro pluriennale;

2.  ribadisce l'importanza del lavoro svolto dall'Agenzia nonché il suo ruolo chiave nella promozione dei diritti fondamentali in tutta l'Unione europea;

3.  ritiene che uno degli aspetti fondamentali dell'operato dell'Agenzia consista nel continuare a fornire assistenza per quanto riguarda il rispetto dei diritti fondamentali nell'ambito del diritto dell'Unione e che ciò richieda che le attività dell'Agenzia non debbano subire interruzioni;

4.  accoglie con favore le dichiarazioni della Commissione e del Consiglio e insiste sulla necessità di migliorare le procedure di lavoro per la governance e il funzionamento dell'Agenzia e di chiarire che le competenze dell'Agenzia includono altresì le questioni dell'ex terzo pilastro, vale a dire la cooperazione di polizia e la cooperazione giudiziaria in materia penale;

5.  prende atto dei pareri divergenti della Commissione e del Consiglio in merito all'interpretazione del regolamento istitutivo dell'Agenzia e invita entrambe le istituzioni a raggiungere un accordo il prima possibile;

6.  invita la Commissione, dopo la valutazione esterna dell'Agenzia nel 2017, a presentare una proposta di modifica del regolamento (CE) n. 168/2007, modifica che ritiene necessaria al fine di migliorare le procedure per la governance e il funzionamento dell'Agenzia e di allineare il regolamento al trattato di Lisbona, come disposto dall'articolo 31, paragrafo 2, di tale regolamento;

7.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e all'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali.

(1) GU C 434 del 23.12.2015, pag. 262.
(2) Testi approvati, P8_TA(2016)0485.


Digitalizzazione dell'industria europea
PDF 229kWORD 62k
Risoluzione del Parlamento europeo del 1° giugno 2017 sulla digitalizzazione dell'industria europea (2016/2271(INI))
P8_TA(2017)0240A8-0183/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 173 (titolo XVII) del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), che verte sulla politica industriale dell'UE e fa riferimento, tra l'altro, alla competitività dell'industria dell'Unione,

–  visti gli articoli 9, 11 e 16 TFEU,

–   visto il protocollo n. 1 del TFUE sul ruolo dei parlamenti nazionali nell'Unione europea,

–   visto il protocollo n. 2 del TFUE sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità,

–  vista la comunicazione della Commissione del 19 aprile 2016 dal titolo "Digitalizzazione dell'industria europea – Cogliere appieno i vantaggi di un mercato unico digitale" (COM(2016)0180),

–  vista la comunicazione della Commissione del 19 aprile 2016 dal titolo "Iniziativa europea per il cloud computing – Costruire un'economia competitiva dei dati e della conoscenza in Europa" (COM(2016)0178),

–  vista la comunicazione della Commissione del 19 aprile 2016 dal titolo "Priorità per la normazione delle TIC per il mercato unico digitale" (COM(2016)0176),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione del 19 aprile 2016 sulle tecnologie quantistiche (SWD(2016)0107),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione del 19 aprile 2016 intitolato "Advancing the Internet of Things in Europe" (Far progredire l'Internet degli oggetti in Europa) (SWD(2016)0110),

–  vista la comunicazione della Commissione del 2 luglio 2014 dal titolo "Verso una florida economia basata sui dati" (COM(2014)0442),

–  vista la sua risoluzione del 19 gennaio 2016 dal titolo "Verso un atto sul mercato unico digitale"(1),

–  vista la sua risoluzione del 9 marzo 2011 su una politica industriale per l'era della globalizzazione(2),

–  vista la sua risoluzione del 16 giugno 2010 su EU 2020(3),

–  vista la sua risoluzione del 15 giugno 2010 sulla politica comunitaria a favore dell'innovazione nella prospettiva di un mondo che cambia(4),

–  vista la comunicazione della Commissione del 28 ottobre 2010 dal titolo "Una politica industriale integrata per l'era della globalizzazione – Riconoscere il ruolo centrale di concorrenzialità e sostenibilità" (COM(2010)0614),

–  vista la comunicazione della Commissione del 3 marzo 2010 dal titolo "Europa 2020 – Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva" (COM(2010)2020),

–  vista la comunicazione della Commissione del 6 ottobre 2010 dal titolo "Iniziativa faro Europa 2020 – L'Unione dell'innovazione" (COM(2010)0546),

–  vista la comunicazione della Commissione del 4 luglio 2007 dal titolo "Esame intermedio della politica industriale – Un contributo alla strategia dell'Unione europea per la crescita e l'occupazione" (COM(2007)0374),

–  visti la comunicazione della Commissione del 6 maggio 2015 dal titolo "Strategia per il mercato unico digitale in Europa" (COM(2015)0192), il documento di lavoro dei servizi della Commissione che la accompagna (SWD(2015)0100) e le successive proposte legislative e non legislative,

–  vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio dell'11 settembre 2013 che stabilisce misure riguardanti il mercato unico europeo delle comunicazioni elettroniche e per realizzare un continente connesso, recante modifica delle direttive 2002/20/CE, 2002/21/CE e 2002/22/CE e dei regolamenti (CE) n. 1211/2009 e (UE) n. 531/2012 (COM(2013)0627),

–  vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 marzo 2013 recante misure volte a ridurre i costi dell'installazione di reti di comunicazione elettronica ad alta velocità (COM(2013)0147),

–  vista la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio del 7 febbraio 2013 recante misure volte a garantire un livello comune elevato di sicurezza delle reti e dell'informazione nell'Unione (COM(2013)0048),

–  vista la comunicazione della Commissione del 10 ottobre 2012 dal titolo "Un'industria europea più forte per la crescita e la ripresa economica" (COM(2012)0582),

–  vista la comunicazione della Commissione del 22 gennaio 2014 dal titolo "Per una rinascita industriale europea" (COM(2014)0014),

–  vista la comunicazione della Commissione del 3 ottobre 2012 dal titolo "L'atto per il mercato unico II – Insieme per una nuova crescita" (COM(2012)0573),

–  vista la comunicazione della Commissione del 13 aprile 2011 al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni dal titolo "L'atto per il mercato unico – Dodici leve per stimolare la crescita e rafforzare la fiducia" (COM(2011)0206),

–  vista la comunicazione della Commissione del 27 ottobre 2010 al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni dal titolo "Verso un atto per il mercato unico: Per un'economia sociale di mercato altamente competitiva – 50 proposte per lavorare, intraprendere e commerciare insieme in modo più adeguato" (COM(2010)0608),

–   vista la comunicazione della Commissione del 10 gennaio 2017 al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni dal titolo "Costruire un'economia dei dati europea" (COM(2017)0009),

–  vista la sua risoluzione del 15 gennaio 2014 sulla reindustrializzazione dell'Europa per promuovere la competitività e la sostenibilità(5),

–  vista la sua risoluzione del 10 dicembre 2013 sullo sfruttamento del potenziale del cloud computing in Europa(6),

–  vista la sua risoluzione del 12 settembre 2013 sull'agenda digitale per la crescita, la mobilità e l'occupazione: è ora di cambiare marcia(7),

–  vista la sua risoluzione del 12 giugno 2012 dal titolo "Protezione delle infrastrutture critiche informatizzate – realizzazioni e prossime tappe: verso una sicurezza informatica mondiale"(8),

–   vista la sua risoluzione del 13 dicembre 2016 su una politica coerente dell'UE per le industrie culturali e creative(9),

–  vista la sua risoluzione del 5 maggio 2010 dal titolo "Una nuova Agenda digitale per l'Europa: 2015.eu"(10),

–  vista la sua risoluzione del 15 giugno 2010 sull'internet degli oggetti(11),

–   visto il parere del 14 luglio 2016, del Comitato economico e sociale europeo intitolato "Industria 4.0 e la trasformazione digitale: la direzione da seguire",

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e i pareri della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, della commissione per i trasporti e il turismo e della commissione per la cultura e l'istruzione (A8-0183/2017),

A.  considerando che occorre profondere sforzi energici con politiche, azioni e incentivi concreti per reindustrializzare l'UE e i suoi Stati membri al fine di coniugare competitività e sostenibilità, creazione di posti di lavoro di qualità e inclusione; ricordando l'obiettivo dell'UE in base al quale entro il 2020 il 20 % del PIL dell'UE dovrebbe essere prodotto dall'industria, il che deve tenere necessariamente conto della trasformazione strutturale del settore industriale dovuta alla perturbazione digitale e all'emergere di nuovi modelli aziendali;

B.  considerando che l'industria europea costituisce la base dell'economia e della ricchezza dell'Europa e sta affrontando sfide importanti dovute a più rapide tendenze nel campo dell'innovazione e della globalizzazione;

C.  considerando che la digitalizzazione della produzione industriale contribuisce a incrementare la resilienza, l'efficienza dell'energia e delle risorse, la sostenibilità dell'innovazione e la competitività delle nostre economie, trasformando in tal modo i modelli d'impresa, la produzione, i prodotti, i processi e la creazione di valore, con un impatto sostanziale sull'equilibrio di opportunità e sfide per le industrie e i lavoratori europei;

D.  considerando che l'Europa, con il suo patrimonio industriale, la sua rete di settori industriali e catene del valore, la sua forza innovativa, i suoi investimenti pubblici strategici in ricerca e sviluppo (R&S), la sua disponibilità di investimenti privati e di un'amministrazione efficiente, la sua forza lavoro qualificata e la sua integrazione dello sviluppo industriale con le sfide sociali, nonché il fatto che disponga di più di 30 iniziative nazionali e regionali mirate alla digitalizzazione dell'industria, possiede una base solida per diventare un leader della trasformazione digitale; che vi è l'opportunità di rafforzare l'industria dell'UE se si riescono a costruire catene di valore completamente integrate per prodotti industriali e pacchetti di prodotti e servizi digitalmente avanzati;

E.  considerando che il 5G trasformerà radicalmente le nostre economie, collocando la digitalizzazione al centro dello sviluppo industriale e dei servizi sociali;

F.  considerando che per una strategia industriale europea vincente si rende imperativa la creazione di un mercato unico digitale che stimoli la crescita e l'occupazione in modo socialmente responsabile;

G.  considerando che una strategia ben progettata e tecnologicamente neutrale per la digitalizzazione della produzione industriale, che colleghi in misura crescente persone e macchine nonché servizi a livello transfrontaliero all'interno dell'intera catena del valore globale, rappresenta un'importante pietra miliare per aumentare la resilienza, la sostenibilità e la competitività della nostra economia e per creare nuovi posti di lavoro;

H.  considerando che la digitalizzazione dovrebbe sfruttare il potenziale di un uso più efficiente delle risorse, dell'energia e del capitale, contribuendo così a un'economia circolare più integrata, a una minore intensità materiale e a una maggiore simbiosi industriale;

I.  considerando che la digitalizzazione può dare un forte impulso al settore del turismo, nell'interesse dei viaggiatori e della loro mobilità, consentendo tra l'altro di accedere facilmente alle informazioni in tempo reale e a un'ampia gamma di servizi;

J.  considerando che lo sviluppo delle tecnologie linguistiche può aiutare l'industria a superare le barriere linguistiche che fanno da ostacolo allo sviluppo del mercato digitale;

K.  considerando che la digitalizzazione offre nuove opportunità nel settore dei trasporti ai produttori, agli operatori, agli investitori, ai lavoratori e ai passeggeri, e che è un requisito fondamentale per consentire a tale settore di rimanere competitivo e operativo, nonché di aumentare la sua efficienza, e per permettere ai servizi di trasporto di migliorare la loro sostenibilità e le loro prestazioni;

L.  considerando che la digitalizzazione può contribuire alla creazione di condizioni lavorative più sicure, all'aumento della sicurezza dei prodotti nonché all'individualizzazione e al decentramento della produzione;

M.  considerando che esiste un ampio divario di genere in termini di occupazione e formazione nel settore delle TIC, con forti implicazioni negative per l'uguaglianza nel mercato del lavoro;

N.  considerando che la digitalizzazione nonché l'individualizzazione e il decentramento della produzione condurranno a un cambiamento delle condizioni di lavoro e avranno una serie di effetti sociali; che condizioni di lavoro sicure e dignitose ed elevati standard di sicurezza dei prodotti devono continuare a essere preoccupazioni condivise;

O.  considerando che vi sono molti studi che evidenziano che la digitalizzazione nella produzione industriale comporterà cambiamenti nella domanda del mercato del lavoro e nell'occupazione in Europa; che ciò potrebbe avere un impatto sulle norme esistenti che disciplinano i diritti dei lavoratori e la loro partecipazione; che è chiaro che occorre andare incontro a tali cambiamenti formando la forza lavoro in nuove competenze in materia di TIC e aumentando le competenze digitali nella società nel suo complesso;

Elaborare una strategia per la digitalizzazione industriale integrata (IDS) dell'UE

1.  accoglie con favore la comunicazione della Commissione sulla digitalizzazione dell'industria europea;

2.  è fermamente convinto che una strategia per la digitalizzazione industriale rivesta un'importanza fondamentale nel contribuire a risolvere le più urgenti sfide economiche e sociali dell'Europa nei seguenti modi:

   a) rafforzando la dinamica economica, la coesione sociale e territoriale e la resilienza dinanzi alle trasformazioni e alle perturbazioni tecnologiche attraverso la modernizzazione e l'interconnessione delle industrie e delle catene economiche del valore europee, incrementando gli investimenti pubblici e privati nell'economia reale e fornendo opportunità di investimento in un contesto di modernizzazione sostenibile;
   b) promuovendo la creazione di posti di lavoro e le opportunità di rilocalizzazione, migliorando le condizioni di lavoro e l'attrattiva dei posti di lavoro del settore industriale, contribuendo a offrire ai consumatori maggiori opportunità e informazioni, perseguendo una trasformazione socialmente responsabile e un mercato del lavoro inclusivo con modelli di lavoro e schemi di orario di lavoro maggiormente diversificati, condizioni migliori e una migliore integrazione tra occupazione e apprendimento permanente;
   c) utilizzando le risorse in modo più efficace e riducendo l'intensità materiale dell'industria manifatturiera grazie a un'economia circolare europea rafforzata, ricordando che questo è fondamentale per le condizioni materiali di un settore europeo di alta tecnologia, nonché per la produzione industriale digitalizzata e i relativi prodotti;
   d) consolidando la coesione europea attraverso una politica europea affidabile e ambiziosa in materia di investimenti (concentrandosi in particolare sulla diffusione di infrastrutture digitali di ultima generazione), utilizzando diversi strumenti di finanziamento europei tra cui il FEIS, i fondi regionali, Orizzonte 2020 e altri, nonché assicurando una politica industriale europea coordinata e tecnologicamente neutrale fondata sulla concorrenza leale tra una pluralità di attori, sull'innovazione e su una modernizzazione sostenibile, e sull'innovazione dei modelli sociali e d'impresa che stimoli il mercato unico digitale e l'integrazione e la modernizzazione di tutta l'industria europea;
   e) sostenendo gli obiettivi dell'Europa in materia di politica climatica potenziando l'efficienza energetica e delle risorse nonché la circolarità della produzione industriale, riducendo le emissioni e facendo sì che la sostenibilità dell'industria vada di pari passo con la competitività;
   f) rafforzando l'innovazione economica, politica e sociale attraverso i principi dell'apertura e dell'accessibilità delle informazioni e dei dati pubblici e privati, sempre proteggendo i dati sensibili negli scambi tra imprese, lavoratori e consumatori e consentendo una migliore integrazione dei vari tipi di settori economici e di ambiti strategici, tra i quali i settori creativo e culturale;
   g) migliorando il tenore di vita dei cittadini nelle aree urbane e non urbane e la loro consapevolezza e capacità di sfruttare le opportunità offerte dalla digitalizzazione;
   h) stimolando l'innovazione tecnologica e sociale nella ricerca a livello dell'UE attraverso una politica di digitalizzazione industriale con un obiettivo e una visione chiari;
   i) migliorando la sicurezza energetica e riducendo il consumo energetico attraverso una produzione industriale digitalizzata e più flessibile ed efficiente che consenta una migliore gestione della domanda di energia;
   j) stringendo partenariati con altre macroregioni del mondo al fine di sviluppare mercati digitali aperti, innovativi ed equi;
   k) rendendosi conto della necessità di una politica fiscale europea più equa ed efficace che chiarisca questioni quali la base imponibile in un'epoca caratterizzata da mercati digitali globalmente interconnessi e dalla produzione digitalizzata;
   l) attraendo investimenti e ricercatori e competenze di punta a livello mondiale, contribuendo in tal modo alla crescita economica e alla competitività europea;
   m) sostenendo nuovi modelli aziendali e start-up innovative guidati dalla digitalizzazione e dallo sviluppo tecnologico;

3.  sottolinea l'importanza di creare un contesto imprenditoriale competitivo che faciliti gli investimenti privati, di elaborare un quadro normativo favorevole che eviti i blocchi burocratici, di sviluppare un'infrastruttura digitale europea all'avanguardia e di configurare una struttura di coordinamento dell'UE per la digitalizzazione dell'industria che faciliti il coordinamento delle iniziative e delle piattaforme a livello regionale, nazionale e unionale in materia di digitalizzazione industriale; invita la Commissione ad assicurare il conseguimento dell'obiettivo del 20 % di quota di PIL prodotto dall'industria entro il 2020; sottolinea che per consentire all'UE di esercitare una leadership industriale a livello mondiale, la digitalizzazione dell'industria deve essere collegata a una più ampia strategia industriale dell'UE; sottolinea l'importanza di avanzare nella digitalizzazione, in particolare negli Stati membri, nelle regioni e nei settori in ritardo in tale ambito e tra le persone interessate dal divario digitale; plaude, al riguardo, alla proposta di organizzare una tavola rotonda di alto livello e un forum europeo delle parti interessate; sottolinea l'importanza della cooperazione tra gli attori pertinenti e si aspetta che, oltre ai leader dell'industria e alle parti sociali, anche il mondo accademico, le PMI, le organizzazioni di normazione, i responsabili politici, le pubbliche amministrazioni a livello nazionale e locale e la società civile vengano invitati a svolgere un ruolo attivo;

4.  chiede alla Commissione di continuare il suo importante lavoro di esame delle tendenze di produzione e digitalizzazione nonché delle tendenze nelle discipline non tecniche (quali il diritto, la politica, l'amministrazione, le comunicazioni, ecc.), studiando gli sviluppi pertinenti in altre regioni, identificando nuove tecnologie fondamentali e adoperandosi per garantire il mantenimento della leadership europea in questi ambiti e l'integrazione di nuove tendenze nelle politiche e nelle azioni, tenendo nel contempo in considerazione i concetti di sicurezza fin dalla progettazione e di riservatezza fin dalla progettazione e per impostazione predefinita, e valutando se questo lavoro possa essere svolto attraverso una specifica rete di prospettiva industriale che includa le organizzazioni di ricerca e tecnologia;

5.  accoglie con favore la comunicazione della Commissione dal titolo "Digitalizzazione dell'industria europea – Cogliere appieno i vantaggi di un mercato unico digitale" (COM(2016)0180), ma deplora il fatto che essa non affronti in misura sufficiente tutte le sfide esistenti, dal momento che l'attenzione dedicata al settore dei trasporti è limitata alla guida connessa e automatizzata; rammenta che, sebbene i veicoli connessi e automatizzati rappresentino una delle future trasformazioni digitali più interessanti per il settore, esistono possibilità di digitalizzazione in tutte le modalità di trasporto, sia nei processi operativi sia in quelli amministrativi, e nell'intera catena del valore, inclusi i produttori, i passeggeri e il trasporto merci, nonché possibilità di coordinamento con tutte le nuove tecnologie impiegate nel settore, come i sistemi globali europei di navigazione satellitare EGNOS e Galileo, da cui ci si può attendere risultati nel prossimo futuro; invita la Commissione a concentrarsi sulle trasformazioni digitali in tutte le modalità di trasporto, compresi i servizi relativi al trasporto e al turismo;

6.  sottolinea che il processo di digitalizzazione non è stato vantaggioso in egual misura in tutto il settore dei trasporti e che ciò ha generato una frammentazione nociva nel mercato interno sia tra le diverse modalità di trasporto sia all'interno di ciascuna di esse; sottolinea che vi sono significative e crescenti disparità tra gli Stati membri in termini di competitività e digitalizzazione dei trasporti, che si riflettono anche tra le regioni, le società e le PMI; ritiene che lo sviluppo di una strategia coordinata di digitalizzazione industriale integrata per l'UE potrebbe contribuire a superare tale frammentazione e tali disparità e ad attrarre investimenti in progetti digitali; sottolinea che l'obiettivo non dovrebbe essere l'elaborazione dell'ennesimo documento orientativo, ma di una vera e propria strategia che rispecchi le tendenze dell'innovazione e il potenziale del mercato, la cui attuazione sarebbe oggetto di continua valutazione;

7.  ritiene che una strategia in materia di digitalizzazione industriale contribuirà a risolvere alcune delle sfide più urgenti nel settore dei trasporti e del turismo; invita pertanto la Commissione a promuovere ulteriormente la digitalizzazione al fine di:

   a) migliorare il livello globale di sicurezza, di qualità e di prestazione ambientale del settore dei trasporti;
   b) migliorare l'accessibilità senza barriere per tutti, ivi compresi gli anziani e le persone a mobilità ridotta o con disabilità, e sensibilizzare sulle soluzioni alternative in materia di mobilità, offrendo ai passeggeri maggiori possibilità di scelta, prodotti più fruibili e personalizzati nonché maggiori informazioni in tutta l'UE, sia nelle zone urbane che nelle regioni meno sviluppate;
   c) ridurre i costi di trasporto, come le spese di manutenzione, e rendere più efficiente l'uso della capacità delle infrastrutture di trasporto esistenti (ad esempio mediante il sistema di incolonnamento di veicoli a guida autonoma (platooning), i sistemi di trasporto intelligente cooperativi (C-ITS), il sistema europeo di gestione del traffico ferroviario (ERTMS) e i servizi d'informazione fluviale (RIS));
   d) migliorare la competitività promuovendo la nascita di nuovi operatori, soprattutto PMI e start-up, per mettere in questione i monopoli esistenti;
   e) facilitare l'applicazione corretta e armonizzata della legislazione dell'UE, ad esempio attraverso lo sviluppo di sistemi di gestione del traffico, sistemi di trasporto intelligenti, tachigrafi digitali e sistemi di pedaggio elettronici, e creare quadri normativi appropriati alle nuove situazioni reali che potrebbero verificarsi con l'applicazione di tecnologie avanzate;
   f) ridurre gli oneri amministrativi per i piccoli e medi operatori e start-up del settore dei trasporti, ad esempio nell'ambito del trasporto merci e della logistica, semplificando le procedure amministrative, consentendo la tracciabilità dei carichi e ottimizzando orari e flussi di traffico;
   g) continuare a tutelare i diritti dei passeggeri, ivi compresa la protezione dei dati, anche negli spostamenti multimodali;
   h) ridurre i problemi relativi all'asimmetria delle informazioni nel mercato dei trasporti;
   i) promuovere l'attrattiva e lo sviluppo del settore del turismo, che contribuisce a generare circa il 10 % del PIL europeo, nonché delle industrie creative nelle zone urbane, rurali e periferiche, ad esempio migliorando l'integrazione dei servizi di mobilità e turistici anche per quanto riguarda le destinazioni meno conosciute;

8.  osserva che una connettività ininterrotta e a elevate prestazioni rappresenta la condizione essenziale per garantire connessioni veloci, sicure e affidabili per tutte le modalità di trasporto nonché una maggiore digitalizzazione del settore dei trasporti; deplora la forte frammentazione della copertura digitale nell'UE; ritiene che gli investimenti nella banda larga e nell'equa distribuzione dello spettro siano essenziali per la digitalizzazione del settore dei trasporti; sottolinea a tale riguardo la necessità di una visione transettoriale, che abbracci ad esempio l'elettronica, le telecomunicazioni, i trasporti e il turismo; invita la Commissione e gli Stati membri a onorare il loro impegno a fornire questo tipo di connettività per le vie e gli snodi principali di trasporto entro il 2025 e ad avviare la piena copertura in tutta l'UE;

Creare le condizioni per il successo della digitalizzazione industriale: infrastrutture, investimenti, innovazione e competenze

9.  sottolinea che una strategia per la digitalizzazione industriale ha l'opportunità di promuovere l'innovazione, l'efficienza e le tecnologie sostenibili che incrementano la competitività e modernizzano la base industriale dell'UE, oltre che ridurre gli ostacoli allo sviluppo del mercato digitale; sottolinea che una digitalizzazione industriale integrata deve basarsi su solide condizioni favorevoli, che spaziano da un'infrastruttura di prim'ordine adeguata alle esigenze future, dalla R&S e da un contesto favorevole agli investimenti, a un appropriato quadro normativo aggiornato che incentivi l'innovazione, a un mercato unico digitale approfondito, a livelli elevati di competenze e imprenditorialità e a un dialogo sociale rafforzato;

10.  mette in evidenza l'esigenza di promuovere gli investimenti pubblici e privati a favore della connettività ad alta velocità, ad esempio attraverso il 5G, la fibra ottica e l'infrastruttura di navigazione e comunicazione satellitari, onde assicurare una solida infrastruttura digitale nelle aree urbane e industriali; evidenzia l'importanza di un'armonizzazione nell'assegnazione dello spettro volta a incrementare la domanda di connettività e ad aumentare la prevedibilità del contesto degli investimenti nella rete; evidenzia la necessità di affermare una leadership nelle catene di valore dell'industria digitale e nelle tecnologie fondamentali quali il 5G, le tecnologie quantistiche, il calcolo ad alte prestazioni, l'intelligenza artificiale, il cloud computing, l'analisi dei big data, l'internet degli oggetti, la robotica e l'automazione (inclusa la guida altamente automatizzata) e la tecnologia di registro distribuito; appoggia al riguardo i documenti di lavoro della Commissione che ne accompagnano la comunicazione;

11.  riconosce le opportunità e le sfide legate alla digitalizzazione dell'industria; rileva gli effetti positivi della digitalizzazione dell'industria nell'aumentare la flessibilità nell'organizzazione del lavoro che può creare un miglior equilibrio tra vita professionale e vita privata, diversificare le scelte attraverso il telelavoro mobile e consentire alle persone che vivono in zone rurali e isolate di partecipare al mercato del lavoro (purché siano dotate delle infrastrutture necessarie), promuovendo così la crescita economica; riconosce, allo stesso tempo, che la tendenza trainata dalla digitalizzazione verso una maggiore flessibilità può accrescere il pericolo di posti di lavoro instabili e precari; sottolinea che le nuove forme di lavoro non devono essere utilizzate per eludere la vigente legislazione sociale e del lavoro per quanto concerne la protezione dei diritti dei lavoratori e dei consumatori; sottolinea che le industrie tradizionali e le imprese nell'economia delle piattaforme devono essere in condizioni di parità;

12.  prende atto del fatto che la trasformazione digitale nel settore dei trasporti e del turismo, e in particolare lo sviluppo delle economie on-demand e collaborative, contribuiscono a ridefinire notevolmente i comportamenti dei passeggeri e dei consumatori per quanto concerne la mobilità e il turismo, nonché a rendere necessario l'adeguamento delle infrastrutture; invita la Commissione a valutare gli effetti della digitalizzazione nei servizi di trasporto, mobilità e turismo, con particolare attenzione ai comportamenti e alle scelte degli utenti di detti servizi, e a sfruttare ulteriormente il potenziale offerto da tale cambiamento della società;

13.  osserva che, con la crescente digitalizzazione nell'erogazione dei titoli di viaggi, i consumatori hanno immediatamente a disposizione una maggiore quantità di informazioni su Internet, ma sempre più spesso in un modo che rende difficile confrontare le offerte; ritiene che sia quindi necessario incrementare le garanzie di trasparenza e neutralità nell'erogazione, soprattutto via Internet, cosicché i consumatori possano fare scelte informate sulla base di informazioni affidabili non soltanto sul prezzo, ma anche su altri parametri, tra cui la qualità del servizio e le offerte accessorie; è del parere che la trasparenza promuoverà la concorrenza e sosterrà lo sviluppo del trasporto multimodale;

14.  ritiene che la digitalizzazione dovrebbe offrire ai consumatori una scelta più vasta, prodotti di più facile utilizzo e più personalizzati, nonché maggiori informazioni, in particolare sulla qualità dei prodotti o dei servizi;

15.  mette in evidenza che l'impatto delle barriere linguistiche sull'industria e sulla digitalizzazione industriale non è stato adeguatamente esaminato ed evidenziato nei documenti pertinenti al mercato digitale; invita la Commissione e gli Stati membri a incoraggiare lo sviluppo delle tecnologie linguistiche che, unite alla digitalizzazione industriale, ridurrebbero la frammentazione del mercato europeo;

16.   sottolinea che un particolare sostegno del multilinguismo "analogico" in Europa è vantaggioso tanto per il settore europeo della digitalizzazione, quanto per l'insegnamento di competenze digitali esaustive; evidenzia pertanto la necessità di prestare maggiore attenzione alla ricerca di base per software di apprendimento e di traduzione basati su criteri statistici, intelligenti e coadiuvati da strumenti elettronici;

17.  sottolinea che le regioni devono concentrarsi sui loro punti di forza produttivi e promuoverne lo sviluppo attraverso la specializzazione intelligente e le catene e i cluster intelligenti; ritiene che i raggruppamenti e le sinergie tra le PMI, gli attori industriali, il settore dell'artigianato, le start-up, il mondo accademico, i centri di ricerca, le organizzazioni dei consumatori, il settore dell'industria creativa, la finanza e altre parti interessate possano essere modelli di successo nella promozione della produzione e dell'innovazione digitali; incoraggia la ricerca, l'innovazione e la coesione strutturale nell’UE; sottolinea l'importanza dei programmi di accelerazione e del capitale di rischio per contribuire all'aumento graduale delle start-up; rileva l'importanza dell'utilizzo della digitalizzazione per promuovere le innovazioni dei modelli imprenditoriali quali i sistemi "pay-per-output" e la personalizzazione di massa;

18.  ritiene che particolare attenzione dovrebbe essere prestata agli specifici problemi incontrati dalle PMI in circostanze in cui i relativi vantaggi ottenuti dall’attività di digitalizzazione, in termini di energia, di efficienza delle risorse e di efficienza della produzione, siano i più elevati; favorisce il rafforzamento delle associazioni di PMI e della loro sensibilizzazione attraverso programmi di digitalizzazione, lo sviluppo di centri per le scienze applicate, con particolare attenzione per la digitalizzazione e il cofinanziamento dell' S&R interno delle PMI; ritiene che si debba prestare attenzione alla proprietà dei dati e all'accesso ai dati nonché allo sviluppo di un programma europeo di apprendistato digitale;

19.  accoglie con favore la creazione della piattaforma di specializzazione intelligente per la modernizzazione industriale e, in particolare, la proposta della Commissione, inclusa nel piano d'azione sulla digitalizzazione dell'industria, per creare una rete di centri di competenza (CC) e di poli dell'innovazione digitale per rafforzare la digitalizzazione industriale e l'innovazione digitale delle PMI in tutte le regioni; osserva al riguardo che sarebbe opportuno tenere conto del settore dell'artigianato; invita la Commissione a portare avanti soprattutto la creazione di poli dell'innovazione digitale e dei centri di competenza digitale nelle regioni europee meno digitalizzate; invita la Commissione a fornire maggiori finanziamenti per i poli dell'innovazione digitale per mezzo di diverse risorse europee (Orizzonte 2020, Fondi strutturali, ecc.), a sostenere gli sforzi degli Stati membri e delle strategie nazionali volte a sviluppare una rete di poli dell’innovazione digitale e a considerare la possibilità di sperimentare con un approccio di sperimentazione normativa (sandbox) in cui la sperimentazione "intersettoriale" in ambiente controllato non sia bloccata dal regolamento permanente; invita gli Stati membri ad accrescere la cooperazione transnazionale tra i rispettivi poli dell'innovazione digitale; ritiene che detti poli designati dovrebbero specializzarsi nelle innovazioni industriali digitali che contribuiscono a far fronte alle sfide sociali dell'Europa; ritiene, a tale riguardo, che i finanziamenti di Orizzonte 2020 per i poli dell'innovazione digitale potrebbero essere combinati con i finanziamenti del programma per far fronte alle sfide della società; osserva l'importanza per le PMI dei voucher per l'innovazione delle TIC in termini di accesso alla consulenza, alla condivisione delle prassi migliori e alle competenze dei poli dell'innovazione digitale;

20.  prende atto dell'importante ruolo delle città e dei governi locali nello sviluppo di nuovi modelli aziendali e nel fornire infrastrutture digitali e sostegno alle PMI e agli altri attori industriali, nonché delle immense opportunità che l'innovazione industriale digitale offre alle città; ad esempio, attraverso sistemi di fabbricazione locale a zero rifiuti, una maggiore integrazione tra produzione industriale e locale e logistica urbana e trasporti, nonché la produzione di energia, il consumo, la produzione e la stampa 3D; ritiene che anche le città dovrebbero essere in grado di accedere ai poli dell'innovazione digitale; chiede alla Commissione di esaminare le migliori prassi locali, nazionali e internazionali; accoglie con favore la pubblicazione di un indice europeo delle città digitali e le iniziative per promuovere l'interoperabilità tra dati e sistemi tra le città europee; osserva che l'iniziativa "Città intelligenti" svolge un ruolo in questo contesto; sottolinea l’esperienza positiva dei forum consultivi regionali;

21.  evidenzia il ruolo che gli appalti pubblici e i requisiti legali per la registrazione delle imprese e l'attività di comunicazione sull'attività commerciale o la divulgazione possono svolgere nella promozione di nuove innovazioni e tecnologie industriali digitali; invita la Commissione a considerare come gli appalti pubblici potrebbero essere impiegati quale meccanismo di spinta all'innovazione; chiede alla Commissione di inserire un controllo digitale nel suo programma REFIT, al fine di garantire che i regolamenti siano aggiornati per il contesto digitale, e di agevolare lo scambio di buone pratiche tra le autorità pubbliche sull’utilizzo dei criteri dell’innovazione nei bandi di gara; raccomanda di accelerare l'adattamento del contesto giuridico e tecnologico come, ad esempio, la transizione IPv6, alle esigenze della digitalizzazione dell'industria e del decollo dell'internet degli oggetti;

22.  sottolinea l’importanza di sbloccare sufficienti finanziamenti pubblici e privati per la digitalizzazione dell’industria europea, con un migliore utilizzo del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS); ritiene che ciò debba essere notevolmente ampliato e che gli investimenti pubblici in infrastrutture digitali debbano essere notevolmente aumentati; sottolinea l’importanza di finanziamenti privati e le piattaforme di collaborazione; invita la Commissione a istituire una tavola rotonda finanziaria per la digitalizzazione industriale allo scopo di esaminare ed elaborare proposte di finanziamento innovative; si rammarica inoltre che, nonostante l'importanza, le risorse destinate alle politiche digitali nel bilancio UE sono troppo scarse per produrre un impatto reale; riconosce la necessità di rilanciare l'economia europea attraverso investimenti produttivi: ritiene che la disponibilità di strumenti finanziari europei esistenti, quali i fondi strutturali e di investimento europei e Orizzonte 2020, debba garantire il raggiungimento di questo obiettivo; reputa che la combinazione di questi fondi dovrebbe essere coerente con le risorse nazionali e i regolamenti sugli aiuti di Stato; riconosce il ruolo svolto dal partenariato pubblico-privato e dalle imprese comuni;

23.  invita gli Stati membri, al fine di sostenere una digitalizzazione industriale efficiente, a prevedere incentivi fiscali per le società e le imprese che realizzano un sistema di produzione digitale e intelligente;

Garantire la leadership della tecnologia europea e la sicurezza nella digitalizzazione industriale: fusioni e acquisizioni, cibersicurezza, flussi dei dati, normazione

24.  riconosce il ruolo fondamentale del potenziamento della R&S; invita la Commissione a sostenere, internamente ed esternamente, gli sforzi della R&S e a promuovere reti di innovazione e cooperazione tra start-up, attori aziendali consolidati, PMI, università, ecc. in un ecosistema digitale; chiede alla Commissione di studiare il modo di massimizzare il trasferimento al mercato dei risultati della ricerca di Orizzonte 2020 e il loro sfruttamento da parte delle imprese europee; chiede alla Commissione di aumentare la quota di progetti di ricerca "Orizzonte 2020" e generare brevetti e diritti di proprietà intellettuale e a riferire al riguardo;

25.  sottolinea l'importanza di salvaguardare le tecnologie europee sensibili e il know-how, che costituiscono la base della futura forza industriale e della resilienza economica; mette in evidenza i potenziali rischi riguardanti investimenti diretti esteri (IDE) strategici statali o guidati dalla politica industriale, in particolar modo da parte delle imprese di proprietà statale attraverso fusioni e acquisizioni; sottolinea che, per quanto riguarda gli IDE, alcuni investitori esterni sono sempre più interessati all’acquisto di tecnologie europee sensibili tramite M&A; accoglie con favore l’iniziativa della Commissione di studiare l’esperienza della CFIUS (Committee on Foreign Investment, negli Stati Uniti); sottolinea che la parità di accesso al mercato per gli investimenti dovrebbe essere rafforzata stabilendo norme a livello globale;

26.  sottolinea che gli sviluppi in materia di automazione, robotica e l'applicazione dell'intelligenza artificiale alla produzione, nonché la profonda integrazione di componenti tecnici di origine diversa pone nuove domande per quanto riguarda la responsabilità per i prodotti e gli impianti di produzione; invita la Commissione a chiarire al più presto le norme in materia di sicurezza e di responsabilità per i sistemi che funzionano in modo autonomo, comprese le condizioni per le prove;

27.  riconosce che l'apertura e la connettività hanno effetti potenziali sulla vulnerabilità per quanto riguarda gli attacchi cibernetici, il sabotaggio, la manipolazione di dati o lo spionaggio industriale e sottolinea, in siffatto contesto, l'importanza di un approccio comune in materia di cybersicurezza europea; riconosce la necessità di sensibilizzare l'opinione pubblica sul miglioramento della cybersicurezza; considera la cyberresilienza una responsabilità fondamentale per i leader aziendali e nazionali e per i responsabili europei delle decisioni politiche in materia di sicurezza; ritiene che i produttori siano responsabili della sicurezza e di norme in materia di sicurezza informatica in qualità di parametri progettuali fondamentali in tutte le innovazioni digitali, conformemente alle tecnologie più avanzate e ai principi di "sicurezza fin dalla progettazione" e di "sicurezza predefinita", ma che a determinate condizioni e criteri tale responsabilità del produttore possa essere disattesa; ritiene che i requisiti di cybersicurezza per l'internet degli oggetti e le norme di sicurezza informatica, ad esempio basati sull'architettura di riferimento RAMI4.0 e ICS, rafforzerebbero la ciyberresilienza europea; ritiene che gli organismi europei di normazione debbano svolgere un ruolo particolare al riguardo e non dovrebbero essere messi da parte; chiede alla Commissione di portare avanti lo studio di vari modelli di cibersicurezza per l’internet degli oggetti; chiede alle istituzioni pubbliche, tuttavia, di rendere obbligatori i requisiti di cibersicurezza per gli appalti pubblici per quanto riguarda le attrezzature informatiche e i prodotti dell'internet degli oggetti; ritiene che i controlli di cibersicurezza e la consulenza offerta alle PMI per i loro prodotti industriali digitalizzati siano di grande importanza; ritiene che la condivisione delle migliori prassi tra gli Stati membri dell'UE potrebbe agevolare la ciberresilienza europea in materia;

28.  ritiene che sia opportuno stabilire criteri comuni per le infrastrutture critiche e la loro sicurezza digitale e che la direttiva dell'Unione europea sulla sicurezza delle reti e dei sistemi dell'informazione (direttiva SRI) costituisca il primo passo verso il raggiungimento di un elevato livello comune di sicurezza della rete e dei sistemi dell'informazione all'interno dell'Unione; invita la Commissione ad accelerare la sua attuazione omogenea e tempestiva, da parte degli Stati membri; sottolinea la necessità di rafforzare il ruolo che gli organi di governo della direttiva SRI hanno nella creazione di fiducia nelle tecnologie del futuro; osserva che i meccanismi di controllo e l’osservazione dell’orizzonte dovrebbero essere riconosciute importanti ai fini della sicurezza delle industrie digitali dell’UE, prestando particolare attenzione alla protezione dei consumatori e delle PMI;

29.  sottolinea che deve essere rivolta un'attenzione particolare alle questioni di raccolta e accesso ai dati e alle informazioni industriali o legate alla produzione; evidenzia che, a tale proposito, deve essere rivolta una particolare attenzione ai principi della sovranità dei dati, all'accesso aperto e standardizzato e alla disponibilità dei dati, al rafforzamento dell'innovazione e della produttività, ai nuovi servizi e modelli commerciali e alla verificabilità della sicurezza pur consentendo una concorrenza leale; sottolinea che le nuove forme di regolamentazione della proprietà dei dati e accesso ai dati devono essere affrontate con grande attenzione e possono essere introdotte solo a seguito di un’ampia consultazione con tutte le parti interessate pertinenti; ritiene che l’innovazione e le preoccupazioni in materia di vita privata dei lavoratori e i consumatori debbano essere protetti e tutelati, in linea con il regolamento generale sulla protezione dei dati; sottolinea, inoltre, che dovrebbero essere rafforzati la divulgazione e l'accesso alle informazioni per l'interesse pubblico e gli scopi scientifici; prende atto, a questo proposito, della proposta della Commissione per un'economia basata sui dati allo scopo di promuovere un mercato comune europeo dei dati; ritiene che il dibattito in corso sui due aspetti essenziali del regime dei dati deve essere sottolineato, al fine di promuovere lo sviluppo di soluzioni tecniche per l’identificazione e lo scambio di dati affidabili, vale a dire, da un lato, norme contrattuali predefinite e, dall’altro, l’introduzione di un controllo di comportamenti sleali nelle relazioni contrattuali tra imprese (B2B);

30.  sottolinea che l'iniziativa europea per il cloud computing e la proposta legislativa per il libero flusso dei dati, che mirano a eliminare le limitazioni ingiustificate alla localizzazione dei dati, possono incentivare ulteriormente il processo di digitalizzazione dell'industria europea, in particolare delle PMI e delle startup, nonché evitare la frammentazione del mercato unico dell'UE; invita la Commissione a monitorare l'adozione e la coerente applicazione dell'iniziativa europea per il cloud computing, onde consentire che il flusso e l'uso dei dati siano equi, rapidi, affidabili e ininterrotti; ricorda alla Commissione l'impegno da essa assunto nella comunicazione di presentare una proposta legislativa sul libero flusso dei dati all'interno dell'Unione, al fine di rimuovere o prevenire prescrizioni ingiustificate in materia di localizzazione nelle disposizioni legislative o regolamentari nazionali;

31.  è fermamente convinto che, in particolare nel settore dei trasporti, i dati aperti, i big data e l'analisi dei dati restino elementi essenziali per sfruttare appieno i vantaggi del mercato unico digitale e per promuovere l'innovazione; si rammarica del fatto che le iniziative volte a facilitare la circolazione dei dati rimangano frammentate; sottolinea che è necessaria una maggiore certezza del diritto, segnatamente in termini di proprietà e responsabilità, nel pieno rispetto della protezione della vita privata e dei dati;

32.  riconosce il potenziale della digitalizzazione dell'industria ai fini del recupero dei dati settoriali e della governance da parte delle autorità pubbliche e semipubbliche, nonché degli operatori del mercato;

33.  sottolinea il ruolo dell'integrazione di un'architettura aperta come principio di progettazione delle componenti digitali;

34.  riconosce l'importanza di tutelare le conoscenze tecniche in merito allo scambio e all'interconnessione delle componenti industriali digitali, agevolando e promuovendo al contempo l'interoperabilità e la connettività da punto a punto;

35.  sottolinea che la leadership europea in campo della digitalizzazione industriale richiede una forte strategia di standardizzazione, che dovrà essere coordinata con gli Stati membri e la Commissione, compresa l’interoperabilità nel settore digitale; sottolinea l’importante e specifico make-up degli organismi di normalizzazione europei, con il loro approccio inclusivo e fondato sul consenso delle parti interessate della società e, in particolare, delle PMI; invita la Commissione a promuovere l'elaborazione di norme aperte e plaude alla sua intenzione di garantire l'accesso ai brevetti essenziali per le norme tecniche, a condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie (FRAND: fair, reasonable and non-discriminatory) e riconosce che ciò è essenziale per promuovere l'innovazione e l'R&S all'interno dell'UE; ritiene che l'economia circolare potrebbe essere un motore importante per una normazione coerente dei flussi di comunicazione lungo le catene del valore industriali; chiede un approccio coordinato su scala dell’UE attraverso le organizzazioni europee di normalizzazione (CEN, CENELEC ed ETSI) in relazione ai forum e ai consorzi internazionali; ritiene che sia auspicabile mirare a norme globali e universali, ma sottolinea anche la volontà di procedere con norme europee, nel caso in cui la cooperazione internazionale nei forum di normazione proceda in maniera costruttiva; ritiene che l'interoperabilità sia necessaria in particolare nel campo dell'Internet delle cose, onde assicurare che lo sviluppo di nuove tecnologie migliori le opportunità per i consumatori, che non dovrebbero vedersi vincolati solo a un numero ristretto di fornitori specifici;

36.  sottolinea che le barriere commerciali nel campo della digitalizzazione ostacolano l'attività internazionale dell'industria europea e danneggiano la competitività europea; ritiene che accordi commerciali equi tra l'UE e i paesi terzi possano dare un forte contributo alle norme internazionali comuni nel settore della protezione dei dati, dei flussi di dati, dell'uso dei dati e della normazione;

La dimensione sociale: competenze, istruzione e innovazione sociale

37.  ritiene che debbano essere intrapresi grandi sforzi in materia di istruzione, formazione, apprendimento lungo tutto l'arco della vita, tassazione e sistemi di sicurezza sociale al fine di integrare gli effetti della trasformazione nel nostro modello sociale ed economico europeo; mette in evidenza il fatto che la trasformazione digitale dell'industria avrà un grande impatto sociale in ambiti che variano dall'occupazione, alle condizioni di lavoro, ai diritti dei lavoratori, all'istruzione, alle competenze, all'assistenza sanitaria on-line, all'ambiente e allo sviluppo sostenibile; sottolinea la necessità di perseguire gli obiettivi di sicurezza all’interno di tale cambiamento; invita la Commissione a esaminare in maniera adeguata gli effetti sociali di una digitalizzazione industriale e, qualora opportuno, a proporre ulteriori misure per colmare il divario digitale e promuovere una società digitale inclusiva;

38.  ricorda che la Corte di giustizia dell'Unione europea ha definito la nozione di "lavoratore" sulla base di un rapporto lavorativo caratterizzato da alcuni criteri, quali la subordinazione, la retribuzione e la natura del lavoro(12); chiede certezza giuridica in merito al concetto di "occupazione" nel mercato del lavoro digitale al fine di assicurare il rispetto della legislazione sociale e del lavoro; afferma che nell'economia delle piattaforme tutti i lavoratori sono dipendenti o autonomi in base al primato dei fatti, e, indipendentemente dalla situazione contrattuale, dovrebbero essere classificati di conseguenza;

39.  sottolinea che l'istruzione e l'apprendimento permanente sono la chiave di volta della coesione sociale in una società digitale; sottolinea che l'Europa si trova ad affrontare un divario digitale in termini di competenze; chiede l’attuazione di una garanzia per le competenze, previa consultazione e con la partecipazione delle parti sociali, e invita gli Stati membri a trovare soluzioni per soddisfare le esigenze dei cittadini di (ri) qualificazione continua, uptraining e apprendimento lungo tutto l’arco della vita, al fine di assicurare una fluida transizione verso un’economia intelligente; evidenzia l'importanza di garantire la promozione delle competenze digitali e di una nuova tendenza verso le competenze multiple; ritiene che i datori di lavoro debbano far uso del Fondo sociale europeo per la formazione per promuovere un pacchetto di strumenti per lo sviluppo di competenze digitali aggiornate, in collaborazione con le imprese e le parti sociali; accoglie con favore l'elaborazione del materiale didattico e dei piani di studio specifici per settore; chiede alla Commissione di studiare le possibilità di istituire un sistema di certificazione per programmi di istruzione e formazione continua per le competenze digitali;

40.  sottolinea che le competenze digitali devono essere integrate nei programmi scolastici nazionali; osserva che esempi di iniziative sostenute dall'ENISA, come il mese della cybersicurezza europea e la European Cyber Security Challenge (sfida europea per la cybersicurezza) dovrebbero essere ulteriormente sviluppati nel perseguimento di questo obiettivo; sottolinea l'importanza della formazione di insegnanti specializzati per le competenze digitali e la necessità di insegnare le competenze digitali a tutti gli alunni; invita gli Stati membri a garantire che tutte le scuole siano dotate di materiale informatico e Wi-fi aggiornati; osserva che anche la codifica svolge un ruolo importante; invita gli Stati membri dell'UE a scambiare le migliori prassi per trarre insegnamento dalle prassi consolidate quali il programma Fit4Coding, le iniziative dell'accademia digitale, i programmi di e-learning o le scuole di codifica, come Webforce3; chiede alla Commissione di promuovere l'integrazione della verifica delle competenze digitali negli studi IGCU/Pisa per consentire la concorrenza e il confronto tra gli Stati membri dell'UE; invita gli Stati membri, in collaborazione con la Commissione, a individuare programmi di studio interdisciplinari finalizzati a integrare varie competenze, come quelle informatiche, nella gestione aziendale o nelle scienze ingegneristiche e dei dati; sottolinea che tutti gli Stati membri dell'UE dovrebbero sviluppare strategie globali per competenze digitali nazionali, con obiettivi, essendo stati invitati a farlo dalla Commissione; evidenzia il ruolo fondamentale che le parti sociali e altre parti interessate possono svolgere nello sviluppo e nell'attuazione di tali strategie; osserva che finora soltanto la metà degli Stati membri dell'UE ha creato coalizioni nazionali per l'occupazione nel digitale; sottolinea che una linea di bilancio specifica, a sostegno delle attività delle competenze digitali e della coalizione per l'occupazione, rafforzerebbe la diffusione di informazioni e di altre attività;

41.  mette in luce l'importanza di investire nella digitalizzazione della formazione professionale e del settore dell'artigianato; evidenzia il fatto che le competenze digitali devono essere associate anche a competenze ingegneristiche e pone l'accento sulla promozione dell'istruzione in campo scientifico, tecnologico, ingegneristico e matematico, nonché sulla promozione delle competenze trasversali, quali la comunicazione, il coordinamento dei team e il pensiero transsettoriale;

42.  chiede che la prospettiva di genere venga integrata in tutte le iniziative digitali, assicurando che la trasformazione digitale in corso diventi anche una forza trainante per la parità di genere; sottolinea la necessità di affrontare il grave divario di genere nel settore delle TIC, fondamentale per la crescita e la prosperità a lungo termine dell'Europa;

43.  rileva il potenziale della digitalizzazione per quanto riguarda l’accessibilità dei servizi sociali e di altri servizi pubblici, nonché l’inclusione di persone con disabilità e a mobilità ridotta nel mercato del lavoro; sottolinea, in particolare, l'importanza del telelavoro in questo contesto;

44.  evidenzia che, come sottolineato dall'iniziativa Europeana, la digitalizzazione dei beni culturali rappresenta un'opportunità significativa per migliorarne l'accessibilità, la distribuzione e la promozione e che l'innovazione digitale può portare a una rivoluzione delle modalità di esposizione e fruizione dei beni culturali stessi; sottolinea l'importanza di promuovere in particolare l'uso delle tecnologie 3D ai fini della raccolta di dati e della ricostruzione di beni e patrimoni culturali distrutti; evidenzia l'importanza di garantire finanziamenti per la digitalizzazione, la conservazione e la disponibilità on line del patrimonio culturale europeo;

45.  deplora che i siti storici e culturali spesso non siano facilmente accessibili ai disabili e sottolinea le opportunità connesse a una piattaforma culturale digitale più solida, ai fini di un maggiore coinvolgimento e di una migliore accessibilità delle esperienze culturali, dei siti e degli artefatti di tutta Europa, indipendentemente dall'ubicazione geografica;

46.  incoraggia la ricerca e lo sviluppo di tecnologie assistive, che potrebbero diventare nuovi prodotti industriali per l'inclusione dei disabili ed essere impiegate a tal fine.

47.  esorta a elaborare uno scambio periodico delle migliori pratiche, una valutazione semestrale dei progressi e raccomandazioni sulla digitalizzazione dell'industria;

o
o   o

48.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e agli Stati membri.

(1) Testi approvati, P8_TA(2016)0009.
(2) GU C 199 E del 7.7.2012, pag. 131.
(3) GU C 236 E del 12.8.2011, pag. 57.
(4) GU C 236 E del 12.8.2011, pag. 41.
(5) GU C 482 del 23.12.2016, pag. 89.
(6) GU C 468 del 15.12.2016, pag. 19.
(7) GU C 93 del 9.3.2016, pag. 120.
(8) GU C 332 E del 15.11.2013, pag. 22.
(9) Testi approvati, P8_TA(2016)0486.
(10) GU C 81 E del 15.3.2011, pag. 45.
(11) GU C 236 E del 12.8.2011, pag. 24.
(12) Cfr. CGUE C-596/12, punto 17, e CGUE C-232/09, punto 39.


Il nuovo consenso europeo in materia di sviluppo - Il nostro mondo, la nostra dignità, il nostro futuro
PDF 245kWORD 49k
Risoluzione del Parlamento europeo del 1° giugno 2017 sulla dichiarazione comune del Parlamento, del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri riuniti in sede di Consiglio, e della Commissione relativa a un nuovo consenso europeo in materia di sviluppo – Il nostro mondo, la nostra dignità, il nostro futuro (2017/2586(RSP))
P8_TA(2017)0241B8-0390/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto l'accordo raggiunto dal Consiglio "Affari esteri" (Sviluppo), dalla Commissione europea e dal Parlamento europeo su un nuovo consenso europeo in materia di sviluppo – Il nostro mondo, la nostra dignità, il nostro futuro(1),

–  visto il consenso europeo in materia di sviluppo del dicembre 2005(2),

–  visti l'articolo 21 del trattato sull'Unione europea (TUE) e l'articolo 208 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  vista l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, dal titolo "Transforming our World: The 2030 Agenda for Sustainable Development" (Trasformare il nostro mondo. L'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile), adottata in occasione del vertice delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile il 25 settembre 2015 a New York,

–  vista la strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'Unione europea, pubblicata nel giugno 2016,

–  vista la comunicazione della Commissione del 22 novembre 2016, dal titolo "Proposta relativa a un nuovo consenso europeo in materia di sviluppo. Il nostro mondo, la nostra dignità, il nostro futuro" (COM(2016)0740),

–  viste le sue precedenti risoluzioni, in particolare quella del 22 novembre 2016 sul miglioramento dell'efficacia della cooperazione allo sviluppo(3) e quella del 14 febbraio 2017 sulla revisione del consenso europeo in materia di sviluppo(4),

–  visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

1.  accoglie con favore la proposta della Commissione europea di rivedere il consenso europeo in materia di sviluppo del 2005 al fine di riflettere il nuovo quadro di sviluppo globale dopo l'adozione dell'Agenda 2030 e degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS), così come i cambiamenti nella struttura istituzionale e giuridica dell'UE in seguito all'adozione del trattato di Lisbona;

2.  sottolinea l'importanza del nuovo consenso europeo in materia di sviluppo quale documento strategico chiave per la definizione di una visione, di valori e di principi comuni, per l'UE e i suoi Stati membri, per quanto riguarda l'attuazione dell'Agenda 2030 nelle loro politiche di cooperazione allo sviluppo;

3.  accoglie favorevolmente il chiaro riconoscimento da parte del nuovo consenso del fatto che l'obiettivo primario della politica di sviluppo dell'UE è la riduzione e, a lungo termine, l'eliminazione della povertà, in linea con l'articolo 208 TFUE; ribadisce che tale obiettivo dovrebbe essere conseguito rispettando pienamente i principi di un'efficace cooperazione allo sviluppo: titolarità delle priorità in materia di sviluppo da parte dei paesi in via di sviluppo, enfasi sui risultati, partenariati inclusivi nonché trasparenza e responsabilità;

4.  insiste sulla necessità di meccanismi di responsabilità per quanto riguarda il monitoraggio e l'attuazione degli OSS e dell'obiettivo dello 0,7 % di APS/RNL (aiuto pubblico allo sviluppo/reddito nazionale lordo); invita l'UE e i suoi Stati membri a presentare un calendario per il raggiungimento graduale di tali obiettivi e a riferire su base annua al Parlamento in merito ai progressi compiuti;

5.  approva la dichiarazione comune del Parlamento, del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri riuniti in sede di Consiglio, e della Commissione relativa a un nuovo consenso europeo in materia di sviluppo – Il nostro mondo, la nostra dignità, il nostro futuro;

6.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e al Servizio europeo per l'azione esterna.

(1) Cfr, documento del Consiglio 9459/2017.
(2) GU C 46 del 24.2.2006, pag.1.
(3) Testi approvati, P8_TA(2016)0437.
(4) Testi approvati, P8_TA(2017)0026.


La resilienza quale priorità strategica dell'azione esterna dell'UE
PDF 185kWORD 55k
Risoluzione del Parlamento europeo del 1° giugno 2017 sulla resilienza quale priorità strategica dell'azione esterna dell'UE (2017/2594(RSP))
P8_TA(2017)0242B8-0381/2017

Il Parlamento europeo,

–  visti l'articolo 21 del trattato sull'Unione europea (TUE) e gli articoli 208, 210 e 214 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  vista la strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'EU (EUGS) pubblicata nel giugno 2016,

–  vista la comunicazione della Commissione del 3 ottobre 2012 dal titolo "L'approccio dell'Unione alla resilienza: imparare dalle crisi della sicurezza alimentare" (COM(2012)0586) e il documento di lavoro dei suoi servizi del 19 giugno 2013 dal titolo "Action plan for resilience in crisis-prone countries 2013-2020" (Piano d'azione per la resilienza nei paesi soggetti a crisi 2013-2020) (SWD(2013)0227),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 28 maggio 2013 sull'approccio dell'Unione alla resilienza,

–  vista la risoluzione A/RES/70/1 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 25 settembre 2015, intitolata "Transforming our world: the 2030 Agenda for Sustainable Development" (Trasformare il nostro mondo: l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile), L'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile,

–  vista la decisione della Conferenza di Parigi 1/CP.21 relativa all'entrata in vigore dell'Accordo di Parigi sul cambiamento climatico;

–  visto il quadro di Sendai per la riduzione del rischio di catastrofi 2015-2030, approvato dalla terza Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulla riduzione del rischio di catastrofi, tenutasi a Sendai (Giappone) dal 14 al 18 marzo 2015,

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione del 16 giugno 2016 dal titolo "Action Plan on the Sendai Framework for Disaster Risk Reduction 2015-2030: A disaster risk-informed approach for all EU policies" (Piano d'azione sul quadro di Sendai per la riduzione del rischio di catastrofi 2015-2030: Un approccio consapevole dei rischi di catastrofi per tutte le politiche dell'UE) (SWD(2016)0205),

–  vista la relazione del Segretario generale della Nazioni Unite del 23 agosto 2016 sull'esito del vertice umanitario mondiale (A/71/353),

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Vivere in dignità": dalla dipendenza dagli aiuti all'autonomia. sfollamenti forzati e sviluppo", del 26 aprile 2016 (COM(2016)0234),

–  viste le sue precedenti risoluzioni, in particolare quelle dell'11 dicembre 2013 sull'approccio dell'UE alla resilienza e la riduzione del rischio di catastrofi nei paesi in via di sviluppo: imparare dalle crisi della sicurezza alimentare(1), del 16 dicembre 2015 sui preparativi per il vertice umanitario mondiale: Sfide e opportunità per l'assistenza umanitaria(2), e del 14 febbraio 2017 sulla revisione del consenso europeo in materia di sviluppo(3),

–  vista l'interrogazione alla Commissione sulla resilienza come priorità strategica dell'azione esterna dell'UE (O-000033/2017 – B8-0313/2017),

–  vista la proposta di risoluzione della commissione per lo sviluppo,

–  visti l'articolo 128, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che, secondo l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), 1,6 miliardi di persone vivono in 56 paesi identificati come fragili(4); che le situazioni di fragilità hanno cause in gran parte umane; che le situazioni di fragilità aumentano la vulnerabilità delle popolazioni a causa di vari fattori quali conflitti e insicurezza, la mancanza di accesso all'assistenza sanitaria, i trasferimenti forzati, la povertà estrema, la disparità, l'insicurezza alimentare, le crisi economiche, la cattiva governance e la debolezza delle istituzioni, la corruzione e l'impunità, nonché le catastrofi naturali aggravate dall'impatto del cambiamento climatico; che rafforzare la resilienza è particolarmente importante nelle situazioni di fragilità che l'OCSE definisce lungo cinque dimensioni diverse ma collegate tra loro; economica, ambientale, politica, sicuritaria e sociale;

B.  considerando che il concetto di resilienza è utilizzato da anni nelle politiche dell'UE e di altre organizzazioni internazionali e risulta essere in espansione; che le conclusioni del Consiglio del 2013 sulla resilienza definiscono tale concetto come "la capacità di un individuo, una famiglia, una comunità, un paese o una regione di prepararsi a stress e shock, di sopportarli, adattarsi ad essi e riprendersi velocemente senza compromettere le prospettive di sviluppo a lungo termine";

C.  considerando che la strategia globale dell'UE per la politica estera e di sicurezza (EUGS) individua "la resilienza degli Stati e delle società a Est e a Sud" come una delle cinque priorità per l'azione esterna dell'UE e definisce come "la capacità di resilienza degli Stati e delle società di riformarsi, riuscendo così a resistere a crisi interne ed esterne e a riprendersi"; che l'EUGS afferma che "una società resiliente caratterizzata da democrazia, fiducia nelle istituzioni e sviluppo sostenibile è al centro di uno Stato resiliente";

D.  considerando che l'EUGS afferma inoltre che l'Unione europea "adotterà un approccio integrato alle sue politiche umanitaria, di sviluppo, migratoria, commerciale, di investimento, di infrastruttura, dell'istruzione, sanitaria e della ricerca" e, tra l'altro, porterà avanti politiche calibrate a sostegno di una governance inclusiva e responsabile, promuoverà i diritti umani, perseguirà approcci di titolarità locale, basati sui diritti, alla riforma dei settori della giustizia, della sicurezza e della difesa, sosterrà gli Stati fragili, combatterà la povertà e la disuguaglianza e promuoverà lo sviluppo sostenibile, approfondirà le relazioni con la società civile, promuoverà le politiche di riforma dei settori dell'energia e dell'ambiente e sosterrà le risposte sostenibili alla produzione alimentare e all'uso di acqua;

E.  considerando che è necessario un approccio sfaccettato alla resilienza nell'azione esterna dell'UE e che ciò può essere favorito aumentando, in linea con il principio della coerenza delle politiche per lo sviluppo, in particolare l'aiuto allo sviluppo e, se del caso, l'assistenza umanitaria, congiuntamente a politiche ambientali, con una chiara enfasi sulla riduzione della vulnerabilità e del rischio di catastrofi, come strumento fondamentale per ridurre le esigenze umanitarie; che la politica estera e di sicurezza dell'UE ha un ruolo fondamentale nel promuovere la resilienza, in particolare favorendo lo sviluppo sostenibile, i diritti umani e il dialogo politico mentre promuovendo i sistemi di allerta precoce e adoperandosi per la prevenzione di shock sociali e economici, quali fame, un aumento delle disuguaglianze, violazioni dei diritti umani e conflitti violenti e per la loro risoluzione quando si verificano;

F.  considerando che l'UE dovrebbe promuovere un approccio integrato alla sua azione esterna, al tempo stesso rafforzando il suo contributo allo sviluppo sostenibile e riconoscendo il mandato e gli obiettivi di ciascuna politica, come riconosciuto nei trattati; che ciò è particolarmente importante nelle situazioni di crisi e con riferimento all'azione umanitaria dell'UE che non può essere considerata uno strumento di gestione delle crisi e deve essere completamente guidata da principi di aiuto umanitario, di cui al consenso europeo sull'aiuto umanitario, e mirare ad una risposta umanitaria coerente, efficace e di qualità; che l'Unione europea dovrebbe continuare a promuovere il rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario da parte di tutte le parti coinvolte in un conflitto;

G.  considerando che l'azione umanitaria dovrebbe rispettare una serie di norme e principi riconosciuti a livello internazionale che sono stati inseriti nel Codice di condotta per il movimento internazionale Croce Rossa e Mezzaluna Rossa e le organizzazioni non governative durante le operazioni di soccorso in caso di catastrofe e ampiamente ripresi nella "Carta umanitaria"

H.  considerando che la promozione della resilienza deve essere intesa come uno sforzo di lunga durata integrato nella promozione dello sviluppo sostenibile, che sarà sostenibile soltanto se capace di resistere agli shock, alle sollecitazioni e al cambiamento; che nell'ambito della politica estera dell'UE e dei programmi di cooperazione allo sviluppo la promozione della resilienza deve essere adeguata al contesto e cercare di contribuire al rafforzamento delle strategie di resilienza nazionali di cui sono titolari i governi dei paesi partner che devono inoltre rendere conto ai loro cittadini;

I.  considerando che la comprensione del rischio, il rafforzamento della governance del rischio e investimenti in sistemi di allerta precoce e risposta rapida, la prevenzione e la riduzione del rischio di catastrofi, in linea con le priorità del quadro di Sendai, sono essenziali per la resilienza e quindi essenziali per la realizzazione degli OSM;

J.  considerando che l'accento sulle persone dovrebbe rimanere al centro dell'approccio dell'UE alla resilienza, anche collaborando, laddove possibile, con organismi e sviluppando capacità per sostenere questa attenzione a livello nazionale, regionale e locale e riconoscendo e sostenendo il ruolo centrale delle organizzazioni della società civile e delle comunità locali;

K.  considerando che disastri naturali o causati dall'uomo colpiscono in modo differente le donne, le ragazze, i ragazzi e gli uomini, con le disparità di genere che aggravano l'impatto di tensioni e crisi e ostacolano lo sviluppo sostenibile;

L.  considerando che donne e ragazze subiscono le maggiori conseguenze nelle crisi e nei conflitti; che donne e ragazze sono esposte in modo sproporzionato al rischio, con una perdita significativa dei mezzi di sostentamento, della sicurezza, e persino della vita, durante e in seguito a catastrofi; che donne e ragazze affrontano maggiori rischi dovuti allo sfollamento e all'interruzione di strutture di protezione e di sostegno; che in contesti legati alla crisi gli eventuali casi di stupro, sfruttamento sessuale e comportamenti a rischio aumentano considerevolmente la probabilità di gravidanze indesiderate, infezioni trasmesse per via sessuale e complicazioni relative alla salute riproduttiva;

M.  considerando che l'emancipazione delle donne è cruciale ai fini della promozione della resilienza; che per essere efficaci, completi e sostenibili i programmi devono rafforzare e migliorare la resilienza e coinvolgere le donne, indirizzandosi a competenze specifiche e a meccanismi di adattamento;

N.  considerando che la famiglia rappresenta una istituzione importante per lo svolgimento delle funzioni essenziali di produzione, consumo, riproduzione, e crescita connesse al potere sociale ed economico degli individui e delle società; che le famiglie e i loro componenti creano sistemi di sostegno amorevoli e il loro comportamento resiliente può riflettersi nel preservare una normale crescita dell'ottimismo, dell'intraprendenza e della determinazione a dispetto delle difficoltà; che questi punti di forza e queste risorse consentono agli individui di affrontare con successo le crisi e le sfide;

O.  considerando che l'approccio dell'UE alla resilienza nella sua azione esterna dovrebbe prestare una speciale attenzione alle esigenze delle categorie più vulnerabili della popolazione, compresi i più poveri, le minoranze, le popolazioni soggette a sfollamento forzato, le donne, i minori, i migranti, i sieropositivi, le persone LGBTI, le persone con disabilità e gli anziani;

1.  accoglie con favore il riconoscimento dell'importanza di promuovere la resilienza nell'EUGS facendone una priorità strategica dell'azione esterna dell'UE; accoglie con favore il positivo contributo che la maggiore attenzione a livello politico, diplomatico e di sicurezza nei confronti della resilienza può avere nei paesi partner, ma sottolinea che la resilienza non può limitarsi a queste dimensioni;

2.  riafferma l'esigenza per gli Stati membri dell'UE di rispettare i loro impegni nell'ambito dell'aiuto pubblico allo sviluppo (APS) e di rafforzare la resilienza tramite i loro processi di strategia e pianificazione in materia di sviluppo e di aiuto umanitario; sottolinea l'importanza al riguardo della struttura di analisi dei sistemi di resilienza dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici che contribuisce a tradurre strategie in piani programmatici trasversali e multidimensionali più efficaci;

3.  ritiene che l'attuale approccio dell'UE alla resilienza, compresi gli impegni volti ad affrontare le cause all'origine delle crisi e della vulnerabilità, come indicato nella comunicazione della Commissione del 2012 e nelle conclusioni del Consiglio del 2013, rimanga essenzialmente valido e vada portato avanti, pur riconoscendo la necessità di integrare gli insegnamenti tratti dall'attuazione di tale politica nella nuova comunicazione congiunta; si chiede come la comunicazione prenderà in considerazione elementi provenienti da valutazioni dato che una importante valutazione è pianificata solo nel 2018; ritiene che il piano d'azione 2013-2020 per la resilienza dovrebbe essere pienamente attuato;

4.  sottolinea la natura multidimensionale (umana, economica, ambientale, politica, di sicurezza e sociale) della resilienza e si compiace del fatto che tale concetto sia sempre più importante nel quadro della politica estera e di sicurezza, della cooperazione allo sviluppo e dell'assistenza umanitaria dell'UE; sottolinea che il mandato distinto e gli obiettivi di ciascuna politica devono essere rispettati, promuovendo nel contempo una maggiore coerenza tra le politiche rispetto a uno sviluppo sostenibile; ricorda l'importanza di garantire il principio della coerenza delle politiche in materia di sviluppo in ogni azione esterna dell'UE verificando che le politiche dell'UE non pregiudichino gli sforzi dei paesi in via di sviluppo volti al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile;

5.  sottolinea in particolare la posizione speciale dell'assistenza umanitaria in quanto essa deve essere guidata esclusivamente dalle necessità ed essere attuata nel massimo rispetto dei principi umanitari fondamentali di umanità, neutralità, imparzialità e indipendenza e il rispetto dei diritti umani sancito dalla Convenzione di Ginevra e dai relativi protocolli aggiuntivi; sottolinea che il rispetto dei principi umanitari è essenziale per avere accesso alle popolazioni in stato di necessità e per la protezione degli operatori umanitari;

6.  si compiace del fatto che la fornitura di aiuti umanitari da parte dell'UE e degli Stati membri non dovrebbe essere soggetta alle restrizioni imposte da altri partner donatori per quanto riguarda le cure mediche necessarie, ivi compreso l'accesso all'aborto sicuro per le donne e le ragazze vittime di stupro o di incesto in conflitti armati, ma dovrebbe al contrario osservare il diritto internazionale umanitario;

7.  sottolinea il fatto che lo sviluppo della resilienza nei paesi partner costituisce un processo a lungo termine e che pertanto deve essere integrato in programmi di sviluppo che comprendano i segmenti più vulnerabili della popolazione e negli impegni finanziari; sottolinea che la nuova comunicazione congiunta dovrebbe riconoscere e sostenere la promozione della resilienza quale elemento essenziale delle strategie di sviluppo sostenibile dei paesi partner, in particolare nei paesi fragili; osserva che tali strategie devono essere specifiche al contesto e conformi ai principi di efficacia dello sviluppo, concordati a livello internazionale; la titolarità delle priorità di sviluppo da parte dei paesi partner che ricevono il sostegno (compreso l'allineamento con le strategie nazionali di sviluppo), l'attenzione ai risultati, i partenariati inclusivi e la trasparenza e la responsabilità; sottolinea, al riguardo, l'importante ruolo di controllo e vigilanza del Parlamento europeo, dei parlamenti nazionali e della società civile;

8.  esorta la Commissione a inserire la resilienza e la sua natura multidimensionale come elemento centrale nel suo dialogo politico con i paesi in via di sviluppo;

9.  sottolinea che è fondamentale per tutti che le azioni dell'UE mirate alla resilienza vengano programmate di concerto tra assistenza umanitaria e assistenza allo sviluppo al fine di garantire la massima complementarietà e fare in modo che gli interventi a breve termine pongano le basi per quelli a medio e lungo termine;

10.  sottolinea l'importanza di fornire assistenza tecnica ai paesi meno sviluppati e agli stati deboli, in particolare negli ambiti della gestione sostenibile del territorio, della conservazione degli ecosistemi e dell'approvvigionamento idrico, essendo questi temi fondamentali ai fini del raggiungimento dei benefici sia per l'ambiente che per le popolazioni da esso dipendenti;

11.  ricorda che i poveri sono coloro che molto probabilmente continuano a sentire le conseguenze rilevanti di catastrofi in termini di reddito e di benessere; insiste sul fatto che obiettivo primario e generale della cooperazione allo sviluppo dell'UE è quindi l'eliminazione della povertà nell'ambito dello sviluppo sostenibile al fine di garantire a tutti la dignità e una vita rispettabile;

12.  sottolinea l'importanza della riduzione del rischio di catastrofi nel rafforzamento della resilienza; invita l'UE a garantire che la promozione della resilienza nella nuova comunicazione congiunta sia conforme agli impegni e agli obiettivi assunti nel quadro di Sendai per la riduzione del rischio di catastrofi e attuati attraverso il piano d'azione di Sendai della Commissione europea volto a promuovere un approccio consapevole dei rischi di catastrofe per tutte le politiche dell'UE, e che siano destinate risorse sufficienti a questa priorità; sottolinea che la gestione del rischio è fondamentale per il raggiungimento dello sviluppo sostenibile ed esorta lo sviluppo di strategie inclusive locali e nazionali per la riduzione del rischio di catastrofi e lo sviluppo di un approccio alla gestione del rischio di catastrofi rivolto a tutte le società e a tutte le categorie di rischio, al fine di ridurre la vulnerabilità e migliorare la resilienza; esorta a rafforzare il legame tra riduzione del rischio di catastrofi, adattamento al cambiamento climatico, e politiche e iniziative urbane;

13.  chiede che la resilienza personale e della comunità e l'attenzione nei confronti dei gruppi vulnerabili, compresi i più poveri della società, le minoranze, le famiglie, le donne, i bambini, i migranti, i sieropositivi, le persone LGBTI, le persone con disabilità e gli anziani, rimanga un elemento chiave per la promozione della resilienza nell'ambito dell'azione esterna dell'UE; sottolinea il ruolo centrale svolto dalla società civile e dalle comunità locali nel rafforzamento della resilienza; sottolinea, inoltre, l'importanza di raccogliere e diffondere dati disaggregati per comprendere e affrontare la situazione dei gruppi vulnerabili;

14.  osserva che un consolidamento efficace della resilienza deve riconoscere l'importanza delle famiglie e sostenere la loro capacità di assorbimento delle crisi;

15.  esorta una programmazione a favore delle questioni di genere che rafforzi la partecipazione delle donne e risponda ai timori delle donne sviluppando la loro resilienza alle catastrofi e ai cambiamenti climatici, e che tuteli i diritti delle donne, compresi i diritti di proprietà e la sicurezza della proprietà fondiaria, anche per quanto riguarda acqua, foreste, alloggi e altri beni;

16.  invita a ulteriori sforzi volti a incrementare l'accesso delle donne e delle ragazze all'educazione alla salute e alla salute sessuale, alla pianificazione familiare, alle cure prenatali e alla salute sessuale e riproduttiva e ai diritti, segnatamente ad affrontare l'Obiettivo di sviluppo del millennio (OSM) 5, che non è stato in gran parte soddisfatto, sulla salute materna, compresa la riduzione della mortalità neonatale e infantile e l'eliminazione delle nascite ad alto rischio;

17.  sottolinea l'importanza di accesso all'assistenza sanitaria e ai servizi, quali acqua, sanità e igiene, in situazioni di emergenza, come pure a una pianificazione sanitaria a lungo termine della comunità;

18.  rileva la particolare sfida che gli sfollamenti forzati e protratti rappresentano per molti paesi fragili e colpiti da conflitti e per i loro vicini; sottolinea che la protezione delle persone sfollate deve essere garantita incondizionatamente e che il consolidamento della resilienza e dell'autonomia delle popolazioni colpite e delle loro comunità di accoglienza è di fondamentale importanza, come illustrato nella comunicazione della Commissione "Vivere in dignità"; ricorda l'importanza dell'autonomia nel favorire la dignità e la resilienza;

19.  sottolinea la necessità di ampliare la convenzione sui rifugiati e la convenzione di Kampala per proteggere e assistere gli sfollati in tutto il mondo e le persone vittime di cambiamenti climatici nonché per proteggerle da varie forme di violenza, come la tratta di esseri umani e la violenza di genere, perché potrebbero temere fondatamente di subire persecuzioni o essere a rischio di subire grave pregiudizio;

20.  riconosce la resilienza degli Stati come una dimensione importante della resilienza e sottolinea che la resilienza e la stabilità dei paesi deriva direttamente dal rispetto dei diritti umani, dalla forza della democrazia, dallo Stato di diritto e dalla buona governance, dalla fiducia nelle istituzioni e dalla responsabilità nei confronti dei cittadini del paese, ma soprattutto dal coinvolgimento dei cittadini singolarmente e nelle loro forme associative nell'individuare possibili soluzioni, obiettivi questi che, presi singolarmente e nel loro insieme, devono essere promossi e sostenuti nell'attuazione dell'EUGS; sottolinea l'importanza di promuovere servizi pubblici essenziali, quali l'istruzione, la salute, l'acqua potabile e i servizi igienico-sanitari, volti al miglioramento della capacità di recupero;

21.  sottolinea che il concetto di resilienza nell'azione esterna dell'UE dovrebbe mantenere una portata geografica mondiale; osserva che favorire la resilienza dovrebbe essere un obiettivo di promozione dei diritti umani e dello sviluppo sostenibile nei paesi partner e non limitarsi alle aree geografiche alle prese con crisi della sicurezza aventi un immediato impatto sull'UE; sottolinea che la promozione della resilienza dovrebbe in ogni caso dare priorità e prestare particolare attenzione ai paesi meno sviluppati, agli Stati fragili e ai paesi soggetti a crisi ricorrenti e stagionali, affrontando le cause all'origine delle crisi, in particolare sostenendo attività di prevenzione e preparazione;

22.  sottolinea l'importanza dei sistemi di allerta rapida e delle capacità di risposta precoce come meccanismo per promuovere la resilienza e invita l'UE a intensificare i suoi sforzi in questo settore, in particolare promuovendo una più stretta cooperazione tra i diversi soggetti operanti sul campo, in particolare presso le delegazioni dell'UE, e sviluppando analisi congiunte nei contesti fragili e scambi all'interno di regioni particolarmente esposte al rischio di catastrofi naturali che devono fronteggiare rischi del genere, che permettano una migliore comprensione e una risposta più coordinata in tutte le politiche dell'UE e tra le istituzioni dell'UE e gli Stati membri;

23.  chiede che siano destinate risorse sufficienti alla promozione della resilienza, in linea con una delle priorità strategiche dell'UE; auspicherebbe una riflessione strategica in vista del prossimo quadro finanziario pluriennale sul modo in cui l'UE può utilizzare in modo più efficiente gli strumenti di finanziamento esterni esistenti e i meccanismi innovativi, continuando ad allinearli ai principi di efficacia dello sviluppo concordati a livello internazionale, per integrare sistematicamente la resilienza nelle strategie e nei programmi di sviluppo e assistenza; sottolinea che le azioni possono essere finanziate da diversi strumenti che operano in modo complementare e sottolinea che le risorse provenienti da strumenti di cooperazione allo sviluppo devono mantenere la riduzione della povertà come obiettivo fondamentale;

24.  sottolinea la necessità di rafforzare e sviluppare l'istruzione in materia di catastrofi e crisi e di migliorare la diffusione, la raccolta e la comunicazione di informazioni e la conoscenza che contribuiranno a rafforzare la resilienza collettiva e a promuovere cambiamenti comportamentali e una cultura di preparazione alle catastrofi;

25.  incoraggia una maggiore collaborazione tra il settore pubblico e privato in materia di resilienza; ricorda, in questo contesto, l'importanza della comunicazione della Commissione su "Un ruolo più incisivo del settore privato nella crescita inclusiva e sostenibile dei paesi in via di sviluppo"; invita la Commissione ad agevolare ulteriormente il coinvolgimento del settore privato creando incentivi e l'ambiente adatto per soggetti privati in modo che questi vengano coinvolti nel consolidamento della resilienza e riducano i rischi nei paesi partner;

26.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

(1)GU C 468 del 15.12.2016, pag. 120.
(2)Testi approvati, P8_TA(2015)0459.
(3)Testi approvati, P8_TA(2017)0026.
(4)OCSE (2016), States of Fragility 2016: Understanding violence, Edizioni OCSE, Parigi.


Lotta contro l'antisemitismo
PDF 166kWORD 50k
Risoluzione del Parlamento europeo del 1° giugno 2017 sulla lotta contro l'antisemitismo (2017/2692(RSP))
P8_TA(2017)0243B8-0383/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto il trattato sull'Unione europea (TUE), in particolare il preambolo, il secondo, quarto, quinto, sesto e settimo considerando, nonché l'articolo 2, l'articolo 3, paragrafo 3, secondo comma, e l'articolo 6,

–  visto l'articolo 17 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, del 7 dicembre 2000,

–  vista la decisione quadro 2008/913/GAI del Consiglio, del 28 novembre 2008, sulla lotta contro talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale(1),

–  vista la direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato e che sostituisce la decisione quadro 2001/220/GAI(2),

–  vista l'adozione, nel 2015, dell'Agenda europea sulla sicurezza,

–  vista la risoluzione n. 2106 (2016) del Consiglio d'Europa, del 20 aprile 2016, su un rinnovato impegno nella lotta contro l'antisemitismo in Europa,

–  viste le conclusioni del primo convegno annuale sui diritti fondamentali organizzato dalla Commissione, tenutosi l'1 e il 2 ottobre 2015 a Bruxelles sul tema "Tolleranza e rispetto: prevenire e combattere l'odio antisemita e antislamico in Europa",

–  vista la nomina, nel dicembre 2015, di un coordinatore della Commissione per la lotta contro l'antisemitismo,

–  vista l'istituzione, nel giugno 2016, del Gruppo ad alto livello dell'Unione europea sulla lotta contro il razzismo, la xenofobia e le altre forme di intolleranza,

–  visto il codice di condotta per contrastare l'illecito incitamento all'odio online concordato il 31 maggio 2016 tra la Commissione e le principali aziende informatiche nonché altre piattaforme e società del settore dei media sociali,

–  vista la sua risoluzione del 13 dicembre 2016 sulla situazione dei diritti fondamentali nell'Unione europea nel 2015(3),

–  visti gli atti di violenza e gli attentati terroristici mirati contro membri della comunità ebraica verificatisi negli ultimi anni in vari Stati membri,

–  vista la responsabilità primaria dei governi di garantire la sicurezza e la protezione di tutti i loro cittadini, e pertanto la loro responsabilità primaria di monitorare e prevenire la violenza, inclusa la violenza antisemita, e di perseguirne gli autori,

–  visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che negli ultimi anni il numero degli episodi di antisemitismo verificatisi negli Stati membri dell'Unione europea è significativamente aumentato, come segnalano tra gli altri l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) e l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA);

B.  considerando che i dati indicano che l'introduzione di misure di sicurezza mirate contribuisce a prevenire e ridurre il numero di aggressioni antisemite violente;

C.  considerando che combattere l'antisemitismo è responsabilità dell'intera società;

1.  sottolinea che l'incitamento all'odio e ogni forma di violenza contro i cittadini europei ebrei sono incompatibili con i valori dell'Unione europea;

2.  invita gli Stati membri e le istituzioni ed agenzie dell'Unione europea ad adottare e applicare la definizione operativa di antisemitismo utilizzata dall'Alleanza internazionale per la memoria dell'Olocausto (IHRA)(4), al fine di sostenere le autorità giudiziarie e di contrasto nei loro sforzi volti a identificare e perseguire con maggiore efficienza ed efficacia le aggressioni antisemite, e incoraggia gli Stati membri a seguire l'esempio del Regno Unito e dell'Austria in proposito;

3.  invita gli Stati membri a prendere tutti i provvedimenti necessari per contribuire attivamente a garantire la sicurezza dei propri cittadini ebrei e degli edifici religiosi, scolastici e culturali ebraici, in stretta consultazione e in stretto dialogo con le comunità ebraiche, le organizzazioni della società civile e le ONG impegnate contro la discriminazione;

4.  plaude alla nomina del coordinatore della Commissione per la lotta contro l'antisemitismo e sollecita la Commissione a predisporre tutti gli strumenti e il sostegno necessari affinché tale funzione sia espletata con la massima efficacia possibile;

5.  invita gli Stati membri a nominare coordinatori nazionali per la lotta contro l'antisemitismo;

6.  incoraggia i membri dei parlamenti nazionali e regionali e gli esponenti politici a condannare sistematicamente e pubblicamente le affermazioni antisemite e a confutarle con argomentazioni di segno opposto, nonché a istituire gruppi parlamentari interpartitici contro l'antisemitismo per intensificare la lotta trasversalmente all'intero spettro politico;

7.  pone in evidenza l'importante ruolo delle organizzazioni della società civile e dell'istruzione nel prevenire e contrastare ogni forma di odio e intolleranza e sollecita un maggior sostegno finanziario;

8.  invita gli Stati membri a incoraggiare i mezzi di comunicazione a promuovere il rispetto per tutte le fedi e il riconoscimento della diversità, nonché la formazione dei giornalisti rispetto a tutte le forme di antisemitismo, in modo da combattere possibili pregiudizi;

9.  invita gli Stati membri in cui l'invocazione di motivi fondati sulla razza, l'origine nazionale o etnica, la religione o il credo non costituisce ancora un'aggravante di reato a rimediare quanto prima a questa lacuna, e ad adoperarsi per far sì che la decisione quadro del Consiglio sulla lotta contro talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale sia integralmente e correttamente recepita e applicata, in modo da garantire che gli atti di antisemitismo siano perseguiti dalle autorità degli Stati membri dell'Unione sia online che offline;

10.  insiste sulla necessità di fornire alle autorità incaricate dell'applicazione della legge una formazione mirata in merito al contrasto dei reati d'odio e della discriminazione e di istituire in seno alle forze di polizia, qualora ancora non esistano, unità speciali per il contrasto dei reati d'odio, e invita le agenzie dell'UE e le organizzazioni internazionali ad assistere gli Stati membri nel predisporre tali misure di formazione;

11.  incoraggia la cooperazione transfrontaliera, a tutti i livelli, nel perseguimento dei reati d'odio, soprattutto per quanto riguarda il perseguimento dei reati gravi, come le attività terroristiche;

12.  invita l'Unione europea e i suoi Stati membri a intensificare gli sforzi per garantire che sia posto in essere un sistema esaustivo ed efficiente che consenta di raccogliere sistematicamente dati affidabili, pertinenti e comparabili sui reati d'odio, disaggregati in base alla motivazione, inclusi gli atti di terrorismo;

13.  invita gli Stati membri, in relazione al codice di condotta concordato tra la Commissione e le principali aziende informatiche, a sollecitare gli intermediari online e le piattaforme dei media sociali ad agire prontamente per prevenire e contrastare l'incitamento all'odio antisemita online;

14.  sottolinea che la scuola costituisce un'opportunità unica per trasmettere i valori della tolleranza e del rispetto, dal momento che si rivolge a tutti i bambini sin dalla più tenera età;

15.  incoraggia gli Stati membri a promuovere l'insegnamento sull'Olocausto (la "Shoah") nelle scuole e a garantire che gli insegnanti siano adeguatamente formati a tale compito e dispongano degli strumenti per affrontare in classe la questione della diversità; incoraggia inoltre gli Stati membri a prendere in considerazione una revisione dei libri di testo per far sì che la storia ebraica e la vita ebraica contemporanea siano presentate in modo esaustivo ed equilibrato, evitando qualsiasi forma di antisemitismo;

16.  invita la Commissione e gli Stati membri a potenziare il sostegno finanziario per attività mirate e progetti educativi, a sviluppare e consolidare partenariati con le comunità ed istituzioni ebraiche e a incoraggiare gli scambi tra bambini e ragazzi di fedi diverse mediante attività in comune, varando e sostenendo campagne di sensibilizzazione in proposito;

17.  invita la Commissione a collaborare strettamente con attori internazionali quali l'UNESCO, l'OSCE, il Consiglio d'Europa e altri partner internazionali per combattere l'antisemitismo a livello internazionale;

18.  invita la Commissione a richiedere uno status consultivo in seno all'Alleanza internazionale per la memoria dell'Olocausto;

19.  incoraggia ogni Stato membro a celebrare ufficialmente il 27 gennaio il Giorno internazionale della memoria dell'Olocausto;

20.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri dell'Unione europea e dei paesi candidati, al Consiglio d'Europa, all'OSCE e alle Nazioni Unite.

(1) GU L 328 del 6.12.2008, pag. 55.
(2) GU L 315 del 14.11.2012, pag. 57.
(3) Testi approvati, P8_TA(2016)0485.
(4) http://ec.europa.eu/newsroom/just/item-detail.cfm?item_id=50144


Conferenza ad alto livello delle Nazioni Unite per sostenere l'attuazione dell'obiettivo di sviluppo sostenibile 14 (Conferenza sull'Oceano dell'ONU)
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Risoluzione del Parlamento europeo del 1° giugno 2017 sulla conferenza ad alto livello delle Nazioni Unite a sostegno dell'attuazione dell'obiettivo di sviluppo sostenibile (OSS) n. 14 (Conferenza delle Nazioni Unite sugli oceani) (2017/2653(RSP))
P8_TA(2017)0244B8-0382/2017

Il Parlamento europeo,

–  visti il regolamento (UE) n. 1380/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, relativo alla politica comune della pesca(1) e i relativi obiettivi,

–  vista la prossima conferenza ad alto livello delle Nazioni Unite a sostegno dell'attuazione dell'obiettivo di sviluppo sostenibile (OSS) n. 14 (Conferenza delle Nazioni Unite sugli oceani), che si terrà presso la sede dell'ONU dal 5 al 9 giugno 2017,

–  vista la quarta edizione della conferenza ad alto livello dal titolo "Il nostro oceano" che l'Unione europea organizzerà a Malta il 5 e 6 ottobre 2017,

–  vista la conferenza ministeriale sulla pesca nel Mediterraneo svoltasi a Malta il 30 marzo 2017,

–  vista la comunicazione congiunta della Commissione e dell'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, del 10 novembre 2016, dal titolo "Governance internazionale degli oceani: un'agenda per il futuro dei nostri oceani" (JOIN(2016)0049),

–  vista l'interrogazione con richiesta di risposta orale alla Commissione sulla conferenza ad alto livello delle Nazioni Unite a sostegno dell'attuazione dell'OSS n. 14 (Conferenza delle Nazioni Unite sugli oceani) (O-000031/2017 – B8-0311/2017),

–  visti l'articolo 128, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che i mari e gli oceani sono essenziali per la nostra vita, il nostro benessere e il nostro futuro; che l'attuale brusco deterioramento della salute degli oceani – caratterizzato da riscaldamento e acidificazione degli oceani, sbiancamento dei coralli, crescente pressione sugli stock ittici e aumento della quantità di rifiuti marini – indica che è giunto il momento di agire al fine di mobilitare la leadership necessaria per proteggere i nostri oceani;

B.  considerando che il commissario Vella ha invitato l'UE a intensificare l'azione e l'impegno finalizzati a proteggere i nostri mari e oceani;

C.  considerando che le minacce agli ecosistemi e alle zone di pesca, causate dalle attività legate alla crescita blu, come ad esempio l'estrazione mineraria dal fondo marino, la prospezione petrolifera e lo sfruttamento dell'energia del moto ondoso e delle maree, nonché i rischi che tali attività comportano, sono incerti, oltrepassano i confini e incidono sulle zone di pesca tradizionali;

D.  considerando che l'accesso dei pescatori artigianali e su piccola scala ai mercati e alle risorse è una priorità dell'Agenda 2030 dell'ONU; che i pescatori dovrebbero aver voce in capitolo in tutte le fasi del processo decisionale delle politiche in materia di pesca;

E.  considerando che la pesca artigianale comprende oltre il 90 % dei lavoratori nel settore della pesca, di cui circa la metà sono donne, e circa il 50 % delle catture mondiali; che, secondo gli orientamenti volontari della FAO per la tutela della pesca su piccola scala sostenibile nel contesto della sicurezza alimentare e dell'eliminazione della povertà ("Voluntary Guidelines on Securing Sustainable Small-scale Fisheries in the Context of Food Security and Poverty Eradication"), la pesca artigianale è una preziosa fonte di proteine animali per miliardi di persone in tutto il mondo e spesso sostiene le economie locali nelle comunità costiere;

1.  accoglie con favore l'iniziativa di convocare la conferenza ad alto livello delle Nazioni Unite per focalizzazione l'attenzione sulla necessità di agire a livello globale per ridurre l'impatto negativo delle attività umane sugli oceani;

2.  osserva che, malgrado l'impegno a livello mondiale per ridurre la pesca eccessiva entro il 2015 assunto in occasione del vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile tenutosi a Johannesburg nel 2002, il 31,4 % degli stock ittici mondiali è ancora oggetto di una pesca eccessiva; ricorda che la pesca eccessiva costituisce una grave minaccia non solo per interi ecosistemi marini, ma anche per la sicurezza alimentare e la sostenibilità economica e sociale delle comunità costiere a livello mondiale;

3.  è preoccupato per il fatto che l'acidificazione degli oceani, causata dall'aumento dei livelli di biossido di carbonio, ha gravi ripercussioni negative su molti organismi marini; sottolinea la necessità di mettere a punto misure efficaci di adattamento e di attenuazione a livello intersettoriale al fine di rafforzare la resilienza contro l'acidificazione degli oceani e gli effetti negativi dei cambiamenti climatici sugli oceani nonché sugli ecosistemi costieri;

4.  sottolinea la necessità di un approccio basato sugli ecosistemi e precauzionale, quale sancito dai trattati e dalla politica comune della pesca, da applicare nella gestione globale della pesca, in modo da ripristinare e mantenere gli stock ittici al di sopra di livelli in grado di produrre il rendimento massimo sostenibile;

5.  chiede che qualsiasi decisione in materia di sovvenzioni alla pesca tenga conto delle peculiarità della pesca artigianale e su piccola scala, per il loro carattere locale e il loro ruolo fondamentale nel garantire la sovranità alimentare e la sopravvivenza economica e sociale delle comunità costiere;

6.  incoraggia gli Stati ad assumersi le rispettive responsabilità in quanto Stato di bandiera, Stato costiero, Stato di approdo e Stato di commercializzazione, in particolare:

   Stato di bandiera – assicurare la piena attuazione delle misure di gestione internazionali e nazionali, al fine di garantire che le navi battenti la loro bandiera rispettino le norme;
   Stato costiero – garantire un'attività di pesca sostenibile nelle acque sotto la loro giurisdizione e il controllo dell'accesso a tali acque allo scopo di prevenire la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (pesca INN);
   Stato di approdo – garantire la ratifica e la piena attuazione dell'accordo della FAO (Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura) sulle misure di competenza dello Stato di approdo;
   Stato di commercializzazione – adottare misure volte a garantire un miglior coordinamento tra la lotta contro la pesca INN e la politica commerciale e di mercato;

7.  sottolinea l'importanza della conservazione di almeno il 10 % di zone costiere e marine, in linea con l'OSS delle Nazioni Unite n. 14.5;

8.  sottolinea l'importanza dell'OSS delle Nazioni Unite n. 14.7 in termini di aumento dei vantaggi economici per i piccoli Stati insulari in via di sviluppo e i paesi meno sviluppati, derivante dall'uso sostenibile delle risorse marine, anche attraverso la gestione sostenibile della pesca, dell'acquacoltura e del turismo;

9.  chiede che venga rafforzata la gestione sostenibile della pesca, anche mediante l'attuazione di misure di gestione su base scientifica;

10.  chiede che venga rafforzata la cooperazione regionale tra tutti gli Stati nella gestione della pesca per uno sfruttamento sostenibile ed equo delle specie migratrici, in particolare per quanto riguarda le valutazioni scientifiche degli stock, il monitoraggio, la sorveglianza e il controllo delle attività di pesca come previsto dall'accordo delle Nazioni Unite sugli stock ittici del 1995 e dalle tre conferenze di riesame del 2006, 2010 e 2016; ritiene che tutte le specie sfruttate a fini commerciali dovrebbero rientrare nell'ambito di organizzazioni regionali di gestione della pesca (ORGP) dotate di maggiori poteri per far rispettare in modo efficace le decisioni in materia di gestione e le sanzioni;

11.  invita la Commissione e il Consiglio a promuovere ulteriormente i principi e gli obiettivi della politica comune della pesca;

12.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e al Segretariato dell'UNFCCC, con richiesta di distribuirla a tutte le parti esterne all'UE.

(1) GU L 354 del 28.12.2013, pag. 22.

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