Indice 
Testi approvati
Martedì 4 luglio 2017 - StrasburgoEdizione definitiva
Nomina di un membro della Commissione europea
 Accordo quadro tra l’Unione europea e il Kosovo sui principi generali della partecipazione del Kosovo ai programmi dell’Unione ***
 Mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione – domanda EGF/2017/001 ES/Castilla y León – industria estrattiva
 Norme europee per il XXI secolo
 Verso un quadro paneuropeo per le obbligazioni garantite
 Ruolo del turismo legato alla pesca nella diversificazione delle attività di pesca
 Termini di prescrizione per gli incidenti stradali
 Norme minime comuni di procedura civile
 Assistenza macrofinanziaria a favore della Repubblica di Moldova ***I
 Comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito da parte di talune imprese e succursali ***I
 Introduzione di misure commerciali autonome temporanee per l'Ucraina ***I
 Progetto di bilancio rettificativo n. 2 del bilancio generale 2017 che iscrive l'eccedenza dell'esercizio 2016
 Una vita utile più lunga per i prodotti: vantaggi per consumatori e imprese
 Lotta contro le violazioni dei diritti umani nel contesto dei crimini di guerra e dei crimini contro l'umanità, compreso il genocidio
 Imprese di sicurezza private
 Condizioni di lavoro e occupazione precaria

Nomina di un membro della Commissione europea
PDF 148kWORD 47k
Decisione del Parlamento europeo del 4 luglio 2017 recante approvazione della nomina di Mariya Gabriel a membro della Commissione (C8-0166/2017 - 2017/0805(NLE))
P8_TA(2017)0275

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 246, secondo comma, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

–  visto il punto 6 dell'Accordo quadro sulle relazioni tra il Parlamento europeo e la Commissione europea(1),

–  viste le dimissioni da membro della Commissione presentate da Kristalina Georgieva,

–  vista la lettera del Consiglio del 29 maggio 2017, con cui il Consiglio ha consultato il Parlamento su una decisione, da adottare di comune accordo con il presidente della Commissione, sulla nomina di Mariya Gabriel a membro della Commissione (C8-0166/2017),

–  viste l'audizione di Mariya Gabriel del 20 giugno 2017, condotta dalla commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e dalla commissione per la cultura e l'istruzione, in associazione con la commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, la commissione giuridica e la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, e la dichiarazione di valutazione redatta in seguito a tale audizione;

–  visti l'articolo 118 e l'allegato VI del suo regolamento,

1.  approva la nomina di Mariya Gabriel a membro della Commissione per la restante durata del mandato della Commissione fino al 31 ottobre 2019;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio, alla Commissione e ai governi degli Stati membri.

(1) GU L 304 del 20.11.2010, pag. 47.


Accordo quadro tra l’Unione europea e il Kosovo sui principi generali della partecipazione del Kosovo ai programmi dell’Unione ***
PDF 235kWORD 48k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 4 luglio 2017 sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione di un accordo quadro tra l'Unione europea e il Kosovo(1) sui principi generali della partecipazione del Kosovo ai programmi dell'Unione (13391/2016 – C8-0491/2016 – 2013/0115(NLE))
P8_TA(2017)0276A8-0207/2017

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (13391/2016),

–  visto il progetto di accordo quadro tra l'Unione europea e il Kosovo sui principi generali della partecipazione del Kosovo(2) ai programmi dell'Unione (13393/2016),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 212 e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), e dell'articolo 218, paragrafo 7 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0491/2016)

–  visti l'articolo 99, paragrafi 1 e 4, e l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per gli affari esteri (A8-0207/2017),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e del Kosovo.

(1)* Tale designazione non pregiudica le posizioni riguardo allo status ed è in linea con la risoluzione 1244 (1999) dell’UNSC e con il parere della CIG sulla dichiarazione di indipendenza del Kosovo.
(2)* Tale designazione non pregiudica le posizioni riguardo allo status ed è in linea con la risoluzione 1244 (1999) dell’UNSC e con il parere della CIG sulla dichiarazione di indipendenza del Kosovo.


Mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione – domanda EGF/2017/001 ES/Castilla y León – industria estrattiva
PDF 257kWORD 52k
Risoluzione
Allegato
Risoluzione del Parlamento europeo del 4 luglio 2017 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (domanda presentata dalla Spagna – EGF/2017/001 ES/Castilla y León – industria estrattiva) (COM(2017)0266 – C8-0174/2017 – 2017/2079(BUD))
P8_TA(2017)0277A8-0248/2017

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2017)0266 – C8-0174/2017),

–  visto il regolamento (UE) n. 1309/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, sul Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (2014-2020) e che abroga il regolamento (CE) n. 1927/2006(1) (regolamento FEG),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(2), in particolare l'articolo 12,

–  visto l'accordo interistituzionale, del 2 dicembre 2013, tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria(3) (AII del 2 dicembre 2013), in particolare il punto 13,

–  vista la procedura di trilogo prevista al punto 13 dell'AII del 2 dicembre 2013,

–  vista la lettera della commissione per l'occupazione e gli affari sociali,

–  vista la lettera della commissione per lo sviluppo regionale,

–  vista la relazione della commissione per i bilanci (A8-0248/2017),

A.  considerando che l'Unione ha predisposto strumenti legislativi e di bilancio per fornire un sostegno supplementare ai lavoratori che risentono delle conseguenze delle trasformazioni rilevanti della struttura del commercio mondiale o della crisi economica e finanziaria globale e per assisterli nel reinserimento nel mercato del lavoro;

B.  considerando che il sostegno finanziario dell'Unione ai lavoratori collocati in esubero dovrebbe essere dinamico e reso disponibile nel modo più rapido ed efficiente possibile, in conformità della dichiarazione comune del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, adottata durante la riunione di concertazione del 17 luglio 2008, e nel rispetto dell'AII del 2 dicembre 2013 con riferimento all'adozione di decisioni di mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG);

C.  considerando che l'adozione del regolamento FEG riflette l'accordo raggiunto tra il Parlamento europeo e il Consiglio concernente la reintroduzione del criterio di mobilitazione relativo alla crisi, la fissazione del contributo finanziario dell'Unione al 60 % dei costi totali stimati delle misure proposte, l'incremento dell'efficienza del trattamento delle domande d'intervento del FEG in seno alla Commissione e da parte del Parlamento e del Consiglio ottenuto con la riduzione dei tempi per la valutazione e l'approvazione, l'estensione delle azioni e dei beneficiari ammissibili ai lavoratori autonomi e ai giovani, nonché il finanziamento di incentivi per la creazione di imprese proprie;

D.  considerando che la Spagna ha presentato la domanda EGF/2017/001 ES/Castilla y León per un contributo finanziario del FEG in seguito ai collocamenti in esubero effettuati nel settore economico classificato alla divisione 5 della NACE Revisione 2 (Estrazione di carbone e lignite) nella regione di livello NUTS 2 di Castilla y León (ES41) e che si prevede la partecipazione alle misure di 339 lavoratori collocati in esubero e di 125 giovani di età inferiore ai 30 anni che non lavorano e non partecipano ad alcun ciclo di istruzione o formazione (NEET); che i collocamenti in esubero sono stati effettuati da Hullera Vasco Leonesa SA, Centro de Investigación y Desarrollo, SA, Hijos de Baldomero García SA, Minas del Bierzo Alto SL e Unión Minera del Norte SA;

E.  considerando che la domanda è stata presentata in base ai criteri di intervento di cui all'articolo 4, paragrafo 2, del regolamento FEG, che derogano ai criteri di ammissibilità di cui all'articolo 4, paragrafo 1, lettera b), che prevede il collocamento in esubero di almeno 500 lavoratori nell'arco di un periodo di riferimento di nove mesi in imprese operanti nello stesso settore economico definito a livello delle divisioni della NACE Revisione 2, in una regione o due regioni contigue di livello NUTS 2;

1.  conviene con la Commissione che le condizioni stabilite all'articolo 4, paragrafo 2, del regolamento FEG sono soddisfatte e che, di conseguenza, la Spagna ha diritto a un contributo finanziario pari a 1 002 264 EUR a norma del regolamento in parola, cifra che costituisce il 60% dei costi totali (1 670 440 EUR);

2.  osserva che le autorità spagnole hanno presentato la domanda per ottenere un contributo finanziario a valere sul FEG il 20 gennaio 2017 e che la valutazione della Commissione è stata finalizzata il 2 giugno 2017 e notificata al Parlamento il medesimo giorno;

3.  rammenta che negli ultimi dieci anni la produzione di carbone nell'Unione e il prezzo mondiale del carbone hanno registrato un netto calo, con la conseguenza che il volume delle importazioni di carbone da paesi terzi è aumentato e molte miniere di carbone dell'UE sono divenute non redditizie e sono state costrette alla chiusura; sottolinea che tali tendenze sono state ancora più accentuate in Spagna, dove hanno determinato una riorganizzazione e una riconversione del settore del carbone; sottolinea che l'occupazione nella regione di Castilla y León ha risentito fortemente degli effetti della crisi del settore minerario e rileva che, soltanto in Castilla y León, nel periodo 2010-2016 hanno dovuto chiudere dieci imprese di estrazione del carbone;

4.  osserva che la Spagna ha chiesto una deroga all'articolo 4, paragrafo 1, lettera b), sulla base del fatto che il territorio interessato dagli esuberi è costituito da numerosi piccoli paesi isolati situati nelle valli poco accessibili e scarsamente popolate della zona montana della Cantabria, che per la maggior parte dipendono dall'estrazione del carbone e risentono di una connettività limitata e che possono pertanto essere considerati un mercato del lavoro di dimensioni ridotte ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 2;

5.  sottolinea, in particolare, la bassissima densità demografica, i problemi associati alla morfologia montana e la difficile situazione occupazionale nel nord delle province di León e Palencia; esprime preoccupazione per il drastico calo demografico, che è stato in proporzione maggiore tra i giovani di età inferiore ai 25 anni;

6.  sottolinea che il contributo finanziario sarà destinato a 339 lavoratori collocati in esubero, il 97 % dei quali sono uomini;

7.  si compiace della decisione della Spagna di fornire a un massimo di 125 giovani NEET di età inferiore a 30 anni servizi personalizzati cofinanziati dal FEG; è consapevole del fatto che tali servizi comprenderanno il sostegno a favore di coloro che sono interessati a creare la propria impresa;

8.  osserva che le misure si orienteranno in base a uno studio da realizzare riguardo alla creazione di posti di lavoro e alle attività produttive nella regione di Castilla y León, al fine di definire meglio le iniziative cui si fa riferimento nel pacchetto;

9.  osserva che la Spagna prevede sei tipi di misure a favore dei lavoratori in esubero e dei NEET ai quali la domanda in esame fa riferimento: i) accoglienza e sessioni informative, ii) orientamento e consulenza professionale, iii) assistenza intensiva nella ricerca di un lavoro, iv) formazione in capacità e competenze trasversali, v) promozione dell'imprenditorialità e vi) sostegno alla creazione di imprese, oltre a un programma di incentivi;

10.  constata che gli incentivi corrisponderanno al 19,53 % del pacchetto globale di misure personalizzate, ben al di sotto della quota massima del 35 % fissata nel regolamento FEG; rileva che tali azioni sono subordinate alla partecipazione attiva dei beneficiari interessati ad attività di formazione o di ricerca di lavoro;

11.  constata che i corsi di formazione offerti comprenderanno seminari sulle tecniche di ricerca di lavoro e formazioni riguardanti le competenze personali e sociali, le tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) e le lingue straniere, mentre la formazione professionale si concentrerà sul potenziamento delle competenze connesse al settore minerario o che potrebbero essere pertinenti per altri settori economici o sullo sviluppo di competenze in settori quali: turismo e settore alberghiero nelle zone rurali; risanamento ambientale dei bacini minerari; rimboschimento e interventi paesaggistici;

12.  accoglie con favore le consultazioni con le parti interessate, compresi i sindacati, le associazioni imprenditoriali, l'agenzia regionale per lo sviluppo economico, l'innovazione, il finanziamento e l'internazionalizzazione delle imprese e una fondazione pubblica collegata al servizio pubblico per l'impiego regionale, consultazioni che hanno avuto luogo a livello regionale ai fini dell'elaborazione del pacchetto coordinato di servizi personalizzati; si compiace inoltre che saranno applicati la politica di parità tra donne e uomini e il principio di non discriminazione per accedere alle misure finanziate dal FEG e nel corso della sua attuazione;

13.  ricorda che, in conformità dell'articolo 7 del regolamento FEG, l'elaborazione del pacchetto coordinato di servizi personalizzati dovrebbe tener conto delle prospettive future del mercato del lavoro e delle competenze richieste ed essere compatibile con il passaggio a un'economia sostenibile ed efficiente sotto il profilo delle risorse;

14.  accoglie con favore il fatto che tra gli incentivi disponibili siano inclusi i contributi alle spese di assistenza per le persone non autosufficienti in vista dei possibili effetti positivi sull'equilibrio di genere; invita la Commissione a presentare informazioni dettagliate in merito all'effettivo utilizzo di tale possibilità;

15.  ricorda la necessità di una rapida trasformazione delle economie dell'Unione europea nonché della promozione di posti di lavoro pertinenti alla luce dell'accordo della COP 21 di Parigi;

16.  rileva l'importanza di avviare una campagna d'informazione rivolta ai NEET che potrebbero essere destinatari di queste misure, garantendo ove possibile l'equilibrio di genere;

17.  invita la Commissione a fornire maggiori dettagli, nelle future proposte, sui settori che hanno prospettive di crescita, e quindi possibilità di creare occupazione, e a raccogliere dati comprovati sull'impatto dei finanziamenti a titolo del FEG, compresi quelli sulla qualità dei posti di lavoro e il tasso di reinserimento raggiunto grazie al FEG;

18.  osserva che le autorità spagnole confermano che le azioni ammissibili non ricevono aiuti da altri strumenti finanziari dell'Unione, che sarà impedito qualsiasi doppio finanziamento e che le azioni saranno complementari a quelle finanziate dai fondi strutturali;

19.  ribadisce che l'assistenza del FEG non deve sostituire le azioni che sono di competenza delle imprese in virtù della legislazione nazionale o di contratti collettivi, né le misure relative alla ristrutturazione di imprese o settori;

20.  si compiace del fatto che il piano di intervento comprenderà un'iniziativa di monitoraggio alla quale gli attori sociali dovrebbero poter partecipare, finalizzata a garantire che la proposta sia attuata conformemente alle raccomandazioni contenute in uno studio che sarà realizzato nell'ambito delle azioni incluse nell'iniziativa circa la domanda di formazione professionale e le opportunità di attività, nonché ad assicurare la sana gestione del bilancio previsto;

21.  ribadisce il suo appello alla Commissione affinché garantisca l'accesso del pubblico a tutti i documenti connessi ai casi coperti dal FEG;

22.  approva la decisione allegata alla presente risoluzione;

23.  incarica il suo Presidente di firmare tale decisione congiuntamente al Presidente del Consiglio e di provvedere alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

24.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione, compreso l'allegato, al Consiglio e alla Commissione.

ALLEGATO

DECISIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO

relativa alla mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione a seguito di una domanda presentata dalla Spagna – EGF/2017/001 ES/Castilla y León – industria estrattiva

(Il testo dell'allegato non figura poiché esso corrisponde all'atto finale, la decisione (UE) 2017/1372.)

(1) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 855.
(2) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884.
(3) GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1.


Norme europee per il XXI secolo
PDF 315kWORD 65k
Risoluzione del Parlamento europeo del 4 luglio 2017 sulle norme europee per il XXI secolo (2016/2274(INI))
P8_TA(2017)0278A8-0213/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto il regolamento (UE) n. 1025/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, sulla normazione europea, che modifica le direttive 89/686/CEE e 93/15/CEE del Consiglio nonché le direttive 94/9/CE, 94/25/CE, 95/16/CE, 97/23/CE, 98/34/CE, 2004/22/CE, 2007/23/CE, 2009/23/CE e 2009/105/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga la decisione 87/95/CEE del Consiglio e la decisione n. 1673/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,

–   vista la direttiva (UE) 2016/1148 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 luglio 2016, recante misure per un livello comune elevato di sicurezza delle reti e dei sistemi informativi nell'Unione (direttiva SRI),

–  vista la relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio, del 1° giugno 2016, sull'attuazione del regolamento (UE) n. 1025/2012 dal 2013 al 2015 (COM(2016)0212),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione del 1° giugno 2016 dal titolo "Analysis of the implementation of the Regulation No 1025/2012 from 2013 to 2015 and factsheets" (Analisi dell'attuazione del regolamento (UE) n. 1025/2012 dal 2013 al 2015 e schede informative) (SWD(2016)0126),

–  vista la comunicazione della Commissione del 1° giugno 2016 dal titolo "Norme europee per il XXI secolo" (COM(2016)0358),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione del 1° giugno 2016 dal titolo "Tapping the potential of European service standards to help Europe's consumers and businesses" (Sfruttare le potenzialità delle norme europee sui servizi a vantaggio dei consumatori e delle imprese in Europa) (SWD(2016)0186),

–  vista la comunicazione della Commissione del 1° giugno 2016 dal titolo "Programma di lavoro annuale dell'Unione per la normazione europea" (COM(2016)0357),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione del 1° giugno 2016 dal titolo "The implementation of the actions foreseen in the 2016 Union work programme for European standardisation, including the implementing acts and mandates sent to the European standardisation organisations" (Attuazione delle azioni previste nel programma di lavoro dell'Unione del 2016 per la normazione europea, compresi gli atti di esecuzione e i mandati inviati alle organizzazioni europee di normazione) (SWD(2016)0185),

–  vista la comunicazione della Commissione del 19 aprile 2016 dal titolo "Priorità per la normazione delle TIC per il mercato unico digitale" (COM(2016)0176),

–  vista l'iniziativa comune sulla normazione nel quadro della strategia per il mercato unico di cui alla comunicazione della Commissione del 28 ottobre 2015 dal titolo "Migliorare il mercato unico: maggiori opportunità per i cittadini e per le imprese" (COM(2015)0550),

–  vista la sua risoluzione del 21 ottobre 2010 sul futuro della normazione europea(1),

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo dal titolo "Norme europee per il XXI secolo",

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo dal titolo "Normazione europea per il 2016",

—   vista la strategia sui software a sorgente aperta della Commissione europea per il periodo 2014-2017(2),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori e i pareri della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e della commissione per i trasporti e il turismo (A8-0213/2017),

A.  considerando che il sistema europeo di normazione è un elemento centrale nel funzionamento del mercato unico; che l'azione della Commissione che stabilisce una visione comune per la normazione europea deriva direttamente dalle dieci priorità della Commissione Juncker e, in particolare, dalle priorità relative al mercato unico digitale connesso e alla strategia per il mercato unico;

B.  considerando che un sistema europeo di normazione aperto, inclusivo, trasparente e orientato soprattutto al mercato, fondato sulla fiducia e sul rispetto degli obblighi, è fondamentale per rispondere positivamente alla crescente esigenza, nell'ambito delle politiche e delle normative europee in materia industriale, economica, sociale e ambientale, di norme in grado di contribuire alla sicurezza, all'innovazione, all'interoperabilità, alla sostenibilità e all'accessibilità dei prodotti alle persone con disabilità, nonché di migliorare la qualità della vita di cittadini, consumatori e lavoratori;

C.  considerando che un sistema europeo di normazione efficiente dovrebbe basarsi su un partenariato e una cooperazione intensi tra industria, autorità pubbliche, organismi di normazione e altre parti interessate, come le organizzazioni di cui all'allegato III riconosciute in conformità del regolamento (UE) n. 1025/2012;

D.  considerando che le norme europee devono essere elaborate in un sistema aperto, inclusivo e trasparente, fondato sul consenso di tutti i soggetti interessati, allo scopo di definire requisiti strategici tecnici o qualitativi ai quali prodotti, processi di produzione, servizi o metodi attuali o futuri possono conformarsi;

E.  considerando che la comunicazione della Commissione sulle priorità per la normazione delle TIC per il mercato unico digitale riconosce il valore delle norme aperte ma non fornisce una definizione di norma "aperta"; che le norme aperte si sono rivelate importanti per la creazione e lo sviluppo di Internet e dei relativi servizi che, a loro volta, hanno favorito un'innovazione e prospettive sociali ed economiche senza precedenti;

F.  considerando che l'uso di licenze di software e hardware a sorgente aperta dovrebbe e potrebbe aiutare le imprese e le amministrazioni europee ad assicurare un migliore accesso ai beni e ai servizi digitali;

G.  considerando che un sistema europeo di normazione moderno e flessibile è utile ai fini di una politica industriale europea ambiziosa e rinnovata e del funzionamento del mercato unico; che le norme possono rafforzare la competitività, la crescita, la concorrenza leale e l'innovazione a livello globale dell'UE, nonché sostenere la qualità, le imprese, soprattutto i risultati delle PMI, e la protezione dei consumatori, dei lavoratori e dell'ambiente;

H.  considerando che in Europa coesistono due diversi sistemi di elaborazione delle norme, ossia uno basato sul principio delle delegazioni nazionali, quale applicato dal Comitato europeo di normazione (CEN) e dal Comitato europeo di normazione elettrotecnica (CENELEC), e un altro basato sull'adesione a pagamento dei soggetti interessati, quale elaborato dall'Istituto europeo per le norme di telecomunicazione (ETSI); che è necessario valutare i sistemi di elaborazione delle norme facendo riferimento al regolamento (UE) n. 1025/2012, al fine di individuare le sfide esistenti e le migliori prassi;

I.  considerando che il regolamento (UE) n. 1025/2012 ha apportato miglioramenti al processo di normazione, integrando, per la prima volta, le parti interessate della società e le PMI nella base giuridica del sistema europeo di normazione;

J.  considerando che le norme in materia di TIC, che sono elaborate prevalentemente a livello globale, consentono di sviluppare soluzioni interoperabili per prodotti complementari e per le varie componenti di un determinato prodotto, il che è particolarmente importante per lo sviluppo dell'"Internet delle cose" (IoT); che la frammentazione delle norme e le soluzioni proprietarie o semi-chiuse impediscono la crescita e l'avvio dell'IoT, per cui si rende necessario sviluppare un approccio strategico alla normazione delle TIC, in modo da rispondere con efficacia alle esigenze del prossimo decennio, consentendo all'Unione di mantenere un ruolo di primo piano nel sistema mondiale di normazione;

K.  considerando che la pubblicazione di documenti e di dati rientra fra le responsabilità di governo e gli obiettivi di trasparenza, tra cui l'assunzione di responsabilità, la riproducibilità, la sostenibilità e l'affidabilità dell'azione di governo; che la pubblicazione di documenti o dati deve avvenire sulla base di formati aperti e standardizzati per evitare situazioni di lock-in, in cui un software o un fornitore potrebbero non essere più presenti sul mercato, e in modo tale che entità indipendenti siano in grado di applicare tali formati a modelli di sviluppo e imprenditoriali differenti, fra cui la sorgente aperta, per garantire la continuità dei processi amministrativi e di governo;

L.  considerando che il settore dei trasporti è in prima linea nello sviluppo e nella diffusione di norme necessarie alla creazione dello spazio unico europeo dei trasporti;

Considerazioni generali

1.  accoglie con favore il pacchetto globale della Commissione sulla normazione che, insieme alla comunicazione sulla normazione delle TIC e all'iniziativa comune sulla normazione, ha come obiettivo la predisposizione di una politica in materia di normazione europea coerente e semplice, che conservi i numerosi elementi di successo e corregga i difetti, trovando il giusto equilibrio fra le dimensioni europea, nazionale e internazionale; sottolinea che qualsiasi revisione futura del sistema europeo di normazione dovrebbe basarsi sui punti di forza del sistema esistente, che rappresentano una solida base da cui partire per apportare miglioramenti, evitando cambiamenti radicali che ne danneggerebbero i valori fondamentali;

2.  riconosce la specificità e l'importanza del sistema europeo di normalizzazione per tutti i soggetti interessati, ivi comprese l'industria, le PMI, i consumatori e i lavoratori, e invita la Commissione a garantire che il sistema europeo continui a esistere e mantenga risorse sufficienti per il raggiungimento degli obiettivi previsti dal regolamento (UE) n. 1025/2012, contribuendo in tal modo ad assicurare, tra l'altro, l'interoperabilità, la certezza del diritto e l'applicazione di adeguate garanzie a vantaggio delle imprese e dei consumatori nonché della libera circolazione delle tecnologie dell'informazione; invita la Commissione a garantire, nella revisione del quadro finanziario pluriennale, un bilancio sostenibile per il sistema europeo di normazione;

3.  accoglie con favore la tavola rotonda sulla rilevanza di mercato delle norme (Standards Market Relevance Roundtable, SMARRT) nell'ambito dell'iniziativa comune sulla normazione, che permette un dialogo fra la Commissione e l'industria, nel pieno rispetto della trasparenza verso i soggetti interessati, sui punti all'ordine del giorno del comitato per le norme;

4.  rileva che le norme sono uno strumento volontario e basato sulle esigenze del mercato che offre requisiti e orientamenti tecnici e che la loro applicazione facilita il rispetto da parte di beni e servizi della legislazione europea e sostiene le politiche europee quando le norme sono messe a punto in modo responsabile, trasparente e inclusivo; sottolinea, tuttavia, che tali norme non possono essere considerate diritto dell'Unione poiché la legislazione e le politiche concernenti il livello di protezione dei consumatori, della salute, della sicurezza, dell'ambiente e dei dati e il livello di inclusione sociale sono determinate del legislatore;

5.  riconosce il ruolo dei formati aperti e standardizzati ai fini del dovere di trasparenza dei governi, delle amministrazioni e delle istituzioni europee; invita gli Stati membri a cercare di applicare norme comuni nel campo dell'amministrazione digitale, prestando particolare attenzione agli organi giudiziari e alle autorità locali; sottolinea che le norme aperte sono essenziali per l'ulteriore sviluppo delle politiche sui dati di governo aperti e le città intelligenti e che i documenti e i dati devono pertanto essere pubblicati in formati aperti e standardizzati che possono essere facilmente utilizzati, in modo da semplificare il riutilizzo dei dati; evidenzia il ruolo degli appalti pubblici e delle norme aperte nell'evitare il lock-in dei fornitori;

6.  è fermamente convinto che i dati aperti restino un elemento essenziale, soprattutto nel settore dei trasporti, affinché si possa beneficiare appieno del mercato unico digitale, come ad esempio la promozione e lo sviluppo di trasporti multimodali; sottolinea pertanto che è necessaria una maggiore certezza del diritto, soprattutto in termini di titolarità e di responsabilità; invita quindi la Commissione a pubblicare, senza ulteriore indugio, una tabella di marcia per la messa a punto di norme intese ad armonizzare le interfacce di programmazione e i dati relativi ai trasporti finanziati con fondi pubblici, onde incentivare le innovazioni a forte intensità di dati e l'offerta di nuovi servizi di trasporto;

7.  sottolinea che l'attuale sistema di accreditamento delle istituzioni di collaudo non sempre garantisce che i prodotti e i servizi presenti sul mercato, che applicano le norme su base volontaria, siano conformi alle stesse; si rammarica del fatto che l'iniziativa comune sulla normazione e il programma di lavoro annuale dell'Unione per la normazione europea non prestino attenzione all'accreditamento delle istituzioni di collaudo e delle norme di prova, e invita la Commissione a tenere conto di tale aspetto al momento di proporre nuove iniziative;

8.  ritiene che le norme aperte debbano basarsi sull'apertura del processo di normazione e sullo sviluppo e la disponibilità di norme a fini di attuazione e impiego, in conformità del regolamento (UE) n. 1025/2012 e dei principi dell'OMC; prende atto dell'intenzione della Commissione, quale espressa nella tabella di marcia sui brevetti essenziali (SEP), di chiarire le questioni relative al rilascio di licenze FRAND e SEP; incoraggia la Commissione, unitamente alle organizzazioni europee di normazione e alle comunità "open source", a prendere in esame modalità adeguate di collaborazione;

9.  sottolinea che il sistema europeo di normazione deve contribuire all'innovazione europea, rafforzare la competitività dell'Unione, consolidare il ruolo dell'Europa nel commercio internazionale e concorrere al benessere dei cittadini; ritiene quindi essenziale che l'Europa mantenga il suo ruolo chiave nel sistema internazionale di normazione e sottolinea l'importanza di promuovere norme europee a livello globale in fase di negoziazione di accordi commerciali con paesi terzi; evidenzia che il sistema europeo di normazione può anche beneficiare degli accordi di partenariato conclusi tra le organizzazioni europee di normazione e quelle di paesi terzi e rileva che gli articoli 13 e 14 del regolamento (UE) n. 1025/2012 già prevedono la partecipazione di numerose organizzazioni di elaborazione delle norme per gli appalti pubblici nel settore delle TIC; raccomanda alle organizzazioni europee di normazione di prendere in considerazione la possibilità di collaborare strettamente con gli organismi nazionali di normazione dei paesi terzi, compresi quelli partner, qualora sia fattibile uno stretto allineamento; incoraggia la Commissione, gli Stati membri e le organizzazioni europee di normazione a continuare ad adoperarsi per la creazione di norme globali, prestando attenzione, nel contempo, al contesto regionale e alla pertinenza delle norme in fase di svolgimento dell'attività di normazione;

10.  evidenzia che la cooperazione internazionale nel campo della normazione contribuisce a garantire trasparenza, efficienza e coerenza e crea un contesto favorevole alla concorrenza per il settore industriale; osserva che un buon esempio, sviluppato per il settore delle TIC, è rappresentato dal Forum mondiale per l'armonizzazione dei regolamenti sui veicoli (WP.29) della Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite (UNECE);

11.  sottolinea che le norme adottate dalle organizzazioni internazionali sono generalmente elaborate al di fuori dell'ambito di applicazione del regolamento (UE) n. 1025/2012 e raccomanda alle organizzazioni europee di normazione di promuoverle solo dopo un processo di approvazione interna che coinvolga una rappresentanza di soggetti interessati, quali le organizzazioni di cui all'allegato III, in particolare per quanto riguarda le norme armonizzate a sostegno dell'attuazione della legislazione europea;

12.  è del parere che le organizzazioni europee di normazione dovrebbero sempre elaborare norme inclusive, sostenibili, sicure e di elevata qualità, che garantiscano un accesso e un trattamento equi nei confronti di tutti i soggetti interessati, riducano al minimo l'impatto sull'ambiente e tutelino adeguatamente i dati personali e la riservatezza;

13.  reputa che la cooperazione della Commissione e degli Stati membri con l'industria europea sia essenziale per favorire l'adozione di norme globali con sigillo europeo nella definizione e nella diffusione delle tecnologie 5G;

14.  si rammarica del fatto che le differenze tra le norme nazionali, come quelle nel settore della logistica e del trasporto merci, continuino a rappresentare un ostacolo al mercato interno e invita pertanto la Commissione e le organizzazioni europee di normazione a mettere a punto norme adeguate volte ad armonizzare, ove ritenuto necessario, le condizioni a livello nazionale, nell'ottica di eliminare ogni possibile ostacolo al mercato interno; sottolinea, a tale proposito, la necessità di giungere a un'armonizzazione intermodale delle norme;

15.  evidenzia inoltre che, oltre a prevenire la frammentazione del mercato, la normazione può contribuire in modo significativo a ridurre l'onere amministrativo e i costi di trasporto a carico di tutte le imprese (ad esempio, tramite documenti elettronici), in particolare delle PMI, e può agevolare la corretta attuazione della legislazione dell'UE (ad esempio, tramite tachigrafi digitali, sistemi di telepedaggio);

16.  rileva che il regolamento (UE) n. 1025/2012 ha migliorato il livello di inclusione del sistema europeo di normazione, favorendo la partecipazione attiva di PMI, consumatori, lavoratori e organizzazioni ambientali al processo di normazione, e incoraggia a proseguire in questa direzione, in modo che tutti siano adeguatamente rappresentati e possano partecipare al sistema di normazione e, di conseguenza, sfruttare appieno i vantaggi derivanti dalla normazione stessa; invita la Commissione, le organizzazioni europee di normazione e gli organismi nazionali di normazione a individuare le modalità migliori per conseguire tale obiettivo e affrontare le sfide, compresa la mancanza di consapevolezza, associate al maggiore coinvolgimento;

17.  accoglie con favore gli sforzi dell'ETSI volti a garantire un facile accesso alle PMI europee nonché la sua strategia a lungo termine (2016-2021) per affrontare specificamente il tema della collaborazione intersettoriale;

18.  riconosce che è migliorata la velocità di definizione delle norme e ricorda l'importanza di trovare il giusto equilibrio tra l'esigenza di garantire un'elaborazione tempestiva e la necessità di norme di elevata qualità;

19.  è del parere che, parallelamente alle migliori prassi attuali riscontrabili nelle comunità di normazione, la crescente consapevolezza dei cittadini circa le norme proposte, il coinvolgimento corretto e precoce di tutti i soggetti interessati e il miglioramento della qualità delle richieste di normazione possono aumentare ulteriormente la trasparenza e la responsabilità del sistema di normazione;

20.  invita la Commissione a prestare particolare attenzione e fornire assistenza ai paesi candidati nel loro sforzo di armonizzazione delle rispettive norme con quelle europee, al fine di ridurre al minimo le strozzature esistenti;

Norme TIC

21.  accoglie con favore la comunicazione sulle priorità per la normazione delle TIC, che delinea un approccio strategico alla normazione delle TIC, ma invita la Commissione a individuare con chiarezza l'allineamento tra la comunicazione e il programma continuativo per le TIC, il pacchetto "Norme per il XXI secolo" e il programma di lavoro annuale;

22.  osserva che la recente convergenza delle tecnologie e la digitalizzazione della società, delle imprese e dei servizi pubblici rendono indistinguibile la tradizionale separazione fra normazione generale e normazione delle TIC; ritiene che la normazione delle TIC dovrebbe far parte di una strategia digitale europea volta a creare economie di scala, risparmi di bilancio e una maggiore competitività e innovazione per le imprese europee nonché ad aumentare l'interoperabilità intersettoriale e transfrontaliera di beni e servizi mediante una definizione più rapida, in modalità aperta e competitiva, di norme volontarie che possano essere facilmente attuate dalle PMI;

23.  sottolinea la necessità di una maggiore cooperazione in seno alla comunità della normazione delle TIC, in particolare tra le organizzazioni europee di normazione, e invita queste ultime a preparare un programma di lavoro annuale comune che identifichi gli ambiti trasversali di interesse comune;

24.  sottolinea che i processi di normazione aperti, volontari, inclusivi e basati sul consenso si sono rivelati efficaci quali fattori di innovazione, interconnettività e diffusione di tecnologie, e ricorda che è altrettanto importante garantire investimenti e competenze adeguati nell'ambito delle tecnologie all'avanguardia e lo sviluppo delle stesse, come pure sostenere le PMI;

25.  esorta la Commissione a chiedere alle organizzazioni europee di normazione di contribuire all'elaborazione di norme di elevata qualità, interoperabili e aperte, allo scopo di fronteggiare la frammentazione e incoraggiarne la piena adozione, e a riconoscere l'ecosistema esistente e i vari modelli aziendali che sostengono lo sviluppo delle tecnologie digitali, dal momento che ciò contribuirà alla sostenibilità sociale, economica e ambientale delle catene del valore delle TIC, confermando l'impegno assunto nell'interesse pubblico a garantire la protezione della riservatezza e dei dati;

26.  sottolinea l'assoluta necessità di adattare la politica di normazione delle TIC agli sviluppi del mercato e delle politiche, dato che ciò porterà al conseguimento di importanti obiettivi strategici europei che richiedono l'interoperabilità, ad esempio in materia di accessibilità, sicurezza, e-business, e-government, sanità elettronica e trasporti; raccomanda alla Commissione e alle organizzazioni europee di normazione di dare priorità alle norme nel campo del 5G, del cloud computing, dell'IoT, dei dati e della cibersicurezza, come pure dei domini verticali, quali ad esempio "guida connessa e automatica e sistemi di trasporto intelligenti", "città intelligenti", "energia intelligente", "fabbricazione avanzata" e "ambienti di vita intelligenti";

27.  evidenzia la necessità di creare un ecosistema delle TIC aperto e interoperabile, basato sulle cinque norme prioritarie nell'ambito delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione e che favorisca la concorrenza in materia di creazione di valore, la quale rappresenta una fonte di innovazione; ritiene che:

   le norme in materia di 5G dovrebbero rendere possibile una vera e propria transizione generazionale in termini di capacità, affidabilità e latenza, il che consentirebbe al 5G di far fronte all'atteso incremento del traffico e ai diversi requisiti dei servizi che saranno basati su tale tecnologia;
   le norme in materia di cibersicurezza dovrebbero garantire il rispetto della sicurezza e la protezione della riservatezza fin dalla progettazione, fornire sostegno alla resilienza delle reti e alla gestione dei rischi e far fronte al rapido aumento delle minacce informatiche in grado di pregiudicare lo sviluppo di tutte le TIC;
   le norme sul cloud computing dovrebbero convergere al fine di consentire l'interoperabilità di tutti gli aspetti del cloud, rendendo possibile la portabilità;
   le norme relative ai dati dovrebbero favorire i flussi di dati interdisciplinari e trasversali, permettendo di ottenere una migliore interoperabilità dei dati e dei metadati, inclusa la semantificazione, e contribuire allo sviluppo di un modello architetturale di riferimento per i megadati;
   le norme relative all'Internet delle cose dovrebbero concentrarsi sull'attuale frammentazione senza ostacolare l'innovazione in un settore che è in rapido sviluppo;

28.  riconosce che l'efficienza delle reti di comunicazione 5G dipende in misura significativa da norme comuni che garantiscono interoperabilità e sicurezza, ma ricorda che lo sviluppo di una rete ad altissima capacità è la colonna portante di una rete 5G affidabile;

29.  osserva che il successo di un'economia basata sui dati dipende da un ecosistema delle TIC più ampio, che comprenda esperti altamente istruiti nonché persone qualificate, consentendo di colmare il divario digitale e porre fine all'esclusione digitale;

30.  incoraggia la Commissione a procedere a una raccolta di statistiche per meglio valutare l'impatto della digitalizzazione e delle TIC sui trasporti e il turismo;

31.  è consapevole del numero crescente di piattaforme, gruppi, riunioni e canali nell'ambito delle norme TIC; chiede alla Commissione di razionalizzare il numero di piattaforme e meccanismi di coordinamento che si occupano di normazione e di coinvolgere le organizzazioni di normazione in nuove iniziative, al fine di evitare la duplicazione degli sforzi per le parti interessate; sottolinea la necessità di coordinare meglio le norme e le priorità di normazione delle TIC tra le diverse organizzazioni, e sollecita la Commissione a informare tempestivamente le parti interessate circa lo stato di avanzamento delle iniziative in corso per quanto riguarda le norme TIC;

32.  evidenza che la digitalizzazione avanza a un ritmo incalzante e rappresenta un importante propulsore economico; sottolinea l'importanza di un'efficace digitalizzazione delle industrie verticali per favorire le PMI e soprattutto i consumatori a livello europeo, nazionale, regionale e locale, nonché la necessità di rappresentare adeguatamente i loro timori nel quadro della normazione internazionale delle TIC;

33.  sostiene il proposito della Commissione di esaminare iniziative quali l'istituzione di un sistema di etichettatura e certificazione affidabile per l'IoT, che possa contribuire a promuovere la fiducia nei livelli di privacy e sicurezza da punto a punto di un dispositivo IoT, fornendo valutazioni misurabili e comparabili sui possibili rischi connessi al funzionamento e all'utilizzo di un dispositivo o servizio IoT; ritiene che esse debbano essere sviluppate ove opportuno e laddove i dispositivi IoT possano avere un impatto sull'infrastruttura pertinente sulla base dei requisiti definiti nella direttiva NIS, che dovrebbe fungere da base per la definizione dei requisiti di sicurezza; osserva che tale etichetta deve essere in grado di adattarsi ai futuri cambiamenti tecnologici e tenere conto delle norme internazionali, ove opportuno;

34.  invita la Commissione a prendere l'iniziativa nel promuovere norme intersettoriali e translinguistiche e nel sostenere servizi rispettosi della sfera privata, affidabili e sicuri;

35.  sostiene, a tal fine, la definizione di requisiti minimi specifici e misurabili che tengano conto della sostenibilità e dell'affidabilità a lungo termine dei dispositivi o dei servizi per l'IoT, nonché delle norme settoriali di sicurezza informatica e di quelle sulla sostenibilità; sostiene che un tale elenco dovrebbe comprendere, ad esempio, l'impegno a rendere disponibili gli aggiornamenti per un periodo di tempo minimo dopo l'acquisto, ossia l'impegno di un produttore o fornitore a fornire per un determinato lasso di tempo l'aggiornamento dopo la scoperta e la notifica di una vulnerabilità; sostiene, a tal fine, che la Commissione dovrebbe valutare la possibilità di un'autoregolamentazione del settore, tenendo conto della velocità alla quale le norme e le tecnologie evolvono nel settore delle TIC e delle differenze fra i modelli di sviluppo e di business, fra cui l'open source, le start-up e le PMI;

36.  prende atto delle preoccupazioni in materia di sicurezza informatica e delle specificità delle minacce nel settore dei trasporti; esorta la Commissione a tenere conto di tali specificità al momento di adottare le raccomandazioni sulle norme in materia di cibersicurezza, previste per la fine del 2017, quale primo passo verso una strategia globale sulla cibersicurezza nel settore dei trasporti;

37.  osserva che la normazione delle TIC sarà vantaggiosa per lo sviluppo dei servizi legati ai trasporti e al turismo nonché per le soluzioni di trasporto multimodali; invita la Commissione, di concerto con le organizzazioni europee di normazione (OEN), ad attribuire maggiore importanza a tale sviluppo in fase di attuazione del proprio piano d'azione prioritario per la normazione delle TIC e, in particolare, a esaminare il potenziale ruolo della normazione nel sostenere i cambiamenti tecnologici e i nuovi modelli economici che stanno emergendo nel settore turistico; chiede alla Commissione di adottare azioni rapide volte a promuovere lo sviluppo dei servizi di biglietteria e informazioni integrate e intelligenti nonché dei nuovi concetti di mobilità come il "mobility-as-a-service";

38.  rileva che, con l'aumento dell'uso di Internet, dei servizi bancari online, dei social network e delle iniziative di e-health, le persone sono sempre più preoccupate per la sicurezza e la privacy; rileva inoltre che le norme TIC devono riflettere i principi di protezione delle persone fisiche per quanto riguarda il trattamento dei dati personali e la libera circolazione di tali dati;

39.  invita la Commissione a includere l'integrazione digitale della produzione tra le priorità di normazione in materia delle TIC e incoraggia lo sviluppo di norme aperte per i protocolli di comunicazione e i formati di dati per l'integrazione digitale delle attrezzature di produzione, al fine di garantire la piena interoperabilità fra macchinari e dispositivi;

40.  riconosce qualche preoccupazione in particolare per quanto riguarda le TIC e i brevetti essenziali (brevetti SEP), e riconosce che una solida, equa e ragionevole politica dei diritti di proprietà intellettuale incoraggerà gli investimenti e l'innovazione e agevolerà l'adozione del mercato unico digitale e delle nuove tecnologie, in particolare per quanto concerne il dispiegamento del 5G e dispositivi IoT, in quanto si fondano in larga misura sulla normazione; sottolinea che è essenziale mantenere un quadro equilibrato di standardizzazione e pratiche efficienti di rilascio delle licenze per i brevetti essenziali sulla base della metodologia FRAND (pratiche eque, ragionevoli e non discriminatorie), e affrontare le legittime preoccupazioni dei licenzianti e licenziatari di brevetti SEP, garantendo nel contempo che il processo di standardizzazione offra parità di condizioni in cui le imprese di ogni dimensioni, comprese le PMI, possano collaborare in maniera reciprocamente vantaggiosa; incoraggia gli sforzi della Commissione intesi a garantire che l'interoperabilità tra le componenti digitali possa essere conseguita attraverso diversi tipi di soluzioni in materia di concessione di licenza e modelli di business;

41.  esorta la Commissione a chiarire senza indugio gli elementi essenziali di una metodologia di concessione delle licenze equa, efficace e applicabile, strutturata sulla base dei principi FRAND, tenendo conto degli interessi dei titolari dei diritti e degli esecutori di norme tra cui i brevetti essenziali, di un'equa redditività degli investimenti e dell'ampia disponibilità di tecnologie sviluppate in un processo di normazione aperto e sostenibile; invita la Commissione a prendere atto della sentenza della Corte di giustizia dell'UE C-170/13 (Huawei/ZTE), che stabilisce un equilibrio tra i titolari di brevetti essenziali e gli esecutori di una norma, al fine di ovviare alle violazioni dei brevetti e garantire l'efficace risoluzione delle controversie; invita la Commissione, inoltre, a migliorare la definizione relativa alle informazioni sul campo di applicazione dei brevetti e ad affrontare i problemi connessi alle asimmetrie informative tra le PMI e le grandi imprese, ad aumentare la trasparenza delle dichiarazioni relative ai brevetti essenziali e a migliorare la qualità delle informazioni sul rapporto tra i brevetti essenziali e i prodotti; è del parere che qualsiasi compenso corrisposto agli sviluppatori di brevetti essenziali deve fondarsi su condizioni eque, proporzionate e non discriminatorie, nonché su percentuali di canoni trasparenti, ragionevoli, prevedibili e sostenibili, tranne nei casi in cui gli sviluppatori decidano di fornire lo standard disponibile senza una contropartita finanziaria; riconosce, tuttavia, che esistono diversi modelli di business, come la concessione di licenze a titolo gratuito e l'attuazione di software open source, e pertanto è necessario che la normativa e il dibattito continuino a riconoscere l'utilizzo di tutti i modelli su una base che includa i diritti di tutti i settori di mercato e i titolari dei diritti di proprietà intellettuale;

42.  sottolinea la necessità di adottare un approccio basato su dati concreti nel monitorare e sviluppare ulteriormente il quadro per la concessione di licenze al fine di garantire un ecosistema dinamico che crei valore aggiunto e occupazione;

43.  invita la Commissione a pubblicare relazioni semestrali che attestino casi reali di: (a) utilizzo non autorizzato di brevetti essenziali (ad esempio infrazioni) per una durata uguale o superiore a 18 mesi; nonché b) problemi di accesso alle norme in ragione di una sistematica inosservanza degli impegni FRAND;

44.  invita la Commissione a chiudere il dibattito sul "bisogno percepito" di un Cloud per la scienza e a intraprendere azioni immediate, in stretta concertazione con gli Stati membri, relativamente al Cloud europeo per la scienza aperta, che dovrebbe integrare senza soluzione di continuità le reti esistenti, i dati e i sistemi informatici ad elevate prestazioni e i servizi per le infrastrutture elettroniche nei vari campi scientifici, operando in un quadro di politiche e norme TIC condivise;

Norme europee per il XXI secolo

45.  accoglie con favore il pacchetto della Commissione sulla normazione dal titolo "Norme per il XXI secolo" e ritiene che il sistema di normazione debba essere reso più trasparente, aperto e inclusivo, al fine di integrare pienamente le istanze dei cittadini, dei consumatori e delle PMI;

46.  si rammarica di non essere stato consultato prima dell'adozione del pacchetto ed esorta le istituzioni europee a riunire le varie iniziative in un unico programma di lavoro strategico e olistico, per evitare la duplicazione di azioni e politiche; sottolinea che la commissione competente del Parlamento europeo può svolgere un ruolo importante nell'esame pubblico delle norme armonizzate prescritte dalla Commissione;

47.  chiede che il programma di lavoro annuale dell'Unione sia rafforzato e reso più coerente ed efficace;

48.  sottolinea che il prossimo programma di lavoro annuale dell'Unione dovrà specificamente occuparsi delle azioni intese a migliorare il coordinamento tra le norme TIC e non TIC, a contribuire al miglioramento delle norme dei diversi organismi nazionali di normazione e a promuovere l'inclusività delle organizzazioni europee di normazione prestando maggiore attenzione al ruolo delle parti interessate di cui all'articolo 5;

49.  sottolinea l'importanza del dialogo interistituzionale per la preparazione del programma di lavoro annuale dell'Unione e incoraggia gli sforzi volti al coinvolgimento di tutte le parti interessate pertinenti, prima dell'adozione del programma di lavoro annuale dell'Unione, in un forum annuale sulla normazione in cui discutere dei nuovi settori, delle sfide esistenti e dei miglioramenti necessari nel processo di normazione;

50.  incoraggia gli Stati membri a investire in strategie di normazione nazionali che aiuteranno e incoraggeranno il settore pubblico, gli organismi di normazione, le parti interessate della società, le PMI e il mondo accademico a livello nazionale a sviluppare e attuare singoli piani d'azione in materia di normazione;

51.  accoglie con favore l'iniziativa congiunta sulla normazione e raccomanda di invitare anche il Parlamento a partecipare e a contribuire a detta iniziativa, sottolineando che tutti i soggetti interessati, ivi comprese le istituzioni dell'UE, dovranno rispettare le norme di tali partenariati pubblico-privato; invita la Commissione ad assumere un ruolo di primo piano nell'attuazione delle azioni e raccomandazioni chiave dell'iniziativa congiunta sulla normazione e a riferire al Parlamento entro la fine del 2017 sui progressi compiuti;

52.  accoglie con favore l'impegno assunto nell'ambito dell'iniziativa congiunta sulla normazione a elaborare uno studio sull'impatto economico e sociale delle norme e del loro utilizzo, includendo le informazioni sulle politiche, sui rischi e sui risultati concernenti la qualità della vita, gli aspetti sociali e attinenti al personale; invita la Commissione a basare lo studio su dati quantitativi e qualitativi e ad analizzare sia il modello di business del processo di normazione sia i vari modelli finanziari, comprese le opportunità e le sfide, per rendere facilmente disponibile l'accesso alle norme armonizzate;

53.  sottolinea che la normazione è sempre più riconosciuta quale fattore che contribuisce in maniera significativa alla ricerca e allo sviluppo, svolge un ruolo importante nel colmare il divario tra ricerca e mercato, favorisce la diffusione e l'utilizzo dei risultati della ricerca e crea la base per ulteriore innovazione;

54.  invita la Commissione ad adottare politiche che rimuovano le barriere eccessive nei settori innovativi al fine di incentivare gli investimenti nel settore ricerca e sviluppo nonché nella normazione a livello dell'UE; osserva che le industrie verticali dovrebbero elaborare una propria tabella di marcia per la normazione, basandosi su processi guidati dall'industria che, se alimentati da una forte volontà di conseguire norme comuni, potrebbero diventare norme globali; ritiene che gli organi di normazione dell'UE debbano svolgere un ruolo speciale in tale processo;

55.  esorta le parti dell'iniziativa congiunta a garantire un migliore allineamento della ricerca e dell'innovazione alle priorità di normazione;

56.  ritiene che la conoscenza e licenze aperte siano lo strumento migliore per promuovere l'innovazione e lo sviluppo tecnologico; incoraggia gli istituti di ricerca che ricevono fondi dall'UE a utilizzare brevetti e licenze aperti al fine di assicurarsi un ruolo di maggiore importanza nel processo di normazione;

57.  sostiene le azioni volte a migliorare le sinergie fra le comunità di normazione e di ricerca e a promuovere le norme fin dalle prime fasi dei progetti di ricerca; incoraggia gli organismi nazionali di normazione a promuovere la normazione presso la comunità di ricerca e innovazione, incluse le relative organizzazioni governative e le agenzie di finanziamento, e raccomanda l'elaborazione di un capitolo specifico sulla normazione nell'ambito del programma Orizzonte 2020;

58.  esorta la Commissione e le organizzazioni europee di normazione a garantire che le norme sui servizi di mercato riflettano l'aumentata servitizzazione dell'economia e siano elaborate per migliorare la sicurezza e la qualità dei servizi e dare priorità agli ambiti che determinano maggiori svantaggi per i consumatori, senza sconfinare nelle attuali prescrizioni normative nazionali, in particolare le disposizioni inerenti al diritto del lavoro, nonché gli accordi e la contrattazione collettiva; riconosce, inoltre, che le norme sui servizi rispondono spesso a specificità nazionali e che il loro sviluppo è legato alle esigenze del mercato, all'interesse dei consumatori e a quello pubblico; sottolinea che lo sviluppo di norme europee sui servizi dovrebbe contribuire al funzionamento del mercato interno dei servizi aumentando nel contempo la trasparenza, la qualità e la competitività e promuovendo la concorrenza, l'innovazione e la protezione dei consumatori;

59.  sottolinea la necessità di includere, nel processo di normazione europeo, norme che migliorino l'accessibilità senza ostacoli ai trasporti e ai servizi di trasporto per le persone con disabilità e gli anziani;

60.  è del parere che la rapida evoluzione del mondo moderno, con la sua aumentata complessità tecnica, conduca alla messa a punto di un numero sempre maggiore di norme e piattaforme per il trattamento di specifiche che non corrispondono agli organismi di normazione di cui al regolamento (UE) n. 1025/2012, e che oggi vi siano maggiori richieste per quanto riguarda la partecipazione delle PMI e delle microimprese; sottolinea l'importanza di sostenere le misure volte a migliorare l'accesso delle PMI ai mezzi di elaborazione e utilizzo delle norme;

61.  sottolinea l'importanza di interconnettere piattaforme e banche dati a livello europeo, onde consentire una migliore interoperabilità di reti e sistemi;

62.  ritiene che la normazione delle TIC comporti non solo la definizione delle specifiche di prodotto, ma anche lo sviluppo di tecnologie innovative;

63.  sottolinea che le disposizioni (tecniche) uniformi contribuiscono a ridurre i costi dello sviluppo, della produzione e della certificazione evitando la duplicazione dei compiti;

64.  sottolinea che l'invecchiamento demografico in Europa richiede la sistematica integrazione dei bisogni delle persone più anziane, con disabilità e di altri membri vulnerabili della società nella messa a punto delle norme, che sono uno strumento adatto a contribuire al conseguimento di una società attiva e sana in Europa e all'aumento dell'accessibilità di prodotti e servizi per i cittadini;

65.  sottolinea che l'innovazione nel settore dei trasporti e del turismo offre enormi opportunità e ha un impatto positivo sulla società e le imprese dell'UE, in particolare le PMI e le start-up, e insiste sulla necessità di mettere a punto nuove norme, ove possibile perseguendo un approccio intersettoriale, e di portare avanti gli sforzi di normazione, al fine di garantire una corretta attuazione delle iniziative dell'UE nel campo della digitalizzazione, quali i sistemi di trasporto intelligenti cooperativi (C-ITS) e lo sviluppo di applicazioni per i trasporti all'interno dei sistemi di navigazione satellitare dell'UE (Galileo ed EGNOS);

Organizzazioni europee di normazione

66.  accoglie con favore il ruolo svolto dalle organizzazioni europee di normazione, ma esorta a intraprendere ulteriori iniziative per migliorarne l'apertura, l'accessibilità e la trasparenza e raccomanda che il loro operato tenga conto degli interessi europei;

67.  riconosce che il principio delle delegazioni nazionali è fondamentale per il sistema europeo, ma avverte che sussistono differenze in termini di risorse, competenze tecniche e coinvolgimento dei soggetti interessati a livello nazionale e raccomanda un'integrazione del lavoro delle delegazioni nazionali;

68.  riconosce l'importanza dell'elaborazione tempestiva delle norme, nonché della citazione dei riferimenti nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (GU) in caso di norme armonizzate; è consapevole che la citazione delle norme di riferimento nella GU è diminuita e invita la Commissione a esaminare e affrontare le motivazioni che ne sono alla base, nonché a eliminare gli ostacoli inutili; raccomanda, a tale riguardo, un maggiore coinvolgimento degli esperti della Commissione e dei consulenti della nuova strategia nel processo di normazione, e invita la Commissione a mettere a punto, in collaborazione con le organizzazioni europee di normazione, gli orientamenti in materia di normazione per aiutare i diversi dipartimenti della Commissione, le organizzazioni europee di normazione e i consulenti della nuova strategia a valutare le norme in modo coerente;

69.  ribadisce che meccanismi di ricorso trasparenti e accessibili rafforzano la fiducia nei confronti delle organizzazioni europee di normazione e dei processi di elaborazione delle norme;

70.  incoraggia l'uso delle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione per migliorare l'accessibilità e la trasparenza dei processi di normazione, quali lo strumento di apprendimento online CEN-CENELEC per le PMI; ritiene che l'uso di strumenti digitali può facilitare la partecipazione dei soggetti interessati all'elaborazione delle norme e fornire informazioni sull'attività di normazione futura, in corso e completata;

Raccomandazioni strategiche

71.  invita la Commissione a rafforzare le sinergie e il coordinamento tra le istituzioni europee, le organizzazioni europee di normazione, gli organismi nazionali di normazione e tutte le organizzazioni pertinenti delle parti interessate attraverso il forum annuale sulla normazione, riconoscendo nel contempo il contesto internazionale delle norme; riconosce che la stragrande maggioranza delle norme è sviluppata su base volontaria, in risposta alle esigenze del mercato e dei consumatori, e sostiene tale approccio;

72.  chiede l'applicazione rigorosa del regolamento (UE) n. 1025/2012 per quanto riguarda il riconoscimento delle organizzazioni di cui all'allegato III e la pubblicazione delle relazioni di cui all'articolo 24 del regolamento;

73.  esorta la Commissione ad armonizzare completamente le condizioni per le organizzazioni di cui all'allegato III e a garantire l'eliminazione degli ostacoli che ne impediscono di fatto l'effettivo coinvolgimento nel processo di normazione;

74.  raccomanda che lo status relativo all'adesione, i diritti e gli obblighi delle organizzazioni di cui all’allegato III, quali il diritto di impugnazione, le competenze consultive, il diritto a un parere prima che la norma sia adottata e l'accesso ai comitati tecnici e ai gruppi di lavoro siano riesaminati in seno alle organizzazioni europee di normazione per valutare se soddisfano i requisiti del regolamento (UE) n. 1025/2012;

75.  invita le organizzazioni europee di normazione a garantire che gli accordi ISO-CEN (Vienna) e IEC CENELEC (Francoforte) non impediscano o compromettano la partecipazione al processo di normazione delle organizzazioni di cui all'allegato III o degli organismi nazionali di normazione;

76.  invita la Commissione e gli Stati membri ad avviare la promozione, ad agevolare il finanziamento e ad accelerare la realizzazione delle infrastrutture necessarie, anche attraverso l'ammodernamento, la conversione e l'adeguamento, per la diffusione sul mercato delle nuove tecnologie sostenute dalle norme europee (ad esempio, un'infrastruttura per i combustibili alternativi), nel rispetto dei requisiti in materia di sicurezza, salute e ambiente; evidenzia che le infrastrutture sono un investimento a lungo termine e, pertanto, la loro normazione dovrebbe garantire la massima interoperabilità e consentire sviluppi tecnologici futuri e la loro applicazione;

77.  invita la Commissione a collaborare con le organizzazioni europee di normazione e gli organismi nazionali di normazione per promuovere punti di contatto di facile utilizzo per l'accesso alle norme in grado di fornire agli utenti delle norme assistenza e informazioni in merito alle norme disponibili e alle relative specifiche generali, aiutandoli a reperire le norme che meglio soddisfano le loro esigenze e fornendo orientamenti sull'attuazione delle stesse; raccomanda, inoltre, lo svolgimento di campagne di informazione e formazione a livello nazionale e dell'UE per promuovere il ruolo delle norme e incoraggia gli Stati membri a includere corsi di formazione professionale relativi alle norme nei sistemi di istruzione nazionali;

78.  invita la Commissione a sviluppare attività di controllo tecnologico, in modo da individuare i futuri sviluppi delle TIC che potrebbero trarre beneficio dalla normazione, ad agevolare il flusso e la trasparenza delle informazioni necessarie per la penetrazione nel mercato e l'utilizzo di tali tecnologie e, a tale riguardo, a sviluppare meccanismi di valutazione facilmente accessibili e di semplice utilizzo via Internet;

79.  raccomanda che gli organismi nazionali di normazione verifichino se è possibile fornire accesso alle norme nella misura in cui l'utente delle norme sia in grado di valutarne la rilevanza; raccomanda vivamente che gli organismi nazionali di normazione e le organizzazioni europee di normazione, all'atto di stabilire il livello delle tariffe relative alle norme, tengano conto delle esigenze delle PMI e delle parti interessate a titolo di utenti non commerciali;

80.  invita la Commissione a preparare un registro europeo che elenchi le norme europee esistenti in tutte le lingue ufficiali dell'UE, che comprenda inoltre informazioni sull'attività di normazione in corso da parte delle organizzazioni europee di normazione, i mandati di normazione esistenti, i progressi compiuti e le decisioni di obiezioni formali;

81.  invita la Commissione a monitorare gli sviluppi internazionali nel settore della normazione delle TIC e, se necessario, a sostenere la partecipazione e il coordinamento delle parti interessate europee in posizioni di vertice negli opportuni organismi di normazione e nei progetti di normazione di importanza strategica, al fine di promuovere il modello e gli interessi normativi europei; incoraggia il ricorso alla piattaforma multilaterale sulla normazione delle TIC per riunire le organizzazioni europee di normazione e gli organismi internazionali di normazione sulle TIC;

82.  incoraggia l'adozione da parte dell'UE del "Reference Architecture Model for Industry 4.0" (modello architetturale di riferimento per l'industria 4.0) per la digitalizzazione dell'industria europea;

83.  invita gli Stati membri a utilizzare le norme europee sulle TIC nelle procedure degli appalti pubblici al fine di migliorare la qualità dei servizi pubblici e favorire le tecnologie innovative; sottolinea, tuttavia, che l'uso di norme non dovrebbe tradursi in barriere aggiuntive, soprattutto per le piccole imprese che cercano di partecipare alle procedure degli appalti pubblici;

84.  invita le istituzioni dell'UE, i governi nazionali e le organizzazioni europee di normazione a elaborare orientamenti in materia di formazione per consentire ai responsabili politici di superare le incoerenze derivanti dall'utilizzo di diverse metodologie di lavoro nei vari dipartimenti e istituzioni, nonché a creare una cultura della normazione e a promuovere la conoscenza delle modalità di funzionamento dei processi di normazione e delle situazioni in cui possono essere utilizzati;

o
o   o

85.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU C 70 E dell'8.3.2012, pag. 56.
(2) https://ec.europa.eu/info/european-commissions-open-source-strategy_en


Verso un quadro paneuropeo per le obbligazioni garantite
PDF 191kWORD 56k
Risoluzione del Parlamento europeo del 4 luglio 2017 sul tema "Verso un quadro paneuropeo per le obbligazioni garantite" (2017/2005(INI))
P8_TA(2017)0279A8-0235/2017

Il Parlamento europeo,

–  vista la relazione dell'Autorità bancaria europea (ABE) del 20 dicembre 2016 sulle obbligazioni garantite: raccomandazioni sull'armonizzazione dei quadri normativi sulle obbligazioni garantite nell'UE (EBA-Op-2016-23),

–  visti il documento di consultazione della Commissione del 30 settembre 2015 sulle obbligazioni garantite nell'Unione Europea e il documento non datato della Commissione "Sintesi dei contributi alla consultazione pubblica sulle 'obbligazioni garantite'",

–  vista la relazione della Commissione del 20 ottobre 2015 sull'articolo 503 del regolamento (UE) n. 575/2013: Requisiti patrimoniali per le obbligazioni garantite (COM(2015)0509),

–  visto il parere dell'ABE del 1° luglio 2014 sul trattamento patrimoniale preferenziale per le obbligazioni garantite (EBA/Op/2014/04),

–  vista la relazione dell'ABE del 1° luglio 2014 su "i quadri normativi sulle obbligazioni garantite e il trattamento patrimoniale nell'UE: risposta alla richiesta di parere della Commissione del dicembre 2013 in relazione all'articolo 503 del regolamento (UE) n. 575/2013 e alla raccomandazione E del CERS sul finanziamento degli istituti di credito del dicembre 2012 (ESRB/12/2)",

–  vista la direttiva 2014/91/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 luglio 2014, recante modifica della direttiva 2009/65/CE concernente il coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative in materia di taluni organismi di investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM), per quanto riguarda le funzioni di depositario, le politiche retributive e le sanzioni(1), in particolare l'articolo 52, paragrafo 4, (in appresso "la direttiva OICVM"),

–  visto il regolamento (UE) n. 575/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, relativo ai requisiti prudenziali per gli enti creditizi e le imprese di investimento e che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012(2), in particolare l'articolo 129 (in appresso "CRR"),

–  vista la direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, che istituisce un quadro di risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento e che modifica la direttiva 82/891/CEE del Consiglio, e le direttive 2001/24/CE, 2002/47/CE, 2004/25/CE, 2005/56/CE, 2007/36/CE, 2011/35/UE, 2012/30/UE e 2013/36/UE e i regolamenti (UE) n. 1093/2010 e (UE) n. 648/2012, del Parlamento europeo e del Consiglio(3), in particolare l'articolo 44, paragrafo 2,

–  visto l'articolo 1, paragrafo 2, del regolamento delegato (UE) 2015/2205 della Commissione, del 6 agosto 2015, che integra il regolamento (UE) n. 648/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda le norme tecniche di regolamentazione sull'obbligo di compensazione(4),

–  visto l'articolo 1, paragrafo 2, del regolamento delegato (UE) 2016/1178 della Commissione, del 10 giugno 2016, che integra il regolamento (UE) n. 648/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda le norme tecniche di regolamentazione sull'obbligo di compensazione(5),

–  visto il regolamento delegato (UE) 2015/61 della Commissione, del 10 ottobre 2014, che integra il regolamento (UE) n. 575/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda il requisito di copertura della liquidità per gli enti creditizi(6) (in appresso "atto delegato LCR"),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A8-0235/2017),

A.  considerando che le obbligazioni garantite (OG) sono strumenti noti per i bassi tassi di inadempimento e i pagamenti affidabili che contribuiscono a finanziarie circa il 20% dei mutui ipotecari europei e rappresentavano oltre 2 000 miliardi di euro di passività in Europa nel 2015; che circa il 90 delle OG nel mondo sono emesse in nove paesi europei;

B.  considerando che le OG hanno svolto un ruolo chiave nel finanziamento degli istituti di credito, in particolare durante la crisi finanziaria; che le OG hanno mantenuto livelli elevati di sicurezza e liquidità durante la crisi, il che va attribuito alla qualità delle norme nazionali; che nel periodo 2008-2014 l'aumento degli spread dei prezzi delle OG negli Stati membri non è una prova convincente della frammentazione del mercato, dato che gli spread erano fortemente legati a quelli dei titoli di Stato e probabilmente rispecchiavano i rischi sottostanti degli aggregati di copertura; che una sensibilità al rischio appropriata dei prezzi delle obbligazioni garantite negli Stati membri dimostra il corretto funzionamento e la giusta integrazione dei mercati;

C.  considerando la presenza di significativi investimenti transfrontalieri nei mercati europei delle OG; che le OG hanno una base di investitori ben diversificata in cui le banche hanno una posizione preminente con una quota di mercato prossima al 35% tra il 2009 e il 2015; che la quota di mercato dei gestori patrimoniali, delle compagnie d'assicurazione e dei fondi pensione è diminuita di quasi 20 punti percentuali ed è stata fondamentalmente sostituita da investimenti maggiori in OG a livello di banca centrale;

D.  considerando che le OG sono strumenti di debito allettanti poiché sono esclusi, fino al livello di garanzia collaterale nell'aggregato di copertura, dallo strumento di salvataggio interno di cui all'articolo 44 della direttiva sul risanamento e la risoluzione delle banche (BRDD); che le OG conformi all'articolo 129 del CRR godono di un trattamento preferenziale per la ponderazione del rischio;

E.  considerando che un fattore alla base della domanda delle banche di OG è il trattamento normativo preferenziale concesso a quest'ultime nell'atto delegato LCR, che consente alle banche di includere le OG nella riserva di liquidità anche se non soddisfano i requisiti di ammissibilità LCR secondo le regole di Basilea;

F.  considerando che, in presenza di determinate condizioni, i programmi di OG sono esenti dai requisiti di margine iniziale contro il rischio di credito della controparte nelle operazioni su derivati;

G.  considerando che le OG potrebbero, a discrezione nazionale, essere escluse dai requisiti UE relativi alle grandi esposizioni;

H.  considerando che le posizioni dei creditori bancari non garantiti risentono negativamente dei gravami sulle attività dovuti ai requisiti in materia di eccesso di garanzia, ma non del principio di finanziamento mediante debito con aggregati di copertura separati; che dette operazioni che prevedono indici di copertura del finanziamento decisamente inferiori al 100 % in genere migliorano la posizione dei creditori bancari non garantiti, nella misura in cui tali riserve non servono per soddisfare i crediti a fronte degli aggregati di copertura;

I.  considerando che le OG occupano un posto di rilievo nella sezione dell'attivo dei bilanci di molte banche; che è essenziale per la stabilità finanziaria che tali attività mantengano la massima sicurezza e liquidità; che tale obiettivo non dovrebbe essere pregiudicato da innovazioni nelle OG che consentono agli emittenti di trasferire il rischio agli investitori a propria discrezione;

J.  considerando che le emissioni di OG con proroga delle scadenze condizionale (strutture "soft bullets" e "conditional pass-through" (CPT)) sono aumentate dell'8% in 12 mesi, fino al 45% nel mese di aprile 2016; che tali opzioni mitigano i rischi di liquidità in aggregati di copertura non uniformi, riducono i requisiti in materia di eccesso di garanzia e contribuiscono a evitare vendite di emergenza; che, tuttavia, le proroghe delle scadenze trasferiscono il rischio dell'emittente agli investitori; che il trattamento normativo preferenziale dovrebbe essere concesso unicamente agli strumenti di debito particolarmente sicuri;

K.  considerando che l'UE non dispone di una precisa definizione di OG;

L.  considerando che i mercati delle OG accusano ritardi negli Stati membri in cui tali obbligazioni non vengono emesse tradizionalmente o la cui crescita è frenata dal rischio sovrano o da condizioni macroeconomiche difficili;

M.  considerando che è largamente riconosciuto che i quadri nazionali in materia di obbligazioni garantite sono estremamente eterogenei, in particolare in relazione agli aspetti tecnici come il livello di vigilanza pubblica;

N.  considerando che un quadro a livello di UE per le obbligazioni garantite deve essere orientato verso i più rigorosi standard;

O.  considerando che esistono diversi quadri nazionali estremamente positivi per le OG, fondati su fattori storici e giuridici e in parte integrati nella legislazione nazionale; che tali quadri nazionali sono accomunati da caratteristiche fondamentali, in particolare la doppia rivalsa, la separazione degli aggregati di copertura con attività a basso rischio e la vigilanza pubblica speciale; che potrebbe essere utile estendere tali principi ad altri tipi di strumenti di debito;

P.  considerando che l'armonizzazione non dovrebbe essere basata su un approccio indifferenziato, poiché potrebbe condurre a una grave riduzione della diversità dei prodotti e influire negativamente sui mercati nazionali che funzionano con successo; che l'armonizzazione dovrebbe rispettare il principio di sussidiarietà;

Q.  considerando che i partecipanti al mercato hanno intrapreso iniziative atte a favorire lo sviluppo dei mercati delle OG, quali la creazione nel 2013 del Cover Bond Label (Etichetta obbligazioni garantite - CBL) e il modello di trasparenza armonizzata (HTT);

R.  considerando che a seguito di una valutazione della vigilanza, l'ABE ha individuato le pratiche migliori per l'emissione e la vigilanza delle OG e ha valutato la conformità dei quadri nazionali con tali pratiche;

S.  considerando che in risposta alla consultazione pubblica della Commissione, la grande maggioranza delle parti interessate ha espresso la propria contrarietà all'armonizzazione completa e che gli investitori hanno sottolineato il valore della diversità dei prodotti; che le parti interessate hanno mostrato un timido sostegno alla legislazione dell'UE a condizione che sia fondata sui principi e sui quadri esistenti, rispettando in particolare le caratteristiche dei quadri nazionali;

Osservazioni e posizioni generali

1.  sottolinea che gli investimenti nazionali e transfrontalieri in OG hanno funzionato bene nei mercati dell'UE nell'ambito del quadro normativo attuale; evidenzia che la diversità di prodotti solidi e sicuri dovrebbe essere conservata;

2.  sottolinea che un'armonizzazione obbligatoria dei modelli nazionali o la sostituzione degli stessi in favore di un modello europeo potrebbe avere conseguenze negative indesiderate sui mercati il cui successo attuale deriva dal fatto che la normativa sulle OG è integrata nelle leggi nazionali; insiste affinché un quadro europeo maggiormente integrato si limiti a un approccio fondato sui principi che stabilisca gli obiettivi, ma lasci che modi e mezzi siano specificati in sede di recepimento negli ordinamenti nazionali; sottolinea che tale quadro dovrebbe essere basato su standard qualitativi elevati e tenere conto delle pratiche migliori, fondandosi sui regimi nazionali ben funzionanti senza sconvolgerli; sottolinea che il possibile nuovo quadro europeo per le OG, allineato con le pratiche migliori, dovrebbe essere un punto di riferimento per i mercati nascenti e dovrebbe migliorare la qualità delle OG;

3.  chiede una direttiva dell'UE che operi una netta distinzione fra i due tipi di obbligazioni garantite attualmente esistenti, vale a dire:

   a) OG (in prosieguo denominate "obbligazioni garantite premium" (Premium Covered Bonds, PCB)) con standard non inferiori a quanto stabilito dall'articolo 129 del CRR; e
   b) OG (in prosieguo denominate "obbligazioni garantite ordinarie" (Ordinary Covered Bonds (OCB)) che non soddisfano i requisiti delle PCB, ma con standard non inferiori a quanto stabilito dall'articolo 52, paragrafo 4, della direttiva OICVM;

evidenzia che le PCB dovrebbero continuare a godere di una preferenza normativa sulle OCB e che le OCB dovrebbero godere di una preferenza normativa rispetto ad altre forme di debito garantito; riconosce le potenzialità di tutti gli strumenti di debito conformi all'OICVM per conseguire gli obiettivi dell'Unione dei mercati dei capitali;

4.  invita gli Stati membri a proteggere l'etichetta di "obbligazione garantita" (per le PCB e le OCB) garantendo che nella legislazione nazionale le OG siano altamente liquide e prossime agli strumenti di debito privi di rischio; raccomanda vivamente che gli strumenti di debito garantiti da attività che sono sostanzialmente più rischiose rispetto al debito pubblico e ai mutui ipotecari (ad esempio gli investimenti infrastrutturali non garantiti dal governo o i crediti alle piccole e medie imprese (PMI)) non siano etichettati come "obbligazioni garantite", bensì, eventualmente, "titoli garantiti europei" (European Secured Notes, ESN); sostiene il principio che gli aggregati di copertura per le PCB e le OCB dovrebbero essere integralmente coperti dalle attività di carattere duraturo, che possono essere valutate e recuperate;

5.  invita la Commissione a includere nella direttiva i principi di un quadro giuridico per i titoli garantiti europei (ESN) come la doppia rivalsa, una speciale vigilanza pubblica, il basso rischio di fallimento e gli obblighi di trasparenza; invita gli Stati membri a integrare tali principi nei rispettivi ordinamenti nazionali e procedure d'insolvenza; sottolinea che un solido quadro giuridico per gli ESN avrebbe le potenzialità di rendere gli ESN più trasparenti, più liquidi e più efficiente sotto il profilo dei costi rispetto ai titoli che si avvalgono di accordi contrattuali; sottolinea che ciò potrebbe contribuire a far sì che gli ESN finanzino attività che presentano maggiori rischi, quali i crediti per le PMI, i crediti al consumo o investimenti in infrastrutture che non dispongono di garanzie pubbliche; osserva che gli ESN sarebbero esclusi dall'ambito di applicazione dello strumento di salvataggio interno di cui all'articolo 44 della BRRD;

6.  incoraggia l'inclusione nella direttiva di standard minimi di vigilanza, che riflettano le migliori prassi individuate per le OG; sollecita una convergenza in materia di vigilanza nell'UE;

7.  chiede che la direttiva migliori la trasparenza riguardo alle informazioni sugli aggregati di copertura delle attività e al quadro normativo che assicura la doppia rivalsa e la separazione di tali attività nel caso di insolvenza dell'emittente o di risoluzione; ribadisce inoltre che, in tale contesto, la direttiva deve essere basata su principi e concentrarsi unicamente sugli obblighi di informazione;

Definizione di PCB, OCB, ESN e del rispettivo quadro normativo

8.  invita la Commissione a presentare contemporaneamente una proposta relativa a un quadro europeo per le obbligazioni garantite (direttiva) che contenga una definizione di PCB, OCB ed ESN, onde evitare distorsioni del mercato durante le fasi di transizione; invita la Commissione a includere in tale definizione tutti i seguenti principi comuni raggiungibili lungo la durata di questi strumenti, indipendentemente dal possibile trattamento preferenziale:

   a) PCB, OCB e ESN dovrebbero essere completamente coperti da un aggregato di copertura delle attività;
   b) la normativa nazionale dovrebbe assicurare il doppio ricorso, ovvero l'investitore ha:
   i) un credito nei confronti dell'emittente dello strumento di debito pari al totale delle obbligazioni di pagamento;
   ii) una prelazione dello stesso valore sulle attività dell'aggregato di copertura (incluse attività di sostituzione e derivati) in caso di inadempienza dell'emittente;

Nel caso in cui tali crediti siano insufficienti a coprire interamente le obbligazioni di pagamento dell'emittente, i crediti residui dell'investitore devono essere di rango pari ai crediti vantati dai creditori privilegiati non garantiti dell'emittente;

   c) la separazione efficace dell'intero aggregato di copertura delle attività è garantita da accordi giuridicamente vincolanti di facile applicazione in caso di insolvenza o risoluzione da parte dell'emittente; lo stesso si applica a tutte le attività di sostituzione e ai derivati che coprono il rischio dell'aggregato di copertura;
   d) PCB, OCB ed ESN sono protetti in caso di fallimento, ovvero è garantito che le obbligazioni di pagamento dell'emittente non siano automaticamente accelerate in caso di insolvenza o risoluzione dell'emittente;
   e) è applicato un eccesso di garanzia che riflette i rischi specifici di PCB, OCB ed ESN, secondo un ordine di grandezza che sarà determinato dalla normativa nazionale. Il valore dell'intero aggregato di copertura di attività deve essere sempre superiore al valore delle obbligazioni di pagamento residue. I metodi di valutazione per l'aggregato di copertura delle attività e la frequenza di calcolo dovrebbero essere definiti chiaramente dalla normativa nazionale e dovrebbero tenere adeguatamente conto di tutti i pertinenti rischi di revisione al ribasso;
   f) la normativa europea o nazionale definisce i parametri massimi del rapporto prestito/valore per l'aggregato di copertura delle attività. La rimozione dell'aggregato di copertura delle attività in violazione dei limiti di rapporto prestito/valore non dovrebbe essere obbligatoria ma piuttosto si dovrebbe assicurare che tale rimozione abbia luogo solo se esse sono sostituite da attività ammissibili aventi almeno lo stesso valore di mercato;
   g) una parte dell'aggregato di copertura di attività o delle linee di liquidità è sufficientemente liquida per far fronte alle obbligazioni di pagamento del programma delle obbligazioni garantite o degli ESN per i sei mesi successivi, tranne in presenza di obbligazioni cofinanziate od obbligazioni con strutture "soft bullets" e "conditional pass-through" (CPT);
   h) gli strumenti derivati sono ammessi unicamente a fini di copertura del rischio e i contratti derivati stipulati dall'emittente con una controparte derivata e registrati nell'aggregato di copertura non possono essere risolti in caso di insolvenza dell'emittente;
   i) la normativa nazionale prevede un solido quadro di vigilanza pubblica speciale specificando l'autorità competente, il supervisore e l'amministratore speciale dell'aggregato di copertura di attività, così come una chiara definizione dei doveri e dei poteri di supervisione dell'autorità competente, per assicurare che:
   i) gli emittenti dispongano di personale qualificato e procedure operative adeguate per la gestione degli aggregati di copertura di attività, inclusi i casi di stress, insolvenza o risoluzione,
   ii) le caratteristiche degli aggregati di copertura di attività soddisfino i requisiti in vigore sia prima dell'emissione dello strumento di debito sia fino alla maturità dello stesso;
   iii) la conformità di PCB, OCB ed ESN ai relativi requisiti (anche in relazione all'ammissibilità delle attività a copertura e alla copertura) sia soggetta a supervisione continua, regolare e indipendente;
   iv) gli emittenti conducano periodicamente stress test sul calcolo dei requisiti di copertura, tenendo conto dei principali fattori di rischio per lo strumento di debito, quali i rischi di credito, tasso di interesse, i rischi valutari e di liquidità;

Le funzioni e le attribuzioni dell'autorità competente e dell'amministratore speciale in caso di insolvenza o risoluzione dell'emittente devono essere chiaramente definite;

   j) l'emittente è tenuto a comunicare almeno semestralmente i dati aggregati relativamente agli aggregati di copertura con un livello di dettaglio tale da consentire agli investitori di eseguire un'esaustiva analisi del rischio. Dovrebbero essere fornite informazioni sulle caratteristiche del rischio creditizio, del rischio di mercato e del rischio di liquidità dell'aggregato di copertura di attività, sulle controparti coinvolte negli aggregati di copertura e sui livelli di OG regolamentari, contrattuali e volontarie, e dovrebbe esservi altresì una sezione relativa ai derivati collegati agli aggregati di copertura di attività e passività;
   k) la maturità può essere prolungata solo in caso di insolvenza o risoluzione da parte dell'emittente e previa approvazione dell'autorità di vigilanza competente oppure in presenza di fattori finanziari obiettivi definiti dalla legislazione nazionale e approvati dall'autorità europea competente; le condizioni esatte per il prolungamento e le possibili modifiche relative a cedola, maturità o altri aspetti dovrebbero essere definite chiaramente nei termini e nelle condizioni di ciascuna obbligazione;

9.  invita la Commissione a includere nella definizione di PCB della direttiva i seguenti principi aggiuntivi:

   a) lo strumento di debito è pienamente garantito da attività quali definite dall'articolo 129, paragrafo 1, del CRR e rispetta i requisiti aggiuntivi di cui all'articolo 129, paragrafi 3 e 7 del CRR; per quanto riguarda i prestiti sugli immobili residenziali coperti da garanzie di cui all'articolo 129, paragrafo 1, lettera e), del CRR non devono esservi ostacoli giuridici che impediscano all'amministratore del programma delle OG di iscrivere ipoteche privilegiate sui prestiti in caso di inadempimento o risoluzione dell'emittente di obbligazioni garantite e se la garanzia, per qualsiasi motivo, non è onorata; L'ammissibilità delle navi quali aggregati di copertura di attività (articolo 129, paragrafo 1, lettera g), del CRR) va rivista;
   b) i parametri massimi del rapporto prestito/valore per i mutui ipotecari inclusi nell'aggregato di copertura sono stabiliti dalla normativa europea in maniera tale che non superino i tassi del rapporto prestito/valore attualmente stabiliti nell'articolo 129 del CRR, ma sono soggetti a regolare revisione e adeguamento in linea con gli stress test fondati su verifiche indipendenti dei prezzi di mercato prevalenti nei mercati immobiliari di riferimento esaminati; sarebbe opportuno incoraggiare l'uso del rapporto prestito/valore dei mutui ipotecari rispetto al rapporto prestito/valore di mercato;

10.  sottolinea che le ponderazioni del rischio assegnate alle OG nella normativa europea devono rispecchiare le verifiche di mercato dei rischi sottostanti; osserva che ciò non si applica a tutti gli altri tipi di strumenti di debito che godono di trattamento normativo preferenziale a causa di determinate caratteristiche;

11.  invita la Commissione a incaricare le autorità europee di vigilanza di valutare la conformità con i criteri relativi a PCB, OCB ed ESN, allo scopo di integrare o addirittura sostituire gli elenchi di cui all'articolo 52, paragrafo 4, della direttiva OICVM con un elenco autorevole di regimi di PCB, OCB ed ESN conformi a livello europeo.

12.  invita l'ABE a formulare raccomandazioni per i regimi di PCB, OCB ed ESN riguardanti i criteri di ammissibilità per le attività (comprese le attività di sostituzione), i tassi del rapporto prestito/valore e il livello minimo di garanzia in eccesso efficace per diversi tipi di attività, nonché possibili revisioni del CRR; invita l'ABE a elaborare gli orientamenti necessari per l'istituzione del quadro di vigilanza pubblica speciale e amministrativo;

13.  raccomanda che le barriere di accesso al mercato nei confronti degli emittenti in mercati di obbligazioni garantite in via di sviluppo al di fuori dello Spazio economico europeo siano eliminate, offrendo un trattamento giusto ed equo alle obbligazioni garantite di emittenti in paesi terzi, purché il loro contesto giuridico, istituzionale e di vigilanza superi un'approfondita valutazione di equivalenza da parte di un'istituzione europea competente; raccomanda di promuovere i principi chiave della normativa europea al fine di istituire potenziali parametri di riferimento per i mercati delle obbligazioni garantite a livello globale;

14.  invita la Commissione a proporre una revisione della legislazione europea in materia di servizi finanziari che specifichi il trattamento normativo di PCB, OCB ed ESN;

15.  invita la Commissione, nel valutare la legislazione vigente dell'UE in materia di servizi finanziari, a tenere conto del potenziale contributo di PCB, OCB ed ESN al conseguimento degli obiettivi dell'Unione dei mercati dei capitali;

16.  invita la Commissione a individuare i possibili ostacoli esistenti a livello nazionale per lo sviluppo dei sistemi delle obbligazioni garantite e a pubblicare orientamenti per eliminare detti impedimenti, senza pregiudicare la gestione sana e prudente delle banche;

17.  invita la Commissione e l'ABE a riesaminare (eventualmente nel quadro di una valutazione d'impatto) l'ammissibilità dei gravami marittimi su navi quali aggregati di copertura di attività conformemente all'articolo 129, paragrafo 1, lettera g), del CRR; è preoccupato che il trattamento preferenziale riservato alle navi distorca la concorrenza con altri mezzi di trasporto; chiede alla Commissione e all'ABE di esaminare se le OG di navi siano su un piano di parità con altre obbligazioni garantite conformi al CRR per quanto riguarda la liquidità e le valutazioni dei rischi svolte da agenzie di rating indipendenti, e se pertanto sia concesso un trattamento preferenziale a tali obbligazioni sulla base dell'ammissibilità LCR e di ponderazioni del rischio inferiori nel CRR;

18.  invita gli Stati membri a prevedere nel diritto nazionale la possibilità di creare aggregati di copertura separati, ognuno comprendente una classe di attività omogenea (ad esempio i prestiti sugli immobili residenziali); invita gli Stati membri ad autorizzare tutte le attività a copertura di cui all'articolo 129, paragrafo 1, lettere a), b) e c) del CRR come attività di sostituzione che contribuiscono a soddisfare il requisito in materia di copertura, e a definire chiaramente i limiti per quanto riguarda la qualità creditizia, le dimensioni dell'esposizione e i limiti superiori per i contributi di copertura delle attività di sostituzione;

Sostegno a favore della trasparenza del mercato e della convergenza volontaria

19.  accoglie con favore i miglioramenti nelle metodologie di rating delle OG e l'espansione dei mercati di rating per le OG;

20.  sottolinea l'importanza di condizioni di parità per assicurare una concorrenza equa nei mercati finanziari; ribadisce che la legislazione europea non deve discriminare tra i diversi tipi di strumenti di debito garantiti, a meno che non sussistano validi motivi per ritenere che questi siano diversi in termini di sicurezza o liquidità;

21.  accoglie con favore iniziative di mercato volte a sviluppare standard e modelli armonizzati per la divulgazione (per esempio l'HTT) al fine di facilitare la comprensione e l'analisi delle differenze tra obbligazioni garantite nell'UE;

22.  sostiene lo sviluppo delle raccomandazioni dell'ABE in tema di norme di mercato e linee guida sulle migliori prassi; incoraggia la convergenza volontaria in tal senso;

23.  incoraggia l'esecuzione periodica di test di stress per gli aggregati di copertura e la pubblicazione dei risultati dei test;

o
o   o

24.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e all'Autorità bancaria europea.

(1) GU L 257 del 28.8.2014, pag. 186.
(2) GU L 176 del 27.6.2013, pag. 1.
(3) GU L 173 del 12.6.2014, pag. 190.
(4) GU L 314 dell'1.12.2015, pag. 13.
(5) GU L 195 del 20.7.2016, pag. 3.
(6) GU L 11 del 17.1.2015, pag. 1.


Ruolo del turismo legato alla pesca nella diversificazione delle attività di pesca
PDF 216kWORD 65k
Risoluzione del Parlamento europeo del 4 luglio 2017 sul ruolo del turismo legato alla pesca nella diversificazione delle attività di pesca (2016/2035(INI))
P8_TA(2017)0280A8-0221/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto il regolamento (UE) n. 1380/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, relativo alla politica comune della pesca, che modifica i regolamenti (CE) n. 1954/2003 e (CE) n. 1224/2009 del Consiglio e che abroga i regolamenti (CE) n. 2371/2002 e (CE) n. 639/2004 e la decisione n. 2004/585/CE del Consiglio(1),

–  visto il regolamento (UE) n. 508/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, relativo al Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e che abroga i regolamenti (CE) n. 2328/2003, (CE) n. 861/2006, (CE) n. 1198/2006 e (CE) n. 791/2007 del Consiglio e il regolamento (UE) n. 1255/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio(2),

–  vista la direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2000, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque(3) ("direttiva quadro dell'UE sulle acque"),

–  vista la sua risoluzione del 22 novembre 2012 sulla pesca costiera su piccola scala, la pesca artigianale e la riforma della politica comune della pesca(4),

–  vista la sua risoluzione del 2 luglio 2013 sulla crescita blu: miglioramento della crescita sostenibile nel settore marino, dei trasporti marittimi e del turismo dell'Unione(5),

–  vista la comunicazione della Commissione del 13 maggio 2014 dal titolo "L'innovazione nell'economia blu: realizzare il potenziale di crescita e di occupazione dei nostri mari e dei nostri oceani (COM(2014)0254),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 30 giugno 2010, dal titolo "L'Europa, prima destinazione turistica mondiale - un nuovo quadro politico per il turismo europeo" (COM(2010)0352),

–  vista la strategia dell'UE sulla biodiversità fino al 2020 e in particolare l'obiettivo 4 "Rendere la pesca più sostenibile e i mari più sani" in cui l'UE si impegna, tra le altre cose, a favore dell'eliminazione degli effetti negativi sugli stock ittici, sulle specie, sugli habitat e sugli ecosistemi, anche "mediante l'istituzione di incentivi finanziari erogati dai futuri strumenti finanziari destinati alla pesca e alla politica marittima per le zone marine protette, compresi i siti Natura 2000 e quelli istituiti da accordi internazionali o regionali". Elementi eventuali ne sono il ripristino degli ecosistemi marini, l'adattamento delle attività di pesca e la promozione dell'impegno settoriale in attività alternative, quali l'ecoturismo, il monitoraggio e la gestione della biodiversità marina, nonché la lotta contro i rifiuti marini,

–  vista la comunicazione della Commissione del 3 marzo 2010 dal titolo "Europa 2020: una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva" (COM(2010)2020),

–  vista la comunicazione della Commissione del 13 settembre 2012 dal titolo "Crescita blu: opportunità per una crescita sostenibile dei settori marino e marittimo" (COM(2012)0494),

–  vista la comunicazione della Commissione del 20 febbraio 2014 dal titolo "Strategia europea per una maggiore crescita e occupazione nel turismo costiero e marittimo" (COM(2014)0086),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e il parere della commissione per i trasporti e il turismo (A8-0221/2017),

A.  considerando che il settore della pesca tradizionale ha subito un progressivo deterioramento;

B.  considerando che la diversificazione è diventata una necessità per molti pescatori di piccola scala, al fine di incrementare le forme di reddito, spesso insufficienti;

C.  considerando che quando si parla di diversificazione nel settore della pesca è necessario tenere conto del fatto che gran parte del settore della pesca dipende quasi interamente da forme tradizionali di pesca;

D.  considerando che la maggior parte delle zone costiere e insulari stanno attraversando una grave recessione economica, la quale comporta uno spopolamento di tali zone, in quanto gli abitanti si spostano verso zone con maggiori opportunità in termini di occupazione e istruzione;

E.  considerando che, sebbene alcune zone di pesca costiera si trovino in prossimità delle destinazioni turistiche, non riescono a conseguire un'adeguata crescita economica, nonostante i settori della pesca e del turismo siano compatibili;

F.  considerando che il turismo legato alla pesca può contribuire alla creazione di posti di lavoro, all'inclusione sociale nonché al miglioramento della qualità della vita e alla rivitalizzazione delle comunità che dipendono dalla pesca, in particolare nelle zone in cui le altre attività economiche sono scarse; che tale potenziale può variare notevolmente a livello regionale e in base al tipo di pesca e alle dimensioni delle imbarcazioni;

G.  considerando che il turismo legato alla pesca può contribuire a ridurre l'impatto sugli stock ittici e sull'ambiente, nonché ad accrescere la conoscenza e la consapevolezza della necessità di protezione ambientale e culturale; che, in particolare, il pescaturismo e l'ittiturismo in molte realtà regionali europee rappresentano una reale forma di integrazione e diversificazione dell'attività primaria;

H.  considerando che le attività turistiche legate alla pesca possono contribuire ad aumentare la visibilità dei pescatori e a favorire l'apprezzamento e la comprensione del loro complesso campo di attività; che il pescaturismo e le altre attività di pesca legate al turismo (ittiturismo, pesca ricreativa, ecc.) sono ancora poco conosciute dal grande pubblico e che occorre sensibilizzare i consumatori in merito all'importanza di consumare prodotti ittici locali provenienti da una filiera corta;

I.  considerando che il turismo legato alla pesca può essere un'opportunità per attirare i turisti, attraverso una vasta offerta che comprende i prodotti locali fino alle forme di impresa eco-compatibili;

J.  considerando che la gastronomia tradizionale associata ai prodotti della pesca e alle industrie tradizionali di trasformazione e conservazione potrebbero rappresentare un'importante risorsa per l'attività turistica che si sta sviluppando intorno al settore della pesca;

K.  considerando che la pesca con lenza apporta vari benefici sociali e ha un impatto favorevole sulla salute e il benessere delle persone;

L.  considerando che i guadagni socio-economici del turismo legato alla pesca sono sottoposti a una forte stagionalità, che si concentra soprattutto nei mesi estivi; che la maggiore fidelizzazione della clientela, un aspetto spesso sottolineato, può avere ricadute positive lungo l'intero anno;

M.  considerando che il 2018 sarà l'Anno europeo del Patrimonio Culturale, che ha l'obiettivo di sensibilizzare i cittadini in merito alla storia europea e ai valori del suo patrimonio culturale come risorsa condivisa; che le attività di pesca tradizionali fanno parte del ricco patrimonio culturale europeo e contribuiscono all'identità delle comunità locali, anche per il modo in cui hanno contribuito a formare i gusti, i cibi, le tradizioni, la storia e i paesaggi; che tale aspetto viene altamente valorizzato attraverso il contatto con i turisti;

N.  considerando che il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP) fornisce sostegno agli investimenti contribuendo alla diversificazione del reddito dei pescatori attraverso lo sviluppo di attività complementari, compresi gli investimenti per maggiori attrezzature di sicurezza a bordo, il pescaturismo, l'ittiturismo, la ristorazione, i servizi forniti per la pesca ricreativa e sportiva e le attività didattiche legate alla pesca;

O.  considerando che non esiste una definizione comune né una base giuridica per il turismo legato alla pesca; che, per esempio, mentre esso è considerato un'attività professionale in Italia, in Francia è classificato come attività occasionale; che, a seconda del suo status giuridico, vi possono essere differenze significative in termini di regime fiscale, procedure di autorizzazione, obblighi per le qualifiche, attrezzature di sicurezza, ecc.;

P.  considerando che la direttiva quadro dell'UE sulle acque e la direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino impongono agli Stati membri di garantire un buono stato delle acque costiere e marine; che la direttiva Habitat impone agli Stati membri l'identificazione e il mantenimento di habitat marini e costieri attraverso l'istituzione e la gestione di siti Natura 2000;

Q.  considerando che nella maggior parte delle aree marine protette –AMP- e nei siti Natura 2000 marini e costieri, il settore del turismo è particolarmente rilevante; che esistono molti esempi positivi di gestione condivisa e partenariato tra enti di gestione delle AMP e pescatori su piccola scala per la promozione del pescaturismo e delle altre forme di valorizzazione turistica e culturale della pesca tradizionale;

R.  considerando che i dati relativi al turismo legato alla pesca in Europa e al di fuori sono scarsi, privi di coerenza e difficilmente raffrontabili;

S.  considerando che, nell'ambito della strategia "Crescita blu" del 2012, l'UE ha identificato il turismo costiero e marittimo come un settore chiave per lo sviluppo di un'economia sostenibile e solidale;

T.  considerando che nel 2010, nell'ambito della comunicazione "L'Europa, prima destinazione turistica mondiale – un nuovo quadro politico per il turismo europeo", la Commissione ha espresso la necessità di sviluppare una strategia per il turismo costiero e marittimo sostenibile;

U.  considerando che nel 2012 la Commissione europea ha lanciato una consultazione pubblica sulle sfide e le opportunità per il turismo costiero e marittimo in Europa, in seguito alla quale ha pubblicato, il 20 febbraio 2014, una comunicazione intitolata "Strategia europea per una maggiore crescita e occupazione nel turismo costiero e marittimo";

V.  considerando che le attività di pesca legate al turismo sono effettuate da operatori di pesca commerciale, al fine di differenziare le loro attività, promuovere e valorizzare la loro professione e il patrimonio socio-culturale, nonché migliorare l'uso sostenibile degli ecosistemi acquatici, in qualche caso mediante l'imbarco di turisti sui pescherecci; che, anche se l'elemento turistico e lo scopo ricreativo delle citate attività di pesca sono evidenti, non esiste una chiara definizione normativa delle stesse;

W.  considerando che con il termine "pescaturismo" si intendono quelle attività turistico-ricreative di pesca esercitate da operatori della pesca commerciale che accolgono un certo numero di turisti a bordo delle loro imbarcazioni al fine di mostrare loro il mondo della pesca;

X.  considerando che l'ittiturismo comprende iniziative gastronomiche e di ospitalità gestite da operatori della pesca commerciale; che una delle principali differenze tra ittiturismo e pescaturismo è che le attività di ittiturismo non possono essere effettuate a bordo dei pescherecci;

Y.  considerando che la pesca ricreativa è un'attività esercitata esclusivamente a scopo ricreativo e/o agonistico che sfrutta le risorse acquatiche viventi e ne vieta, sotto qualsiasi forma, la vendita del prodotto pescato; che, sebbene non esercitata con l'intenzione di produrre reddito, la pesca ricreativa è annoverata tra le attività turistiche che generano un'economia parallela, la quale dovrebbe essere sfruttata sotto la guida di pescatori professionisti tramite servizi, strutture e infrastrutture offerti ai pescatori ricreativi; che, tuttavia, la pesca ricreativa incontrollata e intensiva in talune zone può avere ripercussioni negative sugli stock ittici;

Z.  considerando che non esistono statistiche socioeconomiche o ambientali affidabili in merito all'impatto della pesca ricreativa sugli stock, soprattutto nelle zone in cui la pesca ricreativa è intensiva, e che non vi sono norme chiare o controlli globali sulle catture, e ancor meno sulle vendite illegali delle catture della pesca ricreativa attraverso canali informali, generalmente collegate ai ristoranti;

Attività di pesca legate al turismo nei paesi dell'UE

AA.  considerando che, secondo uno studio condotto nel 2015 dal Gruppo di azione costiera (GAC) "Il mare delle Alpi"(6) sulle abitudini e le opinioni dei cittadini nel comprensorio del GAC, è emerso che un terzo degli intervistati consuma pesce più volte a settimana e solo quattro prodotti alimentari della pesca, di cui due di acqua dolce e gli altri marini (pesce azzurro, salmone, merluzzo e trota); che le attività di pesca legate al turismo generano maggiore consapevolezza sulla varietà di specie e sulle tradizioni gastronomiche, che spesso sono ignorate dal grande pubblico di consumatori; che l'effetto sulla diversificazione dello sforzo di pesca è evidente;

AB.  considerando che in Italia si è registrato un costante aumento delle richieste di autorizzazioni per lo svolgimento di attività turistiche legate alla pesca; che, secondo un'indagine condotta recentemente, le regioni italiane con il maggior numero di autorizzazioni sono la Liguria (290), l'Emilia-Romagna (229), la Sardegna (218), la Calabria (203), la Campania (200) e la Sicilia (136); che, in totale, le autorizzazioni registrate dal 2002 al 2012 ammontano a 1600; che nel 2003 le regioni con il maggior numero di autorizzazioni erano la Campania (63), la Liguria (62), la Sicilia (60) e la Sardegna (59), seguite a breve distanza dalla Puglia (46), dalla Calabria (39) e dalla Toscana (37)(7);

AC.  considerando che un terzo della flotta autorizzata a svolgere attività turistiche legate alla pesca non può imbarcare più di quattro passeggeri, il 29 % ha la possibilità di ospitare a bordo un numero compreso tra 5 e 8 passeggeri e il restante 37 % può imbarcare a bordo tra i 9 e i 12 turisti(8);

AD.  considerando che la maggioranza delle presenze turistiche si concentra nei mesi di luglio e agosto, ragion per cui il turismo legato al settore della pesca presenta un carattere stagionale assai mercato ed è importante promuovere la diversificazione;

AE.  considerando che, come nel caso delle classi di età, anche per quanto riguarda il livello di istruzione si registra un livello di scolarizzazione più alto tra gli operatori che effettuano attività di pescaturismo rispetto a quanto avviene tra chi pratica la sola pesca professionale; che più del 30 % dei capobarca è diplomato o in possesso di una qualifica professionale e ha una conoscenza almeno elementare dell'inglese (64 %), del francese (34 %), dello spagnolo (16 %) o del tedesco (7 %)(9);

AF.  considerando che in Italia è stato effettuato un sondaggio coinvolgendo gli operatori che effettuano attività di pescaturismo ed è emerso che tali attività possono giovare agli sforzi volti a conservare gli stock ittici e gli ecosistemi marini, in particolare tramite una riduzione delle catture, nonché, sul piano sociale, al benessere psicofisico dei pescatori e delle loro famiglie in virtù della diminuzione delle ore di lavoro in mare(10);

AG.  considerando che si è registrato un maggiore coinvolgimento delle donne non solo nelle attività collaterali a quelle dei pescatori, ma anche nello sviluppo di attività proprie nel settore del turismo legato alla pesca;

AH.  considerando che i giovani possono anche essere considerati come un gruppo target per lo sviluppo di destinazioni turistiche della pesca;

AI.  considerando che la pesca tradizionale è attualmente l'attività del settore primario meno nota e quella meno studiata e utilizzata come strumento educativo ai livelli accademici di base e intermedi;

AJ.  considerando che esiste un ampio margine per l'introduzione di attività pedagogiche relative alla pesca tradizionale sulla base di modelli quale quello delle "fattorie didattiche";

AK.  considerando che fondamentali nello sviluppo delle attività di pesca legate al turismo sono i partenariati, ovvero i gruppi di azione locale per la pesca (FLAG), in cui gli attori del settore della pesca e gli altri soggetti pubblici e privati locali progettano e attuano insieme una strategia bottom-up che si adatti e risponda alle esigenze economiche, sociali e ambientali della zona interessata; che, anche se i FLAG nell'UE operano in ambienti molto diversi e adottano strategie molto diverse, una schiacciante maggioranza, quasi senza eccezioni, ha individuato nel turismo un elemento essenziale di sviluppo;

AL.  considerando che la Commissione europea ha istituito l'Unità di sostegno della rete europea delle zone di pesca (FARNET) per contribuire alla realizzazione dell'Asse 4 del Fondo europeo della Pesca (FEP); che FARNET è una piattaforma di networking per le zone di pesca e supporta i FLAG nello sviluppo di strategie locali, iniziative e progetti;

AM.  considerando che gli attori locali hanno imparato, grazie ai FLAG, come l'offerta turistica di una zona di pesca possa evolvere per includere un intero pacchetto di attività, e quindi possa rimanere attraente anche in una fetta del turismo altamente competitiva; che, in questo modo, il turismo può diventare un'importante fonte di reddito supplementare per le comunità che svolgono attività di pesca, contribuendo in ultima analisi allo sviluppo complessivo delle zone costiere e insulari;

AN.  considerando che esempi virtuosi testimoniano la preziosa collaborazione dei FLAG in realtà di pesca artigianale in Grecia, Italia, Spagna; che, inoltre, la rete FARNET ha messo in rilievo buone pratiche in Francia, Belgio, Spagna, Croazia e Italia(11);

AO.  considerando che in Finlandia è stato adottato un modello di valutazione di impatto delle attività turistiche collegate alla pesca, sulla base della durata delle visite, dei luoghi di permanenza e del numero di visitatori; che le valutazioni raccolte hanno evidenziato problemi concernenti la definizione di "turista della pesca" e la modalità di conteggio delle visite(12);

AP.  considerando che sono organizzati vari festival in diversi villaggi costieri degli Stati membri, nei quali è importante prevedere altri mezzi per aumentare l'attrattività del turismo, ad esempio mediante la combinazione con altre offerte di qualità nel settore primario, come la diffusione della conoscenza sulla pesca artigianale e la vita dei pescatori e la disponibilità di contatti con le culture tradizionali, compresi i prodotti alimentari e i vini regionali nonché i prodotti di alta gamma provenienti dall'industria della trasformazione e della conservazione che riflettano la diversità dell'UE;

AQ.  considerando che in Spagna sono state create agenzie specializzate come la "Turismo marinero – Costa del Sol" allo scopo di promuovere l'industria tradizionale della pesca e assistere le persone locali nello sviluppo e nella pubblicizzazione delle attività turistiche relative a questo settore; che l'agenzia organizza corsi di cucina a bordo delle imbarcazioni utilizzate dai pescatori locali, tour per l'osservazione delle specie ittiche e attività di pesca ricreativa; che al contempo sono organizzate visite guidate al "Bioparc", un parco-museo creato appositamente per i bambini, dove essi possono imparare nozioni di biologia marina, informazioni sulle pratiche di pesca tradizionale (attrezzi e tecniche di pesca tradizionali) e sulla cultura del luogo; che l'emulazione di tali iniziative e la condivisione delle competenze in questo ambito tra gli Stati membri andrebbero a vantaggio delle comunità costiere e rurali, in particolare nelle regioni periferiche(13);

AR.  considerando che la Commissione, il Parlamento e gli Stati membri non devono pertanto proibire indiscriminatamente le tecniche di pesca tradizionale e familiare su piccola scala, ma devono prima svolgere un'adeguata valutazione d'impatto onde evitare di rendere impossibile la pratica di forme emergenti di pescaturismo sostenibile, autentico e su piccola scala con attrezzi da pesca tradizionali;

AS.  considerando che in Croazia i festival legati alla pesca che si svolgono durante i mesi estivi nei centri turistici costieri e insulari servono a promuovere le tradizioni della pesca, il patrimonio storico e culturale, la gastronomia locale e lo stile di vita tradizionale;

1.  reputa essenziale che le imbarcazioni da pesca siano riprogettate e adeguate allo svolgimento di attività turistiche, tenendo presente la necessità di rinnovare tali imbarcazioni per garantire la sicurezza dei turisti e di assicurare che non ci siano impedimenti all'ora di svolgere le attività di pesca e offrire contemporaneamente le comodità necessarie per rendere piacevole l'esperienza, senza aumentarne la capacità di pesca; sottolinea, tuttavia, che le modifiche di questo tipo, soprattutto quelle effettuate fuori stagione, non devono comportare limitazioni per la pesca commerciale;

2.  mette l'accento sul potenziale ancora non sfruttato del turismo legato alla pesca, che può apportare notevoli vantaggi alle comunità delle zone costiere diversificando le fonti di reddito locale; ritiene a tal proposito che il pescaturismo in mare e l'ittiturismo a riva possano integrare la pesca commerciale e fornire un reddito aggiuntivo alle comunità dedite alla pesca;

3.  reputa che l'obiettivo strategico dell'iniziativa della Commissione debba essere quello di promuovere le attività di pescaturismo, ittiturismo e turismo legato alla pesca sportiva e favorirne il pieno sviluppo in tutta l'UE, mediante una rete e un quadro condivisi istituiti a tale scopo;

4.  invita la Commissione a promuovere, attraverso la Commissione europea del turismo e il suo portale visiteurope.com le destinazioni turistiche per la pesca ricreativa sostenibile in Europa e ad attirare l'attenzione delle aziende ittiche, attraverso una campagna informativa mirata, sul potenziale e le opportunità di crescita di questi modelli aziendali nuovi e sostenibili;

5.  invita la Commissione a favorire la creazione e lo sviluppo del segmento del pescaturismo, al fine di applicare una strategia commerciale differenziata in linea con le potenzialità di tale segmento e capace di soddisfarne le esigenze con maggiore efficacia, puntando su una nuova forma di turismo che si occupi in particolare, tra le altre cose, di qualità, flessibilità, innovazione e tutela del patrimonio storico e culturale delle zone di pesca, nonché del loro ambiente e della loro salute; invita altresì la Commissione a incoraggiare e sostenere gli investimenti nella pesca nell'ambito turistico, in modo da creare un'offerta turistica differenziata che promuova, ad esempio, la gastronomia legata ai prodotti della pesca artigianale, il turismo legato alla pesca sportiva, le attività subacquee e le immersioni, ecc., contribuendo così a valorizzare in modo sostenibile il patrimonio della pesca e la riconoscibilità di una determinata zona di pesca;

6.  invita la Commissione, al fine di favorire la creazione e lo sviluppo del segmento del pescaturismo, a incoraggiare e sostenere attivamente gli investimenti per la diversificazione della pesca in ambito culturale e artistico, quale componente del patrimonio tradizionale (prodotti artigianali, musica, danze), come pure a sostenere gli investimenti destinati a promuovere le tradizioni, la storia e il patrimonio complessivo della pesca (attrezzi, tecniche, documenti storici e altro ancora) mediante l'apertura di musei e l'organizzazione di mostre legate strettamente alla pesca costiera;

7.  invita la Commissione a esaminare la possibilità di consentire l'impiego misto dei pescherecci destinati alle attività connesse alle catture affinché, pur mantenendo tale compito, possano ospitare altre attività legate al settore turistico e ricreativo, come ad esempio l'organizzazione di escursioni in barca a scopo dimostrativo o di attività di trasformazione, didattiche o gastronomiche, seguendo lo schema che nel settore rurale è impiegato nelle fattorie didattiche o nell'agriturismo;

8.  ritiene pertanto necessario creare una rete europea delle attività di pesca legate al turismo e una rete europea dei servizi turistici legati alla pesca sportiva/ricreativa, sulla scia dell'esempio vincente di FARNET, che fornisce un sostegno significativo ai FLAG;

9.  ritiene che sia necessario dirigere con urgenza e attenzione le politiche di sostegno e valutarne adeguatamente i risultati, nonché sistematizzare, standardizzare e migliorare la raccolta di dati statistici sul contributo di tali attività di diversificazione al reddito delle zone dedite alla pesca in Europa; sottolinea altresì l'importanza di monitorare l'impatto reale della pesca ricreativa come attività economica, il suo impatto sugli stock e l'eventuale concorrenza, attraverso meccanismi informali di vendita, con il settore della pesca professionale; esorta la Commissione a garantire che il settore della pesca partecipi alla progettazione delle misure di monitoraggio;

10.  invita la Commissione e gli Stati membri a sviluppare e sostenere i partenariati con il settore del pescaturismo promossi dagli enti di gestione delle aree marine protette, in tali aree e nei siti Natura 2000, per coniugare la protezione delle risorse naturali con la promozione e la valorizzazione della cultura attraverso una fruizione responsabile;

11.  considera cruciale armonizzare a livello di Unione la definizione delle attività di pesca legate al turismo, con particolare enfasi sul pescaturismo, l'ittiturismo, il turismo legato all'acquacoltura e il turismo legato alla pesca sportiva/ricreativa; ritiene che tale definizione debba prendere in considerazione l'ampia varietà di forme che tali attività possono assumere, garantire la consultazione di tutte le parti interessate e assicurare che il turismo legato alla pesca sia considerato un'attività ausiliaria che consente ai pescatori di integrare la loro attività principale senza entrare in un settore diverso dalla pesca;

12.  sottolinea l'importanza di distinguere tra le diverse forme di turismo legato alla pesca, che comprendono il turismo della pesca (pescaturismo e ittiturismo), le attività acquatiche marittime e costiere, la pesca ricreativa (compreso il turismo della pesca con lenza), la pesca interna e attività basate sul patrimonio e sulla cultura e finalizzate a creare sinergie con le iniziative di marketing per prodotti primari di alta qualità, rispettando nel contempo il patrimonio naturale e la necessità di garantire la protezione degli animali e la biodiversità;

13.  invita la Commissione, date le enormi differenze tra gli operatori della pesca dell'UE interessati al turismo, ad adottare norme comuni riguardanti la sicurezza della navigazione, i requisiti igienico-sanitari delle imbarcazioni su cui si svolgono attività turistiche di pesca ed eventuali agevolazioni fiscali, assicurando che dette misure garantiscano una flessibilità sufficiente per tenere conto delle enormi differenze tra i tipi di pesca e le imbarcazioni da pesca, nonché delle particolarità regionali;

14.  raccomanda che il principio della decarbonizzazione e dell'efficienza energetica delle imbarcazioni motorizzate sia incluso tra gli adeguamenti da apportare a tali imbarcazioni quando sono convertite per essere utilizzate nelle attività turistiche legate alla pesca;

15.  ritiene opportuno garantire appropriate infrastrutture per il trasporto e l'alloggio dei turisti interessati, così come il mantenimento e la cura degli spazi pubblici, se e quando necessario, per garantire il successo a lungo termine delle attività turistiche;

16.  chiede agli Stati membri di rispettare gli obblighi derivanti dalla direttiva quadro sulle acque dell'UE e dalla direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino, al fine di garantire un buono stato delle acque costiere e marine, in particolare migliorando l'efficienza delle risorse e tramite una prevenzione e una gestione efficaci dell'inquinamento e dei rifiuti;

17.  invita gli Stati membri a ridurre gli oneri amministrativi semplificando la procedura di concessione delle licenze e le altre procedure burocratiche;

18.  sottolinea la necessità che tali attività siano compatibili con la protezione della biodiversità, i siti Natura 2000 e le aree marine protette (secondo le direttive dell'UE sulla strategia per la biodiversità, Habitat e Uccelli), e conseguentemente la necessità di potenziare il dialogo e le sinergie con gli altri Stati membri interessati;

19.  ritiene che debbano essere offerti corsi di formazione per i pescatori e gli itticoltori, nonché per le loro famiglie e tutte le persone locali coinvolte, per garantire che possiedano le competenze linguistiche e le altre conoscenze necessarie ad accogliere i turisti e assicurarne la sicurezza e a promuovere informazioni sulla biologia marina, le specie ittiche, l'ambiente e le tradizioni culturali locali; invita la Commissione e il Consiglio a riconoscere il ruolo svolto dalle donne nel settore del pescaturismo, come pure nello sviluppo sostenibile delle zone dipendenti dalla pesca, al fine di garantire la loro partecipazione in condizioni di parità;

20.  invita gli Stati membri e le autorità regionali e locali a dare ampia diffusione alle informazioni relative al portale europeo della mobilità professionale EURES della Commissione, che offre informazioni alle persone in cerca di lavoro e ai datori di lavoro in merito a possibilità occupazionali, competenze ed esigenze di formazione nel settore dei "posti di lavoro blu", e a promuovere corsi online aperti volti a migliorare o riorientare le competenze relative alla gestione del turismo e al pescaturismo innovativo;

21.  invita la Commissione a includere nel portale europeo per le piccole e medie imprese una sezione specifica volta ad aiutare gli imprenditori/pescatori a ottenere finanziamenti per le attività nel settore del turismo legato alla pesca;

22.  ritiene che l'acquisizione di competenze occupazionali in ambiti come il marketing digitale, la gestione e il mantenimento della comunicazione sui media sociali, la gestione socioculturale e le competenze linguistiche rappresenti una priorità nelle zone di pesca, per promuovere sia la creazione che la diffusione delle offerte turistiche collegate alla pesca;

23.  considera importante assicurare che le singole offerte turistiche possiedano una loro identità distintiva derivante, ad esempio, da una strategia fondata sulle peculiarità locali, sulle relative specializzazioni e sulle risorse disponibili; invita conseguentemente la Commissione e gli Stati membri a promuovere forme sostenibili di turismo ed eco-turismo, anche attraverso strategie innovative di marketing che puntino in particolare sulle caratteristiche tradizionali e di sostenibilità e siano costantemente monitorate al fine di garantire un equilibrio tra domanda e offerta;

24.  chiede che siano ideate offerte integrate che consentano ai consumatori di vivere esperienze complete sulla base di una combinazione strutturata e sinergica di tutto ciò che una zona può offrire e che siano istituiti partenariati per richiamare i consumatori attraverso le dinamiche del turismo già in atto nelle zone adiacenti a quelle tradizionalmente dedite alla pesca, come il turismo da conferenza e/o professionale;

25.  invita la Commissione a sostenere e a promuovere il coinvolgimento della pesca e dei lavoratori della pesca anche in progetti legati al turismo culturale e storico, come la riscoperta della cultura marinara e dei luoghi e dei mestieri della pesca tradizionale;

26.  osserva l'importanza della collaborazione tra operatori del turismo e pescatori allo scopo di massimizzare le potenzialità del turismo legato alla pesca;

27.  sottolinea l'importanza delle attività turistiche connesse all'osservazione della fauna, in particolare l'osservazione delle balene, nel rispetto degli habitat naturali e delle necessità biologiche della fauna selvatica; osserva che tali attività potrebbero apportare molti vantaggi didattici, ambientali, scientifici e socioeconomici e contribuire a sensibilizzare il pubblico su tali specie uniche e sull'ambiente prezioso in cui vivono e ad aumentarne l'apprezzamento;

28.  invita gli Stati membri e le autorità regionali e locali a fornire infrastrutture innovative e sostenibili adeguate, tra cui connessioni Internet e tecnologie di informazione, al fine di favorire lo sviluppo del turismo legato alla pesca e la rigenerazione delle infrastrutture marittime, fluviali e lacustri esistenti;

29.  invita la Commissione, gli Stati membri e le autorità regionali e locali a intensificare le campagne promozionali e di comunicazione, anche nel contesto delle "Destinazioni europee di eccellenza" e dell'"Anno europeo dei beni culturali 2018" nonché di altre iniziative anch'esse miranti a migliorare la conoscenza e la consapevolezza sulla cultura tradizionale della pesca e dell'acquacoltura; incoraggia le parti interessate a cogliere il potenziale dei turisti e di coloro che possono viaggiare in bassa stagione;

30.  ritiene che modelli imprenditoriali responsabili e sostenibili per la diversificazione della pesca debbano presupporre il rispetto della cultura delle comunità locali della pesca e contribuire a preservarne l'identità; mette l'accento, in particolare, sul fatto che la pesca ricreativa legata al turismo dovrebbe essere in linea con gli interessi delle piccole imprese locali di pesca artigianale;

31.  ritiene importante sviluppare il pescaturismo e l'ittiturismo come forme di esperienze di " vacanza attiva" con importanti effetti indiretti positivi quali la promozione della cultura marittima e delle tradizioni peschiere e l'educazione al rispetto dell'ambiente e alla salvaguardia delle specie;

32.  sottolinea la necessità di esplorare nuove modalità per ampliare la potenziale domanda di imbarcazioni convertite, aumentando i tipi di offerta, al fine di attrarre, per esempio, la comunità scolastica, che ha esperienza nella valorizzazione pedagogica del settore agricolo, come nei progetti delle "fattorie didattiche";

33.  sottolinea che la diversificazione dei prodotti richiede un adeguato impegno promozionale e che è necessaria una strategia di visibilità per il gruppo di destinatari, ossia ii pescatori, comprese iniziative promozionali transfrontaliere;

34.  ritiene pertanto che le località di pesca dovrebbero considerare la possibilità di lanciare campagne di commercializzazione congiunte con altre destinazioni nella stessa regione, come proposto nella risoluzione del Parlamento del 29 ottobre 2015 dal titolo "Nuove sfide e strategie per promuovere il turismo in Europa"(14), e promuovere delle piattaforme congiunte di commercializzazione con particolare attenzione alla promozione e alle vendite on line, sulla base di una cooperazione internazionale;

35.  ritiene che, all'interno di questa strategia di commercializzazione, dovrebbero essere create sinergie tra le iniziative di commercializzazione di prodotti freschi o trasformati di alta qualità, la gastronomia e il turismo, raggruppate per aree territoriali coerenti e/o sinergiche dal punto di vista culturale, produttivo o ambientale;

36.  reputa necessario mantenere l'uso delle pratiche e tecniche tradizionali, come la tonnara e lo xeito, dato che sono strettamente connesse con l'identità e lo stile di vita delle regioni costiere, e riconoscere tali pratiche e tecniche come facenti parte del patrimonio culturale;

37.  sottolinea l'importanza di investire nella diversificazione delle attività di pesca allo scopo di promuovere la tradizione, la storia e il patrimonio della pesca nel suo complesso (compresi gli attrezzi e le tecniche tradizionali);

38.  sottolinea l'importanza di investire nella diversificazione delle attività di pesca allo scopo di promuovere la trasformazione dei prodotti ittici locali;

39.  invita gli Stati membri ad adottare strategie per contrastare il problema della stagionalità che interessa le attività turistiche attraverso, ad esempio, l'istituzione di festival ed eventi gastronomici, sagre o mercati nei porti o nei paesi(15), villaggi tematici e musei (vedi Spagna e Cetara) così che le attività possano essere svolte tutto l'anno e indipendentemente dalle condizioni meteorologiche o marine;

40.  è convinto che un mix equilibrato di prodotti turistici alternativi e mirati, e la loro adeguata promozione e commercializzazione, possano contribuire a compensare i problemi della stagionalità;

41.  considera essenziale che gli Stati membri, le regioni e le parti interessate condividano le migliori pratiche, data la mancanza di sinergie fra le imprese dei bacini marini dell'UE, che causa una frammentarietà e vantaggi economici limitati; osserva che dovrebbe essere incoraggiata la cooperazione fra istituti di ricerca, musei, imprese turistiche, gestori dei siti Natura 2000 e delle aree marine protette, industrie tradizionali di inscatolamento e trasformazione dei prodotti della pesca e altre parti interessate, al fine di sviluppare prodotti innovativi e sostenibili che, oltre ad apportare un valore aggiunto economico, rispondano anche alle aspettative dei visitatori; sottolinea la necessità che queste attività siano inserite in un quadro generale coerente di promozione di un turismo sostenibile e responsabile nei bacini interessati; ritiene che i FLAG possano svolgere un ruolo importante in tale ambito e che debbano quindi beneficiare di finanziamenti adeguati;

42.  invita gli Stati membri e la Commissione a rafforzare i legami tra le autorità locali, regionali e nazionali e l'UE così da promuovere forme di governance che facilitino l'attuazione di politiche trasversali, al fine di contribuire agli obiettivi in diversi settori di intervento, tra cui la crescita sostenibile e inclusiva;

43.  invita la Commissione a promuovere, nel quadro della FARNET e dei FLAG, un dialogo paneuropeo con le parti interessate dei settori portuale e turistico e con gli esperti ambientali;

44.  invita le autorità e le agenzie nazionali a cooperare più strettamente con le agenzie del turismo e ad assegnare un'elevata priorità alla diversificazione dell'economia blue, con particolare riferimento al turismo marino e ai suoi settori complementari; osserva che tale processo dovrebbe includere anche l'integrazione della pesca con lenza in mare, se del caso, nei pacchetti turistici e nelle campagne di commercializzazione, in particolare per le isole e le zone costiere; sottolinea che la concessione di licenze al duplice utilizzo delle imbarcazioni da pesca, sia quelle per la pesca commerciale, su piccola scala e artigianale che quelle per il turismo marino, compreso il turismo della pesca in mare con lenza, dovrebbe essere considerata una priorità e che dovrebbero essere previste sovvenzioni per sostenere la conversione delle imbarcazioni;

45.  invita la Commissione, gli Stati membri, gli enti regionali e locali, il settore e le altre parti interessate ad agire in modo mirato e coerentemente con le politiche dell'UE che si ripercuotono sul settore della pesca e dell'acquacoltura; segnala la necessità di adottare un manuale di migliori pratiche che riporti gli esempi più significativi e incoraggi le altre imprese a fare altrettanto; sottolinea che anche la comunità scientifica locale dovrebbe essere coinvolta per prevenire problemi di carattere ambientale;

46.  sottolinea l'importanza di modelli imprenditoriali rispettosi dell'ambiente e raccomanda, pertanto, che esperti ambientali siano sempre strettamente associati ai gruppi di azione locali (ad esempio i FLAG e i gruppi di azione locale nel settore rurale, (GAL));

47.  chiede che siano stanziati i fondi necessari per istituire una rete europea per la condivisione delle migliori pratiche e per la mappatura delle attività di pesca, fornendo informazioni sui punti d'interesse e le caratteristiche di ciascuna località dedita alla pesca;

48.  auspica che, nell'ambito del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e/o di altri strumenti, siano utilizzati specifici meccanismi di sostegno che possano essere attivati in caso di emergenza (ad es. catastrofi naturali) nelle zone in cui la pesca e il pescaturismo rappresentano l'unica fonte di reddito;

49.  ritiene necessario incoraggiare il finanziamento del tipo di misure finora descritte a titolo del FEAMP, del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), del Fondo sociale europeo (FSE) e del Fondo di coesione, del programma quadro di ricerca e del Fondo europeo per gli investimenti strategici (EFSI), in stretta collaborazione con i consulenti della Banca europea per gli investimenti (BEI), e favorire canali di credito agevolato che consentano di aggirare gli ostacoli specifici incontrati dalle donne nell'ottenimento di finanziamenti per progetti ammissibili di rientrare nei programmi nazionali;

50.  sottolinea che per il periodo di programmazione 2007-2013 i FLAG hanno avuto a disposizione 486 milioni di euro a titolo dell'FEP (Fondo europeo per la pesca) e che circa 12 000 progetti locali sono stati sostenuti in tale periodo;

51.  incoraggia gli Stati membri e i FLAG a utilizzare al meglio i fondi disponibili e, inoltre, a ricorrere ove possibile al finanziamento multiplo (congiuntamente al FESR, al Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) o al FSE);

52.  invita gli Stati membri a istituire punti di contatto a livello regionale per fornire informazioni e sostegno adeguati;

53.  raccomanda che i FLAG collaborino strettamente con gli esperti del settore turistico al fine di identificare progetti e finanziamenti adeguati, attraverso l'asse 4 del FEAMP, per la diversificazione nelle zone di pesca;

54.  ricorda che il FEAMP fornisce un sostegno finanziario specifico alle iniziative promosse dalle donne nelle comunità dedite alla pesca;

55.  invita gli Stati membri a garantire, attraverso l'istituzione di criteri di selezione delle attività nell'ambito del FEAMP, che la parità di genere sia ben integrata e promossa in tutte le azioni finanziate (ad esempio dando preferenza alle azioni destinate specificatamente alle donne o intraprese da donne);

56.  invita la Commissione a effettuare uno studio volto a stimare l'impatto socioeconomico e ambientale di tali attività;

57.  invita la Commissione ad analizzare l'impatto socioeconomico della pesca ricreativa sul turismo dell'entroterra, in particolare nelle zone rurali, e a proporre eventuali misure per le regioni in cui il potenziale di tale tipo di pesca è sottoutilizzato;

58.  invita gli Stati membri e la Commissione a migliorare la raccolta e la gestione dei dati relativi al turismo legato alla pesca;

59.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni nonché ai governi degli Stati membri e ai consigli consultivi.

(1) GU L 354 del 28.12.2013, pag. 22.
(2) GU L 149 del 20.5.2014, pag. 1.
(3) GU L 327 del 22.12.2000, pag. 1.
(4) GU C 419 del 16.12.2015, pag. 167.
(5) GU C 75 del 26.2.2016, pag. 24.
(6) "Indagine sulle abitudini e opinioni dei cittadini nel comprensorio del GAC "il mare delle Alpi" – Analisi della pescaturismo in Italia come strumento di sviluppo sostenibile" (2015).
(7) "L’integrazione della pesca con altre attività produttive – La pescaturismo come modello sociale e culturale", Cenasca Cisl et al., (2005).
(8) "Indagine sulle abitudini e opinioni dei cittadini nel comprensorio del GAC "il mare delle Alpi" – Analisi della pescaturismo in Italia come strumento di sviluppo sostenibile" (2015).
(9) "L'integrazione della pesca con altre attività produttive – La pescaturismo come modello sociale e culturale", Cenasca Cisl et al., (2005).
(10) "Indagine sulle abitudini e opinioni dei cittadini nel comprensorio del GAC "il mare delle Alpi" – Analisi della pescaturismo in Italia come strumento di sviluppo sostenibile" (2015).
(11) Socio-economic analysis on fisheries related tourism in EUSAIR (Analisi socio-economica sul turismo legato alla pesca nella strategia EUSAIR) Progetto Nemo 1M-MED14-11, WP2, azione 2.3.
(12) Perspectives for the development of tourism activities related to fishing (Prospettive di sviluppo delle attività turistiche legate alla pesca), Parlamento europeo, IP/B/PECH/IC/2013-103 (2014).
(13) Perspectives for the development of tourism activities related to fishing (Prospettive di sviluppo delle attività turistiche legate alla pesca), Parlamento europeo, IP/B/PECH/IC/2013-103 (2014).
(14) Testi approvati, P8_TA(2015)0391.
(15) Ad es. le Giornate dell'aringa e le Giornate portuali nei Paesi Bassi.


Termini di prescrizione per gli incidenti stradali
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Risoluzione
Allegato
Risoluzione del Parlamento europeo del 4 luglio 2017 recante raccomandazioni alla Commissione concernenti i termini di prescrizione per gli incidenti stradali (2015/2087(INL))
P8_TA(2017)0281A8-0206/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 225 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti l'articolo 67, paragrafo 4, e l'articolo 81, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (la “Carta”),

–  visto l'articolo 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) e la relativa giurisprudenza,

–  vista la giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea sui principi di autonomia procedurale nazionale e di tutela giurisdizionale effettiva(1),

–  visto il regolamento (CE) n. 864/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 luglio 2007, sulla legge applicabile alle obbligazioni extracontrattuali (Roma II)(2) (il “regolamento Roma II”),

–  vista la Convenzione dell'Aia del 4 maggio 1971 sulla legge applicabile in materia di incidenti della circolazione stradale (la “Convenzione dell'Aia del 1971 in materia di incidenti della circolazione stradale”),

–  vista la direttiva 2009/103/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 settembre 2009, concernente l'assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli e il controllo dell'obbligo di assicurare tale responsabilità(3) (la “direttiva sull'assicurazione autoveicoli”),

–  vista la Convenzione europea sul calcolo dei termini(4),

–  visto lo studio di valutazione del valore aggiunto europeo a cura dell'unità Valore aggiunto europeo del Servizio Ricerca del Parlamento europeo (EPRS), dal titolo "Limitation periods for road traffic accidents" (Termini di prescrizione per gli incidenti stradali) che accompagna la relazione d'iniziativa legislativa del Parlamento europeo(5),

–  visto lo studio della direzione generale delle politiche interne dal titolo "Cross-border traffic accidents in the EU-the potential impact of driverless cars" (Incidenti stradali transfrontalieri nell'UE - Il potenziale impatto delle auto senza conducente)(6),

–  visto lo studio della Commissione intitolato "Compensation of victims of cross-border road traffic accidents in the EU: Comparison of national practices, analysis of problems and evaluation of options for improving the position of cross-border victims" (Indennizzo delle vittime di incidenti stradali transfrontalieri nell'UE: confronto delle prassi nazionali, analisi dei problemi e valutazione delle opzioni possibili per migliorare la posizione delle vittime d'incidenti transfrontalieri)(7),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 20 aprile 2010, dal titolo "Creare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia per i cittadini europei" relativa a un piano d'azione per l'attuazione del programma di Stoccolma(8),

–  vista la sua risoluzione del 1° febbraio 2007 recante raccomandazioni alla Commissione sui termini di prescrizione nelle controversie transfrontaliere concernenti lesioni personali e incidenti mortali(9),

–  vista la sua risoluzione del 22 ottobre 2003 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica le direttive 72/166/CEE, 84/5/CEE, 88/357/CEE, 90/232/CEE del Consiglio e la direttiva 2000/26/CE del Parlamento europeo e del Consiglio sull'assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli(10),

–  visti gli articoli 46 e 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione giuridica (A8-0206/2017),

A.  considerando che nell'Unione i termini di prescrizione relativi alle richieste di risarcimento danni variano sensibilmente tra gli Stati membri e che pertanto non vi sono due Stati membri che applichino esattamente le stesse norme in materia di prescrizione; che la prescrizione pertinente è altresì stabilita in base a vari fattori, inclusa l'esistenza di procedimenti penali associati e la natura contrattuale o extracontrattuale della richiesta d'indennizzo;

B.  considerando che i sistemi nazionali in materia di prescrizione sono pertanto estremamente complessi e che spesso può essere difficile comprendere quale sia il termine di prescrizione generale applicabile, quando e come abbia inizio la decorrenza del termine e come i termini possano essere sospesi, interrotti o estesi;

C.  considerando che la mancanza di familiarità con le norme straniere in materia di prescrizione può pregiudicare il diritto a presentare una richiesta di risarcimento altrimenti valida od ostacolare l'accesso alla giustizia da parte delle vittime, sotto forma di costi e ritardi ulteriori;

D.  considerando che sono attualmente disponibili pochi dati statistici relativi al rigetto delle richieste di indennizzo nei casi di sinistri stradali transfrontalieri a causa dello scadere dei termini di prescrizione;

E.  considerando che in relazione agli incidenti stradali transfrontalieri, l'unico fondamento d'azione armonizzato a livello di Unione è quello stabilito dall'articolo 18 della direttiva sull'assicurazione autoveicoli, che consente alle persone lese di richiedere il risarcimento nel proprio paese di residenza presentando la richiesta di risarcimento direttamente ad un'impresa di assicurazioni od organismo di indennizzo competenti per la responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli(11);

F.  considerando che i termini di prescrizione costituiscono una parte importante e integrante dei regimi di responsabilità civile degli Stati membri applicati nei casi di incidenti stradali, in quanto un breve periodo di prescrizione potrebbe compensare disposizioni rigorose sulla responsabilità o indennizzi importanti;

G.  considerando che i termini di prescrizione per le richieste di risarcimento sono essenziali per garantire la certezza del diritto e la risoluzione definitiva delle controversie; che, tuttavia, il diritto del convenuto alla certezza del diritto e alla risoluzione definitiva delle controversie dovrebbe conciliarsi con il diritto fondamentale del ricorrente di accedere alla giustizia e a un mezzo di ricorso effettivo, e che periodi di prescrizione inutilmente brevi potrebbero ostacolare l'effettivo accesso alla giustizia in tutta l'Unione;

H.  considerando che, date le attuali divergenze relative ai termini di prescrizione e i tipi di problemi direttamente collegati alle diverse disposizioni nazionali che disciplinano i casi transfrontalieri di lesioni personali e danni materiali, assicurare un determinato livello di armonizzazione è l'unico modo per garantire un adeguato grado di certezza, prevedibilità e semplicità nell'applicazione dei termini di prescrizione degli Stati membri nei casi di incidenti stradali transfrontalieri;

I.  considerando che tale iniziativa legislativa dovrebbe garantire un equilibrio tra le parti in causa con riguardo alle questioni relative alle norme in materia di prescrizione e facilitare il computo e la sospensione dei termini di decorrenza; che, pertanto, si prevede un approccio mirato che prenda in considerazione il volume crescente di traffico transfrontaliero nell'Unione, senza rivedere l'intero quadro giuridico degli Stati membri;

1.  riconosce che la situazione delle vittime di incidenti stradali è notevolmente migliorata negli ultimi decenni, anche a livello di giurisdizione nel diritto internazionale privato, per cui le vittime all'estero possono ricorrere ai procedimenti previsti nello Stato membro in cui risiedono per richiedere l'indennizzo diretto alla compagnia di assicurazione per la responsabilità civile legata all'autoveicolo o agli organismi di indennizzo;

2.  osserva tuttavia il permanere nell'Unione di due regimi paralleli che disciplinano la legge applicabile nei casi di incidenti stradali a seconda del paese in cui viene presentata la richiesta d'indennizzo, ossia la Convenzione dell'Aia del 1971 in materia di incidenti della circolazione stradale o il regolamento Roma II, il che, unitamente alla scelta del foro competente a norma del regolamento (UE) n. 1215/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio(12), origina incertezza e complessità giuridica nonché possibili situazioni di scelta del foro più vantaggioso;

3.  ribadisce che nei contenziosi transfrontalieri, le indagini e le trattative durano spesso molto più a lungo rispetto alle richieste di indennizzo nazionali; sottolinea in tal senso che tali sfide potrebbero essere ulteriormente aggravate dall'uso delle nuove tecnologie, come ad esempio le auto senza conducente;

4.  ricorda, a tale proposito, che la questione delle norme sulla prescrizione andrebbe intesa come parte delle misure in materia di cooperazione giudiziaria in ambito civile a norma dell'articolo 67, paragrafo 4, e dell'articolo 81 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE);

5.  osserva che l'esistenza di norme minime comuni in materia di termini di prescrizione nei casi di controversie transfrontaliere è essenziale al fine di garantire che le vittime di incidenti stradali transfrontalieri possano tutelarsi con strumenti giuridici efficaci e di garantire la certezza del diritto;

6.  sottolinea che termini di prescrizione sproporzionatamente brevi negli ordinamenti giuridici nazionali ostacolano l'accesso alla giustizia negli Stati membri, il che potrebbe pregiudicare il diritto a un processo equo di cui all'articolo 47 della Carta e all'articolo 6 della CEDU;

7.  evidenzia che le profonde divergenze tra le norme nazionali in materia di termini di prescrizione per gli incidenti stradali transfrontalieri rappresentano un ulteriore ostacolo per le vittime nel momento in cui si trovano a presentare una richiesta di risarcimento per lesioni personali e danni materiali subiti in uno Stato membro diverso dal proprio;

8.  invita la Commissione a garantire che le informazioni generali relative alle norme sui termini di prescrizione per la presentazione delle richieste di indennizzo negli incidenti stradali transfrontalieri siano rese disponibili e regolarmente aggiornate sul portale europeo della giustizia elettronica;

9.  invita altresì la Commissione a intraprendere uno studio sulla protezione offerta negli Stati membri ai minori e alle persone con disabilità per quanto riguarda la decorrenza dei termini di prescrizione e sulla necessità di definire norme minime a livello di Unione volte a garantire che dette persone non perdano il diritto a presentare richiesta di risarcimento se coinvolti in incidenti stradali transfrontalieri e che sia loro garantito un accesso effettivo alla giustizia nell'Unione;

10.  chiede alla Commissione di presentare, a norma dell'articolo 81, paragrafo 2, TFUE, una proposta sui termini di prescrizione per lesioni personali e danni materiali negli incidenti stradali transfrontalieri, secondo le raccomandazioni in allegato;

11.  ritiene che la proposta richiesta non presenti incidenze finanziarie;

12.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione e le raccomandazioni figuranti in allegato alla Commissione e al Consiglio nonché ai parlamenti e ai governi degli Stati membri.

ALLEGATO ALLA RISOLUZIONE:

RACCOMANDAZIONI PER UNA DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO RELATIVA A TERMINI DI PRESCRIZIONE COMUNI PER GLI INCIDENTI STRADALI TRANSFRONTALIERI

A.  PRINCIPI E OBIETTIVI DELLA PROPOSTA RICHIESTA

1.  Nell'Unione europea, l'applicazione della legge dinanzi agli organi giurisdizionali è ancora prevalentemente disciplinata dalle norme e dalle prassi procedurali nazionali. I tribunali nazionali sono anche tribunali dell'Unione. I procedimenti pendenti dinanzi ai tribunali devono pertanto garantire equità, giustizia ed efficienza, nonché un'effettiva applicazione del diritto dell'Unione, assicurando che i diritti dei cittadini europei siano tutelati in tutta l'Unione europea.

2.  L'Unione si è prefissa l'obiettivo di mantenere e sviluppare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia. Secondo le conclusioni della presidenza del Consiglio europeo di Tampere del 15 e 16 ottobre 1999, e in particolare il punto 38, occorre predisporre una nuova legislazione procedurale nei casi transfrontalieri, in particolare sugli elementi funzionali a una cooperazione agevole e a un migliore accesso alla legislazione, ad esempio misure preliminari, raccolta delle prove, ordini di pagamento di denaro e scadenze.

3.  L'adozione di norme minime comuni sui termini di prescrizione applicabili nei contenziosi transnazionali per lesioni personali e danni materiali dovuti a incidenti stradali è necessaria per ridurre gli ostacoli affrontati dai ricorrenti nell'esercizio dei loro diritti in uno Stato membro diverso dal proprio.

4.  L'esistenza di norme minime comuni sui termini di prescrizione assicurerebbe una maggiore certezza e prevedibilità, limitando il rischio di sottocompensazione per le vittime di incidenti stradali transfrontalieri.

5.  La direttiva proposta intende pertanto definire un regime prescrizionale speciale per i casi transfrontalieri che salvaguarderebbe l'effettivo accesso alla giustizia e faciliterebbe il corretto funzionamento del mercato interno, eliminando gli ostacoli alla libera circolazione dei cittadini in tutto il territorio degli Stati membri.

6.  La direttiva proposta non intende sostituire i regimi nazionali di responsabilità civile nella loro interezza ma, nel rispetto delle specificità nazionali, si prefigge lo scopo di definire norme minime comuni riguardanti i termini di prescrizione per i sinistri che rientrano nell'ambito di applicazione della direttiva 2009/103/CE e che hanno carattere transfrontaliero.

7.  La presente proposta è conforme ai principi di sussidiarietà e di proporzionalità, in quanto gli Stati membri non possono definire autonomamente una serie di norme minime sui termini di prescrizione; la proposta si limita a quanto strettamente necessario per garantire un effettivo accesso alla giustizia e la certezza giuridica nell'Unione.

B.  TESTO DELLA PROPOSTA RICHIESTA

Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a termini di prescrizione comuni per gli incidenti stradali transfrontalieri

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 67, paragrafo 4, e l'articolo 81, paragrafo 2,

vista la richiesta del Parlamento europeo alla Commissione europea,

vista la proposta della Commissione europea,

previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo,

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria,

considerando quanto segue:

(1)  L'Unione si è prefissa l'obiettivo di conservare e sviluppare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia in cui sia assicurata la libera circolazione delle persone. Ai fini di un'istituzione graduale di tale spazio, l'Unione deve adottare misure nel settore della cooperazione giudiziaria nelle questioni di procedura civile con implicazioni transfrontaliere, in particolare laddove necessario al buon funzionamento del mercato interno.

(2)  Conformemente all'articolo 81, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, tali misure dovranno includerne alcune atte, fra l'altro, a garantire un accesso effettivo alla giustizia e l'eliminazione degli ostacoli al corretto svolgimento dei procedimenti civili, se necessario promuovendo la compatibilità delle norme di procedura civile applicabili negli Stati membri.

(3)  Secondo la comunicazione della Commissione, del 20 aprile 2010, dal titolo "Creare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia per i cittadini europei: Piano d'azione per l'attuazione del programma di Stoccolma"(13), ai cittadini che si recano in automobile in un altro Stato membro e che siano malauguratamente coinvolti in un incidente stradale deve essere garantita la certezza del diritto quanto ai termini entro cui presentare la richiesta di indennizzo all'assicurazione. A tal fine era stato annunciato un nuovo regolamento sui termini di prescrizione per gli incidenti stradali transfrontalieri da adottare nel 2011.

(4)  Le norme in materia di prescrizione hanno un impatto notevole non soltanto sul diritto all'accesso alla giustizia delle parti lese ma anche sui loro diritti sostanziali, poiché non vi può essere un diritto effettivo senza un'adeguata e appropriata tutela dello stesso. La presente direttiva intende promuovere l'applicazione di termini comuni di prescrizione per gli incidenti stradali transfrontalieri onde garantire un accesso effettivo alla giustizia nell'Unione. Il diritto generalmente riconosciuto di accesso alla giustizia è altresì ribadito all'articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (la “Carta”).

(5)  Il requisito della certezza del diritto e l'esigenza di amministrare la giustizia nei singoli casi sono elementi essenziali dello spazio di giustizia. Sono pertanto necessari termini di prescrizione comuni volti ad aumentare la certezza giuridica, a garantire la risoluzione delle controversie e a contribuire a un regime efficace di applicazione delle norme al fine di garantire il rispetto di detto principio.

(6)  Le disposizioni della presente direttiva dovrebbero applicarsi ai sinistri che rientrano nell'ambito di applicazione della direttiva 2009/103/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(14) e aventi carattere transfrontaliero.

(7)  Nulla dovrebbe impedire agli Stati membri di applicare le disposizioni della presente direttiva anche ai casi di incidenti stradali meramente nazionali, ove opportuno.

(8)  Tutti gli Stati membri sono parti contraenti della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU). Le questioni contemplate dalla presente direttiva dovrebbero essere trattate in conformità di detta Convenzione e in particolare del diritto a un processo equo e a un ricorso effettivo.

(9)  Il principio della lex loci damni costituisce la regola generale stabilita dal regolamento (CE) n. 864/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio(15) sulla legge applicabile nei casi di lesioni personali o danni materiali, che dovrebbe pertanto essere determinata in base al luogo in cui si verifica il danno, indipendentemente dal paese o dai paesi in cui si potrebbero manifestare conseguenze indirette. Conformemente all'articolo 15, lettera h), di tale regolamento, la legge applicabile alle obbligazioni extracontrattuali disciplina in particolare il modo di estinzione delle obbligazioni nonché le norme di prescrizione e di decadenza, comprese quelle relative alla decorrenza, all'interruzione e alla sospensione dei termini di prescrizione o decadenza.

(10)  Nell'ambito degli incidenti stradali, può essere molto difficile per la vittima di un incidente all'estero ottenere dalla giurisdizione straniera le informazioni essenziali sull'incidente entro un tempo relativamente breve, quali ad esempio l'identità del convenuto e le possibili responsabilità. Può inoltre occorrere diverso tempo per individuare il mandatario per la liquidazione dei sinistri o l'assicuratore che si occupi del caso, per raccogliere prove sull'incidente e per ottenere la traduzione dei documenti eventualmente necessari.

(11)  Negli incidenti stradali transfrontalieri, non è raro che il ricorrente riesca ad avviare le trattative con il convenuto solo in prossimità della scadenza dei termini di prescrizione. Ciò si verifica soprattutto in caso di termini di prescrizione estremamente brevi o laddove vi sia ambiguità in merito alle modalità di sospensione o interruzione del termine di prescrizione. La raccolta di informazioni sull'incidente avvenuto in un paese diverso da quello del ricorrente può richiedere un tempo notevole. La decorrenza dei termini di prescrizione definiti dalla direttiva dovrebbe pertanto essere sospesa nel momento in cui è presentata una richiesta di risarcimento all'assicuratore o all'organismo di indennizzo, onde offrire al ricorrente l'opportunità di negoziare la liquidazione del sinistro.

(12)  La presente direttiva dovrebbe stabilire norme minime. Gli Stati membri dovrebbero poter offrire un livello di tutela più elevato. Tale livello di tutela più elevato non dovrebbe costituire un ostacolo all'accesso effettivo alla giustizia, che tali norme minime mirano a facilitare. Il livello di tutela stabilito dalla Carta, secondo l'interpretazione della Corte, e il primato, l'unità e l'effettività del diritto dell'Unione non dovrebbero pertanto essere compromessi.

(13)  La presente direttiva non dovrebbe pregiudicare il regolamento (CE) n. 864/2007 e il regolamento (UE) n. 1215/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio(16).

(14)  La presente direttiva mira a promuovere i diritti fondamentali e tiene conto dei principi e dei valori riconosciuti in particolare dalla Carta, perseguendo nel contempo l'obiettivo dell'Unione di mantenere e sviluppare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia.

(15)  Poiché l'obiettivo della presente direttiva, ossia definire norme minime in materia di termini di prescrizione per gli incidenti stradali transfrontalieri, non può essere conseguito in misura sufficiente dagli Stati membri, ma, a motivo della sua portata e dei suoi effetti, può essere conseguito meglio a livello di Unione, quest'ultima può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato sull'Unione europea. La presente direttiva si limita a quanto è necessario per conseguire tali obiettivi in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo.

(16)  A norma degli articoli 1 e 2 del protocollo n. 21 sulla posizione del Regno Unito e dell'Irlanda rispetto allo spazio di libertà, sicurezza e giustizia, allegato al trattato sull'Unione europea e al trattato sul funzionamento dell'Unione europea, [Il Regno Unito e l'Irlanda hanno notificato che desiderano partecipare all'adozione e all'applicazione della presente direttiva]/[e fatto salvo l'articolo 4 di tale protocollo, il Regno Unito e l'Irlanda non partecipano all'adozione della presente direttiva, non sono da essa vincolati, né sono soggetti alla sua applicazione].

(17)  A norma degli articoli 1 e 2 del protocollo n. 22 sulla posizione della Danimarca allegato al trattato sull'Unione europea e al trattato sul funzionamento dell'Unione europea, la Danimarca non partecipa all'adozione della presente direttiva e non è da essa vincolata, né è soggetta alla sua applicazione.

HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:

CAPO I:

OGGETTO, AMBITO DI APPLICAZIONE E DEFINIZIONI

Articolo 1

Oggetto

L'obiettivo della presente direttiva è definire norme minime riguardanti la durata complessiva, la decorrenza, la sospensione e il calcolo dei termini di prescrizione per le richieste di risarcimento per lesioni personali e danni materiali esigibili ai sensi della direttiva 2009/103/CE, nei casi di incidenti stradali transfrontalieri.

Articolo 2

Ambito di applicazione

La presente direttiva si applica alle richieste di risarcimento per perdite o danni dovuti a un incidente causato da un veicolo coperto da assicurazione nei confronti:

a)  dell'impresa che assicura la responsabilità civile della persona responsabile del sinistro, ai sensi dell'articolo 18 della direttiva 2009/103/CE; o

b)  dell'organismo di indennizzo di cui agli articoli 24 e 25 della direttiva 2009/103/CE.

Articolo 3

Incidenti stradali transfrontalieri

1.  Ai fini della presente direttiva, per incidente stradale transfrontaliero si intende un qualsiasi incidente stradale causato dall'utilizzo di veicoli assicurati e abitualmente ubicati in uno Stato membro e che avviene in uno Stato membro diverso da quello di dimora abituale della parte lesa o in paesi terzi i cui uffici nazionali d'assicurazione, come definiti dall'articolo 6 della direttiva 2009/103/CE, hanno aderito al sistema della carta verde.

2.  Nella presente direttiva, per "Stato membro" si intendono gli Stati membri ad eccezione [del Regno Unito, dell'Irlanda] e della Danimarca.

CAPO II:

NORME MINIME SUI TERMINI DI PRESCRIZIONE

Articolo 4

Prescrizione

1.  Gli Stati membri garantiscono che sia applicato un termine di prescrizione di almeno quattro anni alle azioni relative alle richieste di risarcimento per lesioni personali e danni materiali derivanti da un incidente stradale transfrontaliero, di cui all'articolo 2. Il termine di prescrizione inizia a decorrere dal giorno in cui il ricorrente ha avuto conoscenza, o ha avuto ragionevoli motivi di venire a conoscenza dell'entità della lesione, perdita o danno, della causa, dell'identità della persona responsabile e dell'impresa di assicurazione che ne copre la responsabilità civile o del mandatario per la liquidazione dei sinistri, o dell'organismo di indennizzo responsabile della liquidazione al quale viene presentata la richiesta.

2.  Gli Stati membri garantiscono che, laddove la legge applicabile in merito preveda termini di prescrizione superiori ai quattro anni, siano applicati tali termini di prescrizione più lunghi.

3.  Gli Stati membri si impegnano a fornire alla Commissione informazioni aggiornate sulle norme nazionali in materia di prescrizione per i danni causati da incidenti stradali.

Articolo 5

Sospensione dei termini

1.  Gli Stati membri fanno sì che i termini di prescrizione di cui all'articolo 4 della presente direttiva siano sospesi nel periodo che intercorre tra la presentazione della richiesta di risarcimento da parte del ricorrente:

a)  all'impresa d'assicurazione della persona responsabile del sinistro o al mandatario per la liquidazione dei sinistri di cui agli articoli 21 e 22 della direttiva 2009/103/CE, o

b)  all'organismo di indennizzo di cui agli articoli 24 e 25 della direttiva 2009/103/CE

e il rigetto della richiesta da parte del convenuto.

2.  Qualora il periodo di prescrizione restante al termine della sospensione sia inferiore ai sei mesi, gli Stati membri garantiscono che al ricorrente sia riconosciuto un periodo minimo di ulteriori sei mesi per avviare un procedimento giudiziario.

Articolo 6

Estensione automatica dei termini

Gli Stati membri garantiscono che, laddove i termini di prescrizione scadano di sabato, di domenica o in un giorno di festività ufficiale, questi sono estesi alla fine del primo giorno lavorativo successivo.

Articolo 7

Calcolo dei termini

Gli Stati membri garantiscono che ciascun termine previsto dalla presente direttiva decorra come segue:

a)  i termini decorrono dal giorno successivo a quello in cui si è prodotto l'evento pertinente ai fini della decorrenza;

b)  laddove un termine sia espresso in uno o più anni, esso scade nel relativo anno successivo nel mese corrispondente per denominazione e nella data corrispondente per numerazione al mese e al giorno in cui si è prodotto detto evento. Se nel mese corrispondente non esiste una data corrispondente a quello in cui si è prodotto l'evento, il termine scade l'ultimo giorno di tale mese;

c)  la decorrenza dei termini non è sospesa durante le festività osservate dal tribunale.

Articolo 8

Liquidazione dei sinistri

Gli Stati membri garantiscono che, laddove le persone lese ricorrano alla procedura di cui all'articolo 22 della direttiva 2009/103/CE per la liquidazione dei sinistri causati da un veicolo coperto da assicurazione, ciò non pregiudichi il loro diritto di avviare un procedimento giudiziario o un arbitrato in relazione al sinistro entro la scadenza dei termini di prescrizione previsti dalla presente direttiva durante la procedura di liquidazione.

CAPO III:

ALTRE DISPOSIZIONI

Articolo 9

Informazioni generali sulle norme in materia di prescrizione

La Commissione rende disponibili pubblicamente e facilmente accessibili, con ogni mezzo appropriato e in tutte le lingue dell'Unione, informazioni generali sulle norme nazionali in materia di prescrizione per le richieste di risarcimento dei danni causati da incidenti stradali comunicate dagli Stati membri a norma dell'articolo 4, paragrafo 3, della presente direttiva.

Articolo 10

Rapporti con la normativa nazionale

La presente direttiva non impedisce agli Stati membri di estendere i diritti da essa stabiliti per garantire un livello di tutela più elevato.

Articolo 11

Rapporti con altre disposizioni del diritto dell'Unione

La presente direttiva non pregiudica l'applicazione del regolamento (CE) n. 864/2007 e del regolamento (UE) n. 1215/2012.

CAPO IV:

DISPOSIZIONI FINALI

Articolo 12

Recepimento

1.  Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro [un anno dalla data di entrata in vigore della presente direttiva]. Essi ne informano immediatamente la Commissione.

2.  Le disposizioni adottate dagli Stati membri contengono un riferimento alla presente direttiva al momento dell'adozione o sono corredate di tale riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità di tale riferimento sono decise dagli Stati membri.

3.  Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle disposizioni di diritto interno che adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva.

Articolo 13

Riesame

Entro il 31 dicembre 2025 e successivamente ogni cinque anni, la Commissione presenta al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo una relazione sull'applicazione della presente direttiva, sulla base di dati sia qualitativi sia quantitativi. In tale contesto, la Commissione dovrebbe valutare l'impatto della presente direttiva in particolare sull'accesso alla giustizia, sulla certezza giuridica e sulla libera circolazione delle persone. Se necessario, la relazione è corredata di una proposta legislativa volta ad adeguare e rafforzare la direttiva.

Articolo 14

Entrata in vigore

La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Articolo 15

Destinatari

Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva conformemente ai trattati.

Fatto a Bruxelles, [data]

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il Presidente Il Presidente

(1) Si veda anche: sentenza del 18 settembre 2003, Peter Pflücke/Bundesanstalt für Arbeit, C-125/01, ECLI:EU:C:2003:477, sentenza del 25 luglio 1991, Theresa Emmott/Minister for Social Welfare and Attorney General, C-208/90, ECLI:EU:C:1991:333, e sentenza del 13 luglio 2006, Vincenzo Manfredi e altri/Lloyd Adriatico Assicurazioni SpA e altri, cause riunite da C-295/04 a C-298/04, ECLI:EU:C:2006:461.
(2) GU L 199 del 31.7.2007, pag. 40.
(3) GU L 263 del 7.10.2009, pag. 11.
(4) CETS 076.
(5) PE 581.386, luglio 2016.
(6) PE 571.362, giugno 2016.
(7) Accessibile anche via internet alla pagina: http://ec.europa.eu/civiljustice/news/docs/study_compensation_road_victims_en.pdf (30 novembre 2008).
(8) GU C 121 del 19.4.2011, pag. 41.
(9) GU C 250 E del 25.10.2007, pag. 99.
(10) Testi approvati, P5_TA(2003)0446.
(11) Si veda anche: sentenza del 13 dicembre 2007, FBTO Schadeverzekeringen NV/Jack Odenbreit, C-463/06, ECLI:EU:C:2007:792.
(12) Regolamento (UE) n. 1215/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2012, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (GU L 351 del 20.12.2012, pag. 1).
(13) COM(2010)0171.
(14) Direttiva 2009/103/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 settembre 2009, concernente l'assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli e il controllo dell'obbligo di assicurare tale responsabilità (GU L 263 del 7.10.2009, pag. 11).
(15) Regolamento (CE) n. 864/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 luglio 2007, sulla legge applicabile alle obbligazioni extracontrattuali (Roma II) (GU L 199 del 31.7.2007, pag. 40).
(16) Regolamento (UE) n. 1215/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2012, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (GU L 351 del 20.12.2012, pag. 1).


Norme minime comuni di procedura civile
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Risoluzione
Allegato
Risoluzione del Parlamento europeo del 4 luglio 2017 recante raccomandazioni alla Commissione concernenti norme minime comuni di procedura civile nell'Unione europea (2015/2084(INL))
P8_TA(2017)0282A8-0210/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 225 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visti l'articolo 67, paragrafo 4, e l'articolo 81, paragrafo 2, TFUE,

–  visti l'articolo 19, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea (TUE) e l'articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (di seguito "la Carta"),

–  visti l'articolo 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) e la relativa giurisprudenza,

–  visto il documento di lavoro sull'introduzione di norme minime comuni di procedura civile nell'Unione europea – Base giuridica(1),

–  visto lo studio di valutazione del valore aggiunto europeo dell'unità Valore aggiunto europeo della Direzione generale dei Servizi di ricerca parlamentare (EPRS) dal titolo "Common minimum standards of civil procedure"(2) (Norme minime comuni di procedura civile),

–  vista l'analisi approfondita della Direzione dei Servizi di ricerca per i deputati dell'EPRS dal titolo "Europeanisation of civil procedure: towards common minimum standards?"(3) (L'europeizzazione della procedura civile: verso norme minime comuni?),

–  vista l'analisi approfondita della Direzione generale delle Politiche interne dal titolo "Harmonised rules and minimum standards in the European law of civil procedure"(4) (Regole armonizzate e norme minime nel diritto procedurale civile europeo),

–  visto il progetto dell'Istituto europeo di diritto (ELI)/Istituto internazionale per l'unificazione del diritto privato (UNIDROIT) "From Transnational Principles to European Rules of Civil Procedure" (Dai principi transnazionali alle norme europee di procedura civile),

–  visto il documento dell'American Law Institute (ALI)/UNIDROIT dal titolo "Principles of Transnational Civil Procedure"(5) (Principi di procedura civile transnazionale),

–  visto lo studio sul ravvicinamento delle leggi e delle norme degli Stati membri riguardo a taluni aspetti del contenzioso civile (la cosiddetta "relazione Storme"(6)),

–  vista la serie preliminare di disposizioni per il regolamento del Tribunale unificato dei brevetti,

–  visto l'acquis dell’Unione nel settore della cooperazione in materia di giustizia civile,

–  vista la giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) sui principi dell'autonomia procedurale nazionale e della tutela giurisdizionale effettiva(7),

–  visto il quadro di valutazione UE della giustizia 2016,

–  visto lo studio CEPEJ n. 23 del 2016 dal titolo "European judicial systems: efficiency and quality of justice" (Sistemi giudiziari europei: efficienza e qualità della giustizia),

–  visti i principi 2016 di formazione giudiziaria della Rete europea di formazione giudiziaria(8),

–  vista la sua risoluzione del 2 aprile 2014 sulla revisione intermedia del programma di Stoccolma(9),

–  visti gli articoli 46 e 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione giuridica (A8-0210/2017),

Giurisprudenza della CGUE sull'autonomia procedurale nazionale e la tutela giurisdizionale effettiva

A.  considerando che secondo la giurisprudenza consolidata della CGUE sul principio dell'autonomia procedurale, qualora non esistano norme dell'Unione sugli aspetti procedurali di una controversia riguardante il diritto dell'Unione europea, gli Stati membri hanno la responsabilità di designare gli organi giurisdizionali competenti e di determinare i dettagli relativi alle procedure da seguire riguardo alle azioni avviate per garantire la tutela dei diritti conferiti dall'Unione;

B.  considerando che, secondo la medesima giurisprudenza, l’applicazione del diritto nazionale per quanto riguarda le norme procedurali è soggetta a due condizioni importanti: le norme procedurali nazionali non possono essere meno favorevoli ove applicate alle controversie riguardanti il diritto dell'Unione rispetto a quando sono applicate ad azioni simili di natura nazionale (principio di equivalenza) e non dovrebbero essere concepite in modo da rendere impossibile nella pratica o eccessivamente difficile far valere i diritti e gli obblighi dell'Unione (principio di effettività);

C.  considerando che, in assenza di disposizioni dell'Unione che armonizzino le norme procedurali, la competenza degli Stati membri di stabilire norme procedurali per l'esercizio dei diritti conferiti dall'Unione non si estende all'introduzione di nuovi mezzi di ricorso negli ordinamenti giuridici nazionali al fine di garantire l'applicabilità del diritto dell'Unione(10);

D.  considerando che l'acquis della giurisprudenza pronunciata dalla CGUE ne facilita la cooperazione con gli organi giurisdizionali degli Stati membri, aiutando nel contempo i cittadini e tali organi a comprendere meglio il diritto dell'Unione;

La Carta

E.  considerando che il diritto a un ricorso effettivo e a un equo processo, come sancito dall'articolo 47 della Carta e dall'articolo 6 della CEDU, rappresenta una delle garanzie fondamentali del rispetto dello stato di diritto e della democrazia ed è indissolubilmente legato alla procedura civile nel suo insieme;

F.  considerando che, sebbene l'articolo 47 della Carta sia vincolante e l'articolo 6 della CEDU costituisca un principio generale del diritto dell'Unione, il livello di tutela del diritto a un equo processo nei procedimenti di natura civile e, in particolare, il contemperamento del diritto di accesso alla giustizia del ricorrente e dei diritti alla difesa del convenuto, non è armonizzato in tutta l'Unione;

G.  considerando che, ciò nondimeno, il diritto a un equo processo, quale diritto fondamentale, è stato integrato da varie misure procedurali di diritto derivato dell'Unione, compresi il regolamento per le controversie di modesta entità(11), la direttiva sul patrocinio a spese dello Stato(12), la raccomandazione sul ricorso collettivo(13), la direttiva sui provvedimenti inibitori a tutela di consumatori(14) e la direttiva sul risarcimento del danno per violazioni nell'ambito della concorrenza(15);

L'acquis dell'Unione nel settore della cooperazione giudiziaria civile

H.  considerando che i cittadini dell'Unione, in particolare quelli che si spostano oltre confine, hanno attualmente una probabilità di gran lunga superiore di avere a che fare con i sistemi di procedura civile di un altro Stato membro;

I.  considerando che le norme procedurali minime a livello di Unione potrebbero contribuire alla modernizzazione dei procedimenti nazionali, a un contesto equo per le imprese e a una maggiore crescita economica grazie a sistemi giudiziari efficaci ed efficienti, facilitando nel contempo l'accesso dei cittadini alla giustizia nell'Unione e contribuendo a garantire le libertà fondamentali dell'Unione;

J.  considerando che il legislatore dell'Unione affronta sempre più le questioni di procedura civile non solo orizzontalmente, come con strumenti facoltativi(16), ma anche in modo settoriale, all'interno di vari ambiti politici, come la proprietà intellettuale(17), la tutela dei consumatori(18) o, recentemente, il diritto della concorrenza(19);

K.  considerando che il carattere frammentario dell'armonizzazione procedurale a livello di Unione è stato criticato più volte e che l'emergere di un diritto procedurale civile settoriale dell'Unione mette a repentaglio la coerenza sia dei sistemi nazionali di procedura civile sia dei vari strumenti dell'Unione;

L.  considerando che la direttiva proposta è volta a introdurre un contesto per il contenzioso in materia civile attraverso la sistematizzazione delle norme di procedura civile dell'Unione esistenti e l'estensione del loro campo di applicazione a tutte le questioni che rientrano nell'ambito del diritto dell'Unione;

M.  considerando che la direttiva proposta è intesa a contribuire al conseguimento di un approccio più coordinato, coerente e sistematico ai sistemi di giustizia civile non limitato dai confini, dagli interessi e dalle risorse di un singolo paese;

Base giuridica della proposta

N.  considerando che, a norma dell'articolo 4, paragrafo 1, e dell'articolo 5, paragrafo 1 TUE (principio attribuzione), l'Unione può legiferare in un determinato ambito soltanto se dispone di una competenza esplicita in tal senso e a condizione che rispetti i principi di sussidiarietà e proporzionalità;

O.  considerando che nel contesto del trattato esistente, la principale base giuridica per l'armonizzazione della procedura civile è data dal titolo V TFUE sullo spazio di libertà, sicurezza e giustizia;

P.  considerando che il requisito di un elemento transfrontaliero per stabilire la competenza dell'Unione è stato mantenuto nel trattato di Lisbona e che, di conseguenza, l'azione dell'Unione nell'ambito della giustizia civile è possibile solo se in una causa esistono fattori di collegamento (ad esempio residenza, luogo di esecuzione, ecc.) riguardanti almeno due diversi Stati membri;

Q.  considerando che la disposizione generale dell'articolo 114 TFUE, concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri che hanno per oggetto l'instaurazione e il funzionamento del mercato interno è stata ed è ancora utilizzato come base giuridica per una vasta gamma di direttive settoriali che armonizzano taluni aspetti della procedura civile, come ad esempio la direttiva sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale (IPRED) e la più recente direttiva sulle azioni di risarcimento del danno per violazione delle norme antitrust;

R.  considerando che, a norma dell'articolo 67, paragrafo 4 TFUE, l'Unione dovrebbe facilitare l'accesso alla giustizia, in particolare attraverso il principio del riconoscimento reciproco delle decisioni giudiziarie ed extragiudiziali in materia civile, come esemplificato all'articolo 81 TFUE;

La fiducia reciproca nello spazio giudiziario europeo

S.  considerando che la libera circolazione delle decisioni giudiziarie si associa all'esigenza di creare un livello sufficiente di fiducia reciproca tra le autorità giudiziarie dei diversi Stati membri riguardo, in particolare, al livello di tutela dei diritti procedurali;

T.  considerando che la "fiducia reciproca" è da intendersi, in tale contesto, come la fiducia che gli Stati membri dovrebbero avere nei reciproci sistemi giuridici e giudiziari, da cui deriva il divieto di riesame dell'operato di altri Stati e dei loro organi giudiziari;

U.  considerando che il principio della fiducia reciproca è inteso a fornire una maggiore certezza del diritto e offre ai cittadini e alle imprese dell'Unione sufficiente stabilità e prevedibilità;

V.  considerando che l'attuazione e il rispetto del principio del riconoscimento reciproco delle decisioni giudiziarie, unito al ravvicinamento delle leggi, facilita la cooperazione tra autorità competenti e la tutela giuridica dei diritti individuali;

W.  considerano che un sistema di norme minime comuni dell'Unione, sotto forma di principi e regole, costituirebbe un primo passo verso la convergenza delle regolamentazioni nazionali in materia di procedura civile, definendo un equilibrio tra i diritti fondamentali delle parti in causa, nell'interesse della piena fiducia reciproca tra i sistemi giudiziari degli Stati membri;

X.  considerando che l'esistenza e il rispetto di garanzie procedurali dell'efficienza ed efficacia dell'azione civile e della parità di trattamento delle parti sono auspicabili e, di fatto, necessari per garantire la fiducia reciproca;

Y.  considerando che la realizzazione di tale sistema di norme minime comuni fisserebbe anche un livello minimo di qualità dei procedimenti civili in tutta l'Unione, contribuendo in tal modo non solo a una maggiore fiducia reciproca tra le autorità giudiziarie, ma anche a un più corretto funzionamento del mercato interno, dato che si stima che le differenze procedurali tra gli Stati membri possono, tra l'altro, provocare turbative negli scambi e dissuadere le imprese e i consumatori dall'esercitare i propri diritti connessi al mercato interno;

Altre considerazioni

Z.  considerando la necessitò del ravvicinamento dei regimi procedurali nell'Unione; che la direttiva proposta intende essere un primo passo nel processo di ulteriore armonizzazione e convergenza dei sistemi di giustizia civile degli Stati membri e nella creazione, a più lungo termine, di un codice di procedura civile dell'Unione;

AA.  considerando che la direttiva proposta non incide né sull'organizzazione giudiziaria degli Stati membri né sulle caratteristiche principali delle modalità di svolgimento del contenzioso civile, ma agevola norme procedurali nazionali più efficienti;

AB.  considerando che è pertanto della massima importanza adottare e applicare correttamente una normativa che preveda l'adozione di norme minime comuni di procedura civile nell'Unione;

Giurisprudenza della CGUE sull'autonomia procedurale nazionale e la tutela giurisdizionale effettiva

1.  prende atto del ruolo essenziale della CGUE nella definizione delle fondamenta della procedura civile dell'Unione, attraverso il contributo alla comprensione del significato della procedura civile per l'ordinamento giuridico dell'Unione;

2.  sottolinea tuttavia che, sebbene alcune norme procedurali riconosciute oggigiorno come parte del sistema procedurale dell'Unione si siano affermate nella giurisprudenza della Corte di giustizia, il contributo della CGUE è da intendere, in ultima istanza, come interpretativo, e non istitutivo, di norme;

3.  sottolinea pertanto che la vasta esperienza della CGUE nel riesame delle norme riparative e procedurali, nonché i compromessi e i valori concorrenti che la Corte di giustizia persegue sono molto istruttivi e dovrebbero essere tenuti in considerazione ai fini dell'introduzione di uno strumento quadro orizzontale di natura legislativa che contenga norme comuni di procedura civile;

La Carta

4.  sottolinea che, riguardo all'equo processo e all'accesso alla giustizia, è opportuno mantenere e ampliare ulteriormente le reti di cooperazione e le banche dati che migliorano la cooperazione giudiziaria e lo scambio di informazioni;

5.  accoglie con particolare favore, pertanto, gli sviluppi nell'ambito della giustizia elettronica e, in particolare, la creazione della rete giudiziaria europea e del portale europeo della giustizia elettronica, che diventerà uno sportello unico nell'ambito della giustizia dell'Unione;

L'acquis dell'Unione nel settore della cooperazione giudiziaria civile

6.  invita inoltre la Commissione a valutare l'opportunità di proporre ulteriori misure di consolidamento e rafforzamento di un approccio orizzontale nei confronti dell'applicazione a livello privatistico dei diritti conferiti nel quadro del diritto dell'Unione e se le norme minime comuni di procedura civile qui proposte possano essere considerate un elemento di promozione e garanzia di tale paradigma orizzontale;

7.  ribadisce che la raccolta sistematica di dati statistici sull'applicazione ed esecuzione degli strumenti dell'Unione esistenti nell'ambito della cooperazione giudiziaria in materia di civile riveste la massima importanza;

8.  invita la Commissione, in tale contesto, a valutare se misure di attuazione supplementari da parte degli Stati membri possano contribuire a un'applicazione effettiva delle procedure autonome dell'Unione ed è favorevole all'istituzione a tale scopo di un processo solido e sistematico di vigilanza da parte della Commissione;

Base giuridica della proposta

9.  osserva che l'articolo 114 TFUE (armonizzazione del mercato interno) è stato utilizzato per adottare numerosi atti dell'Unione con implicazioni procedurali; che l'articolo 114 sul ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri che hanno per oggetto l'instaurazione e il funzionamento del mercato interno è stato ed è a tutt'oggi utilizzato come base giuridica per una vasta gamma di direttive settoriali intese ad armonizzare taluni aspetti della procedura civile, come ad esempio la direttiva sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale;

10.  rileva, tuttavia, che l'articolo 81 TFUE prevede l'adozione di misure nel settore della cooperazione giudiziaria nelle materie civili con implicazioni transnazionali, comprese misure intese a ravvicinare le disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri, in particolare se necessario al buon funzionamento del mercato interno; ritiene, pertanto, che l'articolo 81 TFUE costituisca la base giuridica idonea per lo strumento legislativo proposto;

11.  afferma che il concetto di "implicazioni transnazionali" nel testo dell'articolo 81, paragrafo 1, TFUE riguardo all'adozione di misure nel settore della cooperazione giudiziaria in materia civile dovrebbe essere interpretato nel senso più ampio e quindi non come sinonimo di "contenzioso transnazionale";

12.  sottolinea che l'interpretazione corrente del concetto di "materie con implicazioni transnazionali" è piuttosto restrittiva e ha dato luogo, come conseguenza, la creazione di due insiemi di norme e di due categorie di parti in causa, il che potrebbe provocare ulteriori problemi e inutili complessità; sottolinea che è pertanto opportuno adottare un'interpretazione più ampia;

13.  sottolinea, in tale contesto, che le norme minime comuni di procedura civile qui proposte comporterebbero un ulteriore miglioramento dell'efficienza se gli Stati membri ne ampliassero l'ambito di applicazione non solo alle materie che rientrano nel diritto dell'Unione, ma anche in generale alle cause transnazionali e a quelle prettamente interne;

La fiducia reciproca nello spazio giudiziario europeo

14.  osserva che le principali attività dell'Unione nello spazio giudiziario europeo, per quanto concerne la giustizia civile, riguardano l'introduzione di strumenti in materia di giurisdizione, litispendenza ed esecuzione transnazionale delle decisioni giudiziarie;

15.  ribadisce e sottolinea che la libera circolazione delle decisioni giudiziarie ha accresciuto la fiducia reciproca tra le autorità giudiziarie degli Stati membri, rafforzando in tal modo la certezza del diritto e fornendo una stabilità e una prevedibilità sufficienti ai cittadini e alle imprese dell'Unione;

16.  evidenzia che, in tale contesto, la fiducia reciproca è un concetto complesso e che molti fattori svolgono un ruolo nell'accrescimento di tale fiducia, tra cui la formazione in ambito giudiziario, la cooperazione giudiziaria transnazionale e lo scambio di esperienze e migliori prassi tra i giudici;

17.  osserva che la fiducia reciproca può essere promossa anche attraverso metodi non legislativi, come la cooperazione tra i giudici nell'ambito della rete giudiziaria europea o la loro partecipazione a corsi di formazione;

18.  accoglie pertanto con favore i nove principi di formazione giudiziaria della Rete europea di formazione giudiziaria, approvati dalla sua assemblea generale nel 2016, in quanto offrono un contesto e una base comuni per gli istituti europei di formazione in ambito giudiziario e giurisdizionale;

19.  afferma, tuttavia, che da un punto di vista prettamente giuridico, la fiducia reciproca presuppone, a un livello assolutamente fondamentale, che le autorità giudiziarie degli Stati membri percepiscano i rispettivi regimi procedurali, a livello di testi di legge (law on the books), ma anche di diritto in azione (law in action), come in grado di garantire procedimenti civili equi;

20.  osserva, pertanto, che l'elaborazione di norme minime sistematiche di diritto procedurale civile dell'Unione, sotto forma di una direttiva orizzontale generale, porterebbe a una più solida fiducia reciproca tra le autorità giudiziarie degli Stati membri e garantirebbe un contemperamento comune a livello di Unione dei diritti procedurali fondamentali nelle cause civili, creando un senso generalizzato più radicato di giustizia, certezza e prevedibilità in tutta l'Unione;

Norme minime comuni di procedura civile

21.  sottolinea che sistemi di procedura civile efficaci svolgono un ruolo essenziale nel garantire lo stato di diritto e i valori fondamentali dell'Unione e rappresentano altresì un presupposto per investimenti sostenibili e per un contesto favorevole alle imprese e ai consumatori;

22.  ritiene che la mancanza di chiarezza sui termini di prescrizione per i cittadini, i consumatori e le società nell'ambito di cause con implicazioni transfrontaliere possa ostacolare l'accesso alla giustizia; invita pertanto la Commissione e gli Stati membri a valutare se sia fattibile e auspicabile armonizzare i termini di prescrizione nei procedimenti civili;

23.  reputa chiaramente necessario che la normativa preveda un insieme di norme procedurali applicabili ai procedimenti civili e invita la Commissione a proseguire la realizzazione del suo piano d'azione per l'attuazione del programma di Stoccolma in uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia, adottato dal Consiglio europeo;

24.  chiede pertanto alla Commissione, a norma dell'articolo 225 TFUE, di presentare entro il 30 giugno 2018, sulla base dell'articolo 81, paragrafo 2 TFUE, una proposta di atto legislativo sulle norme minime comuni di procedura civile, secondo le raccomandazioni in allegato;

25.  conferma che le raccomandazioni allegate alla presente risoluzione rispettano i diritti fondamentali e i principi di sussidiarietà e di proporzionalità;

26.  ritiene che la proposta richiesta non presenti incidenze finanziarie, dato che l'introduzione di norme minime comuni di procedura civile comporterà economie di scala in termini di costi inferiori per le parti in causa e i loro rappresentanti, che non dovranno acquisire familiarità con il regime di procedura civile di un altro paese;

o
o   o

27.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione e le raccomandazioni figuranti in allegato alla Commissione e al Consiglio, nonché ai parlamenti e ai governi degli Stati membri.

ALLEGATO ALLA RISOLUZIONE:

RACCOMANDAZIONI IN ORDINE A UNA DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO RELATIVA A NORME MINIME COMUNI DI PROCEDURA CIVILE NELL'UNIONE EUROPEA

A.  PRINCIPI E OBIETTIVI DELLA PROPOSTA RICHIESTA

1.  Nell'Unione, l'applicazione della legge dinanzi agli organi giurisdizionali è a tutt'oggi ampiamente disciplinata da norme e prassi procedurali nazionali. I tribunali nazionali sono anche tribunali dell'Unione. I procedimenti pendenti dinanzi a essi devono pertanto garantire l'equità, la giustizia e l'efficienza, nonché un'effettiva applicazione del diritto dell'Unione.

2.  L'attuazione del principio del reciproco riconoscimento delle decisioni giudiziarie in materia civile ha accresciuto la fiducia che gli Stati membri ripongono nei rispettivi sistemi di giustizia civile, mentre le misure adottate per il ravvicinamento delle leggi e regolamentazioni degli Stati membri possono agevolare la cooperazione tra le autorità e la tutela giudiziaria dei diritti individuali. Il grado di reciproca fiducia è strettamente vincolato a diversi parametri, inclusi, fra l'altro, i meccanismi di protezione dei diritti del ricorrente o del convenuto, garantendo allo stesso tempo l'acceso ai tribunali e alla giustizia.

3.  Sebbene tutti gli Stati membri siano firmatari della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), l'esperienza ha dimostrato che questa circostanza da sola non sempre assicura un grado sufficiente di fiducia nei sistemi di giustizia civile degli altri Stati membri. Le norme di procedura civile nazionali variano notevolmente da uno Stato membro all'altro, spesso in relazione ad alcuni principi e garanzie procedurali fondamentali, facendo quindi emergere il rischio che la fiducia reciproca tra autorità giudiziarie possa essere erosa.

4.  Per tutelare i diritti e le libertà fondamentali dei cittadini dell'Unione, contribuire a modernizzare le procedure nazionali e garantire un contesto equo per le imprese e una crescita più sostenuta grazie a ordinamenti giuridici più efficaci ed efficienti, occorre quindi adottare una direttiva che sviluppi ulteriormente le norme minime stabilite nella Carta e nella CEDU. La base giuridica appropriata per tale proposta è l'articolo 81, paragrafo 2 TFUE, che riguarda misure nel settore della cooperazione giudiziaria in materia civile. La direttiva deve essere adottata secondo la procedura legislativa ordinaria.

5.  L'elaborazione di norme minime comuni di procedura civile si considera necessaria per creare una solida base per il ravvicinamento e il miglioramento delle legislazioni nazionali, tenuto conto della flessibilità che la direttiva concede agli Stati membri nella preparazione di nuove leggi di procedura civile e fermo restando un consenso generale sui principi di attuazione della giustizia civile.

6.  Le norme minime comuni dovrebbero accrescere la fiducia nei sistemi di giustizia civile di tutti gli Stati membri, il che a sua volta dovrebbe favorire una cooperazione giudiziaria più efficiente, più veloce e più flessibile in un clima di fiducia reciproca. Tali norme minime comuni dovrebbero altresì rimuovere gli ostacoli alla libera circolazione dei cittadini in tutto il territorio degli Stati membri, garantendo in tal modo che chi viaggia all'estero, in particolare, non abbia più remore a mettersi in contatto con i sistemi di procedura civile in un altro Stato membro.

7.  La direttiva proposta non intende sostituirsi interamente ai regimi nazionali di procedura civile, bensì definire, nel rispetto delle specificità nazionali, nonché del diritto fondamentale a un ricorso effettivo e a un equo processo, che garantisce un accesso effettivo alla giustizia, norme minime comuni concernenti la funzione e la trattazione del procedimento civile per tutte le materie che rientrano nell'ambito del diritto dell'Unione. È altresì finalizzata a offrire una base per il progressivo approfondimento del ravvicinamento dei sistemi di procedura civile degli Stati membri.

8.  La proposta non incide sulle disposizioni degli Stati membri relative all'organizzazione dei propri organi giurisdizionali e sulle loro norme riguardanti la nomina dei giudici.

9.  La presente proposta è conforme ai principi di sussidiarietà e proporzionalità, dato che gli Stati membri non possono agire autonomamente per definire un insieme di norme minime di procedura civile e la proposta si limita a quanto assolutamente necessario a garantire un accesso effettivo alla giustizia e la fiducia reciproca nell'Unione.

B.  TESTO DELLA PROPOSTA RICHIESTA

Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a norme minime comuni di procedura civile nell'Unione europea

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 81, paragrafo 2,

vista la richiesta del Parlamento europeo alla Commissione europea,

vista la proposta della Commissione europea,

previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo,

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria,

considerando quanto segue:

(1)  L'Unione si prefigge l'obiettivo di conservare e sviluppare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia in cui sia assicurata la libera circolazione delle persone. Per realizzare gradualmente tale spazio, l'Unione deve adottare misure nel settore della cooperazione giudiziaria nelle materie civili con implicazioni transnazionali, in particolare se necessario al buon funzionamento del mercato interno.

(2)  A norma dell'articolo 81, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, tali misure dovrebbero essere volte a garantire, tra l'altro, il riconoscimento reciproco tra gli Stati membri delle decisioni giudiziarie e la loro esecuzione, la notifica transnazionale di atti, la cooperazione nell'assunzione di prove, un accesso effettivo alla giustizia e l'eliminazione degli ostacoli al corretto svolgimento dei procedimenti civili, se necessario promuovendo la compatibilità delle norme di procedura civile applicabili negli Stati membri.

(3)  Secondo le conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo di Tampere, del 15 e 16 ottobre 1999, in particolare il punto 33, un riconoscimento reciproco rafforzato delle sentenze e di altre decisioni giudiziarie e il necessario ravvicinamento delle legislazioni faciliterebbero la cooperazione tra le autorità competenti e la tutela giudiziaria dei diritti dei singoli. Il principio del reciproco riconoscimento dovrebbe quindi diventare il fondamento della cooperazione giudiziaria in materia civile nell'Unione.

(4)  Secondo il piano d'azione della Commissione per l'attuazione del programma di Stoccolma, adottato dal Consiglio europeo nello spazio della libertà, sicurezza e giustizia, lo spazio giudiziario europeo e il corretto funzionamento del mercato unico si basano sul principio fondamentale del reciproco riconoscimento, che a sua volta presuppone l'idea che gli Stati membri abbiano fiducia nei rispettivi sistemi giudiziari. Tale principio può realizzarsi efficacemente soltanto se poggia sulla fiducia reciproca tra giudici, professionisti del diritto, imprese e cittadini. La portata di tale fiducia dipende da numerosi parametri, tra cui l'esistenza di meccanismi di tutela dei diritti procedurali delle parti di un procedimento civile. Per garantire l'applicazione di tale principio si rendono pertanto necessarie norme minime comuni che rafforzino il diritto a un equo processo e l'efficienza dei sistemi giudiziari e contribuiscano a un regime di attuazione effettiva.

(5)  Attraverso l'istituzione di norme minime sulla tutela dei diritti procedurali delle parti e la garanzia ai cittadini di un più facile accesso alla giustizia, la presente direttiva dovrebbe accrescere la fiducia degli Stati membri nei sistemi di giustizia civile degli altri Stati membri e contribuire in tal modo a promuovere una cultura dei diritti fondamentali nell'Unione, nonché un mercato interno più efficace, rafforzando nel contempo le libertà fondamentali dell'Unione attraverso lo sviluppo di un più profondo e generalizzato senso di giustizia, certezza e prevedibilità in tutto il suo territorio.

(6)  Le disposizioni della presente direttiva dovrebbero applicarsi alle cause civili con implicazioni transnazionali, comprese quelle derivanti dalla violazione dei diritti e delle libertà garantiti dal diritto dell'Unione. Laddove fa riferimento alla violazione di diritti conferiti dalle norme dell'Unione, la presente direttiva riguarda tutte le situazioni in cui la violazione di norme stabilite a livello di Unione abbia causato o possa causare un danno a persone fisiche o giuridiche. Non vi dovrebbero essere impedimenti a che gli Stati membri applichino le disposizioni della direttiva anche a cause civili prettamente nazionali.

(7)  Tutti gli Stati membri sono parti contraenti della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950. Le materie contemplate dalla presente direttiva sono trattate nel rispetto di detta Convenzione, in particolare dei diritti a un ricorso effettivo e a un giudice imparziale.

(8)  La presente direttiva intende promuovere l'applicazione di norme minime comuni di procedura civile per assicurare un accesso effettivo alla giustizia nell'Unione. Il diritto generalmente riconosciuto di avere accesso alla giustizia è anche ribadito all'articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (la Carta).

(9)  Un altro elemento che dovrebbe migliorare ulteriormente il procedimento civile è l'uso degli sviluppi tecnologici nel settore della giustizia e di nuovi strumenti a disposizione degli organi giurisdizionali, che possono contribuire a superare la distanza geografica e le sue conseguenze in termini di costi elevati e durata dei procedimenti. Per ridurre ulteriormente le spese del contenzioso e la durata dei procedimenti, è opportuno incoraggiare maggiormente le parti e gli organi giurisdizionali ad avvalersi delle moderne tecnologie di comunicazione.

(10)  Al fine di consentire agli interessati di essere sentiti senza doversi recare dinanzi all'organo giurisdizionale, gli Stati membri dovrebbero provvedere affinché le udienze e l'acquisizione di prove mediante audizione di testimoni, esperti o parti siano condotte utilizzando mezzi appropriati di comunicazione a distanza, a meno che, in considerazione delle specifiche circostanze del caso, l'uso di siffatti mezzi tecnologici non risulti inappropriato ai fini dell'equa trattazione del procedimento. La presente disposizione lascia impregiudicato il regolamento (CE) n. 1206/2001 del Consiglio(20).

(11)  Gli organi giurisdizionali degli Stati membri dovrebbero potersi avvalere dei pareri di esperti per aspetti tecnici, giuridici o altri elementi probatori. Tranne nel caso in cui occorrano misure coercitive e nel rispetto della libera prestazione di servizi e della giurisprudenza della Corte di giustizia, è opportuno che i giudici di uno Stato membro possano nominare esperti affinché svolgano indagini in un altro Stato membro senza che occorra una preventiva autorizzazione in merito. Per agevolare la consulenza giudiziaria e visti i limiti che condizionano la nomina di esperti sufficientemente qualificati nella giurisdizione di uno Stato membro, ad esempio per la complessità tecnica della causa o per l'esistenza di legami diretti o indiretti tra l'esperto e le parti, è opportuno istituire e aggiornare nel portale europeo della giustizia elettronica un repertorio europeo di tutti gli elenchi nazionali di esperti.

(12)  Le misure provvisorie e cautelari dovrebbero garantire un corretto contemperamento tra gli interessi del richiedente all'ottenimento di una tutela provvisoria e gli interessi del convenuto alla prevenzione di abusi di tale tutela. Quando sono richieste misure provvisorie prima della pronuncia di una decisione giudiziaria, l'organo giurisdizionale presso il quale è depositata la domanda dovrebbe essere convinto, sulla base delle prove fornite dal richiedente, che la richiesta di quest'ultimo sarà verosimilmente accolta nel merito. Inoltre, il richiedente dovrebbe essere tenuto in tutti i casi a dimostrare in modo adeguato all'organo giurisdizionale che la richiesta vantata necessita urgentemente di tutela giudiziaria e che, senza le misure provvisorie, l'esecuzione della decisione giudiziaria esistente o futura potrebbe essere impedita o resa notevolmente più difficile.

(13)  Le disposizioni della presente direttiva dovrebbero lasciano impregiudicate le disposizioni specifiche per l'applicazione dei diritti nell'ambito della proprietà intellettuale stabilite negli strumenti dell'Unione e, in particolare, quelle previste dalla direttiva 2004/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(21). Dovrebbero inoltre eesere fatte salve le disposizioni specifiche per il recupero dei crediti transnazionali come stabilite nell'ordinanza europea di sequestro conservativo su conti bancari(22).

(14)  Un ruolo determinante dovrebbe essere attribuito agli organi giurisdizionali nella tutela dei diritti e interessi di tutte le parti e nella conduzione efficiente ed efficace dei procedimenti civili.

(15)  L'obiettivo di garantire un equo processo, un migliore accesso alla giustizia e la reciproca fiducia, in quanto parte della politica dell'Unione tesa a istituire uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia, dovrebbe comprendere l'accesso a metodi giudiziali ed extragiudiziali di risoluzione delle controversie. Per incoraggiare le parti a ricorrere alla mediazione, gli Stati membri dovrebbero provvedere affinché le loro norme sui termini di prescrizione o decadenza non impediscano alle parti di adire un organo giurisdizionale o di ricorrere all'arbitrato in caso di infruttuoso tentativo di mediazione.

(16)  In ragione delle diversità esistenti tra gli Stati membri relativamente alle norme di procedura civile, e in particolare quelle relative alla notifica di atti, è necessario definire le norme minime da applicare ai procedimenti civili che rientrano nel campo di applicazione del diritto dell'Unione. È opportuno, in particolare, attribuire la priorità a metodi di notifica che garantiscano la ricezione tempestiva e sicura degli atti notificati, confermata da una ricevuta della consegna. L'utilizzo delle moderne tecnologie della comunicazione dovrebbe pertanto essere ampiamente incoraggiato. Per gli atti che devono essere notificati alle parti, la notifica elettronica dovrebbe essere parificata a quella effettuata a mezzo posta. I mezzi elettronici disponibili dovrebbero assicurare che il contenuto degli atti notificati e di altre comunicazioni scritte ricevuti sia fedele e conforme a quello degli atti e di altre comunicazioni scritte spediti e che le modalità per la ricevuta di ritorno prevedano una conferma della ricezione da parte del destinatario e della data di ricezione.

(17)  Gli Stati membri dovrebbero garantire che le parti del procedimento civile abbiano il diritto a un avvocato di propria scelta. Nelle controversie transnazionali, le parti dovrebbero avere diritto a un avvocato nello Stato di origine per un parere preliminare e a un altro avvocato nello Stato ospitante per lo svolgimento del contenzioso. La riservatezza delle comunicazioni fra le parti e il loro avvocato è fondamentale per garantire l'effettivo esercizio del diritto a un processo equo. Gli Stati membri dovrebbero pertanto rispettare la riservatezza degli incontri e delle altre forme di comunicazione tra l'avvocato e le parti nell'esercizio del diritto a un legale previsto dalla presente direttiva. Le parti in causa dovrebbero poter rinunciare al diritto conferito dalla presente direttiva a condizione che abbiano ricevuto informazioni sulle possibili conseguenze della rinuncia allo stesso.

(18)  Il pagamento delle spese di giudizio non dovrebbe costringere l'attore a recarsi nello Stato membro dell'organo giurisdizionale adito o a ricorrere a un avvocato a tale scopo. Per garantire agli attori un effettivo accesso al procedimento, gli Stati membri dovrebbero, come minimo, rendere disponibile almeno una delle modalità di pagamento a distanza previste dalla presente direttiva. È opportuno che le informazioni sulle spese di giudizio e sui metodi di pagamento, nonché sulle autorità o organizzazioni competenti a prestare assistenza pratica negli Stati membri, siano trasparenti e facilmente reperibili su Internet tramite idonei siti web nazionali.

(19)  Gli Stati membri dovrebbero garantire il rispetto del diritto fondamentale al patrocinio a spese dello Stato, a norma del terzo comma dell'articolo 47 della Carta. Ciascuna persona fisica o giuridica che sia parte in una controversia in materia civile che rientra nel campo d'applicazione della presente direttiva, in veste di attore o di convenuto, dovrebbe avere la possibilità di far valere i propri diritti in giudizio anche se la sua situazione finanziaria non le consente di sostenere le spese processuali. Il patrocinio a spese dello Stato dovrebbe includere la consulenza legale nella fase precontenziosa al fine di giungere ad una soluzione prima di intentare un'azione legale, l'assistenza legale per adire un tribunale, la rappresentanza in sede di giudizio e l'esonero parziale dalle spese processuali. La presente disposizione lascia impregiudicata la direttiva 2003/8/CE(23).

(20)  La creazione di una cultura giudiziaria europea che rispetti pienamente la sussidiarietà, la proporzionalità e l'indipendenza dei sistemi giudiziari è fondamentale per il buon funzionamento di uno spazio giudiziario europeo. Elemento cruciale di questo processo è la formazione giudiziaria, che accresce la fiducia reciproca tra gli Stati membri, gli operatori e i cittadini. Al riguardo, gli Stati membri dovrebbero collaborare e garantire il loro sostegno alla formazione professionale e agli scambi di prassi eccellenti tra i professionisti del diritto.

(21)  La presente direttiva stabilisce norme minime. Gli Stati membri possono ampliare i diritti da essa previsti al fine di assicurare un livello di tutela più elevato. Tale livello di tutela più elevato non dovrebbe costituire un ostacolo alla reciproca fiducia e a un accesso effettivo alla giustizia che dette regole minime mirano a facilitare. Il livello di tutela fornito dalla Carta, secondo l'interpretazione della Corte, e il primato, l'unità e l'efficacia del diritto dell'Unione non dovrebbero pertanto essere compromessi.

(22)  Poiché gli obiettivi della presente direttiva, vale a dire istituire norme minime comuni di procedura civile, non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli Stati membri ma, a motivo della portata e degli effetti dell'intervento stesso, possono essere conseguiti meglio a livello di Unione, quest'ultima può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato sull'Unione europea. In ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo, la presente direttiva si limita a quanto è necessario per conseguire tali obiettivi.

(23)  A norma [dell'articolo 3]/[degli articoli 1 e 2] del protocollo n. 21 sulla posizione del Regno Unito e dell'Irlanda rispetto allo spazio di libertà, sicurezza e giustizia, allegato al trattato sull'Unione europea e al trattato sul funzionamento dell'Unione europea, [detti Stati membri hanno notificato che desiderano partecipare all'adozione e all'applicazione della presente direttiva] / [e fatto salvo l'articolo 4 di tale protocollo, detti Stati membri non partecipano all'adozione della presente direttiva, non sono da essa vincolati, né sono soggetti alla sua applicazione].

(24)  A norma degli articoli 1 e 2 del protocollo n. 22 sulla posizione della Danimarca, allegato al trattato sull'Unione europea e al trattato sul funzionamento dell'Unione europea, la Danimarca non partecipa all'adozione della presente direttiva, non è da essa vincolata, né è soggetta alla sua applicazione,

HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:

CAPO I:

OGGETTO, CAMPO DI APPLICAZIONE E DEFINIZIONI

Articolo 1

Oggetto

Obiettivo della presente direttiva è il ravvicinamento dei sistemi di procedura civile, al fine di garantire il pieno rispetto del diritto ad un ricorso effettivo e a un equo processo, come riconosciuto dall'articolo 47 della Carta e dall'articolo 6 della CEDU, attraverso la definizione di norme minime sull'avvio, lo svolgimento e la conclusione del procedimento civile dinanzi agli organi giurisdizionali degli Stati membri.

Articolo 2

Campo d'applicazione

1.  Lasciando impregiudicate le norme di procedura civile che sono o possono essere previste dalla normativa dell'Unione o nazionale, nella misura in cui tali norme possano essere più favorevoli alle parti, la presente direttiva si applica, nelle cause con implicazioni transnazionali, in materia civile e commerciale, indipendentemente dalla natura dell'organo giurisdizionale, tranne per quanto riguarda i diritti e gli obblighi che non siano nella disponibilità delle parti in virtù del diritto applicabile pertinente. Essa non si applica, in particolare, alla materia fiscale, doganale e amministrativa né alla responsabilità dello Stato per atti o omissioni nell'esercizio di pubblici poteri ("acta iure imperii").

2.  Nella presente direttiva per "Stato membro" si intendono gli Stati membri diversi [dal Regno Unito, dall'Irlanda e] dalla Danimarca.

Articolo 3

Controversie con implicazioni transnazionali

1.  Ai fini della presente direttiva, per controversia con implicazioni transnazionali si intende un contenzioso in cui:

a)  almeno una delle parti ha il domicilio o la residenza abituale in uno Stato membro che non sia quello dell'organo giurisdizionale adito; o

b)  entrambe le parti hanno il domicilio nello stesso Stato membro dell'organo giurisdizionale adito, a condizione che il luogo di esecuzione del contratto, il luogo in cui avviene l'evento dannoso o il luogo di esecuzione della decisione giudiziaria sia situato in un altro Stato membro; o

c)  entrambe le parti hanno il domicilio nello stesso Stato membro dell'organo giurisdizionale adito, a condizione che la materia controversa rientri nel campo di applicazione del diritto dell'Unione.

2.  Ai fini del paragrafo 1, il domicilio è determinato conformemente agli articoli 62 e 63 del regolamento (UE) n. 1215/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio(24).

CAPO II:

NORME MINIME PER LA PROCEDURA CIVILE

Parte I:

Esiti equi ed efficaci

Articolo 4

Obblighi generali per una tutela giurisdizionale effettiva

Gli Stati membri prevedono le misure, le procedure e i mezzi di ricorso necessari a garantire la possibilità di far valere i diritti conferiti dal diritto dell'Unione in materia civile. Tali misure, procedure e mezzi di ricorso sono giusti ed equi, non sono inutilmente complessi o costosi e non comportano termini irragionevoli né ritardi ingiustificati, nel rispetto delle specificità nazionali e dei diritti fondamentali.

Le misure, le procedure e i mezzi di ricorso, inoltre, sono effettivi e proporzionati e sono applicati in modo da evitare la creazione di ostacoli a un accesso effettivo alla giustizia e da prevedere garanzie contro gli abusi.

Articolo 5

Udienze

1.  Gli Stati membri garantiscono l'equa trattazione del procedimento. Qualora le parti non possano essere fisicamente presenti o qualora abbiano convenuto, con l'accordo dell'organo giurisdizionale, di ricorrere a mezzi di comunicazione rapida, gli Stati membri provvedono affinché si possano tenere udienze avvalendosi di appropriate tecnologie di comunicazione a distanza, come la videoconferenza o la teleconferenza, a disposizione dell'organo giurisdizionale.

2.  Qualora la persona da sentire abbia il domicilio o la residenza abituale in uno Stato membro diverso dallo Stato membro dell'organo giurisdizionale adito, la sua partecipazione a un'udienza mediante videoconferenza, teleconferenza o altre idonee tecnologie di comunicazione a distanza è organizzata avvalendosi delle procedure di cui al regolamento (CE) n. 1206/2001. In relazione alla videoconferenza, occorre prendere in considerazione le raccomandazioni del Consiglio sulla videoconferenza transfrontaliera adottate dal Consiglio il 15 e 16 giugno 2015(25) e i lavori intrapresi nel quadro del portale della giustizia elettronica europea.

Articolo 6

Misure provvisorie e cautelari

1.  Gli Stati membri provvedono affinché siano predisposte misure provvisorie per il mantenimento di una situazione di fatto o di diritto, al fine di garantire la piena efficacia di una successiva decisione di merito prima dell'avvio del procedimento di merito e in qualunque fase di tale procedimento.

Le misure di cui al primo comma includono altresì misure per la prevenzione di qualsiasi violazione imminente o per la cessazione immediata di una presunta violazione, nonché per la conservazione del patrimonio necessario a garantire che la successiva esecuzione di un credito non sia impedita o resa notevolmente più difficile.

2.  Dette misure rispettano i diritti della difesa e sono proporzionate alle caratteristiche e alla gravità della presunta violazione consentendo, ove opportuno, la prestazione di garanzie per i costi e il pregiudizio cagionati al convenuto da richieste ingiustificate. Gli organi giurisdizionali hanno l'autorità di fare obbligo all'attore di fornire qualsiasi mezzo di prova ragionevolmente accessibile, al fine di assodare con un sufficiente grado di certezza che la misura provvisoria richiesta è necessaria e proporzionata.

3.  Gli Stati membri provvedono affinché in casi debitamente motivati, le misure provvisorie possano essere adottate inaudita altera parte, in particolare quando un ritardo arrecherebbe un danno irreparabile all'attore o laddove esista un rischio dimostrabile che gli elementi di prova possano essere distrutti. In tal caso le parti ne vengono informate, senza indebito ritardo, al più tardi dopo l'esecuzione delle misure.

Su richiesta del convenuto si procede a un riesame, nel corso del quale il medesimo ha diritto al contraddittorio, allo scopo di decidere, entro un termine ragionevole dopo la notifica delle misure, se queste debbano modificate, revocate o confermate.

Qualora le misure di cui al primo comma siano revocate o si constati successivamente che non vi è stata violazione o minaccia di violazione, l'organo giurisdizionale ha facoltà di ordinare all'attore, su richiesta del convenuto, di accordare a quest'ultimo un adeguato risarcimento del danno eventualmente arrecato dalle misure in questione.

4.  Il presente articolo lascia impregiudicati la direttiva 2004/48/CE e il regolamento (UE) n. 655/2014.

Parte II:

Efficienza del procedimento

Articolo 7

Efficienza procedurale

1.  Gli organi giurisdizionali degli Stati membri rispettano il diritto a un ricorso effettivo e a un equo processo che assicuri un accesso effettivo alla giustizia e il principio del contraddittorio, in particolare quando decidono in merito alla necessità di un'udienza, ai mezzi di assunzione della prova e all'estensione dell'assunzione di prove.

2.  Gli organi giurisdizionali degli Stati membri agiscono appena possibile, a prescindere dall'esistenza di termini di prescrizione per azioni specifiche nelle diverse fasi della procedura.

Articolo 8

Decisioni motivate

Gli Stati membri provvedono affinché gli organi giurisdizionali pronuncino decisioni sufficientemente motivate entro termini ragionevoli, per consentire alle parti di avvalersi efficacemente dei diritti di riesame della decisione o di presentazione di un ricorso.

Articolo 9

Principi generali per lo svolgimento del procedimento

1.  Gli Stati membri provvedono a che gli organi giurisdizionali gestiscano attivamente le cause dinanzi a essi pendenti per garantire uno svolgimento equo ed efficiente delle controversie, che sia ragionevolmente rapido e contenuto nei costi, senza pregiudicare la libertà delle parti di determinare l'oggetto e le prove a sostegno della loro causa.

2.  Per quanto ragionevolmente possibile, l'organo giurisdizionale gestisce la causa in consultazione con le parti. La gestione attiva della causa può prevedere specificamente di:

a)  incoraggiare le parti affinché collaborino reciprocamente durante il procedimento;

b)  identificare i problemi in una fase precoce;

c)  decidere tempestivamente quali questioni necessitano di un'indagine approfondita e disporre sommariamente delle altre questioni;

d)  decidere l'ordine in cui devono essere risolte le questioni;

e)  aiutare le parti a definire in via transattiva l'intera azione o parte di essa;

f)  stabilire calendari per controllare lo stato di avanzamento dell'azione;

g)  affrontare nella medesima occasione quanti più aspetti possibili dell'azione possano essere gestiti dall'organo giurisdizionale;

h)  trattare l'azione senza che le parti debbano presenziare di persona;

i)  avvalersi dei mezzi tecnici disponibili.

Articolo 10

Assunzione delle prove

1.  Gli Stati membri provvedono affinché siano a disposizione i mezzi per presentare, ottenere e proteggere le prove avendo riguardo dei diritti della difesa e dell'esigenza di tutelare le informazioni riservate.

2.  Nel contesto dell'assunzione di prove, gli Stati membri incoraggiano l'uso di tecnologie di comunicazione moderne. L'organo giurisdizionale adito utilizza le modalità più semplici e meno costose per l'assunzione delle prove.

Articolo 11

Periti dell'organo giurisdizionale

1.  Fatta salva la facoltà delle parti di presentare elementi di prova tramite perizie, gli Stati membri provvedono affinché l'organo giurisdizionale possa in qualunque momento nominare propri periti per consulenze su aspetti specifici della causa. L'organo giurisdizionale fornisce ai periti tutte le informazioni necessarie per la prestazione della consulenza.

2.  Nelle controversie transnazionali, ad eccezione del caso in cui occorrano misure coercitive o laddove si svolga un'indagine in luoghi connessi all'esercizio dei poteri di uno Stato membro o in luoghi in cui l'accesso o altra azione sia, ai sensi del diritto dello Stato membro in cui si svolge l'indagine, vietato o limitato a talune persone, gli Stati membri provvedono affinché l'organo giurisdizionale possa nominare un perito giudiziario per condurre le indagini al di fuori della giurisdizionale dell'organo giurisdizionale senza che sia necessario presentare una richiesta preliminare a tale scopo all'autorità competente dell'altro Stato membro.

3.  Ai fini dei paragrafi 1 e 2, la Commissione predispone un repertorio europeo di periti a partire dagli elenchi nazionali esistenti di periti e lo mette a disposizione tramite il portale europeo della giustizia elettronica.

4.  I periti dell'organo giurisdizionale garantiscono indipendenza e imparzialità, conformemente alle disposizioni applicabili ai giudici di cui all'articolo 22.

5.  Le perizie presentate all'organo giurisdizionale dai periti sono rese disponibili alle parti, che hanno la possibilità di formulare osservazioni al riguardo.

Parte III:

Accesso agli organi giurisdizionali e alla giustizia

Articolo 12

Composizione di controversie

1.  Gli Stati membri provvedono affinché, in qualsiasi fase del procedimento e tenuto conto di tutte le circostanze del caso, qualora l'organo giurisdizionale sia del parere che la controversia si presti a una transazione, esso possa proporre che le parti ricorrano alla mediazione al fine di transare o valutare una transazione della controversia.

2.  Il paragrafo 1 lascia impregiudicato il diritto delle parti che scelgono la mediazione di avviare un procedimento giudiziario o un arbitrato riguardo a tale controversia prima della scadenza dei termini di prescrizione o decadenza durante il processo di mediazione.

Articolo 13

Spese del contenzioso

1.  Gli Stati membri provvedono affinché le spese di giudizio addebitate negli Stati membri per le controversie civili non siano sproporzionate rispetto al valore della controversia e non rendano il contenzioso impossibile o eccessivamente difficoltoso.

2.  Le spese giudiziarie dei procedimenti civili negli Stati membri non dovrebbero scoraggiare i cittadini dal ricorrere in giudizio né ostacolare in alcun modo l'accesso alla giustizia.

3.  Le parti possono pagare le spese di giudizio con mezzi di pagamento a distanza, anche da uno Stato membro diverso da quello in cui ha sede l'organo giurisdizionale, mediante bonifico bancario o pagamento con carta di credito o di debito.

4.  Gli Stati membri provvedono affinché le informazioni sulle spese di giudizio e sui metodi di pagamento, nonché sulle autorità o organizzazioni competenti a prestare assistenza pratica negli Stati membri, siano rese più trasparenti e facilmente reperibili su Internet. A tal fine, gli Stati membri trasmettono tali informazioni alla Commissione, che a sua volta provvede a che siano rese accessibili a tutti e ampiamente diffuse con ogni mezzo idoneo, in particolare attraverso il portale europeo della giustizia elettronica.

Articolo 14

Principio "chi perde paga"

1.  Gli Stati membri provvedono affinché la parte soccombente sopporti le spese processuali, comprese a titolo esemplificativo le spese risultanti dal fatto che la controparte fosse rappresentata da un avvocato o da un altro professionista del settore legale, o eventuali spese derivanti dalla notifica o traduzione degli atti, che siano proporzionate al valore della controversia e che siano state necessarie.

2.  Se una parte vince solo parzialmente la causa o in circostanze eccezionali, l'organo giurisdizionale può ordinare che le spese siano ripartite equamente o che ciascuna parte sostenga le proprie spese.

3.  La parte che ha causato spese non necessarie all'organo giurisdizionale o alla controparte, sollevando questioni inutili o resistendo in giudizio in modo irragionevole, è tenuta a farsi carico di tali spese.

4.  L'organo giurisdizionale può adeguare la ripartizione delle spese al fine di riflettere un'irragionevole mancanza di collaborazione o la partecipazione in cattiva fede agli sforzi di transazione della controversia ai sensi dell'articolo 20.

Articolo 15

Patrocinio a spese dello Stato

1.  Al fine di garantire un accesso effettivo alla giustizia, gli Stati membri provvedono affinché gli organi giurisdizionali possano concedere a una parte il patrocinio a spese dello Stato.

2.  Il patrocinio a spese dello Stato può includere, interamente o in parte, le seguenti spese:

a)  spese di giudizio, tramite sconti totali o parziali o una ripianificazione;

b)  spese dell'assistenza e della rappresentanza legali relative a:

i)  la consulenza legale nella fase precontenziosa al fine di giungere a una soluzione prima di intentare un'azione legale, ai sensi dell'articolo 12, paragrafo 1;

ii)  l'avvio e la continuazione dell'azione dinanzi all'organo giurisdizionale;

iii)  tutte le spese relative al procedimento legale, compresa la domanda di patrocinio a spese dello Stato;

iv)  l'esecuzione delle decisioni;

c)  le altre spese necessarie relative al procedimento legale che devono essere sopportate da una parte, comprese le spese relative a testimoni, periti, interpreti e traduttori e le necessarie spese di viaggio, vitto e alloggio della parte e del suo rappresentante;

d)  le spese riconosciute alla parte vincitrice, nel caso in cui l'attore soccomba ai sensi dell'articolo 14.

3.  Gli Stati membri provvedono affinché qualsiasi persona fisica che sia un cittadino dell'Unione europea o un cittadino di un paese terzo legalmente residente in uno Stato membro dell'Unione europea abbia diritto a chiedere il patrocinio a spese dello Stato se:

a)  a motivo della propria situazione economica, non è in grado di sopportare, interamente o in parte, le spese indicate al paragrafo 2 del presente articolo; e

b)  l'azione per la quale è stato richiesto il patrocinio a spese dello Stato ha ragionevoli probabilità di successo, considerata la posizione procedurale del richiedente; e

c)  l'attore che chiede il patrocinio a spese dello Stato è legittimato a proporre azioni ai sensi delle disposizioni nazionali pertinenti.

4.  Le persone giuridiche hanno facoltà di chiedere il patrocinio a spese dello Stato sotto forma di esonero dal pagamento anticipato delle spese processuali e/o di assistenza legale. Nel decidere se concedere tale patrocinio, gli organi giurisdizionali possono prendere in considerazione, tra l'altro:

a)  la forma della persona giuridica in questione e lo scopo di lucro o meno;

b)  la capacità finanziaria dei suoi soci o azionisti;

c)  la possibilità per tali soci o azionisti di procurarsi le somme necessarie ad agire in giudizio.

5.  Gli Stati membri si assicurano che i cittadini e le persone giuridiche dell'Unione siano informati della procedura per la richiesta di assistenza legale di cui ai paragrafi da 1 a 4, al fine di renderla efficace e accessibile.

6.  Il presente articolo lascia impregiudicata la direttiva 2003/8/CE.

Articolo 16

Finanziamenti

1.  Gli Stati membri provvedono affinché, nei casi in cui l'azione legale sia finanziata da un terzo privato, quest'ultimo non:

a)  tenti di influenzare le decisioni processuali della parte ricorrente, compresa quella di transigere;

b)  finanzi un'azione di ricorso collettivo contro un convenuto concorrente del terzo finanziatore, o contro un convenuto da cui lo stesso terzo dipende;

c)  esiga interessi eccessivi sui fondi messi a disposizione.

2.  Gli Stati membri provvedono affinché, nei casi di finanziamento dell'azione legale da parte di un terzo privato, la remunerazione concessa al finanziatore o gli interessi da questo imposti non si basino sull'importo della transazione conclusa o del risarcimento accordato, salvo che l'accordo di finanziamento sia regolato da un'autorità pubblica al fine di preservare gli interessi delle parti.

Parte IV:

Equità del procedimento

Articolo 17

Notifica degli atti

1.  Gli Stati membri provvedono affinché siano utilizzati in linea di principio metodi finalizzati a garantire la ricezione degli atti notificati.

2.  Gli Stati membri provvedono affinché la notifica della domanda giudiziale o dell'atto equivalente e delle citazioni a comparire in udienza possa essere effettuata, conformemente al diritto nazionale, secondo una delle seguenti forme:

a)  notifica in mani proprie;

b)  notifica a mezzo posta;

c)  notifica con mezzi elettronici, come facsimile o posta elettronica.

La notifica è attestata da una ricevuta di ritorno che reca la data di ricevimento ed è firmata dal destinatario.

Ai fini della notifica con mezzi elettronici di cui alla lettera c) del primo comma del presente paragrafo, sono utilizzati standard tecnici elevati idonei a garantire l'identità del mittente e la sicurezza della trasmissione dell'atto notificato.

La notifica di tali atti può anche avvenire in mani proprie ed è attestata da un documento firmato dalla persona competente che ha provveduto alla notifica, in cui dichiara che il destinatario ha ricevuto l'atto o ha rifiutato di riceverlo senza alcuna giustificazione legale e con l'indicazione della data di notifica.

3.  Se non è possibile procedere alla notifica conformemente al paragrafo 2 e laddove l'indirizzo del convenuto sia conosciuto con certezza, la notifica può essere effettuata secondo una delle seguenti forme:

a)  in mani proprie presso l'indirizzo personale del convenuto, a persona con esso convivente o che lavori come dipendente nell'abitazione del convenuto;

b)  se il convenuto è un lavoratore autonomo o una persona giuridica, notifica in mani proprie nei suoi locali commerciali a una persona alle dipendenze del convenuto;

c)  deposito degli atti nella cassetta delle lettere del convenuto;

d)  deposito degli atti presso un ufficio postale o un'autorità pubblica competente e relativa notifica scritta depositata nella cassetta delle lettere del convenuto, purché dalla notifica scritta risulti chiaramente la natura giudiziaria degli atti o il fatto che tale notifica ha l'efficacia legale della notifica e che determina la decorrenza dei termini ai fini del calcolo della loro scadenza;

e)  notifica a mezzo posta senza avviso di ricevimento conformemente al paragrafo 4, laddove il convenuto sia domiciliato nello Stato membro di origine;

f)  notifica con mezzi elettronici attestata da un avviso automatico di ricevimento, a condizione che il convenuto abbia preventivamente accettato in modo esplicito questo metodo di notifica.

La notifica ai sensi delle lettere da a) a d) del primo comma del presente paragrafo è attestata da:

a)  un atto sottoscritto dalla persona competente che ha provveduto alla notifica, che certifica tutti i seguenti elementi:

i)  il nome completo della persona che ha provveduto alla notifica o alla comunicazione;

ii)  la forma di notifica;

iii)  la data in cui è stata effettuata;

iv)  se la notifica è stata effettuata a persona diversa dal convenuto, il nome di questa persona e il suo legame con il convenuto stesso, e

v)  le altre informazioni obbligatorie da fornire in conformità del diritto nazionale.

b)  una conferma di ricevimento della persona cui è stata effettuata la notifica, ai fini delle lettere a) e b) del primo comma del presente paragrafo.

4.  La notifica ai sensi dei paragrafi 2 e 3 del presente articolo può anche essere effettuata a un rappresentante legale o autorizzato del convenuto.

5.  Laddove la domanda giudiziale o l'atto equivalente o le citazioni a comparire in udienza debbano essere notificati al di fuori degli Stati membri, la loro notifica può essere effettuata secondo una delle forme previste da:

a)  il regolamento (CE) n. 1393/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio(26) ove si applichi nel rispetto dei diritti del destinatario conferiti dal regolamento; o

b)  la convenzione dell'Aia del 15 novembre 1965 sulla notifica all'estero di atti giudiziari e extragiudiziari in materia civile e commerciale o qualsiasi altra convenzione o accordo ove si applichi.

6.  La presente direttiva non incide sull'applicazione del regolamento (CE) n. 1393/2007 e lascia impregiudicato il regolamento (CE) n. 805/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio(27) e il regolamento (CE) n. 1896/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio(28).

Articolo 18

Diritto all'assistenza legale nel procedimento civile

1.  Gli Stati membri provvedono affinché le parti del procedimento civile abbiano il diritto di avvalersi di un avvocato di propria scelta e secondo modalità tali da permettere agli interessati di esercitare i propri diritti in modo concreto ed effettivo.

Nelle controversie transnazionali, gli Stati membri provvedono affinché le parti del procedimento civile abbiano diritto a un avvocato nello Stato di origine per un parere preliminare e a un altro avvocato nello Stato ospitante per lo svolgimento del contenzioso.

2.  Gli Stati membri rispettano la riservatezza delle comunicazioni tra le parti in causa e il loro avvocato. Tale comunicazione comprende gli incontri, la corrispondenza, le conversazioni telefoniche e le altre forme di comunicazione consentite ai sensi del diritto nazionale.

3.  Fatto salvo il diritto nazionale che impone la presenza o l'assistenza obbligatoria di un avvocato, le parti del procedimento civile possono rinunciare al diritto di cui al paragrafo 1 del presente articolo laddove:

a)  le parti abbiano ricevuto, oralmente o per iscritto, informazioni chiare e sufficienti in un linguaggio semplice e comprensibile circa le possibili conseguenze di tale rinuncia;

b)  la rinuncia avvenga in maniera volontaria ed inequivocabile.

Gli Stati membri provvedono affinché le parti possano successivamente revocare una rinuncia in qualunque momento nel corso del procedimento civile e che siano informate di tale possibilità.

4.  La presente disposizione lascia impregiudicate le disposizioni specifiche in materia di rappresentanza legale previste dal regolamento (CE) n. 861/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio(29), dal regolamento (CE) n. 1896/2006 e dal regolamento (UE) n. 655/2014.

Articolo 19

Accesso alle informazioni

Gli Stati membri si adoperano per fornire ai cittadini informazioni trasparenti e facilmente reperibili in merito all'avvio di varie procedure, ai termini di prescrizione o decadenza, agli organi giurisdizionali competenti a conoscere delle diverse controversie e ai moduli necessari che devono essere compilati allo scopo. Il contenuto del presente articolo non obbliga in alcun modo gli Stati membri alla prestazione di assistenza legale nella forma di una consulenza giuridica su un caso specifico.

Articolo 20

Interpretazione e traduzione di documenti essenziali

Gli Stati membri si adoperano affinché ogni parte di una controversia comprendano pienamente il procedimento giudiziario. Tale finalità include la disponibilità di un servizio di interpretazione durante i procedimenti civili e della traduzione scritta di tutti i documenti essenziali onde garantire l'equità del procedimento secondo le disposizioni dell'articolo 15 della presente direttiva.

Articolo 21

Obblighi delle parti e dei loro rappresentanti

Gli Stati membri provvedono affinché le parti in causa e i loro rappresentanti si comportino in buona fede e con rispetto nei confronti dell'organo giurisdizionale e delle altre parti e non espongano in modo ingannevole le cause o i fatti dinanzi all'organo giurisdizionale intenzionalmente o con ragionevoli motivi per esserne consapevoli.

Articolo 22

Procedimenti pubblici

Gli Stati membri provvedono affinché i procedimenti siano aperti al pubblico, a meno che l'organo giurisdizionale non decida di renderli riservati, per quanto necessario, nell'interesse di una delle parti o di altre persone coinvolte, o nell'interesse generale della giustizia o dell'ordine pubblico.

Articolo 23

Indipendenza di giudizio e imparzialità

1.  Gli Stati membri provvedono affinché gli organi giurisdizionali e i giudici godano dell'indipendenza di giudizio. La composizione degli organi giurisdizionali offre garanzie sufficienti a escludere qualsiasi dubbio legittimo circa l'imparzialità.

2.  Nell'esercizio delle loro funzioni, i giudici non sono vincolati da istruzioni e sono sempre liberi da influenze o pressioni e da pregiudizi o parzialità personali.

Articolo 24

Formazione

1.  Fatte salve l'indipendenza della magistratura e le differenze nell'organizzazione del potere giudiziario in tutta l'Unione, gli Stati membri provvedono affinché la magistratura, le scuole forensi e le professioni giuridiche intensifichino i programmi di formazione giudiziaria, al fine di garantire che il diritto e le procedure dell'Unione siano integrati nelle attività nazionali di formazione.

2.  I programmi di formazione hanno un'impostazione pratica, pertinente ai fini dell'attività quotidiana dei professionisti del diritto, si svolgono in brevi periodi, utilizzano tecniche di apprendimento attive e moderne e comprendono sia la formazione iniziale, sia quella continua. I programmi di formazione riguardano in particolare:

a)  l'acquisizione di una conoscenza sufficiente degli strumenti di cooperazione giudiziaria dell'Unione e lo sviluppo del riflesso di fare costantemente riferimento alla giurisprudenza dell'Unione, verificare le misure nazionali di recepimento e ricorrere al procedimento pregiudiziale della Corte di giustizia dell'Unione europea;

b)  la diffusione della conoscenza e dell'esperienza nel campo del diritto e delle procedure dell'Unione e di altri ordinamenti giuridici;

c)  l'agevolazione di scambi di breve durata per i nuovi giudici;

d)  la padronanza di una lingua straniera e della sua terminologia giuridica.

CAPO III:

DISPOSIZIONI FINALI

Articolo 25

Recepimento

1.  Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro ... [un anno dopo la data di entrata in vigore della presente direttiva]. Essi ne informano immediatamente la Commissione.

2.  Le disposizioni adottate dagli Stati membri contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di tale riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità di tale riferimento sono decise dagli Stati membri.

3.  Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle disposizioni fondamentali di diritto interno che adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva.

Articolo 26

Riesame

Entro il 31 dicembre 2025, e successivamente ogni cinque anni, la Commissione presenta al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale una relazione sull'applicazione della presente direttiva, sulla base di dati sia qualitativi sia quantitativi. In tale contesto, la Commissione ne valuta in particolare gli effetti sull'accesso alla giustizia, sul diritto fondamentale a un ricorso effettivo e a un equo processo, sulla cooperazione in materia civile e sul funzionamento del mercato unico, sulle PMI, sulla competitività dell'economia dell'Unione europea e sulla fiducia dei consumatori. Se necessario, la relazione è corredata di proposte legislative per adattare e rafforzare la presente direttiva.

Articolo 27

Entrata in vigore

La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Articolo 28

Destinatari

Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva conformemente ai trattati.

Fatto a, [data]

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il Presidente Il Presidente

(1) PE 572.853, dicembre 2015.
(2) PE 581.385, giugno 2016.
(3) PE 559.499, giugno 2015.
(4) PE 556.971, giugno 2016.
(5) Uniform Law Review, 2004(4).
(6) M. Storme, Study on the approximation of the laws and rules of the Member States concerning certain aspects of the procedure for civil litigation (relazione finale, Dordrecht, 1994).
(7) Cfr. tra gli altri: la sentenza del 16 dicembre 1976, Comet BV contro Produktschap voor Siergewassen, 45/76, ECLI:EU:C:1976:191 e la sentenza del 15 maggio 1986, Marguerite Johnston contro Chief Constable of the Royal Ulster Constabulary, 222/84, ECLI:EU:C:1986:206.
(8) Consultabili online all'indirizzo: http://www.ejtn.eu/PageFiles/15756/Judicial%20Training%20Principles_IT.pdf
(9) Testi approvati, P7_TA(2014)0276.
(10) Cfr. anche: la sentenza del 13 marzo 2007, Unibet (London) Ltd and Unibet (International) Ltd/Justitiekanslern, C-432/05, ECLI:EU:C:2007:163.
(11) Regolamento (CE) n. 861/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 luglio 2007, che istituisce un procedimento europeo per le controversie di modesta entità (GU L 199 del 31.7.2007, pag. 1).
(12) Direttiva 2003/8/CE del Consiglio, del 27 gennaio 2003, intesa a migliorare l'accesso alla giustizia nelle controversie transfrontaliere attraverso la definizione di norme minime comuni relative al patrocinio a spese dello Stato in tali controversie (GU L 26 del 31.1.2003, pag. 41).
(13) Raccomandazione della Commissione, dell'11 giugno 2013, su principi comuni per i meccanismi di ricorso collettivo di natura inibitoria e risarcitoria negli Stati membri che riguardano violazioni di diritti conferiti dalle norme dell'Unione (GU L 201 del 26.7.2013, pag. 60).
(14) Direttiva 2009/22/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, relativa a provvedimenti inibitori a tutela degli interessi dei consumatori (GU L 110 dell'1.5.2009, pag. 30).
(15) Direttiva 2014/104/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 novembre 2014, relativa a determinate norme che regolamentano le azioni per il risarcimento del danno ai sensi della legislazione nazionale a seguito della violazione delle disposizioni del diritto della concorrenza degli Stati membri e dell'Unione europea (GU L 349 del 5.12.2014, pag. 1).
(16) Si vedano, ad esempio, il regolamento relativo alle controversie di modesta entità (cfr. seconda nota a piè di pagina nel considerando G di cui sopra) e il regolamento relativo all'ordinanza europea di sequestro conservativo su conti bancari [regolamento (UE) n. 655/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, che istituisce una procedura per l'ordinanza europea di sequestro conservativo su conti bancari al fine di facilitare il recupero transfrontaliero dei crediti in materia civile e commerciale (GU L 189 del 27.6.2014, pag. 59)].
(17) Direttiva 2004/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale (GU L 157 del 30.4.2004, pag. 45).
(18) Cfr. quarta nota a piè di pagina del considerando G sopra.
(19) Cfr. quinta nota a piè di pagina del considerando G sopra.
(20) Regolamento (CE) n. 1206/2001 del Consiglio, del 28 maggio 2001, relativo alla cooperazione fra le autorità giudiziarie degli Stati membri nel settore dell'assunzione delle prove in materia civile o commerciale (GU L 174 del 27.6.2001, pag. 1).
(21) Direttiva 2004/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale (GU L 157 del 30.4.2004, pag. 45).
(22) Regolamento (UE) n. 655/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, che istituisce una procedura per l'ordinanza europea di sequestro conservativo su conti bancari al fine di facilitare il recupero transfrontaliero dei crediti in materia civile e commerciale (GU L 189 del 27.6.2014, pag. 59).
(23) Direttiva 2003/8/CE del Consiglio, del 27 gennaio 2003, intesa a migliorare l'accesso alla giustizia nelle controversie transfrontaliere attraverso la definizione di norme minime comuni relative al patrocinio a spese dello Stato in tali controversie (GU L 26 del 31.1.2003, pag. 41).
(24) Regolamento (UE) n. 1215/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2012, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (GU L 351 del 20.12.2012, pag. 1).
(25) Raccomandazioni del Consiglio sul tema "Promuovere l'utilizzo e la condivisione delle migliori prassi in materia di videoconferenza transfrontaliera nel settore della giustizia negli Stati membri e a livello dell'UE" (GU C 250 del 31.7.2015, pag. 1).
(26) Il regolamento (CE) n. 1393/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 novembre 2007, relativo alla notificazione e alla comunicazione negli Stati membri degli atti giudiziari ed extragiudiziali in materia civile o commerciale (notificazione o comunicazione degli atti) e che abroga il regolamento (CE) n. 1348/2000 del Consiglio (GU L 324 del 10.12.2007, pag. 79).
(27) Regolamento (CE) n. 805/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, che istituisce il titolo esecutivo europeo per i crediti non contestati (GU L 143 del 30.4.2004, pag. 15).
(28) Regolamento (CE) n. 1896/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, che istituisce un procedimento europeo d'ingiunzione di pagamento (GU L 399 del 30.12.2006, pag. 1).
(29) Regolamento (CE) n. 861/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 luglio 2007, che istituisce un procedimento europeo per le controversie di modesta entità (GU L 199 del 31.7.2007, pag. 1).


Assistenza macrofinanziaria a favore della Repubblica di Moldova ***I
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Risoluzione
Testo
Allegato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 4 luglio 2017 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla concessione di assistenza macrofinanziaria a favore della Repubblica di Moldova (COM(2017)0014 – C8-0016/2017 – 2017/0007(COD))
P8_TA(2017)0283A8-0185/2017

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2017)0014),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 212 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0016/2017),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la dichiarazione comune del Parlamento europeo e del Consiglio, adottata unitamente alla decisione n. 778/2013/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 agosto 2013, relativa alla concessione di ulteriore assistenza macrofinanziaria a favore della Georgia(1),

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 15 giugno 2017, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il commercio internazionale e i pareri della commissione per gli affari esteri e della commissione per i bilanci (A8-0185/2017),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  approva la dichiarazione comune del Parlamento, del Consiglio e della Commissione allegata alla presente risoluzione;

3.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 4 luglio 2017 in vista dell'adozione della decisione (UE) 2017/… del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla concessione di assistenza macrofinanziaria a favore della Repubblica di Moldova

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, la decisione (UE) 2017/1565.)

ALLEGATO ALLA RISOLUZIONE LEGISLATIVA

DICHIARAZIONE COMUNE del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione

Alla luce delle iniziative connesse con la modifica del sistema elettorale nella Repubblica di Moldova, il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sottolineano che la concessione dell'assistenza macrofinanziaria è subordinata alla condizione preliminare del rispetto, da parte della Repubblica di Moldova, di meccanismi democratici effettivi, compreso il pluralismo parlamentare, dello stato di diritto e dei diritti umani. La Commissione e il Servizio europeo per l'azione esterna monitoreranno il rispetto di tale precondizione durante l'intero ciclo dell'assistenza macrofinanziaria e presteranno pertanto la massima attenzione al seguito dato dalle autorità della Repubblica di Moldova alle raccomandazioni dei pertinenti partner internazionali (in particolare la Commissione di Venezia e l'OSCE/ODIHR).

(1) GU L 218 del 14.8.2013, pag. 15.


Comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito da parte di talune imprese e succursali ***I
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Emendamenti del Parlamento europeo, approvati il 4 luglio 2017, alla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2013/34/UE per quanto riguarda la comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito da parte di talune imprese e succursali (COM(2016)0198 – C8-0146/2016 – 2016/0107(COD))(1)
P8_TA(2017)0284A8-0227/2017

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Testo della Commissione   Emendamento
Emendamento 1
Proposta di direttiva
Considerando -1 (nuovo)
(-1)   La parità di trattamento fiscale per tutti, in particolare per tutte le imprese, è una conditio sine qua non per il mercato unico. Un approccio coordinato e armonizzato nella realizzazione dei sistemi fiscali nazionali è essenziale ai fini del corretto funzionamento del mercato unico e contribuirebbe a prevenire l'evasione fiscale e il trasferimento degli utili.
Emendamento 2
Proposta di direttiva
Considerando -1 bis (nuovo)
(-1 bis)   L'elusione e l'evasione fiscali, unitamente ai sistemi di trasferimento degli utili, hanno privato governi e popolazioni delle risorse necessarie, tra l'altro, a garantire un accesso universale e gratuito ai servizi pubblici nell'ambito dell'istruzione e della sanità e ai servizi sociali statali, privando altresì gli Stati della possibilità di offrire abitazioni a prezzi accessibili, garantire trasporti pubblici e costruire infrastrutture essenziali per assicurare lo sviluppo sociale e la crescita economica. Nel complesso, tali sistemi sono stati un fattore di ingiustizia, disuguaglianza e divergenza economica, sociale e territoriale.
Emendamento 3
Proposta di direttiva
Considerando -1 ter (nuovo)
(-1 ter)   Un sistema di tassazione delle imprese equo ed efficiente dovrebbe rispondere all'imperativo urgente di una politica fiscale globale progressiva ed equa, promuovere la redistribuzione della ricchezza e combattere le disuguaglianze.
Emendamento 4
Proposta di direttiva
Considerando 1
(1)  Negli ultimi anni l'elusione dell'imposta sul reddito delle società ha registrato un forte aumento, diventando una delle preoccupazione principali sia nell'Unione sia a livello mondiale. Nelle conclusioni del 18 dicembre 2014 il Consiglio europeo ha riconosciuto che occorre proseguire con urgenza gli sforzi nella lotta contro l'elusione fiscale a livello sia mondiale sia dell'UE. Nelle comunicazioni dal titolo "Programma di lavoro della Commissione per il 2016 - È il momento di andare oltre l'ordinaria amministrazione"16 e "Programma di lavoro della Commissione per il 2015 - Un nuovo inizio"17, la Commissione ha indicato come prioritaria la necessità di adottare un sistema in cui il paese di imposizione sia lo stesso in cui sono generati gli utili. La Commissione ha indicato inoltre come prioritaria la necessità di rispondere alla richiesta di equità e trasparenza fiscale che proviene dalla società civile nei nostri paesi.
(1)  La trasparenza è essenziale ai fini del buon funzionamento del mercato unico. Negli ultimi anni l'elusione dell'imposta sul reddito delle società ha registrato un forte aumento, diventando una delle preoccupazione principali sia nell'Unione sia a livello mondiale. Nelle conclusioni del 18 dicembre 2014 il Consiglio europeo ha riconosciuto che occorre proseguire con urgenza gli sforzi nella lotta contro l'elusione fiscale a livello sia mondiale sia dell'UE. Nelle comunicazioni dal titolo "Programma di lavoro della Commissione per il 2016 - È il momento di andare oltre l'ordinaria amministrazione"16 e "Programma di lavoro della Commissione per il 2015 - Un nuovo inizio"17, la Commissione ha indicato come prioritaria la necessità di adottare un sistema in cui il paese di imposizione sia lo stesso in cui sono generati gli utili. La Commissione ha indicato inoltre come prioritarie la necessità di rispondere alla richiesta di trasparenza che proviene dai cittadini europei nonché la necessità di fungere da modello di riferimento per altri paesi. È fondamentale che la trasparenza tenga conto della reciprocità fra i vari concorrenti.
__________________
__________________
16 COM(2015)0610 final del 27 ottobre 2015.
16 COM(2015)0610 final del 27 ottobre 2015.
17 COM(2014)0910 final del 16 dicembre 2014.
17 COM(2014)0910 final del 16 dicembre 2014.
Emendamento 5
Proposta di direttiva
Considerando 2
(2)  Nella risoluzione del 16 dicembre 2015 su come promuovere la trasparenza, il coordinamento e la convergenza nelle politiche sulle imposte societarie nell'Unione18, il Parlamento europeo ha riconosciuto che una maggiore trasparenza nel settore della tassazione delle società può migliorare la riscossione delle imposte, rendere più efficiente l'attività delle autorità tributarie e accrescere la fiducia dei cittadini nei sistemi fiscali e nei governi.
(2)  Nella risoluzione del 16 dicembre 2015 su come promuovere la trasparenza, il coordinamento e la convergenza nelle politiche sulle imposte societarie nell'Unione18, il Parlamento europeo ha riconosciuto che una maggiore trasparenza, cooperazione e convergenza nell'ambito delle politiche di tassazione delle società dell'Unione possono migliorare la riscossione delle imposte, rendere più efficiente l'attività delle autorità tributarie, sostenere i responsabili politici nel valutare l'attuale sistema di tassazione per l'elaborazione di una normativa futura, accrescere la fiducia dei cittadini nei sistemi fiscali e nei governi nonché migliorare il processo decisionale in materia di investimenti sulla base di profili di rischio delle società più accurati.
__________________
__________________
18 2015/2010(INL).
18 2015/2010(INL).
Emendamento 6
Proposta di direttiva
Considerando 2 bis (nuovo)
(2 bis)  La comunicazione pubblica paese per paese è uno strumento efficace e adeguato per aumentare la trasparenza in relazione alle attività delle imprese multinazionali e per consentire al pubblico di valutarne l'impatto sull'economia reale. Essa migliorerà altresì la capacità degli azionisti di valutare adeguatamente i rischi assunti dalle società, condurrà a strategie di investimento fondate su informazioni accurate e rafforzerà la capacità dei responsabili politici di valutare l'efficacia e l'impatto delle normative nazionali.
Emendamento 7
Proposta di direttiva
Considerando 2 ter (nuovo)
(2 ter)  La comunicazione paese per paese avrà anche un impatto positivo sui diritti dei lavoratori all'informazione e alla consultazione quali previsti dalla direttiva 2002/14/CE e, aumentando la conoscenza in merito alle attività delle società, sulla qualità del dialogo intrapreso all'interno delle società.
Emendamento 8
Proposta di direttiva
Considerando 4
(4)  Nel novembre 2015 il G20 ha invitato alla creazione di un sistema fiscale internazionale equo e moderno e ha approvato il piano d'azione dell'OCSE sull'erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili (Base Erosion and Profit Shifting, di seguito "piano d'azione BEPS"), finalizzato a fornire ai governi soluzioni internazionali chiare per colmare le lacune e i disallineamenti della normativa in vigore che consentono alle imprese di trasferire gli utili in luoghi dove l'imposizione fiscale è ridotta o assente e in cui non avviene alcuna reale creazione di valore. In particolare, l'azione 13 del piano d'azione BEPS introduce l'obbligo a carico di talune multinazionali di presentare una comunicazione paese per paese in via riservata alle autorità fiscali nazionali. Il 27 gennaio 2016 la Commissione ha adottato il "pacchetto anti-elusione fiscale", uno degli obiettivi del quale è il recepimento nel diritto dell'Unione dell'azione 13 del piano d'azione BEPS mediante modifica della direttiva 2011/16/UE del Consiglio20.
(4)  Nel novembre 2015 il G20 ha invitato alla creazione di un sistema fiscale internazionale equo e moderno e ha approvato il piano d'azione dell'OCSE sull'erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili (Base Erosion and Profit Shifting, di seguito "piano d'azione BEPS"), finalizzato a fornire ai governi soluzioni internazionali chiare per colmare le lacune e i disallineamenti della normativa in vigore che consentono alle imprese di trasferire gli utili in luoghi dove l'imposizione fiscale è ridotta o assente e in cui non avviene alcuna reale creazione di valore. In particolare, l'azione 13 del piano d'azione BEPS introduce l'obbligo a carico di talune multinazionali di presentare una comunicazione paese per paese in via riservata alle autorità fiscali nazionali. Il 27 gennaio 2016 la Commissione ha adottato il "pacchetto anti-elusione fiscale", uno degli obiettivi del quale è il recepimento nel diritto dell'Unione dell'azione 13 del piano d'azione BEPS mediante modifica della direttiva 2011/16/UE del Consiglio20. Tuttavia, la tassazione degli utili nel luogo in cui viene creato valore richiede un approccio più ampio alla comunicazione paese per paese che si basi sulla comunicazione pubblica.
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20 Direttiva 2011/16/UE del Consiglio, del 15 febbraio 2011, relativa alla cooperazione amministrativa nel settore fiscale e che abroga la direttiva 77/799/CEE (GU L 64 dell'11.3.2011, pag. 1).
20 Direttiva 2011/16/UE del Consiglio, del 15 febbraio 2011, relativa alla cooperazione amministrativa nel settore fiscale e che abroga la direttiva 77/799/CEE (GU L 64 dell'11.3.2011, pag. 1).
Emendamento 9
Proposta di direttiva
Considerando 4 bis (nuovo)
(4 bis)  L'Organismo internazionale di normalizzazione contabile (IASB) dovrebbe aggiornare i pertinenti principi internazionali d'informativa finanziaria (IFRS) e i principi contabili internazionali (IAS) per agevolare l'introduzione degli obblighi di comunicazione pubblica paese per paese.
Emendamento 10
Proposta di direttiva
Considerando 4 ter (nuovo)
(4 ter)  La comunicazione pubblica paese per paese è stata già introdotta nell'Unione per il settore bancario dalla direttiva 2013/36/UE e per l'industria estrattiva e forestale dalla direttiva 2013/34/UE.
Emendamento 11
Proposta di direttiva
Considerando 4 quater (nuovo)
(4 quater)  Mediante l'introduzione senza precedenti della comunicazione pubblica paese per paese, l'Unione ha dimostrato di aver assunto il ruolo di leader mondiale nella lotta contro l'elusione fiscale.
Emendamento 12
Proposta di direttiva
Considerando 4 quinquies (nuovo)
(4 quinquies)  Poiché la lotta contro l'evasione fiscale, l'elusione fiscale e la pianificazione fiscale aggressiva può avere successo solo con un'azione congiunta a livello internazionale, è fondamentale che l'Unione, pur continuando a svolgere un ruolo guida a livello mondiale in questa lotta, coordini le proprie azioni con gli attori internazionali, per esempio nel quadro dell'OCSE. Le azioni unilaterali, anche se molto ambiziose, non hanno vere opportunità di successo e mettono inoltre a rischio la competitività delle imprese europee, oltre a pregiudicare il clima degli investimenti dell'Unione.
Emendamento 13
Proposta di direttiva
Considerando 4 sexies (nuovo)
(4 sexies)  Maggiore trasparenza nell'informativa finanziaria si traduce in una situazione vantaggiosa per tutti in quanto le amministrazioni fiscali saranno più efficienti, la società civile più coinvolta, i lavoratori meglio informati e gli investitori meno avversi al rischio. Inoltre, le imprese trarranno vantaggio da migliori relazioni con dette parti interessate, il che determinerà maggiore stabilità, nonché un più agevole accesso ai finanziamenti grazie a un profilo di rischio più chiaro e una migliore reputazione.
Emendamento 14
Proposta di direttiva
Considerando 5
(5)  Un controllo pubblico rafforzato delle imposte sul reddito delle società pagate dalle multinazionali che svolgono attività nell'Unione è un elemento essenziale per migliorare ulteriormente la responsabilità delle imprese, contribuire al benessere grazie alle imposte, promuovere una più leale concorrenza fiscale nell'Unione mediante un dibattito pubblico più informato e ripristinare la fiducia dei cittadini nell'equità dei sistemi fiscali nazionali. Un tale controllo pubblico può essere conseguito mediante la comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito, a prescindere dall'ubicazione della sede dell'impresa madre apicale del gruppo multinazionale.
(5)  Oltre alla maggiore trasparenza ottenuta grazie alla comunicazione paese per paese alle autorità fiscali nazionali, un controllo pubblico rafforzato delle imposte sul reddito delle società pagate dalle multinazionali che svolgono attività nell'Unione è un elemento essenziale per promuovere la responsabilità societaria, migliorare ulteriormente la responsabilità sociale delle imprese, contribuire al benessere grazie alle imposte, promuovere una più leale concorrenza fiscale nell'Unione mediante un dibattito pubblico più informato e ripristinare la fiducia dei cittadini nell'equità dei sistemi fiscali nazionali. Un tale controllo pubblico può essere conseguito mediante la comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito, a prescindere dall'ubicazione della sede dell'impresa madre apicale del gruppo multinazionale. Il controllo pubblico, tuttavia, deve avvenire senza danneggiare il clima degli investimenti nell'Unione o la competitività delle imprese unionali, in particolare le PMI quali definite nella presente direttiva e le imprese a media capitalizzazione quali definite nel regolamento (UE) 2015/10171bis, che dovrebbero essere escluse dall'obbligo di comunicazione di cui alla presente direttiva.
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1bis Regolamento (UE) 2015/1017 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 giugno 2015, relativo al Fondo europeo per gli investimenti strategici, al polo europeo di consulenza sugli investimenti e al portale dei progetti di investimento europei e che modifica i regolamenti (UE) n. 1291/2013 e (UE) n. 1316/2013 – il Fondo europeo per gli investimenti strategici (GU L 169 dell’1.7.2015, pag. 1).
Emendamento 15
Proposta di direttiva
Considerando 5 bis (nuovo)
(5 bis)   La Commissione ha definito la responsabilità sociale delle imprese (RSI) come la responsabilità delle imprese per il loro impatto sulla società. La RSI dovrebbe essere in capo alle imprese. Le autorità pubbliche possono svolgere un ruolo di sostegno attraverso una combinazione intelligente di misure politiche volontarie e, ove necessario, di regolamentazione complementare. Le imprese possono diventare socialmente responsabili conformandosi alla legge oppure integrando le questioni sociali, ambientali, etiche e in materia di diritti umani come pure le preoccupazioni dei consumatori nella loro strategia e nelle loro operazioni aziendali oppure in entrambi i modi.
Emendamento 16
Proposta di direttiva
Considerando 6
(6)  I cittadini dovrebbero poter esaminare tutte le attività di un gruppo quando questo abbia una qualche forma di stabilimento nell'Unione. Nel caso di gruppi che svolgono attività nell'Unione esclusivamente per il tramite di imprese figlie o succursali, dovrebbero essere queste ultime a pubblicare e rendere accessibile la comunicazione dell'impresa madre apicale. Tuttavia, per ragioni di proporzionalità ed efficienza, l'obbligo di pubblicare e rendere accessibile la comunicazione dovrebbe essere limitato alle imprese figlie medie o grandi stabilite nell'UE o alle succursali di dimensioni comparabili aperte in uno Stato membro. È necessario pertanto estendere l'ambito di applicazione della direttiva 2013/34/UE alle succursali aperte in uno Stato membro da un'impresa stabilita al di fuori dell'Unione.
(6)  I cittadini dovrebbero poter esaminare tutte le attività di un gruppo quando questo abbia una qualche forma di stabilimento all'interno e all'esterno dell'Unione. I gruppi con stabilimenti nell'Unione dovrebbero rispettare i principi dell'Unione di buona governance fiscale. Le imprese multinazionali operano a livello mondiale e il loro comportamento societario ha un impatto significativo sui paesi in via di sviluppo. Garantendo l'accesso dei cittadini di tali paesi alle informazioni societarie paese per paese si consentirebbe agli stessi e alle amministrazioni fiscali nei rispettivi paesi di monitorare e valutare tali società e di chiamarle a rispondere del loro operato. Rendendo le informazioni pubbliche per ciascuna giurisdizione fiscale in cui l'impresa multinazionale opera, l'Unione aumenterebbe la coerenza delle proprie politiche per lo sviluppo e limiterebbe i potenziali meccanismi di elusione fiscale in paesi in cui la mobilitazione delle risorse nazionali è stata identificata quale componente fondamentale della politica di sviluppo dell'UE.
Emendamento 17
Proposta di direttiva
Considerando 8
(8)  La comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito dovrebbe riguardare tutte le attività di un'impresa o di tutte le imprese affiliate di un gruppo controllato da un'impresa madre apicale. Le informazioni dovrebbero basarsi sulle specifiche di comunicazione di cui all'azione 13 del piano d'azione BEPS e limitarsi a quanto necessario per consentire un effettivo controllo pubblico, in modo da assicurare che la loro divulgazione non determini rischi o svantaggi sproporzionati. La comunicazione dovrebbe comprendere anche una breve descrizione della natura delle attività, che potrebbe basarsi sulla categorizzazione di cui alla tabella 2 del capitolo V dell'allegato III degli orientamenti dell'OCSE in materia di documentazione sui prezzi di trasferimento. La comunicazione dovrebbe comprendere un testo esplicativo in caso di discrepanze sostanziali a livello di gruppo tra l'importo delle imposte maturate e quello delle imposte pagate, tenendo conto degli importi corrispondenti relativi a esercizi finanziari precedenti.
(8)  La comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito dovrebbe riguardare tutte le attività di un'impresa o di tutte le imprese affiliate di un gruppo controllato da un'impresa madre apicale. Le informazioni dovrebbero tenere presenti le specifiche di comunicazione di cui all'azione 13 del piano d'azione BEPS e limitarsi a quanto necessario per consentire un effettivo controllo pubblico, in modo da assicurare che la loro divulgazione non determini rischi o svantaggi sproporzionati per le imprese interessate in termini di competitività o interpretazione erronea. La comunicazione dovrebbe comprendere anche una breve descrizione della natura delle attività, che potrebbe basarsi sulla categorizzazione di cui alla tabella 2 del capitolo V dell'allegato III degli orientamenti dell'OCSE in materia di documentazione sui prezzi di trasferimento. La comunicazione dovrebbe comprendere un testo esplicativo, anche in caso di discrepanze sostanziali a livello di gruppo tra l'importo delle imposte maturate e quello delle imposte pagate, tenendo conto degli importi corrispondenti relativi a esercizi finanziari precedenti.
Emendamento 18
Proposta di direttiva
Considerando 9
(9)  Al fine di assicurare un livello di dettaglio che consenta ai cittadini di valutare con cognizione di causa il contributo delle multinazionali al benessere in ciascuno Stato membro, le informazioni dovrebbero essere disaggregate per Stato membro. Inoltre, le informazioni relative alle attività delle multinazionali dovrebbero essere presentate con un livello di dettaglio elevato anche quando si riferiscono a determinate giurisdizioni fiscali particolarmente problematiche. Per tutte le altre attività svolte in paesi terzi le informazioni dovrebbero essere presentate in modo aggregato.
(9)  Al fine di assicurare un livello di dettaglio che consenta ai cittadini di valutare con cognizione di causa il contributo delle multinazionali al benessere in ciascuna giurisdizione in cui operano, sia all'interno che all'esterno dell'Unione, senza nuocere alla competitività delle imprese, le informazioni dovrebbero essere ripartite per giurisdizione. La comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito può essere compresa e impiegata in maniera significativa solo se le informazioni sono presentate in forma disaggregata per ciascuna giurisdizione.
Emendamento 82
Proposta di direttiva
Considerando 9 bis (nuovo)
(9 bis)  Qualora ritenga che le informazioni da divulgare possano essere informazioni commercialmente sensibili, l'impresa dovrebbe essere in grado di richiedere all'autorità competente del luogo in cui è stabilita l'autorizzazione a non divulgare la totalità delle informazioni. Se l'autorità nazionale competente non è un'autorità fiscale, l'autorità fiscale competente dovrebbe essere coinvolta in tale decisione.
Emendamento 19
Proposta di direttiva
Considerando 11
(11)  Allo scopo di garantire che i casi di non conformità siano resi pubblici, i revisori legali e le società di revisione dovrebbero verificare che la comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito sia stata presentata in conformità alla presente direttiva e pubblicata sul sito web dell'impresa interessata o di un'impresa affiliata.
(11)  Allo scopo di garantire che i casi di non conformità siano resi pubblici, i revisori legali e le società di revisione dovrebbero verificare che la comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito sia stata presentata in conformità alla presente direttiva e pubblicata sul sito web dell'impresa interessata o di un'impresa affiliata e che le informazioni rese pubbliche siano in linea con le informazioni finanziarie sottoposte a revisione per l'impresa entro i termini stabiliti dalla presente direttiva.
Emendamento 20
Proposta di direttiva
Considerando 11 bis (nuovo)
(11 bis)  I casi di violazione, da parte delle imprese e delle succursali, degli obblighi di comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito, che danno luogo a sanzioni da parte degli Stati membri a norma della direttiva 2013/34/UE, dovrebbero essere segnalati in un registro pubblico gestito dalla Commissione. Tra le sanzioni potrebbero figurare, tra l'altro, sanzioni amministrative o l'esclusione dalle gare di appalto pubbliche e dalla concessione di risorse erogate attraverso i fondi strutturali dell'Unione.
Emendamento 21
Proposta di direttiva
Considerando 13
(13)  Al fine di determinare le giurisdizioni fiscali per le quali dovrebbe essere presentato un livello di dettaglio elevato, dovrebbe essere delegato alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all'articolo 290 del TFUE per quanto riguarda la stesura di un elenco comune dell'Unione di tali giurisdizioni fiscali. L'elenco di cui trattasi dovrebbe essere redatto sulla base di determinati criteri da individuare sulla base dell'allegato 1 della comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio su una strategia esterna per un'imposizione effettiva (COM (2016) 24 final). È particolarmente importante che durante i lavori preparatori la Commissione effettui adeguate consultazioni, anche a livello di esperti, e che esse siano svolte in conformità ai principi di cui all'accordo interistituzionale "Legiferare meglio", quale approvato dal Parlamento europeo, dal Consiglio e dalla Commissione e in attesa della firma ufficiale. In particolare, al fine di garantire una partecipazione paritaria alla preparazione degli atti delegati, il Parlamento europeo e il Consiglio ricevono tutti i documenti contemporaneamente agli esperti degli Stati membri, e i loro esperti hanno sistematicamente accesso alle riunioni dei gruppi di esperti della Commissione incaricati della preparazione degli atti delegati.
soppresso
Emendamento 22
Proposta di direttiva
Considerando 13 bis (nuovo)
(13 bis)   È opportuno attribuire alla Commissione competenze di esecuzione al fine di garantire condizioni uniformi di esecuzione dell'articolo 48 ter, paragrafi 1, 3, 4 e 6, e dell'articolo 48 quater, paragrafo 5, della direttiva 2013/34/UE. È altresì opportuno che tali competenze siano esercitate conformemente al regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio1bis.
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1bis Regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, che stabilisce le regole e i principi generali relativi alle modalità di controllo da parte degli Stati membri dell'esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione (GU L 55 del 28.2.2011, pag. 13).
Emendamento 23
Proposta di direttiva
Considerando 14
(14)  Poiché l'obiettivo della presente direttiva non può essere conseguito in misura sufficiente dagli Stati membri e può, a motivo dei suoi effetti, essere conseguito meglio a livello di Unione, quest'ultima può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato sull'Unione europea. La presente direttiva si limita a quanto è necessario per conseguire tale obiettivo in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo.
(14)  Poiché l'obiettivo della presente direttiva non può essere conseguito in misura sufficiente dagli Stati membri e può, a motivo dei suoi effetti, essere conseguito meglio a livello di Unione, quest'ultima può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato sull'Unione europea. L'intervento dell'Unione è pertanto giustificato allo scopo di affrontare la dimensione transfrontaliera della pianificazione fiscale aggressiva o degli accordi sui prezzi di trasferimento. La presente iniziativa tiene conto delle preoccupazioni espresse dalle parti interessate in relazione alla necessità di contrastare le distorsioni del mercato unico, senza tuttavia compromettere la competitività dell'Unione. Essa non dovrebbe imporre oneri amministrativi indebiti alle imprese, generare ulteriori conflitti fiscali o il rischio di doppia imposizione. La presente direttiva si limita a quanto è necessario per conseguire tale obiettivo in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo, almeno per quanto riguarda una maggiore trasparenza.
Emendamento 24
Proposta di direttiva
Considerando 15
(15)  La presente direttiva rispetta i diritti fondamentali e osserva i principi riconosciuti segnatamente dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.
(15)  Nel complesso, nel quadro della presente direttiva, la portata delle informazioni divulgate è commisurata all'obiettivo di migliorare la trasparenza e il controllo pubblici. Pertanto, si ritiene che la presente direttiva rispetti i diritti fondamentali e osservi i principi riconosciuti segnatamente dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.
Emendamento 25
Proposta di direttiva
Considerando 16
(16)  Conformemente alla dichiarazione politica comune del 28 settembre 2011 degli Stati membri e della Commissione sui documenti esplicativi24, gli Stati membri si sono impegnati ad accompagnare, in casi giustificati, la notifica delle loro misure di recepimento con uno o più documenti che chiariscano il rapporto tra gli elementi costitutivi di una direttiva e le parti corrispondenti degli strumenti nazionali di recepimento. Per quanto riguarda la presente direttiva, il legislatore ritiene che la trasmissione di tali documenti sia giustificata.
(16)  Conformemente alla dichiarazione politica comune del 28 settembre 2011 degli Stati membri e della Commissione sui documenti esplicativi24, gli Stati membri si sono impegnati ad accompagnare, in casi giustificati, la notifica delle loro misure di recepimento con uno o più documenti che chiariscano il rapporto tra gli elementi costitutivi di una direttiva e le parti corrispondenti degli strumenti nazionali di recepimento, ad esempio sotto forma di tavole di concordanza. Per quanto riguarda la presente direttiva, il legislatore ritiene che la trasmissione di tali documenti sia giustificata allo scopo di conseguire l'obiettivo della presente direttiva ed evitare potenziali lacune e incoerenze in sede di recepimento, da parte degli Stati membri, nei rispettivi ordinamenti nazionali.
__________________
__________________
24 GU C 369 del 17.12.2011, pag. 14.
24 GU C 369 del 17.12.2011, pag. 14.
Emendamento 26
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 2
Direttiva 2013/34/UE
Articolo 48 ter – paragrafo 1 – comma 1
Gli Stati membri esigono che le imprese madri apicali soggette alla loro legislazione nazionale e aventi un fatturato netto consolidato superiore a 750 000 000 EUR, come pure le imprese che non sono imprese affiliate soggette alla loro normativa nazionale e aventi un fatturato netto consolidato superiore a 750 000 000 EUR redigano e pubblichino con cadenza annuale una comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito.
Gli Stati membri esigono che le imprese madri apicali soggette alla loro legislazione nazionale e aventi un fatturato consolidato pari o superiore a 750 000 000 EUR, come pure le imprese che non sono imprese affiliate soggette alla loro normativa nazionale e aventi un fatturato netto pari o superiore a 750 000 000 EUR redigano e pubblichino con cadenza annuale e a titolo gratuito una comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito.
Emendamento 27
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 2
Direttiva 2013/34/UE
Articolo 48 ter – paragrafo 1 – comma 2
La comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito è pubblicata sul sito web dell'impresa il giorno della sua presentazione.
La comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito è pubblicata utilizzando un modello comune gratuito e in formato aperto ed è messa a disposizione sul sito web dell'impresa il giorno della sua presentazione in almeno una delle lingue ufficiali dell'Unione. Lo stesso giorno l'impresa pubblica la comunicazione anche in un registro pubblico gestito dalla Commissione.
Gli Stati membri non applicano le norme di cui al presente paragrafo qualora tali imprese siano stabilite soltanto nel territorio di un singolo Stato membro e in nessun'altra giurisdizione fiscale.
Emendamento 28
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 2
Direttiva 2013/34/UE
Articolo 48 ter – paragrafo 3 – comma 1
Gli Stati membri esigono che le imprese figlie medie e grandi ai sensi dell'articolo 3, paragrafi 3 e 4, soggette alla loro legislazione nazionale e controllate da un'impresa madre apicale avente un fatturato netto consolidato superiore a 750 000 000 EUR e non soggetta alla legislazione di uno Stato membro, pubblichino con cadenza annuale una comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito dell'impresa madre apicale.
Gli Stati membri esigono che le imprese figlie soggette alla loro legislazione nazionale e controllate da un'impresa madre apicale che registra nel proprio bilancio di un esercizio finanziario un fatturato netto consolidato pari o superiore a 750 000 000 EUR e non è soggetta alla legislazione di uno Stato membro, pubblichino con cadenza annuale una comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito dell'impresa madre apicale.
Emendamento 29
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 2
Direttiva 2013/34/UE
Articolo 48 ter – paragrafo 3 – comma 2
La comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito è resa accessibile al pubblico sul sito web dell'impresa figlia o di un'impresa affiliata il giorno della sua presentazione.
La comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito è pubblicata utilizzando un modello comune disponibile gratuitamente in un formato aperto ed è resa accessibile al pubblico sul sito web dell'impresa figlia o di un'impresa affiliata il giorno della sua presentazione in almeno una delle lingue ufficiali dell'Unione. Lo stesso giorno l'impresa pubblica la comunicazione anche in un registro pubblico gestito dalla Commissione.
Emendamento 30
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 2
Direttiva 2013/34/UE
Articolo 48 ter – paragrafo 4 – comma 1
Gli Stati membri esigono che le succursali aperte sul loro territorio da imprese non soggette alla legislazione di uno Stato membro pubblichino con cadenza annuale la comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito dell'impresa madre apicale ai sensi del paragrafo 5, lettera a).
Gli Stati membri esigono che le succursali aperte sul loro territorio da imprese non soggette alla legislazione di uno Stato membro pubblichino e rendano disponibili al pubblico gratuitamente con cadenza annuale la comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito dell'impresa madre apicale ai sensi del paragrafo 5, lettera a).
Emendamento 31
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 2
Direttiva 2013/34/UE
Articolo 48 ter – paragrafo 4 – comma 2
La comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito è resa accessibile al pubblico sul sito web della succursale o di un'impresa affiliata il giorno della sua presentazione.
La comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito è pubblicata utilizzando un modello comune disponibile in un formato aperto ed è resa accessibile al pubblico sul sito web della succursale o di un'impresa affiliata il giorno della sua presentazione in almeno una delle lingue ufficiali dell'Unione. Lo stesso giorno l'impresa pubblica la comunicazione anche in un registro pubblico gestito dalla Commissione.
Emendamento 32
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 2
Direttiva 2013/34/UE
Articolo 48 ter – paragrafo 5 – lettera a
(a)  l'impresa che ha aperto la succursale è un'impresa affiliata di un gruppo controllato da un'impresa madre apicale non soggetta alla legislazione di uno Stato membro e avente un fatturato netto consolidato superiore a 750 000 000 EUR oppure è un'impresa non affiliata avente un fatturato netto superiore a 750 000 000 EUR;
(a)  l'impresa che ha aperto la succursale è un'impresa affiliata di un gruppo controllato da un'impresa madre apicale non soggetta alla legislazione di uno Stato membro e avente nel suo bilancio un fatturato netto consolidato pari o superiore a 750 000 000 EUR oppure è un'impresa non affiliata avente un fatturato netto pari o superiore a 750 000 000 EUR;
Emendamento 33
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 2
Direttiva 2013/34/UE
Articolo 48 ter – paragrafo 5 – lettera b
(b)  l'impresa madre apicale di cui alla lettera a) non ha un'impresa figlia media o grande ai sensi del paragrafo 3.
(b)  l'impresa madre apicale di cui alla lettera a) non ha un'impresa figlia media o grande ai sensi del paragrafo 3 già soggetta agli obblighi di comunicazione.
Emendamento 34
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 2
Direttiva 2013/34/UE
Articolo 48 ter – paragrafo 7 bis (nuovo)
7 bis.  Per gli Stati membri non partecipanti all'euro, gli importi in moneta nazionale equivalenti agli importi specificati ai paragrafi 1, 3 e 5 sono ottenuti applicando il tasso di cambio pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea e valido alla data di entrata in vigore del presente capo.
Emendamento 35
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 2
Direttiva 2013/34/UE
Articolo 48 quater – paragrafo 2 – parte introduttiva
2.  Le informazioni di cui al paragrafo 1 comprendono quanto segue:
2.  Le informazioni di cui al paragrafo 1 sono presentate utilizzando un modello comune e comprendono i dati seguenti, disaggregati per giurisdizione fiscale:
Emendamento 36
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 2
Direttiva 2013/34/UE
Articolo 48 quater – paragrafo 2 – lettera a
(a)  una breve descrizione della natura delle attività;
(a)  i nomi dell'impresa apicale e, ove applicabile, l'elenco di tutte le relative figlie, una breve descrizione della natura delle loro attività e la rispettiva ubicazione geografica;
Emendamento 37
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 2
Direttiva 2013/34/UE
Articolo 48 quater – paragrafo 2 – lettera b
(b)  il numero dei dipendenti;
(b)  il numero dei dipendenti occupati su base equivalente a tempo pieno;
Emendamento 38
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 2
Direttiva 2013/34/UE
Articolo 48 quater – paragrafo 2 – lettera b bis (nuova)
b bis)  le immobilizzazioni diverse dalle disponibilità liquide o mezzi equivalenti;
Emendamento 39
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 2
Direttiva 2013/34/UE
Articolo 48 quater – paragrafo 2 – lettera c
(c)  l'importo del fatturato netto (comprensivo del fatturato realizzato con le parti correlate);
(c)  l'importo del fatturato netto, compresa una distinzione tra il fatturato realizzato con le parti correlate e il fatturato realizzato con le parti non correlate;
Emendamento 40
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 2
Direttiva 2013/34/UE
Articolo 48 quater – paragrafo 2 – lettera g bis (nuova)
g bis)  il capitale dichiarato;
Emendamento 65
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 2
Direttiva 2013/34/UE
Articolo 48 quater – paragrafo 2 – lettera g ter (nuova)
g ter)   i dettagli dei contributi pubblici ricevuti ed eventuali donazioni effettuate a soggetti politici, organizzazioni politiche o fondazioni politiche;
Emendamento 41
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 2
Direttiva 2013/34/UE
Articolo 48 quater – paragrafo 2 – lettera g quater (nuova)
g quater)  l'eventuale beneficio per le imprese, figlie o succursali, derivante da un trattamento fiscale preferenziale da patent box o regimi equivalenti.
Emendamento 42
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 2
Direttiva 2013/34/UE
Articolo 48 quater – paragrafo 3 – comma 1
La comunicazione presenta le informazioni di cui al paragrafo 2 separatamente per ciascuno Stato membro. Qualora uno Stato membro comprenda diverse giurisdizioni fiscali, le informazioni sono raggruppate a livello di Stato membro.
La comunicazione presenta le informazioni di cui al paragrafo 2 separatamente per ciascuno Stato membro. Qualora uno Stato membro comprenda diverse giurisdizioni fiscali, le informazioni sono presentate separatamente per ciascuna giurisdizione fiscale.
Emendamento 43
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 2
Direttiva 2013/34/UE
Articolo 48 quater – paragrafo 3 – comma 2
La comunicazione presenta inoltre le informazioni di cui al paragrafo 2 separatamente per ciascuna giurisdizione fiscale che al termine dell'esercizio finanziario precedente sia riportata nell'elenco comune dell'Unione redatto in conformità all'articolo 48 octies, a meno che la comunicazione confermi che, fatta salva la responsabilità di cui al successivo articolo 48 sexies, le imprese affiliate del gruppo soggetto alla legislazione della giurisdizione fiscale non abbiano operazioni dirette con imprese affiliate dello stesso gruppo soggette alla legislazione di uno Stato membro.
La comunicazione presenta inoltre le informazioni di cui al paragrafo 2 separatamente per ciascuna giurisdizione fiscale al di fuori dell'Unione.
Emendamento 44
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 2
Direttiva 2013/34/UE
Articolo 48 quater – paragrafo 3 – comma 3
Per le altre giurisdizioni fiscali la comunicazione presenta le informazioni di cui al paragrafo 2 in modo aggregato.
soppresso
Emendamento 83
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 2
Direttiva 2013/34/UE
Articolo 48 quater – paragrafo 3 – comma 3 bis (nuovo)
Al fine di proteggere le informazioni commercialmente sensibili e garantire una concorrenza leale, gli Stati membri possono permettere che uno o più elementi d'informazione elencati al presente articolo siano temporaneamente omessi dalla relazione per quanto riguarda attività in una o più giurisdizioni fiscali specifiche quando sono di natura tale che la loro divulgazione recherebbe un grave pregiudizio alla posizione commerciale delle imprese di cui all'articolo 48 ter, paragrafi 1 e 3, cui si riferiscono. L'omissione non impedisce un'equa ed equilibrata comprensione della situazione fiscale dell'impresa. L'omissione va indicata nella relazione unitamente a una spiegazione debitamente giustificata per ciascuna giurisdizione fiscale del perché di questa scelta con riferimento alla/e giurisdizione/i fiscale/i in questione.
Emendamento 69/rev
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 2
Direttiva 2013/34/UE
Articolo 48 quater – paragrafo 3 – comma 3 ter (nuovo)
Gli Stati membri subordinano tale omissione all'autorizzazione preventiva di un'autorità nazionale competente. Ogni anno l'impresa chiede una nuova autorizzazione all'autorità competente, che prende una decisione sulla base di una nuova valutazione della situazione. Se le informazioni omesse non soddisfano più il requisito di cui al comma 3 bis, esse sono immediatamente rese accessibili al pubblico. A decorrere dalla fine del periodo di non divulgazione, l'impresa indica anche, con effetto retroattivo, sotto forma di media aritmetica, le informazioni richieste ai sensi del presente articolo per gli anni precedenti compresi nel periodo di non divulgazione.
Emendamento 47
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 2
Direttiva 2013/34/UE
Articolo 48 quater – paragrafo 3 – comma 3 quater (nuovo)
Gli Stati membri notificano alla Commissione la concessione di tale deroga temporanea e le trasmettono, in condizioni di riservatezza, le informazioni omesse, corredandole di una spiegazione dettagliata della deroga concessa. Ogni anno la Commissione pubblica sul suo sito Internet le notifiche ricevute dagli Stati membri e le spiegazioni fornite conformemente al comma 3 bis.
Emendamento 48
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 2
Direttiva 2013/34/UE
Articolo 48 quater – paragrafo 3 – comma 3 quinquies (nuovo)
La Commissione verifica che il requisito di cui al comma 3 bis sia debitamente rispettato e provvede a monitorare l'uso di tale deroga temporanea autorizzata dalle autorità nazionali.
Emendamento 70/rev
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 2
Direttiva 2013/34/UE
Articolo 48 quater – paragrafo 3 – comma 3 sexies (nuovo)
Se la Commissione giunge alla conclusione, dopo aver effettuato la propria valutazione delle informazioni ricevute a norma del comma 3 quater, che il requisito di cui al comma 3 bis non è soddisfatto, l'impresa interessata rende immediatamente tali informazioni accessibili al pubblico. A decorrere dalla fine del periodo di non divulgazione, l'impresa indica anche, con effetto retroattivo, sotto forma di media aritmetica, le informazioni richieste ai sensi del presente articolo per gli anni precedenti compresi nel periodo di non divulgazione.
Emendamento 50
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 2
Direttiva 2013/34/UE
Articolo 48 quater – paragrafo 3 – comma 3 septies (nuovo)
La Commissione, mediante un atto delegato, adotta orientamenti per aiutare gli Stati membri a definire i casi in cui la pubblicazione delle informazioni è considerata gravemente pregiudizievole per la posizione commerciale delle imprese cui si riferiscono.
Emendamento 51
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 2
Direttiva 2013/34/UE
Articolo 48 quater – paragrafo 5
5.  La comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito è pubblicata e resa accessibile sul sito web in almeno una delle lingue ufficiali dell'Unione.
5.  La comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito è pubblicata utilizzando un modello comune disponibile gratuitamente in un formato aperto ed è resa accessibile al pubblico sul sito web dell'impresa figlia o di un'impresa affiliata il giorno della sua pubblicazione in almeno una delle lingue ufficiali dell'Unione. Lo stesso giorno l'impresa pubblica la comunicazione anche in un registro pubblico gestito dalla Commissione.
Emendamento 52
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 2
Direttiva 2013/34/UE
Articolo 48 sexies – paragrafo 1
1.  Gli Stati membri assicurano che incomba collettivamente ai membri degli organi di amministrazione, gestione e controllo dell'impresa madre apicale di cui all'articolo 48 ter, paragrafo 1, nell'esercizio delle competenze loro attribuite dalla normativa nazionale, la responsabilità di garantire che la comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito sia redatta, pubblicata e resa accessibile in conformità agli articoli 48 ter, 48 quater e 48 quinquies.
1.  Al fine di consolidare la responsabilità nei confronti di terzi e assicurare una governance adeguata, gli Stati membri assicurano che incomba collettivamente ai membri degli organi di amministrazione, gestione e controllo dell'impresa madre apicale di cui all'articolo 48 ter, paragrafo 1, nell'esercizio delle competenze loro attribuite dalla normativa nazionale, la responsabilità di garantire che la comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito sia redatta, pubblicata e resa accessibile in conformità agli articoli 48 ter, 48 quater e 48 quinquies.
Emendamento 53
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 2
Direttiva 2013/34/UE
Articolo 48 octies
Articolo 48 octies
soppresso
Elenco comune dell'Unione relativo a talune giurisdizioni fiscali
Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati in conformità all'articolo 49 per quanto riguarda la redazione di un elenco comune dell'Unione relativo a talune giurisdizioni fiscali. L'elenco si basa sulla valutazione delle giurisdizioni fiscali che non sono conformi ai seguenti criteri:
(1)  trasparenza e scambio di informazioni, tra cui lo scambio di informazioni su richiesta e lo scambio automatico di informazioni finanziarie;
(2)  concorrenza fiscale leale;
(3)  norme stabilite dal G20 e/o dall'OCSE;
(4)  altre norme pertinenti, incluse le norme internazionali stabilite dal Gruppo di azione finanziaria internazionale.
La Commissione riesamina periodicamente l'elenco e, se del caso, lo modifica per tenere conto di nuovi sviluppi.
Emendamento 54
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 2
Direttiva 2013/34/UE
Articolo 48 nonies – paragrafo 1
La Commissione presenta una relazione sulla conformità agli obblighi di comunicazione di cui agli articoli da 48 bis a 48 septies e sull'impatto degli stessi. La relazione valuta se la comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito abbia consentito di ottenere risultati adeguati e proporzionati, tenendo conto della necessità di garantire un livello sufficiente di trasparenza e un contesto competitivo alle imprese.
La Commissione presenta una relazione sulla conformità agli obblighi di comunicazione di cui agli articoli da 48 bis a 48 septies e sull'impatto degli stessi. La relazione valuta se la comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito abbia consentito di ottenere risultati adeguati e proporzionati e valuta i costi e i benefici di una riduzione della soglia del fatturato netto consolidato oltre la quale le imprese e le succursali sono tenute a comunicare le informazioni sull'imposta sul reddito. La relazione valuta inoltre l'eventuale necessità di adottare ulteriori misure complementari, tenendo conto della necessità di garantire un livello sufficiente di trasparenza e la necessità di preservare e garantire un contesto competitivo per le imprese e gli investimenti privati.
Emendamento 55
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 2 bis (nuovo)
Direttiva 2013/34/UE
Articolo 48 decies bis (nuovo)
2 bis)  è inserito l'articolo seguente:
"Articolo 48 decies bis
Al più tardi 4 anni dopo l'adozione della presente direttiva e tenendo conto della situazione a livello dell'OCSE, la Commissione riesamina, valuta e riferisce in merito alle disposizioni del presente capo, in particolare per quanto concerne:
–  le imprese e succursali tenute a comunicare le informazioni sull'imposta sul reddito, in particolare la pertinenza di estendere l’ambito di applicazione del presente capo affinché comprenda le imprese di grandi dimensioni quali definite all'articolo 3, paragrafo 4, e i grandi gruppi quali definiti all'articolo 3, paragrafo 7, della presente direttiva;
–  il contenuto della comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito, come previsto all'articolo 48 quater;
–  la deroga temporanea di cui all'articolo 48 quater, paragrafo 3, commi da 3 bis a 3 septies.
La Commissione presenta tale relazione al Parlamento europeo e al Consiglio, corredata di una proposta legislativa, se del caso."
Emendamento 56
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 2 ter (nuovo)
Direttiva 2013/34/UE
Articolo 48 decies ter (nuovo)
2 ter)  è inserito l'articolo seguente:
"Articolo 48 decies bis
Modello comune per la comunicazione
La Commissione stabilisce, mediante atti di esecuzione, il modello comune di cui all'articolo 48 ter, paragrafi 1, 3, 4 e 6, e all'articolo 48 quater, paragrafo 5. Tali atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura d'esame di cui all'articolo 50, paragrafo 2."
Emendamento 57
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 3 – lettera b
Direttiva 2013/34/UE
Articolo 49 – paragrafo 3 bis
(3 bis)  Prima di adottare un atto delegato la Commissione consulta gli esperti designati dagli Stati membri in conformità ai principi di cui all'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del [data].
(3 bis)  Prima di adottare un atto delegato la Commissione consulta gli esperti designati dagli Stati membri in conformità ai principi di cui all'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016* e tiene conto, in particolare, delle disposizioni contenute nei trattati e nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.
________________
* GU L 123 del 12.5.2016, pag. 1.
Emendamento 58
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 3 bis (nuovo)
Direttiva 2013/34/UE
Articolo 51 – paragrafo 1
3 bis)  all'articolo 51 il comma 1 è sostituito dal seguente:
Gli Stati membri prevedono sanzioni applicabili alle violazioni delle disposizioni nazionali adottate in conformità della presente direttiva e adottano tutte le misure necessarie per assicurarne l'applicazione. Le sanzioni previste sono efficaci, proporzionate e dissuasive.
"Gli Stati membri stabiliscono le norme relative alle sanzioni applicabili alle violazioni delle disposizioni nazionali adottate in conformità della presente direttiva e adottano tutte le misure necessarie per assicurarne l'attuazione. Le sanzioni previste sono efficaci, proporzionate e dissuasive.
Gli Stati membri prevedono almeno misure e sanzioni amministrative per la violazione, da parte delle imprese, delle disposizioni nazionali adottate in conformità della presente direttiva.
Gli Stati membri comunicano tali disposizioni alla Commissione entro il ... [si prega di inserire la data: un anno dall’entrata in vigore] e la informano senza indugio di eventuali successive modifiche delle disposizioni.
Entro ... [tre anni dopo l'entrata in vigore della presente direttiva], la Commissione redige un elenco delle misure e delle sanzioni stabilite in ciascuno Stato membro conformemente alla presente direttiva."

(1) La questione è stata rinviata alle commissioni competenti in base all'articolo 59, paragrafo 4, quarto comma, del regolamento del Parlamento, per l'avvio di negoziati interistituzionali (A8-0227/2017).


Introduzione di misure commerciali autonome temporanee per l'Ucraina ***I
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Risoluzione
Testo
Allegato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 4 luglio 2017 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio concernente l'introduzione di misure commerciali autonome temporanee per l'Ucraina che integrano le concessioni commerciali disponibili nel quadro dell'accordo di associazione (COM(2016)0631 – C8-0392/2016 – 2016/0308(COD))
P8_TA(2017)0285A8-0193/2017

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2016)0631),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 207, paragrafo 2 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0392/2016),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 29 giugno 2017, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il commercio internazionale e il parere della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale (A8-0193/2017),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso(1);

2.  prende atto della dichiarazione della Commissione allegata alla presente risoluzione, che sarà pubblicata nella serie L della Gazzetta ufficiale dell'Unione europea insieme all'atto legislativo finale;

3.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 4 luglio 2017 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2017/... del Parlamento europeo e del Consiglio concernente l'introduzione di misure commerciali autonome temporanee per l'Ucraina che integrano le concessioni commerciali disponibili nel quadro dell'accordo di associazione

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2017/1566.)

ALLEGATO ALLA RISOLUZIONE LEGISLATIVA

Dichiarazione della Commissione relativa all'articolo 3 del regolamento sulle misure commerciali autonome temporanee per l'Ucraina

La Commissione osserva che qualora risulti impossibile applicare la sospensione dei regimi preferenziali prima del pieno utilizzo dei contingenti tariffari a dazio zero annuali per i prodotti agricoli, essa si adopera per proporre una riduzione o una sospensione di tali concessioni negli anni seguenti.

(1) La presente posizione sostituisce gli emendamenti approvati il 1° giugno 2017 (Testi approvati, P8_TA(2017)0236).


Progetto di bilancio rettificativo n. 2 del bilancio generale 2017 che iscrive l'eccedenza dell'esercizio 2016
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Risoluzione del Parlamento europeo del 4 luglio 2017 concernente la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo n. 2/2017 dell'Unione europea per l'esercizio 2017 che iscrive l'eccedenza dell'esercizio 2016 (09437/2017 – C8-0190/2017 – 2017/2061(BUD))
P8_TA(2017)0286A8-0229/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 314 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(1), in particolare l'articolo 41,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2017, definitivamente adottato il 1° dicembre 2016(2),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(3),

–  visto l'accordo interistituzionale, del 2 dicembre 2013, tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria(4),

–  vista la decisione 2014/335/UE, Euratom del Consiglio, del 26 maggio 2014, relativa al sistema delle risorse proprie dell'Unione europea(5),

–  visto il progetto di bilancio rettificativo n. 2/2017 adottato dalla Commissione il 12 aprile 2017 (COM(2017)0188),

–  vista la posizione sul progetto di bilancio rettificativo n. 2/2017 adottata dal Consiglio l'8 giugno 2017 e trasmessa al Parlamento europeo il 9 giugno 2017 (09437/2017 – C8-0190/2017),

–  visti gli articoli 88 e 91 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i bilanci (A8-0229/2017),

A.  considerando che il progetto di bilancio rettificativo n. 2/2017 mira a iscrivere nel bilancio 2017 l'eccedenza derivante dall'esecuzione dell'esercizio 2016, che ammonta a 6 405 milioni di EUR;

B.  considerando che le componenti principali di tale eccedenza sono un risultato positivo sul lato delle entrate pari a 1 688 milioni di EUR, una sottoesecuzione delle spese pari a 4 889 milioni di EUR e differenze di cambio pari a - 173 milioni di EUR;

C.  considerando che, sul piano delle entrate, le due component principali sono gli interessi di mora e le multe (3 052 milioni di EUR) e un risultato negativo per quanto concerne le risorse proprie (1 511 milioni di EUR);

D.  considerando che, sul versante delle spese, il livello di sottoesecuzione ammonta a 4 825 milioni di EUR per il 2016, a 28 milioni di EUR per i riporti dal 2015 nel quadro della sezione III (Commissione), nonché a 35 milioni di EUR per le altre istituzioni;

1.  prende atto del progetto di bilancio rettificativo n. 2/2017, presentato dalla Commissione, che mira unicamente a iscrivere in bilancio l'eccedenza derivante dall'esecuzione dell'esercizio 2016, per un importo pari a 6 405 milioni di EUR, in conformità dell'articolo 18 del regolamento finanziario e della posizione del Consiglio al riguardo;

2.  constata con grande preoccupazione il considerevole livello di sottoesecuzione pari a 4 889 milioni di EUR nel 2016, benché il bilancio rettificativo n. 4/2016 avesse già ridotto il livello di stanziamenti di pagamento di 7 284,3 milioni di EUR; osserva che il tasso di esecuzione estremamente basso degli stanziamenti di pagamento nel settore della coesione (rubrica 1b) è parzialmente dovuto alle stime imprecise degli Stati membri e ai ritardi nella designazione delle autorità di gestione e di certificazione a livello nazionale;

3.  richiama l'attenzione sugli effetti negativi derivanti dalla svalutazione della sterlina rispetto all'euro, circostanza che costituisce la causa principale della diminuzione delle entrate pari a 1 511 milioni di EUR nell'ambito delle risorse proprie; rileva che tale diminuzione avrebbe potuto creare gravi problemi per il finanziamento del bilancio dell'Unione; osserva che tale diminuzione delle entrate è imputabile alla decisione unilaterale del Regno Unito di uscire dall'Unione ma che tutta l'Unione deve farsi carico della rettifica; insiste sul fatto che tali costi dovrebbero essere tenuti in considerazione durante le negoziazioni sul regolamento degli obblighi finanziari tra il Regno Unito e l'Unione;

4.  prende atto, nello specifico, del livello relativamente elevato di multe nel 2016, che ammontano a 4 159 milioni di EUR, di cui 2 861 milioni sono conteggiati nell'eccedenza del 2016;

5.  insiste sul fatto che, invece di adeguare il contributo RNL, al bilancio dell'Unione dovrebbe essere consentito di riutilizzare l'eventuale eccedenza derivante dalla sottoesecuzione degli stanziamenti o dalle multe imposte alle imprese che violano il diritto dell'Unione in materia di concorrenza, in modo da poter far fronte alle esigenze di finanziamento dell'Unione;

6.  ricorda che l'adozione del progetto di bilancio rettificativo n. 2/2017 ridurrà di 6 405 milioni di EUR la quota dei contributi RNL degli Stati membri al bilancio dell'Unione per il 2017; esorta nuovamente gli Stati membri a sfruttare l'opportunità offerta da tale rientro di fondi per onorare i propri impegni in relazione alla crisi dei rifugiati, e a far coincidere il contributo dell'Unione con i fondi fiduciari dell'Unione e il nuovo Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile(6);

7.  invita le istituzioni dell’Unione a esaminare rapidamente i progetti di bilancio rettificativo, futuri e in sospeso, per l'Iniziativa per l'occupazione giovanile e per il Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile, in linea con gli impegni adottati nel quadro dei risultati della conciliazione sul bilancio 2017;

8.  si rammarica che, nel quadro del progetto di bilancio rettificativo in esame, l'adozione della revisione intermedia del Quadro finanziario pluriennale (QFP) sia stata bloccata per diversi mesi in sede di Consiglio; è sollevato in quanto il governo britannico ha mantenuto la parola data e ha posto fine all'ostruzionismo contro la revisione del QFP subito dopo le elezioni politiche nel Regno Unito; auspica che i rientri di risorse finanziarie in favore degli Stati membri possano agevolare le imminenti negoziazioni sul regolamento degli obblighi finanziari tra il Regno Unito e l'Unione;

9.  approva la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo n. 2/2017;

10.  incarica il suo Presidente di constatare che il bilancio rettificativo n. 2/2017 è definitivamente adottato e di provvedere alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

11.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché alle altre istituzioni e agli organi interessati e ai parlamenti nazionali.

(1) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(2) GU L 51 del 28.2.2017, pag. 1.
(3) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884.
(4) GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1.
(5) GU L 168 del 7.6.2014, pag. 105.
(6) Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile (European Fund for Sustainable Development, EFSD) e che istituisce la garanzia dell'EFSD e il fondo di garanzia EFSD (COM(2016)0586).


Una vita utile più lunga per i prodotti: vantaggi per consumatori e imprese
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Risoluzione del Parlamento europeo del 4 luglio 2017 su una vita utile più lunga per i prodotti: vantaggi per consumatori e imprese (2016/2272(INI))
P8_TA(2017)0287A8-0214/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 114,

–  visti gli articoli 191, 192 e 193 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea e il riferimento all'obiettivo di garantire un'utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali,

–  vista la comunicazione della Commissione, del 16 luglio 2008, sul piano d'azione "Produzione e consumo sostenibili" e "Politica industriale sostenibile" (COM(2008)0397),

–  vista la direttiva 2009/125/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, relativa all'istituzione di un quadro per l'elaborazione di specifiche per la progettazione ecocompatibile dei prodotti connessi all'energia(1),

–  visto il piano di lavoro della Commissione sulla progettazione ecocompatibile 2016-2019 (COM(2016)0773), in particolare l'obiettivo di definire requisiti più specifici rispetto al prodotto e più orizzontali in ambiti come la durabilità, la riparabilità, la possibilità di upgrading, la progettazione per lo smontaggio e la facilità di riutilizzo e di riciclaggio,

–  vista la direttiva 2010/30/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 maggio 2010, concernente l'indicazione del consumo di energia e di altre risorse dei prodotti connessi all'energia, mediante l'etichettatura ed informazioni uniformi relative ai prodotti(2),

–  vista la decisione n. 1386/2013/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 novembre 2013, su un programma generale di azione dell'Unione in materia di ambiente fino al 2020 "Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta"(3) (noto anche come Settimo programma di azione per l'ambiente),

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 17 ottobre 2013 sul tema "Per un consumo più sostenibile: la durata di vita dei prodotti industriali e l'informazione dei consumatori per ripristinare la fiducia"(4),

–  vista la comunicazione della Commissione del 26 gennaio 2011 dal titolo "Un'Europa efficiente nell'impiego delle risorse – Iniziativa faro nell'ambito della strategia Europa 2020" (COM(2011)0021),

–  vista la comunicazione della Commissione del 20 settembre 2011 dal titolo "Tabella di marcia verso un'Europa efficiente nell'impiego delle risorse" (COM(2011)0571),

–  vista la comunicazione della Commissione del 9 aprile 2013 intitolata "Costruire il mercato unico dei prodotti verdi – Migliorare le informazioni sulle prestazioni ambientali dei prodotti e delle organizzazioni" (COM(2013)0196),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 2 luglio 2014 dal titolo "Tabella di marcia verso un'Europa efficiente nell'impiego delle risorse" (COM(2014)0398),

–  visti la comunicazione della Commissione del 2 dicembre 2015 dal titolo "L'anello mancante – Piano d'azione dell'Unione europea per l'economia circolare" (COM(2015)0614) e il pacchetto sull'economia circolare, che prevede in particolare il riesame della direttiva sui rifiuti (direttiva 2008/98/CE "direttiva quadro relativa ai rifiuti"), della direttiva sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (direttiva 94/62/CE), della direttiva relativa alle discariche di rifiuti (direttiva 1999/31/CE), della direttiva relativa ai veicoli fuori uso (direttiva 2000/53/CE), della direttiva relativa a pile e accumulatori e ai rifiuti di pile e accumulatori (direttiva 2006/66/CE) e della direttiva sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (direttiva 2012/19/UE),

–  vista la comunicazione della Commissione del 22 novembre 2016 dal titolo "Il futuro sostenibile dell'Europa: prossime tappe. L'azione europea a favore della sostenibilità" (COM(2016)0739),

–  vista la proposta della Commissione di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 dicembre 2015, relativa a determinati aspetti dei contratti di vendita online e di altri tipi di vendita a distanza di beni (COM(2015)0635),

–  vista la direttiva 2011/83/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2011, sui diritti dei consumatori(5),

–  vista la direttiva 2005/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2005, relativa alle pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori nel mercato interno(6),

–  vista la relazione dell'Ufficio europeo delle Unioni dei consumatori (BEUC) del 18 agosto 2015 dal titolo "Durable goods: More sustainable products, better consumer rights - Consumer expectations from the EU's resource efficiency and circular economy agenda" (Beni durevoli: prodotti più sostenibili, migliori diritti dei consumatori – Aspettative dei consumatori rispetto al programma dell'UE per l'efficienza nell'uso delle risorse e l'economia circolare),

–  visto lo studio del Comitato economico e sociale europeo del 29 marzo 2016 dal titolo "The Influence of Lifespan Labelling on Consumers" (L'influenza sui consumatori dell'indicazione in etichetta della durata di utilizzo),

–  visto lo studio condotto a luglio 2016 su richiesta della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori del Parlamento europeo dal titolo "A longer life time for products: benefits for consumers and companies" (Una vita utile più lunga per i prodotti: vantaggi per consumatori e imprese),

–  vista la sintesi del Centro europeo dei consumatori del 18 aprile 2016 dal titolo "L'obsolescence programmée ou les dérives de la société de consommation" (L'obsolescenza programmata o gli eccessi della società dei consumi),

–  vista la norma austriaca ONR 192102 dal titolo "Label of excellence for durable, repair-friendly designed electrical and electronic appliances" (Etichetta di eccellenza per dispositivi elettrici ed elettronici progettati per essere durevoli e facilmente riparabili),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori e il parere della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (A8-0214/2017),

A.  considerando il piano di lavoro della Commissione 2016-2019 sulla progettazione ecocompatibile, che comprende un riferimento all'economia circolare e la necessità di affrontare i problemi relativi a durabilità e riciclabilità;

B.  considerando che l'adozione di un parere sulla durata di vita dei prodotti da parte del Comitato economico e sociale europeo (CESE) dimostra l'interesse degli attori economici e della società civile nei confronti della tematica in questione;

C.  considerando che tra l'estensione della durata di vita dei prodotti e l'innovazione, la ricerca e lo sviluppo deve esservi un rapporto equilibrato;

D.  considerando che lo studio commissionato dalla commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori dimostra che sono necessarie misure politiche di ampio respiro per promuovere una durata di vita dei prodotti più lunga;

E.  considerando la coesistenza di vari modelli economici e d'impresa, tra cui un modello economico fondato sull'uso che consenta di ridurre le ripercussioni negative per l'ambiente;

F.  considerando la necessità di promuovere un prolungamento della durata di vita dei prodotti ponendo rimedio in particolare all'obsolescenza programmata;

G.  considerando la necessità di promuovere il settore europeo della riparazione, composto per lo più da micro, piccole e medie imprese;

H.  considerando che attraverso una maggiore armonizzazione del reimpiego dei prodotti si potrebbero stimolare l'economia locale e il mercato interno tramite la possibile creazione di nuovi posti di lavoro a livello locale e la promozione del mercato dell'usato;

I.  considerando la necessità, sia economica sia ambientale, di preservare le materie prime e di limitare la produzione di rifiuti, aspetti che il concetto di responsabilità estesa del produttore ha cercato di tenere in considerazione;

J.  considerando che il 77 % dei consumatori dell'Unione europea preferirebbe cercare di riparare i beni guasti prima di comprarne di nuovi, come messo in evidenza dall'Eurobarometro a giugno 2014; che le informazioni fornite ai consumatori sulla durabilità e sulla riparabilità dei prodotti devono ancora essere migliorate;

K.  considerando che prodotti affidabili e durevoli offrono ai consumatori un buon rapporto costi-benefici ed evitano l'uso eccessivo delle risorse e i rifiuti; che è, pertanto, importante che la durata di vita utile dei prodotti di consumo sia prolungata attraverso la progettazione, garantendo durabilità e la possibilità di riparazione, di upgrading, di smontaggio e di riciclaggio dei prodotti;

L.  considerando che il calo di fiducia dei consumatori nella qualità dei prodotti pregiudica le imprese europee; che la garanzia legale di 24 mesi è l'attuale soglia minima a livello di UE e alcuni Stati membri hanno stabilito disposizioni che offrono una maggiore tutela per i consumatori in conformità della direttiva 1999/44/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 maggio 1999, su taluni aspetti della vendita e delle garanzie dei beni di consumo;

M.  considerando la necessità di rispettare il diritto dei consumatori di compiere scelte in linea con le loro diverse esigenze, aspettative e preferenze;

N.  considerando la carenza delle informazioni fornite ai consumatori sulla durata di vita dei prodotti, mentre lo studio del CESE di marzo 2016 ha constatato un nesso positivo tra l'indicazione della durata di vita dei prodotti e il comportamento dei consumatori;

O.  considerando che la durata di vita e l'invecchiamento di un prodotto dipendono da numerosi aspetti di carattere naturale o artificiale e sono ad esempio legati alla sua composizione in termini di materiali, alla funzionalità, alla dispendiosità della riparazione e ai modelli di consumo;

P.  considerando l'importanza di agevolare le riparazioni e la disponibilità dei pezzi di ricambio;

Q.  considerando che, oltre a una maggiore durata di vita, anche l'elevata qualità dei prodotti durante l'intero ciclo di vita può contribuire considerevolmente alla protezione delle risorse;

R.  considerando il proliferare di iniziative nazionali volte a porre rimedio al problema dell'obsolescenza prematura dei beni e del software; che è necessario elaborare una strategia comune per il mercato unico in tal senso;

S.  considerando che la durata di vita dei supporti digitali è fondamentale per quella degli apparecchi elettronici; che, vista l'accelerazione dell'obsolescenza dei software, gli apparecchi elettronici devono poter essere adattati per rimanere al passo sul mercato;

T.  considerando che i prodotti con difetti incorporati progettati per causarne la rottura e per farli smettere di funzionare dopo un certo numero di utilizzi servono soltanto a creare la sfiducia dei consumatori e non dovrebbero essere autorizzati sul mercato;

U.  considerando che, secondo i dati Eurobarometro, il 90 % dei cittadini europei è del parere che i prodotti dovrebbero essere etichettati in modo chiaro indicandone la durata di vita utile;

V.  considerando che tutti gli operatori economici possono beneficiare di alcuni prodotti con un ciclo di vita più lungo, comprese le PMI;

W.  considerando che il Settimo Programma di Azione Ambientale chiede di mettere in atto misure specifiche per migliorare la durabilità, le riparabilità, la riutilizzabilità e l'estensione della vita utile dei prodotti;

X.  considerando che alla responsabilità estesa del produttore spetta un ruolo importante in tale contesto;

Y.  considerando che la realizzazione di un modello di economia circolare richiede il coinvolgimento dei decisori politici, dei cittadini e delle imprese, e implica cambiamenti non solo nella concezione e nella vendita di prodotti e servizi, ma anche alla mentalità e alle aspettative dei consumatori e nell'attività imprenditoriale, tramite la creazione di nuovi mercati che rispondano ai mutamenti nei modelli di consumo, evolvendo nel senso dell'utilizzazione, riutilizzazione e condivisione dei prodotti, contribuendo in tal modo all'estensione della loro vita utile, nonché alla creazione di prodotti competitivi, duraturi e sostenibili;

Z.  considerando che in molte lampade non è più possibile sostituire la lampadina, il che, in talune circostanze, causa problemi quando la lampadina è difettosa, sono lanciate sul mercato lampadine più efficienti oppure cambiano i desideri del cliente, per esempio rispetto al colore della luce, dal momento che in tal caso occorre disfarsi dell'intera lampada;

AA.  considerando che sarebbe auspicabile che di norma anche le lampadine a LED non fossero fissate, ma potessero essere sostituite;

AB.  considerando che nel continuare a sviluppare l'economia circolare occorre promuovere la riparabilità, la riconversione, la possibilità di upgrading, la durabilità e la riciclabilità dei prodotti, onde allungare la vita utile e la durata d'uso dei prodotti e/o dei componenti dei prodotti;

AC.  considerando che la crescente varietà di prodotti, i cicli di innovazione sempre più brevi e il continuo cambiamento delle mode spesso portano ad acquistare più rapidamente un nuovo prodotto accorciando, di conseguenza, la durata d'uso dei prodotti;

AD.  considerando che il settore della riparazione, della vendita di seconda mano e dello scambio, vale a dire il settore che lavora con l'obiettivo di allungare la vita utile dei prodotti, offre un grande potenziale;

AE.  considerando che occorre assicurare un rapporto equilibrato tra il voler allungare la vita utile dei prodotti e il mantenere un contesto che non disincentivi le innovazioni e l'ulteriore sviluppo;

Progettare prodotti robusti, durevoli e di qualità

1.  invita la Commissione ad incoraggiare, ove praticabile, la definizione di criteri di resistenza minima, che contemplino, tra l'altro, la robustezza, la riparabilità e la capacità di evolvere per le diverse categorie di prodotto fin dalla progettazione, con l'aiuto di norme sviluppate da tutte le organizzazioni europee di normazione (OEN) quali il CEN, il CENELEC e l'ETSI;

2.  sottolinea che occorre trovare un equilibrio tra estensione della vita utile dei prodotti, conversione dei rifiuti in risorse (materie prime secondarie), simbiosi industriale, innovazione, domanda dei consumatori, protezione dell'ambiente e politica di crescita in tutte le fasi del ciclo dei prodotti e ritiene che lo sviluppo di prodotti sempre più efficienti sotto il profilo delle risorse non debba incoraggiare vite utili brevi o lo smaltimento prematuro dei prodotti;

3.  ricorda che questioni come la durabilità dei prodotti, l'estensione della garanzia commerciale, la disponibilità dei pezzi di ricambio, la facilità di effettuare riparazioni e l'intercambiabilità dei componenti devono rientrare nell'offerta commerciale del produttore, in modo da rispondere alle esigenze, alle aspettative e alle preferenze dei consumatori, oltre a rappresentare un fattore importante per la concorrenza sul libero mercato;

4.  prende atto del ruolo svolto, nella progettazione di prodotti durevoli, da strategie commerciali come il leasing di prodotti, attraverso le quali le società di leasing conservano la proprietà delle unità offerte in leasing e hanno l'incentivo a rivendere i prodotti e a investire nella progettazione di prodotti maggiormente durevoli, con una conseguente diminuzione del volume delle nuove produzioni e dei prodotti da smaltire;

5.  ricorda la posizione del Parlamento sulla revisione del pacchetto sull'economia circolare che modifica la direttiva sui rifiuti che rafforzava il principio di responsabilità estesa del fabbricante, incentivando in tal modo una progettazione più sostenibile dei prodotti;

6.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di sostenere i costruttori di beni modulari facilmente smontabili e intercambiabili;

7.  dichiara che la ricerca della durabilità e della riparabilità del prodotto dovrebbe andare di pari passo con l'obiettivo della sostenibilità mediante, ad esempio, l'impiego di materiali ecologici;

8.  osserva con preoccupazione la quantità di rifiuti elettronici generata da modem, router e decoder TV/set-top box nel momento in cui il consumatore passa a un nuovo fornitore di servizi di telecomunicazione; ricorda ai consumatori e ai fornitori di servizi di telecomunicazione che, conformemente al regolamento (UE) 2015/2120, i consumatori già godono del diritto a usare l'apparecchiatura terminale che preferiscono nel passare a un nuovo fornitore di servizi di telecomunicazione;

Promuovere la riparabilità e la longevità

9.  invita la Commissione a promuovere i prodotti riparabili:

   garantendo e agevolando misure che rendono l'opzione della riparazione attraente per il consumatore,
   utilizzando tecniche di costruzione e materiali che rendano più facile e meno onerosa la riparazione del bene o la sostituzione dei suoi componenti; i consumatori non dovrebbero essere intrappolati in un ciclo senza fine di riparazione e manutenzione di prodotti difettosi;
   incoraggiando, in caso di ricorrente mancata conformità o di un periodo di riparazione superiore a un mese, l'estensione della garanzia per un periodo equivalente al tempo necessario per la riparazione,
   insistendo sulla possibilità che parti essenziali per il funzionamento del prodotto siano sostituibili e riparabili, inserendo la riparabilità del prodotto tra le sue caratteristiche essenziali ove sia vantaggioso e scoraggiando, se non per motivi di sicurezza, la riparazione di componenti essenziali dei prodotti quali le pile e i LED,
   esortando i produttori a fornire manuali di manutenzione e indicazioni per la riparazione al momento dell'acquisto, in particolare nel caso dei prodotti le cui manutenzione e riparazione siano importanti, al fine di migliorare la possibilità di allungare la durata di vita del prodotto;
   garantendo la possibilità di utilizzare sostituti di pari qualità e prestazioni per le parti originali, ai fini della riparazione di tutti i prodotti in conformità della normativa applicabile,
   sviluppando, ove possibile, la normazione per i pezzi di ricambio e gli strumenti necessari per la riparazione onde migliorare il rendimento dei servizi di riparazione;
   esortando i costruttori a fornire manuali per la manutenzione e istruzioni per la riparazione in diverse lingue ai negozi preposti, se richiesto;
   incoraggiando i fabbricanti a sviluppare la tecnologia delle batterie al fine di garantire una maggiore corrispondenza tra la durata di vita delle batterie e degli accumulatori e la durata di vita prevista del prodotto o, in alternativa, a rendere più accessibile la sostituzione della batteria a un prezzo più ragionevole che sia proporzionato al prezzo del prodotto;

10.  ritiene vantaggioso assicurare la disponibilità dei pezzi di ricambio essenziali per il corretto e sicuro funzionamento dei prodotti:

   incoraggiando l'accessibilità dei pezzi di ricambio oltre ad assemblaggi di prodotti,
   incoraggiando gli operatori economici a fornire un adeguato servizio tecnico per i beni di consumo da essi fabbricati o importati e a fornire pezzi di ricambio essenziali al buon funzionamento e alla sicurezza dei beni ad un prezzo commisurato alla natura e alla durata di vita del prodotto,-
   indicando chiaramente le informazioni relative alla disponibilità o meno dei pezzi di ricambio, alle condizioni e alla durata di tale disponibilità e, eventualmente, creando una piattaforma digitale;

11.  esorta gli Stati membri ad esplorare incentivi adeguati che promuovano prodotti durevoli, di elevata qualità e riparabili, a incoraggiare la riparazione e la vendita di seconda mano e a introdurre formazioni per la riparazione;

12.  sottolinea l'importanza di salvaguardare l'opzione di recarsi presso un riparatore indipendente, ad esempio scoraggiando soluzioni tecniche, di sicurezza o software che impediscono la riparazione al di fuori dei circuiti autorizzati;

13.  incoraggia il riutilizzo dei pezzi di ricambio per il mercato dell'usato;

14.  riconosce la possibilità di utilizzare la stampa 3D onde creare i pezzi su richiesta dei professionisti e dei consumatori; esorta, al riguardo, a salvaguardare la sicurezza dei prodotti, la protezione anti-contraffazione e la tutela del diritto d'autore;

15.  ricorda che, ai fini della realizzazione di un'economia circolare di successo, giocano un ruolo importante anche la disponibilità di componenti standardizzati e modulari, la progettazione per lo smontaggio e per prodotti di lunga durata ed efficienti processi produttivi;

Applicare un modello economico orientato all'uso e sostenere le PMI e l'occupazione nell'UE

16.  sottolinea che l'orientamento verso nuovi modelli d'impresa, come i prodotti intesi come servizi, offre potenzialità nel migliorare la sostenibilità dei modelli di produzione e di consumo, a condizione che i sistemi prodotti-servizi non comportino un accorciamento della vita utile dei prodotti, e sottolinea che tali modelli d'impresa non dovrebbero offrire opportunità di elusione fiscale;

17.  sottolinea che lo sviluppo di nuovi modelli d'impresa, come i servizi prestati attraverso Internet, le nuove forme di vendita, i negozi dell'usato e l'istituzionalizzazione dell'assistenza per la riparazione (caffè delle riparazioni, laboratori per l'autoriparazione ecc.), può promuovere la durabilità dei prodotti e, al contempo, sensibilizzare i consumatori rispetto ai prodotti durevoli e rafforzarne la fiducia in tali prodotti;

18.  invita gli Stati membri a:

   organizzare la concertazione tra tutti gli attori interessati per incoraggiare lo sviluppo un modello di vendita basato sull'uso che sia vantaggioso per tutti;
   intensificare gli sforzi con misure intese a promuovere lo sviluppo dell'economia funzionale e a rendere interessanti il noleggio, lo scambio e il prestito di oggetti;
   incoraggiare le autorità locali e regionali che promuovono attivamente lo sviluppo di modelli economici, come l'economia collaborativa e l'economia circolare, che promuovono un uso più efficiente delle risorse, la durabilità dei beni e rafforzano la riparazione, il riutilizzo e il riciclaggio;

19.  incoraggia gli Stati membri a garantire che si tenga conto della disposizione della direttiva 2014/24/UE relativa al calcolo del costo del ciclo di vita negli appalti pubblici e ad aumentare il tasso di reimpiego delle attrezzature dell'amministrazione;

20.  incoraggia gli Stati membri e la Commissione a sostenere l'economia collaborativa nelle loro politiche pubbliche considerati i vantaggi che presenta in termini di utilizzo delle risorse e delle capacità inutilizzate, ad esempio nel settore dei trasporti e alberghiero;

21.  chiede alla Commissione di affermare l'importanza della durabilità dei prodotti nel quadro della promozione dell'economia circolare;

22.  invita la Commissione e gli Stati membri ad applicare pienamente la gerarchia dei rifiuti stabilita dalla legislazione dell'UE (direttiva quadro sui rifiuti (2008/98/CE)) e, in particolare, a mantenere i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche al massimo della loro utilità e del loro valore e a non considerarli come rifiuti, ad esempio dando accesso ai punti di raccolta dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) al personale dei centri di riutilizzo che potrebbero utilizzare tali beni e i loro componenti;

23.  ritiene che le misure inserite nella presente risoluzione dovrebbero essere applicate alle PMI e alle microimprese in particolare, come indicato nella raccomandazione 2003/361/CE della Commissione, in modo adeguato e proporzionato alle dimensioni e alle capacità delle PMI o delle microimprese, al fine di preservarne lo sviluppo e incoraggiare l'occupazione e la formazione per nuove professioni nell'UE;

24.  esorta la Commissione a verificare come possa essere promossa e accresciuta la possibilità di sostituire le lampadine a LED e a considerare, in tale contesto, oltre a misure per la progettazione ecocompatibile, anche strumenti meno incisivi, come l'etichettatura, i sistemi di incentivi, gli appalti pubblici oppure una maggiore durata della garanzia nel caso la lampadina non possa essere rimossa;

25.  sollecita gli Stati membri a garantire un controllo efficace del mercato al fine di assicurare che i prodotti, sia quelli europei che quelli importati, siano conformi ai requisiti fissati nel quadro della politica per i prodotti e in materia di progettazione ecocompatibile;

26.  invita la Commissione e gli Stati membri a coinvolgere le autorità locali e regionali e a rispettarne le competenze;

Garantire una migliore informazione del consumatore

27.  invita la Commissione a migliorare l'informazione sulla durabilità dei prodotti attraverso:

   la presa in esame di un'etichetta europea volontaria che indichi, in particolare: la durabilità, la progettazione ecocompatibile, le possibilità di modulazione dei componenti per accompagnare il progresso del prodotto e la riparabilità;
   esperimenti volontari con imprese e altri attori interessati a livello di Unione allo scopo di sviluppare una designazione della vita utile prevista di un prodotto sulla base di criteri standardizzati che potrebbero essere utilizzati da tutti gli Stati membri;
   creando un contatore dell'uso per i prodotti di consumo più pertinenti, in particolare i grandi elettrodomestici;
   conducendo una valutazione dell'impatto dell'allineamento dell'indicazione della durata di vita alla durata della garanzia legale;
   utilizzando le applicazioni digitali o i social media;
   standardizzando le informazioni nei manuali sulla durata, la possibilità di upgrading e la riparabilità di un prodotto per garantire che siano chiare, accessibili e facili da comprendere;
   informazioni basate su criteri standard, in cui viene indicata la durata di vita prevista di un prodotto;

28.  invita gli Stati membri e la Commissione a:

   assistere le autorità locali, le imprese e le associazioni nel condurre campagne di sensibilizzazione dei consumatori sull'aumento della durata di vita dei prodotti, in particolare fornendo informazioni sui consigli per la manutenzione, la riparazione, il reimpiego ecc.,
   sensibilizzare i consumatori circa prodotti difettosi fin da subito e non riparabili, se del caso attraverso lo sviluppo di piattaforme di notifica per i consumatori;

29.  invita la Commissione a promuovere scambi di informazioni e una condivisione delle migliori prassi regolari e strutturati nell'Unione, tra la Commissione e gli Stati membri, ivi comprese le autorità regionali e locali;

Misure sull'obsolescenza programmata

30.  invita la Commissione a proporre, in consultazione con le organizzazioni dei consumatori, i produttori e altri attori interessati, una definizione a livello di UE di obsolescenza programmata per prodotti tangibili e software; invita, inoltre, la Commissione, in collaborazione con le autorità di vigilanza del mercato, ad esaminare la possibilità di istituire un sistema indipendente in grado di testare e rilevare l'obsolescenza incorporata nei prodotti; chiede, in tal senso, una migliore tutela giuridica dei cosiddetti informatori e adeguate misure dissuasive per i produttori;

31.  rimanda al ruolo pionieristico svolto da alcuni Stati membri in tale ambito, per esempio all'iniziativa lanciata dai paesi del Benelux per combattere l'obsolescenza programmata e allungare la durata di vita degli apparecchi domestici, ivi compresi quelli elettrici; mette in rilievo l'importanza di condividere le migliori prassi in tale campo;

32.  osserva che la possibilità di upgrading dei prodotti può rallentare l'obsolescenza di questi ultimi e ridurre l'impatto ambientale e i costi sostenuti dagli utilizzatori;

Rafforzare il diritto alla garanzia legale di conformità

33.  ritiene fondamentale che i consumatori siano meglio informati in merito al funzionamento della garanzia legale di conformità; chiede che tale garanzia sia menzionata a chiare lettere sulla fattura di acquisto del prodotto;

34.  esorta la Commissione ad adottare iniziative legislative e azioni volte a migliorare la fiducia dei consumatori:

   rafforzando la tutela dei consumatori, specialmente per i prodotti la cui durata di vita ragionevolmente prevista è maggiore e tenendo conto delle forti misure di protezione dei consumatori già adottate in alcuni Stati membri,
   tenendo conto degli effetti sia della normativa in materia di progettazione ecocompatibile che del diritto contrattuale sui prodotti connessi al consumo energetico per sviluppare un approccio olistico alla regolamentazione dei prodotti,
   garantendo che il consumatore sia informato in modo ufficiale, nel contratto di vendita, del proprio diritto alla garanzia legale e promuovendo programmi informativi in merito a suddetto diritto;
   semplificando la prova dell'atto di acquisto per il consumatore legando la garanzia all'oggetto e non all'acquirente e, successivamente, incoraggiando ulteriormente mediante una generalizzazione delle ricevute elettroniche e dei sistemi di garanzia digitale;

35.  chiede che sia introdotto un meccanismo di reclamo a livello di UE per la mancata applicazione del diritto alla garanzia onde agevolare il controllo dell'applicazione delle norme europee da parte dell'amministrazione;

36.  osserva che il rafforzamento del principio della responsabilità estesa del produttore e la fissazione di requisiti minimi possono incentivare la progettazione di beni più sostenibili;

Proteggere i consumatori dall'obsolescenza dei software

37.  chiede una maggiore trasparenza per quanto concerne la possibilità di upgrading, gli aggiornamenti di sicurezza e la durabilità, tutti aspetti necessari per un adeguato funzionamento sia del software che dell'hardware; invita la Commissione a valutare la necessità di favorire una maggiore cooperazione nei rapporti B2B;

38.  invita i produttori e i fabbricanti alla trasparenza, mediante precisazioni figuranti nei contratti circa la durata minima durante la quale saranno disponibili gli aggiornamenti di sicurezza sui sistemi operativi; propone di istituire una definizione di periodo di utilizzo ragionevole; sottolinea inoltre la necessità, da parte del fornitore del bene, di garantire, in caso di sistemi operativi embedded, la fornitura di tali aggiornamenti di sicurezza; invita i produttori a fornire informazioni chiare sulla compatibilità degli aggiornamenti e dei potenziamenti con sistemi operativi embedded forniti ai consumatori;

39.  chiede che gli aggiornamenti software indispensabili siano reversibili e accompagnati da informazioni in merito alle conseguenze sul funzionamento dell'apparecchio e che i nuovi software essenziali siano compatibili con il software di generazione precedente;

40.  sostiene la modularità dei componenti, ivi compreso del processore, attraverso un esercizio di normazione, in modo da assicurare che il bene sia sempre aggiornato;

o
o   o

41.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 285 del 31.10.2009, pag. 10.
(2) GU L 153 del 18.6.2010, pag. 1.
(3) GU L 354 del 28.12.2013, pag. 171.
(4) GU C 67 del 6.3.2014, pag. 23.
(5) GU L 304 del 22.11.2011, pag. 64.
(6) GU L 149 dell'11.6.2005, pag. 22.


Lotta contro le violazioni dei diritti umani nel contesto dei crimini di guerra e dei crimini contro l'umanità, compreso il genocidio
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Risoluzione del Parlamento europeo del 4 luglio 2017 sulla lotta alle violazioni dei diritti umani nel contesto di crimini di guerra e crimini contro l'umanità, incluso il genocidio (2016/2239(INI))
P8_TA(2017)0288A8-0222/2017

Il Parlamento europeo,

–  vista la convenzione delle Nazioni Unite per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio, del 9 dicembre 1948,

–  visto il capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite ("Azioni in caso di minacce alla pace, violazione della pace e atti di aggressione"),

–  vista la convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altri trattamenti o punizioni crudeli, inumane o degradanti, del 10 dicembre 1984,

–  visti l'articolo 18 della dichiarazione universale dei diritti umani, l'articolo 18 del patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, la dichiarazione sull'eliminazione di tutte le forme d'intolleranza e di discriminazione fondate sulla religione o il credo e gli orientamenti dell'UE sulla promozione e la tutela della libertà di religione o di credo,

–  vista la risoluzione n. 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle donne, la pace e la sicurezza del 31 ottobre 2000,

–  visto lo statuto di Roma della Corte penale internazionale (CPI) del 17 luglio 1998, entrato in vigore il 1° luglio 2002,

–  viste le modifiche di Kampala allo statuto di Roma, adottate alla Conferenza di revisione tenutasi a Kampala, in Uganda, nel giugno 2010,

–  visto il quadro di analisi delle Nazioni Unite per le atrocità, elaborato dall'Ufficio dei consiglieri speciali delle Nazioni Unite per la prevenzione del genocidio e la responsabilità di proteggere,

–  vista la relazione dell'Ufficio dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, del 15 marzo 2015, sulla situazione dei diritti umani in Iraq, alla luce degli abusi commessi dal cosiddetto Stato Islamico in Iraq e nel Levante e dai gruppi associati,

–  vista la risoluzione A/71/L.48 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, del dicembre 2016, che istituisce un meccanismo internazionale, imparziale e indipendente per fornire assistenza nelle indagini e nell'azione penale nei confronti dei responsabili dei crimini più gravi in base al diritto internazionale commessi nella Repubblica araba siriana partire dal marzo 2011,

–  vista l'inchiesta speciale sugli eventi di Aleppo eseguita dalla commissione internazionale indipendente d'inchiesta sulla Repubblica araba siriana, pubblicata il 1° marzo 2017,

–  vista la posizione comune 2001/443/PESC del Consiglio, dell'11 giugno 2001, sulla Corte penale internazionale(1),

–  vista la decisione 2002/494/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa all'istituzione di una rete europea di punti di contatto in materia di persone responsabili di genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra(2),

–  vista la decisione 2003/335/GAI del Consiglio, dell'8 maggio 2003, relativa all'accertamento e al perseguimento del genocidio, dei crimini contro l'umanità e dei crimini di guerra(3),

–  vista la posizione comune 2003/444/PESC del Consiglio, del 16 giugno 2003, sulla Corte penale internazionale(4),

–  visti gli orientamenti dell'Unione volti a promuovere l'osservanza del diritto internazionale umanitario,

–  visto l'accordo di cooperazione e di assistenza tra la Corte penale internazionale e l'Unione europea(5),

–  vista la decisione 2011/168/PESC del Consiglio, del 21 marzo 2011, sulla Corte penale internazionale(6),

–  visto il documento di lavoro congiunto dei servizi della Commissione e dell'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza sull'avanzamento del principio di complementarietà (SWD(2013)0026),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 12 maggio 2014 sull'approccio globale dell'UE,

–  vista la "Strategia della rete dell'UE sul genocidio per combattere l'impunità per il crimine di genocidio, i crimini contro l'umanità e i crimini di guerra nell'Unione europea e nei suoi Stati membri", adottata il 30 ottobre 2014,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 16 novembre 2015 relative al sostegno dell'UE alla giustizia di transizione,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 23 maggio 2016 sulla strategia regionale dell'UE relativa alla Siria e all'Iraq e alla minaccia rappresentata dal Daesh,

–  vista la dichiarazione del 9 dicembre 2016, da parte del vicepresidente della Commissione / Alto rappresentato dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR), in occasione della Giornata internazionale per la commemorazione e la dignità delle vittime del crimine di genocidio e della prevenzione di tale crimine,

–  visto il piano d'azione dell'Unione europea per i diritti umani e la democrazia (2015-2019),

–  vista la sua risoluzione del 17 novembre 2011 sul sostegno dell'UE alla CPI: affrontare le sfide e superare le difficoltà(7),

–  vista la sua risoluzione del 17 luglio 2014 sul reato di aggressione(8),

–  viste le sue risoluzioni dell'8 ottobre 2015 sullo sfollamento di massa di minori in Nigeria a seguito degli attacchi di Boko Haram(9) e del 17 luglio 2014 sulla Nigeria e i recenti attacchi di Boko Haram(10),

–  vista la sua risoluzione del 16 dicembre 2015 sui preparativi per il vertice umanitario mondiale: sfide e opportunità dell'assistenza umanitaria(11),

–  viste le sue risoluzioni del 24 novembre 2016 sulla situazione in Siria(12), del 27 ottobre 2016 sulla situazione nell'Iraq del nord/Mosul(13), del 4 febbraio 2016 sullo sterminio sistematico delle minoranze religiose da parte del cosiddetto "ISIS/Daesh"(14)e dell'11 giugno 2015 sulla Siria: la situazione a Palmira e il caso di Mazen Darwish(15),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per gli affari esteri e il parere della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0222/2017),

A.  considerando che il crimine di genocidio, i crimini contro l'umanità e i crimini di guerra, chiamati anche "atrocità", costituiscono i crimini più gravi nei confronti degli esseri umani e sono un motivo di preoccupazione per l'intera comunità internazionale; che tali crimini hanno sconvolto l'umanità;

B.  considerando che la comunità internazionale ha il dovere di prevenire tali atrocità; che quando tali crimini vengono perpetrati non devono rimanere impuniti ma essere perseguiti nel modo più efficace, rapido ed equo possibile, a livello nazionale o internazionale, secondo il principio della complementarità;

C.  considerando che l'assunzione di responsabilità, la giustizia, lo Stato di diritto e la lotta all'impunità costituiscono elementi essenziali alla base degli sforzi di pace, risoluzione dei conflitti, riconciliazione e ricostruzione;

D.  considerando che una reale riconciliazione può basarsi solo sulla verità e sulla giustizia;

E.  considerando che le vittime di tali crimini hanno il diritto al ricorso e al risarcimento e che i rifugiati vittime delle atrocità dovrebbero ricevere il pieno sostegno della comunità internazionale; che, in tale contesto, è importante adottare una prospettiva di genere tenendo conto delle particolari esigenze delle donne e delle ragazze nei campi profughi, durante il rimpatrio e il reinsediamento nonché nella riabilitazione e nella ricostruzione post-conflitto;

F.  considerando che la CPI svolge un ruolo chiave nella lotta contro l'impunità e a favore del ripristino della pace e della certezza di giustizia per le vittime;

G.  considerando che il sistema di indennizzo delle vittime di reati oggetto di competenza della Corte fa della CPI un'istituzione giudiziaria unica a livello internazionale;

H.  considerando che l'adesione universale allo statuto di Roma è fondamentale per la piena efficacia della CPI; che 124 paesi, tra cui tutti gli Stati membri dell'UE, hanno ratificato lo statuto di Roma della Corte penale internazionale;

I.  considerando che le modifiche di Kampala allo statuto di Roma relative al crimine di aggressione, considerata come la forma più grave e pericolosa dell'uso illegale della forza, sono state ratificate da 34 paesi, raggiungendo così le 30 adesioni necessarie per la loro attivazione e dando la possibilità all'Assemblea degli Stati parti di attivare, dopo il 1° gennaio 2017, la giurisdizione della Corte in materia di aggressione basata sul trattato;

J.  considerando che, nel novembre 2016, la Russia ha deciso di ritirare la propria firma dallo statuto di Roma; che, nell'ottobre 2016, il Sudafrica, il Gambia e il Burundi hanno anch'essi annunciato il loro recesso; che, il 31 gennaio 2017, l'Unione africana (UA) ha approvato una risoluzione non vincolante contenente una strategia per il recesso dalla CPI in cui invita gli Stati membri dell'UA a prendere in considerazione l'attuazione delle sue raccomandazioni; che, a febbraio e marzo 2017 rispettivamente, il Gambia e il Sudafrica hanno notificato la decisione di revocare il loro recesso dallo statuto di Roma;

K.  considerando che la cooperazione tra gli Stati parti dello statuto di Roma e con le organizzazioni regionali riveste la massima importanza, soprattutto nelle situazioni in cui la giurisdizione della CPI viene contestata;

L.  considerando che la CPI sta attualmente conducendo dieci indagini in nove paesi (Georgia, Mali, Costa d'Avorio, Libia, Kenya, Sudan (Darfur), Uganda, Repubblica democratica del Congo e Repubblica centrafricana (due indagini));

M.  considerando che, in conformità del principio di complementarietà sancito dallo statuto di Roma, la CPI interviene solo nei casi in cui i tribunali nazionali non siano in grado o non vogliano realmente svolgere indagini e perseguire le atrocità, cosicché gli Stati parti conservano la responsabilità primaria di assicurare alla giustizia i presunti responsabili dei crimini più gravi di rilevanza internazionale;

N.  considerando che, nella posizione comune 2001/443/PESC del Consiglio, dell'11 giugno 2001, sulla CPI, gli Stati membri hanno dichiarato che i crimini di competenza della giurisdizione della Corte penale internazionale riguardano tutti gli Stati membri, che sono determinati a collaborare per prevenire questi crimini e mettere fine all'impunità dei loro autori;

O.  considerando che l'UE e i suoi Stati membri sono stati fedeli alleati della CPI dal suo inizio, offrendo costante sostegno politico, diplomatico, finanziario e logistico, compresa la promozione dell'universalità e la difesa dell'integrità del sistema dello statuto di Roma;

P.  considerando che l'UE e i suoi Stati membri si sono impegnati nei confronti del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) a sostenere con forza l'istituzione di un meccanismo efficace volto a rafforzare il rispetto del diritto internazionale umanitario; che il Parlamento ha chiesto al VP/AR di riferire in merito agli obiettivi e alle strategie messe a punto al fine di tener fede a questo impegno;

Q.  considerando che molte atrocità sono state commesse sul territorio dei paesi che facevano parte della Iugoslavia durante le guerre che hanno avuto luogo tra il 1991 e il 1995;

R.  considerando che i procedimenti giudiziari per le atrocità perpetrate sul territorio dei paesi che appartenevano alla Iugoslavia durante le guerre che hanno avuto luogo tra il 1991 e il 1995 procedono molto lentamente;

S.  considerando che la Siria ha aderito alla Convenzione sul genocidio nel 1955 e alla Convenzione contro la tortura nel 2004;

T.  considerando che nella sua risoluzione del 27 ottobre 2016 il Parlamento ha ribadito che gli abusi dei diritti umani perpetrati dall'ISIS/Daesh includono il genocidio;

U.  considerando che diverse relazioni delle Nazione Unite, tra cui quelle della commissione internazionale indipendente d'inchiesta sulla Repubblica araba siriana, del consigliere speciale del Segretario generale dell'ONU sulla prevenzione del genocidio, del consigliere speciale del Segretario generale dell'ONU sulla responsabilità di proteggere, del relatore speciale sulle questioni delle minoranze e dell'Ufficio dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, nonché di altre fonti come le ONG, hanno affermato che gli atti commessi da tutte le parti coinvolte nel conflitto possono costituire atrocità e che i crimini di guerra sono stati perpetrati da tutte le parti durante i combattimenti per la conquista di Aleppo nel dicembre 2016;

V.  considerando che la CPI ha dichiarato che sussistono le basi per poter ragionevolmente ritenere che in Nigeria Boko Haram abbia commesso crimini contro l'umanità di cui all'articolo 7 dello Statuto, compresi omicidi e persecuzioni;

W.  considerando che le centinaia di esecuzioni avvenute in Burundi a partire dall'aprile 2015 hanno indotto l'indagine indipendente delle Nazioni Unite sul Burundi a concludere, in una relazione, che molte persone in Burundi dovrebbero essere perseguite per presunti crimini contro l'umanità;

X.  considerando che le organizzazioni della società civile, i professionisti internazionali del diritto e le ONG hanno segnalato che gli eventi verificatisi in Burundi alla fine del 2016 potrebbero equivalere a genocidio;

Y.  considerando che le norme internazionali in materia di crimini di guerra e crimini contro l'umanità sono vincolanti anche nei confronti degli attori non statali o delle persone che agiscono per conto o nel quadro di organizzazioni non governative; che ciò deve essere ribadito ancora di più al giorno d'oggi, quando gli attori non statali sono sempre più presenti in scenari di guerra e promuovono e commettono tali gravi crimini;

Z.  considerando che, in determinate condizioni, gli Stati possono anche essere ritenuti responsabili per le violazioni degli obblighi a norma dei trattati e delle convenzioni internazionali di competenza della Corte internazionale di giustizia, tra cui la Convenzione del 1984 contro la tortura e altri trattamenti o punizioni crudeli, inumane o degradanti e la Convenzione del 1948 sulla prevenzione e la repressione del crimine di genocidio;

AA.  considerando che la Corte internazionale di giustizia ha la capacità di stabilire la responsabilità dello Stato;

AB.  considerando che, nell'intento di intimidire e umiliare il nemico, tutte le parti nei conflitti ricorrono agli stupri e alla violenza sessuale come tattica di guerra; che, durante il conflitto, anche la violenza di genere e gli abusi sessuali aumentano enormemente;

AC.  considerando che la violenza contro le donne, sia durante che dopo i conflitti, può essere considerata un elemento senza soluzione di continuità dalla discriminazione che le donne subiscono nei periodi senza conflitti; che i conflitti aggravano i modelli preesistenti di discriminazione basata sul sesso così come le relazioni di potere storicamente impari tra i generi e mettono le donne e le ragazze a maggior rischio di violenza sessuale, fisica e psicologica;

1.  ricorda l'impegno assunto dall'UE di agire sulla scena internazionale in nome dei principi che ne hanno ispirato la creazione, come la democrazia, lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani, e a favore dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale; ribadisce in tale contesto che per l'UE dovrebbe essere della massima importanza affrontare la questione e chiamare a rendere conto delle loro azioni i responsabili di gravi violazioni dei diritti umani che raggiungono la soglia di gravità dei crimini contro l'umanità e del genocidio, così come di gravi violazioni del diritto internazionale umanitario equiparabili per gravità ai crimini di guerra;

2.  invita l'UE e i suoi Stati membri a utilizzare tutto il loro peso politico per prevenire qualsiasi atto che potrebbe essere considerato un'atrocità, per rispondere in modo efficiente e coordinato nei casi in cui vengono perpetrati tali crimini e per mobilitare tutte le risorse necessarie ad assicurare alla giustizia tutti i responsabili, nonché per assistere le vittime e sostenere i processi di stabilizzazione e di riconciliazione;

Necessità di concentrarsi sulla prevenzione delle atrocità

3.  sollecita le parti contraenti, compresi gli Stati membri dell'UE, della convenzione delle Nazioni Unite del 1948 sulla prevenzione e la repressione del crimine di genocidio, delle quattro convenzioni di Ginevra del 1949, della convenzione del 1984 contro la tortura e altri trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti e di altri accordi internazionali pertinenti a prendere tutti i provvedimenti necessari per evitare che nel loro territorio e sotto la loro giurisdizione abbiano luogo tali atrocità e impedire ai loro cittadini di commetterle, come si sono impegnati a fare; invita tutti gli Stati che non hanno ancora ratificato le summenzionate convenzioni a provvedere in tal senso;

4.  sottolinea la necessità urgente che la comunità internazionale intensifichi i suoi sforzi per monitorare e rispondere a qualsiasi conflitto o potenziale conflitto che possa determinare atti suscettibili di essere considerati atrocità;

5.  invita la comunità internazionale a prevedere strumenti in grado di ridurre al minimo il divario in termini di allarme e di reazione, al fine di prevenire l'insorgere, il riemergere e l'aggravarsi di conflitti violenti, come il sistema di allarme precoce dell'UE;

6.  invita l'UE a intensificare i suoi sforzi per sviluppare un approccio coerente ed efficace inteso ad identificare e rispondere tempestivamente alle situazioni di crisi o di conflitto che potrebbero determinare il compimento di atrocità; sottolinea, in particolare, l'importanza e la necessità di un efficace scambio di informazioni e del coordinamento delle azioni di prevenzione tra le istituzioni dell'UE, comprese le delegazioni dell'UE, le missioni e le operazioni di politica di sicurezza e difesa comune (PSDC) e gli Stati membri, insieme alle loro rappresentanze diplomatiche; plaude in tale contesto alla nuova iniziativa della Commissione di elaborare un Libro bianco che potrebbe portare a un'azione esterna più efficace dell'UE; sottolinea l'importanza delle missioni e delle operazioni civili condotte dopo i conflitti nell'ambito della PSDC al fine di sostenere la riconciliazione nei paesi terzi, in particolare quelli che sono stati teatro di crimini contro l'umanità;

7.  ritiene che l'UE debba integrare nel suo approccio globale ai conflitti esterni e alle crisi gli strumenti necessari per individuare e prevenire, in una fase iniziale, qualsiasi atrocità; richiama l'attenzione, in tale contesto, sul quadro di analisi per le atrocità elaborato dall'Ufficio dei consiglieri speciali delle Nazioni Unite per la prevenzione del genocidio e la responsabilità di proteggere; ritiene che l'UE e gli Stati membri debbano sempre adottare una posizione forte nell'imminenza dei crimini e utilizzare tutti gli strumenti pacifici a loro disposizione, come le relazioni bilaterali, i consessi multilaterali e la diplomazia pubblica;

8.  esorta il VP/AR a continuare la cooperazione e la formazione del personale delle delegazioni dell'UE e delle ambasciate degli Stati membri, nonché delle missioni civili e militari, nei settori del diritto internazionale in materia di diritti umani e del diritto umanitario e penale, compresa la capacità di individuare potenziali situazioni di crimini di guerra, crimini contro l'umanità, genocidio e gravi violazioni del diritto internazionale umanitario, tra l'altro attraverso scambi regolari con la società civile locale; lo esorta a garantire che i rappresentanti speciali dell'UE difendano il principio della responsabilità di proteggere ogniqualvolta necessario e a estendere il mandato del rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani affinché vi rientrino le questioni relative a tale principio; lo esorta altresì a sostenere il punto di contatto dell'UE per la responsabilità di proteggere presso il Servizio europeo dell'azione esterna (SEAE) nell'ambito delle strutture e delle risorse esistenti, incaricato in particolare di sensibilizzare in merito alle implicazioni della responsabilità di proteggere e di garantire flussi di informazioni tempestivi tra tutti gli attori interessati su situazioni problematiche, incoraggiando nel contempo anche la creazione di punti nazionali di contatto per la responsabilità di proteggere negli Stati membri; esorta infine il VP/AR a rafforzare le professionalità e potenziare la diplomazia preventiva e la mediazione;

9.  sottolinea la necessità che i paesi e le regioni a rischio di conflitto dispongano di forze di sicurezza qualificate e affidabili; invita l'UE e gli Stati membri ad adoperarsi maggiormente al fine di sviluppare programmi di rafforzamento delle capacità per il settore della sicurezza e piattaforme volte a promuovere una cultura di rispetto dei diritti umani e della costituzione, di integrità e di servizio pubblico tra le forze militari e di sicurezza locali;

10.  sottolinea che, per prevenire il genocidio e i crimini contro l'umanità, è fondamentale affrontare le cause profonde della violenza e dei conflitti, contribuire alla creazione di condizioni di pace e democrazia, garantire il rispetto dei diritti umani, compresa la protezione delle donne, dei giovani e dei minori, nonché delle minoranze e della comunità LGBTI, e promuovere il dialogo interreligioso e interculturale;

11.  chiede lo sviluppo, a livello internazionale, nazionale e regionale, di programmi educativi e culturali che promuovano la comprensione delle cause e delle conseguenze delle atrocità per il genere umano e aumentino la consapevolezza quanto alla necessità e all'importanza di coltivare la pace, promuovere i diritti umani e la tolleranza interreligiosa e perseguire tutti i crimini di tale genere svolgendo le opportune indagini; accoglie con favore, in tale contesto, l'organizzazione della prima Giornata annuale dell'UE contro l'impunità per il genocidio, i crimini contro l'umanità e i crimini di guerra;

Sostegno alle indagini e alle azioni penali riguardo al genocidio, ai crimini contro l'umanità e ai crimini di guerra

12.  ribadisce il proprio pieno sostegno alla CPI, allo statuto di Roma, all'ufficio del procuratore e ai suoi poteri d'iniziativa, nonché ai progressi relativi all'apertura di nuove indagini, che costituiscono un mezzo essenziale per combattere l'impunità per le atrocità;

13.  accoglie con favore la riunione tenutasi il 6 luglio 2016 a Bruxelles tra i rappresentanti dell'UE e della CPI in vista della seconda tavola rotonda UE-CPI, istituita per consentire al personale interessato della CPI e delle istituzioni europee di individuare settori di interesse comune, scambiare informazioni sulle attività pertinenti e garantire una migliore cooperazione tra l'UE e la CPI;

14.  ribadisce che il mantenimento dell'indipendenza della CPI è essenziale non solo per garantirne la piena efficacia, ma anche per promuovere l'universalità dello statuto di Roma;

15.  avverte che l'esecuzione della giustizia non può basarsi su un esercizio di equilibrio tra la giustizia e qualsiasi forma di valutazione politica, in quanto tale equilibrio non favorirebbe gli sforzi di riconciliazione, ma li sminuirebbe;

16.  ribadisce l'importanza fondamentale dell'adesione universale allo statuto di Roma della CPI; invita gli Stati che non l'hanno ancora fatto a ratificare lo statuto di Roma, l'accordo sui privilegi e le immunità della Corte e gli emendamenti di Kampala allo statuto di Roma al fine di sostenere la responsabilità e la riconciliazione in quanto elementi chiave per prevenire future atrocità; riafferma, allo stesso modo, l'importanza fondamentale dell'integrità dello statuto di Roma;

17.  rileva, con estremo rammarico, i recenti annunci di ritiro dallo statuto di Roma, che rappresentano una problematica in particolare per l'accesso delle vittime alla giustizia e che dovrebbero essere fermamente condannati; si compiace del fatto che sia il Gambia che il Sudafrica abbiano ritirato le loro notifiche di recesso; sollecita fortemente il rimanente paese interessato a ritornare sulla propria decisione; invita inoltre l'UE a compiere tutti gli sforzi necessari, anche attraverso la cooperazione con l'Unione africana, per garantire che non vi sia alcun recesso; plaude al fatto che l'Assemblea degli Stati che aderiscono alla CPI abbia accettato di prendere in considerazione le proposte di modifica dello statuto di Roma per fare fronte alle preoccupazioni sollevate dall'Unione africana durante il suo vertice speciale;

18.  invita i quattro Stati firmatari che hanno informato il Segretario generale delle Nazioni Unite di non avere più intenzione di diventare parti dello statuto di Roma a riconsiderare la propria decisione; osserva, inoltre, che tre membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non sono parti dello statuto di Roma;

19.  chiede inoltre a tutti gli Stati che aderiscono alla CPI di intensificare i loro sforzi per promuovere l'adesione universale alla CPI e all'accordo sui privilegi e le immunità della Corte; ritiene che la Commissione e il SEAE, insieme agli Stati membri, debbano continuare ad incoraggiare i paesi terzi a ratificare e ad applicare lo statuto di Roma e l'accordo sui privilegi e le immunità della Corte e debbano inoltre condurre una valutazione dei risultati raggiunti dall'UE a tale riguardo;

20.  sottolinea l'importanza di garantire alla Corte contributi finanziari sufficienti per il suo efficace funzionamento, attraverso i contributi degli Stati parti o attraverso i meccanismi di finanziamento dell'UE quali lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR) o il Fondo europeo di sviluppo (FES), prestando particolare attenzione al finanziamento degli attori della società civile che si occupano della promozione del sistema giudiziario penale internazionale e di questioni inerenti alla CPI;

21.  si compiace del prezioso aiuto fornito alla Corte dalle organizzazioni della società civile; esprime preoccupazione per le segnalazioni di minacce e intimidazioni nei confronti di alcune organizzazioni della società civile che collaborano con la Corte; invita ad adottare tutte le misure necessarie per garantire un ambiente sicuro in cui le organizzazioni della società civile possano operare e cooperare con la Corte, nonché per far fronte alle minacce e alle intimidazioni loro rivolte a tale riguardo;

22.  prende atto dei progressi compiuti nell'attuazione del piano d'azione del 12 luglio 2011 per dare seguito alla decisione del Consiglio sulla CPI, del 21 marzo 2011; chiede una valutazione dell'attuazione del piano d'azione al fine di individuare eventuali aree in cui l'efficacia dell'azione dell'UE potrebbe essere migliorata, anche con riferimento alla promozione dell'integrità e dell'indipendenza della Corte;

23.  esorta tutti gli Stati che hanno ratificato lo statuto di Roma a cooperare pienamente con la CPI nello svolgimento delle indagini e nell'assicurare alla giustizia i responsabili di gravi crimini internazionali, nonché a rispettare l'autorità della CPI e ad attuarne pienamente le decisioni;

24.  incoraggia vivamente l'UE e i suoi Stati membri ad utilizzare tutti gli strumenti politici e diplomatici di cui dispongono per sostenere una cooperazione efficace con la CPI, specialmente per quanto concerne i programmi di protezione dei testimoni e l'esecuzione dei mandati d'arresto pendenti, con particolare riguardo alle 13 persone sospette che sono latitanti; invita la Commissione, il SEAE e il Consiglio a concordare l'adozione di misure concrete per rispondere alla mancanza di cooperazione con la CPI, in aggiunta alle dichiarazioni politiche;

25.  chiede che l'UE e i suoi Stati membri si avvalgano di tutti i mezzi nei confronti dei paesi terzi, valutando anche l'applicazione di sanzioni – in particolare nel caso dei paesi con situazioni oggetto di indagine da parte della CPI e dei paesi oggetto di accertamenti preliminari da parte della CPI – al fine di promuovere la loro volontà politica di cooperare pienamente e di sostenere la loro capacità di avviare procedimenti nazionali relativi alle atrocità; invita inoltre l'UE e i suoi Stati membri a sostenere pienamente tali paesi per aiutarli a rispettare gli obblighi imposti dalla CPI; invita gli Stati membri ad attenersi interamente alla posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio dell'8 dicembre 2008;

26.  ritiene che alle vittime delle atrocità debba essere garantito l'accesso a mezzi di ricorso e risarcimenti efficaci e applicabili; sottolinea il ruolo speciale delle vittime e dei testimoni nei procedimenti giudiziari dinanzi alla Corte e la necessità di misure specifiche volte a garantire la loro sicurezza ed efficace partecipazione conformemente allo statuto di Roma; invita l'UE e i suoi Stati membri a far sì che i diritti delle vittime siano al centro di tutte le azioni nell'ambito della lotta contro l'impunità e a partecipare volontariamente al fondo fiduciario per le vittime istituito dalla CPI;

27.  invita il SEAE a garantire che la responsabilità per le atrocità e il sostegno alla CPI siano integrati nelle priorità della politica estera dell'UE, anche nell'ambito del processo di allargamento, tenendo sistematicamente conto della lotta contro l'impunità; sottolinea, al riguardo, l'importante ruolo svolto dai parlamentari nel promuovere la CPI e la lotta contro l'impunità, anche attraverso la cooperazione interparlamentare;

28.  invita gli Stati membri a garantire che il coordinamento e la cooperazione con la CPI siano inseriti nel mandato dei pertinenti rappresentanti speciali regionali dell'UE (RSUE); invita nuovamente il VP/AR a nominare un rappresentante speciale dell'Unione in materia di diritto umanitario internazionale e giustizia internazionale, incaricato di promuovere, inserire e rappresentare l'impegno dell'Unione per la lotta contro l'impunità e la CPI nelle politiche estere dell'Unione;

29.  evidenzia il ruolo fondamentale del Parlamento europeo nel monitorare l'azione dell'UE in materia; plaude all'inserimento di una sezione sulla lotta contro l'impunità e sulla CPI nella relazione annuale del PE sui diritti umani e la democrazia nel mondo e suggerisce, inoltre, che il Parlamento europeo svolga un ruolo più proattivo attraverso la promozione e l'integrazione della lotta contro l'impunità e della CPI in tutte le politiche e le istituzioni dell'UE, in particolare nel lavoro delle commissioni competenti per le politiche esterne dell'Unione e delle delegazioni per le relazioni con i paesi terzi;

30.  sottolinea che il principio di complementarità della CPI comporta la responsabilità primaria dei suoi Stati aderenti di indagare e perseguire le atrocità; esprime preoccupazione per il fatto che non tutti gli Stati membri dell'UE dispongono di leggi di diritto nazionale che definiscano tali crimini, sui quali i rispettivi tribunali possano esercitare la competenza; invita l'UE e i suoi Stati membri ad avvalersi pienamente del pacchetto di strumenti sull'avanzamento del principio di complementarietà;

31.  incoraggia gli Stati membri a modificare l'articolo 83 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea al fine di aggiungere le atrocità nell'elenco dei reati per i quali l'UE è competente;

32.  incoraggia vivamente l'UE a predisporre e fornire risorse per l'elaborazione di un piano d'azione sulla lotta contro l'impunità in Europa per i crimini soggetti al diritto internazionale, con chiari parametri di riferimento per le istituzioni dell'UE e gli Stati membri, al fine di rafforzare le indagini nazionali e il perseguimento del genocidio, dei crimini contro l'umanità e dei crimini di guerra;

33.  rammenta che gli Stati, compresi gli Stati membri dell'UE, possano promuovere individualmente azioni legali dinanzi alla Corte internazionale di giustizia nei confronti di altri Stati in caso di violazione, a livello statale, degli obblighi derivanti dai trattati e dalle convenzioni internazionali, tra cui la Convenzione del 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti e la Convenzione del 1948 per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio;

34.  ribadisce la sua ferma condanna delle atrocità commesse dal regime di Assad in Siria, che possono essere considerate gravi crimini di guerra e crimini contro l'umanità e deplora il clima di impunità nei confronti dei responsabili di tali crimini in Siria;

35.  deplora la diffusa mancanza di rispetto del diritto umanitario internazionale e l'allarmante numero di vittime civili e di attacchi contro le infrastrutture civili nei conflitti armati in tutto il mondo; esorta la comunità internazionale a convocare una conferenza internazionale al fine di mettere a punto un nuovo meccanismo internazionale per la localizzazione e la raccolta dei dati e per la segnalazione pubblica delle violazioni durante i conflitti armati; ribadisce la sua richiesta al VP/AR di presentare annualmente un elenco pubblico dei presunti responsabili di attacchi contro scuole e ospedali, allo scopo di definire un'azione adeguata dell'UE finalizzata a porre fine a tali attacchi;

36.  invita gli Stati membri a ratificare i principali strumenti di diritto umanitario internazionale e gli altri strumenti giuridici pertinenti; riconosce l'importanza degli orientamenti dell'UE per promuovere l'osservanza del diritto internazionale umanitario e ribadisce il suo invito al VP/AR e al SEAE a rafforzarne l'attuazione, in particolare in relazione ai crimini di guerra in Medio Oriente; invita l'UE a sostenere iniziative intese a diffondere la conoscenza del diritto internazionale umanitario e delle buone pratiche riguardo alla sua attuazione e chiede all'Unione di sfruttare in modo efficace tutti gli strumenti bilaterali a sua disposizione per promuovere la conformità dei suoi partner a tale diritto, anche attraverso il dialogo politico;

37.  sottolinea che gli Stati membri dovrebbero rifiutarsi di fornire armi, attrezzature o sostegno finanziario o politico ai governi o agli attori non statali che violano il diritto umanitario internazionale, anche commettendo stupri o altre violenze sessuali nei confronti di donne e bambini;

38.  chiede inoltre, che l'UE e i suoi Stati membri sostengano i processi di riforma e gli sforzi nazionali in materia di sviluppo di capacità volti a rafforzare l'indipendenza del potere giudiziario, il settore dell'attività di contrasto, il sistema penitenziario e i programmi di risarcimento nei paesi terzi direttamente interessati dalla presunta attuazione di tale crimini, come previsto nel piano d'azione dell'UE sui diritti umani e la democrazia 2015-2019; plaude, in questo contesto, al quadro dell'UE sul sostegno alla giustizia di transizione del 2015 e ne attende con interesse l'effettiva attuazione;

Lotta contro l'impunità di attori non statali

39.  rileva che il diritto penale internazionale, e in particolare il mandato e la giurisprudenza dei tribunali penali internazionali, hanno chiaramente definito la responsabilità dei soggetti membri di gruppi non statali nei crimini internazionali; sottolinea che tale responsabilità non riguarda soltanto tali soggetti, ma anche i corresponsabili indiretti dei crimini internazionali; incoraggia tutti gli Stati membri dell'UE ad assicurare alla giustizia gli attori statali, non statali e gli individui responsabili di crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio;

40.  sottolinea che la commissione di crimini violenti nei confronti di donne e bambine da parte dell'ISIS/Daesh o di altri attori non statali è stata ampiamente segnalata dagli organismi internazionali competenti; osserva che la comunità giuridica internazionale si batte per inserire questi crimini nel quadro penale internazionale;

41.  ribadisce, in questo contesto, la sua ferma condanna dei crimini efferati e delle violazioni dei diritti umani commessi da attori non statali quali Boko Haram in Nigeria e l'ISIS/Daesh in Siria e in Iraq; inorridisce di fronte alla vasta gamma di crimini commessi, in particolare omicidi, torture, stupri, riduzione in schiavitù – inclusa la schiavitù sessuale –, reclutamento di bambini soldato, conversioni religiose forzate e uccisioni sistematiche di membri di minoranze religiose, ad esempio cristiani e yazidi; rammenta che, secondo la CPI, la violenza sessuale può costituire un crimine di guerra e un crimine contro l'umanità; ritiene che il perseguimento degli autori dovrebbe essere una priorità per la comunità internazionale;

42.  incoraggia l'UE e i suoi Stati membri a lottare contro l'impunità e a sostenere attivamente gli sforzi internazionali per assicurare alla giustizia i membri di gruppi non statali quali Boko Haram, l'ISIS/Daesh e tutti gli attori che commettono crimini contro l'umanità; chiede lo sviluppo di un approccio chiaro per il perseguimento dei combattenti dell'ISIS/Daesh e dei loro complici, anche mediante il ricorso alle competenze della rete dell'UE per le indagini e il perseguimento del genocidio, dei crimini contro l'umanità e dei crimini di guerra;

43.  sottolinea che l'UE e i suoi Stati membri dovrebbero sostenere il perseguimento dei membri di gruppi non statali quali l'ISIS/Daesh attraverso la ricerca di un consenso in seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per attribuire alla CPI la competenza in merito, dato che la Siria e l'Iraq non sono parti contraenti dello statuto di Roma; evidenzia che l'UE dovrebbe esplorare e sostenere, a livello internazionale e con tutti i mezzi, le opzioni per indagare e perseguire tutti i crimini commessi da tutte le parti del conflitto siriano, compreso l'ISIS/Daesh, ad esempio l'istituzione di un Tribunale penale internazionale per l'Iraq e la Siria;

44.  deplora il veto imposto dalla Russia e dalla Cina, in qualità di membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, al deferimento della situazione in Siria al procuratore della CPI in virtù del capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite, nonché all'adozione di una misura volta a punire la Siria per l'utilizzo di armi chimiche; invita l'UE a sostenere una riforma tempestiva del funzionamento del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, soprattutto per quanto concerne l'uso del diritto di veto e, in particolare, la proposta promossa dalla Francia di astenersi dall'utilizzare tale diritto in presenza di prove di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità;

45.  incoraggia a lanciare un appello conclusivo affinché si applichino i principi definiti nel capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite allo scopo di rispettare il principio della responsabilità di proteggere, sempre sotto l'egida della comunità internazionale e con l'autorizzazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;

46.  accoglie con favore l'istituzione della commissione d'inchiesta sulla Siria da parte del Consiglio dei diritti umani e del meccanismo internazionale imparziale e indipendente (MIII) da parte dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, allo scopo di fornire assistenza alle indagini sui gravi crimini commessi in Siria; evidenzia la necessità di stabilire un meccanismo indipendente analogo in Iraq e invita tutti gli Stati membri dell'UE, tutte le parti coinvolte nel conflitto in Siria, la società civile e il sistema delle Nazioni Unite nel suo complesso a collaborare pienamente con il MIII e a fornire a tale meccanismo tutte le informazioni e la documentazione di cui potrebbero essere in possesso per assisterlo nell'espletamento del suo mandato; ringrazia gli Stati membri dell'UE che hanno contribuito finanziariamente al MIII e invita gli altri a fare lo stesso;

47.  invita l'UE a finanziare adeguatamente le organizzazioni che si occupano di indagini open source e di raccolta digitale di prove relative a crimini di guerra e crimini contro l'umanità, al fine di garantire l'assunzione di responsabilità e di assicurare i responsabili alla giustizia;

48.  si compiace degli sforzi profusi dall'UE per sostenere il lavoro della Commissione per la giustizia e la responsabilità internazionali e di altre ONG che documentano le atrocità; invita l'UE a offrire sostegno diretto alla società civile irachena e siriana nella raccolta, nella conservazione e nella protezione delle prove dei crimini commessi in Iraq e Siria da ogni parte coinvolta nei conflitti, tra cui l'ISIS/Daesh; invita a raccogliere e preservare le prove, digitali e di altro tipo, di crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio commessi da tutte le parti del conflitto, quale passo fondamentale nella lotta all'impunità e priorità essenziale; appoggia l'iniziativa promossa a livello delle Nazioni Unite da Gran Bretagna, Belgio e Iraq (la coalizione "Bringing Daesh to Justice"), per raccogliere le prove dei crimini commessi dall'ISIS/Daesh in Siria e in Iraq al fine di facilitarne il perseguimento a livello internazionale e invita gli Stati membri dell'UE ad aderire alla coalizione o a sostenerla; appoggia, inoltre, le attività dell'iniziativa "Patrimonio culturale" e le sue attività di accertamento in Siria e in Iraq concernenti la distruzione del patrimonio archeologico e culturale;

49.  incoraggia l'UE e i suoi Stati membri a mettere in campo tutte le azioni necessarie per interrompere efficacemente il flusso di risorse che arriva all'ISIS/Daesh, che spaziano da armi da fuoco, veicoli, proventi monetari a molti altri tipi di beni;

50.  esorta l'UE ad applicare sanzioni ai paesi o alle autorità che facilitano direttamente o indirettamente il flusso di risorse a favore dell'ISIS/Daesh e, in tal modo, contribuiscono allo sviluppo della sua attività criminale terroristica;

51.  sottolinea che gli Stati membri dell'UE devono indagare tutte le accuse e perseguire i propri cittadini o gli individui sotto la loro giurisdizione che abbiano commesso o tentato di commettere atrocità in Iraq e in Siria o siano stati complici di tali crimini, oppure deferire i loro casi alla CPI conformemente allo statuto di Roma; rammenta tuttavia che il perseguimento degli affiliati dell'ISIS/Daesh negli Stati membri può essere solo una misura complementare alla giustizia internazionale;

52.  sottolinea l'importanza dell'accordo di cooperazione e di assistenza tra l'UE e la CPI; chiede agli Stati membri di applicare il principio di giurisdizione universale per la lotta all'impunità e ne ricorda l'importanza per l'efficacia e il corretto funzionamento del sistema di giustizia penale internazionale; chiede inoltre agli Stati membri di perseguire i crimini di guerra e i crimini contro l'umanità nelle loro giurisdizioni nazionali, anche quando essi siano stati commessi in paesi terzi o da cittadini di paesi terzi;

53.  esorta tutti i paesi della comunità internazionale, compresi gli Stati membri dell'UE, ad adoperarsi attivamente per la prevenzione e la lotta contro la radicalizzazione e a migliorare i loro sistemi giuridici e giurisdizionali al fine di evitare che i loro cittadini e residenti aderiscano all'ISIS/Daesh;

Dimensione di genere nel far fronte alle violazioni dei diritti umani nel contesto di crimini di guerra

54.  sottolinea la fondamentale necessità di eliminare la violenza sessuale e di genere affrontandone l'impiego diffuso e sistematico come arma di guerra contro donne e bambine; esorta tutti i paesi a sviluppare programmi d'azione nazionali (NAPA), conformemente alla risoluzione n. 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, unitamente a strategie volte a combattere la violenza contro le donne, e chiede un impegno globale inteso a garantire l'attuazione di tale risoluzione; chiede un impegno globale per garantire la sicurezza delle donne e delle bambine sin dall'inizio di ogni emergenza o crisi e nelle situazioni successive ai conflitti attraverso tutti i mezzi disponibili, quali l'accesso all'intera gamma dei servizi della salute sessuale e riproduttiva, compreso l'aborto in condizioni legali e sicure, per le vittime di stupro in un contesto di guerra; evidenzia, inoltre, che le donne spesso continuano a soffrire delle conseguenze fisiche, psicologiche e socioeconomiche della violenza anche dopo la fine di un conflitto;

55.  ritiene che le donne dovrebbero svolgere un ruolo maggiore nella prevenzione dei conflitti, nella promozione dei diritti umani e nella riforma democratica e sottolinea l'importanza di una partecipazione sistematica delle donne quale elemento fondamentale di qualsiasi processo di pace e ricostruzione post-conflitto; incoraggia l'UE e i suoi Stati membri a promuovere l'inclusione delle donne nei processi di pace e di riconciliazione nazionale;

56.  chiede alla Commissione, agli Stati membri e alle autorità internazionali competenti di adottare misure adeguate quali l'imposizione di misure disciplinari di carattere militare, la difesa del principio della responsabilità di comando e la formazione delle truppe e del personale umanitario e incaricato del mantenimento della pace in merito al divieto di ogni forma di violenza sessuale;

o
o   o

57.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, al rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Presidente dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite e ai governi degli Stati membri delle Nazioni Unite.

(1) GU L 155 del 12.6.2001, pag. 19.
(2) GU L 167 del 26.6.2002, pag. 1.
(3) GU L 118 del 14.5.2003, pag. 12.
(4) GU L 150 del 18.6.2003, pag. 67.
(5) GU L 115 del 28.4.2006, pag. 49.
(6) GU L 76 del 22.3.2011, pag. 56.
(7) GU C 153 E del 31.5.2013, pag. 115.
(8) GU C 224 del 21.6.2016, pag. 31.
(9) Testi approvati, P8_TA(2015)0344.
(10) GU C 224 del 21.6.2016, pag. 10.
(11) Testi approvati, P8_TA(2015)0459.
(12) Testi approvati, P8_TA(2016)0449.
(13) Testi approvati, P8_TA(2016)0422.
(14) Testi approvati, P8_TA(2016)0051.
(15) GU C 407 del 4.11.2016, pag. 61.


Imprese di sicurezza private
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Risoluzione del Parlamento europeo del 4 luglio 2017 sulle imprese di sicurezza private (2016/2238(INI))
P8_TA(2017)0289A8-0191/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto il documento di Montreux sui pertinenti obblighi giuridici internazionali e sulle buone prassi per gli Stati concernenti le operazioni condotte dalle imprese militari e di sicurezza private in situazioni di conflitto armato,

–  viste le risoluzioni 15/26, 22/33, 28/7 e 30/6 del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani,

–  visto il gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sull'utilizzo di mercenari come mezzo per violare i diritti umani e ostacolo all'esercizio del diritto all'autodeterminazione dei popoli, che è stato istituito nel luglio 2005,

–  viste le relazioni del gruppo di lavoro intergovernativo aperto incaricato di esaminare la possibilità di elaborare un quadro normativo internazionale in materia di regolamentazione, controllo e supervisione delle attività delle imprese militari e di sicurezza private,

–  visti gli orientamenti delle Nazioni Unite sul ricorso a servizi di sicurezza armati delle imprese di sicurezza private, recentemente estesi ai servizi di sicurezza non armati,

–  visto il codice di condotta delle Nazioni Unite per i pubblici ufficiali incaricati dell'applicazione della legge,

–  visto il progetto di una possibile convenzione sulle imprese militari e di sicurezza private, da sottoporre all'esame e alle iniziative del Consiglio per i diritti umani,

–  visto il Codice di condotta internazionale per le imprese di sicurezza private (ICoC), stabilito dall'Associazione del codice di condotta internazionale, che è un meccanismo di autoregolamentazione del settore le cui norme sono volontarie,

–  visto il codice di condotta dell'Associazione per le operazioni di stabilità internazionale, che è un meccanismo di autoregolamentazione del settore,

–  visto il Codice di condotta ed etico per il settore della sicurezza privata della Confederazione dei servizi di sicurezza europei e di UNI Europa,

–  visto il sistema di gestione ISO 18788 per le operazioni di sicurezza privata, che stabilisce parametri per la gestione delle imprese di sicurezza private,

–  vista la raccomandazione del Consiglio del 13 giugno 2002 relativa alla cooperazione tra le autorità nazionali degli Stati membri competenti in materia di sicurezza privata,

–  vista la direttiva 2014/24/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sugli appalti pubblici e che abroga la direttiva 2004/18/CE(1),

–  vista la direttiva 2009/81/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 luglio 2009, relativa al coordinamento delle procedure per l'aggiudicazione di taluni appalti di lavori, di forniture e di servizi nei settori della difesa e della sicurezza da parte delle amministrazioni aggiudicatrici/degli enti aggiudicatori, e recante modifica delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE(2),

–  visti il concetto UE di sostegno logistico per le operazioni militari dirette dall'UE e il concetto UE di sostegno ai contraenti per le operazioni militari dirette dall'UE,

–  viste le raccomandazioni nell'ambito del progetto Priv-War riguardanti l'azione normativa dell'UE nel settore delle imprese militari e di sicurezza private e dei loro servizi,

–  viste la sua risoluzione dell'8 ottobre 2013 sulla corruzione nei settori pubblico e privato: l'impatto sui diritti umani nei paesi terzi(3) e la sua risoluzione del 6 febbraio 2013 sulla responsabilità sociale delle imprese: promuovere gli interessi della società e un cammino verso una ripresa sostenibile e inclusiva(4),

–  visti i numerosi e vari rischi, sfide e minacce all'interno e all'esterno dell'Unione europea,

–  visti gli orientamenti provvisori dell'Organizzazione marittima internazionale (OMI) del maggio 2012 sul personale di sicurezza armato a bordo delle navi,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per gli affari esteri (A8-0191/2017),

A.  considerando che la sicurezza e la difesa sono beni pubblici gestiti dalle autorità pubbliche sulla base dei criteri di efficienza, efficacia, responsabilità e dello Stato di diritto, che non dipendono solamente dalla fornitura di risorse finanziarie adeguate ma anche dalle conoscenze; che in alcuni ambiti le autorità pubbliche possono non disporre delle necessarie capacità e competenze;

B.   considerando che sicurezza e difesa dovrebbero essere assicurate principalmente dalle autorità pubbliche;

C.  considerando che dai sondaggi Eurobarometro emerge che i cittadini dell'UE desiderano un'UE più attiva nel settore della sicurezza e della difesa;

D.  considerando che nel 2013 in Europa oltre 1,5 milioni di contraenti privati nel settore della sicurezza erano impiegati in circa 40 000 imprese di sicurezza private; che i dati sono in continua crescita; che nello stesso anno il fatturato di tali imprese ammontava a circa 35 miliardi di EUR; che a livello globale l'industria della sicurezza privata è stata valutata in 200 miliardi di USD nel 2016 e conta circa 100 000 imprese di sicurezza private e 3,5 milioni di dipendenti;

E.  considerando che, negli ultimi decenni, le imprese di sicurezza private (termine che, ai fini della presente risoluzione, include anche le imprese militari private) sono sempre più spesso impiegate dai governi come pure dalle agenzie militari e civili nazionali, sia per la fornitura interna di servizi che per il sostegno alle missioni all'estero;

F.  considerando che la gamma di servizi forniti dalle imprese di sicurezza private è molto ampia e spazia dai servizi logistici all'effettivo sostegno nei combattimenti, alla fornitura di tecnologia militare e alla partecipazione alla ricostruzione postbellica; che le imprese di sicurezza private forniscono anche servizi fondamentali all'interno degli Stati membri, quali la gestione delle carceri e la fornitura di ronde di controllo presso le infrastrutture; che le imprese di sicurezza private sono state impiegate nelle missioni sia civili che militari della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC) per la protezione delle delegazioni dell'UE, la costruzione di campi base, la formazione, i trasporti aerei e per sostenere le attività di aiuto umanitario;

G.  considerando che, all'interno dell'UE, le prassi degli Stati membri per quanto riguarda l'impiego delle imprese di sicurezza private, le procedure per l'aggiudicazione degli appalti alle stesse e la qualità dei sistemi normativi variano notevolmente e che molti di essi ricorrono alle imprese di sicurezza private per sostenere i propri contingenti nelle operazioni multilaterali;

H.  considerando che l'esternalizzazione delle attività militari, in precedenza parte integrante delle attività delle forze armate, ha luogo, tra l'altro, per fornire servizi in modo più efficace sotto il profilo dei costi, ma anche per compensare la carenza di capacità in seno alle forze armate, il cui effettivo è sempre più ridotto, nel quadro di un crescente numero di missioni multilaterali all'estero e per compensare i tagli di bilancio che sono il risultato di una mancanza di volontà da parte dei responsabili politici di impegnare risorse adeguate; che ciò dovrebbe costituire un'eccezione; che è necessario ovviare alle carenze; che le imprese di sicurezza private sono anche in grado di fornire capacità di cui le forze armate nazionali sono del tutto sprovviste, spesso con breve preavviso e in modo complementare; che le imprese di sicurezza private sono state altresì impiegate per motivi di opportunità politica al fine di evitare limitazioni nell'uso delle truppe, in particolare per superare l'eventuale mancanza di sostegno pubblico nei confronti dell'impegno delle forze armate; che l'utilizzo di imprese di sicurezza private come strumento di politica estera deve essere sottoposto a un efficace controllo parlamentare;

I.  considerando che le imprese di sicurezza private sono state accusate di essere coinvolte in una serie di violazioni dei diritti umani ed eventi che hanno causato la perdita di vite umane; che tali episodi variano nel tempo e tra i paesi e che talvolta rappresentano gravi violazioni del diritto internazionale umanitario, ivi compresi i crimini di guerra; che in alcuni di questi casi sono stati avviati procedimenti giudiziari; che tutto ciò, unitamente alla loro mancanza di trasparenza, ha avuto ripercussioni sugli sforzi profusi dalla comunità internazionale nei paesi in questione e ha portato alla luce notevoli carenze nelle strutture di responsabilità a causa, tra l'altro, della creazione di numerosi livelli di filiali e subappalti in vari paesi, soprattutto a livello locale, aspetto che ha portato, in alcuni casi, all'incapacità di garantire la sicurezza di base della popolazione civile nei paesi ospitanti;

J.  considerando che l'UE e i suoi Stati membri dovrebbero mirare a evitare in futuro tali situazioni e astenersi dall'esternalizzare operazioni militari che prevedono l'utilizzo della forza e delle armi, la partecipazione alle ostilità o altri impegni nei combattimenti o nelle zone di combattimento, al di là dell'autodifesa; che le operazioni e le attività esternalizzate alle imprese di sicurezza private nelle zone di conflitto dovrebbero essere limitate a un sostegno logistico e alla protezione degli impianti, senza l'effettiva presenza di imprese di sicurezza private nelle zone in cui sono in corso attività di combattimento; che l'impiego delle imprese di sicurezza private non può in alcun caso essere sostitutivo del personale delle forze armate nazionali; che, nell'applicazione delle politiche di difesa, la massima priorità deve essere garantire alle forze armate degli Stati membri risorse, strumenti, addestramento, conoscenze e mezzi sufficienti per espletare i loro compiti in modo completo;

K.  considerando che, affinché gli Stati beneficino dei vantaggi offerti dalle imprese di sicurezza private, e al fine di garantire che esse possano essere considerate responsabili, si dovrebbe istituire a livello internazionale un quadro giuridico con meccanismi normativi e di monitoraggio vincolanti per regolamentarne l'impiego e fornire un controllo sufficiente sulle loro attività; che le imprese di sicurezza private sono parte di un settore la cui natura è altamente transnazionale e che è strettamente correlato ad attori governativi e intergovernativi e che pertanto richiede un approccio globale in termini di regolamentazione; che l'attuale quadro normativo in tale settore è dato da un insieme di disposizioni incoerenti, con differenze enormi nei vari Stati membri; che le legislazioni nazionali e le norme di autoregolamentazione disomogenee adottate da alcune imprese di sicurezza private rappresentano un deterrente debole per la prevenzione di abusi, data la mancanza di sanzioni, e possono esercitare un impatto significativo sul modo di operare delle imprese di sicurezza private negli interventi multilaterali e nelle regioni in conflitto;

L.  considerando che mancano definizioni concordate delle imprese di sicurezza private, delle imprese militari private e dei loro servizi; che, come suggerito dalla definizione inclusa nel progetto di convenzione elaborato dal gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sui mercenari, un'impresa di sicurezza privata può essere definita come un'entità societaria che fornisce, a titolo oneroso, servizi militari e/o di sicurezza da parte di persone fisiche e/o giuridiche; che i servizi militari in tale contesto possono essere definiti come servizi specializzati legati ad azioni militari tra cui la pianificazione strategica, l'intelligence, le indagini, la ricognizione terrestre, navale o aerea, le operazioni di volo di qualsiasi tipo, con o senza equipaggio, la sorveglianza e l'intelligence satellitari, qualsiasi forma di trasferimento di conoscenze attraverso applicazioni militari, sostegno materiale e tecnico alle forze armate e altre attività associate; che i servizi di sicurezza possono essere definiti come sorveglianza o protezione armata di edifici, impianti, proprietà e persone, qualsiasi forma di trasferimento di conoscenze attraverso applicazioni di sicurezza e polizia, sviluppo e attuazione di misure di sicurezza delle informazioni e altre attività associate;

M.  considerando che il documento di Montreux è il primo importante documento che definisce in che modo il diritto internazionale si applichi alle imprese di sicurezza private; che l'ICoC definisce le norme del settore e si sta confermando in misura sempre maggiore quale strumento volto ad assicurare norme comuni di base in un settore globale; che l'Associazione del Codice di condotta internazionale per le imprese di sicurezza private (ICoCA) ha come obiettivo la promozione, la gestione e la supervisione dell'attuazione dell'ICoC, oltre che incentivare la fornitura di servizi di sicurezza in modo responsabile e nel rispetto dei diritti dell'uomo e del diritto nazionale e internazionale; che l'adesione all'ICoCA avviene su base volontaria e a pagamento, e che le elevate tariffe di adesione non sono accessibili a tutte le imprese di sicurezza private;

N.  considerando che l'attività di regolamentazione delle imprese di sicurezza private è portata avanti nell'ambito di numerosi consessi internazionali, compresi il forum sul documento di Montreux, in cui l'UE è stata nominata nel gruppo degli amici della presidenza, il gruppo di lavoro intergovernativo aperto incaricato di esaminare la possibilità di elaborare un quadro normativo internazionale in materia di regolamentazione, controllo e supervisione delle attività delle imprese militari e di sicurezza private, e l'Associazione del codice di condotta internazionale;

O.  considerando che l'UE e 23 Stati membri hanno aderito al documento di Montreux e che l'UE è membro del gruppo di lavoro sull'associazione del codice di condotta internazionale; che l'UE contribuisce, nel contesto del Consiglio per i diritti umani, al possibile sviluppo di un quadro normativo internazionale; che l'UE svolge un ruolo fondamentale nella promozione del controllo nazionale e regionale della fornitura e dell'esportazione di vari servizi militari e di sicurezza;

P.  considerando che l'Unione europea non dispone di un proprio quadro normativo, nonostante le numerose imprese di sicurezza private di provenienza europea e/o che intervengono nell'ambito delle missioni e delle operazioni di PSDC o delle delegazioni dell'UE; che i quadri normativi vigenti sono quasi interamente fondati sul modello americano, applicato in occasione del conflitto in Iraq, e a vantaggio delle imprese militari impegnate nelle missioni di combattimento; che questi parametri non corrispondono né al modello, né alle missioni delle imprese di sicurezza private europee;

Q.  considerando che è di importanza essenziale accordare priorità alla definizione di norme chiare per l'interazione, la cooperazione e l'assistenza tra autorità di contrasto e imprese di sicurezza private;

R.  considerando che le imprese di sicurezza private svolgono un ruolo di maggiore importanza nella lotta contro la pirateria e nel miglioramento della sicurezza marittima, nelle missioni che coinvolgono unità cinofile, nella ciberdifesa, nella ricerca e sviluppo di strumenti di sicurezza, nelle missioni di sorveglianza mista e nella formazione in cooperazione con le autorità pubbliche, nonché sotto la loro supervisione; che l'utilizzo delle imprese di sicurezza private ha dato origine a sfide specifiche per il settore marittimo e ha provocato numerosi episodi che hanno portato alla perdita di vite umane e a conflitti diplomatici;

L'impiego di imprese di sicurezza private nel sostegno alle forze militari all'estero

1.  osserva che le imprese di sicurezza private svolgono un ruolo complementare importante nel sostenere le agenzie militari e civili statali, colmando le carenze di capacità dovute alla crescente richiesta di spiegamento di forze all'estero e fornendo altresì occasionalmente capacità di intervento, se le circostanze lo consentono; sottolinea che, in casi eccezionali, i servizi delle imprese di sicurezza private colmano le carenze di capacità esistenti che, tuttavia, gli Stati membri dovrebbero prima cercare di colmare con le forze armate o di polizia nazionali; sottolinea che le imprese di sicurezza private vengono utilizzate come strumento di attuazione della politica estera di tali paesi;

2.  sottolinea la necessità che le imprese di sicurezza private che operano nei paesi ospitanti, in particolare in quelli che si differenziano significativamente in termini di cultura e religione, siano attente alle tradizioni e alle abitudini locali, al fine di non mettere a repentaglio l'efficacia della loro missione e alienare la popolazione locale;

3.  osserva che, rispetto alle truppe nazionali, le imprese di sicurezza private, in particolare quelle stabilite nei paesi ospitanti, possono fornire preziose conoscenze locali e, spesso, consentire un notevole risparmio di costi, ma che occorre tuttavia assicurare che non sia compromessa la qualità; sottolinea, tuttavia, che l'utilizzo di servizi forniti da imprese di sicurezza private locali in paesi fragili e in regioni vulnerabili alle crisi può avere ripercussioni negative per gli obiettivi di politica estera dell'UE qualora tale utilizzo rafforzi taluni attori armati locali che potrebbero assumere un ruolo nel conflitto. osserva l'importanza di operare una netta separazione giuridica tra il funzionamento delle imprese di sicurezza private e degli attori privati che sono direttamente coinvolti in operazioni militari;

4.  sottolinea che non si dovrebbero esternalizzare alle imprese di sicurezza private attività che comportano l'uso della forza e/o la partecipazione diretta alle ostilità, ad eccezione dell'autodifesa, e che in nessun caso le imprese di sicurezza private dovrebbero essere autorizzate a partecipare a interrogatori o a condurli; sottolinea che, in materia di sicurezza e difesa dell'UE, dovrebbe essere prioritario il rafforzamento delle forze armate nazionali, delle quali le imprese di sicurezza private dovrebbero costituire solo un'integrazione senza alcuna autorità sulle decisioni strategiche; sottolinea che la partecipazione delle imprese di sicurezza private alle operazioni militari deve essere giustificata, con obiettivi da raggiungere chiaramente definiti, verificabili tramite indicatori concreti, una voce di bilancio esaustiva, nonché una data di inizio e di fine specifica, e deve essere disciplinata da un rigoroso codice etico; rileva che l'operato delle forze armate e di sicurezza all'estero rappresenta un valore fondamentale per il mantenimento della pace e la prevenzione dei conflitti, nonché per la ricostruzione sociale e la successiva pacificazione nazionale;

5.  sottolinea che il principio di efficacia in termini di costi legato all'impiego delle imprese di sicurezza private offre vantaggi soprattutto a breve termine, in particolare se non si tiene conto di una serie di variabili socioeconomiche e, pertanto, non dovrebbe divenire il criterio principale quando si affrontano le questioni di sicurezza; ricorda che i meccanismi di responsabilità e supervisione sono fondamentali al fine di garantire che la legittimità e i vantaggi potenziali delle imprese di sicurezza private vengano conseguiti appieno;

6.  sottolinea l'importanza del controllo parlamentare sull'utilizzo delle imprese di sicurezza private da parte degli Stati membri;

Utilizzo delle imprese di sicurezza private da parte dell'UE

7.  rileva che l'UE ricorre a imprese di sicurezza private all'estero per proteggere le proprie delegazioni e il proprio personale e per sostenere le missioni civili e militari di PSDC; osserva che il loro utilizzo contribuisce pertanto direttamente alla reputazione dell'UE e alla percezione che ne hanno le parti terze, e ciò rende tali imprese un aspetto importante della presenza locale dell'UE e influisce sul livello di fiducia in essa; chiede alla Commissione e al Consiglio di indicare in quali ambiti, quando e per quali motivi siano state impiegate imprese di sicurezza private a sostegno delle missioni dell'UE; ritiene che non sarebbe illogico che nelle gare di appalto riguardanti la sicurezza delle sue delegazioni l'Unione europea favorisse il ricorso a imprese di sicurezza private con sede in Europa, soggette alla normativa e alla tassazione dell'Unione europea;

8.  sottolinea tuttavia che, in particolare negli ambienti a rischio di conflitto, l'impiego di un'impresa di sicurezza privata per lo svolgimento di talune mansioni può avere effetti secondari negativi per l'UE, in particolare per la sua legittimità, mettendola accidentalmente in collegamento con attori armati nella zona di conflitto, con ripercussioni negative in caso di azioni armate, o rischiando di compromettere gli sforzi in termini di disarmo, smobilitazione e reinserimento (DDR) o di riforma del settore della sicurezza (SSR) attraverso l'involontario rafforzamento degli attori locali; rileva in particolare i rischi posti dal subappalto incontrollato, ad esempio alle imprese di sicurezza private locali;

9.  richiama l'attenzione sui vari gravi problemi giuridici e politici associati alla prassi corrente della concessione in subappalto nel campo dei servizi militari e di sicurezza, con particolare riferimento ai servizi forniti da subappaltatori locali in paesi terzi; ritiene che gli Stati membri, il SEAE e la Commissione dovrebbero accordarsi per seguire l'esempio della NATO e stipulare contratti soltanto con imprese di sicurezza private stabilite negli Stati membri dell'UE;

10.  raccomanda pertanto che la Commissione proponga orientamenti comuni per l'aggiudicazione di appalti alle imprese di sicurezza private per l'assunzione, l'utilizzo e la gestione dei contraenti nel settore militare e della sicurezza, in cui siano indicati chiaramente i requisiti necessari affinché tali imprese possano ottenere un appalto dell'UE, allo scopo di sostituire l'attuale moltitudine di approcci; esorta la Commissione e il SEAE ad avvalersi degli stessi orientamenti per l'assunzione, l'utilizzo e la gestione dei contraenti nel settore militare e della sicurezza in tutte le azioni, missioni e operazioni esterne, per le delegazioni UE in tutti i paesi e regioni e per tutti i servizi di un elenco comune delle attrezzature militari dell'Unione europea rivisto; osserva che tali orientamenti dovrebbero basarsi sulle migliori prassi internazionali per quanto riguarda la condotta e la gestione delle imprese di sicurezza private, in particolare il documento di Montreux e l'ICoC, e tenere conto della necessità di prestare particolare attenzione in sede di selezione delle imprese di sicurezza private in un complesso contesto post-crisi; esorta la Commissione e il SEAE a ricorrere esclusivamente ai prestatori di servizi con certificazione ICoC, così come viene già fatto dalle Nazioni Unite, per le quali l'ICoC è un requisito; richiama l'attenzione sull'approccio adottato dalle autorità degli Stati Uniti che comprende norme e requisiti dettagliati per ciascun contratto e invita l'UE a seguire tale esempio; sottolinea che i contratti con le imprese di sicurezza private dovrebbero includere, tra l'altro, clausole in materia di possesso di licenze e autorizzazioni, registri del personale e del patrimonio, formazione, acquisizione e uso legali delle armi e organizzazione interna;

11.  chiede che un supervisore dell'UE alla sicurezza di un'impresa di sicurezza dell'UE sia presente presso i siti finanziati dall'UE e presso le delegazioni dell'UE, con il compito di garantire la qualità dei servizi di sicurezza forniti, controllare e formare il personale di sicurezza assunto localmente, stabilire e mantenere buoni rapporti con le forze di sicurezza locali, fornire valutazioni dei rischi ed essere il primo punto di contatto in materia di sicurezza per la delegazione;

12.  raccomanda alla Commissione di elaborare un elenco aperto di contraenti che ottemperano alle norme dell'UE su questioni quali l'assenza di precedenti penali, una capacità economica e finanziaria, il possesso di licenze e autorizzazioni e l'esecuzione di controlli del personale; osserva che le norme in materia di imprese di sicurezza private variano notevolmente all'interno dell'Unione europea e ritiene che gli Stati membri dovrebbero ambire a raggiungere norme simili; ritiene che questo elenco dovrebbe essere aggiornato ad intervalli non superiori a 2 anni;

13.  sottolinea che, qualora l'UE si affidi a imprese di sicurezza private in paesi terzi con cui ha concluso un accordo sullo status delle forze (SOFA), tale accordo deve sempre includere le imprese di sicurezza private impiegate e indicare nello specifico che le imprese saranno ritenute responsabili secondo il diritto dell'UE;

14.  sottolinea che il concetto dell'UE di sostegno ai contraenti dovrebbe essere rafforzato e reso vincolante per gli Stati membri e le istituzioni dell'Unione; ritiene, in particolare, che dovrebbe specificare norme più rigorose da includere nei contratti, ad esempio sulla base delle norme USA, e che dovrebbe altresì richiedere che nelle regioni in conflitto non si impieghino imprese di sicurezza private locali o che a queste non si assegnino subappalti; sottolinea che le imprese di sicurezza private internazionali dovrebbero avere la possibilità di assumere personale locale, ma soltanto singolarmente e direttamente, al fine di garantire un controllo efficace e di evitare la creazione di settori locali di sicurezza nelle regioni di conflitto;

Regolamentazione delle imprese di sicurezza private

15.  raccomanda alla Commissione di elaborare un Libro verde con l'obiettivo di coinvolgere tutti i soggetti interessati del settore della sicurezza pubblico e privato in un'ampia consultazione e discussione in merito ai processi, per individuare con maggiore efficacia le opportunità di collaborazione diretta e stabilire una serie di norme di ingaggio di base e buone prassi; raccomanda l'elaborazione di norme di qualità dell'UE specifiche per settore; raccomanda pertanto che la definizione di imprese di sicurezza private sia chiarita prima di introdurre una normativa efficace che ne disciplini le attività, dal momento che la mancanza di una simile definizione può creare lacune legislative;

16.  ritiene che, come primo passo, l'UE dovrebbe definire i pertinenti servizi militari e di sicurezza in maniera precisa; esorta il Consiglio, a tale proposito, ad aggiungere senza indugio i servizi militari e di sicurezza prestati dalle imprese di sicurezza private all'elenco comune delle attrezzature militari dell'Unione europea;

17.  esorta la Commissione a elaborare un modello normativo europeo efficace, il quale:

   contribuisca ad armonizzare le differenze sul piano giuridico tra gli Stati membri mediante una direttiva;
   rivaluti, e quindi ridefinisca, le attuali strategie di collaborazione pubblico-privato;
   effettui un rilevamento delle imprese aventi un uso finale singolo o multiplo;
   contestualizzi la natura e il ruolo precisi delle imprese militari e di sicurezza private;
   fissi norme di livello elevato per i prestatori di servizi di sicurezza privati all'interno dell'UE o che operano all'estero, compresi livelli adeguati di controlli di sicurezza del personale e una retribuzione equa;
   garantisca la segnalazione delle irregolarità e illegalità da parte delle imprese di sicurezza private e permetta di chiamarle a rispondere delle violazioni, comprese le violazioni dei diritti umani, nel corso delle loro attività all'estero;
   integrino una specifica prospettiva marittima, tenendo conto del ruolo guida dell'Organizzazione marittima internazionale (OMI);

18.  osserva che i nuovi quadri normativi globali, come il documento di Montreux, l'ICoC e altre iniziative normative nel quadro delle Nazioni Unite, costituiscono un chiaro passo avanti rispetto alla mancanza di regolamentazioni di rilievo prevalente solo un decennio fa;

19.  elogia inoltre gli sforzi profusi da numerosi Stati membri dell'UE, seguendo le buone prassi delineate nel documento di Montreux, volti a introdurre una regolamentazione nazionale efficace delle imprese di sicurezza private;

20.  osserva tuttavia che la valutazione delle prestazioni delle imprese di sicurezza private è ostacolata dalla mancanza di un'elaborazione coerente delle relazioni relative al loro impiego da parte delle istituzioni dell'UE e dei governi degli Stati membri; incoraggia gli Stati membri e le istituzioni dell'UE a fornire tali informazioni con maggiore coerenza e in maniera trasparente per consentire un'adeguata valutazione dell'impiego delle imprese di sicurezza private da parte delle rispettive autorità di bilancio e di revisori indipendenti; raccomanda che i parlamenti e le ONG vengano attivamente coinvolti nei necessari processi di valutazione, fondamentali per la regolamentazione e la supervisione di questo settore;

21.  raccomanda alla Commissione e al Consiglio di istituire un quadro giuridico che richieda alla legislazione nazionale di controllare l'esportazione di servizi militari e di sicurezza e di riferire nella relazione annuale UE sull'esportazione degli armamenti in merito alle licenze di esportazione di servizi militari e di sicurezza concesse dagli Stati membri, al fine di migliorare la trasparenza e la responsabilità pubbliche;

22.  sottolinea che la natura transnazionale delle imprese di sicurezza private e, in particolare, le loro attività in regioni del mondo colpite da crisi talvolta comportano vuoti giurisdizionali, in particolare dove la struttura giuridica locale è debole, a causa dei quali potrebbe essere difficile chiamare le imprese o i loro dipendenti a rispondere delle loro azioni; osserva che la regolamentazione nazionale delle imprese di sicurezza private spesso non ha applicazione extraterritoriale; sottolinea che le imprese di sicurezza private devono essere sempre soggette al diritto e ad efficaci controlli da parte sia dello Stato ospitante che di quello contraente, rileva che vi è frequentemente un vuoto giuridico nell'ambito delle controversie o degli incidenti che possono verificarsi nelle aree ad alto rischio coinvolgendo le imprese di sicurezza private e gli agenti dell'UE; raccomanda pertanto la definizione di norme uniformi e chiare destinate alle istituzioni europee che impiegano le imprese di sicurezza private per la protezione del personale dell'Unione europea, che attribuiscano responsabilità chiare al fine di impedire lacune nella protezione e l'impunità e tengano conto del quadro giuridico dello Stato ospitante; esorta altresì il SEAE, la Commissione e gli Stati membri a stipulare contratti soltanto con imprese di sicurezza private stabilite nell'UE unitamente all'obbligo di fornire i servizi direttamente senza ricorrere a subappaltatori locali in paesi terzi spesso fragili;

23.  esorta pertanto l'UE e i sui Stati membri a servirsi del loro status in seno al forum sul documento di Montreux per insistere sulla necessità di revisioni periodiche dello stato di attuazione delle raccomandazioni in merito alle buone prassi contenute nel documento di Montreux da parte dei suoi partecipanti; esorta gli Stati membri che non vi abbiano ancora provveduto ad aderire quanto prima al documento di Montreux; incoraggia gli Stati membri a impegnarsi a condividere le migliori prassi;

24.  chiede all'UE e ai suoi Stati membri di esercitare pressioni a favore di uno strumento internazionale giuridicamente vincolante che vada oltre il documento di Montreux, disciplinando le attività delle imprese di sicurezza private e creando condizioni di parità per garantire che gli Stati ospitanti dispongano dell'autorità per disciplinare le imprese di sicurezza private e che gli Stati contraenti siano in grado di utilizzare il loro potere per proteggere i diritti umani e impedire la corruzione; sottolinea che tale quadro deve includere sanzioni dissuasive per le violazioni, l'assunzione di responsabilità da parte di chi le commette e l'accesso efficace al ricorso per le vittime, oltre a un sistema di licenze e monitoraggio che richieda a tutte le imprese di sicurezza private di sottoporsi ad audit indipendenti e al loro personale di partecipare alla formazione obbligatoria in materia di diritti umani;

25.  esorta il vicepresidente/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, gli Stati membri, il SEAE e la Commissione a sostenere con decisione l'istituzione di una convenzione internazionale che miri a stabilire un regime giuridico internazionale per disciplinare i servizi interessati forniti dalle imprese di sicurezza private;

26.  loda gli sforzi dell'Organizzazione marittima internazionale (OMI) nel fornire orientamenti per l'utilizzo di squadre di sicurezza armate private; incoraggia la Commissione e gli Stati membri a continuare a collaborare con l'OMI per giungere a un'applicazione globale di tali orientamenti;

27.  sottolinea che le decisioni in materia di appalti pubblici costituiscono uno dei modi più efficaci di influenzare le imprese di sicurezza private; evidenzia pertanto l'importanza di subordinare l'aggiudicazione degli appalti alle imprese di sicurezza private all'adozione di migliori prassi, come la trasparenza, e alla loro adesione all'ICoC, che alcuni Stati membri hanno già attuato; osserva tuttavia che è necessario rafforzare il meccanismo di controllo della conformità dell'ICoC e assicurarne la piena indipendenza per renderlo un credibile incentivo alla conformità; osserva che i soli Stati membri ad aver sottoscritto l'ICoC sono la Svezia e il Regno Unito e ritiene che l'UE dovrebbe adoperarsi per garantire che altri Stati membri sottoscrivano tale codice di condotta quale primo passo;

28.  osserva che le imprese di sicurezza private dovrebbero disporre di un'assicurazione di responsabilità civile, che renderebbe il mercato del settore della sicurezza più stabile e affidabile, con l'ingresso di imprese di sicurezza private piccole e medie;

29.  sottolinea che l'aggiudicazione degli appalti alle imprese di sicurezza private dovrebbe tener conto dell'esperienza di tali imprese e della durata del loro operato in ambienti ostili ed essere sottoposta a valutazione sulla base di tali elementi anziché consistere nell'avvicendamento di appalti analoghi;

30.  richiama l'attenzione sul fatto che le imprese di sicurezza private, oltre che offrire servizi di sicurezza, conducono anche attività di intelligence che, date le potenziali implicazioni, richiedono una regolamentazione e un controllo efficienti;

31.  rileva la notevole influenza che l'UE e gli Stati membri hanno sull'industria della sicurezza globale, dovuta al fatto che molti attori importanti hanno la loro sede nell'UE; pone pertanto un'enfasi particolare sull'imminente revisione dell'elenco comune delle attrezzature militari in quanto opportunità per includere alcuni servizi forniti dalle imprese di sicurezza private, che le renderebbe soggette alle normative relative alle esportazioni e applicherebbe norme di base alle loro attività all'estero;

o
o   o

32.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio europeo, al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza nonché ai parlamenti nazionali degli Stati membri.

(1) GU L 94 del 28.3.2014, pag. 65.
(2) GU L 216 del 20.8.2009, pag. 76.
(3) GU C 181 del 19.5.2016, pag. 2.
(4) GU C 24 del 22.1.2016, pag. 33.


Condizioni di lavoro e occupazione precaria
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Risoluzione del Parlamento europeo del 4 luglio 2017 sulle condizioni di lavoro e l'occupazione precaria (2016/2221(INI))
P8_TA(2017)0290A8-0224/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), in particolare gli articoli 151 e 153,

–  visto l'articolo 5 del trattato sull'Unione europea,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare il titolo IV (Solidarietà),

–  vista la direttiva 94/33/CE del Consiglio, del 22 giugno 1994, relativa alla protezione dei giovani sul lavoro(1),

–  vista la direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego(2),

–  vista la direttiva 2008/104/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, relativa al lavoro tramite agenzia interinale(3) (direttiva sul lavoro tramite agenzia interinale),

–  vista la revisione mirata della direttiva 96/71/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 1996, relativa al distacco dei lavoratori nell'ambito di una prestazione di servizi(4) (direttiva sul distacco dei lavoratori) e della direttiva 2014/67/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, concernente l'applicazione della direttiva 96/71/CE relativa al distacco dei lavoratori nell'ambito di una prestazione di servizi(5) (direttiva di applicazione),

–  visto il regolamento (CE) n. 593/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 giugno 2008, sulla legge applicabile alle obbligazioni contrattuali (Roma I)(6),

–  vista la sua risoluzione del 19 ottobre 2010 sulle lavoratrici precarie(7),

–  vista la sua risoluzione del 10 settembre 2015 sulla creazione di un mercato del lavoro competitivo nell'Unione europea del XXI secolo: adeguamento delle competenze e delle qualifiche in funzione della domanda e delle prospettive occupazionali, un modo per uscire dalla crisi(8),

–  vista la sua risoluzione del 25 febbraio 2016 sul semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche: occupazione e aspetti sociali nella crescita annuale(9),

–  vista la sua risoluzione del 14 settembre 2016 sul dumping sociale nell'Unione europea(10),

–  vista la sua risoluzione del 15 settembre 2016 sull'applicazione della direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro(11),

–  vista la sua risoluzione del 19 gennaio 2017 su un pilastro europeo dei diritti sociali(12),

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema "L'evoluzione della natura dei rapporti di lavoro e il suo impatto sul mantenimento di una retribuzione dignitosa"(13),

–  vista la piattaforma europea per il rafforzamento della cooperazione volta a contrastare il lavoro non dichiarato,

–  visto lo del 2016 predisposto su richiesta della commissione per l'occupazione e gli affari sociali del Parlamento e intitolato "Occupazione precaria in Europa: modelli, tendenze e strategie politiche"(14),

–  vista la Carta europea della qualità per i tirocini e gli apprendistati lanciata il 14 dicembre 2011,

–  vista la rassegna trimestrale della Commissione, dell'autunno 2016, sull'occupazione e gli sviluppi sociali in Europa,

–  visto l'Impegno strategico della Commissione a favore della parità di genere 2016-2020,

–  vista la relazione di Eurofound del 2010 sulle forme di lavoro flessibili: accordi contrattuali "molto atipici",

–  vista la relazione di Eurofound del 2014 sull'impatto della crisi sulle condizioni industriali e occupazionali in Europa(15),

–  vista la relazione di Eurofound del 2015 sulle nuove forme di occupazione(16),

–  vista la relazione di Eurofound del 2016: Esplorare la contrattazione fraudolenta nell'Unione europea(17),

–  vista l'indagine di Eurofound sulle condizioni di lavoro in Europa e la sua sesta indagine sulle condizioni di lavoro in Europa – relazione generale(18),

–  visto il dizionario europeo delle relazioni industriali di Eurofound(19),

–  viste le norme fondamentali del lavoro stabilite dall'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) nonché le sue convenzioni e raccomandazioni in materia di condizioni di lavoro,

–  viste la raccomandazione R198 dell'OIL del 2006 concernente il rapporto di lavoro (raccomandazione sul rapporto di lavoro)(20) e le sue disposizioni relative alla determinazione di un rapporto di lavoro,

–  vista la relazione dell'OIL del 2011 sulle strategie e le norme per contrastare l'occupazione precaria(21),

–  vista la relazione dell'OIL del 2016 sull'occupazione non standard nel mondo(22),

–  vista la relazione dell'OIL del 2016 sulla realizzazione di un pilastro sociale per la convergenza europea(23),

–  vista la raccomandazione generale n. 28 del 2010 delle Nazioni Unite concernente gli obblighi fondamentali degli Stati firmatari a titolo dell'articolo 2 della Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne,

–  vista la Convenzione del Consiglio d'Europa del 2011 sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul),

–  vista la strategia sulla parità di genere 2014-2017 del Consiglio d'Europa,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e i pareri della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0224/2017),

A.  considerando che stanno emergendo forme di occupazione non standard e atipiche; che il numero di lavoratori con contratti a tempo determinato e a tempo parziale è aumentato nell'UE negli ultimi 15 anni; che sono necessarie politiche efficaci che contemplino le varie forme di lavoro e tutelino adeguatamente i lavoratori;

B.  considerando che la quota dell'occupazione standard negli ultimi 10 anni è diminuita passando dal 62 % al 59 %(24); che se sarà mantenuta tale tendenza potrebbe avvenire che i contratti standard si applicheranno solo a una minoranza di lavoratori;

C.  considerando che contratti a tempo pieno e a tempo indeterminato continuano a costituire la maggior parte dei contratti di lavoro nell'UE e in alcuni settori accanto all'occupazione standard si riscontrano anche forme di occupazione atipiche; che il lavoro atipico può anche avere un effetti negativi sull'equilibrio tra lavoro e vita privata a causa di orari di lavoro atipici, come pure di stipendi e contributi pensionistici discontinui;

D.  considerando che l'emergere di nuove forme di occupazione, in particolare sull'onda della digitalizzazione e delle nuove tecnologie, rende meno netto il confine tra lavoro dipendente e lavoro autonomo(25), il che può causare un peggioramento della qualità dell'occupazione;

E.  considerando che alcune nuove forme di occupazione sono diverse dalle forme tradizionali di lavoro standard sotto vari aspetti; che alcune stanno trasformando il rapporto tra datore di lavoro e dipendente, altre stanno cambiando le modalità di lavoro e l'organizzazione del lavoro, e altre ancora entrambi; che ciò può causare un aumento del lavoro autonomo fittizio, un peggioramento delle condizioni di lavoro e una riduzione della protezione sociale, ma può anche portare vantaggi; che l'attuazione della legislazione in vigore è quindi di importanza fondamentale;

F.  considerando che gli aumenti dei tassi di occupazione nell'Unione, dopo la crisi economica, vanno accolti con favore, ma possono essere in parte attribuiti a un aumento del numero di contratti atipici, che crea in determinati casi un maggiore rischio di precarietà piuttosto che un'occupazione standard; che dovrebbe essere dato maggior valore alla qualità nella creazione di posti di lavoro;

G.  considerando che l'occupazione a tempo parziale non è mai diminuita dopo la crisi, mentre il lavoro a tempo pieno a livello di Unione è ancora al di sotto del livello pre-crisi del 2008; che, nonostante gli aumenti degli ultimi anni, il tasso di occupazione è ancora al di sotto dell'obiettivo della strategia Europa 2020 del 75 % e rivela grandi disparità tra gli Stati membri;

H.  considerando che è importante distinguere tra le nuove forme di lavoro che stanno emergendo e l'esistenza di occupazione precaria;

I.  considerando che la competenza in materia di politica sociale è condivisa tra Unione europea e Stati membri; che l'UE può solo integrare e sostenere gli Stati membri in tale ambito;

J.  considerando che l'UE può adottare solamente requisiti minimi in materia di condizioni di lavoro senza una previa armonizzazione delle disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri;

K.  considerando che è già stata predisposta una piattaforma europea per contrastare il lavoro non dichiarato, che permetta una più stretta collaborazione transfrontaliera nonché misure comuni tra le autorità competenti degli Stati membri e altri attori, al fine di lottare in modo efficace ed efficiente contro il lavoro non dichiarato;

L.  considerando che il lavoro precario porta alla segmentazione del mercato e all'aggravamento delle disuguaglianze salariali;

M.  considerando che ad oggi non esiste una definizione comune di lavoro precario; che tale definizione dovrebbe essere elaborata in stretta consultazione con le parti sociali; che il tipo di contratto non indica, di per sé, il rischio di lavoro precario ma, al contrario, detto rischio dipende da un'ampia gamma di fattori;

N.  considerando che per occupazione standard si intende un'occupazione regolare a tempo pieno o a tempo parziale volontario sulla base di contratti a tempo indeterminato; che ogni Stato membro ha le proprie leggi e pratiche che stabiliscono le condizioni di lavoro applicabili ai diversi contratti di occupazione e di tirocinio; che non esiste una definizione universalmente accettata di occupazione standard;

O.  considerando che i problemi più recenti di rappresentazione, che sono dovuti alla debolezza delle organizzazioni delle parti sociali in taluni settori oppure alle riforme attuate in vari paesi europei, le quali limitano i ruoli delle parti sociali, interferiscono con qualsiasi rapporto di lavoro;

P.  considerando che taluni settori come l'agricoltura, l'edilizia e l'arte sono sproporzionatamente interessati dal lavoro precario; che negli ultimi anni il lavoro precario si è diffuso anche ad altri settori, come l'aviazione e il settore alberghiero(26);

Q.  considerando che, secondo studi recenti, i lavoratori semi-qualificati delle professioni manuali e i lavoratori poco qualificati hanno meno guadagni, prospettive e qualità intrinseca del posto di lavoro; che tali lavoratori segnalano più frequentemente l'esposizione ai rischi ambientali e di postura e sperimentano livelli inferiori di benessere fisico e mentale(27);

R.  considerando che le donne rappresentano il 46 % della popolazione attiva nel mercato del lavoro dell'UE e sono particolarmente vulnerabili alla precarietà, a causa delle discriminazioni subite, anche in termini di retribuzione, e che le donne guadagnano circa il 16 % in meno rispetto agli uomini nell'UE; che le donne lavorano più spesso con contratti a tempo parziale, a tempo limitato o a retribuzione minima e che pertanto sono più a rischio di precarietà; che tali condizioni di lavoro generano perdite a vita in termini di reddito e di protezione, che si tratti di retribuzione, pensione o di prestazioni di sicurezza sociale; che gli uomini hanno maggiori probabilità di lavorare a tempo pieno e a tempo indeterminato rispetto alle donne; che le donne sono particolarmente colpite dal lavoro a tempo parziale involontario, dal lavoro autonomo fittizio e dal lavoro non dichiarato(28);

S.  considerando che il tasso di occupazione nell'UE è maggiore per gli uomini rispetto alle donne; che i principali motivi di uscita delle donne dal mercato del lavoro sono l'assistenza a minori o anziani, malattie o inabilità proprie o altre responsabilità personali e familiari; che le donne sono spesso vittime di discriminazioni e ostacoli causati dal fatto che sono madri o potrebbero esserlo; che le donne sole con figli a carico si trovano di fronte a un rischio particolarmente elevato di precarietà;

T.  considerando che la parità tra uomini e donne è un diritto fondamentale che presuppone la garanzia di pari opportunità e pari trattamento in tutti i settori della vita e che le politiche volte a garantire tale parità contribuiscono alla promozione di una crescita intelligente e duratura;

U.  considerando che in molti casi i lavoratori precari o senza lavoro non hanno diritto al congedo parentale;

V.  considerando che i giovani lavoratori corrono un rischio maggiore di trovarsi in una posizione di lavoro precario; che le probabilità di ritrovarsi in una posizione di molteplice svantaggio sono due volte più elevate per i lavoratori di età inferiore ai 25 anni rispetto ai lavoratori di età pari o superiore a 50 anni(29);

I.Per un lavoro dignitoso – affrontare le condizioni di lavoro e il lavoro precario

1.  invita gli Stati membri a tenere conto dei seguenti indicatori dell'OIL nel determinare la sussistenza di un rapporto di lavoro:

   il lavoro è svolto in base alle istruzioni e sotto il controllo di un terzo;
   comporta l'integrazione del lavoratore nell'organizzazione dell'impresa;
   è svolto esclusivamente o prevalentemente a beneficio di un altro soggetto;
   è svolto personalmente dal lavoratore;
   è svolto nelle specifiche ore di lavoro o in un posto di lavoro specificato o concordato dal committente del lavoro;
   ha una durata determinata e una certa continuità;
   richiede la disponibilità del lavoratore o comporta la fornitura di strumenti, materiali e apparecchiature da parte del committente del lavoro;
   il lavoratore percepisce una retribuzione periodica che costituisce la sua unica o principale fonte di reddito, con la possibilità di prevedere anche pagamenti in natura, ad esempio per cibo, alloggio o trasporto;
   al lavoratore è riconosciuto il diritto al riposo settimanale e alle ferie annuali;

2.  prende atto della definizione di Eurofound di occupazione atipica, ovvero i rapporti di lavoro non conformi al modello di lavoro standard o tipico, a tempo pieno, regolare, a tempo indeterminato e con un unico datore di lavoro per un lungo arco di tempo(30); evidenzia che i termini "atipico" e "precario" non possono essere utilizzati come sinonimi;

3.  ritiene che per lavoro precario si intenda un'occupazione nella quale non vengono rispettate le norme e le disposizioni dell'UE, internazionali e nazionali e/o che non offra mezzi sufficienti per una vita dignitosa o una protezione sociale adeguata;

4.  constata che alcune forme atipiche di occupazione possono comportare maggiori rischi di precarietà e insicurezza, ad esempio nel caso del lavoro a tempo parziale involontario, del lavoro a tempo determinato, dei contratti a zero ore nonché di tirocini e apprendistati non retribuiti;

5.  ritiene fermamente che la flessibilità del mercato del lavoro non sia data dall'erosione dei diritti dei lavoratori in cambio di produttività e competitività, ma dall'equilibrio riuscito tra tutela dei lavoratori e possibilità per lavoratori e datori di lavoro di concordare modalità di lavoro che siano adeguate alle rispettive esigenze;

6.  rileva che il rischio di precarietà dipende dal tipo di contratto, ma anche dai seguenti fattori:

   scarsa o nessuna sicurezza del posto di lavoro dovuta alla natura non permanente del lavoro, ad esempio in contratti a tempo parziale marginale non per scelta volontaria e, in alcuni Stati membri, orari di lavoro poco chiari e responsabilità che cambiano a causa del lavoro a chiamata;
   tutela obsoleta dal licenziamento e mancanza di protezione sociale sufficiente in caso di licenziamento;
   remunerazione insufficiente per condurre una vita dignitosa;
   assenza o limitazione dei diritti o delle prestazioni di sicurezza sociale;
   nessuna o limitata protezione da qualunque forma di discriminazione;
   prospettive limitate o nessuna prospettiva di avanzamento sul mercato del lavoro o nella carriera e nella formazione;
   scarso livello di diritti collettivi e diritti limitati in materia di rappresentanza collettiva;
   un ambiente di lavoro che non rispetta le norme minime in materia di salute e di sicurezza(31);

7.  ricorda la definizione dell'OIL di lavoro dignitoso secondo cui: "Il lavoro dignitoso è un lavoro produttivo che genera un reddito equo, in un luogo di lavoro sicuro e che contempla tutele sociali, prospettive migliori per lo sviluppo personale e l'integrazione sociale, la libertà per le persone di esprimere le proprie preoccupazioni e di organizzare e partecipare alle decisioni che incidono sulla loro vita nonché una parità di opportunità e di trattamento per tutte le donne e gli uomini"(32); esorta l'OIL ad aggiungere una retribuzione dignitosa a tale definizione; incoraggia la Commissione e gli Stati membri a sostenere tale definizione nella revisione o nell'elaborazione della legislazione sul lavoro;

8.  rammenta i fattori di successo per le buone pratiche contro il lavoro precario, ovvero: un forte fondamento giuridico, il coinvolgimento delle parti sociali e dei comitati sul posto di lavoro, la cooperazione con le parti interessate, l'equilibrio tra flessibilità e sicurezza, l'orientamento settoriale, oneri amministrativi minimi per i datori di lavoro, un'applicazione delle norme garantita dagli ispettorati del lavoro e campagne di sensibilizzazione;

9.  rileva che l'agenda dell'OIL per il lavoro dignitoso è destinata specificamente a garantire la creazione di posti di lavoro, i diritti sul lavoro, la tutela sociale e il dialogo sociale, così come la parità di genere; sottolinea che il lavoro dignitoso dovrebbero in particolare garantire:

   un salario di sussistenza, anche garantendo il diritto alla libertà di associazione;
   contratti collettivi in linea con le pratiche esistenti negli Stati membri;
   la partecipazione dei lavoratori alle questioni societarie, in linea con le pratiche esistenti negli Stati membri;
   il rispetto della contrattazione collettiva;
   la parità di trattamento dei lavoratori nello stesso luogo di lavoro;
   la sicurezza e la salute sul luogo di lavoro;
   la protezione della sicurezza sociale per i lavoratori e le persone a loro carico;
   le disposizioni sull'orario di lavoro e il periodo di riposo;
   la protezione contro il licenziamento;
   l'accesso alla formazione e all'apprendimento permanente;
   il sostegno all'equilibrio tra vita professionale e vita privata per tutti i lavoratori; sottolinea che per soddisfare tali diritti è essenziale migliorare anche l'attuazione della legislazione in materia di lavoro e sicurezza sociale;

10.  osserva che numerosi fattori, come la digitalizzazione e l'automazione, contribuiscono alla trasformazione della natura del lavoro, includendo l'emergere di nuove forme di occupazione; constata, a tale proposito, che le nuove forme di lavoro potrebbero necessitare di norme nuove, efficienti e proporzionate per garantire che siano disciplinate tutte le forme di occupazione;

11.  ribadisce, nel contesto dei posti di lavoro digitali, che ai lavoratori e agli altri intermediari attivi nell'ambito della piattaforma digitale dovrebbero essere garantite un'adeguata copertura e protezione sociale e sanitaria;

12.  sottolinea che la digitalizzazione non deve essere percepita esclusivamente come un elemento distruttore di occupazione, ma insiste al contrario sulle opportunità di evoluzione e di aumento delle competenze individuali che essa rappresenta;

13.  sottolinea che, secondo le stime, nel 2020 il settore delle TIC registrerà 756 000 posti vacanti, il che dimostra la necessità di migliorare le competenze digitali della forza lavoro europea;

14.  sottolinea che la crisi economica ha dato adito a movimenti migratori all'interno dell'UE che hanno messo in luce le barriere esistenti alla libera circolazione delle persone tra gli Stati membri e le discriminazioni basate sulla nazionalità, esponendo i cittadini dell'UE a una condizione di precarietà lavorativa;

15.  sottolinea che le condizioni precarie di lavoro, tra cui il lavoro non dichiarato e il lavoro autonomo fittizio, hanno un effetto a lungo termine sulla salute mentale e il benessere fisico e possono esporre i lavoratori a un maggiore rischio di povertà, esclusione sociale e deterioramento dei loro diritti fondamentali;

16.  sottolinea che i lavoratori con contratti di lavoro di brevissima durata sono quelli maggiormente esposti alle condizioni avverse per quanto concerne gli aspetti fisici del loro lavoro; che la combinazione tra l'insicurezza del lavoro e il mancato controllo sull'orario di lavoro deriva spesso dai rischi professionali connessi allo stress;

17.  sottolinea che in alcuni settori dell'economia si assiste a un uso eccessivo, fino all'abuso, di rapporti di lavoro flessibili o atipici;

18.  invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere politiche in grado di rafforzare la posizione dei lavoratori, dei tirocinanti e degli apprendisti attraverso il potenziamento del dialogo sociale e la promozione della contrattazione collettiva, garantendo che tutti i lavoratori, indipendentemente dal loro status, possano usufruire del loro diritto di associazione e siano in grado di esercitarlo e di accedere alla contrattazione collettiva liberamente e senza timore di sanzioni dirette o indirette da parte del datore di lavoro;

19.  sottolinea l'importanza delle parti sociali nella tutela dei diritti dei lavoratori, stabilendo condizioni di lavoro dignitose, fissando retribuzioni e redditi conformemente alle leggi e alle prassi degli Stati membri, e offrendo servizi di consulenza e orientamento ai datori di lavoro e ai lavoratori;

20.  chiede agli Stati membri, in stretta collaborazione con le parti sociali, di sostenere i percorsi professionali al fine di facilitare la transizione tra le diverse situazioni che un individuo può riscontrare nel corso della sua esistenza attraverso, in particolare, la formazione professionale continua, indennità di disoccupazione adeguate, la trasferibilità dei diritti sociali e politiche attive ed efficaci del mercato del lavoro;

21.  invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere e garantire una protezione efficace e la parità di retribuzione uomo-donna tra i lavoratori che forniscono prestazioni lavorative nell'ambito di un rapporto di lavoro, attraverso una risposta politica globale che miri a includere il lavoro precario garantendo i percorsi professionali e una corretta copertura della sicurezza sociale;

22.  sottolinea l'importanza degli ispettorati del lavoro negli Stati membri, e sottolinea che essi dovrebbero concentrarsi sull'obiettivo di monitorare, assicurando l'osservanza e il miglioramento delle condizioni di lavoro, la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro, contrastando il lavoro non dichiarato, senza che siano oggetto di abusi diventando meccanismi di controllo della migrazione; rileva il rischio di discriminazione dei lavoratori più vulnerabili e condanna fermamente la pratica delle imprese che assumono migranti senza garantire loro pieni diritti e benefici e informarli in materia; invita, pertanto, gli Stati membri a fornire agli ispettorati del lavoro le risorse adeguate per garantire un monitoraggio efficace;

II.Proposte

23.  invita la Commissione e gli Stati membri ad affrontare il lavoro precario, tra cui il lavoro non dichiarato e il lavoro autonomo fittizio, al fine di garantire che qualsivoglia tipo di contratto di lavoro offra condizioni di lavoro dignitose con una corretta copertura in materia di sicurezza sociale, in linea con l'agenda per il lavoro dignitoso dell'OIL, l'articolo 9 del TFUE, la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e la Carta sociale europea;

24.  invita la Commissione e gli Stati membri a lottare contro tutte le pratiche che potrebbero condurre a un aumento del lavoro precario, contribuendo in tal modo all'obiettivo della strategia Europa 2020 di ridurre la povertà;

25.  invita gli Stati membri a incrementare la qualità del lavoro nei lavori non standard, assicurando almeno una serie di standard minimi in materia di protezione sociale, livelli minimi di retribuzione e l'accesso alle attività di formazione e sviluppo; sottolinea che ciò dovrebbe essere attuato mantenendo le opportunità di ingresso;

26.  invita la Commissione e gli Stati membri a garantire che i sistemi di sicurezza sociale siano idonei rispetto alle nuove forme di occupazione;

27.  invita la Commissione a valutare le nuove forme di occupazione favorite dalla digitalizzazione; invita a valutare, in particolare, lo status giuridico degli intermediari del mercato del lavoro e delle piattaforme online nonché la loro responsabilità; invita la Commissione a rivedere la direttiva 91/533/CEE del Consiglio, del 14 ottobre 1991, relativa all'obbligo del datore di lavoro di informare il lavoratore delle condizioni applicabili al contratto o al rapporto di lavoro(33) ("direttiva sulle dichiarazioni scritte") onde tenere conto delle nuove forme di occupazione;

28.  sottolinea il potenziale rappresentato, soprattutto in termini di nuovi posti di lavoro, dall'economia collaborativa; invita la Commissione e gli Stati membri a valutare le potenziali nuove norme in materia di lavoro create dall'economia collaborativa; sottolinea con forza la necessità di incrementare la protezione dei lavoratori in questo settore, rafforzando la trasparenza sul loro status, le informazioni loro fornite e la non discriminazione;

29.  invita la Commissione a procedere con il riesame mirato della direttiva sul distacco dei lavoratori e a riesaminare la direttiva sul lavoro interinale per garantire i diritti sociali fondamentali a tutti i lavoratori, tra cui la parità di retribuzione per uno stesso lavoro nello stesso luogo;

30.  sottolinea la necessità di investimenti pubblici e privati, promuovendo in particolare i settori dell'economia che promettono il massimo effetto moltiplicatore possibile, in modo da favorire la convergenza sociale verso l'alto, la coesione nell'Unione e la creazione di posti di lavoro dignitosi; sottolinea, in tale contesto, la necessità di sostenere le PMI e le start-up;

31.  sottolinea la necessità di affrontare il lavoro non dichiarato, in quanto riduce il gettito fiscale e previdenziale, genera condizioni di lavoro precarie e inadeguate nonché concorrenza sleale tra i lavoratori; accoglie con favore l'istituzione di una piattaforma europea per il rafforzamento della cooperazione volta a contrastare il lavoro non dichiarato;

32.  rileva che, dato il numero di lavoratori, in particolare giovani, che lasciano i loro paesi di origine per altri Stati membri in cerca di opportunità di lavoro, vi sia l'urgente necessità di elaborare provvedimenti adeguati intesi a garantire che tutti i lavoratori siano tutelati per quanto riguarda i loro diritti sociali e in materia di lavoro; invita, a tale riguardo, la Commissione e gli Stati membri a migliorare ulteriormente la mobilità del lavoro a livello di UE sostenendo nel contempo il principio della parità di trattamento, salvaguardando le retribuzioni e le norme sociali e garantendo la piena portabilità dei diritti sociali; chiede a ogni Stato membro di stabilire politiche sociali e di impiego per quanto concerne la parità di diritti e di retribuzione nello stesso luogo di lavoro;

33.  constata con preoccupazione l'indebolimento per quanto concerne la contrattazione collettiva e la copertura dei contratti collettivi; invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere politiche strategiche di copertura universale dei lavoratori nel quadro di accordi collettivi, salvaguardando e potenziando nel contempo il ruolo dei sindacati e delle organizzazioni dei datori di lavoro;

34.  riconosce il ruolo importante svolto dalle parti sociali per quanto riguarda le direttive dell'Unione in materia di lavoro a tempo parziale, contratti a tempo determinato e lavoro interinale e incoraggia la Commissione a regolamentare, in collaborazione con le parti sociali, le nuove forme di occupazione ove appropriato; invita Eurofound a studiare in che modo le parti sociali elaborano strategie per garantire la qualità del lavoro e affrontare il lavoro precario;

35.  invita la Commissione e gli Stati membri, nell'ambito delle rispettive competenze, a garantire che i lavoratori autonomi considerati giuridicamente una società unipersonale abbiano il diritto alla contrattazione collettiva e di associarsi liberamente;

36.  ricorda che, ai sensi della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e della direttiva 2003/88/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, concernente taluni aspetti dell'organizzazione dell'orario di lavoro(34) (la direttiva sull'orario di lavoro), ogni lavoratore ha diritto a una limitazione della durata massima delle ore di lavoro, a periodi di riposo giornalieri e settimanali e a un periodo di ferie annuali retribuito; sottolinea la necessità di garantire che detti diritti siano applicati a tutti i lavoratori, ivi compresi i lavoratori a chiamata, i lavoratori occupati a tempo parziale marginale e gli addetti al lavoro organizzato via piattaforme online; rammenta che la direttiva sull'orario di lavoro è una misura che riguarda la salute e la sicurezza; chiede l'esecuzione delle decisioni della Corte di giustizia la quale conferma che il servizio di guardia nel luogo di lavoro deve essere considerato orario di lavoro e va seguito da un periodo di riposo compensativo;

37.  ricorda che il lavoro a tempo parziale marginale è contraddistinto da minori livelli di sicurezza del lavoro, minori opportunità di carriera, minori investimenti in formazione da parte dei datori di lavoro e da una quota maggiore di bassa retribuzione; invita gli Stati membri e la Commissione a promuovere misure volte a sostenere ore aggiuntive per chi intende lavorare maggiormente;

38.  ricorda che, ai sensi della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, tutti hanno il diritto di accedere alla formazione professionale e all'apprendimento permanente; invita gli Stati membri a garantire che la formazione professionale e la formazione continua siano messe a disposizione anche dei lavoratori con rapporti di lavoro atipici; rammenta che le misure relative al miglioramento delle competenze sono importanti in un'economia digitale in rapida evoluzione; ricorda che la carenza e l'asimmetria delle competenze contribuiscono ad alti livelli di disoccupazione; accoglie con favore le recenti iniziative volte ad affrontare la carenza di competenze;

39.  chiede una garanzia per le competenze quale nuovo diritto di ogni individuo, in ogni fase della vita, ad acquisire le competenze fondamentali per il XXI secolo, compresi l'alfabetizzazione, il calcolo numerico, l'alfabetizzazione digitale e mediatica, il pensiero critico, le competenze sociali, le competenze pertinenti necessarie per l'economia verde e l'economia circolare, tenendo conto delle industrie emergenti e dei settori chiave della crescita e garantendo il pieno coinvolgimento delle persone in situazioni svantaggiate, incluse le persone con disabilità, i richiedenti asilo, i disoccupati di lungo periodo e i gruppi sottorappresentati; sottolinea che i sistemi di istruzione dovrebbero essere inclusivi, fornire istruzione di buona qualità a tutta la popolazione, consentire alle persone di essere cittadini europei attivi e prepararli ad essere in grado di imparare e di adattarsi durante tutto l'arco della vita e rispondere alle esigenze della società e del mercato del lavoro;

40.  sottolinea che le politiche degli Stati membri dovrebbero essere formulate e attuate conformemente al diritto e alle prassi nazionali, in consultazione e in stretta cooperazione con le organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori;

41.  ricorda che il lavoro precario non solo danneggia l'individuo, ma comporta anche costi significativi per la società in termini di perdite fiscali e spesa pubblica più elevata nel lungo periodo, e in termini di sostegno per chi subisce gli effetti a lungo termine del mancato reddito e delle condizioni di lavoro difficili; invita la Commissione e gli Stati membri a incoraggiare l'utilizzo di contratti a tempo indeterminato e lo scambio delle migliori prassi tra gli Stati membri al fine di contrastare il lavoro precario;

42.  ricorda che i lavoratori che ricadono nell'economia informale si trovano ad affrontare un elevato livello di precarietà; invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare politiche adeguate a tale gruppo, a tutela di tali lavoratori affrontandone i problemi a prescindere dal loro status di residenza;

43.  invita la Commissione e gli Stati membri a contrastare il lavoro non dichiarato e il lavoro autonomo fittizio e tutte le forme di occupazione illegale e le pratiche che minano i diritti dei lavoratori e dei sistemi di sicurezza sociale; ribadisce il proprio punto di vista secondo cui dovrebbe essere considerata la possibilità di prevenire i contratti a zero ore in tutte le future politiche occupazionali;

44.  evidenzia che il lavoro precario riguarda principalmente i lavoratori più vulnerabili a rischio di discriminazione, povertà ed esclusione; rammenta, in particolare, che la disabilità, l'appartenenza a una diversa etnia, la diversa origine, religione o credo, o essere donna, aumentano il rischio di essere esposti a condizioni di impiego precarie; condanna tutte le forme di precarietà a prescindere dalla situazione contrattuale;

45.  invita la Commissione e gli Stati membri a garantire l'effettiva protezione dei lavoratori vulnerabili; esorta la Commissione e gli Stati membri ad adottare misure efficaci per combattere le discriminazioni di cui sono vittime le donne nel mercato del lavoro, con particolare riferimento alla conciliazione tra la vita professionale e la vita privata e all'eliminazione del divario retributivo di genere; invita la Commissione a valutare se la direttiva 2006/54/CE riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego è adeguata alle nuove forme di occupazione;

46.  invita la Commissione e gli Stati membri a valutare tutte le normative disciplinanti gli aspetti del lavoro precario in base all'impatto di genere; ritiene necessario indirizzare misure legislative e non legislative alle esigenze delle donne in condizioni di lavoro precario, poiché altrimenti un gruppo già sovrarappresentato continuerà a essere eccessivamente colpito;

47.  ritiene che la maggiore richiesta di flessibilità nel mercato del lavoro non debba, in nessuna circostanza, continuare a comportare una sovrarappresentanza delle donne nei posti di lavoro atipici e con condizioni di lavoro incerte;

48.  invita la Commissione e gli Stati membri a monitorare e ad affrontare il fenomeno del mobbing sul luogo di lavoro, incluse le molestie nei confronti delle lavoratrici dipendenti in gravidanza e qualunque condizione di svantaggio subita al rientro dal congedo di maternità; sollecita gli Stati membri a rispettare e a far rispettare la legislazione sui diritti di maternità affinché le donne non siano svantaggiate in termini pensionistici per il fatto di essere diventate madri durante la vita lavorativa; sottolinea che il congedo di maternità deve essere accompagnato da misure efficaci per tutelare i diritti delle donne in gravidanza, delle neomamme, delle madri che allattano e delle madri nubili, rispondendo alle raccomandazioni dell'OIL e dell'Organizzazione mondiale della sanità;

49.  ribadisce la sua richiesta affinché le persone in tutte le forme di impiego e i lavoratori autonomi siano in grado di maturare i diritti che offrono la sicurezza del reddito in situazioni quali la disoccupazione, la malattia, la vecchiaia, le interruzioni della carriera per la cura dei figli o altre forme di assistenza, o per motivi di formazione;

50.  invita la Commissione e gli Stati membri a garantire condizioni di lavoro dignitose per tutte le opportunità di lavoro come prima esperienza per i giovani, quali tirocini, apprendistati o opportunità nell'ambito della Garanzia per i giovani; incoraggia gli Stati membri ad adottare e attuare quadri di qualità per stage, tirocini e apprendistati che garantiscano i diritti dei lavoratori e il carattere formativo dell'opportunità di esperienza lavorativa per i giovani;

51.  invita in modo particolare la Commissione e gli Stati membri ad adottare misure per contrastare la precarietà dell'occupazione giovanile; sottolinea l'importanza dell'attuazione della garanzia per i giovani da parte della Commissione europea a tale proposito;

52.  raccomanda agli Stati membri di garantire ai giovani di ogni fascia di età l'accesso all'istruzione pubblica, gratuita e di alta qualità, soprattutto ai livelli superiori di istruzione e formazione, poiché è stato dimostrato che l'innalzamento del livello di istruzione contribuisce a ridurre le disuguaglianze sul lavoro fra uomini e donne;

53.  sottolinea che l'uso da parte della Commissione e degli Stati membri della definizione dell'OIL di "lavoratore", piuttosto che quella più strettamente definita di "dipendente", potrebbe contribuire ad applicare e a comprendere meglio i principi fondamentali e i diritti in materia di lavoro;

54.  invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere l'imprenditorialità e il cooperativismo tra i lavoratori del settore delle imprese multiservizi, nonché del comparto emergente dell'economia collaborativa e delle piattaforme digitali, nell'ottica di ridurre i rischi associati ai nuovi modelli commerciali in relazione ai diritti e alle condizioni di lavoro dei lavoratori;

55.  evidenzia che nel settore dell'agricoltura i contratti a breve termine sono legati al carattere stagionale del lavoro agricolo; chiede il rispetto di tale vincolo naturale forte, mantenendo la possibilità per gli agricoltori di assumere secondo il ritmo delle stagioni e risparmiando loro vincoli amministrativi complementari legati all'assunzione e alla gestione della manodopera;

56.  invita la Commissione a promuovere la tutela dei diritti dei lavoratori stagionali e a condurre attività di sensibilizzazione in merito, e invita gli Stati membri a regolamentare la posizione sociale e giuridica dei lavoratori stagionali, a salvaguardare le condizioni di salute, sicurezza e igiene sul lavoro e a garantire loro una protezione sociale, nel rispetto dell'articolo 23 della direttiva 2014/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sulle condizioni di ingresso e di soggiorno dei cittadini di paesi terzi per motivi di impiego in qualità di lavoratori stagionali(35), comprese le disposizioni riguardanti relative"la parità di retribuzione e di protezione sociale"; sottolinea la necessità di fornire a tutti i lavoratori stagionali informazioni complete in materia di occupazione e diritti alla sicurezza sociale, compresi i diritti pensionistici, tenendo conto anche dell'aspetto transfrontaliero del lavoro stagionale;

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57.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 216 del 20.8.1994, pag. 12.
(2) GU L 204 del 26.7.2006, pag. 23.
(3) GU L 327 del 5.12.2008, pag. 9.
(4) GU L 18 del 21.1.1997, pag. 1.
(5) GU L 159 del 28.5.2014, pag. 11.
(6) GU L 177 del 4.7.2008, pag. 6.
(7) GU C 70 E dell'8.3.2012, pag. 1.
(8) Testi approvati, P8_TA(2015)0321.
(9) Testi approvati, P8_TA(2016)0059.
(10) Testi approvati, P8_TA(2016)0346.
(11) Testi approvati, P8_TA(2016)0360.
(12) Testi approvati, P8_TA(2017)0010.
(13) GU C 303 del 19.8.2016, pag. 54.
(14) www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/.../IPOL_STU(2016)587285_EN.pdf
(15) http://www.eurofound.europa.eu/sites/default/files/ef_publication/field_ef_document/ef1398en.pdf
(16) https://www.eurofound.europa.eu/sites/default/files/ef_publication/field_ef_document/ef1461en.pdf
(17) http://www.eurofound.europa.eu/sites/default/files/ef_publication/field_ef_document/ef1639en.pdf
(18) http://www.eurofound.europa.eu/sites/default/files/ef_publication/field_ef_document/ef1634en.pdf
(19) https://www.eurofound.europa.eu/observatories/eurwork/industrial-relations-dictionary
(20) http://www.ilo.org/dyn/normlex/en/f?p=NORMLEXPUB:12100:0::NO::P12100_INSTRUMENT_ID:312535
(21) http://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/---ed_dialogue/---actrav/documents/meetingdocument/wcms_164286.pdf
(22) http://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/---dgreports/---dcomm/---publ/documents/publication/wcms_534496.pdf
(23) http://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/---dgreports/---dcomm/---publ/documents/publication/wcms_490959.pdf
(24) I contratti permanenti a tempo indeterminato rappresentano il 59 % dell'occupazione totale nell'UE, il lavoro autonomo con dipendenti rappresenta il 4 %, il lavoro autonomo l'11 %, il lavoro interinale l'1 %, il lavoro a tempo determinato il 7 %, l'apprendistato o il tirocinio il 2 %, il lavoro a tempo parziale marginale (meno di 20 ore a settimana) il 9 % e il lavoro a tempo parziale permanente il 7 %.
(25) Cfr. la relazione dell'OIL del 2016 sulla realizzazione di un pilastro sociale per la convergenza europea.
(26) Cfr. lo studio del 2016 sul tema "Occupazione precaria in Europa: modelli, tendenze e strategie politiche".
(27) Eurofound (2014), "Profili professionali nelle condizioni di lavoro: individuazione dei gruppi con molteplici svantaggi".
(28) Cfr. lo studio del 2016 sul tema "Occupazione precaria in Europa: modelli, tendenze e strategie politiche".
(29) Eurofound (2014), "Profili professionali nelle condizioni di lavoro: individuazione dei gruppi con molteplici svantaggi".
(30) Cfr.: https://www.eurofound.europa.eu/observatories/eurwork/industrial-relations-dictionary/atypical-work
(31) Cfr. la risoluzione del Parlamento europeo del 19 ottobre 2010 sulle lavoratrici precarie.
(32) Relazione dell'OIL del 14 novembre 2016 sull'occupazione non standard nel mondo.
(33) GU L 288 del 18.10.1991, pag. 32.
(34) GU L 299 del 18.11.2003, pag. 9.
(35) GU L 94 del 28.3.2014, pag. 375.

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