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Testi approvati
Giovedì 6 luglio 2017 - StrasburgoEdizione definitiva
Relazione 2016 sulla Turchia
 Costituzione, attribuzioni, composizione numerica e durata del mandato per una commissione speciale sul terrorismo
 I casi del vincitore del premio Nobel Liu Xiaobo e di Lee Ming-che
 Eritrea, in particolare i casi di Abune Antonios e Dawit Isaac
 Burundi
 Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile (EFSD) e istituzione della garanzia dell'EFSD e del fondo di garanzia EFSD ***I
 Utilizzi consentiti di determinate opere e altro materiale protetto a beneficio delle persone non vedenti, con disabilità visive o con altre difficoltà nella lettura di testi a stampa ***I
 Scambio transfrontaliero di copie in formato accessibile di determinate opere e altro materiale protetto a beneficio delle persone non vedenti, con disabilità visive o con altre difficoltà nella lettura di testi a stampa ***I
 Meccanismi di risoluzione delle controversie in materia di doppia imposizione nell'Unione europea *
 Azione dell'UE a favore della sostenibilità
 Promozione della coesione e dello sviluppo nelle regioni ultraperiferiche dell'UE

Relazione 2016 sulla Turchia
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Risoluzione del Parlamento europeo del 6 luglio 2017 sulla relazione 2016 della Commissione sulla Turchia (2016/2308(INI))
P8_TA(2017)0306A8-0234/2017

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni, in particolare quella del 24 novembre 2016 sulle relazioni UE-Turchia(1) e quella del 27 ottobre 2016 sulla situazione dei giornalisti in Turchia(2),

–  viste la sua risoluzione del 13 novembre 2014 sulle azioni della Turchia che creano tensioni nella zona economica esclusiva della Repubblica di Cipro(3) e la sua risoluzione del 15 aprile 2015 sul centenario del genocidio armeno(4),

–  viste la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, del 9 novembre 2016, sulla politica di allargamento dell'UE (COM(2016)0715) e la relazione 2016 sulla Turchia (SWD(2016)0366),

–  viste le conclusioni della Presidenza del 13 dicembre 2016 e le precedenti conclusioni in materia del Consiglio e del Consiglio europeo,

–  visto il quadro negoziale per la Turchia, e in particolare il paragrafo 5 dei principi che regolano i negoziati, del 3 ottobre 2005,

–  viste la decisione 2008/157/CE del Consiglio, del 18 febbraio 2008, relativa ai principi, alle priorità e alle condizioni contenuti nel partenariato per l'adesione con la Repubblica di Turchia (5)("partenariato per l'adesione") e le precedenti decisioni del Consiglio del 2001, 2003 e 2006 sul partenariato per l'adesione,

–  visti la dichiarazione congiunta che ha fatto seguito al vertice UE-Turchia del 29 novembre 2015 e il piano d'azione UE-Turchia,

–  visti la dichiarazione della Comunità europea e dei suoi Stati membri del 21 settembre 2005, che prevede fra l'altro che il riconoscimento di tutti gli Stati membri sia una componente necessaria dei negoziati e in cui si evidenzia la necessità che la Turchia attui pienamente ed effettivamente il protocollo aggiuntivo all'accordo di Ankara in relazione a tutti gli Stati membri eliminando tutti gli ostacoli alla libera circolazione delle merci senza pregiudizi né discriminazioni,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 46 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU), in cui si afferma che le parti contraenti si impegnano a rispettare e ad applicare le sentenze definitive della Corte europea dei diritti dell'uomo sulle controversie nelle quali sono parti,

–  visti i pareri della Commissione di Venezia del Consiglio d'Europa, in particolare quelli del 10 e 11 marzo 2017 sulle modifiche costituzionali da sottoporre a referendum nazionale e sulle misure previste dai recenti decreti-legge sullo stato di emergenza in merito alla libertà dei mezzi di informazione e ai compiti, alle competenze e al funzionamento degli uffici dei giudici di pace penali, del 9 e 10 dicembre 2016 sui decreti-legge sullo stato di emergenza nn. 667-676 adottati a seguito del fallito colpo di Stato del 15 luglio 2016, e del 14 e 15 ottobre 2016 in merito alla sospensione dell'articolo 83, secondo comma, della costituzione (immunità parlamentare),

–  vista la dichiarazione rilasciata il 26 luglio 2016 dal Commissario per i diritti dell'uomo del Consiglio d'Europa riguardo alle misure adottate nel contesto dello stato di emergenza in Turchia,

–  vista la dichiarazione UE-Turchia del 18 marzo 2016,

–  viste la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio, del 2 marzo 2017, relativa alla prima relazione annuale sullo strumento per i rifugiati in Turchia (COM(2017)0130) e la Quinta relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio europeo e al Consiglio, del 2 marzo 2017, sui progressi compiuti in merito all'attuazione della dichiarazione UE-Turchia (COM(2017)0204),

–  visto l'impegno assunto dalla Turchia nel rispettare i criteri di Copenaghen, attuare riforme adeguate ed efficaci, intrattenere buone relazioni di vicinato e giungere a un progressivo allineamento con l'UE e tenuto conto del fatto che tali sforzi si sarebbero dovuti considerare come un'opportunità per la Turchia di rafforzare le proprie istituzioni e portare avanti il proprio processo di democratizzazione e modernizzazione,

–  vista la raccomandazione della Commissione, del 21 dicembre 2016, relativa a una decisione del Consiglio che autorizzi l'avvio di negoziati con la Turchia in merito a un accordo sull'ampliamento del campo di applicazione delle relazioni commerciali preferenziali bilaterali e alla modernizzazione dell'unione doganale,

–  vista l'importanza fondamentale attribuita, nel processo negoziale, al rispetto dello stato di diritto, compresi, in particolare, la separazione dei poteri, la democrazia, la libertà di espressione e dei media, i diritti umani, i diritti delle minoranze e la libertà di religione, la libertà di associazione e di manifestazione pacifica, conformemente ai criteri di Copenaghen per l'adesione all'Unione europea,

–  visto che secondo le valutazioni la Turchia occupa il 155° posto nell'indice mondiale della libertà di stampa, pubblicato il 26 aprile 2017, toccando il livello più basso mai registrato, risultando uno dei paesi in cui i giornalisti subiscono le più gravi minacce, aggressioni fisiche e vessazioni giudiziarie, comprese misure di custodia cautelare e condanne detentive,

–  visto che nel novembre 2016 il Parlamento ha chiesto alla Commissione e agli Stati membri di avviare una sospensione temporanea dei negoziati di adesione in corso con la Turchia e si è impegnato a rivedere la propria posizione quando saranno revocate le misure sproporzionate adottate nel contesto dello stato di emergenza in Turchia e a tal fine si baserà su una valutazione del ripristino in tutto il paese dello stato di diritto e del rispetto dei diritti umani,

–  visti la crisi in Siria, le iniziative per conseguire un cessate il fuoco e una soluzione pacifica, nonché il dovere della Turchia di rafforzare la stabilità e promuovere rapporti di buon vicinato, compiendo intensi sforzi per risolvere le questioni bilaterali, le controversie e i conflitti in sospeso con i paesi limitrofi sulle frontiere terrestri e marittime e sullo spazio aereo, in conformità con gli accordi internazionali, tra cui la convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare e la Carta delle Nazioni Unite,

–  visto il coinvolgimento della Russia in Siria, tra cui il sostegno all'impiego di armi chimiche da parte dell'esercito siriano, che destabilizza ulteriormente il paese e aumenta il numero dei rifugiati che chiedono protezione in Turchia e nell'UE,

–  visti la situazione della sicurezza in Turchia, che si è deteriorata a livello sia interno che esterno, e gli attacchi terroristici perpetrati nel paese,

–  visto che la Turchia ospita il maggior numero di rifugiati al mondo, con quasi 3 milioni di rifugiati registrati provenienti dalla Siria, dall'Iraq e dall'Afghanistan, secondo l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR),

–  vista la situazione economica e finanziaria della Turchia, in parte causata dalla recente ondata di attentati e dall'instabilità politica, ma anche da problemi economici più profondi;

–  vista la relazione dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR), del febbraio 2017, dal titolo "The human rights situation in South-East Turkey" (La situazione dei diritti umani nel sud-est della Turchia),

–  vista l'ammirevole ospitalità dimostrata sinora dalla Turchia nei confronti dell'elevato numero di rifugiati che vivono nel paese,

–  vista la dichiarazione sulle risultanze e le conclusioni preliminari della missione internazionale di osservazione del referendum, pubblicata il 17 aprile 2017,

–  vista la risoluzione n. 2156 dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa (APCE), del 25 aprile 2017, sul funzionamento delle istituzioni democratiche in Turchia, che ha comportato la riapertura della procedura di monitoraggio,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per gli affari esteri (A8-0234/2017),

A.   considerando che milioni di cittadini turchi o originari della Turchia vivono da decenni negli Stati membri e contribuiscono al suo successo;

Introduzione

1.  sottolinea che il 2016 è stato un anno difficile per la popolazione turca a causa della guerra tuttora in corso in Siria, dell'elevato numero di rifugiati, del conflitto nella regione sudorientale, di una serie di odiosi attacchi terroristici e di un violento tentativo di colpo di Stato in cui sono rimaste uccise 248 persone; ribadisce la sua ferma condanna del tentativo di colpo di Stato del 15 luglio 2016 ed esprime la propria solidarietà al popolo turco; riconosce il diritto e la responsabilità del governo turco di attivarsi per assicurare i colpevoli alla giustizia garantendo nel contempo il rispetto dello Stato di diritto e il diritto a un processo equo;

2.  sottolinea, tuttavia, che le misure adottate nel contesto dello stato di emergenza hanno effetti negativi di grande entità, sproporzionati e a lungo termine su un gran numero di cittadini nonché sulla tutela delle libertà fondamentali nel paese; condanna i licenziamenti collettivi di dipendenti pubblici e agenti di polizia, la liquidazione massiccia di mezzi di comunicazione, l'arresto di giornalisti, accademici, giudici, difensori dei diritti umani, rappresentanti eletti e non eletti, membri dei servizi di sicurezza e cittadini ordinari, nonché la confisca della loro proprietà, dei beni e dei passaporti, la chiusura di numerose scuole e università e il divieto di viaggio imposto a migliaia di cittadini turchi sulla base dei decreti-legge sullo stato di emergenza, senza decisioni individuali e senza la possibilità di un controllo giurisdizionale rapido; esprime preoccupazione per la confisca, e in alcuni casi la nazionalizzazione, di società e imprese private turche; chiede l'immediato e incondizionato rilascio di tutti i prigionieri politici detenuti senza prove di un loro personale coinvolgimento in attività criminose; deplora, in tale contesto, che le prerogative legislative del parlamento siano state gravemente compromesse;

3.  sottolinea l'importanza strategica di buone relazioni UE-Turchia e l'elevato valore aggiunto della cooperazione nell'affrontare le sfide che entrambe le parti si trovano ad affrontare; riconosce che, dall'avvio dei negoziati di adesione nel 2004, la Turchia e l'UE hanno seguito specifici processi interni di trasformazione; si rammarica del fatto che gli strumenti di adesione non siano stati sfruttati appieno, e che vi sia stato un regresso nell'ambito dello Stato di diritto e dei diritti umani, che sono aspetti centrali dei criteri di Copenaghen, e che, nel corso degli anni, l'opinione pubblica di entrambe le parti abbia attenuato il proprio sostegno nei confronti della piena integrazione della Turchia nell'UE; mantiene il suo impegno a cooperare e proseguire un dialogo costruttivo e aperto con il governo turco al fine di affrontare le sfide comuni e le priorità condivise, quali la stabilità regionale, la situazione in Siria, la migrazione e la sicurezza;

4.  prende atto dell'esito del referendum del 16 aprile 2017, tenutosi nel contesto dello stato di emergenza e in circostanze che hanno impedito una campagna equa e una scelta informata in quanto le due parti della campagna non erano su un piano di parità in termini di opportunità e dato che sono stati violati i diritti degli oppositori alla riforma costituzionale; è seriamente preoccupato per le accuse di irregolarità e gli ampi brogli elettorali individuati nelle conclusioni della missione di osservazione dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa/Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani (OSCE/ODHIR), pubblicate il 17 aprile 2017, che sollevano seri dubbi circa la validità e la legittimità dei risultati; è favorevole a un'indagine indipendente in merito a tutte le denunce relative alle irregolarità elencate nella dichiarazione dell'OSCE/ODIHR; prende atto della decisione dell'APCE di riaprire il processo di monitoraggio nei confronti della Turchia;

5.  sottolinea che la Turchia deve rispettare i suoi impegni quale membro del Consiglio d'Europa; invita la Turchia al pieno adempimento degli impegni assunti in seno al Consiglio d'Europa e ad attuare modifiche e riforme a livello costituzionale e giudiziario, in cooperazione con la Commissione di Venezia e in conformità dei criteri di quest'ultima;

6.  condanna fermamente il sostegno a favore della reintroduzione della pena di morte ripetutamente dichiarato dal Presidente turco e da vari altri politici; ricorda che il rifiuto inequivocabile della pena di morte è un requisito essenziale per l'adesione all'UE, e sottolinea che un ripristino della pena di morte violerebbe gli impegni internazionali della Turchia, metterebbe in discussione l'appartenenza della Turchia al Consiglio d'Europa e condurrebbe a una cessazione immediata dei colloqui di adesione all'UE e all'assistenza preadesione; sottolinea che, qualora in Turchia dovesse svolgersi un referendum sulla reintroduzione della pena di morte, gli Stati membri hanno il diritto di rifiutarsi di agevolare tale voto nei rispettivi paesi;

7.  ricorda la sua posizione del novembre 2016, secondo la quale il processo di adesione della Turchia avrebbe dovuto essere sospeso;

8.  invita la Commissione e gli Stati membri, conformemente al quadro di negoziazione, a sospendere senza indugio i negoziati di adesione con la Turchia se il pacchetto di riforme costituzionali verrà attuato senza modifiche; sottolinea, prendendo atto delle osservazioni della Commissione di Venezia sulla riforma costituzionale, che le modifiche costituzionali proposte non rispettano i principi fondamentali della separazione dei poteri né garantiscono un sistema adeguato di bilanciamento dei poteri, e non sono in linea con i criteri di Copenaghen; invita la Commissione, gli Stati membri e la Turchia a tenere un dibattito aperto e franco a proposito dei settori di reciproco interesse nei quali sarebbe possibile una cooperazione intensificata; sottolinea che qualsiasi impegno politico tra l'UE e la Turchia dovrebbe basarsi su norme di condizionalità concernenti il rispetto della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali;

Diritti umani e libertà fondamentali

9.  osserva con rammarico che le misure sproporzionate adottate a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza hanno preso di mira, tramite detenzioni, licenziamenti, arresti e la confisca di proprietà, non soltanto migliaia di persone che sono presunti membri/sostenitori del movimento di Gülen, bensì anche i dissidenti in generale e i partiti politici dell'opposizione in particolare; è ancora in attesa di prove convincenti per quanto riguarda gli autori del tentativo di colpo di Stato; condanna fermamente l'arresto di 11 deputati del Partito democratico popolare (HDP), compresi i suoi copresidenti Figen Yuksekdag e Selahattin Demirtas, di un deputato del Partito repubblicano popolare (CHP) e di 85 sindaci di comuni curdi; esorta il governo turco a revocare immediatamente lo stato di emergenza; mette in guardia dall'abuso di misure antiterrorismo per legittimare la repressione dei diritti umani; invita la Corte europea dei diritti dell'uomo ad ammettere immediatamente i primi casi esemplari e a concludere i primi procedimenti quanto prima, giacché non sembrano esistere mezzi di ricorso efficaci a livello nazionale;

10.  sollecita le autorità turche a svolgere un'indagine approfondita sulle accuse di gravi maltrattamenti dei prigionieri, come dichiarato da molte organizzazioni per i diritti umani, e chiede che i responsabili delle violazioni dei diritti umani siano chiamati a risponderne pienamente e siano puniti; è profondamente preoccupato per le condizioni detentive; chiede che siano pubblicate senza indugio le ultime relazioni del Comitato per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (CPT) del Consiglio d'Europa ed esorta le autorità turche a consentire agli osservatori internazionali e internazionali il monitoraggio delle strutture detentive;

11.  invita il governo turco a offrire a tutte le persone soggette a misure restrittive mezzi di ricorso e di controllo giurisdizionale appropriati ed effettivi in linea con lo Stato di diritto; sottolinea che la presunzione di innocenza costituisce un principio fondamentale di qualunque Stato costituzionale; osserva che, nell'attuale stato di emergenza, i cittadini arrestati non hanno alcun diritto all'assistenza legale nei primi cinque giorni di detenzione e denuncia le gravi restrizioni imposte ai detenuti per quanto riguarda l'accesso agli avvocati; sottolinea che dal luglio 2016 sono state presentate oltre 100 000 denunce presso la corte costituzionale turca, che si è dichiarata non competente in merito alle questioni contemplate dal decreto sullo stato di emergenza; invita la Turchia a rivedere con urgenza la "Commissione d'inchiesta sulle pratiche relative allo stato di emergenza" affinché diventi una commissione forte e indipendente, goda di un mandato pieno e sia in grado di fornire a ogni caso un trattamento individuale, di trattare efficacemente l'enorme numero di domande che riceverà e di garantire che il controllo giurisdizionale non subisca indebiti ritardi;

12.  condanna fermamente la grave marcia indietro e le violazioni nel campo della libertà di espressione nonché le gravi violazioni della libertà dei media, compresi i divieti sproporzionati relativi ai siti dei mezzi di comunicazione e ai social media; prende atto con preoccupazione della chiusura di circa 170 mezzi di comunicazione - fra cui quasi tutti quelli in lingua curda - e dell'incarcerazione di oltre 150 giornalisti; sottolinea che la decisione della Turchia di bloccare l'accesso a Wikipedia costituisce un grave attacco alla libertà di informazione; prende atto del continuo deterioramento della posizione della Turchia per quanto concerne la libertà di stampa nell'indice stilato da Reporter senza frontiere, che classifica la Turchia al 155° posto su un totale di 180 paesi; rammenta che una stampa libera e pluralista, compreso un accesso libero e aperto a Internet, è una componente essenziale di ogni democrazia e sollecita il governo turco a rilasciare immediatamente tutti i giornalisti arrestati illecitamente; invita il governo turco a consentire a Joost Lagendijk, ex deputato al Parlamento europeo e presidente della commissione parlamentare mista, di fare ritorno dalla sua famiglia in Turchia;

13.  esprime grave preoccupazione per il continuo deterioramento della situazione nel sud-est della Turchia, in particolare nelle zone in cui è stato imposto il coprifuoco, si è verificato un ricorso eccessivo alla forza e sono state imposte punizioni collettive a tutti gli abitanti e dove, nel periodo compreso fra luglio 2015 e dicembre 2016, circa 2 000 persone sarebbero state uccise nell'ambito di operazioni di sicurezza e mezzo milione di persone, secondo le stime, sarebbe stato sfollato; rileva che le procure locali hanno sistematicamente rifiutato di avviare indagini sulle uccisioni denunciate e che è stato negato l'accesso all'area agli osservatori indipendenti; ricorda che al governo turco spetta la responsabilità di proteggere tutti i suoi cittadini, a prescindere dalle loro origini culturali o religiose e dalla loro fede; deplora la pratica diffusa delle espropriazioni, anche di proprietà appartenenti ai comuni e alle chiese, il che costituisce una violazione dei diritti delle minoranze religiose; è convinto che solo una soluzione politica equa della questione curda potrà portare una stabilità e una prosperità sostenibili sia alla regione che alla Turchia nel suo complesso e pertanto invita entrambe le parti a tornare al tavolo dei negoziati; osserva che una serie di leggi, tra cui la legge n. 6722 sulla protezione giuridica delle forze di sicurezza che partecipano alla lotta contro le organizzazioni terroristiche, adottata nel 2016, ha creato un clima di "impunità sistematica" delle forze di sicurezza;

14.  condanna la decisione del parlamento turco di revocare, in modo anticostituzionale, l'immunità di un vasto numero di deputati, tra cui 55 dei 59 parlamentari dell'HPD, preparando così il terreno per l'arresto di esponenti dell'opposizione e danneggiando gravemente l'immagine del parlamento quale istituzione democratica; sottolinea che la Grande assemblea nazionale turca dovrebbe costituire la principale istituzione democratica in Turchia e rappresentare tutti i cittadini in modo paritetico; si rammarica dell'elevata soglia elettorale;

15.  è preoccupato del fatto che giudici e pubblici ministeri continuano a essere sottoposti a forti pressioni politiche e che ben 4 000 giudici, ovvero quasi un quarto di tutti i giudici e pubblici ministeri, sono stati licenziati o arrestati e in alcuni casi le loro proprietà sono state confiscate; invita la Turchia a ripristinare e attuare tutte le garanzie giuridiche volte ad assicurare il pieno rispetto dell'indipendenza del potere giudiziario, anche tramite la modifica della legge sul Consiglio superiore dei giudici e dei pubblici ministeri (HSYK) al fine di ridurre l'influenza del potere esecutivo all'interno di tale Consiglio; è particolarmente preoccupato per il fatto che l'istituzione dei "giudici di pace penali", stabilita nel giugno 2014 dal governo in carica, sembra essere stata trasformata in uno strumento di molestie per soffocare l'opposizione, oltre a controllare le informazioni messe a disposizione dell'opinione pubblica;

16.  esprime profonda preoccupazione per la mancanza di rispetto della libertà religiosa, per la discriminazione nei confronti delle minoranze religione, tra cui i cristiani e gli aleviti, e per la violenza per motivi religiosi, compresi attacchi verbali e fisici, la stigmatizzazione e la pressione sociale nelle scuole, nonché i problemi concernenti la capacità di stabilire legittimamente un luogo di culto; invita le autorità turche a promuovere riforme positive ed efficaci nel settore della libertà di pensiero, coscienza e religione, offrendo alle comunità religiose la possibilità di ottenere personalità giuridica, consentendo alle fondazioni di pubblica utilità di eleggere i propri organi di governo, abolendo ogni restrizione a livello di formazione, nomina e successione all'interno del clero, rispettando tutte le sentenze della CEDU applicabili e le raccomandazioni della Commissione di Venezia, nonché eliminando ogni forma di discriminazione o barriera fondata sulla religione; invita la Turchia a rispettare il carattere distinto e l'importanza del Patriarcato ecumenico e a riconoscerne la personalità giuridica; ribadisce la necessità di consentire la riapertura del seminario di Halki e di eliminare tutti gli ostacoli al suo corretto funzionamento; è preoccupato per il recente sequestro delle chiese nella regione di Diyarbakir; esorta il governo a restituirle ai legittimi proprietari; esorta le autorità turche a combattere seriamente tutte le manifestazioni di antisemitismo all'interno della società;

17.  invita la Turchia a proteggere i diritti dei gruppi più vulnerabili e delle persone appartenenti a minoranze; si rammarica del fatto che le marce LGBTI ad Ankara e Istanbul siano state vietate per il terzo anno consecutivo e abbiano dovuto far fronte a repressioni e alla violenza della polizia; è seriamente preoccupato per la violenza di genere, la discriminazione, l'incitamento all'odio nei confronti delle minoranze, i reati d'odio e le violazioni dei diritti umani delle persone LGBTI; invita la Turchia ad adottare adeguate misure intese a prevenire e punire l'incitamento all'odio o i reati contro le minoranze; invita la Turchia ad armonizzare la legislazione nazionale con la convenzione di Istanbul del Consiglio d'Europa, ratificata nel 2014; accoglie con favore la strategia nazionale e il piano d'azione del governo per i Rom e invita il governo turco ad avviare l'attuazione della strategia e a istituire un meccanismo di monitoraggio e valutazione; incoraggia le autorità ad affrontare i principali ostacoli all'inclusione sociale dei Rom; invita la Turchia a garantire la piena uguaglianza per tutti i cittadini e ad affrontare i problemi con cui si misurano i membri delle minoranze, in particolare per quanto concerne l'istruzione e i diritti di proprietà; osserva che, conformemente ai criteri di Copenaghen, le minoranze dovrebbero avere anche il diritto all'istruzione nella loro lingua madre presso le scuole pubbliche; ricorda l'importanza di attuare la risoluzione dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa su Imbros e Tenedos e invita la Turchia ad assistere le famiglie espatriate appartenenti alla minoranza che intendano fare ritorno sull'isola; accoglie con favore l'apertura della scuola per la minoranza greca sull'isola di Imbros, che rappresenta un passo positivo;

18.  invita il governo turco a rispettare e ad attuare integralmente gli obblighi giuridici che ha assunto in materia di salvaguardia del patrimonio culturale e, in particolare, a elaborare in buona fede un inventario integrato del patrimonio culturale greco, armeno, assiro e di altre culture che è stato distrutto o rovinato durante il secolo scorso; invita la Turchia a ratificare la convenzione UNESCO del 2005 sulla protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali; invita la Turchia a cooperare con le pertinenti organizzazioni internazionali, in modo particolare con il Consiglio d'Europa, per prevenire e combattere il traffico illecito e la distruzione deliberata del patrimonio culturale;

19.  si compiace delle iniziative intraprese da singoli Stati membri, le quali hanno accelerato le procedure di asilo per i cittadini turchi perseguitati in base al decreto sullo stato di emergenza;

Relazioni UE-Turchia

20.  chiede l'approfondimento delle relazioni UE-Turchia in settori chiave di interesse comune, quali la lotta al terrorismo, la migrazione, l'energia, l'economia e il commercio, e ribadisce che il dialogo e la cooperazione dovrebbero essere mantenuti e incoraggiati; ritiene che la cooperazione UE-Turchia in tali settori rappresenti un investimento a favore della stabilità e della prosperità sia della Turchia che dell'UE, purché si basi sul rispetto di tutte le parti dei loro impegni in materia di diritti e libertà fondamentali; ritiene che la collaborazione tra i membri della società civile sia di fondamentale importanza ed esorta a intensificare tali contatti;

21.  invita la Turchia ad allineare maggiormente la propria politica estera a quella dell'UE; chiede di intensificare la cooperazione e il coordinamento relativo alle sfide in materia di politica estera tra l'UE e la Turchia; è del parere che il ministro degli Esteri turco dovrebbe essere invitato a partecipare, caso per caso, alle riunioni del consiglio "Affari esteri" quando ciò risulti opportuno; raccomanda al Consiglio di invitare il governo turco a un vertice per discutere le relazioni UE-Turchia;

22.  ritiene che il rafforzamento delle relazioni commerciali possa portare benefici concreti ai cittadini della Turchia e dell'UE e pertanto, alla luce delle attuali carenze dell'unione doganale, sostiene la proposta della Commissione di avviare negoziati per la modernizzazione dell'unione doganale; ribadisce che l'UE è il maggiore partner commerciale della Turchia e che due terzi degli investimenti diretti esteri in Turchia provengono dagli Stati membri dell'UE; sottolinea, inoltre, l'importanza economica della Turchia quale mercato in crescita per l'UE; ritiene fondamentale la partecipazione delle parti sociali ai negoziati; invita la Commissione a integrare una clausola che renda i diritti umani e le libertà fondamentali uno dei presupposti essenziali nel quadro del miglioramento dell'unione doganale tra la Turchia e l'UE; rammenta che le potenzialità dell'unione doganale possono realizzarsi appieno solo quando la Turchia attuerà in modo completo il protocollo aggiuntivo nei confronti di tutti gli Stati membri; prende atto della conclusione della Commissione, secondo cui un'eventuale eliminazione degli ostacoli al funzionamento dell'unione doganale da parte della Turchia favorirebbe una maggiore integrazione commerciale con l'Unione;

23.  osserva che la liberalizzazione dei visti è di grande importanza per i cittadini turchi, in particolare per gli imprenditori e per le persone di origine turca che si trovano nell'UE, e rafforzerà i contatti interpersonali; incoraggia il governo turco a conformarsi pienamente agli ultimi criteri ancora in sospeso, come definito nella tabella di marcia per la liberalizzazione dei visti; sottolinea che la revisione della legislazione turca in materia di lotta al terrorismo è una condizione essenziale per garantire i diritti e le libertà fondamentali, e che la liberalizzazione dei visti sarà possibile solo dopo che la Turchia avrà soddisfatto tutti i criteri previsti;

24.  evidenzia l'importanza della lotta alla corruzione e ricorda i risultati a cui è giunta la Commissione, secondo cui la corruzione dilaga ancora in molti settori e continua a costituire un problema serio; esprime preoccupazione per gli scarsi risultati registrati in termini di indagini, procedimenti giudiziari e condanne relativi ai casi di corruzione ad alto livello;

25.  invita la Commissione a tenere conto degli ultimi sviluppi in Turchia durante la revisione intermedia dei fondi a titolo dello strumento di assistenza preadesione nel 2017 e a interrompere l'erogazione dei fondi di preadesione in caso di sospensione dei negoziati di adesione; esorta la Commissione, qualora si verifichi tale situazione, a utilizzare detti fondi per sostenere direttamente la società civile turca e i rifugiati in Turchia nonché a investire maggiormente nei programmi di scambio interpersonali, quali i programmi Erasmus+ per studenti, accademici e giornalisti;

26.  condanna con la massima fermezza tutti gli attacchi terroristici perpetrati in Turchia ed è risolutamente al fianco della popolazione turca nella lotta comune contro il terrorismo; prende atto delle relazioni bilaterali tra gli Stati membri dell'UE e la Turchia per quanto riguarda la cooperazione in materia di lotta al terrorismo relativamente ai "combattenti stranieri"; sottolinea che una stretta collaborazione tra Europol e le autorità di contrasto turche è cruciale al fine di combattere efficacemente il terrorismo; condanna nuovamente il ritorno alla violenza da parte del Partito dei lavoratori del Kurdistan, che dal 2002 figura nell'elenco dell'UE delle organizzazioni terroristiche, e lo esorta a deporre le armi nonché a ricorrere a mezzi pacifici e legittimi per dar voce alle sue aspettative; evidenzia che una risoluzione pacifica della questione curda è altresì necessaria per il futuro democratico della Turchia e potrà essere raggiunta solo coinvolgendo tutte le parti e le forze democratiche interessate; invita a riprendere i negoziati in modo da trovare una soluzione globale e duratura alla questione curda; invita gli Stati membri ad applicare norme che vietino l'uso di segni e simboli appartenenti alle organizzazioni incluse nell'elenco delle organizzazioni terroristiche redatto dall'UE;

27.  deplora la decisione del governo turco di impedire a deputati tedeschi di visitare le forze armate tedesche stanziate a Incirlik, il che ha comportato il loro trasferimento in un paese non appartenente alla NATO, situazione che rappresenta un grave passo indietro nel campo della cooperazione tra gli alleati della NATO nella lotta contro il terrorismo;

28.  elogia l'impegno del governo turco e delle ONG locali nonché l'ospitalità dimostrata dalla popolazione nell'accogliere circa 3 milioni di rifugiati; prende atto della dichiarazione UE-Turchia in materia di migrazione e incoraggia gli Stati membri ad avviare il programma di reinsediamento volontario dei rifugiati più vulnerabili presenti in Turchia; invita la Commissione a garantire investimenti a lungo termine, a favore sia dei rifugiati che delle comunità che li accolgono in Turchia, nonché un'adeguata spesa dei fondi; incoraggia il governo turco a garantire permessi di lavoro e l'accesso all'assistenza sanitaria a tutti i rifugiati siriani e ad assicurare l'accesso all'istruzione ai bambini siriani; invita Ankara e l'UE a proseguire i loro sforzi congiunti di pattugliamento nel Mar Egeo, a intensificare gli sforzi per combattere il traffico di migranti e ad attuare pienamente ed efficacemente l'accordo di riammissione UE‑Turchia così come gli accordi bilaterali di riammissione conclusi con la Bulgaria e la Grecia;

29.  condanna fermamente le dichiarazioni rilasciate dal Presidente Erdoğan, il quale accusa alcuni leader dell'UE di "pratiche naziste" e definisce "nazisti" i loro cittadini; evidenzia che tali dichiarazioni ingiustificate e ripetute compromettono la credibilità della Turchia in quanto partner politico e che l'esportazione dei suoi conflitti interni rappresenta una minaccia alla coesistenza pacifica all'interno delle società di quegli Stati membri che ospitano una folta comunità di persone di origine turca; sottolinea che il governo turco deve astenersi dal compiere sistematicamente sforzi volti a mobilitare la diaspora turca negli Stati membri per interessi personali; prende atto con preoccupazione delle notizie di presunti casi di pressioni sui membri della comunità turca negli Stati membri e condanna la sorveglianza, da parte delle autorità turche, di cittadini con doppia nazionalità che vivono all'estero; è preoccupato per la revoca di un elevato numero di passaporti, che rende apolidi le persone che ne vengono private in violazione della Convenzione delle Nazioni Unite del 1954 relativa allo status degli apolidi e della Convenzione delle Nazioni Unite del 1961 sulla riduzione dei casi di apolidia, e per il presunto rifiuto dei consolati turchi di prestare servizio a un certo numero di suoi cittadini;

30.  ribadisce che è importante intrattenere relazioni di buon vicinato; invita la Turchia, in tale contesto, a intensificare gli sforzi intesi a risolvere le questioni bilaterali in sospeso, tra cui gli obblighi giuridici irrisolti e le insolute vertenze frontaliere terrestri e marittime nonché in materia di spazio aereo con i paesi limitrofi, conformemente alle disposizioni della Carta delle Nazioni Unite e al diritto internazionale; esorta il governo turco a firmare e ratificare la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) e lo sollecita a porre fine alle ripetute violazioni dello spazio aereo e delle acque territoriali della Grecia nonché a rispettare l'integrità e la sovranità territoriale di tutti i paesi limitrofi; si rammarica che la minaccia di casus belli formulata dalla Grande assemblea nazionale turca nei confronti della Grecia non sia ancora stata ritirata;

31.  invita la Turchia e l'Armenia a lavorare alla normalizzazione delle loro relazioni; sottolinea che l'apertura delle frontiere tra i due paesi potrebbe indurre un miglioramento delle relazioni, in particolare nell'ambito della cooperazione transfrontaliera e dell'integrazione economica;

32.  invita il governo turco a sospendere i piani di costruzione della centrale nucleare di Akkuyu; osserva che il sito previsto è ubicato in una regione altamente sismica e che ciò costituisce una seria minaccia non solo per la Turchia, ma anche per la regione del Mediterraneo; chiede pertanto al governo turco di aderire alla convenzione di Espoo, che impone alle parti l'obbligo di notifica e di consultazione per quanto riguarda tutti i grandi progetti suscettibili di avere un forte impatto pregiudizievole sull'ambiente a livello transfrontaliero; a tal fine, chiede al governo turco di coinvolgere o almeno consultare i governi dei paesi limitrofi, quali Grecia e Cipro, in relazione a eventuali nuovi sviluppi del progetto di Akkuyu;

33.  sottolinea che una risoluzione del problema di Cipro, che in primo luogo andrebbe a beneficio sia dei greco-ciprioti sia dei turco-ciprioti, avrebbe un impatto positivo su tutta la regione; accoglie con favore la dichiarazione congiunta dell'11 febbraio 2014 quale base di partenza per una soluzione e si congratula con i leader delle comunità greco-cipriote e turco-cipriote per i notevoli progressi compiuti nei colloqui in vista di una soluzione; accoglie positivamente l'accordo concluso dai due leader concernente una serie di azioni intese a rafforzare la fiducia ed esorta ad attuare tutte le misure concordate; accoglie favorevolmente lo scambio di mappe con le rispettive preferenze, finora senza precedenti, e la prima conferenza su Cipro tenutasi a Ginevra con le potenze garanti e con la partecipazione dell'UE, e sostiene la sua continuazione al fine di raggiungere un accordo reciprocamente accettabile in materia di sicurezza e garanzie; sostiene una risoluzione giusta, globale e praticabile, basata su una federazione composta da due comunità e due zone, su un'unica personalità giuridica internazionale, un'unica sovranità e un'unica cittadinanza che garantisca uguaglianza politica tra le due comunità, in linea con l'acquis delle pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e sulla base del rispetto dei principi su cui si fonda l'Unione; accoglie con favore l'intensificazione dell'impegno assunto dalle parti per giungere alla risoluzione del problema di Cipro; auspica un impegno attivo della Turchia a favore di una conclusione rapida e positiva dei negoziati e ribadisce che l'impegno e il contributo del paese a una soluzione globale restano fondamentali; invita tutte le parti interessate a sostenere attivamente il processo negoziale, a contribuire a un esito positivo e a sfruttare l'attuale ventaglio di opportunità; esorta la Commissione a ricorrere a tutte le sue risorse per sostenere pienamente una conclusione positiva del processo di riunificazione;

34.  invita nuovamente la Turchia a iniziare a ritirare le sue truppe da Cipro, a trasferire l'enclave di Famagosta alle Nazioni Unite, conformemente alla risoluzione 550 (1984) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, e ad astenersi dall'intraprendere azioni in grado di alterare l'equilibrio demografico presente sull'isola con la sua politica d'insediamento illegale; osserva che, a partire dall'entrata in vigore dell'accordo, i preparativi per l'attuazione dell'acquis dell'UE nel futuro Stato costituente turco-cipriota dovranno essere già in fase avanzata; riconosce, a tale riguardo, il proseguimento dei lavori della commissione ad-hoc bicomunitaria in preparazione all'integrazione nell'UE; si impegna ad adoperarsi maggiormente per coinvolgere la comunità turco-cipriota nei preparativi per la sua piena integrazione nell'UE e invita la Commissione a fare lo stesso; elogia l'importante lavoro svolto dal Comitato per le persone scomparse (CPS), che si occupa sia dei turco-ciprioti che dei greco-ciprioti scomparsi, e plaude al fatto che sia stato garantito un migliore accesso a tutti i luoghi interessati, incluse le zone militari; invita la Turchia ad assistere il CPS condividendo le informazioni dei suoi archivi militari; esorta a tenere in particolare considerazione il lavoro svolto dal CPS e, a tale proposito, accoglie con favore la nomina di un relatore permanente del Parlamento europeo in materia di persone scomparse;

35.  riconosce il diritto della Repubblica di Cipro di concludere accordi bilaterali riguardanti la sua zona economica esclusiva; ribadisce il proprio invito alla Turchia affinché rispetti appieno i diritti sovrani di tutti gli Stati membri, compresi quelli relativi alla prospezione e allo sfruttamento delle risorse naturali, nel rispetto dell'acquis dell'Unione e del diritto internazionale; esorta la Turchia ad adoperarsi per una risoluzione pacifica delle controversie e ad astenersi da minacce o azioni che potrebbero incidere negativamente sulle relazioni di buon vicinato;

36.  è fermamente convinto che solo una soluzione politica credibile garantirà la stabilità della Siria e permetterà di sconfiggere definitivamente nel paese l'ISIS/Daesh e gli altri gruppi terroristici che figurano negli elenchi delle Nazioni Unite; ribadisce il primato del processo di Ginevra a guida ONU; riconosce gli sforzi compiuti, nel corso degli incontri di Astana, per ripristinare la completa cessazione delle ostilità, nonché l'istituzione di un meccanismo trilaterale per monitorare e garantire il pieno rispetto del cessate il fuoco; esorta tutte le potenze garanti, ivi compresa la Turchia, a mantenere fede ai propri impegni di garantire la piena attuazione del cessate il fuoco, nonché a compiere progressi nell'assicurare un accesso umanitario pieno e senza restrizioni a tutto il paese, la fine degli assedi e la liberazione di tutte le persone detenute arbitrariamente, in particolare donne e bambini, in linea con la risoluzione 2268 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; invita nuovamente la Turchia a rispettare pienamente la sovranità e l'integrità territoriale di tutti i paesi limitrofi;

37.  chiede che la presente risoluzione sia tradotta in turco;

o
o   o

38.  incarica il suo presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e agli Stati membri.

(1) Testi approvati, P8_TA(2016)0450.
(2) Testi approvati, P8_TA(2016)0423.
(3) GU C 285 del 5.8.2016, pag. 11.
(4) GU C 328 del 6.9.2016, pag. 2.
(5) GU L 51 del 26.2.2008, pag. 4.


Costituzione, attribuzioni, composizione numerica e durata del mandato per una commissione speciale sul terrorismo
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Decisione del Parlamento europeo del 6 luglio 2017 sulla costituzione, le attribuzioni, la composizione numerica e la durata del mandato della commissione speciale sul terrorismo (2017/2758(RSO))
P8_TA(2017)0307B8-0477/2017

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Conferenza dei presidenti,

–  visto l'articolo 197 del suo regolamento,

A.  considerando che l'articolo 67 TFUE conferisce all'Unione europea competenze chiare al fine di garantire un alto livello di sicurezza, e l'articolo 73 TFUE conferisce alle autorità nazionali competenze in materia di lotta al terrorismo; che sussistono obblighi più ampi in materia di cooperazione transfrontaliera, come stabilito al titolo V del TFUE sulla cooperazione di polizia e giudiziaria in relazione alla sicurezza interna dell'Unione europea;

B.  considerando che la commissione speciale così istituita dovrebbe mirare a colmare le carenze pratiche e legislative nella lotta al terrorismo in tutta l'Unione europea e con i partner e i soggetti internazionali, con un'attenzione particolare alla cooperazione e allo scambio di informazioni;

C.  considerando che, al fine di garantire un corretto funzionamento dello spazio Schengen e proteggere nel contempo le frontiere esterne dell'UE, è estremamente importante affrontare le carenze e i divari esistenti in materia di cooperazione e scambio di informazioni tra le autorità di contrasto nazionali nonché l'interoperabilità delle banche dati per la condivisione delle informazioni a livello europeo, e che ciò dovrebbe costituire il fulcro del mandato della commissione speciale;

D.  considerando che il rispetto dei diritti fondamentali è un elemento essenziale per il successo delle politiche antiterrorismo;

1.  decide di costituire una commissione speciale sul terrorismo investita delle seguenti attribuzioni rigorosamente definite:

   a) esaminare, analizzare e valutare con imparzialità i fatti forniti dalle autorità di contrasto degli Stati membri, dalle agenzie competenti dell'UE e da esperti riconosciuti, e la portata della minaccia terroristica sul territorio europeo e proporre misure adeguate per consentire all'Unione europea e agli Stati membri di aiutare a prevenire, indagare e perseguire i reati correlati al terrorismo;
   b) identificare e analizzare, con imparzialità e secondo un approccio basato su dati concreti, gli errori e le mancanze potenziali che hanno reso possibile il verificarsi dei recenti attacchi terroristici in diversi Stati membri, in particolare raccogliendo, compilando e analizzando tutte le informazioni a disposizione dei servizi di intelligence degli Stati membri o delle autorità giudiziarie e di contrasto, relative agli autori prima che compiessero i reati terroristici;
   c) esaminare e valutare l'applicazione delle misure e degli strumenti esistenti nel settore della gestione delle frontiere esterne, incluso il cattivo funzionamento dei controlli alle frontiere esterne, che hanno permesso ad alcune persone di entrare in Europa con documenti falsi, e valutare le cause della mancata attuazione da parte di alcuni Stati membri della totalità dei loro obblighi quali previsti dal regolamento (CE) n. 1987/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio(1) (regolamento sul sistema d'informazione Schengen); raccogliere e analizzare le informazioni relative ad un'eventuale mancanza da parte degli Stati membri e della Commissione nel garantire la piena attuazione delle pertinenti disposizioni del regolamento (UE) 2016/399 del Parlamento europeo e del Consiglio(2) (codice frontiere Schengen) e proporre misure adeguate per colmare le carenze identificate;
   d) identificare le carenze nella condivisione di informazioni giudiziarie e informazioni in materia di applicazione della legge e di intelligence tra Stati membri; indagare in particolare in merito a presunte lacune diffuse nella raccolta, nell'analisi e nella comunicazione di informazioni che potrebbero contribuire ad evitare attentati, in particolare:
   analizzando e valutando le prestazioni delle banche dati UE, quali il sistema d'informazione Schengen (SIS), il sistema di informazione visti (VIS) e il modello europeo di scambio di informazioni (EIXM) e le eventuali lacune degli Stati membri nell'attuazione degli strumenti giuridici esistenti quali la decisione 2008/615/GAI del Consiglio(3) o la decisione quadro 2006/960/GAI del Consiglio(4); analizzando in particolare le cause dell'inosservanza da parte di alcuni Stati membri dell'obbligo di contribuire inserendo informazioni in tali banche dati, in particolare con riferimento ai loro obblighi quali previsti dal regolamento sul sistema d'informazione Schengen e dalla decisione 2007/533/GAI del Consiglio(5);
   analizzare la presunta inosservanza da parte degli Stati membri dell'obbligo loro imposto ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3, della decisione 2005/671/GAI del Consiglio(6), secondo cui sono tenuti a trasmettere a Europol ed Eurojust almeno le informazioni di cui ai paragrafi 4 e 5 di detto articolo, raccolte dalle autorità competenti;
   raccogliere informazioni in merito all'obbligo di cui agli articoli 3 e 7 della decisione quadro 2006/960/GAI ed analizzare il rispetto da parte delle autorità degli Stati membri di tale obbligo, secondo cui le competenti autorità di contrasto sono tenute a fornire alle competenti autorità di contrasto di altri Stati membri interessati le informazioni e l'intelligence pertinenti qualora sussistano ragioni di fatto per ritenere che dette informazioni e intelligence possano contribuire all'individuazione, alla prevenzione o all'indagine riguardanti i reati di cui all'articolo 2, paragrafo 2, della decisione quadro 2002/584/GAI(7);
   valutare se Europol abbia pienamente rispettato il proprio obbligo di notifica, stabilito dall'articolo 17 della decisione 2009/371/GAI del Consiglio(8), abrogata dal regolamento (UE) 2016/794 del Parlamento europeo e del Consiglio(9);
   stabilire se le unità nazionali degli Stati membri abbiano rispettato appieno l'obbligo ad esse imposto in forza dell'articolo 8, paragrafo 4, lettera a), della decisione 2009/371/GAI, abrogata dal regolamento (UE) 2016/794, di fornire, di loro iniziativa, ad Europol le informazioni e i dati di intelligence di cui ha bisogno per assolvere ai suoi compiti;
   indagare su eventuali lacune nello scambio di informazioni tra le agenzie dell'UE, nonché sugli strumenti giuridici e la necessità per tali agenzie di avere accesso al sistema d'informazione Schengen e ad altri sistemi di informazione dell'UE;
   valutare la cooperazione informale esistente tra i servizi di intelligence degli Stati membri e valutare il livello di efficacia in termini di scambio di informazioni e cooperazione pratica;
   esaminare la relazione dell'Unione europea con i paesi terzi e le agenzie internazionali nella lotta al terrorismo, inclusa la cooperazione internazionale e gli strumenti esistenti in materia di lotta al terrorismo, compreso lo scambio di migliori prassi, e l'efficacia dell'attuale livello dello scambio di informazioni;
   e) valutare l'impatto della legislazione antiterrorismo dell'UE e della sua attuazione sui diritti fondamentali;
   f) valutare la disponibilità e l'efficacia di tutte le risorse assegnate alle autorità competenti coinvolte nella lotta al terrorismo (polizia, esercito, giustizia, bilancio, intelligence, sorveglianza, informazione, informatica, ecc.) negli Stati membri e a livello di UE; analizzare le eventuali carenze nella cooperazione di polizia e gli ostacoli pratici alla cooperazione transfrontaliera tra le autorità di contrasto nelle indagini connesse alla lotta al terrorismo, individuando i limiti tecnici, strutturali e giuridici delle capacità di indagine;
   g) esaminare le carenze nei sistemi giudiziari e nella cooperazione giudiziaria a livello di UE, come pure nella cooperazione nelle indagini transfrontaliere, segnatamente attraverso Eurojust, la Rete giudiziaria europea, le squadre investigative comuni, il mandato di arresto europeo e l'ordine europeo di indagine; identificare i limiti tecnici, strutturali e giuridici delle capacità di indagine e di azione penale;
   h) esaminare l'attuale scambio di buone prassi e la collaborazione tra le autorità nazionali e gli organismi competenti dell'UE per quanto riguarda la protezione degli obiettivi non strategici, incluse le aree di transito, quali aeroporti e stazioni ferroviarie, nonché la protezione delle infrastrutture critiche in conformità della direttiva 2008/114/CE(10) del Consiglio;
   i) esaminare i meccanismi attualmente disponibili per le vittime del terrorismo, in particolare la direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio(11), individuando le buone prassi esistenti da scambiare;
   j) raccogliere informazioni e analizzare il processo di radicalizzazione e l'efficacia dei programmi di deradicalizzazione messi in atto in un numero limitato di Stati membri; individuare le buone prassi esistenti da scambiare e accertare se gli Stati membri hanno adottato le misure opportune al riguardo;
   k) valutare l'efficacia della cooperazione tra gli Stati membri, come pure l’efficacia della cooperazione tra le autorità competenti, i soggetti obbligati e le autorità di contrasto nella lotta al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo, in conformità della direttiva 2005/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(12), e interagire con i soggetti interessati nel settore bancario e con le autorità competenti per le indagini sulle frodi e con le autorità di contrasto al fine di individuare le nuove forme di finanziamento del terrorismo, inclusi i suoi legami con la criminalità organizzata;
   l) formulare le raccomandazioni che reputi necessarie in relazione a tutte le questioni summenzionate e, a tali fini, stabilire i contatti necessari, effettuare sopralluoghi e tenere audizioni con le istituzioni e le agenzie competenti dell'UE e con le istituzioni nazionali e internazionali, i parlamenti e i governi nazionali degli Stati membri e dei paesi terzi e con i funzionari impegnati quotidianamente nella lotta al terrorismo, quali i servizi di contrasto, le autorità di polizia, i servizi di intelligence, i giudici e i magistrati, nonché i rappresentanti della comunità scientifica, del mondo imprenditoriale e della società civile, incluse le organizzazioni delle vittime;

2.  sottolinea che ogni raccomandazione della commissione speciale sarà oggetto di monitoraggio da parte dalle commissioni permanenti competenti;

3.  decide che i poteri, il personale e le risorse a disposizione delle commissioni parlamentari permanenti che sono competenti per l'adozione, il monitoraggio e l'attuazione della legislazione dell'UE nel settore di competenza della commissione speciale rimangono invariati;

4.  decide che, ogniqualvolta i lavori della commissione speciale includono l'audizione di prove di natura classificata, testimonianze che comprendono dati personali o segreti, o includono scambi di opinioni o audizioni con autorità e organismi su informazioni segrete, confidenziali, classificate o sensibili a fini di sicurezza nazionale o di sicurezza pubblica, le riunioni della commissione si devono svolgere a porte chiuse; decide che i testimoni e gli esperti hanno il diritto di deporre o di testimoniare a porte chiuse;

5.  decide che i documenti segreti o confidenziali ricevuti dalla commissione speciale sono trattati secondo la procedura di cui all'articolo 210 bis del regolamento del Parlamento al fine di garantire che solo il presidente, il relatore, i relatori ombra, i coordinatori e i funzionari designati abbiano accesso personale a tali documenti, e che tali informazioni devono essere utilizzate esclusivamente per l'elaborazione della relazione intermedia e della relazione finale della commissione speciale; decide che le riunioni si svolgono in locali attrezzati in modo da precludere qualsiasi possibilità di ascolto da parte di persone non autorizzate;

6.  decide che tutti i deputati e i funzionari devono ricevere un nulla osta di sicurezza, in conformità delle norme e procedure interne in vigore, prima di avere accesso alle informazioni classificate o di ascoltare prove che rischiano di pregiudicare la sicurezza nazionale o la sicurezza pubblica;

7.  decide che le informazioni ottenute dalla commissione speciale devono essere utilizzate unicamente per lo svolgimento delle sue funzioni e non devono essere divulgate a terzi; decide che dette informazioni non debbano essere rese pubbliche qualora contengano elementi coperti da segreto o riservati o qualora chiamino nominativamente in causa delle persone;

8.  decide che la commissione speciale è composta di 30 membri;

9.  decide che il mandato della commissione speciale ha una durata di 12 mesi, a meno che il Parlamento non prolunghi questo periodo prima della sua scadenza, e che esso ha inizio alla data della riunione costitutiva della commissione; decide che la commissione speciale presenti al Parlamento una relazione intermedia e una relazione finale, che contengono conclusioni di fatto e raccomandazioni in merito alle misure e alle iniziative da adottare.

(1) Regolamento (CE) n. 1987/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006, sull'istituzione, l'esercizio e l'uso del sistema d'informazione Schengen di seconda generazione (SIS II) (GU L 381 del 28.12.2006, pag. 4).
(2) Regolamento (UE) 2016/399 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 2016, che istituisce un codice unionale relativo al regime di attraversamento delle frontiere da parte delle persone (Codice frontiere Schengen) (GU L 77 del 23.3.2016, pag. 1).
(3) Decisione 2008/615/GAI del Consiglio, del 23 giugno 2008, sul potenziamento della cooperazione transfrontaliera, soprattutto nella lotta al terrorismo e alla criminalità transfrontaliera (GU L 210 del 6.8.2008, pag. 1).
(4) Decisione quadro 2006/960/GAI del Consiglio, del 18 dicembre 2006, relativa alla semplificazione dello scambio di informazioni e intelligence tra le autorità degli Stati membri dell’Unione europea incaricate dell’applicazione della legge (GU L 386 del 29.12.2006, pag. 89).
(5) Decisione 2007/533/GAI del Consiglio, del 12 giugno 2007, sull'istituzione, l'esercizio e l'uso del sistema d'informazione Schengen di seconda generazione (SIS II) (GU L 205 del 7.8.2007, pag. 63).
(6) Decisione 2005/671/GAI del Consiglio, del 20 settembre 2005, concernente lo scambio di informazioni e la cooperazione in materia di reati terroristici (GU L 253 del 29.9.2005, pag. 22).
(7) Decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d'arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri (GU L 190 del 18.7.2002, pag. 1).
(8) Decisione 2009/371/GAI del Consiglio, del 6 aprile 2009, che istituisce l'Ufficio europeo di polizia (Europol) (GU L 121 del 15.5.2009, pag. 37).
(9) Regolamento (UE) 2016/794 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2016, che istituisce l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) e sostituisce e abroga le decisioni del Consiglio 2009/371/GAI, 2009/934/GAI, 2009/935/GAI, 2009/936/GAI e 2009/968/GAI (GU L 135 del 24.5.2016, pag. 53).
(10) Direttiva 2008/114/CE del Consiglio, dell'8 dicembre 2008, relativa all'individuazione e alla designazione delle infrastrutture critiche europee e alla valutazione della necessità di migliorarne la protezione (GU L 345 del 23.12.2008, pag. 75).
(11) Direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012 , che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato e che sostituisce la decisione quadro 2001/220/GAI (GU L 315 del 14.11.2012, pag. 57)
(12) Direttiva 2005/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 ottobre 2005, relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo (GU L 309 del 25.11.2005, pag. 15).


I casi del vincitore del premio Nobel Liu Xiaobo e di Lee Ming-che
PDF 168kWORD 51k
Risoluzione del Parlamento europeo del 6 luglio 2017 sui casi del vincitore del premio Nobel Liu Xiaobo e di Lee Ming-che (2017/2754(RSP))
P8_TA(2017)0308RC-B8-0459/2017

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla situazione in Cina, in particolare quelle del 21 gennaio 2010 sulle violazioni dei diritti umani in Cina, e in particolare sul caso di Liu Xiaobo(1), del 14 marzo 2013 sulle relazioni UE-Cina(2) e del 12 marzo 2015 sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2013 e sulla politica dell'Unione europea in materia(3),

–  vista la dichiarazione del Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini sulla situazione di Liu Xiaobo, del 30 giugno 2017,

–  visti il 35o ciclo di dialogo tra UE e Cina sui diritti umani, svoltosi il 22 e 23 giugno 2017 a Bruxelles, e la dichiarazione del presidente della sottocommissione per i diritti dell'uomo (DROI) in occasione di tale dialogo,

–  visto il vertice UE-Cina tenutosi a Bruxelles l'1 e 2 giugno 2017,

–  vista la dichiarazione rilasciata dall'UE in occasione della 34a sessione del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, il 14 marzo 2017,

–  vista la dichiarazione rilasciata dal Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) il 9 dicembre 2016, in occasione della giornata internazionale dei diritti umani,

–  visti il partenariato strategico UE-Cina, avviato nel 2003, e la comunicazione congiunta della Commissione europea e del SEAE al Parlamento europeo e al Consiglio, del 22 giugno 2016, dal titolo "Elementi per una nuova strategia dell'UE sulla Cina",

–  visto il manifesto "Charta 08", redatto da oltre 350 attivisti politici, accademici e attivisti per i diritti umani cinesi allo scopo di sollecitare riforme sul piano sociale, giudiziario e del governo, e pubblicato il 10 dicembre 2008 in concomitanza con il 60º anniversario dell'adozione della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,

–  visto il Patto internazionale sui diritti civili e politici del 16 dicembre 1966,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che Liu Xiaobo, noto scrittore e attivista per i diritti umani cinese, è stato formalmente incarcerato quattro volte nel corso degli ultimi trent'anni; che nel 2009 Liu Xiaobo è stato condannato a 11 anni di prigione per "incitamento alla sovversione del potere dello Stato" dopo aver contribuito alla redazione di un manifesto chiamato "Charta 08"; che le procedure formali seguite nel procedimento a carico di Liu Xiaobo non gli hanno consentito di essere rappresentato o essere personalmente presente durante il procedimento e che i diplomatici di oltre una dozzina di Stati, tra cui diversi Stati membri, si sono visti negare l'accesso al tribunale nel corso del processo;

B.  considerando che Liu Xia, moglie di Liu Xiaobo, pur non essendo mai stata accusata di alcun reato si trova agli arresti domiciliari dal 2010, quando il marito è stato insignito del Premio Nobel per la pace, e da allora è costretta a un quasi totale isolamento, salvo alcuni contatti con pochi amici e parenti stretti;

C.  considerando che l'8 ottobre 2010 il Comitato per il Nobel ha assegnato il Premio Nobel per la pace a Liu Xiaobo per la sua lunga e non violenta battaglia a favore dei diritti umani e delle libertà fondamentali in Cina;

D.  considerando che Liu Xiaobo è stato recentemente trasferito da una prigione nel Liaoning, provincia nord-orientale della Cina, a un ospedale situato nel capoluogo Shenyang, dove è attualmente in cura per gravi problemi di salute dopo che gli è stato diagnosticato un cancro del fegato in stadio avanzato;

E.  considerando che le autorità cinesi hanno respinto le richieste di Liu Xiaobo e della moglie in merito alla possibilità di ricevere cure mediche al di fuori della Cina o di essere trasferito a casa, a Pechino;

F.  considerando che 154 vincitori del premio Nobel hanno pubblicato, il 29 giugno 2017, una lettera congiunta rivolta al presidente della Repubblica popolare cinese, in cui esortano il governo cinese a consentire a Liu Xiaobo e alla moglie Liu Xia di recarsi all'estero per ricevere cure mediche;

G.  considerando che Lee Ming-che, noto attivista taiwanese per la democrazia, conosciuto per il suo impegno a difesa dei diritti umani attraverso i social media, è scomparso il 19 marzo 2017 dopo essersi spostato da Macao a Zhuhai, nella provincia cinese di Guangdong; che l'ufficio cinese per gli affari di Taiwan ha confermato durante una conferenza stampa che le "autorità competenti" avevano trattenuto Lee Ming-che avviando un'indagine a suo carico, in quanto sospettato di "svolgere attività pericolose per la sicurezza nazionale";

H.  considerando che le autorità cinesi non hanno presentato alcuna prova credibile a sostegno delle gravi accuse nei confronti di Lee Ming-che; che la detenzione di Lee Ming-che giunge in un momento in cui si registra un deterioramento delle relazioni tra le due sponde dello stretto; che Lee Ming-che ha fornito attivamente informazioni sulla cultura politica democratica di Taiwan ai suoi amici in Cina, attraverso piattaforme online potenzialmente monitorate dal governo cinese;

I.  considerando che negli ultimi anni la Cina ha compiuto progressi nella realizzazione dei diritti economici e sociali, il che rispecchia le sue priorità in relazione al diritto delle persone alla sussistenza, ma che, dal 2013, la situazione dei diritti umani in Cina ha continuato a peggiorare, con un incremento dell'ostilità del governo nei confronti del dissenso pacifico, dello Stato di diritto e delle libertà di espressione e religione, come nel recente caso di Peter Shao Zhumin, vescovo di Wenzhou, allontanato dalla sua diocesi il 18 maggio 2017;

J.  considerando che il governo cinese ha approvato nuove leggi, in particolare la legge sulla sicurezza dello Stato, la legge antiterrorismo, la legge sulla sicurezza informatica e quella sulla gestione delle ONG straniere, che sono state utilizzate per perseguire chi prende parte all'attivismo pubblico e alla critica pacifica del governo, quali minacce alla sicurezza dello Stato, nonché per rafforzare la censura, la sorveglianza e il controllo degli individui e dei gruppi sociali e per dissuadere le persone dall'impegno attivo a favore dei diritti umani e dello Stato di diritto;

K.  considerando che il mese scorso il governo greco ha bloccato l'approvazione di una dichiarazione dell'UE nella quale si criticava la repressione di attivisti e dissidenti in Cina, dichiarazione che avrebbe dovuto essere presentata il 15 giugno 2017 al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra; che questa è stata la prima occasione in cui l'UE non è riuscita a rilasciare una tale dichiarazione dinanzi al principale organismo delle Nazioni Unite in materia di diritti;

L.  considerando che la promozione e il rispetto dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto dovrebbero restare al centro delle relazioni di lunga data tra l'UE e la Cina, coerentemente con l'impegno dell'UE per la difesa di tali valori nella sua azione esterna e con l'interesse manifestato dalla Cina ad aderire ai medesimi valori nell'ambito della cooperazione allo sviluppo e internazionale;

1.  chiede al governo cinese di rilasciare immediatamente e incondizionatamente Liu Xiaobo, Premio Nobel per la pace nel 2010, nonché sua moglie Liu Xia dagli arresti domiciliari, e a consentire che Liu Xiaobo riceva cure mediche ovunque essi desiderino;

2.  esorta le autorità cinesi a rimuovere ogni restrizione all'accesso di Liu Xiaobo a familiari, amici e consulenti legali;

3.  chiede alle autorità cinesi di rilasciare immediatamente Lee Ming-che, in quanto non sono state presentate prove credibili inerenti al caso, nonché di divulgare informazioni sul luogo esatto in cui si trova garantendo, nel frattempo, che sia protetto da torture e maltrattamenti e abbia accesso alla sua famiglia, a un avvocato di sua scelta e a cure mediche adeguate;

4.  resta fortemente preoccupato per i continui sforzi compiuti dal governo cinese per mettere a tacere gli attori della società civile, in particolare difensori dei diritti umani, attivisti e avvocati;

5.  ricorda l'importanza che l'UE sollevi la questione delle violazioni dei diritti umani in Cina, in occasione di ogni dialogo politico e sui diritti umani con le autorità cinesi, in linea con l'impegno dell'UE di mostrare una voce forte, chiara e unificata nell'approccio nei confronti del paese, anche nell'ambito dei dialoghi periodici sui diritti umani, più orientati ai risultati; rammenta inoltre che, nel contesto del suo attuale processo di riforma e del suo crescente impegno globale, la Cina ha aderito al quadro internazionale sui diritti umani firmando una vasta serie di trattati internazionali in materia; chiede pertanto che si porti avanti il dialogo con la Cina in modo da tener fede a questi impegni;

6.  incoraggia la Cina a ratificare il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici;

7.  si rammarica che l'UE non sia riuscita a presentare una dichiarazione sui diritti umani in Cina dinanzi al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra, nel mese di giugno 2017; chiede a tutti gli Stati membri dell'UE di adottare, nei confronti della Cina, un approccio risoluto e basato sui valori, e si aspetta che essi non intraprendano iniziative o azioni unilaterali che possano compromettere la coerenza e l'efficacia dell'azione dell'UE;

8.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per la politica estera e di sicurezza nonché al governo e al parlamento della Repubblica popolare cinese.

(1) GU C 305 E dell'11.11.2010, pag. 9.
(2) GU C 36 del 29.1.2016, pag. 126.
(3) GU C 316 del 30.8.2016, pag. 141.


Eritrea, in particolare i casi di Abune Antonios e Dawit Isaac
PDF 189kWORD 57k
Risoluzione del Parlamento europeo del 6 luglio 2017 sull'Eritrea, in particolare i casi di Abune Antonios e Dawit Isaak (2017/2755(RSP))
P8_TA(2017)0309RC-B8-0464/2017

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sull'Eritrea, in particolare quella del 15 settembre 2011 sull'Eritrea: il caso di Dawit Isaak(1), e del 10 marzo 2016 sulla situazione in Eritrea(2),

–  vista la relazione del 23 giugno 2017 del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Eritrea,

–  vista la dichiarazione del 14 giugno 2017 rilasciata dal relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Eritrea in occasione della 35a sessione del Consiglio dei diritti umani,

–  vista la relazione della commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite sui diritti umani in Eritrea, pubblicata l'8 giugno 2016,

–  viste le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 751 (1992), 1882 (2009), 1907 (2009), 2023 (2011), 2244 (2015) e 2317 (2016), che hanno esteso l'embargo sulle armi contro l'Eritrea fino al 15 novembre 2017,

–  vista la comunicazione congiunta della Commissione e dell'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza al Parlamento europeo e al Consiglio, del 4 maggio 2017, su un nuovo impulso al partenariato Africa-UE,

–  visto l'accordo di partenariato ACP-UE (accordo di Cotonou), quale riveduto nel 2005 e nel 2010, di cui l'Eritrea è firmataria,

–  vista la decisione 2010/127/PESC del Consiglio, del 1° marzo 2010, relativa a misure restrittive nei confronti dell'Eritrea(3), modificata dalla decisione del Consiglio 2010/414/PESC del 26 luglio 2010(4) e nuovamente modificata dalla decisione del Consiglio 2012/632/PESC del 15 ottobre 2012(5),

–  vista la causa 428/12 (2012) depositata presso la Commissione africana sui diritti dell'uomo e dei popoli, a nome di Dawit Isaak e altri prigionieri politici,

–  vista la dichiarazione finale della 60ª sessione della Commissione africana sui diritti dell'uomo e dei popoli, del 22 maggio 2017,

–  vista la relazione del 2015 a cura del Servizio europeo per l'azione esterna sul partenariato Eritrea-Unione europea,

–  visto il programma indicativo nazionale per l'Eritrea a titolo dell'11° Fondo europeo di sviluppo, del 3 febbraio 2016,

–  vista la convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti,

–  vista la Costituzione dell'Eritrea, adottata nel 1997, che garantisce le libertà civili, compresa la libertà di religione,

–  vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli del 1981,

–  visto il Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che l'Eritrea registra i peggiori risultati al mondo per quanto concerne i diritti umani, a causa delle violazioni in tal senso che sono oramai all'ordine del giorno e dell'assenza di progressi negli ultimi anni; che il governo dell'Eritrea ha avviato un'ampia campagna intesa a mantenere il controllo sulla popolazione e a limitare le libertà fondamentali, con il pretesto della difesa dell'integrità dello Stato;

B.  considerando che la commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite sui diritti umani in Eritrea ha concluso che le violazioni comprendenti le esecuzioni extragiudiziali, la tortura (inclusa la tortura sessuale e la schiavitù sessuale), il servizio nazionale come forma di schiavitù, il lavoro forzato e la politica dello "sparare per uccidere" alla frontiera possono costituire crimini contro l'umanità;

C.  considerando che nel settembre 2001 le autorità dell'Eritrea hanno arrestato decine di cittadini che avevano approvato una lettera aperta chiedendo riforme democratiche; che le persone detenute non erano accusate di un reato o rinviate a giudizio, e che la maggior parte di loro è ancora in prigione; che, nonostante i diffusi appelli da parte dei gruppi per la difesa dei diritti umani e degli osservatori internazionali, molte di queste persone avrebbero perso la vita in carcere; che il 20 giugno 2016, tuttavia, il ministro degli Esteri eritreo, Osman Saleh, si è riferito ai detenuti come prigionieri politici, dichiarando che "sono tutti vivi" e che saranno processati "quando il governo lo deciderà";

D.  considerando che Dawit Isaak, un cittadino con doppia cittadinanza eritrea e svedese, è stato arrestato il 23 settembre 2001, dopo che il governo eritreo aveva dichiarato illegale la proprietà privata dei mezzi d'informazione; che le sue ultime notizie risalgono al 2005; che l'incarcerazione di Dawit Isaak è diventata un simbolo internazionale della lotta per la libertà di stampa in Eritrea, il che è stato recentemente riconosciuto da una giuria internazionale indipendente di professionisti del settore dei media che gli ha conferito il Premio mondiale per la libertà di stampa UNESCO/Guillermo Cano 2017 in riconoscimento del suo coraggio, della resistenza e dell'impegno per la libertà di espressione;

E.  considerando che la famiglia di Dawit Isaak ha dovuto far fronte a difficoltà e incertezze sin dalla sua sparizione, la quale dispone di scarse conoscenze sul suo stato di salute, sul luogo in cui si trova o sulle prospettive future;

F.  considerando che nella repressione del settembre 2001, 11 politici – tutti ex membri del Consiglio centrale del partito al potere del Fronte popolare per la democrazia e la giustizia (PFDJ), tra cui l'ex ministro degli Esteri Petros Solomon – sono stati arrestati dopo aver pubblicato una lettera aperta indirizzata al governo e al Presidente Isaias Afwerki chiedendo riforme e un "dialogo democratico"; che 10 giornalisti, tra cui Isaak, sono stati arrestati nel corso della settimana successiva;

G.  considerando che moltissimi eritrei vengono arrestati per una serie di motivi ingiustificabili, ad esempio per aver espresso opinioni indipendenti, oppure senza alcuna giustificazione manifesta, per un periodo di tempo imprecisato; che i prigionieri, compresi i bambini, sono detenuti in condizioni estremamente dure che, in alcuni casi, si configurano come tortura o negazione di cure mediche; che alle organizzazioni internazionali non è stato permesso di accedere alle strutture penitenziarie, con l'eccezione di una prigione in superficie ad Asmara;

H.  considerando che sono autorizzate solo quattro fedi religiose: la chiesa ortodossa eritrea, la chiesa cattolica, la chiesa luterana e l'Islam; che tutte le altre fedi religiose sono vietate e che i membri di tali fedi e i loro familiari vengono arrestati e imprigionati; che dal 2016 si osserva un inasprimento delle molestie e delle violenze contro coloro che professano fedi religiose; che secondo le stime di Christian Solidarity Worldwide (CSW) nel solo mese di maggio 2017 sono stati imprigionati 160 cristiani in Eritrea;

I.  considerando che Abune Antonios, il patriarca della chiesa ortodossa eritrea, la più grande comunità religiosa del paese, è detenuto dal 2007, essendosi rifiutato di scomunicare 3 000 fedeli contrari al governo; che da allora è detenuto in un luogo sconosciuto dove gli viene negata l'assistenza medica;

J.  considerando che in Eritrea non esiste una magistratura indipendente né un'assemblea nazionale; che la mancanza di istituzioni democratiche nel paese si è tradotta in un vuoto in termini di buona governance e Stato di diritto, il che ha creato un contesto di impunità per i crimini contro l'umanità;

K.  considerando che vi è un solo partito politico legale, il Fronte popolare per la democrazia e la giustizia (PFDJ); che gli altri partiti politici sono vietati; che, secondo Freedom House, il PFDJ e l'esercito sono in pratica le uniche istituzioni di rilevanza politica in Eritrea e che entrambe sono strettamente subordinate al Presidente;

L.  considerando che in Eritrea non vi è alcuna libertà di stampa, in quanto i mezzi di informazione indipendenti sono proibiti, e che l'indice sulla libertà di stampa nel mondo dell'organizzazione Reporter senza frontiere ha collocato per otto anni consecutivi l'Eritrea all'ultimo posto nella classifica dei 170-180 paesi valutati;

M.  considerando che le elezioni presidenziali e generali previste per il 1997 non hanno mai avuto luogo e che la Costituzione ratificata quello stesso anno non è mai stata applicata; che il paese non organizza elezioni nazionali da 24 anni e che, di fatto, mancano una magistratura indipendente, un'assemblea nazionale operativa e una società civile;

N.  considerando che, secondo la relazione 2016 sullo sviluppo umano del programma di sviluppo delle Nazioni Unite, l'Eritrea occupa il 179° posto su 188 paesi nell'indice di sviluppo umano per il 2016;

O.  considerando che nel 2016 gli eritrei fuggiti dal loro paese rappresentavano il quarto gruppo più numeroso a rischiare la vita nel pericoloso viaggio verso l'Europa (dopo i siriani, gli iracheni e gli afghani), affrontando le angherie di trafficanti senza scrupoli per intraprendere l'insidiosa traversata del Mediterraneo; che, pertanto, la situazione in Eritrea ha conseguenze dirette sull'Europa, dal momento che, se nel paese venissero rispettati e tutelati i diritti umani e le persone potessero vivere libere dalla paura, gli eritrei potrebbero tornare in patria;

P.  considerando che, secondo l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), oltre 400 000 eritrei, pari al 9 % della popolazione totale, hanno lasciato il paese; che l'UNHCR calcola che ogni mese circa 5 000 eritrei abbandonano il paese, il che è imputabile in larga misura alla persistenza di gravi violazioni dei diritti umani; che nel 2015 gli eritrei richiedenti asilo hanno ottenuto lo status di rifugiato nell'UE nel 69 % dei casi, mentre un ulteriore 27 % dei richiedenti ha ricevuto protezione sussidiaria, il che illustra la gravità delle persecuzioni in Eritrea;

Q.  considerando che l'Eritrea sostiene il processo di Khartoum (un'iniziativa UE-Unione africana avviata il 28 novembre 2014 allo scopo di affrontare il problema della migrazione e della tratta di esseri umani), che comprende l'attuazione di progetti concreti, tra cui la creazione di capacità per il sistema giudiziario e la sensibilizzazione;

R.  considerando che molti giovani hanno abbandonato il paese per fuggire dall'azione repressiva del governo e dal servizio di leva obbligatorio, che spesso va iniziato in giovanissima età e, per la maggior parte degli eritrei, ha durata indeterminata; che la maggior parte degli occupati nel servizio nazionale versa in una condizione di schiavitù nella quale ogni impiego, ogni domanda di lavoro e la possibilità di avere una famiglia sono controllati; che, secondo le stime, 400 000 persone sono attualmente in servizio nazionale forzato illimitato e molte di esse sono soggette al lavoro forzato, con una retribuzione scarsa o assente; che le reclute donne sono costrette a sopportare la servitù domestica e gli abusi sessuali;

S.  considerando che la discriminazione e la violenza contro le donne sono presenti in tutti gli ambiti della società eritrea; che le donne non solo sono a rischio estremo di violenza sessuale all'interno dell'esercito e nei campi di addestramento militare, ma anche nella società in generale; che si stima che l'89 % delle ragazze eritree abbia subito mutilazioni genitali femminili (MGF); che, tuttavia, nel marzo 2007 il governo ha emesso un proclama in virtù del quale le MGF venivano considerate un reato, se ne vietava la pratica e si sponsorizzavano programmi educativi intesi a scoraggiare tale pratica nel corso dello stesso anno;

T.  considerando che il regime estende la propria presa totalitaria alla comunità di diaspora residente all'estero, mediante un'imposta del 2 % sui relativi redditi nonché spiandola e prendendo di mira i membri delle famiglie rimasti nel paese;

U.  considerando che dal 2011 il regime eritreo nega che il paese è a rischio di carestia; che quest'anno una siccità particolarmente grave si è abbattuta su tutta l'Africa orientale e che le preoccupazioni per la situazione in Eritrea sono in aumento; che, secondo l'UNICEF, nel gennaio 2017 1,5 milioni di eritrei sono stati vittime di insicurezza alimentare, compresi 15 000 bambini che soffrono di malnutrizione;

V.  considerando che l'UE è un donatore importante per l'Eritrea in termini di assistenza allo sviluppo; che nel gennaio 2016, nonostante le gravi preoccupazioni e l'opposizione del Parlamento, l'UE e l'Eritrea hanno firmato un nuovo programma indicativo nazionale (PIN) a titolo dell'11º Fondo europeo di sviluppo (FES), con una dotazione di 200 milioni di EUR; che le azioni dovrebbero essere incentrate sulle energie rinnovabili, la governance e la gestione delle finanze pubbliche, in particolare nel settore dell'energia;

1.  condanna con la massima fermezza le violazioni sistematiche, diffuse e gravi dei diritti umani da parte dell'Eritrea; invita il governo eritreo a porre fine alla detenzione dell'opposizione, dei giornalisti, dei capi religiosi e dei civili innocenti; chiede il rilascio immediato e senza condizioni di tutti i prigionieri di coscienza in Eritrea, in particolare di Dawit Isaak e degli altri giornalisti detenuti dal settembre 2001 nonché di Abune Antonios; chiede che il governo eritreo fornisca informazioni dettagliate sul luogo in cui si trovano le persone private della libertà personale e sulla loro sorte;

2.  rammenta la decisione della Commissione africana sui diritti dell'uomo e dei popoli del maggio 2017 e chiede che l'Eritrea fornisca immediata conferma delle buone condizioni di salute di Dawit Isaak, provveda al suo rilascio, gli consenta di incontrare i familiari e i rappresentanti legali e gli conceda un opportuno risarcimento per gli anni di reclusione; invita inoltre l'Eritrea a revocare il divieto posto ai mezzi di comunicazione indipendenti, come stabilito anche dalla Commissione africana;

3.  osserva che, non rispettando la sentenza della Commissione africana, l'Eritrea continua a violare in modo flagrante le norme internazionali e i diritti fondamentali, compreso il diritto a un giusto processo, il divieto di tortura, la libertà di espressione, il diritto a una famiglia, e che ogni paese deve rispettare la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli;

4.  invita il governo eritreo a rilasciare Abune Antonios e permettere che riprenda le funzioni di patriarca, come pure a porre fine all'interferenza nelle pratiche religiose pacifiche nel paese; ricorda che la libertà di religione è un diritto fondamentale e condanna fermamente ogni violenza o discriminazione fondata sulla religione;

5.  chiede processi equi per gli imputati nonché l'abolizione della tortura e di altri trattamenti degradanti, quali le restrizioni su cibo, acqua e assistenza medica; ricorda al governo eritreo il suo obbligo di esercitare il dovere di diligenza nelle indagini sulle esecuzioni extragiudiziali;

6.  rammenta al governo eritreo che molte delle sue attività costituiscono crimini contro l'umanità e che, sebbene l'Eritrea non abbia sottoscritto lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale, molte disposizioni contenute nel suddetto Statuto riflettono il diritto internazionale consuetudinario vincolante per l'Eritrea; sottolinea il proprio sostegno a favore della raccomandazione della commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite e di un'indagine approfondita sulle accuse di gravi violazioni dei diritti umani e di crimini contro l'umanità perpetrati dalle autorità eritree, al fine di garantire che tutti coloro che risultano responsabili siano chiamati a rispondere delle loro azioni;

7.  esprime pieno sostegno al lavoro del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Eritrea; invita l'UE, in collaborazione con le Nazioni Unite e l'Unione africana, a seguire da vicino la situazione generale in Eritrea e a segnalare tutti i casi di violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali;

8.  chiede all'Eritrea di rispettare appieno e attuare immediatamente la convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, nonché di tenere pienamente fede agli obblighi che le incombono in virtù del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici e della Carta africana per i diritti dell'uomo e dei popoli, entrambi i quali vietano la tortura; osserva con preoccupazione che gli attori pubblici e privati, comprese le aziende, sono fortemente limitati dal controllo del governo; riconosce che la mancanza di una gestione delle finanze pubbliche, compresa l'assenza di un bilancio nazionale, rende impossibile il controllo di bilancio;

9.  invita il governo eritreo a permettere la creazione di altri partiti politici quale strumento fondamentale per promuovere la democrazia nel paese e chiede che alle organizzazioni per i diritti umani sia consentito di operare liberamente nel paese;

10.  ricorda che il partenariato dell'UE con l'Eritrea è disciplinato dall'accordo di Cotonou e che tutte le parti sono tenute al rispetto e all'applicazione dei suoi termini, in particolare al rispetto dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto; invita pertanto l'UE ad accertare che l'erogazione dei suoi aiuti sia soggetta a condizioni, tra le quali che il governo dell'Eritrea ottemperi agli obblighi internazionali in materia di diritti umani e che i prigionieri politici vengano rilasciati prima di concedere ulteriori aiuti dell'UE all'Eritrea; invita inoltre l'UE ad avvalersi di tutti i mezzi e strumenti disponibili per assicurare che il governo eritreo rispetti i suoi obblighi di proteggere e garantire le libertà fondamentali, anche prendendo in considerazione l'avvio di consultazioni a norma dell'articolo 96 dell'accordo di Cotonou; chiede una valutazione dettagliata e completa dei fondi assegnati all'Eritrea finanziati dall'UE e dai suoi Stati membri;

11.  denuncia la ripresa della fornitura di consistenti aiuti dell'UE all'Eritrea e in particolare la firma del PIN per l'Eritrea per un valore di 200 milioni di euro; invita la Commissione a riesaminare i propri accordi di controllo con il Parlamento, a prendere attentamente in considerazione le preoccupazioni e le raccomandazioni del Parlamento e a garantirne la trasmissione al comitato FES; ritiene che il comitato FES avrebbe dovuto prendere in considerazione le precedenti raccomandazioni del parlamento di non adottare il PIN e di avviare ulteriori discussioni;

12.  invita la Commissione a garantire che i fondi stanziati non vadano a beneficio del governo eritreo ma siano destinati in modo rigoroso e trasparente a rispondere alle esigenze del popolo eritreo a livello di sviluppo, democrazia, diritti umani, buona governance e sicurezza, nonché libertà di espressione, di stampa e di riunione; esorta l'Unione europea a garantire la condizionalità degli aiuti convenuti di recente e a far sì che il PIN aiuti l'Eritrea a modificare profondamente la propria politica energetica, al fine di rendere l'energia accessibile a tutti, specialmente nelle zone rurali dove l'elettricità è tuttora assente; ritiene, inoltre, che la componente del PIN relativa alla governance dovrebbe essere nettamente orientata all'attuazione delle raccomandazioni della revisione periodica universale condotta dalle Nazioni Unite in materia di diritti umani;

13.  chiede che la Commissione ottenga garanzie chiare dal governo eritreo sul fatto che avvierà riforme democratiche e garantirà il rispetto dei diritti umani, anche attraverso l'attuazione delle raccomandazioni formulate in occasione della 18a sessione del gruppo di lavoro sull'esame periodico universale (EPU), che esso ha accettato il 7 febbraio 2014;

14.  invita il Consiglio a riconsiderare le relazioni tra l'UE e l'Eritrea nonché i suoi aiuti allo sviluppo a favore del paese in risposta al bilancio negativo di quest'ultimo nel campo dei diritti umani e a pubblicare i risultati tangibili derivanti dai programmi di aiuto nel corso degli ultimi anni; invita l'UE e gli Stati membri a ricorrere a tutte le misure disponibili, in particolare attraverso l'accordo di Cotonou, al fine di garantire che le autorità eritree rispettino i loro impegni internazionali;

15.  sottolinea con fermezza che l'Eritrea deve accordare agli organismi internazionali e regionali per i diritti umani, compresi i relatori speciali, accesso senza restrizioni al paese per monitorare i progressi; chiede al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza di sostenere attivamente il rinnovo del mandato del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Eritrea; incoraggia il governo eritreo a intraprendere urgenti riforme quali l'allentamento dello Stato monopartitico e la riconvocazione dell'assemblea nazionale e delle elezioni;

16.  esorta gli Stati membri dell'UE ad adottare misure adeguate contro l'applicazione della tassa della diaspora ai cittadini eritrei che vivono sul loro territorio, conformemente alla risoluzione 2023 (2011) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; ricorda al governo eritreo che il diritto di abbandonare il proprio paese è sancito dal diritto internazionale in materia di diritti umani; invita il governo a concedere la libertà di circolazione e a porre fine alla riscossione della tassa sulla diaspora dagli eritrei residenti all'estero; esorta il governo a porre fine al meccanismo della "colpa per associazione", che prende di mira i familiari di quanti disertano il servizio nazionale, cercano di fuggire dall'Eritrea od omettono di pagare la tassa del 2 % imposta dal governo agli espatriati eritrei;

17.  invita il governo eritreo a rispettare le disposizioni inerenti alla durata del servizio nazionale, ad astenersi dallo sfruttamento dei suoi cittadini come manodopera forzata, a non consentire alle imprese straniere di servirsi dei coscritti in cambio di pagamenti, ad autorizzare la possibilità di obiezione di coscienza al servizio militare e a garantire la protezione dei coscritti;

18.  ricorda all'Eritrea i suoi obblighi a norma delle convenzioni dell'ILO, con particolare riferimento al diritto delle organizzazioni della società civile e delle associazioni sindacali di organizzarsi, manifestare pacificamente, partecipare agli affari pubblici e avviare campagne a sostegno dei diritti dei lavoratori; invita il governo eritreo ad abolire la politica di bandire le ONG in possesso di una somma inferiore a 2 milioni di dollari statunitensi sui propri conti bancari; è preoccupato per il diffuso legame tra affari, politica e corruzione in Eritrea; condanna le società straniere complici nello sfruttamento del lavoro forzato e invita tutti coloro che operano in Eritrea a farsi maggiormente carico dell'obbligo di rendere conto, a rafforzare la dovuta diligenza e a migliorare i sistemi di comunicazione;

19.  deplora i tentativi dell'UE di collaborare con l'Eritrea nel settore della migrazione; pone in evidenza i tassi molto elevati di concessione dell'asilo o della protezione sussidiaria ai cittadini eritrei da parte degli Stati membri dell'UE ed esorta pertanto gli Stati membri a non rimpatriare gli eritrei in cerca di asilo in Europa, in conformità alla convenzione di Ginevra; chiede che gli Stati membri dell'UE rispettino il principio di non respingimento e ricorda loro che i richiedenti asilo rimpatriati verranno probabilmente detenuti arbitrariamente e torturati a causa dei loro tentativi di fuga;

20.  esorta l'Eritrea a impegnarsi con la comunità internazionale nel campo dei diritti umani; chiede che il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite collabori con l'Eritrea nel rafforzamento delle capacità nel sistema giudiziario organizzando seminari e corsi di formazione per giudici e avvocati in quanto modo costruttivo per avanzare; riconosce che una delegazione dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani si recherà in visita in Eritrea nel mese di luglio 2017 e invita tale delegazione a riferire in merito a quanto vede e a cercare di ottenere l'accesso a tutte le zone del paese, in particolare alle carceri, le cui strutture possono essere oggetto di indagine e di relazione;

21.  ribadisce la sua profonda preoccupazione per le attuale condizioni climatiche devastanti nel Corno d'Africa, che comprende l'Eritrea, e il grave rischio di crisi alimentare e umanitaria che esse comportano; invita l'UE, insieme ai suoi partner internazionali, a intensificare il suo sostegno alle popolazioni colpite e a garantire che siano forniti i finanziamenti e l'assistenza necessari;

22.  condanna la politica del governo eritreo di revocare arbitrariamente la cittadinanza e chiede che tutti i cittadini eritrei siano trattati in modo giusto ed equo dinanzi alla legge; sottolinea che nell'affrontare la questione del deficit di giustizia in Eritrea è necessario attribuire priorità alla governance democratica e al ripristino dello Stato di diritto, ponendo fine all'autoritarismo fondato sulla paura della detenzione arbitraria e in isolamento, della tortura e di altre violazioni dei diritti umani, alcune delle quali si configurano come crimini contro l'umanità;

23.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, all'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE, al Consiglio dell'Unione africana, alla Comunità dell'Africa orientale, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza nonché alle autorità eritree.

(1) GU C 51 E del 22.2.2013, pag. 146.
(2) Testi approvati, P8_TA(2016)0090.
(3) GU L 51 del 2.3.2010, pag. 19.
(4) GU L 195 del 27.7.2010, pag. 74.
(5) GU L 282 del 16.10.2012, pag. 46.


Burundi
PDF 181kWORD 55k
Risoluzione del Parlamento europeo del 6 luglio 2017 sulla situazione in Burundi (2017/2756(RSP))
P8_TA(2017)0310RC-B8-0465/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto l'accordo di Cotonou riveduto, in particolare l'articolo 96,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,

–  visto il Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966,

–  vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli,

–  vista la Carta africana sulla democrazia, le elezioni e il buon governo,

–  viste le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 2248 (2015), del 12 novembre 2015, e 2303 (2016), del 29 luglio 2016, sulla situazione in Burundi,

–  vista la relazione della commissione d'inchiesta internazionale presentata il 15 giugno 2017 al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite,

–  visto il primo rapporto del Segretario generale delle Nazioni Unite sul Burundi, pubblicato il 23 febbraio 2017,

–  vista la dichiarazione resa alla stampa il 9 marzo 2017 dal Consiglio di sicurezza in merito alla situazione in Burundi,

–  vista la relazione dell'indagine indipendente delle Nazioni Unite sul Burundi, pubblicata il 20 settembre 2016,

–  vista la risoluzione adottata dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite il 30 settembre 2016 sulla situazione dei diritti umani in Burundi,

–  visto l'accordo di pace e riconciliazione di Arusha per il Burundi del 28 agosto 2000,

–  vista la dichiarazione sul Burundi del vertice dell'Unione africana del 13 giugno 2015,

–  vista la decisione sulle attività del Consiglio per la pace e la sicurezza e sullo stato della pace e della sicurezza in Africa (Assembly/AU/Dec.598(XXVI)), adottata in occasione della 26ª sessione ordinaria dell'assemblea dei capi di Stato e di governo dell'Unione africana, tenutasi il 30 e 31 gennaio 2016 ad Addis Abeba (Etiopia),

–  viste le decisioni e dichiarazioni dell'assemblea dell'Unione africana (Assembly/AU/Dec.605-620 (XXVII)), adottate in occasione della 27ª sessione ordinaria dell'assemblea dei capi di Stato e di governo dell'Unione africana, tenutasi il 17 e 18 luglio 2016 a Kigali (Ruanda),

–  vista la risoluzione della Commissione africana sui diritti dell'uomo e dei popoli, del 4 novembre 2016, sulla situazione dei diritti umani nella Repubblica del Burundi,

–  vista la dichiarazione sul Burundi del vertice della Comunità dell'Africa orientale del 31 maggio 2015,

–  viste le risoluzioni del Parlamento europeo sul Burundi, in particolare quelle del 9 luglio 2015(1), del 17 dicembre 2015(2) e del 19 gennaio 2017(3),

–  vista la decisione (UE) 2016/394 del Consiglio, del 14 marzo 2016, relativa alla conclusione della procedura di consultazione con la Repubblica del Burundi a norma dell'articolo 96 dell'accordo di partenariato tra i membri del gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico, da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altro,

–  visti il regolamento (UE) 2015/1755 del Consiglio, del 1° ottobre 2015, nonché le decisioni (PESC) 2015/1763 e 2016/1745 del Consiglio, concernenti misure restrittive in considerazione della situazione in Burundi,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 16 marzo, 18 maggio, 22 giugno, 16 novembre 2015 e 15 febbraio 2016, sul Burundi,

–  viste le dichiarazioni del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) in data 28 maggio 2015, 19 dicembre 2015 e 21 ottobre 2016,

–  vista la dichiarazione del portavoce del VP/AR, del 6 gennaio 2017, sulla messa al bando della Ligue Iteka in Burundi,

–  vista la Costituzione del Burundi, in particolare l'articolo 96,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che il Burundi è sprofondato in una grave crisi politica e in disordini civili dopo che, nell'aprile 2015, il presidente Pierre Nkurunziza ha annunciato di volersi candidare per un terzo mandato, in violazione della Costituzione del paese, che limita il numero di mandati presidenziali a due, nonché dell'accordo di Arusha; che la forte opposizione contro la sua rielezione è stata repressa dal governo in modo molto severo, il che ha comportato un allarmante deterioramento della situazione dei diritti umani nel paese;

B.  considerando che, stando agli osservatori internazionali, a partire da luglio 2015 il governo ha represso l'opposizione insorta contro la rielezione del presidente in maniera alquanto severa; che, secondo l'ONU, 500 persone hanno perso la vita da quando sono scoppiate le violenze; che, secondo le organizzazioni per la difesa dei diritti umani, più di 1 200 persone sarebbero state uccise, 400-900 persone sarebbero state vittime di sparizioni forzate, diverse centinaia o migliaia di persone sarebbero state torturate e oltre 10 000 sarebbero ancora detenute arbitrariamente;

C.  considerando che il presidente Pierre Nkurunziza non esclude la possibilità di modificare la Costituzione per candidarsi per un quarto mandato dopo il 2020, e che è in corso un processo interno finalizzato a sopprimere i limiti dei mandati; che ciò sarebbe in contrasto con le precedenti dichiarazioni del presidente Pierre Nkurunziza e comprometterebbe gli sforzi collettivi per trovare una soluzione sostenibile a lungo termine alla crisi;

D.  considerando che la relazione dell'inchiesta indipendente delle Nazioni Unite sul Burundi fa riferimento a numerose prove di gravi violazioni dei diritti umani e gravi abusi nel paese, perpetrati soprattutto dalle forze di sicurezza e delle autorità; che dal mese di aprile 2017 si registra un aumento dei casi di istigazione alla violenza e all'odio, in particolare in occasione dei raduni degli Imbonerakure, la milizia giovanile del partito al potere CNDD-FDD; che le vittime principali di tali atti sono personalità dell'opposizione e attori della società civile, tra cui difensori dei diritti umani, giornalisti e avvocati; che la relazione finale della commissione d'inchiesta istituita dal Consiglio dei diritti umani è attesa nel mese di settembre 2017;

E.  considerando che tra le violenze denunciate figurano omicidi, rapimenti, sparizioni forzate, torture, stupri e detenzioni e arresti arbitrari; che la corruzione e la mancanza di interventi da parte dei poteri pubblici perpetuano una cultura di impunità che impedisce di assicurare alla giustizia numerosi responsabili di atti di violenza omicida, tra cui membri delle forze di polizia e dei servizi di intelligence;

F.  considerando che nell'ottobre 2016 le autorità del Burundi hanno bandito cinque organizzazioni per la difesa dei diritti umani e che nel gennaio 2017 la prima organizzazione di questo tipo nel paese, la Lega Iteka, è stata anch'essa messa al bando; che nel dicembre 2016 il parlamento ha adottato una legge che prevede un rigoroso controllo delle ONG internazionali;

G.  considerando che le restrizioni nei confronti dei mezzi di informazione e dei giornali indipendenti sono aumentate; che i mezzi di informazione indipendenti continuano ad essere censurati, sospesi, bloccati e/o chiusi; che alcuni giornalisti sono stati vittime di sparizioni, minacce, aggressioni fisiche e vessazioni giudiziarie; che tutte le stazioni radio indipendenti sono state sospese; che, nella classifica mondiale sulla libertà di stampa redatta dall'organizzazione Reporters sans Frontières, il Burundi occupa il 160° posto su 180 paesi;

H.  considerando che alcuni funzionari delle Nazioni Unite segnalano la tendenza tra gli agenti dello Stato a fomentare la discordia, accentuando così una spirale di violenza e una possibile "etnicizzazione" della crisi; che è stato denunciato il ricorso alla violenza e all'intimidazione da parte del partito CNDD-FDD (Consiglio nazionale per la difesa della democrazia - Forze per la difesa della democrazia) e della sua sezione giovanile, la milizia Imbonerakure;

I.  considerando che nell'ottobre 2016 il Burundi ha avviato una procedura per il ritiro dello statuto di Roma, esprimendo altresì l'intenzione di uscire dalla Corte penale internazionale (CPI), in seguito alla decisione di quest'ultima di avviare un'indagine preliminare sulle violenze e le violazioni dei diritti umani nel paese;

J.  considerando che nell'agosto 2016 il governo del Burundi ha negato l'invio nel paese di forze di polizia delle Nazioni Unite per monitorare la situazione; che il governo burundese ha deciso di sospendere la cooperazione con l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti dell'uomo e ha rifiutato di collaborare con la commissione d'inchiesta istituita dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite;

K.  considerando che il 21 dicembre 2015 il parlamento burundese ha respinto la proposta di dispiegare una forza per il mantenimento della pace dell'Unione africana, sostenendo che qualsiasi intervento militare di truppe dell'Unione africana rappresenterebbe un'invasione da parte di una forza di occupazione;

L.  considerando che l'8 dicembre 2015 l'Unione europea ha avviato un processo di consultazione con il governo del Burundi, a norma dell'articolo 96 dell'accordo di Cotonou, in presenza dei rappresentanti del gruppo degli Stati ACP, dell'Unione africana, della Comunità dell'Africa orientale e delle Nazioni Unite; che nel marzo 2016 l'Unione ha concluso le consultazioni, giungendo alla conclusione che gli impegni proposti dal governo del Burundi in materia di diritti umani, principi democratici e Stato di diritto sono insufficienti;

M.  considerando che, in esito a tale procedura, l'Unione europea ha definito una serie di misure specifiche che il governo del Burundi deve adottare per consentire la ripresa di una piena collaborazione;

N.  considerando che l'Unione ha sospeso il sostegno finanziario diretto a favore dell'amministrazione burundese, incluso il sostegno al bilancio; che l'UE si è impegnata a mantenere il sostegno finanziario destinato alla popolazione e agli aiuti umanitari, inclusi i progetti volti a garantire l'accesso ai servizi di base;

O.  considerando che l'Unione europea ha adottato sanzioni mirate nei confronti di persone, entità od organismi che compromettono la democrazia oppure ostacolano la ricerca di una soluzione politica in Burundi; che attualmente anche l'Unione africana prevede di adottare sanzioni;

P.  considerando che, secondo il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, il dialogo interburundese intrapreso sotto l'egida della Comunità dell'Africa orientale, con il supporto dell'Unione africana e dell'Unione europea, rappresenta l'unico processo possibile per trovare una soluzione politica duratura alla situazione in Burundi; che tale dialogo deve essere aperto a tutti, compresi i partiti dell'opposizione, la società civile e i membri della diaspora;

Q.  considerando che lo stallo politico in Burundi e il deterioramento della situazione economica hanno gravi conseguenze per la popolazione; che, secondo le stime dell'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, più di 420 000 persone sono fuggite dal Burundi per cercare rifugio nei paesi vicini; che, secondo il Sottosegretario generale delle Nazioni Unite, si contano attualmente 209 000 gli sfollati interni; che 3 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria e 2,6 milioni sono esposte a un'insicurezza alimentare acuta; che 700 000 persone dipendono dagli aiuti alimentari di emergenza, sebbene il governo abbia eliminato alcune restrizioni; che tale situazione mette gravemente in pericolo la stabilità della regione;

1.  esprime profonda preoccupazione per la situazione politica e di sicurezza del Burundi; condanna fermamente gli atti di violenza, gli omicidi e le altre violazioni dei diritti umani che hanno avuto luogo in Burundi dal 2015; chiede un'azione efficace e proporzionata per impedire nuovi episodi di violenza;

2.  manifesta preoccupazione per l'impunità generalizzata, in particolare per quanto riguarda gli atti di violenza e le violazioni dei diritti umani nonché gli autori di tali atti; ricorda che le autorità del Burundi hanno l'obbligo, in virtù della legislazione internazionale e regionale in materia di diritti umani, di garantire, proteggere e promuovere i diritti fondamentali, compresi i diritti civili e politici dei cittadini; chiede, in questo contesto, che sia svolta un'indagine approfondita e indipendente in merito alle uccisioni e agli abusi verificatisi in Burundi negli ultimi anni e invita ad assicurare che i responsabili rispondano dei loro atti;

3.  deplora vivamente il fatto che il governo del Burundi abbia avviato una procedura per recedere dallo statuto di Roma che istituisce la CPI; chiede al governo del Burundi di rivedere la procedura di recesso e di garantire che il paese continui a partecipare pienamente alla CPI;

4.  esorta il governo burundese a rispettare pienamente la risoluzione 2303 (2016) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e a consentire il dispiegamento di un'unità di polizia delle Nazioni Unite al fine di assicurare il controllo della situazione in materia di sicurezza nel paese;

5.  accoglie con favore l'istituzione, nel novembre 2016, della commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite sui diritti umani nel Burundi allo scopo di indagare sulle violazioni dei diritti umani avvenute nel paese dall'aprile 2015; invita le autorità del Burundi a cooperare pienamente con i membri della commissione d'inchiesta;

6.  accoglie con favore la recente nomina di un inviato speciale in Burundi, Michel Kafando, da parte del Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterrez, allo scopo di agevolare la comprensione del processo politico in corso;

7.  ribadisce il suo impegno a favore della libertà di espressione ed evidenzia nuovamente il ruolo essenziale svolto dalla società civile, dagli avvocati, dalle organizzazioni di difesa dei diritti umani e dai media in una società democratica; chiede alle autorità burundesi, in tale contesto, di revocare i divieti e le restrizioni imposte a tali soggetti, a riesaminare la nuova legislazione sulle ONG straniere e a garantire che i giornalisti e i difensori dei diritti umani possano esercitare le loro attività nel paese in piena libertà e sicurezza;

8.  esprime preoccupazione per il rischio elevato che la situazione attuale generi divisioni più profonde tra le diverse etnie; denuncia l'"etnicizzazione" della crisi tramite il ricorso a una propaganda basata su un'ideologia etnica; esorta tutte le parti in Burundi ad astenersi da qualsiasi comportamento o dichiarazione che potrebbe intensificare la violenza, aggravare la crisi o avere effetti negativi sulla stabilità regionale a lungo termine, nonché a rispettare pienamente l'accordo di Arusha;

9.  condanna gli atti di istigazione alla violenza e all'odio dei dirigenti della milizia giovanile Imbonerakure nei confronti dei rifugiati e degli oppositori, in particolare gli inviti pubblici allo stupro delle mogli degli oppositori, e chiede il disarmo immediato di tali milizie; manifesta profonda preoccupazione per l'adozione di una nuova legge relativa alla creazione di un corpo nazionale di volontari, che potrebbe servire a legittimare le attività di tale milizia;

10.  esorta tutte le parti in causa a creare le condizioni adeguate per ristabilire la fiducia e favorire l'unità nazionale tramite un dialogo nazionale aperto, trasparente e inclusivo tra il governo, i partiti di opposizione e la società civile, conformemente alla Costituzione del Burundi, all'accordo di Arusha e agli impegni internazionali del paese;

11.  osserva che la situazione in Burundi ha conseguenze estremamente dannose per tutta la regione; accoglie con favore, a tal proposito, gli sforzi di negoziazione effettuati sotto l'egida della Comunità dell'Africa orientale (EAC), con il sostegno dell'Unione africana, e chiede alle autorità burundesi di impegnarsi e collaborare per pervenire a una soluzione immediata, sostenibile e a lungo termine di questo conflitto, ma esprime profonda preoccupazione per la lentezza dei progressi del dialogo;

12.  invita l'Unione europea a sostenere gli sforzi degli attori regionali nella risoluzione della crisi; chiede di mettere in atto la tabella di marcia elaborata dal facilitatore nominato dall'EAC, Benjamin Mkapa, ex presidente della Tanzania;

13.  accoglie con favore la decisione del Consiglio per la pace e la sicurezza dell'Unione africana di autorizzare il dispiegamento della missione africana per la prevenzione e la protezione in Burundi allo scopo di favorire una soluzione politica; sollecita il governo del Burundi a rispettare pienamente l'impegno assunto di facilitare il dispiegamento rapido di osservatori ed esperti in materia di diritti umani, in particolare rilasciando immediatamente i visti ed eseguendo molto celermente le altre formalità richieste;

14.  ritiene che una maggiore presenza di osservatori internazionali in Burundi potrebbe contribuire notevolmente al miglioramento della situazione relativa ai diritti umani e alla sicurezza; chiede che siano dispiegati 200 ulteriori osservatori militari e osservatori dei diritti umani dell'Unione africana, a sostegno dei 30 osservatori già presenti;

15.  ritiene che sia necessario chiarire, in coordinamento con l'Unione africana, la tracciabilità dei fondi destinati ai soldati burundesi dispiegati nel quadro della missione dell'Unione africana in Somalia (AMISOM);

16.  ritiene che, affinché vi sia una normalizzazione delle relazioni con l'UE e con i suoi Stati membri, è necessario che le autorità burundesi attuino tutte le disposizioni stabilite nel "prospetto degli impegni" in relazione alle consultazioni previste dall'articolo 96 dell'accordo di Cotonou;

17.  prende atto della decisione dell'Unione europea, in seguito alla consultazione con le autorità burundesi a norma dell'articolo 96 dell'accordo di Cotonou, di sospendere il sostegno finanziario diretto al governo del Burundi e plaude all'introduzione di restrizioni di viaggio e misure di congelamento dei beni da parte dell'UE nei confronti dei responsabili di violazioni dei diritti umani o di coloro che cercano di compromettere gli sforzi di pace; sottolinea che l'Unione mantiene integralmente il suo sostegno finanziario al popolo burundese, compresi i rifugiati, nei settori chiave della salute, dell'alimentazione e dell'istruzione, come pure l'assistenza umanitaria fornita per vie indirette; appoggia il rinnovo delle sanzioni mirate dell'UE, come pure la decisione del Consiglio dell'UE di sospendere il sostegno al bilancio a favore del Burundi in seguito alle consultazioni a norma dell'articolo 96;

18.  esprime profonda preoccupazione per l'afflusso di profughi burundesi nei paesi vicini e per l'allarmante situazione umanitaria degli sfollati in Burundi e ribadisce il proprio sostegno alle organizzazioni umanitarie presenti nella regione e ai paesi vicini che ospitano i rifugiati; esorta l'Unione europea e gli altri donatori a incrementare il loro sostegno finanziario e l'assistenza umanitaria a favore degli sfollati e dei rifugiati burundesi; ricorda agli Stati membri il loro impegno di rispettare la convenzione di Ginevra;

19.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al governo e al parlamento del Burundi, al Consiglio dei ministri ACP-UE, alla Commissione europea e al Consiglio dei ministri dell'Unione europea, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri dell'Unione europea, agli Stati membri e alle istituzioni dell'Unione africana nonché al Segretario generale delle Nazioni Unite.

(1) Testi approvati in tale data, P8_TA(2015)0275.
(2) Testi approvati in tale data, P8_TA(2015)0474.
(3) Testi approvati in tale data, P8_TA(2017)0004.


Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile (EFSD) e istituzione della garanzia dell'EFSD e del fondo di garanzia EFSD ***I
PDF 237kWORD 51k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 6 luglio 2017 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile (European Fund for Sustainable Development, EFSD) e che istituisce la garanzia dell'EFSD e il fondo di garanzia EFSD (COM(2016)0586 – C8-0377/2016 – 2016/0281(COD))
P8_TA(2017)0311A8-0170/2017

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2016)0586),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, l'articolo 209, paragrafo 1, e l'articolo 212, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0377/2016),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 28 giugno 2017, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  viste le deliberazioni congiunte della commissione per gli affari esteri, della commissione per lo sviluppo e della commissione per i bilanci a norma dell'articolo 55 del regolamento,

–  visti la relazione della commissione per gli affari esteri, della commissione per lo sviluppo e della commissione per i bilanci e il parere della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0170/2017),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 6 luglio 2017 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2017/… del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile (EFSD) , la garanzia dell'EFSD e il Fondo di garanzia dell'EFSD

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2017/1601.)


Utilizzi consentiti di determinate opere e altro materiale protetto a beneficio delle persone non vedenti, con disabilità visive o con altre difficoltà nella lettura di testi a stampa ***I
PDF 238kWORD 49k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 6 luglio 2017 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a taluni utilizzi consentiti delle opere e di altro materiale protetto da diritto d'autore e da diritti connessi a beneficio delle persone non vedenti, con disabilità visive o con altre difficoltà nella lettura di testi a stampa, e che modifica la direttiva 2001/29/CE sull'armonizzazione di taluni aspetti del diritto d'autore e dei diritti connessi nella società dell'informazione (COM(2016)0596 – C8-0381/2016 – 2016/0278(COD))
P8_TA(2017)0312A8-0097/2017

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2016)0596),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 114 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0381/2016),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 25 gennaio 2017(1),

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 19 maggio 2017, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione giuridica e i pareri della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, della commissione per la cultura e l'istruzione e della commissione per le petizioni (A8-0097/2017),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 6 luglio 2017 in vista dell'adozione della direttiva (UE) 2017/… del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a taluni utilizzi consentiti di determinate opere e di altro materiale protetto da diritto d'autore e da diritti connessi a beneficio delle persone non vedenti, con disabilità visive o con altre difficoltà nella lettura di testi a stampa, e che modifica la direttiva 2001/29/CE sull'armonizzazione di taluni aspetti del diritto d'autore e dei diritti connessi nella società dell'informazione

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, la direttiva (UE) 2017/1564.)

(1) GU C 125 del 21.4.2017, pag. 27.


Scambio transfrontaliero di copie in formato accessibile di determinate opere e altro materiale protetto a beneficio delle persone non vedenti, con disabilità visive o con altre difficoltà nella lettura di testi a stampa ***I
PDF 238kWORD 49k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 6 luglio 2017 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla scambio transfrontaliero tra l'Unione e i paesi terzi di copie in formato accessibile di determinate opere e altro materiale protetto da diritto d'autore e da diritti connessi, a beneficio delle persone non vedenti, con disabilità visive o con altre difficoltà nella lettura di testi a stampa (COM(2016)0595 – C8-0380/2016 – 2016/0279(COD))
P8_TA(2017)0313A8-0102/2017

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2016)0595),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 207 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0380/2016),

–  visto il parere della commissione giuridica sulla base giuridica proposta,

–  visti l'articolo 294, paragrafo 3, e l'articolo 114 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 5 luglio 2017(1),

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 19 maggio 2017, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti gli articoli 59 e 39 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione giuridica e i pareri della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, della commissione per la cultura e l'istruzione e della commissione per le petizioni (A8-0102/2017),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 6 luglio 2017 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2017/... del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla scambio transfrontaliero tra l'Unione e i paesi terzi di copie in formato accessibile di determinate opere e di altro materiale protetto da diritto d'autore e da diritti connessi a beneficio delle persone non vedenti, con disabilità visive o con altre difficoltà nella lettura di testi a stampa

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2017/1563.)

(1) Non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale.


Meccanismi di risoluzione delle controversie in materia di doppia imposizione nell'Unione europea *
PDF 380kWORD 68k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 6 luglio 2017 sulla proposta di direttiva del Consiglio sui meccanismi di risoluzione delle controversie in materia di doppia imposizione nell'Unione europea (COM(2016)0686 – C8-0035/2017 – 2016/0338(CNS))
P8_TA(2017)0314A8-0225/2017

(Procedura legislativa speciale – consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Consiglio (COM(2016)0686),

–  visto l'articolo 115 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C8-0035/2017),

–  visto il parere motivato inviato dal Parlamento svedese, nel quadro del protocollo n. 2 sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, in cui si dichiara la mancata conformità del progetto di atto legislativo al principio di sussidiarietà,

–  viste le sue risoluzioni del 25 novembre 2015(1) e del 6 luglio 2016(2) sulle decisioni anticipate in materia fiscale (tax ruling) e altre misure analoghe per natura o effetto,

–  visto l'articolo 78 quater del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A8‑0225/2017),

1.  approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.  invita la Commissione a modificare di conseguenza la sua proposta, in conformità dell'articolo 293, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

3.  invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

4.  chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente la proposta della Commissione;

5.  invita il Consiglio a considerare la possibilità di abrogare gradualmente, dopo l'adozione della presente direttiva, la convenzione del 23 luglio 1990 relativa all'eliminazione delle doppie imposizioni in caso di rettifiche degli utili di imprese associate(3), e a rafforzare dunque mediante la proposta di direttiva l'approccio coordinato dell'Unione in materia di risoluzione delle controversie;

6.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio, alla Commissione e ai parlamenti nazionali.

Testo della Commissione   Emendamento
Emendamento 1
Proposta di direttiva
Considerando 1
(1)  Le situazioni in cui diversi Stati membri tassano lo stesso reddito o capitale due volte possono creare seri ostacoli fiscali per le imprese che operano a livello transfrontaliero. Creano un onere fiscale eccessivo per le imprese e possono provocare distorsioni economiche e inefficienze, nonché avere un impatto negativo sugli investimenti transfrontalieri e la crescita.
(1)  In base al principio di una tassazione equa ed efficiente, tutte le imprese devono pagare la loro giusta quota di tasse là dove sono generati i profitti e gli utili, ma vanno evitate la doppia imposizione e la doppia non imposizione. Le situazioni in cui diversi Stati membri tassano lo stesso reddito o capitale due volte possono creare seri ostacoli fiscali, principalmente per le piccole e medie imprese che operano a livello transfrontaliero, e quindi incidere negativamente sul corretto funzionamento del mercato interno. Tali situazioni creano un onere fiscale eccessivo, incertezza giuridica e costi superflui per le imprese, e possono provocare distorsioni economiche e inefficienze. Inoltre, hanno un impatto negativo sugli investimenti transfrontalieri e la crescita.
Emendamento 2
Proposta di direttiva
Considerando 1 bis (nuovo)
(1 bis)  Il 25 novembre 2015 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione sulle decisioni anticipate in materia fiscale (tax ruling) e altre misure analoghe per natura o effetto, nella quale ha contestato l'utilità della convenzione del 23 luglio 1990 relativa all'eliminazione delle doppie imposizioni in caso di rettifiche degli utili di imprese associate1 bis (la "Convenzione sull'arbitrato dell'Unione"), affermando che tale strumento dovrebbe essere riorganizzato e reso più efficiente, oppure sostituito da un meccanismo di composizione delle controversie dell'Unione con procedure amichevoli più efficaci. Il 6 luglio 2016 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione sulle decisioni anticipate in materia fiscale (tax ruling) e altre misure analoghe per natura o effetto, nella quale ha sottolineato che la fissazione di un calendario chiaro per le procedure di risoluzione delle controversie è fondamentale per migliorare l'efficacia dei sistemi.
___________
1 bis GU L 225 del 20.8.1990, pag. 10.
Emendamento 3
Proposta di direttiva
Considerando 1 ter (nuovo)
(1 ter)   Il 16 dicembre 2015, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione contenente raccomandazioni alla Commissione su come promuovere la trasparenza, il coordinamento e la convergenza delle politiche sulle imposte societarie nell'Unione europea, nella quale ha invitato la Commissione a presentare una proposta legislativa volta a migliorare la composizione delle controversie transfrontaliere in materia di imposizione fiscale nell'Unione, concentrandosi non soltanto sui casi di doppia imposizione ma anche su quelli di doppia non imposizione. Venivano altresì invocate norme più chiare, tempi più stretti e maggiore trasparenza.
Emendamento 4
Proposta di direttiva
Considerando 1 quater (nuovo)
(1 quater)   I tentativi di eliminare la doppia imposizione sono spesso sfociati in una "doppia non imposizione" quando le imprese, attraverso la pratica dell'erosione della base imponibile e lo spostamento degli utili, sono riuscite a far tassare i propri utili negli Stati membri che prevedono imposte societarie prossime allo zero. Tale prassi corrente distorce la concorrenza, danneggia le imprese nazionali e compromette la tassazione, con effetti deleteri sulla crescita e l'occupazione.
Emendamento 5
Proposta di direttiva
Considerando 2
(2)  Per questo è necessario che i meccanismi disponibili nell'Unione garantiscano la risoluzione delle controversie in materia di doppia imposizione e l'effettiva eliminazione delle doppie imposizioni in questione.
(2)  Le attuali procedure di risoluzione delle controversie sono troppo lunghe, costose e spesso non sfociano in un accordo, e alcuni casi non sono affatto riconosciuti. Attualmente alcune imprese accettano la doppia imposizione piuttosto che investire tempo e denaro in procedure onerose volte a eliminarla. Per questo è essenziale che i meccanismi disponibili nell'Unione garantiscano un'effettiva risoluzione delle controversie in materia di doppia imposizione, che sia rapida e abbia efficacia esecutiva, e l'effettiva e tempestiva eliminazione delle doppie imposizioni in questione, con una comunicazione regolare ed efficace al contribuente.
Emendamento 6
Proposta di direttiva
Considerando 3
(3)  I meccanismi attualmente esistenti e previsti dalle convenzioni fiscali bilaterali non consentono sempre una completa eliminazione della doppia imposizione in maniera tempestiva. La vigente convenzione relativa all'eliminazione delle doppie imposizioni in caso di rettifiche degli utili di imprese associate (90/436/CEE)7 (la "convenzione sull'arbitrato dell'Unione") ha un campo di applicazione limitato, in quanto si applica solo alle controversie in materia di prezzi di trasferimento e all'attribuzione degli utili alle stabili organizzazioni. L'esercizio di controllo condotto nel quadro dell'attuazione della convenzione sull'arbitrato dell'Unione ha evidenziato alcune importanti lacune, in particolare per quanto riguarda l'accesso alla procedura, nonché la durata e l'effettiva conclusione della procedura.
(3)  I meccanismi attualmente esistenti e previsti dalle convenzioni bilaterali in materia di doppia imposizione non consentono sempre una completa eliminazione della doppia imposizione in maniera tempestiva. In molti casi i meccanismi previsti da dette convenzioni sono lunghi, costosi e di difficile accesso, e non sempre sfociano in un accordo. La convenzione sull'arbitrato dell'Unione ha un campo di applicazione limitato, in quanto si applica solo alle controversie in materia di prezzi di trasferimento e all'attribuzione degli utili alle stabili organizzazioni. L'esercizio di controllo condotto nel quadro dell'attuazione della convenzione sull'arbitrato dell'Unione ha evidenziato alcune importanti lacune, in particolare per quanto riguarda l'accesso alla procedura, l'assenza di mezzi di ricorso, la durata e la mancanza di una conclusione definitiva, vincolante ed effettiva della procedura. Tali lacune costituiscono un ostacolo agli investimenti e dovrebbero essere colmate.
_________________
7 GU L 225 del 20.8.1990, pag. 10.
Emendamento 7
Proposta di direttiva
Considerando 3 bis (nuovo)
(3 bis)   Per creare un contesto fiscale equo, chiaro e stabile e ridurre le controversie in materia di imposizione fiscale nel mercato interno, è necessario almeno un livello minimo di convergenza delle politiche in materia di imposte sulle società. L'introduzione di una base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società quale proposta dalla Commissione1 bis costituisce lo strumento più efficace per eliminare il rischio della doppia imposizione sulle società.
______________
Proposta di direttiva del Consiglio relativa a una base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società - CCCTB (COM(2016)0683).
Emendamento 8
Proposta di direttiva
Considerando 4
(4)  Al fine di creare un contesto fiscale più equo, è opportuno potenziare le norme in materia di trasparenza e rafforzare le misure anti-elusione. Allo stesso tempo, nello spirito di un sistema fiscale equo, è necessario assicurare che i contribuenti non siano tassati due volte sullo stesso reddito e che i meccanismi di risoluzione delle controversie siano completi, efficaci e sostenibili. È necessario migliorare i meccanismi di risoluzione delle controversie in materia di doppia imposizione anche per far fronte al rischio di aumento del numero di controversie in materia di doppia o multipla imposizione concernenti importi potenzialmente elevati dovuto a pratiche di revisione contabile più regolari e mirate stabilite dalle amministrazioni fiscali.
(4)  Al fine di creare un contesto fiscale più equo per le imprese che operano nell'Unione, è opportuno potenziare le norme in materia di trasparenza e rafforzare le misure anti-evasione ed anti-elusione a livello nazionale, unionale e mondiale. Evitare la doppia non imposizione deve rimanere una priorità per l'Unione. Allo stesso tempo, nello spirito di un sistema fiscale equo, è necessario assicurare che i contribuenti non siano tassati due volte sullo stesso reddito e che i meccanismi di risoluzione delle controversie siano completi, efficaci e sostenibili. È essenziale migliorare i meccanismi di risoluzione delle controversie in materia di doppia imposizione anche per far fronte al rischio di aumento del numero di controversie in materia di doppia o multipla imposizione concernenti importi potenzialmente elevati dovuto a pratiche di revisione contabile più regolari e mirate stabilite dalle amministrazioni fiscali.
Emendamento 9
Proposta di direttiva
Considerando 5
(5)  L'introduzione di un quadro efficace ed efficiente per la risoluzione delle controversie in materia fiscale che garantisca la certezza del diritto e un ambiente favorevole alle imprese per gli investimenti è quindi fondamentale per realizzare un regime fiscale per le imprese equo ed efficiente all'interno dell'Unione. I meccanismi di risoluzione delle controversie in materia di doppia imposizione dovrebbero inoltre creare un quadro armonizzato e trasparente per risolvere i problemi di doppia imposizione e, in quanto tali, offrire vantaggi a tutti i contribuenti.
(5)  L'introduzione di un quadro efficace ed efficiente per la risoluzione delle controversie in materia fiscale che garantisca la certezza del diritto e favorisca gli investimenti è quindi fondamentale per realizzare un regime fiscale per le imprese equo ed efficiente all'interno dell'Unione. A tale fine gli Stati membri dovrebbero dotare le autorità competenti di risorse umane, tecniche e finanziarie di livello adeguato.
Emendamento 10
Proposta di direttiva
Considerando 5 bis (nuovo)
(5 bis)  L'Unione ha le potenzialità per divenire un modello e un leader a livello mondiale in materia di trasparenza e coordinamento fiscale. Pertanto, i meccanismi di risoluzione delle controversie relative alla doppia imposizione dovrebbero creare anche un quadro armonizzato e trasparente per la soluzione dei problemi di doppia imposizione e, in quanto tali, offrire vantaggi a tutti i contribuenti. Salvo che i contribuenti interessati dimostrino che determinate informazioni commerciali, industriali o professionali sensibili contenute in una decisione non dovrebbero essere pubblicate, tutte le decisioni finali dovrebbero essere pubblicate integralmente ed essere rese disponibili dalla Commissione in un formato di dati comune, anche su una pagina web gestita a livello centrale. La pubblicazione delle decisioni finali è nell'interesse del pubblico, poiché aiuta a comprendere meglio come interpretare e applicare le norme. La presente direttiva potrà esplicare appieno il suo potenziale solo se anche nei paesi terzi saranno applicate disposizioni analoghe. Sarebbe pertanto opportuno che la Commissione si faccia anche promotrice dell'introduzione di procedure vincolanti di risoluzione delle controversie a livello internazionale.
Emendamento 11
Proposta di direttiva
Considerando 5 ter (nuovo)
(5 ter)   Un quadro efficace ed efficiente dovrebbe prevedere la possibilità per gli Stati membri di proporre meccanismi alternativi per la risoluzione delle controversie che tengano maggiormente conto delle caratteristiche specifiche delle piccole e medie imprese (PMI) e possano sfociare in una riduzione dei costi e degli oneri burocratici, in una maggiore efficienza e in una più rapida eliminazione della doppia imposizione.
Emendamento 12
Proposta di direttiva
Considerando 6
(6)  L'eliminazione della doppia imposizione fiscale dovrebbe essere conseguita attraverso una procedura che preveda, come primo passo, la presentazione del caso alle autorità fiscali degli Stati membri interessati al fine di risolvere la controversia mediante procedura amichevole. Se entro un determinato periodo di tempo non viene raggiunto alcun accordo, il caso va sottoposto a una commissione consultiva o a una commissione per la risoluzione alternativa delle controversie, composta sia da rappresentanti delle autorità fiscali interessate, sia da personalità indipendenti. Le autorità fiscali dovrebbero adottare una decisione finale vincolante in riferimento al parere di una commissione consultiva o di una commissione per la risoluzione alternativa delle controversie.
(6)  L'eliminazione della doppia imposizione fiscale dovrebbe essere conseguita attraverso una procedura di facile uso. Come primo passo, il caso va presentato alle autorità fiscali degli Stati membri interessati al fine di risolvere la controversia mediante procedura amichevole. Se entro un determinato periodo di tempo non viene raggiunto alcun accordo, il caso va sottoposto a una commissione consultiva o a una commissione per la risoluzione alternativa delle controversie, composta sia da rappresentanti delle autorità fiscali interessate, sia da personalità indipendenti i cui nominativi figurino in un elenco di personalità indipendenti pubblicamente accessibile. Le autorità fiscali dovrebbero adottare una decisione finale vincolante in riferimento al parere della commissione consultiva o della commissione per la risoluzione alternativa delle controversie.
Emendamento 13
Proposta di direttiva
Considerando 7 bis (nuovo)
(7 bis)   La procedura di risoluzione delle controversie in materia di doppia imposizione prevista dalla presente direttiva è una delle opzioni per la composizione delle controversie a disposizione dei contribuenti. Fra tali opzioni rientrano le procedure amichevoli nel quadro di convenzioni bilaterali in materia di doppia imposizione o nel quadro della convenzione sull'arbitrato dell'Unione. La procedura di risoluzione delle controversie definita nella presente direttiva dovrebbe avere la priorità rispetto alle altre opzioni, poiché prevede un approccio unionale coordinato alla risoluzione delle controversie che include disposizioni chiare e applicabili, l'obbligo di abolizione della doppia imposizione e un arco temporale prestabilito.
Emendamento 14
Proposta di direttiva
Considerando 7 ter (nuovo)
(7 ter)   Al momento non è chiaro come la direttiva si ponga rispetto alle disposizioni vigenti in materia di arbitrato contenute nelle convenzioni fiscali bilaterali e nell'attuale convenzione sull'arbitrato dell'Unione. La Commissione dovrebbe pertanto chiarire tali rapporti in modo che i contribuenti possano, ove possibile, scegliere la procedura più appropriata nel singolo caso.
Emendamento 15
Proposta di direttiva
Considerando 7 quater (nuovo)
(7 quater)   Molti casi di doppia imposizione coinvolgono paesi terzi. La Commissione dovrebbe pertanto cercare di mettere a punto un quadro mondiale, preferibilmente nel contesto dell'OCSE. Fintanto che non sarà definito detto quadro OCSE, la Commissione dovrebbe puntare su una procedura amichevole obbligatoria e vincolante, in luogo dell'attuale procedura volontaria, per tutti i casi di possibile doppia imposizione transfrontaliera.
Emendamento 16
Proposta di direttiva
Considerando 10 bis (nuovo)
(10 bis)   L'ambito di applicazione della presente direttiva dovrebbe essere esteso quanto prima possibile. La direttiva fornisce unicamente un quadro per la risoluzione delle controversie riguardanti la doppia imposizione sui proventi da attività industriali e commerciali. Le controversie relative alla doppia imposizione del reddito (ad esempio pensioni e retribuzioni) non rientrano nel suo campo di applicazione, sebbene gli effetti sui contribuenti possano essere significativi. La diversa interpretazione di una convenzione fiscale da parte degli Stati membri può dar luogo a una doppia imposizione economica, ad esempio nel caso in cui uno Stato membro consideri una fonte di reddito come una retribuzione mentre un altro consideri la stessa fonte di reddito come un utile. Pertanto, anche le differenze di interpretazione tra gli Stati membri relative alla tassazione dei redditi dovrebbero essere inserite nel campo di applicazione della presente direttiva.
Emendamento 17
Proposta di direttiva
Considerando 11
(11)  È opportuno che la Commissione riesamini l'applicazione della presente direttiva dopo un periodo di cinque anni e che gli Stati membri sostengano la Commissione fornendo il contributo necessario a tal fine,
(11)  È opportuno che la Commissione riesamini l'applicazione della presente direttiva dopo un periodo di cinque anni, valutando anche se essa debba continuare ad essere d'applicazione o se debba essere modificata. Gli Stati membri dovrebbero sostenere la Commissione fornendo il contributo necessario a tale fine. Al termine del suddetto riesame, la Commissione dovrebbe presentare al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione comprendente una valutazione dell'opportunità di estendere l'ambito di applicazione della presente direttiva in modo da coprire tutte le situazioni transfrontaliere di doppia imposizione e doppia non imposizione, nonché, se del caso, una proposta legislativa di modifica,
Emendamento 18
Proposta di direttiva
Articolo 1 – comma 4
La presente direttiva non impedisce l'applicazione della legislazione nazionale o delle disposizioni degli accordi internazionali, qualora ciò sia necessario a evitare l'evasione fiscale, la frode fiscale o l'abuso.
La presente direttiva non impedisce l'applicazione della legislazione nazionale o delle disposizioni degli accordi internazionali, qualora ciò sia necessario a evitare l'evasione e l'elusione fiscale, la frode fiscale o l'abuso.
Emendamento 19
Proposta di direttiva
Articolo 3 – paragrafo 1
1.  I contribuenti soggetti a doppia imposizione hanno il diritto di presentare una denuncia chiedendo la risoluzione della doppia imposizione a ciascuna delle autorità competenti degli Stati membri interessati entro tre anni dal ricevimento della prima notifica dell'azione che ha comportato la doppia imposizione, indipendentemente dal fatto che utilizzino le vie di ricorso previste dalla legislazione nazionale di uno degli Stati membri interessati. Nella denuncia il contribuente indica a ciascuna autorità competente gli altri Stati membri interessati.
1.  I contribuenti soggetti a doppia imposizione hanno il diritto di presentare una denuncia chiedendo la risoluzione della doppia imposizione a ciascuna delle autorità competenti degli Stati membri interessati entro tre anni dal ricevimento della prima notifica dell'azione che ha comportato la doppia imposizione, indipendentemente dal fatto che utilizzino le vie di ricorso previste dalla legislazione nazionale di uno degli Stati membri interessati. Il contribuente presenta contemporaneamente la denuncia a entrambe le autorità competenti degli Stati membri interessati e in essa indica a ciascuna autorità competente gli altri Stati membri interessati. La Commissione ospita un punto di contatto centrale in tutte le lingue dell'Unione, facilmente accessibile al pubblico, dove figurano le informazioni di contatto aggiornate di ciascuna autorità competente e un quadro completo della legislazione unionale e delle convenzioni fiscali applicabili.
Emendamento 20
Proposta di direttiva
Articolo 3 – paragrafo 2
2.  Le autorità competenti confermano il ricevimento della denuncia entro un mese dal suo ricevimento e lo comunicano alle autorità competenti degli altri Stati membri interessati.
2.  Ciascuna autorità competente conferma per iscritto il ricevimento della denuncia e lo comunica alle autorità competenti degli altri Stati membri interessati entro due settimane dal ricevimento della denuncia.
Emendamento 21
Proposta di direttiva
Articolo 3 – paragrafo 3 – lettera a
a)  nome, indirizzo, numero di identificazione fiscale e altre informazioni necessarie all’identificazione del contribuente che ha presentato la denuncia alle autorità competenti e di qualsiasi altro contribuente direttamente coinvolto;
a)  nome, indirizzo, numero di identificazione fiscale e altre informazioni necessarie all'identificazione del contribuente che ha presentato la denuncia alle autorità competenti e di qualsiasi altro contribuente direttamente coinvolto in base alle informazioni in possesso del soggetto che ha presentato la denuncia;
Emendamento 22
Proposta di direttiva
Articolo 3 – paragrafo 3 – lettera d
d)   le norme nazionali applicabili e le convenzioni in materia di doppia imposizione;
soppresso
Emendamento 23
Proposta di direttiva
Articolo 3 – paragrafo 3 – lettera e – punto iii
iii)  un impegno da parte del contribuente a rispondere nel modo più completo e rapido possibile a tutte le richieste formulate da un'autorità competente e a fornire i documenti su richiesta delle autorità competenti;
iii)  un impegno da parte del contribuente a rispondere nel modo più completo e rapido possibile a tutte le richieste formulate da un'autorità competente e a fornire i documenti su richiesta delle autorità competenti, laddove le autorità competenti tengono debitamente conto di eventuali limiti di accesso ai documenti richiesti e dei ritardi dovuti a cause esterne;
Emendamento 24
Proposta di direttiva
Articolo 3 – paragrafo 3 – lettera f
f)  eventuali informazioni supplementari specifiche richieste dalle autorità competenti.
f)  eventuali informazioni supplementari specifiche richieste dalle autorità competenti che siano rilevanti per la controversia fiscale.
Emendamento 25
Proposta di direttiva
Articolo 3 – paragrafo 5
5.  Le autorità competenti degli Stati membri interessati adottano una decisione in merito all'accettazione e all'ammissibilità della denuncia di un contribuente entro sei mesi dalla data di ricevimento della stessa. Le autorità competenti informano i contribuenti e le autorità competenti degli altri Stati membri della loro decisione.
5.  Le autorità competenti degli Stati membri interessati adottano una decisione in merito all'accettazione e all'ammissibilità della denuncia di un contribuente entro tre mesi dalla data di ricevimento della denuncia ed entro due settimane informano per iscritto il contribuente e le autorità competenti degli altri Stati membri della loro decisione.
Emendamento 26
Proposta di direttiva
Articolo 4 – paragrafo 1 – comma 1
Qualora le autorità competenti degli Stati membri interessati decidano di accettare la denuncia a norma dell'articolo 3, paragrafo 5, si adoperano per eliminare la doppia imposizione mediante procedura amichevole entro due anni a partire dall'ultima notifica della decisione di uno degli Stati membri in merito all'accettazione della denuncia.
Qualora le autorità competenti degli Stati membri interessati decidano di accettare la denuncia a norma dell'articolo 3, paragrafo 5, si adoperano per eliminare la doppia imposizione mediante procedura amichevole entro un anno a partire dall'ultima notifica della decisione di uno degli Stati membri in merito all'accettazione della denuncia.
Emendamento 27
Proposta di direttiva
Articolo 4 – paragrafo 1 – comma 2
Il periodo di due anni di cui al primo comma può essere esteso fino a un massimo di sei mesi, su richiesta di un'autorità competente di uno Stato membro interessato, se l'autorità competente richiedente fornisce una giustificazione per iscritto. La proroga è subordinata all'accettazione da parte dei contribuenti e delle altre autorità competenti.
Il periodo di un anno di cui al primo comma può essere esteso fino a un massimo di tre mesi, su richiesta di un'autorità competente di uno Stato membro interessato, se l'autorità competente richiedente fornisce una giustificazione per iscritto. La proroga è subordinata all'accettazione da parte dei contribuenti e delle altre autorità competenti.
Emendamento 28
Proposta di direttiva
Articolo 4 – paragrafo 3
3.  Una volta che le autorità competenti degli Stati membri hanno raggiunto un accordo per eliminare la doppia imposizione entro il periodo di cui al paragrafo 1, ciascuna autorità competente degli Stati membri interessati trasmette l'accordo al contribuente in una decisione vincolante per l'autorità e applicabile dal contribuente, a condizione che il contribuente rinunci al diritto alle vie di ricorso interne. La decisione è attuata a prescindere da eventuali termini previsti dalla legislazione nazionale degli Stati membri interessati.
3.  Una volta che le autorità competenti degli Stati membri hanno raggiunto un accordo per eliminare la doppia imposizione entro il periodo di cui al paragrafo 1, ciascuna autorità competente degli Stati membri interessati trasmette l'accordo al contribuente entro cinque giorni in una decisione vincolante per l'autorità e applicabile dal contribuente, a condizione che il contribuente rinunci al diritto alle vie di ricorso interne. La decisione è attuata immediatamente a prescindere da eventuali termini previsti dalla legislazione nazionale degli Stati membri interessati.
Emendamento 29
Proposta di direttiva
Articolo 4 – paragrafo 4
4.  Qualora le autorità competenti degli Stati membri interessati non abbiano raggiunto un accordo per eliminare la doppia imposizione entro il periodo di cui al paragrafo 1, ciascuna autorità competente degli Stati membri interessati informa i contribuenti indicando i motivi del mancato raggiungimento di un accordo.
4.  Qualora le autorità competenti degli Stati membri interessati non abbiano raggiunto un accordo per eliminare la doppia imposizione entro il periodo di cui al paragrafo 1, ciascuna autorità competente degli Stati membri interessati informa entro due settimane i contribuenti indicando i motivi del mancato raggiungimento di un accordo e fornendo indicazioni sulle possibilità di ricorso, comunicando le coordinate degli organi di ricorso.
Emendamento 30
Proposta di direttiva
Articolo 5 – paragrafo 1
1.  Le autorità competenti degli Stati membri interessati possono decidere di rigettare la denuncia se essa è inammissibile o se non vi è una doppia imposizione o se il periodo di tre anni di cui all'articolo 3, paragrafo 1, non è rispettato.
1.  Le autorità competenti degli Stati membri interessati possono decidere di rigettare la denuncia se essa è inammissibile o se non vi è una doppia imposizione o se il periodo di tre anni di cui all'articolo 3, paragrafo 1, non è rispettato. Le autorità competenti informano il contribuente in merito ai motivi del rigetto della denuncia.
Emendamento 31
Proposta di direttiva
Articolo 5 – paragrafo 2
2.  Qualora le autorità competenti degli Stati membri interessati non abbiano adottato una decisione in merito alla denuncia entro sei mesi dalla data di ricevimento della denuncia di un contribuente, la denuncia si considera rigettata.
2.  Qualora le autorità competenti degli Stati membri interessati non abbiano adottato una decisione in merito alla denuncia entro tre mesi dalla data di ricevimento della denuncia di un contribuente, la denuncia si considera rigettata e il contribuente è informato entro un mese da detto periodo di tre mesi.
Emendamento 32
Proposta di direttiva
Articolo 5 – paragrafo 3
3.  In caso di rigetto della denuncia, il contribuente ha il diritto di fare ricorso contro la decisione delle autorità competenti degli Stati membri interessati in conformità alle normative nazionali.
3.  In caso di rigetto della denuncia, il contribuente ha il diritto di fare ricorso contro la decisione delle autorità competenti degli Stati membri interessati in conformità alle normative nazionali. Il contribuente ha il diritto di fare ricorso presso una qualsiasi delle autorità competenti. L'autorità competente cui viene presentato il ricorso informa l'altra autorità competente dell'esistenza del ricorso e le due autorità si coordinano nell'esame del ricorso. Nel caso delle PMI, qualora il ricorso abbia esito positivo gli oneri finanziari sono sostenuti dall'autorità che aveva inizialmente rigettato la denuncia.
Emendamento 33
Proposta di direttiva
Articolo 6 – paragrafo 2 – comma 1
La commissione consultiva adotta una decisione sull'ammissibilità e sull'accettazione della denuncia entro sei mesi dalla data di notifica dell'ultima decisione di rigetto della denuncia a norma dell'articolo 5, paragrafo 1, da parte delle autorità competenti degli Stati membri interessati. In mancanza di una decisione notificata nel periodo di sei mesi, la denuncia si considera rigettata.
La commissione consultiva adotta una decisione sull'ammissibilità e sull'accettazione della denuncia entro tre mesi dalla data di notifica dell'ultima decisione di rigetto della denuncia a norma dell'articolo 5, paragrafo 1, da parte delle autorità competenti degli Stati membri interessati. In mancanza di una decisione notificata entro tale periodo di tre mesi, la denuncia si considera rigettata.
Emendamento 34
Proposta di direttiva
Articolo 6 – paragrafo 2 – comma 2
Se la commissione consultiva conferma l'esistenza di una doppia imposizione e l'ammissibilità della denuncia, su richiesta di una delle autorità competenti viene avviata la procedura amichevole di cui all'articolo 4. L'autorità competente interessata comunica detta richiesta alla commissione consultiva, alle altre autorità competenti interessate e ai contribuenti. Il periodo di due anni di cui all'articolo 4, paragrafo 1, decorre dalla data della decisione adottata dalla commissione consultiva sull'accettazione e sull'ammissibilità della denuncia.
Se la commissione consultiva conferma l'esistenza di una doppia imposizione e l'ammissibilità della denuncia, su richiesta di una delle autorità competenti viene avviata la procedura amichevole di cui all'articolo 4. L'autorità competente interessata comunica detta richiesta alla commissione consultiva, alle altre autorità competenti interessate e ai contribuenti. Il periodo di un anno di cui all'articolo 4, paragrafo 1, decorre dalla data della decisione adottata dalla commissione consultiva sull'accettazione e sull'ammissibilità della denuncia.
Emendamento 35
Proposta di direttiva
Articolo 6 – paragrafo 3 – comma 1
La commissione consultiva è istituita dalle autorità competenti degli Stati membri interessati, qualora non siano riusciti a raggiungere un accordo per eliminare la doppia imposizione a norma della procedura amichevole entro il termine di cui all'articolo 4, paragrafo 1.
Qualora le autorità competenti degli Stati membri non siano riuscite a raggiungere un accordo per eliminare la doppia imposizione a norma della procedura amichevole entro il termine di cui all'articolo 4, paragrafo 1, la commissione consultiva esprime un parere in merito all'eliminazione della doppia imposizione a norma dell'articolo 13, paragrafo 1.
Emendamento 36
Proposta di direttiva
Articolo 6 – paragrafo 4 – comma 1
La commissione consultiva è istituita entro cinquanta giorni di calendario dopo la fine del periodo di sei mesi di cui all'articolo 3, paragrafo 5, qualora la commissione consultiva sia stata istituita in conformità al paragrafo 1.
La commissione consultiva è istituita entro un mese dopo la fine del periodo di tre mesi di cui all'articolo 3, paragrafo 5, qualora la commissione consultiva sia stata istituita in conformità al paragrafo 1.
Emendamento 37
Proposta di direttiva
Articolo 6 – paragrafo 4 – comma 2
La commissione consultiva è istituita entro cinquanta giorni di calendario dopo la fine del periodo di cui all'articolo 4, paragrafo 1, qualora la commissione consultiva sia stata istituita in conformità al paragrafo 2.
La commissione consultiva è istituita entro un mese dopo la fine del periodo di cui all'articolo 4, paragrafo 1, qualora la commissione consultiva sia stata istituita in conformità al paragrafo 2.
Emendamento 38
Proposta di direttiva
Articolo 7 – paragrafo 1 – comma 2
Se l'autorità competente di uno Stato membro non ha nominato almeno una personalità indipendente e il suo sostituto, il contribuente può chiedere al tribunale competente in detto Stato membro di nominare una personalità indipendente e il relativo sostituto dall'elenco di cui all'articolo 8, paragrafo 4.
Se l'autorità competente di uno Stato membro non ha nominato almeno una personalità indipendente e il suo sostituto, il contribuente può chiedere al tribunale competente in detto Stato membro di nominare entro tre mesi una personalità indipendente e il relativo sostituto dall'elenco di cui all'articolo 8, paragrafo 4.
Emendamento 39
Proposta di direttiva
Articolo 7 – paragrafo 1 – comma 3
Se le autorità competenti di tutti gli Stati membri interessati hanno omesso di farlo, il contribuente può chiedere ai tribunali competenti di ciascuno Stato membro di nominare le due personalità indipendenti a norma del secondo e del terzo comma. Le personalità indipendenti così selezionate nominano il presidente mediante sorteggio dall'elenco delle personalità indipendenti che soddisfano i requisiti di cui all'articolo 8, paragrafo 4.
Se le autorità competenti di tutti gli Stati membri interessati hanno omesso di farlo, il contribuente può chiedere ai tribunali competenti di ciascuno Stato membro di nominare le due personalità indipendenti a norma del secondo e del terzo comma dell'articolo 8, paragrafo 4. La Commissione rende disponibili in forma chiara le coordinate dei tribunali competenti di ciascuno Stato membro mediante un punto d'informazione centrale nel proprio sito web, in tutte le lingue ufficiali dell'Unione. Le personalità indipendenti così selezionate nominano il presidente mediante sorteggio dall'elenco delle personalità indipendenti che soddisfano i requisiti di cui all'articolo 8, paragrafo 4.
Emendamento 40
Proposta di direttiva
Articolo 7 – paragrafo 2
2.  La nomina di personalità indipendenti e dei loro sostituti a norma del paragrafo 1 è comunicata a un tribunale competente di uno Stato membro solo dopo la fine del periodo di cinquanta giorni di cui all'articolo 6, paragrafo 4, ed entro due settimane dalla la fine di tale periodo.
2.  La nomina di personalità indipendenti e dei loro sostituti a norma del paragrafo 1 è comunicata a un tribunale competente di uno Stato membro solo dopo la fine del periodo di un mese di cui all'articolo 6, paragrafo 4, ed entro due settimane dalla la fine di tale periodo.
Emendamento 41
Proposta di direttiva
Articolo 7 – paragrafo 3
3.  Il tribunale competente adotta una decisione a norma del paragrafo 1 e la trasmette al richiedente. La procedura applicata dal tribunale competente per nominare le personalità indipendenti quando gli Stati membri hanno omesso di farlo è uguale a quella applicabile, ai sensi delle disposizioni nazionali in materia di arbitrato civile e commerciale, quando i tribunali nominano gli arbitri nei casi in cui le parti non riescono a trovare un accordo al riguardo. Il tribunale competente informa altresì le autorità competenti che hanno inizialmente omesso di istituire la commissione consultiva. Lo Stato membro interessato può presentare ricorso contro una decisione del tribunale, purché sia autorizzato a farlo a norma della legislazione nazionale. In caso di rigetto, il richiedente può presentare ricorso contro la decisione del tribunale in conformità alle norme procedurali nazionali.
3.  Il tribunale competente adotta una decisione a norma del paragrafo 1 e la trasmette al richiedente entro un mese. La procedura applicata dal tribunale competente per nominare le personalità indipendenti quando gli Stati membri hanno omesso di farlo è uguale a quella applicabile, ai sensi delle disposizioni nazionali in materia di arbitrato civile e commerciale, quando i tribunali nominano gli arbitri nei casi in cui le parti non riescono a trovare un accordo al riguardo. Il tribunale competente informa altresì le autorità competenti che hanno inizialmente omesso di istituire la commissione consultiva. Lo Stato membro interessato può presentare ricorso contro una decisione del tribunale, purché sia autorizzato a farlo a norma della legislazione nazionale. In caso di rigetto, il richiedente può presentare ricorso contro la decisione del tribunale in conformità alle norme procedurali nazionali.
Emendamento 42
Proposta di direttiva
Articolo 8 – paragrafo 1 – comma 1 – lettera c
c)  una o due personalità indipendenti, nominate da ciascuna autorità competente dall'elenco delle personalità di cui al paragrafo 4.
c)  una o due personalità indipendenti, nominate da ciascuna autorità competente dall'elenco delle personalità di cui al paragrafo 4, escluse le personalità proposte dal proprio Stato membro.
Emendamento 43
Proposta di direttiva
Articolo 8 – paragrafo 1 – comma 3 bis (nuovo)
Gli Stati membri possono decidere di nominare su base permanente i rappresentanti di cui alla lettera b) del primo caso.
Emendamento 44
Proposta di direttiva
Articolo 8 – paragrafo 3 – lettera b
b)  se detta personalità detiene o ha detenuto una grande azienda oppure è o è stata un dipendente o consulente di uno o ciascuno dei contribuenti;
b)  se detta personalità o un suo familiare detiene o ha detenuto una grande azienda oppure è o è stata un dipendente o consulente di uno o ciascuno dei contribuenti;
Emendamento 45
Proposta di direttiva
Articolo 8 – paragrafo 4 – comma 2
Le personalità indipendenti devono essere cittadini di uno Stato membro e residenti nell'Unione. Devono essere competenti e indipendenti.
Le personalità indipendenti devono essere cittadini di uno Stato membro e residenti nell'Unione, ed essere preferibilmente funzionari e dipendenti pubblici che operano nel settore del diritto tributario o membri di un tribunale amministrativo. Devono essere competenti, indipendenti, imparziali e di elevata integrità.
Emendamento 46
Proposta di direttiva
Articolo 8 – paragrafo 4 – comma 3
Gli Stati membri comunicano alla Commissione i nomi delle personalità indipendenti che hanno nominato. Gli Stati membri possono specificare nella comunicazione quale delle cinque persone che hanno nominato può essere nominata presidente. Forniscono inoltre alla Commissione informazioni complete e aggiornate sui loro titoli accademici e professionali, le loro competenze, l'esperienza e i conflitti di interesse. Gli Stati membri comunicano immediatamente alla Commissione eventuali modifiche dell'elenco delle personalità indipendenti.
Gli Stati membri comunicano alla Commissione i nomi delle personalità indipendenti che hanno nominato. Gli Stati membri specificano nella comunicazione quale delle cinque persone che hanno nominato può essere nominata presidente. Forniscono inoltre alla Commissione informazioni complete e aggiornate sui loro titoli accademici e professionali, le loro competenze, l'esperienza e i conflitti di interesse. Le informazioni sono aggiornate in caso di cambiamenti nel curriculum vitae delle personalità indipendenti. Gli Stati membri comunicano immediatamente alla Commissione eventuali modifiche dell'elenco delle personalità indipendenti.
Emendamento 47
Proposta di direttiva
Articolo 8 – paragrafo 4 – comma 3 bis (nuovo)
La Commissione verifica le informazioni di cui al terzo comma relative alle personalità indipendenti nominate dagli Stati membri. La verifica avviene entro tre mesi dal ricevimento delle informazioni dallo Stato membro. Qualora la Commissione nutra dubbi circa l'indipendenza della personalità nominata, può richiedere allo Stato membro di fornire ulteriori informazioni e, laddove i dubbi permangano, può chiedere allo Stato membro di eliminare la personalità dall'elenco e di nominare un sostituto.
Emendamento 48
Proposta di direttiva
Articolo 8 – paragrafo 4 – comma 3 ter (nuovo)
L'elenco di personalità indipendenti è pubblicamente disponibile.
Emendamento 49
Proposta di direttiva
Articolo 9 – paragrafo 1
1.  Le autorità competenti degli Stati membri interessati possono concordare di istituire una commissione per la risoluzione alternativa delle controversie al posto della commissione consultiva per emettere un parere sull'eliminazione della doppia imposizione a norma dell'articolo 13.
1.  Le autorità competenti degli Stati membri interessati possono concordare di istituire una commissione per la risoluzione alternativa delle controversie al posto della commissione consultiva per emettere un parere sull'eliminazione della doppia imposizione a norma dell'articolo 13. Il ricorso alla commissione per la risoluzione alternativa delle controversie rimane tuttavia quanto più possibile limitato a casi eccezionali.
Emendamento 50
Proposta di direttiva
Articolo 9 – paragrafo 2
2.  La commissione per la risoluzione alternativa delle controversie può essere diversa dalla commissione consultiva per quanto riguarda la sua composizione e forma e applica la conciliazione, la mediazione, la consulenza, la delibera o altre procedure o tecniche di risoluzione delle controversie per risolvere la controversia.
2.  La commissione per la risoluzione alternativa delle controversie può essere diversa dalla commissione consultiva per quanto riguarda la sua composizione e forma e applica la conciliazione, la mediazione, la consulenza, la delibera o altre procedure o tecniche di risoluzione delle controversie efficaci e riconosciute per risolvere la controversia.
Emendamento 51
Proposta di direttiva
Articolo 9 – paragrafo 4
4.  Gli articoli da 11 a 15 si applicano alla commissione per la risoluzione alternativa delle controversie, fatta eccezione per le norme sulla maggioranza di cui all'articolo 13, paragrafo 3. Le autorità competenti degli Stati membri interessati possono concordare norme diverse in materia di maggioranza nelle norme di funzionamento della commissione per la risoluzione alternativa delle controversie.
4.  Gli articoli da 11 a 15 si applicano alla commissione per la risoluzione alternativa delle controversie, fatta eccezione per le norme sulla maggioranza di cui all'articolo 13, paragrafo 3. Le autorità competenti degli Stati membri interessati possono concordare norme diverse in materia di maggioranza nelle norme di funzionamento della commissione per la risoluzione alternativa delle controversie, a condizione che siano garantite l'indipendenza delle personalità nominate per la composizione delle controversie e l'assenza di conflitti d'interesse.
Emendamento 52
Proposta di direttiva
Articolo 10 – paragrafo 1 – parte introduttiva
Gli Stati membri dispongono che, entro il periodo di cinquanta giorni di calendario di cui all'articolo 6, paragrafo 4, ciascuna autorità competente degli Stati membri interessati informa i contribuenti in merito ai seguenti aspetti:
Gli Stati membri dispongono che, entro il periodo di un mese di cui all'articolo 6, paragrafo 4, ciascuna autorità competente degli Stati membri interessati informa i contribuenti in merito ai seguenti aspetti:
Emendamento 53
Proposta di direttiva
Articolo 10 – paragrafo 1 – comma 2
La data di cui alla lettera b) del primo comma è fissata entro 6 mesi dall'istituzione della commissione consultiva o della commissione per la risoluzione alternativa delle controversie.
La data di cui alla lettera b) del primo comma è fissata entro tre mesi dall'istituzione della commissione consultiva o della commissione per la risoluzione alternativa delle controversie.
Emendamento 54
Proposta di direttiva
Articolo 10 – paragrafo 3
3.  In caso di mancanza o incompletezza della notifica delle norme di funzionamento ai contribuenti, gli Stati membri provvedono affinché le personalità indipendenti e il presidente completino le norme di funzionamento conformemente all'allegato II e le trasmettano al contribuente entro due settimane dalla data di scadenza dei cinquanta giorni di calendario previsti dall'articolo 6, paragrafo 4. Qualora le personalità indipendenti e il presidente non siano d'accordo sulle norme di funzionamento o non le trasmettano ai contribuenti, i contribuenti possono adire il tribunale competente del loro Stato di residenza o di stabilimento al fine di trarre tutte le conseguenze giuridiche e applicare le norme di funzionamento.
3.  In caso di mancanza o incompletezza della notifica delle norme di funzionamento ai contribuenti, gli Stati membri provvedono affinché le personalità indipendenti e il presidente completino le norme di funzionamento conformemente all'allegato II e le trasmettano al contribuente entro due settimane dalla data di scadenza del periodo di un mese previsto dall'articolo 6, paragrafo 4. Qualora le personalità indipendenti e il presidente non siano d'accordo sulle norme di funzionamento o non le trasmettano ai contribuenti, i contribuenti possono adire il tribunale competente del loro Stato di residenza o di stabilimento al fine di trarre tutte le conseguenze giuridiche e applicare le norme di funzionamento.
Emendamento 55
Proposta di direttiva
Articolo 12 – paragrafo 1 – parte introduttiva
1.  Ai fini della procedura di cui all'articolo 6, il contribuente o i contribuenti interessati possono fornire alla commissione consultiva o alla commissione per la risoluzione alternativa delle controversie le informazioni, le prove o i documenti che possono essere rilevanti ai fini della decisione. Il contribuente/i contribuenti e le autorità competenti degli Stati membri interessati forniscono le informazioni, le prove e i documenti su richiesta della commissione consultiva o della commissione per la risoluzione alternativa delle controversie. Tuttavia, le autorità competenti di uno Stato membro possono rifiutare di fornire informazioni alla commissione consultiva nei seguenti casi:
1.  Ai fini della procedura di cui all'articolo 6, il contribuente o i contribuenti interessati forniscono alla commissione consultiva o alla commissione per la risoluzione alternativa delle controversie le informazioni, le prove o i documenti che possono essere rilevanti ai fini della decisione. Il contribuente/i contribuenti e le autorità competenti degli Stati membri interessati forniscono le informazioni, le prove e i documenti su richiesta della commissione consultiva o della commissione per la risoluzione alternativa delle controversie. Tuttavia, le autorità competenti di uno Stato membro possono rifiutare di fornire informazioni alla commissione consultiva nei seguenti casi:
Emendamento 56
Proposta di direttiva
Articolo 13 – paragrafo 1
1.  Entro sei mesi dalla data di istituzione, la commissione consultiva o la commissione per la risoluzione alternativa delle controversie esprimono il proprio parere alle autorità competenti degli Stati membri interessati.
1.  Entro tre mesi dalla data di istituzione, la commissione consultiva o la commissione per la risoluzione alternativa delle controversie esprimono il proprio parere alle autorità competenti degli Stati membri interessati.
Emendamento 57
Proposta di direttiva
Articolo 13 – paragrafo 2
2.  Nell'elaborare il proprio parere, la commissione consultiva o la commissione per la risoluzione alternativa delle controversie tengono conto delle norme nazionali applicabili e delle convenzioni in materia di doppia imposizione. In assenza di una convenzione o di un accordo in materia di doppia imposizione tra gli Stati membri interessati, la commissione consultiva o la commissione per la risoluzione alternativa delle controversie possono fare riferimento, nell'elaborazione del proprio parere, alla prassi internazionale in materia di tassazione, ad esempio al più recente modello di convenzione fiscale dell'OCSE.
2.  Nell'elaborare il proprio parere, la commissione consultiva o la commissione per la risoluzione alternativa delle controversie tengono conto delle norme nazionali applicabili e delle convenzioni in materia di doppia imposizione. In assenza di una convenzione o di un accordo in materia di doppia imposizione tra gli Stati membri interessati, la commissione consultiva o la commissione per la risoluzione alternativa delle controversie possono fare riferimento, nell'elaborazione del proprio parere, alla prassi internazionale in materia di tassazione, ad esempio al più recente modello di convenzione fiscale dell'OCSE e al più recente modello di convenzione ONU contro la doppia imposizione.
Emendamento 58
Proposta di direttiva
Articolo 14 – paragrafo 1
1.  Le autorità competenti danno il loro accordo entro sei mesi dalla notifica del parere della commissione consultiva o della commissione per la risoluzione alternativa delle controversie in merito all'eliminazione della doppia imposizione.
1.  Le autorità competenti danno il loro accordo entro tre mesi dalla notifica del parere della commissione consultiva o della commissione per la risoluzione alternativa delle controversie in merito all'eliminazione della doppia imposizione.
Emendamento 59
Proposta di direttiva
Articolo 14 – paragrafo 3
3.  Gli Stati membri provvedono affinché la decisione finale di eliminare la doppia imposizione sia trasmessa da ciascuna autorità competente ai contribuenti entro trenta giorni di calendario dalla sua adozione. Se non viene informato della decisione entro trenta giorni di calendario, il contribuente può presentare ricorso nel suo Stato membro di residenza o di stabilimento in conformità alle norme nazionali.
3.  Gli Stati membri provvedono affinché la decisione finale di eliminare la doppia imposizione sia trasmessa da ciascuna autorità competente ai contribuenti entro trenta giorni di calendario dalla sua adozione. Se il contribuente non viene informato della decisione entro trenta giorni, può presentare ricorso nel suo Stato membro di residenza o di stabilimento in conformità alle norme nazionali.
Emendamento 60
Proposta di direttiva
Articolo 15 – paragrafo 2
2.  Il deferimento della controversia alla procedura amichevole o alla procedura di risoluzione delle controversie non impedisce a uno Stato membro di avviare o di continuare procedimenti giudiziari o procedimenti per sanzioni amministrative e penali in relazione alle stesse materie.
2.  Il deferimento della controversia alla procedura amichevole o alla procedura di risoluzione delle controversie impedisce a uno Stato membro di avviare o di continuare procedimenti giudiziari o procedimenti per sanzioni amministrative e penali in relazione alle stesse materie.
Emendamento 61
Proposta di direttiva
Articolo 15 – paragrafo 3 – lettera a
a)  sei mesi come stabilito all'articolo 3, paragrafo 5;
a)  tre mesi come stabilito all'articolo 3, paragrafo 5;
Emendamento 62
Proposta di direttiva
Articolo 15 – paragrafo 3 – lettera b
b)  due anni come stabilito all'articolo 4, paragrafo 1.
b)  un anno come stabilito all'articolo 4, paragrafo 1.
Emendamento 63
Proposta di direttiva
Articolo 15 – paragrafo 6
6.  In deroga all'articolo 6, gli Stati membri interessati possono rifiutare l'accesso alla procedura di risoluzione delle controversie in caso di frode fiscale, inadempimento intenzionale e grave negligenza.
6.  In deroga all'articolo 6, gli Stati membri interessati possono rifiutare l'accesso alla procedura di risoluzione delle controversie in caso di frode fiscale confermata da sentenza definitiva nel quadro di un procedimento penale o amministrativo, inadempimento intenzionale e grave negligenza nella stessa questione.
Emendamento 64
Proposta di direttiva
Articolo 16 – paragrafo 2
2.  Le autorità competenti pubblicano la decisione finale di cui all'articolo 14, previo il consenso di ciascuno dei contribuenti interessati.
2.  Le autorità competenti pubblicano nella sua interezza la decisione finale di cui all'articolo 14. Tuttavia, qualora uno dei contribuenti interessati affermi che determinati punti della decisione contengono informazioni commerciali, industriali o professionali sensibili, le autorità competenti tengono conto di tali argomentazioni e pubblicano la decisione nel modo più completo possibile, cancellando però le parti sensibili. Pur proteggendo i diritti costituzionali dei contribuenti, in particolare per quanto riguarda le informazioni la cui pubblicazione rivelerebbe in modo chiaro ed evidente alla concorrenza informazioni industriali e commerciali sensibili, le autorità competenti si adoperano per garantire la massima trasparenza mediante la pubblicazione della decisione finale.
Emendamento 65
Proposta di direttiva
Articolo 16 – paragrafo 3 – comma 1
Qualora un contribuente interessato non dia il consenso alla pubblicazione della decisione finale nella sua interezza, le autorità competenti pubblicano una sintesi della decisione finale con la descrizione del problema e l'oggetto, la data, i periodi d'imposta in questione, la base giuridica, il settore industriale e una breve descrizione del risultato finale.
soppresso
Emendamento 67
Proposta di direttiva
Articolo 16 – paragrafo 4
4.  La Commissione predispone moduli standard per la comunicazione delle informazioni di cui ai paragrafi 2 e 3 mediante atti di esecuzione. Gli atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura di cui all'articolo 18, paragrafo 2.
4.  La Commissione predispone moduli standard per la comunicazione delle informazioni di cui al paragrafo 2 mediante atti di esecuzione. Gli atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura di cui all'articolo 18, paragrafo 2.
Emendamento 68
Proposta di direttiva
Articolo 16 – paragrafo 5
5.  Le autorità competenti trasmettono alla Commissione le informazioni da pubblicare a norma del paragrafo 3 prima della pubblicazione.
5.  Le autorità competenti trasmettono alla Commissione le informazioni da pubblicare a norma del paragrafo 3 prima della pubblicazione. La Commissione rende disponibili tali informazioni, in un formato di dati comunemente utilizzato, su una pagina web gestita centralmente.
Emendamento 69
Proposta di direttiva
Articolo 17 – paragrafo 1
1.  La Commissione mette a disposizione online e tiene aggiornato l'elenco delle personalità indipendenti di cui all'articolo 8, paragrafo 4, precisando quali di queste persone possono essere nominate presidente. Nell'elenco figurano solo i nomi di tali persone.
1.  La Commissione mette a disposizione online, in un formato dati aperto, l'elenco delle personalità indipendenti di cui all'articolo 8, paragrafo 4, e lo tiene aggiornato, precisando quali di queste persone possono essere nominate presidente. Nell'elenco figurano i nomi, le affiliazioni e il curriculum vitae di tali persone e le informazioni relative alle loro qualifiche e alla loro esperienza pratica congiuntamente alle dichiarazioni sugli eventuali conflitti di interesse.
Emendamento 70
Proposta di direttiva
Articolo 21 bis (nuovo)
Articolo 21 bis
Riesame
Entro il ... [tre anni dopo la data di entrata in vigore della presente direttiva], la Commissione, sulla base di una consultazione pubblica e alla luce delle discussioni con le autorità competenti, procede a un riesame dell'applicazione e dell'ambito della presente direttiva. La Commissione esamina inoltre se un comitato consultivo di natura permanente ("commissione consultiva permanente") migliorerebbe ulteriormente l'efficacia e l'efficienza delle procedure di risoluzione delle controversie.
La Commissione presenta una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio corredandola, se opportuno, di una proposta legislativa di modifica.
Emendamento 71
Proposta di direttiva
Allegato I – titolo 5 –riga 2 bis (nuovo)
Gewerbesteuer
Emendamento 72
Proposta di direttiva
Allegato I – titolo 12 – riga 2 bis (nuovo)
Imposta regionale sulle attività produttive

(1) Testi approvati, P8_TA(2015)0408.
(2) Testi approvati, P8_TA(2016)0310.
(3) GU L 225 del 20.8.1990, pag. 10.


Azione dell'UE a favore della sostenibilità
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Risoluzione del Parlamento europeo del 6 luglio 2017 sull'azione dell'UE a favore della sostenibilità (2017/2009(INI))
P8_TA(2017)0315A8-0239/2017

Il Parlamento europeo,

–  vista la risoluzione delle Nazioni Unite da titolo "Transforming our World: The 2030 Agenda for Sustainable Development" (Trasformare il nostro mondo. L'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile), adottata in occasione del vertice ONU sullo sviluppo sostenibile il 25 settembre 2015 a New York(1),

–  visto l'accordo adottato in occasione della 21a Conferenza delle Parti (COP21) svoltasi il 12 dicembre 2015 a Parigi (accordo di Parigi),

–   visto l'articolo 3, paragrafi 3 e 5, del trattato sull'Unione europea (TEU),

–  visti l'articolo 7 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), che ribadisce che "l'Unione assicura la coerenza tra le sue varie politiche e azioni, tenendo conto dell'insieme dei suoi obiettivi", e l'articolo 11 del TFUE,

–  vista la comunicazione della Commissione del 22 novembre 2016 dal titolo "Il futuro sostenibile dell'Europa: prossime tappe. L'azione europea a favore della sostenibilità" (COM(2016)0739),

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall'UE nel gennaio 2011,

–  visto il programma d'azione generale dell'Unione in materia di ambiente fino al 2020 "Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta"(2),

–   vista relazione n. 30/2016 dell'Agenzia europea dell'ambiente (AEA): relazione sugli indicatori ambientali 2016 (Environmental indicator report 2016),

–  vista la sua risoluzione del 12 maggio 2016 sul seguito e sul riesame dell'Agenda 2030(3),

–   vista la nota strategica del Centro europeo di strategia politica della Commissione, del 20 luglio 2016, dal titolo "Sustainability Now! A European Voice for Sustainability" (Sostenibilità ora! Una voce europea a favore della sostenibilità)(4),

–  vista la strategia dell'UE sulla biodiversità fino al 2020(5), la sua revisione intermedia(6) e la risoluzione del Parlamento europeo del 2 febbraio 2016 sulla revisione intermedia(7),

–   viste le relazioni del gruppo internazionale per le risorse del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP) dal titolo: "Policy Coherence of the Sustainable Development Goals (2015)" (Coerenza politica degli obiettivi di sviluppo sostenibile), "Global Material Flows and Resource Productivity (2016)" (Flussi globali di materiali e produttività delle risorse) e "Resource Efficiency: Potential and Economic Implications UNEP (2017)" (Efficienza in termini di risorse: potenziale e implicazioni economiche),

–   vista la comunicazione comune della Commissione e dell'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza del 10 novembre 2016 dal titolo "Governance internazionale degli oceani: un'agenda per il futuro dei nostri oceani" (JOIN(2016)0049),

–   visto l'accordo sulla nuova agenda urbana Habitat III, approvato a Quito il 20 ottobre 2016,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e i pareri della commissione per lo sviluppo, della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale e della commissione per la cultura e l'istruzione (A8-0239/2017),

A.  considerando che l'UE e i suoi Stati membri hanno adottato l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile (in prosieguo "l'Agenda 2030"), inclusi gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS);

B.  considerando che i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite rappresentano un modello per una società e un mondo migliori, sono realizzabili attraverso un'azione pratica e misurabile e fanno riferimento a una serie di questioni tra cui il conseguimento di risultati migliori e più equi in termini di salute, un maggiore benessere e una maggiore istruzione per i cittadini, una prosperità globale più elevata, l'azione contro il cambiamento climatico e la conservazione dell'ambiente per le generazioni future, e, in quanto tali, devono sempre essere considerati in modo orizzontale in tutti i settori di attività dell'Unione;

C.  considerando che la futura crescita economica sarà possibile solo se si rispetteranno appieno i limiti del pianeta al fine di garantire una vita dignitosa per tutti;

D.  considerando che l'Agenda 2030 riveste un potenziale trasformativo e stabilisce obiettivi universali, ambiziosi, globali, indivisibili e interconnessi che mirano a eradicare la povertà, lottare contro la discriminazione e promuovere la prosperità, la responsabilità ambientale, l'inclusione sociale e il rispetto dei diritti umani nonché a rafforzare la pace e la sicurezza; che tali obiettivi richiedono un'azione immediata ai fini di una piena ed efficace attuazione;

E.  considerando che la Commissione non ha ancora definito una strategia globale per attuare l'Agenda 2030 che comprenda i settori di politica interna ed esterna con una tempistica dettagliata fino al 2030, come richiesto dal Parlamento europeo nella sua risoluzione del 12 maggio 2016 sul seguito e la situazione attuale dell'Agenda e non ha pienamente assunto un ruolo di coordinamento generale per le azioni realizzate a livello nazionale; che una strategia di attuazione efficace e un meccanismo di monitoraggio e riesame sono essenziali per conseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS);

F.  considerando che i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile e i 169 traguardi associati affrontano tutti gli aspetti della politica dell'Unione;

G.  considerando che molti degli obiettivi di sviluppo sostenibile riguardano direttamente i poteri dell'UE in aggiunta a quelli delle autorità nazionali, regionali e locali e che la loro attuazione richiede pertanto un approccio realmente basato su una governance multilivello, con un impegno attivo e ampio della società civile;

H.  considerando che il cambiamento climatico non è un problema ambientale a se stante, ma rappresenta, secondo l'ONU(8), una delle maggiori sfide del nostro tempo e costituisce una grave minaccia per lo sviluppo sostenibile e che le sue diffuse conseguenze senza precedenti impongono un onere sproporzionato ai paesi più poveri e più vulnerabili e acuiscono la disuguaglianza tra i paesi e all'interno degli stessi; che un'azione urgente per combattere il cambiamento climatico è parte integrante del successo dell'attuazione degli OSS;

I.  considerando che gli obiettivi della strategia Europa 2020 in materia di cambiamento climatico e sostenibilità energetica sono: di ridurre le emissioni di gas a effetto serra (GES) del 20 %, soddisfare il 20 % della domanda energetica dell'UE con fonti rinnovabili e aumentare del 20 % l'efficienza energetica; considerando che l'UE si è impegnata a ridurre le emissioni interne di gas a effetto serra di almeno il 40 % entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005, fatto salvo un meccanismo di aumento nel quadro dell'accordo di Parigi; che il Parlamento ha chiesto, entro il 2030, un obiettivo vincolante in materia di efficienza energetica del 40 % e un obiettivo vincolante per le fonti energetiche rinnovabili di almeno il 30 %, sottolineando che tali obiettivi dovrebbero essere attuati attraverso singoli obiettivi nazionali;

J.  considerando che l'UE e i suoi Stati membri sono tutti firmatari dell'accordo di Parigi e, in quanto tali, si sono impegnati a lavorare con gli altri paesi per limitare l'aumento del riscaldamento globale ben al di sotto di 2° C, proseguendo nel frattempo gli sforzi per limitare ulteriormente l'aumento a 1,5° C e in questo modo tentare di limitare i rischi peggiori del cambiamento climatico, che mettono a repentaglio la capacità di realizzare lo sviluppo sostenibile;

K.  considerando che la salute dei mari e degli oceani è essenziale per sostenere una biodiversità abbondante, garantire la sicurezza alimentare e fornire mezzi di sussistenza sostenibili;

L.  considerando che la Commissione ha l'obbligo, ai sensi del 7° programma d'azione per l'ambiente (PAA), di valutare l'impatto ambientale, in un contesto globale, del consumo di materie prime agricole e non agricole da parte dell'Unione;

M.  considerando che qualsiasi valutazione dell'efficacia attuale e futura dell'agenda per lo sviluppo sostenibile in Europa non dovrebbe contemplare soltanto i successi attuali, ma dovrebbe guardare anche agli impegni e ai programmi per il futuro, e dovrebbe essere altresì basata su una valutazione approfondita dei divari esistenti tra le politiche dell'UE e gli obiettivi di sviluppo sostenibile, compresi i settori in cui l'UE non soddisfa gli obiettivi di sviluppo sostenibile, la scarsa attuazione delle politiche attuali e le potenziali contraddizioni tra settori strategici;

N.  considerando che, secondo l'AEA, è estremamente probabile che 11 dei 30 obiettivi prioritari del PAA non saranno conseguiti entro la scadenza del 2020;

O.  considerando che il finanziamento degli OSS pone un'enorme sfida che richiede un partenariato forte e globale nonché l'impiego di tutte le forme di finanziamento (provenienti da fonti nazionali, internazionali, pubbliche, private e innovative) e di misure non finanziarie; che i finanziamenti privati possono integrare, ma non sostituire i finanziamenti pubblici;

P.  considerando che l'efficace mobilitazione di risorse nazionali è un fattore indispensabile per il conseguimento degli obiettivi dell'Agenda 2030; che i paesi in via di sviluppo sono colpiti in modo particolare dall'evasione fiscale e dall'elusione fiscale delle imprese;

Q.  considerando che la promozione dello sviluppo sostenibile richiede resilienza che dovrebbe essere promossa attraverso un approccio articolato all'azione esterna dell'UE e favorendo il principio della coerenza della politica per lo sviluppo; che le politiche degli Stati membri e dell'UE hanno effetti sia voluti che non voluti sui paesi in via di sviluppo e che gli OSS costituiscono un'opportunità unica per ottenere maggiore coerenza e politiche più eque nei confronti dei paesi in via di sviluppo;

R.  considerando che il commercio internazionale può essere un potente motore di sviluppo e crescita economica e che un'ampia quota delle importazioni dell'UE proviene dai paesi in via di sviluppo; che l'Agenda 2030 riconosce nel commercio un mezzo per conseguire gli OSS;

S.  considerando che affrontare la sfida della migrazione e le esigenze di una popolazione mondiale in aumento è essenziale per conseguire lo sviluppo sostenibile; che l'Agenda 2030 dà risalto al ruolo della migrazione quale potenziale motore di sviluppo; che, secondo l'articolo 208 TFUE, l'eliminazione della povertà è il principale obiettivo delle politiche di sviluppo dell'UE;

1.  prende atto della comunicazione della Commissione su un'azione europea a favore della sostenibilità, che illustra le iniziative strategiche e gli strumenti esistenti a livello europeo e costituisce una risposta all'Agenda 2030; sottolinea, tuttavia, la necessità di una valutazione globale, tra cui le lacune politiche e le tendenze, le incoerenze e le carenze in materia di attuazione, nonché i potenziali benefici collaterali e le sinergie, di tutte le vigenti politiche e normative dell'UE in tutti i settori; sottolinea la necessità di un'azione coordinata per tale valutazione sia a livello europeo che a livello degli Stati membri; invita pertanto la Commissione e il Consiglio, in tutte le sue formazioni, nonché le agenzie e gli organismi dell'UE, a svolgere senza indugio tale attività;

2.  sottolinea che lo scopo dell'Agenda 2030 è realizzare un maggiore benessere per tutti e che i tre pilastri paritari dello sviluppo sostenibile, ovvero lo sviluppo sociale, ambientale ed economico, sono essenziali per conseguire gli OSS; sottolinea il fatto che lo sviluppo sostenibile è un obiettivo fondamentale dell'Unione, come sancito dall'articolo 3, paragrafo 3, del TUE, e che dovrebbe svolgere un ruolo centrale nel dibattito sul futuro dell'Europa;

3.  accoglie con favore l'impegno della Commissione a favore dell'integrazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile in tutte le politiche e iniziative dell'UE, sulla base dei principi dell'universalità e dell'integrazione; invita la Commissione a elaborare, senza indugio, una strategia quadro globale, coerente, coordinata e generale di breve, medio e lungo periodo sull'attuazione dei 17 OSS e dei rispettivi 169 obiettivi nell'UE, riconoscendo le interconnessioni e la parità dei vari OSS e adottando un approccio di governance multilivello e intersettoriale; sottolinea, inoltre, la necessità di integrare tutti gli aspetti dell'Agenda 2030 nel semestre europeo e di assicurare un completo coinvolgimento del Parlamento nel processo; invita il primo vicepresidente, che ha la responsabilità trasversale dello sviluppo sostenibile, e ad assumere un ruolo guida in tale ambito; sottolinea il fatto che l'UE e i suoi Stati membri si sono impegnati ad attuare integralmente tutti gli OSS e gli obiettivi, nella pratica e nello spirito;

4.  ricorda l'importanza del principio alla base dell'Agenda 2030 di "non lasciare nessuno indietro"; chiede alla Commissione e agli Stati membri di intervenire con forza per affrontare le disuguaglianze all'interno e tra i paesi in quanto esse amplificano l'impatto di altre sfide globali e ostacolano il progresso in materia di sviluppo sostenibile; chiede alla Commissione e agli Stati membri di promuovere la ricerca e la disaggregazione dei dati nelle loro politiche, in modo da garantire che siano inclusi e ottengano priorità i soggetti più vulnerabili ed emarginati;

5.  si compiace dell'impegno della Commissione a favore dell'integrazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile nella sua agenda per legiferare meglio e sottolinea il potenziale insito nell'utilizzo degli strumenti per legiferare meglio in modo strategico al fine di valutare la coerenza politica dell'UE rispetto all'Agenda 2030; invita la Commissione a stabilire che siano verificati gli OSS di tutte le nuove politiche e normative e a garantire la piena coerenza delle politiche nell'attuazione degli OSS, promuovendo nel contempo le sinergie, conseguendo benefici collaterali ed evitando i compromessi, sia a livello europeo che di Stati membri; sottolinea la necessità di includere lo sviluppo sostenibile quale parte integrante del quadro generale delle valutazioni di impatto, e non come valutazione di impatto separata come avviene attualmente nel quadro degli strumenti dell'iniziativa "Legiferare meglio" della Commissione; chiede un miglioramento degli strumenti progettati per misurare e quantificare i risultati ambientali a medio e lungo termine nelle valutazioni di impatto; invita inoltre la Commissione a garantire che le valutazioni e i controlli di adeguatezza effettuati nel quadro del programma di controllo dell'adeguatezza e dell'efficacia della regolamentazione (REFIT) accertino se determinate politiche o atti legislativi contribuiscono all'attuazione ambiziosa degli OSS o se in realtà la frenano; chiede una netta individuazione e differenziazione del livello di governance al quale gli obiettivi dovrebbero essere attuati, sottolineando nel contempo che è necessario rispettare il principio di sussidiarietà; invita a istituire filiere di sviluppo sostenibile chiare e coerenti a livello nazionale e, se necessario, subnazionale o locale in relazione agli Stati membri che non vi abbiano già provveduto; sottolinea che la Commissione dovrebbe fornire indicazioni per tale processo, al fine di garantire un formato armonizzato;

6.  sottolinea che il 7° programma d'azione per l'ambiente è, di per sé, uno strumento essenziale per l'attuazione degli OSS, sebbene le azioni intraprese in alcuni settori non siano ancora sufficienti ad assicurare il conseguimento degli OSS; invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare tutte le misure necessarie per la piena attuazione del 7° programma d'azione per l'ambiente, a includere nella valutazione del 7° programma d'azione per l'ambiente una valutazione della misura in cui i suoi obiettivi corrispondano agli OSS e a tenere conto di tali risultati per l'elaborazione di una raccomandazione per il programma successivo; invita la Commissione a proporre tempestivamente un programma d'azione per l'ambiente dell'Unione per il periodo successivo al 2020, come prescritto dall'articolo 192, paragrafo 3, TFUE, in quanto tale programma contribuirà al conseguimento degli OSS in Europa;

7.  esorta fermamente la Commissione ad aderire all'agenda per la governance concordata nella Dichiarazione di Rio e nell'Agenda 2030 nonché nel piano di attuazione di Johannesburg (JPOI) 2002 e nel documento conclusivo di Rio+20 della Conferenza delle Nazioni Unite del 2012 sullo sviluppo sostenibile;

8.  ritiene che la Commissione debba incoraggiare gli Stati membri a promuovere la creazione o il potenziamento dei consigli per lo sviluppo sostenibile a livello nazionale e a livello locale; ritiene inoltre che sia necessario migliorare la partecipazione e il coinvolgimento effettivo della società civile e di altri pertinenti soggetti interessati nelle sedi internazionali competenti, e, in tale contesto, promuovere la trasparenza e l'ampia partecipazione del pubblico nonché i partenariati per attuare lo sviluppo sostenibile;

9.  riconosce che per soddisfare gli OSS sarà necessario l'impegno multilaterale dell'UE, delle autorità locali e regionali degli Stati membri, della società civile, dei cittadini, delle imprese e dei partner terzi; invita la Commissione a garantire che la piattaforma multilaterale, annunciata nella sua comunicazione diventi un modello di migliori pratiche per facilitare la pianificazione, l'attuazione, il monitoraggio e la revisione dell'Agenda 2030; sottolinea che la piattaforma dovrebbe mobilitare le competenze di diversi settori chiave, promuovere l'innovazione e contribuire a garantire collegamenti efficaci con le parti interessate, incoraggiando un approccio dal basso verso l'alto alla promozione dello sviluppo sostenibile; sottolinea inoltre che la piattaforma dovrebbe avere un ambito di applicazione molto più ampio e non essere soltanto una piattaforma di apprendimento tra pari, consentendo un coinvolgimento reale delle parti interessate nella pianificazione e nel monitoraggio dell'attuazione degli OSS; invita inoltre la Commissione a promuovere sinergie con altre piattaforme correlate come la piattaforma REFIT, la piattaforma sull'economia circolare, il gruppo di lavoro ad alto livello sulla competitività e la crescita e il gruppo di esperti ad alto livello sulla finanza sostenibile, e a comunicare al Parlamento e al Consiglio in che modo verranno seguite le raccomandazioni della piattaforma;

10.  invita la Commissione a intensificare gli sforzi per agevolare la governance degli OSS al fine di garantire quanto segue:

   i) multisettoriale: istituire una struttura di coordinamento nazionale responsabile di dare un seguito all'Agenda 21, che benefici delle competenze delle ONG;
   ii) multilivello: istituire un quadro istituzionale efficace per lo sviluppo sostenibile a tutti i livelli;
   iii) multilaterale: promuovere e incoraggiare la consapevolezza e la partecipazione pubblica, rendendo le informazioni ampiamente disponibili;
   iv) miglioramento dell'interfaccia tra scienza e politica;
   v) stabilire un calendario chiaro che unisca una logica di breve periodo a una di lungo periodo;

invita pertanto la Commissione a garantire che la piattaforma multilaterale non si traduca soltanto in un'aggregazione, ma anche nella diffusione delle conoscenze attive sugli OSS e a garantire che la piattaforma influenzi l'agenda politica. Di conseguenza, chiede alla Commissione, con il contributo del Parlamento e del Consiglio, di creare una piattaforma multilaterale che coinvolga attori di una gamma di settori. Le imprese e l'industria, i gruppi dei consumatori, i sindacati, le ONG sociali, le ONG per l'ambiente e il clima, le ONG per la cooperazione allo sviluppo, i rappresentanti degli enti locali e delle città dovrebbero essere tutti rappresentati in un forum non inferiore a 30 soggetti interessati. Le riunioni dovrebbero essere aperte al massimo numero di soggetti possibile ed essere concepite per ampliarsi in caso di crescita di interesse nel tempo. La piattaforma dovrebbe identificare, nelle sue riunioni trimestrali, i problemi che costituiscono impedimenti alla realizzazione degli OSS. Il Parlamento dovrebbe valutare la possibilità di istituire un gruppo di lavoro sugli OSS al fine di garantire un lavoro orizzontale in seno al Parlamento in materia. Il forum dovrebbe essere composto da deputati al PE in rappresentanza del maggior numero possibile di commissioni. La Commissione e il Parlamento dovrebbero essere entrambi attivi nelle riunioni della piattaforma multilaterale. La Commissione dovrebbe fornire alla piattaforma un aggiornamento annuale riguardo ai suoi futuri piani di aiuto per la realizzazione degli OSS, oltre a un documento che sarebbe accessibile a tutti i livelli in tutti gli Stati membri riguardante le migliori prassi per l'attuazione degli OSS in vista delle riunioni di alto livello per gli OSS delle Nazioni Unite a giugno/luglio. Il Comitato delle regioni dovrebbe fungere da ponte di collegamento tra gli attori locali e gli attori nazionali;

11.  si compiace della quantità crescente di capitali istituzionali e privati stanziati per il finanziamento degli OSS e invita la Commissione e gli Stati membri a sviluppare criteri di sviluppo sostenibile per la spesa istituzionale dell'UE, a individuare i possibili ostacoli regolamentari e gli incentivi per gli investimenti negli OSS e a valutare opportunità di convergenza e cooperazione tra investimenti pubblici e privati;

12.  accoglie con favore il potenziale contributo del riesame dell'attuazione delle politiche ambientali alla realizzazione degli OSS attraverso una migliore applicazione dell'acquis negli Stati membri; avverte, tuttavia, che tale revisione non dovrebbe essere considerata un sostituto di altri strumenti quali le procedure d'infrazione;

13.  esorta la Commissione a sviluppare meccanismi di monitoraggio, controllo e revisione per l'attuazione e l'integrazione degli OSS e dell'Agenda 2030 e invita la Commissione, in collaborazione con Eurostat, a definire un insieme di indicatori specifici dei progressi per l'applicazione interna degli OSS nell'UE; invita la Commissione e redigere relazioni annuali riguardo ai progressi dell'UE nell'attuazione degli OSS; sottolinea che gli Stati membri dovrebbero essere sostenuti dalla Commissione ai fini di una comunicazione coerente; chiede che il Parlamento diventi partner in questo processo, in particolare nel secondo asse di lavoro post 2020, e chiede un dialogo e una comunicazione annuali tra il Parlamento, il Consiglio e la Commissione che si concludano con l'elaborazione di una relazione; sollecita risultati trasparenti e facilmente comprensibili e comunicabili a una vasta gamma di destinatari; evidenzia l'importanza della trasparenza e della responsabilità democratica durante il monitoraggio dell'Agenda 2030 e sottolinea pertanto il ruolo dei colegislatori in tale processo; ritiene che la conclusione di un accordo interistituzionale vincolante ai sensi dell'articolo 295 del TFUE fornirebbe un'intesa adeguata per la cooperazione in tale ambito;

14.  ricorda che gli Stati membri devono riferire alle Nazioni Unite sui risultati raggiunti riguardo agli OSS; evidenzia che le relazioni di detti Stati membri dovrebbero essere elaborate in collaborazione con gli enti locali e regionali competenti; sottolinea che negli Stati membri con livelli di governo federale o decentrato è necessario indicare nel dettaglio le sfide e gli obblighi specifici di tali livelli decentrati di governo ai fini del raggiungimento degli OSS;

15.  invita la Commissione a promuovere catene di valore globali sostenibili con l'introduzione di sistemi di dovuta diligenza per le imprese applicati alla loro intera catena di approvvigionamento, dato che ciò incoraggerebbe le imprese a investire in modo più responsabile e a stimolare un'attuazione più efficace dei capitoli relativi alla sostenibilità negli accordi di libero scambio, anche nell'ambito della lotta alla corruzione, della trasparenza, del contrasto all'elusione fiscale e del comportamento responsabile delle imprese;

16.  è del parere che qualsiasi futura visione dell'Europa debba includere gli OSS quale principio fondamentale e che, in tal modo, gli Stati membri dovrebbero adottare modelli economici sostenibili e il ruolo dell'UE nel realizzare lo sviluppo sostenibile dovrebbe essere al centro delle riflessioni promosse dal Libro bianco della Commissione del 1° marzo 2017 sul futuro dell'Europa (COM(2017)2025), dato che nell'ambito della crescita economica è necessaria una più solida dimensione della sostenibilità; ritiene che conseguire gli OSS e l'agenda 2030 sia fondamentale per l'UE e che tale conseguimento dovrebbe rappresentare l'eredità lasciata dall'Europa alle generazioni future; riconosce che l'agenda 2030 è in linea con i principi e i valori dell'Unione e che la realizzazione di tali obiettivi è il seguito naturale dei piani dell'UE di creare un futuro migliore, più salutare e più sostenibile per l'Europa stessa;

17.  invita la Commissione e gli Stati membri a rafforzare le capacità per la valutazione integrata, l'innovazione tecnologica e istituzionale e la mobilitazione finanziaria per la realizzazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile;

18.  riconosce che la maggior parte dei paesi europei, sia dell'UE che terzi, è firmataria dell'accordo sugli obiettivi di sviluppo sostenibile; ritiene che, nel contesto del dibattito sul futuro dell'Europa, sia opportuno valutare la messa a punto di un quadro paneuropeo per il conseguimento degli OSS tra Stati membri dell'UE e del SEE, i firmatari degli accordi di associazione dell'UE, i paesi candidati all'UE e, dopo il recesso, il Regno Unito;

19.  sottolinea il ruolo del Forum politico di alto livello nel seguito e nel riesame degli OSS e invita la Commissione e il Consiglio a onorare il ruolo guida dell'UE nell'elaborazione e nell'attuazione dell'Agenda 2030, adottando posizioni comuni UE e una rendicontazione UE coordinata, sulla base di relazioni coordinate degli Stati membri e delle istituzioni dell'UE, prima del Forum politico di alto livello, sotto l'egida dell'Assemblea generale; invita la Commissione a fare il punto sulle azioni esistenti durante l'imminente Forum politico di alto livello e sugli specifici OSS che saranno sottoposti a riesame;

20.  ritiene che l'UE debba essere il leader mondiale della transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio e un sistema di produzione-consumo sostenibile; invita la Commissione a orientare le sue politiche in materia di scienza, tecnologia e innovazione (STI) verso gli OSS e chiede alla Commissione di elaborare una comunicazione sulla STI per lo sviluppo sostenibile ("STI4SD"), come raccomandato dal gruppo di esperti della Commissione "Follow-up di Rio+20, in particolare degli OSS", allo scopo di formulare e sostenere il coordinamento e la coesione a lungo termine delle politiche;

21.  sottolinea che la scienza, la tecnologia e l'innovazione rappresentano strumenti particolarmente importanti per l'attuazione del OSS; evidenzia la necessità, per Orizzonte 2020 e i futuri programmi quadro di ricerca, di integrare meglio il concetto di sviluppo sostenibile e le sfide sociali;

22.  ricorda, come indicato nella sua risoluzione del 12 maggio 2016, che il Parlamento dovrebbe avere un ruolo chiaro nell'attuazione dell'Agenda 2030 da parte dell'UE;

23.  accoglie con favore le recenti iniziative volte a promuovere l'efficienza delle risorse, tra l'altro attraverso la promozione della prevenzione dei rifiuti, del riutilizzo e del riciclaggio, limitando il recupero energetico ai materiali non riciclabili ed eliminando gradualmente il conferimento in discarica dei rifiuti riciclabili o recuperabili, come proposto nel piano d'azione per l'economia circolare, e la proposta di nuovi, ambiziosi obiettivi dell'UE in materia di rifiuti, che contribuiranno, tra l'altro, all'OSS 12 e alla riduzione dei rifiuti marini; riconosce che il conseguimento degli OSS e il rispetto degli obiettivi in materia di cambiamento climatico in maniera efficace sotto il profilo dei costi rafforzerà l'efficienza delle risorse e ridurrà, entro il 2050, le emissioni globali di gas a effetto serra del 19 % e le emissioni di gas a effetto serra dei paesi del G7 fino al 25 %; sottolinea il fatto che 12 dei 17 OSS dipendono dall'uso sostenibile delle risorse naturali; evidenzia l'importanza del consumo e della produzione sostenibili attraverso un aumento dell'efficienza, la diminuzione dell'inquinamento, della domanda di risorse e dei rifiuti; sottolinea la necessità di scindere la crescita dall'uso delle risorse e dagli impatti ambientali; invita la Commissione a redigere una relazione periodica sullo stato dell'economia circolare che precisi la sua situazione e le tendenze e consenta la modifica delle politiche esistenti sulla base di informazioni oggettive, affidabili e comparabili; invita altresì la Commissione a garantire che l'economia circolare ottenga una riduzione significativa nell'uso di materiali vergini, una riduzione dei rifiuti di materiali, prodotti con una durata maggiore e l'utilizzo dei materiali di scarto della produzione e dei materiali in eccesso precedentemente considerati rifiuti; invita la Commissione a proporre una strategia ambiziosa e globale sulla plastica, aderendo anche all'obiettivo 2020 di una gestione ecologicamente corretta delle sostanze chimiche e tenendo conto dell'obiettivo relativo a cicli dei materiali non tossici, come stabilito nel 7° PAA; ritiene che un'azione coordinata a livello europeo contro lo spreco alimentare sia essenziale ai fini dell'OSS n.2; sottolinea l'obiettivo dell'UE inteso a ridurre del 50 % gli sprechi alimentari entro il 2030;

24.  sottolinea che la decisione n. 1386/2013/UE indica che gli attuali sistemi di produzione e di consumo nell'economia globale generano molti rifiuti che insieme alla domanda crescente di beni e servizi fino all'esaurimento delle risorse contribuiscono ad aumentare i costi di materie prime fondamentali, minerali ed energia, generando ancora più inquinamento e rifiuti, aumentando le emissioni globali di gas a effetto serra e inasprendo il degrado del suolo e la deforestazione, rendendo quindi necessario ogni sforzo da parte dell'UE e degli Stati membri per garantire l'analisi del ciclo di vita (LCA) dei prodotti e dei servizi e quindi per valutarne il reale impatto in termini sostenibilità;

25.  ricorda che la scissione tra crescita economica e consumo di risorse è essenziale per limitare gli effetti ambientali e per migliorare la competitività dell'Europa riducendone la dipendenza dalle risorse;

26.  sottolinea che affinché l'UE raggiunga gli obiettivi dell'Agenda 2030 è essenziale che tali obiettivi trovino piena rispondenza nel semestre europeo, anche affrontando la questione dei posti di lavoro verdi, dell'efficienza delle risorse e degli investimenti e dell'innovazione sostenibili; osserva che un'economia efficiente sotto il profilo delle risorse ha grandi potenzialità in termini di creazione di posti di lavoro e di crescita economica, dal momento che entro il 2050 aggiungerebbe ulteriori 2 000 miliardi di USD all'economia globale e creerebbe un valore supplementare pari a 600 miliardi di USD per il PIL dei paesi del G7;

27.  invita la Commissione a portare all'attenzione di tutti i soggetti interessati, compresi investitori, sindacati e cittadini, i vantaggi derivanti dalla trasformazione di produzioni insostenibili in attività che rendano possibile l'attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile, nonché i benefici di una costante riqualificazione professionale della forza lavoro ai fini di un'occupazione verde, pulita e di alta qualità;

28.  sottolinea l'importanza di raggiungere l'OSS n. 2 sull'agricoltura sostenibile e gli OSS sulla prevenzione dell'inquinamento e l'uso eccessivo dell'acqua (6.3 e 6.4), sul miglioramento della qualità del suolo (2.4 e 15.3) e sul contenimento della perdita di biodiversità (15) a livello UE;

29.  invita la Commissione e gli Stati membri ad affrontare i ritardi significativi nel conseguire un buono stato delle acque nel quadro della direttiva sulle acque e a garantire il conseguimento dell'OSS n.6; prende atto della valutazione dell'AEA secondo cui oltre la metà dei corpi idrici fluviali e lacustri in Europa versa in uno stato ecologico non classificato come buono mentre gli ecosistemi acquatici manifestano comunque un deterioramento molto significativo e un declino in termini di biodiversità; invita la Commissione a sostenere gli approcci innovativi nei confronti della gestione idrica sostenibile, anche liberando appieno il potenziale offerto dalle acque reflue, e applicando i principi dell'economia circolare nella gestione dell'acqua, attraverso l'attuazione di misure per promuovere il riutilizzo sicuro dell'acqua in agricoltura e nei settori industriale e municipale; sottolinea che circa 70 milioni di europei vivono in condizioni di stress idrico durante i mesi estivi; ricorda, inoltre, che circa il 2 % della popolazione totale dell'UE non ha pieno accesso all'acqua potabile, che si ripercuote in modo sproporzionato sui gruppi vulnerabili ed emarginati; ricorda, inoltre, che ogni giorno in Europa si registrano 10 casi di decessi a causa dell'acqua insalubre e di servizi igienici e di un'igiene inadeguati;

30.  accoglie con favore la comunicazione comune della Commissione per il futuro dei nostri oceani, che propone 50 azioni per oceani sicuri, salubri, puliti e gestiti in modo sostenibile in Europa e in tutto il mondo al fine di soddisfare l'OSS n. 14, che rappresenta un obiettivo urgente in considerazione della necessità di recuperare rapidamente i mari europei e gli oceani mondiali;

31.  sottolinea il significato ambientale e i benefici socioeconomici della biodiversità e constata che secondo l'ultima relazione intitolata "I limiti del pianeta", gli attuali valori della perdita di biodiversità hanno superato il limite planetario, mentre l'integrità della biosfera è considerata un limite fondamentale, in quanto, se alterata in maniera sostanziale, porta il sistema terrestre in un nuovo stato; constatata con preoccupazione che gli obiettivi della strategia dell'UE sulla biodiversità fino al 2020 e della convenzione sulla diversità biologica non saranno raggiunti in assenza di sforzi aggiuntivi; ricorda che circa il 60 % delle specie animali e il 77 % degli habitat protetti sono in condizioni meno che ottimali(9); invita la Commissione e gli Stati membri a intensificare i loro sforzi per raggiungere tali obiettivi, mediante, tra l'altro, la piena attuazione delle direttive Natura e riconoscendo il valore aggiunto degli ecosistemi e della biodiversità dell'ambiente europeo, anche destinando sufficienti risorse a titolo dei bilanci futuri per la conservazione della biodiversità, in particolare per quanto concerne la rete Natura 2000 e il programma LIFE; ribadisce la necessità di una metodologia comune di monitoraggio che tenga conto di tutte le spese dirette e indirette in materia di biodiversità e dell'efficienza di tale spesa, sottolineando nel contempo che la spesa complessiva dell'UE non deve avere ripercussioni negative sulla biodiversità, ma dovrebbe sostenere il conseguimento degli obiettivi dell'Europa in materia di biodiversità;

32.  evidenzia che una piena attuazione e un'applicazione completa, nonché un finanziamento adeguato, delle direttive Natura sono un prerequisito fondamentale per garantire il successo della strategia sulla biodiversità nel suo complesso e raggiungerne l'obiettivo principale; accoglie con favore la decisione della Commissione di non riesaminare le direttive Natura;

33.  sollecita la Commissione e gli Stati membri a completare celermente e a rafforzare la rete ecologica Natura 2000, intensificando gli sforzi per assicurare che un numero sufficiente di zone speciali di conservazione (ZSC) sia designato ai sensi della direttiva Habitat e che tale designazione sia accompagnata da efficaci misure di tutela della biodiversità in Europa;

34.  constata che la ricerca mostra che l'agricoltura non sostenibile è un elemento trainante essenziale della perdita di carbonio nei suoli organici e di biodiversità nel suolo; invita l'UE a promuovere metodi che rafforzino la qualità del suolo, come una rotazione che includa legumi e animali, consentendo in tal modo all'UE di raggiungere gli OSS 2.4 e 15.3;

35.  ritiene che l'UE debba fare molto di più per contribuire al raggiungimento dell'OSS n. 15; sollecita la Commissione, in particolare, ad affrontare in via prioritaria il tema della decontaminazione ambientale, proponendo norme armonizzate contro il consumo e il degrado dei suoli e presentando quanto prima il piano d'azione contro la deforestazione e il degrado delle foreste annunciato a più riprese e il cronoprogramma relativo alla sua attuazione;

36.  riconosce che i cambiamenti nella biodiversità del suolo e nel carbonio organico dei suoli sono provocati principalmente dalle pratiche di gestione e dal cambiamento d'uso dei terreni, oltre che dai cambiamenti climatici, con gravi ripercussioni negative su interi ecosistemi e sulla società; invita pertanto la Commissione a prestare particolare attenzione alle problematiche che riguardano i suoli nel prossimo 8° programma d'azione per l'ambiente;

37.  sottolinea che le importazioni dell'UE di alimenti a base di soia per l'alimentazione animale contribuiscono alla deforestazione in Sud America e mettono pertanto a repentaglio gli OSS in materia di deforestazione, cambiamenti climatici e biodiversità;

38.  invita la Commissione a intensificare gli sforzi in quanto attore globale nella protezione dell'importante ecologia e ambiente dell'Artico; esorta vivamente la Commissione a non permettere politiche che incentivino lo sfruttamento dei combustibili fossili nell'Artico;

39.  accoglie con favore l'accento posto sulla biodiversità, le risorse naturali e gli ecosistemi, come pure il legame riconosciuto tra questi elementi e la salute e il benessere umani; sottolinea la necessità di adottare un approccio di tipo "one health" che integri la salute umana, animale e ambientale, e rammenta che investire nella ricerca e nell'innovazione finalizzate allo sviluppo di nuove tecnologie sanitarie rappresenta una condizione essenziale per il raggiungimento degli OSS; esorta la Commissione a intraprendere rapidamente un'analisi per fornire una risposta alla pubblicazione dell'OCSE dal titolo "EU Health at a glance" (Panoramica della salute nell'UE), che dimostra che l'aspettativa di vita non è aumentata in molti Stati membri dell'UE; constata che l'accesso equo a un'assistenza sanitaria di alta qualità è essenziale per sistemi sanitari sostenibili, in quanto ha le potenzialità per ridurre le disuguaglianze; sottolinea che occorrono maggiori sforzi per affrontare le barriere multidimensionali all'accesso a livello individuale, di fornitore e di sistema sanitario, e che è necessario continuare a investire nell'innovazione e nella ricerca medica come pure nel Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (CEPCM) al fine di elaborare soluzioni sanitarie accessibili, sostenibili e capaci di combattere il flagello mondiale dell'HIV/AIDS, della tubercolosi, della meningite, dell'epatite C e delle altre malattie infettive trascurate, spesso connesse alla povertà; segnala che investire in ricerca e sviluppo in campo medico a livello mondiale è essenziale per rispondere alle sfide sanitarie emergenti, quali le epidemie e la resistenza agli antibiotici;

40.  sottolinea che l'economia degli oceani o "economia blu" offra opportunità importanti per l'uso sostenibile e la conservazione delle risorse marine e che un sostegno adeguato al rafforzamento delle capacità per lo sviluppo e l'attuazione di strumenti di pianificazione e sistemi di gestione possa consentire ai paesi in via di sviluppo di cogliere tali opportunità; pone l'accento sul ruolo di primo piano che l'Unione europea deve svolgere a tale proposito;

41.  riconosce il nesso tra l'estrazione delle risorse ittiche e la conservazione e il commercio; riconosce, inoltre, che i costi di opportunità della mancata gestione delle dannose sovvenzioni alla pesca sono molto elevati, dal momento che, in assenza di azioni, le risorse saranno esaurite, ne conseguirà un'insicurezza alimentare e le fonti di occupazione che si cercava di mantenere saranno distrutte;

42.  ricorda che l'UE e i suoi Stati membri sono tutti firmatari dell'accordo di Parigi e che, pertanto, si sono impegnati a rispettarne gli obiettivi, il che richiede un'azione a livello globale; sottolinea la necessità di integrare l'obiettivo di decarbonizzazione a lungo termine per limitare il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2ºC e di portare avanti gli sforzi per limitare ulteriormente tale aumento a 1,5ºC;

43.  ricorda che la proposta della Commissione relativa al quadro 2030 per il clima e l'energia fissa tre obiettivi fondamentali per il 2030: una riduzione delle emissioni di gas a effetto serra almeno del 40 %, la copertura almeno del 27 % del fabbisogno energetico dell'UE con fonti rinnovabili e un aumento dell'efficienza energetica almeno del 30 %; ricorda le posizioni adottate dal Parlamento riguardo a tali obiettivi; sottolinea la necessità di sottoporre a revisione tali obiettivi e di elaborare una strategia dell'UE per l'azzeramento delle emissioni entro la metà del secolo, che definisca un percorso efficiente in termini di costi, tenendo conto delle specificità regionali e nazionali all'interno dell'UE, al fine di raggiungere l'obiettivo delle zero emissioni nette fissato dall'accordo di Parigi;

44.  invita l'UE e gli Stati membri a integrare efficacemente nelle politiche di sviluppo la mitigazione dei cambiamenti climatici e l'adattamento agli stessi; sottolinea la necessità di incoraggiare i trasferimenti tecnologici per l'efficienza energetica e le tecnologie pulite e di sostenere gli investimenti a favore di piccoli progetti in energie rinnovabili decentrati e non collegati alla rete; invita l'UE a intensificare l'assistenza all'agricoltura sostenibile al fine di far fronte ai cambiamenti climatici, attraverso un sostegno mirato ai piccoli agricoltori, la diversificazione delle colture nonché le pratiche agro-forestali e agro-ecologiche;

45.  osserva che il degrado ambientale e i cambiamenti climatici presentano rischi significativi per il conseguimento e il mantenimento della pace e della giustizia; riconosce la necessità di dare maggiore risalto al ruolo svolto dai cambiamenti climatici e dal degrado ambientale nel favorire le migrazioni a livello globale come pure la povertà e la fame; invita l'UE e gli Stati membri a continuare a considerare i cambiamenti climatici una priorità strategica nei dialoghi diplomatici a livello globale, compresi i dialoghi bilaterali e biregionali ad alto livello con i paesi del G7, del G20, in seno alle Nazioni Unite e con paesi partner come la Cina, per portare avanti un dialogo positivo e attivo che acceleri la transizione globale verso l'energia pulita ed eviti i pericoli dei cambiamenti climatici;

46.  prende atto del lavoro svolto dal Centro per il clima e la sicurezza, con sede negli Stati Uniti, nell'identificare i possibili legami tra cambiamenti climatici e sicurezza internazionale, definendo i cambiamenti climatici un "moltiplicatore di minacce" che potrebbe richiedere un maggiore intervento umanitario o militare e provocare tempeste di maggiore intensità capaci di mettere in pericolo le città e le basi militari;

47.  sottolinea che la povertà energetica, spesso definita come una situazione in cui gli individui o le famiglie non sono in grado di riscaldarsi adeguatamente o di disporre dei servizi energetici richiesti nelle loro abitazioni a costi contenuti, è un problema in molti Stati membri; evidenzia che la povertà energetica è dovuta all'aumento dei prezzi dell'energia, agli effetti della recessione sulle economie nazionali e regionali e ad abitazioni scarsamente efficienti a livello energetico; ricorda che, secondo le statistiche dell'UE su reddito e condizioni di vita (EU-SILC), 54 milioni di cittadini europei (il 10,8 % della popolazione dell'UE) non sono stati in grado di mantenere le loro case sufficientemente calde nel 2012 e che numeri analoghi sono stati segnalati riguardo al pagamento in ritardo delle bollette delle utenze o alla presenza di cattive condizioni di alloggio; invita gli Stati membri a riconoscere e affrontare tale problema, dal momento che garantire i servizi energetici di base è essenziale per far sì che le comunità non subiscano ripercussioni negative sulla salute, non siano sempre più preda della povertà e possano mantenere una buona qualità di vita, come pure per assicurare che lo sforzo finanziario per aiutare le famiglie che necessitano di sostegno non diventi eccessivo; evidenzia che i moderni servizi energetici sono essenziali per il benessere umano e per lo sviluppo economico di un paese; rileva che, a livello globale, 1,2 miliardi di persone non hanno accesso all'elettricità e più di 2,7 miliardi di persone non dispongono di fonti pulite per cucinare; ricorda inoltre che oltre il 95 % di tali persone vive nell'Africa subsahariana o nei paesi asiatici in via di sviluppo e che circa l'80 % si trova nelle zone rurali; sottolinea che l'energia è un elemento centrale quasi in ogni sfida e opportunità di rilievo che il mondo affronta oggi; sottolinea che, sia per l'occupazione, la sicurezza, i cambiamenti climatici, la produzione alimentare o l'aumento dei redditi, l'accesso all'energia per tutti è essenziale e che l'energia sostenibile rappresenta un'opportunità, in grado di trasformare vite, l'economia e il pianeta;

48.  raccomanda la piena integrazione dell'azione per il clima nell'intero bilancio dell'UE (integrazione dell'azione per il clima), garantendo che le misure per ridurre le emissioni di gas a effetto serra siano integrate in tutte le decisioni di investimento in Europa;

49.  invita la Commissione a elaborare una relazione ogni cinque anni, a partire dai sei mesi successivi al dialogo di facilitazione del 2018 nel quadro dell'UNFCC, per quanto concerne la legislazione dell'UE sul clima, compresi il regolamento sulla condivisione degli sforzi e la direttiva ETS, onde assicurarsi che tale legislazione sia efficace nell'apportare il contributo previsto agli sforzi di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra dell'UE e determinare se l'attuale andamento delle riduzioni sarà sufficiente per conseguire gli OSS e gli obiettivi dell'accordo di Parigi; chiede inoltre alla Commissione di rivedere e rafforzare, al più tardi entro il 2020, il quadro 2030 per il clima e l'energia e il contributo dell'UE stabilito a livello nazionale, affinché siano sufficientemente in linea con gli obiettivi a lungo termine dell'accordo di Parigi e con gli OSS; invita la Commissione a incentivare il potenziale per l'assorbimento dei gas a effetto serra promuovendo lo sviluppo di politiche a sostegno dell'imboschimento attraverso pratiche adeguate di gestione delle foreste, in considerazione del fatto che l'UE, nel quadro dell'Agenda 2030, si è impegnata a promuovere l'attuazione della gestione sostenibile delle foreste, a bloccare la deforestazione, a ripristinare le foreste degradate e ad aumentare l'imboschimento e il rimboschimento a livello globale entro il 2020;

50.  sottolinea che gli sforzi volti a mitigare il riscaldamento globale non sono un ostacolo alla crescita economica e all'occupazione ma che, al contrario, la decarbonizzazione dell'economia dovrebbe essere vista come fonte essenziale di una nuova crescita economica e occupazionale sostenibile; riconosce comunque che nella transizione verso un nuovo modello economico e sociale è probabile che le comunità focalizzate sulle industrie tradizionali si trovino ad affrontare delle sfide; sottolinea l'importanza di sostenere tale transizione e invita la Commissione e gli Stati membri a utilizzare i finanziamenti da fonti come il sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra (ETS) per finanziare la modernizzazione e una giusta transizione al fine di aiutare tali comunità e promuovere l'adozione delle migliori tecnologie e pratiche produttive in grado di garantire i migliori standard ambientali e lavori sicuri, stabili e sostenibili;

51.  osserva che la perdita continua di biodiversità, gli effetti negativi della deforestazione e i cambiamenti climatici possono portare a una crescente competizione per risorse quali alimenti ed energia, a un aumento della povertà e all'instabilità politica globale, oltre che a spostamenti delle popolazioni e nuovi modelli migratori globali; insiste affinché la Commissione, il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e gli Stati membri considerino quanto suddetto in tutti gli aspetti delle relazioni esterne e della diplomazia internazionale, assicurando al contempo un aumento sostanziale dei fondi destinati all'aiuto pubblico allo sviluppo (APS); chiede alla Commissione, al SEAE e agli Stati membri di intraprendere, in tutte le attività e interazioni con i paesi terzi, sforzi volti a ridurre le emissioni promuovendo le fonti rinnovabili di energia, l'efficienza delle risorse, la biodiversità e la protezione delle foreste, come pure la mitigazione dei cambiamenti climatici e l'adattamento agli stessi;

52.  invita la Commissione a garantire che le politiche esterne dell'UE siano compatibili con gli OSS e a individuare gli ambiti in cui è necessaria un'ulteriore azione o attuazione per assicurare che le politiche esterne dell'UE sostengano l'effettiva attuazione degli OSS e che non siano in conflitto con essi e con la loro attuazione in altre regioni, in particolare nei paesi in via di sviluppo; invita la Commissione, a tale scopo, ad avviare un processo affidabile che inizi con un metodo di previsione/allarme rapido per nuove iniziative e proposte, inclusa la revisione della normativa vigente, e a presentare una proposta per una strategia esterna generale sullo sviluppo sostenibile; mette in risalto gli strumenti e i forum disponibili, come il Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile (EFSD), il Forum regionale UNECE sullo sviluppo sostenibile (RFSD), il Forum politico di alto livello e la piattaforma centrale delle Nazioni Unite; chiede che sia eseguita una revisione volontaria in seno al Forum politico di alto livello, in linea con l'Agenda 2030, che incoraggia gli Stati membri a "effettuare riesami regolari e inclusivi dei progressi"; sottolinea il ruolo di valutazioni d'impatto ex ante regolari e adeguate a tale proposito; ricorda l'obbligo sancito dal trattato di tenere conto degli obiettivi della cooperazione allo sviluppo in tutte le politiche che possono avere incidenze sui paesi in via di sviluppo;

53.  sottolinea l'importanza dell'APS quale strumento fondamentale per realizzare l'Agenda 2030, ai fini dell'eradicazione della povertà in tutte le sue forme e della lotta contro le disuguaglianze, pur ribadendo che l'aiuto allo sviluppo non è da solo sufficiente per far uscire dalla povertà i paesi in via di sviluppo; sottolinea l'esigenza di promuovere strumenti che incoraggino una maggiore responsabilità, come il sostegno al bilancio; invita l'UE e i suoi Stati membri a ribadire senza indugio il loro impegno sull'obiettivo dello 0,7 % del reddito nazionale lordo e a presentare proposte di tempistica dettagliate per l'aumento graduale dell'APS, al fine di raggiungere tale obiettivo; ricorda l'impegno dell'UE di stanziare almeno il 20 % del proprio APS a favore dello sviluppo umano e dell'inclusione sociale e chiede un rinnovato impegno in tal senso; invita la Commissione a realizzare la raccomandazione del comitato di aiuto allo sviluppo (CAS) dell'OCSE che prevede di conseguire una componente di sovvenzioni media annuale dell'86 % sull'APS totale; chiede che l'APS sia tutelato da deviazioni e che siano rispettati i principi fondamentali di efficacia dello sviluppo internazionalmente riconosciuti, mantenendo l'obiettivo fondamentale dell'APS in materia di eradicazione della povertà, con particolare attenzione ai paesi meno avanzati (PMA) e ai contesti fragili; ricorda la necessità di superare il rapporto donatore/beneficiario in una più ampia agenda di sviluppo;

54.  sottolinea che, ai fini del finanziamento dell'Agenda 2030, è essenziale garantire la giustizia e la trasparenza fiscali, combattere l'elusione fiscale, eliminare i flussi di finanziamento illecito e i paradisi fiscali, oltre a una migliore gestione delle finanze pubbliche, alla crescita economica sostenibile e a una maggiore mobilitazione delle risorse nazionali; invita l'UE a istituire un programma di finanziamento (DEVETAX 2030) che contribuisca specificamente alla creazione di strutture fiscali nelle economie di mercato emergenti e che aiuti i paesi in via di sviluppo a creare nuovi uffici regionali dell'autorità fiscale; ribadisce il suo invito a favore di una tassa globale sulle transazioni finanziarie, al fine di affrontare le sfide globali della povertà, e a indagare in merito alle ricadute sui paesi in via di sviluppo di tutte le politiche fiscali nazionali e dell'UE e ad avallare il principio della coerenza delle politiche per lo sviluppo quando si legifera in quest'ambito;

55.  invita la Commissione e gli Stati membri a rimodulare il loro approccio nei confronti della migrazione, al fine di sviluppare una politica di migrazione in linea con l'OSS 10 e una percezione dei migranti e richiedenti asilo basata sui fatti, di contrastare la xenofobia e la discriminazione nei confronti dei migranti nonché di investire in motori fondamentali per lo sviluppo umano; ribadisce le sue preoccupazioni in merito al fatto che le nuove politiche e gli strumenti finanziari volti ad affrontare le cause alla base della migrazione irregolare e forzata potrebbero essere attuati a scapito degli obiettivi di sviluppo e chiede un ruolo di controllo più incisivo del Parlamento europeo al riguardo, onde garantire che i nuovi strumenti di finanziamento siano compatibili con la base giuridica, i principi e gli impegni dell'UE, in particolare con l'Agenda 2030; ricorda che l'obiettivo primario della cooperazione allo sviluppo è l'eliminazione della povertà e lo sviluppo economico e sociale a lungo termine;

56.  plaude all'enfasi posta sugli investimenti nei giovani, in quanto sono gli attori principali dell'attuazione degli OSS; sottolinea l'esigenza di arginare il dividendo demografico dei paesi in via di sviluppo mediante adeguate politiche pubbliche e investimenti a favore dell'istruzione e della salute dei giovani, compresa la salute e l'educazione sessuale e riproduttiva; sottolinea l'opportunità di far infine progredire l'uguaglianza di genere e l'emancipazione delle donne quale elemento fondamentale della CPS ed esorta l'UE ad integrare tali aspetti in tutti gli ambiti dell'azione esterna; riconosce che questi fattori di stimolo essenziali per lo sviluppo umano e il capitale umano devono avere la priorità, al fine di garantire lo sviluppo sostenibile;

57.  invita l'UE e gli Stati membri a impegnare le risorse necessarie e a rivolgere l'attenzione politica richiesta per garantire che il principio della parità di genere e dell'emancipazione di donne e ragazze sia il fulcro dell'attuazione dell'agenda 2030;

58.  sollecita la Commissione e gli Stati membri a garantire che i bilanci pubblici non siano in conflitto con gli OSS; ritiene che un'accelerazione significativa degli investimenti verdi, dell'innovazione e della crescita nell'UE sia necessaria per l'attuazione tempestiva e riuscita dell'Agenda 2030 e riconosce che sono necessari nuovi strumenti di finanziamento e approcci diversi nei confronti della politica di investimento attuale, come la progressiva eliminazione delle sovvenzioni dannose per l'ambiente e dei progetti caratterizzati da emissioni elevate; chiede una strategia per l'integrazione dei fattori ambientali, sociali e di governance da parte delle multinazionali e delle imprese nei rispettivi modelli aziendali e da parte degli investitori istituzionali nelle strategie di investimento, al fine di spostare i finanziamenti verso la finanza sostenibile e disinvestirli dai combustibili fossili;

59.  chiede che il QFP post 2020 riorienti il bilancio dell'Unione verso l'attuazione dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, garantendo finanziamenti adeguati al fine di conseguire concretamente gli OSS; chiede una maggiore integrazione dello sviluppo sostenibile in tutti i meccanismi di finanziamento e le linee di bilancio, ribadendo che la coerenza delle politiche a lungo termine svolge un ruolo importante nella riduzione al minimo dei costi; sottolinea l'importanza della politica di coesione in quanto principale politica di investimento dell'UE e ricorda che è necessaria un'applicazione orizzontale dei criteri di sostenibilità e degli obiettivi basati sui risultati per tutti i fondi strutturali e d'investimento dell'UE, incluso il Fondo europeo per gli investimenti strategici, al fine di realizzare una transizione completa verso una crescita economica sostenibile e inclusiva;

60.  invita la Banca europea per gli investimenti (BEI) a tenere fede ai valori dell'Europa attraverso l'attuazione di solidi criteri di sostenibilità nelle sue attività di prestito e, in particolare, a provvedere affinché i prestiti ai settori dell'energia e dei trasporti siano destinati a progetti sostenibili e a basse emissioni di carbonio;

61.  invita la BEI a impegnare il 40 % del suo portafoglio di prestiti per una crescita a basse emissioni di carbonio e resiliente ai cambiamenti climatici entro il 2030;

62.  chiede alla BEI di assegnare più fondi all'iniziativa ELENA onde fornire sovvenzioni per l'assistenza tecnica incentrata sull'attuazione di progetti e programmi dedicati all'efficienza energetica, all'energia rinnovabile distribuita e al trasporto urbano;

63.  riconosce che infrastrutture resilienti e sostenibili sono essenziali per realizzare un futuro sostenibile a basse emissioni di carbonio e apportano numerosi benefici collaterali, tra cui la durabilità e una migliore protezione dagli incendi e dalle inondazioni; ritiene che la transizione verso una società sostenibile possa essere completata aderendo al principio dell'"efficienza energetica al primo posto" e continuando a migliorare l'efficienza degli elettrodomestici, delle reti elettriche e degli edifici, sviluppando al contempo sistemi di stoccaggio; riconosce che il potenziale maggiore in termini di efficienza energetica risiede negli edifici e chiede all'UE di impegnarsi a conseguire entro il 2050 l'obiettivo di un parco immobiliare interamente sostenibile, decarbonizzato ed efficiente a livello energetico, caratterizzato da un fabbisogno di energia prossimo allo zero e dove qualsiasi domanda residuale sia soddisfatta mediante un'ampia gamma di fonti energetiche rinnovabili; chiede di accelerare l'aumento della quota di energie rinnovabili nel mix energetico dell'UE; mette in guardia dalla dipendenza da infrastrutture insostenibili e invita la Commissione a proporre misure per una corretta transizione verso un'economia sostenibile a basse emissioni di carbonio e un sostanziale riorientamento dello sviluppo delle infrastrutture, al fine di mitigare i rischi economici sistemici associati ad attività finanziarie a elevate emissioni di carbonio;

64.  invita la Commissione e gli Stati membri a dare priorità alla mobilità sostenibile migliorando i sistemi di trasporto pubblico di livello locale nel rispetto delle peculiarità di ogni paese e sulla base delle reali esigenze dei cittadini; ritiene che il sostegno finanziario dell'UE allo sviluppo del settore dei trasporti e delle infrastrutture debba perseguire obiettivi che apportino un reale valore aggiunto per gli Stati membri;

65.  sottolinea che la corruzione ha gravi ripercussioni sull'ambiente e che il traffico di specie selvatiche a rischio di estinzione, di minerali e di pietre preziose nonché di prodotti delle foreste, come il legno, è anch'esso indissolubilmente legato alla corruzione; sottolinea inoltre che il traffico di specie selvatiche può minacciare ulteriormente le specie a rischio di estinzione, mentre il taglio illegale di alberi può portare alla perdita di biodiversità e all'aumento delle emissioni di carbonio, che contribuiscono ai cambiamenti climatici; sottolinea che i gruppi della criminalità organizzata traggono profitti elevati correndo pochi rischi, dato che i reati forestali sono raramente perseguiti e le sanzioni sono spesso inadeguate rispetto alla gravità del reato; ricorda che, grazie all'interesse generale per la prevenzione della corruzione, l'efficace applicazione della legge, la cooperazione internazionale e il recupero delle risorse, la convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione possa rappresentare uno strumento efficace per contrastare la corruzione nel settore ambientale; invita gli Stati membri a integrare le strategie anticorruzione, come la trasparenza e l'assunzione di responsabilità, nella normativa e nelle politiche ambientali e a rafforzare la democrazia e la buona governance; sottolinea che la lotta alla corruzione in campo ambientale contribuirà a creare un accesso equo alle risorse essenziali, come l'acqua e un ambiente pulito, ed è essenziale per proteggere l'ambiente e garantire lo sviluppo sostenibile;

66.  riconosce l'importanza della cultura e della partecipazione culturale nella realizzazione dell'agenda degli OSS, come pure il ruolo della cultura nelle relazioni esterne e nella politica di sviluppo; chiede che sia fornito un sostegno adeguato alle istituzioni e alle organizzazioni impegnate nel settore della cultura affinché possano realizzare gli OSS e che siano creati legami più profondi tra la ricerca, la scienza, l'innovazione e le arti;

67.  ricorda che la partecipazione culturale migliora la salute fisica e mentale e il benessere, ha effetti positivi sulle prestazioni scolastiche e professionali, aiuta le persone più a rischio di esclusione sociale a inserirsi nel mercato del lavoro e contribuisce pertanto in larga misura al raggiungimento di molti OSS;

68.  esprime profonda preoccupazione per le differenze nelle prestazioni dei sistemi di istruzione degli Stati membri, come dimostrato dalle più recenti relazioni PISA; sottolinea che sistemi di istruzione e formazione pubblici dotati di risorse adeguate e accessibili a tutti sono essenziali ai fini dell'uguaglianza e dell'inclusione sociale nonché per conseguire gli obiettivi fissati dall'OSS 4, e che l'istruzione di qualità ha il potere di emancipare le persone vulnerabili, le minoranze, le persone con esigenze speciali, le donne e le ragazze; deplora il persistente problema dell'elevata disoccupazione giovanile; osserva che l'istruzione è fondamentale per lo sviluppo di società autosufficienti; chiede che l'UE crei un legame fra istruzione di qualità, formazione tecnica e professionale e cooperazione con l'industria, quale condizione preliminare essenziale per l'occupabilità dei giovani e l'accesso a posti di lavoro qualificati;

69.  invita l'Unione e i suoi Stati membri a salvaguardare le lingue minoritarie e meno utilizzate e la diversità linguistica, e a respingere la discriminazione linguistica nel contesto dell'integrazione degli OSS nel quadro politico europeo e nelle priorità attuali e future della Commissione;

70.  ritiene che la diversità culturale e la protezione del patrimonio naturale debbano essere promosse nel quadro di tutte le politiche europee, anche mediante l'istruzione;

71.  sollecita gli Stati membri a rendere prioritaria la riconversione ambientale ed economica dei siti industriali che in varie regioni d'Europa provocano elevati livelli di inquinamento delle matrici ambientali ed espongono le popolazioni locali a notevoli rischi per la salute;

72.  sottolinea il ruolo che l'agenda urbana dell'UE svolgerà nell'attuazione della "nuova agenda urbana" globale e accoglie con favore gli sviluppi politici che consentono alle città e alle regioni di effettuare investimenti verdi sinergici; accoglie anche con favore iniziative quali il premio "Green Leaf" e il patto globale dei sindaci per il clima e l'energia e sottolinea altresì l'importanza fondamentale delle città e delle regioni ai fini del conseguimento degli OSS, dato che la sostenibilità richiede approcci collaborativi e a lungo termine da parte di tutti i livelli di governance e di tutti i settori;

73.  rammenta che, stando all'agenda 2030, non è più possibile considerare il cibo, la sussistenza e la gestione delle risorse naturali come entità separate; ritiene che l'attenzione allo sviluppo rurale e agli investimenti nell'agricoltura (colture, bestiame, silvicoltura, pesca e acquacoltura) è importante per eliminare la povertà e la fame e per realizzare lo sviluppo sostenibile; osserva che l'agricoltura svolge un ruolo fondamentale per contrastare il cambiamento climatico; sottolinea che la grande ambizione degli obiettivi di sviluppo sostenibile può essere realizzata solo attraverso la cooperazione nord-sud, sud-sud e triangolare, nonché con partenariati globali tra più attori e in una vasta gamma di ambiti;

74.  accoglie con favore l'intenzione di integrare la politica commerciale e d'investimento con lo sviluppo sostenibile e chiede che gli effetti dell'approvvigionamento di prodotti agricoli e della pesca nonché delle risorse naturali all'interno e all'esterno dell'UE siano tenuti maggiormente in considerazione nel processo di definizione delle politiche dell'UE come pure dentro e al di fuori dei suoi confini; chiede un ripensamento della politica di investimento e un vasto impiego di strumenti di finanziamento innovativi per realizzare gli obiettivi di sviluppo sostenibile; invita la Commissione ad assicurare la trasparenza dei controlli sullo sviluppo sostenibile nei futuri accordi commerciali;

75.  invita la Commissione a progettare, con il coinvolgimento delle parti interessate pertinenti, e a fornire un sostegno specifico e su misura alle famiglie e ai gruppi emarginati e a basso reddito, come i rom, al fine di garantire loro una vita sana e l'accesso a servizi di base e a risorse naturali sicure e pulite come l'aria, l'acqua, energie economicamente accessibili e moderne e un'alimentazione salutare, contribuendo in tal modo anche al conseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile nn. 1, 10 e 15 sull'eliminazione della povertà, la riduzione delle disuguaglianze e la promozione di società pacifiche e inclusive;

76.  riconosce, come indicato nell'agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, che le persone con disabilità sono esposte a un rischio molto elevato di vivere in povertà, con un accesso inadeguato a diritti di base quali l'istruzione, la sanità e l'occupazione;

77.  ritiene che le iniziative dell'UE volte a creare un futuro di sostenibilità non possano prescindere da un'ampia riflessione sul ruolo degli animali, quali esseri senzienti, e sul loro benessere, spesso negato nei principali sistemi di produzione e consumo; sottolinea la necessità che l'Unione colmi al più presto le lacune politiche e legislative esistenti in materia di benessere animale come richiesto peraltro da un numero sempre maggiore di cittadini europei;

78.  invita la Commissione a intensificare gli sforzi e i finanziamenti per la sensibilizzazione, per campagne educative mirate e per il rafforzamento degli impegni e delle azioni dei cittadini a favore dello sviluppo sostenibile;

79.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di eliminare, entro il 2020, gli incentivi a favore dell'olio di palma e dei biocarburanti basati sulla soia che causano la deforestazione e danni alle torbiere; chiede altresì di introdurre un unico meccanismo di certificazione per l'olio di palma importato nel mercato dell'UE, che certifichi l'origine socialmente responsabile del prodotto;

80.  esorta con fermezza la Commissione e gli Stati membri a continuare a intensificare gli sforzi intesi ad affrontare con efficacia il problema della scarsa qualità dell'aria, responsabile ogni anno di oltre 430 000 morti premature nell'UE; esorta altresì la Commissione a garantire l'attuazione delle norme esistenti e di quelle nuove, onde accelerare le azioni legali contro gli Stati membri che non rispettano le leggi sull'inquinamento dell'aria, e a proporre nuovi atti legislativi efficaci, anche specifici per settore, in modo da affrontare il problema della scarsa qualità dell'aria ambiente e le varie fonti di inquinamento, facendo fronte, nel contempo, anche alle emissioni di metano; sottolinea che l'UE è ancora lontana dal raggiungere i livelli di qualità dell'aria stabiliti per l'Unione stessa, che sono meno rigorosi di quelli raccomandati dall'OMS;

81.  osserva che la Commissione europea ha affrontato il problema della scarsa qualità dell'aria avviando alcune procedure di infrazione, in particolare per i continui superamenti dei valori limite di NO2 stabiliti dalla direttiva 2008/50/CE;

82.  ricorda che la riduzione dell'inquinamento acustico è uno dei parametri di qualità che non verranno raggiunti entro il 2020; sottolinea che nell'Unione l'esposizione al rumore contribuisce ad almeno 10 000 morti premature ogni anno connesse con cardiopatie coronariche e infarti, e che nel 2012 circa 1/4 della popolazione dell'UE era esposto a livelli di rumore superiori ai limiti; chiede agli Stati membri di affrontare in via prioritaria il monitoraggio dei livelli di rumore e di garantire il rispetto dei valori limite per l'ambiente esterno e interno; chiede inoltre l'adozione di misure per fronteggiare l'inquinamento acustico;

83.  sottolinea che, stando ai dati della Commissione, oltre il 50 % dei cereali dell'UE è utilizzato per nutrire gli animali; constata che l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura ha ammonito che l'ulteriore utilizzo dei cereali come mangime per animali potrebbe minacciare la sicurezza alimentare riducendo il grano disponibile per il consumo umano;

84.  pone in evidenza il contributo che il settore zootecnico apporta all'economia dell'UE e all'agricoltura sostenibile, soprattutto se integrato nei sistemi di produzione a seminativo; richiama l'attenzione sul potenziale offerto dalla gestione attiva del ciclo di nutrienti nel settore zootecnico in termini di riduzione dell'impatto ambientale delle emissioni di CO2, ammoniaca e nitrati; richiama altresì l'attenzione sul fatto che l'agricoltura integrata può contribuire a migliorare il funzionamento dell'agro-ecosistema e a un settore agricolo rispettoso del clima;

85.  osserva che le donne attive nel settore agricolo dei paesi in via di sviluppo potrebbero far crescere del 20-30 % la resa delle aziende agricole se godessero delle stesse di condizioni di accesso alle risorse di cui godono gli uomini; sottolinea che tale resa potrebbe ridurre del 12-17 % il numero di persone che soffrono la fame nel mondo;

86.  sottolinea, in particolare, il ruolo fondamentale delle donne in quanto membri di imprese agricole a conduzione familiare – la principale cellula socioeconomica delle zone rurali – nella produzione alimentare, nella conservazione delle abilità e delle conoscenze tradizionali, nell'identità culturale e nella tutela dell'ambiente, tenendo inoltre conto del fatto che nelle zone rurali le donne soffrono di disparità a livello salariale e pensionistico;

87.  rammenta che, a norma del 7° programma d'azione per l'ambiente, la Commissione è tenuta a valutare l'impatto ambientale, in un contesto globale, dei consumi dell'Unione; pone l'accento sugli effetti positivi che uno stile di vita sostenibile può avere sulla salute umana e sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra; ricorda alla Commissione che l'OSS n. 12.8 chiede di informare e sensibilizzare il pubblico riguardo a uno sviluppo e a uno stile di vita sostenibili; esorta quindi la Commissione e gli Stati membri a mettere a punto programmi volti a sensibilizzare maggiormente l'opinione pubblica in merito alle implicazioni delle diverse tipologie di consumo per la salute umana, l'ambiente, la sicurezza alimentare e il cambiamento climatico; invita la Commissione a pubblicare senza indugio la comunicazione su un sistema alimentare europeo sostenibile;

88.  osserva che l'obiettivo di sviluppo sostenibile n. 12.8 chiede ai governi di informare e sensibilizzare il pubblico ovunque nel mondo riguardo a uno sviluppo e a uno stile di vita sostenibili in armonia con la natura; esorta quindi la Commissione e gli Stati membri a mettere a punto programmi volti a sensibilizzare maggiormente l'opinione pubblica sulle implicazioni dei livelli di consumo per la salute umana, l'ambiente, la sicurezza alimentare e il cambiamento climatico;

89.  invita la Commissione e gli Stati membri a mettere a punto un quadro politico dell'UE completo, che affronti le sfide sanitarie globali come l'HIV/AIDS, la tubercolosi, l'epatite C e la resistenza antimicrobica, tenendo presenti le diverse situazioni e le sfide specifiche degli Stati membri dell'Unione e dei loro paesi vicini, dove la presenza dell'HIV e della tubercolosi multi-resistente è massima; invita la Commissione e il Consiglio a svolgere un ruolo politico forte nel dialogo con i paesi maggiormente colpiti dalle malattie, compresi i paesi vicini dell'Africa, dell'Europa orientale e dell'Asia centrale, garantendo che siano predisposti piani per una transizione sostenibile ai finanziamenti nazionali, in modo tale da proseguire, intensificare e rendere efficaci i programmi in materia di HIV/TBC dopo la revoca del sostegno dei donatori internazionali, come pure a continuare a cooperare strettamente con tali paesi per garantire che si assumano la responsabilità e la titolarità delle risposte nei confronti dell'HIV e della TBC;

90.  riconosce l'efficacia di rendere disponibile il farmaco "PREP" per la prevenzione dell'HIV/AIDS; invita inoltre la Commissione e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie a riconoscere che il trattamento per l'HIV/AIDS è anche preventivo;

91.  riconosce che la salute sessuale e riproduttiva e relativi diritti sono un elemento chiave dotato di potenziale di trasformazione per eliminare la povertà multidimensionale e dovrebbero essere sempre considerati una condizione preliminare per una vita sana e per l'uguaglianza di genere; sottolinea, in proposito, che è necessario prestare maggiore attenzione alla salute sessuale e riproduttiva e ai relativi diritti, che sfortunatamente sono ancora considerati un argomento di nicchia, mentre rivestono la massima importanza per la parità tra i sessi, l'emancipazione dei giovani e lo sviluppo umano nonché, in ultima istanza, per l'eliminazione della povertà; rileva che sono stati compiuti scarsi progressi rispetto ai precedenti approcci dell'UE e che manca ancora il riconoscimento della salute sessuale e riproduttiva e dei relativi diritti quali fattori essenziali dello sviluppo sostenibile; osserva che la posizione dell'Unione non è stata coerente su tale argomento, come emerso nel presente pacchetto: la Commissione riconosce infatti l'azione dell'UE in questo settore solo nella sezione "salute" della sua comunicazione sull'agenda 2030 e solo nella sezione "uguaglianza di genere" nella comunicazione sul consenso; invita pertanto la Commissione e gli Stati membri a continuare a chiedere agli Stati Uniti di ripensare la loro posizione riguardo alla norma "global gag";

92.  sottolinea la necessità di continuare a promuovere la ricerca sanitaria per sviluppare soluzioni mediche nuove e migliorate, accessibili, a costi contenuti e idonee per l'HIV/AIDS, la TBC e altre malattie trascurate connesse alla povertà, le epidemie emergenti e la resistenza antimicrobica;

93.  sottolinea che il settore agricolo dell'UE sta già fornendo un contributo alla sostenibilità; osserva, tuttavia, che la politica agricola comune (PAC) deve essere posta nelle condizioni di rispondere al meglio alle sfide attuali e future; invita la Commissione a esaminare in che modo la PAC e i sistemi di produzione agricola sostenibili possono contribuire nel modo più efficace alla realizzazione degli OSS, al fine di garantire un'alimentazione stabile, sicura e nutriente e tutelare e rafforzare le risorse naturali, affrontando nel contempo il cambiamento climatico; chiede alla Commissione, nel quadro della prossima comunicazione sulla PAC dopo il 2020, di presentare proposte volte a migliorare ulteriormente l'efficienza delle misure di inverdimento e ad assicurare il conseguimento degli obiettivi 2, 3, 6, 12, 13, 14 e 15; chiede altresì alla Commissione di promuovere gli alimenti prodotti a livello locale e in modo ecologico con una ridotta impronta di carbonio, sulla terra e sull'acqua; pone l'accento sull'importanza degli ecosistemi agricoli e della gestione sostenibile delle foreste, come pure sull'esigenza di fornire incentivi per il ripristino sostenibile dei terreni agricoli abbandonati; sottolinea la necessità di garantire che tutte le politiche dell'UE raggiungano effettivamente gli obiettivi stabiliti, attraverso una rigorosa conformità e una maggiore coerenza tra i diversi ambiti strategici; evidenzia che questo è un aspetto di particolare rilevanza quando si tratta della gestione sostenibile delle risorse naturali e degli strumenti a ciò dedicati nel quadro della PAC;

94.  invita la Commissione e gli Stati membri a favorire la transizione agro-ecologica, limitando al minimo l'uso di pesticidi dannosi per la salute e per l'ambiente e mettendo a punto misure di tutela e di sostegno dell'agricoltura biologica e biodinamica nell'ambito della PAC;

95.  invita la Commissione e gli Stati membri a riformare al più presto le regole dell'Unione relative all'approvazione dei pesticidi, stabilendo nel contempo obiettivi vincolanti di riduzione circa il loro utilizzo;

96.  osserva che il settore agricolo dell'UE garantisce milioni di posti di lavoro alle persone che vivono nelle zone rurali, nel campo dell'agricoltura o in altri settori, e assicura l'approvvigionamento e la sicurezza alimentari nonché l'attrattività dell'ambiente rurale come spazio vitale, economico e ricreativo; osserva altresì che i paesaggi con un elevato livello di biodiversità e un alto valore naturalistico attirano persone nelle zone di campagna, generando un valore aggiunto per le zone rurali; rileva il grande valore della politica di sviluppo rurale per la creazione di comunità ed economie rurali sostenibili, solide e dinamiche; sottolinea che un migliore accesso alle risorse da parte degli agricoltori è essenziale per raggiungere questo obiettivo;

97.  chiede uno sviluppo dell'agricoltura che ponga l'accento sulle imprese a conduzione familiare, grazie a un utilizzo migliore dei fondi europei quali il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), e che presti particolare attenzione alle piccole e medie imprese e permetta di condividere e trasferire le competenze e di sfruttare i vantaggi offerti dalle catene del valore e di produzione locali e regionali e dall'occupazione a livello regionale, con una maggiore enfasi sui collegamenti periurbani e sulle vendite dirette, un modello che si è rivelato vincente in molte parti dell'UE; ritiene che la capacità degli agricoltori di produrre un equo reddito con il loro lavoro sia una condizione basilare per la sostenibilità dell'agricoltura europea nonché una garanzia per il benessere degli agricoltori;

98.  rammenta l'importanza di assicurare servizi pubblici adeguati, in particolare assistenza all'infanzia e agli anziani, in quanto tali servizi sono particolarmente importanti per le donne dato il ruolo di primo piano da esse tradizionalmente svolto nell'assistenza ai membri più giovani e anziani della famiglia;

99.  pone l'accento sull'importante ruolo delle conoscenze e degli alimenti tradizionali, soprattutto nelle regioni ultraperiferiche, nelle zone di montagna e in quelle svantaggiate dell'Unione, nonché sul contributo economico che i regimi europei di qualità, come le indicazioni geografiche protette (IGP), apportano a livello locale; rammenta il consenso unanime del Parlamento a estendere tale protezione a una gamma più vasta di prodotti regionali; sottolinea a tale riguardo il ruolo dei regimi di qualità dell'UE (DOP/IGP/STG) nell'offerta e nella conservazione di mezzi di sussistenza in tali aree; riconosce che tali regimi godono di un'ampia diffusione solo in alcuni Stati membri e caldeggia un'opera di sensibilizzazione in tutta l'Unione circa i loro vantaggi;

100.  mette in rilievo il contributo della macchia mediterranea e del sistema agroforestale della dehesa – che combina in maniera omogenea l'allevamento estensivo continuo con attività agricole e forestali – alla realizzazione dell'obiettivo di preservare e garantire la sostenibilità della biodiversità ai fini del riconoscimento e del sostegno nell'ambito della PAC;

101.  mette in evidenza l'importanza della bioenergia per le aziende agricole e la bioeconomia, nonché l'importanza delle apparecchiature di generazione, stoccaggio, distribuzione e utilizzo interno alle aziende agricole di energia rinnovabile, in quanto contribuiscono a garantire il reddito degli agricoltori grazie a nuovi sbocchi di mercato e creano e mantengono posti di lavoro di elevata qualità nelle zone rurali; sottolinea che lo sviluppo delle bioenergie deve avvenire all'insegna della sostenibilità e non deve ostacolare la produzione di alimenti e mangimi; sottolinea che il fabbisogno energetico dovrebbe invece essere soddisfatto incoraggiando l'utilizzo di rifiuti e sottoprodotti che non sono utili in nessun altro processo;

102.  osserva che la coltivazione di leguminose in rotazione dei seminativi può essere vantaggiosa per le esigenze degli agricoltori, degli animali, della biodiversità e del clima; invita la Commissione a presentare un piano in materia di proteine che includa le leguminose nella rotazione;

103.  reputa necessario conseguire ulteriori progressi nell'agricoltura di precisione, nella digitalizzazione, nell'uso razionale dell'energia, nelle colture e nell'allevamento nonché nell'inclusione della difesa fitosanitaria integrata, dal momento che una maggiore efficienza fondata sugli obiettivi di sviluppo sostenibile e sulla biodiversità potrebbe contribuire alla riduzione del fabbisogno di terreni e dell'impatto ambientale dell'agricoltura; ritiene che, mettendo la biodiversità al servizio degli agricoltori, si potranno migliorare i redditi, le condizioni e la resa del suolo e si contribuirà alla lotta antiparassitaria e a una migliore impollinazione; sottolinea pertanto l'importanza di un quadro normativo perfezionato che garantisca procedure decisionali tempestive, efficienti ed efficaci; evidenzia che tali soluzioni "intelligenti" dovrebbero incentivare e sostenere iniziative adeguate alle esigenze delle aziende di piccole dimensioni senza economie di scala di modo che possano beneficiare delle nuove tecnologie;

104.  ritiene essenziale mantenere e sviluppare il rendimento delle razze tradizionali e locali, data la loro capacità di adattamento alle caratteristiche dell'ambiente da cui provengono, e rispettare il diritto degli agricoltori di selezionare i vegetali autonomamente nonché di conservare e scambiare sementi di specie e varietà diverse, al fine di garantire la diversità genetica dell'agricoltura; rifiuta ogni tentativo volto a brevettare la vita, le piante e gli animali, il materiale genetico o i processi biologici essenziali, in particolare per quanto riguarda ceppi, varietà e caratteristiche autoctoni;

105.  invita la Commissione a presentare un piano d'azione e a istituire un gruppo di esperti al fine di ottenere un sistema di difesa integrata delle piante maggiormente sostenibile; sottolinea la necessità di una difesa antiparassitaria che migliori l'interazione tra le attività di selezione vegetale, i sistemi di difesa naturale e l'uso dei pesticidi;

106.  crede che occorra promuovere la diffusione della banda larga e migliorare i collegamenti di trasporto nelle zone rurali, non soltanto per contribuire al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale, ma anche per aiutare a promuovere, in tali zone, una crescita pienamente sostenibile sul piano ambientale, economico e sociale;

107.  sottolinea che è necessario rendere la cultura un elemento integrante dell'azione della Commissione a favore della sostenibilità, mettendo chiaramente in evidenza il ruolo che la cultura svolge nello sviluppo economico, nella creazione di posti di lavoro, nella promozione della democrazia, nella giustizia sociale e nella solidarietà, nella promozione della coesione e nella lotta all'esclusione sociale, alla povertà e alle disparità generazionali e demografiche; invita la Commissione a integrare la cultura negli obiettivi, nelle definizioni, negli strumenti e criteri di valutazione della sua strategia relativa agli obiettivi di sviluppo sostenibile;

108.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) A/RES/70/1.
(2) Decisione n. 1386/2013/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 novembre 2013 (GU L 354 del 28.12.2013, pag. 171).
(3) Testi approvati, P8_TA(2016)0224.
(4) https://ec.europa.eu/epsc/sites/epsc/files/strategic_note_issue_18.pdf
(5) Comunicazione della Commissione del 3 maggio 2011 dal titolo "La nostra assicurazione sulla vita, il nostro capitale naturale: strategia dell'UE sulla biodiversità fino al 2020" (COM(2011)0244).
(6) Relazione della Commissione del 2 ottobre 2015 sulla revisione intermedia della strategia dell'UE sulla biodiversità fino al 2020 (COM(2015)0478).
(7) Testi approvati, P8_TA(2016)0034.
(8) https://unstats.un.org/sdgs/report/2016/goal-13/
(9) Relazione AEA n. 30/2016, relazione sugli indicatori ambientale 2016 — In relazione al monitoraggio del 7º programma d'azione per l'ambiente, https://www.eea.europa.eu/publications/environmental-indicator-report-2016


Promozione della coesione e dello sviluppo nelle regioni ultraperiferiche dell'UE
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Risoluzione del Parlamento europeo del 6 luglio 2017 sulla promozione della coesione e dello sviluppo nelle regioni ultraperiferiche dell'UE: applicazione dell'articolo 349 TFUE (2016/2250(INI))
P8_TA(2017)0316A8-0226/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 52 del trattato sull'Unione europea (TUE), il cui paragrafo 1 stabilisce che i trattati si applicano agli Stati membri e il cui paragrafo 2 che il campo di applicazione territoriale di tali trattati è precisato all'articolo 355 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visto l'articolo 355, parte introduttiva, paragrafo 1, TFUE, quale modificato dalla decisione del Consiglio europeo, del 29 ottobre 2010, che modifica lo status, nei confronti dell'Unione europea, dell'isola di Saint-Barthélemy (2010/718/UE) e dalla decisione, dell'11 luglio 2012, che modifica lo status, nei confronti dell'Unione europea, di Mayotte (2012/419/UE), il quale stabilisce che le disposizioni dei trattati si applicano alle regioni ultraperiferiche conformemente all'articolo 349 TFUE,

–  visto l'articolo 349 TFUE, che riconosce uno status particolare alle regioni ultraperiferiche (RUP), prevede l'adozione di "misure specifiche volte, in particolare, a stabilire le condizioni di applicazione dei trattati a tali regioni, ivi comprese politiche comuni" e stabilisce che tali misure riguardano in particolare e non esclusivamente "politiche doganali e commerciali, politica fiscale, zone franche, politiche in materia di agricoltura e di pesca, condizioni di fornitura delle materie prime e di beni di consumo primari, aiuti di Stato e condizioni di accesso ai fondi strutturali e ai programmi orizzontali dell'Unione",

–  visto l'articolo 107, paragrafo 3, lettera a), TFUE, in base al quale gli aiuti destinati a favorire lo sviluppo economico delle RUP possono essere compatibili con il mercato interno,

–  visto il titolo XVIII TFUE, che stabilisce un obiettivo di coesione economica, sociale e territoriale e definisce gli strumenti finanziari strutturali per conseguirlo,

–  visto l'articolo 7 TFUE, il quale stabilisce che l'Unione assicura la coerenza tra le sue varie politiche e azioni, tenendo conto dell'insieme dei suoi obiettivi e conformandosi al principio di attribuzione delle competenze,

–  viste tutte le comunicazioni della Commissione sulle RUP,

–  viste tutte le sue risoluzioni sulle RUP, in particolare la sua risoluzione del 18 aprile 2012 sul ruolo della politica di coesione nelle regioni ultraperiferiche dell'Unione europea nel contesto della strategia "Europa 2020"(1) e la sua risoluzione del 26 febbraio 2014, sull'ottimizzazione dello sviluppo del potenziale delle regioni ultraperiferiche mediante la creazione di sinergie tra i Fondi strutturali e gli altri programmi dell'Unione europea(2),

–  vista la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 15 dicembre 2015(3),

–  vista la relazione della Commissione del 15 dicembre 2016 sull'attuazione del regime di sostegno per misure specifiche nel settore dell'agricoltura a favore delle regioni ultraperiferiche dell'Unione (POSEI) (COM(2016)0797),

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni dal titolo "Modernizzazione degli aiuti di Stato dell'UE", (COM(2012)0209),

–   visto il memorandum delle regioni ultraperiferiche firmato a Cayenne il 5 marzo 1999, integrato dal memorandum congiunto firmato nel maggio 2010 da Spagna, Francia, Portogallo e dalle regioni ultraperiferiche, che stabilisce che l'UE dovrebbe promuovere lo sviluppo sostenibile delle regioni ultraperiferiche facendo leva sulle numerose risorse naturali e culturali delle RUP, promuovendo nel contempo i principi di pari opportunità, partenariato, proporzionalità e coerenza delle politiche dell'UE,

–  vista la dichiarazione conclusiva della XXI Conferenza dei presidenti delle regioni ultraperiferiche dell'Unione europea, del 22 e 23 settembre 2016, e il memorandum congiunto delle regioni ultraperiferiche adottato a seguito del quarto forum delle RUP dell'Unione del 30 e 31 marzo 2017 a Bruxelles,

–  visto il regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014, che dichiara alcune categorie di aiuti compatibili con il mercato interno in applicazione degli articoli 107 e 108 del trattato(4),

–  visti l'articolo 52 del suo regolamento, nonché l'articolo 1, paragrafo 1, lettera e), e l'allegato 3 della decisione della Conferenza dei presidenti del 12 dicembre 2002 sulla procedura relativa alla concessione dell'autorizzazione a elaborare relazioni di iniziativa,

–  visti la relazione della commissione per lo sviluppo regionale e il parere della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale (A8-0226/2017),

A.  considerando che l'articolo 349 TFUE riconosce la particolare situazione socioeconomica delle RUP, strutturalmente aggravata da fattori (fra cui distanza, insularità, superficie ridotta, topografia e clima difficili e dipendenza da un numero ristretto di prodotti ecc.), la cui persistenza e il cui cumulo recano grave danno al loro sviluppo;

B.  considerando che la Corte di giustizia, riunita in Grande Sezione, nella sua sentenza del 15 dicembre 2015, ha fornito un'interpretazione approfondita dell'articolo 349 TFUE;

C.  considerando che, in tale sentenza, la Corte conferma in particolare che gli atti finalizzati ad attuare misure specifiche per le RUP possono essere adottati sulla base giuridica dell'articolo 349, che tale base giuridica consente di derogare sia al diritto primario sia al diritto derivato e che l'elenco dei settori contemplati dalla formulazione dell'articolo 349 non è tassativo in quanto "gli autori del Trattato FUE non hanno inteso stabilire l'elenco tassativo dei tipi di misure che possono essere adottate sul fondamento di tale articolo";

D.  considerando che, nell'applicazione dei trattati europei alle RUP, l'articolo 52 TUE e gli articoli 349 e 355 TFUE sono fra loro collegati e che, a norma dell'articolo 355, frase introduttiva, paragrafo 1, TFUE, le disposizioni dei trattati si applicano alle RUP, conformemente all'articolo 349 TFUE, e tale riferimento "ai trattati" comprende il diritto derivato;

E.  considerando che l'articolo 349 TFUE deve essere letto in combinato disposto con altri articoli del trattato e in particolare con l'articolo 7, il quale stabilisce che "l'Unione assicura la coerenza tra le sue varie politiche e azioni, tenendo conto dell'insieme dei suoi obiettivi";

F.  considerando che i principi di uguaglianza e di non discriminazione giustificano un trattamento differenziato in caso di situazioni differenti per garantire, in fine, l'uguaglianza nell'applicazione del diritto dell'UE;

G.  considerando che l'obiettivo dell'articolo 349 TFUE è di garantire lo sviluppo delle RUP e la loro integrazione nello spazio europeo e nel proprio spazio geografico, consentendo loro di beneficiare di politiche europee e, se del caso, di misure specifiche adeguate alle loro condizioni ed esigenze;

H.  considerando che le RUP occupano posizioni di privilegio in ambito geostrategico e in aree di ricerca inerenti ai cambiamenti climatici e alla biodiversità;

I.  considerando che, secondo le stime della Commissione, l'economia blu dell'UE rappresenta circa 5,4 milioni di posti di lavoro e un valore aggiunto lordo di circa 500 miliardi di EUR l'anno;

1.  ricorda che l'articolo 7 del trattato sull'Unione europea conferisce alla Commissione il ruolo di custode dei trattati; ricorda che le RUP sono pienamente integrate nell'Unione europea e inquadrate nel suo ordinamento giuridico, che la loro situazione specifica è riconosciuta dai trattati, il che introduce un principio e consente un diritto di adattamento a livello delle diverse politiche dell'Unione;

2.  sottolinea che, pur essendo soggette a uno svantaggio considerevole dovuto alla distanza geografica dall'Unione, le regioni ultraperiferiche beneficiano anche di diversi punti di forza importanti come il potenziale delle attività legate all'espansione del turismo, la crescita blu, lo sfruttamento di significative risorse energetiche rinnovabili, lo sviluppo di un'economia circolare, nonché la valorizzazione del loro ricco patrimonio naturale e dell'enorme biodiversità;

3.  ritiene che ci si sia avvalsi dell'articolo 349 TFUE in modo limitato e che tale articolo potrebbe essere interpretato in modo maggiormente innovativo e positivo, in particolare al fine di istituire programmi ad hoc e nuove politiche specifiche, sulla base dei punti di forza delle RUP, mettendole in condizione di promuovere tali punti di forza, segnatamente in settori quali le energie rinnovabili, la crescita blu, la ricerca e lo sviluppo, il turismo sostenibile, la protezione della biodiversità e l'adattamento al cambiamento climatico; ricorda in tale contesto il ruolo che l'Unione sta assumendo per consentire alle regioni ultraperiferiche di superare le loro difficoltà e di far leva sui loro punti di forza, ma sottolinea al tempo stesso la necessità che i rispettivi Stati membri si assumano maggiore responsabilità per quanto concerne l'uso degli strumenti dell'UE disponibili che possono sostenerli nel garantire lo sviluppo sostenibile delle loro regioni ultraperiferiche;

Stato di avanzamento dell'attuazione dell'articolo 349 TFUE

4.  manifesta preoccupazione per il fatto che gli articoli dei trattati riguardanti le RUP non siano finora stati attuati nella massima misura possibile, limitando la capacità di tali regioni di trarre pienamente beneficio dalla loro appartenenza all'Unione e incrementando la competitività nello loro aree geografiche specifiche;

5.  ritiene che un'attuazione su ampia scala dell'articolo 349 TFUE favorirebbe una migliore integrazione delle RUP nell'Unione così come il loro sviluppo e le loro potenzialità nella piena consapevolezza delle proprie specificità e vincoli strutturali ma anche dei propri punti di forza;

6.  ricorda la volontà politica dei legislatori all'atto della stesura dell'articolo 299, secondo comma, e dell'articolo 349 TFUE, di istituire una strategia globale accompagnata da misure specifiche nel quadro di politiche e strumenti diversi;

7.  ricorda che il programma di soluzioni specifiche per ovviare alla lontananza e all'insularità (POSEI) è un programma che tiene pienamente conto delle specificità delle RUP grazie a un regolamento proprio sulla base sia dell'articolo 349 TFUE che dell'articolo 42, primo comma, e dell'articolo 43, paragrafo 2, che riconosce il doppio principio dell'appartenenza delle RUP all'Unione e del pieno adeguamento di una politica comune europea alle condizioni delle RUP, e che pertanto è fondamentale proseguire tale programma nonché prevedere nuovi programmi POSEI incentrati su altre politiche dell'Unione;

8.  ritiene che il successo del programma POSEI incoraggi il mantenimento delle disposizioni specifiche per le RUP piuttosto che una loro diluizione nei programmi europei orizzontali;

9.  osserva che la Commissione ha adottato diverse comunicazioni sulle RUP; si rammarica della finora parziale attuazione e concretizzazione delle diverse strategie europee a favore delle RUP;

10.  invita ora la Commissione a proporre un piano d'azione corredato, se del caso, di iniziative legislative che consentano di attuare una strategia coerente ed efficace nei confronti delle RUP che sfrutti al massimo le possibilità offerte dall'articolo 349 TFUE, in particolare ai fini dell'elaborazione di politiche e di programmi specifici, segnatamente in termini di innovazione e di investimenti a lungo termine, adeguati alle loro esigenze di sviluppo sostenibile; insiste sulla necessità di collaborare strettamente con le autorità regionali delle RUP e con le parti interessate; invita pertanto le istituzioni dell'Unione, di concerto con le autorità regionali delle RUP, ad aprire un nuovo capitolo nelle relazioni UE-RUP;

11.  plaude al lavoro della Commissione su una strategia rinnovata per le regioni ultraperiferiche, che sarà adottata entro la fine del 2017; invita la Commissione a includere nella sua strategia un approccio dettagliato per le RUP nonché quadri strategici mirati alle esigenze di investimento, accompagnati da obiettivi precisi, realizzabili e misurabili; incoraggia gli Stati membri pertinenti (Francia, Spagna e Portogallo) a fornire maggiore sostegno alle loro RUP;

12.  ricorda che l'articolo 349 TFUE consente alle RUP di disporre di aiuti al funzionamento non limitati nel tempo e non decrescenti, sulla base di procedure alleggerite, al fine di compensare i costi supplementari cui devono far fronte, e che tali deroghe riguardano sia gli strumenti finanziari dell'Unione che gli aiuti di Stato;

13.  insiste sulla necessità di garantire la longevità di dispositivi, disposizioni e deroghe introdotti per preservare la stabilità propizia allo sviluppo strutturale delle RUP tenendo conto delle valutazioni effettuate;

14.  invita la Commissione a tracciare un bilancio preciso dell'approccio alle RUP e a esaminare la situazione economica e sociale di ogni RUP onde garantire una migliore realizzazione degli obiettivi della politica europea di sviluppo regionale, in particolare per quanto riguarda il recupero dei ritardi e lo sviluppo sostenibile, al fine di consentire alle RUP di avvicinarsi ai livelli medi di sviluppo europei;

15.  invita la Commissione a rafforzare il coordinamento tra le sue diverse direzioni generali sui fascicoli che interessano le RUP al fine di garantire che le politiche e le strategie europee trattino in modo adeguato le problematiche concernenti le RUP; sottolinea, al riguardo, il ruolo determinante del Segretariato generale per garantire la corretta applicazione dell'articolo 349 TFUE, dal momento che gli adeguamenti delle politiche dell'Unione europea alle specificità delle RUP prevedono che le decisioni siano prese al più alto livello politico;

Politica agricola

16.  si compiace della recente relazione della Commissione (COM(2016)0797), la quale giunge alla conclusione che la performance generale dei programmi POSEI (2006-2014) è positiva, ritiene che tale programma risulti fondamentale per mantenere le produzioni delle RUP e sia coerente con i nuovi obiettivi della politica agricola comune (PAC), e raccomanda di mantenere l'attuale regolamento di base, tenendo tuttavia presente che potrebbero essere necessari alcuni adeguamenti del bilancio a seguito dell'entrata in vigore di accordi di libero scambio che comprometterebbero o potrebbero compromettere seriamente le produzioni delle RUP;

17.  ritiene che il POSEI abbia registrato un vero successo fin dalla sua creazione;

18.  sostiene la conclusione della relazione della Commissione in cui si chiede di rafforzare la configurazione iniziale del POSEI, al fine di prevenire il rischio di abbandono della produzione agricola e le conseguenze negative sull'occupazione, sull'ambiente e sulla dimensione territoriale delle regioni ultraperiferiche;

19.  ritiene necessario fornire un sostegno migliore a favore della diversificazione delle produzioni nelle RUP e introdurre azioni mirate finalizzate a risolvere le crisi di mercato cui fanno fronte alcuni settori, segnatamente quello dei pomodori e del bestiame, e a facilitare lo sviluppo delle produzioni di piccole dimensioni, quali quelle relative ai prodotti lattiero-caseari;

20.  ricorda che le successive riforme dell'organizzazione comune dei mercati agricoli (OCM) non hanno adeguatamente tenuto conto delle specificità delle RUP e chiede che in futuro siano tenute maggiormente in considerazione;

21.  constata che la scomparsa delle quote e dei prezzi garantiti avviata dalla riforma dell'OCM dello zucchero del 2005 indebolisce i produttori di canna da zucchero delle RUP; insiste sulla necessità di mantenere l'insieme dei dispositivi specifici attuati nel quadro dell'articolo 349 TFUE per consentire la competitività sostenibile di questo settore; chiede l'istituzione di un meccanismo di sostegno a favore dei piantatori di canna in caso di ribasso dei prezzi mondiali dello zucchero;

22.  invita la Commissione a tenere conto dell'importanza fondamentale della produzione lattiera nelle Azzorre, a mantenere il sostegno a favore dei produttori e a prevedere misure supplementari in caso di crisi di mercato;

23.  ricorda che la produzione di banane svolge un ruolo chiave nel tessuto socioeconomico di alcune RUP; invita pertanto a mantenere e, se del caso, a incrementare il sostegno a favore dei produttori;

24.  invita la Commissione a introdurre, nei suoi strumenti di gestione e di rilevazione delle crisi di mercato nei diversi settori agricoli, quali quello delle banane, dello zucchero, del rum, della pesca o del latte con l'osservatorio del latte, una definizione chiara della crisi di mercato nelle RUP e ad adeguare i propri indicatori alla realtà di queste regioni;

25.  deplora che la differenza di regime applicabile alla certificazione "biologica" tra i paesi terzi e gli Stati membri dell'Unione crei una distorsione della concorrenza in tale mercato, a danno sia dei produttori europei che operano nelle RUP che dei consumatori europei indotti in errore riguardo alle reali condizioni di produzione di tali prodotti; invita pertanto, nel quadro dei negoziati in corso sulle future norme europee in materia di produzione e di etichettatura dei prodotti biologici, a sostituire la conformità al regime di equivalenza attualmente in vigore, al fine di garantire una concorrenza equa tra le RUP e i paesi terzi;

26.  ritiene necessario adottare, sulla base dell'articolo 349 TFUE, un quadro giuridico per le produzioni con etichetta bio e un quadro giuridico in ambito sanitario e fitosanitario che tengano conto delle caratteristiche dell'agricoltura delle RUP nel contesto tropicale;

27.  invita la Commissione a incoraggiare gli agricoltori delle RUP a promuovere i loro prodotti di elevata qualità sostenendo l'utilizzo del logo RUP, nonché di altre forme di certificazione di qualità;

28.  mette in evidenza che la differenziazione e la specializzazione dei prodotti possono ulteriormente stimolare e promuovere la produzione, la lavorazione e la commercializzazione a livello locale dei prodotti alimentari e quindi ridurre le disparità esistenti tra regioni ultraperiferiche e altre regioni dell'UE;

29.  sottolinea, in nome della coerenza delle politiche, che gli sforzi compiuti nelle RUP per modernizzare le filiere e rafforzarne la competitività non devono essere messi in discussione dagli accordi di libero scambio firmati tra l'Unione e i paesi terzi;

Politica commerciale dell'Unione europea

30.  ricorda che l'articolo 207, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea impone che "gli accordi negoziati [con i paesi terzi] siano compatibili con le politiche e norme interne dell'Unione";

31.  osserva che la molteplicità degli accordi commerciali con i paesi terzi, tra cui i maggiori produttori al mondo di banane e zucchero, cambia la ripartizione del mercato, genera una pressione sui prezzi e minaccia la competitività dei produttori dell'Unione di tali prodotti;

32.  ritiene pertanto che la politica commerciale dell'Unione non dovrebbe mettere a rischio le filiere delle RUP in quanto queste svolgono un ruolo importante a livello economico, sociale e ambientale;

33.  invita a garantire che i negoziati commerciali condotti dall'Unione tengano ora conto delle specificità e delle produzioni sensibili delle RUP, in particolare le banane, lo zucchero, il rum, i pomodori o i prodotti ittici;

34.  invita la Commissione e gli Stati membri a essere attenti e vigili nella difesa degli interessi delle RUP nei negoziati concernenti la Brexit;

35.  esorta la Commissione, conformemente all'impegno assunto nella sua comunicazione del 20 giugno 2012, ad "accludere alle proposte di accordi commerciali, quali gli accordi di partenariato economico, analisi dell'impatto", che dovrebbero "tenere in considerazione, ove pertinente, la dimensione RU", e a garantire che le analisi includano l'impatto ambientale, sociale, economico e territoriale sulle RUP; chiede che tali analisi valutino altresì gli effetti cumulativi degli accordi commerciali sulle RUP;

36.  deplora che finora non sia stato condotto nessuno studio sulle conseguenze degli accordi di libero scambio nelle filiere agricole delle RUP; deplora altresì che le RUP non siano state prese in considerazione nella relazione della Commissione del 15 dicembre 2016 sugli effetti cumulativi degli accordi commerciali, contrariamente alle disposizioni normative previste dal POSEI;

37.  chiede che nelle politiche commerciali dell'Unione si tenga conto degli svantaggi competitivi delle RUP; chiede, se del caso, laddove siano indispensabili per la tutela delle produzioni delle RUP, il mantenimento delle barriere tariffarie e non tariffarie e l'effettiva attivazione delle clausole di salvaguardia e dei meccanismi di stabilizzazione in caso di danno o rischio di danno grave per le produzioni delle RUP;

38.  sottolinea i limiti del principio di equivalenza, segnatamente per i prodotti dell'agricoltura biologica, che consente l'ingresso nell'Unione europea di prodotti provenienti da paesi terzi che non rispettano la totalità dei requisiti europei; invita ad applicare immediatamente il principio di conformità e a rafforzare le misure di controllo;

39.  incoraggia lo sviluppo del ruolo delle RUP nell'ambito della politica estera dell'Unione europea, nei confronti dei paesi limitrofi, in modo da corroborare tale politica nei campi della lotta alla povertà, della sostenibilità ambientale, del rafforzamento della democrazia, dell'interscambio culturale e dell'uguaglianza di genere;

Politica marittima, pesca e crescita blu sostenibili

40.  ricorda che l'articolo 349 TFUE prevede che la Commissione possa proporre misure specifiche per le RUP, anche per quanto concerne le politiche nel settore della pesca;

41.  chiede alla Commissione di valutare la possibilità di istituire un regime di sostegno per il settore della pesca sostenibile nelle RUP sulla base dell'articolo 349 TFUE, alla stregua di quanto fatto per il settore agricolo nell'ambito del programma POSEI;

42.  esorta la Commissione e il Consiglio ad attuare tutte le raccomandazioni formulate nella risoluzione del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 sulla gestione delle flotte di pesca nelle regioni ultraperiferiche(5);

43.  invita l'Unione a unirsi alle RUP per dare vita a una potenza marittima mondiale;

44.  sottolinea che sia la ricchezza degli oceani, sia i progressi tecnologici attuali e futuri sono in grado di aprire opportunità di crescita senza precedenti nelle RUP; ritiene che la crescita blu sostenibile costituisca un'opportunità per ridurre le disuguaglianze strutturali esistenti tra le RUP e l'Europa continentale e che essa possa contribuire a trasformare le regioni ultraperiferiche nell'epicentro di una politica europea per il futuro;

45.  rammenta che, data la loro ubicazione, le RUP occupano una posizione importante nell'ambito della governance marittima, della sorveglianza delle acque costiere, della lotta alla pesca illegale e del miglioramento della sicurezza dei trasporti;

46.  incoraggia l'Unione e gli Stati membri interessati a continuare a investire nel settore dei mari e degli oceani, segnatamente in relazione alle RUP, al fine di garantire uno sviluppo economico sostenibile ed efficiente delle loro zone economiche esclusive;

47.  si compiace dello studio promosso dalla Commissione sul potenziale della crescita blu sostenibile nelle RUP e chiede l'istituzione di un vero e proprio programma europeo rivolto alle RUP, che miri altresì ad affrontare le sfide in materia di sicurezza alimentare, ricerca marina e marittima e bioeconomia; sottolinea tuttavia che alcune attività, quali l'estrazione del petrolio e del gas situati nel sottosuolo marino e la ricerca di giacimenti minerali sottomarini, possono avere gravi ripercussioni sulle zone marine sensibili e turbare le specie marine e gli ecosistemi vulnerabili;

48.  ricorda l'importanza delle aree marine protette nelle RUP;

Politica di coesione

49.  ricorda che l'articolo 349 TFUE prevede un accesso specifico delle RUP ai fondi strutturali e che in tal senso tutte le RUP andrebbero considerate "regioni meno sviluppate"; accoglie con favore e si compiace delle azioni della Commissione a favore delle RUP nell'ambito di una serie di quattro comunicazioni sulle regioni ultraperiferiche (2004, 2007, 2008 e 2012); sottolinea l'importanza del sostegno finanziario dell'UE a favore di tutte le RUP, che ammonta a circa 13 miliardi di EUR per il periodo 2014-2020;

50.  ribadisce che la politica di coesione dovrà restare uno dei principali strumenti di azione europea dopo il 2020, in primo luogo nei suoi aspetti riguardanti le RUP, dove le disparità regionali sono tuttora evidenti;

51.  invita gli Stati membri, tenuto conto del principio di sussidiarietà e delle responsabilità che incombono loro, a creare tutte le condizioni preliminari, segnatamente in termini di investimento nei settori di loro competenza, al fine di consentire migliori prestazioni dei fondi e delle politiche europee nelle RUP;

52.  ritiene che nella prossima programmazione si potrebbe prevedere una maggiore flessibilità nell'ambito della concentrazione tematica per le RUP per quanto concerne la definizione di alcuni dei loro assi prioritari per l'utilizzo dei fondi strutturali, nella misura in cui si persegua uno sviluppo sostenibile; chiede il mantenimento delle dotazioni di bilancio destinate alle RUP, la compensazione dei costi supplementari e tutti i provvedimenti in deroga debitamente giustificati destinati a compensare i loro svantaggi strutturali;

53.  chiede, nell'ambito del prossimo quadro finanziario pluriennale, un'applicazione rigorosa dei criteri definiti dal regolamento generale sui fondi per la determinazione delle dotazioni finanziarie;

54.  ricorda l'obiettivo condiviso della doppia integrazione delle RUP; invita ad approfondire e a rendere operativi tutti i meccanismi destinati alla cooperazione transfrontaliera tra le RUP, i paesi e i territori d'oltremare (PTOM) e i paesi terzi appartenenti al loro bacino geografico, segnatamente mantenendo e migliorando le sinergie dei dispositivi giuridici e finanziari dei regolamenti FES e FESR;

55.  sottolinea l'importanza di adattare le strategie di cooperazione territoriale europea, in modo da ridurre gli impatti negativi sulle regioni dovuti al loro carattere ultraperiferico e promuovere la cooperazione;

56.  raccomanda una maggiore attenzione nell'attuazione del Fondo europeo per gli investimenti strategici a favore delle RUP, delle regioni meno sviluppate e delle regioni più isolate;

57.  ricorda, con riferimento al tasso di disoccupazione giovanile nelle RUP, che occorre intensificare l'azione dell'UE per il sostegno e la formazione dei giovani nelle RUP, in particolare attraverso l'iniziativa per l'occupazione giovanile;

58.  rammenta che il fondo più importante per la formazione e l'occupazione è il Fondo sociale europeo (FSE); invita la Commissione, in considerazione del carattere strutturale e dei tassi critici di disoccupazione nelle RUP nonché sulla base dell'articolo 349 TFUE, che riconosce alle RUP il diritto a un accesso specifico ai fondi strutturali, a creare una dotazione supplementare nel quadro del FSE al fine di sostenere l'occupabilità, la mobilità e la formazione nelle RUP;

59.  sottolinea l'importanza di basarsi continuamente su strategie di ricerca e innovazione per la specializzazione intelligente (RIS3) nelle RUP in quanto elemento centrale della realizzazione della politica di coesione;

60.  ricorda l'importanza degli strumenti di sviluppo locale, come lo sviluppo locale di tipo partecipativo (CLLD) e gli investimenti territoriali integrati (ITI), quale approccio dal basso verso l'alto finalizzato a rispondere alle sfide strutturali locali, promuovendo nel contempo la titolarità della comunità; invita pertanto la Commissione e gli Stati membri interessati a mettere a punto modi per rafforzare l'utilizzo del CLLD quale risposta flessibile e innovativa all'esigenza di adattamento espressa dalle regioni ultraperiferiche;

61.  sottolinea la necessità di tenere conto dei cambiamenti demografici nelle RUP in quanto fattore determinante nella definizione delle loro politiche, in particolare nei settori dell'istruzione, della formazione e dell'occupazione;

Politica in materia di concorrenza e aiuti di Stato

62.  ricorda che l'articolo 349 TFUE dispone che la Commissione può proporre misure specifiche per le RUP, in particolare per quanto riguarda le politiche doganali e commerciali, la politica fiscale, le zone franche, le condizioni di fornitura delle materie prime e di beni di consumo primari nonché aiuti di Stato;

63.  rammenta inoltre che l'articolo 107, paragrafo 3, TFUE, dispone che possono essere considerati compatibili con il mercato interno gli aiuti destinati a favorire lo sviluppo economico delle RUP tenuto conto della loro situazione strutturale, economica e sociale;

64.  invita la Commissione a basarsi maggiormente sull'articolo 107, paragrafo 3, lettera a), e sull'articolo 349, TFUE, negli orientamenti in materia di aiuti di Stato a finalità regionale (ASFR) e di regime RGEC (regolamento generale di esenzione per categoria) al fine di contribuire allo sviluppo economico e sociale delle RUP e di far sì che queste ultime siano tenute in maggiore considerazione;

65.  sottolinea che, tenuto conto della lontananza e della ristrettezza dei loro mercati, il rafforzamento delle deroghe al diritto della concorrenza concesse sulla base dell'articolo 349 TFUE e dell'articolo 42 TFUE non è in grado di incidere sugli scambi tra gli Stati membri, né di destabilizzare il mercato interno;

66.  deplora che le proposte iniziali per la semplificazione del regime RGEC e degli ASFR non abbiano fin dall'inizio e a monte previsto l'adeguamento delle norme per le RUP al fine di garantire effettivamente il loro sviluppo socioeconomico;

67.  invita la Commissione a intensificare gli sforzi per lottare contro i grandi monopoli nelle RUP che contribuiscono a incrementare il costo della vita per le popolazioni locali, in particolare nel settore delle importazioni, che fanno concorrenza allo sviluppo dell'economia locale, dell'energia, dei trasporti e delle telecomunicazioni;

68.  chiede alla Commissione di estendere oltre il 2020 i regimi fiscali di deroga per le RUP sulla base di una valutazione approfondita della loro situazione, garantendo nel contempo ulteriori progressi per quanto concerne sistemi fiscali equi ed efficaci e un maggiore sforzo nella lotta contro la frode fiscale nell'Unione e nei paesi terzi;

69.  mette in guardia dalle pratiche commerciali come quelle dei mercati di smaltimento, che possono destabilizzare i micro-mercati insulari delle economie locali;

Ricerca, ambiente, istruzione, cultura, trasporti, energia e telecomunicazioni

70.  ricorda che l'articolo 349 TFUE stabilisce che la Commissione può proporre misure specifiche per le RUP, anche per quanto concerne le loro condizioni di accesso ai programmi orizzontali dell'Unione;

71.  ritiene che i programmi orizzontali dell'Unione dovrebbero prevedere condizioni di accesso specifiche per le RUP, al fine di garantire una partecipazione effettiva e affinché i punti di forza di tali regioni possano essere valorizzati, segnatamente nel quadro di Orizzonte 2020, LIFE, COSME, Europa creativa, ecc.;

72.  chiede alla Commissione un'integrazione effettiva delle RUP nelle reti transeuropee dei trasporti, dell'energia e delle telecomunicazioni;

73.  ricorda la necessità di rendere prioritaria l'autonomia energetica sostenibile delle RUP; sottolinea che le regioni ultraperiferiche godono di numerosi vantaggi per quanto concerne lo sviluppo delle energie rinnovabili, l'efficienza energetica e l'economia circolare;

74.  evidenzia che la promozione della ricerca e dell'innovazione presenta un grande potenziale ai fini del conseguimento di uno sviluppo solido e sostenibile; invita a ottimizzare l'accesso delle RUP ai fondi SIE e Orizzonte 2020, al fine di migliorare il collegamento fra le loro rispettive università, centri di ricerca e imprese innovative, e di consentire a tali regioni di trasformarsi in poli di attrazione nonché di promuovere un dialogo migliore fra persone e istituzioni, non solo all'interno delle RUP, ma anche con il continente europeo, i PTOM e i paesi terzi;

75.  ricorda il ruolo centrale svolto dalle piccole e medie imprese nelle RUP in termini di sviluppo economico e sociale; invita pertanto la Commissione a tenere maggiormente conto della situazione delle RUP nel quadro dei programmi COSME o del programma dell'Unione per l'occupazione e l'innovazione sociale;

76.  ritiene che gli scambi e la cooperazione tra le regioni ultraperiferiche e i paesi terzi limitrofi nei settori della ricerca e dell'innovazione, della cultura e dell'istruzione dovrebbero essere ulteriormente rafforzati in modo da promuovere la loro integrazione regionale;

77.   plaude al fatto che il nuovo programma Erasmus+ incoraggi la mobilità degli studenti e dei giovani imprenditori delle regioni ultraperiferiche offrendo loro l'importo massimo degli aiuti; invita a prevedere disposizioni analoghe per il programma Europa creativa; auspica che nel quadro del programma Erasmus si tenga maggiormente conto delle caratteristiche comuni delle RUP, promuovendo in particolare gli scambi all'interno di tali regioni; deplora che, nonostante il considerando 37 del regolamento Erasmus+, che prevede che "nell'attuazione del programma è opportuno prendere in considerazione le difficoltà delle regioni ultraperiferiche dell'Unione e dei PTOM dovute alla loro lontananza", gli importi delle indennità di mobilità Erasmus siano spesso insufficienti rispetto ai costi reali di uno spostamento urbano sostenuti dagli studenti beneficiari provenienti dalle RUP;

78.  invita la Commissione a estendere il nuovo dispositivo di mobilità rivolto ai giovani, "Move2Learn, Learn2Move", ai cittadini europei che risiedono nelle RUP, nonché ad adeguare gli importi concessi per gli spostamenti ai costi reali che uno spostamento tra le RUP e l'Europa continentale comporta; plaude alla decisione della Commissione di non limitare tale dispositivo al solo trasporto ferroviario, il che emarginerebbe di fatto i giovani d'oltremare;

79.  osserva che il programma Natura 2000 non si applica alle RUP francesi benché queste ultime ospitino una biodiversità straordinaria e al contempo fragile, segnatamente a causa degli effetti dei cambiamenti climatici; chiede pertanto la messa in atto di dispositivi specifici di tutela nonché la continuità dell'azione preparatoria BEST mediante la creazione di un meccanismo sostenibile per finanziare i progetti di biodiversità, di valorizzazione dei servizi ecosistemici e di adeguamento ai cambiamenti climatici nelle zone d'oltremare europee;

80.  propone di effettuare uno studio d'impatto sulle possibilità di applicazione del programma Natura 2000 alle RUP francesi al fine di definire gli strumenti più appropriati per tutelare la biodiversità e l'ambiente in queste regioni;

81.  ricorda che la revisione intermedia della strategia dell'UE sulla biodiversità, pubblicata dalla Commissione nell'ottobre 2015 e citata dalla Corte dei conti europea nella relazione speciale n. 1/2017, ha concluso che, sebbene fossero stati raggiunti notevoli traguardi dal 2011 nella realizzazione delle azioni previste dall'obiettivo n. 1, le più importanti sfide riguardano fattori importanti per le regioni ultraperiferiche, quali la necessità di realizzare la componente marina della rete Natura 2000, di assicurare una gestione efficace dei siti Natura 2000 e di garantire la disponibilità dei finanziamenti necessari per sostenere la rete Natura 2000;

82.  rammenta che la Corte dei conti europea, nella relazione speciale n. 1/2017, ha ritenuto che per meglio contribuire al raggiungimento degli ambiziosi obiettivi perseguiti dalla strategia dell'UE sulla biodiversità fino al 2020, occorrono progressi significativi da parte degli Stati membri e maggiori sforzi da parte della Commissione;

83.  ricorda inoltre che la Corte dei conti europea, nella relazione speciale n. 1/2017, ha ritenuto che "occorre fare di più per realizzare appieno le potenzialità della rete Natura 2000";

84.  riafferma il ruolo che una migliore connettività Internet deve imperativamente svolgere nella coesione territoriale, nella promozione delle pari opportunità, nella creazione di posti di lavoro e nel miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni delle RUP;

85.  esorta la Commissione a tenere conto delle specificità delle RUP nell'affrontare le questioni legate alla copertura della rete digitale;

86.  invita a creare un programma specifico di tipo "POSEI" per il settore dei trasporti al fine di promuovere la coesione territoriale, sociale ed economica di queste regioni e ridurre l'insularità e la doppia insularità di alcune RUP; sottolinea che tale programma dovrebbe prevedere il sostegno per il trasporto delle persone e delle merci tra le RUP e il continente, nelle RUP stesse e tra le RUP limitrofe quali le Azzorre, Madera e le Canarie; evidenzia che tale programma dovrebbe altresì promuovere il commercio tra queste regioni;

87.  sottolinea che le RUP si considerano come regioni turistiche privilegiate e che è fondamentale investire in una rete di trasporti di qualità e a prezzi accessibili, soprattutto in riferimento al mercato interno;

88.  sollecita l'Unione europea a impegnarsi in modo decisivo nell'internazionalizzazione dell'accessibilità alle RUP tramite infrastrutture e rotte di trasporto, tanto verso il continente europeo quanto verso i paesi terzi limitrofi e il resto del mondo;

89.  chiede il dispiegamento nelle RUP di una vera e propria strategia europea industriale che generi posti di lavoro non delocalizzabili e che si basi sulla capacità delle imprese di consolidare la loro dimensione locale;

90.  ritiene che le RUP possano costituire luoghi privilegiati per l'attuazione di progetti pilota le cui misure devono essere applicate in maniera trasversale nei diversi Stati membri;

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91.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, agli Stati membri e alle loro regioni nonché al Comitato delle regioni.

(1) GU C 258 E del 7.9.2013, pag. 1.
(2) Testi approvati, P7_TA(2014)0133.
(3) Sentenza della Corte di giustizia del 15 dicembre 2015, Parlamento europeo e Commissione europea/Consiglio dell'Unione europea, cause riunite da C-132/14 a C-136/14, ECLI:EU:C:2015:813.
(4) GU L 187 del 26.6.2014, pag. 1.
(5) Testi approvati in tale data, P8_TA(2017)0195.

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