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Testi approvati
Mercoledì 13 settembre 2017 - StrasburgoEdizione definitiva
Decisione di non sollevare obiezioni a un atto delegato: finanziamenti a gestione diretta nel Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca
 Accordo multilaterale sulla creazione di uno Spazio aereo comune europeo (ECAA) ***
 Sottoporre l'acrilofentanil a misure di controllo *
 Relazioni politiche dell'UE con l'India
 Mobilitazione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea per fornire assistenza all'Italia
 Progetto di bilancio rettificativo n. 4/2017 che accompagna la proposta di mobilitare il Fondo di solidarietà dell'Unione europea per prestare assistenza all'Italia
 Mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione: domanda EGF/2017/002 FI/Microsoft 2
 Sistema di scambio di quote di emissione dell'UE (UE-ETS): mantenere gli attuali limiti dell'ambito di applicazione relativo alle attività di trasporto aereo e introdurre alcune disposizioni in vista dell'attuazione di una misura mondiale basata sul mercato a partire dal 2021 ***I
 Inclusione delle emissioni e degli assorbimenti di gas a effetto serra risultanti dall'uso del suolo, dal cambiamento di uso del suolo e dalla silvicoltura nel quadro 2030 per il clima e l'energia ***I
 Modello uniforme per i permessi di soggiorno rilasciati a cittadini di paesi terzi ***I
 Soia geneticamente modificata DAS-68416-4
 Importazione di alimenti per animali e prodotti alimentari originari del Giappone o da esso provenienti, a seguito dell'incidente alla centrale nucleare di Fukushima
 Progetto di bilancio rettificativo n. 3/2017: risorse di bilancio dell'iniziativa per l'occupazione giovanile; tabelle dell'organico di ACER e SESAR2
 Esportazioni di armi: applicazione della posizione comune 2008/944/PESC
 Relazioni politiche dell'UE con l'America latina
 Corruzione e diritti umani nei paesi terzi

Decisione di non sollevare obiezioni a un atto delegato: finanziamenti a gestione diretta nel Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca
PDF 235kWORD 47k
Decisione del Parlamento europeo di non sollevare obiezioni al regolamento delegato della Commissione del 12 giugno 2017 che modifica il regolamento (UE) n. 508/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda la ripartizione dei finanziamenti a gestione diretta tra gli obiettivi della politica marittima integrata e della politica comune della pesca (C(2017)03881 – 2017/2743(DEA))
P8_TA(2017)0331B8-0496/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto il regolamento delegato della Commissione (C(2017)03881),

–  vista la lettera del 1° settembre 2017 della Commissione con cui quest'ultima chiede al Parlamento di dichiarare che non solleverà obiezioni al regolamento delegato,

–  vista la lettera del 5 settembre 2017 della commissione per la pesca al presidente della Conferenza dei presidenti di commissione,

–  visto l'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (UE) n. 508/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, relativo al Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e che abroga i regolamenti (CE) n. 2328/2003, (CE) n. 861/2006, (CE) n. 1198/2006 e (CE) n. 791/2007 del Consiglio e il regolamento (UE) n. 1255/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio(1), in particolare l'articolo 14, paragrafo 4, e l'articolo 126, paragrafo 5,

–  visto il regolamento (UE) n. 1380/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, relativo alla politica comune della pesca, che modifica i regolamenti (CE) n. 1954/2003 e (CE) n. 1224/2009 del Consiglio e che abroga i regolamenti (CE) n. 2371/2002 e (CE) n. 639/2004, nonché la decisione 2004/585/CE del Consiglio(2),

–  vista la raccomandazione di decisione della commissione per la pesca,

–  visto l'articolo 105, paragrafo 6, del suo regolamento,

–  visto che non è stata sollevata alcuna obiezione nel termine previsto all'articolo 105, paragrafo 6, terzo e quarto trattino, del suo regolamento, che è arrivato a scadenza il 12 settembre 2017,

1.  dichiara di non sollevare obiezioni al regolamento delegato;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 149 del 20.5.2014, pag. 1.
(2) GU L 354 del 28.12.2013, pag. 22.


Accordo multilaterale sulla creazione di uno Spazio aereo comune europeo (ECAA) ***
PDF 154kWORD 49k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 13 settembre 2017 concernente il progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione, dell'accordo multilaterale tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, la Repubblica di Albania, la Bosnia-Erzegovina, la Repubblica di Bulgaria, la Repubblica di Croazia, l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia, la Repubblica d'Islanda, la Repubblica di Montenegro, il Regno di Norvegia, la Romania, la Repubblica di Serbia e la Missione delle Nazioni Unite per l'amministrazione ad interim nel Kosovo(1), sull'istituzione di uno Spazio aereo comune europeo (ECAA) (15654/2016 - C8-0098/2017 - 2006/0036(NLE))
P8_TA(2017)0332A8-0260/2017

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (15654/2016),

–  visto il progetto di decisione del Consiglio relativa alla firma e all'applicazione provvisoria dell'accordo multilaterale tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, la Repubblica di Albania, la Bosnia-Erzegovina, la Repubblica di Bulgaria, la Repubblica di Croazia, l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, la Repubblica d'Islanda, la Missione delle Nazioni Unite per l'amministrazione ad interim nel Kosovo(2), la Repubblica di Montenegro, il Regno di Norvegia, la Romania e la Repubblica di Serbia relativa all'istituzione di uno Spazio aereo comune europeo (08823/2/2006),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 100, paragrafo 2, e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0098/2017),

–  visti l'articolo 99, paragrafi 1 e 4, e l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per i trasporti e il turismo (A8-0260/2017),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e della Repubblica di Albania, della Bosnia-Erzegovina, della Repubblica di Bulgaria, della Repubblica di Croazia, dell'ex Repubblica jugoslava di Macedonia, della Repubblica di Islanda, della Repubblica del Montenegro, del Regno di Norvegia, della Romania e della Repubblica di Serbia, e alla Missione delle Nazioni Unite per l'amministrazione ad interim nel Kosovo.

(1)*Tale designazione non pregiudica le posizioni riguardo allo status ed è in linea con la risoluzione 1244/99 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e con il parere della Corte internazionale di giustizia sulla dichiarazione di indipendenza del Kosovo.
(2)* Tale designazione non pregiudica le posizioni riguardo allo status ed è in linea con la risoluzione 1244/99 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e con il parere della Corte internazionale di giustizia sulla dichiarazione di indipendenza del Kosovo.


Sottoporre l'acrilofentanil a misure di controllo *
PDF 234kWORD 47k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 13 settembre 2017 sul progetto di decisione di esecuzione del Consiglio che sottopone a misure di controllo l'N-(1-fenetilpiperidin-4-yl)-N-fenilacrilammide (acrilofentanil) (08858/2017 – C8-0179/2017 – 2017/0073(NLE))
P8_TA(2017)0333A8-0284/2017

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto del Consiglio (08858/2017),

–  visti l'articolo 39, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea, quale modificato dal trattato di Amsterdam, e l'articolo 9 del protocollo n. 36 sulle disposizioni transitorie, a norma dei quali è stato consultato dal Consiglio (C8-0179/2017),

–  vista la decisione 2005/387/GAI del Consiglio, del 10 maggio 2005, relativa allo scambio di informazioni, alla valutazione dei rischi e al controllo delle nuove sostanze psicoattive(1), in particolare l'articolo 8, paragrafo 3,

–  visto l'articolo 78 quater del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0284/2017),

1.  approva il progetto del Consiglio;

2.  invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

3.  chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente il testo approvato dal Parlamento;

4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 127 del 20.5.2005, pag. 32.


Relazioni politiche dell'UE con l'India
PDF 190kWORD 56k
Risoluzione del Parlamento europeo del 13 settembre 2017 sulle relazioni politiche dell'UE con l'India (2017/2025(INI))
P8_TA(2017)0334A8-0242/2017

Il Parlamento europeo,

–  visti il partenariato strategico UE-India istituito nel 2004 e il piano d'azione congiunto del 7 settembre 2005 per un partenariato strategico India-Unione europea,

–  viste l'"Agenda per l'azione 2020 UE-India" adottata durante il tredicesimo vertice UE-India e la dichiarazione congiunta dello stesso vertice,

–  vista la strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'Unione europea del giugno 2016,

–  vista la comunicazione della Commissione del 4 settembre 2001 dal titolo "Un quadro strategico per rafforzare le relazioni di partenariato Europa-Asia" (COM(2001)0469),

–  visto il regolamento (UE) n. 234/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2014, che istituisce uno strumento di partenariato per la cooperazione con i paesi terzi(1),

–  vista la sua raccomandazione al Consiglio, del 28 ottobre 2004, sulle relazioni UE-India(2),

–  vista la sua risoluzione del 29 settembre 2005 sulle relazioni UE-India: una partnership strategica(3),

–  vista la sua risoluzione del 24 settembre 2008 sulla preparazione del vertice Unione europea-India del 29 settembre 2008 a Marsiglia(4),

–  viste le sue precedenti risoluzioni sull'India, comprese quelle sui casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto,

–  vista la sua risoluzione del 2 febbraio 2012 sulla politica estera dell'UE nei confronti dei paesi BRICS e di altre potenze emergenti: obiettivi e strategie(5),

–  vista la sua risoluzione del 13 aprile 2016 sull'UE in un contesto globale in evoluzione – Un mondo maggiormente connesso, contestato e complesso(6),

–  vista la sua risoluzione del 10 maggio 2012 sulla pirateria marittima(7),

–  vista la sua risoluzione del 27 ottobre 2016 sulla sicurezza nucleare e la non proliferazione(8),

–  vista la missione della sua commissione per gli affari esteri in India del 21 e 22 febbraio 2017,

–  visti l'undicesimo vertice Asia-Europa (ASEM), tenutosi a Ulan-Bator il 15 e 16 luglio 2016, e la nona riunione del partenariato parlamentare Asia-Europa (ASEP), tenutasi a Ulan-Bator il 21 e 22 aprile 2016 e le rispettive dichiarazioni adottate in occasione di tali incontri,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per gli affari esteri e la posizione sotto forma di emendamenti della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0242/2017),

A.  considerando che l'UE e l'India sono le due democrazie più grandi del mondo, entrambe imperniate su una profonda storia culturale e congiuntamente impegnate a favore della promozione della pace, della stabilità, della sicurezza, della prosperità, dello sviluppo sostenibile e della giustizia sociale, nonché del rispetto dei diritti umani, delle libertà fondamentali, dello Stato di diritto e della buona governance;

B.  considerando che negli ultimi due decenni l'UE e l'India, partner naturali e fattori di stabilità nell'odierno mondo multipolare, hanno costruito un partenariato strategico fondato su valori e interessi comuni; che tale partenariato strategico dovrebbe essere approfondito, poiché ha forti possibilità di far approdare a una nuova dinamica a livello internazionale, anche in seno alle Nazioni Unite, e di affrontare questioni quali gli obiettivi di sviluppo sostenibile o i contatti interpersonali;

C.  considerando che durante il tredicesimo vertice UE-India, svoltosi il 30 marzo 2016 dopo uno iato di quattro anni, è stata adottata una nuova tabella di marcia del partenariato strategico per i successivi cinque anni;

D.  considerando che durante il tredicesimo vertice UE-India sono state adottate diverse dichiarazioni congiunte: su un'agenda comune in materia di migrazione e mobilità, su un partenariato per l'acqua India-UE, su un partenariato per l'energia pulita e il clima e sulla lotta contro il terrorismo;

E.  considerando che l'UE e l'India, in quanto importanti partner economici, commerciali e di investimento e poiché l'UE è il primo partner commerciale dell'India, sono impegnate dal 2007 in negoziati finalizzati alla conclusione di un ambizioso accordo di libero scambio e di investimento, che dovrebbe essere concluso il prima possibile; che l'Agenda per l'azione 2020 UE-India ribadisce l'impegno di entrambe le parti a instaurare un clima economico stabile, che sia favorevole allo sviluppo della cooperazione commerciale ed economica;

F.  considerando che un maggiore coordinamento tra l'UE e gli Stati membri riguardo al loro rapporto con l'India consentirebbe di rafforzare ulteriormente il partenariato strategico;

G.  considerando che l'India è una democrazia vitale nonché una società aperta con una stampa libera e una società civile attiva; che l'UE e l'India provvedono regolarmente allo scambio di migliori prassi in materia di diritti umani e democrazia, anche su questioni riguardanti la libertà di espressione e di associazione e lo Stato di diritto, come pure il trattamento dei migranti, il rispetto delle minoranze e la promozione dell'uguaglianza tra donne e uomini, in linea con gli impegni dell'UE;

Le solide fondamenta di un proficuo partenariato

1.  è pienamente a favore di un partenariato rafforzato e approfondito tra l'UE e l'India, basato sui loro forti legami politici, economici, sociali e culturali e fondato sui valori condivisi della democrazia, del rispetto dei diritti umani e del pluralismo, nonché sul rispetto reciproco e gli interessi comuni;

2.  ritiene che relazioni politiche più solide tra i due partner potrebbero contribuire positivamente alla promozione della cooperazione regionale e internazionale in un mondo che affronta molteplici sfide globali, come le tensioni in materia di sicurezza, l'inosservanza del diritto internazionale, il terrorismo, l'estremismo e la radicalizzazione, la criminalità organizzata transnazionale e la corruzione, la migrazione irregolare e il traffico di esseri umani, gli effetti dei cambiamenti climatici, la povertà, la disuguaglianza e la violazione dei diritti umani, nonché un crescente populismo;

3.  evidenzia che l'UE e l'India, essendo le due democrazie più grandi del mondo, hanno la responsabilità comune di promuovere la causa della pace, dello Stato di diritto e dei diritti umani nel mondo, anche attraverso una loro cooperazione potenziata a livello delle Nazioni Unite;

4.  reputa che dalla dichiarazione politica congiunta del 1993 il rapporto tra UE e India sia cresciuto sensibilmente in termini di qualità e portata; sottolinea l'importanza del partenariato strategico UE-India istituito nel 2004 e finalizzato a suggellare i loro stretti legami e a portare le relazioni tra i due partner a un livello più elevato e intenso;

5.  evidenzia che il partenariato tra l'UE e l'India non ha ancora realizzato il suo pieno potenziale; ritiene che entrambe le parti dovrebbero profondere un maggiore impegno politico per rendere il rapporto più dinamico e proficuo in considerazione delle sfide che i due partner affrontano a livello regionale e internazionale; invita a incrementare gli investimenti volti a rafforzare i legami tra l'UE-27 e l'India; sottolinea l'importanza di una valutazione completa del funzionamento del partenariato strategico per far emergere idee su come farlo progredire;

Un partenariato rafforzato a reciproco vantaggio dell'UE e dell'India

6.  si compiace dello svolgimento del tredicesimo vertice UE-India tenutosi a Bruxelles il 30 marzo 2016; esorta l'UE e l'India a mantenere l'impegno di rendere i vertici un appuntamento annuale, considerato che queste riunioni di alto livello contribuiscono positivamente ad aumentare la cooperazione, la mutua comprensione e la visibilità reciproca;

7.  accoglie favorevolmente l'approvazione dell'Agenda per l'azione 2020 UE-India, che rappresenta una tabella di marcia per intensificare il partenariato strategico nel prossimo quinquennio; prende atto con soddisfazione dei numerosi settori di cooperazione rilanciati nel 2016, come la sicurezza, la lotta al terrorismo, la migrazione e la mobilità, il commercio, il trasferimento di tecnologie e cultura, i cambiamenti climatici, l'energia e l'acqua; chiede un'efficace attuazione dell'Agenda, con tappe e scadenze chiare;

8.  ribadisce il proprio sostegno alla definizione di un accordo di libero scambio (ALS) completo e ambizioso tra l'UE e l'India, che dovrebbe essere economicamente, socialmente e politicamente proficuo per entrambe le parti; ricorda che l'UE è il maggiore blocco commerciale del mondo e che l'India vanta un tasso di crescita del PIL fra i più elevati a livello mondiale; ricorda altresì che l'UE è il principale partner dell'India sul piano del commercio e degli investimenti e che i flussi delle importazioni e delle esportazioni tra i due sono relativamente bilanciati;

9.  rileva con soddisfazione che l'UE e l'India stanno riprendendo il dialogo sul modo di proseguire i negoziati per un ALS, noto anche come accordo di ampia portata sul commercio e gli investimenti; esorta entrambe le parti, al fine di concludere l'accordo di libero scambio non appena possibile, a proseguire i negoziati in uno spirito di reciprocità e mutuo beneficio, tenendo in considerazione le norme internazionali che entrambe le Parti si sono impegnate a rispettare, comprese quelle stabilite nel quadro dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) e dell'Organizzazione internazionale del lavoro, nonché il principio della responsabilità sociale delle imprese; riconosce che tale accordo, tenendo conto in modo equilibrato delle preoccupazioni di entrambe le parti, può assicurare che le misure vadano a vantaggio sia dei cittadini europei che indiani, anche tramite la lotta alla povertà e la promozione del rispetto dei diritti umani;

10.  raccomanda l'adozione a livello dell'UE di una strategia coerente per le sue relazioni con l'India, con chiare priorità; richiama l'attenzione sull'importanza che sia le istituzioni dell'UE sia gli Stati membri attuino tale strategia in modo coerente e coordinato; ritiene che le priorità dell'UE per l'India possano essere definite anche in una strategia aggiornata per le relazioni UE-Asia;

11.  accoglie con favore l'impegno della Banca europea per gli investimenti (BEI) a favorire in India gli investimenti a lungo termine nelle infrastrutture essenziali per lo sviluppo economico, sociale ed ecosostenibile; invita la BEI a dare seguito a tale impegno e a potenziare il suo sostegno agli investimenti sostenibili in India;

12.  evidenzia l'importanza di un dialogo interparlamentare strutturato per il funzionamento del partenariato strategico; incoraggia il presidente del parlamento indiano a formare un Gruppo per l'amicizia India-Europa composto da parlamentari del Lok Sabha e del Rajya Sabha, che funga da omologo della delegazione del Parlamento europeo per le relazioni con la Repubblica dell'India;

Un ampio programma di cooperazione nell'ambito della politica estera e di sicurezza

13.  ribadisce che nell'odierno contesto internazionale sia l'UE che l'India devono far fronte a sfide pressanti per la sicurezza, le quali impongono una risposta diplomatica unita a strumenti rafforzati di dissuasione, il rispetto del diritto internazionale e la cooperazione tra gli Stati democratici;

14.  pone l'accento sulle significative possibilità di aumentare le sinergie tra l'UE e l'India sul fronte della politica estera e di sicurezza; è convinto che un dialogo regolare e coerente possa spianare la strada a una comprensione reciproca e, di conseguenza, a un maggiore coordinamento tra i programmi in materia di affari esteri dell'UE e dell'India a livello regionale e internazionale, anche su temi che in passato sono stati affrontati con approcci divergenti;

15.  accoglie con favore l'impegno assunto nell'Agenda per l'azione 2020 UE-India di creare consessi per le consultazioni sulla politica estera e sulla sicurezza; sottolinea il valore aggiunto che si può ottenere aumentando la frequenza e la portata degli scambi di alto livello nel settore degli affari esteri e della sicurezza;

16.  invita l'UE, unitamente agli Stati membri, e l'India a proseguire e intensificare gli sforzi per promuovere a livello globale un multilateralismo effettivo e regolamentato; esorta il vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e il Consiglio a sostenere la riforma del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nonché la richiesta dell'India di divenire membro permanente; incoraggia l'UE e l'India a coordinare il più possibile le loro posizioni e iniziative a livello delle Nazioni Unite su questioni in cui la loro cooperazione potrebbe fare la differenza e a fare altrettanto in altre sedi internazionali, come l'OMC;

17.  prende atto dei proficui e intensificati scambi sulle problematiche mondiali nel quadro dell'Asia-Europe Meeting, un forum per la cooperazione multilaterale a cui partecipano sia l'UE che l'India; sostiene i processi di integrazione regionale in Asia, sia a livello politico che economico, in quanto possono dare un contributo positivo alla riduzione del numero di conflitti e alla prosperità della regione;

18.  pone l'accento sull'importante valore aggiunto della cooperazione tra l'UE e l'India a sostegno dei processi democratici in Asia; sottolinea altresì l'importanza che l'UE e l'India coordinino le loro politiche in materia di aiuti umanitari e sviluppo, considerate le intense attività di sviluppo intraprese da entrambe le parti in Asia, in modo da contribuire positivamente ai processi politici, economici e sociali nei paesi interessati, anche per gli apolidi e le minoranze, come i rohingya; invita a intensificare il dialogo in tal senso;

19.  prende atto della dichiarazione congiunta India-UE sulla lotta contro il terrorismo, del 30 marzo 2016, volta a rafforzare la cooperazione per prevenire e contrastare la radicalizzazione, l'estremismo violento e il terrorismo; sottolinea l'importanza di proseguire la cooperazione tra i servizi di sicurezza e contrasto dell'UE e dell'India secondo le modalità esistenti nell'ambito di Europol; raccomanda di facilitare lo scambio di migliori pratiche e di informazioni tra l'India e l'UE, ivi compreso con i suoi Stati membri; incoraggia entrambe le parti a perorare insieme l'adozione a livello delle Nazioni Unite della Convenzione generale sul terrorismo internazionale come pure una maggiore efficacia delle designazioni dell'ONU relative ai terroristi;

20.  sottolinea l'importanza di una cooperazione approfondita tra l'UE e l'India a favore dell'Afghanistan, segnatamente al fine di contribuire a un processo di pace e riconciliazione a guida e titolarità afghane, alla costruzione di istituzioni stabili e di uno Stato funzionante nonché alla nascita di un contesto politico ed economico che permetta il consolidamento della pace e della sicurezza; incoraggia, in particolare, un coordinamento politico rafforzato sulla sicurezza e le questioni militari, sul sostegno allo sviluppo e sulle misure necessarie per far fronte al contesto regionale; evidenzia che il processo "Heart of Asia" rappresenta una sede importante per il rafforzamento della fiducia e la cooperazione politica a livello regionale;

21.  chiede il rinnovo degli sforzi di ravvicinamento e il ripristino di buone relazioni di vicinato tra l'India e il Pakistan attraverso un dialogo globale ed eventualmente in maniera graduale, iniziando con un dibattito su questioni tecniche e misure volte a rafforzare la fiducia e pervenendo infine a riunioni politiche di alto livello; sottolinea l’importanza della dimensione bilaterale negli sforzi volti all'instaurazione di una pace e di una cooperazione durature tra India e Pakistan, che contribuirebbero positivamente allo sviluppo economico e alla sicurezza della regione; sottolinea, inoltre, la responsabilità di entrambi gli Stati, in quanto potenze nucleari, di garantire la pace; invita l'UE a incoraggiare e sostenere il processo di riconciliazione tra l'India e il Pakistan: sottolinea la fondamentale importanza di combattere il terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni, compreso il terrorismo sostenuto dallo Stato;

22.  raccomanda di approfondire la cooperazione sul disarmo universale, sulla non proliferazione delle armi di distruzione di massa e sulla sicurezza nucleare, obiettivi che sia l'UE sia l'India sono impegnate a perseguire; invita a tale proposito tutti gli Stati membri a sostenere la richiesta dell'India di accedere ai regimi di controllo sulle esportazioni, come il gruppo dei fornitori nucleari, il regime di non proliferazione nel settore missilistico, l'intesa di Wassenaar e il gruppo Australia; accoglie con favore la ratifica da parte dell'India del protocollo aggiuntivo dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA);

23.  accoglie con favore la ferma posizione assunta sia dall'India sia dall'UE in merito ai programmi illegali nucleari e balistici della Repubblica popolare democratica di Corea (RPDC), che costituiscono una minaccia per la pace regionale e internazionale, ed incoraggia una maggiore cooperazione per garantire una diffusa applicazione delle sanzioni ONU nei confronti della RPDC;

24.  prende atto delle preoccupazioni dell'India riguardo alla Cina, tenuto conto, in particolare, della politica assertiva di quest'ultima nel Mar cinese meridionale, della sua notevole modernizzazione militare, del suo rapporto strategico con il Pakistan e delle questioni di confine irrisolte; ritiene che solo un dialogo autentico, basato sui principi del diritto internazionale, possa contribuire a superare dette divergenze e a costruire la fiducia;

25.  rileva con soddisfazione il sostegno espresso da entrambe le parti, durante il tredicesimo vertice UE-India, a un'attuazione piena e unanime dell'accordo di Minsk per quanto riguarda il conflitto nell'Ucraina orientale; ricorda che l'UE ha fortemente condannato le azioni aggressive della Russia e applica una politica di non riconoscimento dell'annessione illegale della Crimea e di Sebastopoli; auspica che, attraverso il dialogo, l'UE e l'India possano allineare ulteriormente le loro posizioni;

26.  incoraggia l'UE e l'India ad approfondire lo scambio di opinioni, sia durante i vertici che durante le periodiche consultazioni sugli affari esteri e la sicurezza, in merito alla situazione nel Medio oriente e ai settori di possibile cooperazione che potrebbero migliorare la stabilizzazione della regione, anche attraverso misure di livello internazionale; richiama l'attenzione, in particolare, sull'importanza della cooperazione per garantire una soluzione politica duratura in Siria all'interno del quadro convenuto nell'ambito delle Nazioni Unite in linea con il comunicato di Ginevra del 30 giugno 2012 e per sostenere la ricostruzione e la riconciliazione una volta raggiunto un accordo e avviata una transizione politica credibile a guida e titolarità siriane;

27.  sottolinea che l'UE e l'India potrebbero rafforzare la loro cooperazione e lo scambio di buone pratiche in merito ai paesi africani onde garantire la complementarietà dei loro sforzi per lo sviluppo;

28.  sottolinea i significativi vantaggi reciproci che l'UE e l'India potrebbero trarre da un rafforzamento della cooperazione in settori come la sicurezza marittima, la cibersicurezza e la protezione dei dati, la migrazione e la mobilità;

29.  sottolinea che l'UE e l'India condividono interessi vitali e sottolinea che dovrebbero aumentare la cooperazione nel settore della sicurezza marittima, segnatamente per quanto riguarda l'azione antipirateria, ma anche per quanto riguarda il mantenimento della pace e della stabilità e la messa in sicurezza della via di comunicazione marittima nel Mar cinese meridionale e nell'Oceano indiano; raccomanda pertanto l'elaborazione di procedure operative standard comuni nel settore della sicurezza marittima e della lotta alla pirateria, nonché di un'interpretazione comune della convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare che tenga conto della libertà di navigazione, risolva tutte le questioni in sospeso e individui le misure congiunte più appropriate per cooperare nel quadro della convenzione;

30.  si compiace dell'adozione di una dichiarazione congiunta UE-India su un partenariato per l'energia pulita e il clima in occasione del tredicesimo vertice UE-India del marzo 2016; sottolinea l'impatto positivo dell'India e dell'UE sui negoziati verso l'accordo di Parigi sul clima e il ruolo guida a livello mondiale di entrambi i partner; esorta entrambi i partner a moltiplicare gli sforzi per fare in modo che tutti i firmatari attuino l'accordo; chiede, a tale proposito, che si intensifichi la cooperazione UE-India in campo energetico e segnatamente nel settore delle energie rinnovabili;

31.  rileva con interesse l'adozione di una dichiarazione congiunta UE-India su un partenariato per l'acqua in occasione del tredicesimo vertice UE-India del marzo 2016; chiede, pertanto, all'Unione di rafforzare la cooperazione con l'India e di intensificare il suo sostegno ai progetti indiani di gestione sostenibile dell'acqua, come il "Clean Ganga";

32.  prende atto con soddisfazione della dichiarazione congiunta relativa a un'agenda comune su migrazione e mobilità che mira a predisporre un quadro per la cooperazione volto a promuovere la migrazione regolare, prevenire la migrazione irregolare e la tratta di esseri umani e massimizzare l'impatto della mobilità sullo sviluppo;

33.  ritiene che gli scambi interpersonali debbano essere una delle dimensioni principali del partenariato strategico tra l'UE e l'India; sottolinea, in particolare, l'importanza di migliorare gli scambi nel campo dell'istruzione, della cultura e della ricerca scientifica, anche in ambito informatico, e accoglie pertanto con favore l'aumento del numero di scambi studenteschi nel quadro del programma Erasmus +, che dovrebbe essere ulteriormente ampliato; si compiace altresì delle prospettive di cooperazione in relazione allo sviluppo delle competenze e nel quadro dell'iniziativa "Make in India", come dichiarato nell'agenda per l'azione 2020 e ne sottolinea l'importanza ai fini dell'intensificazione delle relazioni commerciali e sociali; chiede la pari inclusione di studentesse, scienziate, ricercatrici e professioniste in questi programmi;

Uno scambio rafforzato sulla dimensione del partenariato relativa ai diritti umani

34.  plaude all'impegno riconfermato di intensificare gli scambi sulla dimensione dei diritti umani del partenariato strategico UE-India, poiché i cittadini di entrambe le parti possono trarre vantaggio da una cooperazione rafforzata su numerose questioni relative ai diritti umani; sottolinea in particolare la necessità di rafforzare gli scambi e il coordinamento tra i due partner nel quadro delle Nazioni Unite, anche per quanto concerne l'attuazione delle raccomandazioni formulate nell'ambito della revisione periodica universale in materia di diritti umani; sottolinea altresì l'importanza dei dialoghi sui diritti umani; osserva che tali scambi non avvengono dal 2013 ed esorta a tenere un dialogo quanto prima;

35.  ricorda la sua opposizione di lunga data alla pena capitale in ogni caso e in qualsiasi circostanza; ribadisce la sua richiesta di una moratoria immediata sulle esecuzioni in India;

36.  ricorda che la libertà di espressione e di associazione è parte integrante di una società democratica vitale; comprende l'esigenza di adottare misure dirette ad accrescere la trasparenza delle attività finanziate da soggetti esteri che potrebbero rappresentare un rischio per la pace e la stabilità o per la sicurezza interna, e di introdurre limitazioni alle medesime attività; esprime preoccupazione, tuttavia, in merito agli effetti sulla libertà di espressione e di associazione della vigente legge indiana sulla partecipazione estera al finanziamento delle ONG (il Foreign Contribution Regulation Act, la legge in materia di regolamentazione dei contributi esteri);

37.  riconosce i significativi sforzi compiuti dalle autorità indiane per combattere ogni forma di discriminazione, compresa la discriminazione sulla base delle caste; osserva con preoccupazione, tuttavia, che la discriminazione di casta continua a essere fonte di abusi e incoraggia le autorità indiane, pertanto, a intensificare gli sforzi per eliminare questa forma di violazione dei diritti umani; incoraggia l'India, inoltre, a garantire la piena protezione delle minoranze, in particolare quelle religiose ed etniche, e sottolinea l'importanza di promuovere la tolleranza nei confronti della diversità al fine di impedire le violenze tra comunità; si compiace che la corte suprema indiana abbia ordinato di indagare nuovamente sui processi per le violenze contro i cristiani del 2008 e di risarcire adeguatamente le vittime;

38.  esorta l'India a ratificare la Convenzione contro la tortura e il relativo protocollo facoltativo e la Convenzione per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate;

39.  ritiene che, nel quadro dell'impegno riconfermato dell'UE e dell'India a favore del rafforzamento della cooperazione in materia di diritti umani, i diritti della donna dovrebbero essere inclusi nel programma del dialogo sui diritti umani tra i due partner; plaude all'impegno del governo indiano a favore del miglioramento dei diritti della donna e dell'introduzione dell'uguaglianza tra donne e uomini nella programmazione delle politiche e incoraggia le autorità indiane ad adottare ulteriori misure per indagare e prevenire la violenza basata sul genere e promuovere la parità di genere; si compiace, inoltre, del fatto che l'UE finanzi progetti in India finalizzati ad affrontare la violenza contro le donne e i bambini e raccomanda di mantenere tali finanziamenti; chiede un miglioramento dei diritti delle persone LGBTIQ e l'abrogazione della sezione 377 del codice penale indiano;

o
o   o

40.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione e al governo e al parlamento dell'India.

(1) GU L 077 del 15.3.2014, pag. 77.
(2) GU C 174 E del 14.7.2005, pag. 179.
(3) GU C 227 E del 21.9.2006, pag. 589.
(4) GU C 8 E del 14.1.2010, pag. 69.
(5) GU C 239 E del 20.8.2013, pag. 1.
(6) Testi approvati, P8_TA(2016)0120.
(7) GU C 261 E del 10.9.2013, pag. 34.
(8) Testi approvati, P8_TA(2016)0424.


Mobilitazione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea per fornire assistenza all'Italia
PDF 241kWORD 49k
Risoluzione
Allegato
Risoluzione del Parlamento europeo del 13 settembre 2017 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla mobilitazione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea per fornire assistenza all'Italia (COM(2017)0540 – C8-0199/2017 – 2017/2101(BUD))
P8_TA(2017)0335A8-0280/2017

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2017)0540 – C8-0199/2017),

–  visto il regolamento (CE) n. 2012/2002 del Consiglio, dell'11 novembre 2002, che istituisce il Fondo di solidarietà dell'Unione europea(1),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(2), in particolare l'articolo 10,

–  visto l'accordo interistituzionale, del 2 dicembre 2013, tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria(3), in particolare il punto 11,

–  vista la lettera della commissione per lo sviluppo regionale,

–  vista la relazione della commissione per i bilanci (A8-0280/2017),

1.  osserva che la decisione comporta il maggiore importo mai mobilitato a titolo del Fondo di solidarietà dell'Unione europea;

2.  osserva che la soglia massima dell'anticipo di cui all'articolo 4 bis del regolamento (CE) n. 2012/2002, quale modificato dal regolamento (UE) n. 661/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio(4) può rivelarsi una misura di assistenza spesso insufficiente per gli eventi calamitosi classificati come "catastrofi naturali gravi"; sottolinea la necessità di prendere in considerazione una soglia superiore per questi primi contributi finanziari specifici, per poter far fronte efficacemente e tempestivamente ai danni imputabili a tale categoria di catastrofi;

3.  si compiace della decisione in quanto gesto di solidarietà dell'Unione nei confronti dei cittadini e delle regioni dell'Unione colpiti da catastrofi naturali;

4.  approva la decisione allegata alla presente risoluzione;

5.  incarica il suo Presidente di firmare tale decisione congiuntamente al Presidente del Consiglio e di provvedere alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

6.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione, compreso l'allegato, al Consiglio e alla Commissione.

ALLEGATO

DECISIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO

relativa alla mobilitazione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea per fornire assistenza all'Italia

(Il testo dell'allegato non figura poiché esso corrisponde all'atto finale, la decisione (UE) 2017/1599.)

(1)GU L 311 del 14.11.2002, pag. 3.
(2)GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884.
(3)GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1.
(4) Regolamento (UE) n. 661/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, recante modifica del regolamento (CE) n. 2012/2002 del Consiglio che istituisce il Fondo di solidarietà dell'Unione europea (GU L 189 del 27.6.2014, pag. 143).


Progetto di bilancio rettificativo n. 4/2017 che accompagna la proposta di mobilitare il Fondo di solidarietà dell'Unione europea per prestare assistenza all'Italia
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Risoluzione del Parlamento europeo del 13 settembre 2017 concernente la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo n. 4/2017 dell'Unione europea per l'esercizio 2017, che accompagna la proposta di mobilitare il Fondo di solidarietà dell'Unione europea per fornire assistenza all'Italia (11813/2017 – C8-0304/2017 – 2017/2109(BUD))
P8_TA(2017)0336A8-0281/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 314 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(1), in particolare l'articolo 41,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2017, definitivamente adottato il 1° dicembre 2016(2),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(3) (regolamento QFP),

–  visto l'accordo interistituzionale del 2 dicembre 2013 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria(4),

–  vista la decisione 2014/335/UE, Euratom del Consiglio, del 26 maggio 2014, relativa al sistema delle risorse proprie dell'Unione europea(5),

–  visto il progetto di bilancio rettificativo n. 4/2017 adottato dalla Commissione il 26 giugno 2017 (COM(2017)0541),

–  vista la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo n. 4/2017 adottata il 4 settembre 2017 e trasmessa al Parlamento europeo lo stesso giorno (11813/2017 – C8-0304/2017),

–  visti gli articoli 88 e 91 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i bilanci (A8-0281/2017),

A.  considerando che il progetto di bilancio rettificativo n. 4/2017 riguarda la mobilitazione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea (FSUE) per un importo di 1 196 797 579 EUR in relazione alla serie di terremoti che hanno colpito le regioni italiane dell'Abruzzo, del Lazio, delle Marche e dell'Umbria tra l'agosto 2016 e il gennaio 2017;

B.  considerando l'importo di 30 000 000 EUR che è già stato versato, come anticipo dal bilancio dell'Unione per il 2016, nel quadro della presente domanda di mobilitazione del FSUE;

C.  considerando che si tratta del maggiore importo mai mobilitato a titolo del FSUE;

D.  considerando che il progetto di bilancio rettificativo n. 4/2017 è inteso a iscrivere formalmente il relativo adeguamento nel bilancio dell'Unione per il 2017;

E.  considerando che la Commissione propone pertanto di rettificare il bilancio 2017 e di incrementare di 1 166 797 579 EUR – in stanziamenti d'impegno e di pagamento – la dotazione dell'articolo 13 06 01 "Assistere gli Stati membri colpiti da catastrofi naturali gravi aventi serie ripercussioni sulle condizioni di vita, sull'ambiente o sull'economia";

F.  considerando che, sebbene l'importo totale disponibile per la mobilitazione del FSUE in questa fase dell'esercizio sia inferiore di 293 971 080 EUR rispetto all'importo proposto, la Commissione propone di coprire tale differenza mediante l'importo annuo disponibile nel 2018, conformemente all'articolo 10, paragrafo 2, del regolamento QFP; considerando che non è mai stato fatto ricorso a tale possibilità;

G.  considerando che il FSUE è uno strumento speciale secondo la definizione del regolamento QFP e che i corrispondenti stanziamenti d'impegno e di pagamento devono essere iscritti nel bilancio oltre i massimali del QFP;

H.  considerando che la Commissione propone di riassegnare integralmente i necessari stanziamenti di pagamento nell'ambito del bilancio dell'Unione per il 2017 e di ricostituire la riserva negativa attivata nel bilancio rettificativo n. 1/2017 (pari a 70 402 434 EUR) attingendo alle linee di bilancio relative ai programmi dei Fondi strutturali per il periodo 2007-2013;

1.  sottolinea l'urgente necessità di sbloccare l'assistenza finanziaria del FSUE destinata alle regioni colpite dalle calamità naturali; rileva che è fondamentale creare sinergie tra tutti gli strumenti esistenti a livello di Unione, garantendo che le risorse siano utilizzate in modo efficace per le attività di ricostruzione e per tutte le altre azioni necessarie;

2.  prende atto del progetto di bilancio rettificativo n. 4/2017 quale presentato dalla Commissione;

3.  approva la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo n. 4/2017;

4.  incarica il suo Presidente di constatare che il bilancio rettificativo n. 4/2017 è definitivamente adottato e di provvedere alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché alla Corte dei conti e ai parlamenti nazionali.

(1) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(2) GU L 51 del 28.2.2017.
(3) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884.
(4) GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1.
(5) GU L 168 del 7.6.2014, pag. 105.


Mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione: domanda EGF/2017/002 FI/Microsoft 2
PDF 259kWORD 52k
Risoluzione
Allegato
Risoluzione del Parlamento europeo del 13 settembre 2017 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (domanda presentata dalla Finlandia – EGF/2017/002 FI Microsoft 2) (COM(2017)0322 – C8-0193/2017 – 2017/2098(BUD))
P8_TA(2017)0337A8-0278/2017

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2017)0322 – C8-0193/2017),

–  visto il regolamento (UE) n. 1309/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, sul Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (2014-2020) e che abroga il regolamento (CE) n. 1927/2006(1) (regolamento FEG),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(2), in particolare l'articolo 12,

–  visto l'accordo interistituzionale, del 2 dicembre 2013, tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria(3) (AII del 2 dicembre 2013), in particolare il punto 13,

–  vista la procedura di trilogo prevista al punto 13 dell'AII del 2 dicembre 2013,

–  vista la lettera della commissione per l'occupazione e gli affari sociali,

–  vista la lettera della commissione per lo sviluppo regionale,

–  vista la relazione della commissione per i bilanci (A8-0278/2017),

A.  considerando che l'Unione ha predisposto strumenti legislativi e di bilancio per fornire un sostegno supplementare ai lavoratori che risentono delle conseguenze delle trasformazioni rilevanti della struttura del commercio mondiale o della crisi economica e finanziaria globale e per assisterli nel reinserimento nel mercato del lavoro;

B.  considerando che l'assistenza finanziaria dell'Unione ai lavoratori collocati in esubero dovrebbe essere dinamica e messa a disposizione nel modo più rapido ed efficace possibile;

C.  considerando che la Finlandia ha presentato la domanda EGF/2017/002 FI/Microsoft 2 per ottenere un contributo finanziario a valere sul FEG conformemente ai criteri d'intervento di cui all'articolo 4, paragrafo 1, lettera a), del regolamento FEG, in seguito a 1 248 esuberi presso Microsoft Mobile Oy e 11 fornitori e produttori a valle in Finlandia, operanti nel settore economico classificato alla divisione 62 della NACE Revisione 2 (Programmazione, consulenza informatica e attività connesse);

1.  conviene con la Commissione che le condizioni stabilite all'articolo 4, paragrafo 1, lettera a), del regolamento FEG sono soddisfatte e che la Finlandia ha diritto a un contributo finanziario pari a 3 520 080 EUR a norma del regolamento in parola, importo che costituisce il 60 % dei costi totali (5 559 300 EUR);

2.  osserva che la Finlandia ha presentato la domanda il 1° febbraio 2017 e che la Commissione, dopo aver ricevuto informazioni aggiuntive da tale Stato membro, ha ultimato la propria valutazione il 21 giugno 2017;

3.  ricorda che Microsoft ha acquisito le attività di telefonia mobile di Nokia e che Microsoft Mobile Oy è stata fondata nel 2014; rileva che circa 4 700 dipendenti di Nokia sono stati trasferiti a Microsoft Mobile Oy in Finlandia;

4.  constata che la principale ragione degli esuberi presso Microsoft Mobile Oy risiede nella concorrenza su scala mondiale nel settore della telefonia mobile e nella conseguente perdita di quota di mercato di Microsoft Mobile Oy e del suo sistema operativo su base Windows; rileva che tale calo si è verificato nonostante Microsoft Mobile Oy avesse lanciato nuovi dispositivi mobili e investito nella progettazione, nei componenti e nel marketing;

5.  prende atto con rammarico delle sfide cui devono far fronte i produttori di telefoni cellulari dell'Unione; ritiene che occorra fornire un sostegno adeguato affinché i lavoratori possano riqualificarsi per avere migliori possibilità di trovare lavoro in settori correlati o in settori industriali in espansione;

6.  conclude che gli esuberi sono legati al trasferimento della produzione di dispositivi mobili in paesi con manodopera a costo inferiore; osserva che i vincitori di questa competizione nella produzione di smartphone sono stati i fabbricanti stabiliti negli Stati Uniti e in Asia, che utilizzano i sistemi operativi Android e iOS;

7.  riconosce che le regioni interessate di Helsinki-Uusimaa, Länsi-Suomi e Etelä-Suomi sono già state colpite da massicci collocamenti in esubero da parte di imprese del settore dell'elettronica e del software e che nelle regioni Länsi-Suomi e Etelä-Suomi si riscontra un elevato tasso di disoccupazione regionale (rispettivamente del 14,6 e del 17,5 % della forza lavoro); rileva che si prevede la partecipazione alle misure di 1 000 lavoratori in esubero su 1 248 ammissibili al contributo del FEG;

8.  constata che il 92,5 % dei beneficiari interessati ha un'età compresa tra 30 e 54 anni e che molti dei lavoratori in esubero hanno un elevato livello di istruzione; rileva che il tasso di disoccupazione tra i soggetti con un elevato livello di istruzione è cresciuto notevolmente in tutte e tre le regioni in questione; esprime preoccupazione per la situazione di disoccupazione già difficile di persone altamente qualificate e istruite, le cui prospettive di occupazione sarebbero altrimenti tradizionalmente buone;

9.  rileva che la Finlandia prevede sei tipi di misure: i) tutoraggio e altre misure preparatorie, ii) servizi per l'occupazione e le imprese, iii) formazione, iv) sovvenzione di avvio, v) incentivo all'assunzione e vi) indennità per le spese di viaggio e di soggiorno; osserva che tali azioni costituiscono misure attive del mercato del lavoro; constata che i fondi destinati al controllo e alla rendicontazione sono sufficienti;

10.  osserva che i costi delle misure di sostegno al reddito corrispondono al 26,74 % dei costi totali previsti per il pacchetto di misure personalizzate, cifra inferiore al massimale del 35 % stabilito nel regolamento FEG, e che tali azioni sono subordinate alla partecipazione attiva dei beneficiari interessati ad attività di formazione o di ricerca di lavoro;

11.  evidenzia l'importanza delle misure attive del mercato del lavoro finanziate a titolo del FEG; osserva che nei precedenti casi di intervento del FEG i servizi personalizzati per i lavoratori in esubero si sono rivelati estremamente utili;

12.  si compiace del ricorso al servizio della rete EURES per far pervenire ai cittadini finlandesi in cerca lavoro le offerte di lavoro di altri paesi; accoglie con favore il fatto che le autorità finlandesi incoraggino i lavoratori in esubero a beneficiare pienamente del loro diritto alla libera circolazione;

13.  apprende che le azioni di formazione finanziate dal FEG saranno complementari a quelle finanziate da un fondo istituito dalla società per aiutare gli ex dipendenti ad avviare piccole imprese nel settore delle tecnologie dell'informazione e in altri settori; si compiace di tale iniziativa;

14.  si compiace del fatto che le autorità finlandesi abbiano avviato l'erogazione dei servizi personalizzati a favore dei lavoratori interessati il 12 luglio 2016, con largo anticipo rispetto alla domanda di sostegno del FEG per il pacchetto coordinato proposto;

15.  si compiace della consultazione delle parti interessate, tra cui i rappresentanti dei centri per lo sviluppo economico (centri ELY), degli uffici per l'occupazione e lo sviluppo economico (uffici TE) delle regioni interessate, di Microsoft, delle industrie tecnologiche della Finlandia, del sindacato Pro, dell'Unione degli ingegneri professionisti in Finlandia e dell'Agenzia finlandese per il finanziamento dell'innovazione;

16.  ricorda che l'elaborazione del pacchetto coordinato di servizi personalizzati, sostenuto dal FEG, dovrebbe tenere conto delle prospettive future del mercato del lavoro e delle competenze richieste, oltre ad essere compatibile con il passaggio a un'economia sostenibile ed efficiente sotto il profilo delle risorse;

17.  riconosce che l'attuale domanda si inserisce nel contesto di una serie di precedenti domande della Finlandia a seguito del declino di Nokia (EGF/2007/003 FI/Perlos, EGF/2012/006 FI/Nokia Salo, EGF/2013/001 FI/Nokia, EGF/2015/001 FI/Broadcom, EGF/2015/005 FI/Computer Programming, EGF/2016/001 FI/Microsoft e EGF/2016/008 FI/Nokia Network Systems);

18.  constata che è in corso un intervento del FEG (EGF/2016/001 FI/Microsoft) a sostegno dei dipendenti precedentemente collocati in esubero da Microsoft; sottolinea che i beneficiari interessati dalla proposta in esame sono diversi dai beneficiari dell'intervento di cui sopra;

19.  rileva che le autorità finlandesi hanno assicurato che le azioni proposte non beneficeranno di alcun sostegno finanziario a valere su altri fondi o strumenti finanziari dell'Unione, che sarà impedito qualsiasi doppio finanziamento e che le azioni proposte saranno complementari a quelle finanziate dai Fondi strutturali;

20.  ricorda l'importanza di migliorare le possibilità d'impiego di tutti i lavoratori attraverso una formazione personalizzata e il riconoscimento delle capacità e delle competenze acquisite durante la loro carriera professionale; si attende che la formazione offerta nell'ambito del pacchetto coordinato sia adattata non solo alle esigenze dei lavoratori licenziati, ma anche all'effettivo contesto imprenditoriale;

21.  ribadisce che l'assistenza del FEG non deve sostituirsi alle azioni che incombono alle imprese in virtù della legislazione o dei contratti collettivi a livello nazionale, né alle misure per la ristrutturazione di imprese o settori; osserva che la Finlandia ha confermato che il contributo del FEG effettivamente non sostituirà tali azioni;

22.  chiede alla Commissione di garantire l'accesso del pubblico ai documenti connessi ai casi coperti dal FEG;

23.  approva la decisione allegata alla presente risoluzione;

24.  incarica il suo Presidente di firmare tale decisione congiuntamente al Presidente del Consiglio e di provvedere alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

25.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione, compreso l'allegato, al Consiglio e alla Commissione.

ALLEGATO

DECISIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO

relativa alla mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione a seguito di una domanda presentata dalla Finlandia – EGF/2017/002 FI/Microsoft 2

(Il testo dell'allegato non figura poiché esso corrisponde all'atto finale, la decisione (UE) 2017/1600.)

(1) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 855.
(2) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884.
(3) GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1.


Sistema di scambio di quote di emissione dell'UE (UE-ETS): mantenere gli attuali limiti dell'ambito di applicazione relativo alle attività di trasporto aereo e introdurre alcune disposizioni in vista dell'attuazione di una misura mondiale basata sul mercato a partire dal 2021 ***I
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Emendamenti del Parlamento europeo, approvati il 13 settembre 2017, alla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva 2003/87/CE al fine di mantenere gli attuali limiti dell'ambito di applicazione relativo alle attività di trasporto aereo e introdurre alcune disposizioni in vista dell'attuazione di una misura mondiale basata sul mercato a partire dal 2021 (COM(2017)0054 – C8-0028/2017 – 2017/0017(COD))(1)
P8_TA(2017)0338A8-0258/2017

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Testo della Commissione   Emendamento
Emendamento 1
Proposta di regolamento
Considerando 2 bis (nuovo)
(2 bis)  La protezione dell'ambiente rappresenta una delle sfide più importanti che l'Unione deve affrontare.
Emendamento 38
Proposta di regolamento
Considerando 3
(3)  Il Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre 2014 ha fissato un obiettivo vincolante di riduzione interna in tutti i settori economici di almeno il 40% delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2030, rispetto al 1990. Nella riunione del Consiglio del 6 marzo 2015 è stato formalmente approvato tale obiettivo quale contributo previsto determinato a livello nazionale dell'Unione e dei suoi Stati membri. Le conclusioni del Consiglio europeo dell'ottobre 2014 prevedevano che l'obiettivo sarebbe stato raggiunto collettivamente dall'Unione europea nel modo più efficiente possibile rispetto ai costi, con riduzioni delle emissioni sia nei settori ETS sia in quelli non ETS, pari rispettivamente al 43% e al 30% rispetto al 2005 entro il 2030. È opportuno che tutti i settori dell'economia contribuiscano al conseguimento di tale riduzione.
(3)  Il Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre 2014 ha fissato un obiettivo vincolante di riduzione interna in tutti i settori economici di almeno il 40% delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2030, rispetto al 1990. Nella riunione del Consiglio del 6 marzo 2015 è stato formalmente approvato tale obiettivo quale contributo previsto determinato a livello nazionale dell'Unione e dei suoi Stati membri. Le conclusioni del Consiglio europeo dell'ottobre 2014 prevedevano che l'obiettivo sarebbe stato raggiunto collettivamente dall'Unione europea nel modo più efficiente possibile rispetto ai costi, con riduzioni delle emissioni sia nei settori ETS sia in quelli non ETS, pari rispettivamente al 43% e al 30% rispetto al 2005 entro il 2030. È opportuno che tutti i settori dell'economia contribuiscano al conseguimento di tale riduzione e, a tal fine, la Commissione dovrebbe fornire, in particolare, una piattaforma di scambio delle migliori pratiche e degli insegnamenti appresi nel settore della mobilità a basse emissioni tra gli Stati membri.
Emendamento 2
Proposta di regolamento
Considerando 3 bis (nuovo)
(3 bis)  Un sistema ETS dell'UE efficace e riformato, con uno strumento rafforzato di stabilizzazione del mercato, costituirà il principale strumento europeo per raggiungere l'obiettivo di riduzione del 40 %, con un fattore lineare, e l'assegnazione gratuita di quote dopo il 2020. La parte di quote messe all'asta dovrebbe essere espressa nell'atto legislativo come valore percentuale, al fine di migliorare la certezza della pianificazione delle decisioni di investimento, di aumentare la trasparenza, di ridurre al minimo la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio e di rendere il sistema nel suo complesso più semplice e più facilmente comprensibile. Tali disposizioni dovrebbero essere coerenti con gli obiettivi climatici dell'Unione e con i suoi impegni in virtù dell'accordo di Parigi, nonché in linea con il dialogo di facilitazione del 2018, il primo bilancio globale del 2023 e i bilanci globali successivi che saranno realizzati ogni cinque anni al fine di determinare i futuri contributi stabiliti a livello nazionale (NDC).
Emendamento 39
Proposta di regolamento
Considerando 4
(4)  L'Unione e i suoi Stati membri sono impegnati nella promozione di accordi internazionali volti a ridurre l'impatto delle emissioni di gas a effetto serra provenienti dal trasporto aereo fin dal 1997 e nel 2008 si sono dotati di leggi per limitare gli effetti dei cambiamenti climatici determinati dalle attività di trasporto aereo attraverso il sistema di scambio di emissioni dell'UE (il sistema ETS dell'UE), in vigore dal 2005. Per stimolare i lavori a livello dell'Organizzazione per l'aviazione civile internazionale (ICAO), l'Unione ha adottato per due volte deroghe, limitate nel tempo, al sistema ETS dell'UE in modo da limitare gli obblighi di conformità alle sole emissioni prodotte dai voli tra aerodromi situati nello Spazio economico europeo (SEE), garantendo il pari trattamento di tutti gli operatori attivi sulla stessa rotta, a prescindere dalla sede operativa. L'ultima deroga al sistema ETS dell'UE, introdotta con il regolamento (UE) n. 421/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, ha limitato gli obblighi di conformità ai voli all'interno del SEE tra il 2013 e il 2016 senza però escludere la possibilità di modificare, in seguito al riesame previsto del regolamento, l'ambito di applicazione del sistema, facendovi rientrare, a partire dal 1° gennaio 2017, le attività da e per gli aerodromi situati al di fuori del SEE.
(4)  L'Unione e i suoi Stati membri sono impegnati nella promozione di accordi internazionali volti a ridurre l'impatto delle emissioni di gas a effetto serra provenienti dal trasporto aereo fin dal 1997 e nel 2008 si sono dotati di leggi per limitare gli effetti dei cambiamenti climatici determinati dalle attività di trasporto aereo attraverso il sistema di scambio di emissioni dell'UE (il sistema ETS dell'UE), in vigore dal 2005. Con sentenza del 21 dicembre 20111 bis, la Corte di giustizia ha stabilito che l'inclusione dei voli extra SEE nel sistema ETS dell'UE non viola il diritto internazionale. Gli Stati membri si sono altresì nuovamente impegnati dal 2004 e dal 2008 a realizzare il cielo unico europeo, tenendo conto del crescente volume del traffico aereo negli anni a venire. Per compiere progressi nella gestione del traffico aereo, è necessario accelerare l'attuazione del SESAR e promuovere lo sviluppo di tecnologie innovative nel quadro di Clean Sky. L'introduzione della misura mondiale basata sul mercato da parte dell'Organizzazione dell'aviazione civile internazionale (ICAO) dovrebbe contribuire a ridurre ulteriormente le emissioni del trasporto aereo. Per stimolare i lavori a livello dell'Organizzazione per l'aviazione civile internazionale (ICAO), l'Unione ha adottato per due volte deroghe, limitate nel tempo, al sistema ETS dell'UE in modo da limitare gli obblighi di conformità alle sole emissioni prodotte dai voli tra aerodromi situati nello Spazio economico europeo (SEE), garantendo il pari trattamento di tutti gli operatori attivi sulla stessa rotta, a prescindere dalla sede operativa. L'ultima deroga al sistema ETS dell'UE, introdotta con il regolamento (UE) n. 421/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, ha limitato gli obblighi di conformità ai voli all'interno del SEE tra il 2013 e il 2016 senza però escludere la possibilità di modificare, in seguito al riesame previsto del regolamento, l'ambito di applicazione del sistema, facendovi rientrare, a partire dal 1° gennaio 2017, le attività da e per gli aerodromi situati al di fuori del SEE.
________________
1 bis Sentenza della Corte di giustizia del 21 dicembre 2011, Air Transport Association of America e altri contro Secretary of State for Energy and Climate Change, C-366/10, ECLI:EU:C:2011:864.
Emendamento 4
Proposta di regolamento
Considerando 5
(5)  Alla luce della risoluzione adottata in occasione della 39a assemblea dell'ICAO nell'ottobre 2016 relativa all'applicazione di una misura mondiale basata sul mercato a partire dal 2021 per compensare le emissioni prodotte dal trasporto aereo internazionale superiori ai livelli del 2020, si ritiene opportuno prorogare l'attuale deroga, in attesa di ulteriori progressi relativi alla progettazione e all'attuazione della misura mondiale basata sul mercato. L'adozione da parte dell'ICAO delle norme e delle pratiche raccomandate volte ad integrare la risoluzione e a consentire l'attuazione del sistema mondiale è prevista per il 2018. Tuttavia, l'effettiva operatività richiederà opportuni interventi a livello nazionale da parte dei membri dell'ICAO. L'ICAO dovrà inoltre mettere a punto le modalità di gestione, delle quali dovrà far parte un sistema di registrazione. In tale contesto, è opportuno prorogare l'attuale deroga agli obblighi previsti dal sistema ETS dell'UE per i voli da e per i paesi terzi, fatto salvo il riesame finalizzato all'attuazione del regime proposto dall'ICAO, in modo da stimolare la prosecuzione dei lavori in seno all'ICAO e facilitare l'attuazione concreta del regime proposto. Come risultato della proroga della deroga, la quantità di quote da mettere all'asta o da rilasciare gratuitamente, anche attingendo alla riserva speciale, dovrebbe corrispondere a quella del 2016 e essere proporzionale alla riduzione dell'obbligo di restituzione.
(5)  Alla luce della risoluzione adottata in occasione della 39a assemblea dell'ICAO nell'ottobre 2016 relativa all'applicazione di una misura mondiale basata sul mercato a partire dal 2021 per compensare le emissioni prodotte dal trasporto aereo internazionale superiori ai livelli del 2020, l'adozione da parte dell'ICAO delle norme e delle pratiche raccomandate volte ad integrare la risoluzione e a consentire l'attuazione del sistema mondiale è prevista per il 2018. Tuttavia, l'effettiva operatività richiederà opportuni interventi a livello nazionale da parte dei membri dell'ICAO. L'ICAO dovrà inoltre mettere a punto le modalità di gestione, delle quali dovrà far parte un sistema di registrazione. In tale contesto, è opportuno prorogare fino al 2021 l'attuale deroga agli obblighi previsti dal sistema ETS dell'UE per i voli da e per i paesi terzi, in modo da stimolare la prosecuzione dei lavori in seno all'ICAO e facilitare l'attuazione concreta del regime proposto. Come risultato della proroga della deroga, la quantità di quote da mettere all'asta o da rilasciare gratuitamente, anche attingendo alla riserva speciale, dovrebbe corrispondere a quella del 2016 e essere proporzionale alla riduzione dell'obbligo di restituzione.
Emendamento 5
Proposta di regolamento
Considerando 5 bis (nuovo)
(5 bis)  Si dovrebbe mettere all'asta il 50 % delle quote a partire dal 1° gennaio 2021, mentre la quantità complessiva delle quote assegnate dovrebbe essere soggetta all'applicazione del fattore di riduzione lineare di cui all'articolo 9 della direttiva 2003/87/CE.
Emendamento 6
Proposta di regolamento
Considerando 5 ter (nuovo)
(5 ter)  I proventi derivanti dalla vendita all'asta di quote, o il loro equivalente in valore finanziario, dovrebbero essere utilizzati per lottare contro i cambiamenti climatici nell'Unione e nei paesi terzi, anche per ridurre le emissioni di gas a effetto serra, per favorire l'adattamento agli effetti dei cambiamenti climatici nell'Unione e nei paesi terzi, segnatamente nei paesi in via di sviluppo, per finanziare la ricerca e lo sviluppo ai fini dell'attenuazione e dell'adattamento, anche nel settore dell'aeronautica, del trasporto aereo e dei carburanti alternativi sostenibili per l'aviazione, per ridurre le emissioni attraverso modi di trasporto scarsamente inquinanti e per coprire i costi di gestione del sistema ETS dell'UE. Si dovrebbe prestare particolare attenzione agli Stati membri che utilizzano tali proventi per il cofinanziamento di programmi o iniziative di ricerca e innovazione nell'ambito del nono programma quadro di ricerca (9º PQ). La trasparenza sull'uso dei proventi generati dalla vendita all'asta delle quote ai sensi della direttiva 2003/87/CE è un fattore fondamentale per garantire sostegno agli impegni assunti dall'Unione.
Emendamento 7
Proposta di regolamento
Considerando 5 quater (nuovo)
(5 quater)  Le compensazioni delle emissioni previste dalla misura mondiale basata sul mercato comprendono un elemento nel "paniere di misure" dell'ICAO volto al conseguimento dell'obiettivo indicativo di una crescita neutra in termini di emissioni di carbonio a partire dal 2020 e dovrebbero essere integrate da progressi tecnologici in relazione alle cellule e alla propulsione degli aeromobili. La continuità dei finanziamenti per le strategie e i programmi di ricerca, quali le iniziative tecnologiche congiunte Clean Sky, Galileo, SESAR e Orizzonte 2020, sarà essenziale per l'innovazione tecnologica e i miglioramenti operativi, nell'ottica di andare oltre l'obiettivo di una crescita neutra in termini di emissioni di carbonio a partire dal 2020 e conseguire una riduzione, in termini assoluti, delle emissioni nell'intero settore. Inoltre, è importante che la legislazione dell'Unione, ad esempio il cielo unico europeo, che mira a evitare la frammentazione dello spazio aereo europeo e, di conseguenza, un aumento delle emissioni di CO2 prodotte dal trasporto aereo, sia rapidamente e pienamente adottata dagli Stati membri.
Emendamento 8
Proposta di regolamento
Considerando 6
(6)  Dal momento che le principali caratteristiche della misura mondiale basata sul mercato devono ancora essere messe a punto e che l'attuazione di tale misura dipende dalla legislazione nazionale degli Stati membri e delle regioni, si ritiene opportuno procedere ad un riesame allorquando vi sarà sufficiente chiarezza circa la natura e il contenuto di tali strumenti giuridici prima del varo della misura mondiale basata sul mercato proposta dall'ICAO e di trasmettere la relativa relazione al Parlamento europeo e al Consiglio. Tale relazione dovrebbe descrivere le eventuali norme o gli altri strumenti adottati dall'ICAO, le azioni intraprese dai paesi terzi al fine di attuare la misura mondiale basata sul mercato da applicare alle emissioni a partire dal 2021 ed altri eventuali sviluppi pertinenti a livello internazionale (ad esempio, le norme elaborate nel quadro dell'UNFCCC e dell'accordo di Parigi sui mercati e la contabilizzazione del carbonio). La relazione dovrebbe soffermarsi anche sulle modalità di recepimento di tali strumenti nel diritto dell'Unione, mediante una revisione del sistema ETS dell'UE e tenere eventualmente conto delle norme applicabili ai voli all'interno del SEE. Essa dovrebbe essere corredata da un'opportuna proposta al Parlamento europeo e al Consiglio volta a garantire il contributo del settore dell'aviazione all'impegno dell'Unione di riduzione delle emissioni a effetto serra entro il 2030, che riguarda tutti i settori economici.
(6)  Dal momento che le principali caratteristiche della misura mondiale basata sul mercato devono ancora essere messe a punto e che l'attuazione di tale misura dipende dalla legislazione nazionale degli Stati membri e delle regioni partecipanti, la Commissione dovrebbe riferire periodicamente al Parlamento europeo e al Consiglio in merito ai progressi compiuti nei negoziati dell'ICAO, in particolare per quanto concerne gli strumenti pertinenti adottati dall'ICAO, le azioni intraprese dai paesi terzi al fine di attuare la misura mondiale basata sul mercato da applicare alle emissioni per il periodo 2021-2035, gli sforzi volti all'adozione di misure ambiziose e vincolanti per conseguire l'obiettivo a lungo termine del settore dell'aviazione, vale a dire dimezzare entro il 2050 le emissioni di CO2 prodotte dal trasporto aereo rispetto ai livelli del 2005, ed altri eventuali sviluppi pertinenti a livello internazionale (ad esempio, le norme elaborate nel quadro dell'UNFCCC e dell'accordo di Parigi sui mercati e la contabilizzazione del carbonio). Allorquando vi sarà sufficiente chiarezza circa la natura e il contenuto di tali strumenti giuridici e prima del varo della misura mondiale basata sul mercato proposta dall'ICAO, la Commissione dovrebbe presentare una relazione nella quale dovrebbe soffermarsi sulle modalità di recepimento di tali strumenti e su come renderli compatibili con il diritto dell'Unione mediante una revisione del sistema ETS dell'UE. La relazione dovrebbe inoltre tenere eventualmente conto delle norme applicabili ai voli all'interno del SEE. Essa dovrebbe essere corredata da un'opportuna proposta al Parlamento europeo e al Consiglio volta a garantire il contributo del settore dell'aviazione all'impegno dell'Unione di riduzione delle emissioni a effetto serra entro il 2030, che riguarda tutti i settori economici.
Emendamento 9
Proposta di regolamento
Considerando 6 bis (nuovo)
(6 bis)  Per garantire che le norme interne dell'Unione, vigenti e future, in materia di clima siano rispettate, e fatto salvo il riesame di cui all'articolo 28 ter della direttiva 2003/87/CE, il CORSIA dovrebbe essere recepito nel diritto dell'Unione e reso coerente con esso mediante il sistema ETS dell'UE.
Emendamento 41
Proposta di regolamento
Considerando 6 ter (nuovo)
(6 ter)  A livello dell'Unione sono stati adottati vari atti legislativi volti a evitare la frammentazione dello spazio aereo europeo, in modo da ottimizzare il flusso del traffico aereo e il controllo dell'uso dello spazio aereo, riducendo così le emissioni. In seno all'Unione, il CORSIA dovrebbe essere considerato parte del cosiddetto "paniere di misure" dell'ICAO, unitamente alla piena attuazione della normativa sul cielo unico europeo da parte degli Stati membri (SESAR), all'uso di GNSS per la navigazione satellitare e alle iniziative tecnologiche congiunte come Clean Sky I e Clean Sky II.. La Commissione dovrebbe trasmettere al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione concernente le azioni volte ad attuare la GMBM intraprese dagli Stati membri, per ridurre le emissioni di gas a effetto serra provenienti dal trasporto aereo, che comprenda le informazioni sull'uso dei proventi trasmesse dagli Stati membri ai sensi dell'articolo 17 del regolamento (UE) n. 525/2013.
Emendamento 10
Proposta di regolamento
Considerando 6 quater (nuovo)
(6 quater)  Benché il Consiglio dell'ICAO non abbia ancora adottato le norme tecniche per la misura mondiale basata sul mercato, è importante che le autorità di regolamentazione e gli operatori aerei siano informati quanto prima in merito agli obblighi di monitoraggio, comunicazione e verifica e alle unità di emissione ammissibili nel quadro del regime proposto dall'ICAO, al fine di agevolare la preparazione dell'attuazione di tale regime e il monitoraggio delle emissioni di CO2 a partire dal 1° gennaio 2019. Gli obblighi di monitoraggio, comunicazione e verifica dovrebbero avere un livello di rigore che sia coerente con gli obblighi di monitoraggio e comunicazione delle emissioni di gas a effetto serra ai sensi del regolamento (UE) n. 601/2012 della Commissione e dovrebbero garantire che le relazioni sulle emissioni presentate siano verificate in conformità del regolamento (UE) n. 600/2012 della Commissione.
Emendamento 11
Proposta di regolamento
Considerando 6 quinquies (nuovo)
(6 quinquies)  Pur riconoscendo la riservatezza dei lavori tecnici dell'ICAO, è importante che gli Stati membri dell'ICAO, gli operatori aerei e la società civile continuino a essere coinvolti nelle attività di quest'ultimo per attuare la misura mondiale basata sul mercato e che l'ICAO stabilisca un contatto con tutti i soggetti interessati per informarli tempestivamente dei progressi compiuti e delle decisioni prese. A tal fine, potrebbe essere necessario rivedere i protocolli di non divulgazione per i membri e gli osservatori del Comitato dell'ICAO sulla protezione dell'ambiente nel settore aereo (CAEP).
Emendamento 12
Proposta di regolamento
Considerando 7
(7)  Per poter adottare atti non legislativi di portata generale che integrano o modificano determinati elementi non essenziali di un atto legislativo, dovrebbe essere delegato alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all'articolo 290 del trattato, al fine di predisporre procedure adeguate di monitoraggio, comunicazione e verifica delle emissioni applicabili agli operatori aerei, allo scopo di attuare la misura mondiale basata sul mercato in corso di elaborazione da parte dell'ICAO. È di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni, anche a livello di esperti, nel rispetto dei principi stabiliti nell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016. In particolare, al fine di garantire la parità di partecipazione alla preparazione degli atti delegati, il Parlamento europeo e il Consiglio ricevono tutti i documenti contemporaneamente agli esperti degli Stati membri e i loro esperti hanno sistematicamente accesso alle riunioni dei gruppi di esperti della Commissione incaricati della preparazione di tali atti delegati.
(7)  Per poter adottare atti non legislativi di portata generale che integrano o modificano determinati elementi non essenziali di un atto legislativo, dovrebbe essere delegato alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all'articolo 290 del trattato, al fine di predisporre procedure adeguate di monitoraggio, comunicazione e verifica delle emissioni applicabili agli operatori aerei, allo scopo di attuare la misura mondiale basata sul mercato in corso di elaborazione da parte dell'ICAO. È di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni, soprattutto a livello di esperti, nel rispetto dei principi stabiliti nell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016. In particolare, al fine di garantire la parità di partecipazione alla preparazione degli atti delegati, il Parlamento europeo e il Consiglio ricevono tutti i documenti contemporaneamente agli esperti degli Stati membri e i loro esperti hanno sistematicamente accesso alle riunioni dei gruppi di esperti della Commissione incaricati della preparazione di tali atti delegati, così da accrescere la trasparenza e l'efficienza del processo decisionale.
Emendamento 13
Proposta di regolamento
Considerando 7 bis (nuovo)
(7 bis)  Benché l'obiettivo a lungo termine dovrebbe consistere nel realizzare un unico regime di riduzione globale per far fronte alle emissioni di carbonio prodotte dal trasporto aereo prima della seconda fase del regime dell'ICAO nel 2024, qualora la misura mondiale basata sul mercato non sia sufficiente per conseguire gli obiettivi dell'Unione in materia di clima e gli impegni assunti nel quadro dell'accordo di Parigi si dovrebbero esplorare anche altre opzioni per la riduzione del carbonio.
Emendamento 14
Proposta di regolamento
Considerando 7 ter (nuovo)
(7 ter)  Il trasporto aereo si ripercuote inoltre sul clima a causa delle emissioni di ossidi di azoto, vapore acqueo e particelle di solfati e particolato carbonioso ad altitudini elevate. Secondo le stime del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC), l'impatto globale del trasporto aereo sul clima è attualmente da due a quattro volte superiore all'effetto delle sole emissioni di biossido di carbonio prodotte in passato. In attesa di progressi in campo scientifico, occorre trattare l'impatto globale del trasporto aereo nella maniera più approfondita possibile. Si dovrebbe nel contempo promuovere la ricerca sulla formazione delle scie di condensazione e sulla loro evoluzione in cirri, sugli effetti diretti minori degli aerosol di solfati, della fuliggine, delle scie di condensazione di vapore acqueo e dei cirri, nonché su misure di attenuazione efficaci, comprese le misure operative e tecniche.
Emendamento 15
Proposta di regolamento
Considerando 9 bis (nuovo)
(9 bis)  Non vi è dubbio che le emissioni dannose per il clima generate dal trasporto aereo abbiano conseguenze ulteriori rispetto ai soli effetti legati alla CO2. Già nella direttiva 2008/101/CE del Parlamento europeo e del Consiglio1 bis la Commissione si è impegnata a presentare nel 2008 un'opportuna proposta sugli ossidi di azoto. Nonostante le difficoltà tecniche e politiche al riguardo, la Commissione dovrebbe accelerare la propria attività in tal senso.
__________________
1 bis Direttiva 2008/101/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, che modifica la direttiva 2003/87/CE al fine di includere le attività di trasporto aereo nel sistema comunitario di scambio delle quote di emissioni dei gas a effetto serra (Testo rilevante ai fini del SEE) (GU L 8 del 13.1.2009, pag. 3).
Emendamento 16
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto -1 (nuovo)
Direttiva 2003/87/CE
Articolo 3 quater – paragrafo 3 bis (nuovo)
(-1)  all'articolo 3 quater è aggiunto il seguente paragrafo 3 bis:
"3 bis. La quantità totale di quote da assegnare agli operatori aerei nel 2021 è inferiore del 10 % all'assegnazione media per il periodo compreso tra il 1° gennaio 2014 e il 31 dicembre 2016, e diminuisce quindi annualmente allo stesso ritmo del tetto totale applicabile al sistema ETS dell'UE di cui all'articolo 9, secondo comma, in modo da allineare maggiormente, entro il 2030, il tetto per il settore dell'aviazione agli altri settori che rientrano nel sistema ETS dell'UE.
Per le attività di trasporto aereo da e verso aeroporti ubicati in paesi extra SEE, la quantità di quote da assegnare a partire dal 2021 potrà essere adeguata tenendo conto della misura mondiale basata sul mercato dell'ICAO, che sarà attuata a partire dal 2021 per compensare le emissioni prodotte dal trasporto aereo internazionale superiori ai livelli del 2020."
Emendamento 36
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto -1 bis (nuovo)
Direttiva 2003/87/CE
Articolo 3 quinquies – paragrafo 2
(-1 bis) all'articolo 3 quinquies, il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:
2.  A decorrere dal 1o gennaio 2013 è messo all'asta il 15 % delle quote. Tale percentuale può essere aumentata nel quadro del riesame generale della presente direttiva.
"2. A decorrere dal 1° gennaio 2021 è messo all'asta il 50 % delle quote. Tale percentuale può essere aumentata nel quadro del riesame generale della presente direttiva."
Emendamento 18
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto -1 ter (nuovo)
Direttiva 2003/87/CE
Articolo 3 quinquies – paragrafo 3 – comma 1
(-1 ter) all'articolo 3 quinquies, il paragrafo 3, primo comma, è sostituito dal seguente:
"È adottato un regolamento contenente le modalità precise per la vendita all'asta, da parte degli Stati membri, delle quote che non devono essere rilasciate a titolo gratuito ai sensi dei paragrafi 1 e 2 del presente articolo o dell'articolo 3 septies, paragrafo 8. Il numero di quote che ogni Stato membro mette all'asta per ciascun periodo è proporzionale alla percentuale ad esso imputabile delle emissioni complessive attribuite al trasporto aereo di tutti gli Stati membri per l'anno di riferimento, comunicate conformemente all'articolo 14, paragrafo 3, e verificate a norma dell'articolo 15. Per il periodo di cui all'articolo 3 quater, paragrafo 1, l'anno di riferimento è il 2010 e per ciascun periodo successivo di cui all'articolo 3 quater l'anno di riferimento è l'anno civile che si conclude 24 mesi prima dell'inizio del periodo cui si riferisce l'asta."
"Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all'articolo [23] per integrare la presente direttiva stabilendo modalità precise per la vendita all'asta, da parte degli Stati membri, delle quote che non devono essere rilasciate a titolo gratuito ai sensi dei paragrafi 1 e 2 del presente articolo o dell'articolo 3 septies, paragrafo 8. Il numero di quote che ogni Stato membro mette all'asta per ciascun periodo è proporzionale alla percentuale ad esso imputabile delle emissioni complessive attribuite al trasporto aereo di tutti gli Stati membri per l'anno di riferimento, comunicate conformemente all'articolo 14, paragrafo 3, e verificate a norma dell'articolo 15. Per il periodo di cui all'articolo 3 quater, paragrafo 1, l'anno di riferimento è il 2010 e per ciascun periodo successivo di cui all'articolo 3 quater l'anno di riferimento è l'anno civile che si conclude 24 mesi prima dell'inizio del periodo cui si riferisce l'asta."
Emendamento 19
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto -1 quater (nuovo)
Direttiva 2003/87/CE
Articolo 3 quinquies – paragrafo 3 – comma 2
(-1 quater) all'articolo 3 quinquies, paragrafo 3, il secondo comma è soppresso.
Emendamento 42
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto -1 quinquies (nuovo)
Direttiva 2003/87/CE
Articolo 3 quinquies – paragrafo 4 – comma 1
(-1 quinquies) all'articolo 3 quinquies, paragrafo 4, il primo comma è sostituito dal seguente:
"Spetta agli Stati membri stabilire l'uso che deve essere fatto dei proventi derivanti dalla vendita all'asta di quote. Tali proventi dovrebbero essere utilizzati per lottare contro i cambiamenti climatici nell'Unione europea e nei paesi terzi, anche per ridurre le emissioni di gas a effetto serra, per favorire l'adattamento agli effetti dei cambiamenti climatici nell'Unione europea e nei paesi terzi, segnatamente nei paesi in via di sviluppo, per finanziare la ricerca e lo sviluppo ai fini dell'attenuazione e dell'adattamento, anche, in particolare, nel settore dell'aeronautica e del trasporto aereo, per ridurre le emissioni attraverso modi di trasporto scarsamente inquinanti e per coprire i costi di gestione del sistema comunitario. Si dovrebbe ricorrere alla prassi della messa all'asta anche per finanziare il Fondo globale per l'efficienza energetica e le energie rinnovabili nonché misure finalizzate a combattere la deforestazione. "
"Tutti i proventi derivanti dalla vendita all'asta di quote sono utilizzati per lottare contro i cambiamenti climatici nell'Unione europea e nei paesi terzi, anche per ridurre le emissioni di gas a effetto serra, per favorire l'adattamento agli effetti dei cambiamenti climatici nell'Unione europea e nei paesi terzi, segnatamente nei paesi in via di sviluppo, per finanziare la ricerca e lo sviluppo ai fini dell'attenuazione e dell'adattamento, anche, in particolare, nel settore dell'aeronautica e del trasporto aereo, per ridurre le emissioni attraverso modi di trasporto scarsamente inquinanti e per coprire i costi di gestione del sistema dell'Unione e per finanziare progetti comuni volti a ridurre le emissioni di gas a effetto serra nel settore del trasporto aereo, come l'impresa comune SESAR e le iniziative tecnologiche congiunte Clean Sky e qualsiasi iniziativa che consenta l'ampia diffusione del GNSS per la navigazione satellitare e le capacità interoperabili in tutti gli Stati membri, in particolare quelle che contribuiscono al miglioramento dell'infrastruttura di navigazione aerea collettiva, alla fornitura di servizi di navigazione aerea e all'uso dello spazio aereo. Si può ricorrere alla prassi della messa all'asta anche per finanziare il Fondo globale per l'efficienza energetica e le energie rinnovabili, nonché misure finalizzate a combattere la deforestazione. Particolare attenzione è prestata agli Stati membri che utilizzano i proventi per il cofinanziamento di programmi o iniziative di ricerca e innovazione nell'ambito del nono programma quadro di ricerca (9º PQ). La trasparenza sull'uso dei proventi generati dalla vendita all'asta delle quote ai sensi della presente direttiva è un fattore fondamentale per garantire sostegno agli impegni assunti dall'Unione."
Emendamento 21
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto -1 sexies (nuovo)
Direttiva 2003/87/CE
Articolo 12 – paragrafo 3
(-1 sexies) all'articolo 12, il paragrafo 3 è sostituito dal seguente:
3.  Gli Stati membri provvedono affinché, entro il 30 aprile di ogni anno, il gestore di ciascun impianto restituisca un numero di quote di emissioni, diverse dalle quote rilasciate a norma del capo II, pari alle emissioni totali di tale impianto nel corso dell'anno civile precedente, come verificato a norma dell'articolo 15, e che tali quote siano successivamente cancellate.
"3. Gli Stati membri provvedono affinché, entro il 30 aprile di ogni anno, il gestore di ciascun impianto restituisca un numero di quote di emissioni pari alle emissioni totali di tale impianto nel corso dell'anno civile precedente, come verificato a norma dell'articolo 15, e che tali quote siano successivamente cancellate."
Emendamento 47
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto -1 septies (nuovo)
Direttiva 2003/87/CE
Articolo 12 – paragrafo -3 bis (nuovo)
(-1 septies) All'articolo 12, prima del paragrafo 3 bis è inserito il seguente paragrafo:
"-3 bis. Allo scopo di proteggere l'integrità ambientale del sistema ETS, gli operatori del settore dell'aviazione e altri operatori che partecipano al sistema ETS non possono utilizzare le quote emesse dal 1° gennaio 2018 in poi da uno Stato membro nei confronti del quale sono decaduti gli obblighi in relazione a operatori del settore dell'aviazione e altri operatori. L'atto giuridico di cui all'articolo 19 attua il presente paragrafo."
Emendamento 22
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto -1 octies (nuovo)
Direttiva 2003/87/CE
Articolo 21 – paragrafo 2 bis (nuovo)
(-1 octies) all'articolo 21 è aggiunto il seguente paragrafo:
"2 bis. La relazione di cui al paragrafo 2 include, utilizzando i dati forniti mediante la cooperazione di cui all'articolo 18 ter, un elenco degli operatori aerei soggetti ai requisiti della presente direttiva che non hanno ancora aperto un conto nell'ambito del registro."
Emendamento 23
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 – lettera a – punto i
Direttiva 2003/87/CE
Articolo 28 bis – paragrafo 1 – lettera a
(a)  tutte le emissioni prodotte dai voli da o per gli aerodromi situati in paesi non appartenenti allo Spazio economico europeo (SEE) in ogni anno civile a partire dal 1° gennaio 2013 sulla base del riesame di cui all'articolo 28 ter".
(a)  tutte le emissioni prodotte dai voli da o per gli aerodromi situati in paesi non appartenenti allo Spazio economico europeo (SEE) in ogni anno civile a partire dal 1° gennaio 2013 fino al 31 dicembre 2020 sulla base del riesame di cui all'articolo 28 ter".
Emendamento 24
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 – lettera a – punto i
Direttiva 2003/87/CE
Articolo 28 bis – paragrafo 1 – lettera b
(b)  tutte le emissioni prodotte dai voli tra un aerodromo situato in una delle regioni ultraperiferiche di cui all'articolo 349 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) e un altro aerodromo situato in un'altra regione del SEE in ogni anno civile dal 1° gennaio 2013 sulla base del riesame di cui all'articolo 28 ter."
(b)  tutte le emissioni prodotte dai voli tra un aerodromo situato in una delle regioni ultraperiferiche di cui all'articolo 349 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) e un altro aerodromo situato in un'altra regione del SEE in ogni anno civile dal 1° gennaio 2013 al 31 dicembre 2020 sulla base del riesame di cui all'articolo 28 ter."
Emendamento 25
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 – lettera a – punto i bis (nuovo)
Direttiva 2003/87/CE
Articolo 28 bis – paragrafo 1 – lettera b bis (nuova)
i bis.  è aggiunta la lettera seguente:
"(b bis) tutte le emissioni prodotte in ogni anno civile, a partire dal 1° gennaio 2017 dai voli tra aerodromi situati all'interno del SEE operati in conseguenza del fatto che un volo di cui alle lettere a) o b) del presente paragrafo è stato dirottato verso un aerodromo situato all'interno del SEE, su riserva del riesame di cui all'articolo 28 ter."
Emendamento 26
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 – lettera b – punto i
Direttiva 2003/87/CE
Articolo 28 bis – paragrafo 2 – comma 1
A partire dal 1° gennaio 2017, in deroga agli articoli da 3 quinquies a 3 septies e fino all'entrata in vigore delle modifiche adottate in base al riesame di cui all'articolo 28 ter, agli operatori aerei è assegnato ogni anno un numero di quote che corrisponde a quello del 2016. A partire dal 2021 tale numero sarà soggetto all'applicazione del fattore lineare di cui all'articolo 9.
Dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2020, in deroga agli articoli da 3 quinquies a 3 septies e fino all'entrata in vigore delle modifiche adottate in base al riesame di cui all'articolo 28 ter, agli operatori aerei è assegnato ogni anno un numero di quote che corrisponde a quello del 2016. A partire dal 2021 tale numero sarà soggetto all'applicazione del fattore lineare di cui all'articolo 9.
Emendamento 27
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 – lettera b – punto ii
Direttiva 2003/87/CE
Articolo 28 bis – paragrafo 2 – comma 3
ii.  Il terzo comma è soppresso;
ii.  il terzo comma è sostituito dal seguente:
"Per quanto concerne l'attività per il periodo dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2020, gli Stati membri pubblicano il numero di quote di trasporto aereo assegnate a ciascun operatore aereo, entro il 1° settembre 2018."
Emendamento 28
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 – lettera c
Direttiva 2003/87/CE
Articolo 28 bis – paragrafo 4
4.  In deroga all'articolo 3 quinquies, paragrafo 3, il numero di quote che ogni Stato membro deve mettere all'asta a partire dal 1° gennaio 2013 è ridotto in modo da corrispondere alla quota di emissioni a esso attribuite per il trasporto aereo dai voli ai quali non si applica la deroga di cui al paragrafo 1, lettere a) e b), del presente articolo;
4.  In deroga all'articolo 3 quinquies, paragrafo 3, il numero di quote che ogni Stato membro deve mettere all'asta per il periodo dal 1° gennaio 2013 al 31 dicembre 2020 è ridotto in modo da corrispondere alla quota di emissioni a esso attribuite per il trasporto aereo dai voli ai quali non si applica la deroga di cui al paragrafo 1, lettere a) e b), del presente articolo.
Emendamento 29
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 – lettera d bis (nuova)
Direttiva 2003/87/CE
Articolo 28 bis – paragrafo 8
(d bis)  il paragrafo 8 è soppresso.
Emendamento 30
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 2
Direttiva 2003/87/CE
Articolo 28 ter – paragrafo 1
1.  La Commissione trasmetterà al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione relativa alle eventuali norme o agli altri strumenti giuridici messi a punto dall'ICAO, alle misure nazionali adottate dai paesi terzi al fine di attuare la misura mondiale basata sul mercato da applicare alle emissioni a partire dal 2021 e ad altri pertinenti sviluppi internazionali.
1.  La Commissione, entro il 1° gennaio 2019 e successivamente su base regolare, trasmetterà al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione relativa alle eventuali norme e procedure raccomandate (SARP) dell'ICAO, alle raccomandazioni approvate dal Consiglio dell'ICAO pertinenti ai fini della misura mondiale basata sul mercato o agli altri strumenti giuridici, alle misure nazionali adottate dai paesi terzi al fine di attuare la misura mondiale basata sul mercato da applicare alle emissioni a partire dal 2021, alle implicazioni delle riserve dei paesi terzi e ad altri pertinenti sviluppi internazionali. La Commissione aggiorna inoltre regolarmente il Parlamento europeo e il Consiglio in merito alla creazione di un registro mondiale e allo sviluppo delle SARP conformemente alle procedure di elaborazione delle norme dell'ICAO. In linea con il "bilancio globale" dell'UNFCCC, la Commissione riferisce altresì in merito agli sforzi compiuti per conseguire l'obiettivo indicativo a lungo termine del settore dell'aviazione di dimezzare entro il 2050 le emissioni di CO2 prodotte dal trasporto aereo rispetto ai livelli del 2005.
Emendamento 31
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 2
Direttiva 2003/87/CE
Articolo 28 ter – paragrafo 2
2.  La relazione dovrebbe presentare e valutare alcune modalità di recepimento di tali strumenti ICAO nel diritto dell'Unione mediante revisione della presente direttiva. La relazione prenderà inoltre in esame le norme applicabili relative ai voli all'interno dello Spazio economico europeo (SEE), se opportuno.
2.  Entro il 1° marzo 2020 la Commissione trasmette al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sull'adeguatezza di tali strumenti ICAO e sulle possibilità di recepimento degli stessi nel diritto dell'Unione mediante revisione della presente direttiva. La relazione prenderà inoltre in esame le norme applicabili relative ai voli all'interno dello Spazio economico europeo (SEE), se opportuno. La relazione esamina inoltre l'ambizione e l'integrità ambientale complessiva della misura mondiale basata sul mercato, compresa la sua ambizione generale in relazione agli obiettivi previsti dall'accordo di Parigi, il livello di partecipazione, l'applicabilità, la trasparenza, le sanzioni in caso non conformità, i processi di partecipazione pubblica, la qualità dei crediti di compensazione, il monitoraggio, la comunicazione e la verifica delle emissioni, i registri, la rendicontabilità e le norme relative all'uso dei biocarburanti. La relazione valuta inoltre se l'atto delegato adottato conformemente all'articolo 28 quater, paragrafo 2, debba essere rivisto.
Emendamento 33
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 2
Direttiva 2003/87/CE
Articolo 28 ter – paragrafo 3
3.  La relazione può essere corredata, se opportuno, di proposte al Parlamento europeo e al Consiglio di modifica, soppressione, proroga o sostituzione delle deroghe di cui all'articolo 28 bis, coerenti con l'impegno dell'UE di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra per il 2030.
3.  La relazione di cui al paragrafo 2 del presente articolo è corredata, se opportuno, di proposte al Parlamento europeo e al Consiglio di modifica, soppressione, proroga o sostituzione delle deroghe di cui all'articolo 28 bis, coerenti con l'impegno dell'UE di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra per il 2030, al fine di garantire la piena integrità ambientale ed efficacia dell'azione dell'Unione per il clima e di ridurre qualsiasi ambiguità prima che il CORSIA diventi operativo.
Emendamento 34
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 2
Direttiva 2003/87/CE
Articolo 28 quater – paragrafo 1
1.  La Commissione adotta opportune disposizioni finalizzate al monitoraggio, alla comunicazione e alla verifica delle emissioni allo scopo di attuare la misura mondiale basata sul mercato in corso di elaborazione da parte dell'ICAO. Tali disposizioni si basano sugli stessi principi del regolamento di cui all'articolo 14, paragrafo 1, e prevedono che le relazioni sulle emissioni presentate siano verificate a norma dell'articolo 15.
1.  La Commissione adotta opportune disposizioni finalizzate al monitoraggio, alla comunicazione e alla verifica delle emissioni allo scopo di attuare la misura mondiale basata sul mercato in corso di elaborazione da parte dell'ICAO. Tali disposizioni rispettano pienamente i principi contenuti nel regolamento di cui all'articolo 14, paragrafo 1, e prevedono che le relazioni sulle emissioni presentate siano verificate a norma dell'articolo 15.
Emendamento 35
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 2 bis (nuovo)
Direttiva 2003/87/CE
Articolo 30 – paragrafo 4 bis (nuovo)
(2 bis)  all'articolo 30 è aggiunto il paragrafo seguente:
"4 bis. Entro il 1° gennaio 2020 la Commissione presenta un'analisi aggiornata degli effetti del trasporto aereo non relativi alle emissioni di CO2, corredata, se opportuno, di una proposta legislativa sulle modalità con cui affrontare al meglio tali effetti."

(1) La questione è stata rinviata alla commissione competente in base all'articolo 59, paragrafo 4, quarto comma, del regolamento del Parlamento, per l'avvio di negoziati interistituzionali (A8-0258/2017).


Inclusione delle emissioni e degli assorbimenti di gas a effetto serra risultanti dall'uso del suolo, dal cambiamento di uso del suolo e dalla silvicoltura nel quadro 2030 per il clima e l'energia ***I
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Emendamenti del Parlamento europeo, approvati il 13 settembre 2017, alla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'inclusione delle emissioni e degli assorbimenti di gas a effetto serra risultanti dall'uso del suolo, dal cambiamento di uso del suolo e dalla silvicoltura nel quadro 2030 per il clima e l'energia e recante modifica del regolamento (UE) n. 525/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo a un meccanismo di monitoraggio e comunicazione delle emissioni di gas a effetto serra e di comunicazione di altre informazioni in materia di cambiamenti climatici (COM(2016)0479 – C8-0330/2016 – 2016/0230(COD))(1)
P8_TA(2017)0339A8-0262/2017

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Testo della Commissione   Emendamento
Emendamento 1
Proposta di regolamento
Considerando -1 (nuovo)
(-1)  Il protocollo n. 1 relativo al ruolo dei parlamenti nazionali nell'Unione europea, allegato al trattato sul funzionamento dell'Unione europea e al trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica, deve essere preso in considerazione.
Emendamento 2
Proposta di regolamento
Considerando -1 bis (nuovo)
(-1 bis) Il protocollo n. 2 sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, allegato al trattato sull'Unione europea e al trattato sul funzionamento dell'Unione europea, deve essere preso in considerazione.
Emendamento 3
Proposta di regolamento
Considerando 3
(3)  Il 10 giugno 2016 la Commissione ha presentato la proposta di ratifica dell'accordo di Parigi da parte dell'Unione europea. La presente proposta legislativa è uno degli strumenti di attuazione dell'impegno dell'Unione di ridurre le emissioni in tutti i settori dell'economia, confermato dall'impegno previsto determinato a livello nazionale dell'Unione e dei suoi Stati membri che è stato presentato al segretariato della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici ("UNFCCC") il 6 marzo 201510.
(3)  Il 5 ottobre 2016 il Consiglio ha ratificato l'accordo di Parigi a nome dell'Unione, dopo l'approvazione del 4 ottobre 2016 da parte del Parlamento europeo. L'accordo di Parigi è entrato in vigore il 4 novembre 2016. Il presente regolamento costituisce, a tale riguardo, uno degli strumenti di attuazione dell'impegno dell'Unione di ridurre le emissioni in tutti i settori dell'economia, come stabilito nell'impegno previsto determinato a livello nazionale dell'Unione e dei suoi Stati membri che è stato presentato al segretariato della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici ("UNFCCC") il 6 marzo 201510. L'Unione deve continuare a fungere da esempio e a intensificare i suoi sforzi in ambito climatico allineandoli all'obiettivo dell'accordo di Parigi.
__________________
__________________
10 http://www4.unfccc.int/submissions/indc/Submission%20Pages/submissions.aspx
10 http://www4.unfccc.int/ndcregistry/pages/Party.aspx?party=EUU
Emendamento 4
Proposta di regolamento
Considerando 4
(4)  L'accordo di Parigi stabilisce, tra l'altro, un obiettivo a lungo termine in linea con l'obiettivo di mantenere l'aumento della temperatura mondiale ben al di sotto di 2°C rispetto ai livelli preindustriali e di continuare ad adoperarsi per mantenerlo a 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali. A tal fine, le parti dovranno stabilire, comunicare e aggiornare i contributi stabiliti a livello nazionale successivi. L'accordo di Parigi si sostituisce all'approccio adottato nell'ambito del protocollo di Kyoto del 1997, che non sarà più d'applicazione dopo il 2020. L'accordo esorta a raggiungere un equilibrio tra le fonti di emissioni e gli assorbimenti antropogenici di gas a effetto serra nella seconda metà del corrente secolo e invita le parti ad agire per conservare e migliorare, ove opportuno, i pozzi e i serbatoi di gas a effetto serra, comprese le foreste.
(4)  L'accordo di Parigi stabilisce, tra l'altro, un obiettivo a lungo termine in linea con l'obiettivo di mantenere l'aumento della temperatura mondiale ben al di sotto di 2°C rispetto ai livelli preindustriali e di continuare ad adoperarsi per mantenerlo a 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali, il che richiede che, a livello mondiale, si dia inizio a un periodo di emissioni negative, durante il quale le foreste, i terreni agricoli e le zone umide, inclusi i terreni torbosi, svolgeranno un ruolo centrale. L'accordo di Parigi mira anche a rafforzare la risposta globale alla minaccia del cambiamento climatico, nel contesto dello sviluppo sostenibile e degli sforzi intesi a eliminare la povertà, anche attraverso la capacità di adattamento agli impatti negativi del cambiamento, la promozione della resilienza al clima e lo sviluppo di basse emissioni di gas a effetto serra, in modo da non mettere a repentaglio la produzione alimentare. Nell'accordo di Parigi le parti riconoscono anche la priorità fondamentale di tutelare la sicurezza alimentare ed eliminare la fame, nonché le particolari vulnerabilità dei sistemi di produzione alimentare nei confronti degli effetti negativi del cambiamento climatico. Per conseguire le finalità dell'accordo di Parigi è necessario che le parti intensifichino i loro sforzi comuni per mitigare il cambiamento climatico e limitare il riscaldamento globale. Le parti dovranno stabilire, comunicare e aggiornare i contributi stabiliti a livello nazionale successivi. L'accordo di Parigi si sostituisce all'approccio adottato nell'ambito del protocollo di Kyoto del 1997, che non sarà più d'applicazione dopo il 2020. L'accordo esorta a raggiungere un equilibrio tra le fonti di emissioni e gli assorbimenti antropogenici di gas a effetto serra nella seconda metà del corrente secolo e invita le parti ad agire per conservare e migliorare, ove opportuno, i pozzi e i serbatoi di gas a effetto serra, comprese le foreste. Nell'accordo di Parigi le parti riconoscono inoltre che l'azione di adattamento dovrebbe seguire un approccio pienamente trasparente, che tenga conto degli ecosistemi, e basarsi, ispirandosene, sulle migliori conoscenze scientifiche disponibili.
Emendamento 5
Proposta di regolamento
Considerando 4 bis (nuovo)
(4 bis)  È essenziale che le foreste siano gestite in modo sostenibile, in conformità con i principi di gestione forestale sostenibile sviluppati nel quadro del processo Forest Europe. Tale processo definisce la gestione forestale sostenibile come la gestione e l'uso delle foreste e dei terreni forestali secondo modalità e tassi in grado di mantenerne la biodiversità, la produttività, la capacità di rigenerazione, la vitalità e le potenzialità di svolgere, nel presente e in futuro, le pertinenti funzioni ecologiche, economiche e sociali a livello locale, nazionale e globale, in maniera tale da non danneggiare altri ecosistemi. Tale gestione comporta anche che in questo contesto sia riconosciuto il ruolo dell'imboschimento.
Emendamento 6
Proposta di regolamento
Considerando 4 ter (nuovo)
(4 ter)  Per conseguire i livelli negativi di emissioni necessari per soddisfare gli obiettivi dell'accordo di Parigi, è necessario che il sistema contabile in relazione all'uso del suolo, al cambiamento di uso del suolo e alla silvicoltura (LULUCF) sia solido. Poiché gli assorbimenti attraverso le attività LULUCF sono reversibili è necessario che siano trattati come un pilastro distinto del quadro strategico per il clima dell'Unione.
Emendamento 7
Proposta di regolamento
Considerando 5
(5)  Il Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre 2014 ha anche riconosciuto i molteplici obiettivi del settore agricolo e dell'uso del suolo col loro potenziale di mitigazione inferiore, nonché l'esigenza di garantire la coerenza fra gli obiettivi dell'Unione in materia di sicurezza alimentare e quelli relativi ai cambiamenti climatici. Il Consiglio europeo ha invitato la Commissione a esaminare i modi migliori per incentivare l'intensificazione sostenibile della produzione alimentare, ottimizzando al contempo il contributo del settore alla mitigazione degli effetti dei gas a effetto serra e al loro sequestro, anche attraverso l'afforestazione, e a definire una politica sulle modalità di inclusione dell'uso del suolo, del cambiamento dell'uso del suolo e della silvicoltura ("LULUCF") nel quadro 2030 per la mitigazione degli effetti dei gas a effetto serra non appena le condizioni tecniche lo consentano e comunque prima del 2020.
(5)  Il Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre 2014 ha anche riconosciuto i molteplici obiettivi del settore agricolo e dell'uso del suolo col loro potenziale di mitigazione inferiore, nonché l'esigenza di garantire la coerenza fra gli obiettivi dell'Unione in materia di sicurezza alimentare e quelli relativi ai cambiamenti climatici. Inoltre, l'attuazione di soluzioni tecnologiche nei settori agricolo e forestale contribuisce al miglioramento della produzione e alla riduzione dell'impronta ambientale. Il Consiglio europeo ha invitato la Commissione a esaminare i modi migliori per incentivare l'intensificazione sostenibile della produzione alimentare, ottimizzando al contempo il contributo del settore alla mitigazione degli effetti dei gas a effetto serra e al loro sequestro, anche attraverso l'afforestazione, e a definire una politica sulle modalità di inclusione dell'uso del suolo, del cambiamento dell'uso del suolo e della silvicoltura ("LULUCF") nel quadro 2030 per la mitigazione degli effetti dei gas a effetto serra non appena le condizioni tecniche lo consentano e comunque prima del 2020.
Emendamento 8
Proposta di regolamento
Considerando 6
(6)  Il settore LULUCF può contribuire alla mitigazione dei cambiamenti climatici in vari modi, in particolare riducendo le emissioni e mantenendo e incrementando pozzi e riserve di carbonio. Affinché le misure intese in particolare ad aumentare il sequestro del carbonio siano efficaci, sono fondamentali la stabilità e l'adattabilità a lungo termine dei comparti di carbonio.
(6)  Il settore LULUCF è oltremodo esposto ai cambiamenti climatici ed è estremamente vulnerabile a tali cambiamenti. Nel contempo, il settore presenta un enorme potenziale in termini di benefici climatici a lungo termine e per quanto concerne il suo contributo significativo al raggiungimento degli obiettivi climatici a lungo termine a livello internazionale e di Unione. Il settore LULUCF contribuisce alla mitigazione dei cambiamenti climatici in vari modi, in particolare riducendo le emissioni, mantenendo e incrementando pozzi e riserve di carbonio. Il settore fornisce anche biomateriali che possono, in una certa misura, sostituire i materiali fossili o ad alta intensità di carbonio con la biomassa a bassa intensità di carbonio proveniente dalle foreste. Per quanto riguarda tale sostituzione occorre prendere in considerazione l'intero ciclo di vita di tali materiali, dalla produzione di materie prime alla trasformazione e alle fasi di produzione. La bioeconomia, compresa la sostituzione dei materiali, come nel settore delle costruzioni, e la bioenergia, svolgono un ruolo importante nella transizione verso un'economia priva di combustibili fossili. Affinché le misure intese in particolare ad aumentare il sequestro del carbonio siano efficaci e in linea con l'accordo di Parigi, sono fondamentali una gestione sostenibile delle foreste e delle risorse e la stabilità e l'adattabilità a lungo termine dei comparti di carbonio. Poiché il settore LULUCF è caratterizzato da un orizzonte temporale lungo, sono necessarie strategie a lungo termine affinché siano possibili investimenti sostenibili nel lungo periodo.
Emendamento 9
Proposta di regolamento
Considerando 6 bis (nuovo)
(6 bis)   L'Unione dovrebbe diventare un leader globale nella promozione e nell'esportazione di ricerca e investimenti in prassi, tecniche e idee sostenibili, avanzate e innovative nel settore LULUCF, come anche nella diffusione di tecnologie verdi, al fine di ridurre le emissioni di gas a effetto serra e preservando nel contempo la produzione alimentare, dando così l'esempio ai suoi partner internazionali, compresi i paesi in via di sviluppo. In questo contesto, dovrebbero essere rafforzate la cooperazione e la compartecipazione effettive con attori del settore privato, in particolare le piccole e medie imprese.
Emendamento 10
Proposta di regolamento
Considerando 6 ter (nuovo)
(6 ter)  Ponendo l'accento sulla priorità da dare al finanziamento delle attività di ricerca nel settore del cambiamento climatico si rafforzerebbe il ruolo del settore LULUCF in relazione alla mitigazione dei cambiamenti climatici e all'adattamento ad essi. In particolare attraverso il rilancio del programma di ricerca e innovazione dell'Unione previsto per il 2021 fino al 2028, nel settore LULUCF si contribuirebbe, tra l'altro, ad approfondire e a diffondere le conoscenze scientifiche e delle comunità locali delle prestazioni del settore, ad accelerare le innovazioni sostenibili, a promuovere la transizione verso l'era digitale, a modernizzare la formazione e l'istruzione, a rafforzare la resilienza di tale settore e a monitorare la biodiversità e l'intervento umano.
Emendamento 11
Proposta di regolamento
Considerando 6 quater (nuovo)
(6 quater)  La ricerca relativa al ruolo del legno morto, in particolare dei detriti legnosi grossolani sopra il terreno e del legno morto sotterrato sia nelle foreste gestite che in quelle non gestite, dovrebbe essere rafforzata, al fine di migliorare la precisione della contabilizzazione del carbonio forestale e del calcolo del bilancio netto del carbonio per gli ecosistemi. Benché esistano prove limitate, le prove disponibili indicano che il legno morto può costituire un ampio comparto di carbonio e che lasciare il legno morto sul sito potrebbe, tra le altre cose, rivestire un ruolo significativo in termini di biodiversità ed essere riconosciuto come avente un ruolo importante in una strategia di mitigazione delle emissioni di gas a effetto serra. Tale indicazione è pertinente se si considera che la gestione delle foreste può favorire la rimozione del legno morto, ad esempio a fini energetici, e che qualsiasi decisione sulla corretta mitigazione e adattamento dovrebbe essere una decisione informata e scientificamente fondata. A tale ricerca dovrebbero essere assegnate risorse specifiche per il periodo 2017-2020.
Emendamento 12
Proposta di regolamento
Considerando 6 quinquies (nuovo)
(6 quinquies)   L'Unione ha contratto impegni rispetto agli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, che possono essere realizzati solo grazie a una gestione corretta delle foreste, nonché l'impegno di bloccare e invertire il fenomeno della deforestazione, e di promuovere l'imboschimento.
Emendamento 13
Proposta di regolamento
Considerando 6 sexies (nuovo)
(6 sexies)   Dovrebbe essere garantito un approccio olistico al disboscamento tropicale, che tenga conto di tutti i fattori che sono determinanti per il disboscamento, come pure dell'obiettivo contemplato in una dichiarazione rilasciata dalla Commissione nei negoziati UNFCCC di arrestare, al più tardi entro il 2030, la perdita di superfici forestali a livello mondiale e di ridurre, entro il 2020, il disboscamento tropicale lordo di almeno il 50 % rispetto ai livelli attuali.
Emendamento 14
Proposta di regolamento
Considerando 6 septies (nuovo)
(6 septies)   La silvicoltura e le foreste dovrebbero essere gestite in modo responsabile e contribuire effettivamente allo sviluppo economico di un paese, offrendo opportunità economiche sostenibili agli agricoltori, se ciò non porta al disboscamento di ecosistemi sensibili o alla creazione di piantagioni su torbiere, se le piantagioni sono gestite usando tecniche agroecologiche moderne volte a minimizzare gli effetti ambientali e sociali negativi, e se sono rispettati i diritti fondiari, i diritti delle comunità indigene nonché i diritti umani e i diritti dei lavoratori.
Emendamento 15
Proposta di regolamento
Considerando 6 octies (nuovo)
(6 octies)  Le pratiche di gestione avanzata e sostenibile possono fornire un contributo significativo alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra nel settore LULUCF. Dovrebbero essere promossi lo sviluppo di pratiche innovative e l'uso di pratiche avanzate di gestione da parte dei proprietari terrieri, come l'agricoltura di precisione, la silvicoltura di precisione e la digitalizzazione agricola. Andrebbero incoraggiati il monitoraggio tramite le geoinformazioni e l'osservazione della terra, nonché la condivisione delle migliori prassi in quanto sono potenziali mezzi per aiutare gli Stati membri a raggiungere i loro obiettivi.
Emendamento 16
Proposta di regolamento
Considerando 6 nonies (nuovo)
(6 nonies)  L'agroecologia facilita uno spostamento dai sistemi alimentari lineari ai sistemi circolari che imitano i cicli naturali e potrebbe ridurre le impronte di carbonio ed ecologiche degli alimenti e delle attività agricole. È importante promuovere l'agroecologia e l'agroforestazione dato il loro contributo alla mitigazione dei cambiamenti climatici.
Emendamento 17
Proposta di regolamento
Considerando 7
(7)  La decisione n. 529/2013/UE del Parlamento europeo e del Consiglio11 ha rappresentato un primo passo nella definizione di norme di contabilizzazione applicabili alle emissioni e agli assorbimenti di gas a effetto serra risultanti dal settore LULUCF, contribuendo così allo sviluppo di politiche che tengono conto di questo settore nell'impegno dell'Unione di riduzione delle emissioni. Il presente regolamento dovrebbe poggiare sulle norme di contabilizzazione esistenti, aggiornale e migliorarle perché siano applicabili nel periodo 2021-2030. Dovrebbe stabilire gli obblighi degli Stati membri in materia di attuazione delle suddette norme e introdurre l'obbligo di garantire che il settore LULUCF nel suo insieme non generi emissioni nette. Non dovrebbe stabilire obblighi di contabilizzazione o rendicontazione per i privati.
(7)  La decisione n. 529/2013/UE del Parlamento europeo e del Consiglio11 ha rappresentato un primo passo nella definizione di norme di contabilizzazione applicabili alle emissioni e agli assorbimenti di gas a effetto serra risultanti dal settore LULUCF, contribuendo così allo sviluppo di politiche che tengono conto di questo settore nell'impegno dell'Unione di riduzione delle emissioni. Il presente regolamento dovrebbe poggiare sulle norme di contabilizzazione esistenti, aggiornale e migliorarle perché siano applicabili nel periodo 2021-2030. Dovrebbe stabilire in qualsiasi circostanza gli obblighi degli Stati membri in materia di attuazione delle suddette norme e introdurre l'obbligo di garantire che il settore LULUCF nel suo insieme non generi emissioni nette. Non dovrebbe stabilire obblighi di contabilizzazione o rendicontazione per i privati, compresi gli agricoltori e i silvicoltori, inoltre è necessario che tali obblighi siano evitati dagli Stati membri durante l'attuazione del presente regolamento.
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11 Decisione n. 529/2013/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2013, sulle norme di contabilizzazione relative alle emissioni e agli assorbimenti di gas a effetto serra risultanti da attività di uso del suolo, cambiamento di uso del suolo e silvicoltura e sulle informazioni relative alle azioni connesse a tali attività (GU L 165 del 18.6.2013, pag. 80).
11 Decisione n. 529/2013/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2013, sulle norme di contabilizzazione relative alle emissioni e agli assorbimenti di gas a effetto serra risultanti da attività di uso del suolo, cambiamento di uso del suolo e silvicoltura e sulle informazioni relative alle azioni connesse a tali attività (GU L 165 del 18.6.2013, pag. 80).
Emendamento 18
Proposta di regolamento
Considerando 7 bis (nuovo)
(7 bis)  L'agricoltura e l'uso del suolo sono settori che hanno un impatto diretto e significativo sulla biodiversità e sui servizi ecosistemici dell'Unione. Per questo motivo, un obiettivo importante delle politiche che si ripercuotono su tali settori è quello di assicurare la coerenza con gli obiettivi dell'Unione concernenti la strategia in materia di biodiversità. Inoltre esistono altre politiche dell'Unione in grado di incentivare le pratiche che superano i requisiti legali minimi, vanno al di là delle buone prassi standard e contribuiscono a un vero adattamento e alla mitigazione dei cambiamenti climatici, nonché alla manutenzione dei pozzi di carbonio, in quanto fornitura di beni pubblici. Occorre intraprendere misure per attuare e sostenere le attività relative agli approcci in materia di mitigazione e adattamento per la gestione integrale e sostenibile delle foreste e dei terreni agricoli. Nonostante il riconoscimento delle sue limitate potenzialità di riduzione delle emissioni diverse dalla CO2, è necessario che l'agricoltura apporti il suo equo contributo alla mitigazione dei cambiamenti climatici. Tale obiettivo può essere ottenuto incoraggiando, tra l'altro, il miglioramento delle coltivazioni al fine di aumentare il tenore di carbonio organico nel suolo. Gli Stati membri e la Commissione dovrebbero garantire che vi sia coerenza tra la PAC e il presente regolamento.
Emendamento 19
Proposta di regolamento
Considerando 7 ter (nuovo)
(7 ter)  Le zone umide sono gli ecosistemi più efficaci per conservare la CO2. Il degrado delle zone umide nell'Unione rappresenta pertanto non solo un problema per la biodiversità, ma è anche un problema cruciale per il clima. Per contro, la protezione e il ripristino delle zone umide potrebbero rafforzare gli sforzi di conservazione e ridurre le emissioni di gas a effetto serra nel settore LULUCF. In tale contesto dovrebbe essere preso in considerazione anche il perfezionamento delle linee guida del 2006 da parte dell'IPCC, previsto per il 2019.
Emendamento 20
Proposta di regolamento
Considerando 8
(8)  Per tenere una contabilizzazione accurata delle emissioni e degli assorbimenti in conformità con le linee guida del 2006 per gli inventari nazionali dei gas a effetto serra del gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico ("linee guida IPCC"), è auspicabile utilizzare i valori comunicati ogni anno a norma del regolamento (UE) n. 525/2013 per le categorie d'uso del suolo e per i cambiamenti di categoria, razionalizzando in tal modo i metodi adottati nell'ambito dell'UNFCCC e del protocollo di Kyoto. Il suolo convertito in un un'altra categoria d'uso dovrebbe essere considerato in transizione in quella categoria per 20 anni, ossia il periodo predefinito nelle linee guida IPCC.
(8)  Per tenere una contabilizzazione accurata delle emissioni e degli assorbimenti in conformità con le linee guida del 2006 per gli inventari nazionali dei gas a effetto serra del gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico ("linee guida IPCC"), è auspicabile utilizzare i valori comunicati ogni anno a norma del regolamento (UE) n. 525/2013 per le categorie d'uso del suolo e per i cambiamenti di categoria, razionalizzando in tal modo i metodi adottati nell'ambito dell'UNFCCC e del protocollo di Kyoto. Il suolo convertito in un un'altra categoria d'uso dovrebbe essere considerato in transizione in quella categoria per 20 anni, ossia il periodo predefinito nelle linee guida IPCC. Data la posizione di leadership dell'Unione in materia climatica, gli Stati membri dovrebbero derogare al periodo predefinito solo nel caso dei terreni imboschiti, e solo in circostanze estremamente limitate giustificate nel quadro delle linee guida IPCC. La possibilità di deroga tiene conto delle circostanze naturali ed ecologici divergenti tra gli Stati membri e pertanto delle diverse caratteristiche dei loro terreni forestali.
Emendamento 21
Proposta di regolamento
Considerando 9
(9)  Le emissioni e gli assorbimenti risultanti dai terreni forestali dipendono da una serie di circostanze naturali, dalla struttura delle classi di età, nonché dalle pratiche di gestione passate e presenti. L'uso di un anno di riferimento non consentirebbe di tenere conto di questi fattori e dei conseguenti effetti ciclici sulle emissioni e sugli assorbimenti o la loro variazione da un anno all'altro. Per escludere gli effetti di caratteristiche naturali e specifiche dei diversi paesi, le pertinenti norme di contabilizzazione dovrebbero invece prevedere l'uso di livelli di riferimento. In assenza dell'esame internazionale nell'ambito dell'UNFCCC e del protocollo di Kyoto, dovrebbe essere istituita una procedura di esame a garanzia della trasparenza e allo scopo di migliorare la qualità della contabilizzazione in questa categoria.
(9)  Le emissioni e gli assorbimenti risultanti dai terreni forestali dipendono da una serie di circostanze naturali, dalla struttura delle classi di età, nonché dalle pratiche di gestione passate e presenti, che differiscono notevolmente da uno Stato membro all'altro. L'uso di un anno di riferimento non consentirebbe di tenere conto di questi fattori e dei conseguenti effetti ciclici sulle emissioni e sugli assorbimenti o la loro variazione da un anno all'altro. Per affrontare gli effetti di caratteristiche naturali e specifiche dei diversi paesi, come, ad esempio, l'impossibilità di gestire le foreste in Croazia a causa dell'occupazione del suo territorio, della guerra d'indipendenza croata e delle circostanze del periodo bellico e post-bellico, le pertinenti norme di contabilizzazione dovrebbero invece prevedere l'uso di livelli di riferimento. Le pertinenti norme di contabilizzazione dovrebbero inoltre garantire la coerenza ed essere allineate ai requisiti di gestione sostenibile delle foreste della Forest Europe (Conferenza ministeriale per la protezione delle foreste in Europa). In assenza dell'esame internazionale nell'ambito dell'UNFCCC e del protocollo di Kyoto, dovrebbe essere istituita una procedura trasparente affinché gli Stati membri migliorino la verificabilità e la qualità della contabilizzazione in questa categoria.
Emendamento 22
Proposta di regolamento
Considerando 9 bis (nuovo)
(9 bis)  Le emissioni generate dai prodotti legnosi nel settore LULUCF hanno le potenzialità di sostituire le emissioni nei settori ETS e relativi alla condivisione degli sforzi e il presente regolamento può sia sottolineare che rendere conto di tale aspetto.
Emendamento 23
Proposta di regolamento
Considerando 10
(10)  Se per l'esame dei piani nazionali di contabilizzazione forestale la Commissione sceglie di farsi assistere da un gruppo di esperti in conformità della decisione C(2016)3301, essa dovrebbe poter avvalersi delle buone pratiche di esame e dell'esperienza acquisita in materia dagli esperti nell'ambito della UNFCCC, anche per quanto riguarda la partecipazione di esperti nazionali e le raccomandazioni, e dovrebbe selezionare un numero sufficiente di esperti degli Stati membri.
(10)  Per l'esame dei piani nazionali di contabilizzazione forestale dovrebbe essere istituito un gruppo di esperti in conformità della decisione C(2016)3301. Tale gruppo di esperti dovrebbe poter avvalersi delle buone pratiche di esame e dell'esperienza acquisita in materia dagli esperti nell'ambito della UNFCCC, anche per quanto riguarda la partecipazione di esperti nazionali e le raccomandazioni, e dovrebbe essere selezionato un numero sufficiente di esperti degli Stati membri. Il gruppo di esperti dovrebbe consultare il comitato permanente forestale istituito dalla decisione n. 89/367/CEE del Consiglio, nonché le parti interessate e la società civile, per quanto concerne l'esame dei piani nazionali di contabilizzazione forestale.
Emendamento 24
Proposta di regolamento
Considerando 12
(12)  L'aumento dell'uso sostenibile di prodotti legnosi può limitare notevolmente le emissioni di gas a effetto serra nell'atmosfera e aumentarne gli assorbimenti. Le norme di contabilizzazione dovrebbero consentire agli Stati membri di riportare con accuratezza nella loro contabilizzazione le modifiche del bacino di prodotti legnosi nel momento in cui avvengono, al fine di incentivare l'uso di prodotti legnosi con lunghi cicli di vita. La Commissione dovrebbe fornire orientamenti sugli aspetti metodologici relativi alla contabilizzazione dei prodotti legnosi.
(12)  L'aumento dell'uso sostenibile di prodotti legnosi può limitare notevolmente le emissioni mediante l'effetto di sostituzione (se si considerano l'energia e l'intensità di CO2 in altri settori, la produzione di cemento è ad esempio responsabile di circa l'8 % delle emissioni globali di CO2) e aumentare gli assorbimenti di gas a effetto serra dall'atmosfera. Le norme di contabilizzazione dovrebbero consentire agli Stati membri di riportare con accuratezza nella loro contabilizzazione le modifiche del bacino di prodotti legnosi nel momento in cui avvengono, al fine di riconoscere e incentivare l'uso di prodotti legnosi con lunghi cicli di vita piuttosto che l'uso di prodotti legnosi per finalità energetiche. Onde promuovere ulteriormente e integrare l'effetto positivo di sostituzione, la Commissione dovrebbe includere mediante un atto delegato un maggior numero di prodotti nel calcolo dei prodotti legnosi. La Commissione dovrebbe fornire orientamenti sugli aspetti metodologici relativi alla contabilizzazione dei prodotti legnosi.
Emendamento 25
Proposta di regolamento
Considerando 13
(13)  I disturbi naturali, come gli incendi, le infestazioni da insetti e da agenti patogeni, i fenomeni meteorologici estremi e le perturbazioni geologiche, su cui gli Stati membri non hanno controllo o non possono materialmente influire, possono comportare emissioni di gas a effetto serra di natura temporanea nel settore LULUCF, o provocare un'inversione di assorbimenti precedenti. Poiché un cambiamento può essere anche il risultato di decisioni di gestione, come quella di tagliare alberi o di piantarli, il presente regolamento dovrebbe garantire che le inversioni legate ad attività antropiche trovino accurato riscontro nella contabilizzazione LULUCF. Il presente regolamento dovrebbe inoltre offrire agli Stati membri una possibilità limitata di escludere dalla contabilizzazione LULUCF le emissioni risultanti da disturbi che essi non sono in grado di controllare. Il modo in cui gli Stati membri applicano suddette disposizioni non dovrebbe tuttavia comportare una sottovalutazione indebita delle emissioni.
(13)  I disturbi naturali, come gli incendi, le infestazioni da insetti e da agenti patogeni, i fenomeni meteorologici estremi e le perturbazioni geologiche, su cui gli Stati membri non hanno controllo o non possono materialmente influire, possono comportare emissioni di gas a effetto serra di natura temporanea nel settore LULUCF, o provocare un'inversione di assorbimenti precedenti. Poiché un cambiamento può essere anche il risultato di decisioni di gestione, come quella di tagliare alberi o di piantarli, il presente regolamento dovrebbe garantire che le inversioni legate ad attività antropiche trovino accurato riscontro nella contabilizzazione LULUCF. Gli Stati membri dovrebbero essere incoraggiati a investire in azioni preventive, come le pratiche di gestione sostenibile, per ridurre i rischi associati alle perturbazioni naturali, evitando in questo modo gli impatti negativi sul pozzo di carbonio forestale. Il presente regolamento dovrebbe inoltre offrire agli Stati membri una possibilità limitata di escludere dalla contabilizzazione LULUCF le emissioni risultanti da disturbi che essi non sono in grado di controllare. Il modo in cui gli Stati membri applicano suddette disposizioni non dovrebbe tuttavia comportare una sottovalutazione indebita delle emissioni.
Emendamento 26
Proposta di regolamento
Considerando 14
(14)  In funzione delle preferenze nazionali, gli Stati membri dovrebbero poter scegliere le politiche nazionali ritenute adeguate a rispettare gli impegni assunti nel settore LULUCF, ivi compresa la possibilità di compensare le emissioni di una categoria d'uso del suolo mediante gli assorbimenti di un'altra categoria. Dovrebbero inoltre poter accumulare gli assorbimenti netti realizzati nel periodo compreso tra il 2021 e il 2030. La possibilità di scambi tra Stati membri quale strumento supplementare per garantire la conformità dovrebbe essere mantenuta. Sulla falsariga della pratica adottata nel secondo periodo del protocollo di Kyoto, gli Stati membri, per assicurare il rispetto dell'impegno assunto a norma del presente regolamento, dovrebbero poter far valere i risultati superiori agli obiettivi a norma del regolamento [...] relativo alle riduzioni annuali vincolanti delle emissioni di gas a effetto serra a carico degli Stati membri nel periodo 2021-2030 per un’Unione dell’energia resiliente e per onorare gli impegni assunti a norma dell’accordo di Parigi, e recante modifica del regolamento (UE) n. 525/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo a un meccanismo di monitoraggio e comunicazione delle emissioni di gas a effetto serra e di comunicazione di altre informazioni in materia di cambiamenti climatici.
(14)  In funzione delle preferenze nazionali, gli Stati membri dovrebbero poter scegliere le politiche nazionali ritenute adeguate a rispettare gli impegni assunti nel settore LULUCF, ivi compresa la possibilità di compensare le emissioni di una categoria d'uso del suolo mediante gli assorbimenti di un'altra categoria. Dovrebbero inoltre poter accumulare gli assorbimenti netti realizzati nel periodo compreso tra il 2021 e il 2030. La possibilità di scambi tra Stati membri quale strumento supplementare per garantire la conformità dovrebbe essere mantenuta. Sulla falsariga della pratica adottata nel secondo periodo del protocollo di Kyoto, gli Stati membri, per assicurare il rispetto dell'impegno assunto a norma del presente regolamento, dovrebbero poter far valere i risultati superiori agli obiettivi a norma del regolamento [...] relativo alle riduzioni annuali vincolanti delle emissioni di gas a effetto serra a carico degli Stati membri nel periodo 2021-2030 per un’Unione dell’energia resiliente e per onorare gli impegni assunti a norma dell’accordo di Parigi, e recante modifica del regolamento (UE) n. 525/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo a un meccanismo di monitoraggio e comunicazione delle emissioni di gas a effetto serra e di comunicazione di altre informazioni in materia di cambiamenti climatici senza compromettere il livello di ambizione generale degli obiettivi di riduzione dei gas a effetto serra dell'Unione. Gli Stati membri dovrebbero inoltre poter usare fino a 280 milioni di tonnellate di assorbimenti netti complessivi risultanti dalla contabilizzazione combinata delle categorie relative ai terreni disboscati, ai terreni imboschiti, alle terre coltivate gestite, ai pascoli gestiti, alle zone umide gestite, ove applicabile, e, in funzione dell'atto delegato da adottarsi ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 2, del regolamento (UE) [2017/...] relativo alle riduzioni annuali vincolanti delle emissioni di gas serra a effetto serra a carico degli Stati membri nel periodo compreso tra il 2021 e il 2030, ai terreni forestali gestiti., al fine di assicurare il rispetto degli impegni assunti a norma del regolamento (UE) [2017/... ].
Emendamento 27
Proposta di regolamento
Considerando 15
(15)  Per garantire che la comunicazione e la verifica delle emissioni di gas a effetto serra e di altre informazioni necessarie a valutare il rispetto degli impegni degli Stati membri avvengano all’insegna dell’efficienza, della trasparenza e dell’efficacia dei costi, il presente regolamento dovrebbe inserire obblighi di comunicazione nel regolamento (UE) n. 525/2013, e la verifica della conformità a norma del presente regolamento dovrebbe tenere conto delle relazioni trasmesse a norma di detti obblighi. È pertanto opportuno modificare di conseguenza il regolamento (UE) n. 525/2013. Le suddette disposizioni potrebbero essere ulteriormente razionalizzate per tenere conto di eventuali modifiche pertinenti della governance dell'Unione dell'energia riguardo alla quale il programma di lavoro della Commissione prevede una proposta entro la fine del 2016.
(15)  Per garantire che la comunicazione e la verifica delle emissioni di gas a effetto serra e di altre informazioni necessarie a valutare il rispetto degli impegni degli Stati membri avvengano all’insegna dell’efficienza, della trasparenza e dell’efficacia dei costi, il presente regolamento dovrebbe inserire obblighi di comunicazione nel regolamento (UE) n. 525/2013, e la verifica della conformità a norma del presente regolamento dovrebbe tenere conto delle relazioni trasmesse a norma di detti obblighi. È pertanto opportuno modificare di conseguenza il regolamento (UE) n. 525/2013. Le suddette disposizioni potrebbero essere ulteriormente razionalizzate per tenere conto di eventuali modifiche pertinenti della proposta di regolamento sulla governance dell'Unione dell'energia che la Commissione ha presentato il 30 novembre 2016.
Emendamento 28
Proposta di regolamento
Considerando 15 bis (nuovo)
(15 bis)  Ai sensi dell'UNFCCC, l'Unione e gli Stati membri sono tenuti a elaborare, aggiornare periodicamente, pubblicare e comunicare alla conferenza delle Parti gli inventari nazionali relativi alle emissioni antropogeniche dalle fonti e agli assorbimenti nei pozzi di tutti i gas a effetto serra, utilizzando metodologie comparabili convenute dalla conferenza delle Parti. Gli inventari delle emissioni di gas a effetto serra sono cruciali per monitorare l'attuazione della dimensione della decarbonizzazione e per valutare la conformità con la legislazione in materia di clima. Gli obblighi degli Stati membri quanto alla creazione e gestione degli inventari nazionali sono enunciati nella proposta di regolamento della Commissione sulla governance dell'Unione dell'energia.
Emendamento 29
Proposta di regolamento
Considerando 17
(17)  Per agevolare la raccolta dei dati e il miglioramento della metodologia, gli usi del suolo dovrebbero essere inventariati e comunicati grazie alla tracciabilità geografica di ciascuna aerea, in funzione dei sistemi nazionali e europei di raccolta dei dati. Per la raccolta dei dati, è opportuno utilizzare al meglio gli studi e i programmi esistenti, quali LUCAS (Land Use Cover Area frame Survey) e Copernicus (programma europeo di osservazione della Terra) per la raccolta di dati. La gestione dei dati, compresa la condivisione per il loro riutilizzo e la diffusione delle informazioni comunicate, dovrebbe essere effettuata in conformità della direttiva 2007/2/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 marzo 2007, che istituisce un'Infrastruttura per l'informazione territoriale nella Comunità europea (Inspire).
(17)  Per agevolare la raccolta dei dati e il miglioramento della metodologia, gli usi del suolo dovrebbero essere appositamente inventariati e comunicati grazie alla tracciabilità geografica di ciascuna aerea, in funzione dei sistemi nazionali e europei di raccolta dei dati. Per la raccolta dei dati, è opportuno utilizzare al meglio gli studi e i programmi esistenti, quali LUCAS (Land Use Cover Area frame Survey), Copernicus (programma europeo di osservazione della Terra), in particolare attraverso Sentinel-2, per la raccolta di dati, e i sistemi europei di navigazione satellitare Galileo ed EGNOS, che possono essere impiegati a sostegno del monitoraggio dell'uso del suolo. La gestione dei dati, compresa la condivisione per il loro riutilizzo e la diffusione delle informazioni comunicate, dovrebbe essere effettuata in conformità della direttiva 2007/2/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 marzo 2007, che istituisce un'Infrastruttura per l'informazione territoriale nella Comunità europea (Inspire).
Emendamento 30
Proposta di regolamento
Considerando 18
(18)  Dovrebbe essere delegato alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, al fine di provvedere alla corretta contabilizzazione delle transazioni effettuate a norma del presente regolamento, compreso l'uso degli strumenti di flessibilità e il controllo della conformità, per quanto concerne l'adeguamento tecnico delle definizioni, dei valori, degli elenchi dei gas a effetto serra e dei comparti di carbonio, l'aggiornamento dei livelli di riferimento, la contabilizzazione delle transazioni e la revisione dei metodi e degli obblighi di informativa. Le suddette misure dovranno tenere conto delle disposizioni del regolamento (UE) n. 389/2013 della Commissione che istituisce un registro dell'Unione. Le disposizioni necessarie dovrebbero essere contenute in uno strumento unico che combini le disposizioni contabili a norma della direttiva 2003/87/CE, del regolamento (UE) n. 525/2013, del regolamento [...] relativo alle riduzioni annuali vincolanti delle emissioni di gas a effetto serra a carico degli Stati membri nel periodo 2021-2030 per un’Unione dell’energia resiliente e del presente regolamento. È di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni, anche a livello di esperti, nel rispetto dei principi stabiliti nell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016. In particolare, al fine di garantire un'equa partecipazione alla preparazione degli atti delegati, il Parlamento europeo e il Consiglio ricevono tutti i documenti contemporaneamente agli esperti degli Stati membri, e i loro esperti hanno sistematicamente accesso alle riunioni dei gruppi di esperti della Commissione incaricati della preparazione di tali atti delegati.
(18)  Dovrebbe essere delegato alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, al fine di provvedere alla corretta contabilizzazione delle transazioni effettuate a norma del presente regolamento, compreso l'uso degli strumenti di flessibilità e il controllo della conformità, per quanto concerne l'adeguamento tecnico delle definizioni, dei valori, degli elenchi dei gas a effetto serra e dei comparti di carbonio, l'aggiornamento dei livelli di riferimento, la contabilizzazione delle transazioni e la revisione dei metodi sulla base delle più recenti linee guida IPCC adottate, comprese le linee guida IPCC supplementari del 2013 sulle zone umide per gli inventari nazionali sulle emissioni di gas a effetto serra e le linee guida UNFCCC, e degli obblighi di informativa. Le suddette misure dovranno tenere conto delle disposizioni del regolamento (UE) n. 389/2013 della Commissione che istituisce un registro dell'Unione. Le disposizioni necessarie dovrebbero essere contenute in uno strumento unico che combini le disposizioni contabili a norma della direttiva 2003/87/CE, del regolamento (UE) n. 525/2013, del regolamento (UE) n. .../... relativo alle riduzioni annuali vincolanti delle emissioni di gas a effetto serra a carico degli Stati membri nel periodo 2021-2030 per un’Unione dell’energia resiliente e del presente regolamento. È di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni, anche a livello di esperti, nel rispetto dei principi stabiliti nell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016. In particolare, al fine di garantire un'equa partecipazione alla preparazione degli atti delegati, il Parlamento europeo e il Consiglio ricevono tutti i documenti contemporaneamente agli esperti degli Stati membri, e i loro esperti hanno sistematicamente accesso alle riunioni dei gruppi di esperti della Commissione incaricati della preparazione di tali atti delegati.
Emendamento 31
Proposta di regolamento
Considerando 19
(19)  Il presente regolamento dovrebbe essere riesaminato nel 2024 e successivamente ogni cinque anni al fine di valutarne il funzionamento generale. Il riesame potrà tenere conto anche dei risultati del bilancio mondiale dell’accordo di Parigi.
(19)  Entro sei mesi dal dialogo di facilitazione nel quadro dell'UNFCCC del 2018, la Commissione dovrebbe pubblicare una comunicazione che valuti la coerenza tra gli atti legislativi dell'Unione in materia di clima ed energia e gli obiettivi dell'accordo di Parigi. Il presente regolamento dovrebbe essere riesaminato nel 2024 e successivamente ogni cinque anni al fine di valutarne il funzionamento generale. Il riesame potrà tenere conto anche dei risultati del bilancio mondiale dell’accordo di Parigi.
Emendamento 32
Proposta di regolamento
Articolo 1 – comma 1 bis (nuovo)
Il presente regolamento non stabilisce obblighi in materia di contabilizzazione o di comunicazione per i privati, compresi gli agricoltori e i silvicoltori.
Emendamento 33
Proposta di regolamento
Articolo 1 – comma 1 ter (nuovo)
Il presente regolamento contribuisce al conseguimento da parte dell'Unione degli obiettivi dell'accordo di Parigi.
Emendamento 34
Proposta di regolamento
Articolo 2 – paragrafo 1 – lettera e bis (nuova)
(e bis)  dal 2026, zone umide gestite: uso del suolo comunicato come zone umide che restano tali, come insediamenti e altri terreni convertiti in zone umide e come zone umide convertite in insediamenti e altri terreni.
Emendamento 35
Proposta di regolamento
Articolo 2 – paragrafo 2
2.  Gli Stati membri hanno la facoltà di includere nel campo di applicazione degli impegni di cui all'articolo 4 le zone umide gestite, intese come uso del suolo comunicato come zone umide che restano tali, come insediamenti e altri terreni convertiti in zone umide e come zone umide convertite in insediamenti e altri terreni. Lo Stato membro che esercita suddetta facoltà contabilizza le emissioni e gli assorbimenti risultanti dalle zone umide gestite in conformità del presente regolamento.
2.  Durante il periodo compreso tra il 2021 e il 2025 gli Stati membri hanno la facoltà di includere nel campo di applicazione degli impegni di cui all'articolo 4 le zone umide gestite. Lo Stato membro che esercita suddetta facoltà contabilizza le emissioni e gli assorbimenti risultanti dalle zone umide gestite in conformità del presente regolamento.
Emendamento 36
Proposta di regolamento
Articolo 3 – paragrafo 1 – lettera f bis (nuova)
(f bis)  «livello di riferimento per le foreste», la stima delle emissioni o degli assorbimenti annuali netti medi risultanti dai terreni forestali gestiti nel territorio dello Stato membro nei periodi compresi tra il 2021 e il 2025 e tra il 2026 e il 2030;
Emendamento 37
Proposta di regolamento
Articolo 4 – comma 1 bis (nuovo)
Per il periodo successivo al 2030, gli Stati membri si impegnano ad aumentare gli assorbimenti affinché superino le loro emissioni. La Commissione propone un quadro di riferimento per tali obiettivi dopo il 2030, che prevede un aumento degli assorbimenti, in linea con gli obiettivi climatici a lungo termine dell'Unione e gli impegni assunti nell'ambito dell'accordo di Parigi.
Emendamento 38
Proposta di regolamento
Articolo 5 – paragrafo 1
1.  Ciascuno Stato membro predispone e tiene una contabilizzazione che riporta con accuratezza le emissioni e gli assorbimenti risultanti dalle categorie contabili del suolo di cui all'articolo 2. Gli Stati membri assicurano che la contabilizzazione e altri dati presentati a norma del presente regolamento siano accurati, completi, coerenti, comparabili e trasparenti. Gli Stati membri indicano le emissioni con un segno positivo (+) e gli assorbimenti con un segno negativo (-).
1.  Ciascuno Stato membro predispone e tiene una contabilizzazione che riporta con accuratezza le emissioni e gli assorbimenti risultanti dalle categorie contabili del suolo di cui all'articolo 2, conformemente alle linee guida in materia di comunicazione adottate dagli organismi dell'UNFCCC o dell'accordo di Parigi per il periodo 2021-2030. Gli Stati membri assicurano che la contabilizzazione e altri dati presentati a norma del presente regolamento siano accurati, completi, coerenti, comparabili e trasparenti. Gli Stati membri indicano le emissioni con un segno positivo (+) e gli assorbimenti con un segno negativo (-).
Emendamento 39
Proposta di regolamento
Articolo 5 – paragrafo 4
4.  Gli Stati membri contabilizzano, per ciascuna categoria contabile, qualsiasi variazione della riserva di carbonio nei comparti di carbonio di cui all'allegato I, sezione B. Gli Stati membri hanno la facoltà di non contabilizzare le variazioni delle riserve di carbonio se il comparto di carbonio in questione non è una sorgente, salvo per la biomassa epigea e i prodotti legnosi raccolti in terreni forestali gestiti.
4.  Gli Stati membri contabilizzano, per ciascuna categoria contabile, qualsiasi variazione della riserva di carbonio nei comparti di carbonio di cui all'allegato I, sezione B. Gli Stati membri hanno la facoltà di non contabilizzare le variazioni delle riserve di carbonio se il comparto di carbonio in questione non è una sorgente, salvo per la biomassa epigea, il legno morto (epigeo e sotterraneo) nei terreni forestali gestiti e i prodotti legnosi raccolti in terreni forestali gestiti.
Emendamento 40
Proposta di regolamento
Articolo 6 – paragrafo 2
2.  In deroga all'obbligo di applicare il termine temporale predefinito di cui all'articolo 5, paragrafo 3, gli Stati membri possono trasferire le terre coltivate, i pascoli, le zone umide, gli insediamenti e altri terreni dalla categoria in cui essi figurano quali terreni convertiti alla categoria in cui essi rimangono terreni forestali allo scadere di 30 anni dalla data della conversione.
2.  In deroga all'obbligo di applicare il termine temporale predefinito di cui all'articolo 5, paragrafo 3, gli Stati membri possono trasferire le terre coltivate, i pascoli, le zone umide, gli insediamenti e altri terreni dalla categoria in cui essi figurano quali terreni convertiti alla categoria in cui essi rimangono terreni forestali allo scadere di 30 anni dalla data della conversione, se opportunamente giustificato sulla base delle linee guida IPCC.
Emendamento 41
Proposta di regolamento
Articolo 6 – paragrafo 3 bis (nuovo)
3 bis.  Le attività di imboschimento realizzate nel periodo compreso tra il 2017 e il 2030 nelle zone umide, incluse le torbiere, nella rete Natura 2000 e negli habitat elencati nell'allegato I della direttiva 92/43/CEE, con particolare riferimento a formazioni erbose naturali e seminaturali, torbiere alte, torbiere basse, paludi basse e altre zone umide, compresi i terreni torbosi, ai sensi delle regole di contabilizzazione "lordo-netto" applicate non compaiono nella contabilizzazione dello Stato membro. Tali aree sono contabilizzate, ove applicabile, in riferimento agli assorbimenti o alle emissioni nella categoria dei terreni forestali solo dopo il loro trasferimento nei terreni forestali gestiti in conformità dell'articolo 5, paragrafo 3.
Emendamento 42
Proposta di regolamento
Articolo 7 – paragrafo 3
3.  Lo Stato membro che sceglie di includere le zone umide gestite nell'ambito del proprio impegno a norma dell'articolo 2 ne dà notifica alla Commissione entro il 31 dicembre 2020, per il periodo 2021-2025, e entro il 31 dicembre 2025, per il periodo 2026-2030.
3.  Lo Stato membro che sceglie di includere le zone umide gestite nell'ambito del proprio impegno a norma dell'articolo 2 per il periodo 2021-2025 ne dà notifica alla Commissione entro il 31 dicembre 2020.
Emendamento 43
Proposta di regolamento
Articolo 7 – paragrafo 4
4.  Gli Stati membri che hanno scelto di includere le zone umide gestite nel campo di applicazione dei rispettivi impegni a norma dell'articolo 2 contabilizzano le emissioni e gli assorbimenti risultanti da dette zone calcolando le emissioni e gli assorbimenti nei periodi compresi tra il 2021 e il 2025 e/o tra il 2026 e il 2030 e sottraendovi il valore ottenuto moltiplicando per cinque la media delle emissioni e degli assorbimenti annuali dello Stato membro risultanti dalle zone umide gestite nel periodo di riferimento 2005-2007.
4.  Gli Stati membri contabilizzano le emissioni e gli assorbimenti risultanti da dette zone calcolando le emissioni e gli assorbimenti nei periodi compresi tra il 2026 e il 2030 e sottraendovi il valore ottenuto moltiplicando per cinque la media delle emissioni e degli assorbimenti annuali dello Stato membro risultanti dalle zone umide gestite nel periodo di riferimento 2005-2007.
Emendamento 44
Proposta di regolamento
Articolo 7 – paragrafo 4 – comma 1 bis (nuovo)
Gli Stati membri che hanno deciso di includere le zone umide gestite nell’ambito di applicazione dei rispettivi impegni a norma dell'articolo 2 contabilizzano nei periodi compresi tra il 2021 e il 2025 le emissioni e gli assorbimenti risultanti dalle zone umide gestite calcolando le emissioni e gli assorbimenti nei periodi compresi tra il 2021 e il 2025 e sottraendovi il valore ottenuto moltiplicando per cinque la media delle emissioni e degli assorbimenti annuali dello Stato membro risultanti dalle zone umide gestite nel periodo di riferimento 2005-2007.
Emendamento 45
Proposta di regolamento
Articolo 7 – paragrafo 4 bis (nuovo)
4 bis.  Nel periodo dal 2021 al 2025 gli Stati membri che non hanno scelto di includere le zone umide gestite nell’ambito di applicazione dei rispettivi impegni a norma dell'articolo 2 comunicano tuttavia alla Commissione le emissioni e gli assorbimenti risultanti dalle zone umide gestite.
Emendamento 46
Proposta di regolamento
Articolo 8 – paragrafo 1
1.  Gli Stati membri contabilizzano le emissioni e gli assorbimenti risultanti dai terreni forestali gestiti calcolando le emissioni e gli assorbimenti nei periodi compresi tra il 2021 e il 2025 e tra il 2026 e il 2030 e sottraendovi il valore ottenuto moltiplicando per cinque il livello di riferimento per le foreste. Il livello di riferimento per le foreste è la stima delle emissioni o degli assorbimenti annuali netti medi risultanti dai terreni forestali gestiti nel territorio dello Stato membro nei periodi compresi tra il 2021 e il 2025 e tra il 2026 e il 2030.
1.  Gli Stati membri contabilizzano le emissioni e gli assorbimenti risultanti dai terreni forestali gestiti calcolando le emissioni e gli assorbimenti nei periodi compresi tra il 2021 e il 2025 e tra il 2026 e il 2030 e sottraendovi il valore ottenuto moltiplicando per cinque il livello di riferimento per le foreste.
Emendamento 47
Proposta di regolamento
Articolo 8 – paragrafo 2
2.  Se il calcolo di cui al paragrafo 1 risulta negativo rispetto al livello di riferimento per le foreste, lo Stato membro include nella contabilizzazione relativa ai terreni forestali gestiti un valore ottenuto moltiplicando per cinque un quantitativo totale netto di assorbimenti non superiore all'equivalente del 3,5% delle sue emissioni nell'anno o nel periodo di riferimento di cui all'allegato III.
2.  Se il calcolo di cui al paragrafo 1 risulta negativo rispetto al livello di riferimento per le foreste, lo Stato membro include nella contabilizzazione relativa ai terreni forestali gestiti un valore ottenuto moltiplicando per cinque un quantitativo totale netto di assorbimenti non superiore all'equivalente del 3,5% delle sue emissioni nell'anno o nel periodo di riferimento di cui all'allegato III. Gli Stati membri possono aggiungere al 3,5 % l'ammontare degli assorbimenti netti per la contabilizzazione relativa ai terreni forestali gestiti provenienti dai pannelli di legno, dal legno segato e dal legno morto, secondo le condizioni stabilite al secondo, al terzo e al quarto comma del presente paragrafo.
Emendamento 48
Proposta di regolamento
Articolo 8 – paragrafo 2 – comma 1 bis (nuovo)
Gli assorbimenti netti derivanti dai pannelli di legno di cui all'articolo 9, lettera b), e dal legno segato di cui alla lettera c) di tale articolo, possono essere contabilizzati separatamente al di fuori e in aggiunta all'importo degli assorbimenti netti per le contabilizzazioni relative ai terreni forestali gestiti fino a un livello massimo del 3 % delle emissioni dello Stato membro nell'anno o nel periodo di riferimento di cui all'allegato III, moltiplicato per cinque.
Emendamento 49
Proposta di regolamento
Articolo 8 – paragrafo 2 – comma 1 ter (nuovo)
Gli assorbimenti netti della categoria del comparto del carbonio relativa al legno morto possono essere contabilizzati separatamente al di fuori e in aggiunta alla cifra degli assorbimenti netti per la contabilità relativa ai terreni forestali gestiti fino al livello del 3 % delle emissioni dello Stato membro nel suo anno di riferimento o nel periodo specificato all'allegato III, moltiplicato per cinque.
Emendamento 50
Proposta di regolamento
Articolo 8 – paragrafo 2 – comma 1 quater (nuovo)
L'importo combinato degli assorbimenti netti del 3,5% di cui al primo comma più gli assorbimenti netti per le contabilizzazioni relative ai terreni forestali gestiti derivanti da pannelli di legno, legno segato e legno morto non superano insieme il 7 % delle emissioni dello Stato membro nell'anno o nel periodo di riferimento di cui all'allegato III, moltiplicato per cinque.
Emendamento 65
Proposta di regolamento
Articolo 8 – paragrafo 3 – comma 2
Il piano nazionale di contabilizzazione forestale contiene tutti gli elementi che figurano nell'allegato IV, sezione B, e include una proposta di nuovo livello di riferimento per le foreste elaborato in base alla continuazione delle pratiche e dell'intensità attuali di gestione forestale, quali documentate tra il 1990 e il 2009 per tipo di foresta e per classe di età nelle foreste nazionali, ed espresso in tonnellate di CO2 equivalente l'anno.
Il piano nazionale di contabilizzazione forestale contiene tutti gli elementi che figurano nell'allegato IV, sezione B, e include un nuovo livello di riferimento per le foreste elaborato in base alla continuazione delle pratiche attuali di gestione forestale, conformemente migliori dati a disposizione, quali documentate tra il 2000 e il 2012 per tipo di foresta e per classe di età nelle foreste nazionali, ed espresso in tonnellate di CO2 equivalente l'anno.
Un aumento del raccolto da parte di uno Stato membro, sulla base di pratiche sostenibili di gestione forestale e di politiche nazionali adottate fino alla data di presentazione dei livelli di riferimento per le foreste, rispetta le seguenti condizioni:
a)  i terreni forestali gestiti rimangono un pozzo di gas a effetto serra; e
b)  le modalità per mantenere o migliorare i pozzi e i serbatoi di gas a effetto serra entro il 2050, al fine di realizzare l'obiettivo stabilito all'articolo 4, paragrafo 1, dell'accordo di Parigi, ovvero il conseguimento di un equilibrio tra emissioni antropiche dalle fonti e dall'assorbimento dei pozzi di gas ad effetto serra nella seconda metà di questo secolo, sono definite in una strategia a basse emissioni a lungo termine.
La Commissione può concedere una deroga rispetto al periodo di riferimento 2000-2012, su presentazione di una richiesta motivata da parte di uno Stato membro che giustifichi l'assoluta necessità di tale deroga per motivi di disponibilità dei dati, come ad esempio il calendario degli inventari forestali.
Emendamento 52
Proposta di regolamento
Articolo 8 – paragrafo 3 – comma 2 bis (nuovo)
In deroga al paragrafo 2, il livello di riferimento per le foreste per la Croazia può essere calcolato per tenere conto dell'occupazione di una parte del suo territorio dal 1991 al 1998 e degli effetti della guerra e delle sue conseguenze sulle pratiche di gestione forestale sul suo territorio escludendo nel contempo l'impatto delle politiche sullo sviluppo dei pozzi forestali.
Emendamento 53
Proposta di regolamento
Articolo 8 – paragrafo 3 – comma 3
Il piano nazionale di contabilizzazione forestale è pubblicato e sottoposto a consultazione pubblica.
Il piano nazionale di contabilizzazione forestale è pubblicato, anche tramite pubblicazione via Internet, e sottoposto a consultazione pubblica.
Emendamento 54
Proposta di regolamento
Articolo 8 – paragrafo 4
4.  Gli Stati membri dimostrano che i metodi e i dati utilizzati per stabilire il livello di riferimento per le foreste nel piano nazionale di contabilizzazione forestale e quelli utilizzati per la comunicazione dei terreni forestali gestiti sono tra essi coerenti. Entro la fine del periodo compreso tra il 2021 e il 2025 o tra il 2026 e il 2030 lo Stato membro presenta alla Commissione una correzione tecnica del livello di riferimento, se necessario per assicurare la coerenza.
4.  Gli Stati membri dimostrano che i metodi e i dati utilizzati per stabilire il livello di riferimento per le foreste nel piano nazionale di contabilizzazione forestale e quelli utilizzati per la comunicazione dei terreni forestali gestiti sono tra essi coerenti. I dati utilizzati consistono nella contabilizzazione verificata più recente dell'uso del suolo e delle condizioni delle foreste. Entro la fine del periodo compreso tra il 2021 e il 2025 o tra il 2026 e il 2030 lo Stato membro presenta alla Commissione una correzione tecnica del livello di riferimento, se necessario per assicurare la coerenza, e per comunicare i contributi positivi in conseguenza di una politica di gestione sostenibile delle foreste in vigore al momento della sua determinazione.
Emendamento 55
Proposta di regolamento
Articolo 8 – paragrafo 5
5.  La Commissione esamina i piani nazionali di contabilizzazione forestale e le correzioni tecniche per valutare in quale misura i livelli di riferimento per le foreste nuovi o corretti sono stati determinati in conformità dei principi e degli obblighi di cui ai paragrafi 3 e 4, nonché all'articolo 5, paragrafo 1. La Commissione può ricalcolare i livelli di riferimento per le foreste nuovi o corretti se necessario per assicurare la conformità con i principi e gli obblighi di cui ai paragrafi 3 e 4, nonché all'articolo 5, paragrafo 1.
5.  Un gruppo di esperti, istituito in conformità della decisione C(2016)3301 della Commissione e comprendente rappresentanti della Commissione e degli Stati membri, esamina, in consultazione con il comitato permanente forestale e il gruppo di dialogo civile sulle foreste e il sughero, i piani nazionali di contabilizzazione forestale e le correzioni tecniche per valutare in quale misura i livelli di riferimento per le foreste, nuovi o corretti, fissati dagli Stati membri sono stati determinati in conformità dei principi e degli obblighi di cui ai paragrafi 3 e 4 del presente articolo, nonché all'articolo 5, paragrafo 1. La Commissione può ricalcolare i livelli di riferimento per le foreste nuovi o corretti solo qualora non siano stati rispettati i principi e gli obblighi di cui ai paragrafi 3 e 4 del presente articolo, nonché all'articolo 5, paragrafo 1. La Commissione elabora una relazione di sintesi e la rende disponibile al pubblico.
Emendamento 56
Proposta di regolamento
Articolo 8 – paragrafo 5 – comma 1 bis (nuovo)
Gli Stati membri forniscono alla Commissione tutti i dati e le informazioni necessari per effettuare il riesame e la valutazione di cui al primo comma.
Emendamento 57
Proposta di regolamento
Articolo 8 – paragrafo 6
6.  La Commissione adotta atti delegati a norma dell'articolo 14 per modificare l'allegato II alla luce dell'esame svolto in conformità del paragrafo 5, per aggiornare i livelli di riferimento per le foreste in base ai piani nazionali di contabilizzazione forestale o alle correzioni tecniche presentati, e tenuto conto di qualsiasi ricalcolo eseguito nell'ambito dell'esame. Fino all'entrata in vigore dell'atto delegato i livelli di riferimento per le foreste di cui all'allegato II continuano a essere d'applicazione per il periodo compreso tra il 2021 e il 2025 e/o tra il 2026 e il 2030.
6.  La Commissione adotta atti delegati a norma dell'articolo 14 per modificare l'allegato II alla luce dell'esame e della valutazione svolti dal gruppo di esperti in conformità del paragrafo 5 del presente articolo, per aggiornare i livelli di riferimento per le foreste in base ai piani nazionali di contabilizzazione forestale o alle correzioni tecniche presentati, e tenuto conto di qualsiasi ricalcolo eseguito nell'ambito dell'esame.
Fino all'entrata in vigore degli atti delegati i livelli di riferimento per le foreste di cui all'allegato II continuano a essere d'applicazione per il periodo compreso tra il 2021 e il 2025 e/o tra il 2026 e il 2030.
Emendamento 58
Proposta di regolamento
Articolo 9 – comma 1 bis (nuovo)
La Commissione adotta atti delegati conformemente all'articolo 14 al fine di modificare il presente regolamento aggiornando le categorie di prodotti legnosi con prodotti aggiuntivi che hanno un effetto di sequestro del carbonio, sulla base delle linee guida IPCC e garantendo l'integrità dell'ambiente, e aggiornando i valori di emivita predefiniti specificati nell'allegato V per adeguarli al progresso tecnico.
Emendamento 59
Proposta di regolamento
Articolo 10 – paragrafo 1
1.  Alla fine dei periodi compresi tra il 2021 e il 2025 e tra il 2026 e il 2030, gli Stati membri possono escludere dalla contabilizzazione relativa ai terreni imboschiti e ai terreni forestali gestiti le emissioni di gas a effetto serra risultanti da disturbi naturali in eccesso rispetto alle emissioni medie della stessa origine nel periodo 2001-2020, ad esclusione dei valori statisticamente anomali ("livello di fondo") calcolati in conformità del presente articolo e dell'allegato VI.
1.  Alla fine dei periodi compresi tra il 2021 e il 2025 e tra il 2026 e il 2030, gli Stati membri possono escludere dalla contabilizzazione relativa ai terreni forestali gestiti le emissioni di gas a effetto serra risultanti da disturbi naturali in eccesso rispetto alle emissioni medie della stessa origine nel periodo 2001-2020, ad esclusione dei valori statisticamente anomali ("livello di fondo") calcolati in conformità del presente articolo e dell'allegato VI.
Emendamento 60
Proposta di regolamento
Articolo 11 – paragrafo 5 bis (nuovo)
5 bis.  Nella relazione di cui all'articolo 15 è inclusa una valutazione sull'impatto del meccanismo di flessibilità di cui al presente articolo.
Emendamento 61
Proposta di regolamento
Articolo 12 bis (nuovo)
Articolo 12 bis
La Commissione riferisce nel 2027 e nel 2032 in merito al saldo cumulativo delle emissioni e degli assorbimenti risultanti dai terreni forestali gestiti nell'Unione in relazione alle emissioni e agli assorbimenti medi nel periodo compreso tra il 1990 e il 2009. Se il saldo cumulativo è negativo, la Commissione elabora una proposta per compensare ed eliminare il quantitativo corrispondente dalle assegnazioni di emissione degli Stati membri a norma del regolamento (UE) .../... del Parlamento europeo e del Consiglio1a.
__________________
1a Regolamento (UE) .../... del Parlamento europeo e del Consiglio del ... relativo alle riduzioni annuali vincolanti delle emissioni di gas a effetto serra a carico degli Stati membri nel periodo 2021-2030 per un'Unione dell'energia resiliente e per onorare gli impegni assunti a norma dell'accordo di Parigi e recante modifica del regolamento (UE) n. 525/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo a un meccanismo di monitoraggio e comunicazione delle emissioni di gas a effetto serra e di comunicazione di altre informazioni in materia di cambiamenti climatici (GU L ..., ..., pag. ...).
Emendamento 62
Proposta di regolamento
Articolo 14 – paragrafo 2
2.  Il potere di adottare gli atti delegati di cui agli articoli 3, 5, 8, 10 e 13 è conferito alla Commissione per una durata indeterminata a decorrere dal [data di entrata in vigore].
2.  Il potere di adottare gli atti delegati di cui agli articoli 3, 5, 8, 9, 10 e 13 è conferito alla Commissione per una durata indeterminata a decorrere dal [data di entrata in vigore].
Emendamento 63
Proposta di regolamento
Articolo 15 – comma -1 (nuovo)
Entro sei mesi dal dialogo di facilitazione del 2018 nel quadro dell'UNFCCC, la Commissione pubblica una comunicazione che valuta la coerenza tra gli atti legislativi dell'Unione in materia di clima ed energia e gli obiettivi dell'accordo di Parigi.
Emendamento 64
Proposta di regolamento
Articolo 15 – comma 1
La Commissione riferisce al Parlamento europeo e al Consiglio, entro il 28 febbraio 2024 e successivamente ogni cinque anni, circa il funzionamento del presente regolamento, il suo contributo all’obiettivo globale dell'Unione di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra per il 2030 e il suo contributo al conseguimento dei traguardi stabiliti dall’accordo di Parigi, potendo eventualmente formulare proposte.
La Commissione riferisce al Parlamento europeo e al Consiglio, entro il 28 febbraio 2024 e successivamente ogni cinque anni, circa il funzionamento del presente regolamento, il suo contributo all’obiettivo globale dell'Unione di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra per il 2030 e il suo contributo al conseguimento dei traguardi stabiliti dall’accordo di Parigi. Le relazioni sono corredate, se del caso, di proposte legislative.

(1) La questione è stata rinviata alla commissione competente in base all'articolo 59, paragrafo 4, quarto comma, del regolamento del Parlamento, per l'avvio di negoziati interistituzionali (A8-0262/2017).


Modello uniforme per i permessi di soggiorno rilasciati a cittadini di paesi terzi ***I
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Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 13 settembre 2017 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1030/2002 che istituisce un modello uniforme per i permessi di soggiorno rilasciati a cittadini di paesi terzi (COM(2016)0434 – C8-0247/2016 – 2016/0198(COD))
P8_TA(2017)0340A8-0065/2017

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2016)0434),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 79, paragrafo 2, lettera a), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0247/2016),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 15 giugno 2017, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0065/2017),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 13 settembre 2017 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2017/… del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1030/2002 del Consiglio che istituisce un modello uniforme per i permessi di soggiorno rilasciati a cittadini di paesi terzi

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2017/1954.)


Soia geneticamente modificata DAS-68416-4
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Risoluzione del Parlamento europeo del 13 settembre 2017 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da soia geneticamente modificata DAS-68416-4, a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati (D051451 – 2017/2780(RSP))
P8_TA(2017)0341B8-0498/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da soia geneticamente modificata DAS-68416-4, a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati (D051451),

–  visto il regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2003, relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati, in particolare l'articolo 7, paragrafo 3, l'articolo 9, paragrafo 2, l'articolo 19, paragrafo 3, e l'articolo 21, paragrafo 2(1),

–  visto il fatto che il comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali, di cui all'articolo 35 del regolamento (CE) n. 1829/2003, ha votato il 12 giugno 2017 senza esprimere parere,

–  visti gli articoli 11 e 13 del regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, che stabilisce le regole e i principi generali relativi alle modalità di controllo da parte degli Stati membri dell'esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione(2),

–  visto il parere adottato dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) il 26 gennaio 2017 e pubblicato il 16 marzo 2017(3);

–  vista la proposta, presentata il 14 febbraio 2017, di un regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (UE) n. 182/2011 che stabilisce le regole e i principi generali relativi alle modalità di controllo da parte degli Stati membri dell'esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione (COM(2017)0085, COD(2017)0035),

–  viste le sue precedenti risoluzioni che sollevano obiezioni all'autorizzazione di organismi geneticamente modificati(4),

–  vista la proposta di risoluzione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare,

–  visto l'articolo 106, paragrafi 2 e 3, del suo regolamento,

A.  considerando che il 25 gennaio 2011 la Dow AgroSciences Europe ha presentato una domanda di immissione sul mercato di alimenti, ingredienti alimentari e mangimi contenenti, costituiti od ottenuti a partire da soia geneticamente modificata DAS-68416-4 all'autorità nazionale competente dei Paesi Bassi, a norma degli articoli 5 e 17 del regolamento (CE) n. 1829/2003; che la domanda riguardava altresì l'immissione in commercio di soia geneticamente modificata DAS-68416-4 in prodotti, diversi dagli alimenti e dai mangimi, contenenti o costituiti da tale soia e destinati agli stessi usi di tutti gli altri tipi di soia, ad eccezione della coltivazione;

B.  considerando che il 26 gennaio 2017, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha espresso parere favorevole in conformità degli articoli 6 e 18 del regolamento (CE) n. 1829/2003, in seguito pubblicato il 16 marzo 2017(5);

C.  considerando che il regolamento (CE) n. 1829/2003 stabilisce che alimenti o mangimi geneticamente modificati non devono avere effetti nocivi sulla salute umana, la salute degli animali o l'ambiente e che la Commissione deve tenere conto di ogni disposizione pertinente del diritto dell'Unione e di altri fattori legittimi pertinenti alla questione in esame al momento di elaborare la sua decisione;

D.  considerando che durante il periodo di consultazione di tre mesi gli Stati membri hanno presentato numerose osservazioni critiche(6); che dalle valutazioni più preoccupanti risulta, ad esempio, che la domanda attuale e i dati presentati relativamente alla valutazione del rischio non forniscono informazioni sufficienti per escludere in maniera inequivocabile effetti nocivi sulla salute animale e umana, che i dati forniti sinora dal richiedente non sono sufficienti a completare la valutazione della domanda e che studi limitati rendono difficile effettuare una valutazione completa del rischio;

E.  considerando che gli Stati membri hanno criticato tra l'altro: la mancanza di studi sull'effetto della soia geneticamente modificata sulla salute umana e animale, il che impedisce di completare la valutazione del rischio ambientale; la scelta e l'ubicazione dei siti per la valutazione comparativa; il fatto che la valutazione del rischio tossicologico non possa essere portata a termine perché non vi era nessun test di tossicità appropriato con materiali vegetali provenienti dalla soia DAS-68416-4; l'assenza di informazioni sugli erbicidi complementari che possono essere utilizzati per le colture geneticamente modificate e i loro metaboliti; il fatto che la valutazione nutrizionale è sostenuta da uno studio del settore da cui non si possono trarre conclusioni scientifiche; e il fatto che la proposta del richiedente relativa a un piano di monitoraggio ambientale non soddisfi gli obiettivi definiti nell'allegato VII della direttiva 2001/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 marzo 2001, sull'emissione deliberata nell'ambiente di organismi geneticamente modificati(7);

F.  considerando che la soia DAS-68416-4 esprime la proteina arilossialcanoato diossigenasi-12 (AAD-12), che conferisce tolleranza all'acido 2,4-diclorofenossiacetico (2,4-D) e ad altri erbicidi fenossici correlati; che essa esprime inoltre la proteina fosfinotricina acetiltransferasi (PAT), che conferisce tolleranza agli erbicidi a base di glufosinato d'ammonio;

G.  considerando che ricerche indipendenti sollevano preoccupazioni per i rischi dell'ingrediente attivo del 2,4-D riguardanti lo sviluppo dell'embrione, i difetti congeniti e l'interferenza endocrina(8); che, sebbene l'approvazione della sostanza attiva 2,4-D sia stata rinnovata nel 2015, il richiedente non ha ancora fornito informazioni in merito alle potenziali proprietà endocrine(9);

H.  considerando che il glufosinato è classificato come tossico per la riproduzione e rientra quindi nei criteri di esclusione stabiliti nel regolamento (CE) n. 1107/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, relativo all'immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari(10); che l'approvazione del glufosinato scade il 31 luglio 2018(11);

I.  considerando che diversi esperti hanno espresso preoccupazioni circa un prodotto di degradazione del 2,4-D, il 2,4-diclorofenolo, che potrebbe essere presente nella soia DAS-68416-4 importata; che il 2,4-diclorofenolo è un interferente endocrino noto con tossicità per la riproduzione;

J.  considerando che è prevedibile che, essendo altamente solubile in grassi e oli, il 2,4-diclorofenolo si accumuli nell'olio di soia durante la lavorazione della soia; che il principale prodotto a base di soia per uso umano è l'olio di soia, che è incorporato in alcune formule per lattanti(12), oltre che in molti altri prodotti;

K.  considerando che la quantità di 2,4-diclorofenolo presente in un prodotto può essere superiore alla quantità di residuo di 2,4-D; che non esiste un limite massimo di residui (LMR) stabilito dall'Unione per il 2,4-diclorofenolo;

L.  considerando che una recente relazione delle Nazioni Unite mostra che i pesticidi sono responsabili di un numero stimato di morti per intossicazione acuta pari a 200 000 all'anno, il 99 % delle quali si verificano nei paesi in via di sviluppo; che l'Unione ha sottoscritto gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG), che comprendono l'impegno a ridurre in misura sostanziale il numero di morti e malattie da sostanze chimiche pericolose e da contaminazione e inquinamento dell'aria, delle acque e del suolo entro il 2030 (SDG 3, obiettivo 3.9), per il quale uno degli indicatori è il tasso di mortalità attribuito all'avvelenamento accidentale(13); che è stato mostrato che le colture geneticamente modificate resistenti agli erbicidi determinano un utilizzo maggiore di tali erbicidi rispetto alle loro alternative convenzionali(14);

M.  considerando che l'Unione è impegnata a favore della coerenza delle politiche per lo sviluppo, che mira a ridurre al minimo le contraddizioni e a creare sinergie tra le diverse politiche dell'Unione, compresi i settori del commercio, dell'ambiente e dell'agricoltura(15), al fine di favorire i paesi in via di sviluppo e di aumentare l'efficacia della cooperazione allo sviluppo(16);

N.  considerando che l'autorizzazione all'importazione di soia DAS-68416-4 nell'Unione comporterà indubbiamente un aumento della sua coltivazione nei paesi terzi, compresi i paesi in via di sviluppo, e un corrispondente aumento dell'uso del 2,4-D e degli erbicidi a base di glufosinato;

O.  considerando che lo sviluppo di colture geneticamente modificate resistenti a diversi erbicidi selettivi è dovuto principalmente alla rapida evoluzione della resistenza delle piante infestanti al glifosato in paesi che hanno fatto massiccio ricorso a colture geneticamente modificate;

P.  considerando che il comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali, di cui all'articolo 35 del regolamento (CE) n. 1829/2003, ha votato il 12 giugno 2017 senza esprimere parere; che 15 Stati membri hanno votato a sfavore, mentre solo 11 Stati membri, che rappresentano appena il 36,57 % della popolazione dell'Unione, hanno votato a favore e 2 si sono astenuti;

Q.  considerando che in numerose occasioni la Commissione ha deplorato il fatto che, dall'entrata in vigore del regolamento (CE) n. 1829/2003, ha dovuto adottare le decisioni di autorizzazione senza il sostegno del parere del comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali e che il rinvio del fascicolo alla Commissione per la decisione finale, decisamente un'eccezione per la procedura nel suo insieme, è diventato la norma per quanto attiene alle decisioni in tema di autorizzazioni di alimenti e mangimi geneticamente modificati; che questa prassi è stata deplorata anche dal Presidente Juncker in quanto non democratica(17);

R.  considerando che il 28 ottobre 2015 il Parlamento ha respinto in prima lettura la proposta legislativa del 22 aprile 2015(18) che modifica il regolamento (CE) n. 1829/2003 e ha chiesto alla Commissione di ritirarla e di presentarne una nuova;

S.  considerando che, ai sensi del considerando 14 del regolamento (UE) n. 182/2011, la Commissione dovrebbe, nella misura del possibile, agire in modo da evitare di contrastare qualsiasi posizione predominante che possa emergere nel comitato di appello avverso l'adeguatezza di un atto di esecuzione, specialmente in settori sensibili quali la salute dei consumatori, la sicurezza alimentare e l'ambiente;

1.  ritiene che il progetto di decisione di esecuzione della Commissione ecceda le competenze di esecuzione previste nel regolamento (CE) n. 1829/2003;

2.  ritiene che il progetto di decisione di esecuzione della Commissione non sia conforme al diritto dell'Unione, in quanto non è compatibile con l'obiettivo del regolamento (CE) n. 1829/2003, che consiste, in conformità dei principi generali sanciti dal regolamento (CE) n. 178/2002(19), nel fornire la base per garantire un elevato livello di protezione della vita e della salute umane, della salute e del benessere degli animali, dell'ambiente e degli interessi dei consumatori in relazione agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati, assicurando nel contempo l'efficace funzionamento del mercato interno;

3.  chiede alla Commissione di ritirare il progetto di decisione di esecuzione;

4.  invita la Commissione a sospendere qualsiasi decisione di esecuzione riguardante le domande di autorizzazione di organismi geneticamente modificati finché la procedura di autorizzazione non sarà stata rivista in modo da affrontare le carenze dell'attuale procedura che si è rivelata inadeguata;

5.  invita la Commissione a non autorizzare alcuna pianta geneticamente modificata resistente agli erbicidi (HT GMP) senza una valutazione completa dei residui di irrorazione degli erbicidi complementari e dei loro formulati commerciali applicati nei paesi di coltivazione;

6.  invita la Commissione a non autorizzare alcuna pianta geneticamente modificata resa resistente a una combinazione di erbicidi, come nel caso della soia DAS-68416-4, senza una valutazione completa degli effetti cumulativi specifici dei residui di irrorazione della combinazione degli erbicidi complementari e dei loro formulati commerciali applicati nei paesi di coltivazione;

7.  invita la Commissione a richiedere prove molto più dettagliate dei rischi per la salute legati a eventi combinati quali DAS-68416-4;

8.  invita la Commissione a elaborare strategie per la valutazione del rischio per la salute e della tossicologia, nonché per il monitoraggio successivo all'immissione in commercio, che siano mirate all'intera catena alimentare e dei mangimi e alle loro miscele presenti nella catena alimentare e dei mangimi in condizioni reali;

9.  invita la Commissione a integrare pienamente la valutazione del rischio dell'applicazione degli erbicidi complementari e dei loro residui nella valutazione del rischio delle piante geneticamente modificate resistenti agli erbicidi, a prescindere dal fatto che la pianta geneticamente modificata sia destinata alla coltivazione nell'Unione o all'importazione per alimenti e mangimi;

10.  invita la Commissione a ottemperare all'obbligo di coerenza delle politiche per lo sviluppo derivante dall'articolo 208 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

11.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU L 268 del 18.10.2003, pag. 1.
(2) GU L 55 del 28.2.2011, pag. 13.
(3) https://www.efsa.europa.eu/en/efsajournal/pub/4719
(4)–––––––––––––– Risoluzione del Parlamento europeo del 16 gennaio 2014 sulla proposta di decisione del Consiglio relativa all'immissione in commercio per la coltivazione, a norma della direttiva 2001/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, di un granturco (Zea mays L., linea 1507) geneticamente modificato per renderlo resistente a determinati parassiti dell'ordine dei lepidotteri (GU C 482 del 23.12.2016, pag. 110). Risoluzione del Parlamento europeo del 16 dicembre 2015 sulla decisione di esecuzione (UE) 2015/2279 della Commissione, del 4 dicembre 2015, che autorizza l'immissione sul mercato di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da granturco geneticamente modificato NK603 × T25 (Testi approvati, P8_TA(2015)0456). Risoluzione del 3 febbraio 2016 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da soia geneticamente modificata MON 87705 × MON 89788 (Testi approvati, P8_TA(2016)0040). Risoluzione del 3 febbraio 2016 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da soia geneticamente modificata MON 87708 × MON 89788 (Testi approvati, P8_TA(2016)0039). Risoluzione del 3 febbraio 2016 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da soia geneticamente modificata FG72 (Testi approvati, MST-FGØ72-2) (P8_TA(2016)0038). Risoluzione dell'8 giugno 2016 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti da granturco geneticamente modificato Bt11 × MIR162 × MIR604 × GA21 e da granturchi geneticamente modificati che combinano due o tre di tali eventi (Testi approvati, P8_TA(2016)0271). Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 giugno 2016 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione per quanto concerne l'immissione in commercio di un garofano geneticamente modificato (Dianthus caryophyllus L., linea shd-27531-4). (Testi approvati, P8_TA(2016)0272) Risoluzione del 6 ottobre 2016 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che rinnova l'autorizzazione per l'immissione in commercio per la coltivazione di sementi di granturco geneticamente modificato MON 810 (Testi approvati, P8_TA(2016)0388). Risoluzione del 6 ottobre 2016 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti a base di granturco geneticamente modificato MON 810 (Testi approvati, P8_TA(2016)0389). Risoluzione del 6 ottobre 2016 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione relativa all'immissione in commercio per la coltivazione di sementi di granturco Bt11 geneticamente modificato (esti approvati, P8_TA(2016)0386). Risoluzione del 6 ottobre 2016 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione relativa all'immissione in commercio per la coltivazione di sementi di granturco 1507 geneticamente modificato (esti approvati, P8_TA(2016)0387). Risoluzione del 6 ottobre 2016 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da cotone geneticamente modificato 281-24-236 × 3006-210-23 × MON 88913 (Testi approvati, P8_TA(2016)0390). Risoluzione del Parlamento europeo del 5 aprile 2017 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti da granturco geneticamente modificato Bt11 × 59122 × MIR604 × 1507 × GA21 e da granturchi geneticamente modificati che combinano due, tre o quattro degli eventi Bt11, 59122, MIR604, 1507 and GA21 (Testi approvati, P8_TA(2017)0123). Risoluzione del Parlamento europeo del 17 maggio 2017 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da granturco geneticamente modificato DAS-40278-9 (Testi approvati, P8_TA(2017)0215). Risoluzione del Parlamento europeo del 17 maggio 2017 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da cotone geneticamente modificato GHB119 (BCS-GHØØ5-8) (Testi approvati, P8_TA(2017)0214).
(5) https://www.efsa.europa.eu/en/efsajournal/pub/4719
(6) Allegato G – Osservazioni degli Stati membri e risposte del gruppo di esperti sugli OGM http://registerofquestions.efsa.europa.eu/roqFrontend/questionLoader?question=EFSA-Q-2011-00052.
(7) GU L 106 del 17.4.2001, pag. 1.
(8) http://www.pan-europe.info/sites/pan-europe.info/files/public/resources/reports/pane-2014-risks-of-herbicide-2-4-d.pdf
(9) Regolamento di esecuzione (UE) 2015/2033 della Commissione, del 13 novembre 2015, che rinnova l'approvazione della sostanza attiva 2,4-D in conformità del regolamento (CE) n. 1107/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari e che modifica l'allegato del regolamento di esecuzione (UE) n. 540/2011 della Commissione (GU L 298 del 14.11.2015, pag. 8).
(10) GU L 309 del 24.11.2009, pag. 1.
(11) http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:32015R0404&from=IT
(12) Documento di consultazione degli Stati membri, pagg. 31-32. http://registerofquestions.efsa.europa.eu/roqFrontend/questionLoader?question=EFSA-Q-2011-00052
(13) https://sustainabledevelopment.un.org/sdg3
(14) https://link.springer.com/article/10.1007%2Fs00267-015-0589-7
(15) Comunicazione della Commissione del 12 aprile 2005 dal titolo "Coerenza delle politiche per lo sviluppo – Accelerare i progressi verso la realizzazione degli obiettivi di sviluppo del millennio" (COM(2005)0134).
(16) https://ec.europa.eu/europeaid/policies/policy-coherence-development_en
(17) Si vedano, ad esempio, il discorso di apertura della sessione plenaria del Parlamento, incluso negli orientamenti politici per la prossima Commissione europea (Strasburgo, 15 luglio 2014), e il discorso sullo stato dell'Unione 2016 (Strasburgo, 14 settembre 2016).
(18) Testi approvati, P8_TA(2015)0379.
(19) GU L 31 dell'1.2.2002, pag. 1.


Importazione di alimenti per animali e prodotti alimentari originari del Giappone o da esso provenienti, a seguito dell'incidente alla centrale nucleare di Fukushima
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Risoluzione del Parlamento europeo del 13 settembre 2017 sul progetto di regolamento di esecuzione della Commissione che modifica il regolamento di esecuzione (UE) 2016/6 della Commissione per quanto riguarda gli alimenti per animali e i prodotti alimentari soggetti a condizioni speciali per l'importazione di alimenti per animali e prodotti alimentari originari del Giappone o da esso provenienti, a seguito dell'incidente alla centrale nucleare di Fukushima ((D051561/01 – 2017/2837(RSP))
P8_TA(2017)0342B8-0502/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di regolamento di esecuzione della Commissione che modifica il regolamento di esecuzione (UE) 2016/6 della Commissione per quanto riguarda gli alimenti per animali e i prodotti alimentari soggetti a condizioni speciali per l'importazione di alimenti per animali e prodotti alimentari originari del Giappone o da esso provenienti, a seguito dell'incidente alla centrale nucleare di Fukushima (D051561/01),

–  visto il regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2002, che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l'Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare(1), in particolare l'articolo 53, paragrafo 1, lettera b), punto ii),

–  visti gli articoli 11 e 13 del regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, che stabilisce le regole e i principi generali relativi alle modalità di controllo da parte degli Stati membri dell'esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione(2),

–  vista la proposta di risoluzione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare,

–  visto l'articolo 106, paragrafi 2 e 3, del suo regolamento,

Osservazioni generali

A.  considerando che il regolamento di esecuzione (UE) n. 2016/6 prevede attualmente che le partite di vari prodotti alimentari, compresi funghi, pesce e prodotti della pesca, riso e semi di soia, originari del Giappone o da esso provenienti siano accompagnate da una dichiarazione valida delle autorità giapponesi attestante che i prodotti sono conformi ai limiti massimi di contaminazione in vigore in Giappone (articolo 5, paragrafi 1 e 2); che il progetto di regolamento di esecuzione della Commissione (il progetto di proposta) adesso prevede soltanto che un elenco limitato di prodotti alimentari e di alimenti per animali provenienti dalle 12 prefetture riportate all'allegato II debba essere accompagnato da tale dichiarazione; che il progetto di proposta inoltre sopprime dall'allegato II un certo numero di categorie di prodotti alimentari e di alimenti per animali;

B.  considerando che, analogamente, l'articolo 10 del progetto di proposta prevede che i controlli ufficiali, in particolare i controlli documentali su tutte le partite e i controlli casuali di identità e fisici, comprese analisi di laboratorio sulla presenza di cesio-134 e cesio-137, siano adesso obbligatori soltanto per i prodotti alimentari e gli alimenti per animali elencati all'allegato II; che il progetto mantiene bassa la frequenza dei controlli all'importazione (considerando 12);

C.  considerando che il regolamento di esecuzione (UE) 2016/6, una volta modificato come proposto dalla Commissione, abrogherà l'obbligo per gli Stati membri di informare ogni tre mesi la Commissione di tutti i risultati delle analisi mediante il sistema di allarme rapido per gli alimenti e i mangimi;

D.  considerando che il progetto lascia invariato l'attuale allegato I al regolamento di esecuzione (UE) 2016/6 che fissa i livelli massimi consentiti stabiliti dalla legislazione giapponese per varie categorie di prodotti alimentari e di alimenti per animali(3); che il regolamento di esecuzione (UE) 2016/6 e il progetto di proposta che lo modifica non prevedono la verifica del rispetto dei limiti massimi per le categorie di prodotti alimentari e di alimenti per animali di cui all'allegato I, né sotto forma di documentazione fornita dalle autorità giapponesi né di controlli o campionamenti alle frontiere dell'UE; che conseguentemente non vi è alcuna garanzia che tali prodotti alimentari e alimenti per animali rispettino i livelli massimi di contaminazione radioattiva;

E.  considerando che il progetto di proposta si basa sui dati di occorrenza forniti dalle autorità giapponesi per il 2014, il 2015 e il 2016 (più di 132 000 dati sulla radioattività negli alimenti per animali e nei prodotti alimentari diversi dalla carne bovina e più di 527 000 dati sulla radioattività nella carne bovina); che, sebbene le modifiche del progetto siano basate su un'analisi dettagliata dei dati summenzionati, il testo non riporta tale analisi né fornisce un link ai dati grezzi;

F.  considerando che è pertanto molto difficile verificare se le misure proposte sono sufficienti a tutelare la salute dei cittadini dell'Unione;

G.  considerando tuttavia che, anche senza l'analisi sulla quale la Commissione ha basato la sua proposta, ci sono motivi sufficienti per ritenere che tale proposta potrebbe provocare un aumento dell'esposizione a prodotti alimentari contaminati e radioattivi, il che si ripercuoterebbe sulla salute umana;

H.  considerando che il presidente della società per l'energia elettrica di Tokyo (TEPCO) ha ufficialmente richiesto l'autorizzazione del governo giapponese a scaricare nell'Oceano Pacifico quasi un milione di tonnellate di acqua altamente radioattiva che è stata usata per raffreddare i reattori danneggiati della centrale nucleare; che tale intervento, se autorizzato, potrebbe avere un enorme impatto negativo sui livelli della sicurezza alimentare dei prodotti della pesca allevati lungo le coste del Giappone;

Osservazioni specifiche relative all'allegato II

I.  considerando che le prefetture giapponesi attualmente rientranti nell'allegato II (Fukushima, Miyagi, Akita, Yamagata, Nagano, Gunma, Ibaraki, Tochigi, Chiba, Iwate, Yamanashi, Shizuoka e Niigata) sono tutte esposte alla ricaduta radioattiva del disastro nucleare avvenuto alla centrale nucleare di Fukushima nel 2011;

J.  considerando che il progetto di proposta sopprime, senza motivazione, dall'allegato II il riso e i prodotti derivati provenienti dalla prefettura di Fukushima; che conseguentemente non vigerà più alcun requisito di procedere al campionamento e all'analisi di tali prodotti in entrata nell'Unione né obbligo a carico delle autorità giapponesi di dimostrare il rispetto dei livelli massimi accettati di contaminazione radioattiva; che uno dei prodotti derivati dal riso eliminati dall'allegato II è il riso usato negli alimenti per lattanti e bambini nella prima infanzia(4); che per tali gruppi di popolazione, data la loro particolare vulnerabilità all'esposizione alle radiazioni, qualsiasi livello di contaminazione sarebbe inaccettabile; che, a norma dell'accordo di libero scambio UE-Giappone, le esportazioni di riso dal Giappone potrebbero aumentare; che la coltivazione del riso nelle risaie contaminate sarà probabilmente ripresa dato che le ordinanze di evacuazione sono state recentemente revocate;

K.  considerando che, sebbene il progetto di proposta, al considerando 7, indichi che soltanto il riso e i prodotti da esso derivati originari dalla prefettura di Fukushima saranno soppressi dall'allegato II, tale allegato è modificato anche in modo tale da consentire adesso, senza controlli, campionamenti o analisi, l'importazione nell'Unione di sette specie di pesce (tra cui il tonno rosso dell'Atlantico e del Pacifico e lo sgombro) e di crostacei e molluschi pescati o allevati nelle acque di Fukushima;

L.  considerando che, a norma della proposta, sette specie di pesci (tra cui il tonno rosso dell'Atlantico e del Pacifico e lo sgombro), crostacei (tra cui aragoste e gamberi) e molluschi (tra cui vongole e cozze) saranno soppressi dall'allegato II per altre sei prefetture, nello specifico Miyagi, Iwate, Gunma, Ibaraki, Chiba e Tochigi; che non sono fornite motivazioni o spiegazioni per una tale riduzione dei controlli né viene spiegato perché, ad esempio, le specie in questione sono adesso ritenute sufficientemente sicure da essere importate nell'Unione senza controlli mentre altre specie non lo sono;

M.  considerando che, a norma della proposta, l'allegato II non conterrà più alcun prodotto originario della prefettura di Akita (attualmente contiene cinque prodotti originari da tale prefettura: funghi, Aralia, germogli di bambù, felce florida giapponese e koshiabura (una pianta selvatica commestibile) e tutti i prodotti da essi derivati); che non sono fornite motivazioni o spiegazioni per una tale riduzione dei controlli;

N.  considerando che l'allegato II non conterrà più l'Aralia, i germogli di bambù e la felce florida giapponese provenienti da Yamagata; che non sono fornite motivazioni o spiegazioni per una tale riduzione dei controlli;

O.  considerando che l'allegato II non conterrà più la felce florida giapponese, la felce maggiore e la felce penna di struzzo provenienti da altre cinque prefetture, ossia Iwate, Gunma, Ibaraki, Chiba e Tochigi; che non sono fornite motivazioni o spiegazioni per una tale riduzione dei controlli;

P.  considerando che la sola aggiunta all'allegato II sono "pesci e prodotti della pesca" provenienti dalla prefettura di Nagano; che non viene fornita una motivazione per tale rafforzamento dei controlli; che i controlli sistematici per la prefettura in questione sono stati revocati nel dicembre 2011; che a marzo 2014 talune piante selvatiche commestibili sono state reinserite nell'allegato II;

Osservazioni specifiche relative all'allegato I

Q.  considerando che il progetto di proposta lascia invariato l'attuale allegato I al regolamento di esecuzione (UE) 2016/6 che fissa i livelli massimi consentiti stabiliti dalla legislazione giapponese; che il regolamento di esecuzione (UE) 2016/6 e il progetto di proposta che lo modifica non prevedono la verifica del rispetto di limiti massimi per le categorie di prodotti alimentari e di alimenti per animali di cui all'allegato I, né sotto forma di documentazione fornita dalle autorità giapponesi né di controlli o campionamenti alle frontiere dell'UE; che conseguentemente non vi è alcuna garanzia che tali prodotti alimentari e alimenti per animali non superino i livelli massimi di contaminazione radioattiva;

R.  considerando che dal 1° aprile 2012 i limiti massimi in vigore in Giappone, e conseguentemente quelli riportati all'allegato I, non sono mai stati rivisti al ribasso; che tali limiti dovrebbero essere ridotti, in particolare per i prodotti alimentari destinati a gruppi vulnerabili, come il latte e i prodotti alimentari per lattanti e bambini nella prima infanzia;

S.  considerando che a sei anni dal disastro, è fortemente discutibile che l'Unione debba autorizzare (anche solo a livello teorico, dato che non vige alcun obbligo legale sui controlli alle frontiere dell'Union) l'ingresso nella sua catena alimentare di prodotti con i seguenti livelli massimi di cesio-134 e cesio-137: 50 Bq/kg per i prodotti alimentari destinati ai lattanti e ai bambini nella prima infanzia (come le formule per lattanti, le formule di proseguimento e gli alimenti per la prima infanzia) e per il latte e le bevande a base di latte, 10 Bq/kg per l'acqua minerale e bevande simili e tè ottenuto da foglie non fermentate, e 100 Bq/kg per tutti gli altri prodotti alimentari;

1.  ritiene che il progetto di regolamento di esecuzione della Commissione ecceda le competenze di esecuzione previste nel regolamento (CE) n. 178/2002;

2.  sostiene che il progetto di regolamento di esecuzione della Commissione non è conforme al diritto dell'Unione, non essendo compatibile con la finalità e i principi generali sanciti nel regolamento (CE) n. 178/2002 di fornire la base per garantire un elevato livello di protezione della vita e della salute umane, della salute e del benessere degli animali, dell'ambiente e degli interessi dei consumatori;

3.  chiede alla Commissione di ritirare il progetto di regolamento di esecuzione e di presentare al comitato un nuovo progetto entro la fine del 2017 al più tardi;

4.  chiede alla Commissione, nell'elaborazione della sua nuova proposta, tra l'altro, di:

   garantire che tutti i prodotti alimentari e gli alimenti per gli animali importati dal Giappone nell'Unione, comprese le categoria di cui all'allegato I, siano sottoposti a controlli e verifiche;
   rivedere al ribasso i limiti massimi di cui all'allegato I; nonché
   tenere conto della recente revoca delle ordinanze di evacuazione nelle prefetture interessate e garantire che non ne derivi un impatto negativo sui livelli di contaminazione radioattiva dei prodotti alimentari e degli alimenti per animali importati nell'Unione;

5.  chiede alla Commissione, in attesa dell'elaborazione della sua nuova proposta, di porre in essere delle misure di emergenza, quali previste all'articolo 53 del regolamento (CE) n. 178/2002, per garantire i massimi livelli possibili di tutela della salute umana;

6.  invita la Commissione a mettere immediatamente a disposizione, anche sul sistema dell'Unione di allarme rapido per gli alimenti e i mangimi, l'analisi sui cui ha basato il progetto di proposta, accompagnata da informazioni dettagliate sul sistema di controllo vigente presso le autorità giapponesi, motivandone la pertinenza e l'efficacia;

7.  invita la Commissione a fornire un quadro aggiornato della situazione radiologica in Giappone dal 2011 nonché riepiloghi generali annuali per il periodo 2011-2017 del materiale radioattivo rilasciato sia nell'atmosfera che nell'Oceano Pacifico dalla centrale nucleare di Fukushima, affinché possa essere eseguita un'analisi esauriente relativa alla sicurezza alimentare;

8.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU L 31 dell'1.2.2002, pag. 1.
(2) GU L 55 del 28.2.2011, pag. 13.
(3) "Alimenti per lattanti e bambini nella prima infanzia", "Latte e bevande a base di latte", "Acque minerali e bevande simili e tè ottenuto da foglie non fermentate" e "Altri prodotti alimentari", nonché alimenti destinati a bovini, equini, suini, pollame e pesci.
(4) Rientranti nel codice NC 1901.


Progetto di bilancio rettificativo n. 3/2017: risorse di bilancio dell'iniziativa per l'occupazione giovanile; tabelle dell'organico di ACER e SESAR2
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Risoluzione del Parlamento europeo del 13 settembre 2017 concernente la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo n. 3/2017 dell'Unione europea per l'esercizio 2017 che aumenta le risorse di bilancio dell'Iniziativa a favore dell'occupazione giovanile per proseguire la riduzione della disoccupazione giovanile nell'Unione europea e che aggiorna le tabelle dell'organico dell'agenzia decentrata ACER e dell'impresa comune SESAR2 (11812/2017 – C8-0303/2017 – 2017/2078(BUD))
P8_TA(2017)0343A8-0282/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 314 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(1), in particolare l'articolo 41,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2017, definitivamente adottato il 1° dicembre 2016(2),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(3) (regolamento QFP),

–  visto l'accordo interistituzionale del 2 dicembre 2013 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria(4),

–  vista la relazione speciale n. 5/2017 della Corte dei conti europea dal titolo "Disoccupazione giovanile: le politiche dell'UE hanno migliorato la situazione? Una valutazione della Garanzia per i giovani e dell'Iniziativa a favore dell'occupazione giovanile",

–  vista la decisione 2014/335/UE, Euratom del Consiglio, del 26 maggio 2014, relativa al sistema delle risorse proprie dell'Unione europea(5),

–  visto il progetto di bilancio rettificativo n. 3/2017 adottato dalla Commissione il 30 maggio 2017 (COM(2017)0288),

–  vista la posizione sul progetto di bilancio rettificativo n. 3/2017 adottata dal Consiglio il 4 settembre 2017 e comunicata al Parlamento europeo lo stesso giorno (11812/2017 – C8-0303/2017),

–  visti gli articoli 88 e 91 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i bilanci (A8-0282/2017),

A.  considerando che il progetto di bilancio rettificativo n. 3/2017 riguarda l'assegnazione di stanziamenti di impegno supplementari per 500 milioni di EUR all'Iniziativa a favore dell'occupazione giovanile (Youth Employment Initiative – YEI), secondo quanto convenuto dal Parlamento europeo e dal Consiglio nel loro accordo sul bilancio 2017, e la modifica delle tabelle dell'organico dell'agenzia decentrata ACER e dell'impresa comune SESAR2, senza modificare il bilancio globale o il numero totale di posti;

B.  considerando che il Parlamento europeo e il Consiglio hanno invitato la Commissione a proporre un bilancio rettificativo nel 2017 al fine di assegnare alla YEI un importo pari a 500 milioni di EUR nel 2017 finanziato tramite il margine globale per gli impegni, non appena sarà adottato l'adeguamento tecnico previsto dall'articolo 6 del regolamento relativo al QFP;

C.  considerando che, a seguito dell'adozione dell'adeguamento tecnico, la Commissione propone di modificare il bilancio dell'Unione per il 2017 e di aumentare la dotazione dell'articolo 04 02 64 "Iniziativa a favore dell'occupazione giovanile";

D.  considerando che, nel contesto della revisione intermedia del quadro finanziario pluriennale (QFP), il Parlamento europeo e il Consiglio hanno deciso un rafforzamento di 1,2 miliardi di EUR per l'YEI per gli anni 2017-2020 e che il Parlamento europeo ha sottolineato, nella sua dichiarazione collegata alla revisione intermedia del QFP, che tale limite è di natura politica e non ha implicazioni giuridiche;

E.  considerando che, nel contesto della revisione intermedia del QFP, la Commissione ha altresì sottolineato, nella sua dichiarazione, che dovrebbe essere preso in considerazione l'aumento dei finanziamenti per l'YEI oltre l'importo di 1,2 miliardi di EUR concordato, utilizzando i margini disponibili nel quadro del margine globale per gli impegni in conformità dell'articolo 14 del regolamento relativo al QFP.

F.  considerando che il requisito per l'esercizio di riclassificazione 2017 è necessario sia per l'agenzia decentrata ACER che per l'impresa comune SESAR2;

1.  sottolinea il carattere prioritario dell'urgente necessità di rafforzare l'impegno finanziario dell'Unione nella lotta alla disoccupazione giovanile attraverso finanziamenti aggiuntivi per l'YEI;

2.  esprime rammarico per il ritardo, dovuto al blocco e all'approvazione tardiva da parte del Consiglio della revisione intermedia del QFP, nella modifica del bilancio dell'Unione per il 2017 al fine di aumentare la dotazione dell'YEI, come deciso nell'ambito della procedura annuale di bilancio 2017;

3.  prende atto del progetto di bilancio rettificativo n. 3/2017 quale presentato dalla Commissione;

4.  invita la Commissione e gli Stati membri a garantire una rapida riprogrammazione dei pertinenti programmi operativi, al fine di garantire che l'intera dotazione supplementare dell'YEI pari a 500 milioni di EUR sia impegnata integralmente e in modo efficace entro la fine del 2017; invita inoltre gli Stati membri a svolgere valutazioni delle carenze e analisi di mercato prima di porre in essere i sistemi previsti, al fine di ottimizzare i benefici dell'YEI;

5.  prende atto delle modifiche delle tabelle dell'organico dell'agenzia decentrata ACER e dell'impresa comune SESAR2; constata che tali modifiche lasciano invariato il numero totale di posti e possono essere finanziate all'interno del bilancio annuale dei due organi per l'esercizio in questione; concorda sul fatto che la riclassificazione del posto AD15 per l'impresa comune SESAR2 è ad personam e scadrà al termine del mandato dell'attuale direttore esecutivo;

6.  approva la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo n. 3/2017;

7.  incarica il suo Presidente di constatare che il bilancio rettificativo n. 3/2017 è definitivamente adottato e di provvedere alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

8.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché alla Corte dei conti e ai parlamenti nazionali.

(1) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(2) GU L 51 del 28.2.2017.
(3) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884.
(4) GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1.
(5) GU L 168 del 7.6.2014, pag. 105.


Esportazioni di armi: applicazione della posizione comune 2008/944/PESC
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Risoluzione del Parlamento europeo del 13 settembre 2017 sull'esportazione di armi: attuazione della posizione comune 2008/944/PESC (2017/2029(INI))
P8_TA(2017)0344A8-0264/2017

Il Parlamento europeo,

–  visti i principi sanciti all'articolo 21 del trattato sull'Unione europea (TUE), in particolare la promozione della democrazia e dello Stato di diritto, la preservazione della pace, la prevenzione dei conflitti e il rafforzamento della sicurezza internazionale,

–  vista la posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio, dell'8 dicembre 2008, che definisce norme comuni per il controllo delle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari(1) (in appresso "la posizione comune"),

–  viste la 17a(2) e la 18a(3) relazione annuale dell'UE, redatte in conformità dell'articolo 8, paragrafo 2, della posizione comune,

–  viste la decisione (PESC) 2015/2309 del Consiglio, del 10 dicembre 2015, relativa alla promozione dell'efficacia dei controlli sulle esportazioni di armi(4) e la decisione (PESC) 2017/915 del Consiglio, del 29 maggio 2017, relativa alle attività di sensibilizzazione dell'Unione a sostegno dell'attuazione del trattato sul commercio di armi(5),

–  visto l'elenco comune aggiornato delle attrezzature militari dell'Unione europea adottato dal Consiglio il 6 marzo 2017(6),

–  visto il manuale per l'uso della posizione comune, che definisce norme comuni per il controllo delle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari,

–  visti il quadro strategico e piano d'azione dell'UE sui diritti umani e la democrazia del 25 giugno 2012 e il suo punto 11, lettera e), nonché il piano d'azione dell'UE sui diritti umani e la democrazia (2015-2019) del 20 luglio 2015 e il suo punto 21, lettera d),

–  visto il trattato sul commercio delle armi (ATT), adottato dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 2 aprile 2013(7) ed entrato in vigore il 24 dicembre 2014,

–  vista la decisione (PESC) 2013/768 del Consiglio, del 16 dicembre 2013, relativa alle attività dell'UE a sostegno dell'attuazione del trattato sul commercio di armi nell'ambito della strategia europea in materia di sicurezza(8),

–  vista la direttiva 2009/43/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 maggio 2009, che semplifica le modalità e le condizioni dei trasferimenti all'interno delle Comunità di prodotti per la difesa(9),

–  visti il regolamento (CE) n. 428/2009 del Consiglio, del 5 maggio 2009, che istituisce un regime comunitario di controllo delle esportazioni, del trasferimento, dell'intermediazione e del transito di prodotti a duplice uso(10), quale modificato dal regolamento (UE) n. 599/2014 del 16 aprile 2014, e l'elenco dei prodotti e delle tecnologie a duplice uso di cui al suo allegato I (in appresso "regolamento sui prodotti a duplice uso"),

–  visto il regolamento (UE) 2016/2134 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 novembre 2016, recante modifica del regolamento (CE) n. 1236/2005 del Consiglio relativo al commercio di determinate merci che potrebbero essere utilizzate per la pena di morte, per la tortura o per altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti(11),

–  viste le sue precedenti risoluzioni in materia, in particolare quella del 17 dicembre 2015(12) sull'attuazione della posizione comune, quella del 25 febbraio 2016 sulla situazione umanitaria nello Yemen(13), quella del 14 dicembre 2016 sulla relazione annuale 2015 sui diritti umani e la democrazia nel mondo e la politica dell'Unione europea in materia(14) e quella del 27 febbraio 2014 sull'utilizzo di droni armati(15),

–  vista la sua risoluzione del 4 luglio 2017 sulle imprese di sicurezza private(16),

–  visti l'articolo 52 e l'articolo 132, paragrafo 2, del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per gli affari esteri (A8-0264/2017),

A.  considerando che il diritto naturale di autotutela individuale o collettiva è sancito dall'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite;

B.  considerando che gli ultimi dati(17) mostrano che, nel periodo tra il 2012 e il 2016, i trasferimenti internazionali delle principali armi hanno raggiunto il volume più elevato rispetto a ogni altro quinquennio dalla fine della guerra fredda, superando dell'8,4 % il dato relativo al periodo 2007-2011;

C.  considerando che le esportazioni e i trasferimenti di armi hanno un impatto sulla sicurezza umana, sui diritti umani, sulla democrazia, sul buon governo e sullo sviluppo socioeconomico; che, oltretutto, le esportazioni di armi contribuiscono a creare circostanze che costringono le persone a fuggire dai propri paesi; che ciò rende necessario un sistema di controllo delle armi rigoroso, trasparente, efficace e comunemente accettato e definito;

D.  considerando che gli ultimi dati(18) mostrano che le esportazioni dall'UE a 28 nel periodo 2012-2016 ammontavano al 26 % del totale mondiale, e che l'UE a 28 nel suo complesso è pertanto il secondo maggiore fornitore di armi del mondo dopo gli Stati Uniti (33 %) e prima della Russia (23 %); che, stando all'ultima relazione del Gruppo "Esportazioni di armi convenzionali" (COARM), nel 2014 agli Stati membri dell'UE sono state concesse licenze di esportazione di armi per un valore complessivo di 94,40 miliardi di EUR;

E.  considerando che gli ultimi dati(19) mostrano che le esportazioni di armi verso il Medio Oriente sono aumentate dell'86 % e rappresentano il 29 % delle esportazioni mondiali nel periodo tra il 2012 e il 2016;

F.  considerando che gli ultimi dati ufficiali dell'Unione indicano che, nel 2015, il Medio Oriente era per l'UE a 28 la regione più importante in termini di esportazioni di armi, con un totale di 78,8 miliardi EUR in licenze di esportazione di armi autorizzate;

G.  considerando che alcuni trasferimenti di armi dagli Stati membri dell'UE verso regioni e paesi instabili e a rischio di crisi sono stati utilizzati in conflitti armati o per la repressione interna; che alcuni di tali trasferimenti sarebbero stati sviati verso gruppi terroristici, ad esempio in Siria e in Iraq; che in alcuni casi le armi esportate verso taluni paesi, ad esempio l'Arabia Saudita, sono state utilizzate per conflitti come quello in Yemen; che tali esportazioni violano palesemente la posizione comune, ponendo in evidenza la necessità di un miglior controllo e di una maggiore trasparenza;

H.  considerando che non esiste un sistema standardizzato di verifica e di rendicontazione che consenta di stabilire se e in quale misura le esportazioni dei singoli Stati membri violino gli otto criteri, né esistono meccanismi sanzionatori se uno Stato membro procede a esportazioni in palese violazione degli otto criteri;

I.  considerando che le indagini realizzate dal BICC (Bonn International Conversion Centre) hanno per esempio rivelato che, nel 2015, nella sola Germania sono state rilasciate 4 256 licenze di esportazione di armi per esportazioni verso 83 paesi classificati come problematici alla luce della posizione comune(20);

J.  considerando che il contesto della sicurezza mondiale e regionale è cambiato drasticamente, in particolare per quanto concerne il vicinato meridionale e orientale dell'Unione, mettendo in luce l'urgente necessità di migliorare e rendere più sicure le modalità di produzione delle informazioni per le valutazioni dei rischi correlati al rilascio di licenze di esportazione;

K.  considerando che alcuni Stati membri hanno recentemente sottoscritto accordi strategici sulla cooperazione militare che includono trasferimenti di grandi quantità di tecnologie di alta qualità con paesi non democratici nella regione del Medio Oriente e dell'Africa settentrionale;

L.  considerando che, come sancito dal trattato di Lisbona, l'eliminazione della povertà è l'obiettivo principale della politica di sviluppo dell'UE, nonché una delle priorità della sua azione esterna finalizzata alla ricerca di un mondo più stabile e prospero; che la fornitura di armi a paesi in conflitto, oltre a rendere possibile il dilagare della violenza, incide negativamente sulle possibilità di sviluppo di tali paesi;

M.  considerando che il panorama industriale della difesa in Europa rappresenta un settore di primaria importanza, ed è al contempo caratterizzato da sovraccapacità, duplicazioni e frammentazione, il che ostacola la competitività dell'industria della difesa e ha portato a un'espansione delle politiche in materia di esportazioni;

N.  considerando che il Parlamento europeo, nella sua risoluzione del 25 febbraio 2016 sulla situazione umanitaria nello Yemen, ha invitato il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) ad avviare un'iniziativa finalizzata all'imposizione da parte dell'UE di un embargo sulle armi nei confronti dell'Arabia Saudita;

O.  considerando che la situazione nello Yemen, da allora, si è ulteriormente deteriorata anche a causa delle azioni militari portate avanti dalla coalizione guidata dai sauditi; che alcuni Stati membri hanno interrotto la fornitura di armi all'Arabia Saudita in ragione delle azioni da essa perpetrate nello Yemen, mentre altri hanno continuato a fornire tecnologie militari in violazione dei criteri 2, 4 6, 7 e 8;

P.  considerando che il Parlamento europeo, nella sua risoluzione del 14 dicembre 2016 sulla relazione annuale 2015 sui diritti umani e la democrazia nel mondo e la politica dell'Unione europea in materia, ha sottolineato che i diritti umani dovrebbero essere una priorità e ha invitato gli Stati membri a trovare un accordo per una politica di esportazione più moderna, flessibile e basata sui diritti umani, soprattutto in relazione a paesi con comprovate attività di repressione interna violenta e violazioni dei diritti umani;

Q.  considerando che la strategia globale dell'Unione europea per la politica estera e di sicurezza dovrebbe servire a migliorare la coerenza delle politiche sul controllo delle esportazioni di armi;

1.  osserva che gli Stati hanno il diritto legittimo di acquisire tecnologia militare a fini di autodifesa; sottolinea che il mantenimento di un'industria della difesa rientra nella necessità di autodifesa degli Stati membri; ricorda che una delle motivazioni alla base dell'elaborazione della posizione comune era quella di evitare che gli armamenti europei venissero utilizzati contro le forze armate degli Stati membri e di prevenire violazioni dei diritti umani e il prolungamento di conflitti armati; ribadisce che la posizione comune costituisce un quadro giuridicamente vincolante che stabilisce i requisiti minimi che gli Stati membri devono applicare nell'ambito del controllo delle esportazioni di armi e che prevede l'obbligo di valutare una domanda di licenza di esportazione tenendo conto di tutti gli otto criteri ivi elencati;

2.  constata che lo sviluppo di equipaggiamenti destinati alla difesa rappresenta uno strumento importante per il settore della difesa e che una base industriale e tecnologica di difesa europea competitiva e innovativa, ancora da sviluppare, dovrebbe fungere da strumento a garanzia della sicurezza e della difesa degli Stati membri, dei cittadini dell'Unione e contribuire all'attuazione della politica estera e di sicurezza comune (PESC), e in particolare della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC); invita gli Stati membri a superare l'attuale inefficienza della spesa per la difesa dovuta alle duplicazioni, alla frammentazione e all'assenza di interoperabilità, nonché a puntare a fare dell'UE un fornitore di sicurezza anche attraverso un maggiore controllo delle esportazioni di armi; ribadisce che, ai sensi dell'articolo 10 della posizione comune, la considerazione degli interessi economici, sociali, commerciali e industriali degli Stati membri non deve pregiudicare l'applicazione degli otto criteri che regolamentano le esportazioni di armi;

3.  osserva, tuttavia, che la tecnologia militare raggiunge talvolta destinazioni e utilizzatori finali che non soddisfano i criteri della posizione comune; esprime preoccupazione per il fatto che la proliferazione di sistemi d'arma in tempi di guerra e in situazioni di forte tensione politica potrebbe avere conseguenze negative sproporzionate sui civili; esprime inquietudine per quanto riguarda la corsa agli armamenti a livello globale e gli approcci militari nella risoluzione dei conflitti e dei disordini politici; sottolinea che i conflitti dovrebbero essere risolti in via prioritaria con mezzi diplomatici;

4.  esorta gli Stati membri e il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) a migliorare significativamente la coerenza dell'attuazione della posizione comune, allo scopo di rafforzare la sicurezza dei civili che soffrono a causa di conflitti e violazioni dei diritti umani nei paesi terzi come anche la sicurezza dell'Unione e dei suoi cittadini, nonché a creare condizioni di parità per le imprese dell'UE; sottolinea in tal senso che un'applicazione coerente della posizione comune è essenziale per la credibilità dell'UE quale attore globale ispirato a un sistema di valori;

5.  incoraggia i paesi che stanno per ottenere lo status di paese candidato o i paesi che desiderino comunque avvicinarsi al percorso di adesione all'UE di applicare le disposizioni della posizione comune; si compiace del fatto che l'Albania, la Bosnia-Erzegovina, il Canada, la Georgia, l'Islanda, l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia, il Montenegro e la Norvegia si siano allineati ai criteri e ai principi della posizione comune e che, così facendo, stiano altresì perseguendo un ulteriore allineamento alla PESC e alla PSDC; invita gli Stati membri a collaborare da vicino con i paesi terzi che hanno ufficialmente aderito ai criteri della posizione comune segnatamente al fine di migliorare lo scambio di informazioni e la trasparenza nella concessione di licenze; invita inoltre il SEAE a incoraggiare particolarmente i paesi europei ad allinearsi alla posizione comune onde garantire uno spazio europeo più vasto e più sicuro;

6.  invita gli Stati membri e il SEAE a collaborare da vicino alla prevenzione dei rischi derivanti dagli sviamenti e dall'immagazzinamento di armi, per esempio il traffico illecito di armi e il contrabbando; sottolinea il rischio di reintroduzione nell'UE delle armi esportate verso paesi terzi, attraverso il contrabbando e il traffico di armi;

7.  constata l'elevato livello di responsabilità dell'Unione in termini di rischio per la sicurezza dovuto all'assenza di un sostegno e di un impegno maggiori da parte dell'UE sul fronte della disattivazione di molte scorte di armi ancora esistenti in Bosnia-Erzegovina, Albania e Ucraina;

8.  ritiene che la modalità di valutazione dei rischi correlati al rilascio di licenze di esportazione dovrebbe contemplare un principio di precauzione e che gli Stati membri oltre a valutare se una specifica tecnologia militare possa essere utilizzata o meno a fini di repressione interna o per altri scopi indesiderati (approccio funzionale) dovrebbero anche valutare i rischi sulla base della situazione generale nel paese di destinazione (approccio di principio);

9.  rileva che, nel contesto della Brexit, sarebbe importante che il Regno Unito continuasse ad essere vincolato dalla posizione comune e ad applicarne le disposizioni operative come altri paesi terzi europei;

10.  invita gli Stati membri e il SEAE a sviluppare una strategia specifica per tutelare formalmente gli individui che denunciano pratiche di enti e imprese del settore degli armamenti che risultino contrarie ai criteri e ai principi della posizione comune;

11.  sottolinea l'importanza di garantire la coerenza tra tutti i regimi di controllo delle esportazioni dell'Unione, specialmente per quanto riguarda l'interpretazione dei criteri di controllo; ribadisce altresì l'importanza della coerenza tra gli strumenti di controllo delle esportazioni e gli altri strumenti di politica estera nonché gli strumenti commerciali, per esempio il sistema delle preferenze generalizzate e il regolamento sui minerali originari di zone di conflitto;

12.  ribadisce l'effetto dannoso che l'esportazione incontrollata di tecnologie di sorveglianza informatica da parte delle imprese dell'UE può avere sulla sicurezza dell'infrastruttura digitale dell'Unione e sui diritti umani; sottolinea, al riguardo, l'importanza di un aggiornamento rapido, efficace e globale del regolamento UE relativo ai beni a duplice uso e invita il Consiglio ad adottare un calendario ambizioso in merito;

13.  evidenzia l'importanza di limitare efficacemente le esportazioni di armi alle imprese di sicurezza private quali utilizzatori finali e di provvedere a che tali licenze siano concesse solo quando, previ controlli approfonditi di dovuta diligenza, si stabilisca che l'impresa di sicurezza privata in questione non si sia resa colpevole di violazioni dei diritti umani; sottolinea la necessità di introdurre meccanismi di responsabilità e trasparenza al fine di garantire l'utilizzo responsabile delle armi da parte delle imprese di sicurezza private;

Applicazione dei criteri della posizione comune

14.  osserva che, in base a quanto riportato nelle relazioni annuali, il criterio 1 è stato invocato 81 volte nel 2014 e 109 volte nel 2015 per rifiutare il rilascio di licenze;

15.  ribadisce il suo invito al VP/AR ad avviare un'iniziativa dell'UE volta a imporre un embargo sulle armi nei confronti dei paesi che sono accusati di gravi violazioni del diritto internazionale umanitario, con particolare riferimento agli attacchi deliberati contro le infrastrutture civili; sottolinea nuovamente che la costante concessione di licenze per la vendita di armi a tali paesi costituisce una violazione della posizione comune;

16.  osserva che, in base a quanto riportato nelle relazioni annuali, il criterio 2 è stato invocato 72 volte nel 2014 e 89 volte nel 2015 per rifiutare il rilascio di licenze; deplora che dai dati emerga la mancanza di un approccio comune alla situazione della Siria, dell'Iraq e dello Yemen in particolare; incoraggia gli Stati membri e il SEAE ad avviare una discussione sull'estensione del criterio 2 al fine di includere indicatori della governance democratica, in quanto tali criteri di valutazione potrebbero aiutare a definire ulteriori salvaguardie contro le involontarie conseguenze negative delle esportazioni; ritiene inoltre che un approccio più di principio alla valutazione dei rischi permetterebbe di concentrarsi sul rispetto generale del diritto internazionale umanitario e in materia di diritti umani da parte del destinatario;

17.  ritiene che le esportazioni all'Arabia Saudita violino almeno il criterio 2 visto il coinvolgimento del paese nelle gravi violazioni del diritto umanitario accertato dalle autorità competenti delle Nazioni Unite; ribadisce il suo invito del 26 febbraio 2016 relativo alla necessità urgente di imporre un embargo sulle armi nei confronti dell'Arabia Saudita;

18.  osserva che, in base a quanto riportato nelle relazioni annuali, il criterio 3 è stato invocato 99 volte nel 2014 e 139 volte nel 2015 per rifiutare il rilascio di licenze; sottolinea la necessità di valutare, nell'ambito del criterio 3, i recenti trasferimenti di armi da parte degli Stati membri verso soggetti non statali, compresa la prestazione di assistenza tecnica e di addestramento, alla luce dell'azione comune 2002/589/PESC sul contributo dell'Unione europea alla lotta contro l'accumulazione e la diffusione destabilizzanti di armi portatili e di armi leggere;

19.  osserva che, in base a quanto riportato nelle relazioni annuali, il criterio 4 è stato invocato 57 volte nel 2014 e 85 volte nel 2015 per rifiutare il rilascio di licenze; deplora che la tecnologia militare esportata dagli Stati membri venga utilizzata nel conflitto nello Yemen; esorta gli Stati membri a conformarsi alla posizione comune in maniera coerente sulla base di un'approfondita valutazione dei rischi a lungo termine;

20.  osserva che, in base a quanto riportato nelle relazioni annuali, il criterio 5 è stato invocato 7 volte nel 2014 e 16 volte nel 2015 per rifiutare il rilascio di licenze; ricorda che tale criterio fa riferimento agli interessi in materia sicurezza degli Stati membri e dei paesi alleati, pur riconoscendo che tali interessi non possono incidere sull'osservanza dei criteri relativi al rispetto dei diritti umani e alla pace, sicurezza e stabilità regionali;

21.  osserva che, in base a quanto riportato nelle relazioni annuali, il criterio 6 è stato invocato 6 volte nel 2014 per rifiutare il rilascio di licenze, mentre non è stato notificato alcun rifiuto per il 2015; manifesta la propria preoccupazione per le notizie di sviamento di esportazioni di armi dagli Stati membri verso soggetti non statali, compresi gruppi terroristici, e avverte che tali armi potrebbero essere utilizzate contro civili, all'interno e all'esterno del territorio dell'Unione; ribadisce l'importanza di controlli più serrati su queste esportazioni di armi per l'adempimento degli impegni internazionali relativi alla lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata;

22.  esprime preoccupazione per i possibili sviamenti delle esportazioni di armi all'Arabia Saudita e al Qatar verso attori armati non statali in Siria, responsabili di gravi violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario, ed esorta il COARM ad affrontare la questione con urgenza; riconosce che la maggior parte delle armi nelle mani dei ribelli e dei gruppi terroristici proviene da fonti non europee;

23.  osserva che, in base a quanto riportato nelle relazioni annuali, il criterio 7 è stato invocato 117 volte nel 2014 e 149 volte nel 2015 per rifiutare il rilascio di licenze; manifesta la propria preoccupazione, tra l'altro, per i presunti sviamenti di esportazioni di armi portatili e di armi leggere dagli Stati europei verso alcune destinazioni da cui tali esportazioni sono state poi sviate per approvvigionare attori non statali e altri utilizzatori finali che violano la posizione comune in paesi quali la Siria, l'Iraq, lo Yemen e il Sud Sudan; mette in risalto l'urgente necessità di basare le valutazioni del rischio di sviamento su elementi che vadano oltre la semplice assunzione di impegni da parte di uno Stato destinatario in un certificato di destinazione finale; sottolinea l'esigenza di mettere a punto efficaci meccanismi di controllo post-spedizione che assicurino che le armi non vengano riesportate verso utilizzatori finali non autorizzati; evidenzia il potenziale ruolo che il SEAE potrebbe svolgere nel sostenere gli sforzi degli Stati membri in tale ambito;

24.  osserva che, in base a quanto riportato nelle relazioni annuali, il criterio 8 è stato invocato una volta nel 2014 per rifiutare il rilascio di licenze, mentre non è stato notificato alcun rifiuto per il 2015; riconosce che una migliore applicazione del criterio 8 potrebbe contribuire in modo determinante alla coerenza delle politiche dell'UE in materia di obiettivi di sviluppo e obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, in particolare l'obiettivo 16.4; invita gli Stati membri e il SEAE ad aggiornare il manuale per l'uso della posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio al riguardo e a concentrarsi sul potenziale danno allo sviluppo arrecato dall'uso di armi;

25.  chiede agli Stati membri e al SEAE di introdurre un nuovo criterio nella posizione comune al fine di garantire che, al momento della concessione delle licenze, si tenga debitamente conto del rischio di corruzione in relazione alle esportazioni;

Incremento dello scambio di informazioni tra gli Stati membri

26.  invita gli Stati membri e il SEAE ad aumentare la coerenza dell'attuazione della posizione comune e a rafforzare i meccanismi di scambio di informazioni, rendendo disponibili informazioni migliori dal punto di vista qualitativo e quantitativo per le valutazioni dei rischi correlati al rilascio di licenze di esportazione, mediante un'ampia digitalizzazione garantita del sistema attuale, come segue:

   a) fornendo maggiori informazioni sulle licenze di esportazione e sulle esportazioni effettive, condivise in maniera sistematica e tempestiva, anche in relazione a utilizzatori finali che destano preoccupazione, a casi di sviamento, a certificati di destinazione finale contraffatti o problematici per altre ragioni, nonché a intermediari o a imprese di trasporto sospetti, in conformità delle leggi nazionali;
   b) tenendo una lista di entità e individui condannati per violazione della normativa in materia di esportazione di armi, di casi identificati di sviamento e di persone di cui è sospetto o noto il coinvolgimento nel commercio illegale di armi o in attività che minacciano la sicurezza internazionale e nazionale;
   c) condividendo le migliori pratiche adottate per l'applicazione degli otto criteri;
   d) trasformando il manuale per l'uso in una risorsa interattiva online,
   e) trasformando, entro la fine del 2018, la relazione annuale dell'UE in una banca dati online consultabile, il cui nuovo formato si applicherà ai dati relativi al 2016;
   f) incentivando chiare e ben consolidate procedure di collaborazione tra le forze dell'ordine e le autorità di frontiera basate sullo scambio di informazioni al fine di rafforzare la cooperazione in materia di sicurezza e sradicare il traffico illegale di armi, il quale costituisce un elemento di rischio per la sicurezza dell'UE e dei suoi cittadini.

27.  si compiace dell'intenzione del COARM di coinvolgere il SEAE in maniera più sistematica nella preparazione delle discussioni sulla situazione nei paesi di destinazione e sui potenziali utilizzatori finali; ribadisce l'importanza di consultare periodicamente il gruppo "Diritti umani" (COHOM) durante tale processo;

28.  constata che, ai fini di uno scambio di informazioni e di una cooperazione efficaci, sono altresì necessarie riunioni con il personale preposto alla definizione delle politiche, al rilascio delle licenze e all'applicazione della normativa, e incoraggia la messa a disposizione di risorse sufficienti a tal fine; ritiene che l'espansione delle pertinenti capacità degli Stati membri rappresenti un fattore cruciale per rafforzare l'attuazione della posizione comune; invita gli Stati membri e il SEAE a incrementare il personale che si occupa delle questioni relative alle esportazioni sia a livello nazionale che dell'UE; incoraggia l'istituzione di fondi dell'UE da utilizzare per il rafforzamento delle capacità per i funzionari deputati all'emissione delle licenze e all'applicazione della normativa negli Stati membri;

29.  sottolinea la necessità di sviluppare un approccio per le situazioni in cui gli Stati membri danno un'interpretazione diversa degli 8 criteri della posizione comune per le esportazioni di prodotti essenzialmente simili verso destinazioni e utilizzatori finali analoghi, così da mantenere condizioni di parità e tutelare la credibilità dell'UE all'estero; ritiene che sia anche giunto il momento di valutare un ruolo più incisivo delle istituzioni dell'UE rispetto al processo di concessione delle licenze a livello degli Stati membri, segnatamente per quanto riguarda tali situazioni; invita gli Stati membri a sostenere la creazione di un'autorità per il controllo delle armi sotto l'egida del VP/AR; ritiene che dovrebbe essere emesso un parere per gli Stati membri che intendano concedere una licenza negata da un altro o altri Stati membri;

30.  sottolinea la necessità urgente di rafforzare il ruolo delle delegazioni dell'UE nel fornire assistenza agli Stati membri e al SEAE per la valutazione dei rischi connessi alla concessione di licenze per l'esportazione e per la realizzazione dei controlli degli utilizzatori finali, dei controlli post-spedizione e delle ispezioni in loco;

31.  esorta gli Stati membri a introdurre una disposizione nella posizione comune per garantire che un embargo dell'UE nei confronti di un paese terzo comporti una revoca automatica delle licenze già concesse per le merci incluse nell'embargo;

32.  invita tutti gli Stati membri a continuare a sostenere i paesi che non fanno parte dell'Unione europea nell'elaborazione, nell'aggiornamento e nell'applicazione, se del caso, delle misure legislative e amministrative destinate a garantire un sistema di controlli delle esportazioni di armi e tecnologie militari;

Rafforzamento dell'adempimento degli obblighi di informazione

33.  deplora il considerevole ritardo nella pubblicazione della 17a relazione annuale dell'UE, avvenuta almeno 17 mesi dopo il rilascio delle licenze o l'effettuazione delle esportazioni; si rammarica, inoltre, che la 18a relazione annuale dell'UE sia stata resa pubblica solo nel marzo 2017;

34.  critica le violazioni degli otto criteri da parte degli Stati membri; ritiene che occorra promuovere un'applicazione omogenea e coerente degli otto criteri; constata l'assenza di disposizioni relative alle sanzioni per gli Stati membri che violano gli otto criteri al momento della concessione delle licenze e consiglia agli Stati membri di prevedere modalità per eseguire verifiche indipendenti; ritiene che sia giunto il momento di avviare un processo che porti a un meccanismo di sanzioni per gli Stati membri che non rispettano la posizione comune;

35.  ricorda che, a norma dell'articolo 8, paragrafo 2, della posizione comune, tutti gli Stati membri sono tenuti a fornire informazioni in merito alle loro esportazioni di armi e li invita ad adempiere ai loro obblighi; deplora che gli Stati membri che hanno fornito contributi completi alla 17a relazione annuale dell'UE attraverso dati disaggregati sulle licenze e sulle effettive esportazioni siano stati 21, e solo 20 per la 18a relazione; invita tutti gli Stati membri, inclusi la Francia, la Germania e il Regno Unito, ossia i tre Stati membri principali per quanto concerne l'esportazione di armi che non hanno fornito contributi completi, a presentare dati esaurienti riguardo alle loro precedenti esportazioni in vista della prossima relazione annuale;

36.  chiede che sia garantita una procedura di informazione e presentazione dei contributi più standardizzata e tempestiva, stabilendo un calendario rigoroso per la comunicazione dei dati che non vada oltre il gennaio successivo all'anno in cui sono avvenute le esportazioni e introducendo una data fissa di pubblicazione che non vada oltre il marzo successivo all'anno in cui sono avvenute le esportazioni;

37.  ritiene che la posizione comune dovrebbe essere completata da un elenco continuamente aggiornato e accessibile al pubblico, corredato di una motivazione esaustiva, che chiarisca in che misura le esportazioni verso determinati paesi destinatari siano o meno conformi agli otto criteri;

38.  ritiene necessario introdurre un sistema di verifica e di rendicontazione standardizzato che stabilisca se e in che misura le esportazioni dei singoli Stati membri dell'Unione europea violino gli otto criteri;

39.  esorta tutti gli Stati membri a rispettare pienamente i rispettivi obblighi di comunicazione sanciti dalla posizione comune; sottolinea che dati di qualità elevata sulle effettive consegne sono essenziali per comprendere come vengono applicati gli otto criteri; invita gli Stati membri e il SEAE a esaminare le modalità con cui utilizzare i dati forniti dalle autorità doganali, anche attraverso la creazione di codici doganali specifici per i prodotti militari;

40.  riconosce che tutti gli Stati membri dell'UE sono firmatari dell'ATT; chiede l'universalizzazione dell'ATT e una maggiore attenzione ai paesi non firmatari, incluse Russia e Cina; plaude inoltre alle iniziative di sensibilizzazione riguardanti l'ATT e sostiene l'efficace attuazione dello stesso;

Ammodernamento degli strumenti pertinenti

41.  sollecita una revisione dell'elenco comune delle attrezzature militari e degli elenchi allegati al regolamento sui prodotti a duplice uso affinché sia garantita la piena copertura di tutti i pertinenti sistemi senza equipaggio; rammenta la sua risoluzione del 27 febbraio 2014 sull'utilizzo di droni armati, e in particolare il paragrafo 2, lettera c), in cui si chiede l'inclusione dei droni armati nei pertinenti regimi di controllo delle armi;

42.  incoraggia gli Stati membri a effettuare un esame più dettagliato della produzione su licenza da parte dei paesi terzi e a garantire il rafforzamento delle salvaguardie contro gli usi indesiderati; chiede l'applicazione rigorosa della posizione comune per quanto riguarda la produzione su licenza in paesi terzi; incoraggia gli Stati membri ad esaminare la posizione assunta dal paese terzo e il suo status in relazione all'ATT al momento di decidere in merito a trasferimenti che rafforzerebbero la capacità di tale paese in termini di produzione e/o esportazione di attrezzature militari;

43.  ritiene che l'attuazione della direttiva 2009/43/CE che semplifica le modalità e le condizioni dei trasferimenti all'interno delle Comunità di prodotti per la difesa dovrebbe essere coerente con l'attuazione della posizione comune, anche per quanto riguarda i componenti e le parti di ricambio; constata che la posizione comune non prevede alcuna limitazione al suo campo di applicazione e che, di conseguenza, gli otto criteri si applicano anche alle esportazioni all'interno dell'UE;

44.  esprime preoccupazione per le sfide in materia di cibersicurezza, in particolare i progressi compiuti nei metodi di hacking utilizzati per accedere alle informazioni e ai dati delle autorità nazionali preposte al rilascio delle licenze; chiede agli Stati membri e alla Commissione di investire fondi sufficienti in tecnologie e risorse umane per formare le persone sui programmi e i metodi specifici di sicurezza informatica onde prevenire e affrontare queste sfide in materia di cibersicurezza;

Il ruolo dei parlamenti e dell'opinione pubblica

45.  osserva che non tutti i parlamenti nazionali dell'Unione esercitano un controllo sulle decisioni del governo in merito al rilascio di licenze elaborando, tra le altre cose, relazioni annuali sulle esportazioni di armi, e, a tale riguardo, chiede un rafforzamento generale della vigilanza parlamentare e pubblica; fa riferimento al regolamento del Parlamento europeo che prevede la possibilità di fornire risposte periodiche alle relazioni annuali dell'UE sull'esportazione di armi;

46.  accoglie con favore le consultazioni periodiche con i parlamenti nazionali, le autorità di controllo delle esportazioni di armi, le associazioni di settore e la società civile quali fattori essenziali per una trasparenza significativa; invita il COARM, tutti gli Stati membri e il SEAE a intensificare il dialogo con la società civile e le consultazioni con i parlamenti nazionali e le autorità di controllo delle esportazioni di armi; incoraggia i parlamenti nazionali, la società civile e il mondo accademico a esercitare un controllo indipendente sul commercio delle armi e invita gli Stati membri e il SEAE a sostenere tali attività, anche tramite mezzi finanziari;

o
o   o

47.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU L 335 del 13.12.2008, pag. 99.
(2) GU C 163 del 4.5.2016, pag. 1.
(3) GU C 153 del 16.5.2016, pag. 1.
(4) GU L 326 dell'11.12.2015, pag. 56.
(5) GU L 139 del 30.5.2017, pag. 38.
(6) GU C 97 del 28.3.2017, pag. 1.
(7) Trattato sul commercio delle armi, Nazioni Unite, 13-27217.
(8) GU L 341 del 18.12.2013, pag. 56.
(9) GU L 146 del 10.6.2009, pag. 1.
(10) GU L 134 del 29.5.2009, pag. 1.
(11) GU L 338 del 13.12.2016, pag. 1.
(12) Testi approvati, P8_TA(2015)0472.
(13) Testi approvati, P8_TA(2016)0066.
(14) Testi approvati, P8_TA(2016)0502.
(15) GU C 285 del 29.8.2017, pag. 110.
(16) Testi approvati, P8_TA(2017)0289.
(17) "Trends in International Arms Transfers" (Tendenze nei trasferimenti internazionali di armi), 2016, scheda informativa del SIPRI, febbraio 2017.
(18) Ibidem.
(19) Ibidem.
(20) Relazione sulle esportazioni di armi 2016, a cura della Conferenza comune Chiesa e sviluppo (Gemeinsame Konferenz Kirche und Entwicklung - GKKE), pag. 54.


Relazioni politiche dell'UE con l'America latina
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Risoluzione del Parlamento europeo del 13 settembre 2017 sulle relazioni politiche dell'UE con l'America latina (2017/2027(INI))
P8_TA(2017)0345A8-0268/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto il trattato sull'Unione europea (TUE), in particolare il titolo V sull'azione esterna dell'Unione,

–  visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), in particolare la parte quinta, titoli I-III e V (politica commerciale comune, cooperazione allo sviluppo e aiuti umanitari, accordi internazionali),

–  viste le conclusioni del Consiglio, del 17 ottobre 2016, sulla strategia globale dell'UE in materia di politica estera e di sicurezza,

–  vista la comunicazione della Commissione del 30 settembre 2009 dal titolo "L'Unione europea e l'America latina: attori globali in partenariato" (COM(2009)0495),

–  visti i forti legami culturali, linguistici, politici e storici dovuti anche a decenni di intensa migrazione tra gli Stati membri dell'UE e i paesi dell'America latina e dei Caraibi (ALC),

–  vista la relazione annuale dell'Unione europea sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2015 (questioni nazionali e regionali),

–  viste le dichiarazioni rese in occasione dei vertici dei capi di Stato e di governo dell'America latina e dei Caraibi e dell'Unione europea svoltisi fino ad oggi e, in particolare, la dichiarazione del secondo vertice UE-Comunità degli Stati latinoamericani e caraibici (CELAC), tenutosi a Bruxelles il 10 e 11 giugno 2015 sul tema "Modellare il nostro futuro comune: impegnarsi a favore di società prospere, coese e sostenibili per i nostri cittadini", che ha adottato la dichiarazione politica dal titolo "Un partenariato per la prossima generazione",

–  vista la dichiarazione del forum della società civile UE-CELAC, dell'11 maggio 2015, dal titolo "Equality, rights and democratic participation for the peoples of Europe and Latin America and the Caribbean" (Uguaglianza, diritti e partecipazione democratica per i popoli dell'Europa, dell'America latina e dei Caraibi),

–  visto il comunicato congiunto della prima riunione ministeriale nell'ambito del vertice UE-CELAC, tenutasi a Santo Domingo (Repubblica dominicana) il 25 e 26 ottobre 2016,

–  vista la dichiarazione adottata al 25° vertice ibero-americano dei capi di Stato e di governo, tenutosi a Cartagena de Indias (Colombia) il 28 e 29 ottobre 2016, dal titolo "Youth, Entrepreneurship and Education" (Giovani, imprenditoria e istruzione),

–  vista la dichiarazione politica del 5° vertice dei capi di Stato e di governo della CELAC, tenutosi a Punta Cana (Repubblica dominicana) il 25 gennaio 2017,

–  vista la sua risoluzione del 20 gennaio 2016 sul sostegno al processo di pace in Colombia(1),

–  viste le sue risoluzioni sul Venezuela, in particolare quelle dell'8 giugno 2016(2) e del 27 aprile 2017(3) sulla situazione in Venezuela,

–  vista la sua risoluzione non legislativa del 5 luglio 2017 sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione, dell'accordo di dialogo politico e di cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica di Cuba, dall'altra(4),

–  vista la sua risoluzione del 23 ottobre 2014 sulla scomparsa di 43 studenti in Messico(5),

–  viste le risoluzioni dell'Assemblea parlamentare euro-latinoamericana (EuroLat), in particolare quelle del 22 settembre 2016 sugli aspetti commerciali dei vari negoziati UE-ALC attualmente in corso(6), sulla lotta contro la povertà nell'ambito degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile(7), sul finanziamento dei partiti politici nell'Unione europea e in America latina(8), sulle relazioni economiche e finanziarie con la Repubblica popolare cinese dal punto di vista del partenariato biregionale strategico UE-ALC(9), e del 29 marzo 2014 sul femminicidio nell'Unione europea e in America latina(10),

–  viste le raccomandazioni EuroLat del 22 settembre 2016 su migrazione, sviluppo e crisi economica(11),

–  vista la sua risoluzione del 5 maggio 2010 sulla strategia dell'UE per le relazioni con l'America latina(12),

–  vista la dichiarazione del Parlamento europeo, del Consiglio dell'Unione europea e della Commissione europea relativa all'articolo 5, paragrafo 2, lettera b), punto ii), del regolamento (UE) n. 233/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2014, che istituisce uno strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo per il periodo 2014-2020,

–  visto il regolamento (UE) n. 233/2014, dell'11 marzo 2014, che istituisce uno strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo per il periodo 2014-2020,

–  vista la convenzione n. 169 dell'OIL sui popoli indigeni e tribali, in particolare l'articolo 14 sui diritti di proprietà e di possesso dei popoli in questione sulle terre che essi occupano tradizionalmente,

–  vista la sua risoluzione del 13 giugno 2013 sul ruolo dell'UE nella promozione di un partenariato transatlantico più ampio(13),

–  viste le raccomandazioni contenute nella relazione speciale della Corte dei conti europea dal titolo "L'efficacia del combinare le sovvenzioni dei meccanismi d'investimento regionali con i prestiti concessi dalle istituzioni finanziarie a sostegno delle politiche esterne dell'UE",

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per gli affari esteri e il parere della commissione per lo sviluppo (A8-0268/2017),

A.  considerando che la regione dell'America latina e dei Caraibi (ALC) costituisce un partner essenziale dell'UE nell'affrontare congiuntamente le attuali sfide globali, quali l'eliminazione della povertà, l'accesso all'acqua potabile, il rispetto universale dei diritti umani, la pace e sicurezza, lo sviluppo socioeconomico, la mancanza di buon governo, la sostenibilità, la lotta contro i cambiamenti climatici, la trasformazione digitale e la gestione della migrazione;

B.  considerando che il partenariato tra l'UE e i paesi ALC si fonda su stretti legami storici e culturali, ampi scambi interpersonali, flussi commerciali e di investimento solidi e in crescita e valori condivisi quali democrazia, diritti umani e Stato di diritto;

C.  considerando che i 33 paesi dell'America latina e dei Caraibi hanno realtà politiche, economiche e culturali molteplici che richiedono approcci diversi nell'ambito di un quadro coerente e uniforme nel contesto dell'azione esterna dell'UE, senza mai perdere di vista la difesa dei valori dell'UE della democrazia e dei diritti umani;

D.  considerando che il duraturo partenariato tra l'UE e i paesi ALC si fonda su legami storici, culturali, umani ed economici che non devono essere dati per scontato e dovrebbero essere principi e valori comuni orientati maggiormente in senso orizzontale, tra cui il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, lo Stato di diritto, la pace e la sicurezza internazionali e un sostegno condiviso a un sistema multilaterale di governance globale basato su norme comuni e dialogo;

E.  considerando che l'UE e i paesi ALC costituiscono nel complesso un terzo della popolazione totale dei membri delle Nazioni Unite e rappresentano circa il 25 % del PIL mondiale;

F.  considerando che tra le priorità dell'azione esterna dell'UE con i paesi ALC figurano l'intensificazione del dialogo politico e della cooperazione in materia di migrazione, cambiamenti climatici, energia e lotta contro la criminalità organizzata nonché gli investimenti nel rafforzamento dei legami socioeconomici attraverso l'agevolazione dei visti, gli scambi tra studenti e la cooperazione nell'ambito della ricerca;

G.  considerando che il partenariato strategico biregionale tra l'Unione europea e l'America latina e i Caraibi, avviato nel giugno 1999 per rafforzare le relazioni fra le due regioni, non può ancora essere considerato un successo consolidato;

H.  considerando che la regione ALC ha vissuto notevoli cambiamenti nell'ultimo decennio, quali il passaggio di una gran parte della popolazione al ceto medio mediante riforme economiche e politiche sociali, una maggiore redistribuzione della ricchezza generata nei paesi della regione, che ha permesso di migliorare l'accesso all'istruzione, alla salute e ad alloggi dignitosi, nonché un generale consolidamento della democrazia, ma anche la fine del "superciclo delle materie prime", a causa del quale milioni di persone hanno rischiato di ricadere in povertà;

I.  considerando che, dopo un decennio di crescita economica notevole, la fine del ciclo dei prezzi alti delle materie prime, da cui dipendono la maggioranza dei paesi ALC, congiuntamente al rallentamento dell'economia cinese, che oggi è il loro secondo partner commerciale dopo gli Stati Uniti, ha portato alla stagnazione economica e persino alla recessione economica in diversi paesi di tale regione, compromettendo molti dei progressi raggiunti e lasciando milioni di persone a rischio di ricadere in povertà;

J.  considerando che in taluni paesi dell'America latina si riscontra una forte richiesta, da parte dell'opinione pubblica, di maggiori livelli di democrazia e di partecipazione, nonché di politiche economiche sostenibili;

K.  considerando che lo Stato di diritto riflesso in un quadro giuridico stabile in grado di garantire la certezza del diritto è un elemento fondamentale per attrarre gli investimenti necessari a promuovere la ripresa economica;

L.  considerando che il rispetto dello Stato di diritto e di un quadro giuridico e politico stabile consente a entrambe le regioni di esercitare la libera impresa e creare un contesto favorevole agli investimenti che comprenda salvaguardie al principio della certezza giuridica;

M.  considerando che gli elevati livelli di inflazione ostacolano la crescita e devono essere pertanto immediatamente affrontati; che tassi di cambio affidabili sono elementi essenziali dello sviluppo economico di un paese; che è indispensabile attuare una politica industriale che aumenti la produttività, diversifichi l'economia e attragga investimenti;

N.  considerando che gli accordi di associazione tra l'Unione europea e i paesi ALC contribuiscono a migliorare il dialogo politico e commerciale e il contesto per gli investimenti, con la conseguente apertura del settore dei servizi e dei mercati degli appalti pubblici che consente l'attuazione di progetti infrastrutturali;

O.  considerando che è estremamente importante che l'America latina e l'UE mettano a punto un'agenda condivisa;

P.  considerando che negli ultimi anni nell'UE si sono verificati importanti cambiamenti, segnatamente la crisi economica, le sfide connesse a Brexit e la crisi dei rifugiati;

Q.  considerando che, alla luce dei principali cambiamenti geopolitici attualmente in corso nei paesi ALC, caratterizzati, tra l'altro, dalla crescente presenza di Stati asiatici alla ricerca di partenariati economici nella regione, l'UE deve rafforzare la sua posizione di leale alleato dei partner della regione ALC non solo in termini di scambi economici, ma anche di progresso sociale e difesa di valori comuni;

R.  considerando che l'accordo globale UE-Messico, l'accordo di associazione UE-Cile e l'accordo quadro interregionale di cooperazione UE-Mercosur vigenti sono entrati in vigore rispettivamente nel 1997, nel 2003 e nel 1999; che, vista l'importanza che essi rivestono per l'UE e per i paesi ALC, i negoziati in corso sull'aggiornamento di tali accordi devono essere ambiziosi al fine di conseguire risultati più moderni e progressisti;

S.  considerando che l'UE è la principale fonte di assistenza allo sviluppo, come dimostrato dallo strumento per la cooperazione allo sviluppo (DCI) 2014-2020, nonché il principale investitore e uno dei maggiori partner commerciali della regione ALC, e che la cooperazione europea è solida in virtù della cooperazione finanziaria e triangolare;

T.  considerando che la Commissione è in fase di formulazione di una nuova agenda di sviluppo nel quadro dell'agenda 2030 e che il concetto di sviluppo sostenibile deve applicarsi e includere tutti i paesi dell'America latina (ivi compresi i paesi a medio reddito) e che questo nuovo approccio deve prendere in considerazione altri criteri oltre al reddito pro capite;

U.  considerando che i paesi dell'America latina e dei Caraibi sono stati sistematicamente relegati a un ruolo di secondo piano nella definizione delle principali priorità della politica estera dell'UE, nonostante i ben noti legami culturali e linguistici che storicamente la uniscono ai paesi ALC e la necessità di trovare nuovi alleati a fronte della sua crescente perdita d'influenza geopolitica nel mondo;

V.  considerando che la regione atlantica nel suo insieme, che comprende l'Unione europea, l'America settentrionale, l'America centrale, l'America meridionale e i paesi lungo la costa atlantica dell'Africa, è molto importante e che è necessaria la cooperazione tra le regioni e i paesi atlantici al fine di consentire a tutti loro di affrontare le sfide condivise che colpiscono questa ampia area;

W.  considerando che la prossima conferenza ministeriale dell'OMC si terrà a Buenos Aires nel dicembre 2017 e che in tale occasione si incontreranno anche le delegazioni parlamentari dei paesi membri;

X.  considerando che l'attuazione dell'agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile garantisce l'accesso universale alle informazioni e la tutela della libertà di espressione;

Y.  considerando che i 10 paesi con i migliori risultati in termini di governance energetica e il 20 % delle riserve di petrolio mondiali si trovano in America latina;

Z.  considerando che due paesi dell'America latina, Messico e Brasile, sono risultati essere partner strategici dell'Unione europea;

1.  sottolinea che il partenariato biregionale UE-ALC si basa su principi, valori e interessi comuni, quali la democrazia, i diritti umani, la pace e la solidarietà, lo Stato di diritto e un sistema giudiziario indipendente, come pure l'impegno a difenderli in una relazione orizzontale, ed è diventato essenziale per la promozione degli scambi e della cooperazione biregionali; evidenzia che, a seguito della crisi economica, i paesi dell'UE e ALC devono affrontare sfide comuni in materia di crescita economica sostenibile e lotta alla disoccupazione, trasformazione digitale, inclusione sociale e uguaglianza di genere, e condividono nel contempo valori comuni;

2.  sottolinea che il nuovo scenario geopolitico rafforza la regione ALC quale priorità e opportunità strategica della politica estera dell'UE, poiché entrambe le regioni hanno una visione comune del mondo basata sul multilateralismo, sul dialogo, sulla sostenibilità, sullo Stato di diritto, sul rispetto dei diritti umani e su società aperte e inclusive; riconosce la ricca e positiva diversità di attori nelle relazioni tra i paesi UE e ALC, ivi compresi gli Stati, le città, gli enti locali e le università, la società civile, le imprese e il Comitato economico e sociale europeo; chiede di rafforzare il coordinamento degli accordi, delle azioni di cooperazione e dei contatti politici ad alto livello;

3.  ritiene essenziali, in quanto azioni complementari, l'ampliamento della cooperazione politica ed economica e la creazione di partenariati più forti con i paesi ALC a livello biregionale, subregionale e bilaterale; sottolinea la necessità che tale cooperazione contribuisca efficacemente al consolidamento della crescita economica tramite politiche di sviluppo socioeconomico sostenibile, garantendo nel contempo inclusione sociale, libertà civili, diritti umani e riduzione della povertà; ritiene che il partenariato UE-ALC e gli accordi di associazione debbano tenere conto delle differenze economiche tra le regioni e prestare attenzione a non peggiorare le asimmetrie esistenti; osserva che la presenza di imprese europee è molto importante per le economie nazionali dei paesi dell'America latina e sottolinea che le loro attività devono essere soggette alle vigenti norme e procedure di monitoraggio;

4.  sottolinea l'importanza dei vertici UE-CELAC quale strumento del partenariato biregionale strategico e nuovo quadro per il dialogo politico; chiede all'UE e alla CELAC di rafforzare detto partenariato e il dialogo politico nell'ambito dei loro dialoghi tematici e iniziative principali, quali l'iniziativa congiunta per la ricerca e l'innovazione, il dialogo strutturato sulle migrazioni e il meccanismo di coordinamento e cooperazione in materia di droghe, nonché lavorando alla definizione di interessi comuni ben definiti, al fine di affrontare insieme le principali sfide globali nell'ambito del buon governo, della crescita economica, della coesione sociale, della cultura, dell'innovazione e dell'ambiente in seno ai consessi multilaterali quali le Nazioni Unite, il G-20 e l'OMC;

5.  ribadisce l'impegno dell'UE e dei paesi ALC a rafforzare la cooperazione sull'agenda globale e sostiene un approccio multilaterale all'interno dell'OMC quale base di un sistema commerciale aperto, fondato su norme prevedibili e più inclusive che siano efficaci per il conseguimento degli obiettivi di riduzione della povertà e di promozione dello sviluppo sostenibile, come pure che siano trasparenti e democratiche e prevedano una dimensione parlamentare rafforzata;

6.  ribadisce il sostegno all'integrazione regionale nella regione ALC e sottolinea la necessità di un maggiore coordinamento fra i diversi programmi d'integrazione regionale della regione, nel rispetto dei diversi ritmi d'integrazione; raccomanda di rafforzare il dialogo, la cooperazione e lo scambio di migliori pratiche con la CELAC, il Mercosur, la Comunità andina di nazioni (CAN), il Sistema di integrazione centroamericano (SICA) e l'Alleanza del Pacifico, onde aumentare il dialogo in settori di interesse comune e renderne più solido il quadro istituzionale; raccomanda di rafforzare le iniziative regionali sul dialogo politico, la cooperazione e lo scambio di migliori pratiche, quali l'Unione delle nazioni sudamericani (UNASUR), l'Organizzazione degli Stati americani (OSA) e la Comunità dei Caraibi (CARICOM), ai fini della promozione della democrazia nell'America del Sud; sottolinea l'importanza di rafforzare la cooperazione interparlamentare fra l'UE e i paesi ALC, in particolare fra il Parlamento europeo e i vari parlamenti regionali, condividendo le esperienze e le conoscenze politico-istituzionali; accoglie con favore il dialogo avviato di recente fra il Mercosur e l'Alleanza del Pacifico nell'ottica di una convergenza graduale e di un potenziamento della consultazione sulle sfide regionali e globali del futuro;

7.  sottolinea che la stabilità politica, le regole di carattere economico e la solidità istituzionale, che garantiscono il rispetto dello Stato di diritto e della trasparenza, sono fondamenti di un contesto in grado di attrarre investimenti a lungo termine attraverso la certezza giuridica; evidenzia che un simile quadro giuridico richiede solide istituzioni democratiche e una pianificazione economica responsabile, nonché uno sforzo teso al rafforzamento del dialogo politico e dei partenariati economici nella regione e con i partner esterni; rammenta, in questo contesto, che il partenariato con l'Unione europea svolge un ruolo centrale;

8.  sottolinea il dinamismo dell'Alleanza del Pacifico, che raggruppa Cile, Colombia, Messico e Perù, e chiede al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) di prendere in esame l'opportunità che l'UE partecipi a detta Alleanza in veste di osservatore, come già fanno numerosi Stati membri dell'Unione;

9.  sottolinea che le sfide globali attuali, tra cui i diritti umani, la pace, la sicurezza, la lotta alla corruzione e all'impunità, la mancanza di buon governo, lo sviluppo socioeconomico sostenibile, l'eliminazione della povertà, la trasformazione digitale, la migrazione di massa, l'uguaglianza di genere, la sicurezza informatica, la criminalità organizzata e il terrorismo, il traffico di stupefacenti, i cambiamenti climatici, i mutamenti geopolitici, le disuguaglianze tra paesi e all'interno di essi, il lavoro informale e la crescente disoccupazione offrono nuove opportunità e nuovi canali di cooperazione affinché il partenariato UE-ALC operi in modo strategico e sia caratterizzato da una visione comune e da un'agenda condivisa;

10.  evidenzia che, sebbene la regione abbia registrato uno sviluppo economico considerevole, con il conseguente abbassamento dei livelli di povertà e disuguaglianza, le disparità restano un grande ostacolo allo sviluppo della regione ALC, dove 175 milioni di persone continuano a vivere in condizioni di povertà ed esclusione, in particolare le donne e i bambini; sottolinea che la crescita economica, lo sviluppo sociale inclusivo, l'equa distribuzione della ricchezza e la prestazione universale dei servizi pubblici essenziali sono aspetti fondamentali per superare tale ostacolo;

11.  ricorda che l'obiettivo di eliminare la povertà e ridurre le disuguaglianze deve essere perseguito mediante politiche economiche, di coesione sociale e di inclusione, maggiori opportunità di lavoro e accesso all'istruzione, e sottolinea la necessità di tutelare i cittadini e ampliare il ceto medio a prescindere dagli effetti dei cicli economici, consolidare i progressi nell'ambito del miglioramento delle condizioni di vita, anche attraverso l'istituzione di sistemi di protezione sociale di base, e rispettare i valori democratici e i diritti umani;

12.  evidenzia la necessità di integrare le economie nelle catene del valore globali, sulla base di un modello di economia circolare, e di riconoscere l'importanza di istituire accordi commerciali bilaterali e multilaterali, quale strumento efficace che può contribuire ad affrontare le sfide globali comuni, promuovendo tra l'altro, nel contempo, il lavoro dignitoso e il dialogo sociale quali motori dello sviluppo sostenibile; sottolinea l'importanza di creare condizioni che permettano la diversificazione delle economie di entrambe le regioni, in modo da renderle meno dipendenti e vulnerabili nei confronti delle variazioni cicliche globali; rimarca l'importanza di promuovere il trasferimento di conoscenze scientifiche e tecnologiche, di migliorare il capitale umano e di diversificare l'occupazione, per cui è indispensabile un aumento degli investimenti in istruzione, formazione e acquisizione di qualifiche;

13.  accoglie con favore il protocollo di adesione dell'Ecuador all'accordo di libero scambio dell'UE con la Colombia e il Perù, firmato dall'UE, dai suoi Stati membri, dall'Ecuador, dalla Colombia e dal Perù l'11 novembre 2016; ricorda che l'accordo elimina le elevate tariffe doganali e gli ostacoli tecnici al commercio, liberalizza i mercati dei servizi, apre i mercati degli appalti pubblici e prevede obblighi riguardo a meccanismi di risoluzione delle controversie rapidi ed efficaci;

14.  osserva che l'UE è il maggiore investitore estero nella regione ALC nonché il suo secondo principale partner commerciale, il che determina una relazione economica bidirezionale basata sui valori della qualità, della responsabilità sociale, della creazione di posti di lavoro, del trasferimento di tecnologia e della ricerca e innovazione;

15.  incoraggia ulteriori partenariati pubblici e privati per promuovere lo sviluppo economico, l'imprenditorialità, la crescita e gli investimenti esteri; sottolinea la necessità di contrastare l'economia informale e il sottosviluppo e la scarsa competitività delle PMI; chiede di facilitare e migliorare la mobilità tra le regioni, garantendo nel contempo la coerenza reciproca in termini di diritti dei lavoratori e rafforzando il coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale;

16.  sottolinea la necessità di creare sistemi fiscali sostenibili ed efficaci in entrambe le regioni, unitamente a un'appropriata cultura fiscale, anche con l'istituzione di uffici di contabilità generale efficaci che possano promuovere la crescita economica e lo sviluppo di uno stato sociale in grado di fornire e garantire beni e servizi pubblici, quali l'accesso all'istruzione pubblica, alla sanità, alle infrastrutture di protezione sociale e alla sicurezza a tutti i cittadini, e ribadisce che i paradisi fiscali e l'elusione fiscale pregiudicano lo sviluppo economico e sociale, il progresso e la prosperità nonché l'opportuno funzionamento delle politiche di redistribuzione economica e sociale;

17.  sottolinea che la crescita economica e il commercio sono fondamentali per il conseguimento dello sviluppo sostenibile, ma non sono sufficienti a ridurre la povertà, le disuguaglianze e l'esclusione; chiede politiche efficaci che contribuiscano a ridurre tali problemi mediante una crescita diversificata, sostenibile e inclusiva, caratterizzata da un netto orientamento verso i temi sociali, il sostegno istituzionale e il rispetto dei diritti umani;

18.  ritiene che il conseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile debba rappresentare l'obiettivo principale della cooperazione tra l'America latina e i Caraibi e l'Unione europea; esorta l'Unione a rafforzare i programmi di sostegno al bilancio;

19.   appoggia la nuova agenda di sviluppo della Commissione nel quadro dell'agenda 2030; ribadisce che l'agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e gli obiettivi di sviluppo sostenibile dovrebbero essere gli strumenti principali della cooperazione UE-ALC, comprese tutte le dimensioni dello sviluppo economico, sociale e sostenibile e non soltanto l'eliminazione della povertà; sottolinea che l'UE deve continuare a fornire aiuti pubblici allo sviluppo a tutti i paesi ALC, anche a quelli a medio e a più alto reddito che, in base al principio di differenziazione, non sono più ammissibili alla cooperazione bilaterale allo sviluppo, prevedendo un nuovo approccio che non si basi solo sul reddito pro capite; insiste affinché la Commissione continui, in via eccezionale e in linea con il regolamento DCI, a fornire cooperazione bilaterale ai paesi a medio e a più alto reddito per tutta la durata dello strumento di finanziamento della cooperazione allo sviluppo per il periodo 2014-2020 e oltre, al fine di continuare a sostenere gli sforzi di tali paesi nel contesto delle sfide attuali;

20.  chiede un migliore coordinamento tra le politiche e i programmi di sostegno ai paesi ALC, alle regioni ultraperiferiche e ai paesi e territori d'oltremare; chiede che siano rispettati gli impegni politici assunti in occasione dei vertici regionali UE-ALC e che, contestualmente, siano stanziate le risorse finanziarie necessarie;

21.  invita la Commissione a indicare gli strumenti disponibili e assegnare loro risorse sufficienti, adottando opportune misure per allineare tali strumenti ai principi di efficacia, possibilità di stanziamento, armonizzazione, responsabilità reciproca, rendicontabilità e conformità alle strategie di sviluppo dei paesi ALC, allo scopo di aiutarli ad affrontare le sfide e ad adattarsi a una possibile riduzione futura dell'aiuto pubblico allo sviluppo (APS); chiede che tali strumenti includano il trasferimento di know-how e la formazione e contribuiscano alle riforme fiscali e di gestione delle finanze pubbliche che permettono di promuovere la crescita e la prestazione di servizi pubblici di alta qualità;

22.  invita la Commissione ad applicare ai propri programmi di finanziamento combinato criteri imponibili sui principi di efficacia dello sviluppo, in particolare in termini di titolarità, allineamento con i paesi partner, sviluppo e addizionalità finanziaria, trasparenza e responsabilità;

23.  sottolinea che, in ragione delle sue caratteristiche geografiche e geologiche, la regione ALC è molto vulnerabile alle catastrofi naturali e che tale situazione è aggravata dai cambiamenti climatici, che devono essere affrontati a livello mondiale secondo il principio della responsabilità comune ma differenziata; chiede alla Commissione e ai paesi ALC di affrontare le cause profonde, attuare misure di resilienza ai cambiamenti climatici e adottare una strategia e protocolli di prevenzione dei rischi ai fini di una mobilitazione rapida dell'assistenza umanitaria in caso di emergenza;

24.  esorta a provvedere realmente alla realizzazione dell'uguaglianza di genere, all'emancipazione delle donne e a politiche a favore dell'inclusione delle donne in tutti gli ambiti della vita politica, economica e sociale, al fine di rafforzarne la partecipazione attiva nella società, lottando tenacemente contro i femminicidi, garantendo alle donne la sicurezza fisica e psicologica, agevolando l'accesso in condizioni di parità al mercato del lavoro, alla titolarità della terra e all'occupazione nonché assicurando il rispetto della salute sessuale e riproduttiva e dei relativi diritti; sottolinea l'importanza di migliorare la vita di bambine, ragazze e donne; mette in evidenza che l'accesso all'istruzione è pertanto indispensabile e potrebbe portare alla trasformazione sociale ed economica; si compiace della convenzione interamericana del 1994 sulla prevenzione, la repressione e l'eliminazione della violenza contro le donne ("convenzione di Belém do Pará") e chiede di conferire al segretariato del suo meccanismo di monitoraggio, il MESECVI, un ruolo di maggior rilievo; accoglie con favore l'entrata in vigore, nel 2016, della convenzione di Istanbul del Consiglio d'Europa e invita i paesi di entrambe le regioni che non lo abbiano ancora fatto ad aderirvi;

25.  ritiene fondamentali sia le politiche pubbliche, in particolare in materia di sanità, istruzione e formazione, sia le iniziative private, che offrono opportunità ai quasi 30 milioni di giovani che non studiano né lavorano né seguono corsi di formazione; sottolinea che i programmi di sviluppo devono affrontare livelli elevati di conflitto, violenza, criminalità organizzata e omicidi, che interessano in particolare i giovani e gli adolescenti e costituiscono una delle principali sfide per i paesi ALC;

26.  ribadisce l'importanza che i giovani possano beneficiare di un'occupazione di qualità e di opportunità di istruzione, dal momento che essi rappresentano un fattore determinante e una fonte di speranza per la stabilità politica a lungo termine del continente; invita a promuovere ulteriormente la cooperazione con i fondi economici sotto forma di partecipazione bilaterale in ambito universitario, scambio di conoscenze e mobilità internazionale tra gli studenti dei paesi dell'UE e ALC, in particolare tramite il rafforzamento del programma Erasmus+ nel quadro del partenariato con la CELAC in materia di istruzione superiore, avviato nel 2015; osserva con soddisfazione che nel 2015 è stato avviato con successo il programma Erasmus+ che ha offerto 6 200 opportunità di mobilità e 3 500 borse di studio principalmente a studenti dei paesi CELAC fino al 2020; rileva la necessità di portare avanti il pieno e reciproco riconoscimento dei titoli universitari e di rafforzare la cooperazione biregionale nell'ambito del sistema di qualità e accreditamento;

27.  sottolinea il ruolo chiave della cooperazione UE-CELAC nel settore della scienza, della tecnologia e dell'innovazione, come pure l'importanza della creazione dello spazio comune di ricerca UE-CELAC per rafforzare la cooperazione sulla mobilità dei ricercatori e dei professori;

28.  sottolinea l'importanza fondamentale dei diritti dei bambini e la necessità di garantire il rigoroso rispetto, da parte di tutti i paesi UE e ALC, della convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo;

29.  invita a promuovere la collaborazione in tale ambito al fine di incoraggiare lo sviluppo tecnologico e migliorare l'accesso della popolazione alle tecnologie dell'informazione e della comunicazione in modo da adattare le società alla trasformazione digitale;

30.  sottolinea la tendenza generale e le sfide comuni dell'ultimo decennio riguardo alla promozione delle libertà e dei diritti sociali, come pure gli enormi sforzi compiuti per mettere a punto politiche pubbliche inclusive intese a proteggere i gruppi vulnerabili e a distribuire equamente la ricchezza e la crescita economica, contribuendo così in maniera decisiva a sottrarre alla povertà quasi 60 milioni di latinoamericani negli ultimi quindici anni; chiede alle autorità di rispettare e garantire i principi democratici, i diritti fondamentali, le libertà e la sicurezza di tutti i cittadini, comprese le minoranze religiose, le popolazioni indigene, gli attivisti ambientali, la comunità LGBTI, i cittadini con disabilità, le persone sfollate con la forza e gli apolidi, nonché le popolazioni delle zone rurali; pone l'accento sull'importanza di assicurare la libertà di riunione, di associazione e di espressione sia online che offline;

31.  sottolinea la necessità di garantire i diritti e la sicurezza delle minoranze religiose e della comunità LGBTI; esorta i governi dei paesi ALC ad approvare leggi e prendere provvedimenti in grado di tutelare i difensori dei diritti umani e i giornalisti da persecuzioni, minacce, campagne di diffamazione, detenzione arbitraria, tortura, sparizioni forzate e omicidi di cui sono frequentemente vittime; chiede che i diritti e gli interessi dei popoli indigeni e delle popolazioni delle zone rurali siano tutelati di fronte a progetti di sviluppo di grande impatto ambientale e operazioni delle industrie estrattive, in primo luogo attivando meccanismi di consultazione e consenso preliminari;

32.  deplora gli attacchi contro i leader dell'opposizione eletti democraticamente, i giornalisti e i difensori dei diritti umani, in particolare quelli che si occupano di questioni ambientali e i loro legali; invita le autorità ad adottare tutte le misure necessarie per garantire la loro integrità fisica e psicologica nonché indagini immediate, accurate e imparziali, al fine di assicurare i responsabili alla giustizia in conformità delle norme internazionali;

33.  ribadisce che è opportuno garantire la partecipazione attiva e la consultazione della società civile e delle ONG durante il processo negoziale e di attuazione degli accordi commerciali e di associazione;

34.  sottolinea la necessità di fare riferimento, in detti accordi, al diritto alla libertà di espressione e riunione nei paesi ALC;

35.  incoraggia gli Stati membri dell'UE a considerare l'adozione di norme che prevedano la possibilità del congelamento dei beni e restrizioni sui visti nei confronti dei soggetti coinvolti in gravi violazioni dei diritti umani;

36.  ribadisce che le politiche e le prassi sulla migrazione devono garantire il rispetto dei diritti umani, prestando particolare attenzione alle donne e ai gruppi vulnerabili come minori, anziani e disabili, tenendo conto nel contempo delle sfide legate alla protezione delle frontiere e alla non criminalizzazione dei migranti; sottolinea la necessità di un approccio globale che riconosca il contributo economico e sociale dei lavoratori migranti ai paesi ospitanti e l'importanza dei paesi di transito e della definizione di vie legali per la cittadinanza nei paesi ospitanti, prestando particolare attenzione agli sfollati bisognosi di asilo; chiede misure volte a facilitare e migliorare la mobilità tra i paesi, garantendo nel contempo la coerenza in termini di diritti dei lavoratori e rafforzando il coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale;

37.  esorta i paesi ALC ad assicurare il pieno rispetto dei diritti sociali, ambientali e lavorativi; chiede la piena ed effettiva attuazione delle convenzioni dell'OIL e il rispetto delle norme fondamentali in materia di lavoro, che, tra l'altro, prevedono la libertà di associazione e il diritto alla contrattazione collettiva; sottolinea, inoltre, l'esigenza di garantire l'eliminazione di tutte le forme di lavoro forzato o obbligatorio;

38.  pone l'accento sulle sfide che entrambe le regioni affrontano in termini di difesa e sicurezza, compresi il terrorismo e la lotta contro il traffico di stupefacenti e la criminalità organizzata, e incoraggia a proseguire gli sforzi per rafforzare la cooperazione in materia di difesa e sicurezza mediante il coordinamento delle forze di polizia e militari, prestando particolare attenzione alla condivisione delle informazioni; esorta i paesi dell'America latina a partecipare alle missioni dell'UE di gestione delle crisi e di mantenimento della pace, come già avviene in Colombia e Cile; invita a promuovere ulteriormente la cooperazione militare per creare corpi speciali per gli aiuti d'urgenza contro le catastrofi naturali e umanitarie; invita a rafforzare maggiormente la cooperazione in materia di sicurezza marittima, disarmo, non proliferazione e controllo degli armamenti;

39.  chiede il rispetto inequivocabile del principio dell'integrità territoriale degli Stati;

40.  deplora i tagli apportati agli aiuti umanitari e critica il fatto che tali tagli continuino a interessare le regioni che più hanno bisogno di aiuti (triangolo del nord dell'America centrale, Haiti, Colombia) e zone particolarmente colpite dagli effetti dei cambiamenti climatici e dalle catastrofi naturali;

41.  condanna il comportamento dei governi di alcuni paesi che si sono rifiutati di accettare gli aiuti umanitari internazionali e hanno così impedito che si facesse fronte alle necessità basilari degli stessi; chiede al vicepresidente/alto rappresentante di esortare le autorità competenti a consentire l'ingresso di tali aiuti e presentare un programma di assistenza per ogni paese;

42.  chiede all'UE di impegnarsi nel sostenere i paesi ALC che soffrono di un problema di violenza endemica, con un numero inaccettabile di omicidi, esecuzioni extragiudiziali e sparizioni forzate, dato che senza sicurezza non si possono realizzare vera prosperità, dignità e felicità; esorta i paesi ALC a prendere misure per risolvere il sovraffollamento delle carceri e migliorare le condizioni di detenzione, garantire la salvaguardia dell'integrità fisica e psicologica dei detenuti, condurre indagini e punire la tortura e i maltrattamenti, nonché promuovere un trattamento più umano dei detenuti, in modo da evitare le sommosse che si verificano regolarmente nelle carceri con conseguente perdita di vite;

43.  sottolinea la necessità di rafforzare la cooperazione tra tutti i paesi del bacino atlantico nella lotta contro il traffico di stupefacenti, coinvolgendo anche i paesi interessati dell'Africa occidentale, che costituiscono un'importante via di collegamento per i flussi di stupefacenti tra l'America latina e l'Europa;

44.  chiede all'UE di sostenere i paesi dell'America centrale vittime della criminalità organizzata che minaccia le loro strutture sociali e politiche;

45.  sottolinea la necessità che l'Unione europea continui a sostenere la strategia per la sicurezza dell'America centrale (ESCA) e la strategia di sicurezza dei Caraibi;

46.  mette in evidenza la necessità urgente di intensificare gli sforzi per combattere la corruzione, la frode fiscale e l'impunità, che rappresentano alcuni dei principali ostacoli allo sviluppo, garantire il rispetto dello stato di diritto, lo svolgimento di elezioni libere e trasparenti, la separazione dei poteri e la parità di accesso a un sistema giudiziario indipendente, imparziale e professionale, sostenere la buona governance, affrontare le carenze istituzionali e potenziare l'amministrazione; riconosce il lavoro svolto da EUROsociAL in questo ambito;

47.  invita i paesi dell'UE e ALC ad affrontare e contrastare il problema della corruzione mediante misure che vanno dalla prevenzione alle azioni di contrasto e ai procedimenti penali, all'attuazione efficace delle convenzioni multilaterali e internazionali in materia di lotta alla corruzione, e osserva che l'esistenza della corruzione compromette non solo il benessere economico e sociale e l'uguaglianza sociale, ma anche la legittimità politica e il buon governo; sottolinea che l'assenza di un'amministrazione pubblica e di una giustizia indipendenti causa sfiducia nelle istituzioni pubbliche, compromettendo lo Stato di diritto e alimentando la violenza; insiste sulla necessità di trasparenza, libertà dei media e partecipazione civica per rafforzare la lotta alla corruzione; tiene conto della necessità di introdurre nuove disposizioni internazionali per sollecitare la fine dei paradisi fiscali, quali lo scambio automatico di informazioni in materia fiscale e l'abolizione del segreto bancario;

48.  invita a rafforzare la cooperazione sulle questioni ambientali, che sono di grande interesse reciproco, ponendo una particolare enfasi sul processo di transizione energetica e di decarbonizzazione, che avrà un impatto sulle economie di entrambe le regioni; sottolinea la necessità di favorire la ricerca sulle energie rinnovabili e la loro diffusione, la protezione della natura, la gestione delle foreste e politiche volte ad affrontare le cause e le conseguenze del cambiamento climatico in una regione che risente fortemente dei suoi effetti, tenendo conto dei diritti delle comunità locali e indigene nelle zone di estrazione delle risorse naturali; pone l'accento sulla necessità di sostenere ulteriormente iniziative quali EUROCLIMA o RIOCC, in linea con l'Agenda di Lima in materia di sviluppo sostenibile, ambiente, cambiamento climatico ed energia; riconosce l'esigenza comune di attuare una transizione energetica al fine di rispettare con successo gli accordi di Parigi; sottolinea altresì la necessità di ulteriori investimenti e cooperazione tra le istituzioni e le aziende dell'UE e dei paesi ALC per affrontare congiuntamente la transizione energetica, la decarbonizzazione e il miglioramento delle infrastrutture di base; ribadisce l'importanza di migliorare le procedure di governance e giudiziarie al fine di proteggere le foreste ed estendere le pratiche agricole ecologiche;

49.  ritiene fondamentale accelerare i negoziati UE-Mercosur per giungere a un accordo di associazione completo, equilibrato e reciprocamente vantaggioso, come indicato nelle conclusioni del Consiglio europeo del 9 marzo 2017, in modo tale da poter completare la rete di accordi esistenti tra l'UE e l'America latina; sottolinea la necessità di concludere i negoziati e raggiungere un accordo definitivo che sia ratificato dal Parlamento europeo prima della fine dell'attuale mandato, dal momento che ciò contribuirà positivamente alla crescita economica e alla creazione di occupazione in entrambe le economie e rafforzerà i rapporti storici, culturali, politici e di cooperazione e la fiducia tra i popoli;

50.  sottolinea l'importanza di accelerare i negoziati in corso per l'aggiornamento dell'accordo globale UE-Messico e chiede che tale accordo sia concluso entro la fine del 2017; evidenzia altresì l'importanza di concludere l'accordo di associazione UE-Cile prima del primo trimestre del 2018; invita i parlamenti degli Stati membri, che non vi abbiano ancora provveduto, a ratificare l'accordo di associazione UE-America centrale;

51.  sottolinea l'importanza della recente adesione dell'Ecuador all'accordo multisettoriale con la Colombia e il Perù e rammenta che l'accordo è aperto anche alla Bolivia, qualora decidesse di partecipare; accoglie con favore l'applicazione dell'esenzione dal visto Schengen per soggiorni di breve durata per il Perù e la Colombia; chiede, a tale proposito, che la stessa esenzione sia concessa all'Ecuador; sottolinea che tali azioni contribuiscono a migliorare i legami economici e culturali tra l'UE e detti paesi;

52.  insiste sull'importanza vitale dell'inclusione sistematica di regole sulla responsabilità d'impresa e di clausole di salvaguardia dei diritti umani e dei diritti sociali negli accordi di associazione, commerciali e d'investimento fra l'UE e i paesi ALC;

53.  sottolinea che il Messico e il Brasile sono stati dichiarati partner strategici dell'UE e chiede di concedere tale status anche all'Argentina, quale attore rilevante della regione nonché membro del MERCOSUR e del G20; chiede altresì che il quadro delle relazioni internazionali sia rinnovato;

54.  riconosce l'importanza dei vertici ibero-americani, i cui meccanismi operativi sono stati rafforzati negli ultimi anni e sottolinea al contempo il ruolo svolto dal segretariato generale ibero-americano (SEGIB) a sostegno alla presidenza di turno; evidenzia il valore aggiunto che esso apporta alla collaborazione generale tra le due regioni in qualità di forum per il dialogo, il coordinamento e la cooperazione; chiede, in tal senso, di istituire un meccanismo di cooperazione - che potrebbe assumere la forma di un protocollo d'intesa o di un accordo quadro di cooperazione tra la Commissione e/o il SEAE e il SEGIB - che possa ottimizzare la relazione e portarla a un livello più strutturato, ordinato e sistematico per entrambe le istituzioni; accoglie con favore il fatto che, in occasione dell'ultimo vertice, si sia prestata particolare attenzione ad ambiti rilevanti quali i giovani, l'istruzione e l'imprenditorialità;

55.  ribadisce che l'Assemblea EuroLat e le delegazioni parlamentari sono consessi di grande successo ed efficacia per la dimensione parlamentare del partenariato strategico e per il dialogo politico tra l'UE e i paesi ALC, compresa la società civile, il cui ruolo dovrebbe essere rafforzato, e sono anche essenziali per trasmettere le istanze dei cittadini ai vertici UE-CELAC; sottolinea l'importanza di garantire la visibilità e la divulgazione delle loro discussioni e conclusioni, sia mediante l'interazione con i vertici UE-CELAC sia attraverso i canali istituzionali nazionali e regionali;

56.  evidenzia il ruolo della Fondazione Europa-America Latina e Caraibi in quanto organizzazione internazionale e chiede che l'accordo che la istituisce sia tempestivamente ratificato da tutti i suoi 62 membri, il che sarebbe essenziale per sostenere il partenariato biregionale; chiede altresì che siano istituiti canali permanenti di cooperazione tra la Fondazione e l'Assemblea EuroLat;

57.  è favorevole a un aumento del mandato di finanziamento esterno della Banca europea per gli investimenti per l'America latina al fine di mantenere e sviluppare operazioni atte a rispondere alle esigenze di finanziamento di settori prioritari quali la mitigazione del cambiamento climatico, lo sviluppo delle infrastrutture sociali, economiche e ambientali e il sostegno alle PMI;

58.  chiede un migliore coordinamento multilaterale degli Stati membri dell'UE nell'ambito della Banca interamericana di sviluppo (BID) e della Banca di sviluppo dell'America latina (CAF), allo scopo di ottimizzarne l'impatto economico nei programmi di sviluppo per i paesi ALC;

59.  ribadisce il proprio sostegno al processo di pace in Colombia, che è decisivo per il futuro dei colombiani e per la stabilizzazione della regione di cui il paese fa parte, e si impegna a sostenere il governo colombiano nell'attuazione del processo stesso; sottolinea, in proposito, l'importanza di coinvolgere l'intera società colombiana, in particolare le vittime e le organizzazioni della società civile, nonché le persone sfollate con la forza e i leader del governo, garantendo la sicurezza e la protezione degli attivisti per i diritti umani e dei rappresentanti delle comunità; esorta l'UE e gli Stati membri a portare avanti il loro sostegno politico e finanziario, anche attraverso il regolamento DCI (in particolare l'articolo 5, paragrafo 2) e il fondo fiduciario dell'UE per la Colombia, e sostiene il ruolo dell'inviato speciale del VP/AR per la Colombia; esprime l'auspicio che l'esercito di liberazione nazionale si impegni anche a favore del processo di pace in corso; accoglie con favore il fatto che, sotto la supervisione delle Nazioni Unite, le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (FARC) abbiano completato la cessione delle armi individuali; sostiene la nuova missione istituita dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite al fine di contribuire al reinserimento degli appartenenti alle FARC nella società; plaude all'accordo bilaterale di cessate il fuoco concluso tra l'Esercito di liberazione nazionale e il governo della Colombia;

60.  esprime profonda preoccupazione per il grave deterioramento della situazione della democrazia, dei diritti umani e del quadro socioeconomico del Venezuela, in cui si registra un clima di crescente instabilità politica e sociale; invita il governo venezuelano a salvaguardare la separazione e l'indipendenza dei poteri e a ripristinare la piena autorità costituzionale dell'Assemblea nazionale; chiede inoltre al governo venezuelano di assicurare il rilascio immediato e incondizionato di tutti i prigionieri politici e di presentare quanto prima un calendario elettorale che consenta lo svolgimento di elezioni libere e trasparenti; invita la comunità internazionale, gli attori regionali e il VP/AR a promuovere e sostenere un ampio accordo nazionale, quale unica soluzione possibile; invita il VP/AR a esaminare attivamente altre misure volte a promuovere in modo costruttivo la stabilizzazione politica del paese; respinge in tal senso qualsiasi tentativo di sottrazione dei poteri costituzionalmente riconosciuti trasferendoli ad altri organismi; condanna fermamente le elezioni dell'Assemblea costituente del 30 luglio 2017, poiché costituiscono una violazione del principio della separazione dei poteri e del rispetto dei diritti dei cittadini di esprimere liberamente le loro opinioni politiche attraverso istituzioni democraticamente elette e legittime; ricorda che il Parlamento europeo, unitamente a molti altri attori internazionali, non riconosce tali elezioni né le azioni e le decisioni adottate dall'Assemblea recentemente istituita, in quanto priva di legittimità, e deplora le violenze che hanno provocato numerosi morti e feriti; esprime profonda preoccupazione per le azioni giudiziarie e la repressione illegali nei confronti di membri democraticamente eletti dell'Assemblea nazionale; respinge il licenziamento del procuratore generale Luisa Ortega Diaz e la persecuzione politica a suo danno, come pure di tutti i membri della Corte suprema nominati dalla legittima Assemblea nazionale del Venezuela; sostiene pienamente le indagini condotte dalla Corte penale internazionale sui diffusi crimini e atti di repressione commessi dal regime venezuelano e invita l'UE a svolgere un ruolo attivo al riguardo; chiede al VP/AR e al Consiglio europeo di prendere in esame la possibilità di congelare i beni e porre restrizioni all'accesso nel territorio dell'UE di tutti i soggetti coinvolti in gravi violazioni dei diritti umani in Venezuela, compresi i membri dell'Assemblea costituente non riconosciuta;

61.   accoglie con favore la firma, nel dicembre 2016, dell'accordo di dialogo politico e di cooperazione tra l'UE e Cuba; sottolinea l'importanza di accelerarne l'attuazione, che può incidere positivamente sull'intero partenariato UE-CELAC; evidenzia che l'accordo di dialogo politico e di cooperazione dovrebbe contribuire a migliorare le condizioni di vita e i diritti sociali dei cittadini cubani, il progresso verso la democrazia, il rispetto e la promozione delle libertà fondamentali; sottolinea che la sua validità dipende dall'effettiva attuazione da parte del governo cubano delle disposizioni in materia di diritti umani stabilite nell'accordo e sulla base delle risoluzioni del Parlamento europeo;

62.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti dei paesi CELAC.

(1) Testi approvati, P8_TA(2016)0016.
(2) Testi approvati, P8_TA(2016)0269.
(3) Testi approvati, P8_TA(2017)0200.
(4) Testi approvati, P8_TA(2017)0297.
(5) GU C 274 del 27.7.2016, pag. 28.
(6) http://www.europarl.europa.eu/intcoop/eurolat/assembly/plenary_sessions/montevideo_2016/adopted_docs/trade_en.pdf
(7) http://www.europarl.europa.eu/intcoop/eurolat/assembly/plenary_sessions/montevideo_2016/adopted_docs/poverty_en.pdf
(8) http://www.europarl.europa.eu/intcoop/eurolat/assembly/plenary_sessions/montevideo_2016/adopted_docs/pparties_en.pdf
(9) http://www.europarl.europa.eu/intcoop/eurolat/assembly/plenary_sessions/montevideo_2016/adopted_docs/china_en.pdf
(10) http://www.europarl.europa.eu/intcoop/eurolat/assembly/plenary_sessions/athens2014/adopted_docs/femicide/1026102en.pdf
(11) http://www.europarl.europa.eu/intcoop/eurolat/assembly/plenary_sessions/montevideo_2016/adopted_docs/migration_en.pdf
(12) GU C 81 E del 15.3.2011, pag. 54.
(13) GU C 65 del 19.2.2016, pag. 120.


Corruzione e diritti umani nei paesi terzi
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Risoluzione del Parlamento europeo del 13 settembre 2017 sulla corruzione e i diritti umani nei paesi terzi (2017/2028(INI))
P8_TA(2017)0346A8-0246/2017

Il Parlamento europeo,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (UNCAC), entrata in vigore il 14 dicembre 2005(1),

–  viste la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani,

–  vista la Carta delle Nazioni Unite,

–  visti il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici e il Patto internazionale relativo ai diritti, economici, sociali e culturali,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  vista la Convenzione dell'Organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione economica (OCSE) sulla lotta alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche internazionali e la raccomandazione del Consiglio per la lotta alla corruzione del 2009, nonché la raccomandazione sulla deducibilità delle tangenti a pubblici ufficiali stranieri e di altri strumenti correlati del 2009(2),

–  visti il quadro strategico dell'UE sui diritti umani e la democrazia adottato nel 2012, e il piano d'azione sui diritti umani e la democrazia 2015-2019, adottato dal Consiglio "Affari esteri" il 20 luglio 2015,

–  visti gli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani, quali adottati in occasione della 2914a sessione del Consiglio "Affari generali" dell'8 dicembre 2008(3),

–  vista la risoluzione delle Nazioni Unite dal titolo "Trasformare il nostro mondo: Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile", adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 25 settembre 2015(4),

–  vista la relazione della Banca europea per gli investimenti (BEI) dal titolo "Politica di prevenzione e di dissuasione di pratiche vietate nelle attività della Banca europea per gli investimenti" ("Politica antifrode della BEI"), adottata l'8 novembre 2013(5),

–  visti i Principi guida su imprese e diritti umani: attuare il quadro delle Nazioni Unite "Proteggere, rispettare e rimediare"(6),

–  viste le conclusioni del Consiglio su imprese e diritti umani del 20 giugno 2016(7),

–  vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2016 sulla responsabilità delle imprese per gravi violazioni dei diritti umani nei paesi terzi(8),

–  vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2016 sulla lotta contro la corruzione e il seguito dato alla risoluzione della commissione CRIM(9),

–  vista la sua risoluzione del mercoledì 6 luglio 2016 sulle decisioni anticipate in materia fiscale (tax ruling) e altre misure analoghe per natura o effetto(10),

–  vista la sua risoluzione del 25 novembre 2015 sulle decisioni anticipate in materia fiscale (tax ruling) e altre misure analoghe per natura o effetto(11),

–  vista la sua risoluzione dell'8 luglio 2015 sull'elusione e l'evasione fiscale quali sfide per la governance, la protezione sociale e lo sviluppo nei paesi in via di sviluppo(12),

–  vista la sua risoluzione dell'11 giugno 2015 sulle recenti rivelazioni sui casi di corruzione ai vertici della FIFA(13),

–  vista la sua risoluzione del 23 ottobre 2013 sulla criminalità organizzata, la corruzione e il riciclaggio di denaro: raccomandazioni in merito ad azioni e iniziative da intraprendere(14),

–  vista la sua risoluzione dell'8 ottobre 2013 sulla corruzione nei settori pubblico e privato: l'impatto sui diritti umani nei paesi terzi(15),

–  vista la convenzione penale sulla corruzione del Consiglio d'Europa, la convenzione civile sulla corruzione del Consiglio d'Europa e le risoluzioni (98) 7 e (99) 5, adottate dal Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa rispettivamente il 5 maggio 1998 e il 1° maggio 1999, istitutive del gruppo di Stati contro la corruzione (GRECO),

–  vista la dichiarazione di Giacarta sui principi per le agenzie anti-corruzione, adottata il 26-27 novembre 2012(16),

–  vista la Dichiarazione di Panama sulla settima conferenza annuale e sull'assemblea generale dell'Associazione internazionale delle autorità anti-corruzione (IAACA), adottata il 22-24 novembre 2013,

–  vista la risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sulle istituzioni nazionali per la promozione e la tutela dei diritti umani, adottata il 17 dicembre 2015, e la risoluzione del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite sulle istituzioni nazionali per la promozione e la tutela dei diritti umani, adottata il 29 settembre 2016(17),

–  vista la relazione finale del comitato di consulenza del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite sulla questione dell'impatto negativo della corruzione sul godimento dei diritti umani del 5 gennaio 2015(18),

–  vista la convenzione dell'Unione africana sulla prevenzione e sulla lotta contro la corruzione (AUCPCC)(19),

–  vista l'iniziativa del Global Compact delle Nazioni Unite sull'armonizzazione delle strategie e delle misure con i principi universali in materia di diritti umani, lavoro, ambiente e lotta alla corruzione(20),

–  visto l'indice annuale di percezione della corruzione di Transparency International,

–  visto l'articolo 52 del regolamento,

–  visti la relazione della commissione per gli affari esteri e i pareri della commissione per lo sviluppo e della commissione per il commercio internazionale (A8-0246/2017),

A.  considerando che la corruzione è un fenomeno mondiale complesso che interessa il Nord e il Sud e la si può definire come l'abuso del potere delegato per profitto privato, individuale, collettivo, diretto o indiretto, il che rappresenta una seria minaccia all'interesse pubblico e alla stabilità e alla sicurezza sociali, politiche ed economiche giacché compromette la fiducia pubblica e l'efficacia e l'efficienza delle istituzioni nonché i valori della democrazia e dei diritti umani, dell'etica, della giustizia, dello sviluppo sostenibile e del buon governo;

B.  considerando che la corruzione può spaziare dagli sforzi su piccola scala per influenzare gli individui, i funzionari pubblici o l'attuazione dei servizi pubblici ai tentativi su vasta scala per cercare di sovvertire i sistemi politici, economici e/o giuridici, e al fine di promuovere e finanziare il terrorismo, incoraggiare l'estremismo, ridurre le entrate fiscali e sostenere le reti della criminalità organizzata;

C.  considerando che la corruzione è provocata dall'insuccesso dei sistemi politici, economici e giudiziari nel fornire un controllo e un'assunzione di responsabilità solidi e indipendenti;

D.  considerando che la riduzione della corruzione è essenziale per la crescita economica, la riduzione della povertà, la creazione di ricchezza, l'istruzione, il benessere, l'assistenza sanitaria, lo sviluppo delle infrastrutture e la risoluzione dei conflitti, oltre che per rafforzare la fiducia nelle istituzioni, nelle imprese e nella politica;

E.  considerando che in molti paesi la corruzione non rappresenta soltanto un importante ostacolo sistemico alla realizzazione della democrazia, al rispetto dello Stato di diritto, alla libertà politica e allo sviluppo sostenibile nonché all'esercizio di tutti i diritti umani in campo civile, politico, economico, sociale e culturale, ma può altresì essere causa di numerose violazioni dei diritti umani; che la corruzione rappresenta una delle violazioni dei diritti umani meno considerate del nostro tempo, in quanto alimenta l'ingiustizia, la diseguaglianza, anche per quanto riguarda le risorse economiche e finanziarie, l'impunità, i provvedimenti arbitrari, l'estremismo politico e religioso e il conflitto;

F.  considerando che la corruzione, minacciando il consolidamento della democrazia e il rispetto dei diritti umani e compromettendo le autorità statali, può portare a conflitti sociali, anche violenti, la protesta civile e grande instabilità politica; che la corruzione resta un catalizzatore sistematicamente trascurato di conflitti nei paesi in via di sviluppo che porta a diffuse violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale e favorisce l'impunità dei perpetratori; che lo status quo della corruzione e dell'arricchimento illecito in cariche di potere statali ha portato all'accaparramento del potere e al perpetuarsi dei cleptocrati al potere;

G.  considerando che in molti paesi elevati livelli di corruzione portano a bassi tassi di sviluppo umano, sociale ed economico, bassi livelli di istruzione e di altri servizi pubblici, diritti civili e politici limitati e competizione politica e libertà dei media online e tradizionali scarse o inesistenti nonché a lacune nello Stato di diritto;

H.  considerando che la corruzione incide sull'esercizio dei diritti umani, ha ripercussioni negative specifiche e colpisce in modo sproporzionato i gruppi più svantaggiati, emarginati e vulnerabili della società, come le donne, i bambini, le persone con disabilità, gli anziani, i poveri, le popolazioni indigene e le persone appartenenti a minoranze, in particolare privandoli della parità di accesso alla partecipazione politica, ai servizi pubblici e ai programmi sociali, alla giustizia, alla sicurezza, alle risorse naturali, in particolare i terreni, all'occupazione, all'istruzione, alla sanità e all'alloggio; che la corruzione influenza anche i progressi compiuti per porre fine alla discriminazione e favorire la parità di genere e l'emancipazione delle donne, limitando le capacità delle donne di affermare i loro diritti; che la corruzione causa distorsioni nell'ammontare e nella composizione della spesa pubblica, mettendo gravemente a repentaglio la capacità di sfruttare appieno tutte le risorse disponibili per garantire i diritti economici, sociali e culturali, il corretto funzionamento della democrazia e dello Stato di diritto e lo sviluppo di un'etica comune;

I.  considerando che l'obiettivo di sviluppo sostenibile (SDG) 16 delle Nazioni Unite riguarda la pace, la giustizia, la creazione di istituzioni forti e la lotta alla corruzione; che, per conseguire l'obiettivo di sviluppo sostenibile 16 a livello universale, l'UE deve affrontare urgentemente e direttamente diverse problematiche in cui la corruzione occupa un ruolo cruciale, dalle violazioni dei diritti umani alla povertà, alla fame e all'ingiustizia;

J.  considerando che per far fronte alla corruzione occorrono sforzi concertati per affrontare sia la corruzione ad alto livello sia la piccola corruzione nei paesi terzi e negli Stati membri dell'UE, tenuto conto, caso per caso, del favoritismo gerarchico, dei sistemi di ricompense e del clientelismo nelle strutture di potere, che spesso collegano i reati di corruzione e l'impunità al più alto livello alla piccola corruzione che ha ripercussioni dirette sulle vite della popolazione e sul suo accesso ai servizi di base;

K.  considerando che non è possibile affrontare la corruzione senza un forte impegno politico ad alto livello, indipendentemente dall'abilità, dalle competenze e dalla volontà degli organismi nazionali di vigilanza e di contrasto;

L.  considerando che le conseguenze economiche della corruzione sono estremamente negative, segnatamente per quanto riguarda il suo impatto su una serie di fattori quali l'aumento della povertà e della diseguaglianza tra la popolazione, la qualità dei servizi pubblici, la sicurezza, l'accesso a un sistema sanitario completo e a un'istruzione di qualità, l'accesso alle infrastrutture, le opportunità socio-economiche per gli individui e l'emancipazione economica, in particolare la crescita economica, la creazione di posti di lavoro e le opportunità occupazionali e per quanto riguarda lo scoraggiamento dell'imprenditorialità e la perdita di investimenti;

M.  considerando che, ad esempio, la corruzione costa all'UE tra 179 miliardi di EUR e 990 miliardi di EUR di PIL all'anno(21);

N.  considerando che, secondo la Banca mondiale, circa 1 000 miliardi di dollari sono pagati ogni anno in tangenti in tutto il mondo e che la perdita economica totale dovuta alla corruzione corrisponde, secondo le stime, a una cifra di gran lunga superiore;

O.  considerando che la criminalità organizzata, che rappresenta un grave problema in molti paesi e ha una dimensione transfrontaliera, è spesso legata alla corruzione;

P.  considerando che gli atti di corruzione e le violazioni dei diritti umani implicano generalmente l'abuso di potere, l'assenza di un sistema di assunzione delle responsabilità, l'ostacolo alla giustizia, l'uso di influenza impropria e l'istituzionalizzazione di varie forme di discriminazione, il clientelismo e la distorsione dei meccanismi di mercato; che la corruzione evidenzia una forte correlazione con le lacune nello Stato di diritto e nel buon governo, e che spesso mette a repentaglio l'efficacia delle istituzioni e delle entità cui è affidato il compito di garantire un sistema di controlli ed equilibri e il rispetto dei principi democratici e dei diritti umani, come i parlamenti, le autorità di contrasto, il sistema giudiziario e la società civile; che nei paesi in cui lo Stato di diritto è minato dalla corruzione, l'attuazione e il rafforzamento dei quadri giuridici sono impediti da giudici, avvocati, pubblici ministeri, ufficiali di polizia, investigatori e revisori corrotti;

Q.  considerando che la corruzione e le violazioni dei diritti umani sono la manifestazione di una mancanza d'integrità e dell'inefficienza di governo, e che la credibilità e la legittimità delle organizzazioni pubbliche e private possono essere garantite soltanto se la loro gestione quotidiana si basa su una cultura di rigorosa integrità;

R.  considerando che pratiche quali i brogli elettorali, il finanziamento illecito ai partiti politici, il clientelismo o l'influenza percepita come sproporzionata del denaro sulla politica erodono la fiducia nei rappresentanti eletti, il processo elettorale e i governi, compromettono la legittimità democratica e la fiducia nella politica e possono indebolire in maniera significativa i diritti civili e politici; che una regolamentazione inadeguata e la mancanza di trasparenza e di controllo dei finanziamenti politici possono creare opportunità per indebite influenze e interferenze nella gestione degli affari pubblici; che le accuse di corruzione possono anche essere utilizzate come strumento politico per screditare i politici;

S.  considerando che la corruzione in ambito giudiziario viola i principi di uguaglianza, non-discriminazione, l'accesso alla giustizia e il diritto a un giusto processo e a mezzi di ricorso efficaci, che sono determinanti per l'applicazione di tutti gli altri diritti umani e nell'impedire l'impunità; che l'assenza di un sistema giudiziario e di un'amministrazione pubblica indipendenti favorisce la sfiducia nei confronti delle istituzioni pubbliche, indebolendo il rispetto dello Stato di diritto e, talvolta, alimentando la violenza;

T.  considerando che è difficile misurare la corruzione, dato che spesso riguarda pratiche illecite che vengono deliberatamente coperte, sebbene siano stati sviluppati e attuati alcuni meccanismi per identificare, controllare, misurare e contrastare la corruzione;

U.  considerando che le nuove tecnologie, come i registri distribuiti (distributed ledger) o le tecniche e metodologie di indagine open source offrono nuove opportunità per migliorare la trasparenza delle attività governative;

V.  considerando che il rafforzamento della tutela dei diritti umani, in particolare del principio di non-discriminazione, è uno strumento prezioso nella lotta alla corruzione; che la lotta alla corruzione tramite il diritto penale e il diritto privato comporta l'adozione di misure di repressione e correttive; che la promozione e il rafforzamento dei diritti umani, dello Stato di diritto e del buon governo sono componenti essenziali delle strategie anticorruzione efficaci e sostenibili;

W.  considerando che creare sinergie tra la l'approccio della giustizia penale e l'approccio basato sui diritti umani alla lotta alla corruzione potrebbe contribuire a fronteggiare gli effetti collettivi e generali della corruzione e prevenire l'erosione sistemica dei diritti umani quale impatto diretto o indiretto della corruzione;

X.  considerando che gli sforzi profusi a livello internazionale nella lotta contro la corruzione hanno luogo entro un quadro istituzionale e giuridico in evoluzione, ma che esiste un divario di attuazione significativo dovuto alla mancanza di volontà politica o di solidi meccanismi di applicazione; che l'approccio basato sui diritti umani nella lotta alla corruzione porterebbe a un cambiamento di paradigma e potrebbe contribuire a colmare questo divario di attuazione attraverso il ricorso a meccanismi nazionali, regionali e internazionali volti a monitorare il rispetto degli obblighi in materia di diritti umani;

Y.  considerando che la Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione è l'unico strumento anti-corruzione universale vincolante dal punto di vista giuridico e che riguarda cinque ambiti principali: le misure preventive, la criminalizzazione e il contrasto, la cooperazione internazionale, il recupero dei beni e l'assistenza tecnica e lo scambio di informazioni;

Z.  considerando che gli obblighi esistenti a livello internazionale rappresentano meccanismi idonei per l'adozione di misure adatte e ragionevoli per prevenire o punire la corruzione nei settori pubblico e privato, in particolare nel quadro del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, del Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali e di altri strumenti pertinenti in materia di diritti umani;

AA.  considerando che il potere giudiziario, i mediatori e le istituzioni nazionali per i diritti umani (NHRI) nonché le organizzazioni della società civile possono tutti svolgere un ruolo fondamentale nella lotta alla corruzione e che è possibile accrescerne il potenziale mediante una stretta collaborazione con le agenzie anti-corruzione nazionali e internazionali;

AB.  considerando che si dovrebbe procedere nella lotta alla corruzione migliorando la trasparenza, l'assunzione di responsabilità e le misure di lotta all'impunità negli Stati e dando priorità allo sviluppo di strategie e politiche specifiche che non si limitino alla lotta alla corruzione, ma che contribuiscano altresì a sviluppare e/o rafforzare le politiche pubbliche in questo ambito;

AC.  considerando che sia la società civile che il settore privato possono svolgere un ruolo determinante nel plasmare la riforma istituzionale nella direzione di un rafforzamento della trasparenza e dell'assunzione delle responsabilità; che si possono trarre insegnamenti dall'esperienza dei movimenti per i diritti umani nella sensibilizzazione della società civile riguardo alle conseguenze negative della corruzione e nel rafforzamento delle alleanze con le istituzioni statali e il settore privato a sostegno della lotta alla corruzione;

AD.  considerando che l'assenza di mezzi d'informazione liberi, sia online che tradizionali, non solo limita il diritto fondamentale alla libertà di espressione ma crea anche condizioni favorevoli allo sviluppo di pratiche poco trasparenti, alla corruzione e agli illeciti; che mezzi d'informazione indipendenti e un panorama diversificato e pluralistico svolgono un ruolo importante quando si tratta di garantire la trasparenza e il controllo, di informare, indagare e denunciare la corruzione e di sensibilizzare l'opinione pubblica sul legame esistente tra la corruzione e le violazioni dei diritti umani; che in vari paesi, compresi gli Stati membri dell'UE, esistono leggi in materia di diffamazione, come la perseguibilità di atti ritenuti "diffamanti", che possono compromettere la libertà di parola e dei mezzi d'informazione e scoraggiano gli informatori e i giornalisti dal denunciare i casi di corruzione;

AE.  considerando che numerose organizzazioni della società civile, ivi comprese le associazioni di lotta alla corruzione e le associazioni di difesa dei diritti umani, sindacati, giornalisti d'inchiesta, blogger e informatori, denunciano casi di corruzione, frode, cattiva gestione e violazioni dei diritti umani nonostante i gravi rischi cui vanno incontro, esponendosi misure di ritorsione, anche sul luogo di lavoro, a calunnie e diffamazioni e mettendo a repentaglio la propria persona; che l'assenza di protezione da ritorsioni, le leggi in materia di calunnia e diffamazione nonché la mancanza di indagini indipendenti e credibili sono tutti fattori che dissuadono le persone dal denunciare; che l'Unione europea ha il dovere di proteggere queste persone, in particolare offrendo sostegno pubblico, anche presenziando e svolgendo un ruolo di osservatori ai processi dei difensori dei diritti umani, e impiegando nel modo migliore i propri strumenti, come ad esempio lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR); che, è indispensabile garantire il rispetto e la corretta attuazione della legislazione esistente; che chi porta alla luce casi di corruzione dovrebbe avere diritto alla riservatezza riguardo alla propria identità, ferme restando le garanzie per un giusto processo; che gli informatori dovrebbero ricevere protezione internazionale contro i procedimenti penali;

AF.  considerando che la lotta alla corruzione dovrebbe altresì comprendere misure volte a eliminare la criminalità organizzata, i paradisi fiscali, il riciclaggio di denaro, l'evasione fiscale e i flussi illeciti di capitali, nonché i sistemi che li consentono, dato che impediscono lo sviluppo sostenibile, il progresso, la prosperità e l'assunzione di responsabilità dei paesi;

AG.  considerando che molti paesi terzi non hanno ancora la capacità di scambiare informazioni fiscali con i paesi dell'UE e che, pertanto, non ricevono alcuna informazione dai paesi dell'Unione sui loro cittadini che potrebbero evadere le imposte;

AH.  considerando che i finanziamenti dell'UE ai paesi terzi, anche in situazioni di emergenza, devono essere idoneamente monitorati attraverso un sistema chiaro di controlli ed equilibri nei paesi beneficiari, in modo da prevenire le opportunità di corruzione che potrebbero emergere, portare alla luce gli abusi e rivelare i funzionari corrotti;

AI.  considerando che la gestione della corruzione e dei flussi finanziari illeciti rappresenta una questione politica che deve essere affrontata a livello mondiale e transnazionale (G20, ONU, OCSE, BM, FMI);

AJ.  considerando che il forum internazionale per l'integrità dello sport (IFSI) tenutosi a Losanna, in Svizzera, nel febbraio 2017, ha promosso la collaborazione tra governi, organismi internazionali per lo sport e altre organizzazioni, al fine di affrontare la corruzione nello sport;

1.  invoca un'azione collettiva a livello nazionale e internazionale per prevenire e combattere la corruzione, tenuto conto del fatto che la corruzione travalica i confini e che occorre incoraggiare la cooperazione rafforzata tra paesi e regioni oltre al lavoro delle organizzazioni della società civile nella lotta alla corruzione; invita gli Stati a impegnarsi attivamente nelle sedi internazionali per discutere e raggiungere decisioni comuni sulle buone pratiche e le politiche adatte alla situazione specifica di ogni regione, al fine di affrontare la corruzione in quanto fenomeno complesso, interconnesso e trasversale che ostacola lo sviluppo politico, economico e sociale e alimenta la criminalità internazionale, comprese le attività terroristiche;

2.  decide di preparare una relazione di aggiornamento periodico sulla corruzione e i diritti umani nel corso di ogni legislatura;

3.  ritiene che la lotta alla corruzione debba includere un approccio di partenariato tra i settori pubblico e privato e avverte che la mancata realizzazione di tale approccio radicherà la povertà, la diseguaglianza e il danno alla reputazione e ridurrà gli investimenti esteri, metterà a repentaglio le opportunità di vita dei giovani e perpetuerà il nesso tra pratiche corrotte e terrorismo;

4.  esprime preoccupazione per l'attuazione e l'applicazione degli strumenti nazionali e internazionali di lotta alla corruzione esistenti, come la Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione, i Principi guida su imprese e diritti umani delle Nazioni Unite (linee guida Ruggie), la convenzione penale sulla corruzione del Consiglio d'Europa e la Convenzione dell'OCSE sulla lotta alla corruzione; invita i paesi firmatari ad applicare pienamente tali strumenti al fine di proteggere meglio i loro cittadini; si impegna a collaborare con i partner internazionale per aumentare il numero di Stati che decidono di rafforzare i processi democratici e creare istituzioni responsabili;

5.  esprime preoccupazione per la persecuzione, le minacce, le intimidazioni e le ritorsioni subite dai membri delle organizzazioni della società civile, ivi compresi associazioni anti-corruzione e movimenti per i diritti umani, giornalisti, blogger e informatori che portano alla luce e denunciano casi di corruzione; invita le autorità ad adottare tutte le misure necessarie a garantire la loro integrità fisica e psicologica e a provvedere a indagini immediate, accurate e imparziali, al fine di consegnare i responsabili alla giustizia conformemente alle norme internazionali;

6.  esorta i partecipanti al vertice anti-corruzione svoltosi a Londra nel 2016 ad adempiere agli obblighi assunti per affrontare le cause della corruzione e trovare i metodi necessari a promuovere la trasparenza, oltre a fornire sostegno alle persone maggiormente colpite;

7.  ricorda che la messa a punto di una strategia esterna dell'UE per la lotta alla corruzione è essenziale per contrastare efficacemente la corruzione e la criminalità finanziaria;

8.  evidenzia che gli Stati sono tenuti a rispettare i loro obblighi in materia di diritti umani ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione e incoraggia i paesi che non lo abbiano ancora fatto ad aderirvi; sottolinea che gli Stati hanno la responsabilità di prevenire e, in ultima istanza, di contrastare gli impatti negativi della corruzione nella loro giurisdizione;

9.  riconosce le responsabilità dei soggetti politici nonché degli operatori economici in materia di rispetto dei diritti umani e lotta alla corruzione; evidenzia che gli Stati sono tenuti a rispettare i loro obblighi in materia di diritti umani, per attuare politiche preventive obbligatorie ed efficaci riguardanti questioni quali la trasparenza, le leggi in materia di accesso alle informazioni pubbliche, la protezione degli informatori e i controlli esterni;

10.  raccomanda che l'UE intensifichi il sostegno agli strumenti internazionali per aumentare la trasparenza nei settori economici che maggiormente si prestano agli abusi dei diritti umani e alla corruzione;

11.  sostiene la definizione di una politica moderna, trasparente ed efficace e di quadri giuridici per la gestione delle risorse naturali e ritiene che tali misure possano costituire armi potenti per contrastare la corruzione; accoglie con favore a questo proposito l'Iniziativa per la trasparenza delle industrie estrattive (EITI) e invita l'UE a migliorare il proprio sostegno per favorirne l'attuazione da parte dei paesi ricchi di risorse, in quanto strumento globale potente per promuovere la trasparenza e l'assunzione di responsabilità riguardo alla gestione dei proventi ottenuti dalle risorse naturali; ritiene che l'istituzione di un quadro giuridico efficace che garantisca la corretta applicazione dei principi EITI da parte delle società e di altri soggetti coinvolti nella catena di approvvigionamento dei settori petrolifero, minerario e del gas sia una misura fondamentale che dovrebbe essere promossa dall'UE;

12.  raccomanda di prestare una particolare attenzione alla necessità di affrontare e interrompere i flussi di capitale illeciti provenienti dall'Africa e in particolare quelli generati dall'estrazione di minerali in giacimenti situati in zone di conflitto;

13.  osserva che la corruzione è un fenomeno complesso, radicato in un'ampia gamma di fattori economici, politici, amministrativi, sociali e culturali e nelle relazioni di potere e ricorda pertanto che la politica di sviluppo, per contribuire alla lotta contro la corruzione, concentrandosi al contempo sulla riduzione della povertà e delle disuguaglianze e su una migliore integrazione, deve anche promuovere i diritti umani, la democrazia, lo Stato di diritto e i servizi sociali pubblici, per favorire il buon governo e promuovere il capitale sociale, l'inclusione e la coesione sociale, tenendo conto delle particolarità culturali e regionali;

14.  sottolinea che uno dei modi più efficaci per prevenire la corruzione consiste nel ridurre l'intervento dello Stato e l'intermediazione burocratica e nel promuovere regolamentazioni più semplici;

Considerazioni sulla corruzione e sui diritti umani nell'ambito delle relazioni bilaterali dell'UE

15.  sottolinea la necessità di applicare sistematicamente il principio della titolarità locale e democratica dei progetti finanziati nell'ambito dei programmi di assistenza dell'UE al fine di garantire uno standard minimo di trasparenza; evidenzia che gli strumenti di finanziamento esterno dell'UE si dovrebbero basare su norme anti-corruzione, su condizioni basate, in particolare, sui risultati e comprendenti tappe di attuazione e indicatori chiari e relazioni annuali sui progressi compiuti, nonché sugli impegni assunti dai paesi partner, al fine di migliorare l'assorbimento del sostegno finanziario dell'UE;

16.  ricorda che è necessario un controllo permanente dei progetti finanziati dall'UE e che le autorità dei paesi beneficiari dovrebbero essere chiamate a rispondere nei casi in cui i finanziamenti dell'UE non siano utilizzati in modo adeguato e sottolinea l'esigenza di coinvolgere le organizzazioni della società civile locali e i difensori dei diritti umani nel controllo sull'esecuzione dei contratti; sottolinea altresì la necessità che gli eventuali appaltatori che ricevono finanziamenti dall'UE comunichino integralmente tutte le informazioni richieste, comprese la titolarità effettiva e la struttura societaria;

17.  raccomanda che l'UE e gli altri fornitori internazionali di sovvenzioni e prestiti conducano audit sulle sovvenzioni, i prestiti e i pacchetti di assistenza ed effettuino una rigorosa analisi del dovere di diligenza sui governi e le organizzazioni beneficiari per evitare di fornire "fonti di reddito" ad autorità cleptocratiche e a organizzazioni controllate da queste ultime e dai loro partner; ritiene, in tale contesto, che si dovrebbero incoraggiare anche le revisioni inter pares;

18.  sottolinea l'importanza fondamentale dell'agenda anti-corruzione durante i negoziati per l'adesione all'UE;

19.  invita l'UE a inserire negli accordi con i paesi terzi una clausola anti-corruzione tra le clausole sui diritti umani che preveda un monitoraggio e consultazioni e, come ultima istanza, a imporre sanzioni o a sospendere tali accordi nei casi di corruzione grave e/o sistemica che comportano gravi violazioni dei diritti umani;

20.  invita l'UE a sviluppare principi per combattere la corruzione su vasta scala in quanto reato nel quadro del diritto nazionale e internazionale, ad affrontare i casi in corso di impunità per la corruzione su vasta scala attraverso una più rigorosa applicazione delle leggi anti-corruzione e ad attuare riforme per colmare i divari sistemici negli ordinamenti giuridici nazionali che consentono ai proventi ottenuti con la corruzione su vasta scala di superare le frontiere ed eludere la vigilanza delle autorità di regolamentazione finanziarie e delle autorità fiscali nazionali;

21.  sottolinea la necessità di prestare particolare attenzione al controllo e alla valutazione costanti dell'effettiva attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (UNCAC) nell'UE e nei paesi con i quali l'UE ha stretto o prevedere di stringere accordi di vario genere;

22.  invita la Commissione, il SEAE e gli Stati membri, tenuto conto dell'acquis europeo in materia di lotta contro la corruzione, ad assumere la leadership a livello internazionale e a promuovere la lotta contro la corruzione presso i paesi partner dell'Unione;

23.  invita l'UE a promuovere misure anti-corruzione e meccanismi efficaci per la partecipazione pubblica e l'assunzione di responsabilità pubblica, compreso il diritto di accesso alle informazioni e l'attuazione dei principi in materia di dati aperti, in tutti i dialoghi e le consultazioni pertinenti nell'ambito dei diritti umani con i paesi terzi e a finanziare progetti finalizzati alla definizione, attuazione ed esecuzione di tali misure;

24.  sottolinea l'importanza delle indagini aperte per quanto riguarda le ricerche anti-corruzione; invita l'UE a finanziare adeguatamente le organizzazioni che lavorano alle indagini aperte e alla raccolta digitale di prove di corruzione, al fine di portare alla luce i funzionari corrotti e garantire l'assunzione delle responsabilità;

25.  invita l'UE a finanziare la ricerca relativa alle applicazioni dei registri distribuiti (distributed ledger) che potrebbero essere utilizzate per migliorare la trasparenza delle vendite di beni pubblici, tenere traccia e rintracciare i finanziamenti dei donatori nel quadro degli aiuti esteri dell'UE e contribuire ad affrontare la frode dei votanti;

26.  accoglie con favore gli sforzi costanti compiuti nel quadro dello strumento di cooperazione allo sviluppo e dello strumento europeo di vicinato per istituire e consolidare istituzioni anti-corruzione indipendenti ed efficaci;

27.  invita il SEAE e la Commissione ad elaborare programmi congiunti in materia di diritti umani e lotta alla corruzione, in particolare iniziative per il miglioramento della trasparenza, la lotta all'impunità e il rafforzamento delle agenzie anti-corruzione; ritiene che tali interventi dovrebbero comprendere misure di sostegno alle istituzioni nazionali per i diritti umani con comprovata indipendenza e imparzialità affinché possano agire anche nei casi di corruzione, incluse capacità investigative per stabilire gli eventuali legami tra corruzione e violazioni dei diritti umani, la cooperazione con agenzie anti-corruzione e il riferimento alle autorità inquirenti e incaricate dell'applicazione della legge; invita altresì l'Unione e gli Stati membri a rafforzare i loro programmi di cooperazione giudiziaria con i paesi terzi al fine di promuovere lo scambio di buone prassi e di strumenti efficaci nella lotta contro la corruzione;

28.  invita l'UE a continuare a sostenere le istituzioni anti-corruzione di comprovata indipendenza e imparzialità istituite nei paesi terzi, quali la commissione internazionale del Guatemala contro l'impunità (CICIG), nonché iniziative finalizzate alla condivisione di informazioni, allo scambio delle migliori pratiche e a un migliore rafforzamento delle capacità; esorta tali paesi a fornire alle istituzioni tutti gli strumenti necessari, compresi i poteri investigativi, per svolgere efficacemente il proprio lavoro;

29.  chiede alla Commissione e al SEAE di sbloccare ulteriori risorse per sostenere l'adozione e l'attuazione di programmi di protezione rivolti ai membri delle organizzazioni della società civile, ivi compresi le associazioni anti-corruzione e i movimenti per i diritti umani, giornalisti, blogger e informatori che portano alla luce e denunciano casi di corruzione e violazioni di diritti umani; insiste affinché qualsiasi futuro aggiornamento degli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani e l'aiuto allo sviluppo ovvero ogni nota orientativa sulla loro attuazione includa un esplicito riferimento e misure per promuovere la protezione dei diritti umani e la lotta alla corruzione, al fine di facilitare la denuncia di presunti atti di corruzione, senza timori di ritorsioni, e sostenere le comunità che hanno sofferto a causa di ciò; plaude al processo di consultazione sulla protezione degli informatori recentemente avviato dalla Commissione; sottolinea che i centri di informazione sui diritti umani nelle delegazioni dell'UE dovrebbero anche prestare particolare attenzione a tali gruppi mirati e mantenersi strettamente in contratto con le organizzazioni della società civile e i difensori dei diritti umani, garantendone la visibilità e la protezione internazionali e attivando anche, in questo modo, canali sicuri per la segnalazione delle irregolarità;

30.  sottolinea che gli organismi di vigilanza, i funzionari di contrasto locali e i pubblici ministeri di comprovata indipendenza e imparzialità, nonché gli informatori e i testimoni di casi specifici devono tutti ricevere assistenza e sostegno da parte dell'UE attraverso le rappresentanze in loco e invitandoli a partecipare a eventi di formazione in Europa; ritiene che, ove opportuno, tale sostegno dovrebbe essere reso pubblico;

31.  invita le delegazioni dell'UE a utilizzare le iniziative e la diplomazia pubblica a livello locale e internazionale per denunciare casi di corruzione e impunità, in particolare quando portano a gravi violazioni dei diritti umani; invita altresì le delegazioni dell'UE e le ambasciate degli Stati membri a includere relazioni sulla corruzione (riferite a un'analisi sistematica o a casi specifici) nei resoconti al SEAE e agli Stati membri;

32.  raccomanda che le delegazioni UE e il SEAE inseriscano un criterio di riferimento specifico al legame tra corruzione e diritti umani all'interno dei documenti di strategia nazionale in materia di diritti umani e democrazia, ove opportuno, e che inoltre questo punto figuri fra le priorità dei rappresentanti speciali dell'UE nell'esercizio del loro mandato; chiede segnatamente che l'UE affronti la corruzione direttamente nei documenti di programmazione e di strategia nazionale e di subordinare qualsiasi sostegno di bilancio a paesi terzi a riforme concrete in materia di trasparenza e ad altre misure anti-corruzione;

33.  raccomanda che il Fondo europeo per la democrazia e il meccanismo globale dell'UE per i difensori dei diritti umani (protectdefenders.eu) si concentrino su programmi specifici per la protezione degli attivisti anti-corruzione che contribuiscono anche alla difesa dei diritti umani;

34.  invita l'UE a istituire meccanismi di ricorso attraverso i quali le persone interessate dalle sue azioni esterne possano presentare denuncia in caso di violazione dei diritti umani e di corruzione;

35.  ribadisce la richiesta avanzata nelle precedenti risoluzioni che l'UE dovrebbe portare quanto prima l'elenco delle sanzioni Magnitsky contro i 32 funzionari di Stato russi responsabili della morte dell'informatore russo Sergei Magnitsky dinanzi al Consiglio per la sua adozione e imporre sanzioni mirate nei confronti di tali funzionari come un divieto sui visti per l'intera Unione e il congelamento dei beni finanziari che questi soggetti detengono nell'Unione europea;

36.  incoraggia gli Stati membri dell'UE a considerare l'adozione di una normativa che stabilisca criteri chiari per l'inserimento in una lista nera e l'imposizione di sanzioni mirate contro soggetti di paesi terzi, e loro familiari, che abbiano commesso gravi violazioni dei diritti umani o siano responsabili o complici o mandanti, o che controllino o indirizzino in altro modo atti di corruzione significativa, compresa la confisca di beni pubblici o privati per proprio tornaconto, la corruzione legata a contratti pubblici o all'estrazione di risorse naturali, le tangenti, o la facilitazione o il trasferimento di beni acquisiti illecitamente in giurisdizioni estere; sottolinea che i criteri di inclusione nell'elenco dovrebbero essere elaborati sulla base di fonti ben documentate, convergenti e indipendenti e di prove convincenti, e prevedere meccanismi di ricorso per i soggetti interessati; sottolinea l'importanza della pubblicità di tale elenco affinché alimenti le informazioni necessarie da parte delle entità che hanno l'obbligo di effettuare, in particolare, l'adeguata verifica della clientela ai sensi della direttiva UE anti-riciclaggio(22);

37.  invita l'UE a rispettare il principio di coerenza politica per lo sviluppo (articolo 208 TFUE), a contribuire attivamente alla riduzione della corruzione e a lottare contro l'impunità in modo diretto ed esplicito attraverso le proprie politiche esterne;

38.  invita l'UE a migliorare la trasparenza e la rendicontabilità dei propri aiuti pubblici allo sviluppo per assicurare l'effettiva conformità alle norme stabilite dall'Iniziativa internazionale per la trasparenza degli aiuti (IATI) e ai principi di efficacia dello sviluppo concordati a livello internazionale; invita inoltre l'UE a sviluppare un solido sistema olistico di gestione del rischio per impedire che gli aiuti allo sviluppo contribuiscano alla corruzione nei paesi beneficiari, vale a dire vincolando il sostegno al bilancio a chiari obiettivi anticorruzione; sottolinea, a tal fine, la necessità di mettere a punto robusti meccanismi per monitorare l'attuazione del sostegno al bilancio;

39.  invita la Commissione, al fine di eliminare la corruzione ad alto livello, a prestare attenzione, nell'ambito del sostegno al bilancio, alla trasparenza delle operazioni aventi per oggetto privatizzazioni e transazioni riguardanti il patrimonio dello Stato, in particolare i terreni, e a prendere parte ai programmi di sostegno dell'OCSE destinati ai paesi in via di sviluppo sul governo societario delle imprese di proprietà dello Stato;

40.  invita la Commissione a sostenere i paesi in via di sviluppo che lottano contro l'evasione e l'elusione fiscale supportandoli nella costruzione di sistemi fiscali bilanciati, efficienti, equi e trasparenti;

41.  sottolinea il fatto che l'Unione europea, essendo donatore leader a livello mondiale, dovrebbe promuovere forme di collegamento delle forniture di aiuti esterni dell'UE a riforme di bilancio volte ad una maggiore trasparenza, a una maggiore accessibilità dei dati e a promuovere orientamenti comuni con gli altri donatori.

42.  sottolinea il forte impatto negativo della corruzione sul commercio e sui relativi benefici, sullo sviluppo economico, sugli investimenti e sulle procedure per gli appalti pubblici e sollecita la Commissione a prendere in considerazione tale collegamento in tutti gli accordi commerciali e a includervi clausole esecutive relative ai diritti umani e alla lotta alla corruzione;

43.  ricorda che la politica commerciale contribuisce alla tutela e alla promozione dei valori difesi dall'Unione a norma dell'articolo 2 del trattato UE, quali la democrazia, lo Stato di diritto, il rispetto dei diritti umani, le libertà e i diritti fondamentali o l'uguaglianza; sottolinea la necessità di garantire la coerenza tra le politiche esterne e interne dell'UE, in modo particolare per quanto riguarda la lotta alla corruzione; sottolinea che, al riguardo, i legislatori europei sono chiamati a svolgere un ruolo particolare quando si tratta di agevolare le relazioni commerciali, in quanto devono evitare che queste fungano da via di accesso per pratiche corruttive;

44.  considera gli accordi commerciali un meccanismo essenziale per promuovere le misure anticorruzione e la buona governance; accoglie con favore i provvedimenti già adottati dall'UE per combattere la corruzione nell'ambito della sua politica commerciale, ad esempio attraverso il regime SPG+, i capitoli sullo sviluppo sostenibile e l'inclusione di impegni con i partner commerciali per ratificare le convenzioni internazionali contro la corruzione; ribadisce l'obiettivo indicato nella strategia "Commercio per tutti" di introdurre disposizioni anticorruzione ambiziose in tutti i futuri accordi commerciali; chiede, a questo proposito, che siano assunti impegni nei futuri accordi commerciali multilaterali relativi alle convenzioni contro la corruzione, quali la convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (UNCAC) e la convenzione anti-corruzione dell'OCSE, e che siano previste disposizioni orizzontali nel quadro di un approccio globale da integrarsi negli accordi commerciali esistenti in fase di revisione;

45.  sottolinea che le parti firmatarie degli accordi commerciali dovrebbero adottare misure intese a promuovere la partecipazione attiva del settore privato, delle organizzazioni della società civile e dei gruppi consultivi nazionali nell'attuazione di programmi e clausole anticorruzione negli accordi internazionali in materia di commercio e di investimenti; ritiene che vada preso in considerazione l'inserimento della protezione degli informatori negli accordi commerciali futuri una volta che un tale regime entrerà in vigore a livello di UE;

46.  riconosce l'importanza di fornire chiari orientamenti e sostegno alle imprese per creare efficaci procedure di conformità anti-corruzione nell'ambito delle loro operazioni, in particolare per le PMI, attraverso disposizioni speciali negli accordi commerciali per consentire loro di combattere la corruzione; sottolinea che non esiste un approccio universale in materia di conformità; invita la Commissione a prendere in considerazione la messa a punto di un'assistenza a favore dei progetti di sviluppo delle capacità per la lotta alla corruzione, come la formazione e lo scambio delle migliori pratiche al fine di assistere gli Stati e le imprese a superare le sfide che possono incontrare in tale ambito;

47.  si compiace dell'entrata in vigore nel febbraio 2017 dell'accordo dell'OMC sull'agevolazione degli scambi, che contempla misure per combattere la corruzione nell'ambito del commercio mondiale; ritiene, tuttavia, che la semplice adozione o revisione di atti legislativi sia insufficiente e che sia fondamentale l'applicazione degli stessi; rileva che la riforma legislativa deve essere accompagnata dalla formazione dei magistrati, dall'accesso pubblico alle informazioni e da misure di trasparenza e invita gli Stati membri a cooperare su tali questioni nella loro lotta alla corruzione; sottolinea altresì che gli accordi commerciali potrebbero contribuire al monitoraggio delle riforme nazionali in relazione alle politiche anticorruzione;

48.  invita la Commissione a negoziare disposizioni anti-corruzione e anti-riciclaggio applicabili in tutti i futuri accordi commerciali, con un monitoraggio efficace dell'attuazione delle disposizioni anti-corruzione; chiede a tale proposito agli Stati membri di sostenere l'inclusione di disposizioni anticorruzione nei mandati negoziali, conformemente alle proposte della Commissione nei progetti di mandato presentati loro; accoglie con favore la presenza di disposizioni anticorruzione nel mandato negoziale per l'aggiornamento dell'accordo UE-Messico; invita la Commissione a proseguire gli sforzi per combattere la corruzione attraverso una maggiore trasparenza all'interno dei negoziati sugli accordi commerciali e l'inclusione di disposizioni relative a una maggiore cooperazione in materia di regolamentazione, all'integrità delle procedure doganali e alle catene di valore globali (CGV); ritiene che per combattere la corruzione siano necessarie clausole di cooperazione, quali quelle sullo scambio di informazioni e l'assistenza amministrativa e tecnica, allo scopo di condividere e promuovere le migliori pratiche che contribuiranno a rafforzare lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani; esorta la Commissione a stabilire condizioni chiare e pertinenti e indicatori di prestazione che consentano una migliore valutazione e dimostrazione dei risultati;

49.  ricorda l'importanza di mantenere, in fase di attuazione dell'accordo, un dialogo continuo e regolare con i partner commerciali, onde garantire il monitoraggio e la corretta attuazione dell'accordo e delle disposizioni anticorruzione; prende atto della proposta della Commissione, contenuta nella sua strategia "Commercio per tutti", di introdurre meccanismi di consultazione nei casi di corruzione sistemica e carenza di governance e invita la Commissione a prevedere la sospensione dei vantaggi di un accordo in tali casi di corruzione sistemica e di mancato rispetto degli impegni in materia di lotta alla corruzione o delle norme internazionali in materia di lotta alla corruzione, come ad esempio lo standard comune di comunicazione dell'OCSE, il piano d'azione dell'OCSE sull'erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili, il registro centrale della titolarità effettiva e le raccomandazioni del GAFI ; invita la Commissione a stabilire condizioni chiare e pertinenti e indicatori di prestazione che consentano una migliore valutazione e dimostrazione dei risultati; invita inoltre la Commissione a rispondere in modo fermo, proporzionato e tempestivo qualora il governo beneficiario non rispetti quanto concordato; invita la Commissione a istituire meccanismi di consultazione con i partner commerciali nei casi di corruzione sistemica e a prevedere scambi di competenze, onde assistere i paesi nell'attuazione delle misure anticorruzione;

50.  osserva che gli accordi commerciali devono comprendere clausole obbligatorie ed esecutive sul rispetto dei diritti umani che assicurino che le aziende private e le autorità statali rispettino i diritti dell'uomo e le norme più rigorose in ambito sociale e ambientale, strumenti essenziali per la lotta alla corruzione;

Sviluppo dell'intelligence dell'UE relativa alle reti di corruzione e agli intermediari

51.  invita il SEAE a guidare la formazione di task force tra le ambasciate degli Stati membri e le delegazioni dell'UE nei paesi terzi, attraverso le quali i funzionari diplomatici possano analizzare e condividere informazioni sulla struttura e il funzionamento delle reti locali corrotte al più alto livello di potere e raccogliere abbastanza intelligence da prevenire la collusione dell'UE con regimi cleptocratici; ritiene che tali informazioni dovrebbero essere trasmesse alle istituzioni dell'UE attraverso canali diplomatici sicuri; propone, inoltre, alle delegazioni dell'UE e alle ambasciate degli Stati membri di promuovere contatti stretti con la popolazione locale, in particolare attraverso il dialogo costante con organizzazioni della società civile autentiche e indipendenti, giornalisti e difensori dei diritti umani, al fine di raccogliere informazioni attendibili sulla corruzione locale, i fattori di agevolazione essenziali e i funzionari coinvolti;

52.  ritiene che le società dovrebbero anche riferire agli organismi dell'UE in merito a eventuali richieste di tangenti e/o qualora siano obbligate a investire in paesi terzi ricorrendo a intermediari locali o a società di comodo come partner;

53.  sottolinea che, alla luce delle informazioni raccolte, è opportuno condividere gli orientamenti specifici per paese con i dispiegamenti civili e militari e le agenzie di donatori dell'UE, al fine di sensibilizzare in merito al rischio di concludere affari con appaltatori, società di sicurezza private e fornitori di servizi locali i cui titolari effettivi potrebbero essere coinvolti in violazioni dei diritti umani e in reti corrotte;

Coerenza interna ed esterna

54.  ritiene che l'UE possa diventare un leader credibile e influente nella lotta contro la corruzione soltanto se affronterà in modo adeguato i problemi della criminalità organizzata, della corruzione e del riciclaggio all'interno dei suoi confini; esprime rammarico in questo contesto per la decisione della Commissione di non dare seguito alla sua relazione del 2014 sulla lotta alla corruzione per fornire una nuova analisi della corruzione negli Stati membri dell'UE, che avrebbe altresì rafforzato la credibilità dell'UE relativamente alla promozione di un programma anti-corruzione ambizioso nelle sue politiche esterne; sottolinea che la Commissione e le altre istituzioni dell'UE dovrebbero elaborare relazioni e auto-valutazioni periodiche, ambiziose e rigorose, conformemente alle disposizioni della Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione, e invita la Commissione a proporre ulteriori iniziative politiche e legislative per combattere la corruzione e sollecitare una maggiore integrità e trasparenza negli Stati membri;

55.  evidenzia che la depenalizzazione della corruzione in un qualsiasi Stato membro dell'UE ridurrebbe la credibilità delle politiche pubbliche compromettendo altresì la capacità dell'UE di attuare un programma anti-corruzione ambizioso a livello mondiale; sostiene una più stretta cooperazione tra gli Stati membri dell'UE e la Corte dei conti europea;

56.  ribadisce la sua richiesta agli Stati membri dell'UE di modificare le loro legislazioni penali, ove necessario, per stabilire la giurisdizione dei pubblici ministeri e dei tribunali nazionali affinché possano indagare e perseguire reati di corruzione o appropriazione indebita di fondi pubblici, indipendentemente dal luogo in cui è stato commesso il reato, se i proventi di tali attività criminali si trovano nello Stato membro in questione o sono stati riciclati in tale Stato membro o se la persona ha un "legame stretto" con lo Stato membro, ossia attraverso la nazionalità, la residenza o la titolarità effettiva di una società la cui sede o le cui società figlie si trovano nello Stato membro in questione;

Contributo dell'UE a un approccio basato sui diritti umani nella lotta alla corruzione nei consessi multilaterali

57.  invita gli Stati membri dell'UE ad avviare un dibattito in seno alle Nazioni Unite sul rafforzamento degli standard sull'indipendenza e sui mandati degli organismi anti-corruzione, basandosi sull'esperienza acquisita dall'Ufficio dell'alto commissario per i diritti umani (OHCHR), dal Comitato internazionale di coordinamento degli istituti nazionali per i diritti umani e dagli organismi delle Nazioni Unite, in particolare il Consiglio dei diritti umani (HRC), in riferimento alle istituzioni nazionali per i diritti umani (NHRI) (principi di Parigi);

58.  sottolinea la necessità di rafforzare i legami tra le agenzie anti-corruzione e le istituzioni nazionali per i diritti umani (NHRI), sulla base del mandato di queste ultime di combattere la corruzione quale potenziale causa diretta o indiretta di violazioni dei diritti umani;

59.  ricorda il suo invito agli Stati membri dell'UE a sostenere l'istituzione di un Relatore speciale delle Nazioni Unite sui crimini finanziari, la corruzione e i diritti umani con un mandato globale, compresi un piano orientato agli obiettivi e una valutazione periodica delle misure anti-corruzione adottate dagli Stati; invita gli Stati membri dell'UE ad assumere un ruolo guida nel mobilitare il sostegno fra gli Stati membri del Consiglio per i diritti umani (HRC) e a promuovere congiuntamente una risoluzione che definisca tale mandato;

60.  invita le Nazioni Unite ad adottare uno strumento normativo sui flussi finanziari illeciti per conseguire una maggiore efficacia;

61.  sottolinea la necessità di intensificare le campagne nazionali e internazionali di comunicazione e di sensibilizzazione in materia di corruzione rivolte alla partecipazione dei cittadini, al fine di sottolineare il fatto che la corruzione ha ripercussioni negative sui diritti umani e porta, tra l'altro, a diseguaglianze sociali, a una carenza di giustizia sociale e a un aumento dei livelli di povertà; incoraggia l'UE a elaborare e attuare programmi specifici sull'attuale legislazione penale e procedurale e sui meccanismi di ricorso; evidenzia che l'istruzione e un'informazione pubblica imparziale e indipendente svolgono un ruolo essenziale nella diffusione dei valori sociali e dei principi di integrità che promuovono l'interesse comune e contribuiscono allo Stato di diritto e allo sviluppo sociale ed economico di una società;

62.  raccomanda di integrare nella revisione periodica universale l'analisi della questione della corruzione come causa delle violazioni dei diritti umani, nonché conseguenza degli abusi in materia di diritti umani e indice di debolezza dello Stato di diritto, quale modo per affrontare la corruzione e promuovere la trasparenza e le migliori pratiche; sottolinea il ruolo che potrebbe svolgere in tal senso la società civile;

63.  incoraggia l'approfondimento degli impegni internazionali per fare della lotta alla corruzione il fulcro degli obiettivi di sviluppo sostenibile, in quanto meccanismo per combattere la povertà a livello mondiale;

Corruzione e tratta di persone

64.  è preoccupato per il fatto che la tratta di esseri umani possa essere facilitata attraverso la corruzione di soggetti che detengono diversi livelli di potere delegato, come la polizia, i funzionari doganali, le autorità di controllo delle frontiere e i servizi di immigrazione, che potrebbero ignorare, tollerare, partecipare e organizzare la tratta di persone;

65.  sottolinea, a tale proposito, l'importanza delle azioni anti-corruzione, come la promozione della trasparenza e dell'assunzione delle responsabilità nelle amministrazioni, attraverso l'introduzione di un meccanismo di integrazione per combattere la corruzione e garantire un migliore coordinamento delle strategie di contrasto della tratta di esseri umani;

66.  sottolinea il ruolo preminente che gli approcci sensibili alle tematiche di genere possono svolgere nell'elaborazione di politiche per la lotta alla corruzione nell'ambito della tratta di persone;

Imprese e diritti umani

67.  incoraggia tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite, e in particolare gli Stati membri dell'UE, a dare piena attuazione ai Principi guida su imprese e diritti umani delle Nazioni Unite e a includere nei loro piani di azione sui diritti umani impegni specifici a favore di misure anti-corruzione (come prescritto dal piano d'azione sui diritti umani e la democrazia dell'UE), ovvero a emanare norme specifiche anti-corruzione;

68.  si compiace che i piani d'azione nazionali di alcuni Stati membri dell'UE facciano riferimento alla corruzione, e suggerisce, in proposito, misure specifiche per prevenire e punire le pratiche corrotte che possono condurre a violazioni dei diritti umani; raccomanda che l'UE appoggi ulteriori misure volte a promuovere l'adozione e l'attuazione di conformità, norme e codici anti-tangenti/anticorruzione nelle imprese, e che i partecipanti alle gare d'appalto pubbliche dispongano di un solido programma di lotta contro le tangenti e la corruzione e principi di buona governance fiscale; è del parere che l'uso improprio di fondi pubblici, l'arricchimento illecito o la corruzione dovrebbero essere punibili con sanzioni penali specifiche aggiuntive in particolare quando danno luogo direttamente a violazioni dei diritti umani, provocate dall'atto di corruzione;

69.  plaude alla revisione della direttiva contabile sulla comunicazione di informazioni di carattere non finanziario e di informazioni sulla diversità(23) nell'ambito degli obblighi di segnalazione delle società e dei gruppi di grandi dimensioni, segnatamente per quanto riguarda le misure in materia di diritti umani e lotta alla corruzione; incoraggia le società a comunicare ogni informazione pertinente in linea con l'imminente nota orientativa che sarà pubblicata dalla Commissione;

70.  rinnova il suo invito a tutti gli Stati e all'UE a partecipare attivamente e in modo costruttivo alle attività in corso del gruppo di lavoro intergovernativo aperto delle Nazioni Unite sulle società transnazionali e altre imprese in materia di diritti umani, al fine di adottare uno strumento giuridicamente vincolante per la prevenzione, l'indagine e il risarcimento e l'accesso a mezzi di ricorso laddove si verifichino violazioni dei diritti umani, anche quelle derivanti dalla corruzione; invita gli Stati ad adoperarsi al massimo per permettere cause civili per il risarcimento del danno nei confronti di coloro che abbiano commesso atti di corruzione, ai sensi dell'articolo 35 dell'UNCAC;

71.  invita l'Unione europea e i suoi Stati membri a dare applicazione alle linee guida dell'OCSE destinate alle imprese multinazionali;

Accaparramento di terre e corruzione

72.  resta preoccupato per la situazione riguardante l'accaparramento di terre a seguito di pratiche corrotte da parte di imprese, investitori esteri e attori statali, funzionari e autorità internazionali; sottolinea che la corruzione consente l'accaparramento di terre, spesso tramite sgomberi forzati, concedendo, in particolare, a terzi il controllo viziato delle terre senza il consenso delle persone che vi vivono;

73.  sottolinea che alcune ricerche mostrano che la corruzione è diffusa nell'amministrazione fondiaria e incide sempre di più su ogni fase degli accordi fondiari, determinando vari effetti negativi sui diritti umani, che vanno dal trasferimento forzato delle comunità senza un risarcimento adeguato fino all'uccisione dei difensori della terra(24); rileva inoltre con preoccupazione che le violazioni dei diritti umani rischiano di intensificarsi in un contesto di crescita della domanda di prodotti alimentari, combustibile e materie prime e di aumento degli investimenti fondiari su vasta scala nei paesi in via di sviluppo;

74.  rammenta che il settore finanziario riveste un ruolo chiave nella prevenzione delle pratiche di corruzione che facilitano, in particolare, l'accaparramento dei terreni; ribadisce che le banche e gli istituti finanziari dovrebbero procedere all'"adeguata verifica della clientela" per contrastare il riciclaggio di denaro legato alla corruzione e garantire che gli investitori da loro sostenuti adottino efficaci misure di diligenza in materia di diritti umani; chiede all'UE e agli Stati membri di imporre la comunicazione dei dati relativi alle acquisizioni di terreni in paesi terzi da parte delle imprese e di potenziare il sostegno ai paesi in via di sviluppo per assicurare un'attuazione efficace delle linee guida volontarie sulla gestione responsabile della terra, dei territori di pesca e delle foreste come mezzo per affrontare la corruzione negli accordi fondiari;

Elezioni e funzionamento degli organi eletti democraticamente

75.  sottolinea che uno degli obiettivi della lotta alla corruzione dovrebbe essere quello di porre fine ai gravi abusi che causano la distorsione della democrazia, dei processi politici e promuovere un sistema giudiziario indipendente, imparziale ed efficiente; chiede ai partiti politici di rafforzare il loro ruolo di canali di rappresentanza democratica e di partecipazione politica dotandosi di mezzi efficienti; ritiene, in tal senso, che la regolamentazione dei finanziamenti politici, compresa l'identificazione dei donatori e delle altre fonti finanziarie, sia essenziale per la preservazione della democrazia;

76.  osserva con preoccupazione che i brogli elettorali e i fenomeni di corruzione legati ai processi elettorali e al funzionamento di organi e assemblee rappresentativi eletti compromettono seriamente la fiducia nelle istituzioni democratiche e indeboliscono i diritti civili e politici impedendo una pari ed equa rappresentanza e mettendo in discussione lo Stato di diritto; rileva il ruolo positivo delle missioni di osservazione elettorale nel contribuire al corretto svolgimento delle elezioni e nel sostenere le riforme in materia di legge elettorale; incoraggia l'ulteriore cooperazione in tale ambito con organismi internazionali specializzati come il Consiglio d'Europa o l'OSCE;

77.  sottolinea la specifica necessità di mantenere i più rigorosi principi etici e la massima trasparenza per quanto concerne il funzionamento delle organizzazioni internazionali e delle assemblee regionali incaricate di tutelare e promuovere la democrazia, i diritti umani e lo Stato di diritto, collegando le istituzioni e le professioni in tutto il mondo per rafforzare le capacità e promuovere una cultura condivisa dell'integrità; sottolinea la necessità di promuovere pratiche trasparenti attraverso l'elaborazione di codici di condotta e di misure specifiche a favore della trasparenza, per prevenire e indagare su eventuali frodi o comportamenti illeciti;

78.  sottolinea la necessità di norme precise sulle attività di lobbying, imperniate sui principi di apertura e trasparenza, per garantire che tutti i gruppi di interesse abbiano pari accesso ai responsabili delle politiche ma anche per eliminare la corruzione e i rischi connessi alla violazione dei diritti umani; invita l'UE e gli Stati membri ad adottare misure volte a individuare e condannare le attività di lobbying occulte e contrarie alle norme e all'etica; invita l'UE a promuovere la trasparenza dei processi decisionali e legislativi negli Stati membri e nella cooperazione con i paesi terzi;

79.  denuncia con forza, dopo le recenti rivelazioni sul caso di riciclaggio che coinvolge l'Azerbaigian ("Azerbaijani Laundromat"), i tentativi di questo paese e di altri regimi autocratici di paesi terzi di influenzare i responsabili politici europei con mezzi illeciti; chiede che il Parlamento conduca un'indagine approfondita sul caso in questione e, più in generale, sull'influenza esercitata da tali regimi; chiede che il Parlamento adotti misure rigorose per prevenire siffatti casi di corruzione, che rischiano di pregiudicare la credibilità e la legittimità dell'operato del Parlamento, tra l'altro nel settore dei diritti umani;

Grandi eventi sportivi e legami con le violazioni dei diritti umani e la corruzione

80.  conferma la sua preoccupazione di fronte alle gravi violazioni dei diritti umani, compresi i diritti dei lavoratori, e alla corruzione ad alto livello, associate ai grandi eventi sportivi internazionali e ai progetti infrastrutturali su vasta scala ad essi correlati; incoraggia la cooperazione tra organi direttivi sportivi, agenzie e ONG internazionali impegnate nella lotta alla corruzione al fine di stabilire impegni trasparenti e verificabili di tutela dei diritti umani da parte degli organizzatori di grandi eventi sportivi e di coloro che si candidano per ospitarli; sottolinea che tali criteri dovrebbero essere contemplati nei criteri di aggiudicazione per l'organizzazione di tali eventi;

81.  è del parere che anche le grandi federazioni sportive internazionali non governative debbano contribuire alla lotta contro la corruzione e al suo contenimento e intensificare gli sforzi in tal senso; ritiene che tali federazioni sportive dovrebbero assumersi la responsabilità in materia di rispetto dei diritti umani e che pertanto sarebbe opportuno un rafforzamento dei poteri delle autorità anticorruzione statali in materia di indagini e sanzioni nei casi di corruzione che coinvolgono le grandi federazioni sportive internazionali non governative;

82.  ritiene che la corruzione ad alto livello nell'amministrazione sportiva, le competizioni truccate, gli appalti, gli accordi sull'approvazione, la scelta dei siti, le scommesse illegali e il doping nonché il coinvolgimento della criminalità organizzata abbiano danneggiato la credibilità degli organismi sportivi;

83.  ritiene che l'integrità nello sport possa contribuire all'agenda globale per lo sviluppo e al buon governo a livello internazionale;

Paradisi fiscali

84.  sollecita l'attuazione di politiche di tolleranza zero nei confronti dei paradisi fiscali e delle pratiche di riciclaggio di denaro e il rafforzamento delle norme internazionali in materia di trasparenza, e incoraggia una maggiore cooperazione internazionale per accertare la proprietà segreta di società di comodo e trust utilizzati per l'evasione fiscale, le frodi, il commercio illegale, i flussi di capitali illeciti, il riciclaggio e la corruzione;

85.  sostiene con forza l'attuazione di principi di informativa pubblica paese per paese in Europa e nei paesi terzi, in base ai quali le società multinazionali avrebbero l'obbligo di presentare relazioni con informazioni finanziarie di base per ogni giurisdizione in cui operano, al fine di prevenire la corruzione e l'elusione fiscale;

86.  ricorda la responsabilità dell'UE di contrastare l'evasione fiscale da parte di società transnazionali e persone fisiche e di affrontare la piaga dei flussi finanziari illeciti dai paesi in via di sviluppo, che indeboliscono notevolmente la loro capacità di raccogliere risorse sufficienti ad adempiere agli obblighi in materia di diritti umani;

87.  plaude alle iniziative guidate dall'Europa e finalizzate allo sviluppo di uno scambio globale di informazioni sulla titolarità effettiva, per rafforzare l'efficacia degli standard comuni di comunicazione dell'informazione, in grado di portare alla luce le irregolarità finanziarie;

88.  incoraggia la cooperazione globale mirante a rintracciare i beni rubati e restituirli in modo sicuro ai legittimi proprietari; ribadisce che l'UE ha il dovere di aiutare i paesi terzi a rimpatriare i beni acquisiti illecitamente nascosti nei sistemi finanziari degli Stati membri dell'Unione e nel parco immobiliare e a perseguire i perpetratori, i facilitatori e gli intermediari; esorta l'UE a dare priorità a questa tematica di estrema rilevanza nei paesi terzi che affrontano processi di democratizzazione, soprattutto affrontando gli ostacoli giuridici e la mancanza di disponibilità a collaborare da parte dei centri finanziari nell'UE; sottolinea, a tale proposito, l'importanza di svincolare il sequestro dei beni dalla condanna nello Stato richiedente, al fine di fornire reciproca assistenza giuridica e consentire l'avanzamento dei procedimenti, laddove esistano prove sufficienti di irregolarità;

89.  ricorda che la corruzione è strettamente legata ad attività come il riciclaggio di denaro, l'evasione fiscale e il commercio illegale; sottolinea, in tale contesto, che la trasparenza dovrebbe essere il fulcro di ogni strategia anticorruzione;

90.  sottolinea che l'UE deve promuovere, in maniera prioritaria in tutte le pertinenti sedi internazionali, la lotta contro i paradisi fiscali, il segreto bancario e il riciclaggio di denaro, nonché la revoca del segreto professionale quando eccessivo, la rendicontazione pubblica per paese per le imprese multinazionali e i registri pubblici contenenti informazioni sui titolari effettivi delle società; rileva che la maggior parte degli strumenti per la lotta all'elusione e all'evasione fiscali è adatta a contrastare la corruzione e il riciclaggio;

Libertà dei mezzi d'informazione

91.  sottolinea la notevole importanza dei mezzi di informazione indipendenti, sia online che tradizionali, nella lotta alla corruzione e nella denuncia delle violazioni dei diritti umani; invita la Commissione ad affrontare e contrastare il possibile impatto negativo delle leggi in materia di diffamazione nei paesi terzi e ribadisce il suo invito agli Stati membri a prendere in considerazione la depenalizzazione della diffamazione e a ricorrere unicamente a cause civili quale mezzo per tutelare la reputazione dei singoli; sottolinea che la sicurezza digitale rappresenta un importante elemento per la protezione degli attivisti; raccomanda vivamente che sia garantita, tramite atti legislativi nazionali, la trasparenza della proprietà e del finanziamento dei mezzi di informazione;

92.  esorta ad attribuire maggior importanza al rispetto della libertà dei media, vista la sua importanza, nelle relazioni internazionali dell'UE con i paesi terzi; osserva che il dialogo politico e la cooperazione dei paesi terzi con l'UE a favore delle riforme dei media devono essere pubblici e trasparenti, oltre che prevedere dei meccanismi di controllo; chiede, in tale contesto, che l'UE garantisca che i progetti dell'UE nei paesi terzi contribuiscano, tra l'altro, a rispettare la libertà dei mezzi d'informazione e delle organizzazioni della società civile; invita l'UE a condannare pubblicamente l'entrata in vigore di norme che limitano la libertà dei media e le attività della società civile;

93.  promuove i valori di una rete Internet aperta e sicura ai fini della sensibilizzazione nei confronti delle pratiche corrotte da parte di individui, organizzazioni e governi ed esprime preoccupazione per il fatto che coloro che cercano di limitare le libertà online lo facciano per evitare di rendere conto del loro operato;

94.  insiste affinché gli appalti pubblici siano equi, responsabili, aperti e trasparenti, per prevenire e portare alla luce il furto o l'uso improprio del denaro dei contribuenti;

95.  ricorda che nell'ambito di tutte le piattaforme di dialogo con i paesi terzi, incluse le relazioni bilaterali, l'UE deve porre l'accento sull'importanza di far rispettare il diritto di accesso all'informazione pubblica; sottolinea in particolare la necessità di standard che le garantiscano la massima accessibilità, segnalando che non solo l'accesso ma anche la rapidità con cui viene ottenuto è essenziale per la protezione dei diritti umani e il contrasto ai fenomeni di corruzione; invita l'UE a promuovere l'accesso all'informazione pubblica negli Stati membri e nei paesi terzi;

o
o   o

96.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e alla Banca centrale europea.

(1) https://www.unodc.org/unodc/en/treaties/CAC/
(2) http://www.oecd.org/daf/anti-bribery/ConvCombatBribery_ENG.pdf
(3) http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=URISERV%3Al33601
(4) http://www.un.org/ga/search/view_doc.asp?symbol=A/RES/70/1&Lang=E
(5) http://www.eib.org/attachments/strategies/anti_fraud_policy_20130917_it.pdf
(6) http://www.ohchr.org/Documents/Publications/GuidingPrinciplesBusinessHR_EN.pdf
(7) http://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2016/06/20-fac-business-human-rights-conclusions/
(8) Testi approvati, P8_TA(2016)0405.
(9) Testi approvati, P8_TA(2016)0403.
(10) Testi approvati, P8_TA(2016)0310.
(11) Testi approvati, P8_TA(2015)0408.
(12) GU C 265 dell'11.8.2017, pag. 59.
(13) GU C 407 del 4.11.2016, pag. 81.
(14) GU C 208 del 10.6.2016, pag. 89.
(15) GU C 181 del 19.5.2016, pag. 2.
(16) https://www.unodc.org/documents/corruption/WG-Prevention/Art_6_Preventive_anti-corruption_bodies/JAKARTA_STATEMENT_en.pdf
(17) http://nhri.ohchr.org/EN/AboutUs/Governance/Resolutions/A.HRC.RES.33.15%20EN.pdf
(18) http://www.ohchr.org/EN/HRBodies/HRC/RegularSessions/Session28/Documents/A_HRC_28_73_ENG.doc
(19) http://www.eods.eu/library/AU_Convention%20on%20Combating%20Corruption_2003_EN.pdf
(20) https://www.unglobalcompact.org/what-is-gc/mission/principles
(21) http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2016/579319/EPRS_STU%282016%29579319_EN.pdf
(22) GU L 141 del 5.6.2015, pag. 73.
(23) GU L 330 del 15.11.2014, pag. 1.
(24) Olivier De Schutter, "Tainted Lands. Corruption in Large-Scale Land Deals", in International Corporate Accountability Roundtable & Global Witness (novembre 2016). https://www.globalwitness.org/en/campaigns/land-deals/tainted-lands-corruption-large-scale-land-deals/

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