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Testi approvati
Mercoledì 25 ottobre 2017 - StrasburgoEdizione definitiva
Decisione di non sollevare obiezioni a un atto delegato: governo e controllo del prodotto per le imprese di assicurazione e i distributori di prodotti assicurativi
 Decisione di non sollevare obiezioni a un atto delegato: obblighi di informazione e le norme di comportamento applicabili alla distribuzione di prodotti di investimento assicurativi
 Decisione di non sollevare obiezioni a un atto delegato: norme tecniche di regolamentazione sugli accordi di compensazione indiretta (integrazione del regolamento (UE) n. 600/2014)
 Decisione di non sollevare obiezioni a un atto delegato: norme tecniche di regolamentazione sugli accordi di compensazione indiretta (modifica del regolamento delegato (UE) n. 149/2013)
 Bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2018 - tutte le sezioni
 Discarico 2015: Bilancio generale dell'Unione europea - Consiglio europeo e Consiglio
 Protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un'esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni ***I
 Istituzione di un sistema di ingressi/uscite per la registrazione dei dati di ingresso e di uscita dei cittadini di paesi terzi che attraversano le frontiere esterne dell'UE ***I
 Modifica del codice frontiere Schengen per quanto riguarda l'uso del sistema di ingressi/uscite ***I
 Aspetti relativi ai diritti fondamentali nell'integrazione dei rom nell'UE: lotta all'antiziganismo

Decisione di non sollevare obiezioni a un atto delegato: governo e controllo del prodotto per le imprese di assicurazione e i distributori di prodotti assicurativi
PDF 234kWORD 47k
Decisione del Parlamento europeo di non sollevare obiezioni al regolamento delegato della Commissione del 21 settembre 2017 che integra la direttiva (UE) 2016/97 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda i requisiti in materia di governo e controllo del prodotto per le imprese di assicurazione e i distributori di prodotti assicurativi (C(2017)06218 – 2017/2854(DEA))
P8_TA(2017)0404B8-0572/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto il regolamento delegato della Commissione (C(2017)06218),

–  vista la lettera in data 16 ottobre 2017 della commissione per i problemi economici e monetari al presidente della Conferenza dei presidenti di commissione,

–  visto l'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la direttiva (UE) 2016/97 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 gennaio 2016, sulla distribuzione assicurativa(1), in particolare l'articolo 25, paragrafo 2, e l'articolo 39, paragrafo 5,

–  vista la raccomandazione di decisione della commissione per i problemi economici e monetari,

–  visto l'articolo 105, paragrafo 6, del suo regolamento,

–  visto che non è stata sollevata alcuna obiezione nel termine previsto all'articolo 105, paragrafo 6, terzo e quarto trattino, del suo regolamento, che arrivava a scadenza il 24 ottobre 2017,

A.  considerando che il regolamento delegato dovrebbe applicarsi a decorrere dal 23 febbraio 2018, data di applicazione della direttiva (UE) 2016/97, e che se il Parlamento utilizzasse interamente il periodo di esame di tre mesi di cui dispone, il settore non avrebbe il tempo sufficiente per porre in atto le necessarie modifiche tecniche e organizzative;

B.  considerando che la pubblicazione in tempi rapidi del regolamento delegato nella Gazzetta ufficiale consentirebbe un'attuazione tempestiva delle disposizioni applicabili al governo e al controllo del prodotto, nonché la relativa certezza del diritto;

C.  considerando che il Parlamento ritiene che il termine per il recepimento della direttiva (UE) 2016/97 dovrebbe continuare a essere il 23 febbraio 2018, ma chiede alla Commissione di adottare una proposta legislativa che fissi la data di applicazione al 1° ottobre 2018;

1.  dichiara di non sollevare obiezioni al regolamento delegato;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 26 del 2.2.2016, pag. 19.


Decisione di non sollevare obiezioni a un atto delegato: obblighi di informazione e le norme di comportamento applicabili alla distribuzione di prodotti di investimento assicurativi
PDF 236kWORD 47k
Decisione del Parlamento europeo di non sollevare obiezioni al regolamento delegato della Commissione del 21 settembre 2017 che integra la direttiva (UE) 2016/97 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda gli obblighi di informazione e le norme di comportamento applicabili alla distribuzione di prodotti di investimento assicurativi (C(2017)06229 – (2017/2855(DEA))
P8_TA(2017)0405B8-0575/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto il regolamento delegato della Commissione (C(2017)06229),

–  vista la lettera in data 16 ottobre 2017 della commissione per i problemi economici e monetari al presidente della Conferenza dei presidenti di commissione,

–  visto l'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la direttiva (UE) 2016/97 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 gennaio 2016, sulla distribuzione assicurativa(1), in particolare l'articolo 28, paragrafo 4, l'articolo 29, paragrafo 4, l'articolo 30, paragrafo 6, e l'articolo 39, paragrafo 5,

–  vista la raccomandazione di decisione della commissione per i problemi economici e monetari,

–  visto l'articolo 105, paragrafo 6, del suo regolamento,

–  visto che non è stata sollevata alcuna obiezione nel termine previsto all'articolo 105, paragrafo 6, terzo e quarto trattino, del suo regolamento, che arrivava a scadenza il 24 ottobre 2017,

A.  considerando che il regolamento delegato dovrebbe applicarsi a decorrere dal 23 febbraio 2018, data di applicazione della direttiva (UE) 2016/97, e che se il Parlamento utilizzasse interamente il periodo di esame di tre mesi di cui dispone, il settore non avrebbe il tempo sufficiente per porre in atto le necessarie modifiche tecniche e organizzative;

B.  considerando che la pubblicazione in tempi rapidi del regolamento delegato nella Gazzetta ufficiale consentirebbe un'attuazione tempestiva delle disposizioni applicabili ai prodotti di investimento assicurativi, nonché la relativa certezza del diritto;

C.  considerando che il Parlamento ritiene che il termine per il recepimento della direttiva (UE) 2016/97 dovrebbe continuare a essere il 23 febbraio 2018, ma chiede alla Commissione di adottare una proposta legislativa che fissi la data di applicazione al 1° ottobre 2018;

1.  dichiara di non sollevare obiezioni al regolamento delegato;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 26 del 2.2.2016, pag. 19.


Decisione di non sollevare obiezioni a un atto delegato: norme tecniche di regolamentazione sugli accordi di compensazione indiretta (integrazione del regolamento (UE) n. 600/2014)
PDF 237kWORD 48k
Decisione del Parlamento europeo di non sollevare obiezioni al regolamento delegato della Commissione del 22 settembre 2017 che integra il regolamento (UE) n. 600/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda le norme tecniche di regolamentazione sugli accordi di compensazione indiretta (C(2017)06268 – (2017/2860(DEA))
P8_TA(2017)0406B8-0574/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto il regolamento delegato della Commissione (C(2017)06268),

–  vista la lettera in data 28 settembre 2017 della Commissione con cui quest'ultima chiede al Parlamento di dichiarare che non solleverà obiezioni al regolamento delegato,

–  vista la lettera in data 16 ottobre 2017 della commissione per i problemi economici e monetari al presidente della Conferenza dei presidenti di commissione,

–  visto l'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (UE) n. 600/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, sui mercati degli strumenti finanziari e che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012(1), in particolare l'articolo 30, paragrafo 2,

–  visti l'articolo 13 e l'articolo 10, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 1095/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010, che istituisce l'Autorità europea di vigilanza (Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati), modifica la decisione n. 716/2009/CE e abroga la decisione 2009/77/CE della Commissione(2),

–  visto il progetto di norme tecniche di regolamentazione sugli "accordi di compensazione indiretta a norma di EMIR e MiFIR" presentato il 26 maggio 2016 dall'ESMA conformemente all'articolo 30, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 600/2014,

–  vista la raccomandazione di decisione della commissione per i problemi economici e monetari,

–  visto l'articolo 105, paragrafo 6, del suo regolamento,

–  visto che non è stata sollevata alcuna obiezione nel termine previsto all'articolo 105, paragrafo 6, terzo e quarto trattino, del suo regolamento, che arrivava a scadenza il 24 ottobre 2017,

A.  considerando che la Commissione ha approvato il progetto di norme tecniche di regolamentazione (RTS) solo 16 mesi dopo averlo ricevuto dall'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) il 26 maggio 2016; che durante tale periodo non ha consultato formalmente l'ESMA in merito alle sue modifiche a tale progetto di RTS e non ha informato i colegislatori o il settore dei motivi per cui non ha proceduto all'approvazione entro i tre mesi stabiliti nel regolamento (UE) n. 1095/2010; che è inaccettabile che la Commissione abbia superato di oltre un anno il termine per l'adozione del progetto di RTS senza informare i colegislatori;

B.  considerando che il Parlamento ritiene che, a seguito delle modifiche apportate dalla Commissione, le norme tecniche di regolamentazione adottate non corrispondano a quelle contenute nel progetto di norme tecniche di regolamentazione presentato dall'ESMA, e reputa di poter sollevare obiezioni alle norme entro un termine di tre mesi ("periodo di controllo"); che la Commissione, nella sua lettera del 28 settembre 2017, ha confermato questo periodo di controllo di tre mesi;

C.  considerando che il regolamento delegato dovrebbe applicarsi a decorrere dal 3 gennaio 2018, data di applicazione della direttiva 2014/65/UE ("MiFID II") e del regolamento (UE) n. 600/2014 ("MiFIR"), e che se il Parlamento utilizzasse interamente il periodo di controllo di tre mesi di cui dispone, il settore non avrebbe più il tempo sufficiente per porre in atto le modifiche;

D.  considerando che la pubblicazione in tempi rapidi del regolamento delegato nella Gazzetta ufficiale consentirebbe un'attuazione tempestiva delle disposizioni applicabili agli accordi di compensazione indiretta, nonché la relativa certezza del diritto;

1.  dichiara di non sollevare obiezioni al regolamento delegato;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 173 del 12.6.2014, pag. 84.
(2) GU L 331 del 15.12.2010, pag. 84.


Decisione di non sollevare obiezioni a un atto delegato: norme tecniche di regolamentazione sugli accordi di compensazione indiretta (modifica del regolamento delegato (UE) n. 149/2013)
PDF 241kWORD 48k
Decisione del Parlamento europeo di non sollevare obiezioni al regolamento delegato della Commissione del 22 settembre 2017 che modifica il regolamento delegato (UE) n. 149/2013 della Commissione per quanto riguarda le norme tecniche di regolamentazione sugli accordi di compensazione indiretta (C(2017)06270 – (2017/2859(DEA))
P8_TA(2017)0407B8-0573/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto il regolamento delegato della Commissione (C(2017)06270),

–  vista la lettera in data 28 settembre 2017 della Commissione con cui quest'ultima chiede al Parlamento di dichiarare che non solleverà obiezioni al regolamento delegato,

–  vista la lettera in data 16 ottobre 2017 della commissione per i problemi economici e monetari al presidente della Conferenza dei presidenti di commissione,

–  visto l'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (UE) n. 648/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 luglio 2012, sugli strumenti derivati OTC, le controparti centrali e i repertori di dati sulle negoziazioni(1), in particolare l'articolo 4, paragrafo 4,

–  visti l'articolo 13 e l'articolo 10, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 1095/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010, che istituisce l'Autorità europea di vigilanza (Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati), modifica la decisione n. 716/2009/CE e abroga la decisione 2009/77/CE della Commissione(2),

–  visto il progetto di norme tecniche di regolamentazione sugli "accordi di compensazione indiretta a norma di EMIR e MiFIR" presentato il 26 maggio 2016 dall'ESMA conformemente all'articolo 4, paragrafo 4, del regolamento (UE) n. 648/2012,

–  vista la raccomandazione di decisione della commissione per i problemi economici e monetari,

–  visto l'articolo 105, paragrafo 6, del suo regolamento,

–  visto che non è stata sollevata alcuna obiezione nel termine previsto all'articolo 105, paragrafo 6, terzo e quarto trattino, del suo regolamento, che arrivava a scadenza il 24 ottobre 2017,

A.  considerando che la Commissione ha approvato il progetto di norme tecniche di regolamentazione (RTS) solo 16 mesi dopo averlo ricevuto dall'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) il 26 maggio 2016; che durante tale periodo non ha consultato formalmente l'ESMA in merito alle sue modifiche a tale progetto di RTS e non ha informato i colegislatori o il settore dei motivi per cui non ha proceduto all'approvazione entro i tre mesi stabiliti nel regolamento (UE) n. 1095/2010; che è inaccettabile che la Commissione abbia superato di oltre un anno il termine per l'adozione del progetto di RTS senza informare i colegislatori;

B.  considerando che il Parlamento ritiene che, a seguito delle modifiche apportate dalla Commissione, le norme tecniche di regolamentazione adottate non corrispondano a quelle contenute nel progetto di norme tecniche di regolamentazione presentato dall'ESMA, e reputa di poter sollevare obiezioni alle norme entro un termine di tre mesi ("periodo di controllo"); che la Commissione, nella sua lettera del 28 settembre 2017, ha confermato questo periodo di controllo di tre mesi;

C.  considerando che il regolamento delegato dovrebbe applicarsi a decorrere dal 3 gennaio 2018, data di applicazione della direttiva 2014/65/UE ("MiFID II") e del regolamento (UE) n. 600/2014 ("MiFIR"), e che se il Parlamento utilizzasse interamente il periodo di controllo di tre mesi di cui dispone, il settore non avrebbe più il tempo sufficiente per porre in atto le modifiche;

D.  considerando che la pubblicazione in tempi rapidi del regolamento delegato nella Gazzetta ufficiale consentirebbe un'attuazione tempestiva delle disposizioni applicabili agli accordi di compensazione indiretta, nonché la relativa certezza del diritto;

1.  dichiara di non sollevare obiezioni al regolamento delegato;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 201 del 27.7.2012, pag. 1.
(2) GU L 331 del 15.12.2010, pag. 84.


Bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2018 - tutte le sezioni
PDF 512kWORD 69k
Risoluzione del Parlamento europeo del 25 ottobre 2017 concernente la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2018 (11815/2017 – C8-0313/2017 – 2017/2044(BUD))
P8_TA(2017)0408A8-0299/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 314 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

–  vista la decisione 2014/335/UE, Euratom del Consiglio, del 26 maggio 2014, relativa al sistema delle risorse proprie dell'Unione europea(1),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(2),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(3) (regolamento QFP),

–  visto l'accordo interistituzionale, del 2 dicembre 2013, tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria(4) (AII del 2 dicembre 2013),

–  vista la sua risoluzione del 15 marzo 2017 sugli orientamenti generali per l'elaborazione del bilancio 2018(5),

–  vista la sua risoluzione del 5 aprile 2017 sullo stato di previsione delle entrate e delle spese del Parlamento europeo per l'esercizio 2018(6),

–  visto il progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2018 adottato dalla Commissione il 29 giugno 2017 (COM(2017)0400),

–  vista la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2018, adottata il 4 settembre 2017 e comunicata al Parlamento europeo il 13 settembre 2017 (11815/2017 – C8-0313/2017),

–  vista la sua risoluzione del 5 luglio 2017 sul mandato relativo al trilogo sul progetto di bilancio 2018(7),

–  visto l'articolo 88 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per i bilanci e i pareri delle altre commissioni interessate (A8-0299/2017),

Sezione III

Quadro generale

1.  sottolinea che la lettura del Parlamento del bilancio 2018 rispecchia pienamente le priorità politiche approvate a larga maggioranza con le summenzionate risoluzioni del 15 marzo 2017 e del 5 luglio 2017; ricorda che la crescita sostenibile, l'occupazione, in particolare l'occupazione giovanile, la sicurezza e i cambiamenti climatici sono al centro di tali priorità;

2.  sottolinea che l'Unione è tuttora confrontata a numerose sfide ed è convinto che, pur rispettando la disciplina di bilancio, si debbano stanziare nel bilancio dell'Unione le risorse finanziarie necessarie per far fronte alle priorità politiche e per consentire all'Unione di agire e di rispondere in modo efficace a tali sfide; sottolinea che la spesa dell'Unione dovrebbe essere basata sul principio del valore aggiunto europeo e dovrebbe rispettare il principio di sussidiarietà;

3.  ribadisce il proprio impegno a finanziare le politiche dell'Unione che promuovono l'occupazione e la crescita in tutte le sue regioni attraverso investimenti nella ricerca, nell'istruzione, nelle infrastrutture, nelle PMI e nell'occupazione, in particolare per l’occupazione giovanile; non riesce a comprendere in che modo l'Unione possa realizzare progressi in questi settori visti i tagli proposti dal Consiglio per la sottorubrica 1a; decide invece di rafforzare ulteriormente i programmi nel settore della ricerca e dell'innovazione che registrano un tasso di esecuzione molto elevato e che, a causa di un numero eccessivo di domande, sono caratterizzati da un tasso di successo delle domande particolarmente basso;

4.  mantiene gli impegni assunti dal Parlamento nell'ambito dei negoziati sul Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), segnatamente l'impegno di ridurre al minimo l'impatto dei tagli apportati a Orizzonte 2020 e al Meccanismo per collegare l'Europa (CEF) in relazione al FEIS nel quadro della procedura di bilancio annuale; propone pertanto di compensare tali tagli ripristinando il profilo annuale iniziale delle linee di bilancio relative ai due programmi, al fine di consentire loro di realizzare pienamente gli obiettivi concordati nel quadro dell'adozione della legislazione pertinente;

5.  esprime il proprio sostegno politico alla creazione del Corpo europeo di solidarietà (CES) e accoglie con favore la proposta legislativa presentata a tale riguardo dalla Commissione; ritiene tuttavia che, in attesa di una decisione sul finanziamento del CES e dell'adozione del relativo regolamento secondo la procedura legislativa ordinaria, non dovrebbero essere iscritti stanziamenti a tale riguardo nel bilancio 2018; decide, pertanto, che gli stanziamenti e le riassegnazioni corrispondenti, iscritti dalla Commissione nel progetto di bilancio (PB) per il 2018, dovrebbero per il momento essere annullati, visto che la decisione sul bilancio 2018 non deve in alcun modo pregiudicare l'esito dei negoziati legislativi; mantiene pienamente il suo impegno a integrare immediatamente la decisione sul finanziamento del CES nel bilancio del prossimo esercizio attraverso un bilancio rettificativo, qualora i negoziati sul relativo regolamento non fossero conclusi prima della fine della procedura di bilancio 2018;

6.  è preoccupato per il fatto che la disoccupazione giovanile rimane a livelli senza precedenti ed è convinto che, al fine di non compromettere il futuro di un'intera generazione di giovani europei, sia necessario intraprendere azioni supplementari; decide pertanto di rafforzare l'Iniziativa a favore dell'occupazione giovanile (YEI) oltre il livello proposto dalla Commissione per il 2018; sottolinea che tale rafforzamento dovrebbe essere considerato supplementare rispetto alla dotazione complessiva approvata politicamente per l'YEI nel quadro della revisione intermedia del QFP e non come un semplice anticipo di tale dotazione nel bilancio 2018;

7.  ricorda che la politica di coesione svolge un ruolo centrale per conseguire la convergenza economica e sociale nell'Unione, garantendo in tal modo lo sviluppo e la crescita; sottolinea che nel 2018 i programmi della politica di coesione dovrebbero recuperare i ritardi e raggiungere la velocità di crociera; evidenzia il proprio impegno a garantire stanziamenti sufficienti a favore di tali programmi, che rappresentano una delle politiche fondamentali dell'Unione; esprime, tuttavia, preoccupazione per i ritardi inaccettabili nell'attuazione dei programmi operativi a livello nazionale; invita gli Stati membri a garantire che sia completato il processo di designazione delle autorità di gestione, di audit e di certificazione e che si acceleri l'attuazione; invita inoltre la Commissione a portare avanti la semplificazione delle relative procedure;

8.  esprime forte preoccupazione per l'aumento dell'instabilità e dell'incertezza sia all'interno sia all'esterno dell'Unione; insiste sulla necessità di una rinnovata attenzione all'approccio dell'Unione in materia di coesione, integrazione, pace, sviluppo sostenibile e diritti umani; invita la Commissione e gli Stati membri a cooperare e potenziare gli sforzi tesi a sostenere maggiormente la pace e la prevenzione dei conflitti; ricorda l'entusiasmo che l'accordo del Venerdì Santo ha suscitato a livello mondiale, pur riconoscendo le sfide e le pressioni senza precedenti seguite al referendum del 2016 nel Regno Unito; chiede alla Commissione e agli Stati membri di rafforzare il loro sostegno alla riconciliazione onde garantire pace e stabilità in Irlanda;

9.  ritiene che, sebbene per il momento il picco della crisi migratoria e dei rifugiati sembri essere superato, l'Unione debba essere pronta a reagire in futuro a qualsiasi evento imprevisto in questo settore e debba adottare un approccio più proattivo nell’ambito della migrazione; esorta pertanto la Commissione a monitorare costantemente l'adeguatezza degli stanziamenti nella rubrica 3 e a utilizzare pienamente tutti gli strumenti disponibili nell'attuale QFP per rispondere tempestivamente a qualsiasi evento imprevisto che possa richiedere finanziamenti aggiuntivi; ricorda che, sebbene l'Unione sia riuscita a creare alcuni meccanismi che contribuiscono a far fronte a questa situazione, secondo l'UNHCR, dall'inizio del 2017 oltre 100 000 rifugiati e migranti sono ancora arrivati in Europa via mare; decide di conseguenza di rafforzare in misura limitata il Fondo asilo, migrazione e integrazione e il Fondo sicurezza interna, come pure le agenzie con competenze nel settore dell'asilo, come l'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (EASO), che devono essere dotate di risorse umane e finanziarie adeguate; constata nuovamente che il massimale della rubrica 3 è ampiamente insufficiente per garantire fondi adeguati alla dimensione interna della crisi migratoria e dei rifugiati come pure per altri programmi prioritari, come ad esempio quelli riguardanti la cultura e la cittadinanza;

10.  sottolinea che la rubrica 3 è stata ampiamente utilizzata negli ultimi anni per far fronte alla crisi migratoria e dei rifugiati e che tali azioni dovrebbero continuare fino a quando è necessario; rileva tuttavia che i finanziamenti forniti finora sono insufficienti; decide pertanto di potenziare le agenzie nel settore della giustizia e degli affari interni che, a causa dell'aumento del carico di lavoro e dei nuovi compiti che sono stati loro affidati, negli ultimi anni hanno dovuto far fronte a una carenza di personale e di finanziamenti;

11.  sottolinea che, alla luce delle recenti preoccupazioni sul piano della sicurezza nell'Unione, i finanziamenti nell'ambito della rubrica 3 dovrebbero essere destinati anche a misure che permettano di rafforzare la sicurezza dei cittadini dell'Unione;

12.  ribadisce che una parte essenziale della soluzione per la crisi migratoria e dei rifugiati e le preoccupazioni relative alla sicurezza dei cittadini dell'Unione consiste nell'affrontare le cause profonde della migrazione e nel destinare risorse finanziarie sufficienti agli strumenti esterni intesi ad affrontare problemi quali la povertà, la disoccupazione, l'istruzione e le opportunità economiche, l'instabilità, i conflitti e il cambiamento climatico, che è una delle cause all'origine dei crescenti flussi migratori; ritiene che l'Unione dovrebbe fare un uso ottimale delle risorse finanziarie nell'ambito della rubrica 4, che si sono dimostrate insufficienti per far fronte allo stesso modo a tutte le sfide esterne, considerando che le risorse sono chiaramente insufficienti e dovrebbero essere aumentate in modo più organico;

13.  si rammarica che, nella preparazione della sua posizione, il Parlamento non sia stato sufficientemente informato sull'impatto finanziario di un'eventuale decisione politica di prorogare lo Strumento per i rifugiati in Turchia (FRT); ribadisce la posizione che sostiene da tempo, secondo cui le nuove iniziative non dovrebbero essere finanziate a scapito di progetti esterni dell'UE già esistenti; invita pertanto la Commissione, nell'eventualità di una proroga dell'FRT, a proporre il suo finanziamento con stanziamenti nuovi e a coinvolgere un maggior numero di ONG locali nella sua attuazione; rileva che il massimale della rubrica 4 è ampiamente insufficiente per dare una risposta sostenibile ed efficace alle attuali sfide esterne, incluse le sfide connesse alla migrazione e ai rifugiati;

14.  ricorda che il bilancio dell'Unione deve sostenere il conseguimento degli obiettivi previsti dall'accordo di Parigi e degli obiettivi a lungo termine dell'Unione in materia di clima, mediante il raggiungimento dell'obiettivo del 20 % di spesa per il clima nel QFP 2014-2020; si rammarica che la Commissione non abbia presentato proposte concrete e realistiche per conseguire questi obiettivi; propone pertanto aumenti al di sopra del livello del PB per gli interventi a favore del clima; rileva tuttavia che questi aumenti non sono sufficienti e invita la Commissione a presentare tutte le proposte necessarie per conseguire gli obiettivi nei prossimi progetti di bilancio; constata, a tale riguardo, che l'8,2 % degli stanziamenti d'impegno totali proposti nel PB sono destinati alla protezione della biodiversità; sottolinea che un aumento annuale dello 0,1 % è in contrasto con il preoccupante e sempre più rapido declino delle specie e degli habitat;

15.  valuta positivamente il fatto che, per la prima volta, in sede di elaborazione del bilancio da parte della Commissione, sia stato integrato il nuovo approccio del "bilancio incentrato sui risultati", al fine di rivedere la spesa sulla base dell'esperienza maturata finora e di individuare possibili adeguamenti;

16.  ripristina i tagli proposti dal Consiglio al PB; non riesce a comprendere la logica dei tagli proposti, ad esempio per quanto riguarda Orizzonte 2020 e l’MCE, due programmi già interessati dalle riassegnazioni di stanziamenti a favore dell'EFSI, così come per le politiche esterne; si oppone, in ogni caso, all'intenzione dichiarata dal Consiglio di effettuare tagli alle linee di bilancio che registrano un basso tasso di esecuzione o una scarsa capacità di assorbimento, in quanto tale intenzione non è supportata da dati reali sull'esecuzione e non tiene conto delle diverse modalità di attuazione di determinati programmi;

17.  conclude che, ai fini di un adeguato finanziamento di tutti i fabbisogni urgenti e considerando l'estrema esiguità dei margini del QFP nel 2018, sarà necessario ricorrere a tutti gli strumenti di flessibilità previsti dal regolamento QFP; si attende che il Consiglio condivida questo approccio e che si possa giungere facilmente a un accordo in sede di conciliazione, che consenta all'Unione di essere all'altezza della situazione e di far fronte in modo efficace alle sfide future; sottolinea che il discostamento, in ogni esercizio finanziario, dalla programmazione iniziale del QFP indica la necessità di un adeguamento al rialzo dei massimali nel QFP post-2020;

18.  fissa il livello complessivo degli stanziamenti per il 2018 a 162 597 930 901 EUR in stanziamenti d'impegno e a 146 712 004 932 EUR in stanziamenti di pagamento;

Sottorubrica 1a – Competitività per la crescita e l'occupazione

19.  respinge i tagli ingiustificati di 750 milioni di EUR decisi dal Consiglio per la sottorubrica 1a, che rappresentano da soli quasi due terzi dei tagli complessivi apportati dal Consiglio agli stanziamenti d'impegno nelle varie rubriche del QFP; rileva che questi tagli sono in contrasto con le priorità politiche dichiarate dal Consiglio stesso;

20.  sottolinea che, ai fini di una crescita sostenibile e della creazione di posti di lavoro nell'Unione, è fondamentale promuovere gli investimenti nella ricerca, nell'innovazione, nell'istruzione, nelle infrastrutture e nelle microimprese e piccole e medie imprese (MPMI); segnala che i tagli proposti dal Consiglio metterebbero a rischio programmi con un reale valore aggiunto europeo e con un impatto diretto sulla creazione di occupazione e di crescita, quali Orizzonte 2020 o il MCE; sottolinea, in particolare, che è essenziale assegnare finanziamenti sufficienti a Orizzonte 2020 per consentire lo sviluppo della ricerca e dell'innovazione in Europa, la leadership nella digitalizzazione e il sostegno alle PMI in Europa; ricorda che tale programma ha dimostrato di avere un forte valore aggiunto europeo, visto che l'83 % dei progetti finanziati da Orizzonte 2020 non avrebbero potuto proseguire senza un sostegno da parte dell'Unione; ribadisce l'importanza dello strumento di finanziamento dell'MCE per il completamento della rete RTE-T e la realizzazione di uno spazio unico europeo dei trasporti; decide di conseguenza di annullare tutti i tagli apportati dal Consiglio e di ripristinare pienamente il profilo iniziale delle linee relative a Orizzonte 2020 e all'MCE che sono state ridotte per alimentare il fondo di garanzia del FEIS;

21.  sottolinea, inoltre, la necessità di rafforzare sia la sezione relativa all'istruzione e alla formazione sia quella relativa alla gioventù del programma Erasmus +, nel quadro degli investimenti strategici nei giovani europei;

22.  sottolinea che la concessione di un sostegno finanziario sufficiente alle microimprese, agli imprenditori e alle PMI dovrebbe rappresentare una priorità fondamentale per l'Unione, visto che le PMI sono le principali creatrici di posti di lavoro in Europa; sottolinea che la garanzia di un facile accesso ai finanziamenti è essenziale per mantenere la competitività delle PMI e per aiutarle a superare le sfide legate all'accesso al mercato interno e al mercato mondiale;

23.  decide pertanto di incrementare, oltre il livello del PB e delle dotazioni iniziali precedenti alle riassegnazioni a favore del FEIS e del CES, gli stanziamenti a favore di quei programmi che sono cruciali per promuovere la crescita e l'occupazione e che rispecchiano priorità dell'Unione ampiamente riconosciute, segnatamente Erasmus+, Orizzonte 2020 (Marie Curie, Consiglio europeo della ricerca, Strumento per le PMI), COSME, e EaSI (Progress ed Eures); invita la Commissione a prevedere finanziamenti sufficienti per le linee di bilancio relative all'iniziativa WIFI4EU e a mantenere il proprio impegno di investimento tra il 2017 e il 2020;

24.  accoglie con favore l'inclusione della linea di bilancio relativa alle manifestazioni annuali speciali nel bilancio 2018, che consentirà lo sviluppo di un senso di appartenenza europeo tra i cittadini; osserva che le manifestazioni annuali speciali dovrebbero contribuire chiaramente al valore aggiunto per i cittadini europei in tutti gli Stati membri;

25.  sottolinea l'importanza di stimolare la cooperazione nella ricerca in materia di difesa in Europa, al fine di far fronte alle principali carenze in termini di capacità, in un momento in cui gli sviluppi e le incertezze a livello internazionale richiedono sempre più che l'Europa intensifichi i propri sforzi per quanto riguarda la difesa; sostiene l'aumento della dotazione destinata all'azione preparatoria sulla ricerca in materia di difesa; chiede che nel prossimo Quadro finanziario pluriennale si preveda un programma di ricerca nell’ambito della difesa dotato di un proprio bilancio; ribadisce, tuttavia, la posizione che sostiene da tempo, secondo cui le nuove iniziative devono essere finanziate con stanziamenti nuovi e non a scapito di programmi dell'Unione esistenti; sottolinea inoltre la necessità di migliorare la competitività e l'innovazione nel settore europeo della difesa;

26.  ritiene che nel quadro del bilancio 2018 dovrebbero essere stanziate maggiori risorse per procedere a una valutazione globale e imparziale del rischio che i paesi terzi rappresentano in termini di carenze strategiche nel settore dell'antiriciclaggio e del contrasto al finanziamento del terrorismo, sulla base dei criteri definiti all'articolo 9 della direttiva (UE) 2015/849(8), e stilare un elenco delle giurisdizioni "ad alto rischio";

27.  invita la Commissione a garantire al laboratorio di riferimento dell'Unione europea per le alternative alla sperimentazione animale (EURL ECVAM) un livello adeguato di stanziamenti, che gli consenta di espletare con efficacia i compiti e le mansioni assegnatigli, elencati nell'allegato VII della direttiva 2010/63/UE(9), con particolare riferimento al coordinamento e alla promozione dello sviluppo e dell'uso di alternative alla sperimentazione animale, anche nei settori della ricerca di base e applicata e delle sperimentazioni regolamentari;

28.  decide pertanto di aumentare, rispetto al PB, il livello degli stanziamenti d'impegno nella sottorubrica 1a di 143,9 milioni di EUR (esclusi il ripristino delle dotazioni precedenti alle riassegnazioni a favore del FEIS e del CES, i progetti pilota e le azioni preparatorie), aumento da finanziare entro il margine disponibile e attraverso un'ulteriore mobilitazione del margine globale per gli impegni;

Sottorubrica 1b – Coesione economica, sociale e territoriale

29.  respinge i tagli di 240 milioni di EUR proposti dal Consiglio per i pagamenti nella sottorubrica 1b, comprese le linee di sostegno, e li annulla in attesa di previsioni aggiornate da parte della Commissione;

30.  constata con crescente preoccupazione che i ritardi inaccettabili nell'attuazione dei Fondi strutturali e di investimento europeo ne hanno pregiudicato l'efficacia e hanno messo sotto pressione le autorità di gestione e i beneficiari; ricorda nuovamente il rischio che gli attuali ritardi possono comportare per l'accumulo di fatture non pagate nella seconda metà dell'attuale QFP e all'inizio del prossimo; rinnova fermamente il suo invito agli Stati membri a chiedere consulenza e assistenza alla Commissione per eliminare i ritardi nella designazione delle autorità di gestione, di certificazione e di audit; è allarmato inoltre per la tendenza al ridimensionamento e la mancanza di accuratezza delle stime degli Stati membri;

31.  ricorda che i tassi di disoccupazione giovanile restano tuttora a livelli inaccettabili nell'Unione; evidenzia che, per far fronte a questo problema, è importante garantire un finanziamento adeguato dei sistemi di garanzia per i giovani attraverso l'Iniziativa a favore dell'occupazione giovanile (YEI) e l'FSE; accoglie con favore l'accordo sulla necessità di fornire stanziamenti supplementari per l'YEI e l'iscrizione degli stanziamenti corrispondenti nel PB 2018; ritiene tuttavia che, visti le sfide e i rischi posti dalla disoccupazione giovanile, l'YEI dovrebbe beneficiare di maggiori stanziamenti e decide pertanto di aumentare gli stanziamenti d'impegno per l'YEI nel 2018 a 600 milioni di EUR; ritiene inoltre che le azioni di formazione professionale destinate ai giovani e in particolare l'apprendistato dovrebbero essere ammissibili al finanziamento nell'ambito della politica di coesione;

32.  accoglie positivamente la nuova dotazione finanziaria di 142,8 milioni di EUR creata per facilitare l'esecuzione del Programma di sostegno alle riforme strutturali tra il 2017 e il 2020;

Rubrica 2 – Crescita sostenibile: risorse naturali

33.  ricorda che la proposta della Commissione di aumentare gli stanziamenti destinati a finanziare il Fondo europeo agricolo di garanzia (FEAGA) è dovuta, in larga misura, a una riduzione significativa dell'importo delle entrate con destinazione specifica previste nel 2018; prende atto dei tagli decisi dal Consiglio per un importo pari a 275 milioni di EUR, ma ritiene che la lettera rettificativa della Commissione debba rimanere la base per una revisione attendibile degli stanziamenti del FEAGA e ripristina di conseguenza i livelli del PB, in attesa di un esame della lettera rettificativa in sede di conciliazione;

34.  sottolinea che i programmi di stoccaggio si sono rivelati utili in periodi di crisi e che una riduzione delle risorse finanziarie previste nel corso della fase di programmazione sarebbe controproducente;

35.  sottolinea che una parte della risposta alla disoccupazione giovanile consiste nel dare un sostegno adeguato ai giovani nelle zone rurali; propone pertanto un aumento di 50 milioni di EUR oltre il livello del PB per i pagamenti per i giovani agricoltori; sottolinea la necessità di favorire l'accesso dei giovani alle professioni nel settore della pesca attraverso il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e altri fondi dell'Unione;

36.  decide, in linea con i suoi obiettivi enunciati nella strategia Europa 2020 e con gli impegni internazionali assunti per far fronte ai cambiamenti climatici, di proporre un aumento di 21,2 milioni di EUR al di sopra del livello del PB per gli interventi a favore del clima; ribadisce che sia la Corte dei conti europea (ECA) che l'ECOFIN hanno constatato che il bilancio dell'Unione non è in linea con i suoi obiettivi in materia di clima;

37.  ricorda che il denaro dei contribuenti non dovrebbe essere utilizzato per sostenere la riproduzione o l'allevamento di tori da combattimento; ritiene che la riproduzione o l'allevamento a tali scopi non dovrebbero beneficiare dei pagamenti di base e invita la Commissione a presentare una proposta volta a modificare l'attuale legislazione in proposito;

38.  aumenta pertanto gli stanziamenti d'impegno di 78,1 milioni di EUR, lasciando così un margine di 619,7 milioni di EUR al di sotto del massimale per gli impegni nella rubrica 2, previa detrazione dei progetti pilota e delle azioni preparatorie;

39.  sottolinea con rammarico che generalmente le calamità colpiscono chi ha meno mezzi per proteggersi, che si tratti di persone o di Stati; ritiene che la risposta alle calamità naturali o provocate dall'uomo dovrebbe essere il più rapida possibile di modo da ridurre al minimo i danni e da poter salvare vite umane e beni materiali; richiama l'attenzione sulla necessità di aumentare ulteriormente i fondi, specialmente alle linee di bilancio relative alla "Prevenzione delle calamità e preparazione alle calamità all'interno dell'Unione", tenendo conto, in particolare, degli incendi in Spagna e Portogallo (che hanno provocato la tragica perdita di vite umane), che hanno un impatto drammatico e rilevante sulla popolazione;

40.  richiama l'attenzione sui fattori di rischio che incombono su numerosi ecosistemi boschivi quali, ad esempio, la diffusione di specie esotiche invasive e parassiti (tra cui il nematode del pino e altri), nonché gli incedi boschivi; ritiene che occorra destinare risorse finanziarie sufficienti, mediante programmi e misure di sostegno dell'Unione, alla valutazione delle condizioni ecologiche e fitosanitarie delle foreste, come pure alla loro riqualificazione, tra cui le attività di rimboschimento; rileva che siffatte risorse sono estremamente importanti e urgenti per taluni Stati membri, come ad esempio il Portogallo e la Spagna, in ragione della serie di incendi consecutivi che ne hanno interessato l'intero territorio nazionale;

Rubrica 3 – Sicurezza e cittadinanza

41.  sottolinea che, per il Parlamento, la soluzione delle questioni della migrazione e della sicurezza deve rimanere una delle principali priorità dell'Unione, e ribadisce la convinzione che il massimale della rubrica 3 si è dimostrato ampiamente insufficiente per finanziare adeguatamente la dimensione interna di tali sfide;

42.  osserva che, mentre il numero degli attraversamenti di migranti lungo le rotte del Mediterraneo centrale e orientale verso l'Unione è diminuito nei primi nove mesi del 2017, la rotta del Mediterraneo occidentale continua ad essere sotto pressione; constata che oltre 100 000 migranti e rifugiati sono arrivati in Europa via mare nei primi nove mesi del 2017, dei quali oltre il 75 % sono arrivati in Italia e i restanti si sono ripartiti tra la Grecia, Cipro e la Spagna; è del parere che siano necessari maggiori finanziamenti per coprire pienamente i fabbisogni dell'Unione nel settore della migrazione, in particolare attraverso il Fondo asilo, migrazione e integrazione, per sostenere gli Stati membri nel miglioramento delle misure e delle pratiche di integrazione per le persone che necessitano di protezione internazionale, specialmente i minori non accompagnati, procedendo, quando necessario, al rimpatrio di quanti non hanno diritto a protezione, rispettando al contempo pienamente il principio di non respingimento; insiste altresì, a tale riguardo, sul fatto che l'EASO deve essere dotato delle risorse finanziarie e umane adeguate per consentirgli di svolgere i compiti che gli sono stati assegnati;

43.  è a favore della creazione di una nuova linea di bilancio per un Fondo europeo per la ricerca e il soccorso al fine di sostenere gli Stati membri nell'assolvimento dei loro obblighi a norma del diritto marittimo internazionale; chiede alla Commissione di presentare una proposta legislativa volta a istituire tale Fondo europeo per la ricerca e il soccorso;

44.  è convinto che, per rispondere in modo efficace alle preoccupazioni relative alla sicurezza dei cittadini dell'Unione, il bilancio del Fondo sicurezza interna debba essere aumentato per dotare gli Stati membri di maggiori mezzi per la lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata transfrontaliera, alla radicalizzazione e alla cibercriminalità; sottolinea, in particolare, che occorre stanziare risorse sufficienti per potenziare le infrastrutture di sicurezza e migliorare lo scambio di informazioni tra i servizi di contrasto e le autorità nazionali, anche migliorando l'interoperabilità dei servizi d'informazione, garantendo al contempo il rispetto dei diritti e delle libertà individuali;

45.  evidenzia il ruolo cruciale svolto dalle agenzie dell'Unione nel settore della giustizia e degli affari interni nell'affrontare le preoccupazioni più urgenti dei cittadini dell'Unione; decide pertanto di aumentare gli stanziamenti di bilancio e il personale dell'Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione nell’attività di contrasto (Europol), inclusa la creazione di 7 posti per la nuova unità operativa denominata Unità operativa di Europol per i minori scomparsi, nonché di rafforzare l'Unità europea di cooperazione giudiziaria (Eurojust), l'EASO e l'Agenzia dell'Unione europea per la formazione delle autorità di contrasto (CEPOL); sottolinea nuovamente il contributo dato da queste agenzie al rafforzamento della cooperazione tra gli Stati membri in questo settore;

46.  invita la Commissione, alla luce dei progressi realizzati nei negoziati interistituzionali in corso, a fornire informazioni aggiornate sulle ripercussioni finanziarie nel 2018 delle proposte legislative pendenti nel quadro dell'Agenda europea sulla migrazione, in particolare la riforma del sistema di Dublino, il sistema di ingressi/uscite, il sistema europeo di informazione e autorizzazione ai viaggi e l'EASO, di modo da poterne tener conto nella fase della conciliazione;

47.  si rammarica dei tagli arbitrari per oltre 30 milioni di EUR in stanziamenti d'impegno apportati dal Consiglio a numerosi programmi nei settori della cultura, della cittadinanza, della giustizia, della sanità pubblica, dei diritti dei consumatori e della protezione civile, senza tener conto degli eccellenti tassi di esecuzione di tali programmi e nonostante i livelli di finanziamento già insufficienti che non consentono di finanziare molti progetti di elevata qualità; ripristina tutte le linee al livello del PB e propone ulteriori aumenti per le linee corrispondenti;

48.  ribadisce la convinzione che sia giunto il momento di aumentare i finanziamenti destinati a importanti programmi dell'Unione nel settore della cultura e della cittadinanza, in particolare Europa creativa ed Europa per i cittadini, che hanno un ruolo chiave nel sostenere le industrie culturali e creative come pure la cittadinanza partecipativa, in particolare in vista delle elezioni europee nel 2019; ribadisce che tutte le istituzioni devono rispettare l'accordo politico raggiunto sul finanziamento dell'Anno europeo del patrimonio culturale nel 2018, prevedendo stanziamenti sufficienti a tal fine a titolo del sottoprogramma Cultura del programma Europa creativa, in assenza di una linea di bilancio distinta per l'Anno europeo; invita la Commissione a esaminare le iniziative nell'ambito della linea di bilancio "azioni multimedia" al fine di garantire che il bilancio sostenga effettivamente una copertura indipendente e di qualità dell'attualità dell'Unione;

49.  è a favore di una maggiore trasparenza e visibilità per l'obiettivo del programma Daphne nell'ambito del programma "Diritti, uguaglianza e cittadinanza", come strumento chiave dell'Unione per la lotta contro ogni forma di violenza contro i bambini, i giovani, le donne, le persone LGBTI e altri gruppi a rischio; appoggia la creazione di un Osservatorio europeo contro la violenza di genere in seno all'attuale Istituto europeo per l'uguaglianza di genere;

50.  aumenta la dotazione della rubrica 3 di 108,8 milioni di EUR in stanziamenti d'impegno oltre il livello del PB, esclusi i progetti pilota e le azioni preparatorie, e propone di finanziare questi aumenti attraverso una nuova mobilitazione dello strumento di flessibilità;

Rubrica 4 – Ruolo mondiale dell'Europa

51.  sottolinea ancora una volta che l'azione esterna dell'Unione deve far fronte a un crescente fabbisogno di finanziamenti nettamente superiore al volume attuale della rubrica 4; reputa che anche negli anni a venire saranno necessarie risposte dinamiche ai fini della mobilitazione del bilancio dell'Unione per far fronte alla sfida della migrazione; insiste sul fatto che un aumento puntuale per un anno, come quello dell'esercizio 2017, non può essere considerato sufficiente alla luce delle sfide complesse che l'Unione è chiamata ad affrontare e dell'urgente necessità di rafforzare la presenza esterna dell'Unione nell'attuale mondo globalizzato;

52.  è del parere che occorra privilegiare i paesi dell'immediato vicinato dell'Unione e le misure intese ad affrontare i principali problemi cui è confrontata la regione, segnatamente l'attuale crisi migratoria e dei rifugiati e le corrispondenti sfide umanitarie nei paesi del vicinato meridionale, nonché l'aggressione russa nei paesi del vicinato orientale; ritiene che la stabilità e la prosperità del vicinato dell'Unione giovino sia alle regioni interessate che all'Unione nel suo insieme; rinnova l'invito a potenziare il sostegno a favore del processo di pace in Medio Oriente, all'Autorità palestinese e all'UNRWA per far fronte alle crescenti necessità, al fine di conseguire l'obiettivo dichiarato dell'Unione di promuovere lo sviluppo e la stabilità nella regione e sostenere la resilienza dei palestinesi; ribadisce che il sostegno ai paesi che stanno attuando accordi di associazione con l'Unione è indispensabile per agevolare le riforme politiche ed economiche, pur sottolineando che tale sostegno dovrebbe essere concesso soltanto se i paesi soddisfano i criteri di ammissibilità, in particolare per quanto riguarda lo Stato di diritto e il rispetto delle istituzioni democratiche; decide pertanto di incrementare le risorse destinate allo Strumento europeo di vicinato (ENI), allo Strumento di assistenza preadesione (IPA) e all'assistenza macrofinanziaria (AMF);

53.  insiste sull'importanza del ruolo che svolge l'Europa a livello mondiale per eliminare la povertà e assicurare lo sviluppo delle regioni più svantaggiate, in linea con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite; stanzia pertanto risorse finanziarie supplementari a favore dello Strumento di cooperazione allo sviluppo (DCI) e degli aiuti umanitari; ricorda che, dal momento che una quota significativa dei migranti che attraversano il Mar Mediterraneo provengono dall'Africa subsahariana, il sostegno dell'Unione in tale regione è di fondamentale importanza per affrontare le cause profonde della migrazione;

54.  è contrario a drastiche riduzioni dei contributi finanziari a titolo degli strumenti di finanziamento esterni (ENI, IPA, PI e DCI) a favore del programma Erasmus+, benché i programmi di scambio per i giovani figurino tra i più riusciti investimenti a lungo termine nella diplomazia culturale e nella comprensione reciproca, ragion per cui chiede che tali contributi siano incrementati;

55.  decide, visto il preoccupante peggioramento della situazione della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti umani, di ridurre il sostegno alle riforme politiche in Turchia; decide altresì di iscrivere in riserva parte degli stanziamenti restanti, da sbloccare allorché la Turchia compirà miglioramenti tangibili nei settori dello Stato di diritto, della democrazia, dei diritti umani e della libertà di stampa, nell'intento di destinare i fondi in questione agli attori della società civile per attuare misure a sostegno di tali obiettivi;

56.  è del parere che, per contrastare adeguatamente le campagne di disinformazione e proiettare un'immagine obiettiva dell'Unione al di fuori dei suoi confini, occorrano risorse finanziarie supplementari; invita pertanto a incrementare i finanziamenti per contrastare le campagne di disinformazione e gli attacchi informatici; decide, di conseguenza, di incrementare le risorse destinate alle azioni di comunicazione strategica da realizzare nel vicinato dell'Unione e nei Balcani occidentali; ricorda l'importanza di investire nella visibilità dell'azione esterna dell'Unione al fine di consolidare l'impatto dei finanziamenti in tale settore e rafforzare la diplomazia pubblica dell’Unione, in linea con le ambizioni della strategia globale;

57.  reputa necessario incrementare gli stanziamenti sulla linea di bilancio relativa alla comunità turco-cipriota, al fine di contribuire in misura decisiva al proseguimento e all'intensificazione della missione del Comitato per le persone scomparse a Cipro, nonché al benessere dei maroniti che intendono reinsediarsi e di tutte le persone che si trovano nell'enclave come concordato nel Terzo accordo di Vienna, e di sostenere la Commissione tecnica sul patrimonio culturale delle due comunità (TCCH), promuovendo in tal modo la fiducia e la riconciliazione tra di esse;

58.  sottolinea che non sempre la tendenza della Commissione a ricorrere a meccanismi di bilancio integrativi, come i fondi fiduciari e altri strumenti analoghi, ha dimostrato di essere efficace; teme che la creazione di strumenti finanziari al di fuori del bilancio dell'Unione possa comprometterne l'unità ed eludere la procedura di bilancio, pregiudicando nel contempo la trasparenza della sua gestione, e che possa essere di ostacolo al diritto del Parlamento di esercitare un controllo effettivo sulla spesa; ritiene pertanto che gli strumenti esterni emersi negli ultimi anni debbano essere integrati nel bilancio dell'Unione e che il Parlamento debba esercitare il pieno controllo sulla loro attuazione; rileva che alla fine di settembre 2017 erano stati impegnati complessivamente 795,4 milioni di EUR per i fondi fiduciari dell'UE per l'esercizio 2017; chiede alla Commissione di presentare al Parlamento europeo e al Consiglio l'importo che intende impegnare nel 2018 per i fondi fiduciari; ribadisce la propria preoccupazione per il fatto che i contributi degli Stati membri ai fondi fiduciari in oggetto tendono ad essere inferiori ai loro impegni; prende atto della relazione speciale della Corte dei conti europea n. 11/2017 sul fondo fiduciario Bekou dell'UE per la Repubblica centrafricana; è preoccupato per le carenze individuate dalla Corte dei conti, quali, ad esempio, la mancata valutazione del fabbisogno e le disfunzionalità dei meccanismi di coordinamento con altri donatori; manifesta l'intenzione di valutare il valore aggiunto dei fondi fiduciari dell'UE quali strumenti di politica esterna dell'Unione;

59.  ricorda che, in conformità dell'articolo 24 del regolamento QFP, tutte le spese e le entrate dell'Unione e di Euratom sono iscritte nel bilancio generale dell'Unione a norma dell'articolo 7 del regolamento finanziario; invita la Commissione a preservare l'unità del bilancio e a considerarla un principio guida al momento di varare nuove iniziative;

60.  sottolinea l'importanza delle missioni di monitoraggio elettorale per il consolidamento delle istituzioni democratiche e allo sviluppo della fiducia dell'opinione pubblica nei processi elettorali, il che a sua volta promuove il consolidamento della pace e la stabilità; evidenzia la necessità di garantire sufficienti risorse finanziarie a tal fine;

61.  insiste affinché i finanziamenti del DCI non vengano riassegnati per finanziare la nuova iniziativa per il potenziamento delle capacità a sostegno della sicurezza e dello sviluppo (CBSD) nell'ambito dello strumento inteso a contribuire alla stabilità e alla pace (IcSP); deplora la proposta contemplata dal PB di riassegnare un importo di 7,5 milioni di EUR dal DCI al CBSD e sottolinea l'urgente necessità di trovare soluzioni alternative per colmare tale carenza;

62.  ribadisce la richiesta di trasferire, senza alcuna incidenza sul bilancio, la linea dei rappresentati speciali dell'UE dal bilancio per la PESC alla dotazione amministrativa del SEAE, onde consolidare ulteriormente le attività diplomatiche dell'Unione;

63.  decide di conseguenza di annullare la quasi totalità dei tagli apportati dal Consiglio e di iniettare nella rubrica 4 l'importo di 299,7 milioni di EUR in stanziamenti d'impegno al di sopra del PB (esclusi i progetti pilota e le azioni preparatorie, il trasferimento degli RSUE e i tagli già approvati);

Rubrica 5 – Amministrazione; altre rubriche – Spese amministrative e di sostegno alla ricerca

64.  ritiene che i tagli apportati dal Consiglio non riflettano il fabbisogno effettivo e compromettano in tal modo la spesa amministrativa già sostanzialmente razionalizzata; ripristina pertanto il PB per tutte le spese amministrative della Commissione, tra cui le spese amministrative e di sostegno alla ricerca nelle rubriche da 1 a 4;

65.  decide, in linea con la conclusione del "parere congiunto dei servizi giuridici del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione su tre aspetti dei rapporti tra l'OLAF e il suo comitato di vigilanza", del 12 settembre 2016, di accantonare il 10 % degli stanziamenti dell'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) fintantoché il comitato di vigilanza non potrà accedere ai fascicoli dei casi dell'OLAF, pur incrementandone leggermente il bilancio, conformemente alle sue accresciute competenze;

66.  rileva che, all'inizio del 2017, l'OLAF ha indagato su un grave caso di frode doganale nel Regno Unito, imputabile a una sottovalutazione dei prodotti importati, che ha comportato una perdita di gettito di quasi 2 miliardi di EUR per il bilancio dell'Unione nel periodo 2013-2016; è preoccupato per il fatto che la frode in questione non sia stata a tutt'oggi interrotta e che il bilancio dell'Unione continui a subire perdite; chiede alla Commissione di tenere conto della lentezza dell'amministrazione britannica nel reagire alle sue raccomandazioni al riguardo in sede dei negoziati Brexit; chiede agli Stati membri che hanno contestato il quadro giuridico dell'Unione in materia di infrazioni e sanzioni doganali di rivedere la loro posizione onde consentire una rapida soluzione del problema;

Agenzie decentrate

67.  approva, in linea generale, le previsioni della Commissione circa il fabbisogno finanziario delle agenzie; ritiene pertanto che eventuali tagli aggiuntivi proposti dal Consiglio rischino di compromettere il corretto funzionamento delle agenzie, impedendo loro di svolgere i compiti di cui sono state incaricate; ritiene che i nuovi posti approvati nella sua posizione siano necessari per svolgere i compiti supplementari derivanti da nuovi sviluppi strategici e normativi; ribadisce l'impegno a preservare le risorse e, se necessario, a stanziarne di nuove per garantire il corretto funzionamento delle agenzie;

68.  decide, nel contesto delle sfide che l'Unione si trova ad affrontare a tutt'oggi sui versanti della migrazione e della sicurezza e tenendo presente la necessità di una risposta coordinata a livello europeo, di incrementare gli stanziamenti per Europol, Eurojust, CEPOL, l'UESA e l'Agenzia dell'Unione europea per la sicurezza delle reti e dell'informazione (ENISA);

69.  ricorda l'importanza per l'Unione di focalizzarsi sulla competitività per la crescita e l'occupazione, come pure la priorità strategica per l'Unione di sviluppare appieno e attuare i suoi progetti Galileo ed EGNOS, di cui è parzialmente competente l'Agenzia del GNSS europeo (GSA); ricorda che la GSA accusa un deficit di risorse per la sicurezza informatica e il servizio pubblico regolamentato e decide pertanto di incrementare l'entità degli stanziamenti assegnatile;

70.  ritiene che l'Agenzia per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell'energia (ACER) necessiti di ulteriori stanziamenti e di maggiore personale per adempiere ai suoi compiti ampliati legati all'attuazione dei codici e degli orientamenti di rete per gas ed elettricità e al relativo monitoraggio;

71.  ricorda in particolare che l'Agenzia europea dell’ambiente (AEA) aiuta l'Unione ad adottare decisioni informate sul miglioramento dell'ambiente, l'integrazione delle considerazioni ambientali nelle politiche economiche e la transizione alla sostenibilità e che, nel contesto della politica dell'Unione in materia di clima ed energia 2030, la Commissione ha proposto nuovi compiti per l'AEA nel quadro della governance dell'Unione dell'energia, senza alcun aumento corrispondente nell'organigramma;

72.  sottolinea che, sebbene per il momento le risorse di bilancio e l'organico della Guardia costiera e di frontiera europea sembrino adeguati, in futuro sarà necessario monitorare con attenzione le esigenze dell'Agenzia in termini di risorse operative e di organico;

73.  valuta positivamente l'inclusione di risorse adeguate previste nel bilancio 2018 a sostegno delle autorità europee di vigilanza (AEV); sottolinea che il ruolo delle AEV è fondamentale per favorire una coerente applicazione del diritto dell'Unione e un miglior coordinamento tra le autorità nazionali, nonché per garantire stabilità finanziaria, una migliore integrazione dei mercati finanziari, la tutela dei consumatori e la convergenza in materia di vigilanza; evidenzia che, ai fini di un utilizzo prudente delle loro dotazioni di bilancio, le AEV devono attenersi ai compiti e al mandato loro assegnati dal legislatore dell'Unione;

74.  ribadisce che, come stabilito nell'accordo interistituzionale (AII) del 2 dicembre 2013, il 2018 è l'ultimo anno di attuazione dell'approccio relativo alla riduzione del 5 % del personale e alla riserva di riassegnazione per quanto riguarda l'organico delle agenzie; conferma la propria contrarietà all'eventuale continuazione di un approccio globale alle loro risorse dopo il 2018; ribadisce la propria disponibilità a incrementare l'efficienza tra le agenzie stesse grazie a una maggiore cooperazione amministrativa o addirittura ad accorpamenti, ove opportuno, e alla condivisione di determinate funzioni con la Commissione o un'altra agenzia; plaude, a tale proposito, all'iniziativa mirata a un maggiore coordinamento delle attività delle agenzie tramite la creazione del segretariato permanente della rete delle agenzie dell'UE (attualmente denominato "Ufficio di supporto congiunto") e appoggia l'assegnazione di un ulteriore posto in organico all'Autorità europea per la sicurezza alimentare , i cui costi saranno a carico dei bilanci esistenti delle agenzie dell'Unione e che sarà distaccato in tale ufficio;

Progetti pilota e azioni preparatorie (PP/AP)

75.  decide di adottare un pacchetto di compromesso costituito da un numero limitato di PP/AP, anche in considerazione dell'esiguità dei margini disponibili e dei massimali per i PP/le AP, avendo svolto un'attenta analisi dei progetti pilota e delle azioni preparatorie presentati – in termini di tasso di riuscita di quelli in corso – escludendo le iniziative già coperte da basi giuridiche esistenti e tenendo pienamente conto della valutazione realizzata dalla Commissione sulla fattibilità dei progetti;

76.  evidenzia, pertanto, i propri sforzi in tal senso e invita la Commissione a dar prova di buona volontà nell'attuazione dei PP e delle AP approvate alla fine della procedura di bilancio, a prescindere dalla sua valutazione di attuabilità, come nel caso di qualsiasi decisione del Parlamento europeo e del Consiglio;

Strumenti speciali

77.  ricorda l'utilità degli strumenti speciali per garantire flessibilità al di là dei massimali alquanto esigui dell'attuale QFP e accoglie con favore i miglioramenti introdotti dalla revisione intermedia del regolamento sul QFP; chiede un ampio ricorso allo Strumento di flessibilità, al margine globale per gli impegni e al margine per imprevisti onde finanziare la nutrita serie di nuove sfide e responsabilità supplementari che il bilancio dell'Unione si trova ad affrontare;

78.  chiede di incrementare la Riserva per gli aiuti d'urgenza e il Fondo di solidarietà dell'Unione europea (FSUE) alla luce delle ultime tragiche catastrofi, ossia gli incendi e la siccità estrema in Portogallo e Spagna;

79.  ricorda altresì l'importanza del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG), della Riserva per aiuti d'urgenza e del Fondo di solidarietà dell'Unione europea (FSUE); sostiene l'intenzione della Commissione di garantire una più rapida mobilitazione del FSUE iscrivendone la maggior parte dell'importo in una riserva del bilancio dell'Unione, oltre all'importo già iscritto in bilancio per gli anticipi; deplora i tagli apportati dal Consiglio al riguardo e ripristina in parte il livello del PB, ad eccezione dell'importo che è stato anticipato al 2017 mediante il bilancio rettificativo n. 4/2017 e la mobilitazione del FSUE per l'Italia; chiede l'ampliamento dell'ambito di applicazione del FSUE al fine di prestare assistenza alle vittime degli atti di terrorismo e alle loro famiglie;

Pagamenti

80.  esprime preoccupazione per la tendenza attuale alla sottoesecuzione dei pagamenti nell'intero bilancio dell'Unione, non solo nella sottorubrica 1b ma anche nelle rubriche 3 e 4, nonostante la necessità di far fronte all'ondata di nuove sfide e la creazione di meccanismi di finanziamento flessibili; ricorda che negli ultimi due anni il volume dei pagamenti a titolo del bilancio dell'Unione è sensibilmente diminuito, unitamente alla presenza di un elevato livello di eccedenze di bilancio; esprime pertanto preoccupazione per il fatto che il PB lasci a tutt'oggi un margine senza precedenti di 10 miliardi di EUR al di sotto del massimale dei pagamenti, il che riflette una tendenza a una scarsa esecuzione che potrebbe sfociare in un'intensa pressione sui pagamenti alla fine dell'attuale QFP;

81.  insiste sulla necessità di ripristinare il PB per gli stanziamenti di pagamento di tutte le linee interessate dai tagli del Consiglio e incrementa gli stanziamenti di pagamento in maniera mirata, in particolare per le linee che hanno subito modificate in termini di stanziamenti d'impegno;

Altre sezioni

82.  deplora la consuetudine del Consiglio di aumentare il tasso di abbattimento forfettario per tutte le istituzioni dell'Unione; ritiene che ciò abbia un effetto altamente distorsivo sui bilanci delle istituzioni con tassi di abbattimento forfettario storicamente precisi; ritiene che tale approccio non costituisca né una riduzione mirata né una sana gestione finanziaria; ripristina pertanto il tasso di abbattimento forfettario del PB;

Sezione I – Parlamento europeo

83.  mantiene invariato a 1 953 483 373 EUR il volume complessivo del suo bilancio per il 2018, approvato nella suddetta risoluzione del 5 aprile 2017; vi integra adeguamenti tecnici senza incidenze sul bilancio per tener conto delle informazioni aggiornate non disponibili all'inizio dell'anno in corso;

84.  constata che il livello dello stato di previsione per il 2018 corrisponde al 18,88 %, percentuale che è inferiore a quella del 2017 (19,25 %) e che è la quota più bassa della rubrica V degli ultimi quindici anni; insiste nondimeno sul fatto che il tentativo di ridurre quanto più possibile le spese per il Parlamento europeo non debba tradursi in una minore capacità dell'Istituzione di svolgere la propria attività legislativa ordinaria;

85.  ribadisce le proprie priorità per il prossimo esercizio di bilancio, vale a dire consolidare le misure di sicurezza già adottate e migliorare la resilienza dell'Istituzione agli attacchi informatici, migliorare la trasparenza della propria procedura interna di bilancio e focalizzare il proprio bilancio sulle funzioni fondamentali dell'attività legislativa, dell'azione in qualità di uno dei due rami dell'autorità di bilancio, della rappresentanza dei cittadini e del controllo sull'operato delle altre istituzioni;

86.  accoglie con soddisfazione la creazione del gruppo di lavoro del proprio Ufficio di presidenza sull'indennità per spese generali; ricorda le attese di maggiore trasparenza in merito all'indennità per spese generali e la necessità di definire regole più precise per quanto riguarda la contabilizzazione delle spese autorizzate nell'ambito di tale indennità, senza determinare costi aggiuntivi per il Parlamento;

87.  invita l'Ufficio di presidenza ad apportare le seguenti modifiche concrete relative alle indennità per spese generali:

   l'indennità per spese generali dovrebbe essere gestita in ogni caso in un conto bancario separato;
   tutte le ricevute relative all'indennità per spese generali dovrebbero essere conservate dai deputati;
   la parte non spesa dell'indennità per spese generali dovrebbe essere restituita al termine del mandato;

88.  riduce di 60 posti l'organigramma del proprio Segretariato generale per il 2018 (1 % dell'obiettivo di riduzione dell'organico), conformemente all'accordo del 14 novembre 2015 raggiunto con il Consiglio sul bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016; ricorda che i 35 posti attribuitigli nel 2016 riguardavano le nuove attività di potenziamento della sicurezza e, in quanto tali, erano esentati dall'obiettivo di riduzione del personale, come confermato in occasione dell'adozione del bilancio rettificativo n. 3/2016 e del bilancio generale per l'esercizio 2017(10); invita la Commissione ad adeguare di conseguenza le sue tabelle di monitoraggio onde fornire al Parlamento europeo e al Consiglio informazioni precise in tutte le fasi della procedura;

89.  plaude allo scambio di opinioni sulla propria politica immobiliare svoltosi l'11 luglio 2017 tra la commissione per i bilanci, il Segretario generale e i Vicepresidenti responsabili per la politica immobiliare dell'Istituzione; ritiene che tale dialogo debba essere un processo costante, in particolare alla luce delle prossime discussioni dell'Ufficio di presidenza sulla ristrutturazione dell'edificio Paul Henri-Spaak;

90.  ribadisce la propria posizione quale espressa nella summenzionata risoluzione del 5 aprile 2017, secondo cui esiste un ulteriore margine per migliorare i meccanismi di controllo relativi ai partiti politici europei e alle fondazioni politiche europee; prende atto, a tale proposito, della proposta della Commissione di modificare il regolamento (UE, Euratom) n. 1141/2014(11) e accoglie con favore ogni sforzo per migliorare la rendicontabilità e la trasparenza della spesa;

91.  ricorda l'analisi 2014 della Corte dei conti europea che stimava a 114 milioni di EUR all'anno i costi derivanti dalla dispersione geografica del Parlamento; constata inoltre le risultanze della propria risoluzione del 20 novembre 2013 sull'ubicazione delle sedi delle istituzioni dell'Unione europea(12), secondo cui il 78 % di tutte le missioni del proprio personale statutario sono la diretta conseguenza della dispersione geografica del Parlamento; sottolinea che, secondo le stime della relazione, l'impatto ambientale della dispersione geografica si traduce in emissioni di CO2 comprese tra 11 000 e 19 000 tonnellate; ribadisce l'immagine pubblica negativa ascrivibile a tale dispersione e chiede pertanto una tabella di marcia per la definizione di un'unica sede e la riduzione delle relative linee di bilancio;

Sezione IV – Corte di giustizia

92.  ripristina il PB per tutte le linee di bilancio ridotte dal Consiglio che sono indispensabili per il funzionamento della Corte e ripristina altresì lo stato di previsione per due linee di bilancio al fine di rafforzare la sua capacità di far fronte al crescente fabbisogno di traduzioni;

93.  esprime la propria incredulità per la dichiarazione unilaterale del Consiglio e la relativa appendice sulla riduzione del 5 % del personale contenuta nella sua posizione sul PB 2018, secondo cui la Corte deve tagliare 19 ulteriori posti in organico; sottolinea che i 19 posti in oggetto corrispondono ai 12 e 7 posti debitamente autorizzati dal Parlamento e dal Consiglio nell'ambito delle procedure di bilancio, rispettivamente, per il 2015 e il 2016, per far fronte al fabbisogno supplementare e insiste pertanto sul fatto che i 19 posti non dovrebbero essere restituiti, dal momento che la Corte ha già raggiunto il suo requisito di riduzione del 5 % dell'organico sopprimendo 98 posti nel periodo 2013-2017;

Sezione V – Corte dei conti

94.  ripristina il PB per tutte le linee interessate dai tagli del Consiglio, affinché la Corte dei conti possa attuare il suo programma di lavoro ed elaborare le previste relazioni di audit;

95.  emette una riserva sulla linea "Consulenze, studi e inchieste di carattere limitato", in attesa dell'esito dei negoziati in corso sulla revisione del regolamento finanziario e sulla revisione che entrerà in vigore nel 2018;

Sezione VI – Comitato economico e sociale europeo

96.  ripristina il PB per tutte le linee interessate dai tagli del Consiglio;

97.  incrementa la dotazione di due linee al di sopra del PB in relazione alle attività dei gruppi consultivi interni nell'ambito degli accordi commerciali;

Sezione VII – Comitato delle regioni

98.  ripristina il PB per tutte le linee interessate dai tagli del Consiglio;

99.  incrementa al di sopra del progetto di bilancio gli stanziamenti di alcune linee conformemente allo stato di previsione del Comitato delle regioni;

Sezione VIII – Mediatore europeo

100.  plaude al lavoro svolto dal Mediatore nel realizzare risparmi in termini di efficienza nel suo bilancio rispetto all'anno precedente;

Sezione IX – Garante europeo della protezione dei dati

101.  si interroga sul motivo per cui il Consiglio ridurrebbe il bilancio del Garante europeo della protezione dei dati in considerazione degli ulteriori compiti attribuiti all'istituzione dal Parlamento europeo e dal Consiglio; ripristina pertanto gli importi di tutte le linee di bilancio interessate dai tagli del Consiglio, onde consentire al Garante europeo della protezione dei dati di espletare il suo mandato e onorare i suoi impegni;

Sezione X – Servizio europeo per l'azione esterna

102.  ripristina tutte le linee interessate dai tagli del Consiglio;

103.  crea una voce di bilancio dedicata alla capacità di comunicazione strategica, in linea con le conclusioni del Consiglio europeo del marzo 2015 dota il SEAE del personale e degli strumenti adeguati per far fronte alla sfida della disinformazione da parte di paesi terzi e soggetti non statali;

104.  decide inoltre di trasferire i rappresentanti speciali dal capitolo relativo alla PESC al bilancio del SEAE per accrescere la coerenza dell'azione esterna dell'Unione.

105.  stanzia un importo supplementare al di sopra dello stato di previsione del SEAE per i tirocinanti nelle delegazioni dell'Unione, in risposta ai risultati dell'indagine del Mediatore europeo riguardante i tirocini non retribuiti(13);

o
o   o

106.  prende atto della dichiarazione unilaterale della Francia e del Lussemburgo allegata alla posizione del Consiglio sul progetto di bilancio per il 2018, adottata il 4 settembre 2017; ricorda che i rappresentanti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione hanno approvato di comune accordo il calendario pragmatico per lo svolgimento della procedura di bilancio, tra cui le date per il periodo di conciliazione, durante il trilogo di bilancio di primavera, ossia il 27 marzo 2017; ricorda che il Consiglio "Affari generali" ha approvato il calendario pragmatico nella riunione del 25 aprile 2017, nella piena consapevolezza del calendario delle tornate del Parlamento per il 2017; rileva pertanto che la procedura di bilancio prosegue in conformità del calendario pragmatico concordato tra le tre istituzioni;

107.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione, accompagnata dagli emendamenti al progetto di bilancio generale, al Consiglio, alla Commissione, alle altre istituzioni e agli organi interessati nonché ai parlamenti nazionali.

(1) GU L 168 del 7.6.2014, pag. 105.
(2) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(3) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884.
(4) GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1.
(5) Testi approvati di tale data, P8_TA(2017)0085.
(6) Testi approvati di tale data, P8_TA(2017)0114.
(7) Testi approvati di tale data, P8_TA(2017)0302.
(8) Direttiva (UE) 2015/849 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 maggio 2015, relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo, che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga la direttiva 2005/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e la direttiva 2006/70/CE della Commissione (GU L 141 del 5.6.2015, pag. 73).
(9) Direttiva 2010/63/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2010, sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici (GU L 276 del 20.10.2010, pag. 33).
(10) Testi approvati, P8_TA(2016)0401 e P8_TA(2016)0411.
(11) COM(2017)0481.
(12) GU C 436 del 24.11.2016, pag. 2.
(13) Mediatore europeo, 454.2014/PMC.


Discarico 2015: Bilancio generale dell'Unione europea - Consiglio europeo e Consiglio
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Decisione
Risoluzione
1. Decisione del Parlamento europeo del 25 ottobre 2017 sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione II – Consiglio europeo e Consiglio (2016/2153(DEC))
P8_TA(2017)0409A8-0291/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015(1),

–  visti i conti consolidati annuali dell'Unione europea relativi all'esercizio 2015 (COM(2016)0475 – C8-0271/2016)(2),

–  vista la relazione annuale della Corte dei conti sull'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2015, corredata delle risposte delle istituzioni(3),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(4) presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2015, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  viste la sua decisione del 27 aprile 2017(5) che rinvia la decisione di discarico per l'esercizio 2015 e la risoluzione che la accompagna,

–  visti l'articolo 314, paragrafo 10, e gli articoli 317, 318 e 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(6), in particolare gli articoli 55, 99, 164, 165 e 166,

–  visti l'articolo 94 e l'allegato V del suo regolamento,

–  vista la seconda relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8‑0291/2017),

1.  rifiuta il discarico al Segretario generale del Consiglio per l'esecuzione del bilancio del Consiglio europeo e del Consiglio per l'esercizio 2015;

2.  esprime le sue osservazioni nella risoluzione in appresso;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione e la risoluzione che ne costituisce parte integrante al Consiglio europeo, al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti nonché al Mediatore europeo, al Garante europeo della protezione dei dati e al Servizio europeo per l'azione esterna, e di provvedere alla loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

2. Risoluzione del Parlamento europeo del 25 ottobre 2017 recante le osservazioni che costituiscono parte integrante della decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione II – Consiglio europeo e Consiglio (2016/2153(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  vista la sua decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione II – Consiglio europeo e Consiglio,

–  visti l'articolo 94 e l'allegato IV del suo regolamento,

–  vista la seconda relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8‑0291/2017),

A.  considerando che tutte le istituzioni dell'Unione dovrebbero essere trasparenti e rendere pienamente conto ai cittadini dell'Unione in merito ai fondi loro affidati in quanto istituzioni dell'Unione;

B.  considerando che l'effetto combinato di un'amministrazione dell'Unione aperta e trasparente e della necessità di tutelare gli interessi finanziari dell'Unione richiede una procedura di discarico aperta e trasparente in cui ciascuna istituzione dell'Unione è responsabile per il bilancio che esegue;

C.  considerando che il Consiglio europeo e il Consiglio, in quanto istituzioni dell'Unione, dovrebbero essere tenuti a rendere conto democraticamente ai cittadini dell'Unione nella misura in cui sono beneficiari del bilancio generale dell'Unione europea;

1.  ricorda il ruolo che il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) e il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 (il "regolamento finanziario") attribuiscono al Parlamento per quanto concerne il discarico per l'esecuzione del bilancio;

2.  sottolinea che, conformemente all'articolo 335 TFUE, "l'Unione è rappresentata da ciascuna delle istituzioni, in base alla loro autonomia amministrativa, per le questioni connesse al funzionamento della rispettiva istituzione" e che, di conseguenza, tenuto conto dell'articolo 55 del regolamento finanziario, le istituzioni sono responsabili a titolo individuale dell'esecuzione dei loro bilanci;

3.  prende atto del ruolo del Parlamento e delle altre istituzioni nel quadro della procedura di discarico quale disciplinata dalle disposizioni del regolamento finanziario, segnatamente dagli articoli 162-166;

4.  osserva che, conformemente all'articolo 94 del regolamento del Parlamento, "le disposizioni che disciplinano la procedura relativa al discarico alla Commissione per l'esecuzione del bilancio, in conformità dell'articolo 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, si applicano anche alla procedura relativa al discarico da dare: […] ai responsabili dell'esecuzione dei bilanci di altre istituzioni e organi dell'Unione europea, quali il Consiglio […]";

5.  si rammarica che il Consiglio continui a non pronunciarsi sulle osservazioni formulate dal Parlamento nella sua risoluzione sul discarico del 27 aprile 2017(7) quanto alla tendenza degli esercizi precedenti;

6.  prende atto con soddisfazione che per la prima volta il Consiglio ha fornito al Parlamento le relazioni annuali di attività per il 2015 della DG Amministrazione, del Servizio giuridico e della DG Comunicazione e gestione dei documenti; rileva che le altre direzioni non dispongono di ordinatori delegati che eseguono la sezione II – Consiglio europeo e Consiglio del bilancio generale dell'Unione europea;

7.  osserva che, nel marzo 2017, i coordinatori della commissione per il controllo dei bilanci del Parlamento hanno deciso di costituire un gruppo di lavoro, in cui sono rappresentati tutti i gruppi politici, incaricato di elaborare una proposta sulla procedura di discarico al Consiglio; sottolinea che tale proposta è stata approvata dalla commissione per il controllo dei bilanci ed è stata trasmessa alla Conferenza dei presidenti, che è l'organo competente per le relazioni interistituzionali;

Questioni in sospeso

8.  si rammarica che il bilancio del Consiglio europeo e il bilancio del Consiglio non siano ancora stati separati, come raccomandato dal Parlamento in molte delle sue recenti risoluzioni di discarico;

9.  osserva che le informazioni sulla politica immobiliare del Consiglio fornite sul suo sito web non includono dettagli sui costi sostenuti in relazione agli edifici del Consiglio; è consapevole del fatto che occasionalmente vengono scambiate informazioni tra i servizi competenti per gli immobili del Parlamento e del Consiglio; propone che tale scambio diventi regolare e che nella relazione finanziaria annuale del Consiglio vengano fornite informazioni dettagliate al Parlamento;

10.  rinnova l'invito a presentare relazioni sullo stato di avanzamento dei progetti immobiliari e una ripartizione dettagliata delle spese finora sostenute; chiede informazioni sui costi connessi ai ritardi registrati nel completamento dell'edificio "Europa";

11.  constata che nel 2015 sono stati pubblicati nuovi orientamenti etici per il Consiglio, che saranno seguiti da attività di sensibilizzazione sull'etica e l'integrità; si rammarica che le norme interne sulle segnalazioni di irregolarità del Consiglio continuino a non essere pubbliche;

12.  accoglie con favore i miglioramenti realizzati dal Consiglio per quanto riguarda le politiche dell'Istituzione, in particolare per quanto riguarda la trasparenza; si rammarica tuttavia che il Consiglio non abbia ancora aderito al registro dell'Unione per la trasparenza;

13.  esorta il Consiglio a elaborare orientamenti dettagliati e politiche indipendenti in materia di contrasto alla corruzione nell'ambito delle proprie strutture;

14.  si rammarica delle difficoltà ripetutamente incontrate nelle procedure di discarico e dovute a una mancanza di cooperazione da parte del Consiglio; sottolinea che il Parlamento ha rifiutato il discarico al Segretario generale del Consiglio per gli esercizi 2009, 2010, 2011, 2012, 2013 e 2014, per i motivi esposti nelle risoluzioni del 10 maggio 2011(8), 25 ottobre 2011(9), 10 maggio 2012(10), 23 ottobre 2012(11), 17 aprile 2013(12), 9 ottobre 2013(13), 3 aprile 2014(14), 23 ottobre 2014(15), 29 aprile 2015(16), 27 ottobre 2015(17), 28 aprile 2016(18) e 27 ottobre 2016(19) e ha rinviato la decisione sul discarico al Segretario generale del Consiglio per l'esercizio 2015 per i motivi esposti nella risoluzione del 27 aprile 2017;

15.  nota che la mancata concessione del discarico non ha comportato alcun tipo di conseguenza; ritiene tuttavia che tale situazione debba essere risolta al più presto principalmente nell'interesse dei cittadini dell'Unione;

16.  insiste sul fatto che un esercizio efficace di controllo dei bilanci richiede che Parlamento e Consiglio cooperino, come precisato nella risoluzione del Parlamento del 27 aprile 2017; conferma che il Parlamento non è in grado di prendere una decisione informata sulla concessione del discarico;

17.  ricorda al Consiglio il punto di vista della Commissione, espresso nel gennaio 2014, secondo cui tutte le istituzioni dovrebbero partecipare pienamente al processo di follow-up delle osservazioni formulate dal Parlamento nell'esercizio di discarico e secondo cui tutte le istituzioni dovrebbero cooperare per garantire il buon funzionamento della procedura di discarico;

18.  osserva che la Commissione ha affermato che non avrebbe vigilato sull'esecuzione del bilancio delle altre istituzioni e che rispondere alle domande rivolte a un'altra istituzione avrebbe costituito una violazione dell'autonomia di quest'ultima nell'esecuzione della rispettiva sezione del bilancio;

19.  si rammarica che il Consiglio continui a non dare risposta alle domande del Parlamento;

20.  insiste sul fatto che la spesa del Consiglio deve essere controllata al pari di quella delle altre istituzioni e che gli elementi fondamentali di tale controllo sono stati esposti nelle risoluzioni di discarico del Parlamento degli scorsi anni;

21.  sottolinea la prerogativa del Parlamento di concedere il discarico a norma degli articoli 316, 317 e 319 TFUE, in linea con l'attuale interpretazione e prassi, e segnatamente di concedere il discarico per ogni rubrica del bilancio presa singolarmente, al fine di garantire la trasparenza e la responsabilità democratica nei confronti dei contribuenti dell'Unione;

22.  ritiene che la mancanza di cooperazione da parte del Consiglio europeo e del Consiglio con l'autorità di discarico sia un segnale negativo inviato ai cittadini dell'Unione.

(1) GU L 69 del 13.3.2015.
(2) GU C 380 del 14.10.2016, pag. 1.
(3) GU C 375 del 13.10.2016, pag. 1.
(4) GU C 380 del 14.10.2016, pag. 147.
(5) Testi approvati di tale data, P8_TA(2017)0147.
(6) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(7) Testi approvati di tale data, P8_TA(2017)0147.
(8) GU L 250 del 27.9.2011, pag. 25.
(9) GU L 313 del 26.11.2011, pag. 13.
(10) GU L 286 del 17.10.2012, pag. 23.
(11) GU L 350 del 20.12.2012, pag. 71.
(12) GU L 308 del 16.11.2013, pag. 22.
(13) GU L 328 del 7.12.2013, pag. 97.
(14) GU L 266 del 5.9.2014, pag. 26.
(15) GU L 334 del 21.11.2014, pag. 95.
(16) GU L 255 del 30.9.2015, pag. 22.
(17) GU L 314 dell'1.12.2015, pag. 49.
(18) GU L 246 del 14.9.2016, pag. 21.
(19) GU L 333 dell'8.12.2016, pag. 51.


Protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un'esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni ***I
PDF 238kWORD 50k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 25 ottobre 2017 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2004/37/CE sulla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un'esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni durante il lavoro (COM(2016)0248 – C8-0181/2016 – 2016/0130(COD))
P8_TA(2017)0410A8-0064/2017

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2016)0248),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 153, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0181/2016),

–  visto il parere della commissione giuridica sulla base giuridica proposta,

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 21 settembre 2016(1),

–  previa consultazione del Comitato delle regioni,

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera dell'11 luglio 2017, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti gli articoli 59 e 39 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A8-0064/2017),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 25 ottobre 2017 in vista dell'adozione della direttiva (UE) 2017/… del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2004/37/CE sulla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un'esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni durante il lavoro

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, la direttiva (UE) 2017/2398.)

(1) GU C 487 del 28.12.2016, pag. 113.


Istituzione di un sistema di ingressi/uscite per la registrazione dei dati di ingresso e di uscita dei cittadini di paesi terzi che attraversano le frontiere esterne dell'UE ***I
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Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 25 ottobre 2017 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un sistema di ingressi/uscite per la registrazione dei dati di ingresso e di uscita e dei dati relativi al respingimento dei cittadini di paesi terzi che attraversano le frontiere esterne degli Stati membri dell'Unione europea e che determina le condizioni di accesso al sistema di ingressi/uscite a fini di contrasto e che modifica il regolamento (CE) n. 767/2008 e il regolamento (UE) n. 1077/2011 (COM(2016)0194 – C8-0135/2016 – 2016/0106(COD))
P8_TA(2017)0411A8-0057/2017

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2016)0194),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 77, paragrafo 2, lettere b) e d), l'articolo 87, paragrafo 2, lettera a), e l'articolo 88, paragrafo 2, lettera a), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0135/2016),

–  visto il parere della commissione giuridica sulla base giuridica proposta,

–  visti l'articolo 294, paragrafo 3, l'articolo 77, paragrafo 2, lettere b) e d), e l'articolo 87, paragrafo 2, lettera a), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 21 settembre 2016(1),

–  previa consultazione del Comitato delle regioni,

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 12 luglio 2017, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti gli articoli 59 e 39 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e il parere della commissione per i bilanci (A8-0057/2017),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 25 ottobre 2017 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2017/... del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un sistema di ingressi/uscite per la registrazione dei dati di ingresso e di uscita e dei dati relativi al respingimento dei cittadini di paesi terzi che attraversano le frontiere esterne degli Stati membri e che determina le condizioni di accesso al sistema di ingressi/uscite a fini di contrasto e che modifica la Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen e i regolamenti (CE) n. 767/2008 e (UE) n. 1077/2011

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2017/2226.)

(1) GU C 487, del 28.12.2016, pag. 66.


Modifica del codice frontiere Schengen per quanto riguarda l'uso del sistema di ingressi/uscite ***I
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Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 25 ottobre 2017 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2016/399 per quanto riguarda l'uso del sistema di ingressi/uscite (COM(2016)0196 – C8-0134/2016 – 2016/0105(COD))
P8_TA(2017)0412A8-0059/2017

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2016)0196),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 77, paragrafo 2, lettera b), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0134/2016),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 21 settembre 2016(1),

–  previa consultazione del Comitato delle regioni,

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 12 luglio 2017, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0059/2017),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 25 ottobre 2017 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2017/... del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2016/399 per quanto riguarda l'uso del sistema di ingressi/uscite

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2017/2225.)

(1) GU C 487 del 28.12.2016, pag. 66.


Aspetti relativi ai diritti fondamentali nell'integrazione dei rom nell'UE: lotta all'antiziganismo
PDF 298kWORD 67k
Risoluzione del Parlamento europeo del 25 ottobre 2017 sugli aspetti relativi ai diritti fondamentali nell'integrazione dei rom nell'Unione europea: lotta all'antiziganismo (2017/2038(INI))
P8_TA(2017)0413A8-0294/2017

Il Parlamento europeo,

–  visti il trattato sull'Unione europea (TUE) e il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visto il preambolo del TUE, in particolare il secondo trattino e i trattini dal quarto al settimo,

–  visti, tra l'altro, l'articolo 2, l'articolo 3, paragrafo 3, secondo trattino, e l'articolo 6 TUE,

–  visti, tra l'altro, l'articolo 10 e l'articolo 19, paragrafo 1, TFUE,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea del 7 dicembre 2000 ("Carta"), proclamata il 12 dicembre 2007 a Strasburgo ed entrata in vigore con il trattato di Lisbona nel dicembre 2009,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1948,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia, adottata a New York il 20 novembre 1989, in particolare l'articolo 3,

–  vista la risoluzione ONU A/70/L.1, adottata dall'Assemblea generale il 25 settembre 2015, dal titolo "Transforming our world: the 2030 Agenda for Sustainable Development" (Trasformare il nostro mondo. L'Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile),

–  vista la risoluzione ONU A/RES/60/7, adottata dall'Assemblea generale il 1° novembre 2005, sulla memoria dell'Olocausto,

–  vista la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali,

–  vista la Convenzione quadro del Consiglio d'Europa per la tutela delle minoranze nazionali,

–  vista la dichiarazione del comitato dei ministri del Consiglio d'Europa sulla recrudescenza dell'antiziganismo e della violenza razzista nei confronti dei rom in Europa, adottata il 1° febbraio 2012,

–  vista la raccomandazione di politica generale n. 13 della commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza (ECRI), sulla lotta contro l'antiziganismo e le discriminazioni nei confronti dei rom,

–  vista la Carta dei partiti politici europei per una società non razzista, adottata dal Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d'Europa in occasione della sua 32a sessione nel marzo 2017,

–  viste le risoluzioni dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa 1985 (2014) sulla situazione e i diritti delle minoranze nazionali in Europa e 2153 (2017) sulla promozione dell'inclusione di rom e viaggianti,

–  vista la dichiarazione del segretario generale del Consiglio d'Europa, Thorbjørn Jagland, dell'11 aprile 2017 sui 10 obiettivi per i prossimi 10 anni,

–  vista la convenzione dell'OIL del 1958 sulla discriminazione in materia di occupazione e lavoro (n. 111),

–  vista la direttiva 2000/43/CE del Consiglio, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica(1),

–  vista la direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e lavoro(2),

–  vista la direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato e che sostituisce la decisione quadro 2001/220/GAI(3),

–  visto il regolamento (CE) n. 883/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale(4),

–  vista la decisione quadro 2008/913/GAI del Consiglio, del 28 novembre 2008, sulla lotta contro talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale(5),

–  viste la raccomandazione del Consiglio del 9 dicembre 2013 su misure efficaci per l'integrazione dei Rom negli Stati membri e le conclusioni del Consiglio dell'8 dicembre 2016 dal titolo "Accelerare il processo di integrazione dei Rom" e del 13 ottobre 2016 sulla relazione speciale n. 14/2016 della Corte dei conti europea,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 15 giugno 2011 sull'educazione e la cura della prima infanzia,

–  viste le comunicazioni della Commissione sull'integrazione dei Rom (COM(2010)0133, COM(2012)0226, COM(2013)0454, COM(2015)0299, COM(2016)0424), inclusa la comunicazione dal titolo "Quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei Rom fino al 2020" (COM(2011)0173),

–  vista la comunicazione della Commissione sulla garanzia per i giovani e l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile a tre anni di distanza (COM(2016)0646),

–  vista la raccomandazione 2013/112/UE della Commissione, del 20 febbraio 2013, dal titolo "Investire nell'infanzia per spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale",

–  viste le sue precedenti risoluzioni sui rom(6),

–  vista la sua risoluzione del 15 aprile 2015, in occasione della Giornata internazionale dei rom, sull'antiziganismo in Europa e il riconoscimento, da parte dell'UE, della giornata commemorativa del genocidio dei rom durante la Seconda guerra mondiale(7),

–  vista la sua risoluzione del 13 dicembre 2016 sulla situazione dei diritti fondamentali nell'Unione europea nel 2015(8), in particolare i paragrafi da 117 a 122 sui diritti dei rom,

–  vista la relazione 2016 sui diritti fondamentali, elaborata dall'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali,

–  viste le indagini UE-MIDIS I e II dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali e varie altre indagini e relazioni sui rom,

–  vista la relazione speciale n. 14/2016 della Corte dei conti europea "Iniziative politiche dell'UE e il sostegno finanziario a favore dell'integrazione dei Rom: nonostante i progressi significativi conseguiti negli ultimi dieci anni, occorre compiere ulteriori sforzi sul campo",

–  vista l'indagine Eurobarometro "La discriminazione nell'UE nel 2015",

–  viste le relazioni e le raccomandazioni dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) e, tra l'altro, il suo piano d'azione per migliorare la situazione dei rom e dei sinti nell'area dell'OSCE,

–  viste le relazioni e le raccomandazioni delle organizzazioni che svolgono un ruolo di controllo e delle organizzazioni della società civile, soprattutto quelle del Centro europeo per i diritti dei rom, della Fundación Secretariado Gitano, dell'Open Society Foundation (OSF), della European Roma Grassroots Organisation (ERGO) e di Amnesty International,

–  visto il documento di riferimento sull'antiziganismo dell'Alleanza contro l'antiziganismo,

–  vista la relazione del Centro europeo di studi politici dal titolo "Combating Institutional Anti-Gypsyism: Responses and promising practices in the EU and selected Member States" (Contrastare l'antiziganismo istituzionale: risposte e pratiche promettenti nell'UE e in taluni Stati membri),

–  visto il neocostituito istituto europeo per l'arte e la cultura rom (ERIAC) di Berlino, che intende dare visibilità alla presenza artistica e culturale dei 12 milioni di rom in Europa, per consentire loro di esprimersi, contribuendo in tal modo alla lotta contro l'antiziganismo,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e il parere della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0294/2017),

A.  considerando che i rom in Europa vengono ancora privati dei loro diritti umani;

B.  considerando che i rom fanno parte della cultura e dei valori dell'Europa e che hanno contribuito alla ricchezza culturale, alla diversità, all'economia e alla storia comune dell'UE;

C.  considerando che "l'antiziganismo è una specifica forma di razzismo, un'ideologia basata sulla superiorità razziale, una forma di disumanizzazione e razzismo istituzionale alimentata da discriminazioni storiche, che si esprime, tra l'altro, attraverso la violenza, l'incitamento all'odio, lo sfruttamento, la stigmatizzazione e la più evidente forma di discriminazione"(9);

D.  considerando che, nonostante gli sforzi a livello nazionale, europeo e internazionale, è possibile ritrovare quotidianamente un antiziganismo persistente e strutturale(10) a tutti i livelli della società europea che si manifesta, ad esempio, nella mancanza di interesse mostrata a livello individuale e istituzionale, nella discriminazione, nella disuguaglianza, nella mancata emancipazione, nello svilimento, nell'alterizzazione e nella ricerca di capri espiatori, nella stigmatizzazione, nell'incitamento all'odio e rendendo i rom vittime di violenza, nella povertà estrema e nella profonda esclusione sociale; che l'antiziganismo è in aumento e che alcuni partiti politici stanno guadagnando consensi grazie al forte sentimento anti rom;

E.  considerando che si possono individuare varie forme di antiziganismo nel lavoro e nelle attività delle autorità e istituzioni pubbliche in quasi tutte le sfere e a tutti i livelli negli Stati membri che si manifesta più comunemente nella mancata garanzia, ai rom, della parità di accesso o di qualsivoglia accesso alle forniture e ai servizi pubblici, nella negazione di pari diritti e di un pari trattamento, nell'estromissione dei rom dai processi decisionali e di produzione delle conoscenze, nella scarsa rappresentanza all'interno degli organi ufficiali a tutti i livelli della società, nell'elaborazione di programmi discriminatori e nell'utilizzo improprio delle opportunità di finanziamento finalizzate al miglioramento dell'esistenza dei rom;

F.  considerando che è possibile ravvisare un antiziganismo involontario anche nelle attività delle istituzioni dell'UE, visto che i rom restano fuori da molti programmi e fondi dell'Unione che potrebbero avere un impatto positivo sulle loro condizioni e prospettive di vita o che simbolicamente designano i rom come uno dei loro beneficiari, ma non tengono conto delle loro realtà e della discriminazione che affrontano;

G.  considerando che l'antiziganismo, per quanto inconscio, può essere rivelato nell'acquis dell'UE, che spesso non tiene conto delle realtà e delle sfide dei rom i quali, a causa delle varie discriminazioni di cui sono stati vittime per secoli, non possono godere degli stessi diritti e delle stesse opportunità nonché dello stesso livello di tutela offerto dall'acquis europeo agli altri cittadini dell'UE;

H.  considerando che esiste un persistente trattamento paternalistico da parte della nostra società nei confronti dei rom, rilevabile sia a livello di linguaggio che di azioni, che sottolinea esclusivamente l'esigenza dell'"inclusione" o dell'"integrazione" dei rom mentre, in effetti, quello che serve è un cambio di rotta radicale nell'approccio adottato; che occorre garantirne l'accesso e il pieno godimento dei diritti fondamentali e della cittadinanza nella nostra società;

I.  considerando che si fa continuamente riferimento ai rom come persone vulnerabili, quando il fatto che vengano privati dei loro diritti umani e che venga negata loro la parità di trattamento e accesso alla sicurezza sociale, ai servizi, all'informazione, alla giustizia, all'istruzione, all'assistenza sanitaria, al lavoro, ecc. suggerisce che sono proprio le strutture istituite e mantenute da chi è al potere ad essere discriminatorie e a rendere vulnerabili i rom; che ciò dimostra che le autorità competenti hanno ignorato le proprie responsabilità in materia di diritti umani;

Appartenenza e partecipazione

1.  sottolinea che, per combattere l'inconscio consenso sociale che porta a escludere i rom, per combatterne la discriminazione e l'esclusione sociale e per sconfiggere gli stereotipi creati e rafforzati tramite la letteratura popolare, i mezzi d'informazione, le arti e il linguaggio nei secoli, è fondamentale educare le società tradizionali riguardo alla diversità dei rom, alla loro storia, alla cultura, nonché alle forme, alla diffusione e alla gravità dell'antiziganismo che essi affrontano nella vita quotidiana; invita, a tale proposito, gli Stati membri ad assumersi la piena responsabilità dei propri cittadini rom e ad avviare campagne di sensibilizzazione intersettoriali a lungo termine;

2.  ritiene che una partecipazione attiva e significativa dei rom sul piano sociale, economico, politico e culturale sia fondamentale per affrontare efficacemente l'antiziganismo e creare l'essenziale fiducia reciproca a vantaggio dell'intera società; fa presente la responsabilità comune della Commissione e degli Stati membri al riguardo; invita quindi la Commissione e gli Stati membri a definire strategie che comprendano misure sia proattive che reattive, sulla base di consultazioni sistemiche effettive con rappresentanti dei rom e le ONG, e a coinvolgerli nella gestione, nel monitoraggio e nella valutazione dei programmi e progetti tradizionali avviati a tutti i livelli, anche a livello locale; invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere l'istituzione di organizzazioni civili e istituzioni pubbliche rom indipendenti e il conferimento di responsabilità a una leadership rom giovane e progressista;

Riconciliazione e costruzione della fiducia

3.  esorta la Commissione, allo scopo di costruire l'essenziale fiducia reciproca, a istituire una commissione per la verità e la riconciliazione a livello UE (all'interno delle strutture esistenti o come organo distinto) al fine di riconoscere la persecuzione, l'esclusione e il disconoscimento dei rom nel corso dei secoli e documentarli in un Libro bianco ufficiale, nonché a collaborare con il Parlamento europeo ed esperti rom per espletare tali compiti;

4.  invita gli Stati membri a istituire commissioni per la verità e la riconciliazione (all'interno delle strutture esistenti o come organi distinti ) al fine di riconoscere la persecuzione, l'esclusione e il disconoscimento dei rom nel corso dei secoli, coinvolgendo parlamentari, funzionari di governo, giuristi, rappresentanti dei rom, ONG e organizzazioni di base, affinché siano documentate tali problematiche in un Libro bianco ufficiale, e incoraggia gli Stati membri a inserire la storia dei rom nei programmi delle scuole;

5.  invita gli Stati membri a commemorare le vittime dell'Olocausto dei rom, a stabilire che il 2 agosto si celebri la Giornata della memoria dell'Olocausto dei rom e a concedere un risarcimento idoneo e immediato ai sopravvissuti dell'Olocausto dei rom attraverso una procedura semplificata, accompagnata da una campagna di sensibilizzazione; invita la Commissione e gli Stati membri a includere le vittime rom nelle commemorazioni organizzate il 27 gennaio di ogni anno per la Giornata della memoria dell'Olocausto e a organizzare corsi di formazione per i dipendenti pubblici riguardo all'Olocausto dei rom;

Verifica dei risultati ottenuti

6.  manifesta preoccupazione per il fatto che, pur essendo stati attuati vari programmi mirati negli Stati membri, la maggior parte dei programmi tradizionali, compresi quelli contemplati dai fondi strutturali, non riesce a raggiungere i gruppi più svantaggiati, in particolare i rom; invita pertanto la Corte dei conti a valutare i risultati dei programmi UE, come quelli in materia di occupazione e istruzione, ad esempio Erasmus+ e l'iniziativa per l'occupazione giovanile (YEI) in modo più approfondito e regolare;

7.  invita la Commissione:

   a valutare i programmi e le opportunità di finanziamento dell'UE, onde verificare se essi siano conformi ai requisiti di non discriminazione e partecipazione e, se necessario, ad adottare tempestivamente misure correttive,
   ad applicare un programma solido per il monitoraggio e la contabilità finanziaria a lungo termine incentrato sulla qualità, onde verificare i risultati degli Stati membri nell'utilizzo dei programmi UE,
   a coinvolgere attivamente i destinatari rom dei progetti nel processo di monitoraggio e valutazione in modo efficace e trasparente,
   a garantire che il meccanismo esistente di reclamo sia reso più accessibile e trasparente per i residenti, le ONG e le autorità, onde consentire loro di segnalare fondi e programmi dell'UE discriminatori,
   a sospendere i fondi in caso di utilizzo improprio di fondi UE,
   a riformare i fondi SIE affinché forniscano sostegno finanziario alla lotta contro l'antiziganismo in modo più proattivo e
   ad ampliare i programmi di finanziamento "L'Europa per i cittadini" e "Diritti, uguaglianza e cittadinanza" riconoscendo l'importante ruolo delle organizzazioni della società civile che esercitano un ruolo di controllo e di altri portatori di interessi nel monitoraggio dell'antiziganismo e nell'assicurare il rispetto dei diritti fondamentali;

8.  invita la Commissione e gli Stati membri:

   a garantire che i pertinenti interventi finanziati dall'UE con possibili implicazioni per la comunità rom siano inclusivi e combattano la segregazione,
   a garantire che le pratiche segregazioniste siano chiaramente descritte ed esplicitamente escluse dai finanziamenti,
   a migliorare le opportunità di finanziamento, onde garantire che le opportunità di istruzione e occupazione create offrano un mezzo tangibile e sostenibile per uscire dalla disoccupazione a lungo termine, il che è essenziale per vivere in modo dignitoso,
   a garantire che tutte le risorse disponibili siano utilizzate efficacemente e
   a incrementare il tasso di assorbimento dei fondi UE, in linea con le priorità definite nelle strategie nazionali di integrazione dei rom;

9.  invita gli Stati membri a rafforzare il coordinamento tra le autorità locali e nazionali per eliminare gli ostacoli amministrativi e politici e ad utilizzare efficacemente i fondi UE al fine di migliorare la situazione dei rom, in particolare dei minori;

10.  ricorda la raccomandazione del Consiglio del 2013, secondo la quale la promozione dell'inclusione sociale e la lotta alla povertà e alla discriminazione, tra l'altro anche favorendo l'integrazione socioeconomica di comunità emarginate come i rom, dovrebbero essere agevolate destinando almeno il 20 % delle risorse totali del FSE in ciascuno Stato membro a investimenti nelle persone;

Garantire la parità di diritti e combattere l'antiziganismo attraverso la formazione

11.  ricorda che i diritti delle minoranze e il divieto di discriminazione fanno parte integrante dei diritti fondamentali e, in quanto tali, rientrano tra i valori dell'UE che devono essere rispettati ai sensi dell'articolo 2 TUE; ricorda altresì che l'UE può intervenire se esiste un palese rischio di grave violazione di tali valori da parte di uno Stato membro, conformemente all'articolo 7 TUE;

12.  invita gli Stati membri, alla luce delle allarmanti relazioni delle ONG e delle organizzazioni che esercitano un ruolo di controllo:

   ad attuare e applicare la direttiva 2000/43/CE al fine di prevenire ed eliminare efficacemente tutte le forme di discriminazione nei confronti dei rom e garantire che le regolamentazioni amministrative nazionali, regionali e locali non siano discriminatorie e non si traducano in pratiche di segregazione,
   ad applicare la decisione quadro 2008/913/GAI in quanto fornisce gli strumenti per combattere con successo la retorica antiziganista e la violenza contro i rom;

13.  invita la Commissione a fornire assistenza agli Stati membri in materia di recepimento e attuazione delle direttive in materia di parità di trattamento e ad continuare ad avviare procedure di infrazione contro tutti gli Stati membri, senza eccezione, che violano o non recepiscono o non attuano le direttive in materia di parità di trattamento, come la direttiva sull'uguaglianza razziale (2000/43/CE), la direttiva sul diritto di circolare e soggiornare liberamente (2004/38/CE)(11), la direttiva sui diritti delle vittime di reato (2012/29/UE), la decisione quadro del Consiglio (2008/913/GAI) su razzismo e xenofobia, la direttiva sui servizi di media audiovisivi (2010/13/UE)(12), la direttiva del Consiglio sulla parità di trattamento tra uomini e donne (2004/113/CE)(13) e la direttiva sulla parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro (2000/78/CE);

14.  invita la Commissione e il Consiglio a superare l'impasse e a rilanciare i negoziati sulla cosiddetta direttiva antidiscriminazione;

15.  condanna la negazione, da parte di alcuni Stati membri, delle disuguaglianze di cui sono vittime i loro cittadini rom, la loro mancanza di volontà politica a porre rimedio alla mancata garanzia dell'accesso dei rom ai diritti fondamentali e il godimento di tali diritti, nonché il fatto che tali Stati membri diano la colpa agli stessi rom per la loro esclusione sociale causata dal razzismo strutturale;

16.  invita gli Stati membri:

   a condannare in maniera chiara e a sanzionare la negazione dell'Olocausto dei rom, l'incitamento all'odio e la ricerca di capri espiatori da parte di politici e funzionari pubblici a tutti i livelli e in ogni tipo di media, in quanto rafforzano direttamente l'antiziganismo nella società;
   ad adottare ulteriori misure per prevenire, condannare e contrastare l'incitamento all'odio anti-rom, servendosi anche del dialogo culturale;

17.  esorta la Commissione e gli Stati membri a intensificare il loro lavoro con le ONG per offrire la migliore formazione su come contrastare il pregiudizio e come lottare efficacemente contro le campagne di incitamento all'odio mediante l'individuazione delle esigenze specifiche e delle richieste delle ONG partner al riguardo; esorta la Commissione a lanciare un appello alla società civile a monitorare e segnalare i casi di incitamento all'odio, i reati di odio e la negazione dell'Olocausto negli Stati membri;

18.  invita il suo Presidente a condannare e punire i deputati al Parlamento europeo che ricorrono a un linguaggio o a un comportamento offensivo, razzista e xenofobo in Parlamento;

19.  deplora la violazione del diritto dei rom alla libera circolazione; invita gli Stati membri a riconoscere che i principi fondamentali dell'UE devono essere applicati a tutti i suoi cittadini e che la direttiva sulla libera circolazione non consente espulsioni collettive né qualsiasi genere di profilazione razziale; invita gli Stati membri di origine ad assumersi la responsabilità di combattere la povertà e l'esclusione di tutti i loro cittadini e gli Stati membri di arrivo a rafforzare la cooperazione transfrontaliera per combattere la discriminazione e lo sfruttamento ed evitare che l'esclusione continui nel paese di arrivo;

20.  invita gli Stati membri ad affrontare i pregiudizi contro i rifugiati e i richiedenti asilo rom nel contesto della migrazione; ricorda che gli Stati membri accolgono richiedenti asilo dai paesi dei Balcani occidentali che, in termini numerici, comprendono molti rom della Serbia e dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia e che ciò può essere correlato a particolari fattori che interessano la comunità rom in tali paesi; chiede l'inclusione di un capitolo specifico sulla persecuzione in esito all'antiziganismo nelle informazioni del paese d'origine concernenti i paesi interessati;

21.  si dice profondamente preoccupato per il numero di rom apolidi in Europa, con conseguente completa negazione di un loro accesso ai servizi sociali, di istruzione e di assistenza sanitaria, un aspetto che li spinge ai margini estremi della società; invita gli Stati membri a porre fine all'apolidia e a garantire il godimento dei diritti umani fondamentali per tutti;

22.  invita gli Stati membri ad attuare registrazioni delle nascite senza discriminazioni e a garantire l'identificazione di tutti i loro cittadini, per evitare che ai rom sia negato l'accesso a tutti i servizi essenziali; invita gli Stati membri ad adottare rapide misure correttive per interrompere registrazioni delle nascite discriminatorie e, attraverso le loro autorità locali, a intraprendere azioni positive per garantire che ogni minore sia registrato; esorta la Commissione a valutare e monitorare la situazione negli Stati membri, a condividere le migliori pratiche sull'identificazione e la protezione delle persone la cui cittadinanza non è stata riconosciuta e che non hanno accesso ai documenti di identità e a lanciare campagne di sensibilizzazione sull'importanza delle registrazioni delle nascite;

23.  si dice profondamente preoccupato per l'accesso iniquo dei rom alle informazioni, ai servizi e all'assistenza nel settore sanitario, per la grave mancanza di carte di assicurazione sanitaria tra i rom nonché per gli abusi di stampo razziale di cui sono vittime; invita gli Stati membri ad adottare misure efficaci per eliminare gli ostacoli all'accesso al sistema sanitario; chiede agli Stati membri, ove necessario, di garantire finanziamenti per programmi di mediazione sanitaria per i rom, di aumentare la sensibilizzazione sanitaria e di migliorare l'accesso alla vaccinazione e all'assistenza sanitaria preventiva nelle comunità rom;

24.  è allarmato dalla discriminazione contro le donne rom, che sono spesso poste in reparti maternità separati e con standard inferiori e subiscono abusi fisici, trascuratezza e un trattamento peggiore o maltrattamenti da parte del personale medico quando cercano di accedere ai servizi per la salute sessuale e riproduttiva, e che spesso non accedono agli screening sanitari mobili; esorta gli Stati membri a istituire un meccanismo di monitoraggio e correttivo per porre immediatamente fine a tale situazione e a provvedere affinché il personale medico che viola l'etica ne debba rispondere; invita la Commissione e gli Stati membri a intensificare gli sforzi per promuovere il rafforzamento sostenibile e globale delle capacità per le donne rom, a creare strutture specialistiche come ad esempio punti di contatto per fornire materiale informativo su misura e ad assicurare il necessario sostegno alle iniziative di salute pubblica;

25.  invita gli Stati membri a dare la priorità ai bambini nell'attuazione del quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei rom, in particolare fornendo l'accesso all'assistenza sanitaria, condizioni di vita dignitose e l'accesso all'istruzione per i bambini rom; sottolinea che la lotta all'analfabetismo tra i bambini rom è fondamentale per una migliore integrazione e inclusione dei rom, al fine di consentire alle generazioni future di migliorare il loro accesso all'occupazione;

26.  sollecita gli Stati membri a condannare la sterilizzazione forzata e ad offrire un risarcimento alle donne rom che sono state sottoposte a una sterilizzazione sistemica sovvenzionata dallo Stato, risarcimento che dovrà essere accompagnato da scuse pubbliche alle vittime di tale crimine contro l'umanità;

27.  è profondamente allarmato dal fenomeno della sottrazione illecita di minori rom ai loro genitori; invita gli Stati membri a indagare tempestivamente su tali casi e ad adottare misure idonee per prevenirli;

28.  condanna l'incapacità degli Stati membri di garantire ai rom un accesso paritario alla giustizia e la loro uguaglianza dinanzi alla legge che si palesa:

   nell'assenza di procedure o in procedure eccessivamente lente per garantire la giustizia alle vittime di reati dell'odio, in particolare quelli perpetrati da agenti delle forze dell'ordine,
   nella sproporzionata criminalizzazione dei rom,
   nell'eccessiva attenzione da parte della polizia (profilazione etnica, procedure di fermo e perquisizione eccessive, incursioni ingiustificate negli insediamenti rom, confisca e distruzione arbitraria di proprietà, uso eccessivo della forza durante gli arresti, aggressioni, minacce, trattamenti umilianti, abusi fisici e negazione dei diritti durante gli interrogatori e la custodia da parte della polizia),
   e nella scarsa attenzione da parte della polizia in caso di crimini commessi contro i rom, con scarsità o assenza di assistenza, protezione (come nel caso della tratta di esseri umani o delle vittime di violenza domestica) o indagini nei casi di reati segnalati dai rom;

29.  invita gli Stati membri:

   a garantire che tutti i cittadini siano uguali dinanzi alla legge e abbiano un accesso paritario alla giustizia e ai diritti procedurali,
   a garantire una formazione obbligatoria, relativa ai diritti umani, continua e improntata al servizio per gli agenti delle forze dell'ordine e i funzionari del sistema giudiziario a tutti i livelli,
   a indagare i reati dell'odio e a perseguirli nonché a offrire le migliori prassi sull'identificazione e l'indagine riguardanti i reati dell'odio, inclusi quelli motivati specificamente dall'antiziganismo,
   a istituire unità per contrastare i reati dell'odio, con conoscenza dell'antiziganismo nelle forze di polizia,
   a incoraggiare un'adeguata attenzione da parte della polizia e, in caso di comportamenti illeciti da parte delle forze dell'ordine, applicare sanzioni,
   a assumere professionisti specializzati nella soluzione delle controversie affinché lavorino a fianco della polizia,
   ad incoraggiare l’assunzione attiva di rom tra i membri delle forze di polizia,
   a provvedere affinché i programmi di sostegno alle vittime tengano conto delle specifiche necessità dei rom e fornire loro assistenza quando segnalano crimini e sporgono denunce,
   a continuare e a estendere la portata geografica di JUSTROM, un programma congiunto Commissione - Consiglio d’Europa (CoE), sull'accesso alla giustizia da parte delle donne rom,
   ad attuare pienamente la direttiva dell'UE per contrastare la tratta di esseri umani e a intensificare la cooperazione di polizia e giudiziaria per combattere la tratta, e
   ad attuare pienamente la direttiva 2011/93/UE(14) sulla prevenzione e la lotta contro l'abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la protezione delle vittime;

30.  chiede all'Agenzia dell'Unione europea per la formazione delle autorità di contrasto (CEPOL) di continuare a organizzare corsi di formazione nel settore dei diritti fondamentali e della relativa sensibilizzazione delle forze di polizia;

31.  è profondamente preoccupato per la diffusa discriminazione contro i rom in materia di alloggi con un mercato degli affitti e delle proprietà e un sistema di edilizia sociale discriminatori, sfratti forzati e demolizioni delle case dei rom senza che siano offerti alloggi alternativi adeguati, la collocazione dei rom in campi separati e in rifugi di emergenza senza servizi di base, la costruzione di muri intorno agli insediamenti rom e la mancata fornitura da parte delle autorità pubbliche di un accesso completo e quotidiano dei rom ad acqua potabile e alla rete fognaria;

32.  invita gli Stati membri ad adottare misure efficaci per garantire la parità di trattamento dei rom nell'accesso agli alloggi, in particolare promuovendo la desegregazione, l'eliminazione di qualsiasi segregazione spaziale e la promozione di uno sviluppo locale di tipo partecipativo e di investimenti territoriali integrati sostenuti dai fondi ESI; esorta gli Stati membri a garantire l'accesso ai servizi pubblici, come l'acqua, elettricità e il gas, e alle infrastrutture abitative conformemente ai requisiti giuridici nazionali;

33.  invita la Commissione a riconoscere la sua competenza nel contesto degli sgombri forzati di stampo razziale; invita gli Stati membri a garantire che gli sgomberi siano pienamente conformi al diritto dell'Unione nonché agli altri obblighi internazionali in materia di diritti umani, come quelli sanciti dalla convenzione europea dei diritti dell'uomo; chiede, inoltre, un aumento del numero e della disponibilità di esperti in materia di desegregazione negli Stati membri maggiormente interessati dal fenomeno, così da sostenere le autorità nel garantire che i fondi strutturali e d'investimento europei promuovano efficacemente la desegregazione, e chiede che il Fondo sociale europeo e il Fondo europeo per lo sviluppo regionale (FSE-FERS) siano destinati a misure di desegregazione spaziale;

34.  accoglie con favore le iniziative proattive che intendono migliorare la situazione abitativa dei rom nelle città; prende atto delle iniziative di Eurocities che raccoglie prove attraverso una mappatura delle caratteristiche delle comunità rom che vivono nelle città, delle sfide che affrontano e del modo in cui le città rispondono a tali sfide;

35.  deplora la persistente segregazione scolastica, compresa la sovrappresentanza dei bambini rom nelle "scuole speciali", le scuole per soli rom, le classi separate, le "scuole contenitore" ecc.; chiede agli Stati membri di elaborare e di adottare misure specifiche di desegregazione scolastica e altre misure efficaci per garantire la parità di trattamento e un accesso completo per i bambini rom a un'istruzione tradizionale di alta qualità e a provvedere affinché tutti i bambini rom completino almeno l'istruzione obbligatoria; sottolinea, a tale riguardo, l'importanza di approfondire i motivi dell'abbandono scolastico precoce, in particolare il ruolo svolto dall'antiziganismo in tale fenomeno; incoraggia altresì gli Stati membri ad esplorare nuovi modi per colmare il divario educativo esistente attraverso l'apprendimento in età adulta, l'istruzione e la formazione professionali e l'apprendimento informale e non formale; insiste sulla necessità di procedere in tal senso prestando attenzione anche alla discriminazione intersettoriale, con il coinvolgimento di esperti rom e di mediatori scolastici, e garantendo risorse adeguate per tali misure;

36.  ritiene allarmante e inaccettabile la discriminazione dei rom nell'ambito dell'occupazione, caratterizzata, nella maggior parte dei casi, da disoccupazione a lungo termine, contratti a "zero ore", condizioni di lavoro precarie che non offrono alcuna assicurazione sanitaria e sociale o pensione, ostacoli nel mercato del lavoro (che esistono persino per i rom con istruzione universitaria) e l'assenza di possibilità di riqualificazione; esorta pertanto gli Stati membri ad adottare misure efficaci per garantire la parità di trattamento dei rom nell'accesso al mercato del lavoro e alle opportunità occupazionali e smantellare gli ostacoli diretti e indiretti, compresa la discriminazione;

37.  chiede agli Stati membri di collaborare con il settore privato per sostenere opportunità di formazione, di occupazione e di imprenditoria per i rom, in particolare nei settori tecnologici in crescita; invita gli Stati membri ad adottare un atteggiamento ambizioso nel valutare in che modo le tecnologie possano aiutare e contribuire all'inclusione sociale ed economica dei rom e alla lotta contro l'antiziganismo; sottolinea l'importanza dello sviluppo regionale per la creazione di occupazione sostenibili nelle regioni meno sviluppate;

38.  invita gli Stati membri a promuovere politiche dotate di un impatto positivo significativo comprovato, come la formazione professionale e sul posto di lavoro, servizi di consulenza individuale, lavoro autonomo, imprenditorialità sociale e programmi per la prima esperienza lavorativa, al fine di promuovere la partecipazione dei rom al mercato del lavoro e prevenire la trasmissione intergenerazionale della povertà nelle comunità rom;

39.  condanna le forme di discriminazione multiple e intersettoriali dei rom, che sono spesso nascoste o coperte; sottolinea che le politiche indirizzate ad un motivo di discriminazione dovrebbero prestare attenzione alla situazione di gruppi specifici che potrebbero essere vittime di molteplici discriminazioni; esorta la Commissione e gli Stati membri a tenere soprattutto conto del miglioramento della scolarizzazione, della partecipazione, dell'accesso all'occupazione, agli alloggi, all'assistenza sanitaria e della prevenzione della discriminazione nel caso delle discriminazioni multiple e intersettoriali e delle disuguaglianze di cui sono vittime i rom e a prevedere programmi specifici per loro nel quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei rom fino al 2020;

40.  rileva con preoccupazione che le donne rom sono esposte a discriminazioni multiple e intersettoriali per il fatto di essere donne e per appartenere al gruppo della minoranza etnica rom e si trovano quindi in una posizione svantaggiata in termini di partecipazione alla società a tutti i livelli e di accesso ai servizi di base e alle risorse sottolinea che la discriminazione è persino più evidente nei confronti delle donne e delle ragazze rom prive di documenti di identità; sottolinea che il miglioramento della situazione delle donne e delle ragazze rom richiede politiche non discriminatorie specifiche e mirate, che consentano un accesso paritario all'occupazione e all'istruzione, compreso l'apprendimento permanente, e che assicurino alloggi di qualità, fondamentali per migliorare le condizioni di vita e combattere la povertà e l'esclusione;

41.  invita gli Stati membri a garantire l'inserimento, nelle loro strategie nazionali di integrazione dei rom (SNIR), di uno specifico capitolo sui diritti delle donne e l'uguaglianza di genere e a provvedere affinché le misure di integrazione della dimensione di genere intese a promuovere i diritti delle donne e la prospettiva dell'uguaglianza di genere siano applicate in ogni loro sezione, segnatamente la distribuzione dei fondi, in linea con le conclusioni del Consiglio su un quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei rom che chiedono l'applicazione di una prospettiva di genere in tutte le politiche e le azioni per far progredire l'inclusione dei rom; invita i governi degli Stati membri e le autorità locali a coinvolgere le donne rom nella preparazione, nell'attuazione, nella valutazione e nel monitoraggio delle strategie nazionali di integrazione dei rom (SNIR); sottolinea la necessità di raccogliere sistematicamente e analizzare regolarmente i dati disaggregati per genere e invita la Commissione e gli Stati membri a valutare se le politiche stiano ottenendo i miglioramenti desiderati per le donne e le ragazze rom e ad adottare misure ove tali progressi non si stiamo verificando; invita la Commissione a sostenere la promozione dell'uguaglianza di genere nell'attuazione di tutti gli aspetti della strategia Europa 2020 in linea con la strategia per la parità tra donne e uomini 2010-2015;

42.  invita gli Stati membri a prestare attenzione, nell'attuazione della convenzione, alle particolari sfide affrontate dalle donne e dalle ragazze rom riguardo ai matrimoni precoci e forzati e agli attacchi alla loro integrità fisica e incoraggia gli Stati membri a promuovere e sostenere la raccolta e la diffusione di dati sulle misure giuridiche e di altra natura adottate a livello nazionale per prevenire e combattere la violenza perpetrata contro le donne e le ragazze rom;

43.  incoraggia le imprese e le autorità locali a creare programmi di formazione e opportunità di lavoro per le donne rom;

44.  invita i governi a incoraggiare e sostenere la partecipazione effettiva delle donne rom alla vita pubblica e politica;

45.  ritiene che gli organismi attivi nel campo della parità siano essenziali per informare i rom riguardo ai loro diritti, assisterli nell'esercizio dei loro diritti e segnalare le discriminazioni; invita la Commissione e gli Stati membri a stabilire norme per garantire che gli organismi attivi nel campo della parità dispongano di poteri e risorse adeguati per essere vigili e intervenire nei casi di antiziganismo; invita gli Stati membri a sostenere il lavoro e la capacità istituzionale degli organismi attivi nel campo della parità per la promozione della parità di trattamento, concedendo loro risorse adeguate affinché possano fornire un'adeguata assistenza legale e giudiziaria e a sostenere il loro lavoro con l'aiuto di consulenti legali rom al fine di facilitare la segnalazione di abusi;

46.  esprime preoccupazione per il basso livello di partecipazione dei rom in quanto interlocutori o rappresentanti dei governi locali, regionali e nazionali, nonché per l'incapacità dei governi di garantire loro l'esercizio della piena cittadinanza; riconosce il ruolo fondamentale della società civile a tale riguardo; chiede una più ampia collaborazione tra le autorità nazionali e locali interessate, l'UE, il Consiglio d'Europa e le ONG; invita le istituzioni e i partiti politici dell'UE e degli Stati membri a promuovere attivamente la partecipazione politica e l'emancipazione dei rom e la loro assunzione nelle amministrazioni pubbliche; chiede programmi di emancipazione dei rom, compresi quelli il cui scopo sia di aumentare e garantire la partecipazione a lungo termine dei rom da una prospettiva intersezionale quali rappresentanti dei governi locali, regionali e nazionali; chiede alla Commissione e agli Stati membri di adottare misure per garantire che la partecipazione delle donne rom al processo politico e decisionale sia rafforzata;

47.  invita gli Stati membri a fornire a tutti i funzionari pubblici coinvolti corsi di formazione obbligatori, pratici e intersettoriali in materia di diritti fondamentali e lotta alla discriminazione e che sono essenziali per la corretta attuazione della legislazione dell'UE e degli Stati membri, al fine di dotarli delle conoscenze e competenze necessarie per poter servire tutti i cittadini in un'ottica basata sui diritti umani;

48.  invita gli Stati membri, dato il potere dei media nell’influenzare la percezione delle minoranze etniche da parte del pubblico, a:

   prevedere una formazione obbligatoria per le persone che lavorano nella radiodiffusione pubblica e nei mezzi di comunicazione per sensibilizzarle riguardo alle sfide e alla discriminazione che affrontano i rom e agli stereotipi dannosi,
   a promuovere l'assunzione di rom nei mezzi d'informazione pubblici e
   a garantire la rappresentanza delle organizzazioni dei rom nei consigli di amministrazione dei mezzi di informazione pubblici;

49.  incoraggia, per interrompere con successo il perpetuarsi dell'antiziganismo, gli Stati membri a includere nei propri programmi scolastici, a tutti i livelli, corsi di formazione obbligatori in materia di diritti umani, cittadinanza democratica e alfabetizzazione politica per porre fine all'insicurezza identitaria dei rom e rafforzare la fiducia in loro stessi e la capacità dei rom di esercitare i loro diritti in maniera paritaria,

50.  si dice profondamente preoccupato per i tagli nel settore pubblico, che hanno inciso profondamente sulle attività sia degli Stati che delle ONG finanziate dagli Stati per promuovere l'uguaglianza per i rom e hanno limitato la portata di tali progetti; sottolinea che lo Stato e le sue istituzioni hanno un ruolo fondamentale nella promozione dell'uguaglianza che non può essere sostituito;

Strategie nazionali di integrazione dei rom

51.  rileva con preoccupazione che gli sforzi e i mezzi finanziari che sono stati investiti e i numerosi programmi e fondi europei e nazionali destinati alla comunità rom non hanno contribuito in maniera significativa al miglioramento delle loro condizioni di vita e non hanno fatto avanzare l'integrazione dei rom, in particolare a livello locale; chiede, pertanto, agli Stati membri, per combattere la marginalizzazione, la discriminazione e l'esclusione dei rom, e per promuovere il processo di integrazione dei rom e lottare contro l'antiziganismo:

   di essere ambiziosi nella definizione delle loro strategie nazionali per l'integrazione dei rom, di svolgere ulteriori ricerche in merito a pratiche e programmi locali di successo, con il coinvolgimento attivo dei rom, al fine di mettere in luce la loro situazione, le realtà e le sfide che affrontano, con particolare attenzione all'antiziganismo e alle sue conseguenze, al fine di sviluppare un approccio migliorato, globale e olistico per affrontare la questione, affrontando non solo l'aspetto sociale ed economico, ma combattendo anche il razzismo, lavorando sulla fiducia reciproca,
   di attuare pienamente le strategie nazionali di integrazione dei rom,
   di valutarne l'efficacia e ad aggiornarle regolarmente, a definire azioni chiare, misure mirate e a fissare obiettivi e traguardi misurabili,
   di operare a stretto contatto con ogni soggetto interessato, comprese le entità regionali e locali, gli accademici, il settore privato, le organizzazioni di base e le ONG, e a coinvolgere attivamente i rom,
   di sviluppare ulteriormente la raccolta dei dati basata sulle ricerche sul campo, il monitoraggio finanziario e di qualità e le metodologie di segnalazione, in quanto sostengono politiche efficaci basate su dati comprovati e possono contribuire al miglioramento dell'efficacia delle strategie, delle azioni e delle misure intraprese e a identificare i motivi per cui i programmi e le strategie non ottengono i risultati auspicati,
   di abilitare i loro punti di contatto nazionali per i rom, provvedendo affinché dispongano di un mandato adeguato, delle risorse necessarie e di idonee condizioni di lavoro per svolgere i propri compiti di coordinamento;

L'antiziganismo in prima linea di una strategia migliorata post 2020

52.  accoglie con favore gli sforzi effettuati e la vasta gamma di meccanismi e fondi utili sviluppati dalla Commissione per promuovere l'inclusione sociale ed economica dei rom e il fatto che essa abbia lanciato il quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei rom fino al 2020, invitando gli Stati membri ad adottare strategie nazionali;

53.  invita la Commissione:

   a perfezionare il quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei rom fino al 2020, basandosi sulle conclusioni e le raccomandazioni della Corte dei conti, della FRA, delle ONG, delle organizzazioni che svolgono un ruolo di controllo e di tutte le parti interessate, per avere un approccio migliorato, aggiornato e ancora più completo,
   a dedicarsi all'antiziganismo, oltre che all’inclusione sociale, nell'ambito del quadro dell'UE fino al 2020 e introdurre indicatori antidiscriminazione nei settori dell'istruzione, dell'occupazione, degli alloggi, della sanità ecc., dato che l'antiziganismo mette a repentaglio il successo dell'attuazione delle strategie nazionali per l'integrazione dei rom,
   trattare l'antiziganismo come una tematica orizzontale e sviluppare, in collaborazione con gli Stati membri, la FRA e le ONG, un inventario di misure pratiche per gli Stati membri per combattere tale fenomeno,
   completare il gruppo specifico sui rom dei servizi pertinenti della Commissione attraverso l'istituzione di un'équipe di progetto a livello di Commissario sui temi inerenti ai rom, che riunisca tutti i Commissari competenti che operano nell'ambito della parità dei diritti e della non discriminazione, della cittadinanza, dei diritti sociali, dell'occupazione, dell'istruzione e della cultura, della salute, degli alloggi, nonché la loro dimensione esterna, garantendo così la creazione di fondi e programmi dell'UE non discriminatori e complementari,
   potenziare e integrare l'attività dell'unità di non discriminazione e coordinamento dei rom della Commissione rafforzando l’équipe, assegnando risorse adeguate e impiegando ulteriore personale per poter disporre di capacità sufficienti per combattere l'antiziganismo, aumentare la consapevolezza dell'Olocausto dei rom e promuovere il ricordo dell'Olocausto;

54.  invita le istituzioni dell'UE a integrare i diritti dei rom nel contesto delle relazioni esterne; insiste con vigore sull'esigenza di combattere l'antiziganismo e di promuovere i diritti dei rom nei paesi candidati effettivi e potenziali;

55.  esorta la Commissione e gli Stati membri ad adottare e divulgare attivamente la definizione di lavoro di antiziganismo fornita dall'ECRI, al fine di fornire orientamenti chiari alle autorità statali;

56.  invita tutti i gruppi politici in Parlamento e i partiti politici negli Stati membri a rispettare la carta rivista dei partiti politici europei per una società non razzista e chiede loro di rinnovare regolarmente tale impegno e a condannare e punire l'incitamento all'odio;

57.  invita l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali a preparare uno studio sull'antiziganismo nell'UE e nei paesi candidati, a prestare particolare attenzione all'antiziganismo nelle sue attività sulle tematiche connesse ai rom e a monitorare il fenomeno in tutti i settori pertinenti;

o
o   o

58.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e dei paesi candidati, al Consiglio d'Europa e alle Nazioni Unite.

(1) GU L 180 del 19.7.2000, pag. 22.
(2) GU L 303 del 2.12.2000, pag. 16.
(3) GU L 315 del 14.11.2012, pag. 57.
(4) GU L 166 del 30.4.2004, pag. 1.
(5) GU L 328 del 6.12.2008, pag. 55.
(6) GU C 4 E del 7.1.2011, pag. 7; GU C 308 E del 20.10.2011, pag. 73; GU C 199 E del 7.7.2012, pag. 112; GU C 468 del 15.12.2016, pag. 36; GU C 468 del 15.12.2016, pag. 157.
(7) GU C 328 del 6.9.2016, pag. 4.
(8) Testi approvati, P8_TA(2016)0485.
(9) Raccomandazione politica generale n. 13 dell'ECRI sulla lotta contro l'antiziganismo e le discriminazioni nei confronti dei rom.
(10) L'"antiziganismo" viene definito talvolta in modo diverso e nei vari Stati membri può essere indicato con una parola leggermente diversa come "antigitanismo".
(11) GU L 158 del 30.4.2004, pag. 77.
(12) GU L 95 del 15.4.2010, pag. 1.
(13) GU L 373 del 21.12.2004, pag. 37.
(14) GU L 335 del 17.12.2011, pag. 1.

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