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Mercoledì 13 dicembre 2017 - StrasburgoEdizione definitiva
Decisione di non sollevare obiezioni a un atto delegato: norme tecniche di regolamentazione sull'obbligo di negoziazione per determinati derivati
 Stato di avanzamento dei negoziati con il Regno Unito
 Raccomandazione in seguito all'inchiesta sul riciclaggio di denaro, l'elusione e l'evasione fiscale
 Relazione annuale sull'attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune
 Relazione annuale sull'attuazione della politica estera e di sicurezza comune
 Relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2016 e sulla politica dell'Unione europea in materia
 Hong Kong a vent'anni dal passaggio alla Cina

Decisione di non sollevare obiezioni a un atto delegato: norme tecniche di regolamentazione sull'obbligo di negoziazione per determinati derivati
PDF 244kWORD 48k
Decisione del Parlamento europeo di non sollevare obiezioni al regolamento delegato della Commissione del 17 novembre 2017 che integra il regolamento (UE) n. 600/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio sui mercati degli strumenti finanziari per quanto riguarda le norme tecniche di regolamentazione sull'obbligo di negoziazione per determinati derivati (C(2017)07684 – 2017/2979(DEA))
P8_TA(2017)0489B8-0667/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto il regolamento delegato della Commissione (C(2017)07684),

–  vista la lettera in data 29 novembre 2017 della Commissione con cui quest'ultima chiede al Parlamento di dichiarare che non solleverà obiezioni al regolamento delegato,

–  vista la lettera in data 4 dicembre 2017 della commissione per i problemi economici e monetari al presidente della Conferenza dei presidenti di commissione,

–  visto l'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (UE) n. 600/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, sui mercati degli strumenti finanziari e che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012(1) (MiFIR), in particolare gli articoli 32, paragrafo 1, e 50, paragrafo 5,

–  visti gli articoli 10, paragrafo 1, e 13 del regolamento (UE) n. 1095/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010, che istituisce l'Autorità europea di vigilanza (Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati), modifica la decisione n. 716/2009/CE e abroga la decisione 2009/77/CE della Commissione(2),

–  visto il progetto di norme tecniche di regolamentazione sull'obbligo di negoziazione per determinati derivati a norma del MiFIR, presentato il 28 settembre 2017 dall'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) a norma dell'articolo 32, paragrafo 1, del MiFIR,

–  vista la lettera di accompagnamento dell'ESMA alla Commissione, del 28 settembre 2017, sul progetto di norme tecniche di regolamentazione dell'ESMA sull'obbligo di negoziazione a norma del MiFIR,

–  vista la raccomandazione di decisione della commissione per i problemi economici e monetari,

–  visto l'articolo 105, paragrafo 6, del suo regolamento,

–  visto che non è stata sollevata alcuna obiezione nel termine previsto all'articolo 105, paragrafo 6, terzo e quarto trattino, del suo regolamento, che arrivava a scadenza il 12 dicembre 2017,

A.  considerando che il regolamento delegato stabilisce nel suo allegato le categorie di derivati che dovrebbero essere soggetti all'obbligo di negoziazione introdotto dall'articolo 28 del MiFIR; che i derivati soggetti a tale obbligo possono essere negoziati solo su un mercato regolamentato, in un sistema multilaterale di negoziazione, in un sistema organizzato di negoziazione o in una sede di negoziazione di un paese terzo giudicata equivalente dalla Commissione;

B.  considerando che l'ESMA ha presentato il progetto di norme tecniche di regolamentazione il 28 settembre 2017, con una lettera di accompagnamento alla Commissione, in chi chiede a tutte le parti in causa di impegnarsi ad abbreviare i rispettivi termini al fine garantire il conseguimento dell'obiettivo politico di applicare l'obbligo di negoziazione a partire dal 3 gennaio 2018; che l'ESMA constata, inoltre, che un numero significativo di determinazioni di equivalenza deve ancora essere completato prima della data di decorrenza dell'obbligo di negoziazione;

C.  considerando che il Parlamento ritiene che, a seguito delle modifiche apportate dalla Commissione al testo, le norme tecniche di regolamentazione adottate non corrispondano a quelle contenute nel progetto di norme tecniche di regolamentazione presentato dall'ESMA, e che il Parlamento ritiene di poter sollevare obiezioni alle norme tecniche di regolamentazione entro un termine di tre mesi ("periodo di controllo");

D.  considerando che il regolamento delegato dovrebbe applicarsi a decorrere dal 3 gennaio 2018, data di applicazione della direttiva 2014/65/UE ("MiFID II") e del regolamento MiFIR, e che se il Parlamento utilizzasse interamente il periodo di controllo di tre mesi di cui dispone, si andrebbe oltre la data di applicazione delle norme relative all'obbligo di negoziazione;

E.  considerando che l'obbligo di negoziazione per i derivati è un elemento importante degli impegni concordati dai leader del G20 a Pittsburgh nel 2009;

F.  considerando che la pubblicazione in tempi rapidi del regolamento delegato nella Gazzetta ufficiale consentirebbe un'attuazione tempestiva e la certezza giuridica delle disposizioni applicabili all'obbligo di negoziazione per i derivati;

G.  considerando che il Parlamento sottolinea l'importanza che la Commissione finalizzi le opportune decisioni di equivalenza prima della data di decorrenza dell'obbligo di negoziazione;

H.  considerando che il Parlamento constata che il progetto di norme tecniche di regolamentazione non contiene disposizioni specifiche riguardanti le operazioni a pacchetto e che la Commissione e l'ESMA potrebbero necessitare di ulteriori orientamenti sul trattamento dei pacchetti; che il Parlamento ritiene che questi orientamenti dovrebbero essere in linea con le disposizioni contenute nel "quick-fix" della direttiva MiFID II;

1.  dichiara di non sollevare obiezioni al regolamento delegato;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 173 del 12.6.2014, pag. 84.
(2) GU L 331 del 15.12.2010, pag. 84.


Stato di avanzamento dei negoziati con il Regno Unito
PDF 171kWORD 52k
Risoluzione del Parlamento europeo del 13 dicembre 2017 sullo stato di avanzamento dei negoziati con il Regno Unito (2017/2964(RSP))
P8_TA(2017)0490B8-0677/2017

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue risoluzioni del 5 aprile 2017 sui negoziati con il Regno Unito a seguito della notifica della sua intenzione di recedere dall'Unione europea(1), e del 3 ottobre 2017 sullo stato di avanzamento dei negoziati con il Regno Unito(2),

–  visti gli orientamenti del Consiglio europeo (articolo 50) del 29 aprile 2017 a seguito della notifica inviata dal Regno Unito a norma dell'articolo 50 del trattato sull'Unione europea (TUE), nonché l'allegato della decisione del Consiglio del 22 maggio 2017 contenente le direttive per negoziare con il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord un accordo volto a definire le modalità del suo recesso dall'Unione europea,

–  vista la relazione congiunta dei negoziatori dell'Unione europea e del governo del Regno Unito, dell'8 dicembre 2017, sui progressi compiuti nella prima fase dei negoziati a norma dell'articolo 50 TUE per un recesso ordinato del Regno Unito dall'Unione europea,

–  visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che l'obiettivo dei negoziati tra l'Unione europea (UE) e il Regno Unito, che si svolgono a norma dell'articolo 50 TUE, è di prevedere un recesso ordinato del paese dall'Unione, tenendo conto del quadro per le future relazioni tra Regno Unito e UE nel momento in cui il primo cesserà di essere uno Stato membro;

B.  considerando che per giungere a un recesso ordinato è necessario che i negoziati seguano una scaletta rigorosa, di modo che le questioni relative alla separazione derivanti dall'imminente recesso del Regno Unito siano trattate in fase preliminare, prima che si prosegua verso la seconda fase dei negoziati;

C.  considerando che le tre questioni principali relative alla separazione riguardano soprattutto i diritti dei cittadini dell'UE residenti nel Regno Unito e dei cittadini del Regno Unito residenti nell'UE-27, la frontiera tra l'Irlanda e l'Irlanda del Nord e le circostanze particolari e uniche che caratterizzano l'isola di Irlanda, nonché la liquidazione degli obblighi finanziari del Regno Unito nei confronti dell'Unione;

D.  considerando che è necessario compiere sufficienti progressi su tutte e tre le questioni relative alla separazione prima di procedere alla seconda fase dei negoziati e che ciò deve avvenire il più rapidamente possibile, in modo da lasciare tempo sufficiente per tale seconda fase;

E.  considerando che, secondo la relazione congiunta dei negoziatori dell'Unione europea e del governo del Regno Unito, sono stati compiuti progressi sufficienti;

F.  considerando che, in relazione ai diritti dei cittadini, il Regno Unito ha:

   accettato che tutti i cittadini dell'Unione legalmente residenti nel Regno Unito e i cittadini del Regno Unito legalmente residenti in uno degli Stati membri dell'UE-27, comprese le rispettive famiglie al momento del recesso, godano di tutti i diritti sanciti dalla legislazione dell'UE e quali interpretati dalla Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE), sulla base di tutele che saranno definite nell'accordo di recesso;
   accettato, inoltre, che i familiari in senso stretto dei cittadini e le persone che hanno con essi una relazione stabile, attualmente residenti al di fuori del paese ospitante, siano tutelati dall'accordo di recesso e che ciò si applichi anche ai figli nati successivamente e al di fuori del paese ospitante;
   accettato che i diritti dei cittadini continuino a essere garantiti a vita attraverso una procedura proporzionata che sarà soggetta ad adeguate salvaguardie a norma dei principi del diritto dell'Unione. La procedura e le salvaguardie saranno delineate nell'accordo di recesso;
   accettato che le procedure amministrative siano trasparenti, agevoli e snelle, i moduli siano brevi, semplici e di facile comprensione e che le domande presentate contemporaneamente dai membri di una stessa famiglia siano trattate assieme;
   accettato che tutti i diritti pertinenti basati sulla legislazione dell'Unione siano salvaguardati e definiti nel dettaglio nell'accordo di recesso;
   accettato che tutti i diritti in materia di sicurezza sociale a norma della legislazione dell'Unione siano mantenuti. Ciò comprende il trasferimento di tutte le prestazioni esportabili;
   accettato che le disposizioni in materia di diritti dei cittadini presenti nell'accordo di recesso siano inserite in uno specifico atto giuridico nazionale, affinché tali diritti abbiano un effetto diretto;

G.  considerando che, in relazione alla questione dell'Irlanda/Irlanda del Nord, il Regno Unito si è assunto gli impegni richiesti per garantire che non saranno ripristinati controlli rigorosi alla frontiera, grazie a un allineamento normativo che prevede:

   se necessario, soluzioni specifiche per l'Irlanda del Nord;
   l'impegno a tutelare l'accordo del 1998 in tutte le sue parti;
   la garanzia che non vi sarà alcuna riduzione dei diritti delle persone nell'Irlanda del Nord;

H.  considerando che, in relazione alla liquidazione degli obblighi finanziari, il Regno Unito ha sufficientemente chiarito quali siano gli obblighi finanziari che rispetterà in quanto Stato membro uscente;

I.  considerando che ciò non significa che tutte le questioni in sospeso sono state risolte, né è indicativo della posizione che il Parlamento adotterà al momento della procedura di approvazione dell'accordo definitivo di recesso;

J.  considerando che la seconda fase dei negoziati dovrebbe essere dedicata, sulla base di principi solidi e privi di ambiguità, a perfezionare le modalità per il recesso ordinato del Regno Unito dall'Unione, comprese eventuali disposizioni transitorie necessarie per detto recesso; che, in tale contesto, è opportuno trovare un'intesa globale sul quadro per le future relazioni;

K.  considerando che il Regno Unito e l'UE resteranno stretti vicini e continueranno ad avere molti interessi in comune, anche se il Regno Unito non sarà più uno Stato membro;

L.  considerando che un tale legame stretto che assuma la forma di un accordo di associazione tra l'UE e il Regno Unito potrebbe essere considerato un quadro appropriato per la protezione e la promozione dei suddetti interessi comuni, compresi nuovi rapporti commerciali;

M.  considerando che un accordo di associazione presenta il vantaggio di essere uno strumento flessibile che permette la cooperazione in un'ampia gamma di settori strategici;

N.  considerando che saranno necessarie disposizioni transitorie per evitare situazioni limite nel momento in cui il Regno Unito uscirà dall'UE, nonché per consentire ai negoziatori di entrambe le parti di negoziare un accordo sulle future relazioni;

O.  considerando che, a prescindere dal loro esito, i negoziati sulle future relazioni non potranno comportare alcun compromesso tra la sicurezza interna ed esterna, comprese la cooperazione in materia di difesa, da un lato, e le future relazioni economiche, dall'altro;

P.  considerando che osservazioni come quelle David Davis, che ha definito l'esito della prima fase dei negoziati una semplice "dichiarazione d'intenti", rischiano di minare la fiducia costruita nel corso dei negoziati;

1.  accoglie con favore la relazione congiunta sullo stato di avanzamento presentata dai negoziatori dell'Unione europea e del Regno Unito, secondo le cui conclusioni sono stati compiuti progressi sufficienti nei negoziati sull'accordo di recesso, e si congratula con il negoziatore dell'Unione per lo svolgimento dei negoziati finora;

2.  ritiene che sulla base di tale relazione sia possibile passare alla seconda fase dei negoziati, e raccomanda al Consiglio europeo di decidere in tal senso, ma crede che i negoziati debbano essere condotti in buona fede ed è del parere che potranno avanzare durante la seconda fase solo se il governo del Regno Unito rispetterà pienamente anche gli impegni assunti nella relazione congiunta e se tali impegni saranno trasposti integralmente nel progetto di accordo di recesso;

3.  sottolinea, tuttavia, che vi sono ancora questioni in sospeso per quanto riguarda le modalità di un recesso ordinato del Regno Unito dall'Unione europea e che tali questioni devono essere risolte prima che l'accordo di recesso possa essere concluso; osserva altresì che, una volta concluso, l'accordo di recesso dovrà essere esplicitato in un testo giuridico chiaro e privo di ambiguità; segnala che le questioni in sospeso riguardano quanto segue:

   l'estensione dei diritti riconosciuti ai cittadini ai loro futuri partner;
   la garanzia che la procedura amministrativa sia snella, di carattere dichiarativo e gratuita, che l'onere della prova in caso di contestazione della dichiarazione debba incombere alle autorità del Regno Unito e che le famiglie possano avviare la procedura mediante un unico modulo;
   il carattere vincolante delle decisioni della Corte di giustizia dell'Unione europea in merito all'interpretazione delle disposizioni relative ai diritti dei cittadini, nonché il ruolo della futura autorità nazionale indipendente (mediatore civico) istituita per esaminare le denunce dei cittadini;
   la salvaguardia dei futuri diritti di libera circolazione in tutto il territorio dell'UE per i cittadini del Regno Unito attualmente residenti in uno degli Stati membri dell'UE-27;
   la garanzia che gli impegni assunti per quanto riguarda l'Irlanda del Nord e l'Irlanda possano trovare piena applicazione;

4.  si riserva pertanto tutti i suoi diritti in relazione all'accordo definitivo di recesso, che dovrà approvare conformemente all'articolo 50, paragrafo 2, TUE affinché entri in vigore;

Quadro per le future relazioni tra l'Unione europea e il Regno Unito

5.  ricorda che l'articolo 50, paragrafo 2, TUE prevede che l'Unione, nel negoziare e concludere un accordo di recesso, tenga conto del quadro delle future relazioni con lo Stato membro che recede dall'Unione;

6.  propone che, qualora l'Unione europea e il Regno Unito raggiungano un'intesa globale su tale quadro per le loro future relazioni, esso assuma la forma di una dichiarazione politica allegata all'accordo di recesso;

7.  osserva che l'accordo che definisce le nuove relazioni tra l'UE e il Regno Unito, e che si basa sul quadro di cui sopra, potrà essere formalmente negoziato solo quando il Regno Unito avrà lasciato l'Unione europea e sarà divenuto un paese terzo;

8.  sottolinea che accetterà un quadro per le future relazioni tra l'UE e il Regno Unito quale parte dell'accordo di recesso solo se tale quadro rispetterà rigorosamente i seguenti principi:

   impossibilità, per un paese terzo che non rispetta i medesimi obblighi di uno Stato membro, di godere degli stessi vantaggi di uno Stato membro dell'Unione europea o del SEE,
   tutela dell'integrità del mercato interno e delle quattro libertà, senza consentire un approccio settoriale,
   autonomia del processo decisionale dell'Unione,
   salvaguardia dell'ordinamento giuridico dell'UE e del ruolo della Corte di giustizia dell'Unione europea,
   rispetto, da parte del Regno Unito, delle norme discendenti da obblighi internazionali, anche in materia di diritti umani, e dalla legislazione e dalle politiche dell'Unione in materia di ambiente, cambiamenti climatici, protezione dei consumatori, lotta contro l'evasione e l'elusione fiscali, concorrenza leale, protezione dei dati e della vita privata, commercio e diritti sociali e dei lavoratori, in particolare le salvaguardie contro il dumping sociale, con un chiaro meccanismo di esecuzione che ne garantisca il rispetto,
   salvaguardia degli accordi dell'UE con paesi terzi e altre organizzazioni, incluso l'accordo SEE,
   salvaguardia della stabilità finanziaria dell'UE e rispetto del suo regime e delle sue norme di regolamentazione e di vigilanza, nonché loro applicazione,
   giusto equilibrio tra diritti e obblighi, inclusi contributi finanziari commisurati;

9.  chiede che il quadro delle future relazioni, pur rispettando i principi di cui sopra, garantisca relazioni quanto più strette possibile tra l'Unione europea e il Regno Unito;

10.  ribadisce che un accordo di associazione a norma dell'articolo 217 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), negoziato e concluso tra l'Unione europea e il Regno Unito dopo il recesso di quest'ultimo, potrebbe costituire il quadro adeguato per le future relazioni; propone che un siffatto accordo contempli - oltre alla sua struttura di governance, che dovrebbe includere un meccanismo solido e indipendente per la risoluzione delle controversie - i seguenti quattro pilastri:

   relazioni economiche e commerciali;
   cooperazione tematica;
   sicurezza interna;
   cooperazione in materia di politica estera e di sicurezza;

11.  rammenta che molti cittadini del Regno Unito hanno espresso una forte opposizione alla perdita dei diritti di cui godono attualmente a norma dell'articolo 20 TFUE; propone che l'UE-27 studi modalità per attenuare tale perdita entro i limiti del diritto primario dell'Unione, rispettando pienamente i principi di reciprocità, equità, simmetria e non discriminazione;

Disposizioni transitorie

12.  ribadisce che è possibile raggiungere un accordo su disposizioni transitorie volte a garantire certezza e continuità giuridiche solo a condizione che esse prevedano un giusto equilibrio tra diritti e obblighi, siano limitate nel tempo (con una validità massima di tre anni) e consistano in una proroga dell'acquis dell'Unione europea, anche per quanto concerne i diritti dei cittadini, il che significa che al Regno Unito dovranno continuare ad applicarsi gli strumenti e le strutture esistenti di regolamentazione, bilancio, vigilanza, attività giudiziaria ed esecuzione dell'Unione; osserva che il Regno Unito non farà più parte delle istituzioni e degli organi dell'Unione;

13.  dichiara che eventuali modifiche dell'acquis dell'Unione che entreranno in vigore durante il periodo transitorio dovranno applicarsi automaticamente al Regno Unito in conformità delle disposizioni transitorie convenute tra l'UE e il Regno Unito;

14.  insiste sul fatto che qualsiasi futuro accordo commerciale negoziato dal Regno Unito con paesi terzi dopo il suo recesso dall'UE potrà entrare in vigore solo al termine del periodo durante il quale si applicheranno le disposizioni transitorie;

15.  sottolinea che il periodo transitorio quale concordato nel quadro dell'accordo di recesso tra l'UE e il Regno Unito potrà aprirsi solo quando l'accordo sarà entrato in vigore;

o
o   o

16.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio europeo, al Consiglio, alla Commissione, ai parlamenti nazionali e al governo del Regno Unito.

(1) Testi approvati, P8_TA(2017)0102.
(2) Testi approvati, P8_TA(2017)0361.


Raccomandazione in seguito all'inchiesta sul riciclaggio di denaro, l'elusione e l'evasione fiscale
PDF 286kWORD 83k
Raccomandazione del Parlamento europeo del 13 dicembre 2017 al Consiglio e alla Commissione a seguito dell'inchiesta in relazione al riciclaggio di denaro, all'elusione fiscale e all'evasione fiscale (2016/3044(RSP))
P8_TA(2017)0491B8-0660/2017

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 116 e 226 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  vista la decisione 95/167/CE, Euratom, CECA del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, del 19 aprile 1995, relativa alle modalità per l'esercizio del diritto d'inchiesta del Parlamento europeo(1),

–  vista la sua decisione dell'8 giugno 2016 sull'istituzione di una commissione d'inchiesta incaricata di esaminare le denunce di infrazione e di cattiva amministrazione nell'applicazione del diritto dell'Unione in relazione al riciclaggio di denaro, all'elusione fiscale e all'evasione fiscale, ai suoi poteri, alla composizione numerica e al mandato(2),

–   viste le sue risoluzioni del 25 novembre 2015(3) e del 6 luglio 2016(4) sulle decisioni anticipate in materia fiscale (tax ruling) e altre misure analoghe per natura o effetto,

–   vista la sua risoluzione del 16 dicembre 2015 recante raccomandazioni alla Commissione su come promuovere la trasparenza, il coordinamento e la convergenza nelle politiche sulle imposte societarie nell'Unione(5),

–  vista la relazione della Commissione, del 26 giugno 2017, sulla valutazione dei rischi di riciclaggio e finanziamento del terrorismo che incidono sul mercato interno e sono connessi ad attività transfrontaliere (COM(2017)0340,

–   vista la piattaforma delle Unità di informazione finanziaria dell'Unione europea (piattaforma FIU dell'UE) - Esercizio di mappatura e analisi delle lacune delle competenze delle FIU dell'UE e degli ostacoli all'ottenimento e allo scambio di informazioni, del 15 dicembre 2016,

–  visto il progetto di raccomandazione della commissione d'inchiesta sul riciclaggio di denaro, l'elusione fiscale e l'evasione fiscale,

–  vista la relazione finale della commissione d'inchiesta sul riciclaggio di denaro, l'elusione fiscale e l'evasione fiscale (A8-0357/2017),

–  visto l'articolo 198, paragrafo 12, del suo regolamento,

1.Aspetti generali

1.  rileva con preoccupazione che i Panama Papers hanno scosso la fiducia dei cittadini nei nostri sistemi finanziario e tributario; sottolinea quanto sia fondamentale ripristinare la fiducia del pubblico e garantire sistemi fiscali equi e trasparenti così come una giustizia fiscale e sociale; chiede, a tal fine, che l'Unione europea e i suoi Stati membri attuino adeguatamente e rafforzino i loro strumenti giuridici per passare dalla segretezza alla trasparenza, alla cooperazione reciproca e allo scambio di informazioni, contrastando con maggiore efficacia il riciclaggio di denaro, inoltre invita gli Stati membri a semplificare i loro sistemi fiscali, al fine di garantire una tassazione più equa e investire nell'economia reale;

2.  evidenzia l'urgente necessità di ridefinire il modello europeo in materia di tassazione al fine di limitare la concorrenza sleale tra Stati membri;

3.  deplora il numero di casi di cattiva amministrazione che la commissione d'inchiesta del Parlamento incaricata di esaminare le denunce di infrazione e di cattiva amministrazione nell'applicazione del diritto dell'Unione in relazione al riciclaggio di denaro, all'elusione fiscale e all'evasione fiscale ha scoperto in relazione all'attuazione della legislazione dell'UE, e sottolinea la sua grave preoccupazione per le violazioni della terza direttiva antiriciclaggio (terza direttiva AML)(6) relative alla cooperazione da parte delle unità di informazione finanziaria (FIU); sollecita la Commissione e gli Stati membri a intensificare i loro sforzi, gli impegni, la cooperazione e gli investimenti in risorse finanziarie e umane per migliorare la vigilanza e l'applicazione della normativa, non solo al fine di prevenire e combattere più efficacemente le pratiche illecite come il riciclaggio di denaro, l'evasione fiscale e le frodi fiscali, ma anche per impedire e combattere l'elusione fiscale e la pianificazione fiscale aggressiva, che pur essendo potenzialmente legali sono comunque in contrasto con lo spirito della legge; ricorda il principio della prevedibilità dei capi d'accusa; invita la Commissione e gli Stati membri a garantire che ogni violazione della legge sia debitamente punita; insiste a tale proposito sull'efficacia in termini di costi di tali sforzi;

4.  invita gli Stati membri a intraprendere azioni in merito ai casi segnalati di riciclaggio di denaro e alle segnalazioni di operazioni sospette al fine di condurre indagini adeguate non appena le autorità siano a conoscenza delle informazioni;

5.  ricorda il quadro UE per le segnalazioni di operazioni sospette, e sottolinea la necessità di una maggiore cooperazione internazionale tra le Unità di informazione finanziaria dell'UE e di paesi extra-UE; chiede inoltre maggiori poteri di indagine per gli organismi europei, in particolare per Europol ed Eurojust, in casi di riciclaggio di denaro;

6.  ricorda che la corretta verifica dei titolari effettivi finali è essenziale per evitare che le società di comodo siano utilizzate per il riciclaggio di denaro (come dimostrato dal caso della lavanderia azera); chiede altresì un'effettiva attuazione e applicazione della direttiva europea in materia di antiriciclaggio;

7.  invita gli Stati membri ad astenersi dal perseguire una pianificazione fiscale aggressiva sotto il profilo dell'offerta mediante la pubblicità e l'offerta di ruling in materia fiscale e vantaggi o norme ad hoc;

8.  invita tutte le giurisdizioni che hanno recepito, o che recepiranno le raccomandazioni anti-BEPS dell'OCSE nel diritto nazionale a rispettare non solo la lettera ma anche lo spirito delle raccomandazioni; ricorda che la trasparenza è uno strumento importante nella lotta contro l'evasione fiscale e in particolare contro la pianificazione fiscale aggressiva;

9.  esprime rammarico per il fatto che esistano tuttora numerose lacune nell'attuale normativa in materia di evasione fiscale e riciclaggio di denaro a livello UE e nazionale e ritiene urgentemente necessari la completa attuazione e l'ulteriore rafforzamento della legislazione esistente; accoglie con favore i maggiori sforzi e progressi compiuti dopo la pubblicazione dei Panama Papers nel presentare nuove proposte legislative volte a introdurre strategie inclusive, ma esprime rammarico per la mancanza di volontà politica tra alcuni Stati membri di portare avanti le riforme e l'applicazione della normativa che apporterebbero un cambiamento effettivo;

10.  ritiene deplorevole che le questioni relative alle politiche fiscali a livello del Consiglio siano spesso bloccate da singoli Stati membri; ribadisce gli avvertimenti formulati dalla commissione TAXE1, secondo cui la regola dell'unanimità in seno al Consiglio, conferendo a ciascuno Stato membro il diritto di veto in ambito fiscale, riduce gli incentivi a progredire dallo status quo a una soluzione più collaborativa; ribadisce l'invito rivolto alla Commissione affinché applichi la procedura di cui all'articolo 116 TFUE, che consente di modificare il requisito dell'unanimità nei casi in cui la Commissione constati che una disparità esistente nelle disposizioni legislative, regolamentari o amministrative degli Stati membri falsa le condizioni di concorrenza sul mercato interno;

11.  osserva che l'elusione fiscale, l'evasione fiscale e il riciclaggio di denaro continuano ad essere fenomeni globali e pertanto richiedono una risposta esaustiva, chiara e coerente basata sul sostegno reciproco e su una maggiore cooperazione a livello UE e globale; esorta la Commissione ad assumere un ruolo di guida nella lotta globale contro l'elusione fiscale, l'evasione fiscale e il riciclaggio di denaro;

12.  prende atto con preoccupazione della mancanza di misure ambiziose e concrete per combattere i paradisi fiscali; richiama l'attenzione, a tale proposito, sul fatto che l'aumento della trasparenza da solo non sarà sufficiente a risolvere tale problema; sottolinea pertanto l'urgente necessità di adoperarsi per garantire la cooperazione a livello internazionale e un approccio multilaterale cui devono partecipare sia i paesi sviluppati sia quelli in via di sviluppo;

13.  invita gli Stati membri e le istituzioni dell'UE a sostenere e promuovere un vertice intergovernativo a livello di Nazioni Unite allo scopo di definire una tabella di marcia e un piano d'azione congiunto per abolire i paradisi fiscali;

14.  sottolinea che è necessario definire il concetto di sede delle imprese digitali per tenere pienamente conto della digitalizzazione del contesto imprenditoriale e garantire che le società che realizzano ricavi in uno Stato membro senza disporre di una sede fisica in tale Stato membro siano trattate allo stesso modo delle società che dispongono di una sede fisica; invita pertanto la Commissione a includere le attività d'impresa digitali in tutte le misure europee riguardanti la lotta contro l'elusione fiscale e connesse alla fiscalità;

15.  invita la Commissione e gli Stati membri ad adoperarsi in maniera proattiva senza attendere le rivelazioni dei media prima di affrontare tali questioni in via prioritaria; ricorda che la trasparenza non può essere meramente settoriale;

16.  sottolinea che occorre prestare attenzione per garantire che la Brexit non favorisca né la concorrenza fiscale tra i restanti 27 Stati membri al fine di attrarre determinate industrie e servizi attualmente situati nel Regno Unito né conduca a una riduzione degli sforzi tesi a combattere l'evasione fiscale da parte del Regno Unito, compresi i suoi territori d'oltremare e territori correlati; richiama l'attenzione della Commissione sul fatto che tale dimensione dovrebbe essere debitamente presa in considerazione nella seconda fase della Brexit, nel quadro della negoziazione di qualsiasi partenariato o accordo commerciale con il Regno Unito;

17.  deplora la decisione della Commissione di porre fine al proprio impegno relativo a una relazione biennale sulla lotta alla corruzione in tutti gli Stati membri; osserva che la Commissione proseguirà il proprio monitoraggio anticorruzione nel quadro del semestre europeo; ritiene che la lotta alla corruzione potrebbe essere offuscata da altre questioni economiche e finanziarie in tale processo; chiede alla Commissione di dare il buon esempio, di riprendere la pubblicazione della relazione e di impegnarsi con una strategia di lotta alla corruzione più credibile e completa;

18.  invita la Commissione e gli Stati membri a effettuare una valutazione d'impatto sulla possibilità di prevedere la registrazione obbligatoria o di vietare la proprietà, compresa la titolarità effettiva, di conti finanziari e società di comodo da parte di cittadini dell'UE e di società dell'UE nei paesi inclusi nell'elenco UE delle giurisdizioni fiscali non collaborative e nell'elenco dell'UE di paesi con carenze strategiche nei loro regimi di AML/CFT, al fine di impedire l'evasione fiscale e la frode fiscale;

2.Evasione fiscale ed elusione fiscale

2.1.Strutture offshore

19.  sottolinea l'urgente necessità di una definizione internazionale comune di ciò che costituisce un centro finanziario offshore (CFO), un paradiso fiscale, una giurisdizione segreta, una giurisdizione fiscale non collaborativa e un paese ad alto rischio in termini di riciclaggio di denaro; chiede che tali definizioni siano concordate a livello internazionale, fatta salva l'immediata pubblicazione della lista nera comune dell'UE; sottolinea che tali definizioni presuppongono l'introduzione di criteri chiari e oggettivi;

20.  ricorda agli Stati membri l'importanza del principio della norma generale antiabuso nel quadro della politica fiscale, e incoraggia le autorità fiscali a ricorrere a tale principio in maniera uniforme, al fine di evitare la creazione di strutture finalizzate alla frode fiscale e all'evasione fiscale;

21.  ritiene, nel tentativo di promuovere una maggiore cooperazione internazionale, che sia altresì di fondamentale importanza preservare l'obiettività giuridica di tali definizioni e la loro applicazione, dato che alcune giurisdizioni potrebbero aderire a norme convenute a livello internazionale senza applicarle a livello pratico; sottolinea che tali definizioni non dovrebbero essere influenzate dalla politica e dovrebbero motivare le giurisdizioni inserite nell'elenco ad adottare misure atte a condurre alla loro rimozione dall'elenco;

22.  ricorda che l'impegno formale in relazione alle norme concordate a livello internazionale costituisce un primo passo, ma che soltanto la corretta applicazione di tali norme e uno sforzo reale e concreto attenueranno i fattori di rischio e permetteranno una lotta efficace contro il riciclaggio di denaro, la frode fiscale e l'evasione fiscale;

23.  ricorda che le zone franche e i porti franchi non devono essere oggetto di abusi al fine di conseguire gli stessi effetti dei paradisi fiscali o di aggirare le norme internazionali in materia di trasparenza per riciclare il denaro; invita la Commissione ad affrontare la questione dei porti franchi nell'Unione europea;

24.  invita la Commissione a presentare una proposta legislativa per garantire che le strutture offshore con titolari effettivi negli Stati membri siano soggette a requisiti in materia di audit e comunicazione dei conti analoghi a quelli applicati nella giurisdizione europea in cui è ubicato il titolare effettivo;

25.  ritiene che l'UE dovrebbe proibire di intrattenere relazioni commerciali con strutture giuridiche stabilite in paradisi fiscali se il beneficiario finale non può essere identificato;

26.  invita la Commissione a pubblicare una relazione pubblica annuale sull'utilizzo dei fondi UE e dei trasferimenti di denaro della Banca europea per gli investimenti (BEI) e della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) a strutture offshore, che comprenda il numero e la natura dei progetti bloccati, l'illustrazione dei motivi che giustificano il blocco dei progetti e le azioni di follow-up intraprese per garantire che nessun fondo UE contribuisca direttamente o indirettamente all'elusione fiscale e alla frode fiscale;

2.1.1.Un elenco comune dell'UE di giurisdizioni fiscali non collaborative

27.  accoglie con favore il ruolo di guida della Commissione nell'elaborazione di criteri relativi a un elenco comune dell'UE di giurisdizioni fiscali non collaborative; esprime rammarico per l'eccessiva lunghezza del processo; invita il Consiglio a non diluire, bensì a incrementare il livello di ambizione per quanto concerne i criteri di detto elenco; insiste affinché tutti i criteri proposti dalla Commissione siano presi in considerazione, tra cui, ma senza limitarsi ad essi, l'assenza di un'imposta sulle società o un'aliquota d'imposta sulle società prossima allo zero, e sottolinea la loro importanza affinché l'elenco sia efficace e non arbitrario; ritiene che i criteri di trasparenza dovrebbero essere pienamente applicati e che dovrebbero altresì tenere adeguatamente conto dell'attuazione e dell'esecuzione; invita il Consiglio, affinché tale elenco sia efficace e credibile, a porre in essere sanzioni comuni severe, proporzionate e dissuasive nei confronti dei paesi figuranti nell'elenco, e sottolinea che le valutazioni dei singoli paesi dovrebbero essere effettuate in maniera trasparente; invita il Consiglio e la Commissione a porre in essere un meccanismo di riesame trasparente e obiettivo, con la partecipazione del Parlamento, per aggiornare l'elenco in futuro; ricorda che l'obiettivo di tale elenco consiste nel modificare il comportamento di tale giurisdizione in relazione al riciclaggio di denaro e alla facilitazione della frode fiscale;

28.  esprime rammarico per il fatto che l'elenco UE delle giurisdizioni fiscali non collaborative approvato e pubblicato dal Consiglio si concentri soltanto sulle giurisdizioni al di fuori dell'UE, omettendo i paesi dell'UE che hanno svolto un ruolo sistematico nel promuovere e consentire le pratiche fiscali dannose e che non soddisfano il criterio di una tassazione equa; sottolinea che almeno quattro Stati membri sarebbero stati inclusi nell'elenco se fossero stati sottoposti a screening in base agli stessi criteri dell'UE, come dimostrato in una simulazione effettuata da Oxfam; è preoccupato per il fatto che l'esclusione a priori di paesi dell'UE dall'esame incide sulla legittimità, la credibilità e l'efficacia dell'intero processo;

29.  ritiene che, una volta che l'elenco UE delle giurisdizioni fiscali non collaborative sarà in vigore, la Commissione dovrebbe proporre una normativa di accompagnamento che stabilisca obblighi armonizzati per le autorità fiscali di ciascuno Stato membro che prevedano la comunicazione annuale di dati comprendenti il valore totale e la destinazione dei trasferimenti di denaro da ciascuno Stato membro verso ciascuna giurisdizione figurante nell'elenco;

30.  chiede che siano applicate sanzioni anche alle società, alle banche, alle società di consulenza contabile, agli studi legali e ai consulenti fiscali il cui coinvolgimento in attività illecite, dannose o inique in giurisdizioni non cooperative è comprovato o che hanno provatamente agevolato regimi fiscali societari illeciti, dannosi o iniqui comportanti il ricorso a strumenti giuridici in dette giurisdizioni;

31.  deplora che vari cittadini, entità e persone politicamente esposte dell'UE figurino nei Panama Papers; incoraggia gli Stati membri a chiarire se tale circostanza sia stata oggetto di opportune indagini e, in caso affermativo, se costituisca una violazione del diritto nazionale; sottolinea che, purtroppo, analogamente, molti cittadini, entità e persone politicamente esposte, quando è stato loro chiesto di collaborare con la commissione d'inchiesta del Parlamento incaricata di esaminare le denunce di infrazione e di cattiva amministrazione nell'applicazione del diritto dell'Unione in relazione al riciclaggio di denaro, all'elusione fiscale e all'evasione fiscale, hanno rifiutato di fornire informazioni che sarebbero state utili in termini di obiettivi della commissione;

32.  osserva che, secondo i più recenti dati dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (OCSE) sugli investimenti diretti esteri, il Lussemburgo e i Paesi Bassi considerati congiuntamente ricevono più investimenti esteri in entrata degli Stati Uniti, la maggior parte dei quali è destinata a società veicolo di cartolarizzazione che non svolgono attività economiche sostanziali, mentre l'Irlanda riceve più investimenti esteri in entrata della Germania o della Francia; rileva che, secondo l'Istituto nazionale di statistica di Malta, gli investimenti esteri nel paese sono pari al 1 474 % delle dimensioni dell'economia; osserva che, secondo una ricerca effettuata dall'Università di Amsterdam, il 23 % degli investimenti societari confluiti in un paradiso fiscale è stato convogliato attraverso i Paesi Bassi; ritiene che tali dati siano una chiara indicazione del fatto che alcuni Stati membri agevolano attività eccessive di trasferimento degli utili a discapito di altri Stati membri;

33.  invita la Commissione a presentare, entro la fine del 2018, una relazione di valutazione relativa ai regimi fiscali degli Stati membri e delle rispettive giurisdizioni dipendenti, regioni o altre strutture amministrative che facilitano l'evasione fiscale e la frode fiscale ed esercitano un impatto potenzialmente dannoso sul mercato unico;

2.1.2.Un elenco dell'UE in materia di antiriciclaggio di paesi terzi ad alto rischio

34.  deplora che la Commissione non abbia effettuato ad oggi la propria valutazione indipendente per individuare i paesi terzi ad alto rischio con carenze strategiche come previsto dalle disposizioni della direttiva antiriciclaggio, e che si sia invece basata unicamente sull'elenco elaborato dal Gruppo di azione finanziaria internazionale (GAFI), di cui la Commissione è membro; deplora il fatto che la Commissione non abbia risposto in modo soddisfacente alle richieste del Parlamento in materia;

35.  sollecita la Commissione ad accelerare i lavori in merito al proprio elenco e a riferire al Parlamento in merito all'attuazione della sua tabella di marcia e, in particolare, in merito al suo impegno inteso a migliorare tutte le risorse necessarie per la task force sulla prevenzione di reati finanziari;

36.  ritiene di fondamentale importanza che gli obiettivi dell'UE siano più ambiziosi rispetto al GAFI su tale questione; evidenzia, a tale proposito, la necessità di maggiori investimenti in materia di risorse umane e finanziarie o per quanto concerne l'ottimizzazione della loro distribuzione all'interno della Commissione per rafforzare la procedura di screening;

37.  ritiene che l'obiettivo di questo elenco sia quello di incoraggiare a cambiare il comportamento delle giurisdizioni in relazione al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo e di scoraggiare altri Stati dall'attuare simili politiche potenzialmente dannose;

38.  invita la Commissione ad assumere un ruolo guida sia per quanto riguarda l'elenco in materia di antiriciclaggio di paesi terzi ad alto rischio sia per quanto riguarda il riesame dell'elenco europeo dei paradisi fiscali, al fine di garantire la coerenza e la complementarietà;

2.2.Altre norme fiscali

39.  accoglie positivamente la nuova legislazione adottata negli ultimi due anni in risposta a LuxLeaks; accoglie con favore la dedizione dell'UE nei confronti del progetto BEPS dell'OCSE; invita gli Stati membri a recepire rapidamente la legislazione dell'UE nei rispettivi ordinamenti giuridici e a garantirne l'applicazione;

40.  sostiene un'ambiziosa rendicontazione pubblica paese per paese al fine di migliorare la trasparenza fiscale e il controllo pubblico delle imprese multinazionali, in quanto ciò consentirebbe al grande pubblico di avere accesso alle informazioni relative agli utili realizzati, alle sovvenzioni ricevute e alle imposte che esse versano nelle giurisdizioni in cui operano; esorta il Consiglio a giungere a un accordo comune sulla proposta di avviare negoziati con le altre istituzioni dell'UE, al fine di adottare una rendicontazione pubblica paese per paese, che rappresenta una delle misure chiave per conseguire una maggiore trasparenza in merito alle informazioni fiscali delle società per tutti i cittadini;

41.  sottolinea che la rendicontazione pubblica paese per paese permetterà agli investitori e agli azionisti di tenere in considerazione le politiche fiscali delle società quando intervengono alle riunioni degli azionisti e prendono decisioni di investimento;

42.  ricorda che le informazioni fiscali dovrebbero diventare una componente essenziale della rendicontazione finanziaria da parte delle imprese;

43.  sollecita il Consiglio a raggiungere un accordo rapido e ambizioso su entrambe le fasi della base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società (CCCTB); ricorda che, oltre a ridurre i costi per le imprese e le amministrazioni tributarie degli Stati membri, ciò risolverebbe la questione dei prezzi di trasferimento e garantirebbe una concorrenza più equa nel mercato unico; sottolinea che l'armonizzazione delle basi imponibili è la soluzione migliore per mettere legalmente fine all'ottimizzazione fiscale e alla pianificazione fiscale aggressiva; ricorda che è necessaria una nuova definizione vincolante di "stabile organizzazione" onde assicurare che la tassazione avvenga nel luogo in cui viene esercitata l'attività economica e creato il valore; sottolinea che tale definizione dovrebbe essere accompagnata da criteri minimi vincolanti volti a determinare se l'attività economica abbia una sostanza sufficiente per essere tassata in uno Stato membro onde evitare il problema delle società "cassetta delle lettere", con particolare riferimento alle sfide poste dall'economia digitale;

44.  incoraggia la Commissione e gli Stati membri a procedere verso riforme molto più ambiziose nel settore della tassazione;

45.  sottolinea che, affinché la tassazione unitaria funzioni come strumento per porre fine al trasferimento degli utili, deve essere globale, e che l'applicazione della CCCTB a livello di UE comporta il rischio di creare una situazione in cui le attuali perdite di gettito da parte degli Stati membri a vantaggio del resto del mondo così come lo sfruttamento del resto del mondo da parte di alcuni Stati membri diventino permanenti; rileva che un approccio limitato al livello dell'UE potrebbe eliminare gli incentivi al trasferimento degli utili nell'UE, ma anche aumentare gli incentivi e le opportunità di trasferire gli utili al di fuori dell'UE;

46.  ricorda le sue raccomandazioni intese a garantire che lo scambio automatico di informazioni sui ruling in materia fiscale sia esteso a tutti i ruling e che la Commissione abbia accesso a tutte le informazioni pertinenti, al fine di garantire il rispetto delle norme europee in materia di concorrenza(7);

47.  invita la Commissione a presentare quanto prima possibile una proposta legislativa intesa a riesaminare la direttiva sulla cooperazione amministrativa (DAC)(8) al fine di rafforzare ulteriormente la cooperazione fiscale tra gli Stati membri attraverso l'obbligo di rispondere alle richieste dei gruppi sulle questioni fiscali, in modo che un paese europeo possa fornire tutte le informazioni di cui gli altri necessitano per perseguire gli evasori transfrontalieri; ricorda la sua proposta di modificare la DAC al fine di migliorare il coordinamento tra Stati membri in materia di verifiche fiscali(9);

48.  esprime rammarico per il fatto che ai sensi delle norme UE sugli aiuti di Stato, le imposte non versate recuperate dai beneficiari di aiuti fiscali illeciti appartengono al paese che ha concesso gli aiuti, e non ai paesi che hanno subito un'erosione delle loro basi imponibili quale conseguenza di regimi fiscali distorsivi; invita la Commissione, a tal fine, a elaborare metodologie appropriate per quantificare la perdita di gettito per gli Stati membri interessati e a sviluppare procedure di recupero adeguate per garantire che le imposte non versate siano distribuite agli Stati membri in cui l'attività economica ha avuto effettivamente luogo;

49.  è del parere che le riforme fiscali debbano sempre permettere il controllo da parte dei cittadini e prevedere l'accesso, l'informazione e la formazione della società civile, ai fini di una loro partecipazione produttiva nell'elaborazione di tali politiche, contrariamente alla prassi attuale;

50.  sottolinea, inoltre, che la legislazione fiscale, tanto a livello nazionale quanto a livello di UE, deve essere semplificata ed elaborata in modo da renderla accessibile a ogni cittadino, onde evitare quella complessità che favorisce l'elusione fiscale;

51.  invita la Commissione a presentare una revisione della direttiva 2014/24/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sugli appalti pubblici(10), che includa misure intese a evitare che le amministrazioni pubbliche lavorino con imprese che utilizzano i paradisi fiscali;

52.  invita la Commissione ad avviare una valutazione esaustiva, sotto forma di relazione pubblica, dei 19 anni di lavoro del gruppo "Codice di condotta (Tassazione delle imprese)", concentrandosi sui risultati conseguiti per quanto riguarda la prevenzione di regimi fiscali dannosi delle società a livello transfrontaliero; chiede una riforma del gruppo "Codice di condotta", sulla scorta dei risultati ottenuti, che conduca a una maggiore trasparenza ed efficienza del suo lavoro, in quanto il gruppo deve svolgere un ruolo centrale nello sforzo dell'UE teso a conseguire miglioramenti in tale settore; chiede al Parlamento di assumere competenze di controllo e responsabilità nei confronti del gruppo;

53.  invita la Commissione a stilare un elenco dei regimi dannosi sui quali il gruppo "Codice di condotta" non è stato finora in grado di raggiungere un accordo sulle azioni da intraprendere e a pubblicare tale elenco; invita la Commissione a valutare, entro il 2020, l'effetto del "nexus approach" per i regimi di patent box conformi e a quantificare, se possibile, il loro impatto sull'innovazione e sulla perdita di gettito fiscale;

54.  deplora che vari Stati membri dell'UE siano stati coinvolti nei Panama Papers; invita la Commissione ad avviare, in collaborazione con le autorità fiscali, un'ampia valutazione delle misure fiscali potenzialmente dannose negli Stati membri e capaci di falsare la concorrenza, delle contromisure poste in essere, nonché degli effetti di ricaduta di tali misure su altre giurisdizioni; chiede di porre in essere un efficace meccanismo di controllo inteso a monitorare gli Stati membri per quanto riguarda le possibili nuove misure fiscali dannose che potrebbero essere introdotte;

55.  invita la Commissione a presentare una proposta legislativa volta ad affrontare la questione delle trasformazioni transfrontaliere e dei trasferimenti di sede nonché a prevedere norme chiare per il trasferimento della sede di una società nell'UE, comprese norme intese a contrastare le società "cassetta delle lettere";

56.  esorta la Commissione e tutti gli Stati membri a garantire la cessazione della pratica delle esterovestizioni societarie a fini fiscali, in base alla quale una società multinazionale è acquisita da una società più piccola con sede in un paradiso fiscale e adotta il domicilio legale di quest'ultima di modo da "trasferire" la propria sede principale e ridurre l'onere fiscale complessivo combinato della società, un processo che è seguito da una "ripartizione degli utili" attraverso pagamenti deducibili fiscalmente al paradiso fiscale (ad esempio, sotto forma di prestiti, diritti e servizi) che hanno come obiettivo l'evasione fiscale sugli utili nazionali della multinazionale;

57.  sottolinea la necessità di prestare un'attenzione particolare alle pratiche fiscali dannose sempre più ampiamente utilizzate, come ad esempio l'abuso di patent box, derivati, swap, ecc., utilizzati ai fini dell'elusione fiscale;

58.  accoglie con favore le conclusioni della Commissione, del mese di agosto 2016, sugli aiuti di Stato, secondo cui l'Irlanda ha concesso illegalmente 13 miliardi di EUR in sgravi fiscali indebiti ad Apple; mette in discussione la decisione del governo irlandese di impugnare tale decisione nel tentativo di non riscuotere l'importo dovuto;

59.  invita gli Stati membri a individuare e a porre fine all'utilizzo di qualsiasi forma di condono fiscale che possa condurre al riciclaggio di denaro e all'evasione fiscale o che possa impedire alle autorità nazionali di utilizzare i dati forniti per proseguire le indagini in materia di criminalità finanziaria;

60.  esprime preoccupazione circa l'intenzione dell'amministrazione statunitense di promuovere sgravi fiscali per le grandi imprese e la deregolamentazione finanziaria; invita la Commissione a monitorare da vicino la proposta di riforma tributaria negli Stati Uniti, nota come "Blueprint", e la possibilità di attuare nel paese un condono fiscale per consentire il rimpatrio degli utili da parte di grandi società del settore tecnologico a un'aliquota d'imposta molto bassa;

61.  invita gli Stati membri a potenziare le rispettive amministrazioni tributarie dotandole di un organico adeguato onde garantire l'efficace riscossione del gettito fiscale e contrastare le pratiche fiscali dannose, dal momento che la mancanza di risorse e le riduzioni di personale, unite alla mancanza di una formazione, di strumenti tecnici e di poteri investigativi adeguati, hanno gravemente ostacolato le amministrazioni tributarie in alcuni Stati membri;

62.  rileva un esempio di schema di elusione fiscale nell'UE, la cosiddetta doppia struttura irlandese, che sarà eliminata progressivamente entro il 2020; invita tutti gli Stati membri a monitorare le loro convenzioni contro la doppia imposizione al fine di garantire che gli schemi di elusione fiscale non vengano sfruttati attraverso i disallineamenti fiscali;

63.  deplora la mancanza di statistiche affidabili e imparziali sull'entità dell'elusione fiscale e dell'evasione fiscale; sottolinea l'importanza di sviluppare metodologie adeguate e trasparenti per quantificare la dimensione di tali fenomeni nonché il relativo impatto sulle finanze pubbliche, le attività economiche e gli investimenti pubblici dei paesi;

64.  invita la Commissione a pubblicare orientamenti intesi a operare una netta distinzione tra ciò che è illegale e ciò che è legale, seppur contrario allo spirito della legge, nel quadro delle pratiche di evasione ed elusione fiscali, al fine di garantire la certezza giuridica per tutti i soggetti interessati; invita gli Stati membri e i paesi terzi a garantire che le ammende e le sanzioni pecuniarie comminate agli evasori fiscali e agli intermediari non siano deducibili dalla base imponibile;

65.  sottolinea che l'attuazione di una strategia fiscale responsabile deve essere considerata uno dei pilastri della responsabilità sociale delle imprese (RSI) e che l'evasione fiscale, l'elusione fiscale e le pratiche di pianificazione fiscale aggressiva sono incompatibili con la RSI; ribadisce il proprio invito alla Commissione a includere questo elemento in una strategia aggiornata dell'UE in materia di responsabilità sociale delle imprese;

66.  invita le imprese a garantire che il pieno rispetto degli obblighi fiscali senza alcun tipo di elusione fiscale sia parte integrante della loro responsabilità sociale;

67.  ribadisce l'invito della commissione TAXE2 inteso alla creazione di un nuovo Centro dell'Unione per la coerenza e il coordinamento delle politiche fiscali (TPCCC) all'interno della struttura della Commissione, che possa valutare e monitorare le politiche fiscali degli Stati membri a livello dell'Unione e garantire che non vengano attuate nuove misure fiscali dannose da parte degli Stati membri; suggerisce che il TPCCC dovrebbe essere in grado di monitorare il rispetto da parte degli Stati membri dell'elenco comune dell'Unione di giurisdizioni non collaborative, oltre a garantire e promuovere la cooperazione tra le amministrazioni fiscali nazionali (ad esempio nell'ambito della formazione e dello scambio di migliori pratiche);

68.  ribadisce le raccomandazioni del Parlamento(11) miranti a creare un catalogo di contromisure che l'Unione e gli Stati membri dovrebbero applicare in quanto azionisti e finanziatori di enti pubblici, banche e programmi di finanziamento, nei confronti di società che ricorrono ai paradisi fiscali per attuare schemi di pianificazione fiscale aggressiva e pertanto non rispettano le norme dell'Unione in materia di buona governance fiscale;

69.  ribadisce l'invito rivolto alla Commissione affinché modifichi la legislazione europea, in particolare le disposizioni dello statuto della Banca europea per gli investimenti (BEI), il regolamento relativo al Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), i quattro regolamenti relativi alla politica agricola comune (PAC) e i cinque fondi strutturali e d'investimento europei (Fondo europeo di sviluppo regionale, Fondo sociale europeo, Fondo di coesione, Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca), nell'ottica di impedire che siano erogati finanziamenti dell'UE a beneficiari finali o intermediari finanziari per i quali sia comprovato un coinvolgimento in attività di evasione fiscale o di pianificazione fiscale aggressiva;

70.  invita la Commissione e il Consiglio a creare un registro europeo delle imprese pubblico, standardizzato e obbligatorio, che consenta di ottenere informazioni aggiornate e affidabili sulle imprese e assicuri la trasparenza attraverso l'accesso transfrontaliero a informazioni comparabili e affidabili sulle imprese nell'UE;

71.  suggerisce alla Commissione di valutare l'impatto dei trasferimenti transfrontalieri di calciatori sulla riscossione delle imposte da parte degli Stati membri e di presentare le misure che sono considerate rilevanti per affrontare le ingenti perdite di gettito, comprese le misure relative al ruolo degli intermediari che facilitano tali trasferimenti;

72.  invita la Commissione ad astenersi dal concludere accordi commerciali con giurisdizioni definite paradisi fiscali dall'UE;

2.3.Scambio di informazioni

73.  si rammarica che le disposizioni della direttiva sulla cooperazione amministrativa (DAC), che erano in vigore nel periodo interessato dalle rivelazioni dei Panama Papers, non siano state attuate in modo efficace e che la quantità di informazioni e ruling scambiati sia stata bassa; ricorda che lo scambio automatico di informazioni tra le autorità fiscali è fondamentale per gli Stati membri al fine di garantire l'assistenza reciproca nella riscossione del gettito fiscale e creare condizioni di parità; invita la Commissione a presentare proposte volte a rafforzare ulteriormente la cooperazione fiscale tra gli Stati membri attraverso l'obbligo di rispondere alle richieste dei gruppi sulle questioni fiscali, in modo che un paese europeo possa fornire tutte le informazioni di cui gli altri necessitano per perseguire gli evasori transfrontalieri;

74.  esprime profonda preoccupazione per l'aumento del numero di ruling fiscali concessi dagli Stati membri alle multinazionali negli ultimi anni, nonostante l'allarme sociale creato dallo scandalo LuxLeaks;

75.  insiste sul fatto che la Commissione dovrebbe avere accesso, conformemente alle norme sulla protezione dei dati, a tutte le informazioni scambiate ai sensi della DAC al fine di monitorarne e garantirne correttamente l'applicazione; sottolinea che tali informazioni dovrebbero essere conservate in un registro centrale gestito dalla Commissione in virtù della sua competenza esclusiva nel settore della concorrenza;

76.  chiede maggiore efficacia nello scambio, nel trattamento e nell'utilizzo di informazioni a livello globale e sollecita l'attuazione efficiente e coerente delle disposizioni relative agli standard comuni di comunicazione di informazioni, passando dalla politica di stigmatizzazione prevista dal sistema di valutazione inter pares a un regime di sanzioni; richiama l'attenzione sull'esigenza della reciprocità nello scambio di informazioni tra l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e gli Stati firmatari partecipanti; invita gli Stati membri a sostenere i paesi in via di sviluppo partecipanti nell'attuazione di tali standard; sottolinea che i paesi non devono soltanto impegnarsi in favore dello standard comune di comunicazione di informazioni, ma devono anche attuare il sistema e garantire l'elevata qualità dei dati forniti; osserva che l'attuale standard comune di comunicazione di informazioni ha dei punti deboli e si compiace che l'OCSE stia lavorando per perfezionarlo e renderlo più efficace; invita la Commissione a contribuire a colmare le lacune individuate;

77.  invita a migliorare i registri commerciali pubblici, i registri pubblici sulla titolarità effettiva e la rendicontazione pubblica paese per paese, al fine di superare le limitazioni imposte dallo scambio di informazioni nel quadro della Convenzione multilaterale dell'OCSE per l'attuazione di misure relative ai trattati fiscali per impedire l'erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili, del giugno 2017, che permette ai paesi di selezionare i partner consentendo di fatto il bilateralismo;

78.  sottolinea che lo scambio automatico obbligatorio di informazioni in relazione ai meccanismi di pianificazione fiscale potenzialmente aggressiva di dimensione transfrontaliera (DAC6) dovrebbe essere accessibile non solo alle autorità fiscali;

79.  invita la Commissione a garantire la reciprocità nello scambio di informazioni tra l'UE e i paesi terzi che non hanno aderito a norme concordate a livello internazionale; sottolinea la necessità di sanzioni effettive a carico degli istituti finanziari con clienti europei e che non rispettano le norme sullo scambio automatico di informazioni; ritiene che tale proposta debba prevedere un meccanismo di risoluzione delle controversie per ovviare a potenziali conflitti tra l'UE e i paesi terzi; ricorda la sua raccomandazione di introdurre una ritenuta d'imposta o misure di effetto analogo al fine di evitare che gli utili escano dall'UE senza essere soggetti a tassazione;

80.  ritiene che i soggetti obbligati a fornire informazioni alle autorità fiscali debbano essere gli stessi elencati nella direttiva antiriciclaggio, segnatamente:

   1) enti creditizi;
   2) istituti finanziari;
   3) le seguenti persone fisiche o giuridiche quando agiscono nell'esercizio della loro attività professionale:
   a) revisori dei conti, contabili esterni e consulenti tributari;
   b) notai e altri liberi professionisti legali, quando partecipano, in nome e per conto del loro cliente, ad una qualsiasi operazione finanziaria o transazione immobiliare o assistendo il loro cliente nella predisposizione o nella realizzazione di operazioni riguardanti:
   i) l'acquisto e la vendita di beni immobili o imprese;
   ii) la gestione di denaro, strumenti finanziari o altri beni appartenenti al cliente;
   iii) l'apertura o la gestione di conti bancari, libretti di risparmio o conti titoli;
   iv) l'organizzazione degli apporti necessari alla costituzione, alla gestione o all'amministrazione di società;
   v) la costituzione, la gestione o l'amministrazione di trust, società, fondazioni o strutture analoghe;
   c) prestatori di servizi relativi a trust o società e diversi da quelli indicati alla lettera a) o b);
   d) agenti immobiliari;
   e) altri soggetti che negoziano beni, quando il pagamento è effettuato o ricevuto in contanti per un importo pari o superiore a 10 000 EUR, indipendentemente dal fatto che l'operazione sia eseguita in un'unica soluzione o con diverse operazioni che appaiono collegate;
   f) prestatori di servizi di gioco d'azzardo;

3.Riciclaggio di denaro

3.1.Normativa antiriciclaggio

81.  sottolinea che le disposizioni della direttiva antiriciclaggio dovrebbero essere attuate in modo efficace e coerente dagli Stati membri; invita la Commissione e gli Stati membri a garantire una corretta applicazione della legge; invita la Commissione a potenziare e a fornire risorse adeguate per i sistemi di monitoraggio esistenti; sollecita la Commissione ad assegnare più risorse alla sua task force per la prevenzione dei reati finanziari;

82.  sottolinea che il quadro giuridico della quarta direttiva antiriciclaggio vieta completamente le azioni al portatore anonime, salvo se debitamente registrate, in quanto hanno dimostrato di essere un mezzo molto utile per creare sistemi internazionali di riciclaggio di denaro; invita gli Stati membri ad attuare adeguatamente e a far rispettare la quarta direttiva antiriciclaggio, che è entrata in vigore il 26 giugno 2017; invita la Commissione a monitorare il corretto recepimento e l'attuazione della direttiva;

83.  invita la Commissione ad avviare procedure di infrazione nei confronti degli Stati membri per le violazioni del diritto dell'Unione rivelate dai Panama Papers e da altre fughe di dati;

84.  sottolinea che occorrono registri sulla titolarità effettiva di società, fondazioni, trust e istituti giuridici analoghi che siano regolarmente aggiornati, standardizzati, interconnessi e pubblicamente accessibili, in modo da prevenire l'anonimato dei titolari effettivi finali; chiede che sia abbassata la soglia di partecipazione azionaria attualmente prevista dalla definizione di titolare effettivo; ritiene che l'UE e gli Stati membri debbano assumere un ruolo guida nel promuovere nelle sedi internazionali norme di trasparenza in materia di titolarità effettiva finale;

85.  sottolinea la richiesta avanzata dai rappresentanti della FIU francese in seno alla commissione d'inchiesta del Parlamento incaricata di esaminare le denunce di infrazione e di cattiva amministrazione nell'applicazione del diritto dell'Unione in relazione al riciclaggio di denaro, all'elusione fiscale e all'evasione fiscale, ossia di prevedere espressamente a livello dell'UE, in linea con la raccomandazione 26 del GAFI relativa alla vigilanza finanziaria, che l'applicazione della vigilanza da parte dell'autorità competente possa estendersi fino alla controllante del gruppo;

86.  invita la Commissione a supervisionare la creazione di registri fondiari pubblicamente accessibili;

87.  chiede che l'individuazione della titolarità effettiva includa tutte le persone fisiche che, in ultima istanza, possiedono o controllano un soggetto giuridico – ad eccezione delle società ammesse alla quotazione su un mercato regolamentato e sottoposte a obblighi di comunicazione conformemente al diritto dell'Unione o a standard internazionali equivalenti che garantiscono una trasparenza adeguata delle informazioni sugli assetti proprietari – attraverso il possesso, diretto o indiretto, di almeno una quota o di un'unità minima equivalente di interesse in tale entità, anche tramite azioni al portatore, o attraverso il controllo con altri mezzi;

88.  osserva che il denaro illecito depositato mediante il riscatto di queste operazioni viene trasformato in fondi leciti derivanti da operazioni lecite; insiste pertanto sulla necessità di estendere le norme antiriciclaggio al mercato immobiliare, con l'obiettivo di impedire nuovi fenomeni illeciti;

89.  sottolinea la necessità di migliorare l'applicazione dell'adeguata verifica della clientela per garantire lo svolgimento di una corretta valutazione dei rischi connessi al profilo del cliente; sottolinea che, anche in caso di esternalizzazione, l'obbligo di adeguata verifica della clientela dovrebbe sempre rientrare tra le responsabilità dei soggetti obbligati; chiede che tale responsabilità sia chiara e che siano previste sanzioni per negligenza o conflitti di interessi in caso di esternalizzazione; ritiene inoltre che l'ambito di applicazione per i soggetti obbligati debba essere esteso, tra l'altro, agli agenti immobiliari, onde garantire che le disposizioni relative all'adeguata verifica della clientela si applichino in ugual misura ai soggetti regolamentati e a quelli attualmente non regolamentati; chiede che l'adeguata verifica della clientela sia armonizzata a livello dell'UE e che le procedure in questione siano concepite in modo da garantirne l'osservanza;

90.  ritiene che le sanzioni per il riciclaggio di denaro, l'evasione fiscale e la frode fiscale dovrebbero essere più severe e dissuasive e che gli Stati membri, nel destinare risorse alla lotta contro tali pratiche illegali, dovrebbero applicare un approccio basato sul rischio; accoglie con favore, a tale riguardo, la proposta della Commissione relativa a una direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla lotta al riciclaggio di denaro mediante il diritto penale (COM(2016)0826); invita gli Stati membri a valutare se sia opportuno vietare il patteggiamento in casi di frode fiscale molto grave; osserva tuttavia che, in parallelo, l'UE e i suoi Stati membri dovrebbero sviluppare incentivi per ciascuna categoria di soggetti obbligati per scoraggiarli dallo svolgere tali attività e far sì che dette attività non siano redditizie; invita gli Stati membri a rivedere i termini di prescrizione per il riciclaggio di denaro onde evitare che la mancanza di azione da parte delle autorità competenti possa comportare la prescrizione del reato;

91.  chiede l'introduzione di un meccanismo di controllo efficace a livello europeo che possa essere attuato anche nelle giurisdizioni connesse, dal momento che le valutazioni inter pares del GAFI e le valutazioni periodiche reciproche possono facilmente essere ostacolate dalla connivenza politica o di altra natura;

92.  sottolinea la necessità di trovare un'accezione e una definizione comuni a livello dell'UE di persona esposta politicamente;

93.  chiede una definizione armonizzata di reati fiscali a livello dell'UE come pure la creazione di uno strumento distinto di diritto penale che sia adottato a norma dell'articolo 83, paragrafo 2, TFUE o in ultima analisi dell'articolo 116 TFUE se gli Stati membri non saranno in grado di raggiungere un accordo che elimini la distorsione delle condizioni di concorrenza sul mercato interno; chiede che la definizione di reati-presupposto del riciclaggio di denaro venga armonizzata all'interno dell'UE e che siano ridotte le deroghe che gli Stati membri possono invocare per rifiutare la collaborazione e lo scambio di informazioni; ricorda la propria posizione sulla revisione della quarta e quinta direttiva antiriciclaggio, secondo cui è opportuno dissociare i reati fiscali dal requisito della punibilità con una pena privativa della libertà o con una misura di sicurezza privativa della libertà;

94.  è preoccupato per l'adozione di programmi di cittadinanza per i residenti di paesi non appartenenti all'UE, i cosiddetti visti d'oro o i programmi per gli investitori, rivolti a cittadini di paesi terzi in cambio di investimenti finanziari senza un adeguato o qualsivoglia esercizio della dovuta diligenza nei confronti della clientela; invita la Commissione, nel caso di concessione della cittadinanza in virtù dei predetti programmi, a valutare la conformità degli Stati membri con la direttiva antiriciclaggio e altre normative UE pertinenti;

95.  invita la Commissione e il Consiglio a considerare seriamente l'ambiziosa revisione della direttiva AML IV (COM(2016)0450) sulla quale la commissione per i problemi economici e monetari e la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni del Parlamento hanno votato il 28 febbraio 2017(12), che permetterebbe di colmare molte delle lacune esistenti e di rafforzare in modo significativo l'attuale legislazione antiriciclaggio, tra l'altro restringendo la definizione di titolare effettivo, impedendo di indicare come titolari effettivi i dirigenti di alto livello, i direttori fiduciari o altri delegati a meno che non soddisfino i pertinenti criteri, assicurando l'accesso integrale del pubblico ai registri sulla titolarità effettiva delle imprese e dei trust e istituendo un meccanismo sanzionatorio più efficace in caso di violazione della direttiva antiriciclaggio; esorta pertanto la Commissione e il Consiglio a non indebolire l'ambiziosa proposta del Parlamento durante i negoziati del trilogo in corso;

96.  chiede una maggiore attenzione a livello politico e normativo sui rischi emergenti connessi alle nuove tecnologie e ai nuovi prodotti finanziari, come derivati, swap e valute virtuali(13);

97.  invita la Commissione a valutare la possibilità di sfruttare il potenziale delle nuove tecnologie, tra cui le identità digitali uniche, per facilitare l'individuazione di gravi casi di reati finanziari, garantendo nel contempo il rispetto dei diritti fondamentali, incluso il diritto alla vita privata;

98.  chiede che la Commissione valuti con urgenza le implicazioni che le attività di gioco elettronico, le valute virtuali, le criptovalute, la tecnologia blockchain e la tecnologia finanziaria possono avere sul riciclaggio di denaro e sulla criminalità fiscale; invita altresì la Commissione a considerare possibili misure, tra cui una proposta legislativa, volte a creare un quadro normativo per tali attività nell'ottica di limitare gli strumenti che consentono il riciclaggio di denaro;

99.  insiste affinché i beni generati con le attività criminali siano confiscati; chiede a tal fine una rapida adozione del regolamento relativo al riconoscimento reciproco dei provvedimenti di congelamento e di confisca per agevolare il recupero transfrontaliero dei beni derivanti da attività criminose; sottolinea che lo strumento giuridico proposto dalla Commissione consentirà una migliore cooperazione e un più facile riconoscimento di tali provvedimenti, rispettando nel contempo il principio di sussidiarietà;

100.  sottolinea che sono inoltre necessarie misure per allineare le strategie nazionali a quelle delle agenzie e degli organismi europei, tra cui Europol, Eurojust e l'OLAF; esorta a eliminare gli ostacoli giuridici che impediscono gli scambi di informazioni nell'ottica di agevolare tale collaborazione;

101.   accoglie con favore la recente decisione del governo portoghese di vietare l'emissione di azioni al portatore e convertire quelle attuali in azioni nominative, e sollecita la Commissione a proporre una legislazione a livello UE avente il medesimo effetto;

102.   chiede che le autorità competenti effettuino controlli molto più rigorosi nel valutare la competenza e l'onorabilità dei membri dei consigli di amministrazione e degli azionisti degli enti creditizi nell'UE; ritiene che debbano essere create le condizioni per consentire alle autorità competenti di svolgere un controllo continuo dei criteri di valutazione degli azionisti e dei membri dei consigli di amministrazione, che attualmente rendono molto difficile revocare l'approvazione una volta che è stata concessa; ritiene, inoltre, che dovrebbero essere ampliate le tempistiche e la flessibilità per quanto concerne l'opposizione nei confronti delle acquisizioni, in particolare nei casi in cui è necessario che le autorità competenti svolgano proprie indagini in merito alle informazioni fornite in relazione a eventi in paesi terzi e in relazione a persone politicamente esposte;

3.2.Unità di informazione finanziaria (FIU)

103.  ritiene che lo scambio di informazioni verrebbe rafforzato attraverso l'armonizzazione dello status e del funzionamento delle FIU europee; invita la Commissione ad avviare un progetto nel quadro della piattaforma FIU per individuare le fonti di informazioni cui le FIU hanno attualmente accesso; invita la Commissione a emanare orientamenti su come garantire una maggiore convergenza delle funzioni e dei poteri delle FIU europee, individuando un ambito di applicazione e contenuti minimi comuni delle informazioni finanziarie, amministrative e in materia di contrasto che le FIU dovrebbero ottenere ed essere in grado di scambiarsi reciprocamente; ritiene che tali orientamenti dovrebbero altresì includere spiegazioni circa un'interpretazione comune delle funzioni di analisi strategica delle FIU;

104.  ritiene che ai fini di una maggiore efficacia tutte le FIU europee dovrebbero disporre di un accesso illimitato e diretto a tutte le informazioni dei soggetti obbligati e dei registri relative alle loro funzioni; rileva che le FIU dovrebbero altresì poter ottenere queste informazioni sulla base di una richiesta presentata da un'altra FIU dell'Unione e poter scambiare le informazioni con la FIU richiedente;

105.  suggerisce agli Stati membri di eliminare, in sede di attuazione della direttiva antiriciclaggio (AML), il requisito che impone alle FIU di ottenere un'autorizzazione da terzi per condividere informazioni con un'altra FIU per finalità di intelligence, al fine di promuovere lo scambio di informazioni tra le FIU; invita la Commissione a fornire orientamenti sulle disposizioni generali di cui alla direttiva AML, in particolare sulla necessità di procedere "spontaneamente e tempestivamente" allo scambio di informazioni con altre FIU;

106.  sottolinea la necessità di una comunicazione più efficace tra le autorità competenti a livello nazionale, ma anche tra le FIU di diversi Stati membri; invita la Commissione a istituire un sistema di parametri di riferimento dell'UE come strumento per standardizzare le informazioni che devono essere raccolte e scambiate e rafforzare la cooperazione tra le FIU; rileva che ciò dovrebbe includere il potenziamento di "FIU.net" nel quadro di Europol, ma anche della stessa Europol, soprattutto per consentire l'estrazione di informazioni e statistiche sui flussi informativi, sulle attività e sull'esito delle analisi condotte dalle FIU, nonché il potenziamento delle competenze e delle risorse di Eurojust per affrontare il riciclaggio di denaro e l'evasione fiscale; invita inoltre gli Stati membri a incrementare le risorse umane, finanziarie e tecniche delle FIU onde rafforzare le loro capacità di indagine e di cooperazione, al fine di trattare e utilizzare in modo adeguato il crescente numero di segnalazioni di operazioni sospette;

107.  rileva che la limitazione delle finalità per l'uso delle informazioni scambiate dalle FIU dovrebbe essere rivista e unificata a livello UE e a livello globale così da consentire l'uso delle informazioni per contrastare i reati fiscali e fornire elementi di prova;

108.  ribadisce che le nomine intese a coprire i posti direttivi nelle FIU devono avvenire in modo indipendente e senza ingerenze politiche, sulla base delle qualifiche professionali, e che la procedura di selezione deve essere trasparente e soggetta a controlli; sottolinea la necessità di norme comuni sull'indipendenza delle istituzioni incaricate di far rispettare le norme in materia di frode fiscale e riciclaggio di denaro nonché la necessità della piena indipendenza degli organismi preposti all'applicazione della legge per quanto concerne il seguito dato alle segnalazioni delle FIU;

109.  invita la Commissione a verificare se tale obbligo sia debitamente rispettato in tutti gli Stati membri;

110.  ribadisce la sua posizione sulla direttiva AML V circa la creazione di una FIU europea e la necessità di garantire un sistema efficace e coordinato di scambio di informazioni, nonché banche dati centralizzate; pone l'accento sull'esigenza di sostenere le FIU degli Stati membri, in particolare nei casi transfrontalieri;

111.  insiste sul fatto che le autorità competenti non dovrebbero aspettare di essere sopraffatte dal crescente ricorso alle tecnologie digitali da parte dei consulenti fiscali e dei contribuenti; ritiene che le autorità competenti dovrebbero sviluppare di conseguenza i loro strumenti e le loro capacità d'indagine; reputa che ciò potrebbe offrire nuove opportunità per le autorità competenti per quanto riguarda il problema ricorrente della ripartizione delle risorse o per contribuire a migliorare la cooperazione tra esse;

4.Intermediari

112.  esprime rammarico per il fatto che gli intermediari siano attualmente regolamentati in maniera non omogenea nell'UE; invita il Consiglio a esaminare e adottare rapidamente la proposta della Commissione sullo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale relativamente ai meccanismi transfrontalieri soggetti all'obbligo di notifica (COM(2017)0335) allo scopo di rafforzare gli obblighi di rendicontazione degli intermediari; incoraggia gli Stati membri a considerare i possibili vantaggi derivanti dall'estensione dell'ambito di applicazione della direttiva a situazioni puramente interne;

113.  pone l'accento sulla necessità che tale proposta colmi le lacune che possono consentire la pianificazione fiscale aggressiva mettendo a punto nuove norme per gli intermediari coinvolti in tali pratiche;

114.  osserva che la gestione patrimoniale viene effettuata in modo per lo più non regolamentato e che dovrebbero essere stabiliti standard e norme internazionali vincolanti per garantire condizioni di parità e per regolamentare e definire meglio tale professione; invita la Commissione, in tale contesto, a prendere l'iniziativa in tutte le pertinenti sedi internazionali in vista della creazione di tali standard e norme;

115.  rileva che l'organizzazione autonoma e l'autoregolamentazione dovrebbero essere soggette a vigilanza; invita la Commissione a valutare la necessità di un'azione dell'UE mirata, ivi inclusa la possibilità di elaborare misure legislative, per garantire un'adeguata vigilanza dell'autoregolamentazione dei soggetti obbligati, ad esempio attraverso autorità nazionali di regolamentazione/vigilanza distinte e indipendenti;

116.  invita la Commissione a elaborare, in collaborazione con gli Stati membri e le autorità di vigilanza, orientamenti al fine di standardizzare i moduli di segnalazione per i soggetti obbligati, così da facilitare il trattamento e lo scambio delle informazioni da parte delle FIU;

117.  chiede l'introduzione di una regolamentazione per gli intermediari in materia fiscale che preveda incentivi a evitare le pratiche di evasione ed elusione fiscale e di occultamento dei titolari effettivi;

118.  sottolinea che, qualora l'intermediario sia ubicato al di fuori dell'UE, il contribuente interessato dovrà essere obbligato a trasmettere gli schemi fiscali potenzialmente aggressivi, prima della loro messa in atto, direttamente alle autorità fiscali del paese del contribuente, in modo che le autorità possano rispondere ai rischi di natura fiscale adottando le misure appropriate;

119.  ritiene che norme più rigorose sul ruolo degli intermediari andrebbero a vantaggio del settore nel suo complesso dato che gli intermediari onesti non verrebbero più penalizzati da una concorrenza sleale, separando in tal modo il grano dal loglio;

120.  chiede sanzioni più efficaci, dissuasive e proporzionate a livello sia dell'UE che degli Stati membri nei confronti delle banche e degli intermediari coinvolti consapevolmente, deliberatamente e sistematicamente in schemi fiscali o di riciclaggio del denaro illegali; sottolinea che le sanzioni dovrebbero essere indirizzate alle società stesse nonché ai dipendenti di livello dirigenziale e ai membri del consiglio di amministrazione responsabili di tali schemi; evidenzia che sanzioni ingenti sono fondamentali e ritiene che l'uso di un regime di umiliazione pubblica per i casi confermati potrebbe scoraggiare gli intermediari dall'adottare comportamenti atti a eludere i propri obblighi e incoraggiare il rispetto delle norme;

121.  invita gli Stati membri a garantire che i settori più esposti ai rischi derivanti dai regimi di titolarità effettiva opachi (come indicato nella valutazione della Commissione in merito ai rischi di riciclaggio di denaro) siano monitorati e controllati in modo efficace; invita gli Stati membri a fornire orientamenti sui fattori di rischio derivanti da operazioni che coinvolgono consulenti fiscali, revisori dei conti, contabili esterni, notai e altri professionisti del diritto indipendenti;

122.  chiede di migliorare l'applicazione delle norme relative al riciclaggio di denaro, all'elusione fiscale e all'evasione fiscale e di assicurare che abbiano un effetto dissuasivo aumentando la visibilità pubblica, in particolare attraverso il miglioramento delle statistiche pubbliche sulle misure di esecuzione riguardanti i professionisti che forniscono consulenza in materia fiscale e di riciclaggio del denaro;

123.  sottolinea la necessità di rafforzare il controllo, la vigilanza e il coordinamento dei sistemi di certificazione nazionali per gli intermediari che esercitano la funzione di professionisti del settore fiscale nell'UE; invita gli Stati membri a revocare le licenze in caso di comprovato coinvolgimento degli intermediari nel promuovere o consentire attivamente l'evasione fiscale, la pianificazione fiscale illegale e il riciclaggio di denaro a livello transfrontaliero;

124.  sollecita la Commissione a valutare se le autorità competenti degli Stati membri hanno rispettato le procedure di rilascio delle licenze per gli intermediari già previste dal diritto dell'Unione, ad esempio nella direttiva sui requisiti patrimoniali IV;

125.  chiede che la professione adotti una metodologia atta a evitare che il segreto professionale degli avvocati impedisca l'adeguata segnalazione di operazioni sospette o la segnalazione di altre attività potenzialmente illegali, fermi restando i diritti garantiti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e i principi generali del diritto penale, o che la metodologia esistente sia migliorata con il medesimo obiettivo;

126.  invita gli Stati membri a introdurre disincentivi per gli intermediari con sede nell'UE in modo da dissuaderli dall'operare in giurisdizioni figuranti nell'elenco UE delle giurisdizioni fiscali non cooperative e nell'elenco UE dei paesi con carenze strategiche nei loro regimi di AML/CFT, ad esempio escludendoli dagli appalti pubblici; invita inoltre la Commissione a effettuare una valutazione d'impatto sulla possibilità di vietare agli intermediari con sede nell'UE di operare in giurisdizioni figuranti nell'elenco UE delle giurisdizioni fiscali non cooperative e nell'elenco UE dei paesi con carenze strategiche nei loro regimi di AML/CFT;

127.  evidenzia che, al fine di migliorare la cooperazione internazionale, i requisiti in materia di revisione contabile e di contabilità dovrebbero essere coordinati a livello globale, in modo da scoraggiare le società contabili e di revisione contabile dal partecipare a strutture fiscali illegali; ritiene, a tale proposito, che una migliore applicazione dei principi contabili internazionali dovrebbe essere considerata uno strumento efficace;

4.1.Banche

128.  incoraggia tutti gli Stati membri a porre in essere, come raccomandato nella direttiva AML IV, sistemi di registri di conti bancari o sistemi elettronici di reperimento dei dati, che consentirebbero alle FIU e alle autorità competenti di accedere alle informazioni sui conti bancari; raccomanda di considerare la possibilità di provvedere alla standardizzazione e all'interconnessione dei registri nazionali dei conti bancari contenenti tutti i conti collegati a persone fisiche o giuridiche al fine di agevolare l'accesso da parte delle autorità competenti e delle FIU;

129.  raccomanda che tale registro dei conti consenta di registrare e pubblicare statistiche relative alle operazioni con paradisi fiscali e paesi ad alto rischio, oltre a disaggregare le informazioni sulle operazioni con parti correlate da quelle con parti non correlate, nonché in funzione dello Stato membro:

130.  riconosce che le banche sono risultate coinvolte in quattro attività generali, vale a dire la fornitura e la gestione di strutture offshore, la fornitura di conti bancari a entità offshore, la fornitura di altri prodotti finanziari e i servizi bancari di corrispondenza(14); sottolinea l'importanza di rendere la legislazione in materia di servizi bancari di corrispondenza più chiara e rigida per quanto riguarda le rimesse di fondi verso giurisdizioni offshore e non collaborative, con l'obbligo di cessare le attività se non vengono fornite informazioni sulla titolarità effettiva;

131.  chiede un'applicazione severa di sanzioni efficaci nei confronti delle banche prevedendo la sospensione o la revoca della licenza bancaria per gli istituti finanziari che risultino coinvolti in maniera comprovata nella promozione di un ambiente favorevole al riciclaggio di denaro, all'evasione fiscale o alla pianificazione fiscale aggressiva;

132.  sottolinea l'importanza di un migliore coordinamento tra la sede centrale delle banche e le relative filiali, sia all'interno dell'UE che nei paesi terzi, al fine di garantire la piena conformità ai codici di condotta interni e alla normativa antiriciclaggio;

133.  sottolinea che, onde garantire la piena attuazione delle norme antiriciclaggio in tutte le banche, i controlli di vigilanza bancaria a livello nazionale dovrebbero essere sistematici e casuali;

134.  chiede che siano attribuiti maggiori poteri alla Banca centrale europea e all'Autorità bancaria europea affinché possano svolgere controlli periodici di conformità (con e senza preavviso) in tutto il settore bancario dell'UE invece di eseguire controlli, come previsto dall'attuale sistema, soltanto se un caso specifico è oggetto di indagine o è diventato di pubblico dominio;

135.  invita a valutare la fattibilità di consentire alle autorità di vigilanza di condurre un'indagine bancaria qualora non si conosca il nome del titolare di un conto;

136.  valuta positivamente l'analisi esistente dei rischi e delle vulnerabilità cui è esposto il sistema finanziario dell'UE; pone l'accento sull'importanza di individuare nuove tecnologie e prodotti finanziari che potrebbero essere eventualmente utilizzati come strumento di riciclaggio; chiede, sulla base della predetta analisi, che siano introdotte disposizioni antiriciclaggio in tutte le nuove proposte relative a tali nuove tecnologie, compresa la tecnologia finanziaria (FinTech);

137.  chiede l'introduzione di un giuramento dei banchieri, alla stregua dell'esempio olandese, sotto forma di un impegno volontario del settore a non operare con paradisi fiscali;

4.2.Avvocati

138.  rammenta che il segreto professionale non può essere utilizzato né per proteggere o dissimulare pratiche illegali, né per violare lo spirito della legge; esorta a garantire che il principio del segreto professionale tra avvocati e clienti non impedisca l'adeguata segnalazione di operazioni sospette o la segnalazione di altre attività potenzialmente illegali, fermi restando i diritti garantiti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e i principi generali del diritto penale; invita gli Stati membri a fornire ai professionisti orientamenti sull'interpretazione e l'applicazione del principio del segreto professionale forense e a introdurre una netta linea di demarcazione tra la consulenza giuridica tradizionale e gli avvocati che agiscono come operatori finanziari;

139.  sottolinea che, nell'esercitare un'attività che esula dai suoi compiti specifici di difesa, di rappresentanza dinanzi alla giustizia e di consulenza legale, un avvocato può essere soggetto, in determinate circostanze legate al mantenimento dell'ordine pubblico, all'obbligo di segnalare alle autorità talune informazioni di cui è a conoscenza;

140.  sottolinea che gli avvocati che prestano consulenza ai clienti dovrebbero condividere la responsabilità giuridica della progettazione dei piani di evasione fiscale e schemi fiscali aggressivi penalmente sanzionabili e dei sistemi di riciclaggio di denaro; rileva che, qualora si rendano complici di una frode, essi devono essere sistematicamente passibili di sanzioni penali e di misure disciplinari;

4.3.Contabilità

141.  evidenzia che, al fine di migliorare la cooperazione internazionale, i requisiti in materia di revisione contabile e di contabilità dovrebbero essere coordinati più efficacemente a livello mondiale, rispettando nel contempo le norme europee in materia di legittimità democratica, trasparenza, responsabilità e integrità, in modo da scoraggiare le società contabili e di revisione contabile come pure i singoli consulenti dal progettare strutture di evasione fiscale, pianificazione fiscale aggressiva o riciclaggio di denaro; chiede la corretta attuazione del pacchetto sulla revisione contabile(15) recentemente adottato e del comitato degli organismi europei di controllo delle attività di revisione contabile (CEAOB) quale nuovo quadro per la cooperazione tra gli organi nazionali di vigilanza in materia di revisione contabile a livello dell'UE, nell'ottica di rafforzare la vigilanza in materia di revisione contabile in tutta l'UE; ritiene, a tale proposito, che una migliore applicazione dei principi contabili internazionali dovrebbe essere considerata uno strumento efficace per garantire il rispetto delle norme dell'UE in materia di trasparenza e responsabilità;

142.  rileva che l'attuale definizione dell'UE del controllo necessario per creare un gruppo di società dovrebbe essere applicata alle società di consulenza contabile che aderiscono a una rete di imprese associate in virtù di disposizioni contrattuali giuridicamente applicabili che prevedono la condivisione di un nome o disposizioni relative al marketing, agli standard professionali, ai clienti, ai servizi di supporto, alle finanze o all'assicurazione di responsabilità professionale, come previsto dalla direttiva 2013/34/UE relativa ai bilanci d’esercizio(16);

143.  invita la Commissione a presentare una proposta legislativa relativa alla separazione tra società di consulenza contabile e fornitori di servizi finanziari o fiscali, nonché a tutti i servizi di consulenza, compreso un regime dell'Unione di incompatibilità per i consulenti fiscali volto a impedire l'erogazione di consulenze sia alle autorità preposte alle entrate pubbliche sia ai contribuenti e a impedire altri conflitti di interesse;

4.4.Trust, fiduciarie e istituti giuridici analoghi

144.  condanna fermamente l'uso improprio di trust, fiduciarie e istituti giuridici analoghi quale mezzo per riciclare denaro; chiede pertanto norme chiare che consentano di agevolare l'identificazione diretta del titolare effettivo (o dei titolari effettivi), incluso l'obbligo di stipulare i trust in forma scritta e di registrarli nello Stato membro in cui sono creati, amministrati o gestiti;

145.  invita a creare a livello dell'UE registri dei titolari effettivi standardizzati, regolarmente aggiornati, pubblicamente accessibili e interconnessi che includano tutte le parti di trust commerciali e non commerciali, fiduciarie, fondazioni e istituti giuridici analoghi, in modo da gettare le basi per l'istituzione di un registro globale;

146.  osserva che il registro UE dei trust dovrebbe includere:

   a) i "trustee" (gestori), in particolare il loro nome e indirizzo, nonché nomi e indirizzi di tutti i soggetti sulla base delle cui istruzioni operano i trustee;
   b) il contratto fiduciario;
   c) tutte le lettere di desiderio;
   d) il nome e l'indirizzo del costituente;
   e) il nome dell'autorità di vigilanza e le istruzioni di cui dispone;
   f) i conti annuali del trust;
   g) dettagli relativi a tutte le distribuzioni e le assegnazioni del trust, inclusi i nomi e gli indirizzi di tutti i beneficiari;
   h) gli intermediari designati, inclusi i rispettivi nomi e indirizzi;

147.  invita la Commissione a valutare in quale misura i porti franchi e la concessione di licenze navali possano essere utilizzati indebitamente a fini di evasione fiscale, e, se del caso, a presentare una proposta adeguata per attenuare tali rischi;

5.Paesi terzi

148.  pone l'accento sulla necessità di rafforzare, sotto l'egida delle Nazioni Unite, la cooperazione globale in materia di imposizione e riciclaggio di denaro in considerazione della natura internazionale di tali questioni; sottolinea che solo risposte coordinate e globali basate sulla cooperazione potranno fornire soluzioni efficaci e chiede che l'UE funga da forza motrice nella costruzione di un equo sistema fiscale globale; sottolinea che qualsiasi intervento dell'UE a livello internazionale sarà efficace e credibile solo quando nessuno Stato membro dell'UE o paese o territorio d'oltremare fungerà da paradiso fiscale o da giurisdizione segreta per le imprese;

149.  rileva con preoccupazione l'elevata correlazione tra il numero di società di comodo e ruling in materia fiscale e alcune giurisdizioni fiscali di paesi terzi e Stati membri dell'UE; accoglie con favore lo scambio automatico di informazioni in materia di ruling fiscali tra gli Stati membri dell'UE; esprime tuttavia preoccupazione per il fatto che alcuni Stati membri o alcuni dei loro territori che fungono da "paradisi fiscali" ricorrano a "ruling fiscali orali" per aggirare tale obbligo; invita la Commissione ad indagare in modo più approfondito su tale pratica;

150.  sottolinea che l'Unione dovrebbe rinegoziare gli accordi commerciali ed economici come pure gli altri pertinenti accordi bilaterali in vigore con la Svizzera per allinearli alla politica dell'UE contro la frode fiscale e alla normativa dell'UE in materia di antiriciclaggio e finanziamento del terrorismo, in modo da eliminare le gravi carenze che caratterizzano il sistema di vigilanza della Svizzera e che consentono il mantenimento di una politica basata sul segreto bancario interno, la creazione di strutture offshore in tutto il mondo, la frode fiscale, l'evasione fiscale non sanzionata penalmente, una scarsa vigilanza, l'autoregolamentazione inadeguata dei soggetti obbligati come pure azioni penali aggressive e intimidazioni nei confronti degli informatori;

151.  ritiene che, attraverso la Commissione, l'UE dovrebbe esprimersi con una sola voce in sede di negoziazione di accordi fiscali con i paesi terzi, anziché continuare con la pratica dei negoziati bilaterali che producono risultati non ottimali; ritiene che l'UE dovrebbe adottare lo stesso approccio in sede di negoziazione di futuri accordi di libero scambio, di partenariato e di cooperazione, includendo clausole di buona governance fiscale e requisiti di trasparenza nonché disposizioni antiriciclaggio;

152.  sottolinea l'importanza di rafforzare le disposizioni anti-elusione fiscale della CCCTB, al fine di eliminare la determinazione dei prezzi di trasferimento nelle giurisdizioni dei paesi terzi, che conduce alla riduzione della base imponibile delle società nell'Unione;

153.  ritiene in particolare che, al momento della negoziazione di futuri accordi commerciali o di partenariato, o della revisione di accordi esistenti, si debba includere una clausola vincolante in materia di condizionalità fiscale, ivi compreso il rispetto dei principi internazionali del piano d'azione BEPS dell'OCSE e delle raccomandazioni del GAFI;

154.  chiede che i capitoli "Investimenti" o "Servizi finanziari" dei futuri accordi commerciali o di partenariato siano negoziati sulla base del principio dell'elenco positivo, in modo tale che solo i settori finanziari necessari per lo sviluppo commerciale, l'economia reale e le famiglie possano beneficiare delle agevolazioni e della liberalizzazione derivanti dall'accordo concluso tra l'Unione e il paese terzo in questione;

155.  chiede misure di attuazione rigorose per tutti gli accordi internazionali in materia di scambio di informazioni tra le autorità fiscali, al fine di garantire la corretta applicazione da parte di tutte le giurisdizioni nonché procedure sanzionatorie efficaci, dissuasive, proporzionate e automatiche in caso di mancata attuazione;

156.  sottolinea l'importanza della piena reciprocità effettiva nel quadro della legge sugli adempimenti fiscali dei conti esteri (FATCA) e di altri accordi simili;

157.  invita gli Stati membri pertinenti a sfruttare l'opportunità offerta dalle loro relazioni dirette con i paesi interessati per adottare le misure necessarie al fine di esercitare pressione sui loro paesi e territori d'oltremare (PTOM) (17) e sulle regioni ultraperiferiche(18) che non rispettano le norme internazionali in materia di cooperazione fiscale, trasparenza e antiriciclaggio; ritiene che i requisiti dell'UE in materia di trasparenza e dovuta diligenza debbano essere attuati in modo efficace in tali territori;

158.  sottolinea l'importanza di una chiara definizione di "giurisdizione offshore", "paese d'oltremare" e "regione ultraperiferica", dal momento che ciascuno di questi termini fa riferimento a diversi sistemi, pratiche e regimi giuridici; sottolinea la necessità di combattere tutte le forme di frode ed evasione fiscali, indipendentemente dal luogo in cui si verificano; osserva che i regimi vigenti nelle regioni ultraperiferiche applicano la legislazione dell'Unione e sono conformi alle norme unionali e internazionali in virtù del loro status speciale stabilito all'articolo 349 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea e confermato dalla Corte di giustizia europea nella sua decisione C132/14(19);

159.  ritiene che un uso improprio delle legislazioni in materia di protezione dei dati e della vita privata non possa servire a proteggere dalla piena applicazione della legge chi compie atti illeciti;

160.  chiede di organizzare un vertice globale sulla lotta contro il riciclaggio di denaro, la frode fiscale e l'evasione fiscale, per porre fine alla segretezza nel settore finanziario, rafforzare la cooperazione internazionale e fare pressione su tutti i paesi, in particolare sui loro centri finanziari, affinché rispettino le norme globali e invita la Commissione a prendere l'iniziativa in merito a tale vertice;

161.  chiede alla Commissione di condurre una valutazione complessiva dei costi-benefici e del potenziale impatto di una forte imposizione sul rimpatrio di capitali provenienti da paesi terzi con bassi livelli di imposizione fiscale; chiede alla Commissione e al Consiglio di valutare le norme relative al pagamento differito delle imposte negli Stati Uniti, l'eventuale condono fiscale annunciato dalla nuova amministrazione e il possibile indebolimento della cooperazione internazionale;

162.  sottolinea l'importanza di un migliore scambio bilaterale di informazioni tra i paesi terzi e le FIU dell'UE;

163.  ricorda che l'importo degli aiuti a favore della mobilitazione delle risorse nazionali continua ad essere limitato, ed esorta la Commissione a sostenere i paesi in via di sviluppo nell'opera di contrasto ai raggiri fiscali e a fornire maggiore assistenza tecnica e finanziaria alle amministrazioni fiscali nazionali di tali paesi, conformemente agli impegni assunti nel quadro del programma d'azione di Addis Abeba;

Paesi in via di sviluppo

164.  invita l'UE a tenere conto delle specifiche caratteristiche giuridiche e delle corrispondenti vulnerabilità dei paesi in via di sviluppo, quali le carenze a livello di capacità da parte delle autorità incaricate di contrastare la frode fiscale, l'evasione fiscale e il riciclaggio di denaro; sottolinea la necessità di periodi di transizione adeguati per i paesi in via di sviluppo che non dispongono della capacità di raccogliere, gestire e condividere le informazioni necessarie nel contesto dello scambio automatico di informazioni;

165.  sottolinea che, nel mettere a punto azioni e politiche volte a contrastare l'elusione fiscale, occorre prestare un'attenzione specifica, a livello nazionale, dell'UE e internazionale, alla situazione dei paesi in via di sviluppo, e in particolare dei paesi meno sviluppati, che in genere sono i più colpiti dall'elusione fiscale societaria e presentano una base imponibile molto ristretta e un rapporto ridotto tra gettito fiscale e PIL; evidenzia che tali azioni e politiche dovrebbero contribuire a generare entrate pubbliche commisurate al valore aggiunto generato sul territorio in questione, onde consentire ai paesi interessati di finanziare in maniera appropriata le rispettive strategie di sviluppo;

166.  chiede alla Commissione di adoperarsi con l'Unione africana (UA) per garantire che le misure volte a contrastare i flussi finanziari illeciti siano messe in rilievo nella Convenzione dell'Unione africana sulla prevenzione e la lotta contro la corruzione;

167.  invita l'UE ed i suoi Stati membri a rafforzare la coerenza delle politiche per lo sviluppo in tale settore, e ribadisce il suo appello per un'analisi delle ricadute delle politiche fiscali nazionali e dell'UE, al fine di valutarne l'impatto sui paesi in via di sviluppo per quanto riguarda i trattati fiscali e gli accordi di partenariato economico (APE) convenuti;

168.  chiede agli Stati membri di adoperarsi in modo opportuno per garantire un trattamento equo dei paesi in via di sviluppo in sede di negoziazione dei trattati fiscali, tenendo conto della loro particolare situazione e assicurando un'equa distribuzione dei diritti impositivi tra i paesi della fonte e quelli di residenza; invita, a tale proposito, ad aderire al modello di convenzione fiscale dell'ONU ed a garantire la trasparenza dei negoziati sui trattati;

169.  chiede un maggiore sostegno internazionale a favore dei paesi in via di sviluppo al fine di contrastare la corruzione e la segretezza, che agevolano i flussi finanziari illeciti; sottolinea che la lotta contro i flussi finanziari illeciti richiede una stretta cooperazione internazionale e un'azione concertata dei paesi sviluppati e dei paesi in via di sviluppo, in partenariato con il settore privato e la società civile; sottolinea la necessità di partecipare al rafforzamento delle capacità delle amministrazioni fiscali e al trasferimento delle conoscenze nei paesi partner;

170.  chiede che l'aiuto pubblico allo sviluppo sia maggiormente incentrato sull'istituzione di un quadro normativo adeguato nonché sul rafforzamento delle amministrazioni fiscali e delle istituzioni incaricate di lottare contro i flussi finanziari illeciti; chiede che tale aiuto si concretizzi mediante la fornitura di competenze tecniche concernenti la gestione delle risorse, le informazioni finanziarie e la regolamentazione anti-corruzione;

171.  si rammarica del fatto che l'attuale comitato fiscale dell'OCSE non sia sufficientemente inclusivo; ricorda la sua posizione(20) relativa alla creazione di un organismo globale, nel quadro delle Nazioni Unite, dotato di risorse adeguate e di sufficienti mezzi supplementari, onde assicurare che tutti i paesi possano partecipare su un piano di parità all'elaborazione e alla riforma delle politiche fiscali globali;

172.  si rammarica che, per non essere etichettati come giurisdizioni non cooperative, i paesi in via di sviluppo debbano pagare per poter partecipare al forum globale sulla trasparenza e lo scambio di informazioni a fini fiscali dell'OCSE, nell'ambito del quale i paesi sono soggetti ad una valutazione delle rispettive prassi, in base a parametri di riferimento che sono stati fissati senza la loro piena partecipazione;

173.  sottolinea il ruolo essenziale delle organizzazioni regionali e della cooperazione regionale nell'esercizio di controlli fiscali transnazionali, nel rispetto dell'applicazione dei principi di sussidiarietà e di complementarietà; chiede l'elaborazione comune di un modello di convenzione fiscale volto a evitare la doppia imposizione e, di conseguenza, gli abusi; ricorda che la cooperazione e lo scambio di informazioni tra i diversi servizi di informazione sono essenziali in tale contesto;

174.  sottolinea che i paradisi fiscali saccheggiano le risorse naturali mondiali, in particolare quelle dei paesi in via di sviluppo; sollecita l'UE a sostenere i paesi in via di sviluppo nella lotta contro la corruzione, le attività criminali, le frodi fiscali e il riciclaggio di denaro; chiede alla Commissione di aiutare tali paesi a lottare, attraverso la cooperazione e lo scambio di informazioni, contro l'erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili nei paradisi fiscali e nelle banche che praticano il segreto bancario; ricorda che tutti questi paesi devono aderire alle norme globali relative allo scambio automatico di informazioni sui conti bancari;

175.  invita la Commissione a integrare, nel futuro accordo sulle relazioni tra l'UE e i paesi ACP dopo il 2020, disposizioni relative alla lotta contro l'evasione fiscale, la frode fiscale e il riciclaggio di denaro;

176.  chiede alla Commissione di stabilire senza indugio misure supplementari per rafforzare la legislazione dell'UE relativa ai minerali provenienti da zone di conflitto; sottolinea che tali misure devono istituire un approccio integrato, inteso a rafforzare il dialogo in corso con i paesi ricchi di minerali, al fine di promuovere norme internazionali in materia di dovuta diligenza e di trasparenza, quali definiti dalle linee guida dell'OCSE;

177.  ritiene che la comunità internazionale, inclusi i parlamenti, debba adottare tutte le misure necessarie in vista dell'istituzione di politiche fiscali e commerciali efficaci e trasparenti; chiede una maggiore coerenza e un migliore coordinamento nelle azioni intraprese a livello internazionale da OCSE, G20, G8, G77, UA, Banca mondiale, Fondo monetario internazionale (FMI) e Banca asiatica di sviluppo (ADB);

6.Informatori

178.  teme che il perseguimento degli informatori perché mantengano l'obbligo di segretezza possa scoraggiare la rivelazione di pratiche abusive; sottolinea che la protezione dovrebbe essere concepita per proteggere coloro che agiscono nel pubblico interesse e per evitare che gli informatori siano costretti al silenzio, tenendo conto nel contempo dei diritti legali delle imprese;

179.  invita la Commissione a completare, quanto prima, una valutazione approfondita dell'eventuale base giuridica per un'ulteriore azione a livello di UE e, se del caso, a presentare una legislazione esaustiva che copra i settori pubblico e privato, compresi strumenti a sostegno degli informatori, al fine di garantire che ottengano quanto prima possibile una protezione efficace e un'adeguata assistenza finanziaria; sostiene che gli informatori dovrebbero essere liberi di riferire in modo anonimo, o di presentare denunce, in via prioritaria, ai meccanismi di segnalazione interna dell'organizzazione interessata o alle autorità competenti e, inoltre, che essi dovrebbero essere protetti, indipendentemente dalla loro scelta del canale di segnalazione;

180.  raccomanda alla Commissione di studiare le migliori prassi dei programmi per gli informatori già esistenti in altri paesi in tutto il mondo e di eseguire consultazioni pubbliche per avere il parere dei soggetti interessati sui meccanismi di segnalazione;

181.  sottolinea il ruolo del giornalismo investigativo e chiede alla Commissione di garantire nella sua proposta una tutela equivalente a quella degli informatori per i giornalisti investigativi;

182.  ritiene che i datori di lavoro dovrebbero essere incoraggiati a istituire procedure di segnalazione interna e che in seno a ciascuna organizzazione una sola persona dovrebbe essere incaricata di raccogliere le segnalazioni; reputa che i rappresentanti dei lavoratori dovrebbero essere associati alla designazione di tale responsabile; raccomanda alle istituzioni dell'UE di dare il buon esempio attraverso la rapida predisposizione di un quadro interno di protezione degli informatori;

183.  sottolinea l'importanza di sensibilizzare i dipendenti e le altre persone circa il ruolo positivo svolto dagli informatori e i quadri giuridici già esistenti sulla denuncia di irregolarità; incoraggia gli Stati membri a realizzare campagne di sensibilizzazione; ritiene sia necessario introdurre misure di protezione contro qualsiasi prassi di ritorsione o di destabilizzazione nei confronti degli informatori nonché il pieno risarcimento per gli eventuali danni da essi subiti;

184.  invita la Commissione a predisporre strumenti intesi, in particolare, a proteggere da azioni penali ingiustificate, sanzioni economiche e discriminazioni nei confronti degli informatori e chiede che in tale ambito sia istituito un fondo generale, finanziato in parte dalle entrate derivanti dalle operazioni di recupero o dalle sanzioni pecuniarie, per fornire un sostegno finanziario adeguato agli informatori la cui esistenza è minacciata per aver divulgato informazioni importanti;

7.Cooperazione interistituzionale

7.1.Cooperazione con la commissione d'inchiesta sul riciclaggio di denaro, l'elusione fiscale e l'evasione fiscale (PANA)

185.  ribadisce l'importanza di rispettare il principio di leale cooperazione tra le istituzioni dell'UE;

186.  ritiene che lo scambio di informazioni tra le istituzioni dell'UE andrebbe rafforzato, in particolare per quanto riguarda la fornitura di informazioni pertinenti alle commissioni d'inchiesta;

187.  si rammarica che il Consiglio, il suo gruppo "Codice di condotta (Tassazione delle imprese)" e alcuni Stati membri abbiano mostrato scarso impegno rispetto alle richieste di cooperazione avanzate dalla commissione PANA; ritiene che un maggiore impegno da parte degli Stati membri sia fondamentale al fine di unire gli sforzi e conseguire migliori risultati; si impegna a monitorare le attività ed i progressi del gruppo "Codice di condotta (Tassazione delle imprese)" attraverso audizioni regolari; invita la Commissione a presentare una proposta legislativa a norma dell'articolo 116 TFUE entro la metà del 2018, qualora gli Stati membri non abbiano adottato una riforma del mandato del gruppo "Codice di condotta" entro tale termine;

188.  esprime obiezioni al fatto che persino i documenti che da allora sono stati resi pubblici erano stati solo parzialmente messi a disposizione della sua commissione di inchiesta;

189.  ricorda che nel dicembre 2015 il Consiglio Ecofin ha invitato il gruppo di lavoro ad alto livello "Questioni fiscali" a formulare conclusioni sulla necessità di rafforzare la governance generale, la trasparenza e i metodi di lavoro e a completare la riforma del gruppo "Codice di condotta" durante la Presidenza olandese; ricorda che nel marzo 2016 il Consiglio Ecofin ha invitato il gruppo di lavoro ad alto livello a riesaminare la nuova governance, la trasparenza e i metodi di lavoro, soprattutto in ordine all'efficienza del processo decisionale anche per quanto concerne il ricorso alla regola dell'ampio consenso nel 2017; attende con interesse i risultati di tali sforzi;

7.2.Diritto d'inchiesta del Parlamento europeo

190.  sottolinea che l'attuale quadro giuridico per il funzionamento delle commissioni d'inchiesta del Parlamento europeo è obsoleto e non offre le condizioni necessarie affinché il Parlamento possa effettivamente esercitare il diritto di inchiesta;

191.  sottolinea che la mancanza di poteri e l'accesso limitato ai documenti hanno ostacolato e ritardato notevolmente il lavoro della commissione d'inchiesta, tenuto conto del carattere temporaneo della sua indagine, e hanno impedito una valutazione completa di presunte violazioni del diritto dell'UE;

192.  osserva che, con riferimento a varie commissioni d'inchiesta e commissioni speciali del recente passato (inclusa la PANA), in alcuni casi Commissione e Consiglio hanno omesso di fornire i documenti richiesti, o lo hanno fatto con grande ritardo; chiede di introdurre un meccanismo di responsabilità, per assicurare la trasmissione immediata e certa al Parlamento dei documenti che la commissione d'inchiesta o la commissione speciale richiede e ai quali ha diritto di accedere;

193.  ritiene che il diritto di inchiesta sia una competenza essenziale del Parlamento; invita le istituzioni dell'UE a rafforzare i diritti di inchiesta del Parlamento sulla base dell'articolo 226 TFUE; è fermamente convinto che la facoltà di emettere mandati di comparizione nei confronti di persone di interesse e di avere accesso ai documenti pertinenti sia fondamentale per il corretto funzionamento delle commissioni parlamentari di inchiesta;

194.  sottolinea che è essenziale, ai fini dell'esercizio del controllo democratico sull'esecutivo, che il Parlamento disponga di poteri d'inchiesta corrispondenti a quelli dei parlamenti nazionali degli Stati membri dell'UE; reputa che, per esercitare tale funzione di controllo democratico, il Parlamento dovrebbe avere il potere di citare testimoni e di obbligarli a comparire, nonché il potere di esigere la presentazione di documenti; ritiene che, per garantire l'esercizio di tali diritti, sia necessario che gli Stati membri accettino di applicare sanzioni nei confronti di quanti omettono di comparire o di presentare documenti, in linea con le norme nazionali che disciplinano le inchieste parlamentari nazionali; ribadisce il proprio sostegno alla posizione espressa al riguardo nella sua proposta del 2012(21);

195.  è determinato a istituire una commissione di inchiesta permanente, sul modello del Congresso degli Stati Uniti;

196.  invita i gruppi politici del Parlamento a decidere in merito all'istituzione di una commissione speciale temporanea nel corso dell'attuale legislatura che dia seguito ai lavori svolti dalla commissione PANA ed esamini le recenti rivelazioni dei Paradise Papers;

197.  chiede che, senza arrecare pregiudizio a nessun'altra misura appropriata, in conformità dell'articolo 116 bis, paragrafo 3, del regolamento del Parlamento, il Segretario generale revochi i titoli di accesso di lunga durata alle imprese che hanno rifiutato di dare seguito ad una convocazione ufficiale di una commissione di inchiesta;

198.  esorta gli Stati membri a migliorare con urgenza la trasparenza, la responsabilità e l'efficacia dei metodi di lavoro del gruppo "Codice di condotta";

199.  chiede al gruppo "Codice di condotta" di elaborare una relazione annuale pubblica che identifichi e descriva le misure fiscali più dannose utilizzate dagli Stati membri e indichi quali contromisure sono state adottate;

200.  chiede che venga portata a termine la necessaria riforma del gruppo "Codice di condotta" in materia di tassazione delle imprese assicurando la piena trasparenza e il coinvolgimento di tutte le istituzioni dell'UE e della società civile; chiede che tale riforma ridefinisca in modo radicale la struttura di governance e trasparenza del gruppo "Codice di condotta", incluso il mandato e il regolamento interno, nonché i processi decisionali e i criteri per individuare le misure fiscali dannose adottate dagli Stati membri;

7.3.Altre istituzioni

201.  si compiace, come primo passo in avanti, dell'istituzione di un'unica Procura europea indipendente (EPPO) e invita tutti gli Stati membri ad aderire all'iniziativa;

202.  chiede il rafforzamento dei poteri esecutivi della Commissione onde garantire un'attuazione efficiente e coerente della normativa dell'Unione negli Stati membri ed un controllo rafforzato da parte del Parlamento europeo;

203.  chiede la creazione di un nuovo centro dell'Unione per la coerenza e il coordinamento delle politiche fiscali (TPCCC) all'interno della Commissione, al fine di affrontare le debolezze sistemiche concernenti la collaborazione tra le autorità competenti in tutta l'UE;

204.  chiede un rafforzamento significativo della cooperazione attraverso la rete FIU.net nell'ambito di Europol e suggerisce di collegare tali attività con il centro TPCCC proposto, nell'auspicio di creare un "Ufficio Europol in ambito fiscale" in grado di coordinare le politiche fiscali degli Stati membri e di rafforzare il ruolo delle autorità degli Stati membri nell'investigare e smascherare i sistemi fiscali internazionali illeciti;

205.  invita gli Stati membri, al momento della riforma dei trattati, a sostenere l'adozione di decisioni nel settore della politica fiscale attraverso il ricorso alla maggioranza qualificata in seno al Consiglio e nel quadro della procedura legislativa ordinaria;

o
o   o

206.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente raccomandazione e la relazione finale della Commissione d'inchiesta al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU L 113 del 19.5.1995, pag. 1.
(2) GU L 166 del 24.6.2016, pag. 10.
(3) GU C 366 del 27.10.2017, pag. 51.
(4) Testi approvati, P8_TA(2016)0310.
(5) GU C 399 del 24.11.2017, pag. 74.
(6) Direttiva 2005/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 ottobre 2005, relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo (GU L 309 del 25.11.2005, pag. 15).
(7) Risoluzione del Parlamento europeo del 16 dicembre 2015 recante raccomandazioni alla Commissione su come promuovere la trasparenza, il coordinamento e la convergenza nelle politiche sulle imposte societarie nell'Unione; raccomandazione A4.
(8) Direttiva 2011/16/UE del Consiglio, del 15 febbraio 2011, relativa alla cooperazione amministrativa nel settore fiscale e che abroga la direttiva 77/799/CEE (GU L 64 dell'11.3.2011, pag. 1).
(9) Risoluzione del Parlamento europeo del 16 dicembre 2015 recante raccomandazioni alla Commissione su come promuovere la trasparenza, il coordinamento e la convergenza nelle politiche sulle imposte societarie nell'Unione; raccomandazione B5.
(10) GU L 94 del 28.3.2014, pag. 65.
(11) Risoluzione del Parlamento europeo del 16 dicembre 2015 recante raccomandazioni alla Commissione su come promuovere la trasparenza, il coordinamento e la convergenza nelle politiche sulle imposte societarie nell'Unione; raccomandazione C3.
(12) Cfr. relazione A8-0056/2017.
(13) Audizione della commissione PANA, del 24 gennaio 2017, con la partecipazione di Brooke Harrington e altri esperti.
(14) "The Panama Papers: Breaking the Story of How the World’s Rich and Powerful Hide their Money", (Panama Papers: ovvero come i ricchi e potenti del mondo nascondono il loro denaro), Obermayer e Obermaier, 2016.
(15) Direttiva 2014/56/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, che modifica la direttiva 2006/43/CE relativa alle revisioni legali dei conti annuali e dei conti consolidati (GU L 158 del 27.5.2014, pag. 196) e regolamento (UE) n. 537/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, sui requisiti specifici relativi alla revisione legale dei conti di enti di interesse pubblico e che abroga la decisione 2005/909/CE della Commissione (GU L 158 del 27.5.2014, pag. 77).
(16) Direttiva 2013/34/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, relativa ai bilanci d’esercizio, ai bilanci consolidati e alle relative relazioni di talune tipologie di imprese, recante modifica della direttiva 2006/43/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e abrogazione delle direttive 78/660/CEE e 83/349/CEE del Consiglio (GU L 182 del 29.6.2013, pag. 19).
(17) Groenlandia, Nuova Caledonia e dipendenze, Polinesia francese, Terre australi ed antartiche francesi, Isole Wallis e Futuna, Mayotte, Saint Pierre e Miquelon, Aruba, Antille olandesi (Bonaire, Curaçao, Saba, Sint Eustatius, Sint Maarten), Anguilla, Isole Cayman, Isole Falkland, Georgia del Sud e Isole Sandwich del Sud, Montserrat, Pitcairn, Sant'Elena e dipendenze, Territori dell'Antartico britannico, Territori britannici dell'Oceano Indiano, Isole Turks e Caicos, Isole Vergini britanniche e Bermuda.
(18) RUP – Isole Canarie, Riunione, Guyana francese, Martinica, Guadalupa, Mayotte, Saint Martin, Azzorre e Madera.
(19) http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:62014CJ0132&from=IT
(20) Risoluzione del Parlamento europeo del 6 luglio 2016 sulle decisioni anticipate in materia fiscale (tax ruling) e altre misure analoghe per natura o effetto (Testi approvati, P8_TA(2016)0310).
(21) GU C 264 E del 13.9.2013, pag. 41.


Relazione annuale sull'attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune
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Risoluzione del Parlamento europeo del 13 dicembre 2017 sulla relazione annuale sull'attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune (2017/2123(INI))
P8_TA(2017)0492A8-0351/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto il trattato di Lisbona,

–  viste le conclusioni del Consiglio europeo del 20 dicembre 2013, del 26 giugno 2015, del 15 dicembre 2016 e del 22 giugno 2017,

–  vista la relazione annuale del Consiglio al Parlamento europeo sulla politica estera e di sicurezza comune (PESC),

–  vista la sua risoluzione del 13 dicembre 2017 sulla relazione annuale relativa all'attuazione della politica estera e di sicurezza comune(1),

–  vista la sua risoluzione del 13 settembre 2017 sull'esportazione di armi: applicazione della posizione comune 2008/944/PESC(2),

–  viste le conclusioni del Consiglio sulla politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC) del 25 novembre 2013, del 18 novembre 2014, del 18 maggio 2015, del 27 giugno 2016, del 14 novembre 2016 e del 18 maggio 2017, e le conclusioni del Consiglio sulla strategia globale dell'UE del 17 luglio 2017,

–  vista la 19a riunione del Consiglio dei ministri franco-tedesco tenutasi a Parigi il 13 luglio 2017,

–  viste la riunione informale dei ministri della Difesa e la riunione informale dei ministri degli Esteri (Gymnich) tenutesi a Tallinn dal 6 al 9 settembre 2017,

–  vista la riunione dei ministri della Difesa dell'UE del 30 novembre 2011,

–  vista la sua risoluzione del 12 settembre 2013 sulle strutture militari dell'UE: situazione attuale e prospettive future(3),

–   vista la sua risoluzione del 22 novembre 2016 sull'Unione europea della difesa(4),

–  vista la sua risoluzione del 23 novembre 2016 sull'attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune (basata sulla relazione annuale del Consiglio al Parlamento europeo sulla politica di sicurezza e di difesa comune)(5),

–  vista la sua risoluzione del 16 marzo 2017 su "Implicazioni costituzionali, giuridiche e istituzionali di una politica comune di sicurezza e di difesa: possibilità offerte dal trattato di Lisbona"(6),

–  vista la sua risoluzione del 5 luglio 2017 sul mandato per il trilogo sul progetto di bilancio 2018(7),

–  visto il documento intitolato "Visione condivisa, azione comune: un'Europa più forte – Una strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'Unione europea", presentato dal vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) il 28 giugno 2016,

–  visto il documento dal titolo "Piano di attuazione in materia di sicurezza e difesa", presentato dal VP/AR il 14 novembre 2016,

–  vista la comunicazione della Commissione del 30 novembre 2016 al Parlamento europeo, al Consiglio europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sul piano d'azione europeo in materia di difesa (COM(2016)0950),

–  visti la dichiarazione congiunta dell'8 luglio 2016 dei presidenti del Consiglio europeo e della Commissione e del Segretario generale della NATO, l'insieme comune di proposte approvato dai consigli della NATO e dell'UE il 6 dicembre 2016 e la relazione sui progressi compiuti riguardo alla sua attuazione adottata il 14 giugno 2017,

–  vista la Dichiarazione di Bratislava del 16 settembre 2016,

–  visto il nuovo pacchetto Difesa presentato dalla Commissione il 7 giugno 2017 nel comunicato stampa "Un'Europa che difende: La Commissione apre il dibattito sulla transizione verso un'Unione di sicurezza e di difesa",

–  visto il documento di riflessione della Commissione sul futuro della difesa europea del 7 giugno 2017,

–  visto l'Eurobarometro 85.1 del giugno 2016, secondo il quale la metà dei cittadini dell'UE intervistati ritiene insufficiente l'azione dell'UE e due terzi di loro vorrebbero vedere una maggiore partecipazione dell'UE attraverso l'impegno degli Stati membri in materia di politica di sicurezza e di difesa,

–  visti il concetto di gestione delle crisi del Consiglio concernente una nuova missione civile PSDC in Iraq, del 17 luglio 2017, e la decisione del Consiglio (PESC) 2017/1425 del 4 agosto 2017 relativa a un'azione dell'Unione europea di stabilizzazione nelle regioni di Mopti e Segou nel Mali,

–  vista la politica dell'UE per la formazione nell'ambito della PSDC adottata dal Consiglio Affari esteri il 3 aprile 2017,

–  vista la decisione del Consiglio del 23 ottobre 2017 relativa alla posizione da adottare, a nome dell'Unione europea, in sede di Comitato misto SEE in merito a una modifica del protocollo 31 dell'accordo SEE (Azione preparatoria dell'Unione sulla ricerca in materia di difesa),

–  vista la notifica relativa alla cooperazione strutturata permanente (PESCO) del 13 novembre 2017,

–  vista la comunicazione congiunta della Commissione e del vicepresidente/alto rappresentante al Parlamento europeo e al Consiglio, del 10 novembre 2017, dal titolo "Miglioramento della mobilità militare nell'Unione europea" (JOIN(2017)0041),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per gli affari esteri (A8-0351/2017),

Contesto strategico dell'Unione

1.  sottolinea che l'ordine internazionale fondato sulle norme e i valori difesi dalle democrazie occidentali nonché la pace, la prosperità e le libertà di cui questo ordine, instauratosi successivamente alla Seconda guerra mondiale, è garante e che rappresentano le basi su cui si fonda l'Unione europea, si trovano a fronteggiare un numero di sfide convenzionali e ibride senza precedenti in un momento in cui le tendenze sociali, economiche, tecnologiche e geopolitiche mettono in luce la crescente vulnerabilità della popolazione mondiale a rivolgimenti e tensioni, quali i conflitti fra Stati, le calamità naturali, gli eventi meteorologici estremi, le crisi idriche, il collasso degli Stati e gli attacchi informatici, che necessitano di una risposta unita e coordinata; ricorda che la sicurezza è una preoccupazione centrale per i cittadini europei; afferma che l'azione esterna dell'Unione deve essere improntata ai valori e ai principi sanciti all'articolo 21 TUE;

2.  sottolinea che nessuno Stato membro è in grado, da solo, di affrontare le sfide complesse che si presentano attualmente in materia di icurezza, e che se l'UE vuole essere in grado di rispondere a tali sfide interne ed esterne, deve intensificare gli sforzi a favore di una cooperazione concreta e solida nel contesto della PESC/PSDC, deve essere un attore globale efficace, il che comporta parlare con una sola voce e agire insieme, e deve concentrare le sue risorse su priorità strategiche; ritiene che sia necessario affrontare le cause profonde dell'instabilità, ossia la povertà e la crescente disuguaglianza, la cattiva governance, il collasso degli Stati e il cambiamento climatico;

3.  deplora il rafforzamento e l'aumento del numero delle organizzazioni terroristiche e criminali transnazionali, fenomeno potenzialmente favorito dalla sconfitta dell'ISIS/Daesh e dalla fuga dei suoi combattenti, mentre l'instabilità si diffonde nelle regioni del Sud e del Medio oriente, dove Stati fragili e in fase di disintegrazione quali la Libia abbandonano vasti territori non governati che diventano vulnerabili alle forze esterne; esprime perdurante preoccupazione riguardo alla dimensione transnazionale della minaccia terroristica nella regione del Sahel; deplora profondamente il fatto che le attività nucleari e quelle relative ai missili balistici in corso nella Repubblica popolare democratica di Corea abbiano generato un aumento della tensione nella regione e altrove, ponendo una minaccia evidente per la pace e la sicurezza internazionali;

4.  sottolinea che, ad Est, la guerra condotta dalla Russia contro l'Ucraina è ancora in corso, che gli accordi di Minsk, senza i quali non vi può essere soluzione al conflitto, non sono stati attuati e che l'annessione illegale e la militarizzazione della Crimea nonché l'imposizione di sistemi anti-accesso e di interdizione del territorio perdurano; esprime profonda preoccupazione per il fatto che le eccessive esercitazioni e attività militari da parte della Russia in assenza di un'osservazione internazionale, tattiche ibride, tra cui il terrorismo informatico, notizie false e campagne di disinformazione nonché il ricatto economico ed energetico stiano destabilizzando i paesi del partenariato orientale e dei Balcani occidentali, e vengano inoltre mirate alle democrazie occidentali incrementando le tensioni al loro interno; è preoccupato per l'elevata volatilità che caratterizzerà il contesto di sicurezza dell'UE negli anni a venire; ribadisce l'importanza strategica dei Balcani occidentali per la sicurezza e la stabilità dell'UE e la necessità di concentrare l'attenzione e rafforzare l'impegno politico dell'UE verso la regione, anche grazie al rafforzamento del mandato delle nostre missioni di politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC); è fermamente convinto che, per superare la vulnerabilità dell'UE, sia necessario rafforzare l'integrazione e il coordinamento;

5.  deplora la minaccia terroristica che si sta rapidamente diffondendo sia all'interno dell'Europa che oltre i suoi confini; ritiene che una risposta incompleta a livello militare condurrà inevitabilmente a crescenti minacce per la sicurezza interna; chiede con urgenza l'elaborazione di un patto europeo anti-jihadista che possa affrontare tali minacce in modo efficace;

6.  ritiene che il terrorismo rappresenti oggi una delle sfide più importanti per la sicurezza dei cittadini dell'Unione e che richieda un intervento rapido, deciso e coordinato, a livello sia interno sia esterno, al fine di prevenire ulteriori attentati terroristici e di combatterne le cause profonde; sottolinea, in particolare, la necessità di prevenire la radicalizzazione, di bloccare qualsiasi fonte esterna di risorse finanziarie per le organizzazioni terroristiche, di fronteggiare la propaganda terroristica e di impedire l'utilizzo di Internet e dei social network a tale scopo, anche attraverso un servizio di rimozione automatica, nonché di migliorare la condivisione di intelligence tra gli Stati membri e con i paesi terzi, la NATO e altre organizzazioni partner pertinenti; ritiene che il mandato delle missioni della PSDC dovrebbe includere la lotta contro il terrorismo per contribuire in modo più incisivo ai programmi di deradicalizzazione, segnatamente EULEX in Kosovo ed EUFOR ALTHEA in Bosnia-Erzegovina, paesi che si trovano di fronte a un elevato numero di combattenti che rientrano dall'estero;

7.  esprime profonda preoccupazione per la minaccia terroristica sempre più letale nella fascia del Sahel e la sua estensione all'Africa centrale, nonché per l'instabilità a oriente (Siria, Iraq, Palestina); invita il VP/AR a provvedere affinché le missioni della PSDC ricevano un mandato operativo e a intervenire in modo deciso e determinato;

8.  ritiene che, nel quadro dell'attuale politica di allargamento dell'UE, un processo di adesione credibile, basato su una condizionalità estesa ed equa, resti uno strumento importante per promuovere la sicurezza mediante il rafforzamento della resilienza dei paesi dell'Europa sudorientale;

9.  ritiene che, in un contesto di sicurezza difficile, e in un momento in cui l'UE e la NATO stanno cercando di ampliare e approfondire la loro cooperazione, a causa della Brexit l'UE perderà parte delle proprie capacità militari e rischia di non poter più beneficiare delle competenze del Regno Unito e viceversa; osserva che la Brexit sta dando nuovo impulso a iniziative bloccate da tempo e che potrebbe aprire la strada a nuove proposte; sottolinea l'importanza di portare avanti una stretta cooperazione in materia di difesa tra l'UE e il Regno Unito dopo la Brexit anche, a titolo esemplificativo, nei settori della condivisione di intelligence e della lotta al terrorismo; ritiene che, ove ne faccia richiesta, il Regno Unito dovrebbe anche poter partecipare alle missioni della PSDC nel quadro di un nuovo rapporto di cooperazione per la difesa tra UE e Regno Unito;

10.  accoglie con favore il rinnovato impegno degli Stati Uniti per la sicurezza europea; sottolinea il fermo impegno dell'UE a favore della comunità transatlantica di valori e interessi comuni; allo stesso tempo è convinto che occorra una PESC responsabile e assertiva, e che, in tale contesto, l'UE debba divenire un attore di politica estera sicuro di sé;

Quadro istituzionale

11.  è fermamente convinto che, se necessario, l'UE dovrebbe intervenire in maniera decisa per determinare il proprio futuro poiché la sicurezza interna e quella esterna stanno diventando sempre più interconnesse e ciò ha un impatto diretto su tutti i cittadini europei; avverte che l'assenza di un approccio comune potrebbe condurre ad un'azione scoordinata e frammentata, favorire numerose duplicazioni e inefficienze e, di conseguenza, rendere vulnerabili l'Unione e i suoi Stati membri; è pertanto del parere che l'UE dovrebbe essere in grado di agire efficacemente in tutta la gamma di strumenti per la sicurezza interna ed esterna, fino al livello indicato all'articolo 42, paragrafo 7, TUE; sottolinea che la definizione di un quadro per la politica di difesa comune dell'UE di cui all'articolo 42, paragrafo 2, TUE, ha lo scopo di istituire una difesa comune e di dotare l'Unione di un'autonomia strategica che le consenta di promuovere la pace e la sicurezza in Europa e nel mondo; sottolinea i vantaggi pratici e finanziari dell'ulteriore integrazione delle capacità di difesa europee;

12.  sottolinea che l'UE deve applicare tutti gli strumenti politici a sua disposizione – dal potere persuasivo (soft power) al potere coercitivo (hard power), dalle misure a breve termine alle politiche a lungo termine nel settore della politica estera classica, che comprendono non solo gli sforzi diplomatici bilaterali e multilaterali, la cooperazione allo sviluppo, strumenti civili ed economici, il sostegno di emergenza, la prevenzione delle crisi e le strategie post-belliche, ma anche il mantenimento e il rafforzamento della pace, in linea altresì con i mezzi civili e militari di cui all'articolo 43, paragrafo 1, TUE – al fine di affrontare le sfide emergenti; ritiene che la PSDC dovrebbe basarsi sul principio che la sicurezza europea non può essere garantita facendo affidamento unicamente sulle risorse militari; è d'avviso che le azioni esterne dell'UE debbano includere una valutazione del loro impatto sugli interessi strategici dell'UE incentrati sulle persone, ovvero il rafforzamento della sicurezza, dei diritti umani e del diritto internazionale nonché la promozione della pace sostenibile; sottolinea la necessità di un rafforzamento delle capacità del SEAE per prevedere meglio le crisi e affrontare le sfide per la sicurezza nel momento in cui emergono; evidenzia la necessità di un'interazione più coerente e meglio coordinata tra soggetti militari, civili, dello sviluppo e umanitari;

13.  accoglie con favore i progressi tangibili compiuti nella definizione di una difesa europea più forte dall'adozione della strategia globale dell'Unione europea in materia di politica estera e di sicurezza (EUGS) nel giugno 2016; si compiace in particolare dell'istituzione di un Fondo europeo della difesa (FED), della proposta di potenziare l'azione preparatoria sulla ricerca in materia di difesa e della proposta legislativa relativa a un Programma europeo di sviluppo del settore industriale della difesa (EDIDP); invita gli Stati membri ad aumentare i futuri contributi finanziari al bilancio dell'UE, al fine di coprire tutti i costi aggiuntivi sostenuti dall'UE in relazione al FED;

14.  si compiace dell'adesione dell'EFTA all'azione preparatoria sulla ricerca in materia di difesa, e accoglie con favore, in particolare, il contributo di 585 000 EUR da parte della Norvegia per il 2017; si augura che la Norvegia possa continuare a partecipare a programmi finanziati dall'Unione che hanno implicazioni in materia di difesa o che rientrano nell'ambito della difesa;

15.  invita la Commissione e il VP/AR a informare immediatamente e pienamente il Parlamento in tutte le fasi in merito a qualsiasi conclusione o modifica degli accordi internazionali che hanno implicazioni in materia di difesa o che rientrano nell'ambito della difesa; ritiene che qualsiasi contributo finanziario di un paese terzo abbia importanti implicazioni di bilancio per l'Unione, dal momento che un paese terzo potrebbe incidere sugli interessi finanziari dell'Unione ben oltre l'entità del suo contributo rifiutando di concedere le necessarie licenze di esportazione; sottolinea che, laddove dei terzi contribuiscano a programmi finanziati dall'Unione che hanno implicazioni in materia di difesa o che rientrano nell'ambito della difesa, il Parlamento si attende che la Commissione e il VP/AR valutino l'impatto di tale partecipazione per quanto riguarda le politiche e gli interessi strategici dell'Unione prima di formulare una proposta, e che lo informino al riguardo;

16.  sottolinea che la Commissione e un numero crescente di Stati membri si sono impegnati ad avviare l'Unione europea della difesa (UED) e che vi è un forte sostegno da parte dei cittadini europei in tal senso; segnala che ciò risponde a una richiesta dei cittadini dell'Unione e del Parlamento segnatamente mediante i numerosi appelli espressi nelle sue precedenti risoluzioni; evidenzia la maggiore efficienza, l'eliminazione delle duplicazioni e la riduzione dei costi che si otterranno con una più forte integrazione della difesa europea; sottolinea, tuttavia, che il lancio di una reale Unione europea della difesa richiede una volontà e una determinazione politica sostenute; esorta gli Stati membri a impegnarsi a favore di una difesa europea comune e autonoma, e a garantire che i loro bilanci nazionali per la difesa siano pari ad almeno il 2 % dei rispettivi PIL nei prossimi dieci anni;

17.  è convinto che l'unico modo per rafforzare la capacità dell'Unione di portare a compimento le proprie missioni militari sia un aumento significativo dell'efficienza relativamente a tutti gli aspetti del processo che genera capacità militari; ricorda che, rispetto agli Stati Uniti, l'UE-28 spende il 40 % per la difesa, ma riesce a generare solo il 15 % delle capacità che gli Stati Uniti ottengono dallo stesso processo, il che evidenzia un problema molto grave di efficienza;

18.  invita il VP/AR e la Commissione a dar seguito alle richieste del Parlamento per un Libro bianco dell'UE sulla sicurezza e la difesa nell'ambito della preparazione del prossimo quadro finanziario pluriennale (QFP), come richiesto nelle risoluzioni del Parlamento del 22 novembre 2016, del 23 novembre 2016 e del 16 marzo 2017; ritiene che la creazione dell'UED, il collegamento del suo orientamento strategico con i contributi dell'UE allo sviluppo delle capacità e la definizione del quadro istituzionale europeo per la difesa siano elementi da sostenere mediante un accordo interistituzionale; sottolinea che grazie ad uno sforzo globale e affidabile da parte di tutti i soggetti interessati è possibile incrementare il raggio d'azione e l'efficienza della spesa per la difesa; chiede che in questo processo sia definito un ruolo di rilievo per i paesi neutrali come l'Austria e la Svezia, senza mettere in discussione la neutralità dei singoli Stati membri;

19.  sottolinea che, oltre alla descrizione dell'ambiente strategico e delle ambizioni strategiche, il Libro bianco dell'UE sulla sicurezza e la difesa dovrebbe identificare, per il prossimo QFP, le capacità richieste e disponibili nonché le carenze di capacità, sotto forma di un piano di sviluppo delle capacità dell'UE, e dovrebbe essere integrato da una descrizione generale delle azioni previste da parte degli Stati membri e dell'Unione nell'ambito del QFP e a lungo termine;

20.  accoglie con favore la volontà politica recentemente dimostrata di rendere la PSDC più efficace; sostiene ogni tentativo di sfruttare pienamente il potenziale del trattato di Lisbona, facendo funzionare la cooperazione tra Stati membri, e di mettere a disposizione le capacità operative pertinenti per l'adempimento delle missioni di cui all'articolo 43, paragrafo 1, TUE mediante:

   a) l'istituzione urgente del fondo iniziale, come previsto dal trattato, al fine di consentire il rapido avvio delle operazioni;
   b) l'istituzione della cooperazione strutturata permanente (PESCO) riguardo agli aspetti militari che sono necessari per lo svolgimento delle missioni della PSDC, come le unità militari riunite in via permanente;
   c) la riforma del meccanismo intergovernativo di finanziamento congiunto Athena, per rendere operativa la solidarietà tra gli Stati membri che possono contribuire solo finanziariamente e quelli che contribuiscono unicamente con truppe alle operazioni PSDC;
   d) la messa in comune e la condivisione delle responsabilità come regola e non come eccezione e un progresso verso l'attuazione della maggioranza delle 300 proposte presentate dai 28 capi di Stato maggiore della difesa nel 2011;
   e) la messa in comune delle risorse in materia di ricerca, sviluppo, appalti, manutenzione e formazione;
   f) il coordinamento della pianificazione della difesa nazionale (Revisione coordinata annuale sulla difesa, CARD) come attualmente in programma;
   g) la preparazione di norme comuni per la certificazione militare e una politica comune sulla sicurezza dell'approvvigionamento;
   h) l'applicazione, da parte della Commissione, delle norme sul mercato interno in linea con la direttiva del 2009 sugli appalti nel settore della difesa riguardo ai progetti nazionali di appalti per la difesa;

21.  plaude all'intenzione della Commissione di proporre un programma specifico per la ricerca nel settore della difesa, con una dotazione finanziaria specifica e norme proprie, nell'ambito del prossimo QFP; sottolinea che gli Stati membri dovrebbero mettere a disposizione risorse supplementari destinate a tale programma, senza che ciò interferisca con i programmi quadro esistenti per il finanziamento della ricerca, dello sviluppo tecnologico e dell'innovazione, come richiesto nella risoluzione del Parlamento del 5 luglio 2017; reitera le sue precedenti richieste alla Commissione di prevedere la partecipazione dell'Unione ai programmi di ricerca e sviluppo nel settore della difesa intrapresi dagli Stati membri o, se del caso, in collaborazione con il settore industriale, come previsto dagli articoli 185 e 187 TFUE;

22.  accoglie con favore la proposta della Commissione per un EDIDP; sottolinea che qualsiasi intervento dell'Unione inteso a sostenere, coordinare o completare le azioni degli Stati membri nell'ambito della difesa dovrebbe avere l'obiettivo di contribuire alla definizione progressiva di una politica di difesa comune, di cui, tra l'altro, all'articolo 2, paragrafo 4, TFUE e comprendere pertanto lo sviluppo comune, la normazione, la certificazione e la manutenzione, per portare a programmi collaborativi e a gradi più elevati di interoperabilità; invita la Commissione a promuovere nel modo più ampio possibile il nuovo programma europeo di sviluppo per il settore industriale della difesa, e in particolare a incentivare le piccole e medie imprese affinché partecipino a progetti transfrontalieri congiunti;

23.  ritiene che le esportazioni di armi, munizioni nonché beni e servizi riguardanti la difesa da parte degli Stati membri costituiscano parte integrante della politica estera di sicurezza e di difesa dell'UE;

24.  esorta il Consiglio ad adottare misure concrete per l'armonizzazione e la standardizzazione delle forze armate europee, in conformità dell'articolo 42, paragrafo 2 TUE onde facilitare la cooperazione del personale delle forze armate nell'ambito di una nuova UED come primo passo verso la graduale definizione di una politica di difesa comune dell'Unione;

25.  sottolinea che sfruttare tutte le possibilità previste dal trattato migliorerebbe la competitività e il funzionamento dell'industria della difesa nel mercato unico stimolando ulteriormente la cooperazione in materia di difesa tramite incentivi positivi, concentrandosi in modo mirato sui progetti che gli Stati membri non sono in grado di intraprendere, riducendo inutili duplicazioni e promuovendo un uso più efficiente del denaro pubblico; è del parere che i risultati di questi programmi cooperativi strategici abbiano notevoli potenzialità come tecnologie a duplice uso e che, in quanto tali, apportino un valore aggiunto ulteriore agli Stati membri; pone l'accento sull'importanza dello sviluppo di capacità europee e di un mercato della difesa integrato;

26.  esorta a definire orientamenti precisi e vincolanti, per disporre di un quadro correttamente definito per la futura attivazione e attuazione dell'articolo 42, paragrafo 7 TUE;

27.  invita la Commissione, il Consiglio e il VP/AR ad avviare con il Parlamento un dialogo interistituzionale sulla definizione progressiva di una politica di difesa comune; sottolinea che nel prossimo QFP occorrerebbe istituire un bilancio della difesa dell'UE a pieno titolo per tutti gli aspetti interni della PSDC e mettere a punto un quadro per la sua esecuzione nell'ambito del trattato di Lisbona; evidenzia la necessità di una revisione del meccanismo Athena, per ampliare la gamma di operazioni considerate un costo comune e incentivare la partecipazione alle missioni e operazioni della PSDC;

28.  indica che il nuovo bilancio della difesa dovrà essere finanziato con nuove risorse nell'ambito del prossimo QFP;

29.  ritiene che il processo decisionale sulle problematiche PSDC potrebbe essere più democratico e trasparente; propone, pertanto, di trasformare la sua sottocommissione per la sicurezza e la difesa (SEDE) in una commissione parlamentare a pieno titolo, consentendole di acquisire maggiori poteri di controllo e responsabilità sulla PSDC e di svolgere un ruolo di primo piano nella sua attuazione, controllando in particolare gli atti giuridici relativi alla sicurezza e alla difesa;

30.  si rammarica della mancanza di cooperazione e condivisione delle informazioni tra servizi di sicurezza e intelligence in Europa; ritiene che una maggiore cooperazione tra servizi di intelligence potrebbe aiutare a contrastare il terrorismo; chiede, a tale proposito, l'istituzione di un vero e proprio sistema europeo di intelligence;

Cooperazione strutturata permanente

31.  accoglie con favore la notifica relativa alla cooperazione strutturata permanente (PESCO) e la sua prevista attivazione sulla base della disponibilità degli Stati membri ad assumere impegni vincolanti nel quadro della PSDC, attuando in tal modo una cooperazione strutturata permanente (PESCO) ambiziosa e inclusiva, e chiede una sua rapida istituzione da parte del Consiglio; sottolinea che l'auspicata inclusività della partecipazione non deve compromettere né il pieno impegno nei confronti della PSDC né un elevato livello di ambizione tra gli Stati membri partecipanti; sottolinea la necessità di definire criteri chiari di partecipazione, lasciando ad altri Stati membri la possibilità di aderire in un secondo momento; ritiene che le attività nel quadro della PESCO dovrebbero essere sempre pienamente in linea con quelle della PSDC;

32.  sottolinea che la PESCO dovrebbe essere sviluppata nel quadro dell'UE e che dovrebbe beneficiare di un effettivo sostegno dell'Unione, nel pieno rispetto delle competenze degli Stati membri in materia di difesa; rinnova il suo appello per un adeguato finanziamento della PESCO a titolo del bilancio dell'Unione; ritiene che la partecipazione a tutte le agenzie e gli organi dell'Unione che rientrano nella PSDC, compresa l'Accademia europea per la sicurezza e la difesa (AESD), dovrebbe essere resa obbligatoria nell'ambito della PESCO; rinnova il suo appello a considerare il sistema dei gruppi tattici dell'UE un costo comune nel quadro del meccanismo Athena rivisto;

33.  sottolinea che è necessario facilitare le procedure amministrative che stanno rallentando inutilmente la creazione di forze per le missioni della PSDC e la circolazione transfrontaliera delle forze di risposta rapida all'interno dell'UE; invita gli Stati membri a definire un sistema a livello dell'Unione per il coordinamento della circolazione rapida del personale, degli equipaggiamenti e delle forniture delle forze di difesa che servono la PSDC, laddove venga invocata la clausola di solidarietà e laddove tutti gli Stati membri abbiano un obbligo di aiuto e assistenza con tutti i mezzi disponibili, in conformità dell'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite; accoglie con favore, a tale riguardo, la comunicazione congiunta sul miglioramento della mobilità militare; invita la Commissione a presentare al Parlamento e agli Stati membri, entro marzo 2018, un piano d'azione concreto che sia pienamente coerente con gli sforzi in atto nell'ambito della NATO;

34.  chiede l'istituzione di un quartier generale strategico civile-militare dell'UE a pieno titolo nel quadro della PESCO, composto dalle attuali capacità militare di pianificazione e condotta (MPCC), capacità civile di pianificazione e condotta (CPCC) e direzione Gestione delle crisi e pianificazione (CMPD), che fornisca una piattaforma per il sostegno operativo integrato durante l'intero ciclo di pianificazione, dal concetto politico iniziale fino ai piani dettagliati;

35.  incoraggia gli Stati membri che partecipano alla PESCO a istituire una "Forza integrata europea" permanente, composta da divisioni dei rispettivi eserciti nazionali, e a metterla a disposizione dell'Unione per l'attuazione della PSDC, come previsto dall'articolo 42, paragrafo 3, TUE;

36.  ritiene che una politica di difesa comune contro gli attacchi informatici dovrebbe essere uno dei primi elementi costitutivi della politica di difesa europea; incoraggia il VP/AR a elaborare proposte per istituire, nel quadro della PESCO, un'unità di difesa dell'UE contro gli attacchi informatici;

Direzione generale della difesa

37.  chiede una valutazione, in stretto coordinamento con il VP/AR, dell'opportunità di istituire una direzione generale della Difesa all'interno della Commissione (DG Difesa), che guiderebbe le azioni dell'Unione per sostenere, coordinare o completare le azioni degli Stati membri intese a definire progressivamente una politica di difesa comune, prevista dall'articolo 2 TFUE;

38.  ritiene che la DG Difesa proposta dovrebbe avere la responsabilità di garantire frontiere aperte per la libera circolazione delle truppe e degli equipaggiamenti, requisito necessario per assicurare il livello di autonomia strategica, interoperabilità, sicurezza dell'approvvigionamento, disposizioni di normazione e di certificazione militare richiesto per: i contributi dell'UE ai programmi nell'ambito della PSDC e della PESCO, la ricerca nel settore della difesa finanziata dall'UE, l'autonomia strategica dell'UE, la competitività dell'industria della difesa europea, comprese le piccole e medie imprese nonché le imprese a media capitalizzazione che costituiscono la catena di approvvigionamento della difesa europea, e gli accordi interistituzionali nell'ambito della difesa, compreso il Libro bianco dell'UE sulla sicurezza e la difesa; sottolinea che la DG Difesa proposta dovrebbe contribuire a un migliore coordinamento dei compiti tra i vari soggetti, al fine di ottenere maggiore coerenza e uniformità politica;

39.  sottolinea che la DG Difesa proposta dovrebbe operare in collaborazione con l'Agenzia europea per la difesa (AED); ritiene che l'AED dovrebbe essere l'agenzia esecutiva per le azioni dell'Unione nell'ambito della politica europea delle capacità e degli armamenti, laddove previsto dal trattato di Lisbona; rinnova il suo appello al Consiglio affinché assicuri che le spese amministrative e operative dell'AED siano finanziate a titolo del bilancio dell'Unione; osserva che all'aggiunta di nuovi ruoli e responsabilità per l'AED dovrebbe fare seguito un aumento della dotazione di bilancio, sottolineando al tempo stesso che l'eventuale istituzione di una DG Difesa e il rinnovato impegno per rendere più efficace la PSDC non dovrebbero portare a dirottare risorse verso la crescita di strutture burocratiche e alla duplicazione di strutture;

Revisioni coordinate strategiche e annuali sulla difesa

40.  si compiace della revisione strategica del piano di sviluppo delle capacità (CDP), il cui completamento è previsto per la primavera del 2018; sottolinea che il CDP servirà a promuovere la collaborazione tra gli Stati membri negli sforzi intesi a colmare i divari in termini di capacità, nel contesto dell'AED;

41.  accoglie con favore l'istituzione del processo di revisione coordinata annuale sulla difesa (CARD); ritiene che la CARD dovrebbe contribuire alla standardizzazione e all'armonizzazione degli investimenti e delle capacità delle forze armate nazionali in modo efficace, assicurando l'autonomia e la coerenza strategiche e operative dell'Unione e consentendo agli Stati membri di investire insieme in modo più efficiente nella difesa; si compiace della proposta di avviare un collaudo nel 2017;

42.  incoraggia gli Stati membri a valutare la possibilità di appalti comuni per le risorse della difesa;

43.  sottolinea che la CARD dovrebbe basarsi sul Libro bianco dell'UE sulla sicurezza e la difesa e sul CDP e dovrebbe affrontare l'intera gamma delle capacità connesse alla PSDC, in particolare quelle degli Stati membri che partecipano alla PESCO; ritiene che la CARD dovrebbe elaborare una serie di proposte concrete per colmare le lacune e individuare i punti in cui sarebbe opportuna un'azione dell'Unione, per tenerne conto nella pianificazione del bilancio dell'UE per l'esercizio successivo; sottolinea la necessità che la Commissione e l'AED collaborino nella definizione dei programmi di lavoro annuali nell'ambito delle sezioni "ricerca" e "capacità" del FED proposto; osserva che l'AED dovrebbe avere un ruolo distinto non solo nella definizione del programma, ma anche nella gestione dei progetti finanziati nell'ambito della sezione "capacità";

44.  sottolinea la necessità di uno stretto coordinamento di tutte le attività connesse alla PSDC, in particolare la CARD, la PESCO e il FED;

45.  ritiene che la Commissione dovrebbe far tesoro dei risultati della CARD e avviare un accordo interistituzionale che definisca il campo di applicazione e i finanziamenti delle successive azioni dell'Unione; ritiene che, basandosi sull'accordo interistituzionale, il Consiglio e la Commissione dovrebbero prendere le decisioni necessarie nell'ambito dei rispettivi mandati per autorizzare tali azioni; chiede una cooperazione interparlamentare nel settore della difesa per la revisione della CARD e per il successivo sviluppo di capacità di difesa su base periodica;

Missioni e operazioni della PSDC

46.  ringrazia gli oltre seimila donne e uomini che hanno prestato un buono e leale servizio nelle missioni civili e militari dell'Unione in tre continenti; esprime grande apprezzamento verso queste missioni, contributo comune dell'Europa alla pace e alla stabilità nel mondo; si rammarica, tuttavia, del fatto che l'efficienza di tali missioni possa ancora essere messa a repentaglio da debolezze strutturali, contributi non uniformi da parte degli Stati membri e non idoneità all'ambiente operativo, deplorando in particolare le limitazioni al mandato per le missioni della PSDC; sottolinea in tale contesto la necessità di un'efficacia reale, ottenibile solo con la fornitura di equipaggiamenti militari adeguati, ed esorta il Consiglio e il VP/AR a utilizzare le possibilità offerte nell'articolo 41, paragrafo 2, TUE a tale scopo; si compiace dell'incremento della spesa degli Stati membri nel settore della difesa a sostegno dei membri del nostro servizio; ritiene che tale tendenza debba essere mantenuta, rafforzata e coordinata a livello di UE; chiede l'adozione di misure efficaci per far sì che le conoscenze e le esperienze maturate per quanto riguarda la dimensione umana delle missioni della PESC siano valutate e informino l'organizzazione delle future missioni della PESC;

47.  accoglie con soddisfazione la presentazione della prima relazione annuale sulla PSDC del VP/AR; ritiene, tuttavia, che la natura della relazione non dovrebbe essere esclusivamente quantitativa, descrivendo i risultati mediante dati statistici e informazioni dettagliate, ma in futuro dovrebbe anche prestare attenzione a valutare l'impatto politico delle attività della PSDC per il miglioramento della sicurezza dei nostri cittadini;

48.  invita il VP/AR, la Commissione e gli Stati membri a orientare maggiormente le missioni e le operazioni della PSDC verso le priorità della strategia globale dell'UE nonché verso le realtà locali e regionali;

49.  è convinto della necessità di contribuire ulteriormente alla gestione e prevenzione delle crisi e, nello specifico, di fornire assistenza per la ricostruzione e la stabilizzazione dell'Iraq; accoglie con favore la recente decisione del Consiglio di lanciare una nuova missione civile della PSDC a sostegno della riforma del settore della sicurezza in Iraq e si attende che l'UE assuma la guida internazionale in tale settore, anche riguardo alla lotta al terrorismo e alla ricostruzione civile; invita l'UE a far sì che questa volta vi sia un migliore coordinamento tra gli Stati membri partecipanti e con i soggetti regionali e locali;

50.  accoglie con favore le iniziative di EU NAVFOR Med e chiede al VP/AR e agli Stati membri di aumentare il sostegno dei soggetti locali che operano nel settore della sicurezza sulla sponda meridionale del Mediterraneo;

51.  si aspetta dal VP/AR e dal Consiglio che EUBAM Libia sia rilanciata in occasione del rinnovo del mandato, includendo i soggetti locali per la sicurezza presenti ai confini meridionali della Libia; invita il VP/AR e gli Stati membri a proporre nuove idee su come rispondere alle preoccupazioni per la sicurezza nella zona del Sahel, con un collegamento ad EUBAM Libia nel quadro del suo approccio globale e integrato e a sostegno dell'iniziativa franco-tedesca; accoglie con favore la decisione del 4 agosto 2017 relativa a un'azione dell'Unione europea di stabilizzazione del Mali nelle regioni di Mopti e Segou; invita a tale proposito il VP/AR a informare il Parlamento riguardo alle modalità di interazione tra tale misura e le missioni e operazioni della PSDC nella regione;

52.  accoglie con favore il successo dell'operazione EUFOR ALTHEA in Bosnia-Erzegovina nel raggiungere il risultato finale militare; esprime preoccupazione, tuttavia, per il fatto che non sia ancora stato raggiunto il risultato finale politico;

53.  esprime apprezzamento per la recente istituzione del nucleo di un quartier generale operativo permanente dell'UE, la capacità militare di pianificazione e condotta (MPCC), richiesta dal Parlamento nella risoluzione del 12 settembre 2013, in quanto si tratta di una condizione preliminare per la pianificazione, il comando e il controllo efficaci delle operazioni comuni; invita gli Stati membri a impiegare personale adeguato affinché diventi pienamente funzionale e ad assegnargli il compito di pianificare e comandare le operazioni militari esecutive della PSDC quali EUFOR ALTHEA;

54.  ritiene che, a causa dell'annuncio del recesso del Regno Unito dall'Unione, l'opzione di comando di EU NAVFOR Somalia / operazione Atalanta debba essere rivista; sottolinea il successo dell'operazione, grazie alla quale, dal 2014, nessuna nave è più stata fermata dai pirati; accoglie con favore la prosecuzione di tale operazione fino al 2018;

55.  osserva che soltanto il 75 % delle posizioni delle missioni civili della PSDC sono coperte; si rammarica a tale proposito che lo statuto del personale dell'UE, che offrirebbe migliori condizioni e maggiore tutela al personale delle missioni, non si applichi al personale impiegato per le missioni, sebbene queste ultime siano finanziate a titolo del bilancio dell'Unione; è convinto che ciò ostacoli l'efficacia delle missioni; esorta gli Stati membri a garantire che tutti i posti vacanti in tutte le missioni siano rapidamente coperti;

56.  accoglie con favore l'adozione della politica dell'UE relativa alla formazione in ambito PSDC e il ruolo importante svolto dall'Accademia europea per la sicurezza e la difesa (AESD) quale istituto di formazione principale integrato nelle strutture della PSDC; invita gli Stati membri a fornire risorse finanziarie, umane e infrastrutturali adeguate per l'AESD;

57.  si rammarica del fatto che gli Stati membri non stiano predisponendo rapidamente il personale necessario per le fasi di preparazione e di organizzazione delle missioni civili della PSDC; accoglie con favore, in tale contesto, la proposta elaborata congiuntamente dai servizi del SEAE e della Commissione riguardante un approccio articolato su più livelli per velocizzare lo schieramento delle missioni civili della PSDC;

58.  incoraggia sforzi ulteriori volti ad accelerare la fornitura di finanziamenti per le missioni civili e civili-militari e a semplificare le procedure decisionali e l'attuazione; ritiene, a tale proposito, che, per promuovere l'esecuzione rapida e flessibile delle operazioni, la Commissione dovrebbe avvalersi di atti delegati ai sensi dell'articolo 210 del regolamento finanziario per introdurre, nelle misure di gestione delle crisi previste dalla PSDC, norme specifiche in materia di appalti;

59.  accoglie con favore l'istituzione della piattaforma per il sostegno alle missioni nel 2016; si rammarica delle sue dimensioni e del suo ambito limitati e ribadisce l'invito a compiere ulteriori progressi verso un centro servizi condiviso, che consentirebbe ulteriori miglioramenti in termini di efficienza fornendo un punto di coordinamento centrale per tutti i servizi di sostegno alle missioni;

60.  esorta il SEAE e il Consiglio a intensificare gli sforzi in atto per migliorare la sicurezza informatica, in particolare per le missioni della PSDC, tra l'altro adottando misure a livello di UE e di Stati membri per mitigare le minacce alla PSDC, ad esempio rafforzando la resilienza tramite l'istruzione, la formazione e le esercitazioni, e semplificando l'offerta di istruzione e formazione per la difesa informatica dell'UE;

61.  ritiene che l'UE e i suoi Stati membri si trovino a far fronte a una minaccia senza precedenti sotto forma di attacchi informatici sponsorizzati dagli Stati nonché criminalità e terrorismo informatici; ritiene che la natura degli attacchi informatici li renda una minaccia a cui è necessario dare una risposta a livello di UE; incoraggia gli Stati membri a fornire reciproca assistenza in caso di attacco informatico lanciato contro uno di loro;

62.  invita gli Stati membri ad applicare pienamente la ripartizione degli oneri alle missioni militari della PSDC attraverso il progressivo ampliamento del finanziamento comune per conseguire il pieno finanziamento comune, che dovrebbe consentire a un maggior numero di Stati membri di contribuire con le proprie capacità e forze o solo con finanziamenti e incoraggiarli a farlo; sottolinea l'importanza di riesaminare il meccanismo Athena a tale riguardo e di coprire tutti i costi relativi al finanziamento delle operazioni militari della PSDC;

63.  esorta il Consiglio ad agire in conformità dell'articolo 41, paragrafo 3, TUE e ad adottare quanto prima la decisione di istituire il fondo iniziale per il finanziamento urgente delle fasi iniziali delle operazioni militari inerenti alle missioni indicate all'articolo 42, paragrafo 1, e all'articolo 43, TUE; esorta il Consiglio a risolvere i problemi attuali relativi al finanziamento di missioni ibride; chiede una maggiore flessibilità delle norme finanziarie dell'UE al fine di migliorare la capacità di quest'ultima di rispondere alle crisi, nonché l'attuazione delle disposizioni del trattato di Lisbona in vigore;

Cooperazione UE-NATO

64.  ritiene che, nel contesto attuale, il partenariato strategico tra l'UE e la NATO sia essenziale per affrontare le sfide per la sicurezza che si pongono all'Unione e al suo vicinato; è del parere che la dichiarazione congiunta UE-NATO e le successive azioni di attuazione abbiano il potenziale per portare la cooperazione e la complementarità a un livello superiore e rappresentino una nuova e sostanziale fase del partenariato strategico; si compiace dell'insieme comune di 42 proposte volte a rafforzare la cooperazione e il coordinamento tra le due organizzazioni, 10 delle quali mirano ad aumentare la resilienza contro le minacce ibride; osserva che tale lavoro sarà portato avanti all'insegna della totale apertura e trasparenza e rispetterà pienamente l'autonomia e le procedure decisionali delle due organizzazioni, sarà basato sui principi di inclusività e reciprocità e lascerà impregiudicata la specificità della politica di sicurezza e di difesa degli Stati membri; apprezza la cooperazione intrapresa nel quadro della lotta alle minacce informatiche, dello sviluppo della comunicazione strategica e del coordinamento delle operazioni in mare e delle esercitazioni congiunte e sottolinea l'eccellente cooperazione e complementarità nell'ambito dell'operazione Sophia dell'UE e dell'operazione Sea Guardian della NATO; si compiace della pubblicazione, nel giugno 2017, della prima relazione di attuazione congiunta delle due organizzazioni e dei progressi compiuti nell'attuazione dell'insieme comune di proposte, e chiede che i progressi continuino; sottolinea il pieno impegno dell'UE a favore della comunità transatlantica di valori e interessi comuni;

65.  osserva che un'Unione europea più forte e una NATO più forte si rafforzano a vicenda; ritiene che gli Stati membri debbano intensificare gli sforzi per agire sia all'interno di un'UED sia come garanti autonomi della sicurezza regionale, svolgendo un ruolo complementare all'interno della NATO, ove opportuno; osserva che, come indicato dalla strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'Unione europea, l'UE deve contribuire a: a) rispondere a conflitti e crisi esterni; b) sviluppare le capacità dei partner; e c) proteggere l'Unione e i suoi cittadini; accoglie con favore l'insieme di iniziative in corso per attuare la strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'Unione europea nel settore della sicurezza e della difesa, per sviluppare relazioni più solide tra l'UE e la NATO e per consentire agli Stati membri dell'UE di partecipare alla ricerca per la difesa e sviluppare insieme le capacità di difesa; è del parere che la sicurezza e la protezione dell'Europa dipenderanno in misura sempre maggiore da entrambe le organizzazioni, operanti nell'ambito dei rispettivi mandati; invita a compiere sforzi per migliorare la cooperazione nella lotta contro le minacce ibride, anche tramite il centro europeo di eccellenza per la lotta contro le minacce ibride, e nello scambio di informazioni e di intelligence;

66.  sottolinea l'importanza della cooperazione e dell'integrazione nell'ambito della sicurezza informatica non solo tra gli Stati membri, i partner chiave e la NATO, ma anche tra i diversi soggetti presenti nella società;

Partenariati PSDC

67.  sottolinea che i partenariati e la cooperazione con i paesi che condividono i valori dell'UE contribuiscono all'efficacia e all'impatto della PSDC; accoglie con favore, a tale riguardo, i contributi di Albania, Australia, Canada, Cile, Colombia, Georgia, ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Moldova, Montenegro, Nuova Zelanda, Norvegia, Serbia, Svizzera, Turchia, Ucraina e Stati Uniti;

68.  accoglie con favore la firma dell'accordo in materia di acquisizioni e scambio di prestazioni tra l'UE e gli Stati Uniti, del 7 dicembre 2016; invita il VP/AR a informare il Parlamento riguardo a come tale accordo abbia migliorato le condizioni e la tutela del personale delle missioni della PSDC;

69.  invita il VP/AR e gli Stati membri a inserire addetti militari dell'UE nelle delegazioni dell'Unione per contribuire all'attuazione degli obiettivi strategici dell'Unione;

70.  accoglie con favore la proposta della Commissione di effettuare la revisione dello strumento inteso a contribuire alla stabilità e alla pace (IcSP) al fine di sostenere le azioni svolte nell'ambito dell'iniziativa sul potenziamento delle capacità a sostegno della sicurezza e dello sviluppo (CBSD), che consentiranno all'UE di finanziare il potenziamento delle capacità e la resilienza dei paesi partner; incoraggia il SEAE e la Commissione ad attuare quanto prima l'iniziativa CBSD, per migliorare l'efficacia e la sostenibilità delle missioni della PSDC e adottare un approccio più flessibile e integrato a livello di Unione che sfrutti le sinergie tra i settori civile e militare;

o
o   o

71.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio europeo, al Consiglio, alla Commissione, al Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Segretario generale della NATO, alle agenzie dell'UE nei settori spaziale, della sicurezza e della difesa nonché ai governi e ai parlamenti nazionali degli Stati membri.

(1) Testi approvati, P8_TA(2017)0493.
(2) Testi approvati, P8_TA(2017)0344.
(3) GU C 93 del 9.3.2016, pag. 144.
(4) Testi approvati, P8_TA(2016)0435.
(5) Testi approvati, P8_TA(2016)0440.
(6) Testi approvati, P8_TA(2017)0092.
(7) Testi approvati, P8_TA(2017)0302.


Relazione annuale sull'attuazione della politica estera e di sicurezza comune
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Risoluzione del Parlamento europeo del 13 dicembre 2017 sulla relazione annuale sull'attuazione della politica estera e di sicurezza comune (2017/2121(INI))
P8_TA(2017)0493A8-0350/2017

Il Parlamento europeo,

–  vista la relazione annuale del Consiglio al Parlamento europeo sulla politica estera e di sicurezza comune,

–  visti gli articoli 21 e 36 del trattato sull'Unione europea,

–  vista la Carta delle Nazioni Unite,

–  visto l'accordo interistituzionale del 2 dicembre 2013 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria,

–  vista la dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) sulla responsabilità politica,

–  vista la comunicazione del servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) del 2016 su una strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'Unione europea e la comunicazione congiunta della Commissione e del SEAE del 2017 su un approccio strategico alla resilienza nell'azione esterna dell'Unione europea,

–  visti i principi chiave sanciti dalla strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'Unione europea, in particolare quelli che riguardano la sovranità e l'integrità territoriale degli Stati e l'inviolabilità delle frontiere, che sono rispettati nella stessa misura da tutti gli Stati partecipanti,

–  vista la comunicazione congiunta della Commissione e del VP/HR, del 12 dicembre 2011, dal titolo "Diritti umani e democrazia al centro dell'azione esterna dell'Unione europea – Verso un approccio più efficace" (COM(2011)0886),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per gli affari esteri e il parere della commissione per i bilanci (A8-0350/2017),

Introduzione

1.  è convinto che nessun singolo Stato membro sia in grado di affrontare da solo le sfide che stanno di fronte a noi oggi; sottolinea che l'azione comune dell'UE è la soluzione più efficace per proteggere gli interessi dell'UE, promuovere i suoi valori, impegnarsi in un mondo più vasto come attore globale unito e influente e proteggere i suoi cittadini e gli Stati membri dalle crescenti minacce alla loro sicurezza, anche in una sfera digitale globale; sollecita gli Stati membri ad agire e a soddisfare le aspettative di quei cittadini europei che hanno ripetutamente sottolineato come la politica estera e di sicurezza dell'Unione europea sia la più importante e necessaria fra tutte le politiche dell'UE; sollecita gli Stati membri ad agire e a soddisfare le aspettative di quei cittadini europei che hanno ripetutamente sottolineato come una politica estera e di sicurezza dell'Unione europea basata sui valori fondamentali e i diritti umani sia una delle più importanti e necessarie politiche dell’UE; ritiene sia giunto il momento che gli Stati membri attuino i mezzi, gli strumenti e le politiche della politica estera e di sicurezza comune (PESC) per consentire all'UE di rispondere ai conflitti e alle crisi provenienti dall'esterno, consolidare le capacità dei partner e proteggere l'Unione europea;

2.  ricorda l'impegno dell'UE a sviluppare una politica estera e di sicurezza comune ispirata ai valori della democrazia, dello Stato di diritto, dell'universalità e indivisibilità dei diritti umani e delle libertà fondamentali e del rispetto della carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale; ritiene che, per tenere fede a tale impegno e contribuire alla promozione dei diritti umani e della democrazia nel mondo, l'UE e i suoi Stati membri debbano esprimersi con una voce unica, affinché il loro messaggio sia ascoltato;

3.  è del parere che l'UE, per riuscire ad affrontare e a superare le sfide cui è confrontata, e in particolare le minacce alla sicurezza, debba essere un attore efficace, credibile e dotato di valori a livello globale, con una capacità di azione e dialogo efficace con altri attori globali, il che implica parlare con un'unica voce, agire insieme e concentrare le proprie risorse sulle priorità strategiche;

4.  rammenta che le politiche esterne dell'Unione devono essere coerenti fra loro e con le altre politiche dotate di una dimensione esterna e devono perseguire gli obiettivi definiti all'articolo 21 del trattato sull'Unione europea;

5.  ritiene che le azioni fondamentali attraverso cui l'Unione europea può soddisfare le aspettative dei suoi cittadini siano:

   il coordinamento di una valutazione di gravi minacce e sfide all'interno dell'UE e un approccio comune su come farvi fronte; tenendo conto, in particolare, della prevenzione della radicalizzazione, che può sfociare nel reclutamento da parte di gruppi terroristici,
   il consolidamento e l'approfondimento del progetto europeo e della sua azione esterna, segnatamente rafforzando la cooperazione e le capacità dell'UE nel settore della sua politica estera e di sicurezza comune, compresa la guerra dell'informazione;
   la cooperazione tra Stati membri, partner, e le organizzazioni e istituzioni internazionali a difesa della pace in condizioni chiaramente definite e scelte accuratamente per rafforzare l'ordine politico ed economico globale improntato al diritto, compresa la protezione dei diritti umani, nonché collaborando con i partner per svolgere un ruolo di prima linea nella riconciliazione, la costruzione e il mantenimento della pace e, se necessario, la sua imposizione;

Coordinamento di una valutazione di gravi minacce e sfide all'interno dell'UE: affrontare l'attuale contesto politico e di sicurezza

6.  sottolinea che garantire la sicurezza dei cittadini dell'UE e l'integrità del suo territorio, stabilizzare il vicinato, segnatamente nei Balcani occidentali, con una particolare attenzione ad una maggiore visibilità dell'UE in questa regione, promuovere riforme per mantenere un ordine internazionale politico ed economico cooperativo basato su regole, affrontare le cause profonde dei conflitti armati e rafforzare le politiche di prevenzione dei conflitti, risoluzione pacifica delle controversie e dialogo con le democrazie pluraliste impegnate nella difesa dei diritti umani, sono i presupposti chiave per la stabilità dell'Unione europea; chiede una più attiva diplomazia pubblica dell'UE e una maggiore visibilità dei progetti attuati dall'UE;

7.  è dell'opinione che, in un ambiente internazionale sempre più caratterizzato da conflitti e instabilità, solo una combinazione di multilateralismo efficace, potere di persuasione (soft power) e potere di coercizione (hard power) credibile sia in grado di affrontare le grandi sfide in materia di sicurezza, in particolare la proliferazione delle armi di distruzione di massa, la violazione dell'assetto della sicurezza in Europa, il terrorismo, i conflitti nel vicinato orientale e meridionale, le guerre per procura, la guerra ibrida e dell’informazione, compresa l’aggressione digitale, e l’insicurezza energetica; sottolinea che tali sfide comprendono anche le crisi dei rifugiati nella loro dimensione umanitaria, sfidando il comportamento aggressivo della Corea del Nord, la violazione del diritto internazionale da parte della Russia e la crescente potenza militare della Cina, per cui solo una forte risposta diplomatica sarà sufficiente;

8.  ritiene che una politica estera e di sicurezza comune più efficace dipenda innanzitutto dalla definizione di priorità e di visioni strategiche comuni; è dell'opinione che sia necessario affrontare alla radice le cause dell'instabilità, ampiamente diffusa a causa di Stati falliti o fragili, e della migrazione forzata e irregolare; povertà, mancanza di opportunità economiche e di accesso all’istruzione, esclusione sociale, conflitti armati, governance antidemocratica e inefficiente, corruzione, cambiamenti climatici, crescente settarismo, minaccia di radicalizzazione e diffusione di ideologie estremiste; ricorda il piano d'azione adottato in occasione del vertice di La Valletta, che chiede una responsabilità condivisa dei paesi di origine, transito e destinazione; sottolinea l'importanza di abbattere il modello economico delle reti di trafficanti;

9.  sottolinea la necessità di contrastare le tendenze autocratiche e nepotistiche, intensificare il sostegno alle forze democratiche e lottare contro il terrorismo islamico nel vicinato meridionale e tra i vicini dei nostri vicini e partner e di mirare a quei gruppi che tentano di incoraggiare i cittadini dell'UE a combattere per la loro causa estremista; ricorda che la regione del Sahel e le altre zone a essa connesse geograficamente rappresentano regioni prioritarie per garantire la sicurezza dell'Unione europea; ribadisce la necessità di sforzi diplomatici concertati da parte dell'UE, degli Stati Uniti e di altri partner internazionali, onde lavorare con attori della regione, quali Turchia, Stati del Golfo e Iran, sulla necessità di una posizione chiara contro l'estremismo religioso e il terrorismo e definire una strategia comune per risolvere tale sfida globale in linea con l’impegno, assunto a livello dell'ONU, di rispettare il diritto internazionale e i valori universali; ritiene che questi sforzi diplomatici dovrebbero essere accompagnati dall'ampio spettro di altri mezzi e strumenti a disposizione dell'UE, inclusi quelli per il miglioramento delle condizioni politiche, sociali ed economiche che consentano l'instaurazione e il mantenimento della pace;

10.  ritiene che il contrasto dell'estremismo violento dovrebbe andare di pari passo con il rispetto dei diritti umani universali; sottolinea che l'UE deve contrastare e condannare gli Stati sostenitori della radicalizzazione e del terrorismo, specialmente laddove tale sostegno sia indirizzato alle organizzazioni presenti nell'elenco dell'UE come organizzazioni terroristiche; sottolinea l’importanza del rafforzamento della cooperazione con i nostri partner che hanno esperienza in materia di lotta al terrorismo;

11.  sottolinea che una soluzione sostenibile alla crisi siriana può essere raggiunta solo in seno all'attuale quadro concordato dell'ONU e deve basarsi su una soluzione politica inclusiva guidata dalla Siria, che coinvolga tutte le parti interessate pertinenti; continua a esortare tutti i membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ad assumersi le proprie responsabilità in merito alla crisi siriana; sostiene l'appello dell'inviato speciale per la Siria del Segretario generale delle Nazioni Unite agli Stati garanti del cessate il fuoco affinché si adoperino con urgenza per mantenere lo stato di cessate il fuoco;

12.  plaude alla strategia dell'UE sulla Siria, adottata nell’aprile 2017, che comprende l'estensione delle sanzioni alle persone coinvolte nello sviluppo e nell'utilizzo di armi chimiche; invita ad un’ulteriore estensione delle sanzioni a coloro che si sono resi responsabili di violazioni dei diritti umani; sottolinea che tutti i responsabili di violazioni del diritto internazionale devono risponderne dinanzi alla giustizia; ribadisce la sua richiesta all'UE e ai suoi Stati membri affinché valutino, con i partner, la creazione di un tribunale per i crimini di guerra in Siria, in attesa di un rinvio favorevole alla CPI; sottolinea la necessità che l'UE dimostri il suo pieno impegno nell'assistenza alla ricostruzione della Siria dopo il conflitto;

13.  invita tutte le parti coinvolte, sia all'interno che all'esterno della Libia, a sostenere l'accordo politico libico sottoscritto il 17 dicembre 2015 e il conseguente Consiglio presidenziale, che rappresenta l'unica autorità riconosciuta dalla comunità internazionale e dalle Nazioni Unite; sottolinea che la risoluzione della crisi libica è un presupposto per la stabilità nel Mediterraneo; sottolinea l'importanza del vicinato meridionale e la necessità di conseguire uno spazio euromediterraneo di pace, prosperità, stabilità e integrazione; sottolinea il proprio forte appoggio a favore di una soluzione a due Stati per il conflitto israelo-palestinese, con uno Stato palestinese indipendente, democratico, realistico e contiguo che viva fianco a fianco con un sicuro Stato di Israele in pace e sicurezza; insiste sull'importanza di garantire la coerenza della politica dell'UE nei confronti delle situazioni di occupazione o annessione del territorio;

14.  plaude alla proseguimento della positiva attuazione del piano d'azione congiunto globale (PACG), concordato dall'UE3+3 con l'Iran, da parte di tutti gli attori; sottolinea che la prosecuzione della piena attuazione di tale accordo da parte di tutti gli attori coinvolti è essenziale per gli sforzi globali in materia di non proliferazione e risoluzione dei conflitti in Medio Oriente; sottolinea che il PACG è un accordo multilaterale che è stato approvato con una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e non può essere modificato unilateralmente; sottolinea il rischio per la sicurezza rappresentato dal programma iraniano dei missili balistici e pone l’accento sulla necessità di una piena attuazione della risoluzione 2231 (2015) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che invita l'Iran a non intraprendere attività connesse a missili balistici progettati per essere in grado di fornire armi nucleari, compresi i lanci che utilizzano tale tecnologia dei missili balistici;

15.  rileva che il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha ufficialmente aggiornato il proprio "elenco di cittadini espressamente identificati" (Specially Designated Nationals (SDN)), utilizzato nella lotta contro il terrorismo, per includervi il Corpo dei guardiani della rivoluzione islamica;

16.  esprime profonda preoccupazione per la catastrofe umanitaria in corso nello Yemen; sottolinea nuovamente che non ci può essere una soluzione militare al prolungato conflitto nello Yemen e sostiene gli sforzi profusi dall'UE e dall'ONU per conseguire il cessate il fuoco e gettare le fondamenta per i negoziati di pace; ritiene che l'UE debba agire per garantire l'esistenza alle minoranze etnico-religiose in Medio Oriente, in particolare a quelle di Iraq e Siria;

17.  condanna il reiterato esercizio del diritto di veto da parte della Russia in seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite poiché ritiene che comprometta gli sforzi internazionali di pace e risoluzione del conflitto in Siria e, più generalmente, nel vicinato meridionale dell'Unione europea;

18.  riconosce che occorre impegnarsi ulteriormente per rendere possibili la migrazione e la mobilità regolari, anche a livello bilaterale, sostenendo una mobilità adeguatamente gestita tra i continenti e all'interno degli stessi, oltre a incoraggiare le politiche che promuovono i regolari canali di migrazione, combattendo al contempo le reti illegali che traggono profitto dalle persone vulnerabili; sottolinea gli sforzi compiuti dai singoli Stati membri a tale riguardo e ritiene essenziale rafforzare il percorso di accesso legale e sicuro all'Europa; lamenta, in tal senso, l'assenza di una politica dell'UE in materia di migrazione e asilo autentica, equilibrata e credibile, come dimostrato dalla crisi in corso nel Mediterraneo, e chiede al Consiglio e agli Stati membri di agire di conseguenza;

19.  crede fermamente che sia necessario un nuovo approccio alle relazioni dell'UE con i suoi vicini orientali; ritiene che sostenere i paesi che desiderano instaurare legami più stretti con l'UE debba essere una delle massime priorità della politica estera dell'Unione; ritiene che il prolungamento delle sanzioni contro singoli ed enti in Russia sia un esito inevitabile della mancata attuazione degli accordi di Minsk e continua a ritenere che tale attuazione da parte di tutti gli attori coinvolti costituisca la base di una soluzione politica sostenibile per il conflitto nell'Ucraina orientale;

20.  sottolinea che la possibilità di relazioni più cooperative con la Russia dipenda dal pieno rispetto, da parte della Russia, dell'assetto di sicurezza europeo e del diritto internazionale; insiste sul fatto che l'UE dovrebbe mantenere l’opzione di imporre ulteriori sanzioni graduali nel caso in cui la Russia continui a violare il diritto internazionale; ribadisce il suo impegno a favore dell'indipendenza, della sovranità e dell'integrità territoriale dell'Ucraina e di tutti gli altri paesi del partenariato orientale entro i loro confini riconosciuti a livello internazionale; sottolinea che la decisione della Russia del 21 marzo 2014 di annettere la Crimea alla Federazione russa rimane illegale ai sensi del diritto internazionale e condanna la successiva decisione delle autorità russe di imporre con la forza i passaporti russi a tutti gli abitanti della Crimea; invita il VP/HR e il Consiglio a svolgere un ruolo più attivo ed efficace nel risolvere conflitti protratti e congelati;

21.  deplora le molteplici violazioni del diritto internazionale da parte della Russia e la sua guerra ibrida; riconosce, tuttavia, la possibilità di un coinvolgimento e di un dialogo selettivi, ragionati e coerenti con la Russia, in settori di interesse comune, al fine di assicurare la responsabilità e il rispetto del diritto internazionale; sottolinea la necessità di mantenere e incoraggiare la possibilità di una futura cooperazione per la risoluzione di crisi globali ove sia presente un interesse diretto o indiretto per l'UE o un’opportunità di promuovere i valori dell’UE;

22.  ritiene che la normalizzazione delle relazioni sia una necessità sia per l'Unione che per la Russia e che ogni futura strategia UE-Russia dovrebbe sottolineare il rafforzamento dell'impegno e del sostegno per i partner orientali dell'UE; ritiene che l’UE debba mantenere la porta aperta ad un approfondimento delle relazioni bilaterali politico-economiche con la Russia, a condizione che la Russia rispetti il diritto internazionale e gli accordi sottoscritti e ponga fine al suo atteggiamento sempre più assertivo nei confronti dei suoi vicini e dell'Europa;

23.  ribadisce che la sovranità, l'indipendenza e la composizione pacifica delle controversie sono principi chiave dell'assetto di sicurezza europeo e che ciò vale per tutti gli Stati; condanna appieno, di conseguenza, l'aggressione russa in Ucraina, compresi l'annessione illegittima della Crimea e il conflitto sostenuto dalla Russia nell'Ucraina orientale; esorta l’UE, i suoi Stati membri e la comunità internazionale a chiedere alla Russia di fermare la sua aggressione e di liberare tutti i prigionieri politici; chiede alla comunità internazionale di svolgere un ruolo più attivo ed efficace nella risoluzione del conflitto e di sostenere tutti gli sforzi per una soluzione pacifica duratura che rispetti l'unità, la sovranità e l'integrità territoriale dell'Ucraina, in particolare mediante lo spiegamento, con il consenso delle autorità ucraine, di missioni di costruzione e mantenimento della pace su tutto il territorio;

24.  ribadisce la necessità di un riorientamento strategico sui Balcani occidentali, riconoscendo la necessità che l'UE dia seguito alle sue ambizioni nella regione poiché, così facendo, ridarebbe slancio ad una politica credibile di allargamento dell'UE sulla base dei criteri di Copenaghen, e rafforzerebbe lo Stato di diritto e la resilienza delle istituzioni statali; ritiene che la stabilità dei Balcani occidentali debba continuare a essere una delle principali priorità; chiede maggiori sforzi per migliorare le condizioni socioeconomiche e politiche della regione; è convinto che l'integrazione europea e la riconciliazione regionale siano il modo migliore per affrontare i pericoli derivanti da interferenze e influenze estere destabilizzanti, dai finanziamenti delle grandi reti salafiste e wahabite e dal reclutamento dei foreign fighters, dalla criminalità organizzata, dalle grandi controversie tra Stati, dalla disinformazione e dalle minacce ibride; sottolinea la necessità di restare impegnato a promuovere società politiche altamente funzionanti nella regione; sottolinea l'importanza che i paesi dei Balcani occidentali si allineino alla politica estera e di sicurezza dell'UE, fermi restando i progressi compiuti nel processo di integrazione nell'UE; sollecita l'immediata apertura del pertinente capitolo per tutti i paesi candidati dei Balcani occidentali;

25.  ribadisce che, una volta soddisfatti tutti questi criteri, le porte dell'UE sono aperte all'adesione; plaude agli sforzi, recentemente profusi in seno al processo di Berlino e al vertice di Trieste, tesi a dare ulteriore slancio alla convergenza dei paesi dei Balcani occidentali verso l'adesione all'UE; ribadisce che occorre prestare particolare attenzione e sostegno all'attuazione di riforme istituzionali e politiche cruciali nei Balcani occidentali e invita la Commissione a riconsiderare la possibilità di un'assegnazione supplementare di risorse finanziarie per lo strumento di assistenza preadesione (IPA), uno degli strumenti più importanti per aiutare l'attuazione di tali riforme;

26.  ricorda che il riesame della politica europea di vicinato (PEV) chiede il coinvolgimento dei paesi terzi limitrofi; invita a sostenere maggiormente i vicini dei nostri vicini, sulla base di valori e interessi comuni, per far fronte ai temi globali e affrontare le sfide comuni; evidenzia la necessità di promuovere l'emancipazione e la tutela delle donne, dei gruppi sociali vulnerabili e delle minoranze, in particolare in Africa, dove sono necessari una stretta cooperazione tra PMI europee e locali, in partenariato con la società civile, nonché il sostegno alla costruzione di istituzioni democratiche, trasparenti ed efficaci e la promozione di un ordine mondiale basato su regole;

27.  ritiene che le politiche in materia di cooperazione internazionale e sviluppo siano strumenti fondamentali per raggiungere tali obiettivi ed esorta a distribuire e utilizzare i fondi dell'UE in modo più trasparente, maggiormente ottimizzato, efficiente ed efficace nonché a creare maggiori sinergie con altre organizzazioni internazionali; evidenzia la necessità di affrontare le gravi minacce alla sicurezza in Africa al fine di eliminare la minaccia terroristica rappresentata dai gruppi terroristici, garantire la prevenzione del reclutamento di individui, contrastare le ideologie radicali e affrontare le questioni connesse alla sicurezza energetica mediante fonti energetiche ecocompatibili e sostenibili, promuovendo al contempo soluzioni extra-rete;

28.  condanna con forza qualunque tentativo dei presidenti in carica di restare al potere oltre i limiti di mandato violando, aggirando o modificando illegalmente le leggi elettorali, in particolare la costituzione; condanna allo stesso modo qualsiasi strategia volta ad abolire o eludere i limiti di mandato; esorta tutti i governi ad adottare misure atte a garantire la trasparenza e l'integrità dell'intero processo elettorale, e a prendere tutte le misure e le precauzioni necessarie per evitare la perpetrazione di frodi o prassi illegali; esprime preoccupazione, al riguardo, per le crisi politiche e per le conseguenti violenze e violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali, in particolare nei paesi della regione dei Grandi Laghi; ribadisce la sua fiducia in missioni di osservazione elettorale incisive e, se necessario, nel sostegno finanziario, tecnico e logistico quali strumenti per garantire processi elettorali equi, credibili e democratici;

29.  incoraggia lo sviluppo di una strategia coerente e solida per la regione del Sahel volta a migliorare la governance nonché la responsabilità e la legittimità delle istituzioni statali e regionali, a rafforzare la sicurezza, a contrastare la radicalizzazione, la tratta di essere umani e il traffico di armi e stupefacenti e a consolidare le politiche economiche e di sviluppo;

30.  ribadisce la necessità di un aggiornamento della strategia per le relazioni UE-Asia; esprime sostegno, in questo contesto, a una più solida cooperazione nel quadro delle riunioni Asia-Europa, anche in termini di dimensione parlamentare; incoraggia a sostenere una più stretta cooperazione regionale e misure volte a instaurare un clima di fiducia nell'Asia meridionale al fine di ridurre le tensioni tra India e Pakistan; raccomanda il sostegno continuo alla mediazione dell'UE nel processo di pace a guida e titolarità afghane; sottolinea che la salvaguardia della pace, della stabilità e della prosperità nella regione Asia-Pacifico è di interesse fondamentale per l'UE e i suoi Stati membri; ritiene fondamentale ed estremamente urgente sviluppare una strategia dell'UE aggiornata per la regione dell'Asia nordorientale alla luce del continuo processo di militarizzazione e dell'atteggiamento aggressivo e irresponsabile mostrato dalla Repubblica popolare democratica di Corea (RPDC); condanna i test e le provocazioni da parte della RPDC, nonché le sue molteplici violazioni delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e degli obblighi internazionali; esorta a ricorrere al potere diplomatico dell'UE per esercitare pressioni sulla RPDC al fine di convincere i suoi leader ad abbandonare le armi di distruzione di massa; chiede la mobilitazione di tutti gli strumenti diplomatici, comprese le sanzioni, onde impedire un inasprimento della crisi; chiede la denuclearizzazione irreversibile della penisola coreana attraverso mezzi pacifici e la piena attuazione di tutte le pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;

31.  sottolinea che la salvaguardia della pace, della stabilità e della prosperità nella regione Asia-Pacifico è di interesse fondamentale per l'UE e i suoi Stati membri; invita tutte le parti interessate a risolvere le controversie con mezzi pacifici e ad astenersi dall'intraprendere azioni unilaterali per modificare la situazione attuale, anche nel Mar Cinese orientale e meridionale e nello stretto di Taiwan, al fine di salvaguardare la sicurezza regionale; ribadisce il proprio impegno a sostenere una partecipazione significativa di Taiwan a organizzazioni e attività internazionali;

32.  ricorda che l'America latina condivide con l'UE valori e principi comuni e la fiducia in un multilateralismo efficace, e ritiene che il partenariato UE-America latina sia importante e vada rafforzato per affrontare congiuntamente le principali sfide a livello globale; esprime profonda preoccupazione per gli attacchi contro i membri della magistratura e i leader dell'opposizione eletti democraticamente e della società civile in Venezuela; sottolinea che il rispetto dello Stato di diritto, la lotta contro la corruzione, i progressi verso la democrazia nonché le libertà fondamentali e i diritti umani sono pietre miliari per una più profonda integrazione e cooperazione con i paesi dell'America latina e dei Caraibi (ALC);

33.  ribadisce il suo sostegno al processo di pace in Colombia, decisivo per il futuro dei colombiani e la stabilizzazione nella regione; chiede che tutto il patrimonio delle FARC, ivi compreso il capitale ottenuto dal traffico di stupefacenti, sia impiegato per risarcire le vittime del conflitto;

Consolidamento e approfondimento del progetto europeo attraverso il potenziamento delle capacità dell'UE

34.  esorta la Commissione, il SEAE e gli Stati membri ad adottare un approccio globale dell'UE ogniqualvolta sia opportuno e ritiene che un'azione coerente e coordinata in tutte le politiche dell'UE, tenendo conto al contempo degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e attuandoli, in particolare nei settori dell'aiuto umanitario, dell'agricoltura, dello sviluppo, del commercio, dell'energia, del clima, della scienza e della difesa e sicurezza informatiche, dovrebbe essere applicata in modo coerente e strutturato nell'azione esterna dell'UE al fine di sfruttare la forza collettiva dell'Unione; ritiene che la sicurezza energetica, il rispetto dei diritti umani e la diplomazia climatica rimangano degli aspetti complementari importanti della politica estera e di sicurezza comune dell'UE da trattare nel quadro di un approccio globale, e che l'Unione dell'energia dovrebbe essere ulteriormente migliorata;

35.  riconosce che i cambiamenti climatici potrebbero avere gravi conseguenze per la stabilità regionale e globale, poiché i conflitti riguardanti il territorio, il cibo, l'acqua e altre risorse causati dal riscaldamento globale indeboliscono le economie, minacciano la sicurezza regionale e generano flussi migratori; esorta ulteriormente l'UE e i suoi Stati membri a valutare in che modo si potrebbero integrare nella pianificazione militare a livello nazionale e unionale strategie di adattamento ai cambiamenti climatici e quali capacità, priorità e risposte sarebbero considerate adeguate;

36.  sottolinea che la decisione del Regno Unito di recedere dall'UE incide in modo significativo sul futuro della cooperazione europea in materia di difesa e chiede un impegno costante da parte dell'UE e del Regno Unito, in quanto importanti partner internazionali, al fine di garantire la sicurezza europea; sottolinea che le elezioni presidenziali negli Stati Uniti hanno portano incertezza nel partenariato transatlantico ed evidenzia la necessità di un contrappeso per la difesa dell'UE e del conseguimento di un'autonomia strategica;

37.  ritiene che, per rendere la propria politica estera e di sicurezza comune più autorevole, efficace e fondata sui valori, l'UE dovrebbe migliorare la sua sicurezza energetica riducendo immediatamente l'attuale dipendenza dal petrolio e dal gas forniti dai regimi autoritari e diventando del tutto indipendente nel medio termine;

38.  sottolinea che l'attuale processo decisionale nella PESC, basato sull'unanimità in seno al Consiglio, costituisce il principale ostacolo a un'azione esterna dell'UE efficace e tempestiva; è del parere che il voto a maggioranza qualificata dovrebbe essere applicato anche alla PESC; ritiene che le istituzioni dell'UE debbano migliorare la loro capacità di prevedere conflitti e crisi, anche attraverso valutazioni d'impatto a breve e lungo termine delle loro politiche, al fine di affrontare alla radice le cause dei problemi; è del parere che l'UE debba essere in grado di rispondere in modo più veloce ed efficace allo sviluppo delle crisi e che dovrebbe porre maggiormente l'accento sulla prevenzione dei conflitti utilizzando principalmente strumenti civili nelle fasi iniziali; invita gli Stati membri ad attuare le raccomandazioni del Parlamento di seguire i il principio della responsabilità di proteggere; sottolinea la necessità di approfondire la cooperazione tra gli Stati membri, i paesi partner e le organizzazioni internazionali, ed evidenzia l'importanza di un efficace scambio di informazioni e del coordinamento delle azioni di prevenzione;

39.  invita il VP/AR, la Commissione e gli Stati membri a intensificare i loro sforzi per rafforzare la capacità dell'UE di far fronte alle minacce ibride e informatiche, consolidare ulteriormente la capacità dell'UE e dei suoi paesi partner di contrastare le notizie false e la disinformazione, elaborare criteri chiari che rendano più agevole il riconoscimento delle notizie false, stanziare maggiori risorse e trasformare la task force StratCom in un'unità a pieno titolo all'interno del SEAE; invita, a tal proposito, a sviluppare capacità e metodi comuni per un'analisi esaustiva dei rischi e delle vulnerabilità e a consolidare la resilienza e le capacità di comunicazione strategica dell'UE; evidenzia il ruolo dei media indipendenti, sia online che offline, nella promozione della diversità culturale e delle competenze interculturali e la necessità di potenziare tali media in quanto fonti di informazioni affidabili, in particolare nell'UE e nei paesi del vicinato, e sottolinea che le stazioni televisive e radiofoniche comuni dell'UE dovrebbero essere ulteriormente potenziate; invita la Commissione a un migliore coordinamento con il SEAE e gli Stati membri riguardo a tali questioni;

40.  è del parere che la forza dell'Europa risieda nella sua capacità di creare una comunità di valori e il rispetto della diversità delle culture che unisce tutti gli europei; ritiene, in tale contesto, che l'UE svolga un ruolo di primo piano in quanto promotrice di democrazia, libertà, Stato di diritto, diritti umani e pari opportunità e che dovrebbe continuare a promuovere tali valori oltre i propri confini; ricorda che i diritti umani sono parte integrante della PESC e dovrebbero costituire una condizionalità essenziale delle politiche estere, inoltre tali politiche devono essere coerenti e fondate su principi; sottolinea che la diplomazia culturale dovrebbe divenire una parte sostanziale dell'azione esterna dell'UE ed esorta la Commissione a estendere il programma Erasmus+ e a promuovere lo sviluppo di un'ambiziosa diplomazia scientifica; chiede un coordinamento più stretto con l'UNESCO e il Comitato del patrimonio mondiale come pure con gli attori non statali e le organizzazioni della società civile in quanto partner fondamentali dell'UE;

41.  ricorda che la risoluzione 1820 (2008) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, del 19 giugno 2008, afferma che lo stupro e le altre forme di violenza sessuale possono costituire un crimine di guerra, un crimine contro l'umanità o un atto che afferisce al crimine di genocidio, e che le donne devono beneficiare di una protezione umanitaria nelle situazioni di conflitto armato;

42.  ritiene che lo sviluppo di una solida industria della difesa rafforzi l'indipendenza tecnologica dell'Unione; chiede che siano messe a punto le risorse industriali e tecnologiche necessarie per migliorare la sicurezza informatica, anche attraverso la promozione di un mercato unico dei prodotti per la sicurezza informatica; invita a mettere a disposizione all'interno delle istituzioni dell'UE un numero significativamente maggiore di risorse finanziarie e umane per aumentare la capacità di sicurezza e difesa informatiche dell'UE; sottolinea la necessità di integrare la difesa informatica nell'azione esterna e nella politica estera e di sicurezza comune, come pure il bisogno di capacità migliorate per l'identificazione della criminalità informatica;

43.  osserva che la guerra dell'informazione e quella informatica, rivolte agli Stati membri dell'Unione europea e ad altri paesi occidentali, rappresentano un tentativo deliberato di destabilizzare e denigrare le strutture politiche, economiche e sociali; ricorda che la sicurezza degli Stati membri dell'UE che fanno parte della NATO è garantita ai sensi dell'articolo 5 del Trattato Nord Atlantico; chiede un più stretto coordinamento in materia di difesa informatica tra gli Stati membri dell'UE, le istituzioni dell'UE, la NATO, gli Stati Uniti e altri partner credibili;

44.  evidenzia il ruolo dei media indipendenti nella promozione della diversità culturale e delle competenze interculturali e la necessità di potenziare tali media in quanto fonti di informazioni affidabili, in particolare nell'UE e nei paesi del vicinato, e di consolidare ulteriormente la capacità dell'UE di contrastare le notizie false e la disinformazione; evidenzia, in tale contesto, la necessità di sviluppare una maggiore resilienza a livello dell'UE rispetto alla diffusione di tali informazioni su Internet; invita la Commissione a un migliore coordinamento con il SEAE riguardo a tali questioni;

45.  ritiene che l'Europa dovrebbe rafforzare ulteriormente la cooperazione in materia di difesa comune, allo scopo di difendere i propri valori e principi comuni e la propria autonomia strategica; evidenzia l'importanza della correlazione tra sicurezza esterna e interna, un miglior utilizzo delle risorse e il controllo dei rischi alla periferia dell'Europa; rammenta che il legame tra sviluppo e sicurezza è un principio chiave che sottende all'approccio dell'Unione in materia di crisi e conflitti esterni; invita gli Stati membri a sfruttare appieno il potenziale del trattato di Lisbona relativamente alla politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC) e accoglie con favore, in tale contesto, il piano di attuazione in materia di sicurezza e difesa; incoraggia una revisione dell'approccio dell'UE alle missioni civili della PSDC, in modo da garantire che tali missioni siano concepite, attuate e sostenute in maniera adeguata; ritiene che si dovrebbero sfruttare appieno le capacità dell'Agenzia europea per la difesa (AED), la cooperazione strutturata permanente (PESCO) e i gruppi tattici dell'UE; esorta gli Stati membri a erogare finanziamenti aggiuntivi a tal fine;

46.  ritiene che l'Unione europea e i suoi Stati membri debbano elaborare efficaci politiche estere e di sicurezza, nonché collaborare con la NATO e gli altri partner internazionali, le Nazioni Unite, le ONG, i difensori dei diritti umani e altri soggetti su questioni di interesse comune, nell'ottica di promuovere la pace, la prosperità e la stabilità in tutto il mondo; evidenzia l'importanza della sensibilizzazione e dell'impegno politico a favore della rapida attuazione di una PSDC ambiziosa, efficace e strutturata; esorta il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri a far fronte ai problemi di comunicazione dell'UE rendendo l'azione esterna dell'UE più responsabile e visibile; invita gli Stati membri e le istituzioni dell'UE a conseguire risultati in materia di difesa sulla base della strategia globale dell'UE e dei piani della Commissione volti a migliorare lo sviluppo delle capacità e la ricerca in materia di difesa dell'UE;

47.  invita la Commissione a integrare pienamente le crescenti sfide in materia di sicurezza nella sua proposta relativa al prossimo quadro finanziario pluriennale (QFP); ritiene che tanto il volume quanto la flessibilità del bilancio della PESC debbano corrispondere alle aspettative dei cittadini dell'UE relativamente al ruolo dell'Unione in quanto garante della sicurezza; insiste sulla necessità di sviluppare una visione globale per le politiche e gli strumenti dell'Unione nell'ambito della sicurezza, ivi compreso un proficuo coordinamento con il Fondo europeo per la difesa proposto; invita gli Stati membri a puntare all'obiettivo di destinare alla difesa il 2 % del PIL e a spendere il 20 % del proprio bilancio per la difesa per gli equipaggiamenti indicati come necessari dall'AED; sottolinea inoltre che ogni nuova politica deve essere sostenuta mediante nuove fonti di finanziamento; osserva che vari Stati membri hanno difficoltà a mantenere una vasta gamma di capacità difensive pienamente operative, principalmente a causa di vincoli finanziari; chiede pertanto di aumentare la collaborazione e il coordinamento in merito alle capacità da mantenere, affinché gli Stati membri possano specializzarsi in determinate capacità e spendere le loro risorse in maniera più efficace; ritiene che l'interoperabilità sia fondamentale ai fini di una maggiore compatibilità e integrazione delle forze degli Stati membri; ricorda che nel 2016 gli stanziamenti della PESC hanno costituito il 3,6 % degli impegni della rubrica 4 e lo 0,2 % dell'intero bilancio dell'UE; si rammarica che il volume e il livello di sottoesecuzione del capitolo relativo alla PESC, nonché il sistematico ricorso a storni dallo stesso, denotino una costante mancanza di ambizione dell'UE ad agire in qualità di attore globale;

48.  prende atto che i blocchi all'interno del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ostacolano l'azione della comunità internazionale e impediscono la risoluzione delle crisi; chiede ancora una volta agli Stati membri di sostenere la riforma della composizione e del funzionamento del Consiglio di sicurezza;

Cooperazione in seno alle coalizioni e con istituzioni competenti in materia di sicurezza

49.  sottolinea che è nell'interesse strategico dell'UE salvaguardare e approfondire le sue relazioni transatlantiche sulla base del rispetto dei valori comuni, del diritto internazionale e del multilateralismo; invita l'UE a continuare a sviluppare la propria autonomia strategica e a creare le proprie capacità per meglio far fronte ai conflitti regionali e internazionali che influiscono sull'UE; ritiene che l'UE e gli Stati Uniti dovrebbero concentrarsi sull'adeguamento delle strutture transatlantiche alle sfide attuali, quali la tutela dei diritti umani, la lotta ai cambiamenti climatici, la lotta al terrorismo internazionale e alla corruzione, la prevenzione della radicalizzazione, la proliferazione delle armi di distruzione di massa, nonché sui mezzi per contrastare i tentativi di paesi terzi di destabilizzare l'UE e la NATO; sottolinea inoltre l'importanza di una cooperazione continua e rafforzata tra l'UE e gli Stati Uniti, a livello bilaterale e attraverso la NATO, su questioni comuni; ricorda che l'UE e gli Stati Uniti costituiscono ciascuno il principale partner dell'altro, e che le azioni unilaterali servono solo a indebolire il partenariato transatlantico; ritiene che l'Europa debba potenziare ulteriormente un'alleanza virtuosa tra i settori privato e pubblico e che dovrebbe rafforzare la relazione strategica con gli Stati Uniti; invita il Consiglio e il SEAE a sollevare regolarmente il problema delle sanzioni extraterritoriali degli Stati Uniti nel dialogo con il governo statunitense;

50.  sostiene fermamente la dichiarazione del vertice di Varsavia del 2016, in particolare sulla cooperazione UE-NATO, e accoglie con favore le decisioni sulla più stretta cooperazione tra la NATO e l'Unione europea in numerosi settori nonché sul posizionamento delle forze statunitensi, canadesi e altre forze multinazionali sul fronte orientale dell'UE;

51.  chiede una maggiore condivisione di intelligence tra gli Stati membri, una maggiore condivisione di intelligence a livello interistituzionale e il coordinamento tra l'UE, gli Stati membri e la NATO, e insiste sulla necessità di continuare a collaborare il più strettamente possibile in modo complementare, rispettando pienamente le norme e i valori fondamentali europei; riconosce che la condivisione di informazioni e l'azione coordinata tra l'UE, gli Stati membri e la NATO produrranno risultati in ambiti quali il terrorismo, la risposta alle minacce ibride, la conoscenza situazionale, lo sviluppo della resilienza, le comunicazioni strategiche, la sicurezza informatica e lo sviluppo delle capacità rispetto ai partner dell'UE; ritiene che un ulteriore coordinamento e una più stretta collaborazione con altri organismi multilaterali esistenti, come Eurocorps, siano necessari al fine di aumentare la sicurezza dell'UE; ribadisce che la rivitalizzazione dei partenariati strategici dovrebbe costituire una priorità per l'UE;

52.  sottolinea il ruolo del Parlamento nel plasmare un'autentica politica estera comune, in linea con le aspettative dei cittadini europei; invita il Consiglio ad agire di concerto con il Parlamento nelle fasi principali del processo decisionale della politica estera;

53.  prende atto del lavoro svolto dal VP/AR e chiede che continui a garantire che le future relazioni annuali siano più concise e rivolte al futuro, concentrandosi sulle priorità più importanti per l'anno successivo e su una valutazione delle misure avviate nell'anno precedente, anche per quanto concerne le implicazioni finanziarie, onde fornire un quadro completo sui risultati dell'UE;

o
o   o

54.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza nonché agli Stati membri.


Relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2016 e sulla politica dell'Unione europea in materia
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Risoluzione del Parlamento europeo del 13 dicembre 2017 sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2016 e sulla politica dell'Unione europea in materia (2017/2122(INI))
P8_TA(2017)0494A8-0365/2017

Il Parlamento europeo,

–  visti la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e gli altri trattati e strumenti delle Nazioni Unite in materia di diritti umani,

–  vista la Convenzione europea dei diritti dell'uomo,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW) del 18 dicembre 1979(1),

–  viste le raccomandazioni generali della CEDAW nn. 12, 19 e 35 sulla violenza contro le donne, n. 26 sulle donne lavoratrici migranti e n. 32 sugli aspetti di genere legati allo status di rifugiate, all'asilo, alla nazionalità e all'apolidia delle donne,

–  vista la risoluzione 69/167 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, approvata il 18 dicembre 2014(2), sulla tutela e la promozione dei diritti umani e delle libertà fondamentali di tutti i migranti, indipendentemente dal loro status di immigrazione,

–  vista la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie del 18 dicembre 1990(3),

–  viste le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza nn. 1325, 1820, 1888, 1889, 1960, 2106, 2122 e 2242 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle donne, la pace e la sicurezza,

–  visti la Convenzione del 1951 e il Protocollo del 1967 relativi allo status dei rifugiati(4) e le convenzioni dell'ILO nn. 43 e 97,

–  visti i principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani(5),

–  vista la dichiarazione di New York sui rifugiati e i migranti, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 19 settembre 2016(6),

–  visti i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite e l'agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, volta a garantire pace e prosperità ai popoli e al pianeta(7),

–  vista la convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza contro le donne e la violenza domestica, del 12 aprile 2011 (Convenzione di Istanbul), firmata dall'Unione il 13 giugno 2017(8),

–  visti gli orientamenti dell'OCSE per le imprese multinazionali, adottati nel 1976 e riveduti nel 2011(9),

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  visti gli articoli 2, 3, 8, 21 e 23 del trattato sull'Unione europea (TUE),

–  visto l'articolo 207 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visti il quadro strategico e il piano d'azione dell'UE per i diritti umani e la democrazia, adottati dal Consiglio il 25 giugno 2012(10),

–  visto il piano d'azione per i diritti umani e la democrazia (2015-2019), adottato dal Consiglio il 20 luglio 2015(11),

–  visto il documento di lavoro congiunto della Commissione e dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza dal titolo "EU Action Plan on Human Rights and Democracy (2015-2019): Mid-Term Review June 2017" (Piano d'azione dell'UE per i diritti umani e la democrazia 2015-2019: riesame intermedio del giugno 2017) (SWD(2017)0254),

–  visto il documento di lavoro congiunto della Commissione e dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza dal titolo "Gender Equality and Women's Empowerment: Transforming the Lives of Girls and Women through EU External Relations 2016-2020" (Parità di genere ed emancipazione femminile: trasformare la vita delle ragazze e delle donne attraverso le relazioni esterne dell'UE 2016-2020), adottato nel 2015 (SWD(2015)0182),

–  viste la strategia globale sulla politica estera e di sicurezza dell'Unione europea, presentata il 28 giugno 2016 da Federica Mogherini, Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR)(12), e la prima relazione sulla sua attuazione, pubblicata nel 2017, intitolata "From Shared Vision to Common Action: Implementing the EU Global Strategy" (Da una visione condivisa a un'azione comune: attuazione della strategia globale dell'UE)(13),

–  vista la decisione 2011/168/PESC del Consiglio, del 21 marzo 2011, sulla Corte penale internazionale e che abroga la posizione comune 2003/444/PESC(14),

–  vista l'Agenda europea sulla migrazione del 13 maggio 2015 (COM(2015)0240) e la comunicazione della Commissione del 7 giugno 2016 sulla creazione di un nuovo quadro di partenariato con i paesi terzi nell'ambito dell'agenda europea sulla migrazione (COM(2016)0385),

–  visti gli orientamenti dell'Unione in materia di promozione e tutela dei diritti del bambino, adottati nel 2007 e riveduti nel 2017(15),

–  vista la dichiarazione comune del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri riuniti in sede di Consiglio, del Parlamento europeo e della Commissione europea intitolata "Il nuovo consenso europeo in materia di sviluppo: Il nostro mondo, la nostra dignità, il nostro futuro"(16), adottata dal Consiglio, dal Parlamento e dalla Commissione il 7 giugno 2017,

–  visti gli orientamenti dell'UE in materia di diritti umani per la libertà di espressione online e offline, adottati nel 2014(17),

–  vista la tutela della libertà di espressione offline e online conferita dall'articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, dall'articolo 19 del Patto internazionale sui diritti civili e politici, dall'articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e dall'articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  visti gli orientamenti dell'UE sulla promozione e la tutela della libertà di religione o di credo, adottati nel 2013(18),

–  vista la tutela internazionale della libertà di religione o di credo conferita dall'articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, dall'articolo 18 del Patto internazionale sui diritti civili e politici, dalla Dichiarazione del 1981 sull'eliminazione di tutte le forme d'intolleranza e di discriminazione fondate sulla religione o sul credo, dall'articolo 9 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e dall'articolo 10 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  viste le conclusioni del Consiglio sull'intolleranza, la discriminazione e la violenza per motivi di religione o convinzione, adottate il 21 febbraio 2011(19),

–  visti gli orientamenti dell'UE in materia di pena di morte, adottati nel 2013(20),

–  visti gli orientamenti dell'UE per una politica dell'Unione europea nei confronti dei paesi terzi in materia di tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, adottati nel 2001 e riveduti nel 2012(21),

–  visti il protocollo delle Nazioni Unite per prevenire, reprimere e punire la tratta di persone, in particolare di donne e bambini, allegato alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale(22), e la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla lotta contro la tratta di esseri umani,

–  visti gli orientamenti dell'UE per la promozione e la tutela dell'esercizio di tutti i diritti umani da parte di lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI), adottati nel 2013(23),

–  viste le linee direttrici dell'UE per i dialoghi con i paesi terzi in materia di diritti umani, adottate nel 2001 e rivedute nel 2009(24),

–  visti gli orientamenti dell'UE per promuovere l'osservanza del diritto internazionale umanitario, adottati nel 2005 e riveduti nel 2009(25),

–  visti gli orientamenti dell'UE sulle violenze contro le donne e la lotta contro tutte le forme di discriminazione nei loro confronti, adottati nel 2008(26),

–  visti gli orientamenti dell'UE sui bambini e i conflitti armati, adottati nel 2003 e riveduti nel 2008(27),

–  visto il regolamento (UE) 2017/821 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 maggio 2017, che stabilisce obblighi in materia di dovere di diligenza nella catena di approvvigionamento per gli importatori dell'Unione di stagno, tantalio e tungsteno, dei loro minerali, e di oro, originari di zone di conflitto o ad alto rischio(28),

–  visti gli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani, adottati nel 2005 e riveduti nel 2008(29),

–  vista la relazione annuale dell'UE sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2015(30),

–  vista la sua risoluzione del 13 settembre 2017 su "Esportazione di armi: applicazione della posizione comune 2008/944/PESC"(31),

–  vista la sua risoluzione del 14 dicembre 2016 sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2015 e la politica dell'Unione europea in materia(32), nonché le precedenti risoluzioni sull'argomento,

–  vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2016 sui diritti umani e la migrazione nei paesi terzi(33),

–  vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2016 sulla responsabilità delle imprese per gravi violazioni dei diritti umani nei paesi terzi(34),

–  vista la sua risoluzione del 5 luglio 2016 sulla lotta contro la tratta di esseri umani nelle relazioni esterne dell'Unione(35),

–  vista la sua risoluzione del 21 gennaio 2016 sulle priorità dell'UE per le sessioni del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite nel 2016(36),

–  vista la sua risoluzione del 25 febbraio 2016 sulla situazione umanitaria nello Yemen(37), che invita il VP/AR ad avviare un'iniziativa finalizzata all'imposizione da parte dell'UE di un embargo sulle armi nei confronti dell'Arabia Saudita,

–  viste le sue risoluzioni su casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto,

–  visto il suo premio Sacharov per la libertà di pensiero, conferito nel 2016 a Nadia Murad e Lamiya Aji Bashar,

–  visti la sua risoluzione del 10 ottobre 2013 sulla discriminazione di casta(38), la relazione del Relatore speciale sulle questioni delle minoranze del 28 gennaio 2016 concernente le minoranze e la discriminazione di casta e sistemi analoghi di status ereditario(39), nonché lo strumento di orientamento delle Nazioni Unite sulla discriminazione fondata sulla discendenza,

–  vista la sua risoluzione del 17 novembre 2011 su "Sostegno dell'UE alla Corte penale internazionale: affrontare le sfide e superare le difficoltà(40),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per gli affari esteri e il parere della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0365/2017),

A.  considerando che, a norma dell'articolo 21 TUE, l'Unione europea si adopera per una politica estera e di sicurezza comune (PESC) guidata dai principi che hanno ispirato la sua stessa creazione e che si prefigge di promuovere nel mondo democrazia, Stato di diritto, universalità e indivisibilità dei diritti umani e delle libertà fondamentali, rispetto della dignità umana, i principi di uguaglianza e di solidarietà e il rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e del diritto internazionale; che l'Unione deve aderire alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo;

B.  considerando che le violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali attualmente perpetrate in tutto il mondo, compresi i crimini contro l'umanità, i crimini di guerra e il genocidio, richiedono sforzi risoluti da parte dell'intera comunità internazionale;

C.  considerando che il rispetto, la promozione, l'indivisibilità e la tutela dell'universalità dei diritti umani sono pietre angolari della PESC; che, dato il proprio ruolo di controllo della PESC, il Parlamento ha il diritto di essere tenuto informato e di essere consultato in merito ai principali aspetti e alle scelte fondamentali relativi a tale politica (articolo 36 TUE);

D.  considerando che la strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'Unione europea, adottata dal Consiglio nel giugno 2016, asserisce che i diritti umani devono essere integrati in maniera sistematica in tutti gli ambiti strategici e le istituzioni, compresi il commercio internazionale e la politica commerciale;

E.  considerando che una maggiore coerenza tra le politiche interne ed esterne dell'UE, come pure tra le politiche esterne stesse, è un requisito fondamentale per il successo e l'efficacia della politica dell'UE in materia di diritti umani; che una maggiore coerenza dovrebbe consentire all'UE di reagire più rapidamente sin dai primi segni di violazioni dei diritti umani e, in alcuni casi, di anticiparne e prevenirne la perpetrazione, anche nel campo del commercio internazionale e della politica commerciale;

F.  considerando che l'impegno dell'UE a favore di un multilateralismo efficace incentrato sulle Nazioni Unite è parte integrante della politica esterna dell'Unione ed è fondato sulla convinzione che un sistema multilaterale basato su norme e valori universali sia lo strumento più adatto per affrontare le crisi, le sfide e le minacce globali;

G.  considerando che l'articolo 207 TFUE prevede che la politica commerciale dell'Unione si fondi sui principi e sugli obiettivi dell'azione esterna dell'UE; che il commercio e i diritti umani possono esercitare un impatto reciproco nei paesi terzi e che, in un regime di responsabilità delle imprese quale quello attualmente proposto in seno alle Nazioni Unite e di catene di valore globali, la comunità imprenditoriale svolge un ruolo importante nell'offrire incentivi positivi in termini di promozione dei diritti umani, della democrazia e della responsabilità delle imprese; che il buongoverno e le autorità pubbliche operanti nell'interesse generale svolgono un ruolo importante nel comportamento delle imprese; che l'Unione partecipa agli sforzi volti a elaborare un trattato vincolante in materia di imprese e diritti umani;

H.  considerando che la tutela dei diritti umani dei gruppi più vulnerabili, come le minoranze etniche, linguistiche e religiose, le persone con disabilità, la comunità LGBTI, le donne, i bambini, i richiedenti asilo e i migranti, merita particolare attenzione;

I.  considerando che le donne e i bambini devono far fronte a minacce, discriminazione e violenza, specialmente nelle zone di guerra e sotto regimi autoritari; che la parità di genere incorpora valori europei fondamentali ed è al centro dei valori europei ed è sancita dal quadro giuridico e politico dell'Unione; che la violenze e la discriminazione nei confronti delle donne e delle ragazze sono aumentate in modo significativo negli ultimi anni;

J.  considerando che spetta agli Stati la responsabilità ultima di salvaguardare tutti i diritti umani adottando e applicando trattati e convenzioni internazionali sui diritti umani, monitorando le violazioni dei diritti umani e garantendo mezzi di ricorso efficaci per le vittime;

K.  considerando che un numero crescente di violazioni dei diritti umani che si configurano come crimini di guerra e crimini contro l'umanità, compreso il genocidio, viene perpetrato da soggetti statali e non statali;

L.  considerando che la libertà di pensiero, di coscienza, di religione, ivi compresa la libertà di credere o di non credere, di professare o meno la religione di propria scelta, di adottare una religione, abbandonarla o cambiarla, deve essere garantita in tutto il mondo e preservata incondizionatamente, in particolare attraverso il dialogo interreligioso e interculturale; che sono diffuse le leggi che proibiscono la blasfemia e che vi sono Stati che stabiliscono punizioni che vanno dalle pene detentive alla fustigazione e alla condanna a morte;

M.  considerando che la libertà di opinione e di espressione, la libertà di riunione e di associazione e lo svolgimento di processi elettorali periodici, trasparenti e autentici costituiscono elementi essenziali della democrazia; che in società fragili, tendenti al conflitto o oppressive, le elezioni possono talvolta innescare una violenza diffusa;

N.  considerando che impegnarsi con i paesi terzi in tutte le sedi bilaterali e multilaterali, ad esempio nel quadro dei dialoghi sui diritti umani, rappresenta uno degli strumenti più efficaci per affrontare le questioni riguardanti i diritti umani;

O.  considerando che occorre mettere a disposizione risorse adeguate e utilizzarle nella maniera più efficace al fine di rafforzare la promozione dei diritti umani e della democrazia nei paesi terzi;

P.  considerando che l'accesso all'acqua e ai servizi igienico-sanitari costituisce un diritto umano fondamentale e che la limitazione di tale accesso rappresenta una delle cause della tensione geopolitica in talune regioni;

Q.  considerando che i siti del patrimonio culturale subiscono crescenti minacce sotto forma di razzie illecite e vandalismo, in particolare nel Medio Oriente;

R.  considerando che l'istruzione ha un ruolo essenziale da svolgere nel prevenire le violazioni dei diritti umani e i conflitti e contribuisce a rafforzare la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali all'interno di sistemi democratici; che gli istituti di istruzione che promuovono i diritti umani, il rispetto e la diversità dovrebbero essere sostenuti dagli Stati; che i canali di comunicazione, divenuti più numerosi, rappresentano uno strumento importante attraverso il quale comunicare in tempi rapidi gli abusi dei diritti umani e raggiungere un ampio numero di vittime o potenziali vittime di violazioni dei diritti umani nei paesi terzi, fornendo loro informazioni e assistenza; che la raccolta di dati completi e disaggregati è essenziale per la salvaguardia dei diritti umani, principalmente quelli dei gruppi più vulnerabili, emarginati o a rischio di emarginazione; che anche l'uso d'indicatori appropriati rappresenta un modo efficace per valutare i progressi nel rispetto da parte degli Stati degli obblighi loro incombenti in virtù dei trattati internazionali;

Considerazioni generali

1.  esprime profonda preoccupazione per l'arretramento della democrazia, dei diritti umani e dello Stato di diritto, che continuano a essere minacciati in tutto il mondo; ricorda che l'Unione si è impegnata a promuovere l'universalità e l'indivisibilità dei diritti umani e dei valori e delle libertà fondamentali, nonché a promuovere i principi democratici, che devono essere rafforzati a livello mondiale;

2.  ribadisce la propria ferma convinzione che l'Unione e i suoi Stati membri debbano perseguire attivamente il principio di integrazione dei diritti umani e della democrazia – in quanto principi fondamentali che si rafforzano a vicenda e sono centrali per l'Unione – in tutte le sue politiche, comprese quelle con una dimensione esterna, ad esempio in materia di sviluppo, migrazione, sicurezza, controterrorismo, allargamento e commercio; riafferma, a tale riguardo, l'importanza fondamentale di garantire una maggiore coerenza tra le politiche interne ed esterne dell'UE e un maggior coordinamento tra le politiche esterne degli Stati membri; sottolinea che la crescente complessità dei conflitti nel mondo impone una collaborazione e un approccio globali, univoci e incisivi a livello internazionale; ricorda che il conseguimento dell'obiettivo dell'UE di accrescere la propria influenza internazionale quale attore credibile e legittimo è ampiamente influenzato dalla sua capacità di far progredire i diritti umani e la democrazia internamente ed esternamente, in linea con gli impegni sanciti nei suoi trattati istitutivi;

3.  sottolinea l'importanza di una cooperazione rafforzata tra la Commissione, il Consiglio e il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE), il Parlamento e le delegazioni dell'Unione allo scopo di promuovere e assicurare una voce coerente e unitaria a favore dei diritti umani e dei principi democratici; sottolinea inoltre l'importanza di un forte impegno per la promozione di tali valori nelle sedi internazionali, anche attraverso un coordinamento tempestivo a livello dell'Unione e un approccio attivo durante i negoziati; incoraggia l'Unione, in tale contesto, a lanciare e copatrocinare risoluzioni nonché a intensificare la pratica delle iniziative transregionali nel quadro di tutti i meccanismi delle Nazioni Unite sui diritti umani;

4.  si compiace che nel 2016 lo Stato di diritto, i principi democratici e le violazioni dei diritti umani siano stati periodicamente discussi in Aula, trattati in varie risoluzioni parlamentari e affrontati nelle riunioni delle commissioni e delle delegazioni interparlamentari;

5.  mette in risalto l'attività della sua sottocommissione per i diritti dell'uomo (DROI), che mantiene strette relazioni di lavoro con il SEAE, le altre istituzioni dell'UE, la società civile, le istituzioni multilaterali per i diritti umani e il rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani;

6.  ricorda che nel 2016 la sottocommissione DROI ha elaborato tre relazioni, rispettivamente incentrate sui diritti umani e la migrazione nei paesi terzi, sulla responsabilità delle imprese per gravi violazioni dei diritti umani nei paesi terzi e sulla lotta contro la tratta di esseri umani nelle relazioni esterne dell'Unione; invita la Commissione ad adottare misure concrete a seguito di queste relazioni d'iniziativa;

7.   osserva che nel 2016 numerose missioni della sottocommissione DROI si sono recate in diversi paesi con l'obiettivo di raccogliere e scambiare informazioni con gli attori governativi e non governativi locali impegnati in difesa dei diritti umani, presentando la posizione del Parlamento e incoraggiando un miglioramento della tutela e del rispetto dei diritti umani;

Affrontare le sfide in materia di diritti umani

8.  manifesta profonda preoccupazione per il numero crescente di attacchi nei confronti delle minoranze religiose, che sono spesso perpetrati da soggetti non statali come l'ISIS/Daesh; deplora che molti paesi abbiano e applichino leggi anti-conversione e anti-blasfemia, limitando di fatto la libertà di religione o di credo e la libertà di espressione delle minoranze religiose e degli atei fino a privarli del tutto di tali libertà; chiede misure volte a proteggere le minoranze religiose, i non credenti e gli atei che sono vittime di leggi sulla blasfemia e invita l'UE e gli Stati membri ad avviare discussioni politiche per abrogare tali leggi; invita l'UE e gli Stati membri a intensificare gli sforzi per rafforzare il rispetto della libertà di pensiero, di coscienza, di religione e di credo e a promuovere il dialogo interculturale e interreligioso nei rapporti con i paesi terzi; chiede un'azione concreta a favore dell'effettiva attuazione degli orientamenti dell'UE in materia di promozione e protezione della libertà di religione o di credo, anche garantendo la formazione sistematica e coerente del personale dell'UE presso le sedi centrali e le delegazioni; appoggia pienamente la pratica dell'UE di assumere il ruolo di guida per quanto riguarda le risoluzioni tematiche sulla libertà di religione e di credo presso il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite (UNHRC) e l'Assemblea generale delle Nazioni Unite; sostiene appieno l'attività di Ján Figel, inviato speciale dell'UE per la promozione della libertà di religione o di credo al di fuori dell'Unione;

9.  ribadisce che la libertà di espressione online e offline costituisce una componente essenziale di ogni società democratica, in quanto alimenta una cultura del pluralismo che conferisce alla società civile e ai cittadini la facoltà di chiamare i governi e dirigenti a rispondere delle loro decisioni, e sostiene il rispetto dello Stato di diritto; sottolinea che la limitazione della libertà di espressione online o offline, ad esempio mediante la rimozione di contenuti online, deve avvenire solo in circostanze eccezionali prescritte dalla legge e giustificate dal perseguimento di un obiettivo legittimo; sottolinea pertanto che l'UE dovrebbe intensificare gli sforzi per promuovere la libertà di espressione attraverso le sue politiche e strumenti esterni; rinnova il proprio appello all'UE e agli Stati membri affinché rafforzino il monitoraggio di tutti i tipi di restrizione della libertà di espressione e dei mezzi di informazione nei paesi terzi e condannino tempestivamente e sistematicamente tali limitazioni, e ricorrano a tutti i mezzi e gli strumenti diplomatici disponibili per eliminare tali restrizioni; sottolinea l'importanza di garantire un'efficace attuazione degli orientamenti dell'UE sulla libertà di espressione online e offline e di controllarne regolarmente l'impatto; condanna la morte e l'incarcerazione di numerosi giornalisti e blogger nel 2016 e invita l'UE a proteggerli efficacemente; si compiace del nuovo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR), inaugurato nel 2016 con l'obiettivo specifico di formare le delegazioni dell'UE e i soggetti attivi nel settore dei mezzi di informazione nei paesi terzi circa le modalità di applicazione degli orientamenti; sottolinea l'importanza di denunciare e condannare i discorsi di odio e di incitamento alla violenza su internet e altrove, in quanto costituiscono una minaccia diretta nei confronti dello Stato di diritto e dei valori incarnati dai diritti umani;

10.  esprime profonda preoccupazione per il fatto che la società civile, ivi comprese le organizzazioni di ispirazione religiosa, è sempre più spesso oggetto di attacchi in tutto il mondo, attraverso, tra l'altro, un numero crescente di leggi repressive adottate in ogni parte del mondo con il pretesto di combattere il terrorismo; sottolinea che il fenomeno del restringimento dello spazio della società civile riguarda il mondo intero; ricorda che una società civile indipendente svolge un ruolo essenziale nella difesa e nella promozione dei diritti umani e nel funzionamento delle società democratiche, promuovendo in particolare la trasparenza, la responsabilità e la separazione dei poteri; invita l'Unione e gli Stati membri a monitorare costantemente e a segnalare i casi di violazione della libertà di riunione e di associazione, comprese le varie forme di divieto e limitazione imposte alle organizzazioni della società civile e alle loro attività, come ad esempio leggi che mirano a limitare lo spazio della società civile o a promuovere le ONG finanziate dai governi autoritari (organizzazioni non governative paragovernative, GONGO); invita inoltre l'Unione, i suoi Stati membri e le sue delegazioni a utilizzare tutti i mezzi disponibili, come i dialoghi sui diritti umani, i dialoghi politici e la diplomazia pubblica, per denunciare sistematicamente i singoli casi di difensori dei diritti umani e attivisti della società civile a rischio, in particolare quelli privati della libertà o incarcerati arbitrariamente e/o per le loro convinzioni politiche o il loro impegno sociale, e a denunciare inequivocabilmente la repressione, la vessazione e l'uccisione di difensori dei diritti umani, inclusi quelli attivi nella sfera ambientale; chiede la creazione di un sistema volto a monitorare in maniera efficace lo spazio della società civile con parametri e indicatori chiari per garantire un ambiente giuridico propizio e favorevole per la società civile;

11.  incoraggia le delegazioni dell'UE e il personale diplomatico degli Stati membri a continuare a sostenere attivamente i difensori dei diritti umani attraverso il monitoraggio sistematico dei processi, le visite agli attivisti detenuti e, ove opportuno, rilasciando dichiarazioni su casi individuali; sottolinea, a tale riguardo, l'importanza degli strumenti della diplomazia silenziosa; si compiace che nel 2016 l'UE abbia sollevato casi riguardanti difensori dei diritti umani in occasione di dialoghi e consultazioni a livello UE con più di 50 paesi; mette in risalto che nel 2016 il fondo di emergenza dell'EIDHR ha sostenuto oltre 250 difensori dei diritti umani a livello UE, il che costituisce un aumento del 30 % rispetto al 2015; si compiace della creazione e dell'efficace funzionamento del Meccanismo dell'UE per i difensori dei diritti umani (ProtectDefenders.eu), che è stato messo in atto dalla società civile e ha fornito un sostegno essenziale a un ampio numero di difensori dei diritti umani; esorta la Commissione a garantire il proseguimento del programma dopo ottobre 2018 e ad accrescerne le capacità, in modo da fornire maggiore sostegno ai difensori dei diritti umani in tutto il mondo;

12.  reputa profondamente deplorevole che in molti paesi persistano la tortura, i trattamenti inumani o degradanti e la pena di morte e invita l'Unione a intensificare gli sforzi per porvi fine; si compiace, a tale riguardo, della revisione della normativa dell'Unione relativa al commercio di determinate merci che potrebbero essere utilizzate per la pena di morte, la tortura o altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti; esorta il SEAE e il VP/AR a impegnarsi più risolutamente nella lotta contro la tortura e altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti, compresa la pena di morte, attraverso maggiori sforzi diplomatici e una più sistematica presa di posizione pubblica; sottolinea in questo contesto le preoccupanti condizioni di detenzione in alcune carceri, compreso il mancato trattamento di problemi di salute, e raccomanda che il SEAE, le delegazioni dell'Unione e gli Stati membri utilizzino appieno il potenziale di tutti gli strumenti esistenti, quali gli orientamenti dell'Unione europea sulla tortura; si compiace che nel dicembre 2016 l'Assemblea generale dell'ONU abbia adottato, con il sostegno di 117 paesi, la risoluzione delle Nazioni Unite riguardante una moratoria sull'uso della pena di morte; rileva che nel 2016 il numero di esecuzioni capitali nel mondo è diminuito rispetto all'anno precedente ed esprime la sua profonda preoccupazione per il fatto che il numero complessivo di esecuzioni rimane tuttavia superiore alla media registrata negli ultimi dieci anni; sottolinea che i soggetti presi di mira sono membri della società che esprimono dissenso e gruppi vulnerabili; invita i paesi che tuttora mettono in atto tale pratica ad adottare una moratoria e ad abolire la pena di morte;

13.  riconosce che le moderne tecnologie di informazione e comunicazione possono rivestire un ruolo molto importante nella promozione, nella difesa e nel ripristino dei diritti umani in tutto il mondo e invita le istituzioni dell'Unione e gli Stati membri a utilizzare i loro canali d'informazione per ribadire sistematicamente, nell'ambito dei loro quadri e mandati specifici, la posizione del Parlamento sulle diverse problematiche in materia di diritti umani, contribuendo nel contempo all'efficacia e alla visibilità degli sforzi comuni dell'Unione; manifesta preoccupazione per il crescente ricorso a talune tecnologie di sorveglianza informatica a duplice uso ai danni di politici, attivisti e giornalisti; si compiace, a tale riguardo, del lavoro attualmente svolto dalle istituzioni dell'Unione per aggiornare il regolamento (CE) n. 428/2009 del Consiglio, del 5 maggio 2009, che istituisce un regime comunitario di controllo delle esportazioni, del trasferimento, dell'intermediazione e del transito di prodotti a duplice uso(41); condanna fermamente il crescente numero di difensori dei diritti umani che devono affrontare minacce digitali, compreso il danneggiamento dei dati attraverso la confisca delle apparecchiature, la sorveglianza remota e la fuga di dati; esprime preoccupazione per la cancellazione da parte di piattaforme online di prove video legittime relative a potenziali crimini di guerra come parte della rimozione da dette piattaforme di contenuti e propaganda di natura terroristica;

14.  manifesta preoccupazione per la crescente privatizzazione dello Stato di diritto online, ove imprese private prendono decisioni in merito alla limitazione di diritti fondamentali, come la libertà di parola, sulla base delle loro condizioni di servizio, anziché in conformità di leggi adottate democraticamente;

15.  invita la Commissione ad adottare una direttiva di notifica e di intervento che aumenti la trasparenza e la proporzionalità delle procedure di rimozione, fornendo nel contempo mezzi di ricorso efficaci agli utenti i cui contenuti sono stati illegittimamente rimossi;

16.  condanna l'uso della violenza sessuale sulle donne e le ragazze come arma di guerra, compresi gli stupri di massa, la schiavitù sessuale, la prostituzione coatta, le forme di persecuzione basate sul genere, la tratta, il turismo sessuale e ogni altra forma di violenza fisica, sessuale e psicologica; richiama l'attenzione sul fatto che i reati connessi al genere e i reati di violenza sessuale sono classificati nello Statuto di Roma come crimini di guerra, crimini contro l'umanità o atti costitutivi di genocidio o tortura; sottolinea l'importanza di difendere i diritti delle donne, compresi i loro diritti sessuali e riproduttivi, attraverso la legislazione, l'istruzione e il sostegno alle organizzazioni della società civile; accoglie con favore l'adozione del piano d'azione dell'UE sulla parità di genere 2016-2020, che presenta un elenco circostanziato di misure tese a migliorare la situazione delle donne per quanto concerne la parità dei diritti e l'emancipazione; sottolinea l'importanza di garantirne l'efficace attuazione; si compiace inoltre dell'adozione dell'impegno strategico per la parità di genere 2016-2019, che promuove la parità di genere e i diritti delle donne in tutto il mondo; sottolinea l'importanza della ratifica e dell'attuazione effettiva, da parte di tutti gli Stati membri, della Convenzione di Istanbul; osserva che l'istruzione è lo strumento migliore per combattere la discriminazione e la violenza contro le donne e i bambini; chiede che la Commissione, il SEAE e il VP/AR rispettino più rigorosamente gli obblighi e gli impegni riguardanti i diritti delle donne nel quadro della Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW) e incoraggia i paesi terzi a fare altrettanto; ritiene che l'Unione europea dovrebbe continuare a integrare il sostegno a favore delle donne nelle operazioni compiute nel quadro della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC), nella prevenzione dei conflitti e nella ricostruzione postbellica; ribadisce l'importanza della risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle donne, la pace e la sicurezza; sottolinea l'importanza di una partecipazione sistematica, equa, piena e attiva delle donne nella prevenzione e nella risoluzione dei conflitti, nella promozione dei diritti umani e delle riforme democratiche, nonché nelle operazioni di mantenimento della pace, nell'assistenza umanitaria, nella ricostruzione post-conflitto e nei processi di transizione democratica che portano a soluzioni politiche durature e stabili; ricorda che nel 2016 è stato conferito il premio Sacharov a Nadia Murad e Lamiya Aji Bashar, sopravvissute alla schiavizzazione sessuale perpetrata dall'ISIS/Daesh;

17.  sottolinea che un'assistenza sanitaria accessibile, l'accesso e il rispetto universale della salute sessuale e riproduttiva e dei diritti connessi, la pianificazione familiare e l'accesso a prodotti per l'igiene femminile adeguati nonché all'assistenza sanitaria materna, prenatale e neonatale e a servizi per un aborto sicuro, sono elementi importanti per salvare la vita delle donne e contribuire a evitare le nascite ad alto rischio e a ridurre la mortalità neonatale e infantile; ritiene inaccettabile che i corpi delle donne e delle ragazze, in particolare relativamente alla loro salute e ai loro diritti sessuali e riproduttivi, rimangano a tutt'oggi un campo di battaglia ideologico; chiede che l'UE e i suoi Stati membri riconoscano il diritto inalienabile delle donne e delle ragazze all'integrità fisica e alla possibilità di decidere autonomamente in tale ambito e condanna le frequenti violazioni dei diritti sessuali e riproduttivi delle donne, compresa la negazione dell'accesso ai servizi di pianificazione familiare, ai contraccettivi e all'aborto sicuro e legale;

18.  condanna fermamente la reintroduzione e l'espansione della norma "global gag" e le sue ripercussioni sull'assistenza sanitaria e sui diritti delle donne e delle ragazze a livello globale; ribadisce il suo appello all'UE e ai suoi Stati membri affinché colmino il divario finanziario lasciato dagli Stati Uniti nell'ambito della salute sessuale e riproduttiva e relativi diritti, sfruttando gli stanziamenti destinati allo sviluppo a livello nazionale e dell'UE;

19.  ricorda che l'uguaglianza tra uomini e donne rappresenta un principio fondamentale dell'Unione europea e degli Stati membri e che l'integrazione della dimensione di genere, così come sancito dai trattati, è uno degli obiettivi principali dell'Unione; chiede quindi alla Commissione di integrare la dimensione di genere in tutti gli atti legislativi, gli orientamenti, le azioni e i finanziamenti dell'Unione come principio cardine dell'Unione, prestando particolare attenzione alle politiche dell'Unione in materia di relazioni esterne; sottolinea la necessità di rafforzare il ruolo delle delegazioni dell'Unione e quello del consigliere principale del SEAE per le questioni di genere, garantendo un bilancio specificamente destinato alla sua area di competenza;

20.  esorta il SEAE a garantire che i risultati della 61a sessione della Commissione sulla condizione femminile (CSW) siano inclusi nelle sue politiche e forniscano un nuovo impulso alla promozione dell'emancipazione economica delle donne e al contrasto delle disparità di genere nel mondo del lavoro che cambia;

21.  rileva il contributo positivo apportato dall'emancipazione delle donne al raggiungimento dello sviluppo sostenibile e di una società inclusiva, equa e pacifica; evidenzia che l'attenzione all'uguaglianza di genere e all'emancipazione delle donne è esplicita in tutti gli obiettivi di sviluppo sostenibile e che sarebbe opportuno compiere maggiori sforzi al fine di assicurare la piena realizzazione dei diritti delle donne e l'effettiva attuazione delle politiche a sostegno della loro emancipazione economica e sociale e della loro partecipazione ai processi decisionali; sottolinea che occorrerebbe prestare particolare attenzione all'emancipazione delle donne indigene;

22.  segnala che le donne dovrebbero essere incoraggiate a organizzarsi in sindacati e non dovrebbero essere discriminate nella ricerca di finanziamenti imprenditoriali;

23.  esorta l'Unione a sostenere tutte quelle associazioni femminili che ogni giorno operano a sostegno delle donne che si trovano in contesti di crisi umanitarie e conflitti;

24.  ribadisce l'urgente necessità di una ratifica universale e di un'efficace attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo (UNCRC) e dei suoi protocolli opzionali, al fine di fornire protezione giuridica ai bambini; sottolinea che i bambini sono spesso esposti ad abusi specifici, come i matrimoni in età infantile o la mutilazione genitale, e che necessitano pertanto di maggiore protezione; sottolinea che il lavoro minorile, il reclutamento dei bambini nei conflitti armati e i matrimoni precoci e forzati rimangono questioni critiche in alcuni paesi; chiede che l'Unione consulti sistematicamente le organizzazioni locali e internazionali pertinenti per i diritti dei minori e metta in risalto, nei suoi dialoghi politici e sui diritti umani con i paesi terzi, gli obblighi di attuazione in capo agli Stati che sono parti alla Convenzione; si compiace della strategia del Consiglio d'Europa sui diritti dell'infanzia 2016-2021; chiede che l'Unione europea continui a promuovere gli strumenti dell'Unione e dell'UNICEF volti a integrare i diritti dei minori nella cooperazione allo sviluppo mediante le sue delegazioni esterne e che impartisca una formazione adeguata al personale delle delegazioni dell'Unione in tale ambito; ribadisce la sua richiesta alla Commissione di proporre una strategia di largo respiro e un piano d'azione in materia di diritti dei minori per i prossimi cinque anni, per conferire priorità alla problematica dei diritti dei minori nell'ambito delle politiche esterne dell'Unione; accoglie con favore il fatto che, nel quadro dello strumento di cooperazione allo sviluppo, nel 2016 sono state stanziate risorse a sostegno delle agenzie delle Nazioni Unite per mettere in atto misure mirate a favore dei diritti dei minori, che devono essere configurate in modo da ottimizzarne l'effettivo beneficio per i bambini in situazione di bisogno, in particolare nel campo dei sistemi sanitari e dell'accesso all'istruzione, all'acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari; chiede che si trovi urgentemente una soluzione alla questione dei bambini apolidi, in particolare per quelli nati fuori dal paese di origine dei loro genitori e per i bambini migranti;

25.  condanna con la massima fermezza ogni forma di discriminazione, comprese quelle basate su razza, colore, religione, sesso, orientamento sessuale, caratteristiche sessuali, lingua, cultura, origine sociale, casta, nascita, età, disabilità o qualsiasi altra condizione; sottolinea che l'Unione dovrebbe intensificare gli sforzi per eliminare ogni tipo di discriminazione, razzismo, xenofobia e altra forma di intolleranza attraverso i dialoghi politici e sui diritti umani, l'attività delle delegazioni dell'Unione e la diplomazia pubblica; sottolinea inoltre che l'Unione dovrebbe continuare a promuovere la ratifica e la piena attuazione di tutte le convenzioni delle Nazioni Unite a sostegno di tale causa;

26.  ribadisce che per "tratta di esseri umani" si intende il reclutare, trasportare, trasferire, ospitare o accogliere persone, tramite l'impiego o la minaccia di impiego della forza o di altre forme di coercizione, di rapimento, frode, inganno, abuso di potere o di una posizione di vulnerabilità o tramite il dare o ricevere somme di danaro o vantaggi per ottenere il consenso di una persona che ha autorità su un'altra a scopo di sfruttamento; invita l'Unione e i suoi Stati membri ad adottare misure volte a scoraggiare la domanda che è alla base di tutte le forme di sfruttamento delle persone, soprattutto di donne e bambini, che porta alla tratta, mantenendo nel contempo un approccio basato sui diritti umani e incentrato sulle vittime; ribadisce la necessità che tutti gli Stati membri attuino la strategia dell'Unione per l'eradicazione della tratta di esseri umani e la direttiva 2011/36/UE(42) al riguardo; esprime profonda preoccupazione per l'estrema vulnerabilità dei migranti e dei rifugiati allo sfruttamento, al traffico e alla tratta di esseri umani; sottolinea la necessità di mantenere una distinzione tra i concetti di tratta di esseri umani e traffico di migranti;

27.  condanna le continue violazioni dei diritti umani commesse nei confronti di persone che soffrono a seguito di una discriminazione basata sulla casta e le gerarchie di casta, le quali si vedono tra l'altro negare l'uguaglianza e l'accesso alla giustizia e al lavoro, sono vittime di una persistente segregazione e sono ostacolate dalla barriera della casta nella fruizione dei diritti umani basilari e dello sviluppo; ribadisce il suo invito allo sviluppo di una politica dell'Unione in materia di discriminazione legata alla casta e che l'Unione sfrutti ogni opportunità per manifestare la sua profonda preoccupazione riguardo a tali violazioni dei diritti umani; esorta l'Unione e i suoi Stati membri a intensificare gli sforzi e il sostegno a favore di iniziative connesse a livello di Nazioni Unite e di delegazione, mettendo in atto e sorvegliando gli obiettivi di sviluppo sostenibile per il 2030, monitorando l'osservanza del nuovo strumento di orientamento delle Nazioni Unite sulla discriminazione basata sulla discendenza e sostenendo l'attuazione, da parte degli Stati, delle raccomandazioni formulate nell'ambito del meccanismo delle Nazioni Unite per i diritti umani riguardo alla questione della discriminazione legata alla casta;

28.  manifesta profonda preoccupazione per il fatto che le minoranze corrono tuttora un rischio maggiore di essere discriminate e sono particolarmente vulnerabili a mutamenti e perturbazioni di carattere politico, economico, ambientale e lavorativo; osserva che molte hanno un accesso limitato o inesistente alla rappresentanza politica e sono gravemente colpite dalla povertà; sottolinea che l'Unione dovrebbe intensificare gli sforzi per porre fine alle violazioni dei diritti umani compiute ai danni delle minoranze; sottolinea che le comunità minoritarie hanno esigenze specifiche e dovrebbero vedersi garantito un pieno accesso e pari trattamento in tutti i settori della vita economica, sociale, politica e culturale;

29.  accoglie con favore la ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (UNCRPD) e ribadisce l'importanza della sua ratifica ed efficace attuazione da parte sia degli Stati membri sia delle istituzioni dell'Unione; sottolinea che le disabilità non privano le persone della dignità umana, il che comporta un dovere da parte dello Stato di proteggerle; sottolinea, in particolare, la necessità di integrare in modo credibile il principio dell'accessibilità universale e i diritti delle persone con disabilità in tutte le politiche pertinenti dell'Unione, compreso il settore della cooperazione allo sviluppo, e pone l'accento sul carattere prescrittivo e orizzontale di tale questione; invita l'Unione a integrare la lotta alla discriminazione basata sulla disabilità nella sua azione esterna e nelle sue politiche di aiuto allo sviluppo; si compiace, a questo proposito, dell'inclusione dei diritti delle persone con disabilità nel nuovo consenso europeo in materia di sviluppo;

30.  ribadisce il proprio sostegno all'introduzione sistematica di clausole sui diritti umani negli accordi internazionali tra l'Unione e i paesi terzi, compresi gli accordi commerciali e sugli investimenti; ricorda che tutti i diritti umani devono essere considerati di pari valore, in quanto indivisibili, interdipendenti e interrelati; invita la Commissione a monitorare l'attuazione di tali clausole in maniera efficace e sistematica e a presentare al Parlamento relazioni periodiche sul rispetto dei diritti umani da parte dei paesi partner; invita la Commissione ad adottare un'impostazione più strutturata e strategica ai dialoghi sui diritti umani nell'ambito dei futuri accordi; è favorevole al sistema di preferenze SPG+ quale strumento per stimolare l'efficace attuazione di 27 convenzioni internazionali fondamentali sui diritti umani e le norme in materia di lavoro; sollecita la reale applicazione del SPG+ e si aspetta che la Commissione riferisca al Parlamento europeo e al Consiglio sullo stato di avanzamento della ratifica e i progressi compiuti nell'ambito di tale regime; ribadisce l'importanza di una corretta attuazione dei principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani;

31.  ribadisce che le attività di tutte le imprese, incluse quelle europee, che operano nei paesi terzi dovrebbero essere pienamente conformi alle norme internazionali in materia di diritti umani ed esorta l'Unione e i suoi Stati membri ad assicurare che ciò sia il caso; rammenta, inoltre, che è importante promuovere la responsabilità sociale delle imprese e che le imprese europee svolgano un ruolo di primo piano nella promozione di norme internazionali su imprese e diritti umani, sottolineando che la cooperazione tra le organizzazioni per i diritti umani e quelle imprenditoriali emanciperebbe gli attori locali e promuoverebbe la società civile; riconosce che le catene del valore mondiali contribuiscono al rafforzamento delle norme internazionali fondamentali in materia di lavoro nonché di carattere ambientale e sociale e rappresentano opportunità e sfide riguardo al progresso sostenibile e la promozione dei diritti umani, in particolare nei paesi in via di sviluppo; chiede che l'Unione svolga un ruolo più attivo nel conseguire una gestione adeguata, equa, trasparente e sostenibile delle catene globali del valore e nel ridurre gli effetti negativi sui diritti umani, inclusa la violazione dei diritti del lavoro; sottolinea, tuttavia, che nel caso di abusi dei diritti umani legati alle imprese, si dovrebbe garantire alle vittime un accesso effettivo ai mezzi di ricorso; sollecita la Commissione a garantire che i progetti sostenuti dalla BEI siano in linea con la politica dell'Unione e con i suoi impegni in materia di diritti umani; prende atto dei negoziati in corso per un trattato volto a vincolare le società transnazionali e altre imprese commerciali al rispetto dei diritti umani; incoraggia l'Unione a partecipare in modo costruttivo a tali trattative;

32.  invita l'Unione e gli Stati membri a utilizzare tutto il loro peso politico per prevenire qualsiasi atto che possa essere considerato genocidio, crimine di guerra o crimine contro l'umanità, per reagire in modo efficiente e coordinato qualora vengano perpetrati tali crimini, per mobilitare tutte le risorse necessarie ad assicurare alla giustizia tutti i responsabili, anche mediante l'applicazione del principio di giurisdizione universale, e per assistere le vittime e sostenere i processi di stabilizzazione e di riconciliazione; invita la comunità internazionale a mettere a punto strumenti volti a ridurre al minimo l'intervallo intercorrente tra allarme e reazione, come il sistema di allarme precoce dell'Unione, al fine di prevenire l'insorgere, il riemergere e l'aggravarsi di conflitti violenti;

33.  invita l'Unione a fornire sostegno alle organizzazioni (comprese le ONG, le organizzazioni che svolgono indagini aperte e la società civile) che raccolgono, preservano e tutelano le prove, digitali o di altro tipo, dei reati commessi, al fine di facilitare le azioni penali internazionali nei loro confronti;

34.  esprime profonda preoccupazione per la distruzione di siti del patrimonio culturale di Siria, Yemen e Libia; osserva che 22 dei 38 siti del patrimonio culturale mondiale in pericolo si trovano in Medio Oriente; appoggia le attività dell'iniziativa "Patrimonio culturale" e le sue attività di accertamento in Siria e in Iraq concernenti la distruzione del patrimonio archeologico e culturale;

35.  accoglie con favore gli sforzi dell'Unione a sostegno del meccanismo internazionale imparziale e indipendente (MIII) istituito dalle Nazioni Unite per prestare assistenza nelle indagini relative ai reati gravi commessi in Siria; sottolinea la necessità di istituire un meccanismo indipendente analogo in Iraq; invita l'Unione e gli Stati membri dell'Unione che non lo abbiano ancora fatto a contribuire finanziariamente al MIII;

36.  condanna fermamente i crimini efferati e le violazioni dei diritti umani a opera di attori statali e non statali; inorridisce di fronte alla vasta gamma di crimini commessi, compresi omicidi, torture, stupri come arma di guerra, schiavizzazione e schiavitù sessuale, reclutamento di bambini soldato, conversioni religiose forzate e l'"epurazione" e l'uccisione sistematiche di membri di minoranze religiose; ricorda che la situazione in cui si trovano le minoranze religiose nei territori governati dall'ISIS/Daesh è stata qualificata come genocidio dal Parlamento europeo nella sua risoluzione del 12 febbraio 2015 sulla crisi umanitaria in Iraq e in Siria, in particolare nel contesto dello Stato islamico(43); sottolinea che l'Unione e gli Stati membri dovrebbero sostenere le azioni penali nei confronti dei membri di gruppi non statali come l'ISIS/Daesh chiedendo al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di conferire la giurisdizione in materia alla Corte penale internazionale (CPI) o di garantire che sia fatta giustizia mediante un tribunale ad hoc o la giurisdizione universale;

37.  ribadisce il suo pieno sostegno alla CPI, allo statuto di Roma, all'ufficio del procuratore e ai suoi poteri d'iniziativa, nonché ai progressi compiuti nell'avvio di nuove indagini, che costituiscono un mezzo essenziale per combattere l'impunità degli autori di crimini atroci; invita tutti gli Stati membri a ratificare gli emendamenti di Kampala relativi al crimine di aggressione e di aggiungere i "crimini atroci" nell'elenco dei reati per i quali l'Unione è competente; condanna qualsiasi tentativo di minare la legittimità o l'indipendenza della CPI e chiede all'Unione e agli Stati membri di cooperare in modo coerente per sostenerne le indagini e le decisioni, allo scopo di porre fine all'impunità dei crimini internazionali, anche quando si tratti dell'arresto di persone ricercate dalla CPI; esorta l'Unione e gli Stati membri a garantire un sostegno costante agli esami, alle indagini e alle decisioni della CPI e a prendere provvedimenti nonché a reagire efficacemente alle istanze di non cooperazione con la CPI e prevedere finanziamenti adeguati; si compiace della riunione tenutasi il 6 luglio 2016 a Bruxelles tra i rappresentanti dell'Unione e della CPI in preparazione della riunione della seconda tavola rotonda UE-CPI istituita per consentire al personale interessato della CPI e delle istituzioni europee di individuare settori di interesse comune, scambiare informazioni sulle attività pertinenti e garantire una migliore cooperazione tra le due parti; rileva, con profondo rammarico, i recenti annunci di ritiro dallo statuto di Roma, che rappresentano una problematica in particolare per l'accesso delle vittime alla giustizia e che dovrebbero essere fermamente condannati; ritiene che la Commissione, il SEAE e gli Stati membri debbano continuare a incoraggiare i paesi terzi a ratificare e applicare lo statuto di Roma; invita nuovamente il VP/AR a nominare un rappresentante speciale dell'Unione in materia di diritto umanitario internazionale e giustizia internazionale, incaricato di promuovere, integrare e rappresentare l'impegno dell'Unione per la lotta all'impunità e nei confronti della CPI nelle politiche esterne dell'Unione; invita l'Unione e i suoi Stati membri a sostenere i meccanismi di responsabilizzazione e le risoluzioni delle Nazioni Unite nell'ambito dei consessi multilaterali dell'ONU, compreso il Consiglio dei diritti dell'uomo;

38.  esorta l'Unione a incrementare gli sforzi volti a promuovere lo Stato di diritto e l'indipendenza della magistratura a livello multilaterale e bilaterale quale principio fondamentale per il consolidamento della democrazia; incoraggia l'Unione europea a sostenere l'equa amministrazione della giustizia in tutto il mondo mediante l'assistenza ai processi di riforma legislativa e istituzionale nei paesi terzi; incoraggia altresì le delegazioni dell'Unione e le ambasciate degli Stati membri a monitorare sistematicamente i processi al fine di promuovere l'indipendenza del potere giudiziario;

39.  manifesta profonda preoccupazione e solidarietà nei confronti del crescente numero di migranti, rifugiati e richiedenti asilo, tra cui un sempre maggior numero di donne, in quanto vittime di conflitti, persecuzioni, carenze governative, povertà, migrazione irregolare, tratta e reti di traffico di esseri umani; sottolinea la necessità urgente di compiere reali passi per far fronte alle cause profonde dei flussi migratori e trovare soluzioni a lungo termine basate sul rispetto per i diritti umani e la dignità, e dunque di affrontare la dimensione esterna della crisi dei rifugiati, anche trovando soluzioni sostenibili ai conflitti nel vicinato europeo, ad esempio mediante lo sviluppo della cooperazione e di partenariati con i paesi terzi interessati che si conformano al diritto internazionale e assicurando il rispetto dei diritti umani in tali paesi; esprime la sua profonda preoccupazione dinanzi alla violenza contro i minori migranti, inclusi i minori migranti scomparsi, non accompagnati, e chiede programmi di reinsediamento, ricongiungimento familiare e corridoi umanitari; è profondamente preoccupato per la difficile situazione e il crescente numero degli sfollati interni e chiede il loro ritorno sicuro, il loro reinsediamento o la loro integrazione locale; invita l'Unione e gli Stati membri a provvedere assistenza umanitaria nel settore dell'istruzione, degli alloggi, della sanità e per altre aree umanitarie che assistono i rifugiati più vicino ai loro paesi di origine, e a mettere in atto adeguatamente le politiche di rimpatrio; sottolinea la necessità di un approccio globale in materia di migrazione che sia basato sui diritti umani e invita l'Unione a collaborare ulteriormente con le Nazioni Unite, le organizzazioni regionali, i governi e le organizzazioni non governative; invita gli Stati membri ad attuare appieno il pacchetto europeo comune in materia di asilo e la legislazione comune in materia di migrazione, in particolare al fine di tutelare i richiedenti asilo vulnerabili; sottolinea che le definizioni di paesi sicuri e di paesi di origine sicuri non dovrebbero impedire l'esame individuale delle domande di asilo; mette in guardia contro la strumentalizzazione della politica estera dell'Unione come una "gestione della migrazione"; invita l'Unione e gli Stati membri a garantire la piena trasparenza riguardo ai fondi destinati ai paesi terzi per la cooperazione in materia di migrazione e a far sì che tale cooperazione non vada a beneficio di strutture implicate in casi di violazione dei diritti umani, ma vada di pari passo con il miglioramento della situazione dei diritti umani in questi paesi;

40.  ritiene che la cooperazione allo sviluppo e la promozione dei diritti umani e dei principi democratici, compresi lo Stato di diritto e la buona governance, debbano andare di pari passo; ricorda, a tale proposito, che le Nazioni Unite hanno dichiarato che, senza un approccio basato sui diritti umani, non è possibile realizzare interamente gli obiettivi di sviluppo; rammenta altresì che l'Unione si è impegnata a sostenere i paesi partner, tenendo conto della loro situazione in termini di sviluppo e dei loro progressi per quanto riguarda i diritti umani e la democrazia;

41.  segnala che la proporzione di persone a rischio di povertà o di esclusione sociale è più elevata tra le donne e chiede alla Commissione di intensificare i propri sforzi volti ad attuare misure che contrastino la povertà e l'esclusione sociale nel quadro delle proprie politiche di sviluppo.

42.  ricorda che il criterio 2 della posizione comune del Consiglio 2008/944/PESC obbliga gli Stati membri a esaminare ogni licenza di esportazione di armi sulla base del rispetto dei diritti umani da parte del paese di destinazione; ricorda, in tale contesto, l'impegno assunto dalla Commissione nel contesto del piano d'azione dell'Unione sui diritti umani e la democrazia per quanto riguarda le forze di sicurezza e l'attuazione della politica dell'Unione in materia di diritti umani, compreso lo sviluppo e l'attuazione di una politica relativa al dovere di diligenza in tale campo;

43.  ribadisce la sua richiesta di una posizione comune dell'Unione sull'uso di droni armati, in cui sia attribuita la massima importanza al rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario e siano trattate questioni quali il quadro giuridico, la proporzionalità, la responsabilità, la protezione dei civili e la trasparenza; esorta ancora una volta l'Unione a vietare lo sviluppo, la produzione e l'impiego di armi completamente autonome in grado di sferrare attacchi senza alcun intervento umano;

44.  ritiene che l'Unione europea dovrebbe continuare a compiere sforzi per accrescere il rispetto dei diritti umani delle persone LGBTI, in linea con gli orientamenti dell'Unione in materia; chiede la piena attuazione degli orientamenti, anche attraverso la formazione del personale dell'Unione nei paesi terzi; denuncia il fatto che 72 paesi configurino ancora l'omosessualità come reato ed esprime preoccupazione a fronte del fatto che 13 di tali paesi prevedano la pena di morte; ritiene che le pratiche e gli atti di violenza nei confronti degli individui in base al loro orientamento sessuale, come le ammissioni forzate della propria omosessualità, i reati generati dall'odio e discorsi di incitamento all'odio sia online che offline, così come gli stupri correttivi non debbano rimanere impuniti; prende atto della legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso e delle unioni civili tra persone dello stesso sesso in alcuni paesi e ne incoraggia l'ulteriore riconoscimento; condanna le violazioni dell'integrità fisica delle donne e di persone appartenenti a minoranze; invita gli Stati a vietare tali pratiche, a perseguire i colpevoli e a offrire sostegno alle vittime;

45.  ribadisce la fondamentale importanza della lotta alla corruzione, in ogni sua forma, al fine di poter salvaguardare lo Stato di diritto, la democrazia e il rispetto dei diritti umani; condanna fermamente qualsiasi comportamento complice di tali pratiche corrotte;

46.  ricorda che la corruzione costituisce una minaccia per la parità di esercizio dei diritti umani e pregiudica i processi democratici quali lo Stato di diritto e l'equa amministrazione della giustizia; è del parere che l'Unione debba sottolineare, in tutte le piattaforme di dialogo con i paesi terzi, l'importanza dell'integrità, della responsabilità e della corretta gestione degli affari, delle finanze e dei beni pubblici, come sancito dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (UNCAC); raccomanda che l'Unione si avvalga delle proprie competenze per sostenere i paesi terzi in modo più coerente e sistematico nei loro sforzi tesi a contrastare la corruzione, istituendo e consolidando istituzioni anti-corruzione indipendenti ed efficaci; invita in particolare la Commissione a negoziare disposizioni per la lotta alla corruzione in tutti i futuri accordi commerciali negoziati con i paesi terzi;

47.  sottolinea gli obblighi e le responsabilità fondamentali in capo agli Stati e ad altre istanze portatrici di doveri per quanto concerne la mitigazione dei cambiamenti climatici, la prevenzione dei loro effetti negativi sui diritti umani e la promozione della coerenza delle politiche, allo scopo di garantire che gli sforzi di mitigazione dei cambiamenti climatici e di adeguamento agli stessi siano commisurati, sufficientemente ambiziosi, non discriminatori e conformi sotto ogni altro aspetto agli obblighi in materia di diritti umani; sottolinea che, secondo le stime delle Nazioni Unite, entro il 2050 vi sarà un numero elevato di rifugiati ambientali; sottolinea il legame tra politiche commerciali, ambientali e in materia di sviluppo nonché gli effetti positivi e negativi che tali politiche possono avere sul rispetto dei diritti umani; accoglie con favore l'impegno internazionale teso a promuovere l'integrazione delle problematiche ambientali, delle calamità naturali e dei cambiamenti climatici nel contesto dei diritti umani;

48.  sottolinea che negli ultimi anni, nei paesi in via di sviluppo, si è registrata un'impennata dell'accaparramento dei terreni; ritiene che la lotta contro lo sfruttamento e l'accaparramento delle risorse debba costituire una priorità; condanna le pratiche quali l'accaparramento di terreni e l'utilizzo indiscriminato delle risorse naturali; chiede un intervento urgente della Commissione che faccia seguito a quanto chiesto dal Parlamento europeo attraverso recenti numerose risoluzioni in materia;

49.  sottolinea l'importanza di garantire che i diritti umani e l'accesso a beni e servizi, quali l'acqua e i servizi igienico-sanitari, siano coperti dalle politiche in ambito sociale, dell'istruzione, della sanità e della sicurezza;

50.  invita le istituzioni internazionali, i governi nazionali, le ONG e i singoli a collaborare in modo sinergico per determinare un quadro regolamentare idoneo ad assicurare a ogni persona nel mondo l'accesso a una quantità minima d'acqua; sottolinea che l'acqua non dovrebbe essere considerata un bene commerciale, ma una questione di sviluppo e sostenibilità, e che la privatizzazione dell'acqua non esenta gli Stati membri dalle loro responsabilità in materia di diritti umani; invita i paesi nei quali l'acqua è una fonte di tensione o conflitto a cooperare per la condivisione di tale risorsa, al fine di creare una situazione vantaggiosa per tutti in termini di sostenibilità e di sviluppo pacifico della regione;

Affrontare le sfide e le attività per il sostegno della democrazia

51.  sottolinea che l'Unione dovrebbe continuare a sostenere attivamente le istituzioni per i diritti umani democratiche ed efficaci nonché la società civile nei loro sforzi tesi a promuovere la democratizzazione; si compiace dell'assistenza inestimabile fornita alle organizzazioni della società civile in tutto il mondo dallo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani, che continua a essere lo strumento faro dell'Unione nell'attuazione della sua politica esterna in materia di diritti umani; si compiace inoltre dei costanti sforzi del Fondo europeo per la democrazia volti a promuovere la democrazia e il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali nel vicinato orientale e meridionale dell'Unione;

52.  ricorda che l'esperienza acquisita e gli insegnamenti appresi dalle transizioni verso la democrazia nel quadro della politica di allargamento e di vicinato potrebbero contribuire positivamente all'individuazione delle migliori pratiche che potrebbero essere utilizzate per sostenere e consolidare altri processi di democratizzazione in tutto il mondo;

53.  ribadisce, in tale contesto, il suo invito alla Commissione affinché sviluppi orientamenti dell'Unione in materia di sostegno alla democrazia;

54.  raccomanda che l'Unione intensifichi i propri sforzi per elaborare un approccio più globale ai processi di democratizzazione, di cui le elezioni libere ed eque sono solo un aspetto, al fine di contribuire positivamente al rafforzamento delle istituzioni democratiche e alla fiducia dei cittadini nei processi elettorali in tutto il mondo;

55.  accoglie con favore le otto missioni di osservazione elettorale (EOM) e le otto missioni di esperti elettorali (EEM) inviate in tutto il mondo dall'Unione nel 2016; sottolinea che dal 2015 l'Unione ha inviato 17 EOM e 23 EEM; ribadisce la propria opinione positiva del costante sostegno dell'Unione ai processi elettorali e la sua prestazione di assistenza elettorale e di sostegno agli osservatori nazionali; accoglie con favore e sostiene pienamente l'attività del gruppo per il sostegno alla democrazia e il coordinamento elettorale a tale proposito;

56.  ricorda l'importanza di dare un adeguato seguito alle relazioni e alle raccomandazioni delle MOE in modo da migliorarne l'impatto e rafforzare il sostegno dell'Unione europea agli standard democratici nei paesi interessati;

57.  accoglie con favore l'impegno assunto dalla Commissione, dal SEAE e dagli Stati membri nell'ambito dell'attuale piano d'azione sui diritti umani e la democrazia a collaborare con maggiore determinazione e coerenza con gli organismi di gestione delle elezioni, le istituzioni parlamentari e le organizzazioni della società civile dei paesi terzi, al fine di contribuire alla loro assunzione di poteri e, di conseguenza, al rafforzamento dei processi democratici;

58.  sottolinea che la politica di allargamento è uno degli strumenti più solidi per il rafforzamento del rispetto dei principi democratici e dei diritti umani alla luce degli attuali sviluppi politici nei paesi candidati e potenziali candidati; invita la Commissione a intensificare i propri sforzi per sostenere il rafforzamento delle culture politiche democratiche, il rispetto dello Stato di diritto, l'indipendenza dei mezzi di comunicazione e della magistratura, nonché la lotta contro la corruzione in tali paesi; si dichiara convinto che la politica europea di vicinato riveduta dovrebbe continuare a essere incentrata sulla protezione, la promozione e l'attuazione dei diritti umani e dei principi democratici; ribadisce che la protezione, il sostegno attivo ai diritti umani e alla democrazia e la loro attuazione è nell'interesse sia dei paesi partner sia dell'Unione; sottolinea, inoltre, la necessità che l'Unione rispetti l'impegno assunto con i partner, in particolare del suo vicinato, di sostenere le riforme economiche, sociali e politiche, proteggere i diritti umani e contribuire all'istituzione dello Stato di diritto, quale mezzo migliore per rafforzare l'ordine internazionale e per garantire la stabilità nel suo vicinato; ricorda che l'Unione per il Mediterraneo può e dovrebbe definire il dialogo politico in tale ambito e sollecitare un'agenda solida in materia di diritti umani e democrazia nella regione; ricorda che qualsiasi paese intenda aderire all'Unione dovrà garantire il pieno rispetto dei diritti umani e rispettare rigorosamente i criteri di Copenaghen e che la mancata conformità con tali criteri potrebbe portare a un congelamento dei negoziati;

59.  sottolinea che la costruzione della pace richiede sforzi per prevenire e ridurre i conflitti e rafforzare la resilienza delle istituzioni politiche, socioeconomiche e di sicurezza, al fine di gettare le fondamenta per una pace e uno sviluppo sostenibili nel lungo periodo; sottolinea che la promozione dello Stato di diritto, della buona governance e dei diritti umani è fondamentale per sostenere la pace;

Garantire un approccio completo e coerente al sostegno ai diritti umani e alla democrazia attraverso le politiche dell'Unione

60.  prende atto dell'adozione della relazione annuale dell'Unione europea sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2016; ritiene che la relazione annuale rappresenti uno strumento indispensabile di controllo, comunicazione e discussione sulla politica dell'Unione in materia di diritti umani e democrazia nel mondo e un mezzo prezioso per fornire una panoramica completa delle priorità, degli sforzi e anche delle sfide dell'Unione in questo settore e per identificare altri modi per affrontarle efficacemente;

61.  ribadisce con forza il proprio invito al VP/AR a partecipare a un dibattito in Aula con i deputati al Parlamento europeo due volte l'anno, ossia in occasione della presentazione della relazione annuale e poi in risposta alla propria relazione; ribadisce l'importanza di un dialogo interistituzionale continuo, in particolare riguardo al seguito da dare alle risoluzioni d'urgenza del Parlamento sui diritti umani; ricorda che le risposte scritte svolgono altresì un ruolo importante nelle relazioni interistituzionali, in quanto consentono un monitoraggio sistematico e approfondito del seguito dato a tutti i punti sollevati dal Parlamento e contribuiscono pertanto al rafforzamento di un coordinamento efficace; chiede che il VP/AR e il SEAE forniscano risposte complete alle interrogazioni scritte e affrontino le questioni relative ai diritti umani sollevate al più alto livello di dialogo con i paesi coinvolti;

62.  elogia il SEAE e la Commissione per la loro esauriente comunicazione sulle attività svolte dall'Unione in materia di diritti umani e democrazia nel 2016; ritiene, tuttavia, che l'attuale formato della relazione annuale sui diritti umani e la democrazia potrebbe essere migliorato fornendo una migliore visione d'insieme dell'impatto concreto delle azioni dell'Unione sui diritti umani e la democrazia nei paesi terzi;

63.  ribadisce la propria opinione che l'adozione del quadro strategico e del primo piano d'azione dell'Unione per i diritti umani e la democrazia nel 2012 abbiano rappresentato una tappa importante per l'Unione, ponendo i diritti umani e la democrazia al centro delle sue relazioni esterne; si compiace che nel luglio 2015 il Consiglio abbia adottato un nuovo piano d'azione per i diritti umani e la democrazia per il periodo 2015-2019 e accoglie con favore l'esecuzione di un riesame intermedio nel 2017; invita il VP/AR, il SEAE, la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri a garantire un'attuazione efficace e coerente dell'attuale piano d'azione, anche mediante un'autentica collaborazione con le organizzazioni della società civile; sottolinea che gli Stati membri dovrebbero riferire in merito alle modalità con cui hanno attuato il piano; richiama in particolare l'attenzione sull'importanza di aumentare l'efficacia e massimizzare l'impatto locale degli strumenti utilizzati per promuovere il rispetto dei diritti umani e della democrazia nel mondo;

64.  ribadisce la propria opinione che, per portare avanti in maniera coerente e uniforme l'agenda in materia di diritti umani e democrazia nonché un'autentica collaborazione con le organizzazioni della società civile a livello locale, nazionale e internazionale, occorrano un solido consenso e un coordinamento rafforzato tra Stati membri e istituzioni dell'Unione; sottolinea con forza che gli Stati membri dovrebbero acquisire una maggiore titolarità dell'attuazione del piano d'azione e del quadro strategico dell'Unione, utilizzandoli come modello per promuovere i diritti umani e la democrazia a livello sia bilaterale che multilaterale;

65.  riconosce il ruolo essenziale di Stavros Lambrinidis, rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, ai fini del rafforzamento della visibilità e dell'efficacia dell'Unione nel tutelare e promuovere i diritti umani e i principi democratici in tutto il mondo e ne sottolinea il ruolo nel favorire l'attuazione coerente e uniforme della politica dell'Unione in materia di diritti umani; accoglie con favore la proroga del mandato del rappresentante speciale dell'UE fino al 28 febbraio 2019 e ribadisce la sua richiesta che questo mandato assuma carattere permanente; raccomanda, a tale riguardo, che al rappresentante speciale dell'UE siano conferiti poteri d'iniziativa, maggiore visibilità pubblica nonché personale e risorse finanziarie adeguati per lavorare al massimo del proprio potenziale; raccomanda, inoltre, che il rappresentante speciale dell'UE migliori la trasparenza delle sue attività, piani, relazioni sui progressi compiuti e valutazioni;

66.  deplora che il lavoro e l'impatto del rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani possano essere accessibili solo parzialmente attraverso un esame della relazione annuale sui diritti dell'uomo, il suo account sui social media e i discorsi disponibili;

67.  sostiene pienamente le strategie nazionali in materia di diritti umani, che adeguano l'azione dell'Unione alla situazione e alle esigenze specifiche di ciascun paese; ribadisce la propria richiesta di concedere ai deputati al Parlamento europeo l'accesso ai contenuti delle strategie; sottolinea con forza l'importanza di tenere conto delle strategie nazionali in materia di diritti umani a tutti i livelli del processo di elaborazione delle politiche nei confronti di singoli paesi terzi; ribadisce che le strategie nazionali in materia di diritti umani (HRCS) dovrebbero corrispondere alle azioni dell'Unione da attuare in ciascun paese sulla base delle situazioni specifiche e dovrebbero contenere indicatori misurabili per valutare i progressi e la possibilità, ove necessario, di adeguarle;

68.  si compiace della designazione di punti focali in materia di diritti umani e questioni di genere da parte di tutte le delegazioni dell'Unione e le missioni nell'ambito della PSDC; ribadisce la propria raccomandazione al VP/AR e al SEAE di elaborare chiari orientamenti operativi riguardo al ruolo dei punti focali in seno alle delegazioni, in modo che queste possano migliorare, fungere da veri e propri consulenti per i diritti umani e svolgere il proprio lavoro in modo efficiente;

69.  riconosce che i dialoghi sui diritti umani con i paesi terzi possono rappresentare uno strumento efficiente di coinvolgimento e cooperazione bilaterale nella promozione e nella tutela dei diritti umani; si compiace dell'avvio di dialoghi sui diritti umani con un numero crescente di paesi; elogia e incoraggia ulteriormente il coinvolgimento della società civile nei dialoghi preparatori; ribadisce il proprio invito a sviluppare un meccanismo globale di monitoraggio e riesame del funzionamento dei dialoghi sui diritti umani;

70.  ricorda che l'Unione si è impegnata a porre i diritti umani e la democrazia al centro delle sue relazioni con i paesi terzi; sottolinea pertanto che l'avanzamento dei diritti umani e dei principi democratici, comprese le clausole di condizionalità in materia di diritti umani negli accordi internazionali, deve essere sostenuto attraverso tutte le politiche dell'Unione dotate di una dimensione esterna, come la politica di allargamento e vicinato, la PSDC e le politiche in materia di ambiente, sviluppo, sicurezza, lotta contro il terrorismo, commercio, migrazione, giustizia e affari interni;

71.  ricorda che le sanzioni costituiscono uno strumento essenziale della PESC; esorta il Consiglio ad adottare le sanzioni previste nella legislazione dell'Unione quando sono ritenute necessarie per conseguire gli obiettivi della PESC, in particolare al fine di proteggere i diritti umani e di consolidare e sostenere la democrazia, assicurando nel contempo che esse non abbiano un impatto sulla popolazione civile; chiede che tali sanzioni siano incentrate sui funzionari identificati come responsabili delle violazioni dei diritti umani, per punire i loro reati e abusi;

72.  prende atto degli sforzi profusi dalla Commissione per onorare il suo impegno di includere disposizioni concernenti i diritti umani nelle sue valutazioni d'impatto delle proposte legislative e non legislative, delle misure di attuazione e degli accordi commerciali e di investimento; esorta la Commissione a migliorare la qualità e la portata delle valutazioni d'impatto e a garantire di conseguenza l'inclusione sistematica delle questioni concernenti i diritti umani nel testo delle proposte legislative e non legislative;

73.  ribadisce il proprio pieno sostegno a favore del forte impegno dell'Unione nei confronti della promozione dei diritti umani e dei principi democratici attraverso la cooperazione con le strutture delle Nazioni Unite e le relative agenzie specializzate, il Consiglio d'Europa, l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) e l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (OCSE), nonché le organizzazioni regionali come, ad esempio, l'Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN), l'Associazione dell'Asia del Sud per la cooperazione regionale (SAARC), l'Unione africana e la Lega araba, e altre organizzazioni, in linea con gli articoli 21 e 22 TUE;

74.  sottolinea che, al fine di soddisfare gli ambiziosi obiettivi definiti nel nuovo piano d'azione, l'Unione deve destinare adeguate risorse e competenze, in termini sia di risorse umane specifiche presso le delegazioni e la sede centrale sia in termini di fondi disponibili;

75.  ribadisce, inoltre, l'importanza fondamentale della partecipazione attiva e costante dell'Unione a tutti i meccanismi delle Nazioni Unite per i diritti umani, in particolare alla terza commissione dell'Assemblea generale dell'ONU e al Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani; riconosce gli sforzi compiuti dal SEAE, dalle delegazioni dell'Unione a New York e a Ginevra e dagli Stati membri per aumentare la coerenza dell'Unione sulle questioni dei diritti umani a livello delle Nazioni Unite; incoraggia l'Unione a rafforzare gli sforzi tesi a far sentire la propria voce, anche intensificando la crescente attuazione delle iniziative interregionali nonché copatrocinando risoluzioni e assumendo un ruolo guida nel relativo processo; sottolinea la necessità di una leadership dell'Unione che solleciti una riforma delle Nazioni Unite, con l'obiettivo di rafforzare l'impatto e la forza del sistema multilaterale basato su norme e di garantire una protezione più efficace dei diritti umani nonché la promozione del diritto internazionale;

o
o   o

76.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Presidente della 70ª Assemblea generale delle Nazioni Unite, al Presidente del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani, all'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e ai capi delle delegazioni dell'UE.

(1) http://www.ohchr.org/Documents/ProfessionalInterest/cedaw.pdf
(2) http://www.un.org/en/ga/search/view_doc.asp?symbol=A/RES/69/167
(3) https://treaties.un.org/doc/source/docs/A_RES_45_158-E.pdf
(4) http://www.unhcr.org/3b66c2aa10
(5) http://www.ohchr.org/Documents/Publications/GuidingPrinciplesBusinessHR_EN.pdf
(6) http://www.un.org/en/development/desa/population/migration/generalassembly/docs/globalcompact/A_RES_71_1.pdf
(7) https://sustainabledevelopment.un.org/post2015/transformingourworld
(8) https://www.coe.int/en/web/conventions/full-list/-/conventions/rms/090000168008482e
(9) http://www.oecd.org/corporate/mne/oecdguidelinesformultinationalenterprises.htm
(10) https://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/EN/foraff/131181.pdf
(11) http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-10897-2015-INIT/it/pdf
(12) http://europa.eu/globalstrategy/sites/globalstrategy/files/regions/files/eugs_review_web_0.pdf
(13) http://europa.eu/globalstrategy/sites/globalstrategy/files/full_brochure_year_1.pdf
(14) GU L 76 del 22.3.2011, pag. 56.
(15) https://eeas.europa.eu/sites/eeas/files/eu_guidelines_rights_of_child_0.pdf
(16) https://ec.europa.eu/europeaid/sites/devco/files/european-consensus-on-development-final-20170626_en.pdf
(17) http://data..europa.eu/doc/document/ST-9647-2014-INIT/it/pdf
(18) https://eeas.europa.eu/sites/eeas/files/137585.pdf
(19) http://www.ceceurope.org/wp-content/uploads/2015/08/CofEU_119404.pdf
(20) http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-8416-2013-INIT/it/pdf
(21) http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-6129-2012-REV-1/it/pdf
(22) https://www.osce.org/odihr/19223?download=true
(23) https://eeas.europa.eu/sites/eeas/files/137584.pdf
(24) https://eeas.europa.eu/sites/eeas/files/eu_guidelines_on_human_rights_dialogues_with_third_countries.pdf
(25) GU C 303 del 15.12.2009, pag. 12.
(26) https://eeas.europa.eu/sites/eeas/files/16173_08_en.pdf
(27) https://eeas.europa.eu/sites/eeas/files/10019_08_en.pdf
(28) GU L 130 del 19.5.2017, pag. 1.
(29) https://eeas.europa.eu/sites/eeas/files/eu_guidelines_hrd_en.pdf
(30) http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-10255-2016-INIT/it/pdf
(31) Testi approvati, P8_TA(2017)0344.
(32) Testi approvati, P8_TA(2016)0502.
(33) Testi approvati, P8_TA(2016)0404.
(34) Testi approvati, P8_TA(2016)0405.
(35) Testi approvati, P8_TA(2016)0300.
(36) Testi approvati, P8_TA(2016)0020.
(37) Testi approvati, P8_TA(2016)0066.
(38) GU C 181 del 19.5.2016, pag. 69.
(39) http://www.ohchr.org/EN/HRBodies/HRC/RegularSessions/Session31/Documents/A_HRC_31_56_en.doc
(40) GU C 153 E del 31.5.2013, pag. 115.
(41) GU L 134 del 29.5.2009, pag. 1.
(42) GU L 101 del 15.4.2011, pag. 1.
(43) GU C 310 del 25.8.2016, pag. 35.


Hong Kong a vent'anni dal passaggio alla Cina
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Raccomandazione del Parlamento europeo del 13 dicembre 2017 al Consiglio, alla Commissione e al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza su Hong Kong a vent'anni dal passaggio alla Cina (2017/2204(INI))
P8_TA(2017)0495A8-0382/2017

Il Parlamento europeo,

–  vista la legge fondamentale della regione amministrativa speciale (RAS) di Hong Kong, adottata il 4 aprile 1990 ed entrata in vigore il 1° luglio 1997,

–  vista la dichiarazione congiunta del governo del Regno Unito e del governo della Repubblica popolare cinese sulla questione di Hong Kong, del 19 dicembre 1984, nota anche come dichiarazione congiunta sino-britannica,

–  viste relazioni congiunte della Commissione e dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e al politica di sicurezza del 26 aprile 2017 sulla regione amministrativa speciale di Hong Kong – relazione annuale 2016 (JOIN(2017)0016), del 25 aprile 2016 sulla regione amministrativa speciale di Hong Kong – relazione annuale 2015 (JOIN(2016)0010), e del 24 aprile 2015 sulla regione amministrativa speciale di Hong Kong – relazione annuale 2014 (JOIN(2015)0012),

–  vista la comunicazione congiunta della Commissione e dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, del 22 giugno 2016, dal titolo "Elementi per una nuova strategia dell'UE sulla Cina" (JOIN(2016)0030), la comunicazione della Commissione, del 14 ottobre 2015, intitolata "Commercio per tutti – Verso una politica commerciale e di investimento più responsabile" (COM(2015)0497) e le conclusioni del Consiglio, del 18 luglio 2016, relative alla strategia dell'UE sulla Cina,

–  vista la politica della "Cina unica" perseguita dall'Unione europea,

–  visto l'accordo di cooperazione doganale tra l'UE e la RAS di Hong Kong del 1999(1),

–  visto l'ingresso in esenzione dal visto nello spazio Schengen(2) e nel resto dell'Unione europea per i titolari di passaporti della RAS di Hong Kong e viceversa,

–  visto il dialogo UE-Cina sui diritti umani avviato nel 1995,

–  viste le sue precedenti risoluzioni su Hong Kong, in particolare quelle del 24 novembre 2016 sul caso di Gui Minhai, editore incarcerato in Cina(3), del 4 febbraio 2016 sul caso della sparizione di editori a Hong Kong(4), del 15 dicembre 2005 sulla situazione dei diritti umani in Tibet e a Hong Kong(5), dell'8 aprile 2003 sulla terza e la quarta relazione annuale della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo sulla Regione amministrativa speciale di Hong Kong(6), del 19 dicembre 2002 su Hong Kong(7), del 26 ottobre 2000 sulla prima e seconda relazione annuale della Commissione sulla Regione amministrativa speciale di Hong Kong(8), dell'8 ottobre 1998 sulla comunicazione della Commissione al Consiglio "L'Unione europea e Hong Kong: dopo il 1997"(9) e del 10 aprile 1997 sulla situazione a Hong Kong(10),

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla Cina, in particolare quelle del 16 dicembre 2015(11) e del 14 marzo 2013 sulle relazioni UE-Cina(12),

–  visto l'articolo 113 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per gli affari esteri (A8-0382/2017),

A.  considerando che il 1° luglio 1997 la sovranità su Hong Kong è stata trasferita dal Regno Unito alla Repubblica popolare cinese (RPC);

B.  considerando che la dichiarazione congiunta sino-britannica del 1984 garantiva che Hong Kong avrebbe mantenuto l'autonomia e l'indipendenza dei rami esecutivo, legislativo e giudiziario per 50 anni dopo il trasferimento della sovranità, come prevede anche la legge fondamentale del 1990 della Regione amministrativa speciale (RAS) di Hong Kong;

C.  considerando che l'UE e il Parlamento europeo restano convinti sostenitori del principio "un paese, due sistemi" e dell'elevato grado di autonomia di cui Hong Kong gode sotto la Cina;

D.  considerando che l'UE e Hong Kong tengono un incontro annuale di alto livello denominato "dialogo strutturato", avviato nel 2005; considerando che il 10o dialogo strutturato annuale si è tenuto a Bruxelles il 17 novembre 2016;

E.  considerando che i rapporti bilaterali tra l'UE e Hong Kong continuano a intensificarsi; considerando che l'UE è il secondo partner commerciale di Hong Kong dopo la Cina continentale e che Hong Kong è il quattordicesimo partner commerciale dell'UE per quanto concerne le merci, nonché un partner fondamentale per lo scambio di servizi; considerando che le future relazioni bilaterali dovrebbero trarre vantaggio dall'esigenza di Hong Kong di diversificare ulteriormente l'economia, instaurare stretti legami con la Nuova via della seta e intensificare l'integrazione con la regione del delta del fiume delle perle; considerando che, secondo la Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (UNCTAD), Hong Kong occupa il secondo posto al mondo tra i più grandi mercati destinatari di investimenti diretti esteri;

F.  considerando che la difesa e gli affari esteri di Hong Kong rientrano nelle competenze del governo della RPC;

G.  considerando che la legge fondamentale conferisce a Hong Kong il diritto di gestire le proprie relazioni economiche esterne e di diventare membro di organizzazioni internazionali;

H.  considerando che anche dopo il 1° luglio 1997 a Hong Kong sono rimasti in vigore le convenzioni vigenti in materia di diritti civili, politici, economici, sociali e culturali nonché gli accordi internazionali in materia di diritti umani; che anche la RPC ha firmato e ratificato accordi internazionali su tali diritti, riconoscendo così l'importanza e l'universalità dei diritti umani; che la Cina ha creato spazi di dialogo con l'UE e altri partner internazionali sul tema dello Stato di diritto;

I.  considerando che Hong Kong è membro o membro associato di oltre 20 organizzazioni internazionali tra cui l'Organizzazione mondiale del commercio (OMC), il Fondo monetario internazionale (FMI), la Cooperazione economica Asia-Pacifico (APEC), Interpol, la Banca dei regolamenti internazionali (BRI), la Banca asiatica per lo sviluppo (BAS), la Banca asiatica di investimento per le infrastrutture (AIIB), il Comitato olimpico internazionale, la Camera di commercio internazionale e la Confederazione internazionale dei sindacati liberi;

J.  considerando che Hong Kong ha sottoscritto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (ICCPR);

K.  considerando che la legge fondamentale prevede disposizioni a tutela dei diritti umani e delle libertà individuali;

L.  considerando che l'articolo 27 della legge fondamentale garantisce la libertà di espressione, di stampa e pubblicazione, di associazione, di riunione, di corteo e di manifestazione;

M.  considerando che gli articoli 45 e 68 della legge fondamentale prevedono che il capo dell'esecutivo e tutti i membri del consiglio legislativo siano eletti a suffragio universale;

N.  considerando che il 10 giugno 2014 il Consiglio di Stato della RPC ha pubblicato un libro bianco sulla pratica della politica "un paese, due sistemi" a Hong Kong, sottolineando che l'autonomia della RAS di Hong Kong è soggetta in ultima istanza all'autorizzazione del governo centrale della RPC;

O.  considerando che la tradizionale società aperta di Hong Kong ha aperto la strada allo sviluppo di una società civile vera e indipendente che partecipa in modo attivo e costruttivo alla vita pubblica della RAS;

P.  considerando che la società civile di Hong Kong ha sensibilizzato l'opinione pubblica in merito ai diritti politici, alla religione, alla sanità, all'ambiente, ai cambiamenti climatici, alla partecipazione politica delle donne, ai diritti dei collaboratori domestici, ai diritti delle persone LGBTI nonché alla libertà accademica e culturale;

Q.  considerando che Hong Kong gode di un sistema multipartitico dinamico; che nel corso degli anni la popolazione di Hong Kong ha assistito a manifestazioni di massa a favore della democrazia e della piena attuazione della legge fondamentale, tra cui le proteste del 2014 del cosiddetto "movimento degli ombrelli", e per la libertà dei media e anche contro la scomparsa di librai a Hong Kong;

R.  considerando che, negli ultimi 20 anni, alcuni giornalisti e altri professionisti del settore dei media, che spesso sostengono la democrazia ed esprimono opinioni critiche, sono stati costretti a rassegnare le dimissioni, trasferiti per coprire settori meno sensibili e in alcuni casi persino minacciati di violenza;

S.  considerando che, alla fine del 2015, sono scomparsi quattro residenti di Hong Kong e un non residente legati alla casa editrice Mighty Current e alla sua libreria, che, mesi dopo sono emerse informazioni secondo cui queste persone sarebbero state detenute nella Cina continentale in località segrete e che uno dei librai rilasciati ha dichiarato che la sua ammissione di colpevolezza gli era stata estorta;

T.  considerando che, negli ultimi anni, nei media di Hong Kong si osserva una crescente autocensura sui temi che riguardano la Cina continentale, come confermato anche dai sondaggi e dai resoconti dell'Associazione dei giornalisti di Hong Kong;

U.  considerando che Hong Kong offre la possibilità di seguire formazioni di alto livello e di considerevole eccellenza accademica, ma che la libertà accademica è in pericolo a causa delle ripetute interferenze del governo centrale cinese, particolarmente nelle nomine dei consigli universitari;

V.  considerando che un sondaggio condotto a intervalli regolari dal programma di analisi dell'opinione pubblica dell'Università di Hong Kong evidenzia un lungo declino del sentimento di identificazione con la Cina;

W.  considerando che nel gennaio 2017 l'Ufficio per l'ambiente ha pubblicato il piano d'azione intersettoriale di Hong Kong per il clima 2030+, che, sulla base dell'accordo di Parigi, stabilisce nuovi obiettivi per le emissioni di carbonio, vale a dire la riduzione di due terzi dell'intensità di carbonio e di un terzo delle emissioni assolute di carbonio entro il 2030 rispetto ai valori di riferimento del 2005;

X.  considerando l'importanza del porto di Hong Kong per la Repubblica popolare cinese e il commercio internazionale;

1.  raccomanda al Consiglio, alla Commissione e al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza:

   a) di sottolineare dinanzi alle autorità della Regione amministrativa speciale di Hong Kong e della Repubblica popolare cinese che, così come la politica della "Cina unica" è la pietra angolare dell'impegno dell'UE, il pieno rispetto della legge fondamentale della RAS di Hong Kong e del principio "un paese, due sistemi" è di fondamentale importanza per lo sviluppo e l'ulteriore rafforzamento e ampliamento delle attuali e future relazioni con l'UE e che l'intervento negli affari interi di Hong Kong potrebbe compromettere tale principio e dovrebbe quindi essere evitato;
   b) di condannare la continua ingerenza della RPC negli affari interni di Hong Kong che potrebbe compromettere la sostenibilità a lungo termine del modello "un paese, due sistemi";
   c) di rafforzare il dialogo bilaterale con il governo della RAS di Hong Kong, non ultimo attraverso il dialogo strutturale annuale UE-Hong Kong, su una vasta gamma di tematiche e settori strategici, quali democrazia, diritti umani, Stato di diritto, commercio, investimenti, servizi finanziari, dogane, ambiente, cambiamento climatico, ricerca e istruzione, di sostenere l'attuazione del principio "un paese, due sistemi" e di continuare la presentazione di relazioni annuali sugli sviluppi a Hong Kong da parte dell'AR/VP e della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio;
   d) di riconoscere che, col tempo, Hong Kong è diventato una società aperta in cui i cittadini godono di diritti umani, di libertà, di livelli elevati di sanità pubblica e sicurezza, di trasparenza e dispongono di una magistratura degna di fiducia e un luogo in cui prevalgono lo Stato di diritto e un basso livello di corruzione, e che la popolazione di Hong Kong ha il diritto legittimo di attendersi di continuare a godere del proprio stile di vita e di tali diritti e valori con un alto livello di autonomia;
   e) di sottolineare che il rispetto dell'autonomia di Hong Kong è essenziale per il suo futuro sviluppo e perché possa mantenere relazioni positive con il continente cinese, nonché per la ripresa dei dialoghi tra il continente e Taiwan;
   f) di impegnarsi pienamente a favore dell'autonomia e della prosperità di Hong Kong nonché dei diritti e delle libertà della sua popolazione e di esprimere un fermo sostegno per l'avvio di un processo di riforme politiche che sia conforme alle norme internazionali e alla legge fondamentale, conferisca ai cittadini della RAS il diritto di elettorato attivo e passivo per le più alte cariche politiche e rifletta il punto di vista della maggioranza dell'opinione pubblica di Hong Kong;
   g) di invitare, in tale contesto, i governi di Hong Kong e della RPC a mantenere il loro impegno e dare nuovamente slancio alla riforma del suffragio universale nelle future elezioni del capo dell'esecutivo e dei membri del consiglio legislativo di Hong Kong, al fine di predisporre un sistema elettorale democratico, equo, aperto e trasparente;
   h) di trovare il modo per sostenere il consolidamento della democrazia di Hong Kong e del suo sistema multipartitico e di esprimere preoccupazione per le crescenti molestie di cui sono vittima i partiti politici d'opposizione e per il rifiuto del registro delle imprese di registrare vari gruppi filo-democratici;
   i) di esprimere soddisfazione per l'affluenza record nelle ultime elezioni del consiglio legislativo del 2016, lamentando tuttavia che, nello stesso anno, le autorità di Hong Kong si sono rifiutate di registrare un nuovo partito politico filo-indipendentista per le elezioni del consiglio legislativo, escludendo inoltre sei candidati che si erano espressi a favore di una maggiore autonomia per Hong Kong;
   j) di condannare le minacce alla sicurezza personale dei politici filo-democratici, compresi rapimenti e violenze fisiche, denunciate da alcuni legislatori;
   k) di esprimere compiacimento per il rilascio su cauzione dei tre leader del movimento filo-democratico Joshua Wong, Nathan Law e Alex Chow, recentemente condannati a pene detentive da sei a otto mesi per "riunione illegittima" dopo essere stati condannati lo scorso anno a pene non detentive, compreso il lavoro socialmente utile, per la loro partecipazione alle proteste pacifiche; di esortare la Corte di cassazione di Hong Kong a esaminare i casi di Joshua Wong, Nathan Law e Alex Chow in conformità degli obblighi di Hong Kong in base al diritto internazionale sui diritti umani e di sollecitare il governo di Hong Kong a rivedere l'ordinanza sull'ordine pubblico per allinearla alle norme internazionali in materia di diritti umani;
   l) di far presente alla Cina che, sebbene la legge fondamentale, la dichiarazione congiunta sino-britannica e il principio "un paese, due sistemi" siano generalmente rispettati, vi sono diffusi e crescenti timori che l'elevato grado di autonomia riconosciuto a Hong Kong nonché il valore legale o lo spirito della dichiarazione congiunta siano stati messi in discussione;
   m) di esprimere profonda preoccupazione per il fatto che Comitato permanente dell'Assemblea nazionale del popolo cinese emetta interpretazioni, richieste o meno, della legge fondamentale prima delle sentenze degli organi giurisdizionali, il che dà da intendere che i legislatori democraticamente eletti dovrebbero essere esautorati e compromette quindi la fiducia nella piena indipendenza della magistratura nei singoli casi trattati; di ricordare che i tribunali e la procedura giudiziaria ordinaria di Hong Kong dovrebbero costituire i principali strumenti per la risoluzione delle controversie;
   n) di sottolineare che la gestione del caso dei cinque librai scomparsi ha sollevato spiacevoli interrogativi circa l'autonomia della RAS, quale sancita dalla sua legge fondamentale, e circa l'assenza di chiarezza sul ruolo delle autorità di contrasto del continente a Hong Kong;
   o) di esprimere preoccupazione per le accuse secondo cui le autorità di contrasto cinesi opererebbero a Hong Kong, il che costituirebbe una violazione della legge fondamentale e sarebbe incoerente con il principio "un paese, due sistemi";
   p) di sottolineare che la libertà d'informazione e la libertà di parola sono state generalmente rispettate, manifestando tuttavia preoccupazione per il costante deterioramento della libertà di stampa a Hong Kong, con pressioni crescenti sui media, sia cartacei che elettronici, una crescente autocensura soprattutto riguardo ai temi sensibili legati alla Cina continentale o al governo di Hong Kong e un inasprimento dei controlli sulla vendita di libri politici sensibili mediante il monopolio della proprietà di quasi tutte le librerie fisiche;
   q) di proseguire il dialogo bilaterale con il governo della RAS di Hong Kong su una serie di settori politici e sull'attuazione del principio "un paese, due sistemi";
   r) di ribadire che qualunque normativa introdotta a norma della legge fondamentale, comprese eventuali le normative da proporre sulla base dell'articolo 23 della legge fondamentale, quale ad esempio un eventuale disegno di legge sulla sicurezza nazionale, non deve interferire con l'indipendenza e la giurisdizione esclusiva della magistratura di Hong Kong e non dovrebbe pregiudicare gli obblighi contratti a norma del Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali, né le libertà quali la libertà di espressione, la libertà dei media, la libertà di associazione e riunione, la libertà di manifestazione, la libertà di riunirsi in sindacato e la libertà di sciopero nonché la libertà di ricerca accademica e di espressione culturale e artistica, né dovrebbe essere utilizzata per prendere di mira attivisti per i diritti umani e coloro che esprimono opinioni critiche nei confronti del governo;
   s) di presentare prossimamente al Parlamento proposte relative allo sviluppo di una cooperazione con le autorità di Hong Kong in materia di trasparenza fiscale, compreso lo scambio automatico di informazioni (AEOI), lotta al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo nonché attuazione delle richieste dell'OCSE riguardanti il pacchetto sull'erosione della base imponibile e sul trasferimento degli utili (BEPS);
   t) di incoraggiare e sostenere i movimenti filo-democratici coordinati a livello regionale quale strumento chiave per promuovere la cooperazione asiatica sulle questioni relative alla democrazia e ai diritti umani;
   u) di esortare il governo di Hong Kong ad adottare misure più efficaci contro l'evasione e la frode fiscali e misure per monitorare e sanzionare le imprese che favoriscono l'evasione e la frode fiscali attraverso le loro controllate a Hong Kong;
   v) di trovare il modo di sostenere la società civile di Hong Kong, in particolare le organizzazioni che promuovono i valori universali e i diritti umani e che sostengono l'indipendenza della magistratura e la libertà di stampa; di sottolineare che solo le forme non violente di protesta e il dialogo possono essere un mezzo per intervenire in caso di disaccordo;
   w) di raccomandare al consiglio legislativo di Hong Kong di valutare attentamente la legislazione futura sul trasporto ferroviario ad alta velocità in consultazione con le organizzazioni della società civile e i cittadini di Hong Kong;
   x) di incoraggiare le istituzioni accademiche di Hong Kong a mantenere standard elevati nei loro programmi di studio e nelle loro attività di ricerca e a tutelare la libertà accademica, manifestando tuttavia preoccupazione, a tale proposito, per la procedura di nomina dei consigli universitari e per le ingerenze esterne finalizzate a modificare i programmi scolastici che potrebbero compromettere l'indipendenza degli istituti d'istruzione superiore; di promuovere il consolidamento dei legami tra gli istituti accademici europei e di Hong Kong;
   y) di chiedere la sollecita adozione di una legge antidiscriminazione;
   z) di ricordare che la società di Hong Kong e la sua popolazione sono state fortemente influenzate dall'immigrazione, compresi i rifugiati, e di sollecitare il governo di Hong Kong a rendere la sua politica in materia di rifugiati e di migrazione conforme alle norme internazionali, in particolare per quanto riguarda i minori non accompagnati;
   aa) di evidenziare che, anche se i recenti sondaggi indicano che molti abitanti di Hong Kong desiderano emigrare, sarebbe spiacevole se Hong Kong non riuscisse a trattenere le sue menti più brillanti e i suoi migliori talenti e sarebbe preoccupante se così tante persone, soprattutto giovani, perdessero la fiducia nel futuro;
   ab) esprime preoccupazione per il fatto che il gruppo di esperti delle Nazioni Unite sulla Corea del Nord ha osservato nelle sue relazioni che Hong Kong è una delle due giurisdizioni commerciali in cui opera il maggior numero di società di copertura nordcoreane; ricorda che le joint venture internazionali con la Corea del Nord violano l'ultima risoluzione 2388 (2017) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ed esorta le autorità di Hong Kong ad affrontare le preoccupazioni espresse dal gruppo di esperti delle Nazioni Unite sulla Corea del Nord;
   ac) di richiamare l'attenzione delle autorità di Hong Kong sul fatto che, secondo uno studio, i rifiuti urbani a Hong Kong sono aumentati dell'80 % negli ultimi dieci anni, oltre il doppio rispetto alla crescita demografica, e di aiutarle a sviluppare un'efficace politica di riduzione dei rifiuti, a promuovere il riciclaggio e altre forme di economia circolare nonché a sensibilizzare la cittadinanza in merito a un consumo responsabile;
   ad) di sottolineare dinanzi alle autorità cinesi che il pieno rispetto dell'autonomia di Hong Kong potrebbe servire da modello per un processo di profonde riforme politiche democratiche in Cina e per la graduale liberalizzazione e apertura della società cinese;
   ae) di sottolineare l'impegno dell'UE a favore del rafforzamento della democrazia, compresi lo Stato di diritto, l'indipendenza della magistratura, i diritti e le libertà fondamentali, la trasparenza e la libertà di informazione e di espressione a Hong Kong;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente raccomandazione al Consiglio, alla Commissione e al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza nonché, per conoscenza, al governo della Regione amministrativa speciale di Hong Kong e al governo della Repubblica popolare cinese.

(1) GU L 151 del 18.6.1999, pag. 20.
(2) GU L 81 del 21.3.2001, pag. 1.
(3) Testi approvati, P8_TA(2016)0444.
(4) Testi approvati, P8_TA(2016)0045.
(5) GU C 286 E del 23.11.2006, pag. 523.
(6) GU C 64 E del 12.3.2004, pag. 130.
(7) GU C 31 E del 5.2.2004, pag. 261.
(8) GU C 197 del 12.7.2001, pag. 387.
(9) GU C 328 del 26.10.1998, pag. 186.
(10) GU C 132 del 28.4.1997, pag. 222.
(11) GU C 399 del 24.11.2017, pag. 92.
(12) GU C 36 del 29.1.2016, pag. 126.

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