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Procedura : 2017/2072(INI)
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Ciclo del documento : A8-0019/2018

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A8-0019/2018

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PV 01/03/2018 - 2
CRE 01/03/2018 - 2

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PV 01/03/2018 - 8.16

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P8_TA(2018)0058

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Giovedì 1 marzo 2018 - Bruxelles Edizione definitiva
Unione bancaria – Relazione annuale 2017
P8_TA(2018)0058A8-0019/2018

Risoluzione del Parlamento europeo del 1° marzo 2018 sull'Unione bancaria – relazione annuale 2017 (2017/2072(INI))

Il Parlamento europeo,

–  vista la sua risoluzione del 15 febbraio 2017 sull'Unione bancaria – relazione annuale 2016(1),

–  visto il riscontro della Commissione e della Banca centrale europea (BCE) sulla risoluzione del Parlamento del 15 febbraio 2017 sull'Unione bancaria – relazione annuale 2016,

–  vista la relazione della Commissione, dell'11 ottobre 2017, sul meccanismo di vigilanza unico (MVU) istituito ai sensi del regolamento (UE) n. 1024/2013 (COM(2017)0591),

–  viste le proposte intese a modificare il regolamento (UE) n. 575/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, relativo ai requisiti prudenziali per gli enti creditizi e le imprese di investimento e che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012 (CRR), e la direttiva 2013/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, sull'accesso all'attività degli enti creditizi e sulla vigilanza prudenziale sugli enti creditizi e sulle imprese di investimento, che modifica la direttiva 2002/87/CE e abroga le direttive 2006/48/CE e 2006/49/CE (CRD IV),

–  visto il parere della Banca centrale europea, dell'8 novembre 2017, sulle modifiche al quadro dell'Unione per i requisiti patrimoniali degli enti creditizi e delle imprese di investimento(2),

–  vista la relazione del Comitato europeo per il rischio sistemico (CERS), del 9 luglio 2017, sulle implicazioni dei principi internazionali d'informativa finanziaria (IFRS) per la stabilità finanziaria,

–  viste le conclusioni del Consiglio, del 17 luglio 2017, sul piano d'azione per affrontare la questione dei crediti deteriorati in Europa,

–  vista la relazione, del 31 maggio 2017, a cura del sottogruppo sui crediti deteriorati del Comitato per i servizi finanziari del Consiglio,

–  viste le linee guida della BCE per le banche sui crediti deteriorati, del 20 marzo 2017, e la consultazione pubblica sul relativo progetto di addendum a tali linee guida, del 4 ottobre 2017,

–  visto il documento di consultazione della Commissione, del 10 novembre 2017, dal titolo "Statutory prudential backstops addressing insufficient provisioning for newly originated loans that turn non-performing" (Sostegni prudenziali regolamentari per far fronte all'insufficienza degli accantonamenti per i nuovi crediti concessi che diventano crediti deteriorati),

–  vista la relazione del CERS, dell'11 luglio 2017, sulla soluzione per i crediti deteriorati in Europa,

–  vista la consultazione pubblica della Commissione, del 10 luglio 2017, sullo sviluppo di mercati secondari per i prestiti in sofferenza e le attività deteriorate e sulla protezione dei creditori garantiti dall'inadempienza dei debitori,

–  vista la valutazione della BCE del 6 giugno 2017, in cui quest'ultima ha stabilito che Banco Popular Español S.A. era in dissesto o a rischio di dissesto,

–  vista la dichiarazione del Comitato di risoluzione unico (SRB), del 7 giugno 2017, sull'adozione di una decisione di risoluzione per Banco Popular Español S.A.,

–  vista la valutazione della BCE del 23 giugno 2017, in cui ha stabilito che Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza erano in dissesto o a rischio di dissesto,

–  vista la dichiarazione dell'SRB, del 23 giugno 2017, sulla decisione di non avviare un'azione di risoluzione in relazione a Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca,

–  vista la dichiarazione della Commissione, del 25 giugno 2017, sul via libera agli aiuti di Stato per l'uscita dal mercato di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca a norma del diritto fallimentare italiano, con cessione di alcune parti a Intesa Sanpaolo,

–  vista la dichiarazione della Commissione, del 4 luglio 2017, sul via libera agli aiuti di Stato a sostegno della ricapitalizzazione precauzionale del Monte dei Paschi di Siena,

–  vista la versione del febbraio 2017 della guida della BCE all'analisi mirata dei modelli interni (TRIM),

–  vista la bozza della versione della guida della BCE alle ispezioni in loco e alle indagini sui modelli interni del luglio 2017,

–  visti il parere dell'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA), del 31 maggio 2017, sui principi generali per promuovere la convergenza in materia di vigilanza nel contesto del recesso del Regno Unito dall'UE, e i suoi tre pareri, del 13 luglio 2017, sulla convergenza in materia di vigilanza negli ambiti della gestione degli investimenti, delle imprese di investimento e dei mercati secondari nel contesto del recesso del Regno Unito dall'UE,

–  visto il parere dell'Autorità bancaria europea (ABE), del 12 ottobre 2017, sulle questioni relative al recesso del Regno Unito dall'UE,

–  viste la comunicazione della Commissione, del 20 settembre 2017, sul tema "Intensificare la vigilanza integrata per rafforzare l'Unione dei mercati dei capitali e l'integrazione finanziaria in un contesto in evoluzione" (COM(2017)0542) e le proposte della Commissione, del 20 settembre 2017, sul riesame del sistema europeo di vigilanza finanziaria (SEVIF), compresa la proposta "omnibus" che modifica la governance, il finanziamento e i poteri delle autorità europee di vigilanza,

–  viste le consultazioni pubbliche della BCE, del 21 settembre 2017, sui progetti di guide alla valutazione delle domande di autorizzazione all'esercizio dell'attività bancaria degli enti creditizi in generale e degli enti creditizi fintech,

–  vista la lista delle condizioni relative alla capacità totale di assorbimento delle perdite (TLAC), elaborata dal Consiglio per la stabilità finanziaria nel novembre 2015,

–  vista la direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, che istituisce un quadro di risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento e che modifica la direttiva 82/891/CEE del Consiglio, e le direttive 2001/24/CE, 2002/47/CE, 2004/25/CE, 2005/56/CE, 2007/36/CE, 2011/35/UE, 2012/30/UE e 2013/36/UE e i regolamenti (UE) n. 1093/2010 e (UE) n. 648/2012, del Parlamento europeo e del Consiglio (direttiva sul risanamento e la risoluzione delle banche – BRRD),

–  visto il regolamento (UE) n. 806/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 luglio 2014, che fissa norme e una procedura uniformi per la risoluzione degli enti creditizi e di talune imprese di investimento nel quadro del meccanismo di risoluzione unico e del Fondo di risoluzione unico e che modifica il regolamento (UE) n. 1093/2010 (regolamento SRM),

–  viste la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2014/59/UE sulla capacità di assorbimento di perdite e di ricapitalizzazione degli enti creditizi e delle imprese di investimento e le direttive 98/26/CE, 2002/47/CE, 2012/30/UE, 2011/35/UE, 2005/56/CE, 2004/25/CE e 2007/36/CE (COM(2016)0852), nonché la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 806/2014 per quanto riguarda la capacità di assorbimento delle perdite e di ricapitalizzazione per gli enti creditizi e le imprese di investimento (COM(2016)0851), presentate dalla Commissione il 23 novembre 2016,

–  visto il parere della Banca centrale europea, dell'8 novembre 2017, relativo alle revisioni del quadro dell'Unione per la gestione delle crisi(3),

–  vista la relazione speciale della Corte dei conti europea dal titolo "Il Comitato di risoluzione unico: si è iniziato a lavorare al difficile compito di realizzare l'unione bancaria, ma resta ancora molta strada da fare", del 19 dicembre 2017,

–  visto il ritiro, da parte della Commissione, della proposta sulle misure strutturali volte ad accrescere la resilienza degli enti creditizi dell'UE (COM(2014)0043),

–  visto il documento della Commissione, del 27 aprile 2017, dal titolo "Procedimenti di infrazione del mese di aprile: decisioni principali" (MEMO/17/1045),

–  visti il quadro dei rischi dell'ABE, la seconda relazione dell'ESMA sulle tendenze, i rischi e le vulnerabilità (2017), il quadro dei rischi del CERS, la relazione annuale 2016 del CERS, la revisione del CERS della politica macroprudenziale nell'UE dell'aprile 2017,

–  vista la direttiva (UE) 2017/2399 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2017, che modifica la direttiva 2014/59/UE per quanto riguarda il trattamento dei titoli di debito chirografario nella gerarchia dei crediti in caso di insolvenza,

–  visto l'articolo 107, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  vista la sua risoluzione del 19 gennaio 2016 sul bilancio e le sfide concernenti la regolamentazione dell'UE in materia di servizi finanziari: impatto e via da seguire per un quadro di regolamentazione finanziaria dell'UE più efficiente ed efficace e per un'Unione dei mercati dei capitali(4),

–  vista la comunicazione della Commissione relativa all'applicazione, dal 1° agosto 2013, delle norme in materia di aiuti di Stato alle misure di sostegno alle banche nel contesto della crisi finanziaria ("La comunicazione sul settore bancario")(5),

–  vista la direttiva 2014/49/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, relativa ai sistemi di garanzia dei depositi (direttiva SGD),

–  vista la relazione dei cinque presidenti, del 22 giugno 2015, dal titolo "Completare l'Unione economica e monetaria dell'Europa",

–  vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 806/2014 al fine di istituire un sistema europeo di assicurazione dei depositi ("EDIS"), presentata dalla Commissione il 24 novembre 2015 (COM(2015)0586),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 24 novembre 2015, dal titolo "Verso il completamento dell'Unione bancaria" (COM(2015)0587),

–  viste le conclusioni del Consiglio ECOFIN, del 17 giugno 2016, relative a una tabella di marcia per il completamento dell'Unione bancaria,

–  vista la comunicazione della Commissione, dell'11 ottobre 2017, sul completamento dell'Unione bancaria (COM(2017)0592),

–  vista la seconda relazione di monitoraggio del sistema bancario ombra nell'UE, pubblicata dal CERS nel maggio 2017,

–  vista la relazione del CERS, del marzo 2015, sul trattamento normativo delle esposizioni sovrane,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A8-0019/2018),

A.  considerando che, su base non consolidata, gli enti creditizi nella zona euro ammontavano complessivamente a 5 073 alla fine del 2016, contro 5 474 alla fine del 2015 e 6 768 alla fine del 2008, ossia un calo del 25% nel periodo dal 2008 al 2016; che, su base consolidata, il numero complessivo di enti creditizi nella zona euro ammontava a 2 290 alla fine del 2016, il che rappresenta una diminuzione rispetto a 2 904 nel 2008 e 2 379 alla fine del 2015(6); che, tuttavia, è auspicabile aggiungere un riferimento a come è mutata nello stesso periodo la quota delle banche "troppo grandi per fallire";

B.  considerando che tra gli Stati membri vi è una grande dispersione degli importi complessivi e delle percentuali dei crediti deteriorati, e che esistono notevoli differenze tra le banche dei paesi che registrano le percentuali di crediti deteriorati più elevate; che, secondo la relazione del CERS del luglio 2017 sulla soluzione per i crediti deteriorati in Europa, lo stock di crediti deteriorati ammontava a complessivamente 1 000 miliardi di EUR; che, secondo il quadro trimestrale per la valutazione dei rischi dell'ABE, le principali banche europee hanno registrato una percentuale media ponderata dei crediti deteriorati (ammontare dei crediti deteriorati al lordo delle svalutazioni diviso per il totale dei prestiti) del 4,47% al 30 giugno 2017; che tale percentuale è in calo dagli ultimi 30 mesi a questa parte;

C.  considerando che, secondo un recente studio condotto dall'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA), il mercato dei derivati nell'Unione europea ha un valore nozionale totale di 453 000 miliardi di EUR;

D.  considerando che l'Unione bancaria deve essere rafforzata in quanto costituisce un obiettivo fondamentale per la stabilità finanziaria della zona euro nonché una componente indispensabile di un'autentica Unione economica e monetaria; che è necessario intensificare gli sforzi per completare l'Unione bancaria, che resterà incompleta finché mancheranno un sostegno comune di bilancio per il Fondo di risoluzione unico nonché un terzo pilastro, aspetti che rientrano nell'approccio europeo al sistema di assicurazione/riassicurazione dei depositi; che il presidente della BCE Mario Draghi ha dichiarato a più riprese che l'EDIS resta un pilastro fondamentale dell'Unione bancaria; che un'Unione bancaria completa è fondamentale per spezzare il legame tra banche ed emittenti sovrani; che è necessario intensificare gli sforzi per passare dal "bail-out" al "bail-in"; che in alcuni sistemi bancari nazionali i rischi non vengono ancora affrontati in maniera adeguata; che le attuali condizioni economiche favorevoli offrono la possibilità di far avanzare le riforme necessarie per completare l'Unione bancaria;

E.  considerando che vi sono stati ritardi nel procedere a un corretto risanamento dei bilanci delle banche dopo la crisi e che ciò continua a ostacolare la crescita economica; che, nel complesso, i coefficienti patrimoniali e di liquidità delle banche dell'UE sono migliorati negli ultimi anni, mentre alcune banche, anche di grandi dimensioni, continuano a essere sottocapitalizzate; che permangono rischi per la stabilità finanziaria ma che dall'inizio della creazione dell'Unione bancaria sono comunque già stati ridotti notevolmente; che il quadro istituzionale e regolamentare delle banche europee è stato sensibilmente rafforzato;

F.  considerando che la partecipazione all'Unione bancaria è aperta agli Stati membri che non hanno ancora adottato l'euro; che nessuno Stato membro dell'UE ha finora deciso di prendervi parte su tale base; che vari Stati membri stanno discutendo dell'opportunità di aderire all'Unione bancaria; che diversi enti creditizi considerano vantaggiosa l'appartenenza all'Unione bancaria;

G.  considerando che il lavoro sull'Unione dei mercati dei capitali non dovrebbe distogliere la pressione dal completamento del lavoro sull'Unione bancaria, che continua a essere un requisito indispensabile per la stabilità finanziaria nel contesto di dipendenza dalle banche che caratterizza l'Unione europea;

H.  considerando che la principale responsabilità delle banche è di finanziare l'economia reale;

I.  considerando che, sebbene la BCE necessiti di una certa flessibilità nell'esercizio delle sue attività di vigilanza, le decisioni di principio lungimiranti devono essere lasciate, in ultima istanza, al legislatore europeo;

1.  invita la Commissione a utilizzare lo strumento legislativo del regolamento per presentare proposte in materia di legislazione bancaria;

Vigilanza

2.  prende atto delle valutazioni della BCE sugli enti in dissesto o a rischio di dissesto nel quadro dei casi riguardanti le banche verificatisi nel 2017; constata inoltre che, in tale contesto, il meccanismo di vigilanza e quello di risoluzione unico sono stati nel complesso efficaci e concorda con la Commissione sulla necessità di migliorare le procedure che permettono di decidere se una banca è in dissesto o a rischio di dissesto;

3.  prende atto delle prossime prove di stress dell'ABE nel 2018; invita l'ABE, il CERS, la BCE e la Commissione a utilizzare metodologie, scenari e ipotesi coerenti per definire le prove di stress, al fine di evitare il più possibile eventuali distorsioni dei risultati e disallineamenti, come già avvenuto, tra i risultati delle prove di stress e le decisioni di risoluzione adottate subito dopo la presentazione dei risultati stessi; sottolinea tuttavia che la solidità di una banca non può essere colta da una valutazione puntuale del mero bilancio, giacché è originata da interazioni dinamiche tra la banca e i mercati ed è condizionata da vari elementi presenti nell'intera economia; ritiene inoltre che la prova di stress della BCE per altre banche sotto la sua vigilanza potrebbe trarre beneficio da una maggiore trasparenza;

4.  sottolinea l'importanza della cooperazione tra l'ABE, quale autorità di regolamentazione, e l'MVU, quale autorità di vigilanza; richiama l'attenzione, a tale riguardo, sulla ripartizione delle competenze tra la BCE e l'ABE, nonché sulla differenza in termini di estensione geografica delle attività di ciascuna istituzione; raccomanda, al riguardo, di migliorare, ove fattibile, il coordinamento pratico tra le iniziative intraprese da entrambe le istituzioni, al fine di garantire la coerenza del codice unico, riconoscendo nel contempo che all'MVU compete un ruolo primario quando emergono questioni specifiche o lacune normative che riguardano l'Unione bancaria;

5.  si compiace che l'Unione bancaria abbia migliorato lo scambio di informazioni pertinenti tra le autorità di vigilanza nonché la raccolta e lo scambio di dati sul sistema bancario europeo, contribuendo ad esempio a definire dei quadri di riferimento migliori e consentendo un controllo più globale dei gruppi bancari transfrontalieri; plaude all'ottimo lavoro dei gruppi di vigilanza congiunti; rileva che la Commissione ha individuato margini di miglioramento nell'ambito dello scambio di informazioni e nel coordinamento tra la vigilanza bancaria della BCE e l'SRB, in particolare per quanto concerne la questione cruciale di stabilire se un ente è ammissibile alla ricapitalizzazione precauzionale e se è in dissesto o a rischio di dissesto; osserva che l'attuale protocollo d'intesa tra la BCE e l'SRB non è sufficientemente completo per garantire che il Comitato ottenga dalla BCE tutte le informazioni di cui ha bisogno per assolvere i propri compiti in modo tempestivo ed efficiente; invita la BCE e l'SRB a sfruttare l'opportunità offerta dal dibattito attualmente in corso sull'aggiornamento del protocollo d'intesa per colmare le lacune esistenti e migliorare l'efficacia delle azioni di risoluzione; chiede un miglioramento delle modalità pratiche di cooperazione e scambio di informazioni tra le autorità di vigilanza e quelle di risoluzione, aspetto cruciale per il regolare ed efficace svolgimento delle azioni di risoluzione, nonché tra tutti gli organi europei e nazionali coinvolti nell'intervento precoce e nella risoluzione; invita la BCE e l'SRB a continuare a migliorare la loro cooperazione su base quotidiana e a rafforzare il loro rapporto di lavoro; auspicherebbe in tal senso un cambiamento del pertinente regolamento sull'MVU onde consentire a un rappresentante del Comitato di risoluzione unico di partecipare in qualità di osservatore permanente alle riunioni del consiglio di vigilanza dell'MVU; caldeggia un accordo interistituzionale tra la BCE e la Corte dei conti europea che definisca lo scambio di informazioni tra le due istituzioni alla luce dei rispettivi mandati stabiliti dai trattati;

6.  osserva che la disposizione relativa alla ricapitalizzazione precauzionale, presente nella direttiva sul risanamento e la risoluzione delle banche, è stata applicata nel 2017; rileva la necessità di chiarire il ricorso alle valutazioni della qualità degli attivi per determinare se le condizioni per la ricapitalizzazione precauzionale siano soddisfatte; sottolinea che la valutazione preliminare degli attivi si deve basare su prove solide, ivi comprese prove che dimostrino che la banca è solvibile e rispetta le norme UE in materia di aiuti di Stato; invita la Commissione, l'MVU e l'SRB a riflettere su come rafforzare la trasparenza nel valutare la solvibilità degli enti creditizi e nell'esaminare decisioni di risoluzione;

7.  ribadisce la sua preoccupazione per l'elevato livello di crediti deteriorati in talune giurisdizioni; accoglie con favore gli sforzi profusi da diversi Stati membri per ridurre il livello di crediti deteriorati; concorda con la Commissione sul fatto che, "sebbene la responsabilità primaria di affrontare la questione dei crediti deteriorati spetti agli Stati membri e alle banche stesse, l'integrazione degli sforzi a livello nazionale e di Unione europea dovrebbe assicurare un impatto positivo sui portafogli di crediti deteriorati e impedire futuri accumuli di nuovi crediti deteriorati nei bilanci delle banche"(7);

8.  si compiace in generale del lavoro svolto da diverse istituzioni e diversi organi dell'UE sulla questione, ma auspicherebbe un maggior coordinamento dei rispettivi sforzi; invita tali attori e gli Stati membri ad attuare opportunamente e tempestivamente le conclusioni del Consiglio, dell'11 luglio 2017, sul piano d'azione per affrontare la questione dei crediti deteriorati in Europa; attende con interesse il pacchetto di misure intese ad accelerare la riduzione dei crediti deteriorati, che verrà proposto nei prossimi mesi; sostiene, al riguardo, la decisione della Commissione di studiare la possibilità di armonizzare a livello dell'UE, in termini prudenziali, i nuovi crediti concessi che si deteriorano; chiede alla Commissione di adottare misure legislative e non legislative per incoraggiare la divulgazione di informazioni ai potenziali investitori, la creazione di apposite società di gestione patrimoniale ("bad bank") e lo sviluppo di mercati secondari per i crediti deteriorati al fine di far fronte al problema preponderante dei crediti deteriorati; ricorda che gli Stati membri dovrebbero migliorare e armonizzare, ove necessario, il quadro in materia di insolvenza, lavorando anche sulla proposta della Commissione in materia di ristrutturazione precoce e seconda opportunità, nell'ottica di tutelare i debitori più vulnerabili come le PMI e le famiglie;

9.  accoglie con favore l'intenzione di accelerare il risanamento dei bilanci delle banche, pur sottolineando che l'obbligo di cessione di crediti deteriorati in un mercato illiquido e opaco può tradursi in perdite ingiustificate nei bilanci delle banche; ribadisce la propria preoccupazione per quanto riguarda il progetto di addendum alle linee guida della BCE sui crediti deteriorati; sottolinea che la Banca centrale europea non può in alcun modo pregiudicare le prerogative del legislatore dell'Unione nel quadro del processo di monitoraggio e valutazione previsto dai dispositivi di vigilanza bancaria; ricorda che i principi generali dell'attività legislativa nell'Unione, che impongono valutazioni d'impatto e consultazioni, nonché l'esame della proporzionalità e della sussidiarietà, si applicano anche alla legislazione di livello 3;

10.  ribadisce la propria preoccupazione per i rischi derivanti dalla detenzione di attività di livello 3, inclusi i derivati, e in particolare dalla difficoltà di procedere alla loro valutazione; si compiace, a tale riguardo, che l'ABE abbia incorporato nella metodologia per gli stress test 2018 specifiche misure di gestione dei rischi relativamente agli strumenti di livello 2 e livello 3; ribadisce con forza l'appello rivolto all'MVU di rendere la questione una priorità della vigilanza unica per il 2018;

11.  ricorda che vi sono rischi associati al debito sovrano; osserva che in alcuni Stati membri gli istituti finanziari hanno investito eccessivamente in obbligazioni emesse dai rispettivi governi, circostanza che rappresenta un'eccessiva propensione per il mercato nazionale, mentre uno dei principali obiettivi dell'Unione bancaria consiste nello spezzare il legame tra banche ed emittenti sovrani; osserva che è auspicabile una maggiore diversificazione dei portafogli dei titoli sovrani delle banche al fine di limitare i rischi per la stabilità finanziaria; ritiene che il quadro normativo dell'UE sul trattamento prudenziale del debito sovrano debba essere coerente con le norme internazionali; pone l'accento sull'attuale lavoro del Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria (CBVB) incentrato sul rischio sovrano, con particolare riferimento al documento di riflessione pubblicato recentemente dal titolo "The regulatory treatment of sovereign exposures" (Il trattamento normativo delle esposizioni sovrane); attende pertanto con grande interesse l'esito del lavoro dell'FSB sul debito sovrano al fine di orientare le decisioni future; sottolinea il ruolo cruciale ricoperto dai titoli di Stato nel fornire attività liquide di elevata qualità per gli investitori nonché fonti di finanziamento stabili per i governi; prende atto, a tale proposito, dell'attuale lavoro della Commissione sull'idea di ricorrere ai cosiddetti titoli garantiti da obbligazioni sovrane (SBBS) quale possibile strumento per contribuire a risolvere il problema; ricorda che gli SBBS non costituirebbero una forma di mutualizzazione del debito; ritiene che i contributi dei partecipanti al mercato potrebbero contribuire a garantire l'interesse del mercato nei confronti degli SBBS;

12.  sottolinea l'importanza di affrontare le lacune riscontrate nei modelli interni al fine di ristabilirne la credibilità e assicurare condizioni di parità concorrenziale tra gli enti creditizi; sottolinea, a tale proposito, lo studio esterno dal titolo "What conclusions can be drawn from the EBA 2016 Market Risk Benchmarking Exercise?" (Quali conclusioni possono essere tratte dall'esercizio 2016 dell'ABE di comparazione del rischio di mercato?), commissionato dall'Unità Assistenza alla governance economica del Parlamento europeo, che afferma tra l'altro che, laddove i risultati dello studio comparativo dell'ABE siano corretti e nella misura in cui gli strumenti dei portafogli di verifica siano rappresentativi, i modelli interni per il rischio di mercato attualmente impiegati dalle banche europee violerebbero gravemente il principio della parità di condizioni ("se diverse banche detengono lo stesso portafoglio, esse dovrebbero essere tenute a detenere la stessa quantità di capitale regolamentare"); prende atto, in tale contesto, dell'approvazione, da parte del Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria, delle modifiche per la conclusione di Basilea III, nonché della valutazione dell'ABE sull'impatto di tale accordo sul settore bancario dell'UE; rammenta che l'accordo non dovrebbe comportare un aumento significativo dei requisiti patrimoniali a livello dell'Unione né danneggiare la capacità delle banche di finanziare l'economia reale, in particolare le PMI; si compiace del lavoro svolto dalla BCE per valutare l'adeguatezza dei modelli interni, compresa la sua nuova guida all'analisi mirata dei modelli interni (TRIM), al fine di far fronte alla variabilità dei fattori di ponderazione del rischio applicati alle attività ponderate per il rischio della stessa categoria in tutti gli istituti di credito; si compiace infine del lavoro svolto dall'ABE nel quadro dei suoi esercizi di analisi comparata; ritiene che la situazione patrimoniale delle banche possa essere rafforzata, tra l'altro, riducendo i pagamenti dei dividendi e raccogliendo nuovo capitale azionario, e crede che il rafforzamento della situazione finanziaria complessiva delle banche europee dovrebbe continuare a essere una priorità;

13.  sottolinea che le proposte avanzate nell'ambito di consessi internazionali dovrebbero essere recepite nel diritto europeo in modo tale da tenere debitamente conto delle peculiarità del settore bancario europeo;

14.  sottolinea, nello specifico, che le disposizioni del CBVB non dovrebbero essere recepite in blocco nel diritto europeo senza tenere debitamente conto delle caratteristiche specifiche del sistema bancario europeo e del principio di proporzionalità;

15.  ricorda il principio di separazione tra la funzione di politica monetaria e la funzione di vigilanza dell'MVU e reputa essenziale il rispetto di tale principio per evitare conflitti d'interesse; è del parere che tale principio venga, in generale, rispettato; ritiene che la prova da utilizzare per determinare l'adeguatezza dei servizi condivisi dovrebbe essere la rilevanza strategica delle funzioni assolte; crede pertanto che i servizi condivisi non pongano problemi laddove riguardino questioni non essenziali per l'elaborazione delle politiche, ma che, in caso contrario, possano suscitare preoccupazioni e richiedere ulteriori garanzie;

16.  è del parere che incrementare il numero dei membri del personale della BCE che partecipano alle ispezioni in loco potrebbe contribuire a rafforzare ulteriormente l'indipendenza della vigilanza bancaria dalle considerazioni nazionali;

17.  prende atto del pacchetto di riforma bancaria proposto dalla Commissione nel novembre 2016; sottolinea l'importanza della procedura accelerata, che ha portato all'accordo sull'introduzione graduale del principio internazionale d'informativa finanziaria (IFRS) 9, nonché delle disposizioni transitorie per l'esenzione dal limite delle grandi esposizioni disponibile per esposizioni nei confronti di taluni debiti del settore pubblico degli Stati membri denominati in valute di qualsiasi Stato membro (regolamento (UE) 2017/2395) al fine di evitare "effetti precipizio" sul capitale regolamentare degli enti creditizi; prende tuttavia atto dei pareri della BCE e dell'ABE, secondo cui l'esistenza di una disposizione transitoria non dovrebbe ritardare indebitamente l'attuazione dell'IFRS 9; sottolinea la necessità di monitorare l'impatto dell'IFRS 9 sulla natura e sull'allocazione di crediti bancari e sui potenziali effetti prociclici derivanti dalla sensibilità ciclica dei parametri di rischio di credito; invita il CERS e l'MVU a esaminare le predette questioni; chiede all'ABE e alla Banca dei regolamenti internazionali (BRI) di fornire opportuni orientamenti al riguardo;

18.  osserva che gli enti devono trasmettere, ai sensi delle norme in materia di vigilanza, numerose notifiche simili, in formati diversi, a una serie di autorità, con conseguenti notevoli oneri aggiuntivi; chiede pertanto l'introduzione di un sistema di rendicontazione uniforme, in base al quale uno sportello centrale raccoglierà le domande di tutte le autorità responsabili della vigilanza, le inoltrerà agli enti oggetto di vigilanza e trasmetterà poi i dati raccolti alle autorità competenti; sottolinea che in questo modo si potrebbero evitare la ripetizione delle domande e le richieste di dati identici, riducendo così notevolmente gli oneri amministrativi a carico delle banche e delle autorità competenti e garantendo anche una vigilanza più efficace;

19.  riconosce che i costi elevati derivanti dall'attuazione dei requisiti di vigilanza possono rivelarsi particolarmente difficili da gestire per le banche più piccole; ritiene che, nel caso di certi sistemi di vigilanza, la BCE, nello svolgimento delle proprie attività di vigilanza, potrebbe tenere maggiormente conto del principio di proporzionalità; evidenzia pertanto che sono urgentemente necessari ulteriori sforzi per assicurare una maggiore proporzionalità dei dispositivi di vigilanza bancaria per gli enti di piccole dimensioni e a basso rischio; sottolinea che una maggiore proporzionalità non equivale in alcun modo ad un allentamento delle norme di vigilanza, quanto piuttosto a una semplice riduzione degli oneri amministrativi, ad esempio per quanto riguarda i requisiti di conformità e informativa; si compiace pertanto della risposta fornita dalla Commissione alla relazione annuale 2016 sull'Unione bancaria, in cui viene condiviso il parere del Parlamento secondo cui gli obblighi di rendicontazione andrebbero razionalizzati, e valuta positivamente gli sforzi della Commissione per assicurare maggiore proporzionalità nella vigilanza;

20.  ricorda che le opzioni e le funzioni discrezionali previste nel diritto dell'Unione in materia di vigilanza bancaria devono essere quanto più possibile armonizzate; ritiene che debbano essere per quanto possibile transitorie ed essere soppresse qualora non siano più necessarie, onde evitare un'eccessiva complessità nell'operato quotidiano delle autorità di vigilanza europee e nazionali;

21.  sottolinea che il quadro regolamentare dovrebbe tenere conto degli specifici principi operativi e rispettare la missione specifica delle banche cooperative e popolari, e che le autorità di vigilanza dovrebbero tenere presenti i predetti elementi e recepirli nelle prassi e negli approcci adottati;

22.  rammenta la sua risoluzione del 17 maggio 2017(8) sulla tecnologia finanziaria; ritiene che le tecnologie finanziarie (fintech), che svolgono lo stesso tipo di attività di altri attori del sistema finanziario, debbano essere pertanto soggette alle medesime norme riguardanti le operazioni; chiede, al riguardo, l'adozione di un approccio alle fintech che trovi il giusto equilibrio tra la protezione dei consumatori, il mantenimento della stabilità finanziaria e la promozione dell'innovazione; prende atto, in tale contesto, dell'operato della Commissione, della proposta di includere l'innovazione tecnologica nei mandati delle autorità europee di vigilanza nonché della consultazione pubblica sul progetto di guida della BCE alla valutazione delle domande di autorizzazione all'esercizio dell'attività bancaria degli enti creditizi fintech;

23.  riconosce che la maggiore digitalizzazione di tutti gli aspetti dell'attività bancaria ha reso le banche molto più vulnerabili ai rischi per la sicurezza informatica; sottolinea che la gestione della sicurezza informatica rientra innanzitutto nelle competenze delle banche; sottolinea il ruolo fondamentale della sicurezza informatica per i servizi bancari e la necessità di incentivare gli istituti finanziari a essere molto ambiziosi per quanto concerne la tutela dei dati della clientela e la garanzia della sicurezza informatica; invita le autorità di vigilanza a monitorare con attenzione e valutare i rischi per la sicurezza informatica e sollecita gli istituti finanziari di tutta l'UE a essere ambiziosi per quanto concerne la protezione dei dati della clientela e la garanzia della sicurezza informatica; accoglie con favore l'iniziativa della BCE di obbligare le banche oggetto di vigilanza a denunciare gli attacchi informatici di entità rilevante nel quadro di un servizio di segnalazione in tempo reale e si compiace altresì delle ispezioni in loco dell'MVU finalizzate a monitorare la sicurezza informatica; invita l'MVU a intensificare gli sforzi e a fare ufficialmente della sicurezza informativa una delle sue massime priorità;

24.  si compiace del lavoro svolto dall'ABE, dall'ESMA e dall'MVU per quanto concerne la promozione della convergenza in materia di vigilanza nel contesto del recesso del Regno Unito dall'UE, nell'ottica di limitare lo sviluppo di rischi di arbitraggio regolamentare e di vigilanza; ritiene che qualsiasi modello di cooperazione in materia di vigilanza tra l'UE e il Regno Unito dovrebbe rispettare la stabilità finanziaria dell'Unione e rispettarne il regime e le norme di regolamentazione e di vigilanza, nonché la loro applicazione; ricorda l'importanza della preparazione e di un'adeguata pianificazione di emergenza da parte delle banche onde mitigare gli effetti dirompenti della Brexit; è preoccupato del fatto che talune banche, in particolare quelle più piccole, potrebbero accumulare ritardi nei preparativi per la Brexit e le invita a intensificare gli sforzi; ricorda che il processo per l'ottenimento delle licenze bancarie e l'approvazione dei modelli interni richiede diversi anni e che è opportuno tenere conto di tale circostanza;

25.  prende atto delle proposte riguardanti il riesame del Sistema europeo di vigilanza finanziaria (SEVIF), inclusa la proposta "omnibus" che apporta modifiche alla governance, al finanziamento e ai poteri delle autorità europee di vigilanza (AEV);

26.  è preoccupato per la tendenza emergente da parte dei gruppi bancari di utilizzare strutture ed entità sempre più complesse che svolgono per lo più le stesse attività delle banche ma non sono soggette alla vigilanza bancaria; prende atto, in tale contesto, della proposta della Commissione relativa alle imprese di investimento, che dovrebbe contribuire a instaurare un piano di parità tra le imprese di investimento e gli enti creditizi e a colmare le lacune che potrebbero consentire di sfruttare le grandi imprese di investimento per evitare i requisiti regolamentari in ambito bancario;

27.  è preoccupato per la diffusione nell'UE del sistema bancario ombra; prende atto della relazione 2017 di monitoraggio del sistema bancario ombra dell'UE, a cura del CERS, che ha evidenziato diversi rischi e vulnerabilità che vanno tenuti sotto controllo nel sistema bancario ombra dell'UE; chiede pertanto un'azione coordinata per affrontare tali rischi, in modo da garantire una concorrenza leale e la stabilità finanziaria; riconosce tuttavia che, a partire dalla crisi finanziaria, sono state introdotte politiche atte a far fronte ai rischi di instabilità finanziaria legati al sistema bancario ombra; incoraggia le autorità a continuare a monitorare con attenzione e a far fronte ai rischi emergenti per la stabilità finanziaria, nonché a prevedere, a corredo di qualsiasi intervento a livello della regolamentazione del settore bancario, un'adeguata regolamentazione del settore bancario ombra; si rammarica che la Commissione non abbia affrontato la questione nelle risposte fornite alla relazione dell'anno scorso(9);

28.  ritiene che l'Unione bancaria continui a rappresentare un cambiamento positivo e fondamentale per gli Stati membri che hanno adottato l'euro, sebbene siano auspicabili miglioramenti soprattutto in termini di comunicazione e trasparenza; ricorda che l'Unione bancaria è aperta a tutti gli Stati membri; incoraggia tutti gli Stati membri che non fanno parte della zona euro a intraprendere tutte le iniziative necessarie per aderire all'Unione bancaria, nell'ottica di adeguare progressivamente quest'ultima all'intero mercato interno;

29.  accoglie con favore i progressi compiuti per autorizzare alcune deleghe nel campo delle decisioni in materia di professionalità e onorabilità grazie alla decisione della BCE del giugno 2017; ribadisce la sua valutazione secondo cui è necessaria una modifica ai regolamenti per fare in modo che il consiglio di vigilanza possa delegare maggiormente e più facilmente ai funzionari competenti le decisioni su alcune questioni di routine; ribadisce il proprio parere favorevole riguardo a tale modifica, che contribuirebbe a rendere la vigilanza della BCE più efficiente ed efficace; invita la BCE a specificare i compiti relativi alla delega del potere decisionale;

Risoluzione

30.  valuta positivamente la prima applicazione del nuovo regime di risoluzione, avvenuta nel 2017; prende atto dell'elevato numero di ricorsi al riguardo presentati dinanzi al Tribunale dell'UE; chiede alla Commissione di valutare se e come ciò possa mettere a rischio l'efficacia del nuovo regime di risoluzione e rendere il quadro di risoluzione di fatto inapplicabile; invita l'SRB e la Commissione a pubblicare congiuntamente una sintesi degli aspetti maggiormente criticati nei ricorsi; ritiene che i casi riguardanti le banche verificatisi nel 2017 sollevino interrogativi a livello di trasparenza e comunicazione, e chiede una maggiore trasparenza nelle future decisioni di risoluzione, compreso l'accesso del Parlamento europeo, a condizioni precise e adeguate, a documenti chiave contenenti informazioni sulle decisioni di risoluzione, quali le relazioni di valutazione a cura di periti indipendenti, al fine di comprendere meglio ex ante il regime di risoluzione; invita i colegislatori a tenere conto dei casi riguardanti le banche verificatisi nel 2017 e a trarne degli insegnamenti per la procedura di codecisione riguardante le proposte della Commissione sulla TLAC e sul MREL e sullo strumento di moratoria;

31.  è preoccupato per la discrepanza tra le norme sugli aiuti di Stato e il diritto dell'Unione espressa nella precedente relazione(10) e legata alla capacità dei sistemi di garanzia dei depositi di partecipare alla risoluzione come previsto dalla direttiva sul risanamento e la risoluzione delle banche e dalla direttiva SGD; invita la Commissione a riconsiderare la propria interpretazione delle norme sugli aiuti di Stato in riferimento all'articolo 11, paragrafi 3 e 6, della direttiva SGD, onde garantire che le misure preventive e alternative elaborate dal legislatore europeo possano essere effettivamente attuate; ritiene che i casi riguardanti le banche verificatisi nel 2017 abbiano confermato, proprio come stabilito dalla direttiva sul risanamento e la risoluzione delle banche, che gli Stati membri possono avviare procedure ordinarie di insolvenza che, a determinate condizioni, possono essere accompagnate da "aiuti alla liquidazione"; ritiene che una causa delle opportunità di arbitraggio legate ai recenti casi di risoluzione sia la discrepanza tra le norme sugli aiuti di Stato applicate, rispettivamente, a norma del regime di risoluzione e della legislazione nazionale in materia di insolvenza; invita pertanto la Commissione a effettuare un riesame dei quadri in materia di insolvenza bancaria nell'Unione, ivi compresa la comunicazione sul settore bancario del 2013, al fine di trarre insegnamenti dai casi riguardanti le banche verificatisi nel 2017;

32.  rammenta che la direttiva sul risanamento e la risoluzione delle banche è stata concepita con l'obiettivo di garantire la continuità delle funzioni essenziali, di evitare effetti negativi sulla stabilità finanziaria, di tutelare i fondi pubblici riducendo al minimo il ricorso al sostegno finanziario pubblico straordinario per gli enti in dissesto e di tutelare i depositanti e gli investitori protetti, i fondi e le attività dei clienti; ricorda che le misure di sostegno finanziario pubblico straordinario possono essere utilizzate solo per rimediare "a una grave perturbazione dell'economia" e "preservare la stabilità finanziaria" e "non vengono utilizzate per compensare le perdite che l'ente ha accusato o rischia di accusare nel prossimo futuro"; ritiene che il sostegno finanziario pubblico straordinario dovrebbe essere altresì essere accompagnato, se del caso, da azioni correttive; invita la Commissione a effettuare quanto prima la valutazione di cui all'articolo 32, paragrafo 4, ultimo comma della direttiva sul risanamento e la risoluzione delle banche, che era attesa già nel 2015, osserva che la ricapitalizzazione precauzionale rappresenta uno strumento di gestione delle crisi nel settore bancario;

33.  invita la Commissione a valutare su base annuale se i requisiti per l'applicazione dell'articolo 107, paragrafo 3, lettera b), TFUE, relativo alla possibile concessione di aiuti di Stato nel settore finanziario, continuino a essere soddisfatti;

34.  invita la Commissione a verificare se il settore bancario abbia tratto beneficio sin dall'inizio della crisi da sovvenzioni implicite e aiuti di Stato attraverso la fornitura di un supporto di liquidità non convenzionale;

35.  si compiace dell'annuncio dell'SRB di dare priorità al rafforzamento della possibilità di risoluzione degli enti creditizi e accoglie con favore i progressi compiuti nel definire obiettivi vincolanti per il requisito minimo individuale di fondi propri e passività ammissibili (MREL) a livello consolidato; sottolinea l'importanza di piani di risoluzione operativi e credibili e riconosce, in tale contesto, i problemi che le strategie relative al punto di avvio singolo potrebbero comportare per la stabilità finanziaria dei paesi ospitanti qualora non siano elaborate in modo appropriato; sottolinea la necessità di un regime efficace per contrastare le violazioni del predetto requisito ed evidenzia che il MREL dovrebbe tenere presenti i modelli operativi degli istituti al fine di garantire la possibilità di risoluzione delle crisi di tali istituti; invita l'SRB a fornire un elenco completo degli ostacoli alla possibilità di risoluzione delle crisi rilevati nella legislazione nazionale o europea; sottolinea che la revisione della direttiva sul risanamento e la risoluzione delle banche non dovrebbe in alcun caso restare indietro rispetto alle norme concordate a livello internazionale;

36.  accoglie con favore l'accordo raggiunto sull'ulteriore armonizzazione del livello di priorità dei titoli di debito chirografario attraverso la direttiva (UE) 2017/2399; ne chiede una rapida attuazione da parte degli Stati membri affinché le banche possano emettere titoli di debito della nuova classe d'insolvenza e creare dunque le riserve necessarie; ribadisce la propria posizione, enunciata nella precedente relazione(11), secondo cui gli strumenti atti al "bail-in" dovrebbero essere venduti a investitori appropriati in grado di assorbire le potenziali perdite senza mettere a repentaglio la propria posizione finanziaria; raccomanda, pertanto, che le autorità di risoluzione verifichino in che misura gli strumenti soggetti a "bail-in" sono detenuti da investitori non professionisti e che l'ABE proceda a divulgare annualmente i relativi importi e, se del caso, emetta segnalazioni e raccomandazioni per l'adozione di misure correttive;

37.  prende atto delle attuali proposte legislative volte a recepire nel diritto dell'Unione la capacità totale di assorbimento delle perdite (TLAC), in modo da ridurre i rischi nel settore bancario europeo;

38.  rammenta che, in ultima analisi, l'accordo intergovernativo sul Fondo di risoluzione unico dovrà essere integrato, nella sostanza, nel quadro giuridico dell'Unione; ricorda che un sostegno comune di bilancio è fondamentale per garantire un quadro di risoluzione credibile ed efficace e la capacità di gestire le crisi sistemiche nell'Unione bancaria, nonché per evitare di ricorrere al salvataggio di istituti finanziati con fondi pubblici; prende atto della proposta della Commissione di trasformare il meccanismo europeo di stabilità in un Fondo monetario europeo, che disporrà di una funzione di sostegno comune di bilancio per il Fondo di risoluzione unico;

39.  si compiace del lavoro svolto dal Comitato di risoluzione unico per rafforzare la propria capacità di risoluzione delle crisi bancarie a livello dell'Unione; rileva tuttavia che la pianificazione della risoluzione è tuttora un'opera in divenire; osserva inoltre che l'SRB registra una notevole carenza di personale; invita l'SRB a intensificare gli sforzi di assunzione e sollecita le autorità nazionali a provvedere affinché l'SRB possa avvalersi facilmente di esperti distaccati; ricorda, a tale proposito, che, nell'ambito dell'SRB, occorre assicurare un adeguato equilibrio tra il personale a livello centrale e quello delle autorità nazionali di risoluzione, nonché una chiara divisione dei compiti tra l'SRB e le autorità nazionali di risoluzione; accoglie con favore, a tale proposito, le misure adottate dall'SRB per assegnare ruoli e compiti nell'ambito dell'SRM; sottolinea che, oltre alle banche sotto la vigilanza diretta della BCE, l'SRB è anche direttamente responsabile per gli istituti transfrontalieri di rilevanza; invita gli Stati membri, le autorità nazionali competenti e la Banca centrale europea ad agire in modo da limitare il più possibile gli oneri supplementari e la complessità per l'SRB derivanti da questa differenza a livello di ambito di azione;

40.  chiede che i contributi ex-ante al Fondo di risoluzione unico siano calcolati in modo trasparente, attraverso la fornitura di informazioni sulla metodologia di calcolo, unitamente a sforzi atti ad armonizzare le informazioni sui risultati del calcolo;

41.  esprime preoccupazione per l'impatto che le decisioni di risoluzione possono avere sulla struttura del sistema bancario; invita la Commissione a monitorare con attenzione tale aspetto, a dare seguito alle decisioni prese e a informare regolarmente il Parlamento europeo dei risultati;

Assicurazione dei depositi

42.  si compiace della decisione dell'ABE di pubblicare su base annua i dati da essa ricevuti, conformemente all'articolo 10, paragrafo 10, della direttiva SGD; suggerisce di migliorare la presentazione dei dati onde consentire un confronto diretto dell'adeguatezza dei finanziamenti tra i sistemi di garanzia dei depositi (SGD); osserva tuttavia che vari SGD dovrebbero accelerare la creazione di mezzi finanziari disponibili al fine di conseguire i loro livelli obiettivo entro il 3 luglio 2024;

43.  invita l'ABE ad estendere la propria analisi, tra gli altri aspetti, ai sistemi di finanziamento alternativi messi a punto dagli Stati membri conformemente all'articolo 10, paragrafo 9, della direttiva SGD, e a pubblicare tale analisi unitamente alle informazioni ricevute a norma dell'articolo 10, paragrafo 10, della direttiva SGD;

44.  richiama l'attenzione sull'elevato numero di opzioni e discrezionalità previste dalla direttiva SGD; ritiene necessaria un'ulteriore armonizzazione delle norme relative ai sistemi di garanzia dei depositi al fine di creare condizioni di parità nell'Unione bancaria;

45.  rammenta che la protezione dei depositi è una preoccupazione comune di tutti i cittadini dell'UE e che l'Unione bancaria rimane incompleta senza un terzo pilastro; segnala che la proposta sull'EDIS è attualmente oggetto di discussione a livello di commissione; prende atto, a tale riguardo, della comunicazione della Commissione dell'11 ottobre 2017;

46.  constata che sono in corso discussioni riguardo alla base giuridica adeguata per l'istituzione del proposto Fondo europeo di assicurazione dei depositi;

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47.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, all'ABE, alla BCE, all'SRB, ai parlamenti nazionali e alle autorità competenti ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, punto 40, del regolamento (UE) n. 575/2013.

(1) Testi approvati, P8_TA(2017)0041.
(2) GU C 34 del 31.1.2018, pag.5.
(3) GU C 34 del 31.1.2018, pag. 17.
(4) GU C 11 del 12.1.2018, pag. 24.
(5) GU C 216 del 30.7.2013, pag. 1.
(6) Banca centrale europea, Report on financial structures (Relazione sulle strutture finanziarie), ottobre 2017, pagg. 23 e 24.
(7) Comunicazione della Commissione sul completamento dell'Unione bancaria, 11 ottobre 2017, (COM(2017)0592), pag. 15.
(8) Testi approvati, P8_TA(2017)0211.
(9) Risoluzione del Parlamento europeo del 15 febbraio 2017 sull'Unione bancaria – relazione annuale 2016, paragrafo 9.
(10) Risoluzione del Parlamento europeo del 15 febbraio 2017 sull'Unione bancaria – relazione annuale 2016, paragrafo 38.
(11) Risoluzione del Parlamento europeo del 15 febbraio 2017 sull'Unione bancaria – relazione annuale 2016, paragrafo 48.

Ultimo aggiornamento: 1 ottobre 2018Avviso legale