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Procedura : 2017/2260(INI)
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Ciclo del documento : A8-0052/2018

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A8-0052/2018

Discussioni :

PV 13/03/2018 - 20
CRE 13/03/2018 - 20

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PV 14/03/2018 - 8.12
CRE 14/03/2018 - 8.12
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Mercoledì 14 marzo 2018 - Strasburgo Edizione definitiva
Semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche: aspetti occupazionali e sociali nell'analisi annuale della crescita 2018
P8_TA(2018)0078A8-0052/2018

Risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2018 sul semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche: occupazione e aspetti sociali nell'analisi annuale della crescita 2018 (2017/2260(INI))

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 3 e 5 del trattato sull'Unione europea (TUE),

–  visti gli articoli 9, 145, 148, 152, 153, 174 e 349 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visto l'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016 tra il Parlamento europeo, il Consiglio dell'Unione europea e la Commissione europea(1),

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare il titolo IV (Solidarietà),

–  vista la Carta sociale europea riveduta,

–  vista la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità,

–  vista la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo,

–  visti gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, segnatamente 1, 3, 4, 5, 8 e 10;

–  vista la proclamazione interistituzionale sul pilastro europeo dei diritti sociali del 17 novembre 2017 a Göteborg,

–  vista la comunicazione della Commissione, del 22 novembre 2017, dal titolo "Analisi annuale della crescita 2018" (COM(2017)0690),

–  visto il progetto di relazione comune sull'occupazione della Commissione e del Consiglio, del 22 novembre 2017, che accompagna la comunicazione della Commissione sull'analisi annuale della crescita 2018 (COM(2017)0674),

–  vista la proposta della Commissione, del 22 novembre 2017, di decisione del Consiglio sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione (COM(2017)0677),

–  vista la raccomandazione di raccomandazione del Consiglio sulla politica economica della zona euro, presentata il 22 novembre 2017 dalla Commissione (COM(2017)0770),

–  vista la relazione della Commissione, del 22 novembre 2017, dal titolo "Relazione 2018 sul meccanismo di allerta" (COM(2017)0771),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 22 novembre 2017, dal titolo "Documenti programmatici di bilancio: valutazione globale" (COM(2017)0800),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 26 aprile 2017, dal titolo "Istituzione di un pilastro europeo dei diritti sociali" (COM(2017)0250),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 26 aprile 2017, dal titolo "Un'iniziativa per sostenere l'equilibrio tra attività professionale e vita familiare di genitori e prestatori di assistenza che lavorano" (COM(2017)0252),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione, del 26 aprile 2017, dal titolo "Bilancio della raccomandazione della Commissione del 2013 dal titolo "Investire nell'infanzia per spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale" (SWD(2017)0258),

–  vista la pubblicazione da parte della Commissione della settima edizione della "Employment and Social Developments in Europe annual review (2017)" [Revisione annuale su occupazione e sviluppi sociali in Europa (2017)] incentrata sull'equità e sulla solidarietà tra le generazioni in Europa,

–  vista la comunicazione della Commissione, del 4 ottobre 2016, dal titolo "La garanzia per i giovani e l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile a tre anni di distanza" (COM(2016)0646),

–  vista la proposta di regolamento del Consiglio, presentata dalla Commissione il 14 settembre 2016, recante modifica del regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020 (COM(2016)0604),

–  vista la comunicazione della Commissione del 14 settembre 2016 dal titolo "Potenziare gli investimenti per la crescita e l'occupazione: verso la seconda fase del Fondo europeo per gli investimenti strategici e verso il piano europeo per gli investimenti esterni" (COM(2016)0581),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 10 giugno 2016, dal titolo "Una nuova agenda per le competenze per l'Europa – Lavorare insieme per promuovere il capitale umano, l'occupabilità e la competitività" (COM(2016)0381),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 2 giugno 2016, dal titolo "Un'agenda europea per l'economia collaborativa" (COM(2016)0356),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 1° giugno 2016, dal titolo "L'Europa ricomincia a investire – Bilancio del piano di investimenti per l'Europa e prossimi passi" (COM(2016)0359),

–  visti la comunicazione della Commissione, dell'8 marzo 2016, sull'avvio di una consultazione su un pilastro europeo dei diritti sociali (COM(2016)0127) e i relativi allegati,

–  viste la proposta, presentata dalla Commissione il 15 febbraio 2016, di decisione del Consiglio sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione (COM(2016)0071) e la posizione del Parlamento al riguardo del 15 settembre 2016(2),

–  visto il pacchetto d'investimenti sociali presentato dalla Commissione il 20 febbraio 2013, ivi compresa la raccomandazione 2013/112/UE dal titolo "Investire nell'infanzia per spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale"(3),

–  viste la comunicazione della Commissione del 3 marzo 2010 dal titolo "Europa 2020 – Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva" (COM(2010)2020), nonché la risoluzione del Parlamento del 16 giugno 2010 su EU 2020(4),

–  vista la relazione dei cinque presidenti del 22 giugno 2015 intitolata "Completare l'Unione economica e monetaria dell'Europa",

–  viste le conclusioni del Consiglio del 7 dicembre 2015 sulla promozione dell'economia sociale quale fattore chiave dello sviluppo economico e sociale in Europa,

–  vista la sua risoluzione del 16 novembre 2017 sulla lotta contro le disuguaglianze quale leva per favorire la creazione di posti di lavoro e la crescita(5),

–  vista la sua risoluzione del 26 ottobre 2017 sulle politiche economiche della zona euro(6),

–  vista la sua risoluzione del 24 ottobre 2017 sulle politiche volte a garantire il reddito minimo come strumento per combattere la povertà(7),

–  vista la sua risoluzione del 14 settembre 2017 su una nuova agenda per le competenze per l'Europa(8),

–  vista la sua risoluzione del 14 giugno 2017 sulla necessità di una strategia dell'Unione europea per eliminare e prevenire il divario tra le pensioni degli uomini e delle donne(9),

–  vista la sua risoluzione del 14 marzo 2017 sulla parità tra donne e uomini nell'Unione europea nel 2014-2015(10),

–  vista la sua risoluzione del 15 febbraio 2017 sul semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche: occupazione e aspetti sociali nell'analisi annuale della crescita 2017(11),

–  vista la sua risoluzione del 19 gennaio 2017 su un pilastro europeo dei diritti sociali(12),

–  vista la sua risoluzione del 13 settembre 2016 sulla creazione di condizioni del mercato del lavoro favorevoli all'equilibrio tra vita privata e vita professionale(13),

–  vista la sua posizione del 2 febbraio 2016 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'istituzione di una piattaforma europea per il rafforzamento della cooperazione volta a prevenire e scoraggiare il lavoro sommerso(14),

–  vista la sua risoluzione del 24 novembre 2015 sulla riduzione delle disuguaglianze, con un'attenzione particolare alla povertà infantile(15),

–  vista la sua risoluzione dell'8 luglio 2015 sull'iniziativa per favorire l'occupazione verde: sfruttare le potenzialità dell'economia verde di creare posti di lavoro(16),

–  vista la sua risoluzione del 4 luglio 2013 sull'impatto della crisi sull'accesso delle categorie vulnerabili all'assistenza(17),

–  vista la sua risoluzione dell'11 giugno 2013 sull'edilizia popolare nell'Unione europea(18),

–  viste le osservazioni conclusive del Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità in riferimento alla relazione iniziale dell'Unione europea (settembre 2015),

–  vista la relazione speciale n. 5/2017 della Corte dei conti europea del marzo 2017 dal titolo "Disoccupazione giovanile: le politiche dell'UE hanno migliorato la situazione? Una valutazione della Garanzia per i giovani e dell'Iniziativa a favore dell'occupazione giovanile",

–  vista la relazione Eurofound del 25 settembre 2017 dal titolo "Developments in working life in Europe: EurWORK annual review 2016" (Sviluppi nella vita lavorativa in Europa: revisione annuale di EurWORK 2016) e, nello specifico, il capitolo intitolato "Pay inequalities: Evidence, debate and policies" (Disparità salariali – Evidenze, dibattito e politiche),

–  visto l'aggiornamento tematico di Eurofound del 18 luglio 2017 dal titolo "Pay inequalities experienced by posted workers: Challenges to the "equal treatment principle" (Disparità salariali subite dai lavoratori distaccati: sfide per il principio della "parità di trattamento"), che fornisce una panoramica dettagliata delle posizioni di governi e parti sociali in Europa rispetto al principio della parità di retribuzione per lo stesso lavoro,

–  vista la relazione Eurofound del 26 giugno 2017 dal titolo "Occupational change and wage inequality: European Jobs Monitor 2017" (Cambiamento del lavoro e disuguaglianza salariale: monitoraggio dei posti di lavoro europei 2017),

—  vista la relazione di Eurofound del 19 aprile 2017 dal titolo "Social mobility in the EU" (Mobilità sociale nell'UE),

–  vista la relazione di Eurofound del 13 marzo 2017 dal titolo "Disparità di reddito e modelli occupazionali in Europa prima e dopo la grande recessione",

–  vista le relazioni di Eurofound del 24 febbraio 2017 sul ruolo delle parti sociali nell'ambito del Semestre europeo: aggiornamento 2016, e del 16 febbraio 2016 sul ruolo delle parti sociali nel semestre europeo, che esamina il periodo dal 2011 al 2014,

–  vista la relazione di sintesi di Eurofound del 17 novembre 2016 dal titolo "Sesta indagine europea sulle condizioni di lavoro",

–  vista la relazione di Eurofound del 12 marzo 2015 dal titolo "New forms of employment" (Nuove forme di occupazione),

–  vista la relazione di Eurofound del 29 ottobre 2013 dal titolo "Women, men and working conditions in Europe" (Donne, uomini e condizioni di lavoro in Europa),

–  vista la discussione con i rappresentanti dei parlamenti nazionali sulle priorità del semestre europeo 2018,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e il parere della commissione per la cultura e l'istruzione (A8-0052/2018),

A.  considerando che il tasso di occupazione nell'UE è in aumento e ha raggiunto il 72,3 % nel secondo trimestre del 2017, pari a 235,4 milioni di persone occupate, e rappresenta un progresso verso il raggiungimento dell'obiettivo di un tasso di occupazione del 75 % previsto dalla strategia Europa 2020; che continuano a sussistere differenze molto significative tra i tassi di occupazione in molti Stati membri, tassi che variano da livelli molto al di sotto della media dell'UE del 65 % in Grecia, Croazia, Italia e Spagna, a livelli superiori al 75 % nei Paesi Bassi, in Danimarca, nel Regno Unito, in Germania e in Svezia, ancora lungi dal recuperare i livelli pre-crisi e, in particolare, dal conseguire gli obiettivi nazionali della strategia Europa 2020; considerando che la crescita dell'occupazione è stata più consistente tra i lavoratori anziani, i lavoratori altamente qualificati e gli uomini, e più debole tra i giovani, i lavoratori poco qualificati e le donne; considerando che l'occupazione misurata in termini di ore lavorate per dipendente resta del 3 % al di sotto del livello precedente la crisi nell'UE e del 4 % al di sotto del livello precedente la crisi nella zona euro a causa dell'aumento del lavoro a tempo parziale e della riduzione delle ore prestate dai lavoratori a tempo pieno; che nell'UE, attualmente, 18,9 milioni di persone rimangono senza lavoro, gli investimenti sono ancora troppo bassi, la crescita dei salari è moderata e la povertà lavorativa continua ad aumentare; ricorda che l'articolo 3 del TUE stabilisce che l'Unione mira alla piena occupazione;

B.  considerando che 18,9 milioni di persone ancora non hanno un lavoro, sebbene il tasso di disoccupazione nell'UE e nella zona euro sia ai livelli più bassi registrati in nove e si attesti rispettivamente al 7,5 % e all'8,9 %; che, inoltre, questa ripresa rimane molto disomogenea tra gli Stati membri, con tassi di disoccupazione che vanno da circa il 4 % in Germania a quasi il 20 % in Spagna e il 23,6 % in Grecia; che la disoccupazione nascosta – persone disoccupate disposte a lavorare ma non attivamente alla ricerca di occupazione – era del 20 % nel 2016, mentre la quota di disoccupazione di lunga durata nell'UE registra livelli allarmanti superiori al 46,4 % (il dato corrispondente per l'area dell'euro è 49,7 %); che in alcuni Stati membri la disoccupazione rimane elevata a causa della mancanza di crescita e della debolezza strutturale; che le inadeguate riforme del mercato del lavoro sono uno dei motivi dell'elevata disoccupazione; che il sostegno a favore dei disoccupati di lunga durata ricopre un'importanza cruciale, perché altrimenti la situazione inizierà a colpire la loro autostima, il loro benessere e il loro sviluppo futuro, esponendoli al rischio di povertà ed esclusione sociale e mettendo a repentaglio sia la sostenibilità dei sistemi di sicurezza sociale che la dimensione sociale europea;

C.  considerando che il lavoro a tempo parziale è aumentato dell'11 % rispetto al 2008 e l'occupazione a tempo pieno si è ridotta del 2 % nello stesso periodo, mentre il lavoro a tempo parziale involontario è diminuito dal 29,3 del 2013 al 27,7 del 2016 ma rappresenta ancora un quarto di questa tipologia di contratto;

D.  considerando che la segmentazione del mercato del lavoro tra posti di lavoro a tempo indeterminato e atipici rimane preoccupante, con Stati membri che presentano una percentuale di contratti a tempo determinato compresa tra il 10 % e il 20 % degli occupati, con tassi particolarmente bassi di transizione a contratti a tempo indeterminato e contratti a tempo determinato che sono dei "punti morti" piuttosto che "trampolini" verso l'occupazione a tempo indeterminato; che questo fenomeno impedisce a un gran numero di lavoratori di beneficiare di un'occupazione sicura e relativamente ben retribuita nonché di buone prospettive, e sta creando un divario salariale tra lavoratori a tempo indeterminato e determinato;

E.  considerando che, sebbene si possa registrare un lieve miglioramento, il tasso di disoccupazione giovanile rimane eccezionalmente elevato, attestandosi al 16,6 % (18,7 % nella zona euro); che, secondo il progetto di relazione comune sull'occupazione, i giovani sono più spesso assunti con forme di occupazione non standard o atipiche, che comprendono i posti di lavoro a tempo determinato, il lavoro a tempo parziale involontario e i lavori meno retribuiti; che, nel 2016, vi erano ancora 6,3 milioni di giovani tra i 15 e i 24 anni non occupati, né iscritti a un ciclo di istruzione o di formazione (NEET); che gli Stati membri possono contrastare la disoccupazione giovanile sviluppando e attuando quadri normativi per il mercato del lavoro, sistemi di istruzione e formazione e politiche attive del mercato del lavoro, sulla base del divieto di discriminazione per quanto riguarda l'età in relazione all'articolo 19 del TFUE e alla direttiva 2000/78/CE del Consiglio sulla parità in materia di occupazione;

F.  considerando che le differenze tra i tassi di disoccupazione degli Stati membri, sebbene minori, sono ancora al di sopra del livello precedente alla crisi; che la disoccupazione di lunga durata rimane al di sopra del 50 % della disoccupazione totale in alcuni Stati membri e al 46,6 % nell'UE e al 49,7 % nella zona euro in media; che il tasso di disoccupazione tiene conto solo di coloro che non hanno un lavoro e che hanno cercato attivamente un lavoro nelle ultime quattro settimane, mentre il tasso di disoccupazione di lunga durata misura solo la percentuale della popolazione economicamente attiva di età compresa tra 15 e 74 anni disoccupata da almeno 12 mesi;

G.  considerando che ancora sussiste un divario di genere nei livelli di occupazione pari attualmente all'11,6 nell'UE, con tassi di occupazione specifici per genere del 76,9 % per gli uomini e del 65,3 % per le donne e divari persino maggiori nel caso di donne nate al di fuori dell'UE e rom; che il divario di genere nell'occupazione a tempo parziale è persino più ampio, con una differenza pari a 23 punti percentuali nel 2016, e superiore ai 30 punti percentuali in quattro Stati membri, con un 23,5 % di occupazione femminile a tempo parziale involontaria; che il tasso di occupazione delle donne con almeno un figlio di età inferiore a sei anni è di 9 punti percentuali inferiore al tasso corrispondente delle donne senza figli, mentre, nel 2016, il 19 % della forza lavoro femminile potenziale dell'UE era inattiva perché dedita alla cura dei figli o all'assistenza a familiari adulti non autonomi; che, a causa di tassi più bassi di occupazione equivalente a tempo pieno, le donne subivano un notevole divario retributivo, che nell'UE era pari, in media, al 16,3 % nel 2015, con valori compresi tra il 26,9 % in Estonia e il 5,5 % in Italia e Lussemburgo;

H.  considerando che taluni Stati membri affrontano problemi strutturali nel mercato del lavoro come la scarsa partecipazione nonché l'asimmetria tra competenze e qualifiche; che aumenta la necessità di misure concrete per l'inserimento o il reinserimento della forza lavoro inattiva in modo da poter soddisfare le esigenze del mercato del lavoro;

I.  considerando che le società nell'Unione europea stanno invecchiando (quasi il 20 % della popolazione europea ha più di 65 anni e le stime indicano che la percentuale passerà al 25 % entro il 2050) e che il rapporto di dipendenza degli anziani è in aumento, determinando ulteriori sfide per gli Stati membri, e potrebbe indurli ad effettuare degli adeguamenti per continuare a garantire sistemi di sicurezza sociale, assistenza sanitaria e assistenza a lungo termine ben finanziati e solidi e per soddisfare la necessità di fornire assistenza formale e informale; che i prestatori di assistenza informale costituiscono una risorsa di enorme importanza per la società; che l'aspettativa di vita alla nascita nell'UE-28 è diminuita leggermente nel 2015, essendo stata stimata a 80,6 anni (0,3 anni in meno rispetto al 2014), a 83,3 anni per le donne (0,3 anni in meno rispetto al 2014) e a 77,9 anni (0,2 anni in meno rispetto al 2014) per gli uomini; che si è trattato del primo calo dell'aspettativa di vita nell'UE-28 dal 2002, quando sono divenuti disponibili i dati sull'aspettativa di vita per tutti gli Stati membri, e che tale calo può osservarsi nella maggior parte degli Stati membri; considerando che, secondo Eurostat, non è ancora possibile stabilire se la riduzione dell'aspettativa di vita tra il 2014 e il 2015 sia solo temporanea o continuerà negli anni a venire;

J.  considerando che le sfide demografiche comprendono fattori come lo spopolamento e la dispersione della popolazione che ostacolano la crescita delle regioni soggette a tali fenomeni e che minacciano la coesione economica, sociale e territoriale dell'UE;

K.  che il tasso di giovani che hanno abbandonato la scuola permane a circa il 20 % in vari Stati membri, tra cui Malta, Spagna e Romania ed è ancora al di sopra del tasso del 10 %, che rappresenta l'obiettivo dell'UE, in Portogallo, Bulgaria, Italia, Ungheria, Regno Unito e Grecia; che l'abbandono scolastico rappresenta una sfida complessa a livello individuale, nazionale ed europeo; che la provenienza degli studenti da un contesto socioeconomico svantaggiato o da origini migratorie e la presenza di bisogni speciali sono i fattori più importanti associati a scarsi risultati scolastici e ad un precoce abbandono scolastico, tenendo presente il fatto che la percentuale media di studenti con risultati insufficienti nelle scienze nel quartile socioeconomico inferiore della popolazione studentesca dell'UE di cui all'indagine PISA 2015 è pari a circa il 34 %, 26 punti percentuali in più rispetto al quartile socioeconomico superiore;

L.  considerando che il settore dell'economia sociale rappresenta due milioni d'imprese (circa il 10 % di tutte le imprese dell'UE) e impiega più di 14 milioni di persone (circa il 6,5 % dei lavoratori dell'UE); che tale settore è importante per affrontare le innumerevoli sfide delle società attuali, in particolare quella dell'invecchiamento della popolazione;

M.  considerando che 80 milioni di europei sono persone con disabilità; che vi sono ritardi nell'attuazione delle misure in materia di accessibilità a favore di tali persone;

N.  considerando che, sebbene possa essere osservato un certo progresso nella riduzione della povertà e dell'esclusione sociale, vi sono ancora gruppi svantaggiati nella società e un numero inaccettabile, pari a 119 milioni, di cittadini europei a rischio di povertà o di esclusione sociale, di cui oltre 25 milioni sono minori (oltre 1 bambino su 4 di tutti i bambini dell'UE), mentre persistono disparità a livello regionale all'interno degli Stati membri e dell'Unione nel suo complesso, il che fa sì che l'Unione sia ben lungi dal realizzare l'obiettivo della strategia Europa 2020; che la disparità di reddito continua a crescere nei due terzi di tutti i paesi dell'UE; che nell'UE nel suo complesso il 20 % più ricco delle famiglie ha ricevuto una quota di reddito superiore di 5,1 volte rispetto al 20 % più povero, con un differenziale pari o superiore al 6,5 o superiore in alcuni paesi dell'Europa orientale e meridionale – quasi il doppio di alcuni dei paesi dell'Europa centrale e dei paesi nordici con i migliori risultati; che gli elevati livelli di disuguaglianza rimangono un ostacolo alle pari opportunità nell'accesso all'istruzione, alla formazione e alla protezione sociale e sono pertanto dannosi per la giustizia sociale, la coesione sociale e lo sviluppo economico sostenibile;

O.  considerando che, secondo la pubblicazione della Commissione dal titolo "Occupazione e sviluppi sociali in Europa (2017)", nel 2015 erano 118,8 milioni le persone a rischio di povertà o di esclusione sociale (le cosiddette "AROPE"), 1,7 milioni al di sopra del livello del 2008 e lontano dall'obiettivo della strategia Europa 2020 che prevedeva di ridurre le AROPE di 20 milioni, con forti disparità tra gli Stati membri che oscillano dal 5 % o meno nella Repubblica ceca e in Germania al 20 % circa in Grecia e Spagna; che la percentuale AROPE concernente i bambini (fascia di età 0-17 anni) era del 26,4 % nel 2016, superiore alla corrispondente percentuale degli adulti (16-64, 24,2 %) e, di quasi 10 punti percentuali, alla percentuale degli anziani (65 +, 18,3 %); che il numero di minori in situazione di povertà resta a livelli allarmanti in Europa, attualmente ad oltre 25 milioni, e che l'impatto della povertà sui minori può durare tutta la vita e perpetua la trasmissione degli svantaggi da generazione a generazione; che le politiche sociali sono importanti per conseguire la coesione e avvicinare l'UE ai suoi cittadini;

P.  considerando che si continua a registrare un aumento della povertà lavorativa in tutta Europa, con i valori più elevati registrati in Spagna (13,1 %), Grecia (14 %) e Romania (18,6 %), il che dimostra che l'occupazione non è di per sé sempre sufficiente a far uscire le persone dalla povertà e riflette i diversi modelli dei mercati del lavoro, fra cui posti di lavoro a tempo parziale e/o a tempo determinato, livelli salariali e intensità di lavoro nelle famiglie e condizioni di lavoro inadeguate; che la crescita dei salari rimane contenuta nell'UE, con un aumento inferiore all'1 % negli ultimi due anni, e la dispersione del reddito da lavoro dipendente è piuttosto ampia nell'UE, oscillando dai 4,6 EUR per ora lavorata in Bulgaria ai 43,3 EUR in Lussemburgo; che in 18 Stati membri su 28 la crescita dei salari reali è stata inferiore alla crescita media della produttività ed è persino inferiore al calo della disoccupazione; che la determinazione dei salari è di competenza nazionale;

Q.  considerando che l'istruzione è un fattore fondamentale dell'integrazione dei giovani nel mercato del lavoro ed è in primo luogo di competenza degli Stati membri, pur con il sostegno della Commissione; che un'istruzione e una formazione di elevata qualità devono essere accessibili a tutti, tenuto conto del fatto che il tasso di occupazione dei giovani (20-34 anni) con un livello di istruzione superiore è pari all'82,8 % nell'UE, oltre 10 punti percentuali in più rispetto a chi dispone di un livello di istruzione media; che la formazione professionale inizia ad acquisire maggiore credibilità agli occhi tanto dei giovani europei quanto delle imprese che ne riconoscono le capacità; che anche la formazione acquisita in un contesto informale fornisce agli Europei strumenti essenziali per il mercato del lavoro;

R.  considerando che, sebbene la trasformazione digitale imponga ai lavoratori di possedere almeno competenze digitali di base, si stima che il 44 % della popolazione dell'UE non ne disponga(19);

S.  considerando che, in base all'articolo 168, paragrafo 1 TFUE, nella definizione e nell'attuazione delle pertinenti politiche ed attività della Comunità dovrebbe essere garantito un livello elevato di protezione della salute umana; che ciò contribuirebbe all'inclusione sociale, alla giustizia sociale e alla parità; che il progresso tecnologico e scientifico, del quale si compiace l'analisi annuale della crescita (AAC) per il 2018, consente di scoprire cure e farmaci migliori, più efficaci e più accessibili; che tale progresso contribuisce a garantire che le persone affette da malattie croniche particolari saranno in grado di accedere al mercato del lavoro o a continuare a lavorare molto più a lungo; che questo obiettivo è attualmente messo in discussione dal costo elevato di alcuni medicinali;

T.  considerando che la politica di bilancio negli Stati membri svolge un ruolo nella stabilizzazione dell'ambiente macroeconomico, ma persegue anche altri obiettivi come la sostenibilità o la redistribuzione del bilancio;

U.  considerando che l'offerta e la gestione dei sistemi di sicurezza sociale sono settori di competenza degli Stati membri che l'Unione coordina, ma non armonizza;

V.  considerando che il reddito lordo disponibile delle famiglie pro capite non è ancora tornato ai livelli precedenti la crisi in diversi Stati membri, molti dei quali registrano livelli da 20 a 30 punti percentuali inferiori al 2008;

W.  considerando che la capacità dell'economia dell'UE di stimolare la crescita a lungo termine è inferiore a quella dei principali concorrenti dell'Unione; che, secondo le stime della Commissione, la crescita potenziale è pari all'1,4 % circa nell'UE, a fronte del 2 % negli Stati Uniti;

X.  considerando che il lavoro in nero priva i lavoratori dei loro diritti e favorisce il dumping sociale, con gravi conseguenze sul bilancio, produce effetti negativi sull'occupazione, sulla produttività, sulla qualità del lavoro e sullo sviluppo delle competenze nonché sull'efficienza e sull'efficacia del sistema pensionistico; che occorre proseguire gli sforzi per trasformare il lavoro in nero in lavoro dichiarato;

Y.  considerando che le regioni ultraperiferiche devono affrontare enormi difficoltà connesse alle loro caratteristiche specifiche, che ne limitano il potenziale di crescita; che in tali regioni i tassi di disoccupazione variano tra l'11,2 % e il 27,1 % e i tassi di disoccupazione di lunga durata tra il 54,5 % e l'80,9 %; che tali regioni registrano un tasso di disoccupazione giovanile superiore al 40 %;

Z.  considerando che, secondo una ricerca di Eurofound, il coinvolgimento delle parti sociali nell'elaborazione dei programmi di riforma nazionali sta gradualmente migliorando in gran parte degli Stati membri, sebbene persistano significative differenze di risultato in termini di qualità ed efficacia del coinvolgimento globale delle parti sociali nazionali nel processo del semestre europeo;

AA.  considerando che il prossimo studio di Eurofound sul coinvolgimento delle parti sociali nel semestre europeo dovrebbe riportare un processo di consolidamento e una crescente consapevolezza, a seguito dell'orientamento per l'occupazione n. 7 sul miglioramento del funzionamento dei mercati del lavoro; che, tuttavia, le parti sociali evidenziano la necessità di garantire un'adeguata partecipazione agevolando un'adeguata e tempestiva consultazione, scambiando contributi e feedback e dando visibilità alle loro opinioni;

1.  accoglie con favore l'analisi annuale della crescita 2018, unitamente al pilastro integrato europeo dei diritti sociali, in quanto parte importante delle politiche globali a favore dell'occupazione di qualità, della crescita e degli investimenti sostenibili, al fine di incrementare la produttività e i salari, creare posti di lavoro, ridurre la povertà e le disuguaglianze e migliorare la protezione sociale e l'accesso ai servizi pubblici e la loro qualità; riconosce che l'AAC si basa su una strategia in materia di investimenti, riforme strutturali e finanze pubbliche responsabili che dovrebbe andare di pari passo con politiche e misure in materia di rispetto dei principi e degli obiettivi del pilastro europeo dei diritti sociali; sottolinea che la Commissione dovrebbe, nel quadro del semestre europeo, migliorare il processo di coordinamento delle politiche al fine di monitorare, prevenire e correggere più adeguatamente le tendenze negative che potrebbero aumentare le disparità e indebolire il progresso sociale, come strumento per collegare il coordinamento economico con i risultati in termini occupazionali e sociali; invita gli Stati membri a seguire le priorità individuate nell'analisi e nella relazione congiunta sull'occupazione che la accompagna, affinché le loro politiche e strategie nazionali promuovano la crescita, lo sviluppo economico sostenibile, l'occupazione di qualità, la coesione sociale, la protezione sociale e l'inclusione; prende atto dell'importanza di tutelare i diritti dei lavoratori e di promuovere il potere contrattuale dei dipendenti;

2.  sottolinea la necessità di riforme strutturali socialmente ed economicamente equilibrate volte a realizzare una tripla A sociale, migliorando le politiche del mercato del lavoro e sociali di natura inclusiva che rispondano alle esigenze dei lavoratori e delle categorie vulnerabili, onde stimolare gli investimenti, creare posti di lavoro di qualità, aiutare la forza lavoro ad acquisire le competenze di cui necessita, promuovere le pari opportunità nel mercato del lavoro ed eque condizioni di lavoro, aumentare la produttività del lavoro, sostenere la crescita salariale e la sostenibilità e adeguatezza dei sistemi di protezione sociale e migliorare il tenore di vita di tutti i cittadini; sottolinea la necessità di rafforzare un contesto favorevole sia per le imprese che per i lavoratori, al fine di creare un'occupazione più stabile, mantenendo nel contempo un equilibrio tra la dimensione sociale e quella economica e decidendo congiuntamente e in modo complementare; invita gli Stati membri a spostare gradualmente il prelievo fiscale dal lavoro ad altre fonti, senza mettere a rischio la sicurezza sociale; invita gli Stati membri ad adottare misure volte a migliorare gli standard sociali e a ridurre le disuguaglianze;

3.  sottolinea che il dialogo sociale e la contrattazione collettiva sono strumenti fondamentali per datori di lavoro e sindacati al fine di fissare retribuzioni e condizioni di lavoro eque, e che sistemi di contrattazione collettiva solidi aumentano la resilienza degli Stati membri nei periodi di crisi economica; ricorda che il diritto alla contrattazione collettiva è una questione che riguarda tutti i lavoratori europei, con implicazioni cruciali per la democrazia e lo Stato di diritto, compreso il rispetto dei diritti sociali fondamentali, e che la contrattazione collettiva è un diritto fondamentale europeo che le istituzioni dell'Unione sono tenute a rispettare in conformità dell'articolo 28 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea; chiede, in tale contesto, politiche che rispettino, promuovano e rafforzino la contrattazione collettiva e la posizione dei lavoratori nei sistemi di determinazione dei salari, i quali svolgono un ruolo determinante nel conseguimento di condizioni di lavoro di elevata qualità; ritiene che la finalità di tutto ciò dovrebbe essere quella di sostenere la domanda aggregata e la ripresa economica, ridurre le disuguaglianze salariali e combattere la povertà lavorativa;

4.  chiede un maggiore impegno per combattere la povertà e l'aumento delle disuguaglianze e stimolare gli investimenti sociali, in considerazione del loro rendimento economico e dei vantaggi sociali; ricorda che le economie con un livello più elevato di investimenti sociali sono più resilienti alle crisi; invita gli Stati membri e la Commissione, nel quadro delle attuali norme del patto di stabilità e crescita, a consentire un margine di investimento pubblico sociale e, qualora sia necessario, a incrementare gli investimenti nelle infrastrutture sociali e a sostenere coloro che sono stati più duramente colpiti, al fine di affrontare in maniera adeguata le disuguaglianze, in particolare attraverso sistemi di protezione sociale che forniscano un adeguato e mirato sostegno al reddito; invita la Commissione a effettuare, se del caso, una valutazione più approfondita di quali tipi di spesa possano essere decisamente considerati investimenti sociali;

5.  ritiene sia importante promuovere il dialogo interculturale per agevolare l'ingresso nel mercato del lavoro per di migranti, rifugiati e richiedenti asilo e integrarli nella società; esprime preoccupazione per la costante scarsa partecipazione al mercato del lavoro delle minoranze etniche; invita gli Stati membri, in tale contesto, ad attuare correttamente le direttive 2000/78/CE e 2000/43/CE; ricorda che i nuovi arrivati portano con sé nuove competenze e conoscenze e chiede di sviluppare e promuovere ulteriormente strumenti che forniscano informazioni multilingue sulle opportunità esistenti in materia di apprendimento formale e informale, formazione professionale, i tirocini e volontariato;

6.  esorta la Commissione a impegnarsi a favore dell'inserimento o della permanenza nel mercato del lavoro delle persone che soffrono di particolari patologie, ad esempio, di dolori cronici; sottolinea la necessità di andare verso un mercato del lavoro adattato a queste situazioni, più flessibile e non discriminatorio, affinché anche queste persone possano contribuire allo sviluppo economico dell'UE, con conseguente minore aggravio per i sistemi di sicurezza sociale;

7.  accoglie con favore il sostegno della Commissione agli investimenti volti a rafforzare la sostenibilità ambientale e il riconoscimento del relativo potenziale nell'intera economia; concorda sul fatto che il sostegno alla transizione verso un'economia circolare e verde racchiude un elevato potenziale di creazione netta di posti di lavoro;

8.  accoglie con favore la proclamazione interistituzionale sul pilastro europeo dei diritti sociali (PEDS) e ritiene che il semestre europeo dovrebbe sostenere lo sviluppo dei suoi 20 principi fondamentali in materia di pari opportunità e accesso al mercato del lavoro, condizioni di lavoro eque e protezione e inclusione sociali che dovrebbero fungere da punto di riferimento e da raccomandazione nell'attuazione del ciclo di coordinamento delle politiche del semestre europeo, al fine di costruire un'autentica tripla A sociale per l'Europa e creare una crescita economica e una situazione finanziaria prevedibile e sostenibile, subordinatamente agli obiettivi della politica economica e dell'occupazione, servendo in tal modo i principali obiettivi prioritari della strategia Europa 2020; sottolinea che il processo di coordinamento del semestre europeo costituisce uno strumento essenziale per il consolidamento della dimensione sociale europea da cui deriva il pilastro sociale; sottolinea che il PEDS costituisce un primo passo grazie alla costruzione di un approccio comune alla tutela e allo sviluppo dei diritti sociali nell'intera UE, che dovrebbe riflettersi nelle misure perseguite dagli Stati membri; invita, pertanto, la Commissione a presentare proposte concrete volte a rafforzare i diritti sociali mediante strumenti concreti e specifici (normative, meccanismi decisionali e strumenti finanziari) e a conseguire risultati concreti; sottolinea il primato dei diritti fondamentali;

9.  prende atto degli sforzi compiuti per rafforzare la dimensione sociale del semestre europeo; chiede ulteriori azioni per equilibrare le priorità sociali ed economiche e migliorare la qualità del monitoraggio e le raccomandazioni in materia sociale;

10.  si compiace del nuovo quadro di valutazione che prevede 14 indicatori chiave per vagliare i risultati in materia occupazionale e sociale degli Stati membri lungo tre dimensioni generali, individuate nel quadro del pilastro sociale;

11.  sottolinea che per l'UE, in media, 11 dei 14 indicatori principali hanno registrato un miglioramento nel corso dell'ultimo anno disponibile, il che conferma il costante miglioramento del mercato del lavoro e della situazione sociale che ha accompagnato la ripresa economica; osserva, tuttavia, che occorre adoperarsi per conseguire una convergenza sociale verso l'alto in linea con le dimensioni individuate dal pilastro sociale, come asserito dalla Commissione, e che l'analisi degli indicatori chiave mette in evidenza almeno una "situazione critica" per 17 dei 28 Stati membri;

12.  riconosce che, nonostante i miglioramenti della situazione economica e occupazionale negli ultimi anni a livello di UE nel suo insieme, i guadagni ottenuti non sono stati sempre uniformemente distribuiti, dato che il numero di persone in condizioni di povertà e di esclusione sociale continua ad essere troppo elevato; è preoccupato per le crescenti disuguaglianze nell'UE e nei suoi Stati membri e per la crescente percentuale di lavoratori a rischio di povertà, che comprende non solo i lavoratori a tempo parziale, ma anche i lavoratori a tempo pieno; chiede alla Commissione e agli Stati membri di continuare ad adoperarsi per il miglioramento delle condizioni di queste persone nonché per un maggiore riconoscimento del lavoro e delle conoscenze delle ONG, delle organizzazioni impegnate nella lotta contro la povertà e delle stesse persone in condizioni di povertà, promuovendone la partecipazione allo scambio delle buone pratiche; sottolinea che i livelli elevati di disuguaglianza riducono sia la produzione economica che il potenziale di crescita sostenibile; sottolinea che l'integrazione dei disoccupati di lunga durata attraverso misure individuali mirate rappresenta un fattore chiave nella lotta alla povertà e all'esclusione sociale, in grado di contribuire alla sostenibilità dei sistemi nazionali di sicurezza sociale; auspica la costituzione e lo sviluppo di partenariati che comprendano tutte le parti interessate, al fine di fornire gli strumenti necessari per rispondere meglio alle esigenze del mercato del lavoro, fornire soluzioni efficaci e prevenire la disoccupazione di lunga durata; sottolinea la necessità di attuare politiche efficaci del mercato del lavoro al fine di ridurre la disoccupazione di lunga durata; ritiene che gli Stati membri dovrebbero aiutare ulteriormente i disoccupati fornendo servizi di assistenza abbordabili, accessibili e di qualità per la ricerca di un impiego, la formazione e la riqualificazione, tutelando al contempo coloro che non sono in grado di partecipare;

13.  invita la Commissione a tener conto degli obiettivi di sviluppo sociale all'atto della formulazione di raccomandazioni politiche nel quadro del semestre europeo;

14.  ribadisce la sua preoccupazione riguardo alla variabilità dei tassi di occupazione e di disoccupazione in Stati membri diversi e mette in guardia, in particolare, contro il preoccupante livello di sottoccupazione e disoccupazione occulta; è particolarmente preoccupato per l'elevato livello di disoccupazione giovanile, che si attesta a oltre l'11 % nell'UE, con l'eccezione di pochi Stati membri, vale a dire Austria, Repubblica ceca, Ungheria, Paesi Bassi, Malta e Germania; ritiene particolarmente preoccupante il livello elevato di NEET e di giovani che abbandonano prematuramente la scuola che tuttora persiste in vari paesi; si compiace, a tale proposito, dell'aumento di 2,4 miliardi di EUR di finanziamenti per l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile per il periodo 2017-2020; sottolinea che, se necessario, dovrebbe essere presa in considerazione la concessione di fondi aggiuntivi a livello UE per l'iniziativa e che gli Stati membri dovrebbero assicurare che la Garanzia per i giovani sia completamente aperta a tutte le categorie, comprese le persone vulnerabili; ricorda la relazione speciale n. 5/2017 della Corte dei conti europea: "Disoccupazione giovanile: le politiche dell'UE hanno migliorato la situazione?;

15.  concorda con la Commissione sul fatto che "[i] sistemi di protezione sociale dovrebbero garantire il diritto a un reddito minimo"; invita gli Stati membri a fissare un reddito minimo adeguato al di sopra della soglia di povertà, in linea con la normativa e le prassi nazionali e con la partecipazione delle parti sociali, e a garantire che esso sia accessibile a tutte le persone e sia destinato a che ne ha più bisogno; ritiene che, per poter essere efficaci nella lotta contro la povertà, i regimi di reddito minimo dovrebbero essere accompagnati dall'accesso a beni e servizi pubblici di qualità e a prezzi accessibili e da misure volte a promuovere le pari opportunità e ad agevolare l'ingresso o il rientro nel mercato del lavoro delle persone in situazioni vulnerabili, qualora siano in grado di lavorare;

16.  invita la Commissione a istituire un numero europeo di previdenza sociale al fine di agevolare lo scambio di informazioni per fornire ai cittadini una documentazione dei loro diritti attuali e passati e prevenire gli abusi;

17.  ricorda alla Commissione che l'accesso alla protezione sociale è fondamentale per creare condizioni di lavoro eque e che, a seguito di consultazioni delle parti sociali, occorre mettere a punto proposte concrete per assicurare che tutte le persone in tutti i tipi di lavoro acquisiscano diritti di sicurezza sociale, comprese pensioni adeguate;

18.  invita la Commissione, attraverso il Fondo sociale europeo (FSE), il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) e il semestre europeo, a intensificare i propri sforzi per sostenere politiche pubbliche globali negli Stati membri, volte a garantire transizioni più agevoli dall'istruzione e dalla disoccupazione (di lunga durata) al lavoro e chiede in particolare la piena attuazione delle misure delineate nella raccomandazione del Consiglio sull'inserimento dei disoccupati di lungo periodo nel mercato del lavoro(20); invita gli Stati membri e la Commissione a promuovere l'apprendimento lungo tutto l'arco della vita, in particolare per i lavoratori più anziani, al fine di aiutarli ad adeguare le loro competenze e facilitarne l'occupabilità;

19.  è preoccupato per i livelli di povertà tuttora elevati in Europa, dopo quasi un decennio dall'inizio della crisi, e per il divario intergenerazionale che ne è derivato, anche negli Stati membri con una percentuale minore di persone a rischio di povertà o di esclusione sociale; è particolarmente preoccupato per l'aumento dei tassi di povertà infantile e povertà lavorativa riscontrato in diversi Stati membri, nonostante la ripresa macroeconomica registrata negli ultimi anni; osserva che la situazione relativa alla percentuale di minori interessati all'assistenza e all'istruzione della prima infanzia riveste fondamentale importanza in oltre un terzo degli Stati membri; invita la Commissione a sostenere gli Stati membri nella definizione e nell'attuazione di riforme strutturali e a valutarne l'impatto sociale e distributivo;

20.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di adottare tutte le misure necessarie a ridurre drasticamente la povertà in Europa, in particolare la povertà infantile e, più in particolare, a presentare proposte concrete che pongano i bambini al centro delle attuali politiche di riduzione della povertà, conformemente alla sua raccomandazione "Investire nell'infanzia" e tenendo in debita considerazione le azioni preparatorie istituite dai bilanci UE del 2017 e 2018 e le pertinenti risoluzioni del Parlamento, garantendo l'esistenza di misure che consentano ai bambini a rischio di povertà di accedere all'assistenza sanitaria, all'istruzione e all'assistenza all'infanzia gratuite nonché ad alloggi dignitosi e a un'adeguata alimentazione; sottolinea la necessità che gli Stati membri adottino piani nazionali per ridurre la povertà infantile che affrontino in particolare il problema del ridotto impatto dei trasferimenti sociali sulla riduzione del rischio di povertà;

21.  accoglie con favore l'attenzione prestata nell'ambito dell'AAC 2018 ad alloggi sociali adeguati e ad altre forme di assistenza abitativa quali servizi essenziali, fra cui la protezione delle persone in situazioni di vulnerabilità dagli sfratti coatti e dai pignoramenti ingiustificati e la lotta al problema dei senzatetto; chiede di rafforzare il monitoraggio del problema dei senzatetto e dell'esclusione abitativa nel semestre europeo e di formulare le raccomandazioni necessarie;

22.  accoglie con favore la proposta di direttiva della Commissione in materia di condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili nell'Unione europea, in sostituzione dell'attuale direttiva sulla dichiarazione scritta;

23.  sottolinea che i tassi di disoccupazione dei giovani e dei lavoratori scarsamente qualificati sono più elevati rispetto a quelli dei lavoratori adulti altamente qualificati; invita la Commissione e gli Stati membri ad accelerare l'attuazione della nuova agenda per le competenze che è intesa a migliorare il livello delle competenze delle persone con carenze specifiche in termini di competenze, al fine di reinserirle nel mercato del lavoro;

24.  invita la Commissione e gli Stati membri a massimizzare i loro sforzi negli investimenti in materia di istruzione e formazione abbordabili, accessibili e di elevata qualità, nell'innovazione a sostegno dell'incremento della produttività del lavoro, nelle politiche attive del mercato del lavoro, nell'inclusione sociale e nell'integrazione nel mercato del lavoro e in servizi per l'impiego privati e pubblici più efficaci e su misura, tenendo conto delle discrepanze geografiche, demografiche e di reddito all'interno delle regioni e dei paesi – onde garantire che le competenze acquisite corrispondano alla domanda del mercato del lavoro, al fine di responsabilizzare le persone e integrarle nel mercato del lavoro e ridurre il numero di coloro che abbandonano prematuramente la scuola; sottolinea, a tale proposito, la crescente domanda di competenze digitali e di altre competenze trasferibili e insiste sul fatto che il loro sviluppo è urgente e particolarmente necessario e dovrebbe riguardare tutte le categorie sociali, con particolare attenzione per i lavoratori scarsamente qualificati e i giovani; sottolinea l'importanza delle iniziative a sostegno della mobilità di lunga durata dei discenti e dei giovani laureati nel campo dell'istruzione e della formazione professionale che consentono di dar vita a una manodopera qualificata e mobile in settori di punta;

25.  ritiene che il reciproco riconoscimento delle qualifiche sarà utile per superare il divario tra la carenza di manodopera qualificata nel mercato del lavoro europeo e le persone in cerca di occupazione, soprattutto i giovani; rammenta l'importanza delle qualifiche e delle competenze acquisite in contesti di apprendimento non formali e informali per il miglioramento dell'occupabilità dei giovani e delle persone che si sono allontanate dal mercato del lavoro per ragioni legate alla prestazione di cure o assistenza; sottolinea, pertanto, l'importanza di creare un sistema di convalida delle conoscenze e delle esperienze acquisite in modo non formale e informale, in particolare attraverso attività di volontariato; si compiace del fatto che la Commissione abbia tenuto conto nell'AAC dell'importanza del riconoscimento di queste competenze nel quadro dell'agenda per nuove competenze per l'Europa; invita la Commissione e gli Stati membri a potenziare la formazione professionale e a rafforzare l'apprendimento basato sul lavoro, ivi compresi apprendistati di qualità;

26.  invita gli Stati membri a sostenere i programmi di tirocinio e a sfruttare appieno il finanziamento Erasmus+ disponibile per i tirocinanti, onde garantire la qualità e l'attrattiva di questo tipo di formazione; richiama l'attenzione della Commissione sulla necessità di incentivare il ricorso a questo programma da parte dei giovani delle regioni ultraperiferiche, come indicato nella comunicazione della Commissione dal titolo "Un partenariato strategico rinnovato e rafforzato con le regioni ultraperiferiche dell'UE";

27.  incoraggia gli Stati membri a intensificare i loro sforzi volti ad attuare le raccomandazioni specifiche per paese sull'istruzione e i giovani e a promuovere lo scambio delle buone pratiche;

28.  invita la Commissione e gli Stati membri a proseguire le iniziative volte ad incrementare l'accesso a un'istruzione, a competenze e ad un'occupazione migliori nonché a dedicare maggiore attenzione all'economia verde e circolare nell'ambito della loro attività in materia di competenze;

29.  è del parere che un'agenda delle competenze a prova di futuro debba comprendere l'apprendimento per la sostenibilità e fare parte di una riflessione più ampia sull'alfabetizzazione professionale nel contesto della crescente digitalizzazione e robotizzazione delle società europee, concentrandosi non solo sulla crescita economica ma anche sullo sviluppo personale, il miglioramento della salute e il benessere degli studenti;

30.  accoglie con favore la comunicazione della Commissione del 14 novembre 2017 sul rafforzamento dell'identità europea grazie all'istruzione e alla cultura (COM(2017)0673), che comprende obiettivi ambiziosi nel settore dell'istruzione, in particolare creando uno spazio europeo dell'istruzione e migliorando l'apprendimento delle lingue in Europa;

31.  ricorda che le industrie creative figurano tra i settori maggiormente caratterizzati dallo spirito imprenditoriale e che l'educazione creativa consente di sviluppare competenze trasferibili quali il pensiero creativo, la capacità di risolvere problemi, il lavoro di squadra e l'ingegnosità; chiede che le belle arti e l'apprendimento creativo siano inseriti nell'insegnamento di scienza, tecnologia, ingegneria e matematica (STEM), dato lo stretto vincolo tra creatività e innovazione; sottolinea, altresì, il potenziale del settore culturale e creativo (SCC) per la conservazione e la promozione della diversità culturale e linguistica europea e per la crescita economica, l'innovazione e l'occupazione, in particolare l'occupazione giovanile; sottolinea che un aumento della promozione e degli investimenti in ambito SCC possono contribuire in modo sostanziale agli investimenti, alla crescita, all'innovazione e all'occupazione; invita, pertanto, la Commissione a considerare le opportunità offerte dall'intero SCC, comprese in particolare le ONG e le piccole associazioni, ad esempio nell'ambito dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile

32.  ricorda la necessità di incoraggiare le ragazze e le giovani donne a proseguire gli studi sulle TIC e invita gli Stati membri a incoraggiare le ragazze e le giovani donne a studiare materie STEM, occupandosi al contempo anche delle arti e delle scienze umane, e ad aumentare la rappresentanza delle donne nelle aree STEM;

33.  invita gli Stati membri e la Commissione ad adottare tutte le misure necessarie, conformemente al principio di sussidiarietà, per migliorare i servizi e la legislazione che sono importanti ai fini di un corretto equilibrio tra vita lavorativa e vita privata e per la parità di genere; chiede lo sviluppo di strutture di assistenza all'infanzia e di servizi di istruzione precoce accessibili, di qualità e a prezzi abbordabili e servizi di assistenza per persone bisognose di cure, nonché la creazione di condizioni favorevoli per i genitori e i prestatori di assistenza, in modo da permettere un utilizzo vantaggioso dei congedi per motivi familiari nonché modalità di lavoro flessibili che sfruttino le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie, garantiscano protezione sociale e forniscano una formazione adeguata, ove necessario; sottolinea, tuttavia, la necessità di alleviare l'onere dell'assistenza obbligatoria in capo ai familiari e chiede la creazione di un settore regolamentato di lavoratori e prestatori di assistenza domestici che agevoli l'equilibrio tra vita lavorativa e vita privata, contribuendo nel contempo alla creazione di posti di lavoro; sottolinea, a tale riguardo, il potenziale dei partenariati pubblico-privato e il ruolo importante dei prestatori di servizi sociali e delle imprese dell'economia sociale; pone un forte accento sulla necessità di monitorare i progressi sociali e di genere, di includere la prospettiva di genere e di valutare e l'impatto delle riforme nel tempo;

34.  invita la Commissione e gli Stati membri a introdurre obiettivi per l'assistenza delle persone anziane, delle persone con disabilità e di altre persone non autosufficienti, analoghi agli obiettivi di Barcellona, con strumenti di monitoraggio per garantirne il conseguimento; invita la Commissione e gli Stati membri a orientarsi verso norme qualitative per tutti i servizi assistenziali, anche in termini di disponibilità, accessibilità e convenienza; invita gli Stati membri e la Commissione a seguire le conclusioni del Consiglio "Occupazione, politica sociale, salute e consumatori" (EPSCO) sul tema "Migliorare il sostegno e l'assistenza di prossimità per una vita indipendente" nonché a elaborare una strategia chiara e a promuovere ingenti investimenti per sviluppare servizi di prossimità moderni e di qualità, come pure per dare un maggiore sostegno a coloro che prestano assistenza, soprattutto quando ciò avviene in ambito familiare;

35.  invita la Commissione e gli Stati membri a migliorare la qualità del lavoro, in termini sia di condizioni di lavoro, salute e sicurezza, sia di retribuzioni che assicurino condizioni di vita dignitose e la pianificazione familiare; sottolinea l'importanza di contrastare con efficacia il lavoro non dichiarato, coinvolgendo le parti sociali e imponendo sanzioni adeguate; sollecita gli Stati membri a moltiplicare gli sforzi per trasformare il lavoro non dichiarato in lavoro dichiarato, tramite il rafforzamento dei meccanismi d'ispezione del lavoro e l'introduzione di misure che permettano ai lavoratori di effettuare la transizione dall'economia sommersa all'economia formale; rammenta agli Stati membri l'esistenza della piattaforma contro il lavoro non dichiarato, cui devono partecipare attivamente condividendo buone pratiche, allo scopo di contrastare il lavoro non dichiarato, le società fittizie e il falso lavoro autonomo, dato che tali fenomeni compromettono sia la qualità del lavoro e dell'accesso dei lavoratori ai sistemi di sicurezza sociale sia le finanze pubbliche nazionali, portando a una concorrenza sleale fra le imprese europee; accoglie con favore le nuove iniziative proposte dalla Commissione quale l'avvio di una consultazione pubblica su un'autorità europea del lavoro e un numero di sicurezza sociale europeo; invita gli Stati membri a fornire agli ispettorati del lavoro o ad altri enti pubblici competenti risorse adeguate per affrontare il problema del lavoro non dichiarato, a mettere a punto misure che consentano ai lavoratori di passare dall'economia sommersa a quella formale e a migliorare la cooperazione transfrontaliera tra i servizi di ispezione e lo scambio elettronico di informazioni e dati, al fine di migliorare l'efficienza dei controlli intesi a contrastare e prevenire la frode sociale e il lavoro sommerso e a ridurre gli oneri amministrativi;

36.  invita gli Stati membri a garantire che le politiche attive del mercato del lavoro siano efficienti ed efficaci e siano concepite in modo tale da promuovere la mobilità tra i settori e la riqualificazione dei lavoratori, aspetti che diventeranno sempre più importanti con l'adattamento dei mercati del lavoro dell'UE alla trasformazione digitale delle sue economie;

37.  sottolinea il potenziale delle PMI e delle imprese sociali per la creazione di posti di lavoro e per l'economia nel suo insieme; ritiene fondamentale valutare l'elevato tasso di insuccesso delle start-up, onde trarre insegnamenti per il futuro, e sostenere l'imprenditorialità, anche attraverso lo sviluppo e il sostegno di modelli dell'economia sociale e circolare; ritiene fondamentale, inoltre, migliorare il contesto imprenditoriale eliminando gli oneri amministrativi e adeguando i requisiti, migliorando l'accesso ai finanziamenti e sostenendo lo sviluppo di modelli fiscali e procedure di conformità fiscale semplificati che favoriscano le PMI, gli imprenditori, i lavoratori autonomi, le microimprese, le start-up e le imprese dell'economia sociale, e prevenire l'evasione fiscale e la mancanza di informazioni affidabili per individuare le basi imponibili e i loro effettivi proprietari; invita gli Stati membri a elaborare politiche che promuovano una cultura imprenditoriale responsabile ed efficace tra i giovani fin dalla giovane età, offrendo loro opportunità di svolgere tirocini e visitare imprese nonché conoscenze adeguate per evitare il fallimento; esorta la Commissione, in tale contesto, a proseguire il programma Erasmus per giovani imprenditori; invita gli Stati membri a sostenere le associazioni e le iniziative che aiutano i giovani imprenditori a elaborare progetti innovativi;

38.  evidenzia che l'imprenditoria sociale è un settore in crescita che può rilanciare l'economia e al contempo alleviare le situazioni di privazione ed esclusione sociale e altri problemi sociali; ritiene pertanto che l'educazione all'imprenditorialità dovrebbe comprendere una dimensione sociale e occuparsi di temi quali il commercio equo, le imprese sociali e i modelli di impresa alternativi, comprese le cooperative, al fine di realizzare un'economia più sociale, inclusiva e sostenibile;

39.  rammenta che le imprese dell'economia sociale hanno avuto un ruolo cruciale nel ridurre il più possibile le conseguenze della crisi; sottolinea, pertanto, la necessità di dare maggior sostegno a tali imprese, prestando particolare attenzione all'accesso alle varie forme di finanziamento, inclusi i fondi europei, e riducendo i loro oneri amministrativi; insiste sulla necessità di offrire loro un quadro giuridico che riconosca le loro attività all'interno dell'UE ed eviti la concorrenza sleale; deplora che l'AAC non rifletta l'apprezzamento per il loro lavoro come richiesto dal Parlamento;

40.  riconosce che le donne continuano ad essere sottorappresentate nel mercato del lavoro; ritiene a tale proposito che contratti di lavoro flessibili, compresi i contratti volontari temporanei e a tempo parziale, possano svolgere un ruolo importante nell'aumentare i livelli di partecipazione di gruppi che altrimenti sarebbero stati esclusi dal mercato del lavoro, quali le donne;

41.  invita la Commissione e gli Stati membri a investire in ricerca e a promuovere lo sviluppo di nuove tecnologie e servizi di produzione nel quadro di una transizione equa; sottolinea le loro potenzialità nell'aumentare la produttività e la sostenibilità, creare nuova occupazione di qualità e a stimolare lo sviluppo a lungo termine;

42.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di promuovere gli investimenti nel settore R&S, in conformità della strategia Europa 2020; ritiene che gli investimenti in questo settore contribuiscano ad aumentare la competitività e la produttività dell'economia e favoriscano pertanto la creazione di posti di lavoro stabili e l'aumento delle retribuzioni;

43.  sottolinea l'importanza di garantire l'accesso alla banda larga a tutte le regioni, ivi comprese le zone rurali e le regioni che presentano problemi naturali o demografici gravi e persistenti, per favorire uno sviluppo armonioso in tutta l'UE;

44.  ritiene che il declino demografico, che interessa le regioni dell'UE in misura diversa, sia uno dei gravi ostacoli che intralciano lo sviluppo dell'UE, per il quale sono necessari approcci e impegni diversi; invita la Commissione e gli Stati membri a introdurre misure intese a far fronte a tale sfida; sottolinea il fatto che il declino demografico richiede un approccio olistico che includa l'adattamento delle infrastrutture necessarie, l'occupazione di qualità con retribuzioni decorose e il rafforzamento dei servizi pubblici e accordi volontari di flessibilità lavorativa, il che dovrebbe andare di pari passo con un'adeguata garanzia del posto di lavoro e l'accessibilità della protezione sociale;

45.  accoglie con favore il fatto che la Commissione abbia inserito la necessità di fornire statistiche relative alle sfide demografiche come lo spopolamento o la dispersione della popolazione nell'ambito del suo programma statistico europeo; ritiene che questi dati offriranno una visione fedele dei problemi che colpiscono queste regioni, consentendo di trovare soluzioni migliori; chiede alla Commissione di tenere conto di tali statistiche nell'elaborazione del futuro quadro finanziario pluriennale (QFP);

46.  ricorda che l'aumento dell'aspettativa di vita richiede l'adeguamento dei sistemi pensionistici onde garantire la loro sostenibilità e una buona qualità della vita per le persone anziane; sottolinea che ciò può essere conseguito riducendo l'indice di dipendenza economica, anche garantendo condizioni di lavoro adeguate per offrire opportunità a chi desidera lavorare più a lungo e valutando, a livello di Stati membri e insieme alle parti sociali, la necessità di fissare l'età pensionabile legale ed effettiva a un livello sostenibile commisurato all'aumento della speranza di vita e agli anni di contributi previdenziali, e impedendo l'uscita anticipata dal mercato del lavoro, nonché integrando i giovani, i rifugiati e i migranti nel mercato del lavoro; invita la Commissione a sostenere gli Stati membri nel potenziamento dei sistemi pensionistici pubblici e professionali e nella creazione di crediti di assistenza per compensare la perdita di contributi subita dalle donne e dagli uomini a causa delle responsabilità parentali e assistenziali di lungo corso, quale strumento per ridurre il divario pensionistico di genere e fornire un adeguato reddito da pensione che sia superiore alla soglia di povertà e permetta di condurre una vita dignitosa e indipendente;

47.  invita la Commissione e gli Stati membri a perseguire la politica di invecchiamento attivo, l'inclusione sociale degli anziani e la solidarietà tra le generazioni; ricorda che disporre di sistemi sanitari e di assistenza a lungo termine più efficaci in termini di costi, che garantiscano un accesso tempestivo a un'assistenza sanitaria preventiva e curativa di qualità e a prezzi accessibili, è altresì fondamentale per la produttività;

48.  è del parere che la politica di coesione, quale principale politica di investimenti pubblici dell'Unione europea, abbia dimostrato la sua efficacia nel ridurre le disuguaglianze e rafforzare l'inclusione e la riduzione della povertà e dovrebbe pertanto ricevere maggiori fondi nel futuro QFP; ritiene che l'FSE debba continuare a essere il principale strumento dell'UE per l'inserimento e il reinserimento dei lavoratori nel mercato del lavoro, nonché per sostenere le misure a favore dell'inclusione sociale, della lotta contro la povertà e le disuguaglianze e per promuovere l'attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali; invita la Commissione ad aumentare la dotazione dell'FSE al fine di sostenere l'attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali nel prossimo QFP;

49.  sottolinea la necessità che il FEIS sostenga la crescita e l'occupazione in progetti di investimento ad alto rischio e contrasti la disoccupazione giovanile e di lunga durata; è preoccupato, tuttavia, per l'enorme squilibrio nell'utilizzo del fondo tra l'UE-15 e l'UE-13; sottolinea altresì il ruolo del programma dell'Unione europea per l'occupazione e l'innovazione sociale (EaSI) nel promuovere elevati livelli di qualità e sostenibilità dell'occupazione, garantire una protezione sociale adeguata e dignitosa e combattere l'esclusione sociale e la povertà;

50.  invita gli Stati membri a valutare se sia possibile ridurre l'incidenza fiscale sui beni di prima necessità, in particolare quelli alimentari, come misura di giustizia sociale elementare;

51.  invita la Commissione e gli Stati membri a intensificare gli sforzi per l'ulteriore integrazione delle persone con disabilità nel mercato del lavoro, eliminando gli ostacoli legislativi, combattendo la discriminazione e adattando i luoghi di lavoro nonché creando incentivi per la loro occupazione; ricorda che un ambiente di lavoro adattato alle persone con disabilità, l'integrazione di queste ultime in tutti i livelli di istruzione e di formazione e un sostegno finanziario mirato sono misure essenziali che consentiranno loro di partecipare pienamente al mercato del lavoro e alla società nel suo insieme; invita la Commissione a includere nel quadro di valutazione sociale indicatori relativi all'inclusione sociale e professionale delle persone con disabilità;

52.  si compiace dell'integrazione dei diritti delle persone con disabilità nei nuovi orientamenti proposti per le politiche dell'occupazione degli Stati membri allegate all'analisi annuale della crescita 2018; chiede, tuttavia, che tali disposizioni comprendano misure concrete per raggiungere gli obiettivi dichiarati, in linea con gli obblighi dell'UE e degli Stati membri ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (CRPD).

53.  incoraggia gli Stati membri ad attuare le misure necessarie all'inclusione sociale dei rifugiati e delle persone appartenenti a minoranze etniche o provenienti da un contesto migratorio;

54.  sottolinea che il mancato allineamento della domanda di lavoro con l'offerta di lavoro è un problema che riguarda i datori di lavoro tutte le regioni dell'Unione, comprese le regioni più sviluppate, e che tale problema non può essere risolto per mezzo di posti di lavori insicuri o instabili; invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere misure destinate a facilitare la mobilità dei lavoratori tra professioni, settori e luoghi al fine di soddisfare la domanda di manodopera tanto nelle regioni meno sviluppate che in quelle più sviluppate, garantendo al tempo stesso stabilità e condizioni di lavoro dignitose e consentendo crescita e promozione in ambito professionale; riconosce che la mobilità dei lavoratori all'interno dell'UE nei vari Stati membri contribuisce a soddisfare la domanda e l'offerta; chiede alla Commissione e agli Stati membri di prestare particolare attenzione alla situazione specifica dei lavoratori transfrontalieri e dei lavoratori delle regioni periferiche e ultraperiferiche;

55.  deplora che, dopo innumerevoli richieste da parte del Parlamento europeo, le regioni ultraperiferiche continuino a non essere contemplate nell'ultimo AAC; invita la Commissione a intensificare l'applicazione dell'articolo 349 TFUE con l'obiettivo di una maggiore integrazione delle regioni ultraperiferiche nell'UE, onde garantire equità fra le regioni e promuovere la tanto discussa convergenza verso l'alto; sottolinea la necessità di continuare a dedicare un'attenzione speciale alle regioni ultraperiferiche, non solo per quanto riguarda l'assegnazione dei finanziamenti, ma anche in riferimento all'impatto che le politiche europee possono avere sulla situazione sociale e sui livelli di occupazione in tali regioni;

56.  mette in evidenza che nel periodo 2014-2016 la crescita dei salari reali non è stata al passo con la crescita della produttività, malgrado i miglioramenti nel mercato del lavoro; ricorda che la crescita dei salari reali quale conseguenza dell'aumento della produttività è essenziale per far fronte alle disuguaglianze;

57.  sottolinea, nel processo di riforma, il ruolo delle parti sociali in quanto attori fondamentali, delle prassi nazionali di dialogo sociale e della società civile, e il valore aggiunto del loro coinvolgimento attivo nell'elaborazione, nel sequenziamento e nell'attuazione delle riforme; sottolinea che l'effettivo coinvolgimento delle parti sociali nella definizione delle politiche consentirà loro di sentirsi più partecipi nelle riforme nazionali adottate a seguito delle raccomandazioni specifiche per paese del semestre europeo e in ultima istanza rafforzerà la loro titolarità dei risultati; invita la Commissione, quindi, a proporre orientamenti per tale adeguato coinvolgimento di tutte le parti interessate; sostiene il parere secondo cui le nuove forme di occupazione nel mercato globalizzato richiedono nuove forme di dialogo sociale e civile e invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere la creazione di queste nuove forme di dialogo sociale e la protezione di queste nuove forme di occupazione; sottolinea che tutti i lavoratori devono essere informati dei loro diritti ed essere protetti qualora segnalino pratiche abusive; ritiene che, per imboccare la strada della convergenza verso l'alto, sia necessario intensificare il dialogo sociale in tutte le fasi del processo del semestre europeo; afferma che gli Stati membri devono aiutare i cittadini a sviluppare le competenze richieste dal mercato del lavoro;

58.  sottolinea che, secondo il Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale (CEDEFOP) e il quadro di valutazione della strategia Europa 2020, la ripartizione delle competenze nella forza lavoro corrispondeva ampiamente ai requisiti delle qualifiche del mercato del lavoro nel 2016, e che l'offerta di lavoro ha superato la domanda per tutti i tipi di qualifiche ed è risultata particolarmente elevata per le qualifiche di basso e medio livello; sottolinea che le previsioni del CEDEFOP indicano un aumento parallelo delle competenze sul versante sia della domanda che dell'offerta fino al 2025 e che è previsto un cambiamento più rapido dei livelli di competenze della forza lavoro rispetto a quelli richiesti dal mercato del lavoro; invita pertanto la Commissione e gli Stati membri a riesaminare con attenzione le difficoltà relative all'accesso al mercato del lavoro; è preoccupato per l'aumento del tasso di sovraqualificazione (25 % nel 2014);

59.  sottolinea che la discriminazione di genere, come ad esempio il divario salariale di genere o il divario nel tasso di occupazione tra uomini e donne, è ancora considerevole, con redditi medi lordi orari dei lavoratori pari a circa il 16 % in più rispetto a quelli delle lavoratrici; evidenzia che tali divari sono dovuti alla sottorappresentazione delle donne in settori ben retribuiti, alla discriminazione nel mercato del lavoro e all'alto numero di donne che lavorano a tempo parziale; insiste sulla necessità di compiere maggiori progressi per attenuare tali divari; invita la Commissione, in tale contesto, a introdurre nella strategia Europa 2020 un pilastro dedicato alla parità di genere e un obiettivo generale correlato;

60.  invita gli Stati membri a integrare la dimensione di genere e il principio di parità tra donne e uomini nei programmi nazionali di riforma e nei programmi di stabilità e convergenza fissando obiettivi qualitativi e definendo misure che affrontino i persistenti divari di genere;

61.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 123 del 12.5.2016, pag. 1.
(2) Testi approvati P8_TA(2016)0355.
(3) GU L 59 del 2.3.2013, pag. 5.
(4) GU C 236 E del 12.8.2011, pag. 57.
(5) Testi approvati P8_TA(2017)0451.
(6) Testi approvati P8_TA(2017)0418.
(7) Testi approvati P8_TA(2017)0403.
(8) Testi approvati P8_TA(2017)0360.
(9) Testi approvati P8_TA(2017)0260.
(10) Testi approvati P8_TA(2017)0073.
(11) Testi approvati P8_TA(2017)0039.
(12) Testi approvati P8_TA(2017)0010.
(13) Testi approvati P8_TA(2016)0338.
(14) GU C 35 del 31.1.2018, pag. 157.
(15) GU C 366 del 27.10.2017, pag. 19.
(16) GU C 265 dell’11.8.2017, pag. 48.
(17) GU C 75 del 26.2.2016, pag. 130.
(18) GU C 65 del 19.2.2016, pag. 40.
(19) Indice di digitalizzazione dell'economia e della società, Commissione europea.
(20) GU C 67 del 20.2.2016, pag. 1.

Ultimo aggiornamento: 6 novembre 2018Avviso legale