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Procedura : 2017/2280(INI)
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Ciclo del documento : A8-0112/2018

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A8-0112/2018

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PV 17/04/2018 - 21
CRE 17/04/2018 - 21

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PV 18/04/2018 - 12.14
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P8_TA(2018)0119

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Mercoledì 18 aprile 2018 - Strasburgo Edizione definitiva
Attuazione degli strumenti di finanziamento esterno dell'UE: revisione intermedia del 2017 e futura architettura post 2020
P8_TA(2018)0119A8-0112/2018

Risoluzione del Parlamento europeo del 18 aprile 2018 sull'attuazione degli strumenti di finanziamento esterno dell'UE: revisione intermedia del 2017 e futura architettura post 2020 (2017/2280(INI))

Il Parlamento europeo,

–  visto il regolamento (UE) n. 232/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2014, che istituisce uno strumento europeo di vicinato (SEV)(1),

–  visto il regolamento (UE) n. 231/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2014, che istituisce uno strumento di assistenza preadesione (IPA II)(2),

–  visto il regolamento (UE) n. 230/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2014, che istituisce uno strumento inteso a contribuire alla stabilità e alla pace (IcSP)(3),

–  visto il regolamento (UE) 2017/2306, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2017, che modifica il regolamento (UE) n. 230/2014 che istituisce uno strumento inteso a contribuire alla stabilità e alla pace(4),

–  visto il regolamento (UE) n. 234/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2014, che istituisce uno strumento di partenariato (SP) per la cooperazione con i paesi terzi(5),

–  visto il regolamento (UE) n. 235/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 11 marzo 2014, che istituisce uno strumento finanziario per la promozione della democrazia e dei diritti umani nel mondo(6),

–  visto il regolamento (UE) n. 233/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2014, che istituisce uno strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo per il periodo 2014-2020(7) (regolamento DCI),

–  visto il regolamento (UE) n. 236/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2014, che stabilisce norme e procedure comuni per l'attuazione degli strumenti per il finanziamento dell'azione esterna dell'Unione(8),

–  vista la decisione del Consiglio 2010/427/UE, del 26 luglio 2010, che fissa l'organizzazione e il funzionamento del Servizio europeo per l'azione esterna(9),

–  visto il regolamento (UE) 2017/1601 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 settembre 2017, che istituisce il Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile (EFSD), la garanzia dell'EFSD e il fondo di garanzia dell'EFSD(10),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio ("regolamento finanziario")(11),

–  visto il parere della commissione per gli affari esteri del 18 aprile 2017 destinato alla commissione per i bilanci e alla commissione per il controllo dei bilanci sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che modifica il regolamento (CE) n. 2012/2002 e i regolamenti (UE) n. 1296/2013, (UE) n. 1301/2013, (UE) n. 1303/2013, (UE) n. 1304/2013, (UE) n. 1305/2013, (UE) n. 1306/2013, (UE) n. 1307/2013, (UE) n. 1308/2013, (UE) n. 1309/2013, (UE) n. 1316/2013, (UE) n. 223/2014, (UE) n. 283/2014 e (UE) n. 652/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio e la decisione n. 541/2014/UE del Parlamento europeo e del Consiglio (COM(2016)0605 – C8-0372/2016 – 2016/0282(COD))(12),

–  visto il regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 febbraio 2011 che stabilisce le regole e i principi generali relativi alle modalità di controllo da parte degli Stati membri dell'esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione(13) ("regolamento sulla procedura di comitato"),

–  viste la decisione C(2014)9615 della Commissione, del 10 dicembre 2014, riguardante l'istituzione di un fondo fiduciario regionale dell'Unione europea in risposta alla crisi siriana, il "fondo Madad", e la decisione C(2015)9691 della Commissione, del 21 dicembre 2015, che modifica la decisione C(2014)9615,

–  viste la decisione C(2015)7293 della Commissione, del 20 ottobre 2015, sull'istituzione di un fondo fiduciario di emergenza dell'Unione europea per la stabilità e la lotta contro le cause profonde della migrazione irregolare e del fenomeno degli sfollati in Africa, e la decisione C(2017)0772 della Commissione, dell'8 febbraio 2017, che modifica la decisione C(2015)7293,

–  viste la decisione C(2015)9500 della Commissione, del 24 novembre 2015, relativa al coordinamento delle iniziative dell'Unione e degli Stati membri tramite un meccanismo di coordinamento — lo strumento per la Turchia a favore dei rifugiati(14), e le decisioni C(2016)0855 della Commissione, del 10 febbraio 2016(15) e C(2017)2293, del 18 aprile 2017(16) relative allo strumento per i rifugiati in Turchia che modificano la decisione C(2015)9500 della Commissione,

–  viste le varie relazioni della Corte dei conti europea in materia di finanziamento esterno, in particolare la relazione speciale n. 18/2014 sui sistemi di valutazione e monitoraggio orientato ai risultati di EuropeAid,

–  visti la relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio, del 15 dicembre 2017, dal titolo "Relazione di revisione intermedia degli strumenti di finanziamento esterno" (COM(2017)0720) e i documenti di lavoro dei servizi che la accompagnano sulla valutazione del regolamento di esecuzione comune (SWD(2017)0606), dello Strumento europeo di vicinato (SWD(2017)0602), dello strumento di assistenza di preadesione (SWD(2017)0463), dello strumento che contribuisce alla stabilità e alla pace (SWD(2017)0607), dello strumento di partenariato per la cooperazione con i paesi terzi (SWD(2017)0608) e dello strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR) (SWD(2017)0604),

–  viste le valutazioni esterne degli strumenti di finanziamento esterno(17),

–  viste le attuali procedure del Parlamento europeo sul futuro quadro finanziario pluriennale (QFP) post-2020,

–  vista la valutazione dell'attuazione a livello europeo del servizio Ricerca del Parlamento europeo (EPRS) dal titolo "Gli strumenti di finanziamento esterno dell'UE e l'architettura post-2020",

–  vista la relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio, del 24 novembre 2015, dal titolo "Relazione annuale 2015 sulle politiche di sviluppo e di assistenza esterna dell'Unione europea e sulla loro attuazione nel 2014" (COM(2015)0578),

–  vista la relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio, del 19 dicembre 2016, dal titolo "Relazione annuale 2016 sull'attuazione degli strumenti dell'Unione europea per il finanziamento delle azioni esterne nel 2015" (COM(2016)0810),

–  vista la comunicazione congiunta della Commissione e dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza al Parlamento europeo e al Consiglio, del 7 giugno 2017, dal titolo "Un approccio strategico alla resilienza nell'azione esterna dell'UE" (JOIN(2017)0021),

–  vista la sua risoluzione del 13 dicembre 2017 sulla relazione annuale sull'attuazione della politica estera e di sicurezza comune(18),

–  vista la sua risoluzione del 14 febbraio 2017 sulla revisione del consenso europeo in materia di sviluppo(19),

–  vista la sua risoluzione del 13 aprile 2016 dal titolo "L'UE in un contesto globale in evoluzione – Un mondo maggiormente connesso, contestato e complesso"(20),

–  vista la sua risoluzione del 3 aprile 2014 sull'approccio globale dell'UE e le sue implicazioni sulla coerenza dell'azione esterna dell'Unione(21),

–  vista la sua risoluzione del 9 luglio 2015 sulla revisione della politica europea di vicinato(22),

–  vista la sua raccomandazione del 15 novembre 2017 al Consiglio, alla Commissione e al Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) sul partenariato orientale nella fase preparatoria del vertice di novembre 2017(23),

–  vista la sua risoluzione del 6 luglio 2017 sulla relazione 2016 della Commissione sulla Turchia(24),

–  viste le sue risoluzioni del 15 febbraio 2017 sulla relazione 2016 della Commissione sull'Albania(25) e sulla relazione 2016 della Commissione sulla Bosnia-Erzegovina(26),

–  vista la sua risoluzione del 16 marzo 2017 sulla relazione 2016 della Commissione sul Montenegro(27),

–  viste le sue risoluzioni del 14 giugno 2017 sulla relazione 2016 della Commissione sul Kosovo(28), sulla relazione 2016 della Commissione sull'ex Repubblica jugoslava di Macedonia(29) e sulla relazione 2016 della Commissione sulla Serbia(30),

–  vista la comunicazione della Commissione europea al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni del 6 febbraio 2018 dal titolo "Una prospettiva di allargamento credibile e un maggior impegno dell'UE per i Balcani occidentali" (COM(2018)0065),

–  vista la sua risoluzione del 22 ottobre 2013 su autorità locali e società civile: l'impegno dell'Europa a favore dello sviluppo sostenibile(31),

–  vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2017 concernente la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2018(32),

–  vista la strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'Unione europea, presentata nel giugno 2016(33),

–  viste le conclusioni del Consiglio, del 19 giugno 2017, sull'impegno dell'UE verso la società civile nell'ambito delle relazioni esterne,

–  vista la strategia dell'UE "Commercio per tutti",

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione del 9 novembre 2017 concernente l'attuazione degli accordi di libero scambio dell'UE (SWD(2017)0364),

–  viste le competenze della sua commissione per gli affari esteri in quanto commissione competente per l'intera legislazione, programmazione e supervisione delle azioni svolte nel quadro del SEV, dell'IPA II, dell'EIDHR, dello SP e dell'IcSP, nonché per le politiche a loro sostegno (allegato V(I) del suo regolamento),

–  vista la dichiarazione della Commissione europea allegata ai regolamenti che istituiscono gli strumenti di finanziamento esterno, in cui si impegna ad avviare dialoghi strategici con il Parlamento sulla programmazione della Commissione,

–  visto il regolamento dei comitati ENI, IPA II, EIDHR, IcSP, SP e DCI,

–  visti l'articolo 52 del suo regolamento nonché l'articolo 1, paragrafo 1, lettera e), e l'allegato 3 della decisione della Conferenza dei presidenti del 12 dicembre 2002 sulla procedura relativa alla concessione dell'autorizzazione a elaborare relazioni di iniziativa,

–  vista la relazione della commissione per gli affari esteri e i pareri della commissione per lo sviluppo, della commissione per il commercio internazionale e della commissione per i bilanci (A8-0112/2018),

A.  considerando che l'Unione europea resta il maggior fornitore mondiale di assistenza esterna;

B.  considerando che gli strumenti di finanziamento esterno costituiscono il principale meccanismo per sostenere l'azione dell'UE nello scenario globale e che l'azione esterna dell'UE riveste un'importanza crescente per i cittadini dell'Unione;

C.  considerando che, a causa delle limitate risorse, gli strumenti di finanziamento esterno sono stati spesso portati al limite;

D.  considerando che la Commissione, nella sua relazione di revisione intermedia, ritiene che l'attuale architettura degli strumenti esterni sia in generale adeguata allo scopo;

E.  considerando che la fusione degli strumenti non può essere un obiettivo in sé;

F.  considerando che l'UE ha affrontato numerose sfide non solo nel suo immediato vicinato, ma anche sulla scena globale;

G.  considerando che l'azione esterna dell'UE deve privilegiare la soluzione delle principali sfide globali come la pace e lo sviluppo sostenibile e che la promozione dei diritti umani per tutti, lo Stato di diritto e la democrazia, con particolare riferimento alla parità di genere e alla giustizia sociale, come pure al sostegno ai difensori dei diritti umani, sono fondamentali per conseguire tali obiettivi;

H.  considerando che l'assistenza finanziaria esterna dell'UE è uno strumento essenziale per sostenere le riforme economiche come pure il consolidamento democratico, politico e istituzionale nei paesi partner;

I.  considerando che non esiste lo stesso, solido, controllo parlamentare per tutti gli strumenti;

J.  considerando la necessità urgente di migliorare la visibilità dell'assistenza dell'UE nei confronti sia dei cittadini dei paesi partner che dei cittadini dell'Unione, così da comunicare meglio i benefici del sostegno dell'UE; che, in tal senso, può essere estremamente utile investire in progetti concreti e tangibili la cui visibilità possa essere più facilmente accessibile per il grande pubblico, sviluppando al contempo una strategia di comunicazione globale, efficace e sistematica all'interno di ogni strumento;

K.  considerando che la comunicazione strategica spesso deve far fronte a sfide esterne, come le campagne di disinformazione a danno dell'UE e dei suoi Stati membri, che rendono necessari sforzi ulteriori; che pertanto è essenziale promuovere un'informazione obiettiva, indipendente e imparziale e affrontare gli aspetti giuridici del mondo dei media in cui operano gli strumenti e le azioni dell'UE;

L.  considerando che il commercio internazionale è uno strumento fondamentale dell'UE per aiutare i paesi nel loro sviluppo sociale ed economico, come pure per difendere e promuovere i diritti umani, i valori fondamentali e lo Stato di diritto;

M.  considerando che, secondo i trattati, la politica commerciale dovrebbe contribuire agli obiettivi esterni dell'Unione, tra cui lo sviluppo sostenibile;

N.  considerando che l'assistenza combinata programmata nell'ambito del SEV (15,4 miliardi di EUR), dell'IPA II (11,7 miliardi di EUR), dell'IcSP (2,5 miliardi di EUR), dell'EIDHR (1,3 miliardi di EUR) e dello SP (1 miliardo di EUR) ammonta a 32 miliardi di EUR per il periodo 2014-2020;

O.  considerando che l'IPA II è stato utilizzato per la gestione della migrazione;

P.  considerando che l'EIDHR, e in particolare l'IcSP, sono soggetti alla base giuridica degli articoli 209 e 212 TFUE, entrambi i quali rinviano all'articolo 208 TFUE, a norma del quale "[L]'obiettivo principale della politica dell'Unione in questo settore è la riduzione e, a termine, l'eliminazione della povertà";

Q.  considerando che la Commissione è competente a individuare, formulare, attuare, monitorare e valutare l'assistenza dell'UE a titolo di tali strumenti; che il SEAE ha la responsabilità di garantire la continuità e la coerenza delle politiche esterne dell'UE, tra l'altro attraverso gli strumenti; che il Parlamento è responsabile della sorveglianza e del controllo democratici e svolge il ruolo di colegislatore nell'ambito della procedura di codecisione;

R.  considerando che la duplice natura del mandato del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza significa che il titolare deve svolgere un ruolo chiave nel coordinamento politico dell'assistenza dell'Unione a titolo degli strumenti;

S.  considerando che vari progetti e sovvenzioni nell'ambito degli attuali strumenti non possono essere valutati pienamente poiché sono ancora nelle fasi iniziali dell'esecuzione; che alcuni obiettivi sono di natura qualitativa e sono collegati alla legislazione, alle pratiche e agli atteggiamenti che non si possono facilmente misurare quantitativamente;

T.  considerando che, nella sua revisione intermedia, la Commissione afferma che è difficile misurare l'efficacia complessiva degli strumenti per quanto concerne il conseguimento dei loro obiettivi, in parte a causa della difficoltà di definire sistemi appropriati di monitoraggio e di valutazione a livello degli strumenti (pag. 10); ricorda che, nella sua relazione speciale n. 18/2014, la Corte dei conti ha rilevato gravi carenze nel sistema di valutazione di EuropeAid;

U.  considerando che il regolamento di esecuzione comune (REC) contiene disposizioni essenziali in materia di principi di sviluppo ed efficacia degli aiuti, quali lo scorporo degli aiuti e l'utilizzo delle istituzioni, dei sistemi e delle procedure degli stessi paesi partner;

V.  considerando che le attuali procedure amministrative spesso si traducono in oneri burocratici eccessivi per i potenziali beneficiari, il che ostacola la partecipazione delle organizzazioni minori della società civile e delle parti sociali alla messa a punto e all'attuazione dei progetti, poiché spesso tali organizzazioni non possiedono le conoscenze e le capacità amministrative per presentare proposte ammissibili e di successo;

W.  considerando che i regolamenti che istituiscono gli strumenti di finanziamento esterno (SFE) prevedono che siano attribuite alla Commissione competenze di esecuzione conformemente al regolamento (UE) n. 182/2011 e che tali regolamenti prevedono inoltre che la Commissione sia assistita a tal fine dai comitati SEV, IPA II, EIDHR, IcSP, SP e DCI;

X.  considerando che i progetti di atti di esecuzione devono essere trasmessi al Consiglio e al Parlamento nello stesso momento in cui sono inviati ai membri dei comitati SEV, IPA II, EIDHR, IcSP, SP e DCI e che il regolamento di tali comitati prevede che i progetti di atti di esecuzione siano inviati ai membri dei comitati SEV, IPA II, EIDHR, IcSP, SP e DCI almeno 20 giorni di calendario prima delle rispettive riunioni; che i progetti di atti di esecuzione dovrebbero pertanto essere trasmessi al Parlamento almeno 20 giorni di calendario prima di tali riunioni e che le procedure scritte per l'adozione dei progetti di atti di esecuzione costituiscono un'eccezione a tale regola in casi debitamente giustificati;

Y.  considerando che l'elaborazione di atti di esecuzione comporta una fase preparatoria all'interno della Commissione – tra cui la consultazione tra diversi servizi – di durata significativa, che solitamente si protrae per diversi mesi;

Revisione intermedia

1.  rileva che la revisione intermedia della Commissione ha riscontrato che gli attuali strumenti sono generalmente adatti allo scopo;

2.  deplora che il volume e la mancanza di flessibilità e coerenza del finanziamento dell'UE a titolo della rubrica 4 dell'attuale QFP abbiano suggerito una scarsa ambizione dell'UE di agire come un vero attore globale; osserva, tuttavia, che molti dei paesi partner e dei temi trattati dagli SFE dell'UE hanno registrato un andamento positivo, il che conferma la pertinenza e l'importanza di tali strumenti;

3.  esprime, tuttavia, preoccupazione in merito ad alcune risultanze, tra cui la mancanza di un orientamento politico e di una visione globale, l'attuazione incoerente dei valori dell'UE e dei principi di partenariato, i progressi lenti o inesistenti sul fronte degli obiettivi che riguardano le riforme sociali e legali nel grande vicinato, l'assenza di un monitoraggio e una valutazione solidi e una limitata flessibilità;

4.  lamenta l'assenza di un unico documento programmatico chiaro che illustri le sinergie tra gli strumenti e il loro contributo alla strategia generale di politica estera dell'UE;

5.  è preoccupato del fatto che l'UE e i suoi strumenti si trovino di fronte a notevoli sfide, fra cui i compromessi politici tra la promozione di valori e diritti e interessi di sicurezza a breve termine, l'ascesa di nuovi attori nel settore della governance globale e delle istituzioni finanziarie internazionali, come pure numerosi conflitti globali violenti nel mondo, nonché la volatilità nel vicinato immediato dell'UE, sia ad Est che al Sud, e una politica sempre più aggressiva e assertiva da parte della Russia;

6.  prende atto della creazione dei fondi fiduciari dell'UE per far fronte alle cause profonde delle migrazioni; deplora che i contributi del bilancio UE ai fondi fiduciari UE e allo strumento per i rifugiati in Turchia abbiano globalmente ridotto la coerenza, le prospettive a lungo termine e l'impatto dell'azione dell'Unione; ribadisce che le nuove priorità devono essere finanziate mediante nuovi stanziamenti; esprime profondo rammarico per il fatto che il Parlamento non sia stato formalmente consultato o invitato a dare la sua approvazione in una qualsiasi fase del processo decisionale in relazione alla "dichiarazione sulla Turchia";

7.  ribadisce la necessità che gli strumenti siano complementari e adattabili al contesto locale e che siano in grado di rispondere a sfide nuove ed impreviste in modo rapido ed efficace senza perdere di vista i loro obiettivi iniziali;

8.  lamenta che gli strumenti non contengano alcun riferimento esplicito alla possibilità di sospendere gli aiuti laddove un paese beneficiario (soprattutto in caso di ricorso alla gestione indiretta da parte dei paesi beneficiari - IMBC) non ottemperi a principi di base quali la democrazia, lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani;

9.  rileva che gli aiuti dell'UE allo sviluppo (aiuto ufficiale allo sviluppo - AUS) non hanno raggiunto l'obiettivo ONU dello 0,7 %; chiede, pertanto, un aumento delle risorse disponibili per gli aiuti allo sviluppo, al fine di rispettare gli impegni dell'Agenda 2030;

IPA II

10.  incoraggia gli sforzi per rendere l'IPA II più strategicamente rilevante nel lungo termine e conseguire risultati concreti attraverso una pianificazione e un approccio settoriale adattati ai beneficiari; ritiene che un approccio di questo tipo potrebbe contribuire a ridurre l'enorme arretrato di fondi non spesi a titolo di IPA I e II in Turchia a causa delle inefficienze dovute all'IMBC e della scarsa capacità di assorbimento;

11.  è profondamente preoccupato per l'inversione di rotta della Turchia sul fronte dello Stato di diritto e della democrazia, nonostante i 4,5 miliardi di EUR previsti a titolo dell'IPA II per l'attuale QFP; riconosce che l'attuale prospettiva di adesione per la Turchia alimenta la diffusa incertezza circa il valore dell'IPA II nel paese; osserva che i fondi dell'IPA II sono stati utilizzati per finanziare gli impegni assunti nell'ambito della "dichiarazione sulla Turchia";

12.  prende atto dei diversi stadi di avanzamento dei vari paesi dei Balcani occidentali che beneficiano degli aiuti a lungo termine a titolo dell'IPA II; constata che, in taluni casi, gli aiuti a titolo dell'IPA II hanno portato risultati limitati in termini di stimolo alle riforme, soprattutto in materia di Stato di diritto, amministrazione pubblica e lotta alla corruzione;

13.  prende atto delle altre criticità nella qualità degli indicatori nei programmi nazionali e nei documenti programmatici;

14.  evidenzia la necessità di poter sospendere o reindirizzare i fondi dell'IPA II nei casi in cui un'analisi approfondita della Commissione rilevi che i paesi partner hanno sistematicamente disatteso i loro impegni o mostrano gravi deterioramenti politici; deplora che tali misure siano state in passato ostacolate dall'incapacità sistemica e politica di agire;

15.  constata l'esistenza del quadro di riferimento dei risultati; lamenta tuttavia che non siano ancora state valutate e conferite ricompense a fronte dei risultati ottenuti; chiede maggiori azioni in tal senso, onde rafforzare ulteriormente il quadro, tenendo anche conto dei risultati negativi e di una conseguente riduzione dei finanziamenti;

16.  ribadisce l'importanza dell'IPA II quale principale strumento di finanziamento dell'UE per il finanziamento di preadesione delle riforme sociali, economiche, politiche e istituzionali in settori prioritari al fine di allineare i paesi con l'acquis dell'UE; osserva che tali riforme possono anche contribuire alla sicurezza regionale a lungo termine; si compiace della maggiore attenzione strategica dell'IPA II, ma sottolinea che il finanziamento a titolo dell'IPA II deve essere ambizioso e lungimirante oltre a rispondere ai bisogni, agli obblighi e alle aspirazioni reali che riguardano il processo di adesione e la condizione di Stato membro dell'Unione europea; ricorda, a tale proposito, che i fondi dovrebbero essere utilizzati in conformità con gli obiettivi specifici relativi allo strumento;

17.  riconosce che lo strumento per la società civile dell'IPA II fornisce un sostegno cruciale alle organizzazioni della società civile locali (OSC); sottolinea che gli impegni non corrispondono alle reali esigenze in loco; chiede in tal contesto maggiore complementarità tra l'IPA II e le azioni di altri strumenti, segnatamente l'EIDHR e l'IcSP; osserva che ciò richiede un maggiore coordinamento tanto durante le fasi di pianificazione che di programmazione;

18.  ritiene valido l'approccio settoriale, ma lamenta la mancanza di una chiara titolarità dei progetti a causa della frammentazione delle responsabilità; constata che la gestione indiretta ha migliorato la titolarità generale dei programmi, ma ha anche comportato una minore efficienza dovuta a lunghi termini di attuazione;

19.  plaude alle iniziative volte a istituire sistemi per un migliore monitoraggio e una migliore misurazione dei risultati, anche attraverso i comitati di monitoraggio settoriali, gli orientamenti interni e la messa a punto di un nuovo sistema di gestione delle informazioni (OPSYS);

SEV

20.  si compiace del sostegno alle riforme strutturali offerto sotto forma di assistenza programmata e sottolinea la speciale natura del SEV, che consente all'UE di concepire politiche ad hoc che si adattino alle necessità specifiche dei paesi partner;

21.  condivide la valutazione della Commissione, secondo cui l'esistenza di uno strumento di finanziamento dedicato per il vicinato si è dimostrata prova concreta dell'importanza politica che l'UE attribuisce alle relazioni con i paesi vicini e all'approfondimento della cooperazione politica e dell'integrazione economica con la regione e in seno alla regione stessa;

22.  riconosce che le sfide attuali e le esigenze dei paesi del vicinato, come pure le discrepanze tra gli obiettivi, gli interessi e le risorse finanziarie, hanno posto gravi difficoltà al bilancio e alle risorse umane del SEV e sottolinea la necessità di una maggiore flessibilità;

23.  è preoccupato del fatto che il finanziamento del SEV sia stato meno efficace tra i paesi partner meno impegnati sul fronte delle riforme e che rimanga impegnativo, ma necessario in situazioni politicamente sensibili e di conflitto, soprattutto per quanto riguarda la promozione dei valori condivisi della democrazia e dei diritti umani; lamenta che l'approccio "more for more" e l'approccio orientato sugli incentivi non sono stati utilizzati efficacemente e che paesi che si discostano in modo evidente dai loro impegni dichiarati a favore dei diritti umani e delle riforme democratiche abbiano beneficiato, nel più recente periodo di programmazione, di una crescente assistenza finanziaria;

24.  ribadisce che dal 2014 i paesi del vicinato hanno affrontato sfide senza confronti dovute al numero crescente di antiche e nuove minacce, quali l'annessione illegale della Penisola di Crimea da parte della Russia e il conflitto in Ucraina orientale, la crisi siriana, la situazione in Libia, la radicalizzazione e il terrorismo, la disoccupazione giovanile e la sfida delle migrazioni;

25.  è preoccupato per il fatto che tali sviluppi, nonché le divergenze fra gli obiettivi, gli interessi dell'UE e dei paesi partner e le risorse finanziarie disponibili, hanno portato al limite la capacità finanziaria di questo strumento ed evidenzia nel contempo la necessità di una maggiore flessibilità;

26.  sottolinea che i valori e i principi dell'UE quali democrazia, Stato di diritto, diritti umani e istituzioni pubbliche efficienti, responsabili e trasparenti sono nell'interesse tanto delle società vicine quanto della nostra società in termini di stabilità, sicurezza e prosperità; si compiace del sostegno alle riforme strutturali fornito a titolo dell'assistenza programmata; ritiene che l'attuazione del principio della differenziazione abbia consentito all'UE di adattare il suo sostegno alle necessità e ambizioni dei paesi partner;

27.  prende atto dei contributi, a titolo del SEV, al fondo Madad e al fondo fiduciario d'emergenza per l'Africa;

28.  sottolinea la necessità di un maggior coordinamento tra i programmi regionali e bilaterali e gli strumenti di investimento, onde sostenere e promuovere in modo più efficace lo sviluppo del settore privato; constata un leggero miglioramento delle criticità relative alla mancanza di una programmazione congiunta con gli Stati membri;

29.  plaude al monitoraggio dell'assistenza a titolo del SEV attraverso il monitoraggio orientato ai risultati (MOR); lamenta l'assenza di sistemi di monitoraggio e valutazione coerenti a livello di strumenti;

30.  sottolinea che il sostegno tecnico e l'assistenza economica nel quadro degli scambi commerciali forniti dalla politica europea di vicinato (PEV) ai partner stretti dell'Unione che si trovano alle sue frontiere meridionali e orientali contribuiscono notevolmente allo sviluppo della democrazia in tali regioni; osserva che i fondi a titolo del SEV possono essere utilizzati per agevolare gli scambi e, in tal senso, possono essere complementari ai finanziamenti attualmente concessi dall'UE nel quadro dell'accordo sull'agevolazione degli scambi, il che dovrebbe garantire meglio la stabilità politica a medio e a lungo termine;

IcSP

31.  riconosce che il valore aggiunto primario dell'IcSP è la sua rapidità e flessibilità quando si tratta di affrontare i conflitti nonché l'ampia gamma di attori civili con i quali l'UE può collaborare; ricorda che l'IcSP è l'unico strumento dell'UE per la prevenzione civile dei conflitti che include la mediazione, il dialogo e la riconciliazione;

32.  constata le complicazioni connesse alla raccolta dei dati e alla misurazione dei risultati delle azioni dell'IcSP, rivelatesi entrambe impegnative a causa delle difficoltà legate alla valutazione dei risultati politici, all'attribuzione dei risultati alle azioni dell'IcSP, laddove il seguito sia espletato con azioni concomitanti a titolo di altri strumenti, e alle difficoltà di accedere alle zone interessate da conflitti;

33.  rileva che la necessità di prevenire i conflitti e di affrontare le sfide in materia di sicurezza è aumentata drasticamente nel recente periodo; ritiene che, in molti paesi interessati da crisi post-belliche, esista l'esigenza di iniziative di riconciliazione, di mediazione e di dialogo; sottolinea l'esigenza di un'azione rapida nel contesto delle crisi e dei conflitti; evidenzia la necessità di incrementare in modo significativo i fondi disponibili per tali iniziative; osserva che la modifica dell'IcSP del novembre 2017 mira a rafforzare le capacità di sicurezza dei paesi terzi, al fine di promuovere la stabilità, la sicurezza e lo sviluppo sostenibile; constata che l'IcSP funge da misura di ultima istanza o da precursore per le azioni a più lungo termine finanziate a titolo di altri strumenti;

34.  constata che l'IcSP si colloca nelle fasi iniziali della lotta alle minacce informatiche a livello globale; chiede che si ponga maggiore attenzione alla sicurezza informatica, anche attraverso una strategia coerente applicabile a tutte le azioni esterne dell'UE; chiede un parallelo incremento dei fondi stanziati per la sicurezza informatica a titolo dell'IcSP quale strumento adeguato per far fronte a tali minacce;

35.  prende atto dell'accresciuta cooperazione con gli interventi nel quadro della politica estera e di sicurezza comune (PESC) e le operazioni e missioni della politica di sicurezza e difesa comune (PSDC) nonché gli aiuti umanitari dell'UE;

EIDHR

36.  sottolinea il valore aggiunto dell'approccio olistico a livello mondiale dell'EIDHR, nonostante il suo bilancio relativamente ridotto, e l'importanza delle organizzazioni della società civile nel conseguire il suo obiettivo, nonché la sua caratteristica distintiva che consiste nell'essere l'unico strumento attraverso il quale l'UE può sostenere le azioni della società civile indipendentemente dal consenso delle autorità dello Stato interessato da dette azioni;

37.  rileva che, durante il periodo attuale, l'EIDHR è stato utilizzato in modo più flessibile e in modo più complementare rispetto al periodo precedente, reagendo più rapidamente alle crisi che si presentano in materia di diritti umani e democrazia; si compiace della sua complementarità con i finanziamenti a titolo di altre fonti, come il Fondo europeo per la democrazia, che rafforza l'efficacia dei fondi dell'EIDHR in casi d'urgenza; accoglie con favore il maggiore accento sui difensori dei diritti umani, anche attraverso il fondo di emergenza disponibile a livello delle delegazioni UE, nonché l'istituzione e il funzionamento efficace del meccanismo UE per la tutela dei difensori dei diritti umani (DDU) ProtectDefenders.eu; sottolinea che l'invito a presentare proposte è un processo lungo, scomodo e ipercompetitivo;

38.  rileva inoltre i vantaggi derivanti dal meccanismo ProtectDefenders.eu, attuato dalla società civile, che ha garantito un sostegno essenziale a un vasto numero di DDU; chiede che si continui a sostenere meccanismi di questo tipo;

39.  esprime preoccupazione per le difficoltà registrate nell'integrare i diritti umani e i valori democratici attraverso programmi geografici e per il ridotto sostegno offerto dall'UE alle organizzazioni della società civile, con un conseguente aumento della pressione sull'EIDHR in un momento in cui lo spazio per la società civile si sta riducendo in tutto il mondo;

40.  ritiene che l'UE debba assumere un ruolo guida e dimostrare di essere ambiziosa, mettendo in atto una politica globale per l'integrazione del suo sostegno alla democrazia in tutte le sue relazioni esterne; ritiene pertanto che i finanziamenti attribuiti al sostegno alla democrazia debbano essere incrementati di conseguenza, soprattutto alla luce dei recenti attacchi alla democrazia a livello mondiale; insiste sulla necessità di garantire che la spesa relativa all'obiettivo 1 del programma di sostegno per paese raggiunga in modo efficace ed efficiente i difensori dei diritti umani che sono maggiormente a rischio; sollecita le delegazioni UE a impiegare tutto il necessario sostegno a tal fine;

41.  riconosce che la valutazione degli interventi dell'EIDHR risulta problematica per l'assenza di indicatori strategici e operativi; constata che le sfide nella valutazione derivano anche dal fatto che una parte significativa del sostegno alle OSC e ai difensori dei diritti umani viene comprensibilmente prestata in via confidenziale onde tutelare l'identità e la sicurezza dei beneficiari;

42.  ribadisce il valore aggiunto delle missioni di monitoraggio elettorale dell'UE, settore in cui l'UE svolge un ruolo guida a livello globale; si compiace dell'aumento delle missioni di monitoraggio e seguito per tener conto delle raccomandazioni delle missioni di monitoraggio elettorale;

SP

43.  sottolinea che lo SP è concepito espressamente per perseguire interessi specifici dell'UE e interessi comuni con paesi terzi e per costruire alleanze e promuovere la cooperazione con i partner strategici attuali ed emergenti; constata che, in pratica, lo SP è utilizzato come strumento di ultima istanza, a cui si ricorre quando lo si ritiene l'unico strumento in grado di facilitare il perseguimento dell'agenda politica dell'Unione e il contrasto alle sfide globali;

44.  rileva che, rispetto agli strumenti precedenti, lo SP è riuscito adi impegnarsi in ulteriori modalità di cooperazione con i paesi terzi, compresi i partner strategici, i paesi che hanno smesso di beneficiare dell'aiuto bilaterale allo sviluppo e vari consessi internazionali, ma è del parere che occorra aumento incrementare le risorse e i contributi da parte dei servizi di elaborazione delle politiche onde garantire che siano pienamente coinvolti nella definizione, programmazione e attuazione delle azioni, nonché per rafforzare il ruolo attivo svolto dalle delegazioni dell'UE nell'elaborazione delle azioni, e rafforzare la condivisione delle informazioni con gli Stati membri;

45.  raccomanda di migliorare la visibilità degli obiettivi dello SP e la relativa conoscenza e comprensione, soprattutto all'interno delle istituzioni dell'UE;

46.  constata con rammarico che la valutazione è stata ostacolata dal fatto che non è stato creato un sistema di gestione centrale della documentazione delle azioni a causa della tardiva adozione di un quadro di indicatori dei risultati e della natura incompiuta della maggior parte dei progetti;

REC

47.  ricorda che gli strumenti di finanziamento esterno dell'UE costituiscono un insieme complesso di strumenti dell'Unione destinato a sostenerne e rafforzarne l'azione sulla scena internazionale e che la loro complessa struttura è coordinata dal REC; ribadisce che il REC deve soddisfare i criteri di controllo di bilancio e di controllo democratico; deplora il fatto che l'elevata complessità e la natura restrittiva del REC abbiano ostacolato l'uso efficiente delle risorse dell'Unione e stiano impedendo una risposta tempestiva alle nuove sfide e ai bisogni dei partner; lamenta che l'esistenza di norme comuni non abbia portato alla programmazione congiunta dell'assistenza tra gli strumenti;

48.  osserva che il REC è stato istituito a fini di armonizzazione, semplificazione dell'esecuzione, maggiore flessibilità, coerenza, uniformità ed efficacia d'uso delle risorse dell'Unione, e di un corretto e complementare approccio all'attuazione di tutti gli strumenti;

49.  ritiene che sia fondamentale che il Parlamento disponga di tempo sufficiente per esercitare correttamente e debitamente i propri poteri di controllo sui progetti di atti di esecuzione; è del parere che, dati i tempi di preparazione dei progetti di atti di esecuzione prima di essere sottoposti ai comitati SEV, IPA II, EIDHR, IcSP, SP e DCI, non possa essere giustificato il mancato rispetto del termine di 20 giorni per la presentazione di documenti al Parlamento e al Consiglio nella fase finale di adozione dell'atto di esecuzione; deplora, pertanto, che il termine dei 20 giorni di calendario non sia sempre rispettato e considera compromesso il proprio diritto di controllo; chiede che tutti i progetti di misure di esecuzione siano presentanti con almeno 20 giorni di anticipo e invita la Commissione a modificare il regolamento dei comitati SEV, IPA II, EIDHR, IcSP, SP e DCI, onde prorogare il termine dei 20 giorni per la presentazione di documenti, facilitando in tal modo i poteri di controllo del Parlamento;

50.  lamenta che la visibilità della politica di finanziamento esterno dell'UE resti limitata in un contesto in cui soggetti terzi cercano attivamente di minare la politica estera dell'UE attraverso la disinformazione;

Raccomandazioni per il 2017/2018-2020

51.  chiede che i valori dell'UE e universali nonché i diritti dell'uomo rimangano al centro di tutte le azioni esterne dell'UE;

52.  sollecita maggiori sinergie e coerenza tra tutti gli strumenti della rubrica IV, come pure un migliore coordinamento con i programmi di assistenza bilaterale degli Stati membri e, ove possibile, degli altri donatori; invita, a tale riguardo, la Commissione e il SEAE a rafforzare la loro cooperazione e il loro coordinamento, anche con le OSC e gli attori locali, e ad ottemperare alle loro responsabilità previste dall'articolo 21 del trattato sull'Unione europea (TUE);

53.  chiede l'istituzione di solidi, coerenti e trasparenti meccanismi di monitoraggio e di valutazione; ribadisce che tali meccanismi consentirebbero di tracciare i progressi tangibili riguardo a obiettivi cruciali relativi alle riforme nei paesi vicini, il che è particolarmente importante laddove tali riforme siano bloccate o siano state ritardate;

54.  chiede un rafforzamento delle procedure e dei sistemi di controllo e monitoraggio parlamentare che siano coerenti per tutti gli strumenti; raccomanda di migliorare la trasparenza creando un'unica banca dati pubblica comune e trasparente dei progetti e delle azioni;

55.  sottolinea la necessità di fornire ulteriori risorse finanziarie e sostegno formativo alle OSC; insiste sulla necessità di misure urgenti per ridurre ulteriormente l'onere burocratico e gli ostacoli procedurali con cui si confrontano le OSC, specialmente le OSC locali; chiede che siano dedicate linee di bilancio specifiche al rafforzamento delle capacità delle OSC, onde potenziarne la capacità di accesso ai finanziamenti; esprime rammarico per il fatto che la questione della scarsa partecipazione delle OSC alla programmazione e all'attuazione degli strumenti esterni non sia stata sollevata nella relazione di revisione intermedia; invita la Commissione a integrare un coinvolgimento più strategico delle OSC in tutti gli strumenti e programmi esterni, come sollecitato dal Consiglio e dal Parlamento;

56.  è favorevole a una promozione più diretta e attiva delle politiche dell'UE, della sua assistenza finanziaria e della sua visibilità;

57.  ribadisce la sua posizione sulla possibilità di trasferire i fondi non stanziati del SEV e dell'IPA II, entro il limite del 10 % degli stanziamenti iniziali per ogni strumento, onde rafforzare la capacità di rispondere a eventi imprevisti, pur salvaguardando gli obiettivi previsti nei regolamenti rispettivi del SEV e dell'IPA II;

IPA II

58.  sostiene i principi di cui all'articolo 21 TUE e raccomanda di porre un maggiore accento sul rafforzamento delle istituzioni democratiche, la lotta contro la corruzione e le riforme della pubblica amministrazione, il rafforzamento dello Stato di diritto e della buona governance, e di apportare miglioramenti nell'attuazione coerente dei diritti umani e dei diritti delle minoranze; chiede un maggior sostegno per le riforme nei settori pertinenti ai fini del processo di adesione, come pure la promozione della cooperazione regionale, al fine di integrare la politica UE in materia di allargamento;

59.  raccomanda di consentire il trasferimento di fondi alla società civile ove le autorità statali non siano disposte a rispettare gli obiettivi dichiarati dell'UE o non siano disposte a cooperare sugli obiettivi dello strumento; invita la Commissione a moderare o sospendere i finanziamenti ai paesi colpevoli di gravi violazioni dei valori fondamentali dell'UE, fra cui i criteri essenziali di Copenaghen; chiede un alleggerimento dell'onere amministrativo per i beneficiari delle OSC che chiedono finanziamenti dell'UE;

60.  chiede la consultazione del Parlamento ove si prenda in considerazione una sospensione dei fondi o modifiche significative delle dotazioni indicative massime;

61.  insiste sulla solida titolarità da parte dei beneficiari, a partire dalla programmazione fino al monitoraggio e all'audit; invita la Commissione a fornire assistenza mirata alle autorità di audit nazionali per quanto riguarda la metodologia, la pianificazione, il reclutamento, la formazione e la supervisione;

62.  raccomanda un maggiore sostegno alle autorità nazionali responsabili del coordinamento dei donatori che hanno una scarsa capacità, ma che dimostrano la volontà politica di conseguire gli obiettivi; lamenta la mancanza di trasparenza rispetto alla capacità di assorbimento di tali fondi;

63.  chiede che i fondi siano convogliati in settori con una comprovata storia di successo, evitando ulteriori ritardi cronici quali verificatisi nell'ambito dell'IMBC, specialmente in Turchia;

64.  chiede una maggiore visibilità dell'IPA II nella regione data l'importanza cruciale della politica di allargamento per l'UE, ad esempio attraverso opportune campagne mirate di comunicazione e informazione nei media nazionali, regionali e locali, o qualsiasi altro mezzo che risulti opportuno, con requisiti minimi ed il loro controllo definiti dalla Commissione in stretta cooperazione con i beneficiari; sostiene gli sforzi mirati di contro-propaganda e comunicazione strategica, specialmente nei casi in cui l'immagine e gli interessi dell'UE siano attivamente presi di mira e messi a repentaglio;

65.  raccomanda di utilizzare i fondi IPA per creare canali di comunicazione per le imprese, in particolare per le PMI, sia negli Stati membri che nei paesi in fase di preadesione, onde creare solidi legami commerciali tra le rispettive aree, il che sarebbe di grande utilità per preparare i paesi beneficiari all'adesione al mercato unico;

66.  ribadisce l'utilità della ricompensa finanziaria per i risultati ottenuti per i paesi che registrano progressi, come previsto dal regolamento IPA II;

67.  ritiene che la flessibilità e l'utilizzo dei fondi per far fronte a situazioni di crisi specifiche debbano essere in linea con le priorità essenziali dello strumento e con i principi fondamentali della strategia di allargamento e del processo di adesione, che devono rimanere la principale priorità dell'IPA II;

68.  chiede un miglior coordinamento e ulteriori sinergie nelle fasi di pianificazione e programmazione dell'IPA II con le azioni di altri strumenti, segnatamente l'EIDHR e l'IcSP, onde garantire la coerenza e migliorare la complementarità sia internamente, ossia tra i suoi obiettivi e programmi, che rispetto ad altri SFE;

SEV

69.  sottolinea la necessità di un documento strategico globale per l'attuazione dello SEV, allineando l'assistenza al quadro politico più ampio, e di un migliore coordinamento con altri strumenti; sottolinea che le priorità della programmazione del SEV dovrebbero altresì comprendere lo sviluppo socioeconomico, la gioventù e la gestione sostenibile delle risorse energetiche;

70.  lamenta che la programmazione pluriennale sia già stata effettuata per la maggior parte dei beneficiari nel corso del 2017, prima del completamento della relazione sulla revisione intermedia dell'assistenza in detti paesi; ricorda che il Parlamento ha formulato le proprie raccomandazioni sulla programmazione in occasione di un dialogo strategico con la Commissione ad aprile 2017;

71.  sottolinea la visibilità politica e l'effetto leva per l'UE che il SEV, in quanto strumento di finanziamento a sé stante, garantisce nel vicinato, sia ad Est che a Sud;

72.  chiede il mantenimento dell'attuale equilibrio finanziario nella distribuzione dei fondi tra il vicinato meridionale e il vicinato orientale dell'Unione;

73.  sottolinea l'interconnessione tra stabilizzazione, sostegno alla democratizzazione, prevenzione e risoluzione dei conflitti, rispetto dei diritti umani e Stato di diritto, istruzione e sviluppo socioeconomico; sottolinea l'importanza dei progetti che sostengono i giovani in materia di istruzione e occupabilità;

74.  ribadisce l'importanza della capacità di reagire più rapidamente alle sfide;

75.  sottolinea che gli investimenti a favore della stabilizzazione e dello sviluppo dei paesi del vicinato affrontano anche problematiche quali le migrazioni, il terrorismo, i conflitti locali e l'instabilità economica il che, nel lungo termine, recherà vantaggio all'UE nel suo insieme;

76.  sottolinea che la specificità delle sfide nel vicinato richiede un approccio integrato e globale basato sulle varie esigenze e situazioni dei beneficiari, anche attraverso sinergie con altri SFE e in tutte le politiche dell'Unione; sottolinea che uno dei compiti primari consiste nell'attuazione rapida ed efficace degli accordi di associazione (AA) e delle zone di libero scambio globali e approfondite (DCFTSA) nonché di tutte le relative riforme, da sostenere con adeguate risorse finanziarie da parte dell'Unione europea;

77.  ribadisce l'importanza di una programmazione congiunta più approfondita con gli Stati membri, oltre ai buoni progressi compiuti in materia di analisi congiunte, coordinamento e raggiungimento del consenso circa le priorità dei donatori; sollecita un miglior coordinamento tra i donatori, invita gli altri donatori e le istituzioni finanziarie internazionali, specialmente quando appaiano i fondi a titolo di altri strumenti dell'UE, a sostenere la transizione economica e la stabilità nei paesi partner;

78.  è preoccupato del fatto che le capacità finanziarie e di risposta dello strumento siano state portate al limite; si rammarica del fatto che, in fase di pianificazione, non si sia tenuto sufficientemente conto delle competenze interne sotto forma di analisi del rischio politico e geopolitico;

79.  conclude che, alla luce delle problematiche attualmente presenti nel vicinato, potrebbe essere necessario un aumento delle dotazioni finanziarie indicative mediante modifica legislativa;

80.  ribadisce che gli obiettivi dei fondi programmati a titolo del SEV devono essere comunque rispettati laddove tali risorse passino ad altre modalità, come ad esempio i fondi fiduciari, e che il controllo e la sorveglianza parlamentari siano necessari e non vadano mai aggirati;

81.  chiede un maggior coinvolgimento della società civile nell'identificazione delle necessità;

82.  chiede di sfruttare appieno la condizionalità e i meccanismi basati sugli incentivi che sostengono le riforme politiche ed economiche, ove necessario, e che sono collegati alle riforme e agli obiettivi strategici; si rammarica del fatto che il SEV non sia stato in grado di fornire sufficienti incentivi ai paesi che sono riluttanti ad impegnarsi nelle riforme politiche; chiede un efficace monitoraggio del SEV a livello di strumento;

83.  è preoccupato per la distruzione e la confisca dell'assistenza finanziata dall'UE nei paesi terzi; chiede ulteriori sforzi per migliorare la comunicazione strategica e la visibilità dell'UE nei paesi del vicinato;

IcSP

84.  chiede maggiori sforzi per sfruttare il peso dell'IcSP attraverso dialoghi strategici regolari con i partner e le organizzazioni internazionali; chiede in tale contesto, di garantire il cofinanziamento da parte di altri importanti donatori che detengono un interesse negli esiti delle azioni pertinenti;

85.  chiede un miglioramento del quadro strategico e delle sinergie tra l'IcSP e le azioni di follow-up nell'ambito di altri strumenti e da parte di altri attori;

86.  chiede maggiore cooperazione tra altre organizzazioni internazionali, governi e istituzioni UE per contrastare le nuove minacce emergenti, come nel settore dei conflitti ibridi e della sicurezza informatica, in cui potrebbero essere utilizzate le competenze dell'Agenzia dell'Unione europea per la sicurezza delle reti e dell'informazione (ENISA);

87.  raccomanda un uso più strategico della capacità di mediazione dell'IcSP non solo in relazione ai conflitti di impatto localizzato, ma anche a sostegno del processo di pace e del dialogo nei conflitti esistenti o emergenti di importanza globale, e chiede un miglioramento dei sistemi di allarme rapido e degli strumenti di analisi dei conflitti che consentirebbe una migliore prevenzione e costruzione della pace;

88.  sottolinea che tale strumento consentirà d'ora in poi all'Unione di finanziare misure di formazione e di fornire attrezzature non letali (quali sistemi informatici, ospedali, ecc.) alle forze armate dei paesi terzi, per far fronte a necessità urgenti, a breve e a medio termine, nel quadro degli sforzi per conseguire gli obiettivi in materia di sviluppo sostenibile;

EIDHR

89.  ribadisce l'importanza fondamentale di sostenere e promuovere la democrazia e i diritti umani nei paesi terzi, compresa la protezione dei difensori dei diritti umani, indipendentemente dall'interferenza delle autorità di paesi terzi;

90.  rileva l'efficacia e l'importanza dell'EIDHR al riguardo, che opera in un contesto di riduzione degli spazi per la società civile; ribadisce la costante necessità di finanziamenti ad hoc per i diritti umani e la democrazia senza ulteriori decrementi; chiede inoltre che sia valutata la possibilità di incrementare i fondi per l'assistenza urgente ai DDU, come pure un'efficace promozione della disponibilità di tali fondi;

91.  ribadisce che l'EIDHR non dovrebbe essere limitato nella sua portata o essere usato semplicemente come uno strumento per colmare le lacune lasciate da altri strumenti, ma che la promozione mirata della democrazia e dei diritti umani dovrebbe essere un obiettivo chiaro e strategico di per sé;

92.  esorta la Commissione a trovare soluzioni alle questioni della riduzione degli spazi per la società civile, all'aumento delle violazioni dei diritti umani e della repressione, ad esempio incrementando i fondi disponibili per i programmi di reazione globale come il meccanismo dell'UE per la tutela dei DDU ProtectDefenders.eu; invita l'UE a continuare a finanziare i DDU, in particolare quelli a rischio, e la società civile, nonché i gruppi emarginati come le donne, le popolazioni indigene, i rom, le persone LGBTI, le persone con disabilità, i bambini e gli anziani;

93.  raccomanda una maggiore pianificazione strategica in concomitanza con l'orientamento politico delle autorità dell'UE e la coerenza con gli altri strumenti, in particolare nei paesi che registrano un declino degli standard in materia di diritti umani e democrazia, per contrastare la tendenza globale dell'autoritarismo;

94.  sottolinea l'importanza di prestare particolare attenzione a temi di rilevanza internazionale che nel breve, medio e lungo termine potrebbero sostenere la globalizzazione dei diritti umani, la legalità internazionale e la giustizia; chiede un maggior sostegno dell'EIDHR in alcuni temi emergenti quali la lotta alla corruzione, il rispetto dei diritti umani da parte delle imprese, i diritti ambientali e i diritti dei migranti;

95.  accoglie con favore il sostegno ai meccanismi internazionali e regionali in materia di diritti umani e responsabilità come l'Ufficio dell'Alto commissario dell'ONU per i diritti umani (OHCHR) e la Corte penale internazionale (CPI);

96.  raccomanda il proseguimento degli sforzi per l'abolizione della pena di morte nel mondo;

97.  ribadisce gli impegni della Commissione a sostenere ulteriormente la società civile e a promuovere un clima più favorevole alle OSC nei paesi partner; insiste sulla necessità di un lavoro urgente per ridurre ulteriormente gli ostacoli burocratici incontrati dalle OSC; esorta le delegazioni dell'UE a individuare i DDU e le OSC che lavorano su temi sensibili per i quali sono necessari finanziamenti e a pubblicare inviti a presentare proposte nelle lingue locali e a consentire ai richiedenti di presentarvi proposte di progetti, in modo da rafforzare anche la titolarità locale e l'integrazione a lungo termine dei progetti;

98.  chiede che venga dedicata maggiore attenzione alla sostenibilità delle azioni finanziate dall'EIDHR, in particolare nel contesto delle missioni di monitoraggio elettorale (MME) dove esiste ampio margine per incrementare il trasferimento delle conoscenze agli attori locali e migliorare il seguito dato alle raccomandazioni; chiede un miglior coordinamento tra la pianificazione delle MME e le attività di monitoraggio elettorale del Parlamento;

99.  invita la Commissione a fornire finanziamenti specifici ai progetti incentrati sul crescente abuso delle tecnologie di sorveglianza e sugli attacchi online perpetrati da governi repressivi e da attori non statali;

100.  chiede l'istituzione di sistemi di monitoraggio e valutazione che tengano conto del contributo dei DDU;

101.  incoraggia azioni coordinate con l'IcSP nell'espletamento delle azioni tese a prevenire i crimini contro l'umanità, i crimini di guerra e il genocidio;

SP

102.  si compiace dell'attenzione rivolta agli interessi strategici dell'Unione;

103.  raccomanda un uso più strategico e consolidato degli scarsi fondi disponibili nell'ambito dello SP, che garantisca un contributo inclusivo e l'individuazione di iniziative da parte di tutti i servizi della Commissione e del SEAE, in stretta collaborazione con gli Stati membri, e sottolinea l'importanza di uno SP dotato di risorse adeguate per difendere in modo proattivo i valori e gli interessi dell'UE nel contesto di un consenso transatlantico in declino e di un numero crescente di paesi a medio reddito, anche in Asia e America latina, la cui importanza strategica sta crescendo rapidamente;

104.  raccomanda una revisione delle dotazioni geografiche nel prossimo programma indicativo pluriennale (PIP) per adattarsi alle sfide; suggerisce, in tale contesto, una migliore copertura della cooperazione con i paesi terzi non strategici, ad esempio i paesi a medio reddito, la cui copertura al momento è insufficiente;

105.  raccomanda un migliore allineamento con gli obiettivi del REC e i temi trasversali;

106.  raccomanda il completamento del suo sistema di monitoraggio e valutazione, compresi gli indicatori qualitativi pertinenti;

107.  ritiene che lo SP potrebbe essere un importante strumento per sostenere l'attuazione degli accordi di libero scambio, in particolare attraverso il supporto al lavoro dei gruppi consultivi nazionali; sottolinea la necessità di valutare l'uso e la distribuzione delle risorse nonché l'efficacia dello strumento di partenariato e dei programmi dell'UE "Business Avenue" e "Gateway", che dovrebbero integrare le competenze degli Stati membri in materia di promozione del commercio estero;

108.  osserva che uno degli obiettivi dello strumento di partenariato è la diplomazia pubblica, al fine di sviluppare nei paesi terzi fiducia e comprensione nei confronti delle politiche dell'UE; sottolinea che l'impegno della società civile riveste la massima importanza e si compiace dello stanziamento di 3 milioni di EUR per sostenere la partecipazione delle organizzazioni della società civile ai gruppi consultivi nazionali;

REC

109.  raccomanda un miglior utilizzo delle norme armonizzate attraverso eventuali inviti congiunti a presentare proposte e una migliore cooperazione tra i servizi della Commissione e il SEAE;

110.  chiede che le disposizioni del REC includano l'integrazione trasversale della dimensione di genere;

111.  chiede di intensificare gli sforzi per migliorare la visibilità della politica di finanziamento esterno dell'UE attraverso una strategia di comunicazione globale e coerente che includa misure di contrasto alla disinformazione; chiede l'introduzione di meccanismi di condizionalità nei confronti dei partner di attuazione in caso di mancato rispetto delle misure tese a migliorare la visibilità dell'UE;

112.  ricorda l'importanza fondamentale dei principi relativi allo sviluppo e all'efficacia degli aiuti nell'ambito dell'azione esterna, come sottolineato nel REC, e invita la Commissione a mantenere questi principi in tutte le misure che intende adottare a seguito della relazione di revisione intermedia;

113.  osserva che occorre tenere conto delle PMI dell'Unione europea con riferimento all'accesso agli strumenti di finanziamento esterno attraverso una regolamentazione meno complessa e più agevole, che possa facilitare un utilizzo più flessibile dei fondi e, nel contempo, aiutare le PMI ad acquisire esperienza internazionale; chiede alla Commissione di valutare gli strumenti esistenti volti a promuovere l'internazionalizzazione delle PMI, verificando la loro coerenza con altri strumenti dell'Unione di sostegno alle PMI, quali ad esempio COSME, nonché la loro sussidiarietà, non duplicazione e complementarità rispetto ai programmi degli Stati membri; invita la Commissione a presentare proposte tempestive in vista della revisione intermedia di tali programmi allo scopo di migliorarne l'efficienza e l'efficacia; sottolinea la necessità di migliorare il livello di informazione e consapevolezza delle PMI circa gli strumenti esistenti, in particolare a livello nazionale;

L'architettura post-2020

114.  chiede il finanziamento di strumenti di relazioni esterne che permettano la realizzazione di azioni esterne ambiziose e l'incremento del bilancio dell'UE quale attore globale, pur continuando a trarre ispirazione da valori e principi fondamentali e in materia di diritti dell'uomo; ribadisce che le azioni esterne dell'UE servono anche gli interessi comuni dei cittadini dell'UE;

115.  sottolinea che, in caso di recesso del Regno Unito dall'Unione europea, l'attuale quota di bilancio destinata all'azione esterna dovrebbe essere incrementata o almeno mantenuta ai livelli attuali, applicando la stessa logica agli strumenti, alle politiche e alle priorità attuali;

116.  ribadisce che è necessaria una riforma dell'attuale architettura degli strumenti al fine di fornire maggiore responsabilità, trasparenza e controllo pubblico, il che aumenterebbe altresì l'efficienza, la coerenza e la reattività nonché l'efficacia e la flessibilità; ritiene che la riforma potrebbe anche aumentare l'efficacia in termini di costi, ridurre le sovrapposizioni e i conflitti di interesse tra i diversi attori e servizi della Commissione e contribuire a far fronte alle sfide attuali connesse alla strategia, alla programmazione e all'attuazione;

117.  ricorda il ruolo essenziale di colegislatore del Parlamento per quanto riguarda la normativa relativa al prossimo QFP; ribadisce la sua disponibilità a lavorare con la Commissione, il SEAE e il Consiglio per ottimizzare l'architettura degli strumenti di finanziamento esterno; sottolinea tuttavia che l'obiettivo di qualunque ristrutturazione degli strumenti dovrebbe essere quello di una maggiore trasparenza, responsabilità, efficienza, coerenza e flessibilità; sottolinea che tali obiettivi non possono essere conseguiti senza una chiara struttura di governance che consenta il controllo politico, che sia improntata a una strategia e che sia inclusiva e responsabile; sottolinea che il Parlamento non accetterà alcuna riforma degli strumenti senza una solida struttura di governance; esorta la Commissione e il SEAE a proporre un piano per la riforma degli strumenti che includa una siffatta struttura di governance; sottolinea le discrepanze tra le conclusioni della revisione intermedia e le proposte della Commissione intese a riformare la struttura attuale; sottolinea inoltre che è necessario garantire un solido controllo democratico e trasparente da parte dei parlamenti nazionali e del Parlamento europeo;

118.  chiede una maggiore integrazione dei fondi fiduciari e degli strumenti dell'UE nel bilancio, al fine di aumentare la trasparenza e il controllo democratico degli EFI; ricorda l'accordo, nel quadro della più recente revisione del regolamento finanziario, che prevede la consultazione preventiva del Parlamento e del Consiglio prima di istituire un nuovo Fondo fiduciario per le azioni tematiche; invita inoltre la Commissione a fornirgli informazioni dettagliate riguardo ad eventuali storni o disimpegni autonomi di rilievo a titolo della rubrica 4;

119.  evidenzia che anche le delegazioni dell'UE, insieme agli Stati membri, potrebbero aiutare le PMI a utilizzare gli strumenti finanziari in questione con l'obiettivo di instaurare relazioni a medio termine tra le imprese dell'UE e le economie dei paesi beneficiari;

120.  sottolinea che non può esistere nessuno strumento senza l'inclusione di dotazioni e stanziamenti chiari e dedicati per i vari obiettivi e priorità dell'azione esterna dell'UE, tra cui democrazia, diritti umani, stato di diritto, sostegno alla società civile, risoluzione dei conflitti, Stati fragili, politica di sviluppo, eradicazione della povertà, sviluppo economico e sociale e sostegno ai paesi nelle varie fasi dell'adesione all'UE e ai paesi del vicinato UE;

121.  apprezza l'impegno dell'UE a favore di questioni quali i diritti umani, la democrazia e il sostegno alla società civile, nonché diversi traguardi e obiettivi e il valore politico e strategico specifico degli strumenti attuali; sottolinea che la riforma non dovrebbe compromettere gli obiettivi strategici di ciascuno strumento; riconosce la specificità in termini di obiettivi e attuazione per quanto riguarda il SEV, l'IPA II e l'EIDHR e ritiene, pertanto, che essi debbano rimanere indipendenti in virtù di considerazioni strategiche e politiche;

122.  ricorda che, sin dal 2006, l'EIDHR è stata l'espressione concreta dell'impegno dell'UE a sostenere e promuovere la democrazia e i diritti umani nei paesi terzi e ha permesso all'UE di intervenire senza interferenze da parte dei governi a sostegno delle ONG registrate e non registrate in zone non coperte da parte degli Stati membri;

123.  sottolinea la necessità di stabilire obiettivi comuni, come pure la necessità di migliorare l'approccio basato sui diritti e di integrare in modo trasversale i diritti umani, sostanziando l'articolo 21 TUE, il quale impone all'Unione di consolidare la democrazia, i diritti umani e lo Stato di diritto quale obiettivo necessario delle relazioni esterne;

124.  invita il SEAE e la Commissione a garantire comunicazioni chiare nei confronti dei paesi partner in merito a qualsiasi riforma;

125.  chiede l'istituzione di procedure di valutazione e monitoraggio solide e coerenti in grado di garantire un'analisi qualitativa e quantitativa e di tracciare i progressi in materia di conseguimento degli obiettivi fissati mediante i finanziamenti dell'UE attraverso vari strumenti;

126.  sottolinea la necessità della prevedibilità del finanziamento a lungo termine, introducendo al contempo importi fissi da utilizzare in modo flessibile; ribadisce che la flessibilità implica la possibilità di trasferire fondi tra le varie dotazioni; ricorda che i fondi destinati agli obiettivi dell'azione esterna non possono essere reindirizzati per raggiungere altri obiettivi, tra cui la gestione della migrazione e la sicurezza interna; sotttolinea che dovrebbe essere introdotta la possibilità di trasferire i fondi non stanziati all'interno del bilancio globale dello strumento di azione esterna entro il limite del 10 % degli stanziamenti iniziali dello strumento per le azioni flessibilii e/o urgenti, preservando comunque gli obiettivi strategici dello strumento;

127.  sottolinea che la concessione di aiuti a livello di paese non dovrebbe dipendere da accordi sulla migrazione con l'UE senza operare inoltre alcuno storno di fondi da paesi e regioni poveri ai paesi di origine dei migranti o di transito verso l'Europa, per il solo fatto di trovarsi sulle rotte migratorie;

128.  ricorda le difficoltà che i beneficiari registrano attualmente per ottenere finanziamenti nell'ambito degli strumenti; chiede una semplificazione delle procedure, l'alleggerimento degli oneri amministrativi e, ove possibile, l'adozione di procedure unificate per i vari servizi della Commissione e del SEAE interessati e la creazione di uno sportello unico per le organizzazioni che chiedono finanziamenti UE e l'utilizzo di soluzioni digitali, ove possibile, per snellire e ridurre gli oneri burocratici, ma non a scapito del monitoraggio, della tracciabilità e del controllo di bilancio;

129.  sottolinea la necessità che tutti i servizi della Commissione e il SEAE collaborino affinché il finanziamento esterno dell'UE, anziché dagli strumenti, sia guidato dalla politica, al fine di prevenire discrepanze, incoerenze, costi superflui, sovrapposizioni e sprechi di know-how e di conseguire gli obiettivi condivisi dall'azione esterna dell'UE nel suo complesso;

130.  sottolinea la necessità di un orientamento politico più strategico e di una strategia globale e di documenti di accompagnamento, elaborati congiuntamente e condivisi da tutti i pertinenti servizi della Commissione e dal SEAE nonché gestiti e monitorati dalla struttura di governance di futura creazione, che definiscano gli obiettivi dell'azione esterna dell'UE per il prossimo periodo e il modo in cui lo strumento sarà utilizzato per concretizzarli; chiede che si faccia ricorso a competenze sia interne che esterne nella definizione di tali obiettivi; raccomanda di includere in tutta la programmazione l'analisi della sensibilità ai conflitti, l'analisi della politica economica nonché misure di valutazione del rischio e di mitigazione che potrebbero essere messe in campo in modo flessibile laddove si manifestino tali rischi;

131.  chiede di esplorare soluzioni per incrementare il coordinamento e la coerenza con le politiche di finanziamento esterno da parte degli Stati membri dell'UE, anche migliorando la programmazione congiunta;

132.  chiede un rafforzamento delle opportunità di finanziamento per le ONG, chiarendo e prevedendo maggiori opportunità di cofinanziamento, attraverso la predisposizione di partenariati pluriennali e assicurando la sostenibilità delle attività;

133.  chiede migliori requisiti per accelerare il processo decisionale al fine di aumentare la capacità dell'UE di rispondere a eventi in rapida evoluzione;

134.  sottolinea l'importanza di rafforzare la visibilità, sensibilizzare l'opinione pubblica in merito all'azione esterna dell'UE, anche ricorrendo alla task force dell'Unione per la comunicazione strategica, nonché la sua influenza nel mondo; chiede che ciò sia considerato un obiettivo strategico; sottolinea quindi la necessità urgente di una comunicazione strategica specifica nazionale e/o regionale nelle delegazioni dell'Unione, nonché un deciso miglioramento del coordinamento e della condivisione delle informazioni tra le delegazioni dell'UE e gli Stati membri;

135.  evidenzia che le delegazioni dell'UE svolgono un ruolo chiave nella programmazione locale, nella supervisione della programmazione, nell'eventuale erogazione di fondi e nell'individuazione dei beneficiari, in particolare nel caso dei DDU e delle OSC che operano in zone sensibili; ribadisce che le delegazioni dell'UE non possono essere le uniche responsabili delle decisioni di finanziamento, in ragione del loro lavoro e del loro status nei paesi terzi;

136.  sottolinea che la programmazione degli strumenti deve coinvolgere strettamente la società civile dei rispettivi paesi ed essere basata, in maggior misura, su una cooperazione decentrata nelle fasi di ideazione, presentazione e attuazione, così da instaurare partenariati solidi e duraturi, far fronte alle necessità specifiche delle popolazioni e tener conto delle realtà sociali degli interessati;

137.  ricorda che, in alcune circostanze, gli obiettivi politici dell'UE quali i diritti umani, lo Stato di diritto e lo sviluppo possono essere meglio conseguiti attraverso l'esborso di più sovvenzioni di minore entità alle organizzazioni di base, anziché attraverso un'unica dotazione destinata a un unico beneficiario;

138.  sottolinea l'importanza dei principi del "more for more" e della condizionalità; ritiene che dovrebbero essere istituiti meccanismi di condizionalità più rigorosi in base ai quali il sostegno finanziario diretto alle autorità statali o agli enti governativi e agli attori non statali possa essere sospeso o, se possibile, ridestinato alla società civile ove tali istituzioni non rispettino l'esigenza di soddisfare gli obiettivi dei finanziamenti erogati o violino lo stato di diritto e i diritti umani;

139.  chiede trasparenza, responsabilità, controllo, addizionalità sotto il profilo dello sviluppo, rispetto dei principi di efficacia dello sviluppo e degli aiuti e solide garanzie in materia di ambiente e diritti umani e in ambito sociale in caso di utilizzo degli aiuti allo sviluppo per stimolare gli investimenti del settore privato;

140.  invita la Commissione a esaminare la possibilità di assegnare i fondi attraverso gli strumenti di finanziamento esterno a favore della cooperazione e dell'assistenza tecnica nei confronti dei paesi terzi, in particolare i paesi in via di sviluppo, per promuovere l'adesione all'intesa di Wassenaar, al gruppo Australia, al regime di non proliferazione nel settore missilistico e al gruppo dei fornitori nucleari, nonché per prevenire le violazioni dei diritti umani, nel quadro dell'attuale rifusione del regolamento sui prodotti a duplice uso;

141.  sottolinea che una struttura semplificata richiede adeguati pesi e contrappesi, trasparenza, diritto di controllo dell'attuazione, che includa un maggior contributo politico strategico e controllo dell'attuazione da parte del Parlamento, ricorso ad atti delegati per la revisione delle priorità tematiche, se contenute negli allegati di atti legislativi, e adozione di elementi aggiuntivi sostanziali come i documenti di programmazione strategica e pluriennale;

142.  è convinto che la generazione di SFE per il periodo successivo al 2020 debba rispettare i principi di sincerità e unità;

143.  ritiene opportuno che i processi di revisione intermedia e di controllo del bilancio siano sufficientemente rigorosi e trasparenti per garantire il massimo assorbimento dei fondi possibile e consentire opportune modifiche volte ad incrementare la capacità di assorbimento, ove necessario;

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o   o

144.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al vicepresidente della Commissione / Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e al Consiglio.

(1) GU L 77 del 15.3.2014, pag. 27.
(2) GU L 77 del 15.3.2014, pag. 11.
(3) GU L 77 del 15.3.2014, pag. 1.
(4) GU L 335 del 15.12.2017, pag. 6.
(5) GU L 77 del 15.3.2014, pag. 77.
(6) GU L 77 del 15.3.2014, pag. 85.
(7) GU L 77 del 15.3.2014, pag. 44.
(8) GU L 77 del 15.3.2014, pag. 95.
(9) GU L 201 del 3.8.2010, pag. 30.
(10) GU L 249 del 27.9.2017, pag. 1.
(11) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(12) Cfr. relazione A8-0211/2017.
(13) GU L 55 del 28.2.2011, pag. 13.
(14) GU C 407 dell'8.12.2015, pag. 8.
(15) GU C 60 del 16.2.2016, pag. 3.
(16) GU C 122 del 19.4.2017, pag. 4.
(17) Pubblicate nel sito web della Commissione: https://ec.europa.eu/europeaid/public-consultation-external-financing-instruments-european-union_en
(18) Testi approvati, P8_TA(2017)0493.
(19) Testi approvati, P8_TA(2017)0026.
(20) GU C 58 del 15.2.2018, pag. 109..
(21) GU C 408 del 30.11.2017, pag. 21.
(22) GU C 265 dell'11.8.2017, pag. 110.
(23) Testi approvati, P8_TA(2017)0440.
(24) Testi approvati, P8_TA(2017)0306.
(25) Testi approvati, P8_TA(2017)0036.
(26) Testi approvati, P8_TA(2017)0037.
(27) Testi approvati, P8_TA(2017)0094.
(28) Testi approvati, P8_TA(2017)0262.
(29) Testi approvati, P8_TA(2017)0263.
(30) Testi approvati, P8_TA(2017)0261.
(31) GU C 208 del 10.6.2016, pag. 25.
(32) Testi approvati, P8_TA(2017)0408.
(33) https://eeas.europa.eu/archives/docs/top_stories/pdf/eugs_review_web.pdf

Ultimo aggiornamento: 4 dicembre 2018Avviso legale