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Procedura : 2017/2272(INI)
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Ciclo del documento : A8-0221/2018

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A8-0221/2018

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PV 02/07/2018 - 19
CRE 02/07/2018 - 19

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PV 03/07/2018 - 11.12
CRE 03/07/2018 - 11.12
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Martedì 3 luglio 2018 - Strasburgo Edizione definitiva
Diplomazia climatica
P8_TA(2018)0280A8-0221/2018

Risoluzione del Parlamento europeo del 3 luglio 2018 sulla diplomazia climatica (2017/2272(INI))

Il Parlamento europeo,

–  visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) e in particolare gli articoli 21, 191, 192, 220 e 221,

–  vista l'agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite,

‒  visti la convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) e il relativo protocollo di Kyoto,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo (UDHR),

–  visti l'accordo di Parigi, la decisione 1/CP.21, la 21a conferenza delle parti (COP 21) dell'UNFCCC e l'11a conferenza delle parti che funge da riunione delle parti del protocollo di Kyoto (CMP 11), tenutesi a Parigi (Francia) dal 30 novembre all'11 dicembre 2015,

–  viste la 22a conferenza delle parti (COP 22) dell'UNFCCC e la prima conferenza delle parti che funge da riunione delle parti dell'accordo di Parigi (CMA 1), tenutesi a Marrakech (Marocco) dal 15 novembre al 18 novembre 2016,

–  vista la sua risoluzione del 6 ottobre 2016 sull'attuazione dell'accordo di Parigi e la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici di Marrakech (Marocco) del 2016 (COP22)(1),

–  viste la quinta relazione di valutazione del gruppo di esperti intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) e la relativa relazione di sintesi,

–  vista la sua risoluzione del 4 ottobre 2017 sulla conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici in programma nel 2017 a Bonn (Germania) (COP23)(2),

–  vista la comunicazione della Commissione del 20 luglio 2016 dal titolo "Accelerare la transizione dell'Europa verso un'economia a basse emissioni di carbonio" (COM(2016)0500),

–  vista la comunicazione della Commissione del 16 aprile 2013 dal titolo "Strategia dell'UE di adattamento ai cambiamenti climatici" (COM(2013)0216),

–  visto il piano d'azione diplomatico dell'UE in materia di clima per il 2015, adottato dal Consiglio "Affari esteri",

–  viste le conclusioni del Consiglio "Affari esteri" del 6 marzo 2017 e del 19 giugno 2017,

–  viste le conclusioni del Consiglio europeo del 22 giugno 2017,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 26 febbraio 2018 sulla diplomazia climatica,

–  vista la comunicazione del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) del giugno 2016 su una strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'Unione europea e la comunicazione congiunta della Commissione e del SEAE, del 7 giugno 2017, dal titolo "Un approccio strategico alla resilienza nell'azione esterna dell'UE" (JOIN(2017)0021),

–  visto il parere del Comitato europeo delle regioni, del 9 febbraio 2017, dal titolo "Verso una nuova strategia UE di adattamento ai cambiamenti climatici: un approccio integrato"(3),

‒  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo, del 26 aprile 2016, dal titolo "Dopo Parigi"(4),

–  vista la sua risoluzione del 13 dicembre 2017 sulla relazione annuale sull'attuazione della politica estera e di sicurezza comune(5),

–  vista la sua risoluzione del 16 gennaio 2018 sulle donne, le pari opportunità e la giustizia climatica(6),

–  vista la decisione 36/CP.7 UNFCCC, del 9 novembre 2001, sul miglioramento della partecipazione delle donne nelle parti rappresentate presso gli organi stabiliti ai sensi della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e del protocollo di Kyoto,

–  visto lo studio del 2009 condotto dall'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) dal titolo "Migration, Environment and Climate Change: Assessing the Evidence" (Migrazione, ambiente e cambiamenti climatici: valutazione degli elementi di prova),

–  vista la sua risoluzione del 13 marzo 2018 sull'uguaglianza di genere negli accordi commerciali dell'UE(7),

–  vista la lettera enciclica di Papa Francesco dal titolo "Laudato sì – Sulla cura della casa comune",

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  viste le deliberazioni comuni della commissione per gli affari esteri e della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare ai sensi dell'articolo 55 del regolamento,

–  vista la relazione della commissione per gli affari esteri e della commissione per l'ambiente la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (A8-0221/2018),

A.  considerando che gli effetti dei cambiamenti climatici hanno ripercussioni sempre più gravi su diversi aspetti della vita umana, nonché sulle opportunità di sviluppo, sull'ordine geopolitico mondiale e sulla stabilità a livello globale; che coloro che dispongono di minori risorse per adattarsi ai cambiamenti climatici risentiranno maggiormente dell'impatto degli stessi; che la diplomazia climatica può essere intesa come una forma di politica estera mirata, finalizzata a promuovere l'azione per il clima attraverso il coinvolgimento di altri attori, la cooperazione su specifiche questioni legate al clima, la creazione di partenariati strategici e il rafforzamento delle relazioni tra gli attori statali e non statali, ivi compresi i principali soggetti che concorrono all'inquinamento globale, contribuendo in tal modo a mitigare l'impatto dei cambiamenti climatici, nonché a potenziare l'azione per il clima e a rafforzare le relazioni diplomatiche dell'Unione;

B.  considerando che tra gli effetti degli squilibri climatici figurano l'innalzamento, il riscaldamento e l'acidificazione degli oceani, la perdita di biodiversità e l'aumento dei fenomeni climatici estremi; che le prime vittime di tali squilibri sono i paesi e le popolazioni più vulnerabili, in particolare coloro che vivono nelle regioni insulari; che i cambiamenti climatici hanno un impatto sociale e culturale particolarmente grave sulle comunità indigene, che non solo contribuiscono solo marginalmente all'emissione di CO2, ma hanno in realtà un ruolo attivo e vitale nel proteggere gli ecosistemi in cui vivono, mitigando quindi gli effetti del cambiamento climatico;

C.  considerando che l'Unione è stata una delle principali forze trainanti riguardo all'azione per il clima e ha dato prova di leadership nell'ambito dei negoziati internazionali sul clima; che l'UE si è avvalsa della diplomazia climatica per creare alleanze strategiche con le parti interessate allo scopo di fare della lotta congiunta ai cambiamenti climatici una componente fondamentale dello sviluppo sostenibile e dell'azione preventiva alla luce dei rischi climatici;

D.  considerando che la diplomazia climatica dell'Unione ha contribuito alla conclusione dell'accordo di Parigi e che da allora l'approccio dell'UE alla diplomazia climatica si è ampliato; che, in quanto parte della strategia globale dell'UE, la politica climatica è stata integrata nella politica estera e di sicurezza e il legame tra energia e clima, sicurezza e adattamento ai cambiamenti climatici e migrazione è stato rafforzato;

E.  considerando che la responsabilità delle azioni sostenibili e a lungo termine per il clima non può essere attribuita ai singoli e alle loro scelte individuali in qualità di consumatori; che una politica in materia di cambiamenti climatici basata sui diritti umani dovrebbe chiarire che la responsabilità della creazione di società sostenibili spetta principalmente ai politici che dispongono dei mezzi atti a creare politiche sostenibili in materia di cambiamenti climatici;

F.  considerando che le preoccupazioni relative ai cambiamenti climatici e alla sicurezza sono interconnesse e transnazionali e richiedono una diplomazia climatica volta, tra le altre cose, ad attuare pienamente gli impegni dell'accordo di Parigi; che vari studi hanno individuato collegamenti indiretti tra i cambiamenti climatici, le catastrofi naturali e lo scoppio di conflitti armati e che i cambiamenti climatici possono essere considerati come "moltiplicatori di minacce" con la capacità di amplificare tensioni sociali già esistenti; che le conseguenze negative a lungo termine dei cambiamenti climatici possono condurre a un aumento delle tensioni politiche, sia all'interno che all'esterno dei confini nazionali, e pertanto rischiano di diventare un elemento di crisi e di mettere a dura prova le relazioni internazionali in quanto tali;

G.  considerando che i cambiamenti climatici hanno conseguenze dirette e indirette sulla migrazione, spingendo un numero crescente di persone a spostarsi da zone vulnerabili dei rispettivi paesi ad altre più redditizie o all'estero per costruirsi una nuova vita;

H.  considerando che la risoluzione del Parlamento del 4 ottobre 2017 sulla conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici in programma nel 2017 a Bonn, Germania, (COP23) ha preso in considerazione la natura e la portata del fenomeno dello sfollamento e della migrazione causati dalle catastrofi provocate dal riscaldamento globale; che, secondo diversi studi e relazioni importanti e ben fondati, come quelli dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni e della Banca mondiale, se non saranno profusi notevoli sforzi, il numero di migranti e sfollati interni, sotto la spinta dei cambiamenti ambientali, potrebbe, nella peggiore delle ipotesi, raggiungere entro il 2050 i 200 milioni, molti dei quali vivono attualmente nelle zone costiere oppure potrebbe trattarsi di migranti interni nell'Africa sub-sahariana, nell'Asia meridionale e in America latina;

I.  considerando che le persone che migrano per cause ambientali non godono dello status di rifugiati né della protezione accordata a questi ultimi a livello internazionale, poiché non sono riconosciuti dalla Convenzione di Ginevra del 1951;

J.  considerando che, come contributo al conseguimento di un'economia a zero emissioni nette di carbonio, la Commissione ha fissato la promozione dell'efficienza energetica e il ruolo dell'UE come leader mondiale nelle energie rinnovabili quali obiettivi della politica dell'Unione in materia di energia;

K.  considerando che la diplomazia climatica dell'Unione deve incentivare progetti di gestione del rischio, plasmare l'opinione pubblica e incoraggiare la cooperazione politica ed economica per contrastare i cambiamenti climatici e per promuovere un'economia a basse emissioni di carbonio;

L.  considerando che la diplomazia climatica dell'Unione dovrebbe produrre un modello di adeguamento proattivo che incoraggi l'interazione tra le politiche a favore della lotta ai cambiamenti climatici; che l'istituzionalizzazione delle politiche in materia di cambiamenti climatici comporterebbe una maggiore sensibilizzazione dell'opinione pubblica e dovrebbe tradursi in una volontà politica più chiara;

M.  considerando che il problema della scarsità delle risorse acquifere è all'origine di un numero sempre maggiore di conflitti tra comunità e che tali risorse vengono spesso sfruttate in maniera non sostenibile per produzioni agricole intensive e industriali in contesti già instabili;

N.  considerando che, per conseguire i suoi obiettivi, la lotta contro i cambiamenti climatici dovrebbe divenire una priorità strategica in tutti i dialoghi e le iniziative diplomatiche con un approccio basato sui diritti umani; che il Parlamento contribuisce attivamente al processo e si avvale del suo potere legislativo e della sua influenza politica per integrare ulteriormente i cambiamenti climatici nelle azioni in materia di sviluppo e nel portafoglio degli aiuti, nonché in numerose altre politiche dell'Unione, quali investimenti, agricoltura, pesca, energia, trasporti, ricerca e commercio;

O.  considerando che le fonti di discriminazione e vulnerabilità sulla base del genere, della razza, dell'etnia, della classe, della povertà, della capacità, dell'indigenità, dell'età, della geografia e della discriminazione tradizionale e istituzionale si uniscono a livello intersettoriale per ostacolare l'accesso alle risorse e ai mezzi necessari per affrontare mutamenti radicali quali i cambiamenti climatici;

P.  considerando che esiste un legame intrinseco tra cambiamenti climatici e deforestazione causata dall'accaparramento dei terreni, dall'estrazione dei combustibili fossili e dall'agricoltura intensiva;

Q.  considerando che la quota delle donne coinvolte nella diplomazia e nei processi decisionali politici e in particolare nei negoziati sui cambiamenti climatici è tuttora insoddisfacente e che i progressi compiuti in tal senso sono scarsi o inesistenti; che le donne rappresentano appena il 12-15 % dei capi delegazione e circa il 30 % dei delegati;

1.  ricorda che gli effetti dei cambiamenti climatici hanno un impatto su tutti gli aspetti della vita umana, in particolare sulle risorse globali e sulle opportunità di sviluppo, nonché sui modelli aziendali, sui rapporti commerciali e sulle relazioni regionali; ricorda che gli effetti dei cambiamenti climatici acuiscono l'insicurezza alimentare, i rischi per la salute, la perdita di mezzi di sussistenza, lo sfollamento, la migrazione, la povertà, le ineguaglianze di genere, la tratta di esseri umani, la violenza, la mancanza di accesso alle infrastrutture e ai servizi essenziali, si ripercuotono sulla pace e la sicurezza e interessano sempre di più i cittadini dell'UE, rappresentando altresì una sfida per la comunità internazionale; sottolinea la necessità sempre più urgente dell'azione per il clima ed evidenzia che la lotta ai cambiamenti climatici richiede uno sforzo congiunto a livello internazionale; esorta la Commissione e gli Stati membri ad agevolare continuamente il dialogo multilaterale, in quanto ciò costituisce una responsabilità collettiva nei confronti dell'intero pianeta, per le generazioni attuali e future; osserva che la lotta ai cambiamenti climatici è necessaria ai fini della tutela dei diritti umani;

2.  rileva con preoccupazione il deterioramento delle risorse idriche e degli ecosistemi mondiali nonché la crescente minaccia rappresentata dalla carenza idrica, dai rischi connessi alle risorse idriche e dai fenomeni estremi;

Attuazione dell'accordo di Parigi e dell'Agenda 2030

3.  ribadisce l'impegno dell'UE nei confronti dell'accordo di Parigi e dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite, compresi gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS); sottolinea la necessità di attuare l'accordo di Parigi in modo rapido e completo e di soddisfare i relativi obiettivi in materia di mitigazione, adattamento e riorientamento dei flussi finanziari nonché gli obiettivi di sviluppo sostenibile sia nell'UE che nel mondo, per promuovere un'economia e una società più sostenibili; riafferma la necessità di un'ambiziosa politica climatica dell'Unione e la sua disponibilità a migliorare notevolmente l'attuale contributo determinato a livello nazionale (NDC) dell'UE per il 2030, nonché la necessità di elaborare entro la fine del 2018 una strategia ambiziosa e coordinata a lungo termine per conseguire un'economia a zero emissioni nette di carbonio al più tardi entro il 2050, in linea l'impegno assunto nell'ambito dell'accordo di Parigi di mantenere l'aumento nella temperatura media mondiale ben al di sotto di 2° C e proseguire l'azione volta a limitare tale aumento a 1,5° C rispetto ai livelli preindustriali; invita la Commissione a prendere in considerazione nella presente strategia a lungo termine le opinioni di tutti i soggetti che possono contribuire alla stessa o esserne interessati;

4.  sottolinea l'importanza di un'ambiziosa politica climatica dell'Unione affinché l'UE agisca come un partner credibile e affidabile nei confronti dei paesi terzi; invita la Commissione e gli Stati membri a svolgere un ruolo attivo e costruttivo durante il dialogo "talanoa" del 2018 e la COP24, in quanto il 2018 sarà un anno fondamentale per l'attuazione dell'accordo di Parigi; invita l'UE a dimostrare il suo impegno a favore di una politica climatica ambiziosa in quanto ciò aiuterà a dare l'esempio e a sostenere solidi impegni di mitigazione da parte di altri paesi;

5.  deplora il fatto che il presidente degli Stati Uniti abbia annunciato la decisione di ritirarsi dall'accordo di Parigi; ribadisce che l'UE ha la responsabilità e l'opportunità di assumere un ruolo guida nell'azione globale per il clima, di intensificare gli sforzi in materia di diplomazia climatica e di costituire una forte alleanza di paesi e attori che continueranno a offrire il loro sostegno e contributo agli obiettivi di limitare il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2 °C, proseguendo al contempo gli sforzi per limitare l'aumento della temperatura a 1,5 °C, come raccomandato dal Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC); sottolinea, tuttavia, l'importanza di cooperare strettamente con il governo statunitense, in particolare con gli Stati e le città degli Stati Uniti;

6.  sottolinea che la credibilità dell'UE nella lotta ai cambiamenti climatici dipende dall'attuazione rigorosa e globale della propria politica in materia di clima;

7.  sottolinea che la politica estera dell'UE dovrebbe sviluppare la capacità di monitorare i rischi connessi ai cambiamenti climatici, ivi compresa la prevenzione delle crisi e la sensibilità ai conflitti; ritiene che un'azione per il clima celere e coerente contribuisca in modo fondamentale alla prevenzione dei rischi sociali ed economici, nonché dei rischi per la sicurezza, alla prevenzione dei conflitti e dell'instabilità e, in ultima analisi, alla prevenzione di considerevoli costi politici, sociali ed economici; sottolinea, pertanto, l'importanza di integrare la diplomazia climatica nelle politiche dell'UE in materia di prevenzione dei conflitti ampliando e adattando l'ambito di applicazione delle missioni e dei programmi dell'Unione nei paesi terzi e nelle zone di conflitto; ribadisce che la transizione verso un'economia circolare a zero emissioni nette di carbonio contribuirà alla prosperità e al rafforzamento dell'uguaglianza, della pace e della sicurezza umana, sia all'interno che all'esterno dell'UE, dal momento che i cambiamenti climatici possono spesso creare nuove instabilità e conflitti o esacerbare quelli esistenti, nonché accrescere le disparità esistenti o crearne di nuove, a causa della scarsità di risorse, della mancanza di opportunità economiche, della mancanza di terra a seguito dell'innalzamento del livello del mare o di siccità prolungate, di una fragile struttura di governance, della carenza di approvvigionamento idrico e alimentare e del peggioramento delle condizioni di vita;

8.  segnala con preoccupazione, in particolare, il deterioramento degli ecosistemi e delle risorse idriche del pianeta, e la crescente minaccia posta dalla scarsità di acqua nonché i rischi di natura idrica, da un lato, e i fenomeni climatici e meteorologici estremi la cui frequenza e il cui effetto devastante sono in aumento, rendendo così necessario un rafforzamento dei vincoli tra l'adattamento ai cambiamenti climatici e la riduzione del rischio di catastrofi, dall'altro;

9.  osserva con preoccupazione che il ruolo del suolo come componente del sistema climatico, nonché la sua importanza per la riduzione dei gas a effetto serra e per l'adattamento agli effetti dei cambiamenti climatici, non sono oggetto di sufficiente attenzione; invita l'UE a sviluppare una strategia ambiziosa che dovrebbe essere inclusa nella diplomazia climatica;

10.  sottolinea che, a causa dello scioglimento delle calotte polari e dell'innalzamento del livello del mare, le persone che vivono sulla costa o in piccoli Stati insulari sono esposte a un particolare rischio; esorta la Commissione e gli Stati membri a tutelare e salvaguardare suddette aree agevolando il conseguimento di ambiziosi obiettivi in materia di mitigazione dei cambiamenti climatici nonché misure multilaterali di protezione delle coste;

11.  riconosce che i cambiamenti climatici aggravano le condizioni che hanno condotto alla migrazione nelle zone vulnerabili e ricorda che la migrazione futura aumenterà se non si gestiscono in maniera adeguata le ripercussioni negative dei cambiamenti climatici; chiede all'UE di sostenere l'avvio di discussioni a livello di Nazioni Unite con l'obiettivo di dare una risposta concreta ai movimenti di persone che probabilmente avverranno in conseguenza dei cambiamenti climatici e sottolinea che qualsiasi risposta internazionale dovrebbe essere incentrata su soluzioni regionali al fine di prevenire inutili movimenti su vasta scala;

12.  invita gli Stati membri a dare prova di una leadership lungimirante nell'ambito dei negoziati in corso su un patto mondiale per una migrazione sicura, ordinata e regolare, elaborato sotto l'egida delle Nazioni Unite e sulla base della dichiarazione di New York per i rifugiati e i migranti del 2016 che ha riconosciuto che un ampio numero di persone si sposta in risposta agli effetti negativi dei cambiamenti climatici;

13.  si compiace dell'inclusività del processo dell'UNFCCC; ritiene che, al fine di garantire una partecipazione effettiva, si dovrebbe affrontare la questione degli interessi acquisiti o dei conflitti d'interesse; sostiene l'iniziativa dei governi che rappresentano la maggioranza della popolazione mondiale di introdurre una politica specifica in materia di conflitti d'interessi e invita la Commissione a impegnarsi in maniera costruttiva in tale processo;

14.  invita la Commissione a elaborare programmi per sensibilizzare i cittadini dell'UE sul collegamento tra cambiamenti climatici e migrazione, povertà e conflitti relativi all'accesso alle risorse;

15.  sottolinea che ogni iniziativa dell'Unione europea in materia di ambiente deve partire dalle competenze legislative previste dai trattati e che la democrazia parlamentare europea deve continuare ad avere un ruolo di primo piano in ogni proposta finalizzata alla promozione di misure internazionali volte a tutelare l'ambiente;

Rafforzare la capacità dell'UE in materia di diplomazia climatica

16.  osserva che l'UE e i suoi Stati membri sono il principale fornitore di finanziamenti pubblici per il clima e che ciò rappresenta un importante strumento per creare fiducia e sostenere l'adattamento e la mitigazione in altri paesi; esorta la Commissione e gli Stati membri a continuare a versare contributi finanziari importanti e a sostenere attivamente la mobilizzazione dei finanziamenti internazionali per il clima attraverso fonti pubbliche da parte di altri paesi nonché fonti private; accoglie con favore le dichiarazioni formulate in occasione del vertice One Planet del 12 dicembre 2017;

17.  sottolinea che la transizione globale verso società ed economie a zero emissioni nette di carbonio e resilienti ai cambiamenti climatici richiede notevoli investimenti a favore delle trasformazioni; evidenzia la necessità per i governi di creare ambienti favorevoli per riorientare i flussi di capitali verso investimenti sostenibili e per evitare attivi non recuperabili, sulla base delle conclusioni del gruppo di esperti ad alto livello sulla finanza sostenibile e in linea con la comunicazione della Commissione per finanziare una crescita sostenibile [COM(2018)0097]; ritiene che il sistema finanziario debba contribuire agli obiettivi dell'accordo di Parigi nonché agli obiettivi di sviluppo sostenibile; è convinto che un'autentica riforma del sistema finanziario dell'UE, intesa a contribuire alla mitigazione dei cambiamenti climatici e alla promozione degli investimenti in tecnologie pulite e soluzioni sostenibili, sarà un modello da seguire per altri paesi e consentirà loro di attuare sistemi analoghi;

18.  sottolinea l'importanza che l'UE parli con una sola e unica voce in tutti i consessi internazionali e invita l'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e la Commissione a coordinare uno sforzo congiunto dell'Unione per assicurare l'impegno a favore dell'attuazione dell'accordo di Parigi; incoraggia l'UE a considerare modalità per aumentare ulteriormente il livello di ambizione dell'accordo di Parigi; insiste sulla necessità di mettere a punto una strategia globale per la diplomazia climatica dell'UE e di integrare il clima in tutti i settori dell'azione esterna dell'Unione, compresi il commercio, la cooperazione allo sviluppo e gli aiuti umanitari; sottolinea l'importanza del rafforzamento della dimensione sociale, integrando una prospettiva di genere e l'approccio basato sui diritti umani in tutti i negoziati multilaterali futuri;

19.  esorta la Commissione e gli Stati membri a sensibilizzare l'opinione internazionale sui cambiamenti climatici attraverso strategie e attività di comunicazione coordinate per aumentare il sostegno pubblico e politico; chiede di sviluppare, in particolare, una presa di coscienza internazionale dell'interconnessione tra i cambiamenti climatici e l'ingiustizia sociale, la migrazione, la carestia e la povertà e del fatto che l'azione globale per il clima può contribuire ampiamente alla soluzione di tali problemi;

20.  sottolinea che i progressi tecnologici, per quanto opportunamente promossi grazie a uno sforzo politico congiunto, saranno fondamentali per conseguire gli obiettivi dell'accordo di Parigi e che, pertanto, è necessario tenere conto anche della diplomazia scientifica dell'UE nel quadro della strategia globale per la diplomazia climatica, promuovendo e finanziando la ricerca sui cambiamenti climatici;

21.  ricorda che, come indicato dalla Commissione nel Libro verde intitolato "L'adattamento ai cambiamenti climatici in Europa – quali possibilità di intervento per l'UE"(COM(2007)0354), le regioni europee più vulnerabili ai cambiamenti climatici sono l'Europa meridionale e tutto il bacino del Mediterraneo, le zone di montagna e le zone costiere, le pianure alluvionali ad alta densità di popolazione, la Scandinavia e la regione dell'Artide; esorta pertanto l'Unione europea a promuovere programmi di ricerca e sviluppo che coinvolgano gli Stati membri pertinenti per ciascun caso a norma dell'articolo 185 TFUE;

22.  sottolinea, quale buon esempio della diplomazia scientifica in relazione al precedente paragrafo, l'iniziativa PRIMA (partenariato per la ricerca e l'innovazione nell'area mediterranea), incentrata sullo sviluppo e sull'applicazione di soluzioni innovative per la produzione di alimenti e la fornitura di acqua nel bacino del Mediterraneo; chiede alla Commissione di rafforzare la cooperazione, fornire il sostegno necessario e assicurare la continuità dell'iniziativa così come di altre iniziative simili; sollecita la Commissione a presentare una nuova iniziativa, a norma dell'articolo 185 TFUE, che persegua specificamente gli obiettivi della diplomazia climatica dell'Unione;

23.  invita a coordinare i piani d'azione dell'Unione sulla diplomazia energetica e idrica con la diplomazia climatica, rafforzandone le sinergie e le azioni congiunte, se del caso, tra gli elementi pertinenti a livello dell'UE e degli Stati membri;

24.  chiede un maggiore coinvolgimento del Parlamento e un processo annuale, avviato dalla Commissione e dal SEAE e realizzato in cooperazione con gli Stati membri, inteso a individuare le priorità fondamentali della diplomazia climatica dell'Unione per l'anno considerato e a presentare raccomandazioni concrete per colmare le lacune nelle capacità;

25.  si impegna a formulare una propria posizione e raccomandazioni in merito a una nuova strategia dell'Unione a lungo termine di metà secolo che siano tenute in considerazione dalla Commissione e dal Consiglio prima di presentare la strategia all'UNFCCC;

26.  esprime l'intenzione di avviare un processo che contribuisca a tale sforzo tramite relazioni periodiche sulle attività dell'Unione in materia di diplomazia climatica e su risultati e carenze di tali attività; osserva che le relazioni periodiche dovrebbero contenere chiari benchmark a tale riguardo;

27.  evidenzia il ruolo essenziale della diplomazia parlamentare nella lotta contro il cambiamento climatico; si impegna a sfruttare meglio il proprio ruolo internazionale e l'appartenenza alle reti parlamentari internazionali, al fine di intensificare le attività in materia di clima sia nell'ambito delle attività delle sue delegazioni, sia grazie alle visite delle delegazioni, in modo particolare della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e della commissione per gli affari esteri, e durante le riunioni interparlamentari europee e internazionali, nonché nelle piattaforme di dialogo con i parlamenti nazionali e gli attori subnazionali/non statali e la società civile, provvedendo sempre a includere la necessaria prospettiva di genere;

28.  chiede una maggiore assegnazione di risorse umane e finanziarie al SEAE e alla Commissione, al fine di rispecchiare meglio il forte impegno a favore della diplomazia climatica e il maggiore coinvolgimento in tale ambito; esorta il SEAE a includere la diplomazia climatica nell'agenda delle delegazioni dell'UE negli incontri con i loro omologhi di paesi terzi e con le organizzazioni internazionali o regionali e a coordinare e attribuire importanza strategica agli sforzi diplomatici sul clima presso ogni delegazione dell'UE insieme alle rappresentanze degli Stati membri nei paesi terzi; chiede pertanto di includere un punto focale sui cambiamenti climatici nelle principali delegazioni dell'UE nei paesi terzi e una maggiore percentuale di esperti in materia di clima in sede di istituzione dei posti misti all'interno delle delegazioni dell'Unione;

29.  sottolinea che la spesa relativa al clima nel bilancio dell'UE può creare un elevato valore aggiunto e dovrebbe essere notevolmente aumentata affinché rifletta la maggiore importanza e urgenza dell'azione per il clima e la necessità di ulteriori azioni di diplomazia climatica; esorta pertanto la Commissione egli Stati membri ad aumentare la spesa relativa alla diplomazia climatica nel prossimo quadro finanziario pluriennale (QFP), ad approvare l'assegnazione di almeno il 30 % della dotazione alle spese legate al clima, come auspicato dal Parlamento nella sua risoluzione del 14 marzo 2018 sul prossimo QFP: preparazione della posizione del Parlamento in merito al QFP per il periodo successivo al 2020(8) e ad allineare il bilancio dell'UE nel suo insieme agli obiettivi dell'accordo di Parigi e agli obiettivi di sviluppo sostenibile, al fine di garantire che la spesa di bilancio non sia in contrasto con gli sforzi per il clima; osserva, in tale contesto, che i settori sensibili (ad esempio agricoltura, industria, energia, trasporti) sono chiamati in particolare a compiere uno sforzo maggiore nella transizione verso un'economia a zero emissioni di carbonio; chiede un migliore utilizzo di altri fondi dell'UE per garantire l'efficienza delle risorse, ottimizzare i risultati e migliorare l'impatto delle azioni e delle iniziative dell'UE;

30.  invita la Commissione e gli Stati membri, nel quadro degli accordi bilaterali con i paesi partner, a sviluppare la cooperazione nel settore ambientale, al fine di promuovere politiche di sviluppo sostenibile fondate sull'efficienza energetica e sulle energie rinnovabili;

31.  invita la Commissione a rispecchiare pienamente la dimensione globale, tra cui gli obiettivi di diplomazia climatica dell'UE, nelle sue prossime comunicazioni sul futuro delle politiche dell'UE per l'energia e il clima e sulla strategia dell'Unione a lungo termine per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra; invita altresì la Commissione e il SEAE a elaborare ulteriormente una visione a lungo termine al fine di presentare, entro 12 mesi dall'adozione della presente relazione, una comunicazione congiunta che illustri l'idea di diplomazia climatica dell'UE, nonché un approccio strategico per le attività di diplomazia climatica dell'Unione, tenendo conto dell'approccio del Parlamento come indicato nel presente testo;

32.  invita il SEAE e la Commissione ad aumentare il loro coordinamento interno in merito allo sfollamento a causa dei cambiamenti climatici istituendo un gruppo di esperti per esaminare i cambiamenti climatici e la migrazione, attraverso una task force interagenzia;

33.  sottolinea che l'emancipazione femminile nonché una partecipazione e una leadership piene e paritarie delle donne sono essenziali nell'ambito dell'azione per il clima; invita l'UE e gli Stati membri a integrare la prospettiva di genere nelle politiche climatiche e ad adottare un approccio sensibile al genere poiché i cambiamenti climatici spesso accentuano le disuguaglianze di genere e la situazione delle donne, promuove la partecipazione delle donne indigene e dei difensori dei diritti delle donne all'interno del quadro dell'UNFCCC in quanto le loro conoscenze sulla gestione delle risorse naturali è essenziale nella lotta contro i cambiamenti climatici;

La lotta al cambiamento climatico come motore della cooperazione internazionale

34.  sottolinea che l'UE e gli Stati membri devono essere partner attivi all'interno delle organizzazioni e dei consessi internazionali (quali l'ONU, l'UNFCCC, il Forum politico di alto livello sullo sviluppo sostenibile (HPFL), l'Ufficio dell'alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite (OHCHR), l'Organizzazione internazionale del lavoro (ILO), l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), la NATO, l'Organizzazione dell'aviazione civile internazionale (ICAO), l'Organizzazione marittima internazionale (IMO), il Consiglio artico, il G7 e il G20) e cooperare strettamente con le organizzazioni regionali (quali l'Unione africana (UA), la Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (ECOWAS), l'Associazione delle nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN), il gruppo di Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP), il MERCOSUR e il Consiglio di cooperazione del Golfo (CCG)), per promuovere i partenariati globali e assicurare l'attuazione dell'accordo di Parigi e degli obiettivi di sviluppo sostenibile, difendendo, rafforzando e sviluppando ulteriormente i regimi di cooperazione multilaterale;

35.  invita l'UE e gli Stati membri a conferire maggiore priorità all'azione per il clima negli ordini del giorno dei vertici e delle riunioni del G20 e delle riunioni bilaterali tra i membri del G20, e ad avviare un dialogo con i paesi in via di sviluppo, come il gruppo dei 77 delle Nazioni Unite (G77) e altre reti come l'Alleanza dei piccoli Stati insulari (AOSIS);

36.  invita gli Stati membri ad aumentare il loro impegno nel quadro dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OCSE) in linea con gli obiettivi dell'accordo di Parigi; sottolinea inoltre la necessità che l'Organizzazione marittima internazionale (OMI) adotti ulteriori azioni rapide e appropriate affinché una quota equa del trasporto marittimo internazionale contribuisca alla lotta ai cambiamenti climatici;

37.  invita la Commissione a integrare la dimensione dei cambiamenti climatici negli accordi commerciali e di investimento internazionali e a rendere la ratifica e l'attuazione dell'accordo di Parigi una condizione per futuri accordi commerciali; invita la Commissione, a tale riguardo, a effettuare una valutazione globale della coerenza degli accordi vigenti con l'accordo di Parigi, ove opportuno; invita la Commissione a razionalizzare gli strumenti e i programmi finanziari al fine di assicurare la coerenza, onde sostenere i paesi terzi ad affrontare i cambiamenti climatici e ad aumentare l'efficacia dell'azione per il clima; raccomanda l'elaborazione e la sistematica inclusione di una clausola fondamentale obbligatoria sui cambiamenti climatici negli accordi internazionali, compresi gli accordi commerciali e di investimento, concernente l'impegno reciproco a favore della ratifica e dell'attuazione dell'accordo di Parigi, sostenendo in tal modo il processo di decarbonizzazione a livello europeo e internazionale;

38.  sostiene l'impegno costante e attivo dell'Unione all'interno della "coalizione di alta ambizione" e con i suoi paesi membri, per dare visibilità alla loro determinazione ad attuare efficacemente l'accordo di Parigi, definendo un solido corpus normativo nel 2018 e favorendo la riuscita del dialogo "talanoa" in occasione della COP24, nell'intento di spingere altri Stati a unirsi a tali sforzi e creare nei prossimi anni un gruppo di leader in materia di clima che siano pronti ad aumentare i loro obiettivi in questo ambito in linea con le finalità dell'accordo di Parigi onde istituire una leadership condivisa, per condurre congiuntamente l'integrazione degli aspetti relativi al clima nelle diverse questioni di politica estera, tra cui commercio, riforma delle istituzioni finanziarie internazionali e sicurezza;

39.  riconosce l'importanza di azioni, strategie e piani di adattamento efficaci ed efficienti, compreso l'uso di soluzioni basate sugli ecosistemi per migliorare la capacità di adattamento, potenziare la resilienza e ridurre la vulnerabilità ai cambiamenti climatici nel quadro dell'accordo di Parigi;

40.  sottolinea la particolare vulnerabilità degli ecosistemi dell'Artico nei confronti dei cambiamenti climatici tenendo conto del fatto che negli ultimi decenni la temperatura di tale regione è aumentata a un tasso più che doppio rispetto alla media globale; riconosce che l'inquinamento presente nel clima artico deriva prevalentemente da produttori di emissioni in Asia, America settentrionale ed Europa e, pertanto, le misure di riduzione delle emissioni nell'UE svolgono un ruolo importante ai fini della lotta ai cambiamenti climatici dell'Artide; tiene conto anche dell'interesse nei confronti della regione artica e delle sue risorse, a causa dei cambiamenti del suo ambiente e dell'aumento dell'importanza geopolitica della regione; ritiene che un ecosistema artico sano e sostenibile, abitato da comunità vitali, rivesta un'importanza strategica per la stabilità politica ed economica dell'Europa e del mondo; ritiene necessario attuare finalmente lo status formale dell'UE in qualità di osservatore in seno al Consiglio dell'Artico;

41.  sottolinea la responsabilità che incombe all'UE e agli altri paesi sviluppati, poiché storicamente contribuiscono in misura preponderante al riscaldamento globale, di mostrare maggiore solidarietà nei confronti degli Stati vulnerabili, soprattutto il Sud del mondo e gli Stati insulari, più colpiti dall'impatto dei cambiamenti climatici, e di garantire un sostegno continuo per aiutarli a rafforzare la resilienza e contribuire alla riduzione dei rischi di catastrofi, anche attraverso la conservazione della natura e il ripristino degli ecosistemi che svolgono un ruolo importante nella regolazione del clima, aiutarli a riprendersi dai danni connessi ai cambiamenti climatici e migliorare le misure di adattamento e la resilienza tramite un adeguato sostegno finanziario e mediante lo sviluppo di capacità, in particolare attraverso partenariati sugli NDC; osserva che gli Stati vulnerabili sono partner fondamentali nel proporre un'ambiziosa azione per il clima a livello internazionale, data la minaccia esistenziale posta loro dai cambiamenti climatici;

42.  invita l'UE e i suoi Stati membri a fornire sostegno ai paesi meno abbienti negli sforzi volti a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e migliorare l'accesso all'energia rinnovabile a prezzi accessibili, anche attraverso programmi a sostegno dell'accesso a scienza, tecnologia e innovazione, in linea con l'obiettivo di sviluppo sostenibile 17, e rendendoli consapevoli delle tecnologie disponibili per monitorare e tutelare l'ambiente e i cittadini, come il programma spaziale faro Copernicus e il relativo servizio per i cambiamenti climatici; sottolinea le opportunità offerte dal piano europeo per gli investimenti esterni nel promuovere investimenti intelligenti in campo climatico e favorire lo sviluppo sostenibile; sottolinea l'importanza di garantire che le agenzie umanitarie concepiscano una prospettiva a lungo termine per la loro azione, basata su una conoscenza comprovata degli impatti climatici nelle zone vulnerabili; invita inoltre la Commissione a elaborare una strategia globale per promuovere l'eccellenza dell'UE nelle tecnologie verdi a livello mondiale;

43.  sottolinea la necessità di razionalizzare le politiche dell'UE al fine di rispondere in maniera adeguata a situazioni quali la carenza idrica e alimentare, che si verificheranno probabilmente più spesso in futuro; ricorda che tali carenze di alimenti di base costituirebbero importanti sfide per la sicurezza a lungo termine che rischiano di annullare potenzialmente altri progressi compiuti nell'ambito della politica di sviluppo dell'UE;

44.  invita l'UE a dare priorità agli aiuti sotto forma di sovvenzioni e trasferimenti di tecnologia ai paesi più poveri affinché attuino la transizione energetica;

45.  raccomanda all'UE di approfondire la sua cooperazione strategica a livello statale e non statale attraverso dialoghi e partenariati per lo sviluppo a zero emissioni di carbonio con le economie emergenti e altri paesi che hanno un notevole impatto sul riscaldamento globale, ma che sono anche fondamentali in termini di azione globale per il clima; rileva, in questo contesto, che il clima può costituire la prima tappa per avviare relazioni diplomatiche con i partner che presentano in agenda altri punti oggetto di forti controversie, offrendo in tal modo un'opportunità per rafforzare la stabilità e la pace; invita l'UE a condividere esperienze politiche e insegnamenti tratti con i suoi partner al fine di accelerare l'attuazione dell'accordo di Parigi; invita l'Unione a istituire specifici gruppi di esperti per discutere delle politiche climatiche e di sostenibilità, nonché dialoghi economici e tecnologici sulle soluzioni relative alla transizione e alla resilienza, anche nel corso delle riunioni ministeriali ad alto livello; invita l'UE a sviluppare e sostenere partenariati in settori di interesse comune, tra cui 2050 pathways, la riforma per la finanza sostenibile, i trasporti puliti, i mercati del carbonio e altri strumenti di fissazione del prezzo del carbonio al di fuori dell'Europa, allo scopo di limitare le emissioni globali stabilendo nel contempo parità di condizioni per tutti i settori economici;

46.  invita l'UE a essere in prima linea nello sviluppo di partenariati internazionali e regionali sui mercati del carbonio come definito all'articolo 6 dell'accordo di Parigi e utilizzando le conoscenze già acquisite quando si è trattato di avviare, adeguare e far funzionare il sistema di scambio di quote di emissione dell'UE (ETS) e le esperienze acquisite grazie al collegamento dell'ETS con il mercato svizzero del carbonio; invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere lo sviluppo di meccanismi di fissazione del prezzo del carbonio nelle regioni e nei paesi terzi e a incentivare la cooperazione internazionale con l'obiettivo, a medio termine, di renderli compatibili in larga misura e, a lungo termine, di creare un mercato internazionale del carbonio; sottolinea, a tale riguardo, il successo della cooperazione degli ultimi anni tra l'UE e la Cina, che ha consentito l'avvio del sistema di scambio di quote di emissione a livello nazionale in Cina nel dicembre 2017; attende i risultati dei lavori in corso, essenziali per il buon funzionamento del sistema; esorta l'UE a sostenere continuamente l'ambizione concernente lo scambio di quote di emissione della Cina e rafforzare la cooperazione futura onde lavorare alla creazione di condizioni concorrenziali paritarie;

47.  invita l'UE a promuovere attivamente a livello internazionale una politica di lotta alle emissioni di gas a effetto serra, in particolare tramite la definizione di norme sui limiti delle emissioni e misure immediate di riduzione delle emissioni nei settori internazionali del trasporto marittimo e aereo;

48.  ritiene che sia necessario adoperarsi ulteriormente per elaborare strumenti di adeguamento per il carbonio alle frontiere quale stimolo per ulteriori sforzi da parte di tutti i paesi verso il conseguimento degli obiettivi sanciti nell'accordo di Parigi;

49.  raccomanda all'UE di farsi promotrice, insieme alle Nazioni Unite, di una maggiore cooperazione a livello globale per far fronte al problema delle tempeste di sabbia che, soprattutto nel Medio Oriente, inasprisce le tensioni già esistenti e ne crea di nuove; osserva che tali tempeste, oltre a provocare gravi danni alla salute, stanno prosciugando le già limitate risorse idriche nella regione mediorientale; esorta l'UE, a tale proposito, a cooperare con le Nazioni Unite per il miglioramento dei sistemi di monitoraggio e di allerta;

50.  esorta il SEAE, la Commissione e gli Stati membri a incentrare i rispettivi dialoghi strategici sull'energia con i paesi esportatori di combustibili fossili del grande vicinato dell'UE su modelli di cooperazione energetica decarbonizzata e di sviluppo economico a zero emissioni di carbonio, al fine di promuovere la pace, nonché la sicurezza e il benessere delle persone in Europa e nel mondo;

51.  invita il SEAE, la Commissione e gli Stati membri a rendere i loro dialoghi politici internazionali e la loro cooperazione con i paesi partner pienamente coerenti con gli obiettivi dell'accordo di Parigi e con l'ambizione dell'UE di fungere da leader mondiale nel campo delle energie rinnovabili;

I partner strategici dell'UE

52.  reputa importante che l'UE prosegua gli sforzi per reinserire gli Stati Uniti nella cooperazione multilaterale in materia di azione per il clima, esortando gli Stati Uniti a rispettare l'accordo di Parigi senza compromettere il livello di ambizione dell'accordo; ritiene che il dialogo parlamentare e la cooperazione con gli enti locali siano fondamentali a tal fine;

53.  sottolinea che i negoziati sulla Brexit e le future relazioni con il Regno Unito devono riflettere la necessità di una cooperazione permanente in materia di diplomazia climatica;

54.  osserva che le regioni e le città possono svolgere un ruolo sempre più importante per uno sviluppo sostenibile in quanto sono direttamente interessate dai cambiamenti climatici, la loro crescita ha un impatto diretto sul clima e stanno diventando più attive nella mitigazione dei cambiamenti climatici e nell'adattamento agli stessi, talvolta alla luce delle politiche antagoniste dei loro governi nazionali; ribadisce l'importanza fondamentale delle città e delle regioni nell'introduzione di innovazioni e misure di tutela dell'ambiente, nell'utilizzo di tecnologie verdi, negli investimenti in competenze e formazione e nell'aumento della competitività attraverso lo sviluppo di tecnologie pure a livello locale; invita pertanto l'UE a intensificare ulteriormente le proprie relazioni con gli enti locali e regionali e i popoli indigeni nei paesi terzi e nei paesi e territori d'oltremare (PTOM), al fine di rafforzare la cooperazione tematica e settoriale tra città e regioni all'interno e all'esterno dell'UE, per elaborare iniziative di adattamento e resilienza e rafforzare i modelli di sviluppo sostenibile e i piani di riduzione delle emissioni in settori chiave come energia, industria, tecnologia, agricoltura e trasporti sia nelle zone urbane sia in quelle rurali, ad esempio attraverso programmi di gemellaggio, il programma di cooperazione urbana internazionale, il sostegno a piattaforme come il Patto dei sindaci e la creazione di nuovi consessi per lo scambio delle migliori prassi; invita l'UE e gli Stati membri a sostenere gli sforzi da parte degli attori regionali e locali per introdurre contributi determinati a livello regionale e locale (analoghi agli NDC) laddove il livello di ambizione in campo climatico possa essere aumentato tramite questo processo; prende atto del ruolo che al riguardo possono svolgere le delegazioni dell'Unione nei paesi terzi;

55.  osserva inoltre che l'aumento dell'urbanizzazione visibile in molte parti del mondo aggrava le sfide esistenti causate dai cambiamenti climatici per via di una maggiore domanda di risorse come energia, terra e acqua e contribuisce all'ulteriore peggioramento dei problemi ambientali in molti agglomerati urbani all'interno e all'esterno dell'UE, come inquinamento atmosferico e aumento dei volumi di rifiuti; osserva che ulteriori conseguenze dei cambiamenti climatici, come eventi climatici estremi, siccità e degrado del suolo, sono spesso sentite in particolare nelle zone rurali; ritiene che gli enti locali e regionali debbano ricevere particolare attenzione e sostegno per affrontare tali sfide, creare migliore resilienza e contribuire agli sforzi di mitigazione sviluppando nuovi concetti di approvvigionamento energetico e di trasporto;

56.  sottolinea l'importanza della cooperazione transfrontaliera tra gli Stati membri e i paesi partner, in particolare per quanto riguarda le valutazioni dell'impatto ambientale in un contesto transfrontaliero, in linea con le pertinenti norme e convenzioni internazionali, segnatamente le convenzioni di Espoo, di Aarhus e sui corsi d'acqua dell'UNECE;

57.  invita l'UE e i suoi Stati membri a rafforzare i loro legami con la società civile in tutto il mondo, nonché il loro sostegno alla stessa, quali agenti di azione per il clima, e a stringere alleanze e creare sinergie con la comunità scientifica, le organizzazioni non governative, le comunità locali, le comunità indigene e gli attori non tradizionali, al fine di allineare meglio gli obiettivi, le idee e i metodi di vari attori per stabilire un approccio coordinato all'azione per il clima; incoraggia l'UE e i suoi Stati membri a impegnarsi con il settore privato a rafforzare la cooperazione sulle modalità in cui cogliere le opportunità derivanti dalla transizione verso un'economia a zero emissioni di carbonio, a mettere a punto strategie di esportazione delle tecnologie del settore climatico per i paesi a livello mondiale e a incoraggiare il trasferimento tecnologico e lo sviluppo di capacità nei paesi terzi onde promuovere l'uso di energie rinnovabili;

58.  sottolinea l'importanza della ricerca scientifica per il processo decisionale politico in campo climatico; osserva che gli scambi scientifici transfrontalieri costituiscono una componente fondamentale della cooperazione internazionale; esorta la Commissione e gli Stati membri a sostenere continuamente le organizzazioni scientifiche che sono impegnate nella valutazione dei rischi climatici e che mirano a esaminare le implicazioni dei cambiamenti climatici nonché offrono possibili misure di adattamento per le autorità politiche; esorta l'UE a utilizzare le proprie capacità di ricerca al fine di contribuire all'azione globale per il clima;

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59.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, alla Commissione, al Servizio europeo per l'azione esterna e, per informazione, all'Assemblea generale e al Segretario generale delle Nazioni Unite.

(1) GU C 215 del 19.6.2018, pag. 46.
(2) Testi approvati, P8_TA(2017)0380.
(3) GU C 207 del 30.6.2017, pag. 51.
(4) GU C 487 del 28.12.2016, pag. 24.
(5) Testi approvati, P8_TA(2017)0493.
(6) Testi approvati, P8_TA(2018)0005.
(7) Testi approvati, P8_TA(2018)0066.
(8) Testi approvati, P8_TA(2018)0075.

Ultimo aggiornamento: 7 novembre 2019Avviso legale