Indice 
Testi approvati
Martedì 13 marzo 2018 - StrasburgoEdizione definitiva
Attuazione del protocollo relativo alle conseguenze finanziarie della scadenza del trattato CECA e al fondo di ricerca carbone e acciaio ***
 Accordo di cooperazione e reciproca assistenza amministrativa in materia doganale UE-Nuova Zelanda ***
 Strategia europea per i sistemi di trasporto intelligenti cooperativi
 Servizi di consegna transfrontaliera dei pacchi***I
 Qualificazione iniziale e formazione periodica dei conducenti di taluni veicoli stradali, e patenti di guida ***I
 Uguaglianza di genere negli accordi commerciali dell'UE
 Regioni in ritardo di sviluppo nell'Unione europea
 Il ruolo delle regioni e delle città dell'UE nell'attuare l'accordo COP 21 di Parigi sui cambiamenti climatici

Attuazione del protocollo relativo alle conseguenze finanziarie della scadenza del trattato CECA e al fondo di ricerca carbone e acciaio ***
PDF 232kWORD 47k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 13 marzo 2018 concernente il progetto di decisione del Consiglio recante modifica della decisione 2003/76/CE che stabilisce le disposizioni necessarie all'attuazione del protocollo, allegato al trattato che istituisce la Comunità europea, relativo alle conseguenze finanziarie della scadenza del trattato CECA e al fondo di ricerca carbone e acciaio (14532/2017 – C8-0444/2017 – 2017/0213(APP))
P8_TA(2018)0061A8-0034/2018

(Procedura legislativa speciale – approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (14532/2017),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 2, paragrafo 1, del protocollo n. 37 relativo alle conseguenze finanziarie della scadenza del trattato CECA e al fondo di ricerca carbone e acciaio, allegato al trattato sull'Unione europea e al trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0444/2017),

–  visto l'articolo 99, paragrafi 1 e 4, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per i bilanci (A8-0034/2018),

1.  dà la sua approvazione al progetto di decisione del Consiglio;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.


Accordo di cooperazione e reciproca assistenza amministrativa in materia doganale UE-Nuova Zelanda ***
PDF 229kWORD 47k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 13 marzo 2018 concernente il progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea, dell'accordo di cooperazione e reciproca assistenza amministrativa in materia doganale tra l'Unione europea e la Nuova Zelanda (07712/2016 – C8-0237/2017 – 2016/0006(NLE))
P8_TA(2018)0062A8-0029/2018

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (07712/2016),

–  visto il progetto di accordo di cooperazione e reciproca assistenza amministrativa in materia doganale tra l'Unione europea e la Nuova Zelanda (07682/2016),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 207 e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0237/2017),

–  visti l'articolo 99, paragrafi 1 e 4, nonché l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per il commercio internazionale (A8-0029/2018),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e della Nuova Zelanda.


Strategia europea per i sistemi di trasporto intelligenti cooperativi
PDF 193kWORD 59k
Risoluzione del Parlamento europeo del 13 marzo 2018 su una strategia europea per i sistemi di trasporto intelligenti cooperativi (2017/2067(INI))
P8_TA(2018)0063A8-0036/2018

Il Parlamento europeo,

–  vista la comunicazione della Commissione del 30 novembre 2016 dal titolo "Una strategia europea per i sistemi di trasporto intelligenti cooperativi, prima tappa verso una mobilità cooperativa, connessa e automatizzata" (COM(2016)0766),

–  vista la direttiva 2010/40/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 luglio 2010, sul quadro generale per la diffusione dei sistemi di trasporto intelligenti nel settore del trasporto stradale e nelle interfacce con altri modi di trasporto(1), e la proroga del periodo del mandato per adottare atti delegati,

–  visto il parere del Comitato europeo delle regioni, dell'11 ottobre 2017, sui sistemi di trasporto intelligenti cooperativi (CDR 2552/2017),

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 31 maggio 2017 sulla "Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni – Una strategia europea per i sistemi di trasporto intelligenti cooperativi, prima tappa verso una mobilità cooperativa, connessa e automatizzata"(2),

–  viste le relazioni della piattaforma per la diffusione dei sistemi di trasporto intelligenti cooperativi (C-ITS), in particolare per quanto concerne la politica di sicurezza e di gestione dei certificati di tali sistemi,

–  vista la sua risoluzione del 14 novembre 2017 sul tema "Salvare vite umane: migliorare la sicurezza dei veicoli nell'UE"(3),

–  vista la dichiarazione di Amsterdam del 14 aprile 2016 sulla cooperazione nel campo della guida connessa e automatizzata,

–  vista la sua risoluzione del 1° giugno 2017 sulla connettività Internet per la crescita, la competitività e la coesione: la società europea dei gigabit e del 5G(4),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per i trasporti e il turismo e i pareri della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori e della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0036/2018),

A.  considerando che la strategia europea per i sistemi di trasporto intelligenti cooperativi (la "strategia") è strettamente collegata alle priorità politiche della Commissione, in particolare al suo programma per l'occupazione, la crescita e gli investimenti, alla creazione di uno spazio unico europeo dei trasporti, al mercato unico digitale, alla protezione del clima e alla strategia per un'Unione dell'energia;

B.  considerando che le autorità degli Stati membri e il settore industriale devono gestire l'impellente necessità di rendere i trasporti più sicuri, efficienti, sostenibili, multimodali e accessibili per tutti gli utenti della strada, ivi compresi i più vulnerabili e le persone a mobilità ridotta;

C.  considerando che la tendenza positiva nell'ambito della sicurezza stradale che si è registrata nell'UE negli ultimi dieci anni ha subito un rallentamento, che il 92 % degli incidenti stradali è causato da errori umani e che il ricorso alle tecnologie C-ITS è importante per assicurare un funzionamento efficiente di determinati sistemi di assistenza alla guida,; che il trasporto su strada è ancora responsabile della maggior parte dell'utilizzo dello spazio nelle città, degli incidenti e delle emissioni nel settore dei trasporti in termini di rumore, gas a effetto serra e inquinanti atmosferici;

D.  considerando che il sistema dei C-ITS consentirà agli utenti della strada e ai gestori del traffico di condividere e utilizzare informazioni e di coordinare più efficacemente le loro azioni;

E.  considerando che la sicurezza informatica dei C-ITS è un elemento chiave per la loro attuazione, che soluzioni di sicurezza frammentarie metterebbero a repentaglio l'interoperabilità e la sicurezza degli utenti finali e che, pertanto, è evidente la necessità di un'azione a livello di UE;

F.  considerando che la responsabilità e la trasparenza a livello degli algoritmi implicano l'attuazione di misure tecniche e operative che assicurino la trasparenza e la natura non discriminatoria del processo decisionale automatizzato e del processo di calcolo delle probabilità del comportamento individuale; che la trasparenza dovrebbe fornire alle persone informazioni valide sulla logica utilizzata, nonché sull'importanza del processo e le sue conseguenze; che ciò dovrebbe includere informazioni sui dati utilizzati per la formazione degli analisti e dovrebbe consentire alle persone di comprendere e monitorare le decisioni che le riguardano;

G.  considerando che l'UE dovrebbe incoraggiare e sviluppare ulteriormente le tecnologie digitali non soltanto per ridurre l'errore umano e altre inefficienze, bensì anche per ridurre i costi e ottimizzare l'utilizzo delle infrastrutture decongestionando il traffico, diminuendo così le emissioni di CO2;

H.  considerando che tale elemento di cooperazione, mediante la connettività digitale e mobile, migliorerà in maniera significativa la sicurezza stradale, l'efficienza del traffico, la sostenibilità e la multimodalità; che, allo stesso tempo, genererà un enorme potenziale economico e ridurrà gli incidenti stradali e il consumo energetico; che i sistemi C-ITS sono fondamentali per lo sviluppo di veicoli e sistemi di guida autonomi;

I.  considerando che la guida connessa e automatizzata rappresenta un importante sviluppo digitale nel settore e che il coordinamento con tutte le nuove tecnologie utilizzate nel settore, quali i sistemi europei globali di navigazione satellitare GALILEO ed EGNOS, ha ora raggiunto un livello elevato di capacità tecnologica;

J.  considerando che l'UE è tenuta a rispettare la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare gli articoli 7 e 8 sul diritto al rispetto della vita privata e alla protezione dei dati personali;

K.  considerando che in vari paesi del mondo (ad esempio Stati Uniti, Australia, Giappone, Corea e Cina) si sta passando rapidamente alla diffusione di nuove tecnologie digitali, e i veicoli e i servizi C-ITS sono già disponibili sul mercato;

Quadro generale

1.  si compiace della comunicazione della Commissione su una strategia europea per i sistemi di trasporto intelligenti cooperativi e dell'intenso lavoro che essa ha svolto con esperti dei settori pubblico e privato, gettando le basi della comunicazione; appoggia i risultati ottenuti e chiede, pertanto, la rapida introduzione in tutta Europa di servizi C-ITS interoperabili;

2.  sottolinea la necessità di un quadro giuridico chiaro a sostegno della diffusione dei sistemi C-ITS e accoglie con favore un futuro atto delegato nel quadro della direttiva ITS (direttiva 2010/40/UE) al fine di assicurare la continuità dei servizi, assicurare l'interoperabilità e garantire la retrocompatibilità;

3.  rileva il potenziale dei sistemi C-ITS nel migliorare l'efficienza del carburante, diminuendo i costi del trasporto individuale e riducendo l'impatto negativo del traffico sull'ambiente;

4.  sottolinea il potenziale delle tecnologie digitali e dei relativi modelli di business nel settore del trasporto su strada e riconosce che la strategia costituisce una tappa importante verso lo sviluppo dei C-ITS e, in ultima analisi, della mobilità pienamente connessa e automatizzata; osserva che i veicoli cooperativi, connessi e automatizzati possono accrescere la competitività dell'industria europea, rendere i trasporti più fluidi e più sicuri, ridurre il traffico, il consumo di energia e le emissioni nonché migliorare l'interconnessione tra i diversi modi di trasporto; osserva pertanto che dovranno essere definiti requisiti per le infrastrutture per assicurare il funzionamento sicuro ed efficace dei sistemi interessati;

5.  osserva che le industrie dell'UE dovrebbero sfruttare la loro posizione di vantaggio nel contesto globale per quanto riguarda lo sviluppo e l'applicazione delle tecnologie C-ITS; sottolinea l'urgente necessità di definire un'ambiziosa strategia dell'UE che coordini gli sforzi nazionali e regionali, eviti la frammentazione, acceleri la diffusione delle tecnologie C-ITS che hanno dimostrato di avere benefici in termini di sicurezza e ottimizzi la cooperazione tra i vari settori, ad esempio trasporti, energia e telecomunicazioni; esorta la Commissione a presentare un calendario specifico con obiettivi chiari in merito ai risultati che l'UE deve conseguire tra il 2019 e il 2029, conferire priorità alla diffusione entro il 2019 dei servizi C-ITS che presentano il potenziale massimo in termini di sicurezza, come indicato nell'elenco dei servizi elaborato dalla piattaforma C-ITS nella sua relazione sulla fase II, e a garantire che tali servizi siano disponibili su tutti i nuovi veicoli in tutta Europa;

6.  sottolinea la necessità di introdurre un quadro coerente di norme sociali, ambientali e di sicurezza al fine di far rispettare i diritti dei lavoratori e dei consumatori e garantire una concorrenza leale nel settore;

7.  si compiace dei risultati della fase II della piattaforma C-ITS e sottolinea l'importanza degli stessi(5);

8.  sottolinea che, se da un lato la comunicazione costituisce un'importante tappa verso una strategia dell'UE per i veicoli cooperativi, connessi e automatizzati, dall'altro, non dovrebbe esservi confusione tra i C-ITS e tali concetti differenti;

9.  sottolinea la necessità di garantire che lo sviluppo e la diffusione dei veicoli connessi e automatizzati e dei C-ITS rispettino e sostengano pienamente l'obiettivo di decarbonizzazione del sistema di trasporto e l'obiettivo "zero vittime" nella sicurezza stradale;

10.  ricorda che i C-ITS sono sistemi che consentono a diverse stazioni ITS (veicoli, apparecchiature poste sul ciglio della strada, centri di controllo del traffico e dispositivi nomadi) di comunicare e condividere informazioni servendosi di una struttura di comunicazione standardizzata e che, quindi, l'interoperabilità dei singoli sistemi è di vitale importanza;

11.  rammenta che i veicoli connessi sono veicoli che utilizzano tecnologie C-ITS che consentono a tutti i veicoli stradali di comunicare con altri veicoli, segnali stradali e infrastrutture permanenti, sia quelle situate sul ciglio della strada sia quelle orizzontali (che dovranno essere rafforzate e adattate, ma che possono inoltre offrire sistemi innovativi di ricarica durante il funzionamento e comunicare in modo sicuro con i veicoli), nonché con altri utenti della strada; ricorda che il 92 % degli incidenti stradali è causato da errori umani e che il ricorso alle tecnologie C-ITS è importante per assicurare un funzionamento efficiente di determinati sistemi di assistenza alla guida;

12.  ricorda che i veicoli automatizzati sono veicoli in grado di operare e muoversi indipendentemente in condizioni di traffico reali e in cui uno o più comandi di guida primari (controllo dello sterzo, accelerazione, frenata) sono automatizzati per un lasso di tempo prolungato;

13.  sottolinea la necessità di integrare sistemi di salvaguardia durante la fase transitoria di coesistenza di veicoli connessi e automatizzati e veicoli tradizionali non connessi, in modo da non compromettere la sicurezza stradale; sottolinea che determinati sistemi di assistenza alla guida dovrebbero essere ulteriormente sviluppati e installati in via obbligatoria;

14.  invita la Commissione a riflettere su come affrontare il problema della coesistenza sulle strade di veicoli cooperativi, connessi e automatizzati e veicoli e conducenti non connessi, considerando che l'obsolescenza del parco veicoli e la percentuale residua di persone non connesse inducono a prevedere che persisterà una quota significativa di veicoli non integrati nel sistema;

15.  si rammarica dell'assenza di una chiara programmazione per i servizi consigliati "day 1,5" e oltre, nonché della mancanza di una valutazione d'impatto completa e di informazioni esatte sulle iniziative di diffusione tese allo sviluppo dei servizi C-ITS e sui potenziali ampliamenti dei servizi;

16.  invita la Commissione a conferire priorità ai servizi C-ITS garantendo il potenziale massimo in termini di sicurezza e elaborando le definizioni e i requisiti necessari,nonché all'aggiornamento, senza ulteriore indugio, dei principi europei in materia di interfaccia uomo-macchina (IUM) destinata ai sistemi di informazione e comunicazione di bordo, data l'importanza dell'interazione tra il conducente umano e la macchina(6);

17.  ribadisce il ruolo fondamentale dei veicoli connessi e automatizzati, dei sistemi C-ITS e delle nuove tecnologie nel conseguimento degli obiettivi climatici, nonché la necessità di garantire che il loro sviluppo e la loro diffusione soddisfino pienamente e supportino l'obiettivo di decarbonizzare il sistema dei trasporti; accoglie con favore il ricorso ai sistemi C-ITS per accrescere l'efficienza del traffico, ridurre il consumo di carburante e l'impatto dei trasporti stradali sull'ambiente (ad esempio in termini di emissioni di CO2) e ottimizzare l'uso delle infrastrutture urbane;

18.  sottolinea le potenzialità di tecnologie innovative come la guida automatica e la formazione di "plotoni" (raggruppamenti di più veicoli) nel settore del trasporto merci su strada, in quanto ciò consente un migliore sfruttamento dell'effetto di scia, riducendo così il consumo di carburante e le emissioni; chiede un maggiore sostegno per la ricerca e lo sviluppo in tale settore, in particolare per quanto riguarda le infrastrutture digitali necessarie;

19.  sottolinea la necessità di fornire agli utenti della strada maggiori possibilità di scelta, prodotti più fruibili, convenienti e personalizzati, e maggiori informazioni; incoraggia la Commissione, a tal proposito, a facilitare lo scambio di migliori prassi finalizzate, tra le altre cose, a conseguire l'efficienza economica; esorta tutti gli Stati membri ad aderire alla piattaforma C-Roads, poiché svolgerà un ruolo di coordinamento importante nell'attuazione della strategia, purché rispetti la neutralità tecnologica necessaria per incoraggiare le innovazioni; sottolinea la necessità di garantire l'ampia e coordinata diffusione di strumenti digitali avanzati negli Stati membri, anche nel settore dei trasporti pubblici; invita le case automobilistiche ad avviare la diffusione dei C-ITS al fine di attuare la strategia;

20.  esorta la Commissione a elaborare statistiche che integrino quelle esistenti per meglio valutare i progressi della digitalizzazione in diverse aree del settore del trasporto stradale; sottolinea l'importanza di investire ulteriormente nella ricerca relativa ai sistemi di sensori e sottolinea che nello sviluppo dei C-ITS occorre prestare particolare attenzione al traffico urbano, che differisce notevolmente dal traffico delle vie di comunicazione extraurbane; osserva che la guida nelle aree urbane è caratterizzata in particolare, da una maggiore interazione con motociclisti, ciclisti, pedoni e altri utenti della strada vulnerabili, tra cui persone con disabilità;

21.  esorta gli Stati membri a fare il possibile per assicurare che i cicli di formazione professionale e superiore rispondano alle esigenze in termini di conoscenze del settore in cui sarà elaborata la strategia per gli ITS; esorta a formulare analisi prospettiche sulle nuove professioni e occupazioni legate a questo nuovo approccio alla mobilità, a condividere le buone prassi nello sviluppo di modelli di cooperazione tra imprese e il sistema di istruzione destinati a generare spazi integrati di formazione, innovazione e produzione;

22.  ritiene che i servizi C-ITS dovrebbero essere integrati nella strategia spaziale per l'Europa, poiché la diffusione dei sistemi C-ITS si baserà sulla tecnologie di geolocalizzazione come la localizzazione via satellite;

23.  osserva che gli Stati membri farebbero bene a prendere in considerazione il ricorso ai servizi C-ITS nell'ottica più ampia della mobilità come servizio (MaaS) e l'integrazione con altre modalità di trasporto, soprattutto per evitare effetti di rimbalzo, vale a dire un aumento della quota modale del trasporto su strada;

Privacy e protezione dei dati

24.  richiama l'attenzione sull'importanza di applicare la normativa dell'UE in materia di privacy e protezione dei dati in relazione ai dati dei sistemi C-ITS e degli ecosistemi connessi, pertanto tali dati dovrebbero essere utilizzati esclusivamente per scopi legati ai sistemi C-ITS, senza essere conservati o utilizzati per altri fini; sottolinea che i veicoli intelligenti dovrebbero rispettare pienamente il regolamento generale sulla protezione dei dati (RGPD) e le norme connesse e che i fornitori di servizi C-ITS devono offrire ai conducenti informazioni facilmente accessibili nonché termini e condizioni chiari, che consentano loro di fornire il proprio consenso libero e informato, conformemente alle disposizioni e alle limitazioni stabilite nel regolamento generale sulla protezione dei dati;

25.  sottolinea la necessità di un notevole aumento della trasparenza e della responsabilità a livello degli algoritmi per quanto riguarda il trattamento e l'analisi dei dati da parte delle imprese; ricorda che il RGPD prevede già il diritto a essere informati sulla logica sottesa al trattamento dei dati; sottolinea inoltre la necessità di evitare "ostacoli alla guida", il che significherebbe che gli utenti non potrebbero guidare la propria auto intelligente, se hanno rifiutato di dare il loro consenso; chiede che nelle auto intelligenti sia resa disponibile un'"opzione offline" che consentirebbe agli utenti di disattivare i trasferimenti di dati personali su altri dispositivi, senza ostacolare la loro capacità di guidare l'auto;

26.  richiama l'attenzione sul fatto che la protezione dei dati e la riservatezza devono essere prese in considerazione durante l'intero processo di trattamento dei dati; sottolinea che l'attuazione della tutela della vita privata e la protezione dei dati fin dalla progettazione e per impostazione predefinita dovrebbe essere il punto di partenza in sede di progettazione di applicazioni e di sistemi di trasporto intelligenti; rammenta che le tecniche di anonimizzazione possono aumentare la fiducia degli utenti nei servizi che stanno utilizzando;

Sicurezza informatica

27.  sottolinea l'importanza dell'applicazione di norme di sicurezza informatica rigorose, al fine di prevenire la pirateria informatica e gli attacchi informatici, in tutti gli Stati membri, tenendo conto in particolare del carattere cruciale della sicurezza delle comunicazioni C-ITS; rileva che la sicurezza informatica costituisce una sfida essenziale da affrontare allorché il sistema dei trasporti diviene più digitalizzato e connesso; sottolinea che i veicoli automatizzati e connessi e le banche dati in cui i dati vengono elaborati e/o conservati sono a rischio di attacco informatico e che occorre perciò evitare qualsiasi vulnerabilità o rischio riconoscibile e immaginabile rispetto allo stadio di sviluppo raggiunto mediante l'elaborazione di una politica comune di sicurezza, comprese rigorose norme in materia di sicurezza, e di gestione dei certificati per la diffusione dei sistemi C-ITS;

28.  sottolinea che nell'UE e in tutti gli Stati membri e in ogni eventuale accordo di cooperazione con paesi terzi dovrebbero essere applicate norme di sicurezza armonizzate e di pari rigorosità; osserva che tali norme non dovrebbero tuttavia ostacolare l'accesso ai sistemi di bordo a riparatori terzi, per consentire ai proprietari dei veicoli di non dipendere dai produttori automobilistici per effettuare i controlli e/o le riparazioni necessari dei software di bordo;

Tecnologie di comunicazione e frequenze

29.  ritiene che un approccio di comunicazione ibrido e neutro sul piano tecnologico che assicuri l'interoperabilità e la retrocompatibilità e che combini tecnologie di comunicazione complementari, sia l'approccio corretto e che il mix di comunicazione ibrido più promettente sembri consistere nella combinazione di comunicazione wireless a breve raggio e tecnologie cellulari e satellitari, che garantirà il miglior sostegno possibile alla diffusione dei servizi C-ITS di base;

30.  prende atto della menzione del collegamento tra le automobili connesse e i sistemi europei di navigazione satellitare, EGNOS e GALILEO; raccomanda pertanto l'integrazione delle strategie riguardanti le automobili connesse nelle tecnologie spaziali; ritiene che l'interoperabilità sia fondamentale sia per la sicurezza che per la scelta dei consumatori e sottolinea che la capacità dei veicoli di comunicare con i sistemi 5G e con i sistemi di navigazione satellitare deve essere inclusa nel mix di comunicazione ibrido in futuro, come indicato nel piano d'azione della Commissione per il 5G;

31.  incoraggia le case automobilistiche e gli operatori delle telecomunicazioni che supportano i servizi C-ITS a cooperare, tra le altre cose, per la diffusione fluida delle tecnologie di comunicazione C-ITS e dei servizi della tariffazione stradale e del tachigrafo digitale intelligente, senza interferenze tra tali servizi;

32.  invita la Commissione e gli Stati membri a proseguire gli sforzi di finanziamento della ricerca e dell'innovazione (Orizzonte 2020), soprattutto al fine di porre le basi per lo sviluppo, nel lungo periodo, dell'infrastruttura adeguata per la diffusione dei C-ITS;

33.  sottolinea l'importanza dei sistemi di rilevazione tramite sensori nella fornitura di dati, ad esempio per quanto concerne la dinamica del veicolo, la congestione e la qualità dell'aria; chiede investimenti maggiori e correttamente coordinati negli Stati membri al fine di garantire la piena interoperabilità dei sensori utilizzati e il loro potenziale utilizzo per applicazioni diverse dalla sicurezza, ad esempio per il rilevamento a distanza delle emissioni;

34.  invita la Commissione a presentare proposte intese a far sì che le informazioni sulle emissioni inquinanti disponibili grazie ai sensori installati a bordo dei veicoli siano raccolte e messe a disposizione delle autorità competenti;

Approccio europeo comune

35.  incoraggia gli Stati membri e le autorità locali, i produttori di veicoli, gli operatori stradali e il settore ITS ad attuare i sistemi C-ITS entro il 2019 e raccomanda alla Commissione, alle autorità locali e agli Stati membri di stanziare adeguati finanziamenti nell'ambito del meccanismo per collegare l'Europa, dei fondi strutturali e d'investimento europei e del fondo europeo per gli investimenti strategici per il potenziamento e la manutenzione delle infrastrutture stradali future tramite un approccio tematico trasversale; invita la Commissione e gli Stati membri a proseguire gli sforzi di finanziamento della ricerca e innovazione (Orizzonte 2020), nel pieno rispetto del principio di trasparenza e fornendo regolarmente informazioni sul cofinanziamento dell'UE;

36.  incoraggia gli Stati membri e la Commissione a sostenere iniziative e azioni volte a promuovere maggiori ricerche e indagini conoscitive sullo sviluppo e l'impatto dei sistemi C-ITS nella politica dei trasporti dell'UE; è del parere che, se non saranno compiuti significativi progressi entro il 2022, potrebbe essere necessaria un'azione legislativa per introdurre "norme minime" e attuare un'integrazione in materia;

37.  sottolinea l'importanza della qualità delle infrastrutture stradali fisiche che dovrebbero essere gradualmente integrate dalle infrastrutture digitali; chiede il potenziamento e la manutenzione delle infrastrutture stradali future;

38.  sottolinea che dovrebbe essere creato un sistema di trasporto effettivamente multimodale, che integri tutte le modalità di trasporto in un unico servizio di mobilità, utilizzando informazioni in tempo reale, tenendo conto dei servizi di biglietteria integrata e di mobilità condivisa nonché degli spostamenti a piedi o in bicicletta, consentendo alle persone e alle merci di circolare in maniera fluida dal punto di partenza a quello di arrivo e rafforzando l'efficienza complessiva dei trasporti, nonché la loro sostenibilità e stabilità; invita la Commissione, a tal proposito, ad assicurare e promuovere la cooperazione e gli investimenti a livello dell'UE nel campo della digitalizzazione del settore dei trasporti tramite fondi esistenti e nuovi, al fine di integrare sistemi di trasporto intelligente tra le varie modalità di trasporto (C-ITS, ERTMS, SESAR, RIS(7)); sottolinea l'importanza di un approccio integrato agli strumenti di informazione, prenotazione e biglietteria per realizzare interessanti catene di mobilità dal punto di partenza a quello di arrivo;

39.  esorta a integrare in questo processo di pianificazione la visione degli utenti del trasporto merci e passeggeri quale fonte basilare di informazione al fine di ampliare l'ambito delle applicazioni C-ITS e di generare modelli di business connessi a questa nuova concezione di mobilità integrata sostenibile;

40.  incoraggia l'UE e gli Stati membri ad applicare in maniera adeguata la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità (CRPD) e la futura direttiva sui requisiti di accessibilità per prodotti e servizi, al fine di conseguire un'accessibilità priva di ostacoli ai sistemi C-ITS per tutti i cittadini;

41.  raccomanda alla Commissione di istituire rapidamente un quadro giuridico adeguato per conseguire un'interoperabilità transfrontaliera in tutta l'UE, nonché un quadro di norme in materia di responsabilità per l'utilizzo dei diversi tipi di trasporto connessi; invita la Commissione a pubblicare una proposta legislativa sull'accesso ai dati e alle risorse di bordo dei veicoli entro la fine dell'anno; raccomanda che tale proposta consenta all'intera catena del valore nel settore automobilistico e agli utenti finali di beneficiare delle opportunità offerte dalla digitalizzazione e garantisca condizioni di parità e massima sicurezza per quanto riguarda l'archiviazione dei dati di bordo dei veicoli e un accesso agli stessi per tutti i terzi che sia equo, tempestivo e illimitato al fine di tutelare i diritti dei consumatori, promuovere l'innovazione e garantire una concorrenza leale e non discriminatoria su tale mercato, in linea con il principio di neutralità tecnologica; sottolinea la necessità di contribuire alla modernizzazione di tutte le infrastrutture urbane e rurali connesse ai servizi di trasporto pubblici; chiede alla Commissione di garantire in ogni caso il pieno rispetto del regolamento generale sulla protezione dei dati, informando annualmente il Parlamento in merito a tale monitoraggio;

42.  invita la Commissione ad adottare un approccio globale all'armonizzazione e alla normalizzazione tecniche dei dati, al fine di garantire la compatibilità dei sistemi C-ITS , la creazione di economie di scala per i produttori e il miglioramento comfort dei consumatori;

43.  sottolinea l'importanza di avviare quanto prima un dialogo con le parti sociali e i rappresentanti dei consumatori, così da creare un ambiente di trasparenza e fiducia, allo scopo di trovare un giusto equilibrio tra effetti positivi e negativi sulle condizioni sociali e occupazionali e sui diritti dei consumatori; osserva che una tabella di marcia per la diffusione dei sistemi C-ITS deve essere istituita dal forum eSafety come per il sistema eCall;

44.  ritiene che, per rispettare gli impegni internazionali sul clima e gli obiettivi interni dell'UE, sia necessaria una svolta generalizzata verso un'economia a basse emissioni di carbonio; reputa pertanto che sia necessaria una revisione dei criteri di assegnazione dei diversi fondi dell'Unione per promuovere la decarbonizzazione e le misure di efficienza energetica anche per quanto riguarda i sistemi C-ITS; ritiene che occorra garantire che i fondi UE non siano destinati in nessun caso a progetti che non sono conformi agli obiettivi e alle politiche in materia di riduzione delle emissioni di CO2;

45.  invita le case automobilistiche a fornire ai consumatori informazioni sufficienti e chiare circa i loro diritti nonché i benefici e i limiti delle nuove tecnologie C-ITS in termini di sicurezza; incoraggia il ricorso a campagne informative per familiarizzare i conducenti attuali con le nuove tecnologie, instaurare la necessaria fiducia tra gli utenti finali e ottenere l'accettazione da parte del pubblico; ritiene che l'utilizzo dei sistemi C-ITS possa migliorare la sicurezza e l'efficienza del sistema di trasporto, nel rispetto delle norme in materia di protezione dei dati personali;

o
o   o

46.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 207 del 6.8.2010, pag. 1.
(2) GU C 288 del 31.8.2017, pag. 85.
(3) Testi approvati, P8_TA(2017)0423.
(4) Testi approvati, P8_TA(2017)0234.
(5) Relazione finale sulla seconda fase della piattaforma C-ITS: https://ec.europa.eu/transport/sites/transport/files/2017-09-c-its-platform-final-report.pdf
(6) Raccomandazione 2008/653/CE della Commissione del 26 maggio 2008 relativa ai sistemi sicuri e efficienti di informazione e comunicazione di bordo: aggiornamento dei principi europei in materia di interfaccia uomo-macchina (GU L 216 del 12.8.2008, pag. 1).
(7) Sistema europeo di gestione del traffico ferroviario (ERTMS); ricerca sulla gestione del traffico aereo nel cielo unico europeo (SESAR); servizi d'informazione fluviale (RIS).


Servizi di consegna transfrontaliera dei pacchi***I
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Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 13 marzo 2018 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai servizi di consegna transfrontaliera dei pacchi (COM(2016)0285 – C8-0195/2016 – 2016/0149(COD))
P8_TA(2018)0064A8-0315/2017

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2016)0285),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 114 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0195/2016),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 19 ottobre 2016(1),

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 20 dicembre 2017, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per i trasporti e il turismo e il parere della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (A8-0315/2017),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 13 marzo 2018 in vista dell'adozione del regolamento (EU) 2018/… del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai servizi di consegna transfrontaliera dei pacchi

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2018/644)

(1) GU C 34 del 2.2.2017, pag. 106.


Qualificazione iniziale e formazione periodica dei conducenti di taluni veicoli stradali, e patenti di guida ***I
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Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 13 marzo 2018 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2003/59/CE sulla qualificazione iniziale e formazione periodica dei conducenti di taluni veicoli stradali adibiti al trasporto di merci o passeggeri e la direttiva 2006/126/CE concernente la patente di guida (COM(2017)0047 – C8-0025/2017 – 2017/0015(COD))
P8_TA(2018)0065A8-0321/2017

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2017)0047),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 91 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0025/2017),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 31 maggio 2017(1),

–  previa consultazione del Comitato delle regioni,

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 20 dicembre 2017, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i trasporti e il turismo (A8-0321/2017),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 13 marzo 2018 in vista dell'adozione della direttiva (UE) 2018/... del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2003/59/CE sulla qualificazione iniziale e formazione periodica dei conducenti di taluni veicoli stradali adibiti al trasporto di merci o passeggeri e la direttiva 2006/126/CE concernente la patente di guida

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, la direttiva (UE) 2018/645)

(1) GU C 288 del 31.8.2017, pag. 115.


Uguaglianza di genere negli accordi commerciali dell'UE
PDF 257kWORD 73k
Risoluzione del Parlamento europeo del 13 marzo 2018 sull'uguaglianza di genere negli accordi commerciali dell'UE (2017/2015(INI))
P8_TA(2018)0066A8-0023/2018

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 2 e 3, paragrafo 3, del trattato sull'Unione europea (TUE),

–  visti gli articoli 8 e 10, l'articolo 153, paragrafi 1 e 2, e gli articoli 157 e 207 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visti l'articolo 23 e l'articolo 33, paragrafo 2, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  visto il piano d'azione dell'Unione europea per i diritti umani e la democrazia,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 16 giugno 2016 sull'uguaglianza di genere (00337/2016),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione, del 14 luglio 2015, dal titolo "Implementing the UN Guiding Principles on Business and Human Rights – State of Play" (Attuazione dei principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani – Stato dei lavori) (SWD(2015)0144),

–  visto il patto europeo per la parità di genere per il periodo 2011-2020, allegato alle conclusioni del Consiglio del 7 marzo 2011 (07166/2011),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione del 3 dicembre 2015 dal titolo "Strategic engagement or gender equality 2016-2019" (Impegno strategico per la parità di genere 2016-2019) (SWD(2015)0278),

–  vista la relazione della Commissione del 2017 sulla parità tra donne e uomini nell'Unione europea,

–  vista la comunicazione della Commissione del 2015 intitolata "Commercio per tutti - Verso una politica commerciale e di investimento più responsabile" (COM(2015)0497),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 13 settembre 2017, dal titolo "Relazione sull'attuazione della strategia commerciale Commercio per tutti - Una politica commerciale innovativa per gestire la globalizzazione" (COM(2017)0491),

–  visto il regolamento SPG (regolamento (UE) n. 978/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, relativo all'applicazione di un sistema di preferenze tariffarie generalizzate e che abroga il regolamento (CE) n. 732/2008 del Consiglio)(1),

–  visto il regolamento sui minerali provenienti da zone di conflitto (regolamento (UE) 2017/821 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 maggio 2017 , che stabilisce obblighi in materia di dovere di diligenza nella catena di approvvigionamento per gli importatori dell'Unione di stagno, tantalio, tungsteno, dei loro minerali, e di oro, originari di zone di conflitto o ad alto rischio)(2),

–  vista la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), in particolare l'articolo 4, paragrafo 1, che vieta la schiavitù e la servitù e l'articolo 14 che vieta la discriminazione,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW) del 18 dicembre 1979,

–  visti la dichiarazione e la piattaforma d'azione di Pechino, adottate alla quarta Conferenza mondiale sulle donne il 15 settembre 1995, e i successivi documenti finali adottati in occasione delle sessioni speciali delle Nazioni Unite di Pechino +5 (2000), Pechino +10 (2005) e Pechino +15 (2010),

–  visti la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (convenzione di Istanbul) e il suo articolo 3 che definisce il "genere" come i "ruoli, comportamenti, attività e attributi socialmente costruiti che una determinata società considera appropriati per donne e uomini", nonché la Convenzione interamericana sulla prevenzione, la repressione e l'eliminazione della violenza contro le donne (Convenzione di Belém do Parà) del 1994,

–  vista la strategia congiunta dell'UE e dei suoi Stati membri del 2007 in materia di aiuti al commercio: rafforzare il sostegno dell'UE alle esigenze in materia commerciale nei paesi in via di sviluppo e la comunicazione della Commissione del 13 novembre 2017 dal titolo "Conseguire la prosperità attraverso gli scambi e gli investimenti - Aggiornare la strategia congiunta 2007 dell'Unione europea in materia di aiuti al commercio" (COM(2017)0667),

–  vista la risoluzione adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 25 settembre 2015, dal titolo "Transforming our word: the 2030 Agenda for Sustainable Development" (Trasformare il nostro mondo: l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile),

–  visti gli orientamenti dell'OCSE per le imprese multinazionali,

–  vista la guida dell'OCSE sul dovere di diligenza per una catena di approvvigionamento responsabile dei minerali provenienti da zone di conflitto e ad alto rischio,

–  visto il quadro per la politica d'investimento dell'UNCTAD a favore dello sviluppo sostenibile del 2015,

–  viste le principali convenzioni dell'Organizzazione internazionale del lavoro sulla parità di genere, tra cui la convenzione sulla parità di retribuzione (n. 100), la convenzione sulla discriminazione (in materia di impiego e di professione) (n. 111), la convenzione sui lavoratori con responsabilità familiari (n. 156) e la convenzione sulla protezione della maternità (n. 183),

–  visto il capitolo 7 del piano d'azione 2015-2017 del vertice dei capi di Stato UE-CELAC, adottato a Bruxelles nel giugno 2015,

–  vista la sua risoluzione del 14 febbraio 2006 sulla clausola relativa ai diritti dell'uomo e alla democrazia negli accordi dell'Unione europea(3),

–  vista la sua risoluzione del 25 novembre 2010 sui diritti umani e le norme sociali e ambientali negli accordi commerciali internazionali(4),

–  vista la sua risoluzione del 25 novembre 2010 sulle politiche commerciali internazionali nel quadro degli imperativi dettati dai cambiamenti climatici(5),

–  vista la sua risoluzione dell'11 settembre 2012 sul ruolo delle donne nell'economia verde(6),

–  vista la sua risoluzione del 9 giugno 2015 sulla strategia dell'Unione europea per la parità tra donne e uomini dopo il 2015(7),

–  vista la sua risoluzione del 28 aprile 2016 sulle collaboratrici domestiche e prestatrici di assistenza nell'UE(8),

–  vista la sua risoluzione del 26 maggio 2016 sulla povertà: una prospettiva di genere(9),

–  vista la sua risoluzione del 14 marzo 2017 sulla parità tra donne e uomini nell'Unione europea nel 2014-2015(10),

–  vista la sua risoluzione del 5 luglio 2016 sull'attuazione delle raccomandazioni 2010 del Parlamento sulle norme sociali e ambientali, i diritti umani e la responsabilità delle imprese(11),

–  vista la sua risoluzione, del 12 settembre 2017, sull'impatto del commercio internazionale e delle politiche commerciali dell'Unione europea sulle catene globali del valore(12),

–  vista la sua raccomandazione del 14 settembre 2017 al Consiglio, alla Commissione e al Servizio europeo per l'azione esterna sui negoziati relativi alla modernizzazione del pilastro commerciale dell'accordo di associazione UE-Cile(13),

–  vista la dichiarazione del trio di presidenza sulla parità tra donne e uomini, presentata il 19 luglio 2017 da Estonia, Bulgaria e Austria, gli Stati membri che detengono la presidenza del Consiglio dell'Unione europea durante il periodo di 18 mesi che va da luglio 2017 a dicembre 2018,

–  visto lo studio effettuato dall'International Centre for Research on Women intitolato "Trade liberalisation & women's reproductive health: linkages and pathways" (Liberalizzazione del commercio e salute riproduttiva delle donne: collegamenti e percorsi"),

–  vista la relazione 2016 sullo sviluppo umano in Africa dal titolo "Accelerating Gender Equality and Women's Empowerment in Africa" (Accelerare i progressi a favore della parità di genere e dell'emancipazione delle donne in Africa)(14),

–  vista la relazione dell'OCSE del 2014 dal titolo "Enhancing Women's Economic Empowerment through Entrepreneurship and Business Leadership in OECD Countries" (Rafforzamento dell'emancipazione economica delle donne attraverso l'imprenditorialità e la leadership negli affari nei paesi dell'OCSE)(15),

–  visti i risultati dei più recenti dibattiti internazionali ad alto livello sul genere e il commercio, in particolare quelli organizzati sotto l'egida dell'UE e dell'OMC/UNCTAD/ITC, tra cui, in ordine cronologico inverso, il forum internazionale sulle donne e il commercio, organizzato congiuntamente dalla Commissione europea e dal Centro internazionale per il commercio (Bruxelles, giugno 2017)(16), la sessione plenaria della conferenza parlamentare sull'OMC sul tema "Il commercio come veicolo di progresso sociale: la prospettiva di genere" (Ginevra, giugno 2016)(17) e la sessione plenaria dell'OMC sul tema "Qual è il futuro dell'OMC? Commercio e genere: emancipare le donne attraverso catene di approvvigionamento inclusive", (Ginevra, luglio 2015)(18),

–  visti i crescenti sforzi internazionali per promuovere la parità di genere attraverso le politiche commerciali, compiuti ad esempio dall'UNCTAD con il suo programma sul genere e lo sviluppo(19) (che comprende studi sull'impatto del commercio sulle donne, un pacchetto didattico sul commercio e il genere e una formazione online sulla creazione dello status di "campioni in materia di genere") e dalla Banca mondiale, che dal 2016 dispone di una strategia di genere in ciascuno dei suoi 14 ambiti di lavoro,

–  visto il documento tematico del Centro internazionale per il commercio e lo sviluppo sostenibile (ICTSD), del settembre 2016, sulle dimensioni di genere delle catene globali del valore(20),

–  visto il documento tematico dell'ICTSD, del settembre 2016, sulle dimensioni di genere dei servizi,(21)

–  vista la relazione delle Nazioni Unite del 2015 dal titolo "Progress of the world's women 2015-2016. Transforming economies, realising rights" ("Progressi delle donne nel mondo 2015-2016. Trasformare le economie, realizzare i diritti")(22),

–  visto il documento di sintesi sul genere e il commercio dell'UE pubblicato da WIDE+ nel 2017 dal titolo "How to transform EU trade policy to protect womenʼs rights" (Come trasformare la politica commerciale dell'UE per proteggere i diritti delle donne)(23),

–  visto lo studio del 2016 preparato su richiesta della commissione parlamentare per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere e dal titolo "Gender equality in Trade Agreements" (La parità di genere negli accordi commerciali)(24),

–  visto lo studio del 2015 preparato su richiesta della commissione parlamentare per il commercio internazionale e dal titolo "The EU's Trade Policy: from gender-blind to gender-sensitive?"(La politica commerciale dell'UE: dall'indifferenza alle questioni di genere alla loro presa in conto?)(25),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  viste le deliberazioni congiunte della commissione per il commercio internazionale e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere a norma dell'articolo 55 del regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il commercio internazionale e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere e il parere della commissione per lo sviluppo (A8-0023/2018),

A.  considerando che l'articolo 8 TFUE stabilisce che l'Unione europea, tramite tutte le sue azioni all'interno e all'esterno dell'Unione, mira a eliminare le ineguaglianze, a promuovere la parità di genere e a combattere le discriminazioni fondate, tra le altre cose, sul sesso nella definizione e nell'attuazione delle sue politiche e azioni;

B.  considerando che la politica commerciale potrebbe servire da strumento per promuovere valori globali ed europei, tra cui l'uguaglianza di genere; che la politica e gli accordi dell'UE in materia di commercio e investimenti non sono neutri dal punto di vista del genere, il che significa che hanno conseguenze diverse sulle donne e gli uomini a causa delle disparità strutturali; che le donne incontrano specifiche limitazioni di genere, come un limitato accesso alle risorse e un ridotto controllo delle stesse, discriminazioni giuridiche e l'onere sproporzionato di svolgere attività di assistenza non retribuite derivanti dai ruoli di genere tradizionali;

C.  considerando che la parità di genere dovrebbe riguardare le donne e gli uomini in egual misura; che l'impegno e il partenariato tra le parti interessate dei settori pubblico e privato, a livello internazionale e locale, sono fondamentali per promuovere le sinergie necessarie a conseguire la parità di genere e l'emancipazione delle donne e a sensibilizzare in merito a questioni quali i diritti di proprietà, l'accesso ai finanziamenti, l'istruzione e la formazione professionale, la condotta delle imprese, gli appalti pubblici, il divario digitale e i pregiudizi culturali;

D.  considerando che le politiche commerciali mirano a conseguire, tra le altre cose, una crescita economica equa e sostenibile nonché lo sviluppo necessari per garantire la riduzione della povertà, la giustizia sociale e migliori condizioni di vita per le donne e per gli uomini, nonché a tutelare i diritti delle donne; che l'uguaglianza di genere e l'emancipazione delle donne e delle ragazze non devono essere soltanto integrate in tutti gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite(OSS), ma costituiscono anche un obiettivo indipendente; che l'agenda per lo sviluppo sostenibile riconosce che il commercio contribuisce alla promozione di uno sviluppo equo e sostenibile e potrebbe contribuire alla promozione delle più rigorose norme in materia di lavoro e ambiente e dei diritti umani; che la politica commerciale dell'UE costituisce un elemento importante del quadro degli OSS e una forte prospettiva di genere rappresenta una componente essenziale di tale quadro, il cui fine è assicurare risultati positivi e più equi per tutti; che la politica commerciale può anche accrescere le opportunità delle donne in termini di imprenditoria e di accesso agli apprendistati e all'occupazione;

E.  considerando che la complessa relazione tra il commercio internazionale e il genere richiede una comprensione approfondita delle forze in gioco, il che richiede l'individuazione, l'analisi e il monitoraggio delle dinamiche economiche e sociali necessarie per elaborare una politica commerciale efficiente al fine di perseguire uno sviluppo economico che promuova anche l'emancipazione delle donne e la parità di genere; che la politica commerciale deve pertanto tener conto dei suoi effetti diretti e indiretti sulla parità di genere, nonché degli specifici contesti locali, al fine di evitare di replicare o aggravare le attuali disparità e stereotipi di genere e rafforzare la parità di genere in modo proattivo; che per giudicare l'efficacia della politica commerciale è opportuno valutare altresì se essa ha effetti positivi sulle donne e sugli uomini in egual misura;

F.  considerando che lo sviluppo economico e la parità di genere spesso vanno di pari passo; che è stato ampiamente compreso che le società in cui le disparità di genere sono minori tendono altresì a crescere più rapidamente;

G.  considerando che gli effetti della liberalizzazione del commercio sugli individui dipendono anche dalla loro posizione geografica e dal settore economico in cui operano; che vi sono differenze significative, sia tra paesi che all'interno degli stessi, in termini di strutture produttive, tassi di partecipazione della forza lavoro femminile e regimi di protezione sociale; che le donne costituiscono la maggioranza della forza lavoro in settori quali l'abbigliamento e la manifattura tessile, le telecomunicazioni, il turismo, l'economia dell'assistenza e l'agricoltura, dove tendono a concentrarsi maggiormente in forme di impiego formali o informali scarsamente retribuite o meno riconosciute rispetto agli uomini; che ciò può dare origine ad abusi sul luogo di lavoro e a discriminazioni, a una segregazione di genere in certe tipologie di occupazioni e attività, a divari di genere a livello di retribuzioni e condizioni di lavoro nonché a limitazioni legate al genere per quanto riguarda l'accesso alle risorse produttive, alle infrastrutture e ai servizi; che gli accordi di libero scambio (ALS) possono portare a cambiamenti e perdite in materia di occupazione, in particolare nei settori legati alle esportazioni in cui le donne costituiscono spesso la maggioranza della forza lavoro; che le specifiche valutazioni di genere per paese e per settore apportano dunque un significativo valore aggiunto in fase di elaborazione degli accordi commerciali;

H.  considerando che nel 2011 un nono (11 %) dei posti di lavoro ricoperti da donne nell'UE dipendeva dalle esportazioni;

I.  considerando che, secondo uno studio del 2017 della Commissione, quasi 12 milioni di donne nell'UE hanno un'occupazione che dipende dalle esportazioni di beni e servizi verso il resto del mondo(26);

J.  considerando che, sulla base di studi basati su fatti, l'UNCTAD continua a sottolineare i limiti con cui si scontrano le donne nel beneficiare delle opportunità offerte dal commercio, i quali sono dovuti a fattori come la mancanza di una formazione tecnica per migliori posti di lavoro, l'assenza di servizi pubblici che allevino le responsabilità domestiche, e un limitato accesso e controllo delle risorse, compreso il credito e i terreni, delle informazioni e delle reti; che, sulla base di ciò, l'UNCTAD raccomanda che le valutazioni contemplino i potenziali effetti delle politiche commerciali sulla parità di genere e sull'emancipazione delle donne in ambiti quali l'occupazione, la piccola imprenditoria, i prezzi, la produttività in agricoltura, l'agricoltura di sussistenza e la migrazione(27);

K.  considerando che l'attuale politica commerciale dell'UE e la sua strategia "Commercio per tutti" si basa su tre principi fondamentali, ovvero efficacia, trasparenza e valori, ma è priva di una prospettiva in materia di uguaglianza di genere; che la Commissione ha rinnovato e ampliato il suo impegno per la parità di genere e l'emancipazione economica delle donne nel riesame della strategia in materia di aiuti al commercio, affermando che la parità di genere non rappresenta soltanto un diritto umano fondamentale, ma è anche di fondamentale importanza per lo sviluppo economico, sfruttando al massimo l'ampia gamma di strumenti politici a disposizione dell'UE, al fine di aumentare il loro impatto complessivo sulla crescita e la riduzione della povertà; che, conformemente alle disposizioni contenute nella CEDAW, l'UE dovrebbe gettare le basi per il conseguimento dell'uguaglianza tra donne e uomini garantendo alle donne pari accesso e pari opportunità nella vita politica, economica e pubblica nonché nell'istruzione, nella sanità e nell'occupazione;

L.  considerando che le donne sono interessate dal commercio e dagli accordi commerciali in qualità di potenziali imprenditrici, consumatrici, lavoratrici e lavoratrici informali; che è assolutamente necessario riconoscere e comprendere meglio gli specifici impatti di genere delle politiche commerciali, al fine di elaborare risposte strategiche adeguate; che, al fine di raggiungere tale obiettivo, è necessario sviluppare una metodologia adeguata per garantire che i possibili effetti della politica commerciale dell'UE e gli accordi in materia di parità di genere e di diritti delle donne siano sempre valutati; che la Commissione dovrebbe condurre ricerche quantitative disaggregate per genere nei singoli settori, come ad esempio nel settore dell'economia, della scienza e della tecnologia; che, finora, l'UE ha concluso accordi commerciali come il CETA senza effettuare una valutazione del suo impatto sulle donne e sulla parità di genere; che la Commissione ha annunciato che l'ammodernamento dell'accordo di associazione vigente tra il Cile e l'UE includerà, per la prima volta nell'UE, un capitolo specifico sul genere e il commercio;

M.  considerando che le questioni di genere e i diritti delle donne non sono tenuti sufficientemente in considerazione nelle valutazioni d'impatto sulla sostenibilità degli accordi commerciali;

N.  considerando che una valutazione ex ante delle implicazioni di genere delle politiche commerciali può fornire un contributo all'emancipazione e al benessere delle donne e, nel contempo, può aiutare ad attenuare le disparità esistenti ed evitare l'aggravarsi della disparità di genere;

O.  considerando che un esame degli attuali accordi multilaterali e bilaterali dell'UE mostra che il 20 % degli accordi con partner commerciali extra-europei fa riferimento ai diritti delle donne e che il 40 % di tali accordi contiene riferimenti che mirano a promuovere l'uguaglianza di genere; che i riferimenti in tali accordi volti a promuovere l'emancipazione delle donne sono prevalentemente volontari e, se vincolanti, non sono applicabili nella pratica; che un recente studio pubblicato dalla Commissione mostra un persistente divario tra uomini e donne in termini di opportunità di accesso all'occupazione; che lo studio mostra che l'emancipazione delle donne potrebbe accrescere il PIL mondiale di 28 miliardi di dollari statunitensi entro il 2025 ed è fondamentale tanto da una prospettiva economica quanto da una prospettiva sociale e di eliminazione della povertà, dato il ruolo delle donne nelle comunità;

P.  considerando che, sia nei paesi in via di sviluppo che nei paesi sviluppati, le micro imprese e le piccole e medie imprese (MPMI( costituiscono la parte più consistente del settore privato e sono responsabili della vasta maggioranza dei posti di lavoro; che, secondo il Centro internazionale per il commercio (ITC), le MPMI nel complesso rappresentano il 95 % di tutte le imprese a livello mondiale e generano circa il 50 % del PIL mondiale e oltre il 70 % dell'occupazione totale; che il 40 % delle MPMI nel mondo sono di proprietà di donne, mentre solo il 15 % delle imprese esportatrici sono guidate da una donna; che, tuttavia, secondo i dati dell'OCSE, le donne imprenditrici tuttora guadagnano spesso dal 30 al 40 % in meno rispetto ai loro omologhi di sesso maschile(28);

Q.  considerando che il dibattito pubblico e le reazioni in tutta Europa sugli accordi commerciali come il partenariato transatlantico su commercio e investimenti (TTIP), l'accordo economico e commerciale globale (CETA) e l'accordo sugli scambi di servizi (TiSA) hanno messo in luce la necessità di negoziati trasparenti e inclusivi, che tengano conto delle forti preoccupazioni manifestate dai cittadini europei in molti paesi; che nessuna norma dell'UE dovrebbe essere ridotta nel quadro della politica commerciale dell'UE e che i servizi pubblici dovrebbero essere sempre esclusi dai negoziati commerciali; che qualsiasi meccanismo di composizione delle controversie dovrebbe essere concepito per garantire la capacità dei singoli governi di legiferare a difesa dell'interesse pubblico e di operare per obiettivi di politica pubblica; che si attendono progressi in altri ambiti critici, come il rafforzamento degli obblighi in materia di diritti umani nel quadro della responsabilità sociale delle imprese; che nell'ambito delle catene globali del valore è necessario un approccio olistico globale alla responsabilità delle imprese per gli abusi dei diritti umani;

R.  considerando che i principi guida delle Nazioni Unite su imprese, commercio e diritti umani vincolano tutti gli Stati e tutte le imprese, indipendentemente dalla loro dimensione, settore, ubicazione, proprietà o struttura;

S.  considerando che la strategia globale dell'Unione europea in materia di politica estera e di sicurezza, adottata dal Consiglio nel 2016, prevede che i diritti umani debbano essere integrati in maniera sistematica in tutti i settori politici e in tutte le istituzioni, in particolare nel settore del commercio internazionale e della politica commerciale;

T.  considerando che il sistema di preferenze generalizzate (SPG) mira, tra le altre cose, a contribuire a eliminare la povertà e a promuovere lo sviluppo sostenibile e il buon governo; che il regime SPG + comprende una condizionalità volta a garantire la ratifica e l'attuazione delle 27 convenzioni internazionali sui diritti umani e del lavoro, sulla tutela ambientale e sulla buona governance, da parte dei paesi in via di sviluppo ammissibili; che è essenziale esercitare un monitoraggio periodico sulla loro attuazione, adottare misure ove necessario e prestare particolare attenzione alla parità di genere; che la CEDAW è una delle convenzioni pertinenti nell'ambito del GSP+;

U.  considerando che oltre il 40 % del lavoro agricolo nel sud del mondo è svolto da donne;

V.  considerando che l'espansione del commercio mondiale e l'integrazione dei paesi in via di sviluppo nelle catene globali del valore (CGV) possono comportare il rischio di creare disuguaglianze di genere, se utilizzate per produrre prodotti più competitivi dal punto di vista economico; che ciò ha anche consentito a molte donne lavoratrici di passare dall'economia informale al settore formale; che le norme in materia di origine sono diventate sempre più importanti nel contesto delle catene globali del valore in cui la produzione coinvolge vari paesi; che norme in materia di origine più chiare e meglio definite possono creare un quadro per il conseguimento della piena trasparenza e responsabilità lungo l'interna catena di approvvigionamento e che ciò può ripercuotersi positivamente sulle donne, in particolare su quelle che lavorano nel settore dell'abbigliamento;

W.  considerando che tali nuove opportunità occupazionali per le donne legate al commercio nei paesi in via di sviluppo contribuiscono in maniera significativa ad aumentare il reddito familiare e a ridurre la povertà;

X.  considerando che il settore dell'abbigliamento impiega prevalentemente donne; che è importante ricordare che 289 persone sono morte in un incendio a Karachi, in Pakistan, nel settembre 2012, che nello stesso anno un incendio presso la fabbrica dell'azienda Tazreen Fashions, in Bangladesh, ha provocato la morte di 117 persone e il ferimento di oltre 200 lavoratori, e che nel cedimento strutturale del Rana Plaza, verificatosi nel 2013 sempre in Bangladesh, sono morte 1 129 persone e all'incirca 2 500 sono rimaste ferite; che tutte queste erano fabbriche del settore dell'abbigliamento;

Y.  considerando che la maggior parte dei lavoratori nelle zone di trasformazione per l'esportazione sono donne; che in alcuni paesi tali zone sono esenti dal rispetto delle leggi locali sul lavoro, vietano o limitano le attività sindacali e non prevedono l'accesso dei lavoratori alla giustizia, in chiara violazione delle norme fondamentali dell'OIL;

Z.  considerando che il settore pubblico e quello privato, la società civile, in particolare le organizzazioni per i diritti delle donne, e i sindacati, posseggono le conoscenze e le potenzialità per svolgere un ruolo importante nella definizione e nel monitoraggio della politica commerciale e nella raccolta di dati che possono fornire informazioni sui problemi che le donne incontrano in relazione alla liberalizzazione degli scambi commerciali, al fine di rafforzare i diritti delle donne, la loro emancipazione economica e la promozione delle donne imprenditrici;

AA.  considerando che eventi come il Forum internazionale sulle donne e il commercio organizzato dalla Commissione il 20 giugno 2017 consentono a molti operatori economici e rappresentanti della società civile di scambiare e avviare iniziative in materia di impatto del commercio sull'uguaglianza di genere;

AB.  considerando che le piattaforme multilaterali e i consessi intergovernativi, come gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite e Women20 (W20), sono essenziali per favorire la discussione sulle questioni di genere, promuovere l'azione tra gli esperti e fornire una buona base per la creazione del consenso;

AC.  considerando che i servizi pubblici e i servizi di interesse generale attuali e futuri nonché i servizi di interesse economico generale dovrebbero essere esclusi dai negoziati e dal campo di applicazione di qualsiasi accordo commerciale negoziato dall'Unione europea (in particolare, ma non solo, nel settore dell'acqua, della salute, dei servizi sociali, dei sistemi di previdenza sociale, dell'istruzione, della gestione dei rifiuti e dei trasporti pubblici); che la Commissione si è impegnata a garantire che tali servizi restino di competenza degli Stati membri e che i governi non possano essere obbligati a privatizzare qualsiasi servizio né possa essere loro impedito di definire, fornire e disciplinare i servizi di supporto, nell'interesse generale e in qualsiasi momento;

AD.  considerando che gli scambi di servizi e gli appalti pubblici possono incidere in modo sproporzionato sulle donne e che gli appalti pubblici restano uno strumento che permette ai governi di avere un impatto positivo su gruppi di persone svantaggiate, in particolare le donne; che la privatizzazione dei servizi sanitari e di assistenza rischia di aggravare l'ineguaglianza e può avere effetti negativi sulle condizioni di lavoro di molte donne; che un numero di donne superiore alla media è impiegato nei servizi pubblici o nel relativo settore e che, in quanto utenti di tali servizi, le donne dipendono più degli uomini da servizi pubblici di qualità, accessibili, regolati dalla domanda e a prezzi sostenibili, in particolare per quanto riguarda servizi sociali come l'assistenza all'infanzia e alle persone non autosufficienti; che i tagli ai bilanci nazionali e ai servizi pubblici, nonché l'aumento dei prezzi, tendono a trasferire tale onere di assistenza quasi esclusivamente alle donne, ostacolando di conseguenza la parità di genere;

AE.  considerando che il sistema dei diritti di proprietà intellettuale (DPI) contribuisce all'economia dell'UE basata sulla conoscenza; che disposizioni in materia di DPI relative a brevetti che proibiscono la produzione di farmaci generici possono avere un impatto significativo sulle particolari esigenze sanitarie delle donne; che, rispetto agli uomini, le donne dipendono maggiormente dall'accesso a un'assistenza sanitaria e a farmaci a prezzi sostenibili e dalla loro disponibilità, in particolare per quanto riguarda la salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti; che l'accesso ai medicinali nei paesi terzi non dovrebbe essere messo in discussione sulla base della tutela dei diritti di proprietà intellettuale;

AF.  considerando che alle decisioni sul commercio e gli accordi commerciali le donne partecipano solo in minima parte, in quanto le squadre negoziali, i parlamenti e i governi sono ancora lontani dal conseguimento di un equilibrio di genere; che l'equilibrio di genere in tali situazioni potrebbe non solo comportare una migliore integrazione delle questioni riguardanti la parità di genere, ma anche accrescere la legittimità democratica del processo decisionale;

AG.  considerando che in seno alla Commissione e al SEAE un numero insufficiente di risorse umane è assegnato al compito di garantire che nelle politiche commerciali dell'UE e, in particolare, nell'intero processo dei negoziati commerciali sia integrata una prospettiva di genere;

AH.  considerando che, lavorando al quadro giuridico di ambiti della politica commerciale relativamente nuovi come il commercio elettronico, la Commissione dovrebbe tenere conto sin dall'inizio del relativo impatto sui ruoli di genere, sull'equilibrio tra lavoro e vita privata e sull'entità del lavoro non retribuito;

AI.  considerando che è stato dimostrato che il commercio dei minerali provenienti da zone di conflitto è direttamente collegato a diffuse violazioni dei diritti umani, tra cui lo stupro e la violenza sessuale nei confronti delle donne e delle ragazze, il lavoro minorile e il lavoro in condizioni di schiavitù nonché la migrazione forzata di massa;

I.Rafforzare l'uguaglianza di genere nel commercio: considerazioni generali e obiettivi

1.  sottolinea che l'UE è tenuta a condurre una politica commerciale basata sui valori, che comprenda non soltanto la garanzia di un livello elevato di protezione dei diritti del lavoro e ambientali, ma anche il rispetto delle libertà e dei diritti umani fondamentali, tra cui l'uguaglianza di genere; ricorda che tutti gli accordi commerciali dell'UE devono includere un capitolo ambizioso e applicabile in materia di commercio e sviluppo sostenibile (CSS); sottolinea che gli impegni commerciali contenuti negli accordi dell'UE non dovrebbero mai prevalere sui diritti umani, sui diritti delle donne o sulla protezione dell'ambiente e dovrebbero tener conto dell'ambiente sociale ed economico locale;

2.  ricorda che la parità di genere è saldamente stabilita in tutte le politiche dell'UE, come previsto all'articolo 8 TFUE; osserva che, in conformità di tale articolo, "nelle sue azioni l'Unione mira ad eliminare le ineguaglianze, nonché a promuovere la parità, tra uomini e donne"; invita la Commissione ad aumentare la coerenza tra le diverse politiche quali ad esempio quella commerciale, di sviluppo, agricola, occupazionale, migratoria e relativa all'uguaglianza di genere;

3.  sottolinea che, per avere politiche commerciali internazionali eque e inclusive, occorre un quadro chiaro che contribuisca a rafforzare l'emancipazione delle donne e a migliorare le loro condizioni di vita e di lavoro, a rafforzare la parità tra i sessi, a proteggere l'ambiente e a migliorare la giustizia sociale, la solidarietà internazionale e lo sviluppo economico internazionale;

4.  sottolinea che l'obiettivo generale della politica commerciale deve essere quello di promuovere una crescita economica reciprocamente vantaggiosa; ricorda che, sebbene la politica commerciale possa promuovere altri valori sostenuti dall'Unione europea a livello multilaterale, vi sono limiti ai problemi mondiali che possono essere risolti attraverso la politica commerciale e gli accordi in materia di scambi;

5.  insiste sul fatto che gli accordi commerciali di nuova generazione dovrebbero promuovere le norme internazionali e gli strumenti giuridici pertinenti, anche in materia di uguaglianza di genere, come la CEDAW, la piattaforma d'azione di Pechino, le convenzioni fondamentali dell'OIL e gli obiettivi di sviluppo sostenibile;

6.  sottolinea che gli impegni commerciali contenuti negli accordi dell'UE non dovrebbero mai prevalere sui diritti umani; accoglie con favore i principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani e invita gli Stati membri a elaborare e ad adottare piani d'azione nazionali in linea con i principi guida delle Nazioni Unite, che tengano conto dei diritti delle donne e della necessità di contrastare la violenza di genere; invita la Commissione a utilizzare i negoziati commerciali per incoraggiare i partner commerciali dell'UE ad adottare a loro volta piani d'azione nazionali; sostiene i negoziati in corso per creare uno strumento giuridicamente vincolante delle Nazioni Unite per regolamentare le attività delle società transnazionali e di altre imprese con riferimento ai diritti umani; sottolinea che è importante che l'UE sia attivamente coinvolta in questo processo intergovernativo e invita la Commissione e gli Stati membri a incoraggiare i partner commerciali a impegnarsi in maniera costruttiva in tali negoziati;

7.  invita la Commissione a garantire che i partner commerciali dell'UE rispettino pienamente gli articoli 16 e 17 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, al fine di combattere le diseguaglianze di genere sul piano dei diritti sociali ed economici;

8.  ricorda che solo gli Stati membri hanno il potere di disciplinare e invertire la liberalizzazione dei servizi di interesse pubblico e pertanto li invita a proteggere gli obiettivi fondamentali quali l'uguaglianza di genere, i diritti umani e le libertà fondamentali, la salute pubblica e le norme sociali e ambientali;

9.  pone in rilievo la necessità che i governi conservino la capacità di destinare risorse all'affermazione dei diritti delle donne e dell'uguaglianza di genere, al fine di garantire un futuro inclusivo e sostenibile per le società; sottolinea, a tale riguardo, l'importanza fondamentale di rispettare, in linea con l'obiettivo di sviluppo sostenibile n. 17.15, lo spazio politico democratico dei paesi partner per legiferare e prendere decisioni adeguate al rispettivo contesto nazionale, rispondere alle esigenze della popolazione e adempiere ai rispettivi obblighi in materia di diritti umani e agli altri impegni internazionali, anche in materia di uguaglianza di genere;

10.  ricorda di aver invitato la Commissione a porre fine al sistema di risoluzione delle controversie investitore-Stato (ISDS) e sottolinea che qualsiasi meccanismo di composizione delle controversie dovrebbe essere concepito in modo da garantire la capacità dei singoli governi di legiferare a difesa dell'interesse pubblico e al servizio di obiettivi di politica pubblica, comprese le misure volte a promuovere l'uguaglianza di genere e a rafforzare i diritti del lavoro, ambientali e dei consumatori;

11.  prende atto che le disposizioni in materia di diritti di proprietà intellettuale (DPI) contenute negli accordi commerciali possono avere un impatto sulla salute pubblica, comprese le esigenze specifiche in materia di salute delle donne; invita la Commissione e il Consiglio a garantire che le disposizioni in materia di DPI contenute negli accordi commerciali tengano debitamente conto dei diritti delle donne, con particolare riferimento al loro impatto sulla salute di queste ultime, compreso l'accesso a un'assistenza sanitaria e a farmaci a un prezzo sostenibile; invita la Commissione e il Consiglio a promuovere la protezione delle indicazioni geografiche (IG) quale strumento di particolare importanza per l'emancipazione delle donne delle zone rurali; invita inoltre la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri a riconsiderare l'estensione della protezione ai prodotti non agricoli, tenendo presente che l'UE ha già accettato di tutelare i prodotti non agricoli a indicazione geografica negli accordi di libero scambio (ALS);

12.  ricorda che gli obiettivi di sviluppo sostenibile richiedono dati disaggregati per genere per poter tenere traccia dei progressi compiuti verso il conseguimento di tutti gli obiettivi, compreso l'OSS 5 sull'uguaglianza di genere; sottolinea la mancanza di dati adeguati disponibili sull'impatto del commercio sull'uguaglianza di genere e chiede che siano raccolti dati sufficienti e adeguati, disaggregati per genere, sull'impatto del commercio; sottolinea che tali dati consentirebbero di definire una metodologia dotata di indicatori chiari e misurabili a livello regionale, nazionale e settoriale, di migliorare l'analisi e di definire gli obiettivi da conseguire e le misure da adottare per garantire che le donne e gli uomini possano beneficiare equamente del commercio; sottolinea che è opportuno prestare una particolare attenzione all'analisi quantitativa e qualitativa, nonché disaggregata per genere, dell'evoluzione del lavoro, della titolarità delle attività e dell'inclusione finanziaria nei settori in cui è stato registrato l'impatto degli scambi commerciali; incoraggia la Commissione a cooperare con le organizzazioni europee e internazionali come la Banca mondiale, le Nazioni Unite, l'OCSE e l'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (EIGE), come anche con gli uffici statistici nazionali, con l'obiettivo di migliorare la raccolta e la disponibilità di tali dati; invita l'UE e i suoi Stati membri a includere nelle valutazioni di impatto ex-ante ed ex-post l'impatto in funzione del genere, per paese e per settore, delle politiche e degli accordi commerciali dell'UE; sottolinea che i risultati delle analisi incentrate sul genere dovrebbero essere tenuti in considerazione nei negoziati commerciali – esaminando gli effetti sia positivi che negativi durante l'intero processo, dalla fase di negoziazione a quella di attuazione – e dovrebbero essere accompagnati da misure volte a evitare o compensare eventuali effetti negativi;

II.Rafforzare l'uguaglianza di genere nel commercio: considerazioni e obiettivi settoriali

13.  sottolinea che i servizi di interesse pubblico e i servizi di interesse economico generale – tra cui, a titolo esemplificativo, l'acqua, i servizi sociali, i sistemi di sicurezza sociale, l'istruzione, la gestione dei rifiuti, i trasporti pubblici e l'assistenza sanitaria – devono rimanere esclusi dal campo di applicazione dei negoziati commerciali e rientrare nell'ambito di competenza dei governi degli Stati membri; esorta l'UE a garantire che i trattati commerciali e di investimento non conducano alla privatizzazione dei servizi pubblici che potrebbero avere un impatto sulle donne, sia in quanto prestatrici che in quanto utenti dei servizi, aumentando la disparità di genere; sottolinea che la questione della fornitura pubblica di servizi sociali è di particolare rilevanza per l'uguaglianza di genere, dato che i cambiamenti nell'accesso a tali servizi, nelle loro tariffe e nella loro qualità possono generare una distribuzione disomogenea sotto il profilo del genere del lavoro assistenziale non retribuito; ricorda che i governi, come pure le autorità nazionali e locali, devono conservare pienamente il diritto e la capacità di introdurre, regolamentare, adottare, mantenere o abrogare qualsiasi misura relativa all'ordinazione, all'organizzazione, al finanziamento e alla fornitura dell'accesso universale ai servizi di interesse pubblico e di interesse economico generale;

14.  sottolinea che le politiche commerciali possono influenzare l'accesso a servizi sanitari essenziali e possono quindi influire sull'accesso agli obiettivi in materia di salute riproduttiva e sessuale e diritti connessi, nonché alla loro promozione nelle politiche, nei programmi e nei servizi; sottolinea, pertanto, che i servizi di assistenza sanitaria di base – in particolare l'accesso alla salute sessuale e riproduttiva e ai diritti connessi – sono esclusi dai negoziati commerciali e rientrano tra le competenze degli Stati membri;

15.  chiede misure vincolanti, applicabili ed efficaci per lottare contro lo sfruttamento e migliorare le condizioni di lavoro e di vita delle donne nei settori orientati all'esportazione, in linea con l'obiettivo di migliorare le condizioni di vita e di lavoro delle donne nei paesi e nei settori sensibili, in particolare nei settori tessile, manifatturiero e agricolo, in modo da evitare che la liberalizzazione degli scambi contribuisca alla precarietà dei diritti dei lavoratori e all'incremento del divario retributivo di genere; ritiene che tali misure, e la creazione di definizioni comuni, dovrebbero consentire un'azione più chiara e meglio coordinata con le organizzazioni internazionali quali le Nazioni Unite, l'OMC, l'OIL e l'OCSE; reputa il patto di sostenibilità del Bangladesh un buon esempio e un passo in avanti in termini di instaurazione di un meccanismo di monitoraggio, e chiede che le sue condizioni siano rispettate pienamente; invita, in tale contesto, la Commissione, tutti gli attori internazionali e tutte le imprese interessate a prendere atto dei nuovi orientamenti dell'OCSE sul dovere di diligenza a favore di catene di fornitura responsabili nel settore dell'abbigliamento e delle calzature e ad attenervisi;

16.  chiede una maggiore attenzione nei confronti delle donne che lavorano nel settore informale, riconoscendo la necessità di rafforzare le norme in materia di lavoro dignitoso per le lavoratrici in questo settore;

17.  sottolinea che le donne e le ragazze tendono a essere quelle che più soffrono, in quanto la tratta a fini di sfruttamento della forza lavoro è strettamente collegata alla tratta a fini di sfruttamento sessuale;

18.  sottolinea che l'impatto della crescita delle esportazioni agricole favorisce, in genere, meno le donne rispetto agli uomini, in quanto le tendenze emergenti indicano che i piccoli agricoltori, molti dei quali sono donne, spesso non sono in grado di competere sui mercati internazionali a causa delle leggi sulla successione ereditaria e della mancanza di accesso al credito, alle informazioni, ai terreni e alle reti, nonché per via dell'impossibilità di ottemperare alle nuove norme e disposizioni; segnala che è necessario compiere particolari sforzi per migliorare l'impatto positivo degli scambi sulle donne nel settore agricolo, ambito in cui sono state identificate come soggetti particolarmente vulnerabili, pur presentando anche chiare potenzialità di emancipazione; sottolinea che le imprese appartenenti a donne trarrebbero giovamento dall'eliminazione degli stereotipi di genere, da un maggiore accesso al mercato e da un accesso semplificato al finanziamento, alla formazione sul marketing e alle reti, come pure da un migliore sviluppo delle capacità e da una migliore formazione; osserva che la liberalizzazione del commercio potrebbe avere ripercussioni negative sulle donne in settori quali l'agricoltura e la trasformazione alimentare; sottolinea, che sebbene le donne lavoratrici rappresentino la maggioranza della forza lavoro nella produzione alimentare mondiale (dal 50 all'80 % della forza lavoro mondiale), esse possiedono meno del 20 % delle terre e che, pertanto, l'aumento delle richieste commerciali di terre – e a esse attinenti – rende difficile, per le donne più indigenti, ottenere o mantenere un accesso sicuro ed equo alle terre; rammenta la necessità di evitare l'impatto potenzialmente negativo delle clausole relative ai diritti di proprietà intellettuale, quali ad esempio quelle riguardanti la privatizzazione delle sementi, nell'ambito di accordi commerciali sulla sovranità alimentare;

19.  sottolinea che le donne impiegate nell'agricoltura di sussistenza incontrano ulteriori difficoltà nel conservare la sovranità alimentare a causa della forte protezione delle nuove varietà vegetali prevista dagli accordi commerciali e sancita dalla Convenzione internazionale per la protezione delle nuove varietà vegetali (Convenzione UPOV);

20.  sottolinea che le importazioni agricole dell'UE possono minare le piccole aziende agricole tradizionali e quindi mettere a rischio i mezzi di sostentamento delle donne;

21.  ricorda l'importanza delle micro, piccole e medie imprese (MPMI) nella struttura economica dell'UE; invita la Commissione a continuare a impegnarsi per sostenere le MPMI, prestando una particolare attenzione – e predisponendo misure favorevoli – alle MPMI guidate da donne; invita l'UE e gli Stati membri a prestare una speciale attenzione alla situazione particolare delle MPMI guidate da donne nel momento in cui istituiscono helpdesk per l'esportazione, in modo da approfittare delle opportunità create dagli accordi di libero scambio e rafforzare i servizi, le tecnologie e le infrastrutture (come l'accesso a Internet) che rivestono particolare importanza per l'emancipazione economica delle donne e delle MPMI guidate da donne; invita la Commissione a contribuire alla creazione di partenariati fra le donne imprenditrici nell'UE e le loro controparti nei paesi in via di sviluppo;

III.Rafforzare l'uguaglianza di genere nel commercio: interventi necessari a livello dell'UE

22.  insiste sul fatto che alcuni aspetti della politica commerciale dell'UE, come la presenza di capitoli sul commercio e lo sviluppo sostenibile e i sistemi SPG+ e il relativo monitoraggio, possono contribuire alla promozione e alla difesa dei diritti umani, ivi compresi l'uguaglianza di genere, i diritti dei lavoratori e la protezione dell'ambiente; insiste sul fatto che, negli accordi commerciali dell'UE, occorrono disposizioni vincolanti e applicabili per garantire il rispetto dei diritti umani, tra cui l'uguaglianza di genere e la tutela dell'ambiente e dei lavoratori, come pure per assicurare la coerenza della politica commerciale dell'UE rispetto agli obiettivi generali dell'Unione in materia di sviluppo sostenibile, riduzione della povertà e uguaglianza di genere;

23.  esorta l'UE e gli Stati membri a garantire che gli obiettivi di sviluppo sostenibile, in particolare l'obiettivo n. 5 in materia di uguaglianza di genere, e l'Impegno strategico per la parità di genere 2016-2019 trovino pieno riscontro nelle politiche commerciali dell'UE;

24.  si rammarica del fatto che la strategia commerciale dell'UE "Commercio per tutti" non menzioni l'uguaglianza di genere; si compiace del fatto che la relazione sull'attuazione della strategia di politica commerciale "Commercio per tutti" del 13 settembre 2017 menzioni la questione dell'uguaglianza di genere negli scambi commerciali, puntualizzando che è di fondamentale importanza che i decisori dell'UE acquisiscano una migliore comprensione dell'impatto degli strumenti commerciali sull'uguaglianza di genere; chiede alla Commissione di tenere conto di questo aspetto nella sua revisione intermedia della strategia "Commercio per tutti" e di assicurare che la prospettiva di genere sia inclusa e integrata nella politica commerciale e di investimento dell'UE, dato che ciò consentirebbe di massimizzare i benefici complessivi ottenuti dalle opportunità commerciali per tutti; ricorda che la politica commerciale potrebbe contribuire alla promozione dell'uguaglianza di genere sulla scena internazionale e dovrebbe essere utilizzata come strumento per migliorare le condizioni di vita e di lavoro delle donne a parità di condizioni rispetto agli uomini, ad esempio sostenendo la riduzione del divario retributivo di genere grazie ad azioni volte a promuovere la creazione di posti di lavoro di migliore qualità per le donne;

25.  invita la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri a provvedere affinché le disposizioni in materia di appalti pubblici abbiano un impatto positivo – non da ultimo in una prospettiva di genere – quando sono inserite negli accordi commerciali dell'UE; invita la Commissione a proseguire gli sforzi per sostenere l'accesso delle MPMI agli appalti pubblici e per elaborare misure specifiche per le MPMI le cui titolari sono donne; chiede l'inclusione di disposizioni volte a semplificare le procedure e ad aumentare la trasparenza per gli offerenti, compresi quelli dei paesi terzi; chiede una maggiore promozione di appalti pubblici responsabili sotto il profilo sociale e ambientale, che tengano conto dell'obiettivo di assicurare la parità di trattamento tra donne e uomini, la parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e femminile e la promozione dell'uguaglianza di genere, sulla base dell'esperienza maturata da "Chile Compras" nell'ambito delle norme in materia di appalti pubblici sostenibili;

26.  invita la Commissione e il Consiglio a promuovere, negli accordi commerciali, l'impegno ad adottare, mantenere e attuare efficacemente leggi, normative e politiche in materia di uguaglianza di genere che contemplino le misure attive necessarie a promuovere la parità di genere e l'emancipazione delle donne a tutti i livelli;

27.  si compiace dell'impegno della Commissione a garantire che i negoziati commerciali tesi ad ammodernare l'accordo di associazione vigente tra UE e Cile includano, per la prima volta nell'UE, un capitolo specifico sul genere e il commercio; sottolinea la necessità di essere informato circa il contenuto di questo capitolo; invita la Commissione e il Consiglio a promuovere e sostenere l'inserimento di un capitolo specifico sul genere negli accordi in materia di scambi e investimenti dell'UE, traendo esempio dagli ALS tra Cile e Uruguay e tra Cile e Canada, e ad assicurare che tale capitolo contempli, nello specifico, l'impegno a promuovere l'uguaglianza di genere e l'emancipazione delle donne; chiede la promozione di impegni internazionali in materia di diritti delle donne, uguaglianza di genere, integrazione della dimensione di genere ed emancipazione delle donne in tutti gli accordi commerciali dell'UE, sulla base della piattaforma d'azione di Pechino e degli obiettivi di sviluppo sostenibile; chiede, altresì, che in tali accordi commerciali siano inserite disposizioni volte a garantire che le rispettive strutture istituzionali assicurino esami periodici della conformità, discussioni sul merito e scambi di informazioni e di migliori pratiche in materia di uguaglianza di genere e scambi commerciali, anche mediante l'inclusione di donne e di esperti in materia di parità di genere a tutti i livelli delle amministrazioni interessate, comprese le squadre negoziali, i comitati misti, i gruppi di esperti, i gruppi consultivi nazionali, i comitati consultivi misti e gli organi di risoluzione delle controversie;

28.  invita la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri a promuovere accordi a livello multilaterale per ampliare la protezione conferita dalle normative dell'UE sensibili alle questioni di genere, come il regolamento sui minerali dei conflitti;

29.  invita la Banca europea per gli investimenti (BEI) a provvedere affinché le imprese che partecipano a progetti cofinanziati dalla BEI siano tenute a rispettare il principio della parità e della trasparenza della retribuzione e il principio della parità di genere, come stabilito dalla direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(29);

30.  è convinto che la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW) rivesta una grande importanza per tutti i settori tematici, compreso il commercio; sottolinea che tutti gli Stati membri dell'UE hanno aderito alla CEDAW; invita, pertanto, la Commissione a includere un riferimento alla CEDAW negli accordi commerciali e a compiere progressi verso l'adesione dell'UE alla Convenzione e la relativa ratifica; invita gli Stati membri a integrare il principio dell'uguaglianza di genere nei rispettivi sistemi giuridici, abolendo tutte le leggi discriminatorie e adottando leggi appropriate che vietino la discriminazione nei confronti delle donne;

31.  invita l'UE a provvedere affinché negli accordi commerciali siano inserite disposizioni basate sulle norme fondamentali del lavoro e sulle convenzioni dell'OIL; invita la Commissione a collaborare con gli Stati membri ai fini della ratifica e dell'attuazione di tali convenzioni, in particolare la Convenzione n. 189 sul lavoro dignitoso per le lavoratrici e i lavoratori domestici e la Convenzione n. 156 concernente i lavoratori con responsabilità familiari, in quanto vi si affrontano globalmente le esigenze dei lavoratori, e a garantire che i diritti sociali, non discriminazione e la parità di trattamento siano integrati negli accordi commerciali; invita la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri a lavorare ulteriormente in seno all'OIL a favore dell'attuazione di tali convenzioni e del rafforzamento delle norme internazionali in materia di lavoro dignitoso nelle catene globali del valore, concentrandosi in particolare sulle donne; ricorda che l'efficace attuazione di tali norme e convenzioni ha un impatto positivo sulle condizioni di lavoro delle donne nell'UE e nei paesi terzi; invita la Commissione a garantire che gli accordi commerciali tra l'UE e altri partner contribuiscano all'eliminazione di pratiche come lo sfruttamento disumano dei dipendenti, in particolare delle donne;

32.  invita la Commissione a garantire che le norme sociali e ambientali, in particolare i diritti dei lavoratori sottoscritti negli accordi di libero scambio e nei regimi autonomi, siano applicate in tutto il territorio dei partner commerciali e, in particolare, nelle zone di trasformazione per l'esportazione (ZTE);

33.  sottolinea l'importanza di monitorare l'attuazione del sistema di preferenze generalizzate (SPG) e del sistema SPG+ dell'UE, in particolare per quanto riguarda l'applicazione delle convenzioni fondamentali; precisa che tra le convenzioni SPG+ figurano la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna del 1979, la Convenzione n. 111 concernente la discriminazione in materia di impiego e professioni e la Convenzione n. 100 concernente l'uguaglianza di remunerazione tra la manodopera maschile e la manodopera femminile per un lavoro di valore uguale; sottolinea che il fatto di sostenere e applicare questo tipo di convenzioni contribuisce ulteriormente all'uguaglianza di genere; riconosce che i sistemi SPG e SPG + sono strumenti utili per promuovere il rispetto dei diritti umani; invita la Commissione a individuare soluzioni atte a migliorare questi sistemi, ad esempio rafforzandone la condizionalità a favore dell'eliminazione delle discriminazioni giuridiche nei confronti delle donne, e a continuare a subordinare gli incentivi economici all'effettiva adozione e attuazione e all'adeguato monitoraggio dei diritti umani fondamentali, nonché delle convenzioni in materia di ambiente e lavoratori, che rivestono particolare importanza per le donne; si compiace della valutazione intermedia dei sistemi SPG effettuata dalla Commissione a questo proposito;

34.  invita la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri a garantire, nei negoziati a livello dell'OMC, che sia prestata la debita attenzione all'uguaglianza di genere in sede di elaborazione di nuove regole e accordi, come pure di attuazione e riesame degli accordi esistenti, compreso il meccanismo di esame delle politiche commerciali dell'OMC; che vi sia una maggiore trasparenza in tutto il processo dei negoziati in seno all'OMC; e che in tutti gli attuali e futuri negoziati condotti in settori quali l'agricoltura, la pesca, i servizi e il commercio elettronico sia integrata l'attenzione alle questioni di genere; invita la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri, inoltre, a difendere e a promuovere una migliore posizione delle donne nelle catene di valore globali (facendo il miglior uso possibile degli strumenti dell'OMC, quale ad esempio l'accordo sull'agevolazione degli scambi), a elaborare programmi di sviluppo delle capacità, a organizzare periodicamente discussioni tra esperti e scambi di buone pratiche, a sostenere l'adozione di misure legate al genere in seno alla struttura amministrativa dell'OMC e, più specificamente, a provvedere affinché il segretariato dell'OMC abbia la capacità tecnica di effettuare analisi della dimensione di genere delle norme commerciali (compresi i mezzi per condurre valutazioni d'impatto in termini di genere in tutte le fasi del suo lavoro, quali ad esempio gli studi quantitativi sulle donne che beneficiano di assistenza tecnica); invita la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri, infine, a utilizzare gli strumenti approntati dall'OMC, sia nella sua giurisprudenza che nei negoziati commerciali in corso, per affrontare le questioni di genere e, allo stesso modo, a sostenere una migliore cooperazione tra l'OMC e altre organizzazioni internazionali, quali ad esempio l'UNCTAD, UN Women e l'OIL, nell'impegno per promuovere un commercio internazionale inclusivo, i diritti delle donne e l'uguaglianza;

35.  invita la Commissione a sostenere gli sforzi internazionali volti a promuovere l'inclusione di una prospettiva di genere nelle politiche commerciali e nei programmi come ad esempio l'iniziativa "She Trades" del Centro internazionale per il commercio, il cui scopo è quello di collegare un milione di donne imprenditrici ai mercati entro il 2020(30), e incoraggia, a tale proposito, lo scambio internazionale delle migliori pratiche in materia di politiche e programmi elaborati in un'ottica di genere nell'ambito di organizzazioni e organismi quali l'OMC, l'ITC e le Nazioni Unite;

36.  invita la Commissione a rafforzare la responsabilità sociale delle imprese (RSI) e la dovuta diligenza nel quadro degli accordi di libero scambio, in linea con i principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani e con le linee guida dell'OCSE sul dovere di diligenza; esorta l'Unione europea a rafforzare la RSI e a tenere conto della dovuta diligenza negli accordi di libero scambio e incoraggia l'OMC a tenere in considerazione l'uguaglianza di genere nella sua politica commerciale; sottolinea altresì l'importanza di affrontare tale questione in seno ad altre organizzazioni e forum internazionali e multilaterali, quali le Nazioni Unite, la Banca mondiale e l'OCSE; ricorda che nel 2010 il Parlamento europeo ha richiesto che le società divulgassero pubblicamente i loro bilanci in materia di responsabilità sociale delle imprese e ha chiesto l'adozione degli obblighi in materia di dovuta diligenza per tutte le imprese, come anche il consolidamento del concetto di responsabilità sociale delle imprese; si compiace pertanto che, a partire dal 2017, in virtù della direttiva sulla comunicazione di informazioni di carattere non finanziario, le società di grandi dimensioni siano tenute alla divulgazione di informazioni di carattere non finanziario e di informazioni sulla diversità;

37.  sottolinea la necessità di migliorare i codici di condotta, le etichette e i regimi di commercio equo, nonché di garantirne l'allineamento con norme internazionali quali ad esempio i principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, il patto globale delle Nazioni Unite e le linee guida dell'OCSE destinate alle imprese multinazionali;

38.  invita l'Unione europea a provvedere affinché i segretariati delle istituzioni dell'UE che detengono responsabilità in materia di politiche e negoziati commerciali dispongano delle competenze e della capacità tecnica per integrare una prospettiva di genere in tutto il processo dei negoziati, dalla fase iniziale fino all'applicazione e alla valutazione; accoglie con favore l'istituzione, all'interno della struttura della DG Commercio, di un punto di contatto per le questioni di genere, responsabile di monitorare se gli aspetti di genere siano tenuti in considerazione negli accordi commerciali dell'UE e di assicurare l'integrazione della dimensione di genere nella politica commerciale dell'UE; invita la Commissione a fornire una formazione in materia di genere, o ad avvalersi della formazione fornita, ad esempio, dall'UNCTAD, per garantire che i funzionari e i negoziatori siano consapevoli delle questioni legate all'uguaglianza di genere e al commercio; invita gli Stati membri a reclutare personale di sesso femminile a tutti i livelli all'interno dei rispettivi ministeri del Commercio; invita le organizzazioni internazionali come l'OMC, la Banca mondiale, l'FMI e l'OIL a promuovere un'equa rappresentanza di donne nelle rispettive strutture interne, soprattutto nelle posizioni dirigenziali; invita la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri a impegnarsi attivamente e a sostenere gli sforzi volti a organizzare periodicamente discussioni e azioni sul genere e il commercio;

39.  invita la Commissione e il Consiglio a promuovere, negli accordi commerciali, l'impegno ad assicurare una presenza più forte delle donne in seno agli organi decisionali, sia nel settore pubblico che in quello privato;

40.  invita la Commissione e il Consiglio a condurre i negoziati commerciali in modo trasparente, a rispettare pienamente le migliori pratiche consolidate in altri negoziati e a garantire che, in tutte le fasi dei negoziati, il Parlamento europeo sia tempestivamente e regolarmente informato; chiede che le squadre negoziali siano equilibrate sotto il profilo del genere, affinché siano pienamente in grado di tenere conto di tutti gli aspetti di genere degli accordi commerciali; invita l'UE e gli Stati membri a garantire una partecipazione inclusiva alle consultazioni commerciali, sia a livello dell'UE che a livello di OMC, anche per le organizzazioni per i diritti delle donne, i sindacati, le imprese e le organizzazioni della società civile e per lo sviluppo, e ad aumentare la trasparenza per i cittadini europei, proponendo iniziative e pubblicando informazioni attinenti ai negoziati;

41.  invita la Commissione e gli Stati membri a provvedere affinché nelle rispettive attività di cooperazione allo sviluppo sia prestata una particolare attenzione all'obiettivo dell'uguaglianza di genere e tale obiettivo sia integrato in tutti i programmi di assistenza, in particolare i programmi connessi alla strategia in materia di aiuti al commercio; invita l'UE a rendere disponibili maggiori risorse per i programmi di cooperazione legati all'uguaglianza di genere e alla formazione professionale delle donne; invita la Commissione a sostenere i paesi meno sviluppati, sia finanziariamente che attraverso lo sviluppo di capacità, impegnandosi per aumentare la coerenza tra il commercio, lo sviluppo e i diritti umani, ivi compresa l'uguaglianza di genere; sottolinea che la riduzione del gettito fiscale derivante dalla diminuzione delle tariffe deve essere affrontata nel quadro dell'agenda per lo sviluppo sostenibile e tramite il relativo finanziamento;

42.  invita la Commissione a promuovere l'imprenditorialità femminile nei paesi in via di sviluppo, concentrandosi in particolare sui paesi in cui le donne incontrano maggiori limitazioni rispetto agli uomini per quanto concerne l'accesso al credito, alle infrastrutture e alle attività produttive;

43.  invita la Commissione a prendere in esame la possibilità di istituire programmi di formazione propedeutici all'apprendistato, affinché fornitori, datori di lavoro, esperti del lavoro e altre parti interessate del settore instaurino contatti con i loro pari in tutta l'UE e traggano insegnamenti da una varietà di modelli di programma efficaci, con la finalità di creare, in ultima analisi, condizioni favorevoli affinché anche le donne possano beneficiare delle opportunità offerte dagli accordi di libero scambio;

44.  invita la Commissione e gli Stati membri a unire gli sforzi per adeguare le politiche in settori quali l'istruzione e la formazione professionale, con l'obiettivo di promuovere una maggiore uguaglianza di genere nella distribuzione delle opportunità occupazionali offerte dalle esportazioni;

45.  invita la Commissione e il Consiglio a promuovere, negli accordi commerciali, l'impegno a svolgere attività di cooperazione bilaterali tese a migliorare le capacità e le condizioni di cui dispongono le donne per beneficiare pienamente delle opportunità offerte da siffatti accordi e a tal fine, come anche al fine di instaurare e agevolare la cooperazione, istituire un comitato misto sul commercio e il genere incaricato di sorvegliarne l'applicazione, garantendo l'opportuna partecipazione dei soggetti interessati privati, tra cui esperti e organizzazioni della società civile attivi nell'ambito dell'uguaglianza di genere e dell'emancipazione delle donne, e garantendo un'ampia rappresentanza, per comunità e per settore, attraverso mezzi di consultazione accessibili (come le discussioni online) oltre ai dialoghi strutturati;

46.  invita la Commissione a esaminare ulteriori modalità con cui le politiche e gli accordi commerciali dell'UE possano promuovere l'emancipazione economica delle donne e la partecipazione femminile in ambiti come la scienza, la tecnologia, l'ingegneria e la matematica (discipline STEM), nonché modalità per colmare i divari di genere per quanto riguarda l'accesso alle nuove tecnologie e il loro utilizzo;

o
o   o

47.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 303 del 31.10.2012, pag. 1.
(2) GU L 130 del 19.5.2017, pag. 1.
(3) GU C 290 E del 29.11.2006, pag. 107.
(4) GU C 99 E del 3.4.2012, pag. 31.
(5) GU C 99 E del 3.4.2012, pag. 94.
(6) GU C 353 E del 3.12.2013, pag. 38.
(7) GU C 407 del 4.11.2016, pag. 2.
(8) GU C 66 del 21.2.2018, pag. 30.
(9) GU C 76 del 28.2.2018, pag. 93.
(10) Testi approvati P8_TA(2017)0073.
(11) Testi approvati P8_TA(2016)0298.
(12) Testi approvati P8_TA(2017)0330.
(13) Testi approvati, P8_TA(2017)0354.
(14) UNDP, Africa Human Development Report 2016, http://www.undp.org/content/dam/undp/library/corporate/HDR/Africa%20HDR/AfHDR_2016_lowres_EN.pdf?download.
(15) Relazione tecnica dell'OCSE, http://www.oecd.org/gender/Enhancing%20Women%20Economic%20Empowerment_Fin_1_Oct_2014.pdf.
(16) http://trade.ec.europa.eu/doclib/press/index.cfm?id=1632.
(17) https://www.wto.org/english/forums_e/parliamentarians_e/ipuconf2016_e.htm.
(18) https://www.wto.org/english/tratop_e/devel_e/a4t_e/global_review15prog_e/global_review15prog_e.htm.
(19) http://unctad.org/en/Pages/DITC/Gender-and-Trade/Trade,-Gender-and-Development.aspx.
(20) https://www.ictsd.org/sites/default/files/research/the_gender_dimensions_of_global_value_chains_0.pdf.
(21) https://www.ictsd.org/sites/default/files/research/the_gender_dimensions_of_services.pdf.
(22) http://progress.unwomen.org/en/2015/pdf/unw_progressreport.pdf.
(23) https://wideplus.org/2017/06/25/wide-gender-and-trade-position-paper-is-available/.
(24) http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2016/571388/IPOL_STU(2016)571388_EN.pdf.
(25) http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/IDAN/2015/549058/EXPO_IDA(2015)549058_EN.pdf.
(26) http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2017/june/tradoc_155632.pdf.
(27) "Implementing gender-aware ex ante evaluations to maximize the benefits of trade reforms for women" (Effettuare valutazioni ex ante consapevoli dal punto di vista del genere per massimizzare i benefici delle riforme commerciali per le donne), http://unctad.org/en/PublicationsLibrary/presspb2016d7_en.pdf.
(28) Relazione informativa dell'OCSE "Enhancing Women's Economic Empowerment through Entrepreneurship and Business Leadership in OECD Countries" (Rafforzare l'emancipazione economica delle donne attraverso l'imprenditorialità e la leadership negli affari nei paesi dell'OCSE), 2014, http://www.oecd.org/gender/Enhancing%20Women%20Economic%20Empowerment_Fin_1_Oct_2014.pdf
(29) Direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego (GU L 204 del 26.7.2006, pag. 23).
(30) http://www.intracen.org/itc/women-and-trade/SheTrades/.


Regioni in ritardo di sviluppo nell'Unione europea
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Risoluzione del Parlamento europeo del 13 marzo 2018 sulle regioni in ritardo di sviluppo nell'Unione europea (2017/2208(INI))
P8_TA(2018)0067A8-0046/2018

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 174, 175 e 176 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visto il regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio(1),

—  visto il regolamento (UE) n. 1299/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni specifiche per il sostegno del Fondo europeo di sviluppo regionale all'obiettivo di cooperazione territoriale europea,(2),

—  vista la comunicazione della Commissione del 14 dicembre 2015 dal titolo "Investire nella crescita e nell'occupazione – ottimizzare il contributo dei Fondi strutturali e di investimento europei" (COM(2015)0639),

—  vista la sua risoluzione dell'8 ottobre 2013 sugli effetti dei vincoli di bilancio per le autorità regionali e locali con riferimento alla spesa dei Fondi strutturali dell'UE negli Stati membri(3),

—  vista la sua risoluzione del 6 luglio 2016 sulla preparazione della revisione post-elettorale del QFP 2014-2020: il contributo del Parlamento in vista della proposta della Commissione(4),

–   vista la sua risoluzione del 16 febbraio 2017 sugli investimenti nella crescita e nell'occupazione – ottimizzare il contributo dei Fondi strutturali e di investimento europei: valutazione della relazione a norma dell'articolo 16, paragrafo 3, del regolamento sulle disposizioni comuni(5),

—  vista la sua risoluzione del 13 giugno 2017 sul miglioramento dell'impegno dei partner e della visibilità nell'esecuzione dei fondi strutturali e d'investimento europei(6),

–  vista la sua risoluzione del 13 giugno 2017 sulla costruzione di pilastri per una politica di coesione dell'UE post-2020(7),

–  vista la sua risoluzione del 24 ottobre 2017 sul documento di riflessione sul futuro delle finanze dell'UE(8),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione del 10 aprile 2017 sulla competitività nelle regioni a basso reddito e a bassa crescita: la relazione sulle regioni in ritardo di sviluppo (SWD(2017)0132),

–  viste le condizionalità ex ante per le strategie di specializzazione intelligente,

–  vista la settima relazione intermedia sulla coesione economica, sociale e territoriale, pubblicata dalla Commissione il 9 ottobre 2017,

—  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

—  visti la relazione della commissione per lo sviluppo regionale e i pareri della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale e della commissione per la pesca (A8-0046/2018),

A.  considerando che il protrarsi della crisi economica e finanziaria nell'UE ha avuto un impatto negativo sulla crescita economica a livello regionale, nonostante la politica di coesione abbia contribuito con circa un terzo del bilancio dell'UE mirando a rafforzare la crescita e l'occupazione e a ridurre le disparità tra le regioni dell'UE; che sarebbe opportuno che la Commissione, in tale contesto, e nel quadro del semestre europeo, esamini il cofinanziamento nazionale e regionale nell'ambito dei Fondi strutturali e d'investimento europei (fondi SIE) e il suo impatto sui disavanzi nazionali;

B.  considerando che la politica di coesione, attuata mediante il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), il Fondo sociale europeo (FSE) e il Fondo di coesione, rappresenta la principale politica di investimento, di crescita e di sviluppo dell'UE, è allineata agli obiettivi della strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva e mira a ridurre le disparità economiche, sociali e territoriali tra regioni, a promuovere la convergenza e quindi a migliorare la qualità di vita dei cittadini europei;

C.  considerando che il FESR, l'FSE e il Fondo di coesione hanno come principali obiettivi per il periodo 2014 -2020 gli investimenti a favore della crescita e dell'occupazione, finalizzati a rafforzare il mercato del lavoro, le economie regionali e la cooperazione territoriale europea, a migliorare la cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale all'interno dell'Unione e in ultima analisi a ridurre le disparità di sviluppo tra le singole regioni d'Europa;

D.  considerando che, secondo la relazione della Commissione europea sulle regioni in ritardo di sviluppo, tali regioni sono 47, appartenenti a otto Stati membri; che la relazione può portare a una migliore comprensione della complessità delle sfide cui devono far fronte le regioni in ritardo di sviluppo, e dovrebbe pertanto essere accessibile al pubblico in tutte le lingue ufficiali dell'UE;

E.  considerando che la politica di coesione svolge un ruolo importante in tutte le regioni in ritardo di sviluppo e rappresenta una percentuale molto elevata degli investimenti pubblici nella maggior parte di esse;

F.  considerando che le regioni in ritardo di sviluppo hanno tassi di produttività, occupazione e frequenza scolastica più bassi rispetto ad altre regioni nello stesso Stato membro;

G.  considerando che la relazione della Commissione distingue due tipi di regioni in ritardo di sviluppo: le "regioni a bassa crescita", corrispondenti a regioni meno sviluppate e in transizione che non si sono uniformate alla media dell'Unione tra il 2000 e il 2013 in Stati membri con un PIL pro capite espresso in standard di potere di acquisto (SPA) inferiore alla media UE nel 2013, che comprendono quasi tutte le regioni meno sviluppate e in transizione in Grecia, Spagna, Italia e Portogallo, e le "regioni a basso reddito", corrispondenti a tutte le regioni con un PIL pro capite espresso in SPA inferiore al 50 % della media UE nel 2013, che comprendono numerose regioni meno sviluppate in Bulgaria, Ungheria, Polonia e Romania;

H.  considerando che le regioni a bassa crescita soffrono di una stagnazione economica dovuta in particolare al calo degli investimenti pubblici e privati, a differenza delle regioni a basso reddito che mantengono in generale intatto il loro potenziale di sviluppo;

I.  considerando che le regioni in ritardo di sviluppo soffrono più delle altre della scarsità di investimenti pubblici e privati e che questo è dovuto anche alla necessità di rispettare gli obblighi di rientro del debito pubblico imposti dal patto di stabilità;

J.  considerando che le regioni in ritardo di sviluppo sono spesso caratterizzate da una mancanza di riforme strutturali, che riduce l'impatto degli investimenti pubblici già limitati;

K.  considerando che le regioni in ritardo di sviluppo soffrono di gravi svantaggi in termini di trasporti pubblici, infrastrutture economiche ed energetiche, e necessitano di investimenti più efficaci ed efficienti;

L.  considerando che la Commissione ritiene necessaria una più stretta relazione tra politica di coesione e raccomandazioni specifiche per paese nel quadro del semestre europeo;

M.  considerando che le regioni in ritardo di sviluppo, in particolare le regioni a basso reddito, devono spesso far fronte all'emigrazione di giovani e di lavoratori qualificati, ovvero risorse necessarie per la rivitalizzazione economica e sociale delle zone interessate, il che riduce l'attrattiva di tali regioni in termini di occupazione e di investimenti;

N.  considerando che la definizione di regione a basso reddito e a bassa crescita dovrebbe essere riformulata;

O.  considerando che è importante sensibilizzare gli utenti finali in merito ai programmi regionali e locali finanziati dall'UE e ai risultati raggiunti, indipendentemente dai livelli di finanziamento di una specifica regione;

P.  considerando che una buona governance e una pubblica amministrazione efficiente sono necessarie nelle regioni in ritardo di sviluppo, in quanto contribuiscono in misura significativa a creare le condizioni per la crescita economica; che ridurre l'eccesso di norme e controlli, nonché la lunghezza e la complessità delle procedure, e utilizzare meglio gli strumenti delle TIC contribuirebbero a migliorare l'efficienza e la buona governance nelle regioni in ritardo di sviluppo;

Q.  considerando che, secondo la settima relazione sulla coesione economica, sociale e territoriale, le regioni in ritardo di sviluppo si classificano ai più bassi livelli dell'indice europeo di qualità della governance (European Quality of Government Index), il che causa un impatto ridotto degli investimenti pubblici;

R.  considerando l'importanza di dati numerici e statistici aggiornati e disaggregati ai fini di decisioni politiche ben fondate, più trasparenti, imparziali e più eque;

S.  considerando che nelle regioni in ritardo di sviluppo andrebbero eliminati gli ostacoli alla crescita e colmati i divari infrastrutturali;

T.  considerando che le PMI nelle regioni in ritardo di sviluppo sono finanziate con tassi d'interesse molto più elevati e incontrano maggiori difficoltà a ottenere prestiti dal settore bancario per cofinanziare progetti nell'ambito dei fondi SIE;

U.  considerando che quattro delle cinque regioni in ritardo di sviluppo hanno almeno il 25 % della popolazione in una città o nella relativa area di pendolarismo (area urbana funzionale) e una su cinque regioni in ritardo ha oltre il 50 % della popolazione in un'area urbana funzionale;

V.  considerando che le attività tradizionali, come la pesca o l'allevamento artigianale su piccola scala, definiscono l'identità e gli stili di vita nella maggior parte delle zone costiere e rurali delle regioni in ritardo di sviluppo, e rivestono un'importanza economica, territoriale, sociale e culturale; che occorrono strategie di sviluppo al fine di migliorare la capacità di attirare e trattenere talenti, adottare nuove tecnologie e stimolare nuovi investimenti;

1.  accoglie con favore il fatto che la Commissione abbia presentato il documento di lavoro sulla competitività nelle regioni a basso reddito e a bassa crescita: la relazione sulle regioni in ritardo di sviluppo; rileva che la relazione propone alcune soluzioni positive per sostenere la crescita economica, lo sviluppo sostenibile e la creazione di posti di lavoro in queste regioni; sottolinea inoltre che l'analisi concernente la competitività rappresenta un contributo importante per il dibattito futuro sulla politica di coesione;

2.  accoglie con favore l'attuazione delle iniziative pilota per le regioni in ritardo di sviluppo in due regioni della Romania e, con il sostegno della Banca mondiale, due regioni della Polonia, in particolare la definizione di priorità strategiche e azioni concrete rapidamente attuabili; attende con interesse la pubblicazione dei risultati di tali iniziative;

3.  sottolinea che la politica di coesione ha un ruolo fondamentale nel garantire e promuovere gli investimenti pubblici e privati in tutte le regioni dell'UE, sia direttamente che contribuendo a creare un ambiente favorevole agli investimenti; ritiene che l'UE, nel suo insieme, al fine di promuovere uno sviluppo armonioso generale, debba attuare azioni che rafforzino la coesione economica, sociale e territoriale e riducano le disparità tra i livelli di sviluppo delle varie regioni e l'arretratezza delle regioni in ritardo di sviluppo;

4.  invita la Commissione a definire le regioni in ritardo di sviluppo a livello NUTS III, in base alle condizioni economiche e sociali generali, e a orientare meglio il finanziamento di tali aree in linea con i cicli di programmazione dei fondi SIE;

5.  invita la Commissione e gli Stati membri a definire per le diverse regioni in ritardo di sviluppo strategie, programmi e azioni su misura, tenendo conto delle tendenze e delle disparità subregionali, poiché i percorsi intrapresi e le sfide affrontate nelle regioni a basso reddito e a bassa crescita differiscono ampiamente a seconda delle relative specificità, ricorrendo a strategie di specializzazione intelligente, onde accelerare la convergenza e assicurare le migliori soluzioni per la creazione di posti di lavoro, la crescita economica e lo sviluppo sostenibile; ritiene che tali strategie, programmi o azioni debbano essere coordinati nel quadro dell'agenda urbana, tenuto conto del fatto che le regioni in ritardo di sviluppo non sono puramente rurali;

6.  sottolinea che, oltre al basso tasso di sviluppo e investimenti nelle PMI, il livello di disoccupazione, soprattutto giovanile, rimane drammaticamente elevato e rappresenta uno dei problemi più gravi e urgenti nella grande maggioranza delle regioni in ritardo di sviluppo; sottolinea il ruolo fondamentale dell'istruzione secondaria e superiore, della formazione professionale e sul lavoro nonché del trasferimento di conoscenze nel combattere la disoccupazione e l'emigrazione giovanili, particolarmente allarmanti in queste regioni; sottolinea l'importanza dell'istruzione e della formazione nonché di maggiori investimenti in relazione alle esigenze e allo sviluppo delle PMI e delle imprese a conduzione familiare; è del parere che la partecipazione dei giovani porti a migliori prestazioni, in quanto essi offrono spesso soluzioni innovative;

7.  rileva che la presenza di risorse umane istruite e formate corrispondenti alle esigenze dell'economia regionale ha un impatto incisivo sulla competitività, sulla produttività e sull'attrattiva del mercato del lavoro, che può in tal modo svilupparsi in un contesto di crescita e di apertura agli investimenti pubblici e privati; è del parere che, in tale contesto, occorra tenere conto della presente situazione delle regioni in ritardo di sviluppo, in particolare dei tassi di migrazione negativi e del loro impatto avverso sull'occupazione; sottolinea il ruolo che l'agricoltura e la pesca svolgono nelle regioni in ritardo di sviluppo, in quanto, attraverso la promozione delle imprese a conduzione familiare e la creazione di posti di lavoro, nonché l'agevolazione dell'inclusione sociale, garantiscono l'approvvigionamento alimentare e la sicurezza alimentare;

8.  rileva che la diversificazione è diventata una necessità per gli agricoltori e i pescatori, in particolare nelle regioni in ritardo di sviluppo, come mezzo per poter disporre di fonti di reddito supplementari e promuovere attività economicamente ed ecologicamente sostenibili; rileva, tuttavia, che in nessun modo tale diversificazione deve sostituire attività più tradizionali, quali la pesca sostenibile; incoraggia gli Stati membri e le autorità regionali e locali a sostenere l'economia blu e progetti analoghi per aiutare le persone nelle regioni in ritardo di sviluppo a sviluppare fonti di reddito ecologicamente sostenibili;

9.  auspica che l'attuazione della strategia UE 2020 nel settore dell'occupazione, dell'istruzione e della formazione, nonché della prossima strategia a lungo termine dell'UE e dei suoi obiettivi, continui a tenere nella dovuta considerazione i bisogni specifici delle regioni in ritardo di sviluppo, con particolare riferimento ai persistenti gap infrastrutturali e allo sviluppo del capitale umano, con particolare attenzione al tasso di abbandono scolastico e alle sue conseguenze negative sull'occupazione; invita la Commissione, in tale contesto, a studiare l'impatto di un eventuale aumento del tasso di cofinanziamento dell'FSE per il prossimo periodo di finanziamento;

10.  ritiene necessario un reale bilanciamento tra interventi strutturali, politiche sociali e politiche industriali nella programmazione e nell'attuazione dei fondi SIE, per stimolare la crescita economica, lo sviluppo sostenibile e la creazione di posti di lavoro associando le sovvenzioni e gli strumenti finanziari e attirando un ulteriore sostegno finanziario, contribuendo in tal modo ad affrontare le restanti lacune; sottolinea, a tale riguardo, che strumenti finanziari a basso rischio potrebbero essere preferibili rispetto a strumenti finanziari ad alto rischio, ogni qual volta le prospettive economiche lo consentano;

11.  rileva che la politica di coesione può servire come strumento correttivo per i divari di competitività e gli squilibri e le asimmetrie macroeconomiche tra territori, favorendo la costruzione di un ambiente attrattivo e sostenibile per imprese e cittadini; sottolinea che, nelle regioni a basso tasso di crescita, i problemi principali riscontrati sono l'accesso al credito, l'esecuzione dei contratti e la tutela degli azionisti di minoranza, mentre nei paesi a basso reddito i problemi principali riguardano l'insolvenza, la fornitura di energia elettrica e l'esecuzione dei contratti;

12.  osserva che le regioni in ritardo di sviluppo sono sottoposte a notevoli pressioni migratorie; ritiene che il contributo dei fondi SIE a questa sfida potrà essere efficace solo se accompagnato dalla reale applicazione del principio di solidarietà; ritiene che i rifugiati e i migranti sotto protezione internazionale debbano ricevere una formazione e un'istruzione adeguate ai fini della loro integrazione nel mercato del lavoro;

13.  osserva che molti dei problemi delle regioni in ritardo di sviluppo sono analoghi a quelli incontrati nelle regioni ultraperiferiche; si compiace, pertanto, della strategia proposta alla Commissione nella sua comunicazione dal titolo "Un partenariato strategico rinnovato e rafforzato con le regioni ultraperiferiche dell'UE"(9);

14.  ritiene che i criteri di sviluppo demografico e sociale, quali l'Indice di progresso sociale regionale, e gli indicatori ambientali o di altro tipo, oltre al PIL, potrebbero essere considerati nel contesto della politica di coesione e inclusi nelle future relazioni della Commissione sulle regioni in ritardo di sviluppo, al fine di garantire la realizzazione del potenziale delle regioni in ritardo di sviluppo;

15.  pone l'accento sulle ripercussioni negative, soprattutto nelle regioni in ritardo di sviluppo, della crisi economica e finanziaria, che ha ridotto il margine disponibile per le politiche di bilancio, determinando tagli degli investimenti pubblici; sottolinea, d'altra parte, l'importanza della riduzione del debito per riassorbire il disavanzo di bilancio e adeguare gli investimenti pubblici alle esigenze in termini di crescita;

16.  ritiene che la politica di coesione abbia un impatto positivo nella creazione di sviluppo e occupazione; sottolinea la necessità di applicare la posizione concordata relativamente al patto di stabilità e crescita, riguardante la flessibilità per le condizioni congiunturali, le riforme strutturali e gli investimenti pubblici miranti all'attuazione delle grandi riforme strutturali e di progetti analoghi, al fine di conseguire gli obiettivi di Europa 2020; riconosce la necessità di chiarire il contesto e il campo di applicazione delle riforme strutturali nell'ambito della politica di coesione; rileva, tuttavia, che tali riforme strutturali attuate negli Stati membri e nelle regioni nell'ambito di programmi di sostegno possono contribuire al conseguimento di un risultato migliore per gli investimenti realizzati nel quadro della politica di coesione;

17.  chiede azioni più incisive per aumentare la convergenza fra tutte le regioni, comprese azioni intese a garantirne la resilienza agli shock improvvisi;

18.  nota come l'accesso al credito sia più difficoltoso nelle regioni in ritardo di sviluppo, specialmente in quelle a basso reddito, a causa dei tassi di interesse più elevati e, in una certa misura, della scarsa propensione del sistema creditizio ad assumere rischi; sottolinea l'importanza di garantire un accesso agevolato al credito per sostenere le PMI, per promuovere nuove realtà imprenditoriali e per favorire la crescita nelle regioni in ritardo di sviluppo;

19.  sottolinea l'importanza dei fondi dell'UE per stimolare la resilienza economica e la coesione di tali regioni, nonché la competitività, gli investimenti e le opportunità di cooperazione; riconosce pertanto l'apporto dei gruppi di azione locale nell'ambito dello sviluppo di strategie locali; suggerisce alla Commissione di esaminare la possibilità di proporre l'assegnazione di una quota maggiore di sostegno allo sviluppo locale di tipo partecipativo (CLLD), contribuendo così ad affrontare le sfide e a creare capacità; ricorda che le regioni in ritardo di sviluppo spesso incontrano difficoltà nell'accesso ai finanziamenti, nonché ritardi burocratico-amministrativi che ostacolano il funzionamento dei fondi dell'UE;

20.  ritiene che si potrebbero trovare incentivi positivi per le regioni all'interno dell'attuale quadro delle condizioni macroeconomiche dettate dal semestre europeo;

21.  tiene conto dell'importanza di una sana governance economica per un'efficiente performance complessiva dei fondi SIE, con l'obiettivo finale di ovviare alle carenze e di evitare i ritardi; sostiene, al riguardo, la necessità di analizzare e, successivamente, rivedere la ratio stessa del collegamento tra semestre europeo e politica di coesione;

22.  ritiene che la solidarietà, una capacità istituzionale più solida, il rispetto del principio di buona amministrazione, una migliore connettività e la digitalizzazione in queste regioni incidano in modo significativo sulla loro crescita economica e su un uso più efficace ed efficiente delle risorse esistenti; pone l'accento, per questo motivo, sulla questione del sostegno e del miglioramento della qualità dell'amministrazione e delle istituzioni nelle regioni interessate; invita la Commissione e gli Stati membri a diffondere esempi di buone pratiche sull'aumento dell'efficienza della pubblica amministrazione, poiché la governance efficace dovrebbe essere la raccomandazione di base per le regioni in ritardo di sviluppo;

23.  sottolinea, in tale contesto, l'importanza del principio di partenariato e della governance multilivello, che deve essere rafforzata senza pregiudicare il principio di sussidiarietà; ritiene che il coinvolgimento di tutti i livelli di governance e dei soggetti interessati nell'ideazione e nell'attuazione di strategie, come pure di azioni e programmi specifici mirati per le regioni in questione sia fondamentale per la creazione di un effettivo valore aggiunto europeo per i cittadini;

24.  ribadisce l'importanza dell'innovazione, della digitalizzazione e del miglioramento dei servizi di prossimità (sanitari, sociali, postali) e delle infrastrutture, al fine di creare un contesto favorevole e porre solide basi per rilanciare la crescita e rafforzare la coesione nelle regioni in ritardo di sviluppo; ritiene che la fornitura di connessioni Internet ad alta velocità sia un presupposto per la vitalità delle zone rurali e montane; sottolinea le potenzialità dei progetti multisettoriali che favoriscono lo sviluppo economico, sociale e territoriale sfruttando le sinergie tra i fondi europei;

25.  suggerisce che le raccomandazioni specifiche per paese nel quadro del semestre europeo siano pluriennali, con controllo e revisione di medio periodo, e intese come incentivi positivi per l'avvio delle riforme strutturali anziché come strumenti che possano precludere l'accesso agli investimenti nell'ambito della politica di coesione, al fine di contribuire agli obiettivi comuni dell'Unione;

26.  ritiene che le misure per collegare l'efficacia dei fondi SIE a una sana governance economica, quali delineate nel regolamento (UE) n. 1303/2013, debbano essere esaminate con attenzione, anche con la partecipazione di tutti i soggetti interessati; ritiene inoltre che debba essere ripensata la ratio del legame tra i fondi SIE e una sana governance economica, in vista del prossimo periodo di programmazione e tenendo conto della loro attuazione nel periodo 2014-2020; è del parere che la Commissione debba valutare l'idea di introdurre adeguamenti per quanto riguarda il modo in cui sono connessi il semestre europeo e la politica di coesione; propone, a tale riguardo, un sistema di incentivi positivi, con la relativa predisposizione di appositi margini nel nuovo quadro finanziario pluriennale (QFP), che potrebbero costituire una dotazione cui attingere allorché gli Stati membri si adeguano alle raccomandazioni specifiche per paese e ad altri requisiti nel quadro del semestre europeo;

27.  ritiene particolarmente necessario sostenere le attività produttive e locali che contraddistinguono il contesto imprenditoriale delle regioni in ritardo di sviluppo, inclusi il turismo sostenibile, l'economia circolare, la transizione energetica locale, l'agricoltura, i manufatti e l'innovazione incentrata sulle PMI; ritiene che le sinergie derivanti dalla combinazione efficace di finanziamenti di enti regionali e nazionali e di strumenti di finanziamento dell'UE, con l'utilizzo di investimenti territoriali integrati, dovrebbero contribuire a creare opportunità economiche, specialmente per i giovani;

28.  sottolinea l'importanza dello sfruttamento di tutte le opportunità offerte dall'UE per lo sviluppo sostenibile e la crescita in queste regioni; ritiene che gli Stati membri debbano prestare una particolare attenzione alle regioni in ritardo di sviluppo in sede di preparazione dei programmi operativi e di cooperazione transfrontaliera; ricorda dunque che è importante favorire l'uso dei fondi nell'ambito della gestione diretta e del FEIS, a fianco e in coordinamento alle opportunità offerte dalla politica di coesione;

29.  sottolinea l'importanza di statistiche affidabili, aggiornate e disaggregate; richiede pertanto che la Commissione ed Eurostat forniscano statistiche con il maggior grado possibile di dettaglio e di disaggregazione geografica, affinché possano essere utilizzate per l'elaborazione di adeguate politiche di coesione, anche nelle regioni in ritardo di sviluppo; esprime soddisfazione, in tale contesto, per le informazioni contenute nella relazione della Commissione;

30.  invita la Commissione e il Consiglio a valutare la possibilità di rivedere il rapporto esistente tra politica di coesione e governance macroeconomica, ricordando che tale politica ha una legittimità che deriva direttamente dai trattati ed è una delle politiche europee più visibili, nonché la più importante espressione di solidarietà e valore aggiunto dell'Europa per tutte le regioni europee; ritiene che il legame tra politica di coesione e processi di governance economica nel semestre europeo debba essere equilibrato, reciproco e basato su un sistema di incentivi positivi; sostiene un ulteriore riconoscimento della dimensione territoriale, che potrebbe essere vantaggioso per il semestre europeo; ritiene pertanto necessario che la governance economica e gli obiettivi della politica di coesione in termini di coesione economica, sociale e territoriale riconosciuta dai trattati nonché della crescita sostenibile, dell'occupazione e della tutela ambientale siano considerati nell'ambito di un approccio bilanciato;

31.  ricorda la necessità che tutti gli attori politici riconoscano il ruolo svolto dalla politica di coesione come strumento principale della politica economica europea a favore di investimenti pubblici e privati che tengono conto delle specificità territoriali, sociali ed economiche delle regioni;

32.  invita gli Stati membri, come proposto nella relazione della Commissione, ad adottare strategie di sviluppo nazionali e regionali, nonché programmi volti a sostenere le regioni in ritardo di sviluppo e migliorarne sia le capacità e la governance amministrative che altri fattori determinanti per la crescita; invita la Commissione, a tale proposito, a prestare assistenza tecnica, professionale e pratica agli Stati membri, alle regioni e ai comuni al fine di utilizzare le migliori prassi e sostenere la digitalizzazione dei servizi pubblici;

33.  chiede che la politica di coesione continui a rappresentare una priorità per l'Unione e sia quindi sostenuta da risorse ambiziose, anche alla luce della pressione che grava sul bilancio dell'UE, e chiede che siano aumentate le sinergie con gli altri fondi dell'UE e che sia attratto un sostegno finanziario complementare attraverso strumenti finanziari nel quadro della programmazione pluriennale post-2020; sottolinea che i valori come la solidarietà europea, di cui la politica di coesione è portatrice, non dovrebbero essere inficiati;

34.  ricorda la responsabilità del Parlamento nell'elaborazione e nell'approvazione di un adeguato quadro legislativo per la futura politica di coesione; sottolinea la necessità di preservare il ruolo e l'obiettivo fondamentali della politica di coesione, in linea con l'articolo 174 TFUE, non solo per conseguire la convergenza, ma anche per impedire che alcuni territori rimangano indietro; evidenzia la necessità di semplificare le norme e di assicurare un equilibrio corretto tra la semplificazione della politica e controlli adeguati, riducendo al contempo gli oneri amministrativi eccessivi; ritiene che la Commissione e gli Stati membri debbano valutare la possibilità di estendere le disposizioni dell'articolo 7 del regolamento (UE) n. 1301/2013 sul FESR, con finanziamenti a favore dei collegamenti tra le città e le zone circostanti, nelle regioni in ritardo di sviluppo;

35.  invita la Commissione a sostenere meglio lo sviluppo di sistemi per l'innovazione, quali le strategie di innovazione per la specializzazione intelligente, e a potenziare l'interazione fra le imprese, le università e i centri di ricerca nelle regioni in ritardo di sviluppo; sottolinea inoltre che la presenza di buoni collegamenti nei territori è essenziale per il lavoro dei partenariati di ricerca, ivi comprese le iniziative del partenariato europeo per l'innovazione, in modo che le pratiche innovative possano favorire maggiormente lo sviluppo sostenibile dell'agricoltura e delle imprese associate nelle regioni in ritardo di sviluppo;

36.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, al Comitato europeo delle regioni, al Comitato economico e sociale europeo e ai governi e ai parlamenti nazionali e regionali degli Stati membri.

(1) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 320.
(2) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 259.
(3) GU C 181 del 19.5.2016, pag. 29.
(4) Testi approvati, P8_TA(2016)0309.
(5) Testi approvati, P8_TA(2017)0053.
(6) Testi approvati, P8_TA(2017)0245.
(7) Testi approvati, P8_TA(2017)0254.
(8) Testi approvati, P8_TA(2017)0401.
(9) Comunicazione della Commissione del 24 ottobre 2017 (COM(2017)0623).


Il ruolo delle regioni e delle città dell'UE nell'attuare l'accordo COP 21 di Parigi sui cambiamenti climatici
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Risoluzione del Parlamento europeo del 13 marzo 2018 sul ruolo delle regioni e delle città dell'UE nell'attuare l'accordo COP 21 di Parigi sui cambiamenti climatici (2017/2006(INI))
P8_TA(2018)0068A8-0045/2018

Il Parlamento europeo,

–  visti la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) e il relativo protocollo di Kyoto,

–  visti l'accordo di Parigi e la decisione 1/CP.21 nonché la 21ª conferenza delle parti (COP 21) dell'UNFCCC e l'11ª conferenza delle parti che funge da riunione delle parti del protocollo di Kyoto (CMP11), tenutesi a Parigi (Francia) dal 30 novembre all'11 dicembre 2015,

–  visti l'articolo 7, paragrafo 2, e l'articolo 11, paragrafo 2, dell'accordo di Parigi che riconoscono le dimensioni locali, subnazionali e regionali dei cambiamenti climatici e delle azioni per il clima,

–  vista la sua posizione del 4 ottobre 2016 concernente il progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea, dell'accordo di Parigi adottato nell'ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici(1),

–  vista la sua risoluzione del 6 ottobre 2016 sull'attuazione dell'accordo di Parigi e la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici di Marrakech (Marocco) del 2016 (COP 22)(2),

–  vista la sua risoluzione del 4 ottobre 2017 sulla conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici in programma nel 2017 a Bonn (Germania) (COP 23)(3),

–  visti i nuovi obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, in particolare l'obiettivo 11 ("rendere le città inclusive, sicure, durature e sostenibili"),

–  viste le disposizioni del Patto di Amsterdam che istituiscono l'agenda urbana dell'UE,

–  vista la sua risoluzione del 9 settembre 2015 sulla dimensione urbana delle politiche dell'UE(4),

–  viste le relazioni dell'Agenzia europea dell'ambiente (AEA) n. 12/2016 "Urban adaptation to climate change in Europe 2016" (Adattamento urbano ai cambiamenti climatici in Europa al 2016) e n. 1/2017 "Climate change, impacts and vulnerability in Europe 2016" (Cambiamenti climatici, impatti e vulnerabilità in Europa al 2016),

–  vista la comunicazione della Commissione del 2 marzo 2016 dal titolo "Dopo Parigi: valutazione delle implicazioni dell'accordo di Parigi" (COM(2016)0110),

–  vista la comunicazione della Commissione del 16 aprile 2013 dal titolo "Strategia dell'UE di adattamento ai cambiamenti climatici" (COM(2013)0216),

–  visto il parere del Comitato europeo delle regioni dell'8 febbraio 2017 dal titolo "Verso una nuova strategia UE di adattamento ai cambiamenti climatici: un approccio integrato"(5),

–  vista la comunicazione della Commissione del 18 luglio 2014 dal titolo "La dimensione urbana delle politiche dell'UE – Elementi fondanti di una agenda urbana UE" (COM(2014)0490),

–  visto l'articolo 8 del regolamento sulle disposizioni comuni (RDC) (regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013(6)), il quale stabilisce che gli obiettivi dei fondi SIE sono perseguiti in linea con il principio dello sviluppo sostenibile,

–  visti gli accordi di partenariato e i programmi coperti dall'RDC, i quali, a norma dell'articolo 8 RDC, promuovono l'uso efficiente delle risorse, la mitigazione dei cambiamenti climatici e l'adattamento ad essi,

–  visti gli obiettivi tematici specifici sostenuti da ciascun fondo SIE, compresi lo sviluppo e l'innovazione a livello tecnologico, il passaggio a un'economia a basse emissioni di carbonio, l'adattamento ai cambiamenti climatici e la promozione dell'efficienza delle risorse,

–  vista la comunicazione della Commissione del 3 marzo 2010 dal titolo "Europa 2020: una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva" (COM(2010)2020),

–  vista la quinta relazione di valutazione del gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per lo sviluppo regionale e il parere della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (A8-0045/2018),

A.  considerando che l'aumento di eventi climatici estremi è una conseguenza diretta dei cambiamenti climatici causati dall'uomo e continuerà ad avere un impatto negativo su molte parti d'Europa con una maggiore frequenza, rendendo i suoi ecosistemi abitati più vulnerabili; che, secondo gli scenari del gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico, la temperatura del pianeta potrebbe aumentare da 0,9 a 5,8 °C nel 2100;

B.  considerando che il settimo programma di azione per l'ambiente (PAA), che orienterà la politica europea in materia di ambiente fino al 2020, identifica il miglioramento della sostenibilità delle città dell'Unione quale obiettivo prioritario, unitamente ai tre principali obiettivi orizzontali di proteggere, conservare e migliorare il capitale naturale dell'Unione, di trasformare l'Unione in un'economia a basse emissioni di carbonio, efficiente nell'impiego delle risorse, verde e competitiva, e di proteggere i cittadini dell'Unione da pressioni e rischi d'ordine ambientale per la loro salute e il loro benessere;

C.  considerando che i cambiamenti climatici possono esacerbare i cambiamenti sociali in mancanza di ulteriori misure; che si dovrebbe tener conto degli importanti flussi migratori che sono previsti come conseguenza di questi cambiamenti climatici globali e sono determinati dalle conseguenze dei movimenti di popolazione che porranno nuove esigenze alle infrastrutture delle città;

D.  considerando che, secondo le risultanze principali della relazione dell'AEA n. 12/2016, la realtà dei cambiamenti climatici è già riscontrabile nell'UE sotto forma di fenomeni meteorologici estremi e impatti graduali a lungo termine, come uragani, tempeste, desertificazione, siccità, erosione del suolo e delle coste, forti precipitazioni, ondate di calore, inondazioni, innalzamento del livello del mare, problemi di approvvigionamento idrico, incendi boschivi e diffusione di malattie tropicali;

E.  considerando che, come conseguenza dei cambiamenti climatici, aumenta il rischio di estinzione di alcune specie vegetali e animali e l'incidenza di malattie infettive causate da fattori climatici; che alcuni territori, come le regioni ultraperiferiche e altre regioni dell'UE che potrebbero essere oggetto di vulnerabilità topografica, subiscono gli effetti del cambiamento climatico ancora più drasticamente;

F.  considerando che, inoltre, da studi recenti emerge che vari cambiamenti osservati a livello di ambiente e società, per esempio i cambiamenti delle specie forestali, l'insediamento di specie esotiche invasive e i focolai di malattie, sono stati causati o acuiti dai cambiamenti climatici globali, rendendo più vulnerabili le persone, la natura e gli ecosistemi in cui vivono, a meno che non vengano adottate misure concrete; considerando che un sostegno integrato da parte dell'UE per migliorare la solidarietà e lo scambio di migliori prassi tra gli Stati membri garantirebbe che le regioni più colpite dai cambiamenti climatici siano in grado di adottare le necessarie misure di adattamento;

G.  considerando che i cambiamenti climatici hanno conseguenze sulle differenze sociali già di per sé in crescita nell'UE, a causa della maggiore vulnerabilità delle popolazioni più deboli della società che sono meno capaci e dispongono di minori risorse per contrastare gli effetti di tale fenomeno; considerando che la vulnerabilità delle persone agli effetti dei cambiamenti climatici è in larga misura determinata dalla loro capacità di accedere alle risorse di base e che le autorità pubbliche dovrebbero garantire l'accesso a tali risorse di base;

H.  considerando che quasi il 72,5 % dei cittadini dell'Unione, circa 359 milioni di persone, vive nelle zone urbane; che, inoltre, l'UE è responsabile del 9% delle emissioni globali e che le aree urbane rappresentano il 60-80% del consumo energetico globale e circa la stessa percentuale di emissioni di CO2;

I.  considerando che le scelte infrastrutturali urbane avranno un impatto sulla capacità delle città di resistere ai cambiamenti climatici; che le città, le aziende e altri attori non statali hanno un potenziale di riduzione della CO2 nell'ordine dei 2,5-4 miliardi di tonnellate entro il 2020; che le regioni e le città sono in grado di ridurre le emissioni globali del 5% per raggiungere gli obiettivi dell'accordo di Parigi e che hanno il potenziale per ridurre in modo significativo le emissioni globali;

J.  considerando che l'obiettivo di sviluppo sostenibile 11 (rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili) prevede, entro il 2020, di aumentare in maniera sostanziale il numero di città e insediamenti umani che adottano e applicano politiche e piani integrati tesi all'inclusione, all'efficienza delle risorse, alla mitigazione e all'adattamento ai cambiamenti climatici e alla resilienza ai disastri, e di sviluppare, in linea con il quadro di Sendai per la riduzione del rischio di disastri 2015-2030, la gestione olistica del rischio di disastri a tutti i livelli;

K.  considerando che le autorità municipali sono tra i principali beneficiari dei finanziamenti europei;

L.  considerando che l'articolo 7, paragrafo 2, dell'accordo di Parigi riconosce che "l'adattamento è una sfida globale che riguarda tutti, con dimensioni locali, subnazionali, nazionali, regionali e internazionali"; considerando che l'azione delle autorità locali e degli attori non statali è essenziale per consentire ai governi di soddisfare i loro impegni nel quadro dell'azione globale per il clima;

M.  considerando che la strategia dell'UE di adattamento ai cambiamenti climatici (COM(2013)0216) nonché i rispettivi regolamenti dell'UE sui fondi strutturali e di investimento europei (FSIE) individuano gli obiettivi principali e le azioni politiche associate, in particolare attraverso l'introduzione di meccanismi quali le condizionalità ex ante e gli obiettivi tematici rilevanti a livello climatico nel quadro della politica di coesione per il periodo 2014-2020, come gli obiettivi tematici (OT) 4: “Sostegno alla transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio in tutti i settori”; OT5: “Promuovere l'adattamento al cambiamento climatico, la gestione e la prevenzione dei rischi” e OT6: “"Preservare e tutelare l'ambiente e promuovere l'uso efficiente delle risorse”, che hanno comportato finanziamenti più cospicui e mirati a favore dell'azione per il clima in almeno alcuni FSIE,

N.  considerando che le regioni e le città hanno dimostrato il loro impegno nel processo UNFCCC attraverso la loro partecipazione alle iniziative del programma d'azione Lima-Parigi (LPAA) e alla piattaforma dei soggetti non statali per l'azione sul clima (NAZCA);

Quadro generale

1.  giudica positivamente il ruolo svolto dall'Unione europea nel quadro dell'accordo di Parigi (COP 21) e accoglie con favore il suo ruolo di leader mondiale nella lotta ai cambiamenti climatici; sottolinea che l'Europa persegue uno degli obiettivi più ambiziosi a livello mondiale in materia di lotta ai cambiamenti climatici; esorta a considerare la mitigazione dei cambiamenti climatici come una priorità importante delle politiche di coesione dell'UE, al fine di rispettare e mantenere gli impegni assunti con l'accordo di Parigi (COP 21), promuovendo l’innovazione in materia di energia pulita, l’economia circolare, le energie rinnovabili e l'efficienza energetica, senza pregiudicare le opportune azioni di adattamento, mantenendo al contempo il ruolo e gli obiettivi di base della politica di coesione in linea con l'articolo 174 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE);

2.  accoglie con favore l'approccio al contrasto dei cambiamenti climatici proposto dagli obiettivi di sviluppo sostenibile (Nazioni Unite) e dal Patto di Amsterdam (agenda urbana per l'Europa); sottolinea che l'Europa deve diventare il vero numero uno a livello mondiale nel campo dell'energia rinnovabile come proposto dalla Commissione e ricorda che l'agenda urbana dell'Unione contribuisce all'attuazione dell'agenda di sviluppo sostenibile 2030 delle Nazioni Unite nel quadro dell'obiettivo città inclusive, sicure e sostenibili; tiene conto, in tale contesto, della varietà delle differenze tra le autorità locali europee e le loro varie potenzialità; chiede un approccio flessibile, concepito su misura per l'attuazione dell'agenda urbana, fornendo incentivi e orientamenti al fine di sfruttare pienamente il potenziale delle città;

3.  ricorda che la sua risoluzione del 14 ottobre 2015 sul tema "Verso il raggiungimento a Parigi di un nuovo accordo internazionale sul clima”(7) chiede agli Stati membri di considerare la possibilità di assumere impegni supplementari in materia di riduzione dei gas a effetto serra (GES); sottolinea la necessità di garantire la massima trasparenza e il massimo controllo del processo COP 21;

4.  invita la Commissione e gli Stati membri a introdurre obiettivi ambiziosi in materia di mitigazione e adattamento in linea con la legislazione dell'UE vigente sull'azione per il clima e a seguito della richiesta del Comitato delle regioni nel suo parere del 9 febbraio 2017 “Verso una nuova strategia UE di adattamento ai cambiamenti climatici: ­ un approccio integrato”;

5.  deplora le strategie irresponsabili che mettono a rischio l'ambiente, come determinate attività economiche e specifici settori industriali che generano elevati livelli di inquinamento, e sottolinea come tutte le componenti della società abbiano la responsabilità di contribuire a misure che sono fondamentali per invertire una tendenza che minaccia la vita sul pianeta; sottolinea il fatto che vi è una mancanza di informazioni in relazione alle misure adottate da alcuni settori industriali per combattere gli effetti dell'inquinamento e cercare soluzioni meno inquinanti; deplora, tuttavia, che alcuni opinionisti nei settori della scienza, della comunicazione e della politica continuino a negare l'evidenza dei cambiamenti climatici;

6.  deplora l'intenzione dichiarata degli Stati Uniti di ritirarsi dagli accordi di Parigi e si rallegra del vasto numero di attori non federali, in particolare gli Stati e le città degli Stati Uniti, che hanno riaffermato il loro impegno a conseguire gli obiettivi fissati dall'accordo di Parigi; invita le autorità locali e regionali degli Stati Uniti che intendano partecipare alla lotta ai cambiamenti climatici a cooperare e ad associarsi con altri partner pubblici e privati nei loro progetti e a scambiare buone prassi al riguardo; chiede una nuova governance suscettibile di ottenere i fondi a favore dell'azione per il clima e una migliore integrazione delle regioni e delle città, e degli organismi che le rappresentano;

7.  sottolinea che le città possono svolgere un ruolo determinante nella lotta ai cambiamenti climatici, in stretta collaborazione con le autorità nazionali e con le regioni nella quale si trovano; incoraggia un ulteriore impegno tra i leader subnazionali e i governi nazionali a livello internazionale attraverso piattaforme quali Friends of Cities; ritiene che nel caso specifico dello sviluppo urbano sostenibile integrato, le autorità locali dovrebbero avere il potere non solo di selezionare i progetti, ma anche di preparare, progettare e attuare programmi di sviluppo locale; sottolinea i possibili aspetti positivi per la crescita e i posti di lavoro verdi;

8.  osserva che le autorità locali sono responsabili dell'attuazione della maggior parte delle misure di mitigazione e adattamento per quanto concerne i cambiamenti climatici e di gran parte della legislazione dell'UE in materia; sottolinea la necessità di agire in materia di pianificazione urbana, mobilità, trasporto pubblico e infrastrutture, prestazioni energetiche degli edifici, campagne educative, città intelligenti, reti intelligenti e sovvenzioni regionali al fine di attuare l'accordo di Parigi;

9.  osserva che i sindaci delle città sono direttamente responsabili delle loro decisioni nei confronti dell'elettorato e possono agire più efficacemente e rapidamente, e spesso con risultati immediati che hanno un impatto fondamentale;

10.  invita i governi nazionali ad aiutare le città e le regioni a rispettare gli impegni internazionali relativi al sostegno delle iniziative per il clima e l'energia a livello locale e regionale;

11.  rammenta che i cambiamenti climatici interagiscono con fattori sociali ed economici, per cui è necessario adottare un approccio integrato che sarà maggiormente operativo a livello locale e regionale;

12.  mette in guardia nei confronti dei costi sociali e delle conseguenze economiche causate dalle emissioni di gas a effetto serra che attualmente si ripercuotono sulle infrastrutture urbane, sulla salute pubblica e sui sistemi pubblici di assistenza sanitaria e sociale che sono - in determinati periodi e in determinate città e regioni — sovraccarichi e che si trovano in una situazione economica precaria; rileva che tali sistemi saranno quindi sottoposti a un carico supplementare e saranno tenuti a soddisfare esigenze crescenti e più complesse; giudica positivamente i potenziali vantaggi economici che le città che investono e assumono un ruolo guida in materia di infrastrutture a basso tenore di carbonio possono ottenere sotto forma di riduzione dei costi dell'elettricità e di manutenzione, e di contenimento della spesa sanitaria, per effetto della diminuzione degli inquinanti;

13.  riconosce che la mitigazione e l'adattamento sono processi a lungo termine che vanno oltre sia i cicli elettorali che le decisioni a livello locale e regionale, e invita a considerarli una fonte di opportunità dinanzi ad altre sfide, come l'occupazione e il miglioramento della salute, della qualità di vita e dei servizi pubblici; osserva che l'accordo di Parigi prevede la partecipazione attiva delle parti interessate non contraenti mediante le procedure di esame tecnico in materia di mitigazione e adattamento;

14.  riconosce il ruolo fondamentale di regioni, città e paesi nel promuovere la titolarità della transizione energetica e nello stimolare dal basso gli obiettivi in materia di clima ed energia; osserva che le regioni e le zone urbane sono gli spazi più idonei per la sperimentazione e l'attuazione di soluzioni energetiche integrate in collaborazione diretta con i cittadini; sottolinea la necessità di incentivare la transizione energetica e gli investimenti locali nelle misure di attenuazione e adattamento in ambito climatico; sottolinea che le innovazioni nel settore dell'energia pulita e progetti in materia di energie rinnovabili su piccola scala potrebbero svolgere un ruolo importante nel conseguimento degli obiettivi dell'accordo di Parigi; esorta la Commissione e gli Stati membri a adoperarsi per permettere l'accesso a misure finanziarie che tengano conto delle specificità e del valore a lungo termine delle comunità energetiche locali per il mercato dell'energia, per l'ambiente e la società, oltre a favorire il ruolo dei singoli prosumatori nell'ambito delle energie rinnovabili per una maggiore autosufficienza e autoproduzione; invita le città e le regioni ad assumere un ruolo guida nella promozione dell'efficienza energetica e della produzione di energia rinnovabile al fine di ridurre le emissioni di gas serra e l'inquinamento atmosferico;

15.  ribadisce la necessità che le regioni attuino la direttiva 2010/31/UE sulla prestazione energetica nell'edilizia e la direttiva 2012/27/UE sull'efficienza energetica e invita a utilizzare in modo mirato o aumentare i Fondi strutturali per promuovere la ristrutturazione energetica degli edifici pubblici o l'approvvigionamento autonomo dei comuni con energia rinnovabile;; e chiede che i progetti energetici cooperativi dei cittadini vengano promossi mediante i Fondi strutturali e mediante una riduzione degli oneri amministrativi a livello nazionale e regionale;

16.  osserva che, secondo le statistiche più recenti, la quota dell'UE in termini di emissioni globali di gas a effetto serra è pari a circa il 10 % e che pertanto senza azioni globali non è possibile invertire le tendenze climatiche negative; rileva, tuttavia, che l'UE potrebbe svolgere un ruolo di primo piano al riguardo, in particolare promuovendo soluzioni e tecnologie energetiche pulite;

17.  ricorda che l'agenda urbana dell'UE promuove un nuovo metodo di lavoro che prevede di sfruttare appieno il potenziale delle città per rispondere alle sfide dei cambiamenti climatici globali e presta una particolare attenzione a legiferare meglio, all'accesso ai finanziamenti e allo scambio di conoscenze;

L'Unione europea e la politica di coesione

18.  ritiene che il futuro quadro finanziario pluriennale (QFP) dovrà, se del caso, migliorare il suo livello di ambizione in relazione al conseguimento degli obiettivi per il clima, con un aumento della percentuale di spesa destinata a tale scopo;

19.  ricorda l'impegno di destinare almeno il 20 % del bilancio UE per il periodo 2014-2020 (all'incirca 212 miliardi di EUR) all'azione in materia di clima; chiede alla Commissione e agli Stati membri di tenere debitamente conto della relazione speciale n. 31/2016 della Corte dei conti europea, che avverte che sussiste il serio rischio di non riuscire a conseguire l'obiettivo del 20 % se saranno adottate ulteriori misure e invita la Commissione a tenere aggiornato il Parlamento sui progressi compiuti in questo importante ambito; sottolinea che nel Fondo sociale europeo nonché nei settori dell'agricoltura, dello sviluppo rurale e della pesca non vi è stata una svolta significativa verso l'azione per il clima e non sono state vagliate appieno tutte le potenziali opportunità di finanziamento per l'azione relativa al clima;

20.  evidenzia il ruolo chiave della politica di coesione nell'affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici a livello regionale e locale; ribadisce la necessità di aumentare il bilancio di detta politica dopo il 2020; insiste sul fatto che la politica di coesione dovrebbe prestare particolare attenzione agli investimenti nelle aree urbane in termini di qualità dell'aria, economia circolare, adattamento climatico, soluzioni per lo sviluppo di infrastrutture verdi, transizione energetica e digitale;

21.  sostiene la creazione di uno strumento con un buon rapporto costi/benefici che consenta ai governi locali di comprendere gli effetti dei progetti in termini di riduzione delle emissioni di carbonio e che consenta loro di trarre pieno vantaggio dalle opportunità di finanziamento disponibili a livello dell'UE;

22.  considera che la politica di coesione dovrebbe contemplare sia approcci all'adattamento ai cambiamenti climatici che alla mitigazione dei relativi effetti, con le dovute distinzioni, ma tenendo presente la necessità di coordinamento tra di essi, e mettere a punto di meccanismi di finanziamento e l'introduzione di incentivi per politiche e misure in ciascun settore; ritiene che detto meccanismo potrebbe essere applicato mediante un piano di investimenti chiaro e misurabile cui partecipino città e regioni (comprese autorità pubbliche, industria, soggetti interessati e società civile) e che tale partecipazione dovrebbe includere anche le fasi dell'applicazione e della valutazione;

23.  osserva che soltanto quindici Stati membri hanno adottato un piano d'azione e una strategia di adattamento, attuando poche misure concrete sul campo; ritiene che la futura programmazione dei fondi SIE dovrebbe essere meglio integrata con i piani nazionali per l'energia e il clima per il 2030; sottolinea che, nel futuro quadro finanziario pluriennale, l'integrazione degli obiettivi climatici dovrebbe essere ulteriormente migliorata, per esempio collegando più strettamente gli investimenti della politica di coesione ai piani generali degli Stati membri per la realizzazione dell'obiettivo del 2030; osserva pertanto che, da un lato, si dovrà tener conto degli accordi di partenariato in sede di valutazione degli obiettivi climatici dell'UE e, dall'altro, i programmi operativi dovranno mantenere uno stretto legame con le strategie e i piani di adattamento di ciascuno Stato membro per conseguire un coordinamento e una coerenza a tutti i livelli della pianificazione e della gestione, in particolare quando i fondi dell'UE rappresentano un'elevata percentuale della spesa pubblica disponibile; rileva che, in questo modo, la valutazione dei programmi operativi dovrà considerare l'efficacia del loro contributo alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, mirando nel contempo a una metodologia comune e un processo di monitoraggio al fine di evitare il greenwashing;

24.  chiede che gli investimenti della politica di coesione siano coerenti con un'efficace politica in materia di clima per garantire la sostenibilità ambientale;

25.  sottolinea che la politica di innovazione e la dimensione urbana sono un terreno fertile per le sinergie tra gli obiettivi climatici e gli obiettivi economici più ampi della politica di coesione; invita, pertanto, a elaborare disposizioni specifiche volte allo sviluppo urbano sostenibile e all'innovazione urbana, affinché tali ambiti siano sensibilmente rafforzati a livello finanziario nella politica di coesione dopo il 2020;

26.  invita i vari partenariati che si occupano delle questioni relative alla mitigazione dei cambiamenti climatici nel quadro dell'agenda urbana per l'UE ad adottare e presentare rapidamente i loro piani d'azione; invita, inoltre, la Commissione a prendere in considerazione nelle proposte legislative future le proposte ivi contenute, in particolare in relazione a legiferare meglio, ai finanziamenti e alle conoscenze;

27.  sottolinea inoltre che, per realizzare gli obiettivi a più lungo termine dell'accordo di Parigi, è necessaria una maggiore coerenza degli investimenti con una traiettoria di decarbonizzazione a lungo termine per il mercato delle regioni, degli Stati membri o dell'UE nel suo complesso e chiede che siano prese misure atte a facilitare l'accesso ai finanziamenti in modo da consentire alle città e alle regioni più piccole di avervi accesso; ritiene che finanziamenti prioritari dovrebbero essere messi a disposizione delle regioni dipendenti dal carbonio in modo da consentire una transizione armoniosa verso un'economia a basse emissioni e che occorra dare priorità alla transizione verso un'occupazione alternativa per i lavoratori delle industrie ad elevata intensità di carbonio; invita la Commissione a proporre che, nel quadro della politica di coesione dopo il 2020, la realizzazione della riduzione delle emissioni (unitamente ad altre azioni quali opere o attività di recupero volte alla riqualificazione e alla decontaminazione delle aree industriali dismesse) sia un elemento importante nella valutazione dei risultati dei programmi operativi;

28.  sottolinea l'importanza di ricorrere a politiche e strumenti finanziari aggiuntivi quali il Fondo europeo per gli investimenti strategici, il meccanismo per collegare l'Europa e Orizzonte 2020, per finanziare progetti che contribuiranno a mitigare i cambiamenti climatici o ad adattarsi a essi;

29.  insiste sul fatto che le sovvenzioni a regioni e città dovranno continuare a essere lo strumento fondamentale del finanziamento comunitario nella politica di coesione e, in particolare, nelle azioni a favore del clima; sottolinea tuttavia che, nonostante il miglioramento della coerenza e della precisione degli indicatori di impatto e di risultato in materia di clima, questi ultimi non sono sufficienti per stabilire il livello del contributo della politica di coesione al conseguimento degli obiettivi generali dell'UE in materia di clima e ritiene che il sistema di monitoraggio e controllo della spesa per il clima debba essere migliorato per garantire che la spesa dell'UE dia un contributo specifico e misurabile al raggiungimento degli obiettivi dell'UE; chiede l'elaborazione di una tabella di marcia in materia di adattamento per monitorare l'azione per il clima a livello regionale e locale e chiede alla Commissione di includere l'obbligo da parte degli Stati membri di indicare la percentuale dei fondi europei spesi a livello locale per ridurre le emissioni di gas serra e per assicurare l'adattamento del territorio ai cambiamenti climatici;

30.  riconosce il ruolo degli strumenti per lo sviluppo territoriale integrato, quali gli investimenti territoriali integrati e gli sviluppi locali di tipo partecipativo che possono essere utilizzati dalle città come strumenti integrativi nel finanziamento delle strategie di sviluppo urbano sostenibile o dei settori di natura funzionale; chiede l'adozione di strategie e approcci locali integrati dal basso verso l'alto per garantire un uso più efficiente delle risorse e per una maggiore resilienza e adattamento all'impatto dei cambiamenti climatici nelle zone più colpite;

31.  riconosce che la maggior parte delle attività europee di ricerca e sviluppo sui cambiamenti climatici è concentrata nelle città dell'UE; invita la Commissione a fornire maggiore sostegno alle città e alle regioni per quanto riguarda la formazione e la sensibilizzazione, l'orientamento in materia finanziaria, l'acquisizione di conoscenze e la comunicazione, la ricerca e lo sviluppo, l'istruzione nel campo del cambiamento climatico e la consulenza sulla mitigazione e l'adattamento, in particolare rafforzando gli strumenti esistenti quali la piattaforma di consulenza di investimento urbano URBIS, URBACT e l'iniziativa per le azioni innovative urbane; invita la Commissione a fare in modo che tali settori traggano pieno vantaggio dalla cooperazione globale nel campo della ricerca e a rafforzare detti strumenti per aiutare i governi locali a realizzare progetti ad hoc, nonché per accedere alle opzioni di finanziamento al fine di sperimentare soluzioni innovative nelle strategie di sviluppo urbano; chiede che le autorità subnazionali dei paesi terzi siano ammesse a partecipare volontariamente alle iniziative europee nel settore della scienza, della ricerca e della tecnologia, come Orizzonte 2020, sia formalmente che informalmente, al fine di conseguire obiettivi collettivi; osserva che meccanismi finanziari, quali i fondi globali per il clima, dovrebbero essere direttamente accessibili alle autorità locali; ritiene che vadano rafforzate le sinergie tra la politica di coesione e le politiche di ricerca e di innovazione per garantire la rapida introduzione di nuove tecnologie a basse emissioni di carbonio;

32.  chiede alla Commissione europea che il programma Orizzonte 2020 presti una maggiore attenzione e preveda maggiori finanziamenti per i progetti d'innovazione e ricerca in materia di economia circolare e città sostenibili; incoraggia gli Stati membri, con il supporto della Commissione e della Banca europea degli investimenti, a rafforzare la capacità amministrativa delle regioni e delle città per consentire loro di trarre pieno vantaggio dalle opportunità di finanziamento pubblico e privato disponibili a livello dell'UE;

33.  invita le amministrazioni competenti ad affrontare il problema dei rifiuti per mettere a frutto l'economia circolare e incentivare tecniche di smaltimento alternative all'incenerimento per i rifiuti che non sono né riutilizzabili né riciclabili;

34.  ritiene che nel prossimo periodo di programmazione sia necessario includere i cambiamenti climatici nella programmazione della cooperazione territoriale; sottolinea l'importante ruolo svolto dalla cooperazione territoriale, la cooperazione transfrontaliera e le strategie macro-regionali nelle azioni adottate da regioni e città, sia all'interno che all'esterno dei confini dell'UE, e ribadisce la necessità di rafforzare tale strumento, sia dal punto di vista politico che finanziario, per le azioni di mitigazione e adattamento; sottolinea che un quadro per realizzare azioni comuni e scambi politici fra attori di diversi Stati membri a livello nazionale, regionale e locale come Interreg è particolarmente adatto a contrastare i cambiamenti climatici e a intraprendere azioni adeguate volte alla mitigazione dei loro effetti; accoglie con favore, a tale riguardo, il fatto che 7 dei 15 programmi transnazionali Interreg in tutta Europa finanzino strategie, azioni pilota, formazione e strumenti per aiutare le città a sviluppare le capacità per ridurre le emissioni di CO2 e mitigare i cambiamenti climatici al fine di conseguire gli obiettivi dell'UE;

Città e regioni

35.  plaude a iniziative quali il Patto globale dei sindaci per il clima e l'energia e al ruolo svolto da molte città e regioni nella lotta ai cambiamenti climatici e nella tutela dell'ambiente; esorta le regioni e le città a inserire in misura maggiore e con urgenza la lotta ai cambiamenti climatici nel loro programma istituzionale; raccomanda alle autorità urbane di attuare e aggiornare periodicamente le strategie di pianificazione urbana intelligente a lungo termine e gli approcci innovativi, quali l'iniziativa "città intelligenti"; sottolinea la necessità di progetti edilizi sostenibili ed efficienti sotto il profilo energetico e di edifici intelligenti che consentiranno risparmi energetici, investimenti in energie rinnovabili, sistemi di trasporto pubblico compatibili con l'ambiente, ulteriore sostegno ai progetti a favore delle città e delle regioni a basso tenore di carbonio e alle alleanze tra città e governi locali e regionali nel cooperare nella lotta al riscaldamento climatico;

36.  prende atto dell'importanza di attuare un quadro di comunicazione basato su parametri oggettivi e metodologie consolidate e di monitorare l'azione per il clima intrapresa dalle città e dalle regioni al fine di condividere dati sugli impegni in materia di clima e aumentare la trasparenza tra gli attori per conseguire gli obiettivi climatici;

37.  ricorda che il settore dei trasporti è inoltre responsabile delle emissioni di gas a effetto serra e di inquinanti atmosferici pericolosi per la salute la cui concentrazione nell'aria urbana è regolamentata dalla direttiva (UE) 2016/2284 concernente la riduzione delle emissioni nazionali di determinati inquinanti atmosferici; è del parere che le regioni e le città hanno enormi potenzialità per ridurre le emissioni di gas a effetto serra prodotte dai trasporti e sottolinea la necessità di finanziare iniziative volte a facilitare la mobilità locale e regionale a basse emissioni di carbonio; sottolinea che è importante che le città assumano un ruolo guida nella lotta ai cambiamenti climatici e nella promozione dell'elettrificazione del trasporto pubblico e privato e chiede che siano promosse varie regioni modello per lo studio di un sistema dei trasporti intelligente e integrato tra aree urbane e rurali;

38.  accoglie con favore le iniziative civiche, come le città intelligenti e le reti intelligenti, che puntano a ridurre le emissioni di gas a effetto serra e a migliorare l'efficienza delle risorse; sottolinea che le regioni devono migliorare le iniziative sulle città verdi promuovendo una trasformazione energetica e digitale e che le soluzioni come le reti intelligenti offrono la possibilità di fornire energia in maniera più efficiente alle abitazioni e agli edifici; riconosce che la collaborazione tra imprese e città contribuisce a creare soluzioni innovative e inclusive e chiede che queste ultime vengano promosse; sottolinea la necessità di incrementare gli investimenti in altre soluzioni sostenibili quali le infrastrutture verdi e, in particolare, nell'aumento della copertura boschiva delle città; ricorda che non solo devono essere ridotte le emissioni, ma deve essere aumentata la capacità di assorbimento di CO2 del suolo e chiede che i boschi urbani esistenti e di nuova costituzione nelle regioni dell'UE siano maggiormente tutelati;

39.  sottolinea che gli alimenti stagionali prodotti a livello locale possono ridurre le emissioni di gas a effetto serra provocate dal trasporto, riducendo così l'impronta di carbonio complessiva della produzione alimentare; invita la Commissione a collaborare con il settore alimentare al fine di aumentare la produzione alimentare sostenibile a livello regionale e locale e accoglie con favore le iniziative volontarie (ad esempio l'etichettatura a semaforo) atte a garantire la visibilità dell'impatto sul clima e dell'impronta di carbonio dei prodotti alimentari e altri prodotti; chiede l'introduzione di indicatori uniformi a livello di UE che rendano possibile un'etichettatura volontaria ma comparabile e invita le autorità locali a svolgere campagne di sensibilizzazione sull'impronta di carbonio dei prodotti alimentari;

40.  rileva che devono essere pianificate misure di mitigazione tenendo conto dell'equa ripartizione degli sforzi e dei vantaggi tra i diversi attori, mentre le misure di adattamento devono essere incentrate sulla protezione dei segmenti più vulnerabili dell'insieme della popolazione;

41.  prende atto della diversità e del carattere specifico delle vulnerabilità e delle potenzialità regionali e segnala che le sfide, gli strumenti e le misure più efficaci possono variare a seconda del territorio; ricorda pertanto il suo impegno a favore del principio di sussidiarietà e sottolinea che le città e le regioni devono possedere la necessaria competenza e l'autonomia politica, amministrativa e finanziaria sufficiente per pianificare e attuare le singole azioni; sottolinea la necessità che le città adattino la loro pianificazione urbana investendo in infrastrutture verdi, mobilità, trasporti pubblici e reti intelligenti per soddisfare gli obiettivi previsti nell'accordo di Parigi; ribadisce che gli enti locali e regionali, in quanto livelli di governo più vicini a ciascun cittadino e nonché più vicini agli effetti dei problemi inerenti ai cambiamenti climatici, hanno la più ampia comprensione di varie problematiche e sottolinea pertanto l'importanza di dotare gli enti locali e regionali della capacità amministrativa e degli strumenti finanziari per mettere a punto soluzioni su misura per mitigare i cambiamenti climatici;

42.  chiede una governance coordinata a più livelli che possa coinvolgere meglio gli enti locali, le regioni e le città e i loro organi rappresentativi nel processo decisionale dell'UE e nell'ambito del processo UNFCCC; invita a promuovere e garantire il coordinamento di tutte le amministrazioni pubbliche e a incentivare la partecipazione dei cittadini, delle parti sociali e degli operatori economici e invita la Commissione a promuovere il coordinamento e lo scambio di informazioni e migliori prassi tra gli Stati membri, le regioni, le comunità locali e le città; osserva che dovrebbero essere incoraggiati i modelli di governance partecipativa a livello locale;

43.  accoglie con favore la decisione del gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico di elaborare una relazione speciale sulle città e il clima nel 2023, un impegno che stimolerà una maggiore attività di ricerca sull'importanza delle città nella lotta contro i cambiamenti climatici; ritiene che le città dovrebbero contribuire alla relazione globale sul clima del 2018; ritiene, inoltre, che le città e le regioni possano influenzare la definizione delle politiche dopo l'accordo di Parigi, adottando un approccio strategico per contrastare il riscaldamento globale e sostenere le azioni di mitigazione e adattamento nelle zone urbane dove vive oltre la metà della popolazione mondiale; invita la Commissione a sostenere una visione multilivello dell'azione per il clima in questo processo al fine di promuovere un regime climatico inclusivo che riconosca l'azione intrapresa dalle autorità locali e subnazionali;

44.  invita le autorità nazionali ad attuare il decentramento e ad applicare meglio il principio di sussidiarietà in modo da rafforzare ulteriormente il livello di governo locale e regionale nella lotta ai cambiamenti climatici;

45.  osserva che molte parti dell'industria investono nella trasformazione verde e si sono impegnate a favore di una politica di decarbonizzazione; riconosce che la collaborazione tra imprese e città crea soluzioni innovative e inclusive per l'azione per il clima e aiuta l'UE a conseguire i suoi obiettivi; ricorda che l'industria svolge un ruolo fondamentale nel finanziamento e nella riduzione del divario degli investimenti nelle zone urbane; invita a promuovere partenariati tra città e imprese;

46.  sottolinea che la pianificazione intelligente e gli investimenti in infrastrutture urbane a basso tenore di carbonio e resilienti ai cambiamenti climatici possono migliorare la qualità dell'ambiente e della vita dei cittadini, creare posti di lavoro e incentivare l'economia locale e regionale;

47.  invita le città e le regioni a trarre vantaggio dalle iniziative dell'UE, quali le azioni innovative urbane, per realizzare progetti pilota nel settore dello sviluppo urbano sostenibile;

48.  accoglie con favore l'iniziativa "Women4Climate" e la partecipazione del settore privato a tale iniziativa che dovrebbe contribuire a un maggiore coinvolgimento di personalità femminili di spicco nella lotta ai cambiamenti climatici per rafforzarne le competenze di leadership e incoraggiare la prossima generazione di donne leader nella lotta ai cambiamenti climatici;

49.  riconosce che le città hanno una particolare responsabilità nell'affrontare i cambiamenti climatici, poiché esse producono il 70 % delle emissioni di CO2 a livello globale e ribadisce l'impegno del Parlamento europeo a favore dell'attuazione riuscita a livello globale del Patto dei sindaci per il clima e l'energia, inclusa l'iniziativa sull'adattamento ai cambiamenti climatici (l'iniziativa "Mayors Adapt"), il memorandum d'intesa Under 2 ºC, il Patto di Amsterdam e l'iniziativa RegionsAdapt; ritiene che gli impegni assunti con la dichiarazione del comune di Parigi del 2015 potranno essere rispettati soltanto con la partecipazione del Patto globale dei sindaci per il clima e l'energia e incoraggia tutte le città dell'UE e dei paesi terzi ad aderire al Patto dei sindaci e ­ senza pregiudicare la loro partecipazione in altre reti settoriali o istituzionali con gli stessi obiettivi ­ a impegnarsi in azioni ambiziose per il clima ambiziose e organizzare scambi di esperienze e di buone pratiche; osserva che diversi piani d'azione presentati dalle città contengono impegni fino al 2020 ed esorta pertanto tali città a compiere maggiori sforzi di qui al 2030; ritiene che l'UE debba continuare a concedere alle città l'autonomia di pianificare le loro strategie di mitigazione dei cambiamenti climatici, dal momento che esse comportano spesso obiettivi più ambiziosi;

50.  sostiene la necessità di un chiaro riferimento al ruolo dei governi locali e regionali nell'ambito dell'accordo di Parigi per garantire una risposta a lungo termine nei confronti dei cambiamenti climatici; sottolinea che l'UE dovrà adoperarsi sul campo con le città e le regioni per rendere le regioni e le città dell'UE meglio collegate e più sostenibili, in modo da creare comuni efficienti sotto il profilo energetico e sviluppare reti di trasporto urbano più intelligenti;

51.  ritiene che occorra incoraggiare il trasferimento di conoscenze ed esperienze a livello locale e regionale, in considerazione delle cospicue esperienze di alcune regioni e città, nonché di alcune agenzie regionali per l'ambiente o per l'energia;

52.  è del parere che occorre utilizzare le organizzazioni europee, internazionali e mondiali, le associazioni o le reti di città, comuni o regioni come strumento per una migliore cooperazione nel far fronte ai problemi legati ai cambiamenti climatici a livello locale e regionale;

53.  osserva che nel corso della COP 22 svoltasi a Marrakech, gli enti locali e regionali hanno elaborato la "Marrakesh Roadmap for Action" che evidenzia la necessità di una partecipazione più diretta delle autorità locali, le quali dovrebbero essere riconosciute formalmente come parti delle discussioni ufficiali sui cambiamenti climatici, anziché essere considerate come aventi lo stesso status di altri attori non statali, come le ONG e il settore privato;

o
o   o

54.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Comitato europeo delle regioni, al Comitato economico e sociale europeo, agli Stati membri nonché ai parlamenti nazionali e regionali degli Stati membri.

(1) Testi approvati, P8_TA(2016)0363.
(2) Testi approvati, P8_TA(2016)0383.
(3) Testi approvati, P8_TA(2017)0380.
(4) GU C 316 del 22.9.2017, pag. 124.
(5) GU C 207 del 30.6.2017, pag. 51.
(6) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 320.
(7) GU C 349 del 17.10.2017, pag. 67.

Avviso legale