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Testi approvati
Giovedì 15 marzo 2018 - StrasburgoEdizione definitiva
Situazione nelle Maldive
 Arresto di difensori dei diritti umani in Sudan, in particolare il caso del vincitore del Premio Sacharov Salih Mahmoud Osman
 Omicidi misericordiosi in Uganda
 Denuncia dell'accordo di partenariato nel settore della pesca UE-Comore ***
 Denuncia dell'accordo di partenariato nel settore della pesca UE-Comore (risoluzione)
 Europass: quadro per le competenze e le qualifiche ***I
 Programma Europa creativa (2014-2020) ***I
 Ubicazione della sede dell'Agenzia europea per i medicinali ***I
 Base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società *
 Base imponibile comune per l'imposta sulle società *
 Orientamenti per il bilancio 2019 – sezione III
 Situazione in Siria
 Attacco USA nei confronti del sostegno alle aziende agricole dell'UE nel quadro della PAC (nel contesto delle olive spagnole)

Situazione nelle Maldive
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Risoluzione del Parlamento europeo del 15 marzo 2018 sulla situazione nelle Maldive (2018/2630(RSP))
P8_TA(2018)0079RC-B8-0168/2018

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla situazione nelle Maldive, in particolare quelle del 16 settembre 2004(1), del 30 aprile 2015(2), del 17 dicembre 2015(3) e del 5 ottobre 2017(4),

–  viste le dichiarazioni rese dal portavoce del SEAE il 2 febbraio 2018, sulla decisione della Corte suprema delle Maldive del 1o febbraio 2018(5), e il 6 febbraio 2018, sulla situazione nelle Maldive(6),

–  vista la dichiarazione congiunta rilasciata localmente dalla delegazione dell'Unione europea di concerto con i capimissione dell'UE residenti a Colombo e accreditati alle Maldive, il 30 gennaio 2018, sul reiterato arresto del deputato Faris Maumoon(7),

–  visto il Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR), di cui le Maldive sono parte,

–  visto il Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali (ICESCR), di cui le Maldive sono parte,

–  visti gli orientamenti dell'Unione europea in materia di pena di morte,

–  vista la missione ufficiale alle Maldive della delegazione del Parlamento europeo per le relazioni con i paesi dell'Asia meridionale, svoltasi dal 29 al 31 ottobre 2017,

–  vista la dichiarazione dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Zeid Ra'ad Al Hussein, del 7 febbraio 2018,

–  vista la dichiarazione sulla situazione nelle Maldive rilasciata il 6 febbraio 2018 dall'Ufficio di presidenza della delegazione del Parlamento europeo per le relazioni con l'Asia meridionale,

–  viste le conclusioni del Consiglio "Affari esteri" sulle Maldive, adottate dal Consiglio in occasione della sua 3598a sessione, il 26 febbraio 2018,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,

–  vista la riunione tenutasi il 28 settembre 2017 tra il Segretario generale delle Nazioni Unite e il ministro degli Esteri della Repubblica delle Maldive, Mohamed Asim, nell'ambito della quale sono state espresse preoccupazioni sulla situazione politica nel paese,

–  vista la dichiarazione dell'Unione internazionale degli avvocati (UIA), del 7 marzo 2018, che esprime profonda preoccupazione in merito allo Stato di diritto e all'indipendenza della magistratura nelle Maldive,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che le prime elezioni democratiche tenutesi nel 2008 e l'adozione di una nuova costituzione avevano generato forti speranze che le Maldive avrebbero superato decenni di autoritarismo instaurando un sistema democratico; che, tuttavia, i recenti sviluppi mettono seriamente a rischio la realizzazione di tale prospettiva;

B.  considerando che membri del partito di opposizione, giornalisti indipendenti e difensori dei diritti umani segnalano un aumento delle minacce e degli attacchi da parte delle autorità, della polizia e dei gruppi estremisti; che sono state sollevate preoccupazioni in merito alla forte politicizzazione della magistratura delle Maldive, che negli anni ha abusato dei suoi poteri e ha agito nell'interesse del partito attualmente al governo e contro i politici all'opposizione; che vi sono sempre più elementi che dimostrano che le accuse penali mosse contro oppositori politici del presidente Abdulla Yameen Abdul Gayoom (in appresso "presidente Yameen") potrebbero essere state dettate da ragioni politiche; che nel febbraio 2018 è stato arrestato l'ex presidente Maumoon Abdul Gayoom;

C.  considerando che il primo turno delle elezioni presidenziali è previsto nel settembre 2018; che il presidente ha invitato la comunità internazionale a monitorare il processo elettorale;

D.  considerando che il 1o febbraio 2018 una decisione della Corte suprema delle Maldive ha annullato i procedimenti penali a carico di vari esponenti politici e ha riconosciuto l'iniquità dei processi cui sono stati sottoposti; che la sentenza ha disposto il rilascio immediato di nove persone, di cui otto esponenti politici dell'opposizione, compreso Mohamed Nasheed, esiliato, nonché il reintegro di 12 deputati al Parlamento il cui mandato era stato sospeso; che il governo conserva la maggioranza in Parlamento fintantoché i 12 deputati sono privati dei propri seggi;

E.  considerando che il 5 febbraio 2018, in seguito alla decisione della Corte suprema, il presidente Yameen ha dichiarato uno stato di emergenza di 15 giorni; che la dichiarazione dello stato di emergenza ha comportato la sospensione di numerosi diritti umani e libertà fondamentali sanciti dalla costituzione, tra cui il diritto di riunione pacifica e la libertà dall'arresto e dalla detenzione illegali;

F.  considerando che due dei giudici della Corte suprema incaricati della sentenza, tra cui il presidente della Corte suprema, sono stati arrestati, il che ha fatto sì che i restanti giudici annullassero la sentenza originaria; che si sono verificate detenzioni arbitrarie di membri della magistratura e oppositori politici, nella palese inosservanza dell'indipendenza del settore giudiziario;

G.  considerando che, nonostante la protesta pacifica di centinaia di cittadini, il 20 febbraio 2018 il parlamento ha prorogato lo stato di emergenza per altri 30 giorni, un provvedimento giudicato incostituzionale dal procuratore generale delle Maldive ma appoggiato dalla Corte suprema; che l'approvazione della proroga dello stato di emergenza è stata forzata in Parlamento in assenza del quorum;

H.  considerando che il Consiglio "Affari esteri" ha seguito con preoccupazione il recente peggioramento della situazione nelle Maldive e ha chiesto a tutti gli attori nel paese, in particolare alle forze preposte all'applicazione della legge, di agire con moderazione; che, in occasione della 37a sessione del Consiglio dei diritti umani, l'8 marzo 2018 è stata rilasciata una dichiarazione comune a nome di oltre 40 paesi, tra cui tutti gli Stati membri dell'UE, in cui si invita il governo delle Maldive a ripristinare i diritti costituzionali e l'indipendenza dei tribunali, si esprime sostegno per il corretto funzionamento del parlamento del paese e si esorta il governo a rilasciare i prigionieri politici e le loro famiglie;

I.  considerando che nelle Maldive gli attivisti della società civile e i difensori dei diritti umani continuano a dover far fronte a minacce e intimidazioni da parte di estremisti e a vessazioni giudiziarie da parte delle autorità, come nel caso del direttore esecutivo di Maldivian Democracy Network, Shahindha Ismail, presa di mira da articoli di giornale e minacce di morte nonché da un'indagine della polizia in ragione della sua campagna contro il fondamentalismo religioso e la radicalizzazione;

J.  considerando che il presidente Yameen ha ripetutamente dichiarato la sua intenzione di ripristinare la pratica delle esecuzioni di Stato, ponendo fine a una moratoria di 60 anni; che la legge delle Maldive, in violazione del diritto internazionale, consente di condannare i minori a una pena di morte posticipata, da eseguire al compimento dei 18 anni; che in almeno tre casi, ossia quelli di Hussein Humaam Ahmed, Ahmed Murrath e Mohamed Nabeel, la Corte suprema delle Maldive ha confermato le condanne a morte a carico di persone che erano state sottoposte a processi non conformi alle norme riconosciute a livello internazionale in materia di equo processo, e che ora sono a rischio imminente di esecuzione;

K.  considerando che negli ultimi anni le Maldive si sono orientate verso una versione radicale dell'Islam; che si registrano preoccupazioni anche riguardo all'aumento del radicalismo islamico militante e al numero di giovani radicalizzati, uomini e donne, che si sarebbero schierati con l'ISIS;

L.  considerando che, il 15 febbraio 2018, la Federazione internazionale dei giornalisti (IFJ), Reporter senza frontiere (RSF), e il Comitato per la protezione dei giornalisti (CPJ) hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui esprimono profonda preoccupazione per le restrizioni e le minacce di cui sono oggetto la libertà di stampa e dei media nelle Maldive; che il 4 febbraio 2018 Abdul Raheem Abdullah, secondo alla guida del Partito progressista delle Maldive, al governo del paese, ha esortato le forze di sicurezza a chiudere immediatamente l'emittente Raajje TV, accusandola di dare spazio ai leader dell'opposizione;

M.  considerando che l'UE intrattiene relazioni di lunga data con le Maldive, segnatamente in settori quali la lotta contro il cambiamento climatico e che centinaia di migliaia di turisti europei si recano ogni anno alle Maldive;

1.  esprime profonda preoccupazione per la gravità e il deteriorarsi della situazione politica e dei diritti umani nelle Maldive, nonché per il crescente autoritarismo del presidente Yameen e del suo governo; prende atto con soddisfazione delle conclusioni del Consiglio sulle Maldive del 26 febbraio 2018;

2.  esorta il governo delle Maldive a revocare immediatamente lo stato di emergenza, a rispettare le istituzioni e loro competenze, così come sancite dalla costituzione, e a rispettare i diritti fondamentali di tutte le persone, compreso il diritto alla libertà di espressione e di riunione, nonché lo Stato di diritto; esprime crescente preoccupazione per i recenti atti del governo che danneggiano gravemente e compromettono la democrazia, oltre a essere in contrasto con la costituzione delle Maldive e con gli obblighi in materia di diritti umani assunti dal paese a livello internazionale; condanna le continue intimidazioni e minacce nei confronti di giornalisti, blogger e difensori dei diritti umani nel paese; esorta le autorità maldiviane a garantire la sicurezza di tutti gli attivisti della società civile, i difensori dei diritti umani e gli operatori dei media nel paese, al fine di consentire loro di svolgere le proprie attività in sicurezza e senza ostacoli, nonché a indagare sulle minacce mosse contro di loro e perseguirne i responsabili; deplora la repressione ai danni degli oppositori politici nelle Maldive e invita il governo a far cadere tutte le accuse contro tutti coloro che sono detenuti per motivi politici e a rilasciarli immediatamente e senza condizioni;

3.  si compiace della decisione della Corte suprema delle Maldive, del 1° febbraio 2018, che annulla i procedimenti penali a carico di esponenti politici e reintegra 12 deputati; esorta le autorità maldiviane a conformarsi a tale decisione;

4.  condanna fermamente qualsiasi interferenza con l'operato della Corte suprema delle Maldive e l'arresto dei giudici presidenti e ne chiede il rilascio immediato e incondizionato; è preoccupato della crescente dissoluzione del principio di separazione dei poteri esecutivo e giudiziario e di altri poteri nelle Maldive; esorta le autorità competenti ad adottare misure immediate volte a ripristinare e rispettare i principi sanciti dalla costituzione;

5.  ribadisce il suo invito al governo ad assicurare la piena indipendenza e imparzialità del sistema giudiziario e garantire a tutti i cittadini il diritto a una giustizia equa e trasparente, libera da ingerenze politiche; condanna le interferenze con l'operato della Corte suprema e le azioni intraprese contro la magistratura e i giudici; invita il governo a garantire che gli avvocati possano svolgere tutte le loro attività professionali senza subire intimidazioni, impedimenti, persecuzioni o interferenze indebite;

6.  ribadisce il suo invito al governo maldiviano a impegnarsi in un dialogo inclusivo con i leader di tutti i partiti politici; ricorda che tale dialogo prepara il terreno per lo svolgimento di elezioni credibili, trasparenti e inclusive; ritiene opportuno che l'UE continui a sostenere attivamente la facilitazione di tale dialogo da parte delle Nazioni Unite;

7.  invita gli attori regionali a collaborare con gli Stati membri dell'UE per contribuire al conseguimento della stabilità politica e democratica nelle Maldive;

8.  ritiene che l'unico modo per risolvere il deterioramento della situazione relativa alla democrazia, ai diritti umani e alle libertà nelle Maldive sia quello di instaurare un dialogo autentico coinvolgendo tutti i partiti politici e altri leader della società civile; è altresì dell'avviso che, per compiere un primo passo verso la riconciliazione, il governo debba rilasciare tutti i politici dell'opposizione attualmente detenuti;

9.  ribadisce la ferma opposizione dell'UE nei confronti della pena di morte, in tutti i casi e senza eccezioni; condanna fermamente l'annuncio della reintroduzione della pena capitale nelle Maldive ed esorta il governo e il parlamento del paese a rispettare la moratoria, in vigore da oltre 60 anni, sulla pena di morte; chiede l'abolizione universale della pena capitale ed esorta il governo a revocare immediatamente tutte le condanne a morte nei confronti di minori e a vietare le esecuzioni di minori autori di reati;

10.  critica duramente il fatto che nelle Maldive la pratica di culti non musulmani sia severamente punibile; è preoccupato che l'Atto sull'unità religiosa sia utilizzato come mezzo per limitare la libertà di espressione nel paese;

11.  esprime preoccupazione per il possibile impatto della situazione attuale sulla sicurezza degli stranieri, che siano residenti o visitatori; invita il VP/AR, la delegazione dell'UE alle Maldive e le delegazioni degli Stati membri a coordinare in stretto contatto i consigli di viaggio a tale riguardo;

12.  chiede l'immediato rilascio senza condizioni di tutte le persone detenute in modo arbitrario, tra cui figurano per la maggior parte giornalisti e dimostranti pacifici; condanna qualsiasi ricorso alla forza da parte delle autorità; invita le autorità maldiviane, in particolare le forze preposte all'applicazione della legge, ad agire con moderazione; esorta le autorità a indagare su tutti coloro che sono sospettati di essere responsabili dei reati commessi e a consegnarli alla giustizia;

13.  invita l'UE ad avvalersi pienamente di tutti gli strumenti a sua disposizione per promuovere il rispetto dei diritti umani e dei principi democratici nelle Maldive, valutando anche l'eventuale sospensione dell'assistenza finanziaria dell'UE al paese, subordinandola al ripristino dello Stato di diritto e al rispetto dei principi democratici; invita il Consiglio a introdurre misure e sanzioni mirate contro coloro che nel paese compromettono i diritti umani, a congelare i beni detenuti all'estero da taluni membri del governo maldiviano e dai loro principali sostenitori appartenenti alla comunità imprenditoriale del paese, e a imporre loro il divieto di viaggio;

14.  invita il governo delle Maldive a riformare profondamente il sistema giudiziario, a stabilire l'imparzialità della commissione sul servizio giudiziario, a ristabilire l'indipendenza del procuratore generale, nonché a rispettare il principio del giusto procedimento e il diritto a un processo equo, imparziale e indipendente;

15.  prende atto che nel 2018, in base alla costituzione, nel paese dovranno essere indette le elezioni; sottolinea che è opportuno agire immediatamente per garantire che tali elezioni siano trasparenti e credibili, offrano agli elettori una scelta reale e che i partiti siano in grado di condurre la campagna elettorale liberamente;

16.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri nonché al Segretario generale delle Nazioni Unite e al governo delle Maldive.

(1) GU C 140 E del 9.6.2005, pag. 165.
(2) GU C 346 del 21.9.2016, pag. 60.
(3) GU C 399 del 24.11.2017, pag. 134.
(4) Testi approvati, P8_TA(2017)0383.
(5) https://eeas.europa.eu/headquarters/headquarters-homepage/39275/statement-spokesperson-decision-supreme-court-maldives_en
(6) https://eeas.europa.eu/headquarters/headquarters-homepage/39413/statement-spokesperson-situation-maldives_en
(7) https://eeas.europa.eu/delegations/sri-lanka/39021/joint-local-statement-renewed-arrest-mp-faris-maumoon_en


Arresto di difensori dei diritti umani in Sudan, in particolare il caso del vincitore del Premio Sacharov Salih Mahmoud Osman
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Risoluzione del Parlamento europeo del 15 marzo 2018 sull'arresto di difensori dei diritti umani in Sudan, in particolare il caso di Salih Mahmoud Osman, vincitore del premio Sacharov (2018/2631(RSP))
P8_TA(2018)0080RC-B8-0159/2018

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sul Sudan,

–  vista la dichiarazione rilasciata il 9 febbraio 2018 dal suo vicepresidente responsabile della rete del Premio Sacharov e dal presidente della sua sottocommissione per i diritti dell'uomo riguardante Salih Mahmoud Osman, vincitore del premio Sacharov,

–  vista la dichiarazione locale resa l'11 gennaio 2018 dai capimissione delle ambasciate UE sulle recenti proteste di Khartoum,

–  vista la risoluzione n. 2400 (2018) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite approvata durante la sua 8177a riunione l'8 febbraio 2018,

–  vista la dichiarazione rilasciata il 31 gennaio 2018 dal presidente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite in relazione all'esame, da parte del Consiglio di sicurezza, del punto riguardante le relazioni del Segretario generale sul Sudan e il Sud Sudan,

–  vista la dichiarazione del coordinatore residente e coordinatore umanitario delle Nazioni Unite in Sudan, sul rapimento di un operatore umanitario nel Darfur, rilasciata a Khartoum il 9 ottobre 2017,

–  visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici,

–  visti l'articolo 5 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e l'articolo 7 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, i quali stabiliscono che nessuna persona deve essere soggetta a torture o a pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti,

–  vista la dichiarazione resa il 27 giugno 2016 dal portavoce del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) in merito all'annuncio, da parte del governo sudanese, di una cessazione unilaterale delle ostilità di quattro mesi,

–  visto l'accordo di partenariato di Cotonou rivisto,

–  vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli del giugno 1981,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che la situazione in Sudan continua a rappresentare una minaccia per la pace internazionale e la sicurezza nella regione; che le autorità sudanesi hanno condotto una repressione delle proteste pacifiche, della società civile e dei difensori dei diritti umani;

B.  considerando che, in relazione alle proteste sporadiche che hanno avuto inizio in varie parti del Sudan il 7 gennaio 2018 in merito a un aumento del costo del cibo e dei farmaci, almeno 140 membri del partito di opposizione, difensori dei diritti umani, studenti e attivisti per i diritti delle donne sono stati arrestati e detenuti dai servizi nazionali sudanesi di sicurezza e di intelligence (NISS); che le forze di sicurezza sudanesi hanno risposto alle proteste con un uso eccessivo della forza, che ha causato la morte di un manifestante e il ferimento di molti altri, nonché un'ondata repressiva in tutto il paese nei confronti di giornalisti e attivisti; che gli scontri avvenuti nei mesi di gennaio e febbraio 2018 sono gli esempi più recenti dei costanti abusi nel paese;

C.  considerando che tali arresti riguardano anche oppositori politici, tra cui tre leader del partito del Congresso sudanese arbitrariamente arrestati e detenuti; che tra gli altri oppositori arrestati vi sono Mohamed Mukhtar al-Khatib, segretario politico del partito comunista sudanese, Mohamed Abdalla Aldoma, vice presidente del partito della Nazione Umma, Mohamed Farouk Salman, membro di spicco dell'Alleanza nazionale sudanese, Mohieldeen Eljalad e Sidgi Kaballo, membri della commissione centrale in seno al partito comunista sudanese;

D.  considerando che i NISS hanno arrestato Salih Mahmoud Osman – vicepresidente dell'associazione degli avvocati del Darfur, membro dell'associazione degli avvocati democratici, avvocato difensore dei diritti umani che ha promosso lo Stato di diritto e riforme giuridiche mediante l'Assemblea nazionale del Sudan, nonché vincitore del premio Sacharov 2007 – presso il suo studio legale il 1º febbraio 2018; che egli è stato recentemente trasferito nella prigione di Dabak, 20 km a nord di Khartoum, e le autorità hanno rifiutato di fornire informazioni sulla sua salute e gli hanno negato la visita del suo avvocato e dei familiari;

E.  considerando che, a seguito dell'arresto di Salih Mahmoud Osman, il capo della delegazione dell'UE in Sudan ha avviato un'iniziativa presso il ministero degli Affari esteri sudanese e il rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, Stavros Lambridinis, ha presentato un appello alla 37a sessione del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani il 27 febbraio 2018;

F.  considerando che anche una serie di attiviste sono vittime di questa campagna di arresti di massa; che i difensori dei diritti delle donne sono oggetto di violenze sessuali, procedimenti giudiziari e pene violente da parte delle forze di sicurezza governative; che le organizzazioni delle donne sono tenute sotto stretta sorveglianza e si battono contro le leggi discriminatorie nei confronti delle donne in generale;

G.  considerando che, a metà febbraio 2018, il governo sudanese ha annunciato la scarcerazione di 80 detenuti, tra cui Rawa Jaafar Bakhit, Nahid Jabrallah, Amel Habani, Hanan Hassan Khalifa e Mohamed Abdalla Aldoma, a seguito di maltrattamenti durante il periodo di detenzione; che il capo dei NISS ha subordinato il rilascio di altri detenuti alla loro promessa di non organizzare più manifestazioni di protesta; che tali dichiarazioni sono in contrasto con gli impegni internazionali assunti dal Sudan in materia di diritti umani; che, tuttavia, diversi importanti difensori dei diritti umani e attivisti politici dell'opposizione sono ancora in carcere, compresi Osman Salih e Amjeed Fareed, un difensore dei diritti umani che è detenuto a Khartoum dal 18 gennaio 2018; che i detenuti non sono stati accusati di alcun reato e non sono stati invitati a comparire dinanzi a un giudice;

H.  considerando che i difensori dei diritti umani e le organizzazioni della società civile, tra cui gli avvocati e i loro ordini professionali, svolgono un ruolo centrale nel garantire la democrazia, i diritti umani, lo Stato di diritto, la stabilità e lo sviluppo sostenibile;

I.  considerando che le attività delle organizzazioni della società civile e dei partiti politici di opposizione sono soggette a rigorose restrizioni e che i NISS impediscono ai predetti soggetti di organizzare numerosi eventi; che le ONG internazionali vengono periodicamente espulse dal paese e sono sottoposte a pressioni e intimidazioni da parte del governo;

J.  considerando che la legge sulla sicurezza nazionale del 2010 e la modifica all'articolo 151 della Costituzione adottata il 5 gennaio 2015 hanno conferito ai NISS ampi poteri di arresto e detenzione che consentono loro di trattenere i sospetti per un periodo massimo di quattro mesi e mezzo senza alcuna possibilità di controllo giurisdizionale; che si presume che tali poteri vengano utilizzati per arrestare e detenere arbitrariamente persone che, in molti casi, vengono sottoposte a torture e ad altri maltrattamenti; che, ai sensi della medesima legge, gli agenti dei NISS sono immuni dai procedimenti giudiziari per eventuali atti compiuti durante l'esercizio delle loro funzioni, il che ha creato una cultura di impunità generale;

K.  considerando che nel maggio 2016 il governo del Sudan ha respinto le raccomandazioni dell'ONU che invitavano il paese ad abrogare le disposizioni relative all'impunità contenute nella legge sulla sicurezza nazionale del 2010 e a procedere all'avvio di indagini indipendenti in vista di azioni penali in relazione ai reati ai sensi del diritto internazionale e alle violazioni dei diritti umani commesse dai membri dei NISS, dalle forze armate e dalla polizia;

L.  considerando che numerosi difensori dei diritti umani che sono stati arrestati hanno subito torture e maltrattamenti; che i detenuti sotto la custodia dei NISS sono particolarmente a rischio di maltrattamenti; che i NISS sono noti per maltrattare e torturare i detenuti;

M.  considerando che l'incessante violenza da parte delle forze del governo, dei gruppi di milizie filogovernative e dei gruppi armati antigovernativi fa da sfondo alle continue vessazioni, agli arresti arbitrari, alle detenzioni in isolamento e alle presunte torture di difensori dei diritti umani per mano dell'esercito e delle forze di sicurezza sudanesi;

N.  considerando che il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) ha dichiarato che l'allentamento delle sanzioni da parte degli Stati Uniti è da considerarsi un passo importante nel quadro degli sforzi globali intesi a reintegrare il Sudan nella comunità internazionale, e ha indicato che l'UE è pronta ad accompagnare il Sudan in questo processo; che, durante la prima missione in assoluto in Sudan della sottocommissione per i diritti umani del Parlamento nel dicembre 2017, il governo sudanese ha espresso la volontà di riprendere il dialogo con la comunità internazionale; che Salih Mahmoud Osman si è recato diverse volte in visita presso le istituzioni dell'UE, compreso il Parlamento europeo, per esprimere forti riserve riguardo alla ripresa del dialogo tra l'UE e il Sudan;

O.  considerando che le autorità sudanesi hanno impedito a Mohamed Aldoma di viaggiare e l'8 marzo 2018 gli hanno confiscato il passaporto mentre era in viaggio verso Il Cairo per sottoporsi a cure mediche a seguito dei maltrattamenti subiti durante la detenzione;

P.  considerando che il Sudan occupa il 174° posto su 180 paesi nell'indice sulla libertà di stampa a livello mondiale; che le libertà della stampa e dei media continuano a essere fortemente limitate dalle autorità e dalla legge sulla stampa e le pubblicazioni, che prevede restrizioni quali la censura, il sequestro e la confisca di quotidiani, la chiusura di organi di informazione e il blocco di Internet; che i quotidiani vengono regolarmente censurati e confiscati dopo essere stati stampati, il che implica sanzioni economiche oltre a quelle di carattere politico;

Q.  considerando che il diritto alla libertà di religione continua a essere limitato e la legge qualifica come reati l'apostasia, la blasfemia e la conversione dall'Islam ad altre religioni; che il 21 febbraio 2018 il giornalista Shamael al-Nur, che lavorava per il quotidiano Al-Tayyar, è stato accusato di apostasia per aver scritto un editoriale sui tagli alla spesa sanitaria nazionale, un'accusa che prevede la pena di morte in Sudan;

R.  considerando che il 4 marzo 2009 e il 12 luglio 2010 la Corte penale internazionale ha emesso mandati d'arresto nei confronti del presidente sudanese Omar Hassan Ahmad al-Bashir;

1.  esprime profonda preoccupazione per la continua persecuzione dei difensori dei diritti umani e della società civile in Sudan, che, nello specifico, assume la forma di violazioni delle libertà di espressione, di manifestazione, di riunione e di religione, nonché di intimidazioni nei confronti di difensori dei diritti umani, giornalisti e ONG che si oppongono al regime;

2.  chiede il rilascio immediato e incondizionato di Salih Mahmoud Osman, vincitore del premio Sacharov, nonché di tutti gli altri difensori dei diritti umani, esponenti della società civile e attivisti dell'opposizione che si trovano in stato di detenzione esclusivamente in ragione della loro attività legittima e pacifica di difesa dei diritti umani e della democrazia;

3.  condanna con la massima fermezza le torture e i maltrattamenti inflitti a qualsiasi detenuto; insiste sul fatto che le condizioni di detenzione devono essere conformi alle norme internazionali, in particolare il corpus dei principi delle Nazioni Unite per la protezione di tutte le persone sottoposte a qualsiasi forma di detenzione o imprigionamento;

4.  invita le autorità sudanesi a indagare sull'uso della violenza nei confronti dei manifestanti pacifici, sulle torture e sui maltrattamenti, nonché ad assicurare i responsabili alla giustizia; evidenzia che le presunte informazioni estorte con la tortura o il maltrattamento non devono mai essere ammissibili come prove in un procedimento giudiziario;

5.  deplora l'accanimento e gli abusi ai danni dei difensori e degli attivisti dei diritti umani in Sudan, e invita le autorità a garantire in ogni caso che possano esercitare le loro attività legittime a sostegno dei diritti umani, senza timore di ritorsioni e senza alcun vincolo, tra cui vessazioni giudiziarie;

6.  esorta il governo sudanese a porre immediatamente fine alle violazioni del diritto dei partiti politici di opposizione e dei difensori dei diritti umani alla libertà di espressione, di associazione e di riunione; chiede il rispetto e la tutela dei diritti umani fondamentali di tutte le persone in Sudan;

7.  esprime preoccupazione per le continue e soventi violazioni dei diritti delle donne in Sudan, in particolare in riferimento all'articolo 152 del codice penale; invita le autorità sudanesi a firmare rapidamente e a ratificare la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna;

8.  sottolinea il suo rinnovato impegno a favore del meccanismo di protezione dei difensori dei diritti umani a rischio; invita il SEAE a continuare ad adoperarsi per una migliore attuazione degli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani, avvalendosi di tutti gli strumenti a sua disposizione in Sudan; pone in evidenza che le delegazioni dell'UE, nell'ambito degli inviti a presentare proposte a livello locale nel quadro dello strumento europeo per la democrazia e i diritti umani, devono offrire sostegno in via prioritaria ai difensori dei diritti umani più a rischio, garantendo in tal modo un sostegno efficace e mirato;

9.  chiede che il SEAE e la delegazione dell'UE in Sudan riferiscano al Parlamento sulle azioni intraprese per fornire protezione e sostegno ai difensori dei diritti umani; invoca un intervento congiunto dell'UE e degli Stati membri nel sostenere i difensori dei diritti umani a rischio;

10.  ribadisce l'importanza fondamentale di rivedere e riformare i principali atti legislativi, inclusa la legge del 2010 sulla sicurezza nazionale e le normative che disciplinano i media e la società civile, in modo da allineare la legislazione alle norme internazionali per la difesa della libertà di espressione, di riunione e di associazione;

11.  ricorda al Sudan gli obblighi che gli incombono in quanto membro delle Nazioni Unite e lo esorta a rispettare la risoluzione 1593 (2005) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che prevede la cooperazione con la Corte penale internazionale (CPI); ribadisce il suo appello affinché il Presidente sudanese Omar al-Bashir osservi il diritto internazionale conformemente alle convenzioni e ai trattati di cui il Sudan è parte, e sostiene il ruolo svolto dalla CPI nel perseguirlo per crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio;

12.  esorta il Sudan a garantire il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali conformemente alla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e alla Dichiarazione delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani;

13.  condivide le preoccupazioni espresse da Salih Mahmoud Osman, secondo il quale l'attuale interesse per la migrazione potrebbe distogliere l'attenzione dell'UE dalle questioni inerenti ai diritti umani;

14.  invita pertanto il SEAE a continuare a formulare dichiarazioni in risposta alle diffuse violazioni dei diritti umani commesse da attori statali e miliziani, come pure dichiarazioni sulla riduzione dello spazio a disposizione della società civile, in modo da dimostrare che la situazione dei diritti umani in Sudan continua a essere motivo di forte preoccupazione per l'Unione;

15.  chiede con forza che l'UE e i suoi Stati membri assicurino che l'attuazione di progetti in collaborazione con le autorità sudanesi osservi il principio del "non nuocere", che esclude qualsiasi cooperazione con soggetti responsabili di violazioni dei diritti umani;

16.  invita l'UE e i suoi Stati membri a fornire sostegno a coloro che auspicano un vero cambiamento in Sudan, nonché a offrire assistenza tecnica e programmi di rafforzamento delle capacità alle organizzazioni della società civile al fine di migliorare le loro competenze in materia di promozione dei diritti umani e Stato di diritto, consentendo loro di contribuire più efficacemente a migliorare la situazione dei diritti umani in Sudan;

17.  invita l'UE e i suoi Stati membri a portare avanti il loro impegno a sostegno degli sforzi profusi dall'Unione africana per portare la pace in Sudan e al popolo sudanese; esprime a tale riguardo il suo sostegno al rinnovo del mandato della missione delle Nazioni Unite e dell'Unione africana nel Darfur (UNAMID) fino a giugno 2018;

18.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al governo del Sudan, all'Unione africana, al Segretario generale delle Nazioni Unite, ai copresidenti dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE e al parlamento panafricano.


Omicidi misericordiosi in Uganda
PDF 173kWORD 53k
Risoluzione del Parlamento europeo del 15 marzo 2018 sugli omicidi misericordiosi in Uganda (2018/2632(RSP))
P8_TA(2018)0081RC-B8-0165/2018

Il Parlamento europeo,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 10 dicembre 1948, di cui l'Uganda è firmataria,

–  visto l'accordo di partenariato ACP-CE ("accordo di Cotonou"), in particolare l'articolo 8, paragrafo 4, sulla non discriminazione,

–  vista la Costituzione della Repubblica dell'Uganda,

–  vista la Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo, adottata il 20 novembre 1989, in particolare gli articoli 2 e 6, che prevedono espressamente il principio della non discriminazione, anche per motivi di disabilità, e il diritto alla vita,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, adottata nel 2006, in particolare l'articolo 32, che sancisce il dovere di tutte le parti di includere le disabilità e le persone con disabilità nei loro sforzi di cooperazione internazionale,

–  viste le ultime risoluzioni del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite sui diritti umani delle persone con disabilità, del 14 aprile e del 14 luglio 2014,

–  visti l'articolo 19 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), l'articolo 6 del trattato sull'Unione europea (TUE) e l'articolo 14 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, che vietano qualsiasi forma di discriminazione, nonché gli articoli 21 e 26 di tale convenzione, che sanciscono i diritti delle persone con disabilità,

–  vista la risoluzione dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE sull'inclusione delle persone con disabilità nei paesi in via di sviluppo, approvata il 23 novembre 2011,

–  visto il rapporto mondiale sulla disabilità pubblicato dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e dalla Banca mondiale nel giugno 2011,

–  visto il rapporto dell'Ufficio dell'Alto Commissario per i diritti dell'uomo dell'8 aprile 2016 dal titolo "Committee on the Rights of Persons with Disabilities considers report of Uganda" (la commissione sui diritti delle persone con disabilità esamina il rapporto dell'Uganda),

–  viste le risoluzioni 65/186 e 64/131 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite dal titolo "Realising the Millennium Development Goals for persons with disabilities towards 2015 and beyond" (raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del Millennio relativamente alle persone con disabilità verso il 2015 e oltre),

–  vista la nota orientativa sulla disabilità e lo sviluppo destinata alle delegazioni e ai servizi dell'UE,

–  visti l'Agenda 2030 e gli Obiettivi di sviluppo del Millennio (OSM) adottati a New York il 25 settembre 2015,

–  vista la relazione di riesame dell'Uganda, del 1º luglio 2016, relativa all'attuazione dell'Agenda 2030 dal titolo "Ensuring that no one is left behind" (garantire che nessuno resti indietro), presentata al Forum politico di alto livello delle Nazioni Unite a New York,

–  vista la sua risoluzione del 19 gennaio 2006(1) su disabilità e sviluppo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sull'Uganda,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che in Uganda l'omicidio misericordioso è una pratica in base alla quale genitori uccidono i figli disabili o li lasciano morire negando loro cibo o cure mediche, nella convinzione che per loro sia meglio morire piuttosto che dover convivere con disabilità dolorose e incurabili;

B.  considerando che l'Uganda non è il solo paese alle prese con questo problema; che molti paesi in via di sviluppo hanno compiuto progressi significativi – seppure parziali – riguardo all'inclusione di persone con disabilità in progetti di sviluppo;

C.  considerando che alcuni genitori confessano che l'omicidio misericordioso è un atto necessario per risparmiare ai bambini disabili profonde sofferenze nella loro vita; che, nonostante le testimonianze di madri o superstiti, la pratica permane un tabù;

D.  considerando che la stigmatizzazione sociale in Uganda è talmente forte che madri e bambini sono reietti dalla comunità, che li considera di scarso rango sociale e impedisce loro di partecipare appieno alla società; che le madri subiscono pressioni affinché uccidano i loro stessi figli dopo anni di sforzi e sacrifici legati all'assistenza a un figlio con disabilità;

E.  considerando che le convinzioni riguardo ai bambini nati con disabilità espongono questi ultimi a un maggiore rischio di violenza e omicidio rispetto ai bambini non disabili; che i bambini con disabilità permangono soggetti a varie forme di violenza, discriminazione ed emarginazione in ragione di atteggiamenti negativi, superstizione, abbandono e norme e pratiche sociali; che la maggiore minaccia per i bambini con disabilità è rappresentata dalle convinzioni errate circa la loro condizione, compresa quella secondo cui la presenza del minore disabile moltiplicherà il numero di bambini affetti da disabilità;

F.  considerando che i clan e le famiglie allargate esercitano un'eccessiva pressione sulle madri, cercando di comprendere le cause della disabilità e incolpandone la madre; che, in alcuni casi, le madri sono state espulse dalla casa del coniuge per aver dato alla luce bambini disabili;

G.  considerando che i medici e gli operatori sanitari non sono in grado di comprendere o spiegare la natura e le cause delle fragilità di tali bambini e che il sistema sanitario non dispone degli strumenti necessari per diagnosticare e trattare molte forme di disabilità che potrebbero essere minimizzate o addirittura eliminate; che negando ai minori con disabilità i diritti di base, tra cui l'accesso alle cure mediche, all'istruzione, all'assistenza e alla riabilitazione, si ostacola seriamente la loro capacità di sviluppare appieno il proprio potenziale;

H.  considerando che l'Uganda è uno dei 162 Stati parte della CRPD; che il paese ha ratificato la Convenzione e il suo protocollo opzionale il 25 settembre 2008 senza riserve; che l'Uganda si è impegnato a garantire alle persone con disabilità gli stessi diritti di cui godono tutti gli altri cittadini;

I.  considerando che nell'aprile 2016 il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità ha riesaminato il grado di attuazione della CRPD in Uganda e ha formulato le proprie osservazioni conclusive e raccomandazioni, nelle quali "rileva con preoccupazione che le leggi e le politiche in vigore non assicurano la tutela dei diritti dei minori con disabilità" e "si dichiara preoccupato per l'assenza di informazioni sulla situazione dei bambini sordi e sordociechi e sulle misure volte a garantire la loro protezione e inclusione nella società";

J.  considerando che il governo dell'Uganda ha predisposto una serie di norme e politiche generali contenenti disposizioni in materia di disabilità; che il paese dispone di una normativa specifica sulla disabilità; che la definizione di disabilità può variare da un atto legislativo all'altro;

K.  considerando che due dei principali ostacoli all'inclusione delle persone con disabilità nella società ugandese sono la loro invisibilità e l'atteggiamento negativo nei loro confronti; che avere figli con disabilità è motivo di esclusione sociale per le famiglie e in particolare per le madri, in quanto i bambini con disabilità sono considerati un segno di debolezza e una fonte di vergogna per la famiglia;

L.  considerando che nelle zone rurali dell'Uganda esistono poche strutture di sostegno pubbliche per i genitori di bambini disabili, con la conseguenza che le famiglie, e in particolare le madri sole, spesso non riescono a occuparsi in modo adeguato dei propri figli disabili;

M.  considerando che non sono disponibili dati ufficiali dal momento che in Uganda né la polizia né il sistema giudiziario si occupano del fenomeno; che l'assenza di dati rende difficile combattere la pratica dell'omicidio misericordioso;

N.  considerando che il lavoro svolto dai gruppi della società civile e dai difensori dei diritti umani è fondamentale per garantire i diritti dei gruppi emarginati e vulnerabili; che in Uganda le organizzazioni non governative incontrano varie difficoltà e diversi ostacoli nel fornire servizi ai bambini con disabilità e ai loro genitori; che i numerosi pregiudizi relativi ai bambini con disabilità rappresentano una sfida per gli sforzi di sviluppo e le attività degli osservatori per i diritti umani in Uganda;

O.  considerando che le associazioni di persone con disabilità svolgono un ruolo importante nel rappresentare e comunicare gli interessi specifici delle persone con disabilità dinanzi ai politici e al pubblico in generale; che mancano le informazioni per sensibilizzare l'opinione pubblica in merito alle pratiche culturali che stigmatizzano le persone con disabilità e ostacolano il loro sviluppo, impedendo loro di godere degli stessi diritti che sono riconosciuti a tutti gli altri membri della società;

1.  condanna con fermezza l'ingiustificabile e disumana uccisione di bambini e neonati con disabilità; esprime la massima preoccupazione per l'omicidio misericordioso praticato nei confronti di bambini disabili in Uganda e in tutti i paesi interessati da tale pratica; esorta a porre fine a tali atti di violenza, crudeltà e tortura contro i bambini;

2.  invita le autorità dell'Uganda e di tutti i paesi in cui sono praticate le uccisioni rituali e l'omicidio misericordioso nei confronti di bambini a impegnarsi a lottare contro le superstizioni nefaste che perpetuano la persecuzione dei bambini;

3.  rammenta che la responsabilità primaria di uno Stato è di proteggere i propri cittadini, compresi i gruppi vulnerabili; ricorda alle autorità ugandesi che sono soggette all'obbligo di rispettare la Costituzione del paese, in particolare gli articoli 21 e 32 e l'articolo 35, paragrafo 1, il quale sancisce che le persone con disabilità hanno diritto al rispetto e alla dignità e che lo Stato e la società devono prendere tutti i provvedimenti appropriati per garantire che realizzino appieno il loro potenziale mentale e fisico;

4.  ricorda il dovere specifico del parlamento ugandese nei confronti delle persone con disabilità, sancito all'articolo 35, paragrafo 2, della costituzione, in virtù del quale il parlamento dovrebbe adottare leggi adeguate per la protezione delle persone con disabilità; invita il governo ugandese a sostenere tutte le azioni intraprese a favore del miglioramento dei diritti civili e umani delle persone con disabilità;

5.  chiede sostegno per le famiglie di persone con disabilità affinché possano crescere i propri figli a casa; invita il governo ugandese a sviluppare in tutto il paese servizi assistenziali di qualità per le famiglie di bambini disabili, con un sostegno finanziario sufficiente e prestazioni per le famiglie affinché possano prendersi cura dei loro figli disabili;

6.  invita le autorità ad assicurare la sensibilizzazione e l'informazione della società sulla situazione delle persone con disabilità, nonché corsi di formazione per fornire sostegno, conoscenza e consulenza per i genitori di minori disabili e i prestatori di assistenza, al fine di agevolare la partecipazione di questi bambini alla vita di comunità;

7.  invita il governo dell'Uganda a garantire che i medici che entrano in contatto diretto con le persone con disabilità e con i loro problemi medici siano adeguatamente formati e sensibilizzati alle esigenze di tali pazienti;

8.  accoglie con favore la creazione nel 2007 della legge sulla commissione per le pari opportunità, che mira a promuovere pari opportunità per i gruppi emarginati, tra cui le persone con disabilità;

9.  accoglie con favore l'istituzione della commissione dell'Uganda per i diritti umani (UHRC), in virtù della costituzione del 1995 della Repubblica dell'Uganda; ricorda che il ruolo di detta commissione è quello, tra l'altro, di creare e mantenere la consapevolezza nella società circa le disposizioni della costituzione in quanto legge fondamentale del popolo ugandese e di monitorare l'ottemperanza del governo agli obblighi internazionali in materia di diritti umani;

10.  invita la commissione dell'Uganda per i diritti umani a elaborare un piano nazionale concreto che guidi la sua funzione di controllo e a promuovere un'interazione più strutturata e istituzionalizzata con tutte le organizzazioni delle persone con disabilità nel paese;

11.  sollecita le autorità a garantire la registrazione alla nascita di tutti i bambini, compresi quelli con disabilità;

12.  invita le autorità ugandesi a intensificare gli sforzi volti ad aumentare la consapevolezza circa i diritti e la dignità dei minori con disabilità in Uganda; sottolinea, in tale contesto, l'importante ruolo dell'istruzione per combattere la stigmatizzazione; sottolinea con forza il ruolo chiave delle associazioni per i disabili nella sensibilizzazione riguardo all'inclusione delle persone con disabilità e alle sfide che essi devono affrontare;

13.  sottolinea che i mezzi di comunicazione dovrebbero svolgere un ruolo più attivo nel contrastare gli stereotipi e promuovere l'inclusione; invita inoltre i decisori internazionali, nazionali e locali ad assicurare e promuovere la sensibilizzazione attraverso i media, le politiche educative e le campagne pubbliche;

14.  esprime profonda preoccupazione per il crescente numero di attacchi fisici contro i difensori dei diritti umani e gruppi della società civile, come il Forum per la sensibilizzazione e la promozione dei diritti umani (HRAPF); esorta le autorità ugandesi a garantire la sicurezza dei difensori dei diritti umani, perseguire nei termini di legge gli attacchi nei loro confronti e a metterli in grado di svolgere il proprio lavoro liberi da ostacoli e minacce;

15.  invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere gli sforzi del governo, delle ONG e della società civile dell'Uganda volti a formulare e attuare politiche che vertano sulle esigenze e i diritti delle persone con disabilità e si basino sulla non discriminazione e sull'inclusione sociale, nonché sulla parità di accesso all'assistenza sanitaria e ad altri servizi sociali;

16.  chiede uno scambio di buone pratiche tra i paesi in via di sviluppo e quelli industrializzati; chiede alla Commissione di sviluppare una piattaforma insieme agli altri donatori internazionali al fine di scambiare buone pratiche di inclusione per i bambini con disabilità; invita la Commissione a onorare pienamente i suoi impegni in virtù dell'articolo 32 della CRPD;

17.  chiede all'UE di sfruttare il peso politico fornito dai programmi di aiuto allo sviluppo, in particolare i programmi di sostegno al bilancio, per rafforzare la difesa e la promozione dei diritti umani in Uganda; invita la Commissione a verificare se può essere concessa una migliore assistenza sotto forma di finanziamenti o coordinamento con le istituzioni locali, per migliorare l'assistenza medica ai bambini con disabilità al fine di estendere alle loro famiglie il sostegno di cui è sentita con urgenza la necessità;

18.  sottolinea che è opportuno promuovere le politiche di inclusione in tutte le pertinenti sedi internazionali e delle Nazioni Unite, poiché il tema della disabilità è attualmente assente in molte discussioni internazionali ad alto livello e deve essere collocato in cima all'agenda politica;

19.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Presidente della Repubblica dell'Uganda, al Presidente del parlamento ugandese nonché all'Unione africana e alla sue istituzioni.

(1) GU C 287 E del 24.11.2006, pag. 336.


Denuncia dell'accordo di partenariato nel settore della pesca UE-Comore ***
PDF 232kWORD 47k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 15 marzo 2018 concernente il progetto di decisione del Consiglio che denuncia l'accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e l'Unione delle Comore (14423/2017 – C8-0447/2017 – 2017/0241(NLE))
P8_TA(2018)0082A8-0058/2018

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (14423/2017),

–  visto l'accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e l'Unione delle Comore(1),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 43 e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8‑0447/2017),

–  vista la sua risoluzione non legislativa del 15 marzo 2018(2) sul progetto di decisione,

–  visti l'articolo 99, paragrafi 1 e 4, e l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per la pesca e il parere della commissione per lo sviluppo (A8-0058/2018),

1.  dà la sua approvazione alla denuncia dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e dell'Unione delle Comore.

(1) GU L 290 del 20.10.2006, pag. 7.
(2) Testi approvati, P8_TA(2018)0083.


Denuncia dell'accordo di partenariato nel settore della pesca UE-Comore (risoluzione)
PDF 267kWORD 52k
Risoluzione non legislativa del Parlamento europeo del 15 marzo 2018 sul progetto di decisione del Consiglio che denuncia l'accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e l'Unione delle Comore (14423/2017 – C8-0447/2017 – 2017/0241(NLE)2017/2266(INI))
P8_TA(2018)0083A8-0055/2018

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (14423/2017),

–  visto l'accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e l'Unione delle Comore(1),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 43 e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0447/2017),

–  vista la sua risoluzione legislativa del 15 marzo 2018(2) sul progetto di decisione,

–  visto il regolamento (CE) n. 1005/2008 del Consiglio, del 29 settembre 2008, che istituisce un regime comunitario per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, che modifica i regolamenti (CEE) n. 2847/93, (CE) n. 1936/2001 e (CE) n. 601/2004 e che abroga i regolamenti (CE) n. 1093/94 e (CE) n. 1447/1999(3) ("regolamento INN"), in particolare l'articolo 8, paragrafo 8,

–  visto l'articolo 99, paragrafo 2, del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per la pesca e il parere della commissione per lo sviluppo (A8-0055/2018),

A.  considerando che l'accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e l'Unione delle Comore (di seguito "le Comore") dispone che le parti possano denunciare l'accordo stesso in caso di gravi circostanze, come ad esempio la mancata ottemperanza agli impegni da esse assunti in materia di lotta alla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (pesca INN);

B.  considerando che la pesca illegale rappresenta una grave minaccia per le risorse marine globali in quanto depaupera gli stock ittici, distrugge gli habitat marini, colloca i pescatori onesti in posizione di ingiusto svantaggio e distrugge i mezzi di sussistenza delle comunità costiere, soprattutto nei paesi in via di sviluppo;

C.  considerando che l'UE deve fare tutto il possibile per garantire che gli accordi di pesca sostenibile stipulati con paesi terzi rechino benefici reciproci all'UE e ai paesi terzi interessati, comprese le loro popolazioni locali e i loro settori della pesca;

D.  considerando che l'obiettivo globale del protocollo associato all'accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e l'Unione delle Comore era quello di rafforzare la cooperazione in materia di pesca tra l'UE e le Comore nell'interesse di entrambe le parti, istituendo un quadro di partenariato che consentisse di perseguire una politica sostenibile in materia di pesca, sfruttando ad un tempo le risorse ittiche in modo sostenibile nella zona economica esclusiva delle Comore, nonché di garantire un'opportuna quota, corrispondente agli interessi delle flotte UE, delle eccedenze ittiche disponibili;

E.  considerando che il primo accordo in materia di pesca tra la CEE e le Comore risale al 1988 e che le flotte degli Stati membri CEE/UE hanno da allora ottenuto accesso alle opportunità di pesca nel quadro di una serie di protocolli di attuazione;

F.  considerando che, secondo il rapporto UNCTAD "Esportazioni della pesca e sviluppo economico dei paesi meno avanzati", la cooperazione settoriale non si è sviluppata al di là di uno stato rudimentale, con uno scarsissimo impatto sull'industria della pesca, le condizioni degli sbarchi, la capacità di monitoraggio e sorveglianza, lo sviluppo scientifico o la formazione tecnica di pescatori e osservatori; che il prezzo corrisposto dall'UE alle Comore per tonnellata di pesce (tonno) è pari al 15 % circa del prezzo all'ingrosso stimato per tonnellata;

G.  considerando che il 1° ottobre 2015 è stata notificata alle Comore la possibilità di essere identificate come paese terzo non cooperante per non aver esercitato un adeguato controllo dei pescherecci battenti bandiera delle Comore; che, dopo essere stato identificato come paese non cooperante nel 2017 ed elencato dal luglio 2017 in quanto tale dall'UE, che ha emesso un “cartellino rosso”, il paese non ha ancora adottato le misure correttive necessarie per risolvere i problemi identificati e combattere la pesca INN;

H.  considerando che il precedente protocollo associato all'accordo di pesca con le Comore è scaduto il 30 dicembre 2016 e che non è stato rinnovato in quanto le Comore non si sono impegnate a lottare contro la pesca INN; che il protocollo ha ottenuto una dotazione finanziaria di 600 000 EUR all'anno, 300 000 dei quali destinati al sostegno della politica della pesca delle Comore, al fine di promuovere la sostenibilità e la sana gestione delle risorse della pesca nelle loro acque;

I.  considerando il fermo impegno dell'UE nella lotta contro la pesca illegale e contro qualsiasi attività che ne deriva e che tale impegno è contenuto nel regolamento INN;

J.  considerando che l'UE e i suoi Stati membri stanno proseguendo la cooperazione con le Comore in varie settori; che la denuncia dell'accordo di partenariato nel settore della pesca da parte dell'UE può essere revocata (se saranno adottate le necessarie misure correttive) e che la denuncia del presente accordo non esclude futuri negoziati di un altro accordo o qualsiasi altra forma di partenariato nel settore della pesca;

K.  considerando che la lotta contro la pesca INN non riguarda solo l'identificazione dei paesi terzi non cooperanti, ma anche la ricerca di soluzioni affinché le situazioni identificate siano corrette; che, senza assistenza esterna, l'Unione delle Comore non sarà in grado di migliorare le sue politiche di gestione marittima, in particolare delle risorse alieutiche, soprattutto per quanto riguarda le condizioni di sbarco, la capacità di monitoraggio e sorveglianza, lo sviluppo scientifico o la formazione tecnica di pescatori e osservatori;

L.  considerando che l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) includono, per la prima volta, un obiettivo in materia di conservazione e uso sostenibile dei mari e delle risorse marine (obiettivo 14);

1.  deplora che le Comore non abbiano adottato le misure correttive necessarie per risolvere i problemi identificati e combattere la pesca INN, nonostante i moniti dell'UE;

2.  ribadisce l'importanza di un effettivo controllo dello Stato di bandiera, la cui assenza è la causa alla radice della pesca INN; ritiene che le Comore dovrebbero soddisfare i propri obblighi derivanti dal diritto internazionale per quanto riguarda la vigilanza e il controllo dei pescherecci che battono la loro bandiera; ritiene fermamente che questa mancanza di sorveglianza e autorizzazione alla pesca consenta a tali pescherecci di effettuare impunemente attività di pesca INN;

3.  ritiene che le Comore dovrebbero rimanere impegnate nei confronti dell'UE e sfruttare questa occasione per mettere in atto le misure necessarie a migliorare la propria capacità di affrontare la pesca illegale;

4.  deplora che, in quasi trent'anni di accordi di pesca tra l'UE e le Comore – una delle cui componenti è stata incentrata sulla cooperazione e il sostegno allo sviluppo del settore della pesca delle Comore – non sia stato possibile conseguire risultati più tangibili nello sviluppo del settore, anche in ambiti come la capacità di monitoraggio e sorveglianza, lo sviluppo scientifico e la formazione tecnica di pescatori e osservatori;

5.  sostiene che gli strumenti di cooperazione allo sviluppo disponibili, in particolare il Fondo europeo per lo sviluppo (FES), devono essere adattati con maggiore efficienza al sostegno globale per lo sviluppo delle capacità nel settore della pesca;

6.  ricorda che le Comore hanno l'obbligo, a norma dell'accordo di partenariato nel settore della pesca firmato con l'UE e di altri strumenti internazionali, nonché nel quadro relativo al conseguimento degli obiettivi dell'Agenda 2030 e degli OSS, di rispettare i principi di buona governance nel settore della pesca e della pesca responsabile, di mantenere gli stock ittici e di preservare l'ecosistema marino nella loro zona economica esclusiva;

7.  sottolinea la necessità di combattere la pesca INN a livello globale e di predisporre incentivi affinché gli Stati assumano seriamente le proprie responsabilità e applichino le necessarie riforme ai propri settori della pesca;

8.  sostiene che la lotta alla pesca INN non dovrebbe incentrarsi esclusivamente sull'identificazione di paesi terzi non cooperanti e che, per lottare veramente contro tutte le forme di pesca illegale, è necessario reperire modalità di sostegno ai paesi, in particolare, i piccoli Stati insulari in via di sviluppo, come l'Unione delle Comore, in modo da consentire loro di cambiare le politiche di gestione dei mari;

9.  condivide con la Commissione e il Consiglio la necessità di applicare le misure di cui all'articolo 36, paragrafo 8 del regolamento INN per la denuncia di qualsiasi accordo bilaterale permanente nel settore della pesca con le Comore che prevede la cessazione dell'accordo in caso di mancata ottemperanza agli impegni da esse assunti in relazione alla lotta contro la pesca INN;

10.  prende atto delle altre conseguenze di cui all'articolo 38, paragrafo 8, del regolamento INN, relative tra l'altro ai divieti di noleggio, di cambio di bandiera e di accordi privati;

11.  sostiene tuttavia che tale denuncia non deve segnare la fine della cooperazione tra l'UE e le Comore nel settore della pesca; esorta la Commissione a cercare di garantire che questo rapporto possa essere riattivato al più presto, partendo dalla premessa che le comunità di pesca e le attività di pesca artigianale su piccola scala dovrebbero essere considerate essenziali allo sviluppo del paese e che, a tal fine, sarebbe opportuno stimolare gli investimenti e l'assistenza tecnica nei seguenti settori:

   sistema di amministrazione e governance della pesca, legislazione, apparato istituzionale, capacità di sviluppo delle risorse umane (pescatori, scienziati, ispettori e altri) nonché potenziamento del valore commerciale e culturale degli attrezzi e del pescato tradizionali delle Comore;
   capacità scientifiche e di monitoraggio, capacità di tutela delle coste nonché capacità di ispezione, vigilanza e controllo della qualità;
   creazione di strutture per la refrigerazione, la distribuzione e la lavorazione del pescato;
   costruzione e miglioramento delle infrastrutture per lo sbarco e la sicurezza nei porti e nei relativi accessi;
   rinnovo della flotta artigianale delle Comore al fine di incrementare la sicurezza e la loro capacità di permanenza in mare e di pesca;

12.  chiede l'inclusione di una clausola la quale preveda, qualora le Comore rimedino alle proprie carenze, che la procedura sia interrotta, con il ritiro del cartellino rosso, consentendo il ritorno della flotta comunitaria;

13.  invita la Commissione ad adottare le opportune misure per ripristinare una situazione di normalità, migliorando l'efficacia della lotta contro la pesca INN e consentendo alla flotta dell'UE di tornare nelle zone di pesca una volta rinegoziati i termini di un nuovo protocollo;

14.  invita la Commissione e il Consiglio, ognuno per quanto di sua competenza, a tenere il Parlamento pienamente informato senza indugio in merito agli sviluppi di tale processo;

15.  incarica il suo Presidente di trasmettere la risoluzione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e dell'Unione delle Comore.

(1) GU L 290 del 20.10.2006, pag. 7.
(2) Testi approvati, P8_TA(2018)0082.
(3) GU L 286 del 29.10.2008, pag. 1.


Europass: quadro per le competenze e le qualifiche ***I
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Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 15 marzo 2018 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a un quadro comune per la fornitura di servizi migliori per le competenze e le qualifiche (Europass) e che abroga la decisione n. 2241/2004/CE (COM(2016)0625 – C8-0404/2016 – 2016/0304(COD))
P8_TA(2018)0084A8-0244/2017

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2016)0625),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e gli articoli 165 e 166 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0404/2016),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 15 febbraio 2017(1),

–  previa consultazione del Comitato delle regioni,

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 20 dicembre 2017, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  viste le deliberazioni congiunte della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e della commissione per la cultura e l'istruzione a norma dell'articolo 55 del regolamento,

–  viste la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e la relazione della commissione per la cultura e l'istruzione (A8-0244/2017),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 15 marzo 2018 in vista dell'adozione della decisione (UE) 2018/... del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a un quadro comune per la fornitura di servizi migliori per le competenze e le qualifiche (Europass) e che abroga la decisione n. 2241/2004/CE

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, la decisione (UE) 2018/646.)

(1) GU C 173 del 31.5.2017, pag. 45.


Programma Europa creativa (2014-2020) ***I
PDF 237kWORD 50k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 15 marzo 2018 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 1295/2013 che istituisce il programma Europa creativa (2014-2020) (COM(2017)0385 – C8-0236/2017 – 2017/0163(COD))
P8_TA(2018)0085A8-0369/2017

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2017)0385),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 167, paragrafo 5, primo trattino, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0236/2017),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 18 ottobre 2017(1),

–  previa consultazione del Comitato delle regioni,

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 31 gennaio 2018, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per la cultura e l'istruzione (A8-0369/2017),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 15 marzo 2018 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2018/... del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 1295/2013 che istituisce il programma Europa creativa (2014-2020)

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2018/596.)

(1) Non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale.


Ubicazione della sede dell'Agenzia europea per i medicinali ***I
PDF 165kWORD 53k
Emendamenti del Parlamento europeo, approvati il 15 marzo 2018, alla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 726/2004 per quanto riguarda l'ubicazione della sede dell'agenzia europea per i medicinali (COM(2017)0735 – C8-0421/2017 – 2017/0328(COD))(1)
P8_TA(2018)0086A8-0063/2018

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Testo della Commissione   Emendamento
Emendamento 1
Proposta di regolamento
Considerando 2
(2)  Visto l'articolo 50, paragrafo 3, del trattato sull'Unione europea, l'agenzia europea per i medicinali dovrebbe insediarsi nella nuova sede a decorrere dalla data in cui i trattati cessano di essere applicabili al Regno Unito o dal 30 marzo 2019, se questa data è anteriore.
(2)  Visto l'articolo 50, paragrafo 3, del trattato sull'Unione europea, l'agenzia europea per i medicinali ("l'Agenzia") dovrebbe insediarsi nella nuova sede dal 30 marzo 2019.
Emendamento 2
Proposta di regolamento
Considerando 3
(3)  Per garantire il regolare funzionamento dell'agenzia europea per i medicinali nella nuova sede, è opportuno che un accordo sulla sede sia concluso prima che l'agenzia si insedi nei nuovi locali.
(3)  Per garantire il regolare funzionamento dell'agenzia nella nuova sede, è opportuno che un accordo sulla sede sia concluso il prima possibile. L'accordo sulla sede dovrebbe comprendere i termini e le condizioni più appropriati per la buona riuscita del trasferimento ad Amsterdam dell'agenzia e del relativo personale.
Emendamento 3
Proposta di regolamento
Considerando 3 bis (nuovo)
(3 bis)  Per garantire la piena continuità operativa dell'agenzia, la sede provvisoria ad Amsterdam dovrebbe essere garantita dal 1° gennaio 2019 e la sede definitiva dell'agenzia dovrebbe essere pronta entro il 15 novembre 2019.
Emendamento 4
Proposta di regolamento
Considerando 3 ter (nuovo)
(3 ter)  È positivo che la nuova ubicazione dell'agenzia corrisponda alle preferenze degli attuali membri del personale e che le autorità dei Paesi Bassi si stiano adoperando per garantire che il doppio trasferimento non comprometta la continuità delle attività e il buon funzionamento, senza interruzioni, dell'agenzia. Tuttavia, in ragione del doppio trasferimento ad Amsterdam, l'agenzia dovrà temporaneamente ridurre, durante la permanenza nella sede provvisoria, la priorità attribuita a determinate attività, quali i suoi lavori sui medicinali pediatrici e su questioni di salute pubblica, in particolare in materia di resistenza antimicrobica e di pandemie influenzali. I ritardi già annunciati dal governo dei Paesi Bassi, che rimandano la consegna dell'edificio definitivo, la cui costruzione non è ancora iniziata, sollevano preoccupazioni relative alla possibilità di ulteriori ritardi. L'ubicazione nell'edificio provvisorio dovrebbe limitarsi a 10,5 mesi, per garantire che l'agenzia sia in grado di operare nuovamente a pieno regime a partire dal 16 novembre 2019 ed eviti ulteriori perdite di competenze.
Emendamento 5
Proposta di regolamento
Articolo 1 – paragrafo 1 – parte introduttiva
Nel regolamento (CE) n. 726/2004 è inserito il seguente articolo 71 bis:
Nel regolamento (CE) n. 726/2004 sono inseriti i seguenti articoli 71 bis e 71 ter:
Emendamento 6
Proposta di regolamento
Articolo 1 – paragrafo 1
Regolamento (CE) n. 726/2004
Articolo 71 bis
Articolo 71 bis
Articolo 71 bis
L'agenzia ha sede ad Amsterdam (Paesi Bassi).
L'agenzia ha sede ad Amsterdam (Paesi Bassi).
La Commissione e le competenti autorità dei Paesi Bassi adottano tutte le misure necessarie per garantire che l'agenzia possa trasferirsi nella sede provvisoria entro il 1° gennaio 2019 e nella sede definitiva entro il 16 novembre 2019.
La Commissione e le autorità competenti dei Paesi Bassi presentano una relazione scritta al Parlamento europeo e al Consiglio sui progressi compiuti nell'adeguamento della sede provvisoria e nella costruzione dell'edificio definitivo tre mesi dopo l'entrata in vigore del presente regolamento e successivamente ogni tre mesi, fino a quando l'agenzia non si sarà trasferita nella sede definitiva.
Emendamento 7
Proposta di regolamento
Articolo 1 – paragrafo 1
Regolamento (CE) n. 726/2004
Articolo 71 ter (nuovo)
Articolo 71 ter
Un accordo sulla sede che consenta all'agenzia di assumere le proprie funzioni nei locali approvati dal Parlamento europeo e dal Consiglio è concluso entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del presente regolamento.
Emendamento 8
Proposta di regolamento
Articolo 2 – paragrafo 2
Il presente regolamento si applica a decorrere dalla data in cui i trattati cessano di essere applicabili al Regno Unito o dal 30 marzo 2019, se questa data è anteriore.
Il presente regolamento si applica a decorrere dal 30 marzo 2019.
Emendamento 15
Proposta di regolamento
Dichiarazione (nuova)
"APPENDICE AL REGOLAMENTO 2018/ ...
DICHIARAZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
Il Parlamento europeo si rammarica che non si sia tenuto debito conto del suo ruolo di colegislatore, non essendo stato coinvolto nella procedura di selezione della nuova sede dell'agenzia europea per i medicinali.
Il Parlamento europeo desidera ricordare le sue prerogative di colegislatore e insiste sul pieno rispetto della procedura legislativa ordinaria in relazione all'ubicazione degli organismi e delle agenzie.
In quanto unica istituzione direttamente eletta, che rappresenta i cittadini dell'Unione, il Parlamento europeo è il primo garante del rispetto del principio democratico nell'Unione.
Il Parlamento europeo condanna la procedura seguita per la scelta della nuova ubicazione della sede, che di fatto lo ha privato delle sue prerogative, in quanto non è stato effettivamente coinvolto nel processo e ora dovrebbe semplicemente confermare la scelta compiuta per la nuova ubicazione mediante la procedura legislativa ordinaria.
Il Parlamento europeo rammenta che l'approccio comune allegato alla dichiarazione congiunta del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione sulle agenzie decentrate firmata nel 2012 non è giuridicamente vincolante, come indicato nella dichiarazione stessa, ed è stato convenuto lasciando impregiudicati i poteri legislativi delle istituzioni.
Pertanto, il Parlamento europeo insiste affinché la procedura seguita per selezionare una nuova sede per le agenzie sia rivista e non sia più utilizzata in questa forma in futuro.
Infine, il Parlamento europeo desidera ricordare che nell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio", del 13 aprile 20161, le tre istituzioni si sono impegnate a cooperare in modo leale e trasparente, ricordando la parità di entrambi i colegislatori sancita dai trattati.
__________________
1 GU L 123 del 12.5.2016, pag. 1."

(1) La questione è stata rinviata alla commissione competente in base all'articolo 59, paragrafo 4, quarto comma, del regolamento del Parlamento, per l'avvio di negoziati interistituzionali (A8-0063/2018).


Base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società *
PDF 518kWORD 143k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 15 marzo 2018 sulla proposta di direttiva del Consiglio relativa a una base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società (COM(2016)0683 – C8-0471/2016 – 2016/0336(CNS))
P8_TA(2018)0087A8-0051/2018

(Procedura legislativa speciale – consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Consiglio (COM(2016)0683),

–  visto l'articolo 115 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C8-0471/2016),

–  visti i pareri motivati inviati dal Parlamento danese, dalla Camera dei deputati irlandese, dal Senato irlandese, dalla Camera dei deputati lussemburghese, dal Parlamento maltese, dalla Prima camera dei Paesi Bassi, dalla Seconda camera dei Paesi Bassi e dal Parlamento svedese, nel quadro del protocollo n. 2 sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, in cui si dichiara la mancata conformità del progetto di atto legislativo al principio di sussidiarietà,

–  visto l'articolo 78 quater del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per i problemi economici e monetari e il parere della commissione giuridica (A8-0051/2018),

1.  approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.  invita la Commissione a modificare di conseguenza la sua proposta, in conformità dell'articolo 293, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

3.  invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

4.  chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente la proposta della Commissione;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio, alla Commissione e ai parlamenti nazionali.

Testo della Commissione   Emendamento
Emendamento 1
Proposta di direttiva
Considerando 1
(1)  Le imprese che intendono operare su base transfrontaliera all'interno dell'Unione incontrano seri ostacoli e distorsioni di mercato derivanti dalla presenza e dall'interazione di 28 regimi diversi di tassazione delle società. Inoltre le strutture di pianificazione fiscale sono diventate sempre più sofisticate in quanto si sviluppano tra varie giurisdizioni e sfruttano a proprio vantaggio gli aspetti tecnici di un sistema fiscale o i disallineamenti esistenti fra due o più sistemi fiscali allo scopo di ridurre il debito d'imposta delle società. Sebbene tali situazioni evidenzino carenze di natura completamente diversa tra loro, entrambe creano ostacoli che impediscono il corretto funzionamento del mercato interno. Un'azione volta a correggere tali problemi dovrebbe quindi tener conto di entrambi questi tipi di carenze del mercato.
(1)  Le imprese che intendono operare su base transfrontaliera all'interno dell'Unione incontrano seri ostacoli e distorsioni di mercato derivanti dalla presenza e dall'interazione di 28 regimi diversi di tassazione delle società. Nell'epoca della globalizzazione e della digitalizzazione diventa sempre più difficile risalire alla tassazione, in particolare del capitale finanziario e intellettuale, in base alla fonte, mentre diviene sempre più semplice manipolarla. Inoltre le strutture di pianificazione fiscale sono diventate sempre più sofisticate, in quanto si sviluppano tra varie giurisdizioni e sfruttano a proprio vantaggio gli aspetti tecnici di un sistema fiscale o i disallineamenti esistenti fra due o più sistemi fiscali allo scopo di ridurre il debito d'imposta delle società. La diffusa digitalizzazione di molti settori dell'economia, unita al rapido sviluppo dell'economia digitale, mette in discussione l'adeguatezza dei modelli d'imposta sulle società dell'Unione concepiti per i settori tradizionali, anche riguardo alla misura in cui si potrebbero ridefinire i criteri di valutazione e di calcolo per adeguarli alle attività commerciali del XXI secolo. Sebbene tali situazioni evidenzino carenze di natura completamente diversa tra loro, creano tutte ostacoli che impediscono il corretto funzionamento del mercato interno e generano distorsioni tra le grandi imprese e le piccole e medie imprese. Una nuova norma per una base imponibile per l'imposta sulle società per l'Unione dovrebbe quindi tener conto di tali tipi di carenze del mercato, rispettando nel contempo gli obiettivi di chiarezza e certezza giuridica a lungo termine e il principio della neutralità fiscale. Una maggiore convergenza tra i regimi fiscali nazionali comporterà una significativa diminuzione dei costi e dell'onere amministrativo per le imprese che operano a livello transfrontaliero all'interno dell'Unione. Benché le politiche fiscali siano di competenza degli Stati membri, l'articolo 115 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea stabilisce chiaramente che il Consiglio, deliberando all'unanimità secondo una procedura legislativa speciale e previa consultazione del Parlamento europeo e del Comitato economico e sociale, dovrebbe elaborare direttive volte al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative in ambito fiscale degli Stati membri che abbiano un'incidenza diretta sull'instaurazione o sul funzionamento del mercato interno.
Emendamento 2
Proposta di direttiva
Considerando 2
(2)  Per sostenere il corretto funzionamento del mercato interno, il contesto di imposizione fiscale delle imprese nell'Unione dovrebbe essere configurato secondo il principio secondo cui le società pagano la loro giusta quota di imposte nelle giurisdizioni in cui generano i loro profitti. È pertanto necessario prevedere meccanismi che scoraggino le imprese dallo sfruttare a proprio vantaggio le asimmetrie tra i sistemi fiscali nazionali per ridurre il loro debito d'imposta. È altrettanto importante stimolare la crescita e lo sviluppo economico nel mercato interno facilitando gli scambi transfrontalieri e gli investimenti delle imprese. A tal fine è necessario eliminare la doppia imposizione e la doppia non imposizione nell'Unione annullando le disparità nell'interazione dei regimi nazionali di imposta sulle società. Al tempo stesso le imprese hanno bisogno di un quadro giuridico e fiscale facilmente attuabile per sviluppare la loro attività commerciale ed espandersi nell'Unione al di là delle loro frontiere nazionali. In tale contesto dovrebbero essere eliminati i casi restanti di discriminazione.
(2)  Per sostenere il corretto funzionamento del mercato interno, il contesto di imposizione fiscale delle imprese nell'Unione dovrebbe essere configurato secondo il principio in base al quale le società pagano la loro giusta quota di imposte nelle giurisdizioni in cui generano i loro profitti e in cui hanno la loro stabile organizzazione. Tenendo conto dei cambiamenti a livello digitale nel contesto imprenditoriale, è necessario garantire che le società che generano profitti in uno Stato membro senza disporre di una stabile organizzazione fisica in tale Stato membro, ma ivi aventi una stabile organizzazione digitale, siano trattate alla stregua delle società che dispongono di una stabile organizzazione fisica. È pertanto necessario prevedere meccanismi che scoraggino le imprese dallo sfruttare a proprio vantaggio le asimmetrie tra i sistemi fiscali nazionali per ridurre il loro debito d'imposta. È altrettanto importante stimolare la crescita e lo sviluppo economico nel mercato interno facilitando gli scambi transfrontalieri e gli investimenti delle imprese. A tal fine è necessario eliminare la doppia imposizione e la doppia non imposizione nell'Unione, annullando le disparità nell'interazione dei regimi nazionali di imposta sulle società. Al tempo stesso le imprese hanno bisogno di un quadro giuridico e fiscale facilmente attuabile per sviluppare la loro attività commerciale ed espandersi nell'Unione al di là delle loro frontiere nazionali. In tale contesto dovrebbero essere eliminati i casi restanti di discriminazione. Il consolidamento rappresenta un elemento essenziale del regime CCCTB, poiché costituisce l'unico mezzo per superare i principali ostacoli fiscali che le società appartenenti a uno stesso gruppo che operano a livello transfrontaliero devono affrontare all'interno dell'Unione. Il consolidamento elimina le formalità connesse ai prezzi di trasferimento e la doppia imposizione all'interno dello stesso gruppo.
Emendamento 3
Proposta di direttiva
Considerando 3
(3)  Come sottolineato nella proposta di direttiva del Consiglio del 16 marzo 2011 relativa a una base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società (CCCTB)7, un sistema di tassazione delle imprese che consideri l'Unione come un mercato unico ai fini del calcolo della base imponibile per l'imposta sulle società agevolerebbe le attività transfrontaliere delle imprese residenti nell'Unione e promuoverebbe l'obiettivo di rendere l'Unione un luogo più competitivo per gli investimenti internazionali. La proposta del 2011 di una CCCTB era incentrata sull'obiettivo di facilitare l'espansione dell'attività commerciale delle imprese all'interno dell'Unione. Oltre che di tale obiettivo, si dovrebbe anche tenere conto del fatto che una CCCTB può essere estremamente efficace nel migliorare il funzionamento del mercato interno contrastando i meccanismi di elusione fiscale. In tale ottica è opportuno rilanciare l'iniziativa relativa a una CCCTB in modo da trattare su un piano di parità sia l'aspetto di agevolazione delle attività imprenditoriali, sia la funzione di lotta all'elusione fiscale. Tale approccio sarebbe il più idoneo per raggiungere l'obiettivo di eliminare le distorsioni nel funzionamento del mercato interno.
(3)  Come sottolineato nella proposta di direttiva del Consiglio del 16 marzo 2011 relativa a una base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società (CCCTB)7, un sistema di tassazione delle imprese che consideri l'Unione come un mercato unico ai fini del calcolo della base imponibile per l'imposta sulle società agevolerebbe le attività transfrontaliere delle imprese residenti nell'Unione e promuoverebbe l'obiettivo di rendere l'Unione un luogo più competitivo per gli investimenti internazionali, in particolare per le piccole e medie imprese. La proposta del 2011 di una CCCTB era incentrata sull'obiettivo di facilitare l'espansione dell'attività commerciale delle imprese all'interno dell'Unione. Oltre che di tale obiettivo, si dovrebbe anche tenere conto del fatto che una CCCTB può essere estremamente efficace nel migliorare il funzionamento del mercato interno contrastando i meccanismi di elusione fiscale. In tale ottica è opportuno rilanciare l'iniziativa relativa a una CCCTB, in modo da trattare su un piano di parità sia l'aspetto di agevolazione delle attività imprenditoriali sia la funzione di lotta all'elusione fiscale. Una volta attuata in tutti gli Stati membri, la CCCTB garantirebbe il pagamento delle imposte nel luogo in cui sono realizzati gli utili e in cui le imprese hanno la loro stabile organizzazione. Tale approccio sarebbe il più idoneo per raggiungere l'obiettivo dell’eliminazione delle distorsioni nel funzionamento del mercato interno. Il miglioramento del mercato interno rappresenta un importante fattore di incentivo per la crescita e la creazione di posti di lavoro. L'introduzione di una CCCTB dovrebbe stimolare la crescita economica e creare maggiore occupazione nell'Unione, riducendo la concorrenza fiscale dannosa tra le imprese.
__________________
__________________
7 Proposta di direttiva del Consiglio del 3 ottobre 2011, relativa a una base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società (COM(2011)0121 definitivo/2).
7 Proposta di direttiva del Consiglio del 3 ottobre 2011, relativa a una base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società (COM(2011)0121 definitivo/2).
Emendamento 4
Proposta di direttiva
Considerando 4
(4)  Considerando la necessità di agire rapidamente per garantire il buon funzionamento del mercato interno rendendolo, da un lato, più favorevole agli scambi e agli investimenti, e, dall'altro, più resiliente ai meccanismi di elusione fiscale, è necessario suddividere l'ambiziosa iniziativa in materia di CCCTB in due proposte distinte. In una prima fase dovrebbero essere stabilite le norme su una base imponibile comune per l'imposta sulle società prima di passare, in una seconda fase, all'aspetto del consolidamento.
(4)  Considerando la necessità di agire rapidamente per garantire il buon funzionamento del mercato interno, rendendolo, da un lato, più favorevole agli scambi e agli investimenti e, dall'altro, più resiliente ai meccanismi di elusione fiscale, è molto importante garantire che la direttiva relativa a una base imponibile comune per l'imposta sulle società e la direttiva relativa a una base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società entrino in vigore simultaneamente. Poiché questo cambiamento di regime costituisce un passo importante per il completamento del mercato interno, è necessaria una certa flessibilità per garantire che sia realizzato correttamente fin dall'inizio. Pertanto, dal momento che il mercato interno comprende tutti gli Stati membri, è opportuno introdurre la CCCTB in tutti gli Stati membri. Qualora il Consiglio non adotti una decisione all'unanimità sulla proposta intesa a istituire una CCCTB, la Commissione dovrebbe presentare una nuova proposta fondata sull'articolo 116 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in base alla quale il Parlamento europeo e il Consiglio adottano le necessarie normative secondo la procedura legislativa ordinaria. In ultima istanza, gli Stati membri dovrebbero avviare una cooperazione rafforzata che dovrebbe essere aperta in qualsiasi momento a tutti gli Stati membri non partecipanti, ai sensi del trattato sul funzionamento dell'Unione europea. È tuttavia deplorevole che non sia stata condotta una valutazione d'impatto sufficientemente dettagliata né relativamente alla proposta sulla CCTB né a quella sulla CCCTB, in termini di impatto sul gettito fiscale degli Stati membri proveniente dalle imprese paese per paese.
Emendamento 5
Proposta di direttiva
Considerando 5
(5)  In un contesto transfrontaliero sono osservabili numerose strutture di pianificazione fiscale aggressiva, il che implica che i gruppi di società partecipanti devono disporre di un minimo di risorse. Sulla base di tale premessa, per motivi di proporzionalità, le norme sulla CCCTB dovrebbero essere obbligatorie solo per i gruppi di società di dimensioni considerevoli. A tal fine si dovrebbe fissare una soglia per le dimensioni basata sui ricavi consolidati complessivi di un gruppo che redige bilanci consolidati. Inoltre, per meglio conseguire l'obiettivo di facilitare gli scambi e gli investimenti nel mercato interno, le norme sulla CCCTB dovrebbero essere disponibili come opzione anche ai gruppi le cui dimensioni non raggiungono la soglia stabilita. L'ammissibilità al gruppo con base imponibile consolidata dovrebbe essere determinata in esito all'applicazione di due criteri:
(5)  In un contesto transfrontaliero sono osservabili numerose strutture di pianificazione fiscale aggressiva, il che implica che i gruppi di società partecipanti dispongano di un minimo di risorse. Sulla base di tale premessa, per motivi di proporzionalità, le norme su una base comune dovrebbero essere obbligatorie inizialmente solo per le società che appartengono a gruppi di dimensioni considerevoli. A tal fine si dovrebbe fissare una soglia iniziale per le dimensioni pari a 750 milioni di EUR, basata sui ricavi consolidati complessivi di un gruppo che redige bilanci consolidati. Poiché la presente direttiva fissa una nuova norma per la base imponibile dell'imposta sulle società per tutte le imprese dell'Unione, la soglia dovrebbe essere ridotta a zero nell'arco di un periodo massimo di sette anni. Al fine di meglio conseguire l'obiettivo di facilitare gli scambi e gli investimenti nel mercato interno, le norme su una base imponibile comune per l'imposta sulle società dovrebbero essere disponibili nella prima fase come opzione anche per le imprese che non soddisfano tali criteri.
Emendamento 6
Proposta di direttiva
Considerando 5 bis (nuovo)
(5 bis)  A parità di condizioni, il passaggio a una base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società potrebbe determinare una perdita o un aumento del gettito fiscale per gli Stati membri. Per compensare le perdite, dovrebbe essere creato un meccanismo temporaneo di compensazione, finanziato mediante l'avanzo di bilancio degli Stati membri che beneficiano di un aumento del gettito fiscale in ragione del nuovo regime. La compensazione dovrebbe essere adeguata ogni anno per tenere conto delle decisioni adottate a livello nazionale o regionale prima dell'entrata in vigore della presente direttiva. La Commissione dovrebbe essere tenuta a proporre la soppressione o la modifica del sistema di compensazione dopo un periodo di sette anni e a istituire i tetti massimi di compensazione.
Emendamento 7
Proposta di direttiva
Considerando 5 ter (nuovo)
(5 ter)  Al fine di evitare l'attuale ripartizione dell'onere fiscale tra piccole e medie imprese (PMI) e multinazionali, come menzionato nella risoluzione del Parlamento europeo del 25 novembre 2015 sulle decisioni anticipate in materia fiscale (tax ruling) e altre misure analoghe per natura o effetto, una base imponibile comune per l'imposta sulle società è volta a non creare uno svantaggio competitivo per le PMI, migliorando così le condizioni di parità per queste aziende. L'autorità tributaria principale può fornire alle PMI gli strumenti necessari per aiutarle a rispettare i requisiti amministrativi e organizzativi che l'adesione alla CCCTB comporta.
Emendamento 8
Proposta di direttiva
Considerando 6
(6)  L'ammissibilità al gruppo con base imponibile consolidata dovrebbe essere determinata in esito all'applicazione di due criteri: i) il controllo (più del 50% dei diritti di voto) e ii) la proprietà (più del 75% delle azioni) o i diritti ai profitti (più del 75% dei diritti ai profitti). Tali criteri assicurerebbero un alto livello di integrazione economica tra i membri del gruppo. Per garantire l'integrità del sistema, è opportuno che le due soglie relative al controllo e alla proprietà o ai diritti ai profitti siano rispettate durante tutto l'esercizio fiscale; la società che non li rispetta dovrebbe immediatamente lasciare il gruppo. Per impedire che i risultati fiscali siano manipolati mediante l'entrata di una società in un gruppo e la sua uscita dal gruppo a breve distanza di tempo, è inoltre opportuno fissare un obbligo minimo di nove mesi consecutivi per determinare l'adesione a un gruppo.
(6)  È necessario definire il concetto di stabile organizzazione situata nell'Unione e appartenente ad un contribuente residente a fini fiscali nell'Unione. Troppo spesso le società multinazionali prendono provvedimenti per trasferire i loro utili presso regimi fiscali vantaggiosi senza versare alcuna imposta o versando imposte estremamente esigue. La nozione di stabile organizzazione intende offrire una definizione precisa e vincolante dei criteri che dovranno essere soddisfatti da una società multinazionale per dimostrare di essere ubicata in un determinato paese. Tale aspetto obbligherà le società multinazionali a versare le rispettive imposte in maniera equa. Lo scopo è garantire che tutti i contribuenti interessati condividano la stessa comprensione del concetto ed escludere la possibilità di un disallineamento dovuto a definizioni divergenti. Risulta parimenti importante disporre di una definizione comune delle stabili organizzazioni situate in un paese terzo o nell'Unione, ma appartenenti a un contribuente residente a fini fiscali in un paese terzo. Se i prezzi di trasferimento causano il trasferimento degli utili verso una giurisdizione a bassa imposizione, è auspicabile un sistema che assegni gli utili mediante una formula di ripartizione. L'Unione può fissare una norma internazionale su una tassazione moderna ed efficiente delle società adottando un tale sistema. La Commissione dovrebbe elaborare orientamenti per la fase transitoria in cui la formula di ripartizione coesiste con gli altri metodi di assegnazione nei rapporti con i paesi terzi, mentre in ultima istanza la formula di ripartizione dovrebbe costituire il metodo standard di assegnazione. La Commissione dovrebbe elaborare una proposta relativa all'introduzione di un modello unionale di convenzione fiscale che possa, in ultima istanza, sostituire le migliaia di convenzioni bilaterali concluse da ciascuno Stato membro.
Emendamento 9
Proposta di direttiva
Considerando 6 bis (nuovo)
(6 bis)  I beni digitali sono tendenzialmente caratterizzati da una mobilità e un'immaterialità elevate. Alcuni studi hanno dimostrato che il settore digitale è fortemente coinvolto in pratiche di pianificazione fiscale aggressiva, dato che molti modelli imprenditoriali non necessitano di infrastrutture fisiche per effettuare operazioni con i clienti e realizzare profitti. Ciò consente alle principali società digitali di pagare imposte pari quasi a zero sulle loro entrate. Le tesorerie degli Stati membri perdono miliardi di euro di gettito fiscale per il fatto di non riuscire a tassare le maggiori società multinazionali digitali. Per far fronte a tale ingiustizia sociale concreta e urgente, l'attuale legge sull'imposta societaria deve essere ampliata, al fine di includere un nuovo nesso con la stabile organizzazione digitale sulla base di una presenza digitale significativa. Sono necessarie condizioni di parità per modelli imprenditoriali simili, onde affrontare le sfide in ambito fiscale che derivano dal contesto della digitalizzazione, senza ostacolare il potenziale del settore digitale. In tale contesto è opportuno tenere in particolare considerazione il lavoro svolto a livello OCSE ai fini di un quadro normativo coerente a livello internazionale.
Emendamento 10
Proposta di direttiva
Considerando 10
(10)  È opportuno che la formula di ripartizione della base imponibile consolidata comprenda tre fattori cui è attribuita la medesima ponderazione: lavoro, attività e vendite in funzione della destinazione. Tali fattori con la stessa ponderazione dovrebbero riflettere un approccio equilibrato alla ripartizione dei profitti tassabili tra gli Stati membri ammissibili e garantire che i profitti siano tassati dove sono effettivamente maturati. Il lavoro e le attività dovrebbero quindi essere assegnati allo Stato membro in cui il lavoro viene svolto o le attività sono situate, attribuendo un peso adeguato agli interessi dello Stato membro di origine, mentre le vendite dovrebbero essere assegnate allo Stato membro di destinazione dei beni o dei servizi. Per tenere conto delle differenze tra i livelli di stipendi nell'ambito dell'Unione e consentire così un'equa ripartizione della base imponibile consolidata, è opportuno che il fattore lavoro comprenda sia il monte distribuzioni che il numero di dipendenti (e che ognuno dei due elementi valga la metà). Il fattore attività dovrebbe da parte sua comprendere tutte le attività materiali immobilizzate, ma non le attività immateriali e finanziarie, a causa delle loro fluttuazioni e dei conseguenti rischi di aggiramento delle disposizioni della direttiva. Qualora eccezionalmente il risultato della ripartizione non rappresenti correttamente la portata della corrispondente attività economica, una clausola di salvaguardia dovrebbe prevedere un metodo alternativo di allocazione del reddito.
(10)  È opportuno che la formula di ripartizione della base imponibile consolidata comprenda quattro fattori cui è attribuita la medesima ponderazione: lavoro, attività, vendite in funzione della destinazione e raccolta e utilizzo dei dati personali degli utenti di piattaforme e servizi online (quest'ultimo indicato di seguito come "fattore dati"). Tali fattori con la stessa ponderazione dovrebbero riflettere un approccio equilibrato alla ripartizione dei profitti tassabili tra gli Stati membri ammissibili e garantire che i profitti siano tassati dove sono effettivamente maturati. Il lavoro e le attività dovrebbero quindi essere assegnati allo Stato membro in cui il lavoro è svolto o le attività sono situate, attribuendo un peso adeguato agli interessi dello Stato membro di origine, mentre le vendite dovrebbero essere assegnate allo Stato membro di destinazione dei beni o dei servizi. Per tenere conto delle differenze tra i livelli di stipendi nell'ambito dell'Unione e consentire così un'equa ripartizione della base imponibile consolidata, è opportuno che il fattore lavoro comprenda sia il monte distribuzioni che il numero di dipendenti (e che ognuno dei due elementi valga la metà). Il fattore attività dovrebbe da parte sua comprendere soltanto attività materiali. Qualora eccezionalmente il risultato della ripartizione non rappresenti correttamente la portata della corrispondente attività economica, una clausola di salvaguardia dovrebbe prevedere un metodo alternativo di allocazione del reddito.
Emendamento 11
Proposta di direttiva
Considerando 10 bis (nuovo)
(10 bis)  La formula di ripartizione della base imponibile consolidata deve riflettere appieno l'attività economica che ha avuto luogo in ciascuno Stato membro, tenendo debitamente e pienamente in considerazione le possibili differenze significative tra le rispettive economie. Qualora la formula determini una ripartizione non equilibrata che non riflette l'attività economica, un meccanismo di risoluzione delle controversie potrebbe rettificare tale situazione. Alla luce di quanto sopra esposto, la Commissione dovrebbe valutare l'eventuale creazione di un meccanismo di risoluzione delle controversie per garantire un'appropriata risoluzione delle controversie in cui sono coinvolti diversi Stati membri.
Emendamento 12
Proposta di direttiva
Considerando 11
(11)  Per le loro specificità alcuni settori, come i servizi finanziari e assicurativi, il settore del petrolio e del gas e quello delle spedizioni e del trasporto aereo, necessitano di una formula adeguata di ripartizione della base imponibile consolidata.
soppresso
Emendamento 13
Proposta di direttiva
Considerando 14
(14)  La presente direttiva si basa sulla direttiva 2016/xx/UE del Consiglio relativa a una base imponibile per l'imposta sulle società (che stabilisce una serie di norme comuni per il calcolo della base imponibile delle società) e verte sul consolidamento dei risultati fiscali all'interno del gruppo. Occorre pertanto gestire l'interazione tra i due strumenti legislativi e permettere la transizione di alcuni elementi della base imponibile nel nuovo quadro del gruppo. Fra tali elementi figurano, in particolare, la norma relativa ai limiti sugli interessi, la clausola di switch-over e la normativa sulle società estere controllate, nonché i disallineamenti da ibridi.
(14)  La presente direttiva si basa sulla direttiva 2016/xx/UE del Consiglio relativa a una base imponibile per l'imposta sulle società (che stabilisce una serie di norme comuni per il calcolo della base imponibile delle società) e verte sul consolidamento dei risultati fiscali all'interno del gruppo. Occorre pertanto gestire l'interazione tra i due strumenti legislativi e permettere la transizione di alcuni elementi della base imponibile nel nuovo quadro del gruppo. Fra tali elementi figurano, in particolare, la norma relativa ai limiti sugli interessi, la clausola di switch-over e la normativa sulle società estere controllate, nonché i disallineamenti da ibridi. Agli Stati membri non dovrebbe essere impedito di introdurre ulteriori misure contro l'elusione fiscale, al fine di ridurre gli effetti negativi del trasferimento degli utili in paesi terzi con bassi livelli di imposizione fiscale.
Emendamento 14
Proposta di direttiva
Considerando 16
(16)  Al fine di integrare o modificare determinati elementi non essenziali della presente direttiva, dovrebbe essere delegato alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea riguardo ai seguenti aspetti: i) tenere conto delle modifiche apportate alle legislazioni degli Stati membri riguardanti le forme societarie e le imposte sul reddito delle società e modificare di conseguenza gli allegati I e II; ii) stabilire definizioni aggiuntive; iii) completare la norma sulla limitazione della deducibilità degli interessi con norme antiframmentazione, per combattere meglio i rischi di elusione fiscale che possono emergere all'interno di un gruppo. È di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni, anche a livello di esperti. Nella preparazione e nell'elaborazione degli atti delegati la Commissione dovrebbe provvedere alla contestuale, tempestiva e appropriata trasmissione dei documenti pertinenti al Parlamento europeo e al Consiglio.
(16)  Al fine di integrare o modificare determinati elementi non essenziali della presente direttiva, dovrebbe essere delegato alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea riguardo ai seguenti aspetti: i) tenere conto delle modifiche apportate alle legislazioni degli Stati membri riguardanti le forme societarie e le imposte sul reddito delle società e modificare di conseguenza gli allegati I e II; ii) stabilire definizioni aggiuntive; iii) completare la norma sulla limitazione della deducibilità degli interessi con norme antiframmentazione, per combattere meglio i rischi di elusione fiscale che possono emergere all'interno di un gruppo e iv) elaborare linee guida per la fase transitoria in cui la formula di ripartizione coesiste con gli altri metodi di assegnazione nei rapporti con i paesi terzi. È di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni, anche a livello di esperti, e che tenga conto della risoluzione annuale del Parlamento europeo. Nella preparazione e nell'elaborazione degli atti delegati la Commissione dovrebbe provvedere alla contestuale, tempestiva e appropriata trasmissione dei documenti pertinenti al Parlamento europeo e al Consiglio.
Emendamento 15
Proposta di direttiva
Considerando 17
(17)  Al fine di garantire condizioni uniformi di esecuzione della presente direttiva, dovrebbero essere attribuite alla Commissione competenze di esecuzione riguardanti: i) l'adozione annuale di un elenco di forme societarie di paesi terzi che sono simili alle forme di società di cui all'allegato I; ii) l'adozione di atti che stabiliscono norme dettagliate sul calcolo dei fattori lavoro, attività e fatturato, sull'allocazione dei dipendenti e del monte retribuzioni, delle attività e del fatturato al rispettivo fattore e sulla valutazione delle attività; iii) l'adozione di un atto che introduca un modulo standard per la notifica della creazione di un gruppo; iv) l'adozione di norme sulla presentazione elettronica della dichiarazione dei redditi consolidata, sul modulo della dichiarazione dei redditi consolidata, sul modulo della dichiarazione dei redditi del singolo contribuente e sulla documentazione di supporto richiesta. Tali competenze dovrebbero essere esercitate conformemente al regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio12.
(17)  Al fine di garantire condizioni uniformi di esecuzione della presente direttiva, dovrebbero essere attribuite alla Commissione competenze di esecuzione riguardanti: i) l'adozione annuale di un elenco di forme societarie di paesi terzi che sono simili alle forme di società di cui all'allegato I; ii) l'adozione di atti che stabiliscono norme dettagliate sul calcolo dei fattori lavoro, attività e fatturato e fattore dati, sull'allocazione dei dipendenti e del monte retribuzioni, sull'allocazione di dati personali raccolti e dati personali utilizzati, delle attività e del fatturato al rispettivo fattore e sulla valutazione delle attività; iii) l'adozione di un atto che introduca un modulo standard per la notifica della creazione di un gruppo; iv) l'adozione di norme sulla presentazione elettronica della dichiarazione dei redditi consolidata, sul modulo della dichiarazione dei redditi consolidata, sul modulo della dichiarazione dei redditi del singolo contribuente e sulla documentazione di supporto richiesta. La Commissione dovrebbe elaborare tali moduli uniformi della dichiarazione dei redditi in collaborazione con le amministrazioni fiscali degli Stati membri. Tali competenze dovrebbero essere esercitate conformemente al regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio12.
__________________
__________________
12 Regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, che stabilisce le regole e i principi generali relativi alle modalità di controllo da parte degli Stati membri dell'esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione (GU L 55 del 28.2.2011, pag. 13).
12 Regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, che stabilisce le regole e i principi generali relativi alle modalità di controllo da parte degli Stati membri dell'esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione (GU L 55 del 28.2.2011, pag. 13).
Emendamento 16
Proposta di direttiva
Considerando 18
(18)  Poiché gli obiettivi della presente direttiva, ossia migliorare il funzionamento del mercato interno contrastando le pratiche di elusione fiscale internazionale e facilitare l'espansione delle imprese oltre le frontiere all'interno dell'Unione, non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli Stati membri che agiscono singolarmente e in modo eterogeneo, essendo necessaria un'azione coordinata per conseguire questi obiettivi, ma possono, a motivo del fatto che la direttiva affronta inefficienze del mercato interno scaturite dall'interazione tra normative fiscali nazionali diverse che hanno un impatto sul mercato interno e scoraggiano le attività transfrontaliere, essere conseguiti meglio a livello di Unione, quest'ultima può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato sull'Unione europea. La presente direttiva si limita a quanto è necessario per conseguire tali obiettivi, in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo, soprattutto considerando che il suo ambito di applicazione obbligatorio è limitato ai gruppi che superano determinate dimensioni.
(18)  Poiché gli obiettivi della presente direttiva, ossia migliorare il funzionamento del mercato interno contrastando le pratiche di elusione fiscale internazionale e facilitare l'espansione delle imprese, in particolare le PMI, oltre le frontiere all'interno dell'Unione, non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli Stati membri, che agiscono singolarmente e in modo eterogeneo, essendo necessaria un'azione coordinata per conseguire questi obiettivi, ma possono, a motivo del fatto che la direttiva affronta inefficienze del mercato interno scaturite dall'interazione tra normative fiscali nazionali diverse che hanno un impatto sul mercato interno e scoraggiano le attività transfrontaliere, essere conseguiti meglio a livello di Unione, quest'ultima può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato sull'Unione europea. La presente direttiva si limita a quanto è necessario per conseguire tali obiettivi, in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo, soprattutto considerando che il suo ambito di applicazione obbligatorio è limitato ai gruppi che superano determinate dimensioni.
Emendamento 17
Proposta di direttiva
Considerando 20
(20)  La Commissione dovrebbe essere tenuta a riesaminare l'applicazione della presente direttiva cinque anni dopo la sua entrata in vigore e a presentare al Consiglio una relazione sul suo funzionamento. Gli Stati membri dovrebbero essere tenuti a comunicare alla Commissione le disposizioni di diritto interno che adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva,
(20)  Dal momento che la presente direttiva contiene una modifica significativa delle norme sulla tassazione societaria, la Commissione dovrebbe essere tenuta a realizzare una valutazione accurata dell'applicazione della presente direttiva cinque anni dopo la sua entrata in vigore e a presentare al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sul suo funzionamento. Tale relazione di attuazione dovrebbe includere almeno i seguenti punti: l'impatto del sistema di tassazione previsto nella presente direttiva sul gettito fiscale degli Stati membri, i vantaggi e svantaggi di tale sistema per le piccole e medie imprese, l'impatto sull'equa riscossione delle imposte tra gli Stati membri, l'impatto sul mercato interno nel suo complesso, con particolare riguardo alla potenziale distorsione della concorrenza tra le società soggette alle nuove norme stabilite nella presente direttiva, nonché il numero di imprese che rientrano nel suo ambito di applicazione durante il periodo di transizione. La Commissione dovrebbe essere tenuta a riesaminare l'applicazione della presente direttiva dieci anni dopo la sua entrata in vigore e a presentare al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sul suo funzionamento. Gli Stati membri dovrebbero essere tenuti a comunicare alla Commissione le disposizioni di diritto interno che adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva.
Emendamento 18
Proposta di direttiva
Considerando 20 bis (nuovo)
(20 bis)  Al fine di ottenere un consolidamento completo e coerente e impedire nuove opportunità di arbitraggio a causa di incongruenze contabili tra gli Stati membri, è necessario adottare criteri chiari, coerenti e oggettivi per il calcolo della base imponibile consolidata. A tal fine, la Commissione dovrebbe proporre le necessarie modifiche alle pertinenti disposizioni della presente direttiva per quanto concerne la definizione e il calcolo della base imponibile consolidata.
Emendamento 19
Proposta di direttiva
Considerando 20 ter (nuovo)
(20 ter)  La Commissione dovrebbe considerare ulteriori studi che analizzano il potenziale impatto della CCCTB sul gettito fiscale proveniente dalle imprese dei singoli Stati membri e i possibili svantaggi competitivi per l'Unione in relazione ai paesi terzi.
Emendamento 20
Proposta di direttiva
Articolo 1 – paragrafo 1
1.  La presente direttiva stabilisce un sistema per il consolidamento delle basi imponibili, di cui alla direttiva 2016/xx/UE del Consiglio14, di società che siano membri di un gruppo e stabilisce regole sul modo in cui una base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società debba essere assegnata agli Stati membri e amministrata dalle autorità tributarie nazionali.
1.  La presente direttiva stabilisce una base comune per la tassazione nell'Unione di talune società e prevede le norme relative al calcolo di tale base, comprese norme su misure volte a impedire l'elusione fiscale e su misure relative alla dimensione internazionale del regime fiscale proposto.
_______________
14 [Direttiva del Consiglio relativa a una base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società (GU L [ ] del [ ], pag. [ ])].
Emendamento 21
Proposta di direttiva
Articolo 2 – paragrafo 1 – parte introduttiva
1.  Le norme della presente direttiva si applicano alle società costituite in base al diritto di uno Stato membro, e alle loro stabili organizzazioni situate in altri Stati membri, se la società soddisfa tutte le seguenti condizioni:
1.  Le norme della presente direttiva si applicano alle società costituite in base al diritto di uno Stato membro, e alle loro stabili organizzazioni e stabili organizzazioni digitali situate in altri Stati membri, se la società soddisfa tutte le seguenti condizioni:
Emendamento 22
Proposta di direttiva
Articolo 2 – paragrafo 1 – lettera c
(c)  appartiene a un gruppo consolidato a fini di contabilità finanziaria con ricavi consolidati complessivi che sono stati superiori a 750 000 000 EUR nell'esercizio finanziario precedente l'esercizio finanziario pertinente;
(c)  appartiene a un gruppo consolidato a fini di contabilità finanziaria con ricavi consolidati complessivi che sono stati superiori a 750 000 000 EUR nell'esercizio finanziario precedente l'esercizio finanziario pertinente. Tale soglia è ridotta a zero in un periodo massimo di sette anni;
Emendamento 23
Proposta di direttiva
Articolo 2 – paragrafo 3
3.  Una società che soddisfa le condizioni di cui al paragrafo 1, lettere a), b) e d), ma che non soddisfa le condizioni di cui alla lettera c) di detto paragrafo, può decidere di applicare le disposizioni della presente direttiva anche alle proprie stabili organizzazioni situate in altri Stati membri, per un periodo di cinque esercizi fiscali. Tale termine è automaticamente prorogato per periodi successivi di cinque esercizi fiscali, a meno che non sia trasmessa una notifica di rinuncia ai sensi dell'articolo 47, secondo comma. Le condizioni di cui al paragrafo 1, lettere a), b) e d), devono essere soddisfatte ogni volta che la proroga entra in vigore.
3.  Una società che soddisfa le condizioni di cui al paragrafo 1, lettere a), b) e d), ma che non soddisfa le condizioni di cui alla lettera c) di detto paragrafo, può decidere di applicare le disposizioni della presente direttiva anche alle proprie stabili organizzazioni situate in altri Stati membri.
Emendamento 24
Proposta di direttiva
Articolo 2 – paragrafo 4
4.  Le norme della presente direttiva non si applicano a una società di navigazione nell'ambito di un regime fiscale speciale. Una società di navigazione nell'ambito di un regime fiscale speciale deve essere considerata ai fini della determinazione delle società che sono membri dello stesso gruppo di cui agli articoli 5 e 6.
soppresso
Emendamento 25
Proposta di direttiva
Articolo 3 – comma 1 – punto 23
(23)  "base imponibile consolidata", il risultato della somma delle basi imponibili di tutti i membri di un gruppo calcolate conformemente alla direttiva 2016/xx/UE;
(23)  "base imponibile consolidata", i ricavi netti consolidati imponibili dei membri di un gruppo, calcolati su una base contabile coerente applicabile a tutti i membri del gruppo conformemente alla direttiva 2016/xx/UE;
Emendamento 26
Proposta di direttiva
Articolo 3 – comma 1 – punto 28 bis (nuovo)
(28 bis)  "fattore dati", la raccolta e l'utilizzo per fini commerciali dei dati personali degli utenti di piattaforme e servizi online in uno o più Stati membri.
Emendamento 27
Proposta di direttiva
Articolo 4 – paragrafo 3
3.  Se il posto di direzione effettiva di un membro di un gruppo che opera nei settori del trasporto marittimo o del trasporto su vie d'acqua interne è su una nave o su una barca, lo si considera residente a fini fiscali nello Stato membro del porto di origine della nave o della barca o, in caso di assenza di un porto di origine, nello Stato membro di residenza a fini fiscali dell'operatore della nave o della barca.
soppresso
Emendamento 28
Proposta di direttiva
Articolo 4 – paragrafo 4
4.  Un contribuente residente è soggetto all'imposta sul reddito delle società su tutti i redditi derivanti da qualsiasi fonte, sia all'interno che all'esterno dello Stato membro in cui è residente a fini fiscali.
4.  Un contribuente residente è soggetto all'imposta sul reddito delle società su tutti i redditi prodotti da qualsiasi attività, sia all'interno che all'esterno dello Stato membro in cui è residente a fini fiscali.
Emendamento 29
Proposta di direttiva
Articolo 4 – paragrafo 5
5.  Un contribuente non residente è soggetto all'imposta sul reddito delle società su tutti i redditi derivanti da un'attività svolta tramite una stabile organizzazione in uno Stato membro.
5.  Un contribuente non residente è soggetto all'imposta sul reddito delle società su tutti i redditi derivanti da un'attività svolta tramite una stabile organizzazione, anche digitale, in uno Stato membro. La stabile organizzazione digitale di un contribuente è determinata in conformità delle condizioni e dei criteri elencati all'articolo 5 della direttiva del Consiglio ... relativa a una base imponibile comune per l'imposta sulle società1bis.
_______________
1 bis Direttiva del Consiglio ... relativa a una base imponibile per l'imposta sulle società (GU L ... del …, pag. ...).
Emendamento 30
Proposta di direttiva
Articolo 5 – paragrafo 1 – lettera a
(a)  il diritto di esercitare più del 50 % dei diritti di voto, e
(a)  detiene il diritto di esercitare diritti di voto superiori al 50 %, e
Emendamento 31
Proposta di direttiva
Articolo 6 – paragrafo 2 bis (nuovo)
2 bis.  Le stabili organizzazioni comprendono le stabili organizzazioni digitali, in conformità delle condizioni e dei criteri elencati all'articolo 5 della direttiva del Consiglio ... relativa a una base imponibile comune per l'imposta sulle società1bis.
_______________
1 bis Direttiva del Consiglio ... relativa a una base imponibile per l'imposta sulle società (GU L ... del …, pag. ...).
Emendamento 32
Proposta di direttiva
Articolo 7 – paragrafo 1
1.  Le basi imponibili di tutti i membri di un gruppo si sommano in una base imponibile consolidata.
1.  La base imponibile di un gruppo consolidato è determinata come se si trattasse di un'unica entità. A tal fine, la base imponibile aggregata del gruppo è ricalcolata in modo da eliminare tutti gli utili o le perdite, compresi quelli derivanti da eventuali operazioni, di qualsiasi natura, tra due o più entità nell'ambito del gruppo.
Emendamento 33
Proposta di direttiva
Articolo 7 – paragrafo 2
2.  Quando la base imponibile consolidata è negativa, la perdita è riportata e compensata a fronte della base imponibile consolidata positiva seguente. Quando la base imponibile consolidata è positiva, è ripartita conformemente al capo VIII.
2.  Quando la base imponibile consolidata è negativa, la perdita è riportata e compensata a fronte della base imponibile consolidata positiva seguente per un periodo massimo di cinque esercizi. Quando la base imponibile consolidata è positiva, è ripartita conformemente al capo VIII.
Emendamento 34
Proposta di direttiva
Articolo 9 – paragrafo 2
2.  I gruppi applicano un metodo uniforme e adeguatamente documentato per registrare le operazioni intragruppo. I gruppi possono cambiare il metodo solo per valide ragioni commerciali e solo all'inizio di un esercizio fiscale.
2.  I gruppi applicano un metodo uniforme e adeguatamente documentato per registrare le operazioni intragruppo. I gruppi possono cambiare il metodo solo per valide ragioni commerciali e solo all'inizio di un esercizio fiscale. Tutte queste operazioni sono eliminate dalla base imponibile per effetto del consolidamento effettuato a norma dell'articolo 7, paragrafo 1.
Emendamento 35
Proposta di direttiva
Articolo 9 – paragrafo 3
3.  Il metodo per registrare le operazioni intragruppo permette di identificare tutti i trasferimenti e le vendite intragruppo al costo più basso, per le attività non soggette ad ammortamento, o al valore a fini fiscali, per le attività ammortizzabili.
soppresso
Emendamento 36
Proposta di direttiva
Articolo 9 – paragrafo 4
4.  I trasferimenti intragruppo non cambiano lo statuto delle attività immateriali autoprodotte.
soppresso
Emendamento 37
Proposta di direttiva
Articolo 23 – paragrafo 1 – comma 1
Qualora, a seguito di una riorganizzazione tra imprese, uno o più gruppi, o due o più membri di un gruppo, diventino parte di un altro gruppo, eventuali perdite non compensate del gruppo o di gruppi preesistenti sono allocate a ciascuno dei membri di questi ultimi, conformemente al capo VIII e sulla base dei fattori applicabili alla fine dell'esercizio fiscale nel quale ha luogo la riorganizzazione. Eventuali perdite non compensate del gruppo o dei gruppi preesistenti sono riportate a esercizi successivi.
Qualora, a seguito di una riorganizzazione tra imprese, uno o più gruppi, o due o più membri di un gruppo, diventino parte di un altro gruppo, eventuali perdite non compensate del gruppo o di gruppi preesistenti sono allocate a ciascuno dei membri di questi ultimi, conformemente al capo VIII e sulla base dei fattori applicabili alla fine dell'esercizio fiscale nel quale ha luogo la riorganizzazione. Eventuali perdite non compensate del gruppo o dei gruppi preesistenti sono riportate a un massimo di cinque esercizi.
Emendamento 38
Proposta di direttiva
Articolo 23 – paragrafo 2
2.  Qualora due o più contribuenti principali procedano a una fusione ai sensi dell'articolo 2, lettera a), punti i) e ii), della direttiva 2009/133/CE del Consiglio15, eventuali perdite non compensate di un gruppo sono allocate ai suoi membri conformemente al capo VIII sulla base dei fattori applicabili alla fine dell'esercizio fiscale nel quale ha luogo la fusione. Eventuali perdite non compensate sono riportate a esercizi successivi.
2.  Qualora due o più contribuenti principali procedano a una fusione ai sensi dell'articolo 2, lettera a), punti i) e ii), della direttiva 2009/133/CE del Consiglio15, eventuali perdite non compensate di un gruppo sono allocate ai suoi membri conformemente al capo VIII sulla base dei fattori applicabili alla fine dell'esercizio fiscale nel quale ha luogo la fusione. Eventuali perdite non compensate sono riportate a un massimo di cinque esercizi.
__________________
__________________
15 Direttiva 2009/133/CE del Consiglio, del 19 ottobre 2009, relativa al regime fiscale comune da applicare alle fusioni, alle scissioni, alle scissioni parziali, ai conferimenti d'attivo ed agli scambi d'azioni concernenti società di Stati membri diversi e al trasferimento della sede sociale di una SE e di una SCE tra Stati membri (GU L 310 del 25.11.2009, pag. 34).
15 Direttiva 2009/133/CE del Consiglio, del 19 ottobre 2009, relativa al regime fiscale comune da applicare alle fusioni, alle scissioni, alle scissioni parziali, ai conferimenti d'attivo ed agli scambi d'azioni concernenti società di Stati membri diversi e al trasferimento della sede sociale di una SE e di una SCE tra Stati membri (GU L 310 del 25.11.2009, pag. 34).
Emendamento 39
Proposta di direttiva
Articolo 28 – paragrafo 1 – comma 1
La base imponibile consolidata è ripartita tra i membri di un gruppo in ogni esercizio fiscale sulla base di una formula. La formula per determinare la percentuale assegnata al membro A di un gruppo, nella quale si dà pari peso ai fattori del fatturato, del lavoro e delle attività, si presenta come segue:
La base imponibile consolidata è ripartita tra i membri di un gruppo in ogni esercizio fiscale sulla base di una formula. La formula per determinare la percentuale assegnata al membro A di un gruppo, nella quale si dà pari peso ai fattori del fatturato, del lavoro e delle attività, nonché al fattore dati, si presenta come segue:
Emendamento 40
Proposta di direttiva
Articolo 28 – paragrafo 1 – formula

Testo della Commissione

Emendamento

Emendamento 41
Proposta di direttiva
Articolo 28 – paragrafo 1 – comma 1 bis (nuovo)
Qualora uno o più fattori non siano applicabili in ragione della natura delle attività di un contribuente, tutti gli altri fattori applicabili dovrebbero essere riponderati in maniera proporzionale nella formula, in modo che ciascun fattore applicabile mantenga un peso assolutamente uguale.
Emendamento 42
Proposta di direttiva
Articolo 28 – paragrafo 5
5.  Nel determinare la percentuale assegnata a un membro di un gruppo, si dà pari peso ai fattori del fatturato, del lavoro e delle attività.
5.  Nel determinare la percentuale assegnata a un membro di un gruppo, si dà pari peso ai fattori del fatturato, del lavoro e delle attività, nonché al fattore dati.
Emendamento 43
Proposta di direttiva
Articolo 28 – paragrafo 5 bis (nuovo)
5 bis.  Il fattore dati è composto, per metà, dal volume totale dei dati personali degli utenti di piattaforme e servizi online raccolti per Stato membro da un membro del gruppo al numeratore e dal volume totale dei dati personali degli utenti di piattaforme e servizi online raccolti per Stato membro dal gruppo al denominatore e, per l'altra metà, dal volume totale dei dati personali degli utenti di piattaforme e servizi online utilizzati per Stato membro da un membro del gruppo al numeratore e dal volume totale dei dati personali degli utenti di piattaforme e servizi online utilizzati per Stato membro dal gruppo al denominatore.
Emendamento 44
Proposta di direttiva
Articolo 28 – paragrafo 5 ter (nuovo)
5 ter.  Il volume di dati personali raccolti in base al fattore dati è calcolato al termine dell'esercizio fiscale in ciascuno Stato membro.
Emendamento 45
Proposta di direttiva
Articolo 28 – paragrafo 5 quater (nuovo)
5 quater.  La definizione di raccolta e di utilizzo a fini commerciali di dati personali nel contesto del fattore dati è determinata in conformità del regolamento (UE) 2016/679.
Emendamento 46
Proposta di direttiva
Articolo 29
Articolo 29
soppresso
Clausola di salvaguardia
In deroga alla regola di cui all'articolo 28, se il contribuente principale o un'autorità competente ritiene che la percentuale della base imponibile consolidata assegnata a un membro del gruppo non rappresenti correttamente la portata dell'attività economica di quest'ultimo, può chiedere l'uso di un metodo alternativo per il calcolo della percentuale di imposte di ciascun membro del gruppo. Il metodo alternativo può essere utilizzato solo se, dopo consultazioni tra le autorità competenti e, se del caso, discussioni svoltesi conformemente agli articoli 77 e 78, tutte queste autorità lo accettano. Lo Stato membro dell'autorità tributaria principale informa la Commissione in merito al metodo alternativo utilizzato.
Emendamento 47
Proposta di direttiva
Articolo 38 – paragrafo 1
1.  Le vendite di beni sono incluse nel fattore fatturato del membro del gruppo situato nello Stato membro dove si conclude la spedizione o il trasporto dei beni all'acquirente. Se è impossibile identificare questo luogo, le vendite di beni sono attribuite al membro del gruppo situato nello Stato membro dove è stato possibile per l'ultima volta localizzare i beni.
1.  Le vendite di beni sono incluse nel fattore fatturato del membro del gruppo situato nello Stato membro dove si conclude la spedizione o il trasporto dei beni all'acquirente. Se è impossibile identificare questo luogo, o se il membro del gruppo non ha un nesso imponibile, le vendite di beni sono attribuite al membro del gruppo situato nello Stato membro dove è stato possibile per l'ultima volta localizzare i beni.
Emendamento 48
Proposta di direttiva
Articolo 43
Articolo 43
soppresso
Spedizione marittima, trasporto su vie d'acqua interne e trasporto aereo
I ricavi, i costi e le altre voci deducibili di un membro del gruppo la cui principale attività è l'esercizio di navi o aerei nel traffico internazionale o l'esercizio di navi impiegate nel trasporto su vie d'acqua interne sono esclusi dalla base imponibile consolidata e non sono ripartiti conformemente alle regole di cui all'articolo 28. Tali ricavi, costi e altre voci deducibili sono invece assegnati a tale membro del gruppo in base a ogni singola operazione e sono soggetti all'aggiustamento dei prezzi conformemente all'articolo 56 della direttiva 2016/xx/UE.
Le partecipazioni nel membro del gruppo o del membro del gruppo sono prese in considerazione al fine di determinare se esista un gruppo ai sensi degli articoli 5 e 6.
Emendamento 49
Proposta di direttiva
Articolo 46 – paragrafo 2
2.  La notifica di cui al paragrafo 1 riguarda tutti i membri del gruppo, tranne le compagnie di trasporto marittimo di cui all'articolo 2, paragrafo 4.
2.  La notifica di cui al paragrafo 1 riguarda tutti i membri del gruppo.
Emendamento 50
Proposta di direttiva
Articolo 48 – comma 2
La Commissione può adottare un atto che introduca un modulo standard per la notifica della creazione di un gruppo. Tale atto di esecuzione è adottato secondo la procedura di esame di cui all'articolo 77, paragrafo 2.
La Commissione adotta un atto che introduce un modulo standard per la notifica della creazione di un gruppo. Tale atto di esecuzione è adottato secondo la procedura di esame di cui all'articolo 77, paragrafo 2.
Emendamento 51
Proposta di direttiva
Articolo 55 – comma 1
La Commissione può adottare atti che stabiliscano regole sulla presentazione elettronica della dichiarazione dei redditi consolidata, sul modulo della dichiarazione dei redditi consolidata, sul modulo della dichiarazione dei redditi del singolo contribuente e sulla documentazione di supporto richiesta. Tali atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura di esame di cui all'articolo 77, paragrafo 2.
La Commissione adotta atti che stabiliscono regole sulla presentazione elettronica della dichiarazione dei redditi consolidata, sul modulo della dichiarazione dei redditi consolidata, sul modulo della dichiarazione dei redditi del singolo contribuente e sulla documentazione di supporto richiesta. La Commissione elabora detti moduli uniformi della dichiarazione dei redditi in collaborazione con le amministrazioni fiscali degli Stati membri. Tali atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura di esame di cui all'articolo 77, paragrafo 2.
Emendamento 52
Proposta di direttiva
Articolo 65 – paragrafo 1
1.  Qualora l'autorità competente dello Stato membro nel quale un membro di un gruppo è residente a fini fiscali o situato in forma di stabile organizzazione dissenta da una decisione presa dall'autorità tributaria principale, conformemente all'articolo 49 o all'articolo 56, paragrafi 2 o 4, o paragrafo 5, secondo comma, può impugnarla dinanzi ai giudici dello Stato membro dell'autorità tributaria principale entro un periodo di tre mesi.
1.  Qualora l'autorità competente dello Stato membro nel quale un membro di un gruppo è residente a fini fiscali o situato in forma di stabile organizzazione, anche sotto forma di stabile organizzazione digitale, dissenta da una decisione presa dall'autorità tributaria principale, conformemente all'articolo 49 o all'articolo 56, paragrafi 2 o 4, o paragrafo 5, secondo comma, può impugnarla dinanzi ai giudici dello Stato membro dell'autorità tributaria principale entro un periodo di tre mesi.
Emendamento 53
Proposta di direttiva
Articolo 65 – paragrafo 2 bis (nuovo)
2 bis.  La Commissione analizza la possibilità che la creazione di un meccanismo di risoluzione delle controversie permetta di aumentare ulteriormente l'efficienza e l'efficacia della risoluzione delle controversie tra Stati membri. La Commissione presenta una relazione in materia al Parlamento europeo e al Consiglio, corredandola, se opportuno, di una proposta legislativa.
Emendamento 54
Proposta di direttiva
Articolo 67 – paragrafo 1
1.  I ricorsi contro gli accertamenti di imposta rettificati o gli accertamenti di imposta di cui all'articolo 54 sono esaminati da un organismo amministrativo competente per i ricorsi di primo grado conformemente alla legge dello Stato membro dell'autorità tributaria principale. Tale organismo amministrativo è indipendente dalle autorità tributarie dello Stato membro dell'autorità tributaria principale. Se in tale Stato membro non vi è alcun organismo amministrativo competente, il contribuente principale può ricorrere direttamente al giudice.
1.  I ricorsi contro gli accertamenti di imposta rettificati o gli accertamenti di imposta di cui all'articolo 54 sono esaminati da un organismo amministrativo competente per i ricorsi di primo grado conformemente alla legge dello Stato membro dell'autorità tributaria principale. Tale organismo amministrativo è indipendente dalle autorità tributarie dello Stato membro dell'autorità tributaria principale. Se in tale Stato membro non vi è alcun organismo amministrativo competente, o se il contribuente principale così preferisce, il contribuente principale può ricorrere direttamente al giudice.
Emendamento 55
Proposta di direttiva
Articolo 67 – paragrafo 5
5.  L'organismo amministrativo di cui al paragrafo 1 decide in merito ai ricorsi entro sei mesi. Se entro tale periodo non viene comunicata al contribuente principale alcuna decisione, è considerata confermata la decisione dell'autorità tributaria principale.
5.  L'organismo amministrativo di cui al paragrafo 1, se adito in relazione a ricorsi, decide in merito ai ricorsi entro sei mesi. Se entro tale periodo non è comunicata al contribuente principale alcuna decisione, è considerata confermata la decisione dell'autorità tributaria principale.
Emendamento 56
Proposta di direttiva
Articolo 69 – paragrafo 2
2.  Quando si applica il paragrafo 1, gli oneri finanziari eccedenti e l'EBITDA sono calcolati per l'intero gruppo e comprendono i risultati di tutti i membri del gruppo. L'importo di 3 000 000 EUR di cui all'articolo 13 della direttiva 2016/xx/UE è aumentato a 5 000 000.
2.  Quando si applica il paragrafo 1, gli oneri finanziari eccedenti e l'EBITDA sono calcolati per l'intero gruppo e comprendono i risultati di tutti i membri del gruppo. L'importo di 1 000 000 EUR di cui all'articolo 13 della direttiva 2016/xx/UE è aumentato a 5 000 000.
Emendamento 57
Proposta di direttiva
Articolo 71
Articolo 71
soppresso
Compensazione delle perdite con recupero
1.  L'articolo 41 della direttiva 2016/xx/UE sulla compensazione delle perdite con recupero cessa automaticamente di applicarsi quando entra in vigore la presente direttiva.
2.  Le perdite trasferite che non sono ancora state recuperate quando entra in vigore la presente direttiva rimangono assegnate al contribuente a cui sono state trasferite.
Emendamento 58
Proposta di direttiva
Articolo 72 – comma 1
Ai fini della presente direttiva, il riferimento all'aliquota legale dell'imposta sul reddito delle società cui il contribuente sarebbe stato soggetto conformemente all'articolo 53, paragrafo 1, della direttiva 2016/xx/UE non si applica ed è sostituito dall'aliquota media dell'imposta sul reddito delle società applicabile in tutti gli Stati membri.
Ai fini della presente direttiva, si applicano le norme in materia di switch-over enunciate all'articolo 53 della direttiva 2016/xx/UE.
Emendamento 59
Proposta di direttiva
Articolo 73 – comma 1
Ai fini della presente direttiva, la portata della normativa sulle società estere controllate ai sensi dell'articolo 59 della direttiva 2016/xx/UE è limitata alle relazioni tra membri di un gruppo ed entità che siano residenti a fini fiscali, o a stabili organizzazioni che siano situate, in un paese terzo.
Ai fini della presente direttiva, la portata della normativa sulle società estere controllate ai sensi dell'articolo 59 della direttiva 2016/xx/UE è limitata alle relazioni tra membri di un gruppo ed entità che siano residenti a fini fiscali, o a stabili organizzazioni, comprese le stabili organizzazioni digitali, che siano situate in un paese terzo.
Emendamento 60
Proposta di direttiva
Articolo 74 – comma 1
Ai fini della presente direttiva, la portata delle norme sul disallineamento da ibridi di cui all'articolo 61 della direttiva 2016/xx/UE è limitata alle relazioni tra membri del gruppo e non membri del gruppo che siano imprese consociate ai sensi dell'articolo 56 della direttiva 2016/xx/UE.
Ai fini della presente direttiva, si applica la portata delle norme sul disallineamento da ibridi e delle relative disposizioni, quali definite all'articolo 61 della direttiva 2016/xx/UE.
Emendamento 61
Proposta di direttiva
Articolo 76
Articolo 76
Articolo 76
Informazione del Parlamento europeo
Informazione del Parlamento europeo
1.  Il Parlamento europeo organizza una conferenza interparlamentare per valutare il regime della CCCTB, tenendo conto dell'esito delle discussioni in materia di politica fiscale condotte nel quadro della procedura del semestre europeo. Il Parlamento europeo comunica il suo parere e le sue conclusioni al riguardo tramite una risoluzione indirizzata alla Commissione e al Consiglio.
Il Parlamento europeo è informato dell'adozione degli atti delegati da parte della Commissione, di qualsiasi obiezione mossa agli stessi o della revoca della delega di potere da parte del Consiglio.
2.   Il Parlamento europeo è informato dell'adozione degli atti delegati da parte della Commissione, di qualsiasi obiezione mossa agli stessi o della revoca della delega di potere da parte del Consiglio.
Emendamento 62
Proposta di direttiva
Articolo 78 bis (nuovo)
Articolo 78 bis
Meccanismo di compensazione
Al fine di compensare gli shock improvvisi subiti dal gettito fiscale degli Stati membri in ragione degli utili e delle perdite di bilancio causati direttamente ed esclusivamente dal passaggio al nuovo regime introdotto dalla presente direttiva, la Commissione istituisce un meccanismo di compensazione specifico, che è operativo a partire dall'entrata in vigore della presente direttiva. La compensazione è oggetto di adeguamenti annuali per tenere conto di eventuali decisioni adottate a livello nazionale o regionale prima dell'entrata in vigore della presente direttiva. Il meccanismo di compensazione è finanziato mediante l'avanzo di bilancio degli Stati membri che beneficiano di un aumento del gettito fiscale ed è istituito per un periodo iniziale di sette anni. Dopo tale periodo, la Commissione valuta la necessità che il meccanismo di compensazione continui a operare e decide pertanto se porvi fine oppure rinnovarlo per un altro periodo massimo di due anni.
Emendamento 63
Proposta di direttiva
Articolo 79
Articolo 79
Articolo 79
Riesame
Relazione di attuazione e riesame
La Commissione riesamina l'applicazione della presente direttiva cinque anni dopo la sua entrata in vigore e presenta al Consiglio una relazione sul suo funzionamento. Tale relazione include in particolare un'analisi dell'impatto del meccanismo, di cui al capo VIII della presente direttiva, sulla ripartizione delle basi imponibili tra gli Stati membri.
La Commissione valuta l'applicazione della presente direttiva cinque anni dopo la sua entrata in vigore e presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sul suo funzionamento. Tale relazione di attuazione include in particolare un'analisi dell'impatto del meccanismo, di cui al capo VIII della presente direttiva, sulla ripartizione delle basi imponibili tra gli Stati membri. In sede di elaborazione delle conclusioni di tale relazione di attuazione o nel quadro del successivo quadro finanziario pluriennale, la Commissione propone le modalità e le condizioni per destinare una parte del gettito fiscale generato dalla base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società al bilancio generale dell'Unione, al fine di ridurre in maniera proporzionale i contributi degli Stati membri a detto bilancio.
La Commissione riesamina l'applicazione della presente direttiva 10 anni dopo la sua entrata in vigore e presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sul suo funzionamento.
Emendamento 64
Proposta di direttiva
Articolo 80 – paragrafo 1 – comma 1
Gli Stati membri adottano e pubblicano, entro il 31 dicembre 2020, le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva. Essi ne informano immediatamente la Commissione.
Gli Stati membri adottano e pubblicano, entro il 31 dicembre 2019, le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva. Essi ne informano immediatamente la Commissione.
Emendamento 65
Proposta di direttiva
Articolo 80 – paragrafo 1 – comma 2
Gli Stati membri applicano dette disposizioni a decorrere dal 1° gennaio 2021.
Gli Stati membri applicano dette disposizioni a decorrere dal 1° gennaio 2020.

Base imponibile comune per l'imposta sulle società *
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Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 15 marzo 2018 sulla proposta di direttiva del Consiglio relativa a una base imponibile comune per l'imposta sulle società (COM(2016)0685 – C8-0472/2016 – 2016/0337(CNS))
P8_TA(2018)0088A8-0050/2018

(Procedura legislativa speciale – consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Consiglio (COM(2016)0685),

–  visto l'articolo 115 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C8-0472/2016),

–  visti i pareri motivati inviati dal Parlamento danese, dalla Camera dei deputati irlandese, dal Senato irlandese, dalla Camera dei deputati lussemburghese, dal Parlamento maltese, dalla Prima camera dei Paesi Bassi, dalla Seconda camera dei Paesi Bassi e dal Parlamento svedese, nel quadro del protocollo n. 2 sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, in cui si dichiara la mancata conformità del progetto di atto legislativo al principio di sussidiarietà,

–  visto l'articolo 78 quater del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per i problemi economici e monetari e il parere della commissione giuridica (A8-0050/2018),

1.  approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.  invita la Commissione a modificare di conseguenza la sua proposta, in conformità dell'articolo 293, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

3.  invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

4.  chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente la proposta della Commissione;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio, alla Commissione e ai parlamenti nazionali.

Testo della Commissione   Emendamento
Emendamento 1
Proposta di direttiva
Considerando 1
(1)  Le imprese che intendono operare su base transfrontaliera all'interno dell'Unione incontrano seri ostacoli e distorsioni di mercato derivanti dalla presenza e dall'interazione di 28 regimi diversi di tassazione delle società. Inoltre le strutture di pianificazione fiscale sono diventate sempre più sofisticate in quanto si sviluppano tra varie giurisdizioni e sfruttano a proprio vantaggio gli aspetti tecnici di un sistema fiscale o i disallineamenti esistenti fra due o più sistemi fiscali allo scopo di ridurre il debito d'imposta della società. Sebbene tali situazioni evidenzino carenze di natura completamente diversa tra loro, entrambe creano ostacoli che impediscono il corretto funzionamento del mercato interno. Un'azione volta a correggere tali problemi dovrebbe quindi tener conto di entrambi i tipi di carenze del mercato.
(1)  Le imprese che intendono operare su base transfrontaliera all'interno dell'Unione incontrano seri ostacoli e distorsioni di mercato derivanti dalla presenza e dall'interazione di 28 regimi diversi di tassazione delle società. Nell'epoca della globalizzazione e della digitalizzazione diventa sempre più difficile risalire alla tassazione, in particolare del capitale finanziario e intellettuale, in base alla fonte, mentre diviene sempre più semplice manipolarla. Inoltre le strutture di pianificazione fiscale sono diventate sempre più sofisticate, in quanto si sviluppano tra varie giurisdizioni e sfruttano a proprio vantaggio gli aspetti tecnici di un sistema fiscale o i disallineamenti esistenti fra due o più sistemi fiscali allo scopo di ridurre il debito d'imposta della società. La diffusa digitalizzazione di molti settori dell'economia, unita al rapido sviluppo dell'economia digitale, mette in discussione l'adeguatezza dei modelli d'imposta sulle società dell'Unione concepiti per i settori tradizionali, anche riguardo alla misura in cui si potrebbero ridefinire i criteri di valutazione e di calcolo per adeguarli alle attività commerciali del XXI secolo. Sebbene tali situazioni evidenzino carenze di natura completamente diversa tra loro, creano tutte ostacoli che impediscono il corretto funzionamento del mercato interno e generano distorsioni tra le grandi imprese e le piccole e medie imprese. Una nuova norma per una base imponibile per l'imposta sulle società nell'Unione dovrebbe quindi tener conto di tali tipi di carenze del mercato, rispettando nel contempo gli obiettivi di chiarezza e certezza giuridica a lungo termine e il principio della neutralità fiscale. Una maggiore convergenza tra i regimi fiscali nazionali comporterà una significativa diminuzione dei costi e dell'onere amministrativo per le imprese che operano a livello transfrontaliero all'interno dell'Unione. Benché le politiche fiscali siano di competenza degli Stati membri, l'articolo 115 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea stabilisce chiaramente che il Consiglio, deliberando all'unanimità secondo una procedura legislativa speciale e previa consultazione del Parlamento europeo e del Comitato economico e sociale, dovrebbe elaborare direttive volte al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative in ambito fiscale degli Stati membri che abbiano un'incidenza diretta sull'instaurazione o sul funzionamento del mercato interno.
Emendamento 2
Proposta di direttiva
Considerando 2
(2)  Per sostenere il corretto funzionamento del mercato interno, il contesto di imposizione fiscale delle imprese nell'Unione dovrebbe essere configurato secondo il principio secondo cui le società pagano la loro giusta quota di imposte nelle giurisdizioni in cui generano i loro profitti. È pertanto necessario prevedere meccanismi che scoraggino le imprese dallo sfruttare a proprio vantaggio le asimmetrie tra i regimi fiscali nazionali per ridurre il loro debito d'imposta. È altrettanto importante stimolare la crescita e lo sviluppo economico nel mercato interno facilitando gli scambi transfrontalieri e gli investimenti delle imprese. A tal fine è necessario eliminare la doppia imposizione e la doppia non imposizione nell'Unione annullando le disparità nell'interazione dei regimi nazionali di imposta sulle società. Al tempo stesso le imprese hanno bisogno di un quadro giuridico e fiscale facilmente attuabile per sviluppare la loro attività commerciale ed espandersi nell'Unione al di là delle frontiere nazionali. In tale contesto dovrebbero essere eliminati i casi restanti di discriminazione.
(2)  Per sostenere il corretto funzionamento del mercato interno, il contesto di imposizione fiscale delle imprese nell'Unione dovrebbe essere configurato secondo il principio in base al quale le società pagano la loro giusta quota di imposte nelle giurisdizioni in cui generano i loro profitti e in cui hanno la loro stabile organizzazione. Tenendo conto dei cambiamenti a livello digitale nel contesto imprenditoriale, è necessario garantire che le imprese che generano profitti in uno Stato membro senza disporre di una stabile organizzazione fisica in tale Stato membro, ma ivi aventi una stabile organizzazione digitale, siano trattate allo stesso modo delle imprese che dispongono di una stabile organizzazione fisica. È pertanto necessario prevedere meccanismi che scoraggino le imprese dallo sfruttare a proprio vantaggio le asimmetrie tra i regimi fiscali nazionali per ridurre il loro debito d'imposta. È altrettanto importante stimolare la crescita e lo sviluppo economico nel mercato interno facilitando gli scambi transfrontalieri e gli investimenti delle imprese. A tal fine è necessario eliminare la doppia imposizione e la doppia non imposizione nell'Unione, annullando le disparità nell'interazione dei regimi nazionali di imposta sulle società. Al tempo stesso le imprese hanno bisogno di un quadro giuridico e fiscale facilmente attuabile per sviluppare la loro attività commerciale ed espandersi nell'Unione al di là delle frontiere nazionali. In tale contesto dovrebbero essere eliminati i casi restanti di discriminazione. Il consolidamento rappresenta un elemento essenziale del regime CCCTB, poiché costituisce l'unico mezzo per superare i principali ostacoli fiscali che le società appartenenti a uno stesso gruppo che operano a livello transfrontaliero devono affrontare all'interno dell'Unione. Il consolidamento elimina le formalità connesse ai prezzi di trasferimento e la doppia imposizione all'interno dello stesso gruppo.
Emendamento 3
Proposta di direttiva
Considerando 3
(3)  Come sottolineato nella proposta di direttiva del Consiglio, del 16 marzo 2011, relativa a una base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società (CCCTB)7, un sistema di tassazione delle imprese che consideri l'Unione come un mercato unico ai fini del calcolo della base imponibile per l'imposta sulle società agevolerebbe le attività transfrontaliere delle imprese residenti nell'Unione e promuoverebbe l'obiettivo di rendere l'Unione un luogo più competitivo per gli investimenti internazionali. La proposta del 2011 di una CCCTB era incentrata sull'obiettivo di facilitare l'espansione dell'attività commerciale delle imprese all'interno dell'Unione. Oltre che di tale obiettivo, si dovrebbe anche tenere conto del fatto che una CCCTB può essere estremamente efficace nel migliorare il funzionamento del mercato interno contrastando i meccanismi di elusione fiscale. In tale ottica è opportuno rilanciare l'iniziativa relativa a una CCCTB in modo da trattare su un piano di parità sia l'aspetto di agevolazione delle attività imprenditoriali sia la funzione di lotta all'elusione fiscale. Tale approccio sarebbe il più idoneo per raggiungere l'obiettivo dell'eliminazione delle distorsioni nel funzionamento del mercato interno.
(3)  Come sottolineato nella proposta di direttiva del Consiglio, del 16 marzo 2011, relativa a una base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società (CCCTB)7, un sistema di tassazione delle imprese che consideri l'Unione come un mercato unico ai fini del calcolo della base imponibile per l'imposta sulle società agevolerebbe le attività transfrontaliere delle imprese residenti nell'Unione e promuoverebbe l'obiettivo di rendere l'Unione un luogo più competitivo per gli investimenti internazionali, in particolare per le piccole e medie imprese. La proposta del 2011 di una CCCTB era incentrata sull'obiettivo di facilitare l'espansione dell'attività commerciale delle imprese all'interno dell'Unione. Oltre che di tale obiettivo, si dovrebbe anche tenere conto del fatto che una CCCTB può essere estremamente efficace nel migliorare il funzionamento del mercato interno contrastando i meccanismi di elusione fiscale. In tale ottica è opportuno rilanciare l'iniziativa relativa a una CCCTB, in modo da trattare su un piano di parità sia l'aspetto di agevolazione delle attività imprenditoriali sia la funzione di lotta all'elusione fiscale. Una volta attuata in tutti gli Stati membri, la CCCTB garantirebbe il pagamento delle imposte nel luogo in cui sono realizzati gli utili e in cui le imprese hanno la loro stabile organizzazione. Tale approccio sarebbe il più idoneo per raggiungere l'obiettivo dell'eliminazione delle distorsioni nel funzionamento del mercato interno. Il miglioramento del mercato interno rappresenta un importante fattore di incentivo per la crescita e la creazione di posti di lavoro. L'introduzione di una CCCTB dovrebbe stimolare la crescita economica e creare maggiore occupazione nell'Unione, riducendo la concorrenza fiscale dannosa tra le imprese.
__________________
__________________
7 Proposta di direttiva del Consiglio COM(2011)0121 def./2, del 3 ottobre 2011, relativa a una base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società.
7 Proposta di direttiva del Consiglio COM(2011)0121 def./2, del 3 ottobre 2011, relativa a una base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società.
Emendamento 4
Proposta di direttiva
Considerando 3 bis (nuovo)
(3 bis)  La Commissione, nella sua comunicazione del 21 settembre 2017 dal titolo "A fair and efficient tax system in the European Union for the Digital Single Market" (Un sistema fiscale equo ed efficiente nell'Unione europea per il mercato unico digitale), ha affermato di ritenere che la CCCTB offra le basi per far fronte alle sfide fiscali poste dall'economia digitale.
Emendamento 5
Proposta di direttiva
Considerando 4
(4)  Considerando la necessità di agire rapidamente per garantire il buon funzionamento del mercato interno rendendolo, da un lato, più favorevole agli scambi e agli investimenti, e, dall'altro, più resiliente ai meccanismi di elusione fiscale, è necessario suddividere l'ambiziosa iniziativa in materia di CCCTB in due proposte distinte. In una prima fase dovrebbero essere attuate le norme su una base imponibile comune per l'imposta sulle società prima di passare, in una seconda fase, all'aspetto del consolidamento.
(4)  Considerando la necessità di agire rapidamente per garantire il buon funzionamento del mercato interno, rendendolo, da un lato, più favorevole agli scambi e agli investimenti e, dall'altro, più resiliente ai meccanismi di elusione fiscale, è molto importante garantire che la direttiva relativa a una base imponibile comune per l'imposta sulle società e la direttiva relativa a una base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società entrino in vigore simultaneamente. Poiché questo cambiamento di regime costituisce un passo importante per il completamento del mercato interno, è necessaria una certa flessibilità per garantire che sia realizzato correttamente fin dall'inizio. Pertanto, dal momento che il mercato interno comprende tutti gli Stati membri, è opportuno introdurre la CCCTB in tutti gli Stati membri. Qualora il Consiglio non adotti una decisione all'unanimità sulla proposta intesa a istituire una CCCTB, la Commissione dovrebbe presentare una nuova proposta fondata sull'articolo 116 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in base alla quale il Parlamento europeo e il Consiglio adottano le necessarie normative secondo la procedura legislativa ordinaria. In ultima istanza, gli Stati membri dovrebbero avviare una cooperazione rafforzata che dovrebbe essere aperta in qualsiasi momento a tutti gli Stati membri non partecipanti, ai sensi del trattato sul funzionamento dell'Unione europea. È tuttavia deplorevole che non sia stata condotta una valutazione d'impatto sufficientemente dettagliata né relativamente alla proposta sulla CCTB né a quella sulla CCCTB in termini di impatto sul gettito fiscale degli Stati membri proveniente dalle imprese paese per paese.
Emendamento 6
Proposta di direttiva
Considerando 5
(5)  In un contesto transfrontaliero sono osservabili numerose strutture di pianificazione fiscale aggressiva, il che implica che i gruppi di società partecipanti dispongano di un minimo di risorse. Sulla base di tale premessa, per motivi di proporzionalità, le norme su una base comune dovrebbero essere obbligatorie solo per le società che appartengono a gruppi di dimensioni considerevoli. A tal fine si dovrebbe fissare una soglia per le dimensioni basata sui ricavi consolidati complessivi di un gruppo che redige bilanci consolidati. Inoltre, per garantire coerenza tra le due fasi dell'iniziativa CCCTB, le norme su una base comune dovrebbero essere obbligatorie per le società che sarebbero considerate un gruppo se l'iniziativa venisse attuata integralmente. Al fine di meglio conseguire l'obiettivo di facilitare gli scambi e gli investimenti nel mercato interno, le norme su una base imponibile comune per l'imposta sulle società dovrebbero essere disponibili come opzione anche per le imprese che non soddisfano tali criteri.
(5)  In un contesto transfrontaliero sono osservabili numerose strutture di pianificazione fiscale aggressiva, il che implica che i gruppi di società partecipanti dispongano di un minimo di risorse. Sulla base di tale premessa, per motivi di proporzionalità, le norme su una base comune dovrebbero essere obbligatorie inizialmente solo per le società che appartengono a gruppi di dimensioni considerevoli. A tal fine si dovrebbe fissare una soglia iniziale per le dimensioni pari a 750 milioni di EUR, basata sui ricavi consolidati complessivi di un gruppo che redige bilanci consolidati. Poiché la presente direttiva fissa una nuova norma per la base imponibile dell'imposta sulle società per tutte le imprese dell'Unione, la soglia dovrebbe essere ridotta a zero nell'arco di un periodo massimo di sette anni. Al fine di meglio conseguire l'obiettivo di facilitare gli scambi e gli investimenti nel mercato interno, le norme su una base imponibile comune per l'imposta sulle società dovrebbero essere disponibili nella prima fase come opzione anche per le imprese che non soddisfano tali criteri.
Emendamento 7
Proposta di direttiva
Considerando 6
(6)  È necessario definire il concetto di stabile organizzazione situata nell'Unione e appartenente ad un contribuente residente a fini fiscali nell'Unione. Lo scopo è garantire che tutti i contribuenti interessati condividano la stessa comprensione del concetto ed escludere la possibilità di un disallineamento dovuto a definizioni divergenti. Non dovrebbe invece essere considerato essenziale disporre di una definizione comune delle stabili organizzazioni situate in un paese terzo o nell'Unione, ma appartenenti a un contribuente residente a fini fiscali in un paese terzo. Questo aspetto dovrebbe essere affrontato nelle convenzioni fiscali bilaterali e nella legislazione nazionale a causa della complessa interazione con gli accordi internazionali.
(6)  È necessario definire il concetto di stabile organizzazione situata nell'Unione e appartenente ad un contribuente residente a fini fiscali nell'Unione. Troppo spesso le società multinazionali prendono provvedimenti per trasferire i loro utili presso regimi fiscali vantaggiosi senza versare alcuna imposta o versando imposte estremamente esigue. La nozione di stabile organizzazione intende offrire una definizione precisa e vincolante dei criteri che dovranno essere soddisfatti da una società multinazionale per dimostrare di essere ubicata in un determinato paese. Tale aspetto obbligherà le società multinazionali a versare le rispettive imposte in maniera equa. Lo scopo è garantire che tutti i contribuenti interessati condividano la stessa comprensione del concetto ed escludere la possibilità di un disallineamento dovuto a definizioni divergenti. Risulta parimenti importante disporre di una definizione comune delle stabili organizzazioni situate in un paese terzo o nell'Unione, ma appartenenti a un contribuente residente a fini fiscali in un paese terzo. Se i prezzi di trasferimento causano il trasferimento degli utili verso una giurisdizione a bassa imposizione, è auspicabile un sistema che assegni gli utili mediante una formula di ripartizione. L'Unione può fissare una norma internazionale su una tassazione moderna ed efficiente delle società adottando un tale sistema. La Commissione dovrebbe elaborare orientamenti per la fase transitoria in cui la formula di ripartizione coesiste con gli altri metodi di assegnazione nei rapporti con i paesi terzi, mentre in ultima istanza la formula di ripartizione dovrebbe costituire il metodo standard di assegnazione. La Commissione dovrebbe elaborare una proposta relativa all'introduzione di un modello unionale di convenzione fiscale che possa, in ultima istanza, sostituire le migliaia di convenzioni bilaterali concluse da ciascuno Stato membro.
Emendamento 8
Proposta di direttiva
Considerando 6 bis (nuovo)
(6 bis)  I beni digitali sono tendenzialmente caratterizzati da una mobilità e un'immaterialità elevate. Alcuni studi hanno dimostrato che il settore digitale è fortemente coinvolto in pratiche di pianificazione fiscale aggressiva, dato che molti modelli imprenditoriali non necessitano di infrastrutture fisiche per effettuare operazioni con i clienti e realizzare profitti. Ciò consente alle principali società digitali di pagare imposte pari quasi a zero sulle loro entrate. Le tesorerie degli Stati membri perdono miliardi di euro di gettito fiscale per il fatto di non riuscire a tassare le società multinazionali digitali. Per far fronte a tale ingiustizia sociale concreta e urgente, l'attuale normativa sull'imposta sulle società deve essere ampliata, al fine di includere un nuovo nesso con la stabile organizzazione digitale sulla base di una presenza digitale significativa. Sono necessarie condizioni di parità per modelli imprenditoriali simili, onde affrontare le sfide in ambito fiscale che derivano dal contesto della digitalizzazione, senza ostacolare il potenziale del settore digitale. In tale contesto è opportuno tenere in particolare considerazione il lavoro svolto a livello OCSE ai fini di un quadro normativo coerente a livello internazionale.
Emendamento 9
Proposta di direttiva
Considerando 8
(8)  Dai ricavi imponibili si dovrebbero dedurre i costi connessi all'attività d'impresa e determinati altri costi. I costi deducibili connessi all'attività d'impresa dovrebbero di norma includere tutti i costi legati alle vendite e i costi connessi alla produzione, al mantenimento e alla garanzia dei redditi. Per sostenere l'innovazione nell'economia e ammodernare il mercato interno dovrebbero essere offerte deduzioni per i costi di ricerca e sviluppo, comprese superdeduzioni; tali costi dovrebbero essere interamente imputati all'anno in cui sono state sostenuti (ad eccezione dei beni immobili). Le piccole imprese in fase di avviamento senza imprese consociate che sono particolarmente innovative (una categoria che comprende in particolare le start-up) dovrebbero inoltre essere sostenute tramite superdeduzioni maggiorate per i costi di ricerca e sviluppo. Per garantire la certezza del diritto è inoltre opportuno stilare un elenco dei costi non deducibili.
(8)  Dai ricavi imponibili si dovrebbero dedurre i costi connessi all'attività d'impresa e determinati altri costi. I costi deducibili connessi all'attività d'impresa dovrebbero di norma includere tutti i costi legati alle vendite e i costi connessi alla produzione, al mantenimento e alla garanzia dei redditi. Per sostenere l'innovazione nell'economia e ammodernare il mercato interno dovrebbero essere offerte deduzioni e i contribuenti dovrebbero ricevere un credito di imposta per le spese reali di ricerca e sviluppo che riguardano spese per il personale, i subappaltatori, i lavoratori tramite agenzia e i liberi professionisti; tali spese dovrebbero essere interamente imputate all'anno in cui sono state sostenute (ad eccezione dei beni immobili). Per evitare un utilizzo improprio delle deduzioni, è necessaria una chiara definizione delle spese reali di ricerca e sviluppo. Per garantire la certezza del diritto è inoltre opportuno stilare un elenco dei costi non deducibili.
Emendamento 10
Proposta di direttiva
Considerando 9
(9)  I recenti sviluppi in materia di fiscalità internazionale hanno evidenziato che, nel tentativo di ridurre il proprio onere fiscale globale, i gruppi di imprese multinazionali ricorrono sempre più a pratiche di elusione fiscale che comportano l'erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili attraverso pagamenti di interessi eccessivi. È pertanto necessario limitare la deducibilità degli interessi (e degli altri costi finanziari) al fine di scoraggiare tali pratiche. In tale contesto la deducibilità dei costi relativi agli interessi (e degli altri costi finanziari) dovrebbe essere consentita senza restrizioni solo nella misura in cui tali costi possono essere compensati con interessi attivi imponibili (e altre entrate finanziarie). L'eventuale eccedenza dei costi relativi agli interessi dovrebbe tuttavia essere soggetta a limitazioni della deducibilità, da determinare con riferimento al reddito imponibile del contribuente prima di interessi, imposte, svalutazioni e ammortamenti (EBITDA).
(9)  I recenti sviluppi in materia di fiscalità internazionale hanno evidenziato che, nel tentativo di ridurre il proprio onere fiscale globale, i gruppi di imprese multinazionali ricorrono sempre più a pratiche di elusione fiscale che comportano l'erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili attraverso pagamenti di interessi eccessivi. È pertanto necessario limitare la deducibilità degli interessi (e degli altri costi finanziari) al fine di scoraggiare tali pratiche. In tale contesto la deducibilità dei costi relativi agli interessi (e degli altri costi finanziari) dovrebbe essere consentita senza restrizioni solo nella misura in cui tali costi possono essere compensati con interessi attivi imponibili (e altre entrate finanziarie). L'eventuale eccedenza dei costi relativi agli interessi dovrebbe tuttavia essere soggetta a limitazioni della deducibilità, da determinare con riferimento al reddito imponibile del contribuente prima di interessi, imposte, svalutazioni e ammortamenti (EBITDA). Gli Stati membri potrebbero limitare ulteriormente la deducibilità dei costi relativi agli interessi e degli altri costi finanziari, così da garantire una maggiore protezione.
Emendamento 11
Proposta di direttiva
Considerando 10
(10)  Il fatto che gli interessi pagati sui prestiti siano deducibili dalla base imponibile di un contribuente, mentre le distribuzioni di profitti non lo siano, genera un chiaro vantaggio a favore del finanziamento tramite debito rispetto al finanziamento tramite equity. Tenuto conto dei rischi che tale situazione comporta per l'indebitamento delle imprese, è fondamentale prevedere misure che neutralizzino l'attuale distorsione nei confronti del finanziamento tramite equity. In quest'ottica si prevede di offrire ai contribuenti una deduzione per la crescita e gli investimenti secondo cui gli aumenti del patrimonio netto di un contribuente dovrebbero essere deducibili dalla base imponibile a determinate condizioni. Sarebbe pertanto essenziale garantire che il sistema non subisca effetti a cascata e a tal fine sarebbe necessario escludere il valore fiscale delle partecipazioni di un contribuente in imprese consociate. Infine, per rendere il sistema della deduzione sufficientemente solido, sarebbe altresì necessario stabilire norme contro l'elusione fiscale.
(10)  Il fatto che gli interessi pagati sui prestiti siano deducibili dalla base imponibile di un contribuente, mentre le distribuzioni di profitti non lo siano, genera un chiaro vantaggio a favore del finanziamento tramite debito rispetto al finanziamento tramite equity. Tenuto conto dei rischi che tale situazione comporta per l'indebitamento delle imprese, è fondamentale neutralizzare la distorsione nei confronti del finanziamento tramite equity, limitando la possibilità di dedurre gli interessi sui prestiti dalla base imponibile di un contribuente. La norma relativa ai limiti sugli interessi costituisce uno strumento adeguato e sufficiente a tal fine.
Emendamento 12
Proposta di direttiva
Considerando 12
(12)  Al fine di scoraggiare il trasferimento del reddito passivo (principalmente finanziario) dalle società soggette ad elevata imposizione del reddito, le perdite che tali imprese possono sostenere alla fine di un esercizio fiscale dovrebbero essere considerate per la maggior parte corrispondenti ai risultati dell'attività di negoziazione. Sulla base di tale premessa, i contribuenti dovrebbero essere autorizzati a riportare le perdite per un periodo di tempo indefinito e senza restrizioni sull'importo deducibile annuo. Dato che il riporto delle perdite a un esercizio successivo è inteso a garantire che il contribuente paghi le tasse sul reddito effettivo, non sussiste alcun motivo per fissare un limite temporale per il riporto ad esercizi successivi. Non è opportuno introdurre una norma relativa al riporto delle perdite a un esercizio precedente, in quanto tale situazione è relativamente rara nella prassi degli Stati membri e la norma comporterebbe un'eccessiva complessità. Dovrebbe inoltre essere stabilita una disposizione antiabuso al fine di impedire, ostacolare o contrastare i tentativi di eludere le norme sulla deducibilità delle perdite attraverso l'acquisto di imprese in perdita.
(12)  Al fine di scoraggiare il trasferimento del reddito passivo (principalmente finanziario) dalle società soggette ad elevata imposizione del reddito, le perdite che tali imprese possono sostenere alla fine di un esercizio fiscale dovrebbero essere considerate per la maggior parte corrispondenti ai risultati dell'attività di negoziazione. Sulla base di tale premessa, i contribuenti dovrebbero essere autorizzati a riportare le perdite per un periodo di cinque anni con restrizioni sull'importo deducibile annuo. Non è opportuno introdurre una norma relativa al riporto delle perdite a un esercizio precedente, in quanto tale situazione è relativamente rara nella prassi degli Stati membri e la norma comporterebbe un'eccessiva complessità. La direttiva (UE) 2016/1164 del Consiglio1 bis stabilisce una norma antiabuso generale al fine di impedire, ostacolare o contrastare i tentativi di eludere le norme sulla deducibilità delle perdite attraverso l'acquisto di imprese in perdita. Anche nell'applicazione della presente direttiva si dovrebbe tener conto sistematicamente di tale norma generale.
_________________
1 bis Direttiva (UE) 2016/1164 del Consiglio, del 12 luglio 2016, recante norme contro le pratiche di elusione fiscale che incidono direttamente sul funzionamento del mercato interno (GU L 193 del 19.7.2016, pag. 1).
Emendamento 13
Proposta di direttiva
Considerando 13
(13)  Al fine di agevolare la capacità di flusso di cassa delle imprese, ad esempio compensando le perdite di una start-up in uno Stato membro con i profitti realizzati in un altro Stato membro, e incoraggiare l'espansione transfrontaliera all'interno dell'Unione, i contribuenti dovrebbero avere la possibilità di tenere conto temporaneamente delle perdite subite dalla società figlie dirette e dalle stabili organizzazioni situate in altri Stati membri. A tale fine una società madre o una sede centrale situata in uno Stato membro dovrebbe avere la possibilità di dedurre dalla sua base imponibile, in un determinato esercizio fiscale, le perdite subite nel corso dello stesso esercizio dalle società figlie dirette o dalle stabili organizzazioni situate in altri Stati membri in proporzione alla propria partecipazione. La società madre dovrebbe poi essere tenuta a reintegrare nella propria base imponibile, tenendo conto dell'importo delle perdite precedentemente dedotte, eventuali ulteriori profitti realizzati da tali società figlie dirette o stabili organizzazioni. Poiché è essenziale salvaguardare il gettito fiscale nazionale, anche le perdite dedotte dovrebbero essere reintegrate automaticamente se ciò non è già avvenuto dopo un certo numero di anni o se i requisiti per qualificarsi come società figlia diretta o stabile organizzazione non sono più soddisfatti.
soppresso
Emendamento 14
Proposta di direttiva
Considerando 15
(15)  È fondamentale prevedere misure antielusione adeguate al fine di rafforzare la resilienza delle norme su una base comune contro le pratiche di pianificazione fiscale aggressiva. In particolare, è opportuno che il regime includa una norma generale antiabuso, affiancata da misure intese a limitare determinati tipi di elusione. Dato che le norme generali antiabuso hanno la funzione di contrastare le pratiche fiscali abusive che non sono ancora state oggetto di disposizioni specifiche, esse colmano lacune che non dovrebbero pregiudicare l'applicabilità di norme antielusione specifiche. All'interno dell'Unione tali norme dovrebbero essere applicate alle costruzioni che non sono genuine. È inoltre importante garantire che le norme generali antiabuso siano applicate in modo uniforme in situazioni nazionali, in situazioni transfrontaliere all'interno dell'Unione e in situazioni transfrontaliere che coinvolgono imprese stabilite in paesi terzi, in modo che l'ambito di applicazione e i risultati dell'applicazione non differiscano tra loro.
(15)  È fondamentale prevedere misure antielusione adeguate, al fine di rafforzare la resilienza delle norme su una base comune contro le pratiche di pianificazione fiscale aggressiva. In particolare, è opportuno che il regime includa una norma generale antiabuso solida ed efficace, affiancata da misure intese a limitare determinati tipi di elusione. Dato che le norme generali antiabuso hanno la funzione di contrastare le pratiche fiscali abusive che non sono ancora state oggetto di disposizioni specifiche, esse colmano lacune che non dovrebbero pregiudicare l'applicabilità di norme antielusione specifiche. All'interno dell'Unione tali norme dovrebbero essere applicate alle costruzioni che non sono genuine. È inoltre importante garantire che le norme generali antiabuso siano applicate in modo uniforme in situazioni nazionali, in situazioni transfrontaliere all'interno dell'Unione e in situazioni transfrontaliere che coinvolgono imprese stabilite in paesi terzi, in modo che l'ambito di applicazione e i risultati dell'applicazione non differiscano tra loro.
Emendamento 15
Proposta di direttiva
Considerando 17
(17)  Considerando che l'effetto dei disallineamenti da ibridi è spesso una doppia deduzione (ossia una deduzione in entrambi gli Stati) o una deduzione dei redditi in uno Stato senza che tali redditi siano inclusi nella base imponibile dell'altro, tali situazioni incidono chiaramente sul mercato interno falsandone i meccanismi e creando scappatoie che favoriscono le pratiche di elusione fiscale. Dato che i disallineamenti traggono origine dalle differenze nazionali relative alla qualificazione giuridica di taluni tipi di entità o pagamenti finanziari, non dovrebbero di norma aver luogo tra imprese che applicano le norme comuni per il calcolo della base imponibile. Tuttavia i disallineamenti persisterebbero nell'interazione tra il quadro della base comune e i regimi di imposta sulle società nazionali o di paesi terzi. Per neutralizzare gli effetti delle regolazioni ibride da disallineamento fiscale è necessario stabilire norme secondo le quali una delle due giurisdizioni coinvolta nel disallineamento rifiuta la deduzione di un pagamento o garantisce che il reddito corrispondente sia incluso nella base imponibile per l'imposta sulle società.
(17)  Considerando che l'effetto dei disallineamenti da sede fissa di affari e da ibridi è spesso una doppia deduzione (ossia una deduzione in entrambi gli Stati) o una deduzione dei redditi in uno Stato senza che tali redditi siano inclusi nella base imponibile dell'altro, tali situazioni incidono chiaramente sul mercato interno, falsandone i meccanismi e creando scappatoie che favoriscono le pratiche di elusione fiscale. Dato che i disallineamenti traggono origine dalle differenze nazionali relative alla qualificazione giuridica di taluni tipi di entità o pagamenti finanziari, non dovrebbero di norma aver luogo tra imprese che applicano le norme comuni per il calcolo della base imponibile. Tuttavia, i disallineamenti persisterebbero nell'interazione tra il quadro della base comune e i regimi di imposta sulle società nazionali o di paesi terzi. Per neutralizzare gli effetti delle regolazioni ibride da disallineamenti fiscali o delle regolazioni connesse, la direttiva (UE) 2016/1164 stabilisce norme sui disallineamenti da ibridi e sui disallineamenti da ibridi inversi. Nell'applicazione della presente direttiva si dovrebbe tener conto sistematicamente di tali norme.
Emendamento 16
Proposta di direttiva
Considerando 17 bis (nuovo)
(17 bis)  Agli Stati membri non dovrebbe essere impedito di introdurre ulteriori misure antielusione per ridurre gli effetti negativi del trasferimento degli utili verso paesi terzi a bassa tassazione, che non necessariamente scambiano informazioni fiscali su base automatica in conformità delle norme dell'Unione.
Emendamento 17
Proposta di direttiva
Considerando 17 ter (nuovo)
(17 ter)  Gli Stati membri dovrebbero istituire un sistema di sanzioni per la violazione, da parte delle imprese, delle disposizioni nazionali adottate in conformità della presente direttiva, come disposto nel diritto nazionale, e dovrebbero informare la Commissione in merito.
Emendamento 18
Proposta di direttiva
Considerando 19
(19)  Al fine di integrare o modificare determinati elementi non essenziali della presente direttiva, dovrebbe essere delegato alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea riguardo ai seguenti aspetti: i) tenere conto delle modifiche apportate alle legislazioni degli Stati membri riguardanti le forme societarie e le imposte sul reddito delle società e modificare di conseguenza gli allegati I e II; (ii) stabilire definizioni aggiuntive; (iii) adottare norme antielusione dettagliate in alcuni settori specifici pertinenti per la deduzione per la crescita e gli investimenti; (iv) definire in modo più dettagliato i concetti di proprietà giuridica e proprietà economica di attività in leasing; (v) calcolare il capitale e gli interessi nei pagamenti di leasing e il valore ammortizzabile di un'attività in leasing e vi) definire più precisamente le categorie di attività immobilizzate soggette ad ammortamento. È di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni, anche a livello di esperti. Nella preparazione e nell'elaborazione degli atti delegati la Commissione dovrebbe provvedere alla contestuale, tempestiva e appropriata trasmissione dei documenti pertinenti al Parlamento europeo e al Consiglio.
(19)  Al fine di integrare o modificare determinati elementi non essenziali della presente direttiva, dovrebbe essere delegato alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea riguardo ai seguenti aspetti: i) tenere conto delle modifiche apportate alle legislazioni degli Stati membri riguardanti le forme societarie e le imposte sul reddito delle società e modificare di conseguenza gli allegati I e II; ii) stabilire definizioni aggiuntive; iii) definire in modo più dettagliato i concetti di proprietà giuridica e proprietà economica di attività in leasing; iv) calcolare il capitale e gli interessi nei pagamenti di leasing e il valore ammortizzabile di un'attività in leasing; v) definire più precisamente le categorie di attività immobilizzate soggette ad ammortamento e vi) elaborare orientamenti per la fase transitoria in cui la formula di ripartizione coesiste con gli altri metodi di assegnazione nei rapporti con i paesi terzi. È di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni, anche a livello di esperti. Nella preparazione e nell'elaborazione degli atti delegati la Commissione dovrebbe provvedere alla contestuale, tempestiva e appropriata trasmissione dei documenti pertinenti al Parlamento europeo e al Consiglio.
Emendamento 19
Proposta di direttiva
Considerando 19 bis (nuovo)
(19 bis)  La Commissione dovrebbe monitorare l'attuazione uniforme della presente direttiva, allo scopo di evitare situazioni in cui le autorità competenti degli Stati membri applicano ciascuna un regime distinto. Inoltre, la mancanza di norme contabili uniformi nell'Unione non dovrebbe creare nuove opportunità di pianificazione e arbitraggio fiscali. L'armonizzazione delle norme contabili potrebbe pertanto rafforzare il regime comune, in particolare se e quando tutte le imprese dell'Unione rientreranno in tale regime.
Emendamento20
Proposta di direttiva
Considerando 23
(23)  La Commissione dovrebbe essere tenuta a riesaminare l'applicazione della presente direttiva cinque anni dopo la sua entrata in vigore e a presentare al Consiglio una relazione sul suo funzionamento. Gli Stati membri dovrebbero essere tenuti a comunicare alla Commissione le disposizioni di diritto interno che adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva,
(23)  Dal momento che la presente direttiva contiene una modifica significativa delle norme sulla tassazione societaria, la Commissione dovrebbe essere tenuta a realizzare una valutazione accurata dell'applicazione della presente direttiva cinque anni dopo la sua entrata in vigore e a presentare al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sul suo funzionamento. Tale relazione di attuazione dovrebbe includere almeno i seguenti punti: l'impatto del sistema di tassazione previsto nella presente direttiva sul gettito fiscale degli Stati membri, i vantaggi e svantaggi di tale sistema per le piccole e medie imprese, l'impatto sull'equa riscossione delle imposte tra gli Stati membri, l'impatto sul mercato interno nel suo complesso, con particolare riguardo alla potenziale distorsione della concorrenza tra le società soggette alle nuove norme stabilite nella presente direttiva, nonché il numero di imprese che rientrano nel suo ambito di applicazione durante il periodo di transizione. La Commissione dovrebbe essere tenuta a riesaminare l'applicazione della presente direttiva dieci anni dopo la sua entrata in vigore e a presentare al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sul suo funzionamento. Gli Stati membri dovrebbero essere tenuti a comunicare alla Commissione le disposizioni di diritto interno che adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva.
Emendamento 21
Proposta di direttiva
Articolo 1 – paragrafo 1
1.  La presente direttiva stabilisce un regime per una base comune per la tassazione di talune società e prevede le norme relative al calcolo di tale base.
1.  La presente direttiva stabilisce un regime per una base comune per la tassazione nell'Unione di talune società e prevede le norme relative al calcolo di tale base, comprese norme su misure volte a impedire l'elusione fiscale e su misure relative alla dimensione internazionale del regime fiscale proposto.
Emendamento 22
Proposta di direttiva
Articolo 2 – paragrafo 1 – parte introduttiva
1.  Le norme della presente direttiva si applicano alle società costituite in base al diritto di uno Stato membro, e alle loro stabili organizzazioni situate in altri Stati membri, se la società soddisfa tutte le seguenti condizioni:
1.  Le norme della presente direttiva si applicano alle società costituite in base al diritto di uno Stato membro, e alle loro stabili organizzazioni e stabili organizzazioni digitali situate in altri Stati membri, se la società soddisfa tutte le seguenti condizioni:
Emendamento 23
Proposta di direttiva
Articolo 2 – paragrafo 1 – lettera c
(c)  appartiene a un gruppo consolidato a fini di contabilità finanziaria con ricavi consolidati complessivi che sono stati superiori a 750 000 000 EUR nell'esercizio finanziario precedente l'esercizio finanziario pertinente;
(c)  appartiene a un gruppo consolidato a fini di contabilità finanziaria con ricavi consolidati complessivi che sono stati superiori a 750 000 000 EUR nell'esercizio finanziario precedente l'esercizio finanziario pertinente. Tale soglia è ridotta a zero in un periodo massimo di sette anni;
Emendamento 24
Proposta di direttiva
Articolo 2 – paragrafo 3
3.  Una società che soddisfa le condizioni di cui al paragrafo 1, lettere a) e b), ma che non soddisfa le condizioni di cui alle lettere c) o d) di detto paragrafo, può decidere di applicare le norme della presente direttiva, anche alle proprie stabili organizzazioni situate in altri Stati membri, per un periodo di cinque esercizi fiscali. Tale termine è automaticamente prorogato per periodi successivi di cinque esercizi fiscali, a meno che non vi sia una notifica di rinuncia di cui all'articolo 65, paragrafo 3. Le condizioni di cui al paragrafo 1, lettere a) e b), devono essere soddisfatte ogni volta che la proroga entra in vigore.
3.  Una società che soddisfa le condizioni di cui al paragrafo 1, lettere a) e b), ma che non soddisfa le condizioni di cui alle lettere c) o d) di detto paragrafo, può decidere di applicare le norme della presente direttiva anche alle proprie stabili organizzazioni situate in altri Stati membri.
Emendamento25
Proposta di direttiva
Articolo 2 – paragrafo 4
4.  Le norme della presente direttiva non si applicano a una società di navigazione nell'ambito di un regime fiscale speciale. Una società di navigazione nell'ambito di un regime fiscale speciale deve essere considerata ai fini della determinazione delle società che sono membri dello stesso gruppo secondo quanto disposto all'articolo 3.
soppresso
Emendamento 26
Proposta di direttiva
Articolo 3 – paragrafo 1 – lettera a
(a)  detiene il diritto di esercitare più del 50% dei diritti di voto;
(a)  detiene il diritto di esercitare diritti di voto superiori al 50%;
Emendamento 27
Proposta di direttiva
Articolo 4 – paragrafo 1 – punto 12
(12)  "oneri finanziari", gli interessi passivi su tutte le forme di debito nonché altri oneri economicamente equivalenti a interessi e costi sostenuti in relazione alla raccolta di finanziamenti ai sensi del diritto nazionale, inclusi pagamenti a titolo di prestiti con partecipazione agli utili, interessi di computo per obbligazioni convertibili e a cedola zero, pagamenti a titolo di meccanismi di finanziamento alternativi, la componente relativa ai costi di finanziamento dei pagamenti di leasing finanziari, interessi capitalizzati inclusi nel valore di bilancio dell'attivo corrispondente o l'ammortamento degli interessi capitalizzati, importi calcolati in riferimento alla restituzione di fondi ai sensi delle norme in materia di prezzi di trasferimento, importi di interessi nozionali a titolo di strumenti derivati o meccanismi di copertura relativi a prestiti dell'entità, il rendimento nozionale sugli aumenti di capitale netto di cui all'articolo 11 della presente direttiva, determinati utili o perdite su cambi nell'ambito di prestiti e strumenti connessi alla raccolta di finanziamenti, commissioni di garanzia relative a meccanismi di finanziamento, commissioni di istruttoria e costi analoghi connessi all'ottenimento di finanziamenti;
(12)  "oneri finanziari", gli interessi passivi su tutte le forme di debito, nonché altri oneri economicamente equivalenti a interessi e costi sostenuti in relazione alla raccolta di finanziamenti ai sensi del diritto nazionale, inclusi pagamenti a titolo di prestiti con partecipazione agli utili, interessi di computo per obbligazioni convertibili e a cedola zero, pagamenti a titolo di meccanismi di finanziamento alternativi, la componente relativa ai costi di finanziamento dei pagamenti di leasing finanziari, interessi capitalizzati inclusi nel valore di bilancio dell'attivo corrispondente o l'ammortamento degli interessi capitalizzati, importi calcolati in riferimento alla restituzione di fondi ai sensi delle norme in materia di prezzi di trasferimento, importi di interessi nozionali a titolo di strumenti derivati o meccanismi di copertura relativi a prestiti dell'entità, determinati utili o perdite su cambi nell'ambito di prestiti e strumenti connessi alla raccolta di finanziamenti, commissioni di garanzia relative a meccanismi di finanziamento, commissioni di istruttoria e costi analoghi connessi all'ottenimento di finanziamenti;
Emendamento 28
Proposta di direttiva
Articolo 4 – paragrafo 1 – punto 30 bis (nuovo)
(30 bis)  "giurisdizione fiscale non collaborativa", una giurisdizione alla quale si applica una qualsiasi delle seguenti condizioni:
(a)  la giurisdizione non rispetta le norme internazionali in materia di trasparenza;
(b)  nella giurisdizione esistono potenziali regimi preferenziali;
(c)  nella giurisdizione esiste un sistema fiscale che non prevede un'imposta sul reddito delle società o prevede un'aliquota di imposta sul reddito delle società prossima allo zero;
Emendamento 29
Proposta di direttiva
Articolo 4 – paragrafo 1 – punto 30 ter (nuovo)
(30 ter)  "sostanza economica", gli elementi, anche nell'ambito dell'economia digitale, che consentono di definire la presenza ai fini fiscali di un'impresa sulla base di criteri fattuali, come l'esistenza di risorse umane e materiali della struttura, la sua autonomia di gestione, la sua realtà giuridica, gli utili generati e, se del caso, la natura dei suoi attivi;
Emendamento 30
Proposta di direttiva
Articolo 4 – paragrafo 1 – punto 30 quater (nuovo)
(30 quater)  "società fittizia", ogni tipo di entità giuridica priva di sostanza economica e creata per fini meramente fiscali;
Emendamento 31
Proposta di direttiva
Articolo 4 – paragrafo 1 – punto 30 quinquies (nuovo)
(30 quinquies)  "canone", i costi imputabili ai compensi di qualsiasi natura versati per l'uso o la concessione in uso del diritto di autore su opere letterarie, artistiche o scientifiche, comprese le pellicole cinematografiche e i software, eventuali brevetti, marchi di fabbrica o di commercio, disegni o modelli, progetti, formule o processi segreti o per informazioni concernenti esperienze di carattere industriale, commerciale o scientifico oppure per qualsiasi altra attività immateriale; sono considerati canoni i compensi per l'uso o la concessione in uso di attrezzature industriali, commerciali o scientifiche;
Emendamento 32
Proposta di direttiva
Articolo 4 – paragrafo 1 – punto 30 sexies (nuovo)
(30 sexies)  "prezzi di trasferimento", i prezzi ai quali un'impresa trasferisce beni materiali o attività immateriali o fornisce servizi a imprese associate;
Emendamento 33
Proposta di direttiva
Articolo 4 – paragrafo 1 – punto 31
(31)  "disallineamento da ibridi", una situazione che insorge tra un contribuente e un'impresa consociata o una modalità strutturata tra parti in giurisdizioni fiscali diverse in cui uno dei seguenti risultati è imputabile a differenze nella caratterizzazione giuridica di uno strumento finanziario o di un'entità o nel trattamento di una presenza commerciale come stabile organizzazione:
(31)  "disallineamento da ibridi", un disallineamento da ibridi quale definito all'articolo 2, punto 9), della direttiva (UE) 2016/1164;
(a)  una deduzione dello stesso pagamento, degli stessi costi o delle stesse perdite dalla base imponibile si verifica sia nella giurisdizione in cui il pagamento ha origine, i costi sono sostenuti o le perdite sono subite sia nell'altra giurisdizione ("doppia deduzione");
(b)  una deduzione di un pagamento dalla base imponibile nella giurisdizione in cui il pagamento ha origine senza una corrispondente inclusione a fini fiscali dello stesso pagamento nell'altra giurisdizione ("deduzione senza inclusione");
(c)  in caso di differenze nel trattamento di una presenza commerciale come stabile organizzazione, la mancata imposizione di un reddito che ha fonte in una giurisdizione senza una corrispondente inclusione a fini fiscali dello stesso reddito nell'altra giurisdizione ("non imposizione senza inclusione").
Un disallineamento da ibridi si verifica solo nella misura in cui lo stesso pagamento dedotto, gli stessi costi sostenuti o le stesse perdite subite in due giurisdizioni superano l'importo del reddito incluso in entrambe le giurisdizioni e che può essere attribuito alla stessa fonte.
Un disallineamento da ibridi comprende anche il trasferimento di uno strumento finanziario nell'ambito di una modalità strutturata che interessa un contribuente in cui il rendimento sottostante dello strumento finanziario trasferito è trattato a fini fiscali come se percepito contemporaneamente da più di una delle parti che partecipano alla modalità, residenti a fini fiscali in giurisdizioni diverse, dando luogo a uno dei seguenti risultati:
(a)  deduzione di un pagamento collegato al rendimento sottostante senza una corrispondente inclusione a fini fiscali di tale pagamento, a meno che il rendimento sottostante sia incluso nel reddito imponibile di una delle parti interessate;
(b)  sgravio di imposta ritenuta alla fonte su un pagamento derivante dallo strumento finanziario trasferito a più di una delle parti interessate;
Emendamento 34
Proposta di direttiva
Articolo 4 – paragrafo 1 – punto 32
(32)  "modalità strutturata", una modalità che comporta un disallineamento da ibridi in cui il disallineamento è calcolato nei termini della modalità o una modalità progettata per produrre un disallineamento da ibridi, a meno che il contribuente o un'impresa consociata non abbia potuto ragionevolmente essere consapevole del disallineamento da ibridi e non abbia beneficiato dei vantaggi fiscali derivanti da tale disallineamento;
soppresso
Emendamento 35
Proposta di direttiva
Articolo 4 – paragrafo 1 – punto 33 bis (nuovo)
(33 bis)  "stabile organizzazione digitale", una presenza digitale significativa di un contribuente che presta, in una giurisdizione, servizi rivolti a consumatori o imprese in tale giurisdizione, conformemente ai criteri stabiliti nell'articolo 5, paragrafo 2 bis;
Emendamento 36
Proposta di direttiva
Articolo 4 – comma 1 – punto 33 ter (nuovo)
(33 ter)  "codice di identificazione fiscale europeo" o "CIF", un codice secondo la definizione contenuta nella comunicazione della Commissione, del 6 dicembre 2012, relativa a un Piano d'azione per rafforzare la lotta alla frode fiscale e all'evasione fiscale.
Emendamento 37
Proposta di direttiva
Articolo 4 – comma 2
La Commissione può adottare atti delegati conformemente all'articolo 66 al fine di definire ulteriori concetti.
La Commissione può adottare atti delegati conformemente all'articolo 66 al fine di aggiornare le attuali definizioni o definire ulteriori concetti.
Emendamento 38
Proposta di direttiva
Articolo 5 – paragrafo 1 – parte introduttiva
1.  Si considera che un contribuente abbia una stabile organizzazione in uno Stato membro diverso da quello in cui è residente a fini fiscali quando dispone di un posto fisso nell'altro Stato membro tramite il quale svolge, integralmente o parzialmente, la sua attività, in particolare:
1.  Si considera che un contribuente abbia una stabile organizzazione, compresa una stabile organizzazione digitale, in uno Stato membro diverso dalla giurisdizione in cui è residente a fini fiscali, quando dispone di un posto fisso o di una presenza commerciale o digitale nell'altro Stato membro tramite il quale svolge, integralmente o parzialmente, la sua attività, in particolare:
Emendamento 39
Proposta di direttiva
Articolo 5 – paragrafo 1 – lettera f bis (nuova)
(f bis)  una piattaforma digitale o qualunque altro modello di impresa digitale basato sulla raccolta e sull'utilizzo di dati per fini commerciali.
Emendamento 40
Proposta di direttiva
Articolo 5 – paragrafo 2 bis (nuovo)
2 bis.  Se un contribuente residente in una giurisdizione offre una piattaforma digitale, come un'applicazione elettronica, una banca dati, un mercato online o uno spazio di archiviazione, o fornisce accesso alla medesima, oppure offre un motore di ricerca o servizi pubblicitari su un sito web o in un'applicazione elettronica, si considera che tale contribuente abbia una stabile organizzazione digitale in uno Stato membro diverso dalla giurisdizione in cui è residente a fini fiscali se l'importo totale dei ricavi del contribuente o dell'impresa consociata dovuti alle transazioni a distanza generate dalle summenzionate piattaforme digitali nella giurisdizione in cui non è residente supera i 5 000 000 EUR l'anno e se è soddisfatta una delle seguenti condizioni:
a)  almeno 1 000 utenti individuali registrati mensilmente, domiciliati in uno Stato membro diverso dalla giurisdizione in cui il contribuente è residente a fini fiscali, si sono collegati alla piattaforma digitale del contribuente o l'hanno visitata;
b)  sono stati conclusi almeno 1 000 contratti digitali al mese con consumatori o utenti domiciliati in una giurisdizione diversa da quella di residenza in un esercizio fiscale;
c)  il volume di contenuti digitali raccolti dal contribuente in un esercizio fiscale supera il 10 % dei contenuti digitali complessivi memorizzati dal gruppo.
Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all'articolo 66 per modificare la presente direttiva adeguando i fattori di cui alle lettere a), b) e c) del presente paragrafo sulla base dei progressi conseguiti negli accordi internazionali.
Se, oltre alla soglia basata sui ricavi di cui al primo comma del presente paragrafo, per un contribuente in un dato Stato membro sono applicabili uno o più dei tre fattori digitali di cui alle lettere a), b) e c) del presente paragrafo, si considera che il contribuente abbia una stabile organizzazione in tale Stato membro.
Un contribuente è tenuto a comunicare alle autorità tributarie tutte le informazioni relative alla determinazione della stabile organizzazione o della stabile organizzazione digitale in conformità del presente articolo.
Emendamento 41
Proposta di direttiva
Articolo 9 – paragrafo 3 – comma 1
Oltre agli importi che possono essere dedotti come costi per la ricerca e lo sviluppo di cui al paragrafo 2, il contribuente può dedurre, per ogni esercizio fiscale, un ulteriore 50% di tali costi, ad eccezione dei costi relativi alle attività materiali immobilizzate mobili sostenuti nel corso dello stesso esercizio. Se i costi per la ricerca e lo sviluppo sono superiori a 20 000 000 EUR, il contribuente può dedurre il 25% dell'importo eccedente.
Per i costi per la ricerca e lo sviluppo fino a 20 000 000 EUR che riguardano il personale, compresi i salari, i subappaltatori, i lavoratori tramite agenzia e i liberi professionisti, il contribuente riceve un credito di imposta pari al 10 % dei costi sostenuti.
Emendamento 42
Proposta di direttiva
Articolo 9 – paragrafo 3 – comma 2
In deroga al primo comma, il contribuente può dedurre un ulteriore 100% dei costi per la ricerca e lo sviluppo fino a 20 000 000 EUR se soddisfa tutte le condizioni seguenti:
soppresso
(a)  si tratta di un'impresa non quotata con meno di 50 dipendenti e con un fatturato annuo e/o un totale di bilancio annuo non superiore a 10 000 000 EUR;
(b)  non è registrato da più di cinque anni. Se il contribuente non è soggetto a registrazione, si può considerare che il periodo di cinque anni inizi nel momento in cui l'impresa avvia l'attività economica o è soggetta a imposta per tale attività;
(c)  non è stato costituito a seguito di fusione;
(d)  non ha imprese consociate.
Emendamento 43
Proposta di direttiva
Articolo 11
[...]
soppresso
Emendamento 44
Proposta di direttiva
Articolo 12 – lettera b
(b)  il 50% delle spese di rappresentanza, fino a concorrenza di un importo che non supera [x] % dei ricavi dell'esercizio fiscale;
(b)  il 50 % delle spese di rappresentanza ordinarie e necessarie direttamente correlate o associate all'attività economica del contribuente, fino a concorrenza di un importo che non supera [x] % dei ricavi dell'esercizio fiscale;
Emendamento 45
Proposta di direttiva
Articolo 12 – lettera c
(c)  il trasferimento degli utili non distribuiti in una riserva che costituisce parte del patrimonio netto della società;
(c)  il trasferimento degli utili non distribuiti in una riserva che costituisce parte del patrimonio netto della società, diversi dagli utili non distribuiti trasferiti in una riserva dalle imprese cooperative e dai consorzi cooperativi, sia durante le attività correnti della società che dopo la loro scadenza, in conformità della normativa fiscale nazionale;
Emendamento 46
Proposta di direttiva
Articolo 12 – lettera j bis (nuova)
(j bis)  le spese attribuite ai beneficiari ubicati nei paesi elencati nella lista UE delle giurisdizioni non cooperative a fini fiscali (note anche come "paradisi fiscali");
Emendamento 47
Proposta di direttiva
Articolo 13 – paragrafo 2 – comma 1
Gli oneri finanziari eccedenti sono deducibili nell'esercizio fiscale in cui sono sostenuti fino al 30% degli utili del contribuente prima di interessi, imposte, svalutazioni e ammortamenti (EBITDA) o fino a un importo massimo di 3 000 000 EUR, se superiore.
Gli oneri finanziari eccedenti sono deducibili nell'esercizio fiscale in cui sono sostenuti fino al 10% degli utili del contribuente prima di interessi, imposte, svalutazioni e ammortamenti (EBITDA) o fino a un importo massimo di 1 000 000 EUR, se superiore.
Emendamento 48
Proposta di direttiva
Articolo 13 – paragrafo 2 – comma 2
Ai fini del presente articolo, qualora un contribuente sia autorizzato o tenuto ad agire per conto di un gruppo, secondo quanto definito nelle norme di un regime nazionale di tassazione dei gruppi, l'intero gruppo è trattato come un contribuente. In tali circostanze gli oneri finanziari eccedenti e l'EBITDA sono calcolati per l'intero gruppo. L'importo di 3 000 000 EUR deve essere considerato anche per l'intero gruppo.
Ai fini del presente articolo, qualora un contribuente sia autorizzato o tenuto ad agire per conto di un gruppo, secondo quanto definito nelle norme di un regime nazionale di tassazione dei gruppi, l'intero gruppo è trattato come un contribuente. In tali circostanze gli oneri finanziari eccedenti e l'EBITDA sono calcolati per l'intero gruppo. L'importo di 1 000 000 EUR deve essere considerato anche per l'intero gruppo.
Emendamento 49
Proposta di direttiva
Articolo 13 – paragrafo 6
6.  Gli oneri finanziari eccedenti che non possono essere dedotti in un determinato esercizio fiscale sono riportati senza limiti di tempo.
6.  Gli oneri finanziari eccedenti che non possono essere dedotti in un determinato esercizio fiscale sono riportati per un periodo di cinque anni.
Emendamento 50
Proposta di direttiva
Articolo 14 bis (nuovo)
Articolo 14 bis
Deroghe specifiche
Gli utili trasferiti in una riserva dalle cooperative e dai consorzi, sia durante le attività correnti della società che dopo la loro scadenza, nonché i benefici concessi dalle cooperative e dai consorzi ai loro membri sono sempre deducibili, purché il diritto tributario nazionale contempli la deducibilità.
Emendamento 51
Proposta di direttiva
Articolo 29
Articolo 29
Articolo 29
Tassazione in uscita
Tassazione in uscita
1.   Un importo pari al valore di mercato degli attivi trasferiti, al momento dell'uscita degli attivi, previa detrazione del loro valore a fini fiscali, è considerato come ricavi acquisiti in uno dei seguenti casi:
Ai fini della presente direttiva si applicano le norme in materia di tassazione in uscita previste dalla direttiva (UE) 2016/1164.
(a)  se un contribuente trasferisce attivi dalla sua sede centrale alla sua stabile organizzazione situata in un altro Stato membro o in un paese terzo;
(b)  se un contribuente trasferisce attivi dalla sua stabile organizzazione situata in uno Stato membro alla sua sede centrale o a un'altra stabile organizzazione situata in un altro Stato membro o in un paese terzo, nella misura in cui, a causa del trasferimento, lo Stato membro della stabile organizzazione non ha più il diritto di tassare gli attivi trasferiti;
(c)  se un contribuente trasferisce la sua residenza fiscale in un altro Stato membro o in un paese terzo, ad eccezione degli attivi che rimangono effettivamente collegati a una stabile organizzazione situata nel primo Stato membro;
(d)  se un contribuente trasferisce l'attività svolta dalla sua stabile organizzazione da uno Stato membro a un altro Stato membro o a un paese terzo, nella misura in cui, a causa del trasferimento, lo Stato membro della stabile organizzazione non ha più il diritto di tassare gli attivi trasferiti.
2.  Lo Stato membro in cui sono trasferiti gli attivi, la residenza fiscale o l'attività svolta da una stabile organizzazione accetta il valore determinato dallo Stato membro del contribuente o della stabile organizzazione come valore di partenza degli attivi a fini fiscali.
3.  Il presente articolo non si applica ai trasferimenti di attivi relativi al finanziamento di titoli, di attivi forniti come garanzia collaterale o se il trasferimento avviene allo scopo di rispettare requisiti patrimoniali prudenziali o a fini di gestione della liquidità nel caso in cui tali attivi sono destinati a tornare allo Stato membro dell'autore del trasferimento entro un periodo di 12 mesi.
Emendamento 52
Proposta di direttiva
Articolo 41 – paragrafo 1
1.  Le perdite sostenute in un esercizio fiscale da un contribuente residente o da una stabile organizzazione di un contribuente non residente possono essere riportate e dedotte in esercizi fiscali successivi, salvo se altrimenti previsto dalla presente direttiva.
1.  Le perdite sostenute in un esercizio fiscale da un contribuente residente o da una stabile organizzazione di un contribuente non residente possono essere riportate e dedotte in esercizi fiscali successivi per un periodo massimo di cinque anni.
Emendamento 53
Proposta di direttiva
Articolo 42
Articolo 42
soppresso
Compensazione delle perdite con recupero
1.  Un contribuente residente che è ancora in attivo dopo aver dedotto le proprie perdite a norma dell'articolo 41 può inoltre dedurre perdite sostenute, nello stesso esercizio fiscale, dalle sue società figlie qualificate dirette, di cui all'articolo 3, paragrafo 1, o da stabili organizzazioni situate in altri Stati membri. Tale compensazione delle perdite è concessa per un periodo di tempo limitato in conformità dei paragrafi 3 e 4 del presente articolo.
2.  La deduzione è in proporzione alla partecipazione del contribuente residente nelle sue società figlie qualificate di cui all'articolo 3, paragrafo 1, e totale per le stabili organizzazioni. In nessun caso la riduzione della base imponibile del contribuente residente può risultare in un importo negativo.
3.  Il contribuente residente aggiunge alla propria base imponibile, a concorrenza dell'importo dedotto in precedenza come perdita, i profitti successivamente realizzati dalle sue società figlie qualificate di cui all'articolo 3, paragrafo 1, o dalle sue stabili organizzazioni.
4.  Le perdite dedotte a norma dei paragrafi 1 e 2 sono automaticamente reintegrate nella base imponibile del contribuente residente in uno dei seguenti casi:
(a)  se, alla fine del quinto esercizio fiscale dopo che le perdite sono diventate deducibili, nessun profitto è stato reintegrato o i profitti reintegrati non corrispondono all'intero ammontare delle perdite dedotte;
(b)  se la società figlia qualificata di cui all'articolo 3, paragrafo 1, è venduta, liquidata o trasformata in una stabile organizzazione;
(c)  se la stabile organizzazione è venduta, liquidata o trasformata in una società figlia;
(d)  se la società madre non soddisfa più i requisiti di cui all'articolo 3, paragrafo 1.
Emendamento 54
Proposta di direttiva
Articolo 45 bis (nuovo)
Articolo 45 bis
Contribuzione fiscale effettiva
Fintantoché la soglia di cui all'articolo 2, paragrafo 1, lettera c), resta in vigore, gli Stati membri monitorano e pubblicano la contribuzione fiscale effettiva delle piccole e medie imprese e delle imprese multinazionali in tutti gli Stati membri, affinché essi possano garantire parità di condizioni per imprese simili all'interno dell'Unione e mitigare gli oneri e i costi amministrativi per le piccole e medie imprese.
Emendamento 55
Proposta di direttiva
Articolo 53 – paragrafo 1 – comma 1
In deroga all'articolo 8, lettere c) e d), un contribuente non è esonerato dall'imposta sui redditi esteri che ha percepito come una distribuzione di profitti da un'entità in un paese terzo o come proventi derivanti dalla cessione di azioni detenute in un'entità in un paese terzo, laddove tale entità nel suo paese di residenza fiscale sia soggetta ad un'aliquota legale dell'imposta sul reddito delle società inferiore alla metà dell'aliquota d'imposta legale cui il contribuente sarebbe stato soggetto, in relazione a tali redditi esteri, nello Stato membro di residenza a fini fiscali.
In deroga all'articolo 8, lettere c) e d), un contribuente non è esonerato dall'imposta sui redditi esteri non derivanti da attività commerciali che ha percepito come una distribuzione di profitti da un'entità in un paese terzo o come proventi derivanti dalla cessione di azioni detenute in un'entità in un paese terzo, laddove tale entità nel suo paese di residenza fiscale sia soggetta ad un'aliquota legale dell'imposta sul reddito delle società inferiore al 15 %, in relazione a tali redditi esteri, nello Stato membro di residenza a fini fiscali.
Emendamento 56
Proposta di direttiva
Articolo 53 – paragrafo 2
2.  Ove si applichi il paragrafo 1, il contribuente è soggetto all'imposta sui redditi esteri con una deduzione dell'imposta versata nel paese terzo dal suo debito d'imposta nel suo Stato membro di residenza a fini fiscali. La deduzione non supera l'ammontare dell'imposta, calcolato prima della deduzione, imputabile ai redditi che possono essere tassati.
2.  Ove si applichi il paragrafo 1, il contribuente è soggetto all'imposta sui redditi esteri con una deduzione dell'imposta versata nel paese terzo dal suo debito d'imposta nel suo Stato membro di residenza a fini fiscali. La deduzione non supera l'ammontare dell'imposta, calcolato prima della deduzione, imputabile ai redditi che possono essere tassati. Per beneficiare della deduzione, il contribuente è tenuto a dimostrare alle proprie autorità tributarie che i redditi esteri derivano da un'attività commerciale. Tale dimostrazione potrebbe avvenire mediante un certificato rilasciato a tal fine dalle autorità tributarie straniere.
Emendamento 57
Proposta di direttiva
Articolo 58
Articolo 58
Articolo 58
Norma generale anti-abusi
Norma generale anti-abusi
1.   Ai fini del calcolo della base imponibile in conformità alle norme della presente direttiva, uno Stato membro non tiene conto di una costruzione o di una serie di costruzioni che, essendo state poste in essere essenzialmente allo scopo di ottenere un vantaggio fiscale che è in contrasto con l'oggetto o la finalità della presente direttiva, non sono genuine, tenuto conto di tutti i fatti e le circostanze pertinenti. Una costruzione può comprendere più di una fase o parte.
Ai fini della presente direttiva si applica la norma generale anti-abusi prevista dalla direttiva (UE) 2016/1164.
2.  Ai fini del paragrafo 1, una costruzione o una serie di costruzioni è considerata non genuina nella misura in cui non è stata posta in essere per valide ragioni commerciali che riflettono la realtà economica.
3.  Le costruzioni o una serie di costruzioni di cui non si tiene conto in conformità al paragrafo 1 sono trattate, ai fini del calcolo della base imponibile, facendo riferimento alla loro sostanza economica.
Emendamento 58
Proposta di direttiva
Articolo 59 – paragrafo 1 – comma 1
Un'entità o una stabile organizzazione i cui profitti non siano assoggettati ad imposta o siano esenti da imposta nello Stato membro della sede centrale è trattata come una società estera controllata se sono soddisfatte le seguenti condizioni:
Lo Stato membro di un contribuente tratta un'entità o una stabile organizzazione i cui utili non sono soggetti ad imposta o sono esenti da imposta in tale Stato membro come una società controllata estera se sono soddisfatte le seguenti condizioni:
Emendamento 59
Proposta di direttiva
Articolo 59 – paragrafo 1 – comma 1 – lettera b
(b)  l'imposta effettiva sul reddito delle società applicata ai profitti dell'entità o della stabile organizzazione è inferiore alla differenza tra l'imposta sul reddito delle società che sarebbe stata applicata sui profitti dell'entità o della stabile organizzazione in conformità alle norme della presente direttiva e l'imposta effettiva sul reddito delle società versata su tali profitti dall'entità o dalla stabile organizzazione.
(b)  gli utili dell'entità sono soggetti a un'aliquota d'imposta sulle società inferiore al 15%; l'aliquota è valutata sulla base dell'utile prima dell'attuazione delle operazioni poste in essere dai paesi in questione per ridurre la base imponibile soggetta all'aliquota; tale aliquota è rivista ogni anno in funzione dell'evoluzione economica del commercio mondiale.
Emendamento 60
Proposta di direttiva
Articolo 59 – paragrafo 1 – comma 2
Ai fini della lettera b) del primo comma, nel calcolare l'imposta sul reddito delle società che sarebbe stata applicata sui profitti dell'entità in conformità alle norme della direttiva nello Stato membro del contribuente, i redditi di una stabile organizzazione dell'entità che non è soggetta ad imposta o è esente da imposta nella giurisdizione della società estera controllata non sono presi in considerazione.
soppresso
Emendamento 61
Proposta di direttiva
Articolo 59 – paragrafo 2
2.  Se un'entità o una stabile organizzazione è trattata come una società estera controllata ai sensi del paragrafo 1, il reddito non distribuito dell'entità o della stabile organizzazione è soggetto ad imposta nella misura in cui deriva dalle seguenti categorie:
2.  Qualora un'entità o una stabile organizzazione sia trattata come una società controllata estera a norma del paragrafo 1, lo Stato membro del contribuente include nella base imponibile:
(a)  i redditi non distribuiti dell'entità o i redditi della stabile organizzazione rientranti nelle seguenti categorie:
(a)   interessi o qualsiasi altro reddito generato da attivi finanziari;
(i)   interessi o qualsiasi altro reddito generato da attivi finanziari;
(b)   canoni o qualsiasi altro reddito generato da proprietà intellettuale;
(ii)   canoni o qualsiasi altro reddito generato da proprietà intellettuale;
(c)   dividendi e redditi derivanti dalla cessione di azioni;
(iii)   dividendi e redditi derivanti dalla cessione di azioni;
(d)   redditi da leasing finanziario;
(iv)   redditi da leasing finanziario;
(e)   redditi da attività assicurativa, bancaria e altre attività finanziarie;
(v)   redditi da attività assicurativa, bancaria e altre attività finanziarie;
(f)   redditi da società di fatturazione che percepiscono redditi da vendite e servizi derivanti da beni e servizi acquistati da e venduti a imprese consociate e aggiungono un valore economico scarso o nullo.
(vi)   redditi da società di fatturazione che percepiscono redditi da vendite e servizi derivanti da beni e servizi acquistati da e venduti a imprese consociate e aggiungono un valore economico scarso o nullo.
Il primo comma non si applica alle società estere controllate residenti o situate in uno Stato membro o in un paese terzo parte contraente dell'accordo SEE, se le società estere controllate sono state istituite per valide ragioni commerciali che riflettono la realtà economica. Ai fini del presente articolo, l'attività della società estera controllata rispecchia la realtà economica nella misura in cui tale attività è supportata da adeguato personale, materiale, attività e locali.
La presente lettera non si applica se la società controllata estera svolge un'attività economica sostanziale sostenuta da personale, attrezzature, attivi e locali, come evidenziato da circostanze e fatti pertinenti. Se la società controllata estera è residente o situata in un paese terzo che non è parte contraente dell'accordo SEE, gli Stati membri possono decidere di astenersi dall'applicazione del comma precedente; o
(b)  i redditi non distribuiti di un'entità o di una stabile organizzazione derivanti da costruzioni non genuine che sono state poste in essere essenzialmente allo scopo di ottenere un vantaggio fiscale.
Ai fini della presente lettera, una costruzione o una serie di costruzioni è considerata non genuina nella misura in cui l'entità o la stabile organizzazione non possiederebbe gli attivi o non avrebbe assunto i rischi che generano la totalità o una parte dei suoi redditi se non fosse controllata da una società in cui le funzioni significative del personale che sono pertinenti per tali attivi e rischi sono svolte e sono funzionali al fine di generare i redditi della società controllata.
Emendamento 62
Proposta di direttiva
Articolo 59 – paragrafo 3 – comma 1
Un'entità o una stabile organizzazione non è considerata una società estera controllata di cui al paragrafo 1 se non più di un terzo del reddito acquisito dall'entità o dalla stabile organizzazione rientra nelle categorie di cui al paragrafo 2, lettere da a) a f).
Qualora, secondo la legislazione di uno Stato membro, la base imponibile di un contribuente sia calcolata in conformità del paragrafo 2, lettera a), lo Stato membro può scegliere di non trattare un'entità o una stabile organizzazione come una società controllata estera a norma del paragrafo 1 se non oltre un terzo dei redditi ottenuti dall'entità o dalla stabile organizzazione rientra nelle categorie di cui al paragrafo 2, lettera a).
Emendamento 63
Proposta di direttiva
Articolo 59 – paragrafo 3 – comma 2
Le imprese finanziarie non sono considerate società estere controllate ai sensi del paragrafo 1 se non più di un terzo del reddito acquisito dall'entità o dalla stabile organizzazione dalle categorie di cui al paragrafo 2, lettere da a) a f), deriva da operazioni con il contribuente o le sue imprese consociate.
Qualora, secondo la legislazione di uno Stato membro, la base imponibile di un contribuente sia calcolata in conformità del paragrafo 2, lettera a), lo Stato membro può scegliere di non trattare le imprese finanziarie come società controllate estere se non oltre un terzo dei redditi dell'entità appartenenti alle categorie di cui al paragrafo 2, lettera a), deriva da operazioni con il contribuente o le sue imprese associate.
Emendamento 64
Proposta di direttiva
Articolo 59 – paragrafo 3 bis (nuovo)
3 bis.  Gli Stati membri possono escludere dall'ambito di applicazione del paragrafo 2, lettera b), un'entità o una stabile organizzazione:
a)  con utili contabili non superiori a 750 000 EUR e redditi non derivanti da scambi non superiori a 75 000 EUR; o
b)  i cui utili contabili non ammontano a più del 10 per cento dei suoi costi di esercizio nel periodo d'imposta.
Ai fini del primo comma, lettera b), i costi di esercizio non possono includere i costi di beni venduti al di fuori del paese in cui è residente l'entità o è situata la stabile organizzazione a fini fiscali e i pagamenti alle imprese associate.
Emendamento 65
Proposta di direttiva
Articolo 61
Articolo 61
Articolo 61
Disallineamento da ibridi
Disallineamento da ibridi
Nella misura in cui un disallineamento da ibridi tra Stati membri determini una doppia deduzione dello stesso pagamento, degli stessi costi o delle stesse perdite, la deduzione è concessa solo nello Stato membro in cui tale pagamento ha origine, i costi sono sostenuti o le perdite sono subite.
Ai fini della presente direttiva si applicano le norme di cui all'articolo 9 della direttiva (UE) 2016/1164 concernenti i disallineamenti da ibridi.
Nella misura in cui un disallineamento da ibridi che interessa un paese terzo determini una doppia deduzione dello stesso pagamento, degli stessi costi o delle stesse perdite, lo Stato membro interessato rifiuta la deduzione di tale pagamento, di tali costi o di tali perdite, a meno che non lo abbia già fatto il paese terzo.
Nella misura in cui un disallineamento da ibridi tra Stati membri determini una deduzione senza inclusione, lo Stato membro del pagatore rifiuta la deduzione di tale pagamento.
Nella misura in cui un disallineamento da ibridi che interessa un paese terzo determini una deduzione senza inclusione:
(a)  se il pagamento ha origine in uno Stato membro, tale Stato membro rifiuta la deduzione, oppure
(b)  se il pagamento ha origine in un paese terzo, lo Stato membro interessato impone al contribuente di includere tale pagamento nella base imponibile, a meno che il paese terzo abbia già rifiutato la deduzione o abbia chiesto l'inclusione del pagamento.
Nella misura in cui un disallineamento da ibridi tra Stati membri che interessa una stabile organizzazione determini una non imposizione senza inclusione, lo Stato membro in cui il contribuente è residente a fini fiscali impone al contribuente di includere nella base imponibile i redditi attribuiti alla stabile organizzazione.
Nella misura in cui un disallineamento da ibridi che interessa una stabile organizzazione situata in un paese terzo determini una non imposizione senza inclusione, lo Stato membro interessato impone al contribuente di includere nella base imponibile i redditi attribuiti alla stabile organizzazione nel paese terzo.
4.  Nella misura in cui un pagamento da parte di un contribuente ad un'impresa consociata in un paese terzo sia compensato, direttamente o indirettamente, a fronte di un pagamento, di costi o perdite che a motivo di un disallineamento da ibridi sono deducibili in due diverse giurisdizioni al di fuori dell'Unione, lo Stato membro del contribuente rifiuta di dedurre dalla base imponibile il pagamento del contribuente a un'impresa consociata in un paese terzo, salvo qualora uno dei paesi terzi interessati abbia già rifiutato la deduzione del pagamento, dei costi o delle perdite che sarebbero deducibili in due diverse giurisdizioni.
5.  Nella misura in cui la corrispondente inclusione di un pagamento deducibile da parte di un contribuente ad un'impresa consociata in un paese terzo sia compensata, direttamente o indirettamente, a fronte di un pagamento che, a motivo di un disallineamento da ibridi, non è incluso dal beneficiario nella sua base imponibile, lo Stato membro del contribuente rifiuta di dedurre dalla base imponibile il pagamento del contribuente a un'impresa consociata in un paese terzo, salvo qualora uno dei paesi terzi interessati abbia già rifiutato la deduzione del pagamento non incluso.
6.  Nella misura in cui un disallineamento da ibridi determini uno sgravio per un'imposta ritenuta alla fonte su un pagamento derivato da uno strumento finanziario trasferito a più di una delle parti interessate, lo Stato membro del contribuente limita il beneficio di tale sgravio in proporzione al reddito netto imponibile relativo a tale pagamento.
7.  Ai fini del presente articolo per “pagatore” si intende l'entità o la stabile organizzazione in cui il pagamento ha origine, i costi sono sostenuti o le perdite subite.
Emendamento 66
Proposta di direttiva
Articolo 61 bis – titolo
Disallineamenti in materia di residenza fiscale
Disallineamenti da ibridi inversi
Emendamento 67
Proposta di direttiva
Articolo 61 bis
Nella misura in cui un pagamento, i costi o le perdite di un contribuente residente a fini fiscali sia in uno Stato membro che in un paese terzo, conformemente alle leggi di tale Stato membro e di tale paese terzo, siano deducibili dalla base imponibile in entrambe le giurisdizioni e tale pagamento, tali costi o perdite possano essere compensati nello Stato membro del contribuente a fronte di redditi imponibili che non sono inclusi nel paese terzo, lo Stato membro del contribuente rifiuta la deduzione del pagamento, dei costi o delle perdite, a meno che non lo abbia già fatto il paese terzo.
Ai fini della presente direttiva, gli Stati membri trattano i disallineamenti da ibridi inversi in conformità dell'articolo 9 bis della direttiva (UE) 2016/1164.
Emendamento 68
Proposta di direttiva
Articolo 65 bis (nuovo)
Articolo 65 bis
Codice di identificazione fiscale europeo
La Commissione presenta una proposta legislativa relativa a un codice di identificazione fiscale del contribuente europeo, armonizzato e comune, entro il 31 dicembre 2018, allo scopo di rendere lo scambio automatico delle informazioni fiscali più efficiente e affidabile all'interno dell'Unione.
Emendamento 69
Proposta di direttiva
Articolo 65 ter (nuovo)
Articolo 65 ter
Scambio automatico obbligatorio di informazioni in materia fiscale
Per garantire la piena trasparenza e la corretta applicazione della presente direttiva, lo scambio di informazioni in materia fiscale è automatico e obbligatorio, come prevede la direttiva 2011/16/UE del Consiglio1 bis.
Gli Stati membri stanziano risorse adeguate in termini di personale, competenze e dotazioni di bilancio per le rispettive amministrazioni fiscali nazionali, nonché risorse per la formazione del personale dell'amministrazione fiscale, ponendo l'accento sulla cooperazione fiscale transfrontaliera e sullo scambio automatico di informazioni, allo scopo di garantire la piena attuazione della presente direttiva.
____________
1bis Direttiva 2011/16/UE del Consiglio, del 15 febbraio 2011, relativa alla cooperazione amministrativa nel settore fiscale e che abroga la direttiva 77/799/CEE (GU L 64 dell'11.3.2011, pag. 1).
Emendamento 70
Proposta di direttiva
Articolo 66 – paragrafo 2
2.  Il potere di adottare gli atti delegati di cui all'articolo 2, paragrafo 5, all'articolo 4, paragrafo 5, all'articolo 11, paragrafo 6, all'articolo 32, paragrafo 5, e all'articolo 40 è conferito alla Commissione per un periodo indeterminato a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente direttiva.
2.  Il potere di adottare gli atti delegati di cui all'articolo 2, paragrafo 5, all'articolo 4, paragrafo 5, all'articolo 5, paragrafo 2 bis, all'articolo 32, paragrafo 5, e all'articolo 40 è conferito alla Commissione per un periodo indeterminato a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente direttiva.
Emendamento 71
Proposta di direttiva
Articolo 66 – paragrafo 3
3.  La delega di potere di cui all'articolo 2, paragrafo 5, all'articolo 4, paragrafo 5, all'articolo 11, paragrafo 6, all'articolo 32, paragrafo 5, e all'articolo 40 può essere revocata in qualunque momento dal Consiglio. La decisione di revoca pone fine alla delega di potere ivi specificata. Gli effetti della decisione decorrono dal giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea o da una data successiva ivi specificata. Essa non pregiudica la validità degli atti delegati già in vigore.
3.  La delega di potere di cui all'articolo 2, paragrafo 5, all'articolo 4, paragrafo 5, all'articolo 5, paragrafo 2 bis, all'articolo 32, paragrafo 5, e all'articolo 40 può essere revocata in qualsiasi momento dal Consiglio. La decisione di revoca pone fine alla delega di potere ivi specificata. Gli effetti della decisione decorrono dal giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea o da una data successiva ivi specificata. Essa non pregiudica la validità degli atti delegati già in vigore.
Emendamento 72
Proposta di direttiva
Articolo 66 – paragrafo 5
5.  Un atto delegato adottato in conformità all'articolo 2, paragrafo 5, all'articolo 4, paragrafo 5, all'articolo 11, paragrafo 6, all'articolo 32, paragrafo 5, e all'articolo 40 entra in vigore solo se il Consiglio non solleva obiezioni entro un periodo di [due mesi] dalla notifica dell'atto al Consiglio o se, prima della scadenza di tale periodo, il Consiglio ha informato la Commissione che non intende sollevare obiezioni. Tale termine è prorogato di [due mesi] su iniziativa del Consiglio.
5.  Un atto delegato adottato in conformità all'articolo 2, paragrafo 5, all'articolo 4, paragrafo 5, all'articolo 5, paragrafo 2 bis, all'articolo 32, paragrafo 5, e all'articolo 40 entra in vigore solo se il Consiglio non solleva obiezioni entro un periodo di [due mesi] dalla notifica dell'atto al Consiglio o se, prima della scadenza di tale periodo, il Consiglio ha informato la Commissione che non intende sollevare obiezioni. Tale termine è prorogato di [due mesi] su iniziativa del Consiglio.
Emendamento 73
Proposta di direttiva
Articolo 66 bis (nuovo)
Articolo 66 bis
Misure contro gli abusi dei trattati fiscali
Gli Stati membri modificano i propri trattati fiscali bilaterali conformemente alla presente direttiva per garantire che essi includano tutti gli elementi seguenti:
a)  una clausola per garantire che entrambe le parti del trattato si impegnino a stabilire misure a norma delle quali le imposte devono essere pagate dove sussistono attività economiche ed è creato valore;
b)  un addendum per specificare che l'obiettivo dei trattati bilaterali, oltre a evitare la doppia imposizione, è anche la lotta all'evasione fiscale e alla pianificazione fiscale aggressiva;
c)  una clausola per un test per la verifica delle finalità principali basato su una norma generale antielusione.
Emendamento 74
Proposta di direttiva
Articolo 68 bis (nuovo)
Articolo 68 bis
Monitoraggio
La Commissione provvede al monitoraggio e pubblica le sue conclusioni in merito all'attuazione uniforme della presente direttiva, onde assicurare un'interpretazione omogenea delle sue misure da parte degli Stati membri.
Emendamento 75
Proposta di direttiva
Articolo 69
Articolo 69
Articolo 69
Riesame
Relazione di attuazione e riesame
La Commissione riesamina l'applicazione della presente direttiva cinque anni dopo la sua entrata in vigore e presenta al Consiglio una relazione sul suo funzionamento.
La Commissione, cinque anni dopo l'entrata in vigore della presente direttiva, ne valuta il funzionamento.
Fatto salvo il primo comma, la Commissione, tre anni dopo l'entrata in vigore della presente direttiva, esamina il funzionamento dell'articolo 11 e considera eventuali aggiustamenti alla definizione e alla calibrazione dell'AGI. La Commissione effettua un'analisi approfondita delle modalità con cui l'AGI può incoraggiare le imprese che hanno il diritto di scegliere di applicare le norme della presente direttiva per finanziare le loro attività tramite patrimonio netto.
La Commissione comunica le sue conclusioni in una relazione di attuazione al Parlamento europeo e al Consiglio. La relazione include un'analisi di tutti gli elementi seguenti:
a)  l'impatto di tale sistema sul gettito fiscale degli Stati membri;
b)  i vantaggi e gli svantaggi del sistema per le piccole e medie imprese;
c)  l'impatto sull'equa riscossione delle imposte tra gli Stati membri;
d)  l'impatto sul mercato interno nel suo complesso, con particolare riguardo alla potenziale distorsione della concorrenza tra le società soggette alle nuove norme stabilite nella presente direttiva;
e)  il numero di imprese che rientrano nell'ambito di applicazione nel periodo di transizione.
La Commissione riesamina l'applicazione della presente direttiva 10 anni dopo la sua entrata in vigore e presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sul suo funzionamento.
La Commissione comunica agli Stati membri le risultanze affinché se ne tenga conto nell'elaborazione e nell'attuazione dei regimi nazionali di imposta sul reddito delle società.
La Commissione comunica le risultanze in una relazione destinata al Parlamento europeo e agli Stati membri affinché se ne tenga conto nell'elaborazione e nell'attuazione dei regimi nazionali di imposta sul reddito delle società, corredandola, se del caso, di una proposta legislativa volta a modificare la presente direttiva.
Emendamento 76
Proposta di direttiva
Articolo 70 – paragrafo 1 – comma 1
Gli Stati membri adottano e pubblicano, entro il 31 dicembre 2018, le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva. Essi comunicano immediatamente alla Commissione il testo di tali disposizioni.
Gli Stati membri adottano e pubblicano, entro il 31 dicembre 2019, le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva. Essi comunicano immediatamente alla Commissione il testo di tali disposizioni.
Emendamento 77
Proposta di direttiva
Articolo 70 – paragrafo 1 – comma 2
Gli Stati membri applicano dette disposizioni a decorrere dal 1° gennaio 2019.
Gli Stati membri applicano dette disposizioni a decorrere dal 1° gennaio 2020.

Orientamenti per il bilancio 2019 – sezione III
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Risoluzione del Parlamento europeo del 15 marzo 2018 sugli orientamenti generali per l'elaborazione del bilancio 2019, sezione III – Commissione (2017/2286(BUD))
P8_TA(2018)0089A8-0062/2018

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 314 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(1),

–  visto l'accordo interistituzionale, del 2 dicembre 2013, tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria(2),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(3),

–  vista la decisione 2014/335/UE, Euratom del Consiglio, del 26 maggio 2014, relativa al sistema delle risorse proprie dell'Unione europea(4),

–  visti il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2018(5) e le dichiarazioni comuni messe a punto da Parlamento, Consiglio e Commissione e ad esso allegate,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 20 febbraio 2018 sugli orientamenti di bilancio per l'esercizio 2019 (06315/2018),

–  visto l'articolo 86 bis del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i bilanci (A8-0062/2018),

A.  considerando che i negoziati sul bilancio dell'Unione per il 2019, l'ultimo bilancio dell'attuale legislatura, si svolgeranno parallelamente ai negoziati sul prossimo quadro finanziario pluriennale (QFP) e sulla riforma del sistema delle risorse proprie dell'UE; che il 2019 sarà il sesto anno del QFP 2014-2020;

B.  considerando che i due rami dell'autorità di bilancio dovrebbero impegnarsi per raggiungere un accordo ambizioso e globale sul bilancio 2019 in sede di comitato di conciliazione, al fine di influenzare in modo positivo i negoziati paralleli e di consentire il raggiungimento di un accordo sul QFP per il periodo successivo al 2020 e sulle risorse proprie entro la fine della presente legislatura;

C.  considerando che, a seguito dell'accordo concluso nel dicembre 2017 sull'avvio della seconda fase dei negoziati, il processo della Brexit non dovrebbe avere un impatto diretto sul bilancio 2019, poiché secondo la relazione congiunta dell'UE e del Regno Unito(6), quest'ultimo contribuirà e parteciperà all'esecuzione dei bilanci annuali dell'Unione per il 2019 e il 2020 come se ne facesse ancora parte;

D.  considerando che i crescenti movimenti populisti ed estremisti in tutti gli Stati membri hanno diffuso e alimentato informazioni fuorvianti sull'UE e sul suo bilancio, il che evidenzia la necessità di un'informazione migliore e più trasparente;

E.  considerando che dopo anni in cui i cittadini hanno avuto una percezione negativa della gestione della crisi finanziaria, sociale ed economica, l'attuale miglioramento delle prospettive economiche, che è il risultato di sforzi coordinati per favorire la ripresa economica dell'Europa, consente una pianificazione di bilancio più generosa;

F.  considerando che negli ultimi anni il Consiglio si è ripetutamente contraddetto, presentando nuove priorità politiche per l'UE e al tempo stesso rifiutandosi di fornire nuovi stanziamenti per finanziarle; che le nuove priorità politiche e le sfide future per l'UE dovrebbero essere finanziate mediante nuovi stanziamenti e non riducendo programmi esistenti che registrano risultati positivi;

G.  considerando che, verso la fine dell'attuale periodo di programmazione finanziaria, l'attuazione dei programmi pluriennali raggiungerà la velocità di crociera, aumentando di conseguenza la necessità di risorse finanziarie sufficienti;

Risposte alle sfide per l'UE e alle aspettative dei cittadini

1.  prende atto della ripresa dalle conseguenze della crisi finanziaria, economica e sociale, che è stata rafforzata dagli sforzi compiuti dall'UE e dagli Stati membri per favorire la crescita e creare posti di lavoro e che deve essere ulteriormente consolidata per produrre effetti positivi sulla vita quotidiana dei cittadini dell'UE, molti dei quali sono stati duramente colpiti dalla crisi per molti anni; chiede che venga prestata una particolare attenzione ai giovani e alle persone a rischio di povertà o di disoccupazione, al fine di garantire che essi beneficino degli effetti positivi, prevenendo in tal modo il costante aumento delle disuguaglianze sociali e regionali; sottolinea, a tale riguardo, che va tuttavia prestata una particolare attenzione alla diversa capacità delle regioni di sfruttare l'aumento della crescita;

2.  sottolinea che, secondo i dati di Eurostat e contrariamente a quanto affermano i discorsi populisti, i cittadini dell'UE sono ottimisti per quanto riguarda il futuro dell'Unione; evidenzia che l'Unione dovrebbe adempiere ai propri compiti e alle proprie responsabilità e fare di più per migliorare la vita attuale e futura dei suoi cittadini, ma anche per proteggerli da pratiche commerciali ed economiche sleali nel mercato globale, aiutandoli al contempo a sfruttarne i vantaggi; sottolinea che occorre far fronte alle sfide dei cambiamenti climatici e alle minacce alla sicurezza internazionale; ritiene che, al fine di soddisfare queste aspettative e questi impegni, l'UE debba, nell'ambito delle sue competenze, essere più efficace al fine di promuovere una crescita sostenibile e la creazione di posti di lavoro e di ridurre il divario tra il tenore di vita dei suoi cittadini in tutte le regioni, nel pieno rispetto della strategia Europa 2020, degli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e dell'accordo di Parigi; sottolinea la necessità di preparare l'economia europea e i cittadini dell'UE a cogliere le opportunità della digitalizzazione; ritiene che anche affrontare le cause all'origine della migrazione ed eliminare le varie forme di discriminazione, come la discriminazione nei confronti delle donne e delle persone LGBTI, rappresentino importanti sfide per il 2019;

Preparare un futuro sostenibile e solidarietà rafforzate all'interno e all'esterno dell'Unione

Un futuro sostenibile

3.  ritiene che il bilancio dell'UE per il 2019 debba rafforzare tutti gli strumenti pertinenti per contrastare la disoccupazione giovanile, in particolare nelle regioni dell'UE meno sviluppate economicamente, prestando una particolare attenzione al miglioramento delle competenze imprenditoriali e professionali e della mobilità, al riconoscimento delle qualifiche a tutti i livelli di istruzione e formazione professionale, nonché al sostegno all'occupazione, alla competitività, alla creazione di posti di lavoro, agli investimenti nelle infrastrutture, all'innovazione, alla ricerca e alle PMI; sottolinea che la disoccupazione giovanile, che ha un forte impatto sociale, rappresenta una delle sfide principali a livello europeo;

4.   ritiene che le priorità per il bilancio dell'UE per il 2019 dovrebbero essere la crescita, l'innovazione, la competitività, la sicurezza, la lotta al cambiamento climatico, la transizione verso le energie rinnovabili e la migrazione;

5.  sostiene l'ampliamento delle opportunità offerte ai giovani di partecipare ad attività di solidarietà; invita a creare rapidamente il corpo europeo di solidarietà e ad assicurarne la completa attuazione dopo la sua adozione prevista per il 2018;

6.  si compiace del fatto che, a seguito della pressante richiesta del Parlamento, la conciliazione sul bilancio dell'UE per il 2018 abbia stabilito un amento della dotazione specifica inizialmente proposta per l'Iniziativa per l'occupazione giovanile (YEI), pari a 116,7 milioni di EUR di nuovi stanziamenti, portando l'importo totale a 350 milioni di EUR nel 2018, ma sottolinea l'esigenza di migliorare l'esecuzione dei fondi che attualmente è in ritardo; si oppone all'interpretazione data dalla Commissione, nel suo aggiornamento tecnico della programmazione finanziaria 2019-2020 dopo l'adozione del bilancio 2018, secondo cui tale aumento costituisce un anticipo degli stanziamenti previsti per i prossimi anni, e si attende che la Commissione rispetti la promessa fatta al Parlamento al termine del periodo di conciliazione nel 2017; si attende che il progetto di bilancio per il 2019 dia prova di una maggiore ambizione nella lotta alla disoccupazione giovanile, trovando il giusto equilibrio tra la reale evoluzione della capacità di assorbimento in questo settore e la volontà politica di dimostrare un sostegno a tale riguardo; ricorda l'impegno della Commissione a proporre un ulteriore aumento del finanziamento dell'YEI mediante un bilancio rettificativo, qualora la capacità di assorbimento dell'YEI nel 2018 lo consenta; insiste affinché gli Stati membri e la Commissione creino un equilibrio tra l'offerta di lavoro, l'istruzione universitaria o la formazione professionale e i profili dei partecipanti e la domanda del mercato del lavoro, al fine di assicurare ai partecipanti un'occupazione sostenibile;

7.  invita la Commissione a comunicare, per la procedura di bilancio 2019, i dati finanziari relativi all'attuazione dell'YEI, ripartiti per quota nazionale, al fine di integrare i dati espressi sotto forma di costi totali che sono già disponibili al pubblico; esorta la Commissione a migliorare le sinergie tra l'YEI, il Fondo sociale europeo e i bilanci nazionali degli Stati membri, onde assicurare che l'YEI non vada a sostituire i finanziamenti nazionali per i giovani che non lavorano e non partecipano ad alcun ciclo di istruzione o formazione (NEET);

8.  sottolinea che, alla luce della celebrazione del suo 30° anniversario, Erasmus+ rimane il principale programma per promuovere la mobilità giovanile, insegnare i valori europei fondamentali e inculcarli nei giovani, assieme ai programmi dell'UE in ambito culturale, come dimostrato dal volume di domande ricevute che supera i finanziamenti disponibili; ritiene che la dotazione finanziaria di Erasmus+ per il 2019 debba essere ulteriormente aumentata (almeno del doppio) per soddisfare le domande ammissibili a partecipare al programma, in particolare per quanto riguarda la formazione permanente;

9.  ritiene che la ricerca, la competitività e le PMI siano fondamentali per assicurare la crescita economica e la creazione di posti di lavoro; sottolinea pertanto l'importanza di creare per le imprese dell'UE, in particolare le PMI, un contesto favorevole all'innovazione, alla ricerca e agli investimenti, al fine di creare un'economia dell'UE realmente competitiva a livello globale; sottolinea l'importanza di aumentare la dotazione per la sottorubrica 1a e di continuare il finanziamento di programmi che registrano risultati positivi, come Orizzonte 2020 e i programmi di sostegno alle PMI, incluso il programma dell'UE per la competitività delle imprese e le piccole e le medie imprese (COSME), per i quali il numero di richiedenti è di gran lunga superiore a quello dei beneficiari dei finanziamenti; sottolinea l'importanza di tener conto delle esigenze specifiche e delle limitate risorse amministrative delle PMI nella definizione dei programmi destinati a questa categoria di imprese; ritiene che ciò sia necessario in un mondo in rapida evoluzione e altamente competitivo e in considerazione dei profondi cambiamenti introdotti in tutti i settori dalla digitalizzazione; prende atto che anche i Fondi strutturali e d'investimento europei (fondi SIE) contribuiscono alla realizzazione di tutte queste priorità;

10.  sottolinea che gli investimenti nella ricerca e nell'innovazione costituiscono una condizione preliminare per conseguire una reale competitività nell'UE; deplora che, in ragione di un tasso di successo estremamente basso delle domande, il numero dei progetti di qualità nel settore della ricerca e dell'innovazione che beneficiano di finanziamenti dell'Unione sia diminuito; sottolinea, a tale proposito, che deve essere garantito un livello di stanziamenti sufficiente a favore di Orizzonte 2020;

11.  sottolinea le potenzialità di crescita economica legate alla trasformazione tecnologica e chiede che il bilancio dell'UE svolga un ruolo appropriato nel sostenere la digitalizzazione dell'industria europea e la promozione delle competenze digitali e imprenditoriali;

12.  riconosce che le PMI si confermano l'asse portante dell'economia europea e continueranno a svolgere un ruolo decisivo per la creazione di posti di lavoro e per la crescita in tutta l'UE; chiede, a tale riguardo, che gli stanziamenti a favore del programma COSME siano aumentati nel 2019 in considerazione del suo successo;

13.  accoglie con favore l'estensione e il rafforzamento del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), il cui fondo di garanzia potenziato svolge un ruolo essenziale nel ridurre la carenza di investimenti nell'UE; ricorda che il fondo di garanzia del FEIS è stato finanziato in parte a scapito di Orizzonte 2020 e del Meccanismo per collegare l'Europa (CEF), sebbene entrambi siano programmi a lungo termine orientati al futuro; sottolinea la posizione che sostiene da tempo, secondo cui le nuove iniziative dovrebbero essere finanziate con stanziamenti nuovi e non mediante riassegnazioni, e che i danni arrecati ai programmi esistenti devono essere corretti nel quadro della procedura di bilancio annuale; ribadisce che i tagli apportati a tali programmi dovrebbero essere annullati nella misura del possibile;

14.  sottolinea che il FEIS prorogato dovrebbe compiere significativi progressi nel 2019 nell'assicurare una migliore copertura geografica, di modo che tutte le regioni possano beneficiare equamente dei vantaggi offerti dall'effetto leva creato dalla garanzia del bilancio dell'UE; invita gli Stati membri ad attuare riforme strutturali volte a migliorare il contesto per gli investimenti e le capacità locali di utilizzare con efficacia il sostegno offerto dal FEIS in tutte le regioni;

15.  si compiace dell'impegno assunto recentemente dagli Stati membri nei confronti di un'agenda rinnovata dell'UE in materia di difesa, intesa a rafforzare sia l'"hard power" che il "soft power", e ritiene che tale strategia risponda alle preoccupazioni dei cittadini in materia di sicurezza di fronte alla crescente instabilità globale aggravata da nuove minacce; sostiene la recente iniziativa dalla Commissione di istituire un programma europeo di sviluppo del settore industriale della difesa (EDIDP) quale prima fase del Fondo europeo per la difesa; chiede che l'EDIDP sia finanziato esclusivamente mediante margini non assegnati e/o strumenti speciali e quindi non mediante riassegnazioni da programmi esistenti;

16.  sottolinea che la soluzione dei problemi di sicurezza interna deve restare una delle principali priorità dell'Unione e invita ad aumentare i finanziamenti per questa politica in evoluzione; è convinto che l'UE debba investire maggiormente nel rafforzamento e nella gestione delle sue frontiere, migliorando la cooperazione tra gli organismi preposti all'applicazione della legge e le autorità nazionali e contrastando il terrorismo, la radicalizzazione e la criminalità organizzata, grazie alla creazione di un sistema di informazione digitale adeguato e moderno; sottolinea, a tale riguardo, il ruolo svolto dal Fondo per la sicurezza interna (FSI) e l'esigenza di stanziare fondi sufficienti per le agenzie che operano nei settori delle frontiere, della sicurezza e della giustizia; ricorda che la dotazione finanziaria di tale strumento è stata notevolmente ridotta per il 2018;

17.  chiede un aumento dei fondi per contrastare il fenomeno della radicalizzazione, che alimenta l'estremismo violento in seno all'Unione; ritiene che tale obiettivo possa essere conseguito attraverso la promozione dell'integrazione e la lotta contro la discriminazione, il razzismo, la xenofobia, il fondamentalismo e l'incitamento all'odio verbale e scritto;

18.  accoglie con favore il ruolo svolto dal Fondo asilo, migrazione e integrazione (AMIF); chiede di destinare un bilancio adeguato a tale fondo nel 2019 per sostenere un'accoglienza dignitosa dei richiedenti asilo negli Stati membri, strategie di rimpatrio eque, programmi di reinsediamento, politiche di immigrazione legale e la promozione di un'efficace integrazione dei cittadini di paesi terzi, nonché per far fronte all'immigrazione irregolare; ribadisce l'importanza di disporre di strumenti finanziari mirati per affrontare le cause profonde della crisi migratoria e dei rifugiati; sottolinea, a tal fine, che il bilancio dell'UE deve finanziare misure nei paesi di origine dei migranti e nei paesi di accoglienza dei rifugiati, incluse, ma non solo, misure che affrontino questioni quali la povertà, la disoccupazione, le sfide sul piano educativo ed economico e l'instabilità;

19.  invita la Commissione a presentare una proposta che dia prova della solidarietà finanziaria a livello europeo alle vittime di atti terroristici e alle loro famiglie;

20.  ricorda l'importanza che le agenzie dell'UE rivestono nel garantire la realizzazione delle priorità legislative dell'UE e quindi il conseguimento dei suoi obiettivi strategici, ad esempio in materia di competitività (occupazione, crescita sostenibile, Unione dell'energia), migrazione (asilo, gestione transfrontaliera), sostegno ai diritti fondamentali (protezione dei dati) e sicurezza (criminalità informatica, droga, frode, riciclaggio di denaro, terrorismo, cooperazione in ambito giudiziario e di polizia e sostegno dei sistemi informatici su larga scala); si attende che i negoziati sul bilancio 2019 portino a un finanziamento operativo e amministrativo realistico e adeguato delle agenzie dell'UE e degli altri suoi organi, che consenta loro di svolgere le loro funzioni, incluso il crescente numero di compiti e l'accresciuto carico di lavoro; chiede l'assegnazione di risorse sufficienti onde consentire un'attuazione e un funzionamento adeguati della Procura europea; chiede, più in generale, una valutazione accurata degli interessi e dei compiti strategici di tutte le agenzie e della possibilità di accorpare le agenzie in base alla natura strategica della loro missione e dei loro risultati; ribadisce che il 2018 rappresenta l'ultimo anno di attuazione della riduzione del 5 % del personale e della cosiddetta riserva centrale di reimpiego; si attende che la Commissione e il Consiglio si astengano dal ridurre ulteriormente le risorse per le agenzie nel bilancio 2019;

21.  ritiene che, in un periodo in cui attori chiave, come gli Stati Uniti, non sono disposti a rispettare i loro impegni nella lotta al cambiamento climatico, assunti nel quadro dell'accordo di Parigi, il bilancio 2019 debba porre l'UE chiaramente in prima linea in questa lotta, che è tra le più importanti della nostra generazione, fornendo un sostegno finanziario supplementare per iniziative quali il programma per l'ambiente e l'azione per il clima (LIFE), Ecopotential o Clean Sky; sottolinea che le spese in questo ambito dovrebbero essere considerate investimenti a lungo termine piuttosto che costi e che sia la Corte dei conti europea che il Consiglio Economia e finanza hanno accertato che l'UE è lungi dal raggiungere il suo obiettivo di finanziamento relativo ai cambiamenti climatici; invita la Commissione a rispettare gli obiettivi dell'accordo di Parigi e gli obiettivi a lungo termine dell'UE in materia di clima, realizzando l'obiettivo di spesa del 20 % per il clima nell'attuale QFP (2014-2020); sottolinea, a tale proposito, che il contributo per il 2019 dovrebbe superare significativamente l'obiettivo globale onde compensare l'importo inferiore degli stanziamenti durante i primi anni dell'attuale QFP, e che il meccanismo per l'integrazione della dimensione del cambiamento climatico dovrebbe essere pienamente ottimizzato;

Solidarietà rafforzate per far fronte alle sfide sociali, territoriali e globali

22.  ritiene che il bilancio dell'UE dovrebbe contribuire agli sforzi degli Stati membri in ambiti quali la disoccupazione e l'assistenza sanitaria, destinando congrui finanziamenti ai programmi che mirano a lottare contro le disuguaglianze, alleviare le forme più gravi di povertà, in particolare per le popolazioni più isolate e vulnerabili, segnatamente i bambini, e consentire ai cittadini di acquisire le competenze necessarie per adattarsi alla digitalizzazione;

23.  insiste sulla necessità di rafforzare il sostegno ai programmi dell'Unione volti a favorire la crescita e la creazione di posti di lavoro di qualità a lungo termine, in particolare per i giovani, andando a integrare gli sforzi compiuti dagli Stati membri per garantire qualifiche professionali diversificate invece di specializzazioni precoci, quale mezzo per aumentare la resilienza e consentire l'adattamento sociale, affrontando al contempo il calo demografico, le carenze di manodopera qualificata in certi settori e la sostenibilità dei sistemi previdenziali; osserva che il vaglio di misure mirate specifiche potrebbe dimostrarsi utile nei settori e/o nelle regioni più colpiti o che sono diventati molto più vulnerabili;

24.  ricorda il significativo invecchiamento della popolazione e l'aumento del numero di coloro che necessitano di cure specifiche e mirate, in particolare gli anziani; invita la Commissione ad adottare ulteriori misure di sostegno per far fronte alle sfide demografiche e ribadisce il proprio appoggio a iniziative quali i villaggi per le persone affette da demenza, in cui si prestano le cure del caso fin dalle fasi iniziali;

25.  ritiene che la discriminazione basata sul genere, in particolare nel mercato del lavoro, non solo sia incompatibile con i valori dell'UE ma che costituisca anche un grave ostacolo alla crescita economica poiché impedisce alle donne di svolgere occupazioni gratificanti; sottolinea il contributo fondamentale dell'emancipazione femminile per il conseguimento di società più inclusive, eque e pacifiche, caratterizzate da una crescita più sostenibile; si attende che il bilancio 2019 sostenga l'imprenditoria femminile e incoraggi l'accesso delle donne ai finanziamenti dell'UE, ad esempio nell'ambito dei programmi COSME e Orizzonte 2020, e che estenda la politica di coesione al fine di sostenere ulteriori investimenti in infrastrutture di istruzione, di assistenza all'infanzia e sanitarie, onde aiutare le donne a conciliare vita privata e vita professionale;

26.  ribadisce la propria preoccupazione per i ritardi nell'attuazione della politica di coesione, espressione della solidarietà territoriale dell'UE e sua principale politica di investimento, anche se riconosce che l'attuazione dei programmi nel quadro dei Fondi SIE ha conosciuto per la prima volta un'accelerazione nel 2017 e si attende che tale tendenza continui nel 2018 e 2019; ritiene che occorra prevedere livelli sufficienti di stanziamenti di pagamento al fine di garantire una corretta attuazione di tale politica;

27.  ricorda l'importante contributo dato dall'Unione al sostegno del processo di pace e di riconciliazione in Irlanda, in particolare attraverso i programmi PEACE e INTERREG, che sono destinati all'Irlanda del Nord e alle contee di confine nel Sud; chiede il pieno rispetto del quadro degli impegni precedentemente assunti, come nel caso dell'accordo del Venerdì Santo per quanto concerne lo Stato di diritto e la democrazia; invita la Commissione e gli Stati membri a continuare a sostenere il processo di pace finanziando il programma PEACE e i programmi associati;

28.  sottolinea che la politica agricola comune (PAC) rappresenta una delle pietre angolari dell'integrazione europea, che ha assicurato la disponibilità di prodotti alimentari sicuri e di elevata qualità ai cittadini europei, il corretto funzionamento del mercato unico agricolo e la sostenibilità delle regioni rurali per molti anni; ricorda che i fondi PAC contribuiscono in particolare ad assicurare la redditività e la stabilità dell'agricoltura dell'UE;

29.  invita la Commissione a continuare a sostenere gli agricoltori di tutta Europa nel far fronte all'imprevista volatilità del mercato e nel garantire un approvvigionamento alimentare sicuro e di qualità; chiede che si presti la dovuta attenzione all'agricoltura e alla pesca su piccola scala;

30.  ritiene che la regionalizzazione e gli obiettivi socioeconomici debbano svolgere un ruolo più importante nella politica comune della pesca, e che il campo di applicazione del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca vada ampliato; invita la Commissione a facilitare l'accesso al finanziamento e a semplificare le procedure relative al suo ottenimento; esprime particolare preoccupazione per i possibili effetti negativi dell'uscita del Regno Unito dall'UE sulla pesca, in particolare per gli Stati membri costieri confinanti;

31.  accoglie con favore la proposta di estendere l'ambito di applicazione e rafforzare il meccanismo di protezione civile dell'Unione; è del parere che il rafforzamento del meccanismo di protezione civile sia di fondamentale importanza per assicurare una risposta più rapida e coordinata nel settore della protezione civile a livello di Unione, negli ambiti della prevenzione, preparazione e risposta a calamità naturali o provocate dall'uomo tanto all'interno quanto all'esterno dell'Unione;

32.  si attende che, alla luce delle riduzioni delle risorse e degli appelli per una maggiore assunzione di responsabilità da parte dell'UE, in fase di attuazione del bilancio si rafforzino le attuali procedure e misure onde assicurare che gli impegni finanziari siano rispettati in modo puntuale ed efficace in rapporto ai costi;

33.  ritiene che le agenzie, i programmi e le politiche dell'UE che partecipano o sono collegati alla gestione dei flussi migratori e di rifugiati e ai controlli delle frontiere dovrebbero essere dotati di adeguate risorse finanziarie e umane per affrontare l'attuale crisi dei rifugiati, per la quale anche gli Stati membri dovrebbero assumersi la responsabilità, conformemente al principio della ripartizione degli oneri e alle convenzioni di Ginevra; è convinto che l'UE, per trovare una soluzione a lungo termine, dovrebbe anche dimostrare la sua solidarietà esterna creando condizioni favorevoli alla pace e alla prosperità nei paesi d'origine, ponendo maggiore enfasi sugli investimenti e le politiche di sviluppo, in particolare attraverso l'attuazione del Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile (EFSD), lo strumento di cooperazione allo sviluppo (DCI) e lo strumento per gli aiuti umanitari; riconosce l'importanza e il chiaro valore della politica di sviluppo, con priorità quali l'eradicazione della povertà, l'istruzione, la sanità e lo sviluppo economico; sottolinea la necessità di sostenere le azioni e i programmi dell'UNRWA; sottolinea che una delle condizioni per preservare la stabilità e la prosperità nell'Unione è la stabilità del suo vicinato; invita pertanto la Commissione a garantire che sia data priorità agli investimenti nei paesi del vicinato dell'UE, onde sostenere gli sforzi per affrontare i principali problemi cui deve far fronte questa regione – la migrazione, le problematiche dei rifugiati e lo sviluppo nei paesi del vicinato meridionale e l'instabilità nei paesi del vicinato orientale – in parte a causa di una politica estera russa non in linea con il diritto internazionale e le norme in materia di democrazia e diritti umani; rimarca che le nuove priorità politiche e le sfide future per l'UE, quali la sicurezza e la difesa, dovrebbero essere finanziate mediante nuovi stanziamenti e non effettuando tagli a scapito di politiche e programmi esistenti, che sono sia importanti che di successo, quali gli aiuti allo sviluppo e l'aiuto umanitario o la politica di vicinato; ribadisce altresì che le politiche di sicurezza e di sviluppo si influenzano a vicenda e rappresentano entrambe condizioni importanti per la costituzione di uno Stato funzionante, nonché di strutture amministrative funzionanti, libere da corruzione e con norme minime nei settori sociale, sanitario ed economico;

34.   ribadisce il proprio parere secondo cui i meccanismi di bilancio satellitari, quali i fondi fiduciari e altri strumenti analoghi, aggirano la procedura di bilancio, pregiudicano la trasparenza della gestione di bilancio e ostacolano l'esercizio di un controllo effettivo delle spese da parte del Parlamento; ritiene pertanto che tali strumenti esterni, creati negli ultimi anni, debbano essere inclusi nel bilancio dell'Unione e che occorra trovare soluzioni alternative per consentire all'Unione di reagire tempestivamente alle situazioni di emergenza e post-emergenza a livello internazionale;

35.  sottolinea che lo strumento di assistenza preadesione (IPA) dovrebbe principalmente facilitare le riforme politiche ed economiche nei paesi interessati dal processo di allargamento, tra gli altri obiettivi; invita, in tale contesto, la Commissione a valutare ulteriormente i fondi IPA nella sua proposta di bilancio 2019, tenendo conto del deterioramento della situazione politica in Turchia e dell'urgente necessità di far fronte alla crescente radicalizzazione negli Stati balcanici;

Aspettative nei confronti della procedura 2019

36.  invita la Commissione a continuare a svolgere un ruolo di mediatore onesto in ciascuna fase della procedura e ad attuare fedelmente e accuratamente le decisioni dell'autorità di bilancio;

37.  si compiace del fatto che, in seguito alla revisione intermedia del QFP, e contrariamente alle conclusioni del Consiglio del 20 febbraio 2018 sugli orientamenti di bilancio per il 2019, la procedura 2018 abbia dimostrato che l'autorità di bilancio può esercitare pienamente le proprie prerogative per determinare il livello e il contenuto del bilancio dell'UE nel quadro della procedura di bilancio annuale;

38.  ritiene che, in quanto ramo dell'autorità di bilancio eletto direttamente dai cittadini, il Parlamento dovrebbe realizzare il proprio ruolo politico e presentare proposte per progetti pilota e azioni preparatorie che esprimano la sua visione politica per il futuro; si impegna, a tale riguardo, a presentare un pacchetto di progetti pilota e azioni preparatorie elaborato in stretta collaborazione con ciascuna delle proprie commissioni, onde trovare il giusto equilibrio tra volontà politica e fattibilità tecnica, conformemente alla valutazione della Commissione;

39.  si attende che i negoziati sul bilancio 2019 si basino su un'ambizione politica condivisa e sulla solidarietà e tengano conto del valore aggiunto dei programmi e delle politiche dell'UE; ritiene che questo obiettivo possa essere realizzato solamente se le parti negoziali sono tempestivamente informate sulle rispettive posizioni, avviano quanto prima i negoziati e sono disposte ad accettare compromessi;

o
o   o

40.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti.

(1) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884.
(2) GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1.
(3) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(4) GU L 168 del 7.6.2014, pag. 105.
(5) GU L 57 del 28.2.2018, pag. 1.
(6) Relazione congiunta dei negoziatori dell'Unione europea e del governo del Regno Unito in merito ai progressi compiuti nella prima fase dei negoziati a norma dell'articolo 50 del TUE sul recesso ordinato del Regno Unito dall'Unione europea, pubblicata l'8 dicembre 2017 (TF50 (2017) 19 – Commission to EU 27).


Situazione in Siria
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Risoluzione del Parlamento europeo del 15 marzo 2018 sulla situazione in Siria (2018/2626(RSP))
P8_TA(2018)0090RC-B8-0139/2018

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla Siria, in particolare quella del 18 maggio 2017 sulla strategia dell'UE relativa alla Siria(1),

–  visti la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948 nonché gli altri trattati e strumenti delle Nazioni Unite in materia di diritti umani, inclusa la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo,

–  visti le Convenzioni di Ginevra del 1949 e i relativi protocolli aggiuntivi,

–  viste le dichiarazioni sulla Siria del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR), Federica Mogherini, in particolare quelle del 9 luglio 2017 su un cessate il fuoco in Siria, del 25 novembre 2017 sulla conferenza dell'opposizione siriana a Riyadh e del 23 febbraio 2018 sul massacro a Ghouta Est, nonché le osservazioni da essa formulate al suo arrivo alla riunione del Consiglio "Affari esteri" del 26 febbraio 2018,

–  viste le dichiarazioni comuni del VP/AR Federica Mogherini e del commissario Stylianides sui recenti attacchi in Siria, del 3 ottobre 2017, sulla situazione umanitaria a Ghouta Est e Idlib, del 20 febbraio 2018, e sulla situazione a Ghouta Est e in altre parti della Siria, del 6 marzo 2018,

–  vista la dichiarazione del VP/AR Federica Mogherini, rilasciata nel corso della seduta plenaria del 6 febbraio 2018, sulla situazione dei diritti umani in Turchia e sulla situazione ad Afrin, in Siria,

–  viste la decisione 2011/273/PESC del Consiglio, del 9 maggio 2011, relativa a misure restrittive nei confronti della Siria(2), e le conclusioni del Consiglio del 26 febbraio 2018 relative all'aggiunta di due nuovi ministri all'elenco delle sanzioni,

–  viste la comunicazione congiunta della Commissione e del VP/AR al Parlamento europeo e al Consiglio del 14 marzo 2017, dal titolo "Elementi per una strategia dell'UE relativa alla Siria" (JOIN(2017)0011), e le conclusioni del Consiglio sulla Siria del 3 aprile 2017, che insieme costituiscono la nuova strategia dell'Unione relativa alla Siria,

–  viste la dichiarazione dei copresidenti, del 5 aprile 2017, sulla conferenza "Sostenere il futuro della Siria e della regione", come pure le precedenti conferenze sulla situazione in Siria tenutesi a Londra, in Kuwait, a Berlino e a Helsinki,

–  visti le dichiarazioni rese dall'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (UNHRC) , Zeid Ra'ad Al Hussein, al Consiglio dei diritti umani a Ginevra sulla situazione in Siria, in particolare quelle del 26 febbraio 2018 e del 2 marzo 2018, nonché l'aggiornamento orale del 7 marzo 2018 sulle attività del suo ufficio e le recenti evoluzioni in materia di diritti umani,

–  viste le dichiarazioni rilasciate il 20 febbraio e il 24 febbraio 2018 dal portavoce del Segretario generale delle Nazioni Unite su Ghouta Est nella Repubblica araba siriana,

–  viste la Carta delle Nazioni Unite e tutte le convenzioni delle Nazioni Unite di cui la Siria è parte,

–  viste le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla Siria, in particolare la risoluzione 2254 (2015) del 18 dicembre 2015, la risoluzione 2393 (2017) del 19 dicembre 2017 sull'autorizzazione della distribuzione transfrontaliera di aiuti umanitari in Siria, anche attraverso le linee di combattimento, nonché la risoluzione 2401 (2018) del 24 febbraio 2018 sulla cessazione delle ostilità in Siria per un periodo di 30 giorni al fine di consentire la fornitura di aiuti umanitari,

–  viste le relazioni della commissione internazionale indipendente d'inchiesta sulla Repubblica araba siriana, istituita dall'UNHRC, e le risoluzioni dell'UNHRC sulla Repubblica araba siriana, tra cui quella del 5 marzo 2018 sul peggioramento della situazione dei diritti umani a Ghouta Est,

–  vista la risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite A-71/248, del 21 dicembre 2016, su un meccanismo internazionale, imparziale e indipendente per fornire assistenza nelle indagini e nel perseguimento dei responsabili dei reati più gravi ai sensi del diritto internazionale commessi nella Repubblica araba siriana dal marzo 2011,

–  visti lo statuto di Roma e i documenti costitutivi della Corte internazionale di giustizia, nonché quelli dei tribunali ad hoc, compresi il Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia, il Tribunale penale internazionale per il Ruanda e il Tribunale speciale per il Libano,

–  visto il memorandum sull'istituzione di zone di distensione del conflitto nella Repubblica araba siriana, sottoscritto da Iran, Russia e Turchia il 6 maggio 2017,

–  vista la relazione pubblicata nel 2017 dal Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione dal titolo "Voices from Syria 2018 – Assessment Findings of the Humanitarian Needs Overview" (Voci dalla Siria 2018 – Risultati della valutazione delle esigenze umanitarie),

–  vista la dichiarazione del Carnegie Middle East Center del 5 marzo 2018 sulla notizia della riunione a Roma tra il capo dell'Ufficio per la sicurezza nazionale siriana Ali Mamlouk, incluso nell'elenco delle sanzioni dell'UE, il ministro degli Interni italiano e il direttore dell'Agenzia informazioni e sicurezza esterna, in flagrante violazione della decisione 2011/273/PESC del Consiglio, del 9 maggio 2011, relativa a misure restrittive nei confronti della Siria,

–  visto l'articolo 123, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che, dopo sette anni, la guerra civile siriana è ancora in corso, malgrado i numerosi sforzi a livello internazionale volti a conseguire un cessate il fuoco e a porre le basi per una soluzione negoziata; che, di conseguenza, la situazione umanitaria nel paese continua a essere devastante; che si contano 13 milioni di persone, inclusi sei milioni di bambini, che necessitano di una qualche forma di aiuto umanitario; che vi sono 6,1 milioni di sfollati interni, 3 milioni di civili che vivono in zone sotto assedio e oltre 5 milioni di profughi siriani registrati che risiedono nelle regioni limitrofe; che almeno 400 000 siriani hanno perso la vita durante il conflitto;

B.  considerando che aree e città come Idlib, Ghouta Est, Yarmouk, Foua e Kefraya hanno a lungo subito blocchi che hanno avuto pesanti ripercussioni per la popolazione civile e reso impossibile fornire aiuti umanitari in modo sostenibile in ragione dell'offensiva militare e dei bombardamenti sferrati dal regime siriano, sostenuto dalla Russia e dall'Iran, contro il suo stesso popolo; che Ghouta Est è sotto assedio del regime siriano e dei suoi alleati da cinque anni e che i civili, compresi i bambini, le scuole e le strutture mediche sono oggetto di bombardamenti aerei, fuoco di artiglieria e armi chimiche, circostanza che ha causato centinaia di morti nella zona; che i gruppi terroristici a Goutha Est sono stati accusati di bombardare i distretti civili di Damasco;

C.  considerando che la criticità della situazione a Ghouta Est è tale che il Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, l'ha descritta un "inferno sulla terra"; che un blocco preclude l'accesso della popolazione di Ghouta Est a qualsiasi forma di aiuto dal 14 febbraio 2018, data in cui un solo convoglio umanitario è riuscito a raggiungere appena 7 200 delle 400 000 persone che abitano nella zona; che il 5 marzo 2018 un convoglio di aiuti umanitari delle Nazioni Unite è finalmente riuscito a entrare a Douma, raggiungendo 27 500 persone che necessitavano di cibo e medicinali; che il convoglio è stato privato di materiale medico fondamentale dal regime siriano;

D.  considerando che il 24 febbraio 2018 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione 2401, nella quale ha esortato tutte le parti implicate nel conflitto a cessare immediatamente le ostilità almeno per 30 giorni consecutivi onde consentire la fornitura di assistenza umanitaria in modo sicuro, continuo e privo di ostacoli e le evacuazioni sanitarie delle persone gravemente malate o ferite, conformemente al diritto internazionale vigente; che la risoluzione 2401 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non è stata rispettata dal regime siriano e dalle forze russe e iraniane, nonostante i ripetuti appelli della comunità internazionale; che l'esercito sta usando il pretesto della "liberazione" della regione per continuare ad attaccare i civili; che negli ultimi anni la Russia ha posto il veto a undici risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'ONU, ivi compresa la risoluzione finalizzata a rinnovare il mandato del meccanismo investigativo congiunto ONU-OPCW nel novembre 2017, e ha svolto un ruolo attivo nel limitare il contenuto delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite;

E.  considerando che tali attacchi e l'utilizzo di una tattica di guerra che prevede di lasciar morire di fame i civili attraverso l'assedio di aree popolate e lo sfollamento forzato della popolazione, anche ai fini di un cambiamento demografico, costituiscono chiare violazioni del diritto internazionale umanitario; che il fatto di ostacolare i tentativi di evacuazione e la fornitura di assistenza umanitaria e medica costituisce una palese violazione del diritto internazionale umanitario e di diverse risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;

F.  considerando che l'operazione "Ramo d'ulivo" condotta dalla Turchia nella provincia di Afrin, controllata dai curdi, ha aggiunto una nuova dimensione al conflitto siriano, alimentando nuove preoccupazioni sotto il profilo umanitario e timori circa l'impatto negativo sui delicati equilibri interni in Siria e/o sugli sforzi per una soluzione negoziata; che già si parla di un elevato numero di vittime civili e che è a rischio la vita di altre centinaia di civili; che il VP/AR, a nome dell'Unione europea, ha espresso chiaramente questi timori, chiedendo al governo turco di interrompere la sua offensiva e sottolineando la necessità di concentrare gli sforzi sulla sconfitta delle organizzazioni terroristiche che figurano nell'elenco delle Nazioni Unite;

G.  considerando che tra le violazioni commesse durante il conflitto siriano dal regime di Assad, dai suoi alleati e dai gruppi terroristici figurano attacchi mirati e indiscriminati ai danni di civili, anche con armi chimiche, esecuzioni extragiudiziali, torture e maltrattamenti, sparizioni forzate, arresti di massa e arbitrari, punizioni collettive, attacchi al personale medico e negazione di cibo, acqua e assistenza medica; che tali crimini sono finora rimasti impuniti;

H.  considerando che l'ISIS/Daesh e altri movimenti jihadisti hanno compiuto atrocità e gravi violazioni del diritto internazionale, tra cui il ricorso a esecuzioni brutali e violenze sessuali, rapimenti, torture, conversioni forzate e riduzione in schiavitù di donne e ragazze; che i minori vengono reclutati e impiegati in attività terroristiche; che vi è particolare apprensione per l'utilizzo dei civili come scudi umani nelle zone controllate dagli estremisti; che tali atti costituiscono crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio;

I.  considerando che nelle circostanze attuali l'opposizione democratica si è indebolita e i civili sono nella morsa, da un lato, dei terroristi jihadisti e dei fondamentalisti islamici e, dall'altro, dei sostenitori del regime di Assad;

J.  considerando che il 26 febbraio 2018 il Consiglio ha aggiunto il ministro dell'Industria e il ministro dell'Informazione del governo siriano all'elenco delle persone oggetto di misure restrittive dell'UE nei confronti del regime siriano in considerazione della gravità della situazione nel paese;

K.  considerando che la comunità internazionale e i singoli Stati hanno l'obbligo di assicurare alla giustizia i responsabili delle violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani perpetrate nel corso del conflitto siriano, anche mediante l'applicazione del principio della giurisdizione universale e del diritto nazionale; che ciò può avvenire in base ai mezzi di ricorso nazionali e internazionali esistenti, compresi i tribunali nazionali e internazionali, o mediante tribunali penali internazionali ad hoc ancora da istituire; che, oltre a tale responsabilità penale personale, in determinate condizioni è possibile anche procedere contro gli Stati per violazioni degli obblighi ai sensi dei trattati e delle convenzioni internazionali di competenza della Corte internazionale di giustizia, tra cui la Convenzione del 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti e la Convenzione del 1948 per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio;

L.  considerando che l'Unione europea rimane impegnata a garantire il successo dei negoziati, noti come il processo di Ginevra, condotti sotto l'egida dell'inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria; che l'Unione europea continua a sostenere tale processo, anche attraverso l'organizzazione della seconda conferenza di Bruxelles sul sostegno per il futuro della Siria e della regione, che si terrà il 24 e 25 aprile 2018;

M.  considerando che, dopo il 9° round tenutosi a Vienna il 25 e 26 gennaio 2018, i negoziati di Ginevra non hanno finora portato a progressi nel raggiungimento di una soluzione pacifica alla crisi in Siria; che il 4 maggio 2017 la Russia, l'Iran e la Turchia hanno raggiunto un accordo in Kazakhstan per l'istituzione di quattro zone di distensione, che non sono state rispettate e protette dai garanti; che, in occasione del Congresso del dialogo nazionale siriano tenutosi a Sochi il 30 gennaio 2018, è stata annunciata l'istituzione di una commissione costituzionale, iniziativa che non è stata accettata da tutte le parti;

N.  considerando che la situazione in Siria e l'assenza di una transizione politica globale, effettiva e inclusiva continuano a essere di ostacolo alla piena attuazione della strategia dell'UE relativa alla Siria e, in particolare, all'assistenza concreta che l'Unione può fornire per la ricostruzione del paese;

O.  considerando che, dallo scoppio della guerra, l'UE e i suoi Stati membri hanno mobilitato oltre 10,4 miliardi di EUR per affrontare le esigenze umanitarie derivanti dalla crisi siriana, sia all'interno della regione che nelle regioni limitrofe, il che rende l'Unione il principale donatore; che l'UE ha inoltre sostenuto ed elogiato ampiamente i paesi limitrofi che accolgono i rifugiati;

1.  condanna ancora una volta, risolutamente e con la massima fermezza, tutte le atrocità e le diffuse violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario commesse durante il conflitto, e segnatamente gli atti perpetrati dalle forze del regime di Assad, anche con il sostegno dei suoi alleati, la Russia e l'Iran, nonché di organizzazioni terroristiche figuranti nell'elenco delle Nazioni Unite; deplora il fatto che in Siria, nei sette anni di conflitto, almeno 400 000 persone sono state uccise e molte altre migliaia sono rimaste ferite a causa dei bombardamenti e di altri mezzi militari, che milioni di persone sono state sfollate e che ai civili venga negato l'accesso a cibo, acqua, servizi igienico-sanitari e assistenza sanitaria in ragione dei lunghi assedi di aree densamente popolate; esprime viva preoccupazione riguardo alla spirale di violenza che si osserva in molte parti del paese, ad esempio a Ghouta Est, ad Afrin e a Idlib;

2.  si rammarica profondamente per il fallimento dei ripetuti tentativi a livello regionale e internazionale di porre fine alla guerra e caldeggia un'intensa e rinnovata cooperazione globale al fine di conseguire una soluzione pacifica e sostenibile del conflitto; sottolinea che la comunità internazionale ha fornito un sostegno inadeguato all'opposizione democratica; ribadisce il primato del processo di Ginevra a guida ONU e sostiene gli sforzi compiuti da Staffan de Mistura, inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria, per realizzare una transizione politica autentica e inclusiva, in linea con la risoluzione 2254 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, negoziata da tutte le parti siriane e con il sostegno dei principali attori internazionali e regionali; evidenzia l'importanza di trovare una soluzione politica al conflitto; conferma il proprio impegno a favore dell'unità, della sovranità, dell'integrità territoriale e dell'indipendenza della Siria;

3.  condanna con estrema fermezza le violenze che sono in atto a Ghouta Est nonostante l'adozione unanime della risoluzione 2401 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, e invita urgentemente tutte le parti, in particolare il regime di Assad, la Russia e l'Iran, ad attuare pienamente e tempestivamente detta risoluzione e a rispettarla, garantendo la fornitura repentina, sicura, priva di ostacoli e continua dell'assistenza umanitaria, l'evacuazione delle persone gravemente malate o ferite e la riduzione delle sofferenze della popolazione siriana; appoggia pienamente l'appello rivolto a tutte le parti coinvolte nel conflitto affinché cessino immediatamente le ostilità per almeno 30 giorni consecutivi; ribadisce l'invito rivolto a tutte le parti, in particolare le autorità siriane, a onorare la loro responsabilità di proteggere la popolazione siriana e a cessare immediatamente tutti gli attacchi contro i civili in Siria; invita i garanti del cessate il fuoco nelle zone di distensione a tener fede alle loro responsabilità con lo scopo di porre fine alla violenza e ai crimini commessi, nonché di consentire e garantire un accesso senza restrizioni a tali zone; prende atto della decisione adottata dai tre paesi del processo di Astana di tenere un nuovo vertice nell'aprile 2018 per discutere della Siria e di potenziali iniziative nella regione; sottolinea che tali iniziative non devono in alcun modo contraddire o pregiudicare i negoziati condotti sotto l'egida delle Nazioni Unite / il processo di Ginevra;

4.  rammenta ai regimi di Siria, Russia e Iran che sono responsabili ai sensi del diritto internazionale dei crimini atroci che continuano a perpetrare in Siria e che gli attori di detti crimini, che siano Stati o individui, saranno tenuti a rispondere;

5.  deplora fermamente i ripetuti veti posti dalla Russia in seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e il fatto che non è stato raggiunto un accordo sul rinnovo del mandato del meccanismo investigativo congiunto OPCW-ONU prima della sua scadenza, il 17 novembre 2017; ritiene vergognoso questo atteggiamento da parte di un membro permanente del Consiglio di sicurezza con responsabilità particolari per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali; sottolinea che, agli occhi del mondo, l'ostruzione delle indagini a livello internazionale è più che altro un segno di colpevolezza;

6.  esprime profonda preoccupazione per l'intervento della Turchia nelle zone della Siria controllate dalle forze curde; continua a guardare con seria preoccupazione all'aggravarsi della situazione ad Afrin, anche per quanto concerne un possibile scontro tra le forze turche e le forze di Assad o russe e l'aumento delle tensioni con gli Stati Uniti; invita il governo turco a ritirare le sue truppe e ad assumere un ruolo costruttivo nel conflitto siriano, in quanto ciò rientra tra gli interessi nazionali della stessa Turchia; fa eco alla posizione del VP/AR nel ritenere che l'apertura di nuovi fronti in Siria non serva gli interessi di sicurezza della Turchia, e mette in guardia da un ulteriore aggravamento della crisi umanitaria nel paese; invoca il pieno rispetto del diritto umanitario, in particolare la protezione dei civili, e chiede un cessate il fuoco in tutta la Siria, e pertanto anche ad Afrin;

7.  ribadisce il sostegno a favore degli sforzi della coalizione internazionale contro il Daesh; sottolinea che la coalizione e le forze partner siriane hanno realizzato notevoli progressi nella campagna per sconfiggere il Daesh in Siria; ricorda che qualsiasi misura intesa a contrastare il Daesh e altri gruppi terroristici riconosciuti come tali dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite deve osservare rigorosamente il diritto internazionale; invita gli Stati membri e i loro alleati a garantire la trasparenza, la responsabilità e il pieno rispetto del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani;

8.  sollecita, ancora una volta, un accesso umanitario sicuro, tempestivo e senza restrizioni in tutto il territorio siriano e plaude alla risoluzione 2393 (2017) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che ha rinnovato l'autorizzazione dell'accesso umanitario transfrontaliero al territorio siriano, anche attraverso le linee di combattimento, per ulteriori dodici mesi, ossia fino al 10 gennaio 2019; incoraggia le Nazioni Unite e i loro partner esecutivi a continuare ad adottare misure per potenziare la fornitura di aiuti umanitari alle zone assediate e difficili da raggiungere, anche ricorrendo, nel modo più efficace possibile, all'attraversamento delle frontiere conformemente alla risoluzione 2165 (2014) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; sostiene la richiesta di accelerare con urgenza l'azione umanitaria relativa alle mine in tutta la Siria e ricorda a tutte le parti del conflitto che gli ospedali e il personale medico sono esplicitamente protetti dal diritto internazionale umanitario; deplora i diversi casi di abusi sessuali e comportamenti illeciti che sono stati constatati in seno a organizzazioni umanitarie internazionali, compreso lo sfruttamento sessuale di rifugiati siriani da parte di coloro che consegnavano gli aiuti per conto delle Nazioni Unite e di organizzazioni internazionali molto note; dichiara con fermezza che non dovrebbe esservi alcuna tolleranza per tali atti; sollecita un'indagine approfondita e sottolinea che tutti i responsabili devono essere puniti;

9.  sottolinea che non dovrebbero esserci tolleranza e impunità per gli orrendi crimini commessi in Siria, anche nei confronti di minoranze e gruppi religiosi, etnici e di altro tipo; rinnova la sua richiesta in merito all'avvio di indagini indipendenti, imparziali, approfondite e credibili e al perseguimento dei responsabili e sostiene il lavoro del meccanismo internazionale, imparziale e indipendente (IIIM) sui crimini internazionali commessi nella Repubblica araba di Siria dal marzo 2012; prende atto con soddisfazione della decisione dell'Unione europea di erogare un sostegno finanziario dell'ordine di 1,5 milioni di EUR al meccanismo tramite lo strumento inteso a contribuire alla pace e alla stabilità (IcSP); evidenzia tuttavia che sarà necessario un sostegno anche al di là dei 18 mesi della durata del programma; sottolinea che è importante che gli Stati membri rispettino gli impegni assunti e si attende che la questione del finanziamento dell'IIIM sia sollevata e risolta in occasione della seconda conferenza di Bruxelles "Sostenere il futuro della Siria e della regione"; chiede inoltre che si sostengano le organizzazioni della società civile e le ONG che stanno raccogliendo e contribuendo a conservare le prove delle violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario;

10.  resta convinto che in Siria non potranno esservi né un'efficace risoluzione del conflitto né una pace sostenibile se i responsabili dei crimini commessi non saranno chiamati a rispondere delle loro azioni e chiede l'adozione di una strategia dell'UE in materia di responsabilità per le atrocità commesse in Siria; ribadisce il suo sostegno al principio della giurisdizione universale per contrastare l'impunità e accoglie con favore le misure adottate da taluni Stati membri dell'Unione europea a tale fine; plaude altresì alle iniziative degli Stati membri volte a far sì che le gravi violazioni del diritto internazionale siano considerate un reato nelle loro legislazioni nazionali; rinnova la richiesta che l'Unione europea e i suoi Stati membri, in stretta cooperazione con i paesi che condividono le loro posizioni, esplorino la possibilità di istituire un tribunale per i crimini di guerra in Siria, in attesa che sia possibile il deferimento alla CPI; prende atto dell'importante lavoro svolto dalla rete europea di punti di contatto in relazione alle persone responsabili di genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra e invita il VP/AR e la Direzione generale Giustizia e consumatori a sostenere e includere la suddetta rete nei futuri sforzi in materia di attribuzione delle responsabilità in Siria;

11.  esige che tutti rispettino il diritto delle minoranze e dei gruppi etnici e religiosi presenti in Siria, compresi i cristiani e gli sfollati, di continuare a vivere o ritornare nei territori in cui risiedono storicamente e tradizionalmente, in condizioni di dignità, uguaglianza e sicurezza, nonché il diritto di praticare pienamente e liberamente la loro religione e il loro credo, senza subire alcun tipo di coercizione, violenza o discriminazione; sostiene il dialogo interreligioso, al fine di promuovere la comprensione reciproca e contrastare il fondamentalismo;

12.  è sgomento per la sparizione di Razan Zaitouneh, attivista impegnata nella difesa dei diritti umani e vincitrice del premio Sacharov, scomparsa dal dicembre 2013, quando sarebbe stata rapita a Duma dal gruppo armato Jaysh al-Islam; chiede la creazione di una task force dell'UE al fine di coordinare e intensificare gli sforzi volti a trovarla e garantire la sua liberazione;

13.  invita il VP/AR a intraprendere ogni sforzo possibile per rilanciare i colloqui di pace mediati dalle Nazioni Unite e a chiedere un ruolo più attivo in tali negoziati, facendo ricorso alla capacità finanziaria dell'UE e alla sua disponibilità a impegnare considerevoli risorse a favore della ricostruzione della Siria; esorta il VP/AR a coinvolgere maggiormente e a sostenere attivamente la società civile siriana e coloro che auspicano una Siria democratica, pluralista e inclusiva negli sforzi profusi per il futuro del popolo siriano, a partire dalla seconda conferenza di Bruxelles del 24 e 25 aprile 2018; incoraggia il VP/AR a collaborare con il popolo siriano per sviluppare strategie di ricostruzione a livello locale per le varie regioni della Siria; sottolinea che l'UE dovrebbe valutare tutte le opzioni disponibili nella collaborazione con i suoi partner internazionali, compresi il lancio degli aiuti e l'istituzione di zone di interdizione aerea sulla base di una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;

14.  accoglie con favore la Seconda conferenza di Bruxelles, organizzata dall'UE al fine di esprimere e mettere in pratica il pieno sostegno politico ed economico della comunità internazionale al processo di Ginevra a favore dei cittadini siriani bisognosi e dei paesi che ospitano i profughi siriani; riconosce l'imponente solidarietà dimostrata dalla Giordania, dal Libano e dalla Turchia nei confronti dei profughi e chiede di potenziare il sostegno finanziario da parte dell'Unione europea e degli Stati membri volto a rispondere alle pressanti esigenze dei profughi e delle comunità di accoglienza; mette in guardia dall'intraprendere sforzi di ricostruzione prima che vi sia un accordo politico negoziato dalle Nazioni Unite che coinvolga tutte le parti; invita il VP/AR a coinvolgere maggiormente le organizzazioni della società civile in tale conferenza; chiede, a tale proposito, che si potenzi il sostegno fornito alle organizzazioni pacifiche e democratiche della società civile in Siria e ai difensori dei diritti umani, in particolare mediante il fondo Madad, lo strumento inteso a contribuire alla stabilità e alla pace e lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani; invita la comunità internazionale a onorare gli impegni non ancora assolti in materia di aiuti umanitari in Siria e nei paesi vicini;

15.  sottolinea che gli sforzi profusi dall'UE per fornire sostegno umanitario e progettare il futuro della Siria sono encomiabili; ricorda che, in linea con la sua strategia, l'Unione europea si è impegnata a non fornire assistenza incondizionata alla ricostruzione della Siria, ma a farlo solo quando sarà stata saldamente avviata una transizione politica globale, effettiva e inclusiva, negoziata dalle parti siriane in conflitto sulla base della risoluzione 2254 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e del comunicato di Ginevra; sottolinea che il regime di Assad, la Russia di Putin e l'Iran hanno la responsabilità primaria delle conseguenze economiche dei loro interventi militari; osserva che gli eventuali impegni per la ricostruzione, basati su un approccio dal basso e sulla responsabilizzazione degli attori locali, escludendo notori gruppi terroristici, devono essere utilizzati per contribuire alla pace e all'assunzione di responsabilità;

16.  condanna con fermezza il ricorso ai bambini nei combattimenti o per attentati terroristici; sottolinea che è di fondamentale importanza proteggere i bambini e considerare prioritario il loro accesso all'istruzione, anche nel caso dei bambini rifugiati nei paesi vicini, e sostenere la riabilitazione psicologica di questi minori traumatizzati;

17.  esprime preoccupazione per la notizia del rimpatrio di 66 000 profughi in Siria nel 2017 e sottolinea che occorre rispettare pienamente il principio di non respingimento; evidenzia che la Siria non è sicura per il rimpatrio dei profughi e che l'Unione europea non deve sostenere tali rimpatri; rinnova il suo invito agli Stati membri affinché onorino i propri impegni, inclusi quelli sanciti dalla dichiarazione di New York, e garantiscano la condivisione delle responsabilità, consentendo ai profughi in fuga dalle zone di guerra siriane di trovare protezione anche al di fuori dei paesi limitrofi, anche attraverso programmi di reinsediamento e di ammissione umanitaria;

18.  accoglie con favore l'inserimento, il 26 febbraio 2018, di due ministri siriani nominati nel gennaio 2018, che hanno responsabilità nella repressione contro il popolo siriano, nell'elenco delle persone oggetto delle misure restrittive dell'UE contro il regime siriano; esorta tutti gli Stati membri a garantire il pieno rispetto della decisione 2013/255/PESC del Consiglio relativa a misure restrittive nei confronti della Siria, in particolare per quanto concerne il congelamento dei beni dei soggetti ivi indicati e le restrizioni all'ammissione previste per le persone che traggono vantaggio dal regime in Siria o lo sostengono; condanna le recenti segnalazioni di violazioni della suddetta decisione e ricorda agli Stati membri il loro obbligo, derivante dal diritto internazionale, di garantire l'arresto e la detenzione delle persone sospettate di crimini atroci presenti sul loro territorio; chiede l'imposizione di sanzioni ad hoc contro funzionari russi e iraniani, a seguito delle loro azioni mirate e deliberate contro la popolazione civile a Ghouta Est e nel resto della Siria;

19.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, alle Nazioni Unite, ai membri del gruppo internazionale di sostegno alla Siria nonché a tutte le parti coinvolte nel conflitto, garantendo altresì la traduzione in arabo del presente testo.

(1) Testi approvati, P8_TA(2017)0227.
(2) GU L 121 del 10.5.2011, pag. 11.


Attacco USA nei confronti del sostegno alle aziende agricole dell'UE nel quadro della PAC (nel contesto delle olive spagnole)
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Risoluzione del Parlamento europeo del 15 marzo 2018 sulle misure statunitensi relative al sostegno alle aziende agricole dell'UE nell'ambito della PAC (nel contesto delle olive spagnole) (2018/2566(RSP))
P8_TA(2018)0091RC-B8-0137/2018

Il Parlamento europeo,

–  vista la decisione provvisoria adottata dal dipartimento del commercio degli Stati Uniti, che ha imposto un dazio sulle olive spagnole dopo aver concluso che le sovvenzioni ricevute dai produttori di olive nell'UE hanno permesso l'importazione di prodotti oleicoli negli Stati Uniti a prezzi inferiori a quelli di mercato,

–  vista l'interrogazione alla Commissione sull'attacco USA nei confronti del sostegno alle aziende agricole dell'UE nel quadro della PAC (nel contesto delle olive spagnole) (O-000006/2018 – B8-0007/2018),

–  visto il regolamento (UE) n. 1307/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante norme sui pagamenti diretti agli agricoltori nell'ambito dei regimi di sostegno previsti dalla politica agricola comune e che abroga il regolamento (CE) n. 637/2008 del Consiglio e il regolamento (CE) n. 73/2009 del Consiglio(1),

–  visti l'articolo 128, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che la decisione di imporre dazi doganali a percentuale variabile sui prodotti oleicoli esportati da aziende spagnole si basa sull'assunto che gli aiuti al settore concessi nel quadro della politica agricola comune (PAC) potrebbero costituire una forma di concorrenza sleale nei confronti dei produttori statunitensi;

B.  considerando che tale decisione mette in discussione, in modo ingiusto e arbitrario, la totalità dei programmi di sostegno dell'UE all'agricoltura, con possibili conseguenze per tutti i beneficiari di pagamenti a titolo della PAC;

C.  considerando che vi sono seri dubbi sulla possibilità che la formula utilizzata dai responsabili dell'indagine statunitensi per calcolare il margine antidumping preliminare sia compatibile con le norme dell'OMC;

D.  considerando che la Commissione ha affermato in varie occasioni che le misure di sostegno oggetto di indagini sui dazi compensativi (compresi il regime di pagamenti di base, le misure di promozione e i pagamenti per i giovani agricoltori) non creano distorsioni degli scambi;

E.  considerando che le sovvenzioni erogate dalla PAC ai produttori primari di olive da tavola in Spagna rientrano nel sostegno a titolo della "scatola verde" conformemente all'allegato II dell'accordo sull'agricoltura dell'OMC, poiché sono disaccoppiate dalla produzione e non creano distorsioni degli scambi;

F.  considerando che le misure della PAC oggetto dell'indagine non sono specifiche per prodotto e pertanto non sono compensabili ai sensi dell'articolo 2 dell'accordo sulle sovvenzioni e sulle misure compensative dell'OMC;

G.  considerando che l'indagine avviata in merito al caso delle olive spagnole è una delle numerose indagini già aperte dagli Stati Uniti in materia di difesa commerciale;

H.  considerando che la PAC ha subito una trasformazione attraverso numerose riforme volte ad allineare la maggior parte delle misure di sostegno ai requisiti della "scatola verde" dell'OMC ed è ora concepita in modo da garantire la piena conformità con gli accordi dell'OMC, dopo essere passata da un sistema di sostegno accoppiato a un sistema di sostegno disaccoppiato;

I.  considerando che anche gli Stati Uniti fanno un uso considerevole di sovvenzioni a favore del settore agricolo facenti parte della "scatola verde";

J.  considerando che gli Stati Uniti hanno imposto dazi antidumping provvisori del 17,13 % in media per le tre imprese spagnole oggetto dell'indagine, nonché dazi compensativi del 4,47 % in media su tutti i prodotti spagnoli esportati;

K.  considerando che le misure provvisorie rischiano di innescare una spirale di indagini di difesa commerciale, sia da parte degli Stati Uniti che di altri paesi, sulle sovvenzioni per prodotti agricoli facenti parte della "scatola verde"; che ciò in ultima analisi danneggerà i produttori dell'UE e degli Stati Uniti; che tale escalation mette in pericolo gli accordi consolidati e attentamente negoziati dell'OMC;

L.  considerando che i produttori spagnoli potrebbero perdere il mercato statunitense, mentre i concorrenti di paesi terzi trarrebbero beneficio dal vuoto causato in termini di esportazioni dalla decisione degli Stati Uniti;

M.  considerando che, se tali dazi diventeranno permanenti, l'impatto economico per i produttori di olive spagnoli è stimato dal settore tra i 350 e i 700 milioni di EUR nei prossimi cinque-dieci anni, il che potrebbe determinare la fine delle esportazioni di olive mature spagnole;

N.  considerando che la competitività delle esportazioni spagnole, la cui quota di mercato è aumentata progressivamente negli ultimi anni negli Stati Uniti, è il risultato degli sforzi compiuti da tali imprese per ridurre i costi grazie a investimenti in tecnologie di punta e miglioramenti della qualità, e non è una conseguenza delle sovvenzioni europee;

O.  considerando che l'aumento delle esportazioni spagnole negli Stati Uniti (+ 20 % dal 2013) ha consentito la creazione di migliaia di posti di lavoro e ha fornito un aiuto economico a zone dell'Andalusia che sono state tra le più duramente colpite dalla crisi economica;

1.  invita le autorità degli Stati Uniti a ritirare la loro decisione provvisoria e ristabilire un approccio reciprocamente costruttivo in questo settore a reciproco vantaggio dei produttori e dei consumatori dei due continenti;

2.  esprime grave preoccupazione circa le conseguenze negative che la procedura di compensazione degli Stati Uniti può avere per il modello agricolo europeo nel suo insieme;

3.  invita la Commissione ad adottare tutte le iniziative diplomatiche necessarie, sia a livello bilaterale che in sede di OMC, per difendere il nostro sistema di sostegno della PAC, che secondo l'OMC non crea distorsioni degli scambi ed è stato approvato nell'ambito della procedura della "scatola verde" dell'OMC;

4.  chiede alla Commissione di studiare la possibilità di impugnare un'eventuale decisione definitiva degli Stati Uniti dinanzi all'OMC;

5.  invita la Commissione a continuare ad assistere il settore oleicolo spagnolo e il governo spagnolo per garantire che le regole dell'OMC siano pienamente rispettate dalle autorità statunitensi nel corso di tali indagini;

6.  chiede alla Commissione di fornire orientamenti chiari e un forte sostegno al settore oleicolo spagnolo, interessato dalle indagini statunitensi;

7.  invita la Commissione a cooperare con le autorità spagnole e il settore oleicolo spagnolo e a continuare a scambiare tutte le informazioni pertinenti con le autorità statunitensi per evitare l'imposizione di misure ingiustificate;

8.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione e alle autorità degli Stati Uniti.

(1) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 608.

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