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Procedura : 2018/2841(RSP)
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RC-B8-0371/2018

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P8_TA(2018)0345

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Giovedì 13 settembre 2018 - Strasburgo Edizione provvisoria
Myanmar, in particolare il caso dei giornalisti Wa Lone e Kyaw Soe Oo
P8_TA-PROV(2018)0345RC-B8-0371/2018

Risoluzione del Parlamento europeo del 13 settembre 2018 sul Myanmar/Birmania, in particolare il caso dei giornalisti Wa Lone e Kyaw Soe Oo (2018/2841(RSP))

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sul Myanmar/Birmania e sulla situazione del popolo rohingya, in particolare quelle adottate il 14 giugno 2018(1), il 14 dicembre 2017(2), il 14 settembre 2017(3), il 7 luglio 2016(4) e il 15 dicembre 2016(5),

–  viste le dichiarazioni del portavoce del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) del 3 settembre 2018 sulla condanna di Wa Lone e Kyaw Soe Oo in Myanmar/Birmania, e del 9 luglio 2018 sull'azione penale nei confronti dei due giornalisti della Reuters in Myanmar/Birmania,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 16 ottobre 2017 e del 26 febbraio 2018 sul Myanmar/Birmania,

–  viste le decisioni del Consiglio (PESC) 2018/655 del 26 aprile 2018(6) e (PESC) 2018/900 del 25 giugno 2018(7) che impongono ulteriori misure restrittive al Myanmar/Birmania, rafforzano l'embargo dell'UE sulle armi e riguardano alcuni ufficiali dell'esercito e della polizia di frontiera del Myanmar/Birmania,

–  vista la relazione sul Myanmar/Birmania della missione conoscitiva internazionale indipendente del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite del 24 agosto 2018, che sarà presentata in occasione della 39a sessione del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite che si svolge dal 10 al 28 settembre 2018,

–  vista la dichiarazione rilasciata il 3 settembre 2018 dall'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Michelle Bachelet,

–  vista la relazione finale e le raccomandazioni della commissione consultiva sullo Stato di Rakhine guidata da Kofi Annan,

–  visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 1966,

–  visti il diritto umanitario internazionale, le Convenzioni di Ginevra e i relativi protocolli, nonché lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale (CPI),

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–  vista la Carta dell'Associazione delle nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN),

–  vista la relazione, del 23 marzo 2018, del Segretario generale del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla violenza sessuale connessa ai conflitti,

–  visto la decisione del 6 settembre 2018 della prima camera preliminare della CPI,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che il 12 dicembre 2017 due giornalisti, Wa Lone e Kyaw Soe Oo, sono stati arrestati e trattenuti arbitrariamente con l'accusa di aver segnalato gravi violazioni dei diritti umani perpetrate dalle forze armate del Myanmar/Birmania (Tatmadaw) nello Stato di Rakhine;

B.  considerando che i giornalisti Wa Lone e Kyaw Soe Oo sono stati successivamente accusati ai sensi della legge del 1923 sui segreti di Stato; che il 3 settembre sono stati condannati da un tribunale del Myanmar/Birmania a sette anni di reclusione; che questo caso di rilievo compromette ulteriormente la libertà di espressione, la democrazia e lo Stato di diritto in Myanmar/Birmania;

C.  considerando che i diplomatici dell'Unione europea e degli Stati membri dell'UE sono stati presenti insieme a numerosi osservatori internazionali a ogni udienza fin dall'arresto dei giornalisti avvenuto il 12 dicembre 2017 e hanno sollevato costantemente la questione presso il governo del Myanmar/Birmania;

D.  considerando che rappresentanti della società civile, compresi i giornalisti, gli avvocati e i difensori dei diritti umani che esprimono il loro parere critico nei confronti delle autorità del Myanmar/Birmania, in particolare del Tatmadaw e di altre forze di sicurezza del paese, criticando altresì le azioni da loro perpetrate nello Stato di Rakhine, sarebbero stati arrestati, detenuti o molestati arbitrariamente; che la copertura mediatica della violenza nello Stato di Rakhine è rigorosamente controllata dall'esercito e dal governo;

E.  considerando che Wai Nu, attivista per i diritti umani dei rohingya, che è rimasta in carcere dai 18 ai 25 anni di età, rimane uno dei molti esempi di attivisti presi di mira dalle autorità del Myanmar/Birmania;

F.  considerando che l'ex soldato bambino Aung Ko Htwe sta scontando due anni e sei mesi di prigione per un'intervista rilasciata ai media in cui racconta della sua esperienza nell'esercito del Myanmar/Birmania; che è stato accusato ai sensi dell'articolo 505, lettera b), del codice penale del Myanmar/Birmania, ovvero in base a una norma formulata in termini vaghi che è stata spesso utilizzata per limitare la libertà di espressione;

G.  considerando che decine di giornalisti sarebbero stati arrestati e detenuti dal 2016; considerando che le autorità del Myanmar/Birmania ricorrono a una serie di leggi repressive, tra cui la legge sui segreti di Stato, per arrestare, porre in stato di detenzione, ridurre al silenzio o vessare attori della società civile, giornalisti, avvocati e difensori dei diritti umani che esprimono opinioni critiche nei confronti del governo del Myanmar/Birmania o delle sue forze di sicurezza; che il Myanmar/Birmania occupa il 159º posto su 198 paesi nella classifica della libertà di stampa di Freedom House 2017;

H.  considerando che la relazione sul Myanmar/Birmania della missione conoscitiva internazionale indipendente sotto l'egida delle Nazioni Unite (IIFFMM), del 24 agosto 2018, conclude che negli Stati di Kachin, Rakhine e Shan, sono stati commessi gravissime violazioni dei diritti umani e i più gravi crimini ai sensi del diritto internazionale, tra cui il genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra, da parte delle forze di polizia del Myanmar/Birmania (Tatmadaw), NaSaKa (in precedenza il quartier generale del controllo dell'immigrazione presso le zone di frontiera), la polizia di frontiera del paese e i gruppi armati non statali; che nella relazione si afferma inoltre che l'Esercito di salvezza dei rohingya dell'Arakan ha avviato attacchi coordinati ai danni di una base militare e vari avamposti delle forze di sicurezza nella parte settentrionale dello Stato di Rakhine per esercitare pressione sulle comunità rohingya; che la relazione chiede che gli alti comandanti militari del Myanmar/Birmania e i responsabili degli atroci crimini commessi nei confronti del popolo rohingya siano indagati e processati a livello internazionale; che il Myanmar/Birmania ha respinto tali conclusioni;

I.  considerando che secondo la relazione dell'IIFFMM Aung San Suu Kyi, consigliere di Stato del Myanmar/Birmania, vincitrice del premio Nobel per la pace e del premio Sakharov, non è stata in grado di utilizzare la sua posizione di capo di governo de facto per arginare o impedire il verificarsi degli eventi nello Stato di Rakhine; che le autorità civili hanno inoltre contribuito al compimento di atroci reati attraverso i loro atti e omissioni, in particolare mediante la diffusione di racconti falsi, negando gli illeciti del Tatmadaw, bloccando le indagini indipendenti e supervisionando la distruzione delle prove;

J.  considerando che l'8 settembre 2018 la CPI ha confermato che la Corte può esercitare la propria giurisdizione sulle presunte deportazioni di rohingya dal Myanmar/Birmania al Bangladesh;

K.  considerando che in Myanmar/Birmania si è fatto ricorso a piattaforme dei social media per diffondere campagne denigratorie e teorie cospiratorie contro i rohingya e i musulmani nel paese;

L.  considerando che i rohingya rappresentano la più ampia percentuale di musulmani in Myanmar/Birmania e che la maggioranza vive nello Stato di Rakhine; considerando che secondo stime prudenti si registrano 10 000 morti; che dall'agosto 2017 più di 700 000 rohingya sono fuggiti nel Bangladesh in cerca di sicurezza, di cui circa 500 000 sono bambini, molti dei quali hanno viaggiato da soli dopo che i loro genitori sono stati uccisi o dopo essere stati separati dalle loro famiglie;

1.  condanna con fermezza gli arresti arbitrari e le pene inflitte ai giornalisti Wa Lone e Kyaw Soe Oo per aver riferito in merito alla situazione nello Stato di Rakhine; invita le autorità del Myanmar/Birmania a rilasciarli immediatamente e senza riserve e di far cadere tutte le accuse a loro carico e contro tutti coloro che sono detenuti in modo arbitrario, compresi i prigionieri politici, i difensori dei diritti umani, i giornalisti e i lavoratori dei media, solo per aver esercitato i loro diritti e le loro libertà;

2.  condanna qualsiasi atto intimidatorio, azione molesta o limitativa della libertà di espressione, in particolare ad opera delle forze di sicurezza e militari del Myanmar/Birmania; sottolinea che la libertà dei media e il giornalismo critico sono pilastri fondamentali della democrazia e contribuiscono a promuovere il buon governo, la trasparenza e l'attribuzione delle responsabilità; invita le autorità del Myanmar/Birmania a porre in essere le adeguate condizioni perché i giornalisti e gli operatori dei media possano svolgere il proprio lavoro senza il timore di subire intimidazioni o molestie, oppure di essere arrestati o processati ingiustamente;

3.  ribadisce il suo invito al governo del Myanmar/Birmania a tornare sulla sua decisione di interrompere la collaborazione con il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nel Myanmar/Birmania e a garantire che le organizzazioni dei media nazionali e internazionali, i difensori dei diritti umani, gli osservatori indipendenti, le organizzazioni umanitarie, in particolare il relatore speciale delle Nazioni Unite, godano di un accesso pieno e libero allo Stato di Rakhine, nonché a garantire la sicurezza e l'incolumità del personale dei media;

4.  esprime profonda preoccupazione per l'abuso di disposizioni legislative repressive che limitano la libertà di espressione; invita le autorità del Myanmar/Birmania ad abrogare, rivedere o modificare tutte le leggi, compresa la legge sui segreti di Stato del 1923, che si discostano dalle norme internazionali, violano i diritti alla libertà di espressione, di riunione pacifica e di associazione, e ne configurano come reato l'esercizio; invita il governo del Myanmar/Birmania a garantire che tutte le leggi rispettino le norme e gli obblighi internazionali;

5.  condanna fermamente gli attacchi diffusi e sistematici diretti contro i rohingya compiuti nello Stato di Rakhine dal Tatmadaw e da altre forze di sicurezza del Myanmar/Birmania che, secondo l'IIFFMM, costituiscono un genocidio, crimini contro l'umanità e di guerra, ovvero le forme più gravi di violazione e abuso dei diritti umani; esprime profonda preoccupazione per la gravità e la portata crescenti delle violazioni dei diritti umani che il governo del Myanmar/Birmania consente;

6.  reitera il proprio sostegno costante alla popolazione rohingya; invita ancora una volta il governo e le forze di sicurezza del Myanmar/Birmania a porre immediatamente fine alle continue violazioni, agli assassinii, agli atti di distruzione della proprietà e di violenza sessuale perpetrati nei confronti della popolazione rohingya e delle minoranze etniche nel nord del Myanmar/Birmania, nonché a garantire che prevalgano la sicurezza e lo Stato di diritto in tutto il paese, segnatamente negli Stati di Rakhine, del Kachin e dello Shan; rammenta alle autorità del Myanmar/Birmania i loro obblighi internazionali di indagare sui responsabili e di affidarli alla giustizia; esorta il governo del Myanmar/Birmania e il consigliere di Stato Aung San Suu Kyi a condannare in modo inequivocabile ogni istigazione all'odio e a combattere le discriminazioni e le ostilità sociali nei confronti della popolazione rohingya e di altri gruppi minoritari;

7.  prende atto delle conclusioni dell'IIFFMM e ne sostiene le raccomandazioni; si compiace della recente sentenza della CPI che conferisce a quest'ultima la possibilità di esercitare la propria giurisdizione sulle presunte deportazioni di rohingya dal Myanmar/Birmania al Bangladesh; riconosce tuttavia che è ancora necessario che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite deferisca alla CPI un'indagine approfondita sulle violazioni dei diritti umani; invita il procuratore capo della CPI ad avviare un'indagine preliminare al riguardo; invita il Consiglio di sicurezza dell'ONU di trasmettere senza indugio alla CPI la situazione in Myanmar/Birmania; sostiene l'IIFFMM e i parlamentari dell'ASEAN per i diritti umani (APHR) che chiedono che si svolgano indagini sui generali dell'esercito e che i responsabili siano assicurati alla giustizia;

8.  invita il SEAE e gli Stati membri a chiedere in sedi multilaterali l'accertamento delle responsabilità per i crimini commessi in Myanmar/Birmania; chiede all'UE e agli Stati membri di prendere l'iniziativa in seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite in merito al deferimento della situazione alla CPI, nonché in seno all'Assemblea generale delle Nazioni Unite e alla prossima 39a sessione del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani, nonché di profondere ulteriori sforzi per favorire l'urgente istituzione di un meccanismo internazionale, imparziale e indipendente per l'attribuzione delle responsabilità a sostegno delle indagini sulle presunte atrocità e delle azioni penali nei confronti dei responsabili;

9.  reitera il suo invito al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a imporre un embargo globale sulle armi a livello mondiale nei confronti del Myanmar/Birmania, sospendendo ogni fornitura, vendita o trasferimento diretti o indiretti, compresi il transito e il trasbordo, di tutte le armi, munizioni e altre attrezzature militari e di sicurezza, nonché la fornitura di addestramento o altre forme di assistenza militare o di sicurezza; esorta il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ad adottare sanzioni individuali mirate, compresi il divieto di viaggio e il congelamento dei beni, nei confronti di coloro che hanno commesso gravi crimini ai sensi del diritto internazionale;

10.  invita la Commissione a considerare un'indagine nell'ambito del meccanismo previsto dall'accordo "Tutto tranne le armi", al fine di rivedere le preferenze commerciali di cui beneficia il Myanmar/Birmania;

11.  si compiace dell'adozione da parte del Consiglio, il 26 aprile 2018, di un quadro per misure mirate nei confronti di ufficiali responsabili di gravi violazioni dei diritti umani e per il rafforzamento dell'embargo sulle armi imposto dall'UE, e di un primo elenco di denominazioni stabilito il 25 giugno 2018; esorta il Consiglio a imporre divieti di viaggio, sanzioni mirate e il congelamento dei beni nei confronti degli ufficiali del Myanmar/Birmania identificati dall'IIFFMM come responsabili di atrocità;

12.  rammenta che migliaia di rohingya, tra cui numerosi minori, sono sfollati interni e hanno disperato bisogno di assistenza e protezione umanitaria; chiede che sia garantito un accesso tempestivo, libero e incondizionato a tutto il paese per la fornitura di assistenza umanitaria; insiste affinché il governo del Myanmar/Birmania garantisca il rimpatrio sicuro, volontario e dignitoso, sotto il completo controllo delle Nazioni Unite, di coloro che intendono far ritorno nella propria terra;

13.  chiede all'UE, ai suoi Stati membri e alla comunità internazionale di rispondere alla necessità di una maggiore assistenza umanitaria alla popolazione rohingya in Bangladesh e alle comunità che li accolgono;

14.  ricorda che la popolazione civile degli Stati del Kachin, di Rakhine e dello Shan è stata sistematicamente vittima di stupri e atti di violenza sessuale; invita l'UE, segnatamente la direzione generale per la Protezione civile e le operazioni di aiuto umanitario europee (ECHO) della Commissione, e gli Stati membri ad assicurare miglioramenti nella protezione delle ragazze e delle donne rohingya dalla violenza di genere;

15.  rammenta la necessità di fornire assistenza medica e psicologica nei campi profughi, mirata in particolare ai gruppi vulnerabili, tra cui donne e bambini; chiede maggiori servizi di sostegno per le vittime di stupro e di aggressione sessuale;

16.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al governo e al parlamento del Myanmar/Birmania, al consigliere di Stato Aung San Suu Kyi, al governo e al parlamento del Bangladesh, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri dell'UE, al Segretario generale dell'ASEAN, alla commissione intergovernativa dell'ASEAN sui diritti umani, al relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nel Myanmar/Birmania, all'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati e al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite.

(1) Testi approvati, P8_TA(2018)0261.
(2) Testi approvati, P8_TA(2017)0500.
(3) Testi approvati, P8_TA(2017)0351.
(4) GU C 101 del 16.3.2018, pag. 134.
(5) GU C 238 del 6.7.2018, pag. 112.
(6) GU L 108 del 27.4.2018, pag. 29.
(7) GU L 160I del 25.6.2018, pag. 9.

Ultimo aggiornamento: 1 ottobre 2018Avviso legale