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Procedura : 2018/2008(INI)
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Ciclo del documento : A8-0267/2018

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A8-0267/2018

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PV 13/09/2018 - 5
CRE 13/09/2018 - 5

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CRE 13/09/2018 - 10.15
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P8_TA(2018)0357

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Giovedì 13 settembre 2018 - Strasburgo Edizione definitiva
Prodotti di qualità differenziata nel mercato interno
P8_TA(2018)0357A8-0267/2018

Risoluzione del Parlamento europeo del 13 settembre 2018 sui prodotti di qualità differenziata nel mercato unico (2018/2008(INI))

Il Parlamento europeo,

–  vista la direttiva 2005/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2005, relativa alle pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori nel mercato interno e che modifica la direttiva 84/450/CEE del Consiglio e le direttive 97/7/CE, 98/27/CE e 2002/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e il regolamento (CE) n. 2006/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio(1),

–  visto il regolamento (UE) 2017/2394 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2017, sulla cooperazione tra le autorità nazionali responsabili dell'esecuzione della normativa che tutela i consumatori e che abroga il regolamento (CE) n. 2006/2004(2),

–  visto il regolamento (UE) n. 1169/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, che modifica i regolamenti (CE) n. 1924/2006 e (CE) n. 1925/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio e abroga la direttiva 87/250/CEE della Commissione, la direttiva 90/496/CEE del Consiglio, la direttiva 1999/10/CE della Commissione, la direttiva 2000/13/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, le direttive 2002/67/CE e 2008/5/CE della Commissione e il regolamento (CE) n. 608/2004 della Commissione(3),

–  vista la comunicazione della Commissione del 26 settembre 2017, dal titolo "Applicazione delle norme in materia di tutela degli alimenti e dei consumatori alle questioni di differenze di qualità dei prodotti – Il caso specifico degli alimenti",

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione del 25 maggio 2016, dal titolo "Orientamenti per l'attuazione/applicazione della direttiva 2005/29/CE relativa alle pratiche commerciali sleali" (SWD(2016)0163),

–  vista la comunicazione della Commissione del 25 maggio 2016, dal titolo"Un approccio globale per stimolare il commercio elettronico transfrontaliero per i cittadini e le imprese in Europa" (COM(2016)0320),

–  vista la comunicazione della Commissione del 24 ottobre 2017, dal titolo "Programma di lavoro della Commissione per il 2018 – Un programma per un'Unione più unita, più forte e più democratica" (COM(2017)0650),

–  visto il discorso sullo stato dell'Unione del presidente Jean-Claude Juncker, del 13 settembre 2017,

–  viste le conclusioni del presidente del Consiglio europeo del 9 marzo 2017, in particolare il paragrafo 3,

–  visto l'esito della 3 524a riunione del Consiglio "Agricoltura e pesca" del 6 marzo 2017,

–  visto il processo verbale della 2 203a riunione della Commissione dell'8 marzo 2017,

–  visto il documento informativo sulle pratiche di confezionamento ingannevoli elaborato nel gennaio 2012 dal dipartimento tematico A,

–  vista la sua risoluzione dell'11 giugno 2013 su una nuova agenda per la politica europea dei consumatori(4),

–  vista la sua risoluzione del 22 maggio 2012 su una strategia per rafforzare i diritti dei consumatori vulnerabili(5), in particolare il paragrafo 6,

–  vista la sua risoluzione del 4 febbraio 2014 sull'applicazione della direttiva 2005/29/CE sulle pratiche commerciali sleali(6),

–  vista la sua risoluzione del 7 giugno 2016 sulle pratiche commerciali sleali nella filiera alimentare(7),

–  vista la sua risoluzione del 19 gennaio 2016 sulla relazione annuale sulla politica di concorrenza dell'Unione europea(8), in particolare il paragrafo 14,

–  vista la sua risoluzione del 14 febbraio 2017 sulla relazione annuale sulla politica di concorrenza dell'Unione europea(9), in particolare il paragrafo 178,

–  vista la sua interpellanza principale del 15 marzo 2017 sulle differenze nelle dichiarazioni, nella composizione e nel sapore dei prodotti nei mercati centrale/orientale e occidentale dell'UE(10),

–  visto il briefing del Servizio Ricerca del Parlamento europeo del giugno 2017, dal titolo "Dual quality of branded food products: Addressing a possible east-west divide" (Differenze di qualità nei prodotti alimentari di marca: far fronte a un possibile divario tra Est e Ovest),

–  vista l'indagine sui prodotti alimentari e i consumatori cechi realizzata nel febbraio 2016 dall'ispettorato ceco dell'agricoltura e dei prodotti alimentari,

–  visto lo studio specifico, realizzato nel 2017 dalla facoltà di giurisprudenza dell'Università Palacký di Olomouc, sulla questione delle differenze di qualità e della composizione dei prodotti commercializzati nel mercato unico dell'Unione europea nell'ottica del diritto in materia di tutela dei consumatori (con particolare riferimento alle pratiche commerciali sleali), della legislazione sulla concorrenza (con particolare riferimento alla concorrenza sleale) e dei diritti di proprietà industriale,

–  visti i diversi studi, indagini e prove realizzati negli ultimi anni dagli ispettorati dei prodotti alimentari in molti Stati membri dell'Europa centrale e orientale,

–  vista la relazione Nielsen del novembre 2014 sullo stato dei marchi privati a livello mondiale,

–  vista la comunicazione della Commissione dell'11 aprile 2018, dal titolo "Un 'New Deal' per i consumatori" (COM(2018)0183),

–  vista la proposta della Commissione di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 aprile 2018, per una migliore applicazione e una modernizzazione delle norme dell'UE relative alla protezione dei consumatori (COM(2018)0185),

–  visto il regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2002, che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l'Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare(11),

–  visto l'articolo 17, paragrafo 2, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, riguardante la protezione della proprietà intellettuale,

–  vista la lettera congiunta della Repubblica di Croazia, della Repubblica ceca, dell'Ungheria, della Lituania, della Repubblica di Polonia e della Repubblica slovacca alla Commissione, in data 23 marzo 2018, in merito alla questione dei prodotti di qualità differenziata nel contesto del "New Deal" per i consumatori,

–  visti i risultati degli studi comparativi condotti da autorità e organizzazioni preposte alla tutela dei diritti dei consumatori in diversi Stati membri dell'UE,

–  vista la proposta della Commissione di aggiornare la direttiva 2005/29/CE relativa alle pratiche commerciali sleali al fine di esplicitare che le autorità nazionali possono valutare e affrontare le pratiche commerciali sleali che comportano la commercializzazione di prodotti presentati come identici in diversi paesi dell'UE nel caso in cui la loro composizione o le loro caratteristiche siano significativamente diverse,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori e i pareri della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale (A8-0267/2018),

A.  considerando che, nelle fasi di promozione, vendita o fornitura dei prodotti, le aziende dovrebbero offrire informazioni corrette e facilmente comprensibili ai consumatori sulla composizione esatta dei prodotti, anche per quanto concerne i prodotti e le ricette locali, in modo da consentire loro di prendere una decisione di acquisto informata;

B.  considerando che un principio fondamentale per i marchi dovrebbe essere che i consumatori nutrano fiducia nella composizione, nel valore e nella qualità di un prodotto; che spetta dunque ai fabbricanti garantire il rispetto di tali aspettative;

C.  considerando che i consumatori non sono consapevoli che i prodotti dello stesso marchio e con lo stesso imballaggio sono adattati alle preferenze e ai gusti locali e che la disomogeneità della qualità dei prodotti suscita preoccupazioni in quanto alla disparità di trattamento di alcuni Stati membri rispetto ad altri; che l'Unione europea ha già sviluppato etichette allo scopo di soddisfare le aspettative specifiche dei consumatori e di tenere conto delle peculiarità della produzione riconosciute mediante l'utilizzo di indicazioni di qualità;

D.  considerando che la direttiva 2005/29/CE relativa alle pratiche commerciali sleali (direttiva PCS) è il principale strumento legislativo dell'Unione per garantire che i consumatori non siano esposti a pubblicità ingannevole e ad altre pratiche sleali nelle transazioni tra imprese e consumatori, compresa la commercializzazione di prodotti della stessa marca in un modo che potrebbe indurre in inganno il consumatore;

E.  considerando che nella direttiva PCS le pratiche sleali possono essere formulate in modo tale da essere vietate in tutte o solo in determinate circostanze; che, secondo le conclusioni della Commissione, includere una pratica nell'elenco di cui all'allegato I della direttiva PCS contribuisce, ove opportuno, a una maggiore certezza del diritto e, di conseguenza, a una concorrenza di mercato più leale tra i produttori;

F.  considerando che i consumatori associano un marchio e un prodotto a un determinato livello di qualità e si aspettano dunque che i prodotti di uno stesso marchio e/o che appaiono identici, siano essi venduti nel loro paese o in un altro Stato membro, presentino un livello di qualità altrettanto identico;

G.  considerando che i consumatori associano altresì un marchio e l'etichettatura/l'imballaggio di un prodotto agricolo o alimentare a un determinato livello di qualità e si aspettano dunque che i prodotti di uno stesso marchio commercializzati con la stessa etichetta o che appaiono identici, siano essi venduti nel loro paese o in un altro Stato membro, presentino un livello di qualità e una composizione altrettanto identici; che tutti gli agricoltori dell'Unione europea offrono prodotti che rispondono alle stesse norme rigorose e i consumatori si attendono che tale qualità uniforme si estenda agli altri prodotti della filiera alimentare, indipendentemente dalla giurisdizione sotto cui ricadono;

H.  considerando che tutti i cittadini dell'UE meritano parità di trattamento per quanto concerne i prodotti alimentari e non alimentari venduti nel mercato unico;

I.  considerando che le pratiche sleali in tal senso devono essere eliminate onde evitare di fuorviare i consumatori, e che solo una forte sinergia a livello dell'UE può risolvere tale questione transfrontaliera;

J.  considerando che per stabilire se una pratica commerciale è sleale a norma della direttiva PCS, gli Stati membri devono effettuare una valutazione caso per caso, fatta eccezione per le pratiche che figurano nell'elenco di cui all'allegato I;

K.  considerando che, nel discorso sullo stato dell'Unione del 2017, il presidente Juncker ha sottolineato che è inaccettabile che in alcune parti d'Europa si vendano prodotti alimentari di qualità inferiore rispetto ad altri paesi nonostante l'imballaggio e il marchio siano identici;

L.  considerando che sono emerse sostanziali differenze nell'attuazione della direttiva PCS tra uno Stato membro e l'altro e che gli approcci metodologici nonché l'efficacia delle soluzioni e dell'attuazione della direttiva variano in modo significativo tra gli Stati membri;

M.  considerando che spesso il marchio riveste il ruolo più importante nelle decisioni relative al valore di un prodotto;

N.  considerando che un quadro di cooperazione rafforzato e più efficiente in materia di applicazione promuoverebbe la fiducia dei consumatori e ridurrebbe i danni subiti da questi ultimi;

O.  considerando che tutti i consumatori dell'Unione europea hanno gli stessi diritti e che sono stati effettuati studi che dimostrano che alcuni fabbricanti hanno venduto prodotti di qualità differente con lo stesso marchio e con un aspetto ingannevolmente identico e che taluni prodotti venduti in determinati paesi contengono un quantitativo inferiore dell'ingrediente principale oppure ingredienti di qualità inferiore in sostituzione di quelli di qualità superiore; che tale problema è più diffuso negli Stati membri che hanno aderito all'UE a partire dal 2004; che le analisi hanno rilevato casi di prodotti analoghi o di prodotti dall'aspetto ingannevolmente identico, ma di qualità inferiore, o con gusto, consistenza e altre caratteristiche organolettiche differenti venduti a prezzi che variano notevolmente da un paese all'altro; che, pur non violando i principi dell'economia di libero mercato né le norme vigenti in materia di etichettatura o altre normative alimentari, tale pratica costituisce ad ogni modo un abuso dell'identità di marca e pertanto si contrappone al principio della parità di trattamento di tutti i consumatori;

P.  considerando che in alcuni casi sono state evidenziate differenze sostanziali in prodotti quali gli alimenti per neonati, il che mette in dubbio i principi e le affermazioni dei fabbricanti secondo cui ciò sarebbe dovuto a un adeguamento dei prodotti alle preferenze locali; che alcuni risultati delle analisi condotte in laboratorio confermano che i prodotti di qualità inferiore possono contenere combinazioni di ingredienti meno sane, ostruendo quindi il principio di parità di trattamento dei consumatori; che alcuni rappresentanti di produttori e fabbricanti hanno accettato di modificare le ricette dei propri prodotti in alcuni paesi affinché siano offerti prodotti identici in tutto il mercato unico;

Q.  considerando che queste pratiche inaccettabili riguardano note multinazionali del settore agroalimentare che cercano di massimizzare i propri profitti sfruttando la differenza di potere d'acquisto esistente fra gli Stati membri;

R.  considerando che, nell'ambito della comunicazione intitolata "Un 'New Deal' per i consumatori", che propone una revisione mirata delle direttive unionali relative alla protezione dei consumatori sulla base del controllo dell'adeguatezza del diritto dell'UE in materia di consumatori e commercializzazione, la Commissione ha proposto di aggiornare la direttiva PCS al fine di stabilire esplicitamente che le autorità nazionali possono valutare e adottare misure volte a contrastare le pratiche commerciali ingannevoli consistenti nel commercializzare come identici in diversi Stati membri prodotti la cui composizione o le cui caratteristiche sono in realtà significativamente diverse;

S.  considerando che, se da un lato i consumatori non dovrebbero essere fuorviati, dall'altro la differenziazione dei prodotti e l'innovazione non dovrebbero essere di per sé limitati;

T.  considerando che il mercato unico ha apportato considerevoli vantaggi per gli operatori della filiera alimentare e che il commercio di generi alimentari acquisisce una dimensione transfrontaliera sempre più significativa e riveste una particolare importanza per il funzionamento del mercato unico;

U.  considerando che, al fine di cogliere appieno i benefici del mercato interno, è fondamentale migliorare l'applicazione della normativa dell'UE in materia di prodotti alimentari e consumatori, in modo da individuare e affrontare la questione degli standard differenziati ingiustificati e tutelare di conseguenza i consumatori da informazioni e pratiche commerciali ingannevoli;

V.  considerando che esiste una necessità costante di rafforzare il ruolo delle associazioni di consumatori al riguardo; che tali associazioni svolgono un ruolo unico nel garantire la fiducia dei consumatori e dovrebbero ricevere un maggiore sostegno mediante ulteriori misure giuridiche ed economiche e un potenziamento delle loro capacità;

W.  considerando che le differenze comprovate nella composizione di prodotti comparabili potrebbero a lungo termine rappresentare un rischio per la salute dei consumatori, in particolare nel caso di consumatori vulnerabili, quali bambini o persone con problemi alimentari e/o di salute, contribuendo pertanto al deterioramento del benessere dei cittadini; che ciò si verifica, ad esempio, se il livello di grassi e/o zuccheri è superiore a quanto previsto, se i grassi di origine animale sono sostituiti da grassi di origine vegetale o viceversa, se gli zuccheri sono sostituiti da dolcificanti artificiali o se il contenuto di sale è aumentato; che un'etichettatura che non indica in modo preciso gli additivi utilizzati o il numero di sostituti degli ingredienti di base utilizzati induce in errore il consumatore e può metterne in pericolo la salute;

X.  considerando che, in assenza di norme in materia di qualità differenziata a livello dell'UE, è impossibile confrontare la qualità o determinare i casi di qualità differenziata e non esistono strumenti in grado di rimediare a tale situazione; che i servizi di audit e analisi in materia di salute e prodotti alimentari della Commissione segnalano regolarmente carenze nell'attuazione e nell'applicazione dei requisiti della legislazione alimentare dell'UE applicabili, ad esempio nell'etichettatura della carne separata meccanicamente(12) o nell'uso di additivi alimentari(13);

Y.  considerando che è possibile individuare differenze nella composizione suscettibili di incidere sulla salute dei consumatori non solo nei prodotti alimentari, ma anche nei cosmetici, nei prodotti per l'igiene e nei prodotti per la pulizia;

Z.  considerando che in molti paesi dell'Europa centrale, orientale e sudorientale si registrano ritardi nelle attività di riformulazione volte a ridurre il contenuto di grassi, zuccheri e sale negli alimenti;

1.  sottolinea che i risultati di numerose prove e indagini condotte in diversi Stati membri, prevalentemente nell'Europa centrale e orientale, con metodologie differenti per le prove di laboratorio, hanno dimostrato che esistono differenze di varia entità, riguardanti tra l'altro la composizione e gli ingredienti utilizzati, tra i prodotti pubblicizzati e distribuiti nel mercato unico con lo stesso marchio e con imballaggio apparentemente identico, creando un danno per i consumatori; osserva che, secondo un'indagine realizzata per conto di un'autorità nazionale competente, tali differenze preoccupano la grande maggioranza dei consumatori; conclude, pertanto, sulla base dei risultati delle suddette prove e indagini, che i consumatori sono preoccupati per le discriminazioni esistenti tra i diversi mercati degli Stati membri; sottolinea che qualsivoglia discriminazione di questo tipo è inaccettabile e che tutti i consumatori dell'UE dovrebbero avere accesso allo stesso livello di qualità dei prodotti;

2.  evidenzia che i casi in cui si registrano tali differenze significative non riguardano soltanto i prodotti alimentari, ma spesso anche quelli non alimentari, tra cui detergenti, cosmetici, prodotti per l'igiene e prodotti per neonati;

3.  ricorda che, nel 2013, aveva invitato la Commissione a condurre un'indagine approfondita onde stabilire se fosse necessario adeguare la legislazione dell'Unione in vigore e a comunicare al Parlamento e ai consumatori i risultati di tale indagine;

4.  si compiace delle recenti iniziative annunciate dalla Commissione per far fronte al problema, in particolare il suo impegno a definire una metodologia comune di prova, a stanziare risorse destinate alla sua elaborazione e applicazione, nonché alla raccolta di ulteriori prove affidabili e comparabili, ad aggiornare la direttiva PCS e a istituire il centro di conoscenze per la frode e la qualità alimentari;

5.  prende atto del mandato conferito dal Consiglio europeo al Forum di alto livello per un migliore funzionamento della filiera alimentare al fine di affrontare la questione della qualità differenziata; incoraggia gli Stati membri e le rispettive autorità competenti a partecipare attivamente alle iniziative in corso, fra cui l'elaborazione e l'integrazione nelle loro prassi operative di una metodologia comune di prova e la raccolta di ulteriori prove; sottolinea la necessità di un coinvolgimento attivo delle parti che rappresentano gli interessi dei consumatori e che sia consentito loro di formulare pareri a nome dei consumatori, ivi compresi i rappresentanti delle organizzazioni dei consumatori, dei fabbricanti e delle organizzazioni di ricerca che hanno realizzato le prove sui prodotti negli Stati membri; ritiene che il Parlamento dovrebbe essere coinvolto in tutte le iniziative in corso suscettibili di incidere sui tentativi di risolvere il problema della qualità differenziata;

6.  raccomanda agli Stati membri interessati di sviluppare una propria valutazione della metodologia e dell'efficacia dell'applicazione della direttiva PCS e di altre normative esistenti in materia di qualità differenziata nei prodotti alimentari e in altri prodotti e di trasmetterla alla Commissione ai fini di una valutazione obiettiva della gravità del problema;

7.  accoglie con favore l'adozione da parte del Parlamento di un progetto pilota per il 2018 che prevede una serie di indagini di mercato su diverse categorie di prodotti di consumo allo scopo di valutare i diversi aspetti della qualità differenziata; si aspetta che il progetto sia realizzato e pubblicato entro i tempi inizialmente previsti; ritiene che il progetto dovrebbe altresì essere esteso al 2019 al fine di assicurare una più ampia raccolta di informazioni e includere il settore non alimentare; chiede una maggiore partecipazione dei deputati al Parlamento europeo alla supervisione del progetto; incoraggia il Parlamento, la Commissione e gli Stati membri a utilizzare tutti gli strumenti disponibili, compresi i progetti pilota e nazionali, al fine di valutare in maniera approfondita i diversi aspetti dei prodotti di qualità differenziata;

8.  sottolinea che, ai fini di un'effettiva applicazione della direttiva PCS, è fondamentale disporre di informazioni esaustive riguardo all'autorità pubblica responsabile di adottare misure e ai pertinenti procedimenti amministrativi o giudiziari, compresa la possibilità per i cittadini di presentare denunce online; deplora pertanto la mancanza di informazioni negli Stati membri interessati, i quali, pur avendo espresso preoccupazione in merito alla necessità di affrontare il problema dei prodotti di qualità differenziata, non rendono tali informazioni disponibili sui siti web delle autorità responsabili;

9.  evidenzia che la Commissione ha già ricevuto notifica di nuove misure nazionali in materia di etichettatura intese ad avvertire i consumatori delle differenze nella composizione dei prodotti alimentari;

10.  si compiace del fatto che, al fine di migliorare ulteriormente la protezione dei consumatori nell'UE e fornire sostegno alle imprese, la Commissione abbia avviato un programma di formazione online per aiutare le aziende a comprendere e applicare meglio i diritti dei consumatori nell'UE;

Comunicazione della Commissione sull'applicazione delle norme dell'UE in materia di tutela dei consumatori alle questioni di differenze di qualità dei prodotti

11.  prende atto della comunicazione della Commissione sull'applicazione delle norme in materia di tutela degli alimenti e dei consumatori alle questioni di differenze di qualità dei prodotti; sottolinea che tale comunicazione è intesa ad aiutare le autorità nazionali a determinare se un'azienda, vendendo prodotti di qualità differenziata in diversi paesi, commette una violazione delle norme dell'UE in materia di tutela degli alimenti e dei consumatori, e a fornire loro consigli su come cooperare tra loro; esprime preoccupazione per il fatto che l'approccio graduale proposto nella comunicazione per l'individuazione da parte delle autorità nazionali dei produttori che violano il diritto dell'UE non è attualmente applicato nella pratica dalle suddette autorità, il che potrebbe comportare una violazione dei diritti dei consumatori;

12.  concorda con la Commissione sul fatto che nel mercato unico i consumatori, avendo una conoscenza generale dei principi della libera circolazione delle merci e della parità di accesso alle stesse, non si aspettano a priori che i prodotti di marca venduti in paesi diversi possano avere caratteristiche differenti; rammenta che, secondo la Commissione, da studi effettuati sulla fedeltà alla marca è emerso che nella mente dei consumatori i marchi fungono da certificato di qualità controllata e costante; concorda inoltre con la Commissione sul fatto che questo aspetto spiega il motivo per cui alcuni consumatori potrebbero aspettarsi che i prodotti di marca siano di qualità equivalente, se non esattamente identica, ovunque e in qualsiasi momento siano acquistati e che i proprietari del marchio li informino qualora decidano di modificare la composizione dei loro prodotti;

13.  ritiene pertanto che l'inserimento di qualsiasi informazione supplementare, anche se indicata nel campo visivo principale di una confezione, sia insufficiente a meno che il consumatore non comprenda chiaramente che il prodotto in questione differisce dai prodotti dello stesso marchio apparentemente identici venduti in un altro Stato membro;

14.  conviene inoltre con la Commissione sul fatto che, in tale contesto, i produttori non devono necessariamente offrire prodotti identici in aree geografiche diverse e che la libera circolazione dei beni non significa che ogni prodotto deve essere identico in qualsiasi luogo all'interno del mercato unico; pone in evidenza che gli operatori commerciali sono autorizzati a commercializzare e vendere merci con composizione e caratteristiche diverse sulla base di fattori legittimi, a condizione che rispettino appieno la normativa dell'UE; sottolinea tuttavia che la qualità di tali prodotti non dovrebbe differire quando vengono proposti ai consumatori in mercati diversi;

15.  reputa fondamentale fornire informazioni accurate e facilmente comprensibili ai consumatori per far fronte alla questione dei prodotti di qualità differenziata; è convinto che, nel caso in cui un'azienda intenda immettere sul mercato di diversi Stati membri un prodotto differente per determinate caratteristiche, tale prodotto non possa essere etichettato e commercializzato in modo apparentemente identico;

16.  osserva che la composizione di un prodotto di uno stesso marchio potrebbe presentare differenze accettabili e che i prodotti potrebbero differire in funzione delle preferenze regionali dei consumatori, dell'approvvigionamento di ingredienti locali, dei requisiti previsti dalla legislazione nazionale o degli obiettivi di riformulazione; sottolinea che l'obiettivo non è definire o armonizzare i requisiti di qualità dei prodotti alimentari e che non è auspicabile imporre ai fabbricanti la composizione esatta dei diversi prodotti; ritiene tuttavia che le preferenze dei consumatori non dovrebbero essere utilizzate come scusa per abbassare il livello di qualità od offrire diversi livelli di qualità in mercati diversi; evidenzia che i consumatori devono essere chiaramente informati e consapevoli di tale adeguamento per ciascun prodotto e non essere informati solo in termini generali dell'esistenza di questa pratica consolidata;

17.  ritiene che la comunicazione sia percepita come rivolta prevalentemente ai prodotti alimentari; è del parere che le disposizioni sull'applicazione delle norme in materia di protezione dei consumatori dovrebbero applicarsi a tutti i prodotti alimentari e non alimentari disponibili sul mercato unico in generale e che le etichette dei prodotti debbano essere leggibili per i consumatori e debbano riportare informazioni esaustive;

18.  richiama l'attenzione sugli orientamenti della Commissione del 2016 sull'applicazione della direttiva PCS, dove si afferma che i "prodotti con lo stesso marchio e con confezioni identiche o simili possono presentare differenze in termini di composizione, a seconda del luogo di fabbricazione e del mercato di destinazione, cioè possono variare da uno Stato membro a un altro" e che ,"ai sensi della direttiva, le pratiche commerciali che promuovono prodotti con una composizione diversa non sono sleali di per sé"; sottolinea l'importanza dei documenti di orientamento della Commissione nel facilitare un'applicazione corretta e coerente della direttiva PCS; invita pertanto la Commissione a chiarire la relazione tra la comunicazione, gli orientamenti e il documento elaborato dal sottogruppo Mercato interno del Forum di alto livello per un migliore funzionamento della filiera alimentare;

19.  prende atto che i metodi di controllo delle autorità nazionali competenti possono contemplare requisiti diversi; sottolinea che sono già state realizzate diverse analisi che potrebbero fungere da base per definire e attuare la metodologia comune di prova, anche se le loro metodologie differiscono e i risultati non sono stati valutati nello stesso modo; ritiene che sia opportuno indicare con chiarezza l'obiettivo del lavoro finalizzato all'elaborazione di una metodologia a guida del Centro comune di ricerca (JRC) della Commissione, in modo da garantire un'interpretazione uniforme della metodologia che ne risulterà, ivi compresa una definizione di "differenza significativa", e da consentire alle autorità competenti di utilizzarla; segnala che individuare quale dei vari prodotti sia il prodotto più standard e, dunque, il "prodotto di riferimento" potrebbe in realtà ostacolare la valutazione complessiva in quanto vi è la possibilità che ciò sia troppo difficile da determinare;

20.  si compiace degli sforzi profusi dalla Commissione per aiutare le autorità nazionali di contrasto a individuare le pratiche commerciali sleali nella commercializzazione dei prodotti; invita la Commissione a coordinare le autorità nazionali competenti a tale riguardo; sottolinea che il fine di tale metodologia è garantire che gli Stati membri raccolgano prove affidabili e comparabili su una base comune nonché contribuire a una valutazione complessiva della gravità e della diffusione del problema della qualità differenziata nel mercato unico; ricorda che il carattere fattuale delle pratiche sleali continuerà probabilmente a essere giudicato su base caso per caso, dal momento che l'atto consistente nel fuorviare il consumatore è sempre una questione la cui portata è subordinata al giudizio soggettivo dell'autorità o del tribunale competente;

21.  accoglie con favore la decisione della Commissione di invitare le autorità competenti a incrementare negli Stati membri le prove di mercato che prevedono confronti tra i prodotti di diversi paesi e regioni; sottolinea tuttavia che, secondo la Commissione, tali prove dovrebbero essere effettuate impiegando un approccio comune, la cui elaborazione non è ancora stata ultimata; evidenzia la necessità di attenersi alla tabella di marcia affinché i risultati delle prove realizzate nel quadro dell'approccio comune di prova siano completi, vengano pubblicati in tutte le lingue ufficiali dell'UE in una banca dati pubblica e siano analizzati quanto prima e comunque entro la fine del 2018; pone inoltre l'accento sulla necessità di pubblicare rapidamente i risultati in parola informandone i consumatori e i produttori, al fine di creare maggiore consapevolezza al riguardo e di contribuire in tal modo a ridurre i casi di prodotti di qualità differenziata;

Altri aspetti della qualità differenziata

22.  sottolinea che i marchi privati sono ormai una presenza fondamentale nel paniere della spesa dei consumatori e nell'ultimo decennio la loro quota di mercato è aumentata nella maggior parte delle categorie merceologiche in gran parte degli Stati membri; ritiene che i marchi privati, per non generare confusione fra i consumatori, non debbano dare l'impressione di essere un prodotto di marca; ribadisce che la questione dei marchi privati richiede un'attenzione particolare da parte della Commissione al fine di eliminare la confusione tra tali marchi e i prodotti di marca; osserva che il mercato unico è accessibile ai produttori e ai fabbricanti, ma è al contempo molto competitivo, con la presenza di alcuni marchi noti o percepiti in modo positivo ovunque nell'Unione;

23.  rammenta che il Parlamento ha ripetutamente invitato la Commissione a stabilire se la qualità differenziata abbia ripercussioni negative sulla produzione locale e regionale, in particolare sulle PMI; si rammarica che finora non siano stati presentati dati al riguardo dalla Commissione;

24.  sottolinea che la contraffazione di prodotti di marca espone i consumatori a rischi per la salute e la sicurezza, mina la fiducia dei consumatori nei marchi e determina perdite in termini di entrate per i produttori; osserva che la gamma di prodotti contraffatti recuperati nell'UE continua a essere vasta e comprende quasi tutti i tipi di merci;

25.  esprime preoccupazione per le restrizioni che sono imposte agli operatori commerciali relativamente all'acquisto di beni e che sono suscettibili di avere un impatto negativo sulla scelta del consumatore; esorta la Commissione a individuare i fattori che contribuiscono alla frammentazione del mercato unico delle merci e che limitano in maniera illegale la capacità dei consumatori di trarre pienamente beneficio dal mercato unico, con particolare riferimento alle restrizioni territoriali dell'offerta e alle loro implicazioni; invita la Commissione ad avvalersi della legislazione in materia di concorrenza, ove opportuno, al fine di contrastare tali pratiche;

26.  sottolinea che le autorità nazionali competenti possono selezionare campioni ed effettuare prove solo sul territorio del loro Stato membro; evidenzia la necessità di rendere la cooperazione e la condivisione dei dati migliori, efficaci, trasparenti e rapide a livello transfrontaliero, in particolare lo scambio di informazioni sui prodotti potenzialmente non conformi e sulle eventuali pratiche sleali, tra le autorità nazionali responsabili della tutela dei consumatori e dei prodotti alimentari, le associazioni dei consumatori e la Commissione, allo scopo di affrontare il problema della qualità differenziata nonché di migliorare e armonizzare l'applicazione della legislazione; invita la Commissione e gli Stati membri a partecipare con maggiore impegno a tale cooperazione; accoglie con favore, a tale riguardo, l'adozione del regolamento rivisto sulla cooperazione per la tutela dei consumatori, che rafforza i poteri di indagine e di esecuzione, migliora lo scambio di informazioni e di dati nonché l'accesso a qualsiasi informazione pertinente e prevede norme armonizzate che stabiliscono le procedure per il coordinamento delle misure di indagine e di esecuzione;

27.  riconosce l'utilità delle indagini a tappeto, che costituiscono un'importante forma di coordinamento dell'applicazione della legislazione nel quadro del regolamento sulla cooperazione per la tutela dei consumatori, e invita la Commissione e gli Stati membri a potenziarle ulteriormente e ad ampliare la loro portata;

Raccomandazioni e ulteriori iniziative

28.  pone in evidenza il valore di un dibattito pubblico ampio e tempestivo ai fini di una maggiore sensibilizzazione dei consumatori riguardo ai prodotti e alle loro caratteristiche; prende atto che alcuni fabbricanti e proprietari di marchi privati hanno già annunciato modifiche alle ricette o l'utilizzo di un unico standard di produzione a livello dell'UE; sottolinea che l'industria svolge un ruolo importante nell'offrire maggiore trasparenza e chiarezza con riguardo alla composizione e alla qualità dei prodotti e alle eventuali modifiche ivi apportate; accoglie positivamente l'iniziativa della Commissione di elaborare un codice di condotta a tale riguardo; chiede un maggiore coinvolgimento dei produttori e dei venditori al dettaglio, per il bene dei loro interessi, al fine di contribuire a trovare quanto prima una soluzione efficace alla situazione attuale, senza ricorrere a procedure esecutive, e di consentire ai consumatori europei di avere accesso a prodotti di pari qualità su tutto il mercato unico; invita i fabbricanti a vagliare la possibilità di inserire sull'imballaggio un logo che indichi che il contenuto e la qualità del prodotto commercializzato con lo stesso marchio sono uguali in tutti gli Stati membri;

29.  invita le organizzazioni di consumatori, le organizzazioni della società civile e le autorità nazionali notificate, responsabili dell'attuazione della direttiva PCS e di altre normative pertinenti, a svolgere un ruolo più attivo nel dibattito pubblico e in termini di informazione ai consumatori; è convinto che le organizzazioni di consumatori potrebbero fornire un contributo significativo nel contrastare il problema della qualità differenziata; invita la Commissione e gli Stati membri a mantenere il loro sostegno alle organizzazioni nazionali di consumatori, attraverso meccanismi finanziari e giuridici, affinché queste ultime possano rafforzare le loro capacità, sviluppare attività di prova, realizzare test comparativi e, di concerto con le autorità competenti, contribuire a individuare e svelare i casi di differenziazione sleale dei prodotti; reputa inoltre opportuno promuovere uno scambio di informazioni transfrontaliero potenziato tra le associazioni di consumatori;

30.  ritiene, sulla base delle esperienze pregresse, che le autorità competenti non siano state in grado di affrontare in maniera efficace alcun caso specifico di qualità differenziata a livello nazionale, né di garantire l'applicazione della legislazione vigente, o che abbiano tentato di farlo solo in misura minima, in parte a causa della mancanza di disposizioni giuridiche esplicite a livello UE; rammenta che gli Stati membri, essendo responsabili dell'applicazione della direttiva PCS, dovrebbero assolvere tale compito in modo da garantire che i consumatori non siano fuorviati da pratiche commerciali sleali; ribadisce che, al fine di garantire un'applicazione efficace della legislazione, gli Stati membri dovrebbero assicurare capacità tecniche, finanziarie e umane adeguate alle autorità nazionali competenti; invita gli Stati membri a mettere a disposizione dei consumatori uno spazio per la presentazione di denunce e la conduzione di indagini, nonché a fornire loro quante più informazioni possibile sui loro diritti e le loro opzioni nel quadro dell'applicazione della legislazione esistente e sugli obblighi dei venditori di informarli sulla composizione e, ove opportuno, l'origine dei prodotti;

31.  richiama l'attenzione sul fatto che la questione dei prodotti di qualità differenziata è direttamente correlata all'essenza del funzionamento del mercato unico e alla fiducia dei consumatori – aspetti che sono entrambi in gioco – e richiede pertanto, tra le altre cose, una soluzione a livello dell'Unione attraverso misure direttamente applicabili; è convinto che, data la possibilità di intervento a livello nazionale, un'azione a livello dell'Unione salvaguarderebbe l'integrità del mercato unico; invita la Commissione a creare una mappa delle norme nazionali esistenti per i prodotti alimentari e non alimentari nell'UE e a valutare la loro pertinenza in relazione ai casi di qualità differenziata sul mercato unico;

32.  chiede che siano sviluppati con urgenza a livello dell'UE capacità e meccanismi per un'unità di monitoraggio e vigilanza in seno a un organo esistente dell'UE (JRC, Autorità europea per la sicurezza alimentare, o altri), mantenendo al minimo la burocrazia, al fine di controllare la corrispondenza della composizione degli ingredienti e il dosaggio proporzionale degli stessi nei prodotti alimentari con marchio e imballaggio identici e di esaminare le analisi comparative condotte in laboratorio per identificare le pratiche commerciali sleali nella commercializzazione dei prodotti alimentari;

33.  accoglie con favore la proposta della Commissione relativa a "Un 'New Deal' per i consumatori", che mira a contrastare il problema dei prodotti di qualità differenziata emendando l'articolo 6 della direttiva PCS, in modo da includere tra le pratiche commerciali sleali la commercializzazione di un prodotto come prodotto identico allo stesso prodotto commercializzato in diversi altri Stati membri se tali prodotti hanno un composizione o caratteristiche differenti; osserva tuttavia che la proposta contiene altresì alcune disposizioni di dubbia comprensione che è necessario chiarire al fine di garantire un'interpretazione e un'applicazione corrette;

34.  è tuttavia fortemente convinto che modificare l'allegato I della direttiva PCS introducendo, nella "lista nera" che definisce le pratiche proibite in qualsiasi circostanza, un'altra voce che indichi esplicitamente i prodotti di qualità differenziata della stessa marca nel momento in cui risultino discriminatori e non rispettino le aspettative dei consumatori sarebbe il modo più efficace per far fronte ai casi ingiustificati di qualità differenziata;

35.  sottolinea che il processo legislativo dovrebbe portare a una chiara definizione di ciò che può essere considerato qualità differenziata e delle modalità con cui ogni caso dovrebbe essere valutato e affrontato dalle autorità competenti; evidenzia, a tale riguardo, che l'elenco aperto dei cosiddetti "fattori legittimi" potrebbe minare la capacità delle autorità competenti di effettuare valutazioni e applicare la legislazione; esprime preoccupazione per il fatto che l'utilizzo del concetto di "preferenze definite dei consumatori" nel valutare se la differenziazione nella composizione di un prodotto possa essere giustificata o meno potrebbe portare a interpretazioni contrastanti tra le autorità competenti;

36.  invita la Commissione ad ampliare il mandato conferito al JRC, affinché lavori a una metodologia armonizzata a livello europeo per confrontare le caratteristiche dei prodotti non alimentari nonché a orientamenti volti a migliorare la trasparenza dei prodotti entro il termine di un anno, e la invita a valutare i risultati dei test; insiste sul fatto che, nell'ottica di avviare uno scambio di migliori pratiche nel settore, il JRC dovrebbe altresì adoperarsi per cooperare con le autorità degli Stati membri che, pur avendo già effettuato prove dei prodotti, non ne hanno comunicato i risultati alle autorità nazionali degli altri Stati membri;

37.  sottolinea che la sicurezza e la qualità dei prodotti alimentari, così come la tutela dei consumatori da pratiche ingannevoli, sono questioni di massima priorità; rammenta alla Commissione il suo impegno a monitorare meglio e a potenziare la corretta applicazione della legislazione dell'UE; ritiene che le autorità nazionali competenti dovrebbero controllare in maniera efficace il rispetto della normativa vigente in materia;

38.  accoglie con favore la proposta della Commissione di migliorare la trasparenza degli studi scientifici nel settore della sicurezza alimentare a seguito delle preoccupazioni manifestate dai cittadini, allo scopo di migliorare l'accesso alle informazioni necessarie per prendere decisioni di acquisto basate su una valutazione dei rischi affidabile e fondata su elementi scientifici;

39.  invita le autorità nazionali in materia alimentare a stabilire, caso per caso, se le pratiche sospettate di essere discriminatorie sono effettivamente illegali, sulla base delle disposizioni della direttiva PCS e della loro interazione con gli obblighi in materia di pratiche leali d'informazione di cui al regolamento (UE) n. 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori;

40.  osserva che le pratiche della qualità differenziata riguardano tutti i cittadini dell'UE, anche quando questi si spostano da uno Stato membro all'altro;

41.  sottolinea, tuttavia, che le differenze sostanziali nei prodotti per bambini, come gli alimenti per lattanti e bambini nella prima infanzia, non possono essere giustificate solo in base alle preferenze di gusto regionali;

42.  respinge con fermezza le affermazioni di alcuni produttori secondo cui le modifiche della composizione e/o della qualità dei prodotti hanno lo scopo di adeguare i prezzi alle attese dei consumatori; evidenzia che diversi studi hanno dimostrato che i prodotti di qualità inferiore sono spesso più costosi rispetto alle loro controparti di qualità superiore in altre parti dell'UE;

43.  incoraggia fortemente l'uso del principio dell'economia circolare nell'imballaggio dei prodotti e sottolinea che, nel caso in cui l'imballaggio di un prodotto in uno Stato membro segua questo principio, il produttore dovrebbe compiere sforzi concertati per garantire che ciò si applichi a tutti i prodotti commercializzati con lo stesso marchio nello stesso tipo di imballaggio in tutta l'UE e non solo;

44.  sottolinea che alcuni casi di prodotti di qualità differenziata sono dovuti alla mancata applicazione della legislazione dell'UE; invita le autorità degli Stati membri ad applicare con urgenza le norme dell'UE esistenti in materia di etichettatura degli alimenti, anche per quanto concerne, ad esempio, la carne separata meccanicamente;

o
o   o

45.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 149 dell'11.6.2005, pag. 22.
(2) GU L 345 del 27.12.2017, pag. 1.
(3) GU L 304 del 22.11.2011, pag. 18.
(4) GU C 65 del 19.2.2016, pag. 2.
(5) GU C 264 E del 13.9.2013, pag. 11.
(6) GU C 93 del 24.3.2017, pag. 27.
(7) GU C 86 del 6.3.2018, pag. 40.
(8) GU C 11 del 12.1.2018, pag. 2.
(9) Testi approvati, P8_TA(2017)0027.
(10) O-000019/2017.
(11) GU L 31 dell'1.2.2002, pag. 1.
(12) http://ec.europa.eu/food/audits-analysis/overview_reports/details.cfm?rep_id=76
(13) http://ec.europa.eu/food/audits-analysis/overview_reports/details.cfm?rep_id=115

Ultimo aggiornamento: 17 settembre 2019Avviso legale