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Procedura : 2018/2763(RSP)
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Giovedì 4 ottobre 2018 - Strasburgo Edizione provvisoria
Il contributo dell'UE a uno strumento vincolante delle Nazioni Unite sulle società transnazionali con riferimento ai diritti umani
P8_TA-PROV(2018)0382B8-0443/2018

Risoluzione del Parlamento europeo del 4 ottobre 2018 sul contributo dell'UE ad uno strumento vincolante delle Nazioni Unite sulle società transnazionali ed altre imprese con caratteristiche transnazionali con riferimento ai diritti umani (2018/2763(RSP))

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 2, 3, 21 e 23 del trattato sull'Unione europea (TUE),

–  vista la sua risoluzione del 5 luglio 2016 sull'attuazione delle raccomandazioni 2010 del Parlamento sulle norme sociali e ambientali, i diritti umani e la responsabilità delle imprese(1),

–  vista la sua risoluzione del 30 maggio 2018 sulla relazione annuale sull'attuazione della politica commerciale comune(2),

–  visti gli articoli 207 e 208 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visti il quadro strategico dell'Unione europea sui diritti umani e la democrazia, quale adottato dal Consiglio "Affari esteri" il 25 giugno 2012, e il piano d'azione sui diritti umani e la democrazia 2015-2019, adottato dal Consiglio il 20 luglio 2015,

–  visti i principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani (PGNU), approvati dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite nella sua risoluzione 17/4 del 16 giugno 2011,

–  vista la strategia della Commissione "Commercio per tutti",

–  visti gli orientamenti settoriali della Commissione in materia di attuazione dei PGNU(3),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione, del 14 luglio 2015, dal titolo "Implementing the UN Guiding Principles on Business and Human Rights – State of Play" (Attuazione dei principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani – Stato dei lavori) (SWD(2015)0144),

–  visto il parere dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA) sul miglioramento dell'accesso ai mezzi di ricorso nell'ambito delle imprese e dei diritti umani a livello dell'UE(4),

–  vista la risoluzione 26/9 del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, del 26 giugno 2014, che sancisce la decisione di "istituire un gruppo di lavoro intergovernativo aperto sulle imprese transnazionali e altre imprese commerciali in materia di rispetto dei diritti umani, con il mandato di elaborare uno strumento internazionale giuridicamente vincolante per regolamentare, nel diritto internazionale in materia di diritti umani, le attività delle società transnazionali e di altre imprese commerciali",

–  vista l'osservazione generale n. 24 (2017) del Comitato delle Nazioni Unite per i diritti economici, sociali e culturali (CESCR) sugli obblighi dello Stato a norma del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali nel contesto delle attività commerciali (E/C.12/GC/24),

–  visti i principi di Maastricht sugli obblighi extraterritoriali degli Stati relativi alla tutela dei diritti economici, sociali e culturali (ETOP)(5),

–  visto il Patto mondiale delle Nazioni Unite(6),

–  visti gli orientamenti dell'OCSE per le imprese multinazionali,

–  vista la dichiarazione tripartita dei principi sulle imprese multinazionali e la politica sociale dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), rivista nel 2017,

–  viste le linee guida dell'OCSE sul dovere di diligenza per il settore dell'abbigliamento e delle calzature,

–  visti i diritti dei minori e i principi delle imprese elaborati dall'UNICEF,

–  viste le conclusioni del Consiglio su imprese e diritti umani adottate il 20 giugno 2016,

–  vista la norma di orientamento ISO 26000 sulla responsabilità sociale,

–  viste le linee guida dell'OCSE sul dovere di diligenza per la condotta responsabile delle imprese,

–  visto il regolamento (UE) n. 1215/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2012, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale(7),

–  vista la direttiva 2014/95/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, recante modifica della direttiva 2013/34/UE per quanto riguarda la comunicazione di informazioni di carattere non finanziario e di informazioni sulla diversità da parte di talune imprese e di taluni gruppi di grandi dimensioni(8),

–  visto il regolamento (UE) 2017/821 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 maggio 2017, che stabilisce obblighi in materia di dovere di diligenza nella catena di approvvigionamento per gli importatori dell'Unione di stagno, tantalio e tungsteno, dei loro minerali, e di oro, originari di zone di conflitto o ad alto rischio(9),

–  vista la raccomandazione del Consiglio d'Europa agli Stati membri su diritti umani e imprese, approvata il 2 marzo 2016,

–  vista la sua risoluzione del 13 marzo 2018 sull'uguaglianza di genere negli accordi commerciali dell'UE(10),

–  vista la sua risoluzione del 13 dicembre 2017 sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2016 e sulla politica dell'Unione europea in materia(11),

–  vista la sua risoluzione del 16 novembre 2017 sulla strategia UE-Africa: un impulso per lo sviluppo(12),

–  vista la sua risoluzione del 27 aprile 2017 sull'iniziativa faro dell'UE nel settore dell'abbigliamento(13),

–  vista la sua risoluzione del 14 febbraio 2017 sulla revisione del consenso europeo in materia di sviluppo(14),

–  vista la sua risoluzione del 12 settembre 2017 sull'impatto del commercio internazionale e delle politiche commerciali dell'Unione europea sulle catene globali del valore(15),

–  visto il regolamento (UE) n. 995/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 ottobre 2010, che stabilisce gli obblighi degli operatori che commercializzano legno e prodotti da esso derivati(16),

–  vista la sua risoluzione del 25 novembre 2010 sulla responsabilità sociale delle imprese negli accordi commerciali internazionali(17),

–  vista la sua risoluzione del 14 dicembre 2016 sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2015 e sulla politica dell'Unione europea in materia(18),

–  vista la sua risoluzione del 22 novembre 2016 sul miglioramento dell'efficacia della cooperazione allo sviluppo(19),

–  vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2016 sulla responsabilità delle imprese per gravi violazioni dei diritti umani nei paesi terzi(20),

–  vista la sua risoluzione del 5 luglio 2016 sulla lotta contro la tratta di esseri umani nelle relazioni esterne dell'Unione(21),

–  vista la sua risoluzione del 14 aprile 2016 sul settore privato e lo sviluppo(22),

–  vista la sua risoluzione del 17 dicembre 2015 sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2014 e sulla politica dell'Unione europea in materia(23),

–  visto lo studio commissionato dalla sua sottocommissione per i diritti dell'uomo su "Implementing the UN Guiding Principles on Business and Human Rights" (Attuazione dei principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani)(24),

–  viste le interrogazioni al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, alla Commissione e al Consiglio sul contributo dell'UE ad uno strumento vincolante delle Nazioni Unite sulle società transnazionali ed altre imprese con caratteristiche transnazionali con riferimento ai diritti umani (O-000074/2018 – B8-0402/2018, O-000075/2018 – B8-0403/2018 e O-000078/2018 – B8-0404/2018),

–  vista la proposta di risoluzione della commissione per lo sviluppo,

–  visti l'articolo 128, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che l'Unione europea si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani; che le sue azioni sulla scena internazionale (compresa la sua politica commerciale e di sviluppo) devono essere ispirate a tali principi e devono rispettare il principio della coerenza delle politiche per lo sviluppo, sancito all'articolo 208 del trattato di Lisbona; che, a norma dell'articolo 208 TFUE, il principio della coerenza delle politiche per lo sviluppo deve essere rispettato in tutte le azioni esterne dell'UE;

B.  considerando che l'Unione europea è sia una potenza normativa sia una potenza economica; che, in quanto tale, essa deve assumere un ruolo di primo piano nella diffusione delle migliori pratiche e nell'elaborazione di norme mondiali;

C.  considerando che l'attuazione dell'Agenda 2030 implica che lo sviluppo economico debba andare di pari passo con la giustizia sociale, il buon governo, il rispetto dei diritti umani, inclusi i diritti sociali e il diritto alla dignità umana e alla libertà per tutti, come pure con norme elevate in materia di lavoro e ambiente; che lo sviluppo sostenibile, il commercio e i diritti umani possono avere un impatto gli uni sugli altri e possono rafforzarsi reciprocamente;

D.  considerando che gli obblighi in materia di diritti umani spettano principalmente agli Stati; che, sebbene gli Stati non siano di per sé responsabili delle violazioni dei diritti umani commesse da attori privati, essi possono violare i loro obblighi internazionali in materia di diritti umani qualora tali violazioni possano essere loro attribuite, o qualora non adottino la dovuta diligenza per prevenire, indagare, punire e prevedere un risarcimento per gli abusi commessi da attori privati; che, di norma, gli Stati membri dispongono di un potere discrezionale nel decidere quali misure adottare, ricorrendo alle politiche, alla legislazione, alla regolamentazione e alle decisioni giudiziarie;

E.  considerando che la dovuta diligenza è un concetto contenuto nelle linee guida dell'OCSE destinate alle imprese multinazionali(25);

F.  considerando che gli Stati dovrebbero ottemperare ai propri obblighi in materia di diritti umani all'interno del loro territorio e/o della loro giurisdizione; che gli Stati dovrebbero definire chiaramente che l'obbligo di protezione implica l'adozione di una regolamentazione intesa a garantire che tutte le imprese stabilite nel loro territorio e/o poste sotto la loro giurisdizione rispettino i diritti umani in tutte le loro attività, anche attraverso le loro filiali, le società controllate e le entità integrate nella loro catena di approvvigionamento a livello mondiale;

G.  considerando che i principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani (PGNU), approvati all'unanimità dal Consiglio per i diritti umani, continuano ad essere il principale quadro di riferimento per prevenire e affrontare il rischio di ricadute negative sui diritti umani legate alle attività delle imprese, e che lo studio del 2017 sull'attuazione dei principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, commissionato dalla sottocommissione per i diritti dell'uomo, dimostra chiaramente che gli Stati membri dell'UE sono i più avanzati nell'applicazione dei PGNU a livello mondiale, avendo il maggior numero di piani d'azione nazionali già approvati o in corso;

H.  considerando che i PGNU si applicano a tutti gli Stati e a tutte le imprese, transnazionali e di altro tipo, indipendentemente da dimensioni, settore, ubicazione, tipo di proprietà e struttura, e si basano sui tre pilastri del quadro delle Nazioni Unite "Proteggere, rispettare e riparare", segnatamente: 1) il dovere degli Stati di offrire protezione rispetto alle violazioni dei diritti umani commesse da parti terze, comprese le imprese; 2) la responsabilità delle imprese per il rispetto dei diritti umani; e 3) la garanzia alle vittime di un maggiore accesso effettivo alle vie di ricorso giudiziarie ed extragiudiziarie; sottolinea che, sebbene i PGNU non siano giuridicamente vincolanti, essi sono ampiamente riconosciuti e sostenuti, sono alla base delle strategie politiche riguardanti le imprese e i diritti umani a livello internazionale e costituiscono il riconoscimento degli obblighi degli Stati membri di rispettare, proteggere e applicare i diritti umani, le libertà fondamentali, del ruolo delle imprese quali organi specializzati della società che svolgono funzioni specializzate che devono rispettare tutte le leggi applicabili e i diritti umani, nonché della necessità che per i diritti e gli obblighi siano previste vie di ricorso idonee ed efficaci in caso di violazione; che i dati disponibili indicano che l'applicazione dei PGNU è accompagnata da una riduzione delle violazioni dei diritti umani connesse alle attività delle imprese;

I.  considerando che, secondo il Patto mondiale delle Nazioni Unite, le imprese sono tenute a rispettare, sostenere e attuare, nell'ambito della propria sfera di influenza, un insieme di valori fondamentali in materia di diritti umani, norme sul lavoro e l'ambiente e lotta alla corruzione, impegnandosi a rispettare tali valori integrandoli nelle loro attività commerciali su base volontaria;

J.  considerando che le imprese figurano tra i principali attori della globalizzazione economica, dei servizi finanziari e degli scambi internazionali, e che sono tenute a rispettare tutte le leggi applicabili e i trattati internazionali in vigore come pure i diritti umani; che le imprese e le società nazionali possono talvolta commettere violazioni dei diritti umani o abusi o contribuire ad essi, pregiudicando i diritti di gruppi vulnerabili, quali le minoranze, le popolazioni autoctone, le donne e i minori, o contribuendo all'emergere di problemi ambientali; che le imprese possono altresì svolgere un ruolo importante offrendo incentivi in termini di promozione dei diritti umani, della democrazia, delle norme ambientali e della responsabilità sociale delle imprese;

K.  considerando che esiste un'asimmetria tra i diritti e gli obblighi delle società transnazionali, in particolare nei trattati di protezione degli investimenti, che prevedono che agli investitori vengano concessi ampi diritti, come il "trattamento giusto ed equo", che non sono necessariamente accompagnati da obblighi esecutivi vincolanti in termini di rispetto dei diritti umani e del diritto del lavoro e dell'ambiente lungo l'intera catena di approvvigionamento;

L.  considerando che è riconosciuto l'impatto positivo a lungo termine sui diritti umani dell'attività delle imprese europee che operano a livello globale e fungono da esempio grazie a una cultura aziendale non discriminatoria;

M.  considerando che, per quanto riguarda la coerenza interna/esterna delle sue politiche, l'UE ha svolto un ruolo di primo piano nella negoziazione e nell'attuazione di una serie di iniziative a favore della responsabilità globale che procedono di pari passo con la promozione e il rispetto delle norme internazionali in materia di imprese e diritti umani; che l'UE e i suoi Stati membri si sono altresì impegnati a favore di una serie di strumenti, in particolare i principi guida delle Nazioni Unite in materia di imprese e diritti umani (PGNU) del 2011 e la raccomandazione del Consiglio d'Europa del 2016 sui diritti umani e le imprese;

N.  considerando che negli ultimi anni l'UE e i suoi Stati membri hanno iniziato ad adottare una legislazione volta a rafforzare la responsabilità delle imprese e ad integrare nella legislazione elementi di dovuta diligenza in materia di diritti umani; che sebbene tali misure stiano contribuendo alla fissazione di norme globali, possono comunque essere ulteriormente sviluppate, com'è avvenuto ad esempio con il regolamento dell'UE sui minerali da guerra e la direttiva UE sull'informativa non finanziaria (NFR), nonché il regolamento sul legname (EUTR); che la Commissione, nonostante le ripetute richieste del Parlamento europeo, si è tuttavia mostrata restia a presentare ulteriori atti legislativi per altri settori, come quello dell'abbigliamento; che la moltitudine di iniziative legislative nazionali potrebbe portare a condizioni di concorrenza inefficienti e inique all'interno dell'UE; che un trattato vincolante delle Nazioni Unite potrebbe costituire un significativo passo avanti in questo senso;

O.  considerando che le vittime delle violazioni dei diritti umani in cui sono coinvolte imprese dell'UE possono chiedere un risarcimento dinanzi ai tribunali nazionali dell'UE a norma del regolamento (UE) n. 1215/2012; che le disposizioni di detto regolamento richiedono un quadro internazionale rafforzato per migliorare la loro efficacia nei confronti delle parti interessate, garantendo nel contempo parità di condizioni concorrenziali tra le società domiciliate nell'UE e quelle che non lo sono;

P.  considerando che manca ancora un approccio olistico globale alla responsabilità delle imprese per le violazioni dei diritti umani; che le vittime di violazioni dei diritti umani che coinvolgono società transnazionali incontrano numerosi ostacoli nell'accesso agli strumenti di ricorso, compresi i ricorsi giudiziari e le garanzie di non reiterazione; che tali ostacoli all'accesso ai mezzi di ricorso costituiscono un'ulteriore grave violazione dei diritti umani; che, in considerazione della proliferazione delle iniziative nazionali di dovuta diligenza, un approccio olistico garantirebbe la certezza del diritto sia alle imprese che ai singoli individui;

Q.  considerando che la disuguaglianza di genere implica che le donne sono spesso particolarmente vulnerabili alle violazioni dei diritti umani e devono far fronte a particolari oneri quando cercano di accedere ai mezzi di ricorso;

R.  considerando che il parere dell'Agenzia per i diritti fondamentali (FRA) del 2017 ha rilevato che si potrebbe fare di più per garantire un accesso giudiziario e non giudiziario effettivo agli strumenti di ricorso per le violazioni dei diritti umani nel settore imprenditoriale all'interno o all'esterno dell'UE, anche offrendo alle vittime maggiore assistenza nell'accesso ai tribunali e la possibilità di intentare azioni collettive, facilitando l'onere della prova e incentivando gli obblighi di dovuta diligenza per le imprese, anche per le società madri legate alle prestazioni in materia di diritti umani nelle filiali o nelle catene di approvvigionamento;

S.  considerando che la Carta europea dei diritti fondamentali dell'UE impone agli Stati membri obblighi sia nazionali che extraterritoriali per quanto riguarda il loro dovere di fornire accesso ai mezzi di ricorso giurisdizionale per le vittime di violazioni dei diritti umani;

T.  considerando che un sistema di responsabilità delle imprese per le violazioni dei diritti umani è attualmente in fase di negoziazione alle Nazioni Unite, nell'ambito del gruppo di lavoro intergovernativo aperto del CDU riguardante le società transnazionali e altre imprese in relazione ai diritti umani (OEIGWG), istituito dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2014; considerando che sia l'UE che i suoi Stati membri svolgono un ruolo nell'ambito dell'OEIGWG, ma che la Commissione non ha il mandato del Consiglio per condurre negoziati a nome dell'UE per quanto riguarda la sua partecipazione in tale gruppo;

1.  osserva che la globalizzazione e la crescente internazionalizzazione delle attività commerciali e delle catene di approvvigionamento accrescono l'importanza del ruolo svolto dalle società nel garantire il rispetto dei diritti umani, avendo già creato una situazione in cui le norme, le regole e la cooperazione internazionali sono fondamentali per evitare violazioni dei diritti umani nei paesi terzi;

2.  ritiene che le società transnazionali dovrebbero astenersi dal finanziare o dall'intraprendere attività, commerciali o non commerciali che possano alimentare il radicalismo o l'estremismo, in particolare quando ciò comporta la manipolazione di un credo religioso, nonché evitare qualsiasi sostegno diretto o indiretto a qualsiasi gruppo che promuova, sostenga o giustifichi la violenza;

3.  crede fermamente che il settore privato sia un partner importante nel raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) e nella mobilitazione di risorse aggiuntive per lo sviluppo; evidenzia che, in considerazione del loro ruolo crescente nella cooperazione allo sviluppo, gli attori del settore privato devono allinearsi con i principi di efficacia dello sviluppo e tenere conto dei principi di responsabilità sociale dell'impresa nell'intero ciclo di vita dei progetti;

4.  ricorda che il dovere di diligenza è una componente fondamentale del secondo pilastro dei principi guida delle Nazioni Unite sulla responsabilità delle imprese e il rispetto dei diritti umani; sottolinea che pratiche efficaci di dovere di diligenza possono anche contribuire a rafforzare l'accesso ai mezzi di ricorso; incoraggia l'UE e i suoi Stati membri a perseguire l'adozione di un quadro coerente che stabilisca obblighi di dovuta diligenza in materia di diritti umani per le aziende;

5.  ricorda che il processo di sviluppo del PAN (piano d'azione nazionale), se ben concepito e adattato al contesto locale, può contribuire non solo a garantire un'attuazione efficace dei principi guida delle Nazioni Unite in materia di imprese e diritti umani, ma anche al rafforzamento dei meccanismi nazionali di tutela dei diritti umani;

6.  reitera la sua richiesta che l'attuazione di tali principi e di altre norme internazionali in materia di responsabilità delle imprese sia costantemente invocata dai rappresentanti dell'UE nell'ambito dei dialoghi sui diritti umani con i paesi terzi;

7.  sostiene fermamente la piena attuazione, sia fuori che dentro l'UE, dei principi guida delle Nazioni Unite in materia di imprese e diritti umani, approvati all'unanimità dal Consiglio nel giugno 2011, e invita l'UE e gli Stati membri a elaborare e adottare piani d'azione ambiziosi e operativi a livello sia dell'Unione che nazionale, che fissino chiare aspettative nei confronti dei governi e di tutti i tipi di imprese per un'attuazione rapida, efficace e completa di tali principi; ritiene che i PAN dovrebbero includere indicatori per misurare i risultati ottenuti; sottolinea inoltre che l'UE dovrebbe garantire una valutazione inter pares indipendente e periodica dei PAN degli Stati membri e dei progressi compiuti, in particolare per facilitare l'accesso ai mezzi di ricorso; ricorda che i PGNU possono essere integrati da iniziative parallele vincolanti per ovviare alle loro carenze;

8.  ritiene deplorevole che manchi ancora un approccio globale al modo in cui le società transnazionali si conformano alla legislazione sui diritti umani e garantiscono altri meccanismi di ricorso, il che può contribuire all'impunità delle società transnazionali per i casi di violazioni dei diritti umani e quindi pregiudicare i diritti e la dignità delle persone; deplora che i principi guida dell'ONU sulle imprese e i diritti umani non siano inseriti in strumenti esecutivi; ricorda che l'attuazione carente dei principi guida, come nel caso di altre norme riconosciute a livello internazionale, è stata in gran parte attribuita al loro carattere non vincolante;

9.  rileva con preoccupazione che permangono numerosi ostacoli all'accesso ai mezzi di ricorso giudiziario, in particolare nel caso delle società transnazionali, dovuti, ad esempio, alle difficoltà incontrate dalle vittime nell'individuare il foro competente, alla mancanza di codificazione di alcune violazioni dei diritti umani nei codici penali o alla corruzione, che può compromettere i procedimenti giudiziari nei paesi in via di sviluppo; ricorda che mezzi di ricorso extragiudiziali appropriati sono anche di cruciale importanza, ma spesso mancano; invita i governi nazionali a intensificare i loro sforzi per garantire, attraverso strumenti giudiziari, amministrativi, legislativi o altri mezzi appropriati, che, quando si verificano violazioni dei diritti umani sul loro territorio e/o sotto la loro giurisdizione, gli interessati abbiano accesso a un ricorso effettivo;

10.  ribadisce l'urgente necessità di agire in modo efficace e coerente a tutti i livelli, compreso quello nazionale, europeo e internazionale, per affrontare efficacemente le violazioni dei diritti umani da parte delle società transnazionali, prevedere l'accesso ai mezzi di ricorso, affrontare i problemi giuridici derivanti dal carattere transnazionale delle attività delle imprese commerciali e delle società transnazionali nonché dalla crescente complessità delle catene globali del valore e dalla dimensione extraterritoriale delle imprese transnazionali, e porre termine alla relativa incertezza riguardo all'attribuzione delle responsabilità per le violazioni dei diritti umani; ribadisce la necessità di attuare pienamente gli obblighi extraterritoriali che incombono agli Stati, conformemente con i principi di Maastricht e appoggiandosi sui vari strumenti del Consiglio d'Europa, in particolare la Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU); più in generale, esorta l'UE ad adottare iniziative per migliorare l'accesso agli strumenti di ricorso nelle cause extraterritoriali, in linea con le raccomandazioni contenute nel parere dell'Agenzia per i diritti fondamentali del 2017;

11.  riafferma il primato dei diritti umani nel diritto internazionale, conformemente all'articolo 103 della Carta delle Nazioni Unite, e la necessità di consolidarlo attraverso un sistema chiaro in base al quale gli obblighi in materia di diritti umani prevalgano su altri tipi di obblighi contrastanti, e sono previsti meccanismi adeguati per l'applicazione della legislazione internazionale in materia di diritti umani, per il controllo e per i mezzi di ricorso, unitamente a sanzioni e risarcimenti adeguati in caso di violazioni; insiste sul fatto che ciò è essenziale per superare gli squilibri della globalizzazione e porre i diritti delle persone e il pianeta al primo posto; sottolinea che il coordinamento e lo scambio di informazioni e di buone pratiche contribuiranno positivamente alle iniziative delle imprese che hanno deciso di rispettare i diritti umani e le norme sociali e ambientali;

12.  sottolinea che la responsabilità sociale delle imprese su base volontaria rischia di creare una concorrenza sleale per coloro che scelgono di conformarsi alle norme internazionali; segnala che essa non è sufficiente a garantire la piena conformità alle norme e agli obblighi internazionali in relazione all'attuazione del dovere di diligenza;

13.  caldeggia, in questo contesto, il lavoro avviato dalle Nazioni Unite attraverso l'OEIGWG per creare uno strumento vincolante dell'ONU sulle società transnazionali e altre imprese in relazione ai diritti umani e ritiene che questo rappresenti un passo avanti necessario nella promozione e nella tutela dei diritti umani;

14.  sottolinea che il trattato vincolante dovrebbe basarsi sul quadro dei PGNU e comprendere: la definizione di obblighi vincolanti relativi al dovere di diligenza per le società transnazionali e le altre imprese, anche per quanto riguarda le loro controllate, il riconoscimento degli obblighi extraterritoriali in materia di diritti umani che incombono agli Stati, il riconoscimento della responsabilità penale delle imprese, i meccanismi di coordinamento e cooperazione tra Stati in materia di indagini, azione penale e applicazione del diritto nelle cause transfrontaliere e l'istituzione di meccanismi internazionali giudiziari e non giudiziari di controllo e applicazione della normativa; ritiene che il nuovo strumento dovrebbe imporre agli Stati l'obbligo di adottare misure normative che impongano alle imprese di applicare politiche e procedure di dovuta diligenza relative ai diritti umani, e propone che tale obbligo sia applicato facendo in modo che le imprese siano responsabili nella giurisdizione in cui è stato causato il danno, o in quella in cui la società madre è registrata o è presente in modo sostanziale;

15.  invita gli Stati membri delle Nazioni Unite a proteggere i negoziati da interessi commerciali e da altri interessi acquisiti, sull'esempio dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e dell'articolo 5, paragrafo 3 della Convenzione quadro dell'OMS per la lotta contro il tabagismo (FCTC dell'OMS), comprese rigorose norme etiche per prevenire i conflitti di interesse e il lobbying non etico, e chiedendo piena trasparenza per quanto riguarda le interazioni dell'industria con le parti coinvolte nei negoziati;

16.  segnala la necessità di adottare un approccio sensibile alle questioni di genere in tutto il processo e di prestare particolare attenzione ai gruppi vulnerabili come le popolazioni indigene e i bambini;

17.  ricorda che il Parlamento ha manifestato il suo inequivocabile sostegno a questo processo multilaterale dell'OEIGWG in otto diverse risoluzioni;

18.  sottolinea l'importanza che l'UE e i suoi Stati membri siano attivamente coinvolti in questo processo intergovernativo attraverso la creazione di un gruppo di lavoro comprendente tutti i servizi competenti della Commissione, il SEAE, il gruppo di lavoro del Consiglio sui diritti umani (COHOM) e le commissioni competenti del Parlamento, sulla base del principio della coerenza delle politiche per lo sviluppo;

19.  ribadisce ancora una volta la sua richiesta all'UE e agli Stati membri di impegnarsi in modo concreto e costruttivo in questi negoziati e nel processo intergovernativo volto al completamento del mandato dell'OEIGWG; sottolinea l'importanza fondamentale che l'UE contribuisca in modo costruttivo alla realizzazione di un trattato vincolante che affronti efficacemente la questione della responsabilità delle imprese per le violazioni dei diritti umani e le sfide connesse;

20.  invita gli Stati membri delle Nazioni Unite a garantire che i negoziati del trattato siano condotti in modo trasparente, con la consultazione di un'ampia gamma di titolari di diritti potenzialmente interessati dal trattato, comprese le organizzazioni della società civile e le piattaforme delle vittime; invita l'UE e i suoi Stati membri a integrare un approccio di genere significativo nella loro posizione negoziale;

21.  chiede che l'UE garantisca che qualsiasi revisione o futuro documento strategico collegato al quadro strategico e al piano d'azione dell'UE in materia di diritti umani e democrazia comprenda obiettivi chiari e parametri misurabili per la partecipazione dell'UE ai negoziati del trattato delle Nazioni Unite;

22.  decide di continuare a seguire da vicino il processo negoziale dell'OEIGWG;

23.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e al Servizio europeo per l'azione esterna.

(1) GU C 101 del 16.3.2018, pag. 19.
(2) Testi approvati, P8_TA(2018)0230.
(3) https://ec.europa.eu/anti-trafficking/publications/european-commission-sector-guides-implementing-un-guiding-principles-business-and-hum-0_en
(4) http://fra.europa.eu/sites/default/files/fra_uploads/fra-2017-opinion-01-2017-business-human-rights_en.pdf.
(5) http://www.etoconsortium.org/nc/en/main-navigation/library/maastricht-principles/?tx_drblob_pi1%5BdownloadUid%5D=23
(6) https://www.unglobalcompact.org/
(7) GU L 351 del 20.12.2012, pag. 1.
(8) GU L 330 del 15.11.2014, pag. 1.
(9) GU L 130 del 19.5.2017, pag. 1.
(10) Testi approvati, P8_TA(2018)0066.
(11) Testi approvati, P8_TA(2017)0494.
(12) Testi approvati, P8_TA(2017)0448.
(13) GU C 298 del 23.8.2018, pag. 100.
(14) GU C 252 del 18.7.2018, pag. 62.
(15) GU C 337 del 20.9.2018, pag. 33.
(16) GU L 295 del 12.11.2010, pag. 23.
(17) GU C 99 E del 3.4.2012, pag. 101.
(18) GU C 238 del 6.7.2018, pag. 57.
(19) GU C 224 del 27.6.2018, pag. 36.
(20) GU C 215 del 19.6.2018, pag. 125.
(21) GU C 101 del 16.3.2018, pag. 47.
(22) GU C 58 del 15.2.2018, pag. 209.
(23) GU C 399 del 24.11.2017, pag. 151.
(24) http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2017/578031/EXPO_STU(2017)578031_EN.pdf
(25) http://www.oecd.org/corporate/mne/48004323.pdf

Ultimo aggiornamento: 5 ottobre 2018Avviso legale