Indice 
Testi approvati
Mercoledì 18 aprile 2018 - StrasburgoEdizione definitiva
Decisione di non sollevare obiezioni a un atto delegato: marchio dell'Unione europea
 Fissazione del periodo in cui si terranno le none elezioni dei rappresentanti nel Parlamento europeo a suffragio universale diretto *
 Accordo quadro UE-Australia ***
 Accordo quadro UE-Australia (risoluzione)
 Convenzione del Consiglio d'Europa per la prevenzione del terrorismo ***
 Convenzione del Consiglio d'Europa per la prevenzione del terrorismo (protocollo addizionale) ***
 Imballaggi e i rifiuti di imballaggio ***I
 Veicoli fuori uso, rifiuti di pile e accumulatori e rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche ***I
 Rifiuti ***I
 Discariche dei rifiuti ***I
 Norme procedurali in materia di elaborazione delle relazioni in materia ambientale ***I
 Politica della Commissione in materia di integrità, in particolare la nomina del Segretario generale della Commissione europea
 Progressi relativi ai patti globali dell'ONU sui rifugiati e per una migrazione sicura, ordinata e regolare
 Attuazione degli strumenti di finanziamento esterno dell'UE: revisione intermedia del 2017 e futura architettura post 2020
 Relazioni annuali 2015 e 2016 in materia di sussidiarietà e proporzionalità
 Discarico 2016: bilancio generale dell'Unione europea - Commissione
 Discarico 2016: relazioni speciali della Corte dei conti nell'ambito del discarico alla Commissione per l'esercizio 2016
 Discarico 2016: bilancio generale dell'Unione europea – Ottavo, nono, decimo e undicesimo FES
 Discarico 2016: bilancio generale dell'Unione europea – Parlamento europeo
 Discarico 2016: bilancio generale dell'Unione europea – Consiglio europeo e Consiglio
 Discarico 2016: bilancio generale dell'Unione europea – Corte di giustizia
 Discarico 2016: bilancio generale dell'Unione europea - Corte dei conti
 Discarico 2016: bilancio generale dell'Unione europea – Comitato economico e sociale europeo
 Discarico 2016: bilancio generale dell'Unione europea – Comitato delle regioni
 Discarico 2016: bilancio generale dell'Unione europea - Servizio europeo per l'azione esterna
 Discarico 2016: bilancio generale dell'Unione europea – Mediatore europeo
 Discarico 2016: bilancio generale dell'Unione europea – Garante europeo della protezione dei dati
 Discarico 2016: prestazioni, gestione finanziaria e controllo delle agenzie dell'Unione europea
 Discarico 2016: Agenzia per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell'energia (ACER)
 Discarico 2016: Ufficio dell'Organismo dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche (BEREC)
 Discarico 2016: Centro di traduzione degli organismi dell'Unione europea (CdT)
 Discarico 2016: Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale (Cedefop)
 Discarico 2016: Agenzia dell'Unione europea per la formazione delle autorità di contrasto (CEPOL)
 Discarico 2016: Agenzia europea per la sicurezza aerea (AESA)
 Discarico 2016: Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (EASO)
 Discarico 2016: Autorità bancaria europea (ABE)
 Discarico 2016: Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC)
 Discarico 2016: Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA)
 Discarico 2016: Agenzia europea dell'ambiente (AEA)
 Discarico 2016: Agenzia europea di controllo della pesca (EFCA)
 Discarico 2016: Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA)
 Discarico 2016: Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (EIGE)
 Discarico 2016: Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali (EIOPA)
 Discarico 2016: Istituto europeo di innovazione e tecnologia (EIT)
 Discarico 2016: Agenzia europea per i medicinali (EMA)
 Discarico 2016: Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (OEDT)
 Discarico 2016: Agenzia europea per la sicurezza marittima (EMSA)
 Discarico 2016: Agenzia dell'Unione europea per la sicurezza delle reti e dell'informazione (ENISA)
 Discarico 2016: Agenzia dell'Unione europea per le ferrovie (ERA)
 Discarico 2016: Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA)
 Discarico 2016: Fondazione europea per la formazione (ETF)
 Discarico 2016: Agenzia europea per la gestione operativa dei sistemi IT su larga scala nello spazio di libertà, sicurezza e giustizia (eu-LISA)
 Discarico 2016: Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA)
 Discarico 2016: Agenzia di approvvigionamento dell'Euratom
 Discarico 2016: Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro (Eurofound)
 Discarico 2016: Unità europea di cooperazione giudiziaria (Eurojust)
 Discarico 2016: Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol)
 Discarico 2016: Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA)
 Discarico 2016: Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex)
 Discarico 2016: Agenzia del GNSS europeo (GSA)
 Discarico 2016 - Impresa comune Bioindustrie (BBI)
 Discarico 2016: Impresa comune Clean Sky2
 Discarico 2016: Impresa comune ECSEL
 Discarico 2016: Impresa comune "Celle a combustibile e idrogeno 2" (FCH 2)
 Discarico 2016: Impresa comune "Iniziativa in materia di medicinali innovativi 2" (lMI)
 Discarico 2016: Impresa comune per ITER e lo sviluppo dell'energia da fusione
 Discarico 2016: Impresa comune "Sicurezza della navigazione aerea" (SESAR)
 Discarico 2016: impresa comune Shift2Rail (S2R)

Decisione di non sollevare obiezioni a un atto delegato: marchio dell'Unione europea
PDF 235kWORD 48k
Decisione del Parlamento europeo di non sollevare obiezioni al regolamento delegato della Commissione, del 5 marzo 2018, che integra il regolamento (UE) 2017/1001 del Parlamento europeo e del Consiglio sul marchio dell'Unione europea e abroga il regolamento delegato (UE) 2017/1430 (C(2018)01231 – 2018/2618(DEA))
P8_TA(2018)0106B8-0187/2018

Il Parlamento europeo,

–  visto il regolamento delegato della Commissione (C(2018)01231) ("regolamento delegato modificato"),

–  vista la lettera in data 23 marzo 2018 della Commissione con cui quest'ultima chiede al Parlamento di dichiarare che non solleverà obiezioni al regolamento delegato,

–  vista la lettera in data 27 marzo 2018 della commissione giuridica al presidente della Conferenza dei presidenti di commissione,

–  visto l'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (CE) n. 207/2009 del Consiglio, del 26 febbraio 2009, sul marchio comunitario(1), modificato dal regolamento (UE) 2015/2424 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2015, recante modifica del regolamento (CE) n. 207/2009 del Consiglio sul marchio comunitario, che modifica il regolamento (CE) n. 2868/95 della Commissione, recante modalità di esecuzione del regolamento (CE) n. 40/94 del Consiglio sul marchio comunitario, e che abroga il regolamento (CE) n. 2869/95 della Commissione relativo alle tasse da pagare all'Ufficio per l'armonizzazione del mercato interno (marchi, disegni e modelli)(2), e poi codificato come regolamento (UE) 2017/1001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 giugno 2017, sul marchio dell'Unione europea(3),

–  visto il regolamento di esecuzione (UE) 2017/1431 della Commissione, del 18 maggio 2017, recante modalità di esecuzione di alcune disposizioni del regolamento (CE) n. 207/2009 del Consiglio sul marchio dell'Unione europea(4), contenente riferimenti aggiornati al regolamento (UE) 2017/1001,

–  vista la raccomandazione di decisione della commissione giuridica,

–  visto l'articolo 105, paragrafo 6, del suo regolamento,

–  visto che non è stata sollevata alcuna obiezione nel termine previsto all'articolo 105, paragrafo 6, terzo e quarto trattino, del suo regolamento, che arrivava a scadenza il 17 aprile 2018,

A.  considerando che il regolamento (CE) n. 207/2009 è stato codificato come regolamento (UE) 2017/1001;

B.  considerando che i riferimenti contenuti in un regolamento delegato dovrebbero rispecchiare la nuova numerazione degli articoli risultante dalla codificazione dell'atto di base;

C.  considerando che il regolamento (UE) 2017/1430, del 18 maggio 2017, che integra il regolamento (CE) n. 207/2009 del Consiglio sul marchio dell'Unione europea e abroga i regolamenti della Commissione (CE) n. 2868/95 e (CE) n. 216/96(5) dovrebbe quindi essere abrogato e le disposizioni di detto regolamento delegato dovrebbero essere redatte con riferimenti aggiornati al regolamento (UE) 2017/1001, nella versione modificata del regolamento delegato;

D.  considerando che il regolamento delegato modificato non comporta quindi alcuna modifica del contenuto del regolamento delegato (UE) 2017/1430;

E.  considerando che la pubblicazione in tempi rapidi del regolamento delegato modificato nella Gazzetta ufficiale consentirebbe di fissare una data di applicazione ravvicinata e garantirebbe una certa continuità nel funzionamento del regime transitorio previsto dalle disposizioni finali del regolamento delegato modificato;

1.  dichiara di non sollevare obiezioni al regolamento delegato;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 78 del 24.3.2009, pag. 1.
(2) GU L 341 del 24.12.2015, pag. 21.
(3) GU L 154 del 16.6.2017, pag. 1.
(4) GU L 205 dell'8.8.2017, pag. 39.
(5) GU L 205 dell'8.8.2017, pag. 1.


Fissazione del periodo in cui si terranno le none elezioni dei rappresentanti nel Parlamento europeo a suffragio universale diretto *
PDF 235kWORD 48k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 18 aprile 2018 sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla fissazione del periodo in cui si terranno le none elezioni dei rappresentanti nel Parlamento europeo a suffragio universale diretto (07162/2018 – C8-0128/2018 – 2018/0805(CNS))
P8_TA(2018)0107A8-0145/2018

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto del Consiglio (07162/2018),

–  visto l'articolo 11, paragrafo 2, secondo comma, dell'atto relativo all'elezione dei membri del Parlamento europeo a suffragio universale diretto(1), a norma dei quali il Consiglio ha consultato il Parlamento (C8-0128/2018),

–  vista la sua risoluzione, dell'11 novembre 2015, sulla riforma della legge elettorale dell'Unione europea(2),

–  vista la sua risoluzione del 7 febbraio 2018 sulla composizione del Parlamento europeo(3),

–  visto l'articolo 78 quater del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per gli affari costituzionali (A8-0145/2018),

1.  approva il progetto del Consiglio;

2.  ricorda la propria proposta, allegata alla sua risoluzione sulla riforma della legge elettorale dell’Unione europea, stando alla quale il Parlamento europeo ha la facoltà, previa consultazione del Consiglio, di precisare il periodo elettorale;

3.  invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

4.  chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente il testo approvato dal Parlamento;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) Allegato alla decisione del Consiglio 76/787/CECA, CEE, Euratom, del 20 settembre 1976 (GU L 278 dell'8.10.1976, pag. 1), come modificata dalla decisione del Consiglio 93/81/Euratom, CECA, CEE (GU L 33 del 9.2.1993, pag. 15), e decisione 2002/772/CE, Euratom del Consiglio (GU L 283 del 21.10.2002, pag. 1).
(2) GU C 366 del 27.10.2017, pag. 7.
(3) Testi approvati, P8_TA(2018)0029.


Accordo quadro UE-Australia ***
PDF 233kWORD 47k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 18 aprile 2018 concernente il progetto di decisione del Consiglio sulla conclusione a nome dell'Unione dell'accordo quadro tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e l'Australia, dall'altra (15467/2016 – C8-0327/2017 – 2016/0367(NLE))
P8_TA(2018)0108A8-0110/2018

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (15467/2016),

–  visto il progetto di accordo quadro tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e l'Australia, dall'altra (09776/2016),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 37 del trattato sull'Unione europea, nonché dell'articolo 207, dell'articolo 212, paragrafo 1, dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), e dell'articolo 218, paragrafo 8, secondo comma, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0327/2017),

–  vista la sua risoluzione non legislativa del 18 aprile 2018(1) sul progetto di decisione,

–  visti l'articolo 99, paragrafi 1 e 4, nonché l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per gli affari esteri (A8-0110/2018),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e dell'Australia.

(1) Testi approvati di tale data, P8_TA-PROV(2018)0109.


Accordo quadro UE-Australia (risoluzione)
PDF 279kWORD 59k
Risoluzione non legislativa del Parlamento europeo del 18 aprile 2018 sul progetto di decisione del Consiglio sulla conclusione, a nome dell'Unione, dell'accordo quadro tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e l'Australia, dall'altra (15467/2016 – C8-0327/2017 – 2016/0367(NLE)2017/2227(INI))
P8_TA(2018)0109A8-0119/2018

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (15467/2016),

–  visto il progetto di accordo quadro tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e l'Australia, dall'altra (09776/2016),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 207 e dell'articolo 212, paragrafo 1, e in combinato disposto con l'articolo 218, paragrafo 6, lettera a), e paragrafo 8, secondo comma, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0327/2017),

–  vista la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 13 settembre 2007,

–  visto il quadro di partenariato UE-Australia sottoscritto nell'ottobre 2008, che sarà sostituito dall'accordo quadro,

–   vista la dichiarazione congiunta sulle relazioni tra l'Unione europea e l'Australia adottata a Lussemburgo il 26 giugno 1997,

–  viste le sue risoluzioni del 25 febbraio 2016 sull'apertura di negoziati ALS con l'Australia e la Nuova Zelanda(1) e del 26 ottobre 2017 recante la raccomandazione del Parlamento europeo al Consiglio sulla proposta di mandato negoziale per i negoziati commerciali con l'Australia(2),

–  vista la dichiarazione congiunta del 15 novembre 2015 del presidente della Commissione, Jean-Claude Junker, del presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, e del primo ministro australiano, Malcolm Turnbull,

–  vista la dichiarazione congiunta del 22 aprile 2015 del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e del ministro degli Esteri australiano dal titolo "Towards a closer EU-Australia Partnership" (Verso un più stretto partenariato UE-Australia),

–  visto l'accordo tra l'Unione europea e l'Australia che istituisce un quadro per la partecipazione dell'Australia alle operazioni dell'Unione europea di gestione delle crisi, sottoscritto nel 2015(3),

–  visto l'accordo amministrativo tra l'Australia e l'Unione europea, concluso nel dicembre 2014, che istituisce un programma di scambio diplomatico,

–  visti l'accordo sul reciproco riconoscimento in materia di valutazione della conformità, certificati e marchi di conformità tra la Comunità europea sottoscritto nel 1998(4), e l'accordo fra l'Unione europea e l'Australia che modifica tale accordo, concluso nel 2012(5),

–  visto l'accordo tra l'Unione europea e l'Australia sul trattamento e sul trasferimento dei dati del codice di prenotazione (Passenger Name Record – PNR) sottoscritto il 29 settembre 2011(6),

–  visto l'accordo tra l'Australia e l'Unione europea sulla sicurezza delle informazioni classificate, sottoscritto il 13 gennaio 2010(7),

–  visto l'accordo sulla cooperazione scientifica e tecnologica tra la Comunità europea e l'Australia, sottoscritto nel 1994(8),

–  vista la 38ª riunione interparlamentare UE-Australia, tenutasi a Strasburgo il 4 e 5 ottobre 2017,

–  visto il primo Forum della leadership UE-Australia (EUALF), tenutosi a Sydney nel giugno 2017, che ha riunito dirigenti politici e aziendali ed esponenti del mondo accademico, dei media e della società civile,

–  visto il Libro bianco sulla politica estera pubblicato dal governo australiano nel novembre 2017, che descrive le priorità e le sfide dell'Australia sul panorama esterno e sottolinea la cruciale importanza della cosiddetta regione indo-pacifica per l'Australia,

–  visto che il Libro bianco sulla politica estera riconosce la centralità dei ruoli ricoperti da Stati Uniti e Cina nella regione indo-pacifica e nella politica estera australiana, segnalando al contempo l'importanza delle relazioni dell'Australia con l'Unione europea e i suoi Stati membri,

–  vista la revisione del 2017 delle politiche sui cambiamenti climatici, pubblicata dal governo australiano nel dicembre 2017,

–   visto il documento del governo australiano dal titolo "Australian climate change science: a national framework" ("Scienza dei cambiamenti climatici dell'Australia: un quadro nazionale"), pubblicato nel 2009,

–  vista la sua risoluzione legislativa del 18 aprile 2018 sul progetto di decisione(9),

–  visto l'articolo 99, paragrafo 2, del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per gli affari esteri (A8-0119/2018),

A.  considerando che l'Unione europea e l'Australia hanno concluso un accordo quadro il 7 agosto 2017; che il solido e stretto rapporto tra l'Australia e l'Unione europea e i suoi Stati membri ha profonde radici storiche ed è fondato su valori e principi comuni, quali il rispetto della democrazia, dei diritti umani, della parità di genere, dello Stato di diritto, ivi compreso il diritto internazionale, nonché della pace e della sicurezza; che i contatti interpersonali sono profondi e consolidati;

B.  considerando che l'UE e l'Australia hanno festeggiato i 55 anni di cooperazione e di relazioni diplomatiche nel 2017; che tale rapporto ha riacquistato maggiore dinamismo nel corso degli ultimi anni; che tutti gli Stati membri intrattengono relazioni diplomatiche con l'Australia e che 25 di essi hanno ambasciate a Canberra;

C.  considerando che il Libro bianco sulla politica estera del governo australiano dichiara che un'Unione europea forte rimane fondamentale per gli interessi australiani e diventerà un partner sempre più importante nella protezione e nella promozione di un ordine internazionale basato sulle norme; che il Libro bianco sottolinea la necessità di una stretta cooperazione con l'Unione europea e i suoi Stati membri in relazione a sfide quali il terrorismo, la proliferazione delle armi di distruzione di massa, lo sviluppo sostenibile e i diritti umani;

D.  considerando che l'UE e l'Australia partecipano alla cooperazione e al dialogo con i paesi del Sud-Est asiatico, anche mediante l'Associazione delle nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN), il Forum regionale dell'ASEAN (ARF), l'Asia-Europe Meeting (ASEM) e il vertice dell'Asia orientale (EAS); che l'Australia è membro fondatore del Forum delle isole del Pacifico ed è legata all'ASEAN da un partenariato strategico; che l'Australia ha ospitato un vertice speciale ASEAN-Australia il 17 e 18 marzo 2018;

E.  considerando che l'UE, come attore globale, dovrebbe rafforzare ulteriormente la propria presenza in un'area vasta e dinamica come l'Asia-Pacifico, dove l'Australia è un partner naturale dell'UE nonché a sua volta un attore importante; che una regione Asia-Pacifico stabile, pacifica e regolamentata, che rispetti i principi e le norme dell'UE, è utile per la sicurezza e gli interessi della stessa Unione europea;

F.  considerando che l'Unione europea e l'Australia sono strettamente allineate nelle questioni di politica estera, come quelle riguardanti l'Ucraina, la Russia, la Repubblica popolare democratica di Corea e il Medio Oriente;

G.  considerando che l'Australia mantiene forti legami politici, di sicurezza e di difesa con gli Stati Uniti, che sono compatibili con il suo progressivo avvicinamento alla Cina con la quale mantiene un partenariato strategico globale;

H.  considerando che nel 2016 l'Unione europea è stata il secondo partner commerciale dell'Australia – la sua seconda fonte di importazioni (19,3 %) e la terza destinazione delle esportazioni (10,3 %) – e che entrambe le parti mantengono una vasta gamma di interessi economici; che nel 2015 gli investimenti diretti esteri dell'UE in Australia sono stati pari a 117,7 miliardi di EUR e gli investimenti diretti dell'Australia nell'UE sono stati pari a 21,7 miliardi di EUR;

I.  considerando che l'Australia è fermamente impegnata a favore del libero scambio e ha concluso ALS bilaterali con importanti paesi dell'Asia orientale (Cina, Giappone, Corea del Sud, Singapore, Malaysia e Thailandia, oltre all'accordo regionale con l'ASEAN) e con la Nuova Zelanda, il Cile, gli Stati Uniti e il Perù, nonché l'accordo PACER Plus con le isole del Pacifico;

J.  considerando che il 23 gennaio 2018 l'Australia e altri 10 paesi lambiti dall'Oceano Pacifico hanno annunciato di aver raggiunto un'intesa in merito a un accordo commerciale transpacifico, il cosiddetto "Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership" (accordo globale e progressivo di Partenariato transpacifico – CPTPP), sottoscritto in Cile l'8 marzo 2018; che l'Australia sta attualmente negoziando un elevato numero di accordi commerciali, tra cui il "Regional Comprehensive Economic Partnership" (partenariato economico globale regionale), proposto in occasione di un vertice ASEAN del 2012;

K.  considerando che l'Australia, un paese impegnato a favore della governance globale internazionale, è stato per cinque volte membro non permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (UNSC) ed è membro attivo del G20 fin dalla sua fondazione, avendone presieduto il vertice di Brisbane nel 2014 in una cooperazione molto positiva con l'UE; che l'Australia è stata recentemente eletta al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite (UNHCR);

L.  considerando che l'Australia si è unita alla coalizione internazionale contro il Daesh mediante il dispiegamento di truppe in Iraq e Siria; che in Afghanistan l'Australia è stato il primo paese non NATO in termini di apporto di truppe alla Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (ISAF);

M.  considerando che l'Australia ha contribuito a numerose missioni di mantenimento della pace appoggiate dall'ONU in tre continenti, nonché in Papua Nuova Guinea e nelle Isole Salomone;

N.  considerando che nel 2014 l'Australia ha contribuito per la prima volta a una missione di gestione della crisi condotta dall'UE, ossia EUCAP Nestor nel Corno d'Africa; che la marina australiana è impegnata in operazioni di lotta alla pirateria e al terrorismo sotto l'egida delle forze marittime congiunte nel Corno d'Africa e nell'Oceano Indiano occidentale;

O.  considerando che i cittadini australiani, sia all'interno che all'esterno dei confini del loro paese, hanno subito numerosi attacchi terroristici di matrice islamica radicale; che sia l'UE che l'Australia partecipano alle attività antiterrorismo, ivi compresi le azioni di lotta all'estremismo violento, i tentativi di arrestare il finanziamento delle organizzazioni terroristiche e il coordinamento di progetti specifici di rafforzamento delle capacità;

P.  considerando che il Centro di Giacarta per la cooperazione tra forze incaricate dell'applicazione della legge (Jakarta Centre for Law Enforcement Cooperation, JCLEC), un'iniziativa australiano-indonesiana, mira a rafforzare le competenze dei servizi di contrasto del Sud-Est asiatico nella lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata transnazionale e ha ricevuto anche finanziamenti dell'UE;

Q.  considerando che nell'ottobre 2017 il governo australiano ha avviato la sua strategia internazionale di impegno informatico nell'ottica di affrontare questioni quali il commercio digitale, la criminalità informatica, la sicurezza internazionale e l'e-government;

R.  considerando che l'Australia ha sostenuto le Filippine nella promozione della sicurezza e nella lotta al jihadismo;

S.  considerando che l'UE e l'Australia discutono le questioni inerenti alla migrazione in occasione del dialogo annuale degli alti funzionari UE-Australia sulla migrazione, l'asilo e la diversità; che il Processo di Bali sulla tratta di esseri umani, sul traffico di persone e sulla relativa criminalità transnazionale è copresieduto dall'Australia;

T.  considerando che l'Australia è caratterizzata da un reddito pro capite molto elevato e da una società aperta, democratica e multiculturale; che un cittadino australiano su quattro è nato all'estero e circa sette milioni di migranti permanenti, molti dei quali originari dell'Europa, si sono stabiliti in Australia dal 1945; che l'Australia si inserisce in un contesto geografico speciale, occupando una vasta area compresa tra l'Oceano Indiano e il Pacifico meridionale;

U.  considerando che l'Australia e l'Unione europea ribadiscono nell'accordo quadro il rispettivo impegno a cooperare nell'ambito dei cambiamenti climatici; che la revisione del 2017 delle politiche sui cambiamenti climatici ha confermato l'impegno dell'Australia a contrastare tale minaccia;

V.  considerando che l'Australia fa fronte a notevoli impatti ambientali ed economici derivanti dai cambiamenti climatici in numerosi settori, tra cui sicurezza dell'approvvigionamento idrico, agricoltura, comunità costiere e infrastrutture;

W.  considerando che l'Australia, membro del comitato di aiuto allo sviluppo (DAC) dell'OCSE, è particolarmente impegnata a promuovere la buona governance e la crescita economica in Papua Nuova Guinea, Indonesia, Timor Leste e in altre isole del Pacifico e paesi dell'Asia, dove l'UE e i suoi Stati membri sono a loro volta importanti donatori;

X.  considerando che il governo australiano sta investendo in programmi come il programma australiano in materia di scienza dei cambiamenti climatici e il programma di ricerca in materia di adattamento ai cambiamenti climatici e di impatti degli stessi ai fini della gestione delle risorse naturali per aiutare i responsabili decisionali a comprendere e gestire i potenziali impatti dei cambiamenti climatici;

Y.  considerando che l'Australia ha istituito un quadro nazionale e un gruppo di coordinamento ad alto livello per elaborare un piano per l'applicazione della scienza dei cambiamenti climatici, fornendo un approccio coordinato per affrontare la questione nelle comunità in tutto il paese;

Z.  considerando che il 10 novembre 2016 l'Australia ha ratificato l'accordo di Parigi e l'emendamento di Doha del protocollo di Kyoto, rafforzando il suo impegno a favore dell'azione in materia di cambiamenti climatici, e ha elaborato una serie di politiche per ridurre le emissioni nazionali e sostenere l'azione a livello globale;

AA.  considerando che il piano del governo australiano in materia di cambiamenti climatici comprende la riduzione delle emissioni del 5 % rispetto ai livelli del 2000 entro il 2020 e di una percentuale del 26-28 % rispetto ai livelli del 2005 entro il 2030, nonché il raddoppiamento della capacità del paese in termini di energia rinnovabile entro il 2020;

AB.  considerando che il governo australiano ha svolto un ruolo di primo piano nel sostegno ai servizi meteorologici nazionali del Pacifico e alle organizzazioni regionali per la realizzazione di sistemi di allerta rapida in materia di clima e condizioni meteorologiche;

1.  accoglie con favore la conclusione del progetto di accordo quadro, che fornirà uno strumento giuridicamente vincolante teso ad accrescere e approfondire le relazioni bilaterali UE-Australia e a intensificare la cooperazione in settori quali la politica estera e le questioni di sicurezza, i diritti umani e lo Stato di diritto, lo sviluppo globale e l'aiuto umanitario, gli aspetti economici e commerciali, la giustizia, la ricerca e l'innovazione, l'istruzione e la cultura, l'agricoltura, gli affari marittimi e la pesca, nonché nel contrastare sfide globali quali i cambiamenti climatici, la migrazione, la salute pubblica, la lotta al terrorismo e alla proliferazione delle armi di distruzione di massa;

2.  sottolinea che l'UE e l'Australia sono partner stabili e dalle vedute analoghe uniti da una profonda relazione bilaterale, condividono i valori e i principi della democrazia, del rispetto dei diritti umani e dello Stato di diritto, mantengono rapporti politici ed economici sempre più forti e vantano legami solidi e dinamici a livello culturale, accademico e interpersonale;

3.  pone in rilievo il valore speciale che ha sia per l'UE che per l'Australia, in quanto partner che condividono la stessa visione del mondo, cooperare a livello bilaterale e multilaterale a questioni di portata mondiale e regionale; sottolinea il vantaggio dell'azione congiunta UE-Australia in seno all'ONU e all'OMC, nonché a organismi come il G20, per salvaguardare e rafforzare un ordine mondiale cooperativo e basato sulle norme in un mondo complesso e in evoluzione che si trova di fronte a una grande incertezza;

4.  accoglie con favore l'istituzione di un comitato misto a norma dell'accordo quadro al fine di promuovere un'efficace attuazione dell'accordo e di preservare una coerenza generale nelle relazioni UE-Australia;

5.  sostiene l'imminente avvio dei negoziati per un accordo di libero scambio tra UE e Australia, che dovranno essere condotti in uno spirito di reciprocità, trasparenza, responsabilità e di mutuo vantaggio prendendo al contempo in considerazione la sensibilità di taluni prodotti, come quelli agricoli, a causa del fatto che l'Australia è un importante esportatore di prodotti agricoli; incoraggia entrambi i partner a mantenere un elevato livello di ambizione nel settore dei servizi; sottolinea che nell'ambito dei negoziati l'UE dovrebbe tenere conto delle esigenze e delle richieste delle PMI senza indebolire le norme ambientali, sociali e del lavoro; segnala la tempestività dell'avvio di tali negoziati, dato che l'Australia ha già concluso numerosi accordi di libero scambio con importanti paesi dell'Asia orientale e del Pacifico ed è in procinto di concludere simili accordi con altri paesi di rilievo;

6.  sottolinea la partecipazione attiva dell'Australia ai programmi dell'UE di cooperazione nell'ambito dell'istruzione superiore mediante il programma bilaterale UE-Australia per l'istruzione e accoglie con favore il fatto che dal 2015 le università australiane possano concludere accordi di mobilità Erasmus+; osserva che tale cooperazione dovrebbe essere rafforzata ulteriormente per promuovere vantaggi reciproci per studenti e ricercatori e consentire loro di acquisire competenze multiculturali e innovative;

7.  ricorda che l'UE e l'Australia sono partner importanti nella cooperazione nel settore della ricerca e dell'innovazione, nell'ottica di contribuire allo sviluppo economico sostenibile e quale mezzo per sviluppare una società basata sulla conoscenza;

8.  elogia l'Australia per il suo appoggio e per aver allineato il proprio regime sanzionatorio a quello dell'Unione europea in seguito all'illegittima annessione della Crimea alla Russia e agli interventi militari di quest'ultima nell'Ucraina orientale;

9.  accoglie con favore il sostegno dell'Australia a sanzioni internazionali mirate nei confronti di persone ed entità responsabili di aggressione militare, terrorismo e violazioni dei diritti umani, anche in risposta all'aggressione russa in Ucraina e nella Crimea occupata;

10.  elogia l'Ufficio delle valutazioni nazionali dell'Australia per il suo sostegno nel fornire un'analisi internazionale, politica, strategica ed economica e la sua collaborazione con i partner internazionali per garantire risposte a questioni di interesse comune;

11.  riconosce il ruolo cruciale dell'Australia nella comunità di intelligence "Five Eyes" e il suo sostegno alla sicurezza sia degli Stati membri dell'UE sia dei partner transatlantici; elogia l'accordo operativo dell'Australia con Europol ed evidenzia il potenziale per un'ulteriore espansione della condivisione di intelligence e della cooperazione operativa con il governo australiano;

12.  riconosce il ruolo dell'Australia nel copatrocinare nel 2014 le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla condanna dell'abbattimento del volo MH17 e sull'eliminazione dell'arsenale chimico siriano; elogia il suo apporto fondamentale in seno al Consiglio di sicurezza, volto a migliorare la situazione umanitaria in Siria, a gestire la transizione relativa alla sicurezza in Afghanistan e ad affrontare la situazione dei diritti umani nella Repubblica popolare democratica di Corea;

13.  accoglie con favore il forte impegno di entrambe le parti nel cooperare alla lotta contro il terrorismo, come sancito dall'accordo quadro; sottolinea l'importanza di una cooperazione bilaterale sempre più stretta in relazione allo scambio di informazioni sui combattenti stranieri e sul relativo rimpatrio; esorta entrambe le parti a continuare a garantire un'attuazione efficace dei quattro pilastri della strategia antiterrorismo delle Nazioni Unite; elogia il ruolo dell'Australia nella coalizione internazionale contro il Daesh e i suoi notevoli sforzi nella lotta al terrorismo internazionale nel Sud-Est asiatico;

14.  pone l'accento sule iniziative internazionali dell'Australia in materia di ciberspazio ed elogia il fatto che, conformemente all'accordo quadro, entrambi i partner coopereranno su questioni legate alla sicurezza informatica, compresa la lotta contro la criminalità informatica;

15.  chiede di adoperarsi per rafforzare la cooperazione antiterrorismo tramite esercitazioni comuni tra le squadre di pronto intervento degli Stati membri e le agenzie dell'UE come Europol e il centro europeo antiterrorismo (ECTC), da un lato, ed elementi fondamentali dell'architettura australiana di sicurezza nazionale quali l'Organizzazione australiana di intelligence e sicurezza (ASIO), le forze di difesa australiane (ADF) e la polizia federale australiana, dall'altro;

16.  accoglie con favore l'impegno di UE e Australia, a norma dell'accordo quadro, a favore dell'intensificazione del dialogo e della cooperazione in materia di migrazione e asilo; sottolinea che l'elevato livello di mobilità globale alimenta il bisogno di un approccio olistico e multilaterale fondato sulla cooperazione internazionale e su responsabilità condivise; accoglie con favore il fatto che entrambe le parti contribuiscano in maniera proattiva ai negoziati in corso relativi al patto mondiale delle Nazioni Unite per una migrazione sicura, ordinata e regolare e al patto mondiale sui rifugiati;

17.  evidenzia l'importanza dei quadri di cooperazione regionale – quale il Processo di Bali – con i paesi di origine, transito e destinazione al fine di salvare vite, smantellare le reti di trafficanti e gestire la migrazione e i flussi di rifugiati; accoglie con favore il grande impegno dell'Australia a favore dell'UNHCR ai fini del reinsediamento dei rifugiati e dell'aumento dei suoi finanziamenti umanitari globali; invita l'Australia a continuare a contribuire alla ricerca di una soluzione positiva alla situazione dei richiedenti asilo e dei migranti trattenuti in Papua Nuova Guinea e a Nauru;

18.  accoglie con favore l'impegno di entrambe le parti a sostenere la tutela e la promozione dei diritti umani, dei principi democratici e dello Stato di diritto, anche nei consessi multilaterali e con parti terze, come previsto dall'accordo quadro; si compiace dell'elezione dell'Australia al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite per il periodo 2018-2020; pone in rilievo l'avvio da parte dell'Australia nel 2008 della strategia intesa a colmare il divario in merito alla questione dello svantaggio dei popoli indigeni, come ad esempio il divario in termini di aspettativa di vita e altre disuguaglianze; sottolinea che tale strategia gode del sostegno bipartisan e che il primo ministro presenta al parlamento australiano una relazione annuale sullo stato di avanzamento; evidenzia che il governo australiano collabora con gli stati e i territori nonché con gli aborigeni e gli abitanti indigeni delle isole dello stretto di Torres al fine di rinnovare la strategia intesa a colmare il divario;

19.  ribadisce che la lotta ai cambiamenti climatici necessita del sostegno dell'intera comunità internazionale; accoglie con favore la ratifica, da parte dell'Australia, dell'accordo di Parigi e l'impegno assunto a norma dell'accordo quadro di rafforzare la cooperazione e gli sforzi in materia di politica estera al fine di contrastare i cambiamenti climatici; prende atto dell'obiettivo dell'Australia di ridurre entro il 2030 le emissioni di una percentuale compresa tra il 26 e il 28 % rispetto ai livelli del 2005, obiettivo che è stato confermato nella revisione del 2017 delle politiche in materia di cambiamenti climatici; sottolinea che tale revisione ribadisce l'impegno ad assistere altri paesi mediante iniziative bilaterali e multilaterali; accoglie con favore gli attuali sforzi dell'Australia tesi a fornire sostegno finanziario mediante programmi di aiuto alla regione del Pacifico e ai paesi vulnerabili in via di sviluppo, onde consentire loro di potenziare le loro economie in modo sostenibile e ridurre le emissioni, oltre a sostenerli nell'adeguamento ai cambiamenti climatici; pone l'accento sulla copresidenza da parte dell'Australia nonché sul suo finanziamento del Fondo verde per il clima;

20.  ricorda che l'Australia, l'UE e i suoi Stati membri sono attori importanti della cooperazione allo sviluppo e dell'aiuto umanitario nella regione del Pacifico; sottolinea che entrambe le parti concentrano la propria cooperazione in ambiti quali la crescita economica, la buona governance e la resilienza ambientale;

21.  ribadisce la sua preoccupazione in merito alle tensioni nel Mar cinese meridionale; invita entrambe le parti a continuare a promuovere la stabilità e la libertà di navigazione in questa via navigabile di importanza internazionale; elogia la posizione assunta dall'Australia a favore di una risoluzione pacifica delle controversie fondata sul diritto internazionale;

22.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Servizio europeo per l'azione esterna, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri nonché al governo e al parlamento dell'Australia.

(1) GU C 35 del 31.1.2018, pag. 136.
(2) Testi approvati, P8_TA(2017)0419.
(3) GU L 149 del 16.6.2015, pag. 3.
(4) GU L 229 del 17.8.1998, pag. 1.
(5) GU L 359 del 29.12.2012, pag. 2.
(6) GU L 186 del 14.7.2012, pag. 4.
(7) GU L 26 del 30.1.2010, pag. 31.
(8) GU L 188 del 22.7.1994, pag. 18.
(9) Testi approvati, P8_TA(2018)0108.


Convenzione del Consiglio d'Europa per la prevenzione del terrorismo ***
PDF 233kWORD 48k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 18 aprile 2018 sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea, della convenzione del Consiglio d'Europa per la prevenzione del terrorismo (14494/2017 – C8-0450/2017 – 2017/0265(NLE))
P8_TA(2018)0110A8-0131/2018

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (14494/2017),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 83, paragrafo 1, e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0450/2017),

–  vista la convenzione del Consiglio d'Europa per la prevenzione del terrorismo (14445/2017),

–  vista la direttiva (UE) 2017/541 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2017, sulla lotta contro il terrorismo e che sostituisce la decisione quadro 2002/475/GAI del Consiglio e che modifica la decisione 2005/671/GAI del Consiglio(1),

–  vista la decisione quadro 2006/960/GAI del Consiglio, del 18 dicembre 2006, relativa alla semplificazione dello scambio di informazioni e intelligence tra le autorità degli Stati membri dell'Unione europea incaricate dell'applicazione della legge(2),

–  vista la decisione 2008/615/GAI del Consiglio, del 23 giugno 2008, sul potenziamento della cooperazione transfrontaliera, soprattutto nella lotta al terrorismo e alla criminalità transfrontaliera(3),

–  vista la decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d'arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri(4),

–  visti l'articolo 99, paragrafi 1 e 4, e l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0131/2018),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione della convenzione;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio, alla Commissione, nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e al Consiglio d'Europa.

(1) GU L 88 del 31.3.2017, pag. 6.
(2) GU L 386 del 29.12.2006, pag. 89.
(3) GU L 210 del 6.8.2008, pag. 1.
(4) GU L 190 del 18.7.2002, pag. 1.


Convenzione del Consiglio d'Europa per la prevenzione del terrorismo (protocollo addizionale) ***
PDF 233kWORD 48k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 18 aprile 2018 sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea, del protocollo addizionale della convenzione del Consiglio d'Europa per la prevenzione del terrorismo (14498/2017 – C8-0451/2017 – 2017/0266(NLE))
P8_TA(2018)0111A8-0132/2018

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (14498/2017),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 83, paragrafo 1, e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0451/2017),

–  visto il protocollo addizionale alla convenzione del Consiglio d'Europa per la prevenzione del terrorismo (14447/2017),

–  vista la direttiva (UE) 2017/541 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2017, sulla lotta contro il terrorismo e che sostituisce la decisione quadro 2002/475/GAI del Consiglio e che modifica la decisione 2005/671/GAI del Consiglio(1),

–  vista la decisione quadro 2006/960/GAI del Consiglio, del 18 dicembre 2006, relativa alla semplificazione dello scambio di informazioni e intelligence tra le autorità degli Stati membri dell'Unione europea incaricate dell'applicazione della legge(2),

–  vista la decisione 2008/615/GAI del Consiglio, del 23 giugno 2008, sul potenziamento della cooperazione transfrontaliera, soprattutto nella lotta al terrorismo e alla criminalità transfrontaliera(3),

–  vista la decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d'arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri(4),

–  visti l'articolo 99, paragrafi 1 e 4, e l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0132/2018),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione del protocollo addizionale;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione, nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e al Consiglio d'Europa.

(1) GU L 88 del 31.3.2017, pag. 6.
(2) GU L 386 del 29.12.2006, pag. 89.
(3) GU L 210 del 6.8.2008, pag. 1.
(4) GU L 190 del 18.7.2002, pag. 1.


Imballaggi e i rifiuti di imballaggio ***I
PDF 240kWORD 52k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 18 aprile 2018 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (COM(2015)0596 – C8-0385/2015 – 2015/0276(COD))
P8_TA(2018)0112A8-0029/2017

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2015)0596),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 114 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0385/2015),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere motivato inviato dal Senato francese, nel quadro del protocollo n. 2 sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, in cui si dichiara la mancata conformità del progetto di atto legislativo al principio di sussidiarietà,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 27 aprile 2016(1),

–  visto il parere del Comitato delle regioni del 15 giugno 2016(2),

‒  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 23 febbraio 2018, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e il parere della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (A8-0029/2017),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso(3);

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 18 aprile 2018 in vista dell'adozione della direttiva (UE) …/… del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, la direttiva (UE) 2018/852)

(1) GU C 264 del 20.7.2016, pag. 98.
(2) GU C 17 del 18.1.2017, pag. 46.
(3) La presente posizione sostituisce gli emendamenti approvati il 14 marzo 2017 (Testi approvati, P8_TA(2017)0072).


Veicoli fuori uso, rifiuti di pile e accumulatori e rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche ***I
PDF 240kWORD 51k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 18 aprile 2018 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica le direttive 2000/53/CE relativa ai veicoli fuori uso, 2006/66/CE relativa a pile e accumulatori e ai rifiuti di pile e accumulatori e 2012/19/UE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (COM(2015)0593 – C8-0383/2015 – 2015/0272(COD))
P8_TA(2018)0113A8-0013/2017

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2015)0593),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 192, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0383/2015),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere motivato inviato dal Senato francese, nel quadro del protocollo n. 2 sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, in cui si dichiara la mancata conformità del progetto di atto legislativo al principio di sussidiarietà,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 27 aprile 2016(1),

–  visto il parere del Comitato delle regioni del 15 giugno 2016(2),

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 23 febbraio 2018, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e il parere della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (A8-0013/2017),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso(3);

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 18 aprile 2018 in vista dell'adozione della direttiva (UE) …/… del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica le direttive 2000/53/CE relativa ai veicoli fuori uso, 2006/66/CE relativa a pile e accumulatori e ai rifiuti di pile e accumulatori e 2012/19/UE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, la direttiva (UE) 2018/849)

(1) GU C 264 del 20.7.2016, pag. 98.
(2) GU C 17 del 18.1.2017, pag. 46.
(3) La presente posizione sostituisce gli emendamenti approvati il 14 marzo 2017 (Testi approvati, P8_TA(2017)0069).


Rifiuti ***I
PDF 334kWORD 55k
Risoluzione
Testo
Allegato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 18 aprile 2018 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti (COM(2015)0595 – C8-0382/2015 – 2015/0275(COD))
P8_TA(2018)0114A8-0034/2017

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2015)0595),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 192, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0382/2015),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti i pareri motivati inviati dal Senato francese e dal Consiglio federale austriaco, nel quadro del protocollo n. 2 sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, in cui si dichiara la mancata conformità del progetto di atto legislativo al principio di sussidiarietà,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 27 aprile 2016(1),

–  visto il parere del Comitato delle regioni del 15 giugno 2016(2),

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 23 febbraio 2018, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e il parere della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (A8-0034/2017),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso(3);

2.  prende atto delle dichiarazioni della Commissione allegate alla presente risoluzione;

3.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 18 aprile 2018 in vista dell'adozione della direttiva (UE) …/… del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, la direttiva (UE) 2018/851)

ALLEGATO ALLA RISOLUZIONE LEGISLATIVA

DICHIARAZIONI DELLA COMMISSIONE

DICHIARAZIONE DELLA COMMISSIONE RELATIVA A UN QUADRO STRATEGICO PER L'ECONOMIA CIRCOLARE

La Commissione si è impegnata a garantire la piena attuazione del piano d'azione dell'Unione europea per l'economia circolare(4). Per seguire i progressi compiuti nella transizione verso l'economia circolare, la Commissione ha adottato un quadro di monitoraggio(5) basandosi sui quadri esistenti di valutazione dell'efficienza delle risorse e delle materie prime. La Commissione richiama altresì l'attenzione sul lavoro che sta svolgendo in relazione all'indicatore di impronta ecologica per prodotti e organizzazioni.

Le azioni intraprese nell'ambito del piano d'azione dell'UE per l'economia circolare contribuiranno anche al conseguimento degli obiettivi dell'Unione in materia di consumo e produzione sostenibili, nel quadro dell'obiettivo di sviluppo sostenibile n. 12. È questo il caso, ad esempio, della strategia sulla plastica(6) o della proposta recentemente modificata relativa alla garanzia legale per i beni di consumo(7).

Per quanto riguarda la coerenza tra i quadri normativi dell'Unione, di recente la Commissione ha adottato anche una comunicazione che stabilisce possibili soluzioni all'interazione tra la normativa in materia di sostanze chimiche, prodotti e rifiuti(8). Nel 2018 la Commissione intende altresì vagliare opzioni e azioni atte a instaurare un quadro strategico più coerente dei diversi filoni di attività che, nel campo delle politiche unionali relative ai prodotti, concorrono a realizzare l'economia circolare. Le interazioni tra, da un lato, la normativa e, dall'altro, la cooperazione con il settore industriale per quanto riguarda l'uso dei sottoprodotti e la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti saranno ugualmente prese in considerazione nel quadro di tali iniziative e del relativo seguito.

Per quanto attiene alla progettazione ecocompatibile, la Commissione, in linea con il piano di lavoro sulla progettazione ecocompatibile 2016-2019(9), conferma il forte impegno teso a garantire un contributo più incisivo, da parte della progettazione ecocompatibile, all'economia circolare, ad esempio affrontando in modo più sistematico le questioni di efficienza dei materiali come la durata e la riciclabilità.

__________________

DICHIARAZIONE DELLA COMMISSIONE RELATIVA ALLE INIZIATIVE SULL'ECONOMIA COLLABORATIVA

In linea con il piano d'azione per l'economia circolare(10), la Commissione ha varato una serie di iniziative sull'economia collaborativa. Come annunciato nella comunicazione dal titolo "Un'agenda europea per l'economia collaborativa"(11) del giugno 2016, la Commissione continuerà a monitorare gli sviluppi economici e normativi dell'economia collaborativa, al fine di incoraggiare lo sviluppo di modelli imprenditoriali nuovi e innovativi, garantendo al contempo un'adeguata protezione sociale e del consumatore.

DICHIARAZIONE DELLA COMMISSIONE RELATIVA ALLE MICROPLASTICHE

Nel contesto della recente strategia europea per la plastica nell'economia circolare(12), la Commissione ha presentato un approccio integrato volto ad affrontare le preoccupazioni in materia di microplastiche, inclusi gli ingredienti a base di microsfere. Tale approccio è incentrato su interventi preventivi e mira a ridurre il rilascio di microplastiche da tutte le fonti principali – sia che si tratti di prodotti in cui la microplastica è intenzionalmente aggiunta (ad esempio prodotti per l'igiene personale e vernici) oppure della produzione o dell'impiego di altri prodotti (come oxo-plastica, pneumatici, pellet di plastica e tessuti).

DICHIARAZIONE DELLA COMMISSIONE RELATIVA ALLA COMUNICAZIONE DI DATI SUI RIFIUTI NEL 2020

Ai fini del monitoraggio dei progressi compiuti nella realizzazione dei nuovi obiettivi in materia di riciclaggio dei rifiuti urbani e dei rifiuti di imballaggio e in considerazione delle pertinenti clausole di revisione, in particolare per fissare gli obiettivi di prevenzione degli sprechi alimentari e di riciclaggio degli oli usati, la Commissione sottolinea l'importanza dell'intesa comune raggiunta fra i colegislatori, in base alla quale gli Stati membri provvederanno a che la comunicazione dei dati a norma delle direttive 2008/98/CE sui rifiuti, 94/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio e 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti, quali modificate, riguardi l'anno 2020.

(1) GU C 264 del 20.7.2016, pag. 98.
(2) GU C 17 del 18.1.2017, pag. 46.
(3) La presente posizione sostituisce gli emendamenti approvati il 14 marzo 2017 (Testi approvati, P8_TA(2017)0070).
(4) COM(2015)0614.
(5) COM(2018)0029.
(6) COM(2018)0028.
(7) COM(2017)0637.
(8) COM(2018)0032.
(9) COM(2016)0773.
(10) COM(2015)0614.
(11) COM(2016)0356.
(12) COM(2018)0028.


Discariche dei rifiuti ***I
PDF 239kWORD 51k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 18 aprile 2018 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti (COM(2015)0594 – C8-0384/2015 – 2015/0274(COD))
P8_TA(2018)0115A8-0031/2017

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2015)0594),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 192, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0384/2015),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere motivato inviato dal Senato francese, nel quadro del protocollo n. 2 sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, in cui si dichiara la mancata conformità del progetto di atto legislativo al principio di sussidiarietà,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 27 aprile 2016(1),

–  visto il parere del Comitato delle regioni del 15 giugno 2016(2),

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 23 febbraio 2018, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e il parere della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (A8-0031/2017),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso(3);

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 18 aprile 2018 in vista dell'adozione della direttiva (UE) 2018/… del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, la direttiva (UE) 2018/850)

(1) GU C 264 del 20.7.2016, pag. 98.
(2) GU C 17 del 18.1.2017, pag. 46.
(3) La presente posizione sostituisce gli emendamenti approvati il 14 marzo 2017 (Testi approvati, P8_TA(2017)0071).


Norme procedurali in materia di elaborazione delle relazioni in materia ambientale ***I
PDF 240kWORD 49k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 18 aprile 2018 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva 87/217/CEE del Parlamento europeo e del Consiglio, della direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, della direttiva 2009/31/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del regolamento (UE) n. 1257/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, della direttiva 86/278/CEE del Consiglio e della direttiva 94/63/CE del Consiglio per quanto riguarda le norme procedurali in materia di elaborazione delle relazioni in materia ambientale e che abroga la direttiva 91/692/CEE del Consiglio (COM(2016)0789 – C8-0526/2016 – 2016/0394(COD))
P8_TA(2018)0116A8-0253/2017

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2016)0789),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 192, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0526/2016),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 22 febbraio 2017(1),

–  previa consultazione del Comitato delle regioni,

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 13 dicembre 2017, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (A8-0253/2017),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 18 aprile 2018 in vista dell'adozione della decisione (UE) 2018/… del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (UE) n. 1257/2013 ▌e delle direttive 94/63/CE e 2009/31/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e delle direttive 86/278/CEE e 87/217/CEE del Consiglio per quanto riguarda le norme procedurali in materia di elaborazione delle relazioni in materia ambientale e che abroga la direttiva 91/692/CEE del Consiglio

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, la decisione (UE) 2018/853)

(1) GU C 173 del 31.5.2017, pag. 82.


Politica della Commissione in materia di integrità, in particolare la nomina del Segretario generale della Commissione europea
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Risoluzione del Parlamento europeo del 18 aprile 2018 sulla politica della Commissione in materia di integrità, in particolare la nomina del Segretario generale della Commissione europea (2018/2624(RSP))
P8_TA(2018)0117B8-0214/2018

Il Parlamento europeo,

–  vista la dichiarazione della Commissione in data 12 marzo 2018 sulla politica della Commissione in materia di integrità, in particolare la nomina del Segretario generale della Commissione europea,

–  viste le risposte fornite dalla Commissione il 25 marzo 2018 alle domande scritte presentate dai membri della commissione per il controllo dei bilanci e durante l'audizione tenuta da tale commissione il 27 marzo 2018,

–  visto l'articolo 14, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea,

–  visto lo statuto dei funzionari dell'Unione europea, in particolare gli articoli 4, 7 e 29,

–  vista la giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea,

–  vista la proposta di risoluzione della commissione per il controllo dei bilanci,

–  visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando fondamentale che la Commissione europea, in quanto custode dei trattati, agisca conformemente alla lettera e allo spirito della regolamentazione;

B.  considerando che la fiducia nel progetto europeo e nell'Unione europea sarà mantenuta solo se le istituzioni dell'Unione europea agiscono come modelli in materia di Stato di diritto, trasparenza e buona amministrazione e dimostrano di avere al loro interno un sufficiente bilanciamento dei poteri per reagire adeguatamente ogniqualvolta questi principi fondamentali siano minacciati;

C.  considerando che, a norma dei trattati, tutte le istituzioni dell'UE godono di autonomia nelle questioni relative alla loro organizzazione e alla loro politica del personale, anche per quanto riguarda la scelta dei loro alti funzionari sulla base del merito, dell'esperienza e della fiducia, in linea con lo statuto dei funzionari e i loro rispettivi regolamenti;

D.  considerando che i posti pubblicati esternamente sfociano di frequente nella selezione di candidati interni che non soddisfano i requisiti di candidatura in base alle norme interne, eludendo in tal modo la regolare progressione di carriera;

E.  considerando che le nomine a posti di alto livello, come quello di Segretario generale, dovrebbero essere effettuate in modo indipendente da altre nomine, evitando in tal modo qualsiasi sospetto di accordi globali o contropartite non trasparenti sulla base di informazioni privilegiate;

F.  considerando che il Mediatore europeo sta svolgendo attualmente un'indagine concernente la procedura di nomina in questione e che il Parlamento confida nel fatto che il Mediatore comunicherà alla Commissione e al Parlamento i suoi punti di vista e gli eventuali casi di cattiva amministrazione che avrà scoperto e a cui dovrà essere dato seguito;

G.  considerando che la Commissione ha ammesso che vi sono carenze nelle sue comunicazioni relative alla nomina e ha riconosciuto la necessità di intensificare i propri sforzi in tale ambito;

H.  considerando che il comitato del personale, in quanto composto da rappresentanti eletti del personale delle istituzioni dell'UE, ha chiesto procedure trasparenti per le nomine a tutti i posti dirigenziali;

1.  si rammarica che la procedura per la nomina del nuovo Segretario generale della Commissione europea il 21 febbraio 2018 sia stata condotta con modalità che hanno suscitato irritazione e disapprovazione generalizzate nell'opinione pubblica, tra i deputati al Parlamento europeo e in seno alla funzione pubblica europea; osserva che il risultato di questa procedura mette a rischio la reputazione non solo della Commissione europea ma di tutte le istituzioni dell'Unione europea; invita la Commissione a riconoscere che tale procedura e la relativa comunicazione ai media, al Parlamento europeo e all'opinione pubblica in generale hanno inciso negativamente sulla sua reputazione;

Antefatti

2.  osserva che:

   il 31 gennaio 2018 è stata pubblicato il posto di Segretario generale aggiunto, con l'indicazione della scadenza ordinaria di dieci giorni lavorativi per la presentazione delle candidature (ossia 13 febbraio 2018);
   hanno risposto all'annuncio solo due candidati, un uomo e una donna, entrambi provenienti dal Gabinetto del Presidente della Commissione; il nuovo Segretario generale era uno dei candidati per il posto; l'altra candidata ha presentato domanda per il posto vacante l'8 febbraio 2018, ha sostenuto le prove di valutazione presso l'Assessment centre durate l'intera giornata del 12 febbraio 2018, ha ritirato la candidatura prima del colloquio con il comitato consultivo per le nomine (CCN) previsto per il 20 febbraio 2018 ed è stata successivamente nominata nuovo capo di Gabinetto del Presidente della Commissione;
   il nuovo Segretario generale ha espletato la procedura di cui all'articolo 29 dello statuto dei funzionari, che comprendeva:
   a) prove di valutazione della durata di un'intera giornata presso l'Assessment centre (15 febbraio 2018);
   b) colloquio con il CCN (16 febbraio 2018) e valutazione e parere (20 febbraio 2018) di quest'ultimo;
   c) colloquio con il Commissario responsabile per il bilancio e le risorse umane e il Presidente della Commissione europea (20 febbraio 2018);
   non sono stati redatti verbali di questi colloqui né ne è stata registrata la durata;
   il Collegio, all'unanimità, ha nominato il capo di Gabinetto del Presidente della Commissione come Segretario generale aggiunto (21 febbraio 2018);
   successivamente, nel corso della stessa riunione, il Segretario generale ha annunciato il suo pensionamento, avendo inviato la mattina dello stesso giorno una lettera ufficiale al Presidente annunciando la propria intenzione di andare in pensione il 31 marzo 2018;
   il Presidente della Commissione europea e il suo capo di Gabinetto sapevano sin dal 2015 che l'allora Segretario generale intendeva andare in pensione subito dopo il marzo 2018, intenzione riconfermata agli inizi del 2018; il Presidente non aveva tuttavia divulgato tale informazione per non indebolire l'autorità dell'allora Segretario generale, ma l'aveva comunicata al suo capo di Gabinetto;
   dopo i reiterati vani sforzi volti a persuadere l'allora Segretario generale a prorogare il suo mandato, il Presidente della Commissione europea avrebbe dovuto, come minimo, informare dell'imminente posto vacante il Commissario responsabile per il bilancio e le risorse umane, in modo che il processo finalizzato alla copertura di detto posto potesse essere avviato tempestivamente secondo la procedura ordinaria e le migliori prassi;
   su proposta del Presidente, in accordo con il Commissario responsabile per il bilancio e le risorse umane e senza che la nomina di un nuovo Segretario generale fosse iscritta all'ordine del giorno della riunione, il Collegio ha deciso di trasferire con il suo posto il Segretario generale aggiunto appena nominato, ai sensi dell'articolo 7 dello statuto, alla posizione di Segretario generale della Commissione europea (riassegnazione senza pubblicazione del posto);

Percorso professionale del nuovo Segretario generale

3.  osserva che:

   il nuovo Segretario generale è entrato nell'organico della Commissione europea in qualità di funzionario di grado AD6 nel novembre 2004 dopo aver superato il concorso AD COM/A/10/01; è stato promosso al grado AD7 nel 2007, al grado AD8 nel 2009, al grado AD9 nel 2011 e al grado AD10 nel 2013;
   a decorrere dal 10 febbraio 2010 e, pur essendo ancora di grado AD8 nella sua carriera di base, è stato distaccato in qualità di capo di Gabinetto della Vicepresidente Reding, dove ha ricoperto la funzione di capo di Gabinetto di grado AD14, a livello di Direttore, in conformità della regolamentazione sulla composizione dei Gabinetti vigente all'epoca (SEC(2010)0104);
   il nuovo Segretario generale ha chiesto un'aspettativa per motivi personali (CCP) dal 1º aprile al 31 maggio 2014 per potere svolgere l'attività di coordinatore della campagna per il candidato di punta del PPE alla carica di Presidente della Commissione europea;
   dopo il suo reintegro, il 1º giugno 2014, gli è stato assegnato, come funzionario di grado AD14, l'incarico di consigliere principale presso la Direzione generale per gli affari economici e finanziari;
   dopo aver superato con successo una procedura di selezione, il nuovo Segretario generale è stato nominato consigliere principale alla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, con effetto a partire dal 1º luglio 2014; con questa nomina è diventato funzionario di grado AD14 nella sua carriera di base;
   dal 1º luglio 2014 al 31 ottobre 2014, il nuovo Segretario generale è stato distaccato come funzionario di grado AD14 a capo della squadra di transizione del Presidente eletto della Commissione europea;
   il 1º novembre 2014, è stato distaccato come capo di Gabinetto del Presidente con grado AD15, conformemente alla regolamentazione sulla composizione dei Gabinetti in vigore dal 2004 (cfr. decisioni SEC(2004)0185, SEC(2010)0104 e C(2014)9002);
   il 1º gennaio 2017, è stato promosso al grado AD15 nella sua carriera di base come funzionario (non distaccato) nel quadro del 10° esercizio di promozione degli alti funzionari, una decisione adottata dal Collegio dei Commissari (PV(2017)2221); pertanto, prima della riunione del 21 febbraio 2018, nella sua carriera di base era funzionario della Commissione di grado AD15, consigliere principale presso la Direzione generale per gli affari economici e finanziari;

4.  richiama l'attenzione sull'estrema rapidità della carriera del nuovo Segretario generale, il quale è avanzato da AD6 a AD15 nel corso di un periodo di poco più di 13 anni, durante il quale ha trascorso otto anni in diversi Gabinetti (dopo il primo Gabinetto è stato promosso da AD10 ad AD14, dopo il secondo Gabinetto da AD14 ad AD15);

Percorsi professionali dei precedenti Segretari generali

5.  sottolinea che, secondo la Commissione, i tre precedenti Segretari generali hanno ricoperto le cariche di Direttore, Direttore generale e capo di Gabinetto prima di essere trasferiti alla funzione di Segretario generale, mentre il nuovo Segretario generale non ha svolto nessun compito di gestione in seno ai servizi della Commissione; sottolinea, in particolare, che il 21 febbraio 2018 non era operativo come Segretario generale aggiunto e che è stato funzionario di grado di base AD15 per meno di 14 mesi;

Procedura di nomina

6.  osserva che, secondo la Commissione, il nuovo Segretario generale è stato trasferito nell'interesse del servizio ai sensi dell'articolo 7 dello statuto dei funzionari e che la posizione non è stata pubblicata in quanto il posto non era considerato vacante; osserva, pertanto, che nessun funzionario ha potuto presentare domanda siccome la procedura è stata organizzata tramite riassegnazione del posto anziché come trasferimento interno in senso stretto con la debita pubblicazione del posto vacante;

7.  prende atto del fatto che la Commissione ha utilizzato la medesima procedura di trasferimento in virtù dell'articolo 7 dello statuto dei funzionari per i tre precedenti Segretari generali (trasferimento con posto anziché trasferimento in senso stretto); sottolinea, tuttavia, che nessuno dei precedenti Segretari generali è stato successivamente nominato Segretario generale aggiunto e Segretario generale nel corso della stessa riunione del Collegio; sottolinea inoltre che tutti e tre i precedenti Segretari generali sono stati proposti al Collegio nel corso della stessa riunione del Collegio durante la quale i loro rispettivi predecessori sono stati trasferiti a un altro posto o hanno annunciato il loro pensionamento;

8.  sottolinea che la nomina per trasferimento è stata avviata dal Presidente della Commissione europea, in accordo con il Commissario responsabile per il bilancio e le risorse umane e previa consultazione del primo Vicepresidente (che è stato consultato sul nome del candidato ma decisamente non sulla procedura);

9.  riconosce che non è prassi della Commissione trasferire Direttori di grado AD 15 su posti di Direttore generale, ma osserva che la Commissione ritiene che, sotto il profilo giuridico, il Collegio avrebbe potuto decidere di trasferire un consigliere principale sul posto di Segretario generale;

10.  si chiede per quale motivo la Commissione abbia utilizzato procedure diverse per nominare Segretario generale aggiunto e quindi Segretario generale lo stesso candidato durante la stessa riunione del Collegio;

Risultanze

11.  sottolinea che le risposte fornite dalla Commissione mostrano come il Presidente e il suo capo di Gabinetto fossero a conoscenza sin dal 2015 dell'intenzione dell'ex Segretario generale di andare in pensione subito dopo il 1º marzo 2018, intenzione che questi ha riconfermato all'inizio del 2018; evidenzia che il fatto di esserne a conoscenza avrebbe consentito una procedura regolare per la nomina del suo successore applicando a una delle due procedure pubbliche previste dallo statuto dei funzionari: (1) nomina da parte del Collegio successivamente alla pubblicazione del posto e a una procedura di selezione in conformità dell'articolo 29 dello statuto, oppure (2) trasferimento nell'interesse del servizio a norma dell'articolo 7 dello statuto, sempre previa pubblicazione del posto al fine di consentire ai funzionari interessati di candidarsi per il trasferimento;

12.  prende atto della posizione della Commissione, secondo la quale la pubblicazione di un posto non va considerata la regola in base allo statuto dei funzionari, specialmente per quanto riguarda il posto di Segretario generale, che presuppone non soltanto un'esperienza specifica, ma anche un particolare livello di fiducia da parte del Presidente e del Collegio dei commissari;

13.  sottolinea che, optando per la procedura di trasferimento di cui all'articolo 7 dello statuto mediante riassegnazione del neoeletto Segretario generale aggiunto, con il proprio posto, alla posizione di Segretario generale, non era necessario pubblicare il posto del Segretario generale uscente che andava in pensione; osserva che, sebbene sia stata utilizzata la stessa procedura per la nomina dei Segretari generali precedenti, questi ultimi avevano tuttavia occupato anteriormente posti di Direttore generale con grandi responsabilità gestionali e di bilancio; sottolinea, nondimeno, che questa tradizione di non pubblicazione ha raggiunto i suoi limiti in quanto non corrisponde ai moderni criteri di trasparenza cui la Commissione, il Parlamento europeo e le altre istituzioni dell'Unione europea dovrebbero attenersi;

14.  prende atto della prassi generalizzata, da parte della Commissione, di coprire le posizioni mediante trasferimenti interni sotto forma di riassegnazioni con posto, prassi utilizzata anche per le posizioni dirigenziali; riconosce l'ampio potere discrezionale di cui dispongono le istituzioni a tale proposito, ma teme che ciò possa compromettere il principio della parità di opportunità e la selezione dei candidati più qualificati; invita tutte le istituzioni dell'Unione a coprire le posizioni attraverso tali trasferimenti solo dopo aver informato adeguatamente il personale, in linea con la giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, e a privilegiare procedure aperte e trasparenti, intese a selezionare i candidati più qualificati;

15.  sottolinea che solo il Presidente, il Commissario responsabile per il bilancio e le risorse umane, il primo Vicepresidente, l'ex Segretario generale e il nuovo Segretario generale sapevano prima della riunione del Collegio dei commissari del 21 febbraio 2018 che sarebbe stata avanzata la proposta di nominare immediatamente il nuovo Segretario generale;

16.  osserva che tale procedura sembra aver colto di sorpresa tutti gli altri membri del Collegio e che ha evitato una discussione tra i commissari, dal momento che la nomina del nuovo Segretario generale non figurava all'ordine del giorno della riunione del Collegio dei commissari del 21 febbraio 2018;

17.  esprime profonda preoccupazione per il fatto che questo modo di procedere alla nomina del nuovo Segretario generale potrebbe sollevare dubbi quanto alla precedente procedura di nomina a Segretario generale aggiunto, nella misura in cui la sua finalità potrebbe non essere stata in primo luogo quella di coprire tale posto vacante, bensì quella di consentire il trasferimento del posto al posto di Segretario generale, a norma dell'articolo 7 dello statuto, senza la sua pubblicazione; ritiene che il suddetto modo di procedere, sebbene probabilmente conforme a requisiti puramente formali, sia comunque in contrasto con lo spirito dello statuto e impedisca che al posto concorrano altri membri del personale qualificati;

Conclusioni

18.  esprime delusione per il fatto che, a quanto sembra, non un solo Commissario abbia messo in discussione questa nomina a sorpresa, chiesto il rinvio della decisione di nomina o sollecitato una discussione di principio sul ruolo del futuro Segretario generale della Commissione e sul modo in cui è inteso tale ruolo, rilevando nel contempo che il punto non figurava all'ordine del giorno;

19.  ricorda che i Direttori generali delle istituzioni europee sono responsabili di centinaia di funzionari e dell'esecuzione, in quanto ordinatori, di cospicui stanziamenti di bilancio, oltre ad essere tenuti a firmare una dichiarazione di affidabilità nella rispettiva relazione annuale di attività alla fine di ciascun esercizio finanziario; mette pertanto in dubbio quanto sostenuto dalla Commissione, e cioè che il capo di Gabinetto del Presidente possa essere equiparato a un Direttore generale in termini di responsabilità gestionali e di bilancio, benché non abbia mai occupato tale posizione, come è stato invece il caso dei precedenti Segretari generali della Commissione; sottolinea che la comunicazione interna del Presidente alla Commissione, del 1° novembre 2014, che disciplina la composizione dei Gabinetti dei membri della Commissione e del Servizio del portavoce, non sostituisce né modifica lo statuto;

20.  ritiene che la nomina in due fasi del Segretario generale potrebbe essere considerata simile a un colpo di mano che ha forzato e forse anche oltrepassato i limiti previsti dalla legge;

21.  sottolinea che il Parlamento non riesce a riscontrare alcuna "situazione grave e urgente", come chiarito dal suo Servizio giuridico, che giustifichi il ricorso all'uso della procedura di riassegnazione a norma dell'articolo 7 dello statuto senza pubblicazione del posto;

Azione richiesta

22.  è consapevole che del fatto che, a causa dei vincoli giuridici, in generale non è possibile revocare un atto amministrativo favorevole, ma invita comunque la Commissione a riconsiderare la procedura di nomina del nuovo Segretario generale per dare ad altri possibili candidati all'interno dell'amministrazione pubblica europea l'opportunità di candidarsi, e quindi consentire una scelta tra un numero più ampio di potenziali candidati dello stesso grado e gruppo di funzioni; invita la Commissione ad applicare in futuro procedure di candidatura aperte e trasparenti;

23.  evidenzia che, al fine di mantenere una funzione pubblica europea di eccellenza, indipendente, leale e motivata, è necessario applicare lo statuto dei funzionari rispettandone la lettera e lo spirito; sottolinea che ciò presuppone, in particolare, l'assoluto rispetto degli articoli 4, 7 e 29 dello statuto, di modo che "ogni posto vacante in una istituzione [sia] portato a conoscenza del personale dell'istituzione stessa non appena l'autorità che ha il potere di nomina abbia deciso che si deve provvedere a coprire tale posto" e che tale obbligo di trasparenza deve essere rispettato anche per i trasferimenti in conformità dell'articolo 7 dello statuto, tranne in casi veramente eccezionali e debitamente motivati, riconosciuti dalla Corte di giustizia;

24.  rammenta che solo attraverso l'appropriata pubblicazione dei posti vacanti è possibile garantire un'ampia scelta di candidati estremamente qualificati, equilibrata sotto il profilo del genere, che consenta decisioni di nomina informate e ottimali; sottolinea la necessità che tutte le istituzioni e tutti gli organi dell'Unione evitino procedure di pubblicazione la cui unica finalità è il rispetto del requisito formale della pubblicazione;

25.  raccomanda il rafforzamento dei processi e delle procedure decisionali del Collegio dei commissari al fine di evitare l'avallo indiscriminato delle nomine o di altre decisioni importanti, e osserva che pertanto è necessario che tutti questi punti figurino nel progetto di ordine del giorno;

26.  invita, in tale contesto, tutte le istituzioni e tutti gli organi dell'Unione europea a porre altresì fine alla pratica dei cosiddetti "paracadutati", che rischia di danneggiare le procedure, e di conseguenza la credibilità dell’Unione; sottolinea che l'influenza politica non deve compromettere l'applicazione dello statuto dei funzionari; è del parere che tutti i posti vacanti dovrebbero essere pubblicati, nell'interesse della trasparenza, dell'integrità e delle pari opportunità; sottolinea che le istituzioni, qualora decidano nondimeno di discostarsi da tale principio, dovrebbero farlo solo entro i rigorosi limiti stabiliti dalla giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea;

27.  propone che fra i membri dei comitati di selezione degli alti funzionari del Parlamento figurino anche membri degli organi di rappresentanza del personale;

28.  invita la Commissione e tutte le altre istituzioni dell'Unione interessate a revocare tutte le decisioni in cui la funzione di capo di Gabinetto del Presidente viene equiparata alla funzione di Direttore generale e la funzione di capo di Gabinetto di un commissario alla funzione di Direttore; invita inoltre la Commissione a garantire che la prossima revisione dello statuto secondo la procedura legislativa ordinaria offra valide opportunità di carriera, sia per i funzionari che hanno seguito percorsi di carriera tradizionali sia per i membri dei Gabinetti:

   chiarendo, per quanto riguarda l'articolo 7, la procedura di trasferimento mediante riassegnazione del funzionario con il proprio posto, che è stata definita solo dalla giurisprudenza,
   integrando le pertinenti norme interne per i membri dei Gabinetti, e
   stabilendo procedure assolutamente trasparenti per la nomina dei Segretari generali;

29.  invita la Commissione a rivedere, entro la fine del 2018, la procedura per la nomina degli alti funzionari, con l'obiettivo di garantire pienamente che siano selezionati i candidati migliori, in un contesto improntato alla massima trasparenza e alle pari opportunità, fungendo così anche da esempio per le altre istituzioni dell'Unione europea;

30.  constata che l'articolo 17 del regolamento della Commissione attribuisce responsabilità gestionali particolari al Segretario generale, che dovrebbe avere ampia esperienza manageriale e godere della fiducia del Presidente; ritiene che sia necessario aggiornare e chiarire tali norme onde garantire la neutralità del Segretario generale in un contesto politico (partitico); attende di essere informato in merito a tale aggiornamento entro settembre 2018;

o
o   o

31.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione a tutte le istituzioni europee.


Progressi relativi ai patti globali dell'ONU sui rifugiati e per una migrazione sicura, ordinata e regolare
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Risoluzione del Parlamento europeo del 18 aprile 2018 sui progressi relativi ai patti mondiali delle Nazioni Unite sui rifugiati e per una migrazione sicura, ordinata e regolare (2018/2642(RSP))
P8_TA(2018)0118B8-0184/2018

Il Parlamento europeo,

–  vista la Carta delle Nazioni Unite,

–  visti la Convenzione del 1951 sullo status dei rifugiati e il Protocollo del 1967 relativo allo status dei rifugiati,

–  visti la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e gli altri trattati e strumenti delle Nazioni Unite in materia di diritti umani,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo,

–  vista l'agenda per il lavoro dignitoso dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), in particolare la Convenzione 189 dell'OIL sul lavoro dignitoso per le lavoratrici e i lavoratori domestici (2011),

–  vista la risoluzione A/RES/71/1 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 19 settembre 2016 dal titolo "Dichiarazione di New York per i rifugiati e i migranti"(1),

–  visto l'allegato I della Dichiarazione di New York, il quadro globale di risposta per i rifugiati,

–  visto l'allegato II della Dichiarazione di New York, dal titolo "Verso un patto mondiale per una migrazione sicura, ordinata e regolare",

–  visti gli orientamenti dell'UE del 6 marzo 2017 in materia di promozione e tutela dei diritti del bambino e la comunicazione della Commissione del 12 aprile 2017 sulla protezione dei minori migranti (COM(2017)0211),

–  vista la risoluzione A/RES/71/280 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 6 aprile 2017 dal titolo "Modalities for the intergovernmental negotiations of the global compact for safe, orderly and regular migration" (Modalità di svolgimento dei negoziati intergovernativi del patto mondiale per una migrazione sicura, ordinata e regolare)(2),

–  vista la relazione del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite del 28 aprile 2017 dal titolo "Report of the Special Rapporteur on the human rights of migrants on a 2035 agenda for facilitating human mobility" (Relazione del relatore speciale sui diritti umani dei migranti relativa a un programma per la facilitazione della mobilità umana entro il 2035)(3),

–  visto il documento dell'UNHCR del 17 maggio 2017 dal titolo "Towards a global compact on refugees: a roadmap" (Verso un patto mondiale sui rifugiati: una tabella di marcia)(4),

–  vista la relazione del Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, dell'11 gennaio 2018 dal titolo "Making migration work for all" (Rendere la migrazione vantaggiosa per tutti)(5),

–  visto il progetto preliminare del patto mondiale sui rifugiati dell'UNHCR del 31 gennaio 2018(6),

–  visti il progetto preliminare e il progetto preliminare aggiornato del patto mondiale per una migrazione sicura, ordinata e regolare rispettivamente del 5 febbraio 2018(7) e del 5 marzo 2018(8),

–  vista la Dichiarazione di Abidjan del 5° vertice UE-UA del novembre 2017,

–  visti la risoluzione A/RES/70/1 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite dal titolo "Transforming our world – the 2030 Agenda for Sustainable Development" (Trasformare il nostro mondo – l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile) e i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile ivi racchiusi, adottati il 25 settembre 2015 in occasione del vertice delle Nazioni Unite a New York(9),

–  vista la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie, approvata con la risoluzione 45/158 del 18 dicembre 1990 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite(10),

–  vista l'osservazione generale congiunta del Comitato per la protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie (CMW) e del comitato sui diritti del fanciullo (CRC) relativa ai diritti umani dei minori nel contesto della migrazione internazionale,

–  vista la sua risoluzione del 13 aprile 2016 sull'UE in un contesto globale in evoluzione – Un mondo maggiormente connesso, contestato e complesso(11),

–  vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2016 sui diritti umani e la migrazione nei paesi terzi(12),

–  vista la sua risoluzione del 1° giugno 2017 sulla resilienza quale priorità strategica dell'azione esterna dell'UE(13),

–  viste le sue risoluzioni del 5 aprile 2017 su come far fronte ai movimenti di rifugiati e migranti: ruolo dell'azione esterna dell'UE(14) e del 12 aprile 2016 sulla situazione nel Mediterraneo e la necessità di un approccio globale dell'UE in materia di immigrazione(15),

–  viste la relazione approvata della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni il 12 ottobre 2017 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro dell'Unione per il reinsediamento e modifica il regolamento (UE) n. 516/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio (A8-0316/2017), e la necessità per l'UE di reinsediare un numero di persone pari almeno al 20 % della proiezione annuale delle esigenze globali di reinsediamento,

–  visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che, conformemente all'articolo 13, paragrafo 2, della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, ogni individuo ha il diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese; che nel 1999 il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti umani, nella sua osservazione generale n. 273 (paragrafo 8), ha precisato che tale diritto non può essere subordinato ad alcuno scopo specifico né al periodo di tempo in cui il soggetto sceglie di rimanere al di fuori del paese;

B.  considerando che in occasione del vertice delle Nazioni Unite sui rifugiati e sui migranti, tenuto dall'Assemblea generale a New York il 19 settembre 2016, gli Stati membri dell'ONU hanno approvato all'unanimità la 'Dichiarazione di New York per i rifugiati e i migranti", a seguito della quale sono stati avviati due processi separati, distinti e indipendenti, ma comunque sostanzialmente correlati, allo scopo di adottare un patto mondiale sui rifugiati nel 2018 e un patto mondiale per una migrazione sicura, ordinata e regolare, che sarà sottoscritto durante una conferenza in Marocco nel dicembre 2018;

C.  considerando che l'allegato I della Dichiarazione di New York istituisce un quadro globale di risposta per i rifugiati (CRRF), basato sul principio della ripartizione internazionale delle responsabilità e sulla volontà degli Stati membri dell'ONU di far fronte alle cause profonde dei trasferimenti forzati; che il CRRF presenta azioni specifiche intese a ridurre la pressione sui paesi ospitanti, ad accrescere l'autonomia dei rifugiati, ad ampliare l'accesso a soluzioni che prevedono il coinvolgimento di paesi terzi e a creare, nei paesi di origine, le condizioni necessarie per consentire il ritorno sicuro e dignitoso dei rifugiati;

D.  considerando che l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati è stato in vitato a condurre consultazioni su un programma di azione a integrazione del CRRF e a proporre un patto mondiale sui rifugiati nella sua relazione annuale all'Assemblea generale del 2018;

E.  considerando che l'UE e i suoi Stati membri hanno partecipato al processo preparatorio e ai dibattiti che hanno condotto alla presentazione dei progetti preliminari; che a seguito dell'avvio della fase maggiormente critica del processo, e di conseguenza della decisione degli Stati Uniti di abbandonare i negoziati, è ancora più importante che l'Unione e i suoi Stati membri assumano un ruolo guida per garantire un testo forte, incentrato sulle persone e fondato sui diritti umani;

F.  considerando che la migrazione è un fenomeno umano complesso; che, sebbene i rifugiati siano definiti in modo specifico e tutelati dal diritto internazionale, in quanto individui che risiedono al di fuori del loro paese di origine a causa del timore di persecuzioni, conflitti, violenze o altre circostanze, e che di conseguenza necessitano di protezione internazionale, i rifugiati, così come i migranti, sono titolari di diritti umani e spesso sono soggetti a una maggiore vulnerabilità, violenze e abusi durante l'intero processo migratorio; che il patto mondiale sui rifugiati e il patto mondiale per una migrazione sicura, ordinata e regolare sono processi complementari la cui attuazione necessiterà di azioni congiunte;

G.  considerando che la mobilità delle persone e la migrazione rappresentano fenomeni in crescita e che il numero di migranti internazionali in tutto il mondo è pari a circa 258 milioni di persone; che il numero di migranti in rapporto alla popolazione mondiale è aumentato dal 2,8 % nel 2000 al 3,4 % nel 2017; che il 48 % dei migranti sono donne; che la maggior parte dei migranti viaggia in modo sicuro e ordinato; che l'85 % delle migrazioni ha luogo tra paesi caratterizzati dallo stesso livello di sviluppo; che nel 2017 l'Europa è stata la seconda principale fonte di migranti internazionali (61 milioni)(16);

H.  considerando che, stando ai dati dell'UNHCR, circa 65 milioni di persone vivevano in condizioni di sfollamento forzato alla fine del 2015, di cui 12 milioni di siriani; che secondo la Banca mondiale circa 9 milioni di persone sono state sfollate tra il 2012 e il 2015, ponendo il sistema di aiuti umanitari globale dinanzi a una difficile sfida; che l'84 % dei rifugiati al mondo e il 99 % degli sfollati interni sono ospitati in paesi o regioni in via di sviluppo, la maggior parte nel continente africano, mentre solo il 10 % di tutti i rifugiati è ospite in paesi europei, esclusa la Turchia; che, secondo le proiezioni delle esigenze globali di reinsediamento dell'UNHCR per il 2018, si prevede che dovranno essere reinsediate quasi 1,2 milioni di persone; che dal 2000 oltre 46 000 migranti e rifugiati in tutto il mondo sono morti in cerca di sicurezza e dignità all'estero, compresa una stima minima di 14 500 decessi nel Mediterraneo centrale dal 2014(17);

I.  considerando che l'Europa è storicamente una regione sia di destinazione che di origine; che anche gli europei sono migrati all'estero a causa di difficoltà economiche, conflitti o persecuzioni politiche; che la perdurante crisi economica e finanziaria ha costretto un numero elevato di cittadini europei a emigrare, anche verso le economie emergenti del sud del mondo;

J.  considerando che molti bambini migranti sono vittime di violenze, abusi e sfruttamento; che oltre 100 paesi sono noti per la detenzione dei minori per ragioni legate alla migrazione(18); che i bambini rifugiati hanno una probabilità cinque volte superiore di non frequentare la scuola rispetto agli altri bambini e che meno di un quarto degli adolescenti rifugiati è iscritto alla scuola secondaria;

K.  considerando che i lavoratori migranti sono spesso esposti a discriminazioni, sfruttamento e violazioni dei diritti; che il 23 % dei 24,9 milioni di persone costrette al lavoro forzato in tutto il mondo è costituito da migranti internazionali;

L.   considerando che l'esperienza ha dimostrato che i migranti apportano un contributo positivo ai paesi in cui vivono, come pure ai loro paesi d'origine; che i migranti contribuiscono ai paesi in cui vivono pagando le tasse e immettendo circa l'85 % del loro reddito nelle economie di tali paesi; che nel 2017, secondo le stime, 596 miliardi di USD sono stati trasferiti mediante rimesse a livello mondiale, di cui 450 miliardi di USD sono stati trasferiti verso paesi in via di sviluppo – un importo fino a tre volte superiore rispetto al totale degli aiuti pubblici allo sviluppo;

1.  sostiene fermamente gli obiettivi della Dichiarazione di New York per i rifugiati e i migranti e del corrispondente processo per lo sviluppo di un regime di governance globale, al fine di rafforzare il coordinamento in materia di migrazione internazionale, mobilità umana, grandi flussi di rifugiati e protrarsi della condizione di rifugiato, nonché di mettere in atto soluzioni e approcci duraturi volti a definire con chiarezza l'importanza di tutelare i diritti dei rifugiati e dei migranti;

2.  invita gli Stati membri dell'UE a unirsi attorno a una posizione unica dell'Unione e a difendere attivamente e far progredire i negoziati sull'importante questione del patto mondiale per una migrazione sicura, ordinata e regolare e del patto mondiale sui rifugiati;

3.  è convinto che in un mondo altamente interdipendente le sfide legate alla mobilità umana possano essere affrontate al meglio e con efficacia dalla comunità internazionale nel suo insieme; accoglie favorevolmente, pertanto, l'avvio di negoziati intergovernativi sul patto mondiale per una migrazione sicura, ordinata e regolare e delle consultazioni formali sul patto mondiale sui rifugiati, sulla base dei progetti preliminari, da concludere entro luglio 2018;

4.  invita l'Unione europea, in particolare l'alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, a sfruttare tutto il suo peso diplomatico e a mobilitare le delegazioni dell'Unione, non solo a New York e a Ginevra ma anche in altri paesi chiave, in particolare i paesi in via di sviluppo, la cui effettiva partecipazione al processo è essenziale in quanto paesi di origine e di transito ma anche di destinazione, e dovrebbe essere facilitata dall'Unione onde garantire l'esito positivo del processo;

5.  sottolinea che i principali trattati internazionali in materia di diritti umani riconoscono i diritti di tutti gli esseri umani, compresi i migranti e i rifugiati, indipendentemente dal loro status giuridico, e obbligano gli Stati a rispettarli, ivi compreso il principio fondamentale di non respingimento; chiede che sia prestata particolare attenzione alle persone che si trovano in situazioni di particolare vulnerabilità e necessitano di assistenza medica o psicologica speciale, anche a seguito di violenza o tortura fisica, dettata da pregiudizi, sessuale o di genere; appoggia l'inclusione nei patti mondiali di misure concrete in tale ambito; ricorda inoltre che le vulnerabilità sono spesso dovute a circostanze nei paesi di origine, di transito e accoglienza o di destinazione derivanti non solo dall'identità dell'individuo ma anche dalle scelte politiche, dalle disuguaglianze e dalle dinamiche strutturali e sociali;

6.  ricorda che gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS), figuranti nell'agenda 2030, riconoscono che politiche migratorie pianificate e ben gestite possono contribuire a realizzare lo sviluppo sostenibile e la crescita inclusiva, nonché a ridurre le disuguaglianze all'interno e tra gli Stati membri; chiede che venga dedicata la debita attenzione agli aspetti relativi alla migrazione degli OSS e dei patti mondiali; invita l'UE e i suoi Stati membri a rispettare il loro impegno di conseguire gli OSS relativi ai minori, attuando gli orientamenti dell'UE in materia di promozione e tutela dei diritti del bambino del 6 marzo 2017;

7.  invita gli Stati membri delle Nazioni Unite ad assumersi l'impegno distinto di promuovere la parità di genere e l'emancipazione delle donne e delle ragazze, quale elemento centrale del patto mondiale, in linea con l'obiettivo di sviluppo sostenibile n. 5; ricorda, inoltre, che la migrazione può rappresentare un acceleratore per l'emancipazione delle donne e la parità, considerando che il 48 % dei migranti sono donne e due terzi di esse lavorano;

8.  invita gli Stati membri delle Nazioni Unite ad assumersi l'impegno distinto di assicurare la protezione dei minori nell'ambito della migrazione; sottolinea che tutti i minori, indipendentemente dal loro stato di migranti o rifugiati, sono innanzitutto e soprattutto bambini, cui devono essere garantiti tutti i diritti previsti nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo e che il loro interesse superiore deve essere una considerazione preminente in tutte le azioni e le decisioni che li riguardano; ritiene che i patti mondiali rappresentino un'opportunità per rafforzare i parametri di riferimento per la protezione dei minori interessati dalla migrazione e dai trasferimenti forzati; accoglie con favore l'inclusione nel progetto preliminare di impegni chiari su questioni specifiche e urgenti, quali l'invito a porre fine al trattenimento di minori, il miglioramento delle azioni relative ai migranti dispersi, il forte sostegno al ricongiungimento familiare e ad altri percorsi regolari, la prevenzione dell'apolidia dei minori e l'integrazione dei minori rifugiati e richiedenti asilo nei sistemi nazionali di tutela dei minori, nel sistema dell'istruzione e nel sistema sanitario; invita l'UE e i suoi Stati membri a sostenere fortemente tali proposte al fine di assicurare che siano incluse nel testo finale da adottare a dicembre;

9.  sottolinea che dovrebbe essere mantenuta un'attenzione particolare sulle diverse cause della migrazione irregolare e degli sfollamenti forzati (conflitti, persecuzioni, pulizia etnica, violenza generalizzata o altri fattori come la povertà estrema, i cambiamenti climatici o le catastrofi naturali);

10.  deplora il costante e diffuso fenomeno dell'apolidia, che pone gravi sfide in materia di diritti umani; invita l'UE e i suoi Stati membri ad assicurare che tale questione sia adeguatamente affrontata nei negoziati in corso sui patti mondiali;

11.  sottolinea che le consultazioni e i negoziati devono essere trasparenti e inclusivi e devono coinvolgere tutte le parti interessate, le autorità locali e regionali nonché le istituzioni e la società civile, comprese le organizzazioni di migranti, per quanto possibile, nonostante la natura intergovernativa dei negoziati; sottolinea la necessità di valorizzare il ruolo dei parlamenti nella fase finale del processo di adozione dei patti e sottolinea in particolare la necessità di rafforzare la dimensione parlamentare della posizione dell'UE;

12.  ritiene che occorre elaborare un meccanismo di coordinamento al fine di assicurare la complementarità tra i due patti e la coerenza su questioni trasversali;

13.  sottolinea l'importanza del monitoraggio e della raccolta di dati disaggregati sui migranti e i rifugiati, accompagnati da indicatori specifici per migranti - che sono di vitale importanza per l'elaborazione delle politiche - basati su dati fattuali e non su miti o false percezioni, garantendo nel contempo i diritti fondamentali, compreso il diritto alla vita privata e le norme sulla protezione dei dati e impedendo che i titolari dei dati siano esposti a gravi violazioni dei diritti umani;

14.  sottolinea la necessità di rafforzare il monitoraggio dell'attuazione di entrambi i patti mondiali nel futuro prossimo, in particolare in considerazione del loro carattere non vincolante, al fine di evitare approcci "à la carte" da parte dei diversi Stati interessati; chiede, a tal proposito, una stretta sorveglianza mediante l'istituzione di indicatori di riferimento, ove opportuno; sottolinea la necessità di garantire che l'architettura delle Nazioni Unite e le sue agenzie competenti possano disporre delle risorse necessarie per ogni compito che gli Stati decidono di delegare loro nell'attuazione e nel monitoraggio dei patti;

15.  riconosce che la gestione della migrazione richiede investimenti ingenti, risorse adeguate e strumenti flessibili e trasparenti, e che negli anni a venire saranno necessari strumenti ben progettati, flessibili e razionalizzati per rispondere alle sfide della migrazione; invita ad attribuire un ruolo più importante agli strumenti di finanziamento dell'UE nell'attuazione dei patti mondiali; chiede che il prossimo quadro finanziario pluriennale (QFP) includa la coerenza finanziaria ed esamini il sostegno finanziario a lungo termine per le politiche migratorie e di asilo e le azioni derivanti dai patti mondiali; ritiene che le dotazioni di bilancio destinate allo sviluppo debbano continuare a concentrarsi sull'eliminazione sostenibile della povertà;

Patto mondiale sui rifugiati

16.  accoglie con favore il progetto di patto per i rifugiati e il suo approccio incentrato sulle persone e sui diritti umani; si congratula con l'UNHCR per il lavoro svolto e l'impegno ad attuare il suo mandato nel modo pia completo possibile; invita tutti i paesi a impegnarsi a favore di una più equa ripartizione della responsabilità di accogliere e sostenere i rifugiati a livello mondiale ed esorta l'UE e i suoi Stati membri a riconoscere e onorare la propria parte di responsabilità;; chiede l'adozione di un meccanismo di condivisione della responsabilità a livello mondiale, sostenendo un approccio basato sui diritti umani per il patto proposto;

17.  sottolinea la necessità di garantire un'assistenza solida e continua ai paesi in via di sviluppo che ospitano un numero considerevole di rifugiati e di assicurare che siano offerte ai rifugiati soluzioni durature, in particolare facendo in modo che siano autosufficienti e integrati nella comunità in cui vivono; ricorda che il patto rappresenta un'opportunità unica per rafforzare i collegamenti tra le politiche di aiuto umanitario e di sviluppo e per migliorare l'efficacia, l'efficienza e la sostenibilità della protezione dei rifugiati e della ricerca di soluzioni per gli stessi, creando una risposta globale e riunendo tutte le parti interessate;

18.  sottolinea la necessità di includere i rifugiati come interlocutori attivi nella definizione del patto e di altre risposte internazionali alle situazioni dei rifugiati;

19.  chiede la non criminalizzazione dell'assistenza umanitaria; chiede maggiori capacità di ricerca e soccorso per le persone in difficoltà, il dispiegamento di maggiori capacità da parte di tutti gli Stati e il riconoscimento del sostegno fornito da attori privati e ONG nell'esecuzione di operazioni di soccorso in mare e a terra;

20.  chiede che le soluzioni di reinsediamento siano sviluppate e rafforzate nel patto negoziato, quale elemento fondamentale per una reale condivisione della responsabilità, tramite impegni specifici e coordinati che definiranno o incrementeranno la portata, l'estensione e la qualità dei programmi di reinsediamento, al fine di soddisfare le esigenze annuali mondiali di reinsediamento indicate dall'UNHCR; invita in particolare gli Stati membri dell'UE a fare la loro parte e ad aumentare il loro impegno a tal proposito;

21.  sollecita il pieno rispetto del diritto al ricongiungimento familiare e insiste sullo sviluppo di canali sicuri e legali per i rifugiati, oltre al reinsediamento, tra cui i corridoi umanitari, i visti internazionali umanitari, i regimi di reinsediamento regionale e altri canali legali complementari (come la sponsorizzazione privata, i visti di studio, i programmi di borse di studio per i rifugiati e accordi flessibili in materia di visti), affinché i rifugiati possano raggiungere destinazioni con condizioni di accoglienza adeguate e dignitose;

22.  invita tutti i paesi a firmare, ratificare e rispettare la Convenzione di Ginevra del 1951 sullo status dei rifugiati e il Protocollo del 1967 relativo allo status dei rifugiati (Convenzione di Ginevra);

23.  sottolinea la necessità di approfittare di questa opportunità per sviluppare appieno una prospettiva di genere orizzontale e rinnovata per una risposta internazionale collettiva alla questione dei rifugiati che affronti le esigenze specifiche di protezione delle donne, compresa la lotta alla violenza contro le donne, e che migliori le capacità e le competenze delle donne ai fini della ricostruzione e della resilienza di tutte le società, contribuendo quindi a superare l'immagine delle donne come nient'altro che vittime; chiede, in tale contesto, la piena partecipazione delle donne, a partire dall'infanzia, garantendo alle ragazze l'accesso all'istruzione, anche nelle situazioni di emergenza e nelle aree di conflitto, ascoltando la loro voce e tenendo conto delle loro esigenze e realtà attraverso la loro partecipazione all'elaborazione delle politiche e delle soluzioni alla crisi dei rifugiati, in modo da rendere queste ultime più sostenibili, reattive ed efficaci;

Patto mondiale per una migrazione sicura, ordinata e regolare

24.  insiste sul fatto che il patto mondiale per una migrazione sicura, ordinata e regolare dovrebbe essere incentrato sulle persone e fondato sui diritti umani e dovrebbe prevedere misure a lungo termine, sostenibili e globali, a vantaggio di tutte le parti interessate, basandosi sul principio del partenariato e il rafforzamento della cooperazione tra i paesi di origine, di transito e di destinazione;

25.  ritiene che il patto rappresenti un'opportunità unica per inserire la correlazione tra sviluppo e migrazione nell'agenda politica mondiale; è fermamente convinto che gli OSS forniscano un quadro globale e olistico su cui basare il nesso tra migrazione e sviluppo;

26.  ricorda che la relazione del Segretario generale dell'ONU dal titolo "Making migration work for all" (Far funzionare la migrazione per tutti) pone l'accento sull'esistenza di prove evidenti a dimostrazione del fatto che, nonostante le sfide reali, la migrazione apporta vantaggi sia per i migranti che per le comunità di accoglienza, in termini economici e sociali, e può rappresentare un motore per la crescita economica e l'innovazione; sostiene fermamente il perpetuarsi di una narrazione positiva in materia di migrazione e chiede la creazione di campagne dell'UE e internazionali che attirino l'attenzione sugli elementi di prova e contrastino le tendenze razziste e xenofobe nelle nostre società;

27.  invita gli Stati membri delle Nazioni Unite a ridurre al minimo i costi di trasferimento delle rimesse e ad affrontare la questione nel corso degli attuali negoziati sul patto;

28.  sottolinea che la migrazione è stata riconosciuta come una strategia di adattamento proattiva, un sistema di sopravvivenza contro la povertà, un fattore che contribuisce alla crescita inclusiva e allo sviluppo sostenibile;

29.  è fermamente convinto che sia giunto il momento di riunire tutti gli elementi dell'architettura dell'ONU, compresa l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), al fine di sostenere gli sforzi internazionali volti a gestire la migrazione e consolidare la cooperazione; deplora profondamente, pertanto, la decisione dell'amministrazione statunitense di porre fine alla sua partecipazione ai negoziati per un patto globale per una migrazione ordinata, sicura e regolare; invita l'UE ad assumere un ruolo guida in tale processo e a condannare gli altri paesi che escono dai negoziati o indeboliscono il contenuto del patto finale; invita l'UE a essere all'altezza delle sue responsabilità come attore globale e ad adoperarsi per assicurare la conclusione positiva dei negoziati; insiste sulla necessità che gli Stati membri dell'UE diano prova di unità e si esprimano con una sola voce a sostegno di un regime basato sui diritti umani internazionali per la gestione delle migrazioni;

30.  ritiene che l'apertura di più percorsi legali per la migrazione, anche sulla base di analisi realistiche delle esigenze del mercato del lavoro, scoraggerebbe la migrazione irregolare e diminuirebbe il numero dei decessi, i casi di abuso di migranti irregolari da parte di trafficanti e i casi di sfruttamento dei migranti irregolari da parte di datori di lavoro senza scrupoli;

31.  invita tutti i paesi ad adottare le opportune misure per impedire l'abuso dei diritti umani e lo sfruttamento dei migranti sul loro territorio, anche da parte dei datori di lavoro; invita gli Stati membri delle Nazioni Unite, a tal fine, a firmare, ratificare e rispettare la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie, approvata con la risoluzione 45/158 del 18 dicembre 1990 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite; sottolinea che il patto dovrebbe rispettare ed essere in linea con le norme internazionali in materia di lavoro, in particolare i principi e i diritti fondamentali relativi al lavoro e le pertinenti convenzioni dell'OIL e delle Nazioni Unite concernenti la tutela dei lavoratori migranti e delle loro famiglie;

32.  sottolinea l'importanza di garantire un'adeguata assistenza al rimpatrio volontario e al reinserimento delle persone che fanno ritorno nel loro paese di origine; sottolinea che i minori dovrebbero essere rimpatriati solamente se ciò è nel loro interesse superiore e in condizioni di sicurezza, con assistenza e su base volontaria, utilizzando le relazioni informative dei paesi di origine specifiche per ogni bambino e offrendo un sostegno a lungo termine per il loro reinserimento;

33.  invita gli Stati membri delle Nazioni Unite a prendere in considerazione l'adozione di dettagliati piani d'azione nazionali o subnazionali, promuovendo un approccio esteso a tutto il governo per l'attuazione delle raccomandazioni del patto onde affrontare le diverse dimensioni della migrazione, compresi lo sviluppo, i diritti umani, la sicurezza, gli aspetti sociali, l'età e il genere, e considerando le implicazioni politiche sulla salute, l'istruzione, la tutela dei minori, gli alloggi, l'inclusione sociale, la giustizia, l'occupazione e la sicurezza sociale;

34.  appoggia la richiesta della dichiarazione di New York di un monitoraggio e verifiche sistematici degli impegni assunti dagli Stati membri in materia di migrazione; dichiara la propria disponibilità a essere associato a questo processo a livello dell'UE e sostiene l'inclusione dei migranti e di altri soggetti interessati;

35.  invita il Consiglio, la Commissione e il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza a tenere il Parlamento pienamente aggiornato in tutte le fasi del processo di azione dei patti mondiali;

o
o   o

36.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, all'Ufficio dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, all'Organizzazione internazionale per le migrazioni e alle Nazioni Unite.

(1) http://www.un.org/en/development/desa/population/migration/generalassembly/docs/A_RES_71_1_E.pdf
(2) https://www.un.org/en/development/desa/population/migration/generalassembly/docs/A_RES_71_280.pdf
(3) A/HRC/35/25 https://daccess-ods.un.org/TMP/8451200.72364807.html
(4) http://www.unhcr.org/58e625aa7.pdf
(5) https://refugeesmigrants.un.org/SGReport
(6) http://www.unhcr.org/Zero-Draft.pdf
(7) https://refugeesmigrants.un.org/sites/default/files/180205_gcm_zero_draft_final.pdf
(8) https://refugeesmigrants.un.org/sites/default/files/2018mar05_zerodraft.pdf
(9) http://www.un.org/ga/search/view_doc.asp?symbol=A/RES/70/1&Lang=E
(10) http://www.un.org/documents/ga/res/45/a45r158.htm
(11) GU C 58 del 15.2.2018, pag. 109.
(12) Testi approvati, P8_TA(2016)0404.
(13) Testi approvati, P8_TA(2017)0242.
(14) Testi approvati, P8_TA(2017)0124.
(15) GU C 58 del 15.2.2018, pag. 9.
(16) Nazioni Unite, Dipartimento per gli affari economici e sociali/divisione popolazione (2017). Trends in International Migrant Stock: The 2017 revision (Tendenze della popolazione internazionale di migranti: la revisione del 2017 (Banca dati delle Nazioni Unite, POP/DB/MIG/Stock/Rev.2017).
(17) https://missingmigrants.iom.int/latest-global-figures
(18) Relazione dell'UNICEF, Uprooted: the growing crisis for refugee and migrant children (Sradicati: la crisi sempre più grave dei bambini migranti e rifugiati), settembre 2016, pag. 39, https://www.unicef.org/videoaudio/PDFs/Uprooted.pdf


Attuazione degli strumenti di finanziamento esterno dell'UE: revisione intermedia del 2017 e futura architettura post 2020
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Risoluzione del Parlamento europeo del 18 aprile 2018 sull'attuazione degli strumenti di finanziamento esterno dell'UE: revisione intermedia del 2017 e futura architettura post 2020 (2017/2280(INI))
P8_TA(2018)0119A8-0112/2018

Il Parlamento europeo,

–  visto il regolamento (UE) n. 232/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2014, che istituisce uno strumento europeo di vicinato (SEV)(1),

–  visto il regolamento (UE) n. 231/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2014, che istituisce uno strumento di assistenza preadesione (IPA II)(2),

–  visto il regolamento (UE) n. 230/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2014, che istituisce uno strumento inteso a contribuire alla stabilità e alla pace (IcSP)(3),

–  visto il regolamento (UE) 2017/2306, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2017, che modifica il regolamento (UE) n. 230/2014 che istituisce uno strumento inteso a contribuire alla stabilità e alla pace(4),

–  visto il regolamento (UE) n. 234/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2014, che istituisce uno strumento di partenariato (SP) per la cooperazione con i paesi terzi(5),

–  visto il regolamento (UE) n. 235/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 11 marzo 2014, che istituisce uno strumento finanziario per la promozione della democrazia e dei diritti umani nel mondo(6),

–  visto il regolamento (UE) n. 233/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2014, che istituisce uno strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo per il periodo 2014-2020(7) (regolamento DCI),

–  visto il regolamento (UE) n. 236/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2014, che stabilisce norme e procedure comuni per l'attuazione degli strumenti per il finanziamento dell'azione esterna dell'Unione(8),

–  vista la decisione del Consiglio 2010/427/UE, del 26 luglio 2010, che fissa l'organizzazione e il funzionamento del Servizio europeo per l'azione esterna(9),

–  visto il regolamento (UE) 2017/1601 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 settembre 2017, che istituisce il Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile (EFSD), la garanzia dell'EFSD e il fondo di garanzia dell'EFSD(10),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio ("regolamento finanziario")(11),

–  visto il parere della commissione per gli affari esteri del 18 aprile 2017 destinato alla commissione per i bilanci e alla commissione per il controllo dei bilanci sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che modifica il regolamento (CE) n. 2012/2002 e i regolamenti (UE) n. 1296/2013, (UE) n. 1301/2013, (UE) n. 1303/2013, (UE) n. 1304/2013, (UE) n. 1305/2013, (UE) n. 1306/2013, (UE) n. 1307/2013, (UE) n. 1308/2013, (UE) n. 1309/2013, (UE) n. 1316/2013, (UE) n. 223/2014, (UE) n. 283/2014 e (UE) n. 652/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio e la decisione n. 541/2014/UE del Parlamento europeo e del Consiglio (COM(2016)0605 – C8-0372/2016 – 2016/0282(COD))(12),

–  visto il regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 febbraio 2011 che stabilisce le regole e i principi generali relativi alle modalità di controllo da parte degli Stati membri dell'esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione(13) ("regolamento sulla procedura di comitato"),

–  viste la decisione C(2014)9615 della Commissione, del 10 dicembre 2014, riguardante l'istituzione di un fondo fiduciario regionale dell'Unione europea in risposta alla crisi siriana, il "fondo Madad", e la decisione C(2015)9691 della Commissione, del 21 dicembre 2015, che modifica la decisione C(2014)9615,

–  viste la decisione C(2015)7293 della Commissione, del 20 ottobre 2015, sull'istituzione di un fondo fiduciario di emergenza dell'Unione europea per la stabilità e la lotta contro le cause profonde della migrazione irregolare e del fenomeno degli sfollati in Africa, e la decisione C(2017)0772 della Commissione, dell'8 febbraio 2017, che modifica la decisione C(2015)7293,

–  viste la decisione C(2015)9500 della Commissione, del 24 novembre 2015, relativa al coordinamento delle iniziative dell'Unione e degli Stati membri tramite un meccanismo di coordinamento — lo strumento per la Turchia a favore dei rifugiati(14), e le decisioni C(2016)0855 della Commissione, del 10 febbraio 2016(15) e C(2017)2293, del 18 aprile 2017(16) relative allo strumento per i rifugiati in Turchia che modificano la decisione C(2015)9500 della Commissione,

–  viste le varie relazioni della Corte dei conti europea in materia di finanziamento esterno, in particolare la relazione speciale n. 18/2014 sui sistemi di valutazione e monitoraggio orientato ai risultati di EuropeAid,

–  visti la relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio, del 15 dicembre 2017, dal titolo "Relazione di revisione intermedia degli strumenti di finanziamento esterno" (COM(2017)0720) e i documenti di lavoro dei servizi che la accompagnano sulla valutazione del regolamento di esecuzione comune (SWD(2017)0606), dello Strumento europeo di vicinato (SWD(2017)0602), dello strumento di assistenza di preadesione (SWD(2017)0463), dello strumento che contribuisce alla stabilità e alla pace (SWD(2017)0607), dello strumento di partenariato per la cooperazione con i paesi terzi (SWD(2017)0608) e dello strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR) (SWD(2017)0604),

–  viste le valutazioni esterne degli strumenti di finanziamento esterno(17),

–  viste le attuali procedure del Parlamento europeo sul futuro quadro finanziario pluriennale (QFP) post-2020,

–  vista la valutazione dell'attuazione a livello europeo del servizio Ricerca del Parlamento europeo (EPRS) dal titolo "Gli strumenti di finanziamento esterno dell'UE e l'architettura post-2020",

–  vista la relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio, del 24 novembre 2015, dal titolo "Relazione annuale 2015 sulle politiche di sviluppo e di assistenza esterna dell'Unione europea e sulla loro attuazione nel 2014" (COM(2015)0578),

–  vista la relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio, del 19 dicembre 2016, dal titolo "Relazione annuale 2016 sull'attuazione degli strumenti dell'Unione europea per il finanziamento delle azioni esterne nel 2015" (COM(2016)0810),

–  vista la comunicazione congiunta della Commissione e dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza al Parlamento europeo e al Consiglio, del 7 giugno 2017, dal titolo "Un approccio strategico alla resilienza nell'azione esterna dell'UE" (JOIN(2017)0021),

–  vista la sua risoluzione del 13 dicembre 2017 sulla relazione annuale sull'attuazione della politica estera e di sicurezza comune(18),

–  vista la sua risoluzione del 14 febbraio 2017 sulla revisione del consenso europeo in materia di sviluppo(19),

–  vista la sua risoluzione del 13 aprile 2016 dal titolo "L'UE in un contesto globale in evoluzione – Un mondo maggiormente connesso, contestato e complesso"(20),

–  vista la sua risoluzione del 3 aprile 2014 sull'approccio globale dell'UE e le sue implicazioni sulla coerenza dell'azione esterna dell'Unione(21),

–  vista la sua risoluzione del 9 luglio 2015 sulla revisione della politica europea di vicinato(22),

–  vista la sua raccomandazione del 15 novembre 2017 al Consiglio, alla Commissione e al Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) sul partenariato orientale nella fase preparatoria del vertice di novembre 2017(23),

–  vista la sua risoluzione del 6 luglio 2017 sulla relazione 2016 della Commissione sulla Turchia(24),

–  viste le sue risoluzioni del 15 febbraio 2017 sulla relazione 2016 della Commissione sull'Albania(25) e sulla relazione 2016 della Commissione sulla Bosnia-Erzegovina(26),

–  vista la sua risoluzione del 16 marzo 2017 sulla relazione 2016 della Commissione sul Montenegro(27),

–  viste le sue risoluzioni del 14 giugno 2017 sulla relazione 2016 della Commissione sul Kosovo(28), sulla relazione 2016 della Commissione sull'ex Repubblica jugoslava di Macedonia(29) e sulla relazione 2016 della Commissione sulla Serbia(30),

–  vista la comunicazione della Commissione europea al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni del 6 febbraio 2018 dal titolo "Una prospettiva di allargamento credibile e un maggior impegno dell'UE per i Balcani occidentali" (COM(2018)0065),

–  vista la sua risoluzione del 22 ottobre 2013 su autorità locali e società civile: l'impegno dell'Europa a favore dello sviluppo sostenibile(31),

–  vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2017 concernente la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2018(32),

–  vista la strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'Unione europea, presentata nel giugno 2016(33),

–  viste le conclusioni del Consiglio, del 19 giugno 2017, sull'impegno dell'UE verso la società civile nell'ambito delle relazioni esterne,

–  vista la strategia dell'UE "Commercio per tutti",

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione del 9 novembre 2017 concernente l'attuazione degli accordi di libero scambio dell'UE (SWD(2017)0364),

–  viste le competenze della sua commissione per gli affari esteri in quanto commissione competente per l'intera legislazione, programmazione e supervisione delle azioni svolte nel quadro del SEV, dell'IPA II, dell'EIDHR, dello SP e dell'IcSP, nonché per le politiche a loro sostegno (allegato V(I) del suo regolamento),

–  vista la dichiarazione della Commissione europea allegata ai regolamenti che istituiscono gli strumenti di finanziamento esterno, in cui si impegna ad avviare dialoghi strategici con il Parlamento sulla programmazione della Commissione,

–  visto il regolamento dei comitati ENI, IPA II, EIDHR, IcSP, SP e DCI,

–  visti l'articolo 52 del suo regolamento nonché l'articolo 1, paragrafo 1, lettera e), e l'allegato 3 della decisione della Conferenza dei presidenti del 12 dicembre 2002 sulla procedura relativa alla concessione dell'autorizzazione a elaborare relazioni di iniziativa,

–  vista la relazione della commissione per gli affari esteri e i pareri della commissione per lo sviluppo, della commissione per il commercio internazionale e della commissione per i bilanci (A8-0112/2018),

A.  considerando che l'Unione europea resta il maggior fornitore mondiale di assistenza esterna;

B.  considerando che gli strumenti di finanziamento esterno costituiscono il principale meccanismo per sostenere l'azione dell'UE nello scenario globale e che l'azione esterna dell'UE riveste un'importanza crescente per i cittadini dell'Unione;

C.  considerando che, a causa delle limitate risorse, gli strumenti di finanziamento esterno sono stati spesso portati al limite;

D.  considerando che la Commissione, nella sua relazione di revisione intermedia, ritiene che l'attuale architettura degli strumenti esterni sia in generale adeguata allo scopo;

E.  considerando che la fusione degli strumenti non può essere un obiettivo in sé;

F.  considerando che l'UE ha affrontato numerose sfide non solo nel suo immediato vicinato, ma anche sulla scena globale;

G.  considerando che l'azione esterna dell'UE deve privilegiare la soluzione delle principali sfide globali come la pace e lo sviluppo sostenibile e che la promozione dei diritti umani per tutti, lo Stato di diritto e la democrazia, con particolare riferimento alla parità di genere e alla giustizia sociale, come pure al sostegno ai difensori dei diritti umani, sono fondamentali per conseguire tali obiettivi;

H.  considerando che l'assistenza finanziaria esterna dell'UE è uno strumento essenziale per sostenere le riforme economiche come pure il consolidamento democratico, politico e istituzionale nei paesi partner;

I.  considerando che non esiste lo stesso, solido, controllo parlamentare per tutti gli strumenti;

J.  considerando la necessità urgente di migliorare la visibilità dell'assistenza dell'UE nei confronti sia dei cittadini dei paesi partner che dei cittadini dell'Unione, così da comunicare meglio i benefici del sostegno dell'UE; che, in tal senso, può essere estremamente utile investire in progetti concreti e tangibili la cui visibilità possa essere più facilmente accessibile per il grande pubblico, sviluppando al contempo una strategia di comunicazione globale, efficace e sistematica all'interno di ogni strumento;

K.  considerando che la comunicazione strategica spesso deve far fronte a sfide esterne, come le campagne di disinformazione a danno dell'UE e dei suoi Stati membri, che rendono necessari sforzi ulteriori; che pertanto è essenziale promuovere un'informazione obiettiva, indipendente e imparziale e affrontare gli aspetti giuridici del mondo dei media in cui operano gli strumenti e le azioni dell'UE;

L.  considerando che il commercio internazionale è uno strumento fondamentale dell'UE per aiutare i paesi nel loro sviluppo sociale ed economico, come pure per difendere e promuovere i diritti umani, i valori fondamentali e lo Stato di diritto;

M.  considerando che, secondo i trattati, la politica commerciale dovrebbe contribuire agli obiettivi esterni dell'Unione, tra cui lo sviluppo sostenibile;

N.  considerando che l'assistenza combinata programmata nell'ambito del SEV (15,4 miliardi di EUR), dell'IPA II (11,7 miliardi di EUR), dell'IcSP (2,5 miliardi di EUR), dell'EIDHR (1,3 miliardi di EUR) e dello SP (1 miliardo di EUR) ammonta a 32 miliardi di EUR per il periodo 2014-2020;

O.  considerando che l'IPA II è stato utilizzato per la gestione della migrazione;

P.  considerando che l'EIDHR, e in particolare l'IcSP, sono soggetti alla base giuridica degli articoli 209 e 212 TFUE, entrambi i quali rinviano all'articolo 208 TFUE, a norma del quale "[L]'obiettivo principale della politica dell'Unione in questo settore è la riduzione e, a termine, l'eliminazione della povertà";

Q.  considerando che la Commissione è competente a individuare, formulare, attuare, monitorare e valutare l'assistenza dell'UE a titolo di tali strumenti; che il SEAE ha la responsabilità di garantire la continuità e la coerenza delle politiche esterne dell'UE, tra l'altro attraverso gli strumenti; che il Parlamento è responsabile della sorveglianza e del controllo democratici e svolge il ruolo di colegislatore nell'ambito della procedura di codecisione;

R.  considerando che la duplice natura del mandato del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza significa che il titolare deve svolgere un ruolo chiave nel coordinamento politico dell'assistenza dell'Unione a titolo degli strumenti;

S.  considerando che vari progetti e sovvenzioni nell'ambito degli attuali strumenti non possono essere valutati pienamente poiché sono ancora nelle fasi iniziali dell'esecuzione; che alcuni obiettivi sono di natura qualitativa e sono collegati alla legislazione, alle pratiche e agli atteggiamenti che non si possono facilmente misurare quantitativamente;

T.  considerando che, nella sua revisione intermedia, la Commissione afferma che è difficile misurare l'efficacia complessiva degli strumenti per quanto concerne il conseguimento dei loro obiettivi, in parte a causa della difficoltà di definire sistemi appropriati di monitoraggio e di valutazione a livello degli strumenti (pag. 10); ricorda che, nella sua relazione speciale n. 18/2014, la Corte dei conti ha rilevato gravi carenze nel sistema di valutazione di EuropeAid;

U.  considerando che il regolamento di esecuzione comune (REC) contiene disposizioni essenziali in materia di principi di sviluppo ed efficacia degli aiuti, quali lo scorporo degli aiuti e l'utilizzo delle istituzioni, dei sistemi e delle procedure degli stessi paesi partner;

V.  considerando che le attuali procedure amministrative spesso si traducono in oneri burocratici eccessivi per i potenziali beneficiari, il che ostacola la partecipazione delle organizzazioni minori della società civile e delle parti sociali alla messa a punto e all'attuazione dei progetti, poiché spesso tali organizzazioni non possiedono le conoscenze e le capacità amministrative per presentare proposte ammissibili e di successo;

W.  considerando che i regolamenti che istituiscono gli strumenti di finanziamento esterno (SFE) prevedono che siano attribuite alla Commissione competenze di esecuzione conformemente al regolamento (UE) n. 182/2011 e che tali regolamenti prevedono inoltre che la Commissione sia assistita a tal fine dai comitati SEV, IPA II, EIDHR, IcSP, SP e DCI;

X.  considerando che i progetti di atti di esecuzione devono essere trasmessi al Consiglio e al Parlamento nello stesso momento in cui sono inviati ai membri dei comitati SEV, IPA II, EIDHR, IcSP, SP e DCI e che il regolamento di tali comitati prevede che i progetti di atti di esecuzione siano inviati ai membri dei comitati SEV, IPA II, EIDHR, IcSP, SP e DCI almeno 20 giorni di calendario prima delle rispettive riunioni; che i progetti di atti di esecuzione dovrebbero pertanto essere trasmessi al Parlamento almeno 20 giorni di calendario prima di tali riunioni e che le procedure scritte per l'adozione dei progetti di atti di esecuzione costituiscono un'eccezione a tale regola in casi debitamente giustificati;

Y.  considerando che l'elaborazione di atti di esecuzione comporta una fase preparatoria all'interno della Commissione – tra cui la consultazione tra diversi servizi – di durata significativa, che solitamente si protrae per diversi mesi;

Revisione intermedia

1.  rileva che la revisione intermedia della Commissione ha riscontrato che gli attuali strumenti sono generalmente adatti allo scopo;

2.  deplora che il volume e la mancanza di flessibilità e coerenza del finanziamento dell'UE a titolo della rubrica 4 dell'attuale QFP abbiano suggerito una scarsa ambizione dell'UE di agire come un vero attore globale; osserva, tuttavia, che molti dei paesi partner e dei temi trattati dagli SFE dell'UE hanno registrato un andamento positivo, il che conferma la pertinenza e l'importanza di tali strumenti;

3.  esprime, tuttavia, preoccupazione in merito ad alcune risultanze, tra cui la mancanza di un orientamento politico e di una visione globale, l'attuazione incoerente dei valori dell'UE e dei principi di partenariato, i progressi lenti o inesistenti sul fronte degli obiettivi che riguardano le riforme sociali e legali nel grande vicinato, l'assenza di un monitoraggio e una valutazione solidi e una limitata flessibilità;

4.  lamenta l'assenza di un unico documento programmatico chiaro che illustri le sinergie tra gli strumenti e il loro contributo alla strategia generale di politica estera dell'UE;

5.  è preoccupato del fatto che l'UE e i suoi strumenti si trovino di fronte a notevoli sfide, fra cui i compromessi politici tra la promozione di valori e diritti e interessi di sicurezza a breve termine, l'ascesa di nuovi attori nel settore della governance globale e delle istituzioni finanziarie internazionali, come pure numerosi conflitti globali violenti nel mondo, nonché la volatilità nel vicinato immediato dell'UE, sia ad Est che al Sud, e una politica sempre più aggressiva e assertiva da parte della Russia;

6.  prende atto della creazione dei fondi fiduciari dell'UE per far fronte alle cause profonde delle migrazioni; deplora che i contributi del bilancio UE ai fondi fiduciari UE e allo strumento per i rifugiati in Turchia abbiano globalmente ridotto la coerenza, le prospettive a lungo termine e l'impatto dell'azione dell'Unione; ribadisce che le nuove priorità devono essere finanziate mediante nuovi stanziamenti; esprime profondo rammarico per il fatto che il Parlamento non sia stato formalmente consultato o invitato a dare la sua approvazione in una qualsiasi fase del processo decisionale in relazione alla "dichiarazione sulla Turchia";

7.  ribadisce la necessità che gli strumenti siano complementari e adattabili al contesto locale e che siano in grado di rispondere a sfide nuove ed impreviste in modo rapido ed efficace senza perdere di vista i loro obiettivi iniziali;

8.  lamenta che gli strumenti non contengano alcun riferimento esplicito alla possibilità di sospendere gli aiuti laddove un paese beneficiario (soprattutto in caso di ricorso alla gestione indiretta da parte dei paesi beneficiari - IMBC) non ottemperi a principi di base quali la democrazia, lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani;

9.  rileva che gli aiuti dell'UE allo sviluppo (aiuto ufficiale allo sviluppo - AUS) non hanno raggiunto l'obiettivo ONU dello 0,7 %; chiede, pertanto, un aumento delle risorse disponibili per gli aiuti allo sviluppo, al fine di rispettare gli impegni dell'Agenda 2030;

IPA II

10.  incoraggia gli sforzi per rendere l'IPA II più strategicamente rilevante nel lungo termine e conseguire risultati concreti attraverso una pianificazione e un approccio settoriale adattati ai beneficiari; ritiene che un approccio di questo tipo potrebbe contribuire a ridurre l'enorme arretrato di fondi non spesi a titolo di IPA I e II in Turchia a causa delle inefficienze dovute all'IMBC e della scarsa capacità di assorbimento;

11.  è profondamente preoccupato per l'inversione di rotta della Turchia sul fronte dello Stato di diritto e della democrazia, nonostante i 4,5 miliardi di EUR previsti a titolo dell'IPA II per l'attuale QFP; riconosce che l'attuale prospettiva di adesione per la Turchia alimenta la diffusa incertezza circa il valore dell'IPA II nel paese; osserva che i fondi dell'IPA II sono stati utilizzati per finanziare gli impegni assunti nell'ambito della "dichiarazione sulla Turchia";

12.  prende atto dei diversi stadi di avanzamento dei vari paesi dei Balcani occidentali che beneficiano degli aiuti a lungo termine a titolo dell'IPA II; constata che, in taluni casi, gli aiuti a titolo dell'IPA II hanno portato risultati limitati in termini di stimolo alle riforme, soprattutto in materia di Stato di diritto, amministrazione pubblica e lotta alla corruzione;

13.  prende atto delle altre criticità nella qualità degli indicatori nei programmi nazionali e nei documenti programmatici;

14.  evidenzia la necessità di poter sospendere o reindirizzare i fondi dell'IPA II nei casi in cui un'analisi approfondita della Commissione rilevi che i paesi partner hanno sistematicamente disatteso i loro impegni o mostrano gravi deterioramenti politici; deplora che tali misure siano state in passato ostacolate dall'incapacità sistemica e politica di agire;

15.  constata l'esistenza del quadro di riferimento dei risultati; lamenta tuttavia che non siano ancora state valutate e conferite ricompense a fronte dei risultati ottenuti; chiede maggiori azioni in tal senso, onde rafforzare ulteriormente il quadro, tenendo anche conto dei risultati negativi e di una conseguente riduzione dei finanziamenti;

16.  ribadisce l'importanza dell'IPA II quale principale strumento di finanziamento dell'UE per il finanziamento di preadesione delle riforme sociali, economiche, politiche e istituzionali in settori prioritari al fine di allineare i paesi con l'acquis dell'UE; osserva che tali riforme possono anche contribuire alla sicurezza regionale a lungo termine; si compiace della maggiore attenzione strategica dell'IPA II, ma sottolinea che il finanziamento a titolo dell'IPA II deve essere ambizioso e lungimirante oltre a rispondere ai bisogni, agli obblighi e alle aspirazioni reali che riguardano il processo di adesione e la condizione di Stato membro dell'Unione europea; ricorda, a tale proposito, che i fondi dovrebbero essere utilizzati in conformità con gli obiettivi specifici relativi allo strumento;

17.  riconosce che lo strumento per la società civile dell'IPA II fornisce un sostegno cruciale alle organizzazioni della società civile locali (OSC); sottolinea che gli impegni non corrispondono alle reali esigenze in loco; chiede in tal contesto maggiore complementarità tra l'IPA II e le azioni di altri strumenti, segnatamente l'EIDHR e l'IcSP; osserva che ciò richiede un maggiore coordinamento tanto durante le fasi di pianificazione che di programmazione;

18.  ritiene valido l'approccio settoriale, ma lamenta la mancanza di una chiara titolarità dei progetti a causa della frammentazione delle responsabilità; constata che la gestione indiretta ha migliorato la titolarità generale dei programmi, ma ha anche comportato una minore efficienza dovuta a lunghi termini di attuazione;

19.  plaude alle iniziative volte a istituire sistemi per un migliore monitoraggio e una migliore misurazione dei risultati, anche attraverso i comitati di monitoraggio settoriali, gli orientamenti interni e la messa a punto di un nuovo sistema di gestione delle informazioni (OPSYS);

SEV

20.  si compiace del sostegno alle riforme strutturali offerto sotto forma di assistenza programmata e sottolinea la speciale natura del SEV, che consente all'UE di concepire politiche ad hoc che si adattino alle necessità specifiche dei paesi partner;

21.  condivide la valutazione della Commissione, secondo cui l'esistenza di uno strumento di finanziamento dedicato per il vicinato si è dimostrata prova concreta dell'importanza politica che l'UE attribuisce alle relazioni con i paesi vicini e all'approfondimento della cooperazione politica e dell'integrazione economica con la regione e in seno alla regione stessa;

22.  riconosce che le sfide attuali e le esigenze dei paesi del vicinato, come pure le discrepanze tra gli obiettivi, gli interessi e le risorse finanziarie, hanno posto gravi difficoltà al bilancio e alle risorse umane del SEV e sottolinea la necessità di una maggiore flessibilità;

23.  è preoccupato del fatto che il finanziamento del SEV sia stato meno efficace tra i paesi partner meno impegnati sul fronte delle riforme e che rimanga impegnativo, ma necessario in situazioni politicamente sensibili e di conflitto, soprattutto per quanto riguarda la promozione dei valori condivisi della democrazia e dei diritti umani; lamenta che l'approccio "more for more" e l'approccio orientato sugli incentivi non sono stati utilizzati efficacemente e che paesi che si discostano in modo evidente dai loro impegni dichiarati a favore dei diritti umani e delle riforme democratiche abbiano beneficiato, nel più recente periodo di programmazione, di una crescente assistenza finanziaria;

24.  ribadisce che dal 2014 i paesi del vicinato hanno affrontato sfide senza confronti dovute al numero crescente di antiche e nuove minacce, quali l'annessione illegale della Penisola di Crimea da parte della Russia e il conflitto in Ucraina orientale, la crisi siriana, la situazione in Libia, la radicalizzazione e il terrorismo, la disoccupazione giovanile e la sfida delle migrazioni;

25.  è preoccupato per il fatto che tali sviluppi, nonché le divergenze fra gli obiettivi, gli interessi dell'UE e dei paesi partner e le risorse finanziarie disponibili, hanno portato al limite la capacità finanziaria di questo strumento ed evidenzia nel contempo la necessità di una maggiore flessibilità;

26.  sottolinea che i valori e i principi dell'UE quali democrazia, Stato di diritto, diritti umani e istituzioni pubbliche efficienti, responsabili e trasparenti sono nell'interesse tanto delle società vicine quanto della nostra società in termini di stabilità, sicurezza e prosperità; si compiace del sostegno alle riforme strutturali fornito a titolo dell'assistenza programmata; ritiene che l'attuazione del principio della differenziazione abbia consentito all'UE di adattare il suo sostegno alle necessità e ambizioni dei paesi partner;

27.  prende atto dei contributi, a titolo del SEV, al fondo Madad e al fondo fiduciario d'emergenza per l'Africa;

28.  sottolinea la necessità di un maggior coordinamento tra i programmi regionali e bilaterali e gli strumenti di investimento, onde sostenere e promuovere in modo più efficace lo sviluppo del settore privato; constata un leggero miglioramento delle criticità relative alla mancanza di una programmazione congiunta con gli Stati membri;

29.  plaude al monitoraggio dell'assistenza a titolo del SEV attraverso il monitoraggio orientato ai risultati (MOR); lamenta l'assenza di sistemi di monitoraggio e valutazione coerenti a livello di strumenti;

30.  sottolinea che il sostegno tecnico e l'assistenza economica nel quadro degli scambi commerciali forniti dalla politica europea di vicinato (PEV) ai partner stretti dell'Unione che si trovano alle sue frontiere meridionali e orientali contribuiscono notevolmente allo sviluppo della democrazia in tali regioni; osserva che i fondi a titolo del SEV possono essere utilizzati per agevolare gli scambi e, in tal senso, possono essere complementari ai finanziamenti attualmente concessi dall'UE nel quadro dell'accordo sull'agevolazione degli scambi, il che dovrebbe garantire meglio la stabilità politica a medio e a lungo termine;

IcSP

31.  riconosce che il valore aggiunto primario dell'IcSP è la sua rapidità e flessibilità quando si tratta di affrontare i conflitti nonché l'ampia gamma di attori civili con i quali l'UE può collaborare; ricorda che l'IcSP è l'unico strumento dell'UE per la prevenzione civile dei conflitti che include la mediazione, il dialogo e la riconciliazione;

32.  constata le complicazioni connesse alla raccolta dei dati e alla misurazione dei risultati delle azioni dell'IcSP, rivelatesi entrambe impegnative a causa delle difficoltà legate alla valutazione dei risultati politici, all'attribuzione dei risultati alle azioni dell'IcSP, laddove il seguito sia espletato con azioni concomitanti a titolo di altri strumenti, e alle difficoltà di accedere alle zone interessate da conflitti;

33.  rileva che la necessità di prevenire i conflitti e di affrontare le sfide in materia di sicurezza è aumentata drasticamente nel recente periodo; ritiene che, in molti paesi interessati da crisi post-belliche, esista l'esigenza di iniziative di riconciliazione, di mediazione e di dialogo; sottolinea l'esigenza di un'azione rapida nel contesto delle crisi e dei conflitti; evidenzia la necessità di incrementare in modo significativo i fondi disponibili per tali iniziative; osserva che la modifica dell'IcSP del novembre 2017 mira a rafforzare le capacità di sicurezza dei paesi terzi, al fine di promuovere la stabilità, la sicurezza e lo sviluppo sostenibile; constata che l'IcSP funge da misura di ultima istanza o da precursore per le azioni a più lungo termine finanziate a titolo di altri strumenti;

34.  constata che l'IcSP si colloca nelle fasi iniziali della lotta alle minacce informatiche a livello globale; chiede che si ponga maggiore attenzione alla sicurezza informatica, anche attraverso una strategia coerente applicabile a tutte le azioni esterne dell'UE; chiede un parallelo incremento dei fondi stanziati per la sicurezza informatica a titolo dell'IcSP quale strumento adeguato per far fronte a tali minacce;

35.  prende atto dell'accresciuta cooperazione con gli interventi nel quadro della politica estera e di sicurezza comune (PESC) e le operazioni e missioni della politica di sicurezza e difesa comune (PSDC) nonché gli aiuti umanitari dell'UE;

EIDHR

36.  sottolinea il valore aggiunto dell'approccio olistico a livello mondiale dell'EIDHR, nonostante il suo bilancio relativamente ridotto, e l'importanza delle organizzazioni della società civile nel conseguire il suo obiettivo, nonché la sua caratteristica distintiva che consiste nell'essere l'unico strumento attraverso il quale l'UE può sostenere le azioni della società civile indipendentemente dal consenso delle autorità dello Stato interessato da dette azioni;

37.  rileva che, durante il periodo attuale, l'EIDHR è stato utilizzato in modo più flessibile e in modo più complementare rispetto al periodo precedente, reagendo più rapidamente alle crisi che si presentano in materia di diritti umani e democrazia; si compiace della sua complementarità con i finanziamenti a titolo di altre fonti, come il Fondo europeo per la democrazia, che rafforza l'efficacia dei fondi dell'EIDHR in casi d'urgenza; accoglie con favore il maggiore accento sui difensori dei diritti umani, anche attraverso il fondo di emergenza disponibile a livello delle delegazioni UE, nonché l'istituzione e il funzionamento efficace del meccanismo UE per la tutela dei difensori dei diritti umani (DDU) ProtectDefenders.eu; sottolinea che l'invito a presentare proposte è un processo lungo, scomodo e ipercompetitivo;

38.  rileva inoltre i vantaggi derivanti dal meccanismo ProtectDefenders.eu, attuato dalla società civile, che ha garantito un sostegno essenziale a un vasto numero di DDU; chiede che si continui a sostenere meccanismi di questo tipo;

39.  esprime preoccupazione per le difficoltà registrate nell'integrare i diritti umani e i valori democratici attraverso programmi geografici e per il ridotto sostegno offerto dall'UE alle organizzazioni della società civile, con un conseguente aumento della pressione sull'EIDHR in un momento in cui lo spazio per la società civile si sta riducendo in tutto il mondo;

40.  ritiene che l'UE debba assumere un ruolo guida e dimostrare di essere ambiziosa, mettendo in atto una politica globale per l'integrazione del suo sostegno alla democrazia in tutte le sue relazioni esterne; ritiene pertanto che i finanziamenti attribuiti al sostegno alla democrazia debbano essere incrementati di conseguenza, soprattutto alla luce dei recenti attacchi alla democrazia a livello mondiale; insiste sulla necessità di garantire che la spesa relativa all'obiettivo 1 del programma di sostegno per paese raggiunga in modo efficace ed efficiente i difensori dei diritti umani che sono maggiormente a rischio; sollecita le delegazioni UE a impiegare tutto il necessario sostegno a tal fine;

41.  riconosce che la valutazione degli interventi dell'EIDHR risulta problematica per l'assenza di indicatori strategici e operativi; constata che le sfide nella valutazione derivano anche dal fatto che una parte significativa del sostegno alle OSC e ai difensori dei diritti umani viene comprensibilmente prestata in via confidenziale onde tutelare l'identità e la sicurezza dei beneficiari;

42.  ribadisce il valore aggiunto delle missioni di monitoraggio elettorale dell'UE, settore in cui l'UE svolge un ruolo guida a livello globale; si compiace dell'aumento delle missioni di monitoraggio e seguito per tener conto delle raccomandazioni delle missioni di monitoraggio elettorale;

SP

43.  sottolinea che lo SP è concepito espressamente per perseguire interessi specifici dell'UE e interessi comuni con paesi terzi e per costruire alleanze e promuovere la cooperazione con i partner strategici attuali ed emergenti; constata che, in pratica, lo SP è utilizzato come strumento di ultima istanza, a cui si ricorre quando lo si ritiene l'unico strumento in grado di facilitare il perseguimento dell'agenda politica dell'Unione e il contrasto alle sfide globali;

44.  rileva che, rispetto agli strumenti precedenti, lo SP è riuscito adi impegnarsi in ulteriori modalità di cooperazione con i paesi terzi, compresi i partner strategici, i paesi che hanno smesso di beneficiare dell'aiuto bilaterale allo sviluppo e vari consessi internazionali, ma è del parere che occorra aumento incrementare le risorse e i contributi da parte dei servizi di elaborazione delle politiche onde garantire che siano pienamente coinvolti nella definizione, programmazione e attuazione delle azioni, nonché per rafforzare il ruolo attivo svolto dalle delegazioni dell'UE nell'elaborazione delle azioni, e rafforzare la condivisione delle informazioni con gli Stati membri;

45.  raccomanda di migliorare la visibilità degli obiettivi dello SP e la relativa conoscenza e comprensione, soprattutto all'interno delle istituzioni dell'UE;

46.  constata con rammarico che la valutazione è stata ostacolata dal fatto che non è stato creato un sistema di gestione centrale della documentazione delle azioni a causa della tardiva adozione di un quadro di indicatori dei risultati e della natura incompiuta della maggior parte dei progetti;

REC

47.  ricorda che gli strumenti di finanziamento esterno dell'UE costituiscono un insieme complesso di strumenti dell'Unione destinato a sostenerne e rafforzarne l'azione sulla scena internazionale e che la loro complessa struttura è coordinata dal REC; ribadisce che il REC deve soddisfare i criteri di controllo di bilancio e di controllo democratico; deplora il fatto che l'elevata complessità e la natura restrittiva del REC abbiano ostacolato l'uso efficiente delle risorse dell'Unione e stiano impedendo una risposta tempestiva alle nuove sfide e ai bisogni dei partner; lamenta che l'esistenza di norme comuni non abbia portato alla programmazione congiunta dell'assistenza tra gli strumenti;

48.  osserva che il REC è stato istituito a fini di armonizzazione, semplificazione dell'esecuzione, maggiore flessibilità, coerenza, uniformità ed efficacia d'uso delle risorse dell'Unione, e di un corretto e complementare approccio all'attuazione di tutti gli strumenti;

49.  ritiene che sia fondamentale che il Parlamento disponga di tempo sufficiente per esercitare correttamente e debitamente i propri poteri di controllo sui progetti di atti di esecuzione; è del parere che, dati i tempi di preparazione dei progetti di atti di esecuzione prima di essere sottoposti ai comitati SEV, IPA II, EIDHR, IcSP, SP e DCI, non possa essere giustificato il mancato rispetto del termine di 20 giorni per la presentazione di documenti al Parlamento e al Consiglio nella fase finale di adozione dell'atto di esecuzione; deplora, pertanto, che il termine dei 20 giorni di calendario non sia sempre rispettato e considera compromesso il proprio diritto di controllo; chiede che tutti i progetti di misure di esecuzione siano presentanti con almeno 20 giorni di anticipo e invita la Commissione a modificare il regolamento dei comitati SEV, IPA II, EIDHR, IcSP, SP e DCI, onde prorogare il termine dei 20 giorni per la presentazione di documenti, facilitando in tal modo i poteri di controllo del Parlamento;

50.  lamenta che la visibilità della politica di finanziamento esterno dell'UE resti limitata in un contesto in cui soggetti terzi cercano attivamente di minare la politica estera dell'UE attraverso la disinformazione;

Raccomandazioni per il 2017/2018-2020

51.  chiede che i valori dell'UE e universali nonché i diritti dell'uomo rimangano al centro di tutte le azioni esterne dell'UE;

52.  sollecita maggiori sinergie e coerenza tra tutti gli strumenti della rubrica IV, come pure un migliore coordinamento con i programmi di assistenza bilaterale degli Stati membri e, ove possibile, degli altri donatori; invita, a tale riguardo, la Commissione e il SEAE a rafforzare la loro cooperazione e il loro coordinamento, anche con le OSC e gli attori locali, e ad ottemperare alle loro responsabilità previste dall'articolo 21 del trattato sull'Unione europea (TUE);

53.  chiede l'istituzione di solidi, coerenti e trasparenti meccanismi di monitoraggio e di valutazione; ribadisce che tali meccanismi consentirebbero di tracciare i progressi tangibili riguardo a obiettivi cruciali relativi alle riforme nei paesi vicini, il che è particolarmente importante laddove tali riforme siano bloccate o siano state ritardate;

54.  chiede un rafforzamento delle procedure e dei sistemi di controllo e monitoraggio parlamentare che siano coerenti per tutti gli strumenti; raccomanda di migliorare la trasparenza creando un'unica banca dati pubblica comune e trasparente dei progetti e delle azioni;

55.  sottolinea la necessità di fornire ulteriori risorse finanziarie e sostegno formativo alle OSC; insiste sulla necessità di misure urgenti per ridurre ulteriormente l'onere burocratico e gli ostacoli procedurali con cui si confrontano le OSC, specialmente le OSC locali; chiede che siano dedicate linee di bilancio specifiche al rafforzamento delle capacità delle OSC, onde potenziarne la capacità di accesso ai finanziamenti; esprime rammarico per il fatto che la questione della scarsa partecipazione delle OSC alla programmazione e all'attuazione degli strumenti esterni non sia stata sollevata nella relazione di revisione intermedia; invita la Commissione a integrare un coinvolgimento più strategico delle OSC in tutti gli strumenti e programmi esterni, come sollecitato dal Consiglio e dal Parlamento;

56.  è favorevole a una promozione più diretta e attiva delle politiche dell'UE, della sua assistenza finanziaria e della sua visibilità;

57.  ribadisce la sua posizione sulla possibilità di trasferire i fondi non stanziati del SEV e dell'IPA II, entro il limite del 10 % degli stanziamenti iniziali per ogni strumento, onde rafforzare la capacità di rispondere a eventi imprevisti, pur salvaguardando gli obiettivi previsti nei regolamenti rispettivi del SEV e dell'IPA II;

IPA II

58.  sostiene i principi di cui all'articolo 21 TUE e raccomanda di porre un maggiore accento sul rafforzamento delle istituzioni democratiche, la lotta contro la corruzione e le riforme della pubblica amministrazione, il rafforzamento dello Stato di diritto e della buona governance, e di apportare miglioramenti nell'attuazione coerente dei diritti umani e dei diritti delle minoranze; chiede un maggior sostegno per le riforme nei settori pertinenti ai fini del processo di adesione, come pure la promozione della cooperazione regionale, al fine di integrare la politica UE in materia di allargamento;

59.  raccomanda di consentire il trasferimento di fondi alla società civile ove le autorità statali non siano disposte a rispettare gli obiettivi dichiarati dell'UE o non siano disposte a cooperare sugli obiettivi dello strumento; invita la Commissione a moderare o sospendere i finanziamenti ai paesi colpevoli di gravi violazioni dei valori fondamentali dell'UE, fra cui i criteri essenziali di Copenaghen; chiede un alleggerimento dell'onere amministrativo per i beneficiari delle OSC che chiedono finanziamenti dell'UE;

60.  chiede la consultazione del Parlamento ove si prenda in considerazione una sospensione dei fondi o modifiche significative delle dotazioni indicative massime;

61.  insiste sulla solida titolarità da parte dei beneficiari, a partire dalla programmazione fino al monitoraggio e all'audit; invita la Commissione a fornire assistenza mirata alle autorità di audit nazionali per quanto riguarda la metodologia, la pianificazione, il reclutamento, la formazione e la supervisione;

62.  raccomanda un maggiore sostegno alle autorità nazionali responsabili del coordinamento dei donatori che hanno una scarsa capacità, ma che dimostrano la volontà politica di conseguire gli obiettivi; lamenta la mancanza di trasparenza rispetto alla capacità di assorbimento di tali fondi;

63.  chiede che i fondi siano convogliati in settori con una comprovata storia di successo, evitando ulteriori ritardi cronici quali verificatisi nell'ambito dell'IMBC, specialmente in Turchia;

64.  chiede una maggiore visibilità dell'IPA II nella regione data l'importanza cruciale della politica di allargamento per l'UE, ad esempio attraverso opportune campagne mirate di comunicazione e informazione nei media nazionali, regionali e locali, o qualsiasi altro mezzo che risulti opportuno, con requisiti minimi ed il loro controllo definiti dalla Commissione in stretta cooperazione con i beneficiari; sostiene gli sforzi mirati di contro-propaganda e comunicazione strategica, specialmente nei casi in cui l'immagine e gli interessi dell'UE siano attivamente presi di mira e messi a repentaglio;

65.  raccomanda di utilizzare i fondi IPA per creare canali di comunicazione per le imprese, in particolare per le PMI, sia negli Stati membri che nei paesi in fase di preadesione, onde creare solidi legami commerciali tra le rispettive aree, il che sarebbe di grande utilità per preparare i paesi beneficiari all'adesione al mercato unico;

66.  ribadisce l'utilità della ricompensa finanziaria per i risultati ottenuti per i paesi che registrano progressi, come previsto dal regolamento IPA II;

67.  ritiene che la flessibilità e l'utilizzo dei fondi per far fronte a situazioni di crisi specifiche debbano essere in linea con le priorità essenziali dello strumento e con i principi fondamentali della strategia di allargamento e del processo di adesione, che devono rimanere la principale priorità dell'IPA II;

68.  chiede un miglior coordinamento e ulteriori sinergie nelle fasi di pianificazione e programmazione dell'IPA II con le azioni di altri strumenti, segnatamente l'EIDHR e l'IcSP, onde garantire la coerenza e migliorare la complementarità sia internamente, ossia tra i suoi obiettivi e programmi, che rispetto ad altri SFE;

SEV

69.  sottolinea la necessità di un documento strategico globale per l'attuazione dello SEV, allineando l'assistenza al quadro politico più ampio, e di un migliore coordinamento con altri strumenti; sottolinea che le priorità della programmazione del SEV dovrebbero altresì comprendere lo sviluppo socioeconomico, la gioventù e la gestione sostenibile delle risorse energetiche;

70.  lamenta che la programmazione pluriennale sia già stata effettuata per la maggior parte dei beneficiari nel corso del 2017, prima del completamento della relazione sulla revisione intermedia dell'assistenza in detti paesi; ricorda che il Parlamento ha formulato le proprie raccomandazioni sulla programmazione in occasione di un dialogo strategico con la Commissione ad aprile 2017;

71.  sottolinea la visibilità politica e l'effetto leva per l'UE che il SEV, in quanto strumento di finanziamento a sé stante, garantisce nel vicinato, sia ad Est che a Sud;

72.  chiede il mantenimento dell'attuale equilibrio finanziario nella distribuzione dei fondi tra il vicinato meridionale e il vicinato orientale dell'Unione;

73.  sottolinea l'interconnessione tra stabilizzazione, sostegno alla democratizzazione, prevenzione e risoluzione dei conflitti, rispetto dei diritti umani e Stato di diritto, istruzione e sviluppo socioeconomico; sottolinea l'importanza dei progetti che sostengono i giovani in materia di istruzione e occupabilità;

74.  ribadisce l'importanza della capacità di reagire più rapidamente alle sfide;

75.  sottolinea che gli investimenti a favore della stabilizzazione e dello sviluppo dei paesi del vicinato affrontano anche problematiche quali le migrazioni, il terrorismo, i conflitti locali e l'instabilità economica il che, nel lungo termine, recherà vantaggio all'UE nel suo insieme;

76.  sottolinea che la specificità delle sfide nel vicinato richiede un approccio integrato e globale basato sulle varie esigenze e situazioni dei beneficiari, anche attraverso sinergie con altri SFE e in tutte le politiche dell'Unione; sottolinea che uno dei compiti primari consiste nell'attuazione rapida ed efficace degli accordi di associazione (AA) e delle zone di libero scambio globali e approfondite (DCFTSA) nonché di tutte le relative riforme, da sostenere con adeguate risorse finanziarie da parte dell'Unione europea;

77.  ribadisce l'importanza di una programmazione congiunta più approfondita con gli Stati membri, oltre ai buoni progressi compiuti in materia di analisi congiunte, coordinamento e raggiungimento del consenso circa le priorità dei donatori; sollecita un miglior coordinamento tra i donatori, invita gli altri donatori e le istituzioni finanziarie internazionali, specialmente quando appaiano i fondi a titolo di altri strumenti dell'UE, a sostenere la transizione economica e la stabilità nei paesi partner;

78.  è preoccupato del fatto che le capacità finanziarie e di risposta dello strumento siano state portate al limite; si rammarica del fatto che, in fase di pianificazione, non si sia tenuto sufficientemente conto delle competenze interne sotto forma di analisi del rischio politico e geopolitico;

79.  conclude che, alla luce delle problematiche attualmente presenti nel vicinato, potrebbe essere necessario un aumento delle dotazioni finanziarie indicative mediante modifica legislativa;

80.  ribadisce che gli obiettivi dei fondi programmati a titolo del SEV devono essere comunque rispettati laddove tali risorse passino ad altre modalità, come ad esempio i fondi fiduciari, e che il controllo e la sorveglianza parlamentari siano necessari e non vadano mai aggirati;

81.  chiede un maggior coinvolgimento della società civile nell'identificazione delle necessità;

82.  chiede di sfruttare appieno la condizionalità e i meccanismi basati sugli incentivi che sostengono le riforme politiche ed economiche, ove necessario, e che sono collegati alle riforme e agli obiettivi strategici; si rammarica del fatto che il SEV non sia stato in grado di fornire sufficienti incentivi ai paesi che sono riluttanti ad impegnarsi nelle riforme politiche; chiede un efficace monitoraggio del SEV a livello di strumento;

83.  è preoccupato per la distruzione e la confisca dell'assistenza finanziata dall'UE nei paesi terzi; chiede ulteriori sforzi per migliorare la comunicazione strategica e la visibilità dell'UE nei paesi del vicinato;

IcSP

84.  chiede maggiori sforzi per sfruttare il peso dell'IcSP attraverso dialoghi strategici regolari con i partner e le organizzazioni internazionali; chiede in tale contesto, di garantire il cofinanziamento da parte di altri importanti donatori che detengono un interesse negli esiti delle azioni pertinenti;

85.  chiede un miglioramento del quadro strategico e delle sinergie tra l'IcSP e le azioni di follow-up nell'ambito di altri strumenti e da parte di altri attori;

86.  chiede maggiore cooperazione tra altre organizzazioni internazionali, governi e istituzioni UE per contrastare le nuove minacce emergenti, come nel settore dei conflitti ibridi e della sicurezza informatica, in cui potrebbero essere utilizzate le competenze dell'Agenzia dell'Unione europea per la sicurezza delle reti e dell'informazione (ENISA);

87.  raccomanda un uso più strategico della capacità di mediazione dell'IcSP non solo in relazione ai conflitti di impatto localizzato, ma anche a sostegno del processo di pace e del dialogo nei conflitti esistenti o emergenti di importanza globale, e chiede un miglioramento dei sistemi di allarme rapido e degli strumenti di analisi dei conflitti che consentirebbe una migliore prevenzione e costruzione della pace;

88.  sottolinea che tale strumento consentirà d'ora in poi all'Unione di finanziare misure di formazione e di fornire attrezzature non letali (quali sistemi informatici, ospedali, ecc.) alle forze armate dei paesi terzi, per far fronte a necessità urgenti, a breve e a medio termine, nel quadro degli sforzi per conseguire gli obiettivi in materia di sviluppo sostenibile;

EIDHR

89.  ribadisce l'importanza fondamentale di sostenere e promuovere la democrazia e i diritti umani nei paesi terzi, compresa la protezione dei difensori dei diritti umani, indipendentemente dall'interferenza delle autorità di paesi terzi;

90.  rileva l'efficacia e l'importanza dell'EIDHR al riguardo, che opera in un contesto di riduzione degli spazi per la società civile; ribadisce la costante necessità di finanziamenti ad hoc per i diritti umani e la democrazia senza ulteriori decrementi; chiede inoltre che sia valutata la possibilità di incrementare i fondi per l'assistenza urgente ai DDU, come pure un'efficace promozione della disponibilità di tali fondi;

91.  ribadisce che l'EIDHR non dovrebbe essere limitato nella sua portata o essere usato semplicemente come uno strumento per colmare le lacune lasciate da altri strumenti, ma che la promozione mirata della democrazia e dei diritti umani dovrebbe essere un obiettivo chiaro e strategico di per sé;

92.  esorta la Commissione a trovare soluzioni alle questioni della riduzione degli spazi per la società civile, all'aumento delle violazioni dei diritti umani e della repressione, ad esempio incrementando i fondi disponibili per i programmi di reazione globale come il meccanismo dell'UE per la tutela dei DDU ProtectDefenders.eu; invita l'UE a continuare a finanziare i DDU, in particolare quelli a rischio, e la società civile, nonché i gruppi emarginati come le donne, le popolazioni indigene, i rom, le persone LGBTI, le persone con disabilità, i bambini e gli anziani;

93.  raccomanda una maggiore pianificazione strategica in concomitanza con l'orientamento politico delle autorità dell'UE e la coerenza con gli altri strumenti, in particolare nei paesi che registrano un declino degli standard in materia di diritti umani e democrazia, per contrastare la tendenza globale dell'autoritarismo;

94.  sottolinea l'importanza di prestare particolare attenzione a temi di rilevanza internazionale che nel breve, medio e lungo termine potrebbero sostenere la globalizzazione dei diritti umani, la legalità internazionale e la giustizia; chiede un maggior sostegno dell'EIDHR in alcuni temi emergenti quali la lotta alla corruzione, il rispetto dei diritti umani da parte delle imprese, i diritti ambientali e i diritti dei migranti;

95.  accoglie con favore il sostegno ai meccanismi internazionali e regionali in materia di diritti umani e responsabilità come l'Ufficio dell'Alto commissario dell'ONU per i diritti umani (OHCHR) e la Corte penale internazionale (CPI);

96.  raccomanda il proseguimento degli sforzi per l'abolizione della pena di morte nel mondo;

97.  ribadisce gli impegni della Commissione a sostenere ulteriormente la società civile e a promuovere un clima più favorevole alle OSC nei paesi partner; insiste sulla necessità di un lavoro urgente per ridurre ulteriormente gli ostacoli burocratici incontrati dalle OSC; esorta le delegazioni dell'UE a individuare i DDU e le OSC che lavorano su temi sensibili per i quali sono necessari finanziamenti e a pubblicare inviti a presentare proposte nelle lingue locali e a consentire ai richiedenti di presentarvi proposte di progetti, in modo da rafforzare anche la titolarità locale e l'integrazione a lungo termine dei progetti;

98.  chiede che venga dedicata maggiore attenzione alla sostenibilità delle azioni finanziate dall'EIDHR, in particolare nel contesto delle missioni di monitoraggio elettorale (MME) dove esiste ampio margine per incrementare il trasferimento delle conoscenze agli attori locali e migliorare il seguito dato alle raccomandazioni; chiede un miglior coordinamento tra la pianificazione delle MME e le attività di monitoraggio elettorale del Parlamento;

99.  invita la Commissione a fornire finanziamenti specifici ai progetti incentrati sul crescente abuso delle tecnologie di sorveglianza e sugli attacchi online perpetrati da governi repressivi e da attori non statali;

100.  chiede l'istituzione di sistemi di monitoraggio e valutazione che tengano conto del contributo dei DDU;

101.  incoraggia azioni coordinate con l'IcSP nell'espletamento delle azioni tese a prevenire i crimini contro l'umanità, i crimini di guerra e il genocidio;

SP

102.  si compiace dell'attenzione rivolta agli interessi strategici dell'Unione;

103.  raccomanda un uso più strategico e consolidato degli scarsi fondi disponibili nell'ambito dello SP, che garantisca un contributo inclusivo e l'individuazione di iniziative da parte di tutti i servizi della Commissione e del SEAE, in stretta collaborazione con gli Stati membri, e sottolinea l'importanza di uno SP dotato di risorse adeguate per difendere in modo proattivo i valori e gli interessi dell'UE nel contesto di un consenso transatlantico in declino e di un numero crescente di paesi a medio reddito, anche in Asia e America latina, la cui importanza strategica sta crescendo rapidamente;

104.  raccomanda una revisione delle dotazioni geografiche nel prossimo programma indicativo pluriennale (PIP) per adattarsi alle sfide; suggerisce, in tale contesto, una migliore copertura della cooperazione con i paesi terzi non strategici, ad esempio i paesi a medio reddito, la cui copertura al momento è insufficiente;

105.  raccomanda un migliore allineamento con gli obiettivi del REC e i temi trasversali;

106.  raccomanda il completamento del suo sistema di monitoraggio e valutazione, compresi gli indicatori qualitativi pertinenti;

107.  ritiene che lo SP potrebbe essere un importante strumento per sostenere l'attuazione degli accordi di libero scambio, in particolare attraverso il supporto al lavoro dei gruppi consultivi nazionali; sottolinea la necessità di valutare l'uso e la distribuzione delle risorse nonché l'efficacia dello strumento di partenariato e dei programmi dell'UE "Business Avenue" e "Gateway", che dovrebbero integrare le competenze degli Stati membri in materia di promozione del commercio estero;

108.  osserva che uno degli obiettivi dello strumento di partenariato è la diplomazia pubblica, al fine di sviluppare nei paesi terzi fiducia e comprensione nei confronti delle politiche dell'UE; sottolinea che l'impegno della società civile riveste la massima importanza e si compiace dello stanziamento di 3 milioni di EUR per sostenere la partecipazione delle organizzazioni della società civile ai gruppi consultivi nazionali;

REC

109.  raccomanda un miglior utilizzo delle norme armonizzate attraverso eventuali inviti congiunti a presentare proposte e una migliore cooperazione tra i servizi della Commissione e il SEAE;

110.  chiede che le disposizioni del REC includano l'integrazione trasversale della dimensione di genere;

111.  chiede di intensificare gli sforzi per migliorare la visibilità della politica di finanziamento esterno dell'UE attraverso una strategia di comunicazione globale e coerente che includa misure di contrasto alla disinformazione; chiede l'introduzione di meccanismi di condizionalità nei confronti dei partner di attuazione in caso di mancato rispetto delle misure tese a migliorare la visibilità dell'UE;

112.  ricorda l'importanza fondamentale dei principi relativi allo sviluppo e all'efficacia degli aiuti nell'ambito dell'azione esterna, come sottolineato nel REC, e invita la Commissione a mantenere questi principi in tutte le misure che intende adottare a seguito della relazione di revisione intermedia;

113.  osserva che occorre tenere conto delle PMI dell'Unione europea con riferimento all'accesso agli strumenti di finanziamento esterno attraverso una regolamentazione meno complessa e più agevole, che possa facilitare un utilizzo più flessibile dei fondi e, nel contempo, aiutare le PMI ad acquisire esperienza internazionale; chiede alla Commissione di valutare gli strumenti esistenti volti a promuovere l'internazionalizzazione delle PMI, verificando la loro coerenza con altri strumenti dell'Unione di sostegno alle PMI, quali ad esempio COSME, nonché la loro sussidiarietà, non duplicazione e complementarità rispetto ai programmi degli Stati membri; invita la Commissione a presentare proposte tempestive in vista della revisione intermedia di tali programmi allo scopo di migliorarne l'efficienza e l'efficacia; sottolinea la necessità di migliorare il livello di informazione e consapevolezza delle PMI circa gli strumenti esistenti, in particolare a livello nazionale;

L'architettura post-2020

114.  chiede il finanziamento di strumenti di relazioni esterne che permettano la realizzazione di azioni esterne ambiziose e l'incremento del bilancio dell'UE quale attore globale, pur continuando a trarre ispirazione da valori e principi fondamentali e in materia di diritti dell'uomo; ribadisce che le azioni esterne dell'UE servono anche gli interessi comuni dei cittadini dell'UE;

115.  sottolinea che, in caso di recesso del Regno Unito dall'Unione europea, l'attuale quota di bilancio destinata all'azione esterna dovrebbe essere incrementata o almeno mantenuta ai livelli attuali, applicando la stessa logica agli strumenti, alle politiche e alle priorità attuali;

116.  ribadisce che è necessaria una riforma dell'attuale architettura degli strumenti al fine di fornire maggiore responsabilità, trasparenza e controllo pubblico, il che aumenterebbe altresì l'efficienza, la coerenza e la reattività nonché l'efficacia e la flessibilità; ritiene che la riforma potrebbe anche aumentare l'efficacia in termini di costi, ridurre le sovrapposizioni e i conflitti di interesse tra i diversi attori e servizi della Commissione e contribuire a far fronte alle sfide attuali connesse alla strategia, alla programmazione e all'attuazione;

117.  ricorda il ruolo essenziale di colegislatore del Parlamento per quanto riguarda la normativa relativa al prossimo QFP; ribadisce la sua disponibilità a lavorare con la Commissione, il SEAE e il Consiglio per ottimizzare l'architettura degli strumenti di finanziamento esterno; sottolinea tuttavia che l'obiettivo di qualunque ristrutturazione degli strumenti dovrebbe essere quello di una maggiore trasparenza, responsabilità, efficienza, coerenza e flessibilità; sottolinea che tali obiettivi non possono essere conseguiti senza una chiara struttura di governance che consenta il controllo politico, che sia improntata a una strategia e che sia inclusiva e responsabile; sottolinea che il Parlamento non accetterà alcuna riforma degli strumenti senza una solida struttura di governance; esorta la Commissione e il SEAE a proporre un piano per la riforma degli strumenti che includa una siffatta struttura di governance; sottolinea le discrepanze tra le conclusioni della revisione intermedia e le proposte della Commissione intese a riformare la struttura attuale; sottolinea inoltre che è necessario garantire un solido controllo democratico e trasparente da parte dei parlamenti nazionali e del Parlamento europeo;

118.  chiede una maggiore integrazione dei fondi fiduciari e degli strumenti dell'UE nel bilancio, al fine di aumentare la trasparenza e il controllo democratico degli EFI; ricorda l'accordo, nel quadro della più recente revisione del regolamento finanziario, che prevede la consultazione preventiva del Parlamento e del Consiglio prima di istituire un nuovo Fondo fiduciario per le azioni tematiche; invita inoltre la Commissione a fornirgli informazioni dettagliate riguardo ad eventuali storni o disimpegni autonomi di rilievo a titolo della rubrica 4;

119.  evidenzia che anche le delegazioni dell'UE, insieme agli Stati membri, potrebbero aiutare le PMI a utilizzare gli strumenti finanziari in questione con l'obiettivo di instaurare relazioni a medio termine tra le imprese dell'UE e le economie dei paesi beneficiari;

120.  sottolinea che non può esistere nessuno strumento senza l'inclusione di dotazioni e stanziamenti chiari e dedicati per i vari obiettivi e priorità dell'azione esterna dell'UE, tra cui democrazia, diritti umani, stato di diritto, sostegno alla società civile, risoluzione dei conflitti, Stati fragili, politica di sviluppo, eradicazione della povertà, sviluppo economico e sociale e sostegno ai paesi nelle varie fasi dell'adesione all'UE e ai paesi del vicinato UE;

121.  apprezza l'impegno dell'UE a favore di questioni quali i diritti umani, la democrazia e il sostegno alla società civile, nonché diversi traguardi e obiettivi e il valore politico e strategico specifico degli strumenti attuali; sottolinea che la riforma non dovrebbe compromettere gli obiettivi strategici di ciascuno strumento; riconosce la specificità in termini di obiettivi e attuazione per quanto riguarda il SEV, l'IPA II e l'EIDHR e ritiene, pertanto, che essi debbano rimanere indipendenti in virtù di considerazioni strategiche e politiche;

122.  ricorda che, sin dal 2006, l'EIDHR è stata l'espressione concreta dell'impegno dell'UE a sostenere e promuovere la democrazia e i diritti umani nei paesi terzi e ha permesso all'UE di intervenire senza interferenze da parte dei governi a sostegno delle ONG registrate e non registrate in zone non coperte da parte degli Stati membri;

123.  sottolinea la necessità di stabilire obiettivi comuni, come pure la necessità di migliorare l'approccio basato sui diritti e di integrare in modo trasversale i diritti umani, sostanziando l'articolo 21 TUE, il quale impone all'Unione di consolidare la democrazia, i diritti umani e lo Stato di diritto quale obiettivo necessario delle relazioni esterne;

124.  invita il SEAE e la Commissione a garantire comunicazioni chiare nei confronti dei paesi partner in merito a qualsiasi riforma;

125.  chiede l'istituzione di procedure di valutazione e monitoraggio solide e coerenti in grado di garantire un'analisi qualitativa e quantitativa e di tracciare i progressi in materia di conseguimento degli obiettivi fissati mediante i finanziamenti dell'UE attraverso vari strumenti;

126.  sottolinea la necessità della prevedibilità del finanziamento a lungo termine, introducendo al contempo importi fissi da utilizzare in modo flessibile; ribadisce che la flessibilità implica la possibilità di trasferire fondi tra le varie dotazioni; ricorda che i fondi destinati agli obiettivi dell'azione esterna non possono essere reindirizzati per raggiungere altri obiettivi, tra cui la gestione della migrazione e la sicurezza interna; sotttolinea che dovrebbe essere introdotta la possibilità di trasferire i fondi non stanziati all'interno del bilancio globale dello strumento di azione esterna entro il limite del 10 % degli stanziamenti iniziali dello strumento per le azioni flessibilii e/o urgenti, preservando comunque gli obiettivi strategici dello strumento;

127.  sottolinea che la concessione di aiuti a livello di paese non dovrebbe dipendere da accordi sulla migrazione con l'UE senza operare inoltre alcuno storno di fondi da paesi e regioni poveri ai paesi di origine dei migranti o di transito verso l'Europa, per il solo fatto di trovarsi sulle rotte migratorie;

128.  ricorda le difficoltà che i beneficiari registrano attualmente per ottenere finanziamenti nell'ambito degli strumenti; chiede una semplificazione delle procedure, l'alleggerimento degli oneri amministrativi e, ove possibile, l'adozione di procedure unificate per i vari servizi della Commissione e del SEAE interessati e la creazione di uno sportello unico per le organizzazioni che chiedono finanziamenti UE e l'utilizzo di soluzioni digitali, ove possibile, per snellire e ridurre gli oneri burocratici, ma non a scapito del monitoraggio, della tracciabilità e del controllo di bilancio;

129.  sottolinea la necessità che tutti i servizi della Commissione e il SEAE collaborino affinché il finanziamento esterno dell'UE, anziché dagli strumenti, sia guidato dalla politica, al fine di prevenire discrepanze, incoerenze, costi superflui, sovrapposizioni e sprechi di know-how e di conseguire gli obiettivi condivisi dall'azione esterna dell'UE nel suo complesso;

130.  sottolinea la necessità di un orientamento politico più strategico e di una strategia globale e di documenti di accompagnamento, elaborati congiuntamente e condivisi da tutti i pertinenti servizi della Commissione e dal SEAE nonché gestiti e monitorati dalla struttura di governance di futura creazione, che definiscano gli obiettivi dell'azione esterna dell'UE per il prossimo periodo e il modo in cui lo strumento sarà utilizzato per concretizzarli; chiede che si faccia ricorso a competenze sia interne che esterne nella definizione di tali obiettivi; raccomanda di includere in tutta la programmazione l'analisi della sensibilità ai conflitti, l'analisi della politica economica nonché misure di valutazione del rischio e di mitigazione che potrebbero essere messe in campo in modo flessibile laddove si manifestino tali rischi;

131.  chiede di esplorare soluzioni per incrementare il coordinamento e la coerenza con le politiche di finanziamento esterno da parte degli Stati membri dell'UE, anche migliorando la programmazione congiunta;

132.  chiede un rafforzamento delle opportunità di finanziamento per le ONG, chiarendo e prevedendo maggiori opportunità di cofinanziamento, attraverso la predisposizione di partenariati pluriennali e assicurando la sostenibilità delle attività;

133.  chiede migliori requisiti per accelerare il processo decisionale al fine di aumentare la capacità dell'UE di rispondere a eventi in rapida evoluzione;

134.  sottolinea l'importanza di rafforzare la visibilità, sensibilizzare l'opinione pubblica in merito all'azione esterna dell'UE, anche ricorrendo alla task force dell'Unione per la comunicazione strategica, nonché la sua influenza nel mondo; chiede che ciò sia considerato un obiettivo strategico; sottolinea quindi la necessità urgente di una comunicazione strategica specifica nazionale e/o regionale nelle delegazioni dell'Unione, nonché un deciso miglioramento del coordinamento e della condivisione delle informazioni tra le delegazioni dell'UE e gli Stati membri;

135.  evidenzia che le delegazioni dell'UE svolgono un ruolo chiave nella programmazione locale, nella supervisione della programmazione, nell'eventuale erogazione di fondi e nell'individuazione dei beneficiari, in particolare nel caso dei DDU e delle OSC che operano in zone sensibili; ribadisce che le delegazioni dell'UE non possono essere le uniche responsabili delle decisioni di finanziamento, in ragione del loro lavoro e del loro status nei paesi terzi;

136.  sottolinea che la programmazione degli strumenti deve coinvolgere strettamente la società civile dei rispettivi paesi ed essere basata, in maggior misura, su una cooperazione decentrata nelle fasi di ideazione, presentazione e attuazione, così da instaurare partenariati solidi e duraturi, far fronte alle necessità specifiche delle popolazioni e tener conto delle realtà sociali degli interessati;

137.  ricorda che, in alcune circostanze, gli obiettivi politici dell'UE quali i diritti umani, lo Stato di diritto e lo sviluppo possono essere meglio conseguiti attraverso l'esborso di più sovvenzioni di minore entità alle organizzazioni di base, anziché attraverso un'unica dotazione destinata a un unico beneficiario;

138.  sottolinea l'importanza dei principi del "more for more" e della condizionalità; ritiene che dovrebbero essere istituiti meccanismi di condizionalità più rigorosi in base ai quali il sostegno finanziario diretto alle autorità statali o agli enti governativi e agli attori non statali possa essere sospeso o, se possibile, ridestinato alla società civile ove tali istituzioni non rispettino l'esigenza di soddisfare gli obiettivi dei finanziamenti erogati o violino lo stato di diritto e i diritti umani;

139.  chiede trasparenza, responsabilità, controllo, addizionalità sotto il profilo dello sviluppo, rispetto dei principi di efficacia dello sviluppo e degli aiuti e solide garanzie in materia di ambiente e diritti umani e in ambito sociale in caso di utilizzo degli aiuti allo sviluppo per stimolare gli investimenti del settore privato;

140.  invita la Commissione a esaminare la possibilità di assegnare i fondi attraverso gli strumenti di finanziamento esterno a favore della cooperazione e dell'assistenza tecnica nei confronti dei paesi terzi, in particolare i paesi in via di sviluppo, per promuovere l'adesione all'intesa di Wassenaar, al gruppo Australia, al regime di non proliferazione nel settore missilistico e al gruppo dei fornitori nucleari, nonché per prevenire le violazioni dei diritti umani, nel quadro dell'attuale rifusione del regolamento sui prodotti a duplice uso;

141.  sottolinea che una struttura semplificata richiede adeguati pesi e contrappesi, trasparenza, diritto di controllo dell'attuazione, che includa un maggior contributo politico strategico e controllo dell'attuazione da parte del Parlamento, ricorso ad atti delegati per la revisione delle priorità tematiche, se contenute negli allegati di atti legislativi, e adozione di elementi aggiuntivi sostanziali come i documenti di programmazione strategica e pluriennale;

142.  è convinto che la generazione di SFE per il periodo successivo al 2020 debba rispettare i principi di sincerità e unità;

143.  ritiene opportuno che i processi di revisione intermedia e di controllo del bilancio siano sufficientemente rigorosi e trasparenti per garantire il massimo assorbimento dei fondi possibile e consentire opportune modifiche volte ad incrementare la capacità di assorbimento, ove necessario;

o
o   o

144.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al vicepresidente della Commissione / Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e al Consiglio.

(1) GU L 77 del 15.3.2014, pag. 27.
(2) GU L 77 del 15.3.2014, pag. 11.
(3) GU L 77 del 15.3.2014, pag. 1.
(4) GU L 335 del 15.12.2017, pag. 6.
(5) GU L 77 del 15.3.2014, pag. 77.
(6) GU L 77 del 15.3.2014, pag. 85.
(7) GU L 77 del 15.3.2014, pag. 44.
(8) GU L 77 del 15.3.2014, pag. 95.
(9) GU L 201 del 3.8.2010, pag. 30.
(10) GU L 249 del 27.9.2017, pag. 1.
(11) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(12) Cfr. relazione A8-0211/2017.
(13) GU L 55 del 28.2.2011, pag. 13.
(14) GU C 407 dell'8.12.2015, pag. 8.
(15) GU C 60 del 16.2.2016, pag. 3.
(16) GU C 122 del 19.4.2017, pag. 4.
(17) Pubblicate nel sito web della Commissione: https://ec.europa.eu/europeaid/public-consultation-external-financing-instruments-european-union_en
(18) Testi approvati, P8_TA(2017)0493.
(19) Testi approvati, P8_TA(2017)0026.
(20) GU C 58 del 15.2.2018, pag. 109..
(21) GU C 408 del 30.11.2017, pag. 21.
(22) GU C 265 dell'11.8.2017, pag. 110.
(23) Testi approvati, P8_TA(2017)0440.
(24) Testi approvati, P8_TA(2017)0306.
(25) Testi approvati, P8_TA(2017)0036.
(26) Testi approvati, P8_TA(2017)0037.
(27) Testi approvati, P8_TA(2017)0094.
(28) Testi approvati, P8_TA(2017)0262.
(29) Testi approvati, P8_TA(2017)0263.
(30) Testi approvati, P8_TA(2017)0261.
(31) GU C 208 del 10.6.2016, pag. 25.
(32) Testi approvati, P8_TA(2017)0408.
(33) https://eeas.europa.eu/archives/docs/top_stories/pdf/eugs_review_web.pdf


Relazioni annuali 2015 e 2016 in materia di sussidiarietà e proporzionalità
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Risoluzione del Parlamento europeo del 18 aprile 2018 sulle relazioni annuali 2015 e 2016 in materia di sussidiarietà e proporzionalità (2017/2010(INI))
P8_TA(2018)0120A8-0141/2018

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 5 del trattato sull'Unione europea,

–  visto il protocollo n. 1 sul ruolo dei parlamenti nazionali nell'Unione europea,

–  visto il protocollo n. 2 sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità,

–  visti l'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 16 dicembre 2003 e la sua versione più recente, l'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016(1),

–  viste le modalità pratiche convenute il 22 luglio 2011 fra i servizi competenti del Parlamento europeo e del Consiglio per l'attuazione dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) in caso di accordi in prima lettura,

–  viste la sua risoluzione del 17 maggio 2017 sulla relazione annuale 2014 in materia di sussidiarietà e proporzionalità(2) e la sua risoluzione del 12 aprile 2016 sulle relazioni annuali 2012 e 2013 in materia di sussidiarietà e proporzionalità(3),

–  viste la relazione annuale 2015 della Commissione in materia di sussidiarietà e proporzionalità (COM(2016)0469) e la relazione annuale 2016 della Commissione in materia di sussidiarietà e proporzionalità (COM(2017)0600),

–  viste la relazione annuale 2015 della Commissione sui rapporti tra la Commissione e i parlamenti nazionali (COM(2016)0471) e la relazione annuale 2016 della Commissione sui rapporti tra la Commissione europea e i parlamenti nazionali (COM(2017)0601),

–  viste tutte le precedenti comunicazioni della Commissione in merito alla necessità di una migliore regolamentazione al fine di conseguire migliori risultati a vantaggio dei cittadini dell'Unione europea,

–  vista la decisione del Presidente della Commissione europea, del 14 novembre 2017, relativa alla creazione della task force per la sussidiarietà e la proporzionalità e per "Fare meno in modo più efficiente" (C(2017)7810),

–  viste le relazioni semestrali della COSAC sull'evoluzione delle procedure e delle pratiche dell'Unione europea relative al controllo parlamentare, del 19 giugno 2014, 14 novembre 2014, 6 maggio 2015, 4 novembre 2015, 18 maggio 2016, 18 ottobre 2016 e 3 maggio 2017,

–  visto l'accordo di cooperazione firmato il 5 febbraio 2014 tra il Parlamento europeo e il Comitato delle regioni,

–  vista la relazione annuale 2015 del Comitato delle regioni sulla sussidiarietà,

–  visti gli articoli 52 e 132 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione giuridica e il parere della commissione per gli affari costituzionali (A8-0141/2018),

A.  considerando che il 2015 e il 2016 sono stati i primi due anni completi della Commissione Juncker, entrata in carica nel novembre 2014, e che il Presidente Juncker si è impegnato a porre la sussidiarietà al centro del processo democratico europeo e a garantire che i principi di sussidiarietà e proporzionalità siano pienamente rispettati lungo tutto il processo legislativo;

B.  considerando che il nuovo accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016 include l'impegno delle tre istituzioni a rispettare e applicare i principi di sussidiarietà e proporzionalità;

C.  considerando che nel 2015 la Commissione ha ricevuto otto pareri motivati riguardanti tre sue proposte; che nello stesso anno sono complessivamente pervenuti alla Commissione 350 pareri;

D.  considerando che nel 2016 la Commissione ha ricevuto 65 pareri motivati riguardanti 26 sue proposte; che si tratta di un aumento del 713 % rispetto agli otto pareri motivati ricevuti nel 2015 e che, quanto a numero di pareri motivati ricevuti in un anno di calendario dall'introduzione, nel 2009, del meccanismo di controllo della sussidiarietà con il trattato di Lisbona, il 2016 si colloca al terzo posto (dopo il 2012, con 84 pareri ricevuti, e il 2013, con 70); che si è registrato un notevole aumento del numero complessivo di pareri pervenuti alla Commissione nello stesso anno, che sono stati 620;

E.  considerando che il 19 maggio 2015 la Commissione ha adottato un pacchetto di misure sul tema "Legiferare meglio", corredato di nuovi orientamenti integrati in materia e, in particolare, di indicazioni aggiornate per determinare la sussidiarietà e la proporzionalità nel contesto della valutazione d'impatto delle nuove iniziative;

F.  considerando che nel 2015 la Commissione ha creato il sito web "Ridurre la burocrazia - dite la vostra!"(4) nonché la nuova piattaforma per il controllo dell'adeguatezza e dell'efficacia della regolamentazione (REFIT), offrendo ai portatori di interesse possibilità addizionali per segnalare alla Commissione eventuali inefficienze delle misure normative vigenti, anche per quanto riguarda la sussidiarietà e/o la proporzionalità;

G.  considerando che nel 2015 il servizio Ricerca del Parlamento europeo ha elaborato 13 analisi iniziali, una valutazione d'impatto di emendamenti parlamentari sostanziali e sei valutazioni d'impatto ex post; che ha inoltre prodotto quattro relazioni sul costo della non-Europa e due valutazioni del valore aggiunto europeo; che nel 2016 il servizio Ricerca del Parlamento europeo ha preparato 36 analisi iniziali, una valutazione d'impatto di emendamenti parlamentari sostanziali e 14 valutazioni d'impatto ex post; che ha inoltre elaborato sette relazioni sul costo della non-Europa e cinque valutazioni del valore aggiunto europeo;

H.  considerando che negli atti legislativi dell'Unione sono conferiti poteri delegati là dove si rendono necessarie la flessibilità e l'efficienza che non possono essere garantite tramite la procedura legislativa ordinaria; che l'adozione di norme fondamentali per la materia affrontata è riservata ai legislatori;

I.  considerando che la sussidiarietà e la proporzionalità sono considerazioni essenziali nell'ambito delle valutazioni d'impatto e delle valutazioni retrospettive, che esaminano se è necessario un intervento a livello dell'Unione, se gli obiettivi perseguiti possono essere raggiunti più efficacemente in altro modo e se tale intervento stia effettivamente dando i risultati attesi in termini di efficienza, efficacia, coerenza, pertinenza e valore aggiunto dell'Unione;

J.  considerando che nel 2014 tre camere nazionali (il Folketing danese, la Tweede Kamer olandese e la House of Lords britannica) hanno pubblicato relazioni contenenti proposte dettagliate su come rafforzare il ruolo dei parlamenti nazionali nel processo decisionale;

1.  ricorda l'importanza delle relazioni annuali in materia di sussidiarietà e proporzionalità elaborate dalla Commissione; osserva che le relazioni annuali 2015 e 2016 della Commissione sono più dettagliate ed esaustive di quelle relative agli anni precedenti;

2.  sottolinea che è importante che l'Unione europea intervenga solo là dove può fornire valore aggiunto al fine di ridurre il "deficit democratico";

3.  sottolinea che la sussidiarietà e la proporzionalità sono principi fondamentali di cui le istituzioni dell'UE dovrebbero tenere conto nell'esercizio delle competenze dell'Unione, al fine di garantire che l'azione dell'Unione apporti valore aggiunto; ricorda che tali principi sono intesi a migliorare il funzionamento dell'Unione assicurando che sia necessario intervenire a livello dell'Unione, che gli obiettivi perseguiti non possano essere conseguiti in maniera adeguata tramite un'azione individuale degli Stati membri, che il contenuto e la forma di tale intervento si limitino a quanto necessario per il conseguimento degli obiettivi dei trattati e che le misure siano sempre adottate al livello di governo più appropriato; richiama l'attenzione sul fatto che questi principi possono essere utilizzati impropriamente a fini anti-UE e sottolinea che le istituzioni dell'Unione dovrebbero essere vigilanti allo scopo di evitare e neutralizzare tale rischio;

4.  ricorda che la sussidiarietà è un principio fondamentale delle federazioni nonché un concetto giuridico indeterminato che, di conseguenza, deve essere interpretato politicamente;

5.  è consapevole che il principio di sussidiarietà non può essere utilizzato per interpretare i poteri conferiti all'Unione in virtù dei trattati;

6.  ritiene che qualsiasi riflessione sulla sussidiarietà e sul controllo della stessa debba inserirsi nel quadro delle richieste sempre più frequenti dei cittadini, i quali sollecitano l'Unione ad affrontare le grandi sfide globali, quali ad esempio i flussi finanziari intercontinentali, la sicurezza, la migrazione e i cambiamenti climatici;

7.  si compiace del riferimento alla sussidiarietà nella dichiarazione di Roma del 25 marzo 2017; è dell'opinione che la sussidiarietà debba avere un ruolo prominente nella riflessione sul futuro dell'Unione;

8.  prende atto dell'iniziativa annunciata dal Presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, nel suo discorso sullo stato dell'Unione 2017 e volta a istituire una task force per la sussidiarietà e la proporzionalità e per "Fare meno in modo più efficiente" presieduta dal vicepresidente della Commissione Frans Timmermans; ricorda che il Parlamento ha ritenuto che la partecipazione alla task force istituita dalla Commissione equivarrebbe a ignorare il ruolo e la posizione istituzionale del Parlamento in quanto come unica istituzione direttamente eletta dell'Unione europea che rappresenta i cittadini a livello dell'Unione ed esercita funzioni di controllo politico sulla Commissione, e che, di conseguenza, ha deciso di declinare l'invito a partecipare alla task force;

9.  prende atto della metodologia adottata dalla Commissione nelle relazioni annuali 2015 e 2016, nelle cui statistiche i pareri motivati presentati dai parlamenti nazionali su un pacchetto di proposte sono classificati come un unico parere motivato, anziché come pareri motivati su ciascuna delle singole proposte;

10.  constata che nel 2016 il numero di pareri motivati presentati dai parlamenti nazionali (65 pareri) è stato il terzo più alto registrato in un anno civile dall'introduzione del meccanismo di controllo della sussidiarietà nel trattato di Lisbona; prende atto del netto incremento (+713 %) rispetto agli otto pareri motivati ricevuti nel 2015; riconosce inoltre che vi è stato un aumento significativo, da 350 a 620, nel numero di pareri ricevuti dalla Commissione nel quadro del dialogo politico; evidenzia che tali tendenze sono emerse nel contesto di una diminuzione dell'attività legislativa, il che dimostra altresì che la partecipazione dei parlamenti nazionali ha conosciuto un'evoluzione rispetto agli anni precedenti; accoglie con favore il marcato interesse espresso dai parlamenti nazionali per il processo decisionale dell'UE;

11.  accoglie con favore il fatto che un numero crescente di camere nazionali abbia formulato pareri motivati (26 su 41 nel 2016, contro 8 nel 2015); prende atto della marcata differenza esistente tra le camere che intervengono nel quadro del dialogo politico e con pareri motivati; sottolinea che i parlamenti nazionali continuano a essere più interessati a incidere sul contenuto della legislazione dell'Unione, anziché a individuare i casi in cui potrebbe porsi un problema di sussidiarietà; osserva che la facoltà dei parlamenti nazionali di monitorare il rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità include anche il diritto di chiedere al legislatore europeo di attivarsi a livello europeo, se necessario;

12.  riconosce il lavoro svolto dal comitato per la valutazione d'impatto (IAB) e dal comitato per il controllo normativo (RSB), succedutogli nel luglio 2015; prende atto che l'IAB e l'RSB hanno ritenuto che nel 23 % delle valutazioni d'impatto da loro esaminate nel corso del 2015 fossero necessari miglioramenti in materia di sussidiarietà o proporzionalità o in relazione a entrambi gli aspetti; osserva che nel 2016 la percentuale delle valutazioni d'impatto che l'RSB ha giudicato insoddisfacenti si è attestata al 15 %; si compiace del fatto che tali percentuali siano diminuite rispetto agli anni precedenti; sottolinea che la Commissione ha rivisto tutte le valutazioni d'impatto in questione tenendo conto delle analisi dell'RSB;

13.  constata che l'attuazione dell'agenda "Legiferare meglio" ha indotto la Commissione a sviluppare procedure e strumenti interni più efficaci con l'obiettivo di evitare che si verifichino violazioni del principio di sussidiarietà; sottolinea che le valutazioni d'impatto sono uno strumento essenziale per assicurare il rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità e promuovere la rendicontabilità; richiama in particolare l'attenzione sul ruolo dell'RSB e plaude al fatto che la sussidiarietà e la proporzionalità siano state ora integrate nei controlli di qualità svolti dal comitato; evidenzia tuttavia che l'indipendenza dell'RSB potrebbe essere ulteriormente migliorata;

14.  si compiace del fatto che, nel maggio 2015, la Commissione abbia adottato un nuovo pacchetto "Legiferare meglio", inteso a garantire che gli atti legislativi dell'UE servano meglio gli interessi dei cittadini e garantiscano in modo più integrato e globale il rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, il che contribuirà, a sua volta, a migliorare il livello di trasparenza del processo decisionale dell'Unione europea; ritiene che il nuovo quadro per legiferare meglio dovrebbe costituire uno strumento che consenta all'Unione europea di agire nel pieno rispetto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità; sottolinea che, ciononostante, se da un lato tutto questo dovrebbe garantire verifiche tese a valutare la conformità a tali principi per assicurare che l'Unione intervenga solo là dove apporta valore aggiunto, dall'altro lato non dovrebbe dar luogo a indebiti ritardi nell'adozione della legislazione in questione;

15.  accoglie con favore la pubblicazione, il 24 ottobre 2017, della comunicazione della Commissione dal titolo "Completare il programma "Legiferare meglio": soluzioni migliori per conseguire risultati migliori", in cui la Commissione illustra i propri sforzi volti ad accrescere la trasparenza, la legittimità e la responsabilità delle proprie attività sul tema "legiferare meglio", in particolare per quanto riguarda il processo di consultazione e la possibilità per i portatori di interesse di fornire feedback sulle sue proposte;

16.  si compiace del fatto che nel 2015 la Commissione abbia introdotto nuovi meccanismi di consultazione e feedback per le nuove iniziative politiche;

17.  sottolinea l'importanza di illustrare adeguatamente la necessità delle iniziative legislative e il loro impatto su tutti i settori principali (economico, ambientale, sociale), al fine di rispettare i principi di sussidiarietà e di proporzionalità;

18.  sostiene l'impegno della Commissione a prevedere "in primo luogo la valutazione", prima di prendere in considerazione eventuali modifiche legislative; ritiene a tale proposito che l'Unione europea e le autorità degli Stati membri dovrebbero collaborare strettamente per poter meglio monitorare, misurare e valutare il reale impatto della regolamentazione dell'UE sui cittadini, l'economia, la struttura sociale e l'ambiente;

19.  si compiace del fatto che nel 2016 Parlamento europeo, Consiglio e Commissione abbiano firmato un nuovo accordo interistituzionale "Legiferare meglio"; ricorda che la Commissione si è impegnata a illustrare, nelle sue motivazioni, come le misure da essa proposte siano giustificate con riferimento ai principi di sussidiarietà e di proporzionalità; accoglie con favore il fatto che, attraverso l'accordo interistituzionale "Legiferare meglio", la Commissione si sia impegnata a mettere a disposizione dei parlamenti nazionali le valutazioni d'impatto delle sue proposte legislative e non legislative; rammenta che tale accordo pone altresì l'accento sulla necessità di migliorare la trasparenza del processo legislativo e che le informazioni fornite ai parlamenti nazionali devono consentire a questi ultimi di esercitare pienamente le prerogative attribuite loro dai trattati;

20.  invita i parlamenti nazionali a indicare chiaramente, sin dal principio, che ciò che presentano è un parere motivato a norma del protocollo n. 2 dei trattati e a specificare la proposta o le proposte legislative cui il parere fa riferimento, a indicare chiaramente i motivi per i quali ritengono che la proposta violi il principio di sussidiarietà, a includere una breve sintesi delle loro argomentazioni e a rispettare il termine delle otto settimane dalla data di trasmissione del relativo progetto di atto legislativo; rileva che in tal modo sarà più agevole, per tutte le istituzioni interessate, trattare i pareri motivati in modo tempestivo e adeguato;

21.  ritiene che, dall'adozione del trattato di Lisbona, la partecipazione dei parlamenti nazionali alle procedure legislative dell'Unione sia notevolmente cresciuta, attraverso i contatti con gli altri parlamenti nazionali; incoraggia i parlamenti nazionali a proseguire e a rafforzare ulteriormente i contatti interparlamentari, anche su base bilaterale, quale strumento per potenziare la cooperazione tra Stati membri e a farlo in una prospettiva europea democratica, dove l'Unione può apportare valore aggiunto, e con spirito di solidarietà, sulla base dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali; sottolinea che tali contatti possono agevolare lo scambio delle migliori prassi riguardo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità;

22.  plaude al fatto che il Parlamento svolga sempre più e con maggiore regolarità il ruolo di interlocutore dei parlamenti nazionali e di intermediario tra gli stessi per quanto concerne i meccanismi di sussidiarietà e proporzionalità; ritiene che un rafforzamento del dialogo a livello politico con i parlamenti nazionali potrebbe contribuire a razionalizzare i controlli di sussidiarietà e proporzionalità mediante una migliore disamina dei contenuti delle proposte legislative;

23.  richiama l'attenzione sul fatto che, nel 2016, 14 camere di 11 parlamenti nazionali hanno presentato pareri motivati sulla proposta di direttiva recante modifica della direttiva 96/71/CE, del 16 dicembre 1996, relativa al distacco dei lavoratori nell'ambito di una prestazione di servizi (COM(2016)0128), raggiungendo in tal modo la soglia di un terzo dei voti richiesta dall'articolo 7, paragrafo 2, del protocollo n. 2 dei trattati per l'avvio della cosiddetta procedura del "cartellino giallo"; ricorda che le argomentazioni presentate dai parlamenti nazionali sono state ampiamente discusse con la Commissione in seno al Parlamento; rileva che la Commissione ha dialogato con i parlamenti nazionali nel quadro della COSAC; osserva che la Commissione ha presentato una comunicazione in cui ha fornito ampie motivazioni per il mantenimento della proposta(5); ritiene che, malgrado le preoccupazioni espresse da alcuni parlamenti nazionali, con le argomentazioni esposte in detta comunicazione la Commissione abbia rispettato l'obbligo che le incombe di motivare la sua decisione;

24.  prende atto del fatto che, in relazione alla summenzionata proposta della Commissione, sette camere nazionali hanno trasmesso i loro pareri nel quadro del dialogo politico e che in tali pareri la proposta è stata prevalentemente considerata compatibile con il principio di sussidiarietà; rileva che il gruppo di esperti sulla sussidiarietà del Comitato delle regioni ha ritenuto che l'obiettivo della proposta potrebbe essere più efficacemente conseguito a livello dell'Unione;

25.  ricorda che in passato la procedura del "cartellino giallo" è stata avviata in due occasioni (una volta nel 2012 e una volta nel 2013), il che, insieme a questa nuova procedura del "cartellino giallo", dimostra che il sistema funziona e che i parlamenti nazionali, qualora lo desiderino, possono partecipare agevolmente e in modo tempestivo al dibattito sulla sussidiarietà; ritiene, ad ogni modo, che una maggiore consapevolezza del ruolo dei parlamenti nazionali e una migliore cooperazione tra questi ultimi potrebbero rafforzare il controllo ex ante della sussidiarietà;

26.  ricorda che, a norma dell'articolo 7 del protocollo n. 2 dei trattati, le istituzioni europee sono chiamate a tenere conto dei pareri motivati trasmessi dai parlamenti nazionali o da una camera di uno di tali parlamenti; osserva che in passato alcuni parlamenti nazionali hanno espresso delusione per le risposte fornite dalla Commissione nei casi in cui è stata attivata la procedura del "cartellino giallo"; osserva, tuttavia, che la Commissione ha posto in essere procedure volte a garantire che i parlamenti nazionali ricevano tempestivamente, da parte sua, risposte politiche e concrete alle loro preoccupazioni; invita la Commissione a trasmettere sistematicamente al Parlamento europeo le sue risposte ai pareri motivati;

27.  prende atto delle modifiche proposte da alcuni parlamenti nazionali al meccanismo di controllo della sussidiarietà; si compiace della conclusione a cui è giunta la COSAC, secondo la quale un eventuale miglioramento del meccanismo di controllo della sussidiarietà non dovrebbe comportare modifiche dei trattati; rileva che una proroga del termine di otto settimane entro cui i parlamenti nazionali possono trasmettere un parere motivato richiederebbe una modifica dei trattati o dei relativi protocolli; ricorda il contesto della lettera 1º dicembre 2009 sulle modalità pratiche per l'applicazione del meccanismo di controllo della sussidiarietà, inviata dal Presidente e dal Vicepresidente della Commissione ai presidenti dei parlamenti nazionali, in cui la Commissione ha dichiarato che, al fine di tener conto delle pause estive dei parlamenti nazionali, non si terrà conto del mese di agosto nel calcolo del termine di cui al protocollo n. 2; ricorda la proposta avanzata da alcuni parlamenti nazionali, finalizzata a far sì che la Commissione valuti anche la possibilità di escludere la pausa di dicembre dei parlamenti nazionali dal calcolo del termine di otto settimane;

28.  sottolinea che per l'adozione degli atti normativi occorre un'ampia maggioranza in seno al Consiglio, composto dai ministri nazionali di tutti gli Stati membri, che dovrebbero essere chiamati a rispondere davanti ai rispettivi parlamenti nazionali;

29.  prende atto del fatto che esistono già numerosi strumenti che consentono ai parlamenti nazionali e ai cittadini di partecipare alle varie fasi del processo legislativo e che garantiscono il controllo del rispetto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità; esorta pertanto ad avvalersi pienamente degli strumenti esistenti, evitando ove possibile la creazione di strutture amministrative ancora più complesse e lunghe procedure in un momento in cui l'UE sta compiendo ogni sforzo per farsi comprendere dai propri cittadini, sempre con l'obiettivo di rispettare e proteggere i loro diritti e interessi; invita gli Stati membri a organizzare campagne d'informazione e seminari pertinenti allo scopo di informare con precisione i cittadini in merito alle loro possibilità di partecipare a tutte le fasi del processo legislativo;

30.  sottolinea che la legislazione dovrebbe essere esaustiva e chiara per consentire alle parti interessate di comprendere i loro diritti e doveri, dovrebbe includere obblighi adeguati in materia di comunicazione, monitoraggio e valutazione, evitare costi sproporzionati ed essere pratica da attuare;

31.  sottolinea l'importanza di promuovere l'accesso alle valutazioni d'impatto e alle tabelle di marcia preparate dalla Commissione, di partecipare alle consultazioni pubbliche e/o delle parti interessate organizzate dalla Commissione e/o dal Parlamento europeo e di presentare suggerimenti attraverso la piattaforma REFIT "Ridurre la burocrazia - dite la vostra!"; prende atto, a tale riguardo, del buon funzionamento del sito web e del programma di controllo dell'adeguatezza e dell'efficacia della regolamentazione (REFIT), entrato in vigore nel 2016;

32.  ricorda che è necessario potenziare i formati di cooperazione esistenti e definire opzioni che consentano di migliorare la piattaforma IPEX, allo scopo di rendere i parlamenti nazionali più consapevoli del loro ruolo nell'ambito dei controlli di sussidiarietà e proporzionalità, di assisterli nel trattare in modo più efficiente le informazioni ricevute nel quadro del sistema di allerta rapido e di migliorare la loro cooperazione e il loro coordinamento; esorta i parlamenti nazionali a formulare pareri sulle proposte della Commissione, consultabili in qualsiasi momento accedendo alla banca dati interna CONNECT; ricorda che tutte le informazioni sono disponibili sulla piattaforma REGPEX;

33.  incoraggia i parlamenti nazionali e regionali a sviluppare ulteriormente le loro relazioni con il Comitato delle regioni, che dispone di un gruppo di 12 esperti incaricati di esaminare le proposte legislative alla luce dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità;

34.  si compiace dell'interesse dimostrato da alcuni parlamenti nazionali a svolgere un ruolo più positivo e proattivo negli affari europei attraverso il ricorso a una procedura del "cartellino verde"; rileva che i parlamenti nazionali hanno opinioni diverse in merito alle modalità di detta procedura; ritiene che un meccanismo informale basato sulla cooperazione interparlamentare possa contribuire a rafforzare il dialogo politico con i parlamenti nazionali;

35.  prende atto, in relazione a quanto sopra, del fatto che, nel 2015, 20 camere parlamentari hanno co-firmato o sostenuto la prima iniziativa di "cartellino verde" sui rifiuti alimentari e che, nel luglio 2016, nove camere parlamentari hanno co-firmato la seconda iniziativa di "cartellino verde" invitando la Commissione a presentare una proposta legislativa per attuare i principi della responsabilità sociale delle imprese a livello europeo; rileva che alcuni dei suggerimenti contenuti nella prima iniziativa di "cartellino verde" sono stati successivamente ripresi nel pacchetto rivisto sull'economia circolare, adottato dalla Commissione nel dicembre 2015; osserva pertanto che i parlamenti nazionali svolgono già un ruolo costruttivo nel quadro istituzionale e che in questo momento non è necessario creare nuove strutture istituzionali e amministrative, che renderebbero l'intero processo inutilmente complicato;

36.  osserva che nel 2016 alcuni parlamenti regionali hanno comunicato direttamente alla Commissione il proprio parere su talune sue proposte; rileva che la Commissione ha tenuto conto di tali pareri, ove appropriato; ricorda che, a norma dell'articolo 6 del protocollo n. 2, spetta a ciascun parlamento nazionale o a ciascuna camera dei parlamenti nazionali consultare all'occorrenza i parlamenti regionali con poteri legislativi;

37.  prende atto della giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea in materia di sussidiarietà e proporzionalità emessa nel 2015 e nel 2016; sottolinea che la Corte ha affermato che il rispetto da parte del legislatore dell'Unione dell'obbligo di motivazione in ordine alla sussidiarietà deve essere valutato alla luce non solo del tenore dell'atto impugnato, ma anche del suo contesto e delle circostanze del caso di specie, e che le informazioni fornite dovrebbero essere sufficienti e comprensibili per i parlamenti nazionali, i cittadini e i giudici; sottolinea inoltre che, in relazione alla proporzionalità, la Corte ha confermato che occorre riconoscere al legislatore dell'Unione un ampio potere discrezionale nei settori che richiedono scelte di natura politica, economica e sociale e rispetto ai quali è chiamato a effettuare valutazioni complesse;

38.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 123 del 12.5.2016, pag. 1.
(2) Testi approvati, P8_TA(2017)0210.
(3) GU C 58 del 15.2.2018, pag. 33.
(4) http://ec.europa.eu/smart-regulation/refit/simplification/consultation/contributions_it.htm
(5) Comunicazione della Commissione, del 20 luglio 2016, sulla proposta di direttiva recante modifica della direttiva relativa al distacco dei lavoratori, per quanto riguarda il principio di sussidiarietà, a norma del protocollo n. 2 (COM(2016)0505).


Discarico 2016: bilancio generale dell'Unione europea - Commissione
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Risoluzione
1. Decisione del Parlamento europeo del 18 aprile 2018 sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016, sezione III – Commissione (2017/2136(DEC))
P8_TA(2018)0121A8-0137/2018

Il Parlamento europeo,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016(1),

–  visti i conti annuali consolidati dell'Unione europea relativi all'esercizio 2016(COM(2017)0365 – C8-0247/2017)(2),

–  vista la relazione della Commissione sul seguito dato al discarico per l'esercizio 2015 (COM(2017)0379),

–  vista la relazione annuale per il 2016 della Commissione sulla gestione e il rendimento del bilancio dell'UE (COM(2017)0351),

–  visti la relazione annuale della Commissione riguardante le revisioni contabili interne effettuate nel 2016 (COM(2017)0497) e il documento di lavoro dei servizi della Commissione che la accompagna (SWD(2017)0306),

–  viste la relazione annuale della Corte dei conti sull'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2016(3) e le sue relazioni speciali, accompagnate dalle risposte delle istituzioni controllate,

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(4), presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2016, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la raccomandazione del Consiglio del 20 febbraio 2018 sul discarico da dare alla Commissione per l'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2016 (05940/2018 – C8-0042/2018),

–  visti gli articoli 317, 318 e 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002(5), in particolare gli articoli 62, 164, 165 e 166,

–  visti l'articolo 93 e l'allegato IV del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e i pareri delle altre commissioni interessate (A8-0137/2018),

A.  considerando che, in base all'articolo 17, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea, la Commissione dà esecuzione al bilancio e gestisce i programmi e che, in applicazione dell'articolo 317 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, dà esecuzione del bilancio in cooperazione con gli Stati membri, sotto la propria responsabilità, in conformità del principio della buona gestione finanziaria,

1.  concede il discarico alla Commissione per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016;

2.  esprime le sue osservazioni nella risoluzione che costituisce parte integrante delle decisioni sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016, sezione III – Commissione e agenzie esecutive, nonché nella risoluzione del 18 aprile 2018 sulle relazioni speciali della Corte dei conti nel contesto del discarico alla Commissione per l'esercizio 2016(6);

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione e la risoluzione che ne costituisce parte integrante al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti, nonché ai parlamenti nazionali e alle istituzioni di controllo nazionali e regionali degli Stati membri, e di provvedere alla loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

2. Decisione del Parlamento europeo del 18 aprile 2018 sul discarico per l'esecuzione del bilancio dell'Agenzia esecutiva per l'istruzione, gli audiovisivi e la cultura per l'esercizio 2016 (2017/2136(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016(7),

–  visti i conti annuali consolidati dell'Unione europea relativi all'esercizio 2016(COM(2017)0365 – C8-0247/2017)(8),

–  visti i conti annuali definitivi dell'Agenzia esecutiva per l'istruzione, gli audiovisivi e la cultura relativi all'esercizio 2016(9),

–  vista la relazione della Commissione sul seguito dato al discarico per l'esercizio 2015 (COM(2017)0379),

–  visti la relazione annuale della Commissione riguardante le revisioni contabili interne effettuate nel 2016 (COM(2017)0497) e il documento di lavoro dei servizi della Commissione che la accompagna (SWD(2017)0306),

–  vista la relazione della Corte dei conti sui conti annuali dell'Agenzia esecutiva per l'istruzione, gli audiovisivi e la cultura relativi all'esercizio 2016, corredata della risposta dell'Agenzia(10),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(11), presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2016, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la raccomandazione del Consiglio, del 20 febbraio 2018 sul discarico da dare alle agenzie esecutive per l'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2016 (05942/2018 – C8-0043/2018),

–  visti gli articoli 317, 318 e 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002(12), in particolare gli articoli 62, 164, 165 e 166,

–  visto il regolamento (CE) n. 58/2003 del Consiglio, del 19 dicembre 2002, che definisce lo statuto delle agenzie esecutive incaricate dello svolgimento di alcuni compiti relativi alla gestione dei programmi comunitari(13), in particolare l'articolo 14, paragrafo 3,

–  visto il regolamento (CE) n. 1653/2004 della Commissione, del 21 settembre 2004, recante il regolamento finanziario tipo delle agenzie esecutive in applicazione del regolamento (CE) n. 58/2003 del Consiglio che definisce lo statuto delle agenzie esecutive incaricate di alcuni compiti relativi alla gestione di programmi comunitari(14), in particolare l'articolo 66, commi primo e secondo,

–  vista la decisione di esecuzione 2013/776/UE della Commissione del 18 dicembre 2013 che istituisce l'Agenzia esecutiva [per l'istruzione, gli audiovisivi e la cultura] e abroga la decisione 2009/336/CE(15),

–  visti l'articolo 93 e l'allegato IV del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e i pareri delle altre commissioni interessate (A8-0137/2018),

A.  considerando che, in base all'articolo 17, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea, la Commissione dà esecuzione al bilancio e gestisce i programmi e che, in applicazione dell'articolo 317 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, dà esecuzione del bilancio in cooperazione con gli Stati membri, sotto la propria responsabilità, in conformità del principio della buona gestione finanziaria,

1.  concede il discarico al direttore dell'Agenzia esecutiva per l'istruzione, gli audiovisivi e la cultura per l'esecuzione del bilancio dell'Agenzia esecutiva per l'esercizio 2016;

2.  esprime le sue osservazioni nella risoluzione che costituisce parte integrante delle decisioni sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016, sezione III – Commissione e agenzie esecutive, nonché nella risoluzione del 18 aprile 2018 sulle relazioni speciali della Corte dei conti nel contesto del discarico alla Commissione per l'esercizio 2016(16);

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione, la decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016, sezione III – Commissione e la risoluzione che costituisce parte integrante di tali decisioni al direttore dell'Agenzia esecutiva per l'istruzione, gli audiovisivi e la cultura, al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti, e di provvedere alla loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

3. Decisione del Parlamento europeo del 18 aprile 2018 sul discarico per l'esecuzione del bilancio dell'Agenzia esecutiva per le piccole e medie imprese per l'esercizio 2016 (2017/2136(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016(17),

–  visti i conti annuali consolidati dell'Unione europea relativi all'esercizio 2016(COM(2017)0365 – C8-0247/2017)(18),

–  visti i conti annuali definitivi dell'Agenzia esecutiva per le piccole e medie imprese relativi all'esercizio 2016(19),

–  vista la relazione della Commissione sul seguito dato al discarico per l'esercizio 2015 (COM(2017)0379),

–  visti la relazione annuale della Commissione riguardante le revisioni contabili interne effettuate nel 2016 (COM(2017)0497) e il documento di lavoro dei servizi della Commissione che la accompagna (SWD(2017)0306),

–  vista la relazione della Corte dei conti sui conti annuali dell'Agenzia esecutiva per le piccole e medie imprese relativi all'esercizio 2016, corredata della risposta dell'Agenzia(20),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(21), presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2016, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la raccomandazione del Consiglio, del 20 febbraio 2018 sul discarico da dare alle agenzie esecutive per l'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2016 (05942/2018 – C8-0043/2018),

–  visti gli articoli 317, 318 e 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002(22), in particolare gli articoli 62, 164, 165 e 166,

–  visto il regolamento (CE) n. 58/2003 del Consiglio, del 19 dicembre 2002, che definisce lo statuto delle agenzie esecutive incaricate dello svolgimento di alcuni compiti relativi alla gestione dei programmi comunitari(23), in particolare l'articolo 14, paragrafo 3,

–  visto il regolamento (CE) n. 1653/2004 della Commissione, del 21 settembre 2004, recante il regolamento finanziario tipo delle agenzie esecutive in applicazione del regolamento (CE) n. 58/2003 del Consiglio che definisce lo statuto delle agenzie esecutive incaricate di alcuni compiti relativi alla gestione di programmi comunitari(24), in particolare l'articolo 66, commi primo e secondo,

–  vista la decisione di esecuzione 2013/771/UE della Commissione, del 17 dicembre 2013, che istituisce l'Agenzia esecutiva per le piccole e le medie imprese e abroga le decisioni 2004/20/CE e 2007/372/CE(25),

–  visti l'articolo 93 e l'allegato IV del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e i pareri delle altre commissioni interessate (A8-0137/2018),

A.  considerando che, in base all'articolo 17, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea, la Commissione dà esecuzione al bilancio e gestisce i programmi e che, in applicazione dell'articolo 317 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, dà esecuzione del bilancio in cooperazione con gli Stati membri, sotto la propria responsabilità, in conformità del principio della buona gestione finanziaria,

1.  concede il discarico al direttore dell'Agenzia esecutiva per le piccole e medie imprese per l'esecuzione del bilancio dell'Agenzia esecutiva per l'esercizio 2016;

2.  esprime le sue osservazioni nella risoluzione che costituisce parte integrante delle decisioni sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016, sezione III – Commissione e agenzie esecutive, nonché nella risoluzione del 18 aprile 2018 sulle relazioni speciali della Corte dei conti nel contesto del discarico alla Commissione per l'esercizio 2016(26);

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione, la decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016, sezione III – Commissione e la risoluzione che costituisce parte integrante di tali decisioni al direttore dell'Agenzia esecutiva per le piccole e medie imprese, al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti, e di provvedere alla loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

4. Decisione del Parlamento europeo del 18 aprile 2018 sul discarico per l'esecuzione del bilancio dell'Agenzia esecutiva per i consumatori, la salute, l'agricoltura e la sicurezza alimentare per l'esercizio 2016 (2017/2136(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016(27),

–  visti i conti annuali consolidati dell'Unione europea relativi all'esercizio 2016(COM(2017)0365 – C8-0247/2017)(28),

–  visti i conti annuali definitivi dell'Agenzia esecutiva per i consumatori, la salute, l'agricoltura e la sicurezza alimentare relativi all'esercizio 2016(29),

–  vista la relazione della Commissione sul seguito dato al discarico per l'esercizio 2015 (COM(2017)0379),

–  visti la relazione annuale della Commissione riguardante le revisioni contabili interne effettuate nel 2016 (COM(2017)0497) e il documento di lavoro dei servizi della Commissione che la accompagna (SWD(2017)0306),

–  vista la relazione della Corte dei conti sui conti annuali dell'Agenzia esecutiva per i consumatori, la salute, l'agricoltura e la sicurezza alimentare relativi all'esercizio 2016, corredata della risposta dell'Agenzia(30),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(31), presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2016, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la raccomandazione del Consiglio, del 20 febbraio 2018 sul discarico da dare alle agenzie esecutive per l'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2016 (05942/2018 – C8-0043/2018),

–  visti gli articoli 317, 318 e 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002(32), in particolare gli articoli 62, 164, 165 e 166,

–  visto il regolamento (CE) n. 58/2003 del Consiglio, del 19 dicembre 2002, che definisce lo statuto delle agenzie esecutive incaricate dello svolgimento di alcuni compiti relativi alla gestione dei programmi comunitari(33), in particolare l'articolo 14, paragrafo 3,

–  visto il regolamento (CE) n. 1653/2004 della Commissione, del 21 settembre 2004, recante il regolamento finanziario tipo delle agenzie esecutive in applicazione del regolamento (CE) n. 58/2003 del Consiglio che definisce lo statuto delle agenzie esecutive incaricate di alcuni compiti relativi alla gestione di programmi comunitari(34), in particolare l'articolo 66, commi primo e secondo,

–  vista la decisione esecuzione 2013/771/UE della Commissione, del 17 dicembre 2013, che istituisce l'Agenzia esecutiva per i consumatori, la salute e la sicurezza alimentare, e che abroga la decisione 2004/858/CE(35),

–  vista la decisione di esecuzione 2014/927/UE della Commissione, del 17 dicembre 2014, che modifica la decisione di esecuzione 2013/770/UE per trasformare "l'Agenzia esecutiva per i consumatori, la salute e la sicurezza alimentare" nella "Agenzia esecutiva per i consumatori, la salute, l'agricoltura e la sicurezza alimentare"(36),

–  visti l'articolo 93 e l'allegato IV del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e i pareri delle altre commissioni interessate (A8-0137/2018),

A.  considerando che, in base all'articolo 17, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea, la Commissione dà esecuzione al bilancio e gestisce i programmi e che, in applicazione dell'articolo 317 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, dà esecuzione del bilancio in cooperazione con gli Stati membri, sotto la propria responsabilità, in conformità del principio della buona gestione finanziaria,

1.  concede il discarico al direttore dell'Agenzia esecutiva per i consumatori, la salute, l'agricoltura e la sicurezza alimentare per l'esecuzione del bilancio dell'Agenzia esecutiva per l'esercizio 2016;

2.  esprime le sue osservazioni nella risoluzione che costituisce parte integrante delle decisioni sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016, sezione III – Commissione e agenzie esecutive, nonché nella risoluzione del 18 aprile 2018 sulle relazioni speciali della Corte dei conti nel contesto del discarico alla Commissione per l'esercizio 2016(37);

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione, la decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016, sezione III – Commissione e la risoluzione che costituisce parte integrante di tali decisioni al direttore dell'Agenzia esecutiva per i consumatori, la salute, l'agricoltura e la sicurezza alimentare, al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti, e di provvedere alla loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

5. Decisione del Parlamento europeo del 18 aprile 2018 sul discarico per l'esecuzione del bilancio dell'Agenzia esecutiva del Consiglio europeo della ricerca per l'esercizio 2016 (2017/2136(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016(38),

–  visti i conti annuali consolidati dell'Unione europea relativi all'esercizio 2016(COM(2017)0365 – C8-0247/2017)(39),

–  visti i conti annuali definitivi dell'Agenzia esecutiva del Consiglio europeo della ricerca relativi all'esercizio 2016(40),

–  vista la relazione della Commissione sul seguito dato al discarico per l'esercizio 2015 (COM(2017)0379),

–  visti la relazione annuale della Commissione riguardante le revisioni contabili interne effettuate nel 2016 (COM(2017)0497) e il documento di lavoro dei servizi della Commissione che la accompagna (SWD(2017)0306),

–  vista la relazione della Corte dei conti sui conti annuali dell'Agenzia esecutiva del Consiglio europeo della ricerca relativi all'esercizio 2016, corredata della risposta dell'Agenzia(41),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(42), presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2016, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la raccomandazione del Consiglio, del 20 febbraio 2018 sul discarico da dare alle agenzie esecutive per l'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2016 (05942/2018 – C8-0043/2018),

–  visti gli articoli 317, 318 e 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002(43), in particolare gli articoli 62, 164, 165 e 166,

–  visto il regolamento (CE) n. 58/2003 del Consiglio, del 19 dicembre 2002, che definisce lo statuto delle agenzie esecutive incaricate dello svolgimento di alcuni compiti relativi alla gestione dei programmi comunitari(44), in particolare l'articolo 14, paragrafo 3,

–  visto il regolamento (CE) n. 1653/2004 della Commissione, del 21 settembre 2004, recante il regolamento finanziario tipo delle agenzie esecutive in applicazione del regolamento (CE) n. 58/2003 del Consiglio che definisce lo statuto delle agenzie esecutive incaricate di alcuni compiti relativi alla gestione di programmi comunitari(45), in particolare l'articolo 66, commi primo e secondo,

–  vista la decisione di esecuzione 2013/771/UE della Commissione, del 17 dicembre 2013, che istituisce l'Agenzia esecutiva del Consiglio europeo della ricerca e abroga la decisione 2008/37/CE(46),

–  visti l'articolo 93 e l'allegato IV del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e i pareri delle altre commissioni interessate (A8-0137/2018),

A.  considerando che, in base all'articolo 17, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea, la Commissione dà esecuzione al bilancio e gestisce i programmi e che, in applicazione dell'articolo 317 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, dà esecuzione del bilancio in cooperazione con gli Stati membri, sotto la propria responsabilità, in conformità del principio della buona gestione finanziaria,

1.  concede il discarico al direttore dell'Agenzia esecutiva del Consiglio europeo della ricerca per l'esecuzione del bilancio dell'Agenzia esecutiva per l'esercizio 2016;

2.  esprime le sue osservazioni nella risoluzione che costituisce parte integrante delle decisioni sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016, sezione III – Commissione e agenzie esecutive, nonché nella risoluzione del 18 aprile 2018 sulle relazioni speciali della Corte dei conti nel contesto del discarico alla Commissione per l'esercizio 2016(47);

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione, la decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016, sezione III – Commissione e la risoluzione che costituisce parte integrante di tali decisioni al direttore dell'Agenzia esecutiva del Consiglio europeo della ricerca, al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti, e di provvedere alla loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

6. Decisione del Parlamento europeo del 18 aprile 2018 sul discarico per l'esecuzione del bilancio dell'Agenzia esecutiva per la ricerca per l'esercizio 2016 (2017/2136(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016(48),

–  visti i conti annuali consolidati dell'Unione europea relativi all'esercizio 2016(COM(2017)0365 – C8-0247/2017)(49),

–  visti i conti annuali definitivi dell'Agenzia esecutiva per la ricerca relativi all'esercizio 2016(50),

–  vista la relazione della Commissione sul seguito dato al discarico per l'esercizio 2015 (COM(2017)0379),

–  visti la relazione annuale della Commissione riguardante le revisioni contabili interne effettuate nel 2016 (COM(2017)0497) e il documento di lavoro dei servizi della Commissione che la accompagna (SWD(2017)0306),

–  vista la relazione della Corte dei conti sui conti annuali dell'Agenzia esecutiva per la ricerca relativi all'esercizio 2016, corredata della risposta dell'Agenzia(51),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(52), presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2016, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la raccomandazione del Consiglio, del 20 febbraio 2018 sul discarico da dare alle agenzie esecutive per l'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2016 (05942/2018 – C8-0043/2018),

–  visti gli articoli 317, 318 e 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002(53), in particolare gli articoli 62, 164, 165 e 166,

–  visto il regolamento (CE) n. 58/2003 del Consiglio, del 19 dicembre 2002, che definisce lo statuto delle agenzie esecutive incaricate dello svolgimento di alcuni compiti relativi alla gestione dei programmi comunitari(54), in particolare l'articolo 14, paragrafo 3,

–  visto il regolamento (CE) n. 1653/2004 della Commissione, del 21 settembre 2004, recante il regolamento finanziario tipo delle agenzie esecutive in applicazione del regolamento (CE) n. 58/2003 del Consiglio che definisce lo statuto delle agenzie esecutive incaricate di alcuni compiti relativi alla gestione di programmi comunitari(55), in particolare l'articolo 66, commi primo e secondo,

–  vista la decisione di esecuzione 2013/771/UE della Commissione, del 13 dicembre 2013, che istituisce l'Agenzia esecutiva per la ricerca e abroga la decisione 2008/46/CE(56),

–  visti l'articolo 93 e l'allegato IV del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e i pareri delle altre commissioni interessate (A8-0137/2018),

A.  considerando che, in base all'articolo 17, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea, la Commissione dà esecuzione al bilancio e gestisce i programmi e che, in applicazione dell'articolo 317 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, dà esecuzione del bilancio in cooperazione con gli Stati membri, sotto la propria responsabilità, in conformità del principio della buona gestione finanziaria,

1.  concede il discarico al direttore dell'Agenzia esecutiva per la ricerca per l'esecuzione del bilancio dell'Agenzia esecutiva per l'esercizio 2016;

2.  esprime le sue osservazioni nella risoluzione che costituisce parte integrante delle decisioni sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016, sezione III – Commissione e agenzie esecutive, nonché nella risoluzione del 18 aprile 2018 sulle relazioni speciali della Corte dei conti nel contesto del discarico alla Commissione per l'esercizio 2016(57);

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione, la decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016, sezione III – Commissione e la risoluzione che costituisce parte integrante di tali decisioni al direttore dell'Agenzia esecutiva per la ricerca, al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti, e di provvedere alla loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

7. Decisione del Parlamento europeo del 18 aprile 2018 sul discarico per l'esecuzione del bilancio dell'Agenzia esecutiva per l'innovazione e le reti per l'esercizio 2016 (2017/2136(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016(58),

–  visti i conti annuali consolidati dell'Unione europea relativi all'esercizio 2016(COM(2017)0365 – C8-0247/2017)(59),

–  visti i conti annuali definitivi dell'Agenzia esecutiva per l'innovazione e le reti relativi all'esercizio 2016(60),

–  vista la relazione della Commissione sul seguito dato al discarico per l'esercizio 2015 (COM(2017)0379),

–  visti la relazione annuale della Commissione riguardante le revisioni contabili interne effettuate nel 2016 (COM(2017)0497) e il documento di lavoro dei servizi della Commissione che la accompagna (SWD(2017)0306),

–  vista la relazione della Corte dei conti sui conti annuali dell'Agenzia esecutiva per l'innovazione e le reti relativi all'esercizio 2016, corredata della risposta dell'Agenzia(61),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(62), presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2016, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la raccomandazione del Consiglio, del 20 febbraio 2018 sul discarico da dare alle agenzie esecutive per l'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2016 (05942/2018 – C8-0043/2018),

–  visti gli articoli 317, 318 e 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002(63), in particolare gli articoli 62, 164, 165 e 166,

–  visto il regolamento (CE) n. 58/2003 del Consiglio, del 19 dicembre 2002, che definisce lo statuto delle agenzie esecutive incaricate dello svolgimento di alcuni compiti relativi alla gestione dei programmi comunitari(64), in particolare l'articolo 14, paragrafo 3,

–  visto il regolamento (CE) n. 1653/2004 della Commissione, del 21 settembre 2004, recante il regolamento finanziario tipo delle agenzie esecutive in applicazione del regolamento (CE) n. 58/2003 del Consiglio che definisce lo statuto delle agenzie esecutive incaricate di alcuni compiti relativi alla gestione di programmi comunitari(65), in particolare l'articolo 66, commi primo e secondo,

–  vista la decisione di esecuzione 2013/771/UE della Commissione, del 23 dicembre 2013, che istituisce l'Agenzia esecutiva per l'innovazione e le reti e abroga la Decisione 2007/60/CE quale modificata dalla decisione 2008/593/CE(66),

–  visti l'articolo 93 e l'allegato IV del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e i pareri delle altre commissioni interessate (A8-0137/2018),

A.  considerando che, in base all'articolo 17, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea, la Commissione dà esecuzione al bilancio e gestisce i programmi e che, in applicazione dell'articolo 317 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, dà esecuzione del bilancio in cooperazione con gli Stati membri, sotto la propria responsabilità, in conformità del principio della buona gestione finanziaria,

1.  concede il discarico al direttore dell'Agenzia esecutiva per l'innovazione e le reti per l'esecuzione del bilancio dell'Agenzia esecutiva per l'esercizio 2016;

2.  esprime le sue osservazioni nella risoluzione che costituisce parte integrante delle decisioni sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016, sezione III – Commissione e agenzie esecutive, nonché nella risoluzione del 18 aprile 2018 sulle relazioni speciali della Corte dei conti nel contesto del discarico alla Commissione per l'esercizio 2016(67);

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione, la decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016, sezione III – Commissione e la risoluzione che costituisce parte integrante di tali decisioni al direttore dell'Agenzia esecutiva per l'innovazione e le reti, al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti, e di provvedere alla loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

8. Decisione del Parlamento europeo del 18 aprile 2018 sulla chiusura dei conti del bilancio generale dell'Unione europea relativi all'esercizio 2016, sezione III – Commissione (2017/2136(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016(68),

–  visti i conti annuali consolidati dell'Unione europea relativi all'esercizio 2016(COM(2017)0365 – C8-0247/2017)(69),

–  vista la relazione della Commissione sul seguito dato al discarico per l'esercizio 2015 (COM(2017)0379),

–  visti la relazione annuale per il 2016 della Commissione sulla gestione e il rendimento del bilancio dell'UE (COM(2017)0351),

–  visti la relazione annuale della Commissione riguardante le revisioni contabili interne effettuate nel 2016 (COM(2017)0497) e il documento di lavoro dei servizi della Commissione che la accompagna (SWD(2017)0306),

–  viste la relazione annuale della Corte dei conti sull'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2016(70) e le sue relazioni speciali, accompagnate dalle risposte delle istituzioni controllate,

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(71), presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2016, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la raccomandazione del Consiglio del 20 febbraio 2018 sul discarico da dare alla Commissione per l'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2016 (05940/2018 – C8-0042/2018),

–  vista la raccomandazione del Consiglio, del 20 febbraio 2018 sul discarico da dare alle agenzie esecutive per l'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2016 (05942/2018 – C8-0043/2018),

–  visti gli articoli 317, 318 e 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002(72), in particolare gli articoli 62, 164, 165 e 166,

–  visto il regolamento (CE) n. 58/2003 del Consiglio, del 19 dicembre 2002, che definisce lo statuto delle agenzie esecutive incaricate dello svolgimento di alcuni compiti relativi alla gestione dei programmi comunitari(73), in particolare l'articolo 14, paragrafi 2 e 3,

–  visti l'articolo 93 e l'allegato IV del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e i pareri delle altre commissioni interessate (A8-0137/2018),

1.  approva la chiusura dei conti del bilancio generale dell'Unione europea relativi all'esercizio 2016;

2.  esprime le sue osservazioni nella risoluzione che costituisce parte integrante delle decisioni sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016, sezione III – Commissione e agenzie esecutive, nonché nella risoluzione del 18 aprile 2018 sulle relazioni speciali della Corte dei conti nel contesto del discarico alla Commissione per l'esercizio 2016(74);

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti, nonché ai parlamenti nazionali e alle istituzioni di controllo nazionali e regionali degli Stati membri, e di provvedere alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

9. Risoluzione del Parlamento europeo del 18 aprile 2018 recante le osservazioni che costituiscono parte integrante della decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016, sezione III – Commissione e agenzie esecutive (2017/2136(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  vista la sua decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016, sezione III – Commissione,

–  viste le sue decisioni sul discarico per l'esecuzione del bilancio delle agenzie esecutive per l'esercizio 2016,

–  visti l'articolo 93 e l'allegato IV del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e i pareri delle altre commissioni interessate (A8-0137/2018),

A.  considerando che la spesa dell'Unione è uno strumento importante per conseguire gli obiettivi delle politiche e rappresenta in media l'1,9 % della spesa pubblica degli Stati membri;

B.  considerando che, nel concedere il discarico alla Commissione, il Parlamento verifica se i fondi sono stati usati in modo corretto e se gli obiettivi delle politiche sono stati conseguiti;

C.  considerando che, nel contesto della procedura di discarico, l'autorità di discarico sottolinea la particolare importanza di rafforzare ulteriormente la legittimazione democratica delle istituzioni dell'Unione, migliorando la trasparenza e la rendicontabilità e attuando il concetto di programmazione di bilancio basata sulla performance e la buona gestione delle risorse umane;

D.  considerando che nell'esecuzione del bilancio dell'Unione vanno rispettati i principi finanziari dell'unità, della verità, dell'annualità, del pareggio, dell'universalità e della specializzazione del bilancio, nonché della sana gestione finanziaria e della trasparenza;

E.  considerando che la spesa del bilancio dell'Unione è intesa a migliorare le condizioni e la qualità di vita dei cittadini e deve pertanto colmare le lacune nell'ambito delle sue politiche sociali;

F.  considerando che il bilancio dell'Unione deve tenere conto dell'attuazione di un pilastro sociale;

G.  considerando che la politica di coesione è una fonte di investimenti pubblici intesa ad apportare un chiaro valore aggiunto e a migliorare la qualità di vita dei cittadini dell'Unione;

Priorità politiche

1.  invita la Commissione e gli Stati membri ad allineare gli obiettivi delle politiche dell'Unione e i cicli finanziari, la durata della legislatura del Parlamento e il mandato della Commissione;

2.  invita la Commissione a fornirgli una valutazione intermedia dell'attuale periodo finanziario nonché una valutazione degli ultimi periodi finanziari, per individuare i programmi che non hanno dimostrato un chiaro valore aggiunto e poter quindi procedere a una revisione della spesa;

3.  ricorda che, nelle sue proposte di nuovo quadro finanziario pluriennale (QFP), la Commissione dovrebbe tener conto del fatto che alcuni ambiti d'intervento, come la coesione o la ricerca, si basano spesso su una programmazione più a lungo termine e necessitano di maggiore tempo per conseguire gli obiettivi strategici rispetto ad altri ambiti d'intervento; ritiene tuttavia necessario prevedere un'adeguata flessibilità per situazioni di emergenza;

4.  insiste affinché il bilancio dell'Unione, a seguito dell'iniziativa di un "bilancio incentrato sui risultati", sia presentato in base alle finalità politiche del QFP dell'Unione; ricorda, anche alla luce del QFP per il periodo successivo al 2020, che il bilancio dell'Unione dovrebbe presentare un reale valore aggiunto europeo, destinato agli obiettivi comuni dell'Unione che promuovono lo sviluppo economico e sociale sostenibile dell'intera Unione, che non può essere conseguito dai singoli Stati membri individualmente e non dovrebbe pertanto essere visto meramente come saldo netto o vantaggio per singoli Stati membri;

5.  evidenzia la necessità di istituire un organo indipendente addetto alla comunicazione, alla consulenza e alle segnalazioni, al fine di aiutare gli informatori a utilizzare i canali appropriati per rivelare informazioni su possibili irregolarità, tutelando nel contempo la loro riservatezza e offrendo il supporto e la consulenza necessari;

6.  invita la Commissione a impegnarsi a rivedere radicalmente i regimi per i giovani agricoltori e per l'ecologizzazione, in vista del prossimo QFP, alla luce delle conclusioni della Corte dei conti (la "Corte");

7.  invita la Commissione a inserire nelle sue relazioni sulla performance valutazioni della qualità dei dati utilizzati e una dichiarazione sulla qualità delle informazioni sulla performance;

8.  invita la Commissione a fornire al Parlamento e alla Corte una rendicontazione più equilibrata, inserendo nelle sue relazioni sulla performance informazioni più trasparenti sulle difficoltà, sulle insidie e sugli insuccessi;

9.  invita la Commissione ad accelerare l'esecuzione dei programmi nell'ambito della politica di coesione e i relativi pagamenti allo scopo di ridurre la durata del periodo di attuazione, in un primo tempo, all'anno n+2;

10.  invita la Commissione a conseguire l'obiettivo di spesa iniziale del 20 % per quanto riguarda l'integrazione dell'azione a favore del clima nei vari programmi di spesa dell'Unione;

11.  insiste affinché la Commissione ingiunga una volta per tutte alle sue direzioni generali di pubblicare le loro proposte di raccomandazioni specifiche per paese nelle rispettive relazioni annuali di attività (RAA), come richiesto dal Parlamento;

12.  invita la Commissione a migliorare la trasparenza del finanziamento della politica di migrazione, come raccomandato dalla Corte nella sua relazione annuale per il 2016, e a monitorare attivamente le procedure di appalto allorché vengono effettuate in situazioni di emergenza;

13.  invita altresì la Commissione a migliorare la trasparenza delle politiche di ricerca e sviluppo rurale al fine di individuare e rettificare le cause dei tassi di errore notevolmente elevati e persistenti, come rilevato dalla Corte nelle sue relazioni annuali;

14.  chiede alla Commissione di migliorare la trasparenza dei fondi fiduciari e delle relazioni sulla gestione degli aiuti esterni, fornendo regolarmente tutti i dati disponibili;

15.  invita la Commissione a negoziare una riduzione delle tariffe applicate dalla Banca europea per gli investimenti per la creazione e la gestione di strumenti finanziari e a presentare periodicamente informazioni sui beneficiari e sui risultati conseguiti mediante detti strumenti;

16.  invita la Commissione ad accelerare la preparazione dei conti dell'Unione, a garantire che siano ottenute in modo più tempestivo informazioni attendibili trasmesse dagli Stati membri sulla spesa soggetta a gestione concorrente e a presentare con maggiore anticipo le opinioni della dirigenza sulla gestione della spesa dell'Unione e contestualmente ai conti, al fine di adottare una decisione di discarico nell'anno n+1, garantendo al contempo un'elevata qualità dei dati e una sana gestione finanziaria;

La dichiarazione di affidabilità della Corte

17.  si compiace del fatto che la Corte abbia formulato un giudizio positivo sull'affidabilità dei conti per il 2016, come ha fatto fin dal 2007, e che abbia concluso che nel 2016 le entrate fossero esenti da errori rilevanti; constata con soddisfazione che gli impegni alla base dei conti per l'esercizio chiuso al 31 dicembre 2016 sono legittimi e regolari sotto tutti gli aspetti rilevanti;

18.  accoglie con favore l'andamento positivo del tasso di errore più probabile riscontrato dalla Corte rispetto a quello degli ultimi anni, in quanto i pagamenti presentano nel 2016 un tasso di errore più probabile del 3,1 %; ricorda che il tasso di errore più probabile per i pagamenti era stato stimato al 3,8 % nell'esercizio 2015, al 4,4 % nel 2014, al 4,7 % nel 2013, al 4,8 % nel 2012, al 3,9 % nel 2011, al 3,7 % nel 2010, al 3,3 % nel 2009, al 5,2 % nel 2008 % e al 6,9 % nel 2007; ritiene che sia importante, in sede di valutazione dell'efficienza dei finanziamenti dell'Unione, tenere conto del tasso di errore residuo della Commissione, dal momento che il tasso di errore stimato della Corte non è definitivo;

19.  sottolinea che, a causa di una diversa metodologia necessaria per calcolarlo, il livello di errore stimato per la politica di coesione non comprende la quantificazione degli esborsi effettuati nel 2016 a favore degli strumenti finanziari, pari a 2,5 miliardi di EUR che, a giudizio della Corte, non rientrano nel periodo di ammissibilità definito all'articolo 56, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 1083/2006(75); rileva che, se la Corte avesse quantificato questa irregolarità, il tasso di errore più probabile sarebbe stato nettamente superiore; deplora la decisione unilaterale della Commissione di accettare le spese fino al 31 marzo 2017; sottolinea che la Commissione avrebbe dovuto preparare la proposta legislativa necessaria per porre fine a tali irregolarità;

20.  deplora che il maggiore ricorso agli strumenti finanziari per ridurre l'entità del bilancio dell'Unione comporti rischi più elevati per la rendicontabilità e il coordinamento delle politiche e delle operazioni dell'Unione;

21.  rileva che non sono disponibili informazioni sufficienti per una valutazione adeguata degli strumenti finanziari, in particolare per quanto riguarda le loro incidenze sociali e ambientali; sottolinea che gli strumenti finanziari possono integrare le sovvenzioni ma non dovrebbero sostituirle;

22.  osserva con soddisfazione che, per la prima volta in 23 anni, la Corte ha emesso un parere con riserva (anziché un parere negativo) sulla legittimità e la regolarità dei pagamenti alla base dei conti, il che, secondo la Corte, è indice di un miglioramento importante nella gestione delle finanze dell'UE e del fatto che gli errori rilevanti sono stati circoscritti per lo più alle spese basate sui rimborsi, che rappresentano circa la metà dei pagamenti verificati;

23.  deplora che, per il ventitreesimo anno consecutivo, i pagamenti siano inficiati da un livello di errore rilevante a causa dell'efficacia soltanto parziale dei sistemi di gestione e di controllo nel garantire la sana gestione finanziaria e la tempestività dei pagamenti;

24.  rileva con preoccupazione che, se le azioni correttive adottate dagli Stati membri e dalla Commissione non fossero state applicate ai pagamenti verificati dalla Corte, il livello di errore complessivo stimato sarebbe stato del 4,3% invece che del 3,1% (cioè lo stesso livello del 2015; cfr. paragrafo 1.34 della relazione annuale sull'esercizio 2016);

25.  constata che il tipo di gestione incide in maniera limitata sul livello di errore, dal momento che Corte riscontra pressoché lo stesso livello di errore stimato sia per la spesa soggetta a gestione concorrente con gli Stati membri, sia per altre forme di spese operative gestite direttamente dalla Commissione, vale a dire il 3,3 %;

26.  richiama l'attenzione sul fatto che la Corte ha riscontrato i maggiori livelli di errore stimato nella spesa a titolo della sottorubrica "Sviluppo rurale, ambiente, azione per il clima e pesca" (4,9 %), "Coesione economica, sociale e territoriale" (4,8 %) e "Competitività per la crescita e l'occupazione" (4,1 %), mentre le spese amministrative hanno registrato il più basso livello di errore stimato (0,2 %);

27.  constata che, in base alle risultanze della Corte, i diversi profili di rischio tra i regimi di rimborso e i regimi legati a diritti acquisiti hanno inciso in maniera sostanziale sui livelli di errore nei diversi ambiti di spesa: rileva che, allorché l'Unione rimborsa i costi ammissibili sostenuti per attività ammissibili sulla base di dichiarazioni di spesa redatte dai beneficiari, il livello di errore è del 4,8% (5,2% nel 2015), mentre allorché i pagamenti non sono effettuati a titolo di rimborso bensì subordinati al soddisfacimento di determinate condizioni, il tasso di errore scende all'1,3% (1,9% nel 2015);

Relazione annuale sulla gestione e il rendimento(76): risultati della gestione

28.  richiama l'attenzione sul fatto che, al di là dell'apparente convergenza delle conclusioni della Commissione e della Corte, la dichiarazione di quest'ultima nella sua relazione annuale e l'analisi svolta dalla Commissione nella sua relazione annuale del 2016 sulla gestione e il rendimento sono parzialmente divergenti;

29.  osserva, in particolare, che la Commissione precisa nella sua relazione annuale 2016 sulla gestione e il rendimento che il numero delle riserve espresse dai direttori generali nelle loro relazioni annuali di attività è cresciuto e ammonta a 35,3 miliardi di EUR, il che corrisponde al 26 % dei pagamenti (rispetto al 29,8 miliardi di EUR e al 21 % dei pagamenti nel 2015);

30.  sottolinea che, secondo la Commissione, è aumentata anche la reale incidenza finanziaria in termini di importo a rischio al momento della comunicazione, toccando 1,6 miliardi di EUR nel 2016 (contro 1,3 miliardi di EUR nel 2015);

31.  sottolinea che la Commissione constata, nella sua relazione annuale del 2016 sulla gestione e il rendimento, un peggioramento degli indicatori di gestione finanziaria in termini di riserve emesse nelle RAA, imputabile, secondo la Commissione, alle difficoltà riscontrate nel porre in essere nuovi regimi più impegnativi, in particolare il processo di ecologizzazione(77), laddove la Corte ha evidenziato un netto miglioramento in questo stesso ambito d'intervento;

32.  rileva in particolare che, secondo la Corte, il Fondo europeo agricolo di garanzia (FEAGA), con un tasso dell'1,7 %, è esente da errori rilevanti, il che costituisce un effettivo miglioramento rispetto al 2015, allorché il tasso risultava del 2,2 %, stimando all'1,3 % il livello di errore per le spese basate sui diritti acquisiti, pur osservando che la quota maggiore del primo pilastro della PAC rientra in questa categoria di spese;

33.  prende atto dell'affermazione della Corte, secondo cui il livello di errore riscontrato nelle spese non è "pervasivo" (punto 1.8 della relazione annuale della Corte dei conti del 2016); invita la Commissione e la Corte ad allineare le loro metodologie avvalendosi delle norme internazionali in materia di revisione contabile prima della pubblicazione della prossima relazione annuale o RAA;

34.  sottolinea che la Commissione riscontra, nella sua relazione annuale 2016 sulla gestione e il rendimento, che le spese sono inficiate da un livello di errore rilevante, dato che il tasso di errore medio globale della Commissione è stimato tra il 2,1 % e il 2,6 % (nel 2015 oscillava tra il 2,3 % e il 3,1 %) della spesa pertinente totale e che il relativo importo globale stimato a rischio in sede di pagamento oscilla tra 2,9 e 3,6 miliardi di EUR (mentre nel 2015 era compreso tra 3,3 e 4,5 miliardi di EUR);

35.  osserva che, secondo la Commissione, tale diminuzione è imputabile per lo più al ridotto rischio di errore intrinseco della coesione per i programmi dell'attuale QFP; è sorpreso da tale spiegazione, dato l'esiguo tasso di esecuzione del bilancio in questo settore; invita la Commissione a chiarire ulteriormente la questione;

36.  sottolinea che l'esiguo tasso di esecuzione può essere imputabile al fatto che, nel settore della coesione, non è stata certificata nessuna spesa nei conti annuali trasmessi alla Commissione nel 2016, né quest'ultima ha imposto rettifiche finanziarie a seguito della sua attività di audit(78);

37.  rileva che la Commissione prevede in futuro di individuare e rettificare errori per un importo compreso tra 2,0 e 2,1 miliardi di EUR, ovvero tra l'1,5% e l'1,6%;

38.  condivide il parere della Corte secondo cui la metodologia della Commissione per stimare l'importo a rischio di errore è migliorata nel corso degli anni, sebbene le stime sul livello di spesa irregolare formulate dalle singole direzioni generali non si basino su una metodologia uniforme; invita la Commissione a utilizzare la stessa metodologia per stimare l'importo a rischio di errore per tutte le sue direzioni generali e a informare l'autorità di discarico in merito ai progressi compiuti;

39.  constata che, nonostante i miglioramenti riscontrati, la Commissione non ha eliminato il rischio di sovrastimare l'incidenza delle azioni correttive;

40.  sottolinea in particolare che, per oltre tre quarti della spesa nel 2016, le direzioni generali della Commissione basano le loro stime dell'importo a rischio sui dati forniti dalle autorità nazionali, laddove dalle RAA delle direzioni generali interessate della Commissione (segnatamente la DG AGRI e la DG REGIO) risulta – purtroppo – che, mentre l'attendibilità delle relazioni sui controlli fornite dagli Stati membri rispecchia l'errore individuato dallo Stato membro, l'attendibilità di alcuni sistemi di gestione e controllo permane problematica; evidenzia, a tale proposito, l'importanza dell'attendibilità dei dati degli Stati membri;

41.  sottolinea che, in ragione della specificità della programmazione pluriennale e poiché gli errori possono essere rettificati oltre dieci anni dopo essere stati commessi, è incompleto e artificiale basare l'incidenza stimata delle future rettifiche su quelle effettuate negli ultimi sei anni;

42.  sottolinea inoltre che nella Discussione e analisi dei rendiconti finanziari (Financial Statement Discussion and Analysis — FSDA) la Commissione indica un importo totale di 3,4 miliardi di EUR (3,9 nel 2015) per le rettifiche finanziarie e i recuperi, che circa 0,6 miliardi di EUR (1,2 miliardi di EUR nel 2015) delle rettifiche e dei recuperi sono stati effettuati alla fonte (applicati cioè prima che la Commissione approvasse la spesa) e che dei restanti 2,8 miliardi di EUR, circa 0,6 miliardi rappresentano prelievi degli Stati membri applicati dopo l'approvazione della spesa, sostituendo gli importi non ammissibili con nuovi progetti nel settore della coesione;

43.  rinnova fermamente l'invito alla Commissione e agli Stati membri di porre in essere valide procedure per confermare i tempi, l'origine e l'entità delle misure correttive e di fornire informazioni che consentano quanto più possibile di conciliare l'anno in cui viene effettuato il pagamento, l'anno in cui viene individuato il relativo errore e l'anno in cui i recuperi o le rettifiche finanziarie vengono comunicati nelle note allegate ai conti;

Strumenti di gestione interna della Commissione

44.  ricorda il parere espresso della Corte nella sua relazione speciale n. 27/2016, secondo cui la distinzione introdotta dalla riforma Kinnock-Prodi tra la "responsabilità politica dei Commissari" e la responsabilità operativa dei direttori generali fa sì che non risulti sempre chiaro se la "responsabilità politica" comprenda l'assunzione di responsabilità per l'esecuzione del bilancio delle direzioni generali o sia da questa distinta;

45.  sottolinea che il Collegio dei Commissari non presenta una dichiarazione annuale sulla governance, laddove si tratta di una prassi eccellente comunemente utilizzata dagli Stati membri; invita la Commissione a presentare una dichiarazione annuale sulla governance ai fini di una maggiore trasparenza e rendicontabilità del suo collegio;

46.  chiede alla Commissione di dare attuazione alla raccomandazione n. 2 della relazione speciale n. 27/2016 della Corte, nonché di corredare i suoi rendiconti finanziari di una dichiarazione annuale sulla governance e sul controllo interno, riguardante in particolare:

   a) una descrizione degli strumenti di gestione interna della Commissione,
   b) una valutazione delle attività operative e di rischio strategico nel corso dell'esercizio e una dichiarazione sulla sostenibilità di bilancio a medio e lungo termine;

Riserve politiche

47.  condivide le riserve emesse dai direttori generali delle direzioni generali REGIO, EMPL, MARE, HOME, DEVCO e AGRI nella loro RAA; è del parere che tali riserve dimostrino che le procedure di controllo poste in essere dalla Commissione e dagli Stati membri sono in grado di fornire le necessarie garanzie riguardo alla legittimità e alla regolarità di tutte le operazioni sottostanti nei corrispondenti ambiti d'intervento se sono correttamente attuate le necessarie procedure di rettifica;

Gestione finanziaria e di bilancio

48.  richiama l'attenzione sul fatto che i ritardi nell'attuazione dei programmi nei primi tre anni del QFP in corso, a causa del ritardo nell'adozione del QFP 2014-2020 e delle considerevoli novità introdotte per il periodo 2014-2020, che hanno determinato difficoltà amministrative nonostante gli forzi di semplificazione, sono sfociati nello storno di stanziamenti d'impegno dal 2014 per lo più al 2015 e al 2016, nonché in un basso livello di pagamenti nel 2016 (attuando il bilancio dell'Unione al 7 % nel periodo 2014-2016 dell'attuale QFP); sottolinea, tuttavia, che il 2017 è stato il primo anno in cui l'attuazione dei programmi dei fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE) ha subito un'accelerazione; si attende che tale tendenza continui nel 2018 e 2019; ritiene che occorra prevedere livelli sufficienti di stanziamenti di pagamento e d'impegno al fine di garantire una corretta attuazione di tale politica;

49.  osserva con preoccupazione la rete complessa di meccanismi riguardanti il bilancio dell'Unione e al suo interno, poiché ciò ostacola la rendicontabilità, la trasparenza, il controllo pubblico e il controllo democratico sul bilancio dell'Unione e sui meccanismi finanziari ivi associati; deplora, al riguardo, l'assenza di unità del bilancio dell'Unione e condivide pienamente la preoccupazione della Corte in merito alla sua complessità;

50.  teme che, nonostante l'ampio ricorso agli strumenti speciali (la Riserva per gli aiuti d'urgenza, il Fondo di solidarietà dell'UE, il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione e lo Strumento di flessibilità) e ai margini, gli importi residui rischiano di non essere sufficienti per finanziare eventi imprevisti che potrebbero ancora verificarsi prima del 2020;

51.  rileva con preoccupazione che si è formato un livello record di impegni non ancora liquidati, che alla fine del 2016 ha raggiunto il picco storico di 238 miliardi di EUR, un importo del 72 % superiore a quello del 2007 e pari a 2,9 anni di pagamenti rispetto ai 2,2 anni del 2007; ritiene che ciò abbia fatto lievitare gli importi dovuti dall'Unione e, pertanto, l'esposizione finanziaria del suo bilancio;

52.  deplora la crescita dell'esposizione finanziaria generale del bilancio dell'Unione e rileva che le ingenti passività, garanzie e obblighi giuridici a lungo termine dimostrano la necessità di una gestione oculata in futuro;

53.  ricorda che l'Unione ricorre sempre più spesso a strumenti finanziari e deplora che la creazione del FEIS determini nuove modalità di governance con un controllo pubblico a tutt'oggi insoddisfacente, ragion per cui si impone una vigilanza più attenta da parte del Parlamento; sottolinea che ogni eventuale proposta legislativa dovrebbe migliorare in maniera significativa la copertura geografica del FEIS; ricorda che il FEIS dovrebbe rimanere uno strumento aggiuntivo per incentivare gli investimenti, in quanto la politica di coesione dovrebbe continuare ad essere la politica d'investimento dell'Unione; prende atto, tuttavia, della corretta attuazione e dell'elevato importo del capitale privato fornito dal fondo e riconosce gli ulteriori miglioramenti concordati sulla sua trasparenza in fase di negoziati per la proroga della durata del FEIS, nota anche come FEIS 2.0; invita la Corte a dotarsi di un migliore quadro d'assieme delle fasi di pianificazione e di spesa dei fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE);

54.  ricorda che la revisione del regolamento finanziario è un importante passo avanti in tal senso dal momento che propone, grazie all'input del Parlamento, una presentazione più efficace degli strumenti finanziari e fornisce, per la prima volta, garanzie di bilancio e assistenza finanziaria nell'ambito di tale quadro;

55.  sottolinea che, conformemente ai principi della politica di coesione, i fondi dell'Unione rappresentano una quota significativa della spesa di alcuni Stati membri e, in particolare, che in nove di essi (Lituania, Bulgaria, Lettonia, Romania, Ungheria, Polonia, Croazia, Estonia e Slovacchia) gli importi da liquidare a seguito di impegni assunti per i fondi SIE rappresentano un sostegno finanziario superiore al 15 % della spesa pubblica; invita la Commissione a preparare altresì una campagna pubblicitaria positiva nell'ottica di informare i cittadini di tali paesi, in maniera più dettagliata, riguardo ai vantaggi diretti della loro adesione;

56.  teme che gli Stati membri in cui i fondi strutturali e d'investimento europei (fondi SIE) rappresentano una quota sostanziale della spesa delle amministrazioni pubbliche potrebbero trovare arduo individuare un numero sufficiente di progetti di elevata qualità per i quali spendere i fondi UE disponibili o garantire un co-finanziamento; invita la Commissione e la Corte a prestare maggiore attenzione all'aspetto relativo alla sostenibilità dei progetti d'investimento proposti e a valutare in maniera critica la loro adeguatezza;

57.  esprime preoccupazione per i motivi secondo cui, tre anni dopo l'inizio del periodo 2014-2020, gli Stati membri avessero designato soltanto il 77 % delle autorità di programmazione responsabili dell'attuazione dei fondi SIE; si compiace tuttavia del fatto che attualmente sia stato raggiunto il 99 %; mette in dubbio la necessità di modificare le procedure all'inizio di ciascun periodo di programmazione; invita la Commissione ad analizzare attentamente le ragioni per cui alcune regioni continuano a presentare un basso tasso di assorbimento dei fondi e a intraprendere azioni specifiche per risolvere i problemi strutturali;

58.  sottolinea che il volume dei fondi dell'Unione e i tempi per la loro ricezione possono avere notevoli incidenze macroeconomiche, ad esempio sugli investimenti, sulla crescita e sull'occupazione;

59.  sottolinea la necessità di investimenti pubblici per colmare la carenza di investimenti, promuovere l'occupazione e la crescita e garantire standard sociali all'interno dell'Unione;

60.  rileva che la Commissione ha mobilitato diverse risorse per far fronte alla crisi migratoria e dei rifugiati ma deplora che non abbia previsto una struttura di comunicazione che le consenta di fornire un rendiconto completo dell'impiego dei fondi in questione; si rammarica del fatto che sia attualmente impossibile determinare l'importo effettivamente speso per migrante/rifugiato;

61.  osserva che, per quanto riguarda gli strumenti finanziari nella politica di coesione, i pagamenti ai beneficiari finali comunicati ammontavano a 15 192,18 milioni di EUR alla chiusura (31 marzo 2017), di cui 10 124,68 milioni di EUR erano Fondi strutturali, raggiungendo un tasso di esborso ai destinatari finali pressoché pari al 93 % degli importi del programma operativo versati a favore degli strumenti di ingegneria finanziaria, il che corrisponde a una crescita del 20 % rispetto agli importi comunicati alla fine del 2015;

62.  rileva che i tassi di esborso ai destinatari finali comunicati variavano ampiamente tra i diversi strumenti di ingegneria finanziaria e che si ravvisavano variazioni non solo tra Stati membri, comprese tra il 60 % e il 99 %, ma anche tra ambiti d'intervento;

63.  teme che possa formarsi un arretrato dei pagamenti verso la fine dell'attuale QFP e nei primi anni del prossimo QFP e ritiene che il finanziamento del nuovo QFP richiederà stanziamenti di bilancio realistici a copertura dei previsti stanziamenti ancora da liquidare;

Misure da adottare

64.  invita la Commissione:

   a) a tener conto dell'aumento degli importi ancora da liquidare in sede di previsione degli stanziamenti di pagamento per il prossimo QFP, onde contribuire a garantire un equilibrio ordinato tra stanziamenti d'impegno e stanziamenti di pagamento;
   b) a formulare proposte al Parlamento e al Consiglio intese a garantire un approccio coerente alla questione del conteggio degli strumenti speciali ai fini del massimale applicabile agli stanziamenti di pagamento nel QFP;
   c) a porre in atto, a fini di gestione e di rendicontazione, una modalità di registrazione delle spese di bilancio dell'Unione che le permetta in futuro di rendicontare tutti i finanziamenti relativi alla crisi migratoria e dei rifugiati;
   d) a fornire al Parlamento, nel contesto del discarico, una relazione esaustiva in merito alle risorse del bilancio dell'Unione gestite ed eseguite indirettamente dal gruppo BEI (Banca europea per gli investimenti (BEI) e Fondo europeo per gli investimenti (FEI)) oltre al suo mandato esterno a partire dall'esercizio 2017;
   e) a riflettere, nel contesto del dibattito sul futuro dell'Europa, sulle possibilità di riformare il sistema del bilancio dell'Unione onde garantire un bilancio sufficiente onde garantire il finanziamento delle politiche previste, un migliore equilibrio tra prevedibilità e capacità di risposta, nonché sul modo più efficace per assicurare che i meccanismi generali di finanziamento non siano più complessi di quanto necessario per conseguire gli obiettivi strategici dell'Unione e garantire la rendicontabilità;
   f) a considerare anche la possibilità di consentire alle autorità designate o accreditate per svolgere funzioni di gestione, certificazione e audit durante il periodo 2014-2020, che abbiano dimostrato la propria capacità, di continuare a svolgere dette funzioni nel prossimo periodo di programmazione senza interruzioni o ritardi;
   g) a presentare annualmente una previsione a lungo termine aggiornata sui flussi di cassa, che copra un orizzonte temporale sette-dieci anni e che includa i massimali di bilancio, il fabbisogno di pagamenti, i vincoli di capacità e i potenziali disimpegni, ai fini di una migliore corrispondenza tra fabbisogno di pagamenti e fondi disponibili;
   h) ad assistere in maniera proattiva gli Stati membri che incontrano difficoltà con l'assorbimento tempestivo e corretto dei finanziamenti disponibili dell'Unione mediante le risorse disponibili per l'assistenza tecnica su iniziativa della Commissione;

Ottenere risultati dal bilancio dell'Unione

65.  constata con preoccupazione che la Commissione si serve di due serie di obiettivi e indicatori per misurare la performance, rispettivamente, dei propri servizi e dei programmi di spesa, praticamente senza riferimenti incrociati, il che ostacola la comparabilità tra diversi tipi di documenti sulla performance; deplora la pressoché assoluta mancanza di indicatori d'impatto e di risultato utilizzabili ed efficaci per misurare la performance delle spese dell'Unione e divulgare informazioni al riguardo;

66.  sottolinea che le RAA dei direttori generali forniscono un rendiconto dei pagamenti annuali delle DG per tipo di attività o programma di spesa mentre, per quanto riguarda la performance, presentano informazioni circa il conseguimento degli obiettivi generali e specifici senza alcuna indicazione delle spese corrispondenti; non condivide la spiegazione della Commissione secondo cui non è possibile valutare a quanto ammonti la spesa sostenuta per perseguire gli obiettivi stabiliti; invita la Commissione ad attuare pienamente il principio del bilancio basato sulla performance ai fini della programmazione, dell'attuazione e della rendicontazione del bilancio, che consentirà di riferire ex post in merito ai fondi spesi nel perseguimento degli obiettivi fissati; 

67.  ricorda che nel 2016 l'OCSE ha effettuato un'indagine in materia di programmazione di bilancio basata sulla performance nei suo paesi aderenti e a livello di Commissione; accoglie con favore, in tal senso, il riconoscimento da parte dell'OCSE della qualità dei dati e dell'esecuzione del bilancio dell'Unione; ricorda che, a giudizio dell'OCSE, il quadro di riferimento della Commissione relativo alla performance è il più ampio, il che si spiega in parte con il volume delle norme giuridiche vigenti nell'Unione;

68.  rileva che il grafico dell'OCSE indica che l'utilizzo e le incidenze del quadro di riferimento ai fini del processo decisionale non riflettono questo livello più alto di specificità (relazione annuale 2016 della Corte, punto 3.21);

69.  osserva che le dichiarazioni programmatiche per il progetto di bilancio dell'Unione per il 2017 prevedono 294 obiettivi e 709 indicatori, che risultano estremamente concentrati nell'ambito delle rubriche 1a, 3 e 4 del QFP e che, con l'iniziativa del "bilancio incentrato sui risultati", la Commissione sta svolgendo un riesame dei suoi indicatori allo scopo di apportare un contributo alla prossima generazione di programmi di spesa; sottolinea che la Commissione dovrebbe utilizzare principalmente gli indicatori di risultato che abbiano un valore di performance pertinente;

70.  insiste sulla necessità che la procedura di definizione degli indicatori di performance debba essere trasparente e democratica e coinvolgere tutte le istituzioni dell'Unione, i partner e i soggetti interessati, al fine di adeguare gli indicatori alla misurazione dell'esecuzione del bilancio dell'Unione, nonché rispondere alle aspettative dei cittadini della stessa;

71.  invita la Commissione a consultare rappresentanti del mondo accademico per definire gli opportuni indicatori di performance necessari per le misurazioni dell'iniziativa di un "bilancio incentrato sui risultati" (BFOR) e per poter privilegiare gli investimenti nei beni pubblici in modo da rispondere alle preoccupazioni dei cittadini;

72.  si rammarica del fatto che nelle RAA dei direttori generali della Commissione esaminate dalla Corte figurassero informazioni limitate sulle carenze e sulle sfide in termini di performance per quanto riguarda gli obiettivi delle direzioni generali (relazione annuale 2016 della Corte, punto 3.26);

73.  deplora che le relazioni annuali 2016 sulla gestione e il rendimento relative al 2015 e al 2016 non abbiano esaminato la performance in modo sufficientemente esaustivo e siano state eccessivamente positive, indicando come uniche carenze i ritardi di esecuzione; deplora altresì che le relazioni:

   a) offrissero informazioni limitate sui risultati della strategia Europa 2020, a differenza di quanto richiesto dal Parlamento nella sua decisione sul discarico per il 2014;
   b) non spiegassero sempre con chiarezza l'incidenza dei fattori esterni sui risultati:
   c) siano state pubblicate troppo tardi per poter essere esaminati dalla Corte nella sua relazione annuale;

74.  condivide il punto di vista espresso dalla Corte (relazione annuale della Corte per l’esercizio 2016, punto 3.38) secondo cui i valutatori devono formulare raccomandazioni affinché la Commissione ne tenga conto, tra cui piani d'azione per affrontare le debolezze individuate;

75.  deplora il fatto che dal 2005 la Commissione non abbia effettuato né commissionato alcuno studio sulle modalità di impiego dei risultati delle valutazioni;

76.  sottolinea che la Commissione non dispone di un sistema istituzionale documentato per dar seguito alle valutazioni in maniera regolare;

77.  sottolinea in particolare che, in pratica, i piani di gestione delle direzioni generali per il 2016 non prevedevano alcuna base per il monitoraggio del seguito dato alla valutazione;

78.  deplora inoltre che, dal momento che la Commissione non dispone di un quadro riassuntivo delle conclusioni, delle raccomandazioni o dei piani d'azione derivanti dalle sue valutazioni, né dà seguito alla loro attuazione a livello istituzionale o di direzione generale, essa non può informare le parti interessate dell'incidenza positiva delle valutazioni;

79.  deplora che le RAA non includano una dichiarazione sulla qualità dei dati sulla performance comunicati e che, di conseguenza, nell'adottare la relazione annuale sulla gestione e il rendimento, il Collegio dei Commissari si assuma la piena responsabilità politica della gestione del bilancio dell'Unione ma non per la comunicazione della performance e dei risultati;

80.  si compiace e prende atto con attenzione delle osservazioni della Corte sui quadri di riferimento della performance e sulla rendicontazione da parte delle entità all'interno dell'Unione e al di fuori di essa, in particolare in merito alla qualità dei dati sulla performance e alle dichiarazioni sulla qualità di tali dati;

81.  constata che non esiste un sito web centrale dedicato alla performance, contenente informazioni su ogni settore del bilancio dell'Unione trasmesse da tutti i servizi della Commissione;

82.  condivide il parere della Corte secondo cui il quadro di comunicazione della performance applicato dalla Commissione potrebbe beneficiare dell'adozione di buone prassi internazionali;

Misure da adottare

83.  chiede alla Commissione di:

   a) razionalizzare la rendicontazione sulla performance:
   continuando a ridurre il numero di obiettivi e indicatori utilizzati per le varie relazioni sulla performance e concentrandosi su quelli che misurano in maniera più efficace le prestazioni del bilancio dell'Unione; nel preparare il prossimo QFP, la Commissione dovrebbe proporre indicatori di performance e d'impatto meno numerosi e più appropriati per il quadro normativo della prossima generazione di programmi; in tale contesto, dovrebbe considerare altresì la pertinenza degli indicatori per i quali non possono essere ottenute informazioni, se non a distanza di diversi anni;
   presentando le informazioni finanziarie in maniera tale da renderle comparabili con le informazioni sulla performance ed evidenziare così il nesso tra spesa e performance;
   illustrando e migliorando la coerenza globale tra le due serie di obiettivi e indicatori utilizzate per i programmi, da un lato, e per le direzioni generali, dall'altro;
   b) trovare un migliore equilibrio nella comunicazione della performance, illustrando chiaramente le informazioni sulle principali sfide ancora da raccogliere;
   c) dimostrare in modo migliore che i risultati della valutazione sono utilizzati correttamente esigendo, in particolare, che le valutazioni includano sempre conclusioni o raccomandazioni cui la Commissione dovrebbe successivamente dare seguito;
   d) assumersi la responsabilità politica generale, nella relazione annuale sulla gestione e il rendimento, per le informazioni sul rendimento e i risultati e indicare, per quanto a sua conoscenza, se le informazioni fornite sul rendimento sono di qualità sufficiente;
   e) rendere più facilmente accessibili le informazioni sul rendimento, predisponendo un apposito portale web e un motore di ricerca;

Presentazione del bilancio dell'Unione

84.  constata che il bilancio dell'Unione è presentato per sezioni corrispondenti alle attività svolte dalle istituzioni (bilancio per attività); ritiene che tale modalità di presentazione non garantisce una comprensione chiara e rapida degli obiettivi perseguiti; rileva per contro che il QFP è presentato per rubriche corrispondenti agli ambiti d'intervento;

85.  osserva che i programmi operativi che accompagnano il progetto di bilancio costituiscono il nesso tra ciascuna linea di bilancio e gli obiettivi politici perseguiti;

86.  chiede alla Commissione di presentare il bilancio dell'Unione in base agli obiettivi politici del QFP;

Entrate

87.  si compiace del fatto che gli elementi probatori di audit della Corte indichino nel complesso che le entrate non sono inficiate da un livello di errore rilevante e che i sistemi inerenti alle entrate che essa ha esaminato risultano globalmente efficaci; osserva tuttavia che, per quanto riguarda le risorse proprie tradizionali, i controlli interni fondamentali vigenti in determinati Stati membri visitati dalla Corte hanno un'efficacia soltanto parziale;

88.  osserva con preoccupazione che l'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) ha concluso all'inizio del 2017 un'indagine su un caso di frode nel Regno Unito, che riguarda la possibile perdita di 1,987 miliardi di EUR per il bilancio dell'Unione in termini di dazi doganali su prodotti tessili e scarpe importati dalla Cina attraverso il Regno Unito nel periodo 2013-2016; sottolinea che dall'indagine è emersa altresì una sostanziale evasione dell'IVA in relazione alle importazioni attraverso il Regno Unito mediante l'abuso della sospensione dei pagamenti dell'IVA (regime doganale 42);

89.  rileva con preoccupazione che, per quanto riguarda le entrate per il 2016, il direttore generale della Direzione generale del Bilancio ha emesso una riserva per le entrate da risorse proprie tradizionali, in considerazione del caso di frode trattato dall'OLAF circa i dazi doganali del Regno Unito;

90.  sottolinea che per il 2016 le entrate interessate dalla riserva quantificata ammontano a circa 517 milioni di EUR rispetto all'importo totale di 20,1 miliardi di EUR delle risorse proprie tradizionali, vale a dire al 2,5 % delle risorse proprie tradizionali o allo 0,38 % di tutte le risorse; invita la Commissione a fornire informazioni precise sul caso di frode in questione, che può altresì incidere indirettamente sul gettito dell'imposta sul valore aggiunto di taluni Stati membri e, di conseguenza, sulle risorse a base IVA nonché sul bilanciamento della Commissione relativo al reddito nazionale lordo(79);

91.  deplora i risultati della Commissione secondo cui le ispezioni della Commissione hanno riscontrato che, nell'ottobre 2017, le autorità del Regno Unito non avevano adottato misure correttive per evitare la continua perdita di risorse proprie tradizionali; osserva che a partire dal 12 ottobre 2017 le autorità del Regno Unito hanno iniziato ad applicare temporaneamente valori soglia nelle operazioni doganali con determinati operatori (la cosiddetta operazione doganale Swift Arrow) con l'effetto immediato di una drastica riduzione della perdita di risorse proprie tradizionali sostenuta nel Regno Unito;

92.  si rammarica delle discrepanze riscontrate nel livello dei controlli doganali tra i vari Stati membri; sottolinea l'importanza di armonizzare i controlli in tutti i punti di ingresso nell'Unione doganale e invita gli Stati membri a garantire un'attuazione coordinata, uniforme ed efficiente del sistema delle frontiere, scoraggiando le pratiche divergenti tra Stati membri al fine di ridurre le lacune esistenti nei sistemi di controllo doganale; invita la Commissione, a tale riguardo, a esaminare le diverse pratiche di controllo doganale nell'UE e il loro impatto sulla deviazione degli scambi, concentrandosi in particolare sulle dogane dell'UE alle frontiere esterne e a elaborare analisi di riferimento e informazioni sulle operazioni e le procedure doganali degli Stati membri;

93.  invita la Commissione a elaborare un piano d'azione per garantire l'attuazione piena e tempestiva dei regolamenti sull'IVA in tutti gli Stati membri al fine di garantire tale fonte di risorse proprie dell'Unione;

94.  ricorda che la nuova decisione relativa al sistema delle risorse proprie dell'Unione(80), entrata in vigore il 1º ottobre 2016, con effetto retroattivo al 1º gennaio 2014, prevedeva che in sede di esame dell'RNL ai fini delle risorse proprie, debba essere utilizzato il quadro contabile del sistema europeo dei conti nazionali e regionali (SEC 2010) e che quest'ultimo prevede che la spesa per la ricerca e lo sviluppo debba essere considerata un investimento (e non spesa corrente come nell'ambito del precedente sistema SEC 95); osserva che, nel caso di altri programmi con elevato valore aggiunto per l'Unione come il CEF, ecc., è opportuno applicare questa stessa considerazione;

95.  constata che il sensibile incremento dell'RNL comunicato dall'Irlanda in relazione al 2015 è imputabile al trasferimento nel paese di attivi di R&S da parte di società multinazionali;

96.  sottolinea che la Commissione deve svolgere un lavoro supplementare per determinare le potenziali implicazioni delle attività delle multinazionali per i conti nazionali, sia in termini di metodologia che di processo di verifica, e che da ciò potrebbe scaturire un ritocco dei contributi basati sull'RNL degli Stati membri;

97.  segnala, per quanto riguarda la gestione delle risorse proprie tradizionali, che la Corte e la Commissione hanno riscontrato inefficienze nella gestione dei crediti (nota come "contabilità B") in alcuni Stati membri;

98.  sottolinea che la Corte ha rilevato che in Belgio i controlli successivi allo svincolo sono stati scelti sulla base delle caratteristiche delle singole operazioni anziché sui profili di rischio delle imprese e che gli audit successivi allo svincolo non erano in genere attuati (relazione annuale della Corte sull'esercizio 2016, punto 4.18);

99.  deplora che la Commissione abbia rilevato che sei Stati membri – Belgio, Estonia, Italia, Portogallo, Romania e Slovenia – non hanno condotto nessun audit successivo allo svincolo o non hanno fornito alcuna informazione in merito a detti audit;

Misure da adottare

100.  chiede alla Commissione di:

   a) adottare tutte le misure necessarie a garantire il recupero delle risorse proprie dell'Unione che non sono state raccolte dalle autorità del Regno Unito per quanto riguarda l'importazione di prodotti tessili e scarpe dalla Cina e porre fine all'evasione dell'IVA;
   b) prendere in considerazione la possibilità di avviare una procedura di infrazione tempestiva concernente il caso della frode ai dazi doganali nel Regno Unito;
   c) analizzare, in cooperazione con gli Stati membri, tutte le potenziali implicazioni delle attività multinazionali sulla stima dell'RNL, nonché fornire agli Stati membri orientamenti su come trattare dette attività all'atto della compilazione dei conti nazionali;
   d) confermare, durante il ciclo di verifica dell'RNL, che le attività di R&S siano state correttamente rilevate nei conti nazionali degli Stati membri, prestando particolare attenzione alla determinazione del valore delle attività di R&S e ai criteri di residenza nei casi in cui le attività multinazionali siano state trasferite;
   e) presentare proposte per nuove risorse proprie al fine di garantire la stabilità del bilancio dell'UE;

Competitività per la crescita e l'occupazione

Risultanze della Corte

101.  rileva che la Corte ha espresso per la prima volta un giudizio con rilievi sulla legittimità e regolarità dei pagamenti su cui sono basati i conti; sottolinea che i regimi di rimborso continuano a essere più soggetti a errore rispetto ai regimi basati sui diritti acquisiti; osserva tuttavia che i dati registrati nel capitolo "Competitività per la crescita e l'occupazione" non sono mutati sostanzialmente rispetto agli anni precedenti;

102.  ricorda che il settore della ricerca e dell'innovazione rappresenta il 59 % della spesa, erogata attraverso il settimo programma quadro per la ricerca e lo sviluppo tecnologico 2007-2013 ("settimo programma quadro per la ricerca") e il programma quadro di ricerca e innovazione 2014-2020 ("Orizzonte 2020");

103.  osserva che la Corte stima il tasso di errore al 4,1 %; rileva che i costi diretti del personale non ammissibili rappresentano il 44 %, altri costi diretti non ammissibili il 12 %, i costi indiretti il 16 %, e i progetti o i beneficiari non ammissibili il 16 %; osserva tuttavia che in 19 casi di errori quantificabili commessi dai beneficiari la Commissione o i revisori indipendenti disponevano di informazioni sufficienti per prevenire o individuare e correggere l'errore prima di accettare la spesa;

104.  osserva che, se la Commissione o i revisori indipendenti avessero utilizzato in maniera adeguata tutte le informazioni di cui disponevano, il livello di errore stimato per questo capitolo sarebbe stato inferiore dell'1,2 %;

105.  apprezza che la Commissione si sia fortemente adoperata per la semplificazione finalizzata alla riduzione della complessità amministrativa, introducendo una nuova definizione dei compensi aggiuntivi per i ricercatori, razionalizzando il programma di lavoro di Orizzonte 2020 per il periodo 2018-2020, fornendo un sostegno mirato per le start-up e le imprese innovative e utilizzando in modo più diffuso le opzioni semplificate in materia di costi; osserva tuttavia che in un'ulteriore semplificazione del quadro normativo la Corte ravvisa opportunità e rischi;

106.  riconosce che la Corte ha esaminato questioni relative alla performance per i progetti di ricerca e innovazione; è tuttavia del parere che le conclusioni, in termini di risultati, costi e diffusione, dovrebbero essere considerate preliminari;

Relazione annuale di attività della Direzione generale della Ricerca e dell'innovazione (DG R&I)

107.  osserva che, in linea con la strategia UE 2020 e conformemente al "piano strategico per il 2016-2020", la DG R&I ha perseguito quattro obiettivi:

   a) un nuovo impulso all'occupazione, alla crescita e agli investimenti;
   b) un mercato unico digitale connesso;
   c) un'Unione dell'energia resiliente con politiche lungimiranti in materia di cambiamenti climatici; e
   d) un'UE più forte come attore globale;

108.  si compiace del fatto che, nel perseguire tali obiettivi, il commissario Moedas abbia stabilito tre priorità, ossia "innovazione aperta", "scienza aperta" e "apertura al mondo";

109.  osserva che, per misurare i progressi nel conseguimento degli obiettivi fissati, la DG R&I ha utilizzato cinque indicatori chiave di prestazione (ICP):

   a) la quota dei fondi destinati alle piccole e medie imprese (PMI) nel programma Orizzonte 2020 per affrontare le sfide della società e promuovere tecnologie abilitanti e industriali, nonché la percentuale di contributo finanziario dell'Unione assegnata mediante lo strumento per le PMI;
   b) la quota di nuovi arrivati tra i candidati prescelti nel quadro di Orizzonte 2020;
   c) la spesa relativa al clima e alla sostenibilità nell'ambito di Orizzonte 2020;
   d) la quota di partecipazione dei paesi terzi nell'ambito del programma Orizzonte 2020;
   e) la percentuale di sovvenzioni firmate con un termine di concessione di 245 giorni;

110.  riconosce che la DG R&I, nelle sue risposte alle interrogazioni scritte, ha pubblicato un elenco dei paesi interessati dalle sue raccomandazioni specifiche per paese; esorta la DG R&I a pubblicare le proposte di raccomandazioni specifiche per paese direttamente nella sua relazione annuale di attività, in linea con le ripetute richieste del Parlamento;

111.  ricorda che la valutazione del 7º Programma quadro di ricerca è stata trattata nella precedente risoluzione di discarico(81);

112.  accoglie con favore i progressi compiuti nel conseguimento degli indicatori chiave di prestazione della Direzione generale per Orizzonte 2020:

   a) il 23,9 % del contributo finanziario dell'Unione è stato assegnato alle PMI (l'obiettivo per il 2020 è del 20 %);
   b) il 55% dei candidati prescelti era composto da nuovi arrivati (l'obiettivo per il 2020 è del 70 %);
   c) il 26 % dei contributi finanziari dell'Unione erano correlati al clima (l'obiettivo per il 2020 è del 25 %);
   d) il 54,9 % del contributi finanziari dell'Unione erano correlati alla sostenibilità (l'obiettivo per il 2020 è del 60 %);
   e) la partecipazione dei paesi terzi ai progetti di Orizzonte 2020 è stata pari al 3,6% (l'obiettivo per il 2020 è del 4,73 %);
   f) nel 91 % dei casi la DG R&I ha rispettato il termine di concessione di 245 giorni (l'obiettivo per il 2020 è del 100 %);

113.  mette in evidenza che la distribuzione territoriale di Orizzonte 2020 è notevolmente limitata, dal momento che il 72,5 % (12 121 milioni) dei finanziamenti di Orizzonte 2020 va alla Germania (3 464 milioni di EUR), al Regno Unito (3 083 milioni di EUR), alla Francia (2 097 milioni di EUR), alla Spagna (1 813 EUR) e all'Italia (1 664 milioni di EUR);

114.  osserva che nel 2016 sono state firmate con i partecipanti di paesi terzi 183 convenzioni di sovvenzione nel quadro di Orizzonte 2020; rileva che 299,5 milioni di EUR sono stati impegnati a favore di partecipanti provenienti dalla Svizzera nel quadro di convenzioni di sovvenzione firmate nel 2016, mentre il contributo della Svizzera a Orizzonte 2020 ammontava a 180,9 milioni di EUR; rifiuta di concedere lo "status di beneficiario netto" a uno dei paesi più ricchi al mondo; invita la Commissione a proporre una regolamentazione per compensare tale squilibrio;

115.  riconosce il successo del Centro comune di supporto e il contributo da esso apportato in termini di semplificazione e di consulenze giuridiche e tecniche; chiede alla DG R&I di illustrare le misure di semplificazione che intende proporre per il periodo successivo al 2020;

116.  prende atto degli stanziamenti di pagamento per la DG R&I nel 2016:

Stanziamenti di pagamento per la DG R&I, compreso il contributo dell'EFTA

Modalità di gestione

Esecuzione

In milioni di EUR

Punti percentuali

Co-delega o sub-delega ad alter DG

161,20

5,34

DG R&I direttamente

1 878,28

62,17

DG R&I agli organismi di cui all'articolo 185

86,40

2,86

DG R&I alla BEI

312,72

10,35

DG R&I alle imprese comuni

582,37

19,28

Totale

3 020,97

100%

117.  sottolinea che il 14,39 % del bilancio, pari a quasi 444 milioni di EUR, è stato attuato mediante strumenti finanziari;

118.  sottolinea inoltre che il 39,36 % (rispetto al 28,14 % nel 2015) del bilancio della DG R&I è stato affidato ad altre entità all'esterno della Commissione, in gran parte per l'attuazione di talune parti dei programmi quadro nell'ambito della gestione (indiretta) delle sovvenzioni e dei sistemi di controllo degli strumenti finanziari;

119.  prova particolare interesse nell'apprendere che la DG R&I ha messo a punto una strategia di supervisione per gli strumenti finanziari e desidera pertanto sapere in che modo la DG R&I stabilisce se gli obiettivi finanziari e di ricerca siano stati raggiunti;

120.  osserva che la DG R&I ha stimato il tasso di errore complessivo rilevato al 4,42 %, con un tasso di errore residuo del 3,03 %;

121.  osserva che la Commissione ha stimato che l'importo complessivo a rischio alla chiusura è compreso tra 73,5 e 104 milioni di EUR;

122.  accoglie con favore l'esame condotto dalla DG R&I sul rapporto costo-efficacia della gestione delle sovvenzioni dirette e indirette;

123.  si rammarica che la DG R&I abbia nuovamente formulato una riserva orizzontale per quanto riguarda il tasso di errore residuo nelle dichiarazioni di spesa per il settimo programma quadro di ricerca, direttamente attuato da essa;

124.  ricorda la sua opinione, espressa al paragrafo 76 della sua risoluzione sul discarico alla Commissione per l'esercizio 2015, secondo la quale la Commissione dovrebbe: "sviluppare, nel lungo termine, un approccio più significativo basato sul rischio e [...] utilizzare se necessario riserve specifiche";

Misure da adottare

125.  invita la DG R&I a pubblicare le sue proposte di raccomandazioni specifiche per paese nella sua relazione annuale di attività;

126.  invita la DG R&I a dare seguito alle raccomandazioni del Servizio di audit interno (SAI), che ha riscontrato debolezze nel garantire un approccio coerente al monitoraggio dei progetti in tutti gli organismi di esecuzione di Orizzonte 2020;

127.  invita la DG R&I a riferire in merito ai progressi compiuti dal Servizio comune di audit per rendere più efficaci le sue procedure interne;

128.  invita la DG R&I a riferire alla commissione competente del Parlamento in merito alla sua strategia di supervisione degli strumenti finanziari e sul modo in cui la DG R&I stabilisce se sono stati raggiunti gli obiettivi finanziari e di ricerca;

129.  invita la DG R&I a spiegare alla commissione competente del Parlamento quali misure ha adottato per evitare le riserve orizzontali per quanto riguarda il tasso di errore residuo nelle dichiarazioni di spesa;

130.  ritiene che, nei progetti di ricerca e innovazione nonché nelle azioni di coordinamento e sostegno, le norme e la standardizzazione sostengano l'impatto dei risultati della ricerca a diversi livelli di maturità tecnologica, dal momento che migliorano la commerciabilità e la trasferibilità di prodotti e soluzioni innovativi; osserva inoltre che le norme e le attività correlate sostengono la diffusione dei risultati dei progetti nell'ambito di Orizzonte 2020 attraverso la diffusione di conoscenze, accessibili al pubblico, anche dopo il completamento dei progetti; invita la Commissione a rafforzare la partecipazione alla standardizzazione nei prossimi bandi e a sviluppare indicatori chiave di prestazione che tengano conto delle attività di standardizzazione;

Coesione economica, sociale e territoriale

Introduzione

131.  apprende dalla Settima relazione sulla coesione economica, sociale e territoriale (COM(2017)0583) che, da un lato, la convergenza è un processo fragile che può facilmente essere fermato e invertito dalle crisi economiche, ma che, dall'altro lato, gli investimenti pubblici possono ridurre l'impatto delle crisi;

132.  si compiace del fatto che nel 2016 il tasso di occupazione abbia raggiunto nuovamente il livello pre-crisi del 2008, ossia il 71 %, sebbene la situazione vari considerevolmente in tutta l'Unione e il tasso sia nettamente inferiore all'obiettivo del 75 % della strategia Europa 2020; osserva con preoccupazione che i tassi di disoccupazione continuano a essere troppo elevati, in particolare tra i giovani e i disoccupati di lunga durata;

133.  accoglie con favore il fatto che la DG REGIO, in risposta alle domande del Parlamento, abbia esposto in dettaglio le sue raccomandazioni specifiche per paese;

134.  è a conoscenza del fatto che alcune disposizioni del regolamento finanziario rivisto concernenti la politica di coesione dovrebbero entrare in vigore con effetto retroattivo;

135.  esprime preoccupazione per il fatto che tali modifiche potrebbero essere una fonte di errori aggiuntivi, in quanto i programmi e progetti sono stati selezionati sulla base di regolamenti entrati in vigore il 1º gennaio 2014;

Risultanze della Corte

136.  rileva che la Corte ha espresso per la prima volta un giudizio con rilievo sulla legittimità e regolarità dei pagamenti su cui sono basati i conti; sottolinea che i regimi di rimborso continuano a essere più soggetti a errore rispetto ai regimi basati sui diritti acquisiti; sottolinea, tuttavia, che i dati registrati nel capitolo "Coesione economica, sociale e territoriale" non sono mutati sostanzialmente rispetto all'esercizio precedente;

137.  ricorda che nel 2016 l'importo disponibile nella rubrica "Coesione economica e sociale" ammontava a 51,25 miliardi di EUR, corrispondenti al 33 % del bilancio dell'Unione;

138.  osserva che la Corte stima al 4,8 % il tasso di errore in tale ambito di intervento; rileva inoltre la Corte ha osservato che il livello di errore stimato nell'ambito della coesione non comprende la quantificazione degli esborsi effettuati nel 2016 a favore di strumenti finanziari, pari a 2,5 miliardi di EUR, che a giudizio della Corte non rientrano nel periodo di ammissibilità definito all'articolo 56, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio (relazione annuale della Corte del 2016, punti 6.20-6.21); osserva che detti esborsi rappresenterebbero un livello di errore stimato del 2,0 % sull'intera spesa dell'Unione (relazione annuale della Corte del 2016, riquadro 1.2., nota 1);

139.  sottolinea che gli errori nel settore della coesione hanno contribuito al 43 % del livello complessivo di errore stimato del 3,1 %; osserva che uno dei motivi alla base dell'elevato tasso di errore è la complessità della regolamentazione dell'Unione e degli Stati membri;

140.  osserva che la Corte ha analizzato un campione di 180 operazioni nel quadro di 54 pagamenti intermedi per il periodo 2007-2013 e relative a 92 progetti del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), 36 progetti del Fondo di coesione (FC), 40 progetti del Fondo sociale europeo (FSE), 11 strumenti finanziari del FESR e uno strumento finanziario dell'FSE;

141.  invita la Commissione a tenere debitamente conto delle osservazioni della Corte, che ha riscontrato inesattezze nell'analisi della performance di almeno quattro dei 12 strumenti finanziari del FESR e dell'FSE esaminati nell'ambito della relazione della Corte per l’esercizio 2016; condivide la preoccupazione della Corte, che sottolinea che tali errori hanno l'effetto di gonfiare la performance e, se non corretti, potrebbero artificialmente far aumentare l'importo dichiarato di spese ammissibili alla chiusura, specie nel caso dei fondi di garanzia;

142.  osserva inoltre che gli errori sono per il 42 % causati da costi non ammissibili inseriti nelle dichiarazioni di spesa, per il 30 % correlati alla grave inosservanza delle norme in materia di appalti pubblici, e per il 28 % relativi a progetti, attività o beneficiari non ammissibili;

143.  rileva con rammarico che una delle principali fonti di errore in termini di spesa per il capitolo "Coesione economica, sociale e territoriale" continua ad essere la violazione delle norme in materia di appalti pubblici; ricorda che le gravi inosservanze delle norme sugli appalti pubblici includono, ad esempio, aggiudicazioni dirette non giustificate di contratti, lavori o servizi aggiuntivi, l'esclusione illecita di offerenti, nonché casi di conflitto d'interessi e criteri di selezione discriminatori; ritiene fondamentale una politica di completa trasparenza relativa ai dati dei contraenti e subcontraenti per contrastare errori e violazioni delle norme;

144.  si compiace che la Corte abbia evidenziato che i progetti che si avvalgono delle opzioni semplificate in materia di costi sono meno soggetti a errori rispetto a quelli che fanno ricorso al rimborso dei costi effettivi;

145.  esprime preoccupazione per il fatto che il campione comprendeva anche tre "grandi progetti" che hanno richiesto l'approvazione della Commissione e per i quali le autorità degli Stati membri non avevano presentato la necessaria domanda entro il termine ultimo del 31 marzo 2017; rileva che la Commissione dovrebbe pertanto recuperare le spese;

146.  esprime insoddisfazione per il fatto che, come negli esercizi precedenti, il tasso di errore avrebbe potuto essere inferiore di 3,7 punti (ossia 1,1 %) se gli Stati membri avessero utilizzato le informazioni a loro disposizione per prevenire, o individuare e correggere, gli errori nei controlli di primo livello, prima di dichiarare la spesa alla Commissione;

147.  esprime preoccupazione per il fatto che, a diversi anni dall'inizio del periodo 2014-2020, gli Stati membri hanno designato soltanto il 77 % delle autorità di programmazione responsabili dei fondi della politica di coesione, che al 1° marzo 2017 la Commissione aveva ricevuto conti definitivi con spese riguardanti soltanto lo 0,7 % del bilancio stanziato per l'intero periodo di programmazione, e che a metà del 2017 i ritardi nell'esecuzione del bilancio erano maggiori rispetto a quelli riscontrati nello stesso punto del periodo 2007-2013; osserva che, di conseguenza, gli impegni ancora da liquidare al termine dell'attuale periodo di finanziamento potrebbero essere ancor più elevati di quelli relativi al periodo precedente;

148.  apprezza che il capitolo "Coesione economica, sociale e territoriale" contenga anche una sezione sulla performance dei progetti; si rammarica tuttavia del fatto che detta sezione si concentri principalmente su informazioni di tipo quantitativo, ossia il numero di sistemi di misurazione della performance in atto;

Strumenti di ingegneria finanziaria

149.  ricorda che la sintesi dei dati sui progressi compiuti riguardo al finanziamento e all'attuazione di strumenti di ingegneria finanziaria nel 2016 è stata pubblicata solo il 20 settembre 2017 e che, di conseguenza, la Corte non ha potuto esprimere osservazioni in merito;

150.  rileva che i dati essenziali per il 2016 sono i seguenti:

   a) vi sono 25 Stati membri che fanno ricorso a strumenti di ingegneria finanziaria, 25 li utilizzano per il sostegno alle imprese, 11 per lo sviluppo urbano e 9 per l'efficienza energetica e le energie rinnovabili;
   b) vi sono 1 058 strumenti di ingegneria finanziaria in tutto il territorio dell'Unione, composti da 77 fondi di partecipazione e 981 fondi specifici;
   c) tali strumenti di ingegneria finanziaria forniscono sostegno per l'89 % alle imprese, per il 7 % allo sviluppo urbano, per il 4 % all'efficienza energetica e alle energie rinnovabili;
   d) i pagamenti versati agli strumenti di ingegneria finanziaria ammontano a 16,4 miliardi di EUR, di cui 11,3 miliardi di EUR di fondi strutturali;
   e) i pagamenti ai destinatari finali ammontano a 15,2 miliardi di EUR, di cui 10,1 miliardi di EUR provenienti dai fondi strutturali, vale a dire il 93 % del totale dei pagamenti a favore degli strumenti di ingegneria finanziaria;
   f) sulla base dell'81 % degli strumenti di ingegneria finanziaria relativamente ai quali sono stati comunicati dati, i costi e le spese di gestione erano pari a 0,9 miliardi di EUR, ovvero il 6,7 % del totale dei pagamenti a favore degli strumenti di ingegneria finanziaria in questione;
   g) 8,5 miliardi di EUR di risorse sono stati restituiti;
   h) hanno ricevuto sostegno 314 000 beneficiari finali;

151.  sottolinea che, nel corso degli anni e dei periodi di finanziamento, l'uso degli strumenti di ingegneria finanziaria è aumentato drasticamente, rendendo più complesso il finanziamento dei fondi strutturali e quindi creando rischi per la responsabilità democratica; rileva che si prevede che 20,1 miliardi di EUR provenienti dal FESR e dall'FC saranno messi a disposizione per mezzo di strumenti finanziari entro la fine del 2020;

152.  esprime preoccupazione per il fatto che, in tale contesto, le autorità nazionali di audit non hanno coperto sufficientemente l'attuazione degli strumenti di ingegneria finanziaria;

153.  stabilisce che il 63 % (675) degli strumenti di ingegneria finanziaria sono stati lanciati in Polonia (247), Francia (152), Ungheria (139) e Italia (137);

154.  si rammarica che il 6,7 % del totale dei pagamenti a favore degli strumenti di ingegneria finanziaria in questione (900 milioni di EUR) sia rappresentato da costi e commissioni di gestione; ritiene che questo importo sia eccessivamente elevato;

155.  osserva che nella comunicazione dei dati permane un certo numero di errori e discrepanze; indica che tali errori e discrepanze riguardano quantità esigue ma significative delle risorse del programma operativo impegnate in accordi di finanziamento ma non versate a favore degli strumenti di ingegneria finanziaria alla chiusura, un aumento degli importi impegnati per i pagamenti a favore di una serie di strumenti di ingegneria finanziaria dopo il 31 dicembre 2015 e, in alcuni casi, l'erogazione ai destinatari finali di importi più elevati di quelli versati a favore degli strumenti di ingegneria finanziaria(82);

Relazione annuale di attività della Direzione generale della Politica regionale e urbana (DG REGIO)

156.  osserva che la valutazione ex post FESR-FC indica che, sebbene la convergenza regionale nel periodo di programmazione 2007-2013 sia stata insufficiente, senza politica di coesione ci sarebbe stata divergenza poiché la crisi finanziaria del 2007-2008 ha creato un clima sfavorevole per gli investimenti e la convergenza;

157.  sottolinea che tutte le conclusioni riguardanti la performance restano limitate, dal momento che ciò richiederebbe un esame più completo dei dati relativi alla performance comunicati per i programmi 2007-2013, esame la cui conclusione era prevista solo nell'agosto 2017; invita la Commissione a informare la commissione per il controllo dei bilanci in merito ai risultati di tale esame;

158.  osserva che la Commissione riferisce che, per l'attuazione del periodo di finanziamento 2014-2020, sono stati selezionati oltre 50 000 progetti, pari a 64,1 miliardi di EUR di investimenti totali, sono stati creati 45 000 progetti di cooperazione tra imprese e istituti di ricerca, e oltre 380 000 PMI hanno ricevuto sostegno dai fondi di coesione, dando come risultato più di 1 000 000 di posti di lavoro;

159.  osserva che la Commissione riferisce altresì che, per lo stesso periodo di finanziamento, più di 75 miliardi di EUR a titolo del FESR e dell'FC sono destinati a sostenere gli obiettivi dell'Unione in materia di energia e di adattamento ai cambiamenti climatici, e, inoltre, che più di 5 000 progetti sono stati selezionati in loco per sostenere l'economia a basse emissioni di carbonio;

160.  osserva che la tabella che segue mostra il totale degli stanziamenti di impegno e di pagamento autorizzati nel 2016:

2016 in milioni di EUR

Stanziamenti di impegno autorizzati

Stanziamenti di pagamento autorizzati

Spese amministrative del settore d'intervento "Politica regionale e urbana"

16,75

24,52

Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e altri interventi regionali

27 163,16

22 911,83

Fondo di coesione (FC)

8 775,98

7 456,71

Strumento di assistenza preadesione – Sviluppo regionale e cooperazione regionale e territoriale

54,14

522,95

Fondo di solidarietà

81,48

68,48

Totale

36 091,51

30 984,47

161.  osserva tuttavia che questi dati statistici forniscono poche informazioni sulla sostenibilità e la performance di tali progetti;

162.  ricorda la grande importanza attribuita alle condizionalità ex ante per stabilire le condizioni settoriali e orizzontali necessarie ad assicurare l'efficace impiego dei fondi SIE; rileva che, una volta soddisfatte le condizionalità ex ante e unitamente alla trattenuta del 10 % dai pagamenti previsti dall'attuale regolamento riveduto, l'attuazione dei progetti dovrebbe essere più facile e meno soggetta a errori; osserva tuttavia che la relazione speciale n. 15/2017 della Corte si interroga sulla misura in cui ciò abbia effettivamente determinato dei cambiamenti sul campo;

163.  si rammarica che a fine 2016 sia stato designato soltanto l'87 % (181 su 209) delle autorità di certificazione e che non siano state designate autorità per 28 programmi generali (in Austria è stata designata un'autorità solo per un programma, in Belgio solo per due, in Germania solo per otto, in Finlandia solo per uno, in Francia solo per due, in Irlanda solo per due, in Italia solo per sei, in Romania solo per quattro, in Slovacchia solo per uno e nel Regno Unito solo per uno);

164.  osserva con sorpresa che le principali difficoltà individuate nel processo di designazione riguardavano la creazione di sistemi informatici per includere i nuovi elementi del periodo 2014-2020 in termini di comunicazione e concezione delle procedure per garantire una solida supervisione degli organismi intermedi da parte delle autorità di gestione;

165.  si rammarica inoltre del fatto che, in generale, è stato selezionato solo il 26,1 % dei progetti e che alla fine del 2016 è stato assorbito solo il 3,7 % dei fondi strutturali disponibili, mentre il processo di selezione ha avuto un'accelerazione nel 2017; ritiene che il lento avvio possa portare a un elevato numero di impegni da liquidare al termine dell'attuale periodo di finanziamento; invita la Commissione a garantire ulteriori sforzi per rafforzare la capacità amministrativa delle autorità nazionali, regionali e locali;

166.  sottolinea che la selezione dei progetti è stata particolarmente lenta in Spagna, Cipro, Romania, Austria, Repubblica ceca, Croazia e Slovacchia;

167.  osserva che, di conseguenza, per la maggior parte dei programmi operativi (247 su 295) non è stato certificato nessun importo nei conti ("conti zero"), dal momento che non è stata dichiarata nessuna spesa fino al 31 luglio 2016;

168.  si compiace che la Commissione, sulla base dei giudizi di audit preliminari sui pacchetti di affidabilità pervenuti, non abbia individuato incongruenze significative;

169.  esprime tuttavia preoccupazione per il fatto che 7 dei 9 audit della Commissione relativi a programmi o ambiti operativi ad alto rischio hanno messo in luce carenze significative (in Ungheria: i programmi operativi nel campo dei trasporti, dell'amministrazione elettronica e dell'esecuzione; in Italia: i programmi operativi nel quadro della priorità 3 (Reti e mobilità, istruzione) e dell'assistenza tecnica; in Romania: i programmi operativi in materia di competitività e di ambiente);

170.  osserva che 278 dei 322 sistemi di gestione e controllo hanno ricevuto un parere senza riserve o un parere con riserve con impatto moderato, mentre in 40 casi la Commissione ha espresso un parere con riserva con impatto significativo;

171.  osserva che la Commissione ha calcolato che l'importo complessivo a rischio al pagamento è compreso tra 644,7 EUR e 1 257,3 milioni di EUR e che essa ha proceduto a rettifiche finanziarie, nell'esercizio del suo ruolo di supervisione, per un valore di 481 milioni di EUR nel 2016;

172.  constata che la Commissione ha stimato che il tasso di errore medio complessivo dei pagamenti del 2016 per i programmi del FESR/FC del periodo 2007-2013 è compreso tra il 2,2 % e il 4,2 %, e il tasso di errore residuo alla chiusura è pari allo 0,4 % circa; sottolinea che la rubrica che più ha inciso sul livello di errore stimato per il 2016 è stata ancora una volta quella della "Coesione", seguita da "Risorse naturali", "Competitività" e "Ruolo mondiale dell'Europa"; invita la Commissione a continuare a collaborare con gli Stati membri per migliorare i loro sistemi di gestione e di controllo e a continuare a utilizzare gli strumenti giuridici di vigilanza disponibili per garantire che vengano corretti tutti gli errori materiali;

173.  osserva che la Commissione ha registrato 68 riserve per lo scorso periodo di finanziamento e 2 riserve per quello attuale;

Questioni specifiche

Grecia

174.  si compiace degli sforzi della DG REGIO per realizzare progressi per quanto riguarda l'elenco dei progetti prioritari in Grecia;

175.  a tale proposito, accoglie con favore:

   a) l'istituzione di quattro concessioni autostradali (Atene-Salonicco, Corinto-Tripoli-Kalamata, Corinto-Patrasso e Patrasso-Giannina, per un totale di più di 1 000 km di strade), che sono ora operative ed estremamente apprezzate dagli utenti;
   b) il programma "risparmio energetico nelle famiglie" (una combinazione di strumenti di ingegneria finanziaria e sovvenzioni), che ha migliorato l'efficienza energetica presso 46 000 nuclei familiari e creato 6 000 posti di lavoro; la domanda era talmente elevata che è stato immediatamente istituito un programma successivo per il periodo 2014-2020;
   c) gli strumenti finanziari, in particolare l'iniziativa JEREMIE, che hanno reso possibile la creazione o la salvaguardia di oltre 20 000 posti di lavoro;
   d) il progetto relativo alle ricette elettroniche per i medicinali, che gestisce mensilmente oltre 5,5 milioni di ricette elettroniche e 2,4 milioni di referti diagnostici, grazie all'adesione di 13 000 farmacie e 50 000 medici, e che ha consentito un notevole risparmio dei costi della sanità pubblica nel bilancio greco;

176.  si rammarica, d'altra parte, del fatto che:

   a) i progetti della metropolitana ad Atene (estensione della linea 3 fino al Pireo) e a Salonicco (linea principale) hanno subito gravi ritardi che hanno reso necessaria la loro progressiva integrazione nel periodo di programmazione 2014-2020;
   b) alcuni importanti progetti nei settori ferroviario, digitale e dell'energia sono stati annullati o hanno subito un ritardo e sono stati quindi trasferiti progressivamente o integralmente nel periodo di programmazione 2014-2020;
   c) una gran parte delle infrastrutture di gestione delle acque reflue e dei rifiuti solidi deve ancora essere completata;

177.  si compiace del fatto che l'OLAF abbia portato a termine la sua indagine amministrativa sul progetto ceco noto come "Nido della cicogna"; constata che il fascicolo dell'OLAF è stato reso pubblico attraverso i media cechi; si rammarica del fatto che l'OLAF abbia rilevato gravi irregolarità;

178.  invita la DG REGIO a recuperare il corrispondente cofinanziamento dell'Unione, ovvero 1,67 milioni di EUR, e ad applicare le sanzioni necessarie;

179.  osserva che la Repubblica ceca ha ritirato la domanda di finanziamenti dell’Unione per il progetto "Nido della cicogna" con decorrenza dal 25 gennaio 2018 e che, nel rispetto del principio di sussidiarietà, il progetto è già oggetto di controllo giurisdizionale nella Repubblica ceca;

180.  è preoccupato per l'osservazione della Commissione secondo cui la percentuale dei contratti aggiudicati che hanno ricevuto una sola offerta in Ungheria è pari al 36 %; osserva che la media dell'Unione è pari al 17 %; invita la Commissione a promuovere la concorrenza nelle procedure di gara;

181.  si compiace per la valutazione positiva del meccanismo di cooperazione e verifica per la Bulgaria e la Romania a 10 anni dalla sua istituzione(83); è preoccupato per i recenti passi indietro nella lotta contro la corruzione ad alto livello in Bulgaria e Romania; invita la Commissione a sostenere e incoraggiare le autorità di contrasto e anticorruzione in entrambi gli Stati membri; mette in luce i risultati ammirevoli dell'agenzia anticorruzione in Romania in termini di risoluzione dei casi di corruzione a medio e alto livello; sottolinea che è fondamentale proseguire questo sforzo per consolidare la lotta alla corruzione;

182.  condanna il recente crimine ai danni di un giornalista slovacco, che potrebbe essere collegato alle sue attività d'inchiesta; esorta la Commissione a informare il Parlamento in merito ai fondi agricoli dell'Unione in Slovacchia;

183.  osserva che l'OLAF ha altresì portato a termine un'indagine amministrativa su un prestito concesso al gruppo Volkswagen dalla Banca europea per gli investimenti (BEI);

184.  prende atto di una dichiarazione resa dal presidente della BEI, Werner Hoyer, il quale ha affermato che tuttora non si può escludere che uno dei prestiti della Banca ("Volkswagen Antrieb RDI" per un valore di 400 milioni di EUR) fosse legato alle tecnologie di controllo delle emissioni sviluppate all'epoca in cui veniva concepito e utilizzato l'impianto di manipolazione e che la BEI procederà a esaminare le conclusioni dell'OLAF e a valutare tutte le misure possibili e appropriate, esprimendo inoltre "delusione" per quanto afferma l'indagine dell'OLAF, ovvero che la BEI è stata tratta in inganno del gruppo VW per quanto riguarda l'uso dell'impianto di manipolazione;

Relazione annuale di attività della Direzione generale per l'Occupazione, gli affari sociali e l'inclusione (DG EMPL)

185.  osserva che la DG EMPL sottolinea nei seguenti termini il proprio contributo agli obiettivi dell'Unione per il 2020:

   a) il tasso di occupazione dell'Unione tra i cittadini di età compresa fra i 20 e i 64 anni ha raggiunto il 71,2 % nel terzo trimestre del 2016; questo tasso è ora per la prima volta superiore a quello registrato nel 2008 (70,3 %) e, se tale tendenza proseguirà, il tasso-obiettivo della strategia Europa 2020 potrà essere raggiunto;
   b) la disoccupazione totale continua a diminuire ed è ora inferiore al 10 % sia per l'Unione che per la zona euro; tuttavia, la disoccupazione giovanile e quella di lunga durata continuano a rappresentare sfide importanti per l'Unione, nonostante siano entrambe diminuite, rispettivamente, dal 19,5 % nel dicembre 2015 al 18,6 % nel dicembre 2016, e dal 4,3 % nel terzo trimestre del 2015 al 3,8 % nel terzo trimestre del 2016;
   c) la ripresa economica iniziata nel 2013 è stata anche accompagnata da una costante, seppur insufficiente, riduzione della povertà, misurata in base al tasso di persone a rischio di povertà, che è calato dal 24,7 % nel 2012 al 23,7 % nel 2015; tuttavia, la ripresa non interessa ancora tutte le componenti della società e nel 2016 vi erano 118 milioni di persone a rischio di povertà e di esclusione sociale (1,7 milioni di persone in più rispetto al livello del 2008), il che significa che si è ben lungi dal conseguire l'obiettivo di Europa 2020 in materia di povertà e di esclusione sociale;
   d) gli investimenti volti a migliorare le condizioni per la mobilità geografica e professionale, affrontando nel contempo i rischi di distorsione e di abuso, hanno contribuito a un progressivo aumento del tasso di mobilità all'interno dell'Unione, che nel 2015 ha raggiunto il 3,6 % della popolazione;

186.  si rammarica tuttavia che la disparità nella distribuzione del reddito sia aumentata tra il 2013 e il 2014 e, sebbene da allora sia rimasta stabile, in alcuni casi ha continuato ad acuirsi; è preoccupato per il fatto che nel 2016 il 20 % più ricco della popolazione aveva un reddito disponibile circa cinque volte superiore a quello del 20 % più povero, con notevoli disparità tra i paesi (e un aumento della disparità in alcuni di essi);

187.  accoglie con favore la valutazione ex post del Fondo sociale europeo (FSE) nel periodo di programmazione 2007-2013, conclusa il 12 dicembre 2016; osserva che, in base alle risultanze della valutazione, alla fine del 2014 almeno 9,4 milioni di persone residenti in Europa avevano trovato lavoro con il sostegno dell'FSE e 8,7 milioni avevano ottenuto una qualifica o un certificato di studio, mentre altri risultati positivi, come un ampliamento delle competenze, sono stati segnalati da 13,7 milioni di partecipanti; rileva che l'FSE ha anche avuto un impatto positivo sul prodotto interno lordo (PIL) dei 28 Stati membri (un aumento dello 0,25 %) e sulla produttività, in base alle simulazioni macroeconomiche;

188.  osserva che tali dati quantitativi indicano effettivamente una tendenza positiva, ma dicono ben poco sulla performance e la sostenibilità delle misure;

189.  critica fortemente la DG EMPL per non aver pubblicato le proposte di raccomandazioni specifiche per paese formulate dalla Direzione, nonostante i ripetuti inviti del Parlamento a procedere in tal senso;

190.  osserva che la tabella che segue mostra il totale degli stanziamenti di impegno e di pagamento autorizzati nel 2016:

2016 in milioni di EUR

Stanziamenti di impegno autorizzati

Stanziamenti di pagamento autorizzati

Fondo sociale europeo (FSE) e Iniziativa a favore dell'occupazione giovanile (IOG)

12 438,2

8 132

Fondo di aiuti europei agli indigenti (FEAD)

534,7

278

Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione

27,6

27,6

Strumento di assistenza preadesione – Sviluppo delle risorse umane (IPA-HRD)

0

82,3

Gestione diretta (programma per l'Occupazione e l'innovazione sociale, programma Diritti, uguaglianza e cittadinanza, programma Erasmus +) e Agenzie

289

275

Totale

13 290

8 795

191.  si compiace del fatto che la DG EMPL abbia messo a punto una metodologia per valutare annualmente la performance dei programmi, ma nutre dubbi circa il valore informativo di criteri come "buono", "accettabile" o "scarso";

192.  è preoccupato per il fatto che, a marzo 2017, era stato designato solo l'87 % delle autorità di certificazione;

193.  accoglie con favore il fatto che la DG EMPL abbia ricevuto, entro il 15 febbraio 2017, un pacchetto di affidabilità completo comprendente i conti, la relazione di controllo annuale e i giudizi di audit sui conti, sul sistema di gestione e controllo e sulla legalità e regolarità delle operazioni sottostanti, nonché la dichiarazione di affidabilità e la sintesi annuale per tutti i programmi; rileva che, in generale, la DG EMPL ha formulato solo osservazioni di lieve entità e ha accettato i conti annuali;

194.  valuta positivamente anche il fatto che, alla fine del 2016, la DG EMPL aveva completato il suo piano pluriennale di audit, in virtù del quale 89 autorità di audit su 92 sono state oggetto di un audit e sono stati esaminati 115 su 118 programmi operativi;

195.  prende atto del fatto che nel 2016 la DG EMPL ha operato rettifiche finanziarie per un importo pari a 255,8 milioni di EUR; che, alla fine del 2016, l'importo cumulativo totale accettato o approvato delle rettifiche finanziarie per il periodo di programmazione 2007-2013 era pari a 1 454 milioni di EUR; e che, per lo stesso periodo, gli Stati membri hanno comunicato rettifiche finanziarie per un valore di 2 253,8 milioni di EUR;

196.  si rammarica del fatto che la DG EMPL abbia mantenuto o formulato le seguenti riserve, riguardanti:

   a) i sistemi di gestione e controllo relativi a un programma operativo dell'FSE in Italia per il periodo di programmazione 2000-2006 (riserva reputazionale);
   b) i sistemi di gestione e controllo relativi a 23 programmi operativi specifici dell'FSE per il periodo di programmazione 2007-2013; e
   c) i sistemi di gestione e controllo relativi a 3 programmi operativi dell'FSE o dell'IOG e a 1 programma operativo del FEAD per il periodo di programmazione 2014-2020;

197.  osserva che l'importo globale stimato a rischio per la spesa corrispondente per il 2016 è di 279 milioni di EUR;

Questioni specifiche

Iniziativa a favore dell'occupazione giovanile (IOG)

198.  è stato informato dei primi risultati di uno studio sull'attuazione dell'IOG, che segnalava quanto segue:

   a) per la fine del 2016, il numero di giovani disoccupati e al di fuori di ogni ciclo di istruzione e formazione (NEET) che hanno partecipato a progetti sostenuti dall'IOG volti a rafforzare le loro competenze o a consentire loro di maturare un'esperienza lavorativa è triplicato rispetto alla fine del 2015 (1,3 rispetto a 0,5 milioni di persone);
   b) fra questi, 712 000 partecipanti disoccupati e inattivi, non iscritti a corsi di istruzione o di formazione, hanno completato un intervento finanziato dall'IOG; più della metà (circa 346 000 partecipanti inattivi e disoccupati, non iscritti a corsi di istruzione o di formazione) hanno ottenuto un risultato positivo, in quanto hanno avviato un percorso di istruzione/formazione o hanno acquisito una qualifica o hanno trovato un'occupazione (anche autonoma) una volta concluso l'intervento;
   c) in Italia una valutazione controfattuale ha dimostrato che le nuove politiche innovative in gran parte sostenute dall'IOG hanno aumentato del 7,8 % le opportunità di impiego per i giovani, nonostante esistano notevoli differenze a livello regionale, che dimostrano l'esistenza di maggiori difficoltà nelle aree con i più elevati tassi di disoccupazione giovanile;

199.  osserva inoltre che:

   a) l'Italia e la Spagna hanno mobilitato un numero significativo di NEET grazie a interventi dell'IOG, nonostante il livello di disoccupazione giovanile resti elevato nei due paesi;
   b) la Slovacchia ha spostato l'attenzione da progetti di opere pubbliche per i giovani verso misure più efficaci, come ad esempio una maggiore offerta di formazione professionale;
   c) in Italia una valutazione controfattuale ha dimostrato che le nuove politiche innovative in gran parte sostenute dall'IOG hanno aumentato del 7,8 % le opportunità di impiego per i giovani, nonostante esistano notevoli differenze a livello regionale;
   d) in Portogallo i programmi di imprenditorialità cofinanziati dall'IOG si sono dimostrati più efficaci rispetto a misure di istruzione superiore;
   e) la Grecia ha stabilito la necessità di rivedere il proprio sistema di voucher per l'occupazione giovanile e la formazione;
   f) in Polonia il 62 % dei partecipanti all'IOG ha ricevuto un'offerta di occupazione, formazione o istruzione e il livello di soddisfazione dei partecipanti è stato complessivamente elevato;

200.  deplora tuttavia che solo il 30 % dei fondi disponibili sia stato utilizzato, quota che corrisponde al prefinanziamento iniziale e ai pagamenti intermedi;

201.  accoglie con favore il fatto che a ottobre 2017 la condizionalità ex ante in materia di rom era stata rispettata da tutti gli Stati membri ai quali si applica (Austria, Belgio, Bulgaria, Repubblica ceca, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Lituania, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia e Spagna) e che detti paesi avevano pertanto messo a punto una strategia nazionale di integrazione dei rom;

202.  osserva che, per il periodo di programmazione 2014-2020, due priorità di investimento dell'FSE riguardano direttamente la non discriminazione e l'integrazione dei rom (cfr. tabella in appresso);

Priorità di investimento (PI)

Stati membri che hanno scelto la PI

Dotazione finanziaria

(in milioni di EUR)

Lotta contro tutte le forme di discriminazione e promozione delle pari opportunità

11 Stati membri (BE, CY, CZ, DE, ES, FR, GR, IE, PL, PT e SK).

447

Integrazione socioeconomica delle comunità emarginate quali ad esempio i rom

12 Stati membri (AT, BE, BG, CZ, ES, FR, GR, HU, IT, PL, RO e SK).

1 600

La maggior parte dei fondi (1,2 milioni di EUR) si concentra nei seguenti paesi: BG, CZ, HU e RO

203.  osserva che, pur avendo un bilancio annuale massimo di 150 milioni di EUR, il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione ha mobilitato nel 2016 solo 28 milioni di EUR in impegni a titolo della riserva, di cui hanno beneficiato otto Stati membri;

Misure da adottare

204.  invita pertanto gli Stati membri e la Commissione, nel quadro finanziario per il periodo successivo al 2020, ad avere maggior cura di:

   a) creare un valore aggiunto dell'Unione grazie alla politica di coesione;
   b) sviluppare un coordinamento più forte tra coesione, governance economica e semestre europeo prendendo in considerazione, tra l'altro, gli incentivi positivi volti a rafforzare il conseguimento degli obiettivi della politica di coesione per superare le disparità e le disuguaglianze, come sancito dai trattati, nelle sue tre dimensioni – economica, sociale e territoriale;
   c) elaborare un sistema che permetta di concentrare i fondi di coesione nelle regioni che ne hanno maggiormente bisogno;
   d) prevedere un supporto amministrativo strategico per le regioni che hanno difficoltà ad assorbire i finanziamenti;
   e) elaborare un corpus unico di norme relative ai fondi strutturali;
   f) realizzare progressi ai fini dell'attuazione del principio dell'audit unico;
   g) accelerare l'attuazione dei programmi e dei progetti, con l'obiettivo di rispettare il periodo finanziario di sette anni (e non n + 3);
   h) consentire alle autorità nazionali di audit di esaminare gli strumenti finanziari previsti dal bilancio dell'Unione, ridurre il numero di strumenti finanziari e prevedere norme più rigorose per la rendicontazione da parte dei gestori dei fondi, compresi il gruppo BEI e altri istituti finanziari internazionali, in merito alla performance e ai risultati conseguiti, rafforzando in tal modo la trasparenza e la rendicontabilità;
   i) tenere conto degli insegnamenti tratti dall'attuale periodo e della necessità di maggiore semplificazione per stabilire un sistema equilibrato che garantisca il conseguimento di risultati e la sana gestione finanziaria senza eccessivi oneri amministrativi, che scoraggerebbero i potenziali beneficiari e comporterebbero più errori;
   j) garantire l'equilibrio geografico e sociale affinché gli investimenti siano realizzati laddove sono più necessari;

205.  insiste sulla necessità che la DG REGIO e la DG EMPL pubblichino le loro proposte di raccomandazioni specifiche per paese nelle rispettive relazioni annuali di attività, come più volte richiesto dal Parlamento europeo;

206.  invita la DG REGIO a:

   a) riferire alla commissione competente del Parlamento europeo in merito ai vari fascicoli in sospeso dell'OLAF al termine dei relativi procedimenti giudiziari;
   b) riferire alla commissione competente del Parlamento europeo, nel seguito dato al discarico alla Commissione per il 2016, sui progressi compiuti in tutti i progetti summenzionati;

207.  invita la BEI a esaminare con urgenza gli accertamenti dell'OLAF e a trarne le necessarie conclusioni; la invita altresì a informare il Parlamento europeo circa le proprie conclusioni e le misure adottate;

208.  invita la Commissione a incoraggiare il ricorso alle opzioni semplificate in materia di costi introdotte dalla revisione del regolamento finanziario;

209.  invita la DG EMPL a mettere in pratica la raccomandazione del SAI in merito alla tempestiva attuazione della strategia di controllo per i fondi SIE e a informare il Parlamento circa il suo completamento;

210.  invita la Commissione a prevedere un'ulteriore semplificazione delle norme e una riduzione degli oneri amministrativi al fine di contribuire a ridurre in maniera ancora più significativa il tasso di errore;

Risorse naturali

Indicatori chiave di performance (ICP) e una PAC giusta

211.  sottolinea che, in base alla relazione annuale di attività della DG AGRI (pagina 15 – ICP 1: reddito dei fattori in agricoltura per lavoratore), il valore aggiunto e la produttività del settore hanno registrato nuovamente un lieve calo nel 2016 e che, secondo la DG AGRI, è difficile identificare che cosa esattamente abbia causato il declino complessivo del reddito dei fattori dopo il 2013;

212.  ricorda che l'ICP 4 relativo al tasso di occupazione nel settore dello sviluppo rurale non è pertinente, in quanto in tale settore il tasso di occupazione non è influenzato unicamente dalle misure della PAC;

213.  si rammarica del fatto che la Commissione non abbia dato seguito alle raccomandazioni formulate dal Parlamento nella sua risoluzione che accompagna la decisione di discarico per l'esercizio 2015, ovvero di ridefinire l'ICP 4 in modo da sottolineare l'impatto specifico delle misure della PAC sull'occupazione nei settori interessati;

214.  sottolinea che, nel 2016, al 51 % dei beneficiari di pagamenti diretti sono stati concessi meno di 1 250 EUR, complessivamente pari al 4 % del totale dei pagamenti diretti(84);

215.  ricorda le proprie osservazioni(85) sulla struttura insostenibile della spesa per la PAC: il 44,7 % di tutte le aziende agricole dell'Unione aveva un reddito inferiore ai 4 000 EUR l'anno, e nel 2016 in media il 10 % dei beneficiari del sostegno diretto della PAC ha ricevuto il 60 % circa dei pagamenti(86); osserva che la ripartizione dei pagamenti diretti rispecchia in larga misura la concentrazione di terreni, dato che il 20 % degli agricoltori detiene anche l'80 % dei terreni; (cfr. la risposta all'interrogazione scritta 17 durante l'audizione della commissione parlamentare sul controllo dei bilanci con il Commissario Hogan del 28 novembre 2017); è preoccupato per l'elevata concentrazione di beneficiari e sottolinea che occorre trovare un migliore equilibrio tra piccoli e grandi beneficiari;

216.  osserva che circa il 72 % degli aiuti va alle aziende agricole tra i 5 e i 250 ettari, che sono generalmente a conduzione familiare;

217.  chiede alla DG AGRI di definire obiettivi accompagnati da indicatori per ridurre le disparità di reddito tra le aziende agricole nel prossimo QFP;

218.  ribadisce la sua opinione secondo cui i pagamenti diretti potrebbero non svolgere pienamente il loro ruolo di rete di sicurezza per stabilizzare i redditi agricoli, in particolare per le aziende agricole di minori dimensioni, dato lo squilibrio nella distribuzione dei pagamenti;

219.  è del parere che i redditi delle aziende agricole di maggiori dimensioni non abbiano necessariamente bisogno dello stesso livello di sostegno delle piccole aziende agricole per stabilizzare i redditi agricoli in tempi di volatilità dei redditi, dato che essi possono beneficiare delle economie di scala, che possono renderli più resilienti, e raccomanda pertanto che la Commissione applichi una scala mobile per correggere tale squilibrio, prevedendo una diminuzione dei contributi di pari passo con l'aumento delle dimensioni dell'azienda agricola;

220.  invita la Commissione a prevedere una reale semplificazione nell'iter e nella documentazione richiesta per accedere ai finanziamenti, senza per questo venir meno ai principi di controllo e monitoraggio; invita a prestare attenzione particolare al supporto amministrativo ai piccoli produttori per i quali i finanziamenti rappresentano una condizione imprescindibile alla loro sopravvivenza produttiva;

Livello di errore

221.  sottolinea che la Corte ha stimato che il livello di errore per il capitolo delle risorse naturali nel suo insieme è pari al 2,5 % (2,9 % nel 2015 e 3,6 % nel 2014); si compiace dell'evoluzione positiva del livello di errore, pur osservando che il dato del 2016 è superiore alla soglia di rilevanza;

222.  valuta positivamente il fatto che, in base alla valutazione della Corte riguardo al Fondo europeo agricolo di garanzia (FEAGA), i pagamenti nel settore del sostegno al mercato e degli aiuti diretti sono esenti da errori sostanziali nel 2016, dato che il tasso di errore più probabile è stimato dalla Corte all'1,7 % (2,2 % nel 2015);

223.  sottolinea che la Corte ha riscontrato meno errori dovuti a superfici sovradichiarate o terreni non ammissibili dichiarati dall'agricoltore, il che si deve all'introduzione di una definizione nuova e più flessibile di prato permanente, alla realizzazione di piani d'azione per migliorare la qualità dei dati nei sistemi di identificazione delle parcelle agricole (SIPA) e al nuovo sistema online per presentare domanda, basato su strumenti geospaziali;

224.  osserva che i pagamenti per l'inverdimento sono stati fonte di errori che hanno avuto un'incidenza del 17 % sul livello di errore stimato dalla Corte e che tali errori sono stati riscontrati principalmente in relazione agli obblighi concernenti le aree di interesse ecologico, sebbene il tasso di errore per il FEAGA fosse inferiore alla soglia di rilevanza; accoglie con favore, a tale riguardo, la riduzione del tasso di errore per il FEAGA all'1,7 %;

225.  sottolinea che la Corte ha riscontrato anche carenze per quanto riguarda la tutela dei prati permanenti, dato che la Repubblica ceca e la Polonia non dispongono di dati storici per verificare il rispetto dell'obbligo di mantenere le superfici coltivabili coperte da prati per cinque anni consecutivi, mentre la Germania, la Francia, l'Italia, il Portogallo e il Regno Unito non avevano classificato il prato permanente in modo del tutto affidabile;

226.  mette in luce l'evoluzione positiva dei tassi di errore delineata dalla Corte, nonostante l'evoluzione degli importi a rischio indicati dalla DG AGRI nelle sue relazioni annuali di attività, un dato che è passato dall'1,38 % nel 2015 all'1,996 % nel 2016 (escluse le misure di mercato, il cui tasso di errore è del 2,85 %) e al 4 % per entrambi gli anni di esercizio nel settore dello sviluppo rurale; comprende che ciò non riflette deviazioni significative dal punto di vista statistico;

227.  si rammarica del fatto che i pagamenti nel settore dello sviluppo rurale, dell'ambiente, dell'azione per il clima e della pesca non siano esenti da errori sostanziali nel 2016, poiché il tasso di errore più probabile è stimato al 4,9 % (5,3 % nel 2015); rileva che, se tutte le informazioni in possesso delle autorità nazionali fossero state utilizzate per rettificare gli errori, il livello di errore stimato sarebbe stato più basso di 1,5 punti percentuali;

228.  osserva che, nel settore dello sviluppo rurale, tre degli errori di ammissibilità più gravi hanno interessato beneficiari che non avevano comunicato di essere controllati da società collegate, o di presentare domanda congiunta con queste ultime o di effettuare acquisti presso di esse, violando in tal modo la normativa UE o nazionale (relazione annuale della Corte per l'esercizio 2016, punto 7.26);

Sistemi di gestione e controllo

229.  sottolinea che, nella sua relazione annuale di attività, il direttore generale della DG AGRI ha formulato una riserva sui pagamenti diretti concernenti 18 organismi pagatori in 12 Stati membri, che l'importo gestito dagli organismi pagatori con riserva e sottoposto a un controllo rafforzato ammonta a 13 618,6 milioni di EUR e che l'importo a rischio per le spese sottoposte a riserva è di 541,2 milioni di EUR;

230.  evidenzia, in particolare, che sono state rilevate carenze nel sistema di gestione e controllo dell'Ungheria (ritardo della dichiarazione di gestione da parte dell'organismo pagatore e carenze nei pagamenti per l'inverdimento), della Bulgaria (inverdimento e qualificazione biologica degli agricoltori), della Polonia (pagamenti per l'inverdimento) e dell'Italia (carenze nella corretta determinazione dell'ammissibilità dei terreni e del concetto di "agricoltore in attività");

231.  si rammarica dei recenti casi di frode relativi agli organismi erogatori in Italia; chiede alla Commissione di monitorare attivamente la situazione e di fornire dettagli al Parlamento in merito nel follow-up alla procedura di discarico;

232.  chiede alla Commissione di accelerare la procedura di verifica di conformità avviata l'8 gennaio 2016, in modo da ottenere informazioni precise e dettagliate sul rischio di conflitto di interessi relativo al Fondo statale di intervento agricolo della Repubblica ceca; prende atto del fatto che, se non viene posto rimedio a un conflitto d'interessi questo può, in ultima analisi, comportare la revoca del riconoscimento dell'organismo pagatore da parte dell'autorità competente o l'imposizione di rettifiche finanziarie da parte della Commissione; chiede alla Commissione di informare senza indugio il Parlamento nel caso in cui, alla fine della procedura di verifica della conformità, l'OLAF trasmetta alla DG AGRI informazioni relative a eventuali casi di frode, corruzione o altre attività illegali che ledono gli interessi finanziari dell'Unione;

Attendibilità dei dati trasmessi dagli Stati membri

233.  osserva che, poiché i sistemi di gestione e controllo di alcuni Stati membri sono interessati da carenze, la DG AGRI opera un aggiustamento delle statistiche di controllo comunicate principalmente sulla base degli audit realizzati dalla Commissione e dalla Corte negli ultimi tre anni nonché del parere dell'organismo di certificazione per l'esercizio finanziario in questione;

234.  sottolinea che, sebbene dal 2015 gli organismi di certificazione degli Stati membri abbiano l'obbligo di verificare la legittimità e la regolarità delle operazioni,

   a) per quanto riguarda le misure di mercato, la DG AGRI ha effettuato aggiustamenti per un totale di 32 regimi (ovvero, meno del 20 % del numero complessivo di regimi per i quali è stata dichiarata una spesa nel 2016);
   b) per quanto riguarda i pagamenti diretti, sono stati effettuati aggiustamenti in 52 casi (su 69), ma la maggior parte di tali aggiustamenti erano inferiori all'1 %, 7 erano compresi tra l'1 % e il 2 % e in 9 casi hanno superato il 2 %;
   c) per quanto riguarda lo sviluppo rurale, sono state applicate integrazioni per 39 organismi pagatori su 72, con 21 aggiustamenti superiori all'1 % e 16 superiori al 2 %;

Questioni relative alla performance nel settore dello sviluppo rurale

235.  accoglie con favore il fatto che la Corte abbia esaminato le questioni relative alla performance per un campione di operazioni nel settore dello sviluppo rurale nel corso degli ultimi tre anni; rileva con soddisfazione che il 95 % dei progetti completati al momento dell'audit erano stati realizzati come previsto, ma si rammarica del fatto che non vi erano prove sufficienti che i costi fossero ragionevoli;

236.  sottolinea che quasi tutti i progetti esaminati dalla Corte hanno utilizzato un sistema di rimborso dei costi sostenuti e osserva che nel periodo di programmazione 2014-2020 gli Stati membri possono utilizzare, in alternativa, un sistema di opzioni semplificate in materia di costi che prevedono tabelle standard di costi unitari, finanziamenti a tasso forfettario e finanziamenti forfettari e che tale sistema limita efficacemente il rischio di prezzi eccessivi;

Inverdimento

237.  osserva che la Corte, nella sua relazione annuale sull'esercizio 2016 (punto 7.17), ha indicato, in relazione ai pagamenti relativi all'inverdimento per 63 aziende agricole visitate, quanto segue:

   a) tutte le aziende soggette all'obbligo di diversificazione delle colture vi si attenevano;
   b) la maggior parte degli errori rilevati riguardava il rispetto degli obblighi concernenti le aree di interesse ecologico (AIE);
   c) per quanto concerne il mantenimento dei prati permanenti esistenti, le parcelle sono state correttamente registrate nel SIPA;
   d) non tutti i prati permanenti erano stati correttamente registrati come tali;

238.  è tuttavia particolarmente preoccupato per le prime conclusioni tratte dalla Commissione nel documento di lavoro dei servizi della Commissione sul riesame delle misure di inverdimento dopo il primo anno (SWD(2016)0218 – seconda parte, pag. 14), secondo cui, in generale, gli agricoltori sarebbero tenuti all'obbligo di diversificazione delle colture per meno dell'1 % del totale dei terreni coltivabili nell'Unione, al fine di soddisfare l'obbligo di diversificazione delle colture, e dal momento che la maggior parte dei seminativi dell'Unione è soggetto all'obbligo di diversificazione delle colture, questo impatto limitato sembra riflettere le prassi attuali degli agricoltori che sono già conformi;

239.  sottolinea che la Corte dei conti ha confermato, nella sua relazione annuale (punti da 7.43 a 7.54), l'analisi effettuata dalla Commissione, segnalando che la diversificazione delle colture e il regime delle AIE non ha portato a cambiamenti per la maggior parte delle aziende visitate (l'89 % per la diversificazione delle colture e il 67 % per le AIE);

240.  è particolarmente preoccupato per il fatto che, in base alla relazione speciale della Corte n. 21/2017 dal titolo "L'inverdimento: un regime di sostegno al reddito più complesso, non ancora efficace sul piano ambientale", "è improbabile che l'inverdimento apporti benefici significativi per l'ambiente e per il clima", principalmente a causa del fatto che "gli obblighi di inverdimento non sono in genere impegnativi e rispecchiano in gran parte normali pratiche agricole";

241.  segnala inoltre che, secondo quanto afferma la Corte, "date le numerose esenzioni, la maggior parte degli agricoltori (il 65 %) può beneficiare del pagamento verde senza essere veramente soggetta a obblighi di inverdimento. L'inverdimento comporta quindi un reale cambiamento delle pratiche agricole solo in una parte molto limitata della superficie agricola dell'UE";

242.  si rammarica del fatto che i regimi di inverdimento si traducano, più che altro, in uno strumento di sostegno al reddito degli agricoltori, anziché in uno strumento per migliorare la performance ambientale e climatica della PAC; ritiene che i programmi agricoli tesi ad affrontare le esigenze ambientali e climatiche dovrebbero comprendere obiettivi di performance e finanziamenti che tengano conto dei costi sostenuti e del reddito perso a seguito di attività che vanno oltre i requisiti fondamentali in materia di ambiente;

243.  lamenta il fatto che i regimi di inverdimento, inserendosi nel quadro dei pagamenti basati sulle superfici, nell'attuale concezione del programma potrebbero accrescere gli squilibri nella distribuzione del sostegno della PAC; invita, in tal senso, la Commissione a considerare l'idea di seguire le raccomandazioni formulate dalla Corte nella relazione speciale n. 21/2017;

244.  Osserva che, secondo la Commissione, "l'impatto effettivo (dei regimi di inverdimento) sui risultati ambientali dipende dalle scelte operate da Stati membri e agricoltori, e ad oggi pochi Stati membri si sono avvalsi della possibilità di limitare l'uso di pesticidi e fertilizzanti nelle zone di interesse ecologico";

245.  evidenzia che per la pubblica amministrazione l'onere dell'inverdimento consiste sostanzialmente nello sviluppo di nuovi strumenti di gestione, come ad esempio lo strato per le AIE del SIPA, il che spiega in parte il motivo per cui la DG AGRI ha aumentato il numero di riserve e piani d'azione imposti agli Stati membri;

246.  prende atto che l'inverdimento aggiunge un grado notevole di complessità alla PAC a causa della sua sovrapposizione agli altri strumenti ambientali della PAC (condizionalità e misure ambientali del secondo pilastro); nota, a tale riguardo, la relazione speciale n. 21/2017 sull'inverdimento, ove si afferma che "la Commissione e gli Stati membri mitigano il conseguente rischio di effetto inerziale e di doppi finanziamenti";

Regime a favore dei giovani agricoltori

247.  osserva che, alla luce delle enormi disparità nello sviluppo del settore agricolo nell'Unione, un problema fondamentale è rappresentato dalla sfida demografica, che rende necessarie politiche volte ad affrontare la scarsità di giovani agricoltori in modo da garantire la sostenibilità a lungo termine dell'agricoltura nell'Unione;

248.  sottolinea che i giovani agricoltori incontrano specifiche difficoltà nell'accedere ai finanziamenti e, nei primi anni di attività, registrano uno scarso fatturato, cui si aggiungono un lento ricambio generazionale e difficoltà di accesso ai terreni agricoli;

249.  evidenzia che la diminuzione del numero di giovani nel settore rende più difficile il ricambio generazionale e può comportare la perdita di preziose competenze e conoscenze, dal momento che le persone più anziane e con esperienza vanno in pensione; insiste di conseguenza sulla necessità di fornire sostegno sia agli agricoltori in via di pensionamento sia ai loro giovani successori che rileveranno l'azienda agricola;

250.  è particolarmente preoccupato per il fatto che la Corte, nella relazione speciale n. 10/2017 sul sostegno ai giovani agricoltori, osservi che, nel caso dei pagamenti diretti, l'aiuto per i giovani agricoltori:

   a) non si basa su una valida valutazione delle esigenze;
   b) non rispecchia l'obiettivo generale di incoraggiare il ricambio generazionale;
   c) non viene nemmeno sempre erogato ai giovani agricoltori bisognosi; e
   d) viene talvolta erogato ad aziende in cui i giovani agricoltori svolgono solo un ruolo secondario;

251.  si rammarica che, per quanto riguarda il sostegno fornito ai giovani agricoltori attraverso i regimi di sviluppo rurale, la Corte sia giunta alla conclusione che le misure si basano, in linea generale, su una valutazione vaga delle esigenze e che non vi è un vero coordinamento tra i pagamenti del primo pilastro e il sostegno ai giovani agricoltori del secondo pilastro;

Misure da adottare

252.  invita:

   a) la Commissione ad analizzare attentamente le cause alla base del calo complessivo del reddito dei fattori dal 2013 a questa parte e a definire un nuovo obiettivo chiave di prestazione per il prossimo QFP, corredato di indicatori di risultato e di impatto, al fine di attenuare le disparità di reddito tra gli agricoltori;
   b) gli Stati membri a compiere ulteriori sforzi per inserire informazioni più attendibili e aggiornate nelle loro banche dati SIPA;
   c) la Commissione a esaminare l'approccio adottato dagli organismi pagatori per classificare e aggiornare le categorie di terreni nei rispettivi SIPA e a procedere ai controlli incrociati necessari al fine di ridurre il rischio di errore nei pagamenti relativi all'inverdimento;
   d) la Commissione ad adottare le opportune misure per disporre che i piani di azione degli Stati membri in materia di sviluppo rurale includano obbligatoriamente provvedimenti correttivi per porre rimedio ai casi di errore riscontrati con frequenza;
   e) la Commissione a fornire orientamenti e diffondere le migliori pratiche fra le autorità nazionali, nonché tra i beneficiari e le loro associazioni, di modo che i controlli da queste svolti identifichino i collegamenti fra richiedenti e altri portatori di interessi coinvolti nei progetti di sviluppo rurale cofinanziati;
   f) la Commissione a continuare a essere vigile riguardo ai controlli effettuati e ai dati comunicati dalle autorità degli Stati membri e a tenere conto di tali risultati nella ripartizione dei suoi oneri di audit sulla base di valutazioni del rischio;
   g) gli Stati membri, nonché i beneficiari e le loro associazioni, a sfruttare appieno le possibilità offerte dal sistema di opzioni semplificate in materia di costi nel campo dello sviluppo rurale;
   h) la Commissione a preparare e definire, per la prossima riforma della PAC, una logica di intervento completa per gli interventi dell'UE in agricoltura legati al clima e all'ambiente, compresi valori-obiettivo specifici basati su una comprensione scientifica aggiornata dei fenomeni in causa;

253.  invita la Commissione a ispirarsi ai seguenti principi in sede di elaborazione di una nuova proposta in materia di inverdimento:

   a) al fine di beneficiare dei pagamenti PAC, gli agricoltori dovrebbero rispettare un unico insieme di norme ambientali di base, che includano le buone condizioni agricole e ambientali (BCAA) e gli obblighi di inverdimento, i quali dovrebbero andare oltre gli obblighi stabiliti dalla normativa ambientale; accoglie con favore, a tale riguardo, la logica dell'approccio del "bilancio incentrato sui risultati" della Commissione; ritiene pertanto che un futuro sistema di fornitura debba essere maggiormente orientato ai risultati;
   b) le esigenze specifiche e locali connesse all'ambiente e al clima possono essere affrontate in modo appropriato mediante un'azione mirata, programmata e più efficace concernente l'agricoltura;
   c) qualora vengano loro offerte più opzioni per l'attuazione della PAC, gli Stati membri dovrebbero essere tenuti a dimostrare, prima dell'attuazione, che le opzioni scelte sono efficaci ed efficienti in termini di conseguimento degli obiettivi strategici, in particolare quelli relativi alla sicurezza alimentare, alla qualità degli alimenti e alla loro funzione per la salute, all'inverdimento, alla gestione del territorio e alla lotta allo spopolamento nell'UE;

254.  invita la Commissione a:

   a) effettuare una valutazione globale di tutte le politiche e gli strumenti esistenti della PAC che possono essere combinati per aiutare i giovani agricoltori, e a individuare gli ostacoli per i giovani agricoltori nell'accesso alle aziende agricole già esistenti o nella creazione di aziende agricole che possono essere affrontati nella prossima revisione della PAC;
   b) garantire che nell'ambito della riforma agraria continuino a migliorare le condizioni generali dello sviluppo rurale, come stabilito, tra l'altro, nella dichiarazione di Cork 2.0 del 2016, al fine di assicurare il successo dei programmi a sostegno dei giovani agricoltori;
   c) inserire nella legislazione relativa alla PAC per il periodo successivo al 2020 (o imporre agli Stati membri di indicare, conformemente alle disposizioni della gestione concorrente) una chiara logica d'intervento per gli strumenti della politica miranti al ricambio generazionale in agricoltura; la logica dell'intervento dovrebbe comprendere:
   una valutazione corretta delle esigenze dei giovani agricoltori;
   una valutazione delle esigenze alle quali gli strumenti d'intervento dell'UE potrebbero rispondere, e di quelle che invece possono essere (o sono già) gestite meglio dalle politiche degli Stati membri, nonché un'analisi delle forme di sostegno più opportune per le esigenze individuate (ad esempio, pagamenti diretti, importi forfettari, strumenti finanziari);
   misure di sensibilizzazione per le autorità, i beneficiari e le loro associazioni sulle possibili forme di assistenza per una cessione anticipata di un'azienda agricola a un successore, complete di misure o servizi di consulenza quali un regime adeguato di pensionamento basato su reddito o entrate nazionali o regionali dei settori agricolo, alimentare e forestale;
   la definizione di obiettivi SMART, che renda espliciti e quantificabili i risultati attesi degli strumenti d'intervento, in termini di tasso di ricambio generazionale previsto e contributo alla redditività delle aziende beneficiarie; in particolare, occorre indicare chiaramente se gli strumenti d'intervento debbano proporsi di sostenere il maggior numero possibile di giovani agricoltori oppure essere mirati a tipologie specifiche di giovani agricoltori;
   d) garantire che attraverso la legislazione proposta relativamente alla PAC per il periodo successivo al 2020, la Commissione e gli Stati membri (conformemente alle disposizioni della gestione concorrente) migliorino il sistema di monitoraggio e valutazione;

Ruolo mondiale dell'Europa

Tassi di errore

255.  rileva che, secondo le risultanze della Corte, le spese per il "Ruolo mondiale dell'Europa" sono inficiate da un livello di errore rilevante, stimato al 2,1% (2,8% nel 2015 e 2,7% nel 2014); accoglie con favore l'andamento positivo del tasso di errore in tale settore strategico;

256.  si rammarica del fatto che, se si escludono le operazioni multi-donatori e di sostegno al bilancio, il tasso di errore per le operazioni gestite direttamente dalla Commissione sia stato quantificato al 2,8% (3,8% nel 2015, 3,7% nel 2014);

257.  osserva che la Commissione e i suoi partner attuatori hanno commesso più errori nelle operazioni relative a sovvenzioni, nonché ad accordi di contributo con le organizzazioni internazionali di quanto non sia avvenuto per altre forme di sostegno; sottolinea in particolare che le operazioni di sostegno al bilancio esaminate dalla Corte erano prive di errori di legittimità e regolarità;

258.  rileva che, se tutte le informazioni detenute dalla Commissione – e i revisori da essa nominati – fossero state utilizzate per rettificare gli errori, il tasso di errore stimato per il capitolo "Ruolo mondiale dell'Europa" sarebbe stato inferiore di 0,9 punti percentuali, vale a dire l'1,4 %, inferiore alla soglia di rilevanza;

259.  osserva che:

   a) il 37% del livello di errore stimato è imputabile a spese per le quali non sono stati forniti i documenti giustificativi necessari;
   b) il 28% del livello di errore stimato si deve a due casi nei quali la Commissione ha accettato spese che non erano state effettivamente sostenute; si rammarica che tale situazione sia già stata rilevata l'anno scorso e osserva che la verifica delle operazioni svolta dalla Corte ha rivelato alcune debolezze di controllo nei sistemi della Commissione;
   c) il 26% del livello di errore stimato riguarda spese non ammissibili, ossia le spese connesse ad attività non contemplate da un contratto o sostenute al di fuori del periodo di ammissibilità, le spese non conformi alla norma relativa all'origine, le imposte non ammissibili nonché i costi indiretti imputati erroneamente come costi diretti;

Dichiarazione di affidabilità

260.  è fortemente preoccupato per il fatto che, secondo la Corte, gli auditor della DG NEAR hanno rilevato debolezze nella gestione indiretta del secondo strumento di assistenza preadesione (IPA II), nello specifico presso le autorità di audit di tre paesi beneficiari dello strumento di assistenza IPA II (Albania, Turchia e Serbia), nonostante le autorità di audit dell'Albania e della Serbia abbiano apportato cambiamenti al fine di risolvere i problemi riscontrati; nel caso della Turchia, "nei sistemi dell'autorità di audit vi sono alcuni settori significativi che potrebbero ancora limitare il livello di garanzia in grado di essere fornito alla Commissione" (relazione annuale 2016 della Corte, paragrafo 9.24);

261.  è preoccupato per il fatto, in base alle stime della Corte, la capacità correttiva della DG NEAR sarebbe stata sopravvalutata e, di conseguenza, anche l'importo complessivo a rischio al pagamento;

Prestazioni

262.  constata che la DG DEVCO ha definito nella sua relazione annuale di attività gli indicatori chiave di prestazione relativi allo sviluppo umano, ai cambiamenti climatici, alle questioni di genere e al tasso di errore, ma si rammarica che nessuno dei suddetti indicatori sia in grado di misurare l'efficacia della politica di cooperazione allo sviluppo, in quanto indicano solo la parte degli aiuti assegnata a ciascuno degli obiettivi invece di misurare l'impatto effettivo, ossia i progressi compiuti nel perseguimento degli obiettivi;

263.  esprime preoccupazione per il fatto che il SAI abbia affermato che "per quanto riguarda la comunicazione, le informazioni sulle prestazioni della DG DEVCO contenute nelle diverse relazioni attinenti alla pianificazione e programmazione strategica (relazioni annuali di attività, relazioni degli ordinatori sottodelegati, EAMR) sono di tipo limitato e non forniscono una reale valutazione della misura in cui gli obiettivi sono stati raggiunti";

Relazioni sulla gestione dell'assistenza esterna

264.  deplora ancora una volta il fatto che le relazioni sulla gestione dell'assistenza esterna (EAMR) rilasciate dai capi delle delegazioni dell'Unione non siano allegate alle relazioni annuali di attività delle DG DEVCO e NEAR, come previsto dall'articolo 67, paragrafo 3, del regolamento finanziario; deplora che tali relazioni siano sistematicamente considerate riservate mentre a norma dell'articolo 67, paragrafo 3, del regolamento finanziario, esse "sono messe a disposizione del Parlamento europeo e del Consiglio, tenendo conto, se del caso, del loro carattere riservato";

265.  prende atto che, nelle risposte del commissario Oettinger alla lettera del relatore, la Commissione informa di stare esaminando un nuovo formato di relazione che potrebbe essere trasmesso al Parlamento senza necessità di procedure sulla riservatezza, evitando in ogni caso i rischi di compromettere la politica diplomatica dell'Unione;

266.  si compiace che la DG DEVCO abbia pubblicato l'elenco delle delegazioni interessate dall'EAMR e abbia analizzato, nella sua relazione annuale di attività, la sintesi degli indicatori chiave di prestazione della DG DEVCO; ribadisce tuttavia che occorre rispettare pienamente il regolamento finanziario;

Fondi fiduciari

267.  ricorda che la possibilità a disposizione della Commissione di istituire e gestire fondi fiduciari dell'Unione è finalizzata a:

   a) potenziare il ruolo internazionale dell'Unione e rafforzare la visibilità e l'efficacia della sua azione esterna e degli aiuti allo sviluppo da essa erogati;
   b) assicurare un processo decisionale accelerato per la scelta delle misure da applicare, aspetto essenziale nelle azioni di emergenza o di post-emergenza;
   c) garantire l'effetto leva delle risorse supplementari destinate all'azione esterna, e
   d) rafforzare, attraverso la messa in comune delle risorse, il coordinamento tra i diversi donatori dell'Unione in specifici settori di intervento;

268.  esprime, alla luce delle recenti esperienze, una serie di preoccupazioni quanto al conseguimento dei principali obiettivi perseguiti mediante l'istituzione di fondi fiduciari e, nello specifico, osserva che:

   a) l'effetto leva di questo nuovo strumento non viene necessariamente garantito, dato che il contributo di altri donatori è, in certi casi, alquanto limitato;
   b) la visibilità dell'azione esterna dell'Unione non è migliorata, nonostante l'esistenza di diversi accordi con le parti interessate, e non viene necessariamente assicurato un migliore coordinamento dell'azione di tutte le parti interessate;
   c) la preferenza a priori per le agenzie degli Stati membri in alcuni accordi costitutivi dei fondi fiduciari porta a un conflitto d'interessi anziché a un incentivo per gli Stati membri a fornire maggiori risorse finanziarie;

269.  ricorda in particolare che il Fondo fiduciario per l'Africa ha un valore di oltre 3,2 miliardi di EUR, di cui oltre 2,9 miliardi di EUR provengono dal Fondo europeo di sviluppo (FES) e 228,667 milioni di EUR da altri donatori; ritiene inaccettabile che il coinvolgimento del FES nei fondi fiduciari limiti ulteriormente la possibilità per il Parlamento di controllare la spesa dell'UE;

270.  sottolinea che la messa in comune di risorse provenienti dal FES, dal bilancio dell'Unione e da altri donatori non dovrebbe far sì che gli importi riservati ai paesi ACP non raggiungano i beneficiari previsti;

271.  sottolinea che il crescente ricorso ad altri meccanismi finanziari, quali i fondi fiduciari, per attuare le politiche dell'Unione assieme al bilancio dell'Unione rischia di nuocere al livello di rendicontabilità e trasparenza, in quanto i meccanismi di rendicontazione, di audit e di controllo pubblico non sono allineati (relazione annuale 2016 della Corte, paragrafo 2.31); sottolinea, in tal senso, l'importanza dell'impegno della Commissione di informare periodicamente l'autorità di bilancio sul finanziamento e sulle operazioni previste e in corso dei fondi fiduciari, ivi compresi i contributi degli Stati membri;

Fondi all'autorità palestinese

272.  insiste perché il materiale didattico e formativo finanziato dai fondi dell'Unione come PEGASE rispecchi i valori comuni quali pace, libertà, tolleranza e non discriminazione nell'ambito dell'istruzione, come stabilito dai ministri dell'Istruzione dell'UE a Parigi il 17 marzo 2015;

Misure da adottare:

273.  invita la DG NEAR (relazione annuale della Corte per l’esercizio 2016, punto 9.37) a:

   a) collaborare con le autorità di audit nei paesi beneficiari dello strumento di assistenza preadesione (IPA II) al fine di migliorare il livello delle loro competenze;
   b) sviluppare indici di rischio al fine di migliorare la valutazione basata sui modelli di controllo interno che la DG aveva giustamente introdotto in modo da misurare meglio l’incidenza degli errori;
   c) indicare chiaramente, nella sua prossima RAA, la portata dello studio sul tasso di errore residuo e la stima dei limiti superiore e inferiore dell’errore;
   d) migliorare il calcolo della capacità correttiva per il 2017, rimediando alle carenze individuate dalla Corte;

274.  invita la DG DEVCO e la DG NEAR a prendere in considerazione la possibilità di definire, in collaborazione con la DG HOME, un indicatore chiave di performance relativo all'eliminazione delle cause profonde e all'origine della migrazione irregolare;

275.  invita la Commissione ad adottare le misure necessarie per ovviare alle carenze individuate dal proprio SAI per quanto riguarda la rendicontazione sulla performance della DG DEVCO e a trasformare la relazione sulla gestione degli aiuti esterni in un documento attendibile e di pubblico dominio, che convalida opportunamente la dichiarazione di affidabilità emessa dai capi delegazione e dal direttore generale della DG DEVCO; chiede alla DG DEVCO di definire ICP in modo tale da permettere di misurare l’efficacia della politica di cooperazione allo sviluppo, senza compromettere, tuttavia, la politica diplomatica dell'Unione attraverso le sue delegazioni;

276.  ritiene fondamentale la possibilità di sospendere l'erogazione dei fondi di preadesione non solo nel caso di comprovato abuso degli stessi, ma anche nel caso in cui un paese in fase di preadesione violi in qualche modo i diritti sanciti dalla Dichiarazione universale dei diritti umani;

277.  sottolinea che i fondi fiduciari dovrebbero essere istituiti solo quando il loro utilizzo è giustificato e l'azione richiesta non è possibile attraverso altri canali di finanziamento esistenti; invita, a tale riguardo, la Commissione, nell'istituzione di fondi fiduciari, a definire principi guida per l'esecuzione di una valutazione concisa e strutturata dei vantaggi comparativi dei fondi fiduciari rispetto ad altri veicoli di aiuti e a effettuare le analisi delle lacune specifiche che i fondi fiduciari dovrebbero colmare; invita inoltre la Commissione a prendere in considerazione la possibilità di porre termine ai fondi fiduciari che non sono in grado di attrarre un contributo significativo di altri donatori o che non apportano alcun valore aggiunto rispetto agli strumenti esterni dell'Unione tradizionali;

278.  deplora vivamente i casi riconosciuti di violenza, abusi sessuali e comportamenti totalmente inopportuni da parte del personale nell'esecuzione dei compiti di assistenza umanitaria alla popolazione civile in situazioni di conflitto e post-conflitto; rileva che la Commissione ha manifestato il proprio impegno a rivedere e, se del caso, sospendere il finanziamento ai partner che non rispettano le rigorose norme etiche richieste; esorta la Commissione, al fine di eliminare questa piaga ed evitarne il ripetersi, a rafforzare i meccanismi di prevenzione nelle procedure di selezione del personale, nonché a intensificare una formazione permanente e il rafforzamento continuo delle capacità per prevenire ed evitare ulteriormente questa piaga; chiede altresì una politica di protezione degli informatori per coloro che denunciano questi casi;

279.  invita la Commissione a una più accurata redazione dei documenti strategici, in modo da fornire più ampia e accurata valutazione delle esigenze di finanziamento e dei migliori strumenti da utilizzare;

280.  chiede alla Commissione di garantire che i finanziamenti dell'Unione siano erogati nel rispetto dei principi dell'UNESCO della pace e della tolleranza;

281.  ritiene essenziale che la capacità amministrativa dei paesi che ricevono finanziamenti sia supportata attivamente dalla Commissione europea tramite adeguata assistenza tecnica;

Migrazione e sicurezza

282.  rileva che al capitolo 8 della sua relazione annuale in materia di "sicurezza e cittadinanza”(87), la Corte non ha calcolato un tasso di errore sulla base delle 15 operazioni che ha esaminato, dal momento che il campione in oggetto non era destinato ad essere rappresentativo della spesa a titolo di tale rubrica del QFP;

283.  prende atto con preoccupazione della constatazione della Corte secondo cui a due anni dall’inizio del periodo di programmazione settennale, l’esecuzione dei pagamenti nell’ambito della gestione concorrente a valere sul Fondo asilo, migrazione e integrazione (AMIF(88)) e sul Fondo Sicurezza interna (ISF) è stata lenta (relazione annuale della Corte per l’esercizio 2016, riquadro 8.2);

284.  segnala che la Corte ha riscontrato diverse carenze di sistema relativamente ai programmi SOLID, AMIF e ISF a livello di Commissione e di Stati membri;

285.  deplora in particolare che:

   a) la Corte abbia evidenziato l’elevato numero di progetti di programmi AMIF e ISF preparati dagli Stati membri ed esaminati dalla Commissione prima della loro approvazione, il che potrebbe ritardarne l’attuazione;
   b) secondo la Corte, la valutazione della Commissione circa i sistemi degli Stati membri per i fondi AMIF e ISF si basava spesso su informazioni non sufficientemente dettagliate, in particolare per quanto riguarda le strategie di audit;
   c) vi siano stati ritardi nella comunicazione degli audit di conformità ex post per i programmi in ambito SOLID e procedure di controllo della qualità non sufficientemente documentate per le attività di audit esternalizzate;

286.  si rammarica del fatto che la Corte ha riscontrato anche le seguenti carenze a livello di Stati membri: controlli in loco non sufficientemente documentati, mancanza di un apposito strumento informatico per la gestione e il controllo dei fondi e alcune carenze negli audit a cura delle autorità di audit degli Stati membri;

287.  deplora il fatto che la Corte ha rilevato nella sua relazione annuale che "L’importo complessivo dei fondi mobilizzati per la crisi dei rifugiati e dei migranti non è stato comunicato dalla Commissione nel 2016 ed è difficile da stimare" (relazione annuale della Corte 2016, punto 2.28);

288.  deplora altresì che la Corte abbia concluso, per quanto riguarda i punti di crisi (hotspot) (relazione speciale della Corte n. 6 del 2017) che:

   a) malgrado il notevole sostegno da parte dell'Unione, alla fine del 2016 le strutture di accoglienza in Grecia e in Italia non erano ancora adeguate;
   b) vi era inoltre una carenza di strutture adatte ad alloggiare minori e a trattare questi casi in linea con le norme internazionali;
   c) il metodo basato sui punti di crisi richiede inoltre che i migranti siano indirizzati verso le appropriate procedure di follow up, ossia la domanda di asilo nazionale o il rimpatrio nel paese di origine e l'attuazione di dette procedure di follow up è spesso lenta e soggetta a vari colli di bottiglia e ciò può avere ripercussioni sul funzionamento degli hotspot;

289.  si rammarica del fatto che, secondo Human Rights Watch, le donne hanno denunciato frequenti molestie sessuali nei punti di crisi in Grecia;

290.  condivide la valutazione della Corte in merito alla mancanza di trasparenza circa la ripartizione dei finanziamenti tra risorse pubbliche e risorse dei migranti nella questione degli aiuti di emergenza per il trasporto di migranti extra-UE dalle isole greche alla parte continentale del paese, come riferito dalla Corte nella sua relazione annuale (relazione annuale della Corte sull'esercizio 2016, riquadro 8.4); ricorda che la legislazione dell'UE non consente ai beneficiari di sovvenzioni dell'Unione di realizzare utili dall'attuazione di un progetto; ritiene che il caso in ispecie sollevi delle questioni di immagine per la Commissione e metta in dubbio la sua gestione sotto il profilo etico;

Misure da adottare

291.  invita:

   a) la DG HOME a prendere in considerazione la possibilità di definire, in collaborazione con la DG DEVCO e la DG NEAR, un indicatore chiave di performance relativo all'eliminazione delle cause profonde e all'origine della migrazione irregolare;
   b) la Commissione a raggruppare in un’unica rubrica le linee di bilancio destinate a finanziare la politica di migrazione, onde migliorarne la trasparenza;
   c) la Commissione a definire strategie specifiche con le squadre di sostegno dell’Unione per garantire la sicurezza delle donne e dei minori accompagnati nei punti di crisi;
   d) la Commissione e gli Stati membri ad adottare le misure necessarie per garantire strutture di accoglienza adeguate in Grecia e in Italia;
   e) la Commissione e gli Stati membri a ovviare alle carenze riscontrate dalla Corte nella gestione dei fondi AMIF e ISF;
   f) la Commissione a fornire una stima dei costi per migrante o richiedente asilo per paese;
   g) la Commissione a prevedere un sistema di controllo in funzione del rispetto dei diritti umani dei rifugiati e dei richiedenti asilo;
   h) la Commissione a intensificare i controlli relativi ai fondi per i rifugiati, spesso attribuiti dagli Stati membri in situazioni di emergenza senza rispettare le norme correntemente applicate;

Codice di condotta dei Commissari e procedura di nomina di alti funzionari

292.  si compiace del fatto che la Commissione ha risposto in maniera adeguata all'invito rivoltole a rivedere il codice di condotta dei Commissari entro la fine del 2017, anche definendo cosa costituisce un conflitto d'interessi e introducendo criteri per valutare la compatibilità dell'occupazione dopo la cessazione del mandato e portando a tre anni il periodo di incompatibilità per il Presidente della Commissione; constata che il nuovo codice è entrato in vigore il 1° febbraio 2018 dell'anno in corso;

293.  rammenta la promessa fatta dal presidente della Commissione Juncker al Mediatore europeo, di accogliere l'ex presidente della Commissione Barroso come un semplice rappresentante di interessi; ricorda il parere del comitato etico ad hoc sulla nuova occupazione del sig. Barroso in qualità di consigliere di Goldman Sachs, secondo cui detta carica sarebbe ammissibile soltanto qualora il sig. Barroso s'impegni ad astenersi dall'esercitare attività di lobbying per conto di Goldman Sachs;

294.  sottolinea le incoerenze create da vari membri della Commissione nel descrivere l'incontro con il Presidente Barroso come incontri con Goldman Sachs International, in base al loro registro delle riunioni; conclude che o le riunioni con il Presidente Barroso non erano incontri con lobbisti, nel qual caso la promessa al Mediatore europeo non è stata mantenuta e il registro delle riunioni della Commissione non costituisce un fedele registro della trasparenza, oppure le riunioni con il sig. Barroso sono state trattate alla stregua di riunioni con un rappresentante di interessi, nel qual caso una delle condizioni fissate dal comitato etico ad hoc è stata violata;

295.  raccomanda che l'inesistenza di un conflitto d'interessi debba inoltre costituire un requisito preliminare per lo svolgimento delle audizioni dei commissari e che, pertanto, i formulari per la dichiarazione degli interessi finanziari debbano essere redatti e resi accessibili prima dell'audizione del commissario da parte della commissione competente del Parlamento ed essere sottoposti a revisione almeno una volta l'anno e ogni qualvolta intervenga una modifica dei dati;

296.  è del parere che la Commissione dovrebbe rendere i consiglieri speciali dei commissari più responsabili e i loro legami e le loro competenze professionali trasparenti e aperti al controllo pubblico al fine di evitare potenziali conflitti d'interessi, dal momento che essi hanno accesso incondizionato alla Commissione; ritiene che tali iniziative contribuiscano a limitare la possibilità di lobbismo di alto livello in maniera surrettizia;

297.  chiede a tale riguardo che i commissari dichiarino tutti i propri interessi (partecipazioni azionarie, appartenenza a consigli di amministrazione, incarichi di consulenza e consiglio, appartenenza a fondazioni vicine, ecc.) nell'ambito di tutte le imprese di cui hanno fatto parte, includendo gli interessi di familiari prossimi, nonché i cambiamenti verificatisi dopo la presentazione della loro candidatura;

298.  sottolinea che il prolungamento del periodo di incompatibilità a tre anni dovrebbe riguardare tutti i membri della Commissione, come richiesto dal Parlamento in diverse occasioni; insiste sulla necessità di rendere di pubblico dominio i pareri del comitato etico allorché sono emessi;

299.  teme che le procedure di nomina del comitato etico indipendente non ne garantiscano l'indipendenza e sottolinea che gli esperti indipendenti non dovrebbero aver ricoperto la carica di Commissario, né dovrebbero aver svolto un incarico di alto funzionario della Commissione; chiede alla Commissione di adottare nuove norme sul comitato etico indipendente in linea con le tale osservazione;

300.  chiede alla Commissione di fornire e pubblicare una relazione annuale redatta dal comitato etico indipendente; ribadisce che il comitato etico indipendente può formulare raccomandazioni sul miglioramento del codice di condotta o della sua attuazione;

301.  è profondamente preoccupato per la mancanza di trasparenza, l'assenza di concorrenza tra il personale idoneo e una possibile violazione dello statuto dei funzionari dell'Unione in occasione della recente nomina del capo di gabinetto del Presidente della Commissione a nuovo Segretario generale della Commissione; osserva che le risposte fornite dalla Commissione alla commissione del Parlamento per il controllo dei bilanci non hanno illustrato in maniera adeguata le ragioni alla base della nomina del Segretario generale attraverso l'applicazione dell'articolo 7 dello statuto dei funzionari, circostanza che ha permesso di effettuare il trasferimento senza rendere il posto vacante e invitare quindi il personale idoneo a candidarsi; si attende che il Presidente della Commissione presenti al Parlamento europeo un piano per attenuare i danni all'immagine pubblica della Commissione provocati dalla recente nomina del Segretario generale;

302.  invita la Commissione, alla luce della recente nomina del Segretario generale della Commissione e nell'ottica di una pubblica amministrazione europea indipendente, a presentare prima della fine del 2018 una proposta di procedura di nomina degli alti funzionari, che garantisca la selezione dei migliori candidati nel quadro della massima trasparenza e delle pari opportunità e che sia sufficientemente ampia da poter essere applicabile a tutte le altre istituzioni dell'Unione, compresi Parlamento e Consiglio;

303.  chiede alla Commissione di prevedere per il futuro l'introduzione dei seguenti miglioramenti:

   a) l'accettazione di doni da parte di donatori degli Stati membri dovrebbe essere vietata (articolo 6, paragrafo 4, del Codice di condotta per i membri della Commissione);
   b) la partecipazione dei Commissari alla politica nazionale nel corso del loro mandato dovrebbe essere sospesa o limitata alla militanza passiva nelle file di un partito;
   c) chiarimento del riferimento agli "usi diplomatici o di cortesia" (articolo 6, paragrafi 2 e 5), caratterizzato da una mancanza di precisione e di chiarezza e che potrebbe essere soggetto ad abusi;
   d) la partecipazione dei Commissari alle campagne elettorali nazionali dovrebbe essere allineata alla partecipazione alla campagna elettorale europea (articoli 9 e 10); in ambo i casi, i Commissari dovrebbero essere tenuti a prendere un congedo elettorale non retribuito;
   e) occorrerebbe maggiore chiarezza in relazione ai criteri per l’eventuale deferimento alla Corte di giustizia dell'Unione europea a norma dell’articolo 245 o 247 TFUE;
   f) i commissari dovrebbero dichiarare tutti i loro interessi pertinenti (in qualità di azionisti, membri di consigli di amministrazione, consiglieri e consulenti, membri di fondazioni associate ecc.) anziché selezionare solo quelli che ritengono possano dare origine a un conflitto d'interessi;
   g) le dichiarazioni d'interessi dovrebbero essere migliorate in linea con la risoluzione del Parlamento del 1° dicembre 2016 sulle dichiarazioni d'interessi dei commissari – Linee guida(89);

Amministrazione

Le risultanze della Corte

304.  constata che le istituzioni hanno collettivamente ridotto del 4,0 % il numero di posti nell'organigramma nel periodo 2013-2017 (da 39 649 a 38 072 posti) e ridotto dell'1,4 % il numero di membri del personale (posti effettivamente occupati da un membro del personale) tra il 2013 e il 2017 (da 37 153 a 36 657 posti);

305.  prende atto altresì delle conclusioni supplementari della Corte:"

"30. nello stesso periodo, tuttavia, l'autorità di bilancio ha concesso nuovi posti per le istituzioni, gli organi e le agenzie, nel quadro della procedura di bilancio annuale. Tali posti sono stati resi disponibili per lo più per lo sviluppo delle loro attività (il che spiega l'incremento significativo del numero di posti assegnati alle agenzie), per l'adesione della Croazia e per i gruppi politici del Parlamento europeo.

   31. Di conseguenza, il numero di posti nell'organigramma è diminuito dell'1,1 % tra il 2012 e il 2017, con sensibili variazioni tra istituzioni (-3,5 %), agenzie decentrate (+ 13,7 %) e agenzie esecutive (+ 42,9 %). Il numero di posti effettivamente occupati dal 1º gennaio 2013 al 1º gennaio 2017 è cresciuto dello 0,4 % durante il periodo (-1,3 % per istituzioni e organismi e + 11,3 % per le agenzie, con un 9,6 % per le agenzie decentrate e un 33,7 % per le agenzie esecutive). La percentuale media di posti vacanti è diminuita dal 6,9 % del 1º gennaio 2013 al 4,5 % del 1º gennaio 2017 e si è attestata al di sotto del 2 % per alcune istituzioni e organismi."(90);
"

306.  prende atto, con preoccupazione, della discriminazione nei confronti dei funzionari dell'Unione in servizio a Lussemburgo, che permane nonostante la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea dell'ottobre 2000 nella causa C-411/98 Ferlini e la direttiva 2011/24/UE, che sanzionano entrambe detta pratica; sottolinea che continuano a essere applicate tariffe maggiorate con il pretesto di due accordi, uno con la Fédération des Hôpitaux (FH - Federazione degli ospedali) del Granducato del Lussemburgo e una con l'Association des Médecins et Dentistes (AMD - Associazione dei medici e dei dentisti), che fissano la maggiorazione al 15 %, che tuttavia raggiunge il 500 % in caso di assistenza presso un centro ospedaliero; deplora che a violare la sentenza del 2000 della Corte di giustizia dell'UE e la direttiva 2011/24/UE non siano soltanto gli accordi, ma anche numerosi operatori sanitari nazionali; invita la Commissione, in primo luogo, a quantificare il costo aggiuntivo annuale di tale maggiorazione tariffaria per il bilancio europeo (RCAM) e di giustificarlo, in secondo luogo a prevedere una procedura di infrazione nei confronti del Granducato di Lussemburgo o altra misura equivalente, in terzo luogo a informare il Parlamento europeo del seguito della petizione pubblica n. 765 presso la Camera dei deputati del Granducato di Lussemburgo e del dibattito pubblico ivi svoltosi il 19 ottobre 2017, e in quarto luogo a protestare contro i due accordi con l'FH e l'AMD;

307.  accoglie con favore le dichiarazioni del commissario Oettinger sulla fine delle restrizioni alla politica del personale onde evitare di compromettere gravemente il buon funzionamento delle istituzioni europee e pertanto la qualità del servizio pubblico dell'Unione ai cittadini europei; insiste sull'importanza di garantire la solidità di una funzione pubblica europea, al servizio del cittadino e in grado di far fronte alle sfide dell'Unione e alla realizzazione delle sue politiche con la maggiore professionalità ed eccellenza possibile dotandola a sua volta degli strumenti giuridici e di bilancio necessari; sottolinea l'importanza di rendere nuovamente attraente la funzione pubblica europea per i giovani professionisti dell'Unione; invita la Commissione a elaborare una relazione sulle conseguenze delle restrizioni sulla funzione pubblica europea in termini di attrattiva e sulla sua effettiva insufficienza, che proponga soluzioni per uniformarla e per migliorare gli interessi dei cittadini europei nel far parte della stessa;

308.  insiste sull'importanza di trovare una soluzione al problema della tariffazione eccessiva, e in molti casi abusiva, delle spese mediche del personale e dei deputati al Parlamento in alcuni Stati membri; chiede alla Commissione di cercare soluzioni a tale problema che in alcuni paesi come il Lussemburgo presuppongono un costo annuo pari a due milioni di EUR (negoziati con i sistemi di sicurezza sociale pubblici e/o privati degli Stati membri, creazione di una tessera analoga alla tessera di assicurazione sanitaria europea per gli spostamenti ecc.);

L'edificio Jean Monnet (JMO I e JMO II) a Lussemburgo

309.  riconosce che la costruzione del nuovo edificio Jean Monnet (JMO II) ha subito notevoli ritardi, legati a costi supplementari;

310.  deplora che la Commissione e le autorità lussemburghesi abbiano impiegato 15 anni (1994-2009) per trovare un accordo sulle future modalità per ospitare i servizi della Commissione a Lussemburgo;

311.  attende con interesse di conoscere l'intera storia degli edifici JMO I/JMO II tra il 1975 e il 2011, come promesso dalla Commissione nelle sue risposte scritte in preparazione dell'audizione con il Commissario Oettinger del 23 gennaio 2018;

312.  deplora che, nonostante nel 1997 fosse stato già predisposto un inventario completo dei materiali contenenti amianto nell'edificio JMO II, la Commissione non abbia abbandonato l'edificio fino al gennaio 2014 e che AIB-Vinçotte Luxembourg non abbia rivisto le sue conclusioni fino al 2013; rileva che le lamine di amianto dell'edificio JMO I presentavano una densità inferiore a quanto ritenuto anteriormente e che pertanto erano più sensibili all'impatto meccanico (per cui era sufficiente una semplice frizione perché le fibre venissero liberate nell'aria e inalate); ritiene che la Commissione, visti i gravi rischi per la salute derivanti dall'inalazione di amianto, dovrebbe aver fruito della competenza e del parere qualificato di altri esperti in materia e in particolare a seguito dell'esperienza subita nell'edificio Berlaymont a Bruxelles; invita la Commissione a comunicare al Parlamento se tutti i lavoratori sono stati debitamente informati della situazione e dei gravi rischi per la salute che sarebbero potuti sorgere qualora fosse stato individuato qualche caso di malattia possibilmente derivante dall'inalazione di particelle di amianto, che misure sono state adottate una volta verificatosi il caso e se sono state adottate misure preventive (test di screening e di rilevamento precoce ecc.); invita altresì la Commissione a comunicare se ha avviato qualche azione contro AIB-Vinçotte Luxembourg per la causa in esame;

313.  apprende che nel dicembre 2015 la Commissione e le autorità lussemburghesi hanno convenuto di condividere i costi associati allo sgombero anticipato dell'edificio JMO I; rileva che, secondo le previsioni iniziali, l'edificio JMO II avrebbe dovuto essere disponibile al 31 dicembre 2014;

314.  invita la Commissione a fornire informazioni dettagliate su quali saranno le spese di locazione dei sei edifici occupati nel frattempo dalla Commissione (ARIA, LACC, HITEC, DRB, BECH e T2) derivanti dai ritardi nella consegna dell'edificio JMO II nonché sulle conseguenze della proroga dei contratti di locazione; chiede alla Commissione di garantire il miglioramento delle condizioni di lavoro in questi sei edifici in stretta cooperazione con il comitato di sicurezza e igiene del lavoro e di negoziare rapidamente con le autorità lussemburghesi il miglioramento delle condizioni di mobilità e accesso intorno agli stessi; le ricorda che occorre istituire servizi medici in ciascuno di tali edifici in conformità delle normative nazionali del Lussemburgo;

315.  ha recentemente appreso che la prima fase edificativa dell'edificio JMO II si concluderà probabilmente all'inizio del 2020 e la seconda fase all'inizio del 2024; prende atto delle motivazioni fornite dalla Commissione sulle cause dei ritardi:

   a) il consorzio di architetti KSP ha chiesto di rivedere alcune clausole del contratto di gestione,
   b) una procedura di gara per lavori di movimento terra ha incontrato problemi amministrativi,
   c) sono intervenuti cambiamenti significativi in termini di misure di sicurezza;

e la invita a fornire i documenti giustificativi di tali motivazioni nonché i dettagli dei costi derivanti dal ritardo nella consegna dell'edificio;

316.  desidera ricevere i documenti giustificativi a sostegno di tali spiegazioni entro il 30 giugno 2018;

Scuole europee

317.  ricorda che la Commissione ha coperto il 61 % (177,8 milioni di EUR) del bilancio delle scuole nel 2016;

318.  deplora che, dopo più di 15 anni(91), non vi sia ancora un sistema di sana gestione finanziaria per le scuole europee;

319.  richiama l'attenzione, in tale contesto, sulla relazione annuale della Corte sui conti annuali delle scuole europee per l'esercizio 2016, che ha messo in luce le seguenti carenze(92):""27. la Corte ha riscontrato carenze significative nell'applicazione della contabilità per competenza nei conti dell'ufficio centrale e delle scuole di Alicante e Karlsruhe, in particolare il calcolo e la contabilizzazione degli accantonamenti per le prestazioni per il personale e la registrazione dei debiti e dei crediti. Gli errori rilevanti sono stati corretti nel corso della fase di consolidamento. […] 30. Mentre i sistemi di controllo interno delle scuole di Alicante e Karlsruhe presentavano soltanto poche carenze, vi ne sono ancora di significative nel sistema di controllo interno dell'ufficio centrale. Le relazioni di audit del revisore indipendente esterno ha rivelato altresì carenze significative nelle procedure di assunzione, di gara e di pagamento. La Corte non è pertanto in grado di confermare che la gestione finanziaria è stata condotta in conformità con il quadro generale.""

320.  riconosce che il direttore generale ha agito pertanto coerentemente nel limitare la sua dichiarazione di affidabilità: "Il direttore generale, nella sua veste di ordinatore delegato, pur avendo firmato la dichiarazione di affidabilità, ha però emesso una riserva reputazionale per quanto riguarda la gestione efficace di alcuni dei fondi della Commissione destinati alle scuole europee."(93);

321.  deplora che la relazione annuale della Corte sui conti annuali delle scuole europee per l'esercizio 2016 abbia messo in luce numerose carenze; ritiene che la responsabilità finanziaria del sistema delle scuole europee debba essere aumentata a un livello adeguato mediante un'apposita procedura di discarico per i 177,8 milioni di EUR posti a sua disposizione;

322.  ribadisce la posizione del Parlamento sulla necessità urgente di una "revisione globale" del sistema delle scuole europee che tenga conto della la riforma che [fa] capo a questioni gestionali, finanziarie, organizzative e pedagogiche" e ricorda la sua richiesta alla "Commissione di presentare al Parlamento una relazione annuale con la sua valutazione dello stato di avanzamento";

323.  chiede alla Commissione quando prevede che sarà operativo un sistema di sana gestione finanziaria per le scuole europee; chiede alla Commissione di adottare le misure necessarie per poter applicare quanto prima un sistema di sana gestione finanziaria per le scuole europee;

Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF)

324.  esprime stupore che lo sviluppo di un nuovo sistema automatico di gestione dei fascicoli, concepito internamente, costerà 12,2 milioni di EUR; chiede se l'OLAF ha effettuato una prospezione di mercato per individuare soluzioni più economiche, prima di impegnarsi in una spesa del genere; auspica che la Commissione e l'OLAF presentino all'autorità per il discarico una motivazione dettagliata dei costi stimati e delle iniziative intraprese per trovare una soluzione più economica;

325.  nutre forti dubbi in merito:

   a) alla creazione di posti con l'unica finalità di contribuire ad agevolare un distacco;
   b) al mancato rispetto da parte di un funzionario di alto livello di un periodo di incompatibilità prima di accettare una posizione con stretti legami con la precedente occupazione;
   c) al rischio che corre un funzionario di alto livello di essere implicato in un conflitto d'interessi in termini di fedeltà al suo datore di lavoro precedente e attuale;

Gruppi di esperti

326.  invita la Commissione a garantire una composizione equilibrata dei gruppi di esperti; prende atto della relazione dell'Osservatorio europeo delle imprese del 14 febbraio 2017 dal titolo "Corporate interests continue to dominate key expert groups" (Gli interessi delle imprese continuano a dominare i principali gruppi di esperti)(94); esprime preoccupazione in merito alla sua conclusione, in particolare per lo squilibrio nei gruppi di esperti GEAR2030, Scambio automatico di informazioni finanziarie a fini fiscali, Forum congiunto sui prezzi di trasferimento, Piattaforma sulla buona governance fiscale e sottogruppo sulle emissioni reali di guida dei veicoli leggeri del gruppo di lavoro sui veicoli a motore; ritiene che il Parlamento non abbia ancora ricevuto una risposta formale alla sua risoluzione del 14 febbraio 2017 sul controllo del registro e della composizione dei gruppi di esperti della Commissione(95); invita la Commissione a dare senza indugio una risposta dettagliata;

Gruppo Volkswagen

Giornalismo investigativo e lotta alla corruzione

327.  condanna l'uccisione del giornalista investigativo slovacco Ján Kuciak e della sua fidanzata Martina Kušnírová il 22 febbraio 2018; è molto preoccupato per le informazioni secondo cui questo assassinio potrebbe essere legato al pagamento fraudolento dei fondi di trasferimento dell'Unione a un residente in Slovacchia e con presunti legami al gruppo di criminalità organizzata della 'Ndrangheta; chiede alla Commissione e all'OLAF di esaminare attentamente il fascicolo e riferire in merito nel quadro del seguito dato al discarico della Commissione;

328.  deplora la sospensione della rendicontazione paese per paese nella seconda relazione dell'UE sulla lotta alla corruzione da parte della Commissione (ARES (2017)455202); invita la Commissione a riprendere a riferire, in modo distinto dal semestre economico europeo, in merito alla situazione della corruzione negli Stati membri, compresa una valutazione dell'efficacia delle misure anticorruzione sostenute dall'UE; sollecita vivamente la Commissione a valutare gli sforzi anticorruzione non solo in termini di perdita economica;

329.  invita la Commissione a compiere uno sforzo rinnovato per consentire all'UE di diventare parte firmataria di GRECO (gruppo di Stati contro la corruzione);

Indennità transitorie

330.  prende atto dei risultati e delle raccomandazioni dello studio del dipartimento tematico D del Parlamento dal titolo "Transitional allowances for former EU office holders - too few conditions" (Indennità transitorie per gli ex titolari di cariche dell'UE – condizioni insufficienti); invita la Commissione a tenere conto di dette raccomandazioni e ad avviare una revisione delle indennità transitorie per gli ex titolari di cariche dell'UE al fine di aumentare la trasparenza delle indennità e la responsabilità del bilancio dell'UE nei confronti dei cittadini; invita, in particolare, gli ex titolari di cariche dell'UE ad astenersi da attività di lobby presso le istituzioni dell'UE fintantoché ricevono un'indennità transitoria;

Agenzie esecutive

331.  invita le agenzie esecutive interessate:

   a) a dare seguito e attuazione alle raccomandazioni del Servizio di audit interno;
   b) a evitare riporti nella misura del possibile, mediante l'introduzione di stanziamenti di bilancio differenziati che rispecchino meglio la natura pluriennale delle operazioni;
   c) a conservare dati dettagliati ed esaustivi sulle procedure di appalto pubblico e di assunzione.

Pareri delle commissioni

Affari esteri

332.  prende nota della relazione finale sulla valutazione esterna dello strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR), pubblicata nel giugno 2017; si compiace dei segnali che indicano che l'osservazione elettorale sta contribuendo agli obiettivi generali e specifici dell'EIDHR; sottolinea l'importanza di garantire un sostegno costante alle popolazioni locali per quanto concerne le missioni di osservazione elettorale; a tal fine, attira l'attenzione sulla necessità di assicurare l'efficacia in termini di costi e di introdurre una proporzionalità tra le risorse utilizzate per le missioni di osservazione elettorale e il seguito dato alle relative raccomandazioni; invita la Commissione a prendere in considerazione le proposte avanzate nella relazione finale sulla valutazione esterna dell'EIDHR per rafforzare ulteriormente il seguito dato alle raccomandazioni che derivano dall'osservazione elettorale;

333.  osserva, pur accogliendo con favore i progressi conseguiti, che la Commissione non ha ancora riconosciuto la conformità all'articolo 60 del regolamento finanziario per quattro missioni civili su dieci nel quadro della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC); esorta la Commissione a intensificare i lavori per accreditare tutte le missioni civili della PSDC, in linea con la raccomandazione della Corte, di modo che possano essere incaricate di compiti di esecuzione del bilancio nell'ambito della gestione indiretta;

Sviluppo e cooperazione

334.  è estremamente preoccupato per la netta tendenza rilevata nelle recenti proposte della Commissione di ignorare le disposizioni giuridicamente vincolanti del regolamento (UE) n. 233/2014(96) quando si tratta di spese per l'aiuto pubblico allo sviluppo ammissibili e di paesi ammissibili al finanziamento a titolo dello strumento di cooperazione allo sviluppo (DCI); ricorda che la legittimità delle spese dell'Unione è un principio fondamentale di sana gestione finanziaria e che le considerazioni politiche non dovrebbero prevalere su disposizioni giuridiche chiare; ricorda che il DCI è innanzitutto uno strumento inteso a combattere la povertà;

335.  è favorevole all'utilizzo del sostegno al bilancio, ma esorta la Commissione a definire e a valutare più chiaramente, caso per caso, i risultati da raggiungere nell'ambito dello sviluppo e, soprattutto, a potenziare i meccanismi di controllo relativi alla condotta degli Stati beneficiari nel campo della corruzione, del rispetto dei diritti umani, dello Stato di diritto e della democrazia; manifesta profonda preoccupazione per il potenziale utilizzo del sostegno al bilancio nei paesi privi di un controllo democratico sia per l'assenza di una democrazia parlamentare funzionante e di libertà della società civile e dei media, sia per la mancanza di capacità degli organismi di vigilanza;

336.  esprime preoccupazione per l'affermazione della Corte secondo cui vi è un grave rischio che l'Unione non soddisfi l'obiettivo di integrare il cambiamento climatico in tutto il bilancio dell'Unione e che l'obiettivo di destinare il 20 % delle spese per le azioni connesse al clima non venga raggiunto;

337.  esprime preoccupazione per la conclusione della Corte secondo cui il sistema dell'Unione per la certificazione della sostenibilità dei biocarburanti non è pienamente affidabile(97); pone l'accento sulle conseguenze negative che ne potrebbero derivare per i paesi in via di sviluppo, dal momento che, secondo quanto constatato dalla Corte: "la Commissione non prevede l'obbligo per i sistemi volontari di verificare che la produzione di biocarburante da certificare non comporti rischi significativi di effetti socioeconomici negativi, quali conflitti inerenti alla proprietà fondiaria, lavoro forzato/minorile, condizioni di lavoro inadeguate per gli agricoltori o pericoli per la salute e la sicurezza"; invita la Commissione ad affrontare tale problema;

338.  si attende di essere pienamente informato e consultato sulla revisione intermedia del DCI, che dovrebbe tenere conto dell'Agenda 2030 e di un nuovo consenso europeo in materia di sviluppo;

339.  invita la Commissione ad adottare un approccio allo sviluppo basato su incentivi, introducendo il principio "più progressi, più aiuti", prendendo come esempio la politica europea di vicinato; ritiene che quanto più intensamente e rapidamente un paese progredisce sulla via delle riforme interne volte alla costruzione e al consolidamento delle istituzioni democratiche, all'eliminazione della corruzione, al rispetto dei diritti umani e dello Stato di diritto, tanto più importante dovrebbe essere il sostegno che riceve dall'Unione; sottolinea che tale approccio basato sulla "condizionalità positiva", congiuntamente a un'attenzione particolare al finanziamento di progetti su piccola scala per le comunità rurali, può condurre a un reale cambiamento e garantire che il denaro dei contribuenti dell'Unione sia speso in modo più sostenibile; condanna fermamente, d'altro canto, qualsiasi tentativo di subordinare gli aiuti ai controlli delle frontiere;

Occupazione e affari sociali

340.  è preoccupato per il fatto che, nel corso dell'esame dei 168 progetti completati nel settore "Coesione economica, sociale e territoriale", la Corte ha riscontrato che solo un terzo di essi disponeva di un sistema di misurazione del rendimento e di indicatori di realizzazione e di risultato connessi agli obiettivi del programma operativo e che per il 42 % non erano stati definiti indicatori di risultato o valori-obiettivo, per cui non è stato possibile valutare il contributo specifico apportato da tali progetti agli obiettivi globali del programma;

341.  prende atto della raccomandazione della Corte secondo cui, nel riconsiderare la concezione e il meccanismo di erogazione dei fondi SIE nel periodo successivo al 2020, la Commissione dovrebbe incentrare maggiormente il programma sui risultati e semplificare il meccanismo dei pagamenti sostenendo, se del caso, l'introduzione di ulteriori misure che subordinino il volume dei pagamenti ai risultati, anziché limitarsi a rimborsare i costi;

342.  accoglie con favore i risultati conseguiti per i tre assi del Programma dell'Unione europea per l'occupazione e l'innovazione sociale (EaSI) nel 2016; richiama l'attenzione sull'importanza del sostegno dell'EaSI e, in particolare, degli assi relativi a Progress e alla Rete europea di servizi per l'impiego (EURES), per l'attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali; rileva con preoccupazione che la sezione tematica sull'imprenditoria sociale nell'ambito dell'asse EaSI "Microfinanziamenti e imprenditoria sociale" continua a registrare una performance insufficiente; invita la Commissione a insistere affinché il Fondo sociale europeo si impegni per un pieno utilizzo delle risorse nell'ambito della sezione tematica sull'imprenditoria sociale;

Ambiente, salute pubblica e sicurezza alimentare

343.  sottolinea che nel 2016 è stato elaborato un piano d'azione, a seguito delle osservazioni della Corte, per migliorare la situazione relativa ai ritardi dei pagamenti nell'ambito del programma LIFE; rileva che il tasso di pagamenti tardivi per l'esercizio 2016 ha raggiunto il 3,9 %;

344.  si rammarica che non esista un quadro specifico di segnalazione gestito dalla Commissione in relazione all'identificazione e alla misurazione delle implicazioni indesiderate delle politiche dell'Unione che contribuiscono negativamente ai cambiamenti climatici, nonché in relazione alla quantificazione della quota rappresentata da tali spese nel bilancio totale dell'Unione;

345.  sottolinea che gli audit interni hanno anche mostrato ritardi nell'attuazione di una raccomandazione molto importante in materia di sicurezza informatica (sulla gestione della sicurezza del sistema informatico EU ETS), il che espone i servizi della Commissione al rischio di violazioni della sicurezza;

346.  rileva che la valutazione ex post del secondo programma Salute avviata nel luglio 2016 ha riscontrato che, sebbene il programma abbia conseguito risultati apprezzabili con un chiaro legame con le priorità delle politiche sanitarie dell'Unione e nazionali, esiste ancora un margine di miglioramento per quanto riguarda la diffusione dei risultati delle azioni e le sinergie con altri strumenti di finanziamento dell'Unione, quali i fondi strutturali;

Trasporti e turismo

347.  si rammarica del fatto che, in un momento in cui il prossimo QFP è in fase di preparazione, la Corte non abbia fornito informazioni complete in merito agli audit eseguiti nel settore dei trasporti nel settore "Competitività per la crescita e l'occupazione", in particolare per quanto riguarda il meccanismo per collegare l'Europa (CEF);

348.  rileva che, a fine 2016, il CEF aveva fornito sostegno a 452 progetti nel settore dei trasporti per un totale di 19,4 miliardi di EUR di investimenti in tutta Europa; ribadisce l'importanza dello strumento di finanziamento del meccanismo per collegare l'Europa ai fini del completamento della rete TEN-T e della realizzazione di uno spazio unico europeo dei trasporti; sottolinea che i tagli di bilancio al meccanismo per collegare l'Europa effettuati in passato a causa del finanziamento dell'iniziativa del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) dovrebbero essere evitati in futuro;

349.  osserva che, nel 2016, il FEIS ha fornito finanziamenti pari a 3,64 miliardi di EUR per 29 operazioni, di cui 25 progetti nel settore dei trasporti e 4 fondi multisettoriali con investimenti per un importo totale stimato in 12,65 miliardi di EUR; si rammarica che la Commissione e la BEI non abbiano fornito informazioni esaurienti settore per settore su base annuale dei progetti finanziati dal FEIS;

350.  prende atto del lancio, nel 2016, del programma Green Shipping Guarantee attraverso il nuovo strumento di debito del CEF e del FEIS, che potenzialmente mobilizzerà 3 miliardi di EUR di investimenti per attrezzare le navi con tecnologia pulita; chiede alla Commissione di fornire informazioni dettagliate in merito all'attuazione del programma, ivi compresi gli aspetti tecnologici e l'impatto ambientale ed economico;

351.  osserva che il numero degli strumenti finanziari è aumentato considerevolmente, il che consente nuove opportunità di finanziamento misto nel settore dei trasporti, creando al tempo stesso una rete complessa di accordi intorno al bilancio dell'Unione; è preoccupato che questi strumenti, in parallelo al bilancio dell'Unione, possano rischiare di compromettere il livello di responsabilità e di trasparenza, dal momento che la rendicontazione, la revisione e il controllo pubblico non sono armonizzati; si rammarica inoltre per il fatto che, con l'utilizzo dei fondi FEIS, i poteri di esecuzione siano delegati alla BEI con un controllo pubblico più limitato rispetto ad altri strumenti finanziati dal bilancio dell'Unione;

352.  invita la Commissione a presentare in modo chiaro per il settore dei trasporti una valutazione dell'impatto del FEIS su altri strumenti finanziari, in particolare per quanto riguarda il CEF, nonché sulla coerenza dello strumento di debito del CEF con altre iniziative dell'Unione, in tempo utile prima della proposta per il prossimo QFP e il prossimo CEF; chiede che tale valutazione presenti una chiara analisi dell'equilibrio geografico degli investimenti nel settore dei trasporti; ricorda tuttavia che i fondi utilizzati a titolo di uno strumento finanziario non dovrebbero essere considerati l'unico criterio pertinente ai fini della valutazione dei suoi risultati; invita pertanto la Commissione ad approfondire la sua valutazione dei risultati conseguiti nell'ambito dei progetti di trasporto finanziati dall'Unione e a misurare il loro valore aggiunto;

353.  ribadisce la sua richiesta che la Commissione, in considerazione delle molteplici fonti di finanziamento, fornisca un accesso agevole ai progetti - sotto forma di uno sportello unico - onde consentire ai cittadini di seguire con chiarezza gli sviluppi e il finanziamento delle infrastrutture cofinanziate dai fondi dell'Unione e dal FEIS;

354.  invita la Commissione a valutare l'efficacia finanziaria dell'accordo con Eurocontrol per quanto riguarda l'organo di valutazione delle prestazioni (PRB) e a portare avanti la proposta di istituire detto organo in quanto regolatore economico europeo, sotto la supervisione della Commissione; inoltre, in considerazione della necessità di attuare quanto prima il Cielo unico europeo e al fine di accrescere la competitività del settore dell'aviazione, invita la Commissione a portare avanti la proposta per la designazione del gestore della rete come prestatore di servizi indipendente nell'ambito di un partenariato settoriale;

355.  invita la Commissione a presentare una valutazione d'impatto dei progetti finanziati dagli Stati membri nel settore dei trasporti nell'ambito della strategia per il Danubio e ad avanzare una proposta per incrementare il valore aggiunto dei progetti futuri, al fine di contribuire al completamento di questo importante corridoio di trasporto;

356.  si rammarica profondamente per il fatto che, a causa dell'assenza di una linea di bilancio specifica per il turismo, vi sia una mancanza di trasparenza per quanto riguarda i fondi dell'Unione utilizzati a sostegno delle azioni in questo settore; ribadisce la sua richiesta di aggiungere una linea dedicata al turismo nei futuri bilanci dell'Unione;

Sviluppo regionale

357.  richiama l'attenzione sul ruolo che le capacità amministrative svolgono nell'utilizzo regolare dei fondi SIE; ritiene che uno scambio di buone pratiche potrebbe contribuire efficacemente a rafforzare le capacità degli Stati membri in questo ambito;

358.  è profondamente preoccupato per il fatto che i forti ritardi nell'attuazione delle politiche di coesione economica, sociale e territoriale abbiano esacerbato le molteplici disuguaglianze nell'Unione e all'interno degli Stati membri e delle regioni, mettendo così a repentaglio l'integrità dell'Unione;

359.  prende atto della relazione strategica 2017 sull'attuazione dei fondi SIE(98), in cui si sottolinea che la selezione dei progetti relativi a detti fondi ha raggiunto un totale di 278 miliardi di EUR, ovvero il 44 % dell'investimento complessivo previsto per il periodo 2014-2020, che è stato immesso nell'economia reale europea sin dall'inizio del periodo di finanziamento; ritiene che l'attuazione dei programmi 2014-2020 abbia ormai raggiunto la velocità di crociera, dimostrando non solo il valore aggiunto degli investimenti della politica di coesione per tutte le regioni dell'Unione, ma anche la necessità di ulteriori sforzi per rafforzare la capacità amministrativa delle autorità nazionali, regionali e locali;

Agricoltura e sviluppo rurale

360.  si compiace del fatto che il SIPA abbia registrato un ulteriore miglioramento e una maggiore precisione e che ciò lo renda un ottimo strumento per ridurre il tasso di errore e l'onere amministrativo per gli agricoltori e gli organismi pagatori;

361.  invita la Commissione e gli Stati membri a monitorare la considerevole volatilità dei prezzi dei prodotti agricoli, che ha ricadute negative sui redditi degli agricoltori, e a reagire prontamente ed efficacemente ove necessario;

362.  osserva che, a quanto pare, il primo anno completo di attuazione dell'"inverdimento" non ha inciso sul tasso di errore, il che può essere considerato un risultato importante da parte degli agricoltori e degli organismi pagatori, data la natura complessa delle norme in materia di inverdimento; condivide il parere della Commissione secondo cui è ancora troppo presto per trarre conclusioni sui risultati ambientali precisi; rileva che, oltre all'inverdimento, anche altri fattori influenzano in particolare le prestazioni ambientali del settore agricolo; sottolinea che l'"inverdimento" funge da esempio della maggiore necessità di controllo delle prestazioni anche nel settore agricolo;

363.  accoglie con favore il regime di inverdimento e il suo obiettivo di rendere le aziende agricole dell'Unione più rispettose dell'ambiente attraverso le pratiche di diversificazione delle colture, il mantenimento dei prati permanenti esistenti e la creazione di aree di interesse ecologico su terreni coltivabili, come delineato nella relazione annuale della Corte;

364.  rammenta che vi è una differenza significativa nel tipo e nella portata degli errori, ad esempio tra le omissioni involontarie, di natura amministrativa, e i casi di frode, e che le omissioni non comportano di norma alcun danno finanziario al contribuente, elemento che dovrebbe altresì essere considerato in fase di stima del tasso di errore effettivo; ricorda alla Commissione che, in ultima istanza, il rischio di errori involontari dovuti alla complessità della regolamentazione è sostenuto dal beneficiario; si rammarica del fatto che, anche quando l'investimento si sia rivelato efficace, la Corte consideri la spesa inammissibile al 100 % in caso di errori negli appalti pubblici; sottolinea pertanto che è auspicabile un'ulteriore razionalizzazione nel metodo di calcolo dell'errore;

365.  rileva che l'accesso ai dati e un monitoraggio efficace, in particolare degli aspetti ambientali, sono essenziali, considerando che determinate risorse naturali, come il suolo e la biodiversità, sono alla base della produttività agricola a lungo termine;

366.  si augura che la Corte faccia evolvere le proprie pratiche di controllo per integrare la pertinenza dell'utilizzo dei fondi allo stesso livello del controllo della loro assegnazione;

Pesca

367.  insiste affinché nelle sue relazioni future la Corte presenti un tasso di errore separato per la pesca e gli affari marittimi al fine di eliminare le distorsioni derivanti dall'inclusione di altri settori nello stesso capitolo; constata che, nella relazione annuale della Corte, il settore degli affari marittimi e della pesca non è sufficientemente dettagliato, cosa che rende difficile una valutazione corretta della gestione finanziaria;

368.  si congratula con la Commissione per il tasso di esecuzione particolarmente elevato del titolo 11 della sezione III del bilancio dell'esercizio 2016 (affari marittimi e pesca), tanto per gli stanziamenti d'impegno (99,2%), quanto per gli stanziamenti di pagamento (94,7%); ricorda che, ai sensi dell'articolo 13 del regolamento (UE) n. 508/2014(99), le risorse di bilancio sono ripartite in base alle loro destinazioni e che sarebbe quindi opportuno che nella sua relazione la Commissione dettagliasse il tasso di esecuzione conformemente alle linee di bilancio;

369.  prende atto della riserva formulata nella relazione annuale di attività della DG MARE, riserva che riguarda otto Stati membri, per quanto concerne le spese non ammissibili individuate nel Fondo europeo per la pesca (FEP);

370.  incoraggia la DG MARE nei suoi sforzi di controllo degli stanziamenti soggetti a gestione concorrente, in particolare nel caso delle azioni concernenti il FEP e il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP);

371.  constata che il rischio di perdita di fondi è di 5,9 milioni di euro e che la Commissione ha adottato le misure necessarie per valutare le spese nel 2017 e, se del caso, recuperare i fondi;

372.  osserva che, tre anni dopo la sua adozione, avvenuta il 15 maggio 2014, il livello di attuazione del FEAMP per il periodo 2014-2020 è ancora insufficiente, considerato che a settembre del 2017, solo l'1,7% dei 5,7 miliardi di euro messi a disposizione in gestione concorrente era stato utilizzato; osserva che l'utilizzo del FEAMP è di competenza degli Stati membri; ricorda che, ai sensi dell'articolo 13 del regolamento (UE) n. 508/2014, le risorse di bilancio sono ripartite in base alle loro destinazioni e che sarebbe quindi opportuno che nella sua relazione la Commissione dettagliasse il tasso di esecuzione conformemente alle linee di bilancio;

373.  ritiene necessario fornire agli Stati membri tutto il sostegno possibile per garantire un utilizzo corretto e completo delle risorse del FEAMP, con elevati tassi di esecuzione, in linea con le loro rispettive priorità ed esigenze, in particolare per quanto riguarda lo sviluppo sostenibile del settore della pesca;

Cultura e istruzione

374.  si compiace del fatto che Erasmus+ abbia permesso a 500 000 persone di studiare, formarsi o fare volontariato all'estero nel 2016 e sia sulla buona strada per raggiungere l'obiettivo di 4 milioni di partecipanti entro il 2020; sottolinea che gli studenti Erasmus + tendono a sviluppare un ampio spettro di capacità, competenze e conoscenze trasferibili e godono di migliori prospettive di carriera rispetto agli studenti non mobili e che il programma costituisce un investimento strategico per i giovani europei; sottolinea, tuttavia, la necessità di garantire una più ampia accessibilità del programma, in particolare per i giovani con minori opportunità;

375.  accoglie con favore il trasferimento online di gran parte della procedura di domanda di finanziamenti Erasmus+; ritiene, tuttavia, che la procedura possa essere ulteriormente semplificata abbandonando la necessità di richiedere la firma fisica delle lettere di mandato dei partner nei progetti;

376.  rileva che persistono problemi di accesso ai finanziamenti di Erasmus+ nel settore Gioventù, legati alla decentralizzazione della gestione del programma in capo alle agenzie nazionali; richiede alla Commissione europea di adottare le misure necessarie, ad esempio centralizzare una parte di questi finanziamenti in capo all'agenzia esecutiva; chiede inoltre che la Commissione preveda gli strumenti necessari a un maggior coinvolgimento di tutti i beneficiari del programma, ad esempio mediante la costituzione di sotto-comitati settoriali permanenti, come previsto dal regolamento (UE) n. 1288/2013(100);

377.  chiede che ciò che ha finora determinato il successo di Erasmus +, vale a dire gli scambi universitari, non venga annullato impiegando i finanziamenti per un altro programma o estendendo questo programma ad altri destinatari come i migranti;

378.  è allarmato dai tassi di selezione cronicamente bassi dei progetti a titolo del programma "Europa per i cittadini" e del sottoprogramma "Cultura" di "Europa creativa" (rispettivamente il 16% e l'11% nel 2016); sottolinea che questi deboli tassi di selezione causano frustrazione tra i candidati e sono sintomatici di livelli inadeguati di finanziamento, che non corrisponde agli ambiziosi obiettivi dei programmi;

379.  sottolinea che la stessa Agenzia Esecutiva per la Cultura, Istruzione e l'Audiovisivo (EACEA) della Commissione europea afferma che il programma Europa per i Cittadini ha raggiunto piena maturità nel 2016, al suo terzo anno di esecuzione; invita, perciò, la Commissione e il Consiglio a tenere adeguatamente in considerazione i tempi lunghi per la piena implementazione dei nuovi programmi nel QFP 2014-2020, onde evitare che tali ritardi si ripetano anche nel futuro quadro finanziario post-2020;

380.  elogia il ruolo dell'EACEA nell'attuazione dei tre programmi di cultura e istruzione, come evidenziato dalla valutazione positiva del lavoro dell'Agenzia completata nel 2016; accoglie con favore il maggiore ricorso alla comunicazione dei dati per via elettronica da parte dell'EACEA per i progetti finanziati, che dovrebbe migliorare la raccolta di dati e il monitoraggio dei progetti, contribuire ad alimentare il lavoro politico della Commissione e assistere i beneficiari; è lieto di constatare che l'EACEA effettui il 92% dei suoi pagamenti entro i termini stabiliti dal regolamento finanziario; invita l'EACEA, dal momento che i beneficiari del programma di istruzione e cultura sono spesso organizzazioni molto piccole, a cercare di ottenere risultati migliori, potenzialmente attraverso un indicatore del termine medio di pagamento;

381.  prende atto del lancio, nel 2016, dello strumento di garanzia per i settori culturali e creativi, con un bilancio di 121 milioni di EUR fino al 2022 e dell'interesse iniziale manifestato dal settore e dagli intermediari finanziari; chiede una rapida attuazione del previsto anticipo di 60 milioni di EUR a titolo dello strumento dal Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS); ricorda che i prestiti integrano altre fonti di finanziamento essenziali per il settore, come le sovvenzioni;

382.  esprime preoccupazione per il bassissimo livello di finanziamento a titolo del FEIS a favore dei settori dell'istruzione, della cultura e della creatività nel 2016; ritiene che un sostegno specifico e settoriale sia essenziale per garantire che il settore culturale e creativo benefici dei prestiti a titolo del FEIS;

383.  ribadisce il proprio sostegno a una copertura mediatica indipendente degli affari europei, in particolare attraverso l'assistenza di bilancio per le reti televisive, radiofoniche e online; si compiace del proseguimento della sovvenzione per Euranet+ fino al 2018 e sollecita la Commissione a trovare un modello di finanziamento più sostenibile per la rete;

Libertà civili, giustizia e affari interni

384.  ricorda che nel 2016 si è fatto ampio ricorso agli strumenti speciali per rispondere alla situazione umanitaria dei richiedenti asilo nell'Unione e che vi è quindi il rischio che l'importo rimanente fino alla fine dell'attuale QFP possa non essere sufficiente per rispondere agli imprevisti che potrebbero verificarsi prima del 2020; chiede alla Commissione di risolvere questo problema strutturale nel prossimo QFP e di informare debitamente il Parlamento;

385.  esorta a mettere a punto una strategia coerente e sistematica, che preveda priorità politiche e operative più chiare, più solide e a lungo termine onde tutelare i diritti e le libertà fondamentali, garantendone al contempo l'attuazione anche tramite l'assegnazione di fondi sufficienti a tale scopo.

Diritti della donna e uguaglianza di genere

386.  sottolinea che la parità tra donne e uomini dovrebbe essere garantita in tutti i settori di intervento; ribadisce quindi l'invito ad attuare il bilancio di genere in tutte le fasi della procedura di bilancio, ivi comprese l'esecuzione del bilancio e la valutazione della sua esecuzione;

387.  si rammarica che le linee di bilancio relative al programma "Diritti, uguaglianza e cittadinanza" (REC) 2014-2020 non precisino le risorse assegnate a ciascuno degli obiettivi del programma legati alla parità di genere; si compiace che, nel 2016, la Rete Violenza contro le donne e la Lobby delle donne europee abbiano ricevuto sovvenzioni nell'ambito della lotta contro la violenza nei confronti delle donne e a favore della parità di genere;

388.  ribadisce il proprio invito a mantenere una linea di bilancio separata per l'obiettivo specifico Daphne, dotata di risorse supplementari, onde invertire la tendenza alla diminuzione delle risorse destinate al programma Daphne nel periodo 2014-2020;

389.  deplora che il Fondo europeo per gli investimenti strategici non includa una prospettiva di genere e sottolinea che il processo di ripresa non potrà avere buon esito se non si affronta l'impatto delle crisi sulle donne;

390.  sottolinea che l'integrazione della dimensione di genere figura anche tra i principi alla base dell’AMIF; deplora tuttavia la mancanza di azioni mirate in relazione alla parità di genere, dotate di linee di bilancio specifiche, nonostante le ripetute richieste del Parlamento di prendere in considerazione la dimensione di genere anche nell'ambito delle politiche in materia di migrazione e di asilo;

391.  chiede nuovamente di includere nell'insieme comune di indicatori di risultato relativi all'esecuzione del bilancio dell'Unione indicatori specifici di genere, nel debito rispetto del principio di sana gestione finanziaria, segnatamente in conformità dei principi di economia, efficienza ed efficacia;

392.  chiede che la valutazione dell'impatto di genere rientri tra le condizioni ex ante per accedere ai fondi dell'Unione e che si proceda alla raccolta di dati riferiti ai beneficiari e ai partecipanti, quando possibile disaggregati per genere;

393.  si compiace della partecipazione relativamente equilibrata per genere (il 52 % di donne contro il 48 % di uomini) negli interventi a titolo del FSE del 2016;

394.  chiede che Parlamento, Consiglio e Commissione rinnovino il loro impegno a favore della parità di genere in occasione del prossimo QFP, mediante una dichiarazione comune allegata al QFP stesso, compresi l'impegno ad attuare il bilancio di genere e un monitoraggio efficace dell'attuazione di detta dichiarazione nelle procedure di bilancio annuali, includendo una disposizione in una clausola di revisione del nuovo regolamento QFP.

(1) GU L 48 del 24.2.2016.
(2) GU C 323 del 28.9.2017, pag. 1.
(3) GU C 322 del 28.9.2017, pag. 1.
(4) GU C 322 del 28.9.2017, pag. 10.
(5) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(6) Testi approvati, P8_TA(2018)0122.
(7) GU L 48 del 24.2.2016.
(8) GU C 323 del 28.9.2017, pag. 1.
(9) GU C 384 del 14.11.2017, pag. 2.
(10) GU C 417 del 6.12.2017, pag. 63.
(11) GU C 322 del 28.9.2017, pag. 10.
(12) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(13) GU L 11 del 16.1.2003, pag. 1.
(14) GU L 297 del 22.9.2004, pag. 6.
(15) GU L 343 del 19.12.2013, pag. 46.
(16) Testi approvati, P8_TA(2018)0122.
(17) GU L 48 del 24.2.2016.
(18) GU C 323 del 28.9.2017, pag. 1.
(19) GU C 384 del 14.11.2017, pag. 11.
(20) GU C 417 del 6.12.2017, pag. 74.
(21) GU C 322 del 28.9.2017, pag. 10.
(22) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(23) GU L 11 del 16.1.2003, pag. 1.
(24) GU L 297 del 22.9.2004, pag. 6.
(25) GU L 341 del 18.12.2013, pag. 73.
(26) Testi approvati, P8_TA(2018)0122.
(27) GU L 48 del 24.2.2016.
(28) GU C 323 del 28.9.2017, pag. 1.
(29) GU C 384 del 14.11.2017, pag. 2.
(30) GU C 417 del 6.12.2017, pag. 52.
(31) GU C 322 del 28.9.2017, pag. 10.
(32) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(33) GU L 11 del 16.1.2003, pag. 1.
(34) GU L 297 del 22.9.2004, pag. 6.
(35) GU L 341 del 18.12.2013, pag. 69.
(36) GU L 363 del 18.12.2014, pag. 183.
(37) Testi approvati, P8_TA(2018)0122.
(38) GU L 48 del 24.2.2016.
(39) GU C 323 del 28.9.2017, pag. 1.
(40) GU C 384 del 14.11.2017, pag. 9.
(41) GU C 417 del 6.12.2017, pag. 171.
(42) GU C 322 del 28.9.2017, pag. 10.
(43) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(44) GU L 11 del 16.1.2003, pag. 1.
(45) GU L 297 del 22.9.2004, pag. 6.
(46) GU L 346 del 20.12.2013, pag. 58.
(47) Testi approvati, P8_TA(2018)0122.
(48) GU L 48 del 24.2.2016.
(49) GU C 323 del 28.9.2017, pag. 1.
(50) GU C 384 del 14.11.2017, pag. 12.
(51) GU C 417 del 6.12.2017, pag. 252.
(52) GU C 322 del 28.9.2017, pag. 10.
(53) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(54) GU L 11 del 16.1.2003, pag. 1.
(55) GU L 297 del 22.9.2004, pag. 6.
(56) GU L 346 del 20.12.2013, pag. 54.
(57) Testi approvati, P8_TA(2018)0122.
(58) GU L 48 del 24.2.2016.
(59) GU C 323 del 28.9.2017, pag. 1.
(60) GU C 384 del 14.11.2017, pag. 11.
(61) GU C 417 del 6.12.2017, pag. 247.
(62) GU C 322 del 28.9.2017, pag. 10.
(63) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(64) GU L 11 del 16.1.2003, pag. 1.
(65) GU L 297 del 22.9.2004, pag. 6.
(66) GU L 352 del 24.12.2013, pag. 65.
(67) Testi approvati, P8_TA(2018)0122.
(68) GU L 48 del 24.2.2016.
(69) GU C 323 del 28.9.2017, pag. 1.
(70) GU C 322 del 28.9.2017, pag. 1.
(71) GU C 322 del 28.9.2017, pag. 10.
(72) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(73) GU L 11 del 16.1.2003, pag. 1.
(74) Testi approvati, P8_TA(2018)0122.
(75) Regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio, dell'11 luglio 2006, recante disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione e che abroga il regolamento (CE) n. 1260/1999 (GU L 210 del 31.7.2006, pag. 25).
(76) COM(2017)0351, sezione 2.2.
(77) Relazione annuale 2016 sulla gestione e il rendimento, sezione 2.2., DG AGRI, allegato 10 alle RAA, pag. 140.
(78) Relazione annuale 2016 sulla gestione e il rendimento, allegato 4, pag. 20.
(79) Cfr. relazione annuale della Commissione per il 2016 sulla gestione e il rendimento del bilancio dell'UE, sezione 2.2.
(80) Decisione 2014/335/UE, Euratom del Consiglio, del 26 maggio 2014, relativa al sistema delle risorse proprie dell'Unione europea (GU L 168 del 7.6.2014, pag. 105).
(81) Paragrafi 120 e 121 della sua risoluzione del 27 aprile 2017 recante le osservazioni che costituiscono parte integrante della decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio del Centro di traduzione degli organismi dell'Unione europea per l'esercizio 2015, sezione III - Commissione e agenzie esecutive (GU L 252 del 29.9.2017, pag. 28).
(82) Relazione della Commissione europea, "Summary of data on the progress made in financing and implementing financial engineering instruments reported by the managing authorities in accordance with Article 67(2)(j) of Council Regulation (EC) No 1083/2006" (Sintesi dei dati sui progressi compiuti nel finanziamento e nell'attuazione degli strumenti di ingegneria finanziaria indicati dalle autorità di gestione in applicazione dell'articolo 67, paragrafo 2, lettera j), del regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio), pag. 11.
(83) Studio "Assessment of the 10 years' Cooperation and Verification Mechanism for Bulgaria and Romania" (Valutazione del meccanismo di cooperazione e verifica per la Bulgaria e la Romania a 10 anni dalla sua istituzione); commissionato dalla DG IPOL, Dipartimento tematico D: Affari di bilancio.
(84) Cfr. relazione annuale di attività 2016 della DG AGRI, pag. 17.
(85) Cfr. paragrafo 207 della risoluzione del Parlamento del 27 aprile 2017.
(86) Cfr. i dati indicativi sulla distribuzione degli aiuti diretti ricevuti, in base a una classe dimensionale di aiuti, versati al produttore secondo il regolamento (UE) n. 1307/2013 (esercizio 2016).
(87) la rubrica 3 del QFP copre una serie di politiche; sebbene il settore di spesa più significativo è quello relativo alla migrazione e alla sicurezza; sono previsti finanziamenti anche per il programma "Alimenti e i mangimi", per attività culturali e creative nonché per programmi concernenti la giustizia, i diritti, l’uguaglianza e la cittadinanza, i consumatori e la salute.
(88) L'AMIF sostituisce il programma "Solidarietà e gestione dei flussi migratori" (SOLID).
(89) Testi approvati, P8_TA(2016)0477.
(90) Corte dei conti europea, "Rapid case review on the implementation of the 5% reduction of staff posts” (Analisi rapida dell'attuazione della riduzione del 5% degli effettivi), pag. 27.
(91) Paragrafi 276, 281 e 282 della risoluzione del Parlamento del 27 aprile 2017.
(92) Relazione sui conti annuali delle scuole europee relativi all'esercizio 2016, corredata delle risposte delle scuole, 29 novembre 2017.
(93) DG HR, RAA, pag. 6.
(94) https://corporateeurope.org/expert-groups/2017/02/corporate-interests-continue-dominate-key-expert-groups
(95) Testi approvati, P8_TA(2017)0021.
(96) Regolamento (UE) n. 233/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2014, che istituisce uno strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo per il periodo 2014-2020 (GU L 77 del 15.3.2014, pag. 44).
(97) Relazione speciale n. 18/2016: Il sistema dell'UE per la certificazione dei biocarburanti sostenibili.
(98) http://ec.europa.eu/regional_policy/en/policy/how/stages-step-by-step/strategic-report/.
(99) Regolamento (UE) n. 508/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, relativo al Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e che abroga i regolamenti (CE) n. 2328/2003, (CE) n. 861/2006, (CE) n. 1198/2006 e (CE) n. 791/2007 del Consiglio e il regolamento (UE) n. 1255/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 149 del 20.5.2014, pag. 1).
(100) Regolamento (UE) n. 1288/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, che istituisce "Erasmus+": il programma dell'Unione per l'istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport e che abroga le decisioni n. 1719/2006/CE, n. 1720/2006/CE e n. 1298/2008/CE (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 50).


Discarico 2016: relazioni speciali della Corte dei conti nell'ambito del discarico alla Commissione per l'esercizio 2016
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Risoluzione del Parlamento europeo del 18 aprile 2018 sulle relazioni speciali della Corte dei conti nell'ambito del discarico alla Commissione per l'esercizio 2016 (2017/2188(DEC))
P8_TA(2018)0122A8-0130/2018

Il Parlamento europeo,

–  viste le relazioni speciali della Corte dei conti elaborate a norma dell'articolo 287, paragrafo 4, secondo comma, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016(1),

–  visti i conti annuali consolidati dell'Unione europea relativi all'esercizio 2016 (COM(2017)0365 – C8-0299/2017)(2),

–  vista la relazione annuale della Corte dei conti sull'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2016, corredata delle risposte delle istituzioni(3),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(4) presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2016, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  viste la sua decisione del 18 aprile 2018 sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016, sezione III – Commissione(5), e la sua risoluzione recante le osservazioni che costituiscono parte integrante della decisione,

–  vista la raccomandazione del Consiglio, del 20 febbraio 2018, sul discarico da dare alla Commissione sull'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2016 (05940/2018 – C8-0042/2018),

–  visti gli articoli 317, 318 e 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(6), in particolare gli articoli 62, 164, 165 e 166,

–  visti l'articolo 93 e l'allegato IV del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0130/2018),

A.  considerando che, in base all'articolo 17, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea, la Commissione dà esecuzione al bilancio e gestisce i programmi e che, in applicazione dell'articolo 317 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, dà esecuzione al bilancio in cooperazione con gli Stati membri, sotto la propria responsabilità, in conformità del principio della buona gestione finanziaria;

B.  considerando che le relazioni speciali della Corte dei conti ("Corte") forniscono informazioni su aspetti importanti che attengono all'esecuzione dei fondi e sono pertanto utili al Parlamento nell'esercizio della sua funzione di autorità di discarico;

C.  considerando che le osservazioni del Parlamento sulle relazioni speciali della Corte dei conti costituiscono parte integrante della sua decisione precitata del 18 aprile 2018 sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016, sezione III – Commissione;

Parte II – Relazione speciale n. 21/2016 della Corte dei conti dal titolo "L'assistenza di preadesione dell'UE per rafforzare la capacità amministrativa nei Balcani occidentali: un meta-audit"

1.  accoglie favorevolmente la relazione speciale della Corte in forma di meta-audit, che presenta una panoramica della gestione dell'assistenza preadesione effettuata dalla Commissione in Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Montenegro e Serbia e illustra di seguito le proprie osservazioni e raccomandazioni;

2.  riconosce che la Commissione deve operare in un difficile contesto politico e far fronte a molte carenze in seno alle istituzioni pubbliche dei beneficiari, quali l'eccessiva burocrazia, un elevato avvicendamento del personale, una scarsa efficienza, l'assenza di obblighi di rendicontazione e la corruzione;

3.  invita tutti i soggetti interessati a prestare particolare attenzione alla definizione di strategie nazionali qualitative e di programmi nazionali e regionali che includano obiettivi chiari, realistici e misurabili e a creare un migliore collegamento tra la concezione dei programmi nel paese beneficiario e tali strategie nonché le rispettive valutazioni delle necessità;

4.  sostiene gli sforzi delle autorità dei paesi dei Balcani occidentali volti a proseguire gli sforzi in settori fondamentali della buona governance e a procedere verso la riforma della pubblica amministrazione, anche per quanto concerne il controllo finanziario nel quadro della gestione delle finanze pubbliche; invita tutti gli attori a intensificare gli sforzi per lo sviluppo o il consolidamento di strategie volte a coordinare l'attuazione della riforma della gestione delle finanze pubbliche;

5.  reputa essenziale rafforzare l'applicazione del principio di condizionalità, in particolare verificando in anticipo, e in termini specifici e misurabili, la capacità del beneficiario di fare quanto richiesto per un progetto di elevata qualità;

6.  si rammarica che circa la metà dei progetti finanziati dall'Unione per il rafforzamento della riforma della pubblica amministrazione e dello Stato di diritto non fosse sostenibile; sottolinea l'importanza di incrementare la sostenibilità, specialmente per i progetti dedicati al rafforzamento della capacità amministrativa; si rammarica che in molti casi la sostenibilità non sia stata assicurata a causa di fattori intrinseci quali la carenza di risorse finanziarie e umane e, soprattutto, la mancanza della volontà politica del beneficiario di riformare le istituzioni; invita la Commissione a sfruttare i risultati conseguiti da progetti di successo dotati di un valore aggiunto quantificabile e a garantire la sostenibilità e la redditività dei progetti fissandole quali condizioni preliminari dei progetti stessi in sede di attuazione dell'IPA II;

7.  ritiene che vi sia ancora margine di miglioramento per allineare alle norme dell'Unione taluni settori fondamentali, come l'osservanza dello Stato di diritto, la riforma della pubblica amministrazione e la buona governance; è del parere che l'assistenza fornita in tali settori vada aumentata e resa più efficace e sostenibile, dato lo stretto legame con la strategia di allargamento e i criteri politici;

8.  invita la Commissione a incentrare la propria attenzione in via prioritaria sulla lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata e a incoraggiare l'attività delle procure e lo sviluppo di requisiti di trasparenza e integrità in seno alla pubblica amministrazione; ribadisce la necessità di una strategia più costante e rigorosa e di un maggiore impegno politico da parte delle autorità nazionali al fine di garantire risultati sostenibili in tale ambito;

Parte II - Relazione speciale n. 24/2016 della Corte dei conti dal titolo "Sono necessari maggiori sforzi per accrescere la consapevolezza riguardo alle norme sugli aiuti di Stato nella politica di coesione e per assicurarne il rispetto"

9.  accoglie con favore la relazione speciale della Corte e ne approva le raccomandazioni;

10.  osserva con soddisfazione che la Commissione attuerà la maggior parte delle raccomandazioni;

11.  sottolinea che tutte le direzioni generali interessate, in particolare la DG COMP e la DG REGIO, devono avere accesso a tutte le banche dati detenute dai servizi della Commissione di modo che possano assumere effettivamente le proprie responsabilità;

12.  invita la Commissione a riconsiderare il proprio rifiuto di attuare la raccomandazione 4, lettera b), dal momento che ciò potrebbe compromettere la tutela degli interessi finanziari dell'Unione;

13.  può accettare la riluttanza della Commissione a mettere in pratica la raccomandazione 4, lettera d), a condizione che i metodi alternativi scelti dagli Stati membri siano tanto efficaci quanto un registro centrale per il monitoraggio degli aiuti "de minimis"; invita la Commissione a garantire che sia così;

14.  è convinto che sia estremamente importante offrire agli Stati membri certezza giuridica per quanto concerne la normativa applicabile in materia di aiuti di Stato prima di intraprendere grandi progetti, dal momento che la chiarezza e la coerenza delle norme possono contribuire a ridurre il tasso di errore in tale ambito;

15.  invita la Commissione a garantire che le autorità nazionali di audit conoscano bene e verifichino le norme applicabili in materia di aiuti di Stato prima di elaborare le loro relazioni di controllo annuali;

16.  si compiace, in tale contesto, dell'accordo tra la DG COMP e la DG REGIO, del marzo 2015, relativo a un piano d'azione comune sugli aiuti di Stato; osserva che il piano d'azione comprendeva in origine sei azioni intese ad accrescere la conoscenza e a migliorare il know-how nel campo degli aiuti di Stato in tutti gli Stati membri: individuazione e divulgazione delle buone pratiche, corsi di formazione per gli esperti in aiuti di Stato, seminari specifici per Paese, seminari per esperti, ulteriore sviluppo di una banca dati di domande e risposte (la rete ECN-ET) e lo sviluppo di una banca dati delle informazioni sugli aiuti di Stato; osserva che dal 2016 la Commissione offre inoltre un apposito modulo formativo;

17.  si compiace altresì del fatto che, a gennaio 2016, la DG COMP aveva organizzato corsi di formazione sugli aiuti di Stato e le infrastrutture in Bulgaria, Croazia, Repubblica ceca, Romania e Slovacchia;

18.  sostiene l'invito della Corte a creare una banca dati centrale a livello dell'Unione, tramite la quale le autorità competenti degli Stati membri possano consultare l'identità delle imprese destinatarie di un ordine di recupero di un aiuto di Stato nonché lo stato della procedura di recupero; ritiene che tale banca dati possa essere importante per le future analisi dei rischi;

Parte III – Relazione speciale n. 29/2016 della Corte dei conti dal titolo "Il Meccanismo di vigilanza unico: un buon inizio, ma sono necessari ulteriori miglioramenti"

19.  rammenta le seguenti basi giuridiche:

   a) Articolo 287, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE): "1. La Corte dei conti (la "Corte") esamina i conti di tutte le entrate e le spese dell'Unione. Esamina del pari i conti di tutte le entrate e le spese di ogni organo o organismo creato dall'Unione, nella misura in cui l'atto costitutivo non escluda tale esame.

La Corte presenta al Parlamento e al Consiglio una dichiarazione in cui attesta l'affidabilità dei conti e la legittimità e la regolarità delle relative operazioni, che è pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea. Detta dichiarazione può essere completata da valutazioni specifiche per ciascuno dei settori principali dell'attività dell'Unione."

   b) Articolo 27 dello statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea (protocollo n. 4 allegato al TUE e al TFUE): "27.1. La contabilità della BCE e delle banche centrali nazionali viene verificata da revisori esterni indipendenti proposti dal consiglio direttivo ed accettati dal Consiglio. I revisori hanno pieni poteri per esaminare tutti i libri e documenti contabili della BCE e delle banche centrali nazionali e per essere pienamente informati sulle loro operazioni.

27.2. Le disposizioni dell'articolo 287 del TFUE si applicano soltanto ad un esame dell'efficienza operativa della gestione della BCE."

   c) Articolo 20, paragrafi 1 e 7, del regolamento (UE) n. 1024/2013 del Consiglio(7) che attribuisce alla Banca centrale europea compiti specifici in merito alle politiche in materia di vigilanza prudenziale degli enti creditizi: "1. La BCE risponde al Parlamento e al Consiglio dell'attuazione del presente regolamento in conformità del presente capo. 7. Allorché esamina l'efficienza operativa della gestione della BCE ai sensi dell'articolo 27.2 dello statuto del SEBC e della BCE, la Corte tiene altresì conto dei compiti di vigilanza attribuiti alla BCE dal presente regolamento."

20.  sostiene le conclusioni della Corte e accoglie favorevolmente l'accettazione delle raccomandazioni della Corte(8) da parte della BCE;

21.  esprime tuttavia preoccupazione per una relazione del Comitato di contatto delle Istituzioni superiori di controllo dell'Unione europea (ISC), in cui sono confrontati i diritti di 27 ISC nazionali su 28 in tutta l'Unione a espletare audit sulle autorità di vigilanza bancaria; si rammarica che nella dichiarazione che ne è seguita si segnalasse che era emersa una lacuna di controllo in quei paesi dell'area dell'euro dove i precedenti mandati di audit delle ISC nazionali sulle autorità di vigilanza bancaria nazionali non sono attualmente sostituiti da un mandato che permetta alla Corte di esercitare un livello equivalente di audit sulle attività di vigilanza della BCE(9);

22.  sottolinea che aveva già espresso tale preoccupazione nella sua risoluzione del 10 marzo 2016 sull'Unione bancaria – Relazione annuale 2015(10);

23.  si rammarica per la limitata trasparenza delle informazioni per i soggetti vigilati, dovuta all'approccio adottato dalla BCE in relazione alla divulgazione, che ha fatto sì che i soggetti vigilati non fossero in grado di comprendere appieno l'esito del processo di revisione e valutazione prudenziale; sottolinea che la Corte ha espresso preoccupazione circa la mancanza di trasparenza, che a suo parere potrebbe accrescere "il rischio di arbitrarietà nella vigilanza";

24.  segnala che la mancanza di ogni forma di vigilanza prudenziale sull'esposizione delle banche ad "attività di livello 3" illiquide, tra cui attività tossiche e derivati, ha portato a un esercizio asimmetrico della funzione di controllo; ritiene che il forte pregiudizio nei confronti dei rischi di credito relativi al mercato e dei rischi operativi derivanti da attività finanziarie speculative abbia portato a una penalizzazione delle banche commerciali a favore delle grandi banche di investimento, mettendo in discussione la validità e l'affidabilità delle valutazioni approfondite svolte finora; esprime preoccupazione per le recenti dichiarazioni del presidente del Consiglio di vigilanza Danièle Nouy in merito alle difficoltà e all'incapacità della BCE di eseguire una corretta valutazione delle posizioni relative a tali prodotti complessi e rischiosi;

25.  osserva con preoccupazione le conclusioni della Corte in merito alla mancanza di un'effettiva separazione organizzativa tra le funzioni di politica monetaria e di vigilanza della BCE nonché di norme chiare e rigorose in materia di governance volte a impedire i conflitti di interessi, fatto che accresce le preoccupazioni in relazione al conflitto di interessi intrinseco tra il ruolo della BCE nel preservare la stabilità dell'euro e la sua vigilanza prudenziale dei grandi enti creditizi europei;

26.  sostiene la conclusione della Corte per quanto riguarda la necessità di fornire un'analisi dei rischi circa l'impiego di servizi condivisi per le funzioni di politica monetaria e le funzioni di vigilanza della BCE;

27.  è preoccupato, in tale contesto, per il fatto che la Corte ha osservato che il livello di informazioni fornite dalla BCE è stato solo in parte sufficiente per valutare l'efficienza delle operazioni connesse alla struttura di governance dell'MVU, il lavoro svolto dai relativi gruppi di vigilanza congiunti e le ispezioni in loco condotte; sottolinea che non sono pertanto stati sottoposti ad audit settori importanti;

28.  considera inaccettabile, per quanto riguarda l'obbligo di rendiconto, che l'entità sottoposta ad audit, vale a dire la BCE, intenda decidere unilateralmente quali siano i documenti cui i revisori esterni possono accedere(11) invita pertanto la BCE a cooperare appieno con la Corte, in quanto revisore esterno, e ad accordarle il pieno accesso alle informazioni al fine di rispettare le suddette norme;

29.  invita la Corte a comunicare alla commissione competente del Parlamento se sia stata trovata una soluzione al problema dell'accesso alle informazioni entro novembre 2018;

30.  prende atto del regime vigente in materia di predisposizione delle relazioni tra la BCE e il Parlamento(12); ritiene che tale regime non possa comunque sostituire l'audit della Corte;

31.  ricorda che la Commissione avrebbe dovuto pubblicare, entro il 31 dicembre 2015, un riesame dell'applicazione del regolamento (UE) n. 1024/2013 del Consiglio, che attribuisce alla Banca centrale europea compiti specifici in merito alle politiche in materia di vigilanza prudenziale degli enti creditizi; si rammarica che ciò non sia accaduto;

32.  invita pertanto la Commissione a completare il più rapidamente possibile tale relazione;

Parte IV – Relazione speciale n. 30/2016 della Corte dei conti dal titolo "L'efficacia del sostegno dell'UE ai settori prioritari in Honduras"

33.  accoglie con favore la relazione speciale della Corte, approva le raccomandazioni ivi formulate e presenta di seguito le proprie osservazioni e raccomandazioni; prende atto, inoltre, delle risposte della Commissione;

34.  osserva con soddisfazione che la relazione della Corte è stata apprezzata sia dal governo dell'Honduras sia dalla Commissione europea e che le sfide individuate dalla Corte e le sue conclusioni sono risultate molto utili per il rafforzamento del dialogo politico tra l'Honduras e l'Unione;

35.  rammenta che attualmente le relazioni tra l'Honduras, in quanto parte dell'America centrale, e l'Unione si basano principalmente sull'accordo di associazione, firmato nel 2012, che costituisce un legame forte e a lungo termine fondato sulla reciproca fiducia e sulla difesa di valori e principi condivisi; segnala che l'accordo definisce tre principali pilastri di azione: il dialogo politico, la cooperazione e gli scambi commerciali; ricorda, in particolare, che nell'accordo entrambe le parti si sono impegnate ad adottare misure volte a promuovere lo sviluppo economico, tenendo conto di interessi reciproci come l'eliminazione della povertà, la creazione di occupazione e lo sviluppo equo e sostenibile;

36.  sottolinea che ad oggi 21 Stati membri hanno ratificato l'accordo; auspica che i paesi che non l'hanno ancora firmato procedano a farlo quanto prima, dal momento che la piena attuazione dei tre pilastri rafforzerà lo sviluppo del dialogo politico, consentirà un'assegnazione efficace delle risorse finanziarie e, in definitiva, garantirà l'efficacia degli aiuti dell'Unione per la ricostruzione e la trasformazione dell'Honduras;

37.  rammenta che, tra i paesi dell'America centrale, l'Honduras è quello che beneficia del maggior sostegno allo sviluppo da parte dell'Unione, che l'Unione è al quarto posto tra i dodici principali donatori in Honduras e fornisce l'11 % dell'assistenza finanziaria allo sviluppo di cui beneficia il paese; sottolinea che la dotazione complessiva è stata aumentata da 223 milioni di euro per il periodo 2007-2013 a 235 milioni di euro per il periodo 2014-2020;

38.  prende atto con preoccupazione, tuttavia, che il contributo finanziario dell'Unione nel periodo in esame è ammontato in media ad appena lo 0,2 % del PIL del paese, quota molto inferiore a quella di altri donatori, in particolare gli Stati Uniti;

39.  osserva inoltre che, secondo i dati della Banca mondiale, in seguito alla crisi economica mondiale l'Honduras ha registrato una moderata ripresa dal punto di vista economico, grazie ad investimenti pubblici, esportazioni e ingenti rimesse, che ha consentito una crescita del 3,7 % nel 2016 e del 3,5 % nel 2017;

40.  sottolinea tuttavia che, nonostante le prospettive economiche incoraggianti e gli sforzi compiuti dal governo e dai donatori, l'Honduras registra ancora i livelli più elevati di povertà e disuguaglianza economica in America latina, con circa il 66 % della popolazione in condizioni di povertà nel 2016, secondo i dati ufficiali, e che persistono la violenza generalizzata, la corruzione e l'impunità; osserva che il tasso di omicidi, sebbene sia diminuito negli ultimi anni, rimane uno dei più elevati al mondo e il maggiore dell'America latina; sottolinea altresì che permangono gravi difficoltà e sfide per quanto riguarda l'accesso ai servizi di base, le opportunità di impiego, le risorse naturali quali terreni e mezzi di sopravvivenza, come pure che le donne, le popolazioni indigene e le persone di discendenza africana costituiscono i gruppi più vulnerabili alle violazioni dei diritti umani a causa delle disuguaglianze;

41.  sottolinea con particolare preoccupazione che l'Honduras rimane uno dei paesi più pericolosi del mondo per i difensori dei diritti umani e dei diritti ambientali, che in molti casi sono strettamente collegati tra loro; segnala che, secondo i dati dell'organizzazione "Global Witness", dal 2009 in Honduras sono stati uccisi almeno 123 attivisti per la terra e l'ambiente, tra cui molti membri di comunità indigene e rurali che si opponevano a megaprogetti nei loro territori, come nel caso di Berta Cáceres, la cui uccisione rimane un caso irrisolto; invita la Commissione a vigilare con regolarità e rigore a che la cooperazione dell'Unione in Honduras non comprometta in alcun modo i diritti umani della popolazione honduregna; ribadisce, a tal proposito, l'importanza dello strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR) per il sostegno finanziario e materiale diretto e d'urgenza ai difensori dei diritti umani a rischio, nonché del fondo di emergenza che consente alle delegazioni dell'Unione di accordare sovvenzioni ad hoc dirette; invita inoltre la Commissione a promuovere l'effettiva applicazione degli orientamenti dell'Unione sui difensori dei diritti umani attraverso l'adozione di strategie locali per la loro piena attuazione e in collaborazione con le organizzazioni della società civile che hanno già esperienza in questo ambito;

42.  prende atto con grande preoccupazione dei gravi incidenti verificatisi in Honduras in seguito alle elezioni del 26 novembre 2017; sottolinea che le reti europee e internazionali di difesa dei diritti umani e i mezzi di comunicazione hanno denunciato un uso sproporzionato e talvolta fatale della violenza da parte delle forze di sicurezza dello Stato nei confronti dei manifestanti, nonché altri attacchi ai danni dei difensori dei diritti umani nel quadro della crisi post-elettorale, che hanno portato, secondo i dati delle organizzazioni per i diritti umani, all'assassinio di 30 persone, di cui 21 per mano della polizia militare di ordine pubblico (PMOP), al ferimento di 232 persone e alla detenzione di 1 085; rileva che l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite in Honduras ha documentato più di 50 casi di intimidazione e vessazione nei confronti di difensori dei diritti umani, leader sociali e giornalisti; osserva che di fronte a tale situazione il governo dell'Honduras ha annunciato la creazione di un segretariato per i diritti umani come ente distinto dall'attuale segretariato per i diritti umani, la giustizia, la governabilità e il decentramento, che ha iniziato a operare il 27 gennaio 2018; invita il SEAE ad accrescere il sostegno dell'Unione ai difensori dei diritti umani e alla promozione del dialogo politico e a sollecitare il governo honduregno ad assolvere le proprie responsabilità e il proprio obbligo di mantenere la pace e garantire la sicurezza dei propri cittadini;

43.  rammenta l'importanza che il settore privato dei paesi dell'Unione garantisca altresì il rispetto dei diritti umani e delle norme sociali e ambientali più rigorose, attenendosi come minimo alle norme europee in materia; invita l'Unione e i suoi Stati membri a continuare a impegnarsi attivamente nelle attività delle Nazioni Unite volte a istituire un trattato internazionale che chiami le imprese a rispondere di qualsiasi coinvolgimento in violazioni dei diritti umani;

44.  rammenta che il colpo di Stato del 2009 ha avuto conseguenze disastrose per il paese, con un importante rallentamento della crescita socioeconomica, l'interruzione degli aiuti internazionali e l'esclusione dall'Organizzazione degli Stati americani; prende atto che, tuttavia, le realizzazioni previste da parte dell'Unione in questo periodo si sono concretizzate, sebbene si siano registrati ritardi in tutti i settori prioritari e alcuni obiettivi, come l'armonizzazione del quadro giuridico, non siano stati conseguiti; sottolinea che se l'Unione non avesse fornito e mantenuto il suo sostegno ai settori prioritari della cooperazione, questi ultimi si sarebbero trovati in condizioni ancora più difficili;

45.  prende atto della volontà manifestata dal governo dell'Honduras di sottoporsi al controllo internazionale e di collaborare con le organizzazioni internazionali, ad esempio per quanto concerne l'apertura di un ufficio dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, il recente insediamento della missione a sostegno della lotta contro la corruzione e l'impunità in Honduras nonché le revisioni dei conti dello Stato da parte di Transparency International; avverte tuttavia dell'importanza di accogliere e applicare le buone prassi e gli insegnamenti acquisiti e di non prorogare a tempo indeterminato la dipendenza da questi organismi per le responsabilità fondamentali dello Stato; prende atto con grande preoccupazione delle dimissioni del direttore della missione a sostegno della lotta contro la corruzione e l'impunità in Honduras (MACCIH), il 18 febbraio 2018, dovute allo scarso sostegno ricevuto da parte dell'Organizzazione degli Stati americani, che due anni gli aveva conferito il compito di lottare contro la corruzione in Honduras (mancanza di risorse, sprechi a livello organizzativo, assenza di strutture adeguate ecc.); osserva che, nonostante la mancanza di appoggio, dal 2017 la MACCIH ha conseguito risultati importanti nella lotta alla corruzione, con importanti cause nei confronti di personale dell'amministrazione implicato in casi gravi di corruzione e indagini che coinvolgono la classe politica honduregna; teme che tali circostanze compromettano il primo grande sforzo regionale volto a contrastare la corruzione e l'impunità in uno dei paesi che ne ha maggiormente bisogno; invita il governo dell'Honduras e l'Organizzazione degli Stati americani ad appoggiare e agevolare incondizionatamente il lavoro della MACCIH e chiede al SEAE di continuare a collaborare con la missione per conseguire gli obiettivi comuni;

46.  prende atto che l'audit della Corte riguarda il periodo 2007-2015, in cui i pagamenti erogati dall'Unione sono ammontati a 119 milioni di euro, e che i settori prioritari esaminati sono la riduzione della povertà, la silvicoltura, la sicurezza e la giustizia, che hanno assorbito l'89 % della spesa nel quadro del sostegno bilaterale; osserva tuttavia che il periodo contemplato dalla Corte nella sua relazione, superiore anche alla durata del mandato della Commissione europea, è troppo lungo e comprende altresì situazioni politiche ed economiche particolarmente difficili ed eterogenee; ritiene che, ai fini di una maggiore efficacia, occorra ridurre i periodi contemplati dalle attività di audit o realizzare valutazioni intermedie, dal momento che la relazione individua, in troppi casi, carenze o problemi già risolti e, pertanto, alcune delle sue conclusioni e raccomandazioni risultano obsolete; sottolinea altresì che, nella sua relazione, la Corte non rende conto dei risultati dei colloqui realizzati in occasione della visita in Honduras, in particolare quelli con i beneficiari, altri donatori e le organizzazioni della società civile;

47.  prende atto che, nella sua relazione, la Corte conclude che il sostegno dell'Unione ai settori prioritari, nonostante alcuni progressi, è stato solo parzialmente efficace, soprattutto a causa delle difficili condizioni in cui versa il paese e di una serie di debolezze sul piano della gestione che ne hanno ostacolato l'impatto, e che la strategia della Commissione, per quanto pertinente e coordinata, non è stata sufficientemente mirata e i finanziamenti sono stati ripartiti in troppi ambiti e, pertanto, nonostante le richieste del governo dell'Honduras, non sono bastati a soddisfare esigenze importanti nei settori prioritari, non coperte nemmeno da altri donatori;

48.  condivide la preoccupazione espressa dalla Corte ma, al contempo, conviene con la Commissione che in molti casi si è reso necessario un certo grado di flessibilità per adeguarsi alla crisi scatenata dal colpo di Stato nonché alla necessità di rispondere a situazioni di massima urgenza e ai bisogni fondamentali della popolazione; invita la Commissione a continuare ad adoperarsi per conseguire un equilibrio efficace tra la flessibilità necessaria per adattarsi al mutare delle circostanze, dei bisogni e delle esigenze del paese, la necessità di affrontare le sfide più urgenti, tra cui quelle concernenti i diritti umani, il diritto alla vita e il diritto a una vita dignitosa nonché la necessità di reagire e migliorare l'impatto delle possibilità offerte dal sostegno dell'Unione;

49.  osserva che, in passato, la cooperazione dell'Unione è stata incentrata nel campo della coesione sociale e della crescita economica, mentre nel nuovo esercizio di programmazione risponde alle esigenze derivanti dalle principali sfide di sviluppo cui il paese si trova a far fronte: riduzione della povertà e delle disuguaglianze, sicurezza alimentare, istruzione e salute, sicurezza e diritti umani, riforme fiscali, lotta contro l'impunità e la corruzione, creazione di posti di lavoro con regimi di previdenza sociale, competitività, gestione delle risorse naturali e vulnerabilità dovute ai cambiamenti climatici;

50.  insiste che, alla luce della particolare situazione del paese, è fondamentale potenziare e avviare programmi globali di lotta alla povertà (destinati in particolare ai gruppi più vulnerabili come le donne, i bambini e le popolazioni indigene, come richiesto dallo stesso governo dell'Honduras), nonché programmi globali di istruzione e formazione e per l'impiego rivolti a bambini e giovani provenienti dai contesti più svantaggiati, per offrire loro l'opportunità di sviluppare le proprie capacità e competenze e allontanarli dal rischio di cadere nelle mani della criminalità organizzata e delle reti della violenza;

51.  sottolinea, inoltre, il ruolo determinante delle donne e delle organizzazioni per i diritti delle donne nel progresso sociale, anche a livello dei movimenti guidati dai giovani; invita l'Unione a insistere sulla necessità di sostenere l'emancipazione femminile e la creazione di un contesto sicuro e favorevole per le organizzazioni femminili della società civile e i difensori dei diritti delle donne e a contrastare specifiche forme di repressione di genere, in particolare nelle regioni colpite da conflitti; evidenzia l'importanza di contribuire attivamente al sostegno di politiche e azioni connesse ai diritti delle donne, anche in materia di salute e diritti sessuali e riproduttivi;

52.  ritiene che l'Unione debba portare avanti uno sforzo particolare nell'ambito della sua cooperazione per rafforzare la trasparenza, la credibilità e la rendicontabilità delle istituzioni statali e per smantellare la struttura della corruzione e dell'impunità che mina la fiducia dei cittadini e costituisce uno dei principali ostacoli allo sviluppo del paese;

53.  esprime preoccupazione per la mancanza di dialogo politico rilevata dalla Corte in alcuni settori critici beneficiari del sostegno al piano nazionale (obiettivi in materia di istruzione, sviluppo delle statistiche nazionali e riforma della funzione pubblica); invita la Commissione a rafforzare il dialogo politico, tenendo conto che esso agevola la realizzazione delle azioni dell'Unione e favorisce miglioramenti tangibili, specialmente nei settori strategici e prioritari, e a mantenere una posizione ferma negli ambiti in cui il governo non si è sempre dimostrato interessato o ricettivo, come nei casi della politica nazionale di giustizia e sicurezza e dell'Osservatorio giudiziario;

54.  invita la Commissione a continuare a migliorare la programmazione congiunta con il governo dell'Honduras, ma anche con gli Stati membri dell'Unione, e a compiere un particolare sforzo nel coordinamento interno e con gli altri donatori, allo scopo di ottimizzare la ripartizione efficace del lavoro, garantire la complementarità ove possibile e, in particolare, evitare i problemi individuati dalla Corte: proliferazione di progetti identici o analoghi (stessi settori, stessi beneficiari), interventi contradittori, sovrapposizioni o inazione, specialmente nei settori prioritari; segnala, inoltre, che la Commissione dovrebbe trovare il modo di operare con rapidità ed efficacia con gli altri donatori al fine di ridurre i tempi e incrementare la dinamicità, l'efficacia e i risultati;

55.  prende atto che circa la metà del sostegno bilaterale dell'Unione in Honduras è prestato sotto forma di sostegno al bilancio, generale e settoriale; sottolinea con preoccupazione che, soprattutto a causa della particolare instabilità macroeconomica del paese, delle debolezze tecniche e dei problemi di frode e corruzione nella gestione delle finanze pubbliche, il sostegno al bilancio può comportare notevoli rischi;

56.  prende atto con preoccupazione che, per quanto la relazione della Corte indichi che il sostegno di bilancio è stato destinato a strategie nazionali pertinenti e credibili, in alcuni settori prioritari il governo non disponeva di strategie chiare oppure tali strategie erano frammentate e non dotate di un bilancio specifico e le istituzioni interessate non possedevano le competenze per elaborare politiche e riforme;

57.  riconosce che la Commissione ha individuato tali rischi e ha cercato di mitigarli, ma le ricorda nuovamente che il sostegno al bilancio non è un assegno in bianco e gli impegni di riforma del governo non sono necessariamente una garanzia sufficiente; invita in tal contesto la Commissione, al fine di ridurre ogni rischio, a continuare ad adoperarsi rigorosamente affinché siano applicati e rispettati gli orientamenti sul sostegno al bilancio in tutte le fasi della procedura; invita inoltre la Commissione ad evitare il sostegno al bilancio nei settori in cui non vi è la certezza di una risposta credibile e pertinente da parte del governo;

58.  conviene con la Commissione che la sospensione di diversi versamenti del sostegno al bilancio per un certo periodo, avvenuta ad esempio nel 2012 a causa della situazione macroeconomica generale e della mancanza di un accordo tra l'Honduras e l'FMI, non è necessariamente un messaggio contraddittorio in grado di pregiudicare l'efficacia degli aiuti, come indicato dalla Corte, ma al contrario consente di inviare messaggi chiari e incisivi al governo affinché risolva in modo rapido ed efficace i problemi riscontrati;

59.  prende atto con grande interesse che l'Honduras è il primo paese in cui si applica il sostegno al bilancio orientato ai risultati; esprime preoccupazione, tuttavia, per il fatto che la Corte abbia concluso che le debolezze degli strumenti di monitoraggio hanno ostacolato la valutazione dei risultati raggiunti, che il monitoraggio della performance ha rilevato diverse debolezze e che non è stato dato un seguito sistematico alle raccomandazioni formulate; invita la Commissione a elaborare una relazione dettagliata che comprenda, tra l'altro, gli obiettivi, gli indicatori e i parametri di riferimento utilizzati e i metodi di calcolo e verifica, valutando l'efficacia e l'impatto degli stessi nel misurare i risultati conseguiti e, al contempo, nel migliorare la comunicazione, la visibilità e l'impatto dell'azione dell'Unione; invita inoltre la Commissione a porre maggiormente l'accento sui risultati concernenti gli obiettivi stabiliti nelle sue strategie di dialogo politico con il governo dell'Honduras nonché sul dialogo con la società civile e con gli altri donatori;

60.  ritiene, poiché una buona gestione delle finanze pubbliche è una condizione fondamentale per l'erogazione del sostegno al bilancio e in Honduras è inficiata da debolezze importanti, nonostante i piani successivi adottati dal governo e il sostegno della Commissione, che la Commissione dovrebbe dedicare particolare attenzione al continuo rafforzamento di questo settore; invita in tal contesto la Commissione, tenendo conto del ruolo che la corte dei conti dell'Honduras dovrà svolgere nella gestione delle risorse dello Stato, a sviluppare programmi specifici di cooperazione con la Corte al fine di fornire assistenza tecnica e formazione in tal settore;

61.  chiede al governo dell'Honduras di fornire tutti i mezzi necessari e prevedere le risorse finanziarie necessarie affinché la corte dei conti honduregna possa svolgere le proprie funzioni in modo indipendente, efficace e conforme alle norme internazionali in materia di revisione, trasparenza e rendicontabilità;

62.  prende atto con preoccupazione dell'osservazione della Corte sulla carenza, presso l'ufficio dell'Unione in Honduras, di personale con le competenze macroeconomiche e di gestione delle finanze pubbliche necessarie per le operazioni di sostegno al bilancio, il che è particolarmente rischioso vista l'instabilità economica cronica del paese, cui, nonostante questa grave situazione, continua ad essere erogato sostegno al bilancio; invita la Commissione, alla luce dei rischi evidenziati dalla Corte, a rafforzare con urgenza l'ufficio dell'Unione in Honduras;

63.  prende atto che la cooperazione dell'Unione in Honduras fornisce sostegno alle organizzazioni della società civile per promuovere la sicurezza alimentare, i diritti umani e la parità di genere, e che attualmente sono in fase di attuazione circa 35 progetti tematici per un totale di oltre 9 milioni di euro; osserva inoltre che, nell'ambito dell'impegno con la società civile in Honduras, la delegazione dell'Unione ha definito una tabella di marcia, approvata nel 2014, che comprende azioni di dialogo politico e azioni di sostegno elaborate per il paese; ritiene essenziale che le organizzazioni della società civile siano coinvolte non solo nel processo di consultazione che porta all'elaborazione delle tabelle di marcia, ma anche nelle fasi di attuazione, monitoraggio e revisione;

64.  esprime profonda preoccupazione per la riduzione degli spazi della società civile nei paesi in via di sviluppo; rileva con grande preoccupazione che, solo nel primo trimestre del 2014, l'unità di registrazione e monitoraggio delle associazioni civili ha revocato le autorizzazioni di oltre 10 000 ONG per mancato rendiconto delle finanze e dei programmi al governo e che, nonostante alcuni sviluppi positivi negli ultimi anni, determinate leggi e misure amministrative adottate di recente in Honduras ostacolano e limitano lo spazio operativo e le attività di queste associazioni, il che sta costringendo molte di esse alla chiusura;

65.  accoglie con favore il sostegno fornito e l'impegno assunto da lungo tempo dall'Unione nei confronti della società civile nei paesi in via di sviluppo; ritiene che, nel quadro del dialogo politico e nello sviluppo dei programmi di cooperazione, la Commissione debba favorire lo sviluppo di strategie volte a stabilire il contesto giuridico, amministrativo e politico adeguato per consentire alle organizzazioni della società civile di svolgere il loro ruolo e operare in modo efficace, nonché per assisterle e informarle con regolarità quanto ai fondi e alle opportunità di finanziamento e per favorire la loro integrazione nelle organizzazioni e reti internazionali della società civile;

66.  ritiene che la Corte avrebbe dovuto dedicare un capitolo della relazione alla cooperazione dell'Unione con le organizzazioni della società civile in Honduras, tenendo conto del ruolo fondamentale che svolgono in generale nella società e, in particolare, nello sviluppo locale, e ancor più alla luce del fatto che l'Unione è il principale donatore per queste organizzazioni nei paesi in via di sviluppo e ha assunto un ruolo guida nella protezione dei rappresentanti della società civile e dei difensori dei diritti umani attraverso l'impiego e l'attuazione di una serie di strumenti e politiche; auspica che la Corte tenga conto di ciò nelle sue future relazioni;

Parte V – Relazione speciale n. 31/2016 della Corte dei conti dal titolo "Spendere almeno un euro su cinque del bilancio UE per l'azione per il clima: i lavori in corso sono ambiziosi, ma rischiano fortemente di non essere sufficienti"

67.  accoglie con favore la relazione speciale della Corte e presenta di seguito le proprie osservazioni e raccomandazioni;

68.  accoglie con favore gli impegni ambiziosi dell'Unione volti a ridurre le sue emissioni almeno del 20 % rispetto ai livelli del 1990 entro il 2020 e del 40 % entro il 2030 e a destinare almeno il 20 % del suo bilancio all'azione per il clima per il periodo di programmazione finanziaria 2014-2020; si compiace dei progressi complessivamente compiuti, ma si rammarica che, secondo la Corte, sussista il serio rischio di non conseguire l'obiettivo del 20 % del bilancio;

69.  reputa molto importante che la Commissione continui a dar prova di una sufficiente capacità di leadership e di impegno in relazione alle questioni inerenti ai cambiamenti climatici attraverso un'attuazione efficace dell'accordo di Parigi, nonché che consolidi la propria credibilità internazionale e rafforzi gli strumenti atti a creare i presupposti per la politica in materia di clima e la diplomazia verde dell'Unione nei prossimi anni;

70.  accoglie con favore l'attuazione dell'impegno nel quadro di politiche già esistenti, senza creare nuovi strumenti finanziari; ritiene che ciò possa contribuire a una maggiore coerenza tra i diversi settori politici dell'Unione; invita la Commissione e gli Stati membri ad elaborare un piano coordinato per assicurare la massima coerenza e continuità dei vari programmi;

71.  invita la Commissione a elaborare una strategia globale concreta per il raggiungimento dell'obiettivo prefissato, includendo piani d'azione specifici per settore che contengano informazioni dettagliate sulle misure, sugli strumenti e sulla metodologia di misurazione e di comunicazione delle informazioni, come pure sugli indicatori di prestazione utilizzati nelle azioni per il clima in specifici settori politici; invita la Commissione e gli Stati membri a sviluppare ulteriori norme comuni unificate per l'attuazione di adeguati sistemi di monitoraggio, di valutazione e di verifica, in particolare per quanto concerne l'applicazione dei marcatori di Rio e la comunicazione di informazioni sull'erogazione della spesa per il clima;

72.  deplora il fatto che la Corte abbia individuato carenze nel sistema di monitoraggio dell'Unione, il che aumenta considerevolmente il rischio di sopravvalutare la spesa connessa all'azione per il clima; invita la Commissione a rispettare sistematicamente il principio della prudenza onde evitare sopravvalutazioni; invita la Commissione a rivedere le stime e a correggere i coefficienti climatici, laddove sussiste il rischio di sopravvalutazione;

73.  invita la Commissione ad accordare priorità all'elaborazione di un piano d'azione per determinati settori che presentano un potenziale notevole, segnatamente il programma Orizzonte 2020, l'agricoltura e la pesca, in cooperazione con gli Stati membri; invita la Commissione, inoltre, a coordinare strettamente le attività relative allo sviluppo di nuove tecnologie e innovazioni in materia di protezione ambientale con l'Istituto europeo di innovazione e tecnologia (EIT);

74.  sottolinea che la Commissione deve rispettare, in particolare, i parametri di riferimento in ambito climatico, rafforzando l'integrazione dei suoi vari strumenti di programmazione per favorire un elevato livello di coerenza e, ove possibile, un maggiore coordinamento tra gli Stati membri, al fine di assicurare il conseguimento dell'obiettivo generale di destinare almeno il 20 % del bilancio dell'Unione alla creazione di una società a ridotte emissioni di carbonio e resiliente ai cambiamenti climatici;

75.  deplora l'assenza di obiettivi specifici in parti essenziali del bilancio dell'Unione; invita la Commissione a elaborare un piano generale che stabilisca quali strumenti di finanziamento potrebbero contribuire al conseguimento dell'obiettivo del 20 % del bilancio e in quale misura; osserva con preoccupazione che la mancanza di un piano è un segnale della scarsa compatibilità tra le varie aree del bilancio;

76.  osserva con preoccupazione che vi sono scarse informazioni sull'entità della spesa per la mitigazione e l'adattamento ai cambiamenti climatici e sulla misura in cui l'azione dell'Unione per il clima contribuirà alla riduzione delle emissioni di CO2 e che i dati disponibili potrebbero non essere comparabili fra gli Stati membri; invita la Commissione a migliorare ulteriormente la comunicazione delle informazioni relative alla misura in cui l'obiettivo di destinare il 20 % del bilancio dell'Unione nel periodo 2014-2020 alle azioni per il clima è messo in pratica in tutte le varie politiche, specificando inoltre gli importi impegnati ed erogati e i dati relativi alla mitigazione o all'adattamento e individuando i settori in cui occorre migliorare i risultati relativi all'azione per il clima;

77.  ritiene che l'integrazione dei programmi di finanziamento debba essere ulteriormente perfezionata tramite la definizione di chiare strategie di mitigazione o di adattamento e dei relativi piani d'azione, compresi strumenti adeguati di quantificazione degli investimenti e degli incentivi per il clima necessari e metodi migliori per il monitoraggio delle stime al fine di ottenere previsioni corrette sui progressi compiuti in tutti i programmi dell'Unione e le azioni degli Stati membri;

78.  invita la Commissione a sviluppare rapidamente un ambiente favorevole alla transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio, adeguando le sue condizioni di investimento, i quadri di spesa e gli strumenti di innovazione e modernizzazione in tutti i principali settori interessati;

79.  osserva con rammarico che non esiste alcuno strumento che fornisca un aggiornamento pluriennale su base consolidata della situazione nell'intero bilancio dell'Unione; ritiene necessario valutare ex-post e ricalcolare i contributi previsti per il finanziamento per il clima;

80.  si rammarica che non esista un quadro specifico per la comunicazione delle informazioni attuato dalla Commissione in merito alla rilevazione e alla misurazione degli effetti nocivi delle politiche dell'Unione che contribuiscono in modo negativo ai cambiamenti climatici e in merito alla misurazione della quota di bilancio dell'Unione destinata a tali effetti controproducenti; è preoccupato che senza tali dati la Commissione non descriva pienamente la misura del contribuito fornito dall'Unione alla mitigazione dei cambiamenti climatici; invita la Commissione a individuare in modo sistematico le azioni potenzialmente controproducenti e a includerle nei calcoli finali relativi alla mitigazione dei cambiamenti climatici;

Parte VI – Relazione speciale n. 32/2016 della Corte dei conti dal titolo "L'assistenza dell'UE all'Ucraina"

81.  osserva che l'assistenza finanziaria e specialistica dell'Unione a favore della riforma dell'Ucraina era necessaria; sottolinea tuttavia che l'attuazione delle riforme accusa un ritardo nettamente superiore alle aspettative;

82.  si rammarica per la persistenza delle vecchie strutture, che sono restie alle riforme, alla modernizzazione e alla democratizzazione, mentre le forze favorevoli alle riforme devono affrontare gravi difficoltà per riuscire a prevalere;

83.  accoglie favorevolmente l'assistenza dell'Unione all'Ucraina; è tuttavia del parere che essa dovrebbe essere associata a sforzi concreti da parte del governo ucraino miranti a migliorare la situazione nel proprio paese, in particolare a migliorare il sistema delle risorse proprie attraverso un regime fiscale efficiente e trasparente, che non si basi solo sul reddito dei cittadini ma anche sui beni degli oligarchi;

84.  chiede un'efficace lotta contro la corruzione, ancora diffusa, e un effettivo sostegno a favore delle organizzazioni che si impegnano in tale lotta;

85.  sollecita il rafforzamento del potere giudiziario nel paese quale strumento indipendente votato allo Stato di diritto;

86.  chiede un controllo più rigoroso del settore bancario, al fine di evitare fughe di capitali verso paesi terzi che sono causa di insolvenze degli istituti bancari; evidenzia la necessità, a tale proposito, di concedere il sostegno al bilancio unicamente a condizione che l'assistenza finanziaria sia erogata integralmente e in modo trasparente;

87.  ritiene che qualsiasi contributo finanziario debba generalmente essere preceduto da una valutazione preliminare delle sue prospettive di successo;

88.  è convinto che occorra prestare maggiore attenzione alla creazione e alla formazione di strutture amministrative decentrate e competenti;

Parte VII – Relazione speciale n. 33/2016 della Corte dei conti dal titolo "Meccanismo unionale di protezione civile: il coordinamento delle risposte alle catastrofi verificatesi al di fuori dell'UE è stato, in genere, efficace"

89.  accoglie con favore la relazione speciale della Corte, ne approva le raccomandazioni e si compiace della disponibilità della Commissione a tenerne conto;

90.  evidenzia la notevole importanza di una reazione rapida e coerente alle catastrofi naturali e provocate dall'uomo al fine di ridurre al minimo l'impatto umano, ambientale ed economico;

91.  prende atto del livello complessivo di soddisfazione della Corte per il modo in cui la Commissione ha gestito il processo di risposta alle catastrofi;

92.  incoraggia la Commissione a sviluppare ulteriormente le proprie procedure di mobilitazione delle risorse, anche di bilancio, e di selezione degli esperti, affinché i paesi colpiti possano ricevere dall'Unione aiuti immediati in funzione delle esigenze; sottolinea l'importanza di designare i punti focali addetti alla protezione civile presso gli uffici nazionali e regionali della rete ECHO sul territorio come pure tra il personale delle delegazioni dell'Unione nei paesi a rischio;

93.  accoglie favorevolmente l'istituzione del Corpo medico europeo nel febbraio 2016, che ha notevolmente ampliato il pool volontario del meccanismo di protezione civile dell'UE aggiungendo una "riserva" disponibile di personale medico e di sanità pubblica, mettendo in pratica gli insegnamenti tratti dalla crisi dell'Ebola; ritiene che tale approccio, che consiste nel disporre di una riserva di personale medico e di altri gruppi specializzati di valutazione e sostegno, debba essere portato avanti e ulteriormente migliorato;

94.  suggerisce di eliminare tutti gli oneri amministrativi inutili che impediscono sia agli Stati partecipanti sia al Centro di coordinamento della risposta alle emergenze (ERCC) di reagire con maggiore rapidità, soprattutto all'inizio di una crisi;

95.  chiede agli Stati partecipanti di registrare maggiori risorse nel pool volontario onde migliorare la preparazione per reagire alle catastrofi;

96.  evidenzia l'importanza dello scambio di informazioni e della cooperazione tra la Commissione, altri organismi dell'Unione e le Nazioni Unite nel facilitare una risposta strutturata in caso di emergenza; accoglie favorevolmente gli accordi di cooperazione firmati con l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) e il Programma alimentare mondiale (PAM), ed esorta la Commissione a firmare ulteriori accordi di cooperazione con l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) e altri attori coinvolti;

97.  ricorda che i requisiti di qualità e interoperabilità sono definiti e ampliati conformemente alle nuove norme dell'OMS relative ai moduli medici come pure alle condizioni quadro fissate da altri partner strategici, per assicurare un'azione tempestiva associata a un coordinamento più stretto nelle missioni internazionali; ritiene che, onde garantire la disponibilità o la mobilitazione immediata delle capacità non appena si verifica un'emergenza ed evitare errori di finanziamento, i processi di approvvigionamento debbano essere ottimizzati e ampiamente standardizzati;

98.  esorta a continuare a sfruttare le potenziali sinergie con gli altri attori e strumenti coinvolti, con particolare riferimento agli aiuti umanitari e allo sviluppo, e a evitare la duplicazione delle azioni già intraprese;

99.  invita la Commissione a migliorare la funzionalità di CECIS, la piattaforma di comunicazione dell'ERCC, affinché le informazioni possano essere reperite con maggiore facilità dai soggetti interessati, ivi compreso un accesso mobile per le squadre UE di protezione civile inviate sul campo;

100.  è del parere che gli aiuti umanitari e la protezione civile debbano essere seguiti da altre attività volte a promuovere la cultura della prevenzione come pure a sviluppare le capacità e la resilienza delle comunità vulnerabili o colpite da catastrofi;

Parte VIII – Relazione speciale n. 34/2016 della Corte dei conti dal titolo "Lotta allo spreco di alimenti: un'opportunità per l'UE di migliorare, sotto il profilo delle risorse, l'efficienza della filiera alimentare"

101.  accoglie con favore la relazione della Corte che analizza l'efficacia dell'Unione nella lotta contro lo spreco alimentare, ne approva le raccomandazioni e incoraggia la Commissione a tenerne conto;

102.  osserva con profonda preoccupazione che, stando alle stime, a livello mondiale va sprecato o perso circa un terzo degli alimenti prodotti per il consumo umano; deplora che l'Unione non combatta lo spreco alimentare in modo efficace e che finora il suo intervento sia stato solo frammentario e incoerente;

103.  sottolinea che l'Unione dispone di un notevole potenziale per affrontare il problema dello spreco alimentare, modificando le sue attuali politiche senza costi aggiuntivi, e che dovrebbe cercare di sfruttarlo; rileva tuttavia con rammarico che, nonostante i discorsi promettenti, vi è stata una mancanza di volontà politica di tradurre gli impegni in misure concrete;

104.  si rammarica profondamente che le ambizioni della Commissione nella lotta contro lo spreco di alimenti si siano evidentemente ridotte nel tempo; deplora la mancanza di un intervento mirato in materia di spreco alimentare e il fatto che gli effetti positivi ottenuti in taluni settori siano piuttosto casuali; attende con interesse di valutare i risultati del pacchetto sull'economia circolare nel settore della lotta contro lo spreco alimentare;

105.  ritiene che l'incoerenza dell'approccio della Commissione sia evidenziata innanzitutto dal fatto che, sebbene l'Unione sia considerata un leader nella lotta contro il cambiamento climatico, si impegna soltanto in modo limitato nella lotta contro lo spreco alimentare che contribuisce direttamente agli effetti avversi sul clima, e in secondo luogo dal fatto che, sebbene l'Unione investa ogni anno centinaia di milioni di euro in aiuti allo sviluppo, lotta contro la fame e rispetto del commercio equo, essa non affronta in modo adeguato la questione della lotta contro lo spreco alimentare, che è una delle cause dirette dei suddetti problemi;

106.  ribadisce la sua richiesta alla Commissione di adottare provvedimenti immediati contro lo spreco alimentare; invita la Commissione a tener fede ai propri impegni per quanto riguarda i pertinenti documenti strategici relativi alla lotta contro lo spreco alimentare;

107.  invita la Commissione a provvedere a uno stretto coordinamento a livello nazionale e dell'Unione, al fine di unificare i diversi approcci dei vari Stati membri in materia di prevenzione dello spreco di alimenti, doni alimentari, sicurezza alimentare e buone prassi di igiene; esorta la Commissione a istituire una piattaforma per la condivisione delle migliori prassi nella lotta contro lo spreco alimentare, provvedendo in tal modo ad un maggiore allineamento delle proprie attività con quelle degli Stati membri;

108.  si rammarica che, a livello tecnico, l'intervento della Commissione si sia limitato alla creazione di gruppi di lavoro e di esperti, che non hanno tuttavia fornito alcun contributo applicabile; invita la Commissione a migliorare la sua azione a livello tecnico e a produrre risultati concreti; sollecita la Commissione a instaurare una più stretta cooperazione con l'Agenzia europea dell'ambiente e l'EIT, che possono fornire una solida assistenza specialistica e tecnica;

109.  si rammarica del fatto che la Commissione non ritenga necessario né istituire una definizione comune dello spreco alimentare né stabilire una gerarchia specifica dei rifiuti alimentari; invita la Commissione a preparare una definizione comune dello spreco alimentare e una metodologia comune per la misurazione e il monitoraggio di questo fenomeno, nonché a elaborare orientamenti sulla gerarchia dei rifiuti in caso di spreco alimentare, in collaborazione con gli Stati membri;

110.  sollecita la Commissione a elaborare un piano d'azione che individui gli ambiti strategici in cui poter affrontare il problema dello spreco alimentare, con un'enfasi particolare sulla prevenzione e la donazione, nonché a definire le opportunità da sfruttare nell'ambito di tali politiche; esorta la Commissione a elaborare piani d'azione che comprendano obiettivi misurabili e indicatori di rendimento e a predisporre valutazioni d'impatto in settori politici specifici;

111.  si rammarica che, sebbene i doni alimentari rappresentino la seconda opzione preferita nella prevenzione dello spreco alimentare, la presenza di numerosi ostacoli a vari livelli ne ha causato il sottoutilizzo; richiama l'attenzione sulle difficoltà incontrate dalle autorità degli Stati membri, in particolare nel conformare i doni alimentari all'attuale quadro giuridico; sollecita la Commissione a istituire una piattaforma specifica per lo scambio di migliori prassi tra gli Stati membri al fine di agevolare la donazione di alimenti; invita la Commissione a tenere in considerazione il contributo degli enti locali e regionali nell'ambito della revisione delle pertinenti disposizioni giuridiche;

112.  invita la Commissione a ultimare e pubblicare gli orientamenti in materia di ridistribuzione e donazione di alimenti, compreso il regime fiscale per i donatori, basandosi sulla condivisione delle migliori prassi tra gli Stati membri che attualmente adottano misure attive nella lotta contro lo spreco alimentare; incoraggia la Commissione a elaborare orientamenti su come superare i vari ostacoli alla donazione alimentare e sui relativi sgravi fiscali per le imprese e le società che donano alimenti;

113.  si rammarica che le diciture "da consumarsi preferibilmente entro il" e "da consumare entro" siano generalmente poco chiare per i partecipanti a tutti i livelli della catena di approvvigionamento alimentare; invita la Commissione a chiarire tali concetti e a rendere vincolanti gli orientamenti relativi al loro utilizzo, onde evitare qualsiasi equivoco;

114.  incoraggia gli Stati membri a informare il grande pubblico in materia di gestione degli alimenti e spreco alimentare;

115.  deplora il fatto che, nonostante le singole iniziative limitate di alcune istituzioni dell'Unione, gli organi europei non dispongano né del quadro normativo né di orientamenti comuni che regolino la gestione degli alimenti non consumati dei servizi di ristorazione delle istituzioni; invita la Commissione a elaborare disposizioni comuni per affrontare il problema dello spreco alimentare all'interno delle istituzioni europee, compresi orientamenti in materia di prevenzione dello spreco di alimenti e norme in materia di donazioni alimentari, onde ridurre al minimo lo spreco alimentare nelle istituzioni europee;

Parte IX – Relazione speciale n. 35/2016 della Corte dei conti dal titolo "L'uso del sostegno al bilancio per migliorare la mobilitazione delle entrate interne nell'Africa subsahariana"

116.  accoglie con favore la relazione speciale della Corte, ne approva le raccomandazioni ed esprime soddisfazione per la volontà della Commissione di metterle in pratica; si rammarica che le risposte della Commissione siano piuttosto vaghe e poco ambiziose;

117.  sottolinea l'importanza della mobilitazione delle entrate interne (MEI) nei paesi meno sviluppati, in quanto riduce la dipendenza dagli aiuti allo sviluppo, determina miglioramenti nella governance pubblica e svolge un ruolo centrale per il consolidamento statale;

118.  sottolinea che, secondo la Corte, la Commissione non ha ancora utilizzato efficacemente i contratti di sostegno al bilancio per sostenere la mobilitazione delle entrate interne nei paesi a reddito basso e medio-basso nell'Africa subsahariana; osserva tuttavia che il nuovo approccio della Commissione ha aumentato le potenzialità di questa forma di aiuto al fine di sostenere efficacemente la mobilitazione delle entrate interne;

119.  sottolinea che il rafforzamento dei sistemi fiscali contribuisce non solo alla riscossione di entrate più prevedibili, ma anche alla responsabilità dei governi attraverso la creazione di un collegamento diretto tra i contribuenti e il loro governo; sostiene l'esplicita inclusione del miglioramento della mobilitazione delle entrate interne nell'elenco della Commissione sulle sfide principali da affrontare in materia di sviluppo attraverso il sostegno di bilancio;

120.  deplora che la Commissione, nel concepire le proprie operazioni di sostegno al bilancio, non abbia tenuto sufficientemente conto della mobilitazione delle entrate interne; sottolinea altresì che non sono stati valutati i rischi fondamentali relativi alle esenzioni fiscali, alla riscossione e al trasferimento delle imposte e delle entrate non fiscali provenienti dalle risorse naturali;

121.  ricorda l'importanza della mobilitazione delle entrate nei paesi in via di sviluppo pur evidenziando le sfide connesse all'elusione fiscale, all'evasione fiscale e ai flussi finanziari illeciti; incoraggia il rafforzamento dell'assistenza finanziaria e tecnica ai paesi in via di sviluppo e di strutture regionali in materia di amministrazione fiscale nonché l'adozione di princìpi per i negoziati sulle convenzioni in materia fiscale;

122.  evidenzia che l'audit ha mostrato la carenza di adeguati strumenti di monitoraggio per valutare il contributo fornito dal sostegno al bilancio al miglioramento complessivo della mobilitazione delle entrate interne;

123.  ritiene che sia fondamentale continuare a promuovere sistemi fiscali nazionali equi e trasparenti nel settore della politica fiscale, aumentare il sostegno a favore di processi e organismi di vigilanza nell'ambito delle risorse naturali, e continuare ad appoggiare le riforme in materia di governance promuovendo lo sfruttamento sostenibile delle risorse naturali e la trasparenza; sottolinea che gli accordi di libero scambio riducono le entrate fiscali per i paesi a reddito basso e medio-basso e potrebbero risultare controproducenti per tali paesi; chiede che, nell'effettuare le valutazioni dei rischi in sede di negoziazione degli accordi di libero scambio, la Commissione tenga conto delle conseguenze di bilancio degli accordi di libero scambio con i paesi a reddito basso e medio-basso;

124.  invita la Commissione ad attenersi ai suoi orientamenti al momento di effettuare le valutazioni macroeconomiche e di gestione delle finanze pubbliche degli aspetti della mobilitazione delle entrate interne, al fine di ottenere un quadro d'insieme più preciso sulle questioni più problematiche, come ad esempio l'entità degli incentivi fiscali, i prezzi di trasferimento e l'evasione fiscale;

125.  sottolinea che per migliorare la progettazione delle operazioni di sostegno al bilancio è necessario che la procedura per individuare i rischi che minacciano il conseguimento degli obiettivi stabiliti sia più esaustiva e utilizzi lo strumento di valutazione diagnostica dell'amministrazione fiscale, ove disponibile;

126.  sottolinea la necessità di applicare con maggiore frequenza le condizioni specifiche relative alla mobilitazione delle entrate interne, in quanto associano chiaramente l'esborso dei pagamenti per il sostegno al bilancio ai progressi conseguiti dal paese partner nell'ambito delle riforme relative alla mobilitazione delle entrate interne; invita la Commissione a selezionare le condizioni pertinenti e quelle che avranno l'impatto più ampio sulla mobilitazione delle entrate interne;

127.  riconosce che la Commissione dovrà operare in un contesto complicato dal punto di vista politico e istituzionale; ricorda l'importanza di un dialogo politico strutturato, che coinvolga gli interlocutori del governo nazionale e gli altri donatori, al fine di individuare i settori di interesse cruciale e di concepire una strategia di aiuti ad hoc;

128.  incoraggia la Commissione ad ampliare la componente relativa allo sviluppo delle capacità del sostegno al bilancio, in quanto getta solide basi per una trasformazione economica e sociale a lungo termine e affronta i principali ostacoli frapposti alla riscossione efficiente delle entrate pubbliche;

129.  sottolinea che la conferma di una influenza diretta degli sforzi di sostegno al bilancio sulla mobilitazione delle risorse interne richiede una valutazione più dettagliata dei settori specifici di un sistema fiscale, il che consentirebbe di attribuire i progressi compiuti alle singole parti dell'assistenza fornita;

Parte X – Relazione speciale n. 36/2016 della Corte dei conti dal titolo: "Una valutazione delle modalità di chiusura dei programmi di coesione e di sviluppo rurale per il periodo 2007-2013"

130.  accoglie con favore la relazione speciale della Corte e ne approva le raccomandazioni;

131.  rileva con soddisfazione che la Commissione ha fornito orientamenti adeguati e tempestivi per sostenere gli Stati membri nella preparazione della chiusura dei rispettivi programmi 2007-2013;

132.  accoglie con favore la disponibilità della Commissione a perseguire un'ulteriore armonizzazione delle disposizioni regolamentari applicabili ai fondi, segnatamente per quanto riguarda la terminologia e i processi di garanzia e di chiusura, ove ciò migliori la gestione dei fondi dell'Unione e contribuisca a semplificare e a renderne più efficace l'attuazione negli Stati membri e nelle regioni;

133.  osserva che sono ancora in sospeso le decisioni relative a sei grandi progetti per il periodo 2007-2013;

134.  prende atto con stupore del rifiuto della Commissione di considerare impegni specifici per quanto riguarda le proposte legislative per il periodo successivo al 2020, sapendo che può già mettere a frutto l'esperienza di due periodi finanziari completi (2000-2006 e 2007-2013); è tuttavia rassicurato dal fatto che tale rifiuto è dovuto principalmente alle preoccupazioni della Commissione in relazione alle sue prerogative giuridiche, e non a un disaccordo sui contenuti;

135.  appoggia la richiesta della Corte relativa a un ulteriore allineamento delle disposizioni normative relative alla chiusura tra il settore della coesione e le misure relative agli investimenti nel settore dello sviluppo rurale;

136.  ritiene che il tasso di rischio residuo calcolato rimanga un'incognita che si basa sull'esperienza da utilizzare, al massimo, a titolo indicativo;

137.  prende atto della richiesta della Corte che, dopo il 2020, i periodi di ammissibilità non si sovrappongano più al successivo periodo di programmazione, e rileva la preoccupazione della Corte per il fatto che la proroga dei periodi di ammissibilità (n + 2, n + 3) è uno dei motivi degli arretrati finanziari e del ritardato avvio del successivo periodo di programmazione, dei ritardi nella finalizzazione delle norme rivedute in materia di programmazione e finanziamento e delle relative norme di attuazione, in particolare nel periodo 2014-2015; sottolinea a tale proposito l'importanza di assicurare il massimo assorbimento e il buon funzionamento dei progetti pluriennali;

138.  rileva che la chiusura definitiva del periodo finanziario avviene solo ogni sette anni; condivide pertanto il parere della Corte secondo cui la Commissione dovrebbe informare l'autorità di bilancio e la commissione per il controllo dei bilanci del Parlamento dell'esito finale della procedura di chiusura in un documento separato; ritiene che tale documento dovrebbe non solo confermare la legittimità e la regolarità delle spese, bensì anche valutare i risultati e l'impatto dei programmi (approccio basato sulla performance);

Parte XI – Relazione speciale n. 1/2017 della Corte dei conti dal titolo "Occorre fare di più per realizzare appieno le potenzialità della rete Natura 2000"

139.  accoglie con favore la relazione speciale della Corte e ne approva le raccomandazioni;

140.  sottolinea l'importanza della biodiversità per l'umanità; osserva che la rete Natura 2000, istituita nel quadro delle direttive Uccelli(13) e Habitat(14) (direttive sulla tutela della natura), è il fulcro della strategia dell'Unione sulla biodiversità, ma rileva con preoccupazione che il suo potenziale non è stato sfruttato appieno;

141.  osserva che il ruolo generale della Commissione è di fornire orientamenti agli Stati membri; si rammarica che gli Stati membri non abbiano tenuto conto a sufficienza delle indicazioni della Commissione;

142.  si rammarica che la Corte abbia concluso che gli Stati membri non hanno gestito correttamente la rete Natura 2000 e il coordinamento tra le autorità e le parti interessate negli Stati membri non è stato adeguato;

143.  rammenta che, dato il suo carattere transfrontaliero, l'attuazione di Natura 2000 richiede un notevole coordinamento tra gli Stati membri; invita gli Stati membri a istituire una struttura forte a livello nazionale per la promozione della cooperazione transfrontaliera; invita la Commissione a fornire migliori orientamenti agli Stati membri per la costruzione di una piattaforma di cooperazione;

144.  rileva con profonda preoccupazione che gli obiettivi di conservazione in molti casi non erano sufficientemente specifici e non erano quantificati e che i piani di gestione non erano definiti in modo preciso e non erano corredati di tappe intermedie relative al loro completamento; ribadisce che ciò potrebbe inficiare il valore aggiunto di Natura 2000; invita la Commissione ad armonizzare le norme relative a un approccio efficace per la definizione degli obiettivi di conservazione e dei piani di gestione nel prossimo periodo di programmazione; invita inoltre la Commissione a monitorare se gli Stati membri seguano i suoi orientamenti e a fornire loro ulteriore consulenza, ove necessario;

145.  invita gli Stati membri ad eseguire tempestivamente le necessarie misure di conservazione per garantire il loro valore aggiunto e ad aggiornare di conseguenza i piani di gestione; invita la Commissione a verificare approfonditamente gli eventuali progetti di conservazione che subiscano ritardi;

146.  rileva che, per rendere efficace la rete Natura 2000, è essenziale il coinvolgimento delle principali parti interessate, quali gli utilizzatori e i proprietari dei terreni; si rammarica che nella maggior parte degli Stati membri manchino canali di comunicazione efficaci; invita gli Stati membri a migliorare il coordinamento tra le autorità nazionali e le varie parti interessate;

147.  rileva con preoccupazione che gli Stati membri non hanno valutato in modo adeguato i progetti aventi un impatto negativo sui siti Natura 2000, che le misure compensative non sono state sufficientemente utilizzate e che l'approccio varia notevolmente tra i diversi Stati membri; invita la Commissione a fornire agli Stati membri orientamenti più strutturati sulle modalità e le tempistiche per l'applicazione pratica delle misure compensative e a vigilare sul loro utilizzo;

148.  deplora che i documenti di programmazione per il periodo 2014-2020 non riflettessero appieno il fabbisogno di finanziamenti e che la Commissione non abbia affrontato tali debolezze in un modo strutturato; invita la Commissione a preparare il prossimo periodo di programmazione con maggior meticolosità;

149.  si rammarica che i sistemi di monitoraggio e rendicontazione per Natura 2000 non fossero atti a fornire informazioni esaurienti sull'efficacia della rete; esprime preoccupazione per il fatto che non sia stato sviluppato alcuno specifico sistema di indicatori di performance per l'impiego dei fondi dell'Unione in grado di riflettere la performance della rete Natura 2000; ritiene che ciò ostacoli l'efficacia della rete Natura 2000; si compiace del fatto che Commissione abbia introdotto un insieme di indicatori globali obbligatori per tutti i progetti per il periodo di programmazione 2014-2020 nell'ambito del programma LIFE; invita la Commissione ad applicare lo stesso approccio ad altri programmi nel prossimo periodo di programmazione;

150.  rileva con preoccupazione che, a livello dei siti, spesso i piani di monitoraggio non erano inclusi nei documenti relativi alla gestione e non erano dettagliati o non riportavano scadenze precise; esprime altresì preoccupazione per il fatto che i formulari standard non fossero aggiornati e che i dati forniti dagli Stati membri per la relazione sullo stato della natura fossero incompleti, inesatti e incomparabili; invita gli Stati membri e la Commissione a porre rimedio a tale problema nel piano d'azione previsto;

151.  accoglie con favore lo sviluppo, da parte della Commissione, di un registro centrale in cui riportare le denunce e le richieste relative a Natura 2000; rileva che la maggior parte dei casi è stata chiusa senza avviare alcuna procedura ulteriore; invita la Commissione a dare rigorosamente seguito a tutte le denunce e le richieste;

152.  si compiace dell'istituzione del processo biogeografico, che offre un meccanismo di cooperazione tra le parti interessate in materia di gestione di Natura 2000 e un'opportunità di creazione di reti, ma invita la Commissione a risolvere il problema delle barriere linguistiche, che ne riduce la portata;

153.  si rammarica profondamente che i quadri di azioni prioritarie non abbiano fornito un'immagine attendibile dei costi della rete Natura 2000 e che i dati presentati dagli Stati membri fossero inesatti e limitati; osserva con preoccupazione che le stime dei finanziamenti non erano attendibili e comparabili, il che ha impedito di monitorare con esattezza l'importo dei fondi dell'Unione destinati a Natura 2000; deplora il fatto che ciò abbia limitato l'utilità dei quadri di azioni prioritarie nell'assicurare la coerenza del finanziamento dell'Unione per la protezione della biodiversità nell'ambito di Natura 2000; incoraggia la Commissione a fornire agli Stati membri orientamenti più strutturati sul monitoraggio e sulla rendicontazione nonché sul completamento dei quadri di azioni prioritarie; invita gli Stati membri ad assicurare che i dati forniti siano esatti;

154.  ritiene che la dotazione finanziaria per Natura 2000 debba essere identificabile e il suo utilizzo tracciabile, poiché in caso contrario non è possibile misurare l'impatto degli investimenti; invita le direzioni generali competenti della Commissione, nella misura in cui Natura 2000 è cofinanziata dal FESR/FC e dal FEASR, ad aggiungere un capitolo specifico su Natura 2000 nelle loro relazioni annuali di attività;

155.  si compiace della creazione del gruppo di esperti e dei gruppi di lavoro ad hoc sull'armonizzazione delle pratiche e invita la Commissione a utilizzare i risultati delle loro attività nel prossimo periodo di programmazione;

156.  invita la Commissione a informare le commissioni competenti del Parlamento in merito al piano d'azione per migliorare l'attuazione delle direttive sulla tutela della natura(15);

Parte XII – Relazione speciale n. 2/2017 della Corte dei conti dal titolo "La negoziazione, da parte della Commissione, degli accordi di partenariato e dei programmi operativi in materia di coesione per il periodo 2014-2020: spesa più concentrata sulle priorità di Europa 2020, ma disposizioni per la misurazione della performance sempre più complesse"

157.  accoglie con favore i risultati, le conclusioni e le raccomandazioni della sua relazione speciale; ritiene che l'analisi della Corte dell'attuazione della fase di programmazione dei fondi strutturali e di investimento europei per il periodo 2014-2020 sia utile e tempestiva nell'aiutare il legislatore e la Commissione a trarre le debite conclusioni per il periodo post-2020;

158.  prende atto delle risposte della Commissione e del fatto che la Commissione accetta pienamente cinque raccomandazioni della Corte e parzialmente due raccomandazioni; accoglie con favore la disponibilità della Commissione ad attuarle e invita la Commissione e gli Stati membri ad attuare le raccomandazioni in maniera integrale e tempestiva;

159.  dissente con il parere della Corte e con il parere della Commissione secondo cui i poteri rafforzati del Parlamento sono stati di per sé un fattore di indebito ritardo nell'adozione dei pertinenti regolamenti per il periodo 2014-2020;

160.  deplora il ritardo nella presentazione della proposta della Commissione per il Quadro finanziario pluriennale (QFP) post-2020 che crea i presupposti per un significativo ritardo nei negoziati e nell'adozione della relativa legislazione sul QFP e dei programmi e degli strumenti finanziari, mettendone quindi a rischio l'attuazione tempestiva per il periodo post-2020;

161.  sottolinea che la proposta di nuovi regolamenti per la politica di coesione post-2020, che consiste di un unico insieme di norme o di altri provvedimenti, deve garantire in pratica la semplificazione, una migliore accessibilità ai fondi e l'attuazione efficace degli obiettivi di tale politica;

162.  sottolinea la necessità di evitare la ripetizione dei ritardi nell'adozione dei programmi operativi nonché i problemi che la Corte ha individuato, quali i negoziati più complessi, lunghi e impegnativi sui regolamenti sui fondi SIE per il periodo 2014-2020, i ritardi nell'adozione della legislazione secondaria e degli orientamenti e la necessità di varie tornate per l'approvazione dei programmi operativi da parte della Commissione; deplora che tali carenze siano in contrasto con l'obiettivo della semplificazione del sistema di gestione della politica di coesione;

163.  rileva che nella relazione speciale n. 2/2017 la Corte conclude che gli accordi di partenariato si sono rivelati uno strumento efficace per circoscrivere il finanziamento SIE agli obiettivi tematici e alle priorità di investimento e per sostenere la focalizzazione sugli obiettivi della strategia Europa 2020 in materia di crescita e occupazione; sottolinea, tuttavia, che la realizzazione degli obiettivi richiede un'adeguata dotazione di bilancio per la politica di coesione post -2020;

164.  osserva che, a differenza dei precedenti periodi, le osservazioni della Commissione in merito al progetto di programmi operativi devono essere adottate dal collegio dei commissari, mentre nel precedente periodo di programmazione solo i programmi operativi finali dovevano essere adottati dal collegio; esorta la Commissione a riconsiderare il valore aggiunto di una tale procedura in sede di stesura della sua proposta per il periodo di programmazione post-2020;

165.  invita la Commissione ad analizzare con attenzione i problemi sopra descritti e prendere provvedimenti per evitare tali rischi nel periodo post-2020, procedendo a tutti i miglioramenti necessari e consentendo una programmazione rapida e di qualità;

166.  invita gli Stati membri e la Commissione a rafforzare la loro consultazione nell'elaborazione dei programmi operativi, che dovrebbe agevolare un rapido processo di approvazione;

167.  sottolinea l'importanza di utilizzare una terminologia precisa e armonizzata che consenta una corretta misurazione dei risultati della politica di coesione; si rammarica che la Commissione non abbia proposto una definizione comune di "risultati" e "realizzazione" nella sua proposta del nuovo regolamento finanziario; invita la Commissione a introdurre definizioni comuni chiare di termini quali "realizzazione", "risultati" e "impatto" al più presto e ben prima dell'inizio del periodo post-2020;

168.  ricorda che un'adeguata capacità amministrativa, soprattutto a livello nazionale e regionale, è fondamentale per il buon andamento della gestione e attuazione dei programmi operativi, anche per il monitoraggio e per la comunicazione degli obiettivi e dei risultati conseguiti attraverso indicatori pertinenti; insiste, a tale riguardo, affinché la Commissione e gli Stati membri utilizzino l'assistenza tecnica disponibile per il miglioramento della capacità amministrativa a diversi livelli;

169.  invita la Commissione a rafforzare e facilitare la condivisione delle "migliori pratiche" a tutti i livelli;

170.  è preoccupato per il fatto che gli Stati membri applicano una moltitudine di indicatori supplementari di realizzazione e di risultato in aggiunta agli indicatori previsti dagli atti normativi di base; teme una sovraregolamentazione, che potrebbe rendere l'utilizzo dei fondi strutturali più farraginoso e meno efficace; invita la Commissione a scoraggiare gli Stati membri dal seguire tale approccio;

171.  sottolinea l'importanza di misurare l'impatto a medio e lungo termine dei programmi, in quanto solo misurando l'impatto i decisori politici possono verificare se gli obiettivi politici sono stati raggiunti; invita la Commissione a misurare esplicitamente l'"impatto" durante il periodo di programmazione post-2020;

Parte XIII – Relazione speciale n. 3/2017 della Corte dei conti dal titolo "L'assistenza dell'UE alla Tunisia"

172.  accoglie con favore la relazione speciale della Corte che valuta l'efficienza e l'efficacia dell'assistenza dell'Unione alla Tunisia; approva le sue raccomandazioni e presenta qui di seguito le proprie osservazioni e raccomandazioni;

173.  rileva che i fondi dell'Unione sono stati generalmente ben spesi, in quanto hanno contribuito in misura significativa alla transizione democratica e alla stabilità economica della Tunisia dopo la rivoluzione;

174.  osserva che le azioni dell'Unione sono state ben coordinate con i principali donatori e all'interno delle istituzioni e dei dipartimenti dell'UE; invita la Commissione ad accertarsi che venga attuata una programmazione congiunta con gli Stati membri, al fine di coordinare al meglio e concentrare maggiormente gli aiuti;

175.  riconosce che la Commissione e il SEAE hanno dovuto operare in un contesto politico, sociale e della sicurezza volatile, il che ha rappresentato una sfida importante nell'erogazione degli aiuti completi;

176.  invita la Commissione a continuare a perfezionare l'approccio al sostegno di bilancio settoriale, tramite l'individuazione delle priorità del paese e l'elaborazione di condizioni e quindi ad agevolare un approccio dell'Unione più strutturato e mirato e a rafforzare la credibilità generale della strategia nazionale tunisina;

177.  rileva che i finanziamenti dell'Unione hanno contribuito in misura significativa alla transizione democratica e alla stabilità economica della Tunisia; chiede tuttavia alla Commissione e al SEAE di circoscrivere le loro azioni a un numero inferiore di settori ben definiti, al fine di massimizzare l'impatto dell'assistenza dell'Unione;

178.  invita la Commissione a seguire le buone pratiche in materia di programmi di sostegno al bilancio e ad applicare le opportune condizioni di erogazione affinché le autorità tunisine siano indotte a intraprendere le necessarie riforme; esprime preoccupazione per l'assegnazione tollerante dei fondi concessi con il meccanismo "più progressi, più aiuti", che in genere non era collegata al rispetto di ulteriori requisiti e non è stata preceduta da una valutazione approfondita dei progressi compiuti;

179.  sottolinea l'importanza di una valutazione completa della gestione delle finanze pubbliche, preferibilmente con l'impiego del PEFA(16), al fine di identificare potenziali debolezze nella fornitura di aiuti dell'Unione e di affrontarle;

180.  chiede alla Commissione di migliorare l'ideazione di programmi e progetti, stabilendo una serie di parametri di riferimento e indicatori precisi che consentano di valutare adeguatamente la portata del conseguimento degli obiettivi;

181.  sottolinea la necessità di concentrarsi su uno sviluppo economico sostenibile e a lungo termine anziché sulle azioni che producono solo una temporanea ripresa del mercato del lavoro;

Parte XIV – Relazione speciale n. 4/2017 della Corte dei conti dal titolo "Tutela del bilancio dell'UE dalle spese irregolari: durante il periodo 2007-2013 la Commissione ha fatto ricorso sempre più frequentemente a misure preventive e rettifiche finanziarie nel settore della coesione"

182.  accoglie con favore i risultati, le conclusioni e le raccomandazioni della sua relazione speciale;

183.  riconosce l'importanza di attuare gli obiettivi della politica di coesione, segnatamente al fine di ridurre le disparità di sviluppo tra le regioni, di ristrutturare zone industriali in declino e incoraggiare la cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale, contribuendo in tal modo al conseguimento degli obiettivi strategici dell'Unione; ritiene che tale importanza giustifichi la sua significativa quota del bilancio dell'Unione; sottolinea che è importante garantire la sana gestione finanziaria, prevenire e scoraggiare le irregolarità, nonché provvedere alle rettifiche finanziarie;

184.  osserva che la Commissione ha accettato tutte le raccomandazioni formulate dalla Corte e la invita ad attuarle pienamente e in tempo utile;

185.  osserva che, nel complesso, la Commissione ha utilizzato in maniera efficace le misure di cui disponeva durante il periodo di programmazione 2007-2013 per tutelare il bilancio dell'Unione da spese irregolari;

186.  accoglie con favore il fatto che nel periodo di programmazione 2007-2013 la Commissione abbia cominciato ad attuare misure correttive e correzioni finanziarie, con molto anticipo rispetto al periodo 2000-2006 e con un impatto maggiore; sottolinea, tuttavia, che tali misure correttive devono garantire la tutela degli interessi finanziari dell'Unione e, allo stesso tempo, riconoscere l'importanza di un'attuazione tempestiva ed efficace dei programmi operativi interessati;

187.  invita la Commissione a rimanere vigile durante l'esame delle dichiarazioni di chiusura presentate dagli Stati membri per il periodo di programmazione 2007-2013, nonché in futuro;

188.  invita la Commissione a presentare una relazione analitica e consolidata su tutte le misure preventive e le rettifiche finanziarie imposte nel corso del periodo di programmazione 2007-2013, sulla base della relazione dell'esercizio precedente;

189.  sottolinea che le interruzioni e le sospensioni di pagamento rappresentano un rischio finanziario significativo per gli Stati membri e possono anche causare difficoltà alla Commissione nella gestione del bilancio; invita la Commissione a garantire il massimo coordinamento al fine di proteggere il bilancio e il conseguimento degli obiettivi della politica di coesione;

190.  sottolinea che se gli Stati membri stessi individuano irregolarità e prendono misure preventive, meno tempo sarà dedicato a individuare i problemi e più tempo sarà disponibile per risolverli; ritiene che ciò significherà, inoltre, che i sistemi di gestione e di controllo negli Stati membri funzionano in modo efficace e, di conseguenza, il livello di irregolarità potrebbe essere al di sotto della soglia di rilevanza; invita pertanto gli Stati membri a svolgere un ruolo più proattivo e responsabile e a individuare e correggere le irregolarità sulla base dei loro controlli e audit, al fine di migliorare i sistemi di gestione e di controllo a livello nazionale onde evitare ulteriori rettifiche finanziarie nette e perdite di fondi;

191.  invita gli Stati membri a fornire alla Commissione informazioni sufficienti in termini di volume e di qualità in caso di rettifiche finanziarie derivanti dagli audit della Commissione, al fine di garantire la rapidità delle procedure;

192.  sottolinea, a tale proposito, l'importanza della certezza normativa e dell'orientamento e dell'assistenza tecnica appropriati della Commissione per le autorità degli Stati membri, compresa la formulazione sufficientemente specifica dei suoi requisiti; invita inoltre la Commissione a collaborare strettamente con le autorità degli Stati membri al fine di migliorare l'efficienza dei controlli di primo e secondo livello;

193.  invita la Commissione a fornire orientamenti agli Stati membri per armonizzare l'elaborazione di relazioni sull'attuazione delle rettifiche finanziarie, cosa che faciliterà il monitoraggio e la valutazione dell'impatto delle rettifiche finanziarie eseguite dagli Stati membri;

194.  sostiene la conclusione della Corte stando alla quale il quadro giuridico riguardante le rettifiche finanziarie per il periodo di programmazione successivo al 2020 dovrebbe essere rafforzato, anche se l'attenzione primaria dovrà rimanere puntata sulla prevenzione delle irregolarità e delle frodi;

195.  invita la Commissione a istituire un sistema di monitoraggio integrato, che permetta di consultare le informazioni nelle basi di dati da utilizzare per l'analisi comparativa e che copra sia le misure preventive che le rettifiche finanziarie per il periodo 2014-2020 quanto prima, e a fornire un accesso tempestivo alle informazioni per il Parlamento, il Consiglio e le competenti autorità degli Stati membri;

196.  invita la Corte dei conti, nelle sue future attività di audit, a concentrare maggiormente l'attenzione sulle debolezze sistematiche e a fornire raccomandazioni alla Commissione e agli Stati membri sulle modalità per migliorare il funzionamento dell'intero sistema di gestione e controllo finanziari;

Parte XV – Relazione speciale n. 5/2017 della Corte dei conti dal titolo "Disoccupazione giovanile: le politiche dell'UE hanno migliorato la situazione? Una valutazione della Garanzia per i giovani e dell'Iniziativa a favore dell'occupazione giovanile"

197.  accoglie con favore la relazione della Corte e si compiace che la Commissione accetti alcune delle raccomandazioni della Corte e intenda tenerne conto;

198.  osserva che il tasso di disoccupazione giovanile nell'Unione si è ridotto negli ultimi anni; si rammarica tuttavia che a metà del 2016 riguardasse ancora il 18,8 % dei giovani; incoraggia vivamente gli Stati membri ad avvalersi del sostegno dell'Unione disponibile per far fronte a questa situazione che si protrae da molto tempo;

199.  è fortemente preoccupato per il fatto che la popolazione di giovani che non frequentano corsi di formazione e non lavorano (NEET) è scollegata dall'istruzione e dal mercato del lavoro; riconosce che tale popolazione è la più difficile da raggiungere attraverso i programmi operativi esistenti per l'attuazione dei piani finanziari di lotta alla disoccupazione giovanile; ritiene che nel periodo 2017-2020 occorrerà concentrarsi su tale popolazione per garantire il conseguimento dei principali obiettivi della Garanzia per i giovani;

200.  sottolinea che l'integrazione della popolazione NEET richiede un notevole aumento del finanziamento dell'Unione nonché la mobilitazione di risorse supplementari stanziate dai bilanci nazionali degli Stati membri;

201.  mette in evidenza che, benché la Garanzia per i giovani abbia contribuito positivamente a combattere la disoccupazione giovanile dal 2012, il tasso di disoccupazione giovanile resta tuttora a livelli inaccettabili, e chiede pertanto che l'Iniziativa a favore dell'occupazione giovanile sia prorogata fino al 2020;

202.  si rammarica che nessuno degli Stati membri visitati fosse in grado di fornire a tutti i NEET l'opportunità di ricevere un'offerta entro quattro mesi dall'ingresso nel sistema della Garanzia per i giovani;

203.  si compiace, in particolare, della raccomandazione della Corte secondo cui occorre prestare maggiore attenzione al miglioramento della qualità delle offerte;

204.  rileva che la Commissione, nella sua comunicazione pubblicata nell'ottobre 2016(17), conclude che è necessario migliorarne l'efficacia;

205.  rileva che lo squilibrio tra domanda e offerta di competenze continua a essere un problema nel mercato del lavoro; chiede alla Commissione, nel quadro del comitato per l'occupazione del Consiglio (EMCO), di promuovere lo scambio delle migliori pratiche tra gli Stati membri al fine di sollevare la questione nell'agenda per l'occupazione;

206.  si compiace della collaborazione della Commissione con gli Stati membri allo scopo di individuare e diffondere buone pratiche in materia di monitoraggio e comunicazione sulla base dei sistemi esistenti negli Stati membri; ricorda alla Commissione che la comparabilità dei dati continua a essere fondamentale a tal fine;

207.  osserva che è necessario un considerevole aumento delle risorse per conseguire l'obiettivo di un'offerta di lavoro di qualità e permanente per tutti i giovani al di sotto dei 24 anni nelle regioni identificate;

Parte XVI – Relazione speciale n. 6/2017 della Corte dei conti dal titolo "La risposta dell'UE alla crisi dei rifugiati: il sistema basato sui punti di crisi (hotspot approach)"

208.  accoglie con favore la relazione speciale della Corte; approva le sue raccomandazioni e presenta qui di seguito le proprie osservazioni e raccomandazioni;

209.  prende atto della risposta della Commissione e del suo impegno a sostenere le autorità italiane e greche; si compiace del fatto che la Commissione accetti tutte le raccomandazioni formulate dalla Corte al fine di sviluppare ulteriormente gli aspetti specifici del sistema basato sui punti di crisi;

210.  deplora che la Corte, nella sua relazione speciale, non abbia potuto affrontare il quadro più ampio, compresa la ricollocazione dei richiedenti in altri Stati membri; sottolinea che le strozzature nelle procedure di follow-up hanno rappresentato una sfida costante per il corretto funzionamento dei punti di crisi;

211.  riconosce l'importanza di attuare l'agenda europea sulla migrazione; sottolinea la necessità di continuare a elaborare misure a breve termine, oltre a quelle a lungo termine, per gestire meglio le frontiere e affrontare le cause profonde della migrazione illegale;

212.  invita la Commissione, l'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (EASO), Europol, Frontex (alla luce del suo nuovo mandato come guardia di frontiera e costiera europea), le autorità nazionali e le altre organizzazioni internazionali a continuare e ad aumentare il loro sostegno ai punti di crisi; osserva che solo una cooperazione più intensa tra la Commissione, le agenzie e gli Stati membri potrà, nel lungo termine, garantire uno sviluppo più efficace del concetto dei punti di crisi;

213.  sottolinea a tale riguardo che, soprattutto nel caso dell'Italia, il continuo arrivo di migranti continua a porre sfide enormi, per le quali è essenziale il sostegno da parte dell'Unione e degli Stati membri;

214.  sottolinea l'importanza del Fondo Asilo, migrazione e integrazione (AMIF) e del Fondo per la sicurezza interna (ISF); chiede che sia prevista la possibilità di applicare a tali fondi le regole finanziarie degli aiuti di emergenza; insiste sul fatto che l'unico modo per aumentare l'efficienza dei punti di crisi nell'assistere gli Stati membri che si trovano in prima linea consiste nell'aumentare le risorse finanziarie per migliorare e creare infrastrutture di accoglienza e alloggio, che sono fondamentali quando vi è un enorme numero di migranti in arrivo;

215.  accoglie con favore i risultati dell'audit della Corte sulla situazione dei minori migranti nei punti di crisi e sottolinea l'importanza di sviluppare un approccio integrato per la loro accoglienza, tenendo sempre in considerazione il loro interesse superiore; chiede che sia fatto un uso migliore delle risorse finanziarie per l'accoglienza dei minori e per la formazione del personale destinato a lavorare a stretto contatto con i soggetti più vulnerabili; ricorda che, dopo la pubblicazione della relazione speciale in oggetto, la Commissione ha pubblicato una comunicazione completamente incentrata sui minori migranti(18); sottolinea l'importanza di tale comunicazione e invita gli Stati membri ad attuare integralmente le raccomandazioni contenute nel documento;

216.  invita pertanto la Commissione e il Consiglio a intensificare gli sforzi per sostenere i punti di crisi attraverso una più efficace ricollocazione e, ove l'ammissione non sia motivata, attraverso procedure di rimpatrio;

217.  è allarmato per le continue segnalazioni riguardanti la tratta dei minori; chiede ulteriori misure per proteggere i minori, soprattutto se non accompagnati, dal loro arrivo in poi; ritiene inaccettabile che i trafficanti possano continuare a rappresentare una minaccia diretta per i minori;

218.  invita Europol a proseguire i suoi sforzi per contrastare la migrazione illegale e la tratta di esseri umani e per combattere le organizzazioni criminali coinvolte, nonché per assistere le autorità nazionali nelle eventuali indagini penali connesse alla gestione dei punti di crisi;

219.  plaude agli sforzi delle autorità nazionali italiane e greche per registrare il numero più elevato possibile di migranti in arrivo sulle loro coste, con un tasso di registrazione del 78 % in Grecia nel 2016 (a fronte dell'8 % nel 2015) e una media del 97 % in Italia nel 2016 (rispetto al 60 % nel 2015); sottolinea che, per mettere a punto un efficace sistema di accoglienza, l'unico modo è disporre di un quadro preciso della situazione in loco;

220.  invita la Commissione e il Consiglio a garantire la qualità della procedura di esame delle domande di asilo nei punti di crisi; prende atto delle difficili condizioni in cui devono essere trattate le domande, ma sottolinea la necessità di evitare procedure accelerate che diano luogo ad errori; sottolinea inoltre che gli Stati membri in prima linea dovrebbero essere responsabili soltanto della registrazione e del rilevamento delle impronte digitali di tutti i migranti, ma che le procedure successive dovrebbero rappresentare una responsabilità condivisa da tutti gli Stati membri, in uno spirito di solidarietà; chiede che i richiedenti asilo siano adeguatamente informati in merito alla procedura di ricollocazione, ai loro diritti e ai possibili paesi di destinazione;

221.  invita il Consiglio a garantire che sia posto rimedio, senza ulteriori indugi, alla persistente mancanza di esperti mediante il sostegno da parte dell'EASO, così come degli Stati membri; è convinto che, specialmente nel caso dell'Italia, si renderà necessario un sostegno supplementare anche in futuro; invita la Commissione e il Consiglio a stabilire un piano per rendere tale capacità supplementare prontamente disponibile su richiesta dell'Italia e della Grecia;

222.  sottolinea che i punti di crisi sono luoghi riservati alla registrazione dei migranti in arrivo e non dovrebbero quindi diventare sovraffollati, né trasformarsi in centri di detenzione; invita gli Stati membri a proseguire i loro sforzi volti a porre in essere tutte le misure necessarie per conformarsi pienamente alla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea;

223.  è preoccupato per il grande numero di soggetti interessati attualmente coinvolti nella creazione e nel funzionamento dei punti di crisi e invita la Commissione e gli Stati membri a presentare proposte volte a rendere la struttura più trasparente e responsabile;

224.  raccomanda alla Corte di valutare la possibilità di elaborare una rapida relazione di follow-up sul funzionamento dei punti di crisi, con un ambito di applicazione più ampio che includa un'analisi delle procedure di asilo, ricollocazione e rimpatrio;

Parte XVII – Relazione speciale n. 7/2017 della Corte dei conti dal titolo "Il nuovo ruolo degli organismi di certificazione in materia di spesa PAC: un passo avanti verso un modello di audit unico, ma restano da affrontare debolezze significative"

225.  accoglie con favore la relazione speciale della Corte e ne approva le osservazioni e le raccomandazioni; rileva con soddisfazione che la Commissione accetta la maggior parte delle raccomandazioni e valuterà l'opportunità di attuarle, o ha già iniziato a farlo;

226.  riconosce i progressi positivi conseguiti nell'ambito del modello di audit della spesa della PAC; si rammarica tuttavia che il modello di audit unico non abbia ancora raggiunto il suo pieno potenziale;

227.  ricorda alla Commissione che è responsabile in ultima istanza per l'utilizzo efficiente della spesa della PAC; incoraggia inoltre la Commissione ad assicurare che l'applicazione dei metodi di controllo sia sufficientemente simile in tutta l'Unione, e che tutti gli organismi di certificazione (OC) applichino nel loro lavoro i medesimi criteri;

228.  osserva che gli organismi di certificazione svolgono audit indipendenti degli organismi pagatori (OP) dei rispettivi paesi dal 1996; si compiace, a tale proposito, del fatto che nel 2015, per la prima volta, è stato chiesto agli organismi di certificazione di verificare la legittimità e la regolarità delle relative spese; ritiene che si tratti di uno sviluppo molto positivo poiché potrebbe aiutare gli Stati membri a rafforzare i loro controlli e ridurre i costi di audit, consentendo alla Commissione di ottenere ulteriori garanzie indipendenti in merito alla legittimità e alla regolarità della spesa della PAC;

229.  si rammarica tuttavia che la Commissione possa ricorrere al lavoro degli organismi di certificazione solo in misura limitata, dal momento che, stando alla relazione della Corte, l'attuale sistema presenta notevoli debolezze concettuali, a causa delle quali i pareri degli organismi di certificazione non sono pienamente conformi ai principi e alle norme di audit in alcuni ambiti importanti;

230.  apprende con preoccupazione dalla relazione della Corte che vi sono state carenze sia nella metodologia che nell'attuazione, ad esempio le strategie di audit sono spesso inadatte, sono estratte serie di campioni inadeguate e i revisori degli organismi di certificazione spesso non dispongono di un livello sufficiente di conoscenze e competenze giuridiche; riconosce, tuttavia, che il 2015 potrebbe essere stato un anno impegnativo per gli Stati membri, giacché le pertinenti norme e linee direttrici dell'Unione si trovavano allora in una fase di avvio e agli organismi di certificazione potrebbero non essere state fornite informazioni e una formazione sufficienti in relazione alla loro applicazione pratica, o potrebbero non aver ricevuto abbastanza indicazioni in merito alla quantità di campioni richiesta;

231.  invita la Commissione a compiere maggiori sforzi per far fronte alle carenze segnalate nella relazione della Corte e realizzare un modello di audit unico davvero efficiente per la spesa della PAC; incoraggia la Commissione a monitorare e sostenere attivamente gli organismi di certificazione affinché migliorino il proprio lavoro e la propria metodologia sulla legittimità e regolarità delle spese;

232.  pone l'accento in particolare sulla necessità di elaborare modalità di lavoro maggiormente attendibili negli orientamenti per quanto riguarda il rischio di sopravvalutare il livello di affidabilità desunto dai controlli interni, e approva le osservazioni della Corte circa l'inadeguata rappresentatività dei campioni e il tipo di verifiche consentite, l'inutile calcolo di due diversi tassi di errore e il modo in cui i tassi sono utilizzati, nonché l'inaffidabilità dei pareri che sono basati su un errore sottostimato;

233.  apprende inoltre dalla relazione della Corte che, nonostante la natura spesso inattendibile delle statistiche di controllo degli Stati membri, la Commissione continua a fondare il proprio modello di affidabilità su tali dati, e che nel 2015 il parere degli organismi di certificazione ha costituito solo uno dei fattori presi in considerazione;

234.  deplora che le conseguenze di tale inattendibilità siano evidenti; osserva, ad esempio, che nei pagamenti diretti la DG AGRI ha concesso maggiorazioni per 12 dei 69 organismi pagatori, con un tasso di errore superiore al 2 %, mentre solo un organismo pagatore aveva inizialmente qualificato la sua dichiarazione, e che nel 2015 la DG AGRI ha altresì espresso riserve per 10 organismi pagatori; osserva inoltre che nelle zone rurali la DG AGRI ha concesso maggiorazioni per 36 dei 72 organismi pagatori e in 14 casi il tasso di errore rettificato è stato superiore al 5 %, e che nel 2015 la DG AGRI ha inoltre espresso riserve per 24 organismi pagatori di 18 Stati membri;

235.  invita la Commissione a porre l'accento su tale inattendibilità e a elaborare misure volte a ottenere una base attendibile per il proprio modello di affidabilità; ritiene che la Commissione dovrebbe, a tale proposito, guidare attivamente gli organismi di certificazione affinché elaborino pareri adeguati e usufruire delle informazioni e dei dati forniti di conseguenza;

236.  incoraggia inoltre la Commissione a chiedere agli organismi di certificazione di porre in atto salvaguardie adeguate che assicurino la rappresentatività dei loro campioni, a consentire agli organismi di certificazione di effettuare sufficienti verifiche in loco, a richiedere agli organismi di certificazione di calcolare un unico tasso di errore in materia di legittimità e regolarità della spesa e ad assicurare che il livello di errore indicato dagli organismi pagatori nelle statistiche di controllo sia opportunamente incluso nel tasso di errore degli organismi di certificazione;

237.  raccomanda in particolare alla Commissione di insistere affinché i pareri sulla legittimità e regolarità della spesa della PAC presentino una qualità e una portata tali da consentirle di accertare l'attendibilità dei dati di controllo degli organismi pagatori oppure, ove necessario, di valutare l'aggiustamento necessario dei tassi di errore degli organismi pagatori sulla base dei pareri forniti dagli organismi di certificazione;

238.  osserva che, per quanto riguarda la raccomandazione nr. 7 della Corte, la Commissione deve assicurarsi che il tasso di errore degli organismi pagatori non si aggiunga in modo inopportuno al tasso di errore globale degli organismi di certificazione; ritiene che gli orientamenti a tale proposito dovrebbero essere quanto più chiari possibili al fine di evitare malintesi nelle rettifiche finanziarie;

239.  apprende inoltre dalla relazione della Corte che la garanzia costituita dalla mancanza di preavviso degli organismi pagatori sulle operazioni che saranno rieseguite era compromessa nel caso dell'Italia, dove gli organismi di certificazione avevano preannunciato agli organismi pagatori i beneficiari che sarebbero stati sottoposti a controllo prima che gli organismi pagatori avessero effettuato la maggior parte dei controlli iniziali in loco; evidenzia con forza che è necessario garantire l'adeguata applicazione della selezione basata sulle domande in qualsiasi circostanza, e che eventuali preavvisi non possono essere privi di conseguenze;

240.  segnala che per le operazioni non soggette al SIGC (sia FEAGA che FEASR) vi è una significativa disparità tra il periodo per il quale i controlli in loco vengono comunicati (l'anno civile) ed il periodo per il quale la spesa è eseguita (dal 16 ottobre 2014 al 15 ottobre 2015 per l'esercizio 2015); osserva che, di conseguenza, alcuni dei beneficiari sottoposti a controlli in loco durante l'anno civile 2014 non sono stati rimborsati nell'esercizio 2015, e gli organismi di certificazione non possono includere i risultati di queste operazioni ai fini del calcolo del tasso di errore per l'esercizio interessato; invita la Commissione a proporre una soluzione adeguata per la sincronizzazione di tali calendari;

241.  evidenzia che i calendari per i controlli degli organismi pagatori possono essere molto rigidi, soprattutto negli Stati membri caratterizzati da un periodo vegetativo breve, e che fornire agli organismi di certificazione le informazioni pertinenti in modo tempestivo può spesso rivelarsi molto difficile; osserva che ciò può portare all'impiego di molteplici metodi di controllo differenti e alla duplicazione dei tassi di errore, dal momento che gli organismi di certificazione non possono seguire appieno la procedura di controllo degli organismi pagatori; ritiene che tale questione potrebbe essere risolta, ad esempio, mediante misure di monitoraggio via satellite;

242.  ritiene che, in generale, nel controllo della spesa della CAP si potrebbero meglio sfruttare le nuove tecnologie; è del parere che, se è possibile ottenere un sufficiente livello di affidabilità, ad esempio mediante un controllo satellitare, i beneficiari e i revisori non dovrebbero essere gravati da eccessivi audit in loco; sottolinea che, oltre a tutelare l'interesse finanziario dell'Unione nel quadro della spesa della PAC, l'obiettivo ultimo del modello di audit unico dovrebbe essere quello di assicurare controlli efficienti, il buon funzionamento dei sistemi amministrativi e la riduzione degli oneri burocratici;

243.  sottolinea inoltre che il modello di audit unico dovrebbe prevedere meno livelli nel sistema di controllo e comportare meno spese per l'Unione, gli Stati membri e i beneficiari; ritiene che si dovrebbe prestare maggiore attenzione all'affidabilità del sistema di controllo globale dello Stato membro anziché concentrarsi solamente su controlli supplementari per i beneficiari; considera il sistema di controllo ancora troppo oneroso per i beneficiari, e ritiene che negli Stati membri in cui le irregolarità e le frodi sono meno frequenti il sistema complessivo di audit si sia dimostrato sufficiente e l'affidabilità possa essere garantita in altri modi, senza ricorrere a eccessivi controlli in loco;

244.  invita la Commissione a prendere atto con attenzione della relazione della Corte e delle raccomandazioni del Parlamento e a sviluppare ulteriormente il sistema di controllo della spesa della CAP facendolo progredire verso un reale approccio di audit unico;

245.   sottolinea che molte delle carenze identificate dalla Corte sono state segnalate e affrontate dalla Commissione nei suoi orientamenti del 2018; si compiace dei costanti progressi compiuti dagli organismi di certificazione;

Parte XVIII – Relazione speciale n. 8/2017 della Corte dei conti dal titolo "Controllo della pesca nell'UE: occorre intensificare gli sforzi"

246.  chiede agli Stati membri di istituire, entro il 2018, procedure volta a verificare l'esattezza delle informazioni contenute nei registri nazionali delle flotte, onde migliorare l'esattezza delle informazioni sulla capacità di pesca;

247.  chiede alla Commissione, nel quadro di una eventuale futura modifica del regolamento (CE) n. 1224/2009(19) del Consiglio ("regolamento sul controllo"), e per migliorare l'esattezza delle informazioni sulla capacità di pesca, di includere nella sua proposta legislativa norme dettagliate per regolari verifiche documentali e in loco degli indicatori della stazza lorda (GT) e della potenza motrice (kW), utilizzati per calcolare la capacità di pesca;

248.  invita la Commissione, nel quadro di una eventuale futura modifica del regolamento sul controllo e per migliorare il monitoraggio delle attività dei piccoli pescherecci, a includere nella sua proposta legislativa:

   a) la soppressione delle esenzioni dall'uso di VMS(20) per i pescherecci di lunghezza compresa tra 12 e 15 metri;
   b) l'obbligo di installare sistemi di localizzazione più piccoli ed economici per pescherecci di lunghezza inferiore a 12 metri;

249.  chiede agli Stati membri, onde garantire la trasparenza nella distribuzione dei contingenti di pesca, di informare la Commissione entro il 2019 del sistema adottato per l'assegnazione dei contingenti in linea con l'articolo 16 del regolamento PCP(21), nonché sui criteri trasparenti ed obiettivi adottati per la distribuzione dei contingenti di pesca tra i soggetti interessati;

250.  chiede agli Stati membri, onde migliorare la completezza e l'affidabilità dati relativi alla pesca, di provvedere a quanto segue entro il 2019:

   a) esaminare e migliorare il processo di registrazione e verifica dei dati cartacei sulle attività di pesca; introdurre gradualmente processi per registrare e verificare i dati elettronici relativi alle attività di pesca trasmessi da pescherecci di lunghezza inferiore a 10 metri; garantire che tali sistemi siano compatibili e agevolino lo scambio di dati tra gli Stati membri, la Commissione e l'Agenzia europea di controllo della pesca;
   b) accertarsi di disporre di dati attendibili sull'attività dei pescherecci di lunghezza inferiore a 10 metri mediante l'introduzione graduale di obblighi di registrazione e comunicazione adeguati, più economici e di facile impiego e applicare le norme stabilite dal regolamento sul controllo per raccogliere i dati stessi;
   c) completare la convalida e il controllo incrociato dei dati sulle attività di pesca;

251.  chiede alla Commissione di provvedere a quanto segue entro il 2020:

   a) istituire una piattaforma per lo scambio di informazioni che gli Stati membri possono utilizzare per inviare dati convalidati in formati e contenuti standard, in modo che le informazioni disponibili ai diversi servizi della Commissione corrispondano ai dati degli Stati membri;
   b) promuovere lo sviluppo di un sistema più economico, semplice e di facile impiego per agevolare la comunicazione elettronica delle attività di pesca dei pescherecci di lunghezza inferiore a 12 metri; introdurre per i pescherecci di lunghezza compresa tra 10 e 12 metri l'obbligo di utilizzare sistemi di registrazione e comunicazione elettronici (giornali di bordo elettronici) al posto di quelli su supporto cartaceo; introdurre progressivamente per i pescherecci di lunghezza inferiore ai 10 metri l'obbligo di registrare e comunicare le proprie catture attraverso un sistema elettronico più economico, più semplice e più agevole da utilizzare;
   c) analizzare i problemi residui in materia di completezza e attendibilità dei dati a livello di Stato membro e, se necessario, decidere assieme agli Stati membri le azioni opportune;

252.  invita la Commissione, nel quadro di una eventuale futura modifica del regolamento sul controllo e per migliorare la completezza e l'attendibilità dei dati sulle attività di pesca, a includere nella sua proposta legislativa:

   a) la soppressione dell'uso del sistema di trasmissione elettronica dei dati e di dichiarazioni elettroniche per i pescherecci di lunghezza compresa tra i 12 e i 15 metri;
   b) il riesame degli obblighi di informazione sui dati delle catture, che il regolamento sul controllo prevede per gli Stati membri, per includervi i dettagli relativi alla zona di pesca, alle dimensioni dei pescherecci e agli attrezzi da pesca;

253.  invita gli Stati membri, ai fini del miglioramento delle ispezioni, a elaborare protocolli e rapporti d'ispezione standard più adatti alle specifiche condizioni regionali e tecniche della pesca rispetto a quelli previsti dall'allegato XXVII del regolamento (UE) n. 404/2011(22), nonché ad avvalersi di tali protocolli e rapporti; invita gli Stati membri a provvedervi in consultazione con l'Agenzia europea di controllo della pesca ed entro il 2019 quando il nuovo regolamento sulle misure tecniche(23) dovrebbe entrare in vigore;

254.  chiede alla Commissione, nel contesto di un'eventuale modifica futura del regolamento sul controllo, di includere nella sua proposta legislativa l'uso obbligatorio, da parte degli Stati membri, del sistema per l'elaborazione di rapporti di ispezione elettronici, così da garantire la completezza e l'aggiornamento dei risultati delle ispezioni nazionali; chiede altresì alla Commissione di includere nella proposta l'obbligo per gli Stati membri di condividere i risultati delle ispezioni con gli altri Stati membri interessati;

255.  invita gli Stati membri, onde garantire l'efficacia del sistema di sanzioni, a provvedere a quanto segue entro il 2019:

   a) tenere in debito conto, nel definire le sanzioni, delle infrazioni ripetute o dei responsabili recidivi;
   b) applicare integralmente il sistema a punti e garantirne l'applicazione uniforme nei rispettivi territori;

256.  chiede alla Commissione, nel contesto di un'eventuale modifica futura del regolamento sul controllo, di includere nella sua proposta legislativa una disposizione che preveda un sistema per lo scambio di dati in materia di infrazioni e sanzioni in collaborazione con l'Agenzia europea di controllo della pesca e gli Stati membri;

Parte XIX – Relazione speciale n. 9/2017 della Corte dei conti dal titolo "Il sostegno dell'UE alla lotta contro la tratta di esseri umani in Asia meridionale/sudorientale"

257.  accoglie con favore la relazione speciale della Corte; approva le sue raccomandazioni e presenta qui di seguito le proprie osservazioni e raccomandazioni;

258.  riconosce che, nonostante l'ambiente difficile in cui ha dovuto operare, l'Unione ha fornito un contributo tangibile alla lotta contro la tratta di esseri umani nell'Asia meridionale e sudorientale;

259.  si compiace dei progressi compiuti nella lotta contro la tratta di esseri umani attraverso misure quali la nomina di funzionari di collegamento europei per la migrazione in paesi specifici; chiede che i lavori proseguano in tal senso;

260.  incoraggia l'Unione a intensificare la sua cooperazione con i governi nazionali e regionali, nonché con altre organizzazioni presenti nell'area (quali l'ONU, l'ASEAN e le ONG interessate) e con la società civile, al fine di ottenere una migliore visione d'insieme delle rimanenti priorità ed elaborare quindi un piano d'azione più mirato;

261.  sottolinea l'importanza di sradicare la povertà estrema e le discriminazioni delle minoranze e di genere nei paesi nell'Asia meridionale e sudorientale, nonché di consolidarne le basi democratiche e dei diritti umani con l'aiuto dell'EIDHR;

262.  invita la Commissione a sviluppare una banca dati globale, coerente e affidabile sul sostegno finanziario alla lotta contro la tratta di esseri umani, in modo tale che la distribuzione dei fondi sia meglio giustificata e raggiunga i destinatari le cui esigenze sono effettivamente più pressanti; concorda con il Consiglio sulla necessità di elaborare un elenco aggiornato delle regioni e dei paesi interessati dalla tratta di esseri umani e di inserire tale elenco nella banca dati;

263.  accoglie con favore la comunicazione della Commissione dal titolo "Relazione sul seguito dato alla strategia dell'UE per l'eradicazione della tratta degli esseri umani e individuazione di ulteriori azioni concrete" (COM(2017)0728), pubblicata dalla Commissione nel dicembre 2017; invita la Commissione a proporre misure specifiche da sviluppare per ciascuna regione;

264.  si compiace del fatto che la tratta degli esseri umani continuerà ad essere una priorità nel prossimo ciclo programmatico dell'Unione sulla criminalità organizzata e le forme gravi di criminalità internazionale nel periodo 2018-2021;

265.  ritiene essenziale rafforzare gli organismi preposti all'applicazione della legge negli Stati dell'Asia meridionale e sudorientale, in modo tale che siano più efficaci nell'individuare e smantellare le reti di tratta degli esseri umani; chiede che le pene per i criminali coinvolti nella tratta di persone siano rese più severe;

266.  invita la Commissione e gli Stati membri a proseguire la lotta contro la tratta di esseri umani all'interno dell'Unione mediante la cooperazione politica e giudiziaria, in modo tale da affrontare le mafie che utilizzano l'Unione come destinazione finale delle vittime della tratta di esseri umani, come segnalato nella comunicazione del dicembre 2017;

267.  ritiene che sia necessario un miglior collegamento tra la tempistica delle azioni di attenuazione e le risorse concesse, nonché una maggiore cooperazione tra il SEAE, la Commissione, l'ASEAN e le Nazioni Unite per consentire una lotta più efficace contro la tratta di esseri umani;

268.  invita il SEAE e la Commissione ad affrontare la questione della tratta di esseri umani anche esplorando altri canali d'azione come gli accordi bilaterali e multilaterali;

Parte XX – Relazione speciale n. 10/2017 della Corte dei conti dal titolo "Rendere più mirato il sostegno dell'UE ai giovani agricoltori per promuovere efficacemente il ricambio generazionale"

269.  ritiene che, per quanto riguarda le attuali politiche della PAC:

   a) occorra una valutazione approfondita di tutti gli strumenti e le misure che possono essere armonizzate per aiutare i giovani agricoltori, al fine di concentrarsi sulla comparabilità dei dati in tutta l'Unione, sulla coerenza o sull'incoerenza degli indicatori di risultato, nonché sugli ostacoli all'accesso al mercato dei giovani agricoltori che possono essere affrontati nell'ambito della futura riforma della PAC;
   b) gli obiettivi debbano essere meglio definiti in termini di ricambio generazionale, eventualmente mediante un obiettivo quantificato, e occorra raccogliere informazioni sui gradi di successo nel ricambio generazionale e sui fattori che lo hanno ostacolato o che l'hanno favorito;

270.  ritiene che, per la PAC del periodo successivo al 2020, la legislazione debba essere elaborata di modo che la Commissione sia tenuta a indicare (o inviti gli Stati membri a indicare, conformemente alle disposizioni della gestione concorrente) una chiara logica d'intervento per gli strumenti strategici miranti al ricambio generazionale in agricoltura; è del parere che la logica dell'intervento debba comprendere:

   a) una valutazione corretta delle esigenze dei giovani agricoltori, che esamini le ragioni di fondo per cui i giovani che desiderano entrare nel settore agricolo sono ostacolati da barriere nella creazione di aziende agricole, e verifichi altresì il grado di diffusione di tali barriere nelle varie zone geografiche, nei diversi settori agricoli o in base ad altre caratteristiche specifiche delle aziende;
   b) una valutazione delle esigenze alle quali gli strumenti d'intervento dell'Unione potrebbero rispondere, e di quelle che invece possono essere (o sono già) gestite meglio dalle politiche degli Stati membri, nonché un'analisi delle forme di sostegno più opportune per le esigenze individuate (ad esempio, pagamenti diretti, importi forfettari, strumenti finanziari);
   c) misure di sensibilizzazione sulle possibili forme di assistenza per una cessione anticipata di un'azienda agricola a un successore, complete di servizi o misure di consulenza quali un regime adeguato di pensionamento basato sul reddito o su entrate nazionali o regionali dei settori agricolo, alimentare e forestale;
   d) la definizione, malgrado il lungo periodo di programmazione dei trasferimenti delle aziende agricole, di obiettivi SMART, che renda espliciti e quantificabili i risultati attesi degli strumenti d'intervento, in termini di tasso di ricambio generazionale previsto e contributo alla redditività delle aziende beneficiarie; ritiene che, in particolare, occorra indicare chiaramente se gli strumenti d'intervento debbano proporsi di sostenere il maggior numero possibile di giovani agricoltori oppure essere mirati a tipologie specifiche di giovani agricoltori (ad esempio, i più istruiti, quelli che creano aziende agricole in zone svantaggiate o che introducono nelle aziende tecnologie per il risparmio energetico o idrico, incrementano la redditività o la produttività delle aziende o impiegano più persone);

271.  chiede agli Stati membri, nell'attuazione delle misure della PAC per il periodo successivo al 2020, di rendere più mirate le misure nel modo seguente:

   a) introducendo criteri per garantire la selezione dei progetti con il miglior rapporto costi/benefici, come per esempio i progetti che offrono l'aumento più elevato di produttività sostenibile o redditività delle aziende beneficiarie o l'incremento maggiore di occupazione nelle zone ove la disoccupazione è più diffusa, oppure in zone svantaggiate in cui il ricambio generazionale è più ridotto;
   b) applicando criteri chiari per valutare il modo in cui i giovani agricoltori possono essere sostenuti nel caso di controllo congiunto di persone giuridiche (precisando, ad esempio, la percentuale di diritti di voto o azioni che il beneficiario deve detenere, il periodo in cui ha luogo il riequilibrio delle quote o la percentuale minima dei suoi introiti che deve provenire dalla sua attività nell'azienda beneficiaria), così da focalizzare l'aiuto sui giovani agricoltori per cui il lavoro agricolo nell'azienda beneficiaria rappresenta l'attività principale;
   c) applicando soglie minime di punteggio sufficientemente elevate che i progetti devono raggiungere e suddividendo la dotazione delle misure in modo da garantire un'uguale disponibilità di fondi ai giovani agricoltori che creano aziende nell'intero arco del periodo di programmazione;
   d) migliorando l'uso dei piani aziendali come strumento per valutare sia la necessità di finanziamenti pubblici stimando (al momento della presentazione della domanda) la probabile redditività delle aziende in assenza dell'aiuto, sia (alla conclusione dei progetti) l'impatto dell'aiuto sulla redditività dell'azienda o su altri obiettivi chiaramente specificati (quali occupazione, introduzione di tecnologie per il risparmio energetico o idrico);

272.  è del parere che la regolamentazione delle misure della PAC per il periodo post-2020 debba garantire che la Commissione e gli Stati membri (conformemente alle disposizioni della gestione concorrente) migliorino il sistema di monitoraggio e valutazione; ritiene in particolare che:

   a) la Commissione debba definire indicatori di realizzazione, risultato e impatto per valutare i progressi, l'efficacia e l'efficienza degli strumenti d'intervento rispetto agli obiettivi, basandosi sulle migliori pratiche come gli indicatori utili elaborati dagli Stati membri nei propri sistemi di monitoraggio;
   b) gli Stati membri debbano raccogliere regolarmente dati reali sulle caratteristiche strutturali e finanziarie delle aziende beneficiarie (quali entrate, reddito, numero di dipendenti, innovazioni introdotte, livello di istruzione degli agricoltori), in modo da valutare l'efficienza e l'efficacia delle misure ai fini del raggiungimento degli obiettivi auspicati dell'intervento;
   c) la Commissione e gli Stati membri debbano richiedere valutazioni che offrano informazioni utili sui risultati dei progetti e delle misure, fondate su dati reali sull'evoluzione delle caratteristiche strutturali e finanziarie delle aziende beneficiarie, basandosi sulle migliori pratiche (quali il raffronto con parametri di riferimento, le analisi controfattuali, le indagini) come quelle individuate nell'audit in questione (cfr. riquadro 5 della relazione speciale della Corte dei conti europea sul caso dell'Emilia Romagna, paragrafo 75);
   d) ai giovani agricoltori debba essere garantito l'accesso ai servizi di consulenza e agli strumenti che li aiutino a reagire in maniera efficace ed efficiente alle turbative dei mercati, alle saturazioni del mercato e alla volatilità dei prezzi; ritiene che, in questo modo, sia possibile potenziare la competitività e l'orientamento al mercato e ridurre le fluttuazioni del reddito dei produttori dovute alla crisi;

Parte XXI– Relazione speciale n. 11/2017 della Corte dei conti dal titolo "Il fondo fiduciario Bêkou dell'UE per la Repubblica centrafricana: un esordio promettente, nonostante alcune carenze"

273.  accoglie con favore la relazione speciale della Corte e ne approva le osservazioni e le raccomandazioni;

274.  accoglie con favore l'istituzione del fondo fiduciario europeo Bêkou e il suo contributo all'elaborazione di una risposta internazionale alla crisi nella Repubblica centrafricana; riconosce che questo primo fondo fiduciario può essere considerato in vari modi come un importante progetto pilota e che è necessario elaborare orientamenti più precisi sulla questione sistemica del coordinamento dei donatori, del monitoraggio e della valutazione secondo un approccio più sistematico per ottenere garanzie;

275.  osserva che i fondi fiduciari facevano parte di una risposta ad hoc in un contesto di carenza di risorse e di flessibilità necessarie per consentire una risposta rapida e globale alle grandi crisi; ritiene che occorra più tempo per dimostrarne l'efficacia e trarre ulteriori insegnamenti dall'attuazione operativa;

276.  ritiene inoltre che occorra prestare particolare attenzione all'efficacia e alla governance politica dei fondi fiduciari, così come alla mancanza di garanzie e di supervisione relativamente all'uso finale dei fondi stanziati;

277.  ritiene che dovrebbero essere oggetto di un'attenzione particolare le osservazioni della Corte relative all'influenza limitata del fondo sul coordinamento tra le parti interessate, e la Commissione dovrebbe fare tutto ciò che è in suo potere per avvalersi delle esperienze già acquisite nelle attività del Fondo europeo di sviluppo (FES) in settori quali l'attuazione e il coordinamento degli investimenti multilaterali e la gestione improntata ai risultati sotto il profilo della titolarità;

278.  sottolinea che eventuali nuovi strumenti finanziari e il finanziamento misto dovrebbero essere conformi agli obiettivi globali della politica di sviluppo dell'Unione e incentrarsi sui settori caratterizzati dal valore aggiunto e dall'impatto strategico più elevati;

279.  osserva che i contributi degli Stati membri al fondo fiduciario sono stati finora relativamente bassi; invita gli Stati membri ad essere più partecipativi al fine di garantire che il fondo realizzi gli obiettivi strategici previsti;

280.  ritiene che debba essere prestata la dovuta attenzione al controllo dei costi di gestione e amministrativi rispetto al totale dei contributi; è favorevole alla coerenza e alla complementarità di questi nuovi strumenti di sviluppo con la strategia e gli obiettivi strategici del FES;

281.  invita la Commissione a mettere in atto meccanismi di controllo esaustivi al fine di assicurare il controllo politico da parte del Parlamento sulla governance, la gestione e l'attuazione di questi nuovi strumenti nel quadro della procedura di discarico; ritiene importante sviluppare specifiche strategie di controllo per tali strumenti, che prevedano obiettivi, finalità e riesami specifici;

Parte XXII – Relazione speciale n. 12/2017 della Corte dei conti dal titolo "Attuazione della direttiva concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano: la qualità e l'accesso all'acqua in Bulgaria, Ungheria e Romania sono migliorati, ma permane la necessità di consistenti investimenti"

282.  sottolinea, dal momento che l'accesso all'acqua potabile di buona qualità è una delle più elementari esigenze dei cittadini, che la Commissione dovrebbe fare tutto il possibile per meglio monitorare la situazione, in particolare per quanto riguarda le piccole zone di approvvigionamento idrico, che sono le più prossime agli utenti finali; ricorda che una cattiva qualità dell'acqua potabile può comportare rischi per la salute dei cittadini europei;

283.  sollecita gli Stati membri a fornire maggiori informazioni ai cittadini per quanto riguarda la qualità dell'acqua potabile loro erogata, poiché in alcuni Stati membri i cittadini non sono consapevoli del fatto che l'acqua di rubinetto è potabile;

284.  deplora il fatto che gli Stati membri non siano tenuti a riferire in merito alla qualità delle acque delle piccole zone di approvvigionamento idrico; auspica che la revisione della direttiva sull'acqua potabile(24) ponga rimedio a tale situazione;

285.  sottolinea l'importanza della sostenibilità delle infrastrutture idriche e della partecipazione dei cittadini alla loro manutenzione;

286.  sottolinea il fatto determinante che le politiche di tariffazione delle acque devono incentivare l'efficienza e il recupero dei costi dei servizi idrici; osserva che spetta agli Stati membri fornire a tutti i propri cittadini acqua potabile di alta qualità e a prezzi contenuti, aderendo all'idea che l'acqua costituisce un bene comune e un diritto umano;

287.  ricorda alla Commissione che le discussioni in atto e le tendenze crescenti a favore della liberalizzazione e della privatizzazione dei servizi idrici in diversi Stati membri sono diventate un considerevole motivo di preoccupazione per i cittadini;

Parte XXIII – Relazione speciale n. 13/2017 della Corte dei conti dal titolo "Un sistema unico europeo di gestione del traffico ferroviario: la scelta politica diventerà mai realtà?"

288.  accoglie con favore la relazione speciale della Corte e ne approva le osservazioni e le raccomandazioni;

289.  rileva che la Commissione non ha valutato adeguatamente l'impatto dei pacchetti legislativi da essa avviati a partire dal 2000 per il settore ferroviario; si rammarica che i fondi investiti dall'Unione nei vari progetti non possano essere considerati efficaci sotto il profilo dei costi;

290.  osserva che il settore ferroviario è in genere molto corporativo e che, di conseguenza, la liberalizzazione del mercato potrebbe essere vista più come una minaccia che come un vantaggio;

291.  rileva che l'interesse degli Stati membri a migliorare l'interoperabilità deve essere accompagnato da una stima dei costi e delle risorse necessarie; esorta gli Stati membri a stabilire obiettivi realistici in relazione alla concessione di sostegno finanziario dell'Unione all'ERTMS e raccomanda alla Commissione di fissare scadenze per l'attuazione che possano essere rispettate;

292.  accoglie con favore l'impegno della Commissione a stabilire un calendario di smantellamento insieme agli Stati membri, con obiettivi giuridicamente vincolanti; si compiace pertanto del fatto che la Commissione abbia deciso di collaborare con il settore per promuovere l'utilizzo di un modello comune di aggiudicazione degli appalti elaborato dalla Comunità delle ferrovie europee;

293.  ritiene che gli investimenti onerosi resi necessari dal sistema, unitamente ai benefici differiti per coloro che devono sostenerne i costi, richiedano una valutazione strategica delle priorità stabilite in seno al Consiglio e agli Stati membri; accoglie con favore il piano europeo di implementazione e il relativo piano d'azione dettagliato per l'ERTMS, il cui obiettivo consiste nel garantire un flusso costante di aiuti; incoraggia gli Stati membri a concentrarsi sull'obiettivo di migliorare il coordinamento del piano europeo di implementazione nonché a garantire che gli impegni assunti a livello di Unione siano tenuti in considerazione nelle loro priorità nazionali; si compiace dell'impegno della Commissione a fissare obiettivi intermedi nei piani di attuazione nazionali per migliorare il monitoraggio delle sezioni individuali;

294.  esprime preoccupazione per l'elevato tasso di disimpegno relativo al sostegno TEN-T per i progetti ERTMS, principalmente dovuto al mancato allineamento delle disposizioni finanziarie dell'Unione con le strategie nazionali di attuazione; si compiace che la Commissione stia adattando, per quanto possibile, le procedure di finanziamento del CEF; invita la Commissione a esaminare e analizzare la situazione e ad adottare le misure necessarie per colmare tali carenze;

295.  si rammarica che i fondi dell'Unione disponibili per le unità a bordo siano assorbiti quasi completamente dal traffico nazionale e che il trasporto merci non possa ricevere il sostegno dei fondi di coesione; ricorda che il trasporto ferroviario di merci è uno degli aspetti fondamentali del mercato unico;

296.  invita la Commissione a garantire che le lacune dovute alle incompatibilità del sistema siano risolte efficacemente nell'ambito del prossimo periodo di programmazione;

297.  ritiene che l'operatività del mercato ferroviario unico richieda il pieno coinvolgimento degli operatori del mercato interessati prima della concessione di finanziamenti dell'Unione; è dell'opinione che la politica ferroviaria dell'Unione richieda un cambiamento realistico di strategia, che deve comprendere una stima dei costi e dei benefici e lo sviluppo di un modello economico negli Stati membri, nel caso in cui non sia presente, con l'obiettivo di assicurare un finanziamento adeguato e poterne individuare le fonti in modo efficace;

Parte XXIV – Relazione speciale n. 14/2017 della Corte dei conti dal titolo "La gestione dei procedimenti presso la Corte di giustizia dell'Unione europea: esame della performance"

298.  valuta positivamente la relazione speciale della Corte dei conti; approva le sue osservazioni e raccomandazioni;

299.  critica la Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) per aver rifiutato alla Corte dei conti l'accesso ad alcuni dei documenti richiesti da quest'ultima per lo svolgimento dell'esame della performance della CGUE; ricorda alla CGUE che, nell'esercizio delle loro funzioni, i membri e i revisori della Corte dei conti sono tenuti alla riservatezza e al segreto professionale(25); deplora che non sia stato possibile intervistare i segretari giudiziari ("référendaires"), malgrado il loro ruolo cruciale nell'attività della CGUE;

300.  osserva con rammarico che, a partire dal 2012, il Tribunale ha ripetutamente superato il termine ragionevole entro il quale una parte in causa può legittimamente attendersi che sia pronunciata una sentenza; invita il Tribunale a riferire alla commissione per il controllo dei bilanci del Parlamento in merito alla situazione, apportando chiarimenti;

301.  osserva che a seguito della riforma della struttura giurisdizionale della CGUE, l'assegnazione dei giudici alle sezioni è effettuata in base al numero di cause nei vari settori; è interessato a conoscere le modalità di assegnazione applicate e a sapere se vi siano sezioni specializzate per determinati settori; chiede dati statistici sui progressi dei fascicoli nel nuovo sistema;

302.  si rammarica che la Corte dei conti abbia escluso dal campionamento le cause che si sono protratte per più del doppio della durata media; è del parere che, per valutare la performance, non ci si debba basare soltanto sulle cause tipiche;

303.  suggerisce che le lingue di lavoro della CGUE, in particolare quelle delle deliberazioni, siano estese all'inglese, al francese e al tedesco, che sono le lingue di lavoro delle istituzioni dell'Unione; incoraggia la CGUE a identificare le migliori prassi all'interno delle istituzioni dell'Unione per attuare questa riforma del regime linguistico;

304.  osserva che, sebbene i referendari siano determinanti nel processo decisionale della CGUE, il loro ruolo e la regolamentazione che li riguarda restano sconosciuti al di fuori della Corte;

305.  è preoccupato per il fatto che, nell'insieme dei fattori che più di frequente hanno inciso sulla durata della fase scritta al Tribunale, la ricezione e il trattamento degli atti procedurali presso la cancelleria rappresentano l'85 % del tempo necessario; si chiede se la cancelleria disponga di risorse sufficienti;

306.  è preoccupato per la durata delle cause al Tribunale qualora vengano sollevate questioni di riservatezza;

307.  prende atto del processo di attribuzione delle cause promosse dinanzi agli organi giurisdizionali; chiede alla CGUE di indicare le norme che disciplinano la procedura di attribuzione in entrambi gli organi;

308.  osserva che nel 2014 e nel 2015 circa il 40 % delle cause dinanzi al Tribunale sono state assegnate al di fuori del sistema a rotazione, il che mette in discussione il sistema stesso; solleva dubbi, al tempo stesso, circa l'attribuzione discrezionale dei fascicoli nel Tribunale; deplora la mancanza di trasparenza riguardo al procedimento;

309.  è preoccupato che le vacanze giudiziarie costituiscano uno dei fattori più frequenti che incidono sulla durata del trattamento delle cause alla CGUE; propone che, in tale periodo, vengano consentite le audizioni e le deliberazioni di una più ampia gamma di cause, fatta eccezione per quelle caratterizzate da circostanze specifiche;

310.  osserva che anche i periodi di malattia, maternità o congedo parentale o la partenza dei referendari hanno un impatto sulla durata delle cause; chiede alla CGUE di esaminare possibili modalità alternative per ovviare alle assenze temporanee e garantire il buon andamento dei lavori;

311.  è del parere che le risorse non siano distribuite in modo proporzionato tra gli organi giurisdizionali tenendo conto del loro rispettivo carico di lavoro; suggerisce che la "cellula dei lettori di sentenze" (cellule des lecteurs d'arrêts) presso il Tribunale intervenga in una fase successiva del procedimento;

312.  invita gli Stati membri a fare in modo che le decisioni relative alla nomina dei nuovi giudici siano adottate con largo anticipo rispetto alla data di partenza dei loro predecessori onde garantire un passaggio ottimale del carico di lavoro;

313.  esprime preoccupazione per l'approccio indifferenziato applicato dalla CGUE alle varie fasi processuali; consiglia alla CGUE di adattare i termini fissati alla tipologia e alla complessità delle cause;

314.  osserva che un numero significativo delle cause dinanzi ai tribunali di entrambi i gradi riguarda questioni di proprietà intellettuale; incoraggia la CGUE a vagliare modalità per semplificare le procedure relative a queste cause e a prendere in considerazione un esame preliminare da parte dei suoi servizi di ricerca e documentazione;

Parte XXV – Relazione speciale n. 16/2017 della Corte dei conti dal titolo "Programmazione dello sviluppo rurale: occorrono minore complessità e maggiore focalizzazione sui risultati"

315.  chiede che, durante la preparazione del periodo di programmazione successivo al 2020, onde accrescere l'orientamento al rendimento e ai risultati, rafforzare l'integrazione tra i programmi di sviluppo rurale (PSR) e gli altri programmi e migliorare la valutazione del contributo dei PSR agli obiettivi strategici:

   a) la Commissione garantisca che le sue proposte di politiche indichino il modo in cui sarà rafforzata la coerenza tra i singoli programmi attraverso l'ulteriore sviluppo dei requisiti;
   b) gli Stati membri specifichino, entro il 2022, in che modo verranno attuati e monitorati i meccanismi di coordinamento, complementarità e sinergia e come verranno stilate le relative comunicazioni al riguardo nel contesto generale della normativa e degli obiettivi dell'Unione;

316.  chiede alla Commissione di riesaminare la concezione dei documenti di programmazione entro la fine del 2020, allo scopo di semplificarne il contenuto e ridurre il numero di obblighi per il periodo di programmazione successivo al 2020; ritiene che, in particolare, essa dovrebbe circoscrivere la struttura dei documenti di programmazione agli elementi e alle opzioni essenziali per pianificare, attuare e monitorare correttamente la spesa per lo sviluppo rurale;

317.  invita la Commissione ad adottare misure con gli Stati membri entro la fine del 2018, per far sì che le approfondite relazioni annuali sull'attuazione per il 2019 forniscano informazioni chiare e complete su quanto conseguito dai programmi e che le risposte richieste ai quesiti di valutazione comuni forniscano una base migliore per il prossimo periodo di programmazione;

318.  chiede che la Commissione, nel predisporre il periodo di programmazione successivo al 2020, definisca più precisamente – nel contesto degli obiettivi unionali generali per l'agricoltura e lo sviluppo rurale – i tipi di indicatori da stabilire per valutare i risultati e l'impatto degli interventi di sviluppo rurale; ritiene che, in tale processo, la Commissione potrebbe beneficiare dell'esperienza e delle soluzioni già messe a punto da altre organizzazioni internazionali (quali l'OMS, la Banca mondiale e l'OCSE) che pongono l'accento sul rendimento e sui risultati;

319.  ritiene che la Commissione debba garantire la continuità del tipo di investimenti attualmente eseguiti nel quadro del secondo pilastro della politica agricola comune, che costituisce uno strumento finanziario chiave per stimolare la crescita economica promuovendo la competitività, l'innovazione e l'occupazione nelle regioni rurali in ritardo di sviluppo e nelle zone di montagna, nonché per garantire la sostenibilità dello sviluppo rurale.

320.  chiede alla Commissione di promuovere e agevolare la cooperazione a livello nazionale e la creazione di reti, al fine di diffondere le buone pratiche inerenti alla misurazione del rendimento elaborate a livello nazionale entro la fine del 2020;

321.  chiede alla Commissione, per il periodo di programmazione successivo al 2020, di esaminare e trarre insegnamento dall'attuazione del sistema attuale entro la fine del 2020, tra cui:

   a) l'incidenza della riserva di efficacia e gli eventuali meccanismi alternativi che potrebbero migliorare il rendimento;
   b) l'adeguatezza e la misurabilità degli indicatori di risultato utilizzati per accedere alla riserva di efficacia; e
   c) il ricorso a sanzioni finanziarie in caso di rendimento insufficiente;

322.  invita il Consiglio e la Commissione a valutare la possibilità, prima di adottare ulteriori proposte legislative a metà del 2018, di allineare la strategia a lungo termine e l'elaborazione delle politiche al ciclo di bilancio e di procedere a un'analisi approfondita della spesa prima che sia fissata una nuova dotazione finanziaria a lungo termine;

323.  ritiene che, per consentire l'approvazione dei PSR all'avvio del prossimo periodo di programmazione, sia opportuno che la Commissione indichi nelle sue proposte legislative le modifiche previste per l'elaborazione delle politiche, la programmazione e l'attuazione per far sì che i PSR siano approvati all'inizio del nuovo periodo di programmazione, favorendone così la tempestiva attuazione a partire dal 2020;

324.  ritiene che la decisione sulla durata del QFP debba trovare il giusto equilibrio tra due esigenze apparentemente contrastanti: da una parte, la necessità che diverse politiche dell'Unione – specialmente quelle rientranti nella gestione concorrente, come ad esempio la politica agricola e la politica di coesione – funzionino sulla base della stabilità e della prevedibilità di un impegno su un periodo minimo di sette anni, e, dall'altra, la necessità di legittimità e rendicontabilità democratica derivante dalla sincronizzazione di ogni quadro finanziario con il ciclo politico quinquennale del Parlamento e della Commissione;

Parte XXVI – Relazione speciale n. 17/2017 della Corte dei conti dal titolo "L'intervento della Commissione nella crisi finanziaria greca"

325.  ringrazia la Corte per l'elaborazione di una relazione completa su un argomento molto importante, che è strettamente legato alle attività della commissione per il controllo dei bilanci; si rammarica che siano serviti tre anni per la redazione della relazione di audit; sottolinea l'importanza di una presentazione puntuale delle relazioni, poiché ciò semplificherebbe notevolmente il lavoro della Commissione e del Parlamento;

326.  deplora il fatto che la Corte dei conti disponesse soltanto di un mandato limitato per l'esecuzione dell'audit dell'assistenza finanziaria dell'Unione alla Grecia gestita dalla troika, composta da Commissione, Banca centrale europea (BCE) e Fondo monetario internazionale, e che non abbia ottenuto informazioni adeguate dalla BCE; esorta la BCE, nello spirito della collaborazione reciproca, a fornire informazioni che consentano alla Corte di ottenere un quadro più completo in merito all'uso dei fondi dell'Unione;

327.  pone l'accento sulla complessa situazione economica in tutta Europa e in particolare sulla difficile situazione politica in Grecia durante l'attuazione dell'assistenza finanziaria dell'Unione, dal momento che ha influito direttamente sull'efficienza dell'attuazione dell'assistenza;

328.  sottolinea l'essenziale importanza della trasparenza nell'utilizzare i fondi dell'Unione nel quadro dei diversi strumenti di assistenza finanziaria attuati in Grecia;

329.  invita la Commissione a migliorare le procedure generali per la definizione dei programmi di sostegno, in particolare delineando l'estensione dei lavori analitici necessari per giustificare il contenuto delle condizioni e, ove possibile, indicando gli strumenti che potrebbero essere utilizzati in situazioni pertinenti;

330.  pone l'accento sulla necessità che la Commissione migliori i propri meccanismi di monitoraggio dell'attuazione e dell'introduzione pianificata delle riforme, in modo da individuare meglio gli ostacoli di tipo amministrativo e di altra natura all'efficace attuazione delle riforme; evidenzia inoltre la necessità che la Commissione si doti delle risorse necessarie per effettuare tali valutazioni;

Parte XXVII – Relazione speciale n. 18/2017 della Corte dei conti dal titolo "Il cielo unico europeo non è ancora una realtà, nonostante l'avvenuto cambiamento culturale"

331.  sottolinea che non si è ancora giunti alla piena attuazione del cielo unico europeo a causa della resistenza di talune professioni del settore aereo, che difendono le proprie prerogative, e della mancanza di una forte volontà politica degli Stati membri di soddisfare le condizioni per l'attuazione dell'iniziativa;

332.  deplora il fatto che, sebbene l'Unione sia riuscita a eliminare le frontiere terrestri tra gli Stati membri dello spazio Schengen, non sia stata finora in grado di eliminare le frontiere aeree tra questi stessi Stati membri, il che comporta perdite comuni di un valore di 5 miliardi di EUR l'anno;

333.  mette in risalto la necessità di rivedere e aggiornare gli indicatori al fine di razionalizzare il sistema di valutazione delle prestazioni del traffico aereo; si compiace che la Commissione abbia comunicato che la loro revisione è in atto; sottolinea che per garantire una revisione efficace degli indicatori sono necessari dati precisi e adeguati;

334.  sottolinea che l'attuazione del cielo unico europeo dovrebbe ridurre le emissioni di CO2 del settore dei trasporti aerei fino al 10 %, contribuendo così in misura significativa al conseguimento degli obiettivi dell'accordo di Parigi sul clima;

335.  chiede alla Commissione di esaminare più nel dettaglio gli obiettivi dell'impresa comune SESAR in quanto potrebbero non essere applicabili alla situazione attuale in cui il cielo unico europeo non è ancora divenuto realtà, e rischiano di essere applicati a sistemi aerei che non sono in grado di cooperare tra loro;

336.  invita la Commissione a presentare informazioni dettagliate riguardo al suo contratto con Eurocontrol al fine di monitorare l'impiego del denaro dei contribuenti dell'Unione;

337.  sottolinea la necessità di garantire l'indipendenza delle autorità nazionali di vigilanza (NSA) e di dotarle di sufficienti risorse finanziarie e organizzative;

338.  chiede alla Commissione di comunicare alla commissione competente del Parlamento il motivo per cui non ha avviato procedure d'infrazione per la mancata attuazione dei blocchi funzionali di spazio aereo, che avrebbero dovuto essere operativi nel 2012, ma che, ad oggi, non sono ancora funzionanti;

Parte XXVIII – Relazione speciale n. 21/2017 della Corte dei conti dal titolo "L'inverdimento: un regime di sostegno al reddito più complesso, non ancora efficace sul piano ambientale"

339.  accoglie con favore le raccomandazioni proposte dalla Corte e invita la Commissione a dare seguito a tali raccomandazioni e osservazioni indicate nella relazione speciale;

340.  prende atto della spesa considerevolmente elevata in merito al nuovo pagamento verde che rappresenta il 30 % di tutti i pagamenti diretti della PAC e quasi l'8 % dell'intero bilancio dell'Unione; osserva con preoccupazione che tale importo non corrisponde al livello di ambizione offerto dal pagamento verde; invita la Commissione a tenerne conto al momento di preparare una riforma della PAC;

341.  si rammarica del fatto che non è chiaro in che modo l'inverdimento dovrebbe contribuire ai più ampi obiettivi dell'Unione in materia di cambiamenti climatici; invita la Commissione a creare un piano d'azione specifico per l'inverdimento nel quadro di una nuova riforma della PAC definendo chiaramente la logica di intervento e fissando anche una serie di obiettivi specifici e misurabili;

342.  esprime preoccupazione per il fatto che lo strumento dell'inverdimento resta una misura di sostegno al reddito, che consente agli agricoltori di aumentare il loro reddito fino all'1 %, mentre in molti casi non impone necessariamente obblighi o costi connessi all'attuazione, mettendo così in discussione la ragion d'essere del finanziamento; invita la Commissione a sviluppare norme più rigorose per quanto concerne gli agricoltori, evitando nel contempo l'uso eccessivo di esenzioni;

343.  è preoccupato per il livello di complessità e trasparenza dell'inverdimento e della PAC stessa; invita la Commissione a razionalizzare il programma di inverdimento e l'intera PAC al fine di aumentare il livello di trasparenza ed evitare l'elevato rischio di abusi e doppi finanziamenti;

344.  esprime particolare preoccupazione per la conclusione della Corte secondo cui è improbabile che l'inverdimento offra benefici significativi per l'ambiente e il clima e invita la Commissione a riconsiderare l'esistenza dello strumento e la possibilità di reinvestire i considerevoli fondi di inverdimento in programmi già esistenti, che spesso si sovrappongono, e che hanno dimostrato di essere più efficaci e giustificati;

o
o   o

345.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti, e di provvedere alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

(1) GU L 48 del 24.2.2016.
(2) GU L 323 del 28.9.2017, pag. 1.
(3) GU L 322 del 28.9.2017, pag. 1.
(4) GU E 322 del 28.9.2017, pag. 10.
(5) Testi approvati, P8_TA-PROV(2018)0122.
(6) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(7) GU L 287 del 29.10.2013, pag. 63.
(8)1.2.3.4.5.6.7.8.9.10.11.12.13. La BCE dovrebbe:snellire ulteriormente il processo decisionale e delegare talune decisioni ai livelli inferiori, per consentire al Consiglio di vigilanza di concentrarsi sulle questioni più problematiche;valutare i rischi che il ricorso a servizi condivisi comporta e attuare le necessarie misure cautelative, compresi la gestione di eventuali richieste confliggenti ed un apposito controllo di conformità, al fine di fugare i timori riguardanti il ricorso a tali servizi;assegnare all'audit interno competenze e risorse sufficienti a far sì che i settori a rischio medio ed elevato siano coperti nei modi e nei tempi opportuni;collaborare appieno con la Corte per metterla in condizioni di esercitare il proprio mandato e quindi rafforzare il rispetto dell'obbligo di rendiconto;formalizzare i propri attuali meccanismi di misurazione della performance della vigilanza e di divulgazione al pubblico di informazioni al riguardo al fine di rafforzare il rispetto dell'obbligo di rendiconto verso l'esterno;modificare il regolamento quadro sull'MVU per formalizzare gli impegni delle ANC partecipanti e assicurare che tutte partecipino appieno ed in modo proporzionato alle attività dei GVC;sviluppare, in collaborazione con le ANC, profili di ruolo/équipe e metodi per valutare sia l'idoneità del personale che le ANC intendono assegnare ai GVC sia la performance successiva di detto personale;istituire e mantenere una banca dati centralizzata, standardizzata e completa su competenze, esperienza e qualifiche degli effettivi assegnati ai GVC dalla BCE e dalle ANC;attuare un percorso formativo formale, sia per gli addetti alla vigilanza che prendono servizio sia per quelli che sono già in attività nei GVC;sviluppare e attuare una metodologia basata sul rischio per determinare il numero-obiettivo di effettivi e la composizione delle competenze per i GVC;riesaminare periodicamente il modello di raggruppamento (clustering) nell'importante processo di pianificazione della vigilanza, e, all'occorrenza, aggiornarlo;integrare il proprio organico o rivederne le assegnazioni per far sì che, sulla base di una chiara classificazione dei rischi per priorità, la sua presenza sia rafforzata in misura consistente nelle ispezioni in loco presso le banche significative;monitorare da vicino le debolezze del sistema informatico per le ispezioni in loco e perseguire i propri sforzi volti ad accrescere le qualifiche e le competenze degli addetti alla vigilanza ispettiva designati dalle ANC;
(9) Dichiarazione del Comitato di contatto dei presidenti delle Istituzioni superiori di controllo degli Stati membri dell'UE e della Corte dei conti europea, "Garantire, in seguito all'introduzione del Meccanismo di vigilanza unico, dispositivi di vigilanza bancaria interamente soggetti ad audit, che soddisfino l'obbligo di rendiconto e che siano pienamente efficaci".
(10) GU E 50 del 9.2.2018, pag. 80.
(11) Per i limiti di accesso alle informazioni si veda l'allegato II della relazione speciale.
(12) Per il regime vigente in materia di predisposizione delle relazioni tra la BCE e il Parlamento europeo si veda l'allegato IX della relazione speciale;
(13) Direttiva 2009/147/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2009, concernente la conservazione degli uccelli selvatici (GU L 20 del 26.1.2010, pag. 7).
(14) Direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche (GU L 206 del 22.7.1992, pag. 7).
(15) Un piano d'azione per la natura, i cittadini e l'economia (COM(2017)0198).
(16) Valutazione delle spese pubbliche e della responsabilità finanziaria (Public Expenditure and Financial Accountability assessment).
(17) La garanzia per i giovani e l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile a tre anni di distanza (COM(2016)0646).
(18) La protezione dei minori migranti (COM(2017)0211).
(19) Regolamento (CE) n 1224/2009 del Consiglio, del 20 novembre 2009, che istituisce un regime di controllo comunitario per garantire il rispetto delle norme della politica comune della pesca, che modifica i regolamenti (CE) n. 847/96, (CE) n. 2371/2002, (CE) n. 811/2004, (CE) n. 768/2005, (CE) n. 2115/2005, (CE) n. 2166/2005, (CE) n. 388/2006, (CE) n. 509/2007, (CE) n. 676/2007, (CE) n. 1098/2007, (CE) n. 1300/2008, (CE) n. 1342/2008 e che abroga i regolamenti (CEE) n. 2847/93, (CE) n. 1627/94 e (CE) n. 1966/2006 (GU L 343 del 22.12.2009, pag. 1).
(20) Vessel monitoring system (sistema di controllo dei pescherecci)
(21) Regolamento (UE) n. 1380/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, relativo alla politica comune della pesca, che modifica i regolamenti (CE) n. 1954/2003 e (CE) n. 1224/2009 del Consiglio e che abroga i regolamenti (CE) n. 2371/2002 e (CE) n. 639/2004 del Consiglio, nonché la decisione 2004/585/CE del Consiglio (GU L 354 del 28.12.2013, pag. 22).
(22) Regolamento di esecuzione (UE) n. 404/2011 della Commissione, dell'8 aprile 2011, recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 1224/2009 del Consiglio che istituisce un regime di controllo comunitario per garantire il rispetto delle norme della politica comune della pesca (GU L 112 del 30.4.2011, pag. 1).
(23) Si veda la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla conservazione delle risorse della pesca e alla protezione degli ecosistemi marini attraverso misure tecniche, che modifica i regolamenti (CE) n. 1967/2006, (CE) n. 1098/2007, (CE) n. 1224/2009 del Consiglio e i regolamenti (UE) n. 1343/2011 e (UE) n. 1380/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga i regolamenti (CE) n. 894/97, (CE) n. 850/98, (CE) n. 2549/2000, (CE) n. 254/2002, (CE) n. 812/2004 e (CE) n. 2187/2005 del Consiglio
(24) Si veda la proposta della Commissione per una direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano (rifusione) (COM(2017)0753).
(25) Si vedano in particolare l'articolo 6 del Codice di condotta per i membri della Corte dei conti europea e il paragrafo 4 degli orientamenti deontologici per la Corte dei conti europea applicabili al personale, concernenti il segreto professionale.


Discarico 2016: bilancio generale dell'Unione europea – Ottavo, nono, decimo e undicesimo FES
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Decisione
Decisione
Risoluzione
1. Decisione del Parlamento europeo del 18 aprile 2018 sul discarico per l'esecuzione del bilancio dell'ottavo, nono, decimo e undicesimo Fondo europeo di sviluppo per l'esercizio 2016 (2017/2146(DEC))
P8_TA(2018)0123A8-0123/2018

Il Parlamento europeo,

–  visti i bilanci finanziari e i conti di gestione dell'ottavo, nono, decimo e undicesimo Fondo europeo di sviluppo per l'esercizio 2016 (COM(2017)0364 – C8-0257/2017),

–  viste le informazioni finanziarie sui Fondi europei di sviluppo (COM(2017)0299),

–  vista la relazione annuale della Corte dei conti sulle attività dell'ottavo, nono, decimo e undicesimo Fondo europeo di sviluppo per l'esercizio 2016, corredata delle risposte della Commissione(1),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(2) presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2016, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  viste le raccomandazioni del Consiglio, del 20 febbraio 2018, sul discarico da dare alla Commissione per l'esecuzione delle operazioni dei Fondi europei di sviluppo per l'esercizio 2016 (05078/2018 – C8-0053/2018, 05079/2018 – C8-0054/2018, 05080/2018 – C8-0055/2018, 05082/2018 – C8-0056/2018),

–  visto l'accordo di partenariato tra i membri del gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP), da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altro, firmato a Cotonou (Benin) il 23 giugno 2000(3) e modificato a Ouagadougou (Burkina Faso) il 22 giugno 2010(4),

–  vista la decisione 2013/755/UE del Consiglio, del 25 novembre 2013, relativa all'associazione dei paesi e territori d'oltremare all'Unione europea ("decisione sull'associazione d'oltremare")(5),

–  visto l'articolo 33 dell'accordo interno del 20 dicembre 1995 tra i rappresentanti dei governi degli Stati membri, riuniti in sede di Consiglio, relativo al finanziamento ed alla gestione degli aiuti della Comunità nel quadro del secondo protocollo finanziario della quarta convenzione ACP-CE(6),

–  visto l'articolo 32 dell'accordo interno del 18 settembre 2000 tra i rappresentanti dei governi degli Stati membri, riuniti in sede di Consiglio, relativo al finanziamento ed alla gestione degli aiuti della Comunità nel quadro del protocollo finanziario dell'accordo di partenariato tra gli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico, da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altro, firmato a Cotonou (Benin) il 23 giugno 2000, nonché alla concessione di un'assistenza finanziaria ai paesi e territori d'oltremare cui si applicano le disposizioni della parte quarta del trattato CE(7),

–  visto l'articolo 11 dell'accordo interno del 17 luglio 2006 tra i rappresentanti dei governi degli Stati membri, riuniti in sede di Consiglio, riguardante il finanziamento degli aiuti comunitari forniti nell'ambito del quadro finanziario pluriennale per il periodo 2008-2013 in applicazione dell'accordo di partenariato ACP-CE e lo stanziamento degli aiuti finanziari ai paesi e territori d'oltremare ai quali si applica la parte quarta del trattato CE(8),

–  visto l'articolo 11 dell'accordo interno del 24 giugno 2013 e del 26 giugno 2013 tra i rappresentanti dei governi degli Stati membri dell'Unione europea riuniti in sede di Consiglio, relativo al finanziamento degli aiuti dell'Unione europea forniti nell'ambito del quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020 in applicazione dell'accordo di partenariato ACP-UE e all'assegnazione di assistenza finanziaria ai paesi e territori d'oltremare cui si applicano le disposizioni della parte quarta del trattato sul funzionamento dell'UE(9),

–  visto l'articolo 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 74 del regolamento finanziario, del 16 giugno 1998, applicabile alla cooperazione per il finanziamento dello sviluppo a norma della quarta convenzione ACP-CE(10),

–  visto l'articolo 119 del regolamento finanziario, del 27 marzo 2003, per il nono Fondo europeo di sviluppo(11),

–  visto l'articolo 50 del regolamento (CE) n. 215/2008 del Consiglio, del 18 febbraio 2008, recante il regolamento finanziario per il decimo Fondo europeo di sviluppo(12),

–  visto l'articolo 48 del regolamento (UE) 2015/323 del Consiglio, del 2 marzo 2015, recante il regolamento finanziario per l'undicesimo Fondo europeo di sviluppo(13),

–  visti l'articolo 93, l'articolo 94, terzo trattino, e l'allegato IV del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e il parere della commissione per lo sviluppo (A8-0123/2018),

1.  concede il discarico alla Commissione per l'esecuzione del bilancio dell'ottavo, nono, decimo e undicesimo Fondo europeo di sviluppo per l'esercizio 2016;

2.  esprime le sue osservazioni nella risoluzione in appresso;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione e la risoluzione che ne costituisce parte integrante al Consiglio, alla Commissione, alla Corte dei conti e alla Banca europea per gli investimenti, e di provvedere alla loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

2. Decisione del Parlamento europeo del 18 aprile 2018 sulla chiusura dei conti dell'ottavo, nono, decimo e undicesimo Fondo europeo di sviluppo relativi all'esercizio 2016 (2017/2146(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  visti i bilanci finanziari e i conti di gestione dell'ottavo, nono, decimo e undicesimo Fondo europeo di sviluppo per l'esercizio 2016 (COM(2017)0364 – C8-0257/2017),

–  viste le informazioni finanziarie sui Fondi europei di sviluppo (COM(2017)0299),

–  vista la relazione annuale della Corte dei conti sulle attività dell'ottavo, nono, decimo e undicesimo Fondo europeo di sviluppo per l'esercizio 2016, corredata delle risposte della Commissione(14),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(15) presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2016, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  viste le raccomandazioni del Consiglio, del 20 febbraio 2018, sul discarico da dare alla Commissione per l'esecuzione delle operazioni dei Fondi europei di sviluppo per l'esercizio 2016 (05078/2018 – C8-0053/2018, 05079/2018 – C8-0054/2018, 05080/2018 – C8-0055/2018, 05082/2018 – C8-0056/2018),

–  vista la relazione della Commissione sul seguito dato al discarico per l'esercizio 2015 (COM(2017)0379),

–  visto l'accordo di partenariato tra i membri del gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP), da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altro, firmato a Cotonou (Benin) il 23 giugno 2000(16) e modificato a Ouagadougou (Burkina Faso) il 22 giugno 2010(17),

–  vista la decisione 2013/755/UE del Consiglio, del 25 novembre 2013, relativa all'associazione dei paesi e territori d'oltremare all'Unione europea ("decisione sull'associazione d'oltremare")(18),

–  visto l'articolo 33 dell'accordo interno del 20 dicembre 1995 tra i rappresentanti dei governi degli Stati membri, riuniti in sede di Consiglio, relativo al finanziamento ed alla gestione degli aiuti della Comunità nel quadro del secondo protocollo finanziario della quarta convenzione ACP-CE(19),

–  visto l'articolo 32 dell'accordo interno del 18 settembre 2000 tra i rappresentanti dei governi degli Stati membri, riuniti in sede di Consiglio, relativo al finanziamento ed alla gestione degli aiuti della Comunità nel quadro del protocollo finanziario dell'accordo di partenariato tra gli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico, da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altro, firmato a Cotonou (Benin) il 23 giugno 2000, nonché alla concessione di un'assistenza finanziaria ai paesi e territori d'oltremare cui si applicano le disposizioni della parte quarta del trattato CE(20),

–  visto l'articolo 11 dell'accordo interno del 17 luglio 2006 tra i rappresentanti dei governi degli Stati membri, riuniti in sede di Consiglio, riguardante il finanziamento degli aiuti comunitari forniti nell'ambito del quadro finanziario pluriennale per il periodo 2008-2013 in applicazione dell'accordo di partenariato ACP-CE e lo stanziamento degli aiuti finanziari ai paesi e territori d'oltremare ai quali si applica la parte quarta del trattato CE(21),

–  visto l'articolo 11 dell'accordo interno del 24 giugno 2013 e del 26 giugno 2013 tra i rappresentanti dei governi degli Stati membri dell'Unione europea riuniti in sede di Consiglio, relativo al finanziamento degli aiuti dell'Unione europea forniti nell'ambito del quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020 in applicazione dell'accordo di partenariato ACP-UE e all'assegnazione di assistenza finanziaria ai paesi e territori d'oltremare cui si applicano le disposizioni della parte quarta del trattato sul funzionamento dell'UE(22),

–  visto l'articolo 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 74 del regolamento finanziario, del 16 giugno 1998, applicabile alla cooperazione per il finanziamento dello sviluppo a norma della quarta convenzione ACP-CE(23),

–  visto l'articolo 119 del regolamento finanziario, del 27 marzo 2003, per il nono Fondo europeo di sviluppo(24),

–  visto l'articolo 50 del regolamento (CE) n. 215/2008 del Consiglio, del 18 febbraio 2008, recante il regolamento finanziario per il decimo Fondo europeo di sviluppo(25),

–  visto l'articolo 48 del regolamento (UE) 2015/323 del Consiglio, del 2 marzo 2015, recante il regolamento finanziario per l'undicesimo Fondo europeo di sviluppo(26),

–  visti l'articolo 93, l'articolo 94, terzo trattino, e l'allegato IV del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e il parere della commissione per lo sviluppo (A8-0123/2018),

A.   considerando la propria intenzione, nel contesto della procedura di discarico, di evidenziare la particolare importanza di un ulteriore rafforzamento della legittimità legittimazione democratica delle istituzioni dell'UE, migliorando la trasparenza e la rendicontabilità e attuando il concetto di programmazione di bilancio basata sulla performance e di la buona gestione delle risorse umane;

1.  approva la chiusura dei conti del dell'ottavo, nono, decimo e undicesimo Fondo europeo di sviluppo per l'esercizio 2016;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio, alla Commissione, alla Corte dei conti e alla Banca europea per gli investimenti, e di provvedere alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

3. Risoluzione del Parlamento europeo del 18 aprile 2018 recante le osservazioni che costituiscono parte integrante della decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio dell'ottavo, nono, decimo e undicesimo Fondo europeo di sviluppo per l'esercizio 2016 (2017/2146(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  vista la sua decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio dell'ottavo, nono, decimo e undicesimo Fondo europeo di sviluppo per l'esercizio 2016,

–  visti l'articolo 93, l'articolo 94, terzo trattino, e l'allegato IV del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e il parere della commissione per lo sviluppo (A8-0123/2018),

A.  considerando che l'obiettivo principale dell'accordo di Cotonou, che costituisce il quadro delle relazioni dell'Unione con gli Stati dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP) e dei paesi e territori d’oltremare (PTOM), consiste nel ridurre e, nel tempo, eliminare la povertà, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile e di integrazione progressiva dei paesi ACP e PTOM nell'economia mondiale;

B.  considerando che i Fondi europei di sviluppo (FES) sono il principale strumento finanziario dell'Unione per gli aiuti della cooperazione allo sviluppo a favore dei paesi ACP e i PTOM;

C.  considerando che la storia degli Stati membri conferisce all'Unione degli obblighi in materia di sviluppo nei paesi ACP e di cooperazione con i PTOM, che sono legati al futuro dell'Unione in ragione della situazione geopolitica, della globalizzazione e delle sfide mondiali, quali gli effetti connessi ai cambiamenti climatici o all'evoluzione demografica;

D.  considerando che la Commissione, in qualità di organismo attuatore, è responsabile del discarico relativo ai FES;

E.  considerando che la comparsa di nuove sfide globali sta mutando completamente i modelli di erogazione degli aiuti, il che spinge tutte le parti interessate a riflettere su un nuovo approccio agli aiuti e sul riorientamento dell'attuale quadro per gli aiuti esterni;

F.  considerando che i principi di sostenibilità, di coerenza e di efficacia degli interventi sono fondamentali per lo sviluppo di un nuovo approccio trasversale dell'Unione allo sviluppo al fine di rafforzare l'incidenza positiva degli aiuti allo sviluppo e dei relativi risultati;

G.  considerando che la trasparenza e la rendicontabilità sono requisiti essenziali per il controllo democratico e la coerenza delle azioni di sviluppo dell'Unione con gli obiettivi di altri interlocutori, quali gli Stati membri, le organizzazioni internazionali, le istituzioni finanziarie internazionali o le banche multilaterali di sviluppo;

H.  considerando che è indispensabile un coordinamento efficace per limitare il rischio di frammentazione degli aiuti e massimizzare la coerenza dell’impatto e della titolarità delle priorità di sviluppo da parte dei paesi partner;

I.  considerando che il finanziamento e i programmi comuni di aiuto dovrebbero tradursi in obiettivi più mirati, individuando le sinergie e condividendo informazioni provenienti dai diversi quadri dei risultati di diverse organizzazioni;

J.  considerando che la progettazione di nuove modalità di intervento, quali i finanziamenti combinati, capacità o piattaforme di investimento e i fondi fiduciari, rappresenta un modo per ottenere finanziamenti al di là degli aiuti allo sviluppo ufficiali pur in conformità di condizioni in materia di trasparenza, addizionalità e impatto positivo sul terreno;

K.  considerando che la mobilitazione del settore privato e la capacità di attrarre ulteriori investimenti sono fattori indispensabili, data la carenza dei finanziamenti necessari per conseguire gli ambiziosi obiettivi di sviluppo, a gettare le migliori basi per garantire lo sviluppo sostenibile dei paesi beneficiari con la loro capacità amministrativa e nell'ambito della loro struttura sociale;

L.  considerando che, pur essendo uno strumento essenziale per il cambiamento e rispondendo alle principali sfide di sviluppo, il sostegno al bilancio comporta un notevole rischio fiduciario e dovrebbe essere concesso soltanto se garantisce sufficiente trasparenza, tracciabilità e rendicontabilità e se è affiancato da un chiaro impegno, da parte dei paesi partner, a riformare le politiche;

M.  considerando che l'aiuto allo sviluppo è attuato in un contesto geopolitico complesso e fragile, su cui incidono questioni quali quadri di governance carente, corruzione, instabilità sociale ed economica, conflitti armati, situazioni di crisi o di post-crisi che provocano migrazioni o trasferimenti forzati, o crisi sanitarie;

N.  considerando che il Parlamento ha ribadito la richiesta di includere i fondi FES nel bilancio generale;

Dichiarazione di affidabilità

Principali risultanze dell'esecuzione finanziaria del 2016

1.  accoglie con favore gli sforzi costanti compiuti dai servizi della Commissione per migliorare la gestione finanziaria generale dei FES per quanto riguarda i vecchi impegni e pagamenti di prefinanziamento non ancora liquidati;

2.  constata, in particolare, che l'obiettivo fissato di una riduzione del 25 % è stato leggermente superato per quanto riguarda i vecchi impegni in sospeso, raggiungendo il 28 % e il 36 % in relazione ai vecchi impegni non ancora liquidati;

3.  prende atto altresì delle azioni intese a ridurre e chiudere i contratti scaduti ancora in sospeso poiché i ritardi superiori a 18 mesi dopo il termine del loro periodo operativo comportano un rischio significativo che si verifichino errori relativi alla regolarità, nella misura in cui i documenti giustificativi potrebbero non essere più disponibili e il personale incaricato della gestione di tali contratti potrebbe anch'esso non esserci più per garantire la continuità delle operazioni;

4.  rileva che la percentuale globale di contratti scaduti nel portafoglio della Direzione generale per la Cooperazione internazionale e lo Sviluppo (DG DEVCO) della Commissione rappresentava il 15,15 % alla fine del 2016 rispetto all'obiettivo del 15 %; deplora che 1 058 (o il 56 %) dei 1 896 contratti scaduti riguardino la gestione delle operazioni del FES e che il periodo operativo dei 156 contratti FES scaduti sui suddetti 1 058 sia giunto a scadenza più di 5 anni fa (contratti per un valore di 323 milioni EUR);

5.  si rammarica tuttavia del fatto che, secondo la Corte dei conti ("la Corte"), i sistemi di supervisione e controllo siano stati ancora una volta giudicati soltanto parzialmente efficaci;

Affidabilità dei conti dei FES

6.  accoglie con favore il giudizio della Corte, secondo cui i conti annuali definitivi dell'ottavo, nono, decimo e undicesimo FES relativi all'esercizio 2016 presentano fedelmente, sotto tutti gli aspetti rilevanti, la posizione finanziaria degli stessi al 31 dicembre 2016, e che i risultati delle loro operazioni, i flussi di cassa e le variazioni dell'attivo netto per l'esercizio chiuso in tale data sono conformi alle disposizioni del regolamento finanziario del FES e alle norme contabili basate su principi contabili per il settore pubblico riconosciuti a livello internazionale;

7.  esorta la Commissione ad agire per risolvere il problema dei recuperi di prefinanziamenti non spesi erroneamente registrati come entrate d'esercizio, in quanto l'erronea registrazione di entrate d'esercizio ha richiesto rettifiche per un importo di 3,2 milioni di EUR;

8.  deplora che tali errori di codifica siano presenti dal 2015 nel contesto della gestione degli ordini di riscossione; rileva, tuttavia, che nel 2016 la DG DEVCO ha impartito al proprio personale istruzioni dettagliate sulla codificazione corretta di questo tipo di ordini di riscossione;

Legittimità e regolarità delle operazioni dei FES

9.  si compiace del fatto che, a giudizio della Corte, le entrate alla base dei conti per l'esercizio 2016 sono, sotto tutti gli aspetti rilevanti, legittime e regolari;

10.  ribadisce la propria preoccupazione circa la valutazione della Corte relativa alla legittimità e regolarità dei pagamenti alla base dei conti, che sono inficiati da un livello di errore rilevante;

11.  osserva che, sulla base delle stime della Corte nella sua relazione annuale, il tasso di errore stimato per le spese alla base dei conti dell’ottavo, nono, decimo e undicesimo FES è pari al 3,3 %, il che denota una lieve diminuzione rispetto al 3,8 % del 2014 e del 2015, al 3,4 % del 2013 e al 3 % del 2012;

12.  rileva con rammarico che il 24 % delle operazioni in esame (35 su 143) erano inficiate da errori; prende atto dei risultati del campionamento per quanto riguarda i progetti, secondo cui 35 pagamenti su 130 (27 %) risultano inficiati da errori e, in particolare, del fatto che 26 sui suddetti 35 pagamenti (pari al 74 %) sono stati qualificati come errori quantificabili e che nove operazioni finali sono state autorizzate dopo aver espletato tutte le verifiche ex ante;

13.  rileva con preoccupazione che per due casi di errori quantificabili, i servizi della Commissione disponevano di informazioni sufficienti fornite dai suoi sistemi di gestione per prevenire, rilevare e correggere gli errori prima di accettare la spesa, il che ha inciso in maniera positiva diretta sul livello di errore stimato, che sarebbe stato di 0,7 punti percentuali più basso, e che cinque operazioni inficiate da errori non erano state individuate dai revisori o supervisori esterni;

14.  osserva che per il sostegno al bilancio e per l'attuazione di progetti finanziati da più donatori da parte di organizzazioni internazionali, con l'applicazione dell'approccio nozionale, la loro natura di finanziamento e le loro modalità di pagamento limitano la misura in cui le operazioni sono soggette a errori; ribadisce la propria preoccupazione ricorrente per quanto riguarda sia la messa in comune dei fondi dell'Unione con i fondi di altri donatori, in particolare il fatto che i fondi dell'Unione non vengono destinati a voci di spesa specifiche e identificabili, sia i limiti del lavoro di audit della Corte derivante dall'applicazione dell'approccio nozionale;

15.  è preoccupato per la frequenza e la persistente tipologia di errori, in particolare nel settore degli appalti pubblici, nonostante i piani d'azione correttivi consecutivi, vale a dire la mancata conformità con le disposizioni in materia di appalti, con un caso di contratti di servizi aggiudicati senza procedura di gara, di spese non sostenute, di spese non ammissibili o l'assenza di documenti giustificativi; rileva che tali errori sono stati riscontrati anche nelle operazioni legate ai programmi a preventivo, alle convenzioni di sovvenzione e agli accordi di contributo fra la Commissione e organizzazioni internazionali; invita la Commissione a far fronte con urgenza alle carenze riscontrate nella gestione dei contratti, nelle procedure di selezione, nella gestione dei documenti e nel sistema degli appalti;

16.  ribadisce che la Commissione dovrebbe intensificare gli sforzi in quegli specifici settori di cooperazione, affinando il suo attuale programma d'azione correttiva, specialmente quando gli errori quantificabili denotano carenze nei controlli da parte delle organizzazioni internazionali riguardo alla conformità con le disposizioni contrattuali, nel quadro dell’impegno globale teso a migliorare i metodi di gestione dei rischi e i sistemi di controllo e di continuità operativa;

17.  invita la DG DEVCO a prestare debita attenzione alla codifica e controllo dei pagamenti al fine di rispettare i termini previsti nel circuito finanziario e nei flussi di lavoro;

Efficacia del quadro di controllo

18.  si compiace dei continui sforzi profusi dalla DG DEVCO per migliorare il proprio quadro di controllo, in particolare la scelta di settori ad alto rischio legati ai fondi soggetti a gestione indiretta mediante organizzazioni internazionali e agenzie di sviluppo e sovvenzioni nell'ambito della gestione diretta; prende atto dell’estensione della riserva alle sovvenzioni e ai programmi a preventivo soggetti a gestione indiretta;

19.  riconosce che gli aiuti allo sviluppo sono spesso attuati in contesti difficili, instabili o critici che sono soggetti a errore;

20.  rinnova l'invito a prestare un'attenzione scrupolosa alle carenze ricorrenti riscontrate nell'esecuzione delle fasi principali di controllo, vale a dire la vulnerabilità delle verifiche ex ante condotte prima dell'esecuzione dei pagamenti relativi ai progetti e le verifiche di audit esterni sulle spese; rileva che la DG DEVCO sta rivedendo attualmente il capitolato per i servizi di audit e di verifica, al fine di ottenere informazioni che consentano una valutazione qualitativa;

21.  si compiace del fatto che è stato svolto per il quinto anno uno studio sul tasso di errore residuo (TER) nel rispetto della metodologia TER, il che costituisce ormai uno dei pilastri per l'ottenimento della garanzia di affidabilità della DG DEVCO;

22.  si compiace del fatto che la DG DEVCO abbia posto rimedio a tutte le carenze segnalate dalla Corte dei conti nel 2013, pur rilevando tuttavia che il metodo di stima ad hoc per il TER lascia tuttora un margine troppo ampio per i singoli tassi di errore;

23.  constata con interesse che, per la prima volta, lo studio del 2016 sul TER stima tale tasso all'1,7 %, un valore al di sotto della soglia di rilevanza del 2 %, il che conferma una tendenza al ribasso constatata dal 2014 e corrisponde a un importo a rischio di 105 milioni di EUR (ovvero l'1,9 % della spesa nel 2016), con una capacità correttiva – o rettifiche future stimate – di 25 milioni di EUR (24 %), tenendo presente, tuttavia, le carenze individuate nella registrazione degli ordini di riscossione nel sistema contabile; ritiene, tuttavia, che occorra prestare un'attenzione specifica costante alle operazioni relative al sostegno al bilancio in considerazione del loro elevato grado di rischio intrinseco;

24.  ribadisce il proprio sostegno per il passaggio da una riserva generale all'emissione di riserve differenziate, come richiesto dal Parlamento nelle sue precedenti risoluzioni sul FES, al fine di rafforzare progressivamente l'affidabilità dei diversi processi operativi, con i) una riserva basata sui tassi di errore sui quattro seguenti settori a maggiore rischio individuati in particolare per le sovvenzioni soggette a gestione diretta e indiretta, a gestione indiretta tramite organizzazioni internazionali e agenzie di sviluppo e programmi a preventivo e ii) una riserva specifica e rinnovata per il Fondo per la pace in Africa (APF); incoraggia la Commissione a continuare ad affinare i suoi processi di gestione in funzione del rischio e dei volumi finanziari e, se del caso, ad aggiungere ulteriori condizionalità;

25.  è favorevole al fatto che la Commissione ha mantenuto la sua riserva riguardo all'APF in materia di governance e di comunicazione delle misure correttive nella gestione dei fondi; rinnova il proprio invito alla Commissione a proseguire gli sforzi nell'ambito del processo di valutazione per pilastro onde rafforzare il sistema di controllo per la gestione e il monitoraggio operativo dell'APF allo scopo di tutelare i FES da spese illegittime e irregolari; chiede alla Commissione di continuare a rafforzare la concezione e l'efficacia delle misure correttive a livello di contratto;

26.  rileva che sono stati recuperati 14,16 milioni di EUR per il rimborso dei pagamenti indebitamente versati a causa di irregolarità ed errori;

27.  constata che il costo dei controlli è ammontato a 280,17 milioni di EUR o al 4,26 % dei pagamenti totali effettuati dalla DG DEVCO nel 2016; ritiene, a tale proposito, che il lavoro sull'efficacia generale del quadro delle attività di controllo e sulla loro complementarità con i principi di buona governance dovrebbe essere effettuato periodicamente onde ottenere adeguate garanzie;

28.  considera necessario mantenere una coerente strategia di controllo atta a garantire un equilibrio tra le capacità di assorbimento dei paesi partner, il rispetto delle disposizioni relative alla conformità e gli obiettivi in materia di performance, equilibrio che dovrebbe riflettersi debitamente nella gestione delle diverse operazioni di aiuto e modalità di erogazione;

29.   ritiene fondamentale che, in caso di progetti infrastrutturali finanziati tramite i FES, sia richiesta una valutazione ex-ante indipendente, che tenga conto dell'impatto sociale e ambientale dei progetti, oltre che del loro valore aggiunto;

Monitoraggio e comunicazione dei risultati della DG DEVCO nel conseguimento dei suoi obiettivi

30.  invita la DG DEVCO a migliorare nettamente il monitoraggio e la comunicazione dei risultati onde garantire che gli indicatori chiave definiti nei diversi sistemi di misurazione della performance siano oggetto di un monitoraggio sistematico e periodico e che la dirigenza ottenga informazioni utili e attendibili in maniera tempestiva; ricorda che gli obiettivi di sviluppo devono essere valutati tenendo conto degli aspetti sociali e ambientali, oltre che di quelli economici;

31.  ritiene che la frequenza del monitoraggio e della rendicontazione debba essere stabilita tenendo conto della natura degli obiettivi da verificare, del tipo di indicatore e dei metodi di raccolta, nonché delle esigenze di monitoraggio e rendicontazione;

32.  chiede alla DG DEVCO di sviluppare ulteriormente, insieme ad altri soggetti interessati del settore degli affari esterni, la propria strategia e i propri strumenti di comunicazione, evidenziando i principali risultati ottenuti, nonché di migliorare ulteriormente la visibilità globale dei progetti finanziati dal FES, allo scopo di raggiungere un pubblico più vasto fornendo informazioni pertinenti sul contributo dell'Unione nel far fronte alle sfide globali;

33.  considera le 86 relazioni sulla gestione dell’assistenza esterna (EAMR) redatte dalle delegazioni dell’Unione un utile contributo sia per la catena dell’affidabilità che per la misurazione della performance di ciascuna delegazione dell’Unione, pur insistendo sull’attendibilità dei dati utilizzati in tali relazioni; prende atto della tendenza positiva per la DG DEVCO per quanto riguarda le prestazioni delle delegazioni dell'Unione, dal momento che 21 dei 24 indicatori chiave di performance (ICP) hanno conseguito gli obiettivi stabiliti nel 2016 (rispetto a 20 nel 2015 e a 15 nel 2014), ad eccezione di tre indicatori relativi all'accuratezza delle previsioni finanziarie per le decisioni, alla percentuale dei pagamenti effettuati entro il termine di trenta giorni e al rispetto delle disposizioni in materia di flessibilità per l'impiego di personale nelle delegazioni dell'UE;

34.  è tuttavia preoccupato per il fatto che 980 progetti su 3 151 (31 %) sono stati classificati come problematici e che sei delegazioni dell'Unione sono ancora al di sotto del valore di riferimento del 60 % degli ICP "verdi"; invita i servizi della Commissione a monitorare da vicino le delegazioni che hanno recentemente raggiunto l'obiettivo del 60 % o che si trovano leggermente al di sopra dello stesso allo scopo di affinare e consolidare l'analisi delle tendenze delle delegazioni;

35.  invita la DG DEVCO a prendere in considerazione la possibilità di rinegoziare o ritoccare verso l'alto il valore di riferimento del 60 %; ribadisce che potrebbe essere riesaminata anche la definizione di taluni ICP, a seconda della tipologia dei problemi identificati o dell’ambiente di rischio di ciascuna delegazione dell'Unione, al fine di individuare nuovi margini di miglioramento;

36.  sottolinea l'importanza di garantire che i programmi siano calibrati e non eccessivamente ambiziosi, dato che ciò potrebbe compromettere i risultati attesi dagli aiuti; invita la DG DEVCO, a seguito del monitoraggio della performance delle delegazioni dell'Unione, a mantenere un numero realistico di progetti presso le delegazioni dell'Unione;

37.  ritiene indispensabile ricordare periodicamente ai capi delegazione, nell'ambito di seminari ad hoc o regionali, il loro ruolo chiave per il consolidamento della catena dell'affidabilità della DG DEVCO e la loro responsabilità globale per la gestione dei portafogli di progetti, ruolo che richiede una valutazione e ponderazione adeguate delle diverse componenti suscettibili di dare luogo all'emissione di una riserva, oltre ai loro doveri politici; constata che nel 2016 nessuna delegazione dell'Unione ha emesso una riserva nella propria EAMR;

38.  invita la Commissione a riferire immediatamente in merito alle specifiche azioni correttive adottate allorché un progetto è stato classificato "rosso" per due anni consecutivi, al fine di riesaminarne celermente la concezione iniziale, riassegnarne eventualmente i fondi a progetti e necessità più sostenibili o addirittura valutare la possibilità di interrompere il progetto;

Sorveglianza e gestione dei fondi fiduciari dell'Unione

Complementarità e impatto

39.  insiste sulla necessità di garantire costantemente la coerenza e la complementarità degli strumenti finanziari per lo sviluppo con la strategia dei FES e gli obiettivi generali della politica di sviluppo dell'Unione;

40.  riconosce che i fondi fiduciari dell'Unione sono stati concepiti per dare una rapida risposta politica, in un contesto di carenza di risorse, a determinate situazioni critiche o crisi gravi, come la crisi migratoria, o alla necessità di instaurare un nesso tra gli aiuti, la riabilitazione e lo sviluppo;

41.  è consapevole del fatto che, in tali circostanze, appositi fondi fiduciari dell'Unione offrono flessibilità e una serie di possibilità di combinare interventi geografici e tematici mediante diversi canali;

42.  insiste, tuttavia, sulla necessità che la Commissione garantisca che tali fondi fiduciari apportino un valore aggiunto alle iniziative esistenti, contribuiscano a una maggiore visibilità dell'azione esterna e al potere di persuasione dell'Unione ed evitino duplicazioni con altri strumenti finanziari;

43.  rileva che sul totale degli impegni per l’insieme dei fondi fiduciari dell’Unione (5 026 milioni di EUR a fine novembre 2017), 2 403 milioni di EUR provengono dai FES, con 2 290 milioni di EUR impegnati per il Fondo fiduciario di emergenza dell’UE per l’Africa (Fondo fiduciario per l’Africa) e 113 milioni di EUR per il fondo fiduciario dell’Unione per la Repubblica centrafricana (fondo fiduciario Bêkou);

44.  ricorda, tuttavia, gli elevati rischi intrinseci che corrono tali strumenti di sviluppo e, allo stato attuale, il bilancio ambivalente quanto alla loro attuazione; ribadisce la necessità di assicurare la massima trasparenza e rendicontabilità nell'impiego di tali strumenti;

45.  accoglie con favore la relazione speciale n. 11/2017 della Corte sul fondo fiduciario Bêkou; riconosce che, nonostante alcune mancanze, il fondo fiduciario Bêkou ha rappresentato un inizio promettente e osserva che la creazione di un fondo fiduciario ha costituito una risposta rapida alla necessità di collegare l'aiuto, il risanamento e lo sviluppo; invita la Commissione a seguire le raccomandazioni della Corte al fine di sviluppare orientamenti sulla scelta del veicolo di aiuti (fondo fiduciario o altro); è del parere che tali orientamenti debbano tenere conto dei possibili rischi e degli svantaggi connessi ai fondi fiduciari nonché delle esperienze contrastanti derivate fino ad ora dal loro utilizzo; si rammarica che il fondo fiduciario Bêkou non abbia migliorato in modo significativo il coordinamento generale dei donatori;

46.  chiede l'individuazione di prassi eccellenti onde contribuire a migliorare il coordinamento tra i vari aiuti bilaterali e gli strumenti di finanziamento dei diversi donatori;

47.  ricorda che l'ambito di applicazione dei fondi fiduciari dell'Unione deve essere ancorato alla disposizione in materia di addizionalità, in particolare per rispondere in maniera adeguata alle necessità e alle priorità dei paesi partner nelle situazioni di conflitto o in seguito a calamità, concentrandosi nel contempo sui settori in cui il valore aggiunto e l'impatto strategico sono maggiori;

48.  è del parere che sia i fondi fiduciari dell'Unione per singoli paesi che i fondi fiduciari dell'Unione a sostegno di programmi per più paesi siano più efficaci se dispongono di una struttura di governance formale e coerente, in grado di dar voce ai soggetti interessati e di promuoverne i valori e i quadri di risultati comuni;

49.  ritiene essenziale che i fondi fiduciari dell'Unione siano intesi a mobilitare fondi supplementari degli Stati membri, del settore privato e di altri donatori;

50.  sottolinea il fatto che la selettività, la sorveglianza e la rendicontabilità per i risultati ottenuti dai fondi fiduciari dell'Unione devono essere rafforzate nell'ambito dei programmi di partenariato e devono basarsi su una valutazione preliminare dei vantaggi comparativi dei fondi fiduciari dell'Unione rispetto ad altre modalità di aiuto; ricorda che occorre garantire una piena trasparenza e accesso ai dati, oltre che regole chiare di controllo e monitoraggio;

Il Fondo fiduciario Bêkou

51.  accoglie con favore l'istituzione del fondo fiduciario Bêkou e il suo contributo all'elaborazione di una risposta internazionale alla crisi nella Repubblica centrafricana; riconosce che questo primo fondo fiduciario può essere considerato, per diversi aspetti, un importante progetto pilota e che occorre elaborare linee guida più precise sulla questione sistemica del coordinamento, del monitoraggio e della valutazione dei donatori, in base a un approccio più sistemico inteso a ottenere garanzie;

52.  è del parere che occorra più tempo per valutare adeguatamente l'efficacia del fondo fiduciario Bêkou e trarre ulteriori insegnamenti dalla sua attuazione operativa;

53.  ritiene che occorra prestare particolare attenzione all'efficacia e alla governance politica dei fondi fiduciari dell'Unione, così come alla mancanza di garanzie e supervisione relativamente all'uso finale dei fondi stanziati;

54.  ritiene che occorra prestare un'attenzione particolare all'influenza limitata del fondo fiduciario Bêkou sul coordinamento tra le parti interessate e che la Commissione debba fare tutto ciò che è in suo potere per utilizzare l’esperienza acquisita nelle attività dei FES in settori quali l'attuazione e il coordinamento degli investimenti multilaterali e la gestione della titolarità dei risultati;

55.  esprime preoccupazione per il fatto che i contributi degli Stati membri al fondo fiduciario Bêkou sono stati finora relativamente bassi; invita gli Stati membri a partecipare maggiormente al fine di garantire che il fondo fiduciario Bêkou realizzi gli obiettivi di politica attesi;

56.  ritiene che occorra prestare debita attenzione alla gestione dei costi amministrativi rispetto ai contributi complessivi, al calcolo integrale dei costi di gestione e alle strategie per massimizzare la quota degli aiuti stanziati a favore dei beneficiari finali;

57.  invita la Commissione a mettere in atto meccanismi di controllo esaustivi al fine di assicurare il controllo politico da parte del Parlamento sulla governance, la gestione e l'attuazione di questi nuovi strumenti nel quadro della procedura di discarico; ritiene importante sviluppare specifiche strategie di controllo per i fondi fiduciari dell'Unione, che prevedano obiettivi, finalità e analisi specifici;

Attuazione delle attività di sostegno al bilancio

Ammissibilità e rischi intrinseci

58.  constata che nel 2016 i pagamenti a titolo del sostegno al bilancio finanziati dai FES sono ammontati a 644 milioni di EUR; rileva che il numero delle operazioni di sostegno al bilancio in corso nell’ambito dei FES nel 2016 è stato pari a 109, con 56 esborsi;

59.  riconosce la flessibilità di cui dispone la Commissione per valutare se le condizioni generali di ammissibilità sono soddisfatte per l’erogazione dei pagamenti al paese partner (differenziazione e approccio dinamico all’ammissibilità), data un'ampia interpretazione delle disposizioni normative, ed è preoccupato per l’impiego finale dei fondi trasferiti e per l’assenza di tracciabilità allorché i fondi dell’Unione confluiscono nelle risorse di bilancio del paese partner;

60.  esorta la Commissione a incrementare il sostegno al bilancio mirato ai risultati grazie a una migliore definizione delle finalità di sviluppo da conseguire nell'ambito di ciascun programma di sostegno al bilancio e in ciascun settore e, soprattutto, a potenziare i meccanismi di controllo relativi alla condotta degli Stati beneficiari nei settori della corruzione, del rispetto dei diritti umani, dello Stato di diritto e della democrazia; esprime profonda preoccupazione per il potenziale utilizzo del sostegno al bilancio nei paesi privi di un controllo democratico, a causa dell'assenza di una democrazia parlamentare funzionante e di libertà per la società civile e per i media o della mancanza di capacità degli organismi di vigilanza; chiede che sia istituita una catena delle spese esente da corruzione; ritiene prioritario vincolare tale sostegno a un'effettiva lotta alla corruzione nei paesi che beneficiano del sostegno al bilancio;

61.  ricorda che il rischio di distrazione di risorse resta elevato e che i rischi di corruzione e di frode sono spesso legati alla gestione delle finanze pubbliche e alle riforme; ribadisce che occorre prestare maggiore attenzione a tali rischi nel quadro del dialogo politico e della definizione di strategie per i futuri contratti di sostegno al bilancio, in particolare per valutare la reattività di un governo e la sua capacità di attuare le riforme; sottolinea la necessità di osservare da vicino i rischi e i risultati dei controlli ex ante ed ex post;

62.  invita tuttavia la Commissione ad assicurare che il sostegno al bilancio e l'erogazione di fondi siano rivisti, bloccati, ridotti o revocati quando obiettivi ed impegni definiti chiaramente alla vigilia non siano stati raggiunti e/o quando siano in gioco gli interessi politici e finanziari dell'Unione;

63.  ricorda la necessità che i FES garantiscano la massima apertura e trasparenza; è favorevole alla comunicazione pubblica dei pertinenti dati di bilancio relativi ai programmi di sostegno al bilancio allo scopo di rafforzare la trasparenza e la rendicontabilità di tutti e nei confronti di tutti i portatori di interessi, tra cui i cittadini;

L'uso del sostegno al bilancio per migliorare la mobilitazione delle entrate nazionali nell'Africa subsahariana

64.  sottolinea l'importanza della mobilitazione delle entrate nazionali nei paesi meno sviluppati, in quanto riduce la dipendenza dagli aiuti allo sviluppo, determina miglioramenti nella governance pubblica e svolge un ruolo centrale per il consolidamento statale; chiede che l'uso di condizioni relative agli esborsi specifiche per la mobilitazione delle entrate nazionali sia rafforzato nei contratti di buona governance e di sviluppo;

65.  sottolinea che la Commissione non ha ancora utilizzato efficacemente i contratti di sostegno al bilancio a supporto della mobilitazione delle entrate nazionali nei paesi a reddito basso e medio-basso dell’Africa subsahariana; osserva tuttavia che il nuovo approccio adottato dalla Commissione ha incrementato la capacità di questa forma di aiuto di sostenere efficacemente la mobilitazione delle entrate nazionali; invita la Commissione a fornire maggiori informazioni nelle sue relazioni sul sostegno al bilancio riguardo all’impiego dei contratti di sostegno al bilancio ai fini della mobilitazione delle entrate nazionali;

66.  sottolinea che il rafforzamento dei sistemi fiscali contribuisce non solo alla riscossione di entrate più prevedibili, ma anche alla responsabilità dei governi attraverso la creazione di un nesso diretto tra i contribuenti e il loro governo; sostiene l'esplicita inclusione del miglioramento della mobilitazione delle entrate nazionali nell'elenco della Commissione sulle sfide principali da affrontare in materia di sviluppo attraverso il sostegno al bilancio;

67.  richiama l'attenzione sulle sfide connesse all'elusione fiscale, all'evasione fiscale e ai flussi finanziari illeciti; invita la Commissione ad attenersi alle sue linee guida in sede di valutazione, sotto il profilo macroeconomico e della gestione delle finanze pubbliche, degli aspetti legati alla mobilitazione delle entrate nazionali, al fine di ottenere un quadro d'assieme più preciso sulle questioni più problematiche, come ad esempio l'entità degli incentivi fiscali, i prezzi di trasferimento e l'evasione fiscale;

68.  invita inoltre la Commissione a intensificare il suo impegno nella lotta all'evasione fiscale e agli abusi fiscali, riducendo il sostegno finanziario a titolo dei FES a favore dei paradisi fiscali figuranti nella lista nera, al fine di incentivare i paesi figuranti in tale lista, che incoraggiano pratiche fiscali abusive, a conformarsi ai criteri dell'Unione in materia di equità fiscale;

69.  evidenzia che esiste luna carenza di adeguati strumenti di monitoraggio per valutare il contributo fornito dal sostegno al bilancio al miglioramento complessivo della mobilitazione delle entrate nazionali;

70.  ritiene che sia fondamentale continuare a promuovere sistemi fiscali nazionali equi e trasparenti nel settore della politica tributaria, rafforzare il suo sostegno a favore di processi e organismi di vigilanza nell'ambito delle risorse naturali e continuare ad appoggiare le riforme in materia di governance che promuovono uno sfruttamento sostenibile e trasparente delle risorse naturali;

71.  sottolinea la necessità di applicare con maggiore frequenza condizioni specifiche relative alla mobilitazione delle entrate nazionali, in quanto associano chiaramente l'esborso dei pagamenti per il sostegno al bilancio ai progressi conseguiti dal paese partner nell'ambito delle riforme relative alla mobilitazione delle entrate nazionali;

72.  incoraggia la Commissione a estendere la componente relativa allo sviluppo delle capacità del sostegno al bilancio, in quanto getta solide basi per una trasformazione economica e sociale a lungo termine e affronta i principali ostacoli frapposti alla riscossione efficiente delle entrate pubbliche;

73.  invita la Commissione, per tutti i contratti di sostegno al bilancio presenti e futuri con una componente di sviluppo delle capacità assegnata alla mobilitazione delle entrate nazionali, a sensibilizzare maggiormente i paesi partner circa la disponibilità di tale sostegno e facilitarne l’uso, in particolare per rispondere ai bisogni relativi allo sviluppo di capacità non ancora coperti da altri donatori;

Necessità di una maggiore cooperazione con le organizzazioni internazionali

74.  osserva che i pagamenti del FES a favore di progetti finanziati da più donatori e attuati da organizzazioni internazionali sono ammontati, nel 2016, a 914 milioni di EUR;

75.  ritiene che le istituzioni finanziarie multilaterali per lo sviluppo debbano adoperarsi per rendere più efficace l'uso dei finanziamenti misti, in particolare per quanto riguarda l'addizionalità;

76.  sottolinea che le banche multilaterali per lo sviluppo dovrebbero contribuire in modo coordinato e armonizzato al finanziamento, da parte del settore dello sviluppo, degli ambiziosi Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite fissati per il 2030, in particolare utilizzando in modo efficace i finanziamenti combinati e attraendo finanziamenti privati al fine di migliorare l’efficienza e l’impatto del finanziamento degli aiuti;

77.  incoraggia la Commissione ad avvalersi maggiormente dello strumento di microfinanziamento, che è considerato uno strumento importante ed efficace per combattere la povertà e risollevare le economie locali;

78.  ricorda la necessità che gli strumenti finanziari del FES attraggano ulteriori investimenti del settore privato; incoraggia la Commissione a elaborare un piano d'azione che risponda a tale necessità e a informare l'autorità di discarico in merito ai progressi compiuti;

79.  invita la Commissione a fornire, ai fini della duplice finalità della trasparenza e della visibilità dell’Unione, ulteriori informazioni sui progetti gestiti con fondi dell’Unione in un prossimo esercizio di rendicontazione; è del parere che l’approfondimento del dialogo con le Nazioni Unite e il Gruppo della Banca mondiale debba essere intensificato onde accrescere la trasparenza e la semplificazione degli strumenti di cooperazione comuni;

80.  invita la Commissione a rendere pubblici non solo i dati di finanziamento alle ONG, ma anche una rendicontazione dettagliata dei progetti finanziati; esprime preoccupazione per le recenti accuse di condotta scorretta verso alcune ONG; invita la Commissione a monitorare attivamente l'evolversi della situazione e, nel caso, a rivalutare il finanziamento concesso;

Affrontare le nuove priorità di sviluppo mondiale

Sfide operative e nuovi fattori di impulso

81.  riconosce la necessità di sviluppare nuovi modelli per definire gli strumenti di aiuto allo sviluppo e delle relative condizionalità, in linea con gli impegni degli Obiettivi di sviluppo sostenibile e il nuovo consenso europeo in materia di sviluppo, in modo da rispondere alle nuove caratteristiche essenziali, quali il nesso tra sviluppo e settore umanitario, il nesso tra sviluppo, migrazione e mobilità, il nesso con il cambiamento climatico e il nesso tra pace e sicurezza;

82.  sottolinea che, data la carenza di finanziamenti necessari per raggiungere gli ambiziosi obiettivi di sviluppo sostenibile, il settore privato potrebbe svolgere un ruolo cruciale; osserva che il finanziamento combinato potrebbe costituire un utile strumento per mobilitare risorse supplementari, a condizione che il suo utilizzo sia debitamente giustificato, che ne sia dimostrato il valore aggiunto e che rispetti i principi dell'efficacia dello sviluppo;

83.  sottolinea, tuttavia, che i FES non dovrebbero spingersi al là del loro ambito di applicazione e che la creazione di un nuovo nesso per far fronte a nuove sfide non dovrebbe compromettere il conseguimento di altri obiettivi di sviluppo e la sua creazione deve essere accompagnata da norme precise, chiare e trasparenti, stabilite sulla base di criteri oggettivi e non discriminatori fissati dalla Commissione;

84.  ritiene che il miglioramento del coordinamento e delle sinergie nel sostegno da parte di diversi donatori e strumenti di aiuto siano elementi indispensabili; invita i vari soggetti interessati a migliorare la qualità dei quadri di risultati delle operazioni e dei risultati dello sviluppo sul terreno;

85.  riconosce le difficoltà operative o le sfide incontrate, in particolare ai fini del raggiungimento di un consenso soprattutto quando è in gioco il coordinamento di un numero elevato di donatori in un complesso contesto in evoluzione e a fronte di esigenze mutevoli;

86.  ritiene che gli investimenti nei paesi fragili permangano una priorità chiave dell'intervento dell'Unione, sebbene il mantenimento di un approccio di monitoraggio razionale possa comportare, ove necessario, la cessazione del finanziamento; è del parere che occorra rafforzare la prassi di valutazione dei risultati e la loro condivisione in relazione ai paesi fragili o in situazioni di conflitto;

87.  è favorevole agli sforzi intesi ad affrontare la questione della sostenibilità dei risultati dello sviluppo qualora siano in gioco la mobilitazione delle entrate nazionali, la titolarità e l’economia politica;

88.  rammenta che i cambiamenti climatici costituiscono una delle maggiori sfide cui sono confrontati l'Unione e i governi del mondo intero; chiede fermamente alla Commissione di adempiere ai suoi impegni, basati sull'accordo di Parigi, relativi al rafforzamento delle condizionalità climatiche dei finanziamenti dell’Unione in modo da finanziare soltanto i progetti compatibili con il clima, riflettendo in tal modo gli obiettivi climatici dell'Unione, il che richiederà una maggiore coerenza dei criteri di selezione;

89.  esprime preoccupazione per la conclusione della Corte secondo cui il sistema dell'Unione per la certificazione della sostenibilità dei biocarburanti non è pienamente affidabile(27); pone l'accento sulle conseguenze negative che ne potrebbero derivare per i paesi in via di sviluppo, dal momento che, secondo quanto constatato dalla Corte: "la Commissione non ha previsto l'obbligo per i sistemi volontari di verificare che la produzione di biocarburante da certificare non comporti rischi significativi di effetti socioeconomici negativi, quali conflitti inerenti alla proprietà fondiaria, il lavoro forzato/minorile, condizioni di lavoro inadeguate per gli agricoltori o pericoli per la salute e la sicurezza"; chiede pertanto alla Commissione di affrontare tale questione;

90.  incoraggia l’integrazione della dimensione etica nella progettazione degli interventi;

91.  insiste sulla necessità che i materiali didattici finanziati a titolo dei fondi dell'Unione, tra cui PEGASE (Meccanismo euro-palestinese di gestione dell’aiuto socio-economico), siano conformi ai valori comuni di libertà, tolleranza e non discriminazione mediante l'istruzione, adottati dai ministri dell'Istruzione dell'Unione a Parigi il 17 marzo 2015; invita la Commissione a garantire che i fondi dell'Unione siano utilizzati in linea con le norme di pace e tolleranza nell'ambito dell'istruzione, ispirate dall'UNESCO;

Rendere operativo il nesso tra sviluppo e migrazione

92.  osserva che sono stati approvati 106 progetti per un valore complessivo di 1,589 miliardi di EUR, di cui 594 milioni di EUR sono stati impegnati e 175 milioni di EUR versati nel 2016 per migliorare la gestione dei flussi migratori e affrontare le cause profonde della migrazione irregolare mediante il fondo fiduciario per l'Africa e i relativi canali regionali; rileva che uno degli obiettivi concordati fa riferimento a "una corretta gestione delle politiche migratorie";

93.  invita la Commissione a riferire, in maniera strutturata, in merito all’incidenza dei programmi avviati nell’ambito del fondo fiduciario per l’Africa, in particolare sulla base del monitoraggio dell’Unione orientato ai risultati e del quadro di risultati del Fondo fiduciario per l’Africa al fine di evidenziare i risultati ottenuti collettivamente;

94.  rileva altresì, in tale contesto, che il nuovo Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile, che rientra nell’ambito del Piano europeo per gli investimenti esterni, punterà sui paesi dell’Africa subsahariana, con 400 milioni di EUR forniti a titolo dei FES;

95.  è favorevole a incrementare la dotazione di finanza d'impatto per i paesi ACP, uno strumento a parte del Fondo investimenti ACP, con un importo di 300 milioni di EUR per raggiungere una capacità totale di 800 milioni di EUR, allo scopo di trattare direttamente i progetti mirati ad affrontare le cause profonde della migrazione, e a trasformarlo in un fondo rotativo;

96.  constata che la Banca europea per gli investimenti (BEI) e il Fondo investimenti ACP sostengono per lo più progetti che promuovono lo sviluppo del settore privato, mentre i progetti ammissibili del settore pubblico sono presi in considerazione anche nell'ambito del pacchetto sulla migrazione ACP; plaude allo sviluppo di nuovi partenariati nel quadro del Fondo investimenti ACP gestito dalla BEI; invita tuttavia la BEI a fornire ulteriori informazioni sui componenti dell'effetto leva, ossia le rispettive quote costituite da capitale proprio (equity) e dai finanziamenti pubblici dell'Unione o di altre banche multilaterali per lo sviluppo, come pure sui rimborsi reinvestiti nel funzionamento del Fondo investimenti ACP;

97.  sostiene la Commissione nella sua intenzione di definire un codice sulla migrazione nell'ambito del Comitato di aiuto allo sviluppo dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, ai fini di un maggiore utilizzo effettivo e della tracciabilità dei relativi finanziamenti;

Verso un nuovo partenariato ACP

98.  auspica di essere pienamente informato e consultato sul riesame intermedio dell'undicesimo FES, riesame che dovrebbe tenere conto dell'Agenda 2030 e di un nuovo consenso europeo in materia di sviluppo, ma che dovrebbe rispettare altresì pienamente i principi di efficacia dello sviluppo, ribaditi in occasione del Forum di alto livello del partenariato globale tenutosi a Nairobi, in particolare la titolarità delle priorità da parte dei paesi beneficiari;

o
o   o

99.  rinnova la propria richiesta di integrare i Fondi europei di sviluppo (FES) nel bilancio generale dell’Unione.

(1) GU C 322 del 28.9.2017, pag. 281.
(2) GU C 322 del 28.9.2017, pag. 289.
(3) GU L 317 del 15.12.2000, pag. 3.
(4) GU L 287 del 4.11.2010, pag. 3.
(5) GU L 344 del 19.12.2013, pag. 1.
(6) GU L 156 del 29.5.1998, pag. 108.
(7) GU L 317 del 15.12.2000, pag. 355.
(8) GU L 247 del 9.9.2006, pag. 32.
(9) GU L 210 del 6.8.2013, pag. 1.
(10) GU L 191 del 7.7.1998, pag. 53.
(11) GU L 83 dell'1.4.2003, pag. 1.
(12) GU L 78 del 19.3.2008, pag. 1.
(13) GU L 58 del 3.3.2015, pag. 17.
(14) GU C 322 del 28.9.2017, pag. 281.
(15) GU C 322 del 28.9.2017, pag. 289.
(16) GU L 317 del 15.12.2000, pag. 3.
(17) GU L 287 del 4.11.2010, pag. 3.
(18) GU L 344 del 19.12.2013, pag. 1.
(19) GU L 156 del 29.5.1998, pag. 108.
(20) GU L 317 del 15.12.2000, pag. 355.
(21) GU L 247 del 9.9.2006, pag. 32.
(22) GU L 210 del 6.8.2013, pag. 1.
(23) GU L 191 del 7.7.1998, pag. 53.
(24) GU L 83 dell'1.4.2003, pag. 1.
(25) GU L 78 del 19.3.2008, pag. 1.
(26) GU L 58 del 3.3.2015, pag. 17.
(27) Relazione speciale n. 18/2016 "Il sistema dell'UE per la certificazione dei biocarburanti sostenibili".


Discarico 2016: bilancio generale dell'Unione europea – Parlamento europeo
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Decisione
Risoluzione
1. Decisione del Parlamento europeo del 18 aprile 2018 sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016, sezione I – Parlamento europeo (2017/2137(DEC))
P8_TA(2018)0124A8-0105/2018

Il Parlamento europeo,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016(1),

–  visti i conti annuali consolidati dell'Unione europea relativi all'esercizio 2016 (COM(2017)0365 – C8-0248/2017)(2),

–  vista la relazione sulla gestione di bilancio e finanziaria per l'esercizio 2016, sezione I – Parlamento europeo(3),

–  vista la relazione annuale del revisore interno per l'esercizio 2016,

–  vista la relazione annuale della Corte dei conti sull'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2016, corredata delle risposte delle istituzioni(4),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(5), presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2016, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti l'articolo 314, paragrafo 10, e l'articolo 318 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(6), in particolare gli articoli 164, 165 e 166,

–  vista la decisione dell'Ufficio di presidenza del 16 giugno 2014 sulle norme interne relative all'esecuzione del bilancio del Parlamento europeo(7), in particolare l'articolo 22,

–  visti l'articolo 94, l'articolo 98, paragrafo 3, e l'allegato IV del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0105/2018),

A.  considerando che il 28 giugno 2017 il Presidente ha adottato i conti del Parlamento relativi all'esercizio 2016;

B.  considerando che il 10 luglio 2017 il Segretario generale, in quanto principale ordinatore delegato, ha certificato con ragionevole certezza che le risorse assegnate al bilancio del Parlamento sono state utilizzate per gli scopi previsti, conformemente al principio di sana gestione finanziaria, e che le procedure di controllo poste in essere offrono le necessarie garanzie di legittimità e regolarità delle operazioni sottostanti;

C.  considerando che l'articolo 166, paragrafo 1, del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 esige che tutte le istituzioni adottino ogni misura utile per dar seguito alle osservazioni che accompagnano la decisione di discarico del Parlamento;

1.  concede il discarico al suo Presidente per l'esecuzione del bilancio del Parlamento europeo per l'esercizio 2016;

2.  esprime le sue osservazioni nella risoluzione in appresso;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione e la risoluzione che ne costituisce parte integrante al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti, e di provvedere alla loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

2. Risoluzione del Parlamento europeo del 18 aprile 2018 recante le osservazioni che costituiscono parte integrante della decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016, sezione I – Parlamento europeo (2017/2137(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  vista la sua decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016, sezione I – Parlamento europeo,

–  visti l'articolo 94, l'articolo 98, paragrafo 3, e l'allegato IV del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0105/2018),

A.  considerando che, nella sua certificazione dei conti definitivi, il contabile del Parlamento europeo ha attestato con ragionevole certezza che i conti forniscono, sotto tutti gli aspetti rilevanti, un'immagine fedele della situazione finanziaria, dei risultati delle operazioni e dei flussi di cassa del Parlamento;

B.  considerando che, conformemente alla procedura abituale, sono state inviate all'amministrazione del Parlamento 141 domande e che la commissione per il controllo dei bilanci ha ricevuto e discusso pubblicamente le relative risposte scritte in presenza del Vicepresidente competente per il bilancio, del Segretario generale e del revisore interno;

C.  considerando che sussistono sempre margini di miglioramento in termini di qualità, efficienza ed efficacia nella gestione delle finanze pubbliche e che il controllo è necessario per garantire che i responsabili politici e l'amministrazione del Parlamento rispondano del proprio operato ai cittadini dell'Unione;

Supervisione della gestione di bilancio e finanziaria del Parlamento

1.  osserva che il sistema di supervisione formale della gestione di bilancio e finanziaria del Parlamento presenta quattro componenti principali:

   la certificazione dei conti definitivi da parte del contabile del Parlamento;
   le relazioni annuali del revisore interno e il suo parere sul sistema di controllo interno;
   la valutazione delle spese amministrative e di altra natura di tutte le istituzioni dell'Unione, compreso il Parlamento, da parte del suo revisore esterno, la Corte dei conti (in appresso "la Corte");
   la procedura di discarico preparata dalla commissione per il controllo dei bilanci, che sfocia in una decisione del Parlamento sulla concessione del discarico al Presidente del Parlamento;

2.  accoglie con favore il fatto che la Corte ha ampliato il campione relativamente al numero di operazioni del Parlamento e la incoraggia a continuare su questa strada, dato che il rischio reputazionale è relativamente elevato in quanto gli errori finanziari e di bilancio potrebbero ripercuotersi negativamente sulla reputazione dell'istituzione;

3.  incoraggia la Corte a considerare la possibilità di pubblicare un numero maggiore di relazioni speciali su settori specifici dell'attività del Parlamento, ad esempio le sue politiche di comunicazione e la sua gestione delle sovvenzioni a favore dei partiti politici e delle fondazioni politiche a livello europeo, prestando particolare attenzione alla programmazione di bilancio basata sulla performance;

4.  accoglie con favore il seguito dato dall'amministrazione al fine di rafforzare le competenze interne in materia di contabilità e audit mediante l'istituzione di un servizio supplementare destinato ai deputati impegnati nelle procedure di discarico relative alle istituzioni dell'Unione, fornendo in tal modo assistenza e sostegno nella comprensione e nell'interpretazione dei risultati delle relazioni annuali in materia di contabilità e audit;

Gestione di bilancio e finanziaria del Parlamento

5.  constata che gli stanziamenti definitivi del Parlamento per il 2016 ammontavano in totale a 1 838 613 983 EUR, pari al 19,39 % della rubrica V del quadro finanziario pluriennale (QFP)(8) stanziata per la spesa amministrativa delle istituzioni dell'Unione per il 2016, un importo che rappresenta un aumento del 2,4 % rispetto al bilancio 2015 (1 794 929 112 EUR);

6.  rileva che l'importo totale delle entrate contabilizzate al 31 dicembre 2016 ammontava a 183 381 513 EUR (rispetto a 176 367 724 EUR nel 2015), di cui 30 589 787 EUR di entrate con destinazione specifica (rispetto a 27 988 590 EUR nel 2015);

7.  sottolinea che quattro capitoli rappresentano da soli il 69,92 % della totalità degli impegni: capitolo 10 (Membri dell'Istituzione), capitolo 12 (Funzionari e agenti temporanei), capitolo 20 (Immobili e spese accessorie) e capitolo 42 (Spese relative agli assistenti parlamentari), il che indica l'elevato livello di rigidità che caratterizza la maggior parte della spesa del Parlamento;

8.  prende atto delle cifre in base alle quali sono stati chiusi i conti del Parlamento per l'esercizio 2016, vale a dire:

a)  Stanziamenti disponibili (EUR)

stanziamenti per il 2016

1 838 613 983

riporti non automatici dall'esercizio 2015

-

riporti automatici dall'esercizio 2015

289 323 907

stanziamenti corrispondenti a entrate con destinazione specifica per il 2016

30 589 787

riporti corrispondenti a entrate con destinazione specifica per il 2015

103 055 269

totale

2 261 582 946

b)  Utilizzo degli stanziamenti durante l'esercizio 2016 (EUR)

impegni

2 225 465 435

pagamenti effettuati

1 900 199 164

stanziamenti riportati automaticamente, compresi quelli provenienti da entrate con destinazione specifica

324 909 094

stanziamenti riportati non automaticamente

-

stanziamenti annullati

36 094 295

c)  Entrate (EUR)

riscosse nel 2016

183 381 513

d)  Totale di bilancio al 31 dicembre 2016 (EUR)

1 574 480 381

9.  sottolinea che è stato impegnato il 99,2 % degli stanziamenti iscritti nel bilancio del Parlamento, pari a 1 823 844 172 EUR, con un tasso di annullamento dello 0,8 %; rileva con soddisfazione che, come negli esercizi precedenti, è stato raggiunto un livello molto elevato di esecuzione del bilancio; rileva che i pagamenti sono stati pari a 1 538 531 527 EUR, con un conseguente tasso di esecuzione dell'84,4 %, e hanno registrato un aumento dello 0,7 % rispetto all'esercizio precedente;

10.  sottolinea che gli stanziamenti annullati per l'esercizio 2016, pari a 14 769 811 EUR, hanno interessato principalmente le retribuzioni e altri diritti come pure, ancora una volta, le spese relative agli immobili;

11.  rileva che nell'esercizio 2016 sono stati approvati sette storni in conformità degli articoli 27 e 46 del regolamento finanziario(9),per un importo pari a 66 655 000 EUR che corrisponde al 3,6 % degli stanziamenti definitivi; osserva con preoccupazione che la maggior parte di tali storni sono legati ancora una volta alla politica immobiliare del Parlamento, in particolare al progetto immobiliare Konrad Adenauer; ritiene che il livello dello storno "di recupero" continui ad essere molto elevato; è fermamente convinto che un'efficace gestione di bilancio dovrebbe essere in grado di ridurre tali storni al minimo necessario; insiste affinché la politica immobiliare del Parlamento sia definita con sufficiente chiarezza nel quadro della strategia di bilancio;

Pareri della Corte sull'affidabilità dei conti del 2016 e sulla legittimità e regolarità delle operazioni sottostanti

12.  ricorda che la Corte svolge una valutazione specifica delle spese amministrative e di altra natura nel quadro di un unico settore per tutte le istituzioni europee; sottolinea che le spese amministrative e le spese correlate comprendono le spese relative alle risorse umane (stipendi, indennità e pensioni), che rappresentano circa il 60 % del totale delle spese amministrative, e le spese concernenti gli immobili, gli impianti e le apparecchiature, l'energia, le comunicazioni e le tecnologie dell'informazione;

13.  ricorda che l'audit ha riguardato l'esame di un campione rappresentativo di 100 operazioni di pagamento, incluso un campione estratto in base al rischio di 20 impegni che erano stati approvati verso la fine dell'esercizio 2016 e che sono stati automaticamente riportati al 2017, al fine di verificare se la dotazione di bilancio è stata utilizzata rispettando il principio di annualità;

14.  apprende dalla Corte che, nel complesso, dagli elementi probatori di audit risulta che la spesa relativa alla rubrica "Amministrazione" non è inficiata da un livello rilevante di errore; rileva che, sulla base dei 12 errori quantificati, il livello di errore stimato per la rubrica 5 "Amministrazione" del QFP è pari allo 0,2 % (registrando una riduzione rispetto allo 0,6 % nel 2015);

Gestione dei fondi da parte dei gruppi politici

15.  ricorda che i gruppi politici sono responsabili dinanzi al Parlamento per la gestione dei fondi ad essi assegnati, entro i poteri conferiti loro dall'Ufficio di presidenza; prende atto con preoccupazione che la Corte ha rilevato lacune nei controlli riguardanti l'autorizzazione e il pagamento delle spese relative al gruppo Europa delle nazioni e della libertà (ENF) e che i pagamenti sono stati effettuati senza essere coperti da contratti derivanti da una procedura di appalto; evidenzia che il revisore esterno "Ernest and Young" ha emesso un giudizio con rilievi; invita l'Ufficio di presidenza ad adottare misure appropriate, compreso un possibile rimborso, riguardo al gruppo ENF;

16.  prende atto delle risultanze specifiche riguardanti il Parlamento contenute nella relazione annuale della Corte per il 2016; osserva che, per un pagamento a favore di un gruppo politico, la Corte ha rilevato lacune nei controlli riguardanti l'autorizzazione e il pagamento delle spese effettuate nel 2015 ma liquidate nel 2016; prende atto inoltre che la Corte ha constatato che i pagamenti sono stati effettuati senza essere coperti da contratti derivanti da una procedura di appalto; rileva infine che la Corte ha individuato lacune simili in un'operazione relativa a un altro gruppo politico nel 2015;

17.  prende atto delle risposte date dal Parlamento alla Corte nella procedura in contraddittorio; chiede alla Corte di tenere informata la commissione competente sull'attuazione della sua raccomandazione che invita a rivedere il quadro di controllo per l'esecuzione degli stanziamenti di bilancio assegnati ai gruppi politici e a monitorare in maniera più efficace le modalità con cui essi applicano le norme in materia di autorizzazione e pagamento delle spese ed espletano le procedure di appalto;

18.  incoraggia il Segretariato del Parlamento a proseguire i suoi sforzi supplementari per assistere i gruppi politici affinché migliorino la loro gestione finanziaria interna e a fornire loro orientamenti migliori; invita i gruppi politici a migliorare ulteriormente l'applicazione delle norme in materia di autorizzazione e pagamento delle spese, nonché a migliorare e armonizzare le modalità di svolgimento delle procedure di appalto;

Relazione annuale del revisore contabile interno

19.  osserva che, nella riunione della commissione competente con il revisore interno, svoltasi il 23 gennaio 2018, quest'ultimo ha presentato la sua relazione annuale e ha descritto le modalità con le quali, nel 2016, ha effettuato audit sui seguenti argomenti:

   Verifica del progetto del nuovo sistema di gestione finanziaria (SGF) – Fase 3;
   Follow-up delle azioni aperte in seguito a relazioni di audit interno;
   Settore audiovisivo;
   Procedura di assunzione di funzionari e agenti temporanei;
   Consulenza esterna su progetti di lavori della Direzione generale Infrastrutture e Logistica (DG INLO);
   Procedura delle relazioni di attività;
   Procedura di assunzione per agenti contrattuali;
   Infrastruttura e attività informatiche: inventario e gestione della consulenza esterna al centro dati;

20.  ricorda che la relazione annuale di attività è un pilastro della struttura di governance del Parlamento; mette in evidenza che, a seguito dell'audit sulla procedura delle relazioni di attività, incentrato sulla valutazione dell'efficacia delle relazioni annuali di attività quale strumento di rendicontabilità e notifica della performance, il revisore contabile interno ha formulato le seguenti raccomandazioni:

   è opportuno adottare un quadro integrato per la pianificazione e la comunicazione, che dovrebbe riguardare la fissazione di obiettivi strategici e degli obiettivi operativi annuali di ciascuna direzione generale, stabilire i principali indicatori di risultato e migliorare la comunicazione di informazioni sulla performance all'interno delle relazioni annuali di attività;
   il Segretario generale dovrebbe designare un servizio con un mandato ampliato per il coordinamento e il monitoraggio della procedura delle relazioni di attività;
   la valutazione del quadro di controllo interno e della comunicazione in materia dovrebbe essere migliorata mediante la nomina di un coordinatore del controllo interno in ciascuna direzione generale, fornendo orientamenti e strumenti adeguati per le direzioni generali e garantendo all'interno delle relazioni annuali di attività una comunicazione coerente in materia di controlli interni;
   dovrebbero essere adottati orientamenti specifici del Parlamento per la stesura della dichiarazione di affidabilità e la valutazione della necessità di effettuare eventuali riserve.

21.  prende atto che il processo di follow-up 2016 ha portato alla chiusura di 22 delle 48 azioni aperte convalidate, e che il profilo di rischio delle azioni scadute ha continuato ad essere gradualmente ridotto nel 2016; rileva in particolare che, alla fine dell'anno, 10 delle 26 azioni aperte rientravano nella categoria di "rischio significativo" e le rimanenti 16 in quella di "rischio moderato";

Seguito dato alla risoluzione sul discarico per l’esercizio 2015

22.  prende atto delle risposte scritte alla risoluzione sul discarico per l’esercizio 2015, pervenute alla commissione per il controllo dei bilanci il 4 ottobre 2017, e della presentazione del Segretario generale relativa alle diverse domande e richieste contenute nella risoluzione del Parlamento sul discarico per l’esercizio 2015, come pure dello scambio di opinioni con i deputati che ne è seguito; sottolinea l'importanza di tenere discussioni più frequenti con il Segretario generale, in sede di commissione per il controllo dei bilanci, sulle questioni riguardanti il bilancio del Parlamento e la sua esecuzione;

23.  sottolinea nuovamente che, per migliorare la trasparenza in seno all'istituzione, specialmente per quanto riguarda la sua procedura decisionale, è necessario agevolare e rendere più accessibile l'attività degli organi decisionali interni del Parlamento europeo, in particolare l'Ufficio di presidenza, e soprattutto la procedura decisionale; chiede una tempestiva pubblicazione degli ordini del giorno dell'Ufficio di presidenza sull'Intranet e tempi molto più rapidi per la pubblicazione dei processi verbali delle riunioni; osserva che non è necessario attendere la traduzione in tutte le lingue per poterli pubblicare; si congratula con i Questori per i progressi compiuti a tale riguardo, soprattutto per quanto riguarda la loro nuova politica di comunicazione delle decisioni;

24.  chiede al Segretario generale di trasmettere la presente risoluzione all'Ufficio di presidenza, evidenziando tutte le richieste di azione o decisione da parte dell'Ufficio di presidenza; invita il Segretario generale a elaborare un piano d'azione e un calendario che consentano all'Ufficio di presidenza di dare seguito e/o di rispondere alle raccomandazioni contenute nelle risoluzioni di discarico del Parlamento e a includere i risultati nel documento di monitoraggio annuale; chiede al Segretario generale di riferire in tempo utile alla commissione per i bilanci e alla commissione per il controllo dei bilanci su tutti i progetti aventi un forte impatto sul bilancio che sono stati presentati all'Ufficio di presidenza;

25.  si rammarica tuttavia del fatto che non è stato dato un seguito a molte raccomandazioni contenute nella risoluzione sul discarico per l’esercizio 2015(10) senza addurre motivi o giustificazioni in merito; esprime profonda preoccupazione per il fatto che né l'Ufficio di presidenza né il Segretario generale hanno pubblicato una relazione sui progressi o compiuto i necessari passi avanti per quanto riguarda le varie richieste di adozione di azioni o decisioni da parte loro;

26.  ribadisce il suo invito all'Ufficio di presidenza a dare seguito a tutte le decisioni sul discarico a norma dell'articolo 25 e dell'allegato IV del suo regolamento, e degli articoli 6 e 166 del regolamento finanziario;

27.  rammenta che, nelle sue risoluzioni sul discarico per gli esercizi 2014(11) e 2015, il Parlamento ha chiesto una soluzione tecnica che consentisse ai deputati di utilizzare la loro pagina personale all'interno del sito web del Parlamento per la pubblicazione volontaria delle riunioni con i rappresentanti di interessi; esorta l'Ufficio di presidenza e il Segretario generale del Parlamento a rendere ciò possibile senza indugio;

28.  invita il Segretario generale a informare i deputati sui progressi compiuti nell'ambito del progetto iPACS (che mira a rafforzare e ammodernare la sicurezza delle persone, degli edifici e delle risorse del Parlamento); rileva che tale progetto è stato adottato con decisione dell'Ufficio di presidenza il 9 marzo 2015; sottolinea l'importanza di accertare se un progetto di tale importanza per il Parlamento, e che ha comportato costi così elevati, sta avanzando;

29.  invita il Segretario generale ad adottare misure volte ad affrontare il significativo incremento delle tariffe degli hotel a Strasburgo, che hanno registrato un notevole aumento da un anno all'altro, con forti picchi durante le settimane di tornata; raccomanda di facilitare i trasporti tra Strasburgo e il lato tedesco della frontiera, dove le tariffe sono nettamente più basse (ad esempio tramite un servizio di bus navetta tra Kehl e l'edificio del Parlamento);

30.  accoglie con favore le iniziative del Segretario generale sul riesame della strategia in materia di crisi e continuità operativa, intese a rafforzare la resilienza del Parlamento al fine di affrontare meglio potenziali gravi incidenti (di qualsiasi natura e riguardanti, ad esempio, il sistema informatico, la sicurezza o i locali) che si ripercuotono sulle attività del Parlamento, come indicato nella decisione dell'Ufficio di presidenza del 3 maggio 2016;

Discarico al Parlamento per l'esercizio 2016

31.  prende atto dello scambio di opinioni tra il Vicepresidente competente per il bilancio, il Segretario generale e la commissione per il controllo dei bilanci in presenza del revisore interno, svoltosi il 23 gennaio 2018 nel contesto del discarico al Parlamento per l'esercizio 2016;

32.  rileva che, in seguito al referendum tenutosi il 23 giugno 2016 nel Regno Unito, l'Ufficio di presidenza ha discusso le sue conseguenze nella riunione del 4 luglio 2016; prende atto della posizione del Presidente secondo cui, fino a quando il Regno Unito sarà membro a pieno titolo dell'Unione europea, i deputati e il personale britannici del Parlamento continueranno ad avere esattamente gli stessi diritti e obblighi di tutti gli altri deputati e membri del personale del Parlamento; osserva che tale accordo deve essere flessibile e conformarsi a qualsiasi possibile risultato dei negoziati Brexit; rileva che la posizione dei deputati e del personale britannici del Parlamento potrebbe mutare durante il periodo di transizione ancora da definire;

33.  prende atto che l'esito del referendum ha avuto un impatto considerevole sulle segreterie delle commissioni, sulle unità di ricerca e sui servizi orizzontali delle direzioni generali politiche; rileva che i servizi del Parlamento hanno preparato del materiale analitico sulla base di un lavoro di indagine, al fine di valutare l'incidenza del recesso del Regno Unito sulle politiche e sulla legislazione nei rispettivi settori; constata inoltre che i futuri lavori su tale questione sono molto complessi dal punto di vista giuridico e che le competenze acquisite dalle segreterie delle commissioni e dai dipartimenti tematici sono pronte per essere attivate nelle fasi successive del processo di recesso in funzione delle decisioni politiche adottate;

34.  si compiace del miglioramento della cooperazione nel settore della sicurezza tra il Parlamento e le autorità nazionali dei paesi ospitanti, in particolare le autorità belghe;

35.  incoraggia il Segretario generale a negoziare con le ferrovie belghe affinché forniscano un numero maggiore di treni diretti tra la stazione ferroviaria di Brussels-Luxembourg e l'aeroporto di Zaventem negli orari di punta delle partenze e degli arrivi per i deputati, al fine di ridurre i tempi di viaggio e diminuire l'impronta di carbonio dei deputati; chiede al Segretariato di promuovere i viaggi in treno dei deputati;

36.  ricorda che l'apertura al pubblico è una caratteristica del Parlamento; appoggia la riorganizzazione e il potenziamento degli ingressi di tutti gli edifici del Parlamento sulla base di un nuovo concetto di sicurezza in grado di garantire un ambiente di lavoro sicuro per le attività parlamentari pur mantenendo l'apertura del Parlamento; rileva che gli ingressi, che sono stati ammodernati nel 2015, sono stati dotati di nuovi dispositivi di controllo degli accessi e sono stati incorporati nel nuovo sistema di controllo integrato dell'accesso fisico; sottolinea che l'ingresso dell'edificio Louise Weiss (LOW) è uno degli ingressi più utilizzati dai deputati, dal personale dell'Unione e dai visitatori durante le tornate; sottolinea che si tratta di fatto dell'ingresso più visibile a Strasburgo; si rammarica che i controlli di sicurezza "temporanei" all'ingresso dell'edificio LOW siano diventati di fatto permanenti; esorta il Segretario generale a proporre un'alternativa volta a facilitare l'accesso all'edificio LOW, mantenendo al contempo il livello di sicurezza e l'attrattiva di tale ingresso;

37.  rileva che l'attenzione prestata alla programmazione di bilancio basata sulla performance varia ancora tra le diverse direzioni generali e che tale impostazione si trova ancora in una fase preliminare in alcuni settori dell'amministrazione; invita il Segretario generale a garantire che si definiscano e si sottopongano a monitoraggio obiettivi chiari e misurabili per l'intera amministrazione;

38.  deplora che, secondo la Corte, i costi della dispersione geografica del Parlamento ammontino a 114 milioni di EUR l'anno; rileva che, secondo la sua risoluzione del 20 novembre 2013 sull'ubicazione delle sedi delle istituzioni dell’Unione europea(12), il 78 % di tutte le missioni del personale statutario del Parlamento è la diretta conseguenza della dispersione geografica dei servizi di quest'ultimo; ricorda che la stima dell'impatto ambientale di questa dispersione è compresa tra le 11 000 e le 19 000 tonnellate di emissioni di CO2; constata con rammarico che nel 2016 il costo totale dei rimborsi per le sole spese di viaggio dei deputati relativamente alle tornate di Strasburgo è ammontato a ben 21 352 262 EUR; invita il Consiglio a trovare una soluzione su una sede unica del Parlamento europeo onde evitare tale spreco di denaro dei contribuenti;

39.  prende atto della pubblicazione di sette relazioni sul "costo della non Europa" e di cinque "valutazioni del valore aggiunto europeo" che sono state completate nel 2016;

40.  prende atto della revisione degli importi delle indennità versate agli assistenti parlamentari accreditati (APA) per le spese sostenute durante le trasferte nei tre luoghi di lavoro del Parlamento; rileva che per i funzionari e gli altri agenti del Parlamento il massimale per le spese di alloggio per le missioni a Strasburgo è di 180 EUR e l'indennità giornaliera è di 102 EUR, il che implica un totale di 282 EUR al giorno, mentre per gli APA tale importo si riduce, per la stessa tipologia di spese, a 137 EUR, 160 EUR o 183 EUR al giorno, a discrezione del deputato; ricorda, tuttavia, che gli APA hanno diritto alle stesse indennità riconosciute ai funzionari e agli altri agenti del Parlamento in caso di missioni in luoghi diversi da Strasburgo; chiede all'Ufficio di presidenza, per il terzo anno consecutivo e ai fini della parità di trattamento dei lavoratori, di adottare rapidamente le misure necessarie per equiparare le indennità giornaliere degli APA per le missioni a Strasburgo a quelle dei funzionari e degli altri agenti; invita nuovamente l'Ufficio di presidenza ad allineare pienamente le indennità tra i funzionari, gli altri agenti e gli APA;

41.  accoglie con favore la volontà del Segretario generale di trovare una soluzione e ribadisce l'invito a trovare una soluzione praticabile per quegli APA che, pur avendo prestato servizio ininterrottamente per due legislature, alla fine dell'attuale legislatura non avranno diritto a beneficiare del regime pensionistico europeo al raggiungimento dell'età pensionistica, per motivi estranei al controllo degli stessi APA e di deputati che li impiegano, dato che avranno prestato meno dei dieci anni di servizio necessari a causa delle elezioni anticipate nel 2014 e dei ritardi nella convalida dei loro nuovi contratti dovuti al forte carico di lavoro nel periodo successivo alle elezioni del 2009 e del 2014; chiede pertanto di considerare le due legislature come dieci anni di servizio; invita il Segretario generale a incaricare la Direzione generale del Personale (DG PERS) di cercare senza indugio possibili soluzioni e di informare e coinvolgere i rappresentanti degli APA in tale processo; chiede alla Commissione di presentare una proposta legislativa prima del 1° settembre 2018 per risolvere tale questione;

42.  rileva che i rimborsi relativi ad alcune missioni sono soggetti a ritardi molto lunghi e propone di trovare soluzioni volte a riportarli entro tempi ragionevoli;

43.  ritiene opportuno mantenere il leggero aumento della linea di bilancio 422 "Spese relative agli assistenti parlamentari", in considerazione del carico di lavoro più elevato dovuto alla Brexit, dell'aumento dei triloghi e del crescente numero delle commissioni temporanee e speciali, che ha raggiunto il record storico di 25 commissioni permanenti e temporanee, nonché della coincidenza tra la fine della legislatura e l'esame del complesso pacchetto di proposte legislative sul QFP;

44.  invita il Segretario generale a trasmettere alla Commissione la relazione sulla valutazione del nuovo statuto degli APA elaborata in seguito alla risoluzione del 28 aprile 2016 sul discarico per l'esercizio 2014 e a cui si fa riferimento all'articolo 3 del regolamento (CE) n. 160/2009 del Consiglio(13);

45.  incoraggia l'Ufficio di presidenza, in sede di valutazione delle nuove norme sui gruppi di visitatori introdotte lo scorso anno, a eliminare la possibilità di nominare gli APA a capogruppo, in quanto ciò pone problemi di natura professionale, legale, etica e di protezione dei dati;

46.  osserva che i tirocinanti impiegati dai deputati hanno un contratto di lavoro di diritto privato con il deputato, che non conferisce loro il diritto di beneficiare dello stesso status di altre categorie del personale del Parlamento o di accedere alle borse di studio dello stesso Parlamento (borse di studio Schuman); esprime rammarico per il fatto che in seno alla Direzione generale delle Finanze (DG FINS) non esista uno strumento o un quadro giuridico che consenta di effettuare pagamenti diretti ai tirocinanti prima delle missioni, come è invece previsto per il resto del personale, visto che l'anticipo delle spese a loro carico presuppone uno sforzo economico al quale, per ovvie ragioni, difficilmente possono far fronte; sottolinea che i deputati potrebbero raggiungere un accordo caso per caso su pagamenti anticipati con i tirocinanti e il terzo erogatore; constata tuttavia che molti deputati non si avvalgono dei servizi di un terzo erogatore per retribuire i tirocinanti che impiegano e chiede al Parlamento di valutare quanto prima la possibilità di applicare un sistema di pagamenti diretti di questo tipo;

47.  osserva con preoccupazione che, a questo punto dell'attuale legislatura, mancano ancora i CV di oltre la metà dei deputati nei rispettivi profili sul sito web ufficiale del Parlamento; chiede al Segretario generale di adottare rapidamente le misure necessarie affinché i CV di tutti i deputati siano resi disponibili sul sito web ufficiale del Parlamento;

48.  rammenta che il mandato di deputato al Parlamento europeo è incompatibile con diversi incarichi, tra cui l'esercizio del mandato in un parlamento nazionale; chiede che per la prossima legislatura siano definite le norme necessarie ad escludere la possibilità che i deputati al Parlamento europeo esercitino un mandato supplementare in un parlamento regionale di uno Stato membro dotato di poteri legislativi, che obblighi i suoi membri ad assumersi, in termini di orario di lavoro, impegni analoghi a quelli di un parlamento nazionale;

49.  ritiene che al fine di ricevere pareri e studi più indipendenti e affidabili è necessario definire norme relative al conflitto di interessi per gli esperti assunti dalle commissioni parlamentari;

50.  ricorda che nell'ambito del discarico relativo agli esercizi 2014 e 2015 è stato evidenziato che il sito web del Parlamento non è particolarmente conviviale per gli utenti e, a tale riguardo, invita la Direzione generale della Comunicazione (DG COMM) a migliorare con urgenza tale sito e a istituire un motore di ricerca più efficiente; sottolinea che sono ancora necessari progressi relativamente all'attrattiva del sito web e che è necessario compiere un ulteriore sforzo per diversificare le piattaforme disponibili di media sociali; invita ad attuare una nuova strategia che rifletta la piena capacità dei media sociali nelle loro varie forme;

51.  prende atto della definizione dei nuovi compiti degli Uffici d'informazione, che d'ora in poi si chiameranno "Uffici di collegamento" (adottata dall'Ufficio di presidenza nel novembre 2017); sottolinea fermamente che la loro funzione principale è di informare e comunicare a livello locale per conto del Parlamento, al fine di fornire informazioni sull'Unione e sulle sue politiche tramite le attività di parti interessate esterne a livello locale, regionale e nazionale; sottolinea la necessità di ottimizzare l'uso di nuove tecnologie e modelli di comunicazione e di trarre vantaggio dalla posizione geografica privilegiata degli uffici di collegamento vicino ai cittadini, al fine di intensificare ulteriormente le attività a livello locale, quali l'organizzazione di dibattiti con i deputati e la società civile, allo scopo di ascoltare le persone e di interagire con esse; sottolinea che i dibattiti online e l'attenzione da parte dei mezzi di comunicazione suscitata da tali eventi dovrebbero contribuire ad avvicinare i cittadini; invita a migliorare la strategia adottata riguardo agli uffici d'informazione del Parlamento ed esorta la DG COMM ad affrontare il problema dello squilibrio tra gli importi spesi per i costi relativi agli immobili e al personale e quelli spesi per la funzione chiave di tali uffici, che consiste nella comunicazione diretta con le parti interessate a livello locale e i cittadini;

Direzione generale della Comunicazione

52.  ricorda che il principale indicatore di performance della DG COMM è la diffusione o l'esposizione globale ottenuta attraverso l'intera gamma delle piattaforme e dei canali di comunicazione del Parlamento; prende atto che, per quanto riguarda la presenza del Parlamento nei media e la copertura media mensile, si è registrato un aumento del 12 % rispetto al 2015 e del 7 % rispetto all'anno elettorale 2014; prende atto del miglioramento per quanto riguarda l'uso dei media sociali da parte del Parlamento, come pure le azioni riguardanti la sensibilizzazione dei giovani; sottolinea, tuttavia, che le attività di comunicazione del Parlamento dovrebbero essere ancora migliorate, in particolare intensificando la comunicazione sui media sociali, che attualmente è inferiore agli standard attesi da un'istituzione parlamentare; sottolinea che, in particolare in vista delle elezioni europee del 2019, è necessario elaborare e attuare una strategia globale relativa ai media sociali; sottolinea che tale strategia dovrebbe riflettere il lavoro portato a termine dal Parlamento, tenendo conto al contempo della natura molteplice degli interessi, delle preoccupazioni e delle idee sul futuro dell'Europa che i cittadini esprimono;

53.  rileva che la DG COMM ha avviato un nuovo programma di lavoro pluriennale per le sovvenzioni nel settore dei media e dell'organizzazione di eventi che copre il periodo 2016-2019; prende atto che per la concessione di una sovvenzione nella categoria dei media sono stati conclusi 102 accordi quadro di partenariato e sono state selezionate 48 domande di sovvenzione per un valore totale di 3,99 milioni di EUR; rileva che nel settore dell'organizzazione di eventi sono stati selezionati 18 progetti per la concessione di una sovvenzione con un valore totale di 0,8 milioni di EUR; invita la DG COMM a concentrarsi su un approccio più attivo verso coloro che non sono automaticamente interessati alle attività del Parlamento o che potrebbero essere persino scettici riguardo al suo funzionamento;

54.  prende atto delle principali modifiche di natura tecnica e redazionale del sito web del Parlamento, in particolare riguardo all'ottimizzazione del motore di ricerca del sito; si congratula con la DG COMM per tali passi avanti ma aggiunge che i progressi sono eccessivamente lenti; rileva che il progetto relativo a una progettazione web reattiva e il progetto relativo alla riorganizzazione della trasmissione in diretta via streaming e della piattaforma di video su richiesta, che sono intesi ad adeguare il sito web a tutti i tipi di dispositivi, sono stati avviati nel 2016 e applicati con successo ad alcune parti del sito; chiede che questi progetti vengano portati avanti e siano applicati all'intero sito web del Parlamento; rileva che è necessario ancora molto lavoro per creare un sito web e uno strumento di comunicazione efficaci; sottolinea che tale ristrutturazione deve essere portata a termine tempestivamente, in quanto la visibilità e l'accessibilità del Parlamento dovrebbero essere disponibili molto prima, e comunque al più tardi entro le prossime elezioni europee nel 2019; sottolinea che un sito web trasparente e accessibile è un fattore chiave per la partecipazione dei cittadini;

55.  rileva un aumento significativo del volume di richieste presentate all'unità Richieste di informazioni dei cittadini (AskEP) dal 2014, dovuto soprattutto alle campagne apparentemente coordinate sull'invio di posta su tematiche di attualità; propone che le risposte del Parlamento siano trasmesse ai deputati che potrebbero non essere al corrente della loro esistenza;

56.  richiama l'attenzione sull'ultimo sondaggio Eurobarometro commissionato dal Parlamento, in cui è stata posta una domanda specifica sull'immagine del Parlamento; constata con soddisfazione che, secondo il sondaggio, la percentuale dei cittadini che hanno un'immagine positiva del Parlamento è salita dal 25 % (2016) al 33 % (2017); constata con soddisfazione che l'aumento dell'immagine positiva del Parlamento corrisponde direttamente al calo delle opinioni negative di 7 punti percentuali, dal 28 % (2016) al 21 % (2017); evidenzia che nonostante i chiari segnali di miglioramento è necessario fare ancora molto al riguardo;

57.  incoraggia l'Ufficio di presidenza, in sede di valutazione delle nuove norme sui gruppi di visitatori introdotte lo scorso anno, a eliminare la possibilità di nominare gli APA a capogruppo;

58.  chiede una revisione del sistema per il calcolo del rimborso delle spese di viaggio dei gruppi di visitatori patrocinati dai deputati, al fine di garantire la parità di trattamento di tutti i cittadini dell'Unione e di promuovere l'utilizzo di mezzi di trasporto più ecologici, visto che l'attuale sistema, basato sul calcolo chilometrico, non tiene conto dell'isolamento e delle barriere naturali di alcune zone geografiche dell'Unione e non copre le spese per lo spostamento tra tali zone e i luoghi serviti da mezzi di trasporto più rapidi ed ecologici;

59.  rileva che, al 31 dicembre 2016, erano impiegati presso il Segretariato complessivamente 5 375 funzionari e agenti temporanei (con una diminuzione di 16 unità rispetto al 31 dicembre 2015), mentre presso i gruppi politici erano impiegati complessivamente 806 funzionari e agenti temporanei (con un aumento di 35 unità rispetto al 31 dicembre 2015); rileva che, tenendo conto degli agenti contrattuali, la DG PERS era responsabile di 9 617 membri del personale (con un aumento di 264 unità rispetto al 31 dicembre 2015);

60.  rileva che, al 1° gennaio 2016, sono stati soppressi 57 posti dalla tabella dell'organico del Parlamento, conformemente alla revisione dello statuto e al QFP per il periodo 2014-2020;

Direzione generale del Personale

61.  si compiace che la promozione delle pari opportunità rimanga un elemento fondamentale della politica di gestione delle risorse umane del Parlamento; rileva che il piano d'azione per la promozione dell'uguaglianza di genere e della diversità, approvato dall'Ufficio di presidenza nel 2015, ha continuato ad essere applicato nel 2016 assieme ai suoi obiettivi specifici e a tutte le altre misure connesse;

62.  accoglie positivamente l'adozione di una tabella di marcia per l'"uguaglianza di genere in seno al Segretariato del Parlamento europeo"; osserva che la tabella di marcia definisce azioni concrete e un calendario preciso per misure specifiche riguardanti la gestione, la formazione professionale, la sensibilizzazione sull'uguaglianza di genere, le misure intese a favorire un equilibrio tra vita professionale e vita privata, nonché un monitoraggio regolare dell'equilibrio di genere attraverso le statistiche;

63.  si compiace che l'uguaglianza di genere tra i capi unità nominati dal Segretario generale sia aumentata passando dal 21 % nel 2006 al 36 % nel 2016 e che i posti coperti da donne tendono ad evidenziare un miglioramento soddisfacente della qualità dei posti assegnati alle donne;

64.  si rammarica che l'equilibrio di genere al livello dei direttori generali sia sceso dal 33,3 %/66,7 % nel 2015 al 16,7 %/83,3 % nel 2016; rileva che l'equilibrio di genere al livello dei direttori è rimasto stabile dal 2015 al 2016, attestandosi rispettivamente al 29,2 %/70,8 % e al 29,8 %/70,2 %; ritiene questo andamento contrario alla tabella di marcia per l'"uguaglianza di genere in seno al Segretariato del Parlamento europeo";

65.  riconosce che per talune attività, come ad esempio la gestione delle mense e le pulizie, l'esternalizzazione ha rappresentato l'opzione preferita dal Parlamento e che, di conseguenza, in alcune direzioni generali il numero di agenti esterni nei locali del Parlamento può addirittura superare quello dei funzionari;

66.  ribadisce il parere che il personale esterno non dovrebbe essere utilizzato per compensare la riduzione del numero di posti decisa nel contesto della revisione dello statuto dei funzionari del 2014 e dell'attuale QFP;

67.  osserva che, alla fine del 2016, al Parlamento lavoravano 1 924 APA rispetto ai 1 791 dell'anno precedente; chiede che si presti particolare attenzione ai diritti degli APA e degli assistenti locali, dal momento che i loro contratti sono direttamente legati al mandato dei deputati cui prestano assistenza, tenendo presente che gli APA sono membri del personale aventi un contratto di lavoro con il Parlamento, mentre gli assistenti locali sono soggetti alle diverse legislazioni nazionali;

68.  ribadisce la sua preoccupazione per la presunta prassi secondo cui i deputati obbligano gli APA a effettuare missioni, in particolare a Strasburgo, senza che questi dispongano di ordini di missione né ottengano il rimborso delle spese di missione o delle spese di viaggio; ritiene che tale prassi dia adito a possibili abusi in quanto, in assenza di un ordine di missione, gli APA devono sostenere personalmente le spese e non sono coperti dall'assicurazione sul posto di lavoro; invita il Segretario generale a svolgere indagini su tale presunta prassi e a riferire in merito entro la fine dell'anno;

69.  rinnova l'invito alla Conferenza dei presidenti e all'Ufficio di presidenza a riconsiderare la possibilità per gli APA, in subordine a determinate condizioni da stabilire, di accompagnare i deputati nelle missioni e nelle delegazioni ufficiali del Parlamento, come già chiesto da numerosi deputati; invita il Segretario generale a esaminare le conseguenze in termini di bilancio, nonché l'organizzazione e la logistica di tali missioni;

70.  rileva che il Parlamento fornisce una dotazione finanziaria al comitato del personale e chiede una dotazione analoga per il comitato degli assistenti parlamentari accreditati, dato che essi svolgono compiti previsti dallo statuto dei deputati al Parlamento europeo e dalle relative misure di attuazione, che sono utili a tutte le istituzioni e a tutti i deputati;

71.  invita l'amministrazione a coinvolgere il comitato degli assistenti parlamentari accreditati nei processi decisionali riguardanti le norme che potrebbero interessare detto comitato in via esclusiva o in comune con tutte le altre categorie del personale rappresentate dal comitato del personale;

72.  si compiace dell'interesse a mantenere i membri del personale di cittadinanza britannica che sono diventati funzionari europei; chiede al Segretario generale di riferire sui potenziali rischi per il personale britannico e sulle modalità per garantire che non sia vittima della Brexit e che i suoi diritti statutari e contrattuali acquisiti siano pienamente tutelati;

73.  prende atto che, in conformità dell'accordo interistituzionale sulla disciplina di bilancio, la cooperazione in materia di bilancio e la sana gestione finanziaria(14), sono stati soppressi 57 posti nell'organigramma del Parlamento per il 2016, in linea con l'obbligo di riduzione dei posti del 5 %; rileva che altri due posti sono stati soppressi per essere trasferiti alla Commissione nel quadro dell'attuazione di progetti informatici interistituzionali; rileva inoltre che il Parlamento avrebbe soppresso altri 76 posti nel suo organigramma a partire dal 1° gennaio 2017 a seguito della decisione dell'autorità di bilancio;

74.  ritiene che, in reazione alla campagna #metoo, il Parlamento dovrebbe conseguire un livello di tolleranza zero nei confronti di qualsiasi forma di violenza, sia essa strutturale, sessuale, fisica o psicologica; chiede pertanto:

   una completa responsabilità degli autori facendo pienamente ricorso alle penalità e alle sanzioni disponibili;
   la creazione di un ufficio centrale per la segnalazione dei casi di molestie;
   l'accesso per tutti a una commissione indipendente competente per le molestie all'interno del Parlamento che non riproduca le strutture interne di potere tramite la presenza di deputati;
   la protezione delle vittime e delle persone che denunciano tali violenze, garantendo loro un completo anonimato e discrezione;
   un supporto psicologico per le vittime prestato da un ufficio centrale del Parlamento in cui operano medici, assistenti sociali e consulenti;
   una formazione obbligatoria sulle molestie sessuali e sul mobbing per i deputati e i funzionari in posizioni di potere;
   la formazione e l'informazione dei membri del personale affinché riconoscano le molestie sessuali e conoscano i propri diritti;

75.  ritiene che il numero relativamente basso di denunce di molestie morali presentate nel 2016 al Comitato consultivo sulle molestie morali per il personale e dagli APA potrebbe indicare la mancanza di canali adeguati; sottolinea che vi sono due tipi di molestie riconosciute dallo statuto dei funzionari (molestie psicologiche e sessuali); ritiene che la lotta a qualsiasi tipo di molestia dovrebbe diventare una priorità assoluta del Segretario generale; accoglie con favore a tale riguardo la proposta del Segretario generale di introdurre una rete di consulenti indipendenti soggetti all'obbligo di riservatezza, che possano essere contattati dagli APA, dai tirocinanti impiegati dai deputati, dal personale dei gruppi, nonché da tutti gli altri membri del personale e dagli altri tirocinanti; prende atto che questi consulenti saranno selezionati in base alle loro competenze e qualifiche interpersonali e parteciperanno a una formazione mirata; incoraggia a rivedere la composizione del Comitato consultivo sulle molestie morali, al fine di garantire un'equa rappresentanza dei deputati, degli APA e del personale come pure l'equilibrio di genere; invita l'Ufficio di presidenza a esaminare la possibilità di nominare un revisore esterno per migliorare ulteriormente le procedure interne;

76.  ritiene necessario istituire un organo indipendente addetto alla comunicazione, alla consulenza e alle segnalazioni, dotato di sufficienti risorse di bilancio, al fine di aiutare chi segnala irregolarità a utilizzare i canali appropriati per divulgare informazioni su possibili irregolarità che ledono gli interessi finanziari dell'Unione, tutelandone nel contempo la privacy e offrendo il supporto e la consulenza necessari;

77.  ribadisce la posizione vulnerabile degli APA e dei tirocinanti impiegati dai deputati riguardo alle norme a tutela degli informatori; mette in guarda il Segretario generale dalle potenziali conseguenze finanziarie derivanti dal fatto che il Parlamento non garantisce tuttora la necessaria protezione degli informatori agli APA che segnalano comportamenti scorretti da parte di deputati; esorta il Segretario generale ad affrontare senza indugio tale situazione;

78.  chiede di utilizzare le settimane riservate alle attività parlamentari esterne per organizzare attività di formazione destinate principalmente agli assistenti dei deputati, compresi i corsi di lingua intensivi;

79.  sottolinea nuovamente che il Parlamento europeo è praticamente l'unica istituzione a non aver introdotto il sistema "flexitime" nel suo orario di lavoro e che tale sistema è applicato ormai da anni in quasi tutte le istituzioni, soprattutto alla Commissione, con un risultato comprovato in termini di incremento della produttività e miglioramento della qualità di vita del personale; chiede che il sistema "flexitime" sia introdotto quanto prima nell'orario di lavoro del Parlamento europeo e di informare la commissione per il controllo dei bilanci in merito ai progressi compiuti nel conseguimento di tale obiettivo;

80.  ribadisce, come previsto dalla relazione del Parlamento sul discarico per l’esercizio 2015 (paragrafo 90) che, alla luce del livello di reddito, è necessario applicare ai tirocinanti una maggior riduzione dei prezzi delle mense del Parlamento;

81.  rileva con grande preoccupazione il calo della domanda, da parte dei deputati, di corsi di lingue individuali di francese e soprattutto di spagnolo e italiano, in particolare dal 2009; rileva che solo la partecipazione ai corsi di inglese e di tedesco è rimasta stabile ed è addirittura migliorata; ricorda al Segretario generale l'importanza del multilinguismo nel processo di integrazione europea e il ruolo che l'amministrazione deve svolgere nella promozione dell'apprendimento delle lingue da parte dei rappresentanti eletti dai cittadini dell'Unione, nella misura in cui esso rappresenta anche uno strumento fondamentale per la comprensione e la comunicazione nello sviluppo dei lavori parlamentari; chiede all'amministrazione di informare regolarmente i deputati attraverso i mezzi adeguati, oltre che mediante l'opuscolo esistente e le informazioni disponibili online, in merito a tutte le opportunità offerte dal Parlamento europeo, ponendo l'accento sui corsi tenuti dagli insegnanti di lingue interni a Bruxelles e a Strasburgo, trattandosi della soluzione più flessibile e più adatta alle loro necessità e condizioni di lavoro, oltre che più economica; chiede inoltre al Segretario generale di presentare i mezzi necessari per promuovere il multilinguismo in quest'ambito, compreso il miglioramento dell'offerta della disponibilità degli insegnanti di lingue interni ed evitando la precarietà lavorativa cui devono far fronte; prende atto del trasferimento dell'unità Formazione professionale dei deputati dalla DG FINS alla DG PERS al fine di migliorare le sinergie con il personale dell'unità della formazione del personale già parte della DG PERS; chiede al Segretario generale di essere informato in merito ai risultati concreti che si intende ottenere con tale cambiamento;

82.  invita il Segretario generale a elaborare una politica di mobilità volontaria e trasparente che tenga conto degli interessi e delle competenze del personale nel quadro di un'autentica strategia di sviluppo professionale;

Direzione generale delle Infrastrutture e della logistica

83.  rileva che la proposta aggiornata relativa alla strategia immobiliare a medio termine del Parlamento, che tiene conto dei recenti sviluppi sui siti di Lussemburgo e Strasburgo, dovrebbe essere incentrata sul sito di Bruxelles e in particolare sul futuro dell'edificio Paul-Henri Spaak; invita inoltre l'Ufficio di presidenza a valutare l'età dell'infrastruttura dell'edificio Salvador de Madariaga a Strasburgo; rileva inoltre che fattori cruciali connessi alla Brexit che sono determinanti per il futuro della politica immobiliare, quali le potenziali conseguenze della Brexit sul multilinguismo, sul numero dei posti di funzionari nell'organigramma e sul numero di deputati al Parlamento europeo, non sono ancora noti; riconosce che sarà possibile procedere a una pianificazione affidabile solamente dopo la conclusione del processo della Brexit; invita l'Ufficio di presidenza a elaborare strategie di mitigazione dei rischi considerando la necessità di contrastare eventuali perturbazioni che potrebbero derivare dai futuri sviluppi dei negoziati Brexit; chiede al Segretario generale di proporre un piano dettagliato sul trattamento del personale che occupa gli edifici in caso di ristrutturazione o di ricostruzione degli stessi;

84.  esorta i servizi competenti a chiarire come intendono attuare la dichiarazione del Parlamento, del Consiglio e della Commissione sul ruolo esemplare dei loro edifici nel contesto della direttiva sull'efficienza energetica(15), visto l'avvicinarsi del termine del 2020;

85.  prende atto che l'Ufficio di presidenza ha incaricato il Segretario generale di elaborare proposte dettagliate sulle opzioni possibili per la ristrutturazione dell'edificio Paul-Henri Spaak; rileva inoltre che tali proposte dovrebbero esaminare tutte le opzioni possibili, tra cui la decisione di non realizzare alcun intervento, la ristrutturazione o la ricostruzione, e che le proposte dovrebbero essere accompagnate da valutazioni dettagliate della fattibilità dei progetti ed esaminare i relativi aspetti giuridici; rileva che le proposte dettagliate elaborate dalla DG INLO dovevano essere presentate all'Ufficio di presidenza all'inizio del 2018;

86.  rileva che la maggior parte degli edifici del Parlamento non sono stati progettati né costruiti tenendo conto dei criteri relativi all'integrità strutturale degli Eurocodici, in quanto tali norme non esistevano all'epoca della loro costruzione; osserva che gli unici edifici che rispettano i criteri relativi all'integrità strutturale degli Eurocodici sono l'edificio Willy Brandt e l'edificio Wilfried Martens; prende atto che il rischio generato dalla potenziale vulnerabilità delle strutture dei diversi edifici è parzialmente ridotto dalle misure operative adottate dalla DG INLO e dalla Direzione generale della Sicurezza e della protezione (DG SAFE) e che sono previsti ulteriori cambiamenti organizzativi per affrontare il questo problema;

87.  ricorda che nella riunione dell'11 aprile 2016 l'Ufficio di presidenza ha adottato una proposta relativa all'internalizzazione del servizio di trasporto dei deputati; rileva con soddisfazione che la procedura per l'internalizzazione del servizio autisti ha portato a un miglioramento qualitativo e quantitativo dei servizi prestati ai deputati e ha permesso di rispondere in modo efficace ed efficiente a situazioni di emergenza imprevedibili o a improvvisi aumenti della domanda; si rammarica che non sia stato rispettato il principio dell'equilibrio di genere nella procedura di assunzione relativa al servizio di trasporto al Parlamento; invita il Segretario generale a presentare una proposta volta a migliorare la situazione attuale; esprime inoltre preoccupazione riguardo ai diversi gradi di remunerazione tra gli autisti e chiede all'Ufficio di presidenza se prevede di prendere in esame un'armonizzazione al fine di contrastare eventuali sistemi di remunerazione iniqui;

88.  accoglie con favore l'introduzione del progetto pilota per la trasmissione digitale dei documenti giustificativi tra il servizio della DG INLO che avvia la procedura e il servizio incaricato della verifica ex ante degli impegni di spesa dell'unità Manutenzione a Strasburgo; prende atto con soddisfazione che, vista le esperienze positive, il progetto è stato esteso all'unità Progetti a Strasburgo; incoraggia la DG INLO a proseguire la trasmissione digitale dei documenti ove possibile, al fine di ridurre i costi e di aumentare l'efficienza dei servizi connessi;

89.  constata che la revisione dei prezzi nelle mense del Parlamento è stata necessaria per poter passare da servizi sovvenzionati a un tipo di contratto di concessione in cui il prestatore dei servizi di ristorazione assume pienamente il rischio economico e commerciale; si compiace che i tirocinanti al Parlamento continuino a beneficiare di una riduzione di 0,50 EUR sui piatti principali in tutte le mense a Bruxelles e a Lussemburgo e di 0,80 EUR a Strasburgo; chiede alla DG INLO di monitorare i futuri aumenti dei prezzi per garantire che il servizio continui ad avere un prezzo adeguato ed equo;

90.  prende atto del regolamento interno del 13 dicembre 2013 relativo alle aree di parcheggio del Parlamento europeo, nonché del maggiore impegno da parte del Parlamento a favore dell'ambiente; ritiene a tale riguardo che la politica applicabile in tutte le sedi del Parlamento al parcheggio delle biciclette private del personale dovrebbe prevedere vantaggi che il succitato regolamento interno attualmente non prevede; chiede al Segretario generale di adottare misure in tal senso e che, in particolare a Strasburgo, i lavoratori distaccati possano parcheggiare le biciclette private nel parcheggio del Parlamento anche all'infuori delle tornate, prevedendo uno spazio adeguato e sicuro a tal fine;

91.  ribadisce il proprio profondo rammarico dinanzi alla decisione di sostituire i mobili negli uffici dei deputati e dei loro assistenti a Bruxelles; osserva che la maggior parte dei mobili è perfettamente utilizzabile e in buone condizioni e che pertanto non vi è alcun motivo di procedere a una sostituzione; ritiene che il semplice parere di alcuni deputati – là dove sarebbe opportuna un'indagine generale – non costituisca di per sé una giustificazione sufficiente e che gli argomenti avanzati dall'amministrazione, che attengono a questioni di gusto, moda o stile antiquato, siano altrettanto inadeguati; è del parere che i singoli mobili dovrebbero essere sostituiti unicamente qualora presentino segni evidenti di deterioramento o di usura importante, ovvero qualora comportino rischi per la salute sul posto di lavoro di natura specifica o generale (come il possibile miglioramento dell'ergonomia delle scrivanie o delle sedie);

92.  rammenta al Segretario generale i risultati dell'indagine condotta dal comitato del personale sugli uffici condivisi, che ha ottenuto 3 000 risposte e da cui è emerso che l'80 % del personale è contrario a condividere l'ufficio; invita il Segretario generale a elaborare un piano per la consultazione del personale e a dare seguito ai risultati dell'indagine;

Direzione generale dell'Interpretazione e delle conferenze

93.  riconosce che, relativamente ai nuovi criteri di riferimento per gli interpreti, il livello minimo di prestazione del servizio è stato stabilito in media a 11 ore settimanali, quello massimo a 17 ore; rileva che il numero medio di ore settimanali durante le quali gli interpreti funzionari prestano servizi di interpretazione in cabina è passato da 11 ore e 54 minuti nel 2014 a 13 ore e 25 minuti nel 2016; constata che il 2014 è stato un anno elettorale con meno necessità di servizi di interpretazione; sottolinea che l'aumento dal 2014 al 2016 è dovuto al fatto che il Parlamento ha ripreso a un ritmo regolare le attività delle commissioni e dei gruppi, le settimane di tornata a Strasburgo e le settimane turchesi; ricorda che, nel quadro della revisione dello statuto nel 2013, l'orario di lavoro settimanale per tutto il personale delle istituzioni europee è passato da 37,5 a 40-42 ore, con un conseguente aumento dell'orario di lavoro settimanale anche per il servizio di interpretazione; incoraggia la futura cooperazione tra i sindacati e il Segretario generale che dovrebbe concentrarsi su condizioni di lavoro eque, garantendo al contempo un buon svolgimento delle attività parlamentari; sottolinea che sono in corso colloqui tra il Segretario generale e il comitato del personale ed esorta tutte le parti a giungere a un accordo; rileva che l'aumento degli stanziamenti impegnati per "altro personale" è stato parzialmente giustificato dalla crescente necessità di interpretazione esterna nel 2016 (2,2 milioni di EUR in più rispetto al 2015); rileva inoltre che per le riunioni dei gruppi politici e delle commissioni si registra una mancanza di servizi di interpretazione in tutte le lingue dovuta alle regole di assegnazione; osserva, infine, che i cambiamenti nella programmazione delle riunioni delle commissioni, che hanno comportato lo svolgimento di molte riunioni in orari irregolari, sono in parte dovuti a una limitata flessibilità nell'impiego efficiente delle capacità di interpretazione;

94.  prende atto con soddisfazione che l'Ufficio di presidenza ha adottato una "Strategia per l'ammodernamento della gestione delle conferenze al Parlamento europeo" sulla base di una proposta del Segretario generale; rileva che la strategia prevede un unico punto di contatto e di supporto per gli organizzatori di conferenze e dovrebbe essere supportata da un servizio conferenze integrato che utilizza una piattaforma informatica customizzata; prende atto inoltre che saranno creati progressivamente un centro di assistenza unico per gli eventi in corso e un centro di gestione e sostegno unico per gli impianti tecnici delle sale riunioni;

Direzione generale delle Finanze

95.  ricorda che l'Ufficio di presidenza, nella riunione del 26 ottobre 2015, ha approvato un nuovo approccio con l'obiettivo di rafforzare l'orientamento al cliente e ridurre gli oneri amministrativi per i deputati introducendo due nuovi strumenti: il "Portale dei deputati" e il "Portale elettronico" ("e-Portal"); si compiace della creazione del "Portale dei deputati", uno sportello unico che integra tutti i servizi connessi alle formalità relative ai diritti finanziari e sociali, che è diventato pienamente operativo nel luglio 2016; rileva che la versione elettronica online dello sportello, l'"e-Portal", è accessibile dal gennaio 2015 e contiene informazioni concise sulle norme in vigore e sullo status dei diritti dei deputati; sottolinea che eventuali semplificazioni amministrative non dovrebbero essere raggiunte unicamente trasferendo parte del lavoro dal personale amministrativo ai deputati e i loro uffici;

96.  invita a semplificare le procedure di assunzione i rimborsi per le missioni e le spese di viaggio degli assistenti locali; si rammarica che tali procedure si rivelino spesso lunghe e complesse e determinino significativi ritardi; invita la DG FINS a dare priorità a tale questione;

97.  osserva che l'attuale contratto con l'agenzia viaggi del Parlamento giungerà a scadenza alla fine del 2018 e che è in fase di preparazione un bando di gara per selezionare una nuova agenzia viaggi che assista il Parlamento nella gestione e nell'organizzazione delle trasferte di lavoro; chiede che il nuovo contratto preveda condizioni più rigorose, in particolare per quanto riguarda i prezzi dei biglietti e la disponibilità permanente del call center dell'agenzia viaggi anche nei fine settimana; sottolinea l'importanza di un meccanismo di reclamo semplice e conviviale per evidenziare prontamente eventuali lacune, che consenta di migliorare rapidamente qualsiasi problema; evidenzia che occorre rivolgere maggiore attenzione alle esigenze specifiche dei deputati e alla loro necessità di servizi personalizzati;

98.  incoraggia la futura agenzia viaggi a impegnarsi per ottenere i prezzi più competitivi per le trasferte di lavoro del Parlamento europeo;

Fondo pensionistico volontario

99.  constata che il Fondo pensionistico volontario è stato costituito nel 1990 in base alla regolamentazione dell'Ufficio di presidenza concernente il regime di vitalizio integrativo (volontario) e che i deputati hanno potuto affiliarsi ad esso fino alla fine della sesta legislatura (13 luglio 2009); osserva che il Fondo è stato creato al fine di fornire ai deputati un regime pensionistico precedentemente inesistente;

100.  ricorda che nel 2013 la Corte di giustizia ha convalidato la decisione dell'Ufficio di presidenza di innalzare da 60 a 63 anni l'età pensionabile degli affiliati al Fondo pensionistico volontario, onde evitare l'esaurimento anticipato del capitale e allineare l'età al nuovo statuto dei deputati al Parlamento europeo;

101.  rileva che il deficit attuariale stimato del Fondo pensionistico volontario è aumentato passando da 286 milioni di EUR a fine 2015 a 326,2 milioni di EUR a fine 2016; osserva inoltre che, a fine 2016, l'importo delle attività nette di cui tenere conto e l'impegno attuariale ammontavano, rispettivamente, a 146,4 milioni di EUR e 472,6 milioni di EUR; osserva che tali passività future previste sono distribuite su diversi decenni, ma constata che l'importo totale versato dal Fondo pensionistico volontario nel 2016 è ammontato a 16,6 milioni di EUR;

102.  sottolinea che per i prossimi cinque anni, considerando il numero dei deputati che raggiungeranno l'età pensionabile e avranno diritto alla liquidazione in quanto hanno contribuito al Fondo e presupponendo che nessun beneficiario sia eletto o rieletto nel 2019 o assuma un mandato europeo vacante, il numero dei nuovi pensionati per il periodo 201821 sarà 21 nel 2018, 74 nel 2019, 21 nel 2020, 12 nel 2021 e17 nel 2022;

103.  si rammarica che la valutazione sull'attuale situazione del Fondo pensionistico volontario sia ancora indisponibile; ricorda il paragrafo 109 della risoluzione sul discarico per l’esercizio 2015 e il paragrafo 112 della risoluzione sul discarico per l’esercizio 2014 in cui si chiede una valutazione della situazione attuale del Fondo pensionistico volontario; invita nuovamente l'Ufficio di presidenza a effettuare quanto prima e al più tardi entro il 30 giugno 2018 una valutazione della situazione attuale del Fondo pensionistico volontario;

104.  ribadisce i problemi persistenti relativi al Fondo pensionistico volontario e invita l'Ufficio di presidenza e il Segretario generale a intervenire per impedirne l'esaurimento anticipato, evitando al contempo eventuali conseguenze sul bilancio del Parlamento;

105.  rileva che il Parlamento funge da garante per il pagamento dei diritti pensionistici se e quando il fondo non sarà in grado di far fronte ai propri obblighi; si compiace dell'annuncio del Segretario generale di aver presentato all'Ufficio di presidenza un piano d'azione;

106.  osserva che, considerando l'attuale livello di attività finanziarie del Fondo, unitamente ai suoi futuri obblighi di pagamento annuali e all'evoluzione del tasso di redditività del capitale investito sui mercati finanziari, la data stimata di insolvenza del Fondo pensionistico volontario dovrebbe cadere tra il 2024 e il 2026;

Indennità di spese generali

107.  si compiace della decisione dell'Ufficio di presidenza di istituire un gruppo di lavoro ad hoc incaricato della definizione e della pubblicazione delle norme relative all'utilizzo dell'indennità per spese generali; ricorda le attese formulate dal Parlamento nelle sue risoluzioni del 5 aprile 2017(16) e del 25 ottobre 2017(17) sul bilancio 2018, in cui si chiedeva una maggiore trasparenza in merito all'indennità per spese generali e si indicava la necessità di definire regole più precise per quanto riguarda la contabilizzazione delle spese autorizzate a titolo di tale indennità, senza determinare costi aggiuntivi per il Parlamento. rinnova l'invito all'Ufficio di presidenza ad apportare in tempi rapidi le seguenti modifiche concrete relative alle indennità per spese generali:

   l'indennità per spese generali viene gestita in ogni caso in un conto bancario separato;
   tutte le ricevute relative all'indennità per spese generali devono essere conservate dai deputati;
   la parte inutilizzata dell'indennità per spese generali dovrebbe essere restituita al termine del mandato del deputato;

108.  ricorda il principio dell'indipendenza del mandato; sottolinea che i deputati eletti sono responsabili dell'utilizzo dell'indennità per spese generali per le attività parlamentari e che i deputati che lo desiderano possono pubblicare il resoconto delle loro spese a titolo dell'indennità per spese generali sulla loro pagina web personale;

109.  ritiene che un'eventuale revisione dell'indennità per spese generali dovrebbe tener conto delle raccomandazioni precedentemente adottate in Aula in materia di trasparenza e responsabilità finanziaria;

Direzione generale dell'Innovazione e dell'assistenza tecnologica

110.  ricorda che in un contesto di comunicazione aperto il rafforzamento della sicurezza delle TIC è uno dei pilastri strategici fondamentali per il Parlamento; rileva che, nell'ambito del piano d'azione sulla sicurezza informatica, il pilastro "cultura della sicurezza informatica" è incentrato su attività di sensibilizzazione e di formazione finalizzate a garantire che gli utenti delle TIC del Parlamento siano informati sui rischi e contribuiscano alla prima linea di difesa al riguardo; prende atto della campagna di sensibilizzazione sui rischi legati alla sicurezza informatica, che include l'affissione di promemoria visivi in tutti gli edifici del Parlamento, la pubblicazione di articoli sulla sicurezza informatica nella newsletter interna del Parlamento, nonché l'organizzazione di sessioni d'informazione per i deputati, gli assistenti e il personale; esprime tuttavia preoccupazione riguardo alle minacce alla sicurezza informatica; si compiace della nomina del responsabile della sicurezza informatica e della creazione dell'Unità per la sicurezza delle TIC dotata di un'équipe per la gestione della sicurezza e di un'équipe per le operazioni di sicurezza; invita il Segretario generale a esaminare la possibilità di adottare un sistema di competenze completamente interno, anche per evitare un elevato tasso di ricambio;

111.  ritiene che la priorità dei servizi informatici dovrebbe essere anzitutto un buon accesso a Internet e che attualmente gli episodi di "crash" (ossia il blocco o l'arresto improvviso e non richiesto di un programma o del sistema operativo di un computer) siano troppo numerosi;

112.  prende atto del progetto "ICT3MEPs" che dovrebbe migliorare i servizi TIC offerti ai deputati a al loro personale durante le attività svolte nelle rispettive circoscrizioni elettorali; constata che la prima fase del progetto, che prevede l'assegnazione agli assistenti locali di funzioni di gestione dell'accesso, è stata attuata nell'ottobre 2016; osserva tuttavia che possono essere apportati ulteriori miglioramenti al progetto; invita i servizi competenti a portare avanti l'attuazione del progetto tenendo conto delle esigenze degli utenti;

113.  si compiace dell'introduzione dall'accesso del Wi-Fi per i visitatori al Parlamento, che costituisce un ulteriore passo verso un Parlamento più inclusivo dal punto di vista digitale; sottolinea, tuttavia, che la sicurezza delle TIC dovrebbe continuare a rivestire un'importanza fondamentale e che la rete interna del Parlamento dovrebbe essere protetta da potenziali attacchi esterni dolosi; sottolinea l'esigenza di un netto miglioramento del servizio fornito, in particolare a Strasburgo e attende con interesse l'adozione delle necessarie misure nel prossimo futuro;

114.  invita l'Ufficio di presidenza, in collaborazione con la Direzione generale dell'Innovazione e dell'assistenza tecnologica (DG ITEC), a definire misure di mitigazione dei rischi al fine di garantire il buon funzionamento dei lavori parlamentari in caso di danni o interruzioni del sistema; sottolinea l'importanza di un elenco prioritario di servizi che determini l'ordine con cui i diversi servizi devono essere ripristinati il più rapidamente possibile, affinché un servizio minimo continui a funzionare in caso di attacchi informatici; invita l'Ufficio di presidenza a definire un piano di contingenza per le interruzioni di sistema di lunga durata; raccomanda che le centrali di dati diversifichino i siti in cui sono ubicati i loro server al fine di migliorare la sicurezza e la continuità dei servizi informatici del Parlamento;

115.  rinnova l'invito formulato nelle risoluzioni sul discarico per gli esercizi 2014 e 2015 a creare un sistema di allerta rapida in caso di emergenza che consenta alla DG ITEC, in collaborazione con la DG SAFE, di inviare comunicazioni tempestive, per SMS o e-mail, ai deputati e al personale che acconsentano a far figurare i propri recapiti nell'elenco di questo sistema di comunicazione, da utilizzare in specifiche situazioni di emergenza;

Direzione generale della Sicurezza e della protezione

116.  prende atto del nuovo sistema ottimizzato per l'organizzazione dei compiti relativi alla sicurezza che il Segretario generale ha presentato all'Ufficio di presidenza nel gennaio 2018; rileva inoltre che il nuovo sistema tiene conto della specificità del ruolo e delle funzioni degli agenti addetti alla sicurezza; auspica che si possa mantenere un dialogo aperto al fine di continuare a prestare attenzione ai requisiti di questa categoria di personale che lavora in un contesto di sicurezza molto teso;

117.  plaude agli sforzi costanti compiuti riguardo alla sicurezza e alla protezione all'interno e all'esterno del Parlamento; si rende conto che la sicurezza all'interno del Parlamento deve mirare a conseguire un delicato equilibrio tra la presa in considerazione di una serie di misure di protezione e l'introduzione di un sistema eccessivamente improntato alla sicurezza che rallenta l'attività del Parlamento; insiste tuttavia sul fatto che la sicurezza del Parlamento dovrebbe essere ulteriormente rafforzata e rinnova l'invito al Segretario generale a garantire che il personale sia adeguatamente formato e in grado di svolgere le proprie mansioni in modo professionale, anche nelle situazioni di emergenza;

118.  invita il personale addetto alla sicurezza della DG SAFE, in caso di evacuazioni, a controllare attentamente l'intero edificio di cui sono responsabili per assicurarsi che sia stato correttamente evacuato e a prestare assistenza alle persone non udenti o che hanno altre forme di disabilità che devono essere evacuate;

Un Parlamento ecocompatibile

119.  ricorda che l'Ufficio di presidenza ha introdotto il sistema di gestione ambientale (EMAS) al Parlamento il 19 aprile 2004; rileva che nel 2016 l'Ufficio di presidenza ha adottato una politica ambientale riveduta che mantiene e ribadisce l'impegno del Parlamento a favore di un costante miglioramento ambientale;

120.  elogia l'impegno del Parlamento a favore degli appalti pubblici verdi; osserva che la "Guida di applicazione del Parlamento europeo in materia di appalti pubblici verdi", che è intesa ad aiutare gli ordinatori al Parlamento ad attuare con successo politiche e procedure di acquisti basate sulla considerazione degli aspetti ambientali, è stata approvata nel giugno 2016; accoglie con favore l'istituzione di un helpdesk interistituzionale sugli appalti pubblici verdi; invita a valutare l'introduzione di criteri per una consultazione obbligatoria relativa agli appalti pubblici verdi per le gare pubbliche superiori a una determinata soglia finanziaria e/o per categorie specifiche di prodotti; prende atto della costruzione del muro vegetale nell'edificio Altiero Spinelli e ritiene che i costi dello stesso siano smisurati rispetto ai benefici che può generare; chiede al sistema di gestione ambientale di trovare soluzioni che tengano conto non solo dell'elemento ecologico ma anche del rapporto costi-benefici;

121.  si compiace dell'installazione di distributori d'acqua e del nuovo sistema di contenitori di vetro riutilizzabili; rileva che i distributori d'acqua sono poco pubblicizzati e non ancora installati nei locali degli uffici; si rammarica che, malgrado il capitolato d'oneri preveda di ridurre i rifiuti in plastica, un numero crescente di pasti in imballaggi usa e getta è venduto dalle strutture di ristorazione del Parlamento; chiede maggiore trasparenza sui rifiuti in plastica generati dalla strutture di ristorazione; rileva che la marca delle bottiglie d'acqua distribuite durante le riunioni del Parlamento è cambiata tre volte in meno di due anni, il che non sembra essere in linea con la durata degli appalti annunciata in precedenza, e che si tratta ancora di prodotti in plastica; riconosce che la Commissione ha abbandonato le bottiglie d'acqua in plastica e invita il Parlamento a definire un piano per fare altrettanto, soprattutto in considerazione del suo ruolo esemplare e alla luce della strategia europea in materia di plastica;

122.  prende atto che l'Ufficio di presidenza ha approvato una tabella di marcia, proposta dal Segretario generale, per passare a un parco veicoli elettrici; constata che, entro la fine del 2017, il 50 % del parco veicoli e minibus del Parlamento doveva essere composto da veicoli elettrici o veicoli ibridi ricaricabili e che, a partire dal 2018, tutti i nuovi veicoli acquistati per il parco veicoli del Parlamento dovrebbero essere veicoli ibridi ricaricabili o veicoli elettrici; rileva che nel 2020 il 100 % del parco veicoli del Parlamento dovrebbe essere composto da veicoli elettrici o veicoli ibridi ricaricabili, mentre nel 2021 ciò si dovrebbe applicare anche al 100 % del parco minibus del Parlamento; sottolinea fermamente che prima di ogni rinnovo sostanziale del parco veicoli dovrebbe essere condotta un'analisi costi-benefici e che la commissione per il controllo dei bilanci dovrebbe familiarizzarsi con un'analisi costi-benefici che continui l'attuazione della tabella di marcia per il passaggio a un parco veicoli elettrici; invita a compiere maggiori sforzi per la promozione di una mobilità attiva, anche offrendo spazi per parcheggiare le biciclette più attrattivi, accessibili e sicuri;

123.  invita l'Ufficio di presidenza a non limitarsi ai veicoli elettrici quale soluzione più ecologica dato che sono emersi timori in merito alla loro produzione (compresa una sufficiente disponibilità delle risorse necessarie) e allo smaltimento delle batterie alla fine del loro ciclo di vita; si rammarica che i deputati non siano stati informati su un'analisi in materia di carburanti alternativi, quali biocarburanti, carburanti sintetici o pile a idrogeno; sottolinea che la diversificazione del parco veicoli ecologico potrebbe attenuare la dipendenza da un fornitore e compensare eventuali future mancanze negli approvvigionamenti;

124.  rileva che il Parlamento deve conformarsi alle norme regionali e locali applicabili e invita i servizi del Parlamento a spiegare in dettaglio come è stata attuata la legge regionale di Bruxelles (Code Bruxellois de l’air, du climat et de la maîtrise de l’énergie) in particolare per quanto riguarda i parcheggi offerti agli impiegati;

125.  si compiace, nel contesto della politica dell'Unione in materia di energia e clima per il 2030 e oltre, delle misure supplementari volte a compensare le emissioni inevitabili; invita il Parlamento a definire nuove politiche di compensazione della CO2;

Relazione annuale sui contratti aggiudicati

126.  ricorda che il regolamento finanziario e le relative modalità di applicazione(18) stabiliscono le informazioni che devono essere fornite all'autorità di bilancio e al pubblico per quanto riguarda l'aggiudicazione di contratti da parte dell'istituzione; rileva che il regolamento finanziario esige la pubblicazione dei contratti aggiudicati con un valore superiore a 15 000 EUR, valore che corrisponde alla soglia oltre la quale è obbligatoria una procedura competitiva;

127.  rileva che su un totale di 219 contratti aggiudicati nel 2016, 77 erano basati su procedure aperte o ristrette, con un valore di 436 milioni di EUR, e 141 su procedure negoziate, con un valore totale di 64 milioni di EUR; rileva che il numero totale di contratti aggiudicati mediante procedure negoziate è stato inferiore del 14 % nel 2016 (141 rispetto a 151 nel 2015) con una riduzione del valore del 29 % (64 milioni di EUR contro 90 milioni di EUR nel 2015);

128.  rileva che la ripartizione dei contratti aggiudicati nel 2016 e nel 2015, per tipo di contratto, è la seguente:

Tipo di contratto

2016

2015

Numero

Percentuale

Numero

Percentuale

Servizi

Forniture

Lavori

Edifici

169

36

13

1

77 %

16 %

6 %

1 %

194

34

18

8

77 %

13 %

7 %

3 %

Totale

219

100 %

254

100 %

Tipo di contratto

2016

2015

Valore (EUR)

Percentuale

Valore (EUR)

Percentuale

Servizi

244 881 189

49 %

539 463 943

70 %

Forniture

155 805 940

31 %

78 424 245

11 %

Lavori

97 640 851

19 %

92 889 168

12 %

Edifici

1 583 213

1 %

55 804 154

7 %

Totale

499 911 194

100 %

766 581 510

100 %

(Relazione annuale sui contratti aggiudicati dal Parlamento europeo nel 2016, pag. 6)

129.  rileva che la composizione dei contratti stipulati nel 2016 e 2015 per tipologia procedurale è la seguente:

Tipo di procedura

2016

2015

Numero

Percentuale

Numero

Percentuale

Aperta

Ristretta

Negoziata

Competitiva

Eccezionale

70

7

141

-

1

32 %

3%

64%

-

1%

93

10

151

-

-

37 %

4 %

59 %

-

-

Totale

219

100 %

254

100 %

Tipo di procedura

2016

2015

Valore (EUR)

Percentuale

Valore (EUR)

Percentuale

Aperta

Ristretta

Negoziata

Competitiva

Eccezione

406 408 732

29 190 756

64 284 705

-

27 000

81 %

6 %

13 %

-

0 %

636 333 284

40 487 367

89 760 859

-

-

83 %

5 %

12 %

-

-

Totale

499 911 194

100 %

766 581 510

100 %

(Relazione annuale sui contratti aggiudicati dal Parlamento europeo nel 2016, pag. 8)

Gruppi politici (linea di bilancio 4 0 0)

130.  constata che nel 2016 gli stanziamenti iscritti alla linea di bilancio 4 0 0 (destinati ai gruppi politici e ai deputati non iscritti) sono stati utilizzati nel modo seguente:

Gruppo

2016

2015

Stanziamenti annuali

Risorse proprie e stanziamenti riportati

Spese

Tasso di esecuzione stanziamenti annuali

Importi riportati all'esercizio successivo

Stanziamenti annuali

Risorse proprie e stanziamenti riportati

Spese

Tasso di esecuzione stanziamenti annuali

Importi riportati all'esercizio successivo

PPE

17 400

8 907

18 303

105,19 %

8 005

17 440

10 198

17 101

98,06 %

8 745

S&D

15 327

5 802

15 713

102,51 %

5 417

15 256

5 748

15 379

100,81 %

7 633

ECR

6 125

2 518

5 835

95,25 %

2 809

5 959

1 614

5 065

84,99 %

2 779

ALDE

5 759

2 366

6 448

111,98 %

1 676

5 692

2 517

5 865

103,03 %

2 839

GUE/NGL

4 340

1 729

4 662

107,43 %

1 407

4 305

1 256

3 832

89,02 %

2 156

Verts/ALE

4 180

1 557

3 921

93,82 %

1 815

4 153

1 293

3 890

93,67 %

2 078

EFDD

3 820

1 873

2 945

77,10 %

1 910

3 843

1 643

3 629

94,45 %

1 919

ENF**

-

-

-

-

-

1 587

0

827

52,09 %

793

Membri non iscritti

772

216

616

79,90 %

257

1 627

533

1 001

61,51 %

214

Totale***

57 723

24 968

58 443

101,25 %

23 296

59 860

24 803

56 588

94,53 %

29 155

* Tutti gli importi sono espressi in migliaia di euro

** Gli importi definitivi delle spese ammissibili riguardanti il gruppo ENF saranno definiti in una fase successiva

*** Il totale non include gli importi riguardanti il gruppo ENF

131.  prende atto con preoccupazione che, nel caso di un gruppo politico, il revisore contabile esterno indipendente ha emesso un giudizio con rilievi; è particolarmente preoccupato per il fatto che il revisore contabile ha individuato il mancato rispetto del "Regolamento relativo all'utilizzo degli stanziamenti della voce di bilancio 400" nei casi di costi per i quali non è stato possibile ottenere una documentazione giustificativa adeguata come pure nel caso di mancato rispetto degli obblighi in materia di appalti per 10 prestatori di servizi;

132.  esprime preoccupazione per il rischio reputazionale per il Parlamento rappresentato da tali irregolarità ed è convinto della necessità di un'azione rapida ed efficace per prevenire e risolvere irregolarità analoghe in futuro;

Partiti politici europei e fondazioni politiche europee

133.  constata che nel 2016 gli stanziamenti iscritti alla linea di bilancio 4 0 2 destinati ai gruppi politici sono stati utilizzati nel modo seguente(19):

Partito

Abbreviazione

Risorse proprie

Sovvenzione PE

Totale entrate(20)

Sovvenzione PE in % della spesa ammissibile (max. 85 %)

Eccedenza di entrate (trasferimento alle riserve) o perdite

Partito popolare europeo

PPE

1 734

6 918

10 650

85 %

304

Partito dei socialisti europei

PSE

1 408

7 154

9 512

85 %

12

Partito dell'Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa

ALDE

611

2 337

3 162

85 %

88

Partito Verde Europeo

PVE

502

1 795

2 587

85 %

78

Alleanza dei conservatori e riformisti europei

AECR

472

2 292

3 232

85 %

-240

Partito della sinistra europea

EL

335

1 594

2 119

85 %

25

Partito Democratico Europeo

PDE

107

518

625

85 %

4

Democratici UE

EUD

54

238

341

85 %

11

Alleanza libera europea

ALE

158

777

1 008

85 %

5

Movimento politico cristiano europeo

ECPM

109

493

665

85 %

0

Alleanza europea per la libertà

EAF

68

391

459

85 %

-40

Alleanza europea dei movimenti nazionali europei

AENM

61

229

391

85 %

0

Movimento per un'Europa delle libertà

e della democrazia

MELD

189

785

1 020

85 %

0

Alleanza per la pace e la libertà

APL

62

329

391

85 %

-5

Totale

 

5 870

25 850

36 160

85 %

242

134.  constata che nel 2016 gli stanziamenti iscritti alla linea di bilancio 4 0 3 (destinati ai gruppi politici e ai deputati non iscritti) sono stati utilizzati nel modo seguente(21):

Fondazione

Abbreviazione

Partito di affiliazione

Risorse proprie

Sovvenzione finale PE

Totale entrate

Sovvenzione PE in % della spesa ammissibile (max. 85 %)

Centro Wilfried Martens per gli studi europei

WMCES

PPE

965 665

4 878 174

5 843 839

85 %

Fondazione europea di studi progressisti

FEPS

PSE

1 041 910

4 430 253

5 472 163

84 %

Forum liberale europeo

ELF

ALDE

248 996

1 126 430

1 375 426

85 %

Fondazione verde europea

GEF

PVE

204 866

1 090 124

1 294 990

85 %

Trasformare l'Europa

TE

EL

217 209

901 484

1 118 693

85 %

Istituto dei democratici europei

IED

PDE

50 690

272 033

322 724

85 %

Centro Maurits Coppieters

CMC

ALE

71 952

318 411

390 362

85 %

Una nuova direzione - Fondazione per la riforma europea

ND

AECR

316 916

1 503 964

1 820 880

85 %

Fondazione europea per la libertà

FEP

EAF

41 923

226 828

268 751

85 %

Organizzazione per la cooperazione interstatale europea

OEIC

EUD

21 702

126 727

148 429

99 %

Fondazione politica cristiana per l'Europa

SALLUX

ECPM

61 024

326 023

387 047

85 %

Identità e tradizioni europee

EIT

AENM

37 896

184 685

222 581

85 %

Fondazione per un'Europa delle nazioni e della libertà

FENL

MELD

96 726

549 357

646 084

85 %

Europa Terra Nostra

ETN

APL

37 461

151 403

188 864

85 %

Totale**

 

 

3 414 937

16 085 895

19 500 832

85 %

(*) La sovvenzione definitiva per l'OEIC rappresenta il 99 % della spesa perché una parte della spesa è stata riclassificata come non ammissibile riducendo in tal modo le spese ammissibili complessive.

(**) La tabella non include gli importi per l'IDDE in ragione della procedura di risoluzione della sovvenzione nel 2016. La decisione sulla sovvenzione è in corso.

 

 

 

 

 

 

135.  esprime preoccupazione per le recenti irregolarità che hanno interessato le spese e le risorse proprie di diversi partiti politici europei e fondazioni politiche europee;

136.  esprime preoccupazione per il rischio per l'immagine del Parlamento che rappresentano tali irregolarità ed è convinto della necessità di agire con celerità ed efficacia per prevenire e affrontare eventuali irregolarità di questo tipo in futuro; ritiene tuttavia che tali irregolarità riguardino un numero limitato di partiti politici e di fondazioni politiche; è del parere che tali irregolarità non dovrebbero mettere in discussione la gestione finanziaria degli altri partiti politici e delle altre fondazioni politiche; ritiene che i meccanismi di controllo interno del Parlamento debbano essere rafforzati;

137.  invita il Segretario generale a riferire alle commissioni competenti, entro il 1° maggio 2018, in merito a tutte le misure adottate per contrastare l'utilizzo improprio delle sovvenzioni concesse;

138.  chiede alla nuova Autorità per i partiti politici europei e le fondazioni politiche europee di presentare al Parlamento una relazione sui progressi compiuti dopo il primo anno di attività, ovvero nel 2017; invita il Segretario generale a garantire che l'autorità disponga delle risorse necessarie per svolgere i suoi compiti;

139.  ritiene necessario che, qualora impieghino persone, i partiti e le fondazioni rispettino pienamente il diritto del lavoro e la legislazione sociale dello Stato membro in cui è svolta l'attività lavorativa; chiede l'inclusione dell'analisi di tale requisito nelle attività di controllo interno.

(1) GU L 48 del 24.2.2016.
(2) GU C 323 del 28.9.2017, pag. 1.
(3) GU C 266 dell'11.8.2017, pag. 1.
(4) GU C 322 del 28.9.2017, pag. 1.
(5) GU C 322 del 28.9.2017, pag. 10.
(6) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(7) PE 422.541/Bur.
(8) Regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020 (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884).
(9) Regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 (GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1).
(10) GU L 252 del 29.9.2017, pag. 3.
(11) GU L 246 del 14.9.2016, pag. 3.
(12) GU C 436 del 24.11.2016, pag. 2
(13) Regolamento (CE) n. 160/2009 del Consiglio, del 23 febbraio 2009, che modifica il regime applicabile agli altri agenti delle Comunità europee (GU L 55 del 27.2.2009, pag. 1).
(14) GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1.
(15) GU C 353 E del 3.12.2013, pag. 177
(16) Testi approvati, P8_TA(2017)0114.
(17) Testi approvati, P8_TA(2017)0408.
(18) Regolamento delegato (UE) n. 1268/2012 della Commissione, del 29 ottobre 2012, recante le modalità di applicazione del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione (GU L 362 del 31.12.2012, pag. 1).
(19) Tutti gli importi sono espressi in migliaia di euro.
(20) Il totale delle entrate include i riporti dell'anno precedente a norma dell'articolo 125, paragrafo 6, del regolamento finanziario
(21) Tutti gli importi sono espressi in migliaia di euro.


Discarico 2016: bilancio generale dell'Unione europea – Consiglio europeo e Consiglio
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Decisione
Risoluzione
1. Decisione del Parlamento europeo del 18 aprile 2018 sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016, sezione II – Consiglio europeo e Consiglio (2017/2138(DEC))
P8_TA(2018)0125A8-0116/2018

Il Parlamento europeo,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016(1),

–  visti i conti annuali consolidati dell'Unione europea relativi all'esercizio 2016 (COM(2017)0365 – C8-0249/2017)(2),

–  vista la relazione annuale della Corte dei conti sull'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2016, corredata delle risposte delle istituzioni(3),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(4) presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2016, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti l'articolo 314, paragrafo 10, e gli articoli 317, 318 e 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(5), in particolare gli articoli 55, 99, 164, 165 e 166,

–  visti l'articolo 94 e l'allegato IV del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0116/2018),

1.  rinvia la decisione sul discarico al Segretario generale del Consiglio per l'esecuzione del bilancio del Consiglio europeo e del Consiglio per l'esercizio 2016;

2.  esprime le sue osservazioni nella risoluzione in appresso;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione e la risoluzione che ne costituisce parte integrante al Consiglio europeo, al Consiglio, alla Commissione, alla Corte di giustizia dell'Unione europea, alla Corte dei conti, al Mediatore europeo, al Garante europeo della protezione dei dati e al Servizio europeo per l'azione esterna, e di provvedere alla loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

2. Risoluzione del Parlamento europeo del 18 aprile 2018 recante le osservazioni che costituiscono parte integrante della decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016, sezione II – Consiglio europeo e Consiglio (2017/2138(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  vista la sua decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016, sezione II – Consiglio europeo e Consiglio,

–  visti l'articolo 94 e l'allegato IV del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0116/2018),

A.  considerando che, nel contesto della procedura di discarico, l'autorità di discarico sottolinea la particolare importanza di rafforzare ulteriormente la legittimazione democratica delle istituzioni dell'Unione migliorando la trasparenza e la responsabilità e attuando il concetto del bilancio basato sulla performance e la buona gestione delle risorse umane;

1.  rileva che la Corte dei conti, nella sua relazione annuale 2016, ha osservato di non aver individuato debolezze significative riguardo agli aspetti sottoposti a audit relativi alle risorse umane e agli appalti per quanto concerne il Consiglio europeo e il Consiglio;

2.  rileva che, nel 2016, il Consiglio europeo e il Consiglio disponevano di un bilancio globale pari a 545 054 000 EUR (rispetto a 541 791 500 EUR nel 2015), con un tasso di esecuzione medio del 93,5 %; prende atto dell'aumento di 3,3 milioni di EUR (pari a un aumento dello 0,6 %) nel bilancio del Consiglio europeo e del Consiglio per il 2016;

3.  ribadisce che il bilancio del Consiglio europeo e quello del Consiglio dovrebbero essere separati al fine di contribuire alla trasparenza della gestione finanziaria delle istituzioni e a una maggiore assunzione di responsabilità da parte di entrambe le istituzioni;

4.  esprime il proprio sostegno per il riuscito spostamento di paradigma verso una programmazione basata sulla performance introdotto dalla vicepresidente Kristalina Georgieva, nel settembre 2015, nella programmazione di bilancio della Commissione, nel quadro dell'iniziativa "Un bilancio dell'UE incentrato sui risultati"; incoraggia il Consiglio europeo e il Consiglio ad applicare tale metodo alla propria procedura di programmazione di bilancio;

5.  deplora che il Mediatore europeo abbia rilevato, nella sua indagine strategica sulla "Trasparenza dei processi legislativi del Consiglio" (OI/2/2017/TE), conclusa il 9 febbraio 2018, che la prassi del Consiglio che inibisce l'esame dei progetti di legislazione dell'Unione costituisce un caso di cattiva amministrazione; esorta il Consiglio a conformarsi alle raccomandazioni e alle proposte di miglioramento del Mediatore al fine di facilitare l'accesso del pubblico ai documenti; sottolinea l'importanza della trasparenza affinché il Consiglio sia responsabile dinanzi ai cittadini dell'Unione nella sua veste di legislatore unionale; chiede di essere informato in merito alla risposta del Consiglio e allo stato di avanzamento della procedura;

6.  osserva che nel 2016 le spese di viaggio delle delegazioni e l'interpretazione hanno continuato a rappresentare una sottoutilizzazione ancora sostanziale in seno alla DG Amministrazione; prende atto di una nuova politica attualmente in fase di negoziazione con gli Stati membri per ovviare a questo problema;

7.  invita il Consiglio a fornire informazioni dettagliate sulle risorse umane e le strutture a disposizione del meccanismo ATHENA, onde garantire il massimo livello di trasparenza in relazione a tale meccanismo;

8.  continua ad essere preoccupato per l'importo decisamente elevato degli stanziamenti riportati dal 2016 al 2017, in particolare quelli destinati a mobilia tecnica, attrezzature e sistemi informatici; ricorda al Consiglio che i riporti costituiscono eccezioni al principio dell'annualità e dovrebbero rispecchiare i fabbisogni effettivi;

9.  ribadisce la sua richiesta di un quadro generale delle risorse umane, suddivise per categoria, grado, genere, nazionalità e formazione professionale;

10.  prende atto dell'esistenza di una politica di equilibrio di genere presso il Segretariato generale del Consiglio (SGC); accoglie con favore l'evoluzione positiva della rappresentanza femminile nelle posizioni dirigenziali, che ha raggiunto il 31 % a fine del 2016; invita il Consiglio a continuare ad applicare la politica di equilibrio di genere muovendo verso una presenza realmente equilibrata di donne e uomini nei posti dirigenziali;

11.  accoglie con favore le informazioni riguardanti le attività professionali degli ex dirigenti del SGC che hanno cessato il servizio(6) nell'anno 2016;

12.  osserva che, nel 2016, il Segretario generale del Consiglio ha pubblicato la sua decisione n. 3/2016 che adotta norme interne per la segnalazione di gravi irregolarità – Procedure per l'applicazione degli articoli 22 bis, 22 ter e 22 quater dello statuto dei funzionari ("Denuncia di irregolarità"); ricorda che la protezione degli informatori è una questione da tenere in seria considerazione all'interno della pubblica amministrazione dell'Unione e che deve sempre essere esaminata con attenzione;

13.  esprime la necessità di istituire un organo indipendente addetto alla comunicazione, alla consulenza e alle segnalazioni dotato di sufficienti risorse di bilancio, al fine di aiutare gli informatori a utilizzare i canali appropriati per divulgare informazioni su possibili irregolarità che ledono gli interessi finanziari dell'Unione, preservando nel contempo la loro riservatezza e offrendo il supporto e la consulenza necessari;

14.  osserva che l'obiettivo di conformare la tabella dell'organico del Consiglio all'accordo interistituzionale che prevede una riduzione del personale del 5 % nell'arco di cinque anni è stato raggiunto il 1° gennaio 2017;

15.  prende atto con preoccupazione del fatto che il ritardo nella consegna dell'edificio Europa ha avuto un impatto significativo sul bilancio 2016 del Consiglio europeo e del Consiglio; chiede di essere informato delle conseguenze finanziarie del rinvio; si rammarica del fatto che persista una carenza di informazioni sulla politica immobiliare e le relative spese, informazioni che dovrebbero essere pubbliche quale segnale di trasparenza per i cittadini europei;

16.  ribadisce il proprio appello affinché le informazioni relative alla politica immobiliare del Consiglio europeo e del Consiglio siano fornite all'autorità di discarico; rileva con soddisfazione che il SGC ha ottenuto la certificazione EMAS nel 2016 per i suoi edifici;

17.  si rammarica del fatto che il Consiglio non abbia ancora aderito al registro per la trasparenza dell'Unione, pur essendo una delle più importanti istituzioni coinvolte nel processo decisionale dell'Unione; auspica pertanto un risultato positivo dei negoziati interistituzionali tra la Presidenza del Consiglio e i rappresentanti del Parlamento europeo e della Commissione, che porti il Consiglio ad aderire finalmente al registro per la trasparenza;

18.  si rammarica della decisione del Regno Unito di recedere dall'Unione; osserva che, al momento, non è possibile fare previsioni circa le conseguenze finanziarie, amministrative, umane e di altro tipo del recesso; chiede al Consiglio europeo e al Consiglio di effettuare una valutazione d'impatto e di comunicarne i risultati al Parlamento entro la fine del 2018;

Punto della situazione

19.  nota che la mancata concessione del discarico non ha sinora comportato alcun tipo di conseguenza; sottolinea che tale situazione dovrebbe essere risolta al più presto possibile, nell'interesse dei cittadini dell'Unione; ricorda che il Parlamento è l'unica istituzione direttamente eletta dai cittadini dell'Unione e che il suo ruolo nella procedura di discarico è direttamente collegato con il diritto dei cittadini di essere informati sul modo in cui viene utilizzato il denaro pubblico;

20.  osserva che una proposta di negoziare un accordo con il Consiglio sulla procedura di discarico del bilancio è stata presentata dalla commissione per il controllo dei bilanci (CONT) del Parlamento europeo alla Conferenza dei presidenti (CoP) del Parlamento l'11 settembre 2017;

21.  osserva che il 19 ottobre 2017 la Conferenza dei presidenti ha approvato la richiesta di conferire alla presidenza della commissione CONT e ai coordinatori dei gruppi politici il mandato di avviare negoziati a nome del Parlamento al fine di pervenire a un accordo reciprocamente soddisfacente in merito alla cooperazione tra Parlamento e Consiglio nella procedura di discarico, nel pieno rispetto dei diversi ruoli delle due istituzioni in tale procedura;

22.  osserva inoltre che, in data 9 novembre 2017, è stata inviata una lettera al Segretario generale del Consiglio nella quale si chiede di presentare la proposta del Parlamento all'organismo responsabile del Consiglio, al fine di avviare i negoziati alle condizioni approvate dalla Conferenza dei presidenti;

23.  osserva che, nel frattempo, il Segretario generale del Consiglio è stato invitato dalla commissione per il controllo dei bilanci a partecipare allo scambio di opinioni con i segretari generali delle altre istituzioni, che ha avuto luogo il 4 dicembre 2017, e che un questionario scritto è stato inviato al Segretario generale del Consiglio il 26 novembre 2017; deplora profondamente il fatto che il Consiglio abbia ribadito la propria posizione di non partecipare allo scambio di opinioni e che il questionario inviato ai servizi del Consiglio con le domande dei deputati al Parlamento sia rimasto senza risposta;

24.  ricorda che la procedura di concedere il discarico separatamente alle singole istituzioni e organi dell'Unione rappresenta una prassi consolidata, accettata da tutte le altre istituzioni ad eccezione del Consiglio, e che tale procedura è stata sviluppata al fine di garantire la trasparenza e la responsabilità democratica nei confronti dei cittadini dell'Unione;

25.  ribadisce che il Consiglio deve partecipare pienamente e in buona fede alla procedura annuale di discarico, al pari delle altre istituzioni, e deplora le difficoltà riscontrate finora nelle procedure di discarico;

26.  sottolinea che, in conformità ai trattati, il Parlamento è l'unica autorità di discarico dell'Unione e che, pur riconoscendo pienamente il ruolo del Consiglio in quanto istituzione che esprime raccomandazioni nell'ambito della procedura di discarico, occorre mantenere una distinzione per quanto riguarda i diversi ruoli del Parlamento e del Consiglio al fine di rispettare il quadro istituzionale stabilito dai trattati e dal regolamento finanziario;

27.  ricorda che il Parlamento concede il discarico alle altre istituzioni dopo aver esaminato la documentazione fornita e le risposte date alle domande e dopo aver sentito i segretari generali delle altre istituzioni; si rammarica che il Parlamento continui a incontrare difficoltà a ottenere risposte dal Consiglio;

28.  ritiene che un controllo efficace dell'esecuzione del bilancio dell'Unione richieda una cooperazione tra il Parlamento e il Consiglio e attende con interesse l'avvio dei negoziati al fine di raggiungere un accordo reciprocamente soddisfacente.

29.  osserva che la nomina dei membri della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) è di competenza degli Stati membri a norma degli articoli  253 e 254 TFUE; sottolinea l'importanza che una designazione e nomina tempestiva dei giudici riveste per il funzionamento della CGUE; chiede una nuova norma che fissi scadenze precise per la (ri)nomina di un giudice, ben prima della fine del suo mandato, e invita il Consiglio a soppesare i costi e i benefici quando nomina nuovi giudici presso la CGUE; critica la nomina irregolare di due giudici presso il Tribunale della funzione pubblica, avvenuta senza invito a presentare candidature, per un mandato che peraltro è durato soltanto dal 14 aprile 2016 al 31 agosto 2016; prende atto con rammarico dei costi connessi all'assunzione e cessazione del mandato di quattro mesi di uno dei giudici in parola, pari a un importo di EUR 69 498,25, che si sono aggiunti alla retribuzione percepita dal giudice; condanna un simile spreco di denaro dei contribuenti europei;

30.  osserva inoltre che il Tribunale (sezione delle impugnazioni, sentenza del 23 gennaio 2018 nella causa T-639/16 P)(7) ha ritenuto irregolare la seconda sezione del Tribunale della funzione pubblica dell'Unione europea, costituita in modo da includere uno dei giudici con un mandato di quattro mesi, il che ha reso nulla la decisione cui la suddetta sentenza faceva riferimento e tutte le altre decisioni emanate dalla seconda sezione in tale composizione; invita la CGUE a indicare quali decisioni della seconda sezione in detta composizione sono interessate dalla sentenza del Tribunale; chiede che il Consiglio si esprima in merito a tale irregolarità e chiarisca quali siano le responsabilità in proposito.

(1) GU L 48 del 24.2.2016.
(2) GU C 323 del 28.9.2017, pag. 1.
(3) GU C 322 del 28.9.2017, pag. 1.
(4) GU C 322 del 28.9.2017, pag. 10.
(5) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(6) Articolo 16, terzo e quarto comma, dello statuto dei funzionari dell'Unione europea.
(7) ECLI:EU:T:2018:22.


Discarico 2016: bilancio generale dell'Unione europea – Corte di giustizia
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Decisione
Risoluzione
1. Decisione del Parlamento europeo del 18 aprile 2018 sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016, sezione IV – Corte di giustizia (2017/2139(DEC))
P8_TA(2018)0126A8-0122/2018

Il Parlamento europeo,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016(1),

–  visti i conti annuali consolidati dell'Unione europea relativi all'esercizio 2016 (COM(2017)0356 – C8-0250/2017)(2),

–  vista la relazione annuale della Corte dei conti sull'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2016, corredata delle risposte delle istituzioni(3),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(4) presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2016, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti l'articolo 314, paragrafo 10, e gli articoli 317, 318 e 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(5), in particolare gli articoli 55, 99, 164, 165 e 166,

–  visti l'articolo 94 e l'allegato IV del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e il parere della commissione giuridica (A8-0122/2018),

1.  concede il discarico al cancelliere della Corte di giustizia dell'Unione europea per l'esecuzione del bilancio della Corte di giustizia dell'Unione europea per l'esercizio 2016;

2.  esprime le sue osservazioni nella risoluzione in appresso;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione e la risoluzione che ne costituisce parte integrante alla Corte di giustizia dell'Unione europea, al Consiglio europeo, al Consiglio, alla Commissione, alla Corte dei conti, al Mediatore europeo, al Garante europeo della protezione dei dati e al Servizio europeo per l'azione esterna, e di provvedere alla loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

2. Risoluzione del Parlamento europeo del 18 aprile 2018 recante le osservazioni che costituiscono parte integrante della decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016, sezione IV – Corte di giustizia (2017/2139(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  vista la sua decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016, sezione IV – Corte di giustizia,

–  visti l'articolo 94 e l'allegato IV del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e il parere della commissione giuridica (A8-0122/2018),

1.  rileva che, nella sua relazione annuale 2016, la Corte dei conti ha constatato che, per la Corte di giustizia dell'Unione europea (in appresso "CGUE"), non sono emerse debolezze significative in merito agli aspetti sottoposti ad audit che riguardano le risorse umane e gli appalti;

2.  rileva che la Corte dei conti, sulla base del lavoro di audit svolto, ha concluso che l'insieme dei pagamenti dell'esercizio chiuso al 31 dicembre 2016 riguardanti le spese amministrative e di altra natura delle istituzioni e degli organismi sono, nell'insieme, esenti da errori rilevanti;

3.  si compiace della gestione finanziaria nel complesso sana e prudente della CGUE nell'esercizio 2016; esprime il proprio sostegno per il riuscito cambiamento di paradigma verso una programmazione di bilancio basata sulla performance introdotto dalla vicepresidente Kristalina Georgieva, nel settembre 2015, nella programmazione di bilancio della Commissione, nel quadro dell'iniziativa "Un bilancio dell'UE incentrato sui risultati"; incoraggia la CGUE ad applicare tale metodo alla propria procedura di programmazione di bilancio;

4.  rileva che, in base all'attuale procedura di discarico, nel mese di giugno la CGUE presenta relazioni annuali di attività alla Corte dei conti, la quale presenta quindi la sua relazione al Parlamento nel mese di ottobre e il Parlamento vota in Aula sul discarico nel mese di maggio; constata che, a meno che il discarico non sia rinviato, dalla chiusura dei conti annuali alla conclusione della procedura di discarico trascorrono almeno 17 mesi; segnala che nel settore privato i tempi della revisione contabile sono nettamente più brevi; sottolinea che la procedura di discarico va razionalizzata e velocizzata; chiede che la CGUE e la Corte dei conti seguano le migliori prassi del settore privato; propone, a tale riguardo, di fissare al 31 marzo dell'esercizio successivo all'esercizio contabile il termine per la presentazione delle relazioni annuali di attività e al 1° luglio il termine per la presentazione delle relazioni della Corte; propone altresì di rivedere il calendario della procedura di discarico di cui all'allegato IV, articolo 5, del regolamento del Parlamento, di modo che la votazione sul discarico avvenga nella tornata di novembre, concludendo in tal modo la procedura di discarico entro l'esercizio successivo all'esercizio contabile sul quale essa verte;

5.  rileva che, nel 2016, gli stanziamenti della CGUE ammontavano in totale a 380 002 000 EUR (contro i 357 062 000 EUR del 2015) e che il tasso di esecuzione è stato del 98,2 %; riconosce l'elevato tasso di utilizzazione; rileva, tuttavia, una lieve riduzione rispetto agli esercizi precedenti;

6.  osserva che le entrate stimate della CGUE per l'esercizio finanziario 2016 ammontavano a 51 505 000 EUR mentre i diritti accertati sono risultati inferiori del 3,1 % a quanto stimato (49 886 228 EUR); rileva che la differenza di 1,62 milioni di EUR è per lo più attribuibile al tardivo arrivo, nel 2016, di 16 dei 19 giudici supplementari presso il Tribunale;

7.  esprime preoccupazione per il fatto che la CGUE sovrastimi sistematicamente gli impegni per le missioni, per le quali nel 2016 ha impegnato 342 000 EUR, mentre i pagamenti ammontano a soli 157 974 EUR; invita la CGUE a garantire una solida programmazione finanziaria onde evitare simili discrepanze in futuro;

8.  osserva che il bilancio della CGUE è principalmente amministrativo e che circa il 75 % è utilizzato per spese relative al personale dell'istituzione, mentre l'importo restante è destinato a immobili, mobilio e attrezzature, nonché ai compiti specifici svolti dall'istituzione; rileva che, su richiesta del Parlamento, la CGUE ha invitato i suoi servizi amministrativi a introdurre il principio della programmazione di bilancio basata sulla performance nei rispettivi settori di attività; invita la CGUE a continuare ad applicare tale principio nella sua gestione amministrativa quotidiana e a informare l'autorità di discarico in merito alle sue esperienze e ai risultati conseguiti;

9.  accoglie con favore il fatto che, entro il 26 dicembre 2020, la CGUE intende elaborare una relazione sul funzionamento del Tribunale coinvolgendo un consulente esterno, e che detta relazione sarà presentata al Parlamento europeo, al Consiglio e alla Commissione;

10.  prende atto dell'attività giudiziaria della CGUE nel 2016, con 1 604 cause promosse dinanzi ai tre tribunali e 1 628 cause definite, un numero inferiore a quello del 2015, quando le cause definite sono state 1 775; rileva altresì che i procedimenti hanno avuto una durata media di 16,7 mesi, ossia leggermente superiore a quella del 2015 (16,1 mesi); si compiace del fatto che, grazie alla riforma della CGUE, nel 2017 il tempo medio necessario per decidere in merito a una causa è stato di 16,0 mesi; rammenta la necessità di garantire la qualità e la rapidità delle decisioni della CGUE, al fine di evitare costi significativi per le parti interessate, derivanti dall'eccessivo tempo impiegato; ribadisce l'importanza di ridurre il numero dei procedimenti pendenti per garantire il rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini dell'Unione;

11.  osserva che nel 2016 la CGUE ha definito 704 cause (contro le 616 definite nel 2015) e che le nuove cause promosse dinanzi alla CGUE sono state 692 (contro le 713 del 2015), con un aumento dei ricorsi e delle domande di pronuncia pregiudiziale;

12.  osserva che nel 2016 il Tribunale è stato investito di 974 nuove cause (contro le 831 del 2015) e che le cause da esso trattate sono state 755 (nel 2015 erano 987), con un aumento del numero di procedimenti pendenti rispetto agli anni precedenti;

13.  prende atto del fatto che il Tribunale della funzione pubblica ha cessato di esistere il 1° settembre 2016 e che, di conseguenza, la sua attività deve essere valutata su un periodo di otto mesi soltanto; osserva che le cause definite sono state 169 e le nuove cause promosse 77, con una notevole riduzione del numero di procedimenti pendenti (231 nel 2015 e 139 nel 2016); accoglie positivamente le informazioni incluse nelle proposte della CGUE sulla riforma dello statuto della Corte, comprendenti una valutazione del funzionamento del Tribunale della funzione pubblica, che sono trasmesse al Parlamento nel 2011 e nel 2014 e presentate come allegato alle risposte al questionario sul discarico 2016; ribadisce il suo invito a procedere a una valutazione approfondita del funzionamento del Tribunale della funzione pubblica nei dieci anni della sua esistenza;

14.  rileva che nel 2015 è stata adottata la riforma dell'architettura giudiziaria della Corte di giustizia, che è stata accompagnata dall'elaborazione di un nuovo regolamento di procedura per il Tribunale; constata che, grazie al raddoppiamento del numero dei giudici nel quadro di un procedura in tre tappe che si estenderà fino al 2019, la riforma consentirà alla Corte di giustizia di continuare a far fronte all'aumento del numero delle cause; attende con interesse di vedere i risultati di tale riforma in termini di capacità della Corte di giustizia di trattare le cause entro un tempo ragionevole e nel rispetto dei requisiti del giusto processo;

15.  osserva che nel 2016, a seguito della riforma dell'architettura giudiziaria della CGUE, le cause relative al personale sono risultate al terzo posto, in termini di frequenza, per quanto riguarda i procedimenti davanti al Tribunale; invita la CGUE a continuare a fornire statistiche sulla sua attività giudiziaria;

16.  rileva la generale riduzione della durata dei procedimenti nel 2016, rilevata dalla Corte dei conti nella sua relazione speciale n. 14/2017(6), con un calo in media di 0,9 mesi presso la Corte di giustizia e di 1,9 mesi presso il Tribunale rispetto al 2015; prende atto delle misure di tipo organizzativo e procedurale adottate dalla CGUE per migliorare la sua efficienza e la esorta a proseguire gli sforzi volti ad assicurar