Indice 
Testi approvati
Giovedì 19 aprile 2018 - StrasburgoEdizione definitiva
Bielorussia
 Filippine
 Situazione nella Striscia di Gaza
 Sistema comune di imposta sul valore aggiunto, in relazione all'obbligo di rispettare un'aliquota normale minima *
 Prevenzione dell'uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo ***I
 Omologazione e vigilanza del mercato dei veicoli a motore e dei loro rimorchi, nonché dei sistemi, componenti ed entità tecniche destinati a tali veicoli ***I
 Produzione biologica ed etichettatura dei prodotti biologici ***I
 Orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione *
 Stato di previsione delle entrate e delle spese per l'esercizio 2019 – Sezione I – Parlamento europeo
 Protezione dei giornalisti investigativi in Europa: il caso del giornalista slovacco Ján Kuciak e di Martina Kušnírová
 Uno strumento per i valori europei a sostegno delle organizzazioni della società civile che promuovono la democrazia, lo Stato di diritto e i valori fondamentali nell'Unione europea
 Violazione dei diritti umani e dello Stato di diritto nel caso di due militari greci arrestati e detenuti in Turchia
 Applicazione delle disposizioni del trattato relative ai parlamenti nazionali
 Relazione annuale sulla politica di concorrenza
 Reticenza nei confronti dei vaccini e calo dei tassi di vaccinazione in Europa
 Attuazione della direttiva sull'ordine di protezione europeo
 Attuazione del processo di Bologna - stato di avanzamento e monitoraggio

Bielorussia
PDF 177kWORD 54k
Risoluzione del Parlamento europeo del 19 aprile 2018 sulla Bielorussia (2018/2661(RSP))
P8_TA(2018)0174RC-B8-0197/2018

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni e raccomandazioni sulla Bielorussia,

–  viste le elezioni parlamentari dell'11 settembre 2016, le elezioni presidenziali dell'11 ottobre 2015 e le elezioni amministrative del 18 febbraio 2018 che hanno avuto luogo in Bielorussia,

–  vista la dichiarazione rilasciata il 20 febbraio 2018 dal portavoce del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) sulle elezioni amministrative in Bielorussia,

–  vista la dichiarazione rilasciata il 25 marzo 2018 dal portavoce del VP/AR sugli sviluppi nel periodo precedente e durante la Giornata della libertà in Bielorussia,

–  viste le conclusioni del Consiglio sulla Bielorussia, in particolare quelle del 15 febbraio 2016, che revocano le sanzioni nei confronti di 170 persone e tre società bielorusse e che definiscono il quadro per il dialogo politico nonché le condizioni per un'evoluzione più positiva delle relazioni UE-Bielorussia, segnatamente in materia di riforme democratiche,

–  viste le conclusioni del vertice del partenariato orientale, del 24 novembre 2017, e l'approvazione dei 20 obiettivi per il 2020, il cui obiettivo è produrre risultati per i cittadini,

–  visti la visita del commissario Hahn in Bielorussia nel gennaio 2018 e i negoziati in corso sulle priorità del partenariato UE-Bielorussia,

–  vista la decisione del Consiglio "Affari esteri" di prorogare di un anno, fino al febbraio 2019, le misure restrittive rimanenti nei confronti della Bielorussia, in particolare l'embargo sulle armi, il divieto di esportare beni a fini di repressione interna nonché il congelamento dei beni e il divieto di viaggio nei confronti di quattro persone legate alla sparizione irrisolta di due politici dell'opposizione, di un uomo d'affari e di un giornalista tra il 1999 e il 2000,

–  viste la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e tutte le convenzioni in materia di diritti umani di cui la Bielorussia è parte,

–  vista la dichiarazione del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Bielorussia, del 28 marzo 2018,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5. e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che, dopo le elezioni presidenziali del 2015 e le elezioni parlamentari del 2016, il 18 febbraio 2018 si sono tenute in Bielorussia le elezioni amministrative; che in Bielorussia permangono inascoltate le raccomandazioni di lunga data in materia di legislazione e processi elettorali formulate dall'Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani (ODIHR) dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) e dalla Commissione di Venezia; che, secondo alcuni osservatori bielorussi e diplomatici esteri, le elezioni amministrative tenutesi nel febbraio 2018 hanno confermato nuovamente le lacune esistenti;

B.  considerando che nel febbraio 2016 l'Unione europea ha revocato gran parte delle sue misure restrittive nei confronti di funzionari ed entità giuridiche della Bielorussia come gesto di buona volontà volto a incoraggiare il paese a migliorare la propria situazione in materia di diritti umani, democrazia e Stato di diritto;

C.  considerando che l'UE ha ripetutamente affermato che il rispetto delle libertà fondamentali, dello Stato di diritto e dei diritti umani costituisce un presupposto essenziale per migliorare le relazioni tra l'Unione europea e la Bielorussia e garantire un loro ulteriore avanzamento; che la situazione nel paese continua tuttavia a destare preoccupazione, dal momento che i tentativi di miglioramento riscontrabili al riguardo sono molto limitati;

D.  considerando che le riforme costituzionali e legislative attese da lungo tempo, che renderebbero possibile lo sviluppo di una vera democrazia, presentano forti ritardi;

E.  considerando che non è stata proposta alcuna riforma elettorale e che, come è emerso in occasione delle elezioni amministrative del febbraio 2018, permane un numero considerevole di carenze e irregolarità procedurali gravi, in particolare un quadro giuridico restrittivo in materia di diritti politici in tutte le fasi della campagna elettorale e problemi in termini di osservazione, votazione e spoglio dei voti; che in Bielorussia non si svolgono elezioni libere e regolari dal 1994;

F.  considerando che, sebbene non siano stati invitati osservatori internazionali a presenziare alle elezioni amministrative, gli osservatori bielorussi hanno tuttavia raccolto prove materiali che dimostrano gli enormi sforzi compiuti a livello nazionale per gonfiare i dati complessivi relativi all'affluenza nonché l'esistenza di brogli elettorali basati sul sistema carosello, che non veniva ormai utilizzato da diversi anni;

G.  considerando che continuano a registrarsi attività intimidatorie, tra cui numerosi casi di detenzione di attivisti, politici e giornalisti indipendenti e di opposizione; che, ancora una volta, diverse figure di spicco dell'opposizione e difensori dei diritti umani e della democrazia si sono visti imporre il divieto di partecipare a una manifestazione non autorizzata organizzata a Minsk il 25 marzo 2018, in occasione del 100° anniversario della proclamazione d'indipendenza della Bielorussia, o sono stati arrestati prima o durante tale evento, nonostante la maggior parte di essi sia stata successivamente rilasciata senza accuse;

H.  considerando che due prigionieri politici, Mikhail Zhamchuzhny e Dzmitry Paliyenka, si trovano ancora in stato di detenzione;

I.  considerando che il Parlamento europeo sostiene da anni la società civile bielorussa e, tra le varie iniziative, ha conferito il premio Sacharov all'Associazione bielorussa dei giornalisti nel 2004 e ad Alaksandr Milinkievich nel 2006;

J.  considerando che quanto accaduto durante la Giornata della libertà 2018 dimostra ancora una volta che il governo bielorusso non ha alcuna intenzione di abbandonare la sua politica di repressione di massa nei confronti dei cittadini che intendono esercitare i diritti riconosciuti loro dalla Costituzione e dai trattati internazionali;

K.  considerando che il 24 gennaio 2018 il ministero dell'Informazione ha arbitrariamente deciso di bloccare l'accesso all'importante sito web di informazione indipendente Charter97.org su tutto il territorio della Bielorussia; che sono state intentate azioni penali nei confronti di blogger indipendenti; che, in caso di adozione, il progetto di modifica della legge sui media rappresenterebbe una nuova e seria minaccia alla libertà di espressione nel paese;

L.  considerando che il 25 ottobre 2016 la Bielorussia ha adottato il suo primo piano d'azione nazionale in materia di diritti umani, approvato con una risoluzione del Consiglio dei ministri bielorusso, nel quale sono definite le principali linee d'azione per realizzare gli impegni assunti dal paese in materia di diritti umani;

M.  considerando che la Bielorussia è l'unico paese in Europa ad applicare ancora la pena capitale; che, secondo quanto osservato dal relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani in Bielorussia, le condanne a morte pronunciate in Bielorussia possono essere considerate fortemente discutibili in ragione dell'assenza di un sistema giudiziario indipendente e di processi equi;

N.  considerando che l'Unione europea e la Bielorussia stanno attualmente negoziando priorità di partenariato ad hoc, i cui principali ambiti di interesse riguardano lo sviluppo economico e la modernizzazione, il rafforzamento delle istituzioni e la buona governance, la connettività e i contatti interpersonali; che il governo bielorusso ha ripetutamente dichiarato che intende normalizzare le sue relazioni con l'UE nonché ottenere la revoca delle rimanenti sanzioni e la liberalizzazione dei visti; che, tuttavia, eventuali progressi in tal senso saranno possibili solo quando la Bielorussia dimostrerà di disporre della volontà politica e di essere impegnata a favore dei valori democratici, dello Stato di diritto e delle libertà fondamentali;

1.  sostiene l'impegno critico dell'UE con la Bielorussia, a condizione che vengano adottate misure concrete a favore della democratizzazione e che le autorità bielorusse rispettino appieno le libertà fondamentali e i diritti umani;

2.  prende atto con rammarico della mancata attuazione, nonostante i precedenti appelli, delle raccomandazioni formulate dall'OSCE/ODIHR e dalla Commissione di Venezia in seguito alle elezioni presidenziali del 2015 e alle elezioni parlamentari del 2016, la cui attuazione sarebbe dovuta avvenire prima delle elezioni amministrative del 2018; invita le autorità bielorusse a riprendere senza indugio i lavori relativi a una riforma elettorale globale nell'ambito di un più ampio processo di democratizzazione e in collaborazione con i partner internazionali;

3.  deplora le vessazioni perpetrate nei confronti di giornalisti e organi di informazione indipendenti in Bielorussia in seguito alle elezioni amministrative, tra cui l'allontanamento illegale di Andrus Kozel, giornalista di Belsat TV, da un seggio elettorale e il trattamento brutale a lui riservato, nonché l'oscuramento del portale d'informazione Charter97;

4.  esorta le autorità bielorusse a rimuovere immediatamente e senza condizioni il blocco imposto all'importante sito web di informazione indipendente Charter97.org, a non proseguire con la modifica della legge sui media, che in caso di adozione minaccerebbe la libertà di espressione, e a porre fine alla persecuzione messa in atto ai danni di blogger indipendenti per aver esercitato il diritto alla libertà di espressione;

5.  rileva che il numero di rappresentanti dell'opposizione democratica nelle circoscrizioni elettorali è stato sproporzionatamente inferiore al numero di domande presentate;

6.  deplora il reiterato rifiuto di registrare i partiti dell'opposizione democratica; invita ad eliminare le restrizioni e a facilitare le procedure per la registrazione dei partiti politici in Bielorussia; sottolinea che tutti i partiti politici devono poter svolgere attività politiche senza restrizioni, specialmente in campagna elettorale; chiede l'abrogazione dell'articolo 193, paragrafo 1, del Codice penale della Bielorussia, che sanziona la partecipazione ad attività condotte da organizzazioni non registrate;

7.  deplora che le autorità bielorusse abbiano reagito in modo sproporzionato al tentativo di alcuni attivisti dell'opposizione di organizzare una manifestazione non autorizzata in occasione delle celebrazioni per la Giornata della libertà, il 25 marzo 2018, arrestando decine di persone tra cui i leader dell'opposizione ed ex candidati alle elezioni presidenziali Mikalai Statkevich e Uladzimir Niakliaev; ribadisce che la libertà di riunione e di associazione rappresenta un diritto umano fondamentale; sottolinea che ogni significativo passo indietro nel settore della democrazia e del rispetto delle libertà fondamentali, incluse ulteriori detenzioni di prigionieri politici, dovrebbe sempre comportare una chiara reazione dell'UE nell'ambito delle sue relazioni con la Bielorussia;

8.  invita con forza a rilasciare i due attivisti della società civile Mikhail Zhamchuzhny e Dzmitry Paliyenka, detenuti per motivi politici, a riabilitare tutti gli ex prigionieri politici e a ripristinare i loro diritti civili e politici;

9.  ribadisce il suo appello alle autorità bielorusse affinché garantiscano in ogni circostanza il rispetto dei principi democratici, dei diritti umani e delle libertà fondamentali, conformemente alla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e agli strumenti internazionali e regionali in materia di diritti umani ratificati dalla Bielorussia;

10.  sottolinea che il rispetto delle libertà fondamentali rappresenta un elemento chiave di una democrazia sana; esorta le autorità bielorusse a intavolare un dialogo aperto e costruttivo con l'opposizione democratica e le organizzazioni della società civile onde garantire le libertà e i diritti dei cittadini, in particolare il diritto di associazione, riunione pacifica ed espressione, nonché al fine di assicurare un quadro che garantisca mezzi di comunicazione liberi e indipendenti;

11.  ribadisce con forza l'appello rivolto alla Bielorussia affinché aderisca alla moratoria globale sulla pena di morte quale primo passo verso la sua definitiva abolizione; ricorda che la pena di morte costituisce un trattamento disumano e degradante, non ha alcun effetto deterrente dimostrato e rende irreversibili gli errori giudiziari; osserva con rammarico che i tribunali bielorussi hanno comminato nuove sentenze capitali nel 2018;

12.  chiede al SEAE e alla Commissione di continuare a sostenere le organizzazioni della società civile che operano in Bielorussia e in altri paesi; sottolinea, a tale proposito, la necessità di appoggiare tutte le fonti di informazione indipendenti della società bielorussa, inclusi i mezzi di comunicazione che trasmettono in lingua bielorussa e dall'estero;

13.  prende atto dei dialoghi settoriali UE-Bielorussia a livello tecnico come pure del rafforzamento della cooperazione in settori quali le riforme economiche, l'efficienza delle risorse, l'economia verde e la protezione dell'ambiente; invita il SEAE e la Commissione a garantire che la sicurezza della centrale nucleare bielorussa di Ostrovets rappresenti una priorità e che i progressi nelle relazioni UE-Bielorussia siano subordinati alla garanzia di maggiore apertura e cooperazione come pure al pieno rispetto, da parte della Bielorussia, delle norme internazionali in materia di sicurezza nucleare e ambientale;

14.  si rammarica per il fatto che l'attuale dialogo sui diritti umani non stia producendo risultati concreti ed esorta il rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani a individuare modalità e strumenti che consentano di promuovere la piena ed effettiva tutela dei diritti umani in Bielorussia; chiede il rilascio di tutti i prigionieri politici;

15.  prende atto dei negoziati in corso in merito alle priorità del partenariato UE-Bielorussia e attende con interesse la loro rapida conclusione, che amplierà la portata della cooperazione bilaterale a vantaggio dei cittadini di entrambe le parti e consentirà alla Bielorussia di accedere a un'assistenza finanziaria e a una cooperazione più ampie, a condizione che il paese compia passi chiari e concreti verso la democratizzazione e l'apertura, in particolare attraverso una riforma elettorale completa, che deve rappresentare una priorità; valuta positivamente, in questo contesto, l'intenzione della Commissione di incrementare la dotazione dell'assistenza finanziaria per il periodo 2018-2020; insiste affinché il governo della Bielorussia assuma impegni più chiari a favore delle riforme e raccomanda l'introduzione di una tabella di marcia per l'instaurazione di relazioni più strette tra l'UE e la Bielorussia, che includa parametri di riferimento e un calendario per l'attuazione degli impegni assunti;

16.  esorta l'UE a continuare a sostenere le organizzazioni della società civile e i difensori dei diritti umani; invita la Commissione ad assicurare una stretta collaborazione con il Forum della società civile del partenariato orientale e a seguirne le raccomandazioni; sollecita il governo della Bielorussia a garantire la partecipazione civica ai processi di definizione delle politiche a livello locale e nazionale, traendo ispirazione dagli orientamenti adottati dal Consiglio d'Europa il 27 novembre 2017; prende atto delle crescenti interazioni tra la Bielorussia e tale organizzazione;

17.  invita il SEAE e la Commissione, a tale riguardo, a definire le modalità per informare e consultare le organizzazioni della società civile della Bielorussia in merito al dialogo e ai negoziati in corso tra l'UE e il paese;

18.  valuta positivamente che sia stata intrapresa l'attuazione del partenariato UE-Bielorussia per la mobilità e attende con interesse che siano finalizzati gli accordi di facilitazione del rilascio dei visti e di riammissione, che apporteranno un evidente contributo ai contatti tra le persone e tra le imprese;

19.  plaude alla decisione delle autorità di Minsk di concedere ai cittadini di 80 paesi l'esenzione dal visto per i soggiorni di breve durata in Bielorussia, a partire dal febbraio 2018;

20.  valuta positivamente i progressi realizzati nel promuovere gli scambi di giovani e i contatti interpersonali tra l'UE e la Bielorussia, in particolare mediante strumenti dell'UE quali il programma di mobilità MOST, Erasmus+, Orizzonte 2020 e lo strumento di assistenza tecnica e scambio di informazioni (TAIEX) nonché grazie all'adesione della Bielorussia al processo di Bologna; chiede che l'attuazione del processo di Bologna rispetti la tabella di marcia concordata congiuntamente tra lo Spazio europeo dell'istruzione superiore (EHEA) e la Bielorussia, in quanto ciò favorirà i giovani bielorussi e migliorerà ulteriormente gli scambi con l'UE e i contatti tra le persone;

21.  chiede il rinnovo del mandato del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Bielorussia; invita il governo bielorusso a cooperare pienamente con il relatore speciale; sollecita l'UE e gli Stati membri a promuovere e sostenere la proroga del mandato del relatore speciale delle Nazioni Unite e invita il rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani a cooperare con quest'ultimo al fine di migliorare la situazione nel paese;

22.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Servizio europeo per l'azione esterna, al Consiglio, all'Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell'OSCE, al Consiglio d'Europa, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri nonché alle autorità della Bielorussia.


Filippine
PDF 174kWORD 53k
Risoluzione del Parlamento europeo del 19 aprile 2018 sulle Filippine (2018/2662(RSP))
P8_TA(2018)0175RC-B8-0198/2018

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla situazione nelle Filippine, in particolare quelle del 15 settembre 2016(1) e del 16 marzo 2017(2),

–  vista la dichiarazione rilasciata il 16 marzo 2018 dal portavoce del SEAE sulle Filippine e la Corte penale internazionale,

–  viste le dichiarazioni rilasciate dalla delegazione dell'UE e dal portavoce del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR),

–  visto l'accordo quadro di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica delle Filippine, dall'altra,

–  visto il documento di lavoro congiunto della Commissione e del VP/AR, del 19 gennaio 2018, sulla valutazione delle Filippine nell'ambito del regime speciale di incentivazione per lo sviluppo sostenibile e il buon governo (SPG+) dell'UE nel periodo 2016-2017 (SWD(2018)0032),

–  viste le dichiarazioni dell'alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Zeid Ra'ad Al Hussein, relative alle accuse mosse dal governo delle Filippine riguardo al coinvolgimento in attività terroristiche del relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni e di altri difensori dei diritti umani,

–  visti l'esito del vertice commemorativo ASEAN-UE in occasione del 40° anniversario dell'inizio delle relazioni di dialogo ASEAN-UE e il piano di azione ASEAN-UE per il 2018-2022,

–  vista la dichiarazione del presidente della sottocommissione per i diritti dell'uomo del Parlamento europeo, del 23 febbraio 2018, secondo la quale trattenere la senatrice De Lima in prigione senza imputazioni è inaccettabile,

–  viste le relazioni diplomatiche tra le Filippine e l'UE (precedentemente Comunità economica europea – CEE), avviate il 12 maggio 1964 con la nomina dell'ambasciatore delle Filippine presso la CEE,

–  visto lo status delle Filippine quale membro fondatore dell'Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN),

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo,

–  vista la Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate,

–  visti gli orientamenti dell'Unione europea in materia di diritti umani,

–  visto lo statuto di Roma,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–  visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (ICCPR),

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che le Filippine e l'UE vantano relazioni diplomatiche, economiche, culturali e politiche di lunga data; che, con la ratifica dell'accordo di partenariato e cooperazionem (APC), l'Unione europea e le Filippine hanno riaffermato il proprio impegno reciproco verso i principi del buon governo, della democrazia, dello Stato di diritto, dei diritti umani, della promozione dello sviluppo economico e sociale, e verso la pace e la sicurezza nella regione;

B.  considerando che nelle Filippine, dal 1° luglio 2016, sarebbero state uccise circa 12 000 persone, tra cui donne e bambini, durante una campagna in corso contro la droga, denominata sulla scena internazionale "guerra contro la droga" del presidente Duterte; che il presidente Duterte si è impegnato a portare avanti tale campagna antidroga fino alla fine del suo mandato presidenziale, nel 2022; che l'UE continua ad esprimere profonda preoccupazione per l'elevato numero di uccisioni legate alla campagna contro le droghe illegali nelle Filippine;

C.  considerando che il relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni, Victoria Tauli-Corpuz, cittadina delle Filippine, è stata accusata di terrorismo e che, a marzo 2018, il governo delle Filippine ha inserito il suo nome, insieme a quello di altre 600 persone tra cui leader indigeni e difensori dei diritti umani, in un elenco di organizzazioni terroristiche; che gli esperti delle Nazioni Unite godono dell'immunità legale; che le accuse sono succedute alla condanna da parte di Victoria Tauli-Corpuz degli attacchi ad opera dell'esercito contro il popolo indigeno lumad a Mindanao; che Victoria Tauli-Corpuz ha constatato l'uso di molestie, torture e arresti contro tali indigeni che proteggevano pacificamente la loro proprietà;

D.  considerando che la senatrice Leila De Lima, attivista per i diritti umani e illustre personalità critica nei confronti della campagna antidroga del presidente delle Filippine Duterte, è stata destituita dalla posizione di presidente della commissione per la giustizia e i diritti umani del Senato il 19 settembre 2016 ed è stata arrestata il 23 febbraio 2017; che la senatrice De Lima ha guidato le indagini sulle esecuzioni extragiudiziali commesse a Davao all'epoca in cui il presidente Duterte era sindaco della città; che si teme seriamente che le accuse a carico della senatrice De Lima siano quasi del tutto inventate e mosse da motivi politici;

E.  considerando che la presa di mira dei popoli indigeni da parte delle autorità filippine è fonte di profonda preoccupazione; che, alla fine di dicembre, le Nazioni Unite hanno messo in guardia riguardo alle massicce violazioni dei diritti umani di cui è stato vittima il popolo dei lumad nell'isola filippina di Mindanao; che gli esperti delle Nazioni Unite stimano che, da ottobre 2017, almeno 2 500 rappresentanti di tale popolo siano stati costretti a sfollare; che si teme che parte di tali attacchi sia motivata da infondati sospetti circa il coinvolgimento dei lumad in gruppi terroristici o dalla loro riluttanza a procedere ad attività minerarie nelle loro terre ancestrali;

F.  considerando che le Filippine hanno firmato lo statuto di Roma il 28 dicembre 2000 e lo hanno ratificato il 30 agosto 2011; che il procuratore della Corte penale internazionale (CPI) ha avviato un esame preliminare della situazione nelle Filippine, che analizzerà i presunti crimini commessi nel paese almeno dal 1° luglio 2016, nel contesto della campagna "guerra contro la droga" lanciata dal governo del paese;

G.  considerando che il 19 marzo 2018 le Nazioni Unite hanno ufficialmente notificato alla PCI che le Filippine, in data 17 marzo 2018, hanno depositato una notifica scritta del loro recesso dallo statuto di Roma;

H.  considerando che il 7 marzo 2017 la Camera dei rappresentanti delle Filippine ha approvato un progetto di legge sulla reintroduzione della pena capitale; che tale progetto deve ancora ricevere l'approvazione del Senato prima che il presidente lo possa convertire in legge; che il presidente Duterte ha attivamente sostenuto la reintroduzione della pena capitale; che la reintroduzione della pena capitale sarebbe una palese violazione del secondo protocollo facoltativo del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, di cui il paese è parte dal 2007;

I.  considerando che le Filippine si collocano al 111° posto per corruzione nella classifica sulla corruzione pubblicata ogni anno da Transparency International, su un totale di 180 paesi;

J.  considerando che lo spazio lasciato alla società civile diventa sempre più esiguo; che, stando alle segnalazioni, i difensori dei diritti umani si trovano ad affrontare un ambiente sempre più ostile nelle Filippine; che il presidente Duterte ha rilasciato dichiarazioni che incoraggiano la polizia ad attaccare i gruppi per i diritti umani e i loro sostenitori;

K.  considerando che le persone che si dichiarano pubblicamente contrarie alle esecuzioni extragiudiziali corrono il rischio che sia loro vietato di entrare nelle Filippine;

L.  considerando che il presidente Duterte ha rilasciato varie dichiarazioni spregiative e umilianti sulle donne, ha giustificato a più riprese lo stupro e ha invitato a sparare alle donne;

M.  considerando che i difensori dei diritti umani, i giornalisti e gli attivisti affrontano quotidianamente minacce, vessazioni, intimidazioni e violenze per aver cercato di denunciare presunti casi di esecuzioni extragiudiziali e altre violazioni dei diritti umani nelle Filippine; considerando che la comunità LGBTI è vittima di continue molestie;

N.  considerando che le Filippine beneficiano del sistema di preferenze generalizzate plus (SPG +) dell'Unione europea;

O.  considerando che l'accordo di partenariato e di cooperazione UE-Filippine chiede che sia istituito un dialogo significativo in materia di diritti umani sotto forma di gruppo di lavoro sui diritti umani;

1.  invita il governo delle Filippine a porre immediatamente fine alle esecuzioni extragiudiziali con il pretesto di condurre una "guerra contro la droga"; condanna fermamente l'elevato numero di esecuzioni extragiudiziali commesse dalle forze armate e dai gruppi di miliziani nel contesto della campagna antidroga; esprime il suo cordoglio alle famiglie delle vittime; manifesta profonda preoccupazione per le segnalazioni credibili secondo cui le forze di polizia delle Filippine falsificherebbero le prove per giustificare le esecuzioni extragiudiziali, le cui vittime sono sempre più spesso i poveri delle aree urbane;

2.  prende atto delle recenti iniziative del governo volte a garantire un approccio più uniforme e integrato alla lotta antidroga, sulla base dell'applicazione della legge, della giustizia, del sostegno, della riabilitazione e dell'integrazione; accoglie con favore la risoluzione 516 del Senato depositata il 25 settembre 2017 nelle Filippine, la quale esorta le autorità ad adottare le misure necessarie per porre fine all'ondata di uccisioni, in particolare di minori; invita il governo ad attribuire la priorità alla lotta contro le reti di trafficanti e i grandi signori della droga, invece di concentrarsi sui piccoli consumatori; sottolinea che le autorità delle Filippine devono condurre la loro lotta contro le droghe illegali concentrandosi in particolare sulla salute pubblica e nel pieno rispetto del diritto a un giusto processo, in linea con il diritto nazionale e internazionale; invita il governo ad adottare politiche specifiche contro la violenza;

3.  invita le autorità a cooperare pienamente nell'ambito delle procedure speciali delle Nazioni Unite; invita le autorità delle Filippine ad avviare immediatamente indagini imparziali ed efficaci sulle esecuzioni extragiudiziali nonché a perseguire e assicurare alla giustizia tutti i responsabili; invita l'UE e i suoi Stati membri a sostenere le indagini, guidate dalle Nazioni Unite, sulle uccisioni nelle Filippine e ad assicurare i responsabili alla giustizia;

4.  ribadisce il suo invito alle autorità delle Filippine a rilasciare immediatamente la senatrice Leila De Lima e a garantirle un'adeguata sicurezza e adeguate condizioni sanitarie finché resterà in detenzione; ribadisce inoltre il suo invito alle autorità a garantire un processo equo e a ritirare tutte le accuse di matrice politica contro la senatrice; invita l'UE a continuare a monitorare con attenzione il caso della senatrice De Lima;

5.  invita le autorità delle Filippine a eliminare i difensori dei diritti umani dall'elenco dei terroristi, ritirando tutte le accuse e consentendo loro di svolgere le proprie attività in condizioni di pace; ricorda alle autorità filippine che Victoria Tauli-Corpuz beneficia dell'immunità a norma della Convenzione sui privilegi e le immunità del 1946;

6.  accoglie con favore l'iniziativa della CPI di indagare sulle denunce di crimini contro l'umanità nel contesto delle uccisioni perpetrate nel quadro della "guerra contro la droga"; invita il governo delle Filippine a cooperare pienamente con l'Ufficio del procuratore della CPI nell'ambito dell'esame preliminare del caso riguardante le Filippine; deplora fermamente la decisione del governo delle Filippine di avviare il recesso dallo statuto di Roma; invita il governo del paese a revocare tale decisione;

7.  ribadisce la sua profonda preoccupazione per la decisione della Camera dei rappresentanti di reintrodurre la pena di morte; invita nuovamente le autorità delle Filippine a interrompere immediatamente il processo volto a reintrodurre la pena capitale; ricorda che l'UE considera la pena di morte un trattamento crudele e disumano che non è in grado di svolgere un'azione deterrente nei confronti dei comportamenti criminali; invita il governo delle Filippine a non ridurre l'età minima per la responsabilità penale;

8.  esprime preoccupazione per i crescenti livelli di corruzione all'interno dell'attuale amministrazione filippina; invita le autorità delle Filippine a intensificare gli sforzi per affrontare in modo efficace la corruzione; sottolinea l'importanza di rispettare i principi fondamentali della democrazia e dello Stato di diritto in tale ambito;

9.  condanna qualsiasi forma di minaccia, vessazione, intimidazione e violenza nei confronti di coloro che cercano di denunciare presunti casi di esecuzioni extragiudiziali e altre violazioni dei diritti umani nelle Filippine, tra cui difensori dei diritti umani, giornalisti e attivisti; esorta il governo delle Filippine a garantire che i difensori dei diritti umani, i giornalisti e gli attivisti possano svolgere il proprio lavoro in un contesto favorevole e senza timore di rappresaglie;

10.  esorta le Filippine a porre fine al divieto di ingresso nel paese applicato alle persone percepite come critiche nei confronti delle politiche del presidente Duterte;

11.  invita le Filippine a rispettare gli obblighi assunti a norma del diritto internazionale per la protezione dei diritti umani dei popoli indigeni, anche nel contesto dei conflitti armati;

12.  condanna tutte le forme di violenza contro le donne e ricorda che tali violenze costituiscono una grave violazione dei diritti umani e della dignità delle donne e delle ragazze; condanna fermamente le dichiarazioni umilianti e misogine del presidente Duterte sulle donne combattenti; ricorda al presidente che incoraggiare le forze statali a commettere violenze sessuali durante i conflitti armati costituisce una violazione del diritto internazionale umanitario; invita il presidente a trattare le donne con rispetto e ad astenersi dall'istigazione alla violenza contro le donne;

13.  incoraggia l'UE e i suoi Stati membri a valutare la possibilità di chiedere che la Repubblica delle Filippine sia espulsa dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite prima che la sua attuale adesione termini alla fine del 2018;

14.  ricorda alle autorità delle Filippine gli obblighi assunti a norma del diritto internazionale, del regime SPG+ e dell'APC, in particolare per quanto concerne i diritti umani, e le conseguenze dell'inosservanza; sottolinea che, sebbene i progressi nell'attuazione delle convenzioni SPG+ siano ampiamente positivi, permangono forti preoccupazioni circa le violazioni dei diritti umani legate alla guerra contro la droga; ricorda, in tal senso, la sua precedente risoluzione del 16 marzo 2017 sulle Filippine e invita la Commissione e il Servizio europeo per l'azione esterna ad avvalersi di tutti gli strumenti disponibili, compreso l'APC, per far sì che le Filippine mettano fine alle esecuzioni extragiudiziali connesse alla campagna antidroga e, in assenza di sostanziali miglioramenti, ad avviare le fasi procedurali che potrebbero portare alla revoca temporanea delle preferenze SPG+; esorta l'UE ad avvalersi di tutti gli strumenti disponibili per aiutare il governo delle Filippine a rispettare i suoi obblighi internazionali in materia di diritti umani;

15.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al presidente, al governo e al parlamento delle Filippine, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, ai parlamenti e ai governi degli Stati membri, all'alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani nonché ai governi degli Stati membri dell'ASEAN.

(1) Testi approvati, P8_TA(2016)0349.
(2) Testi approvati, P8_TA(2017)0088.


Situazione nella Striscia di Gaza
PDF 166kWORD 51k
Risoluzione del Parlamento europeo del 19 aprile 2018 sulla situazione nella Striscia di Gaza (2018/2663(RSP))
P8_TA(2018)0176RC-B8-0191/2018

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sul conflitto israelo-palestinese e sul processo di pace in Medio Oriente,

–  viste la dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR), Federica Mogherini, del 31 marzo 2018 e quelle del suo portavoce del 5 e 7 aprile e del 19 febbraio 2018,

–  viste la dichiarazione del Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, del 5 aprile 2018 e quella del suo portavoce del 30 marzo 2018,

–  vista la dichiarazione del procuratore della Corte penale internazionale, Fatou Bensouda, dell'8 aprile 2018,

–  viste le pertinenti risoluzioni dell'Assemblea generale e del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite,

–  vista la quarta Convenzione di Ginevra del 1949 relativa alla protezione delle persone civili in tempo di guerra,

–  visti i principi fondamentali delle Nazioni Unite sul ricorso all'uso della forza e l'utilizzazione delle armi da fuoco da parte dei responsabili dell'applicazione della legge, del 1990,

–  vista la relazione delle Nazioni Unite dal titolo "Gaza Ten Years Later" (Gaza dieci anni dopo) del luglio 2017,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che la Grande marcia del ritorno, una manifestazione di massa settimanale della durata di sei settimane, ha preso il via il 30 marzo 2018 nella Striscia di Gaza, organizzata da gruppi della società civile; che Hamas e altre fazioni palestinesi hanno invitato la popolazione a prendere parte alla marcia; che le autorità israeliane hanno riferito che sono stati lanciati sassi e bombe incendiarie contro le loro forze di difesa e che alcuni manifestanti hanno cercato di danneggiare e scavalcare la recinzione per entrare a Israele;

B.  considerando che le forze di difesa israeliane hanno aperto il fuoco contro i manifestanti utilizzando munizioni attive il 30 marzo, il 6 aprile e il 13 aprile 2018; che circa 30 palestinesi sono rimasti uccisi e oltre 2 000 persone hanno riportato ferite, compresi molti bambini e donne;

C.  considerando che il Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, il VP/AR Federica Mogherini e numerosi altri attori internazionali hanno chiesto indagini indipendenti e trasparenti su tali episodi di violenza, in particolare in relazione all'uso delle munizioni attive;

D.  considerando che i principi fondamentali delle Nazioni Unite sul ricorso all'uso della forza e l'utilizzazione delle armi da fuoco da parte dei responsabili dell'applicazione della legge consentono l'uso intenzionale e letale di armi da fuoco solo nelle circostanze di cui al principio 9;

E.  considerando che Hamas figura nell'elenco dell'UE delle organizzazioni terroristiche e chiede la distruzione di Israele; che il lancio di razzi dalla Striscia di Gaza verso il territorio israeliano continua; che nelle scorse settimane si è registrato un aumento degli attacchi terroristici contro Israele, con l'intensificarsi degli incidenti militari a Gaza e nei dintorni;

F.  considerando che, stando ai dati delle Nazioni Unite, 1,3 milioni di persone a Gaza necessitano di assistenza umanitaria, il 47 % delle famiglie soffre di insicurezza alimentare grave o moderata, il 97 % dell'acqua corrente è inadatta al consumo umano, l'80 % del fabbisogno energetico non è soddisfatto e più del 40 % della popolazione nella regione non ha un lavoro;

G.  considerando che Hamas continua a tenere la popolazione sotto il proprio controllo e sotto pressione nella Striscia di Gaza, che rimane un punto nodale per organizzazioni terroristiche riconosciute a livello internazionale; che le libertà fondamentali, compresa la libertà di associazione e di espressione, sono fortemente limitate dalle autorità sotto la guida di Hamas; che, oltre al blocco, le divisioni interne alla Palestina riducono ulteriormente la capacità delle istituzioni locali di Gaza di erogare servizi di base; che il recente tentativo di uccidere il primo ministro palestinese Rami Hamdallah mentre era in visita nella regione ha ulteriormente aggravato lo stallo nel processo di riconciliazione palestinese;

H.  considerando che si ritiene che Avera Mengistu, emigrata in Israele dall'Etiopia, e Hisham al-Sayed, un beduino palestinese originario di Israele, entrambi affetti da disabilità psicosociali, siano detenuti nella Striscia di Gaza in modo illecito e in isolamento; che le salme dei soldati israeliani Hadar Goldin e Oron Shaul continuano a essere nelle mani di Hamas a Gaza;

1.  chiede la massima moderazione e sottolinea che occorre innanzitutto evitare un ulteriore intensificarsi delle violenze e dei decessi;

2.  esprime il proprio rammarico per la perdita di vite umane; condanna l'uccisione e il ferimento di manifestanti palestinesi innocenti nella Striscia di Gaza nelle ultime tre settimane ed esorta le forze di difesa israeliane ad astenersi dall'uso letale della forza contro i manifestanti disarmati; esprime il suo cordoglio alle famiglie delle vittime; ribadisce la necessità di consentire la rapida fornitura di attrezzature mediche a quanti ne abbiano bisogno e i trasferimenti ad ospedali al di fuori di Gaza per ragioni umanitarie;

3.  riconosce le sfide cui Israele deve far fronte in materia di sicurezza e la necessità di proteggere il suo territorio e i suoi confini ricorrendo a strumenti proporzionati; condanna gli attacchi terroristici compiuti da Hamas e altri gruppi militanti contro Israele a partire dalla Striscia di Gaza, tra cui il lancio di razzi, l'infiltrazione nel territorio israeliano e la costruzione di gallerie; esprime preoccupazione per il fatto che Hamas sembri essere intenzionato a fomentare le tensioni; condanna con fermezza la persistente tattica di Hamas di utilizzare i civili per coprire le attività terroristiche;

4.  sottolinea il diritto dei palestinesi di manifestare pacificamente quale esercizio legittimo dei loro diritti fondamentali alla libertà di espressione, di riunione e di associazione; invita i leader delle proteste nella Striscia di Gaza ad evitare qualsiasi incitamento alla violenza e ad assicurare che qualsiasi protesta, manifestazione e riunione rimanga rigorosamente non violenta e non possa esse sfruttata per altri fini; invita Israele a rispettare questo diritto fondamentale a manifestare pacificamente;

5.  sostiene le richieste di indagini indipendenti e trasparenti su tali episodi di violenza; prende atto del meccanismo di inchiesta e di valutazione istituito dalle forze di difesa israeliane al fine di esaminare le azioni da esse compiute e gli incidenti specifici che si sono verificati lungo il confine tra Israele e Gaza a partire dal 30 marzo 2018; ricorda l'importanza dell'assunzione di responsabilità e il fatto che l'utilizzo intenzionale e letale della forza contro manifestanti che non rappresentano una minaccia imminente di morte o ferimento grave viola il diritto internazionale dei diritti umani e, nel contesto dell'occupazione, costituisce una grave violazione della quarta Convenzione di Ginevra;

6.  prende atto con profonda preoccupazione degli avvertimenti contenuti in varie relazioni delle Nazioni Unite, secondo cui la Striscia di Gaza potrebbe diventare invivibile entro il 2020; deplora, in particolare, il fatto che il sistema sanitario sia prossimo al collasso e che gli ospedali debbano far fronte a una grave carenza di medicinali, attrezzature ed elettricità; chiede uno sforzo internazionale immediato e considerevole a favore della ricostruzione e del risanamento di Gaza, al fine di alleviare la crisi umanitaria; plaude al lavoro dell'Agenzia delle Nazioni Unite di soccorso e lavori per i profughi della Palestina nel Vicino Oriente (UNRWA) che garantisce l'assistenza alimentare, l'accesso all'istruzione e all'assistenza sanitaria e altri servizi essenziali per gli 1,3 milioni di rifugiati palestinesi presenti in tale area;

7.  invita a porre fine immediatamente e senza condizioni al blocco e alla chiusura della Striscia di Gaza, che ha causato nella regione una crisi umanitaria sempre più grave e senza precedenti;

8.  chiede nuovamente il ritorno dell'Autorità palestinese nella Striscia di Gaza affinché possa assumere le proprie funzioni di governo, che devono essere considerate una priorità; invita tutte le fazioni palestinesi a riprendere gli sforzi di riconciliazione, che sono cruciali anche al fine di migliorare la situazione delle persone che vivono nella Striscia di Gaza; sottolinea il fatto che la riconciliazione palestinese, comprese le elezioni presidenziali e parlamentari attese da tempo, è importante per pervenire alla soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati e dovrebbe continuare a essere sostenuta dall'UE tramite misure innovative; chiede il disarmo di tutti i gruppi militanti nella Striscia di Gaza;

9.  chiede che Avera Mengistu e Hisham al-Sayed siano rilasciati e possano fare ritorno in Israele; chiede che le salme di Hadar Goldin e Oron Shaul siano restituite ed esprime il suo cordoglio alle loro famiglie; chiede che le salme dei palestinesi uccisi siano restituite;

10.  invita nuovamente tutte le parti del conflitto a rispettare pienamente i diritti dei detenuti e dei prigionieri;

11.  ricorda che la situazione nella Striscia di Gaza deve essere considerata nel contesto più ampio del processo di pace in Medio Oriente; ribadisce che l'obiettivo principale dell'UE è pervenire alla soluzione del conflitto israelo-palestinese fondata sulla coesistenza di due Stati sulla base dei confini del 1967, che prevede Gerusalemme come capitale di entrambi gli Stati e la coesistenza, all'insegna della pace e della sicurezza, di uno Stato di Israele sicuro e di uno Stato palestinese indipendente, democratico, territorialmente contiguo e capace di esistenza autonoma, sulla base del diritto all'autodeterminazione e del pieno rispetto del diritto internazionale;

12.  sottolinea che le misure non violente nonché il rispetto dei diritti umani e del diritto umanitario sono l'unico modo, da parte degli attori statali e non statali, per conseguire una soluzione sostenibile e una pace giusta e duratura tra israeliani e palestinesi; ritiene inoltre che il perdurare della violenza, degli atti di terrorismo e dell'incitamento alla violenza sia fondamentalmente incompatibile con la promozione di una soluzione pacifica fondata sulla coesistenza di due Stati; osserva che confermare l'impegno ad agire efficacemente contro la violenza, il terrorismo, la retorica dell'odio e l'incitamento all'odio è fondamentale per ricostruire la fiducia ed evitare un'escalation che comprometterebbe ulteriormente le prospettive di pace;

13.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al rappresentante speciale dell'Unione europea per il processo di pace in Medio Oriente, ai parlamenti e ai governi degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite, alla Knesset, al Presidente e al governo di Israele, al Consiglio legislativo palestinese e al presidente dell'Autorità palestinese.


Sistema comune di imposta sul valore aggiunto, in relazione all'obbligo di rispettare un'aliquota normale minima *
PDF 232kWORD 47k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 19 aprile 2018 sulla proposta di direttiva del Consiglio che modifica la direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune di imposta sul valore aggiunto, in relazione all'obbligo di rispettare un'aliquota normale minima (COM(2017)0783 – C8-0007/2018 – 2017/0349(CNS))
P8_TA(2018)0177A8-0124/2018

(Procedura legislativa speciale – consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Consiglio (COM(2017)0783),

–  visto l'articolo 113 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C8-0007/2018),

–  visto l'articolo 78 quater del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A8-0124/2018),

1.  approva la proposta della Commissione;

2.  invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

3.  chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente il testo approvato dal Parlamento;

4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio, alla Commissione e ai parlamenti nazionali.


Prevenzione dell'uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo ***I
PDF 239kWORD 53k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 19 aprile 2018 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva (UE) 2015/849 relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo e che modifica la direttiva 2009/101/CE (COM(2016)0450 – C8-0265/2016 – 2016/0208(COD))
P8_TA(2018)0178A8-0056/2017

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2016)0450),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e gli articoli 50 e 114 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0265/2016),

–  visto il parere della commissione giuridica sulla base giuridica proposta,

–  visti l’articolo 294, paragrafo 3, e l’articolo 114 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere della Banca centrale europea del 12 ottobre 2016(1),

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 19 ottobre 2016(2),

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 20 dicembre 2017, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti gli articoli 59 e 39 del suo regolamento,

–  viste le deliberazioni congiunte della commissione per i problemi economici e monetari e della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni a norma dell'articolo 55 del regolamento,

–  visti la relazione della commissione per i problemi economici e monetari e della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e i pareri della commissione per lo sviluppo, della commissione per il commercio internazionale e della commissione giuridica (A8-0056/2017),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 19 aprile 2018 in vista dell'adozione della direttiva (UE) …/… del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva (UE) 2015/849 relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo e che modifica le direttive 2009/138/CE e 2013/36/UE

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, la direttiva (UE) 2018/843.)

(1) GU C 459 del 9.12.2016, pag. 3
(2) GU C 34 del 2.2.2017, pag. 121.


Omologazione e vigilanza del mercato dei veicoli a motore e dei loro rimorchi, nonché dei sistemi, componenti ed entità tecniche destinati a tali veicoli ***I
PDF 241kWORD 60k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 19 aprile 2018 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'omologazione e alla vigilanza del mercato dei veicoli a motore e dei loro rimorchi, nonché dei sistemi, componenti ed entità tecniche destinati a tali veicoli (COM(2016)0031 – C8-0015/2016 – 2016/0014(COD))
P8_TA(2018)0179A8-0048/2017

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2016)0031),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 114 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0015/2016),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 25 maggio 2016(1),

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 20 dicembre 2017, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori e i pareri della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e della commissione per i trasporti e il turismo (A8-0048/2017),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso(2);

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 19 aprile 2018 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2018/… del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'omologazione e alla vigilanza del mercato dei veicoli a motore e dei loro rimorchi, nonché dei sistemi, dei componenti e delle entità tecniche indipendenti destinati a tali veicoli, che modifica i regolamenti (CE) n. 715/2007 e (CE) n. 595/2009 e abroga la direttiva 2007/46/CE

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2018/858.)

(1) GU C 303 del 19.8.2016, pag. 86.
(2) La presente posizione sostituisce gli emendamenti approvati il 4 aprile 2017 (Testi approvati, P8_TA(2017)0097).


Produzione biologica ed etichettatura dei prodotti biologici ***I
PDF 132kWORD 61k
Risoluzione
Testo
Allegato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 19 aprile 2018 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla produzione biologica e all'etichettatura dei prodotti biologici, che modifica il regolamento (UE) n. XXX/XXX del Parlamento europeo e del Consiglio [regolamento sui controlli ufficiali] e che abroga il regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio (COM(2014)0180 – C7-0109/2014 – 2014/0100(COD))
P8_TA(2018)0180A8-0311/2015

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2014)0180),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e gli articoli 42 e 43, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C7‑0109/2014),

–  visto il parere della commissione giuridica sulla base giuridica proposta,

–  visti l'articolo 294, paragrafo 3, e l'articolo 43, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti i pareri motivati inviati dalla Camera dei deputati lussemburghese e dal Consiglio federale austriaco, nel quadro del protocollo n. 2 sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, in cui si dichiara la mancata conformità del progetto di atto legislativo al principio di sussidiarietà,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 15 ottobre 2014(1),

–  visto il parere del Comitato delle regioni del 4 dicembre 2014(2),

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 20 novembre 2017, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti gli articoli 59 e 39 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale e il parere della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (A8-0311/2015),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  prende atto delle dichiarazioni della Commissione allegate alla presente risoluzione;

3.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 19 aprile 2018 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2018/… del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici e che abroga il regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2018/848.)

ALLEGATO ALLA RISOLUZIONE LEGISLATIVA

Dichiarazione della Commissione sugli esperimenti temporanei per le varietà biologiche

La Commissione riconosce la necessità di stabilire le condizioni in cui le varietà biologiche adatte alla produzione biologica devono essere sviluppate.

Al fine di stabilire i criteri per la descrizione delle caratteristiche delle "varietà biologiche adatte alla produzione biologica", nonché di definire le condizioni a cui le "varietà biologiche adatte alla produzione biologica" possono essere prodotte a scopo di commercializzazione, la Commissione organizzerà un esperimento temporaneo entro sei mesi dalla data di applicazione del presente regolamento.

L'esperimento temporaneo stabilirà i criteri per descrivere la distinguibilità, l'omogeneità, la stabilità e, se del caso, il valore agronomico e di utilizzazione delle varietà biologiche adatte alla produzione biologica e affronterà altre condizioni di commercializzazione, quali l'etichettatura e l'imballaggio. Tali condizioni e criteri terranno conto delle esigenze e degli obiettivi specifici dell'agricoltura biologica, come il rafforzamento della diversità genetica, la resistenza alle malattie e l'adattamento alle condizioni pedoclimatiche. Saranno elaborate relazioni annuali per monitorare l'avanzamento dell'esperimento temporaneo.

Nell'ambito di tale esperimento, che deve basarsi su un periodo di sette anni e prevedere quantitativi sufficienti, gli Stati membri possono essere esonerati da taluni obblighi stabiliti nelle direttive 66/401/CEE, 66/402/CEE, 68/193/CEE, 2002/53/CE, 2002/54/CE, 2002/55/CE, 2002/56/CE, 2002/57/CE, 2008/72/CE e 2008/90/CE.

La Commissione valuterà il risultato dell'esperimento al fine di proporre l'adeguamento delle disposizioni della legislazione orizzontale sulla commercializzazione delle sementi e di altri materiali riproduttivi vegetali alle caratteristiche delle "varietà biologiche adatte alla produzione biologica".

Dichiarazione della Commissione in merito all'articolo 55

La Commissione sottolinea che è contrario alla lettera e allo spirito del regolamento (UE) n. 182/2011 (GU L 55 del 28.2.2011, pag. 13) invocare in modo sistematico l'articolo 5, paragrafo 4, secondo comma, lettera b). Tale ricorso deve rispondere ad una necessità specifica di derogare alla regola di principio secondo cui la Commissione può adottare un progetto di atto di esecuzione quando non viene espresso nessun parere. Dato che costituisce un'eccezione alla regola generale stabilita dall'articolo 5, paragrafo 4, il ricorso al secondo comma, lettera b), non può essere considerato semplicemente un "potere discrezionale" del legislatore, ma deve essere interpretato in maniera restrittiva e deve quindi essere giustificato.

(1) GU C 12 del 15.1.2015, pag. 75.
(2) GU C 19 del 21.1.2015, pag. 84.


Orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione *
PDF 188kWORD 67k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 19 aprile 2018 sulla proposta di decisione del Consiglio sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione (COM(2017)0677 – C8-0424/2017 – 2017/0305(NLE))
P8_TA(2018)0181A8-0140/2018

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Consiglio (COM(2017)0677),

–  visto l'articolo 148, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C8-0424/2017),

–  vista la sua posizione del 15 settembre 2016 sulla proposta di decisione del Consiglio sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione(1),

–  vista la sua posizione dell'8 luglio 2015 sulla proposta di decisione del Consiglio sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione(2),

–  visto l'articolo 78 quater del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A8-0140/2018),

1.  approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.  invita la Commissione a modificare di conseguenza la sua proposta, in conformità dell'articolo 293, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

3.  invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

4.  chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente la proposta della Commissione;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Testo della Commissione   Emendamento
Emendamento 1
Proposta di decisione
Considerando 1
(1)  Gli Stati membri e l'Unione si adoperano per sviluppare una strategia coordinata a favore dell'occupazione e in particolare a favore della promozione di una forza lavoro competente, qualificata, adattabile e di mercati del lavoro in grado di rispondere ai mutamenti economici, al fine di realizzare gli obiettivi della piena occupazione e del progresso sociale di cui all'articolo 3 del trattato sull'Unione europea. Gli Stati membri, tenuto conto delle prassi nazionali in materia di responsabilità delle parti sociali, considerano la promozione dell'occupazione una questione di interesse comune e coordinano in sede di Consiglio le loro azioni al riguardo.
(1)  Gli Stati membri e l'Unione sviluppano e mettono in atto una strategia efficace e coordinata a favore dell'occupazione e in particolare a favore della promozione di mercati del lavoro inclusivi e in grado di rispondere alle realtà e ai cambiamenti economici, sociali, tecnologici e ambientali, con una forza lavoro competente, qualificata e adattabile, nonché a favore della salvaguardia del benessere di tutti i lavoratori, al fine di realizzare gli obiettivi di un'economia sociale di mercato, della piena occupazione e del progresso sociale quali definiti all'articolo 3 del trattato sull'Unione europea. Gli Stati membri, tenuto conto delle prassi nazionali in materia di responsabilità delle parti sociali, considerano la promozione dell'occupazione una questione di interesse comune e coordinano in sede di Consiglio le loro azioni al riguardo.
Emendamento 2
Proposta di decisione
Considerando 2
(2)  L'Unione combatte l'esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociali, così come la parità tra donne e uomini. Nella definizione e nell'attuazione delle sue politiche e azioni, l'Unione tiene conto delle esigenze connesse con la promozione di un elevato livello di occupazione, la garanzia di un'adeguata protezione sociale, la lotta contro la povertà e l'esclusione sociale e un elevato livello di istruzione e formazione.
(2)  L'Unione combatte tutte le forme di povertà, esclusione sociale e discriminazione in tutti gli ambiti della vita e promuove la giustizia e la protezione sociali, così come la parità tra donne e uomini. Gli atti giuridici e le politiche dell'Unione in altri settori dovrebbero anch'essi perseguire tale obiettivo generale. Nella definizione e nell'attuazione delle sue politiche e azioni, l'Unione tiene conto delle esigenze connesse con la promozione di un elevato livello di occupazione, la garanzia di un'adeguata protezione sociale, la lotta contro la povertà e l'esclusione sociale e un elevato livello di istruzione e formazione. L'Unione promuove la partecipazione attiva di tutti i cittadini alla vita economica, sociale e culturale.
Emendamento 3
Proposta di decisione
Considerando 3
(3)  Conformemente al trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), l'Unione ha creato e applicato strumenti di coordinamento delle politiche di bilancio, macroeconomiche e strutturali. Nell'ambito di tali strumenti, i presenti orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione, insieme agli orientamenti di massima per le politiche economiche degli Stati membri e dell'Unione definiti nella raccomandazione (UE) 2015/1184 del Consiglio, costituiscono gli orientamenti integrati per l'attuazione della strategia Europa 2020. Essi devono guidare l'attuazione delle politiche negli Stati membri e nell'Unione, rispecchiando l'interdipendenza tra gli Stati membri. Lo scopo è ottenere, grazie alla risultante serie di politiche e riforme a livello europeo e nazionale, a un'adeguata combinazione generale di politiche economiche e sociali che comporti ricadute positive.
(3)  Conformemente al trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), l'Unione ha creato e applicato strumenti di coordinamento delle politiche di bilancio, macroeconomiche e strutturali che hanno un impatto significativo sulla situazione sociale e occupazionale nell'Unione, con effetti potenziali tra cui l'insicurezza, la povertà e la disuguaglianza. Nell'ambito di tali strumenti, i presenti orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione, insieme agli orientamenti di massima per le politiche economiche degli Stati membri e dell'Unione definiti nella raccomandazione (UE) 2015/1184 del Consiglio, costituiscono gli orientamenti integrati per l'attuazione della strategia Europa 2020. Essi devono guidare l'attuazione delle politiche negli Stati membri e nell'Unione, rispecchiando l'interdipendenza tra gli Stati membri. Lo scopo è ottenere, grazie alla risultante serie di politiche e riforme a livello europeo e nazionale, a un'adeguata combinazione generale di politiche economiche e sociali che comporti ricadute positive per tutti gli Stati membri.
Emendamento 4
Proposta di decisione
Considerando 3 bis (nuovo)
(3 bis)   Per garantire un processo decisionale più democratico nel contesto degli orientamenti integrati, che interessano le persone e i mercati del lavoro in tutta l'Unione, è importante che il Consiglio tenga conto della posizione del Parlamento europeo.
Emendamento 5
Proposta di decisione
Considerando 4
(4)  Gli orientamenti per le politiche a favore dell'occupazione sono coerenti con il patto di stabilità e crescita, la vigente legislazione dell'Unione europea e diverse iniziative dell'UE, compresa la raccomandazione del Consiglio sull'istituzione di una garanzia per i giovani1, la raccomandazione del Consiglio sull'inserimento dei disoccupati di lungo periodo nel mercato del lavoro2, la raccomandazione del Consiglio sui percorsi di miglioramento del livello delle competenze3 e la proposta di raccomandazione del Consiglio relativa a un quadro europeo per apprendistati efficaci e di qualità4.
(4)  Gli orientamenti per le politiche a favore dell'occupazione sono coerenti con il patto di stabilità e crescita, la vigente legislazione dell'Unione europea e diverse iniziative dell'UE, compresi il pilastro europeo dei diritti sociali, la raccomandazione del Consiglio sull'istituzione di una garanzia per i giovani1, la raccomandazione del Consiglio sull'inserimento dei disoccupati di lungo periodo nel mercato del lavoro2, la raccomandazione del Consiglio sui percorsi di miglioramento del livello delle competenze3 e la proposta di raccomandazione del Consiglio relativa a un quadro europeo per apprendistati efficaci e di qualità4.
__________________
__________________
1 GU C 120 del 26.4.2013, pag. 1–6.
1 GU C 120 del 26.4.2013, pag. 1.
2 GU C 67 del 20.2.2016, pag. 1–5.
2 GU C 67 del 20.2.2016, pag. 1.
3 GU C 484 del 24.12.2016, pag. 1–6.
3 GU C 484 del 24.12.2016, pag. 1.
4 COM(2017)0563 final - 2017/0244 (NLE)
4 COM(2017)0563 final - 2017/0244 (NLE).
Emendamento 6
Proposta di decisione
Considerando 5
(5)  Il semestre europeo combina i vari strumenti in un quadro generale per la sorveglianza multilaterale integrata delle politiche economiche, di bilancio, occupazionali e sociali e mira a conseguire gli obiettivi della strategia Europa 2020, compresi quelli in materia di occupazione, istruzione e riduzione della povertà, come stabilito dalla decisione 2010/707/UE del Consiglio5. Dal 2015 il semestre europeo viene continuamente rafforzato e razionalizzato, in particolare per accentuarne gli aspetti occupazionali e sociali e agevolare il dialogo con gli Stati membri, le parti sociali e i rappresentanti della società civile.
(5)  Il semestre europeo combina i vari strumenti in un quadro generale per la sorveglianza multilaterale integrata delle politiche economiche, di bilancio, occupazionali e sociali e mira a conseguire gli obiettivi della strategia Europa 2020, compresi quelli in materia di occupazione, istruzione e riduzione della povertà, come stabilito dalla decisione 2010/707/UE del Consiglio5. Dal 2015 il semestre europeo viene continuamente rafforzato e razionalizzato, in particolare per accentuarne gli aspetti occupazionali e sociali e agevolare il dialogo con gli Stati membri, le parti sociali e i rappresentanti della società civile, ponendo nel contempo una particolare enfasi sulle riforme strutturali e la competitività.
_________________
_________________
5 GU L 308 del 24.11.2010, pag. 46–5.
5 GU L 308 del 24.11.2010, pag. 46.
Emendamento 7
Proposta di decisione
Considerando 6
(6)  La ripresa dell'Unione europea dalla crisi economica sostiene le tendenze positive del mercato del lavoro, ma tra gli Stati membri e al loro interno permangono importanti difficoltà e disparità in termini di risultati economici e sociali. La crisi ha evidenziato la stretta interdipendenza fra le economie e i mercati del lavoro degli Stati membri. Assicurare che l'Unione progredisca verso uno stato di crescita intelligente, sostenibile e inclusiva e verso la creazione di posti di lavoro è la sfida principale da affrontare attualmente. Ciò richiede un'azione strategica coordinata, ambiziosa ed efficace a livello sia di Unione sia nazionale, conformemente al TFUE e alle disposizioni dell'Unione in materia di governance economica. Combinando misure relative alla domanda e all'offerta, tale iniziativa dovrebbe rilanciare gli investimenti, rinnovare l'impegno a favore di riforme strutturali opportunamente cadenzate che migliorino la produttività, la crescita economica, la coesione sociale e la resilienza economica di fronte alle crisi, come pure promuovere la responsabilità di bilancio, tenendo conto della loro incidenza in ambito occupazionale e sociale.
(6)  La ripresa dell'Unione europea dalla crisi economica sostiene le tendenze positive del mercato del lavoro, ma tra gli Stati membri e al loro interno permangono importanti difficoltà e disparità in termini di risultati economici e sociali in quanto la crescita economica non implica automaticamente un aumento dell'occupazione. La crisi ha evidenziato la stretta interdipendenza fra le economie e i mercati del lavoro degli Stati membri. Assicurare che l'Unione progredisca verso uno stato di crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, affiancata dalla creazione di posti di lavoro sostenibili e di qualità è la sfida principale da affrontare attualmente. Ciò richiede un'azione strategica coordinata, ambiziosa ed efficace a livello sia di Unione sia nazionale, conformemente al TFUE e alle disposizioni dell'Unione in materia di governance economica. Combinando misure relative alla domanda e all'offerta, tale iniziativa dovrebbe rilanciare gli investimenti, compresi quelli nell'economia circolare e nell'economia verde nonché gli investimenti sociali, e rinnovare l'impegno a favore di riforme strutturali opportunamente cadenzate ed equilibrate a livello sociale ed economico che migliorino la produttività, la crescita economica, la coesione sociale e la resilienza economica di fronte alle crisi, promuovano la responsabilità di bilancio e abbiano nel contempo un'incidenza positiva in ambito occupazionale e sociale.
Emendamento 8
Proposta di decisione
Considerando 7
(7)  Le riforme del mercato del lavoro, compresi i meccanismi nazionali di determinazione dei salari, dovrebbero seguire pratiche nazionali di dialogo sociale e prevedere il margine di manovra necessario per un ampio esame delle questioni socio-economiche, compreso il miglioramento della competitività, della creazione di posti di lavoro, dei programmi di apprendimento e formazione permanenti e dei redditi reali.
(7)  Le riforme del mercato del lavoro, compresi i meccanismi nazionali di determinazione dei salari, dovrebbero seguire pratiche nazionali di dialogo sociale e prevedere il margine di manovra necessario per un ampio esame delle questioni socio-economiche, compreso il miglioramento del tenore di vita, dell'uguaglianza, della competitività, della produttività, della creazione di posti di lavoro sostenibili e di qualità, dei programmi di apprendimento e formazione permanenti e dei redditi reali.
Emendamento 9
Proposta di decisione
Considerando 8
(8)  Gli Stati membri e l'Unione dovrebbero affrontare anche l'eredità sociale della crisi economica e finanziaria e mirare a costruire una società inclusiva in cui i cittadini siano messi in grado di prepararsi ai cambiamenti e di gestirli e possano partecipare attivamente alla società e all'economia, come indicato anche nella raccomandazione della Commissione sul coinvolgimento attivo delle persone escluse dal mercato del lavoro6. Si dovrebbe combattere la disuguaglianza, dovrebbero essere garantiti accesso e opportunità per tutti e dovrebbero essere ridotte povertà ed esclusione sociale (anche dei bambini), in particolare garantendo un efficace funzionamento dei mercati del lavoro e dei regimi di protezione sociale ed eliminando gli ostacoli all'istruzione e alla formazione e alla partecipazione al mercato del lavoro. Sui luoghi di lavoro nell'UE emergono nuovi modelli economici e di business e cambiano anche i rapporti di lavoro. Gli Stati membri dovrebbero provvedere affinché i nuovi rapporti di lavoro mantengano e rafforzino il modello sociale europeo.
(8)  Gli Stati membri e l'Unione dovrebbero affrontare anche l'eredità sociale della crisi economica e finanziaria e mirare a costruire una società inclusiva e socialmente giusta in cui i cittadini siano messi in grado di prepararsi ai cambiamenti e di gestirli e possano partecipare attivamente alla società e all'economia, come indicato anche nella raccomandazione della Commissione sul coinvolgimento attivo delle persone escluse dal mercato del lavoro6. Si dovrebbero combattere la disuguaglianza e la discriminazione, dovrebbero essere garantite pari opportunità per tutti e dovrebbero essere eliminate povertà ed esclusione sociale (soprattutto dei bambini), in particolare garantendo un efficace funzionamento dei mercati del lavoro e regimi di protezione sociale adeguati ed efficaci ed eliminando gli ostacoli all'istruzione e alla formazione e alla partecipazione al mercato del lavoro. Sui luoghi di lavoro nell'UE emergono nuovi modelli economici e di business e cambiano anche i rapporti di lavoro. Gli Stati membri dovrebbero provvedere affinché i nuovi rapporti di lavoro mantengano e rafforzino il modello sociale europeo assicurando che le persone in forme emergenti di lavoro siano coperte e protette dalle regolamentazioni sull'occupazione. Gli Stati membri dovrebbero sostenere le potenzialità delle persone disabili di contribuire alla crescita economica e allo sviluppo sociale.
__________________
__________________
6 COM(2008)0639 def.
6 COM(2008)0639 def.
Emendamento 10
Proposta di decisione
Considerando 8 bis (nuovo)
(8 bis)   La Commissione e gli Stati membri dovrebbero creare spazi di riflessione e dialogo con il sostegno di organizzazioni non governative (ONG) specializzate e di organizzazioni di persone che vivono la povertà, per garantire che queste ultime possano contribuire alla valutazione delle politiche che le riguardano.
Emendamento 11
Proposta di decisione
Considerando 11
(11)  Gli orientamenti integrati dovrebbero costituire la base di eventuali raccomandazioni specifiche per paese che il Consiglio può rivolgere agli Stati membri. Gli Stati membri dovrebbero sfruttare appieno il Fondo sociale europeo e gli altri fondi dell'Unione al fine di promuovere l'occupazione, l'inclusione sociale, l'apprendimento e l'istruzione permanenti e migliorare la pubblica amministrazione. Sebbene siano destinati agli Stati membri e all'Unione, gli orientamenti integrati dovrebbero essere attuati in partenariato con tutte le autorità nazionali, regionali e locali, con lo stretto coinvolgimento dei parlamenti, delle parti sociali e dei rappresentanti della società civile.
(11)  Gli orientamenti integrati e il pilastro europeo dei diritti sociali dovrebbero costituire la base di mirate raccomandazioni specifiche per paese che il Consiglio rivolge agli Stati membri. Gli Stati membri dovrebbero sfruttare appieno il Fondo sociale europeo e gli altri fondi dell'Unione al fine di promuovere l'occupazione, l'inclusione sociale, l'apprendimento e l'istruzione permanenti e migliorare la pubblica amministrazione. Sebbene siano destinati agli Stati membri e all'Unione, gli orientamenti integrati dovrebbero essere attuati in partenariato con tutte le autorità nazionali, regionali e locali, con lo stretto coinvolgimento dei parlamenti, delle parti sociali e dei rappresentanti della società civile.
Emendamento 12
Proposta di decisione
Considerando 12
(12)  In conformità del rispettivo mandato che ha fondamento nel trattato, il Comitato per l'occupazione e il Comitato per la protezione sociale dovrebbero monitorare in che modo si attuano le pertinenti politiche alla luce degli orientamenti per le politiche a favore dell'occupazione. Tali comitati e altri organi preparatori del Consiglio coinvolti nel coordinamento delle politiche economiche e sociali dovrebbero operare in stretta cooperazione,
(12)  In conformità del rispettivo mandato che ha fondamento nel trattato, il Comitato per l'occupazione e il Comitato per la protezione sociale dovrebbero monitorare in che modo si attuano le pertinenti politiche alla luce degli orientamenti per le politiche a favore dell'occupazione. Tali comitati e altri organi preparatori del Consiglio coinvolti nel coordinamento delle politiche economiche e sociali dovrebbero operare in stretta cooperazione con il Parlamento europeo, e in particolare con la commissione per l'occupazione e gli affari sociali, per assicurare la responsabilità democratica,
Emendamento 13
Proposta di decisione
Allegato – orientamento 5 – paragrafo 1
Gli Stati membri dovrebbero agevolare la creazione di posti di lavoro di qualità, anche riducendo gli ostacoli che le imprese incontrano nell'assumere personale, promuovendo l'imprenditorialità e il lavoro autonomo e, in particolare, sostenendo la creazione e la crescita delle microimprese e delle piccole imprese. Gli Stati membri dovrebbero promuovere attivamente l'economia sociale e favorire l'innovazione sociale.
Gli Stati membri dovrebbero agevolare la creazione di posti di lavoro sostenibili, accessibili e di qualità a tutti i livelli di competenze, in tutti i settori del mercato del lavoro e in tutte le regioni e investire in tale creazione, anche sviluppando pienamente il potenziale dei settori orientati al futuro, quali l'economia verde e circolare, il settore dell'assistenza e il settore digitale. Gli Stati membri dovrebbero mettere le persone in condizione di conciliare la vita lavorativa con quella privata, garantire che il luogo di lavoro sia adatto alle persone con disabilità e ai lavoratori più anziani, aiutare le imprese ad assumere personale e promuovere l'imprenditorialità responsabile e il lavoro autonomo, in particolare sostenendo la creazione e la crescita delle microimprese e delle piccole imprese. Gli Stati membri dovrebbero promuovere attivamente l'economia sociale e favorire l'innovazione sociale.
Emendamento 14
Proposta di decisione
Allegato – orientamento 5 – paragrafo 2
Gli Stati membri dovrebbero incoraggiare forme innovative di lavoro che creino opportunità di impiego per tutti in modo responsabile.
Gli Stati membri dovrebbero incoraggiare forme innovative di lavoro che creino opportunità di impiego di qualità per tutti in modo responsabile, tenendo conto dello sviluppo delle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione e assicurando al contempo la piena conformità con il diritto dell'Unione, la legislazione nazionale in materia di occupazione e le prassi occupazionali nazionali nonché con i sistemi di relazioni industriali. Gli Stati membri e la Commissione dovrebbero promuovere le buone prassi in tale ambito.
Emendamento 15
Proposta di decisione
Allegato – orientamento 5 – paragrafo 2 bis (nuovo)
Gli Stati membri dovrebbero ridurre la burocrazia allo scopo di alleviare gli oneri superflui sulle piccole e medie imprese, che contribuiscono notevolmente alla creazione di posti di lavoro.
Emendamento 16
Proposta di decisione
Allegato – orientamento 5 – paragrafo 3
L'onere fiscale dovrebbe essere trasferito dal lavoro ad altre fonti di imposizione meno sfavorevoli all'occupazione e alla crescita, tenendo conto dell'effetto ridistribuivo del sistema fiscale, preservando al contempo le entrate necessarie a un'adeguata protezione sociale e a una spesa che stimoli la crescita.
Gli Stati membri dovrebbero adoperarsi per ridurre gradualmente l'onere fiscale sul lavoro e trasferirlo ad altre fonti di imposizione meno sfavorevoli all'occupazione e alla crescita, tenendo conto dell'effetto ridistribuivo del sistema fiscale, preservando al contempo le entrate necessarie a un'adeguata protezione sociale e a una spesa che stimoli la crescita, inclusi gli investimenti nei servizi pubblici di interesse generale.
Emendamento 17
Proposta di decisione
Allegato – orientamento 5 – paragrafo 4
È opportuno che gli Stati membri, in linea con le prassi nazionali e nel rispetto dell'autonomia delle parti sociali, favoriscano meccanismi di determinazione dei salari trasparenti e prevedibili, permettendo l'adeguamento dei salari all'andamento della produttività e garantendo retribuzioni eque che offrano un tenore di vita dignitoso. Tali meccanismi dovrebbero tenere in considerazione le differenze tra i livelli di competenze e le divergenze in termini di risultati economici tra regioni, settori e imprese. Nel rispetto delle prassi nazionali, gli Stati membri e le parti sociali dovrebbero garantire livelli salariali minimi adeguati, tenendo conto degli effetti su competitività, creazione di posti di lavoro e livelli di povertà lavorativa.
È opportuno che gli Stati membri, in linea con le prassi nazionali e nel rispetto dell'autonomia delle parti sociali, favoriscano meccanismi di determinazione dei salari trasparenti e prevedibili, permettendo l'adeguamento dei salari all'andamento della produttività e garantendo retribuzioni eque che offrano un tenore di vita dignitoso in modo sostenibile e responsabile. Tali meccanismi dovrebbero tenere in considerazione le differenze tra i livelli di competenze e le divergenze in termini di risultati economici tra regioni, settori e imprese. Nel rispetto delle prassi nazionali, gli Stati membri e le parti sociali dovrebbero garantire livelli salariali minimi adeguati, tenendo conto degli effetti su competitività, creazione di posti di lavoro e livelli di povertà lavorativa.
Emendamento 18
Proposta di decisione
Allegato – orientamento 6 – titolo
Orientamento 6: migliorare l'offerta di forza lavoro: accesso all'occupazione, abilità e competenze
Orientamento 6: migliorare l'offerta di forza lavoro e agevolare l'accesso all'occupazione, abilità e competenze
Emendamento 19
Proposta di decisione
Allegato – orientamento 6 – paragrafo 1
Nell'ambito di cambiamenti tecnologici, ambientali e demografici, gli Stati membri, in collaborazione con le parti sociali, dovrebbero promuovere la produttività e l'occupabilità mediante un'adeguata offerta di conoscenze, abilità e competenze pertinenti per tutto l'arco della vita lavorativa delle persone, rispondendo alle esigenze attuali e future del mercato del lavoro. Gli Stati membri dovrebbero effettuare i necessari investimenti nella formazione e istruzione iniziale e continua. Essi dovrebbero collaborare con le parti sociali, gli erogatori di istruzione e formazione e le altre parti interessate per affrontare le debolezze strutturali dei sistemi di istruzione e formazione, fornire un'istruzione, una formazione e un apprendimento permanente di qualità e inclusivi. Essi dovrebbero garantire il trasferimento dei diritti in materia di formazione durante le transizioni professionali. Ciò dovrebbe consentire a tutti di meglio prepararsi e adattarsi alle esigenze del mercato del lavoro e di gestire con successo le transizioni, rafforzando così la resilienza complessiva dell'economia di fronte alle crisi.
Nell'ambito di cambiamenti tecnologici, ambientali e demografici, gli Stati membri, in collaborazione con le parti sociali e la società civile, dovrebbero promuovere la sostenibilità, la produttività e l'occupabilità mediante un'adeguata offerta di conoscenze, abilità e competenze pertinenti per tutto l'arco della vita lavorativa delle persone, rispondendo alle opportunità attuali e a quelle future previste del mercato del lavoro anche attraverso la promozione mirata della formazione nei settori della scienza, della tecnologia, dell'ingegneria e della matematica. Gli Stati membri dovrebbero effettuare i necessari investimenti nella formazione e istruzione iniziale e continua e nell'apprendimento permanente, concentrandosi non soltanto sull'istruzione formale, ma anche sull'apprendimento non formale e informale, e garantendo pari opportunità e parità di accesso per tutti. Essi dovrebbero collaborare con le parti sociali, gli erogatori di istruzione e formazione, le organizzazioni della società civile e le altre parti interessate per migliorare la qualità dei sistemi di istruzione e formazione e affrontarne le debolezze strutturali, fornire un'istruzione, una formazione e un apprendimento permanente di qualità e inclusivi, tenendo anche conto delle specifiche esigenze delle persone disabili, delle minoranze etniche e nazionali, degli immigrati e dei rifugiati. Gli Stati membri dovrebbero garantire il trasferimento dei diritti alla formazione durante i cambiamenti nella vita professionale mediante un sistema a punti e l'accumulo dei diritti associati. Ciò dovrebbe consentire a tutti di meglio prepararsi e adattarsi alle esigenze del mercato del lavoro, di evitare gli squilibri tra domanda e offerta di competenze e di gestire con successo le transizioni, rafforzando così la resilienza complessiva dell'economia di fronte alle crisi.
Emendamento 20
Proposta di decisione
Allegato – orientamento 6 – paragrafo 2
Gli Stati membri dovrebbero promuovere le pari opportunità nell'istruzione e aumentare i livelli generali di istruzione, in particolare per i meno qualificati. Essi dovrebbero garantire la qualità dei risultati dell'apprendimento, rafforzare le competenze di base, ridurre il numero di giovani che abbandonano la scuola, migliorare la pertinenza dei diplomi di istruzione superiore per il mercato del lavoro, migliorare le capacità di monitoraggio e previsione e aumentare la partecipazione degli adulti all'istruzione e formazione continua. Gli Stati membri dovrebbero rafforzare l'apprendimento basato sul lavoro nei loro sistemi di istruzione e formazione professionale, anche mediante apprendistati efficaci e di qualità, rendere le competenze più visibili e comparabili e aumentare le possibilità di avere riconosciute e convalidate le qualifiche e le competenze acquisite al di fuori dell'istruzione e della formazione formali. Essi dovrebbero migliorare e incrementare l'offerta di formazione professionale continua flessibile e la partecipazione a essa. Gli Stati membri dovrebbero inoltre sostenere gli adulti scarsamente qualificati nel mantenere o sviluppare l'occupabilità a lungo termine stimolando l'accesso e la partecipazione a opportunità di apprendimento di qualità, mediante la creazione di percorsi di miglioramento del livello delle competenze, compresa una valutazione delle competenze, una corrispondente offerta di istruzione e formazione e la convalida e il riconoscimento delle competenze acquisite.
Gli Stati membri dovrebbero promuovere le pari opportunità nell'istruzione, inclusa l'istruzione nella prima infanzia, e aumentare i livelli generali di istruzione, in particolare per i meno qualificati e i discenti provenienti da contesti svantaggiati. Essi dovrebbero garantire la qualità dei risultati dell'apprendimento, sviluppare e rafforzare le competenze di base, promuovere lo sviluppo delle competenze imprenditoriali, ridurre il numero di giovani che abbandonano la scuola, migliorare la pertinenza dei diplomi di istruzione superiore per il mercato del lavoro, migliorare le capacità di monitoraggio e previsione e aumentare la partecipazione degli adulti all'istruzione e formazione continua, anche attraverso politiche che prevedano congedi a fini di istruzione e formazione nonché misure di formazione professionale e apprendimento permanente sul lavoro. Gli Stati membri dovrebbero rafforzare l'apprendimento basato sul lavoro nei loro sistemi di istruzione e formazione professionale, anche mediante apprendistati efficaci e di qualità, rendere le competenze più visibili e comparabili e aumentare le possibilità di avere riconosciute e convalidate le qualifiche e le competenze acquisite al di fuori dell'istruzione e della formazione formali. Essi dovrebbero migliorare e incrementare l'offerta di formazione professionale continua flessibile e la partecipazione a essa. Gli Stati membri dovrebbero inoltre sostenere in modo mirato gli adulti scarsamente qualificati nel mantenere o sviluppare l'occupabilità a lungo termine stimolando l'accesso e la partecipazione a opportunità di apprendimento di qualità, mediante la creazione di percorsi di miglioramento del livello delle competenze, compresa una valutazione delle competenze, un'offerta di istruzione e formazione che corrisponda alle opportunità sul mercato del lavoro e la convalida e il riconoscimento delle competenze acquisite.
Emendamento 21
Proposta di decisione
Allegato – orientamento 6 – paragrafo 2 bis (nuovo)
Al fine di promuovere il benessere a lungo termine e la produttività della loro forza lavoro, gli Stati membri dovrebbero assicurare che i propri sistemi di istruzione e formazione, oltre che soddisfare le esigenze del mercato del lavoro, siano tesi a promuovere lo sviluppo personale, la coesione sociale, la comprensione interculturale e la cittadinanza attiva.
Emendamento 22
Proposta di decisione
Allegato – orientamento 6 – paragrafo 3
Si dovrebbe porre rimedio all'elevato tasso di disoccupazione e inattività, anche mediante un'assistenza tempestiva e su misura basata sul sostegno alla ricerca di un impiego, alla formazione e alla riqualificazione. Strategie globali che includano la valutazione individuale approfondita entro 18 mesi dall'inizio della disoccupazione dovrebbero essere perseguite al fine di ridurre e prevenire in misura significativa la disoccupazione strutturale. La disoccupazione giovanile e gli elevati tassi di giovani che non studiano, non frequentano corsi di formazione e non lavorano (NEET) dovrebbero continuare ad essere affrontati mediante un miglioramento strutturale della transizione dalla scuola al lavoro, anche grazie alla piena attuazione della garanzia per i giovani1.
Si dovrebbe porre rimedio all'elevato tasso di disoccupazione nonché alla disoccupazione e inattività a lungo termine, anche mediante un'assistenza tempestiva, integrata e su misura basata sul sostegno alla ricerca di un impiego, alla formazione, alla riqualificazione e a un seguito adeguato. A tal fine, è necessario un approccio coordinato ai servizi sociali e per l'impiego, vale a dire una stretta collaborazione tra i servizi per l'impiego, i servizi sociali, le parti sociali e le autorità locali. Strategie globali che includano la valutazione individuale approfondita quanto prima possibile dovrebbero essere perseguite al fine di ridurre e prevenire in misura significativa la disoccupazione strutturale a lungo termine. La disoccupazione giovanile e gli elevati tassi di giovani che non studiano, non frequentano corsi di formazione e non lavorano (NEET) dovrebbero continuare ad essere affrontati mediante un miglioramento strutturale della transizione dalla scuola al lavoro, anche grazie alla piena attuazione della garanzia per i giovani1.
__________________
__________________
1 GU C 120 del 26.4.2013, pag. 1–6.
1 GU C 120 del 26.4.2013, pag. 1.
Emendamento 23
Proposta di decisione
Allegato – orientamento 6 – paragrafo 4
Le riforme fiscali per ridurre la pressione fiscale sul lavoro dovrebbero mirare a rimuovere gli ostacoli e i disincentivi alla partecipazione al mercato del lavoro, in particolare per le persone più lontane dallo stesso. Gli Stati membri dovrebbero sostenere un ambiente di lavoro adeguato alle persone con disabilità, anche mediante iniziative di sostegno finanziario e servizi che consentano loro di partecipare al mercato del lavoro e alla società.
Le riforme fiscali per spostare gradualmente la pressione fiscale dal lavoro dovrebbero mirare a rimuovere gli ostacoli ingiustificati e l'eccesso di burocrazia e fornire incentivi alla partecipazione al mercato del lavoro, in particolare per le persone più lontane dallo stesso, assicurando al contempo che il trasferimento della pressione fiscale non metta a rischio la sostenibilità dello Stato sociale. Gli Stati membri dovrebbero sostenere un ambiente di lavoro adeguato alle persone con disabilità e ai lavoratori più anziani, anche mediante iniziative di sostegno finanziario e servizi che consentano loro di partecipare al mercato del lavoro e alla società nel suo complesso. Gli Stati membri e la Commissione dovrebbero promuovere l'occupazione assistita in un mercato del lavoro aperto e inclusivo.
Emendamento 24
Proposta di decisione
Allegato – orientamento 6 – paragrafo 5
Gli ostacoli alla partecipazione e all'avanzamento di carriera dovrebbero essere eliminati al fine di garantire la parità di genere e una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro, anche mediante la parità di retribuzione per un lavoro di pari valore. Dovrebbe essere promossa la conciliazione tra lavoro e vita familiare, in particolare mediante l'accesso all'assistenza a lungo termine e all'educazione e cura della prima infanzia di qualità e a prezzi accessibili. Gli Stati membri dovrebbero provvedere affinché i genitori e le altre persone con responsabilità di assistenza abbiano accesso a congedi familiari adeguati e a modalità di lavoro flessibili per conciliare lavoro e vita privata, oltre a promuovere un uso equilibrato di tali diritti tra uomini e donne.
Gli ostacoli alla partecipazione e all'avanzamento di carriera dovrebbero essere eliminati al fine di garantire la parità di genere e una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro, anche mediante la parità di retribuzione per un lavoro di pari valore in tutti i settori e in tutte le professioni. Gli Stati membri dovrebbero elaborare e attuare politiche in materia di trasparenza salariale e di audit sulle retribuzioni al fine di colmare il divario retributivo di genere. Gli Stati membri sono tenuti ad applicare la direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio1 bis, stabilendo sanzioni efficaci, proporzionali e dissuasive nei confronti dei datori di lavoro che pagano retribuzioni diverse per lo stesso lavoro, a seconda che sia svolto da un uomo o da una donna. Dovrebbe essere garantita per tutti la conciliazione tra lavoro, vita privata e vita familiare. Gli Stati membri dovrebbero provvedere affinché i genitori e le altre persone con responsabilità di assistenza abbiano accesso a congedi familiari e assistenziali adeguati, a un'assistenza a lungo termine e a un'educazione e cura della prima infanzia economicamente accessibili e di qualità e a modalità di lavoro flessibili orientate al lavoratore, come il telelavoro e il lavoro intelligente, per conciliare lavoro e vita privata, oltre a promuovere un uso equilibrato di tali diritti tra uomini e donne. Gli Stati membri dovrebbero assicurare il sostegno ai prestatori di assistenza che sono costretti a limitare la propria attività professionale o a porvi fine per potersi occupare in modo adeguato di qualcuno.
________________
1 bis Direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego (GU L 204 del 26.7.2006, pag. 23).
Emendamento 25
Proposta di decisione
Allegato – orientamento 7 – paragrafo 2
Le politiche dovrebbero essere volte a migliorare e sostenere la corrispondenza tra offerta e domanda di lavoro e le transizioni verso il mondo del lavoro. Gli Stati membri dovrebbero favorire efficacemente l'inserimento attivo di chi può partecipare al mercato del lavoro. Essi dovrebbero rafforzare l'efficacia delle politiche attive del mercato del lavoro, ampliandone gli obiettivi, la portata, il campo d'azione e migliorandone la connessione al sostegno al reddito, sulla base dei diritti e delle responsabilità dei disoccupati di cercare attivamente lavoro. Gli Stati membri dovrebbero ambire a servizi pubblici per l'impiego più efficaci, garantendo un'assistenza tempestiva e su misura per assistere le persone in cerca di lavoro, sostenendo la domanda del mercato del lavoro e attuando una gestione basata sui risultati.
Le politiche dovrebbero essere volte a migliorare e sostenere la corrispondenza tra offerta e domanda di lavoro e le transizioni verso il mondo del lavoro affinché i lavoratori siano in grado di avanzare nella carriera. Gli Stati membri dovrebbero favorire efficacemente l'inserimento attivo di chi può partecipare al mercato del lavoro attraverso un sostegno individuale e servizi integrati nell'ambito di un approccio più ampio di inclusione attiva. Essi dovrebbero rafforzare l'efficacia delle politiche attive del mercato del lavoro, ampliandone i finanziamenti, gli obiettivi, la portata, il campo d'azione e assicurando un adeguato sostegno al reddito per i disoccupati che cercano attivamente lavoro, tenendo conto al contempo dei diritti e delle responsabilità dei disoccupati. Ciò significa anche collaborare con le parti sociali e gli altri soggetti interessati, tra cui le organizzazioni della società civile, al fine di aumentare l'efficacia e la responsabilità di tali politiche. Gli Stati membri dovrebbero ambire a servizi pubblici per l'impiego più efficaci, interconnessi e di qualità, garantendo un'assistenza tempestiva e su misura per assistere le persone in cerca di lavoro, consentendo loro di cercare lavoro in tutta l'Unione, sostenendo la domanda del mercato del lavoro e attuando una gestione basata sui risultati.
Emendamento 26
Proposta di decisione
Allegato – orientamento 7 – paragrafo 3
Gli Stati membri dovrebbero fornire ai disoccupati adeguate prestazioni di disoccupazione per un periodo di tempo ragionevole, in linea con i loro contributi e le norme nazionali in materia di ammissibilità. Tali prestazioni non dovrebbero costituire un disincentivo a un rapido ritorno all'occupazione.
Gli Stati membri dovrebbero fornire ai disoccupati adeguate prestazioni di disoccupazione per un periodo sufficiente a consentire loro di trovare un posto di lavoro di qualità in un tempo ragionevole, in linea con i loro contributi e le norme nazionali in materia di ammissibilità. Tali prestazioni dovrebbero essere affiancate da politiche e misure attive sul mercato del lavoro che offrano incentivi per un rapido ritorno a un impiego di qualità.
Emendamento 27
Proposta di decisione
Allegato – orientamento 7 – paragrafo 4
La mobilità dei discenti e dei lavoratori dovrebbe essere promossa con l'obiettivo di migliorare le competenze in termini di occupabilità e di sfruttare pienamente il potenziale del mercato del lavoro europeo. Dovrebbero essere eliminati gli ostacoli alla mobilità nel settore dell'istruzione e della formazione, delle pensioni professionali e individuali e nel riconoscimento delle qualifiche. Gli Stati membri dovrebbero adottare misure affinché le procedure amministrative non siano un elemento di impedimento o complicazione per i lavoratori di altri Stati membri che accedono a un'attività lavorativa. Gli Stati membri dovrebbero inoltre prevenire gli abusi delle norme vigenti e affrontare la potenziale "fuga di cervelli" da alcune regioni.
La mobilità dei discenti e dei lavoratori dovrebbe essere garantita quale libertà fondamentale con l'obiettivo di migliorare le competenze e di sfruttare pienamente il potenziale del mercato del lavoro europeo. Si dovrebbe promuovere anche la mobilità interna. Dovrebbero essere eliminati gli ostacoli alla mobilità nel settore dell'istruzione e della formazione, delle pensioni professionali e individuali, nell'accesso alla protezione sociale e nel riconoscimento delle qualifiche e delle competenze, così come i requisiti linguistici sproporzionati. I lavoratori mobili dovrebbero essere sostenuti anche migliorando il loro accesso ai diritti sul posto di lavoro e la loro consapevolezza degli stessi. Gli Stati membri dovrebbero adottare misure affinché le procedure amministrative non siano un elemento di impedimento o complicazione per i lavoratori di altri Stati membri che accedono a un'attività lavorativa. Gli Stati membri dovrebbero inoltre prevenire gli abusi delle norme vigenti e affrontare la potenziale "fuga di cervelli" da alcune regioni. Dovrebbero farlo aumentando e sostenendo gli investimenti nei settori aventi un concreto potenziale di creare opportunità di impiego di elevata qualità, quali l'economia verde e l'economia circolare, il settore dell'assistenza e quello digitale.
Emendamento 28
Proposta di decisione
Allegato – orientamento 7 – paragrafo 5
In linea con le prassi nazionali e al fine di conseguire un dialogo sociale più efficace e migliori risultati socioeconomici, gli Stati membri dovrebbero garantire il coinvolgimento tempestivo e significativo delle parti sociali nell'elaborazione e nell'attuazione delle riforme e delle politiche economiche, occupazionali e sociali, anche fornendo sostegno per potenziare la capacità delle parti sociali. Le parti sociali dovrebbero essere incoraggiate a negoziare e concludere accordi collettivi negli ambiti di loro interesse, nel pieno rispetto della loro autonomia e del diritto all'azione collettiva.
In linea con le prassi nazionali e con i principi di partenariato e al fine di conseguire un dialogo sociale e civile più efficace e migliori risultati socioeconomici, gli Stati membri dovrebbero garantire il coinvolgimento tempestivo, autentico e significativo delle parti sociali e delle organizzazioni della società civile nell'elaborazione, nell'attuazione e nella valutazione delle riforme e delle politiche economiche, occupazionali e sociali, e in tutte le fasi del processo, anche fornendo sostegno per potenziare la capacità delle parti sociali e civili e delle organizzazioni della società civile. Tale coinvolgimento non dovrebbe limitarsi a una mera consultazione delle parti interessate. Le parti sociali dovrebbero essere incoraggiate a negoziare e concludere accordi collettivi negli ambiti di loro interesse, nel pieno rispetto della loro autonomia e del diritto all'azione collettiva. Anche i lavoratori con contratti atipici e i lavoratori autonomi dovrebbero essere in grado di esercitare il loro diritto di organizzazione e di contrattazione collettiva. Gli Stati membri dovrebbero prendere provvedimenti per rafforzare il ruolo delle parti sociali.
Emendamento 29
Proposta di decisione
Allegato – orientamento 8 – titolo
Orientamento 8: promuovere le pari opportunità per tutti, favorire l'inclusione sociale e combattere la povertà
Orientamento 8: promuovere l'uguaglianza e le pari opportunità e la non discriminazione per tutti, favorire l'inclusione sociale e combattere la povertà
Emendamento 30
Proposta di decisione
Allegato – orientamento 8 – paragrafo 1
Gli Stati membri dovrebbero promuovere mercati del lavoro inclusivi, aperti a tutti, mettendo in atto misure efficaci intese a promuovere le pari opportunità per i gruppi sottorappresentati sul mercato del lavoro. Essi dovrebbero garantire la parità di trattamento in materia di occupazione, protezione sociale, istruzione e accesso a beni e servizi, a prescindere da sesso, razza o origine etnica, religione o convinzioni personali, disabilità, età o orientamento sessuale.
Gli Stati membri, in cooperazione con le autorità locali e regionali, dovrebbero mettere in atto misure efficaci per combattere tutte le forme di discriminazione e promuovere pari opportunità affinché tutte le persone possano partecipare alla società. Tali misure dovrebbero includere la promozione di mercati del lavoro inclusivi, aperti a tutti, anche attraverso misure che contrastino la discriminazione nell'accesso e sul mercato del lavoro, per sostenere le persone che sono discriminate, sottorappresentate o in situazioni vulnerabili. Gli Stati membri dovrebbero garantire la parità di trattamento e la lotta contro tutti i tipi di discriminazione nell'ambito di occupazione, protezione sociale, istruzione e accesso a beni e servizi, a prescindere da sesso, razza o origine etnica, religione o convinzioni personali, disabilità, età, orientamento sessuale o contesto socioeconomico. A tale scopo, sono necessarie misure particolari a sostegno delle persone in situazioni vulnerabili, e tali misure devono essere supportate da adeguati finanziamenti per prevenire qualsiasi potenziale concorrenza per le risorse tra i beneficiari interessati.
Emendamento 31
Proposta di decisione
Allegato – orientamento 8 – paragrafo 2
Gli Stati membri dovrebbero modernizzare i regimi di protezione sociale per fornire un'efficace, efficiente e adeguata protezione sociale in tutte le fasi della vita di un individuo, favorendo l'inclusione sociale e la mobilità sociale ascendente, la partecipazione al mercato del lavoro e la lotta alle disuguaglianze, anche mediante l'impostazione dei sistemi fiscali e previdenziali. La modernizzazione dei regimi di protezione sociale dovrebbe portare a una migliore accessibilità, sostenibilità, adeguatezza e qualità.
Gli Stati membri dovrebbero migliorare i regimi di protezione sociale per fornire un'efficace, efficiente e adeguata protezione sociale in tutte le fasi della vita di un individuo, compresi i lavoratori autonomi, favorendo l'inclusione sociale e la mobilità sociale ascendente, la partecipazione al mercato del lavoro e la lotta alle disuguaglianze, anche mediante l'impostazione dei sistemi fiscali e previdenziali. I miglioramenti e le innovazioni nei regimi di protezione sociale dovrebbero portare a un accesso, una disponibilità, una sostenibilità, un'adeguatezza e una qualità migliori.
Emendamento 32
Proposta di decisione
Allegato – orientamento 8 – paragrafo 3
Gli Stati membri dovrebbero elaborare e attuare strategie preventive e integrate combinando i tre elementi del coinvolgimento attivo: sostegno a un reddito adeguato, mercati del lavoro inclusivi e accesso a servizi di qualità. I sistemi di protezione sociale dovrebbero garantire il diritto a un adeguato reddito minimo per chiunque non disponga di risorse sufficienti e promuovere l'inclusione sociale incoraggiando le persone a partecipare attivamente al mercato del lavoro e alla società.
Gli Stati membri dovrebbero elaborare e attuare strategie preventive e integrate combinando i tre elementi del coinvolgimento attivo: sostegno a un reddito adeguato, mercati del lavoro inclusivi e accesso a servizi di qualità calibrato sui bisogni dei singoli. I sistemi di protezione sociale dovrebbero garantire un adeguato reddito minimo per chiunque non disponga di risorse sufficienti e promuovere l'inclusione sociale incoraggiando le persone a partecipare attivamente al mercato del lavoro e alla società.
Emendamento 33
Proposta di decisione
Allegato – orientamento 8 – paragrafo 3 bis (nuovo)
Analogamente, gli Stati membri dovrebbero, con il sostegno della Commissione, promuovere la partecipazione attiva delle ONG specializzate nella lotta contro la povertà e delle organizzazioni di persone che vivono in condizioni di povertà allo sviluppo di politiche volte a combattere la povertà e l’esclusione sociale.
Emendamento 34
Proposta di decisione
Allegato – orientamento 8 – paragrafo 4
Servizi a costi ragionevoli, accessibili e di qualità come l'assistenza all'infanzia, i servizi di assistenza al di fuori dell'orario scolastico, l'istruzione, la formazione, l'alloggio, i servizi sanitari e di assistenza a lungo termine sono fondamentali per garantire pari opportunità, anche per i bambini e i giovani. Particolare attenzione dovrebbe essere rivolta alla lotta contro la povertà e l'esclusione sociale, compresa la riduzione della povertà lavorativa. Gli Stati membri dovrebbero garantire che tutti abbiano accesso ai servizi essenziali, tra cui l'acqua, i servizi igienico-sanitari, l'energia, i trasporti, i servizi finanziari e le comunicazioni digitali. Alle persone in stato di bisogno o vulnerabili, gli Stati membri dovrebbero garantire l'accesso a un'assistenza sociale adeguata in materia di alloggio e il diritto a un'assistenza e a una protezione adeguate contro lo sfratto forzato. La deprivazione abitativa dovrebbe essere affrontata in modo specifico. Dovrebbero essere prese in considerazione le necessità specifiche delle persone con disabilità.
L'accesso e la disponibilità di servizi a costi ragionevoli, accessibili e di qualità come l'assistenza all'infanzia, i servizi di assistenza al di fuori dell'orario scolastico, l'istruzione, la formazione, l'alloggio, i servizi sanitari, di riabilitazione e di assistenza a lungo termine sono fondamentali per garantire pari opportunità, anche per i bambini, i giovani, le minoranze etniche e i migranti. I bambini che vivono in povertà dovrebbero avere accesso all'assistenza sanitaria gratuita, all'istruzione e a strutture per l'infanzia gratuite, a un alloggio dignitoso e a un'alimentazione adeguata. Particolare attenzione dovrebbe essere rivolta alla lotta contro la povertà e l'esclusione sociale, compresa la riduzione della povertà lavorativa, e la discriminazione. Gli Stati membri dovrebbero garantire che tutti abbiano accesso ai servizi essenziali e che tali servizi abbiano un costo accessibile, tra cui l'istruzione, l'assistenza sanitaria, l'alloggio, l'acqua pulita, i servizi igienico-sanitari, l'energia, i trasporti, i servizi finanziari e le comunicazioni digitali. Alle persone in stato di bisogno o in una situazione vulnerabile, gli Stati membri dovrebbero garantire l'accesso a un'assistenza sociale adeguata in materia di alloggio e il diritto a un'assistenza e a una protezione adeguate contro lo sfratto forzato. La deprivazione abitativa dovrebbe essere affrontata in modo specifico. Dovrebbero essere prese in considerazione le necessità specifiche delle persone con disabilità nonché le loro potenzialità. A tal fine gli Stati membri dovrebbero tra l'altro rivedere i loro sistemi di valutazione della disabilità per evitare la creazione di barriere all'accesso al mercato del lavoro.
Emendamento 35
Proposta di decisione
Allegato – orientamento 8 – paragrafo 4 bis (nuovo)
Gli Stati membri dovrebbero garantire che ai datori di lavoro che assumono persone con disabilità siano forniti un sostegno e un'assistenza adeguati. La fornitura di assistenza personale nell'istruzione e nei servizi per l'impiego delle persone disabili dovrebbe essere promossa e sostenuta.
Emendamento 36
Proposta di decisione
Allegato – orientamento 8 – paragrafo 5
Gli Stati membri dovrebbero garantire il diritto a un accesso tempestivo a servizi di assistenza sanitaria e a lungo termine di buona qualità e a prezzi abbordabili, salvaguardando nel contempo la sostenibilità sul lungo periodo.
Gli Stati membri dovrebbero garantire il diritto a un accesso tempestivo a servizi di assistenza sanitaria e a lungo termine di buona qualità, accessibili e a prezzi abbordabili, salvaguardando nel contempo la sostenibilità sul lungo periodo.
Emendamento 37
Proposta di decisione
Allegato – orientamento 8 – paragrafo 6
In un contesto di maggiore longevità e di cambiamento demografico, gli Stati membri dovrebbero garantire la sostenibilità e l'adeguatezza dei sistemi pensionistici per donne e uomini, offrendo pari opportunità per i lavoratori dipendenti e i lavoratori autonomi, di entrambi i sessi, di maturare diritti a pensione, anche mediante regimi integrativi per assicurare una vita dignitosa. Le riforme pensionistiche dovrebbero essere sostenute da misure che prolungano la vita lavorativa ed incrementano l'età effettiva di pensionamento, ad esempio limitando l'uscita precoce dal mercato del lavoro e aumentando l'età pensionabile legale per tener conto dell'aumento della speranza di vita. Gli Stati membri dovrebbero stabilire un dialogo costruttivo con le pertinenti parti interessate e consentire un'opportuna introduzione progressiva delle riforme.
Gli Stati membri dovrebbero garantire con urgenza la sostenibilità e l'adeguatezza dei sistemi pensionistici per donne e uomini, offrendo pari opportunità per tutti i lavoratori dipendenti e i lavoratori autonomi di maturare adeguati diritti a pensione obbligatori per assicurare una vita dignitosa, mirando anche a garantire un reddito adeguato per le persone anziane che sia almeno al di sopra della soglia di povertà. Dovrebbe essere previsto un accesso non discriminatorio ai regimi supplementari che possa servire da integrazione a un solido regime pensionistico obbligatorio. In funzione dei meccanismi istituzionali degli Stati membri o del diritto nazionale, le pensioni, basate unicamente sul primo pilastro o su una combinazione del primo e del secondo pilastro, dovrebbero costituire un reddito sostitutivo adeguato basato sulle retribuzioni precedenti del lavoratore. Gli Stati membri dovrebbero garantire adeguati crediti pensionistici alle persone che hanno trascorso del tempo al di fuori del mercato del lavoro allo scopo di fornire assistenza in maniera informale. Le riforme pensionistiche, compreso un possibile aumento dell'età di pensionamento effettiva, dovrebbero essere inquadrate all'interno di strategie per un invecchiamento attivo e sano e sostenute da misure che prolungano la vita lavorativa per chi desidera lavorare più a lungo. Ai lavoratori prossimi al pensionamento dovrebbe essere offerta la possibilità di scegliere volontariamente di ridurre l'orario di lavoro. Gli Stati membri dovrebbero stabilire un dialogo costruttivo con le parti sociali e la società civile e consentire un'opportuna introduzione progressiva di tutte le riforme.

(1) Testi approvati, P8_TA(2016)0355.
(2) GU C 265 dell’11.8.2017, pag. 1.


Stato di previsione delle entrate e delle spese per l'esercizio 2019 – Sezione I – Parlamento europeo
PDF 287kWORD 63k
Risoluzione del Parlamento europeo del 19 aprile 2018 sullo stato di previsione delle entrate e delle spese del Parlamento europeo per l'esercizio 2019 (2018/2001(BUD))
P8_TA(2018)0182A8-0146/2018

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 314 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(1), in particolare l'articolo 36,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(2),

–  visto l'accordo interistituzionale, del 2 dicembre 2013, tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria(3) (AII del 2 dicembre 2013),

–  visto il regolamento (EU, Euratom) n. 1023/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2013, che modifica lo statuto dei funzionari dell'Unione europea e il regime applicabile agli altri agenti dell'Unione europea(4),

–  vista la sua risoluzione del 5 aprile 2017 sullo stato di previsione delle entrate e delle spese del Parlamento europeo per l'esercizio 2018(5),

–  vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2017 concernente la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2018(6),

–  vista la sua risoluzione del 30 novembre 2017 sul progetto comune di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2018, approvato dal comitato di conciliazione nel quadro della procedura di bilancio(7),

–  vista la relazione del Segretario generale all'Ufficio di presidenza in vista della definizione del progetto preliminare di stato di previsione del Parlamento per l'esercizio 2019,

–  visto il progetto preliminare di stato di previsione stabilito dall'Ufficio di presidenza il 16 aprile 2018 a norma dell'articolo 25, paragrafo 7, e dell'articolo 96, paragrafo 1, del regolamento del Parlamento,

–  visto il progetto di stato di previsione redatto dalla commissione per i bilanci a norma dell'articolo 96, paragrafo 2, del regolamento del Parlamento,

–  visto l'articolo 96 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i bilanci (A8-0146/2018),

A.  considerando che questa è la quarta procedura di bilancio completa che si svolge nella nuova legislatura e la sesta procedura del Quadro finanziario pluriennale 2014-2020;

B.  considerando che il bilancio 2019, quale proposto nella relazione del Segretario generale, è elaborato nel contesto di un aumento annuale, sia in termini reali che di inflazione, del massimale della rubrica V, che lascia un maggiore margine per la crescita e gli investimenti come pure per il proseguimento delle misure intese a conseguire risparmi e a migliorare l'efficienza nonché orientate a un bilancio basato sulla performance;

C.  considerando che gli obiettivi prioritari proposti dal Segretario generale per il bilancio 2019 sono i seguenti: la campagna elettorale del Parlamento europeo per il 2019, i progetti nel settore della sicurezza, i progetti immobiliari pluriennali, lo sviluppo dell'informatica, il miglioramento dei servizi prestati ai deputati e la promozione di un approccio verde ai trasporti;

D.  considerando che il Segretario generale ha proposto un importo pari a 2 016 644 000 EUR per il progetto preliminare di stato di previsione del Parlamento per il 2019, importo che rappresenta un aumento complessivo del 3,38 % rispetto al bilancio 2018 (inclusi 37,3 milioni di EUR per il passaggio alla nuova legislatura e 34,3 milioni di EUR per altre spese straordinarie) e una quota del 18,79 % della rubrica V del QFP 2014-2020;

E.  considerando che quasi due terzi del bilancio sono costituiti da spese indicizzate, che riguardano principalmente le retribuzioni, le pensioni, le spese mediche e le indennità dei deputati (23 %) e del personale (34 %) in servizio e in pensione nonché gli edifici (13 %), che sono adeguate a norma dello statuto dei funzionari e dello statuto dei deputati sulla base dell'indicizzazione specifica per settore o del tasso di inflazione;

F.  considerando che, nella sua risoluzione del 29 aprile 2015 sullo stato di previsione delle entrate e delle spese del Parlamento europeo per l'esercizio 2016(8), il Parlamento ha già sottolineato che il bilancio 2016 avrebbe dovuto avere un impianto realistico ed essere conforme ai principi della disciplina di bilancio e della sana gestione finanziaria;

G.  considerando che la credibilità del Parlamento in quanto ramo dell'autorità di bilancio dipende in una certa misura dalla sua capacità di gestire le proprie spese e di sviluppare la democrazia al livello dell'Unione;

H.  considerando che il Fondo pensionistico volontario è stato costituito nel 1990 in base alla regolamentazione dell'Ufficio di presidenza concernente il regime di vitalizio integrativo (volontario)(9);

Quadro generale

1.  sottolinea che nel 2019 è opportuno mantenere la quota del bilancio del Parlamento al di sotto del 20 % della rubrica V; constata che il livello dello stato di previsione per il 2019 corrisponde al 18,53 %, percentuale che è inferiore a quella del 2018 (18,85 %) e che è la più bassa della rubrica V negli ultimi 15 anni;

2.  sottolinea che la quota più consistente del bilancio del Parlamento è fissata da obblighi statutari o contrattuali ed è soggetta ad indicizzazione annuale;

3.  osserva che, in considerazione delle elezioni del Parlamento europeo nel 2019, le spese saranno nettamente superiori in alcuni settori, in particolare per quanto riguarda i deputati non rieletti e i loro assistenti, mentre si potranno realizzare risparmi, sia pur di minore entità, in altri ambiti a seguito della riduzione dell'attività parlamentare durante un anno elettorale;

4.  appoggia l'accordo raggiunto in sede di concertazione tra l'Ufficio di presidenza e la commissione per i bilanci, il 26 marzo 2018 e il 10 aprile 2018, che prevede di fissare l'aumento del bilancio 2018 al 2,48 %, percentuale che corrisponde al livello complessivo del suo stato di previsione per il 2019, pari a 1 999 144 000 EUR, di ridurre il livello delle spese nel progetto preliminare di stato di previsione approvato dall'Ufficio di presidenza il 12 marzo 2018 di 17,5 milioni di EUR e di ridurre di conseguenza gli stanziamenti proposti alle seguenti linee di bilancio: 1004 – Spese di viaggio ordinarie; 105 – Corsi di lingue e di informatica per i deputati; 1404 – Tirocini, sovvenzioni e scambi di funzionari; 1612 – Perfezionamento professionale; 1631 – Mobilità; 2000 – Affitti; 2007 – costruzione di edifici e sistemazione dei locali; 2022 – Manutenzione, riparazione, conduzione e pulizia degli immobili; 2024 – Consumi energetici; 2100 – Informatica e telecomunicazioni; 2101 – Informatica e telecomunicazioni – Attività ricorrenti — Infrastrutture 2105 – Informatica e telecomunicazioni — Investimenti in progetti; 212 – Mobilio 214 – Materiale e impianti tecnici; 230 – Cancelleria, materiale per ufficio e materiali di consumo diversi; 238 – Altri costi di funzionamento amministrativo; 300 – Spese per missioni e spostamenti del personale tra i tre luoghi di lavoro; 302 – Spese per ricevimenti e di rappresentanza; 3040 – Spese varie per riunioni interne; 3042 – Riunioni, congressi, conferenze e delegazioni; 3049 – Spese per i servizi prestati dall’agenzia viaggi; 3243 – Centri visitatori del Parlamento europeo; 3248 – Spese per informazione audiovisiva; 325 – Spese relative agli Uffici di collegamento; 101 – Riserva per imprevisti; iscrive alla voce 1400 – Altri agenti — Segretariato generale e gruppi politici stanziamenti pari a 50 000 EUR, alla voce 320 – Acquisizione di consulenze stanziamenti pari a 50 000 EUR e alla voce 3211 – Spese per il Polo europeo dei media scientifici stanziamenti pari a 800 000 EUR; si compiace che queste modifiche siano state approvate dall'Ufficio di presidenza il 16 aprile 2018;

5.  sottolinea che il Parlamento ha le funzioni fondamentali di colegiferare con il Consiglio e di decidere sul bilancio dell'Unione, di rappresentare i cittadini e di controllare l'operato delle altre istituzioni;

6.  pone in evidenza il ruolo del Parlamento nella costruzione di una coscienza politica europea e nella promozione dei valori dell'Unione;

7.  prende atto del tardivo ricevimento del progetto preliminare di stato di previsione e dei documenti che lo accompagnano solo dopo la loro approvazione da parte dell'Ufficio di presidenza il 12 marzo 2018; chiede che, nei prossimi anni, la relazione del Segretario generale all'Ufficio di presidenza sul progetto preliminare di stato di previsione, inclusi i relativi allegati, gli sia trasmessa in tempo utile;

Trasparenza e accessibilità

8.  accoglie con favore la risposta data alla richiesta della commissione per i bilanci, formulata in varie risoluzioni di bilancio, di ricevere ulteriori informazioni per quanto riguarda la programmazione di bilancio a medio e lungo termine, gli investimenti, gli obblighi statutari, le spese operative e una metodologia basata sulle attuali esigenze piuttosto che sui coefficienti; osserva che le somme forfettarie sono uno strumento utile e riconosciuto per apportare flessibilità e trasparenza;

9.  constata che, come è avvenuto per i bilanci degli esercizi precedenti, si propone di prevedere un importo per gli investimenti e le spese "straordinari", vale a dire gli investimenti e le spese che sono di natura inusuale o atipica per il Parlamento e sono poco frequenti; rileva che nel 2019 questi investimenti e queste spese ammontano a 71,6 milioni di EUR, inclusi 37,3 milioni di EUR per il passaggio alla nuova legislatura e 34,3 milioni di EUR per altre spese straordinarie; ricorda che la distinzione, introdotta nel bilancio 2016 e inserita nei bilanci successivi, tra spese ordinarie e spese straordinarie è stata operata unicamente in risposta all'attuazione delle misure urgenti concernenti la sicurezza degli edifici e la sicurezza informatica a seguito degli attacchi terroristici; ritiene che il ricorso eccessivo a tale distinzione, vale a dire l'inclusione di altre spese nelle spese straordinarie, fornisca un'indicazione errata circa l'evoluzione dei margini di bilancio e sia dunque in contrasto con il principio della trasparenza della spesa del Parlamento;

10.  auspica che il bilancio del Parlamento per il 2019 sia realistico e preciso in termini di corrispondenza tra le esigenze e i relativi costi, onde evitare per quanto possibile dotazioni di bilancio eccessive;

Brexit

11.  osserva che l'8 dicembre 2017 i negoziatori dell'Unione e del Regno Unito hanno conseguito un accordo di principio sulla liquidazione finanziaria nel contesto del recesso del Regno Unito dall'Unione, che include una disposizione secondo cui il Regno Unito parteciperà ai bilanci annuali dell'Unione per il 2019 e il 2020 come se fosse ancora uno Stato membro dell'Unione e verserà la propria quota per il finanziamento degli impegni assunti dall'Unione prima del 31 dicembre 2020; constata che il Fondo pensionistico volontario dei deputati è iscritto nel bilancio dell'UE come passività e che un contributo alle passività in essere necessario per onorare gli impegni assunti in materia di pensioni prima del 2020, ma che si estendono oltre tale data, rientrerà nei negoziati;

12.  rileva che la commissione per gli affari costituzionali ha confermato, con il voto in Aula nel febbraio 2018, una relazione d'iniziativa sulla composizione del Parlamento, che prevede la riduzione del numero dei deputati a 705 dopo il recesso del Regno Unito dall'Unione; osserva che, a seguito della riunione informale dei 27 capi di Stato o di governo del 23 febbraio 2018, il presidente Tusk ha espresso un ampio sostegno a favore di tale proposta; osserva che, nel caso in cui il Regno Unito sia ancora uno Stato membro dell'Unione all'inizio della legislatura 2019-2024, il numero dei deputati sarà di 751 fino a quando il recesso del Regno Unito dall'Unione europea non sarà divenuto giuridicamente efficace; sottolinea, tuttavia, che la procedura richiede una decisione all'unanimità del Consiglio europeo previa approvazione del Parlamento; sottolinea che, per il momento, lo stato di previsione del Parlamento rispecchia lo status quo, con un Parlamento composto da 678 deputati provenienti da 27 Stati membri tra il 30 marzo 2019 e la fine dell'ottava legislatura e un Parlamento composto da 705 deputati provenienti da 27 Stati membri dall'inizio della nona legislatura fino alla fine dell'esercizio 2019; prende atto con soddisfazione degli adeguamenti proposti dal Segretario generale che sono stati approvati dall'Ufficio di presidenza il 12 marzo 2018;

Elezioni europee del 2019

13.  accoglie con favore la campagna di comunicazione che contribuisce in modo utile a spiegare ai cittadini le finalità dell'Unione e del Parlamento; sottolinea che tale campagna dovrebbe mirare, fra l'altro, a spiegare il ruolo dell'Unione, il potere del Parlamento e le sue funzioni, per esempio l'elezione del Presidente della Commissione, nonché il suo impatto sulla vita dei cittadini;

14.  ricorda che, come approvato nella procedura di bilancio 2018, la dotazione totale per la campagna elettorale ammonta a 33,3 milioni di EUR per il biennio in questione, di cui 25 milioni di EUR per il 2018 (dati i tempi necessari per gestire le procedure di gara e concludere i contratti) e 8,33 milioni di EUR per il 2019; osserva che la strategia per la campagna, basata su un'analisi degli insegnamenti tratti dalle ultime elezioni, è stata approvata dall'Ufficio di presidenza nel novembre 2017;

15.  sottolinea che i processi di comunicazione per le elezioni europee si articolano su tre livelli: il livello più visibile è quello dei partiti politici nazionali ed europei e dei loro candidati, il secondo livello è il processo dei candidati capolista ("Spitzenkandidaten"), introdotto per la prima volta nel 2014, e il terzo livello è la campagna istituzionale intesa a ricordare cos'è il Parlamento, qual è la sua funzione, in che modo influenza la vita dei cittadini e per quale motivo è importante partecipare alle elezioni;

16.  sottolinea che il Parlamento da solo non dispone delle risorse necessarie per raggiungere i 400 milioni di aventi diritto al voto e deve pertanto fare un uso ottimale delle proprie reti di moltiplicatori a tal fine; ritiene che anche le comunicazioni tramite i siti Internet dei media sociali debbano svolgere un ruolo importante; sottolinea che nel 2018 saranno organizzate a livello europeo una serie di conferenze destinate ai cittadini e ai soggetti interessati e che gli Uffici di collegamento del Parlamento europeo svolgeranno un ruolo cruciale a livello nazionale; ricorda che nell'approccio di collegamento in rete intende continuare a includere il Comitato europeo delle regioni e i suoi rappresentanti locali e regionali; ritiene che, nella fase conclusiva prima delle elezioni, i partiti politici europei e i partiti nazionali svolgeranno un ruolo fondamentale, segnatamente nel quadro della procedura degli "Spitzenkandidaten"; propone pertanto di consentire ai partiti di espletare tale compito mediante un aumento specifico dei finanziamenti per il 2019;

Sicurezza e sicurezza informatica

17.  osserva che il bilancio per il 2019 prevede nuove tranche degli ingenti investimenti avviati nel 2016 per migliorare sensibilmente la sicurezza del Parlamento; sottolinea che tali progetti interessano diversi settori, in particolare per quanto riguarda gli edifici, ad esempio il potenziamento degli ingressi, le attrezzature e il personale, come pure il progetto iPACS, ma anche miglioramenti nel settore della sicurezza informatica e della sicurezza delle comunicazioni;

18.  accoglie con favore il Protocollo d'intesa, entrato in vigore nel 2017, tra il governo belga e il Parlamento europeo, il Consiglio, la Commissione, il Servizio europeo per l'azione esterna e le altre istituzioni con sede a Bruxelles sui controlli di sicurezza per il personale di tutti i contraenti esterni che intendono avere accesso agli edifici delle istituzioni dell'Unione; ricorda l'invito rivolto al Segretario generale, nello stato di previsione delle entrate e delle spese del Parlamento europeo per l'esercizio 2018, a valutare l'opportunità di estendere l'applicazione del Protocollo d'intesa ai funzionari, agli assistenti parlamentari e ai tirocinanti, onde consentire le necessarie verifiche di sicurezza prima della loro assunzione; chiede pertanto al Segretario generale di informare la commissione per i bilanci in merito allo stato di avanzamento di tale fascicolo;

19.  ritiene che gli strumenti informatici siano essenziali per consentire ai deputati e al personale di svolgere le loro attività, ma che siano vulnerabili rispetto agli attacchi informatici; accoglie pertanto con favore il leggero aumento degli stanziamenti previsti, che consente all'Istituzione di proteggere meglio i suoi beni e le sue informazioni proseguendo l'attuazione del suo piano d'azione sulla sicurezza informatica;

Politica immobiliare

20.  ribadisce la sua richiesta di un processo decisionale trasparente nel settore della politica immobiliare, basato su informazioni tempestive, nel rispetto dell'articolo 203 del regolamento finanziario;

21.  prende atto del processo di miglioramento dell'ambiente di lavoro dei deputati e del personale, deciso dall'Ufficio di presidenza nel dicembre 2017, che proseguirà nel 2019 al fine di offrire ai deputati spazi di lavoro flessibili per rispondere alle esigenze derivanti dall'evoluzione delle modalità di lavoro, dotandoli di tre uffici a Bruxelles e di due uffici a Strasburgo dopo le elezioni nel 2019; sottolinea, tuttavia, che sarebbe più utile offrire spazi flessibili per le riunioni a Strasburgo; prende atto dei costi di manutenzione degli edifici del Parlamento nel 2019, inclusi i requisiti in materia di sicurezza e di ambiente; mette in discussione i costi alquanto elevati di determinati progetti proposti, vale a dire il trasloco della Biblioteca e dei relativi uffici, la ristrutturazione del ristorante per i deputati (edificio ASP) e la ristrutturazione del ristorante dell'edificio Churchill; invita il Segretario generale a fornire alla commissione per i bilanci eventuali informazioni in merito a tali decisioni prima della lettura del bilancio da parte del Parlamento nell'autunno 2018, considerando che alcuni progetti saranno rinviati;

22.  contesta la somma di 1,58 milioni di EUR prevista per gli studi sulla ristrutturazione dell'edificio Spaak visto che 14 milioni di EUR sono stati già iscritti nel bilancio 2018; invita il Segretario generale a fornire alla commissione per i bilanci eventuali informazioni in merito a tale decisione prima della lettura del bilancio da parte del Parlamento nell'autunno 2018;

23.  chiede ulteriori dettagli sullo stato del mobilio nell'edificio ASP di Bruxelles, che è stato addotto a motivo della sua sostituzione, nonché sulla procedura seguita per scegliere i nuovi arredi, in particolare sul rapporto tra il relativo prezzo e la necessità di sostituzione;

24.  prende atto dei nuovi compiti degli Uffici d'informazione, che d'ora in poi si chiameranno "Uffici di collegamento", in conformità della decisione dell'Ufficio di presidenza del novembre 2017; osserva che la principale funzione degli Uffici di collegamento è di informare e comunicare a livello locale per conto del Parlamento in maniera politicamente neutra, al fine di fornire informazioni sull'Unione e sulle sue politiche attraverso le attività di soggetti interessati esterni a livello locale, regionale e nazionale, ivi compresi i membri del Comitato europeo delle regioni;

25.  constata che le prime parti dell'ala est del nuovo edificio KAD saranno consegnate e occupate alla fine del 2018, mentre la parte restante degli uffici e delle sale conferenza dell'ala est sarà occupata gradualmente durante il 2019; rileva che i lavori nell'ala ovest inizieranno subito dopo;

26.  ricorda l'analisi 2014 della Corte dei conti europea che stimava a 114 milioni di EUR all'anno i costi derivanti dalla dispersione geografica del Parlamento; prende atto altresì che, secondo la sua risoluzione del 20 novembre 2013 sull'ubicazione delle sedi delle istituzioni dell'Unione europea(10), il 78 % di tutte le missioni del personale statutario del Parlamento è la diretta conseguenza della dispersione geografica dei servizi di quest'ultimo; sottolinea che, secondo le stime della relazione, l'impatto ambientale della dispersione geografica si traduce in emissioni di CO2 comprese tra 11 000 e 19 000 tonnellate; sottolinea i potenziali risparmi per il bilancio del Parlamento che si otterrebbero con una sede unica e chiede pertanto una tabella di marcia verso la fissazione di una sede unica;

27.  ricorda l'impegno assunto dal Parlamento, nel contesto della direttiva 2012/27/UE sull'efficienza energetica(11), che "prevede di applicare agli edifici di sua proprietà e da esso occupati, fatte salve le norme applicabili in materia di bilancio e di appalti, i medesimi requisiti applicabili agli edifici del governo centrale degli Stati membri ai sensi degli articoli 5 e 6" della direttiva stessa, data la notevole visibilità dei suoi edifici e il ruolo guida che esso dovrebbe svolgere per quanto riguarda la prestazione energetica degli stessi; sottolinea che è urgente che il Parlamento si conformi a questa dichiarazione, non da ultimo per la sua stessa credibilità nei processi di revisione, attualmente in corso, della direttiva sulla prestazione energetica nell'edilizia e della direttiva sull'efficienza energetica;

Questioni relative ai deputati e agli assistenti parlamentari accreditati (APA)

28.  si compiace delle attività del Segretariato del Parlamento, delle segreterie dei gruppi politici e degli uffici dei deputati intese a migliorare il supporto prestato ai deputati nell'esercizio del loro mandato; incoraggia a proseguire lo sviluppo dei servizi che potenziano la capacità dei deputati di controllare l'operato della Commissione e del Consiglio e di rappresentare i cittadini;

29.  accoglie con favore, in particolare, la crescente qualità della consulenza e degli studi forniti ai deputati e alle commissioni dai Servizi di ricerca parlamentare (EPRS) e dai dipartimenti tematici; prende atto della valutazione intermedia della cooperazione tra questi due servizi fornita dal Segretario generale nell'ottobre 2017; chiede al Segretario generale di fornire ulteriori informazioni sulle modalità di coordinamento reciproco tra i due servizi in questione al fine di evitare la duplicazione delle attività e di soddisfare le esigenze dei clienti; si compiace dei progetti specifici, nuovi o già esistenti, nel settore dell'informatica, dei quali si prevede la piena o parziale realizzazione nel corso del 2019: il progetto e-Parliament, il sistema di gestione elettronica dei documenti (Electronic Records Management System – ERMS), il programma biblioteca digitale aperta, il nuovo progetto sulla ricerca e sviluppo in materia di apprendimento automatico ("machine learning") con memorie di traduzione e lo strumento per la registrazione dei partecipanti a conferenze ed eventi;

30.  ricorda le summenzionate risoluzioni del 5 aprile 2017 sullo stato di previsione delle entrate e delle spese del Parlamento europeo per l'esercizio 2018 e del 25 ottobre 2017 concernente la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2018; ribadisce la richiesta di una maggiore trasparenza per quanto riguarda l'indennità per spese generali dei deputati; invita l'Ufficio di presidenza del Parlamento a elaborare linee guida più precise per quanto riguarda la rendicontazione delle spese autorizzate a titolo di tale indennità, senza generare costi o oneri amministrativi supplementari per l'amministrazione del Parlamento; rileva che un sistema di controllo generale dell'indennità di mandato parlamentare dei deputati richiederebbe un numero di nuovi posti amministrativi che varia da 40 a 75(12), il che sarebbe contrario al piano di riduzione del personale;

31.  ricorda il principio dell'indipendenza del mandato; sottolinea che i deputati eletti sono responsabili dell'utilizzo dell'indennità per spese generali per le attività parlamentari e che i deputati che lo desiderano possono pubblicare il resoconto delle loro spese a titolo dell'indennità per spese generali sulla loro pagina web personale; sottolinea che le somme forfettarie sono ampiamente utilizzate e riconosciute come uno strumento utile negli Stati membri; sottolinea che l'attuale utilizzo delle somme forfettarie non richiede personale supplementare e non comporta costi addizionali per l'amministrazione del Parlamento europeo ed evita di generare costi o oneri amministrativi supplementari obbligatori per i deputati e i loro uffici; ribadisce che il miglioramento dell'efficienza e della trasparenza dell'indennità per spese generali non implica una violazione della vita privata;

32.  esorta il gruppo di lavoro dell'Ufficio di presidenza sull'indennità per spese generali a completare i lavori per consentire di prendere in considerazione le raccomandazioni sulla base della posizione del Parlamento espressa nell'ottobre 2017 prima dell'inizio della nona legislatura;

33.  ribadisce il proprio invito all'Ufficio di presidenza a garantire che i diritti sociali e pensionistici dei deputati e degli assistenti parlamentari accreditati (APA) siano rispettati e che siano rese disponibili risorse finanziarie sufficienti; ribadisce, a tale riguardo, l'invito a trovare una soluzione praticabile per quegli APA che, pur avendo prestato servizio ininterrottamente per due legislature, alla fine dell'attuale legislatura non avranno diritto a beneficiare del regime pensionistico europeo al raggiungimento dell'età pensionabile, dato che avranno prestato meno dei dieci anni di servizio previsti dallo statuto dei funzionari, a causa delle elezioni anticipate nel 2014 e dei ritardi nella convalida dei nuovi contratti degli APA dovuti al forte carico di lavoro nel periodo successivo alle elezioni del 2009; ricorda che l'articolo 27, paragrafo 2, dello statuto dei deputati al Parlamento europeo stabilisce che "i diritti e le aspettative acquisiti restano invariati"; prende atto, tuttavia, dei problemi persistenti relativi al Fondo pensionistico volontario e chiede all'Ufficio di presidenza e al Segretario generale di esaminare tutte le opzioni per ridurre al minimo l'onere per il bilancio del Parlamento;

34.  considera adeguati gli stanziamenti iscritti alla linea di bilancio 4 2 2 "Spese relative agli assistenti parlamentari";

35.  prende atto della revisione degli importi delle indennità versate agli assistenti parlamentari accreditati (APA) per le spese sostenute durante le trasferte nei tre luoghi di lavoro del Parlamento; ricorda la propria richiesta all'Ufficio di presidenza di adoperarsi a favore di un pieno allineamento tra funzionari, altri agenti e APA a partire dalla prossima legislatura;

36.  invita nuovamente la Conferenza dei presidenti, in vista della prossima legislatura, a rivedere le norme di applicazione relative alle attività delle delegazioni e alle missioni all'esterno dell'Unione europea; sottolinea che tale revisione dovrebbe prendere in esame la possibilità per gli APA, subordinatamente a determinate condizioni, di accompagnare i deputati in seno alle delegazioni e durante le missioni ufficiali del Parlamento;

37.  invita l'Ufficio di presidenza a modificare la sua decisione del 19 aprile 2010 sulla regolamentazione concernente i tirocinanti dei deputati per garantire la retribuzione dignitosa dei medesimi; sottolinea che la retribuzione dei tirocinanti presso gli uffici dei deputati o nei gruppi politici dovrebbe almeno coprire le spese di soggiorno a Bruxelles o nella città in cui si svolge il tirocinio;

38.  ritiene che sia opportuno rendere disponibili finanziamenti adeguati per l'attuazione della tabella di marcia per l'adeguamento delle misure di prevenzione e di sostegno tempestivo per far fronte ai conflitti e alle molestie tra i deputati e gli APA o altri membri del personale;

Questioni relative al personale

39.  riduce di 59 posti l'organigramma del proprio Segretariato generale per il 2019 (obiettivo di riduzione del personale dell'1 %), conformemente all'accordo raggiunto con il Consiglio il 14 novembre 2015 sul bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016, che prevede il proseguimento delle misure annuali di riduzione del personale del Parlamento fino al 2019;

40.  ritiene che, in un periodo in cui le risorse finanziarie e umane a disposizione delle istituzioni dell'Unione saranno probabilmente sempre più limitate, è importante che le istituzioni stesse siano in grado di assumere e mantenere il personale più competente per far fronte alle complesse sfide future in modo coerente con i principi della programmazione di bilancio basata sulla performance;

41.  ritiene che fino alla pausa elettorale il Parlamento affronterà una situazione unica derivante dalla coincidenza tra la fine usuale della legislatura e l'esame del complesso pacchetto di proposte legislative sul QFP, la Brexit e il crescente numero di triloghi; ritiene che, per consentire al Parlamento e alle sue commissioni di svolgere le loro attività principali, sia essenziale continuare a garantire un adeguato livello di risorse logistiche e umane;

42.  incarica il Segretario generale di sviluppare gli accordi di cooperazione esistenti tra il Parlamento, il Comitato europeo delle regioni e in Comitato economico e sociale europeo, di cui l'EPRS è un esempio molto positivo; chiede che siano individuati settori, quali, tra l'altro, i servizi informatici e di sicurezza, in cui si potrebbero aumentare le sinergie tra le funzioni amministrative utilizzando l'esperienza del Parlamento e degli altri due organismi, tenendo pienamente conto delle difficoltà di governance e delle differenze in termini di dimensioni, per sviluppare accordi di cooperazione equi; chiede inoltre al Segretario generale di avviare uno studio sulle possibili sinergie, nell'ambito delle funzioni e dei servizi amministrativi, che potrebbero realizzarsi con le altre istituzioni;

43.  chiede una valutazione dei risparmi e dei benefici per ciascuna parte conseguiti grazie all'accordo di cooperazione amministrativa interistituzionale tra il Parlamento, il Comitato europeo delle regioni e il Comitato economico e sociale europeo sia nei settori oggetto dei servizi congiunti sia nei settori oggetto della cooperazione, nonché dei potenziali risparmi e benefici derivanti da eventuali futuri accordi con altre istituzioni e agenzie;

44.  accoglie con favore la risoluzione del Parlamento sulla lotta alle molestie e agli abusi sessuali nell'UE(13); è del parere che la risoluzione sia un passo importante per combattere più efficacemente le molestie sessuali e qualsiasi tipo di comportamento inappropriato nell'Unione e nelle sue istituzioni, ivi compreso il Parlamento; chiede di assegnare risorse sufficienti per attuare le richieste della risoluzione;

Altre questioni

45.  prende atto della prassi corrente di utilizzare gli storni di recupero ("ramassage") a fine esercizio per contribuire ai progetti immobiliari in corso; evidenzia, sulla base delle cifre che si riferiscono al 2014, al 2015, al 2016 e al 2017, che gli storni di recupero a fine esercizio sono effettuati sistematicamente sugli stessi capitoli e titoli, e con pochissime eccezioni, esattamente sulle stesse linee; si chiede pertanto se non vi sia una sopravvalutazione programmata di tali capitoli e di tali linee, intesa a generare fondi per il finanziamento della politica di bilancio;

46.  esprime dubbi circa la necessità dell'installazione di cuffie e webcam negli uffici di Bruxelles e Strasburgo per tutti gli assistenti parlamentari, sebbene la maggior parte di essi non le abbia nemmeno richieste; mette, pertanto, in discussione il costo di tale decisione e le motivazioni della sua adozione; invita il Segretario generale a fornire alla commissione per i bilanci eventuali informazioni in merito a tale decisione;

47.  osserva che le restrizioni all'accesso agli spazi di ristorazione del Parlamento sono state eliminate il 1° gennaio 2017; accetta la prassi secondo cui chi lavora presso gli edifici del Parlamento o accede ai suoi locali per una riunione interistituzionale può pranzare nelle mense e nei ristoranti del Parlamento; osserva, tuttavia, che l'accesso al ristorante self-service dell'edificio ASP a Bruxelles e al ristorante self-service dell'edificio LOW a Strasburgo è diventato molto complicato a causa della presenza giornaliera di gruppi di visitatori; chiede pertanto di ripristinare rapidamente i controlli all'ingresso dei due suddetti ristoranti self-service, non per i deputati e il personale di altre istituzioni, ma al fine di indirizzare sistematicamente i gruppi di visitatori verso gli spazi di ristorazione a essi riservati;

48.  prende atto del dialogo costante tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali; sottolinea la necessità di andare oltre il quadro esistente della Settimana parlamentare europea al fine di consentire sinergie permanenti per quanto riguarda le relazioni tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali; invita a rafforzare tale dialogo al fine di sviluppare una migliore comprensione del contributo del Parlamento e dell'Unione negli Stati membri;

49.  chiede il potenziamento del Polo europeo dei media scientifici, approvato nell'ambito del bilancio 2018, e una cooperazione con le emittenti televisive, i media sociali e altri partner, per offrire opportunità di formazione ai giovani giornalisti, in particolare per quanto riguarda i nuovi sviluppi scientifici e tecnologici e le notizie basate sui fatti e oggetto di valutazione "inter pares";

50.  si compiace degli sforzi compiuti dal Parlamento per promuovere la mobilità sostenibile;

51.  invita il Parlamento ad adottare un approccio ecosostenibile e a rendere ecocompatibile la maggior parte delle attività svolte nell'ambito di tale approccio;

52.  prende atto della creazione di un gruppo di lavoro sulla mobilità, che dovrebbe lavorare in modo inclusivo e ricevere un mandato chiaro; sottolinea che il Parlamento deve conformarsi a tutte le leggi regionali applicabili nei luoghi di lavoro, anche nel settore della mobilità; sostiene la promozione dell'uso del collegamento ferroviario diretto tra la sede del Parlamento a Bruxelles e l'aeroporto; invita i servizi competenti a rivalutare, in tale contesto, la composizione e le dimensioni del proprio parco autoveicoli; invita l'Ufficio di presidenza a porre in essere senza indugio un sistema di incentivi per promuovere l'uso della bicicletta per il tragitto fra domicilio e luogo di lavoro; rileva che un sistema di questo tipo è già stato introdotto in altre istituzioni, in particolare al Comitato economico e sociale europeo;

53.  invita il Segretario generale e l'Ufficio di presidenza a diffondere una cultura di programmazione del bilancio basata sulla performance nell'intera amministrazione del Parlamento e un'impostazione gestionale più razionale, al fine di aumentare l'efficienza e ridurre le formalità amministrative e la burocrazia nell'attività interna dell'istituzione; sottolinea che l'esperienza di una gestione razionale è il miglioramento costante della procedura di lavoro grazie alla semplificazione e all'esperienza del personale amministrativo;

o
o   o

54.  stabilisce lo stato di previsione per l'esercizio 2019;

55.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione e lo stato di previsione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(2) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884.
(3) GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1.
(4) GU L 287 del 29.10.2013, pag. 15.
(5) Testi approvati, P8_TA(2017)0114.
(6) Testi approvati, P8_TA(2017)0408.
(7) Testi approvati, P8_TA(2017)0458.
(8) Testi approvati, P8_TA(2015)0172.
(9) Testi approvati dall'Ufficio di presidenza, PE 113.116/BUR./rev. XXVI/01-04-2009.
(10) Testi approvati, P7_TA(2013)0498.
(11) Direttiva 2012/27/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, sull'efficienza energetica, che modifica le direttive 2009/125/CE e 2010/30/UE e abroga le direttive 2004/8/CE e 2006/32/CE (GU L 315 del 14.11.2012, pag. 1).
(12) Testi approvati, P8_TA(2016)0150.
(13) Testi approvati: P8_TA(2017)0417


Protezione dei giornalisti investigativi in Europa: il caso del giornalista slovacco Ján Kuciak e di Martina Kušnírová
PDF 272kWORD 52k
Risoluzione del Parlamento europeo del 19 aprile 2018 sulla protezione dei giornalisti investigativi in Europa: il caso di Ján Kuciak, giornalista slovacco, e di Martina Kušnírová (2018/2628(RSP))
P8_TA(2018)0183B8-0186/2018

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 2, 4, 5, 6, 9 e 10 del trattato sull'Unione europea (TUE),

–  visto l'articolo 20 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visti gli articoli 6, 7, 8, 10, 11, 12 e 47 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  viste la Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU) e la relativa giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo,

–  visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (ICCPR),

–  vista l'Osservazione generale n. 34 del Comitato delle Nazioni Unite per i diritti umani relativa all'articolo 19 del Patto internazionale sui diritti civili e politici (libertà di opinione e di espressione),

–  vista la risoluzione 2141 (2017) dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa del 24 gennaio 2017 sugli attacchi ai danni di giornalisti e dei mezzi d'informazione in Europa,

–  vista la dichiarazione del comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, del 30 aprile 2014, sulla protezione del giornalismo e la sicurezza dei giornalisti e degli altri operatori dei mezzi d'informazione,

–  visti gli impegni dell'OSCE in materia di libertà dei mezzi d'informazione, la libertà di espressione e il libero flusso delle informazioni,

–  vista la sua risoluzione del 24 ottobre 2017 sulle misure legittime per proteggere gli informatori che agiscono nel pubblico interesse quando divulgano informazioni riservate di imprese e organismi pubblici(1),

–  vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2016 recante raccomandazioni alla Commissione sull'istituzione di un meccanismo dell'UE in materia di democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali(2),

–  vista la sua risoluzione del 15 novembre 2017 sullo Stato di diritto a Malta(3),

–  vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2016 sulla lotta contro la corruzione e il seguito dato alla risoluzione della commissione CRIM(4),

–  vista la lettera aperta del 6 marzo 2018 inviata da 17 organizzazioni per la libertà dei mezzi d'informazione al Presidente Jean-Claude Juncker,

–  viste le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione del 14 marzo 2018 sulla protezione dei giornalisti investigativi in Europa: il caso dei giornalisti slovacchi Ján Kuciak e Martina Kušnírová,

–  visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che il rispetto dello Stato di diritto, della democrazia, dei diritti umani e delle libertà fondamentali, nonché dei valori e dei principi sanciti dai trattati dell'UE e dagli strumenti internazionali in materia di diritti umani costituiscono obblighi per l'Unione e i suoi Stati membri e vanno pertanto rispettati;

B.  considerando che l'articolo 6, paragrafo 3, TUE stabilisce che i diritti fondamentali, garantiti dalla CEDU e risultanti dalle tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri, fanno parte del diritto dell'Unione in quanto principi generali;

C.  considerando che l'azione dell'UE poggia sull'assunto che vi è una fiducia reciproca nel fatto che gli Stati membri agiscono nel rispetto della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali sanciti dalla CEDU e dalla Carta dei diritti fondamentali;

D.  considerando che mezzi d'informazione liberi, indipendenti e imparziali costituiscono uno dei fondamenti di una società democratica; che gli Stati membri hanno il dovere di assicurare che la libertà di stampa e i giornalisti siano protetti nel loro territorio;

E.  considerando che i diritti alla libertà di espressione e alla libertà di opinione sono condizioni indispensabili per la piena realizzazione dei principi di trasparenza e responsabilità;

F.  considerando che l'UE e i suoi Stati membri si sono impegnati a rispettare la libertà e il pluralismo dei media, come pure il diritto all'informazione e la libertà di espressione sanciti dall'articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali, dall'articolo 10 della CEDU e dall'articolo 19 del Patto internazionale sui diritti civili e politici; che il controllo pubblico delle funzioni dei mezzi di informazione sono cruciali per la salvaguardia di tali diritti e la protezione di tutti gli altri diritti fondamentali;

G.  che l'Unione ha la possibilità di agire per tutelare i valori comuni su cui si fonda; che lo Stato di diritto e i diritti fondamentali dovrebbero essere applicati con lo stesso rigore a tutti gli Stati membri;

H.  considerando che il giornalista investigativo slovacco Ján Kuciak e la sua compagna Martina Kušnírová sono stati trovati uccisi nella loro abitazione a Veľká Mača il 25 febbraio 2018;

I.  considerando che il diritto a un accesso alla giustizia indipendente e trasparente è una componente essenziale dello Stato di diritto; che gli autori di questi omicidi, ma anche i responsabili di casi precedenti, non sono ancora stati consegnati alla giustizia e la cultura dell'impunità deve essere condannata;

J.  considerando che si tratta del quinto caso di omicidio di un giornalista commesso in uno Stato membro dell'UE negli ultimi dieci anni(5) e il secondo omicidio di un giornalista che si occupava dei Panama Papers nell'UE dopo l'assassinio di Daphne Caruana Galizia a Malta nell'ottobre 2017; che gli attacchi contro il giornalismo investigativo sono crimini contro lo Stato di diritto e la democrazia;

K.  considerando che Ján Kuciak era specializzato in indagini su larga scala sugli scandali di evasione fiscale, frode fiscale, corruzione e riciclaggio di denaro e nel suo ultimo articolo, pubblicato postumo, aveva esaminato la presunta estorsione di sovvenzioni agricole dell'UE da parte della Ndrangheta italiana nella quale potrebbero essere coinvolti anche funzionari governativi vicini a politici di alto livello;

L.  considerando che l'omicidio ha portato alle più grandi proteste pacifiche e manifestazioni di piazza dalla "Rivoluzione di velluto" del 1989, nelle quali i dimostranti hanno chiesto giustizia, l'assunzione di responsabilità, lo Stato di diritto, il rispetto per la libertà dei mezzi d'informazione e misure di lotta alla corruzione; considerando che i manifestanti e l'opinione pubblica slovacca hanno dimostrato una profonda sfiducia nei confronti delle istituzioni e dei funzionari statali, compresa la polizia; che la fiducia nelle istituzioni statali deve essere ripristinata;

M.  considerando che, secondo il Consiglio d'Europa, gli abusi e i crimini commessi contro giornalisti hanno un profondo effetto deterrente sulla libertà di espressione e amplificano il fenomeno dell'autocensura;

N.  considerando che l'Organized Crime and Corruption Reporting Project ha riferito che è possibile che informazioni personali di Ján Kuciak siano state rivelate a seguito delle varie richieste da lui presentate alle autorità statali nel nome della libertà d'informazione; che egli ha presentato una denuncia penale alla Procura europea dopo essere stato minacciato da un imprenditore slovacco e successivamente ha dichiarato che 44 giorni dopo la presentazione della denuncia il caso era stato archiviato senza essere assegnato a un funzionario di polizia e senza alcuna audizione di testimoni;

O.  considerando che la protezione dei giornalisti, compresi gli informatori e le fonti giornalistiche, varia tra gli Stati membri e nella maggior parte di essi non prevede un'efficace protezione contro le ritorsioni, le denunce per diffamazione, le minacce, i processi a scopo di intimidazione o altre conseguenze negative; che l'inadeguata tutela offerta da alcuni Stati membri ai giornalisti, nonché la crescente ostilità dimostrata nei loro confronti da personalità pubbliche, stanno sostanzialmente indebolendo le loro libertà fondamentali;

P.  considerando che la relazione per paese 2016 relativa alla Slovacchia dell'Osservatorio del pluralismo dei media ha individuato elevati livelli di rischio per quanto riguarda l'indipendenza politica, soprattutto perché i mezzi d'informazione locali sono finanziati, e spesso indirettamente posseduti, dai comuni e sono esposti a potenziali pressioni politiche; che la relazione cita inoltre le garanzie esistenti per la protezione delle fonti giornalistiche, quali il controllo giurisdizionale e le definizioni giuridiche;

Q.  considerando che, secondo l'indice sulla libertà di stampa nel mondo per il 2017 di Reporter senza frontiere, la diffamazione è punibile in Slovacchia fino a un massimo di otto anni di reclusione, la pena più severa per questo reato nell'UE; che, ciononostante, la Slovacchia occupa il 17o posto in tale indice;

R.  considerando che il segretario generale di Reporter senza frontiere, in visita a Bratislava il 2 marzo 2018, ha deplorato "il clima agghiacciante per i giornalisti" che è stato sostenuto e addirittura creato in alcuni Stati membri da numerosi politici europei, compresi i leader di governo;

S.  considerando che dal 2007 sono stati denunciati numerosi attacchi contro i giornalisti in Slovacchia e due giornalisti risultano ancora scomparsi;

T.  considerando che secondo il World Economic Forum (2017) la Slovacchia occupa il 117o posto nella classifica sulla corruzione su 137 paesi esaminati; che i procedimenti penali per i reati legati alla corruzione sono notevolmente diminuiti; che la relazione per paese del semestre europeo 2018 relativa alla Slovacchia afferma che non si registra alcun progresso nel rafforzamento della lotta contro la corruzione;

U.  considerando che il Parlamento ha organizzato una missione conoscitiva in Slovacchia, dal 7 al 9 marzo 2018, cui hanno partecipato membri della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e della commissione per il controllo dei bilanci;

V.  considerando che la relazione della missione della delegazione del Parlamento riporta le gravi preoccupazioni espresse dai rappresentanti delle ONG, in primo luogo in merito a possibili conflitti di interesse, per esempio tra l’ufficio del Procuratore generale e gli organi preposti al controllo della sua attività o tra il ministro degli Interni e il capo della polizia; che, inoltre, la selezione dei procuratori di grado più elevato è stata descritta come fortemente politicizzata e la mancanza di un organismo indipendente competente per esaminare le denunce contro la polizia è stata oggetto di critiche; che l'adeguatezza della protezione della libertà dei media e la trasparenza della proprietà di questi ultimi sono state messe in dubbio;

W.  considerando che, quando la corte dei conti slovacca ha condotto un esercizio riguardante tutte le autorità di gestione dei fondi UE e le autorità di gestione intermedia, solo l’organismo pagatore slovacco per l’agricoltura (APA) è risultato problematico; che la corte dei conti ha trasmesso le sue conclusioni al procuratore generale slovacco e all'agenzia penale nazionale;

1.  condanna con forza l'omicidio del giornalista investigativo slovacco Ján Kuciak e della sua compagna Martina Kušnírová;

2.  è costernato per il fatto che si tratta del secondo attentato mortale nei confronti di un giornalista nell'UE negli ultimi sei mesi, dopo l'omicidio della giornalista Daphne Caruana Galizia a Malta il 16 ottobre 2017;

3.  invita le autorità slovacche a utilizzare tutte le risorse necessarie a garantire un’indagine completa, accurata e indipendente sugli omicidi di Ján Kuciak e Martina Kušnírová, che conduca i responsabili dinanzi alla giustizia; accoglie con favore l’intenzione delle autorità slovacche di collaborare pienamente con le autorità di contrasto internazionali e con la Direzione Investigativa Antimafia italiana (DIA) durante le indagini; raccomanda vivamente la creazione di una squadra investigativa comune guidata da Europol e di consentire a tale squadra pieno accesso al fascicolo;

4.  invita il procuratore generale slovacco a esaminare nuovamente la denuncia presentata da Ján Kuciak dopo che era stato minacciato, e ad indagare sulla presunta fuga di informazioni personali, trapelate dopo che egli aveva presentato diverse richieste relative alla libertà di informazione presso le autorità slovacche;

5.  esorta le autorità slovacche a garantire la protezione dei giornalisti investigativi da qualsiasi forma di intimidazione, accuse di diffamazione, minacce o attacchi fisici, e ad adottare misure efficaci per la protezione di coloro che esercitano il proprio diritto alla libertà di espressione contro attacchi volti a farli tacere;

6.  riconosce il ruolo fondamentale che i giornalisti investigativi possono svolgere di controllori della democrazia e dello Stato di diritto; condanna i commenti offensivi espressi da alcuni politici dell’UE nei confronti dei giornalisti; rileva che un livello più elevato di protezione dei giornalisti investigativi e degli informatori è di interesse vitale per la società nel suo complesso; invita sia la Commissione sia gli Stati membri a presentare proposte legislative o non legislative sulla protezione dei giornalisti nell'UE che sono regolarmente oggetto di azioni legali destinate a censurare la loro attività o a intimidirli, incluse le norme anti-SLAPP a livello europeo (Strategic lawsuit against public participation - azioni legali strategiche tese a bloccare la partecipazione pubblica);

7.  invita la Commissione a salvaguardare, promuovere e applicare i valori sanciti dal trattato sull'Unione europea e dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea nonché dal Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (ICCPR) e, in tale contesto, a monitorare e affrontare le sfide alla libertà e al pluralismo dei media in tutta l'UE, rispettando nel contempo il principio di sussidiarietà; chiede alla Commissione di tenere il Parlamento pienamente informato in merito a tutte le azioni adottate;

8.  sottolinea che gli informatori si sono rivelati una risorsa fondamentale per il giornalismo investigativo e per una stampa indipendente, e che il fatto di garantire la riservatezza delle fonti è fondamentale per la libertà di stampa; sottolinea pertanto che gli informatori contribuiscono alla democrazia e alla trasparenza della politica e dell'economia nonché all'informazione dei cittadini; invita le autorità slovacche e tutti gli Stati membri a garantire la protezione della sicurezza personale e della sussistenza di giornalisti investigativi e informatori; chiede alla Commissione di proporre una direttiva UE efficace, completa e orizzontale sulla protezione degli informatori, sostenendo appieno le raccomandazioni del Consiglio d'Europa e le risoluzioni del Parlamento del 14 febbraio 2017(6) e del 24 ottobre 2017;

9.  invita la Commissione a istituire un regime di sostegno finanziario permanente, dotato di un apposito bilancio, riassegnando le risorse esistenti a sostegno del giornalismo investigativo indipendente;

10.  invita la Conferenza dei presidenti a presentare una proposta su come il Parlamento potrebbe onorare l’impegno di Daphne Caruana Galizia e Ján Kuciak, e a prendere in considerazione la possibilità di dedicare il tirocinio del Parlamento per i giornalisti a Ján Kuciak;

11.  osserva che la relazione sul pluralismo dei media del 2016 del Centro per il pluralismo e la libertà dei media individua un rischio da medio ad alto per quanto riguarda la concentrazione di proprietà dei media orizzontale in Slovacchia; ritiene che il pluralismo dei media in un certo numero di Stati membri sia minacciato dal fatto che il controllo dei media è nelle mani di organi politici, persone o talune organizzazioni commerciali; sottolinea che, in linea di principio, i governi non dovrebbero abusare della loro posizione influenzando i media; raccomanda di includere informazioni più dettagliate sulla proprietà dei media nel monitoraggio annuale sul pluralismo dei media;

12.  accoglie con favore l'iniziativa Giornalismo per l'UE (IJ4EU), intesa a promuovere e rafforzare la cooperazione transfrontaliera tra i giornalisti investigativi nell'UE;

13.  è preoccupato per le accuse di corruzione, abuso di fondi UE, abuso di potere e conflitti di interesse in Slovacchia, che potrebbero provocare un indebolimento della democrazia; invita le autorità giudiziarie e di vigilanza slovacche e l’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) ad indagare su tutte le presunte frodi e irregolarità, incluse le cosiddette "frodi carosello" relative all'IVA e quelle concernenti il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e altri fondi strutturali;

14.  esprime profonda preoccupazione per il possibile coinvolgimento della criminalità organizzata nell'omicidio e il rischio di infiltrazione nei settori della politica, a tutti i livelli di governo, nell'economia e la finanza; sottolinea che tale fenomeno non deve essere sottovalutato; ricorda che le reti criminali internazionali sono molto attive e che la criminalità organizzata sta crescendo in termini di portata e sofisticazione; invita la Slovacchia e tutti gli Stati membri a migliorare la cooperazione e il coordinamento per stimolare lo sviluppo di procedure standard comuni sulla base delle buone pratiche degli ordinamenti più evoluti a livello di contrasto alla criminalità organizzata;

15.  rileva che la corte dei conti slovacca ha elaborato tre relazioni critiche sugli APA; invita le autorità slovacche a procedere ad un'analisi esaustiva delle osservazioni della corte dei conti slovacca; invita la Corte dei conti europea a condurre un’indagine e a pubblicare una relazione speciale in materia di pagamenti agricoli in Slovacchia;

16.  esorta la commissione speciale del Parlamento sui reati finanziari, l'evasione fiscale e l'elusione fiscale a valutare le accuse di frode fiscale, riciclaggio di denaro e abuso di fondi europei, nonché l'adeguatezza delle norme nazionali sulla confisca dei beni in seguito ad attività criminali in tale contesto, con particolare attenzione all'attività svolta da Ján Kuciak e altri giornalisti investigativi;

17.  invita il Consiglio a cooperare con gli Stati membri nell'istituzione di una Procura europea nel più breve tempo possibile, nell'interesse di un'azione coordinata contro la frode nell'UE e altri reati che ledono gli interessi finanziari dell'Unione;

18.  esprime preoccupazione per le conclusioni della relazione elaborata dalla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e la commissione per il controllo dei bilanci in seguito alla missione conoscitiva in Slovacchia, in cui si afferma che la selezione dei procuratori di alto grado sarebbe fortemente politicizzata e che vi è stata una serie di accuse di corruzione nei confronti di alti funzionari che non ha dato luogo a un'indagine adeguata; invita le autorità slovacche a rafforzare l'imparzialità dei funzionari pubblici nell'applicare la legge e a tenere conto delle principali conclusioni e raccomandazioni della relazione sulla missione conoscitiva del Parlamento; invita il governo e il parlamento slovacchi ad adottare tutte le misure necessarie per ripristinare la fiducia dell'opinione pubblica nelle istituzioni statali, compresa la polizia;

19.  ribadisce il suo rammarico per il fatto che la Commissione abbia deciso in non pubblicare la relazione dell'UE in materia di lotta alla corruzione nel 2017 e invita la Commissione a riprendere senza indugio il proprio monitoraggio annuale anticorruzione in tutti gli Stati membri; invita la Commissione a sviluppare un sistema di indicatori rigorosi e criteri uniformi di facile applicazione, criteri uniformi per misurare il livello di corruzione negli Stati membri e valutare le loro politiche anticorruzione, in linea con la risoluzione del Parlamento dell'8 marzo 2016 sulla relazione annuale 2014 sulla tutela degli interessi finanziari dell'Unione europea(7);

20.  sottolinea che è di fondamentale importanza assicurare che i valori comuni europei sanciti dall'articolo 2 TUE siano pienamente rispettati e che i diritti fondamentali stabiliti nella Carta dei diritti fondamentali siano garantiti;

21.  sostiene con forza la necessità di un regolare processo di monitoraggio e dialogo, con il coinvolgimento di tutti gli Stati membri, per salvaguardare i valori fondamentali dell'UE di democrazia, diritti fondamentali e Stato di diritto, prevedendo la partecipazione di Consiglio, Commissione e Parlamento, come indicato nella sua risoluzione del 25 ottobre 2016 sull'istituzione di un meccanismo dell'UE in materia di democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali (patto DSD);

22.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri nonché al Presidente della Repubblica slovacca.

(1) Testi approvati, P8_TA(2017)0402.
(2) Testi approvati, P8_TA(2016)0409.
(3) Testi approvati, P8_TA(2017)0438.
(4) Testi approvati, P8_TA(2016)0403.
(5) Cfr.: https://rsf.org/en/journalists-killed
(6) Testi approvati, P8_TA(2017)0022.
(7) GU C 50 del 9.2.2018, pag. 2.


Uno strumento per i valori europei a sostegno delle organizzazioni della società civile che promuovono la democrazia, lo Stato di diritto e i valori fondamentali nell'Unione europea
PDF 161kWORD 51k
Risoluzione del Parlamento europeo del 19 aprile 2018 sulla necessità di istituire uno strumento europeo dei valori per sostenere le organizzazioni della società civile che promuovono i valori fondamentali all'interno dell'Unione europea a livello locale e nazionale (2018/2619(RSP))
P8_TA(2018)0184B8-0189/2018

Il Parlamento europeo,

–  visti il trattato sull'Unione europea (TUE) e il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  vista la Carta dei diritti fondamentali,

–  viste le conclusioni del Consiglio sull'applicazione della Carta dei diritti fondamentali,

–  vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2016 sull'istituzione di un meccanismo dell'UE in materia di democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali(1),

–  viste la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, le convenzioni, raccomandazioni, risoluzioni e relazioni dell'Assemblea parlamentare, del Comitato dei ministri, del Commissario per i diritti umani e della Commissione di Venezia del Consiglio d'Europa,

–  vista la relazione della Commissione del 24 gennaio 2017 dal titolo "Rafforzare i diritti dei cittadini in un'Unione di cambiamento democratico – Relazione sulla cittadinanza dell'UE 2017" (COM(2017)0030),

–  vista la relazione dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali dal titolo "Challenges facing civil society organisations working on human rights in the EU" (Le sfide cui devono far fronte le organizzazioni della società civile che operano nel settore dei diritti umani nell'UE), pubblicata nel gennaio 2018,

–  vista la sua risoluzione del 14 marzo 2018 sul prossimo QFP: preparazione della posizione del Parlamento in merito al QFP per il periodo successivo al 2020(2),

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo dal titolo "Il finanziamento delle organizzazioni della società civile da parte dell'UE", approvata il 19 ottobre 2017(3),

–  vista la proposta di risoluzione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni,

–  visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che i valori fondamentali condivisi a livello europeo e sanciti dall'articolo 2 TUE, ovvero il rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza e dello Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze, e i principi di pluralismo, non discriminazione, tolleranza, giustizia, solidarietà e parità tra donne e uomini non possono essere dati per scontati e devono essere continuamente coltivati e protetti, poiché il loro deterioramento in uno Stato membro può avere effetti nefasti per l'intera Unione;

B.  considerando che una società civile attiva e ben sviluppata in tutti gli Stati membri dell'UE costituisce la migliore protezione contro il venir meno di tali valori;

C.  considerando che molte organizzazioni della società civile continuano a promuovere questi valori, pur dovendo affrontare difficoltà sempre maggiori nell'ottenere i finanziamenti necessari per sviluppare e svolgere le loro attività in modo indipendente ed efficace;

D.  considerando che l'Unione europea fornisce finanziamenti diretti alle organizzazioni della società civile che operano in paesi terzi al fine di promuovere questi valori, ma che le possibilità di finanziamento per le organizzazioni della società civile che perseguono tale obiettivo all'interno dell'UE sono molto limitate, in particolare per quanto riguarda le organizzazioni della società civile operanti a livello locale e nazionale;

1.  ribadisce che le organizzazioni della società civile sono essenziali per difendere e promuovere i valori sanciti dall'articolo 2 TUE, ovvero il rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza e dello Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze, e svolgono un ruolo fondamentale nel promuovere la cittadinanza attiva nell'UE e nel facilitare un dibattito pubblico informato nel quadro di una democrazia pluralista;

2.  sottolinea la necessità che l'UE metta a punto modalità nuove ed efficaci per tutelare e promuovere tali valori all'interno dell'Unione;

3.  ritiene, a tale proposito, che l'UE dovrebbe fornire un sostegno finanziario mirato alle organizzazioni della società civile che operano a livello locale e nazionale nella promozione e nella tutela di tali valori;

4.  invita l'UE a istituire un apposito strumento di finanziamento, che potrebbe essere denominato "strumento europeo dei valori", per la promozione e la tutela dei valori sanciti dall'articolo 2 TUE, in particolare la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali, all'interno del bilancio dell'UE nell'ambito del prossimo quadro finanziario pluriennale (QFP) post-2020, con un livello di finanziamento pari almeno a quello dello strumento europeo per la democrazia e i diritti umani, che persegue finalità analoghe oltre i confini dell'Unione; raccomanda che tale strumento abbia come priorità strutturale quella di creare un settore delle organizzazioni della società civile sano e sostenibile a livello nazionale e locale, dotato della capacità di svolgere il proprio ruolo di salvaguardia dei suddetti valori;

5.  ritiene che lo strumento dovrebbe fornire alle organizzazioni della società civile impegnate nella promozione e nella tutela di tali valori all'interno dell'UE sovvenzioni di funzionamento (finanziamenti di base e sovvenzioni per progetti e iniziative);

6.  sottolinea che lo strumento dovrebbe essere gestito dalla Commissione e dovrebbe garantire procedure rapide e flessibili per la concessione di sovvenzioni; raccomanda, in particolare, che la procedura di presentazione della domanda sia agevole e facilmente accessibile per le organizzazioni della società civile locali e nazionali;

7.  ritiene che lo strumento dovrebbe rivolgersi, in particolare, ai progetti e alle iniziative che promuovono i valori europei a livello locale e nazionale, come ad esempio progetti di partecipazione civica, attività di sostegno e altre attività di sorveglianza, e che i progetti e le iniziative transnazionali dovrebbero avere solo un ruolo secondario; ritiene che meriti un impegno particolare il rafforzamento della capacità delle organizzazioni della società civile di interagire con l'opinione pubblica, in modo da migliorare la sua comprensione della democrazia pluralistica e partecipativa, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali;

8.  sottolinea che lo strumento dovrebbe essere complementare agli strumenti e alle attività già esistenti, a livello europeo e nazionale, per la promozione e la tutela di tali valori, e non dovrebbe pertanto andare a scapito di altri fondi o altre attività presenti a livello europeo o nazionale in questo settore;

9.  sottolinea che, nella gestione di questo nuovo strumento, occorre garantire la responsabilità finanziaria quale prevista dal regolamento finanziario, in particolare per quanto riguarda il rispetto degli obblighi giuridici, la piena trasparenza in merito all'impiego delle risorse, la sana gestione finanziaria e un utilizzo prudente delle risorse;

10.  raccomanda alla Commissione di elaborare una relazione annuale sui risultati dello strumento e di pubblicare un elenco degli organismi e delle attività che hanno beneficiato dei suoi finanziamenti;

11.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e al Consiglio d'Europa.

(1) Testi approvati, P8_TA(2016)0409.
(2) Testi approvati, P8_TA(2018)0075.
(3) GU C 81 del 2.3.2018, pag. 9.


Violazione dei diritti umani e dello Stato di diritto nel caso di due militari greci arrestati e detenuti in Turchia
PDF 151kWORD 48k
Risoluzione del Parlamento europeo del 19 aprile 2018 sulla violazione dei diritti umani e dello Stato di diritto nel caso di due militari greci arrestati e detenuti in Turchia (2018/2670(RSP))
P8_TA(2018)0185B8-0194/2018

Il Parlamento europeo,

–  visti l'arresto, avvenuto il 1º marzo 2018, e il perdurare della detenzione da parte delle autorità turche di due militari greci, che hanno dichiarato di essersi smarriti in condizioni meteorologiche avverse,

–  visto che tale parte della frontiera, nella foresta di Kastanies lungo il fiume Evros/Meriç, costituisce un importante punto di attraversamento per i migranti, i rifugiati e i trafficanti, e che il tenente e il sergente in questione stavano effettuando un regolare servizio di pattugliamento alla frontiera,

–  visti gli appelli per la liberazione dei militari, formulati dai funzionari dell'UE e della NATO, non da ultimo in occasione del Consiglio europeo del 22 marzo 2018 e dell'incontro dei leader UE-Turchia del 26 marzo 2018,

–  visti gli sforzi profusi dal governo greco per garantire il rilascio e il rimpatrio dei militari,

–  visto l'articolo 5, paragrafo 2, della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, il quale stabilisce che "ogni persona arrestata deve essere informata, al più presto e in una lingua a lei comprensibile, dei motivi dell'arresto e di ogni accusa formulata a suo carico",

–  visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che il 4 marzo 2018 un tribunale turco di Edirne ha stabilito che i due militari, che sono attualmente detenuti in condizioni di massima sicurezza e sono accusati di essere entrati illegalmente in Turchia, resteranno in carcere;

B.  considerando che i due militari greci sono detenuti in un carcere turco da oltre un mese senza che siano stati formulati capi di accusa nei loro confronti, lasciandoli all'oscuro del reato di cui sono accusati;

C.  considerando che in passato casi analoghi di attraversamento accidentale della frontiera da parte di militari greci o turchi sono stati risolti in loco a livello di autorità militari locali di entrambe le parti;

1.  invita le autorità turche a concludere rapidamente il processo giudiziario, a rilasciare i due militari greci e a riconsegnarli alla Grecia;

2.  invita il Consiglio, la Commissione, il Servizio europeo per l'azione esterna e tutti gli Stati membri dell'UE a mostrare solidarietà alla Grecia e a chiedere il rilascio immediato dei due militari greci in qualsiasi contatto o comunicazione con le autorità e i leader turchi, nello spirito del diritto internazionale e delle buone relazioni di vicinato;

3.  invita le autorità turche a seguire scrupolosamente i procedimenti giudiziari e a rispettare pienamente, per tutte le parti in causa, i diritti umani sanciti nel diritto internazionale, compresa la Convenzione di Ginevra;

4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Servizio europeo per l'azione esterna, alle autorità competenti degli Stati membri, alla NATO nonché ai presidenti, ai governi e ai parlamenti della Turchia e della Grecia.


Applicazione delle disposizioni del trattato relative ai parlamenti nazionali
PDF 269kWORD 57k
Risoluzione del Parlamento europeo del 19 aprile 2018 sull'applicazione delle disposizioni del trattato relative ai parlamenti nazionali (2016/2149(INI))
P8_TA(2018)0186A8-0127/2018

Il Parlamento europeo,

–  visto il trattato sull'Unione europea (TUE), in particolare l'articolo 5 sull'attribuzione delle competenze e la sussidiarietà, l'articolo 10, paragrafo 1, sulla democrazia rappresentativa, l'articolo 10, paragrafo 2, sulla rappresentanza dei cittadini dell'UE, l'articolo 10, paragrafo 3, sul diritto dei cittadini dell'UE di partecipare alla vita democratica dell'Unione, l'articolo 11 sulla democrazia partecipativa, l'articolo 12 sul ruolo dei parlamenti nazionali, l'articolo 48, paragrafo 3, sulla procedura di revisione ordinaria e l'articolo 48, paragrafo 7 (clausola passerella),

–  visti il protocollo n. 1 sul ruolo dei parlamenti nazionali nell'Unione europea e il protocollo n. 2 sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità,

–  visti l'articolo 15 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) e gli articoli 41 e 42 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  viste le sue risoluzioni del 12 giugno 1997 concernente le relazioni fra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali(1), del 7 febbraio 2002 sulle relazioni tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali nel quadro della costruzione europea(2), del 7 maggio 2009 sullo sviluppo delle relazioni tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali nel quadro del trattato di Lisbona(3) e del 16 aprile 2014 sulle relazioni tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali(4),

–  viste le sue risoluzioni del 16 febbraio 2017 sul miglioramento del funzionamento dell'Unione europea sfruttando le potenzialità del trattato di Lisbona(5), sulla capacità di bilancio della zona euro(6) e sulle evoluzioni e gli adeguamenti possibili dell'attuale struttura istituzionale dell'Unione europea(7),

–  viste le relazioni annuali della Commissione sui rapporti tra la Commissione europea e i parlamenti nazionali, in particolare la relazione 2014, del 2 luglio 2015 (COM(2015)0316), e la relazione 2015, del 15 luglio 2016 (COM(2016)0471), e viste le relazioni annuali della Commissione in materia di sussidiarietà e proporzionalità, in particolare la relazione 2015, del 15 luglio 2016 (COM(2016)0469), e la relazione 2016, del 30 giugno 2017 (COM(2017)0600),

–  viste le relazioni annuali della direzione delle relazioni con i parlamenti nazionali del Parlamento europeo, in particolare la relazione 2016 di metà legislatura sulle relazioni tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali,

–  vista la sua risoluzione del 26 ottobre 2017 sul controllo dell'applicazione del diritto dell'Unione europea (2015)(8),

–  visti il Libro bianco della Commissione sul futuro dell'Europa, del 1° marzo 2017, e il discorso sullo stato dell'Unione pronunciato dal Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker il 13 settembre 2017, nel quale è stata presentata una tabella di marcia,

–  vista la dichiarazione dal titolo "Greater European Integration: The Way Forward" (Una maggiore integrazione europea: la strada da percorrere) dei presidenti della Camera dei Deputati dell'Italia, dell'Assemblée nationale della Francia, del Bundestag della Germania e della Chambre des Députés del Lussemburgo, siglata il 14 settembre 2015 e attualmente avallata da altre 15 camere parlamentari nell'UE,

–  viste le conclusioni adottate dalla Conferenza dei presidenti dei parlamenti dell'UE nelle sue riunioni a partire dall'entrata in vigore del trattato di Lisbona, in particolare quella di Lussemburgo del 2016 e quella di Bratislava del 2017,

–  visti i contributi e le conclusioni delle riunioni della Conferenza degli organi parlamentari specializzati negli affari dell'Unione dei parlamenti dell'Unione europea (COSAC) a partire dall'entrata in vigore del trattato di Lisbona, in particolare delle riunioni di La Valletta e di Tallinn del 2017, nonché le sue relazioni semestrali,

–  visto l'articolo 13 del trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell'Unione economica e monetaria, che ha sancito l'organizzazione di conferenze interparlamentari al fine di discutere le politiche di bilancio e le altre questioni coperte dal trattato;

–  visti la risoluzione del Senát della Repubblica ceca del 30 novembre 2016 (26a risoluzione dell'11a legislatura), la risoluzione del Senato della Repubblica italiana del 19 ottobre 2016 ((Doc. XVIII n. 164) e i contributi della sua commissione delle Politiche comunitarie del 2 maggio 2017 (Prot. 573) nonché i contribuiti della commissione per gli Affari europei dell'Assemblée nationale della Francia del 31 maggio 2017 (numero di riferimento 2017/058) e della commissione permanente per gli Affari europei della Tweede Kamer der Staten-Generaal (Camera dei rappresentanti) dei Paesi Bassi del 22 dicembre 2017 (lettera A(2018)1067);

–  visti l'articolo 52 del suo regolamento nonché l'articolo 1, paragrafo 1, lettera e), e l'allegato 3 alla decisione della Conferenza dei presidenti del 12 dicembre 2002 sulla procedura relativa alla concessione dell'autorizzazione a elaborare relazioni di iniziativa,

–  vista la relazione della commissione per gli affari costituzionali (A8-0127/2018),

A.  considerando che i parlamenti nazionali contribuiscono attivamente al buon funzionamento costituzionale dell'Unione europea (articolo 12 TUE), svolgendo pertanto un ruolo importante ai fini della sua legittimità democratica e della sua piena realizzazione;

B.  considerando che la responsabilità parlamentare dei governi nazionali nel quadro degli affari europei, che dipende da singole prassi nazionali, è la pietra angolare del ruolo dei parlamenti nazionali nell'attuale trattato europeo;

C.  considerando che, ai fini di una migliore titolarità, i parlamenti nazionali dovrebbero controllare i governi nazionali nello stesso modo in cui il Parlamento europeo controlla l'esecutivo europeo; che, tuttavia, il livello di influenza dei parlamenti nazionali sui governi nazionali varia considerevolmente da uno Stato membro all'altro;

D.  considerando che i parlamenti nazionali spesso lamentano la loro limitata partecipazione agli affari dell'Unione e desiderano essere maggiormente coinvolti nello sviluppo del processo di integrazione europea;

E.  considerando che una mancanza di trasparenza nei processi legislativi e decisionali dell'UE rischia di compromettere sia le prerogative dei parlamenti nazionali a norma dei trattati e dei pertinenti protocolli che, in particolare, il loro ruolo di organi di controllo dei governi;

F.  considerando che il pluralismo dei parlamenti nazionali è particolarmente vantaggioso per l'UE, dal momento che l'allineamento di posizioni politiche diverse tra gli Stati membri può rafforzare e ampliare i dibattiti trasversali a livello europeo;

G.  considerando che la sottorappresentanza delle minoranze parlamentari negli affari europei dovrebbe essere controbilanciata, nel pieno rispetto delle maggioranza di ciascun parlamento nazionale e conformemente al principio di rappresentanza proporzionale;

H.  considerando che i parlamenti nazionali sono coinvolti in qualsiasi tipo di revisione dei trattati europei e sono stati recentemente chiamati a partecipare a una serie di consessi democratici dell'UE;

I.  considerando che una sfera pubblica europea potrebbe essere favorita attraverso una serie di consessi sul futuro dell'Europa, che dovrebbero essere organizzati dai parlamenti nazionali e dal Parlamento europeo, quali naturali rappresentanti del popolo europeo; che tali consessi potrebbero essere sostenuti tramite una settimana europea comune, nella quale le camere parlamentari nazionali discuterebbero simultaneamente di affari europei con commissari e deputati al Parlamento europeo;

J.  considerando che, come mostrato dalle recenti tendenze elettorali, la crisi economica, finanziaria e sociale ha accresciuto la sfiducia e la disillusione dei cittadini dell'UE nei confronti dell'attuale modello democratico di rappresentanza, sia a livello nazionale che europeo;

K.  considerando che l'attuazione del diritto dei parlamenti nazionali di controllare il rispetto del principio di sussidiarietà, sulla base del cosiddetto sistema di allarme preventivo, ha in parte migliorato le relazioni tra le istituzioni dell'UE e i parlamenti nazionali;

L.  considerando che i parlamenti nazionali sollevano talvolta critiche in merito al sistema di allarme preventivo, sostenendo che le sue disposizioni non sono di facile attuazione e non presentano un ambito esteso di applicazione;

M.  considerando che sono stati compiuti progressi nell'attuazione del sistema di allarme preventivo, come dimostrano gli ultimi dati relativi al numero di pareri presentati dai parlamenti nazionali nell'ambito del dialogo politico; che l'uso limitato della procedura del cartellino giallo e l'inefficacia della procedura del cartellino arancione mostrano che vi è ancora un margine di miglioramento e che un migliore coordinamento tra i parlamenti nazionali è possibile in tal senso;

N.  considerando che il periodo di otto settimane stabilito nell'articolo 4 del protocollo n. 1 si è dimostrato inadeguato per il controllo tempestivo del rispetto del principio di sussidiarietà;

O.  che il sistema di allarme preventivo può essere integrato dal sistema che consente attualmente ai parlamenti nazionali di sottoporre proposte costruttive all'esame della Commissione, nel pieno rispetto del suo diritto di iniziativa;

P.  considerando che diversi parlamenti nazionali hanno espresso interesse per uno strumento finalizzato a migliorare il dialogo politico, che darebbe ai parlamenti nazionali l'opportunità di suggerire proposte costruttive da sottoporre all'esame della Commissione, nel dovuto rispetto del diritto d'iniziativa di quest'ultima;

Q.  considerando che i parlamenti nazionali possono in qualsiasi momento esprimere pareri nel quadro del dialogo politico, incaricare i loro governi di richiedere la formulazione di proposte legislative attraverso il Consiglio o, conformemente all'articolo 225 TFUE, invitare semplicemente il Parlamento a presentare proposte alla Commissione;

R.  considerando che l'attuazione di una procedura del cartellino rosso non è concepibile in questa fase del processo di integrazione europea;

S.  considerando che l'ampia gamma di diritti all'informazione previsti nel trattato di Lisbona potrebbe essere ampliata se i parlamenti nazionali avessero a disposizione più risorse e più tempo per gestire i documenti loro trasmessi dalle istituzioni europee;

T.  considerando che l'IPEX, una piattaforma per lo scambio continuo di informazioni tra i parlamenti nazionali e tra parlamenti nazionali e istituzioni europee, dovrebbe essere ulteriormente sviluppata conformemente alla sua strategia digitale, nella quale il Parlamento europeo svolge un importante ruolo di sostegno;

U.  considerando che la cooperazione interistituzionale è migliorata dopo l'entrata in vigore del trattato di Lisbona e della cosiddetta iniziativa Barroso, ovvero il dialogo politico avviato dalla Commissione nel settembre 2006, che dà ai parlamenti nazionali la possibilità di presentare osservazioni, commenti positivi o critiche sulle proposte della Commissione;

V.  considerando che i parlamenti nazionali presentano talvolta rimostranze in merito alle loro relazioni con l'Unione europea, sostenendo che sono troppo complesse;

W.  considerando che i parlamenti nazionali hanno competenze pertinenti in materia di libertà, sicurezza e giustizia a norma degli articoli 70, 85 e 88 TFUE e dovrebbero pertanto svolgere un ruolo importante nel futuro della politica di sicurezza e di difesa dell'Unione;

X.  considerando che dovrebbe esserci un livello più elevato di controllo parlamentare nazionale ed europeo sulle politiche di bilancio ed economiche, sulle decisioni adottate e sulle questioni relative alla governance a livello di UE;

Y.  considerando che la decisione della Corte di giustizia del 16 maggio 2017 sulla natura mista dell'accordo commerciale tra l'UE e Singapore ha cambiato le modalità con cui i parlamenti nazionali saranno coinvolti negli accordi commerciali in futuro;

Z.  considerando che una migliore interazione e un migliore scambio di informazioni tra i deputati al Parlamento europeo e i deputati dei parlamenti nazionali come pure tra i funzionari dei parlamenti nazionali potrebbero contribuire a migliorare il controllo del dibattito europeo a livello nazionale e pertanto promuovere una cultura politica e parlamentare veramente europea;

Controllo dell'attività governativa negli affari europei

1.  ritiene che l'attuazione dei diritti e degli obblighi dei parlamenti nazionali derivanti dal trattato di Lisbona abbia rafforzato il loro ruolo all'interno del quadro costituzionale europeo, garantendo un maggior pluralismo, una legittimazione democratica e il miglior funzionamento dell'Unione;

2.  riconosce che i governi nazionali sono democraticamente responsabili dinanzi ai parlamenti nazionali come stabilito all'articolo 10, paragrafo 2, TUE, in conformità dei loro rispettivi ordinamenti costituzionali nazionali; ritiene che tale responsabilità sia l'elemento chiave del ruolo delle camere parlamentari nazionali nell'Unione europea; incoraggia i parlamenti nazionali a esercitare pienamente la loro funzione europea per influenzare direttamente e controllare i contenuti delle politiche europee, in particolare attraverso il controllo dei loro governi nazionali che agiscono in qualità di membri del Consiglio europeo e del Consiglio;

3.  invita gli Stati membri ad assicurare che ai parlamenti nazionali siano concessi tempo e poteri sufficienti, nonché il necessario accesso alle informazioni, al fine di adempiere al loro ruolo costituzionale di controllo e pertanto di legittimazione dell'attività dei governi nazionali quando essi agiscono a livello europeo, sia in sede di Consiglio che di Consiglio europeo; riconosce che tale funzione europea dovrebbe avvenire nel pieno rispetto delle rispettive tradizioni costituzionali degli Stati membri; ritiene che, al fine di preservare e rafforzare questo ruolo, l'attuale scambio di migliori pratiche e l'interazione tra i parlamenti nazionali dovrebbe essere rafforzata e promossa;

4.  ritiene che la trasparenza dei metodi di lavoro e dei processi decisionali delle istituzioni dell'UE rappresenti un presupposto per consentire ai parlamenti nazionali di svolgere efficacemente il proprio ruolo istituzionale che deriva dai trattati; invita, inoltre, i parlamenti nazionali a sfruttare pienamente le rispettive competenze al fine di controllare le azioni dei governi a livello europeo, anche adeguando la loro organizzazione interna, i loro calendari e i loro regolamenti affinché ciò sia possibile; suggerisce inoltre uno scambio delle migliori pratiche tra parlamenti nazionali, discussioni periodiche tra i rispettivi ministri e le commissioni specializzate dei parlamenti nazionali prima e dopo le riunioni del Consiglio e del Consiglio europeo nonché riunioni periodiche tra i deputati dei parlamenti nazionali, i commissari e i deputati al Parlamento europeo;

5.  reputa necessario prestare attenzione onde evitare qualsiasi tipo di sovraregolamentazione nel recepimento di norme europee da parte degli Stati membri e ritiene che i parlamenti nazionali abbiano un ruolo chiave da svolgere al riguardo; ricorda, tuttavia, che questo non influisce in alcun modo sul diritto degli Stati membri di applicare clausole di non regressione e di adottare, ad esempio, norme sociali e ambientali più elevate a livello nazionale;

6.  ricorda, pur incoraggiando un dialogo politico rafforzato con i parlamenti nazionali e riconoscendo la chiara necessità di consolidare la partecipazione parlamentare, che le decisioni devono essere adottate conformemente alle competenze costituzionali e tenendo conto della chiara delimitazione delle rispettive competenze decisionali degli organismi nazionali ed europei;

7.  afferma che il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali dovrebbero essere maggiormente coinvolti nel semestre europeo e raccomanda che i calendari di bilancio a livello nazionale ed europeo siano meglio coordinati nel corso dell'intero processo, al fine di incoraggiare un utilizzo più efficace di tale strumento; ricorda, inoltre, che l'allineamento del semestre europeo con i programmi dei parlamenti nazionali potrebbe contribuire ulteriormente al coordinamento delle politiche economiche, sottolineando al contempo che tale allineamento non dovrebbe trascurare i poteri di autonomia e gli specifici regolamenti di ciascuna camera parlamentare;

8.  suggerisce l'attuazione di un periodo di dialogo sul bilancio a livello nazionale, durante il quale i parlamenti nazionali possano deliberare in merito al semestre europeo e contribuire allo stesso, conferendo un mandato ai propri governi nelle loro relazioni con la Commissione e il Consiglio;

9.  sottolinea che, nel corso dell'ultima plenaria della Conferenza degli organi parlamentari specializzati negli affari dell'Unione (COSAC) a Tallinn, è stato riconosciuto che la maggior parte dei parlamenti nazionali partecipa attivamente a sedute plenarie per discutere questioni legate all'UE, a intervalli regolari o in occasioni specifiche, e che discussioni in plenaria più frequenti sulle questioni legate all'UE aumentano la visibilità dell'Unione e danno ai cittadini l'opportunità di conoscere il programma dell'UE e le posizioni dei partiti politici su dette questioni;

Creare una sfera pubblica europea

10.  osserva che l'allineamento di diverse posizioni politiche tra gli Stati membri potrebbe rafforzare e ampliare i dibattiti trasversali a livello europeo; raccomanda pertanto che le delegazioni parlamentari nazionali che operano presso le istituzioni europee rispecchino la diversità politica; sottolinea la pertinenza del principio della rappresentanza proporzionale di deputati di diversi partiti politici in tale contesto;

11.  osserva che la volontà vincolante delle maggioranze parlamentari potrebbe essere espressa nei pareri emessi dai parlamenti nazionali, all'interno o all'esterno del quadro del sistema di allarme preventivo; appoggia, tuttavia, l'idea che alle minoranze parlamentari nazionali venga data la possibilità di esprimere punti di vista divergenti, che potrebbero poi essere integrati negli allegati ai suddetti pareri; ritiene che tali pareri debbano essere formulati nel pieno rispetto del principio di proporzionalità e conformemente al regolamento di ciascuna camera parlamentare nazionale;

12.  prende atto del recente appello per una serie di convenzioni democratiche in tutta Europa; ritiene, a tale riguardo, che l'istituzione di una settimana europea annuale consentirebbe ai deputati al Parlamento europeo e ai commissari, in particolare ai vicepresidenti responsabili dei cluster, di presentarsi di fronte a tutte le assemblee parlamentari nazionali per discutere e spiegare l'agenda europea accanto a parlamentari e rappresentanti della società civile; suggerisce di procedere a una revisione del proprio regolamento al fine di sostenere l'iniziativa e incoraggia i parlamenti nazionali a fare altrettanto; ritiene inoltre che le riunioni tra i gruppi politici nazionali ed europei nel quadro della cooperazione interparlamentare dell'Unione potrebbero apportare un valore aggiunto sotto forma di un autentico dibattito politico europeo;

Sostegno della riforma del sistema di allarme preventivo

13.   sottolinea che il sistema di allarme preventivo è stato raramente utilizzato dall'entrata in vigore del trattato di Lisbona e ritiene che possa essere riformato nell'attuale quadro costituzionale;

14.  rileva che esempi come l'avvio della procedura del "cartellino giallo" contro la proposta della Commissione di revisione della direttiva sul distacco dei lavoratori nel 2016 dimostrano che il sistema di allarme preventivo è operativo; sottolinea che l'uso limitato della procedura del "cartellino giallo" potrebbe indicare che il principio di sussidiarietà è, nel complesso, rispettato all'interno dell'UE; ritiene pertanto che le carenze procedurali del sistema di allarme preventivo non debbano essere considerate una prova decisiva del mancato rispetto del principio di sussidiarietà; rammenta inoltre che i parlamenti nazionali possono intervenire ed esaminare la questione del rispetto del principio di sussidiarietà prima della presentazione di una proposta legislativa da parte della Commissione nel quadro di Libri verdi e bianchi oppure della presentazione annuale del programma di lavoro della Commissione;

15.  ricorda che, per ogni nuova iniziativa legislativa, la Commissione è tenuta a verificare se l'UE è legittimata ad agire e se tale azione è giustificata; sottolinea inoltre che le precedenti esperienze hanno dimostrato che stabilire un confine tra la dimensione politica del principio di sussidiarietà e la dimensione giuridica del principio di proporzionalità è talvolta difficile e problematico; invita pertanto la Commissione, nelle sue risposte ai pareri motivati formulate nel quadro del sistema di allarme preventivo o al di fuori dello stesso, a esaminare anche la proporzionalità e, se del caso, le preoccupazioni inerenti le opzioni programmatiche proposte, oltre all'interpretazione del principio di sussidiarietà;

16.  prende atto della richiesta di taluni parlamenti nazionali di prolungare il termine di otto settimane entro il quale possono presentare un parere motivato a norma dell'articolo 3 del protocollo n. 1; sottolinea, tuttavia, che l'attuale quadro del trattato non prevede tale proroga; ritiene, pertanto, che la Commissione debba istituire un termine tecnico di notifica all'interno del sistema di allarme preventivo per concedere più tempo tra la data di ricevimento tecnico dei progetti di atti legislativi da parte delle camere parlamentari nazionali e la data di inizio del periodo di otto settimane; ricorda, a tale riguardo, che nel 2009 la Commissione ha messo in atto altre modalità pratiche per il funzionamento del meccanismo di controllo della sussidiarietà;

17.  prende atto della richiesta di taluni parlamenti nazionali di prolungare il termine di otto settimane entro il quale possono presentare un parere motivato a norma dell'articolo 6 del protocollo n. 2;

18.  suggerisce, in linea con il dialogo politico avviato dalla Commissione nel 2016, di utilizzare pienamente il sistema in virtù del quale i parlamenti nazionali possono presentare proposte costruttive alla Commissione allo scopo di influenzare positivamente il dibattito europeo e il potere d'iniziativa della Commissione; suggerisce, a tale riguardo, che la Commissione potrebbe godere del potere discrezionale di tenere conto di tali proposte o di formulare una risposta formale in cui sottolinea i motivi per cui si astiene dal farlo; sottolinea che tale procedura non può consistere in un diritto di iniziativa né in un diritto di ritirare o modificare la legislazione, poiché ciò costituirebbe un sovvertimento del "metodo dell'Unione" e della distribuzione di competenze tra il livello nazionale e quello europeo, violando così i trattati; raccomanda nel contempo di attribuire il diritto di iniziativa legislativa al Parlamento europeo, quale rappresentante diretto dei cittadini dell'Unione, nel caso di una futura revisione dei trattati;

Attuazione del diritto all'informazione

19.  ribadisce che l'articolo 12 TUE e il protocollo n. 1 riconoscono ai parlamenti nazionali il diritto di ricevere informazioni direttamente dalle istituzioni europee;

20.  sottolinea che i parlamenti nazionali potrebbero gestire meglio le informazioni loro trasmesse in virtù del sistema di allarme preventivo o nell'ambito del loro diritto all'informazione se la piattaforma IPEX assumesse la rilevanza di un'agorà o di un forum per un dialogo informale permanente tra i parlamenti nazionali e tra questi e le istituzioni europee; intende pertanto promuovere l'uso della piattaforma per il rafforzamento del dialogo politico; raccomanda ai parlamenti nazionali di utilizzare tempestivamente la piattaforma IPEX, onde garantire un avvio rapido del meccanismo nazionale di controllo; raccomanda di utilizzare IPEX come canale per la condivisione sistematica delle informazioni e la segnalazione precoce di preoccupazioni relative alla sussidiarietà; ritiene che sia possibile sviluppare IPEX in modo da renderlo il principale canale di comunicazione e trasmissione di documenti pertinenti dalle istituzioni dell'UE ai parlamenti nazionali e viceversa e, in tale contesto, si impegna a offrire assistenza alle amministrazioni delle camere parlamentari nazionali su come lavorare con la piattaforma; incoraggia inoltre l'aumento degli scambi tra i funzionari delle istituzioni e dei gruppi politici all'interno delle amministrazioni del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali;

Prevedere una migliore cooperazione interistituzionale

21.  prende atto della cooperazione esistente tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali nella COSAC, nella Conferenza interparlamentare sulla politica estera e di sicurezza comune (CIP-PESC) e nel quadro dell'articolo 13 del trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell'Unione economica e monetaria; sottolinea che tale cooperazione dovrebbe essere sviluppata sulla base dei principi del consenso, della condivisione delle informazioni e della consultazione, affinché i parlamenti nazionali esercitino un controllo sui rispettivi governi e sulle rispettive amministrazioni;

22.  ribadisce che il quadro attuale delle relazioni tra l'Unione e i parlamenti nazionali potrebbe essere semplificato e armonizzato per renderlo più efficiente ed efficace; chiede, in tale contesto, di rivedere la collaborazione tra l'Unione e i suoi parlamenti nazionali nelle piattaforme e nei forum esistenti allo scopo di rafforzare tali relazioni e adattarle alle esigenze attuali; insiste tuttavia su una chiara delimitazione delle competenze decisionali tra i parlamenti nazionali e il Parlamento europeo, per cui i primi dovrebbero esercitare la loro funzione europea sulla base delle costituzioni nazionali, in particolare esercitando un controllo sui membri dei loro governi nazionali in quanto membri del Consiglio europeo e del Consiglio, livello in cui sono meglio collocati per monitorare il processo legislativo europeo; rifiuta quindi la creazione di organismi parlamentari congiunti di carattere decisionale per motivi di trasparenza, responsabilità e capacità di agire;

23.  evidenzia che rafforzare il dialogo politico e tecnico tra commissioni parlamentari, sia a livello nazionale che europeo, costituirebbe un passo estremamente positivo verso la piena cooperazione interparlamentare; valuta la possibilità di destinare risorse aggiuntive al conseguimento di tale obiettivo nonché l'utilizzo di videoconferenze, ove possibile;

24.  riconosce la pertinenza delle riunioni interparlamentari di commissione, previste dagli articoli 9 e 10 del protocollo n. 1; ritiene che si potrebbe conseguire una migliore cooperazione interistituzionale se i deputati al Parlamento europeo e ai parlamenti nazionali attribuissero maggiore importanza alle riunioni interparlamentari di commissione e se esse fossero preparate in più stretta cooperazione;

25.  raccomanda che i parlamenti nazionali siano pienamente coinvolti nello sviluppo continuo della politica di sicurezza e di difesa comune; ritiene che tale coinvolgimento dovrebbe essere promosso in stretta cooperazione con il Parlamento europeo e nel pieno rispetto delle disposizioni delle costituzioni nazionali in materia di politiche di sicurezza e di difesa, anche attraverso riunioni interparlamentari congiunte tra rappresentanti dei parlamenti nazionali e deputati al Parlamento europeo e mediante un dialogo politico tra una vera e propria commissione per la sicurezza e la difesa in seno al Parlamento europeo e le corrispondenti commissioni dei parlamenti nazionali; rileva il potenziale che ciò presenta in relazione all'esercizio di un controllo costruttivo in tale ambito da parte degli Stati membri dell'UE neutrali;

26.  ritiene che un dialogo politico e legislativo rafforzato tra e con i parlamenti nazionali favorirebbe il rispetto degli obiettivi stabiliti nell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio";

o
o   o

27.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU C 200 del 30.6.1997, pag. 153.
(2) GU C 284 E del 21.11.2002, pag. 322.
(3) GU C 212 E del 5.8.2010, pag. 94.
(4) GU C 443 del 22.12.2017, pag. 40.
(5) Testi approvati P8_TA(2017)0049.
(6) Testi approvati P8_TA(2017)0050.
(7) Testi approvati P8_TA(2017)0048.
(8) Testi approvati P8_TA(2017)0421.


Relazione annuale sulla politica di concorrenza
PDF 311kWORD 68k
Risoluzione del Parlamento europeo del 19 aprile 2018 sulla relazione annuale sulla politica di concorrenza (2017/2191(INI))
P8_TA(2018)0187A8-0049/2018

Il Parlamento europeo,

–  visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), in particolare gli articoli 39, 42, da 101 a 109 e 174,

–  visti la relazione della Commissione del 31 maggio 2017 sulla politica di concorrenza 2016 (COM(2017)0285) e il documento di lavoro dei servizi della Commissione pubblicato come documento giustificativo in pari data (SWD(2017)0175),

–  visto il regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014, che dichiara alcune categorie di aiuti compatibili con il mercato interno in applicazione degli articoli 107 e 108 del trattato(1),

–  visto il Libro bianco del 9 luglio 2014 dal titolo "Verso un controllo più efficace delle concentrazioni nell'UE" (COM(2014)0449),

–  visto il regolamento (UE) 2017/1084 della Commissione, del 14 giugno 2017, che modifica il regolamento (UE) n. 651/2014 per quanto riguarda gli aiuti alle infrastrutture portuali e aeroportuali, le soglie di notifica applicabili agli aiuti alla cultura e alla conservazione del patrimonio e agli aiuti alle infrastrutture sportive e alle infrastrutture ricreative multifunzionali, nonché i regimi di aiuti a finalità regionale al funzionamento nelle regioni ultraperiferiche, e modifica il regolamento (UE) n. 702/2014 per quanto riguarda il calcolo dei costi ammissibili(2),

–  vista la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che conferisce alle autorità garanti della concorrenza degli Stati membri poteri di applicazione più efficace e assicura il corretto funzionamento del mercato interno (COM(2017)0142),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 19 luglio 2016, sulla nozione di aiuto di Stato di cui all'articolo 107, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea(3),

–  vista la sua risoluzione del 5 febbraio 2014 sugli accordi di cooperazione dell'UE sull'applicazione della politica di concorrenza: prospettive future(4),

–  vista la sua risoluzione del 4 febbraio 2016 sulla condizione di insularità(5),

–   vista la sua risoluzione del 22 novembre 2016 sul Libro verde sui servizi finanziari al dettaglio(6),

–  viste la sua risoluzione del 14 febbraio 2017 sulla relazione annuale sulla politica di concorrenza dell'Unione europea(7) e le sue relazioni degli anni precedenti in materia,

–  vista la sua risoluzione del 14 novembre 2017 sul Piano d'azione sui servizi finanziari al dettaglio(8),

–  viste le pertinenti norme, linee guida, decisioni, risoluzioni, comunicazioni e pubblicazioni della Commissione in materia di concorrenza,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo sulla relazione sulla politica di concorrenza 2016,

–  visto l'accordo interistituzionale del 13 aprile 2016 "Legiferare meglio"(9),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per i problemi economici e monetari e i pareri della commissione per il commercio internazionale, della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori e della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale (A8-0049/2018),

1.  accoglie con favore la relazione sulla politica di concorrenza 2016, del 31 maggio 2017, che dimostra come, in un contesto di concorrenza leale, gli investimenti e l'innovazione siano fondamentali per il futuro dell'Europa;

2.  sostiene fermamente l'indipendenza della Commissione e delle autorità nazionali garanti della concorrenza nella loro missione di elaborazione ed efficace applicazione delle norme dell'Unione in materia di concorrenza a vantaggio dei cittadini e delle imprese attive nell'UE;

3.  accoglie con favore e incoraggia ulteriormente l'impegno della Commissione a mantenere, oltre a un dialogo strutturato con il commissario responsabile per la concorrenza, Margrethe Vestager, contatti regolari con i membri della commissione competente del Parlamento e del relativo gruppo di lavoro sulla politica di concorrenza; è convinto che la relazione annuale della Commissione sulla politica di concorrenza sia un fattore chiave in termini di controllo democratico, e si compiace che la Commissione abbia risposto a tutte le richieste specifiche approvate dal Parlamento;

4.  invita la Commissione a garantire informazioni e scambi periodici con il Parlamento sulla preparazione e sull'attuazione della normativa dell'UE, di accordi internazionali e altri strumenti giuridici non vincolanti relativi alla politica di concorrenza, come stabilito nell'accordo interistituzionale tra la Commissione e il Parlamento; rileva che ciò non si verifica in modo soddisfacente, ad esempio nel caso delle consultazioni riguardanti l'accordo UE-Canada sullo scambio di informazioni nei procedimenti relativi alla concorrenza; invita il Consiglio a ratificare l'accordo UE-Canada il prima possibile; intende promuovere lo scambio regolare di opinioni in seno alla commissione competente con la Rete europea della concorrenza (ECN) e le autorità nazionali garanti della concorrenza;

5.  invita la Commissione a monitorare l'attuazione della legislazione legata al completamento del mercato unico, ad esempio nel settore dell'energia (compreso l'autoconsumo) e dei trasporti, nel mercato digitale e nei servizi finanziari al dettaglio, al fine di migliorare l'applicazione delle norme UE in materia di concorrenza e conseguire un'applicazione omogenea negli Stati membri;

6.  osserva che gli aiuti di Stato possono rappresentare uno strumento indispensabile per garantire le infrastrutture e l'approvvigionamento necessari sia per il settore dell'energia che per quello dei trasporti, soprattutto in Europa, dove è in atto una transizione verso sistemi di approvvigionamento energetico e di trasporto più puliti e rispettosi del clima;

7.  rileva che gli aiuti di Stato possono risultare necessari per garantire la fornitura di servizi di interesse economico generale (SIEG), fra cui l'energia, i trasporti e le telecomunicazioni; sottolinea che l'intervento dello Stato rappresenta spesso lo strumento migliore per garantire la fornitura di servizi essenziali per il sostegno delle regioni isolate, remote, periferiche e insulari dell'Unione;

8.  sostiene l'importanza di garantire la concorrenza, che comporta la salvaguardia della capacità di acquisizione transfrontaliera nel mercato intraeuropeo dei servizi finanziari, anche per quanto riguarda le assicurazioni;

9.  sottolinea che la connettività delle regioni insulari o periferiche è essenziale per sostenere e sviluppare livelli accettabili di iniziativa economica e sociale attraverso il mantenimento di connessioni commerciali fondamentali;

10.  sottolinea che l'accesso al contante tramite sportelli automatici è un servizio pubblico essenziale che deve essere esente da pratiche discriminatorie, anticoncorrenziali e abusive e, di conseguenza, non deve essere soggetto a costi eccessivi;

11.  si compiace dell'impegno profuso dalla DG Concorrenza per continuare a creare una forza lavoro stabile ed equilibrata nel corso di tutto il 2016; accoglie inoltre con favore il miglioramento della gestione delle risorse umane presso la DG Concorrenza e il fatto che il tasso di avvicendamento del personale sia sceso al livello più basso da quando hanno avuto inizio le rilevazioni (dal 13,9 % nel 2015 al 10,8 % nel 2016(10)); invita la Commissione a riassegnare risorse finanziarie e umane adeguate alla DG Concorrenza e garantire la stabilità delle finanze della Direzione per la modernizzazione degli strumenti informatici ed elettronici, al fine di far fronte al crescente carico di lavoro e adeguarsi ai progressi tecnologici; chiede, ancora una volta, una netta separazione tra i dipartimenti che redigono gli orientamenti e quelli responsabili della loro applicazione;

12.  si compiace dei progressi compiuti dalla DG Concorrenza in materia di pari opportunità, tra cui il fatto che le donne rappresentano il 36 % del personale direttivo di livello medio;

13.  sottolinea nuovamente che la corruzione negli appalti pubblici ha gravi effetti distorsivi sulla competitività del mercato europeo; ribadisce che gli appalti pubblici sono una delle attività di governo più esposte al rischio di corruzione; evidenzia che, in alcuni Stati membri, gli appalti finanziati dall'UE comportano un rischio di corruzione più elevato rispetto agli appalti finanziati a livello nazionale; invita la Commissione a proseguire gli sforzi intesi a impedire l'uso improprio dei fondi UE e promuovere la responsabilità in materia di appalti pubblici; accoglie inoltre con favore l'istituzione della Procura europea;

14.  prende atto che le norme dell'UE non stabiliscono termini temporali per le indagini antitrust, il che significa che le decisioni sono talvolta prese troppo tardi, dopo che i concorrenti sono stati costretti a uscire dal mercato;

15.  invita la Commissione ad adottare orientamenti indicativi per limitare la durata delle indagini antitrust e dei procedimenti riguardanti l'abuso di una posizione dominante nel mercato, al fine di evitare incertezze e oneri eccessivi per le imprese e creare un quadro concorrenziale che vada a vantaggio dei consumatori; ritiene che scadenze più flessibili debbano essere concesse soltanto nei casi complessi in cui le indagini devono essere estese ad altre imprese;

16.  sottolinea che, benché la rapidità delle indagini debba essere equilibrata alla necessità di garantire adeguatamente i diritti della difesa e la qualità delle indagini, le scadenze indicative possono aiutare le autorità antitrust a utilizzare in modo più efficiente le risorse; osserva che per velocizzare le principali indagini in materia di antitrust, la Commissione e i soggetti interessati potrebbero ricorrere maggiormente ai procedimenti antitrust semplificati e migliorare l'accesso ai fascicoli pertinenti;

17.  prende atto che la maggior parte delle decisioni in materia di antitrust sono adottate a livello nazionale; invita la Commissione, nel rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, a monitorare pertanto la coerenza globale e l'indipendenza della politica di concorrenza e la relativa attuazione nell'ambito del mercato interno, con il sostegno dell'ECN; sottolinea che l'indipendenza delle autorità nazionali garanti della concorrenza è estremamente importante e accoglie pertanto con favore la proposta della Commissione ECN+ intesa a rafforzare la capacità di tali autorità di garantire un'applicazione più efficace del diritto dell'UE in materia di concorrenza;

18.  ritiene che la Commissione debba verificare che, per essere in grado di svolgere il loro lavoro in totale indipendenza, le autorità nazionali garanti della concorrenza dispongano di mezzi adeguati in termini di risorse finanziarie, umane e tecniche, e che l'elezione o la nomina dei loro direttori e alti dirigenti sia trasparente e non soggetta a influenze politiche; sottolinea che l'autonomia delle autorità nazionali garanti della concorrenza, anche in termini di bilancio, è essenziale al fine di garantire un'efficace applicazione del diritto dell'UE in materia di concorrenza; invita gli Stati membri a garantire che le autorità nazionali garanti della concorrenza pubblichino relazioni annuali contenenti statistiche e una sintesi motivata delle loro attività e chiede che la Commissione presenti una relazione annuale al Parlamento riguardo a questi punti chiave; ritiene che le autorità nazionali garanti della concorrenza debbano disporre di procedure volte a garantire che il personale e i direttori, per un periodo di tempo ragionevole dopo aver lasciato il posto di lavoro, si astengano da attività che possano dar luogo a un conflitto di interessi in relazione a un caso specifico nel quale sono stati coinvolti a livello di autorità nazionale garante della concorrenza; sottolinea l'importanza dell'ECN, che costituisce una piattaforma per scambi regolari tra la Commissione e le autorità nazionali garanti della concorrenza al fine di garantire un'applicazione efficace e coerente delle norme in materia di concorrenza; invita la Commissione a prendere in considerazione il parere delle autorità nazionali garanti della concorrenza;

19.  è del parere che uno studio sulla conoscenza e la comprensione da parte delle imprese, in particolare le piccole e medie imprese, delle norme dell'Unione sulla concorrenza e sugli aiuti di Stato possa essere utile per rafforzare l'attuazione delle norme dell'Unione in materia di concorrenza e possa fungere, allo stesso tempo, da utile orientamento;

20.  è del parere che le misure provvisorie possano rappresentare un importante strumento, in particolare nel contesto dell'economia digitale, per garantire che la concorrenza non sia compromessa in modo grave e irreparabile da comportamenti illeciti mentre è in corso un'indagine; invita la Commissione a esaminare le opzioni disponibili per accelerare i procedimenti dinanzi alle autorità garanti della concorrenza in applicazione degli articoli 101 e 102 TFUE o per semplificare l'adozione di misure provvisorie; invita la Commissione, in tale contesto, a effettuare uno studio al riguardo e a presentare al Parlamento e al Consiglio i risultati ed eventualmente una proposta legislativa;

21.  invita la Commissione a verificare attentamente, nel quadro di una possibile riforma del regolamento sulle concentrazioni, se l'attuale metodo di valutazione tenga sufficientemente conto delle specificità dei mercati digitali; è del parere che potrebbe essere necessario un adeguamento dei criteri di valutazione delle concentrazioni nel quadro dell'economia digitale; sottolinea inoltre che l'indipendenza delle autorità nazionali garanti della concorrenza dovrebbe essere garantita non solo nell'applicazione degli articoli 101 e 102 TFUE, ma anche nell'attuazione delle norme europee sul controllo delle concentrazioni; sottolinea pertanto la necessità di norme equivalenti a livello dell'UE in tale ambito;

22.  si compiace dei continui sforzi profusi dalla Commissione per chiarire i diversi aspetti della definizione di aiuto di Stato, come dimostrato dalla sua comunicazione sulla nozione di aiuto di Stato di cui all'articolo 107, paragrafo 1, TFUE, che costituisce un'importante componente dell'iniziativa di modernizzazione degli aiuti di Stato; rileva in particolare gli sforzi della Commissione volti a chiarire le nozioni di "impresa" e "attività economica"; osserva tuttavia che continua a essere difficile, soprattutto nel settore degli affari sociali, tracciare una divisione netta tra attività economiche e non economiche; osserva inoltre che compete alla Corte di giustizia dell'Unione europea garantire la corretta interpretazione del trattato;

23.  ribadisce che la concorrenza fiscale leale è importante per l'integrità del mercato interno e che tutti gli operatori del mercato, comprese le imprese digitali, dovrebbero versare la rispettiva giusta aliquota fiscale nelle giurisdizioni in cui generano i loro profitti e competere a parità di condizioni; accoglie con favore le indagini approfondite della Commissione a tale riguardo e sottolinea che la lotta contro la frode fiscale e la pianificazione fiscale aggressiva è necessaria al fine di garantire parità di condizioni in tutto il mercato unico e consolidare i bilanci pubblici; sottolinea che le norme sugli aiuti di Stato si applicano anche alle esenzioni fiscali e che è essenziale eliminare le prassi anticoncorrenziali distorsive, come ad esempio i vantaggi fiscali selettivi; invita gli Stati membri a garantire che la Commissione abbia accesso a tutte le informazioni pertinenti scambiate tra le autorità fiscali nazionali, al fine di valutare la compatibilità dei loro accordi fiscali e tax ruling con e le norme dell'UE in materia di concorrenza;

24.  esprime preoccupazione per la mancanza di azione da parte delle autorità garanti della concorrenza contro l'eliminazione retroattiva dei regimi di sostegno a favore delle energie rinnovabili; sottolinea che tale inazione ha prodotto un'ulteriore distorsione della concorrenza, poiché gli investitori internazionali, a differenza di quelli locali, hanno potuto ottenere un risarcimento; invita la Commissione a esaminare gli effetti di distorsione dei pagamenti basati sulle capacità e dei pagamenti relativi alla moratoria nucleare esistenti nei mercati dell'elettricità;

25.  invita a rivedere gli orientamenti sugli aiuti di Stato in materia di tassazione al fine di includere i casi di concorrenza sleale che vanno al di là dei tax ruling e dei costi di trasferimento;

26.  sottolinea che occorrono politiche e normative fiscali semplici e trasparenti;

27.  accoglie con grande favore la decisione della Commissione nei confronti dei vantaggi fiscali illegali concessi a favore di Amazon e le sue precedenti decisioni fondamentali in materia di vantaggi fiscali selettivi illegali e sottolinea che il tempestivo recupero di aiuti illegali è essenziale; rileva che il Lussemburgo ha annunciato la sua intenzione di impugnare la decisione relativa ad Amazon, così come ha fatto l'Irlanda per il caso Apple; invita la Commissione a continuare a monitorare la situazione in tutti gli Stati membri e ad adottare decisioni nei confronti di aiuti di Stato illeciti in tutti i casi analoghi al fine di garantire un trattamento equo e ripristinare la parità di condizioni;

28.  sottolinea la necessità di tassare le società digitali in base all'attività effettivamente svolta negli Stati membri rilevando il fatturato prodotto tramite le piattaforme digitali, in modo tale da evitare uno svantaggio competitivo per le società che svolgono la loro attività con una costante presenza fisica in loco;

29.  ritiene che la concorrenza leale nel mercato interno possa essere ostacolata dalla pianificazione fiscale, poiché i nuovi operatori e le PMI che svolgono la loro attività esclusivamente in un paese sono penalizzati rispetto alle multinazionali, che possono trasferire gli utili o ricorrere ad altre forme di pianificazione fiscale aggressiva mediante una serie di decisioni e strumenti ai quali soltanto loro possono accedere; osserva con preoccupazione che le minori passività fiscali che ne derivano lasciano alle multinazionali un utile al netto delle imposte più elevato e creano una disparità di condizioni nei confronti dei concorrenti nel mercato unico, i quali non hanno la possibilità di accedere a una pianificazione fiscale aggressiva e mantengono il legame tra il luogo in cui gli utili sono generati e il luogo d'imposizione fiscale;

30.  invita la Commissione ad avviare negoziati con tutti gli Stati e i territori che hanno un buon accesso al mercato comune e che non dispongono di efficaci controlli sugli aiuti di Stato contro la concorrenza fiscale sleale;

31.  prende atto della possibilità di ricorrere a fondi pubblici per salvare le banche che sono importanti per una regione; invita la Commissione a spiegare a quali condizioni ciò sia possibile, in particolare per quanto riguarda gli aiuti di Stato dell'UE e le norme di bail-in; ritiene che l'attuale quadro giuridico non sia chiaro e invita la Commissione a migliorarlo;

32.  rammenta che, ai sensi della direttiva relativa ai sistemi di garanzia dei depositi, il ricorso a sistemi di garanzia dei depositi volto a impedire il fallimento di un ente creditizio dovrebbe essere effettuato nell'ambito di un quadro definito in modo chiaro e dovrebbe altresì rispettare in ogni caso le norme in materia di aiuti di Stato;

33.  invita la Commissione a verificare ogni anno se i requisitivi per l'applicazione dell'articolo 107, paragrafo 3, lettera b), TFUE nel settore finanziario siano ancora rispettati;

34.  ritiene che, a seguito della crisi finanziaria, la concentrazione nel settore bancario sia aumentata e, in alcuni casi, sia stata promossa dalle autorità di vigilanza nazionali ed europee; invita la Commissione a monitorare tale fenomeno e a effettuare uno studio paese per paese a livello europeo per esaminare i suoi effetti sulla concorrenza;

35.  si compiace del fatto che Margrethe Vestager si sia impegnata, in occasione del dialogo strutturato con la commissione per i problemi economici e monetari del 21 novembre 2017, a esaminare le possibili distorsioni della concorrenza derivanti dal programma di acquisto per il settore societario della Banca centrale europea e a fornire una risposta articolata al riguardo; sottolinea a tale proposito che la nozione di selettività in materia di aiuti di Stato rappresenta un criterio essenziale che deve essere esaminato in modo approfondito; fa riferimento, inoltre, all'articolo 4, paragrafo 3, TUE sul cosiddetto "principio di leale cooperazione";

36.  invita la Commissione a monitorare attentamente le attività nel settore dei servizi bancari e finanziari al dettaglio per individuare eventuali violazioni delle norme in materia di antitrust e attività di cartello, e a collaborare strettamente con le autorità nazionali garanti della concorrenza per l'applicazione delle norme antitrust dell'UE;

37.  ritiene che sia prioritario assicurare il rigoroso e imparziale rispetto delle norme in materia di aiuti di Stato nella gestione delle future crisi bancarie affinché i contribuenti siano protetti dagli oneri dei piani di salvataggio bancari;

38.  condivide i risultati dell'indagine settoriale della Commissione sul commercio elettronico, secondo cui il commercio elettronico transfrontaliero può contribuire a una maggiore integrazione del mercato unico e offre vantaggi competitivi per le aziende e una maggiore scelta per i consumatori, ma che le misure relative ai blocchi geografici rappresentano un importante impedimento a tal fine; ribadisce che in alcuni casi ciò potrebbe risultare in contrasto con l'articolo 101; si compiace dell'impegno della Commissione a concentrarsi sull'applicazione delle norme UE in materia di concorrenza che sono emerse o si sono diffuse maggiormente con l'avvento dell'economia digitale e la sua crescente importanza; accoglie altresì con favore l'obiettivo della Commissione di ampliare il dialogo con le autorità nazionali garanti della concorrenza al fine di assicurare un'applicazione coerente delle norme UE in materia di concorrenza per quanto concerne le pratiche di commercio elettronico;

39.  invita il negoziatore capo dell'UE per la Brexit, in cooperazione con il commissario Vestager, ad avviare al più presto una discussione equa e trasparente sul futuro delle relazioni UE-Regno Unito in termini di concorrenza;

40.  ritiene che qualsiasi indagine in corso(11) su possibili violazioni del diritto UE in materia di concorrenza da parte del Regno Unito o di società ivi stabilite non debba essere compromessa dall'agenda della Brexit e che qualsiasi decisione definitiva adottata dalla Commissione dopo il 29 marzo 2019 debba continuare a essere vincolante;

41.  prende atto della comunicazione degli addebiti della Commissione e della sua conclusione preliminare secondo la quale Google ha abusato della sua posizione di mercato dominante in qualità di motore di ricerca favorendo illegalmente un altro prodotto Google, vale a dire il servizio di confronto dei prezzi; invita la Commissione a garantire che Google proceda alla riparazione in modo rapido ed efficace onde prevenire altri abusi della posizione dominante; sottolinea la necessità che la Commissione effettui un'analisi approfondita e monitori come la proposta di Google funzionerebbe a livello pratico al fine di ripristinare le condizioni di parità necessarie per promuovere la concorrenza e l'innovazione; osserva che, senza una vera e propria separazione strutturale tra i servizi di ricerca generali e quelli specializzati di Google, un approccio basato sulle aste non è in grado di garantire la parità di trattamento; esorta la Commissione e l'amministratore delegato di Google a partecipare a un'audizione pubblica congiunta della commissione per i problemi economici e monetari (ECON) e della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (IMCO); è del parere che tutte le società, anche nel settore digitale, debbano cooperare strettamente con il Parlamento, anche partecipando alle audizioni pubbliche;

42.  invita la Commissione ad adottare misure più ambiziose per eliminare gli ostacoli illegittimi alla concorrenza online, al fine di garantire ai consumatori dell'UE acquisti online senza barriere da venditori stabiliti in un altro Stato membro, evitando al tempo stesso di creare nuove barriere a causa delle variazioni in vigore nella normativa sui consumatori;

43.  invita la Commissione a effettuare e concludere diligentemente, non appena possibile, tutte le altre indagini antitrust in corso, come ad esempio nei casi di Android, AdSense e le indagini riguardanti le ricerche di viaggi e le ricerche locali, in cui Google abuserebbe della propria posizione dominante a scapito dei suoi concorrenti attuali e potenziali, cui è stato impedito l'accesso al settore e lo sviluppo all'interno dello stesso; sottolinea la necessità che la Commissione sia adeguatamente preparata e dotata degli strumenti necessari per la prima importante causa in materia di "big data", che riguarda circa 5,2 terabyte di dati; sottolinea, a tale proposito, che l'utilizzo di dati personali da parte delle grandi società di tecnologia è senza precedenti e i consumatori spesso non sono informati e non sanno in che misura i loro dati vengono utilizzati, ad esempio per l'elaborazione di profili o a fini promozionali; crede che le società digitali possano rappresentare una particolare sfida per le autorità fiscali e garanti della concorrenza, soprattutto per quanto concerne gli algoritmi, l'intelligenza artificiale o il valore dei dati; incoraggia la Commissione a definire strumenti programmatici e di attuazione relativi all'emergere delle economie digitali, garantendo di avere a disposizione al suo interno una squadra completa di ingegneri high-tech e specialisti nel settore delle tecnologie di punta per monitorare la situazione e intervenire contro le pratiche anticoncorrenziali nell'ambito dell'economia digitale e basata sulle piattaforme;

44.  sottolinea l'importanza delle indagini in corso nel settore farmaceutico, viste le crescenti prove di distorsioni del mercato in questo settore, comprese le restrizioni quantitative, la manipolazione dei prezzi e gli ostacoli alla disponibilità dei farmaci generici;

45.  accoglie con favore la scheda informativa della Commissione del 6 ottobre 2017, che conferma i risultati delle ispezioni senza preavviso concernenti l'accesso alle informazioni sui conti correnti bancari da parte dei servizi competenti; invita la Commissione a continuare a vigilare su tale questione, soprattutto dal momento in cui entreranno in vigore le norme tecniche di regolamentazione su un'autenticazione forte del cliente e canali di comunicazione sicuri;

46.  accoglie con favore l'indagine della Commissione sul cartello concernente i camion e le relative conclusioni;

47.  chiede alla Commissione di chiarire le norme in materia di aiuti di Stato per le compagnie aeree europee e non europee al fine di stabilire una parità di condizioni tra le loro attività rivolte al mercato europeo e quelle rivolte al mercato non europeo; ritiene che gli aiuti alla ristrutturazione, in alcuni casi, possano essere distorsivi; reputa opportuno applicare le stesse regole in materia di concorrenza a tutti i vettori aerei che effettuano voli con partenza o destinazione nell'UE, nonché ai vettori nazionali e a quelli a basso costo tenendo conto, nel contempo, della situazione dei vettori le cui attività non incidono significativamente sul mercato; osserva che la Commissione ha approvato l'acquisizione, da parte di Lufthansa, di LGW, società controllata di Air Berlin, subordinatamente al rispetto di determinati impegni al fine di evitare distorsioni della concorrenza; invita la Commissione a monitorare la situazione a medio-lungo termine e a contrastare tutte le pratiche anticoncorrenziali nel settore dell'aviazione che pregiudicano la legislazione in materia di protezione dei consumatori;

48.  invita la Commissione a indagare sull'egemonia delle compagnie aeree a basso costo su diverse rotte aeree in Europa e sulla determinazione dei prezzi per dette rotte; osserva che tale posizione spesso viene spesso raggiunta assumendo un comportamento aggressivo o persino predatorio nel mercato, che distrugge la concorrenza e che finisce per imporre ai consumatori l'onere di tariffe e costi più elevati;

49.  chiede che la Commissione valuti attentamente tutte le operazioni di concentrazione nel settore aereo in conformità della procedura UE di controllo delle concentrazioni, inclusi gli effetti di tali operazioni sulla concorrenza nel mercato e i potenziali danni per i consumatori, soprattutto in termini di prezzi più elevati e limitazioni dell'accesso diretto alle destinazioni;

50.  sollecita la Commissione a completare l'attuazione dello spazio ferroviario europeo unico, a garantire la piena trasparenza dei flussi di denaro tra i gestori di infrastrutture e le imprese ferroviarie, nonché a verificare che ogni Stato membro disponga di un'autorità di regolamentazione nazionale solida e indipendente per l'antitrust;

51.  esprime preoccupazione per gli effetti anticoncorrenziali della proprietà comune da parte di grandi investitori istituzionali; ritiene che il possesso, da parte di tali investitori, di una quota significativa di azioni di concorrenti diretti nello stesso settore, ad esempio tra le compagnie aere, limiti la concorrenza e determini quindi una situazione di quasi-oligopolio con conseguenze negative per i consumatori e per l'economia nel suo complesso; invita la Commissione ad adottare tutte le misure necessarie per gestire i possibili effetti anticoncorrenziali della proprietà comune; la invita altresì a indagare sulla proprietà comune e a presentare una relazione al Parlamento sugli effetti della proprietà comune nei mercati europei, soprattutto in termini di prezzi e innovazione;

52.  accoglie con favore la revisione del regolamento (CE) n. 868/2004 volta a tutelare la concorrenza leale, garantire la reciprocità ed eliminare le pratiche sleali, tra cui presunti aiuti di Stato alle compagnie aeree da taluni paesi terzi, e ad affrontare aspetti normativi quali le condizioni di lavoro e le questioni ambientali; concorda con la Commissione sul fatto che la strategia migliore sarebbe quella di adottare un nuovo strumento giuridico completo per affrontare la distorsione del mercato nel trasporto internazionale, di promuovere il coinvolgimento dell'Organizzazione per l'aviazione civile internazionale (ICAO) in materia di concorrenza aerea regionale e di garantire una concorrenza leale basata su accordi sui servizi aerei; ritiene che la trasparenza nella clausola della competizione leale sia un elemento fondamentale per assicurare parità di condizioni; ritiene che un siffatto regolamento o altro opportuno strumento legislativo debba prevenire i comportamenti anticoncorrenziali nella vendita dei biglietti, come l'imposizione da parte di determinate compagnie aeree di maggiorazioni o di un accesso limitato alle informazioni per coloro che utilizzano canali di prenotazione diversi dai propri;

53.  ribadisce che il settore dell'aviazione fornisce un contributo essenziale alla connettività dell'UE, sia tra gli stessi Stati membri sia con i paesi terzi, e che tale settore è determinante ai fini dell'integrazione e della competitività dell'UE e contribuisce in maniera essenziale alla crescita economica e all'occupazione; osserva che la connettività globale dell'UE dipende ampiamente dai servizi aerei forniti dai vettori aerei europei;

54.  accoglie con favore la semplificazione, da parte della Commissione, delle norme in materia di investimenti pubblici nei porti e negli aeroporti, nella cultura e nelle regioni ultraperiferiche; sottolinea che, tenuto conto delle esigenze di connettività delle regioni periferiche e ultraperiferiche e in linea con gli attuali orientamenti della Commissione, tutti gli aeroporti finanziati dal bilancio dell'UE o dalla Banca europea per gli investimenti dovrebbero basarsi su un'analisi positiva dei costi e dei benefici e sulla fattibilità operativa ed economica a medio e lungo termine, al fine di evitare il finanziamento di aeroporti fantasma in Europa;

55.  sottolinea l'importanza di salvaguardare la trasparenza e la neutralità delle informazioni di volo, di garantire condizioni di parità sul mercato e, in ultima analisi, di tutelare la capacità dei consumatori europei di compiere scelte informate; invita pertanto la Commissione a rispettare tali principi in sede di riesame del codice di comportamento in materia di sistemi telematici di prenotazione e del regolamento sui servizi aerei;

56.  invita la Commissione a garantire una concorrenza leale nel settore dei trasporti al fine di completare il mercato unico, tenendo conto dell'interesse pubblico e delle considerazioni di carattere ambientale nonché salvaguardando la connettività delle regioni insulari e periferiche; invita la Commissione a monitorare i casi di reti pubbliche portuali e aeroportuali che vengono gestite tramite un monopolio;

57.  evidenzia che la cooperazione internazionale è indispensabile per un'efficace attuazione dei principi del diritto in materia di concorrenza nell'era della globalizzazione; appoggia, in tale contesto, l'impegno costante della Commissione e delle autorità nazionali garanti della concorrenza nei consessi multilaterali quali la Rete internazionale della concorrenza, il comitato per la concorrenza dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), la Banca mondiale e la Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (UNCTAD); chiede alla Commissione di includere, negli accordi commerciali e di investimento internazionali, sezioni relative alla concorrenza; invita la Commissione a continuare a promuovere la convergenza degli strumenti e delle pratiche della politica di concorrenza, anche attraverso la cooperazione bilaterale con i paesi terzi, seguendo l'esempio dell'accordo di cooperazione di seconda generazione del 2013 tra l'UE e la Svizzera; accoglie con favore l'apertura del dialogo tra la Commissione e la Cina sul controllo degli aiuti di Stato e segue attentamente l'adozione di un sistema di controllo della concorrenza leale da parte della Cina, volto a garantire che le misure di Stato non si ripercuotano negativamente sui movimenti in entrata e uscita dal mercato e sulla libera circolazione dei beni; ribadisce la sua richiesta al Commissario Vestager di garantire effettivamente che la Commissione informi e aggiorni regolarmente la commissione competente del Parlamento sulle sue attività esterne nel settore della politica di concorrenza;

58.  sottolinea che una concorrenza ben funzionante nel mercato unico europeo arreca vantaggi soprattutto al consumatore; ritiene che un'applicazione rigorosa e imparziale della politica di concorrenza possa contribuire in modo significativo alle principali priorità programmatiche, quali un mercato unico più approfondito ed equo, un mercato unico digitale connesso e un'Unione dell'energia integrata e rispettosa del clima; ribadisce che i modelli di mercato tradizionali della politica di concorrenza non sempre sono adatti al mercato digitale, caratterizzato da modelli aziendali basati su piattaforma e da mercati multilaterali;

59.  osserva che un corpus unico di norme per il calcolo della base imponibile per l'imposta sulle società potrebbe eliminare la concorrenza fiscale sleale, come ad esempio la conclusione di accordi fiscali tra determinate multinazionali e gli Stati membri; prende atto dei negoziati in corso sulla base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società (CCCTB);

60.  rileva l'importanza di un quadro normativo favorevole che consenta agli aeroporti di attirare e mobilitare investimenti privati; ritiene che la valutazione, da parte della Commissione, della direttiva sui diritti aeroportuali, congiuntamente a una consultazione efficace tra compagnie aeree e aeroporti, dovrebbe contribuire a chiarire se le disposizioni vigenti sono uno strumento efficace per promuovere la concorrenza e per favorire gli interessi dei consumatori europei, oppure se è necessaria una riforma;

61.  si compiace del fatto che il governo spagnolo sia disposto ad aprire l'accordo aereo tra Spagna e Russia, consentendo voli diretti tra Barcellona e Tokyo;

62.  invita la Commissione a esaminare gli accordi bilaterali in materia di aviazione tra Stati membri e paesi terzi, al fine di garantire una concorrenza leale;

63.  invita la Commissione a prendere in considerazione e affrontare i potenziali effetti della Brexit sulla concorrenza nel settore dell'aviazione, soprattutto qualora incidano sull'adesione del Regno Unito all'accordo sullo spazio aereo comune europeo (ECAA), con la conseguente limitazione dell'accesso a tutte le destinazioni dell'UE e viceversa;

64.  ritiene che la garanzia di condizioni paritarie per le imprese nel mercato interno dipenda anche dagli sforzi intesi a contrastare con fermezza il dumping sociale;

65.  invita la Commissione a continuare ad affrontare gli effetti a lungo termine dell'interruzione delle discussioni sulla legislazione futura nell'ambito della strategia dell'UE in materia di aviazione;

66.  accoglie con favore la valutazione d'impatto iniziale e la consultazione sulla filiera alimentare effettuate dalla Commissione; ricorda che il Parlamento europeo ha già invitato la Commissione e le autorità nazionali garanti della concorrenza a rispondere alle preoccupazioni suscitate dall'impatto cumulativo della concentrazione rapida del settore di distribuzione a livello nazionale, da un lato, e della formazione di alleanze di grandi distributori a livello europeo e internazionale, dall'altro, sia sui livelli a monte della filiera alimentare che sui distributori e sui consumatori; ritiene che tale evoluzione strutturale sollevi preoccupazioni circa possibili allineamenti strategici, una contrazione della concorrenza, una riduzione dei margini per l'investimento e l'innovazione nella filiera alimentare, il corretto funzionamento delle organizzazioni di produttori, in particolare i piccoli agricoltori, e la scelta di varietà adattate alle condizioni agroecologiche; invita la Commissione a predisporre un quadro normativo vincolante a livello di UE per contrastare le pratiche commerciali sleali nella filiera alimentare che incidono negativamente sui produttori;

67.  si compiace dell'indagine approfondita della Commissione sulla fusione Monsanto-Bayer; è profondamente preoccupato per il fatto che, in caso di approvazione della fusione, tre società (Chem China-Syngenta, Du Pont-Dow e Bayer-Monsanto) possiederanno e venderanno fino al 60 % delle sementi brevettate al mondo e il 64 % dei pesticidi/erbicidi a livello mondiale; osserva che un siffatto livello di concentrazione determinerà senza dubbio un aumento dei prezzi, accrescerà la dipendenza tecnologica ed economica degli agricoltori da un numero limitato di piattaforme uniche di vendita integrate a livello globale, comporterà una ridotta diversità delle sementi e l'allontanamento delle attività di innovazione da un modello di produzione rispettoso dell'ambiente e della biodiversità e, infine, una ridotta innovazione a causa della minore concorrenza; chiede pertanto alla Commissione, nell'esaminare il livello di concentrazione e gli effetti di tale fusione sulla concorrenza nei diversi mercati interessati, di prendere attentamente in considerazione il fatto che nel settore stanno avvenendo diverse fusioni allo stesso tempo;

68.  è profondamente preoccupato per l'approvazione, da parte della Commissione, della fusione Bayer-Monsanto poiché, nonostante la cessione proposta di attivi della Bayer, la fusione accresce il livello di concentrazione già elevato nel settore agroalimentare e, di fatto, ostacola il passaggio da un'agricoltura che dipende dalle sostanze chimiche a un'agricoltura realmente sostenibile; chiede una revisione del diritto in materia di concorrenza al fine di potersi opporre con efficacia a fusioni di questo tipo in futuro; esorta caldamente la Commissione a valutare pertanto se le fusioni nel settore agricolo possano comportare "un significativo ostacolo a un'effettiva concorrenza", evitando di ricorrere a un test di portata limitata e meramente incentrato sugli effetti della fusione sui prezzi, sulla produzione e sull'innovazione, bensì valutando tutti i costi sociali di fusioni di questo genere e tenendo conto del loro impatto più ampio sulla protezione ambientale così come degli obblighi internazionali in materia di biodiversità, come prescritto dall'articolo 11 TFUE;

69.  ritiene che le sovvenzioni e le preferenze commerciali, come l'SPG e l'SPG+, che vengono concesse ai paesi terzi per promuovere i diritti umani e del lavoro ma che si sono anche rivelate fondamentali per promuovere la competitività dell'UE a livello internazionale, debbano essere adeguatamente monitorate e applicate prestando attenzione agli effetti sulle industrie dell'UE; invita, per tale ragione, la Commissione a sospendere le sovvenzioni o le preferenze qualora i paesi terzi ne abusino;

70.  ricorda che la Commissione sta esaminando da giugno 2014 il trattamento fiscale riservato dal Lussemburgo a McDonald's e ha avviato un'inchiesta formale nel dicembre 2015, ma che finora non è stata adottata alcuna decisione; invita la Commissione a fare tutto il possibile per giungere presto a una decisione finale al riguardo;

71.  invita la Commissione a esaminare periodicamente l'effettiva tutela dei diritti di proprietà intellettuale da parte degli Stati membri, che costituisce un elemento essenziale delle politiche di concorrenza nel settore sanitario; sottolinea che la protezione dei marchi è essenziale per identificare e distinguere i prodotti sul mercato; osserva inoltre che, senza i marchi e la possibilità per le persone di differenziare i prodotti, ai produttori risulta molto difficile, se non impossibile, entrare in nuovi mercati; ritiene inoltre che, se si incentra la concorrenza sui prezzi, i produttori che detengono quote limitate di mercato hanno difficoltà a rafforzare la loro posizione di mercato; sottolinea pertanto che l'eliminazione dei marchi o la limitazione dei loro impieghi creerebbe un significativo ostacolo all'ingresso nel mercato e minerebbe un aspetto essenziale della concorrenza libera e leale nell'UE;

72.  condivide pienamente la dichiarazione della Commissione contenuta nella relazione annuale sulla politica di concorrenza del 2016, ossia "se le imprese assumono una dimensione globale, lo devono fare anche le autorità di tutela della concorrenza"; ritiene che lo sviluppo di un commercio mondiale equo passi necessariamente da norme globali in materia di concorrenza, dalla trasparenza e dal massimo livello di coordinamento tra le autorità garanti della concorrenza, anche per quanto riguarda lo scambio di informazioni nei procedimenti relativi alla concorrenza; sottolinea che la lotta contro le pratiche commerciali sleali, anche per mezzo della politica di concorrenza, è necessaria a garantire condizioni di parità a livello mondiale, che apportano benefici ai lavoratori, ai consumatori e alle imprese e rientrano tra le priorità della strategia commerciale dell'Unione; sottolinea che il documento di riflessione sulla gestione della globalizzazione indica che l'Unione deve adottare delle misure per ripristinare condizioni di concorrenza eque e invita la Commissione a presentare proposte su politiche concrete in tal senso;

73.  chiede che gli strumenti di difesa commerciale siano ammodernati per renderli più forti, più rapidi e più efficaci; accoglie con favore il nuovo metodo di calcolo dei diritti anti-dumping basato sulla valutazione delle distorsioni di mercato nei paesi terzi; ritiene che tale metodo debba essere in grado di garantire almeno la stessa efficacia delle misure anti-dumping precedentemente imposte, nel pieno rispetto degli obblighi assunti nell'ambito dell'OMC; ribadisce l'importanza di monitorare l'effettiva attuazione di tale metodo; sottolinea inoltre la particolare importanza dello strumento anti sovvenzioni per lottare contro la concorrenza globale sleale e creare condizioni di parità grazie a norme dell'UE in materia di aiuti di Stato;

74.  insiste affinché la reciprocità rientri nei pilastri della politica commerciale dell'Unione al fine di ottenere condizioni di parità per le imprese dell'UE, in particolare nell'ambito degli appalti pubblici; sottolinea che gli sforzi profusi per garantire un accesso maggiore ai mercati esteri degli appalti pubblici non devono pregiudicare l'elaborazione di norme dell'UE relative a criteri sociali e ambientali; sottolinea l'importanza che l'Unione si doti di uno strumento internazionale per gli appalti pubblici che stabilisca la necessaria reciprocità nei casi in cui i partner commerciali limitano l'accesso al loro mercato degli appalti; rammenta i benefici degli investimenti diretti esteri e considera che la proposta della Commissione sul controllo degli investimenti esteri dovrebbe permettere una maggiore reciprocità nell'accesso ai mercati;

75.  chiede alla Commissione di tenere conto delle esigenze delle PMI in sede di negoziati e scambi commerciali, onde migliorare il loro accesso ai mercati e sviluppare la loro competitività; riconosce, a tale proposito, l'impegno della Commissione a lottare contro la concorrenza sleale in casi di grande risonanza, ma sottolinea che il rispetto della concorrenza leale è di primaria importanza anche nel caso delle PMI;

76.  sottolinea che la politica commerciale e gli accordi commerciali dell'Unione europea possono contribuire alla lotta contro la corruzione;

77.  ricorda l'importanza di controlli doganali efficaci e armonizzati nell'UE allo scopo di lottare contro la concorrenza sleale;

78.  invita la Commissione a illustrare ulteriormente le modalità per contrastare le pratiche commerciali sleali nel quadro dell'attuale politica di concorrenza;

79.  accoglie con favore, pertanto, la proposta della Commissione concernente la Rete europea della concorrenza (ECN+), compresa l'importanza di ammende dissuasive per la politica di concorrenza; sottolinea inoltre che il rifiuto dell'autorità interpellata di dare esecuzione a una decisione che infligge ammende dovrebbe essere sempre debitamente giustificato, e che occorre realizzare un sistema attraverso il quale sia possibile risolvere le eventuali controversie al riguardo tra autorità;

80.  prende atto dell'indagine settoriale sul commercio elettronico e della sua relazione finale, la quale dimostra che nel settore del commercio elettronico vi sono alcune pratiche commerciali che incidono negativamente sulla concorrenza leale e limitano la scelta dei consumatori; ritiene che, nel contesto della strategia per il mercato unico digitale, l'inchiesta dovrebbe essere parte di un più ampio sforzo della Commissione teso a garantire la piena applicazione della politica di concorrenza nei confronti dei rivenditori online;

81.  sostiene l'intenzione della Commissione di perseguire l'obiettivo di applicare le norme dell'UE in materia di concorrenza a pratiche commerciali diffuse che sono emerse o si sono sviluppate a seguito della crescita del commercio elettronico, e sottolinea che la Commissione deve compiere maggiori sforzi per garantire l'applicazione coerente delle norme dell'UE in materia di concorrenza in tutti gli Stati membri, anche per quanto riguarda le pratiche commerciali relative al commercio elettronico; sottolinea che, vista la relazione asimmetrica tra i grandi rivenditori online e i loro fornitori, la Commissione e le autorità nazionali garanti della concorrenza dovrebbero applicare attivamente le regole di concorrenza, dal momento che i fornitori, in particolare le PMI, non sempre godono di un accesso efficace in termini di costi ai mezzi di ricorso;

82.  chiede il rafforzamento della libertà di scelta per i consumatori all'interno del mercato unico digitale; ritiene che il diritto alla portabilità dei dati, sancito dal regolamento generale sulla protezione dei dati (regolamento (UE) 2016/679), rappresenti un buon approccio per rafforzare i diritti dei consumatori e la concorrenza;

83.  è del parere che una politica di concorrenza efficace sia in grado di integrare le iniziative in materia di regolamentazione nel settore del mercato unico digitale, e ritiene che, laddove l'impulso all'azione regolamentare sia principalmente in risposta agli interventi di alcuni operatori sul mercato, gli eventuali danni arrecati potrebbero essere affrontati tramite misure in materia di concorrenza volte a far fronte alle pratiche anticoncorrenziali, senza frenare coloro che intendono competere;

84.  esprime preoccupazione per il maggiore utilizzo, da parte dei produttori, di restrizioni contrattuali sulle vendite online, come confermato dall'indagine sul commercio elettronico, e invita la Commissione a procedere a un'ulteriore revisione di tali clausole affinché non creino restrizioni ingiustificate della concorrenza; chiede allo stesso tempo alla Commissione di rivedere, alla luce di tali modifiche, gli orientamenti sulle restrizioni verticali e il regolamento (UE) n. 330/2010 della Commissione;

85.  prende atto delle conclusioni dell'avvocato generale Nils Wahl, presentate il 26 luglio 2017, nella causa C-230/16 Coty Germany GmbH / Parfümerie Akzente GmbH, secondo cui una restrizione sulle vendite di mercato online contenuta in un accordo di distribuzione non dovrebbe essere considerata una restrizione fondamentale ai sensi del regolamento (UE) n. 330/2010 della Commissione;

86.  sottolinea che l'accesso alla giustizia, che può eventualmente anche comprendere la disponibilità di meccanismi di ricorso collettivo, è fondamentale per il conseguimento degli obiettivi della politica di concorrenza dell'UE; sottolinea che l'assenza di tali possibilità indebolisce la concorrenza, il funzionamento del mercato interno e i diritti dei consumatori;

87.  ricorda che, se si intende contrastare in modo efficace le pratiche anticoncorrenziali, gli Stati membri devono adottare una politica economica coerente con i principi di un'economia di mercato aperta e basata su una concorrenza leale, dal momento che le misure puramente protezionistiche nuocciono al funzionamento del mercato unico; sottolinea che tutti gli aspetti della concorrenza sleale devono essere eliminati, inclusi il lavoro sommerso e l'elusione delle norme in materia di distacco dei lavoratori, senza recare pregiudizio alla libera circolazione dei lavoratori, una delle libertà fondamentali del mercato interno;

88.  reputa estremamente importante la consultazione svolta dalla Commissione in merito a un eventuale miglioramento del controllo delle fusioni nell'UE; ritiene necessario prendere iniziative volte a garantire, in particolare nel settore digitale, che le fusioni non limitino la concorrenza nel mercato interno; invita nuovamente la Commissione a esaminare attentamente se le procedure di valutazione attuali tengano sufficientemente conto delle realtà dei mercati digitali e dell'internazionalizzazione dei mercati; chiede inoltre alla Commissione di tenere conto del ruolo ricoperto dall'accesso ai dati e alle informazioni in fase di valutazione del potere di mercato nonché di verificare se l'accorpamento dei dati e delle informazioni sui clienti durante una fusione crei distorsioni della concorrenza e in quale misura l'accesso di un'impresa a metodi di analisi e brevetti esclusivi escluda i concorrenti; ribadisce la propria richiesta alla Commissione di illustrare in che modo essa definisce il numero minimo di operatori sul mercato necessario ai fini di una concorrenza leale, e il modo in cui essa garantisce alle nuove imprese, in particolare alle start-up, la possibilità di entrare in mercati fortemente concentrati;

89.  invita gli Stati membri ad assicurare la corretta applicazione delle norme dell'UE in materia di appalti pubblici al fine di contrastare le distorsioni della concorrenza, tenendo anche conto, ove del caso, dei criteri di protezione sociale, ambientale e dei consumatori, nonché a promuovere le buone pratiche nei processi delle autorità pubbliche; ritiene che lo sviluppo di procedure di appalto pubblico online renderà più facile l'accesso delle PMI agli appalti pubblici, aumenterà la trasparenza e garantirà un controllo più efficace delle violazioni delle norme in materia di concorrenza; invita inoltre la Commissione a promuovere opportunità di accesso al mercato per le PMI, attraverso contratti di entità minore, laddove compatibili con i principali obiettivi dell'appalto, e a monitorare attentamente l'applicazione delle norme per quanto riguarda la centralizzazione degli acquisti nei mercati degli appalti pubblici;

90.  si compiace dell'adozione, nell'ambito della strategia per il mercato unico digitale, di regole in materia di portabilità per i servizi prepagati, le quali miglioreranno la concorrenza nel mercato interno e garantiranno maggiori diritti ai consumatori;

91.  ritiene che i criteri per aderire a una rete di franchising o distribuzione selettiva dovrebbero essere trasparenti, al fine di garantire che essi non violino la politica di concorrenza e il libero funzionamento del mercato unico; sottolinea che tali criteri devono essere oggettivi, qualitativi, non discriminatori e non devono andare oltre lo stretto necessario; invita la Commissione ad adottare misure intese a garantire tale trasparenza;

92.  prende atto del maggior rischio di collusione tra concorrenti a causa, tra l'altro, del software di controllo dei prezzi; ritiene che possano emergere pratiche concordate, malgrado i contatti tra i concorrenti siano più deboli di quanto imposto dalle norme vigenti, forse anche in modo automatizzato, poiché gli algoritmi interagiscono tra di loro indipendentemente dall'orientamento di uno o più operatori del mercato; chiede alla Commissione di essere vigile rispetto a tali nuove sfide per la libera concorrenza;

93.  accoglie con favore gli sforzi della Commissione intesi a mettersi in relazione con i partner internazionali e i consessi multilaterali nel campo della politica di concorrenza; ritiene che la cooperazione internazionale sia sempre più importante laddove le imprese oggetto di misure attuative operino in più giurisdizioni;

94.  ritiene che rafforzare la rete di accordi di libero scambio cui ha aderito l'Unione europea recherà vantaggi all'applicazione del diritto in materia di concorrenza a livello mondiale; a tale proposito, incoraggia la Commissione a cercare nuove opportunità di accordi commerciali e a inserirvi solide norme in materia di antitrust e aiuti di Stato;

95.  ritiene che la politica in materia di concorrenza debba tenere conto della natura specifica del settore agricolo; ricorda che l'articolo 42 TFUE conferisce uno status speciale al settore agricolo per quanto riguarda il diritto in materia di concorrenza, secondo quanto sancito dall'ultima riforma della politica agricola comune (PAC) tramite una serie di deroghe ed esenzioni dalle disposizioni dell'articolo 101 TFUE; osserva che la PAC mira ad assicurare un tenore di vita equo alla comunità agricola alla luce dei persistenti rischi connessi all'economia e al clima; ricorda che la politica di concorrenza difende principalmente gli interessi dei consumatori e tiene inadeguatamente conto degli interessi e delle difficoltà specifici dei produttori agricoli; evidenzia che la politica di concorrenza deve difendere gli interessi dei produttori agricoli allo stesso modo di quelli dei consumatori, assicurando che le condizioni in materia di concorrenza e di accesso al mercato interno siano eque onde favorire gli investimenti, l'innovazione, l'occupazione, la sostenibilità delle imprese agricole e lo sviluppo equilibrato delle zone rurali nell'UE, promuovendo al contempo la trasparenza per gli operatori del mercato;

96.  sottolinea che la nozione di "prezzo equo" non dovrebbe essere considerata solamente come il prezzo più basso possibile per il consumatore, ma deve invece essere ragionevole e permettere la giusta remunerazione di ciascun attore della filiera alimentare;

97.  ritiene che le attività collettive delle organizzazioni di produttori e delle loro associazioni (comprese la pianificazione della produzione, la negoziazione in materia di vendite e la negoziazione delle condizioni contrattuali) siano necessarie per conseguire gli obiettivi della PAC definiti all'articolo 39 TFUE e debbano pertanto essere esentate dall'applicazione dell'articolo 101 TFUE nei casi in cui tali attività sono effettivamente svolte, contribuendo così a potenziare la competitività degli agricoltori; osserva che le deroghe previste dal regolamento (UE) n. 1308/2013 (regolamento OCM unica) non sono utilizzate appieno e che l'assenza di chiarezza in merito alle stesse, le difficoltà di attuazione e l'applicazione disomogenea da parte delle autorità nazionali competenti non forniscono agli agricoltori e alle loro organizzazioni certezza giuridica sufficiente; accoglie con favore il fatto che il regolamento (UE) 2017/2393(12) semplificherà le norme relative all'organizzazione collettiva degli agricoltori e chiarirà il ruolo e i poteri delle organizzazioni di produttori che esercitano un'attività economica in relazione al diritto in materia di concorrenza, corroborando in questo modo il loro potere negoziale e tutelando, al contempo, i principi sanciti dall'articolo 39 TFUE;

98.  si compiace del fatto che il "pacchetto latte" del 2012 sarà prorogato nel quadro del regolamento (UE) 2017/2393, visti le positive valutazioni sulla sua attuazione(13) e il suo contributo al rafforzamento della posizione dei produttori lattiero-caseari all'interno della filiera alimentare; chiede tuttavia alla Commissione di condurre una valutazione d'impatto per vagliare la possibilità di estendere le disposizioni in materia di negoziazioni contrattuali del settore lattiero-caseario ad altri settori agricoli, conferendo in questo modo agli agricoltori e alle organizzazioni di produttori maggiore libertà di pianificare la produzione, il diritto alla contrattazione collettiva, nonché alla negoziazione delle vendite e di termini dei contratti che stabiliscono chiaramente prezzi e volumi;

99.  chiede che sia prevista una deroga esplicita e automatica all'articolo 101 TFUE, inserita nel quadro dei principi di necessità e di proporzionalità, per le organizzazioni interprofessionali agricole, affinché esse possano svolgere i compiti loro assegnati dal regolamento OCM unica, allo scopo di concorrere agli obiettivi di cui all'articolo 39 TFUE;

100.  propone che le disposizioni previste dal regolamento OCM unica relative all'adozione di misure di regolazione dell'offerta di formaggio a denominazione di origine protetta o indicazione geografica protetta (articolo 150), di prosciutto a denominazione di origine protetta o indicazione geografica protetta (articolo 172) e di vini (articolo 167) siano estese ai prodotti tutelati da marchi di qualità, al fine di garantire una maggiore capacità di adeguamento dell'offerta alla domanda;

101.  si compiace del fatto che il regolamento (UE) 2017/2393 istituisce una procedura mediante la quale un gruppo di agricoltori può chiedere un parere non vincolante alla Commissione sulla compatibilità di un approccio collettivo con la deroga generale alle norme in materia di concorrenza di cui all'articolo 209 del regolamento OCM unica; invita ciononostante la Commissione, alla luce della raccomandazione della task force per il mercato agricolo (Agricultural Market Task Force), a chiarire l'ambito di applicazione della deroga generale per l'agricoltura per specificare l'eccezione in modo tale che l'inapplicabilità dell'articolo 101 TFUE, nei casi previsti, sia applicabile e attuabile;

102.  sottolinea che, in periodi di gravi squilibri del mercato, quando il settore agricolo è a rischio e tutti i cittadini sono esposti a potenziali danni legati all'approvvigionamento di alimenti di base, una PAC orientata al mercato deve sostenere gli agricoltori e garantire esenzioni aggiuntive, limitate nel tempo e completamente giustificate, dalle norme in materia di concorrenza; si compiace del fatto che, a seguito delle modifiche apportate dal regolamento (UE) 2017/2393, le disposizioni di cui all'articolo 222 del regolamento OCM unica potranno essere attuate più facilmente, il che consente di ottenere tali deroghe temporanee al diritto della concorrenza;

103.  chiede che si continui a sviluppare lo strumento europeo di monitoraggio dei prezzi dei prodotti alimentari al fine di migliorare l'individuazione delle crisi nel settore agroalimentare attraverso maggiori e migliori dati disaggregati; sottolinea, a tale riguardo, la necessità di coinvolgere le organizzazioni degli agricoltori nella definizione e nella raccolta dei dati;

104.  osserva che la Commissione ha riconosciuto il fatto che i produttori agricoli rappresentano il livello della filiera alimentare a concentrazione minore, mentre i loro fornitori di fattori di produzione e i loro clienti sono spesso più grandi e meglio concentrati, il che genera uno squilibrio nella relazione tra le due parti e pratiche negative e sleali adottate da alcune grandi catene di distribuzione, trasformatori e dettaglianti, che non possono essere risolte solo mediante la politica di concorrenza e che richiedono pertanto la necessità di garantire coesione con le altre politiche; invita pertanto la Commissione a definire più chiaramente una "posizione dominante" e l'abuso di tale posizione, tenendo in considerazione il grado di concentrazione e il potere contrattuale dei settori dei fattori di produzione, della trasformazione e della vendita al dettaglio; osserva altresì che il regolamento (UE) 2017/2393 fisserà determinate disposizioni relative al diritto individuale ai contratti scritti e alla negoziazione di clausole contrattuali per favorire una migliore ripartizione del valore lungo la filiera, contribuire a migliorare le relazioni tra le parti interessate, contrastare le pratiche commerciali sleali, sensibilizzare maggiormente gli agricoltori ai segnali del mercato, migliorare la comunicazione e la trasmissione dei prezzi e favorire l'adeguamento dell'offerta alla domanda; invita inoltre la Commissione e le autorità nazionali garanti della concorrenza a provvedere affinché i prodotti siano adeguatamente classificati e prezzati, e che gli abusi e le pratiche commerciali sleali che colpiscono gli agricoltori siano monitorate, affrontate mediante azioni vincolanti, e sanzionate; ritiene sia necessario studiare i regimi nazionali esistenti al fine di individuare le migliori pratiche da attuare;

105.  riconosce che, finora, il diritto in materia di concorrenza non è stato applicato per affrontare le pratiche commerciali sleali nella filiera alimentare né a livello europeo né a livello nazionale; osserva che, a tale riguardo, sono state attuate norme nazionali specifiche, che tuttavia non si sono rivelate pienamente efficaci nell'affrontare il problema endemico delle pratiche commerciali sleali e degli squilibri di potere nella filiera alimentare; invita la Commissione a pubblicare e approvare rapidamente l'annunciata proposta legislativa dell'UE sulle pratiche commerciali sleali fornendo un quadro giuridico armonizzato per tutelare meglio i produttori e gli agricoltori dalle pratiche commerciali sleali e garantire l'ulteriore consolidamento del mercato interno;

106.  ricorda che il Parlamento europeo ha già invitato la Commissione e le autorità nazionali garanti della concorrenza a rispondere efficacemente alle preoccupazioni suscitate dall'impatto cumulativo della concentrazione rapida del settore di distribuzione a livello nazionale, e della formazione di alleanze di grandi distributori a livello europeo e internazionale, sia sui livelli a monte della filiera alimentare che sui distributori e sui consumatori; ritiene che tale evoluzione strutturale faccia temere possibili allineamenti strategici, una contrazione della concorrenza e una riduzione dei margini per l'investimento e l'innovazione nella filiera alimentare;

107.  invita gli Stati membri e le istituzioni dell'UE a dare priorità al rafforzamento del mercato unico post-Brexit, garantendo il pieno rispetto delle normative unionali in materia di concorrenza e delle relative deroghe nonché di altre norme, al fine di garantire la certezza del diritto e la parità di condizioni tra gli Stati membri;

108.  ricorda che il massimale individuale degli aiuti de minimis nel settore agricolo è stato raddoppiato nel 2013 (da 7 500 a 15 000 EUR) per far fronte alla recrudescenza di crisi climatiche, sanitarie ed economiche; osserva, al contempo, che il massimale nazionale degli aiuti de minimis è stato solo marginalmente adeguato (da 0,75 % a 1 % della produzione agricola nazionale), riducendo il margine di manovra degli Stati per sostenere le imprese agricole in difficoltà; chiede, pertanto, che il massimale nazionale per gli aiuti de minimis sia portato all'1,25 % della produzione agricola nazionale per alleviare la difficile situazione economica degli agricoltori; osserva che norme coerenti in materia di aiuti de minimis dovrebbero corroborare la posizione degli agricoltori, senza condurre a una rinazionalizzazione della politica agricola;

109.  sottolinea l'importanza dei fondi finalizzati a consentire l'accesso alle reti a banda larga ad alta velocità al fine di tenere il passo con il progresso tecnologico e stimolare la concorrenza, soprattutto nelle zone rurali e remote;

110.  sottolinea che l'apertura del mercato europeo a partner commerciali molto competitivi e ai grandi esportatori di prodotti agricoli subordinati a numerose norme differenti potrebbe costituire un rischio per le filiere agricole europee più sensibili; invita la Commissione a tenere pienamente in considerazione l'effetto delle possibili distorsioni di mercato derivanti dagli accordi commerciali con paesi terzi sui produttori agricoli in Europa, data la loro delicata situazione finanziaria e il loro ruolo fondamentale nella nostra società.

111.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, alle autorità garanti della concorrenza nazionali e, ove applicabile, regionali.

(1) GU L 187 del 26.6.2014, pag. 1.
(2) GU L 156 del 20.6.2017, pag. 1.
(3) GU C 262 del 19.7.2016, pag. 1.
(4) GU C 93 del 24.3.2017, pag. 71.
(5) GU C 35 del 31.1.2018, pag. 71.
(6) Testi approvati, P8_TA(2016)0434.
(7) Testi approvati, P8_TA(2017)0027.
(8) Testi approvati, P8_TA(2017)0428.
(9) GU L 123 del 12.5.2016, pag. 1.
(10) https://ec.europa.eu/info/sites/info/files/file_import/aar-comp-2016_en_0.pdf
(11) Ad esempio, l'indagine approfondita dalla Commissione su un potenziale caso di aiuti di Stato riguardante l'esenzione relativa al finanziamento dei gruppi nel Regno Unito nel quadro delle norme sulle società controllate estere (SA.44896).
(12) Regolamento (UE) 2017/2393 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2017, che modifica i regolamenti (UE) n. 1305/2013 sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), (UE) n. 1306/2013 sul finanziamento, sulla gestione e sul monitoraggio della politica agricola comune, (UE) n. 1307/2013 recante norme sui pagamenti diretti agli agricoltori nell'ambito dei regimi di sostegno previsti dalla politica agricola comune, (UE) n. 1308/2013 recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli e (UE) n. 652/2014 che fissa le disposizioni per la gestione delle spese relative alla filiera alimentare, alla salute e al benessere degli animali, alla sanità delle piante e al materiale riproduttivo vegetale (GU L 350 del 29.12.2017, pag. 15).
(13) Relazioni sull'evoluzione della situazione del mercato lattiero-caseario e funzionamento delle disposizioni del "pacchetto latte" (COM(2016)0724 final e COM(2014)0354 final).


Reticenza nei confronti dei vaccini e calo dei tassi di vaccinazione in Europa
PDF 183kWORD 57k
Risoluzione del Parlamento europeo del 19 aprile 2018 sulla riluttanza nei confronti dei vaccini e il calo del tasso di vaccinazione in Europa (2017/2951(RSP))
P8_TA(2018)0188B8-0188/2018

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 168 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  viste le conclusioni del Consiglio sulla vaccinazione infantile: successi, sfide e prospettive della vaccinazione infantile in Europa(1), adottate dai ministri della Sanità degli Stati membri dell'UE il 6 giugno 2011,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 1° dicembre 2014 sulle vaccinazioni quale strumento efficace per la sanità pubblica(2),

–  vista la comunicazione della Commissione del 29 giugno 2017 dal titolo "Piano d'azione europeo "One Health" contro la resistenza antimicrobica" (COM(2017)0339),

–  visto il piano d'azione globale dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) sui vaccini, approvato nel maggio 2012 dai 194 paesi membri dell'Assemblea mondiale della sanità,

–  vista la risoluzione 68.6 dell'OMS, approvata dai 194 paesi membri dell'Assemblea mondiale della sanità il 26 maggio 2015,

–  visto il piano d'azione europeo dell'OMS per i vaccini (2015-2020), approvato il 18 settembre 2014,

–  vista la relazione tecnica del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), del 27 aprile 2017, dal titolo "Immunisation information systems in the EU and EEA" (Sistemi d'informazione in materia di immunizzazione nell'UE e nel SEE),

–  vista la relazione tecnica dell'ECDC, del 14 giugno 2017, dal titolo "Vaccine-preventable diseases and immunisation: Core competencies" (Malattie a prevenzione vaccinale e immunizzazione: competenze centrali),

–  vista la dichiarazione politica della riunione ad alto livello dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, sulla resistenza antimicrobica, tenuta a New York il 21 settembre 2016,

–  vista la relazione della Banca mondiale del marzo 2017 dal titolo "Drug-Resistant Infections: A Threat to Our Economic Future" (Infezioni farmacoresistenti: una minaccia per il nostro futuro economico),

–  vista la raccomandazione 2009/1019/UE del Consiglio, del 22 dicembre 2009, relativa alla vaccinazione contro l'influenza stagionale(3),

–  visto il crescente flusso di viaggiatori intercontinentali,

–  viste le interrogazioni al Consiglio e alla Commissione sulla riluttanza nei confronti dei vaccini e il calo del tasso di vaccinazione in Europa (O-000008/2018 – B8-0011/2018 e O-000009/2018 – B8-0012/2018),

–  vista la proposta di risoluzione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare,

–  visti l'articolo 128, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che, nel dicembre 2010, i leader mondiali della sanità si sono impegnati a garantire la scoperta, lo sviluppo e la fornitura globale di vaccini salvavita, in particolare per i paesi più poveri, e hanno dichiarato i successivi 10 anni (2011-2020) il "Decennio dei vaccini";

B.  considerando che il costo di una confezione completa di vaccini per un solo bambino, anche ai prezzi più bassi a livello mondiale, è aumentato di 68 volte tra il 2001 e il 2014; che tale aumento di prezzo è ingiustificabile e incompatibile con l'obiettivo di sviluppo sostenibile di garantire una vita sana e di promuovere il benessere a tutte le età;

C.  considerando che nell'UE e nello Spazio economico europeo (SEE) si registrano notevoli differenze tra i paesi per quanto riguarda i vaccini raccomandati e l'organizzazione dei servizi sanitari;

D.  considerando che tutti gli Stati membri dell'UE hanno approvato il piano d'azione europeo 2015-2020 dell'OMS per i vaccini;

E.  considerando che incoraggiare elevati tassi di vaccinazione protegge i cittadini dalle malattie a prevenzione vaccinale che sono pandemiche nei paesi a basso tasso di vaccinazione e di immunizzazione;

F.  considerando che, secondo un'indagine globale del Vaccine Confidence Project, la regione europea registra il più alto numero di reazioni negative in termini di percezione dell'importanza dei vaccini e della loro sicurezza ed efficacia, il che causa il più alto grado di riluttanza nei confronti dei vaccini da parte della popolazione(4);

G.  considerando che la riduzione della copertura vaccinale in Europa ha portato a gravi epidemie di morbillo che hanno causato decessi in diversi paesi europei;

H.  considerando che, sulla base dell'approccio "One Health", vari Stati membri reputano la vaccinazione degli animali domestici e d'allevamento una misura importante, sia per prevenire epidemie animali a livello transfrontaliero sia per contenere il rischio di un ulteriore contagio, e hanno pertanto provveduto a introdurla, anche contro la Coxiella burnetii e altre malattie di origine batterica o virale che presentano un rischio anche per la salute pubblica;

I.  considerando che nel periodo tra il 2008 e il 2015 in Europa si sono registrati 215 000 casi di malattie a prevenzione vaccinale, esclusa l'influenza(5);

1.  riconosce il ruolo che i vaccini potrebbero potenzialmente svolgere nella lotta contro la resistenza antimicrobica (AMR), che dovrebbe continuare ad essere studiato;

2.  riconosce il ruolo che i vaccini potrebbero potenzialmente svolgere nel ridurre la necessità di ricorrere agli antibiotici e, di conseguenza, nel contribuire a limitare la diffusione dell'AMR, che dovrebbe continuare a essere studiato; sottolinea, tuttavia, che la rapida riduzione dell'uso eccessivo e dell'abuso di antibiotici nonché dell'esposizione involontaria a questi ultimi deve restare una priorità assoluta;

3.  osserva che la vaccinazione previene, secondo le stime, 2,5 milioni di morti l'anno in tutto il mondo e riduce i costi dei trattamenti specifici per le malattie, compresi i trattamenti antimicrobici;

4.  si compiace che l'introduzione delle vaccinazioni di protezione su larga scala in Europa abbia contribuito in modo significativo al debellamento o al declino di numerose malattie infettive; esprime preoccupazione, tuttavia, per l'allarmante fenomeno della riluttanza nei confronti dei vaccini, così come per la mancanza di raccomandazioni nazionali per tenere conto dell'invecchiamento della popolazione; chiede una maggiore trasparenza nella produzione dei vaccini e l'adozione di misure per rassicurare i cittadini europei;

5.  sottolinea che i vaccini sono rigorosamente testati attraverso molteplici fasi di prova prima di essere preselezionati dall'OMS e approvati dall'Agenzia europea per i medicinali (EMA), oltre a essere periodicamente rivalutati; sottolinea che i ricercatori sono tenuti a dichiarare ogni eventuale conflitto di interessi;

6.  propone di escludere dai comitati di valutazione i ricercatori che si trovano in una situazione di conflitto di interessi; chiede che la riservatezza delle decisioni del comitato di valutazione dell'EMA sia abolita; propone di rendere pubblici i dati scientifici e clinici sui quali sono basate le conclusioni del comitato e il cui anonimato è garantito a priori;

7.  ricorda che il piano d'azione europeo "One Health" contro l'AMR indica che l'immunizzazione attraverso la vaccinazione è un intervento di sanità pubblica efficace sotto il profilo dei costi nella lotta alla resistenza antimicrobica(6);

8.  accoglie con favore l'impegno attivo della Commissione sulla questione della vaccinazione e l'inclusione nel suo programma di lavoro per il 2018 di un'iniziativa in materia di vaccinazione; plaude alla pubblicazione della tabella di marcia per una raccomandazione del Consiglio sul rafforzamento della cooperazione contro le malattie a prevenzione vaccinale;

9.  esprime sostegno all'annuncio della Commissione, nell'ambito del piano d'azione contro la resistenza antimicrobica, relativo alla sua intenzione di introdurre incentivi per promuovere la diffusione di diagnostiche, alternative agli antimicrobici e vaccini(7);

10.  accoglie con favore l'imminente avvio di un'azione comune, cofinanziata dal programma dell'UE per la salute, volta ad aumentare la copertura vaccinale;

11.  invita gli Stati membri e la Commissione a rafforzare la base giuridica per la copertura vaccinale; sottolinea che, secondo l'obiettivo n. 1 del piano di azione europeo per i vaccini 2015-2020, l'introduzione e l'attuazione di un quadro legislativo adeguato sono fondamentali ai fini della definizione delle priorità nazionali e dell'adozione di provvedimenti concreti verso un impegno sostenibile a favore dell'immunizzazione;

12.  sostiene fermamente l'accordo di aggiudicazione congiunta, che offre agli Stati membri e alla Commissione un quadro per l'acquisizione congiunta dei vaccini mettendo in comune il potere d'acquisto degli Stati membri e assicurando quindi che i vaccini pandemici e di altro tipo siano disponibili in quantità sufficienti, in modo da garantire l'accesso ai vaccini e un trattamento paritario per tutti gli Stati membri partecipanti;

13.  si compiace che 24 Stati membri abbiano firmato l'accordo di aggiudicazione congiunta, il che significa che l'accordo riguarda 447,8 milioni di cittadini dell'UE su un totale di 508,2 milioni; invita gli Stati membri che non hanno ancora firmato l'accordo a procedere in tal senso affinché vi rientrino tutti i cittadini dell'UE;

14.  ricorda l'importanza della trasparenza nella creazione e nel mantenimento della fiducia del pubblico nei medicinali;

15.  ricorda l'importanza del regolamento sulle sperimentazioni cliniche(8) al fine di stimolare e facilitare la ricerca di nuovi vaccini e garantire la trasparenza dei risultati delle sperimentazioni cliniche; invita la Commissione e l'EMA ad attuare senza ulteriore indugio il regolamento sulle sperimentazioni cliniche, in particolare attraverso la creazione di un portale e una banca dati europei (EUPD), la cui attuazione accusa un notevole ritardo di oltre due anni; invita inoltre tutte le parti coinvolte a provvedere affinché l'attuale processo di trasferimento della sede dell'EMA da Londra non provochi ulteriori interruzioni o ritardi nell'attività dell'Agenzia;

16.  invita gli Stati membri a provvedere a che tutti gli operatori sanitari siano sufficientemente vaccinati; invita la Commissione ad affrontare la questione del tasso di vaccinazione del personale sanitario nella proposta di raccomandazione del Consiglio sulla cooperazione rafforzata contro le malattie a prevenzione vaccinale;

17.  reputa un'ottima misura l'iniziativa della Commissione relativa a una proposta di raccomandazione del Consiglio sulla cooperazione rafforzata contro le malattie a prevenzione vaccinale, che dovrebbe essere presentata nel secondo trimestre del 2018 e mirare a sostenere gli Stati membri nell'attuazione dei programmi di vaccinazione, nella riduzione della riluttanza nei confronti dei vaccini, nell'aumento della fornitura di vaccini e nel miglioramento della copertura vaccinale globale; invita la Commissione e il Consiglio a tenere presente la posizione del Parlamento in sede di elaborazione delle raccomandazioni;

18.  osserva con preoccupazione che i dati epidemiologici sulla situazione attuale della vaccinazione negli Stati membri evidenziano notevoli lacune nella diffusione dei vaccini e un tasso di copertura vaccinale insufficiente rispetto a quanto necessario per garantire una protezione adeguata; è preoccupato per il fatto che la diffusa e crescente riluttanza nei confronti dei vaccini ha raggiunto proporzioni preoccupanti a causa delle varie conseguenze sanitarie da essa causate negli Stati membri; invita gli Stati membri, vista l'utilità della vaccinazione quale strumento di prevenzione, a provvedere a che la copertura vaccinale sia estesa oltre la prima infanzia e che tutte le fasce della popolazione possano rientrare in un approccio di vaccinazione che copra tutto l'arco della vita;

19.  sottolinea che il calo di fiducia da parte dell'opinione pubblica mondiale nei confronti delle vaccinazioni è fonte di preoccupazione e una sfida importante per gli esperti di salute pubblica; osserva che l'Europa registra attualmente epidemie evitabili di morbillo in numerosi paesi a causa della riluttanza nei confronti dei vaccini; invita la Commissione a continuare a rafforzare il sostegno a favore degli sforzi nazionali tesi ad aumentare la copertura vaccinale;

20.  evidenzia che una maggiore trasparenza nei processi di valutazione dei vaccini e dei loro coadiuvanti e il finanziamento di programmi di ricerca indipendenti sui loro eventuali effetti collaterali contribuirebbero a ristabilire la fiducia nei confronti delle vaccinazioni;

21.  invita la Commissione e gli Stati membri a rafforzare l'infrastruttura di raccolta dei dati per monitorare il quadro delle malattie infettive e l'impatto reale dei vaccini, così da contribuire alla realizzazione di programmi di immunizzazione;

22.  è preoccupato per l'ampia variazione dei vaccini raccomandati, forniti e/o imposti dai diversi Stati membri; è altresì preoccupato per il fatto che tale variazione nella copertura vaccinale accentua le disparità in ambito sanitario tra gli Stati membri e vanifica gli sforzi volti a ridurre ed eliminare le malattie a prevenzione vaccinale;

23.  condanna la diffusione di informazioni inaffidabili, fuorvianti e prive di fondamento scientifico in materia di vaccinazioni, fenomeno aggravato da controversie mediatiche, dal sensazionalismo mediatico e dal giornalismo di scarsa qualità; invita gli Stati membri e la Commissione ad adottare misure efficaci contro la diffusione di tali informazioni fuorvianti, a sviluppare ulteriormente campagne di sensibilizzazione e di informazione volte a ripristinare la fiducia nei vaccini, e a migliorare l'istruzione e il dialogo, in particolare per i genitori, anche attraverso la creazione di una piattaforma europea intesa ad aumentare la copertura vaccinale ed evitare gli effetti di tali informazioni fuorvianti;

24.  sottolinea la necessità di fornire ai cittadini informazioni inclusive, fattuali e basate su dati scientifici; invita la Commissione e gli Stati membri ad agevolare il dialogo con i soggetti interessati della società civile, i movimenti di base, il mondo accademico, i media e le autorità sanitarie nazionali, per contrastare le informazioni inaffidabili, fuorvianti e prive di fondamento scientifico in materia di vaccinazioni;

25.  esprime preoccupazione per le limitate risorse di bilancio destinate specificamente alla vaccinazione in alcuni Stati membri, come pure per l'elevato livello dei prezzi e per le notevoli differenze di prezzo di taluni vaccini salvavita, circostanza che rischia di acuire ulteriormente le disparità esistenti in ambito sanitario; esorta la Commissione e gli Stati membri ad attuare quanto prima le misure caldeggiate nella risoluzione del Parlamento europeo del 2 marzo 2017 sulle opzioni dell'UE per un miglior accesso ai medicinali(9), sottolineando nel contempo che la vaccinazione è uno degli interventi di sanità pubblica più efficienti in termini di costi nel lungo termine per i sistemi sanitari;

26.  è preoccupato per il fatto che i prezzi elevati dei vaccini incidono in misura sproporzionata sui paesi a basso e medio reddito, compresi i paesi che stanno perdendo il sostegno dei donatori ricevuto in passato grazie alla Gavi, l'alleanza per i vaccini; invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare misure volte a facilitare l'accesso ai vaccini nei paesi in questione;

27.  accoglie con favore gli incoraggianti progressi compiuti nella lotta contro le malattie e i tumori provocati dal virus del papilloma umano (HPV), grazie a programmi di vaccinazione contro il papilloma virus; invita gli Stati membri a sviluppare ulteriormente tali programmi e valutare come aumentare i tassi di copertura e prevenire altre forme di tumore, ad esempio includendo i ragazzi nei programmi di vaccinazione;

28.  ritiene che sia di fondamentale importanza fornire uno screening e servizi vaccinali ai migranti e ai rifugiati che entrano nei paesi dell'UE; invita la Commissione e gli Stati membri a procedere a una mappatura delle attività concrete di vaccinazione che sono in corso di attuazione per i migranti e i rifugiati che entrano nei paesi dell'UE e ad affrontare con decisione le lacune individuate;

29.  è preoccupato per le carenze di vaccini e invita la Commissione e gli Stati membri a sviluppare soluzioni per aumentarne la fornitura e la disponibilità, comprese modalità di stoccaggio dei vaccini;

30.  invita gli Stati membri e la Commissione a promuovere campagne di sensibilizzazione tra gli operatori sanitari che effettuano le vaccinazioni, sottolineando il loro obbligo morale ed etico di tutelare la salute pubblica fornendo ai pazienti (o ai tutori legali dei pazienti) informazioni sufficienti sui vaccini, in modo che possano prendere una decisione informata;

31.  sottolinea che gli operatori sanitari sono il cardine dell'accettazione pubblica delle vaccinazioni e che le loro raccomandazioni sono costantemente indicate come il principale motivo per vaccinarsi(10);

32.  invita la Commissione e gli Stati membri a elaborare un piano d'azione onnicomprensivo dell'UE che ponga il problema sociale della riluttanza nei confronti dei vaccini, rafforzi gli impegni assunti dagli Stati membri per fare dell'immunizzazione una misura prioritaria di salute pubblica, comprese le azioni prioritarie e le azioni per regione, e tenga conto delle diverse situazioni e delle sfide specifiche con cui devono misurarsi gli Stati membri;

33.  invita la Commissione ad agevolare un programma di vaccinazione più armonizzato e meglio allineato in tutta l'UE, a condividere le migliori pratiche, a esplorare, di concerto con gli Stati membri, le possibilità di istituire una piattaforma a livello unionale per il monitoraggio della sicurezza e dell'efficacia dei vaccini, a garantire una copertura uniforme in tutta l'Europa, a ridurre le disparità in campo sanitario e a contribuire a promuovere la fiducia nei programmi di vaccinazione e nei vaccini; invita la Commissione a mettere a punto iniziative mirate in materia di vaccinazione, come ad esempio una "Giornata europea della vaccinazione antinfluenzale", che consentirebbe ogni anno di lanciare online una campagna di vaccinazione con l'obiettivo di una copertura del 75 %, conformemente alle raccomandazioni del Consiglio sull'influenza stagionale;

34.  invita la Commissione e gli Stati membri a intraprendere iniziative politiche concrete nell'ambito del piano d'azione "One Health", al fine di incrementare con incentivi di carattere politico e finanziario la copertura vaccinale nell'uomo e, laddove richiesto, negli animali e combattere così le malattie infettive nonché la resistenza agli antibiotici in modo più efficiente sotto il profilo dei costi, anche nell'ambito della futura politica agricola comune dopo il 2020;

35.  invita gli Stati membri a fornire puntualmente alla Commissione, all'ECDC e all'OMS dati relativi alle vaccinazioni e alle malattie a prevenzione vaccinale;

36.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, all'Organizzazione mondiale della sanità nonché ai governi degli Stati membri.

(1) GU C 202 dell'8.7.2011, pag. 4.
(2) GU C 438 del 6.12.2014, pag. 3.
(3) GU L 348 del 29.12.2009, pag. 71.
(4) Larson, Heidi J. et al. (2016), "The State of Vaccine Confidence 2016: Global Insights Through a 67-Country Survey", EBioMedicine; Volume 12, 2016, pagg. 295-301.
(5) Consiglio per le relazioni esterne, "Mappe dei focolai di malattie a prevenzione vaccinale", 2015.
(6) Cfr. piano d'azione, pag. 10.
(7) Cfr. piano d'azione, pag. 12.
(8) Regolamento (UE) n. 536/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, sulla sperimentazione clinica di medicinali per uso umano e che abroga la direttiva 2001/20/CE (GU L 158 del 27.5.2014, pag. 1).
(9) Testi approvati, P8_TA(2017)0061.
(10) Leask J., Kinnersley P., Jackson C., Cheater F., Bedford H., Rowles G., "Communicating with parents about vaccination: a framework for health professionals", BMC Pediatrics, 2012, Volume 12, pagg.12-154.


Attuazione della direttiva sull'ordine di protezione europeo
PDF 440kWORD 64k
Risoluzione del Parlamento europeo del 19 aprile 2018 sull'attuazione della direttiva 2011/99/UE sull'ordine di protezione europeo (2016/2329(INI))
P8_TA(2018)0189A8-0065/2018

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 2 e 3 del trattato sull'Unione europea (TUE) e gli articoli 8, 10, 18, 19, 21, 79 e 82 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visti gli articoli 3, 6, 20, 21, 23, 24, 41 e 47 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  vista la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU),

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1948,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite del 1979 sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne (CEDAW),

–  vista la dichiarazione delle Nazioni Unite sull'eliminazione della violenza contro le donne, adottata il 20 dicembre 1993,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, adottata a New York il 20 novembre 1989,

–  visti la dichiarazione e la piattaforma d'azione di Pechino, adottate il 15 settembre 1995 alla quarta Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulle donne, e i successivi documenti finali adottati alle sessioni speciali delle Nazioni Unite di Pechino +5 (2000), Pechino +10 (2005), Pechino +15 (2010) e Pechino +20 (2015),

–  vista l'osservazione generale approvata il 26 agosto 2016 dal comitato dell'ONU sui diritti delle persone con disabilità in merito all'articolo 6 (sulle donne e ragazze con disabilità) della Convenzione dell'ONU sui diritti delle persone con disabilità,

–  viste la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (convenzione di Istanbul), e le decisioni (UE) 2017/865(1) e (UE) 2017/866 del Consiglio, dell'11 maggio 2017(2), relative alla firma, a nome dell'Unione europea, della convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica,

–  vista la firma della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (convenzione di Istanbul) da parte di tutti gli Stati membri,

–  vista la sua risoluzione del 12 settembre 2017 sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione da parte dell'Unione europea della convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica(3),

–  vista la direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato, e che sostituisce la decisione quadro 2001/220/GAI(4),

–  vista la direttiva 2004/80/CE del Consiglio del 29 aprile 2004 relativa all'indennizzo delle vittime di reato(5),

–  viste la direttiva 2011/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2011, concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime, e che sostituisce la decisione quadro del Consiglio 2002/629/GAI(6), e la direttiva n. 2011/93/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, relativa alla lotta contro l'abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile, e che sostituisce la decisione quadro del Consiglio 2004/68/GAI(7),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 19 giugno 2012, dal titolo "Strategia dell'UE per l'eradicazione della tratta degli esseri umani (2012-2016)" (COM(2012)0286),

–  vista la direttiva 2011/99/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, sull'ordine di protezione europeo(8),

–  visto il regolamento (UE) n. 606/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 giugno 2013, relativo al riconoscimento reciproco delle misure di protezione in materia civile(9),

–  vista la decisione quadro 2008/947/GAI del Consiglio, del 27 novembre 2008, relativa all'applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle sentenze e alle decisioni di sospensione condizionale in vista della sorveglianza delle misure di sospensione condizionale e delle sanzioni sostitutive(10),

–  vista la decisione quadro 2009/829/GAI del Consiglio, del 23 ottobre 2009, sull'applicazione, tra gli Stati membri dell'Unione europea, del principio del reciproco riconoscimento alle decisioni sulle misure alternative alla detenzione cautelare(11),

–  vista la decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio, del 27 novembre 2008, sulla protezione dei dati personali trattati nell'ambito della cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale(12),

–  vista la risoluzione del Consiglio, del 10 giugno 2011, relativa a una tabella di marcia per il rafforzamento dei diritti e della tutela delle vittime, in particolare nei procedimenti penali(13),

–  visto il programma di Stoccolma – Un'Europa aperta e sicura al servizio e a tutela dei cittadini(14),

–  visto il programma Diritti, uguaglianza e cittadinanza per il periodo 2014-2020,

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione, del 3 dicembre 2015, dal titolo "Impegno strategico per la parità di genere 2016-2019" (SWD(2015)0278),

–  vista la relazione dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA) dal titolo "Violenza contro le donne: un'indagine a livello di Unione europea",

–  vista la sua risoluzione del 26 novembre 2009 sull'eliminazione della violenza contro le donne(15),

–  vista la sua risoluzione del 10 febbraio 2010 sulla parità tra donne e uomini nell'Unione europea – 2009(16),

–  vista la sua risoluzione del 25 febbraio 2014 recante raccomandazioni alla Commissione sulla lotta alla violenza contro le donne(17),

–  vista la sua risoluzione del 9 giugno 2015 su una strategia dell'Unione europea per la parità tra donne e uomini dopo il 2015(18),

–  vista la valutazione sull'attuazione della direttiva 2011/99/UE (PE 603.272), a cura dei servizi di ricerca parlamentare del Parlamento europeo, elaborata dall'Unità della valutazione ex post,

–  visti l'articolo 52 del suo regolamento nonché l'articolo 1, paragrafo 1, lettera e), e l'allegato 3 alla decisione della Conferenza dei presidenti del 12 dicembre 2002 sulla procedura relativa alla concessione dell'autorizzazione a elaborare relazioni di iniziativa,

–  viste le deliberazioni congiunte della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere, a norma dell'articolo 55 del regolamento,

–  vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0065/2018),

A.  considerando che qualsiasi forma di violenza nei confronti di un essere umano costituisce una diretta violazione della sua dignità umana, che è alla base di tutti i diritti umani fondamentali e pertanto deve essere rispettata e tutelata; che la violenza contro le donne è una forma brutale di discriminazione e una violazione dei diritti umani fondamentali;

B.  considerando che le vittime di violenza e abusi rischiano di essere soggette a vittimizzazione secondaria e reiterata, rappresaglie e intimidazioni; che, di conseguenza, garantire alle vittime la protezione necessaria, anche a livello transfrontaliero, dipende in larga misura dalla loro consapevolezza, dalla società nel suo complesso e da tutti i professionisti che entrano in contatto con esse, comprese le strutture coinvolte quali i rifugi;

C.  considerando che la mancanza di un'adeguata protezione di un essere umano contro la violenza di genere ha un effetto negativo sulla società nel suo insieme;

D.  considerando che uno dei più importanti aspetti della sicurezza di ogni società è la tutela dell'integrità personale e la libertà di ogni persona; che l'Agenda europea sulla sicurezza dovrebbe includere fra le sue priorità la tutela della sicurezza personale e la protezione di tutte le persone dalla violenza di genere;

E.  considerando che la violenza e gli abusi fisici, psicologici e sessuali colpiscono in modo sproporzionato le donne(19); che nell'UE una donna su tre ha subito violenze fisiche e/o sessuali dall'età di 15 anni; che, in alcuni Stati membri, la portata e la gravità della violenza contro le donne sono spesso ignorate e banalizzate e che è ancora diffusa una preoccupante tendenza a incolpare le vittime; che solo un terzo circa delle donne che subiscono abusi fisici o sessuali da parte dei loro partner contatta le autorità;

F.  considerando che la garanzia della parità di genere in tutti i settori politici è un principio fondamentale dell'Unione europea, nonché un elemento essenziale della lotta contro la violenza di genere;

G.  considerando che la convenzione di Istanbul, firmata ma non ratificata dall'UE e da tutti gli Stati membri(20), stabilisce che tutte le sue disposizioni, in particolare le misure volte a tutelare i diritti delle vittime, devono essere garantite, senza alcuna forma di discriminazione, e chiede espressamente ai suoi firmatari di riconoscere gli atti persecutori come un reato; che la ratifica e l'attuazione di detta convenzione contribuirà a superare le sfide poste dall'OPE fornendo un quadro giuridico europeo coerente per prevenire e combattere la violenza nei confronti delle donne;

H.  considerando che, al fine di ridurre il numero stimato di casi di violenza non segnalati, gli Stati membri devono mettere in atto e rafforzare strumenti di segnalazione preventiva e protezione per le donne, consentendo loro così di sentirsi al sicuro e di poter segnalare gli atti di atti di violenza di genere; che il numero notevolmente elevato di casi non segnalati di violenza di genere potrebbe essere correlato alla carenza di risorse pubbliche; che le autorità competenti devono disporre delle strutture, quali rifugi che forniscono assistenza medico-legale, consulenza psicologica e assistenza legale, che fungano da porto sicuro per le donne vittime della violenza di genere;

I.  considerando che la libertà di circolazione nell'UE implica frequenti spostamenti di persone da un paese a un altro; che l'OPE si basa sulla necessità di tutelare i diritti e le libertà delle vittime, di rispettare in particolare il diritto delle vittime e delle potenziali vittime di godere della libertà di circolazione, nonché di garantire la loro continua protezione nell'esercitare tale diritto;

J.  considerando che la prevenzione della violenza mediante investimenti in campagne di sensibilizzazione e di informazione, caratterizzate da un'efficace copertura mediatica, nonché l'istruzione e la formazione di professionisti costituiscono un elemento cruciale nella lotta alla violenza di genere; che la convenzione di Istanbul obbliga le parti a prevenire la violenza e gli stereotipi di genere affrontando la questione del ruolo dei media; che la generale assenza di consapevolezza tra le vittime che beneficiano di misure di protezione nazionali circa l'esistenza dell'OPE incide negativamente sull'attuazione dello stesso; che le campagne e i programmi di sensibilizzazione per combattere la banalizzazione della violenza domestica e di genere contribuiscono ad accrescere la propensione delle vittime a segnalare gli abusi e a richiedere ordini di protezione nazionali ed europei, nonché ad aumentare la loro fiducia nelle autorità competenti;

K.  considerando che nel 2010, quando l'OPE è stato proposto dal Consiglio europeo, 118 000 donne residenti nell'UE beneficiavano di misure di protezione relative alla violenza basata sul genere; che, stando alle stime del 2011, nell'UE in media 1 180 persone avrebbero bisogno di misure di protezione continua a livello transfrontaliero;

L.  considerando che le ONG spesso svolgono un ruolo essenziale nel sostegno alle vittime in molti Stati membri;

M.  considerando che gli OPE sono strumenti di riconoscimento reciproco e di cooperazione, che possono funzionare correttamente e proteggere le vittime solo se pienamente applicati da parte di tutti gli Stati membri;

N.  considerando che, in particolare nei casi di violenza, alcuni Stati membri emettono misure di protezione nell'ambito di un procedimento penale, mentre altri emettono ordini di protezione basati su procedimenti civili;

O.  considerando che in tutti gli Stati membri dell'UE esiste un'ampia gamma di ordini di protezione e che, a causa dei diversi sistemi giudiziari degli Stati membri, l'esecuzione degli OPE incontra numerose difficoltà che potrebbero pregiudicarne la corretta applicazione per le vittime e limitare il numero di ordini di protezione emessi;

P.  considerando che la maggior parte degli Stati membri non dispone di un sistema di registrazione per raccogliere dati sugli OPE, né esiste un registro europeo centrale del sistema di raccolta di tutti i dati dell'UE pertinenti; che la scarsità di dati rende difficile valutare l'applicazione dell'OPE e affrontare le carenze nella legislazione o nell'applicazione;

Q.  considerando che l'OPE è applicabile alle vittime di tutti i tipi di reato, tra cui le vittime del terrorismo, della tratta di esseri umani, della violenza di genere e della criminalità organizzata; che le persone in situazioni vulnerabili, vittime di reato, devono essere trattate con particolare attenzione nell'applicazione di un OPE;

R.  considerando che esiste un forte legame tra il funzionamento dell'OPE e le norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato stabilite dalla direttiva 2012/29/UE;

1.  invita gli Stati membri a condannare fermamente tutte le forme di violenza basata sul genere e nei confronti delle donne e a impegnarsi a eliminarle, nonché ad assicurare la tolleranza zero nei confronti di dette forme di violenza;

2.  chiede agli Stati membri e alla Commissione di introdurre la prospettiva di genere in tutte le loro politiche, in particolare in quelle potenzialmente correlate alla sensibilizzazione e all'individuazione degli atti di violenza perpetrati nei confronti delle donne, nonché alla protezione e alla salvaguardia dell'integrità delle vittime;

Valutazione generale dell'applicazione della direttiva e raccomandazioni per migliorare lo stato di applicazione e il funzionamento dell'Ordine di protezione europeo (OPE)

3.  riconosce che tutti gli Stati membri, che sono vincolati dalla direttiva sull'OPE, ne hanno notificato alla Commissione il recepimento nella legislazione nazionale;

4.  è consapevole dell'effetto positivo che l'istituzione dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia può avere sulla protezione transfrontaliera delle vittime; ritiene che l'OPE possa essere uno strumento efficace per proteggere le vittime in un mondo moderno caratterizzato da elevata mobilità e assenza di confini interni; rileva, tuttavia, con preoccupazione che, dal momento del recepimento della direttiva, solo sette OPE sono stati individuati negli Stati membri, sebbene negli ultimi anni migliaia di OPE siano stati richiesti e rilasciati negli Stati membri(21);

5.  deplora che la Commissione non abbia presentato una relazione al Parlamento e al Consiglio sull'applicazione della direttiva concernente l'OPE, entro l'11 gennaio 2016; invita la Commissione a onorare gli obblighi di comunicazione stabiliti nella direttiva e a includere nella sua relazione una mappatura delle misure di protezione nazionali, una panoramica delle attività di formazione, un'analisi del rispetto da parte degli Stati membri del diritto delle vittime al gratuito patrocinio, informando anche in merito agli eventuali costi sostenuti dalle vittime per un ordine di protezione, nonché una mappatura delle campagne di sensibilizzazione svolte negli Stati membri;

6.  rammenta l'obbligo dello Stato di esecuzione di riconoscere all'OPE la stessa priorità riconosciutagli nello Stato di emissione, nonostante le varie difficoltà e i problemi giuridici coinvolti;

7.  esprime preoccupazione per il fatto che, quando un OPE viene eseguito, vi sia un notevole divario tra il coordinamento e la comunicazione tra gli Stati membri; invita gli Stati membri a migliorare e a rafforzare la cooperazione e la comunicazione relativamente all'OPE, dato che ciò metterebbe in moto procedure molto più efficaci e azioni transfrontaliere simultanee tra gli Stati membri;

8.  insiste sulla necessità di migliorare la raccolta dei dati statistici per valutare la dimensione del problema e i risultati delle misure adottate per ridurre la violenza di genere; invita gli Stati membri a standardizzare e a digitalizzare i moduli dell'OPE e le relative procedure, nonché a istituire un registro nazionale degli OPE, allo scopo di raccogliere dati e migliorare lo scambio di informazioni con la Commissione e con gli Stati membri; invita gli Stati membri a raccogliere e comunicare periodicamente alla Commissione dati disaggregati per genere e dati relativi al numero di OPE richiesti, emessi e attuati, nonché le informazioni sulle tipologie di reato;

9.  invita la Commissione a istituire un sistema di registrazione europeo per raccogliere informazioni sugli OPE provenienti da tutti gli Stati membri;

10.  esorta a elaborare e attuare un modulo unico per richiedere e riconoscere gli ordini di protezione, valido per l'azione sia penale che civile, affinché possa essere utilizzato in tutti gli Stati membri; chiede che sia impiegato un sistema digitale di gestione che agevoli il coordinamento, consenta la standardizzazione dei dati raccolti e acceleri sia la gestione degli ordini sia l'elaborazione delle statistiche operative a livello unionale;

11.  invita la Commissione e gli Stati membri a pubblicare l'elenco completo delle autorità competenti per il rilascio e il riconoscimento degli OPE e delle autorità centrali preposte alla trasmissione e alla ricezione di OPE negli Stati membri, e a rendere l'elenco facilmente accessibile per consentire alle persone protette e alle organizzazioni di sostegno alle vittime di fare richiesta di OPE o di regolare le questioni connesse; invita gli Stati membri a rafforzare le proprie istituzioni locali e nazionali e le autorità competenti a rafforzare l'accessibilità e l'applicabilità dell'OPE in modo da favorirne il rilascio;

12.  invita la Commissione a promuovere tutte le forme di scambio di buone pratiche e di cooperazione tra gli Stati membri, nonché tra questi ultimi e la società civile, al fine di garantire il corretto funzionamento degli OPE;

13.  sottolinea che le vittime di reati che dispongono di un OPE, o ritengono di poterne ottenere uno, dovrebbero esserne automaticamente e adeguatamente informate e un'autorità competente specifica dovrebbe ricordare loro, sia oralmente che per iscritto, della possibilità di richiedere un OPE nel corso del procedimento penale; sottolinea altresì che le persone protette non dovrebbero sostenere alcun costo per richiedere l'emissione di un OPE;

14.  invita gli Stati membri ad adottare, alla richiesta di un OPE, un approccio sensibile alla dimensione di genere che comporti una valutazione individuale in relazione alla fornitura di servizi di assistenza e di sostegno;

15.  deplora la mancanza di accesso alla giustizia e all'assistenza legale per le vittime di tutti i tipi di reato in alcuni Stati membri, che si traduce in una scarsa informazione fornita alla vittima circa la possibilità di richiedere un OPE; ritiene che gli Stati membri debbano fornire patrocinio gratuito, sostegno amministrativo e informazioni adeguate sull'OPE alle persone protette, in quanto ciò è cruciale per l'utilizzo e l'efficacia dello strumento, sia in fase di emissione che di esecuzione; invita gli Stati membri ad accrescere le risorse destinate al controllo e alla prevenzione della violenza contro le donne nelle zone rurali;

16.  esorta gli Stati membri a informare le persone protette in merito alle risorse complementari di assistenza sociale disponibili nello Stato ospitante, quali assegni familiari, alloggio ecc., dal momento che queste misure non rientrano nell'ambito di applicazione dell'OPE;

17.  sottolinea che è opportuno prestare particolare attenzione, nell'ambito della protezione e dell'assistenza sociale complementare, ai figli delle vittime di azioni criminali, segnatamente quelli a rischio di violenza sessuale;

18.  deplora il fatto che prima, durante e dopo l'emissione di un OPE, gli Stati membri non garantiscano servizi di traduzione e di interpretazione in una lingua che la vittima comprende;

19.  sottolinea che le vittime dovrebbero avere sempre il diritto di essere ascoltate nel corso delle procedure dell'OPE; pone altresì l'accento sul fatto che i servizi di traduzione e interpretazione devono essere disponibili e gratuiti durante tutta la procedura relativa all'OPE; mette in evidenza, pertanto, che tutti i documenti pertinenti dovrebbero essere tradotti in una lingua che la vittima è in grado di comprendere;

20.  deplora la mancanza di misure specifiche attuate dagli Stati membri per le vittime in situazioni vulnerabili o le vittime con esigenze specifiche; ritiene che in molte occasioni i tagli alla spesa pubblica incidano negativamente sulle risorse disponibili per applicare dette misure specifiche; invita, pertanto, gli Stati membri, in cooperazione con la Commissione e le pertinenti organizzazioni che si occupano di protezione delle vittime, ad adottare orientamenti speciali e misure che agevolino l'OPE per le vittime in situazioni vulnerabili o le vittime con esigenze specifiche;

21.  sottolinea che, alla luce della crescente e pericolosa tendenza alla tratta di esseri umani, l'ordine di protezione europeo può essere uno strumento molto vantaggioso per le vittime della tratta stessa; invita pertanto la Commissione a inserire l'OPE nell'ambito di una strategia unionale di lotta alla tratta degli esseri umani;

22.  ritiene che, al fine di realizzare il suo potenziale e garantire misure di protezione equivalenti durante le fasi di emissione e di esecuzione, l'ordine di protezione debba essere quanto più rapido, efficace, efficiente e automatico possibile e comportare una burocrazia minima; invita la Commissione e gli Stati membri a stabilire un chiaro e breve lasso di tempo di due settimane a disposizione delle autorità competenti degli Stati membri, quando viene emesso e notificato un OPE, al fine di evitare un aumento dell'incertezza fra le persone protette e della pressione a cui sono sottoposte e, per conseguire il medesimo obiettivo, a incaricare le autorità competenti di fornire informazioni sufficienti alle vittime durante la procedura di adozione di una decisione sulle loro richieste concernenti l'OPE, compreso qualsivoglia accadimento verificatosi nel corso della procedura; esorta gli Stati membri, in questo contesto, ad assegnare risorse sufficienti alle autorità incaricate degli OPE al fine di agevolare un sistema efficiente che tenga conto della situazione della vittima;

23.  invita gli Stati membri a tenere debitamente conto dell'interesse della persona protetta e a fungere da porto sicuro per coloro che denunciano atti di violenza, rispettando pienamente l'obbligo di non informare la persona che determina il pericolo circa la localizzazione e altri dati di contatto riguardanti la persona protetta, a meno che non sia strettamente necessario al fine di soddisfare gli obiettivi dell'OPE; sottolinea che, ogniqualvolta risulti necessario informare l'autore dell'atto di violenza circa eventuali dettagli relativi all'OPE, la vittima deve essere informata di tale decisione;

24.  invita gli Stati membri a predisporre procedure speciali per facilitare l'emissione di un OPE per proteggere i familiari che vivono accanto alla vittima già protetta da un OPE;

25.  pone l'accento sull'accresciuta efficienza delle nuove tecnologie, come i sistemi di controllo GPS e le applicazioni per smartphone che attivano un allarme in caso di pericolo imminente, che costituiscono un mezzo per migliorare l'efficienza e l'adattabilità degli OPE, sia nel momento della loro emissione che in quello della loro esecuzione; è preoccupato per il fatto che solo un numero limitato di Stati membri si avvale di tali nuove tecnologie;

26.  sottolinea l'importanza di monitorare l'OPE nello Stato di esecuzione, in relazione alla minaccia cui la vittima è esposta, al fine di determinare se le misure di protezione adottate siano state attuate correttamente e se debbano essere sottoposte a revisione;

27.  invita la Commissione a monitorare l'attuazione della presente direttiva e ad avviare senza indugio procedure di infrazione nei confronti di tutti gli Stati membri che ne violano le disposizioni;

28.  esorta, conformemente a quanto più volte espresso dalle associazioni delle vittime di violenza di genere, a sperimentare procedure che cambino il tradizionale approccio conferito al concetto di protezione nella maggior parte degli Stati membri; sottolinea tuttavia che, piuttosto che concentrarsi sulle misure per le vittime, come spesso accade, le tecniche mirate a evitare i rischi dovrebbero comprendere misure di prevenzione, vigilanza, controllo e monitoraggio delle persone che provocano i danni e che le misure preventive impiegate dovrebbero comprendere, in via prioritaria, programmi di rieducazione per gli autori dei reati;

29.  invita la Commissione e gli Stati membri a effettuare un esame approfondito delle modalità possibili per migliorare la legislazione relativa all'OPE e la sua attuazione efficace in tutti gli Stati membri, nonché a fornire sostegno pratico al fine di garantire i diritti alla protezione internazionale e all'assistenza e al sostegno di cui godono le vittime di violenza protette a livello nazionale;

30.  invita le agenzie dell'UE, ad esempio l'Agenzia per i diritti fondamentali e l'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere, a monitorare regolarmente l'attuazione della direttiva;

31.  invita la Commissione a lanciare un monitoraggio e una rendicontazione ad opera della società civile, onde migliorare il funzionamento dell'OPE negli Stati membri, mettendo a disposizione delle ONG i fondi dell'UE;

32.  invita la Commissione a lanciare inviti volti a promuovere la ricerca sull'uso di ordini di protezione nazionali ed europei e a coordinare i programmi di avvio di campagne di sensibilizzazione all'interno degli Stati membri, al fine di informare le vittime di reati della possibilità di richiedere un OPE e delle misure di protezione transfrontaliere;

33.  invita gli Stati membri a intensificare la cooperazione con le ONG e a fornire corsi obbligatori di formazione basata sui diritti umani, orientata ai servizi, pratica e intersettoriale per tutti i funzionari pubblici che lavorano con le vittime a titolo professionale in relazione all'OPE, e che sono fondamentali per la corretta attuazione della presente direttiva; sottolinea che in tutti gli Stati membri dovrebbero essere organizzati corsi di formazione specifici e regolari sull'OPE per le forze di polizia, il personale delle autorità nazionali competenti, gli operatori della giustizia, i lavoratori sociali, le associazioni e le ONG che si occupano delle vittime di violenza; chiede che il personale che si occupa dei casi di violenza di genere riceva un'adeguata formazione che tenga conto delle esigenze specifiche delle donne vittime di violenza, nonché risorse sufficienti al fine di dare priorità alla violenza di genere;

34.  invita gli Stati membri, considerate la natura profondamente radicata della misoginia e del sessismo nelle nostre società e la crescente esposizione dei bambini e degli adolescenti alla violenza online, a includere nei programmi scolastici delle scuole primarie e secondarie l'educazione alla parità di genere e alla non violenza, coinvolgendo gli alunni nelle discussioni e utilizzando tutti le possibili opportunità di insegnamento;

35.  sottolinea che nuovi mezzi di comunicazione, per esempio tramite piattaforme digitali, sono utilizzati come nuova forma di violenza di genere che comprende anche minacce e molestie; invita pertanto gli Stati membri a includere tali aspetti nell'emissione e/o esecuzione di un OPE;

Raccomandazioni generali relative alla violenza di genere

36.  invita la Commissione a includere la protezione di tutti i cittadini, in particolare di quelli che si trovano nelle situazioni più vulnerabili, nell'Agenda europea sulla sicurezza, con particolare riguardo per le vittime di reati, quali la tratta di esseri umani o la violenza di genere, comprese le vittime del terrorismo, che necessitano di particolare attenzione, sostegno e riconoscimento sociale;

37.  invita la Commissione a mettere a punto campagne volte a incoraggiare le donne a denunciare qualsiasi forma di violenza sulla base del genere, in modo da proteggerle e poter migliorare l'accuratezza dei dati sulla violenza fondata sul genere;

38.  sottolinea che, conformemente alla relazione di valutazione elaborata dall'EPRS del Parlamento, la prima causa del diverso livello di utilizzo degli ordini di protezione nazionali ed europei risiede nel mancato riconoscimento da parte delle vittime e di molti professionisti delle possibilità offerte dalla direttiva; invita pertanto gli Stati membri ad assumersi piena responsabilità per i propri cittadini e, con il coinvolgimento delle ONG interessate, a lanciare campagne di sensibilizzazione intersettoriali e di lungo termine sugli strumenti di protezione disponibili e sul loro impiego, rivolgendosi a) alla società nel suo complesso, b) alle potenziali vittime, in particolare alle donne che beneficiano di un ordine di protezione nazionale in vigore, e c) a professionisti quali agenti delle forze dell'ordine, funzionari del sistema giudiziario e fornitori di assistenza legale e di servizi sociali e di emergenza, che sono i primi a occuparsi delle vittime; invita pertanto la Commissione a fornire finanziamenti per il lancio di programmi di informazione;

39.  riconosce l'esistenza del portale della giustizia elettronica gestito dalla Commissione con i contributi degli Stati membri; accoglie con favore l'iniziativa della Commissione di ampliare l'"angolo delle vittime" esistente all'interno del portale della giustizia elettronica e di includere tutte le pertinenti informazioni a riguardo dei diritti delle vittime, compresi gli orientamenti specifici per paese sulla segnalazione di casi di violenza; sottolinea la necessità di concepire un "angolo delle vittime" come strumento pratico e semplice da utilizzare e come fonte di informazioni, disponibile in tutte le lingue ufficiali dell'UE; incoraggia gli Stati membri a mettere a punto un sito Internet di facile utilizzo dedicato ai diritti delle vittime che comprenda anche gli OPE e una piattaforma digitale per le segnalazioni volta ad agevolare l'identificazione della violenza di genere, facilmente accessibile tramite, ad esempio, i portali nazionali di informazione sulla giustizia;

40.  esorta gli Stati membri a intensificare la cooperazione con le ONG che proteggono le vittime di violenze, al fine di concepire strategie che comprendano misure sia proattive che reattive in relazione alla violenza basata sul genere, al funzionamento dell'OPE e alle necessarie modifiche della normativa, nonché al sostegno;

41.  invita la Commissione a presentare un atto legislativo per sostenere gli Stati membri nella prevenzione e nella soppressione di tutte le forme di violenza nei confronti delle donne e delle ragazze e di violenza di genere;

42.  chiede al Consiglio di attivare la "clausola passerella" mediante l'adozione di una decisione unanime che configuri la violenza contro le donne e le ragazze (e altre forme di violenza di genere) come reato, ai sensi dell'articolo 83, paragrafo 1, TFUE;

43.  esorta a promuovere un processo che favorisca la progressiva convergenza della legislazione da applicare alle condotte violente che danno luogo agli ordini di protezione; sottolinea che gli attacchi e le aggressioni che recano danno in particolare alle donne sono particolarmente gravi e dovrebbero essere sanzionati come reato in tutti gli Stati membri e che le misure di protezione relative alla violenza di genere dovrebbero essere adottate anche in ambito penale;

Per un quadro giuridico coerente a livello di UE per la protezione delle vittime

44.  accoglie con favore la firma, in data 13 giugno 2017, di adesione dell'Unione alla convenzione di Istanbul, che segue un approccio olistico, globale e coordinato, ponendo i diritti della vittima al centro, e che dovrebbe essere pienamente connessa con l'OPE; invita l'Unione europea a concludere un'ampia adesione alla convenzione per prevenire la violenza nei confronti delle donne, lottare contro l'impunità e proteggere le vittime; sottolinea l'importanza di questo strumento per superare uno degli ostacoli all'applicazione dell'OPE, vale a dire il mancato riconoscimento degli atti persecutori come reato in tutti gli Stati membri; chiede alla Commissione, in linea con la sua risoluzione del 12 settembre 2017 sull'adesione dell'UE alla convenzione di Istanbul, di designare un coordinatore dell'UE sulla violenza nei confronti delle donne che sia responsabile del coordinamento, dell'attuazione, del monitoraggio e della valutazione delle politiche, degli strumenti e delle misure dell'Unione per prevenire e combattere tutte le forme di violenza nei confronti delle donne e delle ragazze e per fungere da rappresentante dell'UE presso il Comitato delle parti della convenzione;

45.  invita tutti gli Stati membri che non l'abbiano ancora fatto a ratificare e ad applicare pienamente la convenzione di Istanbul e a stanziare risorse finanziarie e umane adeguate per prevenire e lottare contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza di genere, anche tramite l'emancipazione di donne e ragazze, la protezione delle vittime e consentendo loro di ottenere un risarcimento;

46.  invita gli Stati membri a garantire formazione, procedure e orientamenti adeguati a tutti i professionisti che si occupano delle vittime di tutti gli atti di violenza che rientrano nel campo di applicazione della convenzione di Istanbul, al fine di evitare discriminazioni o una seconda vittimizzazione durante i procedimenti giudiziari, medici e di polizia;

47.  si compiace dell'obbligo previsto dalla Convenzione di Istanbul di istituire linee telefoniche di assistenza gratuite a livello nazionale, operative ventiquattr'ore su ventiquattro e sette giorni su sette, per fornire consulenza ai chiamanti in relazione a tutte le forme di violenza che rientrano nell'ambito di applicazione della Convenzione; incoraggia gli Stati membri a utilizzare tale strumento nei casi pertinenti nonché a fornire alle vittime informazioni relative all'OPE;

48.  sottolinea che le carenze giudiziarie e pratiche nell'attuazione di questa direttiva possono essere contrastate con un'interazione e un coordinamento adeguati tra i vari strumenti dell'UE per la protezione delle vittime, quali la decisione quadro 2009/829/GAI concernente le misure cautelari adottate in alternativa alla detenzione cautelare e la decisione quadro sulla sospensione condizionale, il regolamento (UE) n. 606/2013 relativo al riconoscimento reciproco delle misure di protezione in materia civile e la direttiva 2012/29/UE, del 25 ottobre 2012, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato, la quale sancisce il diritto di ottenere informazioni e il diritto di ricevere gratuitamente servizi di interpretazione e traduzione di informazioni e che adotta un approccio globale nei confronti delle vittime con esigenze particolari, ivi comprese le vittime della violenza di genere;

49.  invita gli Stati membri a fornire alle vittime informazioni circa altre misure di protezione, nel caso in cui lo Stato di esecuzione cessi di rientrare nell'ambito di applicazione della presente direttiva;

50.  invita la Commissione a intervenire al fine di rivedere gli strumenti di tutela giuridica esistenti per le vittime dei reati e a stabilire un apposito quadro giuridico coerente a livello dell'UE;

51.  invita la Commissione a valutare il modo in cui la presente direttiva viene applicata in connessione con i relativi strumenti in materia civile, vale a dire il regolamento (UE) n. 606/2013, e a proporre orientamenti su come questi due strumenti giuridici dell'UE intesi a proteggere le vittime riconoscendo le misure di protezione adottate nell'ambito di un procedimento giudiziario civile o penale nazionale, potrebbero essere applicati in modo più efficace dagli Stati membri;

o
o   o

52.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, all'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali e all'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere.

(1) GU L 131 del 20.5.2017, pag. 11.
(2) GU L 131 del 20.5.2017, pag. 13.
(3) Testi approvati, P8_TA(2017)0329.
(4) GU L 315 del 14.11.2012, pag. 57.
(5) GU L 261 del 6.8.2004, pag. 15.
(6) GU L 101 del 15.4.2011, pag. 1.
(7) GU L 335 del 17.12.2011, pag. 1.
(8) GU L 338 del 21.12.2011, pag. 2.
(9) GU L 181 del 29.6.2013, pag. 4.
(10) GU L 337 del 16.12.2008, pag. 102.
(11) GU L 294 dell'11.11.2009, pag. 20.
(12) GU L 350 del 30.12.2008, pag. 60.
(13) GU C 187 del 28.6.2011, pag. 1.
(14) GU C 115 del 4.5.2010, pag. 1.
(15) GU C 285 E del 21.10.2010, pag. 53.
(16) GU C 341 E del 16.12.2010, pag. 35.
(17) GU C 285 del 29.8.2017, pag. 2.
(18) GU C 407 del 4.11.2016, pag. 2.
(19) La relazione dell'Agenzia per i diritti fondamentali dal titolo "Violenza contro le donne: un'indagine a livello dell'UE. Risultati principali" rivela che una donna su tre (33 %) ha subito violenza fisica e/o sessuale dall'età di 15 anni; una donna su cinque (18 %) ha subito atti persecutori e una donna su due (55 %) si è dovuta confrontare con una o più forme di molestie sessuali. Alla luce di quanto precede, la violenza contro le donne non può essere considerata una questione marginale che tocca solo la vita di alcune donne.
(20) https://www.coe.int/it/web/conventions/full-list/-/conventions/treaty/210/signatures?desktop=true
(21) Lo studio dell'EPRS sull'"Ordine di protezione europeo – direttiva 2011/99/UE – Valutazione dell'attuazione europea", riferisce che "è stato stimato che nel 2010 più di 100 000 donne residenti nell'UE sono state sottoposte a misure di protezione relative alla violenza di genere".


Attuazione del processo di Bologna - stato di avanzamento e monitoraggio
PDF 250kWORD 49k
Risoluzione del Parlamento europeo del 19 aprile 2018 sull'attuazione del processo di Bologna – Stato di avanzamento e monitoraggio (2018/2571(RSP))
P8_TA(2018)0190B8-0190/2018

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 14 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  vista la sua risoluzione del 13 marzo 2012 sul contributo delle istituzioni europee al consolidamento e all'avanzamento del processo di Bologna(1),

–  viste le conclusioni del Consiglio, del 25 e 26 novembre 2013, sulla dimensione globale dell'istruzione superiore europea(2),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 20 settembre 2011, dal titolo "Sostenere la crescita e l'occupazione – Un progetto per la modernizzazione dei sistemi d'istruzione superiore in Europa" (COM(2011)0567),

–  viste le conclusioni del Consiglio, del 28 e 29 novembre 2011, sulla modernizzazione dell'istruzione superiore(3),

–  vista la comunicazione della Commissione del 20 novembre 2012, dal titolo "Ripensare l'istruzione: investire nelle abilità in vista di migliori risultati socioeconomici" (COM(2012)0669),

–  vista la raccomandazione 2006/143/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 febbraio 2006, sul proseguimento della cooperazione europea in materia di certificazione della qualità nell'istruzione superiore(4),

–  vista la dichiarazione congiunta sottoscritta il 19 giugno 1999 a Bologna dai ministri dell'Istruzione di 29 paesi europei (dichiarazione di Bologna),

–  vista la sua risoluzione, del 28 aprile 2015, sul seguito dell'attuazione del processo di Bologna(5),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 14 novembre 2017, dal titolo "Rafforzare l'identità europea grazie all'istruzione e alla cultura" (COM(2017)0673),

–  vista l'interrogazione alla Commissione sull'attuazione del processo di Bologna – stato di avanzamento e monitoraggio (O-000020/2018 – B8-0014/2018),

–  vista la proposta di risoluzione della commissione per la cultura e l’istruzione,

–  visti l'articolo 128, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che il processo di Bologna è un'iniziativa intergovernativa attraverso cui i paesi mirano a conseguire, dialogando in maniera aperta e collaborativa, obiettivi comuni mediante impegni concordati a livello internazionale, contribuendo in tal modo alla realizzazione dello Spazio europeo dell'istruzione superiore (SEIS); che l'istruzione superiore di elevata qualità è una componente imprescindibile per lo sviluppo di una società aperta, avanzata e basata sulla conoscenza, che in definitiva contribuisce a costruire una comunità stabile, pacifica e tollerante, garantendo pari opportunità e un'istruzione di qualità accessibile a tutti;

B.  considerando che il processo di Bologna ha incentivato la mobilità rafforzando l'internazionalizzazione dell'istruzione superiore e migliorando la compatibilità e la comparabilità degli standard dei diversi sistemi d'istruzione superiore, rispettando al contempo i principi della libertà accademica e dell'autonomia istituzionale, concentrandosi sul potenziamento della qualità dell'istruzione superiore e offrendo ai cittadini pari opportunità;

C.  considerando che il SEIS è stato introdotto allo scopo di istituire un sistema a tre cicli (laurea di primo livello, laurea magistrale e dottorato) e di rendere i sistemi europei di istruzione superiore più comparabili e aumentarne l'attrattiva a livello mondiale;

D.  considerando che l'istruzione è uno dei pilastri principali su cui si fonda la nostra società e che l'istruzione superiore svolge un ruolo fondamentale nel promuovere lo sviluppo personale e di competenze, migliorando l'occupabilità e la competitività, rafforzando l'impegno civico, la cittadinanza attiva e la comprensione interculturale, promuovendo valori comuni e affrontando le sfide di un mondo in rapido mutamento;

E.  considerando che la Commissione ha lanciato una nuova agenda dell'UE per l'istruzione superiore allo scopo di sostenere gli istituti di istruzione superiore e le autorità nazionali competenti in materia; che altri paesi del SEIS potrebbero essere progressivamente coinvolti in tale processo attraverso consultazioni e scambi di migliori pratiche;

F.  considerando che la creazione di uno Spazio europeo dell'istruzione superiore aperto e inclusivo, fondato sulla qualità e sulla fiducia reciproca, costituisce la base del processo di Bologna;

G.  considerando che il processo di Bologna e il SEIS comprendono 48 paesi, tra cui paesi vicini e partner importanti dell'UE; che il processo di Bologna rafforza l'efficacia dei partenariati con i paesi non appartenenti all'UE nel settore dell'istruzione superiore e fornisce incentivi per le riforme dell'istruzione e in altri ambiti nei rispettivi paesi;

H.  considerando che, nonostante i progressi disomogenei registrati nel SEIS relativamente all'attuazione del processo di Bologna e le difficoltà riscontrate in diversi casi nell'esecuzione delle riforme strutturali concordate, la maggiore e migliore mobilità degli studenti e i diplomi comuni costituiscono due grandi successi conseguiti fino ad ora;

I.  considerando che nel 2015 la Bielorussia è stata ammessa al SEIS a condizione di rispettare i requisiti stabiliti dalla tabella di marcia per la riforma dell'istruzione superiore nel paese; che le autorità bielorusse non hanno adempiuto ai loro obblighi entro i 2017 e dovrebbero riprendere il cammino delle riforme;

1.  chiede ai paesi partecipanti di intensificare l'impegno politico e promuovere la cooperazione reciproca nell'attuazione degli obiettivi concordati congiuntamente in tutto il SEIS, sviluppando, laddove necessario, adeguati quadri legislativi atti a consolidare il suo sviluppo, rafforzare la sua credibilità e farlo diventare un punto di riferimento a livello mondiale per l'eccellenza accademica, potenziando nel contempo le opportunità di mobilità per garantire la partecipazione del maggior numero possibile di studenti;

2.  invita i paesi partecipanti ad assicurare meccanismi trasparenti, accessibili ed equi per l'assegnazione delle borse di mobilità e dei sussidi; invita l'UE e gli Stati membri ad aumentare i loro bilanci per l'istruzione per garantire che l'istruzione superiore pubblica sia gratuita e accessibile a tutti, al fine di favorire la formazione permanente (apprendimento lungo tutto l'arco della vita);

3.  invita la Commissione e i paesi partecipanti a facilitare il riconoscimento dei periodi di studi accademici e dei crediti ottenuti all'estero nonché delle qualifiche a fini accademici e professionali e della formazione precedente e a sviluppare sistemi di garanzia della qualità; insiste che l'Unione, gli Stati membri e le università dovrebbero stabilire disposizioni per fornire un sostegno finanziario e amministrativo agli studenti, gli accademici e il personale provenienti da contesti svantaggiati attraverso finanziamenti adeguati, compresa la partecipazione a programmi di mobilità, e aprire ulteriormente l'accesso all'istruzione superiore aumentando le opportunità di apprendimento permanente a livello accademico, incoraggiare forme complementari di apprendimento quali l'istruzione non formale e informale e sviluppare percorsi di apprendimento più aperti eliminando le barriere esistenti tra i vari livelli d'istruzione;

4.  invita le parti interessate e le istituzioni competenti a fornire una soluzione al problema dei cicli brevi nei casi in cui sia richiesto un esame di qualifica per l'ingresso all'università per l'accesso e l'ammissione a una laurea di primo livello;

5.  invita i paesi del SEIS a promuovere una mobilità di studenti, insegnanti, ricercatori e personale amministrativo più inclusiva, poiché la mobilità contribuisce allo sviluppo personale e professionale e a una maggiore qualità dell'apprendimento, dell'insegnamento, della ricerca e dell'amministrazione; raccomanda l'introduzione della mobilità nei programmi d'insegnamento e il miglioramento dell'apprendimento delle lingue straniere; invita gli Stati membri a fornire finanziamenti pubblici adeguati e a utilizzarli in maniera più efficace per garantire che studenti e ricercatori dispongano delle risorse necessarie per studiare all'estero e che il loro contesto socioeconomico non rappresenti un ostacolo;

6.  sottolinea che la diffusione della conoscenza, della ricerca e della scienza in tutti i paesi del SEIS è una componente fondamentale della strategia dell'UE oltre il 2020 e contribuisce fortemente a promuovere la cittadinanza europea;

7.  invita la Commissione a valutare l'attuazione degli obiettivi della conferenza ministeriale di Erevan del 2015 che riguardano la qualità dell'insegnamento e dell'apprendimento e promuovono l'occupabilità dei laureati per tutta la durata della loro vita lavorativa;

8.  sottolinea l'importanza di migliorare la dimensione sociale dell'istruzione superiore; esorta i paesi del SEIS ad attuare efficacemente la strategia per la dimensione sociale del SEIS e a fornire opportunità concrete per l'accesso e il completamento dell'istruzione superiore per gli studenti con disabilità e provenienti da contesti svantaggiati;

9.  invita i paesi del SEIS ad assicurare che le consultazioni e le valutazioni critiche dei loro istituti d'istruzione superiore siano effettuate a livello internazionale e ad adoperarsi per un approccio più coordinato all'attuazione delle riforme concordate congiuntamente atte a realizzare gli obiettivi del processo di Bologna e per l'effettivo riconoscimento dell'istruzione non formale e informale per migliorare l'occupabilità e l'impegno civico degli studenti;

10.  sottolinea la necessità di migliorare l'accesso dei gruppi sottorappresentati, in particolare definendo obiettivi quantitativi connessi ai tassi di accesso e di completamento; pone l'accento sull'importanza di garantire e promuovere l'accesso dei rifugiati e dei richiedenti asilo a tutti gli istituti facenti parte del SEIS e ricorda che l'"attrattiva" dell'istruzione superiore europea risiede anche nella sua capacità di rispondere alle esigenze degli studenti senza discriminazione alcuna;

11.  chiede alla Commissione di monitorare i progressi della dimensione sociale degli obiettivi del processo di Bologna, nonché degli obiettivi più ampi in materia di inclusione;

12.  invita la conferenza ministeriale che si terrà quest'anno a Parigi a riferire in merito all'attuazione dell'obiettivo fissato dall'ultima conferenza ministeriale (tenutasi a Erevan, maggio 2015) per completare la creazione dello Spazio europeo dell'istruzione superiore;

13.  chiede che la prossima conferenza ministeriale SEIS del 2018 a Parigi fornisca una valutazione critica del processo di Bologna al fine di a) individuare i rimanenti ostacoli e le soluzioni possibili e assicurare la corretta attuazione degli impegni, b) sostenere i paesi in ritardo nell'attuazione degli impegni fondamentali del processo di Bologna attraverso una migliore creazione di capacità e sviluppare specifici meccanismi e procedure per affrontare i casi di non conformità, e c) esplorare nuovi obiettivi del SEIS oltre il 2020 e rafforzare il dialogo tra i governi, gli istituti di istruzione superiore e gli enti di ricerca, in modo da contribuire alla costruzione di uno Spazio europeo dell'istruzione superiore più integrato, di elevata qualità, inclusivo, attraente e competitivo;

14.  chiede ai paesi del SEIS di mantenere la Bielorussia nell'agenda del SEIS; invita la Commissione a fornire risorse per le operazioni necessarie all'attuazione della tabella di marcia della Bielorussia per la riforma dell'istruzione superiore;

15.  invita il segretariato del gruppo di follow-up del processo di Bologna a verificare le indicazioni secondo cui gli stessi orientamenti sono stati attuati in modo diverso nei vari paesi del SEIS e situazioni e livelli di risorse differenti hanno portato a significative disparità tra le istituzioni del SEIS;

16.  sottolinea l'importanza di rafforzare e creare opportunità di dibattito sociale sul settore dell'istruzione superiore e le sfide poste dinanzi alle parti interessate; pone in evidenza l'importanza di promuovere la partecipazione di studenti, ricercatori, docenti e personale non docente alla governance dell'istruzione superiore;

17.  sottolinea la necessità di aumentare i finanziamenti pubblici nel settore dell'istruzione e rispettare il principale obiettivo dell'Unione di destinare il 3 % del PIL dell'Unione alla R&S entro il 2020;

18.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU C 251 E del 31.8.2013, pag. 24.
(2) GU C 28 del 31.1.2014, pag. 2.
(3) GU C 372 del 20.12.2011, pag. 36.
(4) GU L 64 del 4.3.2006, pag. 60.
(5) GU C 346 del 21.9.2016, pag. 2.

Avviso legale