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Procedura : 2018/2034(INI)
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Ciclo del documento : A8-0329/2018

Testi presentati :

A8-0329/2018

Discussioni :

PV 22/10/2018 - 18
CRE 22/10/2018 - 18

Votazioni :

PV 25/10/2018 - 13.16

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P8_TA(2018)0432

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Giovedì 25 ottobre 2018 - Strasburgo Edizione definitiva
Occupazione e politiche sociali della zona euro
P8_TA(2018)0432A8-0329/2018

Risoluzione del Parlamento europeo del 25 ottobre 2018 sull'occupazione e le politiche sociali della zona euro (2018/2034(INI))

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 3 e 5 del trattato sull'Unione europea (TUE),

–  vista la comunicazione della Commissione del 16 febbraio 2012 dal titolo "Libro bianco – Un'agenda dedicata a pensioni adeguate, sicure e sostenibili" (COM(2012)0055),

–  visti gli articoli 9, 145, 148, 149, 152, 153, 174 e 349 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visto l'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016 tra il Parlamento europeo, il Consiglio dell'Unione europea e la Commissione europea(1),

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare il titolo IV (Solidarietà),

–  vista la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità,

–  visti gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, segnatamente gli obiettivi 1, 3, 4, 5, 8, 10 e 13,

–  vista la relazione dei cinque presidenti del 22 giugno 2015 intitolata "Completare l'Unione economica e monetaria dell'Europa",

–  vista la raccomandazione del Consiglio del 14 maggio 2018 sulla politica economica della zona euro(2),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 7 dicembre 2015 sulla promozione dell'economia sociale quale fattore chiave dello sviluppo economico e sociale in Europa,

–  vista la comunicazione della Commissione del 23 maggio 2018 sul semestre europeo 2018: raccomandazioni specifiche per paese (COM(2018)0400),

–  vista la comunicazione della Commissione del 22 novembre 2017 dal titolo "Analisi annuale della crescita 2018" (COM(2017)0690),

–  visto il progetto di relazione comune sull'occupazione della Commissione e del Consiglio, del 22 novembre 2017, che accompagna la comunicazione della Commissione del 22 novembre 2017 sull'analisi annuale della crescita 2018 (COM(2017)0674),

–  viste la proposta di decisione del Consiglio, presentata dalla Commissione il 22 novembre 2017, sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione (COM(2017)0677) e la posizione del Parlamento del 19 aprile 2018 al riguardo(3),

–  vista la raccomandazione presentata dalla Commissione il 22 novembre 2017 relativa a una raccomandazione del Consiglio sulla politica economica della zona euro (COM(2017)0770),

–  vista la relazione della Commissione del 22 novembre 2017 dal titolo "Relazione 2018 sul meccanismo di allerta" (COM(2017)0771),

–  vista la comunicazione della Commissione del 22 novembre 2017 dal titolo "Piano d'azione: valutazione globale" (COM(2017)0800),

–  vista la comunicazione della Commissione del 26 aprile 2017 dal titolo "Istituzione di un pilastro europeo dei diritti sociali" (COM(2017)0250),

–  vista la comunicazione della Commissione del 26 aprile 2017 dal titolo "Un'iniziativa per sostenere l'equilibrio tra attività professionale e vita familiare di genitori e prestatori di assistenza che lavorano" (COM(2017)0252),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione, del 26 aprile 2017, dal titolo "Bilancio della raccomandazione della Commissione del 2013 dal titolo "Investire nell'infanzia per spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale" (SWD(2017)0258),

–  visti l'impegno strategico della Commissione per la parità di genere (2016-2019) nonché il Patto europeo per la parità di genere (2011-2020) e le conclusioni del Consiglio del 7 marzo 2011 su tale patto(4),

–  visti gli obiettivi di assistenza all'infanzia di Barcellona del 2002, nello specifico garantire l'assistenza all'infanzia entro il 2010 per almeno il 90% dei bambini dai tre anni all'età dell'obbligo scolastico e per almeno il 33% dei bambini di meno di tre anni,

–  vista la comunicazione della Commissione del 4 ottobre 2016 dal titolo "La garanzia per i giovani e l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile a tre anni di distanza" (COM(2016)0646),

–  vista la proposta di regolamento del Consiglio, presentata dalla Commissione il 14 settembre 2016, recante modifica del regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020 (COM(2016)0604),

–  vista la comunicazione della Commissione del 14 settembre 2016 dal titolo "Potenziare gli investimenti per la crescita e l'occupazione: verso la seconda fase del Fondo europeo per gli investimenti strategici e verso il piano europeo per gli investimenti esterni" (COM(2016)0581),

–  vista la comunicazione della Commissione del 10 giugno 2016 dal titolo "Una nuova agenda per le competenze per l'Europa – Lavorare insieme per promuovere il capitale umano, l'occupabilità e la competitività" (COM(2016)0381),

–  vista la comunicazione della Commissione del 2 giugno 2016 dal titolo "Un'agenda europea per l'economia collaborativa" (COM(2016)0356),

–  visto il pacchetto sull'economia circolare(5),

–  vista la comunicazione della Commissione del 1° giugno 2016 dal titolo "L'Europa ricomincia a investire – Bilancio del piano di investimenti per l'Europa e prossimi passi" (COM(2016)0359),

–  visti la comunicazione della Commissione dell'8 marzo 2016 sull'avvio di una consultazione su un pilastro europeo dei diritti sociali (COM(2016)0127) e i relativi allegati,

–  vista la sua risoluzione dell'11 settembre 2018 sui percorsi di reinserimento dei lavoratori in impieghi di qualità dopo un infortunio o una malattia(6),

–  vista la sua risoluzione del 14 marzo 2018 sul semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche: aspetti occupazionali e sociali nell'analisi annuale della crescita 2018(7),

–  vista la sua risoluzione del 16 novembre 2017 sulla lotta contro le disuguaglianze come leva per stimolare crescita e occupazione(8),

–  vista la sua risoluzione del 26 ottobre 2017 sulle politiche economiche della zona euro(9),

–  vista la sua risoluzione del 24 ottobre 2017 sulle politiche volte a garantire il reddito minimo come strumento per combattere la povertà(10),

–  vista la sua risoluzione del 14 settembre 2017 su una nuova agenda per le competenze per l'Europa(11),

–  vista la sua risoluzione del 19 gennaio 2017 su un pilastro europeo dei diritti sociali(12),

–  vista la sua risoluzione del 26 maggio 2016 sulla povertà: una prospettiva di genere(13),

–  vista la sua risoluzione del 25 novembre 2015 sul quadro strategico dell'Unione europea in materia di salute e di sicurezza sul luogo di lavoro 2014-2020(14),

–  vista la relazione 2018 della Commissione sull'adeguatezza delle pensioni: adeguatezza del reddito attuale e futuro nella terza età nell'UE,

–  vista la relazione 2018 sull'invecchiamento demografico: proiezioni economiche e di bilancio per gli Stati membri dell'UE (2016-2070),

–  vista la posizione del 2 febbraio 2016 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'istituzione di una piattaforma europea per il rafforzamento della cooperazione volta a prevenire e scoraggiare il lavoro sommerso(15),

–  visti la Carta sociale europea rivista e il processo di Torino, avviato nel 2014 allo scopo di rafforzare il sistema del trattato della Carta sociale europea in seno al Consiglio d'Europa e nel quadro della sua relazione con il diritto dell'Unione europea(16),

–  viste le osservazioni conclusive del Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità in riferimento alla relazione iniziale dell'Unione europea (settembre 2015),

–  vista la relazione speciale n. 5/2017 della Corte dei conti europea del marzo 2017 dal titolo "Disoccupazione giovanile: le politiche dell'UE hanno migliorato la situazione? Una valutazione della Garanzia per i giovani e dell'Iniziativa a favore dell'occupazione giovanile",

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e il parere della commissione per la cultura e l'istruzione (A8-0329/2018),

A.  considerando che a giugno 2018 il tasso di disoccupazione destagionalizzato nella zona euro era pari all'8,3 %, valore in calo rispetto al 9,0 % del giugno 2017 e che rappresentava il tasso più basso registrato nella zona euro dal dicembre 2008; che tra gli Stati membri della zona euro vi sono considerevoli differenze in termini di tassi di disoccupazione e che quelli più bassi sono stati registrati a Malta (3,9 %) e in Germania (3,4 %) nel giugno 2018, mentre quelli più elevati, che destano tuttora preoccupazione, sono stati registrati in Grecia (20,2 % ad aprile 2018) e in Spagna (15,2 %), dove i tassi di occupazione erano rispettivamente il 57,8% e il 65,5%;

B.  considerando che nel giugno 2018 il tasso di disoccupazione giovanile nella zona euro era pari al 16,9 %, rispetto al 18,9 % del giugno 2017; che, seppure in continuo calo, tale tasso resta inaccettabile e superiore al doppio del tasso medio totale di disoccupazione, il che significa che in alcuni paesi circa 1 giovane su 3 è disoccupato; che gli Stati membri hanno la responsabilità primaria di far fronte alla disoccupazione sviluppando e attuando quadri normativi per il mercato del lavoro, sistemi di istruzione e formazione e politiche attive in materia di mercato del lavoro per garantire, tra le altre cose, la creazione di opportunità lavorative dignitose con salari dignitosi;

C.  considerando che tra gli Stati membri della zona euro si registrano inoltre ampie differenze in termini di tassi di disoccupazione giovanile, dato che quelli più bassi della zona euro sono stati registrati a Malta (5,5%) e in Germania (6,2 %) nel giugno 2018, mentre quelli più elevati sono stati rilevati in Grecia (42,3 % ad aprile 2018), Spagna (34,1 %) e Italia (32,6 %);

D.  considerando che altri Stati membri affrontano problemi strutturali nel mercato del lavoro come la scarsa partecipazione nonché l'asimmetria tra competenze e qualifiche; che aumenta la necessità di misure concrete per l'inserimento o il reinserimento della forza lavoro inattiva in modo da soddisfare le esigenze del mercato del lavoro;

E.  considerando che il tasso di occupazione totale della zona euro nel 2017 era pari al 71 %, mentre il tasso di occupazione femminile si attestava al 65,4 %; che l'obiettivo per l'Unione europea previsto nella strategia Europa 2020 è quello di un tasso di occupazione di almeno il 75 % per le persone di età compresa tra i 20 e i 64 anni, anche aumentando la partecipazione delle donne e dei lavoratori anziani e migliorando l'integrazione dei migranti nella forza lavoro; che il tasso di occupazione della zona euro ha superato il picco precedente alla crisi alla fine del 2016 ed è aumentato dell'1,5 % nel secondo trimestre del 2018 rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente; che tuttavia tale tasso resta tuttora al di sotto dei livelli registrati dieci anni fa in alcuni Stati membri e che nei paesi orientali tale situazione potrebbe essere attribuita al calo a lungo termine della popolazione generale anziché a sviluppi negativi del mercato del lavoro; che la tendenza al ribasso nel numero di ore lavorate per dipendente dovuta, tra l'altro, al lavoro a tempo parziale involontario continua ad essere fonte di preoccupazione, pur avendo registrato una leggera diminuzione (0,3 %) nel 2017 rispetto all'anno precedente e attestandosi tuttora a un livello del 3 % in meno rispetto a quello del 2008(17);

F.  considerando che la segmentazione del mercato del lavoro interessa in particolare le donne, le persone poco qualificate, i giovani e gli anziani, le persone con disabilità e le persone provenienti da un contesto migratorio, che rappresentano anche le categorie con la maggiore probabilità di essere impiegati in un lavoro a tempo parziale o temporaneo, che, insieme alle forme di occupazione non standard o atipiche e al lavoro autonomo "fittizio", continuano ad esistere; che il tasso di occupazione delle persone di età compresa tra 55 e 64 anni nell'UE si è attestato al 57 % nel 2017, ossia 10 punti percentuali in meno rispetto al tasso di occupazione generale e con un divario di genere di 13 punti percentuali, ossia 3 punti percentuali in più rispetto al dato corrispondente per la popolazione totale in età lavorativa; che le statistiche demografiche prevedono un aumento del numero di lavoratori anziani;

G.  considerando che l'accesso universale a un'assistenza sanitaria di qualità costituisce un'esigenza di base che gli Stati membri devono garantire e nella quale devono investire;

H.  considerando che nel 2016 la percentuale di persone a rischio di povertà o esclusione sociale nella zona euro era pari al 23,1 %, il che si attesta ancora al di sopra del dato per il 2009, mentre il tasso di povertà lavorativa era pari al 9,5 %; che 118 milioni di cittadini europei sono tuttora a rischio di povertà o esclusione sociale, ossia un milione in più rispetto ai livelli precedenti alla crisi; che l'obiettivo di Europa 2020 di ridurre il rischio di povertà ed esclusione sociale di 20 milioni rispetto al valore di riferimento del 2008 è ancora ben lungi dall'essere raggiunto; che, sebbene i tassi di deprivazione materiale siano in calo, quelli di povertà di reddito e di rischio di povertà sono in aumento;

I.  considerando che il tasso di disoccupazione di lunga durata nella zona euro sta diminuendo (dal 5 % nel 2016 al 4,4 % nel 2017), ma che costituisce ancora il 48,5 % della disoccupazione totale, una percentuale inammissibilmente elevata;

J.  considerando che, secondo l'indagine annuale 2018 sugli sviluppi occupazionali e sociali in Europa (indagine ESDE), il limitato tasso di crescita della produttività per persona occupata che si ripercuote sull'aumento dei salari è collegato a fattori quali la maggiore quota di posti di lavoro a tempo parziale e il minor numero di ore lavorate;

K.  considerando che il tasso di occupazione a tempo parziale e di lavoro temporaneo nella zona euro è rimasto stabile dal 2013, pur rappresentando una percentuale elevata dell'occupazione totale, come dimostra il fatto che il 21,2 % di tutti i contratti nel 2017 erano contratti di lavoro a tempo parziale; che la percentuale del lavoro a tempo parziale per le donne (31,4 %) è considerevolmente più alta che per gli uomini (8,2 %), aspetto che può avere conseguenze importanti sul reddito e sulle prestazioni di protezione sociale; che nel 2016 i giovani costituivano di gran lunga il gruppo con la percentuale maggiore dei contratti di lavoro temporaneo, vale a dire il 43,8 % di tutti i dipendenti di età compresa tra i 15 e i 24 anni;

L.  che l'adeguatezza delle pensioni rappresenta ancora una sfida, dato che il rischio di esclusione sociale aumenta con l'età mentre il divario pensionistico di genere, pari al 37 %, costituisce ancora un problema che affligge molte donne in età avanzata, accrescendo il loro rischio di povertà ed esclusione sociale; che i diritti pensionistici dei lavoratori atipici e autonomi sono inferiori rispetto a quelli dei lavoratori dipendenti;

M.  considerando che l'accesso ai servizi sociali, come i servizi di assistenza all'infanzia, assistenza sanitaria e assistenza a lungo termine, e i servizi a prezzi accessibili a sostegno della mobilità, ha un impatto significativo sull'adeguatezza del reddito, in particolare per le persone con redditi bassi o che dipendono dalla protezione sociale;

1.  osserva che, sebbene le condizioni economiche nella zona euro siano attualmente favorevoli e l'occupazione complessiva cresca costantemente, la ripresa economia non è distribuita in modo omogeneo nella zona euro e vi è ancora ampio margine di miglioramento in termini di convergenza economica, lotta contro la disoccupazione giovanile e di lunga durata, squilibri di genere, segmentazione del mercato del lavoro e relative disuguaglianze, in particolare per i gruppi vulnerabili, e in termini di riduzione del numero di persone che svolgono lavori che richiedono qualifiche inferiori a quelle in loro possesso, povertà in generale e in particolare povertà lavorativa, promozione della produttività e crescita dei salari; osserva che le disparità di reddito sarebbero state nettamente superiori se non fosse stato per gli effetti ridistributivi dei trasferimenti sociali, che nel 2015 hanno ridotto la percentuale di persone a rischio di povertà di circa un terzo (33,7 %); deplora tuttavia che il loro impatto sia stato insufficiente e abbia differito considerevolmente da uno Stato membro all'altro, con una riduzione delle disparità di reddito di più del 20 % in Belgio, Finlandia e Irlanda, ma di meno del 10 % in Estonia, Grecia, Italia, Lettonia e Portogallo;

2.  sottolinea che il godimento dei diritti sociali e un sistema di protezione sociale ben funzionante ed efficace che garantisca una protezione adeguata a tutti i lavoratori, indipendentemente dal tipo di rapporto di lavoro, contratto o forma di occupazione, costituiscono, insieme a politiche attive e sostenibili per il mercato del lavoro, precondizioni importanti per ridurre la povertà e l'esclusione sociale, in particolare per le persone più vulnerabili, garantire mercati nazionali del lavoro inclusivi e rafforzare la resilienza e la competitività dell'economia della zona euro nel suo complesso;

3.  si compiace dell'incremento del sostegno finanziario offerto agli Stati membri attraverso il programma di sostegno alle riforme strutturali affinché possano realizzare le proprie riforme volte a creare posti di lavoro di qualità per promuovere l'occupazione e ridurre la disoccupazione, ponendo l'accento sulla lotta alla disoccupazione giovanile e di lunga durata e sull'obiettivo di aumentare i salari; accoglie con favore la proposta della Commissione di ampliare l'ambito di applicazione del suddetto programma in modo da includervi paesi la cui valuta non è l'euro, allo scopo di promuovere la convergenza economica e sociale in tutta l'UE;

4.  prende atto delle raccomandazioni specifiche per paese formulate dalla Commissione per il 2018 quale componente importante del processo del semestre europeo e si compiace della particolare attenzione che tali raccomandazioni dedicano alle sfide sociali; incoraggia la Commissione a garantire la coerenza tra le raccomandazioni sociali ed economiche specifiche per paese e a rispettare la clausola di flessibilità del patto di stabilità e di crescita, come indicato nella posizione comune del Consiglio sulla flessibilità nel patto di stabilità e di crescita; osserva con preoccupazione che solo il 50 % delle raccomandazioni per il 2017 è stato pienamente o parzialmente attuato e incoraggia pertanto gli Stati membri a intensificare gli sforzi da loro profusi per dare attuazione alle raccomandazioni, in particolare nei seguenti ambiti:

   povertà ed esclusione sociale, compresa la povertà infantile e lavorativa, in particolare tra i gruppi vulnerabili,
   disoccupazione giovanile e di lunga durata in linea con la raccomandazione del Consiglio sull'inserimento dei disoccupati di lungo periodo nel mercato del lavoro(18),
   disparità di reddito,
   aumenti retributivi,
   lotta all'abbandono scolastico e al numero elevato di NEET,
   istruzione, apprendimento permanente e istruzione e formazione professionale (IFP),
   sostenibilità e adeguatezza dei regimi pensionistici,
   assistenza sanitaria, compresa l'assistenza a lungo termine,
   occupazione flessibile e sicura,
   disuguaglianze di genere, in particolare nella partecipazione al mercato del lavoro, e divari retributivi e pensionistici di genere;

5.  sottolinea pertanto che la creazione di posti di lavoro dignitosi, l'accesso alla protezione sociale, indipendentemente dal rapporto di lavoro o dal tipo di contratto, e la crescita salariale hanno un impatto significativo sulla riduzione delle disuguaglianze e del rischio di povertà ed esclusione sociale e contribuiranno a migliorare il tenore di vita e a sostenere la ripresa economica; sottolinea che le riforme degli Stati membri, come auspicato dalla Commissione nel quadro delle raccomandazioni specifiche per paese, dovrebbero concentrarsi in particolare su politiche che aumentino la produttività e il potenziale di crescita sostenibile, sostengano la creazione di posti di lavoro di qualità e riducano le disuguaglianze e la povertà, in particolare la povertà infantile; incoraggia la creazione di forme di lavoro subordinato a tempo indeterminato, nel contempo assicurando l'adattabilità, promuovendo un mercato del lavoro inclusivo e garantendo un giusto equilibrio tra vita professionale e vita privata;

6.  si compiace della comunicazione della Commissione, del 13 marzo 2018, dal titolo "Monitorare l'attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali" (COM(2018)0130), la quale allinea il pilastro con il ciclo del semestre europeo riflettendone le priorità nell'analisi delle misure adottate e dei progressi compiuti a livello nazionale; sottolinea che gli obiettivi e gli impegni sociali dell'UE dovrebbero avere la stessa priorità accordata ai suoi obiettivi economici; invita la Commissione e gli Stati membri a rafforzare i diritti sociali attuando il pilastro europeo dei diritti sociali in modo tale da creare una reale dimensione sociale per l'UE (attraverso la legislazione, i meccanismi di definizione delle politiche e gli strumenti finanziari forniti al livello appropriato);

7.  osserva che i mercati del lavoro dei paesi della zona euro presentano differenze significative, il che costituisce una sfida per il loro corretto funzionamento; chiede pertanto, sempre fatto salvo il principio di sussidiarietà, politiche e riforme del mercato del lavoro ben concepite che creino posti di lavoro di qualità, promuovano le pari opportunità, la parità di trattamento dei lavoratori e l'economia sociale e solidale, facilitino la parità di accesso al mercato del lavoro, la protezione sociale e la mobilità del lavoro, reintegrino i disoccupati e affrontino le disuguaglianze e gli squilibri di genere; invita gli Stati membri a elaborare politiche sociali ed economiche conformi ai principi della raccomandazione della Commissione del 3 ottobre 2008 relativa all'inclusione attiva delle persone escluse dal mercato del lavoro(19), garantendo specificamente la fornitura di un adeguato sostegno al reddito, mercati del lavoro accessibili e accesso a servizi di qualità, essendo tutti elementi considerati fondamentali per conseguire risultati sostenibili;

8.  sottolinea la necessità di aumentare i tassi di occupazione e promuovere la creazione di posti di lavoro dignitosi, in particolare tra i disoccupati di lunga durata, i lavoratori poco qualificati, i giovani e gli anziani, le donne, i migranti, le persone con disabilità, le minoranze e le comunità emarginate come i rom, al fine di raggiungere l'obiettivo della strategia Europa 2020 di un tasso di occupazione di almeno il 75 % e mitigare il rischio di povertà, in particolare la povertà infantile e lavorativa, e l'esclusione sociale che queste persone si trovano ad affrontare; sottolinea la necessità di ridurre il numero di persone afflitte dalla povertà per conseguire l'obiettivo previsto da Europa 2020 di ridurre di 20 milioni il numero di persone povere; sottolinea la necessità di ridurre la povertà infantile mediante l'attuazione di una garanzia per i minori in tutta l'UE;

9.  invita gli Stati membri a elaborare azioni e strategie conformi al pilastro europeo dei diritti sociali per rispondere alle esigenze sociali delle persone per le quali il mercato del lavoro è inaccessibile, segnatamente quanti vivono in condizioni di deprivazione estrema come i senzatetto, i bambini e i giovani e le persone affette da patologie fisiche e mentali croniche;

10.  chiede strategie nazionali e un coordinamento a livello di Unione per combattere la discriminazione basata sull'età nei mercati del lavoro quale risposta al crescente numero di lavoratori anziani nella forza lavoro dell'UE, prevedendo tra l'altro misure di sensibilizzazione in merito alla direttiva 2000/78/CE che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro(20), allineando le normative in materia di salute e sicurezza sul lavoro agli obiettivi di un'occupazione sostenibile, tenendo conto dei rischi professionali nuovi ed emergenti, garantendo l'accesso alle opportunità di formazione permanente e migliorando le politiche a sostegno della conciliazione tra vita professionale e vita familiare;

11.  invita gli Stati membri della zona euro a sfruttare appieno le prospettive economiche positive e a portare avanti riforme del mercato del lavoro incentrate sulla creazione di posti di lavoro, favorendo forme di occupazione prevedibili, sicure e a tempo indeterminato, contratti di lavoro giuridicamente certi che definiscano i termini e le condizioni di lavoro, prevenendo e combattendo il lavoro autonomo fittizio e garantendo un'adeguata protezione sociale, indipendentemente dal rapporto di lavoro o dal tipo di contratto; invita gli Stati membri ad adottare e attuare la proposta di raccomandazione del Consiglio sull'accesso alla protezione sociale e a incoraggiare le persone impegnate in forme di occupazione non standard a iscriversi a regimi di protezione sociale; sottolinea l'importanza dei negoziati in corso sulla direttiva relativa a condizioni di lavoro prevedibili e trasparenti;

12.  invita gli Stati membri a investire nei servizi di assistenza lungo tutto l'arco della vita, a continuare a perseguire il conseguimento degli obiettivi di Barcellona del 2002 in materia di assistenza all'infanzia e a elaborare obiettivi di assistenza per gli anziani e le persone non autosufficienti; ritiene che la fornitura di servizi di assistenza all'interno della famiglia non dovrebbe avere un impatto negativo sulle prestazioni sociali o pensionistiche; invita a tal proposito gli Stati membri a garantire che il cumulo di diritti pensionistici sia sufficiente;

13.  invita gli Stati membri della zona euro a ridurre i divari pensionistici di genere e garantire un'equità intergenerazionale mediante prestazioni pensionistiche dignitose e sufficienti, al fine di eliminare la povertà e l'esclusione sociale in età avanzata e nel contempo assicurare la sostenibilità a l'adeguatezza a lungo termine dei sistemi pensionistici, promuovere tassi più elevati di posti di lavoro dignitosi che forniscano maggiori contributi pensionistici e non gravino eccessivamente sulle nuove generazioni; osserva con preoccupazione che nella maggior parte degli Stati membri della zona euro permangono elevati sia il divario pensionistico di genere sia il tasso di pensionamento anticipato; sottolinea che la sostenibilità dei sistemi pensionistici può essere migliorata, tra l'altro, riducendo la disoccupazione, affrontando efficacemente il problema del lavoro non dichiarato e integrando i migranti e i rifugiati nel mercato del lavoro; accoglie con favore la raccomandazione presentata dalla Commissione nella relazione 2018 sull'adeguatezza delle pensioni relativa alla necessità di una riflessione globale sull'adeguatezza dei redditi in età avanzata e sulla sostenibilità finanziaria dei sistemi pensionistici; chiede che venga effettuata un'analisi più approfondita della situazione dei "molto anziani", i cui diritti pensionistici possono essere diminuiti nel tempo a causa dell'inflazione;

14.  ritiene che le riforme dei sistemi di protezione sociale degli Stati membri debbano essere concepite in modo da facilitare la partecipazione al mercato del lavoro per chi è in grado di lavorare, rendendo redditizio il lavoro; sottolinea, a questo proposito, che il sostegno al reddito dovrebbe essere destinato a chi ne ha più bisogno;

15.  osserva che il tasso di posti di lavoro vacanti nella zona euro è salito al 2,1 % nel primo trimestre del 2018, rispetto all'1,9 % del 2017; sottolinea che è possibile acquisire competenze adeguate e far fronte allo squilibrio tra domanda e offerta di competenze migliorando la qualità, la disponibilità e l'accessibilità, anche economica, dell'istruzione e della formazione, compresa una formazione mirata e di qualità, migliorando il riconoscimento reciproco delle qualifiche, rafforzando le misure di perfezionamento e riqualificazione professionali, con particolare attenzione alle competenze di base, e fornendo opportunità di istruzione non formale destinate agli adulti, il che richiede un sostegno adeguato, anche per mezzo di finanziamenti a livello dell'UE, fatto salvo l'articolo 149 TFUE, e a livello nazionale e regionale; chiede, in tale contesto, misure mirate a sostegno dei gruppi vulnerabili, compresi i rom, le persone con disabilità, coloro che abbandonano precocemente la scuola, i disoccupati di lungo periodo, i migranti e i rifugiati; afferma la necessità di accrescere l'importanza della formazione professionale per il mercato del lavoro e di adottare misure per rafforzarne l'attrattiva rispetto ai percorsi accademici; sostiene la prosecuzione dell'attuazione e del monitoraggio dell'iniziativa sui percorsi di miglioramento del livello delle competenze, per aiutare le persone ad acquisire competenze fondamentali per il XXI secolo; invita gli Stati membri a dare priorità a una formazione globale in materia di competenze digitali e imprenditoriali e a prendere in considerazione la transizione verso un'economia digitale nel contesto della riconversione e del miglioramento delle competenze;

16.  esprime preoccupazione per la diminuzione su base annua, nell'UE-19, del tasso medio di spesa pubblica per l'istruzione in percentuale del PIL negli anni dal 2009 al 2016(21); sottolinea che sistemi di istruzione pubblici dotati di risorse adeguate sono essenziali per l'uguaglianza e l'inclusione sociale;

17.  osserva con grande preoccupazione il numero costantemente elevato di cittadini europei con scarse competenze di alfabetizzazione o difficoltà di alfabetizzazione, compreso l'analfabetismo funzionale e mediatico, il che desta gravi preoccupazioni in termini di partecipazione significativa ed effettiva alla vita pubblica e al mercato del lavoro;

18.  incoraggia la promozione di sistemi di istruzione duale e di altre politiche analoghe; sottolinea che una combinazione efficace tra istruzione, ricerca, innovazione e mercato del lavoro può contribuire in modo decisivo alla creazione di posti di lavoro;

19.  sottolinea che un ambiente di apprendimento sicuro e adeguato è di vitale importanza per il benessere degli studenti e del personale docente;

20.  invita la Commissione e gli Stati membri a sviluppare misure specifiche nell'ambito delle politiche sull'occupazione, sull'istruzione nonché delle politiche sociali per garantire l'inclusione effettiva delle persone con disabilità e provenienti da contesti svantaggiati;

21.  sottolinea la necessità di pianificare e promuovere programmi di orientamento professionale organizzati e aggiornati nelle scuole, in particolare nelle zone rurali, nelle regioni frontaliere, montane e insulari;

22.  sostiene la mobilità degli studenti, dei lavoratori, degli atleti e degli artisti nell'UE e nella zona euro; esprime tuttavia la preoccupazione che le sostanziali differenze in termini di standard di vita e di lavoro nella zona euro inneschino una migrazione involontaria, esacerbando ulteriormente gli effetti della cosiddetta fuga di cervelli; sottolinea che il presupposto fondamentale per contrastare il fenomeno della fuga dei cervelli è la creazione di posti di lavoro dignitosi come pure la promozione di efficaci strategie di istruzione, formazione e orientamento professionale; chiede che le future politiche in materia di istruzione e occupazione affrontino efficacemente tale fenomeno, anche sviluppando appieno lo spazio europeo dell'istruzione; evidenzia la necessità di mettere a punto una carta europea dello studente che promuova la mobilità per l'apprendimento e faciliti una piena attuazione del mutuo riconoscimento di titoli, diplomi e qualifiche professionali, riducendo gli oneri amministrativi e i costi per studenti e istituti di istruzione e formazione;

23.  sottolinea che, secondo i parametri di riferimento in materia di istruzione e formazione 2020 (ET 2020), entro il 2020 meno del 15 % dei quindicenni dovrebbe avere competenze insufficienti in lettura, matematica e scienze; accoglie con favore l'inclusione del parametro di riferimento denominato "scarso rendimento negli studi" per i quindicenni (bassi risultati in matematica secondo il PISA - Programma per la valutazione internazionale degli studenti) nel nuovo quadro di valutazione della situazione sociale;

24.  ricorda che, secondo i parametri di riferimento ET 2020, entro il 2020 almeno il 95 % dei bambini (a partire dall'età di quattro anni fino all'età dell'obbligo scolastico) dovrebbe partecipare all'istruzione della prima infanzia; sottolinea che il settore della "cura della prima infanzia" nel quadro di valutazione della situazione sociale comprende un solo indicatore, per i bambini di età inferiore ai tre anni affidati a servizi di cura formale; sottolinea che non sono presenti informazioni sulla copertura dei bambini più grandi al di sotto dell'età dell'obbligo scolastico, né informazioni sull'entità delle prestazioni di custodia dei bambini misurate in base al numero di ore prestate;

25.  tiene conto del ruolo positivo dell'istruzione aperta e delle università aperte nel processo di acquisizione di conoscenze e competenze, in particolare dei programmi di formazione online rivolti ai lavoratori, in quanto forma di apprendimento dinamica che risponde alle esigenze e agli interessi attuali dei partecipanti;

26.  ribadisce il proprio invito a quantomeno triplicare la dotazione del programma Erasmus+ nel prossimo quadro finanziario pluriennale (QFP) al fine di raggiungere molti più giovani, organizzazioni giovanili, allievi delle scuole secondarie e tirocinanti in tutta Europa; chiede che venga prestata particolare attenzione alle persone provenienti da contesti socioeconomici svantaggiati al fine di consentire loro di partecipare al programma, nonché alle persone con disabilità, in linea con gli obblighi dell'UE e degli Stati membri a norma della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (CRPD);

27.  ricorda il potenziale strategico del settore culturale e creativo come generatore di posti di lavoro e ricchezza nell'UE; sottolinea che le industrie culturali e creative (ICC) costituiscono l'11,2 % di tutte le imprese private, impiegano il 7,5 % di tutte le persone occupate nell'intera economia dell'UE e generano il 5,3 % del valore aggiunto lordo (VAL) totale europeo; sottolinea il ruolo delle ICC nel preservare e promuovere la diversità culturale e linguistica europea e il loro contributo alla crescita economica, all'innovazione e all'occupazione, in particolare all'occupazione giovanile;

28.  sottolinea che investimenti e pianificazione adeguati nel settore dell'istruzione, in particolare nelle competenze digitali e nella programmazione, sono essenziali per garantire la posizione competitiva dell'Unione, la disponibilità di una forza lavoro qualificata e l'occupabilità della forza lavoro;

29.  invita la Commissione a fornire incentivi e assistenza tecnica ai giovani affinché creino le proprie imprese e a proporre misure per la promozione dell'imprenditorialità anche attraverso i programmi scolastici negli Stati membri;

30.  sottolinea la necessità di portare avanti le riforme che preparano il mercato del lavoro e la sua forza lavoro alla trasformazione digitale per persone di ogni età e provenienza mediante un approccio flessibile e incentrato sul discente, in particolare garantendo un'adeguata offerta di apprendimento permanente e di formazione alle competenze digitali, che sono fondamentali per un'economia basata sulla conoscenza; sottolinea l'importanza di un orientamento professionale lungo tutto l'arco della vita per garantire la partecipazione delle persone a percorsi professionali e di formazione adeguati, flessibili e di alta qualità; ricorda, in tale contesto, i limiti della previsione delle competenze in considerazione della rapida evoluzione del mercato del lavoro e sottolinea a tal proposito l'importanza delle competenze trasversali, quali la comunicazione, la risoluzione dei problemi, la creatività e la capacità di apprendimento, che rafforzano la resilienza delle persone e migliorano la loro capacità di adattarsi ai cambiamenti e acquisire nuove competenze nel corso della vita; mette in risalto l'esigenza di garantire che i sistemi nazionali di protezione sociale offrano una tutela adeguata a tutti i lavoratori, anche in nuove forme di lavoro e con nuovi tipi di contratti, nonché una copertura adeguata per coloro che non sono in grado di lavorare o non riescono trovare lavoro; invita gli Stati membri a elaborare politiche del mercato del lavoro che sostengano la mobilità intersettoriale e la riqualificazione dei lavoratori, fattori che diverranno sempre più importanti man mano che i nostri mercati del lavoro si adattano alla trasformazione digitale delle nostre economie; sottolinea la necessità, a tale riguardo, di garantire il coinvolgimento sia dei sindacati che delle organizzazioni dei datori di lavoro, al fine di garantire una trasformazione equa;

31.  invita gli Stati membri della zona euro ad intraprendere le riforme necessarie e ad aumentare gli investimenti sociali in modo da garantire l'accessibilità, la disponibilità, l'abbordabilità, la qualità e l'efficacia in termini di costi dei loro sistemi sanitari; chiede che venga rinnovato l'obiettivo europeo di accrescere significativamente il numero di anni di vita in buona salute rendendo la prevenzione una priorità delle politiche sanitarie dell'UE, in aggiunta a misure di cura; chiede che siano portate avanti attivamente campagne di promozione della salute;

32.  chiede una strategia europea per la qualità e l'accessibilità dei sistemi di assistenza a lungo termine, perseguendo un approccio all'assistenza e al sostegno di lunga durata basato sui diritti e sulla comunità; chiede investimenti significativi nei servizi di assistenza di lunga durata al fine di prepararsi alle maggiori esigenze previste alla luce dei cambiamenti demografici; riconosce che il settore dell'assistenza di lunga durata offre condizioni di lavoro inadeguate e chiede che il lavoro di assistenza e le condizioni di lavoro nei servizi di assistenza siano rivalutati in modo da garantire la qualità dell'assistenza di lunga durata;

33.  mette in risalto la necessità di politiche ben concepite per un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata, includendovi la fornitura di servizi di assistenza all'infanzia, alla prima infanzia e di lunga durata a costi accessibili, riequilibrando il ruolo di genere in materia di assistenza tra uomini e donne e promuovendo modalità di lavoro adattabili e l'utilizzo di congedi di maternità, paternità, parentali e di prestazione di assistenza vantaggiosi e retribuiti; ritiene, a questo proposito, che l'adozione di una direttiva equilibrata sulla conciliazione tra vita professionale e vita privata per genitori e prestatori di assistenza sia un passo necessario per migliorare l'equilibrio tra vita professionale e vita privata; chiede inoltre un'iniziativa europea sulla protezione sociale e i servizi sociali per i prestatori di assistenza informale;

34.  sottolinea l'importanza di rafforzare il dialogo strutturato e la partecipazione delle organizzazioni dei datori di lavoro, dei sindacati e delle organizzazioni della società civile all'elaborazione e all'attuazione delle politiche e delle riforme occupazionali e sociali, nonché il loro impegno attivo nel processo del semestre europeo;

35.  ritiene che, al fine di mantenere e aumentare la competitività globale, i quadri normativi degli Stati membri per il mercato del lavoro debbano essere chiari, semplici e flessibili e mantenere nel contempo standard di lavoro elevati;

36.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 123 del 12.5.2016, pag. 1.
(2) GU C 179 del 25.5.2018, pag. 1.
(3) Testi approvati, P8_TA(2018)0181.
(4) GU C 155 del 25.5.2011, pag. 10.
(5) Direttive (UE) 2018/849, (UE) 2018/850, (UE) 2018/851 e (UE) 2018/852.
(6) Testi approvati, P8_TA(2018)0325.
(7) Testi approvati, P8_TA(2018)0078.
(8) GU C 356 del 4.10.2018, pag. 89.
(9) GU C 346 del 27.9.2018, pag. 200.
(10) GU C 346 del 27.9.2018, pag. 156.
(11) GU C 337 del 20.9.2018, pag. 135.
(12) GU C 242 del 10.7.2018, pag. 24.
(13) GU C 76 del 28.2.2018, pag. 93.
(14) GU C 366 del 27.10.2017, pag. 117.
(15) GU C 35 del 31.1.2018, pag. 157.
(16) https://www.coe.int/en/web/turin-european-social-charter/turin-process
(17) http://ec.europa.eu/social/main.jsp?catId=738&langId=en&pubId=8030&furtherPubs=yes
(18) GU C 67 del 20.2.2016, pag. 1.
(19) GU L 307 del 18.11.2008, pag. 11.
(20) GU L 303 del 2.12.2000, pag. 16.
(21) Dati Eurostat.

Ultimo aggiornamento: 10 dicembre 2019Avviso legale