Indice 
Testi approvati
Mercoledì 30 maggio 2018 - StrasburgoEdizione definitiva
Mobilitazione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea per fornire assistenza a Grecia, Spagna, Francia e Portogallo
 Progetto di bilancio rettificativo n. 1/2018 che accompagna la proposta di mobilitare il Fondo di solidarietà dell'Unione europea per fornire assistenza a Grecia, Spagna, Francia e Portogallo
 Difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri dell'UE ***II
 Mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione: domanda EGF/2018/000 TA 2018 - Assistenza tecnica su iniziativa della Commissione
 Granturco geneticamente modificato GA21 (MON-ØØØ21-9)
 Granturco geneticamente modificato 1507 × 59122 × MON 810 × NK603 e granturco geneticamente modificato combinando due o tre eventi singoli 1507, 59122, MON 810 e NK603
 Conformità dei prodotti della pesca rispetto ai criteri di accesso al mercato dell'UE
 Il futuro dell'alimentazione e dell'agricoltura
 Interpretazione e applicazione dell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio"
 Quadro finanziario pluriennale 2021-2027 e risorse proprie
 Libia
 Relazione annuale sul funzionamento dello spazio Schengen
 Norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato
 Relazione annuale sull'attuazione della politica commerciale comune

Mobilitazione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea per fornire assistenza a Grecia, Spagna, Francia e Portogallo
PDF 118kWORD 51k
Risoluzione
Allegato
Risoluzione del Parlamento europeo del 30 maggio 2018 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla mobilitazione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea per fornire assistenza alla Grecia, alla Spagna, alla Francia e al Portogallo (COM(2018)0150 – C8-0039/2018 – 2018/2029(BUD))
P8_TA(2018)0217A8-0175/2018

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2018)0150 – C8-0039/2018),

–  visto il regolamento (CE) n. 2012/2002 del Consiglio, dell'11 novembre 2002, che istituisce il Fondo di solidarietà dell'Unione europea(1),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(2), in particolare l'articolo 10,

–  visto l'accordo interistituzionale, del 2 dicembre 2013, tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria(3), in particolare il punto 11,

–  vista la lettera della commissione per lo sviluppo regionale,

–  vista la relazione della commissione per i bilanci (A8-0175/2018),

1.  accoglie con favore la decisione quale dimostrazione della solidarietà dell'Unione nei confronti dei cittadini e delle regioni dell'Unione colpiti da catastrofi naturali;

2.  si rammarica del numero di vite perdute nelle catastrofi naturali verificatesi nell'Unione nel 2017; invita gli Stati membri a investire nella prevenzione delle catastrofi mobilitando i mezzi necessari e avvalendosi dei fondi strutturali e di investimento europei onde evitare future perdite di vite umane;

3.  sostiene gli Stati membri che utilizzano i fondi strutturali e di investimento europei per la ricostruzione delle regioni colpite; invita la Commissione ad appoggiare e approvare rapidamente la riassegnazione finanziaria degli accordi di partenariato richiesta dagli Stati membri a tal fine;

4.  invita gli Stati membri a utilizzare il contributo finanziario del Fondo di solidarietà dell'Unione europea (FSUE) in modo trasparente, garantendo un'equa distribuzione tra le regioni colpite;

5.  accoglie con favore la proposta della Commissione per un nuovo meccanismo di protezione civile dell'UE quale strumento di prevenzione e intervento in situazioni di catastrofi naturali; ritiene che il meccanismo di protezione civile dell'UE rappresenti una concretizzazione della solidarietà nell'Unione, in linea con il FSUE; ricorda, in tale contesto, che è importante mantenere particolari condizioni di accesso al FSUE per le regioni ultraperiferiche, onde permettere loro di far fronte all'elevato livello di esposizione alle catastrofi naturali; chiede, nelle situazioni in cui la raccolta di informazioni è complessa e in funzione dell'intensità del fenomeno climatico, maggiore flessibilità per quanto riguarda i termini di presentazione delle domande di mobilitazione e di utilizzazione dei fondi FSUE;

6.  approva la decisione allegata alla presente risoluzione;

7.  incarica il suo Presidente di firmare tale decisione congiuntamente al Presidente del Consiglio e di provvedere alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

8.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione, compreso l'allegato, al Consiglio e alla Commissione.

ALLEGATO

DECISIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO

relativa alla mobilitazione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea per fornire assistenza alla Grecia, alla Spagna, alla Francia e al Portogallo

(Il testo dell'allegato non figura poiché esso corrisponde all'atto finale, la decisione (UE) 2018/846.)

(1) GU L 311 del 14.11.2002, pag. 3.
(2) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884.
(3) GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1.


Progetto di bilancio rettificativo n. 1/2018 che accompagna la proposta di mobilitare il Fondo di solidarietà dell'Unione europea per fornire assistenza a Grecia, Spagna, Francia e Portogallo
PDF 113kWORD 49k
Risoluzione del Parlamento europeo del 30 maggio 2018 concernente la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo n. 1/2018 dell'Unione europea per l'esercizio 2018 che accompagna la proposta di mobilitazione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea per fornire assistenza alla Grecia, alla Spagna e al Portogallo (08109/2018 – C8-0181/2018 – 2018/2030(BUD))
P8_TA(2018)0218A8-0176/2018

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 314 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(1), in particolare l'articolo 41,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2018, definitivamente adottato il 30 novembre 2017(2),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(3) (regolamento QFP),

–  visto l'accordo interistituzionale, del 2 dicembre 2013, tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria(4),

–  vista la decisione 2014/335/UE, Euratom del Consiglio, del 26 maggio 2014, relativa al sistema delle risorse proprie dell'Unione europea(5),

–  visto il progetto di bilancio rettificativo n. 1/2018 adottato dalla Commissione il 22 febbraio 2018 (COM(2018)0155),

–  vista la posizione sul progetto di bilancio rettificativo n. 1/2018 adottata dal Consiglio il 14 maggio 2018 e trasmessa al Parlamento europeo lo stesso giorno (08109/2018 – C8-0181/2018),

–  visti gli articoli 88 e 91 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i bilanci (A8-0176/2018),

A.  considerando che il progetto di bilancio rettificativo n. 1/2018 riguarda la proposta di mobilitazione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea per fornire assistenza alla Grecia per i terremoti di Lesbo, alla Francia per gli uragani di Saint Martin e Guadalupa, nonché al Portogallo e alla Spagna per gli incendi forestali che si sono verificati nelle regioni Centro e Galizia nel corso del 2017;

B.  considerando che la Commissione propone pertanto di modificare il bilancio 2018 dell'Unione e di aumentare la linea di bilancio 13 06 01 "Assistere gli Stati membri colpiti da catastrofi naturali gravi aventi serie ripercussioni sulle condizioni di vita, sull'ambiente o sull'economia" di un importo di 97 646 105 EUR sia in stanziamenti di impegno che di pagamento;

C.  considerando che il Fondo di solidarietà dell'Unione europea è uno strumento speciale, secondo la definizione del regolamento QFP, e i corrispondenti stanziamenti d'impegno e di pagamento devono essere iscritti in bilancio al di fuori dei massimali del QFP;

1.  approva la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo n. 1/2018;

2.  incarica il suo Presidente di constatare che il bilancio rettificativo n. 1/2018 è definitivamente adottato e di provvedere alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché alla Corte dei Conti e ai parlamenti nazionali.

(1) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(2) GU L 57 del 28.2.2018.
(3) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884.
(4) GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1.
(5) GU L 168 del 7.6.2014, pag. 105.


Difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri dell'UE ***II
PDF 109kWORD 48k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 30 maggio 2018 relativa alla posizione del Consiglio in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2016/1036 relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri dell'Unione europea e il regolamento (UE) 2016/1037 relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di sovvenzioni provenienti da paesi non membri dell'Unione europea (05700/1/2018 – C8-0168/2018 – 2013/0103(COD))
P8_TA(2018)0219A8-0182/2018

(Procedura legislativa ordinaria: seconda lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la posizione del Consiglio in prima lettura (05700/1/2018 – C8-0168/2018),

–  vista la sua posizione in prima lettura(1) sulla proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2013)0192),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 7, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento,

–  visto l'articolo 67 bis del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione per la seconda lettura della commissione per il commercio internazionale (A8-0182/2018),

1.  approva la posizione del Consiglio in prima lettura;

2.  constata che l'atto è adottato in conformità della posizione del Consiglio;

3.  incarica il suo Presidente di firmare l'atto congiuntamente al Presidente del Consiglio, a norma dell'articolo 297, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

4.  incarica il suo Segretario generale di firmare l'atto, previa verifica che tutte le procedure siano state debitamente espletate, e di procedere, d'intesa con il Segretario generale del Consiglio, a pubblicarlo nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

(1) GU C 443 del 22.12.2017, pag. 934.


Mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione: domanda EGF/2018/000 TA 2018 - Assistenza tecnica su iniziativa della Commissione
PDF 134kWORD 53k
Risoluzione
Allegato
Risoluzione del Parlamento europeo del 30 maggio 2018 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (domanda EGF/2018/000 TA 2018 - Assistenza tecnica su iniziativa della Commissione) (COM(2018)0165 – C8-0131/2018 – 2018/2048(BUD))
P8_TA(2018)0220A8-0172/2018

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2018)0165 – C8-0131/2018),

–  visto il regolamento (UE) n. 1309/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, sul Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (2014-2020) e che abroga il regolamento (CE) n. 1927/2006(1) (regolamento FEG),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(2), in particolare l'articolo 12,

–  visto l'accordo interistituzionale del 2 dicembre 2013 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria(3) (AII del 2 dicembre 2013), in particolare il punto 13,

–  vista la sua risoluzione del 5 aprile 2017 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (EGF/2017/000 TA 2017 – Assistenza tecnica su iniziativa della Commissione)(4),

–  vista la procedura di trilogo prevista al punto 13 dell'AII del 2 dicembre 2013,

–  vista la lettera della commissione per l'occupazione e gli affari sociali,

–  vista la lettera della commissione per lo sviluppo regionale,

–  vista la relazione della commissione per i bilanci (A8-0172/2018),

A.  considerando che l'Unione ha predisposto strumenti legislativi e di bilancio per fornire un sostegno supplementare ai lavoratori che risentono delle conseguenze delle trasformazioni rilevanti della struttura del commercio mondiale o della crisi economica e finanziaria globale, nonché per assisterli nel reinserimento nel mercato del lavoro;

B.  considerando che il sostegno finanziario dell'Unione ai lavoratori collocati in esubero dovrebbe essere dinamico e reso disponibile nel modo più rapido ed efficiente possibile, in conformità della dichiarazione comune del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, adottata durante la riunione di concertazione del 17 luglio 2008, e nel rispetto dell'AII del 2 dicembre 2013 con riferimento all'adozione di decisioni di mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG);

C.  considerando che l'adozione del regolamento FEG riflette l'accordo raggiunto tra il Parlamento europeo e il Consiglio concernente la reintroduzione del criterio di mobilitazione a seguito della crisi, l'aumento del contributo finanziario dell'Unione al 60 % dei costi totali stimati delle misure proposte, l'incremento dell'efficienza del trattamento delle domande d'intervento del FEG in seno alla Commissione e da parte del Parlamento e del Consiglio ottenuto con la riduzione dei tempi per la valutazione e l'approvazione, l'estensione delle azioni e dei beneficiari ammissibili ai lavoratori autonomi e ai giovani, nonché il finanziamento di incentivi per la creazione di imprese proprie;

D.  considerando che il bilancio annuo massimo disponibile per il FEG è pari a 150 milioni di EUR (a prezzi 2011) e che l'articolo 11, paragrafo 1, del regolamento FEG stabilisce che un massimo dello 0,5 % di tale importo (ossia 861 515 EUR nel 2018) può essere utilizzato per l'assistenza tecnica su iniziativa della Commissione per finanziare attività di preparazione, monitoraggio, raccolta di dati e creazione di una base di conoscenze, sostegno amministrativo e tecnico, attività di informazione e comunicazione, come pure l'audit, il controllo e la valutazione necessari all'applicazione del regolamento FEG;

E.  considerando che il Parlamento europeo ha ripetutamente sottolineato la necessità di migliorare il valore aggiunto, l'efficienza e l'occupabilità dei beneficiari del FEG quale strumento unionale di sostegno ai lavoratori collocati in esubero;

F.  considerando che l'importo proposto di 345 000 EUR corrisponde approssimativamente allo 0,2 % del bilancio annuo massimo disponibile per il FEG nel 2018;

1.  concorda sul fatto che le misure proposte dalla Commissione siano finanziate come assistenza tecnica a norma dell'articolo 11, paragrafi 1 e 4, e dell'articolo 12, paragrafi 2, 3 e 4, del regolamento FEG;

2.  riconosce l'importanza del monitoraggio e della raccolta dei dati; rammenta l'importanza di rendere facilmente accessibili e comprensibili delle serie statistiche rigorose adeguatamente compilate; accoglie con favore la futura pubblicazione delle relazioni biennali del 2019 e chiede che esse siano pubblicamente e ampiamente diffuse in tutta l'Unione;

3.  ricorda che è importante che tutti i cittadini dell'Unione abbiano accesso a uno specifico sito web del FEG e chiede una maggiore visibilità; evidenzia l'importanza del multilinguismo nelle comunicazioni generali con i cittadini; si compiace dell'intenzione della Commissione di tradurre i nuovi elementi del sito Internet del FEG in tutte le lingue ufficiali dell'Unione; chiede un ambiente online di più facile utilizzo e incoraggia la Commissione a migliorare il valore dei contenuti delle sue pubblicazioni e delle sue attività audiovisive, come previsto all'articolo 11, paragrafo 4, del regolamento FEG; propone che la Commissione migliori la sua comunicazione attraverso i media sociali e le piattaforme alternative;

4.  accoglie con favore l'impegno continuo sulle procedure standardizzate per le domande di intervento e per la gestione del FEG tramite le funzionalità del sistema di scambio elettronico di dati (SFC 2014) che consente di semplificare e velocizzare l'elaborazione delle domande e migliorare la comunicazione; invita a migliorare lo scambio di informazioni sui processi tra la Commissione e gli Stati membri e tra gli Stati membri stessi; osserva che la Commissione ha agevolato le operazioni finanziarie del FEG mediante la creazione di un'interfaccia tra il sistema SFC e il sistema contabile e di informazione finanziaria ABAC; prende atto del fatto che sono necessari solo ulteriori interventi di perfezionamento e di adeguamento agli eventuali cambiamenti, il che di fatto limita il contributo del FEG a tale tipo di spesa;

5.  osserva che la Commissione intende investire 105 000 EUR del bilancio disponibile a titolo dell'assistenza tecnica per organizzare tre riunioni del gruppo di esperti delle persone di contatto del FEG; prende atto dell'utilità di organizzare una riunione supplementare del gruppo di esperti delle persone di contatto nel quadro dei preparativi in vista del prossimo Quadro finanziario pluriennale; prende nota altresì del fatto che la Commissione intende investire 120 000 EUR in seminari volti a promuovere il collegamento in rete (networking) tra gli Stati membri, gli organismi di esecuzione del FEG e le parti sociali; rinnova la sua richiesta alla Commissione di invitare il Parlamento, in tempi ragionevoli, alle riunioni e ai seminari del gruppo di esperti, in conformità delle pertinenti disposizioni dell'accordo quadro sulle relazioni tra il Parlamento europeo e la Commissione(5);

6.  si compiace del fatto che la Commissione sia disposta a invitare membri del suo gruppo di lavoro sul FEG a partecipare al seminario di networking dedicato al FEG quando possibile; chiede alla Commissione di continuare a invitare il Parlamento a queste riunioni e a questi seminari, in conformità delle pertinenti disposizioni dell'accordo quadro sulle relazioni tra il Parlamento europeo e la Commissione europea; accoglie positivamente il fatto che anche le parti sociali siano invitate a partecipare;

7.  ricorda l'importanza del collegamento in rete (networking) e dello scambio di informazioni relative al FEG per diffondere le migliori prassi; sostiene pertanto i due seminari di networking sull'attuazione del FEG in aggiunta alle riunioni del gruppo di esperti; si aspetta che questo scambio di informazioni contribuisca altresì a relazioni migliori e più particolareggiate sul tasso di successo delle domande negli Stati membri, segnatamente riguardo al tasso di ricollocamento dei beneficiari;

8.  sottolinea la necessità di migliorare ulteriormente il collegamento tra tutti i soggetti coinvolti nelle applicazioni FEG tra cui, in particolare, le parti sociali e i soggetti interessati a livello regionale e locale, in modo da creare il maggior numero possibile di sinergie; sottolinea che l'interazione tra la persona di contatto a livello nazionale e i partner regionali o locali fornitori dovrebbe essere rafforzata e la comunicazione, l'organizzazione del sostegno e i flussi di informazioni (divisioni interne, compiti e responsabilità) dovrebbero essere esplicitati e concordati tra tutti i partner interessati;

9.  insiste sull'importanza di far conoscere maggiormente il FEG al grande pubblico e di promuoverne la visibilità; ricorda agli Stati membri richiedenti che sono tenuti, come stabilito all'articolo 12 del regolamento FEG, a pubblicizzare le azioni finanziate dal Fondo presso i beneficiari interessati, le autorità locali e regionali, le parti sociali, i mezzi di comunicazione e il grande pubblico;

10.  approva la decisione allegata alla presente risoluzione;

11.  incarica il suo Presidente di firmare tale decisione congiuntamente al Presidente del Consiglio e di provvedere alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

12.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione, compreso l'allegato, al Consiglio e alla Commissione.

ALLEGATO

DECISIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO

relativa alla mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (EGF/2018/000 TA 2018 – Assistenza tecnica su iniziativa della Commissione)

(Il testo dell'allegato non figura poiché esso corrisponde all'atto finale, la decisione (UE) 2018/845.)

(1) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 855.
(2) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884.
(3) GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1.
(4) Testi approvati, P8_TA(2017)0116.
(5) GU L 304 del 20.11.2010, pag. 47.


Granturco geneticamente modificato GA21 (MON-ØØØ21-9)
PDF 145kWORD 60k
Risoluzione del Parlamento europeo del 30 maggio 2018 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che rinnova l'autorizzazione all'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da granturco geneticamente modificato della linea GA21 (MON-ØØØ21-9) a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati (D056125-02 – 2018/2698(RSP))
P8_TA(2018)0221B8-0232/2018

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione di esecuzione della Commissione che rinnova l'autorizzazione all'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da granturco geneticamente modificato della linea GA21 (MON-ØØØ21-9) a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati (D056125-02),

–  visto il regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2003, relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati(1), in particolare l'articolo 11, paragrafo 3, e l'articolo 23, paragrafo 3,

–  visto il fatto che il comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali, di cui all'articolo 35 del regolamento (CE) n. 1829/2003, ha votato il 23 aprile 2018 senza esprimere parere,

–  visto l'articolo 11 del regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, che stabilisce le regole e i principi generali relativi alle modalità di controllo da parte degli Stati membri dell’esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione(2),

–  visto il parere adottato dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare il 21 settembre 2017 e pubblicato il 24 ottobre 2017(3),

–  vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (UE) n. 182/2011 che stabilisce le regole e i principi generali relativi alle modalità di controllo da parte degli Stati membri dell'esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione (COM(2017)0085, COD(2017)0035),

–  viste le sue precedenti risoluzioni che sollevano obiezioni all'autorizzazione di organismi geneticamente modificati(4),

–  vista la proposta di risoluzione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare,

–  visto l'articolo 106, paragrafi 2 e 3, del suo regolamento,

A.  considerando che la decisione della Commissione 2008/280/CE(5) ha autorizzato l'immissione in commercio di alimenti e mangimi contenenti, costituiti od ottenuti a partire da granturco geneticamente modificato della linea GA21 ("granturco GA21"); che l'ambito di applicazione di tale autorizzazione riguardava anche prodotti, diversi dagli alimenti e dai mangimi, contenenti o costituiti da granturco GA21, per gli stessi usi di tutti gli altri tipi di granturco, ad eccezione della coltivazione;

B.  considerando che, prima della decisione 2008/280/CE, il 13 settembre 2007 l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha espresso parere favorevole in conformità degli articoli 6 e 18 del regolamento (CE) n. 1829/2003, e che tale parere è stato pubblicato il 2 ottobre 2007(6) ("parere dell'EFSA del 2007");

C.  considerando che il 6 ottobre 2016 Syngenta France SAS, per conto di Syngenta Crop Protection AG, Svizzera, ha presentato alla Commissione, a norma degli articoli 11 e 23 del regolamento (CE) n. 1829/2003, una domanda di rinnovo dell'autorizzazione summenzionata;

D.  considerando che il 21 settembre 2017 l'EFSA ha espresso parere favorevole in conformità degli articoli 6 e 18 del regolamento (CE) n. 1829/2003, e che tale parere è stato pubblicato il 24 ottobre 2017(7) ("parere dell'EFSA del 2017");

E.  considerando che il granturco GA21 è stato sviluppato per conferire tolleranza al glifosato attraverso l'espressione di una versione modificata della proteina EPSPS;

F.  considerando che l'applicazione di un erbicida complementare, il glifosato nel caso specifico, rientra tra le normali pratiche agricole della coltivazione di piante resistenti agli erbicidi e che è pertanto lecito attendersi che nel raccolto saranno presenti residui di irrorazione, che sono costituenti inevitabili; che è stato dimostrato che le colture geneticamente modificate resistenti agli erbicidi determinano un maggiore ricorso agli erbicidi complementari rispetto alle loro alternative convenzionali;

G.  considerando che, di conseguenza, è prevedibile che il granturco GA21 sarà esposto a dosi maggiori e ripetute di glifosato, le quali non solo porteranno a una maggiore quantità di residui nel raccolto, ma possono anche influenzare la composizione della pianta di granturco geneticamente modificato e le sue caratteristiche agronomiche;

H.  considerando che durante il trimestre di consultazione gli Stati membri hanno presentato diverse osservazioni critiche, per quanto riguarda sia il parere dell'EFSA del 2007(8) che il parere dell'EFSA del 2017(9); che, a titolo di esempio, gli Stati membri hanno criticato il fatto che fossero necessarie informazioni aggiuntive prima di poter trarre conclusioni sulla valutazione del rischio del granturco GA21, che non siano stati forniti dati a supporto di una storia di uso sicuro, che le relazioni di controllo relative al granturco GA21 per il periodo di autorizzazione presentassero lacune fondamentali e che l'approccio di monitoraggio adottato non fosse pienamente in linea con la direttiva 2001/18/CE;

I.  considerando che, secondo lo stesso gruppo di esperti scientifici dell'EFSA sugli organismi geneticamente modificati, è necessario discutere ulteriormente con i richiedenti e i responsabili della gestione del rischio riguardo all'attuazione pratica dei piani di monitoraggio ambientale nella fase di post-commercializzazione delle piante geneticamente modificate ai fini dell'importazione e della trasformazione;

J.  considerando che le questioni legate alla cancerogenicità del glifosato rimangono aperte; che nel novembre 2015 l'EFSA ha concluso che è improbabile che il glifosato sia cancerogeno e che nel marzo 2017 l'Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) ha concluso che nulla ne giustificava la classificazione; che, al contrario, nel 2015 l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell'Organizzazione mondiale della sanità ha classificato il glifosato come "probabilmente cancerogeno per l'uomo";

K.  considerando che il Parlamento ha istituito una commissione speciale sulla procedura di autorizzazione dei pesticidi da parte dell'Unione, il che contribuirà a stabilire se le pertinenti norme scientifiche dell'Unione sono state rispettate durante la procedura di valutazione del rischio e se vi è stata un'indebita influenza dell'industria sulle conclusioni delle agenzie dell'Unione in merito alla cancerogenicità del glifosato;

L.  considerando che in generale, secondo il gruppo di esperti dell'EFSA sui pesticidi, è impossibile trarre conclusioni quanto alla sicurezza dei residui dell'irrorazione di colture geneticamente modificate con formulazioni di glifosato(10); che gli additivi e le loro miscele utilizzati nelle formulazioni commerciali per l'irrorazione con glifosato possono evidenziare una tossicità maggiore di quella del semplice principio attivo(11);

M.  considerando che l'Unione ha già ritirato dal mercato un additivo del glifosato chiamato ammina di sego polietossilata a causa di timori sulla tossicità; che, tuttavia, additivi e miscele problematici possono ancora essere autorizzati nei paesi in cui è coltivato il granturco GA21 (Argentina, Brasile, Canada, Giappone, Paraguay, Filippine, Sud Africa, Stati Uniti, Uruguay e Vietnam);

N.  considerando che le informazioni sui livelli di residui di erbicidi e dei loro metaboliti sono essenziali per una valutazione approfondita dei rischi che comportano le piante geneticamente modificate resistenti agli erbicidi; che si ritiene che i residui di irrorazione degli erbicidi esulino dalle competenze del gruppo di esperti scientifici dell'EFSA sugli OGM; che le conseguenze dell'irrorazione del glifosato sul granturco GA21 non sono state valutate;

O.  considerando che gli Stati membri non sono obbligati a misurare i residui di glifosato nelle importazioni di granturco al fine di garantire il rispetto dei livelli massimi di residui nell'ambito del programma coordinato di controllo pluriennale per il 2018, il 2019 e il 2020, a norma del regolamento di esecuzione (UE) 2017/660 della Commissione(12), e che allo stesso modo non sono soggetti a un siffatto obbligo per gli anni 2019, 2020 e 2021(13); che pertanto non è noto se i residui di glifosato sul granturco GA21 importato rispettano i limiti massimi di residui fissati dall'Unione;

P.  considerando che il granturco GA21 è tra l'altro coltivato in Argentina; che l'impatto devastante sulla salute dell'uso del glifosato è stato ampiamente documentato; che l'Unione ha sottoscritto gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite, che comprendono l'impegno a ridurre in misura sostanziale entro il 2030 il numero di morti e malattie dovute a sostanze chimiche pericolose e alla contaminazione e all'inquinamento dell'aria, delle acque e del suolo (SDG 3, obiettivo 3.9)(14);

Q.  considerando che l'Unione è impegnata a garantire la coerenza delle politiche per lo sviluppo, che mira a ridurre al minimo le contraddizioni e a creare sinergie tra le diverse politiche dell'Unione, segnatamente nei settori del commercio, dell'ambiente e dell'agricoltura, a vantaggio dei paesi in via di sviluppo e per aumentare l'efficacia della cooperazione allo sviluppo;

R.  considerando che l'EFSA ha concluso che tutti gli utilizzi rappresentativi del glifosato per le colture convenzionali (ovvero colture non geneticamente modificate), tranne uno, costituiscono un "rischio per i vertebrati terrestri selvatici non bersaglio", individuando altresì un elevato rischio a lungo termine per i mammiferi relativamente ad alcuni dei principali impieghi del glifosato sulle colture convenzionali(15); che l'ECHA ha classificato il glifosato come tossico per gli organismi acquatici con effetti di lunga durata; che gli impatti negativi dell'utilizzo del glifosato sulla biodiversità e l'ambiente sono ampiamente documentati; che, ad esempio, uno studio statunitense del 2017 rileva una correlazione negativa tra l'uso del glifosato e l'abbondanza di farfalle monarca adulte, in particolare nelle zone caratterizzate da una concentrazione delle attività agricole(16);

S.  considerando che una nuova autorizzazione di immissione in commercio per il granturco GA21 continuerà ad alimentare la domanda per la sua coltivazione nei paesi terzi; che, come precedentemente indicato, si può prevedere che dosi più elevate e ripetute di erbicida saranno utilizzate sulle piante geneticamente modificate resistenti agli erbicidi (rispetto alle piante non geneticamente modificate), in quanto sono state deliberatamente concepite per tale scopo;

T.  considerando che l'Unione è parte della Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica, in base alla quale le parti hanno la responsabilità di garantire che le attività svolte nelle loro giurisdizioni non danneggino l'ambiente di altri Stati(17); che la decisione di rinnovare o meno l'autorizzazione per il granturco GA21 rientra nella giurisdizione dell'Unione;

U.  considerando che lo sviluppo di colture geneticamente modificate resistenti a diversi erbicidi selettivi è dovuto principalmente alla rapida evoluzione della resistenza delle piante infestanti al glifosato in paesi che hanno fatto massiccio ricorso a colture geneticamente modificate; che nel 2015 esistevano a livello globale almeno 29 specie di piante infestanti resistenti al glifosato(18);

V.  considerando che, a seguito del voto del 23 aprile 2018, il comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali di cui all'articolo 35 del regolamento (CE) n. 1829/2003 non ha espresso parere;

W.  considerando che in numerose occasioni la Commissione ha deplorato il fatto che, dall'entrata in vigore del regolamento (CE) n. 1829/2003, ha dovuto adottare le decisioni di autorizzazione senza il sostegno del comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali e che il rinvio del fascicolo alla Commissione per la decisione finale, decisamente un'eccezione per la procedura nel suo insieme, è diventato la norma per quanto attiene alle decisioni in tema di autorizzazioni di alimenti e mangimi geneticamente modificati; che tale prassi è stata deplorata anche dal Presidente Juncker in quanto non democratica(19);

X.  considerando che il 28 ottobre 2015 il Parlamento ha respinto in prima lettura(20) la proposta legislativa del 22 aprile 2015 che modifica il regolamento (CE) n. 1829/2003, invitando la Commissione a ritirarla e a presentarne una nuova;

Y.  considerando che, come indicato al considerando 14 del regolamento (UE) n. 182/2011, la Commissione dovrebbe, nella misura del possibile, agire in modo da evitare di contrastare qualsiasi posizione predominante che possa emergere nel comitato di appello avverso l'adeguatezza di un atto di esecuzione, specialmente se l'atto riguarda questioni sensibili quali la salute dei consumatori, la sicurezza alimentare e l'ambiente;

Z.  considerando che il regolamento (CE) n. 1829/2003 stabilisce che alimenti o mangimi geneticamente modificati non devono avere effetti nocivi sulla salute umana, la salute degli animali o l'ambiente e che la Commissione deve tenere conto di ogni disposizione pertinente del diritto dell'Unione e di altri fattori legittimi pertinenti alla questione in esame al momento di elaborare la decisione che rinnova l'autorizzazione;

1.  ritiene che il progetto di decisione di esecuzione della Commissione ecceda le competenze di esecuzione previste dal regolamento (CE) n. 1829/2003;

2.  reputa che il progetto di decisione di esecuzione della Commissione non sia coerente con il diritto dell'Unione, in quanto non è compatibile con l'obiettivo del regolamento (CE) n. 1829/2003, che consiste, in conformità dei principi generali sanciti dal regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio(21), nel fornire la base per garantire un elevato livello di tutela della vita e della salute umana, della salute e del benessere degli animali, dell'ambiente e degli interessi dei consumatori in relazione agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati, garantendo nel contempo l'efficace funzionamento del mercato interno;

3.  chiede alla Commissione di ritirare il progetto di decisione di esecuzione;

4.  invita la Commissione a sospendere qualsiasi decisione di esecuzione riguardo alle domande di autorizzazione di organismi geneticamente modificati fintantoché la procedura di autorizzazione non sarà stata rivista in modo da ovviare alle carenze dell'attuale procedura, rivelatasi inadeguata;

5.  invita, in particolare, la Commissione a tenere fede ai suoi impegni assunti nell'ambito della Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica sospendendo tutte le importazioni di piante geneticamente modificate resistenti al glifosato;

6.  invita la Commissione a non autorizzare alcuna pianta geneticamente modificata resistente agli erbicidi senza una valutazione completa dei residui di irrorazione degli erbicidi complementari e dei loro formulati commerciali applicati nei paesi di coltivazione;

7.  invita la Commissione a integrare pienamente la valutazione del rischio dell'impiego di erbicidi complementari e dei loro residui in quella delle piante geneticamente modificate resistenti agli erbicidi, a prescindere dal fatto che la pianta geneticamente modificata interessata sia destinata alla coltivazione o all'importazione nell'UE per alimenti e mangimi;

8.  ribadisce il proprio impegno a portare avanti i lavori relativi alla proposta della Commissione recante modifica del regolamento (UE) n. 182/2011 al fine di garantire altresì che, qualora il comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali non emetta alcun parere in merito alle autorizzazioni degli OGM, sia a fini di coltivazione che per la produzione di alimenti e mangimi, la Commissione ritiri la proposta; invita il Consiglio a portare avanti con urgenza i suoi lavori relativi alla stessa proposta della Commissione;

9.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU L 268 del 18.10.2003, pag. 1.
(2) GU L 55 del 28.2.2011, pag. 13.
(3) https://efsa.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.2903/j.efsa.2017.5006
(4)––––––––––––––––––––––– – Risoluzione del 16 gennaio 2014 sulla proposta di decisione del Consiglio relativa all'immissione in commercio per la coltivazione, a norma della direttiva 2001/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, di un granturco (Zea mays L., linea 1507) geneticamente modificato per renderlo resistente a determinati parassiti dell'ordine dei lepidotteri (GU C 482 del 23.12.2016, pag. 110).Risoluzione del 16 dicembre 2015 sulla decisione di esecuzione (UE) 2015/2279 della Commissione, del 4 dicembre 2015, che autorizza l'immissione sul mercato di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da granturco geneticamente modificato NK603 × T25 (GU C 399 del 24.11.2017, pag. 71).Risoluzione del 3 febbraio 2016 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da soia geneticamente modificata MON 87705 × MON 89788 (GU C 35 del 31.1.2018, pag. 19).Risoluzione del 3 febbraio 2016 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da soia geneticamente modificata MON 87708 × MON 89788 (GU C 35 del 31.1.2018, pag. 17).Risoluzione del 3 febbraio 2016 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da soia geneticamente modificata FG72 (MST-FGØ72-2) (GU C 35 del 31.1.2018, pag. 15).Risoluzione dell'8 giugno 2016 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti da granturco geneticamente modificato Bt11 × MIR162 × MIR604 × GA21 e da granturchi geneticamente modificati che combinano due o tre di tali eventi (GU C 86 del 6.3.2018, pag. 108).Risoluzione dell'8 giugno 2016 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione per quanto concerne l'immissione in commercio di un garofano geneticamente modificato (Dianthus caryophyllus L., linea shd-27531-4) (GU C 86 del 6.3.2018, pag. 111).Risoluzione del 6 ottobre 2016 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che rinnova l'autorizzazione per l'immissione in commercio per la coltivazione di sementi di granturco geneticamente modificato MON 810 (Testi approvati, P8_TA(2016)0388).Risoluzione del 6 ottobre 2016 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti a base di granturco geneticamente modificato MON 810 (Testi approvati, P8_TA(2016)0389).Risoluzione del 6 ottobre 2016 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione relativa all'immissione in commercio per la coltivazione di sementi di granturco Bt11 geneticamente modificato (Testi approvati, P8_TA(2016)0386).Risoluzione del 6 ottobre 2016 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione relativa all'immissione in commercio per la coltivazione di sementi di granturco 1507 geneticamente modificato (Testi approvati, P8_TA(2016)0387).Risoluzione del 6 ottobre 2016 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da cotone geneticamente modificato 281-24-236 × 3006-210-23 × MON 88913 (Testi approvati, P8_TA(2016)0390).Risoluzione del 5 aprile 2017 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti da granturco geneticamente modificato Bt11 × 59122 × MIR604 × 1507 × GA21 e da granturchi geneticamente modificati che combinano due, tre o quattro degli eventi Bt11, 59122, MIR604, 1507 and GA21, a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati (Testi approvati, P8_TA(2017)0123).Risoluzione del 17 maggio 2017 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da granturco geneticamente modificato DAS-40278-9 a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati (Testi approvati, P8_TA(2017)0215).Risoluzione del 17 maggio 2017 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da cotone geneticamente modificato GHB119 (BCS-GHØØ5-8), a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio (Testi approvati, P8_TA(2017)0214).Risoluzione del 13 settembre 2017 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da soia geneticamente modificata DAS-68416-4, a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati (Testi approvati, P8_TA(2017)0341).Risoluzione del 4 ottobre 2017 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da soia geneticamente modificata FG72 × A5547-127, a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati (Testi approvati, P8_TA(2017)0377).Risoluzione del 4 ottobre 2017 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da soia geneticamente modificata DAS-44406-6, a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati (Testi approvati, P8_TA(2017)0378).Risoluzione del 24 ottobre 2017 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che rinnova l'autorizzazione all'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da granturco 1507 geneticamente modificato (DAS-Ø15Ø7-1) a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati (Testi approvati, P8_TA(2017)0396).Risoluzione del 24 ottobre 2017 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da soia geneticamente modificata 305423 × 40-3-2 (DP-3Ø5423-1 × MON-Ø4Ø32-6), a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati (Testi approvati, P8_TA(2017)0397).Risoluzione del 24 ottobre 2017 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da colza geneticamente modificata MON 88302 × Ms8 × Rf3 (MON-883Ø2-9 × ACSBNØØ5-8 × ACS-BNØØ3-6), MON 88302 × Ms8 (MON-883Ø2-9 × ACSBNØØ5-8) e MON 88302 × Rf3 (MON-883Ø2-9 × ACS-BNØØ3-6), a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati (Testi approvati, P8_TA(2017)0398).Risoluzione del 1° marzo 2018 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che rinnova l'autorizzazione all'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da granturco geneticamente modificato 59122 (DAS-59122-7) a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati (Testi approvati, P8_TA(2018)0051).Risoluzione del 1° marzo 2018 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti da granturco geneticamente modificato MON 87427 × MON 89034 × NK603 (MON-87427-7 × MON-89Ø34-3 × MON-ØØ6Ø3-6) e da granturchi geneticamente modificati che combinano due degli eventi MON 87427, MON 89034 e NK603, e che abroga la decisione 2010/420/UE (Testi approvati, P8_TA(2018)0052).Risoluzione del 3 maggio 2018 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che rinnova l'autorizzazione all'immissione in commercio di alimenti e mangimi ottenuti a partire da barbabietola da zucchero geneticamente modificata H7-1 (KM-ØØØH71-4) a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati (Testi approvati, P8_TA(2018)0197).
(5) Decisione 2008/280/CE della Commissione, del 28 marzo 2008, che autorizza la commercializzazione di prodotti contenenti, costituiti o ottenuti a partire da granturco geneticamente modificato della linea GA21 (MON-ØØØ21-9) a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 87 del 29.3.2008, pag. 19).
(6) https://www.efsa.europa.eu/fr/efsajournal/pub/541
(7) https://efsa.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.2903/j.efsa.2017.5006
(8) Allegato G, Osservazioni degli Stati membri, http://registerofquestions.efsa.europa.eu/roqFrontend/questionLoader?question=EFSA-Q-2005-226
(9) Allegato G, Osservazioni degli Stati membri, http://registerofquestions.efsa.europa.eu/roqFrontend/questionDocumentsLoader?question=EFSA-Q-2016-00714
(10) Conclusioni EFSA sulla revisione inter pares della valutazione del rischio della sostanza attiva glifosato come antiparassitario. EFSA journal 2015, 13 (11):4302, http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.2903/j.efsa.2015.4302/epdf
(11) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3955666
(12) Regolamento di esecuzione (UE) 2017/660 della Commissione, del 6 aprile 2017, relativo a un programma coordinato di controllo pluriennale dell'Unione per il 2018, il 2019 e il 2020, destinato a garantire il rispetto dei livelli massimi di residui di antiparassitari e a valutare l'esposizione dei consumatori ai residui di antiparassitari nei e sui prodotti alimentari di origine vegetale e animale (GU L 94 del 7.4.2017, pag. 12).
(13) Regolamento di esecuzione (UE) 2018/555 della Commissione, del 9 aprile 2018, relativo a un programma coordinato di controllo pluriennale dell'Unione per il 2019, il 2020 e il 2021, destinato a garantire il rispetto dei livelli massimi di residui di antiparassitari e a valutare l'esposizione dei consumatori ai residui di antiparassitari nei e sui prodotti alimentari di origine vegetale e animale (GU L 92 del 10.4.2018, pag. 6).
(14) https://sustainabledevelopment.un.org/sdg3
(15) https://efsa.onlinelibrary.wiley.com/doi/epdf/10.2903/j.efsa.2015.4302
(16) https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1111/ecog.02719
(17) Articolo 3, https://www.cbd.int/convention/articles/default.shtml?a=cbd-03
(18) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5606642/
(19) Si veda ad esempio il discorso di apertura della sessione plenaria del Parlamento europeo, incluso negli orientamenti politici per la prossima Commissione europea (Strasburgo, 15 luglio 2014), o il discorso sullo stato dell'Unione 2016 (Strasburgo, 14 settembre 2016).
(20) GU C 355 del 20.10.2017, pag. 165.
(21) GU L 31 dell'1.2.2002, pag. 1.


Granturco geneticamente modificato 1507 × 59122 × MON 810 × NK603 e granturco geneticamente modificato combinando due o tre eventi singoli 1507, 59122, MON 810 e NK603
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Risoluzione del Parlamento europeo del 30 maggio 2018 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti da granturco geneticamente modificato 1507 × 59122 × MON 810 × NK603 e da granturco geneticamente modificato che combina due o tre dei singoli eventi 1507, 59122, MON 810 e NK603, e che abroga le decisioni 2009/815/CE, 2010/428/UE e 2010/432/UE a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati (D056123-02 – 2018/2699(RSP))
P8_TA(2018)0222B8-0233/2018

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti da granturco geneticamente modificato 1507 × 59122 × MON 810 × NK603 e da granturco geneticamente modificato che combina due o tre dei singoli eventi 1507, 59122, MON 810 e NK603, e che abroga le decisioni 2009/815/CE, 2010/428/UE e 2010/432/UE a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati (D056123-02),

–  visto il regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2003, relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati(1), in particolare l'articolo 7, paragrafo 3, e l'articolo 19, paragrafo 3,

–  visto il fatto che il comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali, di cui all'articolo 35 del regolamento (CE) n. 1829/2003, ha votato il 23 aprile 2018 senza esprimere parere,

–  visto l'articolo 11 del regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, che stabilisce le regole e i principi generali relativi alle modalità di controllo da parte degli Stati membri dell'esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione(2),

–  visto il parere adottato dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare il 14 novembre 2017 e pubblicato il 28 novembre 2017(3),

–  vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (UE) n. 182/2011 che stabilisce le regole e i principi generali relativi alle modalità di controllo da parte degli Stati membri dell’esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione (COM(2017)0085, COD(2017)0035),

–  viste le sue precedenti risoluzioni che sollevano obiezioni all'autorizzazione di organismi geneticamente modificati(4),

–  vista la proposta di risoluzione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare,

–  visto l'articolo 106, paragrafi 2 e 3, del suo regolamento,

A.  considerando che il 3 febbraio 2011 la Pioneer Overseas Corporation, per conto della Pioneer Hi-Bred International, Inc., Stati Uniti d'America, ha presentato all'autorità nazionale competente dei Paesi Bassi, in conformità degli articoli 5 e 17 del regolamento (CE) n. 1829/2003, una domanda di immissione in commercio di alimenti, ingredienti alimentari e mangimi contenenti, costituiti od ottenuti a partire da granturco geneticamente modificato 1507 × 59122 × MON 810 × NK603 (nel prosieguo "la domanda"); che la domanda riguardava altresì l'immissione in commercio di prodotti contenenti o costituiti da granturco geneticamente modificato 1507 × 59122 × MON 810 × NK603 (di seguito "granturco geneticamente modificato") per usi diversi da alimenti o mangimi, ad eccezione della coltivazione;

B.  considerando che la domanda riguardava dieci sottocombinazioni dei singoli eventi di trasformazione che costituiscono il granturco geneticamente modificato, cinque delle quali sono già state autorizzate; che otto di queste sottocombinazioni sono disciplinate dal progetto di decisione di esecuzione della Commissione; che le sottocombinazioni 1507 × NK603 e NK603 × MON 810 sono già state autorizzate in diverse decisioni della Commissione;

C.  considerando che il 14 novembre 2017 l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha espresso parere favorevole in conformità degli articoli 6 e 18 del regolamento (CE) n. 1829/2003, e che tale parere è stato pubblicato il 28 novembre 2017(5);

D.  considerando che il granturco geneticamente modificato deriva dall'incrocio di quattro eventi del granturco geneticamente modificato: 1507 produce la proteina insetticida Cr1F ed è resistente all'erbicida glufosinato; 59122 produce le proteine insetticide Cry34Ab1 e Cry35Ab1 ed è altresì resistente all'erbicida glufosinato; MON810 produce la proteina insetticida Cr1Ab; NK603 produce due enzimi che conferiscono la resistenza all'erbicida glifosato;

E.  considerando che l'applicazione degli erbicidi complementari, il glifosato e il glufosinato nel caso specifico, rientra tra le normali pratiche agricole della coltivazione di piante resistenti agli erbicidi e che è pertanto lecito attendersi che nel raccolto saranno presenti residui di irrorazione, che sono costituenti inevitabili; che è stato dimostrato che le colture geneticamente modificate resistenti agli erbicidi determinano un maggiore ricorso agli erbicidi complementari rispetto alle loro alternative convenzionali;

F.  considerando che, di conseguenza, è prevedibile che il granturco geneticamente modificato sarà esposto a dosi maggiori e ripetute di glifosato e glufosinato, le quali non solo porteranno a una maggiore quantità di residui nel raccolto, ma possono anche influenzare la composizione della pianta di granturco geneticamente modificato e le sue caratteristiche agronomiche;

G.  considerando che, secondo le conclusioni di uno studio indipendente, la valutazione dei rischi dell'EFSA non dovrebbe essere accettata dal momento che, tra le altre cose, l'EFSA non ha richiesto dati empirici circa la tossicità e l'impatto sul sistema immunitario, gli effetti combinatori e le conseguenze della irrorazione di dosaggi più elevati di erbicidi complementari sono stati ignorati, la valutazione del rischio ambientale è inaccettabile e si basa su ipotesi errate e non è stato previsto alcun sistema per effettuare un monitoraggio specifico delle fuoriuscite e dei potenziali effetti sulla salute(6);

H.  considerando che il richiedente non ha fornito dati sperimentali relativi a una sottocombinazione dell'evento combinato attualmente non autorizzata (59122 × MON810 × NK603); che l'autorizzazione di un evento combinato non dovrebbe essere presa in considerazione senza un'approfondita valutazione dei dati sperimentali per ciascuna sottocombinazione;

I.  considerando che il glufosinato è classificato come tossico per la riproduzione e rientra quindi fra i criteri di esclusione del regolamento (CE) n. 1107/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio(7); che l'approvazione dell'uso del glufosinato nell'Unione giunge a scadenza il 31 luglio 2018(8);

J.  considerando che le questioni legate alla cancerogenicità del glifosato rimangono aperte; che nel novembre 2015 l'EFSA ha concluso che è improbabile che il glifosato sia cancerogeno e che nel marzo 2017 l'Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) ha concluso che nulla ne giustificava la classificazione; che, al contrario, nel 2015 l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell'Organizzazione mondiale della sanità ha classificato il glifosato come "probabilmente cancerogeno per l'uomo";

K.  considerando che in generale, secondo il gruppo di esperti dell'EFSA sui pesticidi, è impossibile trarre conclusioni quanto alla sicurezza dei residui dell'irrorazione di colture geneticamente modificate con formulazioni di glifosato(9); che gli additivi e le loro miscele utilizzati nelle formulazioni commerciali per l'irrorazione con glifosato possono evidenziare una tossicità maggiore di quella del semplice principio attivo(10);

L.  considerando che l'Unione ha già ritirato dal mercato un additivo del glifosato chiamato ammina di sego polietossilata a causa di timori sulla tossicità; che, tuttavia, additivi e miscele problematici possono ancora essere autorizzati nei paesi in cui è coltivato il granturco geneticamente modificato (Canada e Giappone);

M.  considerando che le informazioni sui livelli di residui di erbicidi e dei loro metaboliti sono essenziali per una valutazione approfondita dei rischi che comportano le piante geneticamente modificate resistenti agli erbicidi; che si ritiene che i residui di irrorazione degli erbicidi esulino dalle competenze del gruppo di esperti scientifici dell'EFSA sugli OGM; che le conseguenze dell'irrorazione degli erbicidi sul granturco geneticamente modificato, così come gli effetti cumulativi dell'irrorazione sia di glifosato che di glufosinato, non sono stati valutati;

N.  considerando che gli Stati membri non sono obbligati a misurare i residui di glifosato o glufosinato nelle importazioni di granturco al fine di garantire il rispetto dei livelli massimi di residui nell'ambito del programma coordinato di controllo pluriennale per il 2018, il 2019 e il 2020, a norma del regolamento di esecuzione (UE) 2017/660 della Commissione(11), e che allo stesso modo non sono soggetti a un siffatto obbligo per gli anni 2019, 2020 e 2021(12); che pertanto non è noto se i residui di glifosato o glufosinato sulle importazioni del granturco geneticamente modificato in questione rispettano i limiti massimi di residui fissati dall'UE;

O.  considerando che l'evento combinato produce quattro tossine insetticide (Cry1F e Cry1Ab, attive contro i lepidotteri, e Cry34Ab1 e Cry35Ab1, attive contro i coleotteri); che, secondo uno studio scientifico del 2017 concernente i possibili impatti sulla salute delle tossine Bt e dei residui dell'irrorazione degli erbicidi complementari, occorre prestare particolare attenzione ai residui di erbicidi e alla loro interazione con le tossine Bt(13); che l'EFSA non ha esaminato tali questioni;

P.  considerando che l'EFSA ha concluso che tutti gli utilizzi rappresentativi del glifosato per le colture convenzionali (ovvero colture non geneticamente modificate), tranne uno, costituiscono un "rischio per i vertebrati terrestri selvatici non bersaglio", individuando altresì un elevato rischio a lungo termine per i mammiferi relativamente ad alcuni dei principali impieghi del glifosato sulle colture convenzionali(14); che l'ECHA ha classificato il glifosato come tossico per gli organismi acquatici con effetti di lunga durata; che gli impatti negativi dell'utilizzo del glifosato sulla biodiversità e l'ambiente sono ampiamente documentati; che, ad esempio, uno studio statunitense del 2017 rileva una correlazione negativa tra l'uso del glifosato e l'abbondanza di farfalle monarca adulte, in particolare nelle zone caratterizzate da una concentrazione delle attività agricole(15);

Q.  considerando che l'autorizzazione all'immissione in commercio del granturco geneticamente modificato alimenterà la domanda per la sua coltivazione nei paesi terzi; che, come precedentemente indicato, sulle piante geneticamente modificate resistenti agli erbicidi sono utilizzate dosi più elevate e ripetute di erbicida (rispetto alle piante non geneticamente modificate), in quanto sono state deliberatamente concepite per tale scopo;

R.  considerando che l'Unione è parte della Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica, in base alla quale le parti hanno la responsabilità di garantire che le attività svolte nelle loro giurisdizioni non danneggino l'ambiente di altri Stati(16); che la decisione di autorizzare o meno il granturco geneticamente modificato rientra nella giurisdizione dell'Unione;

S.  considerando che lo sviluppo di colture geneticamente modificate resistenti a diversi erbicidi selettivi è dovuto principalmente alla rapida evoluzione della resistenza delle piante infestanti al glifosato in paesi che hanno fatto massiccio ricorso a colture geneticamente modificate; che nel 2015 esistevano a livello globale almeno 29 specie di piante infestanti resistenti al glifosato(17);

T.  considerando che, a seguito del voto del 23 aprile 2018, il comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali di cui all'articolo 35 del regolamento (CE) n. 1829/2003 non ha espresso parere;

U.  considerando che in numerose occasioni la Commissione ha deplorato il fatto che, dall'entrata in vigore del regolamento (CE) n. 1829/2003, ha dovuto adottare le decisioni di autorizzazione senza il sostegno del comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali e che il rinvio del fascicolo alla Commissione per la decisione finale, decisamente un'eccezione per la procedura nel suo insieme, è diventato la norma per quanto attiene alle decisioni in tema di autorizzazioni di alimenti e mangimi geneticamente modificati; che tale prassi è stata deplorata anche dal Presidente Juncker in quanto non democratica(18);

V.  considerando che il 28 ottobre 2015 il Parlamento ha respinto in prima lettura(19) la proposta legislativa del 22 aprile 2015 che modifica il regolamento (CE) n. 1829/2003, invitando la Commissione a ritirarla e a presentarne una nuova;

W.  considerando che, come indicato al considerando 14 del regolamento (UE) n. 182/2011, la Commissione dovrebbe, nella misura del possibile, agire in modo da evitare di contrastare qualsiasi posizione predominante che possa emergere nel comitato di appello avverso l'adeguatezza di un atto di esecuzione, specialmente se l'atto riguarda questioni sensibili quali la salute dei consumatori, la sicurezza alimentare e l'ambiente;

X.  considerando che il regolamento (CE) n. 1829/2003 stabilisce che alimenti o mangimi geneticamente modificati non devono avere effetti nocivi sulla salute umana, la salute degli animali o l'ambiente e che la Commissione deve tenere conto di ogni disposizione pertinente del diritto dell'Unione e di altri fattori legittimi pertinenti alla questione in esame al momento di elaborare la decisione che rinnova l'autorizzazione;

1.  ritiene che il progetto di decisione di esecuzione della Commissione ecceda le competenze di esecuzione previste dal regolamento (CE) n. 1829/2003;

2.  reputa che il progetto di decisione di esecuzione della Commissione non sia coerente con il diritto dell'Unione, in quanto non è compatibile con l'obiettivo del regolamento (CE) n. 1829/2003, che consiste, in conformità dei principi generali sanciti dal regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio (20), nel fornire la base per garantire un elevato livello di tutela della vita e della salute umana, della salute e del benessere degli animali, dell'ambiente e degli interessi dei consumatori in relazione agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati, garantendo nel contempo l'efficace funzionamento del mercato interno;

3.  chiede alla Commissione di ritirare il progetto di decisione di esecuzione;

4.  invita la Commissione a sospendere qualsiasi decisione di esecuzione riguardo alle domande di autorizzazione di organismi geneticamente modificati fintantoché la procedura di autorizzazione non sarà stata rivista in modo da ovviare alle carenze dell'attuale procedura, rivelatasi inadeguata;

5.  invita, in particolare, la Commissione a tenere fede ai suoi impegni assunti nell'ambito della Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica sospendendo tutte le importazioni di piante geneticamente modificate resistenti al glifosato;

6.  invita, in particolare, la Commissione a non autorizzare l'importazione di alcuna pianta geneticamente modificata destinata all'alimentazione umana o animale che sia stata resa resistente a un erbicida il cui utilizzo non è autorizzato nell'Unione (in questo caso il glufosinato, la cui autorizzazione scade il 31 luglio 2018);

7.  invita la Commissione a non autorizzare alcuna pianta geneticamente modificata resistente agli erbicidi senza una valutazione completa dei residui di irrorazione degli erbicidi complementari e dei loro formulati commerciali applicati nei paesi di coltivazione;

8.  invita la Commissione a integrare pienamente la valutazione del rischio dell'impiego di erbicidi complementari e dei loro residui in quella delle piante geneticamente modificate resistenti agli erbicidi, a prescindere dal fatto che la pianta geneticamente modificata interessata sia destinata alla coltivazione o all'importazione nell'UE per alimenti e mangimi;

9.  ribadisce il proprio impegno a portare avanti i lavori relativi alla proposta della Commissione recante modifica del regolamento (UE) n. 182/2011 al fine di garantire altresì che, qualora il comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali non emetta alcun parere in merito alle autorizzazioni degli OGM, sia a fini di coltivazione che per la produzione di alimenti e mangimi, la Commissione ritiri la proposta; invita il Consiglio a portare avanti con urgenza i suoi lavori relativi alla stessa proposta della Commissione;

10.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU L 268 del 18.10.2003, pag. 1.
(2) GU L 55 del 28.2.2011, pag. 13.
(3) https://efsa.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.2903/j.efsa.2017.5000
(4)––––––––––––––––––––––– – Risoluzione del 16 gennaio 2014 sulla proposta di decisione del Consiglio relativa all'immissione in commercio per la coltivazione, a norma della direttiva 2001/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, di un granturco (Zea mays L., linea 1507) geneticamente modificato per renderlo resistente a determinati parassiti dell'ordine dei lepidotteri (GU C 482 del 23.12.2016, pag. 110).Risoluzione del 16 dicembre 2015 sulla decisione di esecuzione (UE) 2015/2279 della Commissione, del 4 dicembre 2015, che autorizza l'immissione sul mercato di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da granturco geneticamente modificato NK603 × T25 (GU C 399 del 24.11.2017, pag. 71).Risoluzione del 3 febbraio 2016 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da soia geneticamente modificata MON 87705 × MON 89788 (GU C 35 del 31.1.2018, pag. 19).Risoluzione del 3 febbraio 2016 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da soia geneticamente modificata MON 87708 × MON 89788 (GU C 35 del 31.1.2018, pag. 17).Risoluzione del 3 febbraio 2016 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da soia geneticamente modificata FG72 (MST-FGØ72-2) (GU C 35 del 31.1.2018, pag. 15).Risoluzione dell'8 giugno 2016 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti da granturco geneticamente modificato Bt11 × MIR162 × MIR604 × GA21 e da granturchi geneticamente modificati che combinano due o tre di tali eventi (GU C 86 del 6.3.2018, pag. 108).Risoluzione dell'8 giugno 2016 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione per quanto concerne l'immissione in commercio di un garofano geneticamente modificato (Dianthus caryophyllus L., linea shd-27531-4) (GU C 86 del 6.3.2018, pag. 111).Risoluzione del 6 ottobre 2016 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che rinnova l'autorizzazione per l'immissione in commercio per la coltivazione di sementi di granturco geneticamente modificato MON 810 (Testi approvati, P8_TA(2016)0388).Risoluzione del 6 ottobre 2016 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti a base di granturco geneticamente modificato MON 810 (Testi approvati, P8_TA(2016)0389).Risoluzione del 6 ottobre 2016 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione relativa all'immissione in commercio per la coltivazione di sementi di granturco Bt11 geneticamente modificato (Testi approvati, P8_TA(2016)0386).Risoluzione del 6 ottobre 2016 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione relativa all'immissione in commercio per la coltivazione di sementi di granturco 1507 geneticamente modificato (Testi approvati, P8_TA(2016)0387).Risoluzione del 6 ottobre 2016 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da cotone geneticamente modificato 281-24-236 × 3006-210-23 × MON 88913 (Testi approvati, P8_TA(2016)0390).Risoluzione del 5 aprile 2017 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti da granturco geneticamente modificato Bt11 × 59122 × MIR604 × 1507 × GA21 e da granturchi geneticamente modificati che combinano due, tre o quattro degli eventi Bt11, 59122, MIR604, 1507 and GA21, a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati (Testi approvati, P8_TA(2017)0123).Risoluzione del 17 maggio 2017 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da granturco geneticamente modificato DAS-40278-9 a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati (Testi approvati, P8_TA(2017)0215).Risoluzione del 17 maggio 2017 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da cotone geneticamente modificato GHB119 (BCS-GHØØ5-8) a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio (Testi approvati, P8_TA(2017)0214).Risoluzione del 13 settembre 2017 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da soia geneticamente modificata DAS-68416-4, a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati (Testi approvati, P8_TA(2017)0341).Risoluzione del 4 ottobre 2017 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da soia geneticamente modificata FG72 × A5547-127, a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati (Testi approvati, P8_TA(2017)0377).Risoluzione del 4 ottobre 2017 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da soia geneticamente modificata DAS-44406-6, a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati (Testi approvati, P8_TA(2017)0378).Risoluzione del 24 ottobre 2017 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che rinnova l'autorizzazione all'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da granturco 1507 geneticamente modificato (DAS-Ø15Ø7-1) a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati (Testi approvati, P8_TA(2017)0396).Risoluzione del 24 ottobre 2017 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da soia geneticamente modificata 305423 × 40-3-2 (DP-3Ø5423-1 × MON-Ø4Ø32-6), a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati (Testi approvati, P8_TA(2017)0397).Risoluzione del 24 ottobre 2017 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da colza geneticamente modificata MON 88302 × Ms8 × Rf3 (MON-883Ø2-9 × ACSBNØØ5-8 × ACS-BNØØ3-6), MON 88302 × Ms8 (MON-883Ø2-9 × ACSBNØØ5-8) e MON 88302 × Rf3 (MON-883Ø2-9 × ACS-BNØØ3-6), a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati (Testi approvati, P8_TA (2017)0398).Risoluzione del 1° marzo 2018 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che rinnova l'autorizzazione all'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da granturco geneticamente modificato 59122 (DAS-59122-7) a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati (Testi approvati, P8_TA(2018)0051).Risoluzione del 1° marzo 2018 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti da granturco geneticamente modificato MON 87427 × MON 89034 × NK603 (MON-87427-7 × MON-89Ø34-3 × MON-ØØ6Ø3-6) e da granturchi geneticamente modificati che combinano due degli eventi MON 87427, MON 89034 e NK603, e che abroga la decisione 2010/420/UE (Testi approvati, P8_TA(2018)0052).Risoluzione del 3 maggio 2018 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che rinnova l'autorizzazione all'immissione in commercio di alimenti e mangimi ottenuti a partire da barbabietola da zucchero geneticamente modificata H7-1 (KM-ØØØH71-4) a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati (Testi approvati, P8_TA(2018)0197).
(5) https://efsa.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.2903/j.efsa.2017.5000
(6) https://www.testbiotech.org/node/2130
(7) GU L 309 del 24.11.2009, pag. 1.
(8) Punto 7 dell'allegato del regolamento di esecuzione (UE) 2015/404 della Commissione (GU L 67 del 12.3.2015, pag. 6).
(9) Conclusioni EFSA sulla revisione inter pares della valutazione del rischio della sostanza attiva glifosato come antiparassitario. EFSA journal 2015, 13 (11):4302, http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.2903/j.efsa.2015.4302/epdf
(10) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3955666
(11) Regolamento di esecuzione (UE) 2017/660 della Commissione, del 6 aprile 2017, relativo a un programma coordinato di controllo pluriennale dell'Unione per il 2018, il 2019 e il 2020, destinato a garantire il rispetto dei livelli massimi di residui di antiparassitari e a valutare l'esposizione dei consumatori ai residui di antiparassitari nei e sui prodotti alimentari di origine vegetale e animale (GU L 94 del 7.4.2017, pag. 12).
(12) Regolamento di esecuzione (UE) 2018/555 della Commissione, del 9 aprile 2018, relativo a un programma coordinato di controllo pluriennale dell'Unione per il 2019, il 2020 e il 2021, destinato a garantire il rispetto dei livelli massimi di residui di antiparassitari e a valutare l'esposizione dei consumatori ai residui di antiparassitari nei e sui prodotti alimentari di origine vegetale e animale (GU L 92 del 10.4.2018, pag. 6).
(13) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5236067/
(14) https://efsa.onlinelibrary.wiley.com/doi/epdf/10.2903/j.efsa.2015.4302
(15) https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1111/ecog.02719
(16) Articolo 3, https://www.cbd.int/convention/articles/default.shtml?a=cbd-03
(17) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5606642/
(18) Si veda ad esempio il discorso di apertura della sessione plenaria del Parlamento europeo, incluso negli orientamenti politici per la prossima Commissione europea (Strasburgo, 15 luglio 2014), o il discorso sullo stato dell'Unione 2016 (Strasburgo, 14 settembre 2016).
(19) GU C 335 del 20.10.2017, pag. 165.
(20) GU L 31 dell'1.2.2002, pag. 1.


Conformità dei prodotti della pesca rispetto ai criteri di accesso al mercato dell'UE
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Risoluzione del Parlamento europeo del 30 maggio 2018 sull'attuazione delle misure di controllo per stabilire la conformità dei prodotti della pesca rispetto ai criteri di accesso al mercato dell'UE (2017/2129(INI))
P8_TA(2018)0223A8-0156/2018

Il Parlamento europeo,

–  visto il regolamento (UE) n. 1380/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, relativo alla politica comune della pesca, che modifica i regolamenti (CE) n. 1954/2003 e (CE) n. 1224/2009 del Consiglio e che abroga i regolamenti (CE) n. 2371/2002 e (CE) n. 639/2004 del Consiglio, nonché la decisione 2004/585/CE del Consiglio(1),

–  visto il regime di controllo della politica comune della pesca (PCP), di cui ai regolamenti del Consiglio (CE) n. 1224/2009(2) e (CE) n. 1005/2008(3) e al regolamento (UE) 2017/2403 del Parlamento europeo e del Consiglio(4),

–  visto il regolamento (UE) n. 1379/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura, recante modifica dei regolamenti (CE) n. 1184/2006 e (CE) n. 1224/2009 del Consiglio e che abroga il regolamento (CE) n. 104/2000 del Consiglio(5),

–  visto il regolamento (CE) n. 854/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, che stabilisce norme specifiche per l'organizzazione di controlli ufficiali sui prodotti di origine animale destinati al consumo umano(6),

–  visto il regolamento (UE) n. 1026/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 ottobre 2012 relativo a talune misure ai fini della conservazione degli stock ittici relative ai paesi che autorizzano una pesca non sostenibile(7),

–  vista la relazione speciale della Corte dei conti europea (CCE) n. 19/2017 del dicembre 2017 dal titolo: "Procedure di importazione: carenze nel quadro giuridico e un'attuazione inefficace incidono sugli interessi finanziari dell'UE",

–  vista la sua risoluzione del 27 aprile 2017 sulla gestione delle flotte di pesca nelle regioni ultraperiferiche(8),

–  visti l'articolo 52 del suo regolamento nonché l'articolo 1, paragrafo 1, lettera e), e l'allegato 3 della decisione della Conferenza dei presidenti del 12 dicembre 2002 sulla procedura relativa alla concessione dell'autorizzazione a elaborare relazioni di iniziativa,

–  vista la relazione della commissione per la pesca (A8-0156/2018),

A.  considerando che l'UE è il maggiore mercato al mondo per i prodotti della pesca e dell'acquacoltura, che ha assorbito il 24 % del totale delle importazioni mondiali nel 2016, e dipende dalle importazioni per oltre il 60 % del consumo di tali prodotti;

B.  considerando che, nella sua risoluzione dell'8 luglio 2010 sul regime di importazione nell'UE dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura(9), il Parlamento ha sottolineato che uno degli obiettivi essenziali della politica dell'UE in materia di importazioni di prodotti della pesca e dell'acquacoltura deve essere quello di assicurare che i prodotti importati soddisfino le medesime esigenze imposte, in ogni settore, alla produzione UE e che gli sforzi dell'UE volti a garantire la sostenibilità della pesca erano incompatibili con l'importazione di prodotti provenienti da paesi che pescano senza tenere conto della sostenibilità;

C.  considerando che la comunicazione della Commissione del 14 ottobre 2015 dal titolo "Commercio per tutti: Verso una politica commerciale e di investimento più responsabile" (COM(2015)0497) impegna l'UE a condurre una politica commerciale più responsabile quale strumento per il conseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile;

D.  considerando che spetta agli Stati membri verificare che il pesce dei produttori UE risponda alle norme sanitarie dell'UE, mentre per il pesce importato la Commissione autorizza i paesi terzi a individuare stabilimenti abilitati ad esportare prodotti della pesca verso l'Unione europea, purché siano in grado di garantire standard equivalenti;

E.  considerando che le regioni ultraperiferiche dell'UE situate nei Caraibi, nell'Oceano Indiano e nell'Oceano Atlantico sono nelle prossimità di diversi paesi terzi le cui condizioni di pesca, di produzione e di commercializzazione non sempre rispettano gli standard dell'Unione, generando così una concorrenza sleale con la produzione locale;

F.  considerando che esistono numerosi strumenti internazionali concernenti i pescatori che dovrebbero essere ratificati e applicati, come la convenzione n. 188 sul lavoro nel settore della pesca (ILO C188) dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), l'accordo di Città del Capo del 2012 dell'Organizzazione marittima internazionale (OMI) e la convenzione internazionale dell'OMI sugli standard di formazione, certificazione e tenuta della guardia della gente di mare (STCW-F);

G.  considerando che le conclusioni del parere scientifico n. 3/2017 del 29 novembre 2017 dal titolo "Food from the Oceans" (Cibo dagli oceani) raccomandano di integrare gli obiettivi di sviluppo sostenibile in tutte le politiche dell'Unione e di applicare lo stesso approccio in altri ambiti internazionali e di aiutare altre regioni del mondo, in modo tale da trovare un equilibrio tra gli obiettivi economici ed ecologici concernenti la produzione di cibo e l'ambiente marino;

1.  rileva che, per commercializzare i prodotti della pesca e dell'acquacoltura, gli operatori dell'UE devono rispettare un'ampia gamma di regolamenti e rispondere a criteri rigorosi, ivi comprese le regole della PCP e criteri in materia sanitaria, lavorativa, ambientale e di sicurezza delle navi, che sono tutti integrati da regimi volti a garantire la conformità; è convinto che tutto ciò contribuisca a creare standard elevati per quanto concerne la qualità e la sostenibilità del prodotto che i consumatori UE legittimamente si attendono;

2.  ritiene che la conformità dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura provenienti dai paesi terzi alle norme dell'UE in materia di sostenibilità sociale e ambientale promuoverebbe la sostenibilità nei paesi terzi e contribuirebbe a creare una concorrenza più equa fra i prodotti dell'UE e quelli provenienti da tali paesi;

3.  è preoccupato per il fatto che le importazioni di tali prodotti sono soggette a minori controlli, in quanto i controlli primari sono quelli concernenti le norme sanitarie e il regolamento sulla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN)(10), quest'ultimo destinato esclusivamente a garantire che il prodotto sia stato catturato in conformità delle norme applicabili;

4.  sottolinea che, al fine di garantire un trattamento equo dei prodotti ittici e dell'acquacoltura importati ed europei, che dovrebbe costituire un obiettivo chiave della politica della pesca dell'UE, l'UE dovrebbe imporre a tutti i prodotti importati il rispetto delle norme dell'UE in materia di conservazione e gestione, nonché i requisiti di igiene previsti dalla legislazione dell'UE; osserva che questo contribuirebbe a creare una concorrenza più equa e ad innalzare il livello degli standard di sfruttamento delle risorse marine nei paesi terzi;

5.  ritiene che gli sforzi dell'UE volti a conservare gli stock ittici e a garantire la sostenibilità della pesca, nell'ambito della PCP, siano incompatibili con l'importazione di prodotti della pesca e dell'acquacoltura provenienti da paesi che accrescono gli sforzi di pesca senza tenere conto della sostenibilità e al solo fine di conseguire un rendimento immediato;

6.  esprime preoccupazione per il fatto che norme diverse per la commercializzazione del pesce creano un mercato discriminatorio che danneggia i pescatori e gli acquacoltori dell'UE, ragion per cui è opportuno incrementare e migliorare i controlli sui prodotti della pesca e dell'acquacoltura;

7.  ritiene che l'applicazione del regolamento sul controllo(11) dovrebbe essere rafforzata in tutti gli Stati membri, in modo tale che il regolamento sia applicato in modo omogeneo ed armonizzato in tutte le fasi della catena di approvvigionamento, compresi il commercio al dettaglio e i servizi di ristorazione, e ai prodotti sia dell'Unione europea che importati; rileva che questo vale anche per le disposizioni in materia di etichettatura;

Norme sanitarie

8.  esprime preoccupazione per il fatto che il sistema imposto dall'Unione e utilizzato per la verifica delle norme sanitarie dei prodotti della pesca esportati nell'UE da parte delle autorità competenti dei paesi terzi non fornisce garanzie sufficienti che le norme siano sempre rispettate;

9.  invita la Commissione a fornire più formazione, assistenza tecnica e strutture per il potenziamento delle capacità istituzionali al fine di aiutare i paesi in via di sviluppo a rispettare le norme dell'UE; incoraggia iniziative quali il programma "Migliorare la formazione per rendere più sicuri gli alimenti" (BTSF) gestito dalla Direzione generale per la Salute e la sicurezza alimentare (DG SANTE) che prevede sessioni di formazione per il personale dei paesi in via di sviluppo responsabile dei controlli ufficiali sulle norme UE in materia di prodotti della pesca e dell'acquacoltura;

10.  sottolinea l'importanza di una rigorosa applicazione ai prodotti della pesca e dell'acquacoltura importati, inclusi i mangimi e le materie prime per i mangimi, della legislazione dell'UE in materia di norme e di controlli sanitari sotto tutti gli aspetti (tra cui sicurezza alimentare, tracciabilità e prevenzione), aspetti imprescindibili per la tutela del consumatore; esortala Commissione, a tale proposito, a migliorare il proprio programma di ispezioni nei paesi terzi tramite il perfezionamento delle missioni dell'Ufficio alimentare e veterinario, in particolare aumentando il numero di strutture ispezionate nel corso di ogni missione, al fine di ottenere risultati che rispecchino meglio la situazione reale nei paesi terzi;

11.  rileva che anche gli audit effettuati dalla DG SANTE evidenziano che alcuni paesi terzi sono ancora ben lungi dal garantire che i prodotti soddisfino le necessarie norme sanitarie, almeno per quanto riguarda i pescherecci e le navi officina e le navi frigorifero, il che ostacola i controlli sanitari effettuati presso i posti d'ispezione transfrontalieri dell'UE per accertare il rispetto delle norme sanitarie;

12.  è allarmato per le osservazioni secondo le quali i pescherecci di paesi terzi operanti lungo le coste dell'Africa occidentale registrano difficoltà nell'assicurare la tracciabilità dei prodotti e il rispetto delle norme sanitarie; ritiene che non si possa fare pienamente affidamento sulla veridicità dei certificati rilasciati dai pescherecci di paesi terzi per le navi e gli stabilimenti autorizzati a esportare nell'UE;

13.  ritiene che il fatto di consentire ai paesi terzi di delegare ad altri paesi terzi prescelti il diritto di rilasciare tali certificati, persino a uno Stato costiero, sia in contrasto con la nozione di responsabilità dello Stato di bandiera che è alla base della PCP, compreso il regolamento sulla pesca INN, in particolare le responsabilità dello Stato di bandiera che convalida il certificato di cattura; ritiene che la Commissione dovrebbe interrompere la prassi di consentire ai paesi terzi di delegare tale autorità ad altri paesi;

14.  ritiene, inoltre, che le autorità competenti dovrebbero effettuare un'ispezione sanitaria dei pescherecci almeno una volta all'anno;

Diritti in materia di lavoro

15.  mette a confronto il lodevole risultato ottenuto dagli Stati membri nella ratifica delle convenzioni del lavoro concernenti i marittimi con i loro risultati estremamente deludenti nella ratifica delle convenzioni concernenti i pescatori, e li esorta a ratificare tempestivamente gli strumenti pertinenti, tra cui la convenzione C188 dell'OIL, l'accordo di Città del Capo e la convenzione STCW;

16.  si congratula con le parti sociali per il loro successo nell'utilizzo dell'articolo 155 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) per negoziare la direttiva (UE) 2017/159(12)del Consiglio, che attua in parte la C188 dell'OIL, pur rammaricandosi che non contempli i pescatori indipendenti; esorta la Commissione a ultimare il processo presentando una proposta di direttiva complementare che contenga disposizioni di attuazione, così come ha fatto per le attività di trasporto marittimo;

17.  esorta la Commissione, in tale contesto, ad avviare le procedure per il ricorso all'articolo 155 TFUE per quanto riguarda la STCW-F, al fine di migliorare la sicurezza in mare delle attività di pesca, che è ampiamente riconosciuta tra le professioni più pericolose al mondo;

18.  sostiene i continui sforzi volti a migliorare la politica della pesca dell'UE al fine di renderla più sostenibile dal punto di vista ambientale, garantendo la sopravvivenza a lungo termine delle comunità costiere e una fonte nutriente di cibo; contrappone tutto ciò alla crescente apertura del mercato dell'UE ai prodotti della pesca provenienti dai paesi terzi i cui regimi di gestione non sono altrettanto rigorosi; ritiene che ciò costituisca un'incoerenza tra la politica della pesca e la politica commerciale;

Politica commerciale

19.  deplora il fatto che talvolta la Commissione lanci segnali contrastanti ai paesi terzi, come ad esempio nella negoziazione degli accordi di libero scambio (ALS) con paesi che sono stati precedentemente individuati nel quadro del regolamento sulla pesca INN o del regolamento sulla pesca non sostenibile o ancora estendendo loro l'accesso al mercato dell'UE(13);

20.  invita la Commissione a garantire uno stretto coordinamento tra le politiche commerciali e della pesca dell'Unione, compreso il negoziato di accordi commerciali che comportano aspetti relativi alla pesca; ritiene che sia essenziale analizzare l'impatto economico e sociale degli ALS sui prodotti della pesca dell'UE, istituire, ove necessario, adeguate misure di salvaguardia e trattare come sensibili determinati prodotti della pesca;

21.  ritiene che l'UE, in quanto maggior importatore mondiale di prodotti della pesca, condivida con gli altri importanti paesi importatori di tali prodotti la responsabilità politica di garantire che le regole commerciali dell'OMC siano in linea con gli standard globali più elevati in termini di gestione e conservazione dei prodotti della pesca; invita, a tal riguardo, la Commissione ad assicurare che il commercio equo, trasparente e sostenibile di prodotti ittici sia rafforzato nel quadro degli accordi commerciali bilaterali e multilaterali dell'UE;

22.  insiste sul fatto che gli ALS e altri accordi multilaterali contenenti disposizioni commerciali negoziati dalla Commissione includano capitoli rafforzati sullo sviluppo sostenibile che affrontano questioni specifiche in materia di pesca e che:

   rafforzino esplicitamente i requisiti del regolamento INN e obblighino il paese terzo ad avviare una procedura per prevenire che il pesce INN acceda al suo mercato, al fine di impedirne l'ingresso indiretto nell'UE;
   richiedano al paese terzo di ratificare e attuare in modo efficace gli strumenti internazionali fondamentali in materia di pesca, come la convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, l'accordo delle Nazioni Unite sugli stock ittici, l'accordo sulle misure di competenza dello Stato di approdo e l'accordo di conformità FAO dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO), e a rispettare le norme delle pertinenti organizzazioni regionali di gestione della pesca (ORGP);

23.  chiede che si tenga realmente conto degli interessi delle regioni ultraperiferiche al momento della conclusione degli accordi di partenariato per una pesca sostenibile o degli accordi commerciali con paesi terzi prevedendo, se necessario, l'esclusione dei prodotti sensibili;

24.  invita la Commissione, in occasione dell'elaborazione dell'accordo post-Brexit, a subordinare l'accesso al mercato dell'Unione da parte dei PPA del Regno Unito all'accesso alle acque britanniche da parte dei pescherecci dell'UE e all'applicazione della PCP;

25.  invita la Commissione a presentare modifiche al regolamento SPG(14) al fine di inserire importanti strumenti in materia di pesca, quali la convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, l'accordo delle Nazioni Unite sugli stock ittici, l'accordo di conformità FAO e l'accordo sulle misure di competenza dello Stato di approdo della FAO, tra gli strumenti che devono essere ratificati e attuati, nonché disposizioni per consentire la sospensione dello status SPG+ qualora tali strumenti non siano applicati;

26.  sottolinea che, al fine di rimediare alle carenze nell'attuazione dei capitoli in materia di commercio e sviluppo sostenibile degli ALS e rafforzare tali disposizioni, essi dovrebbero contemplare un meccanismo vincolante di risoluzione delle controversie (che includa le consultazioni tra governi, una procedura arbitrale, l'accesso pubblico ai documenti e la consultazione della società civile), insieme alla possibilità di applicare sanzioni in caso di mancato rispetto degli impegni internazionali;

27.  esprime grande preoccupazione per i punti deboli e le lacune nei controlli doganali descritti nella relazione speciale n. 19/2017 della CCE ed esorta la Commissione e gli Stati membri ad attuare al più presto le raccomandazioni in essa contenute;

28.  osserva che, accanto agli obblighi generali di divulgazione di informazioni non finanziarie in capo alle grandi società, sono stati imposti ulteriori requisiti in materia di due diligence agli operatori di qualsiasi dimensione (comprese le PMI) in due settori problematici, il legname e i minerali dei conflitti, da applicarsi nell'intera catena di custodia; ritiene che i prodotti della pesca beneficerebbero di obblighi simili e invita la Commissione ad esaminare la fattibilità dell'introduzione di requisiti di due diligence per tali prodotti;

Norme di commercializzazione

29.  osserva che, sebbene le disposizioni del regolamento (UE) n. 1379/2013 relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura si applichino a tutti i prodotti della pesca e dell'acquacoltura, quelle in materia di etichettatura per i consumatori si applicano solo a un numero relativamente esiguo di prodotti, che esclude i prodotti preparati, conservati o trasformati; ritiene che dovrebbero essere migliorate le informazioni ai consumatori anche per tali prodotti, con l'aggiunta di ulteriori informazioni obbligatorie sulle loro etichette; ritiene fondamentale migliorare l'etichettatura di tali prodotti per informare i consumatori e garantire la tracciabilità dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura;

30.  chiede alla Commissione di promuovere campagne d'informazione sugli sforzi di sostenibilità dei pescatori e degli acquacoltori dell'UE, mettendo in risalto gli elevati standard qualitativi e ambientali imposti dalla legislazione dell'UE rispetto a quelli dei paesi terzi;

31.  ritiene che il rigoroso rispetto della politica comune della pesca e di altre normative unionali garantisca la conformità della flotta dell'UE alle elevate norme ambientali, igienico-sanitarie e sociali; invita pertanto la Commissione a vagliare prontamente la possibilità di creare un'etichetta per identificare i prodotti della pesca dell'UE;

32.  esprime il convincimento che i consumatori europei farebbero spesso scelte differenti se fossero meglio informati circa la reale natura dei prodotti in vendita, la loro origine geografica, la loro qualità e le condizioni in cui sono stati ottenuti o catturati;

33.  ritiene che le informazioni obbligatorie sulle etichette dei prodotti della pesca dovrebbero includere anche la bandiera dello Stato del peschereccio che ha catturato il prodotto;

34.  accoglie con favore il recente avvio, da parte della Commissione, di una valutazione delle norme di commercializzazione adottate per la prima volta decenni or sono, al fine di determinare quali norme dovrebbero essere applicate tenendo conto delle attuali pratiche di commercializzazione e delle tecnologie disponibili in materia di tracciabilità dei prodotti;

Regime di controllo

35.  ritiene che i tre regolamenti che configurano il regime di controllo costituiscano un pacchetto equilibrato e abbiano permesso di conseguire notevoli miglioramenti nella gestione della pesca nell'UE;

36.  si congratula con la Commissione per il modo in cui ha applicato il regolamento INN in relazione ai paesi terzi, il che dimostra che l'UE può avere un'influenza enorme sulla pesca mondiale, nel suo ruolo di responsabile Stato mercato; esorta l'UE a continuare ad esercitare pressione su altri Stati mercato, affinché adottino provvedimenti per impedire l'ingresso nei loro mercati di pesce proveniente da attività di pesca INN;

37.  evidenzia il rapporto recentemente pubblicato dalla società civile che analizza il flusso di importazioni dei prodotti ittici nei paesi UE dal 2010, data in cui è entrato in vigore il regolamento INN, e che mostra come carenze nei controlli sulle importazioni da paesi terzi negli Stati membri e norme non uniformi possano creare una via d'ingresso nel mercato europeo di prodotti non conformi; invita, quindi, gli Stati membri, di transito e di destinazione, a coordinarsi maggiormente per garantire che i certificati di cattura, emessi per le importazioni di prodotti ittici, vengano esaminati con maggiore attenzione; ritiene fondamentale l'adozione di un sistema informatico europeo che possa facilitare un controllo sulle importazioni dei prodotti ittici negli Stati membri che sia armonizzato e coordinato;

38.  ritiene che la Commissione e alcuni Stati membri abbiano omesso di attuare e far rispettare rigorosamente tutti e tre i regolamenti, come riportato in vari documenti elaborati dalla Commissione, dalla Corte dei conti europea e da osservatori indipendenti;

39.  ritiene che, oltre ad applicare il regolamento INN, occorra effettuare controlli più rigorosi a valle del processo di commercializzazione di tali prodotti ittici, in particolare attraverso verifiche più approfondite sugli Stati membri e sulle imprese sospettate di fornire prodotti provenienti dalla pesca illegale;

40.  invita la Commissione a utilizzare tutti gli strumenti a sua disposizione per garantire che tutti i paesi esportatori di prodotti della pesca e dell'acquacoltura nell'UE applichino politiche rigorose di conservazione degli stock; incoraggia la Commissione a cooperare con tali paesi in tutte le sedi appropriate, in particolare nell'ambito delle ORGP;

41.  osserva che per vari aspetti si sono registrate carenze in materia di attuazione fra le quali:

   disomogenei livelli di sanzioni e manata attuazione del sistema a punti nei vari Stati membri;
   sanzioni non sempre sufficientemente dissuasive, efficaci o proporzionate per prevenire il ripetersi delle infrazioni;
   raccolta e scambio insoddisfacenti di dati da e tra gli Stati membri, soprattutto a causa della mancanza di una base di dati comune e compatibile;
   scarsa tracciabilità del pesce, anche all'attraversamento dei confini nazionali;
   controllo insufficiente delle pratiche di pesatura;
   differenze significative nella verifica delle importazioni e del punto di entrata, compresi i certificati di cattura;
   mancanza di una definizione chiara e uniforme delle infrazioni gravi negli Stati membri;

42.  sottolinea la necessità di garantire che, quando un prodotto importato viene respinto in un porto di uno Stato membro dell'Unione europea, tale prodotto non possa entrare nel mercato dell'Unione attraverso il porto di un altro Stato membro;

43.  concorda sul fatto che talune disposizioni dei regolamenti sul regime di controllo lasciano spazio all'interpretazione e hanno ostacolato un'attuazione uniforme, ma ritiene che, con apertura e volontà politica sufficienti, la Commissione e gli Stati membri potrebbero intensificare i loro sforzi per garantire un'attuazione più armonizzata della normativa in vigore, anche attraverso il ricorso ad orientamenti e interpretazioni;

44.  osserva che questa era l'idea alla base del gruppo di esperti in materia di conformità al sistema di controllo della pesca dell'Unione europea, istituito nell'ambito della riforma della PCP come consesso all'interno del quale gli attori potessero discutere di eventuali carenze in modo franco e scevro da pregiudizi, e deplora che finora il gruppo non si sia sviluppato in tal senso;

45.  ritiene che si debba fare ancora molto per promuovere la piena applicazione del regime di controllo, compreso un seguito appropriato alle infrazioni riscontrate, una migliore segnalazione da parte degli Stati membri sulle azione intraprese e uno scambio di informazioni tra gli Stati membri e con la Commissione;

46.  invita la Commissione ad avvalersi di tutti gli strumenti a sua disposizione per incoraggiare gli Stati membri ad attuare integralmente le disposizioni del regime di controllo anche revocando, ove opportuno, i finanziamenti a titolo del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca;

47.  ribadisce la conclusione formulata nella sua risoluzione del 25 ottobre 2016 su "Come rendere omogenei i controlli sulla pesca in Europa"(15), secondo la quale qualsiasi revisione del regolamento sul controllo o del regolamento INN dovrebbe essere mirata e concentrata solo a trattare gli aspetti che frenano controlli efficaci ed equilibrati in tutti gli Stati membri dell'Unione;

48.  chiede che le competenze dell'Agenzia europea di controllo della pesca (EFCA) siano estese ai controlli dei pescherecci oggetto degli accordi di pesca, anche sulla base di una collaborazione con le autorità competenti dello Stato firmatario, e che all'EFCA vengano assegnate risorse sufficienti a tal fine;

49.  deplora vivamente la decisione della Commissione di avviare un'importante revisione dell'intero regime di controllo senza opportune consultazioni pubbliche in merito all'attuazione del regolamento INN, al mandato dell'EFCA o alla revisione dell'intero pacchetto, come previsto dagli orientamenti per legiferare meglio; ritiene che una consultazione pubblica formale su tutti questi aspetti, prima di presentare una proposta di revisione, consentirebbe a tutte le parti interessate di contribuire in modo sufficiente alla revisione di questo pilastro cruciale della PCP;

50.  insiste vivamente sul fatto che la revisione non deve comportare un indebolimento delle attuali misure, ma piuttosto migliorare e rafforzare la parità di condizioni nel controllo della pesca, in quanto unico modo per garantire la dimensione "comune" della politica comune della pesca;

51.  insiste sul fatto che la revisione del regime di controllo debba includere i seguenti principi fondamentali:

   norme e regole a livello dell'UE sulle ispezioni in mare, nei porti e nell'intera catena di custodia;
   completa tracciabilità dei prodotti ittici in tutte le fasi della catena di custodia, dal peschereccio al punto di vendita finale;
   dati esaustivi sulle catture da parte di tutti gli operatori, inclusi i pescherecci di lunghezza inferiore ai 10 metri e gli operatori della pesca ricreativa;
   livelli comuni di sanzioni in tutti gli Stati membri;
   una definizione comune di infrazione;
   un sistema a punti applicato in maniera equivalente da tutti gli Stati membri;
   sanzioni sufficientemente dissuasive efficaci e proporzionate;
   un sistema, accessibile alla Commissione e a tutti gli Stati membri, per la condivisione di tutte le informazioni sulle infrazioni osservate e sul seguito giuridico e giudiziario;
   piena adozione dei miglioramenti offerti dalle tecnologie disponibili e la capacità di adottare tecnologie future man mano che si evolvono senza la necessità di modifiche legislative;
   chiara definizione delle responsabilità della Commissione e degli Stati membri e, se del caso, delle regioni all'interno degli Stati membri;
   nessuna regionalizzazione del regolamento sul controllo;

52.  chiede alla Commissione di presentare quanto prima la sua proposta di modifica del regolamento sul controllo;

53.  insiste sul fatto che le disposizioni e i principi del regolamento INN non devono in alcuno modo essere modificati o indeboliti, considerato l'enorme successo di tale regolamento ed il suo impatto sulla pesca in tutto il mondo;

54.  insiste sulla necessità che l'inclusione dei paesi terzi nei processi di preidentificazione, identificazione ed elencazione di cui al regolamento sulla pesca INN avvenga senza alcuna ingerenza politica e che la cancellazione dall'elenco sia rigorosamente subordinata alla piena attuazione da parte del paese in questione dei miglioramenti ritenuti necessari dalla Commissione;

55.  ritiene che il ruolo dell'EFCA dovrebbe essere rafforzato per permettere che l'agenzia sia maggiormente coinvolta nell'applicazione del regolamento sul controllo e del regolamento INN, inclusi la verifica e il controllo incrociato dei dati lungo la catena di custodia, la pianificazione e il coordinamento delle ispezioni da parte della Commissione e degli Stati membri, e la verifica dei certificati di cattura;

o
o   o

56.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 354 del 28.12.2013, pag. 22.
(2) Regolamento (CE) n. 1224/2009 del Consiglio, del 20 novembre 2009, che istituisce un regime di controllo comunitario per garantire il rispetto delle norme della politica comune della pesca, che modifica i regolamenti (CE) n. 847/96, (CE) n. 2371/2002, (CE) n. 811/2004, (CE) n. 768/2005, (CE) n. 2115/2005, (CE) n. 2166/2005, (CE) n. 388/2006, (CE) n. 509/2007, (CE) n. 676/2007, (CE) n. 1098/2007, (CE) n. 1300/2008, (CE) n. 1342/2008 e che abroga i regolamenti (CEE) n. 2847/93, (CE) n. 1627/94 e (CE) n. 1966/2006. GU L 343 del 22.12.2009, pag. 1.
(3) Regolamento (CE) n. 1005/2008 del Consiglio, del 29 settembre 2008, che istituisce un regime comunitario per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, che modifica i regolamenti (CEE) n. 2847/93, (CE) n. 1936/2001 e (CE) n. 601/2004 e che abroga i regolamenti (CE) n. 1093/94 e (CE) n. 1447/1999. GU L 286 del 29.10.2008, pag. 1.
(4) Regolamento (UE) 2017/2403 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2017, relativo alla gestione sostenibile delle flotte da pesca esterne e recante abrogazione del regolamento (CE) n. 1006/2008 del Consiglio; GU L 347 del 28.12.2017, pag. 81.
(5) GU L 354 del 28.12.2013, pag. 1.
(6) GU L 139 del 30.4.2004, pag. 206.
(7) GU L 316 del 14.11.2012, pag. 34.
(8) Testi approvati, P8_TA(2017)0195.
(9) GU C 351 E del 2.12.2011, pag. 119.
(10) Regolamento del Consiglio (CE) n. 1005/2008.
(11) Regolamento del Consiglio (CE) n. 1224/2009.
(12) GU L 25 del 31.1.2017, pag. 12.
(13) Regolamento (UE) n. 1026/2012.
(14) Regolamento (UE) n. 978/2012; GU L 303 del 31.10.2012, pag. 1.
(15) Testi approvati, P8_TA(2016)0407.


Il futuro dell'alimentazione e dell'agricoltura
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Risoluzione del Parlamento europeo del 30 maggio 2018 sul futuro dell'alimentazione e dell'agricoltura (2018/2037(INI))
P8_TA(2018)0224A8-0178/2018

Il Parlamento europeo,

–  vista la comunicazione della Commissione del 29 novembre 2017 dal titolo "Il futuro dell'alimentazione e dell'agricoltura" (COM(2017)0713),

–  visti gli articoli 38 e 39 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) che istituiscono la politica agricola comune (PAC) e i suoi obiettivi,

–  visti gli articoli 40 e 42 TFUE che istituiscono un'organizzazione comune dei mercati (OCM) per i prodotti agricoli e stabiliscono la misura in cui le regole di concorrenza sono applicabili alla produzione e al commercio dei prodotti agricoli,

–  visto l'articolo 13 TFUE,

–  visto l'articolo 349 TFUE, che definisce lo statuto delle regioni ultraperiferiche e stabilisce le condizioni di applicazione dei trattati a tali regioni,

–  visto il regolamento (CE) n. 2017/2393 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2017, che modifica i regolamenti (UE) n. 1305/2013 sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), (UE) n. 1306/2013 sul finanziamento, sulla gestione e sul monitoraggio della politica agricola comune, (UE) n. 1307/2013 recante norme sui pagamenti diretti agli agricoltori nell'ambito dei regimi di sostegno previsti dalla politica agricola comune, (UE) n. 1308/2013 recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli e (UE) n. 652/2014 che fissa le disposizioni per la gestione delle spese relative alla filiera alimentare, alla salute e al benessere degli animali, alla sanità delle piante e al materiale riproduttivo vegetale(1) ("regolamento omnibus"),

–  vista la direttiva 98/58/CE del Consiglio, del 20 luglio 1998, riguardante la protezione degli animali negli allevamenti(2),

–  visto il documento informativo della Corte dei conti europea (CCE) sul futuro della PAC, pubblicato il 19 marzo 2018,

–  viste la direttiva 2009/128/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria ai fini dell'utilizzo sostenibile dei pesticidi(3) e la relazione della Commissione del 10 ottobre 2017 sui piani d'azione nazionali degli Stati membri e sui progressi realizzati nell'attuazione della direttiva 2009/128/CE sull'utilizzo sostenibile dei pesticidi (COM(2017)0587),

–  vista la sua decisione, del 6 febbraio 2018, sulla costituzione, le attribuzioni, la composizione numerica e la durata del mandato della commissione speciale sulla procedura di autorizzazione dei pesticidi nell'Unione(4),

–  viste le relazione speciali della CCE n. 16/2017 dal titolo "Programmazione dello sviluppo rurale: sono necessarie minor complessità e maggiore concentrazione sui risultati" e n. 21/2017 dal titolo "L'inverdimento: un regime di sostegno al reddito più complesso, non ancora efficace sul piano ambientale",

–  visto il documento di riflessione della Commissione del 28 giugno 2017 sul futuro delle finanze dell'UE (COM(2017)0358),

–  vista la comunicazione della Commissione del 14 febbraio 2018, dal titolo "Un quadro finanziario pluriennale nuovo e moderno per un'Unione europea in grado di realizzare efficientemente le sue priorità post-2020" (COM(2018)0098),

–  vista la dichiarazione di Cork 2.0 del 2016 "Una vita migliore nelle aree rurali", formulata in occasione della Conferenza europea sullo sviluppo rurale,

–  vista la sua risoluzione del 3 maggio 2018 sulla situazione attuale e le prospettive future per i settori ovino e caprino nell'UE(5),

–  vista la sua risoluzione del 17 aprile 2018 su una strategia europea per promuovere le colture proteiche – incoraggiare la produzione di colture proteiche e leguminose nel settore agricolo europeo(6),

–  vista la sua risoluzione del 14 marzo 2018 sul prossimo QFP: preparazione della posizione del Parlamento in merito al QFP per il periodo successivo al 2020(7),

–  vista la sua risoluzione del 1° marzo 2018 sulle prospettive e le sfide per il settore dell'apicoltura dell'UE(8),

–  vista la sua risoluzione del 27 aprile 2017 sulla situazione relativa alla concentrazione dei terreni agricoli nell'UE: come agevolare l'accesso degli agricoltori alla terra?(9),

–  vista la sua risoluzione del 4 aprile 2017 sulle donne e il loro ruolo nelle zone rurali(10),

–  vista la sua risoluzione del 14 dicembre 2016 sugli strumenti della PAC intesi a ridurre la volatilità dei prezzi nei mercati agricoli(11),

–  vista la sua risoluzione del 27 ottobre 2016 su come può la PAC migliorare la creazione di occupazione nelle zone rurali(12),

–  vista la sua risoluzione del 7 giugno 2016 sulla promozione dell'innovazione e dello sviluppo economico nella futura gestione delle aziende agricole europee(13),

–  vista la sua risoluzione del 7 luglio 2015 sulle prospettive del settore lattiero-caseario dell'UE - bilancio dell'attuazione del pacchetto latte(14),

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo su "Un'eventuale riforma in profondità della PAC"(15),

–  visto il parere del Comitato europeo delle regioni dal titolo "La PAC dopo il 2020"(16),

–  visti gli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (OSS), la maggior parte dei quali sono pertinenti alla PAC,

–  viste la relazione e le conclusioni del novembre 2016 della task force dei mercati agricoli dal titolo "Improving Market Outcomes – Enhancing the position of farmers in the supply chain" (Migliorare i risultati del mercato – Valorizzare la posizione degli agricoltori nella catena di approvvigionamento),

–  visto l'accordo di Parigi in occasione della conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP 21) del 2015 e, in particolare, gli impegni assunti dall'Unione europea come "contributi stabiliti a livello nazionale" (CLN) al fine di raggiungere gli obiettivi dell'accordo a livello mondiale,

–  vista la relazione della Commissione del 15 dicembre 2016 sull'attuazione del regime di sostegno per misure specifiche nel settore dell'agricoltura a favore delle regioni ultraperiferiche dell'Unione (POSEI) (COM(2016)0797),

–  visto il riesame dell'attuazione delle politiche ambientali, annunciato nel 2016 (COM(2016)0316), che è uno strumento volto a contribuire a offrire i vantaggi della legislazione e delle politiche ambientali dell'UE alle imprese e ai cittadini attraverso una migliore attuazione,

–  vista la lettera della commissione per il controllo dei bilanci,

–  visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale e i pareri della commissione per lo sviluppo, della commissione per il commercio internazionale, della commissione per i bilanci e della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (A8-0178/2018),

A.  considerando che la comunicazione della Commissione su "Il futuro dell'alimentazione e dell'agricoltura" riconosce che la politica agricola comune (PAC) è una delle politiche più antiche e integrate nell'UE, è di importanza strategica globale e dovrebbe essere concepita in modo da consentire al settore agricolo e forestale dell'UE di rispondere alle richieste motivate dei cittadini non solo per quanto riguarda la sicurezza, la protezione, la qualità e sostenibilità alimentari, ma anche la cura dell'ambiente, la biodiversità e la protezione delle risorse naturali, l'azione in materia di cambiamenti climatici, lo sviluppo rurale, la sanità e elevati standard di benessere degli animali e l'occupazione;

B.  considerando che è oggi giocoforza constatare che la PAC deve essere riformata per rispondere in maniera più soddisfacente alle esigenze sia dei suoi primi destinatari, gli agricoltori, sia di tutti i cittadini;

C.  considerando che la PAC è di fondamentale importanza in Europa per circa 12 milioni di aziende agricole;

D.  considerando che i terreni agricoli rappresentano il 47 % del territorio europeo e che nell'UE ci sono 22 milioni di agricoltori e di lavoratori agricoli;

E.  considerando che gli obiettivi della PAC dovrebbero essere quelli di garantire la sicurezza e la sovranità alimentari nonché la resilienza e la sostenibilità dei sistemi e dei territori agricoli dell'UE;

F.  considerando che l'obiettivo generale dell'UE di un settore agricolo e forestale multifunzionale e diversificato, creatore di posti di lavoro, equo, basato su pratiche agricole sostenibili, che consenta di preservare aziende agricole di piccole dimensioni e a conduzione familiare redditizie, accessibili e tramandabili alle nuove generazioni, rimane fondamentale per fornire le esternalità positive e i beni pubblici (prodotti alimentari e non alimentari e servizi) che i cittadini europei esigono;

G.  considerando che è fondamentale arrestare e invertire l'attuale concentrazione del potere nelle mani del settore della grande distribuzione e della grande industria;

H.  considerando che le modifiche dell'attuale PAC devono basarsi sugli obiettivi strategici intesi a rafforzare la competitività e garantire alimenti sani e sicuri;

I.  considerando che per oltre 25 anni la PAC ha subito riforme periodiche, dettate dall'apertura dell'agricoltura europea ai mercati internazionali e dall'emergere di nuove sfide in ambiti quali l'ambiente e i cambiamenti climatici; che si rende ora necessario un altro passo in questo processo continuo di adeguamento, al fine di semplificare, modernizzare e riorientare tale politica, affinché possa garantire un reddito agli agricoltori e rispondere più efficacemente alle aspettative di tutta la società, soprattutto in materia di qualità e sicurezza alimentare, cambiamento climatico, sanità pubblica e occupazione, garantendo nel contempo la certezza giuridica e la sicurezza finanziaria per il settore, al fine di realizzare zone rurali sostenibili, affrontare il problema della sicurezza alimentare e garantire che gli obiettivi climatici e ambientali europei siano soddisfatti, nonché aumentare il valore aggiunto europeo;

J.  considerando che la Commissione, pur avendo intitolato la sua comunicazione sull'attuale riforma della PAC "Il futuro dell'alimentazione e dell'agricoltura", non ha fornito alcuna garanzia sul mantenimento del bilancio della PAC e che è essenziale affrontare questa questione prima della presentazione delle prossime proposte legislative; che queste ultime devono garantire che non vi sia una rinazionalizzazione della PAC, che il buon funzionamento del mercato unico non sia compromesso e che vi sia una reale semplificazione per i beneficiari, non solo a livello di UE ma anche a livello di Stati membri, regionale, locale e delle aziende agricole, nonché flessibilità e certezza giuridica per gli agricoltori e silvicoltori, garantendo al contempo che gli ambiziosi obiettivi ambientali e gli obiettivi della nuova PAC siano conseguiti senza aggiungere nuovi vincoli per gli Stati membri e quindi un nuovo livello di complessità, che comporterebbe ritardi nell'attuazione delle strategie nazionali;

K.  considerando che un nuovo modello di risultati di questo tipo dovrebbe garantire una relazione diretta tra l'UE e gli agricoltori europei;

L.  considerando che la PAC deve svolgere un ruolo importante nel rafforzare la produttività e la competitività del settore a lungo termine e nell'evitare la stagnazione e la volatilità dei redditi agricoli che, nonostante la concentrazione e l'intensificazione della produzione e l'aumento della produttività, sono mediamente ancora inferiori rispetto al resto dell'economia;

M.  considerando che i pagamenti diretti forniscono il primo livello sostanziale di stabilità e una rete di sicurezza per i redditi agricoli poiché rappresentano una parte tangibile dei redditi agricoli annui e addirittura il 100 % delle entrate delle aziende agricole in determinate regioni; che tali pagamenti dovrebbero continuare per aiutare gli agricoltori a competere a parità di condizioni con i paesi terzi;

N.  considerando che nuove catene di valore rurali nella bioeconomia possono offrire un buon potenziale in termini di crescita e posti di lavoro nelle zone rurali;

O.  considerando che i pagamenti diretti devono essere maggiormente destinati agli agricoltori, poiché questi ultimi sono le persone che contribuiscono alla stabilità e al futuro delle regioni rurali dell'UE e affrontano i rischi di mercato sotto il profilo economico;

P.  considerando che, negli ultimi anni, gli agricoltori hanno dovuto affrontare una crescente volatilità dei prezzi, che ha rispecchiato le fluttuazioni dei prezzi sui mercati globali e l'incertezza causata da sviluppi macroeconomici, da politiche esterne come quella commerciale, da questioni politiche e diplomatiche, da crisi sanitarie, da eccedenze in taluni settori europei, da cambiamenti climatici e dalla maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi nell'UE;

Q.  considerando che gli strumenti specifici per i settori mediterranei dovrebbero rimanere nel pilastro I;

R.  considerando che è essenziale fornire strumenti flessibili e reattivi per aiutare i settori sensibili e strategici ad affrontare i cambiamenti strutturali, quali gli impatti potenziali della Brexit o degli accordi commerciali bilaterali approvati con i principali partner dell'UE;

S.  considerando che le strategie settoriali per la frutta, gli ortaggi e il vino e l'apicoltura dovrebbero continuare a essere obbligatorie per i paesi produttori e che è opportuno mantenere le specificità dei relativi strumenti e norme;

T.  considerando che è essenziale garantire parità di condizioni, prezzi equi e un equo tenore di vita per tutti gli agricoltori in tutte le regioni e gli Stati membri dell'UE, garantendo in tal modo prezzi accessibili per cittadini e consumatori e assicurando la presenza di attività agricola in tutte le parti dell'Unione, ivi comprese le zone soggette a vincoli naturali; che è fondamentale promuovere il consumo e la disponibilità di alimenti di qualità e diete sane e sostenibili, rispettando al contempo gli impegni in materia di sostenibilità sociale e ambientale, azione per il clima, salute e benessere degli animali e delle piante e sviluppo equilibrato delle zone rurali;

U.  considerando che l'acqua e l'agricoltura sono intrinsecamente connesse e che la gestione sostenibile dell'acqua nel settore agricolo è essenziale per garantire una buona qualità e una produzione alimentare sufficiente, nonché la conservazione delle risorse idriche;

V.  considerando che la PAC necessita di strumenti adeguati per far fronte alla vulnerabilità dell'agricoltura ai cambiamenti climatici e, al tempo stesso, ridurre la pressione sulle riserve di acqua dolce esercitata dal settore, responsabile del 50 % del consumo di acqua dolce nell'UE;

W.  considerando che, a fini di maggiore equità e legittimità, è necessario prevedere un sistema di pagamenti aggiornato, più semplice ed equo;

X.  considerando che l'attuale PAC è priva degli strumenti necessari a garantire redditi adeguati necessari per una vita dignitosa degli agricoltori più anziani;

Y.  considerando che non esistono strumenti adeguati in grado di incoraggiare il trasferimento delle attività dalla vecchia generazione di agricoltori a quelle più giovani;

Z.  considerando che, secondo il documento di riflessione sul futuro della PAC pubblicato dalla CCE nel marzo 2018, nel 2010, per ogni 100 dirigenti di aziende agricole di età superiore ai 55 anni, se ne registravano 14 con meno di 35 anni, cifra che si era ridotta a 10.8 nel 2013; che l'età media degli agricoltori dell'UE è aumentata da 49,2 a 51,4 anni nel periodo compreso tra il 2004 e il 2013; che le aziende agricole più piccole sono per lo più quelle degli agricoltori anziani;

AA.  considerando che l'aumento del commercio mondiale comporta sia opportunità che sfide, legate, tra l'altro, all'ambiente, ai cambiamenti climatici, alla protezione delle risorse idriche, alla mancanza di terreni agricoli e al degrado dei suoli e richiede pertanto un adeguamento delle norme del commercio internazionale in modo da consentire la creazione di condizioni di parità basate su standard elevati, di condizioni eque e sostenibili per lo scambio di beni e servizi, nonché di meccanismi di difesa commerciale rinnovati ed efficienti, in conformità delle vigenti norme sociali, economiche, ambientali, sanitarie, fitosanitarie e di benessere degli animali dell'UE;

AB.  considerando che tali norme elevate devono essere mantenute e ulteriormente promosse a livello internazionale, in particolare nel quadro dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC), in modo da tutelare gli interessi dei produttori e dei consumatori europei garantendo standard europei negli accordi commerciali per le importazioni;

AC.  considerando che circa l'80 % delle proteine necessarie nell'UE è importato da paesi terzi e che sinora nell'ambito della PAC non è stata attuata sinora una strategia minimamente sufficiente in materia di proteine;

AD.  considerando che, sebbene l'accento posto sulla ricerca e lo sviluppo sia per l'innovazione di prodotti che per processi efficienti in termini di risorse debba essere accolto con favore, occorre adoperarsi maggiormente per sviluppare la capacità di ricerca e le infrastrutture necessarie per tradurre i risultati della ricerca in pratiche alimentari, agricole e agroforestali sostenibili, grazie a un sostegno adeguato, nonché promuovere un approccio che coinvolga un gran numero di attori e si incentri sugli agricoltori, sostenuto da servizi per l'espansione dell'attività agricola indipendenti, trasparenti e finanziati con risorse sufficienti in tutti gli Stati membri e le regioni e mediante servizi di formazione e scambio di conoscenze a livello di Stato membro;

AE.  considerando che il sostegno agli investimenti diretti dovrebbe essere più efficacemente mirato alle duplici richieste di prestazioni economiche e ambientali e tenere conto delle esigenze degli agricoltori stessi;

AF.  considerando che l'UE dispone di diversi programmi spaziali (EGNOS e Galileo) e di osservazione terrestre (Copernicus) e che occorre sfruttarne al massimo il potenziale in termini di controllo dell'attuazione della PAC e di transizione dell'agricoltura europea verso un'agricoltura di precisione e verso una duplice prestazione ambientale ed economica delle aziende agricole;

AG.  considerando che la maggior parte della ricerca biotecnologica è ora situata al di fuori dell'UE ove si incentra in genere sulle questioni agroeconomiche non pertinenti per il settore dell'UE, comportando perdite potenziali degli investimenti e dispersività;

AH.  considerando che, sulla base delle esperienze recenti, promuovendo i processi naturali intesi a incrementare i rendimenti e la resilienza e traendo vantaggio dagli stessi, si ridurranno probabilmente i costi di produzione;

AI.  considerando che un settore agricolo, alimentare e forestale competitivo deve continuare a svolgere un ruolo incisivo nel conseguimento degli obiettivi dell'UE in materia di protezione ambientale e azione per il clima, definiti negli accordi internazionali come la COP21 e gli OSS delle Nazioni Unite, incentivando e remunerando gli agricoltori per il loro contributo e assistendoli mediante una riduzione degli oneri regolamentari e amministrativi inutili nelle misure che intraprendono;

AJ.  considerando che l'entità dell'aumento della temperatura superficiale media del pianeta, previsto nel XXI secolo, e le sue conseguenze immediate sulle condizioni climatiche richiedono un sistema alimentare sostenibile sul piano ambientale, che garantisca una produzione sicura e copiosa, senza vincolare l'Unione ad altri mercati;

AK.  considerando che è importante che la futura PAC sia coerente con gli OSS, l'accordo di Parigi e le politiche dell'UE, in particolare nei settori della sostenibilità, dell'ambiente, del clima, della sanità pubblica e dell'alimentazione;

AL.  considerando che l'agricoltura è uno dei settori dell'economia che dovrebbero contribuire all'obiettivo di riduzione, entro il 2030, delle emissioni di gas a effetto serra del 30 % rispetto ai livelli del 2005 nel quadro del regolamento sulla ripartizione degli sforzi;

AM.  considerando che i piccoli agricoltori rappresentano circa il 40 % delle aziende agricole dell'UE, ma ricevono soltanto l'8 % delle sovvenzioni a titolo della PAC;

AN.  considerando che i 17 OSS fissano obiettivi nuovi e chiari per la PAC per il periodo successivo al 2020;

AO.  considerando che la PAC ha progressivamente integrato gli obiettivi ambientali garantendo che le sue norme siano compatibili con i requisiti ambientali previsti dalla legislazione dell'Unione e che gli agricoltori rispettino detti requisiti e promuovano altresì pratiche agricole sostenibili a tutela dell'ambiente e della biodiversità;

AP.  considerando che il consumo di grassi saturi e di carni rosse nell'Unione rimane ben al di sopra dell'apporto nutrizionale raccomandato e che l'industria alimentare continua a contribuire in modo considerevole alle emissioni di gas a effetto serra e di azoto;

AQ.  considerando che i cicli di produzione chiusi, che si riferiscono ai processi di produzione, lavorazione e imballaggio effettuati nella stessa regione, mantengono il valore aggiunto nella regione in questione e assicurano pertanto maggiori posti di lavoro nell'area locale e dimostrano quindi il potenziale di rilanciare le zone rurali;

AR.  considerando che la PAC persegue obiettivi economici e ambientali inscindibili e che tale dualità deve essere preservata e rafforzata nel quadro della riforma del pilastro I e del dispositivo di inverdimento, a beneficio di una transizione verso un modello agricolo europeo sostenibile ed efficiente;

AS.  considerando che la futura PAC dell'Unione europea deve adoperarsi per conseguire una limitazione significativa dell'utilizzo di antibiotici nell'agricoltura e nel settore alimentare per rafforzare l'agricoltura sostenibile;

AT.  considerando che l'incremento della resilienza a lungo termine e della sostenibilità dei sistemi e dei territori agricoli andrà a beneficio dell'UE nel suo complesso;

AU.  considerando che la CCE ha sottolineato il fatto che, a causa dei requisiti dell'inverdimento, che spesso non fanno altro che rispecchiare pratiche già esistenti, i pagamenti verdi introdotti nell'ambito della riforma del 2013 generano maggiori complessità e burocrazia, sono difficili da comprendere e, a parere della CCE, non migliorano in modo significativo le prestazioni ambientali e climatiche della PAC a causa della loro concezione, e che questi sono elementi importanti di cui tenere conto nell'elaborazione della nuova architettura verde della PAC;

AV.  considerando che la CCE ha individuato lacune significative nell'attuazione del secondo pilastro, in particolare nel lungo processo di approvazione nonché nella natura complessa e burocratica dei programmi di sviluppo rurale;

AW.  considerando che la "metavalutazione" basata su dati comprovati condotta da controlli dell'adeguatezza ha dimostrato che le misure di inverdimento non hanno migliorato in modo significativo le prestazioni ambientali, in gran parte perché tali requisiti erano già stati raggiunti;

AX.  considerando che gli obiettivi della dichiarazione di Cork 2.0 per una vita migliore nelle aree rurali riguardano aree rurali dinamiche, multifunzionalità intelligenti, biodiversità all'interno e all'esterno dell'agricoltura e della silvicoltura, razze animali rare e colture protette, nonché agricoltura biologica, sostegno alle zone svantaggiate e impegni nel contesto di Natura 2000; che la dichiarazione sottolinea altresì l'importanza degli sforzi per evitare lo spopolamento delle zone rurali e il ruolo delle donne e dei giovani in questo processo, nonché la necessità di una migliore valorizzazione delle risorse endogene nelle aree rurali mediante l'attuazione di strategie integrate e di approcci multisettoriali che rafforzino l'impostazione dal basso (bottom up) e la creazione di sinergie tra gli attori, e rendono necessario investire nella sostenibilità economica delle zone rurali, conservare e gestire più efficacemente le risorse naturali, incoraggiare l'azione a favore del clima, promuovere la conoscenza e l'innovazione, rafforzare la governance dei territori rurali e semplificare la politica di sviluppo rurale e la sua attuazione;

AY.  considerando che è opportuno che la PAC tenga conto delle zone meno interessanti, quali le regioni caratterizzate da forte concorrenza tra sviluppo urbano e agricoltura, per le loro restrizioni supplementari sull'accesso ai terreni ai fini del mantenimento dell'agricoltura in tali zone;

AZ.  considerando che le zone svantaggiate, quali le regioni montagnose e ultraperiferiche, dovrebbero continuare a essere compensate dalla PAC per i costi supplementari associati ai loro vincoli specifici al fine di mantenere l'attività agricola in tali zone;

BA.  considerando che la PAC dovrebbe riconoscere debitamente i notevoli benefici ambientali apportati da taluni settori, come i settori ovino e caprino o le colture proteiche;

BB.  considerando che il settore dell'apicoltura è di fondamentale importanza per l'UE e fornisce un contributo significativo alla società sia dal punto di vista economico che ecologico;

BC.  considerando che è essenziale rafforzare ulteriormente la posizione degli agricoltori nella catena dell'approvvigionamento alimentare e garantire un'equa concorrenza nel mercato unico, con norme eque e trasparenti che tengano conto delle specificità dell'agricoltura in termini di relazioni tra la produzione e gli altri anelli della catena alimentare, sia a monte che a valle, e fornire incentivi per evitare in modo effettivo rischi e crisi, compresi strumenti di gestione attivi, capaci di far coincidere l'offerta e la domanda e che possano essere dispiegati a livello settoriale e da parte delle autorità pubbliche, come delineato nella relazione della task force sui mercati agricoli; che occorre prendere in considerazione e monitorare adeguatamente gli aspetti che esulano dall'ambito di applicazione della PAC e che incidono sulla competitività e sulla realizzazione di parità di condizioni per gli agricoltori;

BD.  considerando che le nuove sfide in materia di sicurezza e autonomia alimentare per l'agricoltura europea nell'ambito delle priorità politiche dell'UE, come indicato nel documento di riflessione della Commissione sul futuro delle finanze dell'UE, impongono al prossimo quadro finanziario pluriennale (QFP) di incrementare o mantenere costante la dotazione agricola in euro per coprire le sfide attuali e quelle nuove;

BE.  considerando che gli agricoltori, viste le previsioni da parte della società affinché questi modifichino le loro pratiche per diventare pienamente sostenibili, dovrebbero essere sostenuti in questa transizione con fondi pubblici;

BF.  considerando che qualsiasi modifica all'attuale PAC deve essere introdotta in modo tale da garantire la stabilità del settore, la certezza giuridica e la sicurezza della pianificazione per gli agricoltori e i proprietari di aziende forestali mediante periodi e misure di transizione adeguati;

BG.  considerando che il Parlamento deve svolgere un ruolo globale nel definire un chiaro quadro politico per mantenere l'ambizione comune a livello europeo e un dibattito democratico sulle questioni strategiche che hanno un impatto sulla vita quotidiana di tutti i cittadini quando si tratta dell'uso sostenibile delle risorse naturali, tra cui acqua, suolo e aria, della qualità del nostro cibo, della stabilità finanziaria dei produttori agricoli, della sicurezza alimentare, della sanità e della modernizzazione sostenibile delle pratiche agricole e igieniche, con l'obiettivo di istituire un contratto sociale a livello europeo tra produttori e consumatori;

BH.  considerando che è necessaria una rifusione della PAC per conseguire prestazioni che siano al livello della posta in gioco, che è assolutamente necessario permettere ai colegislatori di esercitare pienamente la propria missione entro un determinato arco di tempo e che occorre tener conto delle incertezze relative alla Brexit;

BI.  considerando che il futuro della sicurezza alimentare in Europa deve essere garantito sia per il Regno Unito che per l'UE a 27, adoperandosi al massimo al fine di minimizzare le turbative alla produzione e all'accesso al cibo per entrambe le parti; che occorre impegnarsi a fondo per assicurare un allineamento unitario delle norme di sicurezza ambientale e alimentare in modo da garantire che i cittadini del Regno Unito e quelli dell'UE non debbano far fronte ad alcuna riduzione della qualità degli alimenti e della sicurezza alimentare;

BJ.  considerando che una delle sei priorità fondamentali per lo sviluppo rurale nell'UE consiste nel ripristino, nella salvaguardia e nel potenziamento degli ecosistemi connessi all'agricoltura e alla silvicoltura, anche nelle zone Natura 2000;

BK.  considerando che l'UE sta attualmente lavorando a una strategia in materia di proteine volta a promuovere l'autosufficienza mediante colture proteiche;

BL.  considerando che nel 2017, 124 milioni di persone erano colpite da grave insicurezza alimentare in 51 paesi e che ciò rappresenta un aumento di 16 milioni rispetto al 2016; che la maggior parte delle persone colpite dall'insicurezza alimentare vive in ambito rurale;

BM.  considerando che la parità tra donne e uomini rappresenta un obiettivo fondamentale dell'UE e dei suoi Stati membri; che molti dei ruoli svolti dalle donne nelle zone rurali contribuiscono a mantenere vitali le aziende agricole e dinamiche le comunità rurali; che gli sforzi per evitare lo spopolamento delle zone rurali sono collegati a opportunità per le donne e i giovani; che le donne delle zone rurali sono tuttora confrontate a numerose sfide, dal momento che le politiche agricole e di sviluppo rurale non integrano in misura sufficiente la dimensione di genere; che, sebbene il sesso di chi riceve i pagamenti diretti o beneficia dello sviluppo rurale non costituisca un indicatore affidabile dell'impatto dei programmi, le donne in quanto richiedenti o beneficiarie sono sottorappresentate;

BN.  considerando che, al fine di giustificare il bilancio della PAC ai contribuenti europei, il futuro finanziamento deve essere legato sia alla produzione di alimenti sicuri e di qualità, sia a un chiaro valore aggiunto sociale per quanto riguarda l'agricoltura sostenibile, a prestazioni ambientali e climatiche ambiziose, a norme in materia di sanità pubblica e di salute e benessere degli animali, nonché ad altri impatti sociali della PAC, al fine di creare una reale parità di condizioni all'interno e all'esterno dell'UE;

BO.  considerando che lo studio di Eurobarometro speciale n. 442 sugli atteggiamenti degli europei nei confronti del benessere degli animali indica che l'82 % dei cittadini europei crede che il benessere degli animali d'allevamento dovrebbe essere migliorato;

BP.  considerando che l'impiego di pesticidi, il degrado della biodiversità e i cambiamenti nell'ambiente agricolo potrebbero avere un impatto negativo sulla quantità degli insetti impollinatori e sulla varietà di specie impollinatrici; che le sfide affrontate dagli impollinatori, sia addomesticati che selvatici, sono significative e che l'impatto sull'agricoltura e sulla sicurezza alimentare dell'UE potrebbe essere dannoso a causa della dipendenza della maggior parte della produzione dell'UE dai servizi di impollinazione; che nel gennaio 2018 è stata avviata una consultazione pubblica nell'ambito dell'iniziativa dell'UE a favore degli impollinatori, volta a individuare l'approccio migliore e le misure necessarie per contrastare il declino degli impollinatori nell'UE;

BQ.  considerando la necessità di elaborare una misura specifica nell'ambito dello sviluppo rurale - incentrata sugli otto principi dell'Unione europea in materia di difesa integrata (IPM) - al fine di incoraggiare una riduzione dell'uso dei pesticidi e sostenere l'adozione di alternative non chimiche;

BR.  considerando che le zone svantaggiate, quali le regioni montagnose e ultraperiferiche, dovrebbero continuare a essere compensate dalla PAC per i costi supplementari associati ai loro vincoli specifici al fine di mantenere l'attività agricola in tali zone;

BS.  considerando che l'applicazione del quadro della PAC nelle regioni ultraperiferiche dovrebbe pienamente esaminare l'ambito di applicazione dell'articolo 349 TFUE, dal momento che tali regioni si trovano in una posizione di particolare svantaggio in termini di sviluppo socioeconomico, per quanto riguarda aspetti quali l'invecchiamento della popolazione e lo spopolamento; che il POSEI è uno strumento efficace, destinato a sviluppare e rafforzare la composizione delle filiere, rispondendo alle problematiche specifiche dell'agricoltura nelle regioni ultraperiferiche; che la Commissione, nella sua relazione del 15 dicembre 2016 al Parlamento e al Consiglio sull'attuazione del programma POSEI, conclude che "tenuto conto della valutazione del programma [POSEI], una modifica del regolamento di base (UE) n. 228/2013 non è ritenuta necessaria";

BT.  considerando che sia la gestione forestale che l'agroforestazione comprendente un piano superiore di vegetazione legnosa su pascoli o colture agricole, possono contribuire alla resilienza a livello di azienda agricola e di paesaggio nonché alle azioni necessarie in materia di ambiente e mitigazione dei cambiamenti climatici, fornendo prodotti forestali o agricoli o altri servizi ecosistemici, rafforzando pertanto gli obiettivi della PAC e consentendo all'economia circolare e alla bioeconomia di contribuire a nuovi modelli imprenditoriali a vantaggio di agricoltori e silvicoltori e delle zone rurali; che la strategia forestale dell'Unione europea promuove un approccio coerente e olistico alla gestione delle foreste nonché i vantaggi molteplici delle foreste e contempla l'intera catena di valore del settore forestale; sottolinea che la PAC svolge un ruolo cruciale nel conseguimento di questi obiettivi, e presta una particolare attenzione alle foreste della regione mediterranea, che risentono maggiormente dei cambiamenti climatici e sono più colpite da incendi, con conseguenti rischi per la biodiversità e la produzione agricola potenziale;

Una nuova relazione tra l'Unione europea, gli Stati membri, le regioni e gli agricoltori

1.  si compiace dell'intenzione di semplificare e modernizzare la PAC per il beneficio economico degli agricoltori e per rispondere alle aspettative dei cittadini, ma sottolinea che le priorità principali della riforma devono essere i principi sanciti dal trattato di Roma, l'integrità del mercato unico e il conseguimento di una politica veramente comune adeguatamente finanziata dall'UE, moderna e orientata ai risultati, che promuova l'agricoltura sostenibile e garantisca alimenti sicuri, di alta qualità e diversificati, e occupazione e sviluppo nelle zone rurali;

2.  prende atto della comunicazione della Commissione dal titolo "Il futuro dell'alimentazione e dell'agricoltura" e accoglie favorevolmente l'impegno a garantire che uno degli obiettivi della PAC consista nel migliorare e garantire la gestione sostenibile delle risorse naturali e contribuire agli obiettivi ambientali e climatici dell'UE;

3.  chiede una PAC che persegua, come priorità assoluta, la transizione di ciascuna azienda agricola europea verso un'impresa che coniughi norme di prestazione di carattere economico con norme di prestazione di carattere ambientale;

4.  sottolinea la necessità che la PAC mantenga la relazione essenziale tra legislatori, agricoltori e cittadini dell'UE; respinge qualsiasi possibilità di rinazionalizzare la PAC, il che aumenterebbe gli squilibri della concorrenza all'interno del mercato unico;

5.  evidenzia il ruolo assai rilevante delle piccole e medie aziende agricole e l'importanza di riconoscerlo e valorizzarlo;

6.  sottolinea che, sebbene la flessibilità di cui godono attualmente gli Stati membri in relazione alle opzioni definite nelle norme di base permetta di far fronte a situazioni specifiche, allo stesso tempo sta a dimostrare che alcune parti della PAC non possono più essere considerate comuni; evidenzia la necessità di rispettare le condizioni della concorrenza all'interno del mercato unico e garantire condizioni eque di accesso al sostegno per gli agricoltori in diversi Stati membri o addirittura in regioni diverse, nonché la necessità di trovare soluzioni adeguate ed efficaci al fine di ridurre al minimo i rischi di distorsione della concorrenza o i rischi per la coesione;

7.  ritiene che gli Stati membri dovrebbero poter beneficiare di un livello ragionevole di flessibilità, nell'ambito di un solido insieme comune di norme UE, requisiti fondamentali, strumenti d'intervento, controlli e stanziamenti finanziari concordati a livello UE dal colegislatore, al fine di garantire parità di condizioni per gli agricoltori e, in particolare, un approccio europeo al sostegno a titolo del primo pilastro, al fine di assicurare il rispetto di condizioni di concorrenza leale;

8.  è dell'opinione che, al fine di rendere l'applicazione della PAC più efficace e adattarla meglio alle realtà dei diversi modelli agricoli d'Europa, le scelte nazionali adottate nel quadro dell'insieme di strumenti definiti dall'UE e disponibili nell'ambito del primo e del secondo pilastro dovrebbero essere semplificate e che gli Stati membri dovrebbero elaborare, con il coinvolgimento di tutte le parti interessate, strategie nazionali coerenti, basate su elementi concreti, sulla base di obiettivi e indicatori UE concernenti i principali tipi di possibili strumenti di intervento, anch'essi da definire a livello dell'UE, e i loro criteri di selezione, all'interno di un quadro comune di regole ben definito, applicabile in tutta l'UE, nel debito rispetto delle norme e dei principi del mercato unico;

9.  sottolinea che la sussidiarietà aggiuntiva dovrebbe essere concessa solo a condizione che vi sia un solido insieme comune di norme, obiettivi, indicatori e controlli dell'UE;

10.  invita la Commissione a effettuare i necessari adeguamenti nella prossima PAC al fine di dar seguito alla richiesta del Parlamento di non utilizzare le sovvenzioni agricole per l'allevamento di tori da combattimento;

11.  pone in evidenza i rischi della sovraregolamentazione a livello nazionale e regionale e l'elevato grado di incertezza per gli agricoltori derivante dalla possibilità per gli Stati membri di stabilire autonomamente i propri piani nazionali e di rivedere le loro decisioni annualmente, a seconda delle posizioni adottate dai governi in carica; invita pertanto la Commissione a presentare ai colegislatori, insieme con le sue proposte legislative, un modello chiaro e semplice di piano strategico nazionale, al fine di consentire ai colegislatori di valutare la portata, il livello di dettaglio e il contenuto di tali piani, quali elementi essenziali dell'imminente proposta della Commissione, e a chiarire i criteri in base ai quali saranno valutate queste strategie nazionali;

12.  invita la Commissione a rendere disponibili strumenti intesi ad aumentare l'uso di sinergie tra il finanziamento della PAC e quello della politica di coesione;

13.  evidenzia la necessità che la futura PAC rispetti pienamente la ripartizione dei poteri all'interno di ciascuno Stato membro, spesso sancita dalle loro costituzioni, in particolare per quanto riguarda il rispetto delle competenze giuridiche delle regioni dell'UE nell'elaborazione, nella gestione e nell'attuazione delle politiche, ad esempio quella relativa al FEASR; sottolinea la necessità di garantire che gli agricoltori e gli altri beneficiari siano debitamente coinvolti in tutte le fasi dell'elaborazione delle politiche;

14.  accoglie con favore gli sforzi della Commissione per stabilire la progettazione, l'attuazione e il controllo di un approccio basato sui risultati al fine di promuovere le prestazioni anziché la conformità, garantendo al contempo un monitoraggio adeguato e basato sui rischi mediante indicatori chiaramente definiti, semplificati, meno burocratici (anche attraverso misure di prevenzione della sovraregolamentazione), solidi, trasparenti e misurabili a livello di UE, compresi controlli adeguati delle misure, della progettazione, dell'applicazione e delle sanzioni degli Stati membri; ritiene che sia necessario istituire criteri di base uniformi per la definizione di sanzioni simili in base ai casi di inosservanza equivalenti rilevati nell'applicazione delle diverse misure impiegate dagli Stati membri o dalle regioni per il conseguimento degli obiettivi generali comuni stabiliti dall'UE;

15.  sottolinea che un approccio unicamente basato sui risultati comporterebbe un rischio per gli Stati membri, i quali, in ragione delle rispettive situazioni specifiche, potrebbero non essere in grado di conseguire pienamente tutti i risultati definiti nei loro piani nazionali e potrebbero essere soggetti a riduzioni ex post delle loro dotazioni nazionali nonché a sospensioni dei finanziamenti;

16.  riconosce che il nuovo modello di risultati dovrà essere perfezionato e modificato nel corso di vari anni, in modo da garantire che gli agricoltori non siano penalizzati a causa del passaggio a un modello basato sui risultati;

17.  osserva, tuttavia, che un potenziale ritardo nell'adozione dei piani strategici della PAC può condurre a ritardi nei pagamenti e che tale eventualità deve essere evitata;

18.  rileva che, nell'ambito del primo pilastro, gli Stati membri possono procedere alla scelta dei programmi da un elenco prioritario stabilito dall'UE;

19.  chiede che sia elaborato un sistema di adeguamenti istituzionali e giuridici appropriati e necessari a modificare il modello di attuazione onde evitare costi aggiuntivi e un calo dell'assorbimento dei fondi negli Stati membri;

20.  ritiene che la raccolta delle informazioni debba basarsi su immagini satellitari e su banche dati del sistema integrato di gestione e di controllo anziché sulla trasmissione dei dati da parte dei singoli agricoltori;

21.  invita la Commissione a realizzare importanti sinergie tra i programmi faro dell'UE per lo spazio e la PAC, in particolare mediante il programma Copernicus, che è di interesse specifico per la comunità agricola in termini di cambiamenti climatici e monitoraggio ambientale;

22.  chiede misure che incrementino il riciclaggio dei nutrienti; chiede che la politica delle strutture agricole sia allineata ai regimi di sostegno ambientale, ad esempio combinando meglio le attività agricole e l'allevamento;

23.  chiede che il regime dei piccoli agricoltori semplificato sia preservato;

24.  ritiene che gli agricoltori il cui terreno è inferiore a cinque ettari dovrebbero avere la possibilità di aderire volontariamente al regime dei piccoli agricoltori;

25.  invita la Commissione a effettuare controlli e audit finanziari e dei risultati allo scopo di garantire che tali funzioni siano eseguite secondo le stesse norme stringenti e gli stessi criteri in tutti gli Stati membri, a prescindere dalla maggiore flessibilità degli Stati membri nella concezione e nella gestione dei programmi e, in particolare, al fine di assicurare un tempestivo esborso di fondi in tutti gli Stati membri alla totalità degli agricoltori e delle comunità rurali ammissibili, riducendo al minimo gli oneri amministrativi a carico dei beneficiari;

26.  ricorda che nella riforma precedente è stato difficile raggiungere un consenso sulla definizione di "agricoltore attivo"; ritiene pertanto che la produzione di un'azienda agricola (ad esempio il mantenimento della terra in un buono stato agricolo, l'attuazione di un'efficace prassi zootecnica e il contributo all'economia circolare) potrebbe essere una soluzione più mirata e misurabile ai fini di tale definizione;

27.  respinge la riduzione del 25 % del bilancio per lo sviluppo rurale delineata nella recente proposta del 2 maggio 2018 relativa al QFP 2021-2027; insiste sul fatto che eventuali tagli di bilancio nel settore dell'agricoltura e dello sviluppo rurale non devono comportare un abbassamento del livello di ambizione rispetto all'attuale PAC;

28.  è dell'opinione che tutti gli attori coinvolti nella procedura di controllo delle finanze dell'Unione, ivi compresa la Corte dei conti europea, debbano avere la stessa conoscenza in merito al sistema di controllo basato sulle prestazioni, affinché gli Stati membri o i beneficiari non debbano affrontare rettifiche finanziarie impreviste;

29.  sottolinea che gli agricoltori, in quanto imprenditori, dovrebbero disporre delle libertà imprenditoriali corrispondenti al fine di ottenere prezzi di mercato adeguati per i loro prodotti;

30.  evidenzia che gli agricoltori a tempo parziale e quelli con una combinazione di redditi non devono essere esclusi;

31.  plaude alla proposta della Commissione di concedere maggiore flessibilità agli Stati membri, alle regioni e agli agricoltori nel quadro di una soglia finanziaria più elevata per le norme agricole de minimis, facendo salva l'integrità del mercato interno;

32.  invita inoltre la Commissione a fornire agli Stati membri maggiore flessibilità nel quadro delle norme in materia di aiuti di Stato nel settore agricolo, in modo da incoraggiare gli agricoltori a costituire volontariamente un risparmio precauzionale inteso ad affrontare meglio l'aumento dei rischi sanitari e di natura climatica nonché le crisi economiche;

33.  chiede, tuttavia, l'equa remunerazione dei beni pubblici forniti dalle microimprese e dalle piccole imprese agricole, ivi compresa la loro partecipazione a iniziative di cooperazione e a livello di comunità;

34.  invita gli Stati membri ad adoperarsi per conseguire migliori sinergie tra la PAC e altre politiche e fondi, quali i fondi di coesione, i fondi strutturali e altri fondi di investimento, al fine di creare un effetto moltiplicatore per le zone rurali;

35.  chiede un migliore coordinamento tra la PAC e le altre politiche e azioni dell'UE, in particolare con la direttiva 2000/60/CE, la direttiva 91/676/CEE e il regolamento (CE) n. 1107/2009, in modo da conseguire una protezione sostenibile delle risorse idriche, le cui quantità e qualità sono influenzate negativamente dall'agricoltura; chiede incentivi a sostegno dei progetti di cooperazione locale tra gli agricoltori e i fornitori di acqua allo scopo di rafforzare la tutela delle risorse idriche;

36.  osserva che, in alcuni Stati membri, numerosi comuni e regioni, pur avendo una natura rurale, non rientrano per ragioni amministrative nell'ambito di applicazione dei programmi di sviluppo rurale, il che li pone in una situazione di svantaggio;

37.  invita gli Stati membri a considerare approcci più flessibili al fine di non arrecare danno a dette regioni e ai relativi produttori;

Una PAC intelligente, efficiente, sostenibile ed equa al servizio degli agricoltori, dei cittadini, delle zone rurali e dell'ambiente

38.  ritiene necessario mantenere l'attuale architettura a due pilastri e sottolinea che i pilastri devono essere coerenti e complementari, e che il primo pilastro deve essere interamente finanziato con fondi dell'UE e costituire un mezzo efficace di sostegno al reddito, alle misure ambientali di base e al mantenimento delle attuali misure di mercato, mentre il secondo pilastro deve soddisfare le esigenze specifiche degli Stati membri; reputa tuttavia necessario, allo stesso tempo, incentivare gli agricoltori e gli altri beneficiari a intraprendere azioni intese a fornire beni pubblici ambientali e sociali che non sono remunerati dal mercato, e a rispettare le pratiche sia nuove che consolidate nel settore agricolo sulla base di criteri comuni, uniformi e oggettivi, pur consentendo agli Stati membri di adottare approcci specifici per tenere conto delle condizioni settoriali e locali; ritiene che tra le priorità principali figurino la transizione di tutte le aziende agricole europee verso la sostenibilità nonché la piena integrazione nell'economia circolare, conciliando i livelli delle prestazioni economiche con quelli delle prestazioni ambientali, senza alcun indebolimento delle norme sociali o occupazionali;

39.  ricorda alla Commissione che le finalità della PAC di cui all'articolo 39 TFUE sono: incrementare la produttività dell'agricoltura, assicurare un tenore di vita equo alla popolazione agricola, stabilizzare i mercati, garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e assicurare prezzi ragionevoli nelle consegne ai consumatori;

40.  sottolinea il potenziale delle innovazioni tecnologiche per un settore intelligente ed efficiente in grado di garantire la sostenibilità, segnatamente in merito all'utilizzo efficiente delle risorse, al monitoraggio dello stato di salute delle colture e degli animali e all'ambiente;

41.  chiede che la PAC agevoli e sostenga l'applicazione di dette innovazioni;

42.  ritiene che la futura architettura della PAC possa raggiungere i suoi obiettivi solo se sufficientemente finanziata; chiede, pertanto, che il bilancio della PAC venga aumentato o mantenuto in euro costanti nel prossimo QFP, al fine di realizzare le ambizioni di una PAC riveduta ed efficiente oltre il 2020;

43.  è del parere che un'ulteriore liberalizzazione del mercato e la correlata riduzione della protezione per gli agricoltori comporteranno la necessità di compensare il settore agricolo e in particolare le aziende agricole soggette a svantaggi competitivi, segnatamente difficoltà correlate all'uso del suolo agricolo o in zone montagnose, e che solo tali misure compensative possano garantire una gestione dei terreni agricoli estensiva e la tutela del paesaggio culturale;

44.  sottolinea che il bilancio della PAC dovrebbe essere adattato alle esigenze e alle sfide future, come quelle derivanti dagli effetti della Brexit e degli accordi di libero scambio conclusi dall'UE con i suoi principali partner commerciali;

45.  pone in evidenza il persistente divario di sviluppo tra le zone rurali di differenti regioni e Stati membri e ritiene pertanto che i criteri di coesione dovrebbero continuare a svolgere un ruolo importante nella ripartizione dei fondi del secondo pilastro tra gli Stati membri;

46.  sottolinea l'importanza di destinare risorse consistenti al secondo pilastro (politica di sviluppo rurale) nell'ambito del bilancio complessivo della PAC;

47.  reputa che gli agricoltori debbano essere sostenuti nella transizione verso una piena sostenibilità;

48.  ritiene che lo sviluppo di nuove politiche e nuovi obiettivi dell'UE non debba avvenire a scapito del successo della PAC e delle sue risorse;

49.  prende atto che il futuro bilancio della PAC è attualmente caratterizzato da incertezza;

50.  sottolinea che le risorse della PAC sono costituite dal denaro dei contribuenti di ciascuno Stato membro e che i contribuenti di tutta l'UE hanno il diritto di avere la garanzia che tali fondi siano esclusivamente utilizzati in maniera mirata e trasparente;

51.  ritiene che debbano essere evitate nuove linee relative allo sviluppo rurale che non siano accompagnate da finanziamenti supplementari;

52.  reputa necessario un sostegno più mirato ai diversi sistemi agricoli, in particolare alle piccole e medie aziende agricole a conduzione familiare e ai giovani agricoltori, per rafforzare le economie regionali attraverso un settore agricolo produttivo sotto il profilo economico, ambientale e sociale; ritiene che tale obiettivo possa essere conseguito attraverso un maggiore tasso di sostegno ridistributivo obbligatorio per i primi ettari di un'azienda, in base alle dimensioni medie delle aziende negli Stati membri, in considerazione della grande varietà delle dimensioni delle aziende in tutta l'UE; è d'avviso che, riflettendo le economie di scala, il sostegno alle aziende agricole di maggiori dimensioni dovrebbe essere decrescente, con limiti vincolanti da fissare a livello europeo, e con criteri di flessibilità che tengano conto della capacità delle aziende agricole o delle cooperative di generare un'occupazione stabile che mantenga la popolazione nei territori rurali; sostiene che le risorse rese disponibili attraverso la fissazione di massimali e la riduzione progressiva dovrebbero restare nello Stato membro o nella regione di provenienza;

53.  ritiene che sia essenziale assicurarsi che il sostegno sia mirato ai veri agricoltori, in particolare quelli che esercitano un'attività agricola per guadagnarsi da vivere;

54.  considera necessario mantenere un regime semplificato per i piccoli produttori in modo da agevolare loro l'accesso e la gestione dei pagamenti diretti a titolo della PAC;

55.  sottolinea la necessità di individuare gli elementi chiave di un sistema ben equilibrato, trasparente, semplice e obiettivo di sanzioni e incentivi, unitamente a un sistema trasparente e tempestivo per determinare l'ammissibilità dei beneficiari ai fondi pubblici per la fornitura di beni pubblici, che dovrebbe consistere di misure semplici, volontarie e obbligatorie ed essere orientato ai risultati per spostare così l'accento dalla conformità alle prestazioni effettive;

56.  evidenzia che gli agricoltori a tempo parziale e gli agricoltori con una combinazione di redditi, che animano in vario modo le zone rurali, si occupano di agricoltura per guadagnarsi da vivere e, dunque, sono anch'essi considerati agricoltori a tutti gli effetti ai sensi della comunicazione della Commissione;

57.  chiede che il sistema esistente per il calcolo dei pagamenti diretti nel primo pilastro, in particolare negli Stati membri in cui il valore dei diritti è ancora parzialmente calcolato sulla base dei riferimenti storici, sia modernizzato e sostituito da un metodo di calcolo dei pagamenti a livello di UE, il cui elemento di base sarebbe il sostegno al reddito degli agricoltori entro determinati limiti e che potrebbe aumentare di uno scatto insieme al contributo alla fornitura di beni pubblici, conformemente agli obiettivi dell'UE per il 2030, al fine di rendere il sistema più semplice e trasparente;

58.  plaude al regime di pagamento unico per superficie, uno strumento semplice, legittimo, trasparente e di facile attuazione che è stato applicato con successo in molti Stati membri; invita pertanto a mantenere il suddetto regime dopo il 2020 e raccomanda che sia utilizzato in tutti gli Stati membri e da tutti gli agricoltori dell'UE;

59.  sottolinea che tale regime consentirebbe di sostituire il sistema dei diritti all'aiuto, complesso sotto il profilo amministrativo, determinando una significativa semplificazione burocratica;

60.  ritiene che, al fine di garantirne l'efficacia a lungo termine, questi nuovi pagamenti non debbano diventare beni di scambio;

61.  chiede che la Commissione esamini la necessità delle richieste di pagamento per quanto riguarda la compatibilità con le norme dell'OMC;

62.  sottolinea che i fondi pubblici dell'attuale PAC, che finanziano le attività concrete degli agricoltori, sono soggetti a scrupolosi controlli su piccola scala;

63.  ritiene che i pagamenti debbano essere subordinati al rispetto di condizioni severe e comuni, ivi compresi risultati relativi all'ambiente e ad altri beni pubblici, come ad esempio posti di lavoro di qualità;

64.  ricorda che, nella sua risoluzione dal titolo "Situazione relativa alla concentrazione dei terreni agricoli nell'UE: come agevolare l'accesso degli agricoltori alla terra?", si riconosce che i pagamenti erogati in funzione dei terreni e senza essere subordinati a condizioni chiare comportano distorsioni del mercato fondiario e influenzano quindi la concentrazione di sempre più terreni agricoli nelle mani di pochi attori;

65.  precisa che i beni pubblici sono quei servizi che non sono disciplinati dalla legislazione ordinaria in materia di ambiente, cambiamenti climatici e benessere degli animali, tra cui, in particolare, la conservazione delle risorse idriche e la protezione della biodiversità, della fertilità del suolo, degli impollinatori, dello strato di humus e del benessere degli animali;

66.  sottolinea la necessità di un'equa distribuzione dei pagamenti diretti tra gli Stati membri, essenziale per il funzionamento del mercato unico, che deve tener conto di criteri oggettivi quali gli importi ricevuti dagli Stati membri a titolo del primo e del secondo pilastro, e del fatto che le condizioni naturali, occupazionali e socioeconomiche, il tenore generale di vita, i costi di produzione, in particolare il costo della terra, e il potere di acquisto non sono uniformi all'interno dell'UE;

67.  evidenzia che è possibile conseguire un aumento della convergenza dell'entità dei pagamenti diretti tra gli Stati membri solo incrementando in maniera adeguata il bilancio;

68.  sottolinea che i pagamenti diretti sono concepiti per sostenere gli agricoltori nell'ambito della produzione alimentare e della protezione delle norme in materia di ambiente e benessere degli animali;

69.  ritiene che, alla rigorosa condizione che sia garantita la parità di condizioni nel mercato unico, che sia prevenuta la distorsione della concorrenza (in particolare per quanto riguarda i prodotti di base), che sia garantita la conformità alle norme dell'OMC e che non sia compromesso il conseguimento degli obiettivi ambientali e climatici, i pagamenti a titolo del sostegno accoppiato facoltativo (SAF) debbano essere mantenuti, ma che la loro attivazione debba essere subordinata a una valutazione della Commissione; ritiene che il SAF funga da strumento per rispondere ai bisogni dei settori sensibili e conseguire obiettivi specifici relativi all'ambiente, al clima o alla qualità e alla commercializzazione dei prodotti alimentari, per incentivare le pratiche agricole che rispettano norme rigorose in materia ambientale e di benessere degli animali, per contrastare difficoltà specifiche, in particolare quelle derivanti dallo svantaggio competitivo strutturale delle regioni svantaggiate e montagnose, oltre a difficoltà di natura più temporanea che derivano, ad esempio, da un progressivo abbandono dal vecchio regime di diritti; ritiene che il SAF sia inoltre uno strumento per promuovere le produzioni strategiche in futuro, come le culture proteiche, e per compensare gli effetti degli accordi di libero scambio; sottolinea altresì che i pagamenti a titolo del SAF sono cruciali per mantenere la diversità della produzione agricola dell'Unione, l'occupazione nel settore agricolo e i sistemi di produzione sostenibili;

70.  chiede che i pagamenti a titolo del primo pilastro, compreso il sostegno accoppiato, siano limitati per ettaro e beneficiario all'equivalente del doppio della media dei pagamenti diretti dell'UE per ettaro, al fine di evitare distorsioni della concorrenza;

71.  ricorda che garantire il rinnovamento generazionale e la presenza di nuovi imprenditori agricoli è una sfida per l'agricoltura in molti Stati membri e che ogni strategia nazionale o regionale deve quindi affrontare la questione attraverso un approccio globale, mobilitando tutte le risorse finanziarie della PAC, compresi i pagamenti supplementari ai giovani agricoltori nel primo pilastro e misure per aiutarli a costituire le loro imprese nel secondo pilastro, che dovrebbero entrambi essere resi obbligatori per gli Stati membri, oltre al sostegno a titolo di nuovi strumenti finanziari, come ad esempio uno strumento per concedere l'accesso al capitale in caso di risorse limitate; sottolinea inoltre l'importanza delle misure nazionali per rimuovere gli ostacoli normativi ed economici e, al contempo, promuovere la pianificazione della successione e ad agevolare e incoraggiare accordi di collaborazione, quali i partenariati, l'agricoltura condivisa, l'allevamento a contratto e il leasing tra agricoltori anziani e giovani; ritiene che anche le norme in materia di aiuti di Stato dovrebbero tenere conto dell'importanza del rinnovamento generazionale e prevenire la scomparsa dell'agricoltura a conduzione familiare;

72.  ritiene che la nuova legislazione dell'Unione debba operare una distinzione più netta tra i criteri per l'ottenimento degli incentivi per i "giovani agricoltori" e quelli per gli "agricoltori all'inizio dell'attività" (in base all'età per i giovani agricoltori e in base agli anni trascorsi dalla creazione dell'azienda per gli agricoltori all'inizio dell'attività), in modo da rafforzare il potenziale di entrambi i gruppi di determinare un ricambio generazionale e un miglioramento delle condizioni di vita nelle zone rurali;

73.  esorta la Commissione e gli Stati membri a riconoscere che i nuovi cambiamenti sociali, tecnologici ed economici, come l'energia pulita, la digitalizzazione e le soluzioni intelligenti, hanno un impatto sulla vita rurale;

74.  invita la Commissione ad adoperarsi per migliorare la qualità della vita nelle zone rurali al fine di incoraggiare i cittadini, in particolare i giovani, a rimanere nelle zone rurali o a farvi ritorno; esorta la Commissione e gli Stati membri a sostenere lo sviluppo di nuovi servizi attraverso l'imprenditorialità, in particolare da parte delle donne e dei giovani;

75.  osserva con preoccupazione che la carenza di manodopera in diversi settori agricoli sta comportando la cessazione di alcune attività agricole; invita a fornire sostegno al fine di attrarre lavoratori verso l'agricoltura;

76.  pone l'accento sulla necessità di condividere i modelli che hanno avuto successo negli Stati membri e che riuniscono agricoltori più e meno giovani al fine di realizzare gli obiettivi in materia di rinnovamento generazionale;

77.  raccomanda di migliorare l'accesso ai finanziamenti attraverso tassi di interesse agevolati per i prestiti concessi ai nuovi agricoltori;

78.  rammenta che, per sviluppare comuni intelligenti, le aree e gli insediamenti rurali necessitano di una speciale attenzione e di sforzi integrati;

79.  chiede una migliore cooperazione con la BEI e il Fondo europeo per gli investimenti al fine di promuovere la creazione di strumenti finanziari dedicati ai giovani agricoltori in tutti gli Stati membri;

80.  chiede condizioni di parità al fine di apportare miglioramenti tecnologici significativi ai poli e alle reti rurali;

81.  sottolinea l'importanza dello sviluppo rurale, compresa l'iniziativa LEADER, nel migliorare le sinergie tra le diverse politiche e potenziare la competitività, nel promuovere economie efficaci e sostenibili, nel sostenere un'agricoltura e una silvicoltura sostenibili e multifunzionali e nel produrre beni e servizi alimentari e non alimentari che generino valore aggiunto e posti di lavoro; sottolinea l'importanza dello sviluppo rurale nel promuovere partenariati tra gli agricoltori, le comunità locali e la società civile e nel promuovere attività e opportunità imprenditoriali supplementari molto spesso non delocalizzabili, nell'agroindustria, l'agriturismo, la commercializzazione diretta, l'agricoltura sostenuta dalla comunità, la bioeconomia e la produzione sostenibile di bioenergia e di energie rinnovabili, tutti ambiti che contribuiscono a garantire il mantenimento dell'attività economica nelle regioni; sottolinea pertanto l'importanza di rafforzare il secondo pilastro sotto il profilo finanziario, aumentando così il potenziale di generare reddito, di contribuire a rispondere allo spopolamento, alla disoccupazione e alla povertà nonché di promuovere l'inclusione sociale, la fornitura di servizi sociali e il rafforzamento del tessuto socioeconomico nelle zone rurali, con l'obiettivo complessivo di migliorare la qualità della vita in tali zone;

82.  chiede alla Commissione di introdurre un approccio plurifondo agli investimenti nella legislatura successiva al 2020 in modo da garantire una corretta attuazione degli strumenti di sviluppo rurale integrati, come l'iniziativa dei comuni intelligenti;

83.  chiede la creazione di un nuovo fondo per lo sviluppo locale di tipo partecipativo (CLLD), sulla base dell'iniziativa LEADER e dell'esperienza maturata nel settore, destinando il 10 % di tutti i fondi strutturali agli obiettivi fissati dalle strategie locali di tipo partecipativo, senza alcuna distinzione tra i fondi strutturali, che dovrebbero essere mobilitati in modo decentrato;

84.  sottolinea che i programmi di sviluppo rurale dovrebbero avere un valore aggiunto per le aziende agricole e mantenere il loro importante ruolo nel facilitare azioni pluriennali concernenti pratiche innovative e misure agroambientali;

85.  osserva che, nell'ambito dell'iniziativa LEADER, è opportuno dedicare maggiore attenzione alle necessità e ai progetti delle micro aziende agricole a conduzione familiare, assicurando nel contempo un'adeguata assistenza finanziaria supplementare;

86.  rileva che è stato dimostrato che le zone rurali richiedono la concentrazione dell'attività agricola nelle mani di piccole e medie imprese di agricoltori e di agricoltrici;

87.  sottolinea l'importanza di mantenere un sostegno compensativo specifico per le aziende situate in zone svantaggiate, secondo le condizioni definite dagli Stati membri in funzione delle loro specificità locali;

88.  evidenzia inoltre che l'attuazione di strumenti finanziari a favore dello sviluppo rurale dovrebbe avvenire su base volontaria, mentre dovrebbero essere rafforzati gli investimenti nelle zone rurali;

89.  invita la Commissione a porre in essere le misure previste per l'iniziativa sui piccoli comuni intelligenti per conferire priorità ai piccoli comuni intelligenti nel quadro della prossima politica di sviluppo rurale;

90.  ritiene che il finanziamento dell'apicoltura nell'ambito del secondo pilastro dovrebbe essere più mirato e più efficace e che il nuovo quadro legislativo debba prevedere un nuovo programma di sostegno per gli apicoltori nell'ambito del primo pilastro, compreso il sostegno diretto per ciascuna colonia di api;

91.  sottolinea che le misure meno correlate all'agricoltura devono essere soggette a un tasso di cofinanziamento più elevato;

92.  invita la Commissione a introdurre un regime di condizionalità nuovo, coerente, rafforzato e semplificato nel primo pilastro, che permetta l'integrazione e l'attuazione dei vari tipi di azioni ambientali esistenti, come le attuali misure di condizionalità e di inverdimento; sottolinea che il criterio di base del primo pilastro, ossia conseguire lo sviluppo agricolo sostenibile, dovrebbe essere obbligatorio e stabilire chiaramente le misure e i risultati che si attendono dagli agricoltori al fine di garantire condizioni di parità e, contemporaneamente, una burocrazia minima a livello di impresa agricola nonché un controllo adeguato da parte degli Stati membri, tenendo conto delle condizioni locali; chiede inoltre un regime nuovo e semplice, che dovrebbe essere obbligatorio per gli Stati membri e facoltativo per le imprese agricole, basato su norme dell'UE che vadano oltre il criterio di base, al fine di incentivare la transizione degli agricoltori verso tecniche e pratiche sostenibili a favore del clima e dell'ambiente, e che siano coerenti con le misure agricole, ambientali e climatiche del secondo pilastro; è del parere che l'attuazione di tale regime dovrebbe essere stabilita nei piani strategici nazionali entro un quadro dell'UE;

93.  chiede alla Commissione di garantire che le misure agricole, ambientali e climatiche del secondo pilastro per lo sviluppo rurale continuino a compensare i costi supplementari e i mancati guadagni connessi all'attuazione volontaria di pratiche rispettose dell'ambiente e del clima da parte degli agricoltori, con la possibilità di aggiungere un incentivo per gli investimenti nella tutela ambientale, nella biodiversità e nell'efficienza delle risorse; reputa che tali programmi dovrebbero essere semplificati, meglio mirati e più efficaci, in modo che gli agricoltori possano contribuire efficacemente agli ambiziosi obiettivi politici in materia di tutela ambientale, biodiversità, gestione delle risorse idriche, azione per il clima e riduzione dei cambiamenti climatici, garantendo al contempo una burocrazia minima a livello di imprese agricole nonché un controllo adeguato da parte degli Stati membri, in funzione delle condizioni locali;

94.  chiede che, oltre alle aziende dedite a una produzione agricola puramente biologica di cui all'articolo 11 del regolamento (CE) n. 834/2007 ed esentate dagli "oneri dell'inverdimento" a norma dell'articolo 43 del regolamento (UE) n. 1307/2013, siano esentate anche le imprese che applicano misure agroambientali ai sensi del regolamento (UE) n. 1305/2013;

95.  insiste sul fatto che le regioni mediterranee dell'UE sono maggiormente vulnerabili all'impatto dei cambiamenti climatici, quali la siccità, gli incendi e la desertificazione, e che pertanto saranno necessari maggiori sforzi da parte degli agricoltori di queste regioni per adattare le loro attività a un ambiente in mutamento;

96.  ritiene che le future proposte legislative della Commissione debbano poter sostenere il maggior numero di agricoltori possibile nei loro sforzi di modernizzazione volti a conseguire uno sviluppo agricolo più sostenibile;

97.  invita, ai fini della semplificazione della PAC, a mantenere l'attuale deroga e a non imporre alle aziende più piccole, con una superficie inferiore ai 15 ettari, misure aggiuntive in materia di clima e ambiente nell'ambito della PAC;

98.  propone che questa nuova forma di inverdimento sia accompagnata da strumenti significativi, coordinati e più efficienti nell'ambito del secondo pilastro attraverso investimenti materiali e immateriali mirati (trasferimento di conoscenze, formazione, consulenza, scambio di know-how, creazione di reti e innovazione nel quadro dei partenariati europei per l'innovazione) come ulteriore motore di cambiamento;

99.  invita la Commissione ad assicurare che le sue proposte legislative per la riforma della PAC comprendano misure e strumenti adeguati per integrare la produzione di colture proteiche in sistemi migliorati di rotazione delle colture, in modo da superare l'attuale deficit proteico, incrementare i redditi degli agricoltori e affrontare le principali sfide cui l'agricoltura deve far fronte, come i cambiamenti climatici, la perdita di biodiversità e di fertilità del suolo nonché la tutela e la gestione sostenibile delle risorse idriche;

100.  ritiene che un importo minimo del bilancio totale disponibile del secondo pilastro dovrebbe essere stanziato a favore delle misure agricole, ambientali e climatiche, compresi l'agricoltura biologica, la cattura di CO2, lo stato di salute del suolo, la pianificazione della gestione dei nutrienti per proteggere la biodiversità e la diversità genetica negli animali e nelle piante; sottolinea, in tale contesto, l'importanza di mantenere i pagamenti nell'ambito di Natura 2000 e garantire che siano sufficienti per fungere da reale incentivo agli agricoltori;

101.  sottolinea la necessità di pagamenti nel quadro dello sviluppo rurale agli agricoltori ubicati in zone soggette a vincoli naturali e caratterizzate da condizioni climatiche difficili, forti pendenze o limitazioni in termini di qualità del suolo; chiede una semplificazione e un migliore approccio del piano per le zone soggette a vincoli naturali per il periodo successivo al 2020;

102.  ricorda che il Parlamento ha già sottolineato che il controllo dell'adeguatezza nella direttiva Natura mette in luce la necessità di migliorare la coerenza con la PAC ed evidenzia la preoccupante diminuzione di specie e habitat legata all'agricoltura; invita la Commissione a condurre una valutazione dell'impatto della PAC sulla biodiversità; chiede, inoltre, pagamenti più elevati nell'ambito di Natura 2000 al fine di incentivare maggiormente la protezione dei siti agricoli Natura 2000, i quali si trovano in condizioni molto precarie;

103.  chiede il rafforzamento e l'attuazione di misure per un'agricoltura intelligente sul piano climatico, in considerazione del futuro aumento degli effetti dei cambiamenti climatici sull'agricoltura in Europa;

104.  ritiene che la PAC debba gestire i rischi associati ai cambiamenti climatici e al degrado del suolo in tutto il paesaggio agricolo, investendo nella realizzazione di ecosistemi agricoli resilienti e robusti e nelle infrastrutture ecologiche allo scopo di creare strati attivi, contrastare l'erosione dei suoli, introdurre e prolungare la rotazione delle colture, inserire più alberi nel paesaggio e accrescere la diversità biologica e strutturale presso le aziende agricole;

105.  reputa opportuno sostenere e promuovere un utilizzo più ampio dei residui agricoli come fonte rinnovabile, efficiente e sostenibile di energia per le zone rurali;

106.  invita la Commissione a promuovere l'innovazione, la ricerca e la modernizzazione nell'agricoltura, la silvicoltura e il settore alimentare sostenendo un solido sistema di consulenza e formazione che sia più adatto alle esigenze dei beneficiari della PAC nello sviluppo delle loro pratiche verso una sostenibilità e una protezione delle risorse maggiori, e favorendo l'applicazione di tecnologie intelligenti al fine di rispondere più efficacemente alle sfide nei settori della salute, dell'ambiente e della competitività; sottolinea che la formazione e l'estensione agricola devono essere una precondizione nella concezione e nell'attuazione dei programmi in tutti gli Stati membri e che è fondamentale promuovere il trasferimento di know-how, i modelli di migliori prassi e gli scambi tra cooperative e organizzazioni dei produttori negli Stati membri, ad esempio mediante il sistema europeo della conoscenza e dell'informazione agricola (AKIS); ritiene che i metodi agroecologici e i principi alla base dell'agricoltura di precisione possano generare notevoli benefici per l'ambiente, aumentare il reddito degli agricoltori, razionalizzare l'utilizzo delle macchine agricole e incrementare in maniera significativa l'efficienza delle risorse;

107.  sottolinea l'importante necessità che la PAC, Orizzonte 2020 e gli altri regimi di finanziamento di sostegno incoraggino gli agricoltori a investire in nuove tecnologie adattate alle dimensioni della loro azienda, quali gli strumenti agricoli di precisione e digitali che migliorano la resilienza e l'impatto ambientale dell'agricoltura;

108.  invita la Commissione a stimolare lo sviluppo e la diffusione di tecnologie innovative per tutti i tipi di aziende agricole indipendentemente dalla loro dimensione e produzione, convenzionale o biologica, per l'allevamento o la coltivazione di terreni, su piccola o grande scala;

109.  invita la Commissione a realizzare una PAC che consegua una maggiore innovazione, contribuisca a compiere progressi nella bioeconomia e offra soluzioni per la biodiversità, il clima e l'ambiente;

110.  invita la Commissione a concentrarsi sulla qualità della vita nelle zone rurali e a renderla attraente per tutte le persone, in particolare per le generazioni più giovani;

111.  ritiene che la digitalizzazione e l'agricoltura di precisione promosse nell'ambito della PAC non debbano aumentare la dipendenza degli agricoltori da contributi aggiuntivi o finanziamenti esterni né impedire il loro accesso alle risorse, ma debbano essere open source e sviluppate esclusivamente con la partecipazione degli agricoltori;

112.  chiede, fatta salva una ridefinizione dell'importo globale del sostegno dell'UE allo sviluppo rurale, che gli attuali programmi di sviluppo rurale, approvati in conformità dell'articolo 10, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 1305/2013, continuino a essere applicati fino al 2024 o fino all'adozione di una nuova riforma;

113.  si compiace dell'impegno della Commissione a favore della promozione del concetto dei "piccoli comuni intelligenti" nell'UE, che consentirà, mediante uno sviluppo più coordinato delle diverse politiche, di rimediare in maniera esauriente all'insufficienza dei collegamenti a banda larga, delle opportunità di lavoro e della prestazione di servizi nelle aree rurali;

114.  chiede che siano adottati provvedimenti per affrontare il grave problema degli incidenti in azienda, che causano feriti e vittime nelle aziende agricole dell'UE, mediante misure nell'ambito del secondo pilastro volte a sostenere investimenti nella formazione e nelle misure di sicurezza;

115.  chiede che, nel quadro dello sviluppo di una strategia dell'UE per le colture proteiche, sia consentito un unico impiego di prodotti fitosanitari nel periodo che intercorre tra la fase precedente la semina e quella immediatamente successiva su tutti i terreni con colture proteiche;

116.  ritiene che gli investimenti in materia di innovazione, istruzione e formazione siano vitali per il futuro dell'agricoltura europea;

117.  sottolinea che un approccio basato sui risultati a livello di Stato membro e regionale e soluzioni innovative fornite da regimi di certificazione dovrebbero essere ulteriormente esaminati nel quadro della futura PAC, senza aggiungere burocrazia e controlli in loco;

118.  è fortemente favorevole all'introduzione di misure mirate di modernizzazione e miglioramento strutturale nel secondo pilastro, allo scopo di conseguire obiettivi prioritari come Digital Farming 4.0;

119.  invita la Commissione e gli Stati membri a proteggere e promuovere l'accesso dei piccoli agricoltori e gruppi emarginati alle sementi e ai mezzi di produzione agricola, nonché a proteggere e promuovere lo scambio di sementi, la proprietà pubblica delle stesse e le tecniche tradizionali e sostenibili che garantiscono il diritto umano a un'alimentazione e a una nutrizione adeguate;

120.  esorta la Commissione e gli Stati membri a porre maggiormente l'accento sulle opportunità imprenditoriali per i servizi a favore dei comuni e provenienti da questi ultimi;

121.  osserva che ciascuna azienda agricola è diversa e che pertanto sono necessarie soluzioni individuali;

Una posizione forte per gli agricoltori nel sistema alimentare globale

122.  invita la Commissione a mantenere l'attuale quadro dell'organizzazione comune di mercato unica (OCM unica) nel primo pilastro, compresi gli strumenti strategici specifici e le norme di commercializzazione, e a migliorare il programma dell'UE di distribuzione di frutta, ortaggi e latte nelle scuole; sottolinea l'importanza dei sistemi esistenti di gestione della produzione per prodotti specifici e del mantenimento di programmi settoriali individuali obbligatori (vino, frutta e ortaggi, olio di oliva e apicoltura) per i paesi produttori, con l'obiettivo ultimo di rafforzare la sostenibilità e la competitività di ciascun settore e di mantenere condizioni di parità, pur consentendo l'accesso a tutti gli agricoltori;

123.  ritiene che l'esperienza positiva e orientata al mercato dei programmi operativi dell'OCM unica nel settore della frutta e degli ortaggi, attuati dalle organizzazioni di produttori e finanziati sulla base del valore della produzione commercializzata, abbiano dimostrato la loro efficacia nel rafforzare la competitività e la strutturazione dei settori selezionati nonché nel migliorarne la sostenibilità; invita pertanto la Commissione a prendere in esame la possibilità di introdurre programmi operativi simili in altri settori; reputa che ciò potrebbe apportare un beneficio particolare alle organizzazioni di produttori che rappresentano gli allevatori del settore lattiero-caseario stabiliti nelle regioni montane e nelle regioni ultraperiferiche dell'Unione, i quali trasformano e immettono sul mercato prodotti di alta qualità e mantengono la produzione lattiero-casearia in questi territori difficili;

124.  rammenta che le disparità in termini di potere di mercato rappresentano un ostacolo particolare alla produzione in grado di coprire i costi nel settore lattiero-caseario;

125.  richiama l'attenzione sulla possibilità di introdurre il regime di riduzione volontaria della fornitura di latte nel quadro dell'OCM;

126.  chiede l'introduzione di un nuovo strumento di gestione dell'autoassistenza per l'olio di oliva che ne consenta la conservazione negli anni in cui si registra un eccesso di produzione, per immetterlo sul mercato quando la produzione è inferiore alla domanda;

127.  insiste sulla impellente necessità che la PAC futura sostenga gli agricoltori in modo più efficiente, equo e rapido al fine di far fronte alla volatilità dei prezzi e dei redditi dovuta al clima, alle condizioni meteorologiche avverse e ai rischi sanitari e di mercato, creando ulteriori incentivi e condizioni di mercato che stimolino lo sviluppo e l'utilizzo volontario degli strumenti di gestione del rischio e stabilizzazione (regimi di assicurazione, strumenti di stabilizzazione del reddito, meccanismi di accantonamento individuale e fondi di mutualizzazione), garantendo al contempo l'accessibilità per tutti gli agricoltori e la compatibilità con i regimi nazionali esistenti;

128.  chiede che sia fornito un sostegno migliore per aumentare la produzione di leguminose nell'UE e che sia concesso un aiuto specifico agli allevatori di ovini e caprini con sistemi estensivi, dati i vantaggi che tali settori comportano per l'ambiente e la necessità di ridurre la dipendenza dell'UE dalle importazioni di proteine per i mangimi;

129.  sottolinea che una PAC orientata al futuro dovrebbe essere concepita per rispondere meglio ai problemi sanitari gravi come quelli legati alla resistenza antimicrobica, alla qualità dell'aria e a un'alimentazione più sana;

130.  mette in risalto le sfide che la resistenza antimicrobica pone per la salute animale e umana; ritiene che il nuovo quadro giuridico debba promuovere attivamente una salute e un benessere migliori degli animali quale strumento per combattere la resistenza agli antibiotici, rafforzando così la protezione della salute pubblica e del settore agricolo nel suo complesso;

131.  richiama l'attenzione sul fatto che i rischi di mercato possono essere gestiti anche mediante un migliore accesso dei prodotti agricoli e alimentari dell'UE ai mercati delle esportazioni;

132.  insiste sull'importanza di rafforzare la posizione dei produttori primari all'interno della catena di approvvigionamento alimentare, in particolare garantendo un'equa distribuzione del valore aggiunto tra produttori, trasformatori e dettaglianti, introducendo le risorse e gli incentivi finanziari necessari a sostenere la creazione e lo sviluppo di organizzazioni economiche, sia verticali che orizzontali, come le organizzazioni dei produttori, comprese le cooperative, e le loro associazioni e organizzazioni interprofessionali, istituendo norme minime armonizzate per combattere le pratiche commerciali sleali e abusive nella catena di approvvigionamento alimentare e rafforzando la trasparenza dei mercati e gli strumenti di prevenzione delle crisi;

133.  sottolinea che conformemente agli obiettivi dell'articolo 39 TFUE e all'eccezione di cui all'articolo 42 TFUE, il regolamento omnibus ha chiarito il legame giuridico tra le disposizioni dell'OCM unica e le norme dell'UE in materia di concorrenza e ha introdotto nuove possibilità collettive per gli agricoltori preposte a potenziare il loro potere di negoziazione nella catena di approvvigionamento alimentare; ritiene che dette disposizioni siano essenziali nel quadro della futura PAC e dovrebbero essere ulteriormente migliorate;

134.  ritiene che, traendo insegnamenti dal funzionamento dei vari osservatori sul mercato dell'UE (latte, carne, zucchero e colture), tali strumenti debbano essere estesi ai settori che non sono ancora trattati ed essere ulteriormente sviluppati per offrire dati e previsioni affidabili agli operatori del mercato, al fine di fornire un allarme rapido e consentire azioni rapide e anticipatrici in caso di turbolenze del mercato onde prevenire le crisi;

135.  chiede il potenziamento del sostegno ai mercati locali e alle filiere alimentari corte e la loro promozione; sottolinea la necessità di sviluppare servizi locali legati alle filiere corte;

136.  invita la Commissione a chiarire ulteriormente e, se necessario, ad aggiornare le norme per le organizzazioni di produttori e le organizzazioni interprofessionali, in particolare per quanto riguarda la politica in materia di concorrenza, anche affinché le organizzazioni interprofessionali adottino misure e accordi per rispondere alle esigenze della società;

137.  sottolinea che gli strumenti storici di gestione dei mercati della PAC, vale a dire intervento pubblico e ammasso privato, hanno un effetto ridotto e insufficiente nel contesto delle economie globalizzate e che gli strumenti di gestione dei rischi non sono sempre sufficienti a far fronte a una significativa volatilità dei prezzi e a gravi perturbazioni del mercato;

138.  sottolinea pertanto la necessità che l'OCM unica continui a svolgere un ruolo significativo nell'ambito della futura PAC come rete di sicurezza nello stabilizzare rapidamente i mercati agricoli e nell'anticipare le crisi, e sottolinea l'importanza del regolamento omnibus nel permettere e incoraggiare, basandosi sugli insegnamenti tratti durante le ultime crisi del mercato in particolare nel settore lattiero-caseario, l'uso complementare di strumenti innovativi di gestione dei mercati e delle crisi, come gli accordi settoriali volontari, per gestire e, se del caso, ridurre l'offerta in termini quantitativi tra produttori, organizzazioni di produttori, associazioni di organizzazioni di produttori, organizzazioni interprofessionali e trasformatori (es. il regime dell'UE di riduzione della produzione del latte);

139.  accoglie con favore il lavoro attualmente svolto in merito a una strategia sostenibile dell'UE per le proteine;

140.  prende atto della necessità di creare mercati locali e regionali per le colture leguminose in tutta l'UE, di migliorare le prestazioni ambientali mediante coltivazioni a rotazione, riducendo al contempo anche la dipendenza dalle importazioni di mangimi, fertilizzati e pesticidi, e di aumentare la redditività e gli incentivi economici per passare a pratiche agricole più sostenibili;

141.  ritiene che le misure di gestione dell'offerta di formaggi e prosciutto a denominazione di origine protetta o indicazione geografica protetta o di vino abbiano dimostrato la loro efficacia nel migliorare la sostenibilità, la competitività e la qualità dei prodotti selezionati e dovrebbero pertanto essere mantenute e, se del caso, estese per includere tutti i prodotti con marchi di qualità, in linea con gli obiettivi della PAC;

142.  chiede una revisione approfondita dell'attuale meccanismo di riserva di crisi al fine di creare un fondo dell'UE attuabile e indipendente per le crisi agricole, che sia esente dal principio dell'annualità del bilancio, in modo da consentire storni di bilancio da un esercizio all'altro, in particolare quando i prezzi di mercato sono sufficientemente elevati, mantenendo nel contempo la riserva di crisi a un livello constante durante tutto il periodo del QFP, consentendo in tal modo azioni di prevenzione e risposte più rapide, coerenti ed efficaci unitamente all'utilizzo di strumenti di gestione del mercato e dei rischi in caso di gravi situazioni di crisi, comprese quelle che implicano conseguenze economiche per gli agricoltori dovute a questioni di salute degli animali, malattia delle piante e sicurezza alimentare, ma anche a quelle derivanti da shock esterni con un impatto sull'agricoltura;

143.  ritiene che, benché gli accordi commerciali siano vantaggiosi per alcuni settori agricoli dell'UE e per l'economia dell'UE nel suo complesso e necessari per rafforzare la posizione dell'Unione sul mercato agricolo globale, tali accordi suppongono anche varie sfide, in particolare per le piccole e medie imprese agricole e per i settori sensibili, che devono essere prese in considerazione, come il rispetto delle norme sanitarie, fitosanitarie, in materia di benessere degli animali, ambientali e sociali dell'UE, che richiedono coerenza tra la politica commerciale e taluni obiettivi della PAC e non devono causare l'indebolimento delle elevate norme europee o mettere a rischio i suoi territori rurali;

144.  sottolinea che l'applicazione di norme diverse aumenterebbe il rischio di esportazione della produzione interna dell'UE all'estero, a scapito dello sviluppo rurale, dell'ambiente e, in alcuni casi, della qualità degli alimenti;

145.  sottolinea che la necessità di meccanismi di salvaguardia rafforzati dovrebbe altresì informare i dibattiti in merito agli accordi commerciali futuri (Mercosur, Nuova Zelanda, Australia ecc.) e al loro impatto sull'agricoltura in Europa;

146.  sottolinea che, benché sia importante continuare ad adoperarsi per aumentare l'accesso al mercato per i prodotti agricoli europei, sono necessari meccanismi adeguati di protezione dell'agricoltura europea che tengano conto delle preoccupazioni specifiche di ciascun settore, come meccanismi di salvaguardia volti a evitare conseguenze socioeconomiche negative sui piccoli e medi agricoltori nell'Unione europea e nei paesi terzi, o la potenziale esclusione dei settori più sensibili dai negoziati e l'applicazione del principio di reciprocità nelle condizioni di produzione, in modo da garantire parità di condizioni tra gli agricoltori nell'UE e i loro concorrenti esteri; ribadisce che la produzione europea non deve essere danneggiata da importazioni di qualità inferiore e non conformi alle norme;

147.  invita la Commissione a considerare l'agricoltura come un'attività strategica e ad adottare un approccio agli accordi di libero scambio che non ne faccia una variabile di aggiustamento degli altri settori commerciali e che tuteli i settori chiave, quali la produzione del latte crudo;

148.  ritiene che le varie riforme della PAC che si sono succedute dagli anni Novanta del secolo scorso siano state influenzate, in larga misura, dalle esigenze del commercio internazionale e dell'OMC; ritiene altresì che dette riforme abbiano reso più competitivi i prodotti agricoli e il settore agroalimentare europei, ma che abbiano anche danneggiato gran parte del settore agricolo, esponendolo all'instabilità dei mercati mondiali; è del parere che sia giunto il momento di concentrare maggiormente l'attenzione sugli altri obiettivi della PAC, tra cui il tenore di vita degli agricoltori o questioni quali la salute, l'occupazione, l'ambiente e il clima, come invita a fare la comunicazione della Commissione sul futuro dell'alimentazione e dell'agricoltura in Europa;

149.  sottolinea che la politica commerciale dell'UE deve essere coerente con le altre politiche dell'Unione, fra cui le politiche di sviluppo e ambientali, e favorire il raggiungimento degli OSS, e che può contribuire al conseguimento degli obiettivi della PAC, in particolare assicurando un equo tenore di vita alla popolazione agricola e prezzi ragionevoli delle derrate per i consumatori; sottolinea che il settore agroalimentare dell'UE dovrebbe cogliere le opportunità di crescita offerte dalle esportazioni dato che, secondo le stime, nel prossimo decennio il 90 % della domanda mondiale di prodotti agroalimentari proverrà dal di fuori dell'Europa; sottolinea che la PAC deve innanzi tutto far fronte alle necessità della società europea in ambito alimentare, ambientale e climatico, prima di concentrarsi sulla produzione per la vendita sul mercato agricolo internazionale; sottolinea che i cosiddetti paesi in via di sviluppo dovrebbero avere opportunità sufficienti per creare e mantenere un proprio settore agroalimentare solido;

150.  ritiene inoltre che i beni la cui produzione è associata alla deforestazione, all'accaparramento di terreni o risorse e alla violazione dei diritti umani non dovrebbero poter accedere al mercato dell'Unione europea;

151.  richiama l'attenzione sul nuovo consenso europeo in materia di sviluppo, in cui l'UE e i suoi Stati membri ribadiscono il loro impegno e riconoscono la fondamentale importanza di un effettivo rispetto del principio della coerenza delle politiche per lo sviluppo (CPS), di cui all'articolo 208 TFUE, a norma del quale è necessario tenere conto degli obiettivi di cooperazione allo sviluppo in tutte le politiche dell'UE, compresi la politica agricola e il suo finanziamento, che potrebbero interessare i paesi in via di sviluppo in modo negativo; ritiene, in tale contesto, che la riforma della PAC debba rispettare il diritto dei paesi in via di sviluppo di definire le proprie politiche agricole e alimentari, senza pregiudicare le loro capacità di produzione alimentare e la loro sicurezza alimentare a lungo termine, in particolare nel caso dei paesi meno sviluppati;

152.  ricorda l'impegno dell'UE e dei suoi Stati membri di fronte agli OSS ed evidenzia che la coerenza della PAC con gli OSS è fondamentale, in particolare nel caso degli obiettivi n. 2 (porre fine alla fame), n. 5 (uguaglianza di genere), n. 12 (consumo e produzione responsabili), n. 13 (azione per il clima) e n. 15 (vita nell'ecosistema terrestre), ai quali la futura PAC deve allinearsi;

153.  chiede, in conformità del principio di efficienza di bilancio, coerenza e migliori sinergie tra la PAC e tutte le altre politiche e impegni internazionali dell'UE, in particolare nei settori dell'energia, dell'approvvigionamento idrico, dell'uso del suolo, della biodiversità e degli ecosistemi, nonché lo sviluppo delle aree periferiche e montane;

154.  invita la Commissione a procedere a una valutazione d'impatto sistematica delle disposizioni relative al settore agricolo in tutti gli accordi commerciali e a proporre strategie specifiche per garantire che nessun settore agricolo sia danneggiato dalla conclusione di un accordo commerciale con un paese terzo;

155.  insiste sul fatto che i processi e i metodi di produzione costituiscono una parte essenziale delle norme sociali, economiche e ambientali del commercio agricolo mondiale e incoraggia la Commissione a sollecitare l'OMC a riconoscerli come tali;

156.  sottolinea che la realizzazione degli obiettivi dell'accordo di Parigi sui cambiamenti climatici e il raggiungimento degli OSS devono essere i principi guida di qualsiasi politica commerciale concernente i prodotti agricoli; rileva che nel suo documento di riflessione sulla gestione della globalizzazione, la Commissione segnala giustamente la richiesta di un aumento del commercio equo e di prodotti sostenibili e locali, come mutamento di tendenza nella globalizzazione; sottolinea che la politica commerciale dell'UE può contribuire ampiamente al raggiungimento degli OSS e degli obiettivi climatici stabiliti nell'accordo di Parigi;

157.  ricorda che l'UE ha eliminato le proprie sovvenzioni all'esportazione e che l'attuale bilancio dell'UE non prevede alcuna linea di bilancio per dette sovvenzioni; invita, a questo proposito, i partner commerciali dell'UE ad impegnarsi a ridurre il sostegno interno che causa distorsioni al commercio; invita i membri dell'OMC che continuano a concedere sovvenzioni alle esportazioni ad applicare la decisione ministeriale sulla concorrenza all'esportazione, adottata il 19 dicembre 2015 a Nairobi;

158.  chiede alla Commissione di rimanere vigile e di intensificare l'azione difensiva dell'Unione al fine di eliminare gli ostacoli, esistenti e futuri, all'accesso al mercato nei paesi terzi, che sono in aumento, pur rispettando l'ambiente e i diritti umani, compreso il diritto all'alimentazione; sottolinea che tali ostacoli riguardano perlopiù i prodotti agricoli (27 % secondo la banca dati della Commissione sull'accesso al mercato) che a loro volta si riferiscono soprattutto a misure sanitarie e fitosanitarie di accesso al mercato;

159.  chiede alla Commissione di anticipare le conseguenze della Brexit e di tenerne conto nella preparazione degli scambi di offerte e nel calcolo dei contingenti;

160.  chiede alla Commissione di avviare iniziative chiare e trasparenti per rafforzare ulteriormente la promozione della produzione, della sicurezza, del benessere degli animali, delle norme ambientali e delle filiere corte nell'UE e di sostenere regimi di produzione alimentare di qualità, che potrebbero essere conseguiti, tra l'altro, attraverso regimi europei di etichettatura di origine, e attività di commercializzazione e promozione sui mercati interni e dei paesi terzi per quei settori che beneficiano di strumenti strategici specifici nell'ambito della PAC; insiste sulla necessità di ridurre la burocrazia e i requisiti superflui per consentire ai produttori più piccoli di partecipare a tali regimi; accoglie con favore l'aumento costante del bilancio disponibile per i programmi promozionali ed esorta la Commissione a mantenere il ritmo con cui gli stanziamenti stanno aumentando, dato il crescente interesse dei produttori;

161.  sottolinea l'importanza delle filiere corte locali e regionali, che sono più sostenibili dal punto di vista ambientale in quanto richiedono un trasporto più breve e conseguentemente provocano un inquinamento minore, e implicano una maggiore freschezza e tracciabilità dei prodotti;

162.  ricorda l'importanza di rafforzare la capacità degli agricoltori locali di risalire la catena di valore, fornendo loro aiuto e sostegno per prodotti biologici e con valore aggiunto e nuove competenze e tecnologie, dal momento che raggiungere la sostenibilità richiede un'azione diretta volta a preservare, proteggere e potenziare le risorse naturali;

163.  ricorda che la produzione locale sostiene la cultura alimentare e le economie a livello locale;

164.  sottolinea che nel futuro dell'agricoltura l'accento dovrebbe essere posto sulla produzione di alimenti di alta qualità, poiché il vantaggio concorrenziale dell'Europa risiede nella qualità; sottolinea che le norme dell'UE devono essere mantenute e rafforzate, ove possibile; chiede misure volte ad aumentare ulteriormente la produttività e la competitività a lungo termine del settore della produzione alimentare, e a introdurre nuove tecnologie e un uso più efficiente delle risorse, potenziando in tal modo il ruolo dell'UE di leader mondiale;

165.  ritiene inaccettabile l'esistenza di differenze di qualità tra i prodotti alimentari pubblicizzati e distribuiti nel mercato unico con lo stesso marchio e lo stesso imballaggio; accoglie con favore gli incentivi della Commissione volti ad affrontare la questione della duplice qualità degli alimenti nel mercato unico, compreso il suo lavoro su una metodologia comune di prova;

166.  accoglie con favore i progressi conseguiti nel promuovere gli interessi agricoli dell'Unione nei recenti negoziati commerciali bilaterali, in particolare per quanto riguarda l'accesso al mercato per i prodotti agroalimentari di elevata qualità dell'UE e la protezione delle indicazioni geografiche nei paesi terzi; auspica che questa tendenza continui e migliori;

Un processo decisionale trasparente per una solida proposta della PAC 2021-2028

167.  sottolinea che il Parlamento e il Consiglio dovrebbero, attraverso la procedura di codecisione, stabilire gli obiettivi generali comuni, le norme di base, le misure e gli stanziamenti finanziari e determinare l'opportuno livello di flessibilità necessario a consentire agli Stati membri e alle loro regioni di far fronte alle proprie specificità e necessità in linea con il mercato unico, per evitare distorsioni della concorrenza dovute a scelte nazionali;

168.  si rammarica del fatto che l'intero processo di programmazione della PAC post 2020 - consultazione, comunicazione, valutazione dell'impatto e proposte legislative - inizi ancora una volta con un ritardo significativo con l'avvicinarsi della fine dell'ottava legislatura, con il rischio che il dibattito sulla PAC futura passi in secondo piano rispetto ai dibattiti elettorali e mettendo a repentaglio la possibilità di raggiungere un accordo definitivo prima delle elezioni europee;

169.  chiede alla Commissione di introdurre un regolamento transitorio che, in caso di ritardo nell'approvazione della nuova PAC, consenta agli agricoltori di continuare ad avere accesso alle misure del programma di sviluppo rurale, in particolare alle misure ambientali e di investimento;

170.  invita gli Stati membri, nell'attuazione della nuova riforma, a garantire che non ci siano ritardi nell'erogazione dei pagamenti agli agricoltori e ad assumersi la responsabilità nonché a compensare adeguatamente gli agricoltori qualora, al contrario, si verifichino ritardi;

171.  sottolinea, tuttavia, che bisogna andare avanti quanto più possibile entro la fine dell'attuale legislatura e che questo tema deve essere messo in evidenza durante la campagna per le elezioni al Parlamento europeo;

172.  riconosce l'importanza di coinvolgere nel processo decisionale della PAC istituzioni ed esperti competenti per le politiche sanitarie e ambientali riguardanti la biodiversità, i cambiamenti climatici e l'inquinamento atmosferico, idrico e del suolo;

173.  invita la Commissione a proporre, prima di apportare modifiche sostanziali alla concezione e/o all'attuazione della PAC, un periodo transitorio sufficientemente lungo da garantire agli Stati membri tempo e un "atterraggio morbido" per attuare adeguatamente la nuova politica in modo ordinato, onde evitare ritardi nei pagamenti annuali degli agricoltori e nell'attuazione delle misure di sviluppo rurale;

174.  invita l'UE e i suoi Stati membri a rafforzare il dialogo con i paesi in via di sviluppo e a fornire le loro competenze e il sostegno finanziario per promuovere un'agricoltura ecologicamente sostenibile, basata sull'agricoltura di piccola scala e familiare, rivolgendosi in particolare alle donne e ai giovani, impegno questo, assunto nel 2017 al vertice Unione africana-Unione europea, nella dichiarazione congiunta dal titolo «Investing in Youth for Accelerated Inclusive Growth and Sustainable Development (Investire nei giovani per accelerare la crescita inclusiva e lo sviluppo sostenibile); ricorda il contributo delle donne nelle zone rurali in veste di imprenditrici e promotrici di uno sviluppo sostenibile; sottolinea la necessità di sviluppare il loro potenziale nell'agricoltura sostenibile e la resilienza nelle zone rurali;

175.  ricorda che la fame e la malnutrizione nei paesi in via di sviluppo sono principalmente connesse a un potere d'acquisto insufficiente e/o all'incapacità delle popolazioni rurali povere di essere autosufficienti; esorta pertanto l'UE ad aiutare attivamente i paesi in via di sviluppo a superare gli ostacoli alla propria produzione agricola (come l'inadeguatezza delle infrastrutture e le carenze logistiche);

176.  sottolinea che nel 2050 oltre la metà della popolazione dei paesi meno sviluppati continuerà a vivere in ambito rurale e che lo sviluppo di un'agricoltura sostenibile nei paesi in via di sviluppo contribuirà a valorizzare il potenziale delle comunità rurali, a mantenere la popolazione nelle zone rurali e a ridurre la sottooccupazione, la povertà e l'insicurezza alimentare, il che a sua volta contribuirà a contrastare le cause profonde della migrazione forzata;

177.  riconosce il ruolo cruciale che le tecnologie spaziali, quali quelle sviluppate nei programmi spaziali e satellitari dell'UE gestiti dall'Agenzia del Sistema Globale di Navigazione via satellite (Galileo, EGNOS e Copernicus), possono svolgere nel raggiungimento degli OSS delle Nazioni Unite offrendo soluzioni economicamente accessibili per passare a un'agricoltura di precisione, eliminando così gli sprechi, risparmiando tempo, riducendo la fatica e ottimizzando l'uso delle attrezzature;

178.  invita la Commissione a esaminare la possibilità di utilizzare le tecnologie e le applicazioni delle scienze spaziali e il Partenariato globale per un'efficace cooperazione allo sviluppo come meccanismi per contribuire al monitoraggio delle colture, del bestiame, delle foreste, della pesca e dell'acquacoltura, e per sostenere gli agricoltori, i pescatori, i silvicoltori e i responsabili delle politiche nei loro sforzi volti a impiegare metodi diversi per il conseguimento di una produzione alimentare sostenibile e a rispondere alle relative sfide;

179.  invita la Commissione ad assicurare che gli Stati membri, nei loro piani di azione, garantiscano l'uguaglianza tra donne e uomini nelle zone rurali; esorta la Commissione e gli Stati membri a favorire una rappresentanza paritaria delle donne nelle strutture istituzionali incaricate del dialogo con il settore e anche negli organi decisionali delle pertinenti organizzazioni, cooperative e associazioni professionali; è del parere che la nuova legislazione dell'Unione debba migliorare sostanzialmente i sottoprogrammi tematici rivolti alle donne nelle zone rurali;

180.  sottolinea che la Commissione dovrebbe continuare a garantire un'applicazione rigorosa della legislazione dell'UE in materia di benessere degli animali, sempre e in tutti gli Stati membri nello stesso modo, con il controllo opportuno e le dovute sanzioni; invita la Commissione a monitorare la salute e il benessere degli animali, anche durante il trasporto, e a riferire in merito; ricorda che i prodotti che entrano nell'UE devono rispettare le norme ambientali, sociali e in materia di benessere degli animali europee; chiede che siano previsti incentivi finanziari per l'adozione volontaria di misure a favore del benessere degli animali che vadano oltre le norme legislative minime;

181.  invita la Commissione ad attuare e applicare la legislazione dell'UE pertinente, in particolare il regolamento (CE) n. 1/2005 del Consiglio, del 22 dicembre 2004, sulla protezione degli animali durante il trasporto; ritiene necessario, in tale contesto, adempiere alla sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, la quale ha stabilito che la protezione del benessere degli animali non cessa alle frontiere esterne dell'UE e che i trasportatori di animali esportati dall'Unione devono pertanto rispettare le norme europee in materia di benessere degli animali anche al di fuori del territorio dell'UE;

182.  ribadisce che agli agricoltori che sostengono costi aggiuntivi a causa di vincoli specifici legati ad aree naturali di grande valore, come le zone di montagna, le isole, le regioni ultraperiferiche e le altre zone svantaggiate, debba essere concessa un'attenzione particolare; ritiene che, dati tali vincoli specifici, i finanziamenti della PAC siano di vitale importanza per tali regioni e che ogni riduzione produrrebbe un impatto molto dannoso su molti prodotti agricoli; esorta gli Stati membri a elaborare e attuare regimi di qualità al fine di offrire ai produttori interessati l'opportunità di introdurli rapidamente;

183.  ritiene che il bilancio del POSEI dovrebbe essere mantenuto a livelli sufficienti per affrontare le sfide dell'agricoltura nelle regioni ultraperiferiche, come chiesto varie volte dal Parlamento europeo; accoglie con favore i risultati dell'ultima relazione della Commissione sull'attuazione del POSEI e ritiene che i programmi per le regioni ultraperiferiche e per le piccole isole dell'Egeo debbano essere mantenuti separati dal regime generale dei pagamenti diretti dell'UE, al fine di garantire uno sviluppo territoriale equilibrato evitando il rischio di abbandono della produzione a causa di difficoltà correlate a distanza, insularità, dimensione ridotta, topografia e clima difficili e dipendenza economica da pochi prodotti;

184.  invita la Commissione a includere nell'Osservatorio sul mercato del latte una sezione autonoma che esamini i prezzi nelle regioni ultraperiferiche, al fine di reagire tempestivamente a una crisi del settore; ritiene che la definizione di "crisi" e il successivo intervento della Commissione debbano essere adattati alle regioni ultraperiferiche, considerando la dimensione del mercato, la dipendenza da poche attività economiche e la minore capacità di diversificazione;

185.  chiede una migliore integrazione dell'"economia circolare" per garantire l'utilizzo migliore e più efficiente possibile delle materie prime e dei sottoprodotti nella bioeconomia emergente, rispettando al contempo i limiti della disponibilità di biomassa e di terreni e altri servizi ecosistemici; ritiene che lo sviluppo della bioindustria nelle zone rurali possa fornire nuovi modelli commerciali che potrebbero aiutare gli agricoltori e i proprietari di aziende forestali a trovare nuovi mercati per i loro prodotti e a creare nuovi posti di lavoro; invita, pertanto, la Commissione e gli Stati membri a fornire il sostegno necessario al settore dell'agricoltura e della silvicoltura al fine di contribuire maggiormente all'ulteriore sviluppo della bioeconomia nell'UE; sottolinea la necessità di promuovere l'agroforestazione, che può offrire ecosistemi e microclimi polifunzionali, ricreativi e produttivi, e di colmare le lacune che potrebbero pregiudicarne lo sviluppo;

186.  ritiene che il sostegno alle misure agricole, ambientali e climatiche, integrato da regimi ecologici a livello di Stato membro, dovrebbe coprire i costi sostenuti dagli agricoltori per la transizione alle nuove pratiche sostenibili, ad esempio mediante la promozione dell'agroforestazione e il suo sostegno e altre misure forestali sostenibili a favore della biodiversità e della diversità genetica delle specie animali e vegetali, e per l'adattamento alle condizioni climatiche in cambiamento;

187.  invita la Commissione a garantire l'innovazione, la ricerca e la modernizzazione nell'agroforestazione e nella silvicoltura sostenendo un solido sistema di consulenza su misura, formazioni mirate e soluzioni specifiche per incentivare lo scambio di know-how e le migliori pratiche tra gli Stati membri, con un'attenzione generale alle nuove tecnologie e alla digitalizzazione; sottolinea, contemporaneamente, il ruolo essenziale delle associazioni dei proprietari di aziende forestali nel trasferimento di informazioni e innovazioni, nella formazione e nell'ulteriore istruzione dei proprietari di aziende forestali su piccola scala nonché nell'attuazione di una gestione forestale multifunzionale attiva.

o
o   o

188.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 350 del 29.12.2017, pag. 15.
(2) GU L 221 del 8.8.1998, pag. 23.
(3) GU L 309 del 24.11.2009, pag. 71.
(4) Testi approvati, P8_TA(2018)0022.
(5) Testi approvati, P8_TA(2018)0203.
(6) Testi approvati, P8_TA(2018)0095.
(7) Testi approvati, P8_TA(2018)0075.
(8) Testi approvati, P8_TA(2018)0057.
(9) Testi approvati, P8_TA(2017)0197.
(10) Testi approvati, P8_TA(2017)0099.
(11) Testi approvati, P8_TA(2016)0504.
(12) Testi approvati, P8_TA(2016)0427.
(13) GU C 86 del 6.3.2018, pag. 62.
(14) GU C 265 dell'11.8.2017, pag. 7.
(15) GU C 288 del 31.8.2017, pag. 10.
(16) GU C 342 del 12.10.2017, pag. 10.


Interpretazione e applicazione dell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio"
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Risoluzione del Parlamento europeo del 30 maggio 2018 sull'interpretazione e l'applicazione dell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" (2016/2018(INI))
P8_TA(2018)0225A8-0170/2018

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 17, paragrafo 1, del trattato dell'Unione europea (TUE),

–  visto l'articolo 295 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visto l'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016(1) ("il nuovo AII"),

–  visto l'accordo quadro sulle relazioni tra il Parlamento europeo e la Commissione europea del 20 ottobre 2010(2) (l'"accordo quadro del 2010"),

–  visto l'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 16 dicembre 2003(3) ("l'AII del 2003"),

–  visto l'accordo interistituzionale del 20 dicembre 1994 su un metodo di lavoro accelerato ai fini di una codificazione ufficiale dei testi legislativi(4),

–  visto l'accordo interistituzionale del 22 dicembre 1998 sugli orientamenti comuni relativi alla qualità redazionale della legislazione comunitaria(5),

–  visto l'accordo interistituzionale del 28 novembre 2001 ai fini di un ricorso più strutturato alla tecnica della rifusione degli atti normativi(6),

–  vista la dichiarazione comune del 13 giugno 2007 sulle modalità pratiche della procedura di codecisione(7),

–  vista la dichiarazione politica comune, del 27 ottobre 2011, del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione sui documenti esplicativi(8),

–  vista la dichiarazione comune sulle priorità legislative dell'UE per il 2017(9),

–  vista la dichiarazione comune sulle priorità legislative dell'UE per il 2018-2019(10),

–  viste le sentenze della Corte di giustizia dell'Unione del 18 marzo 2014 (causa sui biocidi), del 16 luglio 2015 (causa sul meccanismo di reciprocità dei visti), del 17 marzo 2016 (causa sull'atto delegato relativo all'MCE), del 14 giugno 2016 (causa relativa alla Tanzania) e del 24 giugno 2014 (causa relativa alle isole Maurizio)(11),

–  vista la sua decisione del 13 dicembre 2016 sulla revisione generale del regolamento del Parlamento(12),

–  vista la sua risoluzione del 12 aprile 2016 sul programma di controllo dell'adeguatezza e dell'efficacia della regolamentazione (REFIT): situazione attuale e prospettive(13),

–  vista la sua risoluzione del 6 luglio 2016 sulle priorità strategiche per il programma di lavoro della Commissione per il 2017(14),

–  vista la sua decisione del 9 marzo 2016 sulla conclusione di un accordo interistituzionale "Legiferare meglio" tra il Parlamento europeo, il Consiglio dell'Unione europea e la Commissione europea(15),

–  vista la sua risoluzione del 27 novembre 2014 sulla revisione degli orientamenti della Commissione in materia di valutazione d'impatto e sul ruolo del "test PMI"(16),

–  vista la sua risoluzione del 25 febbraio 2014 sul seguito della delega dei poteri legislativi e sul controllo da parte degli Stati membri dell'esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione(17),

–  vista la sua risoluzione del 4 febbraio 2014 sull'adeguatezza della regolamentazione dell'Unione europea e sulla sussidiarietà e la proporzionalità ("Legiferare meglio" – 19a relazione riguardante l'anno 2011)(18),

–  vista la sua risoluzione del 13 settembre 2012 sulla 18a relazione riguardante l'anno 2010 – "Legiferare meglio" – applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità(19),

–  vista la sua risoluzione del 14 settembre 2011 su una migliore legiferazione, sulla sussidiarietà, la proporzionalità e la normativa intelligente(20),

–  vista la sua risoluzione dell'8 giugno 2011 su come garantire valutazioni d'impatto indipendenti(21),

–  vista la comunicazione della Commissione del 24 ottobre 2017 dal titolo "Completare il programma "Legiferare meglio": soluzioni migliori per conseguire risultati migliori" (COM(2017)0651),

–  visto l'articolo 294 TFUE sulla procedura di codecisione,

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione del 24 ottobre 2017 dal titolo "Overview of the Union's Efforts to Simplify and to Reduce Regulatory Burdens" (Panoramica degli sforzi dell'Unione per semplificare e ridurre gli oneri normativi) (SWD(2017)0675),

–  vista la comunicazione della Commissione del 21 dicembre 2016 intitolata "Diritto dell'Unione europea: risultati migliori attraverso una migliore applicazione"(22),

–  vista la comunicazione della Commissione del 14 settembre 2016 dal titolo "Legiferare meglio: risultati migliori per un'Unione più forte" (COM(2016)0615),

–  vista la comunicazione della Commissione del 19 maggio 2015 dal titolo "Legiferare meglio per ottenere risultati migliori – Agenda dell'UE" (COM(2015)0215),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione, del 7 luglio 2017, intitolato "Better regulation guidelines" (orientamenti per legiferare meglio) (SWD(2017)0350),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  viste le deliberazioni congiunte della commissione giuridica e della commissione per gli affari costituzionali a norma dell'articolo 55 del regolamento,

–  visti la relazione della commissione giuridica e della commissione per gli affari costituzionali e i pareri della commissione per il commercio internazionale, della commissione per i problemi economici e monetari, della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e della commissione per le petizioni (A8-0170/2018),

A.  considerando che il nuovo AII è entrato in vigore il giorno della sua firma, il 13 aprile 2016;

B.  considerando che, in occasione dell'adozione del nuovo AII, il Parlamento e la Commissione hanno formulato una dichiarazione in cui hanno affermato che il nuovo accordo rispecchia "l'equilibrio tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione e le loro rispettive competenze previste nei trattati" e "non pregiudica l'accordo quadro del 20 ottobre 2010 sulle relazioni tra il Parlamento europeo e la Commissione europea"(23);

C.  considerando che, al fine di applicare le disposizioni del nuovo AII sulla programmazione interistituzionale, il Parlamento ha proceduto alla revisione del proprio regolamento, tra le altre cose, al fine di definire i processi interni per la negoziazione e l'adozione di conclusioni comuni in materia di programmazione pluriennale e di dichiarazioni comuni sulla programmazione interistituzionale annuale;

D.  considerando che, nel contesto della programmazione interistituzionale annuale, le tre istituzioni hanno concordato due dichiarazioni comuni sulle priorità legislative dell'UE per il 2017 e il 2018–2019 rispettivamente;

E.  considerando che, contrariamente all'accordo interistituzionale del 2003, il nuovo AII non prevede più un quadro giuridico per il ricorso a metodi alternativi di regolamentazione, quali la coregolamentazione e l'autoregolamentazione, e di conseguenza non vi è alcun riferimento a tali metodi;

F.  considerando che il punto 13 del nuovo AII impone alla Commissione di procedere a consultazioni quanto più ampie possibili nel processo relativo alla valutazione d'impatto; che, analogamente, il punto 19 del nuovo AII prevede che la Commissione, prima di adottare una proposta, e non dopo, conduca consultazioni pubbliche in maniera aperta e trasparente, facendo in modo che le modalità e le scadenze di dette consultazioni permettano una partecipazione quanto più ampia possibile e non limitata a interessi particolari e ai relativi lobbisti;

G.  considerando che nel luglio 2017 la Commissione ha riveduto i suoi orientamenti per legiferare meglio al fine di spiegare meglio e valorizzare i collegamenti tra le varie fasi del processo di elaborazione delle politiche in seno alla Commissione, in sostituzione dei precedenti orientamenti a sé stanti, che affrontavano separatamente la valutazione d'impatto, la valutazione e l'attuazione, e al fine di includere nuovi orientamenti sulla programmazione e la consultazione delle parti interessate;

H.  considerando che, a norma del punto 16 del nuovo AII, la Commissione può, di sua iniziativa o su invito del Parlamento o del Consiglio, integrare la propria valutazione d'impatto o dare avvio ad altri lavori di analisi che ritenga necessari;

I.  considerando che il nuovo AII prende atto della sostituzione dell'ex comitato per la valutazione d'impatto con il comitato per il controllo normativo della Commissione; che quest'ultimo svolge, tra l'altro, un controllo obiettivo sulla qualità delle valutazioni d'impatto della Commissione; che, affinché un'iniziativa accompagnata da una valutazione d'impatto, sia presentata per l'adozione da parte della Commissione, è necessario un parere positivo del comitato; che, in caso di parere negativo, il progetto di relazione deve essere riesaminato e ripresentato al comitato e, in caso di un secondo parere negativo, è necessaria una decisione politica affinché l'iniziativa proceda ulteriormente; che il parere del comitato è reso pubblico sul sito Internet della Commissione contemporaneamente alla relazione relativa all'iniziativa in questione e, in caso di valutazioni d'impatto, una volta che la Commissione ha adottato la relativa iniziativa politica(24);

J.  considerando che all'inizio del 2017 il comitato per il controllo normativo ha completato l'assunzione del proprio personale, di cui tre membri non provenienti dalle istituzioni dell'UE; che, nel 2016, il comitato ha esaminato 60 distinte valutazioni d'impatto, di cui 25 (42 %) hanno ricevuto una prima valutazione negativa, che ne ha comportato la revisione e la nuova presentazione al comitato; che tutte le valutazioni di impatto riviste ricevute dal comitato tranne una hanno ricevuto una valutazione complessiva positiva; che il comitato ha scambiato informazioni con i servizi del Parlamento in merito alle migliori prassi e alle metodologie relative alle valutazioni d'impatto;

K.  considerando che a norma del punto 25 del nuovo AII, se è prevista una modifica della base giuridica che comporti il passaggio dalla procedura legislativa ordinaria a una procedura legislativa speciale o a una procedura non legislativa, le tre istituzioni procedono a uno scambio di opinioni sulla questione; che il Parlamento europeo ha modificato il proprio regolamento per dare attuazione a tale disposizione; che non è ancora stato necessario applicare tale disposizione;

L.  considerando che al punto 27 del nuovo AII si afferma che le tre istituzioni riconoscono la necessità di allineare tutta la legislazione vigente al quadro giuridico introdotto dal trattato di Lisbona e, in particolare, la necessità di dare alta priorità al rapido allineamento di tutti gli atti di base che ancora fanno riferimento alla procedura di regolamentazione con controllo (PRC); che la Commissione ha proposto detto allineamento nel dicembre 2016(25); che il Parlamento e il Consiglio stanno attualmente esaminando la proposta in modo molto dettagliato;

M.  considerando che al nuovo AII è stata allegata una nuova versione della convenzione d'intesa sugli atti delegati e le relative formule standard; che a norma del punto 28 del nuovo AII, le tre istituzioni avviano i negoziati senza indebiti ritardi dopo l'entrata in vigore del presente accordo, al fine di integrare tale Convenzione d'intesa sugli atti delegati prevedendo criteri non vincolanti per l'applicazione degli articoli 290 e 291 TFUE; che, dopo lunghi lavori preparatori, tali negoziati sono finalmente iniziati nel settembre 2017;

N.  considerando che al punto 29 del nuovo AII le tre istituzioni si sono impegnate a istituire, al più tardi entro la fine del 2017, un registro funzionale comune degli atti delegati contenente informazioni ben strutturate e di facile uso, allo scopo di rafforzare la trasparenza, favorire la pianificazione e permettere la tracciabilità di tutte le varie fasi del ciclo di vita degli atti delegati; che il registro è ora stato istituito ed è diventato operativo nel dicembre 2017;

O.  considerando che il punto 32 dell'AII stabilisce che "la Commissione svolge il ruolo di facilitatore trattando in ugual modo i due rami dell'autorità legislativa, nel pieno rispetto dei ruoli che i trattati hanno attribuito alle tre istituzioni";

P.  considerando che, a norma del punto 34 del nuovo AII, il Parlamento e il Consiglio, in qualità di co-legislatori, hanno sottolineato l'importanza di mantenersi in stretto contatto già prima che si svolgano i negoziati interistituzionali, in modo da acquisire una migliore comprensione reciproca delle rispettive posizioni e hanno convenuto che, a tal fine, agevoleranno lo scambio reciproco di opinioni e di informazioni, anche invitando rappresentanti delle altre istituzioni a scambi informali di opinioni su base regolare; che tali disposizioni non hanno dato adito a nuove procedure o strutture specifiche; che, sebbene i contatti tra le istituzioni si siano intensificati nel quadro della dichiarazione comune sulle priorità legislative, l'esperienza delle commissioni suggerisce che non esiste un approccio sistematico per facilitare tale scambio reciproco di opinioni e che resta difficile ottenere le informazioni e osservazioni del Consiglio sulle questioni sollevate al suo interno dagli Stati membri; che il Parlamento europeo ritiene tale situazione particolarmente insoddisfacente;

Q.  considerando che, al fine di rafforzare ulteriormente la trasparenza del processo legislativo, il Parlamento ha rivisto il suo regolamento in modo da adattare le sue norme sui negoziati interistituzionali durante la procedura legislativa ordinaria, sulla base delle disposizioni introdotte nel 2012; che, sebbene tutti i mandati negoziali del Parlamento siano pubblici, lo stesso non vale per i mandati del Consiglio; che il Parlamento europeo ritiene tale situazione particolarmente insoddisfacente;

R.  considerando che al punto 39 del nuovo AII, allo scopo di favorire la tracciabilità delle varie fasi dell'iter legislativo, le tre istituzioni si sono impegnate a individuare, entro il 31 dicembre 2016, modalità per sviluppare ulteriormente piattaforme e strumenti a tal fine, nell'ottica di costituire una banca dati dedicata congiunta sullo stato di avanzamento dei fascicoli legislativi; che tale banca dati congiunta finora non è stata creata;

S.  considerando che al punto 40 del nuovo AII, relativo alla negoziazione e alla conclusione di accordi internazionali, le tre istituzioni si sono impegnate a riunirsi entro sei mesi dall'entrata in vigore del nuovo AII al fine di negoziare migliori disposizioni pratiche per la cooperazione e la condivisione di informazioni nel quadro dei trattati, secondo l'interpretazione della Corte di giustizia dell'Unione europea; che tali negoziati sono iniziati nel novembre 2016 e sono ancora in corso;

T.  considerando che la cooperazione in ambito normativo è diventata uno strumento fondamentale negli accordi commerciali internazionali, su un percorso verso il dialogo normativo e la coerenza tra partner commerciali; che la Commissione è tenuta, nell'ambito di tale processo, a rimanere fedele ai principi di equità e parità di condizioni per tutti i soggetti interessati e a garantire la massima trasparenza nel processo decisionale;

U.  considerando che al punto 46 del nuovo AII le tre istituzioni confermano il loro impegno a usare la tecnica legislativa della rifusione, per la modifica della legislazione vigente, con maggiore frequenza e nel pieno rispetto dell'accordo interistituzionale del 28 novembre 2001 ai fini di un ricorso più strutturato alla tecnica della rifusione degli atti normativi;

V.  considerando che, a norma del punto 48 del nuovo AII, quale contributo al programma di controllo dell'adeguatezza e dell'efficacia della regolamentazione (REFIT), la Commissione si impegna a presentare ogni anno una panoramica - che includa un'indagine annuale sugli oneri - dei risultati degli sforzi dell'Unione volti a semplificare la legislazione, evitare l'eccesso di regolamentazione e ridurre gli oneri amministrativi; che i risultati della prima indagine annuale sugli oneri sono stati presentati il 24 ottobre 2017 nel quadro del programma di lavoro della Commissione per il 2018;

W.  considerando che l'indagine annuale sugli oneri rappresenta una straordinaria opportunità per identificare e monitorare i risultati degli sforzi dell'UE volti a evitare la regolamentazione eccessiva e a ridurre gli oneri amministrativi; che tale indagine rappresenta un'eccellente opportunità di dimostrare il valore aggiunto della normativa dell'UE e garantire trasparenza ai cittadini dell'UE;

X.  considerando che il nuovo accordo AII invoca una collaborazione interistituzionale allo scopo di semplificare la legislazione vigente dell'Unione ed evitare l'eccesso di regolamentazione e gli oneri amministrativi a carico di cittadini, amministrazioni e imprese; che, in relazione agli accordi commerciali internazionali, il Parlamento evidenzia che tali obiettivi non dovrebbero tradursi in un indebolimento delle norme in materia di protezione dell'ambiente, sanità pubblica, salute dei lavoratori, sicurezza, delle norme dell'Organizzazione internazionale del lavoro o dei diritti dei consumatori;

Y.  considerando che, a norma del punto 50 del nuovo AII, le tre istituzioni provvedono al monitoraggio congiunto e periodico dell'attuazione del nuovo AII, a livello politico attraverso discussioni annuali, nonché a livello tecnico in seno al Gruppo di coordinamento interistituzionale; che il monitoraggio a livello politico include regolari discussioni in seno alla Conferenza dei presidenti di commissione e alla riunione annuale di valutazione ad alto livello; che, inoltre, sono stati definiti meccanismi di monitoraggio specifici nel contesto delle dichiarazioni comuni sulle priorità legislative dell'UE per il 2017, 2018 e 2019 rispettivamente; che, inoltre, l'esperienza acquisita dalle commissioni finora rappresenta uno strumento prezioso per valutare l'attuazione del nuovo AII; che la commissione giuridica ha una competenza specifica per il miglioramento del processo legislativo e la semplificazione del diritto dell'Unione;

Impegni e obiettivi comuni

1.  ritiene che il nuovo AII sia un esercizio interistituzionale volto a migliorare la qualità della legislazione dell'Unione; ricorda che, in molti casi, la legislazione dell'UE armonizza o sostituisce le varie normative nei 28 Stati membri, rendendo i mercati nazionali reciprocamente ed equamente accessibili e riducendo nel complesso i costi amministrativi, al fine di realizzare un mercato interno pienamente funzionante;

2.  si compiace dei progressi conseguiti e l'esperienza maturata nel primo anno e mezzo di applicazione del nuovo AII e incoraggia le istituzioni a intraprendere ulteriori sforzi per attuare pienamente l'accordo, in particolare per quanto riguarda le negoziazioni interistituzionali sui criteri non vincolanti per l'applicazione degli articoli 290 e 291 TFUE, l'allineamento di tutti gli atti di base che ancora fanno riferimento alla PRC, i negoziati interistituzionali sulle disposizioni pratiche per la cooperazione e la condivisione di informazioni per quanto riguarda la negoziazione e la conclusione di accordi internazionali e l'istituzione di una banca dati dedicata congiunta sullo stato di avanzamento dei fascicoli legislativi;

3.  ricorda che il nuovo AII è inteso a sviluppare una relazione più aperta e trasparente tra le tre istituzioni al fine di garantire una legislazione di qualità nell'interesse dei cittadini dell'UE; ritiene che, sebbene sia citato solamente ai punti 9 e 32 in relazione ad ambiti specifici trattati dal nuovo AII, il principio di leale cooperazione tra le istituzioni dovrebbe essere rispettato nell'intero ciclo legislativo, in quanto uno dei principi sanciti all'articolo 13 TUE;

Programmazione

4.  accoglie con favore l'accordo delle tre istituzioni di rafforzare la programmazione annuale e pluriennale dell'Unione in conformità dell'articolo 17, paragrafo 1, TUE tramite una procedura più strutturata con un calendario preciso; rileva con soddisfazione che il primo esercizio di programmazione annuale interistituzionale nel quadro del nuovo AII ha visto la partecipazione attiva delle tre istituzioni che ha portato alla dichiarazione comune sulle priorità legislative dell'UE per il 2017, con 59 proposte legislative chiave identificate come priorità per il 2017 e, a seguito di una dichiarazione comune sulle priorità legislative per il 2018-2019, 31 proposte legislative chiave identificate come priorità fino al termine dell'attuale legislatura; accoglie con particolare favore, in questo contesto, la partecipazione attiva del Consiglio e confida che essa continuerà in futuro, anche per quanto riguarda la programmazione pluriennale per il nuovo mandato; ritiene, tuttavia, che il trattamento prioritario per taluni fascicoli legislativi concordati nelle dichiarazioni comuni non dovrebbe essere utilizzato per esercitare indebite pressioni sui colegislatori e che non dovrebbe essere attribuita priorità alla rapidità a scapito della qualità legislativa; ritiene importante valutare in che modo sono applicate le attuali pratiche e norme per l'approvazione delle dichiarazioni comuni e se possono essere apportati alcuni miglioramenti al regolamento del Parlamento per quanto concerne i negoziati sulla programmazione interistituzionale, ad esempio rafforzare il mandato conferito al Presidente dai gruppi politici;

5.  ritiene della massima importanza che le commissioni parlamentari siano pienamente consultate durante il processo di preparazione e di attuazione della dichiarazione comune;

6.  sottolinea che il nuovo AII non pregiudica gli impegni comuni concordati tra il Parlamento e la Commissione nell'accordo quadro del 2010; ricorda, in particolare, che gli accordi riguardanti il calendario per il programma di lavoro della Commissione di cui all'allegato 4 dell'accordo quadro del 2010 devono essere rispettati in sede di attuazione dei punti da 6 a 11 del nuovo AII;

7.  ritiene che la Commissione, al momento della presentazione del suo programma di lavoro, dovrebbe indicare, oltre agli elementi di cui al punto 8 del nuovo AII, in che modo la prevista legislazione sia giustificabile alla luce dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità e specificarne il valore aggiunto europeo;

8.  accoglie con favore la creazione della task force della Commissione per la sussidiarietà e la proporzionalità e per "Fare meno in modo più efficiente", che deve operare di concerto con l'AII per aumentare la fiducia dei cittadini, i quali considerano il principio di sussidiarietà un aspetto fondamentale del processo democratico;

9.  invita la Commissione a presentare programmi di lavoro più inclusivi, più dettagliati e più affidabili; chiede, in particolare, che i programmi di lavoro della Commissione indichino chiaramente la natura giuridica di ciascuna proposta con calendari precisi e realistici; invita la Commissione a garantire che le proposte legislative future — in particolare i principali pacchetti legislativi — giungano ben prima della fine dell'attuale legislatura, dando così il tempo sufficiente ai colegislatori per esercitare appieno le proprie prerogative;

10.  incoraggia l'elaborazione di una legislazione efficiente orientata allo sviluppo della tutela dell'occupazione e della competitività europea, che presti particolare attenzione alle piccole e medie imprese in tutti i settori dell'economia;

11.  accoglie con favore il fatto che la Commissione abbia risposto alle richieste del Parlamento in merito a proposte di atti dell'Unione a norma dell'articolo 225 TFUE, per la maggior parte entro il termine di tre mesi previsto al punto 10 del nuovo AII; sottolinea, tuttavia, che la Commissione ha omesso di adottare comunicazioni specifiche come previsto in tale disposizione; invita la Commissione ad adottare tali comunicazioni, al fine di garantire completa trasparenza e fornire una risposta politica alle richieste formulate dal Parlamento europeo nelle sue risoluzioni, tenendo debitamente conto delle analisi pertinenti del Parlamento europeo relative al valore aggiunto europeo e ai costi della non Europa;

12.  sottolinea l'importanza di una cooperazione trasparente e leale tra il Parlamento, il Consiglio e la Commissione, che dovrebbe in pratica consistere in un reale impegno da parte della Commissione a coinvolgere il Parlamento e il Consiglio, allo stesso livello, nel quadro dell'attuazione delle sue disposizioni in tema di programmazione e rammenta alla Commissione l'obbligo di rispondere prontamente alle relazioni di iniziativa legislative e non legislative; deplora il fatto che diverse relazioni di iniziativa siano rimaste senza risposta e invita la Commissione a fornire ai colegislatori, entro tre mesi, le ragioni che hanno determinato il ritiro di un testo, come pure una risposta motivata alle richieste di proposte legislative o non legislative;

13.  ritiene che la soppressione di tutti i riferimenti all'uso di metodi alternativi di regolamentazione nel nuovo AII non pregiudichi la posizione del Parlamento secondo cui gli strumenti normativi non vincolanti dovrebbero essere adottati solamente con la massima cautela e su una base debitamente giustificata, senza pregiudicare la certezza del diritto e la chiarezza delle norme in vigore, e previa consultazione del Parlamento(26); è altresì preoccupato che la mancanza di chiari limiti per l'uso di strumenti non vincolanti potrebbe anche incoraggiare il ricorso ad essi, senza alcuna garanzia che il Parlamento sia in grado di svolgere la sua funzione di controllo;

14.  invita il Consiglio e la Commissione a riconoscere che i metodi di regolamentazione alternativi, purché strettamente necessari, dovrebbero essere inclusi nei documenti di programmazione pluriennale e annuale, in modo da consentire la corretta identificazione e il controllo da parte dei legislatori;

Strumenti per legiferare meglio

15.  sottolinea che le valutazioni d'impatto possono fornire informazioni ma non devono mai sostituire le decisioni politiche o causare indebiti ritardi nel processo legislativo; sottolinea che, nel corso dell'intero processo legislativo e in tutte le valutazioni d'impatto dell'atto legislativo proposto, occorre prestare particolare attenzione ai potenziali effetti su coloro che hanno meno opportunità di esporre le loro preoccupazioni ai responsabili politici, tra cui le PMI, la società civile, i sindacati e altri soggetti che non beneficiano di un facile accesso alle istituzioni; ritiene che le valutazioni d'impatto debbano prestare pari attenzione alla valutazione, in particolare, delle conseguenze sociali, sanitarie e ambientali, e che occorra valutare l'impatto sui diritti fondamentali dei cittadini e sulla parità tra donne e uomini;

16.  ricorda che le PMI rappresentano il 99 % di tutte le imprese nell'UE, generano il 58 % del fatturato dell'Unione e sono responsabili dei due terzi dell'occupazione totale nel settore privato; rammenta, inoltre, che nello Small Business Act la Commissione si è impegnata ad applicare il principio "Pensare anzitutto in piccolo" all'elaborazione delle sue politiche e che ciò include il test PMI per valutare l'impatto della futura normativa e delle future iniziative amministrative sulle piccole e medie imprese(27); ricorda che, nella sua decisione del 9 marzo 2016 sul nuovo AII, il Parlamento ha affermato che la formulazione del nuovo AII non impegna sufficientemente le tre istituzioni a includere un test PMI e un test di competitività nelle loro valutazioni d'impatto(28); sottolinea l'importanza di tener conto attentamente dell'impatto sulla competitività e sull'innovazione nonché delle esigenze delle PMI in tutte le fasi del ciclo legislativo e si compiace che gli orientamenti per legiferare meglio della Commissione prevedano che i potenziali effetti sulle PMI e sulla competitività debbano, ove opportuno, essere presi in considerazione e segnalati sistematicamente in tutte le valutazioni d'impatto; osserva che spesso i test PMI mancano di qualità e coerenza nell'applicazione; invita la Commissione a valutare come sia possibile tenere maggiormente conto dell'impatto sulle PMI e intende seguire da vicino tale questione negli anni a venire;

17.  esorta la Commissione, nel quadro dell'iniziativa "Legiferare meglio", a valutare meglio le conseguenze sociali e ambientali delle sue politiche nonché il loro impatto sui diritti fondamentali dei cittadini, tenendo presente anche il costo della mancata legiferazione a livello europeo e il fatto che le analisi costi-benefici sono solo uno dei molti criteri;

18.  ribadisce la propria richiesta relativa all'inclusione obbligatoria in tutte le valutazioni d'impatto di un'analisi equilibrata delle conseguenze economiche, sociali, ambientali e sanitarie a medio e lungo termine;

19.  invita la Commissione ad avvalersi delle valutazioni d'impatto e delle valutazioni ex post per analizzare la compatibilità di iniziative, proposte o strumenti legislativi esistenti con gli obiettivi di sviluppo sostenibile, nonché il loro impatto, rispettivamente, sull'avanzamento e sull'attuazione di questi obiettivi;

20.  ricorda che l'idea di un gruppo tecnico indipendente ad hoc supplementare contenuta nella proposta iniziale della Commissione relativa al nuovo AII non è stata portata avanti nel corso dei negoziati; sottolinea che l'obiettivo della creazione di tale gruppo era di accrescere l'indipendenza, la trasparenza e l'obiettività delle valutazioni d'impatto; ricorda che al punto 15 del nuovo AII si conviene che il Parlamento europeo e il Consiglio, laddove lo ritengano opportuno e necessario, effettuano valutazioni d'impatto in relazione alle modifiche sostanziali che hanno apportato alla proposta della Commissione e che si rendono urgentemente necessarie per una decisione informata e fondata; ricorda alle commissioni l'importanza di avvalersi di tale strumento, ove necessario;

21.  accoglie con favore il riferimento nel nuovo AII all'inclusione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità nell'ambito delle valutazioni d'impatto; sottolinea, a tale proposito, che le valutazioni d'impatto dovrebbero sempre includere una valutazione approfondita e rigorosa della conformità di una proposta ai principi di sussidiarietà e proporzionalità nonché specificare il suo valore aggiunto europeo;

22.  osserva che un numero significativo di proposte della Commissione non sono state accompagnate da valutazioni d'impatto e che le commissioni hanno espresso preoccupazione per il fatto che la qualità e il livello di dettaglio delle valutazioni d'impatto variano dall'esaustivo al piuttosto superficiale; evidenzia che durante la prima fase di applicazione del nuovo AII, 20 delle 59 proposte della Commissione figuranti nella dichiarazione comune del 2017 non erano accompagnate da valutazioni d'impatto; ricorda a tale proposito che, sebbene sia in ogni caso previsto che le iniziative che si prevede abbiano un impatto sociale, economico o ambientale significativo siano accompagnate da una valutazione d'impatto, il punto 13 dell'AII stabilisce altresì che le iniziative incluse nel programma di lavoro della Commissione o nella dichiarazione comune debbano essere sempre accompagnate da una valutazione d'impatto;

23.  si compiace del fatto che l'AII preveda che, al momento di definire il programma legislativo, si debba tenere conto del "valore aggiunto europeo" di ogni azione dell'Unione proposta, come pure del "costo della non-Europa" in caso di assenza di azione a livello di Unione; sottolinea che il costo della non-Europa potrebbe essere stimato a 1 750 miliardi di euro l'anno, ossia al 12 % del PIL dell'UE (2016); rende onore al lavoro svolto in tal senso dalla direzione della Valutazione d'impatto e del valore aggiunto europeo dei servizi di ricerca parlamentare (EPRS);

24.  invita la Commissione a chiarire ulteriormente in che modo intenda valutare il costo della non Europa, compresi anche i costi per produttori, consumatori, lavoratori, amministrazioni e l'ambiente, dovuto alla mancanza di una normativa armonizzata a livello di UE e al fatto che norme nazionali divergenti comportano costi aggiuntivi e rendono meno efficaci le politiche, come indicato ai punti 10 e 12 del nuovo AII; evidenzia che tale valutazione non dovrebbe essere effettuata solo in caso di clausole di temporaneità, verso la fine di un programma o quando è prevista un'abrogazione, ma se ne dovrebbe tenere conto anche nei casi in cui l'azione o la legislazione a livello di UE non sono ancora in atto o sono in fase di revisione;

25.  ricorda che il precedente comitato per la valutazione d'impatto è stato sostituito dal nuovo comitato per il controllo normativo, rafforzando in tal modo l'indipendenza del comitato; ribadisce che l'indipendenza, la trasparenza e l'obiettività del comitato per il controllo normativo e le sue attività devono essere salvaguardate e che i membri del comitato non dovrebbero soggetti a controllo politico(29); evidenzia che la Commissione dovrebbe garantire che tutti i pareri del comitato, compresi quelli negativi, siano resi pubblici e accessibili contemporaneamente alla pubblicazione delle pertinenti valutazioni d'impatto; chiede una valutazione dei risultati conseguiti dal comitato per il controllo normativo nell'assolvimento della sua funzione di supervisione e di prestazione di consulenze obiettive sulle valutazioni d'impatto;

26.  sottolinea che la Direzione della Valutazione d'impatto e del valore aggiunto europeo del Parlamento, istituita in seno alla sua amministrazione, assiste le commissioni parlamentari e offre loro una serie di servizi, per i quali devono essere disponibili risorse sufficienti onde garantire che i deputati e le commissioni ricevano la migliore assistenza possibile; prende atto con soddisfazione del fatto che la Conferenza dei presidenti di commissione ha adottato una versione aggiornata del manuale sulla valutazione d'impatto – Orientamenti per le commissioni il 12 settembre 2017;

27.  invita tutte le sue commissioni a rivedere le valutazioni d'impatto della Commissione nonché la valutazione d'impatto ex-ante del Parlamento europeo il prima possibile, nell'ambito del processo legislativo.

28.  ricorda che a norma del punto 14 del nuovo AII, all'atto dell'esame delle proposte legislative della Commissione, il Parlamento tiene pienamente conto delle valutazioni d'impatto della Commissione; ricorda, in tale contesto, che le commissioni parlamentari possono invitare la Commissione a presentare la sua valutazione d'impatto e l'opzione politica prescelta in occasione di una riunione della commissione al completo, e invita le commissioni ad avvalersi con maggiore regolarità di tale possibilità, come pure della possibilità di assistere a una presentazione dell'esame iniziale della valutazione d'impatto della Commissione a cura dei servizi del Parlamento; sottolinea, tuttavia, che ciò non deve condurre a una limitazione dei margini di manovra a disposizione dei colegislatori;

29.  accoglie favorevolmente la possibilità che la Commissione integri le proprie valutazioni d'impatto nel corso del processo legislativo; ritiene che il punto 16 del nuovo AII debba essere interpretato nel senso che, su richiesta del Parlamento europeo o del Consiglio, la Commissione dovrebbe di norma fornire prontamente tali valutazioni d'impatto complementari;

30.  sottolinea l'importanza di una consultazione e di un coinvolgimento tempestivi, pubblici e trasparenti delle parti interessate, che prevedano un tempo sufficiente a ottenere risposte significative; considera fondamentale il fatto che le consultazioni pubbliche siano condotte dalla Commissione in tutte le lingue ufficiali durante la fase preparatoria;

31.  rileva che, conformemente al punto 17 del nuovo AII "Legiferare meglio", "spetta a ciascuna delle tre istituzioni stabilire come organizzare i propri lavori di valutazione d'impatto, ivi compresi le risorse organizzative interne e il controllo della qualità";

32.  accoglie con favore il fatto che al punto 17 del nuovo AII le tre istituzioni si siano impegnate a procedere allo scambio di informazioni sulle migliori prassi e metodologie relative alle valutazioni d'impatto; è del parere che dovrebbe essere inclusa anche la condivisione dei dati grezzi alla base della valutazione d'impatto della Commissione, ove possibile e in particolare ogniqualvolta il Parlamento decida di integrare la valutazione d'impatto della Commissione con il proprio lavoro; incoraggia, a tal fine, i servizi delle tre istituzioni a cooperare nella maggior misura possibile, anche per quanto riguarda le sessioni di formazione congiunte in materia di metodologie della valutazione d'impatto, al fine di realizzare, tra l'altro, una futura metodologia interistituzionale comune;

33.  sottolinea l'importanza, conformemente al punto 18 del nuovo AII, del fatto che "[l]a valutazione d'impatto iniziale della Commissione e gli eventuali lavori supplementari in materia condotti dalle istituzioni nel corso dell'iter legislativo" siano resi pubblici entro la fine dell'iter legislativo, onde assicurare la trasparenza nei confronti dei cittadini e delle parti interessate;

34.  ribadisce la propria posizione secondo cui i soggetti interessati, compresi i sindacati e la società civile, dovrebbero poter fornire un efficace contributo al processo di valutazione d'impatto il prima possibile nella fase di consultazione e incoraggia, a tal fine, la Commissione a fare un uso più sistematico delle tabelle di marcia e valutazioni d'impatto iniziali nonché a pubblicarle in tempo utile all'inizio del processo di valutazione d'impatto;

35.  accoglie favorevolmente l'impegno assunto dalla Commissione di procedere, prima di adottare una proposta, a un'ampia consultazione e di incoraggiare, in particolare, la partecipazione diretta delle PMI, della società civile e di altri utenti finali alle consultazioni; rileva con soddisfazione che gli orientamenti rivisti per legiferare meglio della Commissione vanno in tale direzione;

36.  pone l'accento sulle nuove disposizioni per le consultazioni del pubblico e delle parti interessate, che dovrebbero essere uno strumento importante sia nella fase preparatoria che in tutto l'arco dell'iter legislativo;

37.  esorta vivamente la Commissione a rispettare i termini obbligatori stabiliti per le relazioni di attuazione e il riesame delle direttive e dei regolamenti;

38.  sottolinea l'importanza della valutazione ex post della legislazione esistente, in conformità del principio "in primo luogo la valutazione", e raccomanda che, ove possibile, essa assuma la forma di una valutazione d'impatto ex post in cui si applica la stessa metodologia utilizzata per le valutazioni d'impatto ex ante relative allo stesso atto legislativo, in modo da consentire una migliore valutazione dei risultati di quest'ultimo;

39.  si compiace del punto 22 del nuovo AII nel quale, per sostenere il processo di valutazione della legislazione vigente, le tre istituzioni convengono di prevedere nella legislazione, ove opportuno, prescrizioni in materia di relazioni, monitoraggio e valutazione, evitando al contempo l'eccesso di regolamentazione e gli oneri amministrativi, in particolare a carico degli Stati membri; prende atto delle sfide connesse alla raccolta dei dati negli Stati membri per quanto riguarda l'efficacia della legislazione, e incoraggia la Commissione e gli Stati membri a intensificare i loro sforzi in tal senso;

40.  accoglie con favore il punto 23 del nuovo AII, nel quale le tre istituzioni convengono di prendere sistematicamente in considerazione l'uso di clausole di riesame nella legislazione; invita la Commissione a includere clausole di riesame nelle sue proposte ove opportuno e, in caso contrario, a indicare i motivi per cui si discosta da tale regola generale;

Strumenti legislativi

41.  accoglie con favore gli impegni assunti dalla Commissione per quanto riguarda la portata della relazione che accompagna ciascuna delle sue proposte; esprime particolare soddisfazione per il fatto che la Commissione giustificherà altresì le misure proposte con riferimento ai principi di sussidiarietà e di proporzionalità; sottolinea, a tale proposito, l'importanza di una valutazione e di una giustificazione approfondita e incisiva per quanto riguarda la conformità a tali principi e il valore aggiunto europeo della misura proposta;

42.  osserva che è necessario che vi sia coerenza tra la relazione e la valutazione d'impatto relative alla stessa proposta; invita pertanto la Commissione ad assicurare tale coerenza e, qualora si discosti dalle conclusioni della valutazione d'impatto, a spiegare la scelta effettuata;

43.  richiama l'attenzione sul fatto che al punto 25 del nuovo AII la Commissione si impegna solamente a "tenere in debito conto la differenza di natura ed effetti tra regolamenti e direttive"; ribadisce la sua richiesta, sulla falsariga della relazione Monti, di ricorrere maggiormente ai regolamenti nelle proposte legislative(30), conformemente ai requisiti giuridici stabiliti dai trattati per quanto riguarda il loro utilizzo al fine di garantire la coerenza, la semplicità e la certezza del diritto in tutta l'Unione;

44.  accoglie favorevolmente l'impegno delle tre istituzioni a procedere a uno scambio di opinioni sulle modifiche della base giuridica, come indicato al punto 25 del nuovo AII; evidenzia il ruolo e le competenze della sua commissione giuridica nel verificare le basi giuridiche(31); ricorda la posizione del Parlamento, che intende opporsi a qualsiasi tentativo di compromettere i poteri legislativi del Parlamento europeo attraverso indebite modifiche della base giuridica; invita il Consiglio a rispettare appieno il suo impegno di proseguire il dialogo con il Parlamento in caso di disaccordo in merito alla base giuridica proposta, specialmente nell'ambito di fascicoli politicamente sensibili;

45.  pone l'accento sul fatto che la scelta della base giuridica di una proposta della Commissione dovrebbe essere effettuata sulla base di criteri oggettivi soggetti a controllo giurisdizionale; sottolinea tuttavia il diritto del Parlamento europeo, nella sua veste di colegislatore, di proporre modifiche alle basi giuridiche, sulla base della sua interpretazione dei trattati;

Atti delegati e atti di esecuzione

46.  sottolinea l'importanza del principio sancito al punto 26 del nuovo AII e ribadisce che spetta al legislatore decidere, nei limiti dei trattati e alla luce della giurisprudenza della Corte di giustizia, se e in che misura fare ricorso ad atti delegati o ad atti di esecuzione(32);

47.  rileva che la delega di potere alla Commissione non è solo una questione tecnica ma può anche implicare questioni di sensibilità politica che rivestono un'importanza considerevole per i cittadini, i consumatori e le imprese dell'UE;

48.  accoglie con favore lo sforzo della Commissione di rispettare il termine di cui al punto 27 del nuovo AII per proporre l'allineamento di tutti gli atti di base che ancora fanno riferimento alla PRC; osserva inoltre che, di norma, tutti i casi in precedenza trattati con la PRC dovrebbero ora essere allineati all'articolo 290 TFUE e quindi convertiti in atti delegati(33);

49.  avverte che l'inclusione dell'obbligo per la Commissione di ricorrere sistematicamente agli esperti degli Stati membri nell'ambito della preparazione di atti delegati non dovrebbe rendere la relativa procedura molto simile, se non identica, a quella stabilita per la preparazione degli atti di esecuzione, in particolare per quanto riguarda le prerogative procedurali conferite a tali esperti; ritiene che ciò potrebbe altresì cancellare le differenze tra i due tipi di atti, in misura tale da comportare, di fatto, un rilancio del meccanismo di "comitatologia" precedente al trattato di Lisbona;

50.  esprime insoddisfazione per il fatto che, nonostante le concessioni fatte dal Parlamento, il Consiglio sia ancora molto restio ad accettare gli atti delegati quando i criteri di cui all'articolo 290 TFUE sono soddisfatti; ricorda che, come sancito al considerando 7, il nuovo AII dovrebbe agevolare i negoziati nel quadro della procedura legislativa ordinaria e migliorare l'applicazione degli articoli 290 e 291 TFUE; fa notare che in diversi fascicoli legislativi il Consiglio ha comunque insistito sul conferimento delle competenze di esecuzione a norma dell'articolo 291 TFUE o sull'inserimento di tutti gli elementi in abstracto ammissibili ai fini della delega di potere o del conferimento di competenze di esecuzione nell'atto di base stesso; esprime delusione per il fatto che, in tali casi, la Commissione non abbia difeso le sue proposte originarie;

51.  è molto preoccupato del fatto che il Consiglio tenti quasi sistematicamente di sostituire gli atti delegati con atti di esecuzione; trova particolarmente inaccettabile che il Consiglio stia cercando di ricorrere all'allineamento post-Lisbona per sostituire la PRC con atti di esecuzione anziché con atti delegati;

52.  si compiace dell'avvio dei negoziati interistituzionali di cui al punto 28 del nuovo AII; conferma la propria posizione in merito ai criteri non vincolanti per l'applicazione degli articoli 290 e 291 TFUE, quale indicata nella risoluzione del 25 febbraio 2014(34); ritiene che essi dovrebbero costituire la base per tali negoziati;

53.  ricorda che elementi politicamente significativi, quali elenchi o registri di prodotti o sostanze dell'Unione, dovrebbero rimanere parte integrante di un atto di base – se del caso sotto forma di allegati – e dovrebbero pertanto essere modificati solo mediante atti delegati; sottolinea che, nell'interesse della certezza giuridica, occorre evitare la creazione di elenchi a sé stanti;

54.  ritiene che i criteri per l'applicazione degli articoli 290 e 291 TFUE debbano tenere conto delle sentenze della Corte di giustizia, ad esempio quelle emesse nella causa "Biocidi", nella causa concernente l'atto delegato relativo al Meccanismo per collegare l'Europa e nella causa relativa al meccanismo di reciprocità dei visti(35);

55.  accoglie favorevolmente l'impegno della Commissione, qualora siano necessarie cognizioni più ampie in una fase precoce dell'elaborazione di un progetto di atto di esecuzione, a rivolgersi a gruppi di esperti, consultare specifici portatori di interesse ed effettuare consultazioni pubbliche, a seconda dei casi; ritiene che, una volta avviato un simile processo di consultazione, il Parlamento dovrebbe essere debitamente informato;

56.  prende atto con soddisfazione del fatto che la Commissione, al punto 28 del nuovo AII, abbia convenuto di garantire al Parlamento e al Consiglio un accesso paritario a tutte le informazioni sugli atti delegati e di esecuzione, cosicché riceveranno tutti i documenti contemporaneamente agli esperti degli Stati membri; si compiace del fatto che gli esperti del Parlamento e del Consiglio avranno sistematicamente accesso alle riunioni dei gruppi di esperti della Commissione cui sono invitati gli esperti degli Stati membri e che riguardano la preparazione di atti delegati; invita la Commissione a rispettare tale impegno in modo effettivo e coerente; osserva che tale accesso è già migliorato;

57.  sottolinea la necessità di migliorare la cooperazione informale durante la fase preparatoria degli atti delegati e degli atti di esecuzione; mette in guardia contro il pericolo di perdere di vista l'intenzione dei colegislatori, quale espressa nell'atto legislativo e nel contesto delle sue finalità, in sede di preparazione degli atti delegati e degli atti di esecuzione; evidenzia l'importanza del registro degli atti delegati, ormai operativo;

58.  deplora il fatto che, in diversi casi, la Commissione ritenga che le misure di livello 2 proposte dalle tre autorità per i servizi finanziari (ESAME, ABE e EIOPA) siano adottate senza modifiche, il che riduce il tempo di esame a disposizione del Parlamento quando vengono apportate importanti o molteplici modifiche;

59.  elogia i rapidi progressi compiuti a livello interistituzionale per l'istituzione di un registro funzionale comune degli atti delegati e accoglie con favore il suo avvio ufficiale il 12 dicembre 2017;

60.  attende con impazienza di utilizzare un registro funzionale degli atti delegati che sia ben strutturato e di facile utilizzo, pubblicato il 12 dicembre 2017 e richiesto dal Parlamento;

61.  rileva che un miglioramento delle procedure legislative a livello UE, con una cooperazione tempestiva e più profonda a livello interistituzionale, può portare a un'applicazione del diritto UE più coerente e armonizzata;

Trasparenza e coordinamento dell'iter legislativo

62.  accoglie favorevolmente il fatto che, a norma del punto 32 del nuovo AII, il Parlamento e il Consiglio, in quanto colegislatori, esercitino i loro poteri in condizioni di parità e che la Commissione debba svolgere il ruolo di facilitatore trattando in ugual modo i due rami dell'autorità legislativa; ricorda che tale principio è già sancito dal trattato di Lisbona; chiede pertanto alla Commissione di mettere a disposizione e, laddove possibile, rendere pubblici simultaneamente ai due legislatori tutti i documenti relativi alle proposte legislative, compresi i documenti informali;

63.  deplora il fatto che i punti 33 e 34 del nuovo AII non abbiano ancora portato a un miglioramento del flusso di informazioni provenienti dal Consiglio, in particolare giacché sembra esserci una generale mancanza di informazioni sulle questioni sollevate dagli Stati membri in seno al Consiglio e non vi è alcun approccio sistematico volto a facilitare lo scambio reciproco di opinioni e di informazioni; rileva con preoccupazione che il flusso di informazioni solitamente varia molto da una presidenza all'altra, come pure tra i servizi del Segretariato generale del Consiglio; sottolinea l'asimmetria nell'accesso alle informazioni tra i colegislatori, dal momento che il Consiglio può partecipare alle riunioni delle commissioni del Parlamento, mentre i rappresentanti di quest'ultimo non sono invitati a partecipare alle riunioni dei gruppi di lavoro del Consiglio; ritiene, pertanto, che sia auspicabile un approccio coerente e trasparente; suggerisce che, di norma, tutte le riunioni del Consiglio dovrebbero essere pubbliche, così come avviene in seno al Parlamento;

64.  chiede che i punti 33 e 34 del nuovo AII siano pienamente attuati; chiede al Consiglio, in particolare, che gli ordini del giorno, i documenti di lavoro e le proposte della presidenza presentati dai gruppi di lavoro e dal comitato dei rappresentanti permanenti dei governi degli Stati membri (Coreper) siano trasmessi al Parlamento in modo regolare e strutturato, onde consentire un pari livello di informazione tra i colegislatori; ritiene che i punti 33 e 34 del nuovo AII debbano essere interpretati nel senso che, oltre agli scambi di opinioni informali, il Parlamento può essere invitato a inviare un rappresentante alle riunioni dei gruppi di lavoro del Consiglio e del Coreper;

65.  sottolinea che, ai sensi rispettivamente dei punti 35 e 36 del nuovo AII, la sincronizzazione e l'accelerazione dell'iter legislativo possono essere perseguite solamente garantendo il pieno rispetto delle prerogative di ogni istituzione; ritiene pertanto che la sincronizzazione o l'accelerazione non possano in nessun caso comportare l'imposizione di un calendario al Parlamento da parte di altre istituzioni;

66.  esorta a intensificare gli sforzi volti a costituire la banca dati dedicata congiunta sullo stato di avanzamento dei fascicoli legislativi di cui al punto 39 del nuovo AII; ricorda che tale banca dati dovrebbe includere informazioni su tutte le fasi dell'iter legislativo onde favorirne la tracciabilità; suggerisce che siano altresì incluse informazioni sul processo relativo alle valutazioni d'impatto;

67.  ricorda alle tre istituzioni dell'UE che sono necessari ulteriori progressi nella costituzione di una banca dati dedicata congiunta sullo stato di avanzamento dei fascicoli legislativi;

68.  propone che il Consiglio incontri il Parlamento almeno una volta durante la procedura di consultazione per consentire al Parlamento di presentare e illustrare le motivazioni degli emendamenti approvati e al Consiglio di precisare la sua posizione in merito a ciascuno di essi; propone, in ogni caso, che il Consiglio fornisca una risposta scritta;

69.  suggerisce che il Parlamento svolga uno studio quantitativo dell'efficacia della procedura di consultazione;

70.  esorta la Commissione a rispettare il calendario stabilito nel regolamento sulle autorità europee di vigilanza per decidere se approvare, modificare o non approvare i progetti di norme tecniche e, come minimo, a informare ufficialmente i colegislatori con ampio anticipo se, in via eccezionale, non è in grado di rispettare tale calendario, indicandone i motivi; sottolinea che di recente la Commissione non ha seguito tale pratica in numerosi casi; ricorda alla Commissione che le procedure attraverso le quali il Parlamento dichiara di non opporsi a un atto non sono concepite per compensare ritardi imputabili alla Commissione e che tali procedure influiscono in maniera significativa sul tempo a disposizione del Parlamento per esercitare i suoi diritti di controllo;

71.  si compiace dell'avvio dei negoziati interistituzionali di cui al punto 40 del nuovo AII nel novembre 2016; rileva con rammarico che, dopo oltre un anno di discussioni, due tre cicli di negoziati a livello politico e numerose riunioni a livello tecnico, non sia stato ancora raggiunto un accordo nonostante una giurisprudenza chiara e consolidata; dà atto dei progressi compiuti finora e insiste fermamente sulla necessità di concludere tali negoziati già sotto la presidenza bulgara;

72.  si compiace delle note informative fornite per iscritto dalla Commissione in vista delle conferenze internazionali nonché delle note informative orali divulgate quotidianamente dalla Presidenza del Consiglio e dalla Commissione durante tali conferenze;

73.  si rammarica del fatto che al Parlamento non sia consentito partecipare, in qualità di osservatore, alle riunioni di coordinamento dell'UE durante le conferenze internazionali;

74.  rammenta al Consiglio e alla Commissione che le disposizioni pratiche in relazione agli accordi internazionali devono essere conformi ai trattati, in particolare all'articolo 218, paragrafo 10, TFUE, e tenere conto delle sentenze della Corte di giustizia dell'Unione europea, come quelle emesse nelle cause concernenti la Tanzania e le isole Maurizio(36);

75.  invita le altre istituzioni a rispettare i trattati e i regolamenti e ad osservare la pertinente giurisprudenza onde assicurare che il Parlamento:

   a) sia immediatamente informato, in modo completo e accurato durante l'intero ciclo di vita degli accordi internazionali, in maniera proattiva, strutturata e razionale, senza pregiudicare la posizione negoziale dell'Unione, e sia dotato del tempo sufficiente per esprimere i propri punti di vista in tutte le fasi, affinché siano tenuti in considerazione nella maggior misura possibile;
   b) sia accuratamente informato e coinvolto nella fase di attuazione degli accordi, segnatamente per quanto riguarda le decisioni adottate dagli organismi istituiti da tali accordi, e abbia la possibilità di esercitare appieno i propri diritti di colegislatore laddove influiscano sulla legislazione dell'UE;
   c) sia informato in modo proattivo sulla posizione della Commissione nei forum internazionali, come l'OMC, l'UNCTAD, l'OCSE, l'UNDP, la FAO e l'UNHRC;

76.  reputa essenziale rispettare sul piano orizzontale la prassi consolidata di attendere l'approvazione del Parlamento prima di applicare in via provvisoria le disposizioni in materia di commercio e investimenti contenute in accordi politicamente importanti, come ha dichiarato anche il commissario Malmström nell'audizione del 29 settembre 2014; invita il Consiglio, la Commissione e il Servizio europeo per l'azione esterna a continuare a estendere tale prassi a tutti gli accordi internazionali;

77.  osserva che il Parlamento è pronto ad adire nuovamente la Corte di giustizia dell'Unione europea per garantire che i suoi diritti siano rispettati qualora nel prossimo futuro non siano conseguiti progressi significativi nei negoziati relativi al punto 40 del nuovo AII;

78.  rileva che ciascuna istituzione dovrebbe essere consapevole del fatto che la responsabilità che le compete in quanto legislatore non si esaurisce una volta conclusi gli accordi internazionali; sottolinea la necessità di un attento monitoraggio dell'attuazione e degli sforzi in atto per garantire che gli accordi raggiungano i loro obiettivi; invita le istituzioni ad applicare le migliori prassi e un approccio collaborativo anche nelle fasi di attuazione e valutazione degli accordi internazionali;

79.  osserva che le valutazioni d'impatto comprensive di un'analisi della situazione dei diritti umani possono costituire uno strumento importante nella negoziazione di accordi commerciali e di investimento, contribuendo a far sì che le parti rispettino i loro obblighi in materia di diritti umani, e ricorda il carattere vincolante di accordi quali il Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali;

80.  invita la Commissione e il Consiglio a rispettare pienamente la ripartizione delle competenze tra l'UE e i suoi Stati membri, quale derivante dal parere della Corte di giustizia dell'Unione europea n. 2/15 del 16 maggio 2017, per quanto riguarda l'adozione delle direttive di negoziato, i negoziati e la base giuridica delle proposte da firmare e concludere, e in particolare la firma e la conclusione di accordi commerciali internazionali da parte del Consiglio;

81.  invita i rappresentanti europei a prestare particolare attenzione alla coerenza tra le norme e le prescrizioni internazionali e la legislazione adottata e vincolante dell'UE;

82.  chiede alla Commissione di divulgare i documenti che illustrano la sua posizione in seno alle organizzazioni internazionali che definiscono norme in campo finanziario, monetario e regolamentare, in particolare il comitato di Basilea per la vigilanza bancaria; chiede che il Parlamento sia pienamente informato in tutte le fasi dell'elaborazione di norme internazionali suscettibili di avere un impatto sul diritto dell'Unione;

83.  chiede l'istituzione e la formalizzazione di un dialogo finanziario in merito all'adozione e alla coerenza delle posizioni europee in vista dei principali negoziati internazionali, in conformità della sua risoluzione del 12 aprile 2016 sul ruolo dell'UE nel quadro delle istituzioni e degli organi finanziari, monetari e di regolamentazione(37); sottolinea che, sulla base di linee guida dettagliate, che potrebbero essere integrate da risoluzioni di orientamento proattivo, tali posizioni dovrebbero essere discusse e rese note ex ante e dovrebbe essere garantito un follow-up, mentre la Commissione dovrebbe riferire periodicamente sull'applicazione di tali linee guida;

84.  ricorda la sua posizione, approvata il 15 marzo 2018, sull'ubicazione della sede dell'Agenzia europea per i medicinali(38), nella quale il Parlamento esprimeva rammarico per il fatto che il suo ruolo e i suoi diritti di colegislatore su un piano di parità con il Consiglio non erano stati presi in debita considerazione;

85.  riconosce il mandato approvato dal Coreper il 6 dicembre 2017 che ha avallato la posizione del Consiglio sulla proposta della Commissione di un registro per la trasparenza obbligatorio; invita tutte le parti a ultimare i negoziati in uno spirito di proficua cooperazione al fine di migliorare la trasparenza dell'iter legislativo;

86.  prende debitamente atto della sentenza De Capitani(39), che ribadisce che i principi di pubblicità e di trasparenza sono intrinseci alle procedure legislative dell'Unione e che non può essere riconosciuta l'esistenza di una presunzione generale di non divulgazione per quanto riguarda i documenti legislativi, inclusi i documenti relativi ai triloghi;

Attuazione e applicazione della legislazione dell'Unione

87.  sottolinea l'importanza del principio di cui al punto 43 del nuovo AII, nel quale si afferma che, se in fase di recepimento delle direttive nel diritto nazionale gli Stati membri decidono di aggiungere elementi che non sono collegati in alcun modo alla legislazione dell'Unione in questione, tali aggiunte dovrebbero essere rese identificabili tramite l'atto o gli atti di recepimento, oppure tramite i documenti connessi; osserva che tale informazione è spesso ancora assente; invita la Commissione e gli Stati membri ad agire in modo congiunto e coerente per far fronte alla mancanza di trasparenza e ad altri problemi legati alla sovraregolamentazione ("gold plating")(40);

88.  ritiene che, in sede di attuazione e di recepimento degli atti dell'UE, sia necessario distinguere nettamente tra casi di sovraregolamentazione, in cui gli Stati membri introducono obblighi amministrativi supplementari non correlati alla legislazione dell'UE, e la definizione di norme più rigorose che vanno oltre le norme minime applicabili in tutta l'UE per quanto concerne la tutela dell'ambiente e dei consumatori, l'assistenza sanitaria e la sicurezza alimentare;

89.  è dell'opinione che, al fine di ridurre i problemi connessi alla sovraregolamentazione, le tre istituzioni dovrebbero impegnarsi ad adottare una legislazione dell'UE che sia chiara, facilmente recepibile e che abbia un valore aggiunto europeo specifico; ricorda che, benché sia opportuno evitare ulteriori oneri amministrativi inutili, ciò non dovrebbe impedire agli Stati membri di mantenere o adottare misure più ambiziose e di introdurre norme sociali, ambientali e in materia di tutela dei consumatori più elevate laddove il diritto dell'Unione definisca soltanto norme minime;

90.  chiede agli Stati membri di astenersi il più possibile dal creare obblighi amministrativi supplementari in sede di recepimento della legislazione dell'UE e, in conformità al punto 43 dell'accordo interistituzionale, di rendere tali aggiunte identificabili nell'atto di recepimento o nei documenti connessi;

91.  ricorda che, a norma del punto 44 del nuovo AII, gli Stati membri sono invitati a cooperare con la Commissione nella raccolta delle informazioni e dei dati necessari per monitorare e valutare l'attuazione del diritto dell'Unione; invita pertanto gli Stati membri ad adottare tutte le misure necessarie per rispettare i propri impegni, anche fornendo tavole di concordanza contenenti informazioni chiare e precise sulle misure nazionali di recepimento delle direttive nel loro ordinamento giuridico nazionale, conformemente alla dichiarazione politica comune del 28 settembre 2011 degli Stati membri e della Commissione sui documenti esplicativi, nonché alla dichiarazione politica comune del 27 ottobre 2011 del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione sui documenti esplicativi;

92.  sostiene che l'impegno assunto dalla Commissione a norma del punto 45 del nuovo AII dovrebbe essere interpretato nel senso che, nel dovuto rispetto delle norme di riservatezza, l'accesso del Parlamento alle informazioni riguardanti le procedure di pre-infrazione e infrazione sarà notevolmente migliorato; ribadisce, in tale contesto, le richieste da tempo inoltrate alla Commissione per quanto riguarda i dati cui il Parlamento ha il diritto di accedere(41);

93.  ribadisce il suo apprezzamento per il meccanismo di risoluzione dei problemi EU Pilot, che rappresenta un modo più informale ma cionondimeno efficace di garantire il rispetto del diritto dell'Unione da parte degli Stati membri(42); è contrario all'intenzione annunciata dalla Commissione di avviare sistematicamente le procedure di infrazione senza più ricorrere a tale meccanismo(43);

94.  rammenta che i commissari sono tenuti a rispettare le prerogative legislative dei deputati al Parlamento europeo; è del parere che essi debbano fornire al Parlamento tutti gli studi indipendenti sulla base dei quali hanno adottato le loro decisioni, rendendo nel contempo pubblici quelli che confutano le loro conclusioni;

95.  deplora che non tutte le traduzioni delle proposte legislative siano disponibili simultaneamente, il che comporta ritardi per il processo legislativo;

96.  sottolinea che, all'atto dell'applicazione, un'efficace legislazione UE deve mirare a garantire che le procedure da essa stabilite rispondano all'obiettivo sotteso dell'atto legislativo stesso e in particolare all'obiettivo finale della tutela dell'ambiente quando si tratti di garantire un elevato livello di protezione ambientale;

97.  riconosce l'importanza dell'opera svolta dalla commissione per le petizioni nel valutare la qualità dell'attività legislativa dell'UE per quanto riguarda la sua effettiva attuazione nonché in quanto base di miglioramento dei testi e delle procedure legislative; osserva, a tale riguardo, l'importanza di un'autentica cooperazione interistituzionale con la Commissione al fine di garantire un adeguato esame delle petizioni;

Semplificazione

98.  accoglie favorevolmente l'impegno assunto al punto 46 del nuovo AII in merito a un utilizzo più frequente della tecnica legislativa della rifusione; ribadisce che tale tecnica dovrebbe costituire la tecnica legislativa ordinaria in quanto prezioso strumento per il conseguimento della semplificazione(44); osserva tuttavia che, nel caso di una revisione completa, la Commissione dovrebbe presentare una proposta di atto legislativo completamente nuovo recante abrogazione della legislazione in vigore anziché ricorrere alla tecnica di rifusione, in modo che i colegislatori possano avviare un dibattito politico ampio ed efficace e affinché siano rispettate appieno le loro prerogative quali sancite dai trattati;

99.  ricorda che, nel valutare gli oneri regolamentari e amministrativi superflui, secondo quanto concordato dalle tre istituzioni ai punti 47 e 48 del nuovo AII, e nell'esaminare eventuali obiettivi di riduzione degli oneri al fine di ridurre i costi sostenuti dalle amministrazioni e dalle imprese, incluse le PMI, "legiferare meglio" può altresì significare, ove opportuno, più legislazione dell'UE, ad esempio per quanto concerne l'armonizzazione delle disparità tra le legislazioni nazionali, tenendo conto dei vantaggi delle misure legislative e delle conseguenze di un mancato intervento a livello UE in materia di norme sociali, ambientali e di protezione dei consumatori, e ricordando che gli Stati membri sono liberi di applicare standard più elevati laddove il diritto dell'UE definisca soltanto norme minime; rammenta inoltre che, conformemente alla clausola sociale orizzontale di cui all'articolo 9 TFUE, l'Unione deve considerare attentamente l'impatto della legislazione dell'UE sulle norme sociali e sull'occupazione, provvedendo a che le parti sociali interessate siano adeguatamente consultate – in particolare sindacati, consumatori e rappresentanti degli interessi dei gruppi vulnerabili – per quanto concerne l'autonomia dei partner sociali e degli accordi che potrebbero concludere a norma dell'articolo 155 TFUE; sottolinea pertanto che la riduzione degli oneri amministrativi non è necessariamente sinonimo di deregolamentazione e, ad ogni modo, non deve compromettere i diritti fondamentali e le norme sociali e in materia di ambiente, lavoro, salute e sicurezza, protezione dei consumatori, uguaglianza di genere o benessere degli animali, inclusi i relativi obblighi di informazione, e non deve dunque arrecare pregiudizio ai diritti dei lavoratori – indipendentemente dalle dimensioni dell'impresa – né condurre a un aumento dei contratti di lavoro precario;

100.  plaude alla prima indagine annuale sugli oneri svolta dalla Commissione nel contesto della semplificazione della legislazione dell'UE, per la quale essa ha condotto un'indagine Eurobarometro flash sulla percezione che le imprese hanno del regolamento, intervistando oltre 10 000 imprese nei 28 Stati membri, principalmente PMI, tenendo conto della distribuzione delle imprese nell'Unione; richiama l'attenzione sulle conclusioni dell'indagine, che confermano che l'attenzione rivolta alla riduzione dei costi superflui continua a essere pertinente e indicano che vi è una complessa interazione di diversi fattori che influenzano la percezione delle imprese, la cui possibile causa potrebbe essere data da differenze nell'assetto amministrativo e giuridico nazionale per quanto riguarda l'attuazione della legislazione; segnala che tale percezione può essere influenzata anche dalla sovraregolamentazione e persino da un'incorretta copertura mediatica; ritiene che l'idea di un'indagine annuale sugli oneri, pur essendo uno strumento importante per individuare i problemi inerenti all'attuazione e all'applicazione della legislazione dell'UE, non dovrebbe dare adito all'ipotesi che la regolamentazione comporti, per sua natura, oneri amministrativi eccessivi; concorda con la Commissione sul fatto che il solo modo per individuare concretamente ciò che può essere davvero semplificato, razionalizzato o eliminato è chiedere il parere di tutti i soggetti interessati, inclusi quelli che non godono di un'ampia rappresentanza, su un atto legislativo specifico o su vari atti legislativi applicabili a un particolare settore; invita la Commissione a perfezionare l'indagine annuale sugli oneri, sulla base degli insegnamenti tratti dalla prima edizione, ad applicare metodi di raccolta dei dati trasparenti e verificabili, a prestare particolare attenzione alle esigenze delle PMI e a includere sia gli oneri reali che quelli percepiti;

101.  prende inoltre atto dell'esito della valutazione della Commissione in merito alla fattibilità, senza pregiudicare lo scopo della legislazione, della fissazione di obiettivi per ridurre gli oneri in settori specifici; incoraggia la Commissione a fissare obiettivi per la riduzione degli oneri in tutte le iniziative, in modo flessibile ma basato su elementi concreti e affidabile nonché in piena consultazione con i soggetti interessati, come già avviene nel quadro di REFIT;

102.  sottolinea che una norma dell'UE sostituisce, generalmente, 28 norme nazionali, dando così fondamento al mercato unico e riducendo la burocrazia;

103.  evidenzia l'importanza di evitare la burocrazia inutile e di tenere conto della correlazione tra la dimensione delle aziende e le risorse necessarie all'adempimento degli obblighi;

Attuazione e verifica del nuovo AII

104.  osserva che la Conferenza dei presidenti riceverà periodicamente una relazione del Presidente nella quale sarà illustrato lo stato di attuazione, sia a livello interno che a livello interistituzionale; sostiene che tale relazione dovrebbe tenere debitamente conto della valutazione effettuata dalla Conferenza dei presidenti di commissione sulla base delle esperienze delle varie commissioni, in particolare della commissione giuridica, competente per il miglioramento del processo legislativo e la semplificazione del diritto dell'Unione(45);

105.  accoglie favorevolmente la prima riunione annuale interistituzionale ad alto livello di bilancio politico sull'attuazione dell'AII, che ha avuto luogo il 12 dicembre 2017; incoraggia la Conferenza dei presidenti di commissione a trasmettere alla Conferenza dei presidenti le raccomandazioni ritenute opportune con riguardo all'attuazione del nuovo AII;

o
o   o

106.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 123 del 12.5.2016, pag. 1.
(2) GU L 304 del 20.11.2010, pag. 47.
(3) GU C 321 del 31.12.2003, pag. 1.
(4) GU C 102 del 4.4.1996, pag. 2.
(5) GU C 73 del 17.3.1999, pag. 1.
(6) GU C 77 del 28.3.2002, pag.1.
(7) GU C 145 del 30.6.2007, pag. 5.
(8) GU C 369 del 17.12.2011, pag. 15.
(9) GU C 484 del 24.12.2016, pag. 7.
(10) GU C 446 del 29.12.2017, pag. 1.
(11) Sentenza della Corte (Grande Sezione) del 18 marzo 2014, Commissione europea contro Parlamento europeo e Consiglio dell'Unione europea, causa C-427/12, ECLI: EU:C:2014:170; sentenza della Corte (Grande Sezione) del 16 luglio 2015, Commissione europea contro Parlamento europeo e Consiglio dell'Unione europea, causa C-88/14, ECLI:EU:C:2015:499; sentenza della Corte di giustizia del 17 marzo 2016, Parlamento europeo contro Commissione europea, causa C-286/14, ECLI:EU:C:2016:183; sentenza della Corte (Grande Sezione) del 14 giugno 2016, Parlamento europeo contro Consiglio, causa C-263/14, ECLI:EU:C:2016:435; sentenza della Corte (Grande Sezione) del 24 giugno 2014, Parlamento europeo contro Consiglio, causa C-658/11, ECLI:EU:C:2014:2025.
(12) Testi approvati, P8_TA(2016)0484.
(13) GU C 58 del 15.2.2018, pag. 39.
(14) GU C 101 del 16.3.2018, pag. 116.
(15) GU C 50 del 9.2.2018, pag. 91.
(16) GU C 289 del 9.8.2016, pag. 53.
(17) GU C 285 del 29.8.2017, pag. 11.
(18) GU C 93 del 24.3.2017, pag. 14.
(19) GU C 353 E del 3.12.2013, pag. 117.
(20) GU C 51 E del 22.2.2013, pag. 87.
(21) GU C 380 E dell'11.12.2012, pag. 31.
(22) GU C 50 del 9.2.2018, pag. 91.
(23) Cfr. allegato II della decisione del Parlamento europeo del 9 marzo 2016 sulla conclusione di un accordo interistituzionale "Legiferare meglio" tra il Parlamento europeo, il Consiglio dell'Unione europea e la Commissione europea.
(24)1 Articolo 6, paragrafo 2, della decisione del presidente della Commissione europea del 19 maggio 2015 sull'istituzione di un comitato per il controllo normativo indipendente (C(2015)3263).
(25) Cfr. COM(2016)0798 e COM(2016)0799.
(26) Cfr. paragrafo 47 della risoluzione del Parlamento del 9 settembre 2010 su “Legiferare meglio” – 15a relazione annuale della Commissione ai sensi dell'articolo 9 del protocollo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità (GU C 308 E del 20.10.2011, pag. 66).
(27) Cfr. paragrafo 16 della risoluzione del Parlamento del 27 novembre 2014 sulla revisione degli orientamenti della Commissione in materia di valutazione d'impatto e sul ruolo del "test PMI".
(28) Cfr. paragrafo 4 della decisione del Parlamento del 9 marzo 2016 sulla conclusione di un accordo interistituzionale "Legiferare meglio" tra il Parlamento europeo, il Consiglio dell'Unione europea e la Commissione europea.
(29) Cfr. il paragrafo 12 della risoluzione del Parlamento del 27 novembre 2014, sopracitata, e il paragrafo 6 della decisione del Parlamento del 9 marzo 2016, sopracitata.
(30) Cfr. paragrafo 5 della risoluzione del Parlamento del 14 settembre 2011 su una migliore legiferazione, sulla sussidiarietà, la proporzionalità e la normativa intelligente.
(31) Cfr il regolamento del Parlamento europeo, allegato V, punto XVI.1.
(32) Cfr. il considerando D della risoluzione del Parlamento del 25 febbraio 2014 sul seguito della delega dei poteri legislativi e sul controllo da parte degli Stati membri dell'esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione, sopracitata.
(33) Cfr. paragrafo 6 della risoluzione del Parlamento europeo del 25 febbraio 2014 sul seguito della delega dei poteri legislativi e sul controllo da parte degli Stati membri dell'esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione, sopracitata.
(34) Ibidem, paragrafo 1.
(35) Sentenza della Corte (Grande Sezione) del 18 marzo 2014, Commissione europea contro Parlamento europeo e Consiglio dell'Unione europea, sopracitata; sentenza della Corte del 17 marzo 2016, Parlamento europeo contro Commissione europea, sopracitata; sentenza della Corte (Grande Sezione) del 14 giugno 2016, Parlamento europeo contro Consiglio, sopracitata.
(36) Sentenza della Corte (Grande Sezione) del 14 giugno 2016, Parlamento europeo/Consiglio, sopracitata; sentenza della Corte (Grande Sezione) del 24 giugno 2014, Parlamento europeo/Consiglio, sopracitata.
(37) GU C 58 del 15.2.2018, pag. 76.
(38) Cfr. Testi approvati, P8_TA(2018)0086.
(39) Sentenza del Tribunale (Settima Sezione ampliata) del 22 marzo 2018, De Capitani/Parlamento europeo, Causa T-540/15, ECLI:EU:T:2018:167.
(40) Cfr. paragrafo 7 della risoluzione del Parlamento europeo del 21 novembre 2012 sulla 28ª relazione annuale sul controllo dell'applicazione del diritto dell'Unione europea (2010) (GU C 419 del 16.12.2015, pag. 73).
(41) Cfr. paragrafi 21 e 22 della risoluzione del Parlamento europeo del 4 febbraio 2014 sulla 29ª relazione annuale sul controllo dell'applicazione del diritto dell'Unione europea (2011).
(42) Cfr. paragrafo 16 della risoluzione del Parlamento europeo del 6 ottobre 2016 sul controllo dell'applicazione del diritto dell'Unione europea: relazione annuale 2014 (Testi approvati, P8_TA(2016)0385).
(43) Cfr. punto 2 della comunicazione della Commissione dal titolo "Diritto dell'Unione europea: risultati migliori attraverso una migliore applicazione", sopracitata (Cfr. pag. 12 nella GU C 18 del 19.1.2017).
(44) Cfr. paragrafo 41 della risoluzione del Parlamento europeo del 14 settembre 2011, sopracitata.
(45) Cfr il regolamento del Parlamento europeo, allegato V, punto XVI.3.


Quadro finanziario pluriennale 2021-2027 e risorse proprie
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Risoluzione del Parlamento europeo del 30 maggio 2018 sul quadro finanziario pluriennale 2021-2027 e le risorse proprie (2018/2714(RSP))
P8_TA(2018)0226B8-0239/2018

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 311, 312 e 323 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la comunicazione della Commissione del 2 maggio 2018, dal titolo "Un bilancio moderno al servizio di un'Unione che protegge, dà forza e difende: quadro finanziario pluriennale 2021-2027" (COM(2018)0321),

–  vista la proposta della Commissione del 2 maggio 2018 relativa al quadro finanziario pluriennale (QFP) per il periodo 2021-2027 e il sistema delle risorse proprie dell'Unione europea,

–  vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sulla tutela del bilancio dell'Unione in caso di carenze generalizzate riguardanti lo Stato di diritto negli Stati membri (COM(2018)0324), presentata dalla Commissione il 2 maggio 2018,

–  viste le sue risoluzioni del 14 marzo 2018 sul prossimo QFP: preparazione della posizione del Parlamento in merito al QFP per il periodo successivo al 2020(1) e la riforma del sistema di risorse proprie dell'Unione europea(2),

–  viste le dichiarazioni della Commissione e del Consiglio del 29 maggio 2018 sul quadro finanziario pluriennale 2021-2027 e le risorse proprie,

–  visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

1.  prende atto delle proposte della Commissione del 2 maggio 2018 sul QFP 2021-2027 e sul sistema delle risorse proprie dell'UE, che hanno gettato le basi per i prossimi negoziati; ricorda che la propria posizione è chiaramente definita in due risoluzioni approvate a larghissima maggioranza il 14 marzo 2018, che costituiscono il mandato negoziale dell'Istituzione;

2.  esorta il Consiglio a garantire che il prossimo quadro finanziario rifletta una visione chiara e positiva del futuro dell'Unione e risponda alle esigenze, alle preoccupazioni e alle aspettative dei cittadini europei; sottolinea che la decisione sul QFP dovrà dotare l'Unione delle risorse finanziarie necessarie per far fronte a sfide importanti e conseguire le sue priorità e i suoi obiettivi politici nei prossimi sette anni; si attende, pertanto, che il Consiglio agisca coerentemente con gli impegni politici già assunti e che adotti un approccio coraggioso; teme che la proposta della Commissione indebolisca le principali politiche di solidarietà dell'UE e intende negoziare con il Consiglio allo scopo di definire un QFP più ambizioso a vantaggio dei cittadini;

3.  esprime sorpresa e preoccupazione per il fatto che dai dati comparativi pubblicati ufficialmente dalla Commissione il 18 maggio 2018, su ferma richiesta del Parlamento, emergano alcune discrepanze nelle modalità di presentazione e comunicazione di tali importi con le proposte del QFP; osserva, in particolare, che l'incremento delle dotazioni di diversi programmi dell'UE è di fatto nettamente inferiore di quello inizialmente presentato dalla Commissione, a fronte di tagli ad altri programmi sensibilmente maggiori; sottolinea la necessità che il Parlamento e il Consiglio stabiliscano di comune accordo, sin dall'inizio, una metodologia chiara riguardo agli importi; dichiara che, ai fini della presente risoluzione, utilizzerà i propri calcoli, basati su prezzi costanti e tenendo conto del recesso del Regno Unito;

4.  esprime delusione per l'entità globale proposta per il prossimo QFP, fissato a 1 100 miliardi di euro, che rappresentano l'1,08 % dell'RNL dell'UE a 27 al netto del Fondo europeo di sviluppo (pari attualmente allo 0,03 % dell'RNL dell'UE al di fuori del bilancio dell'Unione); sottolinea che tale entità globale in termini di percentuale dell'RNL è inferiore, in termini reali, all'entità dell'attuale QFP, nonostante i finanziamenti supplementari necessari per le nuove priorità politiche e le sfide emergenti per l'Unione; ricorda che l'attuale QFP è inferiore a quello precedente (QFP 2007-2013) e si è dimostrato insufficiente a coprire le pressanti necessità dell'Unione;

5.  deplora che la proposta comporti direttamente una riduzione del bilancio della politica agricola comune (PAC) e della politica di coesione, rispettivamente del 15 % e del 10 %; è contrario, in particolare, a qualsiasi taglio radicale che incida negativamente sulla natura stessa e sugli obiettivi di tali politiche, come i tagli proposti al Fondo di coesione (del 45 %) o al Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (di oltre il 25 %); mette in dubbio, in tale contesto, la proposta di tagliare del 6% il Fondo sociale europeo, nonostante il suo ambito di applicazione ampliato e l'integrazione dell'Iniziativa per l'occupazione giovanile;

6.  ribadisce la propria ferma posizione riguardo al livello di finanziamento necessario per le politiche chiave dell'UE nell'ambito del QFP 2021-2027, affinché queste possano rispondere alla loro funzione e conseguire i loro obiettivi; insiste, in particolare, sull'invito a mantenere il finanziamento della PAC e della politica di coesione per l'UE a 27 almeno al livello del bilancio 2014-2020 in termini reali, rispettando nel contempo l'impianto generale di tali politiche; a triplicare l'attuale dotazione del programma Erasmus+; a raddoppiare i finanziamenti specifici destinati alle PMI e ad affrontare il problema della disoccupazione giovanile; a incrementare almeno del 50% l'attuale dotazione per la ricerca e l'innovazione, portandola a 120 miliardi di EUR, raddoppiare il programma LIFE+, incrementare sostanzialmente gli investimenti attraverso il Meccanismo per collegare l'Europa e garantire finanziamenti supplementari per la sicurezza, la migrazione e le relazioni esterne; sottolinea pertanto la propria posizione di fissare il QFP 2021-2027 all'1,3 % del RNL dell'UE a 27;

7.  evidenzia l'importanza dei principi orizzontali che dovrebbero supportare il QFP e tutte le relative politiche dell'UE; ribadisce, in tale contesto, la propria posizione secondo cui l'UE deve tener fede all'impegno assunto di essere all'avanguardia nell'attuazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite e deplora l'assenza di un impegno chiaro e visibile in tal senso nelle proposte per il QFP; chiede pertanto l'integrazione degli OSS in tutte le politiche e le iniziative UE del prossimo QFP; sottolinea inoltre che l'eliminazione delle discriminazioni è indispensabile per rispettare gli impegni assunti dall'UE in vista della realizzazione di un'Europa inclusiva e deplora l'assenza di un impegno per l'integrazione della dimensione di genere e la parità di genere nelle politiche dell'UE, così come emergono dalle proposte per il QFP; sottolinea altresì la propria posizione secondo cui, a seguito dell'accordo di Parigi, le spese per le politiche climatiche dovrebbero essere sensibilmente incrementate rispetto all'attuale QFP e raggiungere quanto prima una quota del 30 % e comunque al più tardi entro il 2027;

8.  sostiene le proposte della Commissione sulla riforma del sistema delle risorse proprie dell'UE, che rappresenta una componente di reddito assai positiva del pacchetto di misure relative al QFP 2021-2027; plaude, pertanto, alla proposta di introdurre tre nuove risorse proprie dell'UE e di semplificare l'attuale risorsa propria basata sull'IVA; sottolinea che tali proposte, direttamente ispirate ai lavori del gruppo interistituzionale ad alto livello sulle risorse proprie, rientravano anche nel paniere proposto dal Parlamento nella sua risoluzione del 14 marzo 2018; rileva con soddisfazione che tali risorse nuove corrispondono a due obiettivi strategici dell'Unione, vale a dire il corretto funzionamento del mercato interno, da un lato, e la protezione dell'ambiente e la lotta ai cambiamenti climatici, dall'altro; si attende il sostegno del Consiglio e della Commissione al fine di rafforzare il ruolo del Parlamento nella procedura di adozione delle risorse proprie; ricorda una volta di più la propria posizione secondo cui gli aspetti delle spese e delle entrate del prossimo QFP dovrebbero essere trattati come un unico pacchetto nell'ambito dei prossimi negoziati e che sarà impossibile trovare un accordo sul QFP con il Parlamento in assenza di paralleli progressi sul versante delle risorse proprie;

9.  plaude inoltre al principio secondo cui il futuro gettito derivante direttamente dalle politiche dell'UE dovrebbe confluire nel bilancio dell'Unione ed è pienamente favorevole all'eliminazione di tutte le riduzioni e correzioni; si chiede a che ritmo saranno introdotte queste nuove risorse proprie onde ridurre i contributi nazionali; si interroga, tuttavia, sull'assenza di proposte della Commissione riguardo alla creazione di una riserva speciale nel bilancio dell'UE alimentata da qualsiasi tipo di entrate impreviste, tra cui le ammende inflitte alle imprese in materia di concorrenza, nonché la tassazione delle grandi imprese del settore digitale e la tassa sulle transazioni finanziarie, quali nuove risorse proprie dell'UE;

10.  ricorda la propria posizione favorevole alla creazione di un meccanismo in virtù del quale gli Stati membri che non rispettano i valori sanciti all'articolo 2 del trattato sull'Unione europea (TUE) possono subire conseguenze finanziarie; prende atto della proposta della Commissione sulla "Tutela del bilancio dell'Unione in caso di carenze generalizzate per quanto riguarda lo Stato di diritto negli Stati membri", presentata nell'ambito del pacchetto globale per il QFP; intende esaminare scrupolosamente tutti gli elementi di tale proposta e introdurre le disposizioni necessarie per garantire che i beneficiari finali del bilancio dell'Unione non debbano subire in alcun modo le conseguenze di inadempienze di cui non sono responsabili;

11.  è convinto della necessità di una revisione intermedia del QFP, giuridicamente vincolante e obbligatoria, che dovrebbe essere proposta e decisa in tempo utile per consentire al prossimo Parlamento e alla prossima Commissione di procedere a un adeguamento significativo del QFP 2021-2027; intende migliorare la formulazione dell'articolo proposto nel regolamento QFP;

12.  ritiene che le proposte della Commissione sulla flessibilità rappresentino una buona base negoziale; accoglie con favore, in particolare, diverse proposte intese a migliorare le attuali disposizioni, segnatamente il riutilizzo degli stanziamenti disimpegnati per la riserva dell'Unione, l'aumento delle dotazioni degli strumenti speciali e l'eliminazione di eventuali vincoli sul margine globale per i pagamenti, in linea con le richieste del Parlamento al riguardo; intende negoziare ulteriori miglioramenti, ove necessario;

13.  prende atto della proposta della Commissione di creare un meccanismo europeo di stabilizzazione degli investimenti, destinato a integrare la funzione stabilizzatrice dei bilanci nazionali in caso di gravi shock asimmetrici; intende esaminare attentamente la proposta in oggetto, in particolare per quanto riguarda i suoi obiettivi e il suo volume;

14.  sottolinea che le proposte della Commissione inaugurano ufficialmente un periodo di intense trattative in seno al Consiglio, ma anche tra il Consiglio e il Parlamento, volte a garantire che quest'ultimo dia la sua approvazione al regolamento QFP; sottolinea che tutti gli elementi del pacchetto per il QFP e le risorse proprie, tra cui gli importi del QFP stesso, dovrebbero restare sul tavolo dei negoziati fino al raggiungimento di un accordo definitivo; esprime la propria disponibilità ad avviare immediatamente un dialogo strutturato con il Consiglio, ai fini di una migliore comprensione delle aspettative del Parlamento e allo scopo di facilitare un accordo tempestivo; ritiene, pertanto, che il recente avvio di riunioni periodiche tra le successive presidenze del Consiglio e la squadra negoziale del Parlamento costituisca un punto di partenza essenziale nella procedura di approvazione del prossimo QFP;

15.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, alle altre istituzioni e agli altri organi interessati, nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) Testi approvati, P8_TA(2018)0075.
(2) Testi approvati, P8_TA(2018)0076.


Libia
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Raccomandazione del Parlamento europeo del 30 maggio 2018 al Consiglio, alla Commissione e al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza sulla Libia (2018/2017(INI))
P8_TA(2018)0227A8-0159/2018

Il Parlamento europeo,

–  viste la risoluzione 2259 (2015) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e le risoluzioni ad essa successive,

–  visto l'accordo politico libico,

–  vista la relazione del Segretario generale delle Nazioni Unite, del 22 agosto 2017, sulla missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia,

–  viste la risoluzione 1973 (2011) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e tutte le risoluzioni del Consiglio di sicurezza ad essa successive riguardanti la Libia, compresa la risoluzione 2380 (2017),

–  vista la relazione presentata dal Segretario generale delle Nazioni Unite conformemente alla risoluzione 2312 (2016) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite,

–  vista la dichiarazione dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, del 14 novembre 2017, sulla sofferenza dei migranti in Libia, che è un oltraggio alla coscienza dell'umanità,

–  vista la relazione dell'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani dell'aprile 2018 dal titolo "Abuse Behind Bars: Arbitrary and unlawful detention in Libya" (Abusi dietro le sbarre: detenzione arbitraria e illegale in Libia),

–  viste le sue risoluzioni del 18 settembre 2014(1), 15 gennaio 2015(2) e 4 febbraio 2016(3) sulla situazione in Libia,

–  vista la dichiarazione dei copresidenti dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE del 20 dicembre 2017, sulla situazione dei migranti in Libia,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare,

–  visto l'approccio globale dell'Unione in materia di migrazione e mobilità,

–  vista la comunicazione congiunta della Commissione e del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza del 25 gennaio 2017, dal titolo "La migrazione lungo la rotta del Mediterraneo centrale – Gestire i flussi e salvare vite umane" (JOIN(2017)0004),

–  vista la dichiarazione di Malta del 3 febbraio 2017,

–  visti la strategia comune UE-Africa e il relativo piano d'azione,

–  viste la dichiarazione congiunta sulla situazione dei migranti in Libia, adottata in occasione del vertice tra l'Unione africana e l'Unione europea del 2017, e l'istituzione della task force trilaterale ad alto livello UA-UE-ONU,

–  viste le conclusioni del Consiglio sulla Libia, del 17 luglio 2017,

–  viste le conclusioni del Consiglio europeo del 19 ottobre 2017,

–  visto l'articolo 113 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per gli affari esteri (A8-0159/2018),

A.  considerando che la situazione in Libia è estremamente fragile e che il paese si trova ad affrontare una serie di problemi complessi e collegati tra loro relativi alla stabilità politica, allo sviluppo economico e alla sicurezza;

B.  considerando che la crisi in Libia ha un impatto pesantissimo sul popolo libico nonché effetti sull'intera regione circostante e sull'Unione europea e che, nell'interesse della popolazione libica e dei paesi vicini così come della regione subsahariana e mediterranea, è pertanto fondamentale garantire la stabilità politica della Libia, in quanto prerequisito fondamentale per un miglioramento della situazione economica e sociale nel paese;

C.  considerando che la stabilità nel sud della Libia è fonte di particolare preoccupazione, data la fragilità dei paesi vicini, dove sui governi indeboliti della regione sahelo-sahariana incombe il rischio di una potenziale ribellione jihadista;

D.  considerando che l'Unione europea dovrebbe presentare in maniera più proattiva i suoi sforzi diplomatici e il suo importante contributo finanziario al consolidamento della sicurezza e della situazione socioeconomica della Libia;

E.  considerando che il conflitto libico può essere risolto solo attraverso un approccio coerente, globale e inclusivo, che coinvolga tutti gli attori internazionali e tutte le parti interessate, inclusi i rappresentanti delle diverse comunità locali, i capi tribali e gli attivisti della società civile, nonché garantendo che i libici abbiano la titolarità del processo di pace e vi partecipino;

F.  considerando che l'accordo politico libico e il piano d'azione delle Nazioni Unite per la Libia rappresentano attualmente l'unico quadro praticabile per la soluzione della crisi;

G.  considerando che, attraverso l'azione diplomatica e il sostegno concreto, l'Unione europea sta favorendo la transizione politica della Libia per fare di essa un paese stabile e funzionante e contribuisce agli sforzi di mediazione guidati dalle Nazioni Unite al riguardo;

H.  considerando che è della massima importanza che tutti gli Stati membri parlino con una sola voce, rafforzando gli sforzi di mediazione dell'Unione europea e sottolineando il ruolo centrale delle Nazioni Unite e del piano d'azione delle Nazioni Unite; che le iniziative individuali dei singoli Stati membri vanno comunque accolte positivamente solo se si inseriscono nella cornice europea e se pienamente in linea con la politica estera dell'Unione;

I.  considerando che l'azione dell'Unione europea sta avendo risultati sul fronte della migrazione, visto che a fine 2017 le cifre si sono ridotte di un terzo rispetto a quelle del 2016 e che nei primi mesi del 2018 sono calate del 50 % rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente;

J.  considerando che la Libia rappresenta un punto di transito e di partenza importante per i migranti, in particolare per quelli originari dell'Africa subsahariana, e che migliaia di migranti e rifugiati in fuga dalle violenze in Libia hanno perso la vita nel tentativo di attraversare il Mediterraneo per raggiungere l'Europa;

K.  considerando che i migranti sono tra coloro che più soffrono per i problemi di sicurezza in Libia, essendo spesso soggetti a violenza, arresto e detenzione arbitraria da parte di attori non-statali, nonché di estorsioni, rapimenti finalizzati al ricatto e sfruttamento;

L.  considerando che molti migranti, in particolare quelli provenienti dall'Africa subsahariana, hanno subito detenzioni arbitrarie ad opera di vari gruppi armati del paese;

M.  considerando che il rimpatrio forzato in Libia da parte del Niger di almeno 132 sudanesi che ricevevano assistenza dall'UNHCR è fonte di grande preoccupazione;

N.  considerando che rimane vivo il problema degli sfollati interni, che spesso si trovano esposti a minacce critiche quali l'attraversamento di zone di conflitto, la presenza di mine terrestri e di ordigni inesplosi, oltre che alla violenza delle varie milizie;

O.  considerando che la Libia è diventata un paese di transito per la tratta di esseri umani; che in Libia si trovano tuttora centinaia di migliaia di migranti e richiedenti asilo di diverse nazionalità, molti dei quali vivono in condizioni tragiche e rappresentano pertanto una preda per i trafficanti; che vi sono state accuse di schiavitù in Libia;

P.  considerando che la vita quotidiana dei comuni cittadini libici è caratterizzata da condizioni di vita sempre più difficili, ulteriormente complicate dalla crisi di liquidità, da riduzioni nell'approvvigionamento idrico e frequenti blackout elettrici e dalla situazione in generale catastrofica del sistema sanitario del paese;

Q.  considerando che il clima politico in Libia è caratterizzato da una profonda sfiducia tra i principali attori politici e militari delle diverse regioni;

R.  considerando che il governo di intesa nazionale riconosciuto a livello internazionale fa sempre più affidamento su varie milizie per la propria sicurezza; che tali milizie hanno acquisito un'influenza senza precedenti sulle istituzioni statali a Tripoli, minacciando così gli attuali tentativi delle Nazioni Unite di creare nel paese un quadro politico più sostenibile;

S.  considerando che paesi come la Turchia, il Qatar, l'Egitto e gli Emirati arabi uniti esercitano una notevole influenza su vari gruppi delle fazioni in guerra;

T.  considerando che le identità subnazionali delle diverse comunità libiche, le tribù e i gruppi etnici costituiscono da sempre il profondo tessuto socio-culturale libico e giocano un ruolo fondamentale nelle dinamiche sociali e politiche e nelle questioni di sicurezza del paese; che la società libica ha solide tradizioni in termini di processi di risoluzione informale delle dispute tra città, tribù e comunità etniche;

U.  considerando che attualmente nel paese manca un quadro legislativo chiaro e condiviso per quanto riguarda il sistema elettorale; che non è stata adottata una Costituzione, e che il paese è dunque privo del quadro giuridico necessario per tenere nuove elezioni; che il prevalere dell'attuale clima d'impunità, della diffusa illegalità, della corruzione così come il ruolo dei gruppi armati e le tensioni tribali e regionali libiche contribuiscono a diminuire ulteriormente la fiducia nelle già deboli istituzioni pubbliche e governative;

V.  considerando che in Libia sono in continuo aumento le esecuzioni extragiudiziali, le torture, le detenzioni arbitrarie e gli attacchi indiscriminati contro zone residenziali e infrastrutture, oltre ai discorsi che incitano all'odio e alla violenza;

W.  considerando che il gruppo estremista salafita madkhali sta diventando sempre più forte e più importante tanto nella parte orientale quanto nella parte occidentale della Libia; che i madkhali sono contrari alle elezioni, desiderano mantenere lo status quo, respingono completamente qualsiasi modello di democrazia e sono pesantemente armati, e rappresentano di conseguenza un rischio concreto di intensificazione dell'estremismo e della violenza nel paese;

X.  considerando che il collasso del sistema della giustizia penale accresce l'impunità nel paese, riducendo le possibilità per le vittime di ottenere protezione e accedere a mezzi di ricorso; che in varie regioni, anche nei casi in cui sia stata presentata denuncia alla polizia dopo un reato, si fa poco per avviare indagini tempestive, accurate, efficaci, imparziali e indipendenti e consegnare i responsabili alla giustizia; che dal 2011 in Libia non è stato condannato alcun autore di reati appartenente a un gruppo armato;

Y.  considerando che la spirale di violenza in Libia è continuamente alimentata dall'impunità generale per gravi violazioni dei diritti umani; che, se la questione non sarà adeguatamente risolta, l'assenza costante dello Stato di diritto priverà di significato per la popolazione l'idea di una coesistenza pacifica e della lotta contro l'estremismo violento;

Z.  considerando che decine di attivisti politici e dei diritti umani, professionisti del settore dei media e altre personalità pubbliche sono state rapite o hanno subito minacce; che le Nazioni Unite hanno ricevuto segnalazioni di detenzioni arbitrarie, torture e maltrattamenti a opera di entrambe le parti;

AA.  considerando che i crescenti attacchi contro membri della magistratura, organizzazioni locali della società civile, difensori dei diritti umani e professionisti del settore dei media, nonché rifugiati e migranti, hanno accelerato il deterioramento della situazione dei diritti umani per tutti i civili nel territorio libico; che l'assenza dello Stato di diritto e l'impunità per gravi violazioni dei diritti umani, tra cui la tortura, le detenzioni arbitrarie, le esecuzioni extragiudiziali e gli attacchi indiscriminati contro i civili e le infrastrutture, continuano ad alimentare la spirale di violenza nel paese;

AB.  considerando che la porosità dei confini libici incentiva il traffico illecito transfrontaliero e che la proliferazione dei gruppi armati nelle zone di confine ha di recente esacerbato la lotta tra trafficanti rivali per il controllo delle risorse transfrontaliere e l'accesso alle medesime; che i cosiddetti foreign fighters che arrivano nel paese e le diverse reti criminali continuano a trarre vantaggio dalla proliferazione incontrollata di armi;

AC.  considerando che l'insicurezza e l'instabilità politica hanno fatto della Libia un terreno fertile per le attività di gruppi estremisti; che la regione del Fezzan è strutturalmente instabile e luogo storico di transito verso l'Europa per rifugiati e migranti nonché per il contrabbando di petrolio, oro, armi e droga e per il traffico di esseri umani; considerando che tale regione è caratterizzata da tensioni etniche e tribali rinforzatesi dopo la caduta di Gheddafi e dalla lotta per il controllo delle risorse del paese; che la stabilizzazione del Fezzan è fondamentale per la stabilizzazione dell'intero paese;

AD.  considerando l'importanza delle autorità libiche locali nel prevenire i conflitti e nel fornire alla popolazione servizi pubblici essenziali;

AE.  considerando che dal 7 maggio 2018 la città di Derna è oggetto di crescenti attacchi terrestri, aerei e d'artiglieria; che numerosi civili sono stati uccisi, mentre gli aiuti e l'accesso alle cure mediche sono stati gravemente limitati e la situazione umanitaria è drammatica;

AF.  considerando che una delegazione ufficiale del Parlamento ha effettuato una missione in Libia dal 20- al 23 maggio 2018;

1.  raccomanda al Consiglio, alla Commissione e al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza:

   a) di assicurare il massimo sostegno al piano d'azione delle Nazioni Unite per la Libia, presentato nel settembre 2017 dal rappresentante speciale delle Nazioni Unite, Ghassan Salamé, in vista della stabilizzazione della Libia e di un processo politico e inclusivo di riconciliazione nazionale, che permetta a tutti gli attori libici, comprese tutte le entità tribali, di raggiungere un accordo politico stabile e duraturo, prestando la debita attenzione alla partecipazione delle donne e delle minoranze; di tener conto dei risultati dei processi consultivi inclusivi presentati al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il 21 maggio 2018; di condannare con fermezza qualsiasi tentativo di compromettere il processo di pace guidato dalle Nazioni Unite; di continuare a cooperare strettamente con la missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL);
   b) di intensificare il loro impegno diplomatico per sostenere il piano d'azione delle Nazioni Unite e contribuire a consolidare il governo libico, i cui sforzi sono volti a creare consenso politico, garantire la sicurezza ed estendere la propria autorità all'intero territorio libico – al di là del limitato controllo territoriale del governo di intesa nazionale riconosciuto a livello internazionale –, in quanto condizione preliminare necessaria per una soluzione politica inclusiva che favorisca la stabilizzazione, la ricostruzione e la riconciliazione del paese, per la costruzione dello Stato e per qualsiasi operazione di mantenimento della pace basata sulla democrazia, sullo Stato di diritto e sui diritti umani; di provvedere affinché la titolarità del processo di stabilizzazione e la decisione sulla futura forma di Stato spetti ai libici; di supportare il rafforzamento dei meccanismi e delle capacità locali nel paese per quanto riguarda la mediazione, la risoluzione delle controversie e i cessate il fuoco, e di collegarli al piano d'azione delle Nazioni Unite nel quadro di un approccio coerente e integrato che porti a risultati concreti e duraturi;
   c) di sostenere le cosiddette riunioni pubbliche informali, che si svolgono in diversi comuni sotto l'egida delle Nazioni Unite, in quanto efficaci iniziative di riconciliazione dal basso, che puntano a incoraggiare il dialogo tra le diverse comunità, contribuendo così concretamente all'elaborazione di una soluzione praticabile e sostenibile per la crisi libica e alla creazione di una cultura nazionale di senso civico;
   d) di adoperarsi per trovare i mezzi atti a promuovere il rafforzamento delle istituzioni, la creazione di una vera società civile e il rilancio dell'economia, nonché per allontanarsi da un servizio pubblico chiaramente in difficoltà e promuovere lo sviluppo di un settore privato sostenibile, in quanto elementi necessari a garantire la stabilità e la prosperità a lungo termine nel paese;
   e) di sostenere gli sforzi da parte libica volti alla definizione di un nuovo ordine costituzionale che dovrebbe prevedere una formula per l'equa distribuzione della ricchezza derivante dal petrolio nonché una chiara divisione di compiti e obblighi tra le regioni storiche, da un lato, e qualsiasi governo nazionale, dall'altro lato; di ricordare che tale nuova costituzione, che potrebbe ispirarsi ad elementi della costituzione modificata del 1963, favorirebbe gli sforzi volti all'organizzazione di elezioni nazionali, che si dovrebbero tenere solo dopo l'adozione della nuova costituzione e una volta realmente soddisfatte le condizioni necessarie, al fine di garantire un'affluenza elevata e l'accettazione da parte del pubblico e la legittimità;
   f) di continuare a dare la priorità, all'interno delle istituzioni dell'Unione europea, a come affrontare al meglio tutti gli aspetti della crisi libica e alla ricerca degli strumenti e settori attivare, anche prestando maggiore attenzione alle dinamiche locali, per definire un approccio globale efficace nei confronti di tale paese e far sì che istituzioni e Stati membri diano prova di unità d'intenti e di iniziativa, onde garantire la coerenza delle misure attuate da tutti i vari attori coinvolti, nel quadro di una più ampia strategia regionale;
   g) di rafforzare la sua presenza, visibilità e comprensione della complessità della situazione nel paese ristabilendo la delegazione dell'Unione europea a Tripoli e riassegnandovi personale permanente dell'Unione;
   h) di continuare a sottolineare che non vi può essere una soluzione militare alla crisi libica e di ribadire la necessità che tutte le parti e i gruppi armati in Libia si impegnino a rispettare l'articolo 42 dell'accordo politico libico nonché i principi del diritto umanitario internazionale e del diritto internazionale in materia di diritti umani e si astengano dall'utilizzare una retorica violenta e dal ricorrere alla violenza, smobilitino e si impegnino a trovare una soluzione pacifica al conflitto, evitando così ulteriori danni e perdite di vite umane; reputa che i negoziati dovrebbero servire a unificare le forze di sicurezza libiche delle varie regioni del paese, al fine di costruire un'architettura di sicurezza nazionale sotto il controllo civile, facente capo al governo libico inclusivo riconosciuto dalla comunità internazionale, con garanzie in materia di trasparenza e responsabilità e nel rispetto degli obblighi internazionali della Libia in tema di diritti umani, e dovrebbero sfociare anche nella firma di un protocollo mediante il quale tutti i gruppi armati si impegnino a rinunciare all'uso della forza e della violenza, nel quadro di un processo coerente e globale di disarmo, smobilitazione e reinserimento finalizzato alla reintegrazione nella società dei membri dei gruppi armati e a un processo di riforma del sistema di sicurezza, sulla base dei principi di Skhirat di non discriminazione e trasparenza; ritiene che la firma di un siffatto protocollo dovrebbe consentire l'attuazione dell'accordo di pace spianando il cammino verso elezioni libere ed eque e creare incentivi economici e finanziari nonché indurre i firmatari a impegnarsi nella costruzione delle nuove istituzioni dello Stato;
   i) di tener conto della necessità di sviluppare programmi su misura per reintegrare nell'apparato di sicurezza regolare singoli individui appartenenti alle milizie, e non gruppi, in modo da limitare lealtà divise;
   j) di sostenere gli sforzi delle Nazioni Unite tesi all'organizzazione di elezioni in Libia entro la fine del 2018 e solo una volta adottata una nuova costituzione; di sostenere, in particolare gli sforzi finalizzati alla registrazione degli elettori, dal momento che finora è registrato solo il 50 % circa degli aventi diritto; di garantire che, prima delle elezioni, sia adottato un accordo su un meccanismo transitorio, al fine di ricostruire la fiducia e rafforzare in tal modo la legittimità internazionale e nazionale del nuovo governo; di sostenere, anche tecnicamente, il processo per la definizione di un valido quadro costituzionale così come dell'intero processo elettorale, vincolando i contributi finanziari europei all'adozione di una legge elettorale che rispetti il più possibile i principi internazionali stabiliti dalla Commissione di Venezia;
   k) di esercitare pressioni su quanti ostacolano i colloqui politici di pace e di applicare efficacemente nei confronti della Libia l'embargo delle Nazioni Unite sulle armi; di valutare l'introduzione di nuove sanzioni contro chi sostiene accordi petroliferi illegali;
   l) di intensificare la cooperazione con tutte le organizzazioni internazionali e gli altri attori sul terreno, al fine di accrescere la coerenza e convergenza dell'azione internazionale; di aumentare l'impegno diplomatico con tutti gli attori regionali e i paesi limitrofi per far sì che contribuiscano a una soluzione positiva della crisi libica, in linea con il piano d'azione delle Nazioni Unite, che al momento rappresenta l'unico quadro possibile per pervenire a detta soluzione; di promuovere il processo in corso della conferenza nazionale in Libia con l'obiettivo di pervenire a un accordo tra le diverse parti del paese riguardo ai prossimi passi da compiere per completare la transizione; di scoraggiare gli attori regionali dal prendere in considerazione un eventuale intervento militare unilaterale o multilaterale privo di qualsivoglia base giuridica o senza il consenso politico del governo libico;
   m) di sostenere il ricorso a legislatori, giudici e procuratori specializzati in Libia in grado di fornire assistenza nella revisione delle leggi antiterrorismo della Libia e di garantire che siano adeguatamente preparati a presiedere e portare avanti cause antiterrorismo nel rispetto dello Stato di diritto;
   n) di inquadrare la riflessione sulla crisi libica in un contesto più ampio, regionale e panafricano, tenendo presente che la Libia è fondamentale per la stabilità nel Nord Africa, nel Sahel e nel Mediterraneo; a promuovere e agevolare la cooperazione della Libia con i suoi vicini del Sahel; di considerare, nell'ambito di tale riflessione, l'impatto della situazione in Libia sulle dinamiche e le sfide cui l'UE è confrontata; di elaborare una politica globale nei confronti della Libia che tenga conto della prospettiva regionale e panafricana contemplando politiche più ampie in materia di sviluppo, sicurezza e migrazione, nonché la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali e la lotta contro il terrorismo, la schiavitù e lo sfruttamento; di garantire che tale politica sia supportata da risorse adeguate e sufficienti per la sua attuazione, compreso il prossimo quadro finanziario pluriennale, affinché possa produrre risultati concreti; di continuare e intensificare, ove possibile, la cooperazione tra Operation Sea Guardian della NATO ed EUNAVFOR Operation Sophia;
   o) di garantire un coinvolgimento permanente e attivo negli sforzi di lotta al terrorismo e di contrasto alla tratta di esseri umani, non solo attraverso l'integrazione dei servizi di intelligence, la cooperazione finanziaria e il sostegno tattico, ma anche con programmi sociali ed educativi per l'assistenza sanitaria e l'istruzione che sostengano la formazione e l'impiego di attori sociali e opinionisti influenti per contrastare l'estremismo violento e diffondere un messaggio di coesistenza e cooperazione pacifica;
   p) di tenere presente che, mentre il Daesh/ISIS potrebbe essersi indebolito in modo significativo in Libia, nel paese stanno crescendo nuove forme di estremismo, come quello rappresentato dai madkhali; di ricordare che la risposta più efficace alla presenza radicale militante nel paese risiede, in ultima istanza, nella creazione di istituzioni nazionali inclusive che possano far applicare lo Stato di diritto, forniscano servizi pubblici, garantiscano la sicurezza locale e lottino efficacemente contro i gruppi che stanno minacciando la stabilità del paese e dell'intera regione;
   q) di garantire che, in linea con la dichiarazione di Parigi del 25 luglio 2017, i finanziamenti dell'Unione europea siano utilizzati in modo efficace per assicurare il coordinamento intergovernativo nel ripristino delle infrastrutture pubbliche attraverso i meccanismi di stabilizzazione dell'UE; di dare priorità ai finanziamenti a favore di progetti e iniziative a sostegno di attori che promuovono la responsabilità e il cambiamento democratico e che incoraggiano meccanismi integrati a livello locale per il dialogo e la risoluzione dei conflitti, coinvolgendo le donne e lavorando con i giovani per impedire che questi ultimi si dedichino ad attività criminali come entrare a far parte di milizie coinvolte nella tratta e nel traffico di esseri umani; di continuare a rafforzare la società civile, in particolare i difensori dei diritti umani, e sostenere il processo politico, la sicurezza e le attività di mediazione attraverso lo strumento europeo di vicinato (ENI) e lo strumento inteso a contribuire alla stabilità e alla pace (IcSP); di promuovere l'attuazione di una governance rappresentativa a livello locale e nazionale per rispondere meglio alle sfide legate alla riconciliazione, alla stabilizzazione e al ripristino della sicurezza; di garantire che la concessione di contributi a titolo del Fondo fiduciario di emergenza dell'Unione europea sia subordinata al rispetto degli obiettivi iniziali, a un'analisi rigorosa delle autorità locali e dei beneficiari e a una successiva valutazione;
   r) di sostenere i comuni nella loro prestazione di servizi essenziali e nel rafforzamento della governance locale; di garantire alla popolazione un tenore di vita di base, tenendo conto del fatto che una più profonda conoscenza del sistema politico ed economico locale è fondamentale per coinvolgere la popolazione nel processo di riconciliazione e per contrastare i traffici illeciti; di far sì che i fondi dell'UE siano effettivamente utilizzati per progetti che aiutino la popolazione e la società civile libiche; di promuovere la comunicazione tra le organizzazioni della società civile e le autorità delle amministrazioni locali;
   s) di sostenere iniziative come quella promossa dalla commissione di riconciliazione Misurata-Tawergha, nell'ambito della quale le due città di Misurata e Tawergha hanno raggiunto un accordo basato sulla dottrina di una coesistenza pacifica, aprendo la strada per il ritorno a Tawergha della popolazione sfollata;
   t) di continuare ad incoraggiare le istituzioni libiche affinché lavorino in modo più efficace e trasparente per migliorare le condizioni di vita di tutti i cittadini libici, tra l'altro ripristinando i servizi pubblici prioritari e ricostruendo le infrastrutture pubbliche, rafforzino la governance economica del paese, risolvano la crisi di liquidità e attuino le necessarie riforme economiche e finanziarie richieste dalle istituzioni finanziarie internazionali per sostenere la ripresa economica e la stabilizzazione; di assistere le autorità libiche nell'istituzione di un'economia di mercato in grado di apportare vantaggi a tutti i libici; di esortare le autorità libiche a garantire che i proventi dello sfruttamento delle risorse naturali e dei vantaggi che ne derivano siano utilizzati a beneficio dell'intera popolazione, anche a livello locale; di invitare le autorità libiche a impegnarsi a rispettare norme rigorose di trasparenza nel settore estrattivo nazionale, e in particolare a conformarsi ai requisiti dell'Iniziativa per la trasparenza delle industrie estrattive (EITI) nel più breve tempo possibile; di aiutare le autorità libiche a contrastare qualsiasi attività illecita che freni l'economia nazionale, come recentemente riportato nella relazione intermedia del gruppo di esperti istituito ai sensi della risoluzione 1973(2011) relativa alla Libia;
   u) di continuare a condannare con fermezza gli abusi dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario e di intensificare gli sforzi volti a fornire assistenza umanitaria alla popolazione bisognosa e a tutte le parti del paese, in particolare per quanto riguarda l'assistenza sanitaria e gli impianti energetici; di accrescere l'efficacia degli aiuti finanziari umanitari e di potenziare il sostegno accordato alle organizzazioni umanitarie che operano sul terreno nonché la cooperazione con le medesime; di condannare i numerosi tentativi, in continuo aumento, di ridurre lo spazio a disposizione della società civile, in particolare attraverso un quadro giuridico repressivo e attacchi contro i difensori dei diritti umani e la magistratura; di far sì che l'Unione africana, le Nazioni Unite e l'Unione europea continuino a collaborare e adottino misure risolute per porre immediatamente fine a tali violazioni dei diritti umani; di rafforzare la società civile e supportare lo sviluppo e l'indipendenza dei media locali;
   v) di accelerare gli sforzi relativi al meccanismo di evacuazione di emergenza dell'UNHCR finanziato dall'UE, che ha consentito di evacuare dalla Libia circa 1 000 dei rifugiati più vulnerabili e bisognosi di protezione; di incoraggiare gli omologhi libici ad aumentare il numero di nazionalità con cui la Libia consente attualmente all'UNHCR di lavorare;
   w) di affrontare la questione della migrazione irregolare attraverso la Libia e da tale paese, tenendo conto della necessità di trovare soluzioni a lungo termine efficaci e sostenibili che affrontino le cause profonde della migrazione in Africa nei paesi d'origine e di transito e definiscano la base giuridica per i processi di migrazione internazionale, attualmente limitata ai reinsediamenti attraverso il meccanismo del transito di emergenza o ai reinsediamenti diretti; di concentrare gli sforzi dell'UE sulla protezione dei migranti in Libia; di assistere le autorità libiche nel garantire il ritorno degli sfollati interni alle proprie case e di sostenere le comunità locali nel far fronte alle sfide, garantendo nel contempo che il ritorno degli sfollati interni non costituisca un mero scambio tra un risarcimento pecuniario che favorisce le varie milizie e il diritto di ritorno; di sensibilizzare la comunità internazionale circa la necessità di misure per affrontare i problemi relativi allo sviluppo, ai diritti umani e alla sicurezza in Libia e nella regione sahelo-sahariana, compresi strumenti per contrastare la tratta di esseri umani e il traffico di migranti; di garantire che le misure volte a contrastare il traffico di migranti e la tratta di esseri umani non ostacolino la libertà di circolazione ai fini dello sviluppo economico della regione;
   x) di intensificare gli sforzi congiunti compiuti dall'UE, dall'Unione africana e dalle Nazioni Unite per migliorare la tutela dei migranti e dei rifugiati in Libia, prestando particolare attenzione ai soggetti vulnerabili; di indagare a fondo e immediatamente sulle accuse relative agli abusi e al trattamento disumano di cui migranti e rifugiati sarebbero vittime in Libia da parte di gruppi criminali, così come sulle denunce relative a pratiche di schiavitù; di elaborare iniziative per impedire il ripetersi di simili episodi in futuro; di migliorare le condizioni dei rifugiati e dei migranti nei centri di trattenimento e di esortare le autorità libiche a chiudere quanto prima le strutture che risultano non essere in linea con le norme internazionali; di far proseguire e intensificare i rimpatri volontari assistiti e gli sforzi di reinsediamento profusi in cooperazione con le Nazioni Unite e l'Unione africana, sottolineando in tale contesto l'importanza di abolire l'obbligo libico relativo ai "visti d'uscita"; di incoraggiare le autorità libiche a interrompere le detenzioni arbitrarie e a evitare la detenzione di persone vulnerabili, in particolare minori; di garantire che i migranti siano trattati nel pieno rispetto delle norme internazionali in materia di diritti umani e di stanziare a tal fine le risorse necessarie a titolo del bilancio dell'Unione; di invitare la Libia a firmare e ratificare la Convenzione di Ginevra del 1951 sullo status dei rifugiati e il relativo protocollo del 1967; di garantire che la missione dell'Unione europea di assistenza alle frontiere (EUBAM) in Libia, l'EUNAVFOR MED Operation Sophia e l'operazione Themis di Frontex si incentrino congiuntamente sulle modalità di contrasto alle attività illecite, tra cui il traffico di migranti, la tratta di esseri umani e il terrorismo nel Mediterraneo centrale; di garantire che l'EUBAM, conformemente al proprio mandato, continui ad assistere le autorità libiche e a collaborare attivamente con esse in ambiti prioritari correlati alla gestione delle frontiere, all'applicazione della legge e al sistema di giustizia penale globalmente inteso;
   y) di intensificare ulteriormente gli sforzi contro tutte le forme di contrabbando e tratta di esseri umani da, verso e attraverso il territorio libico nonché al largo della costa libica, che compromettono il processo di stabilizzazione della Libia e mettono a repentaglio la vita di migliaia di persone; di garantire, in tal senso, la continuità del contributo dell'UE volto a contrastare tali problemi, fornendo assistenza agli omologhi libici nel rafforzamento dell'indispensabile capacità di garantire la sicurezza dei suoi confini terrestri e marittimi, e di collaborare con le autorità libiche all'attuazione di una strategia globale di gestione delle frontiere;
   z) di appoggiare una soluzione sostenibile per gli oltre 180 000 sfollati interni in Libia, compresi i 40 000 ex abitanti stimati di Tawargha, attraverso possibilità di reinsediamento o l'agevolazione di rimpatri sicuri alle proprie case e con un maggiore sostegno all'UNHCR e all'OIM a tale scopo;
   a bis) di affrontare il fenomeno dell'ibridazione tra le attività dei gruppi criminali internazionali e quelle dei gruppi terroristici, conducendo indagini approfondite riguardo, in particolare, alla tratta di esseri umani e alle violenze sessuali compiute durante i conflitti;
   a ter) di sostenere la collaborazione con la guardia costiera libica che ha consentito di salvare quasi 19 000 migranti nelle acque territoriali libiche tra gennaio e la fine di ottobre 2017; di assistere le autorità libiche nella comunicazione formale della loro area di ricerca e soccorso, di istituire una serie di chiare procedure operative standard per lo sbarco e di garantire un sistema di monitoraggio funzionante della guardia costiera libica, al fine di istituire un registro chiaro e trasparente di tutte le persone sbarcate sulle coste libiche, assicurando che siano adeguatamente assistite in conformità delle norme umanitarie internazionali; di collaborare ulteriormente con le autorità libiche per intensificare le attività preparatorie per un centro di coordinamento di salvataggio marittimo in Libia allo scopo di rafforzare la sua capacità di ricerca e salvataggio; di garantire il mantenimento della formazione specializzata fornita dall'OIM e dall'UNHCR alla guardia costiera libica in materia di protezione internazionale, diritto dei rifugiati e diritti umani;
   a quater) di rafforzare i loro aiuti umanitari e civili al fine di dare sollievo alla popolazione libica e rispondere alle esigenze più urgenti delle persone gravemente colpite dal conflitto in Libia, in particolare nelle zone maggiormente interessate, e di prepararsi a rispondere a qualsiasi deterioramento della situazione; di esortare l'UE a sostenere l'emancipazione delle organizzazioni della società civile, in particolare dei gruppi per la difesa delle donne, il cui obiettivo è quello di pervenire a soluzioni non violente alle numerose crisi nel paese;
   a quinquies) di rendere disponibili tutte le risorse finanziarie e umane necessarie per aiutare i rifugiati e di fornire aiuti umanitari adeguati alle persone che sono state sfollate, onde affrontare la crisi umanitaria in Libia, che ha costretto migliaia di persone a fuggire dal paese;
   a sexies) di incrementare gli sforzi internazionali per smantellare le reti del traffico di migranti e della tratta di esseri umani e di intensificare gli sforzi per combattere tale reato e consegnare i responsabili alla giustizia; di proseguire e intensificare il lavoro dell'EUNAVFOR Med Operation Sophia per interferire con il modello di attività dei trafficanti e dei contrabbandieri, sviluppare le capacità della guardia costiera libica e sostenere l'attuazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sull'embargo sulle armi e sul traffico illecito di petrolio; di continuare a fornire sostegno alla Libia attraverso le missioni civili della PSDC; di accrescere le capacità connesse alla ricerca e soccorso di persone in pericolo e le capacità di impiego delle stesse da parte di tutti gli Stati, e di riconoscere il sostegno degli attori privati e delle ONG nell'esecuzione di operazioni di soccorso in mare e a terra, tenendo conto dell'attuale quadro giuridico internazionale e delle preoccupazioni in materia di sicurezza;
   a septies) di ribadire il suo pieno sostegno al mandato della Corte penale internazionale riguardo alle violazioni dei diritti umani in atto in Libia, ricordando che i meccanismi internazionali di responsabilità come la CPI e la giurisdizione universale svolgono un ruolo importante nell'attuazione del piano di pace, nell'ambito di un quadro che prevede disposizioni in materia di responsabilità e rispetto dei diritti umani in Libia; di sostenere la Corte penale internazionale negli sforzi per consegnare alla giustizia gli autori di atrocità; di sostenere il rappresentante speciale delle Nazioni Unite per la Libia nel suo invito alla comunità internazionale, del novembre 2017, ad assistere la Libia nella lotta contro l'impunità dei crimini di guerra e a valutare la possibilità di istituire tribunali congiunti; di invitare l'UE e gli Stati membri a sostenere i meccanismi internazionali nel fornire al sistema di giustizia nazionale tutti i mezzi necessari all'avvio di indagini su gravi violazioni passate e presenti e a sostenere le future autorità legittime della Libia nell'adempimento autonomo di tale missione; di considerare che processi equi garantirebbero giustizia a tutte le vittime di violazioni dei diritti umani in territorio libico, il che spianerà la strada a una riconciliazione e una pace sostenibili;
   a octies) di esprimere la propria preoccupazione riguardo alla crescente presenza del Daesh e di altri gruppi terroristici in Libia, che sta destabilizzando il paese e minacciando i paesi vicini e l'UE;
   a nonies) di invitare in particolare le autorità e le milizie libiche a garantire l'accesso esterno ai centri di permanenza, in particolare quelli destinati ai migranti;
   a decies) di chiarire la situazione relativa al pagamento di dividendi azionari, proventi obbligazionari e interessi sui beni della Libyan Investment Authority congelati nell'UE; di fornire una relazione dettagliata sull'importo complessivo degli interessi maturati sui beni di Gheddafi dal loro congelamento nel 2011 e un elenco delle persone o delle società che hanno beneficiato di tali pagamenti di interessi; di affrontare in via prioritaria i problemi relativi a una possibile scappatoia riguardo a tale aspetto nel regime di sanzioni dell'UE;
   a undecies) di promuovere progetti volti allo sviluppo economico della regione del Fezzan e dell'economia legale cooperando strettamente con i diversi comuni, soprattutto quelli collocati lungo le rotte migratorie, per contrastare le attività illegali delle reti criminali e il violento estremismo dei gruppi terroristici attraverso la creazione di fonti alternative di reddito, soprattutto per i giovani;
   a duodeces) di intraprendere azioni diplomatiche urgenti per proteggere la popolazione civile e affrontare la situazione umanitaria a Derna;
   a terdecies) di continuare l'embargo sull'esportazione di armi verso la Libia, in modo che queste cessino di cadere nelle mani di estremisti e gruppi armati, un fattore che alimenta ulteriormente l'insicurezza e l'instabilità dell'intero territorio libico;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, nonché, per informazione, al governo libico di intesa nazionale.

(1) GU C 234 del 28.6.2016, pag. 30.
(2) GU C 300 del 18.8.2016, pag. 21.
(3) GU C 35 del 31.1.2018, pag. 66.


Relazione annuale sul funzionamento dello spazio Schengen
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Risoluzione del Parlamento europeo del 30 maggio 2018 sulla relazione annuale sul funzionamento dello spazio Schengen (2017/2256(INI))
P8_TA(2018)0228A8-0160/2018

Il Parlamento europeo,

–  vista la comunicazione della Commissione del 27 settembre 2017 dal titolo "Preservare e rafforzare Schengen" (COM(2017)0570),

–  vista la comunicazione della Commissione del 4 marzo 2016 dal titolo "Ritorno a Schengen – Tabella di marcia" (COM(2016)0120),

–  visto il regolamento (UE) 2016/1624 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 settembre 2016, relativo alla guardia di frontiera e costiera europea ("regolamento GFCE") (1),

–  visto il codice frontiere Schengen, in particolare gli articoli 14 e 17,

–  visto il regolamento (UE) 2016/794 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2016, che istituisce l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol)(2),

–  visto il regolamento (UE) n. 1052/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2013, che istituisce il sistema europeo di sorveglianza delle frontiere (Eurosur)(3),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0160/2018),

A.  considerando che lo spazio Schengen è un accordo unico nel suo genere e una delle principali conquiste dell'Unione europea, in quanto permette la libera circolazione delle persone all'interno dello spazio Schengen senza controlli alle frontiere interne; che ciò è stato possibile grazie a una serie di misure di compensazione, come il rafforzamento dello scambio di informazioni tramite la creazione del sistema d'informazione Schengen (SIS) e l'istituzione di un meccanismo di valutazione per verificare l'applicazione dell'acquis di Schengen da parte degli Stati membri e promuovere la fiducia reciproca nel funzionamento dello spazio Schengen; che la fiducia reciproca richiede anche solidarietà, sicurezza, cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale, protezione congiunta delle frontiere esterne dell'UE, comunanza di vedute e politiche comuni in materia di migrazione, visti e asilo, nonché rispetto del diritto internazionale ed europeo in tale ambito;

B.  considerando che negli ultimi anni diversi fattori hanno influenzato il funzionamento dello spazio Schengen; che tali fattori includono l'impatto degli spostamenti internazionali e dei flussi turistici, che avevano inizialmente motivato la legislazione cosiddetta sui "confini intelligenti", nonché il numero significativo di richiedenti asilo e migranti irregolari con i relativi movimenti secondari e la reintroduzione e proroga conseguenti dei controlli alle frontiere interne da parte di alcuni Stati membri dal 2014 in poi; che la reintroduzione dei controlli alle frontiere interne sembra essere legata a una percezione di minaccia alla politica pubblica e alla sicurezza interna in relazione al movimento di persone, al terrorismo e al numero di richiedenti protezione internazionale e di migranti irregolari piuttosto che a prove solide sull'esistenza reale di una minaccia grave o al numero di arrivi effettivi; che tra i suddetti fattori figurano anche il terrorismo e un'accresciuta minaccia per l'ordine pubblico e la sicurezza interna degli Stati membri;

C.  considerando che il rafforzamento delle frontiere esterne dell'UE e l'introduzione di verifiche sistematiche mediante banche dati pertinenti, anche nel caso di cittadini europei, formavano parte delle misure poste in essere per proteggere lo spazio Schengen;

D.  considerando che alcuni Stati membri hanno risposto agli arrivi di richiedenti asilo e rifugiati ripristinando i controlli alle proprie frontiere interne al fine di "regolare" i movimenti dei cittadini di paesi terzi in cerca di protezione internazionale, sebbene l'articolo 14, paragrafo 1, del codice frontiere Schengen disponga che la normale procedura di frontiera non si applica ai richiedenti asilo; che è necessario istituire un sistema equo e solidale di ripartizione delle responsabilità in materia di valutazione delle richieste di asilo;

E.  considerando che, a partire da marzo 2016, la Commissione ha proposto una serie di misure per ripristinare il normale funzionamento dello spazio Schengen; che il corretto funzionamento dello spazio Schengen non è stato ancora ripristinato e dipende principalmente dagli Stati membri, dalla loro fiducia reciproca, dalla solidarietà che dimostrano a sostegno dei paesi di primo ingresso, dall'adozione di misure adeguate e dall'attuazione di tali misure, in particolare da parte degli Stati membri;

F.  considerando che l'incentivo agli Stati membri affinché adottino misure per ripristinare il funzionamento regolare dello spazio Schengen dipende principalmente dal non rinnovo delle richieste di controlli alle frontiere;

G.  considerando che il mantenimento dei controlli alle frontiere interne dell'Unione o la reintroduzione di tali controlli nello spazio Schengen ha gravi ripercussioni sulla vita dei cittadini europei e di tutti coloro che beneficiano del principio della libera circolazione all'interno dell'UE e compromette gravemente la fiducia di questi nelle istituzioni e nell'integrazione europee; che il mantenimento o la reintroduzione dei controlli alle frontiere interne comporta costi diretti sul piano operativo e degli investimenti per i lavoratori transfrontalieri, i turisti, i trasportatori di merci su strada e le amministrazioni pubbliche, con effetti devastanti sulle economie degli Stati membri; che, stando alle stime, i costi collegati alla reintroduzione dei controlli oscillano tra 0,05 e 20 miliardi di euro in costi una tantum e raggiungono i 2 miliardi di euro in costi di esercizio annuali(4); che le regioni transfrontaliere sono particolarmente colpite;

H.  considerando che la costruzione di muri e recinzioni alle frontiere esterne e interne dell'Unione da parte di diversi Stati membri è in aumento e viene utilizzata come deterrente per l'ingresso e il transito anche dei richiedenti asilo sul territorio dell'Unione; che, secondo il Transnational Institute (TNI), si stima che i paesi europei abbiano costruito oltre 1 200 chilometri di muri e di frontiere a un costo di almeno 500 milioni di euro e che dal 2007 al 2010 i fondi dell'UE abbiano contribuito allo sviluppo di 545 sistemi di sorveglianza delle frontiere che coprono 8 279 chilometri di frontiere esterne dell'UE e 22 347 attrezzature di controllo;

I.  considerando che lo spazio Schengen è a un bivio e richiede azioni decisive e congiunte per ristabilire appieno i vantaggi che esso apporta ai cittadini; che tale spazio richiede anche fiducia reciproca, cooperazione e solidarietà tra Stati membri; che il dibattito politico non dovrebbe essere finalizzato a incolpare Schengen;

J.  considerando che l'allargamento dello spazio Schengen resta uno strumento essenziale per estendere i vantaggi economici e sociali che derivano dal diritto alla libera circolazione delle persone, dei servizi, dei beni e dei capitali agli Stati membri di recente adesione, dato che promuove la coesione e colma i divari tra paesi e regioni; che l'applicazione integrale dell'acquis di Schengen in tutti gli Stati membri che abbiano soddisfatto i criteri per la conclusione positiva del processo di valutazione Schengen è essenziale per creare un quadro giuridico di sicurezza solido e coordinato; che il Presidente della Commissione ha annunciato in varie occasioni che la Bulgaria e la Romania sono pronte per aderire allo spazio Schengen, il che è stato indicato anche dal Parlamento nella sua posizione dell'8 giugno 2011 sul progetto di decisione del Consiglio sulla piena applicazione delle disposizioni dell'acquis di Schengen nella Repubblica di Bulgaria e in Romania(5) e dal Consiglio nelle sue conclusioni;

K.  considerando che il gruppo di lavoro preposto alla verifica di Schengen ha seguito da vicino l'attuazione dell'acquis di Schengen attraverso le risultanze del meccanismo di valutazione Schengen, la metodologia per la valutazione delle vulnerabilità, le audizioni di commissione e le missioni negli Stati membri e nei paesi terzi; che il gruppo di lavoro ha individuato le misure attuate o in procinto di esserlo, le gravi carenze nel funzionamento dello spazio Schengen e le azioni necessarie da adottare in futuro;

Questioni Fondamentali

Progressi compiuti nell'affrontare le carenze individuate

1.  sottolinea che negli ultimi tre anni il legislatore dell'UE ha adottato numerose misure elaborate per rafforzare l'integrità dello spazio Schengen senza controlli alle frontiere interne; plaude all'efficacia delle misure prese alle frontiere esterne e alla creazione dell'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera; prende atto degli sforzi dell'Agenzia nel dare attuazione al nuovo regolamento, in particolare attraverso operazioni congiunte nel campo della sorveglianza di frontiera e dei rimpatri, e nell'offrire sostegno agli Stati membri soggetti a un aumento dei livelli di migrazione mantenendo nel contempo il pieno rispetto dei diritti fondamentali sanciti dal regolamento sulla guardia di frontiera e costiera europea; rileva l'importanza del meccanismo di valutazione della vulnerabilità introdotto di recente per portare alla luce i punti deboli alle frontiere esterne comuni e prevenire le crisi; sottolinea gli sforzi concertati e la cooperazione tra agenzie e altre parti interessate volti a organizzare il sistema basato sui punti di crisi (hotspot) nell'ambito della formazione;

2.  prende atto delle misure adottate attraverso la modifica del codice frontiere Schengen e l'introduzione di verifiche sistematiche obbligatorie alle frontiere esterne facendo uso di banche dati pertinenti all'atto di ingresso e di uscita di cittadini di paesi terzi e di cittadini dell'Unione, pur rimanendo vigile circa gli effetti, la necessità e la proporzionalità di tali misure sugli attraversamenti di frontiera da parte di cittadini dell'UE; sottolinea che in alcuni casi le verifiche sistematiche obbligatorie alle frontiere esterne dello spazio Schengen sono state sostituite da verifiche mirate a causa del loro impatto sproporzionato sul flusso di traffico; ricorda che la Commissione dovrebbe tenere conto di tali conseguenze al momento di effettuare la valutazione di cui al regolamento (UE) 2017/458;

3.  accoglie con favore la riforma in atto del SIS e l'introduzione da parte di eu-LISA, il 5 marzo 2018, della piattaforma del sistema automatico per il riconoscimento delle impronte digitali (AFIS) del SIS II, che introduce nel sistema la funzionalità di ricerca biometrica, contribuendo in tal modo a rafforzare la lotta contro la criminalità e il terrorismo;

4.  sottolinea la necessità di utilizzare in maniera più efficace gli strumenti disponibili, in particolare di massimizzare i vantaggi dei sistemi esistenti e di affrontare le carenze informative strutturali in piena conformità con i requisiti in materia di protezione dei dati e nel rispetto dei principi del diritto alla vita privata, della non discriminazione, della necessità e della proporzionalità;

5.  plaude al lavoro svolto a livello transfrontaliero nel campo della cooperazione di polizia e giudiziaria e alla cooperazione tra organi di contrasto, nonché al lavoro di Eurojust ed Europol per combattere la criminalità organizzata, la tratta di esseri umani e il terrorismo attraverso attività di intelligence, lo scambio di informazioni e indagini congiunte;

6.  esprime preoccupazione circa gli sforzi della Commissione volti a elaborare il concetto e la strategia della gestione europea integrata delle frontiere sulla base di quanto pubblicato il 14 marzo 2018 ai fini della conformità alle disposizioni del regolamento sulla guardia di frontiera e costiera europea; esprime dubbi quanto alla sua efficacia nel definire gli obiettivi e i traguardi auspicati in materia di gestione europea integrata delle frontiere, in particolare nel rafforzare e nell'attuare i diritti fondamentali e altri componenti della strategia;

7.  sottolinea la grande utilità del rinnovato meccanismo di valutazione Schengen, in quanto promuove la trasparenza, la fiducia reciproca e la responsabilità tra gli Stati membri, esaminando il modo in cui essi applicano i diversi ambiti dell'acquis di Schengen;

Gravi lacune individuate

8.  esprime preoccupazione circa le gravi lacune e carenze riscontrate attraverso il meccanismo di valutazione Schengen e la valutazione delle vulnerabilità;

9.  esprime profonda preoccupazione per le gravissime carenze nell'attuazione dell'acquis di Schengen riscontrate durante la valutazione dell'uso provvisorio del sistema d'informazione Schengen da parte del Regno Unito e, nell'interesse dell'integrità di tale sistema, invita il Consiglio e la Commissione ad avviare discussioni con il Parlamento sul seguito da dare a tali risultanze;

10.  condanna la continua reintroduzione dei controlli alle frontiere interne in quanto minano i principi basilari dello spazio Schengen; è del parere che molte delle proroghe non siano conformi alle norme esistenti in quanto alla loro estensione, necessità o proporzionalità, risultando pertanto illecite; si rammarica che gli Stati membri non abbiano adottato le misure idonee a garantire la cooperazione con altri Stati membri interessati al fine di ridurre al minimo gli effetti di tali misure e che non abbiano fornito giustificazioni sufficienti per tali controlli né informazioni sufficienti sui risultati degli stessi, ostacolando quindi l'analisi da parte della Commissione e il controllo esercitato dal Parlamento; si rammarica anche della pratica adottata dagli Stati membri di modificare artificiosamente la base giuridica per la reintroduzione al fine di prorogarla oltre il periodo massimo possibile nelle medesime circostanze di fatto; ritiene che le conseguenze economiche, politiche e sociali di tale pratica siano pregiudizievoli per l'unità dello spazio Schengen e dannose per la prosperità dei cittadini europei e il principio della libera circolazione; ribadisce che negli ultimi tre anni il legislatore dell'Unione ha adottato numerose misure per rafforzare le frontiere esterne e il relativo controllo; sottolinea che non vi è stata alcuna reazione corrispondente in termini di eliminazione dei controlli alle frontiere interne;

11.  sottolinea che la reintroduzione dei controlli alle frontiere interne si è rivelata molto più semplice dell'abolizione di tali controlli una volta reintrodotti;

12.  esprime preoccupazione per la mancata attuazione di alcuni aspetti del regolamento che disciplinano determinati settori del controllo alle frontiere esterne, quali la consultazione sistematica delle banche dati durante le verifiche di frontiera e l'accurata verifica delle condizioni d'ingresso necessarie; manifesta altresì preoccupazione per l'indisponibilità occasionale di alcune banche dati quali il SIS e il VIS a determinati valichi di frontiera; osserva che in molti Stati membri è palese una situazione di inadempimento per quanto concerne l'istituzione di centri nazionali di coordinamento conformemente a quanto disposto dal regolamento sul sistema europeo di sorveglianza delle frontiere (Eurosur); sottolinea ancora una volta che, affinché la legislazione relativa alle frontiere interne ed esterne sia efficace, è essenziale che le misure stabilite a livello di Unione siano correttamente attuate dagli Stati membri;

13.  ricorda che gli Stati membri hanno a loro disposizione strumenti diversi dai controlli alle frontiere interne tra cui, come raccomandato dalla Commissione, controlli di polizia mirati, a condizione che questi non abbiano il controllo delle frontiere tra i loro obiettivi, siano basati su informazioni generali di polizia o sull'esperienza riguardo a possibili minacce alla pubblica sicurezza, abbiano lo scopo, in particolare, di combattere la criminalità transfrontaliera e siano definiti e condotti in maniera chiaramente distinta dai controlli sistematici sulle persone alle frontiere esterne; ricorda che tali controlli possono rivelarsi più efficaci dei controlli alle frontiere interne, in particolare in quanto sono più flessibili e possono essere adattati più facilmente all'evoluzione dei rischi;

14.  ricorda che è possibile effettuare visite di valutazione in loco senza preavviso alle frontiere interne, senza previa notifica allo Stato membro interessato;

15.  condanna la costruzione di barriere fisiche, ivi comprese le recinzioni, tra gli Stati membri e ribadisce i suoi dubbi circa la compatibilità di tali azioni con il codice frontiere Schengen; invita la Commissione a valutare in modo approfondito le costruzioni esistenti e future e a riferire al Parlamento europeo;

16.  prende atto, nel quadro degli sforzi volti a ristabilire il normale funzionamento di Schengen, della proposta di modifica del codice frontiere Schengen riguardo alle norme applicabili alla reintroduzione temporanea dei controlli alle frontiere interne; sottolinea la necessità di stabilire regole chiare e che tali modifiche si limitino a riflettere le nuove sfide e le minacce diffuse alla sicurezza interna senza incoraggiare la reintroduzione dei controlli alle frontiere interne; ricorda che le eventuali modifiche non dovrebbero essere una nuova via per prorogare i controlli alle frontiere interne; esprime preoccupazione per il fatto che la proposta avanzata dalla Commissione sulla reintroduzione dei controlli alle frontiere interne si basi su una valutazione del "rischio percepito" anziché su prove rigorose e solide e sull'esistenza di una minaccia grave, e per il fatto che la cosiddetta "valutazione dei rischi" sia interamente affidata allo Stato che reintroduce i controlli alle frontiere; ritiene che queste misure dovrebbero essere adottate attentamente in modo da non arrecare danni irreversibili al principio basilare della libera circolazione, in particolare introducendo garanzie procedurali sostanziali, soprattutto per mantenere una rigorosa limitazione temporale per quanto attiene alla reintroduzione dei controlli alle frontiere interne;

17.  sottolinea che un'ulteriore proroga degli attuali controlli alle frontiere interne, o la reintroduzione di nuovi controlli, farebbe gravare elevati costi economici sull'UE nel suo insieme, danneggiando gravemente il mercato unico;

Azioni da intraprendere

18.  sottolinea l'urgente necessità di affrontare senza indugio le carenze critiche individuate al fine di tornare al normale funzionamento dello spazio Schengen senza controlli alle frontiere interne;

19.  invita tutti gli Stati membri ad attuare pienamente la regolamentazione in vigore e invita la Commissione ad agire con decisione relativamente alle violazioni di norme stabilite di comune accordo, imponendo misure proporzionate e necessarie agli Stati membri in questione, comprese le procedure di infrazione, al fine di salvaguardare gli interessi degli altri Stati membri e dell'Unione nel suo insieme;

20.  sottolinea l'importanza di riformare e adeguare il SIS per affrontare le nuove sfide in modo rapido, in particolare per quanto riguarda la protezione dei minori a rischio o dei minori scomparsi, lo scambio immediato e obbligatorio di informazioni sul terrorismo, nel rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini dell'Unione e dei paesi terzi e conformemente alle garanzie in materia di protezione dei dati e di tutela della vita privata, e lo scambio obbligatorio di informazioni sulle decisioni di rimpatrio; evidenzia che tale riforma non deve compromettere i principi di necessità e proporzionalità; sottolinea che, affinché il sistema funzioni correttamente, gli avvisi devono richiedere un intervento e dovrebbero motivare il loro inserimento nel sistema; pone l'accento sul notevole aumento previsto dell'attività dell'Ufficio per le informazioni supplementari richieste all'ingresso nazionale (SIRENE) e invita gli Stati membri a rafforzare i mezzi a sua disposizione assicurando che disponga di risorse umane e finanziarie adeguate per svolgere le sue nuove funzioni;

21.  sottolinea la natura critica delle risultanze del meccanismo di valutazione Schengen e invita gli Stati membri ad attuare le raccomandazioni loro rivolte; sottolinea inoltre la valutazione delle vulnerabilità e invita gli Stati membri a dare seguito alle raccomandazioni formulate dall'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera;

22.  invita la Commissione a presentare al Parlamento e al Consiglio una relazione annuale esauriente sulle valutazioni effettuate conformemente al regolamento (UE) n. 1053/2013;

23.  insiste con determinazione affinché la Commissione non rinnovi le richieste di deroga a Schengen se lo Stato membro interessato non ha attuato le raccomandazioni che gli sono state rivolte nel quadro del meccanismo di valutazione Schengen;

24.  sottolinea che tutti gli Stati membri, compresi quelli privi di frontiere esterne, dovrebbero fare il possibile per garantire un elevato livello di controllo alle proprie frontiere esterne destinando risorse sufficienti in termini di personale, materiali e competenze, garantendo al contempo il pieno rispetto dei diritti fondamentali, anche sulle questioni relative alla protezione internazionale e al non respingimento, creando le necessarie strutture di comando e controllo e formulando analisi del rischio aggiornate a norma del regolamento GFCE per agevolare l'efficacia delle operazioni a tutti i livelli di comando e fornire infrastrutture adeguate per l'attraversamento sicuro, ordinato e fluido delle frontiere;

25.  è del parere che, in caso di revisione del meccanismo di valutazione Schengen, qualsiasi proposta dovrebbe affrontare il problema dei tempi eccessivi che intercorrono tra la visita in loco e le decisioni di attuazione e i piani di azione, e dovrebbe agevolare una rapida azione correttiva da parte degli Stati membri; ritiene che il valore delle visite in loco non annunciate nel quadro del meccanismo di valutazione Schengen potrebbe essere rafforzato qualora tali visite fossero effettuate realmente senza alcuna comunicazione preventiva (ossia in assenza del preavviso di 24 ore);

26.  ricorda che il Parlamento deve essere immediatamente e pienamente informato di qualsiasi proposta di modifica o sostituzione del meccanismo di valutazione Schengen; rileva che la Commissione dovrebbe procedere a una revisione del funzionamento del meccanismo di valutazione Schengen entro sei mesi dall'adozione di tutte le relazioni di valutazione concernenti le valutazioni coperte dal primo programma di valutazione pluriennale, e trasmetterla al Parlamento;

27.  insiste sulla necessità di sviluppare il meccanismo di valutazione Schengen congiuntamente allo strumento di valutazione delle vulnerabilità secondo modalità che impediscano peggioramenti imprevisti nella gestione globale delle frontiere esterne e la migliorino, rafforzino il rispetto dell'acquis di Schengen e dei diritti fondamentali, compreso il rispetto della convenzione di Ginevra firmata da tutti gli Stati membri dell'UE, e facilitino l'esame approfondito e la trasparenza tra gli Stati membri e le istituzioni europee, segnatamente il Parlamento europeo; invita la Commissione e gli Stati membri a destinare risorse sufficienti all'attuazione delle valutazioni Schengen e delle valutazioni delle vulnerabilità e al seguito dato alle stesse; invita la Commissione a organizzare visite in loco alle frontiere interne che siano effettuate realmente senza alcuna comunicazione preventiva e a valutare la natura e l'impatto delle misure in vigore;

28.  invita le autorità competenti degli Stati membri a migliorare la raccolta di informazioni e dati statistici sulla gestione nazionale delle risorse e delle capacità connesse al controllo di frontiera; invita gli Stati membri a mettere a disposizione tempestivamente tutte le informazioni necessarie al meccanismo di valutazione delle vulnerabilità;

29.  invita gli Stati membri, in particolare quelli direttamente interessati, a preparare e testare sufficientemente i piani di emergenza necessari per attenuare le situazioni di aumento dei livelli di migrazione, nonché a rafforzare la loro capacità di registrazione e accoglienza nel caso in cui tali situazioni si verificassero; invita gli Stati membri a migliorare la propria capacità di individuare documenti falsi e ingressi irregolari, pur rispettando pienamente il principio di non respingimento e i diritti fondamentali; invita a compiere sforzi concertati nella lotta contro la tratta di esseri umani e il terrorismo, in particolare per individuare con più precisione le organizzazioni criminali e il finanziamento di tali attività;

30.  sottolinea che un accesso legale e sicuro all'UE, anche alle frontiere esterne dello spazio Schengen, contribuirà alla stabilità globale dello spazio Schengen;

31.  considera inadeguato l'attuale stato di attuazione della strategia di gestione integrata delle frontiere; chiede che la Commissione e l'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera sostengano gli Stati membri nei loro sforzi volti a soddisfare i requisiti indicati nel regolamento GFCE e diano inizio a tempo debito alle valutazioni tematiche della gestione integrata delle frontiere negli Stati membri; invita gli Stati membri a conformare la loro gestione delle frontiere al concetto di gestione integrata delle frontiere servendosi di un approccio globale alla gestione delle frontiere sulla base dei suoi principi fondamentali e, in particolare, garantendo il pieno rispetto dei diritti fondamentali, con un'attenzione specifica ai gruppi vulnerabili e ai minori, in tutte le attività di gestione delle frontiere e di rimpatrio, compreso il rispetto del principio di non respingimento; sottolinea la necessità di assicurare la piena attuazione della strategia di gestione integrata delle frontiere a livello europeo e nazionale e il rispetto delle convenzioni internazionali, rafforzando così la gestione delle frontiere esterne nel rispetto dei diritti fondamentali;

32.  insiste sulla necessità di introdurre rapidamente la vera e propria strategia di gestione integrata delle frontiere concordata tra le istituzioni, la strategia tecnica e operativa da parte dell'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera e le successive strategie nazionali degli Stati membri; è pienamente consapevole delle incoerenze nell'attuazione della strategia di gestione integrata delle frontiere negli Stati membri e sottolinea che la piena esecuzione di detta strategia in tutti gli Stati membri è essenziale per il corretto funzionamento dello spazio Schengen;

33.  invita la Commissione ad adottare una proposta legislativa per modificare il regolamento Eurosur, alla luce delle gravi carenze riscontrate nell'attuazione del regolamento attuale, e ritiene che tale proposta debba incoraggiare un maggiore ricorso al regolamento Eurosur per partecipare e fornire assistenza allo scambio di informazioni, all'analisi del rischio e alle operazioni di ricerca e salvataggio;

34.  ribadisce il sostegno del Parlamento all'adesione immediata di Bulgaria e Romania allo spazio Schengen nonché all'adesione della Croazia non appena avrà soddisfatto i criteri previsti; invita il Consiglio ad approvare l'adesione di Bulgaria e Romania quali membri a pieno titolo dello spazio Schengen;

Altre questioni con effetti su Schengen

35.  sottolinea che la situazione attuale dello spazio Schengen e il persistere dei controlli alle frontiere interne non sono dovuti principalmente a problemi nella struttura e nelle norme dello spazio stesso, ma piuttosto ai settori correlati dell'acquis, come le lacune nel settore del sistema europeo comune di asilo, compresi la mancanza di volontà politica, di solidarietà e di condivisione delle responsabilità, il regolamento di Dublino, e il controllo delle frontiere esterne;

Progressi compiuti nell'affrontare le carenze individuate

36.  pone l'accento sulle misure di sostegno e sviluppo delle capacità adottate al fine di affrontare le cause fondamentali della migrazione irregolare e di migliorare le condizioni di vita nei paesi di origine;

37.  ritiene che la cooperazione con i paesi terzi sia un elemento in grado di alleviare le circostanze che determinano la migrazione forzata e irregolare; sottolinea il carattere globale delle misure necessarie per conseguire gli obiettivi desiderati;

Gravi lacune individuate

38.  si rammarica che negli ultimi anni molte persone siano state dichiarate morte o disperse nel Mar Mediterraneo; sottolinea inoltre che la ricerca e il soccorso sono una singola componente della gestione europea integrata delle frontiere prevista dal regolamento dell'Agenzia; ritiene che una risposta permanente, solida ed efficace dell'Unione nelle operazioni di ricerca e soccorso in mare sia fondamentale per prevenire la perdita di vite umane in mare; ritiene fondamentale che in tutta la pianificazione operativa della sorveglianza delle frontiere marittime e nell'esecuzione di tali operazioni da parte dell'Agenzia vengano previsti aspetti concernenti la ricerca e il salvataggio in mare e capacità adeguate in tal senso, come previsto dal regolamento (UE) n. 656/2014;

39.  esprime grande preoccupazione in merito all'attuazione del regolamento GFCE e sottolinea la necessità che gli Stati membri rispettino i requisiti stabiliti dal regolamento, in particolare per quanto riguarda gli impegni relativi alla fornitura di risorse umane e attrezzature tecniche sufficienti sia alle operazioni congiunte sia alla riserva di attrezzatura di reazione rapida, e destinino risorse sufficienti all'attuazione della valutazione delle vulnerabilità; è preoccupato riguardo alle risorse e alla pianificazione finanziaria dell'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera e alle stime su cui si basano i finanziamenti operativi e i contributi richiesti agli Stati membri; invita gli Stati membri a garantire una formazione adeguata sui diritti fondamentali per le guardie di frontiera nazionali;

40.  ritiene che la cooperazione a livello nazionale tra i diversi servizi di contrasto, l'esercito, le guardie di frontiera, le autorità doganali e le autorità preposte alla ricerca e al salvataggio in mare sia spesso insufficiente, con la conseguenza di una conoscenza situazionale frammentata e di una scarsa efficacia; osserva che l'assenza di strutture di cooperazione può portare a misure inefficaci e/o sproporzionate; ricorda che non bastano misure animate da buone intenzioni a livello dell'Unione per compensare l'assenza di cooperazione interna tra le autorità competenti degli Stati membri;

41.  prende atto della creazione di altri sistemi d'informazione su vasta scala e dell'obiettivo di migliorare la loro interoperabilità, preservando nel contempo le salvaguardie necessarie, anche per quanto riguarda la protezione dei dati e la tutela della vita privata;

42.  ritiene che i lavori riguardanti le proposte di interoperabilità dei sistemi di informazione debbano costituire l'occasione per migliorare e, in parte, armonizzare i sistemi informatici nazionali e le infrastrutture nazionali ai valichi di frontiera;

Azioni da intraprendere

43.  incoraggia le agenzie e gli Stati membri a continuare ad attuare operazioni multifunzionali e a garantire l'adozione di misure idonee per l'inserimento della ricerca e del soccorso in mare nell'ambito delle operazioni, con mezzi e risorse umane idonee; incoraggia l'Agenzia ad assicurare l'attuazione del meccanismo di denuncia e a garantire le relative risorse e il personale a sostegno del responsabile dei diritti fondamentali;

44.  invita gli Stati membri a garantire procedure di rimpatrio rapide ed efficaci, nel pieno rispetto dei diritti fondamentali e in condizioni umane e dignitose, una volta emessa una decisione di rimpatrio;

45.  osserva che gli Stati membri dispongono della possibilità offerta dalla direttiva 2001/40/CE di riconoscere e attuare una decisione di rimpatrio presa da un altro Stato membro anziché adottare una nuova decisione di rimpatrio o rispedire il migrante irregolare verso il primo Stato membro emittente;

46.  invita gli Stati membri ad adottare misure specifiche per garantire un livello adeguato di infrastrutture, alloggi e condizioni di vita per tutti i richiedenti asilo, in particolare tenendo in considerazione le esigenze dei minori non accompagnati e delle famiglie con minori, nonché delle donne in condizioni di vulnerabilità; invita gli Stati membri a conformare le loro strutture di detenzione ai requisiti delle migliori pratiche internazionali e delle norme e convenzioni in materia di diritti umani, al fine di soddisfare la domanda di capacità, tenendo presente che il trattenimento è una misura estrema e non è nell'interesse superiore del minore, e a incrementare l'uso di misure alternative al trattenimento; invita gli Stati membri a onorare gli impegni in materia di ricollocazione, concordati dal Consiglio europeo nel settembre 2015 e riconfermati dalla Corte di giustizia dell'Unione europea nel settembre 2017, al fine di riportare ordine nella gestione della migrazione e promuovere la solidarietà e la cooperazione all'interno dell'UE;

47.  invita gli Stati membri a garantire l'indipendenza delle autorità nazionali di protezione dei dati, segnatamente fornendo risorse finanziarie e umane sufficienti per adempiere ai loro compiti crescenti; invita le autorità di controllo indipendenti degli Stati membri a garantire le necessarie revisioni dei sistemi di informazione e dell'uso dei medesimi; invita gli Stati membri a istituire dispositivi che consentano ai titolari di dati di presentare denunce e richiedere le proprie informazioni personali e a sensibilizzare l'opinione pubblica circa i sistemi di informazione;

48.  ribadisce la necessità che l'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera conduca operazioni multifunzionali per rispondere all'esigenza della presenza in mare di mezzi di ricerca e soccorso (come previsto dal regolamento (UE) n. 656/2014) nelle zone interessate; ricorda che le autorità nazionali di controllo delle frontiere devono anche fornire risorse adeguate per il suo funzionamento, in particolare per le operazioni di ricerca e di salvataggio; sottolinea che il controllo di frontiera dovrebbe essere effettuato da una guardia di frontiera addestrata o sotto la rigorosa sorveglianza di un'autorità competente;

49.  prende atto del conferimento all'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera di un mandato più ampio, che può essere utilizzato per svolgere un ruolo nel sostenere gli Stati membri nelle operazioni coordinate di rimpatrio;

50.  invita gli Stati membri a sviluppare ulteriormente la cooperazione di polizia transfrontaliera conducendo congiuntamente una valutazione della minaccia, un'analisi del rischio e il pattugliamento; chiede la piena attuazione del trattato di Prüm e della decisione 2008/615/GAI del Consiglio, nonché l'adesione al modello europeo di scambio di informazioni e all'iniziativa svedese; invita gli Stati membri a migliorare le loro strutture di cooperazione e di contrasto nazionali nonché di condivisione delle informazioni e a migliorare la cooperazione pratica, in particolare con gli Stati membri limitrofi;

51.  ricorda l'elevata priorità attribuita alla riforma del Sistema europeo comune di asilo (CEAS) quale parte dell'approccio globale per affrontare le sfide che influiscono sulle politiche in materia di rifugiati, richiedenti asilo e migranti nonché l'agenda della Commissione sulla migrazione; osserva che il Parlamento europeo ha ripetutamente affermato che l'apertura di canali legali per i migranti e i rifugiati è il modo migliore per combattere il traffico e la tratta di esseri umani e, al tempo stesso, la cosiddetta migrazione irregolare; invita il Consiglio a seguire rapidamente il Parlamento nell'adozione di un mandato per i negoziati su ogni proposta in tal senso, in particolare riguardo al regolamento di Dublino; sottolinea che la nuova Agenzia dell'Unione europea per l'asilo deve ancora essere approvata e sollecita il Consiglio a sbloccare con urgenza il fascicolo;

52.  insiste sulla necessità di migliorare la sicurezza delle carte d'identità rilasciate dagli Stati membri ai cittadini dell'Unione; invita pertanto la Commissione a proporre, come già avviene per i passaporti, norme per gli elementi di sicurezza e gli elementi biometrici incorporati nelle carte d'identità;

o
o   o

53.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai parlamenti nazionali nonché all'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera.

(1) GU L 251 del 16.9.2016, pag. 1.
(2) GU L 135 del 24.5.2016, pag. 53.
(3) GU L 295 del 6.11.2013, pag. 11.
(4) Wouter van Ballegooij, "The Cost of Non-Schengen: Civil Liberties, Justice and Home Affairs aspects", (Il costo del non Schengen: aspetti relativi alle libertà civili, alla giustizia e agli affari interni), Cost of Non-Europe Report (relazione sul costo della non Europa), Unità Valore aggiunto europeo, 2016, pag. 32.
(5) GU C 380 E dell'11.12.2012, pag. 160.


Norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato
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Risoluzione del Parlamento europeo del 30 maggio 2018 sull'attuazione della direttiva 2012/29/UE che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato (2016/2328(INI))
P8_TA(2018)0229A8-0168/2018

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 2 e 3 del trattato sull'Unione europea (TUE) e gli articoli 8, 10, 18, 19, 21, 79 e 82 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visti gli articoli 3, 6, 20, 21, 23, 24, 41 e 47 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  vista la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU),

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1948,

–  vista la convenzione delle Nazioni Unite del 1989 sui diritti del fanciullo,

–  vista la Convenzione dell'ONU del 1979 sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne (CEDAW),

–  vista la Dichiarazione dei principi fondamentali di giustizia per le vittime di crimini e abusi di potere, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 29 novembre 1985,

–  viste la convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (convenzione di Istanbul), e le decisioni (UE) 2017/865(1) e (UE) 2017/866(2) del Consiglio relative alla firma, a nome dell'Unione europea, della convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica,

–   vista la raccomandazione CM/Rec(2006)8, del 14 giugno 2006, del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa agli Stati membri sull'assistenza alle vittime della criminalità,

–   vista la raccomandazione CM/Rec(2010)5, del 31 marzo 2010, del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa agli Stati membri sulle misure volte a combattere la discriminazione fondata sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere,

–  vista la decisione quadro 2001/220/GAI del Consiglio, del 15 marzo 2001, relativa alla posizione della vittima nel procedimento penale(3),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 6 dicembre 2013 sul contrasto dei reati d'odio nell'UE e del 5 giugno 2014 sulla prevenzione e la lotta contro tutte le forme di violenza contro le donne e le ragazze, compresa la mutilazione genitale femminile,

–  vista la direttiva (UE) 2017/541 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2017, sulla lotta contro il terrorismo e che sostituisce la decisione quadro 2002/475/GAI del Consiglio e che modifica la decisione 2005/671/GAI del Consiglio(4),

–  vista la direttiva (UE) 2016/800 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2016, sulle garanzie procedurali per i minori indagati o imputati nei procedimenti penali(5),

–  visto il regolamento (UE) n. 606/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 giugno 2013, relativo al riconoscimento reciproco delle misure di protezione in materia civile(6),

–  vista la direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato e che sostituisce la decisione quadro 2001/220/GAI(7),

–  vista la direttiva 2011/99/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, sull'ordine di protezione europeo(8),

–  vista la direttiva 2011/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2011, concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime, e che sostituisce la decisione quadro del Consiglio 2002/629/GAI(9),

–  vista la direttiva 2011/93/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, relativa alla lotta contro l'abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile, e che sostituisce la decisione quadro 2004/68/GAI del Consiglio(10),

–  vista la risoluzione del Parlamento europeo del 14 dicembre 2017 sull'attuazione della direttiva 2011/93/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, relativa alla lotta contro l'abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile(11),

–  vista la direttiva 2014/42/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 3 aprile 2014, relativa al congelamento e alla confisca dei beni strumentali e dei proventi da reato nell'Unione europea(12),

–  vista la direttiva 2004/80/CE del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa all'indennizzo delle vittime di reato(13),

–  visto lo studio dal titolo "How can the EU and the Member States better help victims of terrorism?" (In che modo gli Stati membri possono sostenere più efficacemente le vittime del terrorismo?), pubblicato dal suo dipartimento tematico Diritti dei cittadini e affari costituzionali nel settembre 2017,

–  vista l'indagine condotta dall'Agenzia dell'UE per i diritti fondamentali (FRA) dal titolo "Seconda indagine sulle minoranze e le discriminazioni nell'Unione europea", pubblicata nel dicembre 2017,

–   visto lo studio dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali dal titolo "Child-friendly justice: Perspectives and experiences of children involved in judicial proceedings as victims, witnesses or parties in nine EU Member States" (Giustizia a misura di minore: prospettive ed esperienze di minori coinvolti in procedimenti giudiziari in qualità di vittime, testimoni o parti in causa in nove Stati membri dell'UE) pubblicato nel febbraio 2017,

–  vista la relazione sui diritti fondamentali 2017 dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali, pubblicata nel maggio 2017,

–  vista la relazione sui diritti fondamentali 2016 dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali, pubblicata nel maggio 2016,

–  visto lo studio dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali dal titolo "Vittime di reato nell'Unione europea: portata e natura dell'assistenza alle vittime", pubblicato nel gennaio 2015,

–  visto lo studio dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali dal titolo "Severe labour exploitation: workers moving within or into the European Union" (Sfruttamento grave dei lavoratori che si spostano all'interno dell'Unione europea o che vi entrano"), pubblicato nel giugno 2015,

–  vista la relazione dell'Agenzia per i diritti fondamentali dal titolo "La violenza contro le donne: un'indagine a livello di Unione europea", pubblicata nel marzo 2014,

–  vista la relazione sul progetto IVOR dal titolo "Implementing Victim-oriented reforms of the criminal justice system in the EU" (Attuare riforme del sistema di giustizia penale nell'UE orientate alle vittime), pubblicata il 6 maggio 2016,

–  vista la relazione dell'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (EIGE) dal titolo "An analysis of the Victims' Rights Directive from a gender perspective" (Un'analisi della direttiva sui diritti delle vittime da una prospettiva di genere),

–  visti i princìpi di Yogyakarta + 10, del 10 novembre 2017, dal titolo "Principles and State Obligations on the Application of International Human Rights Law in Relation to Sexual Orientation, Gender Identity, Gender Expression and Sex Characteristics " (Princìpi e obblighi degli Stati relativamente all'applicazione del diritto internazionale in materia di diritti umani in relazione all'orientamento sessuale, all'identità di genere, all'espressione di genere e alle caratteristiche sessuali),

–  vista la sua risoluzione del 12 settembre 2017 sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione da parte dell'Unione europea della convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica(14),

–  vista la valutazione dell'applicazione a livello europeo della direttiva 2012/29/UE, a cura dei suoi servizi di ricerca, elaborata dall'Unità della valutazione ex post,

–  visti l'articolo 52 del suo regolamento nonché l'articolo 1, paragrafo 1, lettera e), e l'allegato 3 della decisione della Conferenza dei presidenti del 12 dicembre 2002 sulla procedura relativa alla concessione dell'autorizzazione a elaborare relazioni di iniziativa,

–  viste le deliberazioni congiunte della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere a norma dell'articolo 55 del regolamento,

–  vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0168/2018),

A.  considerando che la direttiva 2012/29/UE che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato ("direttiva sui diritti delle vittime") ambisce a porre la vittima di reato al centro del sistema di giustizia penale e punta a rafforzare i diritti delle vittime di reato affinché tutte le vittime possano contare sul medesimo livello di diritti, a prescindere dal luogo in cui si è consumato il reato, dalla cittadinanza o dallo status di residenza;

B.  considerando che 23 Stati membri su 27 avevano recepito la direttiva sui diritti delle vittime nel proprio ordinamento nazionale al settembre 2017; che la Commissione ha avviato 16 procedimenti d'infrazione nei confronti degli Stati membri che nella pratica non risultano ancora pienamente conformi; che la direttiva ha consentito di stimolare un progresso per quanto riguarda la gestione dei rapporti con le vittime di reato in un altro Stato membro; che si riscontrano tuttora lacune nei casi transfrontalieri;

C.  considerando che a livello europeo esistono norme e strumenti unificati tesi a migliorare le vite dei cittadini dell'UE, ma che le vittime di reati sono ancora trattate in maniera diversa da paese a paese;

D.  considerando che, nonostante i numerosi cambiamenti introdotti negli Stati membri, in molti casi le vittime sono ancora poco consapevoli dei loro diritti, il che svigorisce l'efficacia sul campo della direttiva sui diritti delle vittime, segnatamente per quanto riguarda l'obbligo relativo all'accessibilità delle informazioni;

E.  considerando che, tralasciando l'assistenza legale, i gruppi di sostegno alle vittime ripartiscono le esigenze di queste ultime in quattro categorie: il diritto alla giustizia, alla dignità, alla verità e alla memoria, di cui l'ultimo esige il rifiuto incondizionato del terrorismo;

F.  considerando che alcuni Stati membri mostrano lacune nei servizi di sostegno alle vittime e nel coordinamento degli stessi a livello locale, regionale e internazionale, il che complica l'accesso delle vittime ai servizi di sostegno esistenti;

G.  considerando che le case di accoglienza e i centri per le donne, insieme alle linee telefoniche dirette loro dedicate, sono essenziali per sostenere le donne vittime di violenza e i loro figli; che in Europa le case di accoglienza e i centri per le donne sono numericamente insufficienti; che è necessario predisporre con urgenza più sistemazioni di questo tipo in quanto garantiscono sicurezza, alloggio, consulenza e sostegno alle donne sopravvissute alla violenza domestica e ai loro figli; che la mancanza di case di accoglienza per le donne può costituire un rischio per la loro vita;

H.   considerando che nei casi in cui si verifica un attentato terroristico in uno Stato membro e la vittima è residente in un altro Stato membro, è opportuno che i due Stati membri cooperino strettamente al fine di semplificare l'assistenza alla vittima;

I.  considerando che un'efficace azione di tutela da parte degli enti del governo e delle istituzioni nazionali nei confronti delle vittime suscita una reazione di sostegno e fiducia da parte dei cittadini nei confronti delle istituzioni stesse, rafforzandone positivamente la reputazione;

J.  considerando che sono molteplici gli operatori sanitari che possono potenzialmente entrare in contatto con le vittime, specialmente le vittime di violenze di genere, e che spesso essi sono contattati per primi dalla vittima per denunciare un reato; che i dati confermano che gli operatori sanitari, come medici e altri operatori del settore, ricevono una scarsa formazione su come rispondere efficacemente alla violenza di genere;

K.  considerando che le donne vittime di violenza di genere hanno sempre bisogno di assistenza e protezione speciali, in ragione della loro particolare vulnerabilità alla vittimizzazione secondaria e ripetuta;

L.  considerando che il tasso di denuncia degli episodi o dei responsabili di violenze nell'UE rimane decisamente basso, in particolare nei casi che coinvolgono minoranze, migranti, persone il cui status di residenza è precario o dipende da quello del coniuge, persone LGBTI, atti di antisemitismo, abusi sessuali sui minori, violenze domestiche e di genere, nonché vittime della tratta di esseri umani e del lavoro forzato; che circa due terzi delle donne vittime di violenza di genere non sporgono denuncia dinanzi a un'autorità per imbarazzo, paura di ritorsioni e stigmatizzazione sociale;

M.  considerando che i reati d'odio perpetrati contro le persone LGBTI rappresentano una realtà che interessa l'intera Unione europea; che il tasso di denuncia di detti reati è decisamente basso e, pertanto, i diritti delle vittime non sono rispettati;

N.  considerando che lo studio dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali dal titolo "Making hate crime visible in the European Union: acknowledging victims' rights" (Rendere visibili i reati generati dall'odio nell'Unione europea: riconoscere i diritti delle vittime) indica che la condizione di migrante aumenta il rischio di diventare vittima di reati penali, indipendentemente dagli altri fattori di rischio noti;

O.  considerando che i reati generati all'odio razziale perpetrati contro i migranti e i richiedenti asilo sono aumentati in tutti gli Stati membri; che solo un numero molto esiguo dei responsabili di detti reati è assicurato alla giustizia;

P.  considerando che, sebbene in conformità dell'articolo 1 della direttiva tutte le vittime di reato godano di pari diritti senza discriminazione alcuna, di fatto la maggior parte degli Stati membri non si è dotata di politiche o procedure tese a garantire che le vittime sprovviste di documenti regolari possano denunciare in sicurezza situazioni di sfruttamento dei lavoratori, violenza di genere e altre forme di abusi senza rischiare di incorrere in pene connesse al loro status di migranti; che ciò colpisce in maniera sproporzionata le donne e le ragazze, che sono anche più esposte alla tratta di esseri umani e allo sfruttamento sessuale; che l'indagine dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali dal titolo "Seconda indagine sulle minoranze e le discriminazioni nell'Unione europea" indica che solo un intervistato su otto ha denunciato il più recente episodio di discriminazione di cui è stato vittima in ragione della propria origine etnica o della condizione di migrante;

Q.  considerando che l'articolo 1 della direttiva prevede che i diritti sanciti dalla stessa si applichino alle vittime in maniera non discriminatoria, anche in relazione al loro status di residenza;

R.  considerando che la campagna #MeToo ha messo in luce il fatto che il sistema giudiziario non garantisce giustizia e tutela sufficienti a donne, ragazze e bambine e che le vittime di violenza di genere non ricevono il sostegno necessario;

S.  considerando che la ratifica e la piena attuazione della Convenzione di Istanbul garantiscono un quadro giuridico europeo coerente per prevenire e contrastare la violenza nei confronti delle donne e per proteggere le vittime; che la definizione di violenza di genere dovrebbe essere basata sulla Convenzione di Istanbul, riconoscendo anche la natura strutturale della violenza nei confronti delle donne e le altre forme di violenza di genere nonché il nesso con la mancanza di parità tra donne e uomini, che resta prevalente nella società; che la violenza nelle relazioni strette deve essere considerata da una prospettiva di genere, poiché colpisce in maniera sproporzionata le donne;

T.  considerando che le donne sono più esposte allo stalking, una forma comune di violenza basata sul genere, e che lo stalking come reato specifico non è stato preso in considerazione nei codici penali di sette Stati membri;

U.  considerando che è necessario prestare particolare attenzione alla sicurezza e alla protezione dei figli delle donne vittime di violenza di genere e di violenza domestica;

V.  considerando che spesso le vittime non ricevono informazioni adeguate sui processi e sui loro esiti; che troppo spesso le vittime sono informate inaspettatamente della scarcerazione dell'autore del reato attraverso i media o altri fattori esterni anziché dalle autorità competenti;

W.  considerando che le vittime e i loro familiari non ricevono informazioni sufficienti in merito ai loro diritti laddove il reato abbia luogo in uno Stato membro diverso da quello in cui risiede la vittima; che il concetto di "vittima" è eterogeneo negli Stati membri; che l'ambito di applicazione della legislazione nazionale varia di conseguenza (talvolta ad esempio si estende ai familiari);

X.  considerando che numeri verdi di assistenza facilmente accessibili e largamente pubblicizzati sono per molte donne il primo passo per ricevere l'aiuto e il sostegno di cui hanno bisogno quando sono vittime di violenza nelle relazioni strette;

Y.  considerando che solo il 27 % degli europei conosce il numero unico di emergenza europeo 112; che non tutte le persone vi hanno accesso;

Z.  considerando che, in un numero considerevole di casi, la vittima è il testimone principale nel processo e deve essere protetta da eventuali ritorsioni o minacce da parte dell'autore del reato, anche impedendo la vittimizzazione reiterata o secondaria; che la deposizione dei testimoni è cruciale per il corretto funzionamento del sistema di giustizia penale e la fiducia in esso, inoltre è essenziale per un'efficace indagine e azione penale nei confronti della criminalità organizzata e dei gruppi terroristici, il che potrebbe condurre al loro smantellamento; che gli Stati membri dovrebbero adottare misure appropriate per proteggere efficacemente i testimoni e per intensificare lo scambio di migliori pratiche e la cooperazione internazionale in questo settore;

AA.  considerando che sono state segnalate lacune nell'attuazione della direttiva sui diritti delle vittime, in particolare per quanto riguarda:

   la fornitura di servizi adeguati alle vittime in base alle loro specifiche esigenze,
   la corretta attuazione delle misure atte a garantire la valutazione individuale delle vittime,
   l'adeguata predisposizione di meccanismi che consentano al presunto autore del reato di avere una copia della denuncia,
   l'obiettivo di garantire parità di accesso per tutte le vittime ai servizi di sostegno e specialistici, anche per quanto concerne le persone con disabilità, le persone LGBTI, le vittime minorenni, le vittime di violenza di genere, compresa la violenza sessuale, e le vittime di reati d'odio e delitti d'onore, indipendentemente dal loro status di residenza,
   l'obiettivo di garantire procedure rapide, efficienti e sensibili alla figura della vittima nelle cause penali che tengano conto delle esigenze specifiche dei gruppi più vulnerabili,
   la raccolta di dati sulla cultura della violenza, della misoginia e degli stereotipi di genere e l'analisi di tale cultura, nonché il nesso con l'incidenza dei reati d'odio,
   informare le vittime in merito alla situazione penale o processuale dei loro aggressori;

AB.  considerando che vittime di reato riferiscono regolarmente che lo stesso sottoporsi al procedimento di giustizia è di per sé una forma di vittimizzazione - una vittimizzazione secondaria o ri-vittimizzazione; che tra i fattori che incidono sul modo in cui le vittime vivono il sistema vi sono il modo in cui vengono trattate durante il procedimento e la portata del controllo e l'accesso partecipativo loro conferito;

AC.  considerando che le vittime del terrorismo hanno subito attacchi che sono destinati, in ultima analisi, a danneggiare la società o un gruppo più vasto che esse rappresentano; che hanno pertanto bisogno di un'attenzione, un sostegno e un riconoscimento sociale speciali, a causa della particolare natura del reato commesso nei loro confronti.

AD.  considerando che alcuni diritti delle vittime degli attentati terroristici di Bruxelles del 2016, ad esempio il diritto all'assistenza finanziaria e al risarcimento, non sono stati adeguatamente attuati o concessi conformemente a quanto previsto dalla direttiva sui diritti delle vittime;

Valutazione dell'attuazione della direttiva

1.  critica il fatto che la Commissione non abbia presentato al Parlamento e al Consiglio una relazione sull'applicazione della direttiva sui diritti delle vittime entro novembre del 2017 a norma di quanto disposto dall'articolo 29 della direttiva; invita gli Stati membri a collaborare e a inviare alla Commissione tutti i dati e le statistiche pertinenti, così da agevolare la sua valutazione dell'attuazione della direttiva;

2.  critica il fatto che, al settembre 2017, due anni dopo la scadenza del termine per il recepimento, solo 23 Stati membri su 27 abbiano recepito ufficialmente la direttiva sui diritti delle vittime, e che tra questi, alcuni siano solo parzialmente conformi e solo su alcune disposizioni;

3.  rileva la riuscita attuazione da parte di alcuni Stati membri di talune disposizioni della direttiva sui diritti delle vittime, segnatamente:

   il diritto all'interpretazione e alla traduzione;
   il diritto a essere ascoltati;
   la protezione delle vittime minorenni;
   i diritti della vittima al momento della denuncia;
   il diritto di ottenere informazioni fin dal primo contatto con un'autorità competente;

4.  deplora, tuttavia, le rimanenti e importanti lacune osservabili nel recepimento e nell'attuazione della direttiva in molti Stati membri, in particolare per quanto riguarda:

   la complessità delle procedure per accedere ai servizi di assistenza e le carenze nel sistema di assistenza alle vittime, compresi un accesso insufficiente al patrocinio legale e al risarcimento, la mancanza di un sostegno finanziario e del coordinamento tra i servizi di sostegno e la non coerenza dei meccanismi di riferimento,
   il fatto che in molti casi non siano fornite informazioni chiare in più di una lingua, così che diventa di fatto difficile, per le vittime, cercare protezione all'estero in un altro Stato membro,
   l'assenza di una solida base legislativa nei casi transfrontalieri e dei diritti delle vittime residenti in altri Stati membri, e la mancata adozione di misure tese a garantire che uno status irregolare o incerto in materia di soggiorno non costituisca un ostacolo alla possibilità per le vittime di far valere i loro diritti a norma della direttiva;

5.  sottolinea che è indispensabile intrattenere correttamente il primo contatto con la vittima, specie in caso di vittime di violenza di genere; osserva tuttavia che alcune delle vittime più vulnerabili, quali i minori e le persone prive di istruzione, le vittime disabili o anziane e (per motivi linguistici) i migranti e le vittime della tratta di esseri umani, possono avere difficoltà a comprendere le informazioni che sono loro comunicate e, di conseguenza, in tali casi, non vi è pieno esercizio del loro diritto all'informazione sancito all'articolo 4 della direttiva; ritiene, pertanto, che sarebbe necessaria la presenza di una persona qualificata per l'assistenza alle vittime; osserva che l'articolo 4 è uno dei punti di forza della direttiva, in quanto aiuta le vittime a esercitare il loro diritto al sostegno e alla tutela disponibili secondo quanto previsto dalla direttiva;

6.  invita gli Stati membri a promuovere l'accesso facile alla giustizia e un'adeguata assistenza legale gratuita, in quanto ciò contribuisce enormemente a rompere il silenzio e ad aumentare il senso di fiducia della vittima nel sistema di giustizia penale, riduce la possibilità di impunità e consente alla vittima di avviare il processo di recupero psicologico;

7.  invita tutti gli Stati membri ad applicare efficacemente il diritto all'informazione, sancito dall'articolo 4 della direttiva sui diritti delle vittime, per tutte le vittime e potenziali vittime; sottolinea la necessità di migliorare i meccanismi di informazione all'interno degli Stati membri, affinché le vittime non solo siano al corrente dei loro diritti, ma sappiano anche a chi rivolgersi per esercitarli; evidenzia che i professionisti incaricati della prima assistenza alle vittime dovrebbero essere il punto di contatto per le informazioni sui loro diritti e sui i programmi approntati per affrontare le situazioni che conducono alla vittimizzazione; sottolinea che la mancata fornitura di informazioni alla vittima prima, durante e dopo i procedimenti penali non consente alla stessa di godere appieno dei suoi diritti, si traduce in un'insoddisfazione rispetto al sistema giudiziario e non la incoraggia a partecipare attivamente ai procedimenti penali;

8.  deplora il fatto che troppi Stati membri non abbiano attuato nel loro ordinamento le valutazioni individuali delle vittime, causando inefficienze per quanto riguarda gli obiettivi di riconoscere e identificare le loro specifiche esigenze, trattare le vittime con rispetto e dignità e, di conseguenza, tutelarle in funzione delle loro esigenze specifiche;

9.  sottolinea che il mancato recepimento della direttiva nel diritto nazionale di taluni Stati membri comporta che i cittadini di tali Stati membri saranno discriminati quando si tratterà di difendere i loro diritti come cittadini europei;

10.  deplora il fatto che la direttiva sui diritti delle vittime limiti l'esercizio del diritto della vittima al gratuito patrocinio a causa delle disposizioni che obbligano gli Stati membri a fornire il gratuito patrocinio solo quando la vittima è parte del procedimento penale e di quelle che stabiliscono che le condizioni o le norme procedurali in base alle quali le vittime accedono al gratuito patrocinio sono stabilite dal diritto nazionale; sottolinea che tali restrizioni possono essere particolarmente onerose per le vittime di violenza di genere che non sporgono denuncia e i cui casi non saranno mai trattati nell'ambito del sistema di giustizia penale;

11.  constata che altri strumenti che affrontano analoghe integrazioni successive dei diritti delle vittime complicano la coerenza con la direttiva sui diritti delle vittime;

12.  ricorda che anche i cittadini di paesi terzi e i cittadini dell'UE che sono rimasti vittime di reati in un altro Stato membro possono godere dei diritti, del sostegno e della protezione offerti da tale direttiva indipendentemente dal loro status in materia di soggiorno, e che le vittime di reati perpetrati in uno Stato membro diverso da quello in cui soggiornano possono sporgere denuncia alle autorità competenti dello Stato membro di soggiorno; osserva tuttavia che tale diritto è spesso inficiato dall'incertezza delle disposizioni degli Stati membri in materia di extraterritorialità; invita gli Stati membri a garantire che lo status in materia di soggiorno non sia per le vittime un criterio per beneficiare pienamente dei loro diritti, e a chiarire le loro disposizioni nazionali in materia di extraterritorialità; invita gli Stati membri a garantire per le vittime di reato non residenti l'accesso ai servizi di sostegno e alle informazioni concernenti i loro diritti, e ad adottare misure specifiche incentrate in particolare sui diritti di tutte le vittime al risarcimento e nell'ambito del procedimento penale; invita, a tal fine, gli Stati membri ad adottare misure adeguate per agevolare la cooperazione tra le loro autorità competenti o le rispettive strutture che offrono sostegno specialistico per garantire alle vittime l'effettivo accesso a tali informazioni e servizi;

13.  ricorda agli Stati membri che anche le vittime in una situazione di soggiorno irregolare dovrebbero avere accesso ai diritti e ai servizi, compresi l'alloggio e gli altri servizi specialistici a norma della direttiva, come la protezione giuridica e il sostegno psicosociale e finanziario da parte degli Stati membri, senza il timore di essere espulse; invita gli Stati membri a mettere in atto misure per garantire che tali diritti e servizi siano messi a disposizione senza discriminazioni; accoglie con favore le misure adottate da alcuni Stati membri intese a concedere alle vittime prive di documenti un permesso di soggiorno per motivi umanitari o per tutta la durata del procedimento penale, il che potrebbe incoraggiare le vittime a segnalare i reati e a contrastare il clima di impunità; incoraggia gli Stati membri ad emanare norme necessarie a prevedere, per le vittime il cui status in materia di soggiorno sia dipendente da quello del coniuge, la possibilità di uscire da situazioni di abuso ottenendo un titolo di soggiorno autonomo; esorta la Commissione a incoraggiare e ad agevolare lo scambio e la valutazione delle buone pratiche esistenti tra gli Stati membri, integrando i punti di vista delle vittime e della società civile;

Raccomandazioni

Valutazione individuale

14.  ricorda che uno degli obiettivi più importanti della direttiva sui diritti delle vittime è quello di migliorare la posizione delle vittime di reato in tutta l'UE e di porre la vittima al centro del sistema di giustizia penale;

15.  invita gli Stati membri a rafforzare i diritti delle vittime dei reati d'odio, compresi quelli contro le persone LGBTI o motivati dal razzismo;

16.  sottolinea il fatto che le valutazioni individuali sono fondamentali per consentire a tutte le vittime di essere informate sui loro diritti e sul diritto di adottare decisioni nei procedimenti in cui sono coinvolte e, nel caso di un minore, sul diritto di accedere alle specifiche garanzie procedurali applicabili ai minori sin dalle primissime fasi del procedimento giudiziario; invita gli Stati membri ad attuare correttamente nella loro legislazione la valutazione individuale e tempestiva delle vittime, anche durante il loro contatto iniziale con un'autorità competente, se necessario, quale fase procedurale essenziale per riconoscere e identificare le esigenze specifiche di una vittima e garantirle successivamente una tutela specifica in funzione di dette esigenze, impedendo la vittimizzazione secondaria e reiterata, l'intimidazione e le ritorsioni; sottolinea che è necessario rivedere periodicamente le valutazioni individuali per determinare le esigenze di assistenza continua e che occorre offrire alle vittime un esame di monitoraggio entro un periodo di tempo adeguato dalla data in cui ha avuto luogo il reato, basandosi sulle conoscenze esistenti in materia di reazioni ai traumi; ricorda che le valutazioni individuali sono particolarmente necessarie per le vittime della tratta di esseri umani e per i minori vittime di abusi sessuali, date le ripercussioni sociali, fisiche e psicologiche di tali reati; ricorda che tutte le valutazioni individuali dovrebbero essere attente alla dimensione di genere, dato che le donne e le persone LGBTQI vittime di violenza di genere richiedono un'attenzione e una protezione speciali in ragione del rischio elevato di vittimizzazione ripetuta e che, pertanto, è opportuno garantire misure specifiche e un'assistenza specialistica;

Servizi di sostegno alle vittime

17.  deplora le difficoltà che le vittime incontrano nell'accedere ai servizi di assistenza; deplora il fatto che alcuni Stati membri non si siano ancora dotati di servizi di assistenza alle vittime; sottolinea che i servizi di assistenza alle vittime e i diritti dovrebbero essere concessi a tutte le vittime in tutta l'UE e dovrebbero essere accessibili anche a una persona che non abbia ancora dimostrato di essere vittima di un reato o comunque già prima dello svolgimento di qualunque procedimento o atto ufficiale; invita gli Stati membri a prevedere centri di accoglienza per le donne e centri di assistenza per le donne vittime di ogni tipo di violenza di genere, migliorandone l'accessibilità e aumentandone il numero, e a garantire che alle donne sopravvissute alla violenza non sia mai rifiutato un posto; ribadisce che è necessario ampliare i servizi per rispondere in maniera più adeguata alle necessità di tutte le donne, in particolare delle donne diversamente abili e delle donne migranti, comprese le donne migranti prive di documenti; sottolinea che tali servizi dovrebbero anche comprendere un sostegno specialistico non residenziale, tra cui l'offerta di informazioni e consulenza, l'accompagnamento alle udienze e servizi di prossimità; ritiene che i centri di accoglienza per le donne dovrebbero aiutare tutte le donne vittime di violenza nelle relazioni strette ed essere disponibili gratuitamente per le donne e i loro figli, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, in modo che le donne possano sentirsi al sicuro e siano in grado di segnalare le violenze di genere;

18.  invita gli Stati membri a prestare particolare attenzione alla valutazione individuale di minori e minori vittime di ogni forma di reato, in particolare per quanto concerne la tratta di esseri umani, compresi lo sfruttamento sessuale, la violenza di genere e gli abusi e lo sfruttamento a scopo sessuale; ricorda che, a norma dell'articolo 22, paragrafo 4, della direttiva, si considera che le vittime minorenni abbiano sempre necessità di protezione specifiche in ragione della loro vulnerabilità; sottolinea che è necessario trattare i minori e le giovani vittime in maniera tale da tenere adeguatamente conto della loro vulnerabilità;

Formazione

19.  sottolinea che garantire ulteriori programmi di formazione a livello dell'UE è fondamentale per armonizzare e standardizzare le procedure in tutti gli Stati membri e per garantire la parità di trattamento dei cittadini europei;

20.  invita gli Stati membri a prevedere una formazione specifica per le persone incaricate di assistere le vittime di atti terroristici e a fornire le risorse necessarie a tal fine;

21.  invita la Commissione e gli Stati membri a predisporre programmi di formazione e orientamenti sensibili alla dimensione di genere per tutti i professionisti in contatto con le vittime di reati, tra cui operatori del diritto, agenti di polizia, pubblici ministeri, giudici, operatori sanitari, operatori sociali e organizzazioni della società civile; incoraggia gli Stati membri a utilizzare in maniera adeguata i finanziamenti dell'UE per tali finalità formative; invita gli Stati membri a garantire specificamente il rispetto di tutti gli obblighi relativi alla formazione degli agenti di polizia, affinché possano effettuare valutazioni individuali più efficaci e tempestive non appena viene commesso un reato; invita gli Stati membri a impedire l'ulteriore vittimizzazione o la vittimizzazione secondaria subite dalle vittime di reato, a fornire alle vittime informazioni circa i loro diritti e i servizi di cui possono avvalersi e a rafforzare la loro posizione quale mezzo per ridurre lo stress post-traumatico; sottolinea che tale formazione dovrebbe essere inserita anche nei programmi di istruzione, con la collaborazione della società civile e delle ONG, e che dovrebbe essere disponibile una formazione obbligatoria e una specifica, su base regolare, per tutti i professionisti coinvolti nella gestione dei rapporti con le vittime di reato, al fine di sviluppare una mentalità adeguata alle specificità e alle necessità di ogni tipologia di vittima, aiutare i professionisti a prevenire la violenza e fornire un'assistenza adeguata ai gruppi vulnerabili, tra cui i minori, le donne vittime di violenza di genere, le vittime della tratta di esseri umani, le persone LGBTI e le persone con disabilità; evidenzia che la formazione individuale è fondamentale per l'efficace attuazione degli obiettivi della direttiva; ritiene che detta formazione dovrebbe includere orientamenti su come garantire il rispetto del diritto della vittima a essere tutelata dalla coercizione, dall'abuso e dalla violenza e del diritto al rispetto dell'integrità fisica e mentale; ritiene, inoltre, che tutte le sessioni di formazione dovrebbero sottolineare il principio di non discriminazione - un elemento fondamentale della direttiva;

22.  ricorda che i minori vittime di reato sono particolarmente vulnerabili e che è opportuno dedicare particolare attenzione alla formazione dei professionisti in contatto con le vittime di reati sui minori, soprattutto nei casi di abusi sessuali e sfruttamento sessuale, tenendo conto delle necessità associate alle diverse fasce d'età; sottolinea che tali professionisti dovrebbero comunicare con modalità a misura di minore;

23.  incoraggia la Commissione a dotare di contenuto pratico la giornata internazionale delle vittime del terrorismo organizzando, almeno ogni due anni, un incontro internazionale specificamente destinato allo scambio di esperienze e buone pratiche tra autorità locali, regionali e nazionali degli Stati membri e all'ascolto delle testimonianze delle vittime; ritiene che ciò possa contribuire a un recepimento rapido, uniforme ed esaustivo della direttiva, all'identificazione precoce dei problemi di applicazione comuni e a un processo di valutazione costante della sua capacità di migliorare l'assistenza, aggiungendo una dimensione operativa alle manifestazioni di solidarietà e sostegno istituzionale e sociale alle vittime;

24.  sottolinea il fatto che gli operatori sanitari sono fondamentali per individuare le vittime di violenza domestica, dal momento che la violenza nei confronti delle donne nelle relazioni strette si ripercuote sulla loro salute sia fisica che mentale nel lungo termine; invita gli Stati membri a garantire che le informazioni riguardanti i servizi di assistenza alle vittime e i diritti delle vittime siano accessibile agli operatori sanitari, e a fornire una formazione mirata per un'ampia gamma di operatori sanitari, tra cui medici generici, medici specializzati in assistenza di emergenza, infermieri, assistenti medici, operatori sociali in ambito clinico e personale di accoglienza, al fine di fornire una risposta efficace per le vittime, in particolare nei casi di violenza di genere, consentendo in questo modo agli operatori sanitari di individuare i casi di potenziale abuso incoraggiando le donne vittime a contattare un'autorità competente;

Dimensione transfrontaliera

25.  invita gli Stati membri ad assicurare il patrocinio e un aiuto finanziario ai famigliari delle vittime di reati gravi, ad esempio in caso di morte o ferimento grave della vittima, commessi in uno Stato membro diverso da quello in cui risiedono, in particolare nel caso in cui la famiglia non abbia le risorse economiche per recarsi nello Stato membro in questione per partecipare al processo, pagare il sostegno psicologico o rimpatriare la vittima;

26.  invita gli Stati membri a snellire le procedure e ad accelerare il procedimento per la trasmissione delle sentenze relative alla violenza di genere pronunciate in un paese, soprattutto nei casi di coppie internazionali, affinché le autorità dei paesi dei due coniugi possano rapidamente agire di conseguenza ed evitare che la custodia dei figli venga concessa a un padre accusato di violenza di genere in un altro paese;

27.  chiede alla Commissione e al Consiglio di sviluppare ulteriormente i diritti delle vittime, in modo che l'UE possa svolgere un ruolo guida nella tutela dei diritti delle vittime;

Diritti procedurali

28.  sottolinea l'importanza di fornire il gratuito patrocinio garantendo al contempo che l'onere burocratico gravante sulla vittima sia quanto più possibile ridotto;

29.  invita in particolare gli Stati membri a predisporre una procedura riservata e anonima per la presentazione delle denunce, soprattutto in caso di abusi sessuali e abusi su disabili e minori, nell'ottica di monitorare e valutare il numero di denunce e garantire che le vittime prive di documenti possano sporgere denuncia senza il rischio di conseguenze legate all'immigrazione;

30.  invita gli Stati membri a rafforzare le misure giuridiche concernenti le procedure penali, garantendo la protezione delle vittime minorenni per tutta la durata dei procedimenti penali, comprese le esigenze specifiche dei minori vittime di violenza di genere, in particolare nei casi in cui la madre del minore è stata assassinata dal partner, e a garantire che le vittime ricevano successivamente assistenza e un sostegno sociale e psicologico, onde evitare che le vittime minorenni siano esposte alla vittimizzazione secondaria; invita gli Stati membri a rafforzare le misure specifiche volte a migliorare il ruolo dei numeri verdi nazionali nell'ambito delle vittime minorenni, dal momento che le denunce volontarie da parte dei minori sono limitate;

31.  invita gli Stati membri a tenere conto di casi rilevanti di violenza di genere, inclusa la violenza domestica, nel determinare l'affidamento e i diritti di visita, e ritiene che i diritti e le esigenze dei testimoni minori debbano essere anch'essi essere tenuti in considerazione quando vengono forniti servizi di protezione e di sostegno alle vittime;

32.  ricorda agli Stati membri l'obbligo di fornire servizi di traduzione e di interpretazione gratuiti, rilevando che l'assenza di informazioni in altre lingue potrebbe costituire un ostacolo a un'efficace tutela delle vittime e una forma di discriminazione nei loro confronti;

33.  esorta la Commissione e gli Stati membri a impegnarsi attivamente e a cooperare intensamente in campagne di informazione volte a sensibilizzare i cittadini in merito ai diritti delle vittime, quali stabiliti dal diritto dell'UE, comprese le specifiche necessità delle vittime minorenni; sottolinea che queste campagne di sensibilizzazione dovrebbero essere organizzate nelle scuole, così da informare i ragazzi in merito ai loro diritti e fornire loro gli strumenti per identificare qualunque forma di reato di cui potrebbero essere vittime o testimoni; invita la Commissione e gli Stati membri a predisporre campagne per incoraggiare le donne e le persone LGBTQI a riferire qualsiasi tipo di violenza di genere, affinché possano essere protette e ricevere il sostegno di cui hanno bisogno;

34.  invita gli Stati membri a scambiare le pratiche migliori per un approccio orientato alle vittime, da parte degli agenti di polizia, nel loro lavoro quotidiano;

35.  invita gli Stati membri ad impegnarsi attivamente, sia a livello regionale che nazionale, in campagne di prevenzione contro la violenza di genere e contro la rivittimizzazione nel sistema giudiziario e nei media, nonché a promuovere un cambiamento culturale in seno all'opinione pubblica, al fine di prevenire comportamenti o atteggiamenti di colpevolizzazione delle vittime, che possono tradursi in ulteriori traumi per le vittime di reati specifici, quali la violenza di genere o l'abuso sessuale; invita gli Stati membri a incoraggiare il settore privato, il settore delle tecnologie dell'informazione e i media a utilizzare al meglio le proprie potenzialità e a partecipare alla prevenzione della violenza contro le donne e della violenza domestica;

36.  invita gli Stati membri a scambiarsi le migliori prassi relative alla predisposizione di meccanismi tesi a incoraggiare le vittime a denunciare i reati subiti e ad agevolarle in tal senso;

37.  invita gli Stati membri a prevedere, nel caso di attacchi causa di un elevato numero di vittime, misure specifiche per consentire a una quantità numerosa di vittime di partecipare al procedimento penale;

38.   ricorda agli Stati membri che è opportuno dedicare particolare attenzione al rischio di intimidazioni e ritorsioni e alla necessità di proteggere la dignità e l'integrità fisica delle vittime, anche durante le udienze e le deposizioni, così da stabilire se e in che misure esse debbano beneficiare di misure di protezione durante il procedimento penale;

39.  sottolinea l'importanza dell'obbligo di mantenere le vittime informate circa lo svolgimento del procedimento penale contro gli autori dei reati perpetrati nei loro confronti, in particolare allorché sono state pronunciate condanne a pene detentive o esse sono in corso;

La prospettiva istituzionale

40.  invita la Commissione a onorare gli obblighi di informazione stabiliti nella direttiva;

41.  sottolinea che è importante disporre di dati pertinenti, comparabili e disaggregati per tutti i reati, soprattutto nei casi di violenza nei confronti delle donne e di tratta degli esseri umani, così da garantire una migliore comprensione del problema, fare opera di sensibilizzazione nonché valutare e migliorare l'azione degli Stati membri finalizzata al sostegno delle vittime;

42.  invita la Commissione ad ovviare alle carenze giudiziarie e pratiche riscontrate nell'attuazione della direttiva in questione per mezzo di una corretta interazione tra i vari strumenti dell'UE volti alla tutela delle vittime, come la direttiva 2011/99/UE sull'ordine di protezione europeo, la direttiva 2011/36/UE concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime, la direttiva 2011/93/UE relativa alla lotta contro l'abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile e la direttiva 2014/42/UE relativa al congelamento e alla confisca dei beni strumentali e dei proventi da reato nell'Unione europea; invita tutti gli Stati membri e l'UE a ratificare e ad attuare pienamente la convenzione di Istanbul del Consiglio d'Europa(15), per prevenire e contrastare la violenza nei confronti di donne e ragazze, e ad applicare detti importanti strumenti in modo coerente onde permettere che in Europa le vittime esercitino pienamente i propri diritti;

43.  invita la Commissione a includere valutazioni settoriali nella sua attività di monitoraggio e rendicontazione e a garantire un'applicazione uniforme della direttiva al fine di proteggere tutte le vittime, indipendentemente dai motivi della vittimizzazione o dalle loro caratteristiche specifiche, come la razza, il colore, la religione, il genere, l'identità di genere, l'espressione di genere, l'orientamento sessuale, le caratteristiche sessuali, la disabilità, lo status di migrante o qualunque altra condizione;

44.  ricorda che i familiari delle vittime sono compresi nella definizione di "vittima" e chiede agli Stati membri di interpretare il termine "familiari", nonché altri termini chiave, come "particolarmente vulnerabile", in modo ampio, al fine di non restringere inutilmente l'elenco dei potenziali aventi diritto;

45.  invita gli Stati membri a introdurre misure volte a garantire che le comunicazioni scritte e orali rispettino i criteri della semplicità del linguaggio, siano adattate ai minori e alle persone con disabilità e utilizzino una lingua che la vittima è in grado di comprendere, affinché le vittime possano essere tenute informate circa i loro diritti in modo adeguato e mirato prima, durante e dopo il procedimento penale;

46.  invita gli Stati membri, nei casi in cui l'esercizio dei diritti sia vincolato al rispetto di termini temporali, a garantire che si tenga conto dei ritardi derivanti dalle difficoltà legate alla traduzione e all'interpretazione;

47.  invita i sette Stati membri che non vi hanno ancora provveduto, trattandosi di una forma comune di violenza di genere che richiede misure di prevenzione specifiche, a legiferare al fine di definire lo stalking un reato penale, come previsto dall'articolo 34 della convenzione di Istanbul, sulla base delle pertinenti disposizioni di cui nella direttiva sui diritti delle vittime, sul diritto alla protezione della vita privata, il diritto alla protezione e, in particolare, il diritto all'assenza di contatti con l'autore del reato o, se del caso, con altri potenziali autori o complici;

48.  chiede agli Stati membri di prevenire l'ulteriore vittimizzazione a causa delle umiliazioni e degli attacchi all'onore della vittima da parte degli strati della società vicini all'aggressore; ribadisce che tali atti costituiscono una vittimizzazione ulteriore e non dovrebbero essere tutelati dal diritto alla libertà di espressione, a norma dell'articolo 10, paragrafo 2, della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo(16);

49.  invita gli Stati membri a garantire che sia operativa una linea telefonica di emergenza o, preferibilmente, a includere tale servizio nei servizi del numero di emergenza europeo 112 per ottenere informazioni in seguito a un'attentato e che siano adottate le opportune disposizioni per fornire assistenza linguistica; chiede pertanto a tutti gli Stati membri di attuare immediatamente nella loro legislazione l'articolo 22 della direttiva sui diritti delle vittime;

50.  invita gli Stati membri a garantire che, nel caso in cui la vittima di terrorismo non risieda nello Stato membro ove ha avuto luogo l'atto terroristico, lo Stato membro cooperi con lo Stato membro di residenza, al fine di facilitare l'assistenza alla vittima;

51.  invita gli Stati membri a istituire un numero verde nazionale gratuito e attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7, per le donne e le persone LGBTQI vittime di violenza di genere;

52.  invita gli Stati membri a garantire assistenza alle vittime attraverso gli appositi servizi di assistenza, prima durante e dopo il procedimento penale, inclusi quelli di sostegno psicologico; sottolinea il ruolo importante della società civile nell'assistenza alle vittime; ritiene tuttavia che i governi non debbano fare affidamento soltanto sulle ONG per la fornitura dei principali servizi di assistenza alle vittime ("volontariato"); insiste sul fatto che gli Stati membri devono assicurare un aumento dei finanziamenti e delle risorse per le ONG attive nel campo dei diritti delle donne e delle vittime, e devono potenziare la capacità di mettere a punto meccanismi di sostegno alle vittime, che coinvolgano le autorità di contrasto, i servizi sanitari e sociali e la società civile;

53.  invita gli Stati membri a fornire, nella pianificazione della risposta di emergenza, assistenza specializzata alle vittime del terrorismo per garantire la fornitura di servizi di assistenza adeguati sia immediatamente dopo un attentato, sia nel lungo termine;

54.  invita gli Stati membri a stabilire misure specifiche per garantire la fornitura di informazioni alle vittime non residenti nel territorio dello Stato membro in cui l'attentato terroristico ha avuto luogo; ritiene che tali misure debbano concentrarsi in particolare sui diritti delle vittime non residenti nei procedimenti penali e sul risarcimento;

55.  invita gli Stati membri a combattere sempre l'impunità e ad assicurare i responsabili alla giustizia, così che le vittime si sentano protette; invita inoltre tutti gli Stati membri a lavorare con un approccio transettoriale per identificare ed eliminare i fattori sistemici che contribuiscono alla vittimizzazione ripetuta delle persone in situazioni di vulnerabilità e/o che affrontano livelli elevati di discriminazione, poiché non farlo potrebbe essere fonte di grave nocumento al processo di recupero psicologico della vittima;

56.  invita gli Stati membri a istituire i meccanismi giuridici intesi a qualificare come reato l'esaltazione di uno specifico atto di terrorismo nel caso in cui esso umili le vittime e causi una vittimizzazione secondaria danneggiando la dignità e il recupero delle vittime;

57.  ritiene che le vittime del terrorismo debbano avere un ruolo centrale nella società europea in quanto simbolo della difesa del pluralismo democratico; chiede a tal fine di organizzare congressi e commemorazioni e di predisporre materiali audiovisivi intesi a sensibilizzare i cittadini dell'Unione, nonché di istituire un registro delle vittime europee, per uso amministrativo;

58.  invita gli Stati membri a garantire una tutela più solida delle vittime di violenza di genere, compresa la violenza sessuale, così da migliorare l'accesso alla giustizia nonché l'efficienza dei procedimenti penali;

59.  ricorda la specificità delle vittime di attentati terroristici, che rientrano in una particolare tipologia di vittime e hanno necessità specifiche; chiede alla Commissione di elaborare una direttiva specifica sulla protezione delle vittime del terrorismo;

60.  chiede agli Stati membri di garantire che servizi di assistenza, quali il sostegno per il trauma subito e la relativa consulenza, l'accesso alle cure mediche necessarie, compresi i servizi di salute sessuale e riproduttiva, siano forniti nel quadro del sostegno mirato rivolto alle vittime con esigenze specifiche, come i minori, le donne vittime di violenza di genere, le vittime della tratta di esseri umani, le persone LGBTI e le persone con disabilità;

61.  invita gli Stati membri ad istituire adeguati meccanismi di controllo della qualità, per valutare se siano rispettati gli obblighi relativi all'esistenza di norme sensibili alla dimensione di genere e a misura di donna e di bambino per quanto riguarda le misure adottate dai sevizi di assistenza alle vittime per incoraggiare la segnalazione di reati e proteggere le vittime in modo efficace;

62.  chiede agli Stati membri di aiutare le vittime ad affrontare le questioni legali, finanziarie e pratiche nonché il rischio di un'ulteriore vittimizzazione;

63.  invita la Commissione a mettere in risalto il potenziale utilizzo del progetto finanziato dall'UE "Infovictims", quale strumento per informare e coinvolgere le vittime circa i processi penali attraverso diversi metodi di comunicazione, come opuscoli e manifesti; ritiene che tale progetto rafforzi la condivisione delle buone pratiche relative all'informazione destinata alle vittime di reato;

64.  invita gli Stati membri a istituire meccanismi coordinati per raccogliere informazioni sulle vittime di attentati terroristici che hanno luogo nel loro territorio e, attraverso la creazione e lo sviluppo di uno sportello unico, a fornire alle vittime un portale web e un numero telefonico d'emergenza o altri mezzi di comunicazione, come la posta elettronica o i messaggi multimediali, strumenti questi che danno accesso a informazioni sicure, personalizzate, specifiche e pertinenti, conformemente alle esigenze dell'utente, con servizi di sostegno riservati, gratuiti e facilmente accessibili; sottolinea che tali servizi di sostegno devono essere in grado di fornire assistenza e sostegno alle vittime del terrorismo, in linea con le loro esigenze specifiche, tra cui il sostegno emotivo e psicologico, consigli e informazioni su qualsiasi questione giuridica, pratica o finanziaria, devono essere in grado di assistere le vittime, in collegamento con i diversi servizi amministrativi e, se del caso, rappresentarle all'indomani dell'attentato e nell'ambito di eventuali procedimenti penali, nonché assisterle nelle procedure relative alle richieste di indennizzo a livello nazionale;

65.  invita gli Stati membri ad adottare misure appropriate per prevedere, per quanto possibile, attacchi alla vita privata delle vittime e dei loro familiari, in particolare per quanto riguarda le attività investigative e durante i procedimenti giudiziari;

66.  invita la Commissione a trasformare l'attuale portale europeo della giustizia elettronica (eJustice) in una piattaforma di più facile utilizzo, che fornisca alle vittime informazioni concise e facili da capire, circa i loro diritti e le procedure che devono seguire;

67.  invita gli Stati membri a coinvolgere, nel pieno rispetto della libertà di espressione, i media e i giornalisti affinché adottino misure di autoregolamentazione a seguito di un attacco terroristico, al fine di garantire la protezione della vita privata delle vittime e dei loro familiari, e inoltre riconoscano il valore della cooperazione con i servizi specializzati nell'assistenza alle vittime e nell'aiutarle a gestire l'attenzione mediatica che ricevono;

68.  invita gli Stati membri a istituire meccanismi di coordinamento per garantire, nel periodo immediatamente successivo al reato, un passaggio efficace dall'assistenza immediata alle vittime, sensibile alla dimensione di genere, all'assistenza di cui necessitano nel lungo periodo; ricorda la necessità di includere in tutte le fasi di pianificazione, decisione ed esecuzione, le autorità locali e regionali che forniscono la maggior parte dei servizi di assistenza alle vittime; sottolinea che tali meccanismi dovrebbero, in particolare, garantire che le vittime siano affidate a servizi di lungo periodo, con diverse organizzazioni che forniscono sostegno durante le varie fasi; reputa che questi meccanismi dovrebbero anche avere una funzionalità transfrontaliera per poter prestare servizi di assistenza alle vittime e garantire il loro diritto a essere informate, assistite e risarcite nel luogo di residenza, quando il reato è avvenuto in uno Stato membro diverso da quello in cui esse risiedono;

69.  invita gli Stati membri, nel caso di un attacco terroristico, a istituire un centro di coordinamento per riunire le organizzazioni e gli esperti con le necessarie competenze affinché forniscano informazioni, sostegno e servizi pratici alle vittime e ai loro familiari e parenti; sottolinea che questi servizi dovrebbero essere riservati, gratuiti e facilmente accessibili a tutte le vittime del terrorismo, e comprendere, in particolare:

   a) sostegno emotivo e psicologico specialistico, ad esempio sostegno e consulenza psicologica per il trauma subito, appositamente adattato alle esigenze delle vittime del terrorismo;
   b) servizi di riabilitazione professionale per aiutare le vittime che hanno subito danni e lesioni a trovare un nuovo impiego o a cambiare carriera;
   c) agevolazione di collegamenti virtuali sicuri tra le vittime e di gruppi di sostegno gestiti dalle vittime;
   d) servizi di sostegno a livello di comunità;
   e) servizi volti a informare i familiari dell'identificazione delle vittime e dei loro resti e a garantire il rimpatrio delle salme;

70.  lamenta che, rispetto alla convenzione di Istanbul, l'ambito di applicazione della direttiva sui diritti delle vittime sia più limitato per quanto riguarda la tutela delle vittime di violenza di genere (comprese le persone che hanno subito la mutilazione genitale femminile); accoglie tuttavia con favore il più rigoroso meccanismo di responsabilità, introdotto dalla direttiva, e sottolinea che i due strumenti dovrebbero essere promossi congiuntamente onde massimizzare la protezione offerta alle vittime di violenza di genere;

71.  esorta gli Stati membri a fornire adeguati materiali informativi e assistenza legale gratuita alle vittime del terrorismo che sono anche parti di un procedimento penale, affinché possano ottenere una decisione relativa al risarcimento;

72.  invita la Commissione a proporre la creazione di un fondo europeo di assistenza alle vittime del terrorismo;

73.  chiede agli Stati membri di creare:

   a) un apposito sito web permanente in cui tutte le informazioni pubbliche sui servizi di sostegno istituiti a seguito di un attentato terroristico che ha avuto luogo nello Stato membro colpito, possano essere consultate, e che dovrebbe includere le seguenti informazioni, che devono essere messe a disposizione con urgenza: i dati di contatto delle organizzazioni responsabili della fornitura di sostegno e di informazioni alle vittime, ai familiari e ai cittadini, in seguito a un attentato terroristico, nonché informazioni sull'attentato e sulle misure adottate in risposta allo stesso, incluse le informazioni su come trovare o mettersi in contatto con i dispersi e misure volte ad aiutare le vittime a ritornare alle proprie case, che dovrebbero comprendere:
   i. informazioni su come recuperare gli effetti personali persi durante l'attentato;
   ii. informazioni sulle normali reazioni psicologiche delle vittime di un attentato e consigli su come attenuare quelle negative, nonché informazioni su possibili lesioni non visibili, come una perdita uditiva;
   iii. informazioni sulla sostituzione dei documenti di identificazione;
   iv. informazioni su come ottenere assistenza finanziaria, risarcimento o sovvenzioni statali;
   v. informazioni sui diritti specifici delle vittime del terrorismo e dei loro familiari, inclusi i diritti nell'ambito dei procedimenti penali sanciti dalla direttiva sui diritti delle vittime;
   vi. qualsiasi altra informazione ritenuta necessaria per assicurare che le vittime siano informate sui loro diritti, sulla loro sicurezza o sui servizi a loro disposizione;
   b) un sito web ad accesso privato, accessibile alle vittime degli attentati terroristici e ai loro familiari, contenente informazioni non pubblicamente disponibili;
   c) la pianificazione relativa alle modalità con cui informare i familiari sulla situazione delle vittime;
   d) un'uniforme raccolta di informazioni sulle vittime da parte di tutte le autorità e organizzazioni incaricate di ricevere, gestire e assistere le vittime; le informazioni sono raccolte conformemente alle esigenze di tutte le organizzazioni coinvolte nella risposta a un attentato terroristico e nella fornitura di sostegno alle vittime e alle loro famiglie;

74.  invita gli Stati membri a istituire una rete nazionale di servizi di assistenza alle vittime, al fine di migliorare la cooperazione tra queste organizzazioni, e a creare gruppi di lavoro per condividere le buone pratiche, sviluppare attività di formazione e migliorare la comunicazione tra le autorità e le vittime di reato;

75.  invita la Commissione ad avviare un dialogo con gli Stati membri al fine di ridurre le evidenti disparità(17) riguardo agli indennizzi pecuniari concessi da ogni Stato alle vittime di attentati terroristici;

76.  sottolinea che è essenziale che gli Stati membri rispondano alle vittime di reato in modo rispettoso, sensibile e professionale onde incoraggiarle a denunciare alle forze dell'ordine o al personale medico;

77.  esorta gli Stati membri a garantire che la linea telefonica di emergenza 112 sia pienamente accessibile alle persone con disabilità e che si diffonda la conoscenza di tale numero mediante l'avvio di campagne di sensibilizzazione;

78.  ribadisce il suo invito alla Commissione a presentare quanto prima una strategia europea per la prevenzione e la lotta contro tutte le forme di violenza di genere, compreso un atto legislativo vincolante per sostenere gli Stati membri nella prevenzione e nella repressione di tutte le forme di violenza nei confronti delle donne e di violenza di genere; ribadisce il suo invito al Consiglio di attivare la clausola passerella mediante l'adozione di una decisione unanime che inserisca la violenza contro le donne e le ragazze (e altre forme di violenza di genere) fra i reati ai sensi dell'articolo 83, paragrafo 1, del TFUE;

79.  invita gli Stati membri a istituire meccanismi per ottenere un risarcimento adeguato da parte degli autori di reati;

80.  invita gli Stati membri ad attuare in modo efficiente, con risorse economiche e finanziarie appropriate e in piena collaborazione con la Commissione e gli altri attori pertinenti, società civile compresa, tutte le disposizioni della direttiva sui diritti delle vittime;

81.  invita la Commissione a inserire la priorità di salvaguardare la sicurezza personale e la protezione di tutti gli individui dalla violenza di genere e interpersonale nell'agenda europea sulla sicurezza;

o
o   o

82.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU L 131 del 20.5.2017, pag. 11.
(2) GU L 131 del 20.5.2017, pag. 13.
(3)GU L 82 del 22.3.2001, pag. 1.
(4) GU L 88 del 31.3.2017, pag. 6.
(5) GU L 132 del 21.5.2016, pag. 1.
(6) GU L 181 del 29.6.2013, pag. 4.
(7) GU L 315 del 14.11.2012, pag. 57.
(8) GU L 338 del 21.12.2011, pag. 2.
(9) GU L 101 del 15.4.2011, pag. 1.
(10) GU L 335 del 17.12.2011, pag. 1.
(11) Testi approvati, P8_TA(2017)0501.
(12) GU L 127 del 29.4.2014, pag. 39.
(13) GU L 261 del 6.8.2004, pag. 15.
(14) Testi approvati, P8_TA(2017)0329.
(15) Cfr. la risoluzione del Parlamento europeo, del 12 settembre 2017, concernente la conclusione della convenzione di Istanbul.
(16) Sentenza del 16 luglio 2009, Féret c/Belgio, C-573.
(17) Gli indennizzi pecuniari nazionali vanno da 1 EUR simbolico, in alcuni Stati membri, fino a 250 000 EUR e oltre, in altri.


Relazione annuale sull'attuazione della politica commerciale comune
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Risoluzione del Parlamento europeo del 30 maggio 2018 sulla relazione annuale sull'attuazione della politica commerciale comune (2017/2070(INI))
P8_TA(2018)0230A8-0166/2018

Il Parlamento europeo,

–  vista la comunicazione della Commissione intitolata "Commercio per tutti – Verso una politica commerciale e di investimento più responsabile",

–  vista la sua risoluzione del 5 luglio 2016 su una nuova strategia innovativa e orientata al futuro sul commercio e gli investimenti(1),

–  vista la relazione della Commissione, del 13 settembre 2017, sull'attuazione della strategia commerciale "Commercio per tutti" (COM(2017)0491),

–  vista la relazione della Commissione, del 9 novembre 2017, sull'attuazione degli accordi di libero scambio, 1° gennaio 2016 – 31 dicembre 2016, (COM(2017)0654),

–  vista la risoluzione adottata il 25 settembre 2015 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite dal titolo "Transforming our world: the 2030 Agenda for Sustainable Development" (Trasformare il nostro mondo: l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile),

–  visto il discorso sullo stato dell'Unione pronunciato il 13 settembre 2017 dal presidente della Commissione Jean-Claude Juncker,

–  vista la sua risoluzione del 15 novembre 2017 sui negoziati multilaterali in vista dell'undicesima conferenza ministeriale dell'OMC a Buenos Aires, 10-13 dicembre 2017(2),

–  vista la sua risoluzione del 5 luglio 2016 sull'attuazione delle raccomandazioni 2010 del Parlamento sulle norme sociali e ambientali, i diritti umani e la responsabilità delle imprese(3),

–  vista la sua risoluzione del 3 febbraio 2016 recante le raccomandazioni del Parlamento europeo alla Commissione sui negoziati relativi all'accordo sugli scambi di servizi (TiSA)(4),

–  vista la sua risoluzione del 12 settembre 2017 sull'impatto del commercio internazionale e delle politiche commerciali dell'Unione europea sulle catene globali del valore(5),

–  vista la sua posizione definita in prima lettura il 15 novembre 2017 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2017/... del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2016/1036 relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri dell'Unione europea e il regolamento (UE) 2016/1037 relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di sovvenzioni provenienti da paesi non membri dell'Unione europea(6),

–  vista la sua risoluzione del 12 dicembre 2017 sul tema "Verso una strategia per il commercio digitale"(7),

–  vista la sua posizione definita in prima lettura il 16 marzo 2017 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2017/... del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce obblighi in materia di dovere di diligenza nella catena di approvvigionamento per gli importatori dell'Unione di stagno, tantalio e tungsteno, dei loro minerali, e di oro, originari di zone di conflitto o ad alto rischio(8),

–  vista la sua posizione definita in prima lettura il 4 ottobre 2016 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2016/... del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1236/2005 del Consiglio relativo al commercio di determinate merci che potrebbero essere utilizzate per la pena di morte, per la tortura o per altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti(9),

–  vista la sua risoluzione del 25 novembre 2010 sui diritti umani e le norme sociali e ambientali negli accordi commerciali internazionali(10),

–  vista la sua risoluzione del 25 novembre 2010 sulle politiche commerciali internazionali nel quadro degli imperativi dettati dai cambiamenti climatici(11),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 24 maggio 2006, dal titolo "Promuovere la possibilità di un lavoro dignitoso per tutti – Contributo dell'Unione alla realizzazione dell'agenda per il lavoro dignitoso nel mondo" (COM(2006)0249, SEC(2006)0643),

–  vista la sua risoluzione del 18 maggio 2017 sull'attuazione dell'accordo di libero scambio tra l'Unione europea e la Repubblica di Corea(12),

–  visto il parere 2/15 della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) del 16 maggio 2017 sulla competenza dell'Unione a firmare e concludere l'accordo di libero scambio con Singapore,

–  visto lo studio della Commissione riguardante gli effetti cumulativi dei futuri accordi commerciali sull'agricoltura dell'UE, pubblicato il 15 novembre 2016,

–  visti gli articoli 2 e 21 del trattato sull'Unione europea (TUE),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione, del 14 luglio 2015, dal titolo "Implementing the UN Guiding Principles on Business and Human Rights – State of Play" (Attuazione dei principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani – Stato dei lavori) (SWD(2015)0144),

–  vista la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), in particolare l'articolo 4, paragrafo 1, che vieta la schiavitù e la servitù,

–  visti gli articoli 207, 208 e 218 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il commercio internazionale e il parere della commissione per lo sviluppo (A8-0166/2018),

A.  considerando che la politica commerciale comune è costituita da una serie di accordi commerciali e strumenti legislativi che devono salvaguardare gli interessi commerciali offensivi e difensivi dell'Unione, contribuire alla crescita sostenibile e alla creazione di posti di lavoro dignitosi, assicurare il rispetto delle norme e degli standard europei, tutelare il diritto di legiferare degli Stati e il benessere dei cittadini nonché promuovere i valori dell'UE; che il rispetto di tali obiettivi presuppone che la politica commerciale dell'Unione disponga di un buon orientamento e venga attuata e monitorata in maniera completa ed efficace, all'insegna di maggiore trasparenza ed equità;

B.  considerando che l'Unione si è impegnata a garantire la coerenza delle politiche per lo sviluppo nel suo consenso europeo in materia di sviluppo 2017, il cui intento è di realizzare uno sviluppo sostenibile e accelerare la trasformazione ponendo l'accento su elementi trasversali della politica di sviluppo quali parità di genere, gioventù, investimenti e commercio, energia sostenibile e azione per il clima, buon governo, democrazia, Stato di diritto e diritti umani, migrazione e mobilità, al fine di contribuire con tutte le sue politiche esterne, inclusa la politica commerciale comune, agli obiettivi definiti nell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite;

C.  considerando che l'Unione si è impegnata a promuovere un lavoro dignitoso per tutti, come previsto nei risultati del Vertice mondiale delle Nazioni Unite del 2005 e nella dichiarazione ministeriale del segmento ad alto livello del Consiglio economico e sociale (ECOSOC) delle Nazioni Unite del 2006, anche mediante le sue relazioni commerciali; che il Consiglio europeo ha più volte rilevato l'importanza di potenziare la dimensione sociale della globalizzazione e di tenerne conto nelle diverse politiche interne ed esterne e nella cooperazione internazionale;

D.  considerando che l'Unione è la prima potenza commerciale a livello mondiale e il più grande mercato unico al mondo, oltre ad essere il principale esportatore al mondo di beni e servizi, che sostiene 31 milioni di posti di lavoro in Europa, ovvero il 67 % in più rispetto alla metà degli anni '90;

E.  considerando che l'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) rappresenta l'unica organizzazione internazionale a livello mondiale a occuparsi delle norme applicabili al commercio su scala globale tra diverse aree economiche o diversi paesi;

F.  considerando che la fase di attuazione e applicazione è cruciale e fondamentale per garantire l'efficacia della politica commerciale dell'Unione;

G.  considerando che i cittadini dell'Unione chiedono sempre più spesso che la politica commerciale dell'Unione assicuri il rispetto di condizioni di lavoro dignitose e sostenibili nella produzione dei beni che accedono al mercato dell'UE;

H.  considerando che le imprese europee ricorrono all'abbuono dei dazi doganali previsto dagli accordi commerciali per circa il 70 % delle esportazioni che potrebbero beneficiarne, mentre i partner commerciali dell'UE vi ricorrono in circa il 90 % dei casi, e che è essenziale che le imprese europee sfruttino appieno tali vantaggi per stimolare l'occupazione, la crescita e gli investimenti;

I.  considerando che le PMI contribuiscono a trainare l'economia europea, in quanto rappresentano il 30 % delle esportazioni dell'UE e generano il 90 % dei posti di lavoro nell'Unione, e che è essenziale coinvolgerle pienamente nell'attuazione della politica commerciale dell'Unione, rafforzando così il proprio ruolo nell'esportazione, innovazione e internazionalizzazione;

J.  considerando che l'Unione è il maggiore esportatore mondiale di servizi e che la sua eccedenza commerciale in tale settore si è decuplicata dal 2000 a oggi, tanto da superare i 120 miliardi di euro nel 2016;

K.  considerando che occorrono risposte chiare e puntuali agli interrogativi sollevati nel quadro del dibattito pubblico sulla politica commerciale comune e sulla sua attuazione;

L.  considerando che la politica commerciale comune, come suggerito dalla strategia "Commercio per tutti", è una politica basata sui valori intesa a promuovere, tra le altre cose, il buon governo, la trasparenza, lo sviluppo sostenibile e le pratiche commerciali leali;

M.  considerando che la politica commerciale dell'Unione deve essere coerente con le sue altre politiche interne ed esterne e rispettare il principio della coerenza delle politiche per lo sviluppo per assicurare la trasparenza, la stabilità e condizioni di concorrenza più eque, tenendo altresì conto degli obiettivi della strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva;

Contesto attuale

1.  osserva che il contesto internazionale è mutato profondamente dalla pubblicazione della strategia "Commercio per tutti" e che ora occorre affrontare sfide nuove e compiti concreti nel campo del commercio; è preoccupato per l'insorgere in tutto il mondo di alcune pratiche commerciali protezionistiche incompatibili con le norme dell'OMC e ribadisce il proprio sostegno a un sistema commerciale aperto, equo, equilibrato, sostenibile e fondato sulle regole;

2.  prende atto della crescente importanza economica dell'Asia nonché del progressivo ritiro degli Stati Uniti dagli scambi commerciali, circostanza, quest'ultima, che crea incertezza per il commercio internazionale, genera critiche interne sulla politica commerciale internazionale e pone l'esigenza di un commercio equo; invita la Commissione ad adeguare la propria politica commerciale per rispondere a tali sviluppi e dimostrare maggiore reattività e responsabilità, stabilendo al contempo una strategia a lungo termine in considerazione di tali cambiamenti nel contesto internazionale; sottolinea che, in un contesto globale in costante mutamento, il ruolo dell'UE nella promozione di un'agenda commerciale basata sui valori riveste sempre più importanza per i cittadini europei;

3.  sottolinea la crescente importanza dei servizi, soprattutto quelli digitali, inclusa la servitizzazione degli scambi di beni (modalità 5), dei flussi di dati e del commercio elettronico nell'ambito del commercio internazionale; evidenzia la necessità di rafforzare le norme internazionali che disciplinano tali settori per garantire ai consumatori vantaggi concreti, migliorare l'accesso ai mercati internazionali da parte delle imprese europee e assicurare il rispetto dei diritti fondamentali in tutto il mondo, comprese la protezione dei dati e la tutela della vita privata; osserva che la protezione dei dati personali non è un aspetto negoziabile negli accordi commerciali; ritiene che i diritti digitali dei cittadini andrebbero promossi attraverso accordi commerciali e ricorda la propria posizione in materia di protezione dei dati e commercio digitale, quale espressa nella risoluzione sul tema "Verso una strategia di commercio digitale"; sottolinea che la politica commerciale dell'UE può svolgere un ruolo fondamentale per colmare il divario digitale; incoraggia la Commissione a promuovere l'agenda sul commercio digitale nel quadro dei negoziati, in corso e futuri, sugli accordi di libero scambio (ALS) e in seno all'OMC; chiede l'inclusione dei capitoli sul commercio digitale in tutti i futuri accordi commerciali, inclusi quelli attualmente in fase di negoziazione, e rammenta l'importanza di evitare di imporre requisiti ingiustificati in materia di localizzazione dei dati; chiede alla Commissione di perseguire una strategia di commercio digitale che tenga conto delle opportunità offerte alle piccole e medie imprese, agevolando l'accesso ai mercati globali;

4.  sottolinea che l'uscita del Regno Unito dall'Unione avrà ripercussioni sugli scambi commerciali interni ed esterni; esorta la Commissione a prepararsi alle conseguenze della Brexit per la politica commerciale dell'Unione ed a garantire la continuità nel quadro dell'attuazione della politica commerciale dell'UE e delle relazioni con i paesi terzi, nonché possibilità di trovare una soluzione per quanto riguarda gli impegni comuni assunti in sede di OMC;

5.  prende atto del parere 2/15 della CGUE del 16 maggio 2017 sull'ALS UE-Singapore, in cui si stabilisce che, ad eccezione della questione degli investimenti di portafoglio e delle disposizioni relative alla risoluzione delle controversie tra investitori e Stati, l'accordo UE-Singapore è di competenza esclusiva dell'Unione; invita la Commissione e il Consiglio a chiarire il più presto possibile la loro decisione sulla struttura degli ALS futuri e a rispettare pienamente la ripartizione delle competenze tra l'Unione europea e i suoi Stati membri per quanto riguarda l'adozione di direttive di negoziato, i negoziati, la base giuridica delle proposte da firmare e concludere, e in particolare la firma e la conclusione di accordi commerciali internazionali da parte del Consiglio, al fine di non ritardare ulteriormente accordi commerciali concordati, ma non ancora ratificati, con partner commerciali; ricorda che il Parlamento deve essere associato e pienamente informato sin dall'inizio di tutti i negoziati commerciali, prima dell'adozione delle direttive di negoziato e in maniera tempestiva, in tutte le fasi del conferimento del mandato, della negoziazione e dell'attuazione degli accordi commerciali; chiede di adottare le disposizioni necessarie attraverso un accordo interistituzionale nel quadro dell'accordo "Legiferare meglio";

6.  constata che, nonostante il ritiro degli Stati Uniti dai negoziati, i restanti 11 paesi sono riusciti a raggiungere un'intesa sull'accordo di partenariato transpacifico il 23 gennaio 2018 a Tokyo;

Stato di avanzamento del programma dei negoziati commerciali dell'Unione

7.  deplora il mancato raggiungimento di un accordo in occasione della riunione ministeriale dell'OMC a Buenos Aires; sottolinea la cruciale importanza politica ed economica del sistema multilaterale e ribadisce il proprio sostegno a tale sistema; invita l'Unione a svolgere un forte ruolo propositivo nella definizione di norme multilaterali aggiornate, tenendo conto delle nuove sfide che emergono dalle catene globali del valore, nonché a promuovere il ruolo centrale dell'OMC all'interno del sistema commerciale globale; si compiace dell'entrata in vigore dell'accordo sull'agevolazione degli scambi; accoglie con favore la proroga fino al 2033 della deroga dell'OMC relativa ai prodotti farmaceutici per i paesi meno sviluppati; si rammarica del fatto che taluni accordi multilaterali non vengano rispettati e invita la Commissione a intensificare gli sforzi in seno all'OMC per un'effettiva attuazione delle norme e degli accordi multilaterali; ricorda la sua precedente richiesta rivolta alla Commissione affinché si impegni a definire l'agenda dell'OMC, in particolare per quanto riguarda la responsabilità sociale delle imprese e il commercio così come lo sviluppo sostenibile; ribadisce la propria preoccupazione per l'ostruzionismo da parte degli Stati Uniti alle nuove nomine presso l'organo d'appello dell'OMC e sottolinea l'importanza di un efficiente sistema di risoluzione delle controversie in seno all'OMC; invita la Commissione a rafforzare la cooperazione con i nostri principali partner per far fronte alla concorrenza sleale e alle pratiche protezionistiche a opera di paesi terzi;

8.  prende atto del blocco dei negoziati plurilaterali relativi all'accordo sugli scambi di servizi (TiSA) e all'accordo sui beni ambientali; chiede all'Unione di procedere, di propria iniziativa, affinché riprendano i processi negoziali e, nel caso dei negoziati relativi al TiSA, si tenga conto della posizione del Parlamento al riguardo;

9.  sottolinea che diversi ALS, ad esempio gli accordi commerciali con il Canada e l'Ecuador, le disposizioni riguardanti la DCFTA nell'accordo di associazione UE-Ucraina e vari accordi di di partenariato economico APE con i paesi africani, sono entrati in vigore integralmente o temporaneamente e che gli accordi commerciali con Singapore, Vietnam e Giappone sono stati conclusi dopo la pubblicazione della strategia "Commercio per tutti"; sottolinea la necessità di concedere sufficiente sostegno politico e amministrativo per assicurare che gli accordi commerciali possano essere concordati e ratificati entro termini congrui; sostiene l'attuale processo di aggiornamento degli accordi commerciali con il Cile e il Messico; ricorda la sua richiesta di avviare negoziati con l'Australia e la Nuova Zelanda, tenendo conto delle proprie posizioni al riguardo;

10.  sottolinea che è opportuno promuovere e rafforzare ulteriormente relazioni commerciali e di investimento con i partner strategici dell'UE che siano reciprocamente vantaggiose; chiede di compiere nuovi sforzi per proseguire i negoziati sull'accordo globale in materia di investimenti con la Cina, in particolare per quanto riguarda la reciprocità nel trattamento dell'accesso al mercato e i progressi in materia di sviluppo sostenibile;

11.  sottolinea che gli accordi conclusi e i negoziati bilaterali dell'Unione, in corso o futuri, rappresentano delle possibilità di crescita grazie all'accesso ai mercati e all'eliminazione degli ostacoli commerciali; chiede alla Commissione di collaborare in maniera continuativa con le parti interessate per valutare le priorità nei negoziati in corso; ricorda che occorre dare priorità al contenuto dei negoziati piuttosto che al loro andamento; rammenta altresì che i negoziati devono essere condotti in uno spirito di reciprocità e di vantaggio reciproco, che occorre garantire le norme e gli standard dell'UE, prevenendo le minacce per il modello sociale dell'Unione e l'ambiente, e che devono essere esclusi i servizi pubblici, tra cui i servizi di interesse generale e i servizi di interesse economico generale, in linea con gli articoli 14 e 106 TFUE e il protocollo n. 26, nonché i servizi audiovisivi; sottolinea che la Commissione deve garantire che, in tutti i negoziati commerciali, le autorità dell'UE, nazionali e locali conservino pienamente il diritto di introdurre, adottare, mantenere o abrogare qualsiasi misura concernente l'aggiudicazione, l'organizzazione, il finanziamento e la fornitura di servizi pubblici, come nel caso dei precedenti accordi commerciali;

12.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di riesaminare e, se necessario, di aggiornare ogni cinque anni i mandati per i negoziati commerciali in corso, in modo da adattarli alla potenziale evoluzione del contesto e delle sfide, nonché di prevedere clausole di revisione negli accordi commerciali per garantirne un'attuazione quanto più efficace possibile e adattarli in modo da riflettere i contesti attuali e adeguarvisi, a condizione che siano garantiti il controllo parlamentare e la trasparenza;

13.  osserva che la Commissione ha annunciato in più occasioni l'avvio di negoziati nel campo degli investimenti con Hong Kong e Taiwan e invita la Commissione a completare i lavori preparatori onde avviare formalmente e il prima possibile i negoziati sugli accordi di investimento;

14.  pone l'accento sull'importanza degli investimenti interni ed esterni per l'economia europea e sulla necessità di garantire la tutela degli investitori europei all'estero; chiede alla Commissione di proseguire i lavori riguardo al nuovo sistema multilaterale per dirimere le controversie in materia di investimenti, che deve basarsi, tra l'altro, sulla garanzia del diritto di legiferare degli Stati e sulla trasparenza, e prevedere un meccanismo di ricorso, norme rigide sul conflitto di interessi e un codice di condotta; ritiene che questo nuovo sistema debba tenere conto degli obblighi degli investitori, evitare futili contenziosi, preservare il diritto di legiferare nell'interesse pubblico ed evitare il "gelo normativo", garantire parità giuridica tra gli investitori (con particolare riferimento alle microimprese e alle PMI) nonché l'indipendenza, la trasparenza e la responsabilità, e valutare la possibilità di includere disposizioni procedurali relative, tra l'altro, alle domande riconvenzionali laddove gli investimenti oggetto di una domanda siano stati effettuati in violazione della legislazione applicabile, evitando domande parallele attraverso diversi mezzi giudiziari e chiarendo così la sua relazione con i tribunali nazionali;

15.  invita gli Stati membri a sbloccare infine la procedura riguardante la convenzione delle Mauritius sulla trasparenza nell'arbitrato tra investitori e Stato basato sui trattati, ora che la Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) ha chiarito le questioni relative alla competenza, e invita la Commissione a intensificare i propri sforzi a tal fine; chiede inoltre di procedere, a partire dal 2020, alla revisione del regolamento che stabilisce disposizioni transitorie (grandfathering) per i trattati bilaterali in materia di investimento mantenuti dagli Stati membri;

16.  si attende un più deciso coinvolgimento dell'UE e dei suoi Stati membri nelle deliberazioni all'interno delle Nazioni Unite relative a un trattato vincolante su imprese e diritti umani;

17.  osserva con preoccupazione che la riforma delle norme di origine annunciata nella strategia "Commercio per tutti" non è stata attuata; pone l'accento sulla complessità delle norme di origine e ribadisce il suo invito a garantire norme di origine che siano aggiornate, facilmente applicabili e più chiare; sottolinea l'impegno assunto in occasione della 10a conferenza euromediterranea dei ministri del commercio a completare entro la fine del 2018 la revisione della Convenzione paneuromediterranea sulle norme di origine; rinnova l'appello alla Commissione affinché elabori una relazione sullo stato di avanzamento delle norme di origine, tenendo conto degli effetti cumulativi di queste ultime attraverso gli accordi bilaterali di libero scambio;

18.  ricorda che nell'attuazione della politica commerciale dell'Unione occorre rivolgere un'attenzione particolare ai prodotti agricoli e agli interessi dei produttori e dei consumatori europei, in particolare alla luce degli effetti cumulativi di tutti gli accordi di libero scambio sul settore; sottolinea che gli accordi commerciali, in particolare quello con il Giappone, possono offrire nuove opportunità economiche al settore agroalimentare; osserva che l'Unione è il maggiore esportatore di prodotti agroalimentari al mondo; sottolinea l'importanza di trovare un giusto equilibrio tra protezione dei prodotti agricoli sensibili e promozione degli interessi offensivi dell'Unione in relazione alle esportazioni agroalimentari, prevedendo, tra l'altro, periodi transitori e quote adeguate e, in taluni casi, l'eventuale esclusione per i prodotti più sensibili; osserva che è essenziale garantire un solido sistema di norme sanitarie e fitosanitarie in linea con il principio di precauzione dell'UE, contrastando allo stesso tempo qualsiasi forma di trattamento discriminatorio nel settore;

Principio di reciprocità quale pilastro della politica commerciale dell'Unione e garanzia di concorrenza leale

19.  ritiene fermamente che uno dei principali obiettivi della politica commerciale dell'Unione dovrebbe consistere nel promuovere la concorrenza leale e nel garantire parità di condizioni; si compiace che nella relazione sull'attuazione della strategia commerciale dell'Unione venga fatto riferimento al principio di reciprocità; ribadisce che la reciprocità deve essere un pilastro della politica commerciale dell'Unione, pur tenendo presente la necessità, ove pertinente, di asimmetrie con i paesi in via di sviluppo nonché di disposizioni di trattamento preferenziale per le nazioni meno sviluppate; prende atto della proposta modificata della Commissione di regolamento relativo all'accesso di beni e servizi di paesi terzi al mercato interno degli appalti pubblici dell'Unione europea, proposta che potrebbe rappresentare un importante strumento per assicurare condizioni di parità nell'accesso ai mercati di paesi terzi; ritiene che l'iniziativa concernente il controllo degli investimenti esteri diretti nell'Unione europea miri a tutelare la sicurezza e l'ordine pubblico dell'Unione e degli Stati membri e possa favorire una maggiore reciprocità nell'accesso ai mercati, assicurando nel contempo una continua apertura agli investimenti esteri diretti;

20.  osserva che la politica commerciale deve essere attuata in modo tale da contribuire a garantire condizioni di concorrenza leali e paritarie per le imprese; si compiace dell'adozione del nuovo metodo di calcolo dei dazi antidumping in caso di distorsioni della concorrenza in un paese terzo; prende atto dell'accordo interistituzionale raggiunto per quanto riguarda l'aggiornamento degli strumenti di difesa commerciale; sottolinea le nuove possibilità che si presentano, in particolare per quanto riguarda l'imposizione di dazi superiori al margine di pregiudizio; pone l'accento sull'importanza di assicurare la corretta attuazione di questi nuovi strumenti intervenendo immediatamente per correggere qualsiasi malfunzionamento o abuso, in maniera proporzionale e pienamente conforme alle norme dell'OMC e agli altri obblighi giuridici dell'Unione; si compiace della posizione proattiva della Commissione riguardo all'utilizzo degli strumenti di difesa commerciale nel 2016, e chiede una simile risolutezza e reattività nel caso in cui alcuni dei nostri partner commerciali utilizzino indebitamente tali strumenti contro le esportazioni dell'Unione;

21.  deplora che la relazione della Commissione sull'attuazione della strategia di politica commerciale menzioni solo in modo marginale l'attività di coordinamento da realizzare con i servizi doganali; osserva che la politica commerciale deve contribuire a contrastare gli scambi illeciti per garantire la competitività delle imprese dell'UE e assicurare un elevato livello di sicurezza dei consumatori; evidenzia altresì l'importante ruolo della politica di concorrenza in tal senso, nonché la necessità di negoziati bilaterali e multilaterali a tal fine;

Utilizzo di strumenti trasversali efficaci per attuare una politica commerciale che vada a vantaggio di tutti

22.  chiede che l'attuazione della politica commerciale diventi parte integrante della strategia commerciale dell'UE;

23.  insiste affinché la Commissione utilizzi immediatamente gli strumenti di cui dispone in caso di malfunzionamento, di ostacoli o di mancato rispetto di un impegno da parte di un partner, avvalendosi in particolare della procedura di risoluzione delle controversie e dei processi ad hoc esistenti previsti dalle disposizioni sul commercio e sullo sviluppo sostenibile contenute negli accordi di libero scambio dell'Unione;

24.  invita la Commissione a valutare le risorse umane e finanziarie attualmente disponibili al fine di migliorare la messa a punto degli accordi commerciali in vista della loro adozione da parte dei colegislatori e di migliorare le modalità di attuazione della politica commerciale; chiede la creazione di un servizio specifico della Commissione preposto al monitoraggio e alla costante valutazione dell'attuazione della politica commerciale, che riporti anche al Parlamento;

25.  sollecita la Commissione e gli Stati membri a intensificare gli sforzi, in particolare con l'ausilio di strumenti informatici, per eliminare tutti gli ostacoli amministrativi e gli oneri inutili, semplificare le procedure tecniche e aiutare le imprese affinché traggano vantaggio dagli accordi e dagli strumenti commerciali;

26.  sottolinea il lavoro essenziale svolto dalle delegazioni dell'Unione insieme alle ambasciate degli Stati membri e alle parti sociali, che consente un intervento rapido e diretto per la corretta attuazione delle disposizioni commerciali, la veloce identificazione di problemi e ostacoli e la loro efficace risoluzione; ritiene che le delegazioni dell'Unione trarrebbero vantaggio da un sistema razionalizzato, basato su un unico insieme di norme e orientamenti per garantire maggiore coerenza; invita la Commissione a coinvolgere maggiormente le delegazioni dell'UE nei paesi terzi in sede di recepimento degli accordi di libero scambio esistenti e futuri, in particolare per quanto riguarda il contesto locale delle start-up; incoraggia la Commissione e il SEAE a portare avanti le proprie azioni nell'ambito della diplomazia economica, coinvolgendo, tra l'altro, le camere di commercio europee;

27.  chiede alla Commissione di realizzare uno studio sugli effetti cumulativi degli accordi commerciali, settore per settore e paese per paese, per contribuire alla valutazione della politica commerciale dell'UE e prevederne e adeguarne gli effetti;

28.  sottolinea che alcuni settori possono incontrare difficoltà economiche collegate agli scambi commerciali; invita la Commissione e gli Stati membri a sviluppare politiche di accompagnamento che presentino una dimensione sociale, in modo da massimizzare i vantaggi e ridurre al minimo gli effetti negativi che potrebbero derivare dalla liberalizzazione degli scambi; invita la Commissione, in tale contesto, a rafforzare l'efficacia del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione e a renderlo più proattivo;

29.  incoraggia la Commissione a continuare e a intensificare la sua cooperazione con organizzazioni e consessi internazionali, ivi compresi il G20, le Nazioni Unite, l'OCSE, l'OIL, la Banca mondiale, l'Organizzazione mondiale delle dogane e l'Organizzazione internazionale per la standardizzazione, per quanto riguarda l'elaborazione di norme internazionali e la relativa attuazione nonché il monitoraggio degli scambi commerciali, con particolare riferimento agli aspetti sociali e ambientali;

Analisi della prima relazione della Commissione sull'attuazione degli ALS

30.  si compiace della pubblicazione, da parte della Commissione, della prima relazione sull'attuazione degli ALS; chiede alla Commissione di proseguire tale pubblicazione annuale; ribadisce inoltre, tuttavia, che la Commissione dovrebbe svolgere studi esaustivi più approfonditi sull'attuazione degli accordi di libero scambio dell'Unione, esaminare in maniera più approfondita l'argomento e garantire che gli studi contengano un'analisi econometrica e qualitativa pertinente e appropriata e l'interpretazione dei dati, raccomandazioni concrete, contestualizzando i dati pubblicati e fornendo informazioni qualitative supplementari, tra cui - ai fini dell'attuazione delle norme - le parti di accordi di libero scambio come quelle relative al commercio e allo sviluppo sostenibile e agli appalti pubblici; sottolinea che ciò consentirà di disporre di una valutazione completa e più efficace in merito all'impatto reale degli accordi sul campo nell'ottica di rendere la relazione efficace nel guidare le istituzioni dell'UE per quanto concerne la definizione e la realizzazione della strategia commerciale dell'Unione; ritiene, a tale proposito, che per questi studi dovrebbe essere identificata e utilizzata una metodologia comune;

31.  chiede alla Commissione di presentare una relazione sulle disposizioni relative al trattamento della nazione più favorita negli accordi bilaterali di libero scambio esistenti e sul loro effetto pratico nel garantire un ulteriore accesso al mercato dell'UE nei paesi terzi attraverso gli ALS negoziati dai partner ALS dell'UE;

32.  sottolinea che nella relazione mancano varie informazioni e cifre; chiede alla Commissione di collaborare maggiormente con gli Stati membri e i paesi partner per ottenere più dati e informazioni sull'attuazione degli accordi; chiede alla Commissione di fornire informazioni riguardanti, tra l'altro, l'impatto sulla crescita e l'occupazione relativo a tutti gli accordi di libero scambio, il contributo degli accordi di libero scambio in merito all'andamento dei flussi commerciali e l'impatto degli accordi commerciali e di investimento sui flussi degli investimenti e gli scambi commerciali in materia di servizi;

33.  esprime preoccupazione per lo scarso utilizzo delle preferenze commerciali negli ALS dell'Unione, in particolare per il fatto che gli esportatori europei li utilizzano in misura minore rispetto agli esportatori dei paesi partner; chiede alla Commissione di accertare quanto prima le cause di tale squilibrio e di proporre una soluzione; invita la Commissione a esaminare il rapporto tra la complessità delle norme di origine e l'utilizzo degli accordi commerciali preferenziali da parte degli operatori economici; invita la Commissione e gli Stati membri a sviluppare rapidamente misure per fornire maggior informazioni agli operatori economici circa le preferenze commerciali previste negli accordi di libero scambio; ritiene che siano necessarie informazioni dettagliate, anche a livello micro, per valutare correttamente l'applicazione degli ALS dell'UE;

34.  ritiene che la Commissione debba rivolgere all'attuazione delle disposizioni degli ALS la stessa attenzione riservata alla fase dei negoziati; invita la Commissione ad affrontare le problematiche dell'attuazione con i partner commerciali pertinenti dell'UE, allo scopo di trovare soluzioni e rendere sistematici gli scambi in materia con gli operatori europei;

35.  invita la Commissione ad assumere un approccio diversificato nei confronti dei vari settori esaminati e a illustrare le conseguenze dell'attuazione degli accordi commerciali per i settori ritenuti sensibili;

36.  si compiace dell'annuncio della definizione di una tabella di marcia per l'attuazione di ciascun accordo commerciale e chiede alla Commissione di coinvolgere tutte le parti interessate nella loro elaborazione; invita la Commissione a stabilire gli obiettivi previsti e i criteri specifici su cui basare una valutazione chiara, tra cui lo stato di avanzamento relativo all'eliminazione delle barriere non tariffarie, il tasso di utilizzo delle preferenze e dei contingenti, o la situazione concernente la cooperazione normativa nonché i progressi in termini di commercio e sviluppo sostenibile; si attende che le tabelle di marcia per l'attuazione siano trasmesse al Parlamento parallelamente alla richiesta ufficiale e chiede di integrare lo stato di avanzamento delle tabelle di marcia nella relazione annuale sull'attuazione degli accordi di libero scambio;

37.  ricorda che gli accordi commerciali, compresi i capitoli commerciali degli accordi di associazione, non possono entrare in vigore prima di essere stati ratificati dal Parlamento; ritiene che la pratica di attendere l'approvazione del Parlamento prima di applicare in maniera provvisoria accordi politicamente importanti debba essere rispettata a livello orizzontale, come ha dichiarato il commissario Malmström nell'audizione del 29 settembre 2014;

Disposizioni specifiche della politica commerciale comune per le PMI

38.  invita la Commissione a valutare l'intero strumentario destinato alle PMI, nell'ottica di sviluppare un approccio globale maggiormente integrato e una vera strategia di internazionalizzazione delle PMI sostenendole nell'ambito delle esportazioni; incoraggia la Commissione a promuovere tale approccio nei consessi internazionali; sostiene l'impegno a favore di campagne di informazione efficaci per le PMI al fine di migliorare i tassi di utilizzo delle preferenze negli ALS dell'UE; sottolinea l'importanza del multilinguismo nel rivolgersi alle PMI di tutti gli Stati membri; chiede di destinare maggiore assistenza legale e amministrativa alle PMI che valutano la possibilità di effettuare esportazioni verso i mercati esteri, non solo mediante l'aggiornamento dei siti Internet, ma anche attraverso nuovi strumenti, tra cui le chat di assistenza tecnica online, che potrebbero fornire un sostegno di base più facilmente accessibile; chiede alle delegazioni dell'Unione di contribuire alle informazioni sulle esportazioni nei rispettivi mercati esteri, allo scopo di aiutare le PMI;

39.  si rammarica che nella relazione della Commissione sull'attuazione degli ALS figurino scarse informazioni riguardo alle PMI; chiede alla Commissione di dedicare una parte specifica della sua relazione alle conseguenze per le PMI dell'attuazione degli accordi commerciali e all'utilizzo di disposizioni specifiche per le PMI;

40.  accoglie con favore l'introduzione di capitoli specifici dedicati alle PMI negli accordi di libero scambio attualmente in fase di negoziazione e chiede alla Commissione di proseguire i suoi sforzi nell'ambito dei negoziati e a includere capitoli e disposizioni specifiche per le PMI negli accordi commerciali che negozia e nelle sue proposte legislative, al fine di migliorare la capacità delle piccole e medie imprese a effettuare scambi commerciali e investimenti; evidenzia che la comprensione della complessità delle norme di origine, il loro aggiornamento e la possibilità di renderle facilmente applicabili e più chiare sono aspetti estremamente importanti per le PMI e che è necessario negoziare disposizioni specifiche per le PMI per affrontare la questione dell'accesso delle piccole imprese al mercato degli appalti pubblici esteri; chiede alla Commissione di impegnarsi a fornire un calcolatore delle norme di origine concepito per le PMI, che nello specifico dovrebbe consentire loro di utilizzare le preferenze disponibili nel quadro degli accordi esistenti, nell'ottica di incrementare il tasso di utilizzo delle preferenze;

Importanza dell'accesso al mercato degli appalti pubblici e della protezione delle indicazioni geografiche

41.  constata che la protezione delle indicazioni geografiche è uno degli elementi offensivi di cui dispone l'Unione nella negoziazione degli accordi commerciali; sottolinea che la relazione sull'attuazione degli ALS rileva che alcuni partner non rispettano le disposizioni relative alla protezione delle indicazioni geografiche e invita la Commissione a intervenire senza indugio prima per garantire il rispetto di tali disposizioni;

42.  rileva che l'Unione ha il più alto tasso di apertura al mondo in termini di accesso al mercato degli appalti pubblici; esprime preoccupazione per il mancato rispetto da parte di alcuni partner delle disposizioni in materia di accesso al mercato degli appalti pubblici contenute negli ALS dell'UE, a scapito delle imprese dell'UE, e per l'accesso molto limitato ai mercati degli appalti pubblici in determinati paesi terzi; chiede alla Commissione di adoperarsi per ottenere un maggiore accesso ai mercati degli appalti pubblici dei paesi terzi e di prendere in esame misure, nel rispetto delle norme sull'accordo sugli appalti pubblici, da utilizzare con i paesi terzi che danno la priorità alle loro imprese interne nell'accesso ai mercati degli appalti pubblici; invita la Commissione a raccogliere e a pubblicare dati sulle imprese relativi all'utilizzo delle disposizioni in materia di appalti pubblici contenute negli accordi di libero scambio, onde meglio comprendere le difficoltà incontrate dalle imprese dell'UE;

43.  chiede alla Commissione di comunicare maggiori informazioni e statistiche sull'evoluzione dell'accesso agli appalti pubblici negli ultimi anni e di fornire informazioni specifiche sui vantaggi apportati dalla protezione delle indicazioni geografiche;

L'effettiva attuazione della politica commerciale contribuisce alla promozione e alla difesa dei valori dell'Unione

44.  ricorda che la politica commerciale comune deve contribuire alla promozione dei valori che l'Unione difende, quali enumerati all'articolo 2 del trattato sull'Unione europea, nonché alla realizzazione degli obiettivi definiti all'articolo 21, compresi il consolidamento della democrazia e lo Stato di diritto, il rispetto dei diritti umani, dei diritti e delle libertà fondamentali, l'uguaglianza, il rispetto della dignità umana e la tutela dell'ambiente e dei diritti sociali; ritiene che il conseguimento di tali obiettivi richieda azioni risolute e continuative da parte della Commissione; sottolinea che l'Agenda 2030 delle Nazioni Unite e l'accordo di Parigi sul clima forniscono i parametri principali su cui misurare il contributo della politica commerciale dell'UE nei confronti degli obiettivi globali di sviluppo sostenibile concordati;

45.  invita la Commissione a effettuare un monitoraggio sistematico del sistema di preferenze generalizzate (SPG), in particolare del SPG +, e di continuare a pubblicare relazioni con cadenza biennale; invita la Commissione a intensificare la sua azione con i paesi beneficiari, il SEAE, le delegazioni dell'Unione, le missioni diplomatiche degli Stati membri, le organizzazioni internazionali, le imprese, le parti sociali e la società civile, per migliorare la raccolta delle informazioni e approfondire l'analisi del monitoraggio al fine di giungere a una valutazione chiara dell'attuazione di tutti gli aspetti del sistema; sottolinea che l'efficacia del SPG dipende dalla capacità della Commissione di monitorare e attuare le disposizioni della legislazione nei casi di mancata attuazione delle convenzioni internazionali in materia di lavoro o ambiente;

46.  ricorda che gli accordi di nuova generazione contengono clausole sui diritti umani e capitoli sullo sviluppo sostenibile la cui piena e completa attuazione è intesa a garantire e promuovere il rispetto dei diritti umani, dei valori dell'Unione e degli elevati standard sociali e ambientali; prende atto della valutazione dei capitoli sullo sviluppo sostenibile presenti nella relazione della Commissione sull'attuazione degli accordi di libero scambio e chiede un'attuazione tempestiva delle disposizioni vigenti in materia di commercio e sviluppo sostenibile; chiede alla Commissione di sviluppare una metodologia precisa e specifica per il monitoraggio e la valutazione dell'attuazione di tali capitoli, vista l'impossibilità di procedere a una valutazione sulla base di dati esclusivamente quantitativi; ricorda che in alcuni casi l'attuazione delle disposizioni in materia di commercio e sviluppo sostenibile presenta difficoltà, ad esempio nell'ambito dell'accordo di libero scambio UE-Corea, e ribadisce pertanto il suo invito a rafforzare l'applicazione e il monitoraggio dei capitoli in materia di commercio e sviluppo sostenibile attraverso un maggiore coinvolgimento delle organizzazioni della società civile, comprese le parti sociali, in tutti gli accordi commerciali; deplora che la Commissione abbia prematuramente concluso il dibattito sulle modalità per rafforzare l'applicazione del capitolo sullo sviluppo sostenibile negli accordi commerciali, compreso l'esame di un approccio basato sulle sanzioni, tra le altre possibilità;

47.  ricorda in tale contesto l'importante ruolo dei gruppi consultivi interni; sottolinea il potenziale valore aggiunto di una relazione più strutturata e trasparente con i gruppi consultivi interni dei partner commerciali e riconosce il loro ruolo chiave per una migliore comprensione degli imperativi e delle ambizioni locali; ritiene che i gruppi consultivi interni siano vitali nel contribuire ai processi necessari ai fini di un migliore monitoraggio e attuazione dei capitoli sul commercio e lo sviluppo sostenibile;

48.  si compiace della revisione della strategia di aiuti al commercio e sostiene l'obiettivo di rafforzare le capacità dei paesi in via di sviluppo per consentire loro di beneficiare maggiormente delle possibilità offerte dagli accordi commerciali dell'UE; sottolinea, inoltre, che la strategia deve contribuire alla promozione di un commercio equo ed etico, oltre al fatto che dovrebbe diventare uno strumento chiave nel contrastare le crescenti disuguaglianze a livello globale e nel sostenere lo sviluppo economico nei paesi partner dell'UE; incoraggia la Commissione ad aiutare i paesi in via di sviluppo ad adottare le misure necessarie, al fine di mantenere, tra l'altro, l'accesso al mercato europeo per le loro esportazioni e contrastare il cambiamento climatico;

49.  ribadisce il suo sostegno all'inserimento di disposizioni ambiziose per la lotta alla corruzione in tutti i futuri accordi commerciali nell'ambito di competenza esclusiva dell'Unione; accoglie con favore l'inserimento di disposizioni anticorruzione nei negoziati in corso sull'aggiornamento degli accordi di associazione UE-Messico e UE-Cile; ricorda che gli ALS offrono una buona opportunità per rafforzare la cooperazione nella lotta contro il riciclaggio di denaro, la frode fiscale e l'evasione fiscale;

50.  accoglie con favore il fatto che la parità di genere sia stata presa in considerazione nella relazione della Commissione sull'attuazione della sua strategia commerciale; sottolinea l'obiettivo di garantire che le donne beneficino del commercio nella stessa misura degli uomini, anche attraverso la strategia in materia di aiuto al commercio; sottolinea che ciò richiede un approccio proattivo da parte della Commissione, promuovendo l'integrazione della dimensione di genere nella politica commerciale dell'UE, e chiede alla Commissione di inserire questo aspetto nelle sue future relazioni annuali di attuazione;

51.  si compiace dell'impegno della Commissione volto a garantire che i negoziati commerciali intesi a modernizzare l'attuale accordo di associazione UE-Cile includano, per la prima volta nell'UE, un capitolo specifico sul genere e il commercio; ribadisce il suo invito rivolto alla Commissione e al Consiglio inteso a promuovere e a sostenere l'inserimento di un capitolo specifico sul genere negli accordi dell'UE in materia di scambi commerciali e investimenti;

52.  si compiace dell'adozione del regolamento contro la tortura e sottolinea l'importanza di garantirne la corretta attuazione e il rispetto da parte dei nostri partner commerciali; sostiene l'avvio dell'alleanza contro la tortura a livello internazionale;

53.  si compiace dell'adozione del regolamento ((EU) 2017/821) sui minerali originari di zone di conflitto, che intende contribuire a una gestione più responsabile della catena del valore globale; invita la Commissione, gli Stati membri e gli altri soggetti interessati a proseguire il lavoro preparatorio in vista dell'entrata in vigore del regolamento; invita la Commissione a garantire che le misure di accompagnamento siano elaborate in maniera efficace, fornendo agli Stati membri e alle parti interessate nazionali coinvolte le conoscenze e l'assistenza necessarie, aiutando in particolare le PMI a migliorare la loro capacità di rispettare gli obblighi di dovuta diligenza, come stabilito dal regolamento;

54.  riconosce la proliferazione nei modelli commerciali internazionali delle catene di approvvigionamento integrate e globali; ribadisce il suo invito a cercare modi per sviluppare strategie e norme globali in materia di trasparenza e responsabilità della catena del valore e sottolinea che la politica commerciale comune deve essere attuata in modo da garantire una gestione responsabile della catena del valore globale; chiede alla Commissione di promuovere e rafforzare la responsabilità sociale delle imprese nell'ambito della sua politica commerciale, comprese ulteriori azioni volte a sviluppare norme e pratiche specifiche, tenendo conto degli orientamenti dell'OCSE per le imprese multinazionali, al fine di garantire l'effettiva attuazione della RSI; ribadisce la sua richiesta alla Commissione di includere la RSI in tutti gli accordi commerciali e di monitorare efficacemente tali disposizioni, nell'ambito del rafforzato monitoraggio indipendente del capitolo in materia di commercio e sviluppo sostenibile richiesto dal Parlamento, che coinvolge la società civile; ribadisce il proprio sostegno a iniziative internazionali quali il patto sulla sostenibilità in Bangladesh e chiede alla Commissione di concentrarsi sull'attuazione di tale iniziativa;

55.  invita la Commissione e tutti gli attori internazionali ad aderire ai nuovi orientamenti dell'OCSE sul dovere di diligenza per catene di approvvigionamento responsabili nel settore dell'abbigliamento e delle calzature;

56.  ricorda che la politica commerciale e di sviluppo dell'UE deve contribuire globalmente allo sviluppo sostenibile, all'integrazione regionale e all'inserimento dei paesi in via di sviluppo nelle catene del valore regionali e, infine, globali attraverso la diversificazione economica, il che necessita di regole commerciali globali eque e favorevoli allo sviluppo; invita la Commissione a continuare a sostenere lo sviluppo di una zona continentale di libero scambio in Africa, attraverso un'assistenza politica e tecnica;

57.  ricorda l'impegno dell'UE a favore dell'eradicazione delle forme peggiori di lavoro minorile a livello globale, in quanto ciò deriva dai nostri valori, come sancito dall'articolo 21 TUE; invita nuovamente la Commissione a presentare una proposta per vietare l'importazione di beni prodotti con il lavoro minorile o con qualsiasi altra forma di lavoro forzato o schiavitù moderna; sottolinea, in tale contesto, l'importanza della ratifica, da parte dei paesi che ancora non l'hanno fatto, delle convenzioni dell'OIL n. 182 sulle forme peggiori di lavoro minorile e n. 138 sull'età minima di ammissione al lavoro;

58.  prende atto dei progressi compiuti rispetto alla conclusione e all'attuazione degli accordi di partenariato economico (APE); ritiene che sia necessaria un'analisi approfondita del loro impatto sulle economie africane e sui loro sottosettori, sui rispettivi mercati del lavoro e sulla promozione del commercio interregionale in Africa; invita la Commissione a intensificare il dialogo in uno spirito di autentico partenariato per affrontare le questioni rimaste in sospeso; ricorda che gli APE sono accordi asimmetrici che dovrebbero attribuire pari importanza agli aspetti legati allo sviluppo e al commercio; chiede a tale proposito l'attuazione tempestiva delle misure di accompagnamento, compresa l'erogazione delle risorse del FES;

59.  si compiace, inoltre, dell'attuazione dell'APE Cariforum; rileva che è necessaria una maggiore sensibilizzazione per garantire che i paesi CARICOM possano sfruttare le opportunità offerte dall'accordo; accoglie con favore l'istituzione del comitato consultivo misto, ma esorta la Commissione a garantire che le future istituzioni della società civile siano convocate tempestivamente;

60.  invita nuovamente l'UE a lavorare verso soluzioni adeguate ed efficienti ai fini dell'introduzione di un sistema trasparente e funzionante di etichettatura per la "tracciabilità sociale e ambientale" lungo tutta la catena di produzione, in conformità dell'accordo TBT dell'OMC, promuovendo nel contempo un'azione simile a livello internazionale;

La trasparenza e l'accesso alle informazioni devono procedere di pari passo con l'attuazione della politica commerciale dell'UE

61.  prende atto del lavoro realizzato dalla Commissione in materia di trasparenza e invita la Commissione a condurre i negoziati nella maniera più trasparente possibile, nel pieno rispetto delle migliori prassi come stabilito in altri negoziati; ritiene che il conseguimento della trasparenza debba far parte degli obiettivi chiave della Commissione; invita la Commissione e gli Stati membri a pubblicare i documenti relativi alla negoziazione e all'attuazione degli accordi senza compromettere la posizione negoziale dell'Unione;

62.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di sviluppare una vera e propria strategia di comunicazione per la politica commerciale e riguardo a ogni accordo, per massimizzare la trasmissione delle informazioni e adattarla ai soggetti interessati specifici, per consentire loro di beneficiare degli accordi; invita la Commissione e gli Stati membri a presentare misure di sensibilizzazione degli operatori economici riguardo agli accordi conclusi, mantenendo un dialogo costante con le associazioni di categoria, le imprese e la società civile;

63.  si compiace della pubblicazione da parte del Consiglio dei mandati negoziali per il partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (TTIP), il CETA, il TiSA, gli accordi con il Giappone, la Tunisia e il Cile, e la convenzione MIC, e della pubblicazione da parte della Commissione dei progetti dei mandati negoziali per gli accordi con l'Australia e la Nuova Zelanda e per la creazione del MIC in linea con la richiesta di trasparenza avanzata da tempo dal Parlamento; invita il Consiglio e gli Stati membri a pubblicare tutti i mandati negoziali e la Commissione a pubblicare tutti i progetti di mandato per l'apertura di futuri negoziati; chiede che il Consiglio e la Commissione inseriscano, nell'elaborazione e adozione dei mandati negoziali, le raccomandazioni del Parlamento;

64.  ribadisce la richiesta di coinvolgere maggiormente gli Stati membri, il Parlamento europeo, i parlamenti nazionali, gli operatori economici e i rappresentanti della società civile e delle parti sociali nel monitoraggio della politica commerciale, includendo, ma non solo, le disposizioni sul commercio e lo sviluppo sostenibile; invita la Commissione a pubblicare un piano d'azione e una descrizione dettagliata del modello di "partenariato rafforzato" per l'attuazione degli accordi commerciali;

65.  chiede alla Commissione di migliorare la qualità degli studi di impatto realizzati per ogni accordo commerciale e di inserirvi un'analisi settoriale e geografica; sottolinea che è fondamentale migliorare e rendere più tempestiva la comunicazione delle informazioni contenute negli studi di impatto ex ante ed ex post degli accordi commerciali;

66.  si compiace dell'annuncio della creazione di un gruppo consultivo per il monitoraggio della politica commerciale; sottolinea l'importanza di un'attuazione rapida, trasparente, pubblica e inclusiva di questo nuovo organo; chiede alla Commissione di pubblicare periodicamente i documenti delle riunioni e dei lavori di tale gruppo consultivo; invita inoltre la Commissione a definire processi che garantiscano una risposta adeguata alle questioni sollevate dal gruppo consultivo;

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67.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni.

(1) GU C 101 del 16.3.2018, pag. 30.
(2) Testi approvati, P8_TA(2017)0439.
(3) GU C 101 del 16.3.2018, pag. 19.
(4) GU C 35 del 31.1.2018, pag. 21.
(5) Testi approvati, P8_TA(2017)0330.
(6) Testi approvati, P8_TA(2017)0437.
(7) Testi approvati, P8_TA(2017)0488.
(8) Testi approvati, P8_TA(2017)0090.
(9) Testi approvati, P8_TA(2016)0369.
(10) GU C 99 E del 3.4.2012, pag. 31.
(11) GU C 99 E del 3.4.2012, pag. 94.
(12) Testi approvati, P8_TA(2017)0225.

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