Indice 
Testi approvati
Mercoledì 13 giugno 2018 - StrasburgoEdizione definitiva
Composizione del Parlamento europeo ***
 Procedure di insolvenza: allegati aggiornati al regolamento ***I
 Accordo UE-Islanda su disposizioni complementari per le frontiere esterne e i visti per il periodo 2014-2020 ***
 Accordo UE-Svizzera su disposizioni complementari per le frontiere esterne e i visti per il periodo 2014-2020 ***
 Attuazione delle rimanenti disposizioni dell'acquis di Schengen concernenti il sistema d'informazione Schengen in Bulgaria e in Romania*
 Politica di coesione ed economia circolare
 Ulteriore assistenza macrofinanziaria all'Ucraina ***I
 Negoziati sull'aggiornamento dell'accordo di associazione UE-Cile
 Relazioni UE-NATO
 Ciberdifesa

Composizione del Parlamento europeo ***
PDF 108kWORD 47k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 13 giugno 2018 sul progetto di decisione del Consiglio europeo che stabilisce la composizione del Parlamento europeo (00007/2018 – C8-0216/2018 – 2017/0900(NLE))
P8_TA(2018)0249A8-0207/2018

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio europeo (00007/2018),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio europeo a norma dell'articolo 14, paragrafo 2, secondo comma, del trattato sull'Unione europea (C8-0216/2018),

—  viste la sua risoluzione del 7 febbraio 2018 sulla composizione del Parlamento europeo e la proposta di decisione del Consiglio europeo ad essa allegata(1),

–  visto l'articolo 99, paragrafi 1 e 4, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per gli affari costituzionali (A8-0207/2018),

1.  dà la sua approvazione al progetto di decisione del Consiglio europeo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio europeo e, per conoscenza, alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) Testi approvati, P8_TA(2018)0029.


Procedure di insolvenza: allegati aggiornati al regolamento ***I
PDF 235kWORD 48k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 13 giugno 2018 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che sostituisce l'allegato A del regolamento (UE) 2015/848 relativo alle procedure di insolvenza (COM(2017)0422 – C8-0238/2017 – 2017/0189(COD))
P8_TA(2018)0250A8-0174/2018

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2017)0422),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 81 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0238/2017),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 23 maggio 2018, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione giuridica (A8-0174/2018),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 13 giugno 2018 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2018/... del Parlamento europeo e del Consiglio che sostituisce gli allegati A e B del regolamento (UE) 2015/848, relativo alle procedure di insolvenza

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2018/946)


Accordo UE-Islanda su disposizioni complementari per le frontiere esterne e i visti per il periodo 2014-2020 ***
PDF 233kWORD 47k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 13 giugno 2018 concernente il progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea, dell'accordo tra l'Unione europea e l'Islanda su disposizioni complementari in relazione allo strumento di sostegno finanziario per le frontiere esterne e i visti, nell'ambito del Fondo Sicurezza interna, per il periodo 2014-2020 (09228/2017 – C8-0101/2018 – 2017/0088(NLE))
P8_TA(2018)0251A8-0196/2018

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (09228/2017),

–  visto il progetto di accordo tra l'Unione europea e l'Islanda in merito a disposizioni complementari in relazione allo strumento di sostegno finanziario per le frontiere esterne e i visti, nell'ambito del Fondo sicurezza interna, per il periodo 2014-2020 (09253/2017),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 77, paragrafo 2, e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0101/2018),

–  visti l'articolo 99, paragrafi 1 e 4, e l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0196/2018),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e dell'Islanda.


Accordo UE-Svizzera su disposizioni complementari per le frontiere esterne e i visti per il periodo 2014-2020 ***
PDF 233kWORD 49k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 13 giugno 2018 concernente il progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione, dell'accordo tra l'Unione europea e la Confederazione svizzera su disposizioni complementari in relazione allo strumento di sostegno finanziario per le frontiere esterne e i visti, nell'ambito del Fondo sicurezza interna, per il periodo 2014-2020 (06222/2018 – C8-0119/2018 – 2018/0032(NLE))
P8_TA(2018)0252A8-0195/2018

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (06222/2018),

–  visto il progetto di accordo tra l'Unione europea e la Confederazione svizzera su disposizioni complementari in relazione allo strumento di sostegno finanziario per le frontiere esterne e i visti, nell'ambito del Fondo sicurezza interna, per il periodo 2014-2020 (06223/2018),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 77, paragrafo 2, e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8‑0119/2018),

–  visti l'articolo 99, paragrafi 1 e 4, e l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0195/2018),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e della Confederazione svizzera.


Attuazione delle rimanenti disposizioni dell'acquis di Schengen concernenti il sistema d'informazione Schengen in Bulgaria e in Romania*
PDF 233kWORD 47k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 13 giugno 2018 sul progetto di decisione del Consiglio relativa all'attuazione delle rimanenti disposizioni dell'acquis di Schengen concernenti il sistema d'informazione Schengen nella Repubblica di Bulgaria e in Romania (15820/1/2017 – C8-0017/2018 – 2018/0802(CNS))
P8_TA(2018)0253A8-0192/2018

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto del Consiglio (15820/1/2017),

–  visto l'articolo 4, paragrafo 2, dell'Atto di adesione della Repubblica di Bulgaria e della Romania, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C8-0017/2018),

–  visto l'articolo 78 quater del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0192/2018),

1.  approva il progetto del Consiglio;

2.  invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

3.  chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente il testo approvato dal Parlamento;

4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.


Politica di coesione ed economia circolare
PDF 273kWORD 61k
Risoluzione del Parlamento europeo del 13 giugno 2018 sulla politica di coesione e l'economia circolare (2017/2211(INI))
P8_TA(2018)0254A8-0184/2018

Il Parlamento europeo,

–  visti il trattato sull'Unione europea, in particolare l'articolo 3, e il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare gli articoli 4, 11, da 174 a 178, 191 e 349,

–  visti l'accordo di Parigi e la decisione 1/CP.21, nonché la 21ª conferenza delle parti (COP21) dell'UNFCCC e l'11ª conferenza delle parti che funge da riunione delle parti del protocollo di Kyoto (CMP11), tenutesi a Parigi (Francia) dal 30 novembre all'11 dicembre 2015,

–  visti l'articolo 7, paragrafo 2, e l'articolo 11, paragrafo 2, dell'accordo di Parigi, che riconoscono la dimensione locale, subnazionale e regionale dei cambiamenti climatici e dell'azione per il clima,

–  visti i nuovi obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, e in particolare l'obiettivo 7; di "assicurare l'accesso per tutti a servizi energetici moderni, affidabili, sostenibili e a costi accessibili" e l'obiettivo 11: di "rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili";

–  visto il regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio(1) (in appresso, "regolamento sulle disposizioni comuni"),

–  visto il regolamento (UE) n. 1301/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale e a disposizioni specifiche concernenti l'obiettivo "Investimenti a favore della crescita e dell'occupazione" e che abroga il regolamento (CE) n. 1080/2006(2),

–  visto il regolamento (UE) n. 1304/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, relativo al Fondo sociale europeo e che abroga il regolamento (CE) n. 1081/2006 del Consiglio(3),

–  visto il regolamento (UE) n. 1299/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni specifiche per il sostegno del Fondo europeo di sviluppo regionale all'obiettivo di cooperazione territoriale europea(4),

–  visto il regolamento (UE) n. 1302/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, che modifica il regolamento (CE) n. 1082/2006 relativo a un gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT) per quanto concerne il chiarimento, la semplificazione e il miglioramento delle norme in tema di costituzione e di funzionamento di tali gruppi(5),

–  visto il regolamento (UE) n. 1300/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, relativo al Fondo di coesione e che abroga il regolamento (CE) n. 1084/2006 del Consiglio(6),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002(7),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 16 gennaio 2018, relativa al quadro di monitoraggio per l'economia circolare (COM(2018)0029),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 26 gennaio 2017, dal titolo "Il ruolo della termovalorizzazione nell'economia circolare" (COM(2017)0034),

–  vista la relazione della Commissione, del 26 gennaio 2017, sull'attuazione del piano d'azione per l'economia circolare (COM(2017)0033),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 14 dicembre 2015, dal titolo "Investire nella crescita e nell'occupazione – ottimizzare il contributo dei Fondi strutturali e di investimento europei" (COM(2015)0639),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 2 dicembre 2015, dal titolo "L'anello mancante – Piano d'azione dell'Unione europea per l'economia circolare" (COM(2015)0614),

–  vista la comunicazione della Commissione del 2 luglio 2014, dal titolo "Verso un'economia circolare: programma per un'Europa a zero rifiuti" (COM(2014)0398),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 2 luglio 2014, dal titolo "Piano d'azione verde per le PMI – Aiutare le PMI a trasformare le sfide ambientali in opportunità di business" (COM(2014)0440),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 3 marzo 2010, dal titolo "Europa 2020 – Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva" (COM(2010)2020),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 13 febbraio 2012, dal titolo "L'innovazione per una crescita sostenibile: una bioeconomia per l'Europa" (COM(2012)0060),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 10 luglio 2012, dal titolo "Città e comunità intelligenti – Partenariato europeo di innovazione" (C(2012)4701),

–  visto lo studio richiesto dalla Commissione, del dicembre 2017, dal titolo "Integration of environmental concerns in Cohesion Policy Funds (ERDF, ESF, CF) – Results, evolution and trends through three programming periods (2000-2006, 2007-2013, 2014-2020)" (Integrazione degli aspetti ambientali nei fondi della politica di coesione (FESR, FSE, FC) – Risultati, evoluzione e tendenze attraverso tre periodi di programmazione (2000-2006, 2007-2013, 2014-2020),

–  vista la sua risoluzione del 16 febbraio 2017 sugli investimenti nella crescita e nell'occupazione – ottimizzare il contributo dei Fondi strutturali e di investimento europei: valutazione della relazione a norma dell'articolo 16, paragrafo 3, del regolamento sulle disposizioni comuni(8),

–  vista la sua risoluzione del 13 settembre 2016 sulla cooperazione territoriale europea – migliori pratiche e misure innovative(9),

–  vista la sua risoluzione del 6 luglio 2016 sulle sinergie per l'innovazione: i fondi strutturali e di investimento europei, Orizzonte 2020 e altri fondi e programmi dell'UE a sostegno dell'innovazione(10),

–  vista la sua risoluzione del 9 luglio 2015 sull'efficienza delle risorse: transizione verso un'economia circolare(11),

–  vista la sua risoluzione del 19 maggio 2015 sulle opportunità di crescita verde per le PMI(12),

–  vista la dichiarazione sulle isole intelligenti, del 28 marzo 2017,

–  visti l'articolo 52 del suo regolamento, nonché l'articolo 1, paragrafo 1, lettera e), e l'allegato 3 della decisione della Conferenza dei presidenti del 12 dicembre 2002 sulla procedura relativa alla concessione dell'autorizzazione a elaborare relazioni di iniziativa,

–  visti la relazione della commissione per lo sviluppo regionale e il parere della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (A8-0184/2018),

A.  considerando che gli enti locali e regionali, che conoscono meglio i problemi a livello locale e regionale e sono gli attori principali per una efficace attuazione della politica di coesione, sono anche in prima linea nella transizione verso un'economia circolare; che un modello europeo di governance multilivello, fondato su una collaborazione attiva e costruttiva tra i diversi livelli di governance e le parti interessate, congiuntamente a un'adeguata informazione e a un coinvolgimento attivo della cittadinanza, è fondamentale per la realizzazione di tale cambiamento;

B.  considerando che le città rappresentano solo il 3 % della superficie terrestre, ma ospitano più della metà della popolazione mondiale, consumano oltre il 75 % delle risorse globali e producono tra il 60 e l'80 % delle emissioni di gas a effetto serra e che si prevede che il 70 % della popolazione globale si trasferirà in città entro il 2050;

C.  considerando che la transizione verso un'economia più forte e circolare è sia una grande opportunità che una sfida per l'UE, i suoi Stati membri, e i suoi cittadini al fine di modernizzare l'economia europea e orientarla in una direzione più sostenibile; che in particolare rappresenta un'occasione per tutte le regioni europee e gli enti locali che sono il livello di governo più prossimo alle comunità locali; che offre possibilità di sviluppo e crescita per le regioni europee e può aiutarle a costruire un modello di sviluppo sostenibile che realizzi lo sviluppo economico, trasformi i settori esistenti, migliori le loro bilance commerciali e la loro competitività industriale con una maggiore produttività, crei nuovi posti di lavoro di alta qualità, ben retribuiti e nuove catene del valore;

D.  considerando che attualmente nell'UE circa il 60 % dei rifiuti non viene riciclato e che potrebbero delinearsi notevoli vantaggi in termini di costi e opportunità imprenditoriali se si esplorassero e introducessero nuovi modelli aziendali circolari a beneficio delle PMI dell'Unione;

E.  considerando che il conseguimento degli obiettivi dell'accordo di Parigi richiede il passaggio a un'economia più circolare e rappresenta un contributo essenziale per lo sviluppo di un modello economico che abbia come obiettivi non solo il profitto ma anche la salvaguardia dell'ambiente;

F.  considerando che la politica di coesione offre non soltanto opportunità di investimento per rispondere alle esigenze locali e regionali attraverso i Fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE), ma anche un quadro politico integrato per ridurre le differenze in termini di sviluppo tra le regioni europee e aiutarle ad affrontare le molteplici sfide al loro sviluppo, anche attraverso il sostegno all'efficienza delle risorse e allo sviluppo sostenibile, nonché alla cooperazione territoriale e allo sviluppo di capacità e anche per attrarre e promuovere investimenti privati;

G.  considerando che l'attuale quadro legislativo per la politica di coesione non menziona fra i suoi obiettivi la transizione verso un'economia circolare e che lo sviluppo sostenibile è un principio orizzontale per l'utilizzo dei fondi SIE, come definito all'articolo 8 del regolamento sulle disposizioni comuni e nel quadro strategico comune (allegato I), che permetterà di rafforzare il collegamento tra gli strumenti esistenti a supporto dei progetti di economia circolare;

H.  considerando che molti degli obiettivi tematici stabiliti per i fondi SIE, affinché si conformino alla strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, nonché le relative condizionalità ex ante, sono pertinenti agli obiettivi dell'economia circolare;

I.  considerando che l'articolo 6 del regolamento sulle disposizioni comuni rende obbligatorio per le operazioni sostenute dai fondi SIE il rispetto del diritto applicabile dell'Unione e del diritto nazionale relativo all'applicazione del diritto dell'Unione, compresa in particolar modo la legislazione ambientale;

J.  considerando che uno degli obiettivi che si pone l'economia circolare è quello di ridurre i rifiuti che finiscono in discarica, e che la messa in sicurezza e la bonifica di discariche, legali e illegali, presenti nel territorio degli Stati membri è da considerare di assoluta priorità;

K.  considerando che la Cina ha vietato le importazioni di frammenti di plastica e di carta straccia non selezionata a partire dal 1° gennaio 2018 e che tale divieto determinerà per l'Unione sfide in termini di riciclaggio che dovranno essere affrontate a livello regionale e locale;

Ruolo della politica di coesione nella promozione dell'economia circolare

1.  accoglie con favore l'impegno della Commissione a sostegno dell'economia circolare attraverso la politica di coesione, segnatamente mediante attività di informazione volte ad assistere gli Stati membri e le regioni dell'UE nell'impiego dei fondi della politica di coesione relativi all'economia circolare;

2.  prende atto che, secondo la relazione della Commissione sull'attuazione del piano d'azione per l'economia circolare, il sostegno dell'UE a favore dell'innovazione, delle PMI, dell'economia a basse emissioni di carbonio e della protezione ambientale, per il periodo 2014-2020, è pari a 150 miliardi di euro e molti di questi ambiti stanno contribuendo alla realizzazione di un'economia circolare;

3.  osserva che l'analisi dei risultati dei negoziati relativi agli accordi di partenariato e ai programmi operativi del Fondo sociale europeo (FSE) per l'attuale periodo di programmazione ha evidenziato che il FSE è stato utilizzato per sostenere azioni volte a introdurre modelli più verdi di organizzazione del lavoro e iniziative nel settore ecologico;

4.  rileva, tuttavia, che, come sottolineato in uno studio effettuato su incarico della Commissione, l'attuale quadro politico non consenta di sfruttare appieno il contributo della politica di coesione all'economia circolare; sottolinea, a tale riguardo, che la definizione delle attuali categorie denominate "campi di intervento" utilizzate per le dotazioni finanziarie non comprende l'economia circolare in quanto tale;

5.  sollecita la Commissione a realizzare le previste misure in materia di economia circolare, nel rispetto delle buone prassi regolamentari, e sottolinea la necessità di monitorare le misure di attuazione;

6.  sottolinea la necessità di attuare l'impegno della Commissione a favore di un quadro di controllo per l'economia circolare(13) per incrementare e valutare i progressi nella transizione a un'economia circolare a livello UE e di Stati membri, pur riducendo l'onere amministrativo.

7.  chiede alla Commissione un intervento straordinario, volto alla bonifica di aree utilizzate per lo sversamento e l'interramento illegale di rifiuti pericolosi, che pregiudicano la salute e il benessere economico e sociale delle popolazioni coinvolte;

8.  sottolinea il ruolo svolto dal programma quadro di ricerca e innovazione dell'UE Orizzonte 2020 e dal programma LIFE 2014-2020 nel finanziamento di progetti innovativi e nel sostegno a progetti in materia di riduzione dei rifiuti, riciclaggio e riutilizzo, rilevanti per l'economia circolare;

9.  prende atto che molte regioni si sono avvalse delle loro strategie di specializzazione intelligente per stabilire priorità in materia di economia circolare e orientare verso tale obiettivo i loro investimenti in ricerca e innovazione tramite la politica di coesione, svolgendo un ruolo fondamentale a supporto di investimenti e infrastrutture che rispondano alle esigenze delle PMI; invita le autorità regionali a utilizzare tale buona prassi come un modus operandi comune e ad attuare tali strategie di specializzazione intelligente;

10.  si compiace della creazione di un centro d'eccellenza europeo per l'efficienza delle risorse per le PMI e della piattaforma per il sostegno finanziario all'economia circolare;

11.  ribadisce il proprio punto di vista secondo cui l'economia circolare va oltre la gestione dei rifiuti e comprende settori quali i posti di lavoro verdi; energie rinnovabili, uso efficiente delle risorse; la bioeconomia; politiche agricola e della pesca, con la relativa bioindustria che punta a sostituire i combustibili fossili; gestione delle risorse idriche; efficienza energetica; rifiuti alimentari; rifiuti marini miglioramento della qualità dell'aria; ricerca e sviluppo e innovazione nei settori correlati; riconosce, tuttavia, che le infrastrutture per il trattamento dei rifiuti rappresentano un elemento cruciale per ridurre i modelli lineari di produzione e consumo e che è necessario sostenere le innovazioni in materia di progettazione ecocompatibile al fine di ridurre i livelli di rifiuti in plastica;

12.  ricorda che il problema di fondo che deve essere risolto per primo è il mercato secondario dei materiali, poiché se le materie prime costano meno di quelle riciclate, è evidente che il passaggio all'economia verde viene notevolmente rallentato e l'uso dei fondi strutturali potrebbe perdersi in un circolo vizioso; ritiene, in tale contesto, che alcune normative ad hoc (come la prossima proposta della Commissione europea sui prodotti di plastica monouso) e un'adeguata tassazione a livello europeo nell'ambito delle risorse proprie del prossimo QFP possono apportare un contributo decisivo al passaggio all'economia circolare;

13.  sottolinea il fatto che in media i materiali riciclati soddisfano solo il 10 % circa della domanda di materiali dell'UE; riconosce, rispetto ai nuovi sviluppi sui mercati globali, segnatamente il recente divieto della Cina relativo a frammenti di plastica e carta straccia non selezionata, il nuovo potenziale per le regioni e le comunità locali di investire nelle infrastrutture di riciclaggio, creare nuovi posti di lavoro verdi e affrontare le sfide attuali cui l'UE è confrontata;

14.  pone l'accento sulla presenza e l'importanza delle condizionalità ex ante per i fondi SIE relative, in particolare, all'obiettivo tematico di preservare e tutelare l'ambiente e di promuovere l'efficienza delle risorse; pone l'accento, in particolare, su quella che prevede di "promuovere investimenti economicamente ed ecologicamente sostenibili nel settore dei rifiuti"; si rammarica, tuttavia, delle inadempienze in merito alla gerarchia dei rifiuti e della mancanza di una corretta valutazione ambientale dei risultati a lungo termine di investimenti nel quadro dei fondi SIE;

15.  auspica un coordinamento e una maggiore cooperazione tra regioni, PMI, e altri soggetti pubblici/privati al fine di avviare nuove piattaforme tematiche di specializzazione intelligente in particolare tra il settore agroalimentare, dell'energia e dell'industria;

16.  sottolinea l'importanza di applicare la gerarchia dei rifiuti come condizione preliminare per realizzare un'economia circolare, nonché la necessità di una maggiore trasparenza delle catene di approvvigionamento in modo che i prodotti e i materiali fuori uso possano essere monitorati e recuperati in modo efficace; riconosce inoltre una tendenza negativa degli investimenti dei fondi SIE verso i livelli inferiori della gerarchia dei rifiuti, in particolare gli impianti di trattamento meccanico-biologico e l'incenerimento, che in alcuni casi genera sovraccapacità e lock-in tecnologici a lungo termine, compromettendo in tal modo il conseguimento degli obiettivi dell'Unione in materia di riciclaggio; rammenta che se si incoraggia la comunità imprenditoriale a seguire la gerarchia, si dovrebbero aggiungere altri materiali al flusso di risorse e offrire potenziali sbocchi per l'utilizzo nell'industria manifatturiera;

17.  ricorda i nuovi obiettivi in materia di rifiuti per il 2025, il 2030 e il 2035 stabiliti nella revisione della legislazione dell'UE sui rifiuti e sottolinea che il conseguimento di tali obiettivi richiede un impegno politico a livello nazionale, regionale e locale nonché investimenti economici; invita gli Stati membri ad avvalersi pienamente dei fondi dell'Unione disponibili a sostegno di tali investimenti e sottolinea che questi genereranno significativi ritorni in termini di crescita economica e creazione di posti di lavoro;

18.  sottolinea l'importanza dei progetti regionali per la lavorazione dei rifiuti residui non completamente riciclabili allo scopo di produrre biocarburanti sostenibili di seconda generazione, previa attenta separazione o raccolta differenziata conforme alla gerarchia dei rifiuti;

19.  invita la Commissione a garantire che tutte le definizioni relative ai rifiuti siano in linea con la direttiva quadro sui rifiuti e che i dati comparabili relativi ai progressi compiuti dagli Stati membri e dalle autorità locali e regionali siano accessibili;

20.  sottolinea l'importanza dell'iniziativa Azioni urbane innovative, che finora ha approvato otto progetti innovativi in materia di economia circolare di autorità urbane a cui destinare i finanziamenti del FESR, e invita la Commissione a monitorare e valutare la loro attuazione al fine di definire politiche più ampie in materia di economia circolare;

L'economia circolare come motore per lo sviluppo sostenibile e regionale

21.  sottolinea l'importanza del principio del partenariato e il ruolo rilevante di tutte le parti interessate, specialmente degli enti regionali e locali e delle organizzazioni non governative, comprese le PMI e le imprese dell'economia sociale, nell'elaborazione degli accordi di partenariato e dei programmi operativi; chiede un coinvolgimento reale dei partner e l'istituzione di partenariati orizzontali nei processi politici e l'adeguata integrazione degli obiettivi relativi all'economia circolare nei documenti di programmazione; incoraggia gli Stati membri a elaborare le proprie strategie nazionali in questo campo in coordinamento con l'approccio dell'UE in materia di economia circolare; sottolinea il ruolo di primo piano che può essere svolto dalle amministrazioni locali nella realizzazione dell'economia circolare;

22.  sottolinea l'importanza del ruolo dei partenariati pubblico-privati nella progettazione e nell'ideazione di nuovi prodotti e servizi che prendano in considerazione il ciclo di vita al fine di poter successivamente applicare quattro modelli di progettazione che potrebbero operare in un'economia circolare: progettazione per la longevità; progettazione per noleggio/servizio; progettazione per il riutilizzo nella produzione; progettazione per la valorizzazione dei materiali;

23.  sottolinea la necessità di modificare e adeguare le attuali strategie e i modelli di mercato per accompagnare le regioni in transizione verso questa forma economica più sostenibile, rilanciandone al contempo la competitività economica, industriale e ambientale;

24.  esorta l'attuazione dell'economia circolare in un quadro coordinato di governance multilivello e principio del partenariato, nella piena trasparenza, con il coinvolgimento delle comunità locali e un'ampia partecipazione del pubblico;

25.  evidenzia la necessità di promuovere una maggiore collaborazione tra tutti gli attori coinvolti nei processi dell'economia circolare;

26.  prende atto che i progetti connessi all'economia circolare che hanno beneficiato del sostegno della politica di coesione hanno arrecato maggiori vantaggi alle regioni più sviluppate; riconosce la limitata capacità amministrativa delle regioni meno sviluppate e invita pertanto le autorità nazionali degli Stati membri e la Commissione a ricorrere a tutte le possibilità esistenti per fornire assistenza esperta e a rafforzare la capacità di queste regioni per aiutarle ad aumentare i loro sforzi, e a creare le condizioni per realizzare un rapido progresso tecnologico mediante l'attuazione di un maggior numero di progetti che soddisfino i principi dell'economia circolare e lo sviluppo di partenariati e di una cooperazione più stretta con le parti interessate, come esperti di materiali, chimici, fabbricanti e imprese di riciclaggio, in particolare nel quadro dell'iniziativa "Industria 2020 nell'economia circolare";

27.  sottolinea le stime secondo cui il passaggio a materie prime biologiche e a metodi di trasformazione biologici potrebbe far risparmiare fino a 2,5 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente l'anno entro il 2030, con una crescita esponenziale dei mercati delle materie prime e dei nuovi prodotti di consumo biologici; mette in risalto l'estrema importanza della gestione sostenibile delle risorse naturali e della preservazione della biodiversità, nonché della trasformazione delle risorse in prodotti, materiali e combustibili biologici;

28.  ritiene che la bioeconomia sia fondamentale per lo sviluppo regionale e locale, dal momento che aumenta la coesione tra le regioni mediante il suo potenziale di creazione di posti di lavoro e crescita nelle zone rurali chiede di fare maggiormente ricorso ai fondi SIE attraverso politiche volte a incoraggiare le parti interessate ad attuare le innovazioni esistenti, continuando al contempo a promuovere l'innovazione nello sviluppo di biomateriali biodegradabili, riciclabili e compostabili prodotti da materie prime biologiche gestite in modo sostenibile; ricorda che una coerente attuazione della bioeconomia può inoltre risolvere il problema dello spreco alimentare; chiede una migliore collaborazione tra autorità nazionali, regionali e locali nella creazione di sistemi e piattaforme atti a collegare i diversi attori della produzione alimentare, dei trasporti, della vendita al dettaglio, dei settori dei consumatori e dei rifiuti, nonché altre parti interessate, in modo da ottenere maggiori sinergie per l'elaborazione di soluzioni efficienti;

29.  sottolinea che, oltre alle autorità locali, regionali e nazionali, gli incentivi dovrebbero essere concessi ai consumatori stessi, aggiornandoli costantemente e incoraggiandoli a cambiare le proprie abitudini di consumo in rapporto alla gestione e produzione dei rifiuti, al riciclaggio e a questioni che riguardano soluzioni sostenibili nella loro vita quotidiana;

30.  chiede un accesso migliore, più agevole e trasparente al finanziamento da parte degli enti locali e regionali, anche mediante il rafforzamento delle loro capacità amministrative e attraverso una maggiore collaborazione con la BEI, nell'ambito del polo europeo di consulenza sugli investimenti, per consentire un aumento degli investimenti a favore dei posti di lavoro verdi, della gestione dei rifiuti, della specializzazione intelligente, dell'ulteriore sviluppo delle zone rurali, anche per quanto riguarda le infrastrutture necessarie e le tecnologie ecologiche, della conversione da combustibili fossili a fonti rinnovabili e della transizione energetica locale, compresa l'efficienza energetica, la distribuzione decentralizzata dell'energia, l'innovazione in termini di energia pulita e l'economia circolare; si compiace del fatto che negli ultimi cinque anni la BEI ha stanziato circa 2,4 miliardi di EUR in cofinanziamento per progetti in materia di economia circolare per la gestione dei rifiuti, la gestione delle risorse idriche o la ricerca e lo sviluppo in agricoltura; sottolinea l'importanza di un migliore coordinamento tra i fondi SIE e il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) nel settore dell'economia circolare, anche per garantire che i programmi comprendano un approccio regionale e facciano un miglior uso del potenziale regionale per le fonti energetiche sostenibili;

31.  invita gli Stati membri, le regioni e le autorità locali a incoraggiare la creazione e il sostegno di reti di riparazione e riuso, in particolare quelle che operano come imprese dell'economia sociale, a prolungare la durata di vita dei prodotti tramite il reimpiego, la riparazione e il riutilizzo dei prodotti agevolando l'accesso di tali reti ai centri di raccolta dei rifiuti e promuovendo l'impiego di fondi SIE, strumenti economici, criteri relativi agli appalti o altre misure in tal senso;

32.  evidenzia che la sostenibilità del ciclo di vita del riutilizzo e del riciclaggio dipende anche dal consumo di energia nei trasporti; sottolinea che ciò si applica in particolare alle zone rurali in cui devono essere coperte distanze maggiori tra i punti di raccolta e di trattamento; esorta la Commissione, gli Stati membri e le autorità regionali a tenere conto dell'approccio del ciclo di vita nelle loro strategie di economia circolare per le zone rurali al fine di evitare impatti ambientali e climatici negativi;

33.  sottolinea che, su un campione di 32 programmi operativi presi in esame in uno studio sull'integrazione degli aspetti ambientali nei fondi della politica di coesione, nove riguardano l'economia circolare e sei i posti di lavoro verdi; si compiace degli attuali sforzi compiuti dalle autorità nazionali e regionali, ma al contempo invita gli Stati membri a integrare meglio l'economia circolare nei loro programmi operativi e regionali e negli accordi di partenariato; ribadisce la necessità di dare sostegno alle regioni al fine di garantire una transizione agevole verso l'economia circolare;

34.  invita gli Stati membri a garantire un'adeguata integrazione dell'economia circolare nei programmi di istruzione, formazione professionale e riqualificazione professionale in maniera interdisciplinare al fine di incoraggiare lo sviluppo di nuove capacità che contribuiranno ulteriormente alla ridefinizione di nuovi modelli imprenditoriali e alla nascita di nuovi posti di lavoro;

35.  invita le autorità nazionali e regionali incaricate della preparazione dei programmi operativi a includere maggiormente la questione dell'economia circolare nei programmi di cooperazione territoriale, in particolare nei programmi di cooperazione transfrontaliera, in modo da attuare soluzioni transfrontaliere in grado di realizzare risultati più efficienti ed economici;

36.  ritiene che la futura programmazione dei fondi SIE nel prossimo periodo di programmazione dovrebbe essere meglio coordinata con i piani nazionali per l'energia e il clima per il 2030 mediante il ricorso, laddove possibile, a indicatori simili rispetto a quelli previsti dal regolamento sulla governance dell'Unione dell'energia; chiede una strategia ambiziosa e coerente per gli Stati membri al fine di conseguire gli obiettivi vincolanti già esistenti a livello dell'UE in materia di mitigazione dei cambiamenti climatici;

37.  invita gli Stati membri a cogliere l'opportunità di integrare ulteriormente l'economia circolare nei loro programmi operativi attuali durante il periodo di revisione; ritiene che la Commissione dovrebbe facilitare tale processo fornendo assistenza agli Stati membri nell'analisi della situazione attuale e di possibili settori a cui applicare e aggiungere l'economia circolare e i suoi principi;

38.  ritiene opportuno potenziare ulteriormente il ruolo della cooperazione territoriale europea nell'affrontare le sfide relative all'attuazione dell'economia circolare; invita gli Stati membri a promuovere la cooperazione transfrontaliera, in particolare attraverso la cooperazione territoriale europea, al fine di attuare i progetti in materia di economia circolare; mette inoltre in risalto l'importanza di giungere a soluzioni sostenibili mediante gli accordi di preadesione con paesi terzi, al fine di affrontare le sfide attuali, segnatamente in materia di inquinamento atmosferico;

39.  sottolinea il potenziale inespresso delle strategie macroregionali in corso per contribuire a raccogliere le sfide relative all'attuazione dell'economia circolare, non solo negli Stati membri ma anche nei paesi terzi situati nella stessa area geografica; sottolinea che tali strategie dovrebbero concentrarsi su priorità atte a sostenere la creazione di un mercato delle materie prime secondarie per l'Unione; chiede lo sviluppo di iniziative di cooperazione dell'UE con paesi limitrofi;

40.  ribadisce il proprio punto di vista riguardo all'importanza di un adeguato sviluppo e mantenimento delle capacità presso le autorità pubbliche locali, regionali e nazionali, fattore di grande rilievo anche ai fini della transizione verso un'economia circolare; sottolinea l'importante ruolo che l'assistenza tecnica può svolgere in tale ambito; riconosce che le regioni e le zone urbane svolgono un ruolo fondamentale nel promuovere la titolarità della transizione energetica dal basso e sono gli spazi più idonei per la sperimentazione e l'attuazione di soluzioni energetiche integrate in collegamento diretto con i cittadini; sottolinea il ruolo delle iniziative Città intelligenti nell'economia circolare attraverso la promozione di modelli eco-tecnologici nello sviluppo di strategie di sviluppo urbano sostenibile; sottolinea che le città sostenibili e "circolari" sono uno strumento per un'efficace economia circolare;

41.  sottolinea l'importanza degli appalti pubblici verdi quale motore dell'economia circolare, con un mercato potenziale di circa 1 800 miliardi di EUR l'anno per la fornitura di opere pubbliche, beni e servizi(14);

42.  sottolinea l'esigenza di un quadro normativo in materia di energia che incoraggi i cittadini e le comunità dell'energia a partecipare alla transizione energetica mediante il diritto all'autoproduzione e al consumo, nonché mediante regimi di sostegno continuativi, accesso prioritario alla rete garantito e dispacciamento prioritario per le energie rinnovabili;

43.  incoraggia gli enti regionali e locali a investire ulteriormente nei programmi d'istruzione, nella formazione professionale e nella riqualificazione dei lavoratori, nonché nelle campagne di sensibilizzazione dei cittadini riguardo ai benefici e ai vantaggi di tutte le azioni, allo scopo di attuare l'economia circolare attraverso progetti di politica di coesione, rafforzando in tal modo la partecipazione dei cittadini e influenzando il comportamento dei consumatori; sottolinea, al riguardo, il potenziale del FSE; sottolinea che occorre incoraggiare tuttavia i giovani imprenditori ad orientarsi verso l'economia circolare, segnatamente nelle regioni con bassi livelli di reddito e di sviluppo; sottolinea inoltre che l'economia circolare è un'opportunità per contrastare lo spopolamento delle zone rurali, diversificare le loro economie ed acquisire sicurezza contro i rischi; sottolinea, al riguardo, che le aree rurali non hanno bisogno di incentivi per la transizione verso catene del valore sostenibili; sottolinea l'importanza di elaborare una strategia specifica per le regioni insulari;

44.  incoraggia la Commissione a promuovere il ricorso allo sviluppo locale di tipo partecipativo (CLLD) e agli investimenti territoriali integrati (ITI), onde aiutare le parti interessate locali a riunire i flussi di finanziamento e a pianificare le iniziative locali a favore dell'economia circolare;

45.  osserva che l'80 % dei rifiuti marini proviene da fonti terrestri; sottolinea pertanto l'importanza di affrontare la questione dei rifiuti terrestri e marini mediante un'azione a livello locale e regionale che produca benefici sia per l'ambiente sia per la salute dell'uomo; invita gli Stati membri, le regioni e le autorità locali a concentrare i propri sforzi sulla prevenzione della produzione di rifiuti terrestri;

46.  chiede alla Commissione di considerare, nel quadro del semestre europeo, l'impatto sul calcolo dei disavanzi pubblici degli investimenti regionali e nazionali cofinanziati attraverso i fondi SIE in progetti relativi all'economia circolare;

47.  valuta positivamente la proposta di rivedere la direttiva sull'acqua potabile 98/83/CE che faciliterà la transizione all'economia circolare riducendo i rifiuti di plastica derivanti dall'acqua in bottiglia, dando luogo a importanti risparmi di energia e consentendo una gestione efficiente delle risorse di acqua potabile;

L'economia circolare nell'ambito della politica di coesione dopo il 2020

48.  invita la Commissione, per il prossimo periodo di programmazione, a sviluppare una pertinente metodologia di rilevamento con indicatori adeguati, per consentire un miglior monitoraggio del contributo della politica di coesione alla realizzazione dell'economia circolare al fine di offrire un quadro più preciso delle condizioni ambientali e socioeconomiche;

49.  sottolinea che un importante sostegno alla realizzazione della transizione verso l'economia circolare viene fornito anche da altri programmi quali LIFE, COSME e Orizzonte 2020; sottolinea la necessità di migliorare le sinergie tra i sopracitati strumenti ai fini del raggiungimento degli obiettivi proposti dal piano di azione della Commissione per l'economia circolare;

50.  invita la Commissione, nel contesto delle nuove proposte legislative per il quadro della futura politica di coesione, a sviluppare adeguate condizionalità ex ante relative alla realizzazione di un'economia circolare; ritiene che le strategie per l'economia circolare dovrebbero essere sviluppato in partenariato con le autorità nazionali, regionali e locali, e i partner economici e sociali;

51.  chiede alla Commissione che il programma Orizzonte 2020 presti una maggiore attenzione e preveda maggiori finanziamenti per i progetti d'innovazione e ricerca in materia di economia circolare;

52.  sottolinea l'importanza di intensificare il sostegno della politica di coesione allo sviluppo urbano e rurale sostenibile e chiede di attribuire in tale contesto un ruolo di maggior rilievo agli obiettivi connessi all'economia circolare; chiede di proseguire le azioni urbane e rurali innovative in tale ambito e invita la Commissione, in sede di preparazione delle proposte per il futuro, a sfruttare al massimo le esperienze acquisite nel periodo 2014-2020; invita a un approccio flessibile e su misura nell'attuazione dell'agenda urbana per l'UE, che fornisca incentivi e orientamenti al fine di sfruttare pienamente i potenziali delle città nella realizzazione dell'economia circolare;

53.  invita la Commissione a trasformare la piattaforma europea delle parti interessate per l'economia circolare in un luogo di scambio delle migliori pratiche al fine di ottimizzare l'impiego delle risorse della politica di coesione in vista della transizione verso un'economia circolare;

54.  pone l'accento sull'interdipendenza fra l'economia circolare e la mitigazione dei cambiamenti climatici e chiede pertanto di garantire una spesa maggiore per gli investimenti in materia di economia circolare e clima nell'ambito della politica di coesione dopo il 2020; sottolinea inoltre che nel prossimo quadro finanziario pluriennale (QFP), la spesa relativa al clima dovrebbe essere in generale aumentata rispetto a quella attuale;

o
o   o

55.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 320.
(2) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 289.
(3) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 470.
(4) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 259.
(5) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 303.
(6) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 281.
(7) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(8) Testi approvati, P8_TA(2017)0053.
(9) Testi approvati, P8_TA(2016)0321.
(10) GU C 101 del 16.3.2018, pag. 111.
(11) GU C 265 dell'11.8.2017, pag. 65.
(12) GU C 353 del 27.9.2016, pag. 27.
(13) Comunicazione della Commissione, del 16 gennaio 2018, dal titolo “Quadro di monitoraggio per l'economia circolare” (COM(2018)0029),
(14) "Acquistare verde! – Manuale sugli appalti pubblici verdi", 3a edizione, Commissione europea, 2016.


Ulteriore assistenza macrofinanziaria all'Ucraina ***I
PDF 245kWORD 50k
Risoluzione
Testo
Allegato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 13 giugno 2018 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla concessione di ulteriore assistenza macrofinanziaria all'Ucraina (COM(2018)0127 – C8-0108/2018 – 2018/0058(COD))
P8_TA(2018)0255A8-0183/2018

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2018)0127),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 212, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0108/2018),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la dichiarazione comune del Parlamento europeo e del Consiglio, adottata unitamente alla decisione n. 778/2013/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 agosto 2013, relativa alla concessione di ulteriore assistenza macro-finanziaria alla Georgia(1),

–  visto l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 29 maggio 2018, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il commercio internazionale e il parere della commissione per gli affari esteri (A8-0183/2018),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  approva la dichiarazione comune del Parlamento, del Consiglio e della Commissione allegata alla presente risoluzione;

3.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 13 giugno 2018 in vista dell'adozione della decisione (UE) 2018/... del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla concessione di ulteriore assistenza macrofinanziaria all'Ucraina

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, la decisione (UE) 2018/947)

ALLEGATO ALLA RISOLUZIONE LEGISLATIVA

Dichiarazione comune del Parlamento, del Consiglio e della Commissione

Il Parlamento, il Consiglio e la Commissione rammentano che la concessione dell'assistenza macrofinanziaria è subordinata alla condizione preliminare del rispetto, da parte del paese beneficiario, di meccanismi democratici effettivi, compresi il pluralismo parlamentare, lo Stato di diritto e i diritti umani.

La Commissione e il Servizio europeo per l'azione esterna monitorano il rispetto di tale prerequisito durante l'intero ciclo dell'assistenza macrofinanziaria dell'Unione.

Alla luce delle condizioni non soddisfatte nell'ambito della lotta contro la corruzione e della conseguente cancellazione della terza rata del precedente programma di assistenza macrofinanziaria, a norma della decisione (UE) 2015/601, il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sottolineano che un’ulteriore assistenza macrofinanziaria all'Ucraina sarà subordinata ai progressi nella lotta contro la corruzione nel paese. A tal fine, le condizioni di politica economica e finanziarie del memorandum d’intesa da concordare tra l’Unione europea e l’Ucraina devono comprendere, tra l’altro, obblighi volti a rafforzare la governance, la capacità amministrativa e la struttura istituzionale, innanzitutto, ai fini della lotta contro la corruzione in Ucraina, per quanto in particolare riguarda un sistema di verifica delle dichiarazioni patrimoniali, la verifica dei dati sulla titolarità effettiva delle società e il buon funzionamento del tribunale specializzato in materia di lotta alla corruzione, in linea con le raccomandazioni della commissione di Venezia. Devono essere prese in considerazione anche le condizioni per la lotta al riciclaggio e all’evasione fiscale. Ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 4, qualora le condizioni previste non siano soddisfatte, la Commissione sospende temporaneamente o annullerà l'erogazione dell'assistenza macrofinanziaria.

Oltre a informare regolarmente il Parlamento europeo e il Consiglio in merito all’evoluzione dell’assistenza e a fornire loro i documenti pertinenti, la Commissione, al momento di ogni esborso, riferisce pubblicamente in merito all’adempimento di tutte le condizioni di politica economica e finanziarie legate al pagamento, in particolare per quanto riguarda la lotta contro la corruzione.

Il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione ricordano che tale assistenza macrofinanziaria all’Ucraina contribuisce a intensificare i valori condivisi con l’Unione europea, compresi uno sviluppo socialmente responsabile e sostenibile che porti alla creazione di posti di lavoro e alla riduzione della povertà, nonché un impegno a favore di una forte società civile. La Commissione correda il progetto di decisione di esecuzione della Commissione che approva il memorandum d’intesa di un’analisi preventiva dell’impatto sociale dell’assistenza macrofinanziaria. A norma del regolamento (UE) n. 182/2011, tale analisi è presentata al comitato degli Stati membri e messa a disposizione del Parlamento europeo e del Consiglio attraverso il registro dei lavori dei comitati.

(1) GU L 218 del 14.8.2013, pag. 15.


Negoziati sull'aggiornamento dell'accordo di associazione UE-Cile
PDF 179kWORD 54k
Raccomandazione del Parlamento europeo del 13 giugno 2018 al Consiglio, alla Commissione e al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza concernente i negoziati sull'aggiornamento dell'accordo di associazione UE-Cile (2018/2018(INI))
P8_TA(2018)0256A8-0158/2018

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 2 e 3 e il titolo V, in particolare gli articoli 21 e 36, del trattato sull'Unione europea (TUE), nonché la parte quinta del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visto l'articolo 218 TFUE,

–  visto l'accordo di associazione in vigore tra la Repubblica del Cile e l'Unione europea,

–  visto l'avvio, il 16 novembre 2017, dei negoziati tra l'Unione europea e il Cile su un accordo di associazione aggiornato,

–  vista l'adozione da parte del Consiglio, il 13 novembre 2017, delle direttive di negoziato per tale accordo,

–  vista la dichiarazione comune in occasione della 25a riunione della commissione parlamentare mista UE-Cile del 22 gennaio 2018,

–  vista la sua raccomandazione del 14 settembre 2017 al Consiglio, alla Commissione e al Servizio europeo per l'azione esterna sui negoziati relativi alla modernizzazione del pilastro commerciale dell'accordo di associazione UE-Cile(1),

–  vista la sua risoluzione del 13 settembre 2017 sulle relazioni politiche dell'UE con l'America latina(2),

–  vista la dichiarazione del forum della società civile UE-CELAC, dell'11 maggio 2015, dal titolo "Equality, rights and democratic participation for the peoples of Europe and Latin America and the Caribbean" (Uguaglianza, diritti e partecipazione democratica per i popoli dell'Europa, dell'America latina e dei Caraibi),

–  visti l'articolo 108, paragrafo 4, e l'articolo 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per gli affari esteri (A8-0158/2018),

A.  considerando che il Cile e l'UE sono uniti da valori comuni e da stretti legami culturali, economici e politici;

B.  considerando che il Cile e l'UE operano in stretta collaborazione per affrontare le sfide regionali e globali, quali i cambiamenti climatici, la sicurezza internazionale, lo sviluppo sostenibile e la governance globale;

C.  considerando che il Cile è uno strenuo difensore della democrazia e dei diritti umani, del commercio libero e aperto e del multilateralismo; che è anche un membro chiave dell'Alleanza del Pacifico, dell'Organizzazione degli Stati americani (OSA) e dell'Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR), oltre ad essere un paese ad alto reddito e un membro dell'OCSE;

D.  considerando che il Cile è tra i principali attori negli affari regionali, ad esempio per il suo ruolo di paese garante nel quadro del processo di pace in Colombia e dei colloqui di Santo Domingo tra il governo venezuelano e l'opposizione; che il Cile ha abbandonato i colloqui con il Venezuela dal momento che non sono state garantite le condizioni minime per organizzare elezioni presidenziali democratiche e per realizzare una normalizzazione istituzionale;

E.  considerando che da gennaio 2014 è in vigore un accordo quadro di partecipazione del Cile alle operazioni di gestione delle crisi dell'UE; che il Cile partecipa all'EUFOR ALTHEA in Bosnia-Erzegovina, nonché a una serie di operazioni di mantenimento della pace dell'ONU, il che riflette il suo impegno a favore della pace e della sicurezza globali;

F.  considerando che le recenti elezioni parlamentari e presidenziali hanno dimostrato ancora una volta il carattere stabile e maturo della democrazia cilena; che il Cile ha beneficiato di una forte crescita economica e negli ultimi decenni è diventato una delle economie in più rapida espansione dell'America del Sud; che nel paese sono tuttora in atto sforzi di riforma;

G.  considerando che la recente depenalizzazione dell'aborto in determinate circostanze ha dimostrato una maggiore apertura della società cilena nei confronti dell'emancipazione delle donne e delle ragazze;

H.  considerando che, nell'indice di sviluppo umano 2016, il Cile si è collocato tra i paesi con uno sviluppo umano molto elevato e che, detenendo il 38° posto nella classifica mondiale, è il primo paese classificato dell'America latina e occupa una posizione più elevata di sette Stati membri dell'UE;

I.  considerando che il vigente accordo di associazione si è rivelato fondamentale per approfondire le relazioni politiche tra l'UE e il Cile e per aumentare considerevolmente i flussi commerciali e di investimento; che il rispetto costante dello Stato di diritto e di un quadro giuridico e politico stabile consente al Cile e all'UE di esercitare la libertà di impresa e promuove un contesto adeguato per gli investimenti che prevede meccanismi di salvaguardia del principio della certezza giuridica;

J.  considerando che negli ultimi anni l'UE e il Cile hanno concluso accordi più ambiziosi e globali con altri partner; che l'aggiornamento dell'accordo di associazione UE-Cile potrebbe quindi approfondire in modo significativo le relazioni esistenti, comprese le relazioni nei settori degli affari esteri e della sicurezza;

K.  considerando che il futuro accordo di associazione tra l'UE e il Cile deve riflettere pienamente la natura trasformativa dell'agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e il ruolo della cooperazione internazionale allo sviluppo ai fini del conseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile;

L.  considerando che un accordo di associazione aggiornato, unitamente agli accordi con il Messico e il Mercosur attualmente in fase di (ri)negoziazione, rafforzerebbe il ruolo dell'Unione quale alleato chiave dell'America latina, in un momento in cui altri attori, come la Cina e la Russia, stanno tentando di aumentare sempre di più la propria influenza nella regione;

M.  considerando che la commissione parlamentare mista UE-Cile ha ripetutamente espresso il proprio sostegno all'aggiornamento dell'accordo di associazione, da ultimo nella dichiarazione comune adottata in occasione della 25a riunione del 22 gennaio 2018;

1.  raccomanda al Consiglio, alla Commissione e al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR):

Principi generali

Multilateralismo e cooperazione regionale e internazionale

Dialogo e cooperazione politici

Disposizioni istituzionali

   a) di rafforzare notevolmente la cooperazione tra il Cile e l'UE, due partner che condividono gli stessi principi in un contesto caratterizzato da nuove incertezze nelle relazioni internazionali, sulla base dei nostri valori e principi condivisi di democrazia, lotta ai cambiamenti climatici, garanzia della parità di genere, Stato di diritto, buon governo e rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali;
   b) di garantire che l'accordo aggiornato con il Cile sia ambizioso, globale ed equilibrato e apporti benefici tangibili per i cittadini, le imprese e le economie di entrambe le parti; di garantire che, tra gli accordi più avanzati conclusi dall'UE con i paesi terzi, quello con il Cile sia un accordo di punta;
   c) di rafforzare la dimensione dei diritti umani nella cooperazione tra l'UE e il Cile, alla luce della strategia 2016-2020 sui diritti umani adottata dalle due parti; di prevedere un impegno comune per la tutela e la promozione dei diritti umani, delle libertà fondamentali, della parità di genere e dei diritti delle minoranze, quali la comunità LGBTI e le popolazioni indigene, mediante meccanismi applicabili di monitoraggio, rendicontazione periodica e risoluzione delle controversie; di incoraggiare il Cile a trovare una soluzione alle questioni insorte con il popolo indigeno dei Mapuche e altre popolazioni indigene; di continuare la pratica di includere una clausola in materia di diritti umani in tutti i futuri accordi di associazione; di proseguire il dialogo regolare tra il Cile e l'UE in materia di diritti umani, con l'obiettivo di rafforzare il quadro istituzionale e le politiche pubbliche per promuovere i diritti umani, anche attraverso la cooperazione multilaterale;
   d) di incoraggiare il Cile a garantire il giusto processo e procedimenti giurisdizionali equi, in pieno accordo con le norme internazionali;
   e) di mirare a promuovere lo sviluppo socioeconomico sostenibile, contrastare la povertà e ridurre i livelli di disuguaglianza alla luce dell'impegno del Cile ai fini del conseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile nel quadro dell'agenda 2030;
   f) di aiutare il Cile a migliorare i livelli e i programmi di istruzione, garantendo alle persone con i redditi più bassi un pieno accesso all'istruzione superiore; di rafforzare il legame tra le università e il mercato del lavoro, colmando gli squilibri tra la domanda e l'offerta di competenze e promuovendo l'occupazione giovanile;
   g) di incoraggiare la tutela dei diritti sociali e ambientali e garantire un'efficace attuazione delle convenzioni dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) nonché l'eliminazione del lavoro forzato e minorile;
   h) di rafforzare il dialogo e la cooperazione in materia di sfide globali e regionali, come la criminalità organizzata, il traffico di stupefacenti, l'aumento delle disuguaglianze, la migrazione, il terrorismo e i cambiamenti climatici, compresa l'attuazione dell'agenda 2030; di sostenere la cooperazione tra l'UE e il Cile per quanto riguarda la gestione della migrazione e di istituire meccanismi di riammissione, anche per gli apolidi e i cittadini di paesi terzi;
   i) di ribadire l'importanza dell'agenda multilaterale e di ricordare che qualsiasi negoziato bilaterale non deve andare a scapito dell'ambizione di realizzare progressi a livello multilaterale;
   j) di contribuire al rafforzamento del multilateralismo e della cooperazione internazionale al fine di promuovere la sicurezza internazionale e di affrontare efficacemente le sfide globali; di rafforzare il coordinamento delle posizioni assunte da entrambe le parti nelle organizzazioni e nei consessi internazionali;
   k) di incoraggiare il Cile a continuare ad appoggiare i sistemi di cooperazione e integrazione regionale, principalmente l'Alleanza del Pacifico, tenuto conto dei suoi risultati incoraggianti in quanto motore reale e attivo dell'integrazione economica tra i membri della regione, ma anche l'UNASUR e la Comunità degli Stati latinoamericani e caraibici (CELAC); di valutare la possibilità che l'UE ottenga lo status di osservatore in seno all'Alleanza del Pacifico;
   l) di assicurare un dialogo periodico costruttivo su tutte le questioni di rilevanza, sfruttando e ampliando i formati esistenti; di mobilitare le risorse disponibili attraverso lo strumento di partenariato, nell'ottica di conseguire obiettivi strategici;
   m) di istituire una stretta cooperazione nel settore della sicurezza e della difesa, in particolare per quanto riguarda la prevenzione dei conflitti, la gestione delle crisi, la sicurezza marittima, il disarmo e la non proliferazione; di consentire una maggiore partecipazione del Cile alle missioni e operazioni nell'ambito della politica di sicurezza e di difesa comune dell'UE (PSDC);
   n) di consentire una maggiore cooperazione nella lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata e alla criminalità informatica e nella prevenzione della radicalizzazione e della criminalità transfrontaliera senza pregiudicare le libertà civili e i diritti fondamentali; di intraprendere azioni nel contesto della lotta mondiale contro il terrorismo, rafforzando i meccanismi, le misure e gli organismi per la cooperazione mondiale e regionale, conformemente al diritto internazionale e ai principi della Carta delle Nazioni Unite;
   o) di migliorare la cooperazione nella lotta alla corruzione, al riciclaggio di denaro e all'evasione fiscale; di prevedere disposizioni su norme in materia di buona governance fiscale e trasparenza che riaffermino l'impegno delle parti ad attuare le norme internazionali nella lotta contro l'elusione e l'evasione fiscali;
   p) di ricordare che la corruzione arreca pregiudizio ai diritti umani, all'uguaglianza, alla giustizia sociale, al commercio e alla concorrenza leale, impedendo così la crescita economica; di prevedere specifiche sezioni che delineino impegni e provvedimenti chiari e risoluti a favore della lotta alla corruzione in tutte le sue forme e dell'attuazione di norme internazionali e convenzioni multilaterali anticorruzione;
   q) di agevolare la mobilità tra l'UE e il Cile; di rafforzare gli scambi di studenti e giovani, i programmi di borse di studio e i corsi di formazione, anche attraverso il programma ERASMUS+; di compiere ulteriori sforzi ai fini del pieno riconoscimento reciproco delle qualifiche accademiche e della modernizzazione, accessibilità e internazionalizzazione dell'istruzione superiore;
   r) di promuovere il trasferimento di conoscenze scientifiche e tecnologiche e intensificare la collaborazione in materia di ricerca e cooperazione, sfruttando appieno i programmi esistenti quali Orizzonte 2020;
   s) di promuovere e rafforzare le relazioni nel settore della cooperazione internazionale, sulla base del memorandum d'intesa sulla cooperazione internazionale firmato nel 2015; di creare meccanismi innovativi per ampliare e rafforzare la cooperazione triangolare e regionale con terze parti all'interno o all'esterno dell'America latina attraverso programmi quali EUROsociAL+ ed Euroclima+, nonché la cooperazione sulle politiche in materia di droga come COPOLAD;
   t) di elaborare una metodologia in grado di mettere in luce gli effetti dell'accordo aggiornato sugli uomini e le donne e di utilizzare i risultati come base per formulare politiche volte a conseguire un equilibrio di genere;
   u) di riaffermare l'impegno comune a favore dell'accordo di Parigi sul clima e dell'agenda 2030 e prevedere una stretta cooperazione tra l'UE e il Cile in materia di tutela dell'ambiente e lotta contro i cambiamenti climatici; di rafforzare il partenariato in materia di cooperazione tecnica e politica in ambiti chiave riguardanti l'ambiente, comprese le emissioni di CO2 nel trasporto internazionale, la conservazione della biodiversità e la produzione e il consumo sostenibili; di promuovere una cooperazione rafforzata nel settore dell'economia circolare per migliorare l'efficienza sotto il profilo delle risorse, l'uso sostenibile delle risorse naturali, l'ecoinnovazione e la gestione delle acque; di accrescere il sostegno a favore dei progetti volti ad attenuare gli effetti dei cambiamenti climatici;
   v) di rafforzare la cooperazione in materia di ricerca e sviluppo e nell'uso del programma dell'UE "Copernicus" nel settore dei dati satellitari di osservazione della Terra a fini ambientali;
   w) di promuovere la cooperazione culturale e sostenere la diaspora sia in Cile che nell'UE, con l'obiettivo di sostenere gli investimenti esteri nell'UE e in Cile;
   x) di riaffermare l'accesso all'acqua quale diritto umano;
   y) di garantire che l'accordo di associazione si basi su una forte partecipazione parlamentare, rafforzando le disposizioni e i meccanismi di cooperazione attuali per consentire di aumentare il contributo alla sua attuazione e il controllo della stessa, in particolare attraverso l'attuale formato interparlamentare della commissione parlamentare mista; di prevedere la possibilità che la commissione parlamentare mista chieda informazioni pertinenti sull'attuazione dell'accordo di associazione;
   z) di garantire l'opportuna partecipazione della società civile sia nel corso dei negoziati sia nella fase di attuazione dell'accordo di associazione, compreso, ma non esclusivamente, il comitato consultivo misto; di sottolineare la necessità di porre in essere un meccanismo istituzionalizzato per consentire un dialogo politico che coinvolga le organizzazioni della società civile in entrambe le regioni;
   aa) di informare immediatamente e pienamente il Parlamento in tutte le fasi dei negoziati, in linea con l'articolo 218, paragrafo 10, TFUE; ciò prevede la possibilità di fornire al Parlamento i testi negoziali e i verbali di ogni ciclo di negoziati; accoglie con favore, a tale riguardo, la decisione del Consiglio del 22 gennaio 2018 di rendere pubblico il mandato di negoziato affidato alla Commissione e al VP/AR nel novembre 2017;
   ab) di considerare la recente pubblicazione delle direttive di negoziato come un precedente importante e di impegnarsi a pubblicare in futuro tutte le direttive di negoziato per gli accordi internazionali;
   ac) di accelerare i negoziati sull'accordo di associazione nell'ottica di consentirne la ratifica da parte del Parlamento prima della fine dell'attuale legislatura;
   ad) di garantire il rispetto, a tutti i livelli, della pratica consolidata di non applicare provvisoriamente il nuovo accordo fintantoché il Parlamento non darà la sua approvazione;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente raccomandazione al Consiglio, alla Commissione e al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, nonché al presidente, al governo e al parlamento della Repubblica del Cile.

(1) Testi approvati, P8_TA(2017)0354.
(2) Testi approvati, P8_TA(2017)0345.


Relazioni UE-NATO
PDF 201kWORD 60k
Risoluzione del Parlamento europeo del 13 giugno 2018 sulle relazioni UE-NATO (2017/2276(INI))
P8_TA(2018)0257A8-0188/2018

Il Parlamento europeo,

–  visto il trattato di Lisbona,

–  visto il trattato del Nord-Atlantico,

–  viste le conclusioni del Consiglio europeo del 20 dicembre 2013, del 26 giugno 2015, del 28 giugno e del 15 dicembre 2016 e del 9 marzo, del 22 giugno e del 15 dicembre 2017,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 18 maggio 2015 e del 14 novembre 2016 sulla politica di sicurezza e di difesa comune, del 6 dicembre 2016 sulla cooperazione UE-NATO, del 6 marzo, del 18 maggio e del 17 luglio 2017 sulla strategia globale dell'UE e del 19 giugno e del 5 dicembre 2017 sull'attuazione del pacchetto comune di proposte approvato dai Consigli dell'Unione europea e della NATO il 6 dicembre 2016,

–  visto il documento intitolato "Visione condivisa, azione comune: un'Europa più forte – Una strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'Unione europea", presentato dal vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) il 28 giugno 2016,

–  visti la dichiarazione congiunta dell'8 luglio 2016 rilasciata dai presidenti del Consiglio europeo e della Commissione e dal Segretario generale della NATO, il pacchetto comune di 42 proposte approvato dai Consigli dell'UE e della NATO il 6 dicembre 2016 e le relazioni del 14 giugno e del 5 dicembre 2017 sui progressi compiuti nella loro attuazione, nonché il nuovo pacchetto di 32 proposte approvato dai due Consigli il 5 dicembre 2017,

–  visti i risultati delle riunioni del Consiglio "Affari esteri" (comprese questioni relative alla difesa) tenutesi il 13 novembre 2017 e il 6 marzo 2018, per quanto riguarda in particolare la cooperazione UE-NATO,

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, del 30 novembre 2016, dal titolo "Piano d'azione europeo in materia di difesa" (COM(2016)0950),

–  visti la comunicazione congiunta della Commissione e del VP/AR al Parlamento europeo e al Consiglio, del 10 novembre 2017, dal titolo " Miglioramento della mobilità militare nell'Unione europea" (JOIN(2017)0041) e il relativo piano d'azione presentati nel marzo 2018 (JOIN(2018)0005),

–  visto il pacchetto Difesa presentato dalla Commissione il 7 giugno 2017,

–  vista la relazione annuale 2017 del Segretario generale della NATO, pubblicata il 15 marzo 2018,

–  vista la risoluzione n. 439 dell'Assemblea parlamentare della NATO, del 9 ottobre 2017, su una più stretta cooperazione UE-NATO,

–  vista la risoluzione n. 440 dell'Assemblea parlamentare della NATO, del 9 ottobre 2017, sulla base industriale di difesa europea,

–  vista la relazione dell'8 ottobre 2017 della commissione per la difesa e la sicurezza dell'Assemblea parlamentare della NATO sulla cooperazione NATO-UE dopo Varsavia, compreso l'allegato fornito dal Parlamento europeo,

–  vista la sua risoluzione del 13 aprile 2016 sull'UE in un contesto globale in evoluzione – Un mondo maggiormente connesso, contestato e complesso(1),

–  vista la sua risoluzione del 22 novembre 2016 sull'Unione europea della difesa(2),

–  viste le sue risoluzioni del 23 novembre 2016 e del 13 dicembre 2017 sull'attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC)(3),

–  viste le sue risoluzioni del 14 dicembre 2016 e del 13 dicembre 2017 sull'attuazione della politica estera e di sicurezza comune (PESC)(4),

–  vista la sua risoluzione del 16 marzo 2017 sulle implicazioni costituzionali, giuridiche e istituzionali di una politica di sicurezza e di difesa comune: possibilità offerte dal trattato di Lisbona(5),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per gli affari esteri (A8-0188/2018),

A.  considerando che i nostri valori, quali la democrazia liberale, il multilateralismo, i diritti umani, la pace, lo sviluppo e lo Stato di diritto, su cui sono fondati l'Unione europea e il legame transatlantico, nonché il sistema internazionale basato sulle regole e l'unità e la coesione europee sono a rischio in un'era di tensioni geopolitiche e rapido degrado del contesto strategico;

B.  considerando che le due principali organizzazioni dell'Occidente, l'Unione europea e la NATO, stanno compiendo progressi nel rafforzare la loro cooperazione per far fronte a sfide, minacce e rischi complessi, di carattere sia convenzionale sia ibrido, generati da soggetti statali e non statali che provengono principalmente da Est e da Sud; che l'accumularsi delle crisi che destabilizzano il vicinato europeo crea minacce alla sicurezza sia interna sia esterna; che nessuna organizzazione dispone di tutti gli strumenti per far fronte da sola a tali minacce alla sicurezza e che esse riuscirebbero ad affrontarle meglio nell'ambito di una cooperazione reciproca; che l'UE e la NATO sono indispensabili per garantire la sicurezza dell'Europa e dei suoi cittadini;

C.  considerando che la cooperazione UE-NATO non dovrebbe essere considerata un obiettivo in sé bensì un mezzo per conseguire priorità e obiettivi comuni in materia di sicurezza attraverso la complementarità delle missioni e dei mezzi a disposizione; che gli Stati membri dell'UE e gli alleati della NATO hanno un unico insieme di forze; che insieme essi possono utilizzare in modo efficiente le risorse e mobilitare con maggiore efficacia un'ampia gamma di strumenti esistenti per rispondere alle sfide in materia di sicurezza;

D.  considerando che la NATO è un'alleanza militare, mentre l'UE non lo è; che l'UE è un attore strategico globale e un garante della sicurezza, che dispone di una vasta gamma di strumenti unici per far fronte alle sfide attuali in modo globale attraverso le sue varie politiche; che in base agli obiettivi della strategia globale e nel contesto della stessa, l'UE, sta rafforzando la propria responsabilità riguardo alla sicurezza e alla difesa e il proprio ruolo di partner per la pace e la sicurezza internazionali, nonché la propria capacità di agire in modo autonomo, rafforzando al contempo il proprio contributo alla NATO e promuovendo una più stretta cooperazione;

E.  considerando che alla NATO compete la responsabilità primaria per la difesa collettiva dei suoi membri; che si prende atto delle linee guida della NATO che prevedono che gli alleati spendano per la difesa il 2 % del loro PIL nei prossimi dieci anni al fine di mantenere una capacità di difesa adeguata; che la NATO, in quanto partner fondamentale dell'UE in materia di sicurezza, resta un garante essenziale dell'interoperabilità delle capacità delle forze alleate e della coerenza dei loro sforzi di approvvigionamento;

F.  considerando che le azioni di UE e NATO dovrebbero essere complementari nella dimensione della sicurezza, per meglio affrontare nuove sfide in materia di sicurezza multiformi e senza precedenti; che anche i settori comuni tra le due organizzazioni richiedono una cooperazione più stretta ed efficiente;

G.  considerando che l'UE e la NATO, entrambe impegnate nella gestione delle crisi, svolgerebbero tale attività con maggiore efficacia se agissero in modo realmente coordinato sfruttando al massimo le loro competenze e risorse; che, quale seguito della strategia globale dell'UE, l'Unione sta rafforzando il proprio approccio comune nei confronti dei conflitti e delle crisi esterni nonché rispondendo a minacce e problematiche che rientrano nel binomio di sicurezza interno-esterno, servendosi di mezzi civili o militari;

H.  considerando che al vertice NATO di Varsavia del 2016, l'Alleanza e l'UE hanno definito gli ambiti della cooperazione rafforzata alla luce delle sfide comuni a Est e a Sud, compresa la lotta alle minacce ibride, il rafforzamento della resilienza, lo sviluppo della capacità di difesa, la ciberdifesa, la sicurezza marittima e le esercitazioni; che i ministri degli Esteri della NATO hanno approvato, nel dicembre 2016, 42 misure per far avanzare la cooperazione NATO-UE in ambiti concordati e che ulteriori ambiti di cooperazione sono stati definiti nel dicembre 2017;

I.  considerando che un partenariato UE-NATO è necessario al fine di far fronte alle minacce ibride, anche contrastando la cattiva informazione e la disinformazione e rafforzando la resilienza; che è necessario operare una chiara distinzione tra le competenze e strategie politiche delle due istituzioni;

J.  considerando che le attività della Russia sono in aumento; che permane il rischio di un indebolimento del legame transatlantico e della solidarietà tra gli Stati membri dell'Unione, mentre è invece necessario rafforzare il loro approccio strategico comune nei confronti della Russia; che sia l'UE sia la NATO subiscono gli effetti del comportamento militare più assertivo della Russia; che anche le manipolazioni politiche e gli attacchi informatici sono fonte di preoccupazione; che l'Unione ha reagito alle ingerenze della Russia negli affari interni europei, in violazione del diritto e delle norme internazionali; che la resilienza è e rimane un elemento chiave della difesa collettiva;

K.  considerando che il vicinato meridionale si trova ad affrontare un'instabilità senza precedenti e rappresenta una sfida di importanza strategica sia per gli Stati membri dell'UE che per i membri della NATO, in particolare per quelli che si trovano in prima linea;

L.  considerando che gli attacchi informatici sono sempre più numerosi e sofisticati; che nel 2014 la NATO ha inserito la ciberdifesa tra i compiti fondamentali della difesa collettiva dell'Alleanza e che nel 2016 ha riconosciuto il ciberspazio come ambito operativo, insieme a quello terrestre, aereo e marittimo; che l'UE e la NATO possono integrare reciprocamente gli sforzi che compiono; che è opportuno promuovere una maggiore collaborazione tra gli Stati membri dell'UE nel settore della sicurezza informatica e che in tale ambito è necessario un approccio coordinato di tutti gli Stati membri;

M.  considerando che nel dicembre 2017 la NATO e l'UE hanno deciso di rafforzare la loro cooperazione nella lotta contro il terrorismo, principalmente attraverso un'intensificazione dello scambio di informazioni e il miglioramento della resilienza nazionale;

N.  considerando che sia l'UE sia la NATO utilizzano le stesse infrastrutture di trasporto in Europa, un fattore essenziale per un rapido dispiegamento militare, e che la mobilità militare è stata recentemente definita quale settore prioritario di cooperazione tra le due organizzazioni;

O.  considerando che, secondo gli ultimi sondaggi del Pew Research Center, il sostegno pubblico a favore della NATO è solido e in crescita nella maggior parte degli Stati membri dell'Alleanza;

Un partenariato più concreto

1.  è convinto che l'UE e la NATO condividano gli stessi valori nel perseguimento della a pace e della sicurezza internazionali, che affrontino sfide strategiche simili e che, data l'appartenenza alle due organizzazioni di 22 membri condivisi, abbiano interessi convergenti in materia di sicurezza e difesa, tra cui la protezione dei loro cittadini da qualunque minaccia; ritiene che il partenariato strategico tra l'UE e la NATO sia essenziale per far fronte a tali sfide in materia di sicurezza; sottolinea che la cooperazione UE-NATO dovrebbe essere complementare e rispettosa delle specificità e del ruolo di ciascuna istituzione;

2.  sottolinea che l'apertura e la trasparenza, nel pieno rispetto dell'autonomia decisionale e delle procedure di entrambe le organizzazioni, come pure l'inclusività e la reciprocità che non pregiudichino il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di ciascuno Stato membro, sono principi importanti nell'ambito del partenariato UE-NATO; evidenzia che la cooperazione con gli Stati membri dell'UE non appartenenti alla NATO e con i membri della NATO non appartenenti all'UE è parte integrante della cooperazione UE-NATO;

3.  è convinto che per i suoi membri la NATO sia il fondamento della difesa collettiva e della dissuasione in Europa; è inoltre convinto che un'Unione europea più forte, dotata di una PSDC più efficace grazie a molteplici progetti tra gli Stati membri e in grado di rispettare le disposizioni dell'articolo 42, paragrafo 7, del trattato sull'Unione europea (TUE), a norma del quale gli Stati membri possono richiedere assistenza, contribuisca a rendere più forte la NATO; sottolinea che la cooperazione UE-NATO deve tenere conto anche della politica di sicurezza e di difesa dei sei Stati membri dell'UE che non sono membri della NATO e dei sette membri della NATO che non appartengono all'UE;

4.  ritiene fermamente che per essere efficaci le risposte all'intera gamma di sfide in materia di sicurezza richiedano una visione strategica, un ulteriore adeguamento strutturale e una combinazione di strumenti di " hard power" e " soft power" sia per l'UE che per la NATO; sottolinea che il fattore tempo è essenziale per il rafforzamento del partenariato UE-NATO, tenuto conto delle differenze tra le due organizzazioni;

5.  osserva che si dovrebbe sviluppare maggiormente una cultura strategica comune europea e che in tale contesto lo sviluppo di una percezione comune delle minacce avrà effetti positivi; ritiene che l'Unione debba adoperarsi per rafforzare la sua autonomia strategica; incoraggia pertanto gli Stati membri dell'UE a trovare, in cooperazione con le istituzioni dell'Unione, una visione condivisa in relazione al contesto di minacce in evoluzione e a proseguire gli sforzi quali le sessioni informative congiunte, le attività formazione sulla reazione alle emergenze civili e le valutazioni delle minacce condivise; accoglie con favore i recenti sforzi intrapresi in tal senso;

6.  sottolinea che i cittadini europei, consapevoli del fatto che da sole le risposte nazionali al terrorismo e all'insicurezza sono insufficienti, si aspettano che l'UE li protegga da tali minacce e che una stretta cooperazione tra l'UE e la NATO consentirebbe agli Stati membri di rendere le loro azioni più complementari ed efficaci;

7.  evidenzia la necessità di rafforzare la cooperazione tra l'UE e la NATO nell'ambito delle missioni e operazioni, a livello sia strategico che tattico;

8.  sottolinea che il partenariato strategico UE-NATO è altrettanto fondamentale per l'evoluzione della PSDC dell'UE e per il futuro dell'Alleanza, nonché per le relazioni tra l'UE e il Regno Unito dopo la Brexit;

9.  ritiene che il potenziale delle relazioni UE-NATO possa essere sfruttato maggiormente e che un ulteriore sviluppo e approfondimento del partenariato non dovrebbe limitarsi a una risposta comune alle crisi al di fuori dell'Europa, in particolare nei paesi del vicinato, ma includere anche le crisi nel continente;

10.  evidenzia la necessità di collaborare in ambiti quali la prevenzione, l'analisi e l'allarme rapido mediante un'efficace condivisione di informazioni al fine di contrastare le minacce emergenti attraverso azioni comuni;

11.  ritiene che la dichiarazione congiunta UE-NATO e le successive azioni di attuazione rappresentino una nuova e sostanziale fase del partenariato strategico; accoglie con favore i risultati tangibili ottenuti nell'attuazione della dichiarazione congiunta, soprattutto per quanto riguarda la lotta alle minacce ibride, le comunicazioni strategiche, la coerenza dei risultati dei rispettivi processi di pianificazione della difesa e la cooperazione marittima; incoraggia a compiere ulteriori progressi e accoglie con favore il nuovo pacchetto di azioni aggiunto il 5 dicembre 2017, in particolare le azioni relative alla lotta contro il terrorismo, alla mobilità militare e alle donne, alla pace e alla sicurezza; accoglie favorevolmente il cambiamento nella cultura dell'impegno e il buon funzionamento della cooperazione a livello di personale nell'attuazione di ciascuna azione; ribadisce che benché il processo in sé sia governato dalle istituzioni, il successo dell'attuazione degli obiettivi e delle azioni comuni concordati dipende dalla volontà politica costante di tutti gli Stati membri; plaude, in tale contesto, anche all'impegno dimostrato dai membri di UE e NATO e sottolinea che la riuscita dell'attuazione della dichiarazione congiunta dipende dalla volontà politica di tutti gli Stati membri; reputa importante consolidare una cooperazione e un dialogo migliori tra l'UE e la NATO nonché garantire la volontà politica e risorse adeguate per proseguire con l'attuazione e l'ulteriore miglioramento della cooperazione; attende con interesse l'adozione di una nuova dichiarazione UE-NATO in occasione del vertice NATO di Bruxelles che si terrà l'11 e il 12 luglio 2018;

12.  prende nota delle regolari sessioni informative comuni tenute dal VP/AR e dal Segretario generale della NATO in seno, rispettivamente, al Consiglio "Affari esteri" dell'UE e al Consiglio atlantico della NATO, nonché delle riunioni periodiche tra il comitato politico e di sicurezza dell'UE e il Consiglio atlantico della NATO;

13.  si compiace del rinnovo dell'impegno degli Stati Uniti nei confronti della NATO e della sicurezza europea; ricorda che l'UE e gli Stati Uniti sono importanti partner internazionali e che tale partenariato è affermato anche attraverso la NATO; pone l'accento sul valore delle relazioni bilaterali tra gli Stati membri dell'UE e gli Stati Uniti; è fermamente convinto che il consolidamento della cooperazione UE-NATO rafforzi il legame transatlantico e che la capacità della NATO di eseguire le sue missioni dipenda dalle relazioni transatlantiche; osserva pertanto che i recenti sviluppi politici potrebbero avere ripercussioni sulla forza di tale legame; rileva che gli Stati Uniti, che in generale hanno incoraggiato e accolto con favore i significativi sviluppi nell'ambito della difesa dell'UE, dovrebbero sforzarsi maggiormente per meglio comprendere gli interessi strategici europei, compreso lo sviluppo di capacità di difesa europee; sottolinea che gli sforzi dell'UE volti a conseguire l'autonomia strategica rafforzano il contesto di sicurezza dell'Alleanza;

14.  plaude all'Enhanced Forward Presence (presenza avanzata rafforzata) della NATO lungo il suo fronte orientale; accoglie con favore il dispiegamento da parte della NATO di quattro gruppi tattici multinazionali in Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia, guidati rispettivamente da Regno Unito, Canada, Germania e Stati Uniti; ritiene che la cooperazione UE-NATO debba essere ulteriormente rafforzata sui fronti orientale e meridionale per la sicurezza di entrambe le organizzazioni e che occorra evitare e contrastare in modo adeguato anche la penetrazione russa, mediante mezzi ibridi o convenzionali, nei paesi del versante orientale; sottolinea che l'attuale infrastruttura in Europa, che è principalmente orientata in direzione Ovest-Est, dovrebbe essere integrata dallo sviluppo di una nuova dimensione Nord-Sud, per soddisfare le esigenze di mobilità militare; sottolinea che gli sforzi in materia di mobilità militare dovrebbero contribuire all'efficace attuazione delle missioni e operazioni della PSDC e alla posizione dell'Alleanza in materia di difesa; ritiene che le strade, i ponti e le linee ferroviarie dovrebbero essere migliorati per permettere il rapido dispiegamento di personale e materiale militari;

15.  sottolinea a tale proposito l'importanza di migliorare le capacità di rinforzo rapido della NATO attraverso il miglioramento dell'infrastruttura dell'UE e nazionale, l'eliminazione degli ostacoli burocratici e infrastrutturali che impediscono il rapido movimento delle forze e il pre-posizionamento di materiali e forniture militari, al fine di migliorare la sicurezza collettiva;

16.  accoglie favorevolmente l'avvio della cooperazione strutturata permanente (PESCO); sottolinea il suo potenziale nel rafforzare il contributo europeo in seno alla NATO; ritiene che ciò possa accrescere le sinergie e l'efficacia e che costituisca un passo essenziale per il miglioramento delle capacità di sicurezza e difesa dell'Unione come pure delle potenziali prestazioni dei membri europei della NATO, ed è convinto che un'UE e una NATO più forti si rafforzino a vicenda;

17.  pone l'accento sulla complementarità della PESCO rispetto alla NATO e sul fatto che essa dovrebbe costituire un incentivo per una maggiore cooperazione UE-NATO nello sviluppo di capacità, poiché mira a rafforzare le capacità di difesa dell'Unione e, in generale, ad accrescere l'efficacia e la rilevanza della PSDC nel rispondere alle sfide attuali in materia di sicurezza e militari; sottolinea l'importanza della trasparenza e della comunicazione agli Stati Uniti e agli altri membri della NATO riguardo alla PESCO per evitare idee errate;

18.  sottolinea che la prossima dichiarazione congiunta UE-NATO dovrebbe insistere sul fatto che le capacità sviluppate a livello multinazionale dagli Stati membri dell'Unione, anche nell'ambito della PESCO, e dai membri della NATO siano a disposizione delle operazioni di entrambe le organizzazioni; evidenzia che le recenti decisioni dell'UE (revisione coordinata annuale sulla difesa (CARD), PESCO, Fondo europeo per la difesa (FES)), volte a garantire che gli europei si assumano una maggiore responsabilità riguardo alla propria sicurezza, contribuiscono a rafforzare la NATO e a garantire un'equa condivisione degli oneri transatlantici, tenendo conto dell'obiettivo di affrontare insieme le sfide comuni in materia di sicurezza, di evitare inutili doppioni e di sviluppare capacità di difesa coerenti, complementari e interoperabili; ritiene che lo sviluppo di norme, procedure, formazioni ed esercitazioni comuni dovrebbe essere considerato un importante elemento trainante per una più efficiente cooperazione UE-NATO;

19.  osserva che dopo la Brexit, l'80 % della spesa NATO per la difesa sarà non UE e che tre dei quattro battaglioni nella parte orientale saranno guidati da paesi terzi;

20.  esorta l'UE e la NATO a organizzare regolarmente esercitazioni a livello strategico con la partecipazione dei massimi dirigenti politici di entrambe le organizzazioni; accoglie con favore, a tale proposito, l'esercitazione estone UE CYBRID 2017 nell'ambito della quale, per la prima volta, il Segretario generale della NATO ha partecipato a un'esercitazione dell'UE;

Principali ambiti di cooperazione

21.  osserva che le minacce alla sicurezza sono sempre più ibride e meno convenzionali, e che la cooperazione internazionale è necessaria per contrastarle; invita l'UE e la NATO a rafforzare maggiormente le capacità di resilienza e a sviluppare una conoscenza situazionale condivisa delle minacce ibride; esorta l'UE e la NATO a coordinare i loro meccanismi di risposta alle crisi onde fornire risposte coerenti alle minacce ibride; accoglie favorevolmente la recente inaugurazione congiunta del centro di eccellenza per la lotta contro le minacce ibride della NATO, con sede a Helsinki, da parte del Segretario generale della NATO e del VP/AR ed esorta gli Stati membri dell'Unione a creare centri di eccellenza per la lotta contro le minacce ibride sull'esempio di quello di Helsinki; accoglie con favore, a tale proposito, le esercitazioni separate, ma parallele, PACE17 e CMX17, svoltesi nel 2017 e attraverso le quali il personale dell'UE e della NATO ha testato le rispettive procedure per la comunicazione e la condivisione delle informazioni durante una minaccia ibrida fittizia in atto; plaude all'azione concertata da parte degli alleati occidentali in risposta all'attacco chimico che si sospetta sia stato lanciato nel Regno Unito dalla Russia;

22.  ritiene che la prossima dichiarazione congiunta UE-NATO dovrebbe accogliere con favore i progressi realizzati e chiedere l'attuazione concreta dell'insieme delle proposte adottate da entrambe le istituzioni; è del parere che siano necessari maggiori sforzi riguardo all'attuazione dei numerosi impegni già assunti;

23.  ritiene, in tale contesto, che le iniziative volte a rafforzare l'Europa della difesa dovrebbero essere vantaggiose per entrambe le organizzazioni, consentendo in tal modo agli Stati membri dell'Unione di consolidare la loro autonomia strategica e rendendoli in grado di intervenire congiuntamente sul piano militare in modo credibile; ricorda che tali iniziative sono complementari rispetto a quelle della NATO;

24.  considera altresì importante garantire l'attuazione dei principi di inclusività, reciprocità e pieno rispetto dell'autonomia decisionale di entrambe le organizzazioni, come previsto dalle conclusioni del Consiglio del 5 dicembre 2017;

25.  accoglie con favore le esercitazioni parallele e coordinate di gestione delle crisi eseguite con successo nel 2017, che hanno fornito una piattaforma utile per la condivisione delle migliori prassi; attende con interesse di esaminare gli insegnamenti tratti, come pure la cooperazione continua in termini di esercitazioni congiunte tra l'UE e la NATO, compresa l'esercitazione a guida dell'UE prevista per il 2018;

26.  rileva che le attuali procedure per la condivisione delle informazioni classificate tra le due organizzazioni permangono gravose e inefficienti; ritiene che le due organizzazioni affrontino sfide strategiche simili e che, implicitamente, si troveranno ad affrontare le conseguenze congiuntamente; è del parere che, sviluppando fiducia reciproca, si debba migliorare la cooperazione in materia di scambio di informazioni classificate e analisi dell'intelligence, anche nell'ambito della lotta contro il terrorismo; sottolinea che l'UE dovrà aumentare la propria capacità fornendo più personale dotato di nullaosta di sicurezza, prevedendo una formazione specifica per il lavoro con informazioni classificate e investendo in comunicazioni sicure; ritiene che la promozione della reciprocità e di un approccio basato sulla necessità della condivisione per quanto riguarda lo scambio di informazioni idonee sarebbe vantaggioso anche per le missioni e le operazioni di entrambe le organizzazioni; è del parere che la valutazione parallela e coordinata dell'intelligence potrebbe essere utilizzata per contrastare le minacce ibride in modo più efficace e congiuntamente;

27.  invita l'UE e la NATO a intensificare la loro cooperazione in materia di comunicazione strategica, anche rafforzando il partenariato tra il Centro di eccellenza delle comunicazioni strategiche della NATO e la divisione StratCom del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE);

28.  accoglie con favore la nuova cellula dell'UE per l'analisi delle minacce ibride e la sua interazione con la cellula di analisi delle minacce ibride della NATO per quanto riguarda la condivisione della conoscenza situazionale e lo scambio di analisi di potenziali minacce ibride;

29.  è convinto che la cooperazione nonché lo scambio e la condivisione delle informazioni siano essenziali nel settore della sicurezza informatica e riconosce i progressi compiuti in quest'ambito; sottolinea la necessità di migliorare la prevenzione e l'individuazione di attacchi informatici nonché la risposta agli stessi; invita entrambe le organizzazioni a coordinare le loro attività di monitoraggio e a scambiare, ove opportuno, dati relativi alla ciberdifesa, facilitando in tal modo le attività di intelligence UE-NATO; incoraggia l'UE e la NATO a rafforzare la cooperazione e il coordinamento operativi e a promuovere l'interoperabilità condividendo le migliori prassi in relazione a mezzi, metodi e processi utilizzati per stabilire l'attribuzione degli attacchi informatici; considera prioritario l'aumento dello scambio di informazioni tra l'UE e la NATO onde consentire l'individuazione di tutte le fonti responsabili di attacchi informatici e lo svolgimento delle conseguenti azioni legali; reputa altresì importante armonizzare le attività di formazione e collaborare nel campo della ricerca e della tecnologia nel settore informatico; accoglie con favore l'accordo tra la squadra di pronto intervento informatico dell'Unione e la capacità di reazione della NATO in caso di incidente informatico; ritiene che nel quadro del nuovo mandato dell'Agenzia dell'Unione europea per la sicurezza delle reti e dell'informazione (ENISA) nuove attività relative alla cooperazione in materia di ciberdifesa possano suscitare l'interesse della NATO;

30.  reputa importante garantire la complementarità ed evitare inutili duplicazioni degli sforzi per lo sviluppo delle capacità marittime, al fine di assicurare con maggiore efficienza la sicurezza marittima; si compiace della maggiore cooperazione e coordinamento operativi tra l'UE e la NATO, compresa la condivisione della conoscenza situazionale sulla base dell'esperienza acquisita nel Mediterraneo e nel Corno d'Africa, cercando inoltre ulteriori possibilità di sostegno logistico reciproco e scambio di informazioni tra il personale di entrambe le organizzazioni circa le iniziative operative, incluse quelle in materia di migrazione irregolare;

31.  accoglie con favore una maggiore cooperazione operativa e tattica, anche attraverso legami diretti tra il comando marittimo alleato della NATO e Frontex nonché tra l'operazione Sea Guardian ed EUNAVFOR MED operazione Sophia, al fine di aiutare l'UE e le sue missioni a contenere la migrazione irregolare e contrastare le reti di traffico illecito, compreso il traffico illegale di armi; osserva che la NATO può fornire, su richiesta, sostegno logistico e altre capacità quali il rifornimento in mare e l'assistenza medica; osserva che ciò fa seguito alla proficua cooperazione UE-NATO tra l'operazione Ocean Shield e l'operazione EUNAVFOR ATALANTA nella lotta contro la pirateria al largo del Corno d'Africa;

32.  incoraggia maggiori sinergie tra l'UE e la NATO sul campo e ulteriori miglioramenti, soprattutto in termini di coordinamento delle attività di intelligence, sorveglianza e ricognizione (ISR);

33.  ribadisce che le iniziative dell'UE volte a rafforzare la sicurezza e la difesa europee dovrebbero contribuire anche a far sì che gli Stati membri dell'UE che sono membri della NATO rispettino gli impegni assunti nell'ambito di tale organizzazione; ritiene che la doppia condizione di Stato membro dell'UE e membro della NATO non debba andare a svantaggio di nessuno Stato; sottolinea, parimenti, che la neutralità di determinati Stati membri dell'Unione nei confronti della NATO dovrebbe comportare l'attribuzione di obblighi diversi nel quadro dell'Unione europea della difesa; evidenzia che gli Stati membri dell'UE dovrebbero essere in grado di avviare missioni militari autonome, anche laddove la NATO non intenda agire o qualora un'azione dell'Unione risulti più appropriata;

34.  accoglie con favore la continua tendenza ad aumentare la spesa per la difesa trai membri della NATO; incoraggia tutti gli Stati membri dell'UE che sono anche membri della NATO a compiere progressi sostanziali verso il raggiungimento dell'obiettivo di una spesa per la difesa pari al 2 % del PIL, con il 20 % di tale somma impiegato per nuovi equipaggiamenti principali; ritiene che gli Stati membri dell'Unione che si sono impegnati a rispettare le linee guida della NATO riguardo alla spesa per la difesa dovrebbero valutare lo stanziamento di una somma determinata, che rientri nel 20 % previsto dalle linee guida sugli appalti, a favore della ricerca e dello sviluppo, al fine di garantire che sia effettuata una spesa minima per l'innovazione, la quale può generare a sua volta ricadute positive in termini di tecnologie per il settore civile;

35.  ricorda l'appello rivolto ai membri nella dichiarazione congiunta UE-NATO di Varsavia di facilitare un'industria della difesa più forte e una più vasta ricerca in materia di difesa; è fermamente convinto della necessità che i membri dell'UE e della NATO cooperino e cerchino sinergie in relazione al rafforzamento e allo sviluppo della loro base tecnologica e industriale al fine di rispondere alle priorità in termini di capacità, in particolare mediante l'esame annuale coordinato in materia di difesa e il processo di pianificazione della difesa della NATO; reputa importante che un'efficace ed equilibrata cooperazione transatlantica in materia tecnologica e di industria della difesa costituisca una priorità strategica per entrambe le organizzazioni; è favorevole alle misure previste nel quadro del Fondo europeo per la difesa allo scopo di sostenere la ricerca e lo sviluppo comuni di capacità europee; reputa che un maggiore impegno a favore della ricerca e della pianificazione delle capacità possa consentire di aumentare l'efficienza;

36.  ribadisce la necessità di assicurare la coerenza di risultati e tempistiche tra la revisione coordinata annuale sulla difesa dell'Unione, il piano di sviluppo delle capacità e i rispettivi processi NATO, tra cui il processo di pianificazione della difesa della NATO; evidenzia la necessità di assicurare che le iniziative multinazionali in materia di sviluppo delle capacità dell'UE e della NATO siano complementari e si rafforzino reciprocamente; sottolinea che le capacità utilizzate nella PSDC e sviluppate nell'ambito della PESCO restano di proprietà degli Stati membri, i quali possono renderle disponibili anche in altri ambiti;

37.  sottolinea la necessità di affrontare, nell'ambito di una stretta cooperazione tra l'UE e la NATO, gli ostacoli fisici e giuridici al rapido spostamento del personale e delle risorse militari all'interno e all'esterno dell'UE onde garantire, ove necessario, l'agevole circolazione delle apparecchiature e delle forze in tutta Europa, compresa la possibilità di utilizzare infrastrutture essenziali come le strade, i ponti e le linee ferroviarie, in particolare attraverso l'attuazione del piano d'azione presentato dal VP/AR e dalla Commissione sulla base della tabella di marcia sviluppata dagli Stati membri dell'Unione nel quadro dell'Agenzia europea per la difesa; esorta gli Stati membri dell'UE a dare rapidamente seguito e a sfruttare l'impulso favorevole generato finora; sottolinea la necessità di capacità di difesa compatibili per facilitare il dispiegamento e la cooperazione a livello dell'UE e della NATO; raccomanda all'UE e alla NATO di affrontare anche la questione della mobilità delle forze NATO non UE sul territorio europeo;

38.  reputa necessaria una maggiore azione congiunta dell'UE e della NATO per rafforzare la resilienza, la difesa e la sicurezza dei paesi vicini e partner di entrambe le organizzazioni; sostiene fermamente il fatto che l'assistenza ai paesi vicini e partner per sviluppare le loro capacità e rafforzare la resilienza, anche in materia di lotta contro il terrorismo, comunicazione strategica, ciberdifesa, deposito di munizioni e riforma del settore della sicurezza, sia un obiettivo comune, in particolare in tre paesi pilota (Bosnia-Erzegovina, Moldova e Tunisia);

39.  ricorda che è nell'interesse dell'Unione europea e della NATO affrontare le questioni di sicurezza sia nei Balcani occidentali sia nel vicinato dell'UE e cooperare in determinate aree specifiche; accoglie con favore gli sforzi dell'UE e della NATO per fornire sostegno politico e pratico ai paesi nei Balcani occidentali, nell'Europa orientale e nel Caucaso meridionale; suggerisce agli Stati membri dell'Unione di portare avanti tali sforzi atti a garantire la prosecuzione dello sviluppo democratico e la riforma del settore della sicurezza; sottolinea che la cooperazione tra l'UE e la NATO e i paesi dei Balcani occidentali è essenziale per affrontare le minacce alla sicurezza che interessano l'intero continente;

40.  sottolinea l'importanza dei principi sanciti dal documento di Vienna, in particolare il principio dell'apertura e della trasparenza; accoglie con favore, a tale proposito, l'apertura agli osservatori internazionali delle esercitazioni militari e delle esercitazioni congiunte dell'UE e della NATO;

41.  ribadisce il ruolo importante delle donne nelle missioni della PSDC e della NATO, in particolare quando si tratta di trattare con donne e bambini nelle aree di conflitto; accoglie con favore il fatto che sia l'UE sia la NATO abbiano riconosciuto l'importanza di tale ruolo; raccomanda all'UE e alla NATO di promuovere proattivamente la diversità di genere nelle loro strutture e operazioni;

42.  sottolinea la necessità che l'UE garantisca un rapporto stretto in materia di sicurezza e difesa con il Regno Unito dopo la Brexit, riconoscendo che il Regno Unito continuerà ad apportare un contributo importante alla difesa europea in quanto membro della NATO e nazione europea, pur non essendo più membro dell'UE;

o
o   o

43.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio europeo, al Consiglio, alla Commissione, al VP/AR, al Segretario generale della NATO, alle agenzie dell'UE nei settori della sicurezza e della difesa, ai governi e ai parlamenti nazionali degli Stati membri dell'UE nonché all'Assemblea parlamentare della NATO.

(1) GU C 58 del 15.2.2018, pag. 109.
(2) Testi approvati, P8_TA(2016)0435.
(3) Testi approvati, P8_TA(2016)0440 e P8_TA(2017)0492.
(4) Testi approvati, P8_TA(2016)0503 e P8_TA(2017)0493.
(5) Testi approvati, P8_TA(2017)0092.


Ciberdifesa
PDF 236kWORD 70k
Risoluzione del Parlamento europeo del 13 giugno 2018 sulla ciberdifesa (2018/2004(INI))
P8_TA(2018)0258A8-0189/2018

Il Parlamento europeo,

–  visti il trattato sull'Unione europea (TUE) e il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visto il documento dal titolo "Visione condivisa, azione comune: un'Europa più forte – Una strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'Unione europea", presentato dal vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) il 28 giugno 2016,

–  viste le conclusioni del Consiglio europeo del 20 dicembre 2013, del 26 giugno 2015, del 15 dicembre 2016, del 9 marzo 2017, del 22 giugno 2017, del 20 novembre 2017 e del 15 dicembre 2017,

–  vista la comunicazione della Commissione del 7 giugno 2017 dal titolo "Documento di riflessione sul futuro della difesa europea" (COM(2017)0315),

–  vista la comunicazione della Commissione del 7 giugno 2017 dal titolo "Istituzione del Fondo europeo per la difesa" (COM(2017)0295),

–  vista la comunicazione della Commissione del 30 novembre 2016 sul piano d'azione europeo in materia di difesa (COM(2016)0950),

–  vista la comunicazione congiunta della Commissione e dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza del 7 febbraio 2013 al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sulla Strategia dell'Unione europea per la cibersicurezza: Un ciberspazio aperto e sicuro (JOIN(2013)0001),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione del 13 settembre 2017 dal titolo "Valutazione della strategia dell'UE del 2013 per la cibersicurezza" (SWD(2017)0295),

–  visto il quadro strategico dell'UE in materia di ciberdifesa, del 18 novembre 2014,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 10 febbraio 2015 sulla ciberdiplomazia,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 19 giugno 2017 su un quadro comune per una risposta diplomatica comune dell'UE alle attività informatiche dolose ("pacchetto di strumenti della diplomazia informatica"),

–  vista la comunicazione comune della Commissione alla Commissione e all'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza del 13 settembre 2017 al Parlamento europeo e al Consiglio dal titolo "Resilienza, deterrenza e difesa: Verso una cibersicurezza forte per l'UE (JOIN(2017)0450),

–  visto il "Manuale di Tallinn 2.0 sul diritto internazionale applicabile alle operazioni cibernetiche"(1),

–  vista la direttiva (UE) 2016/1148 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 luglio 2016, recante misure per un livello comune elevato di sicurezza delle reti e dei sistemi informativi nell'Unione(2),

–  visto il lavoro della Coalizione globale per la stabilità del ciberspazio,

–  vista la comunicazione della Commissione, del 28 aprile 2015, intitolata "Agenda europea sulla sicurezza" (COM(2015)0185),

–  vista la comunicazione congiunta della Commissione e dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza del 6 aprile 2016 al Parlamento europeo e al Consiglio, dal titolo "Quadro congiunto per contrastare le minacce ibride: una risposta dell'Unione europea" (JOIN(2016)0018),

–  vista la sua risoluzione del 3 ottobre 2017 sulla lotta alla criminalità informatica(3),

–  visti la dichiarazione congiunta dell'8 luglio 2016 dei Presidenti del Consiglio europeo e della Commissione e del Segretario generale della NATO, gli insiemi comuni di proposte per l'attuazione della dichiarazione congiunta approvati dai Consigli dell'UE e della NATO il 6 dicembre 2016 e il 5 dicembre 2017 e le relazioni sui progressi compiuti nella sua attuazione, del 14 giugno e del 5 dicembre 2017,

–  vista la sua risoluzione del 22 novembre 2012 sulla sicurezza e la difesa informatica(4),

–  vista la sua risoluzione del 22 novembre 2016 sull'Unione europea della difesa(5),

–  vista la proposta della Commissione del 13 settembre 2017 riguardante unregolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'ENISA, l'Agenzia dell'Unione europea per la cibersicurezza, che abroga il regolamento (UE) n. 526/2013, e relativo alla certificazione della cibersicurezza per le tecnologie dell'informazione e della comunicazione ("regolamento sulla cibersicurezza") (COM(2017)0477),

–  vista la sua risoluzione del 13 dicembre 2017 sulla relazione annuale relativa all'attuazione della politica estera di sicurezza comune (PESC)(6),

–  vista la sua risoluzione del 13 dicembre 2017 sulla relazione annuale relativa all’attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC)(7),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per gli affari esteri (A8-0189/2018),

A.  considerando che le sfide, le minacce e gli attacchi informatici e ibridi costituiscono una notevole minaccia alla sicurezza, alla difesa, alla stabilità e alla competitività dell'UE, dei suoi Stati membri e dei suoi cittadini; che la ciberdifesa comprende chiaramente una dimensione sia militare, sia civile;

B.  considerando che l'UE e gli Stati membri si trovano a far fronte a una minaccia senza precedenti, sotto forma di ciberattacchi dettati da ragioni politiche e sponsorizzati dagli Stati, nonché a criminalità e terrorismo informatici;

C.  considerando che il ciberspazio è ampiamente riconosciuto come il quinto settore operativo da parte delle forze armate, cosa che consente di sviluppare capacità di ciberdifesa; che l'opportunità di riconoscere il ciberspazio come il quinto settore di operazioni militari è oggetto di dibattito;

D.  considerando che la clausola di difesa reciproca, di cui all'articolo 42, paragrafo 7 del TUE, prevede, in caso di un'aggressione armata nel territorio di uno Stato membro, un obbligo reciproco di prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in possesso; che ciò non pregiudica il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di determinati Stati membri; che la clausola di solidarietà, di cui all'articolo 222 del TFUE, integra la clausola di difesa reciproca prevedendo che gli Stati membri dell'UE siano tenuti ad agire congiuntamente qualora uno Stato membro sia oggetto di un attacco terroristico o sia vittima di una calamità naturale o provocata dall'uomo; che la clausola di solidarietà comporta l'utilizzo di strutture sia civili che militari;

E.  considerando che, se la ciberdifesa rimane una competenza centrale degli Stati membri, l'UE ha d'altronde un ruolo fondamentale da svolgere nel fornire una piattaforma per la cooperazione europea e nell'assicurare che le nuove iniziative siano, fin dall'inizio, strettamente coordinate a livello internazionale e all'interno dell'architettura della sicurezza transatlantica, per evitare divari e altre inefficienze che caratterizzano molti sforzi di difesa tradizionali; che è necessario fare di più, oltre a intensificare la cooperazione e il coordinamento; considerando che occorre garantire una prevenzione efficace potenziando la capacità dell'UE di individuare, difendere e scoraggiare; considerando che una difesa informatica e di dissuasione credibile è necessaria per conseguire un'efficace sicurezza informatica per l'UE, garantendo al contempo che i paesi che sono i meno preparati non diventino facile bersaglio di attacchi informatici, e che una capacità rilevante di difesa informatica dovrebbe essere un elemento necessario della PSDC e dello sviluppo dell'Unione europea della difesa; considerando la perenne scarsità di specialisti di difesa informatica altamente qualificati; che uno stretto coordinamento sulla protezione delle forze armate dai ciberattacchi è un elemento necessario per lo sviluppo di una PSDC effettiva;

F.  considerando che gli Stati membri dell'UE sono spesso oggetto di attacchi informatici condotti da soggetti statali e non statali ostili e pericolosi, contro obiettivi civili o militari; considerando che l'attuale vulnerabilità è dovuta principalmente alla frammentazione delle strategie e delle capacità di difesa europea, cosa che consente alle agenzie di intelligence di sfruttare ripetutamente le vulnerabilità in materia di sicurezza dei sistemi informatici e delle reti, essenziali per la sicurezza europea; considerando che i governi degli Stati membri hanno spesso omesso di informare le parti interessate in tempo utile per consentire loro di far fronte alle vulnerabilità dei loro prodotti e servizi; considerando che tali attacchi necessitano di urgente rafforzamento e dello sviluppo di capacità offensive e difensive a livello civile e militare, al fine di evitare il possibile impatto economico e sociale di incidenti informatici;

G.  considerando che nel ciberspazio la linea di demarcazione tra interferenza civile e militare diventa meno netta;

H.  considerando che molti incidenti informatici sono causati dalla mancanza di resilienza e di solidità dell'infrastruttura della rete pubblica e privata, di banche dati scarsamente protette o insicure e ad altre lacune nell'infrastruttura critica informatizzata; che solo pochi Stati membri si assumono la responsabilità per la protezione delle rispettive reti e sistemi di informazione e dei dati associati, quale parte del proprio rispettivo dovere di diligenza, il che spiega la generale assenza di investimenti nella formazione e nella tecnologia di sicurezza all'avanguardia e nello sviluppo di linee guida adeguate;

I.  considerando che il diritto alla privacy e il diritto alla protezione dei dati sono sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'UE e all'articolo 16 del TFUE e sono disciplinati dal regolamento generale dell'UE sulla protezione dei dati, entrato in vigore il 25 maggio 2018;

J.  considerando che una politica del ciberspazio attiva ed efficace è in grado di dissuadere i nemici, di smantellarne le capacità e di anticiparne e demolirne le capacità di attacco;

K.  considerando che diversi gruppi e organizzazioni terroristici utilizzano il ciberspazio quale strumento a basso costo per il reclutamento, la radicalizzazione e la diffusione della propaganda terroristica; che i gruppi terroristici, gli attori non statali e le reti criminali transnazionali utilizzano le operazioni informatiche per raccogliere fondi in modo anonimo, raccogliere informazioni e mettere a punto armi informatiche per realizzare campagne di ciberterrorismo, perturbare, danneggiare o distruggere infrastrutture critiche, o per attaccare sistemi finanziari e perseguire altre attività illegali che hanno conseguenze rilevanti per la sicurezza dei cittadini europei;

L.  considerando che la deterrenza e la difesa informatica delle forze armate e delle infrastrutture critiche dell'Europa hanno assunto un ruolo fondamentale nei dibattiti sulla modernizzazione nel settore della difesa, gli sforzi di difesa comune dell'Europa, il futuro sviluppo delle forze armate e le loro operazioni e l'autonomia strategica dell'Unione europea;

M.  considerando che diversi Stati membri hanno investito in misura sostanziale nella creazione di comandi informatici, dotati del personale necessario per far fronte a queste nuove sfide e per migliorare la loro resilienza informatica, ma occorre fare molto di più, dal momento che è sempre più difficile contrastare gli attacchi informatici a livello di Stato membro; considerando che i comandi informatici dei rispettivi Stati membri variano in funzione dei mandati offensivi e difensivi; che le altre strutture della difesa informatica variano notevolmente tra gli Stati membri e spesso sono frammentate; considerando che la difesa informatica e la deterrenza sono attività che possono essere meglio affrontate cooperando, a livello europeo e con i partner e gli alleati dell'Unione, dal momento che il loro ambito operativo non riconosce né confini nazionali né confini organizzativi; considerando che la sicurezza informatica e quella militare sono strettamente connesse e sono pertanto necessarie maggiori sinergie tra specialisti civili e militari; considerando che la notevole esperienza delle società private in questo settore solleva questioni di fondo circa la governance e la sicurezza, e circa la capacità degli Stati di difendere i propri cittadini;

N.  considerando che è urgente rafforzare le capacità dell'UE nel campo della ciberdifesa, a causa della mancanza di una risposta sufficientemente rapida all'evoluzione della sicurezza informatica; che una risposta rapida e una preparazione adeguata sono elementi chiave per garantire la sicurezza in questo campo;

O.  considerando che la cooperazione strutturata permanente (PESCO) e il Fondo europeo per la difesa (FES) sono iniziative nuove con il necessario margine per promuovere un ecosistema che possa fornire opportunità alle PMI e alle startup, e per agevolare i progetti di cooperazione nel settore della difesa informatica, e che entrambe contribuiranno a delineare il quadro normativo e istituzionale;

P.  considerando che gli Stati membri partecipanti alla PESCO si sono impegnati a garantire che gli sforzi di cooperazione in materia di ciberdifesa, come la condivisione delle informazioni, la formazione e il sostegno operativo, continueranno a crescere;

Q.  considerando che tra i diciassette progetti selezionati per la PESCO ve ne sono due in materia di ciberdifesa;

R.  considerando che il FES deve sostenere la competitività globale e la capacità innovativa dell'industria europea della difesa, investendo in tecnologie digitali e informatiche, nonché favorire lo sviluppo di soluzioni intelligenti, offrendo alle PMI e alle startup opportunità per partecipare a tale sforzo;

S.  considerando che l'Agenzia europea per la difesa (AED) ha avviato una serie di progetti per soddisfare la necessità degli Stati membri di sviluppare le loro capacità di ciberdifesa, compresi progetti in materia di istruzione e formazione, come la piattaforma di coordinamento delle esercitazioni e della formazione in materia di ciberdifesa (CD TEXP), il sostegno del settore privato alla messa in comune delle richieste di corsi di formazione ed esercitazioni in materia di ciberdifesa (DePoCyTE) e il progetto poligoni virtuali;

T.  considerando che vi sono altri progetti dell'UE in corso sulla consapevolezza situazionale, l'individuazione di malware e la condivisione delle informazioni (the Malaware Information Sharing Platform (MISP) e il Multi-Agent System For Advanced persistent threat Detection (MASFAD));

U.  considerando che le esigenze di sviluppo delle capacità e di formazione nel settore della ciberdifesa sono notevoli e crescenti e che esse sono soddisfatte nel modo più efficace cooperando a livello di UE e di NATO;

V.  considerando che le missioni e le operazioni della PSDC, come tutti i moderni sforzi organizzativi, si basano profondamente su sistemi informatici funzionanti; che le minacce informatiche alle missioni e operazioni della PSDC possono esistere a diversi livelli che spaziano dal livello tattico (missioni e operazioni della PSDC) e operativo (reti dell'UE) all'infrastruttura informatica globale più ampia;

W.  considerando che i sistemi di comando e controllo, lo scambio di informazioni e la logistica si avvalgono di infrastrutture informatiche classificate e non classificate, in particolare a livello tattico e operativo; che questi sistemi sono bersagli appetibili per operatori malintenzionati che cercano di attaccare le missioni; che i ciberattacchi possono avere ripercussioni significative sull'infrastruttura dell'Unione europea; considerando che i ciberattacchi contro, in particolare, le infrastrutture energetiche dell'UE potrebbero avere gravi conseguenze, e che esse devono pertanto essere protette;

X.  considerando che è ben chiaro che la difesa informatica dovrebbe essere debitamente presa in considerazione in tutte le fasi del processo di pianificazione delle missioni e delle operazioni della PSDC, che essa richiede un monitoraggio costante, e che è necessario disporre di un'adeguata capacità di integrarlo pienamente nella pianificazione delle missioni e di continuare a fornire il necessario sostegno;

Y.  considerando che la rete del Collegio europeo di sicurezza e difesa (ESDC) è l'unico fornitore europeo di formazione per le strutture, le missioni e le operazioni della PSDC; che, secondo i piani attuali, il suo ruolo nella messa in comune delle capacità europee di formazione nel settore informatico deve essere aumentato notevolmente;

Z.  considerando che la dichiarazione del vertice di Varsavia della NATO, nel 2016, ha riconosciuto il ciberspazio come un settore di attività in cui la NATO deve difendersi efficacemente, come in realtà fa, in aria, su terra e in mare;

AA.  considerando che l'UE e la NATO hanno contribuito a migliorare le capacità di difesa informatica degli Stati membri attraverso progetti di ricerca a duplice uso, coordinati dall'AED e dalla NATO, nonché migliorando la resilienza informatica della NATO attraverso il sostegno fornito dall'Agenzia dell'Unione europea per la sicurezza delle reti e dell'informazione (ENISA);

AB.  considerando che nel 2014 la NATO ha stabilito che le operazioni di sicurezza informatica sono parte della sua difesa collettiva, e nel 2016 ha riconosciuto il ciberspazio come settore operativo su terra, in aria e in mare; che l'UE e la NATO sono partner complementari nello sviluppo della loro resilienza e capacità di difesa informatica; che la sicurezza e la difesa informatica sono già uno dei principali pilastri della cooperazione tra le due, e un settore critico in cui entrambe hanno capacità uniche; che nella dichiarazione congiunta UE-NATO, dell'8 luglio 2016, l'UE e la NATO hanno concordato un vasto programma di cooperazione; che quattro delle 42 proposte per una più stretta cooperazione riguardano la sicurezza e la difesa informatica, con ulteriori proposte volte a far fronte alle minacce ibride in senso più ampio; considerando che il 5 dicembre 2017 è stata aggiunta un'ulteriore proposta in merito alla sicurezza e alla difesa informatica;

AC.  considerando che il gruppo di esperti governativi delle Nazioni Unite sulla sicurezza dell'informazione (UNGGE) ha concluso il suo ultimo ciclo di deliberazione; che, anche se esso non è stato in grado di pervenire a un consenso nel 2017, si applicano le relazioni del 2015 e del 2013, compreso il riconoscimento che il diritto internazionale vigente, in particolare la Carta delle Nazioni Unite, è applicabile ed è essenziale per il mantenimento della pace e della stabilità, per promuovere un contesto TIC aperto, sicuro, pacifico e accessibile;

AD.  considerando che il quadro, lanciato di recente, per una risposta diplomatica comune dell'UE alle attività informatiche dolose, il cd. pacchetto di strumenti della diplomazia informatica dell'UE, inteso a sviluppare le capacità dell'UE e degli Stati membri per influenzare sul comportamento dei potenziali aggressori, prevede l'uso di misure proporzionate nell'ambito della PESC, comprese misure restrittive;

AE.  considerando che diversi attori statali quali, tra gli altri, la Russia, la Cina e la Corea del Nord, ma anche attori non statali (compresi i gruppi di criminalità organizzata), ispirati, noleggiati o sponsorizzati da Stati e da agenzie di sicurezza o da società private – sono stati coinvolti in attività informatiche dolose nel perseguimento di obiettivi politici, economici o di sicurezza che includono attacchi alle infrastrutture critiche, lo spionaggio informatico e la sorveglianza di massa dei cittadini dell'UE, il favoreggiamento di campagne di disinformazione e di distribuzione di malware (WannaCry e NotPetya, ecc.), che limitano l'accesso a Internet e il funzionamento di sistemi di tecnologia dell'informazione; considerando che tali attività non tengono conto del diritto internazionale, lo violano e violano anche i diritti umani e i diritti fondamentali dell'UE, mettendo a repentaglio la democrazia, la sicurezza, l'ordine pubblico e l'autonomia strategica dell'UE, e dovrebbero quindi portare a una risposta comune dell'UE, come l'utilizzo del quadro di riferimento per una risposta diplomatica congiunta dell'UE, compreso il ricorso a misure restrittive previste per il pacchetto dell'UE in materia di diplomazia informatica, come ad esempio nel caso di imprese private, ammende e restrizioni di accesso al mercato interno;

AF.  considerando che tali attacchi su larga scala contro le infrastrutture TIC hanno avuto luogo più volte nel passato, in particolare, in Estonia nel 2007, in Georgia nel 2008, e attualmente, quasi quotidianamente, in Ucraina; che le capacità informatiche offensive sono impiegate a un livello senza precedenti, anche contro gli Stati membri dell'UE e della NATO;

AG.  considerando che le tecnologie della sicurezza informatica, sia in ambito civile che in ambito militare, sono tecnologie "a duplice uso", che offrono numerose opportunità per lo sviluppo di sinergie tra gli attori civili e militari in un certo numero di settori, quali la gestione della cifratura, della sicurezza e della vulnerabilità degli strumenti, nonché sistemi di rilevamento e prevenzione delle intrusioni;

AH.  considerando che nei prossimi anni lo sviluppo delle tecnologie informatiche riguarderà nuovi settori quali l'intelligenza artificiale, l'internet degli oggetti, la robotica e i dispositivi mobili, e che tutti questi elementi possono anche avere implicazioni per la sicurezza del settore della difesa;

AI.  considerando che i cibercomandi istituiti da vari Stati membri possono apportare un notevole contributo alla protezione delle infrastrutture civili fondamentali e che la conoscenza connessa alla ciberdifesa è spesso parimenti utile in ambito civile;

Sviluppo di capacità di ciberdifesa e deterrenza

1.  sottolinea che, ai fini dello sviluppo dell'Unione europea della difesa, una politica comune di ciberdifesa e una notevole capacità di difesa informatica dovrebbero costituire elementi essenziali;

2.  accoglie con favore l'iniziativa della Commissione di un pacchetto sulla sicurezza informatica per promuovere la resilienza, la deterrenza e la difesa informatica dell'UE;

3.  ricorda che la ciberdifesa presenta sia una dimensione militare che una dimensione civile e che ciò significa che è necessario un approccio strategico integrato e una stretta cooperazione tra le parti interessate, militari e civili;

4.  chiede uno sviluppo coerente delle capacità informatiche in tutte le istituzioni e gli organi dell'UE, nonché negli Stati membri, e che siano fornite le necessarie soluzioni politiche e pratiche per superare i restanti ostacoli di natura politica, legislativa e organizzativa per la cooperazione in materia di difesa informatica; ritiene che gli scambi e la cooperazione, regolari e rafforzati, tra i pertinenti portatori di interessi pubblici in materia di difesa informatica e a livello europeo e nazionale, siano elementi essenziali;

5.  sottolinea con forza che, nel quadro dell'emergente Unione europea della difesa, le capacità di difesa informatica degli Stati membri dovrebbero essere in prima linea e, per quanto possibile, integrate sin dall'inizio per garantire la massima efficienza; esorta pertanto gli Stati membri a cooperare strettamente per lo sviluppo della propria ciberdifesa utilizzando una chiara tabella di marcia, alimentando in tal modo un processo coordinato dalla Commissione, dal Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e dall'AED, al fine di una migliore razionalizzazione di strutture di ciberdifesa nei vari Stati membri, di attuare con urgenza misure a breve termine disponibili e di promuovere lo scambio di competenze; è del parere che sia opportuno sviluppare una rete europea sicura per le informazioni e le infrastrutture critiche; riconosce che capacità di attribuzione solide sono un elemento essenziale per assicurare una difesa e una deterrenza informatiche efficaci, e che una prevenzione effettiva richiede lo sviluppo di ulteriori sostanziali competenze tecnologiche; esorta gli Stati membri ad aumentare le risorse umane e finanziarie, in particolare il numero degli esperti di informatica forense, al fine di migliorare l'attribuzione degli attacchi informatici; sottolinea che tale cooperazione dovrebbe essere attuata anche mediante il rafforzamento dell'ENISA;

6.  riconosce che molti Stati membri ritengono che il possesso di proprie capacità di ciberdifesa debba essere al centro della loro strategia di sicurezza nazionale e costituire un elemento essenziale della loro sovranità nazionale; sottolinea, tuttavia, che a causa del carattere "senza frontiere" del ciberspazio, la portata e le conoscenze necessarie di forze veramente globali ed efficaci, in grado di garantire l'obiettivo dell'autonomia strategica dell'UE nel ciberspazio, fuori dalla portata di qualsiasi singolo Stato membro e richiedono, quindi, una risposta rafforzata e coordinata da parte di tutti gli Stati membri, a livello di UE; osserva, in questo contesto, che l'UE e i suoi Stati membri si trovano ad affrontare pressioni causate dal poco tempo a disposizione per sviluppare dette forze e che essi devono agire immediatamente; constata che, a seguito di iniziative dell'UE quali il mercato unico digitale, l'Unione si trova nella posizione ideale per assumere un ruolo guida nell'elaborazione di strategie di difesa informatica a livello europeo; ribadisce che lo sviluppo della ciberdifesa a livello di UE deve migliorare la capacità dell'Unione di proteggere se stessa; accoglie con favore, a tale riguardo, il mandato permanente proposto per l'ENISA, e il suo rafforzamento;

7.  sollecita gli Stati membri, in tale contesto, a fare il miglior uso possibile del quadro fornito dalla PESCO e dal FES per proporre progetti di cooperazione;

8.  prende atto dell'intensa attività svolta dall'UE e dai suoi Stati membri in materia di difesa informatica; prende in particolare atto dei progetti dell'AED in materia di poligoni virtuali, dell'Agenda di ricerca strategica sulla ciberdifesa e dello sviluppo della consapevolezza dei quartieri generali della situazione informatica utilizzabile;

9.  accoglie con favore i due progetti informatici da lanciare nel quadro della PESCO, vale a dire la piattaforma per la condivisione delle informazioni in materia di minaccia informatica e di risposta agli incidenti e i gruppi di risposta rapida agli incidenti informatici e di reciproca assistenza in materia di sicurezza informatica; sottolinea che questi due progetti si concentrano su una politica di difesa informatica che si basa sulla condivisione di informazioni sulle minacce informatiche attraverso una piattaforma che consente agli Stati membri di creare gruppi di reazione rapida agli incidenti informatici (Cyber CRRT), nonché di aiutarsi a vicenda al fine di garantire un più alto livello di resilienza informatica e di individuare, riconoscere e mitigare congiuntamente le minacce informatiche; invita la Commissione e gli Stati membri a fare riferimento a progetti della PESCO basati sui CRRT nazionali e sull'assistenza reciproca in materia di cibersicurezza, istituendo un CRRT europeo incaricato di coordinare, individuare e contrastare le minacce informatiche collettive, a sostegno degli sforzi prodigati dagli Stati membri partecipanti;

10.  osserva che la capacità europea di sviluppare progetti di ciberdifesa dipende dalla padronanza delle tecnologie, delle attrezzature, dei servizi e dei dati e dal relativo trattamento, nonché dal fatto che essa deve fondarsi su una base di attori industriali fidati;

11.  ricorda che uno degli obiettivi degli sforzi volti a migliorare l'omogeneità dei sistemi di comando è quello di garantire che le risorse di comando disponibili siano interoperabili con quelle dei paesi della NATO non appartenenti all'UE, come pure con quelle dei partner occasionali, e a garantire un agevole scambio di informazioni, al fine di accelerare il processo decisionale e di mantenere il controllo della rete di informazioni in un contesto di rischio informatico;

12.  raccomanda di trovare i modi per integrare i progetti di "difesa intelligente" della NATO, ad esempio lo sviluppo della capacità multinazionale di ciberdifesa, la piattaforma per lo scambio di informazioni sui malware (MISP) e l'istruzione e la formazione multinazionali in materia di ciberdifesa (MNCDE&T);

13.  riconosce i progressi conseguiti in settori quali le nanotecnologie, l'intelligenza artificiale, i big data, i rifiuti elettronici e la robotica avanzata; esorta gli Stati membri e l'UE a dedicare particolare attenzione all'eventuale sfruttamento di questi settori da parte di attori statali ostili e di gruppi della criminalità organizzata; chiede la messa a punto di programmi di formazione e lo sviluppo di capacità, volti a proteggere contro regimi criminali sofisticati emergenti, quali frodi d'identità complesse e contraffazione di beni;

14.  sottolinea la necessità di maggiore chiarezza terminologica in merito alla sicurezza nel ciberspazio, nonché di un approccio globale e integrato e di sforzi congiunti per contrastare le minacce informatiche e ibride e per individuare ed eliminare le "zone franche" online per le attività estremiste e criminali, rafforzando e aumentando la condivisione di informazioni tra l'UE e le sue agenzie, come Europol, Eurojust, AED ed ENISA;

15.  sottolinea il ruolo crescente dell'intelligenza artificiale nei reati informatici e nella difesa; esorta l'UE e gli Stati membri a prestare particolare attenzione a questo settore, sia nell'ambito della ricerca che in quello dello sviluppo pratico, delle loro capacità di difesa informatica;

16.  sottolinea fermamente che insieme alla diffusione di droni, armati o meno, dovrebbero essere adottate misure aggiuntive per ridurre le loro potenziali vulnerabilità informatiche;

Ciberdifesa di missioni e di operazioni della PSDC

17.  sottolinea che la ciberdifesa dovrebbe essere considerata un compito operativo per le missioni e le operazioni della PSDC e dovrebbe essere inserita in tutti i processi di pianificazione della PSDC per garantire che la cibersicurezza sia costantemente considerata, in tutto il processo di pianificazione, così da ridurre le lacune in termini di vulnerabilità informatiche;

18.  riconosce che la pianificazione di una missione, o di un'operazione della PSDC di successo, richiede notevoli competenze in materia di ciberdifesa e infrastrutture nonché reti informatiche molto sicure, sia a livello di quartier generale operativo che nell'ambito della missione stessa, per poter procedere a un'approfondita valutazione della minaccia e fornire un'adeguata protezione nel settore; invita il SEAE e gli Stati membri che mettono a disposizione i quartieri generali per le operazioni della PSDC a rafforzare le competenze in materia di difesa informatica, fornite alle missioni e alle operazioni dell'UE; osserva che vi è un limite al grado di efficacia di ogni missione della PSDC preparata per proteggersi dagli attacchi informatici;

19.  sottolinea che la pianificazione di tutte le missioni e operazioni della PSDC deve essere accompagnata da una valutazione approfondita dello scenario delle minacce informatiche; osserva che la tassonomia delle minacce elaborata dall'ENISA offre un modello idoneo per tale valutazione; raccomanda di creare una capacità di valutazione della resilienza informatica dei quartieri generali della PSDC;

20.  riconosce, in particolare, l'importanza di mantenere al minimo necessario le impronte informatiche e le superfici di attacco delle missioni e delle operazioni della PSDC; esorta i pianificatori coinvolti a tenerne conto sin dall'inizio del processo di pianificazione;

21.  riconosce l'analisi delle esigenze di formazione dell'AED, che ha riscontrato importanti carenze in termini di capacità e competenze in materia di ciberdifesa tra i responsabili decisionali, non solo negli Stati membri, e accoglie con favore le iniziative dell'AED sui corsi per decisori di alto livello all'interno degli Stati membri, a sostegno della pianificazione delle missioni e delle operazioni della PSDC;

Istruzione e formazione in materia di ciberdifesa

22.  osserva che la razionalizzazione del panorama dell'istruzione e formazione in materia di ciberdifesa dell'UE attenuerebbe notevolmente le minacce e invita l'UE e gli Stati membri ad aumentare la loro cooperazione nell'ambito dell'istruzione, della formazione e delle esercitazioni;

23.  sostiene fortemente il programma Erasmus militare e altre iniziative comuni di formazione e scambio mirate a migliorare l'interoperabilità delle forze armate degli Stati membri e lo sviluppo di una cultura strategica comune attraverso maggiori scambi di giovane personale militare, tenendo presente che tale interoperabilità è necessaria tra tutti gli Stati membri e gli alleati della NATO; ritiene, tuttavia, che gli scambi per la formazione e l'istruzione nel settore della ciberdifesa dovrebbero andare oltre tale iniziativa e comprendere personale militare di tutte le età e di tutti i livelli così come studenti di tutti i centri di studio accademici sulla cibersicurezza;

24.  sottolinea la necessità di un maggior numero di esperti nel settore della ciberdifesa; invita gli Stati membri a facilitare la cooperazione tra le istituzioni accademiche civili e le accademie militari per colmare questa carenza, al fine di creare maggiori possibilità nel campo dell'istruzione e della formazione in materia di ciberdifesa, e a destinare maggiori risorse alla formazione operativa specializzata in ambito informatico, anche in materia di intelligenza artificiale; invita le accademie militari a integrare l'educazione alla ciberdifesa nei programmi di studio, contribuendo in tal modo ad aumentare la riserva di talenti informatici disponibile per le esigenze delle missioni PSDC;

25.  invita tutti gli Stati membri a informare, sensibilizzare e consigliare in modo sufficiente e proattivo le imprese, le scuole e i cittadini in merito alla cibersicurezza e alle principali minacce digitali; accoglie con favore, a tale riguardo, le guide informatiche quale strumento per orientare i cittadini e le organizzazioni verso una migliore strategia in materia di cibersicurezza, rafforzare la conoscenza in tale ambito e migliorare la resilienza informatica in vari settori;

26.  osserva che, vista la necessità di personale più specializzato, gli Stati membri non dovrebbero impegnarsi unicamente ad assumere personale competente delle forze armate, bensì anche a mantenere gli esperti necessari;

27.  accoglie con favore l'attuazione, da parte di undici Stati membri (Austria, Belgio, Germania, Estonia, Grecia, Finlandia, Irlanda, Lettonia, Paesi Bassi, Portogallo e Svezia), del progetto Cyber Ranges Federation, primo di quattro progetti di ciberdifesa avviati nel contesto dell'agenda dell'AED di messa in comune e condivisione; esorta gli altri Stati membri ad aderire a tale iniziativa; invita gli Stati membri a promuovere una maggiore disponibilità reciproca di formazione in materia di ciberdifesa e cibersicurezza; osserva a tale riguardo che è opportuno anche tenere conto del ruolo dell'ENISA e delle sue competenze;

28.  ritiene che siffatte iniziative contribuiscano a migliorare la qualità dell'istruzione in materia di ciberdifesa a livello di UE, in particolare attraverso la creazione di piattaforme tecniche di più ampia portata e di una comunità di esperti dell'UE; ritiene che le forze armate europee possano diventare più interessanti fornendo una formazione globale in materia di ciberdifesa per attrarre e mantenere il talento informatico; sottolinea la necessità di individuare i punti deboli nei sistemi informatici sia degli Stati membri che delle istituzioni dell'UE; riconosce che l'errore umano è uno dei punti deboli individuati più di frequente nei sistemi di cibersicurezza e chiede pertanto corsi di formazione regolari per il personale sia militare che civile che lavora per le istituzioni dell'UE;

29.  invita l'AED a lanciare la piattaforma di istruzione, formazione e coordinamento delle esercitazioni (CD TEXP) per sostenere la Cyber Ranges Federation quanto prima, focalizzando l'attenzione sul rafforzamento della cooperazione riguardo ai requisiti armonizzati, sulla promozione delle innovazioni nell'ambito della ricerca e della tecnologia in materia di ciberdifesa e sull'assistenza collettiva ai paesi terzi nel consolidamento delle loro capacità di creare resilienza nella ciberdifesa; invita la Commissione e gli Stati membri a integrare tali iniziative con un apposito centro europeo di eccellenza per la formazione in materia di ciberdifesa per fornire formazione specializzata alle reclute più promettenti, a sostegno della formazione informatica degli Stati membri partecipanti;

30.  accoglie con favore la creazione, nell'ambito dell'AESD, della piattaforma di valutazione e di istruzione, formazione ed esercitazioni in materia di ciberdifesa (ETEE), nella prospettiva di migliorare le opportunità di formazione e istruzione all'interno degli Stati membri;

31.  incoraggia maggiori scambi in materia di consapevolezza situazionale mediante esercitazioni informatiche di simulazione e il coordinamento dei rispettivi sforzi di sviluppo delle capacità al fine di conseguire maggiore interoperabilità e migliore prevenzione degli attacchi futuri nonché migliorare la risposta agli stessi; chiede che tali progetti siano condotti in collaborazione con gli alleati della NATO, le forze armate degli Stati membri dell'UE e altri partner con vasta esperienza nella lotta contro gli attacchi informatici, al fine di sviluppare prontezza operativa e procedure e norme comuni per affrontare in modo globale le diverse minacce informatiche; accoglie con favore, a tale riguardo, la partecipazione dell'UE alle esercitazioni informatiche, ad esempio l'esercitazione informatica in materia di offesa e difesa (CODE);

32.  ricorda che un ciberspazio resiliente richiede un'igiene informatica impeccabile; invita tutte le parti interessate pubbliche e private a condurre corsi di formazione periodici sull'igiene informatica per tutti i membri del personale;

33.  raccomanda l'intensificazione dello scambio di competenze ed esperienze tra forze armate, forze di polizia e altri organismi statali negli Stati membri coinvolti attivamente nella lotta contro le minacce informatiche;

Cooperazione tra l'UE e la NATO in materia di ciberdifesa

34.  ribadisce che, in ragione dei valori e degli interessi strategici che condividono, l'UE e la NATO hanno una responsabilità e una capacità particolari nell'affrontare le crescenti sfide alla cibersicurezza e alla ciberdifesa in modo più efficace e in stretta collaborazione, cercando eventuali complementarità, evitando duplicazioni e riconoscendo le rispettive responsabilità;

35.  invita il Consiglio, nell'ambito della collaborazione con altre istituzioni e strutture competenti dell'UE, a prendere in considerazione modalità per fornire al più presto un sostegno a livello di Unione per integrare il settore informatico nelle dottrine militari degli Stati membri, in maniera armonizzata e in stretta cooperazione con la NATO;

36.  chiede l'attuazione delle misure già concordate; invita a individuare nuove iniziative volte a promuovere la cooperazione tra l'UE e la NATO, tenendo conto inoltre della possibilità di cooperare nell'ambito del Centro di eccellenza per la ciberdifesa cooperativa della NATO (CCD COE) e dell'Accademia delle comunicazioni e dell'informazione della NATO (NCI), che mirano ad aumentare le capacità di formazione in materia di ciberdifesa nei sistemi informatici e cibernetici, per quanto riguarda sia il software che l'hardware; osserva che ciò potrebbe includere un dialogo con la NATO sulla possibilità che l'UE aderisca al CCD COE al fine di aumentare la complementarità e la collaborazione; accoglie con favore la recente creazione del Centro europeo di eccellenza per la lotta contro le minacce ibride; esorta tutte le istituzioni competenti e gli alleati a discutere periodicamente delle loro attività al fine di evitare sovrapposizioni e incoraggiare un approccio coordinato alla ciberdifesa; ritiene fondamentale stimolare, sulla base della fiducia reciproca, lo scambio di informazioni sulle minacce informatiche tra gli Stati membri e con la NATO;

37.  è convinto che nell'ambito della ciberdifesa sia importante e utile una maggiore cooperazione tra l'UE e la NATO per prevenire, rilevare e dissuadere i ciberattacchi; invita pertanto le due organizzazioni a intensificare la cooperazione e il coordinamento operativi e ad ampliare i loro sforzi comuni per creare capacità, in particolare sotto forma di esercitazioni e formazione congiunta per il personale civile e militare preposto alla ciberdifesa e attraverso la partecipazione degli Stati membri a progetti della NATO di difesa intelligente; ritiene fondamentale che l'UE e la NATO intensifichino la condivisione di informazioni al fine di consentire l'attribuzione formale dei ciberattacchi e quindi l'imposizione di sanzioni restrittive ai responsabili; esorta entrambe le organizzazioni a collaborare più strettamente anche sugli aspetti informatici della gestione delle crisi;

38.  accoglie con favore lo scambio di concetti per integrare i requisiti e le norme di ciberdifesa nella pianificazione e nello svolgimento di missioni e operazioni nell'intento di promuovere l'interoperabilità ed esprime l'auspicio che ciò sia seguito da una collaborazione più operativa per garantire l'aspetto della ciberdifesa delle rispettive missioni e la sincronizzazione degli approcci operativi;

39.  accoglie con favore l'accordo tra la Squadra di pronto intervento informatico dell'UE (CERT-UE) e la Capacità di reazione della NATO in caso di incidente informatico (NCIRC), volto ad agevolare lo scambio di informazioni, il supporto logistico, le valutazioni delle minacce condivise, l'assunzione di personale e la condivisione delle migliori pratiche, per assicurare la capacità rispondere alle minacce in tempo reale; sottolinea che è importante promuovere gli scambi di informazioni tra la CERT-EU e la NCIRC e adoperarsi per aumentare il livello di fiducia; ritiene che le informazioni detenute dalla CERT-UE possano probabilmente essere utili alla ricerca in materia di ciberdifesa e alla NATO e che tali informazioni dovrebbero pertanto essere condivise, purché sia garantita la piena conformità alla legislazione dell'UE sulla protezione dei dati;

40.  accoglie con favore la cooperazione tra le due organizzazioni in materia di esercitazioni di ciberdifesa; prende atto della partecipazione dei rappresentanti dell'UE all'esercizio annuale della Cyber Coalition; riconosce il progresso che rappresenta la partecipazione dell'UE all'esercizio 2017 di gestione delle crisi della NATO, nel quadro delle esercitazioni parallele e coordinate (PACE 17), e accoglie con favore, in particolare, l'inclusione di una componente di ciberdifesa; esorta entrambe le organizzazioni a intensificare tali sforzi;

41.  esorta l'UE e la NATO a organizzare regolarmente esercitazioni a livello strategico con la partecipazione dei massimi dirigenti politici di entrambe le organizzazioni; accoglie con favore, a tale riguardo, l'esercitazione estone UE CYBRID 2017 nel cui ambito il Segretario generale della NATO per la prima volta ha partecipato a un'esercitazione dell'UE;

42.  osserva che vi è un ampio margine per un programma di cooperazione più ambizioso e concreto in materia di ciberdifesa che vada al di là del livello concettuale di cooperazione nell'ambito di specifiche operazioni; esorta entrambe le organizzazioni ad applicare, concretamente ed efficacemente, tutto ciò che già esiste e a presentare proposte più ambiziose per il prossimo esame dell'attuazione della dichiarazione congiunta;

43.  accoglie con favore il partenariato informatico della NATO con l'industria (NICP), istituito nel 2014, e chiede che l'UE si impegni in attività di cooperazione di tale partenariato al fine di collegare lo sforzo di cooperazione NATO-UE con quello dei leader del settore specializzati in cibertecnologie, con l'obiettivo di promuovere la cibersicurezza attraverso una collaborazione continua, concentrandosi in particolare su: formazione, esercitazioni e istruzione dei rappresentanti della NATO, dell'UE e dell'industria, inclusione dell'UE e dell'industria nei progetti di difesa intelligente della NATO, condivisione collaborativa delle informazioni e delle migliori pratiche per la preparazione e il recupero tra la NATO, l'UE e l'industria, prosecuzione dello sviluppo congiunto di capacità di ciberdifesa e risposte collaborative in caso di incidenti informatici, ove e quando opportuno;

44.  prende atto del lavoro in corso sulla proposta di regolamento che modifica il regolamento (UE) n. 526/2013 relativo all'Agenzia dell'Unione europea per la sicurezza delle reti e dell'informazione (ENISA) e che stabilisce un quadro europeo per la certificazione della sicurezza e l'etichettatura delle TIC; invita l'ENISA a firmare un accordo con la NATO per aumentare la loro cooperazione pratica, ivi compresa la condivisione di informazioni e la partecipazione alle esercitazioni di ciberdifesa;

Norme internazionali applicabili al ciberspazio

45.  chiede l'integrazione delle capacità di ciberdifesa nella PESC e nell'azione esterna dell'UE e dei suoi Stati membri quale compito trasversale e chiede un più stretto coordinamento in materia di ciberdifesa tra gli Stati membri, le istituzioni dell'UE, la NATO, le Nazioni Unite, gli Stati Uniti e altri partner strategici, in particolare per quanto riguarda le regole, le norme e le misure di attuazione nel ciberspazio;

46.  si rammarica del fatto che, dopo vari mesi di negoziati, il gruppo di esperti governativi delle Nazioni Unite (UNGGE) 2016-2017 non sia stato in grado di elaborare una nuova relazione di consenso; ricorda che, come riconosciuto nella relazione del 2013, il diritto internazionale vigente e in particolare la Carta delle Nazioni Unite – che vieta la minaccia o l'uso della forza contro l'indipendenza politica di qualsiasi Stato, comprese le operazioni cibernetiche coercitive volte a perturbare l'infrastruttura tecnica essenziale per lo svolgimento di procedure partecipative ufficiali, incluse le elezioni, in un altro Stato – si applicano e dovrebbero essere applicate nel ciberspazio; rileva che la relazione del 2015 dell'UNGGE elenca una serie di norme di comportamento responsabile degli Stati, tra cui il divieto imposto a questi ultimi di effettuare e sostenere consapevolmente attività informatiche contrarie ai loro obblighi ai sensi delle norme internazionali; invita l'UE ad assumere un ruolo di primo piano nei dibattiti in corso e futuri sulle norme internazionali nel ciberspazio e sulla loro attuazione;

47.  prende atto dell'importanza del Manuale di Tallinn 2.0 in quanto base per un dibattito e un'analisi del modo in cui il diritto internazionale vigente possa essere applicato al ciberspazio; invita gli Stati membri ad avviare l'analisi e l'applicazione di quanto affermato dagli esperti nel manuale di Tallinn e a concordare ulteriori norme volontarie di comportamento internazionale; osserva, in particolare, che un eventuale utilizzo offensivo delle capacità informatiche dovrebbe basarsi sul diritto internazionale;

48.  conferma il suo pieno impegno a favore di un ciberspazio aperto, libero, stabile e sicuro, che rispetti i valori fondamentali della democrazia, dei diritti umani e dello Stato di diritto e dove le controversie internazionali siano composte con mezzi pacifici sulla base della Carta delle Nazioni Unite e dei principi di diritto internazionale; invita gli Stati membri a promuovere un'ulteriore attuazione dell'approccio comune e globale dell'UE nei confronti della ciberdiplomazia e delle norme informatiche vigenti e a redigere, unitamente alla NATO, criteri e definizioni a livello dell'UE di ciò che costituisce un ciberattacco in modo da migliorare la capacità dell'UE di giungere rapidamente a una posizione comune a seguito di un atto illecito a livello internazionale sotto forma di ciberattacco; sostiene con forza l'attuazione delle norme volontarie e non vincolanti di comportamento responsabile dello Stato nel ciberspazio contenute nella relazione UNGGE 2015, che comprendono il rispetto della vita privata e dei diritti fondamentali dei cittadini e la creazione di misure regionali volte a rafforzare la fiducia; sostiene, in questo contesto, il lavoro della Coalizione globale per la stabilità del ciberspazio per elaborare proposte di norme e politiche volte a rafforzare la sicurezza e la stabilità internazionali e orientare il comportamento responsabile degli attori statali e non statali nel ciberspazio; approva la proposta secondo cui gli attori statali e non statali non devono svolgere o consentire consapevolmente un'attività che danneggi in maniera intenzionale e sostanziale la disponibilità o l'integrità generale del nucleo pubblico di Internet, e pertanto la stabilità del ciberspazio;

49.  riconosce che la maggior parte delle infrastrutture tecnologiche è detenuta o gestita dal settore privato e che è pertanto essenziale una stretta cooperazione, consultazione e inclusione dei gruppi del settore privato e della società civile mediante il dialogo multilaterale per garantire un ciberspazio aperto, libero, stabile e sicuro;

50.  riconosce che, a causa delle difficoltà connesse all'applicazione, gli accordi bilaterali tra Stati membri non sempre producono i risultati attesi; ritiene pertanto che la creazione di coalizioni all'interno di gruppi di paesi che condividono gli stessi principi, intenzionati a creare consenso, costituisca un modo efficace per integrare gli sforzi delle molteplici parti interessate; sottolinea l'importanza del ruolo che le autorità locali devono svolgere, nel processo di innovazione tecnologica e di condivisione dei dati per intensificare la lotta contro la criminalità e le attività terroristiche;

51.  accoglie con favore l'adozione da parte del Consiglio del quadro per le risposte diplomatiche comuni dell'UE alle attività informatiche malevole, il cosiddetto pacchetto di strumenti della diplomazia informatica dell'UE; sostiene la possibilità che l'UE adotti misure restrittive contro gli avversari che attaccano i suoi Stati membri nel ciberspazio, ivi compresa l'imposizione di sanzioni;

52.  invita inoltre ad adottare un chiaro approccio proattivo alla cibersicurezza e alla ciberdifesa e a rafforzare la ciberdiplomazia dell'UE, quale compito trasversale nella sua politica estera, e le capacità e gli strumenti di cui dispone in vari settori, così da consolidare efficacemente le norme e i valori dell'UE e spianare la strada per raggiungere un consenso sulle regole, sulle norme e sulle misure di esecuzione nel ciberspazio a livello mondiale; osserva che la costruzione della resilienza informatica nei paesi terzi contribuisce alla pace e alla sicurezza internazionali e, in ultima analisi, garantisce più sicurezza ai cittadini europei;

53.  ritiene che i ciberattacchi come NotPetya e WannaCry siano diretti da uno Stato o condotti con la consapevolezza e l'approvazione di uno Stato; osserva che tali ciberattacchi, che causano danni economici gravi e duraturi e costituiscono una minaccia per la vita, sono chiare violazioni del diritto internazionale e delle norme giuridiche; ritiene pertanto che NotPetya e WannaCry rappresentino violazioni del diritto internazionale commesse rispettivamente dalla Federazione russa e dalla Corea del Nord, e che i due paesi dovrebbero affrontare risposte commisurate e adeguate da parte dell'UE e della NATO;

54.  chiede che il Centro per la lotta alla criminalità informatica di Europol diventi un punto focale per le divisioni incaricate dell'applicazione della legge e le agenzie governative che si occupano di cibercriminalità, la cui responsabilità primaria sarebbe quella di gestire la difesa sia dei domini .eu che delle infrastrutture critiche delle reti dell'UE durante un attacco; sottolinea che tale punto focale dovrebbe essere inoltre incaricato di scambiare informazioni e fornire assistenza agli Stati membri;

55.  sottolinea l'importanza dell'elaborazione di norme in materia di vita privata e sicurezza, crittografia, incitamento all'odio, disinformazione e minacce terroristiche;

56.  raccomanda che ciascuno Stato membro dell'UE si assuma l'obbligo di assistere qualsiasi altro Stato membro vittima di un ciberattacco e di garantire la responsabilità informatica nazionale in stretta cooperazione con la NATO;

Cooperazione civile-militare

57.  invita tutte le parti interessate a rafforzare i partenariati per il trasferimento di conoscenze, ad attuare modelli commerciali adeguati e a sviluppare la fiducia tra le imprese e gli utilizzatori finali nella sfera civile e nel settore della difesa, nonché a migliorare il trasferimento delle conoscenze accademiche concretizzandole in soluzioni pratiche, al fine di creare sinergie e trasferire soluzioni fra i mercati civile e militare – essenzialmente un mercato unico europeo per la cibersicurezza e i prodotti per la cibersicurezza – in base a procedure trasparenti e nel rispetto del diritto internazionale e dell'UE, nell'ottica di tutelare e rafforzare l'autonomia strategica dell'UE; osserva il ruolo centrale svolto dalle imprese private operanti nel settore della cibersicurezza nell'allarme rapido e nell'attribuzione dei ciberattacchi;

58.  ribadisce con forza l'importanza delle attività di ricerca e sviluppo, in particolare alla luce dei requisiti di sicurezza ad alto livello nel mercato della difesa; esorta l'UE e gli Stati membri ad attribuire un maggiore sostegno pratico all'industria europea della cibersicurezza e ad altri attori economici pertinenti, a ridurre gli oneri burocratici, in particolare per le PMI e le start-up, fonti principali di soluzioni innovative nel settore della ciberdifesa, e a promuovere una più stretta cooperazione con gli istituti di ricerca universitaria e i grandi operatori, al fine di ridurre la dipendenza da prodotti della cibersicurezza provenienti da fonti esterne e di creare una filiera strategica all'interno dell'UE per rafforzare l'autonomia strategica di quest'ultima; rileva, in tale contesto, l'importante contributo che può essere fornito dal FED e da altri strumenti nell'ambito del Quadro finanziario pluriennale (QFP);

59.  incoraggia la Commissione a integrare elementi della ciberdifesa nella rete dei centri europei di ricerca e competenza in materia di cibersicurezza, anche al fine di fornire risorse sufficienti alle capacità e alle tecnologie informatiche a duplice uso nell'ambito del prossimo QFP;

60.  rileva che la protezione dei beni pubblici e delle altre infrastrutture critiche civili, in particolare i sistemi di informazione e i dati associati, è un compito di difesa essenziale per gli Stati membri, e in particolare per le autorità responsabili della sicurezza dei sistemi di informazione, e che dovrebbe rientrare nelle competenze delle strutture nazionali di ciberdifesa o di suddette autorità; sottolinea che ciò richiederà un buon livello di fiducia nonché la cooperazione più stretta possibile tra gli attori militari, le agenzie preposte alla ciberdifesa e i settori interessati, il che potrà essere realizzato soltanto definendo chiaramente compiti, ruoli e responsabilità degli attori civili e militari, ed esorta tutte le parti coinvolte a tenerne conto nei loro processi di pianificazione; chiede una maggiore cooperazione transfrontaliera, nel pieno rispetto della legislazione dell'UE sulla protezione dei dati, per quanto riguarda l'applicazione della legge relativa alla lotta all'attività informatica malevola;

61.  invita tutti gli Stati membri a incentrare le strategie nazionali in materia di sicurezza informatica sulla protezione dei sistemi di informazione e dei dati associati e a considerare la protezione delle infrastrutture critiche come una parte del loro rispettivo dovere di diligenza; esorta gli Stati membri ad adottare e attuare strategie, linee guida e strumenti che forniscano livelli di protezione ragionevoli contro livelli di minaccia ragionevolmente identificabili, in cui i costi e gli oneri della protezione siano commisurati al possibile danno che le parti interessate rischiano di subire; invita gli Stati membri ad adottare misure appropriate per obbligare le persone giuridiche nella loro giurisdizione a proteggere i dati personali loro affidati;

62.  riconosce che, a causa dell'evoluzione del contesto delle minacce informatiche, potrebbe essere consigliabile una cooperazione più intensa e strutturata con le forze di polizia, in particolare in alcuni ambiti critici, ad esempio nel localizzare le minacce connesse alla jihad informatica, il terrorismo informatico, la radicalizzazione online e il finanziamento di organizzazioni estremiste o radicali;

63.  incoraggia una stretta cooperazione tra le agenzie dell'UE, come l'AED, l'ENISA e il Centro europeo per la lotta alla criminalità informatica, in un approccio transettoriale mirato a promuovere sinergie ed evitare sovrapposizioni;

64.  invita la Commissione a elaborare una tabella di marcia per un approccio coordinato alla ciberdifesa europea, tra cui un aggiornamento del quadro strategico dell'UE in materia di ciberdifesa al fine di garantire che lo strumento continui a essere utile in qualità di meccanismo strategico pertinente per conseguire gli obiettivi dell'UE in materia di ciberdifesa, in stretta cooperazione con gli Stati membri, l'AED, il Parlamento e il SEAE; osserva che tale processo deve rientrare in un approccio strategico più ampio alla PSDC;

65.  chiede la creazione di capacità di cibersicurezza attraverso la cooperazione allo sviluppo, nonché l'istruzione e la formazione continue in materia di sensibilizzazione informatica, tenendo conto del fatto che nei prossimi anni vi saranno milioni di nuovi utenti di Internet, la maggior parte dei quali nei paesi in via di sviluppo, rafforzando così la resilienza dei paesi e delle società rispetto alle minacce informatiche e ibride;

66.  chiede una cooperazione internazionale e iniziative multilaterali per creare quadri rigorosi di ciberdifesa e cibersicurezza per combattere il rischio di Stati ostaggio della corruzione, della frode finanziaria, del riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo, nonché per affrontare le sfide poste dal ciberterrorismo, dalle criptovalute e da altri metodi di pagamento alternativi;

67.  osserva che i ciberattacchi come NotPetya si diffondono rapidamente, causando in tal modo danni indiscriminati, a meno che non vi sia una resilienza diffusa a livello globale; ritiene che la formazione e l'istruzione in materia di ciberdifesa debbano far parte dell'azione esterna dell'UE e che la creazione della resilienza informatica nei paesi terzi contribuisca alla pace e alla sicurezza internazionali rendendo in ultima analisi i cittadini europei più sicuri;

Rafforzamento istituzionale

68.  invita gli Stati membri a impegnarsi in una cooperazione più ambiziosa nel settore informatico nell'ambito della CSP; propone che gli Stati membri avviino un nuovo programma di cooperazione strutturata permanente (PESCO) in ambito informatico per sostenere una pianificazione, un comando e un controllo rapidi ed efficaci delle operazioni e delle missioni attuali e future dell'UE; osserva che ciò dovrebbe comportare un miglior coordinamento delle capacità operative nel ciberspazio e può condurre allo sviluppo di un comando di ciberdifesa comune qualora il Consiglio europeo decida in tal senso;

69.  ribadisce il suo invito agli Stati membri e al VP/AR a presentare un Libro bianco dell'UE in materia di sicurezza e difesa; invita gli Stati membri e il VP/AR a rendere la ciberdifesa e la deterrenza informatica una pietra miliare del Libro bianco che tratti sia la protezione del settore informatico per le operazioni di cui all'articolo 43 TUE che la difesa comune di cui all'articolo 42, paragrafo 7, TUE;

70.  osserva che il nuovo programma di cooperazione informatica PESCO dovrebbe essere condotto da personale militare e civile di grado elevato proveniente da ciascuno Stato membro, a rotazione, e rispondere ai ministri della Difesa dell'UE, nel formato PESCO, e al VP/AR, al fine di promuovere i principi della fiducia tra gli Stati membri e le istituzioni e agenzie dell'UE in sede di scambio di informazioni e dati;

71.  ribadisce la sua richiesta di creare un Consiglio dell'Unione europea sulla difesa sulla base del comitato direttivo ministeriale dell'AED esistente e del formato PESCO dei ministri della Difesa dell'UE, al fine di garantire l'attribuzione di priorità, l'operatività delle risorse e cooperazione e integrazione efficaci tra gli Stati membri;

72.  ricorda la necessità di garantire che il Fondo europeo per la difesa sia mantenuto o persino rafforzato nel prossimo QFP, con un bilancio sufficiente destinato alla ciberdifesa informatica;

73.  chiede di aumentare le risorse per modernizzare e razionalizzare la cibersicurezza e la diffusione delle informazioni tra il SEAE/Centro dell'UE di analisi dell'intelligence (INTCEN), il Consiglio e la Commissione;

Partenariati pubblico-privato

74.  riconosce che le imprese private svolgono un ruolo fondamentale nel prevenire, individuare e contenere gli incidenti di cibersicurezza, non solo come fornitori industriali di tecnologia ma anche come fornitori di servizi non informatici;

75.  riconosce il ruolo del settore privato nella prevenzione, nell'individuazione e nel contenimento degli incidenti di cibersicurezza nonché nella risposta agli stessi, unitamente al suo ruolo nella promozione dell'innovazione nell'ambito della ciberdifesa, e chiede pertanto di rafforzare la cooperazione con il settore privato per garantire una comprensione comune dei requisiti dell'UE e della NATO e assistenza nel contribuire a trovare soluzioni comuni;

76.  invita l'UE a effettuare una revisione globale delle apparecchiature e delle infrastrutture di software, informatiche e di comunicazione utilizzate nelle istituzioni al fine di escludere programmi e dispositivi potenzialmente pericolosi e vietare quelli confermati come malevoli, per esempio Kaspersky Lab;

o
o   o

77.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio europeo, al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione / alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, alle agenzie dell'UE nei campi della difesa e della cibersicurezza, al Segretario generale della NATO e ai parlamenti nazionali degli Stati membri dell'UE.

(1) Cambridge University Press, febbraio 2017, ISBN 9781316822524, https://doi.org/10.1017/9781316822524.
(2) GU L 194 del 19.7.2016, pag. 1.
(3) Testi approvati, P8_TA(2017)0366.
(4) GU C 419 del 16.12.2015, pag. 145.
(5) Testi approvati, P8_TA(2016)0435.
(6) Testi approvati, P8_TA(2017)0493.
(7) Testi approvati, P8_TA(2017)0492.

Avviso legale