Indice 
Testi approvati
Giovedì 14 giugno 2018 - StrasburgoEdizione definitiva
Russia, in particolare il caso del prigioniero politico ucraino Oleg Sentsov
 Situazione dei diritti umani in Bahrein, in particolare il caso di Nabeel Rajab
 Situazione dei profughi Rohingya, in particolare la difficile situazione dei bambini
 Ostacoli strutturali e finanziari nell'accesso alla cultura
 Test della proporzionalità prima dell'adozione di una nuova regolamentazione delle professioni ***I
 Utilizzazione di veicoli noleggiati senza conducente per il trasporto di merci su strada ***I
 Obiezione a un atto delegato: misure di conservazione nel settore della pesca per la protezione dell'ambiente marino nel Mare del Nord
 Territori georgiani occupati a 10 anni dall'invasione russa
 Negoziati per un nuovo accordo di partenariato UE-ACP
 Applicazione del diritto dell'UE 2016

Russia, in particolare il caso del prigioniero politico ucraino Oleg Sentsov
PDF 179kWORD 56k
Risoluzione del Parlamento europeo del 14 giugno 2018 sulla Russia, in particolare il caso del prigioniero politico ucraino Oleg Sentsov (2018/2754(RSP))
P8_TA(2018)0259RC-B8-0288/2018

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla Russia, in particolare la risoluzione del 16 marzo 2017 sui detenuti politici ucraini in Russia e la situazione in Crimea(1),

–  vista la dichiarazione rilasciata il 25 maggio 2018 dal portavoce del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) sui casi di vari detenuti in Crimea e a Sebastopoli, illegalmente annesse, o provenienti da tali luoghi,

–  visto lo scambio di opinioni sulla Russia in sede di Consiglio "Affari esteri" del 16 aprile 2018,

–  vista l'ordinanza del 19 aprile 2017 della Corte internazionale di giustizia sulla richiesta di indicazione di misure provvisorie, presentata dall'Ucraina nella causa relativa all'applicazione della Convenzione internazionale per la repressione del finanziamento del terrorismo e della Convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale (Ucraina contro Federazione russa),

–  visti l'articolo 5 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e l'articolo 7 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, i quali stabiliscono che nessuna persona deve essere soggetta a torture o a pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, e di cui la Federazione russa è firmataria,

–  vista la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani, adottata dall'Assemblea generale dell'ONU il 9 dicembre 1998,

–  vista la Convenzione di Ginevra relativa alla protezione delle persone civili in tempo di guerra,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che il registra ucraino Oleg Sentsov, che si è opposto all'annessione illegale della penisola di Crimea da parte russa, è stato arrestato nel maggio 2014 per presunte attività svolte in Crimea ed è stato trattato come cittadino russo, sebbene in possesso della cittadinanza ucraina;

B.  considerando che nel caso di Oleg Sentsov si è parlato di torture e gravi maltrattamenti per ottenere illegalmente deposizioni cui successivamente è stato attribuito valore legale;

C.  considerando che il 25 agosto 2015 Oleg Sentsov è stato condannato da un tribunale la cui competenza non è riconosciuta dall'UE, in violazione del diritto internazionale e delle norme elementari di giustizia;

D.  considerando che Oleg Sentsov, il quale sta scontando la pena nel carcere più a nord della Russia, a Labytnangi (Jamalo-Nenec), ha annunciato il 14 maggio 2018 uno sciopero della fame a oltranza;

E.  considerando che il numero di prigionieri politici in Russia è aumentato considerevolmente negli ultimi anni; che il centro per i diritti umani Memorial, insignito del premio Sacharov nel 2009, ha pubblicato il 29 maggio 2018 un elenco con i nominativi di 158 prigionieri politici;

F.  considerando che Ojub Titiev, direttore dell'ufficio ceceno presso il centro per i diritti umani Memorial, è stato arrestato il 9 gennaio 2018 dalla polizia locale e accusato di possesso di stupefacenti; che tali accuse sono state negate dal sig. Titiev e definite false da una serie di ONG e altri difensori dei diritti umani;

G.  considerando che l'arresto di Ojub Titiev è espressione di una preoccupante tendenza a ricorrere ad arresti, attacchi, intimidazioni e delegittimazioni contro giornalisti indipendenti e difensori dei diritti umani;

H.  considerando che i difensori dei diritti umani e gli attori della società civile, in particolare i tatari di Crimea, sono stati vittime di minacce, intimidazioni e arresti;

I.  considerando che sono stati denunciati vari casi di tortura e di trattamenti crudeli e degradanti; che finora tali accuse non sono state oggetto di indagini adeguate; che la tortura è stata utilizzata per ottenere confessioni e false prove di colpevolezza;

J.  considerando che molti prigionieri e detenuti sono stati sottoposti a condizioni crudeli e disumane nelle carceri, con possibili rischi per la loro salute fisica e psicologica; che vi sono prigionieri che necessitano di assistenza e cure mediche urgenti;

K.  considerando che le restrittive norme russe in materia di diritti politici e civili sono state estese alla Crimea temporaneamente occupata, il che ha causato drastiche limitazioni della libertà di riunione, di espressione, di associazione, di accesso all'informazione e di religione, come pure segnalazioni credibili riguardo a intimidazioni, sparizioni forzate e torture;

L.  considerando che gli arresti arbitrari, le sparizioni forzate, la censura e il divieto di manifestazioni pacifiche sono diventati una realtà quotidiana in Crimea; che vari tatari di Crimea sono stati arrestati, sono sotto inchiesta o sono perseguiti a termini di legge; che sono stati presi di mira anche gli avvocati della Crimea che forniscono assistenza legale a tali persone arrestate, i difensori dei diritti umani che denunciano i casi di sparizioni forzate di matrice politica in Crimea, come pure i giornalisti che pubblicano informazioni sulla situazione dei tatari di Crimea;

M.  considerando che le autorità di occupazione in Crimea hanno represso sistematicamente e deliberatamente la libertà di espressione in Crimea, espellendo i media indipendenti e creando ostacoli al lavoro dei giornalisti professionisti; che il 22 marzo 2018 il giornalista partecipativo e attivista tataro di Crimea Nariman Memedeminov, che si è occupato delle irregolarità commesse dalle autorità di occupazione, è stato trattenuto dalle forze di sicurezza russe e arrestato sulla base di accuse infondate; che il 21 maggio 2018 le forze di sicurezza russe hanno tenuto in stato di fermo un altro giornalista partecipativo, Server Mustafayev, dopo aver perquisito la sua casa nella Crimea occupata dalla Russia, segnatamente per motivi religiosi;

N.  considerando che la Russia perde un numero rilevante di cause dinanzi alla Corte europea dei diritti dell'uomo e non attua le sentenze emesse;

O.  considerando che la Federazione russa, in quanto membro a pieno titolo del Consiglio d'Europa, dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) e delle Nazioni Unite, si è impegnata a osservare i principi della democrazia, dello Stato di diritto e del rispetto delle libertà fondamentali e dei diritti umani; che le numerose e gravi violazioni dello Stato di diritto e l'adozione di leggi restrittive negli ultimi anni hanno suscitato seri timori circa il rispetto da parte della Russia degli obblighi internazionali e nazionali ad essa incombenti; che in più occasioni l'Unione europea ha offerto assistenza e consulenza supplementari per aiutare la Russia a modernizzare e rispettare il proprio assetto costituzionale e giuridico, in linea con le norme del Consiglio d'Europa;

P.  considerando che, in base alla legge russa sugli "agenti stranieri", le ONG che ricevono finanziamenti stranieri e sono impegnate in "attività politiche" devono presentare domanda per essere incluse in un elenco governativo speciale degli agenti stranieri sottoposti a controlli rigorosi e supplementari da parte del governo, e devono dichiarare in ogni pubblicazione, comunicato stampa e relazione che tali documenti sono stati elaborati da un agente straniero;

Q.  considerando che, in risposta all'annessione illegale della Crimea e alla guerra ibrida condotta contro l'Ucraina, l'Unione europea ha adottato gradualmente una serie di misure restrittive contro la Russia;

1.  chiede che le autorità russe rilascino immediatamente e senza condizioni Oleg Sentsov e tutti gli altri cittadini ucraini detenuti illegalmente in Russia e nella penisola di Crimea; ricorda che attualmente vi sono in totale oltre 70(2) prigionieri politici ucraini in Russia e nella Crimea occupata;

2.  chiede il rilascio immediato e senza condizioni di Ojub Titiev, direttore del centro per i diritti umani Memorial nella Repubblica cecena, e di tutti gli altri prigionieri politici nella Federazione russa;

3.  chiede che le autorità russe pongano fine alle intimidazioni e alle vessazioni nei confronti del centro per i diritti umani Memorial, del suo personale e di altri difensori dei diritti umani e consentano loro di svolgere le loro attività a sostegno dei diritti umani;

4.  evidenzia che il trattamento di tutti i prigionieri deve essere conforme alle norme internazionali e che tutti i detenuti dovrebbero avere accesso all'assistenza legale, poter incontrare le loro famiglie e i rappresentanti diplomatici nonché ricevere cure mediche; sottolinea che le autorità e il personale giudiziario russi hanno la piena responsabilità della sicurezza e del benessere di tali detenuti, soprattutto in Crimea, in conformità alla quarta convenzione di Ginevra;

5.  ricorda alla Russia l'importanza di rispettare appieno i propri obblighi giuridici internazionali, in quanto membro del Consiglio d'Europa e dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, nonché i principi dei diritti umani fondamentali e dello Stato di diritto sanciti dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo e dal Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici;

6.  sottolinea che la libertà di riunione nella Federazione russa è sancita dall'articolo 31 della Costituzione e dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo, di cui la Russia è firmataria, e che le autorità russe sono pertanto obbligate a rispettare tale libertà;

7.  esorta le autorità russe a tutti i livelli a riconoscere il ruolo essenziale dei difensori dei diritti umani quali pilastri della democrazia e garanti dello Stato di diritto e a condannare pubblicamente tutti gli attacchi nei loro confronti, in particolare nella Repubblica cecena;

8.  esprime la propria solidarietà al regista, attivista politico e prigioniero politico ucraino Oleg Sentsov che ha avviato uno sciopero della fame il 14 maggio 2018 per chiedere il rilascio dei compatrioti detenuti illegalmente, ed è preoccupato per le ripercussioni dello sciopero della fame sulle condizioni di salute di Oleg Sentsov; ricorda che Oleg Sentsov, che è stato arrestato in Crimea poco dopo l'assunzione del controllo della penisola sul Mar Nero da parte della Russia nel 2014 ed è stato in seguito condannato sulla base di una testimonianza rilasciata sotto tortura, sta ora scontando una pena di 20 anni per molteplici accuse di terrorismo in un carcere ad alta sicurezza nella regione Jamalo-Nenec, nell'estremo nord russo;

9.  deplora che un altro imputato nella causa, Oleksandr Kol'čenko, sia stato condannato a dieci anni di reclusione;

10.  osserva che un altro cittadino ucraino detenuto illegalmente, Volodymyr Baluch, è in sciopero della fame dal 19 marzo 2018;

11.  invita le autorità russe competenti e i servizi medici a prestare un'adeguata assistenza medica a questi detenuti e a rispettare la deontologia medica, anche non imponendo l'alimentazione forzata o qualunque trattamento indesiderato che potrebbero configurarsi come tortura o altra forma di maltrattamento;

12.  esprime profonda preoccupazione per il fatto che molti dei prigionieri politici ucraini, come Mykola Karpiyuk, Volodymyr Prysych, Oleksij Chirniy e Yevhen Panov, sono stati sottoposti a gravi torture;

13.  si dice profondamente allarmato per la preoccupante tendenza a ricorrere ad arresti, attacchi, intimidazioni e delegittimazioni contro giornalisti indipendenti e difensori dei diritti umani attivi in Russia, in particolare in Cecenia; sottolinea l'importanza della società civile e di organizzazioni quali Memorial, e pone l'accento sul fatto che gli attivisti della società civile in ogni luogo devono essere liberi di esercitare i loro più elementari diritti di libertà di pensiero ed espressione; invita le autorità cecene e russe a rispettare la legislazione nazionale e gli impegni internazionali e a difendere lo Stato di diritto;

14.  esprime grave preoccupazione dinanzi al clima di impunità che consente il verificarsi di tali atti e chiede che siano elaborati dispositivi legali e di altro tipo per prevenire, monitorare e perseguire efficacemente i responsabili di tali violenze, in cooperazione con la società civile; sottolinea che la Russia e il suo governo sono responsabili in ultima istanza di indagare su tali atti, di consegnare gli autori degli abusi alla giustizia e di proteggere tutti i cittadini russi da abusi illegittimi;

15.  richiama l'attenzione sul fatto che le autorità russe nella Crimea occupata hanno imprigionato diversi tatari di Crimea nel maggio 2018, tra cui Server Mustafayev, Edem Smailov e i familiari del prigioniero politico Nuri Primov;

16.  condanna le violazioni del diritto internazionale da parte della Russia nella Crimea occupata, comprese l'applicazione della legislazione russa, la forte militarizzazione della penisola di Crimea, che mette a rischio la sicurezza regionale, e le violazioni massicce e sistematiche dei diritti umani ai danni, in particolare, delle persone di etnia ucraina e dei tatari di Crimea;

17.  accoglie con favore il rilascio dei leader dei tatari di Crimea Akhtem Chiygoz e Ilmi Umerov, che erano stati condannati a pene detentive dai tribunali russi nel territorio ucraino temporaneamente occupato della Crimea nel settembre 2017 e ai quali le autorità russe hanno consentito di lasciare la penisola il 25 ottobre 2017; esprime la sua gratitudine a tutti coloro che hanno lavorato per il loro rilascio, comprese le organizzazioni russe per i diritti umani quali Memorial;

18.  ricorda alle autorità russe che, in qualità di potenza occupante de facto che esercita un controllo effettivo sulla Crimea, sono pienamente responsabili della protezione dei cittadini della Crimea da misure giudiziarie o amministrative arbitrarie e, allo stesso titolo, sono vincolate dal diritto internazionale umanitario a garantire la tutela dei diritti umani nella penisola;

19.  richiama l'attenzione sul fatto che i tribunali russi, sia di tipo militare che civile, non hanno competenza per giudicare atti commessi al di fuori del territorio internazionalmente riconosciuto della Russia e sottolinea che in tali casi i procedimenti giudiziari non possono essere considerati legittimi;

20.  ribadisce la sua profonda preoccupazione per la legge sugli "agenti stranieri" e le modalità con cui viene applicata; reputa che la definizione di "attività politica" svolta da una ONG che accetta finanziamenti esteri sia così ampia da permettere al governo di controllare in pratica qualsiasi attività organizzata relativa alla vita pubblica;

21.  esorta la Russia ad assicurare l'accesso incondizionato e senza ostacoli agli osservatori dei diritti umani e alle missioni di vigilanza internazionali; invita le organizzazioni internazionali quali le Nazioni Unite, il Consiglio d'Europa e l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa a monitorare più attentamente la situazione dei diritti umani in Crimea e ad adottare le opportune misure;

22.  invita il rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani a prestare costante attenzione alla situazione dei diritti umani nella penisola di Crimea e nelle zone dell'Ucraina orientale non sottoposte al controllo governativo;

23.  invita il Consiglio e gli Stati membri a restare risoluti e uniti nel loro impegno ad applicare le sanzioni concordate nei confronti della Russia e a prorogarle, nonché a prendere in considerazione misure mirate contro i singoli individui responsabili della detenzione e del processo dei prigionieri politici;

24.  evidenzia che è importante che la delegazione dell'Unione europea in Russia e le ambasciate degli Stati membri dell'UE seguano da vicino i processi dei difensori dei diritti umani;

25.  invita i Presidenti del Consiglio e della Commissione, nonché il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR), a continuare a seguire da vicino i casi di mancato rispetto degli obblighi giuridici internazionali e a sollevare tali questioni in diversi formati e incontri con la Russia;

26.  ribadisce il suo invito al VP/AR e al SEAE a garantire che tutti i casi di persone perseguite per motivi politici siano sollevati nel quadro delle consultazioni UE-Russia in materia di diritti umani, non appena queste ultime riprenderanno, e che i rappresentanti della Russia in tali consultazioni debbano rispondere formalmente caso per caso, come pure a riferire al Parlamento sui loro scambi con le autorità russe;

27.  esorta il VP/AR e il SEAE a garantire che l'Unione si adoperi in tutti i modi, nei limiti imposti dal diritto interno russo, per continuare a offrire la propria collaborazione e assistenza alle organizzazioni della società civile della Russia, incluse quelle impegnate nella promozione dei valori della democrazia, dei diritti umani e dello Stato di diritto;

28.  invita l'UE a rilasciare una dichiarazione per condannare le violazioni dei diritti umani in Russia e il tentativo di nasconderle con il pretesto della Coppa del mondo FIFA;

29.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Consiglio d'Europa, all'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa e al Presidente, al governo e al parlamento della Federazione russa.

(1) Testi approvati, P8_TA(2017)0087.
(2) L'elenco non esaustivo comprende: Teimur Abdullaiev, Uzeir Abdullaiev, Taliat Abdurakhmanov, Rustem Abiltarov, Zevri Abseitov, Muslim Aliiev, Refat Alimov, Kiazim Ametov, Ernes Ametov, Ali Asanov, Marlen Asanov, Volodymyr Baluch, Ali Bariev, Enver Bekirov, Memet Belialov, Oleksii Bessarabov, Rustem Vaitov, Resul Velilyaev, Valentyn Vygovskii, Pavlo Hryb, Mykola Dadeu, Konstatin Davydenko, Bekir Dehermendzhi, Mustafa Dehermendzhi, Emil Dzhemadenov, Arsen Dzhepparov, Dmitrii Dolgopolov, Volodymyr Dudka, Andriy Zakhtei, Ruslan Zeitullaiev, Server Zekiriaiev, Timur Ibragimov, Rustem Ismailov, Yevgenii Karakashev, Mykola Karpiuk, Stanislav Klykh, Andriy Kolomiiets, Oleksandr Kol'čenko, Oleksandr Kostenko, Emir-Usein Kuku, Hennadii Limeshko, Serhii Litvinov, Enver Mamutov, Nariman Memedeminov, Remzi Memetov, Emil Minasov, Igor Movenko, Seiran Muradosilov, Seiran Mustafaiev, Server Mustafayev, Yevhen Panov, Nuri Primov, Volodymyr Prysych, Ismail Ramazanov, Fevzi Sagandzhi, Ferat Saifullaiev, Aider Saledinov, Seiran Saliiev, Enver Seitosmanov, Oleg Sentsov, Oleksii Sizonovich, Vadym Siruk, Edem Smailov, Oleksandr Steshenko, Oleksii Stohniy, Renat Suleimanov, Anna Sukhonosova, Roman Sushchenko, Roman Ternovsky, Ruslan Ametov, Asan Chapukh, Oleksii Chirnii, Hlib Shablii, Mykola Shiptur, Dmytro Shtyblikov, Oleksandr Shumkov, Viktor Shur.


Situazione dei diritti umani in Bahrein, in particolare il caso di Nabeel Rajab
PDF 178kWORD 54k
Risoluzione del Parlamento europeo del 14 giugno 2018 sulla situazione dei diritti umani in Bahrein, in particolare il caso di Nabeel Rajab (2018/2755(RSP))
P8_TA(2018)0260RC-B8-0281/2018

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni, del 6 febbraio 2014 sul Bahrein e in particolare sui casi di Nabeel Rajab, Abdulhadi al-Khawaja e Ibrahim Sharif(1), del 9 luglio 2015 sul Bahrein e in particolare sul caso di Nabeel Rajab(2), del 4 febbraio 2016 sul Bahrein: il caso di Mohammed Ramadan(3), del 7 luglio 2016 sul Bahrein(4), del 16 febbraio 2017 sulle esecuzioni in Kuwait e in Bahrein(5), e del 3 ottobre 2017, Affrontare la riduzione degli spazi della società civile nei paesi in via di sviluppo(6),

–  viste le dichiarazioni del portavoce del Servizio europeo per l'azione esterna del 17 giugno 2015 sulla condanna di Ali Salman – segretario generale del partito al-Wefaq – nel Bahrein, dell'11 luglio 2017 sulla condanna di Nabeel Rajab da parte di un tribunale del Bahrein e del 6 giugno 2018 sulla condanna del difensore dei diritti umani bahreinita Nabeel Rajab,

–  vista la dichiarazione rilasciata il 22 novembre 2017 dal presidente della sua sottocommissione per i diritti dell'uomo,

–  vista la riunione del gruppo di lavoro informale UE-Bahrein sui diritti umani svoltasi il 15 maggio 2018,

–  vista la dichiarazione dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Zeid Ra'ad Al Hussein, dell'11 settembre 2017 sulla situazione in Bahrein,

–  vista la dichiarazione del comitato delle Nazioni Unite contro la tortura del 12 maggio 2017,

–  visti la Costituzione del Bahrein adottata nel febbraio 2002, in particolare il capitolo 3, l'articolo 264 del codice penale del Bahrein e la legge sulla cittadinanza del Bahrein del 1963,

–  vista la relazione della Commissione d'inchiesta indipendente del Bahrein del novembre 2011,

–  visti gli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani, sui dialoghi in materia di diritti umani con i paesi terzi, sulla pena di morte, la tortura e la libertà di espressione online e offline,

–  visti il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 1966, la Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, la Convenzione sui diritti del fanciullo e la Carta araba dei diritti dell'uomo, tutti sottoscritti dal Bahrein,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948, in particolare l'articolo 15,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che il 5 giugno 2018 l'Alta Corte d'appello del Bahrein ha deciso di confermare la condanna a cinque anni di carcere per Nabeel Rajab, noto difensore dei diritti umani, per "aver diffuso false voci in tempo di guerra" (articolo 133 del codice penale del Bahrein), "aver insultato un paese vicino" (articolo 215) e "aver insultato un organo ufficiale" (articolo 216) in relazione ad alcuni tweet pubblicati su presunte torture avvenute nella prigione di Jaw in Bahrein e sugli attacchi aerei della coalizione saudita contro lo Yemen; che tali accuse si basano su disposizioni che criminalizzano il diritto alla libertà di espressione tutelato dall'articolo 19 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, ratificato dal Bahrein nel 2006; che ora Rajab dovrebbe presentare un ricorso definitivo dinanzi alla Corte di cassazione del Bahrein;

B.  considerando che Nabeel Rajab avrebbe dovuto essere rilasciato questo mese dopo aver scontato una pena detentiva di due anni in condizioni carcerarie degradanti, assimilabili a maltrattamenti, per interviste televisive che aveva rilasciato nel 2015 e nel 2016 sulle restrizioni alla libertà di stampa in Bahrein; che, prima del suo arresto arbitrario nel giugno 2016, gli era stato proibito di viaggiare e aveva scontato una pena detentiva di due anni tra il 2012 e il 2014 per aver esercitato il suo diritto alla libertà di espressione e di riunione; che il gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria ha stabilito, nel 2013, che era stato detenuto in modo arbitrario a causa del suo ruolo nella conduzione e nell'organizzazione di manifestazioni nel paese; che è stato sottoposto a processi iniqui;

C.  considerando che, oltre a questa nuova condanna di cinque anni, Nabeel Rajab potrebbe essere condannato a pene detentive supplementari per un massimo di 14 altre cause pendenti che il governo sembra intenzionato a mantenere a suo carico, tra cui ulteriori accuse di "diffusione di notizie e dichiarazioni false e di voci malintenzionate che minano il prestigio dello Stato"; che inoltre, il 12 settembre 2017, il governo lo ha accusato di "diffondere false notizie", di "incitare all'odio contro il regime" e di "incitare al mancato rispetto della legge" sui social media;

D.  considerando che Nabeel Rajab ha risentito delle cattive condizioni carcerarie, che hanno gravemente compromesso il suo stato di salute fisica; che, in base a quanto riferito dalla sua famiglia, è confinato nella sua cella per 23 ore al giorno come forma di punizione, il che provoca un grave deterioramento della sua salute nel corso del tempo; che, a quanto pare, l'amministrazione penitenziaria avrebbe interferito di proposito con le sue cure mediche;

E.  considerando che il caso di Nabeel Rajab è diventato un simbolo per i difensori dei diritti umani e del rispetto della libertà di espressione in Bahrein e che è in contrasto con gli impegni assunti dallo stesso governo del paese; che non è che uno dei tanti individui arrestati arbitrariamente e perseguiti per aver esercitato la libertà di espressione e di riunione;

F.  considerando che nel maggio 2017 il comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ha esaminato le denunce, numerose e coerenti, relative alle pratiche diffuse di tortura e maltrattamenti nei confronti di persone private della libertà, in particolare quelle arrestate con l'accusa di terrorismo, e ha espresso profonda preoccupazione per i casi di Nabeel Rajab, Abdulhadi al-Khawaja, Naji Fateel, Hussain Jawad, Abdulwahab Hussain e Abduljalil al-Singace;

G.  considerando che si è registrato un aumento significativo delle esecuzioni e delle condanne a morte in seguito alla violazione di una moratoria di sette anni nel febbraio 2017, fra continue denunce di torture e maltrattamenti; che il Bahrein ha ripreso la prassi di sottoporre i civili al giudizio di tribunali militari a seguito di una modifica costituzionale adottata nell'aprile 2017; che le autorità hanno ripristinato i poteri di arresto e di indagine dell'Agenzia per la sicurezza nazionale, nonostante i suoi precedenti in materia di torture e abusi;

H.  considerando che la situazione in Bahrein è diventata critica per quanto riguarda la libertà di espressione, di associazione e di riunione pacifica; che la repressione sempre più aspra nei confronti dei difensori dei diritti umani e degli attivisti pacifici dell'opposizione si traduce in pene detentive, esilio, divieti di viaggio, revoche di cittadinanza o gravi minacce e intimidazioni, come ritorsione al loro lavoro pacifico;

I.  considerando che il Consiglio dei rappresentanti e il Consiglio della Shura del Bahrein hanno approvato una modifica della legge sull'esercizio dei diritti politici che impedirà ai soggetti politici indipendenti di partecipare alle elezioni del 2018;

J.  considerando che nel 2016 il regime del Bahrein ha messo al bando Al-Wefaq, la più grande formazione politica di opposizione bahreinita, ne ha congelato i beni e ne ha bloccato il sito web all'interno del paese; che è stata fatta un'irruzione nella sede del gruppo, in seguito alla quale è stata formulata nei suoi confronti l'accusa di "disprezzo cronico della Costituzione del Regno e contestazione della sua legittimità" e di "richieste di ingerenza straniera", come pure di "promozione della violenza e sostegno a organizzazioni terroristiche";

K.  considerando che il 31 maggio 2017 un tribunale del Bahrein ha decretato lo scioglimento del gruppo di opposizione bahreinita National Democratic Action Society (Waad); che il 26 ottobre 2017 l'Alta Corte d'appello del Bahrein ha confermato la decisione della Corte d'appello di sciogliere il Waad;

L.  considerando che il 15 maggio 2018 l'Alta Corte criminale del Bahrein ha revocato la cittadinanza a 115 persone tramite un iniquo processo collettivo caratterizzato, stando a quanto riportato, da torture e violazioni del principio di giusto processo; che la minaccia di revoca, o l'effettiva revoca, della cittadinanza è utilizzata come strumento di repressione politica; che in Bahrein è stata revocata la cittadinanza a un numero consistente di persone, tra cui minori, principalmente appartenenti alla fascia sciita della popolazione, in palese violazione dell'articolo 15 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e dell'articolo 7 della Convenzione sui diritti del fanciullo;

M.  considerando che, a seguito delle manifestazioni del 2011 e sulla scorta delle conclusioni della relazione della commissione d'inchiesta indipendente del Bahrein, per monitorare i soprusi del governo è stata istituita una serie di organi interni, tuttavia non abbastanza efficienti e indipendenti; che l'assenza di indipendenza di detti organi sembra generare una mancanza di responsabilità in seno al governo e alle forze di sicurezza del Bahrein; che tali circostanze hanno favorito una cultura dell'impunità che compromette i tentativi di riforme democratiche e contribuisce a destabilizzare ulteriormente il paese;

N.  considerando che per l'UE una stretta cooperazione con la società civile e i difensori dei diritti umani nei paesi terzi rappresenta una delle principali priorità per promuovere i diritti umani e affrontarne le violazioni;

1.  chiede il rilascio immediato di tutti coloro che sono detenuti esclusivamente in ragione delle loro attività politiche e di pacifica difesa dei diritti umani; chiede che si ponga fine a tutti gli atti di violenza, vessazione e intimidazione, anche a livello giudiziario, e alla censura contro i difensori dei diritti umani, gli oppositori politici, i manifestanti, gli attori della società civile e i loro parenti, perpetrati sia all'interno del paese che al di fuori dei suoi confini da parte delle autorità dello Stato e delle forze e dei servizi di sicurezza; condanna i continui attacchi ai diritti democratici fondamentali, segnatamente la libertà di espressione, associazione e riunione, il pluralismo politico, il dissenso pacifico e lo Stato di diritto in Bahrein;

2.  chiede che Nabeel Rajab sia rilasciato immediatamente e incondizionatamente e che le accuse a suo carico siano ritirate e sollecita le autorità a garantire che, in attesa della sua liberazione, egli non sia sottoposto a torture o altre forme di maltrattamento, abbia contatti regolari con la sua famiglia e con i legali di sua scelta e abbia accesso ad un'adeguata assistenza sanitaria; condanna la detenzione di Nabeel Rajab in quanto viola, tra l'altro, il diritto di quest'ultimo alla libertà di espressione e alla libera circolazione;

3.  esorta le autorità del Bahrein ad adempiere agli obblighi e agli impegni assunti a livello internazionale in termini di rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali e a garantire un ambiente sicuro e favorevole per i difensori dei diritti umani e gli esponenti dell'opposizione, anche in occasione delle elezioni del 2018, tutelando i diritti alla libertà di espressione, associazione e riunione pacifica; ricorda al governo bahreinita che è sua responsabilità garantire la sicurezza di tutti i cittadini, indipendentemente dalle loro opinioni politiche, dalla loro appartenenza politica e dalla loro confessione;

4.  deplora il degrado delle carceri del paese e l'uso della tortura da parte del personale penitenziario e adibito alla sicurezza; esorta le autorità del Bahrein a evitare che i detenuti siano sottoposti a qualsiasi tipo di tortura o trattamento crudele e degradante, a indagare approfonditamente sui presunti casi di violazione dei diritti di base dei detenuti e ad assicurare i responsabili alla giustizia;

5.  ricorda alle autorità del Bahrein che l'articolo 15 della Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti vieta di utilizzare come elemento di prova in un procedimento qualsiasi dichiarazione resa sotto tortura; esorta il Bahrein a ratificare senza indugio il protocollo facoltativo della Convenzione contro la tortura;

6.  condanna duramente l'elevato numero di condanne a morte pronunciate nel paese e chiede una moratoria ufficiale su tutte le esecuzioni; chiede che siano riviste tutte le condanne alla pena capitale di modo da garantire che i processi in questione abbiano rispettato le norme internazionali;

7.  esorta le autorità a modificare la costituzione per porre fine al ricorso ai processi militari contro i civili;

8.  condanna la revoca in massa della cittadinanza, utilizzata come strumento di rappresaglia, ed esorta le autorità bahreinite ad annullare tale decisione e adempiere agli obblighi e alle norme internazionali;

9.  esorta le autorità del Bahrein a sospendere senza indugio il divieto di viaggio imposto ai difensori dei diritti umani; insiste sulla necessità che le autorità garantiscano, in qualsivoglia circostanza, che i difensori dei diritti umani in Bahrein siano in grado di svolgere le loro legittime attività di difesa dei diritti umani, a livello sia nazionale che internazionale, senza intralci, intimidazioni o vessazioni;

10.  incoraggia il governo del Bahrein a perseguire la stabilità attuando ulteriori riforme e assicurando una riconciliazione inclusiva in un contesto in cui sia possibile esprimere legittimamente e pacificamente il dissenso politico, in particolare in vista delle future elezioni del Consiglio dei rappresentanti previste nell'ottobre 2018; condanna, a tale riguardo, gli attacchi contro gli esponenti dell'opposizione e la società civile nel paese, compresa la messa al bando della formazione politica di opposizione Al-Wefaq, la dissoluzione del gruppo di opposizione Waad e l'imposizione ai membri dei suddetti gruppi del divieto di partecipare alle prossime elezioni; è dell'avviso che tali atti siano contrari ai principi del pluralismo democratico e di elezioni libere ed eque, nonché in contraddizione con gli accordi internazionali e la Costituzione del Bahrein; esorta tutte le parti a impegnarsi in un autentico dialogo a livello nazionale al fine di riavviare un processo di riconciliazione nazionale pacifico e serio;

11.  invita il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, il Servizio europeo per l'azione esterna, il Consiglio e gli Stati membri a continuare a esprimere preoccupazione per la violazione dei diritti umani in Bahrein e a vagliare l'introduzione di misure mirate contro i responsabili di gravi violazioni dei diritti umani;

12.  invita l'UE e gli Stati membri a continuare a menzionare il Bahrein nelle dichiarazioni dell'UE e degli Stati membri a titolo del punto 4 in occasione delle prossime sessioni del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite;

13.  invita il governo del Bahrein a collaborare con i relatori speciali delle Nazioni Unite (in particolare quelli responsabili in materia di tortura, libertà di riunione, libertà di religione e di credo, indipendenza dei giudici e degli avvocati e difensori dei diritti umani) nonché a rivolgere loro un invito permanente; esorta le autorità bahreinite ad accordare alle ONG e ai giornalisti internazionali la libertà di accesso al paese, anche allo scopo di consentire loro di entrare in contatto con i difensori dei diritti umani detenuti;

14.  deplora che imprese europee esportino in Bahrein tecnologie di sorveglianza e pone l'accento sulla necessità che le autorità unionali preposte al controllo delle esportazioni prendano in considerazione i requisiti in materia di diritti umani prima di concedere una licenza di esportazione a un paese terzo; esorta tutti gli Stati membri ad attenersi scrupolosamente al codice di condotta dell'UE per le esportazioni di armi e, in particolare, a interrompere qualsivoglia trasferimento di armi, materiali e apparecchiature di sorveglianza e di intelligence che possano essere usati nel paese per alimentare la repressione già in atto nei confronti dei diritti umani;

15.  si rammarica che il Bahrein abbia ripetutamente rifiutato di ricevere una delegazione ufficiale della sua sottocommissione per i diritti dell'uomo; invita le autorità bahreinite a consentire a una delegazione ufficiale di deputati del Parlamento europeo di recarsi in visita nel paese allo scopo di incontrare le autorità pubbliche e i rappresentanti della società civile;

16.  si rammarica del fatto che la delegazione dell'UE abbia conferito nel 2014 il Premio Chaillot per la promozione dei diritti umani nella regione del Consiglio di cooperazione del Golfo all'Istituto nazionale del Bahrein per i diritti umani, che ha ripetutamente giustificato le violazioni dei diritti umani perpetrate dal governo bahreinita, compresa la detenzione di Nabeel Rajab;

17.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al governo e al parlamento del Regno del Bahrein nonché ai membri del Consiglio di cooperazione del Golfo; chiede che la presente risoluzione sia tradotta in arabo.

(1) GU C 93 del 24.3.2017, pag. 154.
(2) GU C 265 dell'11.8.2017, pag. 151.
(3) GU C 35 del 31.1.2018, pag. 42.
(4) GU C 101 del 16.3.2018, pag. 130.
(5) Testi approvati, P8_TA(2017)0044.
(6) Testi approvati, P8_TA(2017)0365.


Situazione dei profughi Rohingya, in particolare la difficile situazione dei bambini
PDF 175kWORD 55k
Risoluzione del Parlamento europeo del 14 giugno 2018 sulla situazione dei rifugiati rohingya, in particolare sulla drammatica situazione dei bambini (2018/2756(RSP))
P8_TA(2018)0261RC-B8-0292/2018

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sul Myanmar/Birmania e sulla situazione dei rohingya,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sul Bangladesh,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 20 giugno 2016 sulla strategia dell'UE nei confronti del Myanmar/Birmania,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 26 febbraio 2018 sul Myanmar/Birmania,

–  visti gli orientamenti dell'UE in materia di promozione e tutela dei diritti del bambino, adottati dal Consiglio il 6 marzo 2017,

–  vista la dichiarazione resa il 30 marzo 2016 dal vicepresidente della Commissione / alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini sull'insediamento del nuovo governo dell'Unione di Myanmar/Birmania,

–  visto il comunicato stampa congiunto sul quarto dialogo UE-Myanmar/Birmania sui diritti umani del 5 marzo 2018,

–  visti la Convenzione delle Nazioni Unite del 1951 sullo status dei rifugiati e il relativo protocollo del 1967,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo,

–  viste la Convenzione relativa allo status degli apolidi del 1954 e la Convenzione sulla riduzione dell'apolidia del 1961,

–  visto il piano d'azione globale 2014-2024 per porre fine all'apolidia, presentato nel novembre 2014 dall'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR),

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–  vista la relazione finale dell'agosto 2017 della commissione consultiva sullo Stato di Rakhine,

–  vista la Carta dell'Associazione delle nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN),

–  vista la relazione del Segretario generale del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla violenza sessuale connessa ai conflitti, pubblicata il 23 marzo 2018,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che 720 000 bambini rohingya in Bangladesh e in Myanmar/Birmania hanno disperato bisogno di assistenza e protezione umanitaria;

B.  considerando che nello Stato di Rakhine, in Myanmar/Birmania, vivono quasi 1,3 milioni di rohingya, una minoranza in prevalenza musulmana vittima di repressioni e di continue e gravi violazioni dei diritti umani, tra cui minacce alla vita e alla sicurezza, negazione del diritto alla salute e all'istruzione, lavori forzati, violenze sessuali e limitazione dei diritti politici; che i musulmani rohingya sono considerati la minoranza più perseguitata al mondo e il più grande gruppo di apolidi;

C.  considerando che dall'agosto 2017 più di 900 000 rohingya, 534 000 dei quali bambini, sono fuggiti dalla violenza nei loro confronti e hanno cercato rifugio in Bangladesh, temendo per la propria vita; che, stando alle stime, circa 1 000 bambini rohingya di età inferiore ai cinque anni sono stati uccisi nelle violenze in Myanmar/Birmania; che, secondo i parlamentari dell'ASEAN per i diritti umani (APHR), 28 300 bambini rohingya hanno perso almeno un genitore, mentre altri 7 700 hanno riferito di aver perso entrambi i genitori, portando a 43 700 il numero di genitori mancanti all'appello;

D.  considerando che oltre 14 000 bambini di età inferiore ai cinque anni soffrono di malnutrizione acuta grave; che i bambini rohingya hanno vissuto o assistito a eventi traumatici, tra cui in molti casi la perdita di uno o entrambi i genitori, la separazione dalle loro famiglie, abusi fisici, disagio psicologico, malnutrizione, malattie e sfruttamento sessuale e hanno assistito a crimini contro l'umanità nello Stato di Rakhine, tra cui l'incendio sistematico di case, attacchi fisici e stupri perpetrati contro i rohingya;

E.  considerando che l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Zeid Ra'ad al-Hussein, ha descritto le operazioni del governo del Myanmar/Birmania come un "esempio da manuale di pulizia etnica" e come una "cinica manovra per trasferire con la forza un gran numero di persone senza possibilità di ritorno";

F.  considerando che le crisi spesso colpiscono le donne in misura più grave e in modi diversi rispetto agli uomini e ai ragazzi, rafforzando, perpetuando ed esacerbando le preesistenti e persistenti disuguaglianze tra donne e uomini, la violenza di genere e la discriminazione;

G.  considerando che i militari del Myanmar/Birmania utilizzano lo stupro come strumento nella loro campagna di pulizia etnica nello Stato di Rakhine; che la violenza sessuale è usata per dividere intere comunità e dissuadere le donne e le ragazze dal tornare alle loro case; che nei campi le vittime di stupro possono trovarsi ad affrontare l'esclusione sociale da parte delle loro comunità; che il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha chiesto informazioni sulla responsabilità delle forze armate del Myanmar/Birmania in merito ai diffusi stupri di donne e ragazze rohingya;

H.  considerando che molti rifugiati sono donne in stato di gravidanza o con bambini piccoli che hanno percorso chilometri a piedi, arrivando nei campi di sfollati in condizioni di malattia dovute a stress mentale e fisico, denutrizione e ferite;

I.  considerando che le agenzie umanitarie prevedono che nei campi profughi nove mesi dopo l'inizio degli assalti ai rohingya da parte di soldati e miliziani del Myanmar/Birmania possano nascere fino a 48 000 bambini;

J.  considerando che l'accesso all'assistenza sanitaria per le donne e i bambini nei campi profughi in Bangladesh è molto limitato; che le donne incinte e le madri dovrebbero ricevere i servizi sanitari essenziali per la maternità di cui hanno bisogno, tra cui l'assistenza prenatale, il parto sicuro, l'assistenza neonatale, il sostegno all'allattamento al seno e l'assistenza sanitaria riproduttiva continuativa;

K.  considerando che i bambini e le donne rohingya sono fortemente esposti al rischio di essere vittime di tratta a fini di prostituzione, nonché al rischio di molestie e violenze sessuali nei campi profughi in Bangladesh; che i bambini rohingya perduti nei campi profughi sono i più vulnerabili e rischiano di diventare vittime della tratta di esseri umani;

L.  considerando che i bambini rohingya non hanno un accesso sufficiente all'istruzione formale; che solo i rohingya molto giovani ricevono un'istruzione di base in aule scolastiche improvvisate nei campi profughi, mentre i bambini più grandi hanno accesso scarso o inesistente all'istruzione formale;

M.  considerando che è cominciata la stagione dei monsoni in Bangladesh e che si prevede che la situazione si deteriori in modo significativo; che almeno 200 000 persone nei campi profughi sono esposte al rischio immediato di inondazioni e frane; che esistono gravi minacce per la vita delle persone, i loro alloggi e l'approvvigionamento di cibo e acqua; che durante le inondazioni monsoniche esiste un rischio elevato di diffusione di malattie come il colera e l'epatite; che pochissimi rifugiati rohingya hanno avuto accesso all'assistenza medica o alle vaccinazioni prima di arrivare in Bangladesh;

N.  considerando che il Myanmar/Birmania si è finora rifiutato di consentire l'ingresso nel paese a una missione conoscitiva del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite e ha impedito l'accesso al relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Myanmar/Birmania, Yanghee Lee, respingendo quasi tutte le accuse di atrocità commesse dalle sue forze di sicurezza nel Rakhine;

O.  considerando che lo statuto di Roma della Corte penale internazionale (CPI) afferma che i crimini più gravi che costituiscono motivo di preoccupazione per la comunità internazionale nel suo complesso, in particolare il genocidio, i crimini contro l'umanità e i crimini di guerra, non devono rimanere impuniti; che nell'aprile 2018 il procuratore della CPI ha chiesto al tribunale di decidere se la CPI possa esercitare la propria giurisdizione sulle presunte deportazioni di rohingya dal Myanmar/Birmania al Bangladesh; che una sentenza che affermi la giurisdizione della CPI potrebbe aprire a quest'ultima la strada per condurre indagini sul Myanmar/Birmania per crimini contro l'umanità o deportazioni;

P.  considerando che nel marzo 2017 la Cina e la Russia hanno bloccato l'adozione di una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla situazione della minoranza rohingya in Myanmar/Birmania;

Q.  considerando che l'assenza di prospettive realistiche di un rimpatrio sicuro e volontario e la mancanza di progressi politici nella soluzione della crisi in Myanmar/Birmania suggeriscono che la situazione non si risolverà nel breve periodo e pertanto richiede un approccio sostenibile, che affronti in particolare i diritti e le esigenze dei minori;

R.  considerando che il 6 giugno 2018 il Myanmar/Birmania, l'UNHCR e il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP) hanno firmato un memorandum d'intesa tripartito; che l'UNHCR ha affermato che non vi sono ancora condizioni favorevoli per un rimpatrio volontario;

S.  considerando che nel maggio 2018 la Commissione ha stanziato 40 milioni di EUR in aiuti umanitari per fornire un sostegno di primo soccorso ai civili rohingya vulnerabili e alle comunità di accoglienza in Bangladesh e in tutto lo Stato di Rakhine; che tale somma si aggiunge ai 51 milioni di EUR mobilitati nel 2017;

T.  considerando che nel marzo 2018 le Nazioni Unite hanno lanciato un appello per la raccolta di 951 milioni di USD al fine di fornire aiuti ai rifugiati rohingya per il resto del 2018, ma che ad oggi è stato ricevuto solo il 20 % circa di tale importo;

1.  condanna fermamente gli attacchi contro i rohingya in Myanmar/Birmania, che secondo l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani equivalgono a una pulizia etnica; esprime profonda preoccupazione per la gravità e la portata crescenti delle violazioni dei diritti umani, tra cui uccisioni, scontri violenti, distruzione di proprietà private e sfollamento di centinaia di migliaia di civili; esorta l'esercito e le forze di sicurezza del Myanmar/Birmania a porre immediatamente fine alle uccisioni, alle vessazioni e agli stupri di cui sono vittime i rohingya, nonché agli incendi delle loro abitazioni;

2.  esorta il governo del Myanmar/Birmania a consentire il pieno accesso senza restrizioni allo Stato di Rakhine agli osservatori internazionali e alle organizzazioni per i diritti umani e per il soccorso umanitario, comprese le Nazioni Unite e le ONG internazionali, in particolare la missione conoscitiva dell'ONU istituita nel marzo 2017 dall'UNHCR, onde garantire lo svolgimento di indagini indipendenti e imparziali sulle accuse di gravi violazioni dei diritti umani commesse da tutte le parti;

3.  rammenta la necessità di fornire assistenza medica e psicologica nei campi profughi, mirata in particolare ai gruppi vulnerabili, tra cui donne e bambini; chiede maggiori servizi di sostegno per le vittime di stupro e di aggressione sessuale; insiste sul fatto che tutte le donne e le ragazze dovrebbero avere accesso a informazioni e servizi relativi alla salute sessuale e riproduttiva, compresi la contraccezione e l'aborto sicuro;

4.  si compiace del sostegno prenatale e postnatale offerto da agenzie e organizzazioni; ricorda l'importanza di creare meccanismi e certificati di registrazione per i neonati, al fine di assicurare che dispongano di una documentazione, garantire i diritti legali e l'accesso ai servizi di base e sostenere la ricerca dei familiari, in linea con gli impegni assunti dal governo del Bangladesh per garantire la registrazione di tutte le nascite avvenute nel suo territorio; ricorda che il mantenimento dell'unità familiare è fondamentale per consentire a tali bambini di avere accesso ai propri diritti;

5.  rileva con profonda preoccupazione la mancanza di un'offerta sufficiente di istruzione per i bambini rohingya nei campi profughi; invita le autorità del Bangladesh a garantire ai bambini rohingya un accesso pieno e adeguato a un'istruzione di qualità nella loro lingua; sottolinea il rischio di una generazione perduta per l'intera comunità, qualora non siano adottate le misure necessarie per garantire un'istruzione adeguata dei bambini; sottolinea l'importanza di consentire il pieno accesso all'istruzione, che può essere fornita nelle strutture scolastiche dalle agenzie delle Nazioni Unite e dalle ONG, in modo che tutti i bambini possano sviluppare il proprio potenziale;

6.  è estremamente preoccupato per l'elevata incidenza nei campi della prostituzione forzata, della tratta di esseri umani e della violenza sessuale, compresi il matrimonio infantile, la violenza coniugale e lo sfruttamento e l'abuso sessuali; esorta le autorità del Bangladesh e del Myanmar/Birmania a garantire, in cooperazione con l'UNHCR, la sicurezza dei rifugiati rohingya nel loro territorio, segnatamente intensificando la lotta contro la tratta e la prostituzione infantile e spezzando la rete esistente;

7.  elogia gli sforzi intrapresi dal governo e dalla popolazione del Bangladesh per offrire rifugio e sicurezza ai rifugiati rohingya e li incoraggia a continuare a fornire assistenza umanitaria ai rifugiati provenienti dal Myanmar/Birmania; chiede un ulteriore sostegno internazionale per le comunità che ospitano i rifugiati, anche inteso ad affrontare le sfide sociali, educative, economiche e sanitarie interne; insiste sull'importanza dell'ascolto e del coinvolgimento delle donne nella progettazione di misure umanitarie e misure intese allo sviluppo della resilienza da parte di tutti i soggetti interessati;

8.  insiste sul fatto che il governo del Myanmar/Birmania deve garantire il rimpatrio sicuro, volontario e dignitoso, sotto il completo controllo delle Nazioni Unite, a coloro che vogliono fare ritorno nel proprio paese; esorta i governi del Myanmar/Birmania e del Bangladesh a rispettare pienamente il principio di non respingimento;

9.  accoglie con favore il memorandum d'intesa concluso tra il Myanmar/Birmania, l'UNHCR e l'UNDP il 6 giugno 2018 come primo passo concreto verso il pieno coinvolgimento delle agenzie dell'ONU nel processo di rimpatrio; sottolinea, tuttavia, l'importanza di rendere l'accordo accessibile al pubblico il prima possibile;

10.  sottolinea l'importanza di assicurare che gli attori umanitari possano prestare servizi di emergenza, anche riguardo alle malattie sessualmente trasmesse e alla violenza sessuale; esorta tutti i donatori ad aumentare i finanziamenti per rendere disponibile la gamma completa di servizi di assistenza sanitaria per le madri;

11.  accoglie con favore la campagna delle Nazioni Unite volta a porre fine all'apolidia entro il 2024; ricorda che i rohingya sono parte integrante della popolazione del Myanmar/Birmania e devono pertanto essere riconosciuti come tali dalla legge, come raccomandato dalla commissione consultiva;

12.  ricorda che la responsabilità finanziaria dell'assistenza alla popolazione di rifugiati non può ricadere in misura sproporzionata sul Bangladesh; invita la comunità internazionale e i donatori internazionali a intensificare con urgenza il loro impegno e a mettere a disposizione i fondi necessari per continuare a fornire gli aiuti umanitari e l'assistenza umanitaria necessari e per sostenere efficacemente le donne e i bambini rohingya, con particolare riguardo alle donne incinte, ai bambini e alle vittime di stupro, nonché per sostenere le comunità locali e di accoglienza in Bangladesh;

13.  si compiace dell'adozione da parte del Consiglio, il 26 aprile 2018, di un quadro per misure mirate nei confronti di ufficiali responsabili di gravi violazioni dei diritti umani e per il rafforzamento dell'embargo sulle armi imposto dall'UE; esorta l'UE e i suoi Stati membri ad applicare tutte le misure senza ulteriore indugio; invita inoltre il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a imporre un embargo globale sulle armi a livello mondiale nei confronti del Myanmar/Birmania, sospendendo ogni fornitura, vendita o trasferimento diretti o indiretti, compresi il transito e il trasbordo, di tutte le armi, munizioni e altre attrezzature militari e di sicurezza, nonché la fornitura di addestramento o altre forme di assistenza militare e di sicurezza;

14.  ribadisce il suo invito alla Commissione a prendere in considerazione conseguenze nell'ambito delle preferenze commerciali di cui gode il Myanmar/Birmania, esaminando altresì la possibilità di avviare un'indagine nel quadro dei meccanismi previsti dall'iniziativa "Tutto tranne le armi";

15.  invita il SEAE e gli Stati membri a chiedere in sedi multilaterali l'accertamento delle responsabilità per i crimini commessi in Myanmar/Birmania; prende nota della richiesta rivolta dal procuratore capo della CPI ai giudici della Corte di confermare la giurisdizione della CPI sul reato di espulsione dei rohingya dal Myanmar/Birmania al Bangladesh; esorta l'UE e gli Stati membri dell'UE a prendere l'iniziativa in seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e a presentare una risoluzione specifica che deferisca alla CPI l'intera situazione nel Myanmar/Birmania e nello Stato di Rakhine; esorta gli Stati membri dell'UE a prendere l'iniziativa in seno all'Assemblea generale delle Nazioni Unite e al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite e a garantire l'urgente istituzione di un meccanismo internazionale, imparziale e indipendente a sostegno delle indagini sulle presunte atrocità;

16.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al governo e al parlamento del Myanmar/Birmania, al consigliere di Stato Aung San Suu Kyi, al governo e al parlamento del Bangladesh, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri dell'UE, al Segretario generale dell'ASEAN, alla commissione intergovernativa dell'ASEAN sui diritti umani, al relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nel Myanmar/Birmania, all'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati e al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite.


Ostacoli strutturali e finanziari nell'accesso alla cultura
PDF 217kWORD 65k
Risoluzione del Parlamento europeo del 14 giugno 2018 sugli ostacoli strutturali e finanziari nell'accesso alla cultura (2017/2255(INI))
P8_TA(2018)0262A8-0169/2018

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 27 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,

–   visto l'articolo 15 del Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali,

–   vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare gli articoli 22 e 25,

–  vista la sua risoluzione del 12 maggio 2011 sulle industrie culturali e creative, un potenziale da sfruttare(1),

–  vista la sua risoluzione del 12 settembre 2013 dal titolo "Valorizzare i settori culturali e creativi per favorire la crescita economica e l'occupazione"(2),

–  vista la sua risoluzione del 13 dicembre 2016 su una politica dell'UE coerente per le industrie culturali e creative(3),

–  vista la sua risoluzione del 10 aprile 2008 sulle industrie culturali in Europa(4),

–  vista la sua risoluzione del 7 giugno 2007 sullo statuto sociale degli artisti(5),

–  vista la sua risoluzione del 12 maggio 2011 sulla dimensione culturale delle azioni esterne dell'Unione europea(6),

–  vista la sua risoluzione del 26 febbraio 2004 sul ruolo degli istituti scolastici e dell'istruzione ai fini dell'ottimizzazione dell'accesso pubblico alla cultura(7),

–  vista la sua risoluzione del 19 gennaio 2016 sul tema "Verso un atto sul mercato unico digitale"(8),

–  vista la sua risoluzione dell'8 settembre 2015 sul tema "Verso un approccio integrato al patrimonio culturale per l'Europa"(9),

–  vista la sua risoluzione del 19 gennaio 2016 sul ruolo del dialogo interculturale, della diversità culturale e dell'istruzione al fine di promuovere i valori fondamentali dell'UE(10),

–  vista la sua risoluzione del 10 aprile 2008 su un'agenda europea per la cultura in un mondo in via di globalizzazione(11),

–  vista la sua posizione del 1° giugno 2017 sulla proposta di direttiva del Consiglio recante modifica alla direttiva 2006/112/CE per quanto concerne le aliquote dell'imposta sul valore aggiunto applicate a libri, giornali e periodici(12),

–  vista la sua risoluzione del 5 maggio 2010 su "Europeana, le prossime tappe"(13),

–  vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2011 sulla mobilità e l'integrazione delle persone con disabilità e la strategia europea in materia di disabilità 2010-2020(14),

–  vista la sua risoluzione del 30 novembre 2017 sull'attuazione della strategia europea sulla disabilità(15),

–  vista la sua risoluzione del 2 marzo 2017 sull'attuazione del regolamento (UE) n. 1295/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, che istituisce il programma Europa creativa (2014-2020) e che abroga le decisioni n. 1718/2006/CE, n. 1855/2006/CE e n. 1041/2009/CE(16),

–   vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (UNCRPD), ed in particolare l'articolo 30 relativo alla partecipazione alla vita culturale, alla ricreazione, al tempo libero e allo sport,

–   visto l'obiettivo 11 dell'Agenda ONU 2030 per lo sviluppo sostenibile sottoscritta nel settembre 2015 che si propone di rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili,

–  vista la Convenzione sulla protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali, adottata dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura (UNESCO) il 20 ottobre 2005,

–  vista la convenzione quadro del Consiglio d'Europa sul valore del patrimonio culturale per la società (convenzione di Faro) del 27 ottobre 2005,

–  visto il regolamento (UE) n. 1295/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, che istituisce il programma Europa creativa (2014-2020) e che abroga le decisioni n. 1718/2006/CE, n. 1855/2006/CE e n. 1041/2009/CE(17),

–  vista la risoluzione del Consiglio del 16 novembre 2007 su un'Agenda europea per la cultura(18),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 23 dicembre 2014 su un piano di lavoro per la cultura (2015-2018)(19),

–  visto il piano di lavoro dell'UE per la cultura per il periodo 2015-2018,

–  viste le conclusioni del Consiglio, del 18 e 19 maggio 2015, in merito agli scambi culturali e creativi per stimolare l'innovazione, la sostenibilità economica e l'inclusione sociale(20),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 31 maggio 2016 sul ruolo di Europeana per l'accessibilità, la visibilità e l'utilizzo digitali del patrimonio culturale europeo(21),

–  vista la risoluzione del Consiglio del 6 maggio 2003 relativa all'accessibilità alle infrastrutture e attività culturali per le persone con disabilità(22),

–  vista la comunicazione congiunta della Commissione e dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza al Parlamento europeo e al Consiglio, dell'8 giugno 2016, dal titolo "Verso una strategia dell'Unione europea per le relazioni culturali internazionali" (JOIN(2016)0029),

–  vista la relazione della Commissione sull'attuazione dell'Agenda europea per la cultura (COM(2010)0390),

–  visto il Libro verde della Commissione del 27 aprile 2010 dal titolo "Le industrie culturali e creative, un potenziale da sfruttare" (COM(2010)0183),

–  vista la proposta della Commissione riguardante una decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a un Anno europeo del patrimonio culturale (2018) (COM(2016)0543),

–  vista la comunicazione della Commissione del 26 settembre 2012 dal titolo "Valorizzare i settori culturali e creativi per favorire la crescita e l'occupazione nell'UE" (COM(2012)0537),

–  vista la comunicazione della Commissione del 18 dicembre 2012 sui contenuti del mercato unico digitale (COM(2012)0789),

–  vista la comunicazione della Commissione del 22 luglio 2014 dal titolo "Verso un approccio integrato al patrimonio culturale per l'Europa" (COM(2014)0477),

–  vista la relazione del gruppo di lavoro di esperti degli Stati membri del 2012 sull'accesso alla cultura,

–  visti i risultati delle indagini Eurobarometro n. 399 "Accesso e partecipazione alla cultura" e n. 466 "Patrimonio culturale",

–  visti i risultati delle indagini statistiche Eurostat (statistiche culturali) per il 2016,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per la cultura e l'istruzione (A8-0169/2018),

A.  considerando che l'articolo 27 della Dichiarazione universale dei diritti umani recita che "ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici"; che l'accesso alla cultura e le opportunità di espressione creativa sono importanti per l'esistenza di una società democratica fondata sulla libertà di espressione e sull'uguaglianza;

B.  considerando che la Convenzione di Faro riconosce il diritto al patrimonio culturale e invita a promuovere lo sviluppo di metodi innovativi di gestione del patrimonio affinché le autorità pubbliche possano cooperare con altri attori, ivi inclusi associazioni e singoli privati;

C.  considerando che l'articolo 22 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea prevede il rispetto della diversità culturale e l'articolo 25 riconosce il diritto degli anziani di partecipare alla vita culturale;

D.  considerando che la cultura ha un impatto profondo sulla promozione, la comprensione e lo sviluppo della solidarietà tra le comunità europee e transeuropee;

E.  considerando che le costituzioni della maggior parte degli Stati membri dell'Unione europea fanno riferimento, direttamente o indirettamente, alla cultura e all'accesso alla stessa;

F.  considerando che l'UE può integrare e incoraggiare le politiche culturali ma, conformemente all'articolo 167 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), le autorità nazionali, regionali e locali restano i principali soggetti responsabili della politica culturale nell'UE, conformemente al principio di sussidiarietà;

G.  considerando che qualsiasi forma di ostacolo che impedisce l'accesso e la piena partecipazione delle persone e delle comunità ai processi culturali e agli ecosistemi culturali frena lo sviluppo di una società realmente democratica ed inclusiva;

H.  considerando che la cultura offre ai cittadini europei maggiori possibilità di sviluppare le competenze personali, sociali, creative e interculturali;

I.  considerando che, secondo le stime dell'ONU, metà della popolazione mondiale, ossia 3,5 miliardi di persone, vive attualmente nelle città; che nel 2030 quasi il 60 % della popolazione mondiale vivrà in aree urbane; che pertanto è necessario definire strategie politiche efficaci per risolvere le problematiche ancora presenti e garantire di disporre del tempo sufficiente per apportare cambiamenti al fine di realizzare spazi urbani realmente inclusivi;

J.  considerando che la raccomandazione 2006/962/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, relativa a competenze chiave per l'apprendimento permanente(23) include la consapevolezza e l'espressione culturali tra le competenze di base necessarie per la realizzazione e lo sviluppo personali, la cittadinanza attiva, l'inclusione sociale e l'occupazione;

K.  considerando che la comunicazione della la Commissione del 10 maggio 2007 su un'agenda europea per la cultura in un mondo in via di globalizzazione (COM(2007)0242) ha sottolineato la necessità di agevolare l'accesso alla cultura e alle opere culturali e di promuovere la diversità culturale;

L.  considerando che il futuro dell'innovazione culturale dell'UE dipende dagli investimenti nelle risorse, conoscenze e talenti creativi;

M.  considerando che il piano di lavoro per la cultura (2015-2018) adottato dal Consiglio nel dicembre 2014 menziona tra le priorità una cultura accessibile e inclusiva e la promozione della diversità culturale;

N.  considerando che uno degli obiettivi dell'UE e degli Stati membri dovrebbe essere la riduzione delle disuguaglianze sociali ed economiche al fine di promuovere una società inclusiva nella quale tutti possono partecipare; che un settore culturale forte, dinamico e diversificato è fondamentale in una società inclusiva;

O.  considerando che la partecipazione alle attività culturali è uno strumento per creare un senso di appartenenza alla società; che la costruzione di un'identità sociale è strettamente legata alla partecipazione culturale; che la partecipazione ad attività culturali può contribuire all'aumento dell'autostima e al miglioramento della qualità della vita, in particolare per le persone che subiscono qualche forma di emarginazione a causa della disoccupazione, dello stato di salute o di altri motivi;

P.  considerando che un settore culturale inclusivo offre a tutti le medesime opportunità di partecipazione e di sviluppo delle proprie competenze creative, indipendentemente dal contesto socioeconomico, culturale o religioso e da eventuali disabilità;

Q.  considerando che, in molte regioni, le biblioteche pubbliche e le istituzioni culturali della comunità sono molto frequentate dai cittadini e che sono gli unici punti di accesso alle informazioni e alla cultura, in particolare nelle regioni rurali e periferiche;

R.  considerando che le nuove tecnologie digitali potrebbero influire sulla gestione del settore culturale, sul dialogo, sulla creazione di nuovi pubblici e sulla diffusione di attività culturali;

S.  considerando che le nuove tecnologie digitali e le piattaforme online offrono importanti opportunità per aumentare il livello di partecipazione e di creazione culturale;

T.  considerando che i cittadini di paesi terzi sono sottorappresentati in diversi settori culturali dell'UE; che lo stesso vale per le persone con disabilità;

U.  considerando che la relazione del gruppo di lavoro di esperti degli Stati membri sull'accesso alla cultura(24) definisce l'accesso in termini di mettere nuovi utenti in condizione di usufruire dell'offerta culturale disponibile; che per farlo è necessario raggiungere nuovi pubblici o cittadini e avvicinarli al patrimonio culturale e ad altre risorse culturali;

V.  considerando che le tecnologie digitali hanno cambiato i modi in cui le persone accedono ai contenuti culturali, li creano, li divulgano e li utilizzano;

W.  considerando che la piattaforma Europeana, lanciata nel 2008, è divenuta un progetto culturale europeo comune che facilita l'accesso digitale al patrimonio culturale dell'Europa;

X.  considerando che uno degli obiettivi specifici del programma Europa creativa è di raggiungere pubblici nuovi e migliorare l'accesso alle opere culturali e creative nell'Unione e nel mondo, ponendo un accento particolare sui bambini, sui giovani, sulle persone con disabilità e sui gruppi sottorappresentati;

Y.  considerando che esistono iniziative a livello di Unione e negli Stati membri finalizzate a garantire alle persone con disabilità un accesso migliore alle infrastrutture e alle attività culturali;

Z.  considerando che la diversità delle procedure e dei sistemi fiscali all'interno dell'UE crea difficoltà per la mobilità degli artisti e degli operatori culturali in generale, poiché genera una burocrazia eccessiva e spesso sproporzionata rispetto al modesto reddito effettivo delle loro attività;

AA.  considerando che l'elaborazione di statistiche culturali affidabili, comparabili e aggiornate, che sono alla base di una corretta definizione della politica culturale, è una delle priorità intersettoriali del piano di lavoro per la cultura 2015-2018, che sottolinea il potenziale economico delle industrie culturali e creative e il loro impatto sul benessere sociale;

AB.  considerando che l'accesso a indagini qualitative e a risorse di dati comparativi consente un monitoraggio e un'analisi efficaci dell'impatto culturale, economico e sociale delle politiche culturali;

AC.  considerando che la cultura contribuisce a promuovere una società fondata sulla conoscenza, sulla condivisione delle esperienze e sulla storia mondiale;

AD.  considerando che circa 8,4 milioni di persone sono occupate nel settore culturale dell'UE (pari al 3,7 % della forza lavoro complessiva)(25) e che il loro potenziale in termini di crescita economica è tuttora sfruttato soltanto parzialmente;

AE.  considerando le difficoltà e le sfide affrontate da coloro che desiderano, attraverso la produzione culturale, contribuire all'espressione della propria identità e ampliare e sviluppare in modo sostenibile l'accesso alla cultura;

Accesso e partecipazione alla cultura

1.  sottolinea di ritenere l'accesso alla cultura un diritto fondamentale di tutti i cittadini, così come sancito dall'articolo 27 della Dichiarazione universale dei diritti umani, che riconosce la partecipazione alla vita culturale come uno dei diritti umani fondamentali; ricorda inoltre che tale diritto è sancito dalla Convenzione di Faro, che riconosce il diritto a partecipare alla vita culturale e promuove il ruolo del patrimonio culturale nella costruzione di una società pacifica e democratica; invita pertanto gli Stati membri firmatari a velocizzare il processo di ratifica e gli altri Stati che non ne fanno parte a firmare la Convenzione, cogliendo l'opportunità unica rappresentata dell'Anno europeo del patrimonio culturale;

2.  ricorda l'importanza di un'applicazione olistica del concetto di accessibilità e il suo valore quale strumento per garantire che ogni persona fruitrice di cultura, luoghi ed iniziative culturali sia presa in considerazione nella sua accezione più ampia e completa e che, di conseguenza, si tenga conto, in particolare, delle esigenze specifiche delle persone con disabilità, al fine di garantire loro pari opportunità, una vera inclusione sociale e la partecipazione attiva alla società;

3.  sottolinea l'innegabile importanza di un settore culturale attivo e accessibile per lo sviluppo di una società inclusiva e il rafforzamento di un nucleo comune di valori universali e della cittadinanza europea attiva, aspetti fondamentali per consentire ai cittadini di partecipare in modo fruttuoso e significativo alla vita pubblica, promuovendo al contempo il patrimonio culturale europeo e sviluppando la diversità culturale e linguistica europea; invita pertanto gli Stati membri e l'Unione, nell'ambito delle sue competenze, a elaborare e ad attuare le misure specifiche necessarie a garantire accesso e partecipazione alla vita culturale;

4.  incoraggia l'inclusione e la diversità quali parte integrante della programmazione, dello sviluppo organizzativo e dell'assunzione di personale nel settore culturale a livello europeo, nazionale e regionale; invita inoltre gli Stati membri a eseguire un monitoraggio sistematico delle misure destinate al raggiungimento di tale obiettivo;

5.  rammenta l'importanza del ruolo dell'UE nel promuovere e facilitare un coordinamento migliore delle politiche culturali a tutti i livelli; osserva che solo partendo da tale base, gli attori in tutta l'UE saranno in grado di sviluppare una politica globale ed efficace per promuovere l'accesso e la partecipazione alla cultura e per inquadrare la cultura come elemento cruciale nel progetto di integrazione europea;

6.  ritiene che l'accesso alla cultura e la partecipazione culturale rappresentino una questione trasversale e pertanto sottolinea l'importanza di coordinare la politica culturale con altri ambiti strategici, quali l'istruzione, la politica sociale, economica, regionale, estera, digitale e dei media;

7.  raccomanda agli Stati membri di sviluppare una strategia di azione culturale rivolta ai bambini e ai giovani;

8.  considera la promozione e la realizzazione di un accesso inclusivo e significativo alla cultura una delle priorità dell'agenda politica e chiede l'integrazione delle questioni relative all'accessibilità e alla partecipazione alla cultura in altri ambiti politici, dato che tale intervento non solo apporterà un contributo positivo a tali ambiti, ma favorirà anche una collaborazione sinergica intersettoriale nello spirito dell'articolo 167 TFUE;

9.  afferma che il compendio delle politiche culturali nazionali elaborato e gestito dal Consiglio d'Europa e da una piattaforma di esperti si è rivelato uno strumento molto utile per le politiche culturali in Europa e oltre; si rammarica tuttavia che dal 2011 si registrano pochi progressi nella raccolta dei dati e, in particolare, nella loro analisi e raccomanda pertanto al Consiglio di procedere al riesame dei contenuti attuali, compreso il livello locale e regionale delle politiche culturali;

10.  sottolinea che i concetti di accesso e partecipazione alla cultura sono strettamente correlati; rileva che le strategie volte a rafforzare l'accesso e la partecipazione alla cultura dovrebbero essere attuate mediante l'individuazione dei gruppi sottorappresentati e l'elaborazione e l'attuazione di iniziative o programmi finalizzati ad aumentare la loro partecipazione e a rimuovere le barriere esistenti;

11.  sottolinea la necessità di raccogliere dati sulla partecipazione delle persone con disabilità alle attività culturali;

12.  si rammarica che gli ostacoli finanziari impediscano tuttora ai cittadini, specialmente agli appartenenti ai gruppi più svantaggiati, di godere pienamente del diritto fondamentale di partecipare alla vita culturale e di accedere alla cultura, il che pregiudica l'effettivo esercizio di tale diritto fondamentale;

13.  ricorda che è importante sviluppare piattaforme per la condivisione e lo scambio di esperienze a livello regionale, nazionale ed europeo;

14.  sottolinea l'importanza di garantire un'offerta culturale di qualità a tutti i cittadini al fine di promuovere una cittadinanza attiva, democratica e inclusiva;

Ostacoli finanziari

15.  sottolinea che finanziamenti pubblici costanti e continui svolgono un ruolo fondamentale nel garantire un ambiente culturale vivo e restano uno strumento indispensabile per sostenere le attività culturali nell'UE affinché valorizzino pienamente il loro potenziale economico, per contribuire alla crescita sostenibile e alla coesione sociale e per finanziare le infrastrutture culturali; invita pertanto la Commissione e gli Stati membri, nell'ambito delle rispettive competenze, a destinare una parte adeguata del loro bilancio al sostegno pubblico alla cultura e a rafforzare le sinergie con il FESR e con gli altri fondi di sostegno alla cultura, compresi i programmi che facilitano la ricerca e l'innovazione e gli strumenti disponibili della politica di coesione;

16.  invita la Commissione e gli Stati membri a garantire che i finanziamenti pubblici alla cultura non siano ridotti, indipendentemente dalle eventuali difficoltà economiche che uno Stato membro potrebbe trovarsi ad affrontare in futuro;

17.  si rammarica del fatto che le recessioni economiche abbiano di solito comportato, e comportano ancora troppo spesso, anzitutto tagli della spesa pubblica destinata alla cultura e abbiano un impatto negativo sui bilanci per le attività culturali;

18.  rammenta che gli investimenti nel settore culturale e creativo consentono di sbloccare il notevole potenziale, ancora trascurato, di tali settori per promuovere la diversità culturale e l'innovazione sociale generando nel contempo una prosperità economica sostenibile e un'occupazione di qualità e che tali investimenti hanno anche un impatto diretto sullo sviluppo di nuove competenze, la digitalizzazione, l'imprenditorialità, l'innovazione e la creazione di nuovi modelli di impresa, oltre a rafforzare la competitività dei settori culturali e creativi europei, cogliere possibilità e accedere a opportunità, mercati e pubblici nuovi a livello internazionale; considera pertanto che il settore privato svolge un ruolo decisivo e complementare all'investimento pubblico e invita gli Stati membri a prendere in considerazione l'attuazione di misure legislative che prevedano un credito d'imposta per i contributi in denaro di privati a sostegno della cultura;

19.  osserva che la frammentazione, il basso valore aggiunto, la presenza di molti lavoratori autonomi e di donne nel settore creativo, ribadendo che tali attività sono generalmente considerate passatempi interessanti, non devono portare a ridurre l'industria creativa e culturale a un modello di lavoro mal pagato e con scarse tutele sociali; propone pertanto di elaborare procedure solide per verificare che nel settore creativo vigano condizioni di lavoro buone;

20.  sottolinea che l'accesso pubblico ai beni e ai servizi culturali e il sostegno alla produzione e all'espressione culturale rafforzano l'economia creativa, contribuendo allo sviluppo del paese;

21.  osserva che il problema della mancanza di finanziamenti alle industrie culturali si ridurrebbe con incentivi fiscali al mecenatismo privato;

22.  richiama l'attenzione sui problemi relativi all'imposta sul reddito a livello transfrontaliero con cui devono fare i conti gli artisti in tutta Europa, e raccomanda pertanto un modello unico che apporti benefici ai lavoratori dipendenti e autonomi e che consenta di evitare la doppia tassazione;

23.  chiede maggiori investimenti nelle microimprese al fine di promuovere la creatività e l'innovazione, promuovendo così lo sviluppo regionale e locale;

24.  sottolinea che il prezzo elevato di beni e servizi culturali costituisce uno degli ostacoli alla partecipazione alla cultura indicati dagli intervistati nei sondaggi Eurobarometro e nelle indagini di Eurostat(26); raccomanda fermamente che, in tale contesto, gli Stati membri e le regioni intraprendano azioni indirizzate a gruppi di pubblico specifici, in particolare studenti, famiglie numerose e anziani, finalizzate a eliminare le barriere finanziarie all'accesso;

25.  sottolinea che gli alti costi di assicurazione per gli oggetti esposti e le esibizioni sono anch'essi responsabili del prezzo elevato dei biglietti d'ingresso a musei, teatri e gallerie e rendono spesso impossibile alle piccole strutture elaborare programmi in base al proprio pubblico e alle proprie ambizioni, situazione che porta a un crescente divario tra le strutture più piccole, vicine al loro pubblico, e le istituzioni più grandi, riconosciute a livello internazionale;

26.  sottolinea il ruolo che un'adeguata politica fiscale può svolgere nei settori culturali e creativi per incrementare l'accesso e la partecipazione alla cultura; osserva, tuttavia, che il sostegno indiretto al patrimonio culturale mediante l'introduzione di aliquote IVA ridotte non può sostituire le sovvenzioni dirette; chiede un migliore coordinamento delle politiche culturali nazionali e delle aliquote IVA come strumento per stimolare la partecipazione alla cultura;

27.  ricorda l'importanza che gli Stati membri valutino la possibilità di una politica fiscale più coerente riguardo al reddito per gli operatori culturali e gli artisti che trascorrono periodi di tempo brevi in vari paesi e possono quindi essere soggetti a norme e procedure amministrative diversi per ogni singola esibizione, laboratorio o residenza; suggerisce che un'armonizzazione minima a sostegno della mobilità di artisti e operatori culturali dovrebbe essere considerata una priorità per incoraggiare la diversità creativa e culturale nell'intera UE e oltre, invece di creare ostacoli sotto forma di una burocrazia sproporzionata al reale reddito ottenuto dalle attività culturali;

28.  chiede che gli Stati membri e le istituzioni pubbliche investano nel decentramento delle attività culturali, sia attraverso la creazione di infrastrutture nelle regioni periferiche che attraverso l'organizzazione di varie mostre culturali temporanee; invita anche le istituzioni culturali private a investire nel decentramento geografico;

29.  accoglie con favore la proposta di modifica della direttiva IVA, che consentirebbe agli Stati membri di applicare la medesima aliquota IVA alle pubblicazioni elettroniche e a quelle cartacee; ritiene che la distinzione tra aliquote IVA applicate alle pubblicazioni fisiche ed elettroniche sia anacronistica e insostenibile nell'era digitale; invita il Consiglio ad adottare senza indebiti ritardi la proposta della Commissione in materia;

30.  sottolinea l'importanza della conciliazione tra vita privata e professionale per l'accesso, la fruizione e la partecipazione alle diverse attività culturali;

Ostacoli e sfide nel campo dell'istruzione

31.  sottolinea che il livello di istruzione è uno dei fattori più importanti aventi un impatto significativo sul grado di partecipazione alla cultura; rileva che un livello di istruzione superiore si traduce in un grado di partecipazione più elevato agli eventi culturali(27); sottolinea che le materie umanistiche, l'insegnamento delle lingue a scuola e l'educazione culturale rappresentano una parte fondamentale dell'istruzione generale poiché contribuiscono a ridurre le disparità sociali e necessitano pertanto degli stessi finanziamenti concessi alle materie STEM;

32.  sottolinea che la conoscenza è concepita come prodotto delle interazioni culturali che agiscono e retroagiscono sull'individuo detentore di un imprinting culturale;

33.  incoraggia un approccio basato sulle comunità interattivo e inclusivo nella definizione delle politiche culturali e di istruzione, al fine di incrementare l'interesse e la partecipazione alla cultura, promuovere il patrimonio culturale europeo e sviluppare la diversità culturale e linguistica dell'Europa;

34.  osserva che l'assenza di interesse figura tra gli ostacoli alla partecipazione alla cultura indicati più di frequente dagli intervistati nelle indagini Eurostat e Eurobarometro(28); sottolinea, in tale contesto, che il sostegno alla domanda, inteso come creazione di interesse e comprensione della cultura attraverso l'istruzione formale, non formale e informale, dovrebbe essere un compito prioritario nell'ottica di incrementare l'accesso e la partecipazione alla cultura;

35.  raccomanda la generalizzazione della Carta europea dello studente, che dovrebbe anche consentire l'accesso gratuito alle istituzioni culturali dell'UE;

36.  rammenta il ruolo fondamentale che le scuole e le famiglie rivestono quali piattaforme chiave per il contatto dei giovani con la cultura e nel plasmare i bisogni e le competenze culturali; invita gli Stati membri a intraprendere azioni a favore di un maggiore inserimento dell'educazione culturale e artistica nei programmi scolastici, sia nell'istruzione formale che informale;

37.  sottolinea l'importanza che gli Stati membri, in stretta collaborazione con le autorità regionali e locali e attraverso finanziamenti e/o sovvenzioni, garantiscano l'insegnamento della musica nelle scuole pubbliche;

38.  chiede che gli Stati membri riconoscano che l'istruzione è una delle più importanti attività culturali, in quanto promuovere la domanda significa innanzi tutto fornire alle persone le competenze e le conoscenze che permettano loro di apprezzare le arti; ricorda che l'interesse verso la cultura può essere coltivato in modo più efficace in tenera età e ritiene pertanto che alla cultura dovrebbe essere riconosciuto maggiore spazio nei programmi scolastici e che dovrebbero essere messe a disposizione maggiori risorse umane e materiali per raggiungere tale obiettivo; suggerisce di destinare finanziamenti alle scuole per visite a musei e altre istituzioni culturali poiché tale iniziativa promuoverà contemporaneamente l'interesse verso la cultura e la partecipazione dei giovani e fornirà risorse aggiuntive per le istituzioni culturali;

39.  sottolinea l'importanza del sistema scolastico pubblico nell'introdurre i bambini alla diversità del mondo della cultura, contribuendo così alla formazione di un nuovo pubblico e alla diffusione della cultura; considera inoltre importante che le diverse istituzioni culturali sviluppino partenariati con gli istituti scolastici a livello locale, regionale e nazionale;

40.  invita gli Stati membri e le autorità regionali e locali a sostenere programmi di educazione culturale extra-scolastici per tutti, in particolare per i bambini e i giovani svantaggiati, mediante programmi aventi l'obiettivo di introdurre i giovani alle diverse espressioni artistiche o di aiutarli ad acquisire una maggiore consapevolezza del patrimonio culturale esistente;

41.  sottolinea il ruolo delle istituzioni culturali locali, inclusi centri culturali e biblioteche, quali attori centrali per superare le barriere nell'accesso e nella partecipazione alla cultura; invita pertanto gli Stati membri a sostenere attivamente tali istituzioni culturali;

42.  chiede una valorizzazione e una comprensione maggiori del ruolo sociale svolto dalle biblioteche pubbliche e dalle istituzioni culturali della comunità, in particolare nelle regioni rurali e periferiche, non solo attraverso l'aumento dei finanziamenti pubblici ma anche mediante l'istituzione di partenariati e la fornitura di strumenti adeguati nell'ambito delle TIC e delle risorse umane con accesso alla formazione, trasformandole in tal modo in istituzioni in grado di migliorare la vita delle persone e di contribuire allo sviluppo locale;

43.  sottolinea che la creazione di partenariati è fondamentale per attrarre le persone che potrebbero divenire il pubblico delle attività artistiche e che tale obiettivo può essere conseguito, ad esempio, mediante la cooperazione con organizzazioni che rappresentano gli studenti, i migranti o le persone con disabilità in modo da rispondere in maniera adeguata ai loro interessi e necessità;

44.  sottolinea l'importanza della promozione di iniziative a livello nazionale, regionale e locale che favoriscano il contatto, la collaborazione e lo scambio di esperienze tra le arti tradizionali, le istituzioni culturali e le diverse organizzazioni multiculturali o minoritarie, nonché tra il settore culturale professionale e quello amatoriale;

45.  raccomanda lo sviluppo di una strategia coerente a sostegno dei progetti educativi proposti dalle istituzioni culturali; sottolinea che detti progetti sono strumenti per la promozione e la creazione di consapevolezza, competenze culturali e conoscenze interculturali, e pertanto costituiscono il punto di partenza per un coinvolgimento a lungo termine del pubblico nelle attività culturali;

46.  invita gli Stati membri a elaborare programmi per il tempo libero dei giovani nelle istituzioni culturali;

47.  invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare misure che garantiscano un accesso più diffuso alle istituzioni culturali e a sviluppare una strategia europea globale relativa all'accesso agli spazi pubblici, in particolare per quanto riguarda la cultura nell'ambiente urbano edificato, come nel caso di musei, teatri, cinema, biblioteche, sale concerti ecc.;

48.  invita gli Stati membri a incoraggiare la creazione di borse di studio o di tirocinio per studenti, connesse al sistema scolastico pubblico o privato, nelle istituzioni culturali o di gestione culturale;

Barriere strutturali

49.  richiama l'attenzione sul tasso spesso strutturalmente inferiore di partecipazione alla cultura tra gli abitanti delle zone rurali(29) e, in tale contesto, pone l'accento sul ruolo dei piccoli centri di cultura locali, delle infrastrutture di trasporto e del sostegno al turismo culturale sostenibile nel facilitare l'accesso alle istituzioni culturali;

50.  sottolinea che il patrimonio culturale europeo è unico al mondo per la sua diversità e la sua ricchezza ed evidenzia che il turismo culturale presenta un enorme potenziale per contribuire a un'economia sostenibile, nonché per promuovere la coesione e l'inclusione sociali; invita pertanto gli Stati membri a profondere maggiori sforzi e ad aumentare gli investimenti al fine di definire una politica in materia di turismo culturale sostenibile e a lungo termine;

51.  chiede maggiori investimenti nel settore della cultura al fine di rendere più dinamiche le economie locali e promuovere il turismo culturale; osserva che il turismo culturale, in sinergia con la scienza, il settore primario e i centri artigianali e industriali nonché la mobilità, sono fattori decisivi per creare un'Europa più vicina e umanistica;

52.  suggerisce di destinare maggiori investimenti all'accesso alla cultura nelle regioni ultraperiferiche, montane e remote al fine di creare opportunità culturali decentrate;

53.  osserva la necessità di ulteriori azioni finalizzate a migliorare l'accesso alle infrastrutture culturali senza barriere architettoniche o fisiche e alle attività culturali e ai media per le persone con disabilità; invita gli Stati membri e la Commissione, nell'ambito delle rispettive competenze, a continuare ad adoperarsi a favore dell'integrazione delle persone con disabilità attraverso la cultura e ad impegnarsi ad eliminare gli ostacoli esistenti;

54.  riconosce il bisogno di modalità partecipative di gestione del patrimonio culturale basate su un approccio incentrato sulle comunità locali, in modo da intercettare la domanda e coinvolgere porzioni di pubblico più ampie, tenendo in particolare considerazione i giovani, le persone con disabilità e i gruppi sottorappresentati ed emarginati;

55.  chiede agli Stati membri e alle istituzioni culturali da essi dipendenti di garantire un'offerta culturale accessibile a tutti, con misure specifiche per determinati gruppi di popolazione, tra i quali, ad esempio, i bambini e i giovani, gli anziani, le persone con disabilità e i migranti;

56.  sottolinea la necessità di maggiori investimenti da parte degli Stati membri per l'introduzione del codice universale di lettura e di scrittura in rilievo (il sistema Braille) in un'ampia gamma di infrastrutture e tecnologie culturali; invita ad aumentare gli investimenti nella produzione di libri, riviste e giornali in formato audio nonché nell'utilizzo della lingua dei segni nelle produzioni teatrali;

57.  evidenzia la necessità di rimuovere gli ostacoli alla mobilità di artisti e professionisti del settore della cultura, principalmente quelli fiscali; sottolinea l'impatto di queste attività sull'ampliamento dell'offerta culturale in Europa; plaude al programma Europa creativa volto a contribuire al successo della mobilità culturale e dei professionisti del settore nonché a incoraggiare la diffusione di eventi e progetti culturali di qualità;

58.  ricorda che le barriere all'accesso alla cultura sono più evidenti a livello locale e che pertanto gli investimenti in progetti diversi di mobilità culturale dovranno essere rafforzati al fine di permettere lo sviluppo e la coesione delle comunità locali;

59.  invita la Commissione a considerare la mobilità degli artisti europei e dei paesi terzi come un bene per la promozione della pace, la condivisione delle visioni e il superamento degli stereotipi sociali e culturali;

60.  ricorda che le barriere linguistiche possono avere un effetto negativo sulla domanda culturale e chiede pertanto un maggiore multilinguismo nelle produzioni culturali;

61.  raccomanda agli Stati membri di adottare le misure necessarie a facilitare il trasporto e l'accesso alle istituzioni culturali per le persone con disabilità e a mobilità ridotta;

Ostacoli e sfide digitali

62.  è convinto che gli strumenti digitali, se utilizzati e attuati adeguatamente e se accompagnati da un livello coerente di alfabetizzazione digitale, possono contribuire a superare gli ostacoli nell'accesso alla cultura determinati da fattori quali la posizione geografica sfavorevole, la disabilità, l'origine sociale, la lingua e la mancanza di tempo o di risorse finanziarie; sottolinea che gli strumenti digitali possono anche concorrere al superamento delle barriere sociali o mentali, senza che ciò implichi una riduzione degli investimenti nel decentramento geografico delle attività culturali; ritiene pertanto che in questo contesto l'educazione al digitale debba rientrare nel processo di apprendimento fin dalla tenera età, al fine di sviluppare le conoscenze e le abilità adeguate;

63.  raccomanda alla Commissione di elaborare una strategia digitale coerente mirata alle infrastrutture e alle attività culturali, al fine di rafforzare le loro capacità;

64.  prende atto del problema dell'esclusione digitale e sottolinea la necessità di contrastarla; rammenta, in tale contesto, che la digitalizzazione richiede alle istituzioni culturali e di istruzione e agli utenti stessi di acquisire capacità, competenze e conoscenze nuove; sottolinea, in particolare, la necessità di sviluppare capacità legate all'utilizzo delle nuove tecnologie digitali nelle istituzioni culturali e di adeguarle alle sfide derivanti dai cambiamenti tecnologici;

65.  sottolinea che la digitalizzazione e la messa a disposizione online del materiale culturale in Europa dovrebbero essere attuate nel pieno rispetto dei creatori e dei diritti di proprietà intellettuale; ritiene che, in questo contesto, i diritti di proprietà intellettuale non debbano ostacolare l'obiettivo di interesse pubblico di potenziare l'accesso a contenuti creativi, informazioni e conoscenze e di facilitare la loro divulgazione; insiste inoltre sulla necessità urgente di stabilire un ambiente digitale sicuro affinché gli artisti e i creatori siano debitamente remunerati per il loro lavoro e di garantire una remunerazione equa per l'accesso transfrontaliero;

66.  invita la Commissione a continuare ad attribuire priorità agli approcci innovativi per lo sviluppo e il coinvolgimento del pubblico, anche attraverso le nuove tecnologie, nell'ambito dei programmi dell'UE, in particolare il programma Europa creativa e le sue successive generazioni;

67.  invita gli Stati membri a tenere conto dello sviluppo del pubblico nelle loro strategie culturali e digitali e a sostenere l'utilizzo delle tecnologie digitali al fine di agevolare l'accesso ai contenuti culturali;

68.  riconosce il contributo della piattaforma Europeana e delle istituzioni degli Stati membri alla digitalizzazione e all'accessibilità dei contenuti culturali; invita, nel contesto dell'Anno europeo del patrimonio culturale, a continuare a sostenere il progetto e a migliorare le risorse di cui è dotato, e a promuovere l'accesso pubblico alle risorse e ai servizi digitali del patrimonio culturale; chiede una reale ristrutturazione del sito, affinché si conformi meglio alle tecnologie avanzate, e una reale politica di comunicazione che sia in linea con la ricchezza dei contenuti raccolti nel sito;

69.  sottolinea la necessità di raccogliere e gestire dati culturali relativi ai destinatari del materiale digitale, al fine di consentire alle organizzazioni culturali di comprendere meglio le esigenze dei destinatari e di sviluppare un approccio coerente al pubblico digitale;

70.  osserva che i contenuti culturali svolgono un ruolo essenziale nel processo di accettazione delle nuove tecnologie interessate da parte del pubblico in generale nonché nello sviluppo delle competenze informatiche e di un buon livello di alfabetizzazione mediatica dei cittadini europei;

o
o   o

71.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU C 377 E del 7.12.2012, pag. 142.
(2) GU C 93 del 9.3.2016, pag. 95.
(3) Testi approvati, P8_TA(2016)0486.
(4) GU C 247 E del 15.10.2009, pag. 25.
(5) GU C 125 E del 22.5.2008, pag. 223.
(6) GU C 377 E del 7.12.2012, pag. 135.
(7) GU C 98 E del 23.4.2004, pag. 179.
(8) GU C 11 del 12.1.2018, pag. 55.
(9) GU C 316 del 22.9.2017, pag. 88.
(10) GU C 11 del 12.1.2018, pag. 16.
(11) GU C 247 E del 15.10.2009, pag. 32.
(12) Testi approvati, P8_TA(2017)0233.
(13) GU C 81 E del 15.3.2011, pag. 16.
(14) GU C 131 E dell'8.5.2013, pag. 9.
(15) Testi approvati, P8_TA(2017)0474.
(16) Testi approvati, P8_TA(2017)0062.
(17) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 221.
(18) GU C 287 del 29.11.2007, pag. 1.
(19) GU C 463 del 23.12.2014, pag. 4.
(20) GU C 172 del 27.5.2015, pag. 13.
(21) GU C 212 del 14.6.2016, pag. 9.
(22) GU C 134 del 7.6.2003, pag. 7.
(23) GU L 394 del 30.12.2006, pag. 10.
(24) Relazione dal titolo "Policies and good practices in the public arts and in cultural institutions to promote better access to and wider participation in culture" (Politiche e buone prassi nelle istituzioni artistiche e culturali pubbliche per promuovere un migliore accesso e una partecipazione più ampia alla cultura), ottobre 2012.
(25) Eurostat, Statistiche culturali – occupazione nel settore della cultura (2017), http://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php/Culture_statistics_-_cultural_employment
(26) Eurobarometro n. 399.
(27) Eurostat, statistiche culturali, edizione 2016, pagg. 116-136; Eurostat, dati relativi al 2015 – Indagine dell'UE sul reddito e sulle condizioni di vita (EU-SILC).
(28) Eurobarometro n. 399, Eurostat (dati relativi al 2015 - Indagine dell'UE sul reddito e sulle condizioni di vita (EU-SILC)).
(29) Eurostat, dati relativi al 2015 - Indagine dell'UE sul reddito e sulle condizioni di vita (EU-SILC).


Test della proporzionalità prima dell'adozione di una nuova regolamentazione delle professioni ***I
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Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 14 giugno 2018 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio su un test della proporzionalità prima dell'adozione di una nuova regolamentazione delle professioni (COM(2016)0822 – C8-0012/2017 – 2016/0404(COD))
P8_TA(2018)0263A8-0395/2017

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2016)0822),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e gli articoli 46, 53, paragrafo 1, e 62 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0012/2017),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti i pareri motivati presentati, nel quadro del protocollo n. 2 sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, dal Bundestag tedesco, dal Bundesrat tedesco, dall'Assemblea nazionale francese, dal Senato francese e dal Consiglio federale austriaco, in cui si dichiara la mancata conformità del progetto di atto legislativo al principio di sussidiarietà,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 31 maggio 2017(1),

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 20 aprile 2018, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori e il parere della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (A8-0395/2017),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 14 giugno 2018 in vista dell'adozione della direttiva (UE) 2018/... del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a un test della proporzionalità prima dell'adozione di una nuova regolamentazione delle professioni

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, la direttiva (UE) 2018/958)

(1) GU C 288 del 31.8.2017, pag. 43.


Utilizzazione di veicoli noleggiati senza conducente per il trasporto di merci su strada ***I
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Emendamenti, approvati dal Parlamento europeo il 14 giugno 2018, alla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2006/1/CE, relativa all'utilizzazione di veicoli noleggiati senza conducente per il trasporto di merci su strada (COM(2017)0282 – C8-0172/2017 – 2017/0113(COD))(1)
P8_TA(2018)0264A8-0193/2018

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Testo della Commissione   Emendamento
Emendamento 1
Proposta di direttiva
Considerando 2
(2)  L'impiego di veicoli noleggiati può ridurre i costi per le imprese che trasportano merci per conto proprio o per conto terzi e allo stesso tempo accrescerne la flessibilità operativa. Ciò può pertanto contribuire ad aumentare la produttività e la competitività delle imprese interessate. Poiché i veicoli noleggiati tendono a essere più nuovi rispetto alla flotta media, essi sono anche più sicuri e meno inquinanti.
(2)  Tale impiego di veicoli noleggiati può ridurre i costi per le imprese che trasportano merci per conto proprio o per conto terzi e allo stesso tempo accrescerne la flessibilità operativa. Detto utilizzo può pertanto contribuire ad aumentare la produttività e la competitività delle imprese interessate. Poiché i veicoli noleggiati tendono a essere più nuovi rispetto alla flotta media, essi possono spesso risultare più sicuri e meno inquinanti.
Emendamento 2
Proposta di direttiva
Considerando 3
(3)  La direttiva 2006/1/CE non consente alle imprese di beneficiare pienamente dei vantaggi derivanti dall'uso di veicoli presi a noleggio. Essa consente infatti agli Stati membri di limitare per le proprie imprese l'uso di veicoli noleggiati con peso massimo ammissibile a pieno carico superiore a sei tonnellate per i trasporti per conto proprio. Gli Stati membri non sono inoltre obbligati a permettere l'uso sul proprio territorio di un veicolo preso a noleggio se tale veicolo è stato immatricolato o messo in circolazione conformemente alla legislazione di uno Stato membro diverso da quello in cui è stabilita l'impresa che lo ha preso a noleggio.
(3)  La direttiva 2006/1/CE non consente alle imprese di beneficiare pienamente dei vantaggi derivanti dall'uso di veicoli presi a noleggio. Essa consente infatti agli Stati membri di limitare, da parte delle imprese stabilite nel loro territorio, l'uso di veicoli noleggiati con peso massimo ammissibile a pieno carico superiore a sei tonnellate per i trasporti per conto proprio. Gli Stati membri non sono inoltre obbligati a permettere l'uso sul proprio territorio di un veicolo preso a noleggio se tale veicolo è stato immatricolato o messo in circolazione conformemente alla legislazione di uno Stato membro diverso da quello in cui è stabilita l'impresa che lo ha preso a noleggio.
Emendamento 3
Proposta di direttiva
Considerando 4 bis (nuovo)
(4 bis)  Gli Stati membri non dovrebbero essere autorizzati a limitare l'utilizzo, nei rispettivi territori, di un veicolo noleggiato da un'impresa debitamente stabilita sul territorio di un altro Stato membro, se il veicolo è immatricolato e rispetta le norme di esercizio e i requisiti di sicurezza, o se è stato messo in circolazione conformemente alla legislazione di un qualsiasi Stato membro e autorizzato a essere gestito dallo Stato membro in cui è stabilita l'impresa responsabile.
Emendamento 4
Proposta di direttiva
Considerando 5
(5)  Il livello di tassazione del trasporto stradale varia ancora notevolmente all'interno dell'Unione. Certe restrizioni, che incidono inoltre indirettamente sulla libera prestazione di servizi di noleggio di veicoli, rimangono pertanto giustificate al fine di evitare distorsioni fiscali. Gli Stati membri dovrebbero quindi avere la facoltà di limitare la durata del periodo in cui un veicolo noleggiato in uno Stato membro diverso da quello in cui è stabilita l'impresa che lo ha preso a noleggio può essere usato sul rispettivo territorio.
(5)  Il livello di tassazione del trasporto stradale varia ancora notevolmente all'interno dell'Unione. Certe restrizioni, che incidono inoltre indirettamente sulla libera prestazione di servizi di noleggio di veicoli, rimangono pertanto giustificate al fine di evitare distorsioni fiscali. Gli Stati membri dovrebbero quindi avere la facoltà di limitare, alle condizioni stabilite dalla presente direttiva e nei loro rispettivi territori, la durata del periodo in cui un'impresa stabilita può utilizzare un veicolo noleggiato immatricolato o messo in circolazione in un altro Stato membro. Essi dovrebbero altresì avere la facoltà di limitare il numero di tali veicoli che un'impresa stabilita nel loro territorio può prendere a noleggio.
Emendamento 5
Proposta di direttiva
Considerando 5 bis (nuovo)
(5 bis)  Ai fini dell'applicazione di tali misure, le informazioni relative al numero di immatricolazione del veicolo noleggiato dovrebbero figurare nei registri elettronici nazionali degli Stati membri istituiti dal regolamento (CE) n. 1071/2009. Le autorità competenti dello Stato membro di stabilimento che sono informate dell'uso di un veicolo noleggiato dall'operatore e che è immatricolato o messo in circolazione conformemente alla legislazione di un altro Stato membro dovrebbero informarne le autorità competenti di quest'ultimo. A tal fine gli Stati membri dovrebbero avvalersi del sistema di informazione del mercato interno (IMI).
Emendamento 6
Proposta di direttiva
Considerando 6 bis (nuovo)
(6 bis)   Al fine di mantenere gli standard operativi, rispettare i requisiti di sicurezza e garantire condizioni di lavoro dignitose ai conducenti, è importante che i vettori abbiano accesso garantito ai mezzi e alle infrastrutture di supporto diretto nel paese in cui svolgono le loro attività.
Emendamento 7
Proposta di direttiva
Considerando 7
(7)  L'attuazione e gli effetti della presente direttiva dovrebbero essere monitorati dalla Commissione e da essa documentati in una relazione. Qualsiasi misura futura in questo settore dovrebbe essere considerata alla luce di tale relazione.
(7)  L'attuazione e gli effetti della presente direttiva dovrebbero essere monitorati dalla Commissione e da essa documentati in una relazione al più tardi dopo tre anni dalla data di recepimento della presente direttiva. La relazione dovrebbe tenere debitamente conto dell'impatto sulla sicurezza stradale, sul gettito fiscale e sull'ambiente. La relazione dovrebbe inoltre valutare tutte le violazioni della presente direttiva, comprese quelle transfrontaliere. La necessità di misure future in questo settore dovrebbe essere considerata alla luce di tale relazione.
Emendamento 8
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 1 – lettera a – punto ii
Direttiva 2006/1/CE
Articolo 2 – paragrafo 1 – lettera a
a)  il veicolo sia immatricolato o messo in circolazione conformemente alla legislazione di uno Stato membro;
a)  il veicolo sia immatricolato o messo in circolazione conformemente alla legislazione di un qualsiasi Stato membro, ivi compresi le norme di esercizio e i requisiti di sicurezza;
Emendamento 9
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 1 – lettera b
Direttiva 2006/1/CE
Articolo 2 – paragrafo 1 – lettera b
b)  è inserito il seguente paragrafo 1 bis:
soppresso
"1 bis. Se il veicolo non è stato immatricolato o messo in circolazione conformemente alla legislazione dello Stato membro in cui è stabilita l'impresa che lo ha noleggiato, gli Stati membri possono limitare nel tempo l'utilizzo del veicolo noleggiato sul rispettivo territorio. In tal caso gli Stati membri ne consentono tuttavia l'utilizzo per almeno quattro mesi dell'anno in questione. "
Emendamento 10
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 2
Direttiva 2006/1/CE
Articolo 3 – paragrafo 1
Gli Stati membri prendono i provvedimenti necessari per far sì che, per il trasporto di merci su strada, le imprese nazionali possano utilizzare i veicoli noleggiati alle stesse condizioni dei veicoli di loro appartenenza, purché siano soddisfatte le condizioni di cui all'articolo 2.
1.   Gli Stati membri prendono i provvedimenti necessari per far sì che, per il trasporto di merci su strada, le imprese stabilite nel loro territorio possano utilizzare i veicoli noleggiati alle stesse condizioni dei veicoli di loro appartenenza, purché siano soddisfatte le condizioni di cui all'articolo 2.
Emendamento 11
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 2
Direttiva 2006/1/CE
Articolo 3 – paragrafo 1 bis (nuovo)
1 bis.  Se il veicolo è immatricolato o messo in circolazione conformemente alla legislazione di un altro Stato membro, lo Stato membro in cui è stabilita l'impresa può:
a)  limitare il periodo di utilizzo del veicolo noleggiato nel proprio rispettivo territorio, a condizione che autorizzi l'uso del veicolo noleggiato per almeno quattro mesi consecutivi in un determinato anno civile; in questo caso può esigere che il contratto di noleggio non vada oltre il termine stabilito dallo Stato membro;
b)  limitare il numero di veicoli noleggiati che può essere utilizzato da un'impresa, purché consenta l'uso di un numero di veicoli almeno pari al 25 % del parco complessivo di veicoli commerciali di proprietà dell'impresa al 31 dicembre dell'anno precedente la richiesta di autorizzazione; in questo caso un'impresa che dispone di un parco complessivo di più di uno e meno di quattro veicoli, è autorizzata a utilizzare almeno uno di tali veicoli presi a noleggio."
Emendamento 12
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 2 bis (nuovo)
Direttiva 2006/1/CE
Articolo 3 bis (nuovo)
2 bis)  è inserito il seguente articolo 3 bis:
"Articolo 3 bis
1.  Le informazioni relative al numero di immatricolazione di un veicolo noleggiato sono inserite nel registro elettronico nazionale quale definito all'articolo 16 del regolamento (CE) n. 1071/2009*.
2.  Le autorità competenti dello Stato membro di stabilimento di un operatore che sono informate dell'uso di un veicolo da lui noleggiato, e che è immatricolato o messo in circolazione conformemente alla legislazione di un altro Stato membro, ne informano le autorità competenti di tale altro Stato membro.
3.  La cooperazione amministrativa di cui al paragrafo 2 si svolge tramite il sistema di informazione del mercato interno (IMI) istituito dal regolamento (UE) n. 1024/2012**.
__________________
* Con riferimento all'articolo 16 del regolamento (CE) n. 1071/2009, tenendo conto dell'estensione delle informazioni da registrare come proposto dalla Commissione.
** GU L 316 del 14.11.2012, pag. 1."
Emendamento 13
Proposta di direttiva
Articolo 1 – paragrafo 1 - punto 3
Direttiva 2006/1/CE
Articolo 5 bis – paragrafo 1
Entro il [insert the date calculated 5 years after the deadline for transposition of the Directive] la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sull'attuazione e sugli effetti della presente direttiva. La relazione contiene informazioni sull'utilizzo di veicoli noleggiati in uno Stato membro diverso da quello in cui è stabilita l'impresa che li prende a noleggio. Sulla base di tale relazione la Commissione valuta se sia necessario proporre misure supplementari.
Entro ... [3 anni dal termine per il recepimento della presente direttiva di modifica] la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sull'attuazione e sugli effetti della presente direttiva. La relazione contiene informazioni sull'utilizzo di veicoli noleggiati in uno Stato membro diverso da quello in cui è stabilita l'impresa che li prende a noleggio. La relazione presta particolare attenzione all'impatto sulla sicurezza stradale e sul gettito fiscale, comprese le distorsioni fiscali, nonché sull'applicazione delle norme in materia di cabotaggio ai sensi del regolamento (CE) n. 1072/2009. Sulla base di tale relazione la Commissione valuta se sia necessario proporre misure supplementari.
Emendamento 14
Proposta di direttiva
Articolo 2 – paragrafo 1 – comma 1
Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva al più tardi entro il [insert the date calculated 18 months following the entry into force]. Essi comunicano immediatamente alla Commissione il testo di tali disposizioni.
Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro ... [20 mesi dopo la data di entrata in vigore della presente direttiva]. Essi comunicano immediatamente alla Commissione il testo di tali disposizioni.

(1) La questione è stata rinviata alla commissione competente in base all'articolo 59, paragrafo 4, quarto comma, del regolamento del Parlamento, per l'avvio di negoziati interistituzionali (A8-0193/2018).


Obiezione a un atto delegato: misure di conservazione nel settore della pesca per la protezione dell'ambiente marino nel Mare del Nord
PDF 245kWORD 49k
Risoluzione del Parlamento europeo del 14 giugno 2018 sul regolamento delegato della Commissione del 2 marzo 2018 recante modifica del regolamento delegato (UE) 2017/118 che stabilisce misure di conservazione nel settore della pesca per la protezione dell'ambiente marino nel Mare del Nord (C(2018)01194 – 2018/2614(DEA))
P8_TA(2018)0265B8-0299/2018

Il Parlamento europeo,

–  visto il regolamento delegato della Commissione (C(2018)01194),

–  visto l'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (UE) n. 1380/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, relativo alla politica comune della pesca, che modifica i regolamenti (CE) n. 1954/2003 e (CE) n. 1224/2009 del Consiglio e che abroga i regolamenti (CE) n. 2371/2002 e (CE) n. 639/2004 del Consiglio, nonché la decisione 2004/585/CE(1) del Consiglio, in particolare l'articolo 11, paragrafo 2, e l'articolo 46, paragrafo 5,

–  visto il regolamento delegato (UE) 2017/118 della Commissione, del 5 settembre 2016, che stabilisce misure di conservazione nel settore della pesca per la protezione dell'ambiente marino nel Mare del Nord(2),

–  vista la proposta di risoluzione della commissione per la pesca,

–  visto l'articolo 105, paragrafo 3, del suo regolamento,

A.  considerando che gli Stati membri sono tenuti a conseguire un buono stato ecologico dell'ambiente marino entro il 2020 a norma dell'articolo 1, paragrafo 1, della direttiva 2008/56/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 giugno 2008, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria nel campo della politica per l'ambiente marino (direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino)(3), mentre l'articolo 2, paragrafo 5, lettera j), del regolamento (UE) n. 1380/2013 stabilisce che la politica comune della pesca debba contribuire al conseguimento di tale obiettivo;

B.  considerando che, nelle conclusioni del suo parere scientifico pertinente(4), il comitato scientifico, tecnico ed economico per la pesca (CSTEP) ha espresso una serie di riserve concernenti l'efficacia delle misure proposte per le specie e gli habitat protetti nonché per l'integrità del fondale marino; che tali riserve non sono state pienamente rispecchiate nei considerando del regolamento delegato in esame;

C.  considerando che il CSTEP ha anche rilevato, nel suo parere scientifico, che le cifre relative alle attività di pesca in questione, su cui si fondano le misure proposte, risalgono al 2010-2012 e potrebbero pertanto non essere più valide;

D.  considerando che il numero imprecisato di imbarcazioni che sarebbero interessate dalle esenzioni temporanee parziali a norma degli articoli 3 ter, 3 quater e 3 sexies del regolamento delegato (UE) 2017/118 della Commissione, quale modificato dal regolamento delegato in esame, potrebbe influenzare l'efficacia delle misure proposte;

E.  considerando che la definizione di "attrezzi da pesca alternativi impattanti sul fondale marino" di cui all'articolo 2, punto 2, del regolamento delegato (UE) 2017/118 della Commissione, modificato dal regolamento delegato in esame, deve essere ulteriormente specificata; che, se tale definizione comprende gli attrezzi da pesca con impiego di impulso elettrico, essa sarebbe in contraddizione con il mandato per i negoziati approvato dal Parlamento il 16 gennaio 2018(5) nell'ambito della procedura legislativa ordinaria per l'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla conservazione delle risorse della pesca e alla protezione degli ecosistemi marini attraverso misure tecniche(6);

F.  considerando che l'impatto degli "attrezzi da pesca alternativi impattanti sul fondale marino" proposti potrebbe essere comunque notevolmente superiore rispetto a quello di altri attrezzi in parte vietati (sciabica danese e scozzese);

G.  considerando che la clausola relativa al riesame e all'obbligo di informazione dell'atto delegato proposto non si applica alle nuove zone proposte e alla loro gestione, rendendo così impossibile una valutazione trasparente dell'efficacia delle misure, in particolare in relazione agli attrezzi da pesca alternativi impattanti sul fondale marino recentemente sperimentati;

1.  solleva obiezioni al regolamento delegato della Commissione;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione e di comunicarle che il regolamento delegato non può entrare in vigore;

3.  chiede alla Commissione di presentare un nuovo atto delegato che tenga conto delle riserve di cui sopra;

4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e ai governi e parlamenti degli Stati membri.

(1) GU L 354 del 28.12.2013, pag. 22.
(2) GU L 19 del 25.1.2017, pag. 10.
(3) GU L 164 del 25.6.2008, pag. 19.
(4) Comitato scientifico, tecnico ed economico per la pesca (CSTEP), 2017: relazione della 54a riunione plenaria (PLEN-17-01).
(5) Testi approvati, P8_TA(2018)0003.
(6) Procedura legislativa 2016/0074(COD).


Territori georgiani occupati a 10 anni dall'invasione russa
PDF 174kWORD 53k
Risoluzione del Parlamento europeo del 14 giugno 2018 sui territori georgiani occupati a 10 anni dall'invasione russa (2018/2741(RSP))
P8_TA(2018)0266RC-B8-0275/2018

Il Parlamento europeo,

–  visti l'accordo di cessate il fuoco del 12 agosto 2008, firmato dalla Georgia e dalla Federazione russa con la mediazione dell'UE, e l'accordo di attuazione dell'8 settembre 2008,

–  vista la sua risoluzione del 21 gennaio 2016 sugli accordi di associazione / zone di libero scambio globali e approfondite con la Georgia, la Moldova e l'Ucraina(1),

–  vista la sua risoluzione del 13 dicembre 2017 sulla relazione annuale sull'attuazione della politica estera e di sicurezza comune(2),

–  viste le dichiarazioni congiunte dei vertici del partenariato orientale, in particolare quella concordata nel 2017 a Bruxelles,

–  viste le comunicazioni congiunte della Commissione e del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) sulla politica europea di vicinato (PEV), in particolare la relazione del 18 maggio 2017 sull'attuazione del riesame della politica europea di vicinato (JOIN(2017)0018), il documento di lavoro congiunto del 9 giugno 2017, dal titolo "Eastern Partnership – 20 Deliverables for 2020: Focusing on key priorities and tangible results" (Partenariato orientale – 20 obiettivi definiti per il 2020: concentrarsi sulle priorità fondamentali e sui risultati tangibili) (SWD(2017)0300), e la comunicazione del 2016 intitolata "Una strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'Unione europea",

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla situazione nel vicinato orientale, in particolare la sua raccomandazione del 15 novembre 2017 al Consiglio, alla Commissione e al SEAE sul partenariato orientale nella fase preparatoria del vertice di novembre 2017(3),

–  visto lo spiegamento della missione di vigilanza dell'UE in Georgia (EUMM) il 15 settembre 2008,

–  visto il rapporto della missione d'inchiesta internazionale indipendente sul conflitto in Georgia del 2009, guidata da Heidi Tagliavini,

–  visto l'articolo 123, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che la Georgia celebra quest'anno il centenario della prima repubblica democratica georgiana, fondata nel 1918, ed è giustamente orgogliosa dei suoi recenti conseguimenti;

B.  considerando che l'UE sostiene fermamente la sovranità e l'integrità territoriale della Georgia entro i suoi confini riconosciuti a livello internazionale;

C.  considerando che, 10 anni dopo l'aggressione militare russa in Georgia dell'agosto 2008, la Federazione russa continua tuttora a occupare illegalmente i territori georgiani dell'Abkhazia e della regione di Tskhinvali/Ossezia del Sud, minando il diritto internazionale e il sistema internazionale basato su norme; che i cosiddetti trattati di integrazione e alleanza siglati tra la Russia e l'Abkhazia e l'Ossezia del Sud nel 2014 e nel 2015 hanno costituito chiare violazioni del diritto internazionale, dei principi dell'OSCE e degli impegni internazionali della Russia; che l'Unione europea non riconosce il quadro delle cosiddette elezioni e del referendum indetti nel 2016 e nel 2017 dai separatisti filorussi nelle regioni georgiane dell'Abkhazia e dell'Ossezia del Sud;

D.  considerando che l'UE mantiene il suo fermo impegno a favore di una soluzione pacifica del conflitto tra Russia e Georgia, nel pieno rispetto delle norme fondamentali e dei principi del diritto internazionale;

E.  considerando che la Russia rafforza costantemente la sua presenza militare illegale nei territori occupati della Georgia attraverso la costruzione di nuove basi, l'invio di nuove truppe ed equipaggiamenti e lo svolgimento di esercitazioni militari;

F.  considerando che la Russia continua a violare i suoi obblighi internazionali e si rifiuta di attuare appieno l'accordo di cessate il fuoco del 12 agosto 2008 mediato dall'UE;

G.  considerando che la Russia continua a isolare l'Abkhazia e la regione di Tskhinvali/Ossezia del Sud dal resto del paese attraverso la chiusura di ulteriori valichi di frontiera, l'installazione di barriere fisiche lungo la linea del confine amministrativo e conducendo una campagna intesa a sradicare la cultura georgiana;

H.  considerando che tale linea viene lentamente ma regolarmente spostata verso il territorio controllato da Tbilisi, in un processo noto come "frontierizzazione", fino a giungere in alcuni casi a distanza ravvicinata da infrastrutture essenziali come autostrade e gasdotti;

I.  considerando che, in seguito a diverse ondate di pulizia etnica, centinaia di migliaia di sfollati interni e profughi espulsi con la forza dai territori georgiani dell'Abkhazia e della regione di Tskhinvali/Ossezia del Sud continuano a essere privati del loro diritto fondamentale a un ritorno sicuro e dignitoso alle loro case;

J.  considerando che nelle regioni occupate della Georgia vengono violati diritti umani fondamentali, quali il diritto alla libertà di circolazione e di soggiorno, il diritto alla proprietà e il diritto di accesso all'istruzione nella lingua materna; che continuano a registrarsi detenzioni illegali e sequestri di persona;

K.  considerando che alla Federazione russa, in quanto potenza che esercita il controllo effettivo sui territori georgiani dell'Abkhazia e della regione di Tskhinvali/Ossezia del Sud, spetta la piena responsabilità per le gravi violazioni dei diritti umani e la situazione umanitaria in loco;

L.  considerando che l'invasione del 2008 è stato il primo importante attacco aperto della Russia nei confronti dell'ordine europeo, attacco al quale ne sono poi seguiti altri, tra cui l'annessione della Crimea e la guerra nell'Ucraina orientale;

M.  considerando che Archil Tatunashvili, Giga Otkhozoria e Davit Basharuli, sfollati interni georgiani, sono stati uccisi a seguito delle brutali azioni illegali commesse dai regimi occupanti russi a Sokhumi e Tskhinvali;

N.  considerando che la Corte penale internazionale (CPI) ha aperto un'indagine sui crimini di guerra e sui crimini contro l'umanità che sarebbero stati commessi durante il conflitto;

O.  considerando che la visita congiunta ad hoc in Georgia del 12 agosto 2008 di alcuni leader dell'Europa centrale e orientale (Lech Kaczyński, Presidente della Polonia, Toomas Hendrik Ilves, Presidente dell'Estonia, Valdas Adamkus, Presidente della Lituania, Ivars Godmanis, primo ministro della Lettonia, e Victor Yushchenko, Presidente dell'Ucraina) è generalmente considerata un evento importante che ha consentito di arrestare l'avanzata delle truppe russe a 50 km da Tbilisi e di agevolare la mediazione per il cessate il fuoco da parte della presidenza francese del Consiglio dell'UE;

P.  considerando che la Federazione russa continua a negare all'EUMM l'accesso ai territori georgiani dell'Abkhazia e della regione di Tskhinvali/Ossezia del Sud, in violazione dell'accordo di cessate il fuoco del 12 agosto 2008 mediato dall'UE, ostacolando in tal modo la capacità della missione di attuare appieno il suo mandato;

1.  ribadisce il proprio sostegno inequivocabile alla sovranità e all'integrità territoriale della Georgia; riconosce che i principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite, dall'atto finale di Helsinki del 1975 e dalla Carta di Parigi dell'OSCE del 1990 rappresentano i capisaldi di un continente europeo pacifico;

2.  ribadisce che la sovranità, l'indipendenza e la risoluzione pacifica delle controversie sono principi fondamentali dell'ordine di sicurezza europeo; sottolinea che la risoluzione dei conflitti in Georgia è essenziale per promuovere la sicurezza e la stabilità dell'intero continente europeo; ritiene che tali conflitti e il protrarsi dell'occupazione dei territori della Georgia continuino a rappresentare una potenziale minaccia per la sovranità di altri paesi europei;

3.  chiede alla Federazione russa di revocare la sua decisione di riconoscere la cosiddetta indipendenza dei territori georgiani dell'Abkhazia e della regione di Tskhinvali/Ossezia del Sud; condanna la decisione di Venezuela, Nicaragua, Siria e Nauru di riconoscere l'Abkhazia e l'Ossezia del Sud e chiede la revoca di tale riconoscimento;

4.  sottolinea la necessità che la Federazione russa adempia incondizionatamente a tutte le disposizioni dell'accordo di cessate il fuoco del 12 agosto 2008, in particolare l'impegno a ritirare tutte le sue forze militari dal territorio della Georgia;

5.  chiede che la Federazione russa cessi la sua occupazione dei territori georgiani dell'Abkhazia e della regione di Tskhinvali/Ossezia del Sud, rispetti pienamente la sovranità e l'integrità territoriale della Georgia, nonché l'inviolabilità dei suoi confini riconosciuti a livello internazionale, e ponga fine all'integrazione di fatto di entrambe le regioni nell'amministrazione russa;

6.  conferma il forte impegno dell'UE a contribuire alla risoluzione pacifica del conflitto tra Russia e Georgia avvalendosi di tutti gli strumenti a sua disposizione nel quadro di un approccio globale, compresi il suo rappresentante speciale per il Caucaso meridionale e la crisi in Georgia, la copresidenza delle discussioni internazionali di Ginevra, l'EUMM in Georgia e la politica di non riconoscimento e di impegno;

7.  esorta il governo della Georgia a continuare a collaborare con la CPI agevolando le indagini da parte dell'Ufficio del procuratore della CPI, nonché garantendo che il Registro della CPI possa adempiere al proprio mandato in termini di sensibilizzazione e partecipazione delle vittime;

8.  invita la Federazione russa a concedere all'EUMM l'accesso incondizionato ai territori georgiani dell'Abkhazia e della regione di Tskhinvali/Ossezia del Sud, conformemente al suo mandato; ricorda che l'EUMM è l'unica presenza internazionale permanente in loco che fornisce informazioni imparziali sulla situazione lungo la linea del confine amministrativo, e chiede che ne venga prorogato il mandato oltre il 14 dicembre 2018;

9.  invita la Federazione russa a cessare di frontierizzare ulteriormente la linea del confine amministrativo installando recinzioni di filo spinato e altre barriere artificiali; chiede inoltre di cessare gli sconfinamenti nel territorio controllato dal governo della Georgia e l'ulteriore estensione della linea del confine amministrativo, misure che ostacolano intenzionalmente i contatti interpersonali e isolando la popolazione delle due regioni occupate;

10.  condanna la distruzione deliberata di decine di villaggi e di chiese georgiani nei territori occupati dell'Abkhazia e della regione di Tskhinvali/Ossezia del Sud, nonché il tentativo deliberato di cancellare le tracce della cultura e della storia georgiane nei territori occupati; condanna altresì le iniziative ostili, volte a creare divisioni, tra cui il cosiddetto referendum del 2017 che approva il cambio di nome della regione di Tskhinvali/Ossezia del Sud;

11.  invita la Federazione russa a rispettare il principio della risoluzione pacifica dei conflitti, rispondendo all'impegno unilaterale della Georgia a favore del non ricorso alla forza, come dichiarato dal Presidente della Georgia nel suo discorso al Parlamento europeo del 23 novembre 2010;

12.  accoglie con favore la nuova iniziativa di pace del governo della Georgia, dal titolo "Un passo verso un futuro migliore", volta a migliorare le condizioni umanitarie e socioeconomiche delle persone residenti nei territori georgiani dell'Abkhazia e della regione di Tskhinvali/Ossezia del Sud e a promuovere i contatti interpersonali e la costruzione della fiducia tra comunità divise;

13.  ricorda alla Federazione russa, in veste di potenza occupante, i suoi obblighi nei confronti della popolazione e che deve porre fine alla violazione dei diritti umani, alle restrizioni della libertà di circolazione e di soggiorno, alla discriminazione per motivi etnici, nonché alla violazione del diritto alla proprietà e all'accesso all'istruzione nella lingua materna nei territori occupati della Georgia;

14.  invita inoltre la Federazione russa a porre fine all'impunità e ai crimini di origine etnica perpetrati nei territori georgiani dell'Abkhazia e della regione di Tskhinvali/Ossezia del Sud, e a rimuovere tutti gli ostacoli al fine di garantire che gli autori dell'omicidio degli sfollati interni georgiani Archil Tatunashvili, Giga Otkhozoria e Davit Basharuli siano assicurati alla giustizia;

15.  accoglie con favore l'adozione da parte del parlamento della Georgia della risoluzione bipartisan che istituisce una lista nera di persone responsabili dell'occultamento di tali violazioni (lista Otkhozoria-Tatunashvili) e invita gli Stati membri e il Consiglio a inserire in una lista nera coloro che figurano o che potrebbero figurare nella lista Otkhozoria-Tatunashvili e a imporre sanzioni a livello nazionale o dell'UE nei loro confronti;

16.  esorta la Federazione russa a consentire il ritorno sicuro e dignitoso degli sfollati interni e dei profughi alle loro case e a garantire il libero accesso sul territorio ai meccanismi internazionali di monitoraggio dei diritti umani;

17.  ribadisce la sua condanna delle politiche sovversive di propaganda, disinformazione e infiltrazione dei media sociali, volte a indebolire la democrazia e la società in Georgia screditando le istituzioni, manipolando l'opinione pubblica, diffondendo notizie false, alimentando le tensioni sociali e promuovendo una generale sfiducia nei mezzi di comunicazione; denuncia, in tale contesto, la guerra dell'informazione condotta dalla Russia, che utilizza i suoi organi di informazione controllati dallo Stato per diffondere intenzionalmente false notizie al fine di influenzare la politica interna e indebolire i processi di integrazione europea;

18.  sottolinea che la comunità internazionale deve adottare una posizione coerente, coordinata, unita e ferma nei confronti della politica di occupazione e annessione della Russia, quale unico modo per garantire la risoluzione pacifica del conflitto in Georgia e prevenire conflitti analoghi nel vicinato;

19.  invita le istituzioni dell'UE ad adottare un approccio coerente con quello del Parlamento europeo e con le politiche dei parlamenti nazionali degli Stati membri, utilizzando termini più chiari e precisi per definire l'aggressione russa in Georgia come un'occupazione da parte della Federazione russa dei territori georgiani dell'Abkhazia e della regione di Tskhinvali/Ossezia del Sud;

20.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Servizio europeo per l'azione esterna, all'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, ai governi e ai parlamenti dei paesi del Partenariato orientale nonché al governo e al parlamento della Federazione russa.

(1) GU C 11 del 12.1.2018, pag. 82.
(2) Testi approvati, P8_TA(2017)0493.
(3) Testi approvati, P8_TA(2017)0440.


Negoziati per un nuovo accordo di partenariato UE-ACP
PDF 191kWORD 57k
Risoluzione del Parlamento europeo del 14 giugno 2018 sui prossimi negoziati per un nuovo accordo di partenariato tra l'Unione europea e gli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (2018/2634(RSP))
P8_TA(2018)0267B8-0274/2018

Il Parlamento europeo,

–  visti l'accordo di partenariato tra i membri del gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico, da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altro, firmato a Cotonou il 23 giugno 2000 ("accordo di Cotonou") e le sue revisioni del 2005 e del 2010(1),

–  visti l'accordo di Georgetown del 1975 che istituisce il gruppo ACP, e la sua revisione del 1992(2),

–  vista la sua risoluzione del 4 ottobre 2016 sul futuro delle relazioni ACP-UE dopo il 2020(3),

–  vista la sua risoluzione del 22 novembre 2016 sul miglioramento dell'efficacia della cooperazione allo sviluppo(4),

–  vista la raccomandazione della Commissione del 12 dicembre 2017 per una decisione del Consiglio che autorizza l'avvio di negoziati per la conclusione di un accordo di partenariato tra l'Unione europea e i paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (COM(2017)0763),

–  vista la comunicazione congiunta della Commissione europea e dell'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, del 22 novembre 2016, su un partenariato rinnovato con i paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (JOIN(2016)0052),

–  visto il documento di consultazione congiunto della Commissione e dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, del 6 ottobre 2015, dal titolo "Verso un nuovo partenariato tra l'Unione europea e i paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico dopo il 2020" (JOIN(2015)0033),

–  visti il vertice delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile e il documento conclusivo adottato dall'Assemblea generale dell'ONU il 25 settembre 2015, dal titolo "Transforming our world: the 2030 Agenda for Sustainable Development" ("Trasformare il nostro mondo: l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile"), e i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (OSM),

–  vista la dichiarazione comune del 7 giugno 2017 del Parlamento, del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri riuniti in sede di Consiglio e della Commissione relativa a un nuovo consenso europeo in materia di sviluppo: "Il nostro mondo, la nostra dignità, il nostro futuro",

–  visti i pareri del Comitato economico e sociale europeo del 7 dicembre 2017 su un partenariato rinnovato con i paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico, e del 12 maggio 2016 sul futuro delle relazioni dell'UE con gli Stati membri dell'ACP,

–  visti il 7° e l'8° vertice dei capi di Stato e di governo dei paesi ACP tenutisi rispettivamente a Malabo (13-14 dicembre 2012) e Port Moresby (4 maggio 2016),

–  viste la 103ª e la 105ª riunione del Consiglio dei ministri ACP-UE tenutesi rispettivamente a Dakar (26-27 aprile 2016) e a Bruxelles (3-4 maggio 2017),

–  visto il vertice tra l'Unione Africana e l'UE tenutosi ad Abidjan il 29 e 30 novembre 2017,

–  vista la relazione del gruppo di personalità eminenti dell'ACP del marzo 2016 sul futuro dell'ACP dopo il 2020,

–  vista la sua risoluzione del 6 ottobre 2015 sul ruolo delle autorità locali dei paesi in via di sviluppo nella cooperazione allo sviluppo(5),

–  vista la dichiarazione dell'ottavo vertice dei capi di Stato e di governo del gruppo di Stati ACP tenutosi il 1° giugno 2016,

–  viste la sua risoluzione dell'11 febbraio 2015 sui lavori dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE(6) e le risoluzioni adottate dall'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE,

–  vista la dichiarazione dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE del 21 dicembre 2016 sulla dimensione parlamentare delle relazioni ACP-UE nel quadro post-Cotonou(7),

–  vista la dichiarazione resa dai copresidenti dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE il 9 dicembre 2015 sul futuro delle relazioni ACP-UE(8),

–  visti gli articoli 208 e 218 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visto l'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016,

–  viste le interrogazioni al Consiglio e alla Commissione sui prossimi negoziati per un nuovo accordo di partenariato tra l'Unione europea e gli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (O-000043/2018 – B8-0025/2018 e O-000044/2018 – B8-0026/2018),

–  vista la proposta di risoluzione della commissione per lo sviluppo,

–  visti l'articolo 128, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che la forza e l'acquis dell'accordo di Cotonou si basano su una serie di caratteristiche uniche, quali la sua natura giuridicamente vincolante, il carattere onnicomprensivo – con i tre pilastri concernenti la cooperazione allo sviluppo, la cooperazione politica ed economica e la cooperazione in ambito commerciale – e l'elevato bilancio a titolo del Fondo europeo di sviluppo (FES);

B.  considerando l'importante ruolo svolto dal partenariato ACP-UE nel progredire verso il conseguimento degli obiettivi di sviluppo del millennio, sebbene l'Unione non abbia conseguito l'obiettivo di destinare lo 0,7 % del proprio reddito nazionale lordo (RNL) all'aiuto pubblico allo sviluppo;

C.  considerando che il partenariato ACP-UE ha apportato un notevole contributo all'eliminazione della povertà, all'integrazione degli Stati ACP nell'economia globale e a un ruolo globale più efficace nei negoziati commerciali multilaterali e nei negoziati in materia di cambiamenti climatici;

D.  considerando che il partenariato ACP-UE ha migliorato l'accesso al mercato per gli Stati ACP e gli Stati membri dell'UE e ha promosso una maggiore comprensione reciproca delle posizioni, dei valori e delle norme grazie al dialogo politico tra di loro;

E.  considerando che, benché il partenariato ACP-UE abbia contribuito notevolmente alla realizzazione degli obiettivi di sviluppo del millennio, i progressi verso gli obiettivi di eliminazione della povertà e integrazione degli Stati ACP nell'economia mondiale sono stati ad oggi insufficienti, visto che la metà degli Stati ACP figura ancora tra i paesi meno sviluppati e che complessivamente essi rappresentano meno del 5 % del commercio mondiale e circa il 2 % del PIL globale;

F.  considerando che l'istituzione dell'Unione Africana, della strategia comune Africa-UE, della strategia comune relativa al partenariato Caraibi-UE e della strategia dell'UE-Pacifico è un esempio dell'approccio sempre più regionale dell'UE nell'affrontare questioni che suscitano interesse e preoccupazioni comuni, quali la pace e la sicurezza, il terrorismo e la migrazione;

G.  considerando che la pace, la sicurezza e la stabilità politica sono condizioni essenziali per lo sviluppo sostenibile;

H.  considerando che è necessario che la base comune e i patti regionali tengano conto delle specificità regionali e continentali, in linea con i principi di sussidiarietà e complementarità;

I.  considerando che la parte ACP ha individuato tre pilastri per i negoziati, vale a dire:

   commercio, investimenti e servizi;
   cooperazione allo sviluppo, scienza e tecnologia e ricerca e innovazione;
   dialogo e sostegno politici;

J.  considerando che il dialogo politico sugli elementi essenziali di cui agli articoli 8 e 96 dell'accordo di Cotonou costituisce uno strumento giuridico concreto per difendere i valori comuni del partenariato ACP-UE e promuovere la democrazia, la buona governance e i diritti umani, che sono aspetti fondamentali per uno sviluppo sostenibile;

K.  considerando la chiara esigenza di garantire che nel nuovo accordo si mantenga la condizionalità relativa al rispetto dei diritti umani e si rafforzi il dialogo politico;

L.  considerando che, nonostante il chiaro riconoscimento del ruolo dei parlamenti nazionali, delle autorità locali, della società civile e del settore privato nella revisione del 2010 dell'accordo di Cotonou, la loro partecipazione alle delibere legate alle politiche e alle attività ACP-UE, come nei processi di programmazione, seguito e valutazione, è stata limitata;

M.  considerando che si è ampiamente fatto ricorso al dialogo politico in una fase avanzata delle crisi politiche e non in via preventiva;

N.  considerando che le organizzazioni della società civile devono far fronte a una legislazione sempre più restrittiva e ad altri ostacoli che ne limitano spazi e attività;

O.  considerando che la capacità tecniche in molti Stati ACP per la gestione di questioni fiscali costituisce un limite sia per la mobilitazione del reddito nazionale sia per la partecipazione alla cooperazione fiscale internazionale;

P.  considerando che il FES è finanziato attraverso contributi diretti dagli Stati membri dell'UE e non è soggetto alle consuete norme di bilancio dell'UE; che il Parlamento non ha alcun potere sul bilancio del FES, se non concedendo il discarico per gli esborsi già effettuati, né ha alcun diritto formale di controllo sulla programmazione del FES;

Q.  considerando che il rafforzamento della dimensione parlamentare del partenariato ACP-UE e il potenziamento del suo ruolo consultivo dovrebbero costituire elementi chiave del nuovo partenariato;

R.  considerando che la frequenza e la varietà delle riunioni dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE (APP) hanno consentito un dialogo costante tra il Parlamento europeo e i membri ACP, consolidando in tal modo la legittimità dell'Assemblea e rafforzando la diplomazia parlamentare; che l'APP è stata utilizzata come un modello di diplomazia parlamentare in varie assise politiche;

1.  accoglie con favore i principali aspetti e l'architettura complessiva della futura cooperazione tra il gruppo di Stati ACP e l'Unione europea, proposta dalla Commissione nella sua raccomandazione per una decisione del Consiglio che autorizza l'avvio di negoziati su un futuro accordo di partenariato;

2.  insiste sul fatto che l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, gli obiettivi di sviluppo sostenibile e il consenso europeo in materia di sviluppo devono essere al centro del partenariato ACP-UE rinnovato;

3.  plaude al fatto che il conseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile sia considerato un obiettivo fondamentale, ma si rammarica per la mancanza di misure concrete di attuazione nei patti proposti; evidenzia la necessità di integrare le questioni trasversali come la sostenibilità ambientale, gli obiettivi in materia di cambiamenti climatici, le questioni di genere e la giustizia sociale in tutte le politiche, i piani e gli interventi del futuro accordo;

4.  accoglie con favore il fatto che la proposta della Commissione relativa a un nuovo accordo di partenariato sia aperta a partner esterni;

5.  ricorda che il primo obiettivo di sviluppo sostenibile è l'eliminazione della povertà, che continua a rappresentare un problema fondamentale nella maggior parte degli Stati ACP; sottolinea pertanto che la lotta contro la povertà deve restare un elemento centrale del futuro accordo;

6.  nota che la Commissione ha tenuto conto, in larga misura, della posizione del Parlamento, e che la base comune e i patti regionali saranno ugualmente vincolanti, come richiesto dal Parlamento;

7.  ricorda che il futuro accordo di partenariato includerà i principi di equità, rispetto reciproco e interesse reciproco;

8.  insiste sulla necessità che gli elementi essenziali dell'accordo di Cotonou – rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, principi democratici e Stato di diritto e buona governance – siano mantenuti quale base per la cooperazione nel periodo successivo al 2020 e siano parte integrante dell'accordo di base e dei patti regionali e protocolli; invita la Commissione e il Consiglio a includere esplicitamente, nella parte del mandato riguardante i diritti umani, la libertà da discriminazioni basate su sesso, origine razziale o etnica, religione o credo, disabilità, età, orientamento sessuale o identità di genere, nonché la salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti, secondo quanto previsto dalla piattaforma d'azione di Pechino del 1995 e dai risultati delle relative conferenze di revisione;

9.  sottolinea l'esigenza di affrontare le questioni dei diritti umani e della governance sulla base degli strumenti giuridici, delle leggi, dei principi e dei meccanismi vigenti a livello internazionale, istituiti dagli organismi di governance a livello ragionale e panafricano, al fine di rafforzare la titolarità;

10.  ricorda che è necessario che il futuro partenariato tra gli Stati ACP e gli Stati membri dell'UE integri l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e contribuisca alla sua attuazione a tutti i livelli;

11.  invita i negoziatori dell'UE e degli ACP a includere nella parte riservata alle basi comuni dell'accordo una disposizione chiara che chieda a tutte le parti di dare piena attuazione allo statuto di Roma della Corte penale internazionale;

12.  insiste sulla necessità di assicurare coerenza tra i principi stabiliti nella base comune e le priorità regionali definite nei patti, e sottolinea che l'accordo di base dovrebbe includere un esplicito riferimento ai meccanismi di responsabilità, monitoraggio e revisione in caso di inadempienza; sottolinea che si dovrebbe altresì garantire la responsabilità delle parti nei confronti dei cittadini e della società civile, e che le istituzioni congiunte dovrebbero istituire meccanismi atti a consentire alla società civile e i cittadini di riferire in merito a casi di violazione degli obblighi in materia di diritti umani e altri elementi essenziali;

13.  ribadisce a tutte le parti ai negoziati che il dialogo politico è un aspetto fondamentale dell'accordo di Cotonou e che esso deve restare un pilastro centrale e giuridico nel quadro generale e al livello regionale dell'accordo;

14.  sottolinea che il dialogo politico è parte integrante del partenariato e rappresenta una base preziosa per migliorare la situazione delle popolazioni dei paesi partner; invita pertanto a migliorare il monitoraggio della situazione dei diritti umani in tali paesi e sottolinea che il monitoraggio deve essere inclusivo, trasparente e partecipativo; pone l'accento sull'importanza di assicurare un coinvolgimento significativo della società civile nel dialogo a tutti i livelli;

15.  ricorda che il dialogo politico deve essere equilibrato e basato sul rispetto reciproco;

16.  sottolinea che la cooperazione tra l'UE e gli ACP dovrebbe prevedere un meccanismo di revisione tra pari per monitorare regolarmente i progressi e le lacune nell'attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile, coinvolgendo i parlamenti, le autorità locali e la società civile, nonché una valutazione periodica e relazioni pubbliche sul rispetto dei diritti umani e altri elementi essenziali; ritiene che l'attuazione dell'Agenda 2030 e degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) richieda legittimazione, vicinanza, sussidiarietà e un elevato livello di partecipazione delle autorità locali e degli attori non statali per renderla effettiva; chiede una comunicazione e un dialogo migliori al fine di approfondire le relazioni tra i paesi ACP e quelli dell'UE;

17.  ribadisce che gli accordi di partenariato economico (APE) costituiscono una base per la cooperazione regionale e sono strumenti di sviluppo e integrazione regionale; chiede pertanto la piena integrazione degli APE nel nuovo accordo ACP-UE;

18.  chiede che sia potenziata l'influenza politica del partenariato ACP-UE sulla scena mondiale, affinché i partner possano diventare attori globali più efficaci;

19.  chiede disposizioni chiare nel futuro accordo che disciplinino il ruolo e le responsabilità del settore privato; sottolinea in particolare la necessità che le imprese coinvolte nei partenariati di sviluppo rispettino i principi di responsabilità sociale delle imprese nell'intero ciclo di vita dei progetti, anche in conformità del patto globale delle Nazioni Unite, dei principi guida delle Nazioni Unite sulle imprese e sui diritti umani, delle norme essenziali in materia di lavoro dell'Organizzazione internazionale del lavoro, delle norme ambientali e della convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione; evidenzia la necessità che gli Stati membri tanto dell'UE quanto dell'ACP elaborino piani nazionali per applicare i principi guida delle Nazioni Unite sulle imprese e sui diritti umani e in particolare le disposizioni sul dovere di diligenza;

20.  ricorda che la mobilitazione delle risorse nazionali attraverso il regime fiscale rappresenta la fonte più importante di reddito per il finanziamento dello sviluppo sostenibile; si rammarica che le misure atte a contrastare i flussi finanziari illeciti e l'evasione fiscale non occupino un posto di primo piano nel progetto di mandato; invita le parti negoziali a includere nel nuovo accordo disposizioni ambiziose sull'assistenza finanziaria e tecnica a favore dei paesi in via di sviluppo, per aiutarli a far fronte alle nuove norme globali emergenti in materia di lotta all'evasione fiscale, incluso lo scambio automatico di informazioni, le informazioni sulla titolarità effettiva delle società e sulla rendicontazione pubblica per paese per le imprese multinazionali, per porre fine all'erosione della base imponibile e al trasferimento degli utili, sulla base dei modelli del G20 e dell'OCSE; invita altresì le parti ad impegnarsi a sostenere la creazione di un organismo intergovernativo delle Nazioni Unite giuridicamente vincolante in materia di cooperazione fiscale;

21.  si rammarica che il progetto di mandato negoziale non preveda disposizioni volte a garantire una dimensione di sviluppo sostenibile per l'agricoltura, nonostante le enormi sfide che gli agricoltori si trovano ad affrontare nei paesi ACP a causa dei cambiamenti climatici; invita le parti negoziali a includere nel nuovo accordo regimi di aiuti a favore di pratiche agricole sostenibili;

22.  chiede un maggiore coinvolgimento della società civile nel dialogo politico, nella pianificazione e nell'attuazione e un sostegno per la creazione di capacità; sottolinea l'importanza di coinvolgere la società civile nel dialogo politico, in particolare per quanto riguarda i gruppi locali che sono direttamente interessati dalle politiche; sottolinea, a tale riguardo, il pericolo di ridurre lo spazio a disposizione della società civile in alcuni paesi e la necessità di includere i gruppi quali le minoranze, i giovani e le donne, che non sono in grado di organizzare i propri interessi o che, malgrado un interesse democratico legittimo, non sono riconosciuti dai rispettivi governi;

23.  sottolinea che l'impegno della società civile dovrebbe essere costruito intorno al riconoscimento dei diversi ruoli che essa ricopre e che il suo ruolo quale attore a pieno titolo nell'ambito dell'accordo dovrebbe essere rafforzato;

24.  sottolinea che i principi di una cooperazione allo sviluppo efficace devono essere pienamente integrati nel nuovo accordo di partenariato ACP-UE e che le disposizioni per garantire la titolarità nazionale, l'attenzione ai risultati, l'inclusività del processo di sviluppo, la trasparenza e la responsabilità reciproca devono costituire i pilastri portanti dell'accordo e dei protocolli regionali; evidenzia la necessità di assicurare un approccio geograficamente equilibrato per quanto riguarda l'assegnazione degli aiuti, prestando particolare attenzione ai paesi meno sviluppati e agli Stati fragili; ritiene che il fatto di subordinare l'assegnazione degli aiuti alla cooperazione con l'UE su questioni legate alla migrazione non sia compatibile con i principi di efficacia dello sviluppo concordati;

25.  sottolinea che la cooperazione/il partenariato rinnovati tra l'UE e gli ACP dovrebbero garantire un'azione congiunta più efficace nel far fronte alle varie sfide che il mondo si trova oggi ad affrontare, come la lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata;

26.  ribadisce che il futuro accordo deve rappresentare un'opportunità per migliorare gli impegni e il rispetto della coerenza delle politiche per lo sviluppo (CPS) e dovrebbe includere meccanismi di monitoraggio sistematico della CPS; ricorda, a tale proposito, il ruolo svolto dalle delegazioni dell'UE nella promozione della CPS e sottolinea la necessità che esse intrattengano dialoghi regolari a livello nazionale;

27.  sottolinea l'importanza di attirare investimenti del settore privato, per agevolare lo sviluppo a lungo termine dei mercati di capitali locali ed esercitare un effetto leva sul limitato bilancio dell'aiuto pubblico allo sviluppo onde massimizzare l'impatto e consentire il finanziamento degli OSS;

28.  ribadisce l'importanza di rafforzare la dimensione parlamentare del futuro accordo, garantendo un reale potere consultivo per la futura Assemblea parlamentare paritetica generale e assicurando che essa consenta un dialogo parlamentare aperto, democratico e globale; chiede cha ne sia garantita l'autonomia giuridica e operativa; chiede che l'Assemblea parlamentare paritetica sia strettamente associata all'attuazione dell'accordo e che sia regolarmente consultata su tutte le questioni importanti per il partenariato; ritiene che l'APP dovrebbe essere pienamente coinvolta nei negoziati relativi al futuro partenariato;

29.  chiede che siano intrapresi ulteriori sforzi per migliorare il controllo da parte dell'APP della programmazione dello sviluppo;

30.  è persuaso che siano necessarie riunioni periodiche a livello ACP-UE, almeno su base annua, al fine di garantire la continuità e la stabilità del partenariato e consentire relazioni regolari e revisioni tra pari per quanto riguarda i progressi verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile e il rispetto dei diritti umani e altri elementi essenziali, come richiesto dal Parlamento;

31.  raccomanda pertanto che l'APP sia allineata con la nuova struttura regionale, mantenendo l'attenzione sul lavoro svolto nei consessi regionali e garantendo il forte coinvolgimento dei parlamenti nazionali e regionali; ritiene che il Consiglio ACP-UE e l'APP dovrebbero riunirsi su base regolare, seppure con meno frequenza rispetto ad oggi, in sessione plenaria, alternatamente nell'Unione europea e in uno Stato ACP, senza che la sessione debba dipendere dalla convocazione del Consiglio; invita lo Stato membro dell'UE che detiene la Presidenza di turno del Consiglio dell'UE a partecipare in modo più incisivo alle attività finalizzate a preparare, organizzare e ospitare le sessioni dell'APP;

32.  chiede che le riunioni tra i deputati del Parlamento europeo e gli ambasciatori ACP a livello dei patti regionali si tengano almeno una volta all'anno in ogni regione e siano integrate da un forum multilaterale che coinvolga attori non statali, tra cui la società civile, i giovani e il settore privato;

33.  è persuaso che il parlamento panafricano debba diventare un forte pilastro del futuro patto UE-Africa, in particolare nei confronti e insieme al futuro Consiglio UE-Africa; invita, a tale riguardo, la Commissione e le controparti ACP a pubblicare proposte testuali sulla dimensione parlamentare e il ruolo del Parlamento panafricano in una fase precoce dei negoziati ed a consultare rispettivamente il Parlamento panafricano e il Parlamento europeo in proposito;

34.  ricorda che il Parlamento deve essere immediatamente e pienamente informato in tutte le fasi della procedura negoziale, secondo quanto previsto dall'articolo 218, paragrafo 10, TFUE, e ribadisce la necessità di concordare su disposizioni pratiche migliorate, per la cooperazione e la condivisione di informazioni lungo tutto il ciclo di vita degli accordi internazionali; invita altresì il Consiglio e la Commissione a informare l'APP in modo completo e tempestivo in merito ai negoziati;

35.  invita il Consiglio dell'Unione europea a pubblicare il mandato quale adottato dal Consiglio; invita il gruppo di Stati ACP a fare lo stesso per il loro mandato;

36.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Consiglio ACP, al vicepresidente della Commissione / alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, alla Commissione dell'Unione africana, al Parlamento panafricano e all'Ufficio di presidenza dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE.

(1) http://www.europarl.europa.eu/intcoop/acp/03_01/pdf/mn3012634_en.pdf
(2) http://www.wipo.int/edocs/trtdocs/en/acp/trt_acp_3.pdf
(3) Testi approvati, P8_TA(2016)0371.
(4) Testi approvati, P8_TA(2016)0437.
(5) GU C 349 del 17.10.2017, pag. 11.
(6) GU C 310 del 25.8.2016, pag. 19.
(7) GU C 170 del 30.5.2017, pag. 36.
(8) http://www.europarl.europa.eu/intcoop/acp/2015_acp2/pdf/1081264en.pdf


Applicazione del diritto dell'UE 2016
PDF 300kWORD 66k
Risoluzione del Parlamento europeo del 14 giugno 2018 sul controllo dell'applicazione del diritto dell'UE 2016 (2017/2273(INI))
P8_TA(2018)0268A8-0197/2018

Il Parlamento europeo,

–  visto il trattato sull'Unione europea (TUE), in particolare gli articoli 1, 2 e 3,

–  vista la 33a relazione annuale della Commissione sul controllo dell'applicazione del diritto dell'Unione europea (2015) (COM(2016)0463),

–  vista la 34a relazione annuale della Commissione sul controllo dell'applicazione del diritto dell'Unione europea (2016) (COM(2017)0370),

–  vista la relazione della Commissione intitolata "Relazione di valutazione del progetto EU Pilot" (COM(2010)0070),

–  vista la relazione della Commissione intitolata "Seconda relazione di valutazione del progetto EU Pilot" (COM(2011)0930),

–  vista la sua risoluzione del 6 ottobre 2016 intitolata "Controllo dell'applicazione del diritto dell'Unione europea: relazione annuale 2014"(1),

–  vista la comunicazione della Commissione del 21 dicembre 2016 intitolata "Diritto dell'Unione europea: risultati migliori attraverso una migliore applicazione" (C(2016)8600),

–  vista la comunicazione della Commissione del 20 marzo 2002 relativa ai rapporti con gli autori di denunce in materia di violazioni del diritto comunitario (COM(2002)0141),

–  vista la comunicazione della Commissione del 2 aprile 2012 intitolata "Migliorare la gestione dei rapporti con gli autori di denunce in materia di applicazione del diritto dell'Unione" (COM(2012)0154),

–  vista la comunicazione della Commissione dell'11 marzo 2014 relativa a un nuovo quadro dell'UE per rafforzare lo Stato di diritto (COM(2014)0158),

–  vista la comunicazione della Commissione del 19 maggio 2015 dal titolo "Legiferare meglio per ottenere risultati migliori – Agenda dell'UE" (COM(2015)0215),

–  visto l'accordo quadro sulle relazioni tra il Parlamento europeo e la Commissione europea(2),

–  vista la decisione 2001/470/CE del Consiglio, del 28 maggio 2001, relativa all'istituzione di una rete giudiziaria europea in materia civile e commerciale(3),

–  visto l'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" tra il Parlamento europeo, il Consiglio dell'Unione europea e la Commissione europea, del 13 aprile 2016(4),

–  vista la sua risoluzione del 10 settembre 2015 sulla 30a e la 31a relazione annuale sul controllo dell'applicazione del diritto dell'Unione europea (2012-2013)(5),

–  vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2016 recante raccomandazioni alla Commissione sull'istituzione di un meccanismo dell'UE in materia di democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali(6),

–  viste la sua risoluzione del 9 giugno 2016 per un'amministrazione europea aperta, efficace e indipendente(7) e la sua risoluzione del 15 gennaio 2013 recante raccomandazioni alla Commissione sul diritto dell'Unione europea in materia di procedimenti amministrativi(8),

–  viste la comunicazione della Commissione del 27 maggio 2016 dal titolo "Trarre il massimo beneficio dalle politiche ambientali dell'UE grazie ad un regolare riesame della loro attuazione" (COM(2016)0316) e la comunicazione della Commissione del 3 febbraio 2017 dal titolo "Riesame dell'attuazione delle politiche ambientali dell'UE: sfide comuni e indicazioni su come unire gli sforzi per conseguire risultati migliori" (COM(2017)0063),

–  visto il pilastro europeo dei diritti sociali,

–  visti l'articolo 52 e l'articolo 132, paragrafo 2, del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione giuridica e i pareri della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, della commissione per gli affari costituzionali, della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere e della commissione per le petizioni (A8-0197/2018),

A.  considerando che l'articolo 17 TUE definisce il ruolo fondamentale della Commissione quale "custode dei trattati";

B.  considerando che l'articolo 2 TUE sancisce che l'Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze; che una corretta applicazione della normativa UE è quindi fondamentale per raggiungere gli obiettivi strategici dell'UE quali definiti nei trattati e nel diritto derivato; che, in virtù dell'articolo 8 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), nelle sue azioni l'Unione mira ad eliminare le ineguaglianze, nonché a promuovere la parità, tra uomini e donne;

C.  considerando che, conformemente all'articolo 2 TUE e all'articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (CDFUE), la parità tra donne e uomini è uno dei valori fondamentali su cui si basa l'UE e che, in tutte le sue attività, l'Unione mira a combattere ogni forma di discriminazione, a eliminare le ineguaglianze e a promuovere la parità di opportunità e di trattamento;

D.  considerando che l'articolo 3 TUE stabilisce che l'Unione si prefigge, tra l'altro, di promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi popoli e si adopera per lo sviluppo sostenibile dell'Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un'economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell'ambiente e che l'Unione combatte l'esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociali, la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e la tutela dei diritti del minore;

E.  considerando che, secondo la giurisprudenza consolidata della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE), gli Stati membri devono fornire alla Commissione informazioni chiare e precise sulle disposizioni con cui recepiscono le direttive dell'UE negli ordinamenti nazionali; che, secondo la dichiarazione politica comune, del 28 settembre 2011, degli Stati membri e della Commissione(9) e la dichiarazione politica comune, del 27 ottobre 2011, del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione(10), quando comunicano alla Commissione le misure nazionali di recepimento, gli Stati membri potrebbero essere anche tenuti a fornire documenti esplicativi sulle modalità di recepimento delle direttive nei rispettivi ordinamenti;

F.  considerando che, a norma dell'articolo 4, paragrafo 3, TUE e dell'articolo 288, terzo comma e dell'articolo 291, paragrafo 1, TFUE, gli Stati membri hanno la responsabilità primaria di recepire, applicare e attuare le disposizioni del diritto dell'UE in modo corretto ed entro i termini stabiliti, nonché di fornire i rimedi giurisdizionali sufficienti a garantire una protezione giuridica efficace nelle materie disciplinate dal diritto dell'UE;

G.  considerando che la corretta applicazione del diritto dell'UE garantisce i benefici delle politiche dell'Unione a tutti i cittadini europei e parità di condizioni per le imprese;

H.  considerando che, a seguito dell'adozione, nel dicembre 2016, della comunicazione dal titolo "Diritto dell'Unione europea: risultati migliori attraverso una migliore applicazione", la Commissione europea ha deciso di concentrarsi sui casi in cui gli Stati membri non comunicano le misure di recepimento o tali misure recepiscono le direttive in modo errato, o anche i casi in cui gli Stati membri non rispettano le sentenze della CGUE (come stabilito all'articolo 260, paragrafo 2, TFUE), pregiudicano gravemente gli interessi finanziari dell'UE o violano le competenze esclusive dell'UE;

I.  considerando che, in base all'articolo 6, paragrafo 1, TUE, la CDFUE ha lo stesso valore giuridico dei trattati e si applica alle istituzioni, agli organi e agli organismi dell'Unione, come pure agli Stati membri nell'attuazione del diritto dell'Unione (articolo 51, paragrafo 1, CDFUE);

J.  considerando che le procedure EU Pilot dovrebbero promuovere una cooperazione più stretta e coerente tra la Commissione e gli Stati membri per poter porre rimedio alle violazioni del diritto dell'UE in una fase più precoce mediante il dialogo bilaterale, in modo da non dover ricorrere, ove possibile, a una procedura formale d'infrazione;

K.  considerando che, in risposta all'attuale deficit democratico e in riferimento alla sua risoluzione del 25 ottobre 2016 recante raccomandazioni alla Commissione sull'istituzione di un meccanismo dell'Unione europea per la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali, è necessario istituire un nuovo meccanismo che fornisca un quadro unico e coerente e si basi sugli strumenti e i meccanismi esistenti, da applicare in modo uniforme a tutte le istituzioni dell'Unione europea e a tutti gli Stati membri;

L.  considerando tuttavia che, nel quadro delle nuove politiche adottate dalla Commissione per garantire il rispetto del diritto dell'Unione, l'obiettivo del meccanismo EU Pilot non è quello di prolungare la procedura d'infrazione, la quale è già di per sé uno strumento per avviare con uno Stato membro un dialogo finalizzato alla risoluzione di problemi;

M.  considerando che, al fine di garantire un approccio più strategico ed efficace all'applicazione della normativa nel trattamento delle infrazioni, la Commissione ha deciso, come indicato nella sua comunicazione "Diritto dell'Unione europea: risultati migliori attraverso una migliore applicazione", di avviare procedure d'infrazione senza ricorrere al meccanismo EU Pilot, a meno che il ricorso a tale meccanismo non sia ritenuto utile in un determinato caso;

N.  considerando che nel 2016 la Commissione ha ricevuto 3 783 nuove denunce relative a potenziali violazioni del diritto dell'Unione e che l'Italia (753), la Spagna (424) e la Francia (325) sono gli Stati membri nei confronti dei quali è stato presentato il maggior numero di segnalazioni;

O.  considerando che, a norma dell'articolo 258, primo e secondo comma, TFUE, la Commissione emette un parere motivato rivolto a uno Stato membro quando reputa che quest'ultimo abbia mancato a uno degli obblighi a esso incombenti in virtù dei trattati, e può adire la CGUE qualora lo Stato membro in questione non si conformi a tale parere entro il termine fissato dalla Commissione;

P.  considerando che nel 2016 la Commissione ha avviato 847 nuove procedure d'infrazione per ritardi nel recepimento di direttive;

Q.  considerando che nel 2016 erano ancora aperti 95 procedimenti di infrazione, in risposta ai quali la CGUE si è pronunciata sul mancato rispetto da parte degli Stati membri interessati;

R.  considerando che, nella sua risoluzione del 25 ottobre 2016 sull'istituzione di un meccanismo dell'UE in materia di democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali, il Parlamento ha chiesto alla Commissione di presentare entro il settembre 2017, sulla base dell'articolo 295 TFUE, una proposta in vista della conclusione di un patto dell'Unione per la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali (patto DSD dell'UE) sotto forma di un accordo interistituzionale che disciplini le modalità atte a facilitare la cooperazione delle istituzioni dell'Unione e dei suoi Stati membri nel quadro dell'articolo 7 TUE;

S.  considerando che l'accordo quadro sulle relazioni tra il Parlamento europeo e la Commissione prevede la condivisione delle informazioni relative a tutte le procedure di infrazione fondate sulle lettere di costituzione in mora, ma non riguarda la procedura informale EU Pilot, che precede l'apertura delle procedure formali di infrazione;

T.  considerando che l'articolo 41 CDFUE definisce il diritto a una buona amministrazione come il diritto di ogni individuo a che le questioni che lo riguardano siano trattate dalle istituzioni in modo imparziale, equo ed entro un termine ragionevole, mentre l'articolo 298 TFUE stabilisce che nell'assolvere i loro compiti le istituzioni, organi e organismi dell'Unione si basano su un'amministrazione europea aperta, efficace ed indipendente;

U.  considerando che, nella sua comunicazione del 3 febbraio 2017 sul riesame dell'attuazione delle politiche ambientali dell'UE, la Commissione afferma di aver istituito un dialogo strutturato e globale con gli Stati membri in merito all'attuazione delle normative dell'UE in materia ambientale e si offre, fatti salvi i poteri di esecuzione che le sono conferiti dai trattati UE, di agevolare gli sforzi degli Stati membri attraverso un nuovo quadro specifico;

V.  considerando che gli articoli 157 e 19 TFUE consentono l'adozione di atti legislativi per contrastare qualsiasi forma di discriminazione, inclusa quella di genere;

W.  considerando che, nella dichiarazione 19 allegata all'atto finale della Conferenza intergovernativa che ha adottato il trattato di Lisbona, l'Unione europea e gli Stati membri si sono impegnati "a lottare contro tutte le forme di violenza domestica […], per prevenire e punire questi atti criminali e per sostenere e proteggere le vittime";

X.  considerando che la legislazione dell'UE volta a combattere la tratta di esseri umani, in particolare di donne e minori, è stata adottata sulla base degli articoli 79 e 83 TFUE; che il programma Diritti, uguaglianza e cittadinanza finanzia, tra l'altro, le misure volte a eliminare la violenza contro le donne;

Y.  considerando che alcune direttive dell'UE, in particolare quelle incentrate sulla parità di genere, non vengono attuate correttamente in diversi Stati membri, lasciando persone di generi diversi prive di protezione contro la discriminazione nei settori dell'accesso all'occupazione, ai beni e ai servizi;

Z.  considerando che la discriminazione fondata sul genere si interseca con altre tipologie di discriminazione, tra cui la discriminazione per motivi di razza e appartenenza etnica, religione, disabilità, salute, identità di genere, orientamento sessuale, età e/o condizioni socioeconomiche;

AA.  considerando che il 33 % delle donne nell'UE ha subito violenze fisiche e/o sessuali, mentre il 55 % ha subito molestie sessuali, il 32 % sul posto di lavoro; che le donne sono particolarmente vulnerabili alla violenza sessuale, fisica e online, al ciberbullismo e allo stalking; che oltre la metà delle donne vittime di omicidio sono uccise da un partner o da un parente; che la violenza nei confronti delle donne è una delle violazioni dei diritti umani più diffuse a livello globale, indipendentemente dall'età, la nazionalità, la religione, l'istruzione, la situazione finanziaria e sociale della vittima, e rappresenta un grave ostacolo alla parità tra donne e uomini; che il fenomeno del femminicidio non accenna a diminuire negli Stati membri;

AB.  considerando che il sondaggio dell'UE sulla comunità LGBT ha concluso che le donne lesbiche, bisessuali e transgender corrono un rischio enorme di discriminazione sulla base del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere; che il 23 % delle donne lesbiche e il 35 % delle persone transgender è stato attaccato fisicamente/sessualmente o minacciato di violenza a casa o altrove (in strada, nei trasporti pubblici, sul luogo di lavoro ecc.) almeno una volta negli ultimi cinque anni;

AC.  considerando che, per quanto riguarda l'attuazione e l'applicazione della legislazione dell'UE in materia di parità di genere negli Stati membri, è stato rilevato che esistono problemi specifici relativi al recepimento e all'applicazione delle direttive pertinenti, quali carenze sostanziali nella legislazione e l'incoerenza nell'applicazione da parte dei tribunali nazionali;

AD.  considerando che le istituzioni e i meccanismi per la parità di genere sono spesso emarginati nelle strutture amministrative nazionali, in quanto sono ripartiti in diversi settori politici, ostacolati da mandati complessi, privi di un'adeguata dotazione in termini di personale, formazione, dati e risorse sufficienti e ricevono un sostegno insufficiente da parte dei leader politici;

AE.  considerando che, secondo l'analisi comparativa della legislazione in materia di non discriminazione in Europa pubblicata nel 2017 dalla rete europea di esperti giuridici in materia di parità di genere e non discriminazione, nella grande maggioranza dei paesi persistono seri problemi in termini di percezione e consapevolezza, poiché i cittadini spesso non sono a conoscenza dei loro diritti in termini di tutela dalla discriminazione o dell'esistenza di meccanismi di protezione; che, secondo la suddetta analisi, sono emersi ulteriori motivi di preoccupazione riguardo all'applicazione delle direttive antidiscriminazione dell'UE, quali la mancanza di legittimazione giuridica (o la sua natura troppo restrittiva) delle organizzazioni e associazioni nell'avviare procedimenti per conto o a sostegno delle vittime di discriminazione e l'applicazione restrittiva del trasferimento dell'onere della prova, come anche una serie di barriere a un accesso efficace alla giustizia, e che tutte le suddette problematiche rappresentano ostacoli che impediscono effettivamente ai cittadini di godere appieno dei diritti sanciti dalla legislazione antidiscriminazione, nonché di tutelare tali diritti;

AF.  considerando che, in base all'indice sull'uguaglianza di genere per il 2017 pubblicato dall'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (EIGE), risultano soltanto miglioramenti marginali, ed è quindi evidente che l'UE è ancora lontana dal conseguimento della parità di genere, con un punteggio totale che oggi si attesta a 66,2 su 100, solo quattro punti in più rispetto a dieci anni fa;

AG.  considerando che, per quanto riguarda la sfera decisionale, i dati summenzionati sulla parità di genere indicano un miglioramento di quasi 10 punti nel corso dell'ultimo decennio, con un punteggio che attualmente si attesta al 48,5, ma che quest'ambito registra ancora il punteggio inferiore in assoluto; che tale dato negativo riflette in larga misura lo squilibrio nella rappresentanza di donne e uomini in politica e segnala un deficit democratico nella governance dell'Unione;

AH.  considerando che, secondo le stime della relazione di Eurofound sul divario occupazionale di genere, tale divario costa all'UE circa 370 miliardi di EUR all'anno, pari al 2,8 % del PIL dell'Unione;

AI.  considerando che, secondo l'indagine di Eurofound sulle condizioni di lavoro, l'indicatore composito del lavoro retribuito e non retribuito rivela che, sommando le ore di lavoro retribuito e non retribuito, le donne lavorano per un numero di ore superiore;

AJ.  considerando che, nonostante l'impegno dell'UE a favore della parità di genere nel processo decisionale, i consigli di amministrazione delle agenzie dell'UE sono gravemente carenti in termini di equilibrio di genere e mostrano il persistere di dinamiche di segregazione di genere;

AK.  considerando che la femminilizzazione della povertà è una realtà nell'UE e che la corretta e piena attuazione e applicazione delle normative UE in materia di uguaglianza e di parità di genere si dovrebbero accompagnare a politiche volte ad affrontare i tassi molto elevati di disoccupazione, povertà ed esclusione sociale tra le donne; che la mancanza di politiche in materia di parità e la carente attuazione della legislazione in materia di genere e parità mettono ancora più in pericolo le donne e aumentano il rischio di povertà e di emarginazione sociale escludendole dal mercato del lavoro;

AL.  considerando che la corretta attuazione della legislazione vigente è indispensabile per far progredire la parità tra donne e uomini; che sebbene la direttiva di rifusione 2006/54/CE proibisca chiaramente la discriminazione retributiva diretta e indiretta e sebbene le donne, in media, raggiungano un livello di istruzione elevato, il divario retributivo di genere si attestava ancora al 16,3 % nel 2015;

AM.  considerando che il principio della parità di genere deve essere parte integrante del controllo dell'applicazione della legislazione vigente dell'UE;

AN.  considerando che la raccolta di dati, possibilmente disaggregati per genere, riveste un'importanza fondamentale per valutare i progressi finora compiuti nell'applicazione del diritto dell'UE;

1.  accoglie con favore la decisione(11) della Commissione di reagire senza indugio alle infrazioni e sostiene i suoi sforzi volti a risolvere in modo informale i problemi di attuazione; invita la Commissione a migliorare il meccanismo di risoluzione dei problemi nel quadro della procedura EU Pilot;

2.  esprime preoccupazione per l'aumento del numero totale di procedure di infrazione nel 2016, che ha raggiunto il livello più alto mai registrato negli ultimi cinque anni;

3.  accoglie con favore la relazione annuale della Commissione sul controllo dell'applicazione del diritto dell'UE 2016 e osserva che, secondo tale relazione, i quattro ambiti in cui è stato avviato il maggior numero di procedure d'infrazione relative al recepimento nei confronti degli Stati membri nel 2016 sono l'ambiente, la giustizia e i consumatori, la fiscalità e il mercato interno;

4.  ricorda che il diritto di petizione al Parlamento europeo è uno dei pilastri della cittadinanza europea, sancito dagli articoli 20 e 227 TFUE e dall'articolo 44 CDFUE, cui è stato attribuito dai cittadini, in base a recenti sondaggi, il secondo posto in ordine di importanza; sottolinea l'importanza delle petizioni come strumento che permette ai cittadini e ai residenti di sentirsi coinvolti nelle attività dell'Unione e di esprimere le loro preoccupazioni sui casi di mancata applicazione o violazione della normativa dell'UE e sulle possibili lacune, ponendo in evidenza, nel contempo, tali carenze nella speranza di giungere a una risoluzione tempestiva ed efficace delle problematiche sollevate; condivide il parere della Commissione secondo cui il lavoro svolto per garantire l'efficace attuazione della normativa vigente dell'UE deve essere considerato importante quanto il lavoro destinato a sviluppare la nuova legislazione; invita la Commissione a migliorare, al riguardo, la sua gestione delle petizioni, fornendo risposte tempestive e approfondite;

5.  richiama l'attenzione sullo studio affidato dalla commissione per le petizioni del Parlamento al dipartimento tematico C dal titolo "Monitoring the implementation of EU law: tools and challenges" (Controllo dell'attuazione del diritto dell'UE: strumenti e sfide) e plaude alle raccomandazioni concrete ivi contenute, formulate al Parlamento in vista di azioni; richiama l'attenzione sullo studio di recente pubblicazione commissionato al dipartimento tematico C dal titolo "Effective Access to Justice" (Accesso efficace alla giustizia) sulla base delle segnalazioni ricorrenti che emergono dall'esame di diverse petizioni; appoggia la proposta della Commissione di promuovere la formazione giudiziaria in diritto dell'Unione europea negli Stati membri al fine di garantire la coerenza nelle sentenze e quindi un'equa applicazione dei diritti in tutta l'Unione;

6.  si compiace della maggiore trasparenza e delle maggiori informazioni statistiche contenute nella relazione della Commissione per il 2016 rispetto alle relazioni precedenti; deplora, tuttavia, che non fornisca informazioni precise sul numero di petizioni che hanno portato all'avvio di una procedura EU Pilot o di una procedura d'infrazione e invita la Commissione a fornire questa informazione specifica; constata con rammarico che né il Parlamento né i firmatari sono coinvolti in tali procedure; ribadisce la sua richiesta alla Commissione di condividere con il Parlamento le informazioni relative a tutte le procedure EU Pilot e le procedure d'infrazione avviate al fine di migliorare la trasparenza, ridurre i tempi della risoluzione delle controversie attraverso la commissione per le petizioni, consolidare la fiducia nel progetto dell'UE e, in ultima analisi, rafforzare la legittimità della procedura EU Pilot, soprattutto per quanto riguarda le procedure d'infrazione; invita la Commissione a comunicare sistematicamente le proprie decisioni e le diverse misure adottate dal Collegio dei commissari, nonché a pubblicare il programma e gli esiti principali delle riunioni pacchetto; prende atto della sentenza della CGUE nelle cause C-39/05 P, C-52/05 e C-562/14 P del maggio 2017, in base alle quali i documenti nell'ambito di una procedura EU Pilot non dovrebbero essere resi pubblici se vi è il rischio che la divulgazione possa incidere sulla natura della procedura di infrazione, modificarne i progressi o pregiudicarne gli obiettivi; invita la Commissione a divulgare i documenti scambiati con gli Stati membri quando tale rischio cessa di esistere, vale a dire dopo la conclusione delle procedure EU Pilot; è favorevole, a tale proposito, al suggerimento del Mediatore europeo sulla tempestività e sulla trasparenza dei casi pre-infrazione EU Pilot; sottolinea l'importanza di mantenere informati tutti gli attori interessati e di introdurre una maggiore trasparenza nelle procedure EU Pilot; deplora l'insufficiente impegno dimostrato dalla Commissione nel rispondere alle preoccupazioni sollevate nelle procedure EU Pilot dai deputati al Parlamento europeo e invita la Commissione a informare la commissione per le petizioni di eventuali nuovi progressi significativi relativi alle indagini e al dialogo in corso con gli Stati membri, ogniqualvolta riguardino le petizioni aperte; invita nuovamente la Commissione a includere nella sua relazione annuale il tasso di attuazione dei regolamenti come pure delle direttive dell'UE;

7.  ritiene che il numero elevato di procedure d'infrazione dimostri che garantire un'applicazione tempestiva e corretta della legislazione dell'UE negli Stati membri rimane una sfida e una priorità importante, in considerazione del nuovo approccio all'applicazione, più strategico ed efficace, adottato dalla Commissione per il 2016; ritiene che alcune di tali violazioni potrebbero essere il risultato della mancanza di risorse destinate alla pubblica amministrazione in alcuni Stati membri;

8.  sottolinea il fatto che il numero di nuove denunce è il più alto dal 2011, con un aumento del 67,5 % rispetto all'anno precedente, con un numero record di 3 783 nuove denunce e una diminuzione dei tassi di risoluzione, e che, inoltre, alla fine del 2016 sono rimasti aperti 1 657 procedimenti di infrazione, mentre nel 2016 sono stati avviati 986 procedimenti di infrazione, 847 dei quali relativi a ritardi nel recepimento; rileva con preoccupazione che 95 casi di infrazione sono ancora aperti dopo una sentenza della Corte, in quanto la Commissione ha ritenuto che gli Stati membri interessati non si fossero ancora conformati alle sentenze a norma dell'articolo 258 TFUE e che, nel complesso, i settori dell'occupazione, della giustizia e dei consumatori sono i più colpiti, seguiti dal mercato interno, dall'industria, dall'imprenditorialità e dalle PMI, dalla fiscalità e dalle dogane e dall'ambiente;

9.  si compiace della diminuzione del numero di nuovi fascicoli EU Pilot aperti nel 2016 (790 contro gli 881 del 2014) e del fatto che tale numero abbia raggiunto il livello più basso dal 2011, sebbene la Commissione non intraprenda alcuna procedura EU Pilot in caso di ritardi nel recepimento di direttive; rileva, tuttavia, che il tasso di risoluzione è leggermente diminuito rispetto al 2015 (dal 75 % al 72 %); chiede alla Commissione di fornire chiarimenti sulla sua definizione delle priorità per quanto riguarda la sua politica di applicazione, in base alla quale dichiara che concentrerà le sue azioni di applicazione laddove può davvero fare la differenza, e sulle sue priorità politiche nel perseguire i casi che rivelano carenze sistemiche nell'ordinamento giuridico di uno Stato membro;

10.  osserva che l'impegno della Commissione ad adottare un approccio più strategico all'attuazione della legislazione dell'UE ha recentemente portato alla chiusura di procedure di infrazione per motivi politici; invita, pertanto, la Commissione a illustrare le considerazioni alla base di tali decisioni nelle future relazioni di monitoraggio;

11.  sottolinea che la maggior parte dei fascicoli EU Pilot che hanno dato luogo a procedure formali di infrazione riguardavano principalmente settori politici quali l'ambiente, il mercato interno, l'industria, l'imprenditorialità e le PMI, l'energia, la fiscalità e le dogane; osserva inoltre che Ungheria, Germania, Spagna e Polonia hanno registrato il maggior numero di casi EU Pilot trattati nell'ambito di procedure d'infrazione;

12.  riconosce che la responsabilità primaria della corretta attuazione e applicazione del diritto dell'Unione europea spetta agli Stati membri; puntualizza, tuttavia, che ciò non esime le istituzioni dell'Unione dal proprio dovere di rispettare il diritto primario dell'UE in sede di elaborazione di diritto derivato dell'UE, ancor più in riferimento allo Stato di diritto e ai diritti fondamentali in relazione alla CDFUE;

13.  segnala che l'attuazione e l'applicazione corrette del diritto dell'UE sono fondamentali per realizzare le politiche unionali dal punto di vista del principio della parità tra donne e uomini, sancito dai trattati, e per promuovere e rafforzare la fiducia reciproca tra le istituzioni pubbliche a livello dell'UE e nazionale, nonché tra le istituzioni e i cittadini, ricordando altresì che la fiducia e la certezza giuridica sono la base per una buona cooperazione e per un'applicazione efficace del diritto dell'Unione;

14.  esprime preoccupazione riguardo al fatto che in alcuni Stati membri permangono gravi carenze nell'attuazione e nell'applicazione della legislazione ambientale dell'UE, in particolare per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, l'infrastruttura di trattamento delle acque reflue e il rispetto dei valori limite della qualità dell'aria;

15.  sottolinea l'importante ruolo che le parti sociali, le organizzazioni della società civile, i cittadini europei e gli altri soggetti interessati svolgono nel controllo e nella segnalazione delle lacune nel recepimento e nell'applicazione del diritto dell'Unione da parte degli Stati membri; accoglie pertanto con favore la maggiore reattività dei cittadini nei confronti dell'attuazione della legislazione dell'UE, compreso il ruolo cruciale degli informatori nei settori pubblico e privato; sottolinea che i cittadini dell'UE, di diritto, devono essere i primi a essere informati in modo chiaro, effettivamente accessibile, trasparente e tempestivo dell'eventuale adozione di norme nazionali a recepimento di leggi dell'UE e di quali siano le autorità nazionali responsabili di garantirne la corretta applicazione;

16.  sottolinea l'importanza attribuita dalla Commissione europea al recepimento tempestivo e corretto del diritto dell'UE nella legislazione nazionale e all'esistenza di un quadro legislativo interno chiaro; sollecita gli Stati membri a considerare prioritari tali aspetti al fine di evitare casi di violazione del diritto dell'UE, garantendo altresì ai cittadini e alle imprese i benefici derivanti da un'attuazione effettiva ed efficace dello stesso;

17.  ricorda altresì che l'imposizione di scadenze poco realistiche per l'attuazione della legislazione può rendere impossibile per gli Stati membri ottemperarvi, il che comporta una tacita accettazione del ritardo nell'applicazione; invita le istituzioni europee a concordare calendari più realistici per l'attuazione di regolamenti e direttive, in cui siano tenuti in debita considerazione i periodi di controllo e di consultazione necessari; ritiene che la Commissione debba fornire relazioni, sintesi e revisioni legislative entro le date convenute con i colegislatori e come stabilito dalle disposizioni di legge applicabili;

18.  sottolinea che le direttive da recepire nel 2016 erano 70, un numero superiore rispetto alle 56 del 2015; manifesta preoccupazione per il fatto che le nuove procedure d'infrazione per ritardo di recepimento sono fortemente aumentate, passando da 543 a 847; deplora che alla fine del 2016 fossero ancora aperte 868 procedure d'infrazione per ritardo di recepimento, il che rappresenta un aumento del 67,5 % rispetto alle 518 che risultavano aperte a fine 2015;

19.  manifesta preoccupazione per il fatto che, come nel 2015, gli Stati membri non hanno sempre tenuto fede all'impegno di fornire documenti esplicativi insieme alle misure nazionali di recepimento delle direttive nei loro ordinamenti giuridici; osserva che, poiché la maggior parte dei documenti esplicativi presentati era di qualità non uniforme, la Commissione europea dovrebbe fornire maggiore sostegno agli Stati membri in fase di elaborazione di tali documenti esplicativi e delle tabelle di corrispondenza;

20.  sottolinea che il mancato recepimento tempestivo e corretto della legislazione vigente dell'UE – che riguarda i principi delle pari opportunità e della parità di trattamento tra uomini e donne in materia di istruzione, occupazione e impiego, della parità di retribuzione per lo stesso lavoro e della parità di trattamento di donne e uomini per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la fornitura degli stessi – nonché delle disposizioni vigenti volte a migliorare la conciliazione tra vita professionale e privata e a porre fine a qualsiasi forma di violenza contro le donne e le ragazze priva i cittadini e le imprese, in definitiva, dei benefici cui hanno diritto ai sensi del diritto dell'UE;

21.  sottolinea che l'UE è stata istituita come un'Unione basata sullo Stato di diritto e sul rispetto dei diritti umani (articolo 2 TUE); osserva che, in fase di attuazione del diritto dell'UE, gli Stati membri devono rispettare pienamente i valori e i diritti fondamentali sanciti dai trattati e dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea; ribadisce che un attento controllo degli atti e delle omissioni degli Stati membri e delle istituzioni dell'UE riveste massima importanza;

22.  ribadisce la sua preoccupazione per il numero di petizioni e denunce presentate rispettivamente al Parlamento e alla Commissione in merito a questioni presumibilmente risolte da quest'ultima;

23.  sottolinea l'importanza di salvaguardare l'integrità dell'ordinamento giuridico dell'Unione europea, che comprende il diritto primario, il diritto derivato e le disposizioni non vincolanti; chiede, per tale ragione, la tempestiva adozione delle iniziative legislative e non legislative necessarie affinché il pilastro europeo dei diritti sociali diventi realtà per i cittadini; invita la Commissione a esercitare la massima trasparenza e coerenza possibile nei suoi sforzi volti a creare un nuovo quadro dedicato alla corretta attuazione della legislazione dell'Unione, come il riesame dell'attuazione delle politiche ambientali; invita la Commissione a prendere in esame la possibilità di creare un simile quadro specificamente dedicato a uno sviluppo equo ed equilibrato, all'occupazione, agli affari sociali e alle questioni riguardanti l'inclusione in relazione al pilastro europeo dei diritti sociali;

24.  ribadisce il suo invito alla Commissione, a seguito della sua risoluzione del 25 ottobre 2016, a presentare una proposta per la conclusione di un patto dell'Unione per la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali, che raggruppi in modo efficace le sue relazioni tematiche annuali pertinenti con gli esiti degli esistenti meccanismi di controllo e strumenti di valutazione periodica, da presentare a tempo debito; ricorda che la Commissione, in quanto custode dei trattati e nel pieno rispetto dei principi di buona ed efficace amministrazione di cui agli articoli 298 TFUE e 41 e 47 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, ha il dovere di controllare e valutare la corretta attuazione del diritto dell'Unione e il rispetto da parte degli Stati membri e di tutte le istituzioni e organi dell'Unione dei principi e degli obiettivi sanciti dai trattati, nonché di onorare l'impegno assunto di assistere attivamente gli Stati membri nel recepimento e nell'attuazione di taluni regolamenti e direttive; raccomanda pertanto che questo compito sia preso in considerazione nell'ambito del summenzionato ciclo di politiche per la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali a partire dal 2018 e che le sue relazioni tematiche annuali pertinenti, unitamente ai risultati dei meccanismi di controllo e degli strumenti di valutazione periodica esistenti, siano presentate a tempo debito;

25.  ricorda che in diverse occasioni il Parlamento ha invitato la Commissione a monitorare, guidare e assistere l'attuazione della legislazione e delle politiche ambientali in modo più proattivo;

26.  accoglie con favore l'impegno della Commissione di aiutare attivamente gli Stati membri a recepire e applicare la legislazione europea preparando piani di attuazione per determinati regolamenti e direttive.

27.  ritiene che, in quanto corresponsabile nel garantire l'applicazione e l'attuazione del diritto dell'Unione, conformemente all'accordo interistituzionale e alla pertinente funzione di controllo nei confronti della Commissione conferitagli dall'articolo 14 TUE, il Parlamento dovrebbe essere automaticamente informato di ogni caso EU Pilot aperto e di ogni procedura di infrazione avviata e dovrebbe avere un accesso adeguato ai documenti relativi a questi due tipi di procedure, soprattutto quando derivano da petizioni, nel rispetto della necessaria riservatezza per un esito positivo dell'esame dei casi;

28.  propone che i rappresentanti degli Stati membri siano maggiormente presenti alle discussioni inerenti alle petizioni presso la commissione per le petizioni;

29.  prende atto del livello insoddisfacente di applicazione del diritto dell'Unione europea tra gli Stati membri, come evidenziato dal numero elevato di denunce inviate alla Commissione e dal notevole flusso di petizioni trasmesse al Parlamento; accoglie con favore l'intenzione della Commissione espressa nella sua comunicazione del dicembre 2016 di aumentare il ricorso a strumenti di prevenzione quali le riunioni "pacchetto", gli orientamenti di attuazione, i gruppi di esperti e le reti specializzate (inclusa la rete SOLVIT), e di sostenere il rafforzamento di capacità negli Stati membri per attuare il diritto dell'Unione; invita la Commissione a ricorrere alle disposizioni dell'articolo 197 TFUE per mettere in pratica tale politica rinnovata di attuazione, collaborando pienamente con gli Stati membri e le istituzioni europee; invita la Commissione a migliorare il suo trattamento delle petizioni affrontate fornendo risposte tempestive e approfondite;

30.  rileva che, malgrado siano ancora aperti 95 casi di infrazione e la Corte di giustizia dell'Unione europea si sia pronunciata sul mancato rispetto da parte degli Stati membri, solo in tre di questi casi la Commissione ha adito la Corte di giustizia ai sensi dell'articolo 260 TFUE; reputa della massima importanza garantire un'attuazione piena e tempestiva delle decisioni della Corte e, se necessario, fare pienamente ricorso alle disposizioni dell'articolo 279 TFUE per evitare che il diritto dell'UE e l'autorità della Corte siano compromessi; invita la Commissione ad affrontare la situazione e a riferire regolarmente al Parlamento in merito ai progressi compiuti al riguardo;

31.  evidenzia che tutte le istituzioni dell'UE sono vincolate dai trattati dell'UE e dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea(12);

32.  raccomanda che qualsiasi dibattito interparlamentare sulla democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamenti coinvolga la società civile e preveda la partecipazione dei cittadini, ad esempio attraverso le petizioni trasmesse al Parlamento e l'iniziativa dei cittadini europei;

33.  sottolinea che i memorandum d'intesa conclusi tra le istituzioni dell'UE e gli Stati membri non sono considerati atti dell'UE, a norma dell'articolo 288 TFUE;

34.  sottolinea l'importanza cruciale dell'efficienza, della trasparenza e della responsabilità nell'elaborazione e nell'applicazione del diritto dell'Unione europea da parte delle istituzioni dell'UE; sottolinea in particolare il principio della responsabilità democratica – e il ruolo che il Parlamento svolge nel garantirne l'osservanza – nonché il diritto dei cittadini dell'UE alla giustizia e alla buona amministrazione, come sancito dagli articoli 41 e 47 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea; sottolinea che tali diritti e principi impongono che sia consentito ai cittadini un accesso agevole e adeguato ai progetti di atti giuridici che li riguardano; ricorda inoltre che tali diritti e principi dovrebbero rivestire la massima importanza per gli Stati membri al momento di proporre progetti di atti miranti all'attuazione del diritto dell'UE;

35.  invita la Commissione a potenziare, ove possibile e necessario, le risorse finanziarie dell'UE, come il Fondo sociale europeo, destinate a "rafforzare la capacità istituzionale delle autorità pubbliche e delle parti interessate e un'amministrazione pubblica efficiente", al fine di promuovere il benessere sociale e lo sviluppo economico e migliorare l'efficacia della legislazione benefica; invita la Commissione a ricorrere pienamente all'articolo 197 TFUE per contribuire a rafforzare le capacità necessarie agli Stati membri per attuare e far rispettare il diritto dell'UE;

36.  invita la Commissione a sviluppare strumenti concepiti per aiutare gli Stati membri a riconoscere i problemi di recepimento, ad affrontarli in una fase precoce della procedura d'infrazione e a trovare soluzioni comuni;

37.  constata che la legislazione che è all'origine delle procedure d'infrazione più eclatanti proviene da direttive; ricorda che i regolamenti sono dotati di applicabilità diretta e vincolante in tutti gli Stati membri; invita pertanto la Commissione, nella misura del possibile, a ricorrere ai regolamenti quando intende presentare proposte legislative; ritiene che tale approccio potrebbe ridurre il rischio di sovraregolamentazione;

38.  ricorda che le pronunce pregiudiziali contribuiscono a chiarire le modalità di applicazione del diritto dell'Unione europea; ritiene che il ricorso a tale procedura consenta un'interpretazione e un'attuazione uniformi della legislazione dell'Unione; invita pertanto la Commissione a seguire più efficacemente l'adempimento dell'obbligo dei giudici nazionali di chiedere una pronuncia pregiudiziale alla Corte di giustizia dell'Unione europea, come stabilito all'articolo 267 TFUE; incoraggia pertanto i giudici nazionali a rivolgersi alla Corte di giustizia dell'Unione europea in caso di dubbio, evitando in tal modo le procedure di infrazione;

39.  invita la Commissione a prestare particolare attenzione al suo controllo sull'attuazione della direttiva (UE) 2016/1164 del Consiglio, del 12 luglio 2016, recante norme contro le pratiche di elusione fiscale che incidono direttamente sul funzionamento del mercato interno(13), e ad avviare, ove necessario, procedure d'infrazione, prestando particolare attenzione all'errata o cattiva applicazione;

40.  si compiace degli sforzi costanti della Commissione di far rispettare le norme dell'UE in materia ambientale per garantire parità di condizioni a tutti gli Stati membri e agli operatori economici e per affrontare le carenze nell'attuazione e nell'esecuzione del diritto dell'Unione in materia di ambiente, anche ricorrendo se necessario a procedure d'infrazione; sottolinea tuttavia i limiti noti dell'efficacia delle norme ambientali dell'UE e, in particolare, della direttiva sulla responsabilità ambientale; invita la Commissione a prendere atto della risoluzione del Parlamento del 26 ottobre 2017(14) sull'attuazione della direttiva sulla responsabilità ambientale; sottolinea che in alcuni Stati membri il diritto a un ambiente sano è compromesso da carenze attuative e applicative della legislazione ambientale dell'UE, in particolare per quanto riguarda la prevenzione dei danni all'aria e all'acqua, la gestione dei rifiuti e le infrastrutture per il trattamento delle acque reflue; ricorda che la piena attuazione della legislazione ambientale dell'UE potrebbe tradursi in un risparmio di 50 miliardi di euro all'anno per l'economia dell'Unione, soprattutto in termini di costi sanitari e costi diretti per l'ambiente;

41.  sottolinea che l'acquis dell'UE comprende anche accordi internazionali conclusi dall'Unione; rileva con grande preoccupazione che le norme ambientali dell'UE potrebbero non essere conformi alla Convenzione sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale (Convenzione di Aarhus)(15), poiché non garantiscono alle organizzazioni ambientaliste e al pubblico un accesso sufficiente alla giustizia; invita pertanto la Commissione a prestare attenzione alle conclusioni e alle raccomandazioni del comitato per la conformità alla Convenzione di Aarhus(16) e alla posizione del Consiglio del 17 luglio 2017(17), nonché a esaminare modalità e mezzi per ottemperare alla Convenzione di Aarhus in maniera compatibile con i principi fondamentali dell'ordinamento giuridico dell'Unione e con il suo sistema di controllo giurisdizionale;

42.  invita la Commissione a prestare particolare attenzione all'attuazione delle misure adottate in materia di asilo e di migrazione, in modo da assicurare che siano conformi ai principi sanciti nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, a collaborare con gli Stati membri per superare le difficoltà che si possano incontrare in detta attuazione e ad avviare, ove necessario, le necessarie procedure d'infrazione; osserva con preoccupazione che alcuni Stati membri ignorano i propri obblighi in materia di asilo e migrazione, in particolare per quanto riguarda la ricollocazione di richiedenti asilo; sottolinea la necessità di affrontare la mancanza di solidarietà tra alcuni Stati membri in relazione all'asilo e alla migrazione in modo tale che tutti gli Stati membri adempiano i propri obblighi; invita gli Stati membri a far fronte al problema sempre più grave della tratta di esseri umani a fini di sfruttamento di manodopera o di sfruttamento sessuale;

43.  invita la Commissione a rispondere concretamente alla situazione in evoluzione in materia di migrazione e sicurezza e ad applicare efficacemente l'agenda europea sulla migrazione e i relativi pacchetti di attuazione; chiede agli Stati membri di attuare correttamente la direttiva sui rimpatri (2008/115/CE)(18) e di riferire regolarmente sull'attuazione dell'agenda europea in materia di migrazione;

44.  invita la Commissione a verificare la compatibilità dei contratti a zero ore con la normativa dell'UE in materia di occupazione, compresa la direttiva sui lavoratori a tempo parziale, poiché molte petizioni ricevute nel 2016 riguardano il lavoro precario;

45.  si rallegra del fatto che la relazione riconosca il ruolo del Parlamento nel richiamare l'attenzione della Commissione sulle carenze nell'applicazione del diritto dell'UE negli Stati membri per mezzo di interrogazioni parlamentari e petizioni; sottolinea che un controllo più rigoroso da parte dei parlamenti nazionali nei confronti dei rispettivi governi, nel caso in cui questi ultimi siano coinvolti nel processo legislativo, favorirà una più efficace applicazione del diritto dell'UE nei termini previsti dai trattati;

46.  esprime preoccupazione per il fatto che, a causa di incongruenze nelle traduzioni di numerose direttive nelle lingue ufficiali dell'UE, è probabile che le diverse versioni linguistiche risultino in interpretazioni divergenti dei rispettivi testi e quindi in differenze nel recepimento da parte degli Stati membri; deplora che tali differenze nel recepimento e nell'interpretazione giuridica delle direttive non possano essere rilevate in modo sistematico, ma soltanto nel momento in cui vengono chiarite dalle sentenze della Corte di giustizia dell'Unione europea;

47.  rammenta che i parlamenti nazionali hanno un ruolo essenziale da svolgere nelle fasi sia pre-legislativa che post-legislativa per quanto riguarda, rispettivamente, l'esame dei progetti di atti giuridici dell'Unione e il controllo della corretta attuazione del diritto dell'Unione da parte degli Stati membri; invita i parlamenti nazionali a svolgere proattivamente tale ruolo;

48.  ritiene che, in linea con gli sforzi della Commissione volti a migliorare e a rendere più efficace la legislazione dell'Unione, occorra tenere sempre conto dell'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità.

49.  ribadisce l'invito a creare, in seno alle direzioni generali competenti (DG IPOL, DG EXPO e DG EPRS), un sistema autonomo di valutazione d'impatto ex post delle principali normative europee approvate dal Parlamento in regime di codecisione e nel quadro della procedura legislativa ordinaria;

50.  invita la Commissione a prestare particolare attenzione al suo controllo dell'attuazione della legislazione dell'UE recante norme contro le pratiche di corruzione che incidono direttamente sul funzionamento del mercato interno, e ad adottare le misure opportune per affrontare tale fenomeno;

51.  ricorda agli Stati membri e alle istituzioni dell'UE che garantire un'applicazione tempestiva e corretta della legislazione negli Stati membri rimane una priorità per l'Unione; evidenzia l'importanza di rispettare i principi di attribuzione, sussidiarietà e proporzionalità, conformemente all'articolo 5 TUE, nonché il principio di uguaglianza dinanzi alla legge, ai fini di un miglior controllo dell'applicazione del diritto dell'UE; ribadisce l'importanza di una sensibilizzazione circa le disposizioni delle direttive vigenti relative ai diversi aspetti del principio della parità tra donne e uomini e della loro attuazione pratica;

52.  incoraggia le istituzioni dell'UE a ottemperare in ogni momento al loro obbligo di rispettare il diritto primario dell'UE quando fissano disposizioni di diritto derivato dell'UE e misure non vincolanti, sviluppano politiche e sottoscrivono accordi o trattati con istituzioni al di fuori dell'UE, nonché di assistere con tutti i mezzi a disposizione gli Stati membri nei loro sforzi tesi al recepimento della legislazione dell'UE in tutti i settori e al rispetto dei valori e dei principi dell'Unione, soprattutto in considerazione dei recenti sviluppi negli Stati membri;

53.  concorda con la Commissione sul fatto che le singole denunce svolgono un ruolo essenziale nell'individuare problemi più ampi di attuazione e applicazione del diritto dell'UE che incidono sugli interessi di cittadini e imprese;

54.  sottolinea che la mancanza di un insieme coerente e completo di norme codificate riguardanti la buona amministrazione nell'Unione rende difficile per i cittadini e le imprese comprendere facilmente e pienamente i propri diritti sanciti dal diritto dell'UE; sottolinea pertanto che la codifica delle norme sulla buona amministrazione, sotto forma di un regolamento che definisca i vari aspetti della procedura amministrativa – tra cui le notifiche, i termini vincolanti, il diritto a essere sentiti e il diritto di ogni persona ad avere accesso al proprio fascicolo – equivale a rafforzare i diritti dei cittadini e la trasparenza; ritiene che tale regolamento apporti maggiore accessibilità, chiarezza e coerenza all'interpretazione delle norme vigenti, a vantaggio di cittadini e imprese nonché dell'amministrazione e dei suoi funzionari;

55.  rammenta che, nelle sue risoluzioni del 15 gennaio 2013 e del 9 giugno 2016, il Parlamento ha chiesto l'adozione di un regolamento su un'amministrazione dell'Unione europea aperta, efficace e indipendente sulla base dell'articolo 298 TFUE, e rileva che a tale richiesta non è seguita una proposta della Commissione; invita pertanto, ancora una volta, la Commissione a presentare una proposta legislativa su un diritto dell'Unione europea in materia di procedimenti amministrativi, tenendo conto delle azioni intraprese finora dal Parlamento europeo in tale ambito;

56.  evidenzia che l'inadeguata integrazione delle considerazioni di carattere ambientale in altri settori strategici costituisce una delle cause profonde delle carenze di attuazione delle normative e delle politiche ambientali;

57.  sottolinea l'esigenza di mantenere un elevato livello di tutela ambientale, nonché di salute e sicurezza alimentare;

58.  sottolinea che l'applicazione efficace delle norme dell'UE in materia di salute, sicurezza alimentare e ambiente è importante per i cittadini europei, in quanto influenza la loro vita quotidiana e persegue l'interesse generale;

59.  invita la Commissione a monitorare attentamente i casi di infrazione in campo ambientale che presentano una dimensione transfrontaliera, in particolare nell'ambito della normativa sull'aria pulita, anche per quanto riguarda il recepimento e l'applicazione corretti del diritto dell'Unione nei futuri Stati membri; invita inoltre la Commissione a informare gli autori di denunce in modo adeguato, trasparente e tempestivo in merito alle argomentazioni fornite dagli Stati interessati in risposta alla denuncia;

60.  osserva che, rispetto al 2015, nel 2016 è diminuito il numero di procedure di infrazione concernenti il settore ambientale, ma segnala con preoccupazione che è invece aumentato quello delle procedure di infrazione nei settori della sanità e della sicurezza alimentare; invita la Commissione a prestare particolare attenzione a questo aspetto;

61.  evidenzia che la parità tra donne e uomini è un principio basilare dell'UE che deve essere integrato in tutte le politiche;

62.  sottolinea il ruolo fondamentale dello Stato di diritto nella legittimazione di qualsiasi forma di governo democratico; sottolinea che si tratta di uno dei fondamenti dell'ordinamento giuridico dell'Unione e come tale è coerente con il concetto di un'Unione fondata sullo Stato di diritto;

63.  ricorda che il principio di uguaglianza, in termini di parità di retribuzione per uno stesso lavoro, è previsto dai trattati europei fin dal 1957 (cfr. articolo 157 TFUE) e sottolinea che l'articolo 153 TFUE consente all'UE di agire nel contesto più ampio delle pari opportunità e della parità di trattamento in materia di occupazione e impiego;

64.  rileva con apprezzamento che l'ampia interpretazione della Corte di giustizia dell'Unione europea del concetto di pari retribuzione a parità di lavoro, così come è articolata nelle sue sentenze e nella sua vasta giurisprudenza in merito, ha senza dubbio offerto nuove possibilità per contrastare la discriminazione retributiva di genere diretta e indiretta e per ridurre il divario retributivo di genere; evidenzia tuttavia che occorre fare ancora molto per eliminare tale divario retributivo persistente nell'UE;

65.  esprime profondo rammarico per il fatto che l'introduzione di principi giuridici che proibiscono la disparità salariale tra uomini e donne non si sia dimostrata sufficiente, da sola, a eliminare il persistente divario retributivo di genere; sottolinea che la direttiva di rifusione 2006/54/EC impone agli Stati membri di assicurare che tutte le disposizioni dei contratti collettivi, delle tabelle salariali, degli accordi salariali e dei contratti individuali di lavoro contrarie al principio di parità retributiva siano o possano essere dichiarate nulle e prive di effetto o possano modificate;

66.  sottolinea che sia gli Stati membri che la Commissione dovrebbero prestare attenzione all'attuazione del diritto dell'UE, in particolare per quanto riguarda le disposizioni relative alla parità retributiva; ribadisce l'importanza di integrare il principio della parità tra donne e uomini in una serie di direttive dell'UE e ritiene che gli strumenti alternativi siano preziosi per la corretta attuazione del diritto dell'UE; ricorda che è importante sensibilizzare circa le disposizioni delle direttive vigenti relative a diversi aspetti del principio della parità tra donne e uomini nonché porle in pratica; sottolinea che la contrattazione collettiva può consentire un'ulteriore applicazione della normativa UE in materia di parità di retribuzione a parità di lavoro tra donne e uomini, congedo parentale e condizioni e orari di lavoro, compresa una giornata di riposo comune settimanale, per conseguire l'equilibrio tra vita professionale e vita privata e migliorare la situazione delle donne e degli uomini sul mercato del lavoro;

67.  ricorda la sua risoluzione del 15 gennaio 2013 in cui ha chiesto l'adozione di un regolamento UE su un diritto procedurale amministrativo dell'Unione europea a norma dell'articolo 298 TFUE; osserva con disappunto che la Commissione non ha dato seguito alla richiesta del Parlamento di presentare una proposta di atto legislativo sul diritto procedurale amministrativo;

68.  riconosce l'importanza della raccolta di dati, possibilmente disaggregati per genere, per valutare i progressi compiuti nella promozione dei diritti delle donne;

69.  si rammarica delle lacune riscontrabili nell'approccio della Commissione al benessere degli animali in quanto ignora le gravi incongruenze segnalate da un gran numero di cittadini che hanno esercitato il diritto di petizione; reitera la sua richiesta relativa al lancio di una nuova strategia a livello UE per colmare tutte le lacune esistenti e garantire piena ed effettiva tutela del benessere degli animali attraverso un quadro legislativo chiaro ed esaustivo che adempia integralmente ai requisiti dell'articolo 13 TFUE;

70.  invita la Commissione a esaminare attentamente le petizioni aventi per oggetto le differenze di qualità tra prodotti alimentari dello stesso marchio in Stati membri diversi; esorta la Commissione a porre fine alle pratiche sleali e a garantire la parità di trattamento per tutti i consumatori;

71.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) Testi approvati, P8_TA(2016)0385.
(2) GU L 304 del 20.11.2010, pag. 47.
(3) GU L 174 del 27.6.2001, pag. 25.
(4) GU L 123 del 12.5.2016, pag. 1.
(5) GU C 316 del 22.9.2017, pag. 246.
(6) Testi approvati, P8_TA(2016)0409.
(7) GU C 86 del 6.3.2018, pag. 126.
(8) GU C 440 del 30.12.2015, pag. 17.
(9) GU C 369 del 17.12.2011, pag. 14.
(10) GU C 369 del 17.12.2011, pag. 15.
(11) GU C 18 del 19.1.2017, pag. 10.
(12) Sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) del 20 settembre 2016 nelle cause riunite da C-8/15 P a C-10/15 P Ledra Advertising Ltd (C-8/15 P), Andreas Eleftheriou (C-9/15 P), Eleni Eleftheriou (C-9/15 P), Lilia Papachristofi (C-9/15 P), Christos Theophilou (C-10/15 P), Eleni Theophilou (C-10/15 P) / Commissione europea e Banca centrale europea (ECLI:EU:C:2016:701).
(13) GU L 193 del 19.7.2016, pag. 1.
(14) Testi approvati, P8_TA(2017)0414.
(15) GU L 124 del 17.5.2005, pag. 4.
(16) ACCC/C/2008/32 (EU), parte II, adottato il 17 marzo 2017.
(17) GU L 186 del 19.7.2017, pag. 15.
(18) GU L 348 del 24.12.2008, pag. 98.

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