Indice 
Testi approvati
Mercoledì 4 luglio 2018 - StrasburgoEdizione definitiva
Programma di sostegno alle riforme strutturali: dotazione finanziaria e obiettivo generale ***I
 Riforma della legge elettorale dell'Unione europea ***
 Accordo di partenariato tra l'UE e la CEEA e l'Armenia ***
 Accordo di partenariato tra l'UE e la CEEA e l'Armenia (risoluzione)
 Accordo di partenariato e cooperazione UE-Iraq ***
 Accordo di partenariato e cooperazione UE-Iraq (risoluzione)
 Accordo UE-Nuova Zelanda sulla modifica di concessioni (adesione della Croazia) ***
 Statuto del sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea: sistemi di compensazione e di pagamento ***I
 Tassazione a carico di autoveicoli pesanti adibiti al trasporto di merci per l'uso di alcune infrastrutture *
 Progetto di bilancio rettificativo n. 2/2018 che iscrive l'eccedenza dell'esercizio 2017
 Progetto di bilancio rettificativo n. 3/2018: proroga dello strumento per i rifugiati in Turchia
 Verso una strategia esterna dell'UE contro i matrimoni precoci e forzati
 Definizione di PMI
 Negoziati relativi all'accordo globale UE-Azerbaigian
 Avvio di negoziati per un accordo tra l'UE la Giordania sullo scambio di dati personali per la lotta contro le forme gravi di criminalità e il terrorismo
 Avvio di negoziati per un accordo tra l'UE e la Turchia sullo scambio di dati personali per la lotta contro le forme gravi di criminalità e il terrorismo
 Avvio di negoziati per un accordo tra l'UE e Israele sullo scambio di dati personali per la lotta contro le forme gravi di criminalità e il terrorismo
 Avvio di negoziati per un accordo tra l'UE e la Tunisia sullo scambio di dati personali per la lotta contro le forme gravi di criminalità e il terrorismo
 Avvio di negoziati per un accordo tra l'UE e il Marocco sullo scambio di dati personali per la lotta contro le forme gravi di criminalità e il terrorismo
 Avvio di negoziati per un accordo tra l'UE e il Libano sullo scambio di dati personali per la lotta contro le forme gravi di criminalità e il terrorismo
 Avvio di negoziati per un accordo tra l'UE l'Egitto sullo scambio di dati personali per la lotta contro le forme gravi di criminalità e il terrorismo
 Avvio di negoziati per un accordo tra l'UE e l'Algeria sullo scambio di dati personali per la lotta contro le forme gravi di criminalità e il terrorismo

Programma di sostegno alle riforme strutturali: dotazione finanziaria e obiettivo generale ***I
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Emendamenti del Parlamento europeo, approvati il 4 luglio 2018, alla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2017/825 per aumentare la dotazione finanziaria del programma di sostegno alle riforme strutturali e adattarne l'obiettivo generale (COM(2017)0825 – C8-0433/2017 – 2017/0334(COD))(1)
P8_TA(2018)0281A8-0227/2018

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Testo della Commissione   Emendamento
Emendamento 1
Proposta di regolamento
Considerando -1 (nuovo)
(-1)  È necessario che l'Unione sostenga gli Stati membri, su loro richiesta, affinché migliorino la propria capacità amministrativa di attuare il diritto dell'Unione.
Emendamento 2
Proposta di regolamento
Considerando 1
(1)  Il programma di sostegno alle riforme strutturali (nel seguito "il programma") è stato istituito con l'obiettivo di rafforzare la capacità degli Stati membri di preparare e attuare riforme amministrative e strutturali volte a sostenere la crescita, anche attraverso un'assistenza per l'uso efficiente ed efficace dei fondi dell'Unione. Il sostegno a titolo del programma è prestato dalla Commissione, su richiesta di uno Stato membro, e può riguardare una vasta gamma di settori. Lo sviluppo di economie resilienti, fondate su strutture economiche e sociali robuste, che consentano agli Stati membri di assorbire gli shock e riprendersi velocemente, contribuisce alla coesione economica e sociale. L'attuazione di riforme strutturali istituzionali, amministrative e strutturali favorevoli alla crescita è uno strumento adeguato per conseguire tale sviluppo.
(1)  Il programma di sostegno alle riforme strutturali (nel seguito "il programma") è stato istituito con l'obiettivo di rafforzare la capacità degli Stati membri di preparare e attuare riforme amministrative e strutturali con un valore aggiunto europeo volte a sostenere la crescita, anche attraverso un'assistenza per l'uso efficiente ed efficace dei fondi dell'Unione. Il sostegno a titolo del programma è prestato dalla Commissione, su richiesta di uno Stato membro, e può riguardare una vasta gamma di settori. Lo sviluppo di economie resilienti e di una società resiliente, fondate su strutture economiche, sociali e territoriali robuste, che consentano agli Stati membri di assorbire gli shock e riprendersi velocemente, contribuisce alla coesione economica, sociale e territoriale. Le riforme che sono sostenute dal programma richiedono un'amministrazione pubblica nazionale e regionale efficiente ed efficace, come anche la titolarità e la partecipazione attiva di tutti gli attori interessati. L'attuazione di riforme strutturali istituzionali, amministrative e strutturali favorevoli alla crescita che siano specifiche per paese e la titolarità sul campo delle riforme strutturali che presentano un interesse per l'Unione, in particolare attraverso le autorità locali e regionali e le parti sociali, sono strumenti appropriati per conseguire tale sviluppo.
Emendamento 3
Proposta di regolamento
Considerando 1 bis (nuovo)
(1 bis)  Per garantire la visibilità dei risultati delle riforme attuate in base alle richieste di ciascuno Stato membro, sono necessari il conseguimento e la comunicazione efficaci dei risultati del programma a livello dell'Unione nonché a livello nazionale e regionale. Ciò garantirebbe lo scambio di conoscenze, esperienze e migliori prassi, che è anche una delle finalità del programma.
Emendamento 4
Proposta di regolamento
Considerando 1 ter (nuovo)
(1 ter)  Si prevede che la domanda di sostegno a titolo del programma rimarrà elevata, il che significa che alcune richieste dovranno essere considerate prioritarie. Ove opportuno, dovrebbero essere privilegiate le richieste che mirano a trasferire la tassazione dal lavoro alla ricchezza e all'inquinamento, a promuovere politiche occupazionali e sociali più forti, e quindi l'inclusione sociale, a combattere la frode, l'evasione e l'elusione fiscali migliorando la trasparenza, a definire strategie per una reindustrializzazione innovativa e sostenibile, e a migliorare i sistemi di istruzione e formazione. Un'attenzione particolare dovrebbe essere prestata alle richieste di sostegno che presentano un elevato livello di supporto democratico e di coinvolgimento dei partner, e che hanno effetti di ricaduta su altri settori. Il programma dovrebbe essere complementare ad altri strumenti, al fine di evitare sovrapposizioni.
Emendamento 5
Proposta di regolamento
Considerando 1 quater (nuovo)
(1 quater)   Nel perseguire il rafforzamento della capacità degli Stati membri di preparare e attuare riforme strutturali che stimolino la crescita, il programma non dovrebbe rimpiazzare i finanziamenti a titolo dei bilanci nazionali degli Stati membri o sostituirsi ad essi, né essere utilizzato per coprire le spese correnti.
Emendamento 6
Proposta di regolamento
Considerando 3
(3)  Il rafforzamento della coesione economica e sociale con il potenziamento delle riforme strutturali è fondamentale per la partecipazione all'Unione economica e monetaria. Ciò è particolarmente importante per gli Stati membri la cui moneta non è l'euro, ai fini dei preparativi per l'adesione alla zona euro.
(3)  Il rafforzamento della coesione economica, sociale e territoriale attraverso riforme strutturali da cui l'Unione tragga beneficio e che siano in linea con i suoi principi e valori è fondamentale per una partecipazione positiva all'Unione economica e monetaria, nonché per il rafforzamento della convergenza reale in seno a quest'ultima, garantendo la sua stabilità e prosperità a lungo termine. Ciò è particolarmente importante per gli Stati membri la cui moneta non è ancora l'euro, ai fini dei preparativi per l'adesione alla zona euro.
Emendamento 7
Proposta di regolamento
Considerando 4
(4)  È pertanto opportuno sottolineare con riferimento all'obiettivo generale del programma – nell'ambito del contributo per rispondere alle sfide economiche e sociali – che il rafforzamento della coesione, della competitività, della produttività, della crescita sostenibile e della creazione di posti di lavoro potrebbe anche essere finalizzato alla preparazione della futura partecipazione alla zona euro degli Stati membri la cui moneta non è l'euro.
(4)  È pertanto opportuno sottolineare con riferimento all'obiettivo generale del programma – nell'ambito del contributo per rispondere alle sfide economiche e sociali – che il rafforzamento della coesione economica, sociale e territoriale, della competitività, della produttività, della crescita sostenibile, della creazione di posti di lavoro e dell'inclusione sociale, come anche la riduzione delle disparità tra Stati membri e tra regioni potrebbero anche essere finalizzati alla preparazione della futura partecipazione alla zona euro degli Stati membri la cui moneta non è ancora l'euro.
Emendamento 8
Proposta di regolamento
Considerando 5
(5)  È altresì necessario indicare che azioni e attività del programma possono sostenere riforme volte ad aiutare gli Stati membri che desiderano adottare l'euro a prepararsi per l'adesione alla zona euro.
(5)  Tenuto conto dell'esperienza positiva che l'Unione ha avuto con l'assistenza tecnica offerta ad altri paesi che hanno già adottato l'euro, è altresì necessario indicare che azioni e attività del programma possono sostenere riforme volte ad aiutare gli Stati membri che hanno aderito all'Unione in una fase successiva e che desiderano adottare l'euro a prepararsi per l'adesione alla zona euro.
Emendamento 9
Proposta di regolamento
Considerando 5 bis (nuovo)
(5 bis)   Sette Stati membri, ossia Bulgaria, Repubblica ceca, Croazia, Ungheria, Polonia, Romania e Svezia, sono soggetti all'obbligo previsto dal trattato di prepararsi per l'adesione alla zona euro. Alcuni di essi hanno compiuto, negli ultimi anni, scarsi progressi in vista della realizzazione di questo obiettivo, rendendo il sostegno dell'Unione a favore di detta adesione sempre più importante. La Danimarca e il Regno Unito non hanno l'obbligo di aderire alla zona euro.
Emendamento 10
Proposta di regolamento
Considerando 5 ter (nuovo)
(5 ter)   Le autorità regionali e locali hanno un ruolo importante da svolgere nella riforma strutturale, in una misura che dipende dall'organizzazione costituzionale e amministrativa di ciascuno Stato membro. È pertanto opportuno prevedere un livello adeguato di partecipazione e di consultazione delle autorità regionali e locali in vista dell'elaborazione e dell'attuazione della riforma strutturale.
Emendamento 11
Proposta di regolamento
Considerando 6
(6)  Per far fronte alla domanda crescente di sostegno da parte degli Stati membri e in considerazione della necessità di sostenere l'attuazione delle riforme strutturali negli Stati membri la cui moneta non è l'euro, è opportuno aumentare la dotazione finanziaria del programma e fissarla a un livello sufficiente per permettere all'Unione di fornire un sostegno adeguato alle esigenze degli Stati membri richiedenti.
(6)  Per far fronte alla domanda crescente di sostegno da parte degli Stati membri e in considerazione della necessità di sostenere l'attuazione delle riforme strutturali che presentano un interesse per l'Unione negli Stati membri la cui moneta non è ancora l'euro, è opportuno aumentare la dotazione finanziaria del programma ricorrendo allo strumento di flessibilità nel quadro del regolamento (UE, Euratom) n. 1311/20131 bis e fissarla a un livello sufficiente per permettere all'Unione di fornire un sostegno adeguato alle esigenze degli Stati membri richiedenti. Tale incremento non dovrebbe incidere negativamente sulle altre priorità della politica di coesione. Inoltre, gli Stati membri non dovrebbero essere obbligati a trasferire le loro dotazioni nazionali e regionali a titolo dei Fondi strutturali e d'investimento europei (fondi SIE) per colmare il deficit di finanziamento del programma.
___________
1 bis Regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020 (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884).
Emendamento 12
Proposta di regolamento
Considerando 7
(7)  Al fine di consentire una rapida prestazione del sostegno, la Commissione dovrebbe essere in grado di utilizzare una parte della dotazione finanziaria per coprire anche i costi delle attività accessorie al programma, quali le spese relative al controllo di qualità e al monitoraggio di progetti concreti sul terreno.
(7)  Al fine di consentire la rapida prestazione di un sostegno di qualità, la Commissione dovrebbe essere in grado di utilizzare una parte della dotazione finanziaria per coprire anche i costi delle attività accessorie al programma, quali le spese relative al controllo di qualità, al monitoraggio e alla valutazione di progetti concreti sul terreno. Dette spese dovrebbero essere proporzionate al valore globale della spesa a titolo dei progetti di sostegno.
Emendamento 13
Proposta di regolamento
Considerando 7 bis (nuovo)
(7 bis)  Al fine di garantire un'agevole comunicazione al Parlamento europeo e al Consiglio dell'attuazione del programma, è opportuno specificare il periodo in cui la Commissione dovrà fornire relazioni annuali di monitoraggio.
Emendamento 14
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1
Regolamento (UE) 2017/825
Articolo 4
L'obiettivo generale del programma è contribuire alle riforme istituzionali, amministrative e strutturali favorevoli alla crescita negli Stati membri fornendo sostegno alle autorità nazionali per l'attuazione di misure volte a riformare e a rafforzare le istituzioni, la governance, l'amministrazione pubblica, e l'economia e i settori sociali in risposta a sfide economiche e sociali, onde promuovere la coesione, la competitività, la produttività, la crescita sostenibile, la creazione di posti di lavoro e gli investimenti, anche in preparazione dell'adesione alla zona euro, in particolare nell'ambito dei processi di governance economica, anche attraverso un'assistenza per l'uso efficiente, efficace e trasparente dei fondi dell'Unione.
L'obiettivo generale del programma è contribuire alle riforme istituzionali, amministrative e strutturali favorevoli alla crescita negli Stati membri fornendo sostegno alle autorità degli Stati membri, comprese se del caso le autorità regionali e locali, per l'attuazione di misure volte a riformare e a rafforzare le istituzioni, la governance, l'amministrazione pubblica, e l'economia e i settori sociali in risposta a sfide economiche e sociali, onde promuovere la coesione economica, sociale e territoriale, la competitività, la produttività, la crescita sostenibile, la creazione di posti di lavoro, l'inclusione sociale, la lotta all'evasione fiscale e alla povertà, gli investimenti e la convergenza reale in seno all'Unione, anche in preparazione dell'adesione alla zona euro, in particolare nell'ambito dei processi di governance economica, anche attraverso un'assistenza per l'uso efficiente, efficace e trasparente dei fondi dell'Unione.
Emendamento 15
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 bis (nuovo)
Regolamento (UE) 2017/825
Articolo 5 – paragrafo 1 – lettera d bis (nuova)
1 bis)   all'articolo 5, paragrafo 1, è aggiunta la seguente lettera d bis):
"d bis) sostenere la partecipazione e la consultazione delle autorità regionali e locali nella preparazione e nell'attuazione delle misure di riforma strutturale, proporzionalmente alle competenze e alle responsabilità di dette autorità regionali e locali nell'ambito della struttura costituzionale e amministrativa di ciascuno Stato membro."
Emendamento 16
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 3 – lettera a
Regolamento (UE) 2017/825
Articolo 10 – paragrafo 1
"1. La dotazione finanziaria per l'attuazione del programma è fissata a 222 800 000 EUR a prezzi correnti.";
"1. La dotazione finanziaria per l'attuazione del programma è fissata a 222 800 000 EUR a prezzi correnti, di cui 80 000 000 EUR sono forniti dallo strumento di flessibilità previsto dal regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio*.";
_________________
* Regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020 (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884).
Emendamento 17
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 3 bis (nuovo)
Regolamento (UE) 2017/825
Articolo 16 – paragrafo 2 – comma 1 – parte introduttiva
3 bis)   all'articolo 16, paragrafo 2, primo comma, la parte introduttiva è sostituita dalla seguente:
2.  La Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione di monitoraggio annuale sull'attuazione del programma. Tale relazione comprende informazioni su:
"2. Dal 2018 fino al 2021 compreso la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione di monitoraggio annuale sull'attuazione del programma. Tale relazione comprende informazioni su:"
Emendamento 18
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 3 ter (nuovo)
Regolamento (UE) 2017/825
Articolo 16 – paragrafo 2 – comma 1 – lettera d bis (nuova)
3 ter)  all'articolo 16, paragrafo 2, primo comma, è aggiunta la seguente lettera d bis):
"d bis) l'esito dei controlli di qualità e del monitoraggio dei progetti di sostegno sul terreno; "

(1) La questione è stata rinviata alla commissione competente in base all'articolo 59, paragrafo 4, quarto comma, del regolamento del Parlamento, per l'avvio di negoziati interistituzionali (A8-0227/2018).


Riforma della legge elettorale dell'Unione europea ***
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Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 4 luglio 2018 concernente il progetto di decisione del Consiglio che modifica l'atto relativo all'elezione dei membri del Parlamento europeo a suffragio universale diretto, allegato alla decisione 76/787/CECA, CEE, Euratom del Consiglio del 20 settembre 1976 (09425/2018 – C8-0276/2018 – 2015/0907(APP))
P8_TA(2018)0282A8-0248/2018

(Procedura legislativa speciale – approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (09425/2018),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 223, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0276/2018),

–  viste la sua risoluzione dell'11 novembre 2015 sulla riforma della legge elettorale dell'Unione europea e la proposta di decisione del Consiglio ad essa allegata, che adotta le disposizioni che modificano l'Atto relativo all'elezione dei membri del Parlamento europeo a suffragio universale diretto(1),

–  visti i pareri motivati inviati dal Senato francese, dalla Camera dei deputati lussemburghese, dalla Prima camera e dalla Seconda camera dei Paesi Bassi, dal Parlamento svedese, dalla Camera dei comuni e dalla Camera dei Lord del Regno Unito, nel quadro del protocollo n. 2 sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, in cui si dichiara la mancata conformità del progetto di atto legislativo al principio di sussidiarietà,

–  visto l'articolo 99, paragrafi 1 e 4, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per gli affari costituzionali (A8-0248/2018),

1.  dà la sua approvazione al progetto di decisione del Consiglio;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

(1) GU C 366 del 27.10.2017, pag. 7.


Accordo di partenariato tra l'UE e la CEEA e l'Armenia ***
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Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 4 luglio 2018 concernente il progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea, dell'accordo di partenariato globale e rafforzato tra l'Unione europea e la Comunità europea dell'energia atomica e i loro Stati membri, da una parte, e la Repubblica d'Armenia, dall'altra (12543/2017 – C8-0422/2017 – 2017/0238(NLE))
P8_TA(2018)0283A8-0177/2018

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (12543/2017),

–  visto il progetto di accordo di partenariato globale e rafforzato tra l'Unione europea e la Comunità europea dell'energia atomica e i loro Stati membri, da una parte, e la Repubblica d'Armenia, dall'altra (12548/2017),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 37 del trattato sull'Unione europea e dell'articolo 91, dell'articolo 100, paragrafo 2, degli articoli 207 e 209, dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), dell'articolo 218, paragrafo 7, e dell'articolo 218, paragrafo 8, secondo comma, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0422/2017),

–  vista la sua risoluzione non legislativa del 4 luglio 2018(1) sul progetto di decisione,

–  visti l'articolo 99, paragrafi 1 e 4, e l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  visti la raccomandazione della commissione per gli affari esteri e il parere della commissione per il commercio internazionale (A8-0177/2018),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e della Repubblica d'Armenia.

(1) Testi approvati, P8_TA-PROV(2018)0284.


Accordo di partenariato tra l'UE e la CEEA e l'Armenia (risoluzione)
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Risoluzione non legislativa del Parlamento europeo del 4 luglio 2018 sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea, dell'accordo di partenariato globale e rafforzato tra l'Unione europea e la Comunità europea dell'energia atomica e i loro Stati membri, da una parte, e la Repubblica d'Armenia, dall'altra (12543/2017 – C8-0422/2017 – 2017/0238(NLE)2017/2269(INI))
P8_TA(2018)0284A8-0179/2018

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (12543/2017),

–  visto l'accordo di partenariato globale e rafforzato tra l'Unione europea e la Comunità europea dell'energia atomica e i loro Stati membri, da una parte, e la Repubblica d'Armenia, dall'altra (12548/2017),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 37 del trattato sull'Unione europea, nonché dell'articolo 91, dell'articolo 100, paragrafo 2, degli articoli 207 e 209, dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), dell'articolo 218, paragrafo 7 e dell'articolo 218, paragrafo 8, secondo comma, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0422/2017),

–  viste le sue pertinenti risoluzioni sulle relazioni tra l'UE e l'Armenia,

–  vista la sua risoluzione del 13 dicembre 2017 sulla relazione annuale sull'attuazione della politica estera e di sicurezza comune(1),

–  viste le dichiarazioni congiunte dei vertici del partenariato orientale, in particolare quella concordata nel 2017 a Bruxelles,

–  viste le comunicazioni congiunte della Commissione e del servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) sulla politica europea di vicinato (PEV), in particolare la relazione del 18 maggio 2017 sull'attuazione del riesame della politica europea di vicinato (JOIN(2017)0018) e il documento di lavoro congiunto del 9 giugno 2017 dal titolo "Eastern Partnership – 20 Deliverables for 2020: Focusing on key priorities and tangible results" (Partenariato orientale – 20 obiettivi definiti per il 2020: concentrarsi sulle priorità fondamentali e sui risultati tangibili) (SWD(2017)0300), nonché la comunicazione del 2016 relativa a "Una strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'Unione europea",

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla situazione nel vicinato orientale e, in particolare, la sua raccomandazione del 15 novembre 2017 al Consiglio, alla Commissione e al SEAE sul partenariato orientale nella fase preparatoria del vertice di novembre 2017(2) e la sua risoluzione del 15 aprile 2015 sul centenario del genocidio armeno(3),

–  vista la sua risoluzione legislativa del 4 luglio 2018(4) sul progetto di decisione,

–  viste le priorità del partenariato tra l'Unione europea e l'Armenia, firmate il 21 febbraio 2018,

–  visto l'articolo 49 del trattato sull'Unione europea (TUE),

–  visto l'articolo 99, paragrafo 2, del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per gli affari esteri (A8-0179/2018),

A.  considerando che l'attuale quadro che disciplina le relazioni tra l'Armenia e l'Unione europea è l'accordo di partenariato e cooperazione del 1996, che è entrato in vigore nel 1999 e sarà sostituito dall'accordo di partenariato globale e rafforzato proposto;

B.  considerando che, attraverso il partenariato orientale, l'UE e l'Armenia hanno fondato le loro relazioni su un impegno condiviso a favore del diritto internazionale e dei valori fondamentali, tra cui la democrazia, lo Stato di diritto e la buona governance, il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali;

C.  considerando che permangono perplessità circa il pieno rispetto da parte dell'Armenia di alcuni dei suddetti valori fondamentali, in particolare la democrazia e lo Stato di diritto, che sono compromessi dalla corruzione, dalla compravendita di voti, dalla criminalità organizzata e dall'illecito controllo oligarchico;

D.  considerando che la collocazione geografica dell'Armenia tra l'Europa, l'Asia centrale e il Medio Oriente nonché tra le potenze regionali limitrofe, in particolare la Russia, l'Iran e la Turchia, è al tempo stesso strategica e problematica; che il mancato riconoscimento da parte di alcuni delle tragedie passate, in particolare del genocidio armeno, la presenza di truppe straniere in Armenia e il protrarsi dei conflitti nel Caucaso meridionale, che incidono anche sull'Azerbaigian e la Georgia, costituiscono una minaccia considerevole per la sicurezza e la stabilità regionale di tutti i partner; che il conflitto del Nagorno-Karabakh può essere risolto solo pacificamente, in linea con i principi fondamentali dell'OSCE del 2009, in particolare attraverso gli sforzi e le proposte dei copresidenti del gruppo di Minsk dell'OSCE;

E.  considerando che l'UE rappresenta il principale partner commerciale e il più importante donatore dell'Armenia; che l'Armenia è altresì membro dell'Unione economica eurasiatica, il che dimostra che l'Unione europea non impone ai partner la condizione essenziale di dover scegliere relazioni approfondite con l'UE a scapito delle loro relazioni con paesi terzi, anche se in tale contesto non è stato possibile realizzare alcune opportunità, come un accordo di libero scambio globale e approfondito con l'UE;

F.  considerando che il nuovo accordo determina una nuova base giuridica per rinsaldare il dialogo politico e ampliare la portata della cooperazione economica, come pure la cooperazione in settori come l'energia, i trasporti, le infrastrutture e l'ambiente; che ci si attende che tali disposizioni abbiano un effetto positivo sull'Armenia in termini di promozione degli standard democratici, della crescita economica e dello sviluppo sostenibile; che simili prospettive sono particolarmente importanti per i giovani armeni, anche grazie a un miglioramento dell'istruzione e a maggiori opportunità di lavoro; che sia i cittadini dell'UE sia i cittadini armeni possono trarre beneficio da una cooperazione rafforzata;

1.  si compiace vivamente della firma dell'accordo di partenariato globale e rafforzato, che costituisce un significativo passo in avanti nelle relazioni UE-Armenia e rappresenta un impegno a favore di un ulteriore approfondimento delle relazioni politiche ed economiche;

2.  rileva che la firma dell'accordo non è il punto di arrivo della cooperazione tra l'UE e l'Armenia; sottolinea invece l'importanza di una rapida ed efficace attuazione prima di passare a considerare la possibilità di un'ulteriore rafforzamento della cooperazione e dell'integrazione tra le due parti, secondo un ritmo e una portata accettabili per entrambe;

3.  ricorda che i progressi significativi in termini di rispetto dei valori fondamentali, quali lo Stato di diritto, i diritti umani e le libertà fondamentali, come pure un sistema democratico funzionante che difenda l'indipendenza e l'imparzialità del potere giudiziario e permetta di conseguire risultati concreti nella lotta alla corruzione, sono essenziali per aprire ulteriori prospettive di cooperazione; auspica, in tale contesto, che l'UE prenda in considerazione, al momento opportuno, l'avvio di un dialogo sulla liberalizzazione dei visti con l'Armenia, purché vi siano le condizioni per una mobilità ben gestita e sicura, compresa l'efficace attuazione di accordi di facilitazione dei visti e di riammissione tra le parti;

4.  plaude ai cittadini armeni per il passaggio di poteri nei mesi di aprile e maggio 2018, che ha avuto luogo in modo pacifico e ha portato a un cambio di governo conformemente alla Costituzione armena; accoglie con favore la moderazione di cui hanno dato prova le autorità di contrasto ma esprime preoccupazione per l'arresto ingiustificato di manifestanti pacifici, tra cui membri del Parlamento; si congratula vivamente con Nikol Pashinyan per la sua elezione a nuovo Primo ministro della Repubblica di Armenia; auspica una maggiore cooperazione con lui, il suo governo e l'Assemblea nazionale, non da ultimo per fornire loro sostegno affinché possano soddisfare le aspettative della società armena espresse durante le manifestazioni, ed esprime la sua disponibilità a monitorare le future elezioni parlamentari in Armenia;

Portata, principi generali, valori fondamentali e impegno per la risoluzione dei conflitti

5.  sottolinea che l'applicazione territoriale dell'accordo riguarda, da una parte, i territori ai quali si applicano il trattato sull'Unione europea, il trattato sul funzionamento dell'Unione europea e il trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica, alle condizioni in essi precisate, e, dall'altra, il territorio della Repubblica d'Armenia; invita la Commissione ad assicurare che nessun prodotto sia esportato illegalmente nell'UE attraverso L'Armenia;

6.  rileva che l'accordo è conforme allo spirito e ai principi espressi nella raccomandazione del Parlamento europeo del 15 novembre 2017, che afferma in modo inequivocabile che non saranno ratificati accordi globali con paesi che non rispettano i valori dell'Unione della democrazia, dello Stato di diritto, della buona governance, dei diritti umani e delle libertà fondamentali; esorta tuttavia le autorità armene a garantire, con il sostegno dell'UE, che non vi siano involuzioni in relazione a tali valori, poiché ciò potrebbe comportare la sospensione dell'applicazione dell'accordo a norma dell'articolo 379; ribadisce che l'assistenza finanziaria dell'UE nei confronti dell'Armenia rimane subordinata all'attuazione e alla qualità delle riforme;

7.  esorta l'Armenia ad adottare e attuare in tempi rapidi le riforme stabilite di comune accordo, in particolare per quanto concerne la stabilità del sistema elettorale, l'indipendenza della magistratura e la trasparenza nella gestione delle istituzioni statali, soprattutto nel contesto delle priorità del partenariato tra l'Unione europea e l'Armenia, che dovrebbero fungere da quadro orientativo per l'attuazione dell'accordo, al fine di conseguire risultati tangibili e positivi per i cittadini armeni;

8.  sottolinea l'importanza fondamentale di un coinvolgimento e un'inclusione significativi, nella presente fase di attuazione, delle organizzazioni della società civile pertinenti, anche attraverso la nuova piattaforma della società civile istituita dall'accordo, andando oltre i meri obblighi di tenere informati i rappresentanti della società civile e di scambiare opinioni con loro, come attualmente previsto all'articolo 366 dell'accordo; ricorda che le organizzazioni della società civile coinvolte dovrebbero rispecchiare la gamma più ampia possibile di interessi politici e sociali;

9.  invita la Commissione a dare attuazione alla condizionalità dell'assistenza finanziaria dell'UE, collegando sistematicamente il sostegno dell'Unione, anche attraverso lo strumento europeo di vicinato, l'assistenza macrofinanziaria e altri strumenti, all'efficace attuazione delle riforme, i cui progressi dovrebbero essere oggetto di monitoraggio approfondito;

10.  prende atto che l'accordo è conforme allo spirito e ai principi espressi nella raccomandazione del Parlamento europeo del 15 novembre 2017 anche per quanto concerne la decisione di subordinare la ratifica di un nuovo accordo con l'Armenia o l'Azerbaigian a manifestazioni d'impegno significative e progressi sostanziali verso la risoluzione del conflitto del Nagorno-Karabakh; esorta entrambe le parti a potenziare, in buona fede, il ritmo dei negoziati e i relativi risultati dopo le elezioni che si terranno nel 2018 in entrambi i paesi, così da passare alla storia ponendo fine a un conflitto che non può essere risolto militarmente e ha mietuto troppe vite umane, specialmente fra i civili, e che non solo ha impedito l'instaurazione della pace e della stabilità, ma ha anche ostacolato qualunque sviluppo socioeconomico della regione per quasi tre decenni; esprime profonda preoccupazione per il riarmo militare e la spesa sproporzionata destinata alla difesa nella regione; sostiene tutte le iniziative favorevoli alla pace e allo sviluppo di relazioni di buon vicinato, ivi compresi colloqui ad alto livello e un meccanismo di monitoraggio del cessate il fuoco; invita il SEAE e la Commissione ad aumentare il sostegno dell'UE ai programmi volti a consentire maggiori contatti tra le ONG e le organizzazioni giovanili armene e azere, garantendo nel contempo che gli Stati membri dell'UE evitino esportazioni indirette di beni e tecnologie a duplice uso verso le parti coinvolte nel conflitto;

Riforma politica

11.  invita l'Armenia e l'Unione europea ad attribuire grande priorità alle riforme interne, come indicato all'articolo 4, onde assicurare in particolare un'agevole transizione da un sistema presidenziale a un sistema parlamentare e la non politicizzazione delle istituzioni statali; incoraggia il governo armeno a garantire che le principali riforme, come quelle relative alla struttura e alle attività del governo o al codice penale, siano soggette a maggiore trasparenza e a un dialogo inclusivo con l'opposizione e la società civile, nell'interesse della società armena nel suo complesso;

12.  sottolinea la necessità di assicurare condizioni di parità per l'opposizione e un contesto in cui la società civile, compresi i rappresentanti dei media e i difensori dei diritti umani, possa operare senza il timore di rappresaglie; invita l'Armenia, in tale contesto, ad assicurare a tutti i detenuti, compreso Andreas Ghukasyan, un processo rapido ed equo, scevro da qualsiasi considerazione di natura politica; invita le autorità armene a garantire che i giornalisti non siano soggetti a pressioni o a timori di ritorsioni o violenze nello svolgimento del loro lavoro e che sia rispettato il diritto di riunione, e ad astenersi da un uso eccessivo della forza e dall'esercizio di pressioni come incriminazioni immotivate contro i manifestanti pacifici e i leader della protesta; chiede indagini imparziali e processi equi in tutti i casi, anche in relazione alle passate azioni sproporzionate della polizia contro i manifestanti pacifici e nella causa "‘Sasna Tsrer", durante la quale la polizia ha gravemente ostacolato il lavoro degli avvocati della difesa;

13.  esorta le autorità armene, in vista delle future elezioni, ad attuare tempestivamente e integralmente tutte le raccomandazioni delle missioni di osservazione internazionali guidate dall'Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE/ODIHR), evidenziate nella loro relazione finale, in particolare riguardo ai presunti casi di compravendita di voti, intimidazione degli elettori, pressioni su funzionari pubblici e dipendenti del settore privato e indebita ingerenza nelle operazioni di voto da parte di rappresentanti di partito o di forze dell'ordine, che hanno impedito di accrescere la fiducia dell'opinione pubblica nel sistema elettorale del paese;

14.  esorta l'Armenia ad attuare le raccomandazioni della commissione di Venezia, come quelle contenute nel parere del 2017 sul progetto di codice giudiziario, secondo cui il codice ha attuato i positivi cambiamenti introdotti dalla riforma costituzionale ma contiene lacune e incongruenze che devono essere risolte;

Stato di diritto e rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali

15.  ribadisce il suo forte attaccamento al diritto internazionale e ai valori fondamentali, tra cui la democrazia, lo Stato di diritto e la buona governance, nonché il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, e incoraggia l'Armenia a compiere progressi significativi in tali ambiti, in particolare per quanto riguarda la libertà dei media, l'indipendenza della magistratura e la lotta alla corruzione, alla criminalità organizzata, al riciclaggio di denaro, all'evasione fiscale, al nepotismo e all'illecito controllo oligarchico; incoraggia le autorità armene ad avviare un processo approfondito e autentico di riforme economiche, nell'ottica di superare l'attuale struttura oligarchica ed eliminare i relativi monopoli; esorta le autorità armene a continuare a onorare in modo coerente gli obblighi che incombono al paese in quanto Stato parte della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura al fine di impedire, perseguire e punire le violazioni;

16.  si rammarica che la violenza fondata sul genere e sull'orientamento sessuale continuino a costituire gravi motivi di preoccupazione in Armenia; prende atto del riconoscimento della violenza domestica quale importante problema attraverso l'adozione, l'8 dicembre 2017, della legge sulla prevenzione della violenza in famiglia, la protezione delle vittime di violenza familiare e il ripristino della pace (coesione) in famiglia da parte dell'Assemblea nazionale ma chiede una normativa più rigorosa per lottare efficacemente contro tale violenza e per consentire alle autorità di fornire una protezione e un sostegno migliori alle vittime; elogia l'Armenia per aver firmato, il 18 gennaio 2018, la convenzione di Istanbul del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica ed esorta il paese alla tempestiva ratifica e all'integrale attuazione della suddetta convenzione, onde rispettare efficacemente gli impegni assunti rispetto alle norme internazionali in materia;

17.  invita l'Armenia ad affrontare le questioni della parità di genere e della lotta alla discriminazione adottando misure rapide ma efficaci intese al conseguimento delle pari opportunità per tutti, in particolare in termini di occupazione, parità retributiva e accesso alle cariche pubbliche, idealmente attraverso una legge autonoma e completa sulla lotta alla discriminazione che tuteli anche altri gruppi vulnerabili quali le persone LGBTI, in linea con le norme internazionali e i vari impegni assunti dall'Armenia in materia di diritti umani, nonché a garantire meccanismi di tutela efficaci e dotati di risorse adeguate; esprime preoccupazione, a tale proposito, per l'incompatibilità della legislazione al vaglio con le norme internazionali in materia di lotta alla discriminazione;

18.  esorta le autorità armene ad attribuire un'elevata priorità alla cessazione della selezione prenatale del sesso effettuata mediante aborto selettivo, la cui diffusione in Armenia e Azerbaigian resta tra le più elevate al mondo dopo la Cina; sostiene l'impegno dell'Armenia a migliorare le condizioni di vita dei minori, in particolare dei minori con disabilità e orfani, dando coerentemente attuazione alle priorità stabilite nella strategia nazionale per la tutela dei diritti dei minori e nel pertinente piano d'azione per l'attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, nonché garantendo un'istruzione inclusiva per tutti i minori entro il 2025 ed eliminando il lavoro minorile;

19.  esorta a compiere ulteriori sforzi per intensificare la cooperazione in materia di prevenzione e lotta alle attività criminali, quali terrorismo, criminalità organizzata, criminalità informatica e criminalità transfrontaliera, ed invita l'Armenia ad allinearsi maggiormente alla politica estera e di sicurezza dell'UE;

20.  invita l'Armenia a ratificare lo statuto di Roma della Corte penale internazionale, che ha firmato nel 1999;

Cooperazione economica e commerciale

21.  si compiace dell'approfondimento delle relazioni economiche e commerciali tra l'UE e l'Armenia e del fatto che l'accordo di partenariato globale e rafforzato in alcuni casi vada oltre gli impegni dell'OMC in termini di trasparenza e accesso al mercato per i prodotti e gli operatori dell'UE in settori quali gli scambi di servizi, i diritti di proprietà intellettuale e gli appalti pubblici;

22.  invita l'Armenia a impegnarsi in relazioni commerciali basate sulla fiducia con l'UE, in linea con gli impegni assunti dal paese in sede di adesione all'OMC; ricorda che le condizioni di adesione all'OMC, gli obblighi stabiliti dagli accordi dell'OMC e le disposizioni degli stessi si applicano solo ai territori della Repubblica d'Armenia riconosciuti dalle Nazioni Unite;

23.  auspica che l'accordo offra prontamente nuove e interessanti opportunità economiche per i cittadini armeni che vivono o fanno ritorno in Armenia, non da ultimo per i giovani nel paese;

24.  si rammarica, tuttavia, che l'accordo non possa contemplare la rimozione degli ostacoli tariffari a seguito dell'adesione dell'Armenia all'Unione economica eurasiatica; si compiace, però, dell'elevato tasso di utilizzo del sistema di preferenze generalizzate (SPG+) dell'UE da parte dell'Armenia, pur osservando con una certa preoccupazione che tali esportazioni SPG+ sono fortemente concentrate solo su alcuni tipi di beni; rileva che l'accordo rispetta la politica estera multivettoriale perseguita dall'Armenia, invita tuttavia la Commissione ad assicurare che l'assistenza dell'Unione non sia diretta all'interno dell'Armenia verso quei settori che sono colpiti dalle sanzioni russe nei confronti dell'Unione ed esorta la Commissione a vigilare con attenzione sul rispetto del regolamento (UE) n. 833/2014 da parte degli Stati membri dell'Unione, onde evitare che la Russia acquisti beni e tecnologie a duplice uso attraverso l'Armenia;

25.  esprime apprezzamento per l'accordo raggiunto sulla protezione dei marchi, incluse le disposizioni transitorie di cui all'articolo 237 su Cognac e Champagne, tutelando in tal modo gli interessi dell'UE e consentendo al contempo all'Armenia di sviluppare gli scambi commerciali in tutti i principali settori della sua economia;

Energia e altri ambiti di cooperazione

26.  plaude all'accento posto, in particolare all'articolo 42, sulla sicurezza nucleare in base alle norme e alle prassi dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) e dell'Unione europea; si rammarica per la decisione delle autorità armene di prorogare l'operatività della centrale nucleare di Medzamor e ribadisce la sua profonda preoccupazione per la persistente discrepanza tra le norme di sicurezza di tale centrale nucleare e i principali rischi derivanti dalla sua ubicazione in una zona sismica; elogia i negoziatori per aver incluso all'articolo 42 dell'accordo di partenariato globale e rafforzato la cooperazione specifica concernente "la chiusura e la disattivazione in condizioni di sicurezza della centrale nucleare di Medzamor e la rapida adozione di una tabella di marcia o un piano d'azione in tal senso, tenuto conto della necessità della sua sostituzione con nuova capacità al fine di garantire la sicurezza energetica della Repubblica d'Armenia e le condizioni per uno sviluppo sostenibile";

27.  accoglie inoltre con favore le disposizioni specifiche per la cooperazione con l'Armenia su temi di interesse ambientale, vista l'urgente necessità di compiere progressi in tale settore, nonché le opportunità di creare posti di lavoro e di ridurre la dipendenza dalle importazioni di energia che potrebbero derivare dallo sviluppo di fonti energetiche alternative pulite; invita in particolare la Commissione ad assistere e appoggiare il governo armeno, sia sul piano tecnico che sul quello finanziario, nel suo ambizioso piano di sviluppare il settore dell'energia rinnovabile;

28.  invita le autorità armene a migliorare la trasparenza e la responsabilità nella gestione delle finanze pubbliche, nonché negli appalti pubblici e nel processo di privatizzazione e, inoltre, a rafforzare la vigilanza nel settore bancario;

29.  sottolinea l'importanza delle disposizioni sul dialogo e la cooperazione in materia di politica dell'occupazione, diritti del lavoro, come la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro, parità di genere e lotta alla discriminazione, anche a favore dei gruppi vulnerabili ed emarginati, allo scopo di offrire posti di lavoro e condizioni di lavoro migliori, in particolare per i giovani armeni, e di contribuire alla lotta contro l'elevata disoccupazione e la povertà estrema;

Disposizioni istituzionali

30.  accoglie favorevolmente l'istituzione di un comitato parlamentare di partenariato, a norma dell'articolo 365 dell'accordo, e si impegna a stabilire in tempi rapidi, in collaborazione con il parlamento armeno, il regolamento del comitato, in vista di un tempestivo avvio delle sue attività;

31.  ribadisce la sua richiesta alla Commissione e al SEAE di trasmettere al Parlamento una relazione scritta dettagliata sull'attuazione degli accordi internazionali con cadenza semestrale, in linea con la sua raccomandazione del 15 novembre 2017 al Consiglio, alla Commissione e al SEAE sul partenariato orientale nella fase preparatoria del vertice di novembre 2017, in cui si riafferma l'impegno del Parlamento a una maggiore supervisione dell'attuazione degli accordi internazionali con i partner orientali e ad aumentare il proprio controllo del sostegno dell'UE fornito a tal fine;

32.  invita l'UE e le autorità armene a intensificare gli sforzi di comunicazione in merito alle finalità e agli obiettivi di questo nuovo accordo, allo scopo di sensibilizzare ulteriormente l'opinione pubblica, sia in Armenia che nell'UE, circa le opportunità e i vantaggi attesi che potrebbero derivare dalla sua conclusione; invita inoltre entrambe le parti a proseguire gli sforzi per contrastare qualsiasi campagna di disinformazione riguardante le relazioni UE-Armenia;

o
o   o

33.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri nonché al governo e al parlamento dell'Armenia.

(1) Testi approvati, P8_TA(2017)0493.
(2) Testi approvati, P8_TA(2017)0440.
(3) GU C 328 del 6.9.2016, pag. 2.
(4) Testi approvati, P8_TA-PROV(2018)0283.


Accordo di partenariato e cooperazione UE-Iraq ***
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Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 4 luglio 2018 concernente il progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione di un accordo di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica dell'Iraq, dall'altra (10209/1/2012 – C8-0038/2018 – 2010/0310(NLE))
P8_TA(2018)0285A8-0222/2018

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (10209/1/2012),

–  visto il progetto di accordo di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica dell'Iraq, dall'altra (5784/2/2011 e 8318/2012),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 91, dell'articolo 100, dell'articolo 207, dell'articolo 209 e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0038/2018),

–  vista la sua posizione del 17 gennaio 2013 sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione di un accordo di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica dell'Iraq, dall'altra(1),

–  vista la modifica della base giuridica a seguito della sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea dell'11 giugno 2014(2),

–  vista la sua risoluzione non legislativa del 4 luglio 2018(3) sul progetto di decisione,

–  visti l'articolo 99, paragrafi 1 e 4, e l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per gli affari esteri (A8-0222/2018),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e della Repubblica dell'Iraq.

(1) GU C 440 del 30.12.2015, pag. 301.
(2) Sentenza della Corte di giustizia dell'11 giugno 2014, Commissione contro Consiglio sull'accordo quadro di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e la Repubblica delle Filippine, C-377/12, ECLI:EU:C:2014:1903.
(3) Testi approvati, P8_TA-PROV(2018)0286.


Accordo di partenariato e cooperazione UE-Iraq (risoluzione)
PDF 155kWORD 61k
Risoluzione non legislativa del Parlamento europeo del 4 luglio 2018 sul progetto di decisione del Consiglio relativo alla conclusione di un accordo di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica dell'Iraq, dall'altra (10209/1/2012 – C8-0038/2018 – 2010/0310M(NLE))
P8_TA(2018)0286A8-0224/2018

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (10209/1/2012),

–  visto l'accordo di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica dell'Iraq, dall'altra(1),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 91, dell'articolo 100, dell'articolo 207, dell'articolo 209 e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0038/2018),

–  vista la sua risoluzione del 17 gennaio 2013 sull'accordo di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e l'Iraq(2),

–  vista la comunicazione congiunta del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) e della Commissione, dell'8 gennaio 2018, che presenta alcuni elementi per una strategia dell'Unione nei confronti dell'Iraq,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 22 gennaio 2018 che stabiliscono una nuova strategia nei confronti dell'Iraq,

–  visto il programma indicativo pluriennale per l'Iraq (2014-2017) della Commissione,

–  vista la sua risoluzione del 4 febbraio 2016 sullo sterminio sistematico delle minoranze religiose da parte del cosiddetto "ISIS/Daesh"(3),

–  vista la sua risoluzione del 27 ottobre 2016 sulla situazione nell'Iraq del nord/Mosul(4),

–  viste le risoluzioni 2367 (2017) e 2379 (2017) approvate del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il 14 luglio 2017 e il 21 settembre 2017,

–  vista la sua risoluzione legislativa del 4 luglio 2018(5) sul progetto di decisione,

–  visto l'articolo 99, paragrafo 2, del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per gli affari esteri e il parere della commissione per lo sviluppo (A8-0224/2018),

A.  considerando che l'Europa e l'Iraq sono legati da millenni di reciproche influenze culturali e da una storia comune;

B.  considerando che l'Iraq è stato devastato da decenni di regime dittatoriale di Saddam Hussein, che ha avviato guerre di aggressione contro l'Iran nel 1980 e contro il Kuwait nel 1990, da sanzioni paralizzanti e dal conflitto interno a seguito dell'invasione capeggiata dagli Stati Uniti del 2003, ivi compresi la violenza settaria e il secessionismo curdo, nonché il terrorismo jihadista del Daesh; che tutti questi fattori dimostrano l'entità delle sfide che l'Iraq si trova ad affrontare mentre si adopera per conseguire progressi ai fini di una migliore governance, del progresso economico e della riconciliazione nazionale;

C.  considerando che l'Unione ha ribadito il proprio impegno a costruire un solido partenariato con l'Iraq, sulla base dell'accordo di partenariato e cooperazione, e a sostenere le autorità irachene nella transizione verso la democrazia e nel processo di ricostruzione, affrontando nel contempo le cause profonde dell'instabilità politica, economica e sociale; che, secondo le stime, gli sforzi di ricostruzione potrebbero arrivare a costare 88 miliardi di USD;

D.  considerando che agli Stati membri dell'UE coinvolti nella guerra del 2003, e all'UE nel suo complesso, incombe la particolare responsabilità di assistere la popolazione irachena e di sostenere gli sforzi per raggiungere la pace e la stabilità nel paese;

E.  considerando che si sono svolte elezioni parlamentari il 12 maggio 2018; che in una regione afflitta dal consolidamento di regimi e prassi di stampo autoritario, l'Iraq offre uno dei pochi esempi di ambiente politico competitivo, caratterizzato da un sistema multipartitico e da mezzi di comunicazione relativamente liberi; che le forze politiche del paese sembrano rendersi conto della necessità di formare alleanze intersettarie al fine di rafforzare la legittimità e la stabilità del sistema; che elezioni autentiche e competitive sono di fondamentale importanza per il consolidamento democratico dell'Iraq; che la piena partecipazione di tutte le parti della società irachena costituirà un passo importante verso una democrazia inclusiva e un sentimento condiviso di nazione;

F.  considerando che è necessario un miglioramento significativo della situazione in materia di sicurezza, al fine di promuovere la stabilizzazione, la riconciliazione, la governance inclusiva e il progresso economico e sociale del paese, sia a livello nazionale che locale; che per giungere alla riconciliazione occorre che tutte le parti si assumano la responsabilità dei crimini commessi; che l'UE sostiene la riforma del settore della sicurezza in Iraq attraverso la missione consultiva dell'Unione; che la missione di assistenza delle Nazioni Unite per l'Iraq (UNAMI) è presente nel paese dal 2003 e ha svolto attività importanti per la promozione di un dialogo politico inclusivo e della riconciliazione nazionale; che la NATO prosegue la sua iniziativa per il rafforzamento delle capacità in Iraq, che è incentrata sulla lotta agli ordigni esplosivi improvvisati, la bonifica degli ordigni esplosivi, lo sminamento, la pianificazione civile-militare, la manutenzione delle attrezzature di epoca sovietica, la medicina militare e la riforma degli organismi di sicurezza iracheni;

G.  considerando che l'Iraq deve far fronte a sfide di governance riguardanti la creazione di una capacità istituzionale e amministrativa e il consolidamento dello Stato di diritto, l'applicazione della legge e il rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle donne e i diritti di tutte le minoranze etnico-religiose;

H.  considerando che è importante lottare contro la disoccupazione e l'esclusione sociale, in particolare tra i giovani, onde evitare che si radicalizzino e diventino quindi facili reclute per organizzazioni terroristiche o altri gruppi della criminalità organizzata;

I.  considerando che il servizio antiterrorismo iracheno, che ha avuto il ruolo principale nella liberazione di Mosul, ha subito gravi perdite e deve ricevere un riconoscimento e un sostegno adeguati al fine di migliorare le sue capacità di reclutamento, in modo tale che la forza riacquisti dimensioni adeguate e sostenibili;

J.  considerando che le autorità irachene dovrebbero utilizzare i proventi petroliferi del paese come un'opportunità e uno strumento per realizzare una ricostruzione sociale ed economica sostenibile a vantaggio dell'intera società irachena, anziché distribuire tali proventi secondo una logica clientelare; che importanti giacimenti di petrolio si trovano all'interno della regione autonoma del Kurdistan iracheno; che è necessario normalizzare le relazioni tra il governo centrale di Baghdad e il governo regionale curdo della regione autonoma del Kurdistan iracheno, in linea con le disposizioni sancite dalla costituzione;

K.   considerando che l'Iraq è un mosaico di comunità spesso in competizione per il potere e il controllo delle risorse nazionali; che migliaia di cittadini iracheni, anche appartenenti a comunità minoritarie, e in particolare donne e ragazze, sono stati sterminati o ridotti in schiavitù in modo disumano dal Daesh con atti che costituiscono crimini di guerra e crimini contro l'umanità; che i gruppi terroristici ed estremisti possono ancora sfruttare facilmente le tensioni intersettarie e locali; che, nel 2003, in Iraq vivevano oltre 1,5 cittadini iracheni cristiani (caldei, siriaci, assiri e altre minoranze cristiane) e che essi costituiscono un'antica popolazione autoctona molto esposta alle persecuzioni e all'esilio; che milioni di cittadini iracheni, compresi cristiani, sono stati costretti a fuggire dalle violenze, lasciando definitivamente il proprio paese o spostandosi all'interno delle frontiere; che i curdi costituiscono un'importante minoranza della popolazione dell'Iraq e che la maggior parte di loro vive nella regione autonoma del Kurdistan iracheno;

L.  considerando che il Daesh, al-Qaeda e le organizzazioni terroristiche di vedute simili si ispirano alla versione estremista del salafismo/wahhabismo; che, nonostante la sconfitta subita dal Daesh a livello militare e territoriale, è ancora necessario contrastare la minaccia di tale ideologia tramite una migliore governance, l'istruzione, la prestazione di servizi, gli sforzi di deradicalizzazione e la piena inclusione della comunità sunnita nel processo politico iracheno;

M.  considerando che ad oggi, in un paese di 26 milioni di abitanti, 11 milioni di persone necessitano di aiuti umanitari, oltre 3 milioni di iracheni sono sfollati interni, molti dei quali ospitati nella regione autonoma del Kurdistan iracheno, e vi sono 246 000 rifugiati provenienti dalla Siria; che il sostegno economico agli sfollati interni per ricostituire i loro mezzi di sussistenza è essenziale per il loro ritorno;

N.  considerando che la sconfitta territoriale del Daesh è il risultato degli sforzi delle forze armate irachene, sostenute dalla coalizione internazionale contro il Daesh, e delle diverse Unità di mobilitazione popolare, dei peshmerga e delle altre forze alleate; che, nonostante la sconfitta territoriale del Daesh in Iraq, la minaccia jihadista persiste e mette a repentaglio il consolidamento della stabilità e della sicurezza nel paese, soprattutto lungo il confine siriano; che per la ricostruzione del paese e l'integrazione della società irachena è necessario superare le differenze basate su criteri religiosi, sciogliendo le Unità di mobilitazione popolare e integrandone i membri secondo le necessità dello Stato, un'azione senza la quale non sarà possibile realizzare uno Stato funzionale basato sulla democrazia e sul pluralismo; che nel 2016 il Parlamento iracheno ha approvato una legge che nella pratica ha reso l'insieme delle milizie un elemento permanente delle forze di sicurezza irachene; che uno Stato iracheno unito, pluralista e democratico è una condizione necessaria per la stabilità e lo sviluppo del paese e dei suoi cittadini;

1.  si compiace della conclusione di un accordo di partenariato e di cooperazione (APC) tra l'Unione europea e l'Iraq; chiede di sfruttare appieno i meccanismi da esso previsti per approfondire i legami tra l'Unione e l'Iraq;

2.  sottolinea che l'APC è uno strumento essenziale per l'attuazione della strategia dell'Unione per l'Iraq e per il rafforzamento della nostra cooperazione a favore della ricostruzione, della stabilizzazione e della riconciliazione a livello nazionale e locale nel paese, in presenza di una strategia a lungo termine; pone l'accento sull'importanza della titolarità irachena nel processo di costruzione di uno Stato democratico, federale e pluralista basato sul rispetto dei diritti umani e sullo Stato di diritto;

3.  si compiace dell'organizzazione della Conferenza internazionale per la ricostruzione dell'Iraq svoltasi in Kuwait il 12 febbraio 2018; invita l'Unione e i suoi Stati membri a onorare i propri impegni finanziari e in materia di assistenza tecnica;

4.  accoglie con favore l'impegno dell'UE a fornire un sostegno più a lungo termine al paese e il fatto che abbia scelto l'Iraq quale paese pilota per affrontare meglio e rendere operativo il nesso fra assistenza umanitaria e sviluppo, al fine di promuovere il passaggio dall'assistenza umanitaria alla ricostruzione e alla stabilizzazione a più lungo termine; ricorda che la crisi irachena costituisce un'emergenza di livello 3 delle Nazioni Unite e che 11 milioni di persone necessitano di assistenza; esorta pertanto l'UE e i suoi Stati membri a intensificare in primo luogo i loro sforzi per risolvere con urgenza i problemi umanitari e i bisogni umani di base, in particolare per quanto riguarda gli oltre 3 milioni di sfollati interni;

5.  sottolinea che la povertà è diffusa nel paese e che, sebbene l'Iraq sia un paese a reddito medio-alto, anni di violenza, conflitti e settarismo hanno notevolmente indebolito i progressi sul fronte dello sviluppo; invita l'UE a concentrare l'assistenza allo sviluppo, attraverso progetti mirati, sui gruppi più vulnerabili e le persone che ne hanno più bisogno, vale a dire donne e bambini, giovani, sfollati interni e rifugiati;

Le priorità dell'azione dell'Unione europea in Iraq

6.  esorta l'Unione e i suoi Stati membri a mantenere gli aiuti umanitari che forniscono attualmente per aiutare e proteggere tutti gli iracheni colpiti dai conflitti, utilizzando tali aiuti come strumento per contribuire a consolidare la governance, la democrazia e lo Stato di diritto; invita la Commissione e gli Stati membri ad assicurare un controllo capillare dell'assistenza finanziaria da essi fornita per garantire che raggiunga chi ne ha bisogno; sottolinea che tutti i cittadini iracheni hanno il diritto legale di ottenere la documentazione di stato civile e di accedere agli aiuti senza alcuna discriminazione;

7.  invita l'Unione a intensificare la sua cooperazione per favorire la stabilizzazione e la sicurezza delle zone recentemente liberate e consentire il rientro sicuro, consapevole, volontario e dignitoso degli sfollati interni; invita l'Unione a continuare a sostenere le autorità irachene al fine di garantire processi elettorali democratici, e ad assistere l'alta commissione elettorale indipendente irachena nei suoi sforzi per consentire agli sfollati interni di votare alle elezioni; incoraggia l'Unione a fornire assistenza tecnica per il rafforzamento delle capacità irachene nelle attività di sminamento e nell'eliminazione dei pericoli di esplosione delle zone liberate; invita il governo iracheno ad adoperarsi per accelerare le procedure di registrazione delle organizzazioni di sminamento;

8.  esorta l'Unione e gli Stati membri a fornire quanto prima un'assistenza finanziaria a favore della ricostruzione delle infrastrutture prioritarie e del ripristino dei servizi pubblici di prima necessità quali l'accesso all'acqua e ai servizi igienico-sanitari, all'energia elettrica, all'istruzione e all'assistenza sanitaria, al fine di garantire un tenore di vita minimo alla popolazione, aumentare il sostegno alla società civile e dare priorità ai finanziamenti a favore di progetti a sostegno di attori che promuovono la responsabilità e il cambiamento democratico; invita gli Stati membri dell'UE a sostenere un processo di pianificazione della ricostruzione urbana che consenta di coinvolgere i cittadini nei processi decisionali concernenti la ricostruzione, onde garantire l'inclusività nell'ambito della pianificazione e del recupero urbani, con l'obiettivo di migliorare la fiducia tra i cittadini e lo Stato; esorta la Commissione a garantire che i fondi erogati per la ricostruzione siano distribuiti in modo uniforme tra le comunità che ne hanno bisogno, a prescindere dall'identità etnica o religiosa dei beneficiari, e che siano convogliati attraverso agenzie di Stato legittime, anziché tramite attori substatali; ritiene che l'assistenza finanziaria potrebbe anche essere introdotta e distribuita agli imprenditori e alle imprese locali in modo da garantire l'apporto di capitali alle piccole e medie imprese;

9.  invita l'Unione a fare tutto il possibile per incoraggiare il proseguimento di un dialogo attivo e costruttivo tra il governo centrale e le autorità della regione del Kurdistan iracheno, in particolare dopo il referendum tenutosi nel settembre 2017 in Kurdistan, al fine di istituire relazioni stabili che soddisfino le due parti, promuovendo un processo decisionale inclusivo al più alto livello e nel pieno rispetto della diversità del paese e dei diritti di tutte le componenti della società irachena, nonché dei principi della Costituzione irachena, dell'unità, della sovranità e dell'integrità territoriale dell'Iraq; sottolinea la necessità di risolvere la questione della demarcazione dei confini tra la regione curda e il resto dell'Iraq attraverso il dialogo, con il sostegno delle Nazioni Unite; ritiene che l'Iraq e il governo regionale autonomo del Kurdistan debbano poter beneficiare delle esportazioni di petrolio senza interferenze esterne; invita inoltre l'Unione a favorire una maggiore cooperazione tra le autorità federali e locali al fine di ricostruire concretamente il paese e conseguire una stabilità a lungo termine e una coesistenza pacifica; sottolinea l'impellente necessità per la regione del Kurdistan iracheno di attuare le necessarie riforme politiche ed economiche, combattere la corruzione, consentire l'emergere di nuovi partiti ben funzionanti e garantire elezioni autentiche e competitive per il parlamento regionale nel 2018;

10.  ritiene che, durante la transizione dall'assistenza di emergenza allo sviluppo, i settori prioritari per l'assistenza allo sviluppo siano un approccio a lungo termine, la stabilizzazione, le riforme e i miglioramenti nel campo della buona governance e della responsabilità, l'istruzione e lo sviluppo delle competenze, l'accesso a opportunità di sostentamento e la fornitura dei servizi sanitari e sociali di base; sottolinea inoltre l'importanza di riforme per il miglioramento dell'equilibrio di genere e la rappresentanza femminile nella vita politica del paese; attende con interesse di ricevere proposte concrete sulle azioni previste in risposta a tali esigenze ed esorta la Commissione a fornire prove dei risultati e degli impatti conseguiti nel quadro del programma indicativo pluriennale 2014-2017;

11.  esprime la sua preoccupazione per la notevole frammentazione della società irachena; invita l'Unione, in coordinamento con l'UNAMI e le autorità irachene, a sostenere pienamente le attività della commissione di riconciliazione nazionale intese a promuovere il processo di riconciliazione tra le comunità, garantire il rispetto della diversità irachena e promuovere una governance inclusiva e rappresentativa, a livello nazionale e locale, che contribuisca al rafforzamento di un senso comune di cittadinanza irachena; osserva che la necessità di prevenire i conflitti e di affrontare le sfide in materia di sicurezza, nonché il bisogno di iniziative di riconciliazione, mediazione e dialogo, rendono necessario un aumento significativo dei fondi disponibili per tali iniziative, principalmente ricorrendo allo strumento inteso a contribuire alla stabilità e alla pace (IcSP); accoglie con favore le raccomandazioni che i leader religiosi iracheni hanno rivolto al governo iracheno, chiedendo di istituire un consiglio di alti ecclesiastici e studiosi in Iraq, di inviare al parlamento iracheno la richiesta di sostenere una legge che renda perseguibili come reati i discorsi religiosi estremisti che incitano all'odio e alla violenza e punisca coloro che li incoraggiano, di rivedere i programmi scolastici e di porre l'accento sulla riconciliazione e sulla cittadinanza nazionale, e non sull'identità settaria;

12.  incoraggia la comunità internazionale e l'UE a fornire sostegno per preservare la diversità delle identità etniche, culturali e religiose in Iraq; chiede di esaminare modi, nell'ambito della costituzione irachena, per riconoscere, proteggere e rafforzare l'autogoverno locale delle minoranze etniche e religiose che vivono nelle zone caratterizzate storicamente dalla loro forte presenza e dalla convivenza pacifica con le altre comunità, come, ad esempio nei monti Sinjar (yazidi) e nelle pianure di Ninive (caldei, siriani, assiri); invita le autorità irachene a consentire a curdi, cristiani e yazidi di ritornare alle loro zone di residenza originarie e a garantire che ciò avvenga in condizioni di sicurezza;

Dialogo politico

13.  esorta l'Unione a rafforzare il suo dialogo politico con le autorità irachene per promuovere il rispetto dei diritti umani, il rafforzamento delle istituzioni democratiche attraverso un maggiore rispetto dei principi dello Stato di diritto, una buona governance e un sistema giudiziario efficiente; chiede, in tale contesto, di fare dell'abolizione della pena di morte una priorità di tale dialogo e invita le autorità irachene ad applicare immediatamente una moratoria sulla pena di morte;

14.  ricorda la necessità di sostenere lo sviluppo della società civile irachena e la sua piena rappresentanza politica e partecipazione ai vari processi di riforma; ritiene che occorra prestare particolare attenzione alla rappresentanza delle donne, dei giovani e delle persone appartenenti a tutte le componenti etniche e religiose della società irachena, tra cui cristiani, musulmani sciiti e sunniti, yazidi e mandei, shabaki, curdi, turkmeni e altri ancora, le cui esigenze devono essere affrontate; sottolinea al contempo la necessità di dare la priorità alla formazione di una classe politica inclusiva e non settaria, rappresentativa di tutte le componenti che costituiscono la società irachena;

15.  chiede all'Unione europea e ai suoi Stati membri, tenuto conto dell'acquis europeo in materia di lotta contro la corruzione, di avviare con le autorità irachene programmi di cooperazione giudiziaria e di scambio di buone pratiche e strumenti efficaci per lottare concretamente contro la corruzione diffusa assicurando così una distribuzione equa della ricchezza del paese; sottolinea l'importanza dell'Unione nel fornire consulenze al governo iracheno sui temi di sicurezza e governance per garantire la stabilità dell'Iraq;

16.   elogia il contributo delle forze armate irachene alla lotta mondiale contro l'organizzazione terroristica Daesh; continua a fornire sostegno alle azioni globali di lotta contro il terrorismo condotte dalla coalizione internazionale contro il Daesh, che continua a rappresentare una minaccia notevole, nonostante i recenti successi militari nella lotta contro l'organizzazione, assicurando al contempo il rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani; riconosce che la lotta al terrorismo in Iraq è fortemente influenzata dalle situazioni che circondano il paese, come la guerra in Siria; invita l'Unione ad avviare un dialogo sulle questioni connesse alla lotta contro il terrorismo, al fine di riformare la legge antiterrorismo e rafforzare la capacità del paese di far fronte alle minacce terroristiche, e a collaborare con le autorità irachene per combattere l'impunità per i reati nei confronti di qualsiasi gruppo, sia esso etnico, religioso o di altra natura, comprese le minoranze in ogni loro forma; riconosce la necessità di affrontare le cause profonde del terrorismo al fine di poterlo combattere;

17.  invita l'Unione a incoraggiare le autorità irachene a dotarsi di una strategia nazionale per contrastare i crimini commessi dal Daesh e ad aderire allo Statuto di Roma della Corte penale internazionale (CPI), accettando volontariamente la competenza della CPI a indagare in modo trasparente ed equo e a garantire l'assunzione di responsabilità per le violazioni dei diritti umani, i crimini di guerra e i crimini contro l'umanità commessi dal Daesh; sottolinea la necessità di un'azione penale credibile nei confronti dei responsabili dei crimini commessi dal Daesh, che preveda la significativa partecipazione delle vittime e la creazione di un casellario giudiziario completo per tali reati; esprime al contempo preoccupazione per il fatto che un campo di applicazione troppo ampio per tali azioni penali possa portare a ulteriori ingiustizie, ostacolando la futura riconciliazione e reintegrazione delle comunità;

18.  sottolinea che occorre disporre di ampie competenze in materia di media e libertà di espressione al momento di formare gli operatori dei media locali nel settore del giornalismo di pace;

19.  invita l'UE ad assumersi la responsabilità per i cittadini dell'UE che si sono recati in Iraq per prendere parte ai crimini commessi dal Daesh e che dovrebbero essere soggetti allo Stato di diritto e sottoposti a processo; invita a istituire procedure chiare tra l'Iraq e i rispettivi Stati membri dell'UE in materia di rimpatrio e responsabilità giuridica delle persone interessate;

20.  invita la Commissione a sostenere una riforma del sistema giudiziario, in particolare per quanto riguarda la giustizia di transizione, al fine di garantire il rispetto delle norme internazionali in materia di giusto processo, di processi equi e di indipendenza e imparzialità della giustizia, onde assicurare l'assunzione di responsabilità all'interno delle strutture governative; invita inoltre l'UE a collaborare con le autorità irachene per combattere l'impunità per tutte le forme di reato nei confronti di qualsiasi gruppo, sia esso etnico, religioso o di altra natura, comprese le minoranze in ogni loro forma;

21.  invita le autorità irachene a dare priorità all'uguaglianza di genere e all'eliminazione di ogni forma di violenza e di discriminazione nei confronti delle donne e delle ragazze, compresa la violenza di genere; sottolinea a tale riguardo l'importanza di abolire la legge che dispensa l'imputato dall'azione penale in caso di stupro, violenza sessuale, violenza sessuale su minore, sequestro di persona o atti simili, se lo stupratore sposa la vittima dello stupro;

22.  invita l'Unione a favorire buone e costruttive relazioni tra l'Iraq e i suoi vicini e a promuovere il proprio ruolo nel contribuire alla pace regionale; sottolinea che l'Iraq intrattiene relazioni significative con gli Stati Uniti e l'Iran e che recentemente ha migliorato anche le sue relazioni con l'Arabia Saudita, il che potrebbe rendere il paese un punto focale degli sforzi regionali volti ad allentare le tensioni; invita tutte le parti coinvolte ad attuare il paragrafo 8 della risoluzione 598 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in cui si chiede un accordo di sicurezza regionale tra gli Stati costieri del Golfo Persico;

23.   invita l'Unione a collaborare con le autorità irachene nell'elaborazione di una strategia nazionale per la protezione e l'esumazione delle fosse comuni intesa a salvaguardare le fosse comuni nelle zone di recenti conflitti, allo scopo di esumare e sottoporre ad autopsia i resti umani ivi sepolti, per dare degna sepoltura ai resti delle vittime o per riconsegnarli alle famiglie e per acquisire prove e procedere alle indagini e alle azioni penali per i presunti crimini contro l'umanità; chiede inoltre un intervento da parte dell'UE e degli Stati membri per istituire con urgenza un gruppo di esperti incaricati di raccogliere tutte le prove di qualsiasi reato internazionale in corso, incluso il genocidio, in qualunque luogo sia commesso, in preparazione per i procedimenti giudiziari internazionali nei confronti dei responsabili;

24.  chiede di istituire a livello mondiale una giornata annuale di commemorazione delle vittime delle atrocità di stampo terroristico commesse dal Daesh, da al-Qaeda e da altre organizzazioni terroristiche simili;

Cooperazione settoriale

25.  sottolinea che il processo di ricostruzione e di stabilizzazione deve essere accompagnato da politiche coerenti in materia di sviluppo economico e sociale che vadano a beneficio di tutti gli iracheni in modo sostenibile e inclusivo; invita l'Unione a collaborare pienamente con le autorità irachene al fine non solo di ovviare agli squilibri economici e di bilancio, ma anche di promuovere una crescita economica sostenibile e inclusiva, in grado di creare occupazione, in particolare per i giovani, oltre a istituire un quadro per il commercio e a creare un contesto favorevole per gli investimenti; invita l'UE a incoraggiare e sostenere l'Iraq affinché offra ai giovani che non hanno potuto ricevere un'istruzione formale in quanto vittime di sfollamenti forzati ad opera del Daesh l'opportunità di accedere a programmi di istruzione formale che forniscano loro conoscenze e competenze per migliorare le loro possibilità di ottenere un lavoro;

26.  invita l'Unione a incoraggiare e a sostenere l'Iraq nella diversificazione dell'economia;

27.  è preoccupato per l'elevato tasso di abbandono scolastico fra gli studenti di entrambi i sessi delle scuole irachene (come denunciato dalle organizzazioni della società civile, stando alle quali il 60 % di coloro che si erano iscritti alle scuole primarie nel 2015 ha in seguito abbandonato gli studi); sottolinea che alti livelli di alfabetizzazione sono fondamentali per costruire una pace positiva nei contesti colpiti da conflitti;

28.  invita l'Unione a incrementare la cooperazione nei settori dell'istruzione e a favore di una riforma dell'istruzione, al fine di garantire l'accesso a un'istruzione di qualità a tutti i livelli e per tutti, soprattutto per i minori; riconosce il problema del mancato accesso all'istruzione delle ragazze a causa delle consuetudini, della percezione nella società, della povertà e della sicurezza; invita l'UE a promuovere la sensibilizzazione sull'istruzione delle ragazze e a collaborare con il governo iracheno per migliorare la situazione, in quanto ciò è essenziale per migliorare la loro qualità di vita;

29.  invita l'Unione a creare opportunità di cooperazione nel settore della scienza e della ricerca, con particolare riferimento alla collaborazione e ai partenariati a livello universitario, soprattutto per quanto riguarda Erasmus+ e le opportunità di scambio nel settore dell'insegnamento e della ricerca;

30.  invita l'UE a intraprendere e rafforzare la cooperazione in campo culturale al fine di proteggere, preservare e ricostruire il patrimonio artistico-culturale iracheno;

31.  si compiace dell'avvio, su richiesta delle autorità irachene e nel quadro della strategia irachena di sicurezza, di una missione volta a sostenere la riforma del settore della sicurezza in Iraq (EUAM Iraq); auspica che essa consenta di rafforzare le istituzioni pubbliche e di formare una forza di polizia imparziale e inclusiva; sottolinea che la riforma del settore della sicurezza in Iraq è una sfida importante che dovrebbe essere sostenuta dall'ONU; sottolinea la necessità di incoraggiare la smobilitazione delle milizie e il reinserimento dei combattenti nel quadro di un progetto più ampio di riforma del settore della sicurezza e mediante programmi di reinserimento su misura, ove necessario;

32.  invita l'Unione europea a fornire maggiore assistenza tecnica alle autorità irachene per la sana gestione delle risorse naturali, il miglioramento della riscossione delle imposte e la diminuzione dei flussi finanziari illeciti, con l'obiettivo di garantire che l'Iraq sarà in grado di finanziare il proprio sviluppo nazionale a medio termine e di ridurre le ineguaglianze tra i suoi abitanti e le sue regioni; sottolinea la necessità di informare attivamente il settore privato e gli investitori, al fine di migliorare la sensibilità ai conflitti e il loro contributo al processo di costruzione della pace e allo sviluppo sostenibile.

33.  invita l'Unione a stabilire con l'Iraq, nel quadro previsto dall'APC, un dialogo in materia di migrazione in tutti i suoi aspetti e ad adottare un approccio basato sui diritti umani per affrontare la migrazione, tenendo presente la necessità di trovare soluzioni a lungo termine, efficaci e praticabili, a beneficio dei cittadini sia dell'Unione che dell'Iraq;

34.  sottolinea che l'Iraq è un partner potenzialmente importante per garantire la ricostruzione delle infrastrutture connesse all'energia e una maggiore diversificazione delle fonti di energia e delle fonti di approvvigionamento per l'UE; invita pertanto l'UE a sostenere l'Iraq nella transizione energetica e a cooperare con l'Iraq nella creazione di progetti comuni e nello scambio di buone prassi e know-how nei settori fondamentali dell'efficienza energetica, delle energie rinnovabili, dell'ambiente e della gestione efficiente delle risorse, comprese le risorse idriche, allo scopo, tra l'altro, di accelerare l'attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile;

35.  ricorda che le donne e le ragazze sono colpite in modo sproporzionato dai conflitti e dagli estremismi e che sono più vulnerabili alla violenza e agli abusi, tra cui la violenza sessuale, la tortura, il traffico di esseri umani, la schiavitù e i matrimoni precoci; sottolinea la necessità di affrontare le specifiche esigenze umanitarie e di sviluppo di donne e ragazze, in particolare nelle comunità sfollate; invita l'UE a promuovere ulteriormente l'uguaglianza tra donne e uomini e l'emancipazione femminile attraverso i suoi sforzi a favore dello sviluppo e a sottolineare il ruolo delle donne nella ripresa e nella costruzione della pace nel paese;

36.  insiste sulla necessità di investire nel settore agricolo iracheno, considerato l'alto potenziale occupazionale e l'importanza del ripopolamento di aree rurali sempre meno popolate a causa dei conflitti;

37.  loda l'impegno risoluto dell'Iraq di aderire all'Organizzazione mondiale del commercio e chiede alla Commissione di assistere le autorità irachene nei loro sforzi intesi a tornare a far parte della realtà economica e commerciale mondiale;

Relazioni interistituzionali

38.  insiste affinché tutta l'assistenza fornita dall'Unione sia soggetta all'osservanza rigorosa dei principi del rispetto dei diritti umani e dello Stato di diritto e sia accompagnata da un processo di valutazione costante, dei cui risultati il Parlamento deve essere debitamente informato a norma dell'articolo 113 dell'accordo di partenariato e di cooperazione;

39.  si impegna a istituire, con il Parlamento iracheno, una commissione parlamentare di cooperazione, come previsto dall'APC, affinché possa avviare le proprie attività, compreso il monitoraggio dell'attuazione dei progetti di cooperazione tra l'Iraq e l'Unione;

40.  auspica che il suo gruppo di sostegno alla democrazia e coordinamento elettorale (DEG) includa l'Iraq nel suo elenco di paesi prioritari per il 2019 e si impegni nello sviluppo di programmi di rafforzamento delle capacità del parlamento iracheno; esorta la Commissione a sostenere tali programmi;

o
o   o

41.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Presidente del Consiglio europeo, al Presidente della Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, nonché al governo e al Consiglio dei rappresentanti della Repubblica dell'Iraq.

(1) GU L 204 del 31.7.2012, pag. 20.
(2) GU C 440 del 30.12.2015, pag. 83.
(3) GU C 35 del 31.1.2018, pag. 77.
(4) GU C 215 del 19.6.2018, pag. 194.
(5) Testi approvati, P8_TA-PROV(2018)0285.


Accordo UE-Nuova Zelanda sulla modifica di concessioni (adesione della Croazia) ***
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Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 4 luglio 2018 concernente il progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo in forma di scambio di lettere tra l'Unione europea e la Nuova Zelanda, a norma dell'articolo XXIV, paragrafo 6, e dell'articolo XXVIII dell'accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio (GATT) del 1994, sulla modifica di concessioni nell'elenco della Repubblica di Croazia nel quadro della sua adesione all'Unione europea (10670/2017 – C8-0121/2018 – 2017/0137(NLE))
P8_TA(2018)0287A8-0220/2018

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (10670/2017),

–  visto il progetto di accordo in forma di scambio di lettere tra l'Unione europea e la Nuova Zelanda, a norma dell'articolo XXIV, paragrafo 6, e dell'articolo XXVIII dell'accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio (GATT) del 1994, sulla modifica di concessioni nell'elenco della Repubblica di Croazia nel quadro della sua adesione all'Unione europea (10672/2017),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 207, paragrafo 4, e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), punto v), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8‑0121/2018),

–  visti l'articolo 99, paragrafi 1 e 4, e l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per il commercio internazionale (A8-0220/2018),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione, nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e della Nuova Zelanda.


Statuto del sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea: sistemi di compensazione e di pagamento ***I
PDF 150kWORD 55k
Emendamenti del Parlamento europeo, approvati il 4 luglio 2018, al progetto di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica l'articolo 22 dello statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea (10850/2017 – BCE/2017/18 – C8-0228/2017 – 2017/0810(COD))(1)
P8_TA(2018)0288A8-0219/2018

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Progetto della Banca centrale europea   Emendamento
Emendamento 1
Progetto di decisione
Considerando 1
(1)  I compiti fondamentali assolti mediante il Sistema europeo di banche centrali (SEBC) includono la definizione e l'attuazione della politica monetaria dell'Unione e la promozione del regolare funzionamento dei sistemi di pagamento. Infrastrutture dei mercati finanziari sicure ed efficienti, in particolare i sistemi di compensazione, sono essenziali per l'assolvimento di tali compiti fondamentali.
(1)  I compiti fondamentali assolti mediante il Sistema europeo di banche centrali (SEBC) includono la definizione e l'attuazione della politica monetaria dell'Unione e la promozione del regolare funzionamento dei sistemi di pagamento, il che è essenziale per il mantenimento della stabilità finanziaria. Infrastrutture dei mercati finanziari sicure ed efficienti, in particolare i sistemi di compensazione, sono essenziali per l'assolvimento di tali compiti fondamentali.
Emendamento 2
Progetto di decisione
Considerando 3
(3)  In data 4 marzo 2015 il Tribunale ha emanato la sentenza nella causa T-496/11, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord contro Banca centrale europea7 statuendo che la BCE non dispone della competenza a disciplinare l'attività dei sistemi di compensazione. Il Tribunale ha stabilito che l'articolo 129, paragrafo 3, del trattato consente al Parlamento europeo e al Consiglio, deliberando in conformità alla procedura legislativa ordinaria, e su raccomandazione della BCE o su proposta della Commissione, di emendare l'articolo 22 dello statuto del sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea (di seguito, lo "statuto del SEBC"). La Corte ha concluso che "spetterebbe alla BCE, ove essa ritenesse che il riconoscimento a suo favore di un potere di regolamentazione delle infrastrutture che effettuano la compensazione di operazioni su titoli sia necessario per il corretto adempimento del compito previsto all'articolo 127, paragrafo 2, quarto trattino, TFUE, chiedere al legislatore dell'Unione una modifica dell'articolo 22 dello Statuto, mediante l'aggiunta di un riferimento esplicito ai sistemi di compensazione di titoli".
(3)  In data 4 marzo 2015 il Tribunale ha emanato la sentenza nella causa T-496/117 nella causa Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord contro Banca centrale europea7 statuendo che "la BCE non dispone della competenza necessaria per regolamentare l'attività dei sistemi di compensazione di titoli, pertanto il quadro di riferimento, laddove impone alle controparti centrali che intervengono nella compensazione di titoli finanziari un requisito di ubicazione all'interno della zona euro, deve essere annullato per difetto di competenza". Il Tribunale ha stabilito che l'articolo 129, paragrafo 3, del trattato consente al Parlamento europeo e al Consiglio, deliberando in conformità alla procedura legislativa ordinaria, e su raccomandazione della BCE, di emendare l'articolo 22 dello statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea (di seguito, lo "statuto del SEBC"). Pertanto, il Tribunale ha concluso che "spetterebbe alla BCE, ove essa ritenesse che il riconoscimento a suo favore di un potere di regolamentazione delle infrastrutture che effettuano la compensazione di operazioni su titoli sia necessario per il corretto adempimento del compito previsto all'articolo 127, paragrafo 2, quarto trattino, TFUE, chiedere al legislatore dell'Unione una modifica dell'articolo 22 dello Statuto, mediante l'aggiunta di un riferimento esplicito ai sistemi di compensazione di titoli".
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_________________
7 ECLI: EU:T:2015:133.
7 ECLI: EU:T:2015:133.
Emendamento 3
Progettodi decisione
Considerando 3 bis (nuovo)
(3 bis)  Sebbene i sistemi di compensazione di titoli siano una tipologia dei sistemi di pagamento, è necessaria maggiore chiarezza sulla questione, in considerazione della sentenza del 4 marzo 2015 del Tribunale dell'Unione europea nella causa T-496/11; di conseguenza, occorre esplicitare la competenza su tali sistemi mediante una revisione dell'articolo 22 dello statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea.
Emendamento 4
Progetto di decisione
Considerando 4
(4)  Si prevede che sviluppi significativi, sia a livello mondiale che a livello europeo, aumentino il rischio che perturbazioni incidenti sui sistemi di compensazione, in particolare delle controparti centrali (central counterparties, CCP), rappresentino una minaccia per il regolare funzionamento dei sistemi di pagamento e l'attuazione della politica monetaria unica, influendo, in ultima analisi, sull'obiettivo primario dell'Eurosistema di mantenere la stabilità dei prezzi.
(4)  Si prevede che sviluppi significativi, sia a livello mondiale che a livello europeo, aumenteranno il rischio che le perturbazioni dei sistemi di compensazione, in particolare delle controparti centrali (central counterparties, CCP), mettano a repentaglio il regolare funzionamento dei sistemi di pagamento e l'attuazione della politica monetaria unica, influendo, in ultima analisi, sulla stabilità finanziaria, compreso l'obiettivo primario dell'Eurosistema di mantenere la stabilità dei prezzi.
Emendamento 5
Progetto di decisione
Considerando 5
(5)  Il 29 marzo 2017 il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord ha notificato al Consiglio europeo la propria intenzione di recedere dall'Unione europea. Il recesso del Regno Unito determinerà un cambiamento radicale nelle modalità con le quali talune attività di compensazione denominate in euro di importanza sistemica saranno regolamentate, supervisionate e vigilate, incidendo così sulla capacità dell'Eurosistema di monitorare e gestire i rischi per il regolare funzionamento dei sistemi di pagamento e sull'attuazione della politica monetaria dell'Eurosistema.
soppresso
Emendamento 6
Progetto di decisione
Considerando 6
(6)  La compensazione centrale ha assunto sempre più natura transfrontaliera e importanza sistemica. Data la diversità dei loro membri e la natura paneuropea dei servizi finanziari da esse forniti, le CCP hanno un'importanza vitale per l'Unione nel suo insieme e in particolare per l'area dell'euro. Ciò si rispecchia nel regolamento (UE) n. 648/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio8, che istituisce meccanismi di vigilanza collettiva sotto forma di collegi composti dalle autorità nazionali e dell'Unione competenti, compreso l'Eurosistema nel proprio ruolo di banca centrale di emissione per l'euro.
(6)  La compensazione centrale ha assunto sempre più natura transfrontaliera e importanza sistemica. Data la diversità dei loro membri e la natura paneuropea dei servizi finanziari da esse forniti, le CCP hanno un'importanza vitale per l'Unione nel suo insieme e in particolare per l'area dell'euro. Ciò si rispecchia nel regolamento (UE) n. 648/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, che istituisce meccanismi di vigilanza collettiva sotto forma di collegi composti dalle autorità nazionali e dell'Unione competenti, compreso l'Eurosistema nel proprio ruolo di banca centrale di emissione per l'euro, la moneta dell'Unione.
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8 Regolamento (UE) n. 648/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 luglio 2012, sugli strumenti derivati OTC, le controparti centrali e i repertori di dati sulle negoziazioni (GU L 201 del 27.7.2012, pag. 1).
Emendamento 7
Progetto di decisione
Considerando 7
(7)  Per fronteggiare queste problematiche, il 13 giugno 2017, la Commissione europea ha presentato la propria proposta legislativa volta ad assicurare la stabilità finanziaria e la sicurezza e la solidità delle CCP di rilevanza sistemica per i mercati finanziari nell'Unione. Al fine di assicurare che l'Eurosistema, in quanto banca centrale di emissione per l'euro, possa assolvere il ruolo previsto nella proposta legislativa, è di estrema importanza che esso sia dotato dei relativi poteri regolamentari ai sensi del trattato e dello statuto del SEBC. In particolare l'Eurosistema dovrebbe essere dotato dei poteri regolamentari di adottare valutazioni vincolanti e imporre misure correttive, in stretta cooperazione con le altre autorità dell'Unione. Inoltre, ove necessario a proteggere la stabilità dell'euro, la BCE dovrebbe essere dotata dei poteri regolamentari di adottare requisiti supplementari per le CCP coinvolte nella compensazioni di un significativo ammontare di operazioni denominate in euro.
(7)  Per fronteggiare queste problematiche, il 13 giugno 2017, la Commissione europea ha presentato la propria proposta legislativa volta ad assicurare la stabilità finanziaria e la sicurezza e la solidità delle CCP di rilevanza sistemica per i mercati finanziari nell'Unione. Al fine di assicurare che l'Eurosistema, in quanto banca centrale di emissione per l'euro, possa assolvere il ruolo previsto nella proposta legislativa, è di estrema importanza che esso sia dotato dei relativi poteri regolamentari ai sensi del trattato e dello statuto del SEBC. In particolare l'Eurosistema dovrebbe essere dotato dei poteri regolamentari di adottare valutazioni vincolanti e imporre misure correttive, in stretta cooperazione con le altre autorità dell'Unione. Inoltre, ove necessario a proteggere la stabilità dell'euro, la BCE dovrebbe essere dotata dei poteri regolamentari di adottare requisiti supplementari per le CCP coinvolte nella compensazioni di un significativo ammontare di operazioni denominate in euro. Tali requisiti dovrebbero salvaguardare l'integrità del mercato unico e assicurare che, nell'ambito della vigilanza sulle CCP di paesi terzi, prevalgano il diritto dell'Unione e la giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea.
Emendamento 8
Progetto di decisione
Considerando 8
(8)  L'articolo 22 dello statuto del SEBC è compreso nel capo IV "Funzioni monetarie e operazioni del SEBC". I compiti ivi conferiti dovrebbero essere utilizzati esclusivamente a fini di politica monetaria.
(8)  L'articolo 22 dello statuto del SEBC è compreso nel capo IV "Funzioni monetarie e operazioni del SEBC". I compiti ivi conferiti dovrebbero essere utilizzati esclusivamente a fini di politica monetaria. Per quanto riguarda i sistemi di compensazione degli strumenti finanziari, i requisiti applicabili sulla base di detto articolo dovrebbero comprendere obblighi di segnalazione e obblighi in virtù dei quali il sistema di compensazione è tenuto a cooperare con la Banca centrale europea e le banche centrali nazionali nella loro valutazione della resilienza del sistema rispetto a sviluppi negativi del mercato. Tali requisiti dovrebbero parimenti comprendere l'apertura, da parte del sistema, di un conto di deposito overnight presso il SEBC, in conformità dei pertinenti criteri in materia di accesso e degli obblighi del SEBC. Inoltre, dovrebbero includere le prescrizioni necessarie per far fronte alle situazioni in cui un sistema di compensazione degli strumenti finanziari comporti un rischio imminente di grave danno per gli istituti finanziari o i mercati dell'Unione o per il sistema finanziario dell'Unione o di uno dei suoi Stati membri, quali prescrizioni in materia di controlli del rischio liquidità, accordi di regolamento, margini, garanzie collaterali o accordi di interoperabilità. Per quanto riguarda i sistemi di compensazione dei paesi terzi relativi a strumenti finanziari di importanza sistemica, il regolamento (UE) .../... [regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 1095/2010 che istituisce l'Autorità europea di vigilanza (Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati) e il regolamento (UE) n. 648/2012 per quanto riguarda le procedure e le autorità per l'autorizzazione delle controparti centrali e i requisiti per il riconoscimento delle CCP di paesi terzi] prevede la possibilità che la BCE proponga requisiti supplementari per tali sistemi.
Emendamento 9
Progetto di decisione
Considerando 8 bis (nuovo)
(8 bis)  I nuovi poteri della BCE relativamente ai sistemi di compensazione degli strumenti finanziari basati sull'articolo 22 modificato dello statuto del SEBC e della BCE saranno esercitati parallelamente ai poteri esercitati dalle altre istituzioni e dagli altri organi e organismi dell'Unione sulla base delle disposizioni concernenti l'instaurazione o il funzionamento del mercato interno di cui alla parte terza del TFUE, comprese quelle contenute in atti adottati dalla Commissione o dal Consiglio in virtù dei poteri loro conferiti. In tale contesto, per garantire il rispetto delle competenze di ciascun soggetto e prevenire norme contraddittorie e incoerenze tra le decisioni adottate dalle diverse istituzioni e dai diversi organi e organismi dell'Unione, i poteri conferiti a norma dell'articolo 22 modificato dello statuto del SEBC dovrebbero essere esercitati tenendo debitamente conto del quadro generale per il mercato interno definito dai colegislatori, nonché in maniera assolutamente coerente con gli atti legislativi del Parlamento europeo e del Consiglio e con le misure adottate a norma di tali atti.
Emendamento 10
Progetto di decisione
Considerando 8 ter (nuovo)
(8 ter)  La BCE dovrebbe garantire piena trasparenza e responsabilità dinanzi al Parlamento europeo e al Consiglio quanto all'esercizio dei suoi poteri e compiti a norma dell'articolo 22 del suo statuto. In particolare, dovrebbe mantenere il Parlamento europeo e il Consiglio regolarmente informati in merito a tutte le decisioni prese e a tutti i regolamenti stabiliti sulla base di detto articolo. A tale fine, dovrebbe dedicare un capitolo specifico della sua relazione annuale all'esercizio dei poteri conferitile dall'articolo 22 del suo statuto e pubblicare sul suo sito web tutte le decisioni e raccomandazioni e tutti i pareri concernenti i regolamenti da essa stabiliti sulla base di detto articolo.
Emendamento 11
Progetto di decisione
Articolo 1
Statuto del sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea.
Articolo 22
Articolo 22
Articolo 22
Sistemi di compensazione e sistemi di pagamento
Sistemi di compensazione e sistemi di pagamento
La BCE e le banche centrali nazionali possono accordare facilitazioni, e la BCE può stabilire regolamenti, al fine di assicurare sistemi di compensazione e di pagamento e sistemi di compensazione per strumenti finanziari efficienti e affidabili all'interno dell'Unione e nei rapporti con i paesi terzi.
La BCE e le banche centrali nazionali possono accordare facilitazioni, e la BCE può stabilire regolamenti, al fine di assicurare sistemi di compensazione e di pagamento efficienti e affidabili all'interno dell'Unione e nei rapporti con i paesi terzi.
Per conseguire gli obiettivi del SEBC e assolvere ai propri compiti, la BCE può stabilire regolamenti concernenti i sistemi di compensazione degli strumenti finanziari all'interno dell'Unione e nei rapporti con i paesi terzi, tenendo debitamente conto degli atti legislativi del Parlamento europeo e del Consiglio e delle misure adottate a norma di tali atti, nonché in maniera assolutamente coerente con tali atti e misure.

(1) La questione è stata rinviata alla commissione competente in base all'articolo 59, paragrafo 4, quarto comma, del regolamento del Parlamento, per l'avvio di negoziati interistituzionali (A8-0219/2018).


Tassazione a carico di autoveicoli pesanti adibiti al trasporto di merci per l'uso di alcune infrastrutture *
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Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 4 luglio 2018 sulla proposta di direttiva del Consiglio che modifica la direttiva 1999/62/CE, relativa alla tassazione a carico di autoveicoli pesanti adibiti al trasporto di merci su strada per l'uso di alcune infrastrutture, per quanto riguarda determinate disposizioni concernenti le tasse sugli autoveicoli (COM(2017)0276 – C8-0196/2017 – 2017/0115(CNS))
P8_TA(2018)0289A8-0200/2018

(Procedura legislativa speciale – consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Consiglio (COM(2017)0276),

–  visto l'articolo 113 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C8-0196/2017),

–  visto l'articolo 78 quater del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per i trasporti e il turismo e il parere della commissione per i problemi economici e monetari (A8-0200/2018),

1.  approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.  invita la Commissione a modificare di conseguenza la sua proposta, in conformità dell'articolo 293, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

3.  invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

4.  chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente la proposta della Commissione;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio, alla Commissione e ai parlamenti nazionali.

Testo della Commissione   Emendamento
Emendamento 1
Proposta di direttiva
Considerando 4
(4)  Anche se i pedaggi dovessero essere riscossi dagli Stati membri, l'industria dovrebbe comunque continuare a sostenere il costo delle tasse sugli autoveicoli; tali tasse potrebbero quindi costituire un ostacolo all'introduzione di pedaggi.
(4)  Anche se i pedaggi dovessero essere riscossi dagli Stati membri, l'industria, in particolare le PMI, dovrebbe comunque continuare a sostenere il costo delle tasse sugli autoveicoli; tali tasse potrebbero quindi costituire un ostacolo all'introduzione di pedaggi.
Emendamento 2
Proposta di direttiva
Considerando 5
(5)  Gli Stati membri dovrebbero pertanto disporre di un margine d'azione maggiore per ridurre le tasse sugli autoveicoli, segnatamente mediante la diminuzione delle aliquote minime stabilite nella direttiva 1999/62/CE. Al fine di ridurre al minimo il rischio relativo alle distorsioni di concorrenza tra gli operatori di trasporto stabiliti in vari Stati membri, tale diminuzione dovrebbe avvenire in modo graduale.
(5)  Tenendo conto della forma di tariffazione stradale connessa alla distanza percorsa e al fine di ridurre al minimo il rischio relativo alle distorsioni di concorrenza tra gli operatori di trasporto stabiliti in vari Stati membri e l'eventuale onere amministrativo, gli Stati membri dovrebbero disporre di un margine di azione maggiore per ridurre le tasse sugli autoveicoli, segnatamente mediante la diminuzione delle aliquote minime stabilite nella direttiva 1999/62/CE.
Emendamenti 3 e 17
Proposta di direttiva
Considerando 5 bis (nuovo)
(5 bis)   Gli Stati membri dovrebbero essere incoraggiati ad abolire gli incentivi fiscali contraddittori che scoraggiano la mobilità a basse emissioni e sovvenzionano veicoli inefficienti e inquinanti, come le autovetture aziendali diesel.
Emendamento 4
Proposta di direttiva
Considerando 5 ter (nuovo)
(5 ter)  Al fine di garantire agli Stati membri una maggiore discrezionalità nella riduzione della loro aliquota di imposta sugli autoveicoli per sostenere l'introduzione di pedaggi calcolati in base alla distanza percorsa ed evitare potenziali oneri amministrativi, le aliquote minime di imposta dovrebbero essere ridotte in un'unica fase a partire dal 1° gennaio 2024, dando agli Stati membri la massima flessibilità nel determinare l'aliquota e il ritmo della riduzione.
Emendamento 5
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 2 bis (nuovo)
Direttiva 1999/62/CE
Articolo 6 – paragrafo 4 bis (nuovo)
2 bis)   all'articolo 6, è aggiunto il seguente paragrafo:
"4 bis. La progressiva riduzione della tassa sugli autoveicoli pesanti adibiti al trasporto di merci su strada applicata da uno Stato membro è interamente compensata da entrate supplementari generate attraverso il proprio sistema di pedaggio. Entro il 1° gennaio 2024, tutti gli Stati membri attuano il sistema di pedaggio in linea con quanto disposto dalla direttiva.".
Emendamento 6
Proposta di direttiva
Allegato I – lettera a
Direttiva 1999/62/CE
Allegato I – titolo
Tabella A: ALIQUOTE MINIME DI IMPOSTA DA APPLICARE AGLI AUTOVEICOLI PESANTI ADIBITI AL TRASPORTO DI MERCI FINO AL 31 DICEMBRE […]" [insert year of entry into force of this Directive]
Tabella A: ALIQUOTE MINIME DI IMPOSTA DA APPLICARE AGLI AUTOVEICOLI PESANTI ADIBITI AL TRASPORTO DI MERCI FINO AL 31 DICEMBRE 2023
Emendamento 7
Proposta di direttiva
Allegato I – lettera b
Direttiva 1999/62/CE
Allegato I – tabella B
Tabella B: ALIQUOTE MINIME DI IMPOSTA DA APPLICARE AGLI AUTOVEICOLI PESANTI ADIBITI AL TRASPORTO DI MERCI A DECORRERE DAL 1° GENNAIO [...] [insert the year following the year of entry into force of this directive]
soppresso
Emendamento 8
Proposta di direttiva
Allegato I – lettera b
Direttiva 1999/62/CE
Allegato I – tabella C
Tabella C: ALIQUOTE MINIME DI IMPOSTA DA APPLICARE AGLI AUTOVEICOLI PESANTI ADIBITI AL TRASPORTO DI MERCI A DECORRERE DAL 1° GENNAIO [...] [insert the second year following the entry into force of this directive]
soppresso
Emendamento 9
Proposta di direttiva
Allegato I – lettera b
Direttiva 1999/62/CE
Allegato I – tabella D
Tabella D: ALIQUOTE MINIME DI IMPOSTA DA APPLICARE AGLI AUTOVEICOLI PESANTI ADIBITI AL TRASPORTO DI MERCI A DECORRERE DAL 1° GENNAIO [...] [insert the third year following the entry into force of this directive]
soppresso
Emendamento 10
Proposta di direttiva
Allegato I – lettera b
Direttiva 1999/62/CE
Allegato I – tabella E
Tabella E: ALIQUOTE MINIME DI IMPOSTA DA APPLICARE AGLI AUTOVEICOLI PESANTI ADIBITI AL TRASPORTO DI MERCI A DECORRERE DAL 1° GENNAIO [...] [insert the fourth year following the entry into force of this directive]
soppresso
Emendamento 11
Proposta di direttiva
Allegato I – lettera b
Direttiva 1999/62/CE
Allegato I – tabella F – titolo
Tabella F: ALIQUOTE MINIME DI IMPOSTA DA APPLICARE AGLI AUTOVEICOLI PESANTI ADIBITI AL TRASPORTO DI MERCI A DECORRERE DAL 1° GENNAIO [...] [insert the fifth year following the entry into force of this directive]
Tabella F: ALIQUOTE MINIME DI IMPOSTA DA APPLICARE AGLI AUTOVEICOLI PESANTI ADIBITI AL TRASPORTO DI MERCI A DECORRERE DAL 1° GENNAIO 2024

Progetto di bilancio rettificativo n. 2/2018 che iscrive l'eccedenza dell'esercizio 2017
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Risoluzione del Parlamento europeo del 4 luglio 2018 concernente la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo n. 2/2018 dell'Unione europea per l'esercizio 2018 che iscrive l'eccedenza dell'esercizio 2017 (09325/2018 – C8-0277/2018 – 2018/2057(BUD))
P8_TA(2018)0290A8-0209/2018

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 314 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(1), in particolare l'articolo 18, paragrafo 3, e l'articolo 41,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2018, definitivamente adottato il 30 novembre 2017(2),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(3),

–  visto l'accordo interistituzionale, del 2 dicembre 2013, tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria(4),

–  vista la decisione 2014/335/UE, Euratom del Consiglio, del 26 maggio 2014, relativa al sistema delle risorse proprie dell'Unione europea(5),

–  visto il progetto di bilancio rettificativo n. 2/2018 adottato dalla Commissione il 13 aprile 2018 (COM(2018)0227),

–  vista la posizione sul progetto di bilancio rettificativo n. 2/2018 adottata dal Consiglio il 18 giugno 2018 e comunicata al Parlamento europeo il 19 giugno 2018 (09325/2018 – C8-0277/2018),

–  visti gli articoli 88 e 91 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i bilanci (A8-0209/2018),

A.  considerando che il progetto di bilancio rettificativo n. 2/2018 è inteso a iscrivere nel bilancio 2018 l'eccedenza derivante dall'esecuzione dell'esercizio 2017, che ammonta a 555,5 milioni di EUR;

B.  considerando che le componenti principali di tale eccedenza sono un risultato positivo sul versante delle entrate pari a 338,6 milioni di EUR, una sottoesecuzione delle spese pari a 383,4 milioni di EUR e una differenza di cambio positiva pari a 166,4 milioni di EUR;

C.  considerando che, sul versante delle entrate, la differenza maggiore deriva da un importo di interessi di mora e di ammende superiore alle previsioni (342,6 milioni di EUR);

D.  considerando che, sul versante delle spese, la sottoesecuzione dei pagamenti da parte della Commissione ha raggiunto i 201,5 milioni di EUR per il 2017 (di cui 99,3 milioni di EUR dalla Riserva per gli aiuti d'urgenza) e i 53,5 milioni di EUR per i riporti dal 2016, e che la sottoesecuzione da parte delle altre istituzioni ha raggiunto gli 82,6 milioni di EUR per il 2017 e i 45,7 milioni di EUR per i riporti dal 2016;

1.  prende atto del progetto di bilancio rettificativo n. 2/2018, presentato dalla Commissione, che è inteso unicamente a iscrivere in bilancio l'eccedenza derivante dall'esecuzione dell'esercizio 2017, per un importo di 555,5 milioni di EUR, in conformità dell'articolo 18 del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012, e della posizione del Consiglio al riguardo;

2.  ricorda che il basso livello di sottoesecuzione dei pagamenti alla fine del 2017 è stato possibile solamente grazie all'adozione del bilancio rettificativo n. 6/2017, che ha ridotto gli stanziamenti di pagamento di 7 719,7 milioni di EUR a causa di forti ritardi nell'esecuzione, in particolare nella sottorubrica 1b "Coesione economica, sociale e territoriale"; ricorda inoltre che tutti i bilanci rettificativi del 2017, pur avendo incrementato sensibilmente gli stanziamenti d'impegno (ad esempio, 1 166,8 milioni di EUR a titolo del Fondo di solidarietà dell'Unione europea a favore dell'Italia, 500 milioni di EUR per l'Iniziativa a favore dell'occupazione giovanile, 275 milioni di EUR per il Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile), sono stati interamente finanziati mediante la riassegnazione di stanziamenti di pagamento inutilizzati; si rammarica che i ritardi nell'esecuzione e le stime imprecise degli Stati membri sembrino persistere nel 2018;

3.  prende atto, ancora una volta, del livello relativamente elevato delle ammende per violazione delle norme sulla concorrenza nel 2017, pari a 3 273 milioni di EUR; ritiene che, oltre all'eccedenza derivante dalla sottoesecuzione, il bilancio dell'Unione dovrebbe poter riutilizzare eventuali entrate derivanti da ammende o connesse a pagamenti tardivi, senza una corrispondente riduzione dei contributi basati sull'RNL; ricorda la propria proposta di creare una riserva speciale nel bilancio dell'Unione, da alimentare progressivamente con tutti i tipi di altre entrate impreviste e debitamente riportata per garantire ulteriori possibilità di spesa in caso di necessità;

4.  ritiene inoltre che, vista l'urgente necessità di dare una risposta rapida alla sfida della migrazione, e tenendo conto dei ritardi nella proroga dello strumento per i rifugiati in Turchia, l'eccedenza dell'esercizio 2017, pari a 555,5 milioni di EUR, possa costituire un'ottima soluzione per finanziare il contributo dell'Unione a tale strumento nel 2018, senza spingere al limite il bilancio generale dell'Unione;

5.  approva la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo n. 2/2018;

6.  incarica il suo Presidente di constatare che il bilancio rettificativo n. 2/2018 è definitivamente adottato e di provvedere alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

7.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché alle altre istituzioni e agli organi interessati e ai parlamenti nazionali.

(1) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(2) GU L 57 del 28.2.2018.
(3) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884.
(4) GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1.
(5) GU L 168 del 7.6.2014, pag. 105.


Progetto di bilancio rettificativo n. 3/2018: proroga dello strumento per i rifugiati in Turchia
PDF 114kWORD 50k
Risoluzione del Parlamento europeo del 4 luglio 2018 concernente la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo n. 3/2018 dell'Unione europea per l'esercizio 2018, sezione III – Commissione: proroga dello strumento per i rifugiati in Turchia (09713/2018 – C8-0302/2018 – 2018/2072(BUD))
P8_TA(2018)0291A8-0246/2018

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 314 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(1), in particolare l'articolo 18, paragrafo 3, e l'articolo 41,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2018, definitivamente adottato il 30 novembre 2017(2),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(3),

–  visto l'accordo interistituzionale, del 2 dicembre 2013, tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria(4),

–  vista la decisione 2014/335/UE, Euratom del Consiglio, del 26 maggio 2014, relativa al sistema delle risorse proprie dell'Unione europea(5),

–  visto il progetto di bilancio rettificativo n. 3/2018 adottato dalla Commissione il 23 maggio 2018 (COM(2018)0310),

–  vista la posizione sul progetto di bilancio rettificativo n. 3/2018 adottata dal Consiglio il 22 giugno 2018 e trasmessa al Parlamento europeo il 25 giugno 2018 (09713/2018 – C8-0302/2018),

–  vista la lettera della commissione per il affari esteri,

–  visti gli articoli 88 e 91 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i bilanci (A8-0246/2018),

A.  considerando che il 14 marzo 2018 la Commissione ha modificato la sua decisione sullo strumento per i rifugiati in Turchia allo scopo di stanziare a suo favore ulteriori 3 miliardi di EUR ("seconda tranche"), in linea con la dichiarazione UE-Turchia del 18 marzo 2016;

B.  considerando che il progetto di bilancio rettificativo n. 3/2018 mira ad aggiungere al bilancio 2018 dell'Unione un importo di 500 milioni di EUR in stanziamenti d'impegno quale contributo dell'Unione per il 2018 alla seconda tranche, oltre ai 50 milioni di EUR finanziati a titolo della dotazione di bilancio esistente per l'aiuto umanitario nel 2018;

C.  considerando che la Commissione propone di utilizzare il margine globale per gli impegni, a norma dell'articolo 14 del regolamento sul QFP, per finanziare 243,8 milioni di EUR che non possono essere coperti unicamente dal margine non assegnato della rubrica 4, a norma del quale si propone di contribuire con 256,2 milioni di EUR;

D.  considerando che la Commissione ha proposto di finanziare altri 1,45 miliardi di EUR nel quadro del progetto di bilancio 2019 quale contributo del bilancio dell'Unione allo strumento per i rifugiati;

E.  considerando che il Parlamento ha costantemente evidenziato il proprio sostegno alla prosecuzione dello strumento per i rifugiati, sottolineando nel contempo che, in quanto uno dei due rami dell'autorità di bilancio, deve essere pienamente associato al processo decisionale relativo alla proroga dello strumento in oggetto, anche per evitare il ripetersi della procedura della sua stessa istituzione; che finora non si sono svolti negoziati tra il Parlamento e il Consiglio sul finanziamento della seconda tranche dello strumento per i rifugiati; che sarebbe stato opportuno svolgere le discussioni sul finanziamento della seconda tranche nell'ambito della conciliazione sul bilancio dell'Unione per il 2018;

1.  prende atto del progetto di bilancio rettificativo n. 3/2018, presentato dalla Commissione, che è destinato esclusivamente al finanziamento del contributo allo strumento per i rifugiati a titolo del bilancio dell'Unione per il 2018, per un importo di 500 milioni di EUR in stanziamenti d'impegno, nonché della posizione del Consiglio al riguardo;

2.  deplora fermamente la discrepanza tra il mancato coinvolgimento del Parlamento nell'adozione delle decisioni sull'istituzione e sulla proroga dello strumento per i rifugiati, da un lato, e il suo ruolo di autorità di bilancio nel finanziamento di tale strumento a titolo del bilancio dell'Unione, dall'altro;

3.  deplora che la Commissione non abbia incluso, in nessuna fase della procedura di bilancio per il 2018, il finanziamento dello strumento per i rifugiati per il 2018 nel suo progetto di bilancio per l'esercizio in questione; ritiene che tale inclusione avrebbe rappresentato l'occasione per i due rami dell'autorità di bilancio di discutere del finanziamento dell'intera seconda tranche dello strumento per i rifugiati, dal momento che Parlamento e Consiglio hanno posizioni divergenti circa l'entità del contributo a titolo del bilancio dell'Unione;

4.  insiste affinché la Commissione intensifichi il monitoraggio dell'uso dello strumento per i rifugiati in Turchia e riferisca regolarmente e in modo sufficientemente dettagliato all'autorità di bilancio circa la compatibilità degli interventi finanziati con la relativa base giuridica, in generale, e con i tipi di intervento di cui all'articolo 3, paragrafo 2, della decisione della Commissione che istituisce lo strumento per i rifugiati in Turchia, in particolare;

5.  rileva che il progetto di bilancio rettificativo n. 3/2018 è inteso principalmente a consentire il proseguimento, senza soluzione di continuità, della scolarizzazione dei minori rifugiati in Turchia;

6.  approva la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo n. 3/2018;

7.  sottolinea che tale decisione non pregiudica la propria posizione sulla parte restante del finanziamento della seconda tranche dello strumento per i rifugiati; sottolinea la propria intenzione, a prescindere dalle deliberazioni del Consiglio sulla proroga dello strumento in questione, di conservare pienamente le proprie prerogative nel corso della procedura di bilancio 2019;

8.  incarica il suo Presidente di constatare che il bilancio rettificativo n. 3/2018 è definitivamente adottato e di provvedere alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

9.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché alle altre istituzioni e agli organi interessati e ai parlamenti nazionali.

(1) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(2) GU L 57 del 28.2.2018.
(3) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884.
(4) GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1.
(5) GU L 168 del 7.6.2014, pag. 105.


Verso una strategia esterna dell'UE contro i matrimoni precoci e forzati
PDF 144kWORD 55k
Risoluzione del Parlamento europeo del 4 luglio 2018 verso una strategia esterna dell'UE contro i matrimoni precoci e forzati - prossime tappe (2017/2275(INI))
P8_TA(2018)0292A8-0187/2018

Il Parlamento europeo,

–  vista la sua risoluzione del 4 ottobre 2017 sull'eliminazione del matrimonio infantile(1),

–  visti la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, in particolare l'articolo 16, e tutti gli altri trattati e strumenti delle Nazioni Unite in materia di diritti umani,

–  visto l'articolo 23 del Patto internazionale sui diritti civili e politici,

–  visto l'articolo 10, paragrafo 1, del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali,

–  visti la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, e i suoi quattro principi fondamentali di non discriminazione (articolo 2), interesse superiore del fanciullo (articolo 3), sopravvivenza, sviluppo e protezione (articolo 6) e partecipazione (articolo 12), nonché la sua risoluzione del 27 novembre 2014 sul 25° anniversario della convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo(2),

–  visto l'articolo 16 della convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna,

–  vista la convenzione delle Nazioni Unite sul consenso al matrimonio, l'età minima del matrimonio e la registrazione dei matrimoni,

–  viste le risoluzioni dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 18 dicembre 2014 e del 19 dicembre 2016 sul matrimonio infantile, precoce e forzato,

–  viste la risoluzione 29/8 del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, del 2 luglio 2015, sull'intensificazione degli sforzi per prevenire ed eliminare il matrimonio infantile, precoce e forzato, la sua risoluzione 24/23, del 9 ottobre 2013, sull'intensificazione degli sforzi per prevenire ed eliminare il matrimonio infantile, precoce e forzato: sfide, risultati, migliori pratiche e divari di attuazione, nonché la sua risoluzione 35/16, del 22 giugno 2017, sul matrimonio infantile, precoce e forzato in contesti umanitari,

–  viste la posizione adottata dalla conferenza dei capi di Stato e di governo dell'Unione africana del giugno 2015 a Johannesburg (Sudafrica) in materia di matrimonio infantile,

–  vista l'Osservazione congiunta generale della Commissione africana sui diritti dell'uomo e dei popoli (ACHPR) e del Comitato africano di esperti su diritti e benessere del fanciullo (ACERWC) sull'eliminazione dei matrimoni infantili,

–  visti gli articoli 32, 37 e 59, paragrafo 4, della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (convenzione di Istanbul),

–  vista la relazione del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA) del 2012 dal titolo "Marrying Too Young – End Child Marriage" (Troppo giovani per sposarsi – Porre fine al matrimonio infantile),

–  visto l'articolo 3 del trattato sull'Unione europea,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare l'articolo 9,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 26 ottobre 2015 sul piano d'azione per la parità di genere 2016-2020,

–  viste le conclusioni del Consiglio, del 3 aprile 2017, sulla promozione e la tutela dei diritti dei minori,

–  visti i principi fondamentali stabiliti nella comunicazione del Servizio europeo per l'azione esterna del 2016 su una strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'Unione europea,

–  visti il quadro strategico e il piano d'azione UE in materia di diritti umani e democrazia, adottati dal Consiglio il 25 giugno 2012(3); il piano d'azione in materia di diritti umani e democrazia (2015-2019), adottato dal Consiglio il 20 luglio 2015(4), il documento di lavoro congiunto dei servizi della Commissione e dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, del 27 giugno 2017, dal titolo "Piano d'azione UE in materia di diritti dell'uomo e democrazia (2015-2019): riesame a medio termine – giugno 2017" (SWD(2017)0254),

–  viste le linee guida riviste dell'Unione europea per la promozione e la tutela dei diritti dei minori del 6 marzo 2017 dal titolo "Non lasciamo indietro nessun bambino",

–  visto il Consenso europeo in materia di sviluppo, in data 7 giugno 2017, che evidenzia l'impegno dell'Unione europea a integrare i diritti umani e la parità di genere, in linea con l'Agenda per sviluppo sostenibile entro il 2030,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per gli affari esteri e il parere della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0187/2018),

A.  considerando che i matrimoni infantili, precoci e forzati costituiscono una grave violazione dei diritti umani e, in particolare, dei diritti delle donne, fra cui i diritti alla parità di trattamento, all'autonomia e all'integrità fisica, l'accesso all'istruzione e l'assenza di sfruttamento e discriminazione, e rappresentano un problema che esiste non soltanto nei paesi terzi, ma potrebbe anche verificarsi in alcuni Stati membri; che l'eliminazione di tali pratiche figura tra le priorità dell'azione esterna dell'UE in materia di promozione dei diritti delle donne e dei diritti umani; che varie carte e leggi internazionali vietano il matrimonio di minori, come la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo e i suoi protocolli facoltativi; che i matrimoni infantili, precoci e forzati hanno un impatto estremamente negativo sulla salute fisica e mentale nonché sullo sviluppo personale delle persone interessate e sui figli nati da questi matrimoni e, quindi, sulla società nel suo insieme; che il matrimonio infantile costituisce una forma di matrimonio forzato, in quanto i bambini sono intrinsecamente privi della capacità di acconsentire pienamente, liberamente e consapevolmente al matrimonio o all'età in cui sposarsi; che i minori appartengono a un gruppo estremamente vulnerabile;

B.  considerando che l'UE è impegnata a promuovere i diritti dei minori e che i matrimoni infantili, precoci e forzati costituiscono una violazione di tali diritti; che l'UE è impegnata a proteggere e promuovere globalmente i diritti dei minori nella sua politica esterna;

C.  considerando che non si può legalmente contrarre matrimonio senza il pieno e libero consenso di entrambe le parti e che tale consenso non può essere espresso da persone al di sotto dell'età minima per il matrimonio;

D.  considerando che il matrimonio infantile rappresenta un problema globale che trascende i paesi, le culture e le religioni; che è possibile trovare spose bambine in tutte le regioni del mondo, dal Vicino Oriente all'America Latina, dall'Asia all'Europa e dall'Africa all'America settentrionale; che il matrimonio infantile interessa anche i ragazzi, ma in misura considerevolmente minore rispetto alle ragazze;

E.  considerando che ad oggi oltre 750 milioni di donne si sono sposate prima dei 18 anni, 250 milioni delle quali prima dei 15 anni; che attualmente circa 40 milioni di ragazze di età compresa tra i 15 e i 19 anni sono sposate o convivono; che ogni anno si aggiungono circa 15 milioni di ragazze che si sposano prima dei 18 anni, di cui 4 milioni prima dei 15 anni; che 156 milioni di ragazzi si sono altresì sposati prima dei 18 anni, 25 milioni dei quali prima dei 15 anni; che i matrimoni infantili, precoci e forzati sono più frequenti nelle regioni povere e meno avanzate; che il numero di matrimoni infantili, forzati, precoci sta aumentando contestualmente alla crescita della popolazione mondiale; che, secondo la recente relazione dell'UNICEF, nel 2050 circa 1,2 miliardi di ragazze si saranno sposate prima dei 18 anni; che nove su dieci paesi con le percentuali più elevate di matrimoni infantili sono classificati come Stati fragili;

F.  considerando che le cause alla radice del matrimonio infantile sono, in generale, la povertà, la mancanza di istruzione, le disuguaglianze e gli stereotipi di genere profondamente radicati, la percezione che il matrimonio offrirà "protezione", l'onore familiare e la mancanza di protezione effettiva dei diritti di ragazze e ragazzi nonché pratiche dannose, percezioni, consuetudini e norme discriminatorie; che tali fattori sono spesso aggravati da un accesso limitato a un'istruzione di qualità e a opportunità occupazionali e sono rafforzati da talune norme sociali radicate in materia di matrimoni infantili, precoci e forzati;

G.  considerando che esiste una correlazione tra i matrimoni infantili, precoci e forzati e un alto rischio di gravidanze precoci e indesiderate, nonché alti tassi di mortalità materna e infantile, un minore ricorso alla pianificazione familiare e gravidanze indesiderate con maggiori rischi per la salute, un accesso inadeguato o assente a informazioni sui servizi di salute sessuale e riproduttiva, e che generalmente tali matrimoni segnano la fine del percorso scolastico delle ragazze; che alcuni paesi vietano addirittura alle gestanti e alle giovani madri di ritornare a scuola; che il matrimonio infantile può portare inoltre al lavoro forzato, a schiavitù e prostituzione;

H.  considerando che, sebbene la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo ponga l'accento sull'importanza di misure che incoraggino la regolare frequenza scolastica, molte ragazze non ricevono un'istruzione per una serie di fattori, ad esempio per il fatto che le scuole sono inaccessibili o costose; che i matrimoni infantili, precoci e forzati hanno un impatto sproporzionato devastante e conseguenze permanenti per chi ne è vittima e molto spesso privano le persone interessate della possibilità di proseguire gli studi in quanto le ragazze tendono ad abbandonare la scuola nel periodo di preparazione al matrimonio o subito dopo; che l'istruzione, compresa l'educazione sessuale, è un mezzo efficace per prevenire i matrimoni infantili, precoci e forzati, perché l'accesso ad attività di istruzione o formazione contribuisce all'emancipazione, a trovare opportunità di lavoro e promuove la libertà di scelta, il diritto all'autodeterminazione e la partecipazione attiva alla società, consentendo alle persone di affrancarsi da qualsiasi forma di controllo che ne lede i diritti senza i quali continuano a essere ostacolati la situazione economica, giuridica, sanitaria e sociale delle donne e delle ragazze e lo sviluppo della società nel suo insieme;

I.  considerando che ogni anno 17 milioni di minori hanno un figlio, il che li costringe ad assumere responsabilità di un adulto e ne mette a repentaglio la salute, l'istruzione e le prospettive economiche; che i matrimoni infantili, precoci e forzati espongono le ragazze a gravidanze precoci, con notevoli rischi e difficoltà durante la gravidanza e il parto, in particolare a causa di un accesso a un seguito medico se non inesistente, quanto meno molto carente, compresi centri sanitari di elevata qualità, il che spesso conduce a mortalità e morbilità materna; che esiste un maggior rischio di contrarre malattie contagiose fra le quali l'HIV; che nei paesi a basso e medio reddito le complicanze durante la gravidanza e il parto sono la principale causa di morte tra le ragazze di età compresa tra 15 e 19 anni; che il tasso di mortalità dei bambini nati da madri adolescenti è circa del 50 % superiore e che questi bambini sono esposti a un maggior rischio di problemi di sviluppo fisico e cognitivo; che l'esperienza di gravidanze frequenti e precoci può inoltre provocare una serie di complicanze per la salute a lungo termine e persino la morte;

J.  considerando che i matrimoni infantili, precoci e forzati costituiscono una violazione dei diritti del minore e una forma di violenza nei confronti di ragazze e ragazzi e che, in quanto tali, gli Stati hanno l'obbligo di indagare sulle accuse, perseguire i responsabili e fornire risarcimento alle vittime che sono soprattutto donne e ragazze; che tali matrimoni devono essere condannati e non possono essere giustificati in base ad alcun motivo culturale o religioso; che i matrimoni infantili, precoci e forzati rafforzano il rischio della violenza basata sul genere e sono spesso all'origine di violenza domestica e intima ad opera del partner e di abusi sessuali, fisici, psicologici, emotivi e finanziari e di altre pratiche dannose per donne e ragazze, come la mutilazione genitale femminile e i cosiddetti delitti d'onore, nonché un crescente rischio che ragazze e donne siano esposte a discriminazione e violenza di genere nel corso della vita;

K.  considerando che il numero di matrimoni infantili, precoci e forzati aumenta sensibilmente nelle situazioni di instabilità, di conflitto armato nonché di catastrofe naturale e umanitaria, durante le quali spesso mancano cure mediche e psicologiche, l'accesso all'istruzione, opportunità di sussistenza e le reti e abitudini sociali sono alterate; che, nel corso delle recenti crisi migratorie, alcuni genitori, nel tentativo di proteggere i figli, soprattutto le ragazze, contro le aggressioni sessuali o perché le considerano un peso finanziario per le loro famiglie, hanno ritenuto di non avere altra scelta per uscire dalla povertà se non quella di farle sposare prima dei 18 anni;

L.  considerando che la convenzione di Istanbul classifica i matrimoni forzati come forma di violenza nei confronti delle donne e chiede che l'atto di forzare un minore a contrarre matrimonio e la pratica di attirare un minore in un altro paese per costringerlo a contrarre matrimonio sia qualificato come reato; che la mancanza di accesso, da parte delle vittime, al sostegno legale, medico e sociale può esacerbare il problema; che 11 Stati membri dell'UE non hanno ancora ratificato la convenzione;

M.  considerando che la natura dei matrimoni infantili, precoci o forzati significa che molti casi non vengono segnalati, con casi di abuso che attraversano i confini internazionali e i confini culturali, e può rappresentare una forma di tratta di esseri umani, con conseguente schiavitù, sfruttamento e/o coercizione;

N.  considerando che nel luglio 2014 si è svolto a Londra il primo Vertice delle ragazze, allo scopo di mobilitare gli sforzi nazionali e internazionali per porre fine, nell'arco di una generazione, alla mutilazione genitale e ai matrimoni infantili, precoci e forzati;

O.  considerando che la prevenzione e la risposta nei confronti di tutte le forme di violenza contro le ragazze e le donne, compresi i matrimoni infantili, precoci e forzati, rappresentano uno degli obiettivi del piano d'azione dell'UE sulla parità di genere 2016-2020;

P.  considerando che il matrimonio infantile costerà ai paesi in via di sviluppo migliaia di miliardi di dollari entro il 2030(5);

Q.  considerando che i matrimoni precoci e infantili continuano a essere un argomento tabù che deve essere affrontato pubblicamente per porre fine alla sofferenza quotidiana di bambine e ragazze adolescenti e alla continua violazione dei loro diritti umani; che un modo per conseguire tali risultati è sostenere e diffondere il lavoro di giornalisti, artisti, fotografi e attivisti che affrontano la questione dei matrimoni precoci;

1.  osserva che alcuni Stati membri dell'UE consentono il matrimonio a 16 anni con il consenso dei genitori; chiede ai legislatori, sia degli Stati dell'Unione europea che dei paesi terzi, di fissare uniformemente l'età minima per il matrimonio a 18 anni e di adottare le misure amministrative, giuridiche e finanziarie necessarie all'effettiva attuazione di tale obbligo, ad esempio promuovendo la registrazione di matrimoni e nascite e garantendo che le ragazze abbiano accesso a meccanismi di sostegno istituzionale, compresa l'assistenza psico-sociale, meccanismi di protezione e opportunità di emancipazione economica; ribadisce che i matrimoni infantili, precoci e forzati dovrebbero essere considerati un grave vulnus dei diritti umani e una violazione dei diritti fondamentali dei minori coinvolti, primi tra tutti il diritto di esprimere liberamente il proprio consenso e il diritto alla propria integrità fisica e salute mentale, ma anche indirettamente anche del diritto all'istruzione e al pieno godimento dei diritti civili e politici; condanna i matrimoni infantili, precoci e forzati e ritiene che qualsiasi violazione della normativa debba essere punita in modo proporzionato ed efficace;

2.  ritiene importante affrontare le molteplici cause dei matrimoni infantili, precoci e forzati, tra cui in particolare le tradizioni dannose, la povertà endemica, i conflitti, le usanze, le conseguenze delle catastrofi naturali, gli stereotipi, la mancanza di rispetto per l'uguaglianza di genere e dei diritti, della salute e del benessere di donne e ragazze, la mancanza di adeguate opportunità educative, le scarse risposte legali e politiche, con particolare attenzione ai minori appartenenti a comunità svantaggiate; chiede a tale proposito che l'UE e gli Stati membri collaborino con i pertinenti organismi ONU e altri partner per richiamare l'attenzione sulla questione del matrimonio infantile, precoce e forzato; invita l'UE e gli Stati membri a conseguire gli obiettivi dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile al fine di combattere più efficacemente pratiche dannose come la mutilazione genitale femminile e assicurare che i responsabili rispondano dei loro atti; sostiene l'aumento dei finanziamenti dell'UE e dei suoi Stati membri, attraverso i meccanismi di aiuto allo sviluppo che promuovono la parità di genere e l'istruzione, onde migliorare l'accesso all'istruzione da parte di ragazze e donne e rafforzare le opportunità che consentano loro di partecipare allo sviluppo collettivo e alla leadership economica e politica, al fine di affrontare le cause dei matrimoni infantili, precoci e forzati;

3.  riconosce che il divieto legale dei matrimoni infantili, precoci e forzati in sé non garantisce la cessazione di tali pratiche; invita l'UE e i suoi Stati membri a coordinare meglio e a rafforzare l'applicazione dei trattati, della legislazione e dei programmi internazionali, anche tramite le relazioni diplomatiche con i governi e le organizzazioni dei paesi terzi, al fine di affrontare le questioni relative ai matrimoni infantili, precoci e forzati; chiede che si compia ogni sforzo per far rispettare i divieti previsti dalla legge e integrarli con una più ampia gamma di leggi e politiche; riconosce che ciò richiede l'adozione e l'applicazione di politiche, strategie e programmi globali e olistici, tra cui l'abrogazione delle disposizioni legali discriminatorie in materia di matrimonio e l'adozione di misure concrete per l'emancipazione delle bambine;

4.  osserva che la disparità di genere, la mancanza di rispetto nei confronti delle ragazze e delle donne in generale e l'aderenza a tradizioni culturali e sociali che perpetuano la discriminazione nei confronti delle ragazze e delle donne figurano tra i principali ostacoli nella lotta contro i matrimoni infantili, precoci e forzati; riconosce inoltre il collegamento tra i matrimoni infantili, precoci e forzati e la violenza legata all'onore e chiede che tali reati siano oggetto di opportune indagini e che i responsabili siano perseguiti; rileva, inoltre, che anche ragazzi e giovani uomini possono subire violenze analoghe; chiede che tali pratiche siano affrontate in tutta la pertinente programmazione dell'UE e nei dialoghi politici dell'UE con i paesi partner, al fine di predisporre meccanismi per farvi fronte, nonché mediante l'istruzione e le azioni di sensibilizzazione nei paesi partner;

5.  evidenzia che, per poter lottare in modo esaustivo contro i matrimoni infantili, precoci e forzati, spetti all'Unione europea, in quanto principale attore in materia di sviluppo globale e diritti umani, svolgere un ruolo di primo piano, in cooperazione con le organizzazioni regionali e le comunità locali; invita l'UE e gli Stati membri a collaborare con le forze dell'ordine e la magistratura dei paesi terzi e a fornire formazione e assistenza tecnica per contribuire all'adozione e all'applicazione della legislazione che vieti i matrimoni infantili, precoci e forzati ed all'eliminazione di leggi, norme sociali e tradizioni culturali che fungono da freno ai diritti e alle libertà delle ragazze e delle donne; invita gli Stati membri dell'UE a contribuire a iniziative come Spotlight UE-ONU, incentrata sull'eliminazione di tutte le forme di violenza nei confronti delle donne e delle ragazze;

6.  invita quindi gli Stati membri che non l'hanno ancora fatto ad inserire nei propri ordinamenti nazionali il divieto dei matrimoni infantili, precoci e forzati, ad applicare il diritto penale e a ratificare la convenzione di Istanbul; chiede agli Stati membri di collaborare con la società civile per coordinare le loro azioni al riguardo; sottolinea l'importanza di un sostegno adeguato e a lungo termine per i rifugi destinati alle donne e ai rifugiati nonché ai minori non accompagnati e sfollati, in modo che a nessuno sia negata la protezione per mancanza di risorse; invita tutti gli Stati membri ad applicare l'età minima per il matrimonio e di monitorare la situazione, raccogliendo dati disaggregati per genere ed elementi di prova sui fattori collegati, al fine di poter meglio valutare l'entità del problema; chiede alla Commissione di istituire una banca dati europea che comprenda informazioni provenienti da paesi terzi, al fine di monitorare il fenomeno dei matrimoni forzati;

7.  esorta l'Unione europea, nel quadro della sua politica estera e delle sue politiche di cooperazione allo sviluppo, ad offrire un patto strategico ai propri partner e di richiedere a tal fine:

   a) che tutti i suoi paesi partner vietino i matrimoni infantile, precoci e forzati, eliminando le lacune giuridiche e applicando la legislazione in linea con le norme internazionali sui diritti umani, compresa la soppressione di qualsivoglia disposizione che possa consentire, giustificare o dar luogo a matrimoni infantili, precoci o forzati, incluse quelle che consentono ai responsabili di violenze, abusi sessuali, sfruttamento sessuale, sequestri, tratta di esseri umani o moderne forme di schiavitù di eludere il giudizio e la pena se sposano le proprie vittime, in particolare abrogando tali leggi o modificandole;
   b) che tale divieto sia rispettato e applicato in pratica a tutti i livelli, una volta entrata in vigore la legge, e siano adottate strategie e programmi globali e olistici che comprendano obiettivi misurabili progressivi per prevenire ed eliminare i matrimoni infantili, precoci e forzati con adeguato finanziamento e monitoraggio, in particolare garantendo l'accesso alla giustizia nonché meccanismi di responsabilità e ricorsi;
   c) che i governi partner dimostrino una costante leadership e la volontà politica di porre fine ai matrimoni infantili ed elaborino piani d'azione e quadri giuridici completi con tappe e calendari chiari che integrino misure di prevenzione dei matrimoni infantili nei diversi settori e richiedano ambienti politici, economici, sociali, culturali e civili che proteggano ed emancipino donne e ragazze e sostengano l'uguaglianza di genere;
   d) che siano mobilitate le risorse necessarie per il conseguimento di tale obiettivo, avendo cura di aprire tale cooperazione a tutti gli attori istituzionali come i professionisti del settore giudiziario, dell'istruzione e della sanità, alle forze dell'ordine, ai leader comunitari e religiosi nonché alla società civile nel settore della lotta contro i matrimoni infantili, precoci e forzati;
   e) che il livello di aiuto pubblico allo sviluppo destinato alle autorità di governo sia subordinato all'impegno del paese beneficiario di rispettare gli imperativi in materia di diritti umani, fra cui la lotta contro i matrimoni infantili, precoci e forzati;
   f) che il programma UNFPA e del Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (UNICEF) sia attuato in una cooperazione triangolare che associ tali organizzazioni, l'Unione europea, i suoi Stati membri e le loro organizzazioni della società civile che operano in questo campo e i paesi partner nella lotta contro i matrimoni precoci e forzati attraverso l'attuazione di piani d'azione nazionali iscritti a bilancio, privilegiando programmi e metodi in grado di trascendere le cosiddette pratiche culturali, religiose o tribali che, in realtà, rappresentano le più gravi violazioni dei diritti e della dignità dei minori; che tale cooperazione affronti anche le questioni della violenza per motivi d'onore;
   g) che tali programmi siano attuati sulla base delle convenzioni e dei testi afferenti, nonché dei traguardi e degli obiettivi specifici adottati dalla risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 25 settembre 2015 nel quadro dell'Agenda per lo sviluppo sostenibile entro il 2030 e degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS), in particolare l'obiettivo n. 3 ("Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età"), l'obiettivo n. 4 ("Fornire un'educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti") e l'obiettivo n. 16 ("Promuovere società pacifiche e inclusive per uno sviluppo sostenibile, fornire l'accesso alla giustizia per tutti e costruire istituzioni efficaci, responsabili e inclusive a tutti i livelli"), in particolare "eliminare gli abusi, lo sfruttamento, la tratta di esseri umani e tutte le forme di violenza e tortura contro i minori";
   h) che tali programmi siano attuati anche sulla base dell'OSS n. 5 ("Raggiungere la parità di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze"), compreso l'accesso delle donne alla pianificazione familiare e all'intera gamma di diritti pubblici e universali alla salute sessuale e riproduttiva, in particolare a metodi contraccettivi moderni per le donne e all'interruzione legale e sicura della gravidanza, invitando in tale contesto la Commissione e gli Stati membri a sostenere il movimento SheDecides e a impegnarsi a fornire fondi aggiuntivi per gli aiuti internazionali destinati ai servizi per la salute sessuale e riproduttiva, compresi gli aborti medicalizzati e informazioni in materia di aborto, contrastando in tal modo la cosiddetta "global gag rule" che è stata ripristinata dal governo degli Stati Uniti all'inizio del 2017;
   i) che le questioni relative ai matrimoni infantili, precoci e forzati siano sollevate nel dialogo in corso tra il rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, Stavros Lambrinidis, e i paesi terzi, incoraggiando la Commissione e gli Stati membri a integrare una prospettiva di genere nei programmi di consolidamento della pace e di ricostruzione post-bellica, ad elaborare programmi di sostentamento economico e di istruzione per le ragazze e le donne che sono vittime di matrimoni infantili, precoci e forzati e ad agevolarne l'accesso ai servizi sanitari e in materia di salute riproduttiva nelle zone di conflitto;

8.  ritiene fondamentale creare uno spazio per un dialogo rispettoso con i leader delle comunità e sensibilizzare l'opinione pubblica in generale e tra le persone a rischio, in particolare, basandosi sulle campagne di educazione e sensibilizzazione nonché sulle reti sociali e i nuovi media, nel quadro della lotta contro i matrimoni infantili, precoci e forzati; chiede quindi lo sviluppo di azioni trasversali governative, giuridiche, sociali e diplomatiche finalizzate alla prevenzione di tali pratiche; ritiene sia essenziale impegnarsi all'interno delle comunità locali con portatori di interesse importanti come gli studenti e le studentesse adolescenti, gli insegnanti, i genitori e i leader religiosi e delle comunità, attraverso programmi comunitari o programmi informativi specifici per richiamare l'attenzione sull'impatto negativo del matrimonio infantile sui minori, le famiglie e le comunità, in merito alla legge in vigore sul matrimonio infantile e la disuguaglianza di genere e alle modalità di accesso ai finanziamenti per affrontare il problema;

9.  ritiene che l'emancipazione di donne e ragazze attraverso l'istruzione, il sostegno sociale e le opportunità economiche sia uno strumento essenziale per lottare contro tali pratiche; raccomanda all'UE di promuovere e tutelare l'uguaglianza dei diritti per donne e ragazze per quanto riguarda l'accesso all'istruzione, privilegiando in particolare un'istruzione primaria e secondaria gratuita e di qualità ed integrando l'educazione sessuale e riproduttiva nei programmi scolastici, offrendo alle famiglie delle ragazze incentivi finanziari e/o assistenza all'iscrizione scolastica e al completamento degli studi; sottolinea l'esigenza di garantire ai minori rifugiati pieno accesso all'istruzione e di promuoverne l'integrazione e l'inclusione nei sistemi d'insegnamento nazionali; riconosce la necessità di sostenere e proteggere chi sia a rischio di matrimonio infantile, precoce o forzato e chi abbia già contratto un simile matrimonio, in termini di sostegno all'istruzione, psicologico e sociale, alloggio e altri servizi sociali di elevata qualità, nonché servizi di salute mentale, sessuale e riproduttiva e assistenza medica;

10.  invita l'Unione europea a far sì che siano istituiti corsi di formazione per i funzionari di governo, compreso il personale diplomatico, gli operatori sociali, i leader religiosi e comunitari, tutte le forze dell'ordine, i sistemi giudiziari dei paesi terzi, gli insegnanti e gli educatori e altro personale in contatto con le potenziali vittime, in modo che siano in grado di rispondere ai casi di matrimoni infantili e di violenza di genere e maggiormente in grado di individuare e sostenere le ragazze e i ragazzi esposti ai matrimoni infantili, forzati e precoci, alla violenza domestica, al rischio di violenza sessuale e a qualsiasi altra pratica che leda la dignità e i diritti umani, e siano in grado di adottare misure efficaci per garantire che i diritti e la dignità di queste persone siano rispettati;

11.  invita l'Unione europea a far sì che siano istituiti corsi di formazione per le forze dell'ordine, affinché siano meglio in grado di far rispettare i diritti delle ragazze esposte ai matrimoni precoci e forzati, alla violenza domestica, al rischio di stupro e a qualsiasi altra pratica che leda la dignità umana;

12.  invita gli Stati membri a garantire a donne e ragazze migranti un permesso di soggiorno autonomo che non dipenda dallo status del coniuge o del partner, in particolare per le vittime di violenza fisica e psicologica, compresi i matrimoni forzati o combinati, e a garantire che siano adottate tutte le misure amministrative per proteggerle, compreso un efficace accesso ai meccanismi di assistenza e protezione;

13.  invita l'UE e i suoi Stati membri a valutare l'opportunità di sostenere e rafforzare le misure di protezione nei paesi terzi, come i rifugi protetti e l'accesso a un sostegno legale, medico e, ove necessario, consolare, per le vittime di matrimoni infantili, precoci e forzati;

14.  riconosce che l'Unione europea, che attribuisce grande importanza al rispetto dei diritti umani e dei valori fondamentali, tra cui il rispetto della dignità della persona umana, deve essere assolutamente irreprensibile a livello di Stati membri, e chiede alla Commissione di avviare un'ampia campagna di sensibilizzazione e di dedicare un Anno europeo alla lotta contro i matrimoni infantili, precoci e forzati;

15.  sostiene con vigore il lavoro del partenariato globale Girls Not Brides nella lotta contro il matrimonio infantile e nell'aiutare le ragazze a realizzare il loro potenziale;

16.  accoglie con favore la campagna in corso dell'Unione africana per porre fine al matrimonio infantile e il lavoro di organizzazioni come la Royal Commonwealth Society nel raccomandare maggiori interventi per porre fine al matrimonio infantile e affrontare la disuguaglianza di genere;

17.  sottolinea l'urgenza di informare ed educare uomini e ragazzi, mobilitandoli in difesa dei diritti umani, compresi i diritti dei bambini e delle donne;

18.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri nonché alle Nazioni Unite.

(1) Testi approvati, P8_TA(2017)0379.
(2) GU C 289 del 9.8.2016, pag. 57.
(3) https://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/EN/foraff/131181.pdf
(4) https://eeas.europa.eu/sites/eeas/files/eu_action_plan_on_human_rights_and_democracy_en_2.pdf
(5) Wodon, Quentin T.; Male, Chata; Nayihouba, Kolobadia Ada; Onagoruwa, Adenike Opeoluwa; Savadogo, Aboudrahyme; Yedan, Ali; Edmeades, Jeff; Kes, Aslihan; John, Neetu; Murithi, Lydia; Steinhaus, Mara; Petroni, Suzanne, Economic Impacts of Child Marriage: Global Synthesis Report, Economic Impacts of Child Marriage, Washington, D.C., World Bank Group, 2017.


Definizione di PMI
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Risoluzione del Parlamento europeo del 4 luglio 2018 sulla definizione di PMI (2018/2545(RSP))
P8_TA(2018)0293B8-0304/2018

Il Parlamento europeo,

–  vista la raccomandazione 2003/361/CE della Commissione, del 6 maggio 2003, relativa alla definizione delle microimprese, piccole e medie imprese (PMI)(1),

–  viste la comunicazione della Commissione del 23 febbraio 2011 dal titolo "Riesame dello «Small Business Act» per l'Europa" (COM(2011)0078) e la risoluzione del Parlamento europeo in proposito del 12 maggio 2011(2),

–  vista la sua risoluzione del 23 ottobre 2012 sulle piccole e medie imprese (PMI): competitività e opportunità commerciali(3),

–  vista la sua risoluzione dell'8 settembre 2015 sulle imprese a conduzione familiare in Europa(4),

–  vista la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 15 settembre 2016,

–  vista la comunicazione della Commissione del 22 novembre 2016 dal titolo "Le nuove imprese leader dell'Europa: l'iniziativa Start-up e scale-up" (COM(2016)0733),

–  vista l'interrogazione alla Commissione sulla definizione di PMI (O-000050/2018 – B8‑0031/2018),

–  vista la proposta di risoluzione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia,

–  visti l'articolo 128 e l'articolo 123, paragrafi dal 2 all'8, del suo regolamento,

A.  considerando che i 23 milioni di PMI dell'Unione europea, che rappresentano circa il 99 % di tutte le imprese, impiegano circa due terzi della popolazione attiva in Europa, assicurano oltre 90 milioni di posti di lavoro e generano un valore aggiunto dell'ordine di 3,9 miliardi di EUR; che tali imprese forniscono un contributo decisivo alla crescita economica, alla coesione sociale e alla creazione e conservazione di posti di lavoro sostenibili e di qualità, costituiscono fattori essenziali nel contesto della transizione energetica, della lotta ai cambiamenti climatici e della competitività dell'UE nel campo delle tecnologie verdi e sono un'importante fonte di innovazione nell'Unione europea;

B.  considerando che il 90 % delle PMI dell'Unione e il 93 % di tutte le aziende dell'Unione nel settore non finanziario sono microimprese, le quali forniscono il maggiore contributo, tra le PMI, alla generazione di valore aggiunto e all'occupazione, in quanto assorbono circa il 30 % della forza lavoro dell'Unione, e necessitano pertanto di un'attenzione particolare;

C.  considerando che, rispetto alle imprese di dimensioni maggiori e indipendentemente dalla loro struttura organizzativa, le PMI risentono in misura sproporzionata degli oneri amministrativi e degli ostacoli finanziari, che costituiscono un ostacolo alla loro competitività, alle esportazioni e alla creazione di posti di lavoro; che a livello unionale, nazionale, regionale e locale le PMI beneficiano di un sostegno specifico, tra cui opportunità di finanziamento e procedure semplificate, ma che, al di là degli impegni politici già presi, si potrebbe fare di più per creare ambiente più semplice favorevole alle PMI;

D.  considerando che in circa 100 atti giuridici dell'Unione viene fatto riferimento alla definizione di PMI, in primis nei settori della politica di concorrenza, della legislazione sui mercati finanziari, dei fondi strutturali, per la ricerca e l'innovazione, ma anche nella legislazione sul lavoro e in materia di ambiente, energia e tutela dei consumatori e nella legislazione sociale, ad esempio negli atti di diritto derivato dell'Unione relativi alla registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche (REACH) e nella direttiva sull'efficienza energetica;

E.  considerando che un contesto giuridico coerente e corredato di norme chiare torna a vantaggio di tutti e che una definizione rigorosa di PMI è uno strumento in grado di attenuare i fallimenti del mercato e i problemi intrinseci alla concorrenza tra aziende diverse in termini di dimensioni, volume delle attività e modelli di impresa;

F.  considerando che la Commissione monitora regolarmente l'attuazione della definizione di PMI dell'Unione europea; che le valutazioni effettuate in varie occasioni (nel 2006, nel 2009 e da ultimo nel 2012) sono giunte alla conclusione che non è necessaria una revisione sostanziale della definizione di PMI dell'Unione europea;

G.  considerando che la catena del valore intersettoriale per le PMI consente di ridurre gli ostacoli istituzionali, tecnici e burocratici, e che sono necessarie politiche di sostegno efficaci per la costituzione di reti tra le imprese;

H.  considerando che una definizione di PMI deve contribuire a facilitare la creazione di posti di lavoro di qualità, a migliorare le condizioni di lavoro e la sicurezza e a limitare assolutamente al minimo eventuali abusi;

Definizione di PMI

Iniziative della Commissione

1.  accoglie positivamente la valutazione d'impatto iniziale della Commissione e approva la scelta di porre l'accento sulle imprese che necessitano di sostegno e di norme semplici, nell'ottica di ottimizzare la sicurezza della pianificazione e la certezza del diritto per le PMI; plaude in tale contesto alle due consultazioni pubbliche condotte della Commissione;

2.  ritiene che occorra mantenere la flessibilità offerta dalla raccomandazione del 2003, in considerazione delle caratteristiche specifiche di questo strumento strategico e delle molteplici differenze a livello di PMI e di Stati membri; è convinto che la struttura generale della definizione vada preservata e applicata ricorrendo alla corretta combinazione dei criteri già individuati;

Riconsiderazione della definizione di PMI

3.  esorta la Commissione a impedire che soggetti di dimensioni più grandi possano sviluppare strutture societarie artificiali per trarre vantaggio dalla definizione di PMI, il che potrebbero condurre a una distribuzione ingiustificata del sostegno disponibile su una platea più ampia, con la conseguenza che le PMI che ne hanno bisogno non potrebbero disporne; sottolinea che l'adeguamento della definizione di PMI dovrebbe sempre andare a vantaggio delle PMI medesime e agevolare l'accesso di queste ultime al sostegno pubblico;

4.  invita la Commissione a valutare l'opportunità di adeguare la definizione di PMI tenendo conto anche delle previsioni economiche della Commissione relativamente all'inflazione e alla produttività del lavoro, per evitare che nei prossimi anni si renda rapidamente necessario un nuovo adeguamento; ritiene che gli eventuali adeguamenti futuri della definizione di PMI andrebbero realizzati in modo da garantire la stabilità a lungo termine della definizione;

5.  sottolinea che il numero di dipendenti è diventato un criterio ampiamente accettato e dovrebbe rimanere il criterio principale; riconosce che esso presenta dei limiti in termini di accuratezza ai fini della comparabilità in tutto il territorio dell'Unione e ritiene dunque che il fatturato e il totale di bilancio siano criteri altrettanto importanti ai fini della definizione; evidenzia inoltre l'importanza di un'adeguata presa in considerazione delle start-up e delle "microimprese" e quindi dell'acronimo MPMI;

6.  sottolinea che vi è bisogno di chiarire le nozioni di "imprese associate" e "imprese partner" e lo status delle PMI nelle fusioni; ritiene essenziale semplificare le procedure, gli oneri burocratici e le disposizioni vigenti; invita a questo proposito la Commissione a semplificare le disposizioni vigenti; ritiene inoltre che, nel caso delle start-up che operano con joint venture, nel valutare lo status di PMI delle start-up non si dovrebbe tener conto delle imprese collegate alle joint venture, a condizione che non si tratti di una costruzione artificiale e che non esistano altre relazioni tra la start-up e le imprese collegate;

7.  chiede alla Commissione di sostenere l'aggregazione di imprese, in particolare i cluster e le reti di impresa, con l'obiettivo di favorire la razionalizzazione dei costi e il miglioramento dello scambio di conoscenze e competenze funzionali in particolare all'innovazione, sia di prodotto/servizio che di processo;

Altri punti connessi alla definizione di PMI

8.  appoggia l'iniziativa Start-up e scale-up della Commissione; ritiene che la promozione dello spirito imprenditoriale sia importante per la crescita economica nell'Unione europea; accoglie con favore il periodo di transizione di due anni durante il quale, ad esempio, le imprese a forte crescita manterrebbero lo status di PMI; invita a valutare la necessità di prorogare il periodo di transizione; esorta la Commissione a continuare a impegnarsi per aiutare gli imprenditori, le start-up e le PMI relativamente alle iniziative per la raccolta di fondi, incluse nuove iniziative come il finanziamento collettivo;

9.  ritiene che il ricorso, a livello dell'Unione, a strumenti di diplomazia economica, come ad esempio la missione per la crescita, permetta di affrontare meglio le sfide e di sfruttare maggiormente le opportunità economiche su scala mondiale; invita la Commissione a intensificare a questo proposito i propri sforzi nel quadro della strategia di politica industriale dell'Unione, senza creare duplicazioni a livello delle strutture; chiede, in tale contesto, la messa a punto di un indicatore PMI "potenziale di esportazione rispetto alle dimensioni dell'impresa", al fine di migliorare l'informazione sulla competitività internazionale delle PMI e di fornire esempi di buone prassi in merito alle opportunità di internazionalizzazione; chiede altresì che sia offerto un sostegno particolare alle PMI con un grande potenziale di esportazione;

10.  è preoccupato per il fatto che la politica non presti adeguata attenzione alle cosiddette mid-cap o imprese a media capitalizzazione (ossia imprese che non rientrano più nella definizione di PMI ma che presentano ancora le strutture tipiche delle imprese medio-piccole), malgrado l'importante contributo che esse forniscono alla crescita e all'occupazione grazie alla loro produttività; invita pertanto la Commissione a considerare l'elaborazione di una definizione ad hoc di tali imprese, che consenta l'adozione di misure mirate a favore delle mid-cap evitando nel contempo il rischio di allargare la definizione di PMI in misura tale da pregiudicare gli obiettivi originari;

11.  osserva che, oltre alle PMI, ai lavoratori autonomi e alle grandi imprese, anche le imprese a media capitalizzazione contribuiscono alla crescita e all'occupazione, in particolare grazie alla loro produttività, e meritano pertanto un giusto livello di attenzione nelle politiche dell'Unione;

12.  invita la Commissione, oltre a dare la priorità alle misure politiche dell'Unione per le PMI, a esaminare il varo di un'iniziativa destinata al finanziamento che riguardi l'accesso alla cooperazione nel campo della ricerca, le strategie di digitalizzazione e lo sviluppo dei mercati d'esportazione;

Obblighi di rendicontazione, statistiche, studi e valutazioni d'impatto

13.  ritiene che nell'ambito del prossimo QFP il futuro programma COSME, il nono programma quadro e i programmi dei fondi strutturali dovrebbero continuare a destinare risorse sufficienti al sostegno delle PMI che cercano di produrre innovazione e creare posti di lavoro;

14.  sottolinea l'importanza di mantenere una chiara definizione comune di PMI nel contesto dei negoziati in corso sul recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall'Unione europea, poiché le PMI sono definite nel diritto dell'Unione e ad esse è spesso riconosciuto uno status speciale negli accordi commerciali dell'Unione;

15.  invita la Commissione ad analizzare in maniera esaustiva i possibili effetti della definizione di PMI per lo sviluppo economico nonché gli effetti di lock-in, che si manifestano nel fatto che le imprese rinunciano volontariamente a crescere per sottrarsi agli oneri burocratici e ad altri obblighi che la perdita della qualifica di PMI comporterebbe per loro;

16.  sottolinea che le piccole imprese locali di servizi pubblici che soddisfano i criteri per essere considerate PMI svolgono compiti importanti per le comunità locali, sono profondamente radicate nel loro contesto economico locale e creano, tra l'altro, le condizioni per la crescita di tutte le altre PMI; osserva che il fatto di essere di proprietà pubblica non implica necessariamente un sostegno finanziario o regolamentare da parte dell'ente pubblico in virtù della legislazione nazionale, delle norme in materia di aiuti di Stato o della debolezza finanziaria degli enti pubblici; incoraggia dunque la Commissione a realizzare uno studio sull'impatto della definizione sulle imprese pubbliche finanziariamente indipendenti, organizzate come imprese di diritto privato o che operano in concorrenza con imprese private;

17.  invita la Commissione a esaminare in che misura siano fattibili definizioni settoriali di PMI, nonché a valutare gli effetti e il valore aggiunto che ne deriverebbero in tal caso per i comparti economici interessati;

18.  chiede che tutte le proposte legislative dell'Unione europea, al di là degli impegni che la Commissione ha autonomamente assunto, siano obbligatoriamente sottoposte al test PMI che attua il principio "pensare anzitutto in piccolo"; sottolinea che il risultato del test dovrebbe essere chiaramente indicato nella valutazione d'impatto di tutte le proposte legislative; invita la Commissione ad assumersi tale impegno nel nuovo accordo interistituzionale "Legiferare meglio" e ritiene che si potrebbe prendere in considerazione un aggiornamento dello "Small Business Act";

Orientamenti per le PMI in relazione alla definizione

19.  invita gli Stati membri e la Commissione a fornire alle imprese, in modo tempestivo e ottimale, orientamenti sulle procedure utilizzate per determinare lo status di PMI, nonché informazioni in merito a qualsiasi modifica della definizione di PMI o delle procedure;

o
o   o

20.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 124 del 20.5.2003, pag. 36.
(2) GU C 377E del 7.12.2012, pag. 102.
(3) GU C 68E del 7.3.2014, pag. 40.
(4) GU C 316 del 22.9.2017, pag. 57.


Negoziati relativi all'accordo globale UE-Azerbaigian
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Raccomandazione del Parlamento europeo del 4 luglio 2018 al Consiglio, alla Commissione e al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza concernente i negoziati sull'accordo globale UE-Azerbaigian (2017/2056(INI))
P8_TA(2018)0294A8-0185/2018

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 2, 3 e 8 e il titolo V, in particolare gli articoli 21, 22 e 36, del trattato sull'Unione europea, nonché la parte quinta del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visto l'avvio, il 7 febbraio 2017, dei negoziati tra l'Unione europea e l'Azerbaigian su un nuovo accordo globale che dovrebbe sostituire l'accordo di partenariato e di cooperazione del 1999 tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da un lato, e la Repubblica dell'Azerbaigian, dall'altro(1),

–  vista l'adozione da parte del Consiglio, il 7 novembre 2016, delle direttive di negoziato per tale accordo,

–  visto il memorandum d'intesa concernente un partenariato strategico tra l'UE e l'Azerbaigian in materia di energia del 7 novembre 2006,

–  visti i principali risultati della 15a riunione del Consiglio di cooperazione tra l'Unione europea e l'Azerbaigian del 9 febbraio 2018,

–  vista la relazione della Commissione del 19 dicembre 2017 sui rapporti tra l'UE e l'Azerbaigian nel quadro della politica europea di vicinato riveduta (SWD(2017)0485),

–  visto il messaggio dell'ufficio di presidenza dell'Assemblea parlamentare Euronest ai capi di Stato e di governo del 30 ottobre 2017,

–  vista la sua raccomandazione del 15 novembre 2017 al Consiglio, alla Commissione e al Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) sul partenariato orientale nella fase preparatoria del vertice di novembre 2017(2),

–  vista la sua risoluzione del 13 dicembre 2017 sulla relazione annuale sull'attuazione della politica estera e di sicurezza comune(3),

–  viste le dichiarazioni congiunte dei vertici del partenariato orientale, tra cui quella del 24 novembre 2017,

–  vista la pubblicazione della Commissione e del SEAE nel giugno 2016 sulla strategia globale dell'Unione europea per la politica estera e di sicurezza, in particolare i principi chiave ivi contenuti,

–  viste la sua risoluzione del 15 giugno 2017 sul caso del giornalista azero Afgan Mukhtarli(4) e altre risoluzioni sull'Azerbaigian, in particolare quelle concernenti la situazione dei diritti umani e lo Stato di diritto,

–  vista la dichiarazione del 14 gennaio 2018 del portavoce per gli affari esteri e la politica di sicurezza, la politica europea di vicinato e i negoziati di allargamento riguardo alla condanna del giornalista Afgan Mukhtarli in Azerbaigian,

–  vista la risoluzione dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, dell'11 ottobre 2017, sul funzionamento delle istituzioni democratiche in Azerbaigian,

–  visto l'avvio di una procedura d'infrazione, il 5 dicembre 2017, da parte del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa a causa del continuo rifiuto da parte delle autorità azere di dare esecuzione alla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo nella causa Ilgar Mammadov contro Azerbaigian,

–  vista la relazione sulla missione dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa/Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani (OSCE/ODIHR) di valutazione delle esigenze, del 2 marzo 2018, sulle elezioni presidenziali anticipate in Azerbaigian,

–  visti l'articolo 108, paragrafo 4, e l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per gli affari esteri e la posizione sotto forma di emendamenti della commissione per il commercio internazionale (A8-0185/2018),

A.  considerando che il partenariato orientale si basa sull'impegno condiviso tra Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Moldova, Ucraina e Unione europea di approfondire le loro relazioni e osservare il diritto internazionale e i valori fondamentali, tra cui la democrazia, lo Stato di diritto, il buon governo, il rispetto dei diritti umani e le libertà fondamentali; che il nuovo accordo tra l'UE e l'Azerbaigian dovrebbe favorire gli interessi dell'Unione nella regione e promuoverne i valori;

B.  considerando che il Parlamento europeo è favorevole a un approfondimento delle relazioni con tutti i membri del partenariato orientale, nella misura in cui rispettino tali principi fondamentali; che nel quadro della politica per il partenariato orientale l'attraente modello a più lungo termine "PO+" proposto dal Parlamento europeo nella sua risoluzione del 15 novembre 2017 sul partenariato orientale, che potrebbe portare all'adesione di tali paesi, tra l'altro, alle unioni doganale, dell'energia e digitale e allo spazio Schengen, dovrebbe essere aperto anche a paesi che non hanno siglato un accordo di associazione con l'UE, tra cui l'Azerbaigian, una volta che siano pronti a tali maggiori impegni e abbiano compiuto progressi significativi verso l'attuazione di riforme reciprocamente concordate;

C.  considerando che le relazioni tra l'UE e l'Azerbaigian sono regolamentate dal dall'accordo di partenariato e di cooperazione del 1999; che l'UE è il principale partner commerciale dell'Azerbaigian e il suo mercato più grande sia in termini di importazioni che di esportazioni, rappresentando il 48,6 % del totale degli scambi del paese, oltre ad essere la principale fonte di investimenti diretti esteri; che l'Azerbaigian è un partner strategico dell'UE nell'ambito dell'energia che consente la diversificazione delle fonti energetiche dell'Unione; che tuttavia l'economia dell'Azerbaigian dipende per circa il 90 % delle sue esportazioni dai settori petrolifero e gasiero, il che rende il paese vulnerabile agli shock esterni e alle oscillazioni dei prezzi petroliferi mondiali; che l'Azerbaigian non è ancora membro dell'OMC, il che comporta gravi barriere tariffarie e non tariffarie che ostacolano le relazioni commerciali con l'UE;

D.  considerando che l'UE e l'Azerbaigian hanno sottolineato, nella dichiarazione congiunta del vertice del partenariato orientale del 24 novembre 2017 che, "in maniera differenziata, l'UE continuerà a discutere congiuntamente con ciascuno dei paesi partner, inclusi l'Armenia, l'Azerbaigian e la Bielorussia, opzioni allettanti e realistiche per rafforzare gli scambi reciproci e incoraggiare gli investimenti tenendo presenti gli interessi comuni, la riforma della politica di investimento con riguardo alla tutela degli investimenti, nonché le regole commerciali internazionali e le norme internazionali connesse al commercio, anche nel settore della proprietà intellettuale, e per contribuire alla modernizzazione e alla diversificazione delle economie";

E.  considerando che si prevede che il nuovo accordo avrà effetti positivi sull'Azerbaigian in termini di promozione degli standard democratici, della crescita e dello sviluppo economico; che tali prospettive sono particolarmente importanti per i giovani dell'Azerbaigian, al fine di favorire una nuova generazione di azeri istruiti, difendere i valori fondamentali dell'UE e promuovere l'ammodernamento del paese; che una società civile pienamente funzionante è un presupposto fondamentale per garantire la diversificazione economica;

1.  raccomanda al Consiglio, alla Commissione e al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza:

Principi generali, valori fondamentali e impegno per la risoluzione dei conflitti

Dialogo politico e cooperazione regionale

Stato di diritto e rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali

Cooperazione economica e commerciale

Energia e altri ambiti di cooperazione

Disposizioni istituzionali

   a) di garantire che l'approfondimento delle relazioni tra l'UE e l'Azerbaigian sia subordinato alla difesa e al rispetto dei valori e dei principi fondamentali della democrazia, dello Stato di diritto, del buon governo, del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, compresi la libertà di espressione e di associazione, i diritti delle minoranze e l'uguaglianza di genere, nell'interesse di entrambe le parti e in particolare dei loro cittadini;
   b) di rammentare alle autorità azere la posizione del Parlamento espressa nella sua raccomandazione del 15 novembre 2017 sul partenariato orientale, in cui si invita l'Azerbaigian a rispettare i suoi impegni internazionali e si afferma in modo inequivocabile che non saranno ratificati accordi globali con paesi che non rispettano i valori fondamentali dell'Unione europea, soprattutto per quanto riguarda la mancata applicazione delle decisioni della Corte europea dei diritti dell'uomo nonché le molestie, l'intimidazione e le persecuzioni ai danni di difensori dei diritti umani, ONG, membri dell'opposizione, avvocati, giornalisti e attivisti per l'ambiente; di garantire che tutti i prigionieri politici e i prigionieri di coscienza in Azerbaigian siano liberati - come annunciato dalle sue autorità - prima di qualsiasi nuovo accordo UE-Azerbaigian; di assicurare che nel nuovo accordo sia incluso un meccanismo di sospensione specifico dotato di disposizioni chiare sul rispetto dello Stato di diritto, dei diritti umani e delle libertà fondamentali;
   c) di rammentare alle autorità azere la posizione del Parlamento espressa nella stessa risoluzione secondo cui occorre subordinare la ratifica di nuovi accordi tra l'UE e ciascuna delle parti coinvolte nel conflitto del Nagorno-Karabakh a impegni significativi e progressi sostanziali verso la risoluzione del conflitto, per esempio mantenendo il cessate il fuoco, attuando i principi fondamentali dell'OSCE del 2009 e sostenendo gli sforzi dei copresidenti del gruppo di Minsk dell'OSCE, e di rafforzare e coinvolgere la società civile sia dell'Armenia sia dell'Azerbaigian in qualsiasi processo negoziale;
   d) di garantire che il futuro accordo con l'Azerbaigian sia ambizioso, globale e lungimirante nonché compatibile con le aspirazioni dell'UE e dell'Azerbaigian sulla base di valori condivisi e di interessi comuni e allineato agli obiettivi dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e apporti benefici tangibili e concreti a entrambe le parti, in particolare non solo alle grandi aziende, ma anche tenendo conto delle caratteristiche specifiche delle PMI, e ai cittadini dell'UE e dell'Azerbaigian;
   e) di garantire progressi rapidi e costanti nei negoziati con l'obiettivo di firmare il nuovo accordo prima del prossimo vertice del partenariato orientale nel 2019, purché siano rispettate le suddette condizioni;
   f) di comunicare attivamente e chiaramente gli obiettivi e le condizionalità del nuovo accordo e del processo negoziale in corso per migliorare la trasparenza e sensibilizzare maggiormente il pubblico, sia in Azerbaigian che nell'UE, e le opportunità e i benefici derivanti dalla sua conclusione, contrastando così tutte le campagne di disinformazione;
   g) di prevedere un dialogo politico regolare e approfondito per incoraggiare solide riforme volte a consolidare le istituzioni e rafforzare la separazione dei poteri tra di loro, in modo da renderle più indipendenti e democratiche, difendere i diritti umani e la libertà dei media e sviluppare un contesto normativo in cui la società civile possa operare senza indebite interferenze, anche nel processo di riforma;
   h) di definire misure specifiche volte ad attuare le raccomandazioni dell'OSCE/ODIHR e della commissione di Venezia del Consiglio d'Europa al fine di garantire progressi verso elezioni e referendum inclusivi, competitivi e trasparenti che garantiscano la libera ed equa espressione delle opinioni e delle aspirazioni dei cittadini azeri;
   i) di sostenere pienamente le conclusioni preliminari dell'OSCE e del Consiglio d'Europa per la missione di osservazione elettorale per le elezioni presidenziali anticipate dell'11 aprile 2018 secondo le quali "alle elezioni non è stata riscontrata una vera e propria concorrenza" a causa di un "contesto politico restrittivo", "un quadro giuridico che limita i diritti e le libertà fondamentali", "una mancanza di pluralismo, anche nei media", "la diffusa mancanza di rispetto delle procedure obbligatorie, la mancanza di trasparenza e le numerose e gravi irregolarità, fra cui l'inserimento di schede false";
   j) di puntare a disposizioni che migliorino la cooperazione nella promozione della pace e della giustizia internazionale, e in particolare insistere sul fatto che l'Azerbaigian deve rispettare i suoi obblighi internazionali, anche in quanto membro del Consiglio d'Europa, e ottemperare alle decisioni della Corte europea dei diritti dell'uomo; di esortare l'Azerbaigian a firmare e ratificare lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale (CPI); di chiedere inoltre l'attuazione di forti misure di cooperazione nel contrastare la proliferazione delle armi di distruzione di massa nonché nell'affrontare il commercio illegale di armi leggere e di piccolo calibro;
   k) di prevedere una collaborazione più stretta nelle questioni di politica estera e di sicurezza per assicurare la massima convergenza possibile, in particolare in merito alle risposte alle minacce e alle sfide globali, compreso il terrorismo, alla prevenzione dei conflitti, alla gestione delle crisi e alla cooperazione regionale, pur tenendo conto anche della politica estera diversificata dell'Azerbaigian; di sostenere la firma dell'accordo quadro di partecipazione tra l'UE e l'Azerbaigian per dare una base giuridica e politica alla cooperazione nelle missioni e nel funzionamento della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC);
   l) di garantire che sia attribuita un'elevata priorità al dialogo tra l'Azerbaigian e l'Armenia e alla partecipazione rafforzata dell'UE alla risoluzione pacifica del conflitto del Nagorno-Karabakh conformemente ai principi fondamentali dell'OSCE 2009 e in particolare con il sostegno dei copresidenti del gruppo di Minsk dell'OSCE, promuovendo tutte le iniziative che possano favorire il consolidamento della pace quali il rispetto del cessate il fuoco da parte di tutte le parti, colloqui a tutti i livelli, il contrasto alla retorica di incitamento all'odio, misure volte a un autentico consolidamento della fiducia, un aumento del numero di osservatori internazionali dell'OSCE e scambi più profondi tra la società civile armena e quella azera, anche tra personalità religiose e della cultura per preparare le società dell'Armenia e dell'Azerbaigian alla coesistenza pacifica; di esprimere profonda preoccupazione per il riarmo militare e la spesa sproporzionata destinata alla difesa nella regione;
   m) di porre in essere disposizioni specifiche per sostenere i notevoli sforzi compiuti dalle autorità nell'assistere il gran numero di rifugiati e sfollati interni e per sostenere i civili che vivono in zone di conflitto entro i confini dell'Azerbaigian riconosciuti a livello internazionale; di insistere affinché i diritti di tutte le persone che vivono entro i confini dell'Azerbaigian, temporaneamente o in via permanente, siano rispettati; di contribuire in particolare a far valere il loro diritto a ritornare nelle loro case e proprietà e a ottenere un risarcimento conformemente alle sentenze della CEDU da tutte le parti in causa del conflitto;
   n) di fornire sostegno alla riforma del sistema giudiziario volta a garantirne l'imparzialità e l'indipendenza dall'esecutivo e a rafforzare lo Stato di diritto; in particolare, di garantire l'indipendenza degli operatori della giustizia eliminando qualsiasi indebita ingerenza nel lavoro degli avvocati, di consentire ad avvocati praticanti indipendenti di rappresentare i clienti nell'ambito della procura notarile e di porre fine alle competenze arbitrarie dell'ordine degli avvocati azero di radiare avvocati dall'ordine e di negare l'ammissione a nuovi membri;
   o) di fornire inoltre sostegno allo sviluppo di un solido quadro per la protezione dei diritti umani, delle libertà fondamentali e dell'uguaglianza di genere; di sottolineare l'importanza della rappresentanza delle donne a tutti i livelli di governo, inclusa la loro partecipazione paritaria, piena e attiva alla prevenzione e alla risoluzione dei conflitti, e di esortare l'Azerbaigian a firmare la convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica;
   p) di adottare disposizioni specifiche per sostenere l'Azerbaigian nella lotta alla criminalità economica, compresi corruzione, riciclaggio di denaro ed evasione fiscale; di promuovere una maggiore trasparenza con riguardo ai proprietari effettivi di imprese e fondi fiduciari, nonché alle attività finanziarie delle grandi società in termini di profitti realizzati e imposte versate; di sostenere le indagini sui sistemi di riciclaggio di denaro, in particolare il "caso Laundromat", e di creare meccanismi specifici di vigilanza e controllo, ad esempio limitando l'accesso al sistema bancario europeo da parte di quanti sono coinvolti in meccanismi di riciclaggio di denaro e frode;
   q) di consentire una maggiore cooperazione e di sostenere l'Azerbaigian nella lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata e alla criminalità informatica, nonché nella prevenzione della radicalizzazione e della criminalità transfrontaliera; di cooperare in particolare nel contrastare le campagne di reclutamento delle organizzazioni terroristiche;
   r) di includere disposizioni riguardanti l'attuazione di norme di diritto penale in Azerbaigian in materia di tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali, volte a porre fine alle persecuzioni e ai rapimenti per motivi politici, ai divieti di viaggio arbitrari, nonché agli attacchi nei confronti di dissidenti politici, in particolare mediante diffamazione, e di giornalisti indipendenti, difensori dei diritti umani, rappresentanti delle ONG e dei membri più vulnerabili della società, come i membri di alcuni gruppi minoritari, ivi compresa la comunità LGBTQI; di garantire che l'accordo includa riferimenti specifici a tali gruppi; di ribadire che tali pratiche sono inaccettabili per qualsiasi potenziale paese partner dell'UE; di istituire un forum rafforzato per un dialogo efficace e orientato ai risultati tra l'UE e l'Azerbaigian, in consultazione con le principali ONG internazionali e con le ONG azere realmente indipendenti, i cui progressi dovrebbero essere valutati ogni anno sulla base di parametri concreti;
   s) di insistere ai fini dell'adozione di pertinenti emendamenti legislativi che consentano lo svolgimento delle attività legittime della società civile, l'eliminazione delle indebite limitazioni ai requisiti di registrazione, alle operazioni e all'accesso ai finanziamenti esteri e alle sovvenzioni, ponendo fine alle indagini penali indebite, agli obblighi di rendicontazione inutili nei confronti delle varie agenzie governative, alle irruzioni negli uffici, al congelamento dei conti, ai divieti di viaggio e alla persecuzione dei loro leader;
   t) di garantire, prima della conclusione dei negoziati, che l'Azerbaigian rilasci i detenuti politici e i detenuti di coscienza, ivi compresi, tra i casi più emblematici, Ilgar Mammadov, Afgan Mukhtarli, Mehman Huseynov, Ilkin Rustamzada, Seymur Haziyev, Rashad Ramazanov, Elchin Ismayilli, Giyas Ibrahimov, Beyram Mammadov, Asif Yusifli e Fuad Gahramanli, che revochi i loro divieti di viaggio una volta rilasciati, anche per quanto riguarda la giornalista Khadija Ismayilova e l'avvocato Intigam Aliyev, e che dia piena attuazione alle decisioni della Corte europea dei diritti dell'uomo, segnatamente per quanto concerne Ilgar Mammadov; di assicurare il rilascio di tali persone e un miglioramento della loro situazione, incluso il loro reinsediamento, come pure della situazione delle loro famiglie, attraverso il sistema giudiziario e l'applicazione dello Stato di diritto, nonché di proteggere i dissidenti azeri nell'UE; di condannare il fatto che, contrariamente alle comunicazioni delle autorità azere, nessuno dei prigionieri politici di cui sopra è stato rilasciato e altre persone sono state incarcerate per aver esercitato pacificamente i loro diritti costituzionali, compresi i membri di partiti di opposizione e l'avvocato difensore dei diritti umani Emin Aslan; di chiedere l'immediato rilascio dell'avvocato difensore dei diritti umani Emin Aslan dalla sua detenzione amministrativa e che sia pienamente scagionato dalle dubbie accuse di "disobbedienza nei confronti della polizia"; di garantire che l'Azerbaigian ponga fine al ricorso alle detenzioni amministrative per mettere a tacere le persone che criticano il governo;
   u) di garantire che l'Azerbaigian rispetti il diritto alla libertà di riunione pacifica, si astenga dal limitare tale diritto con modalità non compatibili con gli obblighi che gli incombono ai sensi del diritto internazionale, compresa la Convenzione europea dei diritti dell'uomo, indaghi tempestivamente ed efficacemente su tutti i casi di uso eccessivo della forza, arresti arbitrari e detenzione ingiustificata di manifestanti pacifici, anche in relazione ai raduni dell'opposizione del settembre 2017 e del marzo 2018 che sono stati sanzionati, e assicuri i responsabili alla giustizia;
   v) di chiedere, prima della conclusione dei negoziati, che le autorità azere si impegnino ad applicare la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, e che indaghino realmente su tutti i casi di maltrattamento dei detenuti politici e dei detenuti di coscienza, in particolare quello di Mehman Galandarov, deceduto mentre si trovava in stato di detenzione in Azerbaigian, e dei membri della comunità LGBTQI, vittime di molestie e di arresti di massa nel settembre 2017;
   w) di porre in evidenza le preoccupazioni dell'UE per l'attuale situazione della libertà di stampa in Azerbaigian, paese che occupa la 163a posizione su 180 nell'indice sulla libertà di stampa nel mondo del 2018 elaborato da Reporter senza frontiere; di sottolineare l'importanza della libertà e dell'indipendenza dei media, sia offline sia online, e di garantire un sostegno rafforzato dell'UE, a livello sia politico che finanziario, a favore di media liberi e pluralisti in Azerbaigian, dotati d'indipendenza editoriale rispetto ai gruppi politici e oligarchici dominanti e in linea con le norme dell'UE; di chiedere alle autorità di sbloccare l'accesso ai siti web di Azadliq e di tre nuovi organi di stampa che si trovano a dover operare dall'estero: Radio Free Europe/Radio Liberty (RFE/RL) Azerbaijan Service, Meydan TV e Azerbaycan Saati;
   x) di includere disposizioni eque e ambiziose in materia di commercio e investimenti, nella misura in cui ciò sia compatibile con lo status dell'Azerbaigian in quanto paese non membro dell'OMC, che siano pienamente in linea con le norme dell'UE, senza pregiudicarle, in particolare quelle sanitarie, fitosanitarie, ambientali, del lavoro, sociali, di equilibrio di genere e di non discriminazione, e che garantiscano il riconoscimento e la protezione dei diritti di proprietà intellettuale, comprese le indicazioni geografiche, segnatamente per i vini e le bevande spiritose; di sostenere l'Azerbaigian nel processo di adesione all'OMC;
   y) di attuare misure incisive che garantiscano rapidi progressi verso il miglioramento del clima commerciale e degli investimenti in Azerbaigian, in particolare per quanto riguarda l'imposizione fiscale e la gestione dei fondi pubblici e degli appalti pubblici – con riferimento alle norme definite nell'accordo sugli appalti pubblici dell'OMC – al fine di consentire maggiore trasparenza, migliore governance e responsabilità, pari accesso e una concorrenza equa;
   z) di consentire una maggiore cooperazione nel settore energetico, in linea con il partenariato strategico in materia di energia tra l'UE e l'Azerbaigian e con l'esperienza comprovata dell'Azerbaigian quale fornitore affidabile di energia, tenendo tuttavia conto del fatto che, nel marzo 2017, l'Azerbaigian è stato sospeso e si è successivamente ritirato dall'Iniziativa per la trasparenza delle industrie estrattive (EITI) poiché le modifiche apportate alla legislazione azera in materia di ONG non soddisfacevano i requisiti del gruppo in materia di società civile; di esortare l'Azerbaigian a conformarsi nuovamente a tali requisiti al fine di riprendere le sue attività in seno all'EITI;
   aa) di sostenere inoltre la diversificazione del mix energetico dell'Azerbaigian, promuovendo fonti energetiche prive di carbonio e preparandosi all'era post carbonio mediante una riduzione della dipendenza da combustibili fossili e la promozione dell'uso di energie rinnovabili, anche ai fini della sicurezza energetica; di sostenere il completamento del corridoio meridionale di trasporto del gas una volta affrontate le importanti preoccupazioni in materia di cambiamenti climatici e impatto sulle comunità locali emerse in relazione alla decisione della Banca europea per gli investimenti sul finanziamento del gasdotto transanatolico (TANAP);
   ab) di elaborare disposizioni ambiziose in materia di tutela dell'ambiente e riduzione dei cambiamenti climatici nell'ambito del nuovo accordo, in linea con l'agenda dell'Unione sui cambiamenti climatici e con gli impegni assunti da entrambe le parti nell'accordo di Parigi, in particolare attraverso un'integrazione di tali politiche in altre politiche settoriali;
   ac) di fornire nuove prospettive per una cooperazione rafforzata in ambiti non connessi all'energia, in particolare nei settori dell'istruzione, della sanità, dei trasporti e del turismo, al fine di diversificare l'economia azera, promuovere la creazione di posti di lavoro, modernizzare i settori dell'industria e dei servizi e stimolare lo sviluppo sostenibile nel mondo delle imprese e della ricerca; di consentire maggiori scambi interpersonali, sia a livello europeo, sia a livello di scambi regionali con le ONG armene;
   ad) di intensificare la cooperazione in materia di scambi di studenti e giovani mediante il rafforzamento di programmi di successo già esistenti, come la rete "Young European Neighbours", e lo sviluppo di nuovi programmi di borse di studio e corsi di formazione, nonché una partecipazione agevolata ai programmi nell'ambito dell'istruzione superiore, segnatamente il programma ERASMUS+, che garantirà lo sviluppo di competenze, incluse quelle linguistiche, e consentirà ai cittadini azeri di conoscere l'UE e i suoi valori;
   ae) di promuovere la crescita economica anche attraverso i trasporti e la connettività; di estendere la rete transeuropea di trasporto (TEN-T) all'Azerbaigian;
   af) in linea con la dichiarazione congiunta del vertice del partenariato orientale del 2017, di prendere "in considerazione a tempo debito, se le condizioni lo consentono, l'avvio di un dialogo sulla liberalizzazione dei visti rispettivamente con l'Armenia e l'Azerbaigian, a patto che sussistano le condizioni per una mobilità sicura e ben gestita, fra cui l'effettiva attuazione degli accordi di facilitazione dei visti e di riammissione tra le parti";
   ag) di garantire che l'accordo presenti una dimensione parlamentare solida, rafforzando le disposizioni e i meccanismi di cooperazione vigenti per consentire di aumentare il contributo alla sua attuazione e il controllo della stessa, in particolare attraverso l'istituzione di una struttura interparlamentare migliorata, che consenta un dialogo costante e costruttivo tra il Parlamento europeo e il parlamento dell'Azerbaigian su tutti gli aspetti delle relazioni, inclusa l'attuazione degli accordi;
   ah) di condurre i negoziati all'insegna della massima trasparenza; di informare il Parlamento in tutte le fasi dei negoziati, in linea con l'articolo 218, paragrafo 10, TFUE, in virtù del quale "il Parlamento europeo è immediatamente e pienamente informato in tutte le fasi della procedura"; di fornire altresì al Parlamento i testi negoziali e i processi verbali di ciascun ciclo di negoziati; di ricordare al Consiglio che, a causa della violazione in passato dell'articolo 218, paragrafo 10, TFUE, la Corte di giustizia dell'Unione europea ha già annullato alcune decisioni del Consiglio relative alla firma e alla conclusione di vari accordi; di considerare che l'approvazione dei nuovi accordi da parte del Parlamento può essere altresì negata in futuro, fintantoché il Consiglio non adempia ai suoi obblighi legali;
   ai) di garantire che il nuovo accordo non sia soggetto ad applicazione provvisoria fino a quando il Parlamento non darà la sua approvazione; di ribadire che l'approvazione dei nuovi accordi, o di altri futuri accordi, da parte del Parlamento europeo può essere negata qualora tale disposizione sia ignorata;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente raccomandazione al Consiglio, alla Commissione e al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, nonché al Presidente, al Governo e al Parlamento della Repubblica dell'Azerbaigian.

(1) GU L 246 del 17.9.1999, pag. 3.
(2) Testi approvati, P8_TA(2017)0440.
(3) Testi approvati, P8_TA(2017)0493.
(4) Testi approvati, P8_TA(2017)0267.


Avvio di negoziati per un accordo tra l'UE la Giordania sullo scambio di dati personali per la lotta contro le forme gravi di criminalità e il terrorismo
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Risoluzione del Parlamento europeo del 4 luglio 2018 sulla raccomandazione della Commissione per una decisione del Consiglio che autorizza l'avvio di negoziati per un accordo tra l'Unione europea e il Regno hascemita di Giordania sullo scambio di dati personali tra l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) e le autorità giordane competenti per la lotta contro le forme gravi di criminalità e il terrorismo (COM(2017)07982018/2060(INI))
P8_TA(2018)0295A8-0232/2018

Il Parlamento europeo,

–  vista la raccomandazione della Commissione, di decisione del Consiglio che autorizza l'avvio di negoziati per un accordo tra l'Unione europea e il Regno hascemita di Giordania sullo scambio di dati personali tra l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) e le autorità giordane competenti per la lotta contro le forme gravi di criminalità e il terrorismo (COM(2017)0798),

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare gli articoli 7 e 8,

–  visti il trattato sull'Unione europea, in particolare l'articolo 6, e il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), in particolare gli articoli 16 e 218,

–  visto il regolamento (UE) 2016/794 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2016, che istituisce l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) e sostituisce e abroga le decisioni del Consiglio 2009/371/GAI, 2009/934/GAI, 2009/935/GAI, 2009/936/GAI e 2009/968/GAI(1),

–  visto il regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (Regolamento generale sulla protezione dei dati)(2),

–  vista la direttiva 2002/58/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 luglio 2002, relativa al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche (Directive on privacy and electronic communications)(3),

–  vista la decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio, del 27 novembre 2008, sulla protezione dei dati personali trattati nell'ambito della cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale(4),

–  vista la direttiva (UE) 2016/680 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativa alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio(5),

–  visti la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla protezione dei dati (STE n. 108) e il protocollo addizionale dell'8 novembre 2001 alla Convenzione sulla protezione delle persone rispetto al trattamento automatizzato dei dati a carattere personale, concernente le autorità di controllo ed i flussi transfrontalieri (STE no. 181),

–  visto il parere 2/2018 del Garante europeo della protezione dei dati (GEPD) concernente otto mandati negoziali per la conclusione di accordi internazionali che consentano lo scambio di dati tra Europol e i paesi terzi,

–  vista la sua risoluzione del 3 ottobre 2017 sulla lotta alla criminalità informatica(6),

–  visto l'accordo raggiunto dal Parlamento europeo e dal Consiglio sulla proposta di un regolamento concernente la tutela delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati personali da parte delle istituzioni, degli organi, degli uffici e delle agenzie dell'Unione, nonché la libera circolazione di tali dati, e che abroga il regolamento (CE) n. 45/2001 e la decisione n. 1247/2002/CE (COM(2017)0008), e in particolare il capo relativo al trattamento dei dati personali operativi che si applica agli organi, agli uffici o alle agenzie dell'Unione che svolgono attività rientranti nell'ambito di applicazione della parte terza, titolo V, capi 4 e 5, del TFUE,

–  visto l'articolo 108, paragrafo 1, del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0232/2018),

A.  considerando che il regolamento (UE) 2016/794 che istituisce l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) consente il trasferimento dei dati personali alle autorità di un paese terzo o a un'organizzazione internazionale, nella misura in cui tale trasferimento è necessario per lo svolgimento delle attività di Europol, sulla base di una decisione di adeguatezza della Commissione a norma della direttiva (UE) 2016/680, di un accordo internazionale a norma dell'articolo 218 TFUE che presti garanzie sufficienti, o di accordi di cooperazione che consentano lo scambio di dati personali conclusi prima del 1° maggio 2017, nonché, eccezionalmente, sulla base dei singoli casi, in conformità alle condizioni rigorose stabilite all'articolo 25, paragrafo 5, del regolamento (UE) 2016/794 e a condizione che siano assicurate garanzie adeguate;

B.  considerando che gli accordi internazionali che consentono a Europol e ai paesi terzi di cooperare e scambiare dati personali dovrebbero rispettare gli articoli 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali e l'articolo 16 TFUE, e che, di conseguenza, dovrebbero rispettare il principio della limitazione delle finalità e i diritti di accesso e di rettifica, essere soggetti al controllo da parte di un'autorità indipendente, secondo quanto sancito specificamente dalla Carta, nonché risultare necessari e proporzionati allo svolgimento delle attività di Europol;

C.  considerando che un tale trasferimento di dati deve essere fondato su un accordo internazionale concluso tra l'Unione e il paese terzo a norma dell'articolo 218 TFUE, che presti garanzie sufficienti con riguardo alla tutela della vita privata e dei diritti e delle libertà fondamentali delle persone;

D.  considerando che il documento di programmazione di Europol 2018-2020(7) sottolinea la crescente rilevanza di un approccio multidisciplinare potenziato, compresa la messa in comune delle competenze e delle informazioni necessarie provenienti da una gamma sempre più ampia di partner, per il conseguimento della missione di Europol;

E.  considerando che il Parlamento ha sottolineato, nella sua risoluzione del 3 ottobre 2017 sulla lotta alla criminalità informatica, che gli accordi conclusi tra Europol e i paesi terzi in materia di cooperazione strategica e operativa favoriscono sia lo scambio di informazioni che la cooperazione concreta nella lotta alla criminalità informatica;

F.  considerando che, in passato, Europol ha già stipulato una serie di accordi sullo scambio di dati con paesi terzi, quali Albania, Australia, Bosnia-Erzegovina, Canada, Colombia, ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Georgia, Islanda, Liechtenstein, Moldova, Monaco, Montenegro, Norvegia, Serbia, Svizzera, Ucraina e Stati Uniti d'America;

G.  considerando che il Garante europeo della protezione dei dati ricopre il ruolo di garante per Europol dal 1° maggio 2017 e che funge altresì da consulente delle istituzioni dell'UE per quanto riguarda le politiche e la legislazione in materia di protezione dei dati;

1.  ritiene che la necessità della collaborazione con il Regno hascemita di Giordania per quanto riguarda le attività di contrasto per gli interessi di sicurezza dell'Unione europea, nonché la sua proporzionalità, debbano essere adeguatamente valutate; invita la Commissione, in tale contesto, a eseguire un'attenta valutazione d'impatto; evidenzia che si deve esercitare la dovuta cautela nella definizione del mandato negoziale per un accordo tra l'Unione europea e il Regno hascemita di Giordania sullo scambio di dati personali tra l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) e le autorità giordane competenti per la lotta contro le forme gravi di criminalità e il terrorismo;

2.  ritiene che si debba assicurare la piena coerenza con gli articoli 7 e 8 della Carta, nonché con gli altri diritti e libertà fondamentali tutelati dalla Carta, nei paesi terzi riceventi; invita, a tale proposito, il Consiglio a integrare le direttive di negoziato proposte dalla Commissione con le condizioni stabilite nella presente risoluzione;

3.  prende atto che finora non è stata eseguita alcuna valutazione d'impatto adeguata al fine di valutare in modo approfondito i rischi derivanti dal trasferimento di dati personali verso il Regno hascemita di Giordania, per quanto riguarda il diritto dei cittadini alla vita privata e alla protezione dei dati ma anche gli altri diritti e libertà fondamentali tutelati dalla Carta; chiede alla Commissione di eseguire una valutazione d'impatto adeguata, in modo da definire le tutele necessarie da includere nell'accordo;

4.  insiste sul fatto che il livello di protezione derivante dall'accordo dovrebbe essere sostanzialmente equivalente al livello di protezione risultante dal diritto dell'UE; sottolinea che se tale livello non può essere garantito de iure e de facto, l'accordo non può essere concluso;

5.  chiede che, al fine di rispettare pienamente l'articolo 8 della Carta e l'articolo 16 TFUE, e di evitare ogni potenziale responsabilità da parte di Europol per quanto riguarda la violazione della legislazione dell'Unione in materia di protezione dei dati risultante dal trasferimento di dati personali senza tutele necessarie e adeguate, l'accordo comprenda disposizioni specifiche e rigorose che impongano il rispetto del principio della limitazione delle finalità con condizioni chiare per il trattamento dei dati personali trasmessi;

6.  invita a completare l'orientamento B indicando espressamente che Europol, a norma dell'articolo 19 del regolamento che istituisce l'Agenzia, è tenuto a rispettare qualsiasi restrizione imposta sui dati personali trasmessi a Europol dagli Stati membri o da altri fornitori in merito all'utilizzo e all'accesso ai dati che vengono trasferiti al Regno hascemita di Giordania;

7.  chiede che l'accordo preveda chiaramente che qualsiasi ulteriore trattamento sia sempre soggetto all'autorizzazione scritta preliminare di Europol; sottolinea che tali autorizzazioni dovrebbero essere documentate da Europol e messe a disposizione del Garante europeo della protezione dei dati su richiesta di quest'ultimo; chiede che l'accordo contenga anche una disposizione che obblighi le autorità competenti del Regno hascemita di Giordania a ottemperare a tali restrizioni e specificare in che modo tali restrizioni verrebbero rispettate;

8.  insiste che l'accordo deve contenere una chiara e precisa disposizione che stabilisca il periodo di conservazione dei dati personali trasferiti e che ne richieda la cancellazione al termine del loro periodo di conservazione; chiede che le misure procedurali siano stabilite nell'accordo allo scopo di garantire la conformità; insiste sul fatto che, in casi eccezionali, se vi sono motivi debitamente giustificati per la conservazione dei dati per un periodo più lungo, oltre la scadenza del loro periodo di conservazione, tali motivi e la documentazione di accompagnamento devono essere trasmessi a Europol e al Garante europeo della protezione dei dati;

9.  si attende che vengano applicati i criteri di cui al considerando 71 della direttiva (UE) 2016/680, il quale stabilisce che i trasferimenti di dati personali sono effettuati conformemente agli obblighi di riservatezza da parte delle competenti autorità giordane che ricevono tali dati da Europol, nonché al principio di specificità, e che i dati personali non saranno utilizzati per richiedere, emettere o eseguire la pena di morte o qualsiasi forma di trattamento crudele e disumano;

10.  ritiene che le categorie di reati per cui i dati personali saranno scambiati devono essere definite in modo chiaro ed elencate in tale accordo internazionale, in linea con le definizioni dei reati dell'UE, ove disponibili; sottolinea che tale elenco dovrebbe definire in modo chiaro e preciso le attività comprese in tali reati nonché le persone, i gruppi e le organizzazioni che possono essere interessati dal trasferimento;

11.  esorta il Consiglio e la Commissione a definire con il governo del Regno hascemita di Giordania, a norma della giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) e in conformità dell'articolo 8, paragrafo 3, della Carta, quale autorità indipendente di vigilanza sarà incaricata di sorvegliare l'attuazione dell'accordo internazionale; esorta a individuare e definire quale sarà tale autorità prima dell'entrata in vigore dell'accordo internazionale; insiste sul fatto che il nome dell'autorità debba essere espressamente incluso in un allegato all'accordo;

12.  ritiene che entrambe le parti contraenti dovrebbero poter sospendere o revocare l'accordo internazionale in caso di violazione dello stesso, e che l'autorità indipendente di vigilanza dovrebbe inoltre avere la facoltà di suggerire di sospendere o denunciare l'accordo in caso di violazione dello stesso; ritiene che tutti i dati personali che rientrano nell'ambito di applicazione dell'accordo trasferiti prima della sua sospensione o risoluzione possano continuare ad essere trattati conformemente all'accordo; ritiene che dovrebbe essere predisposta una valutazione periodica dell'accordo al fine di verificare se le parti lo rispettino;

13.  è del parere che sia necessaria una chiara definizione del concetto di singolo caso in quanto tale concetto serve per valutare la necessità e la proporzionalità del trasferimento dei dati; sottolinea che tale definizione dovrebbe riferirsi alle indagini penali effettive;

14.  è del parere che sia necessario definire il concetto di fondati motivi al fine di valutare la necessità e la proporzionalità del trasferimento dei dati; sottolinea che tale definizione dovrebbe riferirsi alle indagini penali effettive;

15.  sottolinea che i dati trasferiti ad un'autorità ricevente non possono mai essere ulteriormente trattati da altre autorità e che, a tal fine, dovrebbe essere stilato un elenco esaustivo delle autorità competenti del Regno hascemita di Giordania a cui Europol può trasferire i dati, che comprenda anche una descrizione delle competenze delle autorità; ritiene che qualsiasi modifica a tale elenco che sostituisca un'autorità competente o ne aggiunga una nuova richiederebbe una revisione dell'accordo internazionale;

16.  insiste sulla necessità di indicare espressamente che i trasferimenti successivi di informazioni dalle autorità competenti del Regno hascemita di Giordania ad altre sue autorità locali possono essere autorizzati solo al fine di conseguire l'obiettivo originario del trasferimento dei dati da parte di Europol e dovrebbero sempre essere comunicati all'autorità indipendente, al GEPD e all'Europol;

17.  sottolinea la necessità di indicare espressamente che i trasferimenti successivi di informazioni dalle autorità competenti del Regno hascemita di Giordania verso altri paesi sono vietati e comporterebbero la risoluzione immediata dell'accordo internazionale;

18.  ritiene che l'accordo internazionale con il Regno hascemita di Giordania dovrebbe comprendere il diritto di informazione, di rettifica e di cancellazione dell'interessato, come previsto in altri atti legislativi dell'Unione in materia di protezione dei dati;

19.  sottolinea che il trasferimento di dati personali che rivelano l'origine razziale o etnica, le opinioni politiche, le convinzioni religiose o filosofiche, l'appartenenza sindacale, nonché dati genetici o relativi alla salute e all'orientamento sessuale è estremamente delicato ed è fonte di grave preoccupazione visto il diverso quadro giuridico e le differenti caratteristiche sociali e culturali del Regno hascemita di Giordania rispetto all'Unione europea; sottolinea che gli atti criminali sono definiti in modo differente nell'Unione europea e nel Regno hascemita di Giordania; è del parere che un tale trasferimento di dati dovrebbe pertanto avvenire solo in casi del tutto eccezionali e con garanzie chiare a tutela dell'interessato e delle persone a questo collegate; ritiene necessario definire garanzie specifiche che dovrebbero essere rispettate dal Regno hascemita di Giordania per quanto concerne i diritti e le libertà fondamentali, incluso il rispetto della libertà di espressione e di religione e della dignità umana;

20.  ritiene che un meccanismo di monitoraggio dovrebbe essere incluso nell'accordo e che l'accordo dovrebbe essere soggetto a valutazioni periodiche per verificarne il funzionamento in relazione alle esigenze operative di Europol nonché la conformità ai diritti e ai principi europei in materia di protezione dei dati;

21.  invita la Commissione a consultare il Garante europeo della protezione dei dati prima della conclusione dell'accordo internazionale conformemente al regolamento (UE) 2016/794 e al regolamento (CE) n. 45/2001;

22.  sottolinea che l'approvazione del Parlamento per la conclusione dell'accordo sarà subordinata all'adeguato coinvolgimento del Parlamento in tutte le fasi della procedura, conformemente all'articolo 218 TFUE;

23.  incarica il suo presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché al governo del Regno hascemita di Giordania.

(1) GU L 135 del 24.5.2016, pag. 53.
(2) GU L 119 del 4.5.2016, pag. 1.
(3) GU L 201 del 31.7.2002, pag. 37.
(4) GU L 350 del 30.12.2008, pag. 60.
(5) GU L 119 del 4.5.2016, pag. 89.
(6) Testi approvati, P8_TA(2017)0366.
(7) Documento di programmazione di Europol 2018-2020 adottato dal consiglio di amministrazione di Europol il 30 novembre 2017, EDOC# 856927v18.


Avvio di negoziati per un accordo tra l'UE e la Turchia sullo scambio di dati personali per la lotta contro le forme gravi di criminalità e il terrorismo
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Risoluzione del Parlamento europeo del 4 luglio 2018 sulla raccomandazione della Commissione per una decisione del Consiglio che autorizza l'avvio di negoziati per un accordo tra l'Unione europea e la Repubblica di Turchia sullo scambio di dati personali tra l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) e le autorità turche competenti per la lotta contro le forme gravi di criminalità e il terrorismo (COM(2017)07992018/2061(INI))
P8_TA(2018)0296A8-0233/2018

Il Parlamento europeo,

–  vista la raccomandazione della Commissione, di decisione del Consiglio che autorizza l'avvio di negoziati per un accordo tra l'Unione europea e la Repubblica di Turchia sullo scambio di dati personali tra l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) e le autorità turche competenti per la lotta contro le forme gravi di criminalità e il terrorismo (COM(2017)0799),

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare gli articoli 7 e 8,

–  visti il trattato sull'Unione europea, in particolare l'articolo 6, e il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), in particolare gli articoli 16 e 218,

–  visto il regolamento (UE) 2016/794 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2016, che istituisce l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) e sostituisce e abroga le decisioni del Consiglio 2009/371/GAI, 2009/934/GAI, 2009/935/GAI, 2009/936/GAI e 2009/968/GAI(1),

–  visto il regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (Regolamento generale sulla protezione dei dati)(2),

–  vista la direttiva 2002/58/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 luglio 2002, relativa al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche (Direttiva sulla privacy e le comunicazioni elettroniche)(3),

–  vista la decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio, del 27 novembre 2008, sulla protezione dei dati personali trattati nell'ambito della cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale(4),

–  vista la direttiva (UE) 2016/680 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativa alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio(5),

–  visti la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla protezione dei dati (STE n. 108) e il protocollo addizionale dell'8 novembre 2001 alla Convenzione sulla protezione delle persone rispetto al trattamento automatizzato dei dati a carattere personale, concernente le autorità di controllo ed i flussi transfrontalieri (STE no. 181),

–  visto il parere 2/2018 del Garante europeo della protezione dei dati (GEPD) concernente otto mandati negoziali per la conclusione di accordi internazionali che consentano lo scambio di dati tra Europol e i paesi terzi,

–  vista la sua risoluzione del 3 ottobre 2017 sulla lotta alla criminalità informatica(6),

–  visto l'accordo raggiunto dal Parlamento europeo e dal Consiglio sulla proposta concernente la tutela delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati personali da parte delle istituzioni, degli organi, degli uffici e delle agenzie dell'Unione, nonché la libera circolazione di tali dati, e che abroga il regolamento (CE) n. 45/2001 e la decisione n. 1247/2002/CE (COM(2017)0008), e in particolare il capo relativo al trattamento dei dati personali operativi che si applica agli organi, agli uffici o alle agenzie dell'Unione che svolgono attività rientranti nell'ambito di applicazione della parte terza, titolo V, capi 4 e 5, del TFUE,

–  visto l'articolo 108, paragrafo 1, del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0233/2018),

A.  considerando che il regolamento (UE) 2016/794 che istituisce l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) consente il trasferimento dei dati personali alle autorità di un paese terzo o a un'organizzazione internazionale, nella misura in cui tale trasferimento è necessario per lo svolgimento delle attività di Europol, sulla base di una decisione di adeguatezza della Commissione a norma della direttiva (UE) 2016/680, di un accordo internazionale a norma dell'articolo 218 TFUE che presti garanzie sufficienti, o di accordi di cooperazione che consentano lo scambio di dati personali conclusi prima del 1° maggio 2017, nonché, eccezionalmente, sulla base dei singoli casi, in conformità alle condizioni rigorose stabilite all'articolo 25, paragrafo 5, del regolamento (UE) 2016/794 e a condizione che siano assicurate garanzie adeguate;

B.  considerando che gli accordi internazionali che consentono a Europol e ai paesi terzi di cooperare e scambiare dati personali dovrebbero rispettare gli articoli 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali e l'articolo 16 TFUE, e che, di conseguenza, dovrebbero rispettare il principio della limitazione delle finalità e i diritti di accesso e di rettifica, essere soggetti al controllo da parte di un'autorità indipendente, secondo quanto sancito specificamente dalla Carta, nonché risultare necessari e proporzionati allo svolgimento delle attività di Europol;

C.  considerando che un tale trasferimento di dati deve essere fondato su un accordo internazionale concluso tra l'Unione e il paese terzo a norma dell'articolo 218 TFUE, che presti garanzie sufficienti con riguardo alla tutela della vita privata e dei diritti e delle libertà fondamentali delle persone;

D.  considerando che, negli ultimi anni, sono state segnalate numerose violazioni dei diritti umani nella Repubblica di Turchia; che, in particolare, il dissenso è stato represso in modo spietato, prendendo di mira, tra gli altri, giornalisti, attivisti politici e difensori dei diritti umani; che, anche dopo il tentativo di colpo di Stato del luglio 2016, si è continuato ad avere notizia di casi di tortura; che l'impunità generalizzata ha impedito qualsiasi indagine efficace sulle violazioni dei diritti umani da parte di funzionari statali, e che sono proseguiti gli abusi da parte di gruppi armati;

E.  considerando che il documento di programmazione di Europol 2018-2020(7) sottolinea la crescente rilevanza di un approccio multidisciplinare potenziato, compresa la messa in comune delle competenze e delle informazioni necessarie provenienti da una gamma sempre più ampia di partner, per il conseguimento della missione di Europol;

F.  considerando che il Parlamento ha sottolineato, nella sua risoluzione del 3 ottobre 2017 sulla lotta alla criminalità informatica, che gli accordi conclusi tra Europol e i paesi terzi in materia di cooperazione strategica e operativa favoriscono sia lo scambio di informazioni sia la cooperazione concreta nella lotta alla criminalità informatica;

G.  considerando che, in passato, Europol ha già stipulato una serie di accordi sullo scambio di dati con paesi terzi, quali Albania, Australia, Bosnia-Erzegovina, Canada, Colombia, ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Georgia, Islanda, Liechtenstein, Moldova, Monaco, Montenegro, Norvegia, Serbia, Svizzera, Ucraina, Stati Uniti d'America;

H.  considerando che il Garante europeo della protezione dei dati ricopre il ruolo di garante per Europol dal 1° maggio 2017 e che funge altresì da consulente delle istituzioni dell'UE per quanto riguarda le politiche e la legislazione in materia di protezione dei dati;

1.  ritiene che la necessità della collaborazione con la Repubblica di Turchia per quanto riguarda le attività di contrasto per gli interessi di sicurezza dell'Unione europea, nonché la sua proporzionalità, debbano essere adeguatamente valutate; invita la Commissione, in tale contesto, a eseguire un'attenta valutazione d'impatto; evidenzia che si deve esercitare la dovuta cautela nella definizione del mandato negoziale per un accordo tra l'UE e la Repubblica di Turchia sullo scambio di dati personali tra l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) e le autorità turche competenti per la lotta contro le forme gravi di criminalità e il terrorismo;

2.  ritiene che si debba assicurare la piena coerenza con gli articoli 7 e 8 della Carta, nonché con gli altri diritti e libertà fondamentali tutelati dalla Carta, nei paesi terzi riceventi; invita, a tale proposito, il Consiglio a integrare le direttive di negoziato proposte dalla Commissione con le condizioni stabilite nella presente risoluzione;

3.  ritiene che sussistano serie preoccupazioni in merito al rispetto dei diritti fondamentali nella Repubblica di Turchia, in particolare per quanto riguarda la libertà di espressione, la libertà di religione e il diritto a non subire torture o trattamenti inumani, sanciti dalla Carta e dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo;

4.  sottolinea che una condizione essenziale per l'avvio dei negoziati è che la Turchia rispetti l'obbligo orizzontale della cooperazione piena, efficace e non discriminatoria con tutti gli Stati membri sulle questioni concernenti la giustizia e gli affari interni, anche con la Repubblica di Cipro;

5.  prende atto che finora non è stata eseguita alcuna valutazione d'impatto adeguata al fine di valutare in modo approfondito i rischi derivanti dal trasferimento di dati personali verso la Repubblica di Turchia, per quanto riguarda il diritto dei cittadini alla vita privata e alla protezione dei dati ma anche gli altri diritti e libertà fondamentali tutelati dalla Carta; chiede alla Commissione di eseguire una valutazione d'impatto adeguata, in modo da definire le tutele necessarie da includere nell'accordo;

6.  insiste sul fatto che il livello di protezione derivante dall'accordo dovrebbe essere sostanzialmente equivalente al livello di protezione risultante dal diritto dell'UE; sottolinea che se tale livello non può essere garantito de iure e de facto, l'accordo non può essere concluso;

7.  chiede che, al fine di rispettare pienamente l'articolo 8 della Carta e l'articolo 16 TFUE, e di evitare ogni potenziale responsabilità da parte di Europol per ciò che riguarda la violazione della legislazione dell'Unione in materia di protezione dei dati risultante dal trasferimento di dati personali senza tutele necessarie e adeguate, l'accordo comprenda disposizioni specifiche e rigorose che impongano il rispetto del principio della limitazione delle finalità con condizioni chiare per il trattamento dei dati personali trasmessi;

8.  invita a completare l'orientamento B indicando espressamente che Europol, a norma dell'articolo 19 del regolamento che istituisce l'Agenzia, è tenuto a rispettare qualsiasi restrizione imposta sui dati personali trasmessi a Europol dagli Stati membri o da altri fornitori in merito all'utilizzo e all'accesso ai dati che vengono trasferiti alla Repubblica di Turchia;

9.  chiede che l'accordo preveda chiaramente che qualsiasi ulteriore trattamento sia sempre soggetto all'autorizzazione scritta preliminare di Europol; sottolinea che tali autorizzazioni dovrebbero essere documentate da Europol e messe a disposizione del Garante europeo della protezione dei dati su richiesta di quest'ultimo; chiede che l'accordo contenga anche una disposizione che obblighi le autorità competenti della Repubblica di Turchia a ottemperare a tali restrizioni e specificare in che modo tali restrizioni verrebbero rispettate;

10.  insiste che l'accordo deve contenere una chiara e precisa disposizione che stabilisca il periodo di conservazione dei dati personali trasferiti e che ne richieda la cancellazione al termine del loro periodo di conservazione; chiede che le misure procedurali siano stabilite nell'accordo allo scopo di garantire la conformità; insiste sul fatto che, in casi eccezionali, se vi sono motivi debitamente giustificati per la conservazione dei dati per un periodo più lungo, oltre la scadenza del loro periodo di conservazione, tali motivi e la documentazione di accompagnamento devono essere trasmessi a Europol e al Garante europeo della protezione dei dati;

11.  si attende che vengano applicati i criteri di cui al considerando 71 della direttiva (UE) 2016/680, il quale stabilisce che i trasferimenti di dati personali sono effettuati conformemente agli obblighi di riservatezza da parte delle competenti autorità turche che ricevono tali dati da Europol, nonché al principio di specificità, e che i dati personali non saranno utilizzati per richiedere, emettere o eseguire la pena di morte o qualsiasi forma di trattamento crudele e disumano;

12.  ritiene che le categorie di reati per cui i dati personali saranno scambiati devono essere definite in modo chiaro ed elencate in tale accordo internazionale, in linea con le definizioni dei reati dell'UE, ove disponibili; sottolinea che tale elenco dovrebbe definire in modo chiaro e preciso le attività comprese in tali reati nonché le persone, i gruppi e le organizzazioni che possono essere interessati dal trasferimento;

13.  esorta il Consiglio e la Commissione a definire con il governo della Turchia, a norma della giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) e in conformità dell'articolo 8, paragrafo 3, della Carta, quale autorità indipendente di vigilanza sarà incaricata di sorvegliare l'attuazione dell'accordo internazionale; esorta a individuare e definire quale sarà tale autorità prima dell'entrata in vigore dell'accordo internazionale; insiste sul fatto che il nome dell'autorità debba essere espressamente incluso in un allegato all'accordo;

14.  ritiene che la Commissione debba valutare con prudenza la portata dei rischi posti dal trasferimento di dati personali alla Turchia, viste le frequenti denunce dei cittadini relative a violazioni dei diritti umani nella Repubblica di Turchia;

15.  ritiene che entrambe le parti contraenti dovrebbero poter sospendere o revocare l'accordo internazionale in caso di violazione dello stesso, e che l'autorità indipendente di vigilanza dovrebbe inoltre avere la facoltà di suggerire di sospendere o denunciare l'accordo in caso di violazione dello stesso; ritiene che tutti i dati personali che rientrano nell'ambito di applicazione dell'accordo trasferiti prima della sua sospensione o risoluzione possano continuare ad essere trattati conformemente all'accordo; ritiene che dovrebbe essere predisposta una valutazione periodica dell'accordo al fine di verificare se le parti lo rispettano;

16.  è del parere che sia necessaria una chiara definizione del concetto di singolo caso, in quanto tale concetto serve per valutare la necessità e la proporzionalità del trasferimento dei dati; sottolinea che tale definizione dovrebbe riferirsi esclusivamente alle indagini penali effettive e non a operazioni di intelligence criminale su specifici individui considerati sospetti;

17.  è del parere che sia necessario definire il concetto di fondati motivi al fine di valutare la necessità e la proporzionalità del trasferimento dei dati; sottolinea che tale definizione dovrebbe riferirsi alle indagini penali effettive;

18.  sottolinea che i dati trasferiti ad un'autorità ricevente non possono mai essere ulteriormente trattati da altre autorità e che, a tal fine, dovrebbe essere stilato un elenco esaustivo delle autorità competenti della Repubblica di Turchia a cui Europol può trasferire i dati, che comprenda anche una descrizione delle competenze delle autorità; ritiene che qualsiasi modifica a tale elenco che sostituisca un'autorità competente o ne aggiunga una nuova richiederebbe una revisione dell'accordo internazionale;

19.  insiste sulla necessità di indicare espressamente che i trasferimenti successivi di informazioni dalle autorità competenti della Repubblica di Turchia ad altre sue autorità locali possono essere autorizzati solo al fine di conseguire l'obiettivo originario del trasferimento dei dati da parte di Europol e dovrebbero sempre essere comunicati all'autorità indipendente, al GEPD e a Europol;

20.  sottolinea la necessità di indicare espressamente che i trasferimenti successivi di informazioni dalle autorità competenti della Repubblica di Turchia verso altri paesi sono vietati e comporterebbero la risoluzione immediata dell'accordo internazionale;

21.  ritiene che l'accordo internazionale con la Repubblica di Turchia dovrebbe comprendere il diritto di informazione, di rettifica e di cancellazione dell'interessato, come previsto in altri atti legislativi dell'Unione in materia di protezione dei dati;

22.  sottolinea che il trasferimento di dati personali che rivelano l'origine razziale o etnica, le opinioni politiche, le convinzioni religiose o filosofiche, l'appartenenza sindacale, nonché dati genetici o relativi alla salute e all'orientamento sessuale è estremamente delicato ed è fonte di grave preoccupazione, visto il diverso quadro giuridico e le differenti caratteristiche sociali e culturali della Turchia rispetto all'Unione europea; sottolinea che gli atti criminali sono definiti in modo differente nell'Unione europea e in Turchia; è del parere che un tale trasferimento di dati dovrebbe pertanto avvenire solo in casi del tutto eccezionali e con garanzie chiare a tutela dell'interessato e delle persone a questo collegate; ritiene necessario definire garanzie specifiche che dovrebbero essere rispettate dalla Turchia per quanto concerne i diritti e le libertà fondamentali, incluso il rispetto della libertà di espressione e di religione e della dignità umana;

23.  ritiene che un meccanismo di monitoraggio dovrebbe essere incluso nell'accordo e che l'accordo dovrebbe essere soggetto a valutazioni periodiche per verificarne il funzionamento in relazione alle esigenze operative di Europol nonché la conformità ai diritti e ai principi europei in materia di protezione dei dati;

24.  invita la Commissione a consultare il Garante europeo della protezione dei dati prima della conclusione dell'accordo internazionale conformemente al regolamento (UE) 2016/794 e al regolamento (CE) n. 45/2001;

25.  sottolinea che l'approvazione del Parlamento per la conclusione dell'accordo sarà subordinata all'adeguato coinvolgimento del Parlamento in tutte le fasi della procedura, conformemente all'articolo 218 TFUE;

26.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché al governo della Repubblica di Turchia.

(1) GU L 135 del 24.5.2016, pag. 53.
(2) GU L 119 del 4.5.2016, pag. 1.
(3) GU L 201 del 31.7.2002, pag. 37.
(4) GU L 350 del 30.12.2008, pag. 60.
(5) GU L 119 del 4.5.2016, pag. 89.
(6) Testi approvati, P8_TA(2017)0366.
(7) Documento di programmazione di Europol 2018-2020 adottato dal consiglio di amministrazione di Europol il 30 novembre 2017, EDOC# 856927v18.


Avvio di negoziati per un accordo tra l'UE e Israele sullo scambio di dati personali per la lotta contro le forme gravi di criminalità e il terrorismo
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Risoluzione del Parlamento europeo del 4 luglio 2018 sulla raccomandazione della Commissione per una decisione del Consiglio che autorizza l'avvio di negoziati per un accordo tra l'Unione europea e lo Stato d'Israele sullo scambio di dati personali tra l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) e le autorità israeliane competenti per la lotta contro le forme gravi di criminalità e il terrorismo (COM(2017)08062018/2062(INI))
P8_TA(2018)0297A8-0235/2018

Il Parlamento europeo,

–  vista la raccomandazione della Commissione, di decisione del Consiglio che autorizza l'avvio di negoziati per un accordo tra l'Unione europea e lo Stato d'Israele sullo scambio di dati personali tra l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) e le autorità israeliane competenti per la lotta contro le forme gravi di criminalità e il terrorismo (COM(2017)0806),

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare gli articoli 7 e 8,

–  visti il trattato sull'Unione europea, in particolare l'articolo 6, e il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), in particolare gli articoli 16 e 218,

–  visto il regolamento (UE) 2016/794 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2016, che istituisce l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) e sostituisce e abroga le decisioni del Consiglio 2009/371/GAI, 2009/934/GAI, 2009/935/GAI, 2009/936/GAI e 2009/968/GAI(1),

–  visto il regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (Regolamento generale sulla protezione dei dati)(2),

–  vista la direttiva 2002/58/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 luglio 2002, relativa al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche (Direttiva sulla privacy e le comunicazioni elettroniche)(3),

–  vista la decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio, del 27 novembre 2008, sulla protezione dei dati personali trattati nell'ambito della cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale(4),

–  vista la direttiva (UE) 2016/680 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativa alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio(5),

–  visti la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla protezione dei dati (STE n. 108) e il protocollo addizionale dell'8 novembre 2001 alla Convenzione sulla protezione delle persone rispetto al trattamento automatizzato dei dati a carattere personale, concernente le autorità di controllo ed i flussi transfrontalieri (STE no. 181),

–  visto il parere 2/2018 del Garante europeo della protezione dei dati (GEPD) concernente otto mandati negoziali per la conclusione di accordi internazionali che consentano lo scambio di dati tra Europol e i paesi terzi,

–  vista la sua risoluzione del 3 ottobre 2017 sulla lotta alla criminalità informatica(6),

–  visto l'accordo raggiunto dal Parlamento europeo e dal Consiglio su una proposta concernente la tutela delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati personali da parte delle istituzioni, degli organi, degli uffici e delle agenzie dell'Unione, nonché la libera circolazione di tali dati, e che abroga il regolamento (CE) n. 45/2001 e la decisione n. 1247/2002/CE (COM(2017)0008), e in particolare il capo relativo al trattamento dei dati personali operativi che si applica agli organi, agli uffici o alle agenzie dell'Unione che svolgono attività rientranti nell'ambito di applicazione della parte terza, titolo V, capi 4 e 5, del TFUE,

–  visto l'articolo 108, paragrafo 1, del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0235/2018),

A.  considerando che il regolamento (UE) 2016/794 che istituisce l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) consente il trasferimento dei dati personali alle autorità di un paese terzo o a un'organizzazione internazionale, nella misura in cui tale trasferimento è necessario per lo svolgimento delle attività di Europol, sulla base di una decisione di adeguatezza della Commissione a norma della direttiva (UE) 2016/680, di un accordo internazionale a norma dell'articolo 218 TFUE che presti garanzie sufficienti, o di accordi di cooperazione che consentano lo scambio di dati personali conclusi prima del 1° maggio 2017, nonché, eccezionalmente, sulla base dei singoli casi, in conformità alle condizioni rigorose stabilite all'articolo 25, paragrafo 5, del regolamento (UE) 2016/794 e a condizione che siano assicurate garanzie adeguate;

B.  considerando che gli accordi internazionali che consentono a Europol e ai paesi terzi di cooperare e scambiare dati personali dovrebbero rispettare gli articoli 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali e l'articolo 16 TFUE, e che, di conseguenza, dovrebbero rispettare il principio della limitazione delle finalità e i diritti di accesso e di rettifica, essere soggetti al controllo da parte di un'autorità indipendente, secondo quanto sancito specificamente dalla Carta, nonché risultare necessari e proporzionati allo svolgimento delle attività di Europol;

C.  considerando che un tale trasferimento di dati deve essere fondato su un accordo internazionale concluso tra l'Unione e il paese terzo a norma dell'articolo 218 TFUE, che presti garanzie sufficienti con riguardo alla tutela della vita privata e dei diritti e delle libertà fondamentali delle persone;

D.  considerando che il documento di programmazione di Europol 2018-2020(7) sottolinea la crescente rilevanza di un approccio multidisciplinare potenziato, compresa la messa in comune delle competenze e delle informazioni necessarie provenienti da una gamma sempre più ampia di partner, per il conseguimento della missione di Europol;

E.  considerando che il Parlamento ha sottolineato, nella sua risoluzione del 3 ottobre 2017 sulla lotta alla criminalità informatica, che gli accordi conclusi tra Europol e i paesi terzi in materia di cooperazione strategica e operativa favoriscono sia lo scambio di informazioni che la cooperazione concreta nella lotta alla criminalità informatica;

F.  considerando che, in passato, Europol ha già stipulato una serie di accordi sullo scambio di dati con paesi terzi, quali Albania, Australia, Bosnia-Erzegovina, Canada, Colombia, ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Georgia, Islanda, Liechtenstein, Moldova, Monaco, Montenegro, Norvegia, Serbia, Svizzera, Ucraina e Stati Uniti d'America;

G.  considerando che lo Stato d'Israele è stato incluso nell'elenco dei Paesi e delle organizzazioni terzi con cui Europol stipula accordi, stabilito nella decisione 2009/935/GAI del Consiglio, del 30 novembre 2009(8); che i negoziati su un accordo di cooperazione operativa erano stati avviati nel 2010 ma non sono stati conclusi prima dell'entrata in vigore del regolamento Europol (Regolamento (UE) 2016/794), avvenuta il 1° maggio 2017;

H.  considerando che il Garante europeo della protezione dei dati ricopre il ruolo di garante per Europol dal 1° maggio 2017 e che funge altresì da consulente delle istituzioni dell'UE per quanto riguarda le politiche e la legislazione in materia di protezione dei dati;

1.  ritiene che la necessità della collaborazione con lo Stato d'Israele per quanto riguarda le attività di contrasto per gli interessi di sicurezza dell'Unione europea, nonché la sua proporzionalità, debbano essere adeguatamente valutate; invita la Commissione, in tale contesto, a eseguire un'attenta valutazione d'impatto; evidenzia che si deve esercitare la dovuta cautela nella definizione del mandato negoziale per un accordo tra l'Unione europea e lo Stato d'Israele sullo scambio di dati personali tra l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) e le autorità israeliane competenti per la lotta contro le forme gravi di criminalità e il terrorismo;

2.  ritiene che si debba assicurare la piena coerenza con gli articoli 7 e 8 della Carta, nonché con gli altri diritti e libertà fondamentali tutelati dalla Carta, nei paesi terzi riceventi; invita, a tale proposito, il Consiglio a integrare le direttive di negoziato proposte dalla Commissione con le condizioni stabilite nella presente risoluzione;

3.  prende atto che finora non è stata eseguita alcuna valutazione d'impatto adeguata al fine di valutare in modo approfondito i rischi derivanti dal trasferimento di dati personali verso lo Stato d'Israele, per quanto riguarda il diritto dei cittadini alla vita privata e alla protezione dei dati ma anche gli altri diritti e libertà fondamentali tutelati dalla Carta; chiede alla Commissione di eseguire una valutazione d'impatto adeguata, in modo da definire le tutele necessarie da includere nell'accordo;

4.  insiste sul fatto che il livello di protezione derivante dall'accordo dovrebbe essere sostanzialmente equivalente al livello di protezione risultante dal diritto dell'UE; sottolinea che se tale livello non può essere garantito de iure e de facto, l'accordo non può essere concluso; si compiace, in tale contesto, del riconoscimento formale, da parte della Commissione nel 2011, di Israele come un paese che offre un livello adeguato di protezione dei dati in relazione al trattamento automatizzato dei dati personali ai sensi della direttiva 95/46/CE;

5.  chiede che, al fine di rispettare pienamente l'articolo 8 della Carta e l'articolo 16 TFUE, e di evitare ogni potenziale responsabilità da parte di Europol per ciò che riguarda la violazione della legislazione dell'Unione in materia di protezione dei dati risultante dal trasferimento di dati personali senza tutele necessarie e adeguate, l'accordo comprenda disposizioni specifiche e rigorose che impongano il rispetto del principio della limitazione delle finalità con condizioni chiare per il trattamento dei dati personali trasmessi;

6.  invita a completare l'orientamento B indicando espressamente che Europol, a norma dell'articolo 19 del regolamento che istituisce l'Agenzia, è tenuto a rispettare qualsiasi restrizione imposta sui dati personali trasmessi a Europol dagli Stati membri o da altri fornitori in merito all'utilizzo e all'accesso ai dati che vengono trasferiti allo Stato d'Israele;

7.  chiede che l'accordo preveda chiaramente che qualsiasi ulteriore trattamento sia sempre soggetto all'autorizzazione scritta preliminare di Europol; sottolinea che tali autorizzazioni dovrebbero essere documentate da Europol e messe a disposizione del Garante europeo della protezione dei dati su richiesta di quest'ultimo; chiede che l'accordo contenga anche una disposizione che obblighi le autorità competenti dello Stato d'Israele a ottemperare a tali restrizioni e specificare in che modo tali restrizioni verrebbero rispettate;

8.  insiste che l'accordo deve contenere una chiara e precisa disposizione che stabilisca il periodo di conservazione dei dati personali trasferiti e che ne richieda la cancellazione al termine del loro periodo di conservazione; chiede che le misure procedurali siano stabilite nell'accordo allo scopo di garantire la conformità; insiste sul fatto che, in casi eccezionali, se vi sono motivi debitamente giustificati per la conservazione dei dati per un periodo più lungo, oltre la scadenza del loro periodo di conservazione, tali motivi e la documentazione di accompagnamento devono essere trasmessi a Europol e al Garante europeo della protezione dei dati;

9.  si attende che vengano applicati i criteri di cui al considerando 71 della direttiva (UE) 2016/680, il quale stabilisce che i trasferimenti di dati personali sono effettuati conformemente agli obblighi di riservatezza da parte delle competenti autorità israeliane che ricevono tali dati da Europol, nonché al principio di specificità, e che i dati personali non saranno utilizzati per richiedere, emettere o eseguire la pena di morte o qualsiasi forma di trattamento crudele e disumano;

10.  ritiene che le categorie di reati per cui i dati personali saranno scambiati devono essere definite in modo chiaro ed elencate in tale accordo internazionale, in linea con le definizioni dei reati dell'UE, ove disponibili; sottolinea che tale elenco dovrebbe definire in modo chiaro e preciso le attività comprese in tali reati nonché le persone, i gruppi e le organizzazioni che possono essere interessati dal trasferimento;

11.  esorta il Consiglio e la Commissione a definire con il governo di Israele, a norma della giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) e in conformità dell'articolo 8, paragrafo 3, della Carta, quale autorità indipendente di vigilanza sarà incaricata di sorvegliare l'attuazione dell'accordo internazionale; esorta a individuare e definire quale sarà tale autorità prima dell'entrata in vigore dell'accordo internazionale; insiste sul fatto che il nome dell'autorità debba essere espressamente incluso in un allegato all'accordo;

12.  ritiene che entrambe le parti contraenti dovrebbero poter sospendere o revocare l'accordo internazionale in caso di violazione dello stesso, e che l'autorità indipendente di vigilanza dovrebbe inoltre avere la facoltà di suggerire di sospendere o denunciare l'accordo in caso di violazione dello stesso; ritiene che tutti i dati personali che rientrano nell'ambito di applicazione dell'accordo trasferiti prima della sua sospensione o risoluzione possano continuare ad essere trattati conformemente all'accordo; ritiene che dovrebbe essere predisposta una valutazione periodica dell'accordo al fine di verificare se le parti lo rispettino;

13.  è del parere che sia necessaria una chiara definizione del concetto di singolo caso in quanto tale concetto serve per valutare la necessità e la proporzionalità del trasferimento dei dati; sottolinea che tale definizione dovrebbe riferirsi alle indagini penali effettive;

14.  è del parere che sia necessario definire il concetto di fondati motivi al fine di valutare la necessità e la proporzionalità del trasferimento dei dati; sottolinea che tale definizione dovrebbe riferirsi alle indagini penali effettive;

15.  sottolinea che i dati trasferiti ad un'autorità ricevente non possono mai essere ulteriormente trattati da altre autorità e che, a tal fine, dovrebbe essere stilato un elenco esaustivo delle autorità competenti dello Stato d'Israele a cui Europol può trasferire i dati, che comprenda anche una descrizione delle competenze delle autorità; ritiene che qualsiasi modifica a tale elenco che sostituisca un'autorità competente o ne aggiunga una nuova richiederebbe una revisione dell'accordo internazionale;

16.  insiste sulla necessità di indicare espressamente che i trasferimenti successivi di informazioni dalle autorità competenti dello Stato d'Israele ad altre sue autorità locali possono essere autorizzati solo al fine di conseguire l'obiettivo originario del trasferimento dei dati da parte di Europol e dovrebbero sempre essere comunicati all'autorità indipendente, al GEPD e a Europol;

17.  sottolinea la necessità di indicare espressamente che i trasferimenti successivi di informazioni dalle autorità competenti dello Stato d'Israele verso altri paesi sono vietati e comporterebbero la risoluzione immediata dell'accordo internazionale;

18.  ritiene che l'accordo internazionale con lo Stato d'Israele dovrebbe comprendere il diritto di informazione, di rettifica e di cancellazione dell'interessato, come previsto in altri atti legislativi dell'Unione in materia di protezione dei dati;

19.  sottolinea che il trasferimento di dati personali che rivelano l'origine razziale o etnica, le opinioni politiche, le convinzioni religiose o filosofiche, l'appartenenza sindacale, nonché dati genetici o relativi alla salute e all'orientamento sessuale è estremamente delicato ed è fonte di grave preoccupazione visto il diverso quadro giuridico e le differenti caratteristiche sociali e culturali dello stato d'Israele rispetto all'Unione europea; sottolinea che gli atti criminali sono definiti in modo differente nell'Unione europea e nello stato d' Israele; è del parere che un tale trasferimento di dati dovrebbe pertanto avvenire solo in casi del tutto eccezionali e con garanzie chiare a tutela dell'interessato e delle persone a questo collegate; ritiene necessario definire garanzie specifiche che dovrebbero essere rispettate dallo stato d'Israele per quanto concerne i diritti e le libertà fondamentali, incluso il rispetto della libertà di espressione e di religione e della dignità umana;

20.  ritiene che un meccanismo di monitoraggio dovrebbe essere incluso nell'accordo e che l'accordo dovrebbe essere soggetto a valutazioni periodiche per verificarne il funzionamento in relazione alle esigenze operative di Europol nonché la conformità ai diritti e ai principi europei in materia di protezione dei dati;

21.  invita la Commissione a consultare il Garante europeo della protezione dei dati prima della conclusione dell'accordo internazionale conformemente al regolamento (UE) 2016/794 e al regolamento (CE) n. 45/2001;

22.  sottolinea che l'approvazione del Parlamento per la conclusione dell'accordo sarà subordinata all'adeguato coinvolgimento del Parlamento in tutte le fasi della procedura, conformemente all'articolo 218 TFUE;

23.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché al governo dello Stato d'Israele.

(1) GU L 135 del 24.5.2016, pag. 53.
(2) GU L 119 del 4.5.2016, pag. 1.
(3) GU L 201 del 31.7.2002, pag. 37.
(4) GU L 350 del 30.12.2008, pag. 60.
(5) GU L 119 del 4.5.2016, pag. 89.
(6) Testi approvati, P8_TA(2017)0366.
(7) Documento di programmazione di Europol 2018-2020 adottato dal consiglio di amministrazione di Europol il 30 novembre 2017, EDOC# 856927v18.
(8) GU L 325 dell'11.12.2009, pag. 12.


Avvio di negoziati per un accordo tra l'UE e la Tunisia sullo scambio di dati personali per la lotta contro le forme gravi di criminalità e il terrorismo
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Risoluzione del Parlamento europeo del 4 luglio 2018 sulla raccomandazione della Commissione per una decisione del Consiglio che autorizza l'avvio di negoziati per un accordo tra l'Unione europea e la Tunisia sullo scambio di dati personali tra l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) e le autorità tunisine competenti per la lotta contro le forme gravi di criminalità e il terrorismo (COM(2017)08072018/2063(INI))
P8_TA(2018)0298A8-0237/2018

Il Parlamento europeo,

–  vista la raccomandazione della Commissione, di decisione del Consiglio che autorizza l'avvio di negoziati per un accordo tra l'Unione europea e la Tunisia sullo scambio di dati personali tra l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) e le autorità tunisine competenti per la lotta contro le forme gravi di criminalità e il terrorismo (COM(2017)0807),

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare gli articoli 7 e 8,

–  visti il trattato sull'Unione europea, in particolare l'articolo 6, e il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), in particolare gli articoli 16 e 218,

–  visto il regolamento (UE) 2016/794 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2016, che istituisce l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) e sostituisce e abroga le decisioni del Consiglio 2009/371/GAI, 2009/934/GAI, 2009/935/GAI, 2009/936/GAI e 2009/968/GAI(1),

–  visto il regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (Regolamento generale sulla protezione dei dati)(2),

–  vista la direttiva 2002/58/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 luglio 2002, relativa al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche (Direttiva sulla privacy e le comunicazioni elettroniche)(3),

–  vista la decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio, del 27 novembre 2008, sulla protezione dei dati personali trattati nell'ambito della cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale(4),

–  vista la direttiva (UE) 2016/680 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativa alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio(5),

–  visti la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla protezione dei dati (STE n. 108) e il protocollo addizionale dell'8 novembre 2001 alla Convenzione sulla protezione delle persone rispetto al trattamento automatizzato dei dati a carattere personale, concernente le autorità di controllo ed i flussi transfrontalieri (STE no. 181),

–  visto il parere 2/2018 del Garante europeo della protezione dei dati (GEPD) concernente otto mandati negoziali per la conclusione di accordi internazionali che consentano lo scambio di dati tra Europol e i paesi terzi,

–  vista la sua risoluzione del 3 ottobre 2017 sulla lotta alla criminalità informatica(6),

–  visto l'accordo raggiunto dal Parlamento europeo e dal Consiglio sulla proposta di un regolamento concernente la tutela delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati personali da parte delle istituzioni, degli organi, degli uffici e delle agenzie dell'Unione, nonché la libera circolazione di tali dati, e che abroga il regolamento (CE) n. 45/2001 e la decisione n. 1247/2002/CE (COM(2017)0008), e in particolare il capo relativo al trattamento dei dati personali operativi che si applica agli organi, agli uffici o alle agenzie dell'Unione che svolgono attività rientranti nell'ambito di applicazione della parte terza, titolo V, capi 4 e 5, del TFUE,

–  visto l'articolo 108, paragrafo 1, del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0237/2018),

A.  considerando che il regolamento (UE) 2016/794 che istituisce l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) consente il trasferimento dei dati personali alle autorità di un paese terzo o a un'organizzazione internazionale, nella misura in cui tale trasferimento è necessario per lo svolgimento delle attività di Europol, sulla base di una decisione di adeguatezza della Commissione a norma della direttiva (UE) 2016/680, di un accordo internazionale a norma dell'articolo 218 TFUE che presti garanzie sufficienti, o di accordi di cooperazione che consentano lo scambio di dati personali conclusi prima del 1° maggio 2017, nonché, eccezionalmente, sulla base dei singoli casi, in conformità alle condizioni rigorose stabilite all'articolo 25, paragrafo 5, del regolamento (UE) 2016/794 e a condizione che siano assicurate garanzie adeguate;

B.  considerando che gli accordi internazionali che consentono a Europol e ai paesi terzi di cooperare e scambiare dati personali dovrebbero rispettare gli articoli 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali e l'articolo 16 TFUE, e che, di conseguenza, dovrebbero rispettare il principio della limitazione delle finalità e i diritti di accesso e di rettifica, essere soggetti al controllo da parte di un'autorità indipendente, secondo quanto sancito specificamente dalla Carta, nonché risultare necessari e proporzionati allo svolgimento delle attività di Europol;

C.  considerando che un tale trasferimento di dati deve essere fondato su un accordo internazionale concluso tra l'Unione e il paese terzo a norma dell'articolo 218 TFUE, che presti garanzie sufficienti con riguardo alla tutela della vita privata e dei diritti e delle libertà fondamentali delle persone;

D.  considerando che il documento di programmazione di Europol 2018-2020(7) sottolinea la crescente rilevanza di un approccio multidisciplinare potenziato, compresa la messa in comune delle competenze e delle informazioni necessarie provenienti da una gamma sempre più ampia di partner, per il conseguimento della missione di Europol;

E.  considerando che il Parlamento ha sottolineato, nella sua risoluzione del 3 ottobre 2017 sulla lotta alla criminalità informatica, che gli accordi conclusi tra Europol e i paesi terzi in materia di cooperazione strategica e operativa favoriscono sia lo scambio di informazioni che la cooperazione concreta nella lotta alla criminalità informatica;

F.  considerando che, in passato, Europol ha già stipulato una serie di accordi sullo scambio di dati con paesi terzi, quali Albania, Australia, Bosnia-Erzegovina, Canada, Colombia, ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Georgia, Islanda, Liechtenstein, Moldova, Monaco, Montenegro, Norvegia, Serbia, Svizzera, Ucraina e Stati Uniti d'America;

G.  considerando che il Garante europeo della protezione dei dati ricopre il ruolo di garante per Europol dal 1° maggio 2017 e che funge altresì da consulente delle istituzioni dell'UE per quanto riguarda le politiche e la legislazione in materia di protezione dei dati;

1.  ritiene che la necessità della collaborazione con la Tunisia per quanto riguarda le attività di contrasto per gli interessi di sicurezza dell'Unione europea, nonché la sua proporzionalità, debbano essere adeguatamente valutate; invita la Commissione, in tale contesto, a eseguire un'attenta valutazione d'impatto; evidenzia che si deve esercitare la dovuta cautela nella definizione del mandato negoziale per un accordo tra l'Unione europea e la Tunisia sullo scambio di dati personali tra l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) e le autorità tunisine competenti per la lotta contro le forme gravi di criminalità e il terrorismo;

2.  ritiene che si debba assicurare la piena coerenza con gli articoli 7 e 8 della Carta, nonché con gli altri diritti e libertà fondamentali tutelati dalla Carta, nei paesi terzi riceventi; invita, a tale proposito, il Consiglio a integrare le direttive di negoziato proposte dalla Commissione con le condizioni stabilite nella presente risoluzione;

3.  prende atto che finora non è stata eseguita alcuna valutazione d'impatto adeguata al fine di valutare in modo approfondito i rischi derivanti dal trasferimento di dati personali verso la Tunisia, per quanto riguarda il diritto dei cittadini alla vita privata e alla protezione dei dati ma anche gli altri diritti e libertà fondamentali tutelati dalla Carta; chiede alla Commissione di eseguire una valutazione d'impatto adeguata, in modo da definire le tutele necessarie da includere nell'accordo;

4.  insiste sul fatto che il livello di protezione derivante dall'accordo dovrebbe essere sostanzialmente equivalente al livello di protezione risultante dal diritto dell'UE; sottolinea che se tale livello non può essere garantito de iure e de facto, l'accordo non può essere concluso;

5.  chiede che, al fine di rispettare pienamente l'articolo 8 della Carta e l'articolo 16 TFUE, e di evitare ogni potenziale responsabilità da parte di Europol per ciò che riguarda la violazione della legislazione dell'Unione in materia di protezione dei dati risultante dal trasferimento di dati personali senza tutele necessarie e adeguate, l'accordo comprenda disposizioni specifiche e rigorose che impongano il rispetto del principio della limitazione delle finalità con condizioni chiare per il trattamento dei dati personali trasmessi;

6.  invita a completare l'orientamento B indicando espressamente che Europol, a norma dell'articolo 19 del regolamento che istituisce l'Agenzia, è tenuto a rispettare qualsiasi restrizione imposta sui dati personali trasmessi a Europol dagli Stati membri o da altri fornitori in merito all'utilizzo e all'accesso ai dati che vengono trasferiti alla Tunisia;

7.  chiede che l'accordo preveda chiaramente che qualsiasi ulteriore trattamento sia sempre soggetto all'autorizzazione scritta preliminare di Europol; sottolinea che tali autorizzazioni dovrebbero essere documentate da Europol e messe a disposizione del Garante europeo della protezione dei dati su richiesta di quest'ultimo; chiede che l'accordo contenga anche una disposizione che obblighi le autorità competenti della Tunisia a ottemperare a tali restrizioni e specificare in che modo tali restrizioni verrebbero rispettate;

8.  insiste che l'accordo deve contenere una chiara e precisa disposizione che stabilisca il periodo di conservazione dei dati personali trasferiti e che ne richieda la cancellazione al termine del loro periodo di conservazione; chiede che le misure procedurali siano stabilite nell'accordo allo scopo di garantire la conformità; insiste sul fatto che, in casi eccezionali, se vi sono motivi debitamente giustificati per la conservazione dei dati per un periodo più lungo, oltre la scadenza del loro periodo di conservazione, tali motivi e la documentazione di accompagnamento devono essere trasmessi a Europol e al Garante europeo della protezione dei dati;

9.  si attende che vengano applicati i criteri di cui al considerando 71 della direttiva (UE) 2016/680, il quale stabilisce che i trasferimenti di dati personali sono effettuati conformemente agli obblighi di riservatezza da parte delle competenti autorità tunisine che ricevono tali dati da Europol, nonché al principio di specificità, e che i dati personali non saranno utilizzati per richiedere, emettere o eseguire la pena di morte o qualsiasi forma di trattamento crudele e disumano;

10.  ritiene che le categorie di reati per cui i dati personali saranno scambiati devono essere definite in modo chiaro ed elencate in tale accordo internazionale, in linea con le definizioni dei reati dell'UE, ove disponibili; sottolinea che tale elenco dovrebbe definire in modo chiaro e preciso le attività comprese in tali reati nonché le persone, i gruppi e le organizzazioni che possono essere interessati dal trasferimento;

11.  esorta il Consiglio e la Commissione a definire con il governo della Tunisia, a norma della giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) e in conformità dell'articolo 8, paragrafo 3, della Carta, quale autorità indipendente di vigilanza sarà incaricata di sorvegliare l'attuazione dell'accordo internazionale; esorta a individuare e definire quale sarà tale autorità prima dell'entrata in vigore dell'accordo internazionale; insiste sul fatto che il nome dell'autorità debba essere espressamente incluso in un allegato all'accordo;

12.  ritiene che entrambe le parti contraenti dovrebbero poter sospendere o revocare l'accordo internazionale in caso di violazione dello stesso, e che l'autorità indipendente di vigilanza dovrebbe inoltre avere la facoltà di suggerire di sospendere o denunciare l'accordo in caso di violazione dello stesso; ritiene che tutti i dati personali che rientrano nell'ambito di applicazione dell'accordo trasferiti prima della sua sospensione o risoluzione possano continuare ad essere trattati conformemente all'accordo; ritiene che dovrebbe essere predisposta una valutazione periodica dell'accordo al fine di verificare se le parti lo rispettino;

13.  è del parere che sia necessaria una chiara definizione del concetto di singolo caso in quanto tale concetto serve per valutare la necessità e la proporzionalità del trasferimento dei dati; sottolinea che tale definizione dovrebbe riferirsi alle indagini penali effettive;

14.  è del parere che sia necessario definire il concetto di fondati motivi al fine di valutare la necessità e la proporzionalità del trasferimento dei dati; sottolinea che tale definizione dovrebbe riferirsi alle indagini penali effettive;

15.  sottolinea che i dati trasferiti ad un'autorità ricevente non possono mai essere ulteriormente trattati da altre autorità e che, a tal fine, dovrebbe essere stilato un elenco esaustivo delle autorità competenti della Tunisia a cui Europol può trasferire i dati, che comprenda anche una descrizione delle competenze delle autorità; ritiene che qualsiasi modifica a tale elenco che sostituisca un'autorità competente o ne aggiunga una nuova richiederebbe una revisione dell'accordo internazionale;

16.  insiste sulla necessità di indicare espressamente che i trasferimenti successivi di informazioni dalle autorità competenti della Tunisia ad altre sue autorità locali possono essere autorizzati solo al fine di conseguire l'obiettivo originario del trasferimento dei dati da parte di Europol e dovrebbero sempre essere comunicati all'autorità indipendente, al GEPD e a Europol;

17.  sottolinea la necessità di indicare espressamente che i trasferimenti successivi di informazioni dalle autorità competenti della Tunisia verso altri paesi sono vietati e comporterebbero la risoluzione immediata dell'accordo internazionale;

18.  ritiene che l'accordo internazionale con la Tunisia dovrebbe comprendere il diritto di informazione, di rettifica e di cancellazione dell'interessato, come previsto in altri atti legislativi dell'Unione in materia di protezione dei dati;

19.  sottolinea che il trasferimento di dati personali che rivelano l'origine razziale o etnica, le opinioni politiche, le convinzioni religiose o filosofiche, l'appartenenza sindacale, nonché dati genetici o relativi alla salute e all'orientamento sessuale è estremamente delicato ed è fonte di grave preoccupazione visto il diverso quadro giuridico e le differenti caratteristiche sociali e culturali della Tunisia rispetto all'Unione europea; sottolinea che gli atti criminali sono definiti in modo differente nell'Unione europea e in Tunisia; è del parere che un tale trasferimento di dati dovrebbe pertanto avvenire solo in casi del tutto eccezionali e con garanzie chiare a tutela dell'interessato e delle persone a questo collegate; ritiene necessario definire garanzie specifiche che dovrebbero essere rispettate dalla Tunisia per quanto concerne i diritti e le libertà fondamentali, incluso il rispetto della libertà di espressione e di religione e della dignità umana;

20.  ritiene che un meccanismo di monitoraggio dovrebbe essere incluso nell'accordo e che l'accordo dovrebbe essere soggetto a valutazioni periodiche per verificarne il funzionamento in relazione alle esigenze operative di Europol nonché la conformità ai diritti e ai principi europei in materia di protezione dei dati;

21.  invita la Commissione a consultare il Garante europeo della protezione dei dati prima della conclusione dell'accordo internazionale conformemente al regolamento (UE) 2016/794 e al regolamento (CE) n. 45/2001;

22.  sottolinea che l'approvazione del Parlamento per la conclusione dell'accordo sarà subordinata all'adeguato coinvolgimento del Parlamento in tutte le fasi della procedura, conformemente all'articolo 218 TFUE;

23.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché al governo della Tunisia.

(1) GU L 135 del 24.5.2016, pag. 53.
(2) GU L 119 del 4.5.2016, pag. 1.
(3) GU L 201 del 31.7.2002, pag. 37.
(4) GU L 350 del 30.12.2008, pag. 60.
(5) GU L 119 del 4.5.2016, pag. 89.
(6) Testi approvati, P8_TA(2017)0366.
(7) Documento di programmazione di Europol 2018-2020 adottato dal consiglio di amministrazione di Europol il 30 novembre 2017, EDOC# 856927v18.


Avvio di negoziati per un accordo tra l'UE e il Marocco sullo scambio di dati personali per la lotta contro le forme gravi di criminalità e il terrorismo
PDF 132kWORD 53k
Risoluzione del Parlamento europeo del 4 luglio 2018 sulla raccomandazione della Commissione per una decisione del Consiglio che autorizza l'avvio di negoziati per un accordo tra l'Unione europea e il Regno del Marocco sullo scambio di dati personali tra l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) e le autorità marocchine competenti per la lotta contro le forme gravi di criminalità e il terrorismo (COM(2017)08082018/2064(INI))
P8_TA(2018)0299A8-0238/2018

Il Parlamento europeo,

–  vista la raccomandazione della Commissione, di decisione del Consiglio che autorizza l'avvio di negoziati per un accordo tra l'Unione europea e il Regno del Marocco sullo scambio di dati personali tra l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) e le autorità marocchine competenti per la lotta contro le forme gravi di criminalità e il terrorismo (COM(2017)0808),

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare gli articoli 7 e 8,

–  visti il trattato sull'Unione europea, in particolare l'articolo 6, e il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), in particolare gli articoli 16 e 218,

–  visto il regolamento (UE) 2016/794 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2016, che istituisce l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) e sostituisce e abroga le decisioni del Consiglio 2009/371/GAI, 2009/934/GAI, 2009/935/GAI, 2009/936/GAI e 2009/968/GAI(1),

–  visto il regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati)(2),

–  vista la direttiva 2002/58/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 luglio 2002, relativa al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche (Direttiva sulla privacy e le comunicazioni elettroniche)(3),

–  vista la decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio, del 27 novembre 2008, sulla protezione dei dati personali trattati nell'ambito della cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale(4),

–  vista la direttiva (UE) 2016/680 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativa alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio(5),

–  visti la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla protezione dei dati (STE n. 108) e il protocollo addizionale dell'8 novembre 2001 alla Convenzione sulla protezione delle persone rispetto al trattamento automatizzato dei dati a carattere personale, concernente le autorità di controllo ed i flussi transfrontalieri (STE no. 181),

–  visto il parere 2/2018 del Garante europeo della protezione dei dati (GEPD) concernente otto mandati negoziali per la conclusione di accordi internazionali che consentano lo scambio di dati tra Europol e i paesi terzi,

–  vista la sua risoluzione del 3 ottobre 2017 sulla lotta alla criminalità informatica(6),

–  visto l'accordo raggiunto dal Parlamento europeo e dal Consiglio sull'adozione di un regolamento concernente la tutela delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati personali da parte delle istituzioni, degli organi, degli uffici e delle agenzie dell'Unione, nonché la libera circolazione di tali dati, e che abroga il regolamento (CE) n. 45/2001 e la decisione n. 1247/2002/CE (COM(2017)0008), e in particolare il capo relativo al trattamento dei dati personali operativi che si applica agli organi, agli uffici o alle agenzie dell'Unione che svolgono attività rientranti nell'ambito di applicazione della parte terza, titolo V, capi 4 e 5, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visto l'articolo 108, paragrafo 1, del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0238/2018),

A.  considerando che il regolamento (UE) 2016/794 che istituisce l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) consente il trasferimento dei dati personali alle autorità di un paese terzo o a un'organizzazione internazionale, nella misura in cui tale trasferimento è necessario per lo svolgimento delle attività di Europol, sulla base di una decisione di adeguatezza della Commissione a norma della direttiva (UE) 2016/680, di un accordo internazionale a norma dell'articolo 218 TFUE che presti garanzie sufficienti, o di accordi di cooperazione che consentano lo scambio di dati personali conclusi prima del 1° maggio 2017, nonché, eccezionalmente, sulla base dei singoli casi, in conformità alle condizioni rigorose stabilite all'articolo 25, paragrafo 5, del regolamento (UE) 2016/794 e a condizione che siano assicurate garanzie adeguate;

B.  considerando che gli accordi internazionali che consentono a Europol e ai paesi terzi di cooperare e scambiare dati personali dovrebbero rispettare gli articoli 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali e l'articolo 16 TFUE, e che, di conseguenza, dovrebbero rispettare il principio della limitazione delle finalità e i diritti di accesso e di rettifica, essere soggetti al controllo da parte di un'autorità indipendente, secondo quanto sancito specificamente dalla Carta, nonché risultare necessari e proporzionati allo svolgimento delle attività di Europol;

C.  considerando che un tale trasferimento di dati deve essere fondato su un accordo internazionale concluso tra l'Unione e il paese terzo a norma dell'articolo 218 TFUE, che presti garanzie sufficienti con riguardo alla tutela della vita privata e dei diritti e delle libertà fondamentali delle persone;

D.  considerando che il documento di programmazione di Europol 2018-2020(7) sottolinea la crescente rilevanza di un approccio multidisciplinare potenziato, compresa la messa in comune delle competenze e delle informazioni necessarie provenienti da una gamma sempre più ampia di partner, per il conseguimento della missione di Europol;

E.  considerando che il Parlamento ha sottolineato, nella sua risoluzione del 3 ottobre 2017 sulla lotta alla criminalità informatica, che gli accordi conclusi tra Europol e i paesi terzi in materia di cooperazione strategica e operativa favoriscono sia lo scambio di informazioni sia la cooperazione concreta nella lotta alla criminalità informatica;

F.  considerando che, in passato, Europol ha già stipulato una serie di accordi sullo scambio di dati con paesi terzi, quali Albania, Australia, Bosnia-Erzegovina, Canada, Colombia, ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Georgia, Islanda, Liechtenstein, Moldova, Monaco, Montenegro, Norvegia, Serbia, Svizzera, Ucraina e Stati Uniti d'America;

G.  considerando che il Garante europeo della protezione dei dati ricopre il ruolo di garante per Europol dal 1° maggio 2017 e che funge altresì da consulente delle istituzioni dell'UE per quanto riguarda le politiche e la legislazione in materia di protezione dei dati;

1.  ritiene che la necessità della collaborazione con il Regno del Marocco per quanto riguarda le attività di contrasto per gli interessi di sicurezza dell'Unione europea, nonché la sua proporzionalità, debbano essere adeguatamente valutate; invita la Commissione, in tale contesto, a eseguire un'attenta valutazione d'impatto; evidenzia che si deve esercitare la dovuta cautela nella definizione del mandato negoziale per un accordo tra l'Unione europea e il Regno del Marocco sullo scambio di dati personali tra l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) e le autorità marocchine competenti per la lotta contro le forme gravi di criminalità e il terrorismo;

2.  ritiene che si debba assicurare la piena coerenza con gli articoli 7 e 8 della Carta, nonché con gli altri diritti e libertà fondamentali tutelati dalla Carta, nei paesi terzi riceventi; invita, a tale proposito, il Consiglio a integrare le direttive di negoziato proposte dalla Commissione con le condizioni stabilite nella presente risoluzione;

3.  prende atto che finora non è stata eseguita alcuna valutazione d'impatto adeguata al fine di valutare in modo approfondito i rischi derivanti dal trasferimento di dati personali verso il Regno del Marocco, per quanto riguarda il diritto dei cittadini alla vita privata e alla protezione dei dati ma anche gli altri diritti e libertà fondamentali tutelati dalla Carta; chiede alla Commissione di eseguire una valutazione d'impatto adeguata, in modo da definire le tutele necessarie da includere nell'accordo;

4.  insiste sul fatto che il livello di protezione derivante dall'accordo dovrebbe essere sostanzialmente equivalente al livello di protezione risultante dal diritto dell'UE; sottolinea che se tale livello non può essere garantito de iure e de facto, l'accordo non può essere concluso;

5.  chiede che, al fine di rispettare pienamente l'articolo 8 della Carta e l'articolo 16 TFUE, e di evitare ogni potenziale responsabilità da parte di Europol per ciò che riguarda la violazione della legislazione dell'Unione in materia di protezione dei dati risultante dal trasferimento di dati personali senza tutele necessarie e adeguate, l'accordo comprenda disposizioni specifiche e rigorose che impongano il rispetto del principio della limitazione delle finalità con condizioni chiare per il trattamento dei dati personali trasmessi;

6.  invita a completare l'orientamento B indicando espressamente che Europol, a norma dell'articolo 19 del regolamento che istituisce l'Agenzia, è tenuto a rispettare qualsiasi restrizione imposta sui dati personali trasmessi a Europol dagli Stati membri o da altri fornitori in merito all'utilizzo e all'accesso ai dati che vengono trasferiti al Regno del Marocco;

7.  chiede che l'accordo preveda chiaramente che qualsiasi ulteriore trattamento sia sempre soggetto all'autorizzazione scritta preliminare di Europol; sottolinea che tali autorizzazioni dovrebbero essere documentate da Europol e messe a disposizione del Garante europeo della protezione dei dati su richiesta di quest'ultimo; chiede che l'accordo contenga anche una disposizione che obblighi le autorità competenti del Regno del Marocco a ottemperare a tali restrizioni e specificare in che modo tali restrizioni verrebbero rispettate;

8.  insiste che l'accordo deve contenere una chiara e precisa disposizione che stabilisca il periodo di conservazione dei dati personali trasferiti e che ne richieda la cancellazione al termine del loro periodo di conservazione; chiede che le misure procedurali siano stabilite nell'accordo allo scopo di garantire la conformità; insiste sul fatto che, in casi eccezionali, se vi sono motivi debitamente giustificati per la conservazione dei dati per un periodo più lungo, oltre la scadenza del loro periodo di conservazione, tali motivi e la documentazione di accompagnamento devono essere trasmessi a Europol e al Garante europeo della protezione dei dati;

9.  si attende che vengano applicati i criteri di cui al considerando 71 della direttiva (UE) 2016/680, il quale stabilisce che i trasferimenti di dati personali sono effettuati conformemente agli obblighi di riservatezza da parte delle competenti autorità marocchine che ricevono tali dati da Europol, nonché al principio di specificità, e che i dati personali non saranno utilizzati per richiedere, emettere o eseguire la pena di morte o qualsiasi forma di trattamento crudele e disumano;

10.  ritiene che le categorie di reati per cui i dati personali saranno scambiati devono essere definite in modo chiaro ed elencate in tale accordo internazionale, in linea con le definizioni dei reati dell'UE, ove disponibili; sottolinea che tale elenco dovrebbe definire in modo chiaro e preciso le attività comprese in tali reati nonché le persone, i gruppi e le organizzazioni che possono essere interessati dal trasferimento;

11.  esorta il Consiglio e la Commissione a definire con il governo del Regno del Marocco, a norma della giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) e in conformità dell'articolo 8, paragrafo 3, della Carta, quale autorità indipendente di vigilanza sarà incaricata di sorvegliare l'attuazione dell'accordo internazionale; esorta a individuare e definire quale sarà tale autorità prima dell'entrata in vigore dell'accordo internazionale; insiste sul fatto che il nome dell'autorità debba essere espressamente incluso in un allegato all'accordo;

12.  ritiene che entrambe le parti contraenti dovrebbero poter sospendere o revocare l'accordo internazionale in caso di violazione dello stesso, e che l'autorità indipendente di vigilanza dovrebbe inoltre avere la facoltà di suggerire di sospendere o denunciare l'accordo in caso di violazione dello stesso; ritiene che tutti i dati personali che rientrano nell'ambito di applicazione dell'accordo trasferiti prima della sua sospensione o risoluzione possano continuare ad essere trattati conformemente all'accordo; ritiene che dovrebbe essere predisposta una valutazione periodica dell'accordo al fine di verificare se le parti lo rispettano;

13.  è del parere che sia necessaria una chiara definizione del concetto di singolo caso in quanto tale concetto serve per valutare la necessità e la proporzionalità del trasferimento dei dati; sottolinea che tale definizione dovrebbe riferirsi alle indagini penali effettive;

14.  è del parere che sia necessario definire il concetto di fondati motivi al fine di valutare la necessità e la proporzionalità del trasferimento dei dati; sottolinea che tale definizione dovrebbe riferirsi alle indagini penali effettive;

15.  sottolinea che i dati trasferiti ad un'autorità ricevente non possono mai essere ulteriormente trattati da altre autorità e che, a tal fine, dovrebbe essere stilato un elenco esaustivo delle autorità competenti del Regno del Marocco a cui Europol può trasferire i dati, che comprenda anche una descrizione delle competenze delle autorità; ritiene che qualsiasi modifica a tale elenco che sostituisca un'autorità competente o ne aggiunga una nuova richiederebbe una revisione dell'accordo internazionale;

16.  insiste sulla necessità di indicare espressamente che i trasferimenti successivi di informazioni dalle autorità competenti del Regno del Marocco ad altre sue autorità locali possono essere autorizzati solo al fine di conseguire l'obiettivo originario del trasferimento dei dati da parte di Europol e dovrebbero sempre essere comunicati all'autorità indipendente, al GEPD e a Europol;

17.  sottolinea la necessità di indicare espressamente che i trasferimenti successivi di informazioni dalle autorità competenti del Regno del Marocco verso altri paesi sono vietati e comporterebbero la risoluzione immediata dell'accordo internazionale;

18.  ritiene che l'accordo internazionale con il Regno del Marocco dovrebbe comprendere il diritto di informazione, di rettifica e di cancellazione dell'interessato, come previsto in altri atti legislativi dell'Unione in materia di protezione dei dati;

19.  sottolinea che il trasferimento di dati personali che rivelano l'origine razziale o etnica, le opinioni politiche, le convinzioni religiose o filosofiche, l'appartenenza sindacale, nonché dati genetici o relativi alla salute e all'orientamento sessuale è estremamente delicato ed è fonte di grave preoccupazione visto il diverso quadro giuridico e le differenti caratteristiche sociali e culturali del Regno del Marocco rispetto all'Unione europea; sottolinea che gli atti criminali sono definiti in modo differente nell'Unione europea e nel Regno del Marocco; è del parere che un tale trasferimento di dati dovrebbe pertanto avvenire solo in casi del tutto eccezionali e con garanzie chiare a tutela dell'interessato e delle persone a questo collegate; ritiene necessario definire garanzie specifiche che dovrebbero essere rispettate dal Regno del Marocco per quanto concerne i diritti e le libertà fondamentali, incluso il rispetto della libertà di espressione e di religione e della dignità umana;

20.  ritiene che un meccanismo di monitoraggio dovrebbe essere incluso nell'accordo e che l'accordo dovrebbe essere soggetto a valutazioni periodiche per verificarne il funzionamento in relazione alle esigenze operative di Europol nonché la conformità ai diritti e ai principi europei in materia di protezione dei dati;

21.  invita la Commissione a consultare il Garante europeo della protezione dei dati prima della conclusione dell'accordo internazionale conformemente al regolamento (UE) 2016/794 e al regolamento (CE) n. 45/2001;

22.  sottolinea che l'approvazione del Parlamento per la conclusione dell'accordo sarà subordinata all'adeguato coinvolgimento del Parlamento in tutte le fasi della procedura, conformemente all'articolo 218 TFUE;

23.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché al governo del Regno del Marocco.

(1) GU L 135 del 24.5.2016, pag. 53.
(2) GU L 119 del 4.5.2016, pag. 1.
(3) GU L 201 del 31.7.2002, pag. 37.
(4) GU L 350 del 30.12.2008, pag. 60.
(5) GU L 119 del 4.5.2016, pag. 89.
(6) Testi approvati, P8_TA(2017)0366.
(7) Documento di programmazione di Europol 2018-2020 adottato dal consiglio di amministrazione di Europol il 30 novembre 2017, EDOC# 856927v18.


Avvio di negoziati per un accordo tra l'UE e il Libano sullo scambio di dati personali per la lotta contro le forme gravi di criminalità e il terrorismo
PDF 132kWORD 53k
Risoluzione del Parlamento europeo del 4 luglio 2018 sulla raccomandazione della Commissione per una decisione del Consiglio che autorizza l'avvio di negoziati per un accordo tra l'Unione europea e la Repubblica libanese sullo scambio di dati personali tra l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) e le autorità libanesi competenti per la lotta contro le forme gravi di criminalità e il terrorismo (COM(2017)08052018/2065(INI))
P8_TA(2018)0300A8-0234/2018

Il Parlamento europeo,

–  vista la raccomandazione della Commissione, di decisione del Consiglio che autorizza l'avvio di negoziati per un accordo tra l'Unione europea e la Repubblica libanese sullo scambio di dati personali tra l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) e le autorità libanesi competenti per la lotta contro le forme gravi di criminalità e il terrorismo (COM(2017)0805),

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare gli articoli 7 e 8,

–  visti il trattato sull'Unione europea, in particolare l'articolo 6, e il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), in particolare gli articoli 16 e 218,

–  visto il regolamento (UE) 2016/794 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2016, che istituisce l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) e sostituisce e abroga le decisioni del Consiglio 2009/371/GAI, 2009/934/GAI, 2009/935/GAI, 2009/936/GAI e 2009/968/GAI(1),

–  visto il regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (Regolamento generale sulla protezione dei dati)(2),

–  vista la direttiva 2002/58/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 luglio 2002, relativa al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche (Direttiva sulla privacy e le comunicazioni elettroniche)(3),

–  vista la decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio, del 27 novembre 2008, sulla protezione dei dati personali trattati nell'ambito della cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale(4),

–  vista la direttiva (UE) 2016/680 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativa alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio(5),

–  visti la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla protezione dei dati (STE n. 108) e il protocollo addizionale dell'8 novembre 2001 alla Convenzione sulla protezione delle persone rispetto al trattamento automatizzato dei dati a carattere personale, concernente le autorità di controllo ed i flussi transfrontalieri (STE no. 181),

–  visto il parere 2/2018 del Garante europeo della protezione dei dati (GEPD) concernente otto mandati negoziali per la conclusione di accordi internazionali che consentano lo scambio di dati tra Europol e i paesi terzi,

–  vista la sua risoluzione del 3 ottobre 2017 sulla lotta alla criminalità informatica(6),

–  visto l'accordo raggiunto dal Parlamento europeo e dal Consiglio sull'adozione di un regolamento concernente la tutela delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati personali da parte delle istituzioni, degli organi, degli uffici e delle agenzie dell'Unione, nonché la libera circolazione di tali dati, e che abroga il regolamento (CE) n. 45/2001 e la decisione n. 1247/2002/CE (COM(2017)0008), e in particolare il capo relativo al trattamento dei dati personali operativi che si applica agli organi, agli uffici o alle agenzie dell'Unione che svolgono attività rientranti nell'ambito di applicazione della parte terza, titolo V, capi 4 e 5, del TFUE,

–  visto l'articolo 108, paragrafo 1, del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0234/2018),

A.  considerando che il regolamento (UE) 2016/794 che istituisce l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) consente il trasferimento dei dati personali alle autorità di un paese terzo o a un'organizzazione internazionale, nella misura in cui tale trasferimento è necessario per lo svolgimento delle attività di Europol, sulla base di una decisione di adeguatezza della Commissione a norma della direttiva (UE) 2016/680, di un accordo internazionale a norma dell'articolo 218 TFUE che presti garanzie sufficienti, o di accordi di cooperazione che consentano lo scambio di dati personali conclusi prima del 1° maggio 2017, nonché, eccezionalmente, sulla base dei singoli casi, in conformità alle condizioni rigorose stabilite all'articolo 25, paragrafo 5, del regolamento (UE) 2016/794 e a condizione che siano assicurate garanzie adeguate;

B.  considerando che gli accordi internazionali che consentono a Europol e ai paesi terzi di cooperare e scambiare dati personali dovrebbero rispettare gli articoli 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali e l'articolo 16 TFUE, e che, di conseguenza, dovrebbero rispettare il principio della limitazione delle finalità e i diritti di accesso e di rettifica, essere soggetti al controllo da parte di un'autorità indipendente, secondo quanto sancito specificamente dalla Carta, nonché risultare necessari e proporzionati allo svolgimento delle attività di Europol;

C.  considerando che un tale trasferimento di dati deve essere fondato su un accordo internazionale concluso tra l'Unione e il paese terzo a norma dell'articolo 218 TFUE, che presti garanzie sufficienti con riguardo alla tutela della vita privata e dei diritti e delle libertà fondamentali delle persone;

D.  considerando che il documento di programmazione di Europol 2018-2020(7) sottolinea la crescente rilevanza di un approccio multidisciplinare potenziato, compresa la messa in comune delle competenze e delle informazioni necessarie provenienti da una gamma sempre più ampia di partner, per il conseguimento della missione di Europol;

E.  considerando che il Parlamento ha sottolineato, nella sua risoluzione del 3 ottobre 2017 sulla lotta alla criminalità informatica, che gli accordi conclusi tra Europol e i paesi terzi in materia di cooperazione strategica e operativa favoriscono sia lo scambio di informazioni che la cooperazione concreta nella lotta alla criminalità informatica;

F.  considerando che, in passato, Europol ha già stipulato una serie di accordi sullo scambio di dati con paesi terzi, quali Albania, Australia, Bosnia-Erzegovina, Canada, Colombia, ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Georgia, Islanda, Liechtenstein, Moldova, Monaco, Montenegro, Norvegia, Serbia, Svizzera, Ucraina e Stati Uniti d'America;

G.  considerando che il Garante europeo della protezione dei dati ricopre il ruolo di garante per Europol dal 1° maggio 2017 e che funge altresì da consulente delle istituzioni dell'UE per quanto riguarda le politiche e la legislazione in materia di protezione dei dati;

1.  ritiene che la necessità della collaborazione con la Repubblica libanese per quanto riguarda le attività di contrasto per gli interessi di sicurezza dell'Unione europea, nonché la sua proporzionalità, debbano essere adeguatamente valutate; invita la Commissione, in tale contesto, a eseguire un'attenta valutazione d'impatto; evidenzia che si deve esercitare la dovuta cautela nella definizione del mandato negoziale per un accordo tra l'Unione europea e la Repubblica libanese sullo scambio di dati personali tra l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) e le autorità libanesi competenti per la lotta contro le forme gravi di criminalità e il terrorismo;

2.  ritiene che si debba assicurare la piena coerenza con gli articoli 7 e 8 della Carta, nonché con gli altri diritti e libertà fondamentali tutelati dalla Carta, nei paesi terzi riceventi; invita, a tale proposito, il Consiglio a integrare le direttive di negoziato proposte dalla Commissione con le condizioni stabilite nella presente risoluzione;

3.  prende atto che finora non è stata eseguita alcuna valutazione d'impatto adeguata al fine di valutare in modo approfondito i rischi derivanti dal trasferimento di dati personali verso la Repubblica libanese, per quanto riguarda il diritto dei cittadini alla vita privata e alla protezione dei dati ma anche gli altri diritti e libertà fondamentali tutelati dalla Carta; chiede alla Commissione di eseguire una valutazione d'impatto adeguata, in modo da definire le tutele necessarie da includere nell'accordo;

4.  insiste sul fatto che il livello di protezione derivante dall'accordo dovrebbe essere sostanzialmente equivalente al livello di protezione risultante dal diritto dell'UE; sottolinea che se tale livello non può essere garantito de iure e de facto, l'accordo non può essere concluso;

5.  chiede che, al fine di rispettare pienamente l'articolo 8 della Carta e l'articolo 16 TFUE, e di evitare ogni potenziale responsabilità da parte di Europol per ciò che riguarda la violazione della legislazione dell'Unione in materia di protezione dei dati risultante dal trasferimento di dati personali senza tutele necessarie e adeguate, l'accordo comprenda disposizioni specifiche e rigorose che impongano il rispetto del principio della limitazione delle finalità con condizioni chiare per il trattamento dei dati personali trasmessi;

6.  invita a completare l'orientamento B indicando espressamente che Europol, a norma dell'articolo 19 del regolamento che istituisce l'Agenzia, è tenuto a rispettare qualsiasi restrizione imposta sui dati personali trasmessi a Europol dagli Stati membri o da altri fornitori in merito all'utilizzo e all'accesso ai dati che vengono trasferiti alla Repubblica libanese;

7.  chiede che l'accordo preveda chiaramente che qualsiasi ulteriore trattamento sia sempre soggetto all'autorizzazione scritta preliminare di Europol; sottolinea che tali autorizzazioni dovrebbero essere documentate da Europol e messe a disposizione del Garante europeo della protezione dei dati su richiesta di quest'ultimo; chiede che l'accordo contenga anche una disposizione che obblighi le autorità competenti della Repubblica libanese a ottemperare a tali restrizioni e specificare in che modo tali restrizioni verrebbero rispettate;

8.  insiste che l'accordo deve contenere una chiara e precisa disposizione che stabilisca il periodo di conservazione dei dati personali trasferiti e che ne richieda la cancellazione al termine del loro periodo di conservazione; chiede che le misure procedurali siano stabilite nell'accordo allo scopo di garantire la conformità; insiste sul fatto che, in casi eccezionali, se vi sono motivi debitamente giustificati per la conservazione dei dati per un periodo più lungo, oltre la scadenza del loro periodo di conservazione, tali motivi e la documentazione di accompagnamento devono essere trasmessi a Europol e al Garante europeo della protezione dei dati;

9.  si attende che vengano applicati i criteri di cui al considerando 71 della direttiva (UE) 2016/680, il quale stabilisce che i trasferimenti di dati personali sono effettuati conformemente agli obblighi di riservatezza da parte delle competenti autorità libanesi che ricevono tali dati da Europol, nonché al principio di specificità, e che i dati personali non saranno utilizzati per richiedere, emettere o eseguire la pena di morte o qualsiasi forma di trattamento crudele e disumano;

10.  ritiene che le categorie di reati per cui i dati personali saranno scambiati devono essere definite in modo chiaro ed elencate in tale accordo internazionale, in linea con le definizioni dei reati dell'UE, ove disponibili; sottolinea che tale elenco dovrebbe definire in modo chiaro e preciso le attività comprese in tali reati nonché le persone, i gruppi e le organizzazioni che possono essere interessati dal trasferimento;

11.  esorta il Consiglio e la Commissione a definire con il governo della Repubblica libanese, a norma della giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) e in conformità dell'articolo 8, paragrafo 3, della Carta, quale autorità indipendente di vigilanza sarà incaricata di sorvegliare l'attuazione dell'accordo internazionale; esorta a individuare e definire quale sarà tale autorità prima dell'entrata in vigore dell'accordo internazionale; insiste sul fatto che il nome dell'autorità debba essere espressamente incluso in un allegato all'accordo;

12.  ritiene che entrambe le parti contraenti dovrebbero poter sospendere o revocare l'accordo internazionale in caso di violazione dello stesso, e che l'autorità indipendente di vigilanza dovrebbe inoltre avere la facoltà di suggerire di sospendere o denunciare l'accordo in caso di violazione dello stesso; ritiene che tutti i dati personali che rientrano nell'ambito di applicazione dell'accordo trasferiti prima della sua sospensione o risoluzione possano continuare ad essere trattati conformemente all'accordo; ritiene che dovrebbe essere predisposta una valutazione periodica dell'accordo al fine di verificare se le parti lo rispettino;

13.  è del parere che sia necessaria una chiara definizione del concetto di singolo caso in quanto tale concetto serve per valutare la necessità e la proporzionalità del trasferimento dei dati; sottolinea che tale definizione dovrebbe riferirsi alle indagini penali effettive;

14.  è del parere che sia necessario definire il concetto di fondati motivi al fine di valutare la necessità e la proporzionalità del trasferimento dei dati; sottolinea che tale definizione dovrebbe riferirsi alle indagini penali effettive;

15.  sottolinea che i dati trasferiti ad un'autorità ricevente non possono mai essere ulteriormente trattati da altre autorità e che, a tal fine, dovrebbe essere stilato un elenco esaustivo delle autorità competenti della Repubblica libanese a cui Europol può trasferire i dati, che comprenda anche una descrizione delle competenze delle autorità; ritiene che qualsiasi modifica a tale elenco che sostituisca un'autorità competente o ne aggiunga una nuova richiederebbe una revisione dell'accordo internazionale;

16.  insiste sulla necessità di indicare espressamente che i trasferimenti successivi di informazioni dalle autorità competenti della Repubblica libanese ad altre sue autorità locali possono essere autorizzati solo al fine di conseguire l'obiettivo originario del trasferimento dei dati da parte di Europol e dovrebbero sempre essere comunicati all'autorità indipendente, al GEPD e a Europol;

17.  sottolinea la necessità di indicare espressamente che i trasferimenti successivi di informazioni dalle autorità competenti della Repubblica libanese verso altri paesi sono vietati e comporterebbero la risoluzione immediata dell'accordo internazionale;

18.  ritiene che l'accordo internazionale con la Repubblica libanese dovrebbe comprendere il diritto di informazione, di rettifica e di cancellazione dell'interessato, come previsto in altri atti legislativi dell'Unione in materia di protezione dei dati;

19.  sottolinea che il trasferimento di dati personali che rivelano l'origine razziale o etnica, le opinioni politiche, le convinzioni religiose o filosofiche, l'appartenenza sindacale, nonché dati genetici o relativi alla salute e all'orientamento sessuale è estremamente delicato ed è fonte di grave preoccupazione visto il diverso quadro giuridico e le differenti caratteristiche sociali e culturali della Repubblica libanese rispetto all'Unione europea; sottolinea che gli atti criminali sono definiti in modo differente nell'Unione europea e nella Repubblica libanese; è del parere che un tale trasferimento di dati dovrebbe pertanto avvenire solo in casi del tutto eccezionali e con garanzie chiare a tutela dell'interessato e delle persone a questo collegate; ritiene necessario definire garanzie specifiche che dovrebbero essere rispettate dalla Repubblica libanese per quanto concerne i diritti e le libertà fondamentali, incluso il rispetto della libertà di espressione e di religione e della dignità umana;

20.  ritiene che un meccanismo di monitoraggio dovrebbe essere incluso nell'accordo e che l'accordo dovrebbe essere soggetto a valutazioni periodiche per verificarne il funzionamento in relazione alle esigenze operative di Europol nonché la conformità ai diritti e ai principi europei in materia di protezione dei dati;

21.  invita la Commissione a consultare il Garante europeo della protezione dei dati prima della conclusione dell'accordo internazionale conformemente al regolamento (UE) 2016/794 e al regolamento (CE) n. 45/2001;

22.  sottolinea che l'approvazione del Parlamento per la conclusione dell'accordo sarà subordinata all'adeguato coinvolgimento del Parlamento in tutte le fasi della procedura, conformemente all'articolo 218 TFUE;

23.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché al governo della Repubblica libanese.

(1) GU L 135 del 24.5.2016, pag. 53.
(2) GU L 119 del 4.5.2016, pag. 1.
(3) GU L 201 del 31.7.2002, pag. 37.
(4) GU L 350 del 30.12.2008, pag. 60.
(5) GU L 119 del 4.5.2016, pag. 89.
(6) Testi approvati, P8_TA(2017)0366.
(7) Documento di programmazione di Europol 2018-2020 adottato dal consiglio di amministrazione di Europol il 30 novembre 2017, EDOC# 856927v18.


Avvio di negoziati per un accordo tra l'UE l'Egitto sullo scambio di dati personali per la lotta contro le forme gravi di criminalità e il terrorismo
PDF 133kWORD 54k
Risoluzione del Parlamento europeo del 4 luglio 2018 sulla raccomandazione della Commissione per una decisione del Consiglio che autorizza l'avvio di negoziati per un accordo tra l'Unione europea e la Repubblica araba d'Egitto sullo scambio di dati personali tra l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) e le autorità egiziane competenti per la lotta contro le forme gravi di criminalità e il terrorismo (COM(2017)08092018/2066(INI))
P8_TA(2018)0301A8-0236/2018

Il Parlamento europeo,

–  vista la raccomandazione della Commissione, di decisione del Consiglio che autorizza l'avvio di negoziati per un accordo tra l'Unione europea e la Repubblica araba d'Egitto sullo scambio di dati personali tra l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) e le autorità egiziane competenti per la lotta contro le forme gravi di criminalità e il terrorismo (COM(2017)0809),

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare gli articoli 7 e 8,

–  visti il trattato sull'Unione europea, in particolare l'articolo 6, e il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), in particolare gli articoli 16 e 218,

–  visto il regolamento (UE) 2016/794 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2016, che istituisce l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) e sostituisce e abroga le decisioni del Consiglio 2009/371/GAI, 2009/934/GAI, 2009/935/GAI, 2009/936/GAI e 2009/968/GAI(1),

–  visto il regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (Regolamento generale sulla protezione dei dati)(2),

–  vista la direttiva 2002/58/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 luglio 2002, relativa al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche (Direttiva sulla privacy e le comunicazioni elettroniche)(3),

–  vista la decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio, del 27 novembre 2008, sulla protezione dei dati personali trattati nell'ambito della cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale(4),

–  vista la direttiva (UE) 2016/680 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativa alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio(5),

–  visti la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla protezione dei dati (STE n. 108) e il protocollo addizionale dell'8 novembre 2001 alla Convenzione sulla protezione delle persone rispetto al trattamento automatizzato dei dati a carattere personale, concernente le autorità di controllo ed i flussi transfrontalieri (STE no. 181),

–  visto il parere 2/2018 del Garante europeo della protezione dei dati (GEPD) concernente otto mandati negoziali per la conclusione di accordi internazionali che consentano lo scambio di dati tra Europol e i paesi terzi,

–  vista la sua risoluzione del 3 ottobre 2017 sulla lotta alla criminalità informatica(6),

–  visto l'accordo raggiunto dal Parlamento europeo e dal Consiglio sulla proposta di un regolamento concernente la tutela delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati personali da parte delle istituzioni, degli organi, degli uffici e delle agenzie dell'Unione, nonché la libera circolazione di tali dati, e che abroga il regolamento (CE) n. 45/2001 e la decisione n. 1247/2002/CE (COM(2017)0008), e in particolare il capo relativo al trattamento dei dati personali operativi che si applica agli organi, agli uffici o alle agenzie dell'Unione che svolgono attività rientranti nell'ambito di applicazione della parte terza, titolo V, capi 4 e 5, del TFUE,

–  visto l'articolo 108, paragrafo 1, del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0236/2018),

A.  considerando che il regolamento (UE) 2016/794 che istituisce l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) consente il trasferimento dei dati personali alle autorità di un paese terzo o a un'organizzazione internazionale, nella misura in cui tale trasferimento è necessario per lo svolgimento delle attività di Europol, sulla base di una decisione di adeguatezza della Commissione a norma della direttiva (UE) 2016/680, di un accordo internazionale a norma dell'articolo 218 TFUE che presti garanzie sufficienti, o di accordi di cooperazione che consentano lo scambio di dati personali conclusi prima del 1° maggio 2017, nonché, eccezionalmente, sulla base dei singoli casi, in conformità alle condizioni rigorose stabilite all'articolo 25, paragrafo 5, del regolamento (UE) 2016/794 e a condizione che siano assicurate garanzie adeguate;

B.  considerando che gli accordi internazionali che consentono a Europol e ai paesi terzi di cooperare e scambiare dati personali dovrebbero rispettare gli articoli 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali e l'articolo 16 TFUE, e che, di conseguenza, dovrebbero rispettare il principio della limitazione delle finalità e i diritti di accesso e di rettifica, essere soggetti al controllo da parte di un'autorità indipendente, secondo quanto sancito specificamente dalla Carta, nonché risultare necessari e proporzionati allo svolgimento delle attività di Europol;

C.  considerando che un tale trasferimento di dati deve essere fondato su un accordo internazionale concluso tra l'Unione e il paese terzo a norma dell'articolo 218 TFUE, che presti garanzie sufficienti con riguardo alla tutela della vita privata e dei diritti e delle libertà fondamentali delle persone;

D.  considerando che, negli ultimi anni, sono state segnalate numerose violazioni dei diritti umani in Egitto; che, in particolare, il dissenso è stato represso in modo spietato, prendendo di mira, tra gli altri, giornalisti, attivisti politici e difensori dei diritti umani; che si è continuato ad avere notizia di casi di tortura; che l'impunità generalizzata ha impedito qualsiasi indagine efficace sulle violazioni dei diritti umani da parte di funzionari statali;

E.  considerando che il documento di programmazione di Europol 2018-2020(7) sottolinea la crescente rilevanza di un approccio multidisciplinare potenziato, compresa la messa in comune delle competenze e delle informazioni necessarie provenienti da una gamma sempre più ampia di partner, per il conseguimento della missione di Europol;

F.  considerando che il Parlamento ha sottolineato, nella sua risoluzione del 3 ottobre 2017 sulla lotta alla criminalità informatica, che gli accordi conclusi tra Europol e i paesi terzi in materia di cooperazione strategica e operativa favoriscono sia lo scambio di informazioni sia la cooperazione concreta nella lotta alla criminalità informatica;

G.  considerando che, in passato, Europol ha già stipulato una serie di accordi sullo scambio di dati con paesi terzi, quali Albania, Australia, Bosnia-Erzegovina, Canada, Colombia, ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Georgia, Islanda, Liechtenstein, Moldova, Monaco, Montenegro, Norvegia, Serbia, Svizzera, Ucraina e Stati Uniti d'America;

H.  considerando che il Garante europeo della protezione dei dati ricopre il ruolo di garante per Europol dal 1° maggio 2017 e che funge altresì da consulente delle istituzioni dell'UE per quanto riguarda le politiche e la legislazione in materia di protezione dei dati;

1.  ritiene che la necessità della collaborazione con la Repubblica araba d'Egitto per quanto riguarda le attività di contrasto per gli interessi di sicurezza dell'Unione europea, nonché la sua proporzionalità, debbano essere adeguatamente valutate; invita la Commissione, in tale contesto, a eseguire un'attenta valutazione d'impatto; evidenzia che si deve esercitare la dovuta cautela nella definizione del mandato negoziale per un accordo tra l'Unione europea e la Repubblica araba d'Egitto sullo scambio di dati personali tra l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) e le autorità egiziane competenti per la lotta contro le forme gravi di criminalità e il terrorismo;

2.  ritiene che si debba assicurare la piena coerenza con gli articoli 7 e 8 della Carta, nonché con gli altri diritti e libertà fondamentali tutelati dalla Carta, nei paesi terzi riceventi; invita, a tale proposito, il Consiglio a integrare le direttive di negoziato proposte dalla Commissione con le condizioni stabilite nella presente risoluzione;

3.  ritiene che sussistano serie preoccupazioni in merito al rispetto dei diritti fondamentali nella Repubblica araba d'Egitto, in particolare per quanto riguarda la libertà di espressione, la libertà di religione e il diritto a non subire torture o trattamenti inumani, sanciti dalla Carta e dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo;

4.  prende atto che finora non è stata eseguita alcuna valutazione d'impatto adeguata al fine di valutare in modo approfondito i rischi derivanti dal trasferimento di dati personali verso la Repubblica araba d'Egitto, per quanto riguarda il diritto dei cittadini alla vita privata e alla protezione dei dati ma anche gli altri diritti e libertà fondamentali tutelati dalla Carta; chiede alla Commissione di eseguire una valutazione d'impatto adeguata, in modo da definire le tutele necessarie da includere nell'accordo;

5.  insiste sul fatto che il livello di protezione derivante dall'accordo dovrebbe essere sostanzialmente equivalente al livello di protezione risultante dal diritto dell'UE; sottolinea che se tale livello non può essere garantito de iure e de facto, l'accordo non può essere concluso;

6.  chiede che, al fine di rispettare pienamente l'articolo 8 della Carta e l'articolo 16 TFUE, e di evitare ogni potenziale responsabilità da parte di Europol per ciò che riguarda la violazione della legislazione dell'Unione in materia di protezione dei dati risultante dal trasferimento di dati personali senza tutele necessarie e adeguate, l'accordo comprenda disposizioni specifiche e rigorose che impongano il rispetto del principio della limitazione delle finalità con condizioni chiare per il trattamento dei dati personali trasmessi;

7.  invita a completare l'orientamento B indicando espressamente che Europol, a norma dell'articolo 19 del regolamento che istituisce l'Agenzia, è tenuto a rispettare qualsiasi restrizione imposta sui dati personali trasmessi a Europol dagli Stati membri o da altri fornitori in merito all'utilizzo e all'accesso ai dati che vengono trasferiti alla Repubblica araba d'Egitto;

8.  chiede che l'accordo preveda chiaramente che qualsiasi ulteriore trattamento sia sempre soggetto all'autorizzazione scritta preliminare di Europol; sottolinea che tali autorizzazioni dovrebbero essere documentate da Europol e messe a disposizione del Garante europeo della protezione dei dati su richiesta di quest'ultimo; chiede che l'accordo contenga anche una disposizione che obblighi le autorità competenti della Repubblica araba d'Egitto a ottemperare a tali restrizioni e specificare in che modo tali restrizioni verrebbero rispettate;

9.  insiste che l'accordo deve contenere una chiara e precisa disposizione che stabilisca il periodo di conservazione dei dati personali trasferiti e che ne richieda la cancellazione al termine del loro periodo di conservazione; chiede che le misure procedurali siano stabilite nell'accordo allo scopo di garantire la conformità; insiste sul fatto che, in casi eccezionali, se vi sono motivi debitamente giustificati per la conservazione dei dati per un periodo più lungo, oltre la scadenza del loro periodo di conservazione, tali motivi e la documentazione di accompagnamento devono essere trasmessi a Europol e al Garante europeo della protezione dei dati;

10.  si attende che vengano applicati i criteri di cui al considerando 71 della direttiva (UE) 2016/680, il quale stabilisce che i trasferimenti di dati personali sono effettuati conformemente agli obblighi di riservatezza da parte delle competenti autorità egiziane che ricevono tali dati da Europol, nonché al principio di specificità, e che i dati personali non saranno utilizzati per richiedere, emettere o eseguire la pena di morte o qualsiasi forma di trattamento crudele e disumano;

11.  ritiene che le categorie di reati per cui i dati personali saranno scambiati devono essere definite in modo chiaro ed elencate in tale accordo internazionale, in linea con le definizioni dei reati dell'UE, ove disponibili; sottolinea che tale elenco dovrebbe definire in modo chiaro e preciso le attività comprese in tali reati nonché le persone, i gruppi e le organizzazioni che possono essere interessati dal trasferimento;

12.  esorta il Consiglio e la Commissione a definire con il governo della Repubblica araba d'Egitto, a norma della giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) e in conformità dell'articolo 8, paragrafo 3, della Carta, quale autorità indipendente di vigilanza sarà incaricata di sorvegliare l'attuazione dell'accordo internazionale; esorta a individuare e definire quale sarà tale autorità prima dell'entrata in vigore dell'accordo internazionale; insiste sul fatto che il nome dell'autorità debba essere espressamente incluso in un allegato all'accordo;

13.  ritiene che entrambe le parti contraenti dovrebbero poter sospendere o revocare l'accordo internazionale in caso di violazione dello stesso, e che l'autorità indipendente di vigilanza dovrebbe inoltre avere la facoltà di suggerire di sospendere o denunciare l'accordo in caso di violazione dello stesso; ritiene che tutti i dati personali che rientrano nell'ambito di applicazione dell'accordo trasferiti prima della sua sospensione o risoluzione possano continuare ad essere trattati conformemente all'accordo; ritiene che dovrebbe essere predisposta una valutazione periodica dell'accordo al fine di verificare se le parti lo rispettino;

14.  è del parere che sia necessaria una chiara definizione del concetto di singolo caso in quanto tale concetto serve per valutare la necessità e la proporzionalità del trasferimento dei dati; sottolinea che tale definizione dovrebbe riferirsi alle indagini penali effettive;

15.  è del parere che sia necessario definire il concetto di fondati motivi al fine di valutare la necessità e la proporzionalità del trasferimento dei dati; sottolinea che tale definizione dovrebbe riferirsi alle indagini penali effettive;

16.  sottolinea che i dati trasferiti ad un'autorità ricevente non possono mai essere ulteriormente trattati da altre autorità e che, a tal fine, dovrebbe essere stilato un elenco esaustivo delle autorità competenti della Repubblica araba d'Egitto a cui Europol può trasferire i dati, che comprenda anche una descrizione delle competenze delle autorità; ritiene che qualsiasi modifica a tale elenco che sostituisca un'autorità competente o ne aggiunga una nuova richiederebbe una revisione dell'accordo internazionale;

17.  insiste sulla necessità di indicare espressamente che i trasferimenti successivi di informazioni dalle autorità competenti della Repubblica araba d'Egitto ad altre sue autorità locali possono essere autorizzati solo al fine di conseguire l'obiettivo originario del trasferimento dei dati da parte di Europol e dovrebbero sempre essere comunicati all'autorità indipendente, al GEPD e a Europol;

18.  sottolinea la necessità di indicare espressamente che i trasferimenti successivi di informazioni dalle autorità competenti della Repubblica araba d'Egitto verso altri paesi sono vietati e comporterebbero la risoluzione immediata dell'accordo internazionale;

19.  ritiene che l'accordo internazionale con la Repubblica araba d'Egitto dovrebbe comprendere il diritto di informazione, di rettifica e di cancellazione dell'interessato, come previsto in altri atti legislativi dell'Unione in materia di protezione dei dati;

20.  sottolinea che il trasferimento di dati personali che rivelano l'origine razziale o etnica, le opinioni politiche, le convinzioni religiose o filosofiche, l'appartenenza sindacale, nonché dati genetici o relativi alla salute e all'orientamento sessuale è estremamente delicato ed è fonte di grave preoccupazione visto il diverso quadro giuridico e le differenti caratteristiche sociali e culturali della Repubblica araba d'Egitto rispetto all'Unione europea; sottolinea che gli atti criminali sono definiti in modo differente nell'Unione europea e nella Repubblica araba d'Egitto; è del parere che un tale trasferimento di dati dovrebbe pertanto avvenire solo in casi del tutto eccezionali e con garanzie chiare a tutela dell'interessato e delle persone a questo collegate; ritiene necessario definire garanzie specifiche che dovrebbero essere rispettate dalla Repubblica araba d'Egitto per quanto concerne i diritti e le libertà fondamentali, incluso il rispetto della libertà di espressione e di religione e della dignità umana;

21.  ritiene che un meccanismo di monitoraggio dovrebbe essere incluso nell'accordo e che l'accordo dovrebbe essere soggetto a valutazioni periodiche per verificarne il funzionamento in relazione alle esigenze operative di Europol nonché la conformità ai diritti e ai principi europei in materia di protezione dei dati;

22.  invita la Commissione a consultare il Garante europeo della protezione dei dati prima della conclusione dell'accordo internazionale conformemente al regolamento (UE) 2016/794 e al regolamento (CE) n. 45/2001;

23.  sottolinea che l'approvazione del Parlamento per la conclusione dell'accordo sarà subordinata all'adeguato coinvolgimento del Parlamento in tutte le fasi della procedura, conformemente all'articolo 218 TFUE;

24.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché al governo della Repubblica araba d'Egitto.

(1) GU L 135 del 24.5.2016, pag. 53.
(2) GU L 119 del 4.5.2016, pag. 1.
(3) GU L 201 del 31.7.2002, pag. 37.
(4) GU L 350 del 30.12.2008, pag. 60.
(5) GU L 119 del 4.5.2016, pag. 89.
(6) Testi approvati, P8_TA(2017)0366.
(7) Documento di programmazione di Europol 2018-2020 adottato dal consiglio di amministrazione di Europol il 30 novembre 2017, EDOC# 856927v18.


Avvio di negoziati per un accordo tra l'UE e l'Algeria sullo scambio di dati personali per la lotta contro le forme gravi di criminalità e il terrorismo
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Risoluzione del Parlamento europeo del 4 luglio 2018 sulla raccomandazione della Commissione per una di decisione del Consiglio che autorizza l'avvio di negoziati per un accordo tra l'Unione europea e la Repubblica algerina democratica e popolare sullo scambio di dati personali tra l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) e le autorità algerine competenti per la lotta contro le forme gravi di criminalità e il terrorismo (COM(2017)08112018/2067(INI))
P8_TA(2018)0302A8-0239/2018

Il Parlamento europeo,

–  vista la raccomandazione della Commissione, di decisione del Consiglio che autorizza l'avvio di negoziati per un accordo tra l'Unione europea e la Repubblica algerina democratica e popolare sullo scambio di dati personali tra l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) e le autorità algerine competenti per la lotta contro le forme gravi di criminalità e il terrorismo (COM(2017)0811),

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare gli articoli 7 e 8,

–  visti il trattato sull'Unione europea, in particolare l'articolo 6, e il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), in particolare gli articoli 16 e 218,

–  visto il regolamento (UE) 2016/794 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2016, che istituisce l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) e sostituisce e abroga le decisioni del Consiglio 2009/371/GAI, 2009/934/GAI, 2009/935/GAI, 2009/936/GAI e 2009/968/GAI(1),

–  visto il regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (Regolamento generale sulla protezione dei dati)(2),

–  vista la direttiva 2002/58/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 luglio 2002, relativa al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche (Direttiva sulla privacy e le comunicazioni elettroniche)(3),

–  vista la decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio, del 27 novembre 2008, sulla protezione dei dati personali trattati nell'ambito della cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale(4),

–  vista la direttiva (UE) 2016/680 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativa alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio(5),

–  visti la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla protezione dei dati (STE n. 108) e il protocollo addizionale dell'8 novembre 2001 alla Convenzione sulla protezione delle persone rispetto al trattamento automatizzato dei dati a carattere personale, concernente le autorità di controllo ed i flussi transfrontalieri (STE no. 181),

–  visto il parere 2/2018 del Garante europeo della protezione dei dati (GEPD) concernente otto mandati negoziali per la conclusione di accordi internazionali che consentano lo scambio di dati tra Europol e i paesi terzi,

–  vista la sua risoluzione del 3 ottobre 2017 sulla lotta alla criminalità informatica(6),

–  visto l'accordo raggiunto dal Parlamento europeo e dal Consiglio sull'adozione di un regolamento concernente la tutela delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati personali da parte delle istituzioni, degli organi, degli uffici e delle agenzie dell'Unione, nonché la libera circolazione di tali dati, e che abroga il regolamento (CE) n. 45/2001 e la decisione n. 1247/2002/CE (COM(2017)0008), e in particolare il capo relativo al trattamento dei dati personali operativi che si applica agli organi, agli uffici o alle agenzie dell'Unione che svolgono attività rientranti nell'ambito di applicazione della parte terza, titolo V, capi 4 e 5, del TFUE,

–  visto l'articolo 108, paragrafo 1, del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0239/2018),

A.  considerando che il regolamento (UE) 2016/794 che istituisce l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) consente il trasferimento dei dati personali alle autorità di un paese terzo o a un'organizzazione internazionale, nella misura in cui tale trasferimento è necessario per lo svolgimento delle attività di Europol, sulla base di una decisione di adeguatezza della Commissione a norma della direttiva (UE) 2016/680, di un accordo internazionale a norma dell'articolo 218 TFUE che presti garanzie sufficienti, o di accordi di cooperazione che consentano lo scambio di dati personali conclusi prima del 1° maggio 2017, nonché, eccezionalmente, sulla base dei singoli casi, in conformità alle condizioni rigorose stabilite all'articolo 25, paragrafo 5, del regolamento (UE) 2016/794 e a condizione che siano assicurate garanzie adeguate;

B.  considerando che gli accordi internazionali che consentono a Europol e ai paesi terzi di cooperare e scambiare dati personali dovrebbero rispettare gli articoli 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali e l'articolo 16 TFUE, e che, di conseguenza, dovrebbero rispettare il principio della limitazione delle finalità e i diritti di accesso e di rettifica, essere soggetti al controllo da parte di un'autorità indipendente, secondo quanto sancito specificamente dalla Carta, nonché risultare necessari e proporzionati allo svolgimento delle attività di Europol;

C.  considerando che un tale trasferimento di dati deve essere fondato su un accordo internazionale concluso tra l'Unione e il paese terzo a norma dell'articolo 218 TFUE, che presti garanzie sufficienti con riguardo alla tutela della vita privata e dei diritti e delle libertà fondamentali delle persone;

D.  considerando che il documento di programmazione di Europol 2018-2020(7) sottolinea la crescente rilevanza di un approccio multidisciplinare potenziato, compresa la messa in comune delle competenze e delle informazioni necessarie provenienti da una gamma sempre più ampia di partner, per il conseguimento della missione di Europol;

E.  considerando che il Parlamento ha sottolineato, nella sua risoluzione del 3 ottobre 2017 sulla lotta alla criminalità informatica, che gli accordi conclusi tra Europol e i paesi terzi in materia di cooperazione strategica e operativa favoriscono sia lo scambio di informazioni sia la cooperazione concreta nella lotta alla criminalità informatica;

F.  considerando che, in passato, Europol ha già stipulato una serie di accordi sullo scambio di dati con paesi terzi, quali Albania, Australia, Bosnia-Erzegovina, Canada, Colombia, ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Georgia, Islanda, Liechtenstein, Moldova, Monaco, Montenegro, Norvegia, Serbia, Svizzera, Ucraina e Stati Uniti d'America;

G.  considerando che il Garante europeo della protezione dei dati ricopre il ruolo di garante per Europol dal 1° maggio 2017 e che funge altresì da consulente delle istituzioni dell'UE per quanto riguarda le politiche e la legislazione in materia di protezione dei dati;

1.  ritiene che la necessità della collaborazione con la Repubblica algerina democratica e popolare per quanto riguarda le attività di contrasto per gli interessi di sicurezza dell'Unione europea, nonché la sua proporzionalità, debbano essere adeguatamente valutate; invita la Commissione, in tale contesto, a eseguire un'attenta valutazione d'impatto; evidenzia che si deve esercitare la dovuta cautela nella definizione del mandato negoziale per un accordo tra l'Unione europea e la Repubblica algerina democratica e popolare sullo scambio di dati personali tra l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) e le autorità algerine competenti per la lotta contro le forme gravi di criminalità e il terrorismo;

2.  ritiene che si debba assicurare la piena coerenza con gli articoli 7 e 8 della Carta, nonché con gli altri diritti e libertà fondamentali tutelati dalla Carta, nei paesi terzi riceventi; invita, a tale proposito, il Consiglio a integrare le direttive di negoziato proposte dalla Commissione con le condizioni stabilite nella presente risoluzione;

3.  prende atto che finora non è stata eseguita alcuna valutazione d'impatto adeguata al fine di valutare in modo approfondito i rischi derivanti dal trasferimento di dati personali verso la Repubblica algerina democratica e popolare, per quanto riguarda il diritto dei cittadini alla vita privata e alla protezione dei dati ma anche gli altri diritti e libertà fondamentali tutelati dalla Carta; chiede alla Commissione di eseguire una valutazione d'impatto adeguata, in modo da definire le tutele necessarie da includere nell'accordo;

4.  insiste sul fatto che il livello di protezione derivante dall'accordo dovrebbe essere sostanzialmente equivalente al livello di protezione risultante dal diritto dell'UE; sottolinea che se tale livello non può essere garantito de iure e de facto, l'accordo non può essere concluso;

5.  chiede che, al fine di rispettare pienamente l'articolo 8 della Carta e l'articolo 16 TFUE, e di evitare ogni potenziale responsabilità da parte di Europol per ciò che riguarda la violazione della legislazione dell'Unione in materia di protezione dei dati risultante dal trasferimento di dati personali senza tutele necessarie e adeguate, l'accordo comprenda disposizioni specifiche e rigorose che impongano il rispetto del principio della limitazione delle finalità con condizioni chiare per il trattamento dei dati personali trasmessi;

6.  invita a completare l'orientamento B indicando espressamente che Europol, a norma dell'articolo 19 del regolamento che istituisce l'Agenzia, è tenuto a rispettare qualsiasi restrizione imposta sui dati personali trasmessi a Europol dagli Stati membri o da altri fornitori in merito all'utilizzo e all'accesso ai dati che vengono trasferiti alla Repubblica algerina democratica e popolare;

7.  chiede che l'accordo preveda chiaramente che qualsiasi ulteriore trattamento sia sempre soggetto all'autorizzazione scritta preliminare di Europol; sottolinea che tali autorizzazioni dovrebbero essere documentate da Europol e messe a disposizione del Garante europeo della protezione dei dati su richiesta di quest'ultimo; chiede che l'accordo contenga anche una disposizione che obblighi le autorità competenti della Repubblica algerina democratica e popolare a ottemperare a tali restrizioni e specificare in che modo tali restrizioni verrebbero rispettate;

8.  insiste che l'accordo deve contenere una chiara e precisa disposizione che stabilisca il periodo di conservazione dei dati personali trasferiti e che ne richieda la cancellazione al termine del loro periodo di conservazione; chiede che le misure procedurali siano stabilite nell'accordo allo scopo di garantire la conformità; insiste sul fatto che, in casi eccezionali, se vi sono motivi debitamente giustificati per la conservazione dei dati per un periodo più lungo, oltre la scadenza del loro periodo di conservazione, tali motivi e la documentazione di accompagnamento devono essere trasmessi a Europol e al Garante europeo della protezione dei dati;

9.  si attende che vengano applicati i criteri di cui al considerando 71 della direttiva (UE) 2016/680, il quale stabilisce che i trasferimenti di dati personali sono effettuati conformemente agli obblighi di riservatezza da parte delle competenti autorità algerine che ricevono tali dati da Europol, nonché al principio di specificità, e che i dati personali non saranno utilizzati per richiedere, emettere o eseguire la pena di morte o qualsiasi forma di trattamento crudele e disumano;

10.  ritiene che le categorie di reati per cui i dati personali saranno scambiati devono essere definite in modo chiaro ed elencate in tale accordo internazionale, in linea con le definizioni dei reati dell'UE, ove disponibili; sottolinea che tale elenco dovrebbe definire in modo chiaro e preciso le attività comprese in tali reati nonché le persone, i gruppi e le organizzazioni che possono essere interessati dal trasferimento;

11.  esorta il Consiglio e la Commissione a definire con il governo della Repubblica algerina democratica e popolare, a norma della giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) e in conformità dell'articolo 8, paragrafo 3, della Carta, quale autorità indipendente di vigilanza sarà incaricata di sorvegliare l'attuazione dell'accordo internazionale; esorta a individuare e definire quale sarà tale autorità prima dell'entrata in vigore dell'accordo internazionale; insiste sul fatto che il nome dell'autorità debba essere espressamente incluso in un allegato all'accordo;

12.  ritiene che entrambe le parti contraenti dovrebbero poter sospendere o revocare l'accordo internazionale in caso di violazione dello stesso, e che l'autorità indipendente di vigilanza dovrebbe inoltre avere la facoltà di suggerire di sospendere o denunciare l'accordo in caso di violazione dello stesso; ritiene che tutti i dati personali che rientrano nell'ambito di applicazione dell'accordo trasferiti prima della sua sospensione o risoluzione possano continuare ad essere trattati conformemente all'accordo; ritiene che dovrebbe essere predisposta una valutazione periodica dell'accordo al fine di verificare se le parti lo rispettano;

13.  è del parere che sia necessaria una chiara definizione del concetto di singolo caso, in quanto tale concetto serve per valutare la necessità e la proporzionalità del trasferimento dei dati; sottolinea che tale definizione dovrebbe riferirsi alle indagini penali effettive;

14.  è del parere che sia necessario definire il concetto di fondati motivi al fine di valutare la necessità e la proporzionalità del trasferimento dei dati; sottolinea che tale definizione dovrebbe riferirsi alle indagini penali effettive;

15.  sottolinea che i dati trasferiti ad un'autorità ricevente non possono mai essere ulteriormente trattati da altre autorità e che, a tal fine, dovrebbe essere stilato un elenco esaustivo delle autorità competenti della Repubblica algerina democratica e popolare a cui Europol può trasferire i dati, che comprenda anche una descrizione delle competenze delle autorità; ritiene che qualsiasi modifica a tale elenco che sostituisca un'autorità competente o ne aggiunga una nuova richiederebbe una revisione dell'accordo internazionale;

16.  insiste sulla necessità di indicare espressamente che i trasferimenti successivi di informazioni dalle autorità competenti della Repubblica algerina democratica e popolare ad altre sue autorità locali possono essere autorizzati solo al fine di conseguire l'obiettivo originario del trasferimento dei dati da parte di Europol e dovrebbero sempre essere comunicati all'autorità indipendente, al GEPD e Europol;

17.  sottolinea la necessità di indicare espressamente che i trasferimenti successivi di informazioni dalle autorità competenti della Repubblica algerina democratica e popolare verso altri paesi sono vietati e comporterebbero la risoluzione immediata dell'accordo internazionale;

18.  ritiene che l'accordo internazionale con la Repubblica algerina democratica e popolare dovrebbe comprendere il diritto di informazione, di rettifica e di cancellazione dell'interessato, come previsto in altri atti legislativi dell'Unione in materia di protezione dei dati;

19.  sottolinea che il trasferimento di dati personali che rivelano l'origine razziale o etnica, le opinioni politiche, le convinzioni religiose o filosofiche, l'appartenenza sindacale, nonché dati genetici o relativi alla salute e all'orientamento sessuale è estremamente delicato ed è fonte di grave preoccupazione visto il diverso quadro giuridico e le differenti caratteristiche sociali e culturali della Repubblica algerina democratica e popolare rispetto all'Unione europea; sottolinea che gli atti criminali sono definiti in modo differente nell'Unione europea e nella Repubblica algerina democratica e popolare; è del parere che un tale trasferimento di dati dovrebbe pertanto avvenire solo in casi del tutto eccezionali e con garanzie chiare a tutela dell'interessato e delle persone a questo collegate; ritiene necessario definire garanzie specifiche che dovrebbero essere rispettate dalla Repubblica algerina democratica e popolare per quanto concerne i diritti e le libertà fondamentali, incluso il rispetto della libertà di espressione e di religione e della dignità umana;

20.  ritiene che un meccanismo di monitoraggio dovrebbe essere incluso nell'accordo e che l'accordo dovrebbe essere soggetto a valutazioni periodiche per verificarne il funzionamento in relazione alle esigenze operative di Europol nonché la conformità ai diritti e ai principi europei in materia di protezione dei dati;

21.  invita la Commissione a consultare il Garante europeo della protezione dei dati prima della conclusione dell'accordo internazionale conformemente al regolamento (UE) 2016/794 e al regolamento (CE) n. 45/2001;

22.  sottolinea che l'approvazione del Parlamento per la conclusione dell'accordo sarà subordinata all'adeguato coinvolgimento del Parlamento in tutte le fasi della procedura, conformemente all'articolo 218 TFUE;

23.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché al governo della Repubblica algerina democratica e popolare.

(1) GU L 135 del 24.5.2016, pag. 53.
(2) GU L 119 del 4.5.2016, pag. 1.
(3) GU L 201 del 31.7.2002, pag. 37.
(4) GU L 350 del 30.12.2008, pag. 60.
(5) GU L 119 del 4.5.2016, pag. 89.
(6) Testi approvati, P8_TA(2017)0366.
(7) Documento di programmazione di Europol 2018-2020 adottato dal consiglio di amministrazione di Europol il 30 novembre 2017, EDOC# 856927v18.

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