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Mercoledì 14 novembre 2018 - StrasburgoEdizione provvisoria
Relazione interlocutoria sul quadro finanziario pluriennale 2021-2027 – Posizione del Parlamento in vista di un accordo
 Norme in materia di aiuti di Stato: nuove categorie di aiuti di Stato *
 Esportazione di armi: applicazione della posizione comune 2008/944/PESC
 Conferire alle autorità garanti della concorrenza poteri di applicazione più efficace e assicurare il corretto funzionamento del mercato interno ***I
 Codice europeo delle comunicazioni elettroniche ***I
 Organismo dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche ***I
 Livelli di prestazione in materia di emissioni di CO2 dei veicoli pesanti nuovi ***I
 Necessità di un meccanismo globale in materia di democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali
 Applicazione dell'accordo di associazione tra l'UE e la Georgia
 Applicazione dell'accordo di associazione tra l'UE e la Moldova

Relazione interlocutoria sul quadro finanziario pluriennale 2021-2027 – Posizione del Parlamento in vista di un accordo
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Risoluzione
Allegato
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Allegato
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Risoluzione del Parlamento europeo del 14 novembre 2018 sul quadro finanziario pluriennale per il periodo 2021-2027 – posizione del Parlamento in vista di un accordo (COM(2018)0322 – C8-0000/2018 – 2018/0166R(APP))
P8_TA-PROV(2018)0449A8-0358/2018

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 311, 312 e 323 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  vista la comunicazione della Commissione del 2 maggio 2018 dal titolo "Un bilancio moderno al servizio di un'Unione che protegge, che dà forza, che difende – Quadro finanziario pluriennale 2021-2027"(COM(2018)0321),

–  viste la proposta di regolamento del Consiglio che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2021-2027 (COM(2018)0322), presentata dalla Commissione il 2 maggio 2018, e le proposte relative al sistema delle risorse proprie dell'Unione europea (COM(2018)0325, COM(2018)0326, COM(2018)0327 e COM(2018)0328), presentate dalla Commissione il 2 maggio 2018,

–  vista la proposta di accordo interistituzionale tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria, presentata dalla Commissione il 2 maggio 2018 (COM(2018)0323),

–  vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sulla tutela del bilancio dell'Unione in caso di carenze generalizzate riguardanti lo Stato di diritto negli Stati membri, presentata dalla Commissione il 2 maggio 2018 (COM(2018)0324),

–  viste le sue risoluzioni del 14 marzo 2018 sul prossimo QFP: preparazione della posizione del Parlamento in merito al QFP per il periodo successivo al 2020 e sulla riforma del sistema di risorse proprie dell'Unione europea(1),

–  vista la sua risoluzione del 30 maggio 2018 sul quadro finanziario pluriennale 2021-2027 e le risorse proprie(2),

–  vista la ratifica dell'accordo di Parigi da parte del Parlamento europeo il 4 ottobre 2016(3) e da parte del Consiglio il 5 ottobre 2016(4),

–  vista la risoluzione 70/1 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 25 settembre 2015 intitolata "Transforming our world: the 2030 Agenda for Sustainable Development" (Trasformare il nostro mondo: l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile), entrata in vigore il 1° gennaio 2016,

–  visto l'impegno collettivo dell'UE a raggiungere l'obiettivo di destinare lo 0,7 % del reddito nazionale lordo (RNL) all'aiuto pubblico allo sviluppo (APS) entro l'arco temporale dell'agenda post-2015,

–  vista la sua risoluzione del 19 gennaio 2017 su un pilastro europeo dei diritti sociali(5),

–  visto l'articolo 99, paragrafo 5, del suo regolamento,

–  visti la relazione interlocutoria della commissione per i bilanci, i pareri della commissione per gli affari esteri, della commissione per lo sviluppo, della commissione per il commercio internazionale e della commissione per il controllo dei bilanci, la posizione sotto forma di emendamenti della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, i pareri della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia, della commissione per i trasporti e il turismo, della commissione per lo sviluppo regionale, della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale, della commissione per la cultura e l'istruzione e della commissione per gli affari costituzionali e la posizione sotto forma di emendamenti della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0358/2016),

A.  considerando che l'articolo 311 TFUE prevede che l'Unione si doti dei mezzi necessari per conseguire i suoi obiettivi e per portare a compimento le sue politiche;

B.  considerando che l'attuale Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2014-2020 ha previsto, per la prima volta, un livello di stanziamenti di impegno e di stanziamenti di pagamento inferiore rispetto al QFP precedente; che l'adozione tardiva del QFP e degli atti legislativi settoriali ha avuto un impatto molto negativo sull'attuazione dei nuovi programmi;

C.  considerando che il QFP si è presto dimostrato insufficiente ad affrontare una serie di crisi, di nuovi impegni internazionali e di nuove sfide politiche che non erano stati contemplati e/o previsti al momento della sua adozione; che, al fine di garantire i finanziamenti necessari, il QFP ha raggiunto i propri limiti, in particolare a seguito di un ricorso senza precedenti alle disposizioni in materia di flessibilità e agli strumenti speciali, dopo aver esaurito i margini disponibili; che programmi dell'UE altamente prioritari nel settore della ricerca e delle infrastrutture sono stati addirittura ridotti appena due anni dopo la loro adozione;

D.  considerando la revisione intermedia del QFP, avviata alla fine del 2016, si è dimostrata indispensabile per ampliare il potenziale delle vigenti disposizioni in materia di flessibilità, sebbene non sia stato possibile rivedere i massimali del QFP; che la revisione è stata valutata positivamente sia dal Parlamento che dal Consiglio;

E.  considerando che la definizione del nuovo QFP sarà un momento cruciale per l'Unione a 27, in quanto offrirà la possibilità di adottare una visione comune a lungo termine e di decidere sulle future priorità politiche come pure sulla capacità dell'Unione di realizzarle; che il QFP 2021-2027 dovrebbe fornire all'Unione le risorse necessarie per promuovere una crescita economica sostenibile, la ricerca e l'innovazione, responsabilizzare i giovani, affrontare efficacemente le sfide della migrazione, contrastare la disoccupazione, la povertà persistente e l'esclusione sociale, rafforzare ulteriormente la coesione economica, sociale e territoriale, affrontare i problemi della sostenibilità, della perdita di biodiversità e del cambiamento climatico, rafforzare la sicurezza e la difesa dell'UE, proteggere le sue frontiere esterne e sostenere i paesi del vicinato;

F.  considerando che, alla luce delle sfide globali che gli Stati membri non possono affrontare da soli, dovrebbe essere possibile riconoscere i beni comuni europei e determinare i settori in cui la spesa sarebbe più efficace a livello europeo che a livello nazionale, al fine di trasferire le risorse finanziarie corrispondenti al livello dell'Unione e, di conseguenza, rafforzare l'importanza strategica dell'Unione senza aumentare necessariamente la spesa pubblica complessiva;

G.  considerando che il 2 maggio 2018 la Commissione ha presentato una serie di proposte legislative sul QFP 2021-2027 e sulle risorse proprie dell'UE, che sono state seguite da proposte legislative riguardanti l'istituzione di nuovi programmi e strumenti dell'UE;

1.  sottolinea che il QFP 2021-2027 deve garantire la capacità e la responsabilità dell'Unione di far fronte ai fabbisogni emergenti, alle ulteriori sfide e ai nuovi impegni internazionali e di conseguire le sue priorità e i suoi obiettivi politici; mette in evidenza i gravi problemi connessi al sottofinanziamento del QFP 2014-2020 e ribadisce la necessità di evitare il ripetersi degli errori passati, garantendo fin dall'inizio un bilancio dell'UE solido e credibile, nell'interesse dei cittadini, per i prossimi sette anni;

2.  ritiene che le proposte della Commissione relative al QFP 2021-2027 e al sistema delle risorse proprie dell'Unione rappresentino il punto di partenza per i prossimi negoziati; esprime la propria posizione su tali proposte, in vista del mandato negoziale del Consiglio che non è ancora disponibile;

3.  sottolinea che la proposta della Commissione per quanto riguarda il livello globale del prossimo QFP, fissato all'1,08 % dell'RNL dell'UE-27 (1,11 % dopo l'integrazione del Fondo europeo di sviluppo), rappresenta, in percentuale dell'RNL, una riduzione in termini reali rispetto all'attuale QFP; ritiene che il livello proposto per il QFP non consentirà all'Unione di rispettare i suoi impegni politici e di rispondere alle importanti sfide future; intende pertanto negoziare l'aumento necessario;

4.  dichiara inoltre la sua contrarietà a qualsiasi riduzione del livello delle politiche dell'UE consolidate da tempo e sancite dai trattati, come la politica di coesione, la politica agricola comune e la politica comune della pesca; è contrario, in particolare, a qualsiasi taglio radicale che abbia un impatto negativo sulla natura stessa e sugli obiettivi di tali politiche, come i tagli proposti per il Fondo di coesione o per il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale; si oppone, in tale contesto, alla proposta di ridurre la dotazione del Fondo sociale europeo Plus (FSE+), nonostante l'ampliamento del suo campo di applicazione e l'integrazione di quattro programmi sociali esistenti, segnatamente l'Iniziativa a favore dell'occupazione giovanile;

5.  sottolinea inoltre l'importanza dei principi orizzontali che dovrebbero supportare il QFP e tutte le relative politiche dell'UE; ribadisce, in tale contesto, la propria posizione secondo cui l'UE deve tener fede all'impegno assunto di essere in prima linea nell'attuazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e deplora l'assenza di un impegno chiaro e visibile in tal senso nelle proposte relative al QFP; chiede pertanto l'integrazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile in tutte le politiche e le iniziative dell'UE nel prossimo QFP; sottolinea inoltre che tutti i programmi inseriti nel prossimo QFP dovrebbero essere conformi alla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea; sottolinea altresì l'importanza di conseguire gli obiettivi riguardo al pilastro europeo dei diritti sociali, all'eliminazione delle discriminazioni, anche nei confronti delle persone LGBTI, e alla creazione di un portafoglio per le minoranze, inclusi i Rom, che sono indispensabili per rispettare gli impegni assunti dall'UE in vista della realizzazione di un'Europa inclusiva; sottolinea che, per rispettare i propri obblighi nel quadro dell'accordo di Parigi, il contributo dell'UE al conseguimento degli obiettivi in materia di clima dovrebbe raggiungere almeno il 25 % della spesa nel periodo del QFP 2021-2027, ed essere portato quanto prima, e comunque entro il 2027, al 30 %;

6.  deplora, a tale riguardo, che, nonostante la dichiarazione congiunta sull'integrazione della dimensione di genere allegata al regolamento sul QFP 2014-2020, non siano stati conseguiti progressi rilevanti in tale ambito e che la Commissione non abbia tenuto conto della sua attuazione in sede di riesame intermedio del QFP; esprime profondo rammarico per il fatto che l'integrazione della dimensione di genere sia stata totalmente marginalizzata nella proposta relativa al QFP e deplora la mancanza di obiettivi, obblighi e indicatori chiari in materia di parità di genere nelle proposte riguardanti le pertinenti politiche dell'UE; chiede che le procedure di bilancio annuali valutino e integrino l'impatto globale delle politiche dell'UE sulla parità di genere (bilancio di genere); si attende che il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione manifestino un rinnovato impegno a favore dell'integrazione della dimensione di genere nel prossimo QFP, prevedendo un efficace monitoraggio della sua attuazione anche in sede di revisione intermedia del QFP;

7.  sottolinea che il prossimo QFP deve essere basato su una maggiore rendicontabilità, semplificazione e trasparenza nonché sulla programmazione di bilancio basata sulla performance; ricorda, in tale contesto, la necessità di incentrare maggiormente la spesa futura sulla performance e sui risultati, sulla base di obiettivi di performance ambiziosi e pertinenti e di una definizione esaustiva e condivisa del valore aggiunto europeo; chiede alla Commissione, tenendo conto dei summenzionati principi orizzontali, di semplificare la rendicontazione della performance, di estenderla a un approccio qualitativo che includa indicatori ambientali e sociali e di presentare chiaramente le informazioni sulle principali sfide che l'UE deve ancora affrontare;

8.  è consapevole delle importanti sfide a cui l'Unione è confrontata e si assume pienamente la responsabilità di garantire tempestivamente un bilancio che sia commisurato ai fabbisogni, alle aspettative e alle preoccupazioni dei cittadini dell'UE; è disposto ad avviare immediatamente negoziati con il Consiglio, al fine di migliorare le proposte della Commissione e di definire un QFP realistico;

9.  ricorda che la posizione del Parlamento è già chiaramente definita nelle sue risoluzioni del 14 marzo 2018 e del 30 maggio 2018, che costituiscono la sua posizione politica sul QFP 2021-2027 e sulle risorse proprie; ricorda che queste risoluzioni sono state approvate a larga maggioranza, il che dimostra l'unità del Parlamento e la sua preparazione per affrontare i futuri negoziati;

10.  si attende pertanto che il QFP figuri tra le priorità dell'agenda politica del Consiglio e si rammarica che finora non si registrino progressi significativi; ritiene che sia opportuno intensificare le riunioni regolari tra le successive Presidenze del Consiglio e la squadra negoziale del Parlamento per preparare il terreno per i negoziati ufficiali; si attende che si giunga a un accordo positivo prima delle elezioni del Parlamento europeo nel 2019, al fine di evitare che l'avvio dei nuovi programmi sia seriamente ostacolato dall'approvazione tardiva del quadro finanziario, come è già avvenuto in passato; sottolinea che questo calendario consentirà al Parlamento europeo che sarà eletto di adeguare il QFP 2021-2027 in occasione della revisione intermedia obbligatoria;

11.  ricorda che le entrate e le spese dovrebbero essere trattate come un unico pacchetto nei prossimi negoziati; sottolinea pertanto che non potrà essere raggiunto nessun accordo sul prossimo QFP se non saranno realizzati progressi corrispondenti per quanto riguarda le nuove risorse proprie dell'Unione;

12.  sottolinea che tutti gli elementi del pacchetto sul QFP e sulle risorse proprie, e in particolare gli importi del QFP stesso, dovrebbero continuare ad essere oggetto dei negoziati fino al raggiungimento di un accordo definitivo; ricorda, a tale riguardo, la posizione critica espressa dal Parlamento in merito alla procedura che ha condotto all'adozione dell'attuale regolamento sul QFP, nonché al ruolo dominante assunto dal Consiglio europeo in tale processo, che ha adottato decisioni irrevocabili su diversi elementi, tra cui i massimali del QFP e varie disposizioni relative alle politiche settoriali, in violazione dello spirito e della lettera dei trattati; è particolarmente preoccupato per il fatto che i primi elementi dei cosiddetti "schemi di negoziato" sul QFP preparati dalla Presidenza del Consiglio seguono la stessa logica e riguardano questioni che devono essere oggetto di codecisione tra il Consiglio e il Parlamento nell'adozione della legislazione relativa all'istituzione di nuovi programmi dell'UE; intende pertanto adeguare la propria strategia di conseguenza;

13.  ritiene che il requisito dell'unanimità per l'adozione e la revisione del regolamento sul QFP costituisca un vero e proprio ostacolo a tale processo; invita il Consiglio europeo ad attivare la clausola passerella prevista dall'articolo 312, paragrafo 2, TFUE, in modo tale da consentire l'adozione del regolamento sul QFP a maggioranza qualificata;

14.  approva la presente risoluzione con lo scopo di presentare il proprio mandato negoziale su ogni aspetto delle proposte della Commissione, includendo modifiche concrete sia della proposta di regolamento sul QFP sia dell'accordo interistituzionale (AII); presenta, inoltre, una tabella in cui figurano gli importi per ciascuna politica e ciascun programma dell'UE, sulla base delle posizioni già approvate dal Parlamento nelle precedenti risoluzioni sul QFP; sottolinea che questi importi faranno parte anche del mandato del Parlamento per i prossimi negoziati legislativi in vista dell'adozione dei programmi dell'UE per il periodo 2021-2027;

A.RICHIESTE CONNESSE AL QFP

15.  chiede, pertanto, che il Consiglio tenga debitamente conto delle seguenti posizioni del Parlamento, al fine di conseguire un risultato positivo nei negoziati sul QFP 2021-2027 e di ottenere l'approvazione del Parlamento a norma dell'articolo 312 TFUE;

Importi

16.  conferma nuovamente la propria posizione ufficiale secondo cui il livello del QFP 2021-2027 dovrebbe essere fissato a 1 324,1 miliardi di EUR a prezzi 2018, che rappresenta l'1,3 % dell'RNL dell'UE-27, al fine di garantire il livello di finanziamenti necessario per le politiche fondamentali dell'UE affinché possano realizzare la loro missione e i loro obiettivi;

17.  chiede, a tale riguardo, che sia garantito il seguente livello di finanziamenti per i programmi e le politiche dell'UE, che sono presentati secondo un ordine che rispecchia la struttura del QFP proposta dalla Commissione e sono ripresi nella tabella dettagliata (allegati III e IV della presente risoluzione); chiede che siano adeguati di conseguenza i massimali per gli impegni e i pagamenti corrispondenti, come indicato agli allegati I e II della presente risoluzione;

   i. aumentare il bilancio per Orizzonte Europa per portarlo a 120 miliardi di EUR a prezzi 2018;
   ii. aumentare la dotazione del Fondo InvestEU per rispecchiare meglio il livello del periodo 2014-2020 degli strumenti finanziari integrati nel nuovo programma;
   iii. aumentare il livello dei finanziamenti per le infrastrutture di trasporto attraverso il programma del Meccanismo per collegare l'Europa (CEF-Trasporti);
   iv. raddoppiare i finanziamenti specifici per le PMI (rispetto a COSME) nel programma per il mercato unico, con lo scopo di potenziare il loro accesso ai mercati, migliorare il contesto imprenditoriale e la competitività delle imprese e promuovere l'imprenditorialità;
   v. aumentare ulteriormente la dotazione del programma per il mercato unico per finanziare un nuovo obiettivo riguardante la vigilanza di mercato;
   vi. raddoppiare il livello dei finanziamenti proposto per il programma antifrode dell'UE e aumentare il livello dei finanziamenti per il programma Fiscalis;
   vii. introdurre una dotazione specifica per il turismo sostenibile;
   viii. rafforzare il programma spaziale europeo, in particolare per potenziare SSA/GOVSATCOM e Copernicus;
   ix. mantenere il finanziamento della politica di coesione per l'UE-27 al livello del bilancio 2014-2020 in termini reali;
   x. raddoppiare le risorse destinate a contrastare la disoccupazione giovanile nell'ambito del FSE+ (rispetto all'attuale Iniziativa a favore dell'occupazione giovanile), garantendo nel contempo l'efficacia e il valore aggiunto del programma;
   xi. introdurre una dotazione specifica (5,9 miliardi di EUR) per la Garanzia per l'infanzia, al fine di contrastare la povertà infantile sia all'interno dell'UE sia attraverso le sue azioni esterne;
   xii. triplicare l'attuale bilancio per il programma Erasmus+;
   xiii. assicurare un livello dei finanziamenti sufficiente per il programma DiscoverEU (Interrail);
   xiv. aumentare i finanziamenti attuali per il programma Europa creativa;
   xv. aumentare i finanziamenti attuali per il programma Diritti e valori e introdurre una dotazione specifica per una nuova sezione relativa ai valori dell'Unione (pari ad almeno 500 milioni di EUR), al fine di supportare le organizzazioni della società civile che promuovono i valori fondamentali e la democrazia nell'UE a livello locale e nazionale;
   xvi. mantenere il finanziamento della politica agricola comune (PAC) per l'UE-27 al livello del bilancio 2014-2020 in termini reali, iscrivendo in bilancio l'importo iniziale della riserva agricola;
   xvii. aumentare del 10 % il livello del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, in considerazione della sua nuova missione riguardante l'economia blu;
   xviii. raddoppiare il finanziamento attuale per il programma Life+, introducendo dotazioni finanziarie specifiche per la biodiversità e la gestione della rete Natura 2000;
   xix. introdurre una dotazione specifica (4,8 miliardi di EUR) per un nuovo Fondo per una transizione energetica equa destinato ad affrontare le ripercussioni sociali, socioeconomiche e ambientali sui lavoratori e sulle comunità gravemente colpiti dalla transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio;
   xx. rafforzare lo strumento/gli strumenti a sostegno delle politiche di sviluppo e di vicinato (3,5 miliardi di EUR) per contribuire maggiormente al finanziamento di un piano di investimenti per l'Africa;
   xxi. ripristinare almeno il livello del 2020 per tutte le agenzie, difendendo al contempo il livello più elevato proposto dalla Commissione, anche per le agenzie alle quali sono state assegnate nuove competenze e responsabilità, e chiedere che venga adottato un approccio globale al finanziamento tramite la riscossione di diritti;
   xxii. mantenere il livello dei finanziamenti del periodo 2014-2020 per vari programmi dell'UE (ad esempio, la disattivazione nucleare, la cooperazione con i paesi e i territori d'oltremare (PTOM)), inclusi quelli che si propone di fondere in programmi di maggiori dimensioni (ad esempio, l'assistenza alle persone indigenti, la salute, i diritti dei consumatori) e per i quali la proposta della Commissione prevede quindi una riduzione in termini reali;
   xxiii. fissare, in subordine alle summenzionate modifiche, le dotazioni finanziarie di tutti gli altri programmi al livello proposto dalla Commissione, anche per CEF-Energia, CEF-Digitale, il programma Europa digitale, il Fondo europeo per la difesa e gli aiuti umanitari;

18.  intende garantire un livello di finanziamento sufficiente sulla base della proposta della Commissione per le rubriche "Migrazione e gestione delle frontiere" (rubrica 4) e "Sicurezza e difesa" compresa la risposta alle crisi (rubrica 5); ribadisce una posizione che difende da tempo, vale a dire che le nuove priorità politiche dovrebbero essere corredate di mezzi finanziari supplementari per non compromettere le politiche e i programmi esistenti e il loro finanziamento nell'ambito del nuovo QFP;

19.  intende difendere la proposta della Commissione volta a garantire un livello di finanziamento sufficiente per un'amministrazione pubblica europea forte, efficiente e di alta qualità, al servizio di tutti gli europei; ricorda che, nel corso dell'attuale QFP, le istituzioni, gli organi e le agenzie decentrate dell'UE hanno proceduto a una riduzione del 5 % del personale e ritiene che essi non dovrebbero subire ulteriori riduzioni suscettibili di compromettere direttamente l'attuazione delle politiche dell'Unione; ribadisce ancora una volta la sua ferma opposizione a una ripetizione della cosiddetta riserva di riassegnazione per le agenzie;

20.  è determinato a evitare un'altra crisi dei pagamenti nei primi anni del QFP 2021-2027, quale avvenuta nel periodo in corso; ritiene che il massimale complessivo dei pagamenti debba tener conto del volume senza precedenti di impegni ancora da liquidare alla fine del 2020 – la cui entità stimata è in costante aumento a causa di importanti ritardi nell'esecuzione – e che dovranno essere liquidati nell'ambito del prossimo QFP; chiede pertanto che il livello globale dei pagamenti come anche i massimali di pagamento annuali, in particolare all'inizio del periodo, siano fissati a un livello adeguato che tenga conto anche di questa situazione; intende accettare, per il prossimo QFP, solo un divario limitato e ben giustificato fra impegni e pagamenti;

21.  presenta, su questa base, negli allegati III e IV della presente risoluzione, una tabella in cui si riportano le cifre esatte proposte per ciascuna politica e ciascun programma dell'UE; dichiara che, a fini comparativi, intende mantenere la struttura dei singoli programmi dell'UE quale proposta dalla Commissione, fatte salve eventuali modifiche che potrebbero essere richieste nel corso della procedura legislativa che porta all'adozione dei programmi stessi;

Revisione intermedia

22.  sottolinea la necessità di mantenere la prassi della revisione intermedia del QFP, basandosi sul precedente positivo stabilito nel quadro attuale, e chiede:

   i. una revisione intermedia obbligatoria e giuridicamente vincolante, che faccia seguito a un esame del funzionamento del QFP e che tenga conto di una valutazione dei progressi compiuti verso l'obiettivo climatico, l'integrazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile e della parità di genere, e dell'impatto delle misure di semplificazione sui beneficiari;
   ii. che la pertinente proposta della Commissione sia presentata in tempo utile per consentire al nuovo Parlamento e alla Commissione di procedere a un adeguamento significativo del quadro 2021-2027, e non oltre il 1° luglio 2023;
   iii. che le dotazioni nazionali preassegnate non siano ridotte nel quadro di questa revisione;

Flessibilità

23.  valuta positivamente le proposte della Commissione sulla flessibilità, che rappresentano una buona base negoziale; concorda con l'architettura globale dei meccanismi di flessibilità nel QFP 2021-2027; sottolinea che gli strumenti speciali perseguono missioni diverse e rispondono a esigenze diverse, e si oppone a qualsiasi tentativo di fonderli; sostiene con fermezza la disposizione chiara secondo cui gli stanziamenti di impegno e di pagamento derivanti dall'uso di strumenti speciali dovrebbero essere iscritti in bilancio al di là dei pertinenti massimali fissati dal QFP, così come l'eliminazione di qualsiasi limite per gli adeguamenti risultanti dal margine globale per i pagamenti; chiede l'introduzione di un certo numero di miglioramenti supplementari, tra cui:

   i. la ricostituzione della riserva dell'Unione con un importo equivalente alle entrate derivanti da ammende e sanzioni;
   ii. il riutilizzo immediato dei disimpegni intervenuti nel corso dell'anno n-2, compresi quelli derivanti dagli impegni assunti nel contesto dell'attuale QFP;
   iii. la messa a disposizione degli importi decaduti degli strumenti speciali per tutti gli strumenti speciali e non solo per lo strumento di flessibilità;
   iv. una dotazione più elevata per lo strumento di flessibilità, la riserva per aiuti d'urgenza, il Fondo di solidarietà dell'Unione europea e il margine per imprevisti, quest'ultimo senza compensazione obbligatoria;

Durata

24.  sottolinea la necessità che la durata del QFP passi progressivamente a un periodo di 5+5 anni con una revisione intermedia obbligatoria; accetta che il prossimo QFP sia stabilito per un periodo di sette anni, mediante una soluzione transitoria da applicare per un'ultima volta; si aspetta che le modalità dettagliate legate all'attuazione di un quadro 5+5 siano approvate in occasione della revisione intermedia del QFP 2021-2027;

Struttura

25.  accetta la struttura generale del QFP a sette rubriche, quale proposta dalla Commissione, che corrisponde in gran parte alla proposta del Parlamento; ritiene che tale struttura garantisca una maggiore trasparenza e migliori la visibilità della spesa dell'UE, mantenendo nel contempo il necessario grado di flessibilità; approva inoltre la creazione di "cluster di programmi", che dovrebbero portare a una semplificazione e a una razionalizzazione considerevoli della struttura del bilancio dell'UE e al suo chiaro allineamento alle rubriche del QFP;

26.  constata che la Commissione propone di ridurre di oltre un terzo il numero di programmi dell'UE; sottolinea che la posizione del Parlamento riguardo alla struttura e alla composizione dei 37 nuovi programmi sarà stabilita nel corso dell'adozione dei pertinenti atti legislativi settoriali; si aspetta, in ogni caso, che la nomenclatura di bilancio proposta rispecchi tutte le diverse componenti di ciascun programma, in modo da garantire la trasparenza e fornire all'autorità di bilancio il livello di informazione che le è necessario per stabilire il bilancio annuale e sovrintendere alla sua esecuzione;

Unità del bilancio

27.  accoglie con favore la proposta di integrare il Fondo europeo di sviluppo nel bilancio dell'Unione, che risponde a una richiesta di lunga data del Parlamento valida per tutti gli strumenti fuori bilancio; ricorda che il principio dell'unità, in base al quale tutte le entrate e le spese dell'Unione figurano nel bilancio, è al tempo stesso un requisito previsto dal trattato e un presupposto democratico di base;

28.  mette quindi in discussione la logica e la giustificazione della creazione di strumenti al di fuori del bilancio che impediscono il controllo parlamentare delle finanze pubbliche compromettendo la trasparenza del processo decisionale; ritiene che le decisioni relative all'istituzione di tali strumenti escludano il Parlamento nella sua triplice veste di autorità legislativa, di autorità di bilancio e di autorità di controllo; ritiene che, qualora si ritengano necessarie eccezioni per conseguire obiettivi specifici, ad esempio mediante strumenti finanziari o fondi fiduciari, queste dovrebbero essere pienamente trasparenti, debitamente giustificate da un'addizionalità e un valore aggiunto comprovati, e sostenute da procedure decisionali solide e da disposizioni in materia di responsabilità;

29.  sottolinea tuttavia che l'integrazione di tali strumenti nel bilancio dell'UE non dovrebbe comportare una riduzione dei finanziamenti a favore di altre politiche e altri programmi dell'Unione; sottolinea pertanto la necessità di stabilire il livello globale del prossimo QFP senza calcolare l'assegnazione dello 0,03 % del RNL dell'UE corrispondente al Fondo europeo di sviluppo, che dovrebbe essere aggiunto ai massimali concordati;

30.  sottolinea che i massimali del QFP non dovrebbero ostacolare il finanziamento a titolo del bilancio dell'Unione degli obiettivi strategici di quest'ultima; si aspetta pertanto che venga assicurata una revisione al rialzo dei massimali del QFP ogniqualvolta ciò risulti necessario per il finanziamento di nuovi obiettivi di politica, senza ricorrere a metodi di finanziamento intergovernativo;

B.QUESTIONI LEGISLATIVE

Stato di diritto

31.  evidenzia l'importanza del nuovo meccanismo garante del rispetto dei valori sanciti dall'articolo 2 del trattato sull'Unione europea (TUE), in base al quale gli Stati membri che non rispettano detti valori si espongono a conseguenze finanziarie; avverte, tuttavia, che i beneficiari finali del bilancio dell'Unione non risentono in alcun modo del mancato rispetto dei diritti fondamentali e dello Stato di diritto da parte dei loro governi; sottolinea quindi che siffatte misure non influiscono sull'obbligo degli enti pubblici o degli Stati membri di effettuare pagamenti a favore dei beneficiari o dei destinatari finali;

Procedura legislativa ordinaria e atti delegati

32.  sottolinea che gli obiettivi dei programmi e le priorità di spesa, le dotazioni finanziarie, i criteri di ammissibilità, selezione e aggiudicazione, le condizioni, le definizioni e i metodi di calcolo dovrebbero essere stabiliti nella legislazione pertinente, nel pieno rispetto delle prerogative del Parlamento in quanto colegislatore; sottolinea altresì che, quando tali misure, che possono comportare scelte di politica importanti, non sono incluse nell'atto di base, dovrebbero essere adottate mediante atti delegati; ritiene, in tale contesto, che i programmi di lavoro pluriennali e/o annuali dovrebbero in generale essere adottati mediante atti delegati;

33.  afferma l'intenzione del Parlamento di rafforzare, ove necessario, le disposizioni in materia di governance, responsabilità, trasparenza e controllo parlamentare, conferimento di poteri agli enti locali e regionali e ai loro partner, e impegno delle ONG e della società civile nella prossima generazione di programmi; intende inoltre migliorare e chiarire, ove necessario, la coerenza e le sinergie tra i vari fondi e le varie politiche nonché all'interno degli stessi; riconosce la necessità di una maggiore flessibilità nell'assegnazione delle risorse nell'ambito di determinati programmi, ma sottolinea che ciò non dovrebbe andare a scapito dei loro obiettivi strategici originari e di lungo termine, né della prevedibilità e dei diritti del Parlamento;

Clausole di riesame

34.  fa osservare che nei singoli programmi e strumenti del QFP dovrebbero essere inserite clausole di riesame dettagliate ed efficaci, al fine di garantire che si effettuino valutazioni serie di detti programmi e strumenti, e che il Parlamento sia, successivamente, pienamente associato alle decisioni adottate in merito ai necessari adeguamenti;

Proposte legislative

35.  invita la Commissione a presentare le proposte legislative pertinenti, oltre a quelle che ha già presentato, e in particolare una proposta di regolamento che istituisca un Fondo per una transizione energetica equa come pure un programma specifico sul turismo sostenibile; sostiene inoltre l'introduzione del sistema di garanzia per l'infanzia nel FSE+, l'integrazione nel programma Diritti e valori di una specifica sezione Valori dell'Unione, come anche una revisione del regolamento che istituisce il Fondo di solidarietà dell'Unione europea; si rammarica che le pertinenti proposte della Commissione non contengano misure che rispondono ai requisiti dell'articolo 174 TFUE in relazione alle regioni più settentrionali a bassissima densità demografica e alle regioni insulari, transfrontaliere e di montagna; ritiene che dovrebbe essere proposta anche una revisione del regolamento finanziario qualora ciò risultasse necessario a seguito dei negoziati relativi al QFP;

C.RISORSE PROPRIE

36.  sottolinea che l'attuale sistema di risorse proprie è estremamente complesso, iniquo, opaco e totalmente incomprensibile per i cittadini dell'UE; chiede ancora una volta un sistema semplificato, che risulti più comprensibile per i cittadini dell'UE;

37.  accoglie con favore, in questo contesto, quale passo importante verso una riforma più ambiziosa, la serie di proposte della Commissione adottata il 2 maggio 2018 su un nuovo sistema di risorse proprie; invita la Commissione a tener conto del parere n. 5/2018 della Corte dei conti europea sulla proposta della Commissione relativa al nuovo sistema di risorse proprie dell'Unione europea, in cui si sottolinea che sono necessari un metodo di calcolo migliore e un'ulteriore semplificazione del sistema;

38.  ricorda che l'introduzione di nuove risorse proprie dovrebbe avere una duplice finalità: innanzitutto, portare a una riduzione sostanziale della quota dei contributi basati sull'RNL e, in secondo luogo, garantire l'adeguato finanziamento della spesa dell'UE nell'ambito del QFP post 2020;

39.  appoggia la proposta di modernizzazione delle risorse proprie attuali, la quale implica:

   mantenere inalterati i dazi doganali in quanto risorse proprie tradizionali per l'UE, riducendo nel contempo la percentuale che gli Stati membri trattengono come "costi di riscossione" e tornando all'aliquota iniziale del 10 %;
   semplificare la risorsa propria basata sull'imposta sul valore aggiunto, vale a dire introdurre un'aliquota uniforme di versamento senza eccezioni;
   mantenere la risorsa propria basata sull'RNL, con l'obiettivo di portare progressivamente al 40 % la sua quota nel finanziamento del bilancio dell'UE, mantenendone nel contempo la funzione equilibratrice;

40.  chiede, in linea con la proposta della Commissione, l'introduzione programmata di un paniere di nuove risorse proprie che, senza aumentare l'onere fiscale per i cittadini, corrisponderebbero a obiettivi strategici essenziali dell'UE, il cui valore aggiunto europeo è evidente e insostituibile:

   il corretto funzionamento, il consolidamento e il rafforzamento del mercato unico, in particolare mediante l'applicazione di una base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società (CCCTB), quale base per una nuova risorsa propria attraverso la fissazione di un'aliquota uniforme di prelievo sulle entrate provenienti dalla CCCTB e la tassazione delle grandi società del settore digitale che traggono vantaggio dal mercato unico;
   la lotta contro i cambiamenti climatici e l'accelerazione della transizione energetica attraverso misure quali una quota dei proventi del sistema di scambio di quote di emissione;
   la lotta per la tutela dell'ambiente attraverso un contributo basato sulla quantità di imballaggi in plastica non riciclati;

41.  chiede l'estensione dell'elenco delle nuove risorse proprie potenziali, che dovrebbe includere:

   una risorsa propria basata su un'imposta sulle transazioni finanziarie (ITF), invitando nel contempo tutti gli Stati membri a raggiungere un accordo su un sistema efficiente;
   l'introduzione di un meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere come nuova risorsa propria del bilancio dell'UE, che dovrebbe assicurare condizioni di parità nel commercio internazionale e ridurre la delocalizzazione della produzione, internalizzando nel contempo i costi dei cambiamenti climatici nei prezzi dei beni importati;

42.  approva con forza l'abolizione di tutti gli sconti e altri meccanismi di correzione, accompagnata, se necessario, da un periodo limitato di eliminazione graduale;

43.  insiste sull'introduzione di altre entrate che dovrebbero costituire entrate supplementari per il bilancio dell'UE senza comportare una corrispondente riduzione dei contributi RNL:

   ammende pagate dalle imprese per violazione delle norme dell'Unione o ammende per pagamento tardivo dei contributi;
   proventi delle ammende risultanti da sentenze della Corte di giustizia dell'Unione europea, comprese somme forfettarie o sanzioni inflitte agli Stati membri a seguito di procedimenti per infrazione;

44.  sottolinea inoltre l'introduzione di altre forme di entrate, in linea con le proposte della Commissione, nel caso di:

   tasse legate all'attuazione di meccanismi in relazione diretta con l'UE, come il sistema europeo di informazione e autorizzazione ai viaggi (ETIAS);
   signoraggio, sotto forma di entrata con destinazione specifica, allo scopo di finanziare una nuova Funzione di stabilizzazione degli investimenti;

45.  evidenzia la necessità di mantenere la credibilità del bilancio dell'UE rispetto ai mercati finanziari, il che implica un aumento dei massimali delle risorse proprie;

46.  invita la Commissione a presentare una proposta per risolvere la situazione paradossale in cui i contributi del Regno Unito agli importi da liquidare (RAL) pre-2021 saranno iscritti nel bilancio come entrate generali, e così conteggiati ai fini del massimale delle risorse proprie, mentre tale massimale sarà calcolato sulla base dell'RNL dell'UE-27, dunque senza il Regno Unito, una volta che il paese avrà lasciato l'UE; ritiene che i contributi del Regno Unito dovrebbero invece essere calcolati al di fuori del massimale delle risorse proprie;

47.  richiama l'attenzione sul fatto che l'unione doganale è una fonte importante della capacità finanziaria dell'Unione; sottolinea, in questo contesto, la necessità di armonizzare i controlli e la gestione doganali in tutta l'Unione al fine di prevenire e combattere le frodi e le irregolarità che ledono gli interessi finanziari dell'Unione;

48.  esorta a contrastare realmente l'evasione e l'elusione fiscali, con l'introduzione di sanzioni dissuasive per i territori offshore e per i facilitatori o i promotori di tali attività, in particolare e come primo passo per quelli che operano nel continente europeo; ritiene che gli Stati membri dovrebbero cooperare istituendo un sistema coordinato per monitorare i movimenti di capitali al fine di contrastare l'evasione fiscale, l'elusione fiscale e il riciclaggio di denaro;

49.  è del parere che l'adozione di misure efficaci contro la corruzione e la frode fiscale praticate dalle multinazionali e dai più ricchi potrebbe riportare nei bilanci degli Stati membri una somma stimata dalla Commissione in mille miliardi di euro all'anno, e ritiene che in tale ambito vi sia una grave carenza d'azione da parte dell'UE;

50.  appoggia con determinazione la presentazione, da parte della Commissione, di una proposta di regolamento del Consiglio che stabilisce misure di esecuzione del sistema delle risorse proprie dell'Unione europea (COM(2018)0327); rammenta che il Parlamento deve dare la propria approvazione a tale regolamento; ricorda che tale regolamento è parte integrante del pacchetto sulle risorse proprie presentato dalla Commissione e si aspetta che il Consiglio tratti i quattro testi collegati sulle risorse proprie come un unico pacchetto insieme al QFP;

D.MODIFICHE ALLA PROPOSTA DI REGOLAMENTO CHE STABILISCE IL QUADRO FINANZIARIO PLURIENNALE PER IL PERIODO 2021-2027

51.  ritiene che la proposta di regolamento del Consiglio che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2021-2027 dovrebbe essere modificata come segue:

Testo della Commissione   Modifica
Modifica 1
Proposta di regolamento
Considerando 1
(1)  Tenuto conto della necessità di un adeguato livello di prevedibilità per la preparazione e l'attuazione degli investimenti a medio termine, la durata del quadro finanziario pluriennale (QFP) dovrebbe essere fissata a sette anni a partire dal 1° gennaio 2021.
(1)  Tenuto conto della necessità di un adeguato livello di prevedibilità per la preparazione e l'attuazione degli investimenti a medio termine, nonché della necessità di legittimità democratica e rendicontabilità, la durata del quadro finanziario pluriennale (QFP) dovrebbe essere fissata a sette anni a partire dal 1° gennaio 2021, per poi passare a un periodo di cinque anni più cinque, che sarà in linea con il ciclo politico del Parlamento europeo e della Commissione.
Modifica 2
Proposta di regolamento
Considerando 2
(2)  I massimali annui degli stanziamenti per impegni per categoria di spesa e i massimali annui degli stanziamenti per pagamenti stabiliti dal QFP dovrebbero rispettare i massimali per gli impegni e le risorse proprie, che sono fissati conformemente alla decisione del Consiglio relativa al sistema delle risorse proprie dell'Unione europea adottata conformemente all'articolo 311, terzo comma, del TFUE.
(2)  Il QFP dovrebbe stabilire i massimali annui degli stanziamenti per impegni per categoria di spesa e i massimali annui degli stanziamenti per pagamenti, in modo da assicurare l'ordinato andamento delle spese dell'Unione entro i limiti delle sue risorse proprie, provvedendo nel contempo a che l'Unione si doti dei mezzi necessari per conseguire i suoi obiettivi e per portare a compimento le sue politiche a norma dell'articolo 311, primo comma, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), e possa rispettare gli obblighi nei confronti dei terzi a norma dell'articolo 323 TFUE.
Modifica 3
Proposta di regolamento
Considerando 2 bis (nuovo)
(2 bis)  Il livello dei massimali dovrebbe essere fissato sulla base degli importi necessari per il finanziamento e il funzionamento dei programmi e delle politiche dell'Unione come pure dei margini necessari che devono essere resi disponibili per adeguamenti ai futuri fabbisogni. Inoltre, i massimali per i pagamenti dovrebbero tenere conto dell'elevato importo degli impegni non ancora liquidati previsto per la fine del 2020. Gli importi fissati nel presente regolamento come pure negli atti di base per i programmi 2021-2027 dovrebbero essere fissati a prezzi 2018 e, ai fini della semplificazione e della prevedibilità, dovrebbero essere adeguati sulla base di un deflatore fisso del 2% annuo.
Modifica 4
Proposta di regolamento
Considerando 3
(3)   Se è necessario attivare le garanzie prestate dal bilancio generale dell'Unione per l'assistenza finanziaria agli Stati membri autorizzata conformemente all'articolo 208, paragrafo 1,] del regolamento (UE) [xxx/201x] del Parlamento europeo e del Consiglio ("il regolamento finanziario"), l'importo necessario dovrebbe essere attivato oltre i limiti degli stanziamenti di impegno e di pagamento del QFP nel rispetto del massimale delle risorse proprie.
(3)   Se è necessario attivare le garanzie prestate dal bilancio generale dell'Unione per l'assistenza finanziaria agli Stati membri autorizzata conformemente all'articolo 208, paragrafo 1,] del regolamento (UE) [xxx/201x] del Parlamento europeo e del Consiglio ("il regolamento finanziario"), l'importo necessario dovrebbe essere attivato oltre i limiti degli stanziamenti di impegno e di pagamento del QFP ed essere pertanto tenuto in considerazione in sede di definizione di un eventuale massimale delle risorse proprie.
Modifica 5
Proposta di regolamento
Considerando 4
(4)  Il QFP non dovrebbe tener conto delle voci di bilancio finanziate da entrate con destinazione specifica ai sensi del regolamento finanziario.
(4)  Le entrate con destinazione specifica che finanziano voci di bilancio ai sensi del regolamento finanziario non dovrebbero essere considerate ai fini del calcolo dei massimali del QFP, mentre tutte le informazioni disponibili dovrebbero essere riportate con la massima trasparenza durante la procedura di adozione del bilancio annuale e la sua esecuzione.
Modifica 6
Proposta di regolamento
Considerando 6
(6)   Dovrebbe essere applicata una flessibilità specifica e al livello massimo possibile per permettere all'Unione di adempiere ai suoi obblighi in conformità dell'articolo 323 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE).
(6)   È opportuno garantire la massima flessibilità nell'ambito del QFP, in particolare per assicurare che l'Unione possa adempiere ai suoi obblighi in conformità degli articoli 311 e 323 TFUE.
Modifica 7
Proposta di regolamento
Considerando 7
(7)   I seguenti strumenti specifici sono necessari per consentire all'Unione di rispondere a particolari circostanze impreviste o per consentire il finanziamento di spese chiaramente identificate che non potrebbero essere finanziate all'interno dei massimali disponibili di una o più rubriche a norma del QFP al fine di consentire il corretto svolgimento della procedura di bilancio: il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, il Fondo di solidarietà dell'Unione europea, la riserva per aiuti d'urgenza, il margine globale per gli impegni (riserva dell'Unione), lo strumento di flessibilità e il margine per imprevisti. La riserva per aiuti d'urgenza non è intesa a far fronte alle conseguenze delle crisi connesse al mercato che interessano la produzione o la distribuzione di prodotti agricoli. È pertanto opportuno adottare disposizioni specifiche che prevedano la possibilità di iscrivere in bilancio stanziamenti di impegno e stanziamenti di pagamento corrispondenti oltre i limiti dei massimali fissati dal QFP ove sia necessario ricorrere a strumenti speciali.
(7)  I seguenti strumenti specifici sono necessari per consentire all'Unione di rispondere a particolari circostanze impreviste o per consentire il finanziamento di spese chiaramente identificate che non potrebbero essere finanziate all'interno dei massimali disponibili di una o più rubriche a norma del QFP, consentendo così il corretto svolgimento della procedura annuale di bilancio: il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, il Fondo di solidarietà dell'Unione europea, la riserva per aiuti d'urgenza, il margine globale per gli impegni (riserva dell'Unione per gli impegni), lo strumento di flessibilità e il margine per imprevisti. È pertanto opportuno adottare disposizioni specifiche che prevedano la possibilità di iscrivere in bilancio stanziamenti di impegno e stanziamenti di pagamento corrispondenti oltre i limiti dei massimali fissati dal QFP ove sia necessario ricorrere a strumenti speciali.
Modifica 8
Proposta di regolamento
Considerando 7 bis (nuovo)
(7 bis)  Nello specifico, sebbene l'Unione e gli Stati membri debbano compiere ogni sforzo per garantire che gli impegni autorizzati dall'autorità di bilancio siano effettivamente attuati per raggiungere lo scopo originario, dovrebbe essere possibile mobilitare stanziamenti di impegno non eseguiti o disimpegnati attraverso la riserva dell'Unione per gli impegni, a condizione che ciò non sia un modo per permettere ai beneficiari di eludere le pertinenti regole di disimpegno.
Modifica 9
Proposta di regolamento
Considerando 9
(9)   Occorre disciplinare altre situazioni che potrebbero richiedere l'adeguamento del QFP. Tali adeguamenti potrebbero essere connessi al ritardo nell'adozione delle nuove norme o programmi in regime di gestione concorrente, o a misure connesse alla sana gestione economica o alla protezione del bilancio dell'Unione in caso di carenze generalizzate riguardanti lo Stato di diritto negli Stati membri, adottate conformemente ai pertinenti atti di base.
(9)   Occorre disciplinare altre situazioni che potrebbero richiedere l'adeguamento del QFP. Tali adeguamenti potrebbero essere connessi al ritardo nell'adozione delle nuove norme o programmi in regime di gestione concorrente, o alla sospensione degli impegni di bilancio conformemente ai pertinenti atti di base.
Modifica 10
Proposta di regolamento
Considerando 10
(10)   È necessario procedere a un riesame del funzionamento del QFP nella fase intermedia di attuazione. I risultati di tale riesame dovrebbero essere presi in considerazione nel quadro di un'eventuale revisione del presente regolamento per i restanti anni del QFP.
(10)   Al fine di tenere conto delle nuove politiche e priorità, è opportuno rivedere il QFP a metà periodo sulla base di un riesame del funzionamento e dell'attuazione del QFP, che dovrebbe altresì contenere una relazione dove si illustrano i metodi per l'attuazione pratica di un quadro finanziario per un periodo di cinque anni più cinque.
Modifica 11
Proposta di regolamento
Considerando 10 bis (nuovo)
(10 bis)  Al fine di rispettare l'impegno dell'Unione di assumere un ruolo di capofila nell'attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite, compresa la parità di genere, la revisione del QFP dovrebbe essere preparata tenendo conto dei progressi compiuti nella loro integrazione in tutte le politiche e le iniziative dell'Unione nell'ambito del QFP 2021-2027, misurati sulla base di indicatori di prestazione elaborati dalla Commissione, nonché dei progressi compiuti nell'integrazione della dimensione di genere in tutte le attività dell'Unione. La revisione del QFP dovrebbe inoltre essere preparata tenendo conto dei progressi compiuti nella realizzazione dell'obiettivo complessivo di contribuire con il 25 % delle spese dell'Unione al sostegno degli obiettivi in materia di clima nel periodo del QFP 2021-2027 e nella realizzazione dell'obiettivo annuale di spesa del 30 %, da conseguire quanto prima e comunque entro il 2027; tali progressi dovrebbero essere misurati sulla base di indicatori di prestazione riformati, che operino una distinzione tra mitigazione e adattamento. La revisione dovrebbe inoltre valutare, in consultazione con le parti interessate a livello nazionale e locale, se le misure di semplificazione adottate abbiano effettivamente consentito una riduzione degli oneri burocratici a carico dei beneficiari in sede di attuazione dei programmi.
Modifica 12
Proposta di regolamento
Considerando 12 bis (nuovo)
(12 bis)  Tutte le spese a livello dell'Unione destinate all'attuazione delle sue politiche fondate sui trattati sono spese dell'Unione ai sensi dell'articolo 310, paragrafo 1, TFUE, e dovrebbero pertanto essere iscritte nel bilancio dell'Unione secondo la procedura di bilancio di cui all'articolo 314 TFUE, garantendo in tal modo il rispetto dei principi fondamentali della rappresentanza democratica dei cittadini nei processi decisionali, del controllo parlamentare sulle finanze pubbliche e della trasparenza del processo decisionale. I massimali del QFP non possono ostacolare il finanziamento a titolo del bilancio dell'Unione degli obiettivi politici di quest'ultima. Occorre pertanto prevedere una revisione al rialzo del QFP ogniqualvolta ciò sia necessario per agevolare il finanziamento delle politiche dell'Unione, in particolare i nuovi obiettivi politici, senza ricorrere a metodi di finanziamento intergovernativo o quasi intergovernativo.
Modifica 13
Proposta di regolamento
Considerando 13
(13)  Sono inoltre necessarie disposizioni specifiche per gestire i grandi progetti infrastrutturali la cui durata è decisamente superiore a quella fissata per il QFP. Devono essere fissati importi massimi per i contributi a tali progetti a carico del bilancio generale dell'Unione, garantendo così che non incidano su altri progetti finanziati da tale bilancio.
(13)  Sono inoltre necessarie disposizioni specifiche per gestire i grandi progetti infrastrutturali la cui durata è decisamente superiore a quella fissata per il QFP. Il finanziamento di questi grandi progetti, di importanza strategica per l'Unione, deve essere garantito nell'ambito del bilancio generale dell'Unione, ma devono essere fissati importi massimi per i contributi a tali progetti a titolo del bilancio, garantendo così che eventuali superamenti dei costi non incidano su altri progetti finanziati da tale bilancio.
Modifica 14
Proposta di regolamento
Considerando 14
(14)   È necessario stabilire le norme generali in materia di cooperazione interistituzionale nel corso della procedura di bilancio.
(14)  È necessario stabilire le norme generali in materia di trasparenza e cooperazione interistituzionale nel corso della procedura di bilancio, nel rispetto dei poteri di bilancio delle istituzioni previsti dai trattati, al fine di garantire che le decisioni in materia di bilancio siano prese nella maniera il più possibile aperta e vicina ai cittadini, come previsto dall'articolo 10, paragrafo 3, TUE, e che la procedura di bilancio si svolga correttamente, come previsto dall'articolo 312, paragrafo 3, secondo comma, TFUE.
Modifica 15
Proposta di regolamento
Considerando 15
(15)  È opportuno che la Commissione presenti una proposta relativa al nuovo quadro finanziario pluriennale prima del 1° luglio 2018, onde consentire alle istituzioni di adottarla con sufficiente anticipo rispetto all'inizio del quadro finanziario pluriennale successivo. Conformemente all'articolo 312, paragrafo 4, del TFUE, i massimali corrispondenti all'ultimo anno stabilito nel presente regolamento devono continuare ad applicarsi qualora un nuovo quadro finanziario non sia stato adottato prima del termine del periodo di validità del QFP di cui al presente regolamento,
(15)  È opportuno che la Commissione presenti una proposta relativa al nuovo quadro finanziario pluriennale prima del 1° luglio 2025. Questo calendario lascerà alla Commissione che verrà designata il tempo necessario per preparare le sue proposte e consentirà al Parlamento europeo che uscirà dalle elezioni del 2024 di presentare la propria posizione sul QFP post -2027. Ciò consentirà inoltre alle istituzioni di adottare la proposta con sufficiente anticipo rispetto all'inizio del quadro finanziario pluriennale successivo. Conformemente all'articolo 312, paragrafo 4, del TFUE, i massimali corrispondenti all'ultimo anno stabilito nel presente regolamento devono continuare ad applicarsi qualora un nuovo quadro finanziario non sia stato adottato prima del termine del periodo di validità del QFP di cui al presente regolamento,
Modifica 16
Proposta di regolamento
Capo 1 – articolo 3 – titolo
Rispetto del massimale delle risorse proprie
Relazione con le risorse proprie
Modifica 17
Proposta di regolamento
Capo 1 – articolo 3 – paragrafo 4
4.  Per ognuno degli esercizi coperti dal QFP, il totale degli stanziamenti di pagamento necessari, previo adeguamento annuale e tenuto conto degli adattamenti e revisioni intervenuti, nonché l'applicazione dell'articolo 3, paragrafi 2 e 3, non può portare a un tasso di versamento delle risorse proprie superiore al massimale fissato per le medesime risorse in conformità della vigente decisione del Consiglio relativa al sistema delle risorse proprie dell'Unione europea, adottata conformemente all'articolo 311 TFUE ("decisione sulle risorse proprie").
4.  Per ognuno degli esercizi coperti dal QFP, il totale degli stanziamenti di pagamento necessari, previo adeguamento annuale e tenuto conto degli adattamenti e revisioni intervenuti, nonché l'applicazione dell'articolo 3, paragrafi 2 e 3, non può portare a un tasso di versamento delle risorse proprie superiore ai limiti fissati per le medesime risorse dell'Unione, fatti salvi l'obbligo dell'Unione di dotarsi dei mezzi necessari per conseguire i suoi obiettivi e per portare a compimento le sue politiche conformemente all'articolo 311, comma 1, TFUE, nonché l'obbligo delle istituzioni di vigilare sulla disponibilità dei mezzi finanziari necessari a consentire all'Unione di rispettare gli obblighi giuridici nei confronti dei terzi conformemente all'articolo 323 TFUE.
Modifica 18
Proposta di regolamento
Capo 1 – articolo 3 – paragrafo 5
5.  Ove necessario, i massimali del QFP sono ridotti per garantire il rispetto del massimale delle risorse proprie stabilito dalla decisione relativa alle risorse proprie in vigore.
soppresso
Modifica 19
Proposta di regolamento
Capo 2 – articolo 5 – paragrafo 4
4.  Fatti salvi gli articoli 6, 7 e 8, per l'esercizio considerato non sono effettuati ulteriori adeguamenti tecnici né nel corso dell'esercizio, né, a titolo di correzioni a posteriori, nel corso degli esercizi successivi.
soppresso
Modifica 20
Proposta di regolamento
Capo 2 – articolo 7 – titolo
Adeguamenti relativi alle misure connesse alla corretta gestione economica o alla protezione del bilancio dell'Unione in caso di carenze generalizzate riguardanti lo Stato di diritto negli Stati membri
Adeguamenti relativi alla sospensione degli impegni di bilancio
Modifica 21
Proposta di regolamento
Capo 2 – articolo 7
In caso di ritiro, conformemente ai pertinenti atti di base, di una sospensione degli impegni di bilancio riguardante fondi dell'Unione nel quadro di misure collegate alla sana gestione economica o alla protezione del bilancio dell'Unione in caso di carenze generalizzate riguardanti lo Stato di diritto negli Stati membri, gli importi corrispondenti agli impegni sospesi sono riportati agli anni successivi e i massimali corrispondenti del QFP sono adeguati di conseguenza. Gli impegni sospesi dell'anno non possono essere iscritti a bilancio oltre l'anno n+2.
In caso di ritiro, conformemente ai pertinenti atti di base, di una sospensione degli impegni di bilancio, gli importi corrispondenti sono riportati agli anni successivi e i massimali corrispondenti del QFP sono adeguati di conseguenza. Gli impegni sospesi dell'anno n non possono essere iscritti a bilancio oltre l'anno n+2. A partire dall'anno n+3, un importo equivalente agli impegni sospesi è iscritto nella riserva dell'Unione per gli impegni di cui all'articolo 12 .
Modifica 22
Proposta di regolamento
Capo 3 – articolo 10 – paragrafo 1
1.  Il Fondo di solidarietà dell'Unione europea, i cui obiettivi e campo di applicazione sono definiti nel regolamento (CE) n. 2012/2002 del Consiglio, non supera un importo annuo massimo di 600 milioni di EUR (a prezzi 2018). Il 1° ottobre di ciascun anno almeno un quarto di tale importo annuo deve essere ancora disponibile per far fronte al fabbisogno che può presentarsi entro la fine di tale anno. La quota dell'importo annuale non utilizzata nell'anno n può essere utilizzata fino all'anno n+1. La quota dell'importo annuo derivante dall'esercizio precedente viene utilizzata per prima. Tale quota dell'importo annuo dell'anno n non utilizzata nell'anno n+1 viene annullata.
1.  Il Fondo di solidarietà dell'Unione europea è destinato a consentire un'assistenza finanziaria in caso di catastrofi gravi sul territorio di uno Stato membro o di un paese candidato, come definito nell'atto di base pertinente, e non supera un importo annuo massimo di 1 000 milioni di EUR (a prezzi 2018). Il 1° ottobre di ciascun anno almeno un quarto di tale importo annuo deve essere ancora disponibile per far fronte al fabbisogno che può presentarsi entro la fine di tale anno. La quota dell'importo annuale non utilizzata nell'anno n può essere utilizzata fino all'anno n+1. La quota dell'importo annuo derivante dall'esercizio precedente viene utilizzata per prima. Tale quota dell'importo annuo dell'anno n non utilizzata nell'anno n+1 viene annullata.
Modifica 23
Proposta di regolamento
Capo 3 – articolo 10 – paragrafo 1 bis (nuovo)
1 bis.  Gli stanziamenti per il Fondo di solidarietà dell'Unione europea sono iscritti nel bilancio generale dell'Unione a titolo di stanziamento accantonato.
Modifica 24
Proposta di regolamento
Capo 3 – articolo 11 – paragrafo 2
2.  L'importo annuo della riserva è fissato a 600 milioni di EUR (a prezzi 2018) e può essere utilizzato fino all'anno n+1 conformemente al regolamento finanziario. La riserva è iscritta nel bilancio generale dell'Unione a titolo di stanziamento accantonato. La quota dell'importo annuo derivante dall'esercizio precedente viene utilizzata per prima. Tale quota dell'importo annuo dell'anno n non utilizzata nell'anno n+1 viene annullata. Entro il 1° ottobre di ciascun anno almeno un quarto dell'importo annuo per l'anno n deve essere ancora disponibile per far fronte al fabbisogno che può presentarsi entro la fine di tale anno. Non più della metà dell'importo disponibile fino al 30 settembre ogni anno può essere mobilitata per, rispettivamente, operazioni interne o esterne. A decorrere dal 1° ottobre la restante parte dell'importo disponibile può essere mobilitata per operazioni interne o esterne per far fronte al fabbisogno che può presentarsi entro la fine di tale anno.
2.  L'importo annuo della riserva per aiuti d'urgenza è fissato a 1 000 milioni di EUR (a prezzi 2018) e può essere utilizzato fino all'anno n+1 conformemente al regolamento finanziario. La riserva è iscritta nel bilancio generale dell'Unione a titolo di stanziamento accantonato. La quota dell'importo annuo derivante dall'esercizio precedente viene utilizzata per prima. Tale quota dell'importo annuo dell'anno n non utilizzata nell'anno n+1 viene annullata. Entro il 1° ottobre di ciascun anno almeno 150 milioni di EUR (a prezzi 2018) dell'importo annuo per l'anno n deve essere ancora disponibile per far fronte al fabbisogno che può presentarsi entro la fine di tale anno. Non più della metà dell'importo disponibile fino al 30 settembre ogni anno può essere mobilitata per, rispettivamente, operazioni interne o esterne. A decorrere dal 1° ottobre la restante parte dell'importo disponibile può essere mobilitata per operazioni interne o esterne per far fronte al fabbisogno che può presentarsi entro la fine di tale anno.
Modifica 25
Proposta di regolamento
Capo 3 – articolo 12 – titolo
Margine globale per gli impegni (riserva dell'Unione)
Margine globale per gli impegni (riserva dell'Unione per gli impegni)
Modifica 26
Proposta di regolamento
Capo 3 – articolo 12 – paragrafo 1
1.  Il margine globale per gli impegni (riserva dell'Unione) da rendere disponibile al di là dei massimali stabiliti dal QFP per gli anni dal 2022 al 2027, comprende quanto segue:
1.  Il margine globale per gli impegni (riserva dell'Unione per gli impegni) da rendere disponibile al di là dei massimali stabiliti dal QFP per gli anni dal 2021 al 2027, comprende quanto segue:
(a)  i margini ancora disponibili al di sotto dei massimali del QFP per gli stanziamenti di impegno dell'anno n-1;
(a)  i margini ancora disponibili al di sotto dei massimali del QFP per gli stanziamenti di impegno degli anni precedenti;
(a bis)  gli stanziamenti d'impegno non eseguiti dell'anno n-1;
(b)  a partire dal 2023, oltre ai margini di cui alla lettera a), un importo equivalente ai disimpegni intervenuti nel corso dell'anno n-2, fatto salvo l'articolo [15] del regolamento finanziario.
(b)  un importo equivalente ai disimpegni intervenuti nel corso dell'anno n-2, fatto salvo l'articolo [15] del regolamento finanziario;
(b bis)  un importo equivalente a quello degli impegni sospesi dell'anno n-3 che non possono più essere iscritti in bilancio a norma dell'articolo 7;
(b ter)  un importo equivalente a quello delle entrate derivanti da ammende e sanzioni.
Modifica 27
Proposta di regolamento
Capo 3 – articolo 12 – paragrafo 2
2.  Il margine globale per gli impegni (riserva dell'Unione) o una parte dello stesso può essere mobilizzato dal Parlamento europeo e dal Consiglio nel quadro della procedura di bilancio prevista all'articolo 314 del TFUE.
2.  Il margine globale per gli impegni (riserva dell'Unione per gli impegni) o una parte dello stesso può essere mobilizzato dal Parlamento europeo e dal Consiglio nel quadro della procedura di bilancio prevista all'articolo 314 del TFUE. I margini dell'anno n possono essere mobilitati per gli anni n e n +1 attraverso la riserva dell'Unione per gli impegni, purché ciò non sia in conflitto con i bilanci rettificativi in sospeso o previsti.
Modifica 28
Proposta di regolamento
Capo 3 – articolo 12 – paragrafo 3 bis (nuovo)
3 bis.  Alla fine del 2027 gli importi che rimangono disponibili nell'ambito della riserva dell'Unione per gli impegni sono riportati al prossimo QFP fino al 2030.
Modifica 29
Proposta di regolamento
Capo 3 – articolo 13 – paragrafo 1
Lo strumento di flessibilità può essere utilizzato per il finanziamento, per un dato esercizio, di spese chiaramente identificate che non potrebbero essere finanziate all'interno dei massimali disponibili di una o più altre rubriche. Fatto salvo il secondo comma, il massimale annuo disponibile per lo strumento di flessibilità è fissato a 1 000 milioni di EUR (a prezzi 2018).
Lo strumento di flessibilità può essere utilizzato per il finanziamento, per un dato esercizio, di spese chiaramente identificate che non potrebbero essere finanziate all'interno dei massimali disponibili di una o più altre rubriche o nell'ambito del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, del Fondo di solidarietà dell'Unione europea e della riserva per aiuti d'urgenza. Fatto salvo il secondo comma, il massimale annuo disponibile per lo strumento di flessibilità è fissato a 2 000 milioni di EUR (a prezzi 2018).
Modifica 30
Proposta di regolamento
Capo 3 – articolo 14 – paragrafo 1
1.  Un margine per imprevisti che può arrivare fino allo 0,03% del reddito nazionale lordo dell'Unione è costituito al di fuori dei massimali del QFP, come strumento di ultima istanza per reagire a circostanze impreviste. Può essere mobilitato soltanto in relazione a un bilancio rettificativo o a un bilancio annuale.
1.  Un margine per imprevisti che può arrivare fino allo 0,05% del reddito nazionale lordo dell'Unione è costituito al di fuori dei massimali del QFP, come strumento di ultima istanza per reagire a circostanze impreviste. Può essere mobilitato soltanto in relazione a un bilancio rettificativo o a un bilancio annuale. Può essere mobilitato per gli stanziamenti d'impegno e di pagamento o unicamente per gli stanziamenti di pagamento.
Modifica 31
Proposta di regolamento
Capo 3 – articolo 14 – paragrafo 2
2.  Il ricorso al margine per imprevisti non supera, in un dato esercizio, l'importo massimo previsto nell'adeguamento tecnico annuale del QFP, ed è coerente con il massimale delle risorse proprie.
2.  Il ricorso al margine per imprevisti non supera, in un dato esercizio, l'importo massimo previsto nell'adeguamento tecnico annuale del QFP.
Modifica 32
Proposta di regolamento
Capo 3 – articolo 14 – paragrafo 3
3.  Gli importi resi disponibili mediante la mobilitazione del margine per imprevisti sono detratti integralmente dai margini in una o più rubriche del QFP per l'esercizio in corso o gli esercizi futuri.
soppresso
Modifica 33
Proposta di regolamento
Capo 3 – articolo 14 – paragrafo 4
4.  Gli importi compensati conformemente al paragrafo 3 non sono ulteriormente mobilitati nel contesto del QFP. Il ricorso al margine per imprevisti non comporta un superamento dei massimali totali degli stanziamenti d'impegno e di pagamento contenuti nel QFP per l'esercizio in corso e gli esercizi futuri.
soppresso
Modifica 34
Proposta di regolamento
Capo 4 – titolo
Riesame e revisione del QFP
Revisioni
Modifica 35
Proposta di regolamento
Capo 4 – articolo 15 – paragrafo 1
1.  Fatti salvi l'articolo 3, paragrafo 2, gli articoli da 16 a 20 e l'articolo 24, il QFP può essere riveduto in caso di situazioni non previste in origine, nel rispetto del massimale delle risorse proprie stabilito in conformità della decisione relativa alle risorse proprie in vigore.
1.  Fatti salvi l'articolo 3, paragrafo 2, gli articoli da 16 a 20 e l'articolo 24, i massimali pertinenti del QFP sono rivisti al rialzo qualora ciò sia necessario per agevolare il finanziamento delle politiche dell'Unione, in particolare dei nuovi obiettivi politici, in circostanze in cui sarebbe altrimenti necessario istituire metodi supplementari di finanziamento intergovernativo o quasi intergovernativo suscettibili di eludere la procedura di bilancio di cui all'articolo 314 TFUE.
Modifica 36
Proposta di regolamento
Capo 4 – articolo 15 – paragrafo 3
3.  L'eventuale proposta di revisione del QFP ai sensi del paragrafo 1 esamina le possibilità di una ridistribuzione delle spese fra i programmi previsti nella rubrica oggetto della revisione, in particolare in base alle prospettive di sottoesecuzione degli stanziamenti.
soppresso
Modifica 37
Proposta di regolamento
Capo 4 – articolo 16 – titolo
Riesame intermedio del QFP
Revisione intermedia del QFP
Modifica 38
Proposta di regolamento
Capo 4 – articolo 16
Anteriormente al 1° gennaio 2024, la Commissione presenta un riesame del funzionamento del QFP. Se del caso, tale riesame è corredato di proposte pertinenti.
Anteriormente al 1° luglio 2023, la Commissione presenta una proposta legislativa per la revisione del presente regolamento in conformità delle procedure previste dal TFUE, sulla base di un riesame del funzionamento del QFP. Fatto salvo l'articolo 6 del presente regolamento, le dotazioni nazionali preassegnate non sono ridotte nell'ambito di tale revisione.
La proposta è elaborata tenendo conto di una valutazione dei seguenti elementi:
–  i progressi compiuti nella realizzazione dell'obiettivo complessivo di contribuire con il 25 % delle spese dell'Unione al sostegno degli obiettivi in materia di clima nel periodo del QFP 2021-2027 e nella realizzazione dell'obiettivo annuale di spesa del 30 %, da conseguire quanto prima;
–  l'integrazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite;
–  l'integrazione della dimensione di genere nel bilancio dell'Unione (bilancio di genere);
–  l'impatto delle misure di semplificazione sulla riduzione degli oneri burocratici a carico dei beneficiari in sede di attuazione dei programmi finanziari, da realizzare in consultazione con le parti interessate.
Modifica 39
Proposta di regolamento
Capo 4 – articolo 17
Unitamente alla comunicazione dei risultati degli adeguamenti tecnici del QFP, la Commissione sottopone al Parlamento europeo e al Consiglio, se del caso, le proposte di revisione dell'importo totale degli stanziamenti di pagamento che essa ritiene necessarie, tenuto conto dell'esecuzione, per garantire una sana gestione dei massimali dei pagamenti annuali e, in particolare, il loro andamento ordinato rispetto agli stanziamenti di impegno.
Al momento della comunicazione dei risultati degli adeguamenti tecnici del QFP o qualora i massimali per i pagamenti possano impedire all'Unione di onorare i propri impegni giuridici, la Commissione sottopone al Parlamento europeo e al Consiglio, le proposte di revisione dell'importo totale degli stanziamenti di pagamento che essa ritiene necessarie, tenuto conto dell'esecuzione, per garantire una sana gestione dei massimali dei pagamenti annuali e, in particolare, il loro andamento ordinato rispetto agli stanziamenti di impegno.
Modifica 40
Proposta di regolamento
Capo 5 – articolo 21 – paragrafo 1
1.  Un importo massimo di 14 196 milioni di EUR (a prezzi 2018) è disponibile dal bilancio generale dell'Unione per il periodo 2021-2027 per i grandi progetti nel quadro del regolamento XXXX/XX del Parlamento europeo e del Consiglio - Programma spaziale].
1.  Un importo massimo è disponibile dal bilancio generale dell'Unione per il periodo 2021-2027 congiuntamente per i programmi europei di navigazione satellitare (EGNOS e Galileo) e per Copernicus (programma europeo di osservazione della terra). Tale importo massimo è fissato al 15 % al di sopra degli importi indicativi stabiliti per entrambi i grandi progetti nel quadro del regolamento XXXX/XX del Parlamento europeo e del Consiglio - Programma spaziale]. Eventuali integrazioni di tale importo massimo sono finanziate tramite i margini o gli strumenti speciali e non comportano riduzioni per altri programmi e progetti.
Modifica 41
Proposta di regolamento
Capo 5 – articolo 21 – paragrafo 2 bis (nuovo)
2 bis.  Se dovessero sorgere nuove necessità di finanziamento dal bilancio dell'Unione per i grandi progetti di cui sopra, la Commissione propone di rivedere di conseguenza i massimali del QFP.
Modifica 42
Proposta di regolamento
Capo 6 – titolo
Cooperazione interistituzionale nell'ambito della procedura di bilancio
Trasparenza e cooperazione interistituzionale nell'ambito della procedura di bilancio
Modifica 43
Proposta di regolamento
Capo 6 – articolo 22
Cooperazione interistituzionale nell'ambito della procedura di bilancio
Trasparenza e cooperazione interistituzionale nell'ambito della procedura di bilancio
Modifica 44
Proposta di regolamento
Capo 6 – articolo 22 – comma 4 bis (nuovo)
In sede di riunioni a livello politico, sia il Parlamento europeo che il Consiglio sono rappresentati dai membri della rispettiva istituzione.
Modifica 45
Proposta di regolamento
Capo 6 – articolo 22 – paragrafo 4 ter (nuovo)
Il Parlamento europeo e il Consiglio si riuniscono in seduta pubblica quando adottano le rispettive posizioni sul progetto di bilancio.
Modifica 46
Proposta di regolamento
Capo 6 – articolo 23
Tutte le spese e le entrate dell'Unione e dell'Euratom sono incluse nel bilancio generale dell'Unione in conformità dell'articolo 7] del regolamento finanziario, comprese le spese derivanti da decisioni pertinenti prese all'unanimità dal Consiglio, previa consultazione del Parlamento europeo, nel quadro dell'articolo 332 del TFUE.
Tutte le spese e le entrate dell'Unione e dell'Euratom sono incluse nel bilancio generale dell'Unione in conformità dell'articolo 310, paragrafo 1, TFUE, comprese le spese derivanti da decisioni pertinenti prese all'unanimità dal Consiglio, previa consultazione del Parlamento europeo, nel quadro dell'articolo 332 del TFUE.
Modifica 47
Proposta di regolamento
Capo 7 – articolo 24
Anteriormente al 1° luglio 2025, la Commissione presenta una proposta relativa al nuovo quadro finanziario pluriennale.
Prima del 1° luglio 2023, unitamente alle sue proposte per la revisione intermedia, la Commissione presenta una relazione che illustra i metodi per l'attuazione pratica di un quadro finanziario per un periodo di cinque anni più cinque.
Anteriormente al 1° luglio 2025, la Commissione presenta una proposta relativa al nuovo quadro finanziario pluriennale.
Se il regolamento del Consiglio che stabilisce il nuovo quadro finanziario pluriennale non è adottato anteriormente al 31 dicembre 2027, i massimali e le altre disposizioni corrispondenti all'ultimo anno coperto dal QFP continuano ad applicarsi fino all'adozione del regolamento che fissa il nuovo quadro finanziario. Qualora, dopo il 2020, un nuovo Stato membro aderisca all'Unione, il quadro finanziario esteso è riveduto, se necessario, al fine di tenere conto dell'adesione.

E.MODIFICHE ALLA PROPOSTA DI ACCORDO INTERISTITUZIONALE

52.sottolinea che, in seguito ai negoziati e all'adozione di un nuovo regolamento QFP, la proposta di un accordo interistituzionale tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria dovrebbe essere modificata come segue:

Modifica 48
Proposta di accordo interistituzionale
Parte 1
Sezione A – punto 6 bis (nuovo)
6 bis.  Le informazioni relative alle operazioni che non figurano nel bilancio generale dell'Unione e all'evoluzione prevedibile delle diverse categorie di risorse proprie dell'Unione sono presentate a titolo indicativo in tabelle separate. Queste informazioni saranno aggiornate annualmente, insieme ai documenti che accompagnano il progetto di bilancio.
Modifica 49
Proposta di accordo interistituzionale
Parte I
Sezione A – punto 7
7.  Ai fini della sana gestione finanziaria, nel corso della procedura di bilancio e al momento dell'adozione del bilancio, le istituzioni si adoperano affinché restino disponibili, per quanto possibile, margini sufficienti al di sotto dei massimali delle varie rubriche del QFP.
7.  Ai fini della sana gestione finanziaria, nel corso della procedura di bilancio e al momento dell'adozione del bilancio, le istituzioni si adoperano affinché restino disponibili, per quanto possibile, importi sufficienti entro i margini al di sotto dei massimali delle varie rubriche del QFP o nell'ambito degli strumenti speciali disponibili.
Modifica 50
Proposta di accordo interistituzionale
Parte I
Sezione A – punto 8
Aggiornamento delle previsioni per gli stanziamenti di pagamento dopo il 2027
Aggiornamento delle previsioni per gli stanziamenti di pagamento
8.  Nel 2024 la Commissione aggiorna le previsioni relative agli stanziamenti di pagamento per il periodo successivo al 2027.
8.  Ogni anno, la Commissione aggiorna le previsioni relative agli stanziamenti di pagamento fino al 2027 e per il periodo successivo al 2027.
Tale aggiornamento tiene conto di tutte le informazioni pertinenti, inclusa l'effettiva esecuzione degli stanziamenti d'impegno e degli stanziamenti di pagamento, nonché delle previsioni di esecuzione. Tiene conto anche delle norme volte a garantire l'andamento ordinato degli stanziamenti di pagamento rispetto agli stanziamenti di impegno e alle previsioni di crescita del reddito nazionale lordo dell'Unione.
Tale aggiornamento tiene conto di tutte le informazioni pertinenti, inclusa l'effettiva esecuzione degli stanziamenti d'impegno e degli stanziamenti di pagamento, nonché delle previsioni di esecuzione. Tiene conto anche delle norme volte a garantire l'andamento ordinato degli stanziamenti di pagamento rispetto agli stanziamenti di impegno e alle previsioni di crescita del reddito nazionale lordo dell'Unione.
Modifica 51
Proposta di accordo interistituzionale
Parte I
Sezione B – punto 9
9.  Quando sono soddisfatte le condizioni per mobilitare il fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione quali definite nell'atto di base pertinente, la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una proposta di storno verso le linee di bilancio pertinenti.
9.  Quando sono soddisfatte le condizioni per mobilitare il fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione quali definite nell'atto di base pertinente, la Commissione presenta una proposta di mobilitazione. La decisione di mobilitare il fondo di adeguamento alla globalizzazione è presa congiuntamente dal Parlamento europeo e dal Consiglio.
Contemporaneamente alla presentazione della proposta di decisione di mobilitare il fondo di adeguamento alla globalizzazione, la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una proposta di storno verso le linee di bilancio pertinenti.
In caso di disaccordo, la questione è trattata nel corso del trilogo sul bilancio successivo.
Gli storni relativi al fondo di adeguamento alla globalizzazione sono effettuati in conformità del regolamento finanziario.
Gli storni relativi al fondo di adeguamento alla globalizzazione sono effettuati in conformità del regolamento finanziario.
Modifica 52
Proposta di accordo interistituzionale
Parte I
Sezione B – punto 10
10.  Quando sono soddisfatte le condizioni per mobilitare il fondo di solidarietà dell'Unione europea quali definite nell'atto di base pertinente, la Commissione presenta una proposta di strumento di bilancio appropriato in conformità del regolamento finanziario.
10.  Quando sono soddisfatte le condizioni per mobilitare il fondo di solidarietà dell'Unione europea quali definite nell'atto di base pertinente, la Commissione presenta una proposta di mobilitazione. La decisione di mobilitare il fondo di solidarietà è presa congiuntamente dal Parlamento europeo e dal Consiglio.
Contemporaneamente alla presentazione della proposta di decisione di mobilitare il fondo di solidarietà, la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una proposta di storno verso le linee di bilancio pertinenti.
In caso di disaccordo, la questione è trattata nel corso del trilogo sul bilancio successivo.
Gli storni relativi al fondo di solidarietà saranno effettuati conformemente al regolamento finanziario.
Modifica 53
Proposta di accordo interistituzionale
Parte I
Sezione B – punto 11
11.  Quando ritiene necessario fare ricorso alla riserva per aiuti d'urgenza, la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una proposta di storno dalla riserva stessa verso le linee di bilancio corrispondenti in conformità del regolamento finanziario.
11.  Quando ritiene necessario fare ricorso alla riserva per aiuti d'urgenza, la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una proposta di storno dalla riserva stessa verso le linee di bilancio corrispondenti in conformità del regolamento finanziario.
In caso di disaccordo, la questione è trattata nel corso del trilogo sul bilancio successivo.
Modifica 54
Proposta di accordo interistituzionale
Parte I
Sezione B – punto 12
Strumento di flessibilità
Strumento di flessibilità
12.  La mobilitazione dello strumento di flessibilità è proposta dalla Commissione, previo esame di tutte le possibilità di riassegnazione degli stanziamenti nella rubrica cui si riferisce il fabbisogno di spesa supplementare.
12.  La mobilitazione dello strumento di flessibilità è proposta dalla Commissione, dopo che essa ha esaurito i margini delle rubriche pertinenti.
La proposta indica il fabbisogno da coprire e il relativo importo. La proposta può essere presentata in relazione a un progetto di bilancio o a un progetto di bilancio rettificativo.
La proposta indica il fabbisogno da coprire e il relativo importo.
Lo strumento di flessibilità può essere mobilitato dal Parlamento europeo e dal Consiglio nel quadro della procedura di bilancio di cui all'articolo 314 del TFUE.
Lo strumento di flessibilità può essere mobilitato dal Parlamento europeo e dal Consiglio nel quadro della procedura di bilancio di cui all'articolo 314 del TFUE.
Modifica 55
Proposta di accordo interistituzionale
Parte I
Sezione B – punto 13
13.  La mobilitazione del margine per imprevisti, o di una sua parte, è proposta dalla Commissione al termine di un'analisi approfondita di tutte le altre possibilità finanziarie. La proposta può essere presentata in relazione a un progetto di bilancio o a un progetto di bilancio rettificativo.
13.  La mobilitazione del margine per imprevisti, o di una sua parte, è proposta dalla Commissione al termine di un'analisi approfondita di tutte le altre possibilità finanziarie.
Il margine per imprevisti può essere mobilitato dal Parlamento europeo e dal Consiglio nel quadro della procedura di bilancio di cui all'articolo 314 del TFUE.
Il margine per imprevisti può essere mobilitato dal Parlamento europeo e dal Consiglio nel quadro della procedura di bilancio di cui all'articolo 314 del TFUE.
Modifica 56
Proposta di accordo interistituzionale
Parte II
Sezione A – punto 14 bis (nuovo)
14 bis.  Onde facilitare l'adozione di un nuovo QFP o una revisione dello stesso, e di dare attuazione all'articolo 312, paragrafo 5, TFUE, le istituzioni tengono riunioni regolari, ossia:
–  riunioni dei Presidenti di cui all'articolo 324 del trattato;
–  riunioni informative e di riepilogo con una delegazione del Parlamento europeo da parte della presidenza del Consiglio prima e dopo le pertinenti riunioni del Consiglio;
–  riunioni trilaterali informali nel corso dei lavori del Consiglio intese a tenere conto delle posizioni del Parlamento in relazione a qualsiasi documento prodotto dalla presidenza del Consiglio;
–  triloghi dopo che sia il Parlamento sia il Consiglio abbiano adottato i rispettivi mandati negoziali;
–  presenza della Presidenza del Consiglio nella commissione parlamentare competente e della squadra negoziale del Parlamento nella pertinente formazione del Consiglio.
Il Parlamento e il Consiglio si trasmettono non appena è disponibile qualsiasi documento formalmente adottato nei rispettivi organi preparatori o formalmente trasmesso a loro nome.
Modifica 57
Proposta di accordo interistituzionale
Parte II
Sezione A – punto 15 – trattino 2
–  entrate, spese, attività e passività del Fondo europeo di sviluppo (FES), del fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF), del meccanismo europeo di stabilità (MES) e di altri eventuali meccanismi futuri;
–  entrate, spese, attività e passività del Fondo europeo di sviluppo (FES), del fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF), del meccanismo europeo di stabilità (MES) e di altri eventuali meccanismi futuri, che non sono finanziati attraverso il bilancio dell'Unione ma che esistono per sostenere gli obiettivi politici dell'Unione derivanti dai trattati;
Modifica 58
Proposta di accordo interistituzionale
Parte II
Sezione B – punto 15 bis (nuovo)
15 bis.  Quando approva storni autonomi ai sensi dell'articolo 30, paragrafo 1, del regolamento finanziario, la Commissione informa immediatamente l'autorità di bilancio dei motivi dettagliati per tali storni. Quando il Parlamento o il Consiglio esprimono una riserva su uno storno autonomo, la Commissione vi risponde anche, se del caso, invertendo lo storno.
Modifica 59
Proposta di accordo interistituzionale
Parte III
Sezione A – punto 24 bis (nuovo)
24 bis.  Se, nel quadro di una procedura di bilancio, l'autorità di bilancio decide in merito a rinforzi specifici, la Commissione non compensa nessuno di essi negli anni successivi della sua programmazione finanziaria, a meno che non riceva istruzioni specifiche in tal senso da suddetta autorità.
Modifica 60
Proposta di accordo interistituzionale
Allegato
Parte A - punto 1 bis (nuovo)
1 bis.  Ciascuna istituzione si impegna ad evitare di trasmettere alle altre istituzioni qualsiasi posizione di bilancio non urgente, storno o altra notifica che comporti l'attivazione di termini durante il periodo di interruzione, al fine di assicurare che ciascuna istituzione sia in grado di esercitare in modo adeguato i propri poteri procedurali.
I servizi delle istituzioni si comunicano reciprocamente a tempo debito le date di interruzione delle rispettive istituzioni.
Modifica 61
Proposta di accordo interistituzionale
Allegato
Parte B – punto 2
2.  In tempo utile prima dell'adozione del progetto di bilancio da parte della Commissione, è convocato un trilogo per discutere le eventuali priorità del bilancio dell'esercizio successivo.
2.  In tempo utile prima dell'adozione del progetto di bilancio da parte della Commissione, è convocato un trilogo per discutere le eventuali priorità del bilancio dell'esercizio successivo e le domande che sorgono dall'attuazione del bilancio dell'esercizio finanziario in corso.
Modifica 62
Proposta di accordo interistituzionale
Allegato
Parte C – punto 8
8.  Ai fini di una cooperazione istituzionale leale e corretta, il Parlamento europeo e il Consiglio si impegnano a mantenere contatti regolari e attivi a tutti i livelli, tramite i rispettivi negoziatori, nel corso dell'intera procedura di bilancio e in particolare durante il periodo di conciliazione. Il Parlamento europeo e il Consiglio si impegnano a garantire uno scambio tempestivo e costante di informazioni e documenti pertinenti a livello formale ed informale e a tenere riunioni tecniche o informali, se del caso, durante il periodo di conciliazione in cooperazione con la Commissione. La Commissione garantisce al Parlamento europeo e al Consiglio un accesso tempestivo e paritario alle informazioni e ai documenti.
8.  Ai fini di una cooperazione istituzionale leale e corretta, il Parlamento europeo e il Consiglio si impegnano a mantenere contatti regolari e attivi a tutti i livelli, tramite i rispettivi negoziatori, nel corso dell'intera procedura di bilancio e in particolare durante il periodo di conciliazione. Il Parlamento europeo e il Consiglio si impegnano a garantire uno scambio tempestivo e costante di informazioni e documenti pertinenti a livello formale ed informale, in particolare trasmettendosi reciprocamente tutti i documenti di procedura adottati nell'ambito dei rispettivi organi preparatori, non appena risultino disponibili. Le due istituzioni si impegnano inoltre a tenere riunioni tecniche o informali, se del caso, durante il periodo di conciliazione in cooperazione con la Commissione. La Commissione garantisce al Parlamento europeo e al Consiglio un accesso tempestivo e paritario alle informazioni e ai documenti.
Modifica 63
Proposta di accordo interistituzionale
Allegato
Parte D - punto 12 bis (nuovo)
12 bis.   Il Parlamento europeo e il Consiglio si riuniscono in seduta pubblica quando adottano le rispettive posizioni sul progetto di bilancio.
Modifica 64
Proposta di accordo interistituzionale
Allegato
Parte E – punto 15
15.  Il Parlamento europeo e il Consiglio sono rappresentati in sede di comitato di conciliazione a un livello appropriato, cosicché ogni delegazione possa impegnare politicamente la propria istituzione e possano essere conseguiti progressi concreti verso un accordo definitivo.
15.  Sia il Parlamento europeo sia il Consiglio sono rappresentati in sede di comitato di conciliazione da membri della rispettiva istituzione, cosicché ogni delegazione possa impegnare la propria istituzione politicamente e possano essere conseguiti progressi concreti verso un accordo definitivo.
Modifica 65
Proposta di accordo interistituzionale
Allegato
Parte E – punto 19
19.  Le date delle riunioni del comitato di conciliazione e dei triloghi sono fissate anticipatamente di concerto tra le tre istituzioni.
19.  Le date delle riunioni del comitato di conciliazione e dei triloghi sono fissate anticipatamente di concerto tra le tre istituzioni. Possono essere organizzate riunioni supplementari, se necessario, durante il periodo di conciliazione.
Modifica 66
Proposta di accordo interistituzionale
Allegato
Parte E - punto 21 bis (nuovo)
21 bis.   Per sfruttare pienamente il periodo di conciliazione di 21 giorni stabilito dal trattato e consentire alle istituzioni di aggiornare le rispettive posizioni negoziali, il Parlamento europeo e il Consiglio si impegnano a esaminare lo stato di avanzamento della procedura di conciliazione in ogni riunione dei rispettivi organi preparatori pertinenti durante il suddetto periodo e si astengono dal procedere a tale esame nelle ultime fasi.
Modifica 67
Proposta di accordo interistituzionale
Allegato
Parte G - titolo
Parte G. "Importo da liquidare" (RAL)
Parte G. Esecuzione del bilancio, pagamenti e "Importo da liquidare" (RAL)
Modifica 68
Proposta di accordo interistituzionale
Allegato
Parte G – punto 36
36.  Data la necessità di garantire un andamento ordinato degli stanziamenti di pagamento totali rispetto agli stanziamenti d'impegno in modo da evitare eventuali riporti anormali del RAL da un anno all'altro, il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione convengono di seguire da vicino il livello del RAL per ridurre il rischio che l'attuazione dei programmi dell'Unione sia ostacolata dalla mancanza di stanziamenti di pagamento al termine del QFP.
36.  Data la necessità di garantire un andamento ordinato degli stanziamenti di pagamento totali rispetto agli stanziamenti d'impegno in modo da evitare eventuali riporti anormali del RAL da un anno all'altro, il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione convengono di seguire da vicino le previsioni di pagamento e il livello del RAL per ridurre il rischio che l'attuazione dei programmi dell'Unione sia ostacolata dalla mancanza di stanziamenti di pagamento al termine del QFP.
Al fine di garantire un livello e un profilo gestibili per i pagamenti in tutte le rubriche, le norme relative ai disimpegni sono applicate in maniera rigorosa in tutte le rubriche, in particolare le norme per i disimpegni automatici.
Nel corso della procedura di bilancio le istituzioni si riuniscono periodicamente per valutare insieme lo stato attuale e le prospettive di esecuzione del bilancio nell'anno in corso e negli anni futuri. Tali incontri assumono la forma di specifiche riunioni interistituzionali ad un livello appropriato, prima delle quali la Commissione fornisce, per ogni fondo e Stato membro, una descrizione dettagliata della situazione attuale relativa all'esecuzione dei pagamenti, alle domande di rimborso ricevute e alle previsioni rivedute. In particolare, al fine di garantire che l'Unione possa rispettare tutti i suoi obblighi finanziari derivanti dagli impegni attuali e futuri nel periodo 2021-2027 a norma dell'articolo 323 TFUE, il Parlamento europeo e il Consiglio esaminano e discutono le stime della Commissione relative al livello necessario di stanziamenti di pagamento.
Nel corso della procedura di bilancio le istituzioni si riuniscono periodicamente per valutare insieme lo stato attuale e le prospettive di esecuzione del bilancio nell'anno in corso e negli anni futuri. Tali incontri assumono la forma di specifiche riunioni interistituzionali ad un livello appropriato, prima delle quali la Commissione fornisce, per ogni fondo e Stato membro, una descrizione dettagliata della situazione attuale relativa all'esecuzione dei pagamenti, alle domande di rimborso ricevute e alle previsioni rivedute a breve e a lungo termine. In particolare, al fine di garantire che l'Unione possa rispettare tutti i suoi obblighi finanziari derivanti dagli impegni attuali e futuri nel periodo 2021-2027 a norma dell'articolo 323 TFUE, il Parlamento europeo e il Consiglio esaminano e discutono le stime della Commissione relative al livello necessario di stanziamenti di pagamento.

53.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

Allegato I - QFP 2021-2027: massimali e strumenti al di fuori dei massimali

(milioni di EUR - prezzi 2018)

 

Proposta della Commissione

Posizione del Parlamento

Stanziamenti di impegno

Totale

2021-2027

2021

2022

2023

2024

2025

2026

2027

Totale

2021-2027

I.  Mercato unico, innovazione e agenda digitale

166 303

31 035

31 006

31 297

30 725

30 615

30 757

30 574

216 010

II.  Coesione e valori

391 974

60 026

62 887

64 979

65 785

66 686

69 204

67 974

457 540

Di cui: Coesione economica, sociale e territoriale

330 642

52 143

52 707

53 346

53 988

54 632

55 286

55 994

378 097

III.  Risorse naturali e ambiente

336 623

57 780

57 781

57 789

57 806

57 826

57 854

57 881

404 718

IV.  Migrazione e gestione delle frontiere

30 829

3 227

4 389

4 605

4 844

4 926

5 066

5 138

32 194

V.  Sicurezza e difesa

24 323

3 202

3 275

3 223

3 324

3 561

3 789

4 265

24 639

VI.  Vicinato e resto del mondo

108 929

15 368

15 436

15 616

15 915

16 356

16 966

17 729

113 386

VII.  Pubblica amministrazione europea

75 602

10 388

10 518

10 705

10 864

10 910

11 052

11 165

75 602

Di cui: Spesa amministrativa delle istituzioni

58 547

8 128

8 201

8 330

8 432

8 412

8 493

8 551

58 547

TOTALE STANZIAMENTI DI IMPEGNO

1 134 583

181 025

185 293

188 215

189 262

190 880

194 688

194 727

1 324 089

in percentuale dell'RNL

1.11  %

1.29  %

1.31  %

1.31  %

1.30  %

1.30  %

1.31  %

1.29  %

1.30  %

TOTALE STANZIAMENTI DI PAGAMENTO

1 104 805

174 088

176 309

186 391

187 490

188 675

189 961

191 398

1 294 311

in percentuale dell'RNL

1.08  %

1.24  %

1.24  %

1.30  %

1.29  %

1.28  %

1.28  %

1.27  %

1.27  %

AL DI FUORI DEI MASSIMALI DEL QFP

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Riserva per aiuti d'urgenza

4 200

1 000

1 000

1 000

1 000

1 000

1 000

1 000

7 000

Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG)

1 400

200

200

200

200

200

200

200

1 400

Fondo di solidarietà dell'Unione europea (FSUE)

4 200

1 000

1 000

1 000

1 000

1 000

1 000

1 000

7 000

Strumento di flessibilità

7 000

2 000

2 000

2 000

2 000

2 000

2 000

2 000

14 000

Funzione europea di stabilizzazione degli investimenti

p.m.

p.m.

p.m.

p.m.

p.m.

p.m.

p.m.

p.m.

p.m.

Strumento europeo per la pace

9 223

753

970

1 177

1 376

1 567

1 707

1 673

9 223

TOTALE AL DI FUORI DEI MASSIMALI DEL QFP

26 023

4 953

5 170

5 377

5 576

5 767

5 907

5 873

38 623

TOTALE QFP + AL DI FUORI DEI MASSIMALI DEL QFP

1 160 606

185 978

190 463

193 592

194 838

196 647

200 595

200 600

1 362 712

in percentuale dell'RNL

1.14  %

1.32  %

1.34  %

1.35  %

1.34  %

1.34  %

1.35  %

1.33  %

1.34  %

Allegato II - QFP 2021-2027: massimali e strumenti al di fuori dei massimali (a prezzi correnti)

(milioni di euro - prezzi correnti)

 

Proposta della Commissione

Posizione del Parlamento

Stanziamenti di impegno

Totale

2021-2027

2021

2022

2023

2024

2025

2026

2027

Totale

2021-2027

I.  Mercato unico, innovazione e agenda digitale

187 370

32 935

33 562

34 555

34 601

35 167

36 037

36 539

243 395

II.  Coesione e valori

442 412

63 700

68 071

71 742

74 084

76 601

81 084

81 235

516 517

Di cui: Coesione economica, sociale e territoriale

373 000

55 335

57 052

58 899

60 799

62 756

64 776

66 918

426 534

III.  Risorse naturali e ambiente

378 920

61 316

62 544

63 804

65 099

66 424

67 785

69 174

456 146

IV.  Migrazione e gestione delle frontiere

34 902

3 425

4 751

5 084

5 455

5 658

5 936

6 140

36 448

V.  Sicurezza e difesa

27 515

3 397

3 545

3 559

3 743

4 091

4 439

5 098

27 872

VI.  Vicinato e resto del mondo

123 002

16 308

16 709

17 242

17 923

18 788

19 878

21 188

128 036

VII.  Pubblica amministrazione europea

85 287

11 024

11 385

11 819

12 235

12 532

12 949

13 343

85 287

Di cui: Spesa amministrativa delle istituzioni

66 028

8 625

8 877

9 197

9 496

9 663

9 951

10 219

66 028

TOTALE STANZIAMENTI DI IMPEGNO

1 279 408

192 105

200 567

207 804

213 140

219 261

228 107

232 717

1 493 701

in percentuale dell'RNL

1.11  %

1.29  %

1.31  %

1.31  %

1.30  %

1.30  %

1.31  %

1.29  %

1.30  %

TOTALE STANZIAMENTI DI PAGAMENTO

1 246 263

184 743

190 843

205 790

211 144

216 728

222 569

228 739

1 460 556

in percentuale dell'RNL

1.08  %

1.24  %

1.24  %

1.30  %

1.29  %

1.28  %

1.28  %

1.27  %

1.27  %

AL DI FUORI DEI MASSIMALI DEL QFP

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Riserva per aiuti d'urgenza

4 734

1 061

1 082

1 104

1 126

1 149

1 172

1 195

7 889

Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG)

1 578

212

216

221

225

230

234

239

1 578

Fondo di solidarietà dell'Unione europea (FSUE)

4 734

1 061

1 082

1 104

1 126

1 149

1 172

1 195

7 889

Strumento di flessibilità

7 889

2 122

2 165

2 208

2 252

2 297

2 343

2 390

15 779

Funzione europea di stabilizzazione degli investimenti

p.m.

p.m.

p.m.

p.m.

p.m.

p.m.

p.m.

p.m.

p.m.

Strumento europeo per la pace

10 500

800

1 050

1 300

1 550

1 800

2 000

2 000

10 500

TOTALE AL DI FUORI DEI MASSIMALI DEL QFP

29 434

5 256

5 596

5 937

6 279

6 624

6 921

7 019

43 633

TOTALE QFP + AL DI FUORI DEI MASSIMALI DEL QFP

1 308 843

197 361

206 163

213 741

219 419

225 885

235 028

239 736

1 537 334

in percentuale dell'RNL

1.14  %

1.32  %

1.34  %

1.35  %

1.34  %

1.34  %

1.35  %

1.33  %

1.34  %

Allegato III - QFP 2021-2027: ripartizione per programma (prezzi 2018)

N.B.: A fini comparativi, la tabella segue la struttura dei singoli programmi dell'UE quale proposta dalla Commissione, fatte salve eventuali modifiche che potrebbero essere richieste nel corso della procedura legislativa che porta all'adozione di tali programmi.

(milioni di EUR - prezzi 2018)

 

QFP 2014-2020 (EU27+FES)

Proposta della Commissione 2021-2027

Posizione del Parlamento

2021-2027

I.  Mercato unico, innovazione e agenda digitale

116 361

166 303

216 010

1.  Ricerca e innovazione

69 787

91 028

127 537

Orizzonte Europa

64 674

83 491

120 000

Programma Euratom di ricerca e formazione

2 119

2 129

2 129

Reattore sperimentale termonucleare internazionale (ITER)

2 992

5 406

5 406

Altro

2

2

2

2.  Investimenti strategici europei

31 886

44 375

51 798

Fondo InvestEU

3 968

13 065

14 065

Meccanismo per collegare l'Europa (contributo totale H1)

di cui:

17 579

21 721

28 083

Meccanismo per collegare l'Europa - Trasporti

12 393

11 384

17 746

Meccanismo per collegare l'Europa - Energia

4 185

7 675

7 675

Meccanismo per collegare l'Europa - Digitale

1 001

2 662

2 662

Programma Europa digitale

172

8 192

8 192

Altro

9 097

177

177

Agenzie decentrate

1 069

1 220

1 281

3.  Mercato unico

5 100

5 672

8 423

Programma per il mercato unico (incl. COSME)

3 547

3 630

5 823

Programma antifrode dell'UE

156

161

322

Cooperazione nel settore fiscale (FISCALIS)

226

239

300

Cooperazione nel settore doganale (Dogana)

536

843

843

Turismo sostenibile

 

 

300

Altro

61

87

87

Agenzie decentrate

575

714

748

4.  Settore spaziale

11 502

14 404

15 225

Programma spaziale europeo

11 308

14 196

15 017

Agenzie decentrate

194

208

208

Margine

-1 913

10 824

13 026

II.  Coesione e valori

387 250

391 974

457 540

5.  Sviluppo regionale e coesione

272 647

242 209

272 647

FESR + Fondo di coesione

di cui:

272 411

241 996

272 411

Fondo europeo di sviluppo regionale

196 564

200 622

 

Fondo di coesione

75 848

41 374

 

Di cui contributo al meccanismo per collegare l'Europa - Trasporti

11 487

10 000

 

Sostegno alla comunità turco-cipriota

236

213

236

6.  Unione economica e monetaria

273

22 281

22 281

Programma di sostegno alle riforme

185

22 181

22 181

Protezione dell'euro contro la contraffazione

7

7

7

Altro

81

93

93

7.  Investire nelle persone, nella coesione sociale e nei valori

115 729

123 466

157 612

Fondo sociale europeo Plus (inclusi 5,9 milioni di EUR per una Garanzia per l'infanzia)

96 216

89 688

106 781

Di cui salute, occupazione e innovazione sociale

1 075

1 042

1 095

Erasmus+

13 699

26 368

41 097

Corpo europeo di solidarietà

373

1 113

1 113

Europa creativa

1 403

1 642

2 806

Giustizia

316

271

316

Diritti e valori, inclusi almeno 500 milioni di EUR per una sezione Valori dell'Unione

594

570

1 627

Altro

1 158

1 185

1 185

Agenzie decentrate

1 971

2 629

2 687

Margine

-1 399

4 018

4 999

III.  Risorse naturali e ambiente

399 608

336 623

404 718

8.  Politica agricola e marittima

390 155

330 724

391 198

FEAGA + FEASR

di cui:

382 855

324 284

383 255

Fondo europeo agricolo di garanzia (FEAGA)

286 143

254 247

 

Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR)

96 712

70 037

 

Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca

6 243

5 448

6 867

Altro

962

878

962

Agenzie decentrate

95

113

113

9.  Ambiente e azione per il clima

3 492

5 085

11 520

Programma per l'ambiente e azione per il clima (LIFE)

3 221

4 828

6 442

Fondo per una transizione energetica equa

 

 

4 800

Agenzie decentrate

272

257

278

Margine

5 960

814

1 999

IV.  Migrazione e gestione delle frontiere

10 051

30 829

32 194

10.  Migrazione

7 180

9 972

10 314

Fondo Asilo e migrazione

6 745

9 205

9 205

Agenzie decentrate*

435

768

1 109

11.  Gestione delle frontiere

5 492

18 824

19 848

Fondo per la gestione integrata delle frontiere

2 773

8 237

8 237

Agenzie decentrate*

2 720

10 587

11 611

Margine

-2 621

2 033

2 033

V.  Sicurezza e difesa

1 964

24 323

24 639

12.  Sicurezza

3 455

4 255

4 571

Fondo per la sicurezza interna

1 200

2 210

2 210

Disattivazione nucleare

di cui:

1 359

1 045

1 359

Disattivazione nucleare (Lituania)

459

490

692

Sicurezza e disattivazione nucleare (anche per Bulgaria e Slovacchia)

900

555

667

Agenzie decentrate

896

1 001

1 002

13.  Difesa

575

17 220

17 220

Fondo europeo per la difesa

575

11 453

11 453

Mobilità militare

0

5 767

5 767

14.  Risposta alle crisi

1 222

1 242

1 242

Meccanismo unionale di protezione civile (rescEU)

560

1 242

1 242

Altro

662

p.m.  

p.m.

Margine

-3 289

1 606

1 606

VI.  Vicinato e resto del mondo

96 295

108 929

113 386

15.  Azione esterna

85 313

93 150

96 809

Strumento(i) a sostegno delle politiche di sviluppo e di vicinato, incluso il successore del FES e un piano di investimenti per l'Africa

71 767

79 216

82 716

Aiuti umanitari

8 729

9 760

9 760

Politica estera e di sicurezza comune (PESC)

2 101

2 649

2 649

Paesi e territori d'oltremare (compresa la Groenlandia)

594

444

594

Altro

801

949

949

Agenzie decentrate

144

132

141

16.  Assistenza preadesione

13 010

12 865

13 010

Assistenza preadesione

13 010

12 865

13 010

Margine

-2 027

2 913

3 567

VII.  Pubblica amministrazione europea

70 791

75 602

75 602

Scuole europee e pensioni

14 047

17 055

17 055

Spesa amministrativa delle istituzioni

56 744

58 547

58 547

TOTALE

1 082 320

1 134 583

1 324 089

In % dell'RNL (UE-27)

1.16  %

1.11  %

1.30  %

* L'importo del PE per le agenzie decentrate nei cluster 10 e 11 include l'impatto finanziario delle proposte della Commissione del 12 settembre 2018 sull'EASO e l'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera.

Allegato IV - QFP 2021-2027: ripartizione per programma (prezzi 2018)

(milioni di euro - prezzi correnti)

 

QFP 2014-2020 (EU27+FES)

Proposta della Commissione 2021-2027

Posizione del Parlamento

2021-2027

I.  Mercato unico, innovazione e agenda digitale

114 538

187 370

243 395

1.  Ricerca e innovazione

68 675

102 573

143 721

Orizzonte Europa

63 679

94 100

135 248

Programma Euratom di ricerca e formazione

2 085

2 400

2 400

Reattore sperimentale termonucleare internazionale (ITER)

2 910

6 070

6 070

Altro

1

3

3

2.  Investimenti strategici europei

31 439

49 973

58 340

Fondo InvestEU

3 909

14 725

15 852

Meccanismo per collegare l'Europa (contributo totale H1)

di cui:

17 435

24 480

31 651

Meccanismo per collegare l'Europa - Trasporti

12 281

12 830

20 001

Meccanismo per collegare l'Europa - Energia

4 163

8 650

8 650

Meccanismo per collegare l'Europa - Digitale

991

3 000

3 000

Programma Europa digitale

169

9 194

9 194

Altro

8 872

200

200

Agenzie decentrate

1 053

1 374

1 444

3.  Mercato unico

5 017

6 391

9 494

Programma per il mercato unico (incl. COSME)

3 485

4 089

6 563

Programma antifrode dell'UE

153

181

363

Cooperazione nel settore fiscale (FISCALIS)

222

270

339

Cooperazione nel settore doganale (Dogana)

526

950

950

Turismo sostenibile

 

 

338

Altro

59

98

98

Agenzie decentrate

572

804

843

4.  Settore spaziale

11 274

16 235

17 160

Programma spaziale europeo

11 084

16 000

16 925

Agenzie decentrate

190

235

235

Margine

-1 866

12 198

14 680

II.  Coesione e valori

380 738

442 412

516 517

5.  Sviluppo regionale e coesione

268 218

273 240

307 578

FESR + Fondo di coesione

di cui:

267 987

273 000

307 312

Fondo europeo di sviluppo regionale

193 398

226 308

 

Fondo di coesione

74 589

46 692

 

Di cui contributo al meccanismo per collegare l'Europa - Trasporti

11 306

11 285

 

Sostegno alla comunità turco-cipriota

231

240

266

6.  Unione economica e monetaria

275

25 113

25 113

Programma di sostegno alle riforme

188

25 000

25 000

Protezione dell'euro contro la contraffazione

7

8

8

Altro

79

105

105

7.  Investire nelle persone, nella coesione sociale e nei valori

113 636

139 530

178 192

Fondo sociale europeo Plus (inclusi 5,9 milioni di EUR a prezzi 2018 per una Garanzia per l'infanzia)

94 382

101 174

120 457

Di cui salute, occupazione e innovazione sociale

1 055

1 174

1 234

Erasmus+

13 536

30 000

46 758

Corpo europeo di solidarietà

378

1 260

1 260

Europa creativa

1 381

1 850

3 162

Giustizia

 

305

356

Diritti e valori, inclusi almeno 500 milioni di EUR a prezzi 2018 per una sezione Valori dell'Unione

 

642

1 834

Altro

1 131

1 334

1 334

Agenzie decentrate

1 936

2 965

3 030

Margine

-1 391

4 528

5 634

III.  Risorse naturali e ambiente

391 849

378 920

456 146

8.  Politica agricola e marittima

382 608

372 264

440 898

FEAGA + FEASR

di cui:

375 429

365 006

431 946

Fondo europeo agricolo di garanzia (FEAGA)

280 351

286 195

 

Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR)

95 078

78 811

 

Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca

6 139

6 140

7 739

Altro

946

990

1 085

Agenzie decentrate

94

128

128

9.  Ambiente e azione per il clima

3 437

5 739

12 995

Programma per l'ambiente e azione per il clima (LIFE)

3 170

5 450

7 272

Fondo per una transizione energetica equa

 

 

5 410

Agenzie decentrate

267

289

313

Margine

5 804

918

2 254

IV.  Migrazione e gestione delle frontiere

9 929

34 902

36 448

10.  Migrazione

7 085

11 280

11 665

Fondo Asilo e migrazione

6 650

10 415

10 415

Agenzie decentrate*

435

865

1 250

11.  Gestione delle frontiere

5 439

21 331

22 493

Fondo per la gestione integrata delle frontiere

2 734

9 318

9 318

Agenzie decentrate*

2 704

12 013

13 175

Margine

-2 595

2 291

2 291

V.  Sicurezza e difesa

1 941

27 515

27 872

12.  Sicurezza

3 394

4 806

5 162

Fondo per la sicurezza interna

1 179

2 500

2 500

Disattivazione nucleare

di cui:

1 334

1 178

1 533

Disattivazione nucleare (Lituania)

451

552

780

Sicurezza e disattivazione nucleare (anche per Bulgaria e Slovacchia)

883

626

753

Agenzie decentrate

882

1 128

1 129

13.  Difesa

590

19 500

19 500

Fondo europeo per la difesa

590

13 000

13 000

Mobilità militare

0

6 500

6 500

14.  Risposta alle crisi

1 209

1 400

1 400

Meccanismo unionale di protezione civile (rescEU)

561

1 400

1 400

Altro

648

p.m.

p.m

Margine

-3 253

1 809

1 809

VI.  Vicinato e resto del mondo

93 381

123 002

128 036

15.  Azione esterna

82 569

105 219

109 352

Strumento(i) a sostegno delle politiche di sviluppo e di vicinato, incluso il successore del FES e un piano di investimenti per l'Africa

70 428

89 500

93 454

Aiuti umanitari

8 561

11 000

11 000

Politica estera e di sicurezza comune (PESC)

2 066

3 000

3 000

Paesi e territori d'oltremare (compresa la Groenlandia)

582

500

669

Altro

790

1 070

1 070

Agenzie decentrate

141

149

159

16.  Assistenza preadesione

12 799

14 500

14 663

Assistenza preadesione

12 799

14 500

14 663

Margine

-1 987

3 283

4 020

VII.  Pubblica amministrazione europea

69 584

85 287

85 287

Scuole europee e pensioni

13 823

19 259

19 259

Spesa amministrativa delle istituzioni

55 761

66 028

66 028

TOTALE

1 061 960

1 279 408

1 493 701

In % dell'RNL (UE-27)

1.16  %

1.11  %

1.30  %

* L'importo del PE per le agenzie decentrate nei cluster 10 e 11 include l'impatto finanziario delle proposte della Commissione del 12 settembre 2018 sull'EASO e l'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera.

(1) Testi approvati P8_TA(2018)0075 e P8_TA(2018)0076.
(2) Testi approvati, P8_TA(2018)0226.
(3) GU C 215 del 19.6.2018, pag. 249.
(4) GU L 282 del 19.10.2016, pag. 1.
(5) GU C 242 del 10.7.2018, pag. 24.


Norme in materia di aiuti di Stato: nuove categorie di aiuti di Stato *
PDF 235kWORD 47k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 14 novembre 2018 sulla proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2015/1588 del Consiglio, del 13 luglio 2015, sull'applicazione degli articoli 107 e 108 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea a determinate categorie di aiuti di Stato orizzontali (COM(2018)0398 – C8-0316/2018 – 2018/0222(NLE))
P8_TA-PROV(2018)0450A8-0315/2018

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Consiglio (COM(2018)0398),

–  visto l'articolo 109 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C8-0316/2018),

–  visto l'articolo 78 quater del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A8-0315/2018),

1.  approva la proposta della Commissione;

2.  invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

3.  chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente il testo approvato dal Parlamento;

4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.


Esportazione di armi: applicazione della posizione comune 2008/944/PESC
PDF 283kWORD 65k
Risoluzione del Parlamento europeo del 14 novembre 2018 Esportazione di armi: applicazione della posizione comune 2008/944/PESC (2018/2157(INI))
P8_TA-PROV(2018)0451A8-0335/2018

Il Parlamento europeo,

–  visti i principi sanciti all'articolo 21 del trattato sull'Unione europea (TUE), in particolare la promozione della democrazia e dello Stato di diritto, il mantenimento della pace, la prevenzione dei conflitti e il rafforzamento della sicurezza internazionale,

–  vista la posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio, dell'8 dicembre 2008, che definisce norme comuni per il controllo delle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari(1) ("posizione comune"),

–  vista la diciannovesima relazione annuale(2) redatta ai sensi dell'articolo 8, paragrafo 2, della posizione comune,

–  viste la decisione 2018/101/PESC del Consiglio, del 22 gennaio 2018, relativa alla promozione dell'efficacia dei controlli sulle esportazioni di armi(3) e la decisione 2017/915/PESC del Consiglio, del 29 maggio 2017, relativa alle attività di sensibilizzazione dell'Unione a sostegno dell'attuazione del trattato sul commercio di armi(4),

–  visto l'elenco comune aggiornato delle attrezzature militari dell'Unione europea adottato dal Consiglio il 26 febbraio 2018(5),

–  visto il manuale per l'uso della posizione comune, che definisce norme comuni per il controllo delle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari,

–  vista l'intesa di Wassenaar, del 12 maggio 1996, per il controllo delle esportazioni di armi convenzionali e di beni e tecnologie a duplice uso, ivi compresi gli elenchi di tali prodotti, tecnologie e munizioni, aggiornati nel dicembre 2017(6),

–  visti il quadro strategico e piano di azione dell'UE per i diritti umani e la democrazia del 25 giugno 2012, in particolare il risultato 11, lettera e), del piano d'azione, e il piano d'azione dell'Unione europea per i diritti umani e la democrazia 2015-2019 del 20 luglio 2015, in particolare l'obiettivo n. 21, lettera d),

–  visto il trattato sul commercio delle armi (ATT), adottato dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 2 aprile 2013(7) ed entrato in vigore il 24 dicembre 2014,

–  vista la direttiva 2009/43/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 maggio 2009, che semplifica le modalità e le condizioni dei trasferimenti all'interno delle Comunità di prodotti per la difesa(8),

–  visti il regolamento (CE) n. 428/2009 del Consiglio, del 5 maggio 2009, che istituisce un regime comunitario di controllo delle esportazioni, del trasferimento, dell'intermediazione e del transito di prodotti a duplice uso(9), quale modificato dal regolamento (UE) n. 599/2014 del 16 aprile 2014, e l'elenco dei prodotti e delle tecnologie a duplice uso di cui all'allegato I ("regolamento sui prodotti a duplice uso"),

–  visti gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, in particolare l'obiettivo 16, inteso a promuovere società pacifiche e inclusive ai fini dello sviluppo sostenibile,

–  vista l'agenda delle Nazioni Unite per il disarmo dal titolo "Securing Our Common Future" (Assicurare il nostro futuro comune),

–  visto il regolamento (UE) 2016/2134 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 novembre 2016, recante modifica del regolamento (CE) n. 1236/2005 del Consiglio relativo al commercio di determinate merci che potrebbero essere utilizzate per la pena di morte, per la tortura o per altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti(10),

–  vista la relazione dell'Ufficio dell'alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani al Consiglio dei diritti umani sull'impatto dei trasferimenti di armi sull'esercizio dei diritti umani(11),

–  viste le sue precedenti risoluzioni in materia, in particolare quelle del 13 settembre 2017(12) e del 17 dicembre 2015(13) sull'attuazione della posizione comune,

–  viste la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma europeo di sviluppo del settore industriale della difesa, volto a sostenere la competitività e la capacità di innovazione dell'industria europea della difesa (EDIDP) (COM(2017)0294) e la proposta di regolamento che istituisce il Fondo europeo per la difesa (COM(2018)0476),

–  viste le sue risoluzioni, del 25 febbraio 2016(14), del 15 giugno 2017(15) e del 30 novembre 2017(16), sulla situazione umanitaria nello Yemen,

–  vista la sua risoluzione del 27 febbraio 2014 sull'utilizzo di droni armati(17),

–  vista la relazione del Consiglio dei diritti umani, del 17 agosto 2018, sulla situazione dei diritti umani nello Yemen, inclusi le violazioni e gli abusi verificatisi dal settembre 2014 (A/HRC/39/43),

–  visti l'articolo 52 e l'articolo 132, paragrafo 2, del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per gli affari esteri (A8-0335/2018),

A.  considerando che il diritto naturale di autotutela individuale o collettiva è sancito dall'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite;

B.  considerando che le esportazioni e i trasferimenti di armi hanno un innegabile impatto sui diritti umani e sulla sicurezza umana, sullo sviluppo socioeconomico e sulla democrazia; che, oltretutto, le esportazioni di armi contribuiscono a creare circostanze che costringono le persone a fuggire dai propri paesi; che ciò costituisce un valido motivo per istituire un sistema di controllo delle armi rigoroso, trasparente, efficace e comunemente accettato e definito;

C.  considerando che la posizione comune del Consiglio 2008/944/PESC costituisce un quadro giuridicamente vincolante che prevede otto criteri; che l'inosservanza di tali criteri dovrebbe comportare il rifiuto della licenza di esportazione (criteri da 1 a 4) o quantomeno valutazioni in tal senso (criteri da 5 a 8); che la decisione di trasferire o rifiutare di trasferire una qualsiasi tecnologia o attrezzatura militare resta di competenza esclusiva di ciascuno Stato membro, conformemente all'articolo 4, paragrafo 2 della posizione comune;

D.  considerando che i più recenti dati(18) mostrano che le esportazioni dall'UE a 28 nel periodo 2013-2017 ammontavano al 27 % del totale mondiale, e che l'UE a 28 nel suo complesso è pertanto il secondo maggiore fornitore di armi del mondo dopo gli Stati Uniti (34 %) e prima della Russia (22 %); che nel 2015 e nel 2016 si è registrato il numero più elevato di licenze di esportazioni di armi dall'inizio della raccolta di dati dell'UE, per un valore complessivo di 195,95 miliardi di EUR nel 2015 e, stando alla più recente relazione del gruppo "Esportazioni di armi convenzionali" (COARM), 191,45 miliardi di EUR nel 2016(19); che purtroppo i dati relativi al 2015 e al 2016 sono fuorvianti e imprecisi, in quanto il volume delle licenze è in parte più un'espressione di intenti che un dato esatto sulle reali esportazioni che si prevede possano concretizzarsi nel prossimo futuro;

E.  considerando che le relazioni annuali del COARM costituiscono finora l'unico strumento finalizzato a trattare l'attuazione della posizione comune; che tali relazioni hanno contribuito a rendere più trasparenti le esportazioni di armi degli Stati membri e che il manuale per l'uso si è arricchito di molti orientamenti e chiarimenti; che la posizione comune ha consentito di ottenere maggiori informazioni sulla concessione di licenze per l'esportazione di armi;

F.  considerando che il contesto della sicurezza mondiale e regionale è cambiato drasticamente, in particolare per quanto concerne il vicinato meridionale e orientale dell'Unione, mettendo in luce l'urgente necessità di migliorare e rendere più sicure le modalità di produzione delle informazioni per le valutazioni dei rischi correlati al rilascio di licenze di esportazione;

G.  considerando che l'articolo 3 della posizione comune sancisce che gli otto criteri rappresentano solamente norme minime e lasciano impregiudicate eventuali misure più restrittive sul controllo degli armamenti che gli Stati membri potrebbero adottare; che il processo decisionale che porta al rilascio o al rifiuto di una licenza di esportazione di armi è competenza esclusiva degli Stati membri;

H.  considerando che non tutti gli Stati membri trasmettono dati esaustivi al COARM; che a causa delle diverse modalità di raccolta e procedure di trasmissione dei dati dei singoli Stati membri, nonché della loro differente interpretazione degli otto criteri, le serie di dati risultano incomplete e non omogenee e le pratiche di esportazione di armi divergono considerevolmente; che lo scambio di informazioni deve rispettare le legislazioni nazionali e le procedure amministrative di ciascun paese;

I.  considerando che attualmente non esistono meccanismi di verifica e di rendicontazione uniformi e indipendenti, riguardo alla conformità agli otto criteri della posizione comune;

J.  considerando che negli ultimi anni sono stati adottati provvedimenti per il commercio di armi leggere e di piccolo calibro, con una versione aggiornata dell'elenco di beni e tecnologie a duplice uso nel quadro dell'intesa di Wassenaar; che, benché tematiche come il controllo dell'intermediazione di armi, la produzione su licenza al di fuori dell'Unione europea e il controllo sull'acquirente finale siano state iscritte all'ordine del giorno e in parte riprese nella posizione comune stessa, molti prodotti, segnatamente nel campo dei beni a duplice uso, della tecnologia informatica e della sorveglianza, non sono ancora soggetti al sistema di controllo;

K.  considerando che la diciannovesima relazione annuale evidenzia che il 40,5 % delle licenze per l'esportazione di armi è stato concesso a paesi nella regione del Medio Oriente e del Nord Africa (MENA) per un valore di 77,5 miliardi di EUR, e in particolare l'Arabia Saudita, l'Egitto e gli Emirati arabi uniti hanno assorbito la maggior parte di tali esportazioni per un valore di 57,9 miliardi di EUR;

L.  considerando che, in taluni casi, le armi esportate verso alcuni paesi, quali ad esempio l'Arabia Saudita, gli Emirati arabi uniti e i paesi membri della coalizione guidata dall'Arabia Saudita, sono state utilizzate in conflitti come quello dello Yemen; che tali esportazioni costituiscono una violazione manifesta della posizione comune;

M.  considerando che il Parlamento europeo, nella sua risoluzione del 25 febbraio 2016 sulla situazione umanitaria nello Yemen, ha invitato il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (AR/VP) ad avviare un'iniziativa finalizzata all'imposizione da parte dell'UE di un embargo sulle armi nei confronti dell'Arabia Saudita;

N.  considerando che le armi di cui gli Stati membri dell'UE hanno autorizzato il trasferimento e che sono state poi utilizzate nell'attuale conflitto yemenita hanno avuto un impatto catastrofico sullo sviluppo sostenibile dello Yemen;

O.  considerando che il settore della difesa è divenuto un punto focale delle politiche dell'Unione, dal momento che nella strategia globale dell'UE si stabilisce che "un'industria europea della difesa sostenibile, innovativa e competitiva è essenziale per l'autonomia strategica dell'Europa e per la credibilità della PSDC"(20); che le esportazioni di armi sono essenziali per rafforzare la base industriale e tecnologica della difesa europea e che l'industria della difesa si occupa principalmente di garantire la difesa e la sicurezza degli Stati membri dell'Unione, contribuendo nel contempo all'attuazione della PESC; che il compito principale del Fondo europeo per la difesa e, in quanto precursore, dell'EDIDP istituito di recente, è quello di "sostenere la competitività dell'industria europea della difesa"(21);

P.  considerando che le misure di trasparenza, come il controllo sulle esportazioni di armi, contribuiscono al rafforzamento della fiducia tra gli Stati;

Q.  considerando che l'articolo 10 della posizione comune afferma chiaramente che il rispetto degli otto criteri ha la priorità rispetto a eventuali interessi economici, sociali, commerciali o industriali degli Stati membri;

Rafforzamento della posizione comune e miglioramento della sua attuazione

1.  sottolinea che gli Stati hanno il diritto legittimo di acquisire tecnologia militare a fini di autodifesa; prende atto che il mantenimento di un'industria della difesa rientra nella necessità di autodifesa degli Stati membri;

2.  prende atto che il mercato europeo della difesa funge da strumento per garantire la sicurezza e la difesa degli Stati membri e dei cittadini dell'Unione e contribuisce all'attuazione della politica estera e di sicurezza comune (PESC) e in particolare della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC); invita gli Stati membri a superare l'attuale inefficienza della spesa per la difesa dovuta alle duplicazioni, alla frammentazione e all'assenza di interoperabilità, nonché a puntare a rendere l'UE garante della sicurezza anche attraverso un maggiore controllo delle esportazioni di armi;

3.  riconosce che l'UE è la sola unione di Stati a disporre di un quadro giuridicamente vincolante che permette di migliorare il controllo sulle esportazioni di armi, anche verso le regioni di crisi e i paesi con una dubbia situazione in materia di diritti umani; accoglie con favore, al riguardo, il fatto che diversi Stati europei e paesi terzi non europei abbiano aderito al sistema di controllo delle esportazioni di armi sulla base della posizione comune; incoraggia inoltre i restanti paesi candidati, i paesi che stanno per ottenere lo status di paese candidato o i paesi che desiderino comunque avvicinarsi al percorso di adesione all'UE ad applicare le disposizioni della posizione comune;

4.  sottolinea la pressante necessità di rafforzare il ruolo delle delegazioni dell'UE nel fornire assistenza agli Stati membri e al Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) per la valutazione dei rischi connessi alla concessione di licenze per l'esportazione e per la realizzazione dei controlli degli utilizzatori finali, dei controlli post-spedizione e delle ispezioni in loco;

5.  constata che gli Stati membri applicano e interpretano gli otto criteri in maniera non omogenea; chiede un'applicazione uniforme, coerente e coordinata degli otto criteri, nonché la piena attuazione della posizione comune e di tutti gli obblighi che ne derivano;

6.  ritiene che la modalità di valutazione dei rischi correlati al rilascio di licenze di esportazione dovrebbe contemplare un principio di precauzione e che gli Stati membri oltre a valutare se una specifica tecnologia militare possa essere utilizzata o meno a fini di repressione interna o per altri scopi indesiderati, dovrebbero anche valutare i rischi sulla base della situazione generale nel paese di destinazione, tenendo conto di fattori quali lo stato della sua democrazia, lo Stato di diritto e lo sviluppo socioeconomico;

7.  invita gli Stati membri e il SEAE, in linea con le sue raccomandazioni del 13 settembre 2017, a utilizzare l'attuale processo di revisione per rafforzare i meccanismi di scambio di informazioni, rendendo disponibili informazioni migliori dal punto di vista qualitativo e quantitativo per le valutazioni dei rischi correlati al rilascio di licenze di esportazione, come segue:

   a) fornendo maggiori informazioni sulle licenze di esportazione e sulle esportazioni effettive, condivise in maniera sistematica e tempestiva, anche in relazione a utilizzatori finali che destano preoccupazione, a casi di sviamento, a certificati di destinazione finale contraffatti o problematici per altre ragioni, nonché a intermediari o a imprese di trasporto sospetti, in conformità delle leggi nazionali;
   b) tenendo una lista di entità e individui condannati per violazione della normativa in materia di esportazione di armi, di casi identificati di sviamento e di persone di cui è sospetto o noto il coinvolgimento nel commercio illegale di armi o in attività che minacciano la sicurezza internazionale e nazionale;
   c) condividendo le migliori pratiche adottate per l'applicazione degli otto criteri;
   d) trasformando il manuale per l'uso in una risorsa interattiva online;
   e) trasformando, entro la fine del 2019, la relazione annuale dell'UE in una banca dati online aperta e pubblica, il cui nuovo formato si applicherà ai dati relativi al 2017;
   f) incentivando chiare e ben consolidate procedure di collaborazione tra le forze dell'ordine e le autorità di frontiera basate sullo scambio di informazioni, al fine di rafforzare la cooperazione in materia di sicurezza e sradicare il traffico illegale di armi, che costituisce un elemento di rischio per la sicurezza dell'UE e dei suoi cittadini;

8.  invita gli Stati membri e il SEAE a incrementare il personale che si occupa delle questioni relative alle esportazioni sia a livello nazionale che dell'UE; incoraggia l'uso dei fondi dell'Unione per lo sviluppo delle capacità dei funzionari preposti al rilascio delle licenze e delle forze dell'ordine negli Stati membri;

9.  ricorda che tra le ragioni alla base dell'elaborazione della posizione comune vi erano quella di evitare che gli armamenti europei fossero utilizzati contro le forze armate degli Stati membri e quella di prevenire le violazioni dei diritti umani e il prolungamento di conflitti armati; ribadisce che la posizione comune stabilisce i requisiti minimi che gli Stati membri sono tenuti ad applicare nell'ambito del controllo delle esportazioni di armi e prevede l'obbligo di valutare una domanda di licenza di esportazione in base a tutti gli otto criteri ivi elencati;

10.  critica il fatto che gli Stati membri manchino sistematicamente di applicare gli otto criteri e che la tecnologia militare raggiunga talvolta destinazioni e utilizzatori finali che non soddisfano i criteri della posizione comune; ribadisce la sua richiesta di una valutazione indipendente del rispetto da parte degli Stati membri degli otto criteri della posizione comune; ritiene che occorra promuovere una maggiore convergenza nell'applicazione degli otto criteri; si rammarica per l'assenza di disposizioni relative alle sanzioni da imporre agli Stati membri che non abbiano preliminarmente verificato il rispetto degli otto criteri al momento della concessione delle licenze; esorta gli Stati membri a migliorare la coerenza nell'attuazione della posizione comune e consiglia loro di provvedere a disporre modalità per le verifiche indipendenti;

11.  ritiene che le esportazioni verso l'Arabia Saudita, gli Emirati arabi uniti e gli altri membri della coalizione guidata dall'Arabia Saudita nello Yemen violino almeno il criterio 2, visto il coinvolgimento di tali paesi nelle gravi violazioni del diritto umanitario, come accertato dalle autorità competenti delle Nazioni Unite; ribadisce l'appello già lanciato il 13 settembre 2017 riguardo alla necessità urgente di imporre un embargo sulle armi nei confronti dell'Arabia Saudita e invita l'AR/VP e il Consiglio a estendere tale embargo anche a tutti gli altri membri della coalizione a guida saudita nello Yemen;

12.  ritiene sia necessario avviare un processo che porti a un meccanismo sanzionatorio nei confronti degli Stati membri che non rispettano la posizione comune;

13.  prende atto che alcuni Stati membri hanno interrotto la fornitura di armi all'Arabia Saudita e ad altri membri della coalizione a guida saudita nello Yemen a causa delle loro azioni, mentre altri hanno continuato a fornire tecnologia militare; si congratula con quegli Stati membri, quali la Germania e i Paesi Bassi, che hanno modificato le loro prassi in merito al conflitto nello Yemen; esprime tuttavia profondo rammarico per il fatto che altri Stati membri non sembrano tenere conto del comportamento del paese di destinazione e dell'uso finale delle armi e delle munizioni esportate; sottolinea che tale disparità nella prassi rischia di compromettere l'intero regime europeo di controllo delle armi;

14.  è allarmato per il fatto quasi tutte le richieste di licenza di esportazione verso paesi specifici, quali l'Arabia Saudita, siano state accolte nonostante le esportazioni verso tali paesi violino almeno i criteri da 1 a 6 della posizione comune, tenendo conto del fatto che il mancato soddisfacimento dei criteri da 1 a 4 deve comportare il rifiuto della licenza; deplora che quasi tutte le richieste di licenza (il 95 %) di esportazione verso l'Arabia Saudita siano state accolte per quanto riguarda la categoria ML9(22) (navi da guerra utilizzate per realizzare il blocco navale imposto allo Yemen), e le categorie ML10 (aeromobili) e ML4 (bombe, ecc.), che sono state fondamentali per la campagna aerea, contribuendo al deterioramento della situazione umanitaria e dello sviluppo sostenibile dell'intero paese e alle attuali sofferenze della popolazione yemenita;

15.  è sconcertato dalla quantità di armi e munizioni prodotte nell'UE e trovate nelle mani di Da'esh in Siria e in Iraq; segnala che la Bulgaria e la Romania non hanno dato efficace applicazione alla posizione comune per quanto riguarda i ritrasferimenti non conformi ai certificati di destinazione finale; invita tutti gli Stati membri a rifiutare in futuro trasferimenti analoghi, in particolare verso gli Stati Uniti e l'Arabia Saudita, e invita il SEAE e gli Stati membri, in particolare la Bulgaria e la Romania, a spiegare, nel quadro del COARM, ma anche pubblicamente in sede di sottocommissione per la sicurezza e la difesa del Parlamento europeo (SEDE), quali iniziative sono state adottate in materia; invita il SEAE ad affrontare i numerosi casi emersi grazie alla recente relazione di Conflict Armament Research e a esaminare, in seno al COARM e nelle apposite sedi, metodi più efficaci per lo svolgimento delle valutazioni dei rischi di diversione, in particolare introducendo per gli Stati membri, nell'ambito del processo di revisione, l'obbligo di negare una licenza di esportazione qualora sussista un rischio evidente che la tecnologia o le attrezzature militari da esportare possano essere oggetto di diversione; decide di avviare un'indagine al riguardo;

16.  esprime preoccupazione per il fatto che la fornitura di sistemi d'arma in tempi di guerra e in situazioni di forte tensione politica possa avere conseguenze negative sproporzionate sui civili; sottolinea che i conflitti dovrebbero essere risolti in via prioritaria con mezzi diplomatici; invita pertanto gli Stati membri dell'UE a impegnarsi per un'autentica politica estera e di sicurezza comune;

17.  riconosce che una migliore applicazione del criterio 8 potrebbe contribuire in modo determinante alla coerenza delle politiche dell'UE in materia di obiettivi di sviluppo e obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, con particolare riferimento all'obiettivo 16.4; invita gli Stati membri e il SEAE ad avvalersi dell'attuale processo di revisione della posizione comune in tal senso; raccomanda al riguardo di aggiornare il manuale per l'uso e di concentrarsi non soltanto sull'impatto sullo sviluppo dell'acquisto di armi nel paese destinatario, ma anche sul potenziale danno arrecato allo sviluppo dall'uso di armi, anche in paesi diversi dal destinatario;

18.  suggerisce di valutare le possibilità di cui l'Unione dispone per fornire sostegno agli Stati membri nel conformarsi agli otto criteri della posizione comune, in particolare offrendo informazioni nelle fasi di valutazione dei rischi, di verifica degli utilizzatori finali e di verifica ex ante delle spedizioni e fornendo un elenco periodicamente aggiornato dei paesi terzi che rispettano i criteri della posizione comune;

19.  prende atto del riesame che il Consiglio sta svolgendo, previsto per il 2018, riguardante l'attuazione della posizione comune e il conseguimento dei suoi obiettivi; chiede che il riesame della posizione comune analizzi il modo in cui essa è attuata a livello nazionale, ivi compresa una valutazione delle diverse modalità della sua applicazione nelle leggi e normative degli Stati, dei metodi utilizzati per valutare le domande di licenza, nonché degli enti governativi e dei ministeri coinvolti; sottolinea, in tale contesto, che i progetti finanziati a titolo dell'EDIDP, di recente istituzione, e del futuro Fondo per la difesa devono essere soggetti a meccanismi/regimi di controllo e rendicontazione nazionali e dell'Unione nonché essere sottoposti al pieno controllo parlamentare; ritiene che anche il proposto Strumento per la pace debba essere soggetto al pieno controllo parlamentare;

20.  invita gli Stati membri a superare l'attuale inefficienza della spesa per la difesa dovuta alle duplicazioni, alla frammentazione e all'assenza di interoperabilità, nonché a puntare a rendere l'UE un garante della sicurezza anche attraverso un maggiore controllo delle esportazioni di armi;

21.  sostiene che, nell'ambito del prossimo regolamento che istituisce il Fondo europeo per la difesa (FED) (COM(2018)0476), le azioni connesse con prodotti relativi alle armi leggere e di piccolo calibro, laddove siano sviluppate principalmente ai fini dell'esportazione, dovrebbero essere escluse dai fondi dell'Unione;

22.  sostiene che, nel contesto della Brexit, sarebbe importante che il Regno Unito si impegni a restare vincolato dalla posizione comune e ad applicarne le disposizioni operative, come altri paesi terzi europei;

23.  sottolinea che l'ambizione di accrescere la competitività del settore europeo della difesa non deve compromettere l'applicazione degli otto criteri della posizione comune poiché essi sono prioritari rispetto a eventuali interessi economici, commerciali, sociali o industriali degli Stati membri;

24.  ritiene che l'attuazione della direttiva 2009/43/CE, che semplifica le modalità e le condizioni dei trasferimenti all'interno delle Comunità di prodotti per la difesa, debba essere coerente con la posizione comune, anche per quanto riguarda i componenti e le parti di ricambio; constata che la posizione comune non prevede alcuna limitazione al suo campo di applicazione e che, di conseguenza, gli otto criteri si applicano anche ai trasferimenti all'interno dell'UE;

25.  ribadisce l'effetto dannoso che le esportazioni non sufficientemente controllate di tecnologie di cibersorveglianza da parte delle imprese dell'UE può avere sulla sicurezza dell'infrastruttura digitale dell'Unione e sul rispetto dei diritti umani; sottolinea, al riguardo, l'importanza di un aggiornamento rapido, efficace e globale del regolamento UE sui prodotti a duplice uso; ricorda la posizione del Parlamento in relazione alla proposta della Commissione, approvata a larghissima maggioranza nel gennaio 2018, e propone al Consiglio di elaborare una posizione al fine di consentire ai colegislatori di giungere a un accordo prima della fine della legislatura; invita gli Stati membri, per quanto concerne i controlli delle esportazioni e l'applicazione degli otto criteri, a prestare maggiore attenzione a quei prodotti che possono essere utilizzati per scopi sia civili sia militari, come ad esempio le tecnologie di sorveglianza, come pure ai componenti che possono essere impiegati in una guerra cibernetica o per perpetrare violazioni dei diritti umani; esorta gli Stati membri e la Commissione a investire fondi sufficienti in tecnologie e risorse umane per formare le persone sui programmi specifici di cibersicurezza; invita gli Stati membri a promuovere a livello internazionale l'aggiunta di tali prodotti negli elenchi di controllo (con particolare riferimento all'intesa di Wassenaar);

26.  incoraggia gli Stati membri a effettuare un esame più dettagliato della produzione su licenza da parte dei paesi terzi e a garantire il rafforzamento delle salvaguardie contro gli usi indesiderati; chiede l'applicazione rigorosa della posizione comune per quanto riguarda la produzione su licenza in paesi terzi; chiede di limitare gli accordi di produzione su licenza ai paesi che sono parti contraenti o firmatari dell'ATT e di obbligare questi paesi terzi a esportare soltanto le attrezzature prodotte su licenza con l'esplicita autorizzazione dello Stato membro di esportazione originario;

27.  sottolinea la necessità di mettere a punto un approccio per le situazioni in cui gli Stati membri interpretano diversamente gli 8 criteri della posizione comune in caso di esportazioni di prodotti sostanzialmente affini verso destinazioni e utilizzatori finali simili, al fine di mantenere condizioni di parità e tutelare la credibilità dell'UE all'estero;

28.  invita gli Stati membri e il SEAE a elaborare una strategia specifica per tutelare formalmente gli individui che denunciano pratiche di enti e imprese del settore degli armamenti che risultino contrarie ai criteri e ai principi della posizione comune;

29.  chiede, inoltre, che gli otto criteri siano ampliati e applicati anche ai trasferimenti di personale militare, di sicurezza e di polizia, ai servizi, al know-how e alla formazione nel campo delle esportazioni di armi, alla tecnologia della sicurezza e ai servizi militari e di sicurezza privati;

30.  invita gli Stati membri e il SEAE a collaborare strettamente per prevenire i rischi derivanti dalla diversione e dall'accumulo di armi, quali ad esempio il contrabbando e il traffico illecito di armi; pone l'accento sul rischio che le armi esportate verso i paesi terzi rientrino nell'UE tramite il contrabbando e il traffico di armi;

31.  chiede agli Stati membri e al SEAE di introdurre un nuovo criterio nella posizione comune al fine di garantire che, al momento della concessione delle licenze, si tenga debitamente conto del rischio di corruzione in relazione alle esportazioni;

Relazione annuale del COARM

32.  apprezza gli sforzi profusi dal COARM per promuovere la cooperazione, il coordinamento, la convergenza (con il ricorso, in particolare, al manuale per l'uso della posizione comune), nonché il rafforzamento e l'applicazione della posizione comune, segnatamente per quanto riguarda le campagne di sensibilizzazione e i processi di avvicinamento e di armonizzazione all'interno dell'Unione europea e con i paesi terzi;

33.  si rammarica per la pubblicazione molto tardiva della diciottesima relazione annuale per il 2015 nel marzo 2017 e della diciannovesima relazione annuale per il 2016 nel febbraio 2018; chiede che sia garantita una procedura di informazione e presentazione dei contributi più standardizzata e tempestiva, stabilendo un calendario rigoroso per la comunicazione dei dati che non vada oltre il gennaio successivo all'anno in cui sono avvenute le esportazioni e introducendo una data fissa di pubblicazione che non vada oltre il marzo successivo all'anno in cui sono avvenute le esportazioni;

34.  ricorda che, a norma dell'articolo 8, paragrafo 2, della posizione comune, tutti gli Stati membri sono tenuti a fornire informazioni in merito alle loro esportazioni di armi e li esorta a rispettare pienamente i loro obblighi sanciti dalla posizione comune; sottolinea che per comprendere le modalità di applicazione degli otto criteri sono essenziali dati di qualità elevata e disaggregati sulle effettive consegne;

35.  critica il fatto che alcuni Stati membri non abbiano fornito contributi esaustivi per la diciannovesima relazione annuale sulla base di dati dettagliati e specifici per paese; esprime preoccupazione per il fatto che, di conseguenza, manchino importanti informazioni nella relazione annuale del COARM, che non è quindi aggiornata né in grado di presentare un quadro completo delle attività di esportazione degli Stati membri; ritiene necessario introdurre un sistema di verifica e di rendicontazione standardizzato che fornisca informazioni maggiormente dettagliate ed esaustive; ribadisce il proprio invito a tutti gli Stati membri che non hanno fornito contributi completi, a presentare informazioni aggiuntive riguardo alle loro precedenti esportazioni in vista della prossima relazione annuale;

36.  osserva che, in base a quanto riportato nella diciannovesima relazione annuale, vi sono divergenze nell'applicazione dei criteri invocati a fini del rifiuto, in particolare il criterio 1 è stato invocato 82 volte, il criterio 2 è stato invocato 119 volte, il criterio 3 303 volte, il criterio 4 85 volte, il criterio 5 8 volte, il criterio 6 12 volte, il criterio 7 139 volte e il criterio 8 una sola volta; rileva con preoccupazione che il numero di licenze rifiutate è diminuito in termini sia totali che relativi (nel 2016 solo lo 0,76 % delle domande di licenza è stato negato rispetto a quasi l'1 % nel 2015); prende atto con disappunto del fatto che la relazione continua a non includere i dati relativi all'esito delle consultazioni sulle notifiche di rifiuto e invita gli Stati membri a includere tali dati nelle future relazioni annuali;

37.  suggerisce che siano raccolte informazioni supplementari dagli Stati membri e che siano pubblicate sia a livello nazionale che nella relazione annuale del COARM; suggerisce altresì di completare la relazione annuale del COARM con una sintesi che contenga, tra l'altro, un'analisi comparata delle tendenze rispetto agli anni precedenti e cifre aggregate;

Parlamento e società civile

38.  osserva che non tutti i parlamenti nazionali dell'Unione esercitano un controllo sulle decisioni del governo in merito al rilascio di licenze; fa riferimento al regolamento del Parlamento che prevede la possibilità di fornire risposte periodiche alle relazioni annuali dell'UE sull'esportazione di armi e chiede a tale riguardo di migliorare la situazione attuale e di garantire che il Parlamento europeo risponda alla relazione annuale COARM con la propria relazione annuale, che dovrebbe essere fuori quota; invita i parlamenti nazionali a scambiare le buone pratiche, laddove disponibili, in materia di comunicazione e controllo delle esportazioni di armi;

39.  sottolinea l'importante ruolo svolto dai parlamenti nazionali, dal Parlamento europeo, dalla società civile, dalle autorità di controllo delle esportazioni di armi e dalle associazioni di settore nel sostenere e promuovere a livello nazionale e unionale le norme stabilite dalla posizione comune e nell'istituire un sistema di controllo trasparente e affidabile; chiede, pertanto, un meccanismo di controllo trasparente e solido che rafforzi il ruolo dei parlamenti e della società civile; incoraggia i parlamenti nazionali, la società civile e il mondo accademico a esercitare un controllo indipendente sul commercio delle armi e invita gli Stati membri e il SEAE a sostenere tali attività, anche tramite mezzi finanziari;

40.  sottolinea l'importanza e la legittimità del controllo parlamentare sui dati e sulle modalità di esecuzione dei controlli sulle esportazioni di armi; chiede, in tale contesto, di fornire le misure, il sostegno e le informazioni necessari per far sì che la funzione di controllo pubblico possa essere esercitata appieno;

41.  suggerisce che le esportazioni di prodotti finanziati nell'ambito dell'EDIDP e/o del Fondo europeo per la difesa siano elencate separatamente all'interno dei dati presentati al COARM, al fine di garantire un attento monitoraggio dei prodotti finanziati tramite risorse di bilancio dell'Unione; chiede che il Consiglio e il Parlamento giungano a un accordo in merito un regime dettagliato di interpretazione e attuazione che preveda un'autorità di vigilanza, un organo sanzionatore e un comitato etico, onde assicurare che i criteri della posizione comune siano applicati almeno ai prodotti finanziati a titolo dell'EDIDP e/o del Fondo europeo per la difesa, al fine di garantire ai paesi interessati condizioni di parità in merito alle esportazioni; sottolinea che l'interpretazione e l'attuazione comuni dovrebbero essere applicate, in prospettiva, a tutte le esportazioni di armi dagli Stati membri;

Controllo degli armamenti e disarmo a livello internazionale

42.  ricorda le ambizioni dell'Unione di agire come un attore globale per la pace; ritiene che l'Unione europea debba assumersi maggiore responsabilità per quanto concerne la pace e la sicurezza in Europa e nel mondo, adottando altre iniziative volte alla limitazione degli armamenti e al disarmo, e che, in qualità di attore globale responsabile, debba fungere da guida, vale a dire assumere un ruolo attivo, sostenuta dal massimo impegno degli Stati membri, nel raggiungere una posizione comune nel campo della non proliferazione degli armamenti, del disarmo mondiale e dei controlli sui trasferimenti di armi, nonché nell'ambito del potenziamento di ricerca e sviluppo in materia di tecnologie e processi di conversione da strutture di uso militare a strutture di uso civile, e adottando misure quali agevolazioni per l'esportazione di tali beni;

43.  ricorda che tutti gli Stati membri sono firmatari dell'ATT; chiede l'universalizzazione dell'ATT e una maggiore attenzione ai paesi non firmatari; plaude inoltre alle iniziative di sensibilizzazione riguardanti l'ATT e sostiene l'efficace attuazione dello stesso;

44.  incoraggia gli Stati membri ad assistere i paesi terzi nell'elaborazione, aggiornamento, miglioramento e applicazione dei sistemi di controllo delle armi conformi alla posizione comune;

45.  ribadisce la propria posizione sui sistemi d'arma autonomi letali (LAWS); chiede di vietare l'esportazione di prodotti utilizzati per lo sviluppo e la produzione di detti sistemi d'arma;

46.  sottolinea che un efficace accordo internazionale sul controllo delle esportazioni di armi dovrebbe contemplare tutti i trasferimenti, inclusi anche il trasferimento tra Stati, il trasferimento tra Stati e utilizzatori finali privati, il leasing e il prestito, le donazioni e i trasferimenti sotto forma di assistenza o di altra prestazione;

o
o   o

47.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Segretario generale della NATO e al Segretario generale delle Nazioni Unite.

(1) GU L 335 del 13.12.2008, pag. 99.
(2) GU C 56 del 14.2.2018, pag. 1.
(3) GU L 17 del 23.1.2018, pag. 40.
(4) GU L 139 del 30.5.2017, pag. 38.
(5) GU C 98 del 15.3.2018, pag. 1.
(6) http://www.wassenaar.org/control-lists/, "Elenco di beni e tecnologie a duplice uso e munizioni" nel quadro dell'intesa di Wassenaar per il controllo delle esportazioni di armi convenzionali e di beni e tecnologie a duplice uso.
(7) Trattato sul commercio delle armi, Nazioni Unite, 13-27217.
(8) GU L 146 del 10.6.2009, pag. 1.
(9) GU L 134 del 29.5.2009, pag. 1.
(10) GU L 338 del 13.12.2016, pag. 1.
(11) A/HRC/35/8.
(12) GU C 337 del 20.9.2018, pag. 63.
(13) GU C 399 del 24.11.2017, pag. 178.
(14) GU C 35 del 31.1.2018, pag. 142.
(15) GU C 331 del 18.9.2018, pag. 146.
(16) GU C 356 del 4.10.2018, pag. 104.
(17) GU C 285 del 29.8.2017, pag. 110.
(18) Trends in International Arms Transfers, 2017 (scheda informativa del SIPRI, marzo 2018).
(19) http://enaat.org/eu-export-browser/licence.en.html
(20) "Visione condivisa, azione comune - Una strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'Unione europea: un'Europa più forte", Bruxelles, giugno 2016.
(21) Istituzione del Fondo europeo per la difesa (COM(2017)0295), 7 giugno 2017.
(22) https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:52016XG0406(01)&from=IT


Conferire alle autorità garanti della concorrenza poteri di applicazione più efficace e assicurare il corretto funzionamento del mercato interno ***I
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Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 14 novembre 2018 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che conferisce alle autorità garanti della concorrenza degli Stati membri poteri di applicazione più efficace e assicura il corretto funzionamento del mercato interno (COM(2017)0142 – C8-0119/2017 – 2017/0063(COD))
P8_TA-PROV(2018)0452A8-0057/2018

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2017)0142),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e gli articoli 103 e 114 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0119/2017),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 20 giugno 2018, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per i problemi economici e monetari e il parere della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (A8‑0057/2018),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  prende atto della dichiarazione della Commissione allegata alla presente risoluzione;

3.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 14 novembre 2018 in vista dell'adozione della direttiva (UE) 2018/... del Parlamento europeo e del Consiglio che conferisce alle autorità garanti della concorrenza degli Stati membri poteri di applicazione più efficace e che assicura il corretto funzionamento del mercato interno

P8_TC1-COD(2017)0063


(Testo rilevante ai fini del SEE)

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare gli articoli 103 e 114,

vista la proposta della Commissione europea,

previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(1),

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria(2),

considerando quanto segue:

(1)  Gli articoli 101 e 102 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) sono una questione di ordine pubblico ed è opportuno provvedere alla loro applicazione efficace in tutta l'Unione per garantire che la concorrenza nel mercato interno non venga distorta. L'applicazione efficace degli articoli 101 e 102 TFUE è necessaria per garantire che nell'Unione vi siano mercati concorrenziali più equi e più aperti, in cui le imprese si fanno maggiormente concorrenza in base ai loro meriti e senza erigere barriere all’ingresso nel mercato, in modo da poter generare ricchezza e creare posti di lavoro. Essa protegge i consumatori e le imprese operanti nel mercato interno da pratiche commerciali volte a mantenere i prezzi di beni e servizi artificialmente elevati e permette loro di avere una scelta più ampia di beni e di servizi innovativi.

(2)  L'applicazione a livello pubblicistico degli articoli 101 e 102 TFUE compete alle autorità nazionali garanti della concorrenza (ANC) degli Stati membri parallelamente alla Commissione, a norma del regolamento (CE) n. 1/2003 del Consiglio(3). Insieme, le ANC e la Commissione formano una rete di pubbliche autorità che applicano le norme dell'Unione in materia di concorrenza in stretta cooperazione ("rete europea della concorrenza").

(3)  A norma dell'articolo 3, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 1/2003, le ANC e le giurisdizioni nazionali sono tenute ad applicare gli articoli 101 e 102 TFUE agli accordi, alle decisioni di associazioni di imprese, alle pratiche concordate o all'abuso di posizione dominante, che possano pregiudicare il commercio tra Stati membri. In pratica, la maggior parte delle ANC applica ▌ il diritto nazionale della concorrenza parallelamente agli articoli 101 e 102 TFUE. Pertanto, la presente direttiva, il cui obiettivo è far sì che le ANC dispongano delle garanzie di indipendenza, delle risorse e dei poteri di indagine e sanzionatori necessari per applicare efficacemente gli articoli 101 e 102 TFUE, avrà inevitabilmente un impatto sul ▌ diritto nazionale della concorrenza applicato parallelamente dalle ANC. Inoltre l'applicazione, da parte delle ANC, del diritto nazionale della concorrenza agli accordi, alle decisioni di associazioni di imprese o alle pratiche concordate, che possano pregiudicare il commercio tra Stati membri, non dovrebbe portare a un risultato diverso da quello raggiunto dall'ANC conformemente al diritto dell'Unione ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1/2003. In tali casi di applicazione parallela del diritto nazionale della concorrenza e del diritto dell'Unione, è essenziale pertanto che le ANC abbiano le stesse garanzie di indipendenza, le stesse risorse e gli stessi poteri di indagine e sanzionatori necessari per garantire che non si giunga a un risultato diverso.

(4)  Inoltre, il fatto di conferire alle ANC il potere di acquisire tutte le informazioni relative all'impresa oggetto dell'indagine, anche in formato digitale, su qualsiasi forma di supporto influenzerebbe altresì la portata dei poteri delle ANC quando, nelle fasi iniziali del loro procedimento, adottano le misure di indagine pertinenti in base al ▌ diritto nazionale della concorrenza applicato parallelamente agli articoli 101 e 102 TFUE. L'attribuzione alle ANC di poteri ispettivi di portata diversa a seconda che, in definitiva, esse applichino solo ▌il diritto nazionale della concorrenza oppure, parallelamente, anche gli articoli 101 e 102 TFUE, comprometterebbe l'efficacia dell'applicazione del diritto della concorrenza nel mercato interno. Di conseguenza, è opportuno che l'ambito di applicazione della direttiva riguardi sia l'applicazione autonoma degli articoli 101 e 102 TFUE sia l'applicazione parallela del diritto nazionale della concorrenza allo stesso caso. Per quanto riguarda la tutela delle dichiarazioni legate a un programma di trattamento favorevole e delle proposte di transazione, la presente direttiva dovrebbe riguardare anche l'applicazione autonoma del diritto nazionale della concorrenza.

(5)  La legislazione nazionale impedisce a molte ANC di disporre delle garanzie di indipendenza, delle risorse e dei poteri di indagine e sanzionatori che risultano necessari per applicare efficacemente le norme dell'Unione in materia di concorrenza. Ciò compromette la capacità delle ANC di applicare efficacemente gli articoli 101 e 102 TFUE e ▌ il diritto nazionale della concorrenza parallelamente agli articoli 101 e 102 TFUE. Per esempio, ai sensi del diritto nazionale, molte ANC non hanno strumenti efficaci per rinvenire le prove di infrazioni degli articoli 101 e 102 TFUE o per irrogare ammende alle imprese che violano la legge, oppure non dispongono di risorse umane e finanziarie adeguate né dell'indipendenza operativa necessarie per applicare efficacemente gli articoli in questione. Ciò può far sì che le ANC rinuncino a intervenire del tutto o limitino il proprio ambito di intervento. La mancanza delle garanzie di indipendenza, delle risorse e dei poteri di indagine e sanzionatori perché molte ANC siano in grado di applicare efficacemente gli articoli 101 e 102 TFUE fa sì che le imprese che adottano pratiche anticoncorrenziali siano esposte a esiti procedimentali differenti a seconda dello Stato membro in cui operano. Esse potrebbero non essere soggette all'applicazione dell'articolo 101 o 102 TFUE o essere soggette soltanto a un'applicazione inefficace. Per esempio, in alcuni Stati membri le imprese possono sottrarsi alla responsabilità per le ammende semplicemente operando una ristrutturazione.

(6)  L'applicazione non uniforme degli articoli 101 e 102 TFUE, applicati tanto autonomamente, quanto parallelamente al ▌ diritto nazionale della concorrenza compromette le possibilità di eliminare gli ostacoli all'ingresso sul mercato e di creare mercati concorrenziali più equi in tutta l'Unione ▌, in cui le imprese possano competere in base ai loro meriti. Le imprese e i consumatori sono penalizzati soprattutto in quegli Stati membri in cui le ANC sono meno attrezzate per applicare le norme in modo efficace. Le imprese non possono competere sulla base dei propri meriti se vi è la possibilità che le pratiche anticoncorrenziali non siano perseguite, per esempio perché non si possono raccogliere le prove delle pratiche anticoncorrenziali o perché le imprese sono in grado di sottrarsi alla responsabilità per le ammende. Le imprese sono pertanto disincentivate a entrare su tali mercati, a esercitarvi il loro diritto di stabilimento e a fornire beni e servizi. Negli Stati membri in cui l'applicazione è meno intensa, i consumatori perdono i vantaggi di un'efficace applicazione delle norme in materia di concorrenza. L'applicazione disomogenea degli articoli 101 e 102 TFUE, applicati tanto autonomamente quanto parallelamente al diritto nazionale della concorrenza, in tutta l'Unione determina pertanto distorsioni della concorrenza nel mercato interno e ne compromette il corretto funzionamento.

(7)  Le lacune e le limitazioni degli strumenti e delle garanzie di cui dispongono le ANC minano il sistema di competenze parallele per l'applicazione degli articoli 101 e 102 TFUE, che è concepito per funzionare come un insieme coeso basato sulla stretta cooperazione all'interno della rete europea della concorrenza. Tale sistema dipende dalla capacità delle autorità di fare affidamento le une sulle altre per svolgere misure di indagine le une per conto delle altre onde promuovere la cooperazione e l'assistenza reciproca tra gli Stati membri. Non può tuttavia funzionare correttamente se alcune ANC non dispongono ancora di adeguati strumenti di indagine. Per quanto riguarda altri aspetti fondamentali, le ANC non sono in grado di prestarsi assistenza reciproca. Per esempio, nella maggior parte degli Stati membri, le imprese che operano a livello transfrontaliero riescono a eludere il pagamento delle ammende per il semplice fatto di non essere giuridicamente presenti in alcuni dei territori degli Stati membri in cui sono attive, il che riduce gli incentivi a rispettare gli articoli 101 e 102 TFUE. La conseguente applicazione inefficace distorce la concorrenza per le imprese che rispettano la legge e compromette la fiducia dei consumatori nel mercato interno, in particolare nell'ambiente digitale.

(8)  Al fine di garantire uno spazio veramente comune di applicazione nell'Unione delle norme in materia di concorrenza che offra maggiore parità di condizioni alle imprese operanti nel mercato interno e riduca le disparità di condizioni per i consumatori, è necessario introdurre garanzie fondamentali di indipendenza e adeguate risorse finanziarie, umane, tecniche e tecnologiche nonché poteri minimi di indagine e sanzionatori quando si applicano gli articoli 101 e 102 TFUE e ▌il diritto nazionale della concorrenza parallelamente a tali articoli, in modo che le autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza possano essere pienamente efficaci.

(9)  È opportuno fondare la presente direttiva sulla duplice base giuridica degli articoli 103 e 114 TFUE. La presente direttiva riguarda infatti non solo l'applicazione degli articoli 101 e 102 TFUE e ▌ del diritto nazionale della concorrenza parallela a tali articoli, ma anche le lacune e le limitazioni negli strumenti e nelle garanzie di cui dispongono le ANC per l'applicazione degli articoli 101 e 102 TFUE, le quali incidono negativamente sia sulla concorrenza che sul corretto funzionamento del mercato interno.

(10)  L'introduzione di garanzie fondamentali per far sì che le ANC applichino in modo uniforme ed efficace gli articoli 101 e 102 TFUE non dovrebbe pregiudicare la facoltà degli Stati membri di mantenere in vigore o di introdurre garanzie di indipendenza e risorse più ampie per le autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza e norme più dettagliate sui poteri di indagine e sanzionatori delle ANC. In particolare, gli Stati membri dovrebbero essere in grado di conferire alle ANC poteri supplementari oltre a quelli fondamentali di cui alla presente direttiva, al fine di migliorare la loro efficacia, come il potere di irrogare ammende a persone fisiche o in via eccezionale il potere di svolgere accertamenti ispettivi con il consenso di coloro che vi sono soggetti.

(11)  Sono invece necessarie norme dettagliate per quanto riguarda le condizioni per la concessione del trattamento favorevole nei casi di cartelli segreti. Le imprese forniranno informazioni sui cartelli segreti ai quali hanno partecipato solo se dispongono di sufficiente certezza giuridica circa la possibilità di beneficiare dell'immunità dalle ammende. Le marcate differenze tra i programmi di trattamento favorevole negli Stati membri provocano incertezza giuridica per i potenziali richiedenti. Questo può disincentivare tali soggetti dal richiedere il trattamento favorevole. Se gli Stati membri avessero la possibilità di attuare o applicare norme più chiare e armonizzate sul trattamento favorevole nell'ambito di applicazione della presente direttiva, tale possibilità non solo contribuirebbe all'obiettivo di mantenere gli incentivi per i richiedenti a rivelare l’esistenza di cartelli segreti, al fine di rendere l'applicazione delle norme di concorrenza nell'Unione quanto più efficace possibile, ma garantirebbe anche parità di condizioni per le imprese operanti nel mercato interno. Ciò non dovrebbe impedire agli Stati membri di applicare programmi di trattamento favorevole che riguardano non soltanto i cartelli segreti, ma anche altre infrazioni dell'articolo 101 ▌ TFUE e di disposizioni equivalenti del diritto nazionale della concorrenza, o di accettare domande di trattamento favorevole da parte di persone fisiche che agiscono a proprio nome. La presente direttiva dovrebbe lasciare inoltre impregiudicati i programmi di trattamento favorevole che prevedono esclusivamente l'immunità da sanzioni nel quadro di procedimenti giudiziari penali per l'applicazione dell'articolo 101 TFUE.

(12)  La presente direttiva non dovrebbe applicarsi alle legislazioni nazionali nella misura in cui queste prevedono l'imposizione di sanzioni penali alle persone fisiche, a eccezione delle norme che disciplinano l'interazione tra i programmi di trattamento favorevole e l'imposizione di sanzioni nei confronti delle persone fisiche. Non dovrebbe applicarsi inoltre alle legislazioni nazionali che prevedono l'irrogazione di sanzioni amministrative nei confronti delle persone fisiche che non operano come soggetti economici indipendenti su un mercato.

(13)  A norma dell'articolo 35 del regolamento (CE) n. 1/2003, gli Stati membri possono demandare l'applicazione degli articoli 101 e 102 TFUE esclusivamente a un'autorità amministrativa, come è il caso nella maggior parte delle giurisdizioni, o possono demandarla sia alle autorità giudiziarie che a quelle amministrative. Nel caso in questione l'autorità amministrativa è almeno il principale responsabile dello svolgimento delle indagini, mentre all'autorità giudiziaria è demandato solitamente il potere di adottare decisioni che irrogano ammende ed eventualmente il potere di adottare altre decisioni, come constatare un'infrazione degli articoli 101 e 102 TFUE.

(14)  L'esercizio dei poteri conferiti dalla presente direttiva alle ANC, compresi i poteri di indagine, dovrebbe essere soggetto a garanzie adeguate che soddisfino almeno i principi generali del diritto dell'Unione e la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, conformemente alla giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, in particolare nell'ambito di procedimenti che potrebbero dar luogo all'irrogazione di sanzioni. Tali garanzie comprendono il diritto a una buona amministrazione e il rispetto dei diritti di difesa delle imprese, di cui una componente essenziale è il diritto di essere sentiti. In particolare, le ANC dovrebbero informare le parti oggetto dell'indagine in merito agli addebiti mossi nei loro confronti a norma dell'articolo 101 o 102 TFUE sotto forma di una comunicazione degli addebiti o di una misura simile prima di adottare una decisione che constata un'infrazione e le stesse parti dovrebbero avere la possibilità di far conoscere in modo efficace il loro punto di vista su tali addebiti prima dell'adozione di una tale decisione. Le parti alle quali sono stati comunicati addebiti riguardo a una presunta infrazione dell'articolo 101 o 102 TFUE dovrebbero avere il diritto di accedere al relativo fascicolo delle ANC, per poter esercitare efficacemente il proprio diritto di difesa.

Il diritto di accedere al fascicolo non dovrebbe pregiudicare il legittimo interesse delle imprese alla tutela dei propri segreti aziendali e non dovrebbe estendersi alle informazioni riservate né ai documenti interni della Commissione e delle ANC e alla corrispondenza tra di loro. Inoltre, per le decisioni delle ANC, in particolare le decisioni che constatano un'infrazione dell'articolo 101 o 102 TFUE e impongono rimedi o ammende, i destinatari dovrebbero avere diritto a un ricorso effettivo dinanzi a un giudice, conformemente all'articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. Tali decisioni ▌ dovrebbero essere motivate in modo da consentire ai destinatari di tali decisioni di conoscere le ragioni della decisione e di esercitare il loro diritto a un ricorso effettivo. Oltre a ciò, conformemente al diritto a una buona amministrazione, gli Stati membri dovrebbero garantire che, nell'applicare gli articoli 101 e 102 TFUE, le ANC svolgano i procedimenti entro tempi ragionevoli, tenendo conto delle specificità di ciascun caso. Tali garanzie dovrebbero essere concepite in modo da trovare il giusto equilibrio tra il rispetto dei diritti fondamentali delle imprese e l'obbligo di garantire l'applicazione efficace degli articoli 101 e 102 TFUE.

(15)  Lo scambio di informazioni tra le ANC e l'uso di tali informazioni come mezzo di prova per l'applicazione dell'articolo 101 o 102 TFUE dovrebbero svolgersi a norma dell'articolo 12 del regolamento (CE) n. 1/2003.

(16)  Il conferimento di poteri alle autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza per l'applicazione degli articoli 101 e 102 TFUE in modo imparziale e nell'interesse comune di un'efficace applicazione delle norme dell'Unione in materia di concorrenza costituisce un elemento essenziale verso l'applicazione efficace e uniforme di tali norme.

(17)  È opportuno rafforzare l'indipendenza operativa delle autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza per garantire l'applicazione efficace e uniforme degli articoli 101 e 102 TFUE. A tal fine, è opportuno prevedere nella normativa nazionale una disposizione esplicita per garantire che, quando applicano gli articoli 101 e 102 TFUE, le autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza siano protette da qualsiasi intervento o pressione politica esterni che sia tale da comprometterne l'imparzialità nella valutazione delle questioni loro sottoposte. A tal fine, è opportuno stabilire preventivamente nel diritto nazionale i motivi riguardanti la rimozione dall'autorità amministrativa nazionale garante della concorrenza di quelle persone che adottano decisioni esercitando i poteri di cui agli articoli 10, 11, 12, 13 e 16 della presente direttiva, in modo da dissipare ogni ragionevole dubbio circa la loro imparzialità ▌e la loro impermeabilità ai fattori esterni. Analogamente, dovrebbero essere fissate preventivamente nel diritto nazionale norme e procedure chiare e trasparenti per la selezione, l'assunzione o la nomina di tali persone. Inoltre, per garantire l'imparzialità delle autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza, le ammende che esse irrogano per le infrazioni degli articoli 101 e 102 TFUE non dovrebbero essere utilizzate per finanziare direttamente tali autorità.

(18)  Per garantire l'indipendenza operativa delle autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza, i loro vertici, il personale e coloro che adottano le decisioni dovrebbero agire con integrità e astenersi da qualsiasi azione incompatibile con lo svolgimento dei loro compiti. Per evitare che le valutazioni indipendenti da parte dei vertici, del personale e di coloro che adottano le decisioni siano messe a rischio, essi dovrebbero astenersi da qualsiasi attività incompatibile, remunerata o meno, per la durata del loro contratto o mandato e per un ragionevole periodo di tempo successivo ▌.

(19)  Questo significa che per la durata del loro contratto o mandato, il personale e coloro che adottano le decisioni non dovrebbero potersi occupare di procedimenti relativi all'applicazione dell'articolo 101 o 102 TFUE a cui hanno partecipato o che riguardano direttamente imprese o associazioni di imprese presso cui sono stati impiegati o altrimenti impegnati professionalmente, se ciò rischia di compromettere la loro imparzialità in un caso specifico. Analogamente, il personale e coloro che adottano le decisioni, nonché i loro parenti stretti, non dovrebbero detenere interessi in imprese o organizzazioni oggetto di un procedimento relativo all'applicazione dell'articolo 101 o 102 TFUE al quale partecipano, se ciò rischia di compromettere la loro ▌imparzialità in un caso specifico. Per valutare se la loro imparzialità potrebbe essere compromessa, si dovrebbe, in un caso specifico, tenere conto della natura e dell'importanza dell'interesse della persona interessata e del suo livello di coinvolgimento o partecipazione. Qualora sia necessario per garantire l'imparzialità dell'indagine e del processo decisionale, l'individuo interessato dovrebbe essere tenuto ad astenersi dal trattare il caso specifico.

(20)  Ciò significa anche che, per un lasso di tempo ragionevole dopo aver cessato le proprie funzioni presso l'autorità amministrativa nazionale garante della concorrenza, gli ex membri del personale o coloro che hanno adottato decisioni non dovrebbero, quando esercitano un'attività collegata al procedimento riguardante l'applicazione dell'articolo 101 o 102 TFUE di cui si occupavano durante il loro contratto o mandato, essere coinvolti nello stesso caso nell'ambito dello svolgimento della loro nuova attività.

La durata di tale periodo potrebbe essere determinata tenendo conto della natura della nuova attività delle persone interessate nonché del livello del loro coinvolgimento e della loro responsabilità nello stesso procedimento durante il loro contratto o mandato presso l'autorità amministrativa nazionale garante della concorrenza.

(21)  Ciascuna autorità amministrativa nazionale garante della concorrenza dovrebbe pubblicare un codice di condotta che, fatta salva l'applicazione di norme nazionali più severe, includa norme in materia di conflitti di interessi.

(22)  L’indipendenza operativa delle autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza non dovrebbe ostare all'esercizio del sindacato giurisdizionale né alla vigilanza parlamentare ai sensi del diritto nazionale. Dovrebbero contribuire a garantire la credibilità e la legittimità delle azioni delle autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza anche obblighi di responsabilità. Tra gli obblighi di responsabilità proporzionati figura la pubblicazione da parte delle autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza di relazioni periodiche sulle loro attività indirizzate a un organo parlamentare o governativo. Le autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza potrebbero anche essere soggette al controllo o alla sorveglianza delle loro spese finanziarie, purché ciò non pregiudichi la loro indipendenza.

(23)  Le autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza dovrebbero essere in grado di organizzare l’ordine di priorità dei loro procedimenti ai fini dell’applicazione degli articoli 101 e 102 TFUE in modo tale da garantire l’uso efficace delle loro risorse e per potersi concentrare sulla prevenzione e sulla cessazione delle condotte anticoncorrenziali che distorcono la concorrenza nel mercato interno. A tal fine, dovrebbero poter respingere le denunce a motivo del fatto che non costituiscono una priorità, con l'eccezione, se del caso, di quelle presentate dalle autorità pubbliche che hanno competenza concorrente a un'autorità amministrativa nazionale garante della concorrenza per l'applicazione degli articoli 101 e 102 TFUE e del diritto nazionale della concorrenza. Ciò non dovrebbe pregiudicare la facoltà delle autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza di respingere le denunce per altri motivi, come per esempio l'incompetenza, o di decidere che non hanno motivo di intervenire. Nei casi di denunce depositate formalmente, tali reiezioni dovrebbero poter formare oggetto di un ricorso effettivo ai sensi del diritto nazionale. Il potere delle autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza di organizzare l'ordine di priorità dei loro procedimenti istruttori non pregiudica il diritto di un governo di uno Stato membro di comunicare alle autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza norme di indirizzo generale o orientamenti sulle priorità che non riguardino indagini settoriali o procedimenti specifici di applicazione degli articoli 101 e 102 TFUE.

(24)  Le ANC dovrebbero disporre di risorse sufficienti in termini di personale qualificato in grado di svolgere valutazioni giuridiche ed economiche competenti, mezzi finanziari, competenze e attrezzature tecniche e tecnologiche, compresi adeguati strumenti di tecnologia dell'informazione, tali da garantire che siano in grado di svolgere efficacemente i loro compiti quando applicano gli articoli 101 e 102 TFUE. Nel caso in cui i compiti e le competenze delle ANC conferiti loro in forza del diritto nazionale siano ampliati, gli Stati membri dovrebbero provvedere affinché le ANC dispongano di sufficienti risorse per svolgere tali funzioni.

(25)  L'indipendenza delle ANC dovrebbe essere rafforzata consentendo loro di decidere in autonomia dell'utilizzo della dotazione di bilancio ai fini dello svolgimento dei compiti loro affidati, fatte salve le norme e le procedure di bilancio nazionali.

(26)  Per garantire che le autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza dispongano delle risorse necessarie per svolgere i loro compiti, potrebbero essere presi in considerazione diversi mezzi di finanziamento, come il finanziamento proveniente da fonti alternative, diverse dal bilancio dello Stato.

(27)  Per garantire un efficace monitoraggio dell'attuazione della presente direttiva, gli Stati membri dovrebbero assicurare che le autorità nazionali garanti della concorrenza presentino a un organo governativo o parlamentare relazioni periodiche sulle loro attività e sulle loro risorse. Tali relazioni dovrebbero includere informazioni sulla nomina e sulla rimozione dall'incarico dei membri dell'organo decisionale, sull'importo delle risorse assegnate nel corso dell'esercizio in questione e su qualsiasi variazione di tale importo rispetto agli esercizi precedenti. Tali relazioni dovrebbero essere messe a disposizione del pubblico.

(28)  Le ANC hanno bisogno di una serie minima di poteri investigativi e decisionali comuni per essere in grado di applicare efficacemente gli articoli 101 e 102 TFUE.

(29)  È opportuno che le autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza abbiano efficaci poteri di indagine per individuare accordi, decisioni o pratiche concordate vietati dall'articolo 101 TFUE o qualsiasi abuso di posizione dominante vietato dall'articolo 102 TFUE in qualsiasi fase del procedimento dinanzi a tali autorità. Le autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza dovrebbero essere in grado di esercitare detti poteri nei confronti delle imprese e delle associazioni di imprese oggetto di un procedimento riguardante l'applicazione degli articoli 101 e 102 TFUE, nonché degli altri operatori del mercato che possano essere in possesso di informazioni rilevanti ai fini di tale procedimento. Il conferimento di tali efficaci poteri di indagine alle autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza dovrebbe garantire che esse siano tutte in grado di assistersi reciprocamente in modo efficace quando viene loro richiesto di effettuare un accertamento ispettivo o qualsiasi altro tipo di misura di indagine sul proprio territorio a nome e per conto di un'altra ANC a norma dell'articolo 22 del regolamento (CE) n. 1/2003.

(30)  È opportuno che i poteri d'indagine delle autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza siano adeguati per rispondere alle difficoltà di applicazione legate all'ambiente digitale ed è opportuno che essi consentano alle ANC di acquisire tutte le informazioni relative all’impresa o associazione di imprese oggetto dell’indagine in formato digitale, compresi i dati ottenuti con mezzi forensi, su qualsiasi forma di supporto, per esempio computer portatili, telefoni cellulari, altri dispositivi mobili o archiviazione sul cloud.

(31)  Le autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza dovrebbero poter effettuare tutti i necessari accertamenti ispettivi nei locali delle imprese e delle associazioni di imprese qualora, in linea con la giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, possano dimostrare che vi sono ragionevoli motivi per sospettare un'infrazione dell'articolo 101 o 102 TFUE. La presente direttiva non dovrebbe ostare a che gli Stati membri esigano l'autorizzazione preventiva di un'autorità giudiziaria nazionale per tali accertamenti ispettivi.

(32)  Per essere efficace, il potere delle autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza di effettuare accertamenti ispettivi dovrebbe consentire loro di accedere alle informazioni accessibili all'impresa o all'associazione di imprese o alla persona oggetto dell'accertamento ispettivo e relative all'impresa o all'associazione di imprese sottoposta a indagine. Questo dovrebbe includere necessariamente il potere di ricercare documenti, fascicoli o dati su dispositivi che non sono preventivamente definiti in maniera precisa. Senza tale potere sarebbe impossibile ottenere le informazioni necessarie per l'indagine se le imprese o le associazioni di imprese adottano un atteggiamento ostruzionistico o rifiutano di collaborare. Il potere di controllare libri o documenti dovrebbe includere tutte le forme di corrispondenza, compresi i messaggi elettronici, indipendentemente dal fatto che appaiano non letti o siano stati cancellati.

(33)  Per evitare per quanto possibile che gli accertamenti ispettivi si protraggano inutilmente, le autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza dovrebbero avere il potere di continuare a effettuare la ricerca e selezionare copie o estratti di libri e documenti contabili connessi all'attività dell'impresa o dell'associazione di imprese oggetto di accertamento ispettivo nei propri locali o in altri locali a tal fine designati. Tali ricerche dovrebbero garantire che i diritti di difesa delle imprese siano costantemente e debitamente rispettati.

(34)  L'esperienza dimostra che i documenti riguardanti l'impresa possono essere conservati presso il domicilio dei dirigenti, degli amministratori e di altri membri del personale delle imprese o delle associazioni di imprese, in particolare a causa dell'uso sempre più diffuso delle modalità di lavoro flessibili. Al fine di garantire che gli accertamenti ispettivi siano efficaci, le autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza dovrebbero poter accedere a tutti i locali, comprese le abitazioni private, se possono dimostrare che vi sia il ragionevole sospetto che ▌ in tali locali siano conservati documenti riguardanti l'impresa che possono essere rilevanti per provare un'infrazione dell'articolo 101 o 102 TFUE. L'esercizio del suddetto potere dovrebbe essere soggetto all'ottenimento, da parte dall'autorità amministrativa nazionale garante della concorrenza, dell'autorizzazione preventiva di un'autorità giudiziaria nazionale, che in taluni ordinamenti giuridici nazionali può includere un pubblico ministero. Ciò non dovrebbe impedire agli Stati membri, in casi di estrema urgenza, di affidare i compiti di un'autorità giudiziaria nazionale a un'autorità amministrativa nazionale garante della concorrenza che funge da autorità giudiziaria o, in via eccezionale, di consentire che tali accertamenti ispettivi siano svolti con il consenso di coloro che vi sono soggetti. Lo svolgimento di tali accertamenti potrebbe essere affidato da un'autorità amministrativa nazionale garante della concorrenza alla polizia o a un'autorità equivalente, a condizione che l'accertamento ispettivo sia effettuato alla presenza dell'autorità amministrativa nazionale garante della concorrenza. Ciò dovrebbe lasciare impregiudicato il diritto dell'autorità amministrativa nazionale garante della concorrenza di svolgere l'accertamento ispettivo essa stessa e ottenere la necessaria assistenza da parte della polizia o di un'autorità equivalente, anche in via cautelativa, al fine di sormontare l'eventuale opposizione da parte di coloro che sono oggetto dell'accertamento ispettivo.

(35)  Le ANC dovrebbero disporre di poteri effettivi per imporre alle imprese o alle associazioni di imprese di fornire le informazioni necessarie per individuare le infrazioni degli articoli 101 e 102 TFUE. A tal fine, le ANC dovrebbero poter esigere la comunicazione di informazioni che possano consentire loro di indagare sulle presunte infrazioni. Ciò dovrebbe includere il diritto di richiedere informazioni in qualsiasi formato digitale, compresi messaggi di posta elettronica e messaggistica istantanea, indipendentemente dal luogo in cui sono conservate, inclusi cloud e server, a condizione che siano accessibili all'impresa o all'associazione di imprese che è la destinataria della richiesta di informazioni. Tale diritto non dovrebbe gravare l'impresa o l'associazione di imprese di un obbligo sproporzionato rispetto alle esigenze dell'indagine. Per esempio, non dovrebbe comportare costi o sforzi eccessivi per l'impresa o l'associazione di imprese. Fermo restando che il diritto di richiedere informazioni è fondamentale per individuare le infrazioni, tali richieste dovrebbero essere commisurate alla finalità perseguita. Dette richieste non dovrebbero costringere un'impresa o un'associazione di imprese ad ammettere che ha commesso un'infrazione, poiché l’onere della prova incombe alle ANC. Ciò dovrebbe lasciare impregiudicati gli obblighi delle imprese o delle associazioni di imprese di rispondere a quesiti concreti e fornire documenti. Analogamente le ANC dovrebbero disporre di strumenti efficaci per chiedere a qualsiasi persona fisica o giuridica di fornire informazioni che possano essere pertinenti ai fini dell'applicazione degli articoli 101 e 102 TFUE. Gli Stati membri dovrebbero avere la libertà di prevedere norme procedurali riguardanti tali richieste di informazioni, come la forma giuridica che assumono, a condizione che tali norme consentano l'uso efficace di tale strumento. L'esperienza dimostra anche che le informazioni fornite su base volontaria in risposta a richieste di informazioni non obbligatorie possono costituire una preziosa fonte di informazioni per un'applicazione informata e rigorosa. Analogamente, le informazioni fornite da terzi, quali concorrenti, clienti e consumatori sul mercato, di loro iniziativa possono contribuire all'applicazione efficace, una prassi che le ANC dovrebbero incoraggiare.

(36)  L'esperienza dimostra che il potere di svolgere audizioni è un utile strumento per raccogliere prove e aiutare le autorità garanti della concorrenza a valutare la portata delle prove già raccolte. Le ANC dovrebbero disporre di mezzi efficaci per convocare in audizione qualsiasi rappresentante di un'impresa o associazione di imprese, qualsiasi rappresentante di altre persone giuridiche e qualsiasi persona fisica che possa essere in possesso di informazioni pertinenti ai fini dell'applicazione degli articoli 101 e 102 TFUE. Gli Stati membri dovrebbero avere la libertà di prevedere norme che disciplinano lo svolgimento di tali audizioni, a condizione che tali norme consentano l'uso efficace di questo strumento.

(37)  È indispensabile per le ANC poter esigere che le imprese e le associazioni di imprese pongano fine alle infrazioni dell'articolo 101 o 102 TFUE, anche quando l'infrazione continua dopo che le ANC hanno formalmente avviato il procedimento. Inoltre le ANC dovrebbero disporre di mezzi efficaci per ripristinare la concorrenza sul mercato attraverso l'imposizione di rimedi strutturali e comportamentali commisurati all'infrazione commessa e necessari per far cessare l'infrazione stessa. Il principio di proporzionalità impone che, al momento di scegliere tra due rimedi ugualmente efficaci, le ANC dovrebbero scegliere il rimedio meno oneroso per l'impresa. I rimedi strutturali, come gli obblighi di cedere una partecipazione azionaria in un concorrente o di liberarsi di un'unità operativa, hanno ripercussioni sul patrimonio di un'impresa e si può presumere siano più onerosi per quest'ultima dei rimedi comportamentali. Tuttavia, questo non dovrebbe precludere alle ANC di ritenere, in un caso specifico, che le circostanze di una particolare infrazione giustifichino l'imposizione di un rimedio strutturale, poiché sarebbe più efficace per porre fine all'infrazione rispetto a un rimedio comportamentale.

(38)  Le misure cautelari possono essere uno strumento importante per garantire che, mentre è in corso un'indagine, l'infrazione oggetto dell'indagine non danneggi in modo grave e irreparabile la concorrenza. Tale strumento è importante per evitare sviluppi del mercato che potrebbe essere molto difficile invertire mediante una decisione adottata dall'ANC al termine del procedimento. Le ANC dovrebbero pertanto avere il potere di adottare misure cautelari tramite decisione. Tale facoltà dovrebbe applicarsi almeno nei casi in cui una ANC abbia constatato prima facie la sussistenza di un'infrazione dell'articolo 101 o 102 TFUE e in cui vi sia un rischio di danno grave e irreparabile per la concorrenza. Gli Stati membri sono liberi di attribuire alle ANC poteri più estesi per permettere loro adottare misure cautelari. La decisione che dispone le misure cautelari dovrebbe essere valida solo per un determinato periodo di tempo, o fino alla conclusione del procedimento da parte di una ANC o per un periodo di tempo stabilito, rinnovabile se necessario e opportuno. Gli Stati membri dovrebbero garantire che la legittimità, inclusa la proporzionalità, di tali misure possa essere riesaminata con procedure accelerate di impugnazione o con altre procedure che prevedono ugualmente il controllo giurisdizionale accelerato. Inoltre, gli Stati membri dovrebbero creare le condizioni necessarie per garantire che le ANC possano ricorrere, nella pratica, alle misure cautelari. È necessario in particolare consentire a tutte le autorità garanti della concorrenza di far fronte alle trasformazioni di mercati in rapida evoluzione e pertanto di riflettere nell'ambito della rete europea della concorrenza sull'uso delle misure cautelari e di tenere conto di tale esperienza nell’elaborazione di qualsiasi misura non vincolante pertinente o nel futuro riesame della presente direttiva.

(39)  Qualora, nel corso di un procedimento che potrebbe portare a vietare un accordo o una pratica concordata, le imprese o associazioni di imprese propongano alle ANC impegni tali da rispondere alle loro preoccupazioni, tali ANC dovrebbero essere in grado di adottare decisioni che rendano detti impegni obbligatori ed esecutivi nei confronti delle imprese o associazioni di imprese interessate. In linea di principio, tali decisioni con impegni non sono adeguate nel caso di cartelli segreti, rispetto ai quali le ANC dovrebbero irrogare ammende. Le decisioni con impegni dovrebbero accertare che l'intervento delle ANC non è più giustificato senza giungere alla conclusione dell'eventuale sussistere di un'infrazione dell'articolo 101 o 102 TFUE. Le ANC dovrebbero poter decidere discrezionalmente se accettare gli impegni. Le decisioni con impegni non pregiudicano la facoltà delle autorità garanti della concorrenza e delle giurisdizioni nazionali di procedere a detto accertamento dell'infrazione e di adottare una decisione. Inoltre, i mezzi che consentono di controllare efficacemente l'osservanza degli impegni da parte delle imprese o delle associazioni di imprese e di imporre sanzioni nei casi di inottemperanza si sono dimostrati validi strumenti per le autorità garanti della concorrenza. Le ANC dovrebbero disporre di mezzi efficaci per riaprire il procedimento, se intervengono modifiche determinanti rispetto a uno qualsiasi degli elementi su cui era fondata una decisione con impegni, se un'impresa o un'associazione di imprese ha agito in contrasto con i suoi impegni, o se la decisione con impegni era basata su informazioni incomplete, inesatte o fuorvianti fornite dalle parti.

(40)  Al fine di garantire l'applicazione efficace e uniforme degli articoli 101 e 102 TFUE, le autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza dovrebbero avere il potere di irrogare ammende efficaci, proporzionate e dissuasive alle imprese e alle associazioni di imprese per le infrazioni dell'articolo 101 o 102 TFUE, direttamente nell'ambito di un proprio procedimento, in particolare di un procedimento amministrativo, a condizione che tale procedimento consenta l'irrogazione diretta di ammende efficaci, proporzionate e dissuasive, oppure chiedendo l'irrogazione delle ammende in un procedimento giudiziario non penale. Ciò lascia impregiudicate le legislazioni nazionali che prevedono l'imposizione di sanzioni alle imprese e alle associazioni di imprese da parte dei giudici in procedimenti penali per le infrazioni degli articoli 101 e 102 TFUE, qualora l'infrazione costituisca un illecito penale ai sensi del diritto nazionale e a condizione che non incida sull'applicazione efficace e uniforme degli articoli 101 e 102 TFUE.

(41)  Al fine di garantire che le imprese e le associazioni di imprese abbiano incentivi a rispettare le misure investigative e le decisioni delle ANC, le autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza dovrebbero essere in grado di irrogare ammende efficaci in caso di inosservanza delle misure e decisioni di cui agli articoli 6, 8, 9, 10, 11 e 12, direttamente nell'ambito di un proprio procedimento o richiedendo l'irrogazione di ammende in un procedimento giudiziario non penale. Ciò lascia impregiudicato il diritto nazionale che prevede l'irrogazione di tali ammende a imprese e associazioni di imprese da parte delle autorità giudiziarie nei procedimenti penali. ▌

(42)  In conformità della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in un procedimento dinanzi ad autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza o, a seconda dei casi, in un procedimento giudiziario non penale, le ammende dovrebbero essere irrogate qualora l'infrazione sia stata commessa dolosamente o per colpa. I concetti di dolo e colpa dovrebbero essere interpretati in linea con la giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea in materia di applicazione degli articoli 101 e 102 TFUE e non in linea con i concetti di dolo e colpa nei procedimenti condotti dalle autorità penali in relazione a questioni penali. Ciò lascia impregiudicate le legislazioni nazionali conformemente alle quali l'accertamento di un'infrazione si basa sul criterio di responsabilità oggettiva a condizione che ciò sia compatibile con la giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea. La presente direttiva non incide né sulle norme nazionali relative alla soglia probatoria né sugli obblighi delle ANC di accertamento dei fatti del pertinente caso, purché dette norme e detti obblighi siano compatibili con i principi generali del diritto dell'Unione. ▌

(43)  Le ammende dovrebbero essere stabilite in proporzione al fatturato totale, a livello mondiale, delle imprese e delle associazioni di imprese interessate.

(44)  Le penalità di mora sono uno strumento fondamentale per garantire che le ANC dispongano di mezzi efficaci per contrastare l’inottemperanza attuale e futura da parte delle imprese e delle associazioni di imprese alle loro misure e decisioni di cui agli articoli 6, 8, 9, 10, 11 e 12. Esse non dovrebbero applicarsi alla constatazione di infrazioni già cessate. Il potere di irrogare le penalità di mora non pregiudica la facoltà delle ANC di punire l’inottemperanza alle misure di cui all'articolo 13, paragrafo 2. Tali penalità di mora dovrebbero essere stabilite in proporzione al fatturato totale giornaliero medio a livello mondiale delle imprese e delle associazioni di imprese interessate.

(45)  Ai fini dell'irrogazione di ammende e penalità di mora, il termine "decisione" dovrebbe includere qualsiasi misura che produca effetti giuridici vincolanti sul destinatario e capace di influire sugli interessi di quest'ultimo, modificando distintamente la sua sfera giuridica.

(46)  Al fine di garantire l'applicazione efficace e uniforme degli articoli 101 e 102 TFUE, la nozione di "impresa", di cui agli stessi articoli, che dovrebbe essere applicata conformemente alla giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, fa riferimento a un'unità economica, anche qualora sia costituita da più persone fisiche o giuridiche. Di conseguenza, le ANC dovrebbero poter applicare la nozione di impresa per stabilire la responsabilità di una società controllante e irrogarle un'ammenda per sanzionare il comportamento di una delle sue controllate, qualora la società controllante e la sua controllata rappresentino una sola unità economica. Per evitare che le imprese si sottraggano alla responsabilità ai fini dell'ammenda per le infrazioni degli articoli 101 e 102 TFUE operando cambiamenti di natura giuridica o organizzativa, le ANC dovrebbero potere individuare i successori giuridici o economici dell'impresa responsabile e irrogare loro le ammende per le infrazioni degli articoli 101 e 102 TFUE, conformemente alla giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea.

(47)  Al fine di garantire che le ammende irrogate per le infrazioni degli articoli 101 e 102 TFUE rispecchino l'importanza economica dell'infrazione, le ANC dovrebbero prendere in considerazione la gravità dell'infrazione. È inoltre opportuno che possano fissare ammende proporzionate alla durata dell'infrazione. Tali fattori dovrebbero essere valutati in conformità della pertinente giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea e in maniera da garantire la deterrenza. La gravità dovrebbe essere valutata caso per caso per ciascun tipo di infrazione, tenendo conto di tutte le circostanze rilevanti▌. I fattori che potrebbero essere presi in considerazione includono la natura dell'infrazione, la quota di mercato aggregata di tutte le imprese interessate, l'estensione geografica dell'infrazione, se sia stata data attuazione o meno alle pratiche illecite, il valore delle vendite di beni e servizi dell'impresa a cui l'infrazione si riferisce direttamente o indirettamente e la dimensione e il potere di mercato dell'impresa interessata. L'esistenza di infrazioni reiterate da parte dello stesso soggetto dimostra la sua propensione a commettere tali infrazioni ed è pertanto un indice molto significativo dell'▌esigenza di aumentare il livello della sanzione per conseguire un reale effetto dissuasivo. Di conseguenza, le ANC dovrebbero avere la possibilità di aumentare l'ammenda irrogata a un'impresa o a un'associazione di imprese qualora la Commissione o una ANC abbiano previamente adottato una decisione in cui si constata che detta impresa o associazione di imprese ha violato l'articolo 101 o 102 TFUE e che l'impresa o associazione di imprese continua a commettere la stessa infrazione o ne commette una analoga. Ai sensi della direttiva 2014/104/UE, le ANC dovrebbero poter tenere conto dell'eventuale risarcimento versato a seguito di una transazione consensuale. In aggiunta, in circostanze eccezionali, le ANC dovrebbero poter tenere conto della sostenibilità economica dell'impresa interessata.

(48)  Poiché, come dimostra l'esperienza, le associazioni di imprese svolgono regolarmente un ruolo nelle infrazioni delle norme di concorrenza, le ANC dovrebbero pertanto poter irrogare loro ammende in modo efficace. Nel valutare la gravità dell'infrazione ai fini della determinazione dell'importo dell'ammenda nell'ambito di un procedimento avviato nei confronti di associazioni di imprese, quando l'infrazione riguarda l'attività dei loro membri, dovrebbe essere possibile considerare la somma delle vendite di beni e servizi a cui l'infrazione si riferisce direttamente o indirettamente, effettuate dalle imprese che sono membri dell'associazione. Quando è irrogata un'ammenda non soltanto all'associazione ma anche ai suoi membri, il fatturato dei membri a cui è imposta l'ammenda non dovrebbe essere preso in considerazione nel calcolo dell'ammenda dell'associazione. Al fine di assicurare la riscossione effettiva delle ammende irrogate ad associazioni di imprese per le infrazioni da esse commesse, è necessario stabilire le condizioni alle quali è a discrezione delle ANC richiedere il pagamento dell'ammenda ai membri dell'associazione nei casi in cui quest'ultima non sia solvibile. In questo contesto, le ANC dovrebbero tener conto della dimensione relativa delle imprese appartenenti all'associazione e, in particolare, della situazione delle piccole e medie imprese. Il pagamento dell'ammenda da parte di uno o più membri di un’associazione non pregiudica le disposizioni del diritto nazionale sul recupero dell'importo pagato da altri membri dell'associazione.

(49)  L'effetto dissuasivo delle ammende varia notevolmente da un paese europeo all'altro e in alcuni Stati membri l'importo massimo di ammenda che può essere irrogato è molto basso. Per far sì che le ANC possano irrogare ammende dissuasive, l'importo massimo dell'ammenda che può essere irrogata per ciascuna infrazione dell'articolo 101 o 102 TFUE dovrebbe essere fissato a un livello non inferiore al 10% del fatturato totale a livello mondiale dell'impresa interessata. Ciò non dovrebbe impedire agli Stati membri di mantenere o introdurre un massimo edittale dell’ammenda più elevato.

(50)  I programmi di trattamento favorevole costituiscono uno strumento fondamentale per individuare i cartelli segreti e contribuiscono pertanto a perseguire efficacemente e a sanzionare le infrazioni più gravi del diritto della concorrenza. Si osservano tuttavia notevoli differenze tra i programmi di trattamento favorevole applicabili attualmente negli Stati membri. Tali differenze causano incertezza giuridica per le imprese responsabili dell'infrazione riguardo alle condizioni alle quali sono in grado di richiedere il trattamento favorevole e alla condizione di immunità ai sensi dei rispettivi programmi di trattamento favorevole. Tale incertezza potrebbe disincentivare i potenziali interessati dal chiedere il trattamento favorevole e portare, di conseguenza, a un'applicazione meno efficace delle norme in materia di concorrenza nell'Unione, in quanto sono scoperti meno cartelli segreti.

(51)  Le differenze tra i programmi di trattamento favorevole a livello di Stato membro compromettono anche la parità di condizioni per le imprese che operano nel mercato interno. È opportuno pertanto aumentare la certezza del diritto per le imprese nel mercato interno e amplificare l’appetibilità dei programmi di trattamento favorevole in tutta l'Unione riducendo tali differenze, consentendo a tutte le ANC di concedere l'immunità dalle ammende e una loro riduzione e di accettare domande semplificate alle stesse condizioni. In futuro potrebbero essere necessari ulteriori sforzi da parte della rete europea della concorrenza per allineare i programmi di trattamento favorevole.

(52)  Le ANC dovrebbero essere in grado di concedere alle imprese l'immunità dalle ammende, e una loro riduzione, se sono soddisfatte alcune condizioni. Le associazioni di imprese che svolgono un'attività economica per conto proprio dovrebbero poter beneficiare dell'immunità dalle ammende o di loro riduzioni nei casi in cui partecipano a un presunto cartello per conto proprio e non per conto dei propri membri.

(53)  Perché un cartello sia considerato un cartello segreto non è necessario che siano segreti tutti gli aspetti della condotta. In particolare, un cartello può essere considerato un cartello segreto quando non sono a conoscenza del pubblico, dei clienti o dei fornitori elementi del cartello che rendono più difficile da individuare la condotta nel suo complesso.

(54)  Per poter beneficiare del trattamento favorevole, il richiedente dovrebbe porre fine alla sua partecipazione nel presunto cartello segreto, eccetto nei casi in cui una ANC ritenga che la prosecuzione della condotta sia ragionevolmente necessaria per preservare l'integrità dell'indagine, per esempio, al fine di garantire che altri presunti partecipanti al cartello non scoprano che l'ANC è stata informata del presunto cartello prima che quest'ultima esegua misure d'indagine quali accertamenti ispettivi a sorpresa.

(55)  Per poter beneficiare del trattamento favorevole, il richiedente dovrebbe cooperare con l'ANC in modo genuino, integralmente, su base continuativa e sollecitamente. Ciò significa, tra l'altro, che quando intende presentare una domanda all'ANC il richiedente non dovrebbe distruggere, falsificare o celare elementi probatori riguardanti il presunto cartello segreto. Quando un'impresa intende presentare una domanda, c'è il rischio che i suoi direttori, amministratori e altri membri del personale possano distruggere elementi probatori allo scopo di nascondere la loro partecipazione a un cartello, ma la distruzione degli elementi probatori potrebbe verificarsi anche per altre ragioni. Pertanto le ANC dovrebbero tenere conto delle specifiche circostanze in cui gli elementi probatori sono stati distrutti e l'importanza di tale distruzione quando considerano se la distruzione degli elementi probatori rimette in discussione la cooperazione effettiva del richiedente.

(56)   Per soddisfare la condizione di cooperazione genuina, integrale, continuativa e sollecita, quando intende presentare una domanda all'ANC il richiedente non dovrebbe aver rivelato di voler presentare la domanda né aver reso nota nessuna parte del suo contenuto, tranne ad altre ANC, alla Commissione o alle autorità garanti della concorrenza dei paesi terzi. Questo non esclude la possibilità per un richiedente di rivelare la propria condotta ad altre autorità pubbliche, come richiesto dalle leggi applicabili, ma gli impedisce soltanto di comunicare il fatto che ha intenzione di chiedere il trattamento favorevole e di trasmettere le dichiarazioni legate a un programma di trattamento favorevole a tali autorità. Tuttavia, nell'adempiere i suoi obblighi ai sensi di tali leggi applicabili, il richiedente dovrebbe anche considerare l'importanza di non nuocere all'eventuale indagine da parte dell'ANC.

(57)  I richiedenti dovrebbero avere la possibilità di presentare dichiarazioni legate a un programma di trattamento favorevole, relative a domande complete o semplificate per iscritto, e le ANC dovrebbero disporre anche di un sistema che consenta loro di accettarle oralmente o mediante altri mezzi che consentano ai richiedenti di non avere il possesso, la custodia o il controllo di dette dichiarazioni presentate. Le ANC dovrebbero poter scegliere i mezzi con cui accettare le dichiarazioni legate a un programma di trattamento favorevole.

(58)  Le imprese che intendono presentare una domanda di immunità dovrebbero poter chiedere inizialmente alle ANC che sia loro attribuito un numero d'ordine per un posto nell'elenco relativo al trattamento favorevole prima che presentino formalmente la domanda di immunità, al fine di dare al richiedente il tempo di raccogliere le informazioni e gli elementi probatori necessari per raggiungere la pertinente soglia probatoria. Ciò lascia impregiudicata la facoltà degli Stati membri di consentire alle imprese di chiedere un numero d'ordine nel caso di domande di riduzione delle ammende.

(59)  Inoltre al fine di ridurre gli oneri amministrativi e gli altri oneri considerevoli in termini di tempo, dovrebbe essere possibile per i richiedenti presentare dichiarazioni relative a domande complete o semplificate, nonché relative a richieste di numero d'ordine, in una lingua ufficiale dello Stato membro dell'ANC interessata, o, qualora convenuto bilateralmente tra l'ANC e il richiedente, in un'altra lingua ufficiale dell'Unione. Si dovrebbe ritenere che tale accordo esista se le ANC accettano generalmente tali domande in detta lingua.

(60)  Alla luce delle competenze concorrenti tra la Commissione e le ANC per l'applicazione degli articoli 101 e 102 TFUE, è fondamentale disporre di un sistema per il corretto funzionamento delle domande semplificate. I richiedenti che hanno presentato domanda di trattamento favorevole alla Commissione in relazione a un presunto cartello segreto dovrebbero poter presentare domande semplificate alle ANC in relazione al medesimo cartello, a condizione che la domanda alla Commissione riguardi più di tre Stati membri come territori interessati. Ciò lascia impregiudicata la possibilità, per la Commissione, di trattare i casi se essi sono strettamente collegati ad altre disposizioni dell'Unione che possono essere applicate esclusivamente o più efficacemente dalla Commissione, qualora l'interesse dell'Unione richieda l'adozione di una decisione della Commissione per sviluppare la politica di concorrenza dell'Unione, quando sorge una nuova questione di concorrenza, o per assicurare un'applicazione efficace.

(61)  Il sistema delle domande semplificate dovrebbe consentire alle imprese di presentare una domanda di trattamento favorevole alle ANC che contenga una serie limitata di informazioni, qualora una domanda completa sia stata presentata alla Commissione in relazione a un tale presunto cartello. Le ANC dovrebbero pertanto accettare le richieste in forma semplificata che contengono una serie minima di informazioni in relazione al presunto cartello per ciascuno degli elementi di cui all'articolo 22, paragrafo 2. Ciò lascia impregiudicata la possibilità per il richiedente di fornire informazioni più dettagliate successivamente. Su richiesta del richiedente il trattamento favorevole, le ANC dovrebbero fornire un avviso di ricevimento indicante la data e l'ora della ricezione. Se un'ANC non ha ancora ricevuto una precedente domanda di trattamento favorevole da parte di un altro richiedente in relazione al medesimo e ritiene che la domanda semplificata soddisfi i requisiti dell'articolo 22, paragrafo 2, ne dovrebbe informare di conseguenza il richiedente.

(62)  Lo scopo del sistema di domande semplificate è ridurre l'onere amministrativo per i richiedenti che presentano una domanda di trattamento favorevole alla Commissione in relazione a un presunto cartello segreto che riguardi più di tre Stati membri come territori interessati. Dato che in tali casi la Commissione riceve una domanda completa, essa dovrebbe essere il principale interlocutore del richiedente il trattamento favorevole finché non è precisato se essa perseguirà, integralmente o parzialmente, il caso, in particolare nel fornire le istruzioni sulla conduzione di un'ulteriore eventuale indagine interna da parte del richiedente. La Commissione deve adoperarsi per adottare una decisione sulla questione entro un periodo di tempo ragionevole e informare le ANC di conseguenza, fatto salvo l'articolo 11, paragrafo 6, del regolamento (CE) n. 1/2003. In circostanze eccezionali, qualora ciò si riveli strettamente necessario per definire o assegnare il caso, una ANC dovrebbe avere la possibilità di chiedere al richiedente di presentare una domanda completa prima che sia stata chiarita la decisione della Commissione. Tale possibilità dovrebbe essere utilizzata molto raramente. Negli altri casi al richiedente dovrebbe essere chiesto di presentare una domanda completa a una ANC che ha ricevuto una domanda semplificata soltanto quando sia chiaro che la Commissione non intende perseguire, integralmente o parzialmente, il caso.

(63)  Ai richiedenti dovrebbe essere data la possibilità di presentare domande di trattamento favorevole complete alle ANC alle quali hanno presentato domande semplificate. Se i richiedenti presentano tali domande complete entro il periodo specificato dall'ANC, le informazioni contenute in tali domande dovrebbero essere considerate come presentate all'ora in cui è stata presentata la domanda semplificata, a condizione che la domanda semplificata riguardi gli stessi prodotti e territori interessati e abbia la stessa durata del presunto cartello di cui alla domanda di trattamento favorevole presentata alla Commissione, che potrebbe essere stata aggiornata. Se l'ambito della loro domanda di trattamento favorevole alla Commissione ha subito modifiche, ai richiedenti dovrebbe spettare l'onere di informarne le ANC, alle quali hanno presentato le domande in forma semplificata, e, di conseguenza, di aggiornare le loro domande semplificate. Le ANC dovrebbero essere in grado di controllare se l'ambito della domanda semplificata corrisponde all'ambito della domanda di trattamento favorevole presentata alla Commissione, tramite la cooperazione in sede di rete europea della concorrenza.

(64)  L'incertezza giuridica sulla questione se i direttori, gli amministratori e altri membri del personale attuali e passati delle imprese che presentano richiesta di immunità siano tutelati da sanzioni individuali, quali ammende, interdizione o reclusione, può dissuadere i potenziali richiedenti dal far domanda di trattamento favorevole. Tenuto conto del loro contributo all'individuazione dei cartelli segreti e alla relativa indagine, tali persone dovrebbero pertanto, in linea di principio, essere protette da ▌ sanzioni in relazione alla loro partecipazione al cartello segreto cui si riferisce la domanda irrogate da autorità pubbliche in un procedimento giudiziario penale, amministrativo e non penale, a norma delle legislazioni nazionali che perseguono principalmente gli stessi obiettivi di quelli perseguiti dall'articolo 101 TFUE, come le legislazioni nazionali in materia di turbativa d’asta, se sono soddisfatte le condizioni di cui alla presente direttiva. Una di tali condizioni è che la domanda di immunità dovrebbe essere presentata anteriormente al momento in cui tali persone sono state informate dalle autorità nazionali competenti in merito al procedimento che potrebbe determinare l'imposizione delle sanzioni. Tale procedimento include il momento in cui tali persone diventano sospettate di violare tali legislazioni nazionali.

Gli Stati membri sono liberi di prevedere, nella loro legislazione nazionale, le modalità in base alle quali tali persone dovrebbero cooperare con le autorità competenti per garantire il funzionamento efficace di detta protezione. La protezione dalle sanzioni penali include i casi in cui le autorità nazionali competenti rinunciano a procedere a determinate condizioni o subordinatamente alle istruzioni concernenti il futuro comportamento della persona.

(65)  A titolo di deroga, al fine di garantire che la protezione dalle sanzioni che devono essere irrogate alle persone nei procedimenti penali sia conforme ai principi fondamentali vigenti del rispettivo ordinamento giuridico, gli Stati membri possono disporre che le autorità competenti siano in grado di scegliere tra la protezione delle persone dalle sanzioni o la sola attenuazione di tali sanzioni in funzione del risultato della ponderazione dell'interesse a perseguire o sanzionare tali persone rispetto al loro contributo all'individuazione del cartello e alla relativa indagine. Nella valutazione dell'interesse a perseguire e/o sanzionare tali persone, si può tenere conto, tra gli altri fattori, della loro responsabilità o contributo personale all'infrazione.

(66)  Gli Stati membri hanno la facoltà di proteggere dalle sanzioni i dirigenti, gli amministratori e altri membri del personale attuali e passati delle imprese che presentano richiesta di riduzione dell'ammenda o di mitigare tali sanzioni.

(67)  Per far sì che la protezione sia efficace in caso di coinvolgimento di più di una giurisdizione, gli Stati membri dovrebbero disporre che, qualora l'autorità competente a imporre le sanzioni o esercitare l'azione penale non si trovi nella stessa giurisdizione dell'autorità garante della concorrenza che sta perseguendo il caso, i contatti necessari tra tali autorità dovrebbero essere assicurati dalla ANC appartenente alla giurisdizione dell'autorità competente a imporre le sanzioni o esercitare l'azione penale.

(68)  In un sistema in cui la Commissione e le ANC hanno competenze parallele per l'applicazione degli articoli 101 e 102 TFUE, è necessaria una stretta cooperazione tra le ANC e tra le ANC e la Commissione. In particolare quando una ANC svolge un accertamento ispettivo o un'audizione ai sensi della propria legislazione nazionale per conto di un'altra ANC a norma dell'articolo 22, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 1/2003, si dovrebbero consentire la presenza e l'assistenza dei funzionari dell'autorità richiedente al fine di migliorare l'efficacia di tali accertamenti ispettivi e audizioni, fornendo ulteriori risorse, conoscenze e competenze tecniche. Le ANC dovrebbero anche avere la facoltà di chiedere alle altre ANC di assisterle nell'accertare se le imprese o le associazioni di imprese non hanno osservato le misure di indagine e le decisioni adottate dalle ANC richiedenti.

(69)  È opportuno adottare disposizioni atte a consentire alle ANC di chiedere l'assistenza reciproca per la notifica di documenti relativi all'applicazione dell'articolo 101 o 102 TFUE su base transfrontaliera alle parti del procedimento o ad altre imprese, associazioni di imprese o persone fisiche che possano essere i destinatari di tali notifiche. Analogamente, le ANC dovrebbero poter chiedere l'esecuzione delle decisioni che irrogano ammende o penalità di mora da parte delle autorità in altri Stati membri qualora l'autorità richiedente abbia compiuto ragionevoli sforzi per accertare che l'impresa nei cui confronti l'ammenda o la penalità di mora deve essere riscossa non dispone di beni sufficienti nello Stato membro dell'autorità richiedente. Gli Stati membri dovrebbero altresì prevedere in particolare che, qualora l'impresa nei cui confronti l'ammenda o la penalità di mora deve essere riscossa non sia stabilita nello Stato membro dell'autorità richiedente, l'autorità adita possa dare esecuzione alle decisioni adottate dall'autorità richiedente su istanza di quest'ultima. Ciò garantirebbe l'applicazione efficace degli articoli 101 e 102 TFUE e contribuirebbe al corretto funzionamento del mercato interno. Per far sì che le ANC destinino risorse adeguate alle richieste di assistenza reciproca e al fine di incentivare tale assistenza, le autorità adite dovrebbero poter recuperare i costi che sostengono nel fornire assistenza. Tale assistenza reciproca non pregiudica l'applicazione della decisione quadro 2005/214/GAI del Consiglio(4).

(70)  Al fine di garantire l'applicazione efficace degli articoli 101 e 102 TFUE da parte delle ANC, è necessario prevedere norme funzionali in materia di ▌ termini di prescrizione. In particolare, in un sistema di competenze parallele, è opportuno sospendere o interrompere i termini nazionali di prescrizione per la durata del procedimento dinanzi alle ANC di un altro Stato membro o alla Commissione. Tale sospensione o interruzione non dovrebbe impedire agli Stati membri di mantenere o introdurre termini di prescrizione assoluti, purché la durata di tali limitazioni assolute non renda praticamente impossibile o eccessivamente difficile l’applicazione efficace degli articoli 101 e 102 TFUE.

(71)  Al fine di garantire che i casi siano trattati in maniera efficace ed efficiente all'interno della rete europea della concorrenza, negli Stati membri in cui sia un'autorità amministrativa nazionale garante della concorrenza ▌che un'autorità giudiziaria nazionale garante della concorrenza siano designate come ANC allo scopo di applicare gli articoli 101 e 102 TFUE a norma degli articoli 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13 e 16 della presente direttiva, le autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza dovrebbero poter promuovere l'azione direttamente dinanzi all'autorità giudiziaria nazionale garante della concorrenza. Inoltre, nella misura in cui gli organi giurisdizionali nazionali agiscono ▌ nei procedimenti avviati avverso le decisioni adottate dalle ANC che applicano l'articolo 101 o 102 TFUE, le autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza dovrebbero essere legittimate a pieno titolo a partecipare in veste di pubblico ministero o parte convenuta in tali procedimenti, e dovrebbero godere degli stessi diritti di tali parti pubbliche nell'ambito del procedimento.

(72)  Il rischio che materiale autoincriminante sia divulgato al di fuori dell'ambito dell'indagine per la quale era stato fornito potrebbe indebolire gli incentivi per i potenziali richiedenti il trattamento favorevole a collaborare con le autorità garanti della concorrenza. Di conseguenza, indipendentemente dalla forma in cui sono presentate le dichiarazioni legate a un programma di trattamento favorevole, le informazioni in esse contenute che sono state acquisite accedendo al fascicolo dovrebbero essere usate solo se ciò è necessario per l'esercizio dei diritti di difesa nei procedimenti dinanzi ai giudici nazionali in alcuni casi molto limitati, direttamente collegati al caso in cui è stato concesso l'accesso. Ciò non dovrebbe impedire alle autorità garanti della concorrenza di pubblicare le proprie decisioni conformemente al diritto dell'Unione o nazionale applicabile.

(73)  Le prove sono un elemento importante nell'applicazione degli articoli 101 e 102 TFUE. Le ANC dovrebbero poter prendere in considerazione gli elementi probatori pertinenti indipendentemente dal fatto che siano per iscritto, oralmente o in forma elettronica o registrata ▌, compresa la possibilità di considerare le registrazioni effettuate di nascosto da persone fisiche o giuridiche che non sono autorità pubbliche, a condizione che tali registrazioni non siano l'unica fonte di prova. Ciò dovrebbe lasciare impregiudicato il diritto di essere sentiti e fare salva l'ammissibilità di registrazioni fatte o ottenute dalle autorità pubbliche. Analogamente, le ANC dovrebbero essere in grado di considerare elementi probatori pertinenti i messaggi elettronici, indipendentemente dal fatto che tali messaggi appaiano non letti o siano stati cancellati.

(74)  Garantire che le ANC abbiano poteri di applicazione più efficace rafforza l'esigenza di una stretta cooperazione e di una comunicazione bilaterale e multilaterale efficace all'interno della rete europea della concorrenza. Ciò dovrebbe includere lo sviluppo di misure non vincolanti per agevolare e sostenere l'attuazione della presente direttiva.

(75)  Per sostenere la stretta collaborazione nell'ambito della rete europea della concorrenza, la Commissione dovrebbe mantenere, sviluppare, conservare, gestire e supportare un sistema informativo centrale (sistema della rete europea della concorrenza) nel rispetto delle pertinenti norme di riservatezza e protezione e sicurezza dei dati. La rete europea della concorrenza si basa sull'interoperabilità per funzionare efficacemente ed efficientemente. Il bilancio generale dell'Unione dovrebbe sostenere i costi di manutenzione, sviluppo, hosting, supporto all'utente e gestione del sistema della rete europea della concorrenza, nonché altri costi amministrativi legati al funzionamento della rete europea della concorrenza, in particolare i costi relativi all'organizzazione delle riunioni. Fino al 2020 è stato previsto che i costi per il sistema della rete europea della concorrenza dovrebbero essere coperti dal programma sulle soluzioni di interoperabilità e sui quadri comuni per le pubbliche amministrazioni europee, le imprese e i cittadini europei (programma ISA2), istituito dalla decisione (UE) 2015/2240 del Parlamento europeo e del Consiglio(5), in base alla disponibilità delle risorse e ai criteri di ammissibilità e di definizione delle priorità del programma.

(76)  Poiché gli obiettivi della presente direttiva, vale a dire assicurare che le ANC dispongano delle necessarie garanzie di indipendenza, delle risorse e dei poteri di applicazione delle norme e di irrogazione delle ammende per poter applicare efficacemente gli articoli 101 e 102 TFUE e del diritto nazionale della concorrenza parallelamente agli articoli 101 e 102 TFUE e garantire il funzionamento efficace del mercato interno e della rete europea della concorrenza, non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli Stati membri, ma, a motivo della necessità di un'applicazione efficace e uniforme degli articoli 101 e 102 TFUE, possono essere conseguiti meglio a livello di Unione, tenuto conto in particolare della portata territoriale della direttiva, quest'ultima può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato sull'Unione europea. La presente direttiva si limita a quanto è necessario per conseguire tali obiettivi in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo.

(77)  Conformemente alla dichiarazione politica comune del 28 settembre 2011 degli Stati membri e della Commissione sui documenti esplicativi(6), gli Stati membri si sono impegnati ad accompagnare, in casi giustificati, la notifica delle loro misure di recepimento con uno o più documenti che chiariscano il rapporto tra gli elementi costitutivi di una direttiva e le parti corrispondenti degli strumenti nazionali di recepimento. Per quanto riguarda la presente direttiva, la trasmissione di tali documenti è considerata giustificata,

HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:

CAPO I

OGGETTO, AMBITO DI APPLICAZIONE E DEFINIZIONI

Articolo 1

Oggetto e ambito d'applicazione

1.  La presente direttiva stabilisce alcune norme per garantire che le autorità nazionali garanti della concorrenza dispongano delle necessarie garanzie di indipendenza, delle risorse e dei poteri di indagine e sanzionatori per poter applicare efficacemente gli articoli 101 e 102 TFUE, in modo che la concorrenza nel mercato interno non sia falsata e che i consumatori e le imprese non siano svantaggiati dalle leggi e dalle misure nazionali che impediscano alle autorità nazionali garanti della concorrenza di applicare le norme con efficacia.

2.  La presente direttiva riguarda l'applicazione degli articoli 101 e 102 TFUE e l'applicazione parallela del diritto nazionale della concorrenza allo stesso caso. Per quanto riguarda l'articolo 31, paragrafi 3 e 4, della presente direttiva, quest'ultima ricomprende anche l'applicazione autonoma del diritto nazionale della concorrenza.

3.  La presente direttiva stabilisce talune norme efficaci in materia di assistenza reciproca al fine di tutelare il corretto funzionamento del mercato interno e del sistema di stretta cooperazione nell'ambito della rete europea della concorrenza.

Articolo 2

Definizioni

1.  Ai fini della presente direttiva si applicano le seguenti definizioni:

1)  "autorità nazionale garante della concorrenza": un'autorità designata da uno Stato membro ai sensi dell'articolo 35 del regolamento (CE) n. 1/2003 come responsabile dell'applicazione degli articoli 101 e 102 TFUE; gli Stati membri possono designare uno o più autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza (autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza), nonché autorità giudiziarie (autorità giudiziarie nazionali garanti della concorrenza);

2)  "autorità amministrativa nazionale garante della concorrenza": un'autorità amministrativa designata da uno Stato membro per svolgere tutte o alcune delle funzioni di un'autorità nazionale della concorrenza;

3)  "autorità giudiziaria nazionale garante della concorrenza": un'autorità giudiziaria designata da uno Stato membro per svolgere tutte o alcune delle funzioni di un'autorità nazionale della concorrenza;

4)  "autorità garante della concorrenza": un'autorità nazionale garante della concorrenza ▌, la Commissione o ambedue, a seconda del contesto;

5)  "rete europea della concorrenza": la rete di pubbliche autorità formata dalle autorità nazionali garanti della concorrenza e dalla Commissione quale sede di discussione e cooperazione in materia di applicazione e di esecuzione degli articoli 101 e 102 TFUE;

6)  ▌"diritto nazionale della concorrenza": le disposizioni del diritto nazionale che perseguono principalmente lo stesso obiettivo degli articoli 101 e 102 TFUE e che sono applicate allo stesso caso e parallelamente al diritto della concorrenza dell'Unione ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 1/2003, nonché le disposizioni del diritto nazionale che perseguono principalmente lo stesso obiettivo degli articoli 101 e 102 TFUE e che sono applicate autonomamente per quanto riguarda l'articolo 31, paragrafi 3 e 4, della presente direttiva, escluse le disposizioni del diritto nazionale che impongono sanzioni penali a persone fisiche;

7)  "giudice nazionale": una giurisdizione di uno Stato membro ai sensi dell'articolo 267 TFUE;

8)  "giudice del ricorso": un giudice nazionale che ha il potere, in seguito alla proposizione di mezzi di impugnazione ordinari, di rivedere le decisioni emesse da un'autorità nazionale garante della concorrenza o le pronunce giurisdizionali formulate su tali decisioni, indipendentemente dal fatto che tale giudice abbia il potere di constatare un'infrazione del diritto della concorrenza;

9)  "procedimento istruttorio": il procedimento dinanzi a un'autorità garante della concorrenza per l'applicazione dell'articolo 101 o 102 TFUE, fino a quando tale autorità garante della concorrenza non abbia chiuso tale procedimento adottando una decisione ai sensi degli articoli 10, 12 o 13 della presente direttiva nel caso di un'autorità nazionale garante della concorrenza, o adottando una decisione di cui agli articoli 7, 9 o 10 del regolamento (CE) n. 1/2003 nel caso della Commissione, o fin quando l'autorità garante della concorrenza non abbia concluso che non vi sono motivi per ulteriori azioni da parte sua;

10)  "impresa": ai sensi degli articoli 101 e 102 TFUE, qualsiasi entità che esercita un'attività economica, a prescindere dal suo status giuridico e dalle sue modalità di finanziamento ▌;

11)  "cartello ▌": accordo ▌o pratica concordata fra due o più concorrenti, volta a coordinare la loro condotta concorrenziale sul mercato ▌o a influire sui pertinenti parametri di concorrenza mediante pratiche consistenti, tra l'altro, nel fissare o coordinare i prezzi di acquisto o di vendita o di altre condizioni di transazione, anche in relazione ai diritti di proprietà intellettuale, nell'allocare quote di produzione o di vendita, nel ripartire i mercati e i clienti, tra l'altro mediante manipolazione delle gare d'appalto, le restrizioni delle importazioni o delle esportazioni ▌o azioni anticoncorrenziali dirette contro altre imprese concorrenti ▌;

12)  "cartello segreto": un cartello di cui è celata ▌, in tutto o in parte, l'esistenza;

13)  "immunità dalle ammende": un'esenzione dalle ammende che sarebbero altrimenti irrogate a un'impresa per la sua partecipazione a un cartello segreto, al fine di ricompensarla per la sua collaborazione con un'autorità garante della concorrenza nell'ambito di un programma di trattamento favorevole;

14)  "riduzione delle ammende": una riduzione dell'importo dell'ammenda che sarebbe altrimenti irrogata a un'impresa per la sua partecipazione a un cartello segreto, al fine di ricompensarla per la sua collaborazione con un'autorità garante della concorrenza nell'ambito di un programma di trattamento favorevole;

15)  "trattamento favorevole": sia l'immunità dalle ammende che la riduzione del loro importo;

16)  "programma di trattamento favorevole": un programma relativo all'applicazione dell'articolo 101 TFUE o di una corrispondente disposizione ai sensi del diritto nazionale della concorrenza in base al quale un partecipante a un cartello segreto, indipendentemente dalle altre imprese coinvolte nel cartello, collabora a un'indagine dell'autorità garante della concorrenza presentando volontariamente elementi di propria conoscenza del cartello e il ruolo svolto al suo interno, ricevendo in cambio, per decisione o interruzione del procedimento, l'immunità dalle ammende irrogate per il suo coinvolgimento nel cartello o una loro riduzione;

17)  "dichiarazione legata a un programma di trattamento favorevole": una dichiarazione orale o scritta presentata volontariamente da parte o per conto di un'impresa o di una persona fisica a un'autorità garante della concorrenza, o una registrazione di una tale dichiarazione, che descrive la conoscenza dell'impresa o della persona fisica in merito a un cartello ▌ e descrive il ruolo da essa svolto al suo interno, predisposta specificamente per essere presentata all'autorità garante della concorrenza allo scopo di ottenere l'immunità o una riduzione delle ammende ai sensi di un programma di trattamento favorevole e che non comprende ▌ le prove esistenti indipendentemente dal procedimento istruttorio, a prescindere dalla presenza o meno di siffatte informazioni nel fascicolo di un'autorità garante della concorrenza, segnatamente le informazioni preesistenti;

18)  "proposta di transazione": la dichiarazione volontaria da parte o per conto di un'impresa a un'autorità garante della concorrenza, in cui l'impresa riconosce, o rinuncia a contestare, la sua partecipazione a un'infrazione dell'articolo 101 o 102 TFUE o del diritto nazionale della concorrenza e la propria responsabilità in tale infrazione, predisposta specificamente per consentire all'autorità garante della concorrenza di applicare una procedura semplificata o accelerata;

19)  "richiedente": un'impresa che presenta una domanda di immunità o di riduzione dell'ammenda nell'ambito di un programma di trattamento favorevole;

20)  "autorità richiedente": un'autorità nazionale garante della concorrenza che presenta una richiesta di assistenza reciproca di cui agli articoli 24, 25, 26, 2728;

21)  "autorità adita": un'autorità nazionale garante della concorrenza che riceve una richiesta di assistenza reciproca; nel caso di una richiesta di assistenza di cui agli articoli 25, 26, 27 o 28, l'organismo pubblico competente che ha la responsabilità principale per l'esecuzione di tali decisioni ai sensi delle leggi, dei regolamenti e delle prassi amministrative nazionali;

22)  "decisione definitiva": una decisione che non può o non può più essere impugnata con mezzi ordinari.

2.  Qualsiasi riferimento all'applicazione o all'infrazione ▌ degli articoli 101 e 102 TFUE nella presente direttiva va inteso come comprensivo dell'applicazione parallela ▌del diritto nazionale della concorrenza allo stesso caso.

CAPO II

DIRITTI FONDAMENTALI

Articolo 3

Garanzie

1.  I procedimenti relativi alle infrazioni dell'articolo 101 o 102 TFUE, incluso l'esercizio dei poteri di cui alla presente direttiva da parte delle autorità nazionali garanti della concorrenza, rispettano i principi generali del diritto dell'Unione e la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.

2.  Gli Stati membri provvedono a che l'esercizio dei poteri di cui al paragrafo 1 sia soggetto a garanzie adeguate per quanto concerne il diritto di difesa delle imprese, compresi il diritto di essere sentiti e il diritto a un ricorso effettivo dinanzi a un giudice ▌.

3.  Gli Stati membri provvedono a che i procedimenti istruttori delle autorità nazionali garanti della concorrenza siano svolti in tempi ragionevoli. Gli Stati membri provvedono a che, prima di adottare una decisione ai sensi dell'articolo 10 della presente direttiva, le autorità nazionali garanti della concorrenza adottino una comunicazione degli addebiti.

CAPO III

INDIPENDENZA E RISORSE

Articolo 4

Indipendenza

1.  Al fine di garantire l'indipendenza delle autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza quando applicano gli articoli 101 e 102 TFUE, gli Stati membri provvedono affinché tali autorità svolgano i loro compiti ed esercitino i loro poteri in modo imparziale e nell'interesse di un'applicazione efficace e uniforme di dette disposizioni, subordinatamente a obblighi proporzionati di responsabilità e senza pregiudicare la stretta cooperazione tra le autorità garanti della concorrenza nell'ambito della rete europea della concorrenza.

2.  Gli Stati membri garantiscono in particolare almeno che il personale e le persone che adottano le decisioni nell'esercizio dei poteri di cui agli articoli da 10 a 13 e all'articolo 16 della presente direttiva in seno alle autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza:

a)  siano in grado di svolgere i loro compiti ed esercitare i loro poteri ai fini dell'applicazione degli articoli 101 e 102 TFUE in modo indipendente da ingerenze politiche e da altre influenze esterne;

b)  non sollecitino né accettino istruzioni dal ▌governo o da altre entità pubbliche o private nello svolgimento dei loro compiti o nell'esercizio dei loro poteri ai fini dell'applicazione degli articoli 101 e 102 TFUE, fatto salvo il diritto del governo di uno Stato membro, ove applicabile, di emanare norme generali di indirizzo che non riguardino indagini settoriali o procedimenti istruttori specifici; e

c)  si astengano dall'intraprendere qualsiasi azione incompatibile con lo svolgimento dei loro compiti e/o con l'esercizio dei loro poteri ai fini dell'applicazione degli articoli 101 e 102 TFUE e siano soggetti a procedure volte ad assicurare che, per un periodo ragionevole dopo la cessazione delle loro funzioni, si astengano dal trattare procedimenti istruttori che possano determinare conflitti di interessi.

3.  Le persone che adottano le decisioni nell'esercizio dei poteri di cui agli articoli da 10 a 13 e all'articolo 16 della presente direttiva in seno alle autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza non sono rimosse da tali autorità per motivi connessi al corretto svolgimento dei loro compiti o al corretto esercizio dei loro poteri nell'applicazione degli articoli 101 e 102 TFUE, quale prevista all'articolo 5, paragrafo 2, della presente direttiva. Possono essere sollevate dall'incarico solamente se non soddisfano più le condizioni richieste per lo svolgimento dei loro compiti o se riconosciute responsabili di gravi illeciti ai sensi del diritto nazionale. Le condizioni richieste per lo svolgimento dei loro compiti e la definizione degli illeciti gravi sono fissati preventivamente nel diritto nazionale, tenendo conto della necessità di assicurare un'esecuzione efficace.

4.  Gli Stati membri provvedono affinché i membri dell'organo decisionale delle autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza siano selezionati, assunti o nominati in base a procedure chiare e trasparenti, stabilite in anticipo nel diritto nazionale.

5.   Le autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza hanno il potere di definire le loro priorità per lo svolgimento dei compiti ai fini dell'applicazione degli articoli 101 e 102 TFUE di cui all'articolo 5, paragrafo 2, della presente direttiva. Nella misura in cui tali autorità sono tenute a prendere in considerazione le denunce formali, esse hanno il potere di respingere tali denunce a motivo del fatto che non le considerano delle priorità investigative. Ciò non pregiudica il potere delle autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza di respingere le denunce per altri motivi definiti dal diritto nazionale.

Articolo 5

Risorse

1.  Gli Stati membri assicurano almeno che le autorità nazionali garanti della concorrenza dispongano di sufficiente personale qualificato e di sufficienti risorse ▌finanziarie, tecniche e tecnologiche per l'efficace svolgimento dei loro compiti e l'esercizio dei loro poteri, ai fini dell'applicazione degli articoli 101 e 102 TFUE, come definiti al paragrafo 2 del presente articolo.

2.  Ai fini del paragrafo 1, le autorità nazionali garanti della concorrenza possono, almeno, svolgere indagini ai fini dell'applicazione degli articoli 101 e 102 del TFUE, adottare decisioni per l'applicazione di tali disposizioni sulla base dell'articolo 5 del regolamento (CE) n. 1/2003, e collaborare strettamente nell'ambito della rete europea della concorrenza al fine di assicurare l'applicazione efficace e uniforme degli articoli 101 e 102 TFUE. Entro i limiti previsti dalla legislazione nazionale, le autorità nazionali garanti della concorrenza possono inoltre consigliare le istituzioni e gli organi pubblici, se del caso, in merito alle misure legislative, regolamentari e amministrative che possono avere un'incidenza sulla concorrenza nel mercato interno, nonché promuovere la sensibilizzazione del pubblico in merito agli articoli 101 e 102 TFUE.

3.  Fatte salve le regole e procedure di bilancio nazionali, gli Stati membri assicurano che le autorità nazionali garanti della concorrenza siano indipendenti nell'utilizzare la dotazione finanziaria assegnata per svolgere i compiti di cui al paragrafo 2.

4.  Gli Stati membri provvedono affinché le autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza presentino a un organo governativo o parlamentare relazioni periodiche sulle loro attività e risorse. Gli Stati membri provvedono affinché tali relazioni includano informazioni circa la nomina e la rimozione dei membri dell'organo decisionale, l'importo delle risorse assegnate nel corso dell'anno in questione e qualsiasi variazione di tale importo rispetto agli anni precedenti. Tali relazioni sono pubblicamente consultabili.

CAPO IV

POTERI

Articolo 6

Potere di effettuare accertamenti ispettivi nei locali dell'impresa

1.  Gli Stati membri provvedono affinché le autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza possano svolgere tutti gli accertamenti ispettivi a sorpresa necessari presso le imprese e le associazioni di imprese ai fini dell'applicazione degli articoli 101 e 102 TFUE. Gli Stati membri provvedono affinché i funzionari e le altre persone che li accompagnano autorizzati o nominati dalle autorità nazionali garanti della concorrenza per procedere a tali accertamenti ispettivi dispongano almeno del potere di:

a)  accedere a tutti i locali, terreni e mezzi di trasporto delle imprese e associazioni di imprese;

b)  controllare i libri e qualsiasi altro documento connesso all'azienda, su qualsiasi forma di supporto, e avere il diritto di accedere a tutte le informazioni accessibili all'entità oggetto dell'accertamento ispettivo;

c)  fare o acquisire, sotto qualsiasi forma, copie o estratti dei suddetti libri o documenti e, qualora lo ritengano opportuno, continuare dette ricerche di informazioni e la selezione di copie o estratti nei locali delle autorità nazionali garanti della concorrenza o in altri locali designati;

d)  apporre sigilli a tutti i locali, libri e documenti aziendali per la durata dell'accertamento ispettivo e nella misura necessaria al suo espletamento;

e)  chiedere a qualsiasi rappresentante o membro del personale dell'impresa o dell'associazione di imprese spiegazioni su fatti o documenti relativi all'oggetto e allo scopo dell'accertamento ispettivo e verbalizzarne le risposte.

2.  Gli Stati membri provvedono affinché le imprese e le associazioni di imprese siano obbligate a sottoporsi agli accertamenti ispettivi di cui al paragrafo 1. Lo Stato membro provvede altresì affinché, se un'impresa o un'associazione di imprese si oppone a un accertamento ispettivo disposto da un'autorità amministrativa nazionale garante della concorrenza e/o autorizzato da un'autorità giudiziaria nazionale, le autorità nazionali garanti della concorrenza possano ottenere l'assistenza necessaria per l'esecuzione dell'accertamento ispettivo dalla polizia o da un'autorità equivalente. Tale assistenza può anche essere richiesta in via cautelativa.

3.  Il presente articolo lascia impregiudicati i requisiti previsti dal diritto nazionale riguardo all'autorizzazione preventiva dell'autorità giudiziaria nazionale per tali accertamenti ispettivi.

Articolo 7

Potere di effettuare accertamenti ispettivi in altri locali

1.  Gli Stati membri provvedono affinché se vi sono motivi ragionevoli di sospettare che libri o altri documenti connessi all'azienda e all'oggetto dell'accertamento ispettivo, che possono essere pertinenti per provare un'infrazione dell'articolo 101 o 102 TFUE, siano conservati in locali, terreni e mezzi di trasporto diversi da quelli di cui all'articolo 6, paragrafo 1, lettera a), della presente direttiva, compresa l'abitazione di dirigenti, amministratori e altri membri del personale delle imprese o associazioni di imprese interessate, gli Stati membri provvedono affinché le autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza possano effettuare accertamenti ispettivi a sorpresa in tali locali, terreni e mezzi di trasporto.

2.  Tali accertamenti ispettivi non sono eseguiti senza l'autorizzazione preventiva dell'autorità giudiziaria nazionale.

3.  Gli Stati membri provvedono affinché i funzionari e le altre persone che li accompagnano autorizzati o nominati dalle autorità nazionali garanti della concorrenza per effettuare un accertamento ispettivo ai sensi del paragrafo 1 del presente articolo dispongano almeno dei poteri di cui all'articolo 6, paragrafo 1, lettere a), b) e c), e all'articolo 6, paragrafo 2.

Articolo 8

Richieste di informazioni

Gli Stati membri provvedono affinché le autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza possano richiedere ▌ alle imprese e associazioni di imprese di fornire tutte le informazioni necessarie per l'applicazione degli articoli 101 e 102 TFUE entro un termine ragionevole e determinato. Tali richieste di informazioni sono proporzionate e non obbligano i destinatari delle richieste ad ammettere un'infrazione degli articoli 101 e 102 TFUE. L'obbligo di fornire tutte le informazioni necessarie comprende le informazioni accessibili a dette imprese o associazioni di imprese. Le autorità nazionali garanti della concorrenza hanno inoltre il potere di richiedere a qualsiasi persona fisica o giuridica di fornire informazioni che possano essere pertinenti ai fini dell'applicazione degli articoli 101 e 102 TFUE entro un termine ragionevole e determinato.

Articolo 9

Audizioni

Gli Stati membri provvedono affinché le autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza abbiano almeno il potere di convocare in audizione ogni rappresentante di un'impresa o di un'associazione di imprese, un rappresentante di altre persone giuridiche e ogni persona fisica qualora tali rappresentanti o tali persone fisiche possano essere in possesso di informazioni pertinenti ai fini dell'applicazione degli 101 e 102 TFUE.

Articolo 10

Constatazione e cessazione delle infrazioni

1.  Gli Stati membri provvedono affinché, qualora le autorità nazionali garanti della concorrenza constatino un'infrazione dell'articolo 101 o 102 TFUE, esse possano obbligare mediante decisione le imprese e associazioni di imprese interessate a porre fine all'infrazione constatata. A tal fine esse possono imporre l'adozione di qualsiasi rimedio comportamentale o strutturale proporzionato all'infrazione commessa e necessario a far cessare effettivamente l'infrazione stessa. Al momento di scegliere fra due rimedi ugualmente efficaci, le autorità nazionali garanti della concorrenza devono optare per il rimedio meno oneroso per l'impresa, in linea con il principio di proporzionalità.

Gli Stati membri provvedono affinché le autorità nazionali garanti della concorrenza possano procedere alla constatazione di un'infrazione dell'articolo 101 o 102 TFUE già cessata.

2.  Quando, dopo aver informato la Commissione ai sensi dell'articolo 11, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 1/2003, le autorità nazionali garanti della concorrenza decidano che non vi sono motivi per proseguire il procedimento istruttorio e chiudono pertanto tale procedimento istruttorio, gli Stati membri provvedono affinché tali autorità nazionali garanti della concorrenza informino di conseguenza la Commissione.

Articolo 11

Misure cautelari

1.  Gli Stati membri provvedono affinché le autorità ▌nazionali garanti della concorrenza siano legittimate ad agire d'ufficio al fine di ordinare, mediante decisione, l'imposizione di misure cautelari alle imprese e alle associazioni di imprese almeno nei casi di urgenza dovuta al rischio di danno grave e irreparabile per la concorrenza, ove constatino prima facie la sussistenza di un'infrazione dell'articolo 101 o 102 TFUE. Tale decisione è proporzionata ed è applicabile per un periodo di tempo specificato che può, se necessario e opportuno, essere prorogato, oppure fino all'adozione della decisione finale. Le autorità nazionali garanti della concorrenza informano la rete europea della concorrenza dell’adozione di dette misure cautelari.

2.  Gli Stati membri provvedono affinché la legittimità, inclusa la proporzionalità, delle misure cautelari di cui al paragrafo 1 possa essere riesaminata nell’ambito di procedure accelerate di impugnazione.

Articolo 12

Impegni

1.  Gli Stati membri provvedono affinché, nei procedimenti istruttori avviati al fine di adottare una decisione volta a far cessare un'infrazione dell'articolo 101 o 102 TFUE, le autorità nazionali garanti della concorrenza possano, previa consultazione formale o informale degli operatori del mercato, ▌rendere obbligatori mediante decisione gli impegni proposti dalle imprese o associazioni di imprese, qualora tali impegni rispondano alle preoccupazioni espresse dalle autorità nazionali garanti della competenza. Tale decisione può essere adottata per un periodo di tempo determinato e giunge alla conclusione che l'intervento dell'autorità garante della concorrenza non è più giustificato.

2.  Gli Stati membri provvedono affinché le autorità nazionali garanti della concorrenza abbiano poteri efficaci per monitorare l'attuazione degli impegni di cui al paragrafo 1.

3.  Gli Stati membri provvedono affinché le autorità nazionali garanti della concorrenza possano riaprire il procedimento istruttorio se intervengono modifiche determinanti rispetto a uno degli elementi su cui era fondata una decisione di cui al paragrafo 1, se un'impresa o un'associazione di imprese agisce in contrasto con i propri impegni o se la decisione di cui al paragrafo 1 era basata su informazioni incomplete, inesatte o fuorvianti fornite dalle parti.

CAPO V

AMMENDE E PENALITÀ DI MORA

Articolo 13

Ammende irrogate alle imprese e alle associazioni di imprese

1.  ▌Gli Stati membri provvedono affinché le autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza possano procedere all'irrogazione, mediante decisione nel proprio procedimento istruttorio, o possano chiedere l'irrogazione, in un procedimento giudiziario non penale, di ammende efficaci, proporzionate e dissuasive alle imprese o associazioni di imprese qualora, dolosamente o per colpa, commettano un'infrazione delle disposizioni dell'articolo 101 o 102 TFUE.

2.  ▌Gli Stati membri provvedono almeno affinché le autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza possano procedere all'irrogazione, mediante decisione nel proprio procedimento istruttorio, o possano chiedere l'irrogazione alle imprese e alle associazioni di imprese, in un procedimento giudiziario non penale, di ammende efficaci, proporzionate e dissuasive. Tali ammende sono stabilite in proporzione al loro fatturato totale a livello mondiale, quando, dolosamente o per colpa:

a)  non si conformino a un accertamento ispettivo di cui all'articolo 6, paragrafo 2;

b)  siano stati infranti i sigilli di cui all'articolo 6, paragrafo 1, lettera d), apposti dai funzionari o da altre persone che li accompagnano autorizzati o designati dalle autorità nazionali garanti della concorrenza;

c)  in risposta a una domanda di cui all'articolo 6, paragrafo 1, lettera e), forniscano una risposta inesatta o fuorviante, non forniscano o rifiutino di fornire una risposta completa ▌;

d)  forniscano informazioni inesatte, incomplete o fuorvianti in risposta a una richiesta ▌di cui all'articolo 8 oppure non forniscano le informazioni entro il termine stabilito;

e)  non si presentino all'audizione di cui all'articolo 9;

f)  non ottemperino a una decisione di cui agli articoli 10, 11 e 12.

3.   Gli Stati membri provvedono affinché i procedimenti di cui ai paragrafi 1 e 2 consentano di irrogare ammende efficaci, proporzionate e dissuasive.

4.  Il presente articolo lascia impregiudicate le legislazioni nazionali che consentono l'imposizione di sanzioni nell'ambito di procedimenti giudiziari penali, a condizione che l'applicazione di tali legislazioni non incida sull'applicazione efficace e uniforme degli articoli 101 e 102 TFUE.

5.  Gli Stati membri provvedono affinché, ai fini dell'irrogazione delle ammende alle società controllanti e ai successori legali ed economici delle imprese, si applichi la nozione di impresa.

Articolo 14

Calcolo delle ammende

1.  Gli Stati membri provvedono affinché le autorità nazionali garanti della concorrenza tengano conto sia della gravità che della durata dell'infrazione quando determinano l'importo dell'ammenda per un'infrazione dell'articolo 101 o 102 TFUE.

2.  Gli Stati membri provvedono affinché le autorità nazionali garanti della concorrenza possano considerare il risarcimento versato a seguito di una transazione consensuale nel determinare l'importo dell'ammenda da irrogare per un'infrazione dell'articolo 101 o 102 TFUE, ai sensi dell'articolo 18, paragrafo 3, della direttiva 2014/104/UE.

3.  Gli Stati membri provvedono affinché, qualora sia irrogata un'ammenda per un'infrazione dell'articolo 101 o 102 TFUE a un'associazione di imprese tenendo conto del fatturato dei suoi membri e l'associazione non sia solvibile, l'associazione sia tenuta a richiedere ai propri membri contributi a concorrenza dell'importo dell'ammenda.

4.  Gli Stati membri provvedono affinché, qualora i contributi di cui al paragrafo 3 non siano stati versati integralmente all'associazione di imprese entro il termine fissato dalle autorità nazionali garanti della concorrenza, le autorità nazionali garanti della concorrenza possano esigere il pagamento ▌dell'ammenda direttamente da qualsivoglia impresa i cui rappresentanti erano membri degli organi decisionali dell'associazione. Se necessario per garantire il pagamento integrale dell'ammenda, dopo aver richiesto il pagamento a dette imprese, le autorità nazionali garanti della concorrenza possono anche esigere il pagamento dell'importo dell'ammenda ancora dovuto da qualsivoglia membro dell'associazione che operava sul mercato nel quale si è verificata l'infrazione. Tuttavia, non si esige il pagamento ai sensi del presente paragrafo dalle imprese che dimostrino che non hanno attuato la decisione dell'associazione che ha costituito l'infrazione e che o non erano a conoscenza della sua esistenza, o si sono attivamente dissociate da essa prima dell'inizio dell'indagine.

Articolo 15

Importo massimo dell'ammenda

1.  Gli Stati membri provvedono affinché ▌l'importo massimo dell'ammenda che le autorità nazionali garanti della concorrenza possono irrogare a ciascuna impresa o associazione di imprese partecipanti a un'infrazione dell'articolo 101 o 102 TFUE non sia inferiore al 10% del fatturato totale realizzato dall'impresa o dall'associazione di imprese a livello mondiale durante l'esercizio precedente la decisione di cui all'articolo 13, paragrafo 1.

2.  Qualora l'infrazione commessa da un'associazione di imprese riguardi le attività dei suoi membri, l'importo massimo dell'ammenda non è inferiore al 10% della somma dei fatturati totali a livello mondiale di ciascun membro operante sul mercato interessato dall'infrazione commessa dall'associazione. Tuttavia, la responsabilità finanziaria di ciascuna impresa riguardo al pagamento dell'ammenda non supera l'importo massimo fissato ai sensi del paragrafo 1.

Articolo 16

Penalità di mora

1.  Gli Stati membri provvedono affinché le autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza possano irrogare alle imprese e alle associazioni di imprese mediante decisione penalità di mora efficaci, proporzionate e dissuasive. Tali penalità di mora sono stabilite in proporzione al fatturato totale giornaliero medio a livello mondiale realizzato da tali imprese o associazioni di imprese durante l'esercizio precedente per ogni giorno e calcolato a decorrere dalla data fissata in detta decisione al fine di costringere tali imprese o associazioni di imprese almeno:

a)  a fornire informazioni complete ed esatte in risposta a una domanda di cui all'articolo 8;

b)  a presentarsi all’audizione di cui all'articolo 9.

2.  Gli Stati membri provvedono affinché le autorità nazionali garanti della concorrenza possano irrogare alle imprese e alle associazioni di imprese mediante decisione penalità di mora efficaci, proporzionate e dissuasive. Tali penalità di mora sono stabilite in proporzione al rispettivo fatturato totale giornaliero medio a livello mondiale realizzato da tali imprese o associazioni di imprese durante l'esercizio precedente per ogni giorno e calcolato a decorrere dalla data fissata in detta decisione al fine di costringerle almeno:

a)  a sottoporsi agli accertamenti ispettivi di cui all'articolo 6, paragrafo 2;

b)  a rispettare una decisione di cui agli articoli 10, 11 e 12.

CAPO VI

PROGRAMMI DI TRATTAMENTO FAVOREVOLE PER I CARTELLI SEGRETI

Articolo 17

Immunità dalle ammende

1.  Gli Stati membri provvedono affinché le autorità nazionali garanti della concorrenza dispongano di programmi di trattamento favorevole che consentano loro di concedere l'immunità dalle ammende alle imprese che rivelino la loro partecipazione a cartelli segreti. Ciò non osta a che le autorità nazionali garanti della concorrenza dispongano di programmi di trattamento favorevole per infrazioni diverse dai cartelli segreti o di programmi di trattamento favorevole che consentano loro di concedere l'immunità dalle ammende alle persone fisiche.

2.  Gli Stati membri provvedono affinché l'immunità dalle ammende sia concessa solo se il richiedente:

a)  soddisfa le condizioni stabilite all'articolo 19;

b)  rivela la sua partecipazione a un cartello segreto; e

c)  fornisce per primo elementi probatori che:

i)  nel momento in cui l'autorità nazionale garante della concorrenza riceve la domanda, consentono a quest'ultima di effettuare un accertamento ispettivo mirato riguardo al cartello segreto, purché l'autorità nazionale garante della concorrenza non sia ancora in possesso di elementi probatori sufficienti per decidere di effettuare tale accertamento ispettivo o non abbia già effettuato detto accertamento ispettivo; o

ii)  a giudizio dell'autorità nazionale garante della concorrenza, sono sufficienti a quest'ultima per constatare un'infrazione che ricada nell'ambito del programma di trattamento favorevole, purché l'autorità ▌ non sia ancora in possesso di elementi probatori sufficienti per constatare tale infrazione e che a nessuna impresa sia stata accordata l'immunità dalle ammende ai sensi del punto i), in relazione a detto cartello segreto.

3.  Gli Stati membri provvedono affinché tutte le imprese possano beneficiare dell'immunità dalle ammende, con l'eccezione di imprese che hanno esercitato coercizione su altre imprese perché aderissero al cartello segreto o continuassero a parteciparvi.

4.  Gli Stati membri provvedono affinché le autorità nazionali garanti della concorrenza informino il richiedente se gli è stata concessa o meno l'immunità condizionale dalle ammende. Il richiedente può chiedere di essere informato per iscritto dall'autorità nazionale garante della concorrenza circa l'esito della sua domanda. Nei casi in cui l'autorità nazionale garante della concorrenza respinga la domanda di immunità dalle ammende, il richiedente interessato può chiedere che tale autorità nazionale garante della concorrenza esamini la sua domanda come una domanda di riduzione delle ammende.

Articolo 18

Riduzione delle ammende

1.  Gli Stati membri provvedono affinché le autorità nazionali garanti della concorrenza dispongano di programmi di trattamento favorevole che consentano loro di concedere una riduzione delle ammende alle imprese che non possono beneficiare dell'immunità dalle ammende. Ciò non osta a che le autorità nazionali garanti della concorrenza dispongano di programmi di trattamento favorevole per infrazioni diverse dai cartelli segreti o di programmi di trattamento favorevole che consentano loro di concedere una riduzione delle ammende alle persone fisiche.

2.  Gli Stati membri provvedono affinché la riduzione dell'ammenda sia concessa solo se il richiedente:

a)  soddisfa le condizioni di cui all'articolo 19;

b)  rivela la sua partecipazione a un cartello segreto; e

c)  fornisce elementi probatori del presunto cartello segreto che costituiscano un valore aggiunto significativo al fine di provare un'infrazione che ricada nell’ambito del programma di trattamento favorevole rispetto agli elementi probatori già in possesso dell'autorità nazionale garante della concorrenza al momento della presentazione della domanda.

3.  Gli Stati membri provvedono affinché, se il richiedente ▌fornisce elementi probatori inconfutabili, che l'autorità nazionale garante della concorrenza utilizza ▌ per provare ulteriori circostanze che determinano l'aumento delle ammende rispetto a quelle che sarebbero altrimenti state imposte ai partecipanti al cartello segreto, l'autorità nazionale garante della concorrenza non tenga conto di tali ulteriori circostanze al momento di determinare l'ammenda da irrogare al suddetto richiedente che ha fornito tali elementi probatori.

Articolo 19

Condizioni generali per l'applicazione del trattamento favorevole

Gli Stati membri provvedono affinché, per poter beneficiare del trattamento favorevole per la partecipazione a cartelli segreti, il richiedente debba soddisfare le seguenti condizioni:

a)  aver posto fine alla sua partecipazione al presunto cartello segreto al più tardi immediatamente dopo aver presentato la domanda legata a un programma di trattamento favorevole, tranne per quanto, a giudizio della competente autorità nazionale garante della concorrenza, sia ragionevolmente necessario per preservare l'integrità della sua indagine;

b)  cooperare in modo genuino, integralmente, su base continuativa e sollecitamente con l'autorità nazionale garante della concorrenza dal momento in cui presenta la domanda fino a quando tale autorità non ha chiuso il procedimento istruttorio nei confronti di tutte le parti oggetto dell'indagine adottando una decisione o ha altrimenti chiuso il procedimento istruttorio; tale cooperazione comporta quanto segue:

i)  fornire prontamente all'autorità nazionale garante della concorrenza tutte le pertinenti informazioni ed elementi probatori riguardanti il presunto cartello segreto di cui il richiedente venga in possesso o a cui possa accedere, in particolare:

–  la denominazione e l'indirizzo del richiedente;

–  la denominazione di tutte le altre imprese che partecipano o hanno partecipato al presunto cartello segreto;

–  una descrizione dettagliata del presunto cartello segreto, inclusi i prodotti che ne formano l'oggetto, l'ambito geografico, la durata e la natura della condotta del presunto cartello segreto;

–  informazioni su precedenti domande di trattamento favorevole presentate a qualsiasi altra autorità garante della concorrenza o alle autorità nazionali garanti della concorrenza di paesi terzi in relazione al presunto cartello segreto, ovvero informazioni su possibili domande future;

ii)  restare a disposizione dell'autorità nazionale garante della concorrenza per rispondere a qualsiasi richiesta che possa contribuire a stabilire i fatti;

iii)  mettere a disposizione per audizioni di fronte all'autorità nazionale garante della concorrenza i direttori, gli amministratori e gli altri membri del personale e compiere ragionevoli sforzi per fare altrettanto con gli ex ▌ direttori, amministratori e altri membri del personale;

iv)  non distruggere, falsificare o celare informazioni o elementi probatori pertinenti; e

v)  non rivelare di aver presentato la domanda di trattamento favorevole né render nota nessuna parte del suo contenuto prima che nel procedimento istruttorio l'autorità nazionale garante della concorrenza abbia inviato una comunicazione degli addebiti, a meno che non sia stato convenuto altrimenti; e

c)  nel periodo in cui prevede di presentare una domanda di trattamento favorevole all'autorità nazionale garante della concorrenza, non deve:

i)  aver distrutto, falsificato o celato elementi probatori pertinenti riguardanti il presunto cartello segreto; o

ii)  aver rivelato di voler presentare la domanda né aver reso nota nessuna parte del suo contenuto, a eccezione di altre autorità garanti della concorrenza, o delle autorità garanti della concorrenza di paesi terzi.

Articolo 20

Forma delle dichiarazioni legate a un programma di trattamento favorevole

1.  Gli Stati membri provvedono affinché i richiedenti possano presentare per iscritto le dichiarazioni legate a un programma di trattamento favorevole relative a domande complete o semplificate e affinché le autorità nazionali garanti della concorrenza dispongano anche di un sistema che consenta loro di accettare tali dichiarazioni in forma orale o mediante altri mezzi che consentano ai richiedenti di non acquisire il possesso, la custodia o il controllo delle dichiarazioni presentate.

2.  Su istanza dei richiedenti, le autorità nazionali garanti della concorrenza confermano per iscritto la ricezione delle domande complete o semplificate, indicandone la data e l'ora.

3.  I richiedenti possono presentare dichiarazioni legate a un programma di trattamento favorevole relative a domande complete o semplificate nella lingua ufficiale o in una delle lingue ufficiali dello Stato membro dell'autorità nazionale garante della concorrenza interessata oppure in un'altra lingua ufficiale dell'Unione concordata bilateralmente tra l'autorità nazionale garante della concorrenza e il richiedente.

Articolo 21

Numero d’ordine per le domande di immunità dalle ammende

1.  Gli Stati membri provvedono affinché le imprese che intendono chiedere l'immunità dalle ammende possano ricevere inizialmente un posto nell'elenco relativo al trattamento favorevole, qualora lo richiedano, per un periodo ▌determinato caso per caso dall'autorità nazionale garante della concorrenza, in modo che il richiedente raccolga le informazioni e gli elementi probatori necessari per raggiungere la soglia probatoria pertinente ai fini dell'immunità dalle ammende.

2.  Gli Stati membri provvedono affinché le autorità nazionali garanti della concorrenza decidano discrezionalmente se accogliere o meno la richiesta ai sensi del paragrafo 1.

Un'impresa che presenti una tale richiesta fornisce all'autorità nazionale garante della concorrenza, ove disponibili, informazioni quali:

a)  la denominazione e l'indirizzo del richiedente;

b)  gli elementi alla base delle preoccupazioni che hanno portato alla richiesta;

c)  i nomi di tutte le altre imprese che partecipano o hanno partecipato al presunto cartello segreto;

d)  i prodotti e i territori interessati;

e)  la durata e la natura della condotta del presunto cartello segreto;

f)  informazioni su precedenti domande di trattamento favorevole presentate alle altre autorità garanti della concorrenza o alle autorità garanti della concorrenza dei paesi terzi in relazione al presunto cartello segreto ovvero informazioni su possibili domande future.

3.  Gli Stati membri provvedono affinché si consideri che le informazioni e gli elementi probatori forniti dal richiedente entro il periodo stabilito ai sensi del paragrafo 1 siano stati presentati alla data della richiesta iniziale.

4.  I richiedenti possono presentare una domanda ai sensi del paragrafo 1 nella lingua ufficiale o in una delle lingue ufficiali dello Stato membro dell'autorità nazionale garante della concorrenza interessata oppure in un'altra lingua ufficiale dell'Unione concordata bilateralmente tra l'autorità nazionale garante della concorrenza e il richiedente.

5.  Gli Stati membri possono inoltre prevedere la possibilità per le imprese che desiderano presentare una domanda di riduzione delle ammende di chiedere inizialmente un posto nell'elenco relativo al trattamento favorevole.

Articolo 22

Domande semplificate

1.  Gli Stati membri provvedono affinché le autorità nazionali garanti della concorrenza accettino domande semplificate dai richiedenti che hanno chiesto alla Commissione il trattamento favorevole facendo richiesta di un numero d’ordine o presentando una domanda completa, ▌ in relazione al medesimo presunto cartello segreto, a condizione che tali domande riguardino più di tre Stati membri come territori interessati.

2.  Le domande semplificate constano di una breve descrizione di ciascuno dei seguenti elementi ▌:

a)  la denominazione e l'indirizzo del richiedente;

b)  la denominazione delle altre parti del presunto cartello segreto;

c)  il prodotto o i prodotti che ne formano oggetto e gli ambiti geografici;

d)  la durata e la natura della condotta del presunto cartello segreto;

e)  lo Stato membro o gli Stati membri dove verosimilmente si trovano gli elementi probatori del presunto cartello segreto; e

f)  le informazioni relative alle domande di trattamento favorevole già presentate alle altre autorità garanti della concorrenza o alle autorità garanti della concorrenza di paesi terzi in relazione al presunto cartello segreto, ovvero informazioni su possibili domande future.

3.   Qualora la Commissione riceva una domanda completa e le autorità nazionali garanti della concorrenza ricevano domande semplificate in relazione allo stesso presunto cartello, il principale interlocutore del richiedente è la Commissione, finché non sia precisato se essa perseguirà, integralmente o parzialmente, il caso, in particolare nel fornire le istruzioni al richiedente sullo svolgimento di qualsiasi ulteriore indagine interna. In tale periodo la Commissione informa le autorità nazionali garanti della concorrenza interessate, su loro istanza, in merito alla situazione.

Gli Stati membri provvedono affinché le autorità nazionali garanti della concorrenza possano chiedere al richiedente di fornire chiarimenti specifici solo in merito agli elementi di cui al paragrafo 2 prima di chiedere la presentazione di una domanda completa a norma del paragrafo 5.

4.  Gli Stati membri provvedono affinché le autorità nazionali garanti della concorrenza che ricevono domande semplificate verifichino se abbiano già ricevuto una ▌ domanda semplificata o completa da un altro richiedente in relazione allo stesso presunto cartello segreto al momento in cui ricevono tali domande. Se un'autorità nazionale garante della concorrenza non ha ricevuto tale domanda di trattamento favorevole da un altro richiedente e ritiene che la domanda semplificata soddisfi i requisiti del paragrafo 2, ne informa di conseguenza il richiedente.

5.  Gli Stati membri provvedono affinché, allorché la Commissione avrà informato le autorità nazionali garanti della concorrenza interessate che non intende perseguire, integralmente o parzialmente, il caso, i richiedenti possano presentare domande complete ▌ a dette autorità. Un'autorità nazionale garante della concorrenza può esigere che il richiedente presenti la domanda completa prima che la Commissione abbia informato le autorità nazionali garanti della concorrenza interessate che non intende perseguire, integralmente o parzialmente, il caso, solo in circostanze eccezionali, qualora ciò si riveli strettamente necessario per la definizione o l’allocazione del caso. Le autorità nazionali garanti della concorrenza hanno il potere di specificare un termine ragionevole per la presentazione, da parte del richiedente, della domanda completa nonché delle informazioni e degli elementi probatori corrispondenti. Ciò lascia impregiudicato il diritto del richiedente di presentare volontariamente una domanda completa in una fase anteriore.

6.  Gli Stati membri provvedono affinché, se il richiedente presenta la domanda completa conformemente al paragrafo 5 entro il periodo specificato dall'autorità nazionale garante della concorrenza, la domanda completa è considerata come presentata all'ora della domanda semplificata, a condizione che la domanda semplificata riguardi lo stesso o gli stessi prodotti e il territorio o i territori interessati e abbia la stessa durata del presunto cartello segreto di cui alla domanda di trattamento favorevole presentata alla Commissione, eventualmente aggiornata.

Articolo 23

Interazione tra le domande d'immunità dalle ammende e le sanzioni imposte alle persone fisiche

1.  Gli Stati membri provvedono affinché gli attuali ed ex ▌direttori, amministratori e altri membri del personale dei richiedenti che presentano richiesta di immunità dalle ammende alle autorità garanti della concorrenza siano pienamente protetti da ▌sanzioni imposte nell'ambito di procedimenti amministrativi e giudiziari non penali, in relazione alla loro partecipazione al cartello segreto cui si riferisce la domanda d'immunità dalle ammende, per infrazioni delle legislazioni nazionali che perseguono principalmente gli stessi obiettivi dell'articolo 101 TFUE, se:

a)  la domanda di immunità dalle ammende dell'impresa all'autorità garante della concorrenza che persegue il caso soddisfa i requisiti di cui all'articolo 17, paragrafo 2, lettere b) e (c);

b)  gli attuali ed ex direttori, gli amministratori e gli altri membri del personale in questione collaborano attivamente a tale riguardo con l'autorità garante della concorrenza che persegue il caso; e

c)  la domanda di immunità dalle ammende dell'impresa è stata presentata in un momento anteriore a quello in cui gli attuali ed ex direttori, gli amministratori e gli altri membri del personale in questione sono stati informati dalle autorità competenti dello Stato membro in merito al procedimento che determina l'imposizione delle sanzioni di cui al presente paragrafo.

2.  Gli Stati membri provvedono affinché gli attuali ed ex direttori, amministratori e altri membri del personale dei richiedenti l'immunità dalle ammende alle autorità garanti della concorrenza siano protetti da sanzioni imposte nell'ambito di procedimenti penali, in relazione alla loro partecipazione al cartello segreto cui si riferisce la domanda di immunità dalle ammende, per infrazioni delle legislazioni nazionali che perseguono principalmente gli stessi obiettivi dell'articolo 101 TFUE, se soddisfano le condizioni di cui al paragrafo 1 e collaborano attivamente con l'autorità responsabile dell'azione penale. Se la condizione della collaborazione con l'autorità responsabile dell'azione penale non è soddisfatta, tale autorità responsabile dell'azione penale può procedere con l'indagine.

3.  Al fine di assicurare la conformità con i principi fondamentali vigenti del rispettivo ordinamento giuridico, in deroga al paragrafo 2, gli Stati membri hanno la facoltà di disporre che le autorità competenti possano non imporre sanzioni o soltanto attenuare la sanzione da imporre nel procedimento penale nella misura in cui il contributo delle persone di cui al paragrafo 2 all'individuazione del cartello segreto e alla relativa indagine prevalga sull'interesse a perseguire e/o sanzionare tali persone.

4.  Per far sì che la protezione di cui ai paragrafi 1, 2 e 3 sia efficace in caso di coinvolgimento di più giurisdizioni, gli Stati membri dispongono che qualora l'autorità competente a imporre le sanzioni o esercitare l'azione penale si trovi in una giurisdizione diversa da quella dell'autorità garante della concorrenza che persegue il caso, i contatti necessari tra di esse siano assicurati dall'autorità nazionale garante della concorrenza appartenente alla giurisdizione dell'autorità competente a imporre le sanzioni o esercitare l'azione penale.

5.  Il presente articolo lascia impregiudicato il diritto delle vittime che hanno subito un danno a causa dell'infrazione della legislazione sulla concorrenza di chiedere il pieno risarcimento di tale danno, a norma della direttiva 2014/104/UE.

CAPO VII

ASSISTENZA RECIPROCA

Articolo 24

Cooperazione tra le autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza

1.  Gli Stati membri provvedono affinché, qualora le autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza svolgano un accertamento ispettivo o un'audizione in nome e per conto di altre autorità nazionali garanti della concorrenza conformemente all'articolo 22 del regolamento (CE) n. 1/2003, i funzionari e le altre persone che li accompagnano autorizzati o nominati dall'autorità nazionale garante della concorrenza richiedente possano assistere all'accertamento ispettivo o all’audizione svolti dall'autorità nazionale garante della concorrenza adita e parteciparvi attivamente, sotto il controllo dei funzionari dell'autorità nazionale garante della concorrenza adita quando l'autorità nazionale garante della concorrenza adita esercita i poteri di cui agli articoli 6, 7 e 9 della presente direttiva.

2.  Gli Stati membri provvedono affinché le autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza possano esercitare nel proprio territorio i poteri di cui agli articoli da 6 a 9 della presente direttiva, conformemente al loro diritto nazionale, in nome e per conto di altre autorità nazionali garanti della concorrenza al fine di accertare un'eventuale inottemperanza, da parte di imprese o associazioni di imprese, alle misure di indagine e alle decisioni adottate dall'autorità nazionale garante della concorrenza richiedente, di cui agli articoli 6 e da 8 a 12 della presente direttiva. Le autorità nazionali garanti della concorrenza richiedenti e adite hanno la facoltà di scambiare e utilizzare le informazioni come mezzo di prova a tal fine, fatte salve le garanzie di cui all'articolo 12 del regolamento (CE) n. 1/2003.

Articolo 25

Richieste di notifica degli addebiti e di altra documentazione

Fatta salva ogni altra forma di notifica effettuata da un'autorità richiedente conformemente alle norme vigenti nel suo Stato membro, gli Stati membri provvedono affinché, su istanza dell'autorità richiedente, l'autorità adita notifichi al destinatario, per conto dell'autorità richiedente:

a)  gli addebiti riguardanti la presunta infrazione dell'articolo 101 o 102 TFUE e le decisioni che applicano tali articoli ▌;

b)  qualsiasi altro atto procedimentale adottato nell'ambito del procedimento istruttorio che debba essere notificato a norma del diritto nazionale; e

c)  qualsiasi altra documentazione pertinente relativa all'applicazione dell'articolo 101 o 102 TFUE, inclusa la documentazione relativa all'esecuzione delle decisioni che applicano ammende o penalità di mora.

Articolo 26

Richieste di esecuzione delle decisioni che impongono ammende o penalità di mora

1.  Gli Stati membri provvedono affinché, su istanza dell'autorità richiedente, l'autorità adita dia esecuzione alle decisioni che impongono ammende o penalità di mora adottate conformemente agli articoli 13 e 16 dall'autorità richiedente. Questa disposizione si applica soltanto nella misura in cui, dopo aver compiuto ragionevoli sforzi nel proprio territorio, l'autorità richiedente accerti che l'impresa o l'associazione di imprese nei cui confronti l'ammenda o la penalità di mora è esecutiva ▌ non dispone di beni sufficienti nello Stato membro dell'autorità richiedente per consentire il recupero di detta ammenda o penalità di mora.

2.  Per i casi non contemplati dal paragrafo 1 del presente articolo, in particolare quando l'impresa o l'associazione di imprese nei cui confronti l'ammenda o la penalità di mora è esecutiva non è stabilita nello Stato membro dell'autorità richiedente, gli Stati membri dispongono che, su istanza dell'autorità richiedente, l'autorità adita possa dare esecuzione alle decisioni che impongono ammende o penalità di mora adottate a norma degli articoli 13 e 16 dall'autorità richiedente.

L'articolo 27, paragrafo 3, lettera d), non si applica ai fini del presente paragrafo.

3.  L'autorità richiedente può richiedere l'esecuzione soltanto di una decisione definitiva.

4.  Le questioni relative ai termini di prescrizione per l'esecuzione di ammende e penalità di mora sono disciplinate dal diritto nazionale dello Stato membro dell'autorità richiedente.

Articolo 27

Principi generali di cooperazione

1.  Gli Stati membri provvedono affinché alle richieste di cui agli articoli 25 e 26 sia data esecuzione dall'autorità adita ai sensi del diritto nazionale dello Stato membro dell'autorità adita.

2.  Alle richieste di cui agli articoli 25 e 26 è data esecuzione senza indebito ritardo mediante uno strumento uniforme corredato di una copia dell'atto da notificare o a cui dare esecuzione. Tale strumento uniforme indica i seguenti elementi:

a)  la denominazione, l'indirizzo conosciuto del destinatario e altre informazioni utili alla sua identificazione;

b)  un riassunto dei fatti e delle circostanze pertinenti;

c)  un riassunto della copia acclusa dell'atto da notificare o a cui dare esecuzione;

d)  la denominazione, l'indirizzo e altri dati di contatto dell'autorità adita; e

e)  il termine entro cui si dovrebbe effettuare la notifica o l'esecuzione, quali i termini decadenziali previsti dalla legge o i termini di prescrizione.

3.  Per le richieste di cui all'articolo 26, oltre ai requisiti di cui al paragrafo 2 del presente articolo, lo strumento uniforme contiene quanto segue:

a)  le informazioni relative alla decisione che consente l'esecuzione nello Stato membro dell'autorità richiedente;

b)  la data in cui la decisione è diventata definitiva;

c)  l'importo dell'ammenda o penalità di mora; e

d)  le informazioni che attestano gli sforzi ragionevoli compiuti dall'autorità richiedente per dare esecuzione alla decisione nel proprio territorio.

4.  Lo strumento uniforme che consente l'esecuzione da parte dell'autorità adita costituisce l'unica base delle misure di esecuzione adottate da tale autorità, fatti salvi i requisiti di cui al paragrafo 2. Esso non è oggetto di alcun atto di riconoscimento, completamento o sostituzione nello Stato membro dell'autorità adita. L'autorità adita adotta tutte le misure necessarie per l'esecuzione della richiesta in questione, salvo che l'autorità adita invochi il paragrafo 6.

5.  L'autorità richiedente provvede affinché lo strumento uniforme sia trasmesso all'autorità adita nella lingua ufficiale o in una delle lingue ufficiali dello Stato membro dell'autorità adita, a meno che l'autorità adita e l'autorità richiedente concordino bilateralmente, caso per caso, che lo strumento uniforme possa essere trasmesso in un'altra lingua. Ove richiesto dal diritto nazionale dello Stato membro dell'autorità adita, l'autorità richiedente fornisce una traduzione dell'atto da notificare o della decisione che consente l'esecuzione dell'ammenda o della penalità di mora nella lingua ufficiale o in una delle lingue ufficiali dello Stato membro dell'autorità adita. Questo non pregiudica il diritto dell'autorità adita e di quella richiedente di concordare bilateralmente, caso per caso, che tale traduzione possa essere fornita in una lingua diversa.

6.  L'autorità adita non è tenuta a dare esecuzione a una richiesta di cui agli articoli 25 o 26 se:

a)  la richiesta non è conforme alle disposizioni del presente articolo; o

b)  l'autorità adita è in grado di addurre validi motivi che dimostrino come l'esecuzione della richiesta sarebbe manifestamente contraria all'ordine pubblico dello Stato membro nel quale essa dovrebbe aver luogo.

Se l'autorità adita intende rifiutare una richiesta di assistenza di cui agli articoli 25 o 26 o chiede ulteriori informazioni, contatta l'autorità richiedente.

7.  Gli Stati membri provvedono affinché, ove richiesto dall'autorità adita, l'autorità richiedente sostenga tutti i costi aggiuntivi ragionevoli, compresi i costi di traduzione, retributivi e amministrativi, in relazione alle misure adottate a norma degli articoli 24 o 25.

8.  L'autorità adita può recuperare l'importo totale dei costi sostenuti in relazione alle azioni intraprese di cui all'articolo 26 dalle ammende o penalità di mora riscosse per conto dell'autorità richiedente, compresi i costi di traduzione, retributivi e amministrativi. Se l'autorità adita non riesce a riscuotere le ammende o penalità di mora, può chiedere all'autorità richiedente di farsi carico dei costi sostenuti.

Gli Stati membri hanno la facoltà di disporre che l'autorità adita possa anche recuperare i costi sostenuti in relazione all'esecuzione di siffatte decisioni dall'impresa nei cui confronti l'ammenda o la penalità di mora è esecutiva.

L'autorità adita recupera gli importi dovuti nella valuta del suo Stato membro, secondo le leggi, regolamentazioni, procedure o prassi amministrative in vigore in tale Stato membro.

L'autorità adita converte, se necessario, in conformità del diritto e della prassi nazionali, l'importo delle ammende o penalità di mora nella valuta del suo Stato membro applicando il tasso di cambio in vigore alla data in cui le ammende o penalità di mora sono state imposte.

Articolo 28

Controversie riguardanti le richieste di notifica o di esecuzione delle decisioni che impongono ammende o penalità di mora

1.  Le controversie rientrano nella competenza degli organi competenti dello Stato membro dell'autorità richiedente e sono disciplinate dal diritto di tale Stato membro, qualora riguardino:

a)  la legittimità di un atto da notificare ai sensi dell'articolo 25 o di una decisione cui dare esecuzione ai sensi dell'articolo 26; e

b)  la legittimità dello strumento uniforme che consente l'esecuzione nello Stato membro dell'autorità adita.

2.  Le controversie riguardanti le misure di esecuzione adottate nello Stato membro dell'autorità adita o la validità di una notifica effettuata dall'autorità adita rientrano nella competenza degli organi competenti dello Stato membro dell'autorità adita e sono disciplinate dal diritto di tale Stato membro.

CAPO VIII

TERMINI DI PRESCRIZIONE

Articolo 29

Norme relative ai termini di prescrizione in materia di irrogazione di ammende e di penalità di mora

1.  Gli Stati membri provvedono affinché i termini di prescrizione per l'irrogazione di ammende o di penalità di mora da parte delle autorità nazionali garanti della concorrenza a norma degli articoli 13 e 16 siano sospesi o interrotti per la durata dei procedimenti istruttori dinanzi alle autorità nazionali garanti della concorrenza di altri Stati membri o alla Commissione per un'infrazione riguardante lo stesso accordo, la stessa decisione di un'associazione di imprese, pratica concordata o altra condotta vietata dall'articolo 101 o 102 TFUE.

La sospensione o l'interruzione del termine di prescrizione decorrono dalla notifica della prima misura formale di indagine ad almeno una impresa oggetto del procedimento istruttorio. Si applicano a tutte le imprese o associazioni di imprese che hanno partecipato all'infrazione.

La sospensione o l'interruzione terminano alla data in cui l'autorità garante della concorrenza in questione chiude il suo procedimento istruttorio adottando una decisione di cui agli articoli 10, 12 o 13 della presente direttiva o ai sensi degli articoli 7, 9 o 10 del regolamento (CE) n. 1/2003, oppure conclude che non vi sono motivi per ulteriori azioni da parte sua. La durata di tale sospensione o interruzione lascia impregiudicati i termini di prescrizione assoluti previsti dal diritto nazionale.

2.  Il termine di prescrizione applicabile all'irrogazione di ammende o di penalità di mora da parte di un'autorità nazionale garante della concorrenza rimane sospeso o interrotto fino a quando la decisione di tale autorità nazionale garante della concorrenza forma oggetto di un procedimento pendente dinanzi a un giudice del ricorso.

3.  La Commissione provvede affinché la notifica dell'avvio della prima misura formale di indagine da parte di un'autorità nazionale garante della concorrenza a norma dell'articolo 11, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 1/2003, sia resa disponibile alle altre autorità nazionali garanti della concorrenza nell'ambito della rete europea della concorrenza.

CAPO IX

DISPOSIZIONI GENERALI

Articolo 30

Ruolo delle autorità amministrative nazionali garanti della concorrenza dinanzi alle giurisdizioni nazionali

1.  Gli Stati membri che designano sia un'autorità amministrativa nazionale garante della concorrenza ▌ che un'autorità giudiziaria nazionale garante della concorrenza preposte all'applicazione degli articoli 101 e 102 TFUE provvedono affinché l'azione dinanzi all'autorità giudiziaria nazionale garante della concorrenza possa essere promossa direttamente dall'autorità amministrativa nazionale garante della concorrenza.

2.  Nella misura in cui gli organi giurisdizionali nazionali agiscono nell'ambito di procedimenti avviati avverso le decisioni ▌ adottate dalle autorità nazionali garanti della concorrenza nell'esercizio dei poteri di cui al capo IV e agli articoli 13 e 16 della presente direttiva per l'applicazione dell'articolo 101 o 102 TFUE, inclusa l'esecuzione delle ammende e delle sanzioni periodiche imposte al riguardo, gli Stati membri provvedono affinché l'autorità amministrativa nazionale garante della concorrenza sia legittimata a pieno titolo a partecipare, a seconda dei casi, in veste di pubblico ministero o parte convenuta a tali procedimenti, e godere degli stessi diritti di tali parti pubbliche nell'ambito del procedimento.

3.  L'autorità amministrativa nazionale garante della concorrenza ha il potere, con gli stessi diritti di cui al paragrafo 2, di proporre impugnazioni avverso:

a)  le decisioni degli organi giurisdizionali nazionali che si pronunciano sulle decisioni adottate dalle autorità nazionali garanti della concorrenza di cui al capo IV e agli articoli 13 e 16 della presente direttiva, per quanto riguarda l'applicazione dell'articolo 101 o 102 TFUE, inclusa l'esecuzione delle ammende e delle penalità di mora imposte al riguardo; e

b)  il rifiuto dell'autorità giudiziaria nazionale di concedere l'autorizzazione preventiva per un accertamento ispettivo di cui agli articoli 6 e 7 della presente direttiva, nella misura in cui tale autorizzazione è necessaria.

Articolo 31

Accesso delle parti al fascicolo e limiti all'uso delle informazioni

1.  Gli Stati membri possono disporre che, se un'autorità nazionale garante della concorrenza richiede a una persona fisica di fornire informazioni sulla base delle misure di cui all'articolo 6, paragrafo 1, lettera e), all'articolo 8 o all'articolo 9, tali informazioni non sono utilizzate come prova per irrogare sanzioni nei confronti di detta persona fisica o dei suoi parenti stretti.

2.  Gli Stati membri provvedono affinché le autorità nazionali garanti della concorrenza, i loro funzionari, il loro personale e le altre persone che lavorano sotto il controllo di tali autorità non divulghino le informazioni che sono state acquisite sulla base dei poteri di cui alla presente direttiva e che sono coperte dall'obbligo del segreto professionale, tranne quando tale divulgazione è consentita dal diritto nazionale.

3.  Gli Stati membri provvedono affinché l'accesso a dichiarazioni legate a un programma di trattamento favorevole o alle proposte di transazione sia concesso ▌solo alle parti oggetto del pertinente procedimento e unicamente ai fini dell'esercizio dei loro diritti di difesa ▌.

4.  Gli Stati membri provvedono affinché la parte che ha ottenuto l'accesso al fascicolo del procedimento istruttorio avviato dalle autorità nazionali garanti della concorrenza possa utilizzare informazioni desunte dalle dichiarazioni legate a un programma di trattamento favorevole o dalle proposte di transazione solo in quanto necessario per l'esercizio dei diritti di difesa nei procedimenti dinanzi ai giudici nazionali nei casi che sono direttamente collegati al caso per il quale è stato concesso l'accesso e solo laddove tali procedimenti riguardino:

a)  la ripartizione tra i partecipanti al cartello dell'ammenda imposta loro in solido da un'autorità nazionale garante della concorrenza; o

b)  il riesame di una decisione mediante la quale un'autorità nazionale garante della concorrenza ha constatato un'infrazione dell'articolo 101 o 102 TFUE o di disposizioni del diritto nazionale della concorrenza.

5.  Gli Stati membri provvedono affinché le seguenti categorie di informazioni acquisite da una parte nel corso di un procedimento istruttorio dinanzi a un'autorità nazionale garante della concorrenza non siano utilizzate da tale parte in procedimenti dinanzi alle giurisdizioni nazionali fino a quando l'autorità garante della concorrenza non abbia chiuso il procedimento istruttorio nei confronti di tutte le parti oggetto dell'indagine adottando una decisione ai sensi dell'articolo 10 o dell'articolo 12 o abbia altrimenti concluso il procedimento:

a)  informazioni preparate da altre persone fisiche o giuridiche specificamente ai fini del procedimento istruttorio dell'autorità nazionale garante della concorrenza; ▌

b)  informazioni che l'autorità nazionale garante della concorrenza ha redatto e comunicato alle parti nel corso del suo procedimento istruttorio; e

c)  proposte di transazione ritirate.

6.  Gli Stati membri provvedono affinché le dichiarazioni legate a un programma di trattamento favorevole siano scambiate tra le autorità nazionali garanti della concorrenza a norma dell'articolo 12 del regolamento (CE) n. 1/2003 unicamente alle condizioni seguenti:

a)  con il consenso del richiedente; o

b)  qualora anche l'autorità nazionale garante della concorrenza che riceve la dichiarazione legata a un programma di trattamento favorevole abbia ricevuto anche una domanda di trattamento favorevole in merito alla medesima infrazione e dal medesimo richiedente dell'autorità nazionale garante della concorrenza che trasmette tale dichiarazione, a condizione che al momento in cui la dichiarazione legata a un programma di trattamento favorevole è trasmessa, il richiedente non abbia la possibilità di ritirare le informazioni che ha fornito alla autorità nazionale garante della concorrenza che riceve tale dichiarazione.

7.  La forma in cui sono presentate le dichiarazioni legate a un programma di trattamento favorevole a norma dell'articolo 20 non pregiudica l'applicazione dei paragrafi da 3 a 6 del presente articolo.

Articolo 32

Ammissibilità delle prove dinanzi alle autorità nazionali garanti della concorrenza

Gli Stati membri provvedono affinché i tipi di prove ammissibili dinanzi a un'autorità nazionale garante della concorrenza comprendano i documenti, le dichiarazioni orali, i messaggi elettronici, le registrazioni e tutti gli altri oggetti contenenti informazioni, indipendentemente dalla loro forma e dal supporto sul quale le informazioni sono conservate.

Articolo 33

Funzionamento della rete europea della concorrenza

1.  I costi sostenuti dalla Commissione in relazione alla manutenzione e allo sviluppo del sistema centrale di informazione della rete europea della concorrenza (sistema della rete europea della concorrenza) e alla cooperazione all'interno di quest'ultima sono a carico del bilancio generale dell'Unione nei limiti degli stanziamenti disponibili.

2.  La rete europea della concorrenza deve poter elaborare e, se del caso, pubblicare migliori prassi e raccomandazioni su questioni quali l'indipendenza, le risorse, i poteri, le ammende e l'assistenza reciproca.

CAPO X

DISPOSIZIONI FINALI

Articolo 34

Recepimento

1.  Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro ▌ … [due anni dall'entrata in vigore della presente direttiva]. Essi ne informano immediatamente la Commissione.

Le misure adottate dagli Stati membri contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di ▌ tale riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità del riferimento sono stabilite dagli Stati membri.

2.  Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle misure principali di diritto interno che adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva.

Articolo 35

Riesame

Entro ... [sei anni dalla data di adozione della presente direttiva], la Commissione presenta una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio sul recepimento e sull'attuazione della stessa. Se del caso, la Commissione può riesaminare la presente direttiva e presentare, ove necessario, una proposta legislativa.

Articolo 36

Entrata in vigore

La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Articolo 37

Destinatari

Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.

Fatto a …, il

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

ALLEGATO ALLA RISOLUZIONE LEGISLATIVA

Dichiarazione della Commissione

La Commissione prende atto del testo dell'articolo 11 concordato dal Parlamento europeo e dal Consiglio relativo alle misure provvisorie.

Le misure provvisorie possono rappresentare uno strumento chiave per le autorità garanti della concorrenza per garantire che la concorrenza non sia danneggiata mentre è in corso un'indagine.

Al fine di consentire alle autorità garanti della concorrenza di far fronte in maniera più efficace agli sviluppi nei mercati in rapida evoluzione, la Commissione si impegna a svolgere un'analisi all'interno della rete europea della concorrenza per stabilire se vi sia il modo di semplificare l'adozione delle misure provvisorie entro due anni dalla data di recepimento della presente direttiva. I risultati di questa analisi saranno presentati al Parlamento europeo e al Consiglio.

(1)GU C 345 del 13.10.2017, pag. 70.
(2)Posizione del Parlamento europeo del 14 novembre 2018.
(3)Regolamento (CE) n. 1/2003 del Consiglio, del 16 dicembre 2002, concernente l'applicazione delle regole di concorrenza di cui agli articoli 81 e 82 del trattato (GU L 1 del 4.1.2003, pag. 1).
(4)Decisione quadro 2005/214/GAI del Consiglio, del 24 febbraio 2005, relativa all’applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle sanzioni pecuniarie (GU L 76 del 22.3.2005, pag. 16).
(5)Decisione (UE) 2015/2240 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2015, che istituisce un programma sulle soluzioni di interoperabilità e quadri comuni per le pubbliche amministrazioni, le imprese e i cittadini europei (programma ISA2) come mezzo per modernizzare il settore pubblico (GU L 318 del 4.12.2015, pag. 1).
(6)GU C 369 del 17.12.2011, pag. 14.


Codice europeo delle comunicazioni elettroniche ***I
PDF 1804kWORD 325k
Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 14 novembre 2018 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il codice europeo delle comunicazioni elettroniche (rifusione) (COM(2016)0590 – C8-0379/2016 – 2016/0288(COD))
P8_TA-PROV(2018)0453A8-0318/2017

(Procedura legislativa ordinaria – rifusione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2016)0590),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 114 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0379/2016),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il protocollo n. 1 sul ruolo dei parlamenti nazionali nell'Unione europea,

–  visto il parere motivato inviato dal Parlamento svedese, nel quadro del protocollo n. 2 sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, in cui si dichiara la mancata conformità del progetto di atto legislativo al principio di sussidiarietà,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 26 gennaio 2017(1),

–  visto il parere del Comitato delle regioni dell'8 febbraio 2017(2),

–  visto l'accordo interistituzionale del 28 novembre 2001 ai fini di un ricorso più strutturato alla tecnica della rifusione degli atti normativi(3),

–  vista la lettera in data 17 ottobre 2017 della commissione giuridica alla commissione per l'industria, la ricerca e l'energia a norma dell'articolo 104, paragrafo 3, del suo regolamento,

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 29 giugno 2018, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti gli articoli 104 e 59 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e i pareri della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, della commissione per la cultura e l'istruzione e della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0318/2017),

A.  considerando che, secondo il gruppo consultivo dei servizi giuridici del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, la proposta della Commissione non contiene modificazioni sostanziali se non quelle espressamente indicate come tali e che, per quanto concerne la codificazione delle disposizioni immutate degli atti precedenti e di tali modificazioni, la proposta si limita ad una mera codificazione degli atti esistenti, senza modificazioni sostanziali;

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso, tenendo conto delle raccomandazioni del gruppo consultivo dei servizi giuridici del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 14 novembre 2018 in vista dell'adozione della direttiva (UE) 2018/... del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il codice europeo delle comunicazioni elettroniche (rifusione)

P8_TC1-COD(2016)0288


(Testo rilevante ai fini del SEE)

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 114,

vista la proposta della Commissione europea,

previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(4),

visto il parere del Comitato delle regioni(5),

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria(6),

considerando quanto segue:

(1)  Le direttive 2002/19/CE(7), 2002/20/CE(8), 2002/21/CE(9) e 2002/22/CE(10) del Parlamento europeo e del Consiglio hanno subito sostanziali modifiche. Poiché si rendono necessarie nuove modifiche, a fini di chiarezza è opportuno procedere alla loro rifusione.

(2)  Il funzionamento delle cinque direttive che fanno parte del quadro normativo in vigore per le reti e i servizi di comunicazioni elettroniche, vale a dire le direttive 2002/19/CE, 2002/20/CE, 2002/21/CE, 2002/22/CE e la direttiva 2002/58/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(11), è sottoposto a un riesame periodico da parte della Commissione al fine di determinare, in particolare, se siano necessarie modifiche alla luce del progresso tecnico e dell'evoluzione dei mercati.

(3)  Nella comunicazione del 6 maggio 2015 che ha stabilito una strategia per il mercato unico digitale in Europa, la Commissione ha dichiarato che la revisione del quadro delle telecomunicazioni si sarebbe concentrata su misure volte a incentivare gli investimenti nelle reti a banda larga ad alta velocità, promuovere un approccio più coerente improntato al mercato interno riguardo alla politica e alla gestione dello spettro radio, instaurare condizioni propizie a un autentico mercato interno grazie al superamento della frammentazione normativa, assicurare un'efficace protezione dei consumatori e parità di condizioni per tutti gli operatori del mercato e un'applicazione uniforme delle regole e garantire una maggiore efficacia del quadro regolamentare istituzionale.

(4)  La presente direttiva s'iscrive nel quadro della verifica dell'adeguatezza della regolamentazione (Regulatory Fitness – REFIT), nel cui ambito rientrano quattro direttive, vale a dire le direttive 2002/19/CE, 2002/20/CE, 2002/21/CE e 2002/22/CE, e il regolamento (CE) n. 1211/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio(12). Ciascuna delle suddette direttive prevede misure applicabili ai fornitori sia di reti sia di servizi di comunicazione elettronica, in linea con la regolamentazione storica del settore, in base alla quale le imprese erano verticalmente integrate, vale a dire attive nella fornitura sia di reti che di servizi. La revisione del quadro normativo rappresenta un'occasione per rifondere le quattro direttive e semplificare la struttura attuale, al fine di renderla più coerente ed accessibile, in linea con l'obiettivo dell'iniziativa REFIT. Essa offre inoltre la possibilità di adattare la struttura alla nuova realtà del mercato, in cui la fornitura di servizi di comunicazione non è più necessariamente abbinata alla fornitura di una rete. Come previsto nell'accordo interistituzionale, del 28 novembre 2001, ai fini di un ricorso più strutturato alla tecnica della rifusione degli atti normativi(13), la rifusione consiste nell'adozione di un nuovo atto normativo che integra in un unico testo le modificazioni sostanziali che introduce in un atto precedente e le disposizioni immutate di quest'ultimo. L'oggetto della proposta di rifusione sono le modificazioni sostanziali che introduce in un atto precedente; a titolo accessorio, la proposta include la codificazione delle disposizioni immutate dell'atto precedente e di tali modificazioni sostanziali.

(5)  La presente direttiva istituisce un quadro normativo per garantire la libera prestazione delle reti e dei servizi di comunicazione elettronica, fatte salve soltanto le condizioni stabilite nella presente direttiva e le restrizioni ai sensi dell'articolo 52, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), in particolare le misure di ordine pubblico, di pubblica sicurezza e di sanità pubblica, nonché coerentemente con l'articolo 52, paragrafo 1, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea ("Carta").

(6)  La presente direttiva fa salva per ciascuno Stato membro la possibilità di adottare le misure necessarie per assicurare la tutela dei suoi interessi essenziali in materia di sicurezza, salvaguardare l'ordine pubblico ▌ e la pubblica sicurezza e consentire la ricerca, l'individuazione e il perseguimento dei reati, tenendo conto del fatto che, conformemente all'articolo 52, paragrafo 1, della Carta, ogni limitazione dell'esercizio dei diritti e delle libertà riconosciute dalla Carta, in particolare dagli articoli 7, 8 e 11, come le limitazioni relative al trattamento di dati, deve essere prevista dalla legge, rispettare l'essenza di tali diritti e libertà e rispettare il principio di proporzionalità.

(7)  La convergenza dei settori delle telecomunicazioni, dei media e delle tecnologie dell'informazione implica che tutte le reti e i servizi di comunicazione elettronica dovrebbero essere disciplinati, per quanto possibile, da un unico codice europeo delle comunicazioni elettroniche istituito mediante un'unica direttiva, tranne che per le questioni che possono essere gestite meglio attraverso norme direttamente applicabili stabilite mediante regolamenti. È necessario separare la regolamentazione delle reti e dei servizi di comunicazione elettronica dalla regolamentazione dei contenuti. Di conseguenza, la presente direttiva non si applica ai contenuti dei servizi forniti mediante reti di comunicazione elettronica che utilizzano servizi di comunicazione elettronica, come i contenuti delle trasmissioni radiotelevisive, i servizi finanziari e taluni servizi della società dell'informazione e lascia impregiudicate le misure adottate a livello di Unione o nazionale riguardo a tali servizi in conformità della normativa dell'Unione, per promuovere la diversità culturale e linguistica e per assicurare la difesa del pluralismo dei mezzi di informazione. Il contenuto dei programmi televisivi è disciplinato dalla direttiva 2010/13/UE del Parlamento europeo e del Consiglio(14). La regolamentazione della politica audiovisiva e dei contenuti persegue obiettivi di interesse generale, quali la libertà di espressione, il pluralismo dei mezzi di informazione, l'imparzialità, la diversità culturale e linguistica, l'inclusione sociale, la protezione dei consumatori e la tutela dei minori. La separazione della regolamentazione delle comunicazioni elettroniche dalla regolamentazione dei contenuti non incide sul riconoscimento dei collegamenti fra i due aspetti, in particolare al fine di garantire il pluralismo dei mezzi di informazione, la diversità culturale e la protezione dei consumatori. Entro i limiti delle loro competenze, le autorità competenti dovrebbero contribuire a garantire l'attuazione delle politiche volte a promuovere tali obiettivi.

(8)  La presente direttiva non pregiudica l'applicazione della direttiva 2014/53/UE del Parlamento europeo e del Consiglio alle apparecchiature radio(15), ma si applica ai ricevitori autoradio e ai ricevitori radio di consumo e alle apparecchiature di televisione digitale di consumo.

(9)  Per permettere alle autorità nazionali di regolamentazione e alle altre autorità competenti di conseguire gli obiettivi fissati nella presente direttiva, soprattutto per quanto riguarda l'interoperabilità da punto a punto, è opportuno che l'ambito di applicazione della direttiva copra alcuni aspetti delle apparecchiature radio definite nella direttiva 2014/53/UE e le apparecchiature di consumo utilizzate per la televisione digitale, al fine di agevolare l'accesso degli utenti finali con disabilità. È importante che le autorità nazionali di regolamentazione e le altre autorità competenti incoraggino gli operatori di rete e i produttori di apparecchiature a cooperare per rendere più agevole agli utenti finali con disabilità l'accesso ai servizi di comunicazione elettronica. La presente direttiva dovrebbe riguardare anche l'uso non esclusivo dello spettro radio per l'uso personale di apparecchiature terminali radio, anche se non riconducibile a un'attività economica, al fine di garantire un approccio coordinato per quanto riguarda il relativo regime di autorizzazione.

(10)  Taluni servizi di comunicazione elettronica di cui alla presente direttiva potrebbero rientrare anche nell’ambito di applicazione della definizione di "servizio della società dell'informazione" di cui all'articolo 1 della direttiva (UE) 2015/1535 del Parlamento europeo e del Consiglio(16). Le disposizioni di tale direttiva che disciplinano i servizi della società dell'informazione si applicano ai servizi di comunicazione elettronica nella misura in cui la presente direttiva o altri atti giuridici dell'Unione non prevedano disposizioni più specifiche applicabili a questi ultimi. Tuttavia, i servizi di comunicazione elettronica come la telefonia vocale, i servizi di messaggistica e i servizi di posta elettronica sono disciplinati dalla presente direttiva. La stessa impresa, ad esempio un fornitore di servizi internet, può offrire sia un servizio di comunicazione elettronica, quale l'accesso ad internet, sia servizi non contemplati dalla presente direttiva, ad esempio la fornitura di materiale in rete e non relativo alle comunicazioni.

(11)  La stessa impresa, ad esempio un operatore via cavo, può offrire sia un servizio di comunicazione elettronica, quale la trasmissione di segnali televisivi, sia servizi non previsti dalla presente direttiva, quali la commercializzazione di un'offerta di servizi di contenuto radiofonico o televisivo, e pertanto a tale impresa possono essere imposti obblighi supplementari in relazione alla sua attività di fornitore o distributore di contenuti, conformemente a disposizioni che esulano dalla presente direttiva, fatte salve le condizioni stabilite in un allegato della presente direttiva.

(12)  Il quadro normativo dovrebbe riguardare l'uso dello spettro radio da parte di tutte le reti di comunicazione elettronica, incluso l'emergente uso personale dello spettro radio da parte di nuovi tipi di reti costituite esclusivamente da sistemi autonomi di apparecchiature radio mobili collegate mediante connessioni senza fili e prive di una gestione centralizzata o di un operatore di rete centralizzato, non necessariamente correlato all'esercizio di una determinata attività economica. Nel contesto in evoluzione delle comunicazioni senza fili 5G, tali reti dovrebbero diffondersi in particolare all'esterno degli edifici e nelle strade per i trasporti, l'energia, le attività di ricerca e sviluppo, la sanità elettronica, la protezione civile e i soccorsi in caso di catastrofe, l'internet degli oggetti, i servizi da macchina a macchina e le automobili connesse. Di conseguenza, l'applicazione da parte degli Stati membri, a norma dell'articolo 7 della direttiva 2014/53/UE, di requisiti nazionali supplementari per la messa in servizio o l'uso di apparecchiature radio, o per entrambi, per motivi legati all'uso effettivo ed efficiente dello spettro radio e alla prevenzione delle interferenze dannose dovrebbe riflettere i principi del mercato interno.

(13)  I requisiti relativi alle capacità delle reti di comunicazione elettronica sono in costante aumento. Mentre in passato l'attenzione era incentrata soprattutto sull'aumento della larghezza di banda disponibile, complessivamente e per ogni singolo utente, oggigiorno stanno diventando sempre più importanti altri parametri quali latenza, disponibilità e affidabilità. La soluzione attuale per soddisfare tale domanda consiste nell'avvicinare sempre di più la fibra ottica all'utente e le future "reti ad altissima capacità" richiederanno parametri di prestazione equivalenti a quelli che è in grado di offrire una rete basata su elementi in fibra ottica almeno fino al punto di distribuzione nel luogo servito. Nel caso della connessione fissa, tali prestazioni corrispondono a quelle che possono essere ottenute da un'installazione in fibra ottica fino a un edificio pluriresidenziale, considerato come luogo servito. Nel caso della connessione senza fili, corrispondono a prestazioni analoghe a quelle che possono essere ottenute da un'installazione in fibra ottica fino a una stazione di base, considerata come luogo servito. Le differenze nell'esperienza degli utenti finali riconducibili alle diverse caratteristiche del mezzo attraverso il quale la rete si collega in ultima istanza al punto terminale di rete non dovrebbero essere prese in considerazione al fine di stabilire se una rete senza fili può essere considerata avere prestazioni di rete analoghe. Conformemente al principio della neutralità tecnologica, non si dovrebbero escludere altre tecnologie e altri mezzi di trasmissione laddove le loro capacità presentino una corrispondenza con lo scenario di base descritto. Il dispiegamento di queste "reti ad altissima capacità" è probabile che potenzi ulteriormente la capacità delle reti e apra la strada al dispiegamento delle future generazioni di reti senza fili, basate su interfacce aeree e su un'architettura di rete più densa.

(14)  Occorre adeguare determinate definizioni per assicurarne la conformità al principio della neutralità tecnologica e per tenere il passo del progresso tecnologico, incluse le nuove forme di gestione delle reti, ad esempio tramite reti emulate via software o definite dal software. Il progresso tecnologico e l'evoluzione dei mercati hanno determinato il passaggio delle reti alla tecnologia IP (internet Protocol) e permesso agli utenti finali di scegliere tra vari fornitori di servizi vocali in concorrenza tra loro. Pertanto, il termine "servizio telefonico accessibile al pubblico", utilizzato esclusivamente nella direttiva 2002/22/CE e ampiamente percepito come facente riferimento ai servizi telefonici analogici tradizionali dovrebbe essere sostituito dal termine "servizio di comunicazione vocale", più attuale e tecnologicamente neutro. Si dovrebbero separare le condizioni per la fornitura di un servizio dagli effettivi elementi di definizione di un servizio di comunicazione vocale, vale a dire un servizio di comunicazione elettronica accessibile al pubblico che consente di effettuare e ricevere direttamente o indirettamente chiamate nazionali o nazionali ed internazionali digitando uno o più numeri che figurano in un piano di numerazione ▌nazionale o internazionale, a prescindere dal fatto che detto servizio sia basato su una tecnologia a commutazione di circuito o di pacchetto. È la natura stessa di questo servizio a essere bidirezionale, consentendo a entrambi gli interlocutori di comunicare. Un servizio che non rispetta tali condizioni, come ad esempio un'applicazione "click-through" su un sito web del servizio utenti, non è un servizio di questo tipo. I servizi di comunicazione vocale includono anche appositi mezzi di comunicazione per gli utenti finali ▌con disabilità che utilizzano servizi di ritrasmissione testuale o di "conversazione globale".

(15)  I servizi utilizzati per le comunicazioni e i mezzi tecnici attraverso i quali vengono forniti hanno subito una notevole evoluzione. Sempre più spesso gli utenti finali sostituiscono la telefonia vocale tradizionale, i messaggi di testo (SMS) e i servizi di posta elettronica con servizi online equivalenti dal punto di vista funzionale, come il Voice over IP (VoIP), i servizi di messaggistica e i servizi di posta elettronica basati sul web. Al fine di garantire che gli utenti finali e i loro diritti siano efficacemente e ugualmente tutelati quando utilizzano servizi equivalenti dal punto di vista funzionale, una definizione dei servizi di comunicazione elettronica che sia orientata al futuro dovrebbe basarsi su un approccio funzionale anziché esclusivamente sui parametri tecnici. La portata della normativa necessaria dovrebbe essere appropriata per il conseguimento degli obiettivi di interesse pubblico che si prefigge. Sebbene la "trasmissione di segnali" resti un parametro importante per stabilire quali servizi rientrano nell'ambito di applicazione della presente direttiva, la definizione dovrebbe coprire anche altri servizi che permettono la comunicazione. Dal punto di vista dell'utente finale non è rilevante che sia il fornitore a trasmettere i segnali o che la comunicazione avvenga tramite un servizio di accesso a internet. La definizione dei servizi di comunicazione elettronica dovrebbe pertanto riferirsi a tre tipi di servizi che potrebbero in parte sovrapporsi: i servizi di accesso a internet definiti all'articolo 2, punto 2, del regolamento (UE) 2015/2120 del Parlamento europeo e del Consiglio(17), i servizi di comunicazione interpersonale definiti nella presente direttiva e i servizi consistenti esclusivamente o prevalentemente nella trasmissione di segnali. La definizione di servizio di comunicazione elettronica dovrebbe eliminare le ambiguità riscontrate nell'applicazione della definizione precedente l'adozione della presente direttiva e consentire l'applicazione calibrata, fornitura per fornitura, dei diritti e degli obblighi specifici previsti dal quadro normativo ai diversi tipi di servizi. Il trattamento dei dati personali da parte dei servizi di comunicazione elettronica, sia esso in forma di remunerazione o in altra forma, dovrebbe essere conforme al regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio(18).

(16)  Per rientrare nella definizione di servizio di comunicazione elettronica, un servizio deve essere prestato normalmente dietro corresponsione di un pagamento. Nell'economia digitale i partecipanti al mercato sempre più spesso ritengono che le informazioni sugli utenti abbiano un valore monetario. I servizi di comunicazione elettronica sono spesso forniti all'utente finale non solo in cambio di denaro, ma in misura sempre maggiore e in particolare in cambio della comunicazione di dati personali o di altri dati. Il concetto di remunerazione dovrebbe pertanto ricomprendere le situazioni in cui il fornitore di un servizio chiede all'utente finale dati personali ai sensi del regolamento (UE) 2016/679 o altri dati, e questi glieli trasmette consapevolmente, per via diretta o indiretta. Esso dovrebbe ricomprendere inoltre le situazioni in cui l'utente finale autorizza l'accesso a informazioni senza ▌ trasmetterle attivamente, ad esempio i dati personali, incluso l'indirizzo IP, o altre informazioni generate automaticamente, ad esempio le informazioni raccolte e trasmesse da un cookie ▌. Secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea (Corte di giustizia) sull'articolo 57 TFUE(19), si è in presenza di remunerazione ai sensi del trattato anche se il fornitore del servizio è pagato da una terza parte e non dal destinatario del servizio. Il concetto di remunerazione dovrebbe pertanto ricomprendere anche le situazioni in cui l'utente finale è esposto a messaggi pubblicitari come condizione per l'accesso al servizio o le situazioni in cui il fornitore del servizio monetizza i dati personali raccolti in conformità del regolamento (UE) 2016/679▌.

(17)  I servizi di comunicazione interpersonale sono servizi che consentono lo scambio interpersonale e interattivo di informazioni e comprendono servizi come le chiamate vocali tradizionali tra due persone ma anche tutti i tipi di messaggi di posta elettronica, i servizi di messaggistica o le chat di gruppo. I servizi di comunicazione interpersonale coprono unicamente le comunicazioni tra un numero finito - ossia non potenzialmente illimitato - di persone fisiche, determinato dal mittente o chiamante. Le comunicazioni che coinvolgono persone giuridiche dovrebbero rientrare nella definizione nei casi in cui talune persone fisiche agiscano per conto delle persone giuridiche o siano coinvolte almeno su un lato della comunicazione. La comunicazione interattiva implica che il servizio consenta al destinatario delle informazioni di rispondere. I servizi che non soddisfano tale requisito, come la trasmissione lineare, i servizi Video On Demand (VOD), i siti web, i social network, i blog o lo scambio di informazioni tra macchine, non dovrebbero essere considerati servizi di comunicazione interpersonale. In circostanze eccezionali, un servizio non dovrebbe essere considerato servizio di comunicazione interpersonale se la funzione di comunicazione interpersonale e interattiva è una funzione minore e meramente accessoria di un altro servizio e, per ragioni tecniche obiettive, non può essere utilizzata senza quel servizio principale e la sua integrazione non è un mezzo per eludere l'applicabilità delle norme che disciplinano i servizi di comunicazione elettronica. Quali elementi di un'eccezione dalla definizione, i termini "minore" e "meramente accessorio" dovrebbero essere interpretati in modo restrittivo e dal punto di vista obiettivo dell'utente finale. Una funzione di comunicazione interpersonale può essere considerata minore quando la sua utilità obiettiva per un utente finale è estremamente limitata e quando in realtà è usata solo da utenti finali. Un esempio di caratteristica che potrebbe essere considerata al di fuori dell'ambito della definizione di servizi di comunicazione interpersonale potrebbe essere, in linea di principio, un canale di comunicazione per giochi online, a seconda delle caratteristiche della funzione di comunicazione del servizio.

(18)  I servizi di comunicazione interpersonale che utilizzano numeri che figurano in piani di numerazione ▌nazionale e internazionale si connettono a risorse di numerazione assegnate pubblicamente. Tali servizi di comunicazione interpersonale basati sul numero comprendono sia i servizi ai quali sono assegnati numeri degli utenti finali al fine di garantire la connettività da punto a punto (end-to-end) sia i servizi che consentono agli utenti finali di raggiungere le persone alle quali tali numeri sono stati assegnati. L'uso di un numero come identificativo non dovrebbe essere considerato equivalente all'uso di un numero per la connessione a numeri assegnati pubblicamente e pertanto non dovrebbe essere ritenuto di per sé sufficiente per qualificare un servizio come servizio di comunicazione interpersonale basato sul numero. I servizi di comunicazione interpersonale indipendenti dal numero dovrebbero essere soggetti a obblighi solo laddove interessi pubblici richiedano l'applicazione di obblighi normativi specifici a tutti i tipi di servizi di comunicazione interpersonale, indipendentemente dal fatto che utilizzino numeri per la fornitura del servizio. È opportuno trattare in maniera diversa i servizi di comunicazione interpersonale basati sul numero, dato che essi fanno parte di un ecosistema interoperabile il cui funzionamento è garantito pubblicamente e ne beneficiano.

(19)  Sotto il profilo regolamentare, il punto terminale di rete funge da discriminante tra il quadro normativo per le reti ed i servizi di comunicazione elettronica e la normativa sulle apparecchiature terminali di telecomunicazione. La definizione dell'ubicazione dei punti terminali di rete incombe alle autorità nazionali di regolamentazione. Tenuto conto della prassi delle autorità nazionali di regolamentazione e considerata la varietà delle topologie fisse e senza fili, l'Organismo dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche (Body of European Regulators for Electronic Communications – "BEREC") dovrebbe, in stretta collaborazione con la Commissione, adottare linee guida sugli approcci comuni all'identificazione del il punto terminale di rete, conformemente alla presente direttiva, in varie circostanze concrete.

(20)  Gli sviluppi tecnici permettono agli utenti finali di accedere ai servizi di emergenza non soltanto tramite le chiamate vocali ma anche tramite altri servizi di comunicazione interpersonale. Il concetto di comunicazione di emergenza dovrebbe pertanto coprire tutti i servizi di comunicazione interpersonale che consentono l'accesso ai servizi di emergenza. Esso si basa sugli elementi dei servizi di emergenza già contenuti nel diritto dell'Unione, vale a dire un "centro di raccolta delle chiamate di emergenza" (public safety answering point – "PSAP") e un "PSAP più idoneo", quale definito nel regolamento (UE) 2015/758 del Parlamento europeo e del Consiglio(20), e sui "servizi di emergenza", quali definiti nel regolamento delegato della Commissione (UE) n. 305/2013(21).

(21)  Le autorità nazionali di regolamentazione e le altre autorità competenti nello svolgimento del proprio lavoro dovrebbero ispirarsi ad una serie armonizzata di principi e obiettivi e nell'assolvere i compiti ad esse assegnati dal presente quadro normativo dovrebbero, se necessario, coordinare la loro azione con quella delle autorità di altri Stati membri e con il BEREC.

(22)  I compiti affidati alle autorità competenti dalla presente direttiva contribuiscono all'attuazione di politiche più ampie nei settori culturale, occupazionale, ambientale, della coesione sociale, urbanistico e dell'assetto del territorio.

(23)  Il quadro normativo - in aggiunta ai tre obiettivi principali già fissati che consistono nella promozione della concorrenza, del mercato interno e degli interessi degli utenti finali - dovrebbe perseguire un ulteriore obiettivo in materia di connettività, articolandolo in termini di risultati: l'accesso generalizzato alle reti ad altissima capacità e l'ampia diffusione delle stesse per tutti i cittadini e le imprese dell'Unione a prezzi ragionevoli e con possibilità di scelta adeguata, ▌una concorrenza effettiva ed equa, ▌l'innovazione aperta, ▌un uso efficiente dello spettro radio, ▌norme comuni e prevedibilità degli approcci normativi nel mercato interno e ▌le necessarie norme settoriali per tutelare gli interessi dei cittadini dell’Unione. Per gli Stati membri, le autorità nazionali di regolamentazione, le altre autorità competenti e le parti interessate, tale obiettivo in materia di connettività si traduce, da un lato, nel proposito di disporre di reti e servizi della massima capacità che siano economicamente sostenibili in una determinata area e, dall'altro, nel perseguimento della coesione territoriale, intesa come convergenza della capacità disponibile in aree differenti.

(24)  I progressi verso il conseguimento degli obiettivi generali della presente direttiva dovrebbero essere supportati da un solido sistema di continua valutazione e comparazione degli Stati membri da parte della Commissione per quanto riguarda la disponibilità di reti ad altissima capacità in tutti i principali motori socioeconomici, quali le scuole, i poli di trasporto, i principali fornitori di servizi pubblici e le imprese ad alta intensità digitale, la disponibilità di una copertura 5G ininterrotta per le aree urbane e i principali assi di trasporto terrestre e la disponibilità, per tutte le famiglie in tutti gli Stati membri, di reti di comunicazione elettronica in grado di offrire almeno 100 Mbps, rapidamente potenziabili a velocità Gigabit. A tale scopo, la Commissione dovrebbe continuare a monitorare le prestazioni degli Stati membri, compresi, a titolo esemplificativo, gli indici che sintetizzano gli indicatori pertinenti in materia di prestazioni digitali nell’Unione e tracciano l'evoluzione degli Stati membri nella competitività digitale, come l'indice di digitalizzazione dell'economia e della società e, se del caso, istituire nuovi metodi e nuovi criteri obiettivi, concreti e quantificabili per un'analisi comparativa dell'efficacia degli Stati membri.

(25)  Il principio secondo il quale gli Stati membri dovrebbero applicare la normativa dell'Unione in modo tecnologicamente neutrale, ossia facendo in modo che un'autorità nazionale di regolamentazione o altra autorità competente non debba imporre l'uso di un particolare tipo di tecnologia né operi discriminazioni tra particolari tecnologie, non preclude l'adozione di provvedimenti ragionevoli volti a promuovere taluni servizi specifici, ove opportuno per conseguire gli obiettivi del quadro normativo, per esempio la televisione digitale come mezzo per aumentare l'efficienza dello spettro radio. Inoltre, detto principio non impedisce di tener conto del fatto che determinati mezzi di trasmissione presentano caratteristiche fisiche ed elementi architettonici che possono essere superiori in termini di qualità del servizio, capacità, costi di manutenzione, efficienza energetica, flessibilità gestionale, affidabilità, solidità e scalabilità e, in ultima istanza, di prestazioni, il che può riflettersi nelle azioni intraprese al fine di perseguire i vari obiettivi normativi.

(26)  È opportuno incoraggiare sia gli investimenti sia la concorrenza, in modo da incrementare la crescita economica, l'innovazione e la scelta dei consumatori.

(27)  La concorrenza può essere promossa al meglio grazie ad un livello economicamente efficiente di investimenti in infrastrutture nuove ed esistenti integrato da regolamentazione, ogniqualvolta sia necessario per conseguire un'effettiva concorrenza nei servizi al dettaglio. Un efficiente livello di concorrenza basata sulle infrastrutture è il grado di duplicazione infrastrutturale in cui gli investitori possono ragionevolmente attendersi di ottenere un equo utile sulla base di ragionevoli aspettative circa l'evoluzione delle quote di mercato.

(28)  È necessario offrire incentivi adeguati agli investimenti in nuove reti ad altissima capacità, che sostengono l'innovazione nel campo dei servizi internet ricchi di contenuti e rafforzeranno la competitività internazionale dell'Unione. Tali reti presentano un enorme potenziale in termini di benefici per i consumatori e le imprese in tutta l'Unione. È pertanto essenziale promuovere investimenti sostenibili nello sviluppo di tali nuove reti, salvaguardando al contempo la concorrenza, dato che a livello delle infrastrutture permangono strozzature e ostacoli all'accesso, e ampliando la scelta per il consumatore grazie alla prevedibilità e alla coerenza regolamentari.

(29)  La presente direttiva si prefigge di ridurre progressivamente le regole settoriali ex ante specifiche via via che aumenta il grado di concorrenza sul mercato e, in ultima istanza, di garantire che le comunicazioni elettroniche siano disciplinate esclusivamente dal diritto della concorrenza. Tenuto conto del fatto che i mercati delle comunicazioni elettroniche hanno mostrato una forte dinamica competitiva negli ultimi anni, è essenziale che gli obblighi regolamentari ex ante siano imposti ▌unicamente in assenza di una concorrenza effettiva e sostenibile sui ▌mercati interessati. L'obiettivo dell'intervento normativo ex ante è apportare vantaggi agli utenti finali rendendo i mercati al dettaglio effettivamente concorrenziali in modo sostenibile. Dovrebbero essere imposti obblighi a livello di mercato all'ingrosso se altrimenti, in assenza di tali obblighi, non è verosimile che uno o più mercati al dettaglio divengano effettivamente competitivi. È probabile che le autorità nazionali di regolamentazione, attraverso il processo dell'analisi di mercato, arrivino gradualmente a considerare competitivi i mercati al dettaglio anche in assenza di regolamentazione a livello dei mercati all'ingrosso, soprattutto in considerazione dei miglioramenti previsti in materia di innovazione e concorrenza. In tal caso, l'autorità nazionale di regolamentazione dovrebbe trarre la conclusione che non sussiste più la necessità di una regolamentazione a livello di mercato all'ingrosso e valutare il pertinente mercato al dettaglio corrispondente al fine di revocare la regolamentazione ex ante. Nel procedere in tal senso, le autorità di regolamentazione nazionali dovrebbero tener conto degli eventuali effetti leva tra i mercati all'ingrosso e i corrispondenti mercati al dettaglio che potrebbero rendere necessario eliminare gli ostacoli all'accesso esistenti a livello di infrastrutture, onde garantire la concorrenza a lungo termine sui mercati al dettaglio.

(30)  Le comunicazioni elettroniche stanno diventando indispensabili per un numero crescente di settori. L' internet degli oggetti è un esempio di come la trasmissione dei segnali radio su cui si basano le comunicazioni elettroniche continui a evolvere, plasmando la realtà sociale ed economica. Per trarre il massimo vantaggio da questi sviluppi, è essenziale introdurre e integrare le nuove tecnologie e applicazioni per le comunicazioni senza fili nella gestione dello spettro radio. Poiché aumenta sempre più anche la domanda di altre tecnologie e applicazioni che dipendono dallo spettro radio, le quali potrebbero essere migliorate con l'integrazione o la combinazione con le comunicazioni elettroniche, la gestione dello spettro radio dovrebbe adottare, ove opportuno, un approccio intersettoriale al fine di migliorare l'efficienza nell'uso dello spettro radio.

(31)  La pianificazione strategica, il coordinamento e, se del caso, l'armonizzazione a livello di Unione possono garantire che gli utilizzatori dello spettro radio beneficino appieno del mercato interno e che gli interessi dell'Unione possano essere efficacemente difesi a livello globale. A tali fini, dovrebbe essere possibile adottare, ove opportuno, programmi strategici pluriennali in materia di spettro radio. Il primo di tali programmi è stato stabilito dalla decisione n. 243/2012/UE del Parlamento europeo e del Consiglio(22), che definiscano gli orientamenti e gli obiettivi per la pianificazione strategica e l'armonizzazione dell'uso dello spettro radio nell'Unione. Tali orientamenti e obiettivi strategici dovrebbero potersi riferire alla disponibilità e all'uso efficiente dello spettro radio necessario per la creazione e il funzionamento del mercato interno, in conformità della presente direttiva.

(32)  I confini nazionali rivestono un ruolo sempre più marginale per l'uso ottimale dello spettro radio. L'inutile frammentazione delle politiche nazionali ▌comporta costi più elevati e una perdita di opportunità commerciali per gli utilizzatori dello spettro e rallenta l'innovazione a discapito del corretto funzionamento del mercato interno e danneggiare i consumatori e l'economia nel suo complesso.

(33)  Le disposizioni della presente direttiva in materia di gestione dello spettro radio dovrebbero essere coerenti con l'opera svolta dalle organizzazioni internazionali e regionali che si occupano di gestione dello spettro radio, ad esempio l'Unione internazionale delle telecomunicazioni (UIT) e la Conferenza europea delle amministrazioni delle poste e delle telecomunicazioni (CEPT), per assicurare la gestione efficiente e l'armonizzazione dell'uso dello spettro radio in tutta la l'Unione e tra gli Stati membri e altri membri dell'UIT.

(34)  In conformità al principio della separazione delle funzioni di regolamentazione dalle funzioni operative, gli Stati membri sono tenuti a garantire l'indipendenza delle autorità nazionali di regolamentazione e delle altre autorità competenti in modo da assicurare l'imparzialità delle loro decisioni. Il requisito dell'indipendenza lascia impregiudicata l'autonomia istituzionale e gli obblighi costituzionali degli Stati membri, come pure il principio della neutralità rispetto alla normativa sul regime di proprietà esistente negli Stati membri sancito nell'articolo 345 TFUE. Le autorità nazionali di regolamentazione e le altre autorità competenti dovrebbero essere dotate di tutte le risorse necessarie, sul piano del personale, delle competenze e dei mezzi finanziari, per l'assolvimento dei compiti loro assegnati.

(35)  Alcuni compiti ai sensi della direttiva, come la regolamentazione ex ante del mercato, inclusa l'imposizione di obblighi per l'accesso e l'interconnessione, e la risoluzione delle controversie tra le imprese sono compiti che dovrebbero essere svolti esclusivamente dalle autorità nazionali di regolamentazione, vale a dire organi indipendenti sia dal settore che da qualsiasi intervento esterno o pressione politica. Salvo disposizione contraria, gli Stati membri dovrebbero poter assegnare altri compiti di regolamentazione di cui alla presente direttiva alle autorità nazionali di regolamentazione o ad altre autorità competenti. Nel corso del recepimento gli Stati membri dovrebbero promuovere la stabilità delle competenze delle autorità nazionali di regolamentazione per quanto concerne l'attribuzione dei compiti derivanti dal recepimento del quadro normativo dell'Unione per le comunicazioni elettroniche quale modificato nel 2009, in particolare quelli relativi alla concorrenza di mercato o all'ingresso sul mercato. Laddove vengono assegnati compiti ad altre autorità competenti, queste ultime dovrebbero cercare di consultare le autorità nazionali di regolamentazione prima di prendere una decisione. Ai sensi del principio di buona cooperazione, le autorità nazionali di regolamentazione e le altre autorità competenti dovrebbero procedere a uno scambio di informazioni per lo svolgimento dei rispettivi compiti.

(36)  La presente direttiva non include disposizioni sostanziali in materia di accesso a internet aperta né di roaming, e lascia impregiudicata l'assegnazione di competenze alle autorità nazionali di regolamentazione di cui al regolamento (UE) 531/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio(23) e al regolamento (UE) 2015/2120. Tuttavia, la presente direttiva dovrebbe prevedere, inoltre, che le autorità nazionali di regolamentazione siano competenti per la valutazione e l'attento monitoraggio delle questioni relative all'accesso al mercato e alla concorrenza che incidono potenzialmente sul diritto degli utenti finali all'accesso a un'internet aperta.

(37)  L'indipendenza delle autorità nazionali di regolamentazione è stata rafforzata nella revisione del quadro normativo dell'Unione per le comunicazioni elettroniche quale completato nel 2009 per garantire un'applicazione più efficace del quadro normativo, rafforzare la loro autorità e assicurare una maggiore prevedibilità delle loro decisioni. A tal fine è stato necessario prevedere, nella legislazione nazionale, una disposizione esplicita che garantisse che un'autorità nazionale di regolamentazione è al riparo, nell'esercizio delle sue funzioni, da qualsiasi intervento esterno o pressione politica che potrebbe compromettere la sua imparzialità di giudizio nelle questioni che è chiamata a dirimere. Ai sensi del quadro normativo, tale influenza esterna impedisce a un organo legislativo nazionale di deliberare in quanto autorità nazionale di regolamentazione. A tal fine, è stato necessario stabilire preventivamente norme riguardanti i motivi che conducono a sollevare dall'incarico il responsabile dell'autorità nazionale di regolamentazione in modo da dissipare ogni dubbio circa la neutralità di tale ente e la sua impermeabilità ai fattori esterni. Al fine di evitare revoche arbitrarie, il membro sollevato dall'incarico dovrebbe avere il diritto di richiedere la verifica da parte dei giudici competenti dell'esistenza di un valido motivo, tra quelli previsti dalla presente direttiva, per la revoca dell'incarico. La revoca dell'incarico dovrebbe essere correlata unicamente alle qualifiche personali o professionali del responsabile o del membro. È importante che le autorità nazionali di regolamentazione dispongano di un bilancio proprio che permetta loro di assumere sufficiente personale qualificato. Per garantire la trasparenza è opportuno che tale bilancio sia pubblicato annualmente. Entro i limiti della loro dotazione di bilancio, le autorità dovrebbe godere di autonomia nella gestione delle risorse umane e finanziarie. Al fine di garantire imparzialità, gli Stati membri che mantengono la proprietà o il controllo di imprese che contribuiscono al bilancio dell'autorità nazionale di regolamentazione o di altre autorità competenti tramite diritti amministrativi dovrebbero assicurare che ci sia un’effettiva separazione strutturale tra le attività connesse all'esercizio della proprietà o del controllo e quelle relative all'esercizio del controllo sul bilancio.

(38)  Occorre rafforzare ulteriormente l'indipendenza delle autorità nazionali di regolamentazione per garantire l'impermeabilità di responsabili e membri alle pressioni esterne, prevedendo qualifiche minime per le nomine e una durata minima del mandato. Inoltre, per fugare il rischio di "cattura della regolamentazione", garantire la continuità e rafforzare l'indipendenza, gli Stati membri dovrebbero considerare di limitare la possibilità di rinnovare il mandato del responsabile o dei membri del comitato direttivo e di istituire un adeguato sistema di rotazione per il comitato e il personale direttivo superiore, il che potrebbe essere conseguito nominando i primi membri dell'organo collegiale per periodi differenti per evitare che i rispettivi mandati e quelli dei loro successori scadano contemporaneamente.

(39)  Le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero essere tenute a rendere conto del loro operato e a riferire in merito al modo in cui svolgono i loro compiti. A tal fine, si dovrebbe in genere prevedere l'obbligo di presentazione di una relazione annuale anziché procedere con richieste di presentare relazioni ad hoc, le quali, se fossero sproporzionate, potrebbero limitare l'indipendenza delle autorità nazionali di regolamentazione o ostacolarle nello svolgimento dei loro compiti. In effetti, secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia(24), obblighi di segnalazione considerevoli o incondizionati possono influire indirettamente sull'indipendenza delle autorità.

(40)  Gli Stati membri dovrebbero comunicare alla Commissione l'identità delle autorità nazionali di regolamentazione e delle altre autorità competenti. Per le autorità competenti della concessione dei diritti di passaggio, dovrebbe essere possibile soddisfare l'obbligo di notifica mediante un riferimento allo sportello unico istituito a norma della direttiva 2014/61/UE del Parlamento europeo e del Consiglio(25).

(41)  È opportuno ricorrere al sistema di autorizzazione di servizi e reti di comunicazione elettronica meno oneroso possibile per promuovere lo sviluppo di nuovi servizi di comunicazione e di reti e servizi di comunicazione paneuropei e consentire ai prestatori di tali servizi e ai consumatori di trarre vantaggio dalle economie di scala del mercato interno europeo.

(42)  I vantaggi del mercato interno per i fornitori di servizi e gli utenti finali possono essere raggiunti nel modo migliore istituendo un regime di autorizzazione generale che contempli le reti di comunicazione elettronica e i servizi di comunicazione elettronica diversi dai servizi di comunicazione interpersonale indipendenti dal numero e non esiga una decisione esplicita, o un atto amministrativo da parte dell'autorità nazionale di regolamentazione, bensì limiti le procedure obbligatorie alla sola notifica dichiarativa. Se gli Stati membri richiedono una notifica ai fornitori di reti o di servizi di comunicazione elettronica all'inizio delle loro attività, tale notifica non dovrebbe comportare costi amministrativi per i fornitori e potrebbe essere resa disponibile tramite un punto di accesso sul sito web delle autorità competenti. Al fine di sostenere un efficace coordinamento transfrontaliero, in particolare per gli operatori paneuropei, il BEREC dovrebbe istituire e mantenere una banca dati di tali notifiche. Le autorità competenti dovrebbero trasmettere al BEREC esclusivamente le notifiche complete. Gli Stati membri non dovrebbero impedire in nessun modo la fornitura di reti o servizi, anche a motivo della non completezza di una notifica.

(43)  La notifica ▌ dovrebbe consistere in una semplice dichiarazione dell'intenzione del fornitore di iniziare a fornire reti e servizi di comunicazione elettronica. Un fornitore dovrebbe essere obbligato a corredare tale dichiarazione unicamente delle informazioni di cui alla presente direttiva. Gli Stati membri non dovrebbero imporre obblighi di notifica aggiuntivi o distinti.

(44)  Contrariamente alle altre categorie di reti e servizi di comunicazione elettronica quali definite nella presente direttiva, i servizi di comunicazione interpersonale indipendenti dal numero non beneficiano dell'uso delle risorse di numerazione pubbliche e non fanno parte di un ecosistema interoperabile il cui funzionamento è garantito pubblicamente. Pertanto, non è opportuno assoggettare tali tipi di servizi al regime di autorizzazione generale.

(45)  Nel concedere i diritti d'uso per lo spettro radio, le risorse di numerazione o i diritti di installare strutture, le autorità competenti dovrebbero informare le imprese alle quali concedono tali diritti delle pertinenti condizioni. Gli Stati membri dovrebbero poter stabilire tali condizioni per l'uso dello spettro radio nei diritti d'uso individuali o nell'autorizzazione generale.

(46)  È opportuno che le autorizzazioni generali contengano esclusivamente condizioni attinenti specificamente al settore delle comunicazioni elettroniche e che non siano soggette a condizioni già applicabili in forza di altre norme nazionali, in particolare in materia di protezione dei consumatori, non riguardanti specificamente il settore delle comunicazioni. Ad esempio, le autorità competenti dovrebbero poter informare le imprese ▌in merito agli obblighi da rispettare con riferimento alla normativa ambientale e alla pianificazione urbana e rurale. Le condizioni imposte nell'ambito dell'autorizzazione generale non influenzano la determinazione della legge applicabile a norma del regolamento (CE) n. 593/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio(26).

(47)  È opportuno che le condizioni che potrebbero corredare le autorizzazioni generali riguardino le condizioni specifiche che disciplinano l'accessibilità per gli utenti finali con disabilità e l'esigenza delle autorità pubbliche e dei servizi di emergenza di comunicare tra loro e con il pubblico prima, durante e dopo gravi calamità.

(48)  In tali autorizzazioni generali è necessario che siano indicati in modo esplicito i diritti e gli obblighi attribuiti alle imprese, allo scopo di garantire la parità di condizioni in tutta la l'Unione e facilitare le negoziazioni transfrontaliere dell'interconnessione tra reti pubbliche di comunicazione elettronica.

(49)  L'autorizzazione generale autorizza le imprese che forniscono reti e servizi di comunicazione elettronica al pubblico a negoziare l'interconnessione alle condizioni previste dalla presente direttiva. Le imprese che forniscono reti e servizi di comunicazione elettronica a destinatari diversi dal pubblico possono negoziare l'interconnessione a condizioni commerciali.

(50)  Le autorità competenti dovrebbero tenere in debito conto, al momento di stabilire le condizioni associate all'autorizzazione generale e di applicare i diritti amministrativi, le situazioni in cui le reti o i servizi di comunicazione elettronica sono forniti da persone fisiche senza scopo di lucro. Nel caso di reti e di servizi di comunicazione elettronica non forniti al pubblico, e qualora siano imposte condizioni, è opportuno che queste siano meno severe e meno numerose rispetto alle condizioni applicabili alle reti e ai servizi di comunicazione elettronica forniti al pubblico.

(51)  Gli obblighi specifici imposti alle imprese che forniscono reti di comunicazione elettronica e servizi di comunicazione elettronica conformemente alla normativa dell'Unione in ragione della loro designazione come detentrici di un significativo potere di mercato, come definito nella presente direttiva dovrebbero essere tenuti distinti dai diritti e dagli obblighi generali derivanti dall'autorizzazione generale.

(52)  Può accadere che le imprese che forniscono reti e servizi di comunicazione elettronica abbiano bisogno di una conferma dei diritti di cui godono in forza dell'autorizzazione generale in riferimento all'interconnessione e ai diritti di passaggio, soprattutto allo scopo di agevolare eventuali contrattazioni con altre autorità regionali o locali oppure con fornitori di servizi di altri Stati membri. Le autorità competenti dovrebbero a tal fine fornire alle imprese le dichiarazioni necessarie, su richiesta degli interessati o in alternativa come risposta d'ufficio ad una notifica presentata conformemente al regime di autorizzazione generale. Siffatte dichiarazioni non dovrebbero di per sé costituire un'autorizzazione ad acquisire diritti, né i diritti a norma dell'autorizzazione generale, i diritti d'uso o l'esercizio di tali diritti dovrebbero dipendere da una dichiarazione.

(53)  Dovrebbe essere possibile richiedere alle imprese che forniscono servizi di comunicazione elettronica il pagamento di diritti amministrativi, al fine di finanziare le attività svolte dall'autorità nazionale di regolamentazione o da un'altra autorità competente per la gestione del regime di autorizzazione generale e la concessione dei diritti d'uso. È opportuno che la riscossione di tali diritti si limiti a coprire i costi amministrativi veri e propri di queste attività. A tal fine occorre garantire la trasparenza della contabilità gestita dall'autorità nazionale di regolamentazione e dalle altre autorità competenti mediante rendiconti annuali in cui figuri l'importo complessivo dei diritti riscossi e dei costi amministrativi sostenuti, di talché le imprese possano verificare se vi siano in equilibrio.

(54)  I sistemi di diritti amministrativi non dovrebbero distorcere la concorrenza o creare ostacoli per l'ingresso sul mercato. Un sistema di autorizzazioni generali rende impossibile attribuire costi e quindi diritti amministrativi a singole imprese, fuorché per concedere i diritti d'uso delle risorse di numerazione, dello spettro radio e dei diritti di installare strutture. Qualsiasi diritto amministrativo applicabile dovrebbe essere in linea con i principi di un sistema di autorizzazione generale. Un esempio di alternativa leale, semplice e trasparente per il criterio di attribuzione di tali diritti potrebbe essere una ripartizione collegata al fatturato. Qualora i diritti amministrativi fossero molto bassi, potrebbero anche essere appropriati diritti forfettari, o diritti combinanti una base forfettaria con un elemento collegato al fatturato. Nella misura in cui il sistema di autorizzazione generale si estende alle imprese con una quota di mercato molto ridotta, come ad esempio i fornitori di reti limitate a una data comunità, o ai fornitori di servizi il cui modello di business genera entrate esigue anche in presenza di una significativa penetrazione del mercato in termini di volumi, gli Stati membri dovrebbero valutare la possibilità di fissare un'adeguata soglia de minimis per l'imposizione di diritti amministrativi.

(55)  In presenza di motivi obiettivamente giustificati per gli Stati membri potrebbe essere necessario modificare i diritti, le condizioni, le procedure, gli oneri o i contributi relativi alle autorizzazioni generali e ai diritti d'uso. È opportuno che tali modifiche siano debitamente e tempestivamente comunicate a tutte le parti interessate per dare loro modo di pronunciarsi al riguardo. ▌Le procedure non necessarie dovrebbero essere evitate in caso di modifiche minori ai diritti esistenti relativi all'installazione di strutture o diritto di uso dello spettro radio o delle risorse di numerazione se tali modifiche non incidono sugli interessi di terzi. ▌Le modifiche minori ai diritti e agli obblighi sono le modifiche di natura principalmente amministrativa, che non cambiano la natura sostanziale delle autorizzazioni generali e dei diritti individuali di uso e che quindi non possono generare alcun vantaggio in termini di concorrenza rispetto ad altre imprese.

(56)  Considerata l'importanza di garantire la certezza giuridica e al fine di promuovere la prevedibilità normativa per creare un contesto sicuro per gli investimenti, in particolare per le nuove comunicazioni a banda larga senza fili, a qualsiasi limitazione o revoca degli esistenti diritti d'uso dello spettro radio o delle risorse di numerazione o del diritto di installare strutture dovrebbero applicarsi giustificazioni e procedure prevedibili e trasparenti; pertanto potrebbero essere imposti requisiti più stringenti o un meccanismo di notifica, in particolare nel caso di assegnazione dei diritti d'uso secondo procedure competitive o comparative e nel caso di bande di spettro radio armonizzate da usare per i servizi di comunicazione elettronica a banda larga senza fili (“servizi a banda larga senza fili”). Le giustificazioni relative all'uso effettivo ed efficiente dello spettro radio e all'evoluzione tecnologica potrebbero basarsi su misure tecniche di attuazione adottate ai sensi della decisione n. 676/2002/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio(27). Inoltre, salvi i casi in cui le modifiche proposte siano minime, quando le autorizzazioni generali e i diritti individuali d'uso dello spettro radio devono essere limitati, revocati o modificati senza il consenso del titolare dei diritti, è possibile procedere previa consultazione dei soggetti interessati. Poiché limitazioni e revoche delle autorizzazioni o dei diritti generali possono avere conseguenze significative per i loro titolari, le autorità nazionali competenti dovrebbero prestare particolare attenzione e valutare anticipatamente, prima della loro adozione, il potenziale danno che tali misure potrebbero arrecare.

(57)  Le autorità nazionali di regolamentazione ▌, le altre autorità competenti e il BEREC hanno bisogno di raccogliere informazioni presso gli operatori per adempiere efficacemente ai compiti loro assegnati, compresa la valutazione della conformità dei termini e delle condizioni generali alla presente direttiva senza sospendere l'applicabilità di tali termini e condizioni durante la valutazione. In via eccezionale può anche essere necessario raccogliere informazioni presso altre imprese operanti in settori che sono strettamente connessi al settore dei servizi di comunicazione elettronica, come i fornitori di contenuti, che detengono informazioni di cui potrebbero aver bisogno per svolgere i rispettivi compiti ai sensi del diritto dell'Unione. Può essere inoltre necessario raccogliere tali informazioni per conto della Commissione ▌, onde consentirle di adempiere agli obblighi previsti a norma del diritto dell'Unione. Le richieste di informazioni dovrebbero essere proporzionate e non costituire un onere eccessivo per le imprese. Le informazioni raccolte dalle autorità nazionali di regolamentazione e dalle altre autorità competenti dovrebbero essere messe a disposizione del pubblico, ad esclusione di quelle di natura riservata, in conformità delle normative nazionali sull'accesso del pubblico all'informazione e fatte salve le norme dell'Unione e nazionali in materia di riservatezza commerciale.

(58)  Per consentire alle autorità nazionali di regolamentazione di svolgere efficacemente i propri compiti stabiliti dalla normativa, è opportuno che i dati che queste sono tenute a raccogliere comprendano dati contabili sui mercati al dettaglio collegati ai mercati all'ingrosso nei quali un'impresa è designata come detentrice di un significativo potere di mercato e che, come tali, sono disciplinati dall'autorità nazionale di regolamentazione. È opportuno inoltre che i dati consentano all'autorità nazionale di regolamentazione di valutare l'osservanza delle condizioni connesse ai diritti d'uso e l'impatto potenziale che i previsti aggiornamenti o cambiamenti alla topologia di rete avranno sull'evoluzione della concorrenza o sui prodotti all'ingrosso messi a disposizione delle altre parti. Le informazioni relative alla conformità agli obblighi di copertura connessi ai diritti d'uso dello spettro radio sono fondamentali per garantire la completezza della mappatura geografica delle installazioni di rete ▌. A tale proposito, l'autorità competente dovrebbe poter esigere che le informazioni fornite siano disaggregate a livello locale con la granularità necessaria per effettuare una mappatura geografica delle reti.

(59)  Per alleviare l'onere degli obblighi in materia di segnalazioni e notifiche per i fornitori di reti e servizi e per l'autorità competente, è opportuno che tali obblighi siano proporzionati, obiettivamente giustificati e limitati allo stretto necessario. In particolare, dovrebbero essere evitate la duplicazione delle richieste di informazioni da parte dell'autorità competente e del BEREC e la verifica regolare e sistematica dell'osservanza di tutte le condizioni previste da un'autorizzazione generale o un diritto d'uso. Le imprese dovrebbero conoscere l'uso previsto delle informazioni richieste. Occorre evitare che la notifica di tali informazioni pregiudichi la libertà di accesso al mercato. Ai fini statistici, ai fornitori di reti o di servizi di comunicazione elettronica può essere richiesta una notifica quando cessano le attività.

(60)  Non dovrebbero essere interessati gli obblighi degli Stati membri relativi alla comunicazione delle informazioni per la tutela degli interessi dell'Unione in virtù di accordi internazionali e gli obblighi di segnalazione previsti dalla normativa che non riguarda specificamente il settore della comunicazione elettronica come quella in materia di concorrenza.

(61)  Dovrebbe essere possibile scambiare le informazioni considerate riservate da un'autorità competente, in conformità con la normativa dell'Unione e nazionale sulla riservatezza commerciale e la protezione dei dati personali, con la Commissione, con il BEREC e qualsiasi altra autorità qualora tale scambio sia necessario ai fini dell'applicazione del diritto nazionale che recepisce la presente direttiva. Le informazioni scambiate si limitano alle informazioni pertinenti e proporzionate allo scopo dello scambio stesso.

(62)  Dal momento che le reti di comunicazione elettronica a banda larga sono sempre più diversificate in termini di tecnologia, topologia, mezzi utilizzati e proprietà. Pertanto, l'intervento normativo deve fondarsi su informazioni dettagliate ▌circa il dispiegamento delle reti per poter essere efficace e rivolgersi alle aree in cui è necessario. Tali informazioni sono essenziali al fine di promuovere gli investimenti, accrescere la connettività nell'Unione e fornire informazioni a tutte le autorità competenti così come ai cittadini. Esse dovrebbero comprendere indagini relative sia all'installazione di reti ad altissima capacità sia agli importanti aggiornamenti o estensioni delle reti in rame o di altro tipo esistenti le cui caratteristiche in termini di prestazioni potrebbero non corrispondere a quelle delle reti ad altissima capacità sotto tutti gli aspetti, ad esempio l'introduzione graduale della tecnologia FTTC (fiber-to-the-cabinet) insieme a tecnologie attive come il vectoring. Le previsioni in materia dovrebbero riguardare periodi di al massimo tre anni. Il livello di dettaglio e di granularità territoriale delle informazioni che le autorità competenti sono tenute a raccogliere dovrebbe dipendere dall'obiettivo specifico dell'intervento normativo e dovrebbe essere adeguato ai fini normativi perseguiti. Pertanto, anche le dimensioni dell'unità territoriale saranno diverse da uno Stato membro all'altro, in base alle esigenze normative imposte dalle circostanze nazionali specifiche e alla disponibilità di dati locali. È improbabile che il livello 3 nella nomenclatura delle unità territoriali per la statistica (NUTS) sia un'unità territoriale sufficientemente piccola nella maggior parte dei casi. Le autorità nazionali di regolamentazione e le altre autorità competenti dovrebbero ispirarsi alle linee guida del BEREC sulle migliori prassi per svolgere tale compito, e tali linee guida potranno avvalersi dell'esperienza acquisita dalle autorità nazionali di regolamentazione e/o dalle altre autorità competenti nella mappatura geografica del dispiegamento della rete. Fatti salvi gli obblighi di riservatezza commerciale, qualora le informazioni raccolte in tali indagini non siano ancora disponibili sul mercato, le autorità competenti dovrebbero rendere i dati direttamente accessibili in un formato aperto ai sensi della direttiva 2003/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(28) e senza limitazioni di riutilizzazione e dovrebbero mettere a disposizione degli utenti finali strumenti relativi alla qualità del servizio per sensibilizzarli maggiormente sulla disponibilità di servizi di connettività. Nel raccogliere tali informazioni, tutte le autorità interessate dovrebbero rispettare il principio di riservatezza ed evitare di causare uno svantaggio competitivo a qualsiasi impresa.

(63)  Il superamento del divario digitale nell'Unione è essenziale per permettere a tutti i cittadini dell'Unione di avere accesso a internet e servizi digitali all'avanguardia. A tal fine, nel caso di aree specifiche e ben definite ▌, le autorità competenti dovrebbero poter invitare le imprese e le autorità pubbliche a dichiarare la loro intenzione di installare reti ad altissima capacità in tali aree, concedendo loro il tempo necessario a fornire una risposta ponderata. Le informazioni contenute nelle previsioni dovrebbero rispecchiare le prospettive economiche del settore delle reti di comunicazione elettronica e le intenzioni di investimento delle imprese al momento della raccolta dei dati, al fine di consentire l'identificazione della connettività disponibile nelle diverse aree. Qualora un'impresa o un'autorità pubblica dichiari la sua intenzione di installare in un'area, l'autorità nazionale di regolamentazione o altra autorità competente dovrebbe poter chiedere ad altre imprese e autorità pubbliche di dichiarare se intendono o no installare reti ad altissima capacità in tale area o realizzare sulla propria rete importanti aggiornamenti o estensioni che garantiscano prestazioni pari a una velocità di download di almeno 100 Mbps. Tale procedura garantirà trasparenza alle imprese e alle autorità pubbliche che hanno manifestato il loro interesse a installare in tale area in modo che, al momento di elaborare i propri piani d'impresa, possano valutare la concorrenza di altre reti a cui dovranno probabilmente far fronte. L'effetto positivo di tale trasparenza si basa sulle risposte date con sincerità e buona fede dai partecipanti al mercato.

(64)  Mentre gli operatori di mercato possano modificare i loro piani di sviluppo per ragioni impreviste, obiettive e giustificabili, le autorità competenti dovrebbero intervenire, anche laddove siano coinvolti finanziamenti pubblici, e se opportuno imporre sanzioni, qualora un'impresa o un'autorità pubblica abbia fornito loro, intenzionalmente o per negligenza grave, informazioni fuorvianti, errate o incomplete. Ai fini della pertinente disposizione sulle sanzioni, la negligenza grave dovrebbe denotare una situazione in cui un'impresa o un'autorità pubblica fornisce informazioni fuorvianti, errate o incomplete a causa di un comportamento o di un'organizzazione interna che sia significativamente al di sotto del dovere di diligenza relativamente alle informazioni fornite. La negligenza grave non dovrebbe presupporre che l'impresa o l'autorità pubblica siano a conoscenza del fatto che le informazioni fornite sono fuorvianti, errate o incomplete, ma che avrebbero dovuto esserne a conoscenza qualora avessero agito o si fossero organizzati con la dovuta diligenza. È importante che le sanzioni siano sufficientemente dissuasive in considerazione dell'impatto negativo sulla concorrenza e sui progetti finanziati con fondi pubblici. Le disposizioni sulle sanzioni dovrebbero lasciare impregiudicati eventuali diritti al risarcimento dei danni in conformità del diritto nazionale.

(65)  Al fine di garantire condizioni d'investimento prevedibili, le autorità competenti dovrebbero poter comunicare alle imprese e alle autorità pubbliche che manifestano interesse per l'installazione di reti ad altissima capacità se nell'area in questione sono effettuati o previsti altri tipi di aggiornamenti delle reti, compresi gli aggiornamenti che riguardano velocità di download inferiori a 100 Mbps.

(66)  È importante che le autorità nazionali di regolamentazione e le altre autorità competenti acquisiscano il parere di tutte le parti interessate quando elaborano proposte di decisione, concedano loro tempo sufficiente per trasmettere osservazioni in base alla complessità della questione, e ne tengano conto prima di adottare una decisione definitiva. Per garantire che le decisioni prese a livello nazionale non incidano negativamente sul funzionamento del mercato interno o su altri obiettivi del TFUE, le autorità nazionali di regolamentazione sono tenute a notificare taluni progetti di decisione alla Commissione e alle altre autorità nazionali di regolamentazione per dar loro la possibilità di esprimere le proprie valutazioni. È opportuno che le autorità competenti consultino le parti interessate nei casi definiti dalla presente direttiva su tutti i progetti di misure che hanno un'influenza sul commercio fra Stati membri.

(67)  In un contesto concorrenziale, è opportuno tener conto della posizione di tutte le parti interessate, ivi compresi utenti e consumatori. Per trattare in modo adeguato gli interessi dei cittadini, è opportuno che gli Stati membri istituiscano un adeguato meccanismo di consultazione. Quest'ultimo potrebbe assumere la forma di un organismo che conduce, in modo indipendente dall'autorità nazionale di regolamentazione e dai fornitori di servizi, ricerche sulle questioni legate ai consumatori, come i comportamenti dei consumatori e i meccanismi di cambiamento di fornitore, operando in modo trasparente e fornendo un contributo alle procedure esistenti di consultazione delle parti interessate. Inoltre, si potrebbe stabilire un meccanismo che renda possibile una cooperazione adeguata su questioni relative alla promozione di contenuto legale. Le procedure di cooperazione stabilite secondo tale meccanismo non dovrebbero tuttavia prevedere la sorveglianza sistematica dell'utilizzo di internet.

(68)  Le procedure di risoluzione extragiudiziale delle controversie possono rappresentare un modo rapido ed economicamente vantaggioso per consentire agli utenti finali - in particolare ai consumatori, alle microimprese e alle piccole imprese quali definite nell'allegato della raccomandazione 2003/361/CE della Commissione(29) - di far valere i loro diritti. ▌Gli Stati membri dovrebbero consentire all´autorità nazionale di regolamentazione o a un´altra autorità competente responsabile della gestione dei diritti degli utenti finali, o ad almeno un organismo indipendente con esperienza comprovata in materia, di agire in qualità di organismo alternativo di risoluzione delle controversie. Per quanto riguarda la risoluzione delle controversie, tali autorità non dovrebbero ricevere istruzioni. Poiché molti Stati membri hanno istituito procedure di risoluzione delle controversie anche per gli utenti finali diversi dai consumatori cui non si applica la direttiva 2013/11/UE del Parlamento europeo e del Consiglio(30), è ragionevole mantenere la procedura settoriale di risoluzione delle controversie per i consumatori e, laddove gli Stati membri la estendano, anche per altri utenti finali, in particolare le microimprese e le piccole imprese. Con riferimento alla risoluzione extragiudiziale delle controversie, gli Stati membri dovrebbero essere in grado di mantenere o introdurre norme che vadano oltre quelle stabilite dalla direttiva 2013/11/UE al fine di assicurare un livello più elevato di protezione dei consumatori.

(69)  Nell'eventualità che sorgano controversie fra imprese dello stesso Stato membro nel settore disciplinato dalla presente direttiva, ad esempio per quanto riguarda gli obblighi relativi all'accesso o all'interconnessione ovvero le modalità di trasferimento di elenchi di utenti finali, la parte lesa che abbia negoziato in buona fede un accordo senza riuscire a raggiungerlo dovrebbe avere il diritto di rivolgersi a un'autorità di regolamentazione nazionale per risolvere la controversia. Le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero avere il potere di imporre una soluzione alle parti. L'intervento di un'autorità nazionale di regolamentazione nella composizione di una controversia tra fornitori di reti o servizi di comunicazione elettronica o di risorse correlate in uno Stato membro dovrebbe mirare a garantire l'ottemperanza agli obblighi derivanti dalla presente direttiva.

(70)  Oltre ai mezzi di tutela apprestati dal diritto dell'Unione e dal diritto nazionale è opportuno che sia esperibile una procedura semplice promossa ad istanza di una delle parti della controversia, per la risoluzione delle controversie transnazionali tra le imprese che forniscono o che sono autorizzate a fornire reti o servizi di comunicazione elettronica in diversi Stati membri.

(71)  Uno dei compiti importanti assegnati al BEREC consiste nell'adottare, ove appropriato, pareri in relazione alle controversie transnazionali. Occorre pertanto che, in questi casi, le autorità nazionali di regolamentazione riflettano pienamente il parere inviato dal BEREC nelle misure che impongono obblighi a un'impresa o che risolvono altrimenti la controversia.

(72)  La mancanza di coordinamento tra gli Stati membri nell'organizzare l'uso dello spettro radio sul loro territorio può, se non viene risolta mediante negoziati bilaterali tra gli Stati membri, creare problemi di interferenze su larga scala che incidono pesantemente sullo sviluppo del mercato unico digitale. Gli Stati membri dovrebbero adottare tutte le misure necessarie per evitare interferenze dannose transfrontaliere. Il gruppo "Politica dello spettro radio" istituito con la decisione 2002/622/CE della Commissione(31) dovrebbe essere incaricato di sostenere il necessario coordinamento transfrontaliero ed essere il forum designato per la risoluzione delle controversie fra Stati membri su questioni transfrontaliere. Sulla base della soluzione proposta da tale gruppo, in alcune circostanze è richiesta una misura di attuazione per risolvere in via definitiva il problema delle interferenze transfrontaliere o per applicare, a norma del diritto dell'Unione, una soluzione coordinata concordata tra due o più Stati membri in negoziati bilaterali. La mancanza di coordinamento tra gli Stati membri e i paesi limitrofi dell'Unione può inoltre creare problemi di interferenze su larga scala. Gli Stati membri dovrebbero adottare misure idonee a evitare interferenze dannose transfrontaliere con i paesi limitrofi dell'Unione e cooperare tra di loro a tal fine. Su richiesta degli Stati membri colpiti da interferenze transfrontaliere di paesi terzi, l'Unione dovrebbe fornire pieno sostegno a tali Stati membri.

(73)  Il gruppo "Politica dello spettro radio" è un gruppo consultivo ad alto livello istituito con la decisione 2002/622/CE al fine di contribuire allo sviluppo del mercato interno e sostenere lo sviluppo di una politica in materia di spettro radio a livello dell'Unione, tenendo conto di considerazioni di ordine economico, politico, culturale, strategico, sanitario e sociale nonché dei parametri tecnici. Esso dovrebbe essere composto dai responsabili degli organismi ai quali spetta la responsabilità politica generale per la politica in materia di spettro radio e dovrebbe fornire assistenza e consulenza alla Commissione su tale politica. Ciò dovrebbe accrescere ulteriormente la visibilità della politica in materia di spettro radio nei diversi settori di intervento dell'Unione e concorrere a garantire la coerenza intersettoriale a livello dell'Unione e nazionale. Il gruppo inoltre dovrebbe fornire consulenza su richiesta al Parlamento europeo e al Consiglio ed essere la sede per il coordinamento dell'assolvimento degli obblighi in materia di spettro radio che incombono agli Stati membri in virtù della presente direttiva, oltre a rivestire un ruolo centrale in settori di importanza fondamentale per il mercato interno, come il coordinamento a livello transfrontaliero e la normazione. Potrebbero essere creati inoltre gruppi di lavoro costituiti da tecnici o esperti per coadiuvare i lavori nelle riunioni plenarie in cui sono elaborate le politiche strategiche con il coinvolgimento di alti esponenti degli Stati Membri e della Commissione. La Commissione ha indicato l'intenzione di modificare la decisione 2002/622/CE entro i sei mesi successivi all'entrata in vigore della presente direttiva, al fine di tener conto dei nuovi compiti attribuiti dalla presente direttiva al gruppo "Politica dello spettro radio".

(74)  È opportuno che le autorità competenti monitorino e garantiscano il rispetto delle condizioni dell'autorizzazione generale e dei diritti d'uso, in particolare garantire l'uso effettivo ed efficiente dello spettro radio e il rispetto degli obblighi in materia di copertura e qualità del servizio, per mezzo di sanzioni amministrative, comprese sanzioni pecuniarie, ingiunzioni e revoche dei diritti d'uso nel caso di violazioni di tali condizioni. Le imprese dovrebbero fornire alle autorità competenti informazioni quanto più precise e complete possibili per consentire loro di assolvere ai loro compiti di vigilanza ▌.

(75)  È opportuno che le condizioni apposte alle autorizzazioni generali ed ai diritti d'uso individuali si limitino a quelle strettamente necessarie per garantire il rispetto delle disposizioni e degli obblighi fondamentali sanciti dal diritto nazionale e dell'Unione.

(76)  Chiunque dovrebbe avere il diritto di ricorrere contro una decisione delle autorità competenti che lo riguardi dinanzi ad un organo che sia indipendente dalle parti in causa e da qualsiasi intervento esterno o pressione politica che possa comprometterne l'imparzialità di giudizio nelle questioni che è chiamato a dirimere. Tale organo può essere un tribunale. Inoltre, una impresa che ritenga che le sue domande per la concessione del diritto di installare strutture non siano state esaminate in linea con i principi di cui alla presente direttiva dovrebbe avere il diritto di proporre ricorso contro tali decisioni. Tale procedura di ricorso dovrebbe applicarsi fatti salvi la ripartizione delle competenze all'interno dei sistemi giudiziari nazionali o i diritti riconosciuti alle persone fisiche e giuridiche nel rispettivo ordinamento nazionale. In ogni caso, gli Stati membri dovrebbero garantire un sindacato giurisdizionale effettivo nei confronti di tali decisioni.

(77)  Al fine di assicurare la certezza del diritto agli operatori del mercato, è opportuno che gli organi di ricorso assolvano efficacemente le loro funzioni. In particolare, le procedure di ricorso non dovrebbero subire indebiti ritardi. Le misure transitorie che sospendono la validità della decisione di un'autorità competente dovrebbero essere concesse soltanto in casi urgenti al fine di impedire un pregiudizio grave e irreparabile alla parte che chiede tali misure e ove ciò sia necessario per l'equilibrio degli interessi.

(78)  Si sono registrate notevoli divergenze nel modo in cui gli organi di ricorso hanno applicato le misure provvisorie per sospendere le decisioni delle autorità nazionali di regolamentazione o delle altre autorità competenti. Per giungere ad un approccio più coerente è opportuno applicare norme comuni conformi alla giurisprudenza della Corte di giustizia. Gli organi di ricorso dovrebbero essere altresì autorizzati a richiedere le informazioni disponibili pubblicate dal BEREC. Vista l'importanza dei ricorsi per il funzionamento complessivo del quadro normativo, è opportuno istituire in tutti gli Stati membri un meccanismo per la raccolta di informazioni sui ricorsi e sulle decisioni di sospensione delle decisioni adottate dalle autorità competenti e per la trasmissione di tali informazioni alla Commissione e al BEREC. Tale meccanismo dovrebbe garantire che la Commissione o il BEREC possano recuperare dagli Stati membri il testo delle decisioni e delle sentenze al fine di sviluppare una banca dati.

(79)  La trasparenza nell'applicazione del meccanismo dell'Unione per il consolidamento del mercato interno delle comunicazioni elettroniche dovrebbe essere rafforzata nell'interesse dei cittadini e delle parti interessate e per consentire a queste ultime di far conoscere il loro punto di vista, anche imponendo alle autorità nazionali di regolamentazione di pubblicare i progetti di misure contestualmente al loro invio alla Commissione, al BEREC e alle autorità nazionali di regolamentazione di altri Stati membri. Tali progetti di misure dovrebbero essere motivati e contenere un'analisi dettagliata.

(80)  La Commissione dovrebbe essere in grado, dopo aver preso nella massima considerazione il parere del BEREC, di richiedere a un'autorità nazionale di regolamentazione di ritirare un progetto di misura ove questa concerna l'individuazione di mercati rilevanti o la designazione di imprese come detentrici di un significativo potere di mercato e ove tali decisioni potrebbero creare una barriera al mercato interno o essere incompatibili con il diritto dell'Unione , e in particolare con gli obiettivi politici che le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero perseguire. Detta procedura si applica fatta salva la procedura di notificazione di cui alla direttiva (UE) 2015/1535 nonché le prerogative che il TFUE conferisce alla Commissione in relazione alle violazioni del diritto dell'Unione.

(81)  È opportuno svolgere la consultazione nazionale delle parti interessate prima della consultazione a livello di Unione allo scopo di consolidare il mercato interno delle comunicazioni elettroniche e nell'ambito della procedura per l'applicazione coerente delle misure correttive, al fine di tenere conto dei pareri delle parti interessate nella consultazione a livello di Unione. Ciò eviterebbe il ricorso a una seconda consultazione a livello di Unione nel caso di modifiche a una misura che si intende introdurre a seguito di una consultazione nazionale.

(82)  È importante che il quadro normativo sia attuato in tempi rapidi. Quando la Commissione ha preso una decisione che impone a un'autorità nazionale di regolamentazione di ritirare una misura programmata, l'autorità dovrebbe ritirare il suo progetto di misura o presentare una misura rivista alla Commissione. È opportuno fissare un termine per la notifica della misura rivista alla Commissione per informare gli operatori economici circa la durata dell'analisi di mercato e per rafforzare la certezza del diritto.

(83)  Il meccanismo dell'Unione, che permette alla Commissione di imporre alle autorità nazionali di regolamentazione il ritiro di misure programmate riguardanti la definizione di mercato e la designazione delle imprese come detentrici di un significativo potere di mercato, ha contribuito significativamente allo sviluppo di un approccio coerente per determinare le circostanze nelle quali è possibile applicare una regolamentazione ex ante e quelle nelle quali le imprese sono assoggettate a tale regolamentazione. L'esperienza acquisita con le procedure di cui agli articoli 7 e 7 bis della direttiva 2002/21/CE dimostra che le incoerenze nell'applicazione delle misure correttive da parte delle autorità nazionali di regolamentazione in condizioni di mercato analoghe danneggiano il mercato interno delle comunicazioni elettroniche. La Commissione e il BEREC dovrebbero pertanto contribuire, nell'ambito delle rispettive responsabilità, a garantire un livello più elevato di coerenza nell'applicazione delle misure correttive concernenti i progetti di misure proposti dalle autorità nazionali di regolamentazione. Inoltre, per quanto riguarda i progetti di misura di estensione degli obblighi oltre il primo punto di concentrazione o di distribuzione, ove necessario per affrontare elevate e non transitorie barriere economiche o fisiche alla replicazione, sulle imprese senza riguardo della loro designazione come detentrici di un significativo potere di mercato o per quanto riguarda il trattamento normativo di nuovi elementi di rete a elevate capacità, se il BEREC condivide le preoccupazioni della Commissione, quest'ultima dovrebbe poter richiedere a un'autorità nazionale di regolamentazione il ritiro di un progetto di misura. Per trarre beneficio dalle competenze specialistiche sull'analisi di mercato delle autorità nazionali di regolamentazione la Commissione dovrebbe consultare il BEREC prima di adottare le sue decisioni o le sue raccomandazioni.

(84)  Tenuto conto dei termini ridotti previsti dal meccanismo di consultazione a livello di Unione, è opportuno conferire alla Commissione la facoltà di adottare raccomandazioni o linee guida per semplificare le procedure di scambio d'informazioni tra la Commissione e le autorità nazionali di regolamentazione — ad esempio per i casi riguardanti i mercati stabili oppure modifiche secondarie di misure notificate in precedenza. Dovrebbero inoltre essere conferiti poteri alla Commissione per permettere l'introduzione di un'esenzione dalla notifica onde semplificare le procedure in determinati casi.

(85)  Alle autorità nazionali di regolamentazione dovrebbe essere richiesto di cooperare l'una con l'altra, con il BEREC e con la Commissione in modo trasparente, onde garantire un'applicazione coerente, in tutti gli Stati membri, della presente direttiva.

(86)  Occorre conciliare la libertà discrezionale delle autorità nazionali di regolamentazione con l'elaborazione di pratiche normative coerenti e l'applicazione coerente del quadro normativo per contribuire efficacemente allo sviluppo e al completamento del mercato interno. È opportuno pertanto che le autorità nazionali di regolamentazione sostengano le attività svolte dalla Commissione in materia di mercato interno e quelle del BEREC.

(87)  Le misure che potrebbero influenzare il commercio tra gli Stati membri sono misure atte ad avere un'influenza, diretta o indiretta, reale o potenziale, sui modelli di commercio fra Stati membri in modo tale da creare una barriera al mercato interno. Vi sono comprese misure che abbiano un'influenza significativa su imprese o utenti in altri Stati membri, che comprendono: misure che influenzano i prezzi agli utenti in altri Stati membri; misure che influenzano la capacità di un'impresa stabilita in un altro Stato membro di fornire un servizio di comunicazione elettronica, e in particolare misure che influenzano la capacità di offrire servizi su base transnazionale; infine, misure che influenzano le strutture o l'accesso al mercato, con ripercussioni per le imprese di altri Stati membri.

(88)  Un uso e una definizione più convergenti degli elementi delle procedure di selezione e delle condizioni connesse ai diritti d'uso dello spettro radio che incidono significativamente sulle condizioni del mercato e sulla situazione concorrenziale, comprese le condizioni di ingresso e di espansione ▌, sarebbero favoriti da un meccanismo di coordinamento per mezzo del quale il gruppo "Politica dello spettro radio", su richiesta dell'autorità nazionale di regolamentazione o altra autorità competente o eccezionalmente di propria iniziativa, convocherebbe un forum di valutazione tra pari per esaminare progetti di misure prima della concessione dei diritti d'uso da parte di un determinato Stato membro, al fine di scambiare le migliori prassi. Il forum di valutazione tra pari è uno strumento di apprendimento tra pari. Dovrebbe contribuire a uno scambio delle migliori prassi più efficace tra Stati membri e aumentare la trasparenza delle procedure di selezione competitive o comparative. La procedura di valutazione tra pari non dovrebbe costituire una condizione formale delle procedure nazionali di autorizzazione. Lo scambio di opinioni dovrebbe basarsi sulle informazioni fornite dall'autorità nazionale di regolamentazione o da altra autorità competente che richiede il forum di valutazione tra pari e dovrebbe corrispondere a un sottoinsieme di una misura nazionale più ampia, la quale più in generale può consistere nella concessione, nello scambio e nell'affitto, nella durata, nel rinnovo o nella modifica dei diritti d'uso. Pertanto, l'autorità nazionale di regolamentazione o altra autorità competente dovrebbe poter altresì fornire informazioni su altri progetti di misure nazionali o su aspetti degli stessi relativi alla procedura di selezione pertinente per limitare i diritti d'uso dello spettro radio che non sono coperti dal meccanismo di valutazione tra pari. Per ridurre gli oneri amministrativi, l'autorità nazionale di regolamentazione o altra autorità competente dovrebbe poter trasmettere tali informazioni ai membri del gruppo "Politica dello spettro radio" avvalendosi di un comune modello di comunicazione, se disponibile.

(89)  Qualora a determinate imprese sia stato assegnato uno spettro radio in modo armonizzato e sulla base di accordi a livello di Unione, è necessario che gli Stati membri rispettino rigorosamente tali accordi in sede di concessione dei diritti d'uso dello spettro radio nell'ambito del piano di allocazione delle frequenze nazionali.

(90)  Gli Stati membri dovrebbero poter prendere in considerazione l'opzione dei procedimenti congiunti di autorizzazione al momento di concedere i diritti d'uso quando l'uso previsto riguarda situazioni transfrontaliere.

(91)  Eventuali decisioni adottate dalla Commissione per garantire l'applicazione armonizzata della presente direttiva dovrebbero limitarsi ai principi, agli approcci e alle metodologie regolamentari. Per evitare dubbi, non dovrebbero prescrivere dettagli generalmente richiesti per riflettere le circostanze nazionali, né dovrebbero vietare approcci alternativi che si possono ragionevolmente presumere avere effetto equivalente. Siffatte decisioni dovrebbero essere proporzionate e non dovrebbero influire sulle decisioni adottate dalle autorità nazionali di regolamentazione o dalle altre autorità competenti che non creano un ostacolo al mercato interno.

(92)  L'Unione e gli Stati membri hanno assunto degli impegni di norme tecniche e in relazione al quadro normativo per le reti e i servizi di telecomunicazioni dell'Organizzazione mondiale del commercio.

(93)  È opportuno che la normalizzazione resti un processo essenzialmente guidato dal mercato. Potrebbero tuttavia permanere situazioni in cui è opportuno esigere l'osservanza di norme dell'Unione specifiche per migliorare l'interoperabilità e la libertà di scelta per gli utenti e promuovere l'interconnettività nel mercato interno. A livello nazionale gli Stati membri sono soggetti alla direttiva (UE) 2015/1535. Le procedure di normalizzazione contemplate dalla presente direttiva lasciano impregiudicate le direttive 2014/30/UE(32) e 2014/35/UE(33) del Parlamento europeo e del Consiglio e la direttiva 2014/53/UE.

(94)  I fornitori di reti pubbliche di comunicazione elettronica o di servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico, o di entrambi, dovrebbero essere tenuti ad adottare misure per tutelare la sicurezza delle loro reti e dei loro servizi e prevenire o limitare le conseguenze degli incidenti di sicurezza. Tenendo conto dello stato dell'arte, dette misure dovrebbero assicurare un livello di sicurezza delle reti e dei servizi adeguato ai rischi. Le misure di sicurezza dovrebbero prendere in considerazione almeno tutti gli aspetti pertinenti dei seguenti elementi: relativamente alla sicurezza delle reti e delle strutture: sicurezza fisica e dell'ambiente, sicurezza delle forniture, controllo dell'accesso alle reti e integrità delle reti; relativamente alla gestione degli incidenti di sicurezza: procedure per la gestione , capacità di rilevazione degli incidenti di sicurezza, comunicazione e segnalazione degli incidenti di sicurezza; relativamente alla gestione della continuità operativa: strategia per la continuità del servizio e piani di emergenza, funzionalità di ripristino di emergenza; relativamente a monitoraggio, audit e test: prassi in materia di monitoraggio e registrazione, esercitazioni dei piani di emergenza, test delle reti e dei servizi, valutazioni della sicurezza e controllo di conformità; e la conformità alle norme internazionali.

(95)  Vista la crescente importanza dei servizi di comunicazione interpersonale indipendenti dal numero, è necessario assicurare che anch'essi siano soggetti ad adeguati requisiti di sicurezza conformemente alle loro specificità e alla loro rilevanza economica. I fornitori di tali servizi dovrebbero pertanto garantire anche un livello di sicurezza adeguato ai rischi ▌. Dato che i fornitori di servizi di comunicazione interpersonale indipendenti dal numero solitamente non esercitano un controllo effettivo sulla trasmissione dei segnali sulle reti, il grado di rischio di tali servizi può essere considerato, per certi aspetti, inferiore a quello dei servizi di comunicazione elettronica tradizionali. Pertanto, ogniqualvolta ciò sia giustificato in base alla valutazione effettiva dei rischi per la sicurezza, le misure adottate dai servizi di comunicazione interpersonale indipendenti dal numero dovrebbero essere meno stringenti. ▌Lo stesso approccio dovrebbe applicarsi, mutatis mutandis, ai servizi di comunicazione interpersonale che utilizzano numeri e che non esercitano un controllo effettivo sulla trasmissione dei segnali.

(96)  I fornitori di reti di comunicazione elettroniche pubbliche o di servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico dovrebbero informare gli utenti di minacce particolari e significative e delle misure che questi ultimi possono prendere per proteggere la sicurezza delle loro comunicazioni, ad esempio attraverso l'uso di particolari tipi di programmi o tecniche di crittografia. L'obbligo di informare gli utenti in merito a tali minacce non dovrebbe esonerare un fornitore di servizi dall'obbligo di adottare, a proprie spese, provvedimenti adeguati e immediati per rimediare a eventuali minacce alla sicurezza e ristabilire il normale livello di sicurezza. La fornitura all'utente di tali informazioni sulle minacce alla sicurezza dovrebbe essere gratuita.

(97)  Al fine di garantire la sicurezza di reti e servizi, e fatti salvi i poteri degli Stati membri di assicurare la tutela dei loro interessi essenziali in materia di sicurezza e la sicurezza pubblica nonché di consentire la ricerca, l'individuazione e il perseguimento dei reati, è opportuno promuovere e, se necessario, rendere obbligatorio l'uso della crittografia, ad esempio da punto a punto se del caso, in conformità ai principi della sicurezza e della tutela della vita privata per impostazione predefinita e fin dalla progettazione.

(98)  È opportuno che le autorità competenti garantiscano il mantenimento dell'integrità e della disponibilità delle reti di comunicazione pubbliche. È opportuno che l'Agenzia dell'Unione europea per la sicurezza delle reti e dell'informazione (ENISA) contribuisca a innalzare il livello di sicurezza delle comunicazioni elettroniche, anche fornendo consulenze e pareri e promuovendo lo scambio di migliori prassi. Le autorità competenti dovrebbero disporre dei mezzi necessari all'adempimento dei loro compiti, inclusa la facoltà di richiedere le informazioni necessarie a valutare il livello di sicurezza delle reti o dei servizi. Esse dovrebbero inoltre avere la facoltà di richiedere dati completi e attendibili sugli incidenti di sicurezza realmente verificatisi che hanno avuto un impatto significativo sul funzionamento delle reti o dei servizi. Esse dovrebbero, ove necessario, essere assistite dai gruppi di intervento per la sicurezza informatica in caso di incidente (Computer Security Incident Response Team – "CSIRT"), istituiti a norma della direttiva (UE) 2016/1148 del Parlamento europeo e del Consiglio(34). In particolare, i CSIRT potrebbero essere tenuti a fornire alle autorità competenti informazioni sui rischi e gli incidenti di sicurezza cui sono esposti le reti di comunicazione elettroniche pubbliche e i servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico, nonché a fornire raccomandazioni su come affrontarli.

(99)  Se la fornitura di comunicazioni elettroniche si basa su risorse pubbliche il cui uso è subordinato a un'autorizzazione specifica, gli Stati membri dovrebbero poter accordare all'autorità competente per il rilascio della stessa il diritto di riscuotere contributi per garantire l'uso ottimale di tali risorse, in conformità delle procedure previste dalla presente direttiva ▌. In linea con la giurisprudenza della Corte di giustizia, gli Stati membri non possono riscuotere commissioni o contributi per la fornitura di reti e servizi di comunicazione elettronica diversi da quelli previsti dalla presente direttiva. A tale riguardo, gli Stati membri dovrebbero adottare un approccio coerente nel fissare tali commissioni o contributi per evitare che alla procedura di autorizzazione generale o ai diritti d'uso sia associato un onere finanziario eccessivo per i fornitori di reti e servizi di comunicazione elettronica.

(100)  Per garantire un uso ottimale delle risorse, i contributi riscossi dovrebbero riflettere la situazione economica e tecnica del mercato interessato, nonché qualsiasi altro fattore significativo che ne determini il valore. Al tempo stesso, i contributi dovrebbero essere fissati in modo tale da garantire l'attribuzione e l'uso efficienti dello spettro radio. La presente direttiva lascia impregiudicato il fine per cui sono impiegati i contributi per i diritti d'uso e i diritti di installare strutture. Dovrebbe essere possibile, ad esempio, usare tali contributi per finanziare le attività delle autorità nazionali di regolamentazione e delle altre autorità competenti che non possono essere coperte dai diritti amministrativi. Laddove, in caso di procedure di selezione competitive o comparative, i contributi per i diritti di uso dello spettro radio consistono, interamente o parzialmente, in un importo in soluzione unica, le modalità di pagamento dovrebbero garantire che tali contributi non portino in pratica a una selezione sulla base di criteri estranei all'obiettivo di garantire l'uso ottimale dello spettro radio. La Commissione dovrebbe poter pubblicare, su base regolare, studi comparativi e, ove opportuno, altri orientamenti concernenti le migliori prassi in materia di allocazione di spettro radio, assegnazione di risorse di numerazione o diritti di passaggio.

(101)  I contributi imposti alle imprese per i diritti d'uso dello spettro radio possono influenzare le decisioni circa l'opportunità di chiedere tali diritti e utilizzare le risorse dello spettro radio. Al fine di garantire un uso ottimale dello spettro radio, gli Stati membri dovrebbero pertanto fissare i prezzi di riserva in modo tale da garantire un'assegnazione efficiente di tali diritti, indipendentemente dal tipo di procedura di selezione utilizzato. Gli Stati membri potrebbero inoltre tener conto di eventuali costi connessi al soddisfacimento delle condizioni di autorizzazione imposte per perseguire obiettivi politici ▌. In tale contesto, è altresì opportuno tener conto della situazione concorrenziale del mercato in questione, compresi i possibili usi alternativi delle risorse.

(102)  L'uso ottimale delle risorse dello spettro radio dipende dalla disponibilità di reti e risorse correlate adeguate. A tale riguardo gli Stati membri dovrebbero mirare a garantire che, quando le autorità nazionali di regolamentazione o le altre autorità competenti applicano contributi per i diritti d'uso dello spettro radio e per i diritti di installazione di strutture, esse prendano in considerazione la necessità di facilitare il continuo sviluppo delle infrastrutture al fine di conseguire la massima efficienza nell'utilizzo delle risorse. Gli Stati membri dovrebbero mirare ad applicare il più possibile modalità di pagamento dei contributi per i diritti d'uso dello spettro radio in connessione con l'effettiva disponibilità delle risorse in modo tale da sostenere gli investimenti necessari a promuovere tale sviluppo delle infrastrutture e la fornitura di servizi correlati. I meccanismi di pagamento dovrebbero essere specificate in modo obiettivo, trasparente, proporzionato e non discriminatorio prima di avviare le procedure per la concessione dei diritti d'uso dello spettro radio.

(103)  Va garantito che le procedure previste per la concessione del diritto di installare strutture siano tempestive, non discriminatorie e trasparenti, onde assicurare che vigano le condizioni necessarie per una concorrenza leale ed effettiva. La presente direttiva non pregiudica le disposizioni nazionali vigenti in materia di espropriazione o uso di una proprietà, normale esercizio dei diritti di proprietà, normale uso dei beni pubblici né il principio di neutralità in relazione al regime di proprietà esistente negli Stati membri.

(104)  Le autorizzazioni rilasciate ai fornitori di reti e servizi di comunicazione elettronica che permettono loro di avere accesso a proprietà pubbliche o private sono fattori essenziali per l'istituzione di reti di comunicazione elettronica o di nuovi elementi di rete. Le complicazioni e i ritardi inutili nelle procedure per la concessione dei diritti di passaggio possono pertanto costituire considerevoli ostacoli allo sviluppo della concorrenza. È opportuno pertanto semplificare l'acquisizione dei diritti di passaggio da parte delle imprese autorizzate. Le autorità competenti dovrebbero coordinare l'acquisizione dei diritti di passaggio, pubblicando le informazioni pertinenti sui loro siti internet.

(105)  È necessario rafforzare i poteri degli Stati membri nei confronti dei titolari di diritti di passaggio per assicurare l'ingresso o il dispiegamento di una nuova rete in modo equo, efficiente e responsabile dal punto di vista ambientale e, indipendentemente dagli eventuali obblighi che gravano su un'impresa designata come detentrice di un significativo potere di mercato, concedere l'accesso alla sua rete di comunicazione elettronica. Una migliore condivisione delle strutture può ridurre i costi ambientali per lo sviluppo delle infrastrutture di comunicazioni elettroniche, nonché promuovere la salute pubblica e la pubblica sicurezza e favorire il raggiungimento degli obiettivi di pianificazione urbana e rurale. Le autorità competenti dovrebbero essere autorizzate ad imporre alle imprese che hanno beneficiato di diritti di installare strutture su proprietà pubbliche o private, ovvero al di sopra o al di sotto di esse, di condividere tali strutture o proprietà, compresa la coubicazione, dopo un adeguato periodo di pubblica consultazione nel corso del quale a tutte le parti interessate dovrebbe essere data la possibilità di esprimere il proprio parere , nelle aree specifiche in cui tali motivi di interesse generale rendono necessaria detta condivisione. Ciò può verificarsi, ad esempio, in caso di elevata congestione del sottosuolo o di necessità di varcare una barriera naturale. Le autorità competenti dovrebbero in particolare essere autorizzate ad imporre la condivisione di elementi della rete e risorse correlate come condotti, guaine, piloni, pozzetti, armadi di distribuzione, antenne, torri e altre strutture di supporto, edifici o accesso a edifici, nonché un migliore coordinamento delle opere di ingegneria civile per motivi ambientali o altri motivi programmatici. Al contrario, è opportuno che incomba alle autorità nazionali di regolamentazione la definizione delle regole sulla ripartizione dei costi della condivisione delle strutture o delle proprietà, per garantire che i rischi assunti dalle imprese interessate siano adeguatamente ricompensati. Alla luce degli obblighi stabiliti dalla direttiva 2014/61/UE, le autorità competenti, in particolare le autorità locali, dovrebbero stabilire anche procedure di coordinamento appropriate, di concerto con le autorità nazionali di regolamentazione, per quanto riguarda i lavori pubblici e altre strutture o proprietà pubbliche appropriate, che dovrebbero poter includere procedure atte a garantire che le parti interessate dispongano di informazioni concernenti strutture o proprietà pubbliche appropriate e lavori pubblici in corso e pianificati, che ricevano una notifica tempestiva di tali lavori e che la condivisione sia facilitata quanto più possibile.

(106)  Se si impone ad operatori mobili di condividere torri o piloni per ragioni ambientali, dette condivisioni obbligatorie potrebbero comportare una riduzione dei livelli massimi di potenza trasmessa consentiti a ciascun operatore per ragioni di sanità pubblica, con la conseguente eventuale necessità per gli operatori di installare un maggior numero di siti di trasmissione al fine di garantire la copertura nazionale. È opportuno che le autorità competenti si adoperino per conciliare le pertinenti considerazioni ambientali e sanitarie, tenendo in debito conto il principio di precauzione di cui alla raccomandazione 1999/519/CE del Consiglio(35).

(107)  Lo spettro radio è una risorsa pubblica limitata, che ha un importante valore pubblico e di mercato. È una risorsa essenziale per le reti e i servizi di comunicazione elettronica via radio e, nella misura in cui è utilizzato per tali reti e servizi, dovrebbe essere ripartito ed assegnato in modo efficiente dalle autorità nazionali di regolamentazione o altre autorità competenti in funzione di obiettivi e principi armonizzati che ne disciplinino l'azione, nonché secondo criteri trasparenti, non discriminatori ed obiettivi che tengano conto degli interessi democratici, sociali, linguistici e culturali connessi con l'uso dello spettro radio ▌. La decisione n. 676/2002/CE istituisce un quadro di riferimento per l'armonizzazione dello spettro radio.

(108)  Le attività in materia di politica dello spettro radio nell'Unione dovrebbero lasciare impregiudicate le misure adottate a livello dell'Unione o nazionale, a norma del diritto dell'Unione, per perseguire obiettivi d'interesse generale relativi in particolare alle reti pubbliche governative e di difesa, alla regolamentazione dei contenuti ed alla politica audiovisiva e dei media, e il diritto degli Stati membri di organizzare la gestione del proprio spettro radio e di usarlo per fini di ordine pubblico, pubblica sicurezza e difesa. ▌

(109)  Garantire una connettività pervasiva in ciascuno Stato membro è essenziale per lo sviluppo economico e sociale, per la partecipazione alla vita pubblica e sociale e per la coesione territoriale. Nella misura in cui la connettività e l'uso delle comunicazioni elettroniche diventano un elemento fondamentale per la società e il benessere in Europa, gli Stati membri dovrebbero sforzarsi di garantire una copertura della banda larga senza fili su tutta l'Unione. Tale copertura dovrebbe essere realizzata mediante l'imposizione, da parte degli Stati membri, di adeguati requisiti di copertura, che dovrebbero essere adattati a ciascuna area servita e limitati a oneri proporzionati al fine di non ostacolare lo sviluppo delle attività dei prestatori di servizi. In considerazione del ruolo di primo piano svolto da sistemi quali le reti locali in radiofrequenza (RLAN) nella fornitura di banda larga senza fili ad alta velocità in ambienti interni, le misure dovrebbero essere volte a garantire che sia messo a disposizione sufficiente spazio radio in bande particolarmente utili per l'installazione economicamente vantaggiosa di reti senza fili con copertura universale, soprattutto in ambienti interni. Inoltre, misure coerenti e coordinate a favore di una copertura senza fili terrestre di alta qualità in tutta l'Unione, ispirate alle migliori prassi nazionali relative agli obblighi in materia di licenze degli operatori, dovrebbero mirare a conseguire l'obiettivo del programma relativo alla politica in materia di spettro radio di garantire a tutti i cittadini dell'Unione, l'accesso, negli ambienti sia interni che esterni, alla massima velocità della banda larga pari ad almeno 30 Mbps entro il 2020, nonché a concretizzare la visione ambiziosa di una società dei gigabit nell'Unione. Tali misure promuoveranno servizi digitali innovativi e garantiranno vantaggi socioeconomici a lungo termine. La copertura ininterrotta del territorio e la connettività tra gli Stati membri dovrebbero avere il massimo sviluppo ed essere affidabili, al fine di promuovere servizi e applicazioni a livello nazionale e transfrontaliero, come le automobili connesse e la sanità elettronica. ▌

(110)  È imperativa l'esigenza di garantire che i cittadini non siano esposti a campi elettromagnetici a un livello dannoso per la salute pubblica. Gli Stati membri dovrebbero perseguire la coerenza in tutta l'Unione per affrontare la questione, tenendo conto in particolare del principio di precauzione invocato nella raccomandazione 1999/519/CE, al fine di adoperarsi per assicurare una maggiore coerenza delle condizioni di diffusione. Gli Stati membri dovrebbero applicare, se del caso, la procedura di cui alla direttiva (UE) 2015/1535 anche al fine di garantire la trasparenza per le parti interessate e permettere ad altri Stati membri e alla Commissione di reagire.

(111)  L'armonizzazione e il coordinamento dello spettro radio e la regolamentazione delle apparecchiature, agevolati dalla normazione, sono un'esigenza complementare e devono essere strettamente coordinati per raggiungere efficacemente gli obiettivi comuni, con il sostegno del gruppo "Politica dello spettro radio". Il coordinamento tra il contenuto e i tempi dei mandati conferiti alla CEPT in applicazione della decisione n. 676/2002/CE e le richieste di normazione agli organismi preposti, quale l'Istituto europeo per le norme di telecomunicazione, anche per quanto riguarda i parametri dei ricevitori radio, dovrebbe agevolare l'introduzione di sistemi futuri, sostenere le opportunità di condivisione dello spettro radio e garantire una gestione efficiente dello spettro radio.

(112)  La domanda di spettro radio armonizzato non è uniforme in tutta l'Unione. Nei casi di scarsità di domanda dell'intera banda armonizzata o di parte di essa a livello regionale o nazionale, gli Stati membri potrebbero, in via eccezionale, consentire un uso alternativo della banda, ad esempio al fine di ovviare alla mancata fornitura del mercato per taluni usi, durante il permanere di tale scarsità di domanda e a condizione che l'uso alternativo non pregiudichi l'uso di detta banda armonizzata da parte di altri Stati membri e cessi nel momento in cui si concretizzi la domanda per l'uso armonizzato.

(113)  La flessibilità dell'accesso allo spettro radio e della sua gestione è stata ottenuta mediante autorizzazioni neutrali dal punto di vista tecnologico e dei servizi per permettere agli utilizzatori dello spettro radio di scegliere le tecnologie e i servizi migliori per le bande di spettro radio dichiarate a disposizione dei servizi di comunicazione elettronica nei pertinenti piani di allocazione delle frequenze nazionali conformemente al diritto dell'Unione ("principio della neutralità tecnologica e principio della neutralità dei servizi"). È opportuno che si ricorra alla determinazione per via amministrativa delle tecnologie e dei servizi soltanto quando sono in gioco obiettivi d'interesse generale e essa sia chiaramente giustificata e soggetta a un riesame.

(114)  È opportuno che le limitazioni al principio della neutralità tecnologica siano appropriate e giustificate dalla necessità di evitare interferenze dannose, ad esempio attraverso l'imposizione di maschere d'emissione e livelli di potenza specifici, di garantire la tutela della salute pubblica limitando l'esposizione dei cittadini ai campi elettromagnetici, di garantire il buon funzionamento dei servizi mediante un adeguato livello di qualità tecnica dei servizi stessi senza necessariamente precludere la possibilità di utilizzare più di un servizio nella stessa banda di spettro radio, di garantire la corretta condivisione dello spettro radio, in particolare laddove il suo uso è soggetto esclusivamente ad autorizzazioni generali, di salvaguardare l'uso efficiente dello spettro radio oppure di realizzare un obiettivo di interesse generale in conformità al diritto dell'Unione.

(115)  È opportuno inoltre che gli utilizzatori dello spettro radio possano scegliere liberamente i servizi che desiderano offrire attraverso lo spettro radio. D'altra parte, dovrebbero essere previste misure che richiedano la fornitura di un servizio specifico, ove siano necessarie e proporzionate, per conseguire obiettivi di interesse generale chiaramente definiti, come la sicurezza della vita, la promozione della coesione sociale, regionale e territoriale o l'uso ottimale dello spettro radio. È opportuno che tali obiettivi comprendano la promozione della diversità culturale e linguistica e del pluralismo dei media, in base alla definizione adottata dagli Stati membri conformemente al diritto dell'Unione. Salvo ove siano necessarie per tutelare la sicurezza della vita o, a titolo eccezionale, per conseguire altri obiettivi di interesse generale definiti dagli Stati membri conformemente al diritto dell'Unione, le misure non dovrebbero risultare in determinati servizi che hanno uso esclusivo, ma dovrebbero piuttosto accordare loro una priorità per permettere, per quanto possibile, la coesistenza di altri servizi o tecnologie nella stessa banda di spettro radio. Spetta agli Stati membri definire la portata e la natura delle eccezioni relative alla promozione della diversità culturale e linguistica e al pluralismo dei media.

(116)  Visto che l'allocazione di spettro radio a tecnologie o servizi specifici costituisce un'eccezione ai principi della neutralità tecnologica e dei servizi e riduce la libertà di scelta del servizio fornito o della tecnologia utilizzata, è opportuno che ogni proposta di attribuzione sia trasparente e soggetta a consultazione pubblica.

(117)  Se gli Stati membri decidono, in via d’eccezione, di limitare la libertà di fornire reti e servizi di comunicazione elettronica per motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza o di salute pubblica, dovrebbero spiegare le ragioni di tale limitazione.

(118)  È opportuno gestire lo spettro radio in modo da evitare le interferenze dannose. È pertanto opportuno definire correttamente il concetto basilare di interferenze dannose per assicurare che l'intervento normativo sia limitato a quanto necessario per evitare tali interferenze, tenuto conto anche dell'esigenza di prendere in considerazione i metodi avanzati di protezione dalle interferenze dannose, con l'obiettivo di applicare tali tecnologie e metodi di gestione dello spettro radio al fine di evitare, per quanto possibile, l'applicazione del principio di non interferenza e non protezione. Il settore dei trasporti comporta un importante elemento transfrontaliero e la sua digitalizzazione presenta delle sfide. I veicoli (metropolitana, autobus, automobili, autocarri, treni, ecc.) stanno diventando sempre più autonomi e connessi. Nel mercato interno i veicoli attraversano più facilmente le frontiere nazionali. Comunicazioni affidabili e la capacità di evitare interferenze dannose sono fattori essenziali per la sicurezza e il buon funzionamento dei veicoli e dei sistemi di comunicazione a bordo.

(119)  Con l'aumento della domanda di spettro radio e nuove applicazioni e tecnologie variabili che richiedono un accesso e un uso più flessibili dello spettro radio, gli Stati membri dovrebbero promuovere l'uso condiviso dello spettro radio determinando i regimi di autorizzazione più appropriati per ciascun scenario e definendo norme e condizioni adeguate e trasparenti. Sempre più la condivisione rappresenta una soluzione propizia a un uso effettivo ed efficiente dello spettro radio, in quanto consente a più utenti o dispositivi indipendenti l'accesso alla stessa banda di spettro radio in funzione di diversi tipi di regimi giuridici, onde rendere disponibili ulteriori risorse dello spettro radio, aumentando l'efficienza d'uso e facilitando l'accesso per i nuovi utenti. L'uso condiviso può basarsi su autorizzazioni generali o essere autorizzato in deroga, consentendo a diversi utenti, a determinate condizioni di condivisione, di accedere al medesimo spettro radio e utilizzarlo in aree geografiche diverse o in momenti diversi. Può anche basarsi su diritti d'uso individuali in funzione di accordi, ad esempio in materia di accesso condiviso su licenza in cui tutti gli utenti (un utente esistente e nuovi utenti) concordano le condizioni dell'accesso condiviso, sotto il controllo delle autorità competenti, in modo da garantire una qualità minima della trasmissione radio. Quando autorizzano l'uso condiviso nell'ambito di diversi regimi di autorizzazione, gli Stati membri non dovrebbero fissare durate molto diverse per tale uso nell'ambito di diversi regimi di autorizzazione.

(120)  Le autorizzazioni generali per l'uso dello spettro radio possono facilitare l'uso più efficace possibile di quest'ultimo e promuovere in alcuni casi l'innovazione, oltre a essere favorevoli alla concorrenza, mentre in altri casi i diritti d'uso individuali dello spettro radio possono essere il regime di autorizzazione più appropriato in presenza di determinate circostanze specifiche. I diritti d'uso individuali dovrebbero essere presi in considerazione, per esempio, quando le caratteristiche favorevoli di propagazione dello spettro radio o il livello di potenza previsto della trasmissione implicano che le autorizzazioni generali non affrontano i problemi relativi alle interferenze alla luce della qualità del servizio richiesta. Misure tecniche quali soluzioni volte a migliorare la resilienza dei ricevitori potrebbero rendere possibile il ricorso ad autorizzazioni generali o alla condivisione dello spettro radio, e possibilmente evitare il ricorso sistematico ai principi di non interferenza e non protezione.

(121)  Al fine di garantire la prevedibilità e di preservare la certezza del diritto e la stabilità degli investimenti, gli Stati membri dovrebbero stabilire in anticipo opportuni criteri per determinare la conformità all'obiettivo di un uso efficiente dello spettro radio da parte dei titolari dei diritti, in sede di attuazione delle condizioni collegate ai diritti d'uso individuali e alle autorizzazioni generali. È opportuno che le parti interessate partecipino alla definizione di tali condizioni e siano informate in modo trasparente sul modo in cui l'adempimento dei loro obblighi sarà oggetto di valutazione.

(122)  Al fine di evitare la creazione di barriere all'ingresso nel mercato, in particolare attraverso l'accumulo anticoncorrenziale, è opportuno che l'applicazione delle condizioni connesse ai diritti d'uso dello spettro radio da parte degli Stati membri sia efficace e che tutte le autorità competenti partecipino, ove necessario. Tali condizioni dovrebbero includere l'applicazione di una clausola che preveda la perdita dei diritti inutilizzati (in base al principio "use it or lose it"). Al fine di garantire la certezza del diritto per quanto riguarda la possibile esposizione a sanzioni per il mancato utilizzo dello spettro radio, dovrebbero essere stabilite in anticipo soglie relative all'utilizzo, ivi incluso in termini di tempo, quantità o identità dello spettro radio. Lo scambio e l'affitto dello spettro radio dovrebbero garantire l'uso effettivo da parte del titolare dei diritti originario.

(123)  Laddove le condizioni tecniche per una banda di spettro radio siano stabilite ai sensi della decisione n. 676/2002/CE, le autorità competenti devono decidere in merito al regime di autorizzazione più appropriato da applicare a tale banda o parti di essa. Laddove sia probabile che tutti gli Stati membri si trovino ad affrontare problemi simili, in relazione ai quali soluzioni divergenti potrebbero comportare una frammentazione del mercato interno delle apparecchiature, ritardando in tal modo il dispiegamento dei sistemi 5G, può essere necessario che la Commissione, tenendo in massima considerazione il parere del gruppo "Politica dello spettro radio", raccomandi soluzioni comuni, riconoscendo le misure di armonizzazione tecnica in vigore. Ciò potrebbe fornire agli Stati membri strumenti comuni che questi potrebbero prendere in considerazione nell'individuazione di regimi di autorizzazione appropriati e coerenti da applicare a una banda, o parte di essa, in funzione di fattori quali la densità della popolazione, le caratteristiche di propagazione delle bande, la divergenza tra usi urbano e rurale, l'eventuale necessità di proteggere i servizi esistenti e le conseguenti implicazioni per le economie di scala nella produzione.

(124)  La condivisione delle infrastrutture di rete e, in alcuni casi, dello spettro radio può permettere un uso più effettivo ed efficiente dello spettro radio e garantire la rapida espansione delle reti, in particolare nelle zone meno densamente popolate. Nello stabilire le condizioni cui subordinare i diritti d'uso dello spettro radio, è opportuno che le autorità competenti prendano anche in considerazione la possibilità di autorizzare forme di condivisione o di coordinamento tra imprese volte ad assicurare un uso effettivo ed efficiente dello spettro radio o la conformità agli obblighi di copertura, in conformità dei principi del diritto della concorrenza.

▌(125) Il requisito del rispetto dei principi di neutralità delle tecnologie e dei servizi nella concessione dei diritti d'uso, unitamente alla possibilità di trasferire diritti tra imprese, sono il fondamento della libertà e il mezzo per fornire al pubblico servizi di comunicazione elettronica, agevolando in tal mondo il conseguimento degli obiettivi di interesse generale. La presente direttiva fa salva l'assegnazione diretta dello spettro radio ai fornitori di reti o servizi di comunicazione elettronica, o ad entità che utilizzano dette reti o servizi. Siffatti entità possono essere fornitori di contenuti radiofonici o televisivi. La responsabilità della conformità alle condizioni connesse al diritto d'uso di uno spettro radio ed alle condizioni pertinenti connesse all'autorizzazione generale dovrebbe comunque essere dell'impresa alla quale è stato concesso il diritto d'uso dello spettro radio. Taluni obblighi imposti alle emittenti per la fornitura di servizi di media audiovisivi possono richiedere il ricorso a criteri e procedure specifici per la concessione dei diritti d'uso dello spettro radio per conseguire uno specifico obiettivo di interesse generale stabilito dagli Stati membri conformemente alla normativa dell'Unione. Tuttavia, la procedura di concessione di tali diritti dovrebbe comunque essere obiettiva, trasparente, non discriminatoria e proporzionata.

(126)  Secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia, eventuali restrizioni nazionali ai diritti garantiti dall'articolo 56 TFUE dovrebbero essere oggettivamente giustificate e proporzionate, e non eccedere quanto necessario per conseguire i loro obiettivi. Inoltre, è opportuno che lo spettro radio concesso in deroga a una procedura aperta non sia utilizzato per fini diversi dall'obiettivo di interesse generale per il quale è stato concesso. In tal caso, è opportuno dare alle parti interessate l'opportunità di trasmettere osservazioni in un periodo di tempo ragionevole. Come parte della procedura di domanda per la concessione dei diritti, gli Stati membri dovrebbero verificare se il richiedente sarà in grado di rispettare le condizioni che saranno connesse con tali diritti. Dette condizioni dovrebbero essere rispecchiate in criteri di ammissibilità precisati in termini obiettivi, trasparenti, proporzionati e non discriminatori prima dell'inizio di una procedura di selezione competitiva. Al fine di applicare tali criteri, il richiedente può essere tenuto a presentare le necessarie informazioni per provare la sua capacità di rispettare tali condizioni. Qualora siffatte informazioni non siano fornite, può essere respinta la domanda per la concessione del diritto d'uso dello spettro radio.

(127)  Gli Stati membri dovrebbero limitarsi a imporre, prima della concessione del diritto, la verifica degli elementi che un candidato normalmente diligente può ragionevolmente dimostrare, tenendo in debito conto l'importante valore pubblico e di mercato dello spettro radio quale risorsa pubblica limitata. Ciò lascia impregiudicata la possibilità di successiva verifica del rispetto dei criteri di ammissibilità, per esempio in funzione della realizzazione di tappe fondamentali, per i casi in cui i criteri non possono ragionevolmente essere soddisfatti in fase iniziale. Per preservare un uso effettivo ed efficiente dello spettro radio, gli Stati membri non dovrebbero concedere diritti qualora dalla verifica risulti l'incapacità dei candidati di rispettare le condizioni, fatta salva la possibilità di facilitare l'uso sperimentale a durata limitata. Una durata sufficientemente estesa delle autorizzazioni d'uso dello spettro radio dovrebbe migliorare la prevedibilità degli investimenti e contribuire così a un più rapido dispiegamento delle reti e a servizi di migliore qualità, nonché aumentare la stabilità a sostegno dello scambio e dell'affitto dello spettro radio. Salvo se l'uso dello spettro radio sia autorizzato per un periodo illimitato, la durata dovrebbe tenere conto degli obiettivi perseguiti ed essere sufficiente a consentire il recupero degli investimenti effettuati. Mentre una maggiore durata può assicurare la prevedibilità per gli investimenti, misure per garantire un uso effettivo ed efficiente dello spettro radio, come il potere dell'autorità competente di modificare o revocare il diritto in caso di inosservanza delle condizioni associate ai diritti d'uso o la facilitazione dello scambio e dell'affitto dello spettro radio, potranno prevenire un inopportuno accumulo di spettro radio e sostenere una maggiore flessibilità nella distribuzione delle risorse dello spettro radio. Anche un maggiore ricorso a contributi su base annua è un mezzo per garantire una valutazione continua dell'uso dello spettro radio da parte del titolare del diritto.

(128)  Tenuto conto dell'importanza dell'innovazione tecnica, è opportuno che gli Stati membri possano prevedere diritti d'uso dello spettro radio a fini sperimentali, soggetti a limitazioni e condizioni specifiche strettamente giustificate dal carattere sperimentale dei medesimi diritti.

(129)  Nel decidere se rinnovare diritti d'uso dello spettro radio armonizzato già concessi, le autorità competenti dovrebbero tener conto della misura in cui il rinnovo contribuirebbe al conseguimento degli obiettivi del quadro normativo e di altri obiettivi ai sensi del diritto dell'Unione e nazionale. Ogni decisione di questo tipo dovrebbe essere oggetto di una procedura aperta, trasparente e non discriminatoria, basata su un riesame del modo in cui sono state soddisfatte le condizioni associate ai diritti in questione. Nel valutare la necessità di rinnovare i diritti gli Stati membri dovrebbero ponderare l'impatto concorrenziale del rinnovo di diritti assegnati con la promozione di uno sfruttamento più efficiente o dei nuovi usi innovativi che potrebbero risultare dall'apertura della banda a nuovi utenti. Le autorità competenti dovrebbero poter decidere, a tale riguardo, di autorizzare solo un rinnovo di durata limitata al fine di impedire gravi perturbazioni dell'uso consolidato nella pratica. Sebbene le decisioni sull'opportunità di rinnovare o meno i diritti concessi prima dell'applicabilità della presente direttiva debbano rispettare le norme già applicabili, gli Stati membri dovrebbero altresì assicurare che esse non pregiudichino gli obiettivi della presente direttiva.

(130)  Nel rinnovare diritti d'uso esistenti dello spettro radio armonizzato, gli Stati membri dovrebbero, insieme con la valutazione della necessità del rinnovo, riesaminare i contributi connessi con l'obiettivo di garantire che continuino a promuovere un uso ottimale, tenendo conto, fra l'altro, degli sviluppi del mercato e dell'evoluzione tecnologica. Per ragioni di certezza del diritto, è opportuno che l'adeguamento dei contributi preesistenti si basi sugli stessi principi applicabili alla concessione di nuovi diritti d'uso.

(131)  Una gestione efficace dello spettro radio può essere ottenuta agevolando l'uso continuato ed efficiente dello spettro radio già assegnato. Per garantire la certezza giuridica per i titolari dei diritti, la possibilità di rinnovo dei diritti d'uso dovrebbe essere presa in considerazione in un periodo di tempo adeguato prima della scadenza, ad esempio almeno due anni prima della scadenza dei diritti, qualora essi siano stati assegnati per 15 anni o più, a meno che la possibilità di rinnovo sia stata espressamente esclusa al momento dell'assegnazione dei diritti. Nell'interesse della continuità nella gestione delle risorse, è opportuno che le autorità competenti possano procedere in tal senso di propria iniziativa oltre che in risposta a una richiesta da parte del cessionario. Il rinnovo di un diritto d'uso non può essere rilasciato in contrasto con la volontà del cessionario.

(132)  Il trasferimento dei diritti d'uso dello spettro radio può costituire un mezzo efficace per conseguire un uso più efficiente dello spettro. Ai fini della flessibilità e dell'efficienza e per consentire la valutazione del valore dello spettro radio da parte del mercato, gli Stati membri dovrebbero, in via ordinaria, permettere agli utilizzatori dello spettro radio di trasferire o cedere i loro diritti d'uso dello spettro radio a terzi secondo una procedura semplice e subordinatamente alle condizioni connesse con detti diritti e alle norme della concorrenza, sotto la supervisione delle autorità nazionali di regolamentazione competenti. Per facilitare tali trasferimenti o locazioni, purché siano rispettate le misure tecniche di attuazione adottate a norma della decisione n 676/2002/CE, è opportuno che gli Stati membri prendano anche in considerazione le richieste di ripartizione o disaggregazione dei diritti relativi allo spettro radio e di riesame delle condizioni d'uso.

(133)  Le misure adottate specificamente per promuovere la concorrenza nel concedere o nel rinnovare diritti d'uso dello spettro radio dovrebbero essere prese dalle autorità nazionali di regolamentazione e/o dalle altre autorità competenti, che dispongono delle necessarie conoscenze economiche, tecniche e di mercato. Le condizioni di assegnazione dello spettro radio possono influenzare lo stato della concorrenza nei mercati delle comunicazioni elettroniche e le condizioni d'ingresso. Un accesso limitato allo spettro radio, in particolare quando questo è una risorsa scarsa, rischia di creare una barriera all'ingresso od ostacolare gli investimenti, il dispiegamento della rete, la fornitura di nuovi servizi o applicazioni, l'innovazione e la concorrenza. Nuovi diritti d'uso, compresi quelli acquisiti mediante trasferimento o locazione, nonché l'introduzione di nuovi criteri flessibili per l'uso dello spettro radio, possono anch'essi influenzare lo stato della concorrenza. Se indebitamente applicate, determinate condizioni usate per promuovere la concorrenza possono avere altri effetti: ad esempio, massimali e riserve di spettro radio possono creare una penuria artificiale, obblighi di accesso all'ingrosso possono limitare indebitamente i modelli di business in assenza di potere di mercato, limiti ai trasferimenti possono ostacolare lo sviluppo dei mercati secondari. Relativamente all'imposizione di tali condizioni è pertanto necessaria e dovrebbe essere applicata sistematicamente una verifica degli effetti sulla concorrenza coerente e oggettiva. L'impiego di tali misure dovrebbe pertanto basarsi su una valutazione attenta e oggettiva, da parte delle autorità nazionali di regolamentazione e/o delle altre autorità competenti, del mercato e delle condizioni di concorrenza ivi esistenti. Le autorità nazionali competenti dovrebbero tuttavia garantire in ogni momento l'uso effettivo ed efficiente dello spettro radio ed evitare distorsioni della concorrenza dovute all'accumulo anticoncorrenziale.

(134)  Sulla base dei pareri del Gruppo "Politica dello spettro radio", l'adozione di una scadenza comune per consentire l'uso di una banda di spettro radio armonizzata a norma della decisione n. 676/2002/CE può essere necessaria per evitare interferenze transfrontaliere e vantaggiosa per garantire la realizzazione di tutti i benefici delle relative misure tecniche di armonizzazione per i mercati delle apparecchiature e per lo sviluppo di reti e servizi ad altissima capacità. Consentire l'uso di una banda di spettro radio comporta l'assegnazione di spettro radio nel quadro di un regime di autorizzazione generale o di diritti d'uso individuali al fine di permettere l'uso dello spettro radio appena la procedura di assegnazione è completata. Al fine di assegnare le bande di spettro radio potrebbe essere necessario liberare una banda occupata da altri utenti e compensare questi ultimi. L'attuazione di una scadenza comune per consentire l'uso di bande armonizzate per i servizi di comunicazione elettronica, compreso il 5G, potrebbe tuttavia essere influenzata in un determinato Stato membro da questioni irrisolte di coordinamento transfrontaliero tra Stati membri o con paesi terzi, alla complessità di assicurare la migrazione tecnica degli utenti esistenti di una banda, a una restrizione d'uso della banda sulla base di un obiettivo di interesse generale, alla tutela della sicurezza nazionale e della difesa o a forza maggiore. In ogni caso gli Stati membri dovrebbero adottare tutte le misure per ridurre al minimo eventuali ritardi in termini di copertura geografica, tempi e gamma di spettro radio. Inoltre, se opportuno alla luce della loro valutazione delle circostanze del caso, gli Stati membri dovrebbero poter chiedere all'Unione di fornire sostegno giuridico, politico e tecnico per risolvere le questioni di coordinamento dello spettro radio con i paesi limitrofi dell'Unione, compresi i paesi candidati e in via di adesione, in modo tale che gli Stati membri interessati possano rispettare gli obblighi loro incombenti in base al diritto dell'Unione.

(135)  Al fine di garantire maggiori disponibilità coordinate di spettro radio entro il 2020 per realizzare reti fisse e senza fili ad altissima velocità nell'ambito del 5G, il gruppo "Politica dello spettro radio" ha individuato le bande 3,4‑3,8 GHz e 24,25‑27,5 GHz quali bande prioritarie idonee al conseguimento degli obiettivi del piano d'azione per il 5G entro il 2020. Sono state altresì individuate per ulteriori studi le bande 40,5‑43,5 GHz e 66‑71 GHz. È pertanto necessario garantire che, entro il 31 dicembre 2020, l'interezza o buona parte delle bande 3,4‑3,8 GHz e 24,25‑27,5 GHz siano disponibili per i sistemi terrestri in grado di fornire servizi di comunicazione elettronica a banda larga senza fili nel rispetto di condizioni armonizzate stabilite da misure tecniche di attuazione adottate in conformità dell’articolo 4 della decisione n. 676/2002/CE a integrazione della decisione (UE) 2017/899 del Parlamento europeo e del Consiglio(36), in quanto tali bande hanno specifiche qualità, in termini di copertura e capacità di trasmissione dei dati, che ne consentono l'opportuna combinazione al fine di soddisfare i requisiti del 5G.Gli Stati membri potrebbero tuttavia essere interessati da interferenze, originatesi probabilmente in paesi terzi che, conformemente al regolamento delle radiocomunicazioni dell'UIT, hanno individuato tali bande per servizi diversi dalle telecomunicazioni mobili internazionali. Ciò potrebbe ripercuotersi sull'obbligo di rispettare una data comune di attuazione. L'uso futuro della banda 26 GHz per i servizi terrestri 5G senza fili riguarderà probabilmente, tra le altre, zone urbane e zone hotspot suburbane, mentre è prevedibile una certa diffusione lungo le strade principali e le linee ferroviarie nelle zone rurali. Si presenta quindi la possibilità di utilizzare la banda 26 GHz per servizi diversi da quelli 5G senza fili al di fuori di dette zone geografiche, ad esempio per comunicazioni commerciali specifiche o per uso in ambienti interni e pertanto gli Stati membri possono designare tale banda e renderla disponibile su base non esclusiva.

(136)  Qualora la richiesta di una banda di spettro radio superi l'offerta e, di conseguenza, uno Stato membro ritenga necessario limitare i diritti d'uso dello spettro radio, è necessario applicare procedure adeguate e trasparenti per la concessione di tali diritti per evitare ogni discriminazione e ottimizzare l'uso di una risorsa limitata. Tale limitazione dovrebbe essere giustificata, proporzionata e fondata su una valutazione approfondita delle condizioni di mercato, attribuendo il giusto peso all'insieme dei vantaggi per gli utenti e agli obiettivi del mercato nazionale e interno. È opportuno stabilire chiaramente in anticipo gli obiettivi su cui si basa ogni procedura di limitazione. Nel valutare la procedura di selezione più appropriata e nel rispetto delle misure di coordinamento adottate a livello dell'Unione, gli Stati membri dovrebbero consultare, in tempo utile e in modo trasparente, tutte le parti interessate in merito alla motivazione, agli obiettivi e alle condizioni della procedura. Gli Stati membri dovrebbero poter utilizzare, tra l'altro, sistemi di offerte concorrenti oppure di selezione comparativa per l'assegnazione dello spettro radio o di risorse di numerazione aventi eccezionale valore economico. Nel gestire tali sistemi, le autorità competenti dovrebbero tener conto degli obiettivi della presente direttiva. Se uno Stato membro determina che in una banda possono essere resi disponibili ulteriori diritti, è opportuno che dia inizio al relativo processo.

(137)  La crescita considerevole della domanda di spettro radio e della domanda di capacità a banda larga senza fili da parte degli utenti finali richiede soluzioni di accesso che consentano l'uso alternativo, complementare ed efficiente sotto il profilo dello spettro, fra cui sistemi di accesso senza fili a bassa potenza di portata limitata quali le RLAN e le reti dei punti di accesso cellulare di piccole dimensioni a bassa potenza. Tali sistemi complementari di accesso senza fili, in particolare i punti di accesso RLAN accessibili al pubblico, migliorano l'accesso a internet per gli utenti finali e l'offload del traffico mobile per gli operatori di telefonia mobile. Le RLAN utilizzano spettro radio armonizzato senza necessità di un'autorizzazione individuale o di diritti d'uso dello spettro radio. Finora, la maggior parte dei punti di accesso RLAN è utilizzata da utenti privati come estensione senza fili locale della propria connessione fissa a banda larga. Non è opportuno impedire agli utenti finali, entro i limiti dell'abbonamento a internet sottoscritto, di condividere l'accesso alla propria RLAN con altri utenti, onde aumentare la disponibilità di punti di accesso (soprattutto nelle aree densamente popolate), massimizzare la capacità di trasmissione senza fili dei dati tramite il riutilizzo dello spettro radio e creare un'infrastruttura complementare a banda larga senza fili, accessibile ad altri utenti finali ed efficiente sotto il profilo dei costi. È quindi auspicabile eliminare inutili restrizioni all'installazione e all'interconnessione dei punti di accesso RLAN.

(138)  Le autorità pubbliche o i fornitori di servizi pubblici che utilizzano le RLAN nei loro locali per il personale, i visitatori o i clienti, ad esempio per agevolare l'accesso ai servizi di e-government e di informazioni sui trasporti pubblici o sulla gestione del traffico su strada, potrebbero anche rendere disponibili ai cittadini tali punti di accesso RLAN, per uso generale, come servizio accessorio dei servizi offerti al pubblico in tali locali, nella misura consentita dalle norme in materia di concorrenza e appalti pubblici. Inoltre, il fornitore di un siffatto accesso locale a reti di comunicazione elettronica all'interno o in prossimità di una proprietà privata o di un'area pubblica limitata su base non commerciale o come servizio accessorio di un'altra attività che non dipende da tale accesso, come ad esempio gli hotspot RLAN resi disponibili ai clienti di altre attività commerciali o al pubblico in generale in tale area, può essere tenuto al rispetto di autorizzazioni generali per i diritti d'uso dello spettro radio, ma non dovrebbe essere soggetto a condizioni o prescrizioni relative alle autorizzazioni generali applicabili ai fornitori di reti o servizi di comunicazione elettronica pubblici o a obblighi in materia di utenti finali o di interconnessione. Tuttavia, il fornitore dovrebbe rimanere soggetto alle norme in materia di responsabilità di cui alla direttiva 2000/31/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(37). Ulteriori tecnologie emergenti, quale il LiFi, integreranno le attuali capacità di spettro radio delle RLAN e dei punti di accesso senza fili ampliandole a punti di accesso ottici senza fili basati sulla luce visibile e porteranno a reti locali ibride adatte alla comunicazione ottica senza fili.

(139)  Poiché i punti di accesso senza fili a bassa potenza di portata limitata, quali femtocelle, picocelle, metrocelle o microcelle, possono essere molto piccoli e utilizzano apparecchiature non intrusive simili ai router RLAN per uso domestico, che non necessitano di autorizzazioni al di là di quanto è necessario per l'uso dello spettro radio, e considerando l'impatto positivo di tali punti di accesso sull'uso dello spettro radio e sullo sviluppo delle comunicazioni senza fili, è opportuno limitare al massimo eventuali restrizioni della loro diffusione. Ne consegue che, al fine di agevolare l'installazione di punti di accesso senza fili di portata limitata, e fatti salvi eventuali requisiti applicabili connessi alla gestione dello spettro, gli Stati membri non dovrebbero sottoporre ad alcun permesso individuale l'installazione di tali dispositivi in edifici che non siano ufficialmente protetti in quanto parte di un ambiente designato o per il loro specifico valore architettonico o storico, tranne che per motivi di pubblica sicurezza. A tal fine è opportuno che le loro caratteristiche – quali dimensioni massime, peso e caratteristiche di emissione – siano specificate a livello dell'Unione in modo proporzionato ai fini dell'installazione a livello locale e per assicurare un elevato livello di tutela della salute pubblica, come stabilito dalla raccomandazione 1999/519/CE. Al funzionamento dei punti di accesso senza fili di portata limitata dovrebbe applicarsi l'articolo 7 della direttiva 2014/53/UE. Ciò non pregiudica i diritti di proprietà privata sanciti nel diritto dell'Unione o nazionale. La procedura per esaminare le domande di autorizzazione dovrebbe essere razionalizzata e non pregiudicare eventuali accordi commerciali, ed eventuali oneri amministrativi connessi dovrebbero limitarsi ai costi amministrativi relativi al trattamento della domanda. Il processo di valutazione di una richiesta di autorizzazione dovrebbe essere il più breve possibile e durare, in via di principio, al massimo quattro mesi.

(140)  Gli edifici pubblici e altre infrastrutture pubbliche sono visitati e utilizzati quotidianamente da un numero significativo di utenti finali che necessitano di connettività per usufruire dell'amministrazione digitale, dei trasporti elettronici e di altri servizi. Altre infrastrutture pubbliche, come i lampioni e i semafori, sono siti particolarmente adeguati per l'applicazione di piccole celle, ad esempio grazie alla loro densità. Fatta salva la possibilità per le autorità competenti di subordinare l'installazione di punti di accesso senza fili a portata limitata a permessi individuali preventivi, gli operatori dovrebbero avere il diritto di accedere a tali siti pubblici al fine di soddisfare adeguatamente la domanda. Gli Stati membri dovrebbero pertanto garantire che tali edifici pubblici e altre infrastrutture pubbliche siano resi disponibili a condizioni ragionevoli per l'applicazione di piccole celle al fine di integrare la direttiva 2014/61/UE, senza pregiudicare i principi di cui alla presente direttiva. La direttiva 2014/61/UE segue un approccio funzionale e impone obblighi di accesso alle infrastrutture fisiche solo se queste sono parte di una rete e se sono di proprietà o sono utilizzate da un operatore di rete, escludendo in tal modo dal suo ambito di applicazione molti edifici di proprietà pubblica o utilizzati dalle autorità pubbliche. Al contrario, per le infrastrutture fisiche, quali cavidotti o pali, utilizzate per i sistemi di trasporto intelligenti, che sono di proprietà degli operatori di rete (fornitori di servizi di trasporto o fornitori di reti pubbliche di comunicazione elettronica) e ospitano parti di una rete, non è necessario un obbligo specifico, per cui rientrano nell'ambito di applicazione della direttiva 2014/61/UE.

(141)  Le disposizioni della presente direttiva riguardanti l'accesso e l'interconnessione si applicano alle reti pubbliche di comunicazione elettronica. I fornitori di reti di comunicazione elettronica diverse da quelle non pubbliche non incombono obblighi di accesso o di interconnessione ai sensi della presente direttiva tranne nel caso in cui, beneficiando dell'accesso alle reti pubbliche, esse possano essere sottoposte alle condizioni stabilite dagli Stati membri.

(142)  Il termine "accesso" ha molte accezioni ed è pertanto necessario definire con esattezza in che senso è impiegato nell'ambito della presente direttiva, ferme restando accezioni diverse del termine in altri atti dell'Unione. Un operatore di rete può possedere la rete o le infrastrutture di base, oppure ancora affittare parte o la totalità delle stesse.

(143)  In un mercato aperto e concorrenziale non dovrebbero esistere restrizioni che impediscano alle imprese di negoziare tra loro accordi in materia di accesso e di interconnessione, e in particolare accordi transfrontalieri, nel rispetto delle regole di concorrenza previste dal TFUE. Per realizzare un autentico mercato paneuropeo caratterizzato da una maggiore efficienza, da una concorrenza effettiva, da più ampie possibilità di scelta e da servizi concorrenziali per gli utenti finali, è necessario che le imprese che ricevono richieste di accesso o di interconnessione da altre imprese soggette ad autorizzazione generale per fornire reti o servizi di comunicazione elettronica al pubblico concludano in linea di principio tali accordi su base commerciale e negozino in buona fede.

(144)  In un mercato caratterizzato dal persistere di grandi differenze nel potere negoziale delle imprese e dal fatto che alcune di esse offrono i propri servizi avvalendosi dell'infrastruttura messa a disposizione da altre imprese, è opportuno stabilire un quadro regolamentare che garantisca il corretto funzionamento del mercato stesso. Le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero poter garantire che, in caso di fallimento del negoziato commerciale, gli utenti finali possano comunque disporre di un adeguato livello di accesso e di un'interconnessione e di interoperabilità dei servizi. In particolare possono garantire la connettività da punto a punto imponendo obblighi proporzionati alle imprese soggette ad autorizzazione generale che controllano l'accesso agli utenti finali. Il controllo ai mezzi di accesso può comportare il possesso o il controllo del collegamento materiale all'utente finale (sia esso fisso o mobile) o la possibilità di cambiare o ritirare il numero o i numeri nazionali necessari per accedere al punto terminale di rete di un utente finale. Tale principio si applica, ad esempio, qualora gli operatori di rete limitino in modo irragionevole la scelta a disposizione degli utenti finali per quanto riguarda l'accesso ai portali e i servizi internet.

(145)  Alla luce del principio di non discriminazione, le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero garantire che tutti le imprese, indipendentemente dalle dimensioni e dal modello di business, siano essi verticalmente integrati o separati, possano interconnettersi a condizioni ragionevoli per fornire la connettività da punto a punto e l'accesso a internet.

(146)  Le disposizioni di legge o amministrative nazionali che fanno dipendere i termini e le condizioni dell'accesso e dell'interconnessione dalle attività della parte che sollecita tale interconnessione, e in particolare dal livello dei suoi investimenti nell'infrastruttura di rete e non dai servizi di interconnessione o di accesso forniti, potrebbero provocare distorsioni nel funzionamento del mercato e risultare pertanto incompatibili con il diritto della concorrenza.

(147)  Gli operatori di reti controllano l'accesso ai propri clienti in base a un'identificazione univoca dei numeri o degli indirizzi di un elenco pubblicato. Gli altri operatori di rete devono essere in grado di convogliare il traffico verso questi consumatori e a tal fine devono potersi reciprocamente interconnettere, in modo diretto o indiretto. È pertanto opportuno stabilire i diritti e gli obblighi per quanto riguarda la negoziazione dell'interconnessione.

(148)  L'interoperabilità va a beneficio degli utenti finali ed è un importante obiettivo di tale contesto regolamentare. Incoraggiare l'interoperabilità è uno degli obiettivi delle autorità nazionali di regolamentazione e delle altre autorità competenti previsti in tale contesto. Tale contesto prevede anche che la Commissione pubblichi un elenco di standard o specifiche che si riferiscano alla fornitura di servizi, alle interfacce tecniche o alle funzioni di rete, quale base per incoraggiare l'armonizzazione delle comunicazioni elettroniche. Gli Stati membri dovrebbero incoraggiare l'utilizzazione di standard o di specifiche pubblicate, nella misura in cui ciò sia strettamente necessario per assicurare l'interoperabilità dei servizi e migliorare la libertà di scelta degli utenti.

(149)  Attualmente sia la connettività da punto a punto sia l'accesso ai servizi di emergenza richiedono che gli utenti finali utilizzino servizi di comunicazione interpersonale basati sul numero. I futuri sviluppi tecnologici o un maggiore uso dei servizi di comunicazione interpersonale indipendenti dal numero potrebbero comportare un'interoperabilità insufficiente tra servizi di comunicazione. Potrebbero pertanto derivarne notevoli ostacoli all'ingresso nel mercato così come potrebbero emergere ostacoli alla spinta verso l'innovazione, minando significativamente ▌ l'efficace connettività da punto a punto tra utenti finali ▌.

(150)  In caso di siffatti problemi di interoperabilità, la Commissione dovrebbe poter richiedere una relazione al BEREC, che dovrebbe fornire una valutazione fattuale della situazione del mercato a livello dell'Unione e degli Stati membri. Tenendo nella massima considerazione la relazione del BEREC e altri elementi disponibili e tenendo conto degli effetti sul mercato interno, la Commissione dovrebbe decidere se sia necessario un intervento normativo delle autorità nazionali di regolamentazione o delle altre autorità competenti. Se ritiene che le autorità nazionali di regolamentazione o altre autorità competenti debbano prendere in considerazione un siffatto intervento, la Commissione dovrebbe poter adottare misure di attuazione che specifichino la natura e la portata dei possibili interventi normativi da parte delle suddette autorità, fra cui in particolare obblighi a carico delle autorità e di altri fornitori di pubblicare e consentire l'uso, la modifica e la ridistribuzione di informazioni pertinenti nonché misure volte a imporre l'uso obbligatorio di norme o specifiche a tutti i fornitori o ad alcuni di essi.

(151)  Le autorità nazionali di regolamentazione o altre autorità competenti dovrebbero valutare, alla luce delle specifiche circostanze nazionali, se un intervento sia necessario e giustificato per garantire la connettività da punto a punto e ▌, in tal caso, imporre obblighi proporzionati in conformità delle misure di attuazione della Commissione ai fornitori di servizi di comunicazione interpersonale indipendenti dal numero che abbiano un significativo livello di copertura e di diffusione tra gli utenti. Il termine "significativo" dovrebbe essere interpretato nel senso che la copertura geografica e il numero di utenti finali del fornitore interessato rappresentano una massa critica in vista del conseguimento dell'obiettivo di garantire la connettività da punto a punto tra utenti finali. I fornitori con un numero limitato di utenti finali o una copertura geografica limitata che contribuirebbero solo marginalmente al conseguimento di detto obiettivo non dovrebbero di norma essere oggetto di tali obblighi di interoperabilità.

(152)  Nei casi in cui le imprese non abbiano accesso a valide alternative al cablaggio e alle risorse correlate non replicabili all'interno di edifici o fino al primo punto di concentrazione o di distribuzione , le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero avere la facoltà di imporre obblighi di accesso a tutte le imprese, indipendentemente dalla designazione come impresa detentrice di un significativo potere di mercato, al fine di promuovere risultati concorrenziali nell'interesse degli utenti finali. A tale riguardo, le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero prendere in considerazione tutte le barriere tecniche ed economiche alla futura replicazione delle reti. Tuttavia, dato che in taluni casi questi obblighi possono essere invasivi, possono pregiudicare gli incentivi agli investimenti e avere l'effetto di rafforzare la posizione degli attori dominanti, essi dovrebbero essere imposti soltanto laddove giustificato e proporzionato per ottenere una concorrenza sostenibile nei pertinenti mercati. Il semplice fatto che più di una infrastruttura siffatta sia già esistente non dovrebbe essere necessariamente interpretato come dimostrazione di replicabilità dei suoi elementi. Se necessario, in combinazione a tali obblighi di accesso, le imprese dovrebbero potersi basare anche sugli obblighi di fornire accesso all'infrastruttura fisica sulla base della direttiva 2014/61/UE. Tutti gli obblighi imposti dall'autorità nazionale di regolamentazione a norma della presente direttiva e dalle decisioni adottate da altre autorità competenti ai sensi della direttiva 2014/61/UE per garantire l'accesso alla costruzione di infrastrutture fisiche o a infrastrutture fisiche fino al primo punto d’accesso dovrebbero essere coerenti.

(153)  Le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero poter imporre alle imprese, nella misura necessaria, obblighi di fornire accesso alle strutture indicate in un allegato della presente direttiva, ossia interfacce per programmi applicativi (application programming interfaces – API) e guide elettroniche ai programmi (electronic programme guide – EPG), per garantire non solo l'accessibilità degli utenti finali ai servizi di diffusione radiotelevisiva in digitale ma anche ai servizi complementari correlati. Tali servizi complementari dovrebbero poter includere servizi relativi ai programmi specificamente destinati a migliorare l'accessibilità degli utenti finali con disabilità e servizi televisivi connessi relativi ai programmi.

(154)  È importante che quando le autorità nazionali di regolamentazione valutano il punto di concentrazione o di distribuzione fino al quale intendono imporre obblighi di accesso, scelgano un punto in conformità alle linee guida del BEREC. La selezione di un punto più vicino agli utenti finali sarà più vantaggiosa per la concorrenza a livello delle infrastrutture e per il dispiegamento di reti ad altissima capacità. In questo modo l'autorità nazionale di regolamentazione dovrebbe in primo luogo valutare la selezione di un punto in un edificio o appena al di fuori di un edificio. Potrebbe essere giustificato estendere gli obblighi di accesso al cablaggio oltre il primo punto di concentrazione o di distribuzione ▌ limitando nel contempo tale obbligo ai punti che si trovano il più vicino possibile agli utenti finali, in grado di ospitare un numero sufficiente di utenti finali, ove sia dimostrato che la replicazione fa fronte a forti ostacoli fisici o economici non transitori, che causano importanti problemi di concorrenza o fallimenti del mercato a livello di mercato al dettaglio a discapito degli utenti finali. La valutazione della replicabilità degli elementi di rete richiede un'analisi di mercato diversa da un'analisi che valuta un significativo potere di mercato e pertanto l'autorità nazionale di regolamentazione non è tenuta ad accertare l'esistenza di un significativo potere di mercato per imporre tali obblighi. D'altro canto, tale analisi richiede una valutazione economica sufficiente delle condizioni di mercato, per stabilire se sono rispettati i criteri necessari a imporre obblighi oltre il primo punto di concentrazione o di distribuzione. È più probabile che questi obblighi ampliati in materia di accesso siano necessari in aree geografiche in cui l'interesse commerciale per il dispiegamento di infrastrutture alternative è più rischioso, ad esempio a causa di una bassa densità della popolazione o del numero limitato di edifici pluriresidenziali. Viceversa, un'elevata concentrazione di famiglie potrebbe indicare che l'imposizione di tali obblighi è superflua. Le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero inoltre valutare se tali obblighi possono rafforzare la posizione delle imprese designate come detentrici di un significativo potere di mercato. Le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero poter imporre l'accesso a elementi di rete attivi o virtuali utilizzati per la fornitura del servizio su tali infrastrutture se l'accesso a elementi passivi sarebbe economicamente inefficiente o fisicamente impraticabile e se l'autorità nazionale di regolamentazione ritiene che, in assenza di tale intervento, l'obiettivo dell'obbligo di accesso verrebbe eluso. Al fine di promuovere la coerenza della pratica normativa in tutta l'Unione, la Commissione dovrebbe essere in grado di imporre all'autorità nazionale di regolamentazione di ritirare i progetti di misura che estendono gli obblighi di accesso oltre il primo punto di concentrazione o di distribuzione, qualora il BEREC condivida i seri dubbi della Commissione in merito alla compatibilità del progetto di misura con il diritto dell'Unione e in particolare con gli obiettivi normativi della presente direttiva.

(155)  In tali casi, per rispettare il principio di proporzionalità può essere appropriato che le autorità nazionali di regolamentazione esentino alcune categorie di proprietari o imprese, o entrambi, da obblighi che vanno oltre il primo punto di concentrazione o di distribuzione, che dovrebbe essere determinato dalle autorità nazionali di regolamentazione, per il fatto che un obbligo di accesso non basato sulla designazione di un´impresa come detentrice di un significativo potere di mercato rischierebbe di compromettere la redditività commerciale per elementi di rete di recente realizzazione, in particolare da piccoli progetti locali. Le imprese attive esclusivamente sul mercato all'ingrosso non dovrebbero essere soggette a tali obblighi di accesso se offrono su base commerciale un valido accesso alternativo a una rete ad altissima capacità a termini e condizioni equi, non discriminatori e ragionevoli, anche per quanto concerne il prezzo. Dovrebbe essere possibile estendere tale esenzione ad altri fornitori, alle stesse condizioni. L'esenzione potrebbe non essere adatta ai fornitori che beneficiano di finanziamenti pubblici.

(156)  La condivisione di infrastrutture passive ▌ utilizzate per la fornitura di servizi di comunicazione elettronica senza fili ▌, nel rispetto dei principi del diritto della concorrenza, può essere particolarmente utile per massimizzare la connettività ad altissima capacità in tutta l'Unione, in particolare in aree a minore densità in cui la replicazione è impraticabile e gli utenti finali rischiano di essere privati di tali collegamenti. Le autorità nazionali di regolamentazione o le altre autorità competenti dovrebbero, in via eccezionale, poter imporre tale condivisione ▌, o l'accesso localizzato al roaming, conformemente al diritto dell'Unione, se tale possibilità è stata chiaramente prevista nelle condizioni iniziali di concessione dei diritti d'uso e se dimostrano i vantaggi di tale condivisione in termini di superamento di ostacoli economici o fisici insormontabili e che l'accesso alle reti o ai servizi è di conseguenza gravemente carente o assente, tenendo conto di diversi fattori tra cui, in particolare, la necessità di copertura lungo le principali direttrici di trasporto, di scelta e di un servizio di qualità superiore per gli utenti finali, così come la necessità di mantenere gli incentivi al dispiegamento delle infrastrutture. Nei casi in cui gli utenti finali non hanno l'accesso e la sola condivisione delle infrastrutture passive non è sufficiente ad affrontare la situazione, le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero essere autorizzate a imporre obblighi in materia di condivisione delle infrastrutture attive. Nel farlo, le autorità nazionali di regolamentazione o le altre autorità competenti mantengono la flessibilità di scegliere l'obbligo di condivisione o di accesso più opportuno, che dovrebbe essere proporzionato e giustificato sulla base della natura del problema identificato.

(157)  Sebbene in alcune circostanze sia opportuno che un'autorità nazionale di regolamentazione o altra autorità competente imponga obblighi a imprese indipendentemente da una designazione di significativo potere di mercato per conseguire obiettivi quali la connettività da utente a utente o l'interoperabilità dei servizi, è necessario assicurare che tali obblighi siano imposti conformemente al quadro normativo e, in particolare, alle procedure di notifica che esso prescrive. Tali obblighi dovrebbero essere imposti esclusivamente laddove giustificato per garantire gli obiettivi della presente direttiva, e laddove siano obiettivamente giustificati, trasparenti, proporzionati e non discriminatori al fine di promuovere l'efficienza, la concorrenza sostenibile, gli investimenti efficienti e l'innovazione, e di recare il massimo vantaggio agli utenti finali, e imposti conformemente alle pertinenti procedure di notifica.

(158)  Al fine di superare gli ostacoli economici o fisici insormontabili per la fornitura agli utenti finali di servizi o reti che si basano sull'uso dello spettro radio e laddove continuino a esistere lacune nella copertura mobile, la loro chiusura può richiedere l'accesso e la condivisione delle infrastrutture passive o, ove ciò non sia sufficiente, la condivisione delle infrastrutture attive o accordi di accesso in roaming localizzato. Fatti salvi gli obblighi di condivisione relativi ai diritti d'uso ai sensi di altre disposizioni della presente direttiva, e in particolare misure per promuovere la concorrenza, laddove le autorità nazionali di regolamentazione o le altre autorità competenti intendono adottare misure per imporre la condivisione delle infrastrutture passive o, quando l'accesso e la condivisione passivi non sono sufficienti, delle infrastrutture attive o accordi di accesso in roaming localizzato, esse possono, ciononostante, essere anche chiamate a considerare l'eventuale rischio per i partecipanti al mercato in aree scarsamente servite.

(159)  Le regole di concorrenza da sole possono non essere sempre sufficienti per garantire la diversità culturale e il pluralismo dei media nel settore della televisione digitale. Gli sviluppi tecnologici e l'evoluzione del mercato rendono necessario un periodico riesame degli obblighi di fornitura di un accesso condizionato a condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie, da parte di uno Stato membro per quanto riguarda il proprio mercato nazionale ▌, in particolare per determinare se sia giustificato estendere tali obblighi alle EPG e alle API, nella misura necessaria a garantire l'accessibilità per gli utenti finali ai servizi radiofonici e televisivi digitali specificati. Gli Stati membri dovrebbero poter specificare con tutti i mezzi legislativi, regolamentari o amministrativi che considerano necessari i servizi radiofonici e televisivi digitali ai quali l’accesso degli utenti finali deve essere assicurato.

(160)  Gli Stati membri dovrebbero poter altresì permettere all'autorità nazionale di regolamentazione di riesaminare gli obblighi correlati all'accesso condizionato ai servizi radiofonici e televisivi digitali al fine di valutare attraverso un'analisi di mercato se revocare o modificare le condizioni per le imprese che non dispongono di un significativo potere di mercato sul mercato pertinente. Tale revoca o modifica non dovrebbe compromettere l'accessibilità per gli utenti finali a tali servizi o le prospettive di un'effettiva concorrenza.

(161)  In alcuni casi sussiste l'esigenza di dettare obblighi ex ante allo scopo di garantire lo sviluppo di un mercato concorrenziale, le cui condizioni sono tali da favorire l'introduzione e la diffusione delle reti e dei servizi ad altissima capacità e la massimizzazione dei vantaggi per gli utenti finali. La definizione di significativo potere di mercato di cui alla presente direttiva è equivalente alla nozione di posizione dominante enucleata dalla giurisprudenza della Corte di giustizia.

(162)  Si può ritenere che due o più imprese godano congiuntamente di una posizione dominante non soltanto allorché esistono interconnessioni strutturali o di altro tipo tra di loro ma anche allorché la struttura del pertinente mercato è tale da comportare effetti coordinati, vale a dire tale da incoraggiare comportamenti anticoncorrenziali di parallelismo o allineamento sul mercato.

(163)  È essenziale che gli obblighi regolamentari ex ante siano imposti esclusivamente su un mercato all'ingrosso in cui una o più imprese detengono un significativo potere di mercato, al fine di assicurare una concorrenza sostenibile ▌, e quando i mezzi di tutela apprestati dal diritto della concorrenza dell'Unione e nazionale non siano sufficienti a risolvere il problema. La Commissione ha definito a livello dell'Unione, in ottemperanza ai principi del diritto della concorrenza, le linee guida che le autorità nazionali di regolamentazione dovranno seguire nel valutare se in un determinato mercato esista una concorrenza effettiva e nel valutare se certe imprese godono di un significativo potere di mercato. Le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero analizzare se un determinato mercato di prodotti o servizi sia effettivamente concorrenziale in una determinata area geografica, che può essere costituita dalla totalità o da una parte del territorio dello Stato membro interessato ovvero da parti limitrofe dei territori di Stati membri considerate nel loro complesso. Nel determinare se esista un'effettiva concorrenza si dovrebbe valutare se il mercato sia concorrenziale in prospettiva e quindi se l'assenza di concorrenza effettiva sia duratura. Tali linee guida dovrebbero anche affrontare la questione dei nuovi mercati emergenti nei quali l'impresa leader verosimilmente detiene un significativo potere di mercato ma non per questo dovrà essere assoggettata ad obblighi ingiustificati. La Commissione dovrebbe riesaminare periodicamente le linee guida, in particolare in occasione di un riesame del diritto vigente, tenendo conto dell'evoluzione della giurisprudenza della Corte di giustizia, del pensiero economico e dell'effettiva esperienza di mercato, al fine di assicurare che continuino ad essere appropriati in un mercato in rapida evoluzione. Le autorità nazionali di regolamentazione dovranno cooperare tra di loro qualora sia accertato che il mercato in questione è paneuropeo.

(164)  Nel valutare se un'impresa detiene un significativo potere di mercato in un determinato mercato le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero agire conformemente alla normativa dell'Unione e tenere nella massima considerazione le linee guida della Commissione sull'analisi di mercato e sulla valutazione del significativo potere di mercato.

(165)  È opportuno che le autorità nazionali di regolamentazione definiscano i mercati geografici rilevanti nel loro territorio tenendo nella massima considerazione la raccomandazione della Commissione relativa ai mercati rilevanti di prodotti e servizi ("raccomandazione") adottata a norma della presente direttiva e tenendo conto delle circostanze nazionali e locali. Le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero pertanto analizzare almeno i mercati inclusi nella raccomandazione, ivi compresi i mercati elencati ma non più regolamentati nello specifico contesto nazionale o locale. Le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero analizzare anche i mercati non inclusi nella raccomandazione ma regolamentati nel territorio di loro giurisdizione sulla base di precedenti analisi di mercato, o altri mercati se vi sono motivi sufficienti per ritenere che possa essere soddisfatta la prova dei tre criteri di cui alla presente direttiva.

(166)  Si possono definire mercati transnazionali quando ciò sia giustificato dalla definizione del mercato geografico, tenendo conto di tutti i fattori dal lato della domanda e dell'offerta, conformemente ai principi del diritto della concorrenza. Il BEREC è l'organismo più adatto a svolgere tali analisi, perché si alimenta della vasta esperienza collettiva delle autorità nazionali di regolamentazione nella definizione dei mercati a livello nazionale. È opportuno tener conto delle circostanze nazionali quando si intraprende un'analisi di potenziali mercati transazionali. Se sono definiti mercati transnazionali che meritano un intervento normativo, le autorità nazionali di regolamentazione interessate dovrebbero cooperare per individuare la risposta normativa adeguata, anche in sede di notifica alla Commissione. Esse possono inoltre cooperare nella stessa maniera se i mercati transnazionali non sono individuati ma le condizioni di mercato nel loro territorio sono sufficientemente omogenee da trarre beneficio da un approccio coordinato in materia di regolamentazione, per esempio in termini di somiglianza dei costi, strutture di mercato o operatori, oppure nel caso di domanda degli utenti finali a livello transnazionale o equivalente.

(167)  In alcuni casi i mercati geografici sono definiti nazionali o subnazionali, per esempio per la natura nazionale o locale del dispiegamento delle reti che determina i limiti del potenziale potere di mercato delle imprese nei confronti dei fornitori all'ingrosso, pur essendovi ancora una domanda transnazionale significativa di una o più categorie di utenti finali. Tale situazione può verificarsi in particolare nel caso di domanda da parte di utenti finali commerciali aventi attività strutturali in sedi molteplici in diversi Stati membri. Se tale domanda transnazionale non è sufficientemente soddisfatta dai fornitori, ad esempio se questi sono frammentati lungo le frontiere nazionali o a livello locale, ne deriva un potenziale ostacolo al mercato interno. Pertanto, il BEREC dovrebbe avere la facoltà di fornire linee guida alle autorità nazionali di regolamentazione su approcci normativi comuni per garantire che la domanda transnazionale possa essere soddisfatta in modo sufficiente, fornendo una base per l'interoperabilità dei prodotti di accesso all'ingrosso nell'Unione e consentendo incrementi di efficienza ed economie di scala, nonostante la frammentazione dell'offerta. Le linee guida del BEREC dovrebbero influenzare le scelte delle autorità nazionali di regolamentazione nel perseguire l'obiettivo del mercato interno allorché impongono obblighi di regolamentazione alle imprese designate come detentrici di un significativo potere di mercato a livello nazionale, fornendo nel contempo orientamenti per l'armonizzazione delle specifiche tecniche dei prodotti di accesso all'ingrosso in grado di soddisfare tale domanda transnazionale identificata, nell'interesse del mercato interno.

(168)  L'obiettivo ultimo di ogni intervento normativo ex ante è recare vantaggi agli utenti finali in termini di prezzo, qualità e scelta rendendo i mercati al dettaglio effettivamente concorrenziali in modo sostenibile. È probabile che le autorità nazionali di regolamentazione arriveranno gradualmente a trovare competitivi molti mercati al dettaglio anche in assenza di regolamentazione del mercato all'ingrosso, soprattutto se si tiene conto dei miglioramenti previsti in materia di innovazione e concorrenza.

(169)  Per le autorità nazionali di regolamentazione, il punto di partenza per l'individuazione dei mercati all'ingrosso che possono essere oggetto di una regolamentazione ex ante è l'analisi dei corrispondenti mercati al dettaglio. L'analisi dell'esistenza di un'effettiva concorrenza nel mercato al dettaglio e all'ingrosso si svolge in una prospettiva futura lungo un dato arco di tempo e muove dal diritto della concorrenza, compresa, se del caso, la pertinente giurisprudenza della Corte di giustizia. Se si giunge alla conclusione che un mercato al dettaglio sarebbe effettivamente concorrenziale in assenza di una regolamentazione ex ante del mercato all'ingrosso sui corrispondenti mercati rilevanti, tale fattore dovrebbe indurre l'autorità nazionale di regolamentazione a non ritenere più necessaria la regolamentazione per il mercato all'ingrosso interessato.

(170)  Nella transizione progressiva verso mercati deregolamentati, gli accordi commerciali, compresi quelli di coinvestimento e di accesso, tra operatori diventeranno sempre più frequenti e, se sostenibili e tali da migliorare le dinamiche della concorrenza, possono contribuire a far ritenere che un determinato mercato all'ingrosso non necessiti di una regolamentazione ex ante. Una logica analoga si applicherebbe in senso opposto, in caso di risoluzione imprevedibile di accordi commerciali in un mercato deregolamentato. L'analisi di tali accordi dovrebbe tenere conto del fatto che la prospettiva di una regolamentazione può incentivare i proprietari di reti ad avviare trattative commerciali. Al fine di garantire un'adeguata considerazione degli effetti della regolamentazione imposta sui mercati collegati nel determinare se un dato mercato necessiti di una regolamentazione ex ante, le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero garantire che i mercati siano analizzati in modo coerente e, ove possibile, contemporaneamente o per quanto possibile in periodi di tempo vicini.

(171)  Nel valutare l'ipotesi di una regolamentazione del mercato all'ingrosso per risolvere problemi a livello di commercio al dettaglio, le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero tener conto del fatto che diversi mercati all'ingrosso possono fornire input all'ingrosso a monte a un singolo mercato al dettaglio e, viceversa, un unico mercato all'ingrosso può fornire input all'ingrosso a monte a svariati mercati al dettaglio. Inoltre, le dinamiche della concorrenza in un particolare mercato possono essere influenzate da mercati che sono contigui senza però stare in un rapporto verticale rispetto al primo mercato, come può avvenire nel caso di mercati delle comunicazioni fisse e mobili. È opportuno che le autorità nazionali di regolamentazione effettuino una valutazione per ciascun singolo mercato all'ingrosso preso in considerazione per una regolamentazione, iniziando dalle misure correttive per l'accesso alle infrastrutture civili, in quanto tali misure tendono solitamente a migliorare la sostenibilità della concorrenza anche in rapporto alle infrastrutture stesse, e successivamente analizzando i mercati all'ingrosso ritenuti adatti a ricevere una regolamentazione ex ante data la loro probabile idoneità a rimediare ai problemi di concorrenza individuati a livello di mercato al dettaglio. Nel decidere in merito alle specifiche misure correttive da imporre, le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero valutarne la fattibilità tecnica ed effettuare un'analisi dei costi e dei benefici, tenendo conto del loro grado di idoneità a risolvere i problemi di concorrenza individuati a livello di mercato al dettaglio e consentendo la concorrenza sulla base della differenziazione e della neutralità tecnologica. Le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero considerare le conseguenze dell'imposizione di misure correttive specifiche che, se applicabili solo a determinate topologie di rete, potrebbero costituire un disincentivo all'installazione di reti ad altissima capacità nell'interesse degli utenti finali.

(172)  Fatto salvo il principio della neutralità tecnologica, le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero fornire incentivi attraverso le misure correttive imposte e, ove possibile, prima del dispiegamento delle infrastrutture, per lo sviluppo di un'architettura di rete aperta e flessibile che riduca in ultima istanza gli oneri e la complessità delle misure correttive imposte in una fase successiva. In ogni fase della valutazione l'autorità nazionale di regolamentazione, prima di determinare se una nuova misura correttiva più onerosa debba essere imposta all'impresa designata come detentrice di un significativo potere di mercato, dovrebbe adoperarsi per stabilire se il mercato al dettaglio interessato sarebbe effettivamente concorrenziale anche tenendo conto di eventuali pertinenti accordi commerciali o altre circostanze del mercato all'ingrosso, compresi altri tipi di regolamentazione già in vigore quali ad esempio obblighi generali di accesso a elementi non replicabili o obblighi imposti ai sensi della direttiva 2014/61/UE, nonché alla luce di qualsiasi regolamentazione già considerata appropriata dall'autorità nazionale di regolamentazione per l'impresa designata come detentrice di un significativo potere di mercato. Tale valutazione, mirante a garantire che siano imposte soltanto le misure correttive più adeguate necessarie a risolvere efficacemente i problemi identificati nell'analisi di mercato, non esclude la possibilità che l'autorità nazionale di regolamentazione riscontri che una combinazione di tali misure correttive, anche se di intensità diversa, conformemente al principio di proporzionalità, rappresenti il modo meno intrusivo di affrontare la questione. Anche se non comportano la definizione di mercati geografici distinti, queste differenze dovrebbero poter giustificare differenziazioni delle opportune misure correttive imposte alla luce della diversa intensità dei vincoli concorrenziali esistenti.

(173)  L'imposizione di una regolamentazione ex ante a livello di mercato all'ingrosso, che in linea di principio è meno intrusiva della regolamentazione del mercato al dettaglio, è considerata sufficiente a far fronte a potenziali problemi di concorrenza sul mercato o sui mercati al dettaglio collegati a valle. I progressi nel funzionamento della concorrenza registrati da quando è in vigore il quadro normativo per le comunicazioni elettroniche sono corroborati dalla progressiva deregolamentazione dei mercati al dettaglio in tutta l'Unione. Inoltre, ove possibile, le norme relative all'imposizione di misure correttive ex ante alle imprese designate come detentrici di un significativo potere di mercato dovrebbero essere semplificate e rese più prevedibili. Pertanto, ▌ dovrebbe prevalere l'imposizione di controlli di regolamentazione ex ante sulla base di una designazione di una impresa come detentrice di un significativo potere di mercato nei mercati all'ingrosso.

(174)  Allorché revoca la regolamentazione all'ingrosso l'autorità nazionale di regolamentazione dovrebbe definire un idoneo periodo di preavviso per assicurare una transizione sostenibile verso un mercato deregolamentato. Nel definire il periodo di preavviso, l'autorità nazionale di regolamentazione dovrebbe tener conto degli accordi esistenti tra fornitori di accesso e richiedenti l'accesso, conclusi in base agli obblighi regolamentari imposti. In particolare, tali accordi possono, per un determinato periodo, fornire una protezione giuridica contrattuale ai richiedenti l'accesso. L'autorità nazionale di regolamentazione dovrebbe inoltre tenere conto dell'effettiva possibilità per i partecipanti al mercato di accedere a offerte di coinvestimento commerciale o di accesso all'ingrosso che possono essere presenti sul mercato e dell'esigenza di evitare un lungo periodo di eventuale arbitraggio regolamentare. Le disposizioni transitorie stabilite dall'autorità nazionale di regolamentazione dovrebbero prendere in considerazione l'entità e i tempi del controllo della regolamentazione relativo ad accordi preesistenti una volta iniziato il periodo di preavviso.

(175)  Per offrire agli operatori del mercato certezze circa le condizioni normative è necessario stabilire un termine per le analisi di mercato. È importante condurre un'analisi di mercato a scadenze periodiche ed entro un periodo ragionevole e adeguato. Vi è il rischio che il mancato svolgimento di un'analisi di mercato da parte di un'autorità nazionale di regolamentazione entro il termine comprometta il mercato interno e i normali procedimenti d'infrazione non producano l'effetto desiderato per tempo. In alternativa l'autorità nazionale di regolamentazione in questione dovrebbe poter chiedere l'assistenza del BEREC per completare l'analisi del mercato. Ad esempio tale assistenza potrebbe prendere la forma di una task force specifica composta di rappresentanti delle altre autorità nazionali di regolamentazione.

(176)  Dato l'elevato livello dell'innovazione tecnologica e la presenza di mercati estremamente dinamici nel settore delle comunicazioni elettroniche, occorre adattare rapidamente la normativa in modo coordinato e armonizzato a livello dell'Unione, in quanto l'esperienza ha mostrato che le divergenze tra le autorità nazionali di regolamentazione nell'attuazione del quadro normativo possono creare ostacoli al mercato interno.

(177)  Tuttavia, ai fini di una maggiore stabilità e prevedibilità delle misure di regolamentazione, il periodo massimo consentito tra le analisi di mercato dovrebbe essere prorogato da tre a cinque anni, a condizione che l'evoluzione del mercato nel periodo intermedio non richieda una nuova analisi. Nel determinare se un'autorità nazionale di regolamentazione abbia rispettato l'obbligo di analizzare i mercati e comunicato il corrispondente progetto di misura almeno ogni cinque anni, solo una notifica che contenga una nuova valutazione della definizione del mercato e del significativo potere di mercato sarà considerata l'avvio di un nuovo ciclo quinquennale di mercato. La semplice notifica di misure correttive di regolamentazione nuove o modificate, imposte sulla base di una precedente analisi di mercato non riveduta, non sarà considerata sufficiente a soddisfare tale obbligo. L'inosservanza, da parte di un'autorità nazionale di regolamentazione, dell'obbligo di condurre analisi di mercato a intervalli regolari di cui alla presente direttiva non dovrebbe essere considerata di per sé un motivo per l'invalidità o la non applicabilità degli obblighi esistenti imposti da tale autorità nazionale di regolamentazione nel mercato in questione.

(178)  L'imposizione di un obbligo preciso a un'impresa designata come detentrice di un significativo potere di mercato non richiede un'ulteriore analisi di mercato bensì la prova che l'obbligo in questione è appropriato e proporzionato in relazione alla natura del problema riscontrato nel mercato di cui trattasi e nel relativo mercato al dettaglio.

(179)  Nel valutare la proporzionalità degli obblighi e delle condizioni da imporre, le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero tener conto della diversità delle condizioni di concorrenza esistenti nelle diverse zone all'interno dei rispettivi Stati membri prendendo in considerazione, in particolare, i risultati della mappatura geografica svolta in conformità della presente direttiva.

(180)  Quando valutano se imporre misure correttive per il controllo dei prezzi, ed eventualmente in quale forma, le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero cercare di consentire un equo utile per l'investitore in un nuovo progetto di investimento specifico. In particolare, vi sono rischi connessi a progetti d'investimento specifici a nuove reti di accesso che sostengono prodotti per i quali la domanda è incerta nel momento in cui è effettuato l'investimento.

(181)  Il riesame degli obblighi imposti alle imprese designate come detentrici di un significativo potere di mercato durante l'esecuzione dell'analisi del mercato dovrebbe consentire alle autorità nazionali di regolamentazione di tener conto dell'impatto esercitato sulle condizioni di concorrenza dai nuovi sviluppi, ad esempio gli accordi volontari recenti fra imprese, anche in materia di accesso e di coinvestimento, garantendo così una flessibilità particolarmente necessaria nel contesto di cicli di regolamentazione più lunghi. Una logica analoga dovrebbe applicarsi in caso di violazione o risoluzione imprevedibile di un accordo commerciale, oppure se un tale accordo ha effetti che differiscono dall'analisi del mercato. Se la risoluzione di un accordo esistente interviene in un mercato deregolamentato, è possibile che sia richiesta una nuova analisi di mercato. In mancanza di un singolo cambiamento importante nel mercato, ma nel caso di mercati dinamici, può essere necessario condurre un'analisi del mercato più spesso che ogni cinque anni, ad esempio con una frequenza minima di tre anni, come avveniva fino alla data di applicazione della presente direttiva. I mercati dovrebbero essere considerati dinamici se vi è la probabilità che gli sviluppi tecnologici e i modelli di domanda degli utenti finali evolvano in modo tale che le conclusioni dell'analisi diventino obsolete, nel medio termine, in relazione a un gruppo significativo di zone geografiche o di utenti finali all'interno del mercato geografico e del prodotto definito dall'autorità nazionale di regolamentazione.

(182)  La trasparenza dei termini e delle condizioni dell'accesso e dell'interconnessione, in particolare in materia di prezzi, consente di accelerare il negoziato, di evitare le controversie e di garantire agli attori presenti sul mercato che il servizio non è fornito a condizioni discriminatorie. Delle interfacce tecniche aperte e trasparenti possono rivestire particolare importanza al fine di garantire l'interoperabilità. Qualora un'autorità nazionale di regolamentazione imponga l'obbligo di rendere pubbliche le informazioni, essa dovrebbe anche poter specificare le modalità di pubblicazione di tali informazioni, e se siano gratuite, tenuto conto della natura e dello scopo delle informazioni in questione.

(183)  Alla luce della varietà di topologie di rete, di prodotti di accesso e di situazioni di mercato emersa dopo il 2002, gli obiettivi dell'allegato II della direttiva 2002/19/CE, concernenti la disaggregazione della rete locale e i prodotti di accesso per i fornitori di servizi televisivi e radiofonici digitali, possono essere conseguiti meglio e in modo più flessibile fornendo linee guida sui criteri minimi di offerta di riferimento che il BEREC si occuperà di sviluppare e periodicamente aggiornare. È pertanto opportuno sopprimere tale allegato.

(184)  Il principio di non discriminazione garantisce che le imprese aventi un significativo potere di mercato non distorcano la concorrenza, soprattutto nei casi di imprese ad integrazione verticale che prestano servizi ai propri concorrenti nei mercati a valle.

(185)  Al fine di affrontare e prevenire i comportamenti discriminatori basati su elementi diversi dai prezzi, in linea di principio il sistema più sicuro per ottenere una protezione efficace dalla discriminazione è l'equivalenza degli input (equivalence of inputs –EoI). D'altro canto, la fornitura di input all'ingrosso regolamentati in base al principio dell'EoI determinerebbe probabilmente costi di conformità più elevati rispetto ad altre forme di obblighi di non discriminazione. Detti costi di conformità più elevati dovrebbero essere valutati a fronte dei benefici derivanti da una concorrenza più vigorosa a valle e della pertinenza delle garanzie di non discriminazione in circostanze in cui l'impresa designata come detentrice di un significativo potere di mercato non è soggetto a controlli dei prezzi diretti. In particolare, le autorità nazionali di regolamentazione potrebbero considerare che la fornitura, secondo il principio dell'EoI, di input all'ingrosso su sistemi nuovi ha maggiori probabilità di generare benefici netti sufficienti e di risultare quindi proporzionata, dati i costi incrementali di conformità relativamente inferiori da sostenere per garantire l'adattamento dei sistemi di nuova costruzione al principio dell'EoI. D'altro canto, le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero anche valutare se gli obblighi sono proporzionati per le imprese interessate, ad esempio prendendo in considerazione i costi di attuazione, e ponderare i possibili disincentivi all'introduzione di nuovi sistemi, rispetto alla realizzazione di potenziamenti progressivi, nel caso in cui i primi fossero soggetti a obblighi di regolamentazione più restrittivi. Negli Stati membri con un elevato numero di imprese designate come detentrici di un significativo potere di mercato di dimensioni ridotte, l'imposizione del principio dell'EoI a ciascuna di tali imprese può rivelarsi sproporzionato.

(186)  La separazione contabile garantisce la visibilità dei prezzi di trasferimento interno e consente alle autorità nazionali di regolamentazione di verificare, se del caso, l'osservanza degli obblighi di non discriminazione. A tal riguardo, la Commissione ha pubblicato la raccomandazione 2005/698/CE(38).

(187)  Le infrastrutture civili in grado di ospitare una rete di comunicazione elettronica sono essenziali per il successo del dispiegamento di nuove reti ▌, per via del loro costo elevato di replicazione e dei risparmi considerevoli ottenibili con la loro riutilizzazione. Pertanto, oltre alle norme in materia di infrastrutture fisiche di cui alla direttiva 2014/61/UE, è necessario avvalersi di misure correttive specifiche laddove le infrastrutture civili appartengano a un'impresa designata come detentrice di un significativo potere di mercato. Dove le infrastrutture civili esistono e sono riutilizzabili, un accesso effettivo ad esse permette di ottenere un effetto positivo in termini di dispiegamento di infrastrutture di rete concorrenti ed è pertanto necessario garantire che l'accesso alle infrastrutture civili possa fungere da misura correttiva autonoma per il miglioramento delle dinamiche concorrenziali e di espansione nei mercati a valle, che occorre prendere in considerazione prima di valutare la necessità di imporre altre possibili misure correttive, e non solo come misura accessoria di altri prodotti o servizi all'ingrosso o come correttivo limitato alle imprese che si avvalgono di tali altri prodotti o servizi all'ingrosso. Le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero valutare le infrastrutture civili preesistenti riutilizzabili in base al valore contabile regolamentare, al netto degli ammortamenti maturati alla data del calcolo, indicizzandolo in base a un indice dei prezzi adeguato, quale l'indice dei prezzi al dettaglio, ed escludendo le attività già completamente ammortizzate, in un periodo non inferiore a 40 anni, ma ancora in uso.

(188)  Le autorità nazionali di regolamentazione, al momento di imporre obblighi in materia di accesso ad infrastrutture nuove e migliorate, dovrebbero garantire che le condizioni di accesso riflettano le circostanze alla base della decisione di investimento, anche tenendo conto dei costi di dispiegamento, del tasso di assorbimento previsto per i nuovi prodotti e servizi e dei livelli previsti in materia di prezzi al dettaglio. Inoltre, al fine di garantire la certezza di pianificazione per gli investitori, le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero essere in grado di fissare, se del caso, termini e condizioni di accesso che siano coerenti nell'arco di opportuni periodi di revisione. Qualora siano considerati appropriati controlli dei prezzi, tali termini e condizioni possono comprendere modalità tariffarie che dipendano dai volumi o dalla durata del contratto, in conformità al diritto dell'Unione e purché non abbiano effetti discriminatori. L'imposizione di eventuali condizioni di accesso dovrebbe rispettare la necessità di salvaguardare l'effettiva concorrenza nel settore dei servizi ai consumatori e alle imprese.

(189)  L'obbligo di consentire l'accesso all'infrastruttura di rete può essere giustificato in quanto mezzo per accrescere la concorrenza. Le autorità nazionali di regolamentazione devono tuttavia garantire un equilibrio tra i diritti del proprietario di un'infrastruttura a sfruttarla a proprio beneficio, e i diritti di altri prestatori di servizi ad accedere a risorse essenziali per la fornitura di servizi concorrenti.

(190)  Nei mercati in cui si prevede in prospettiva un numero crescente di reti di accesso, è più probabile che gli utenti finali traggano vantaggio da interventi di miglioramento della qualità della rete, in virtù della concorrenza basata sulle infrastrutture, rispetto ai mercati che continuano ad avere una sola rete. È probabile che l'adeguatezza della concorrenza su altri parametri, quali il prezzo e la scelta, dipenda dalla situazione concorrenziale a livello nazionale e locale. Nel valutare l'adeguatezza della concorrenza su tali parametri e la necessità di interventi normativi, le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero anche prendere in considerazione se l'accesso all'ingrosso è a disposizione di ogni impresa interessata a condizioni commerciali ragionevoli che consentano risultati concorrenziali per gli utenti finali sul mercato al dettaglio. In ▌ mercati caratterizzati da una concorrenza basata sulle infrastrutture effettiva e sostenibile dovrebbe essere sufficiente applicare le norme generali di concorrenza.

(191)  Qualora siano imposti alle imprese obblighi in base ai quali esse siano tenuti a soddisfare richieste fondate di accesso agli elementi della rete e alle risorse correlate e di uso dei medesimi, tali richieste possono essere respinte soltanto in base a criteri obiettivi quali la fattibilità tecnica o la necessità di preservare l'integrità della rete. Qualora venga rifiutato l'accesso, la parte lesa dovrebbe poter sottoporre il caso alle procedure per la risoluzione di controversie di cui alla presente direttiva. Un’impresa cui sia stato imposto l'obbligo di concedere l'accesso non può essere tenuta a fornire tipi di accesso che non è in grado di fornire. L'obbligo di concedere l'accesso imposto dalle autorità nazionali che, a breve termine, accresce il livello di concorrenza, non dovrebbe disincentivare i concorrenti dall'effettuare investimenti in risorse alternative che, a lungo termine, garantirebbero un livello di concorrenza più sostenibile o un rendimento più elevato e maggiori vantaggi per gli utenti finali. Quando si sceglie l'intervento normativo meno intrusivo e conformemente al principio di proporzionalità, le autorità nazionali di regolamentazione potrebbero ad esempio decidere di riesaminare gli obblighi imposti alle imprese designate come detentrici di un significativo potere di mercato e modificare eventuali decisioni precedenti, anche revocando obblighi, imponendo o meno nuovi obblighi di accesso se è nell'interesse degli utenti e della concorrenza sostenibile dei servizi. Le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero poter stabilire condizioni tecniche o operative che devono essere soddisfatte dal prestatore di servizi o dai beneficiari di un accesso reso obbligatorio ai sensi della normativa dell'Unione. In particolare, l'imposizione di norme tecniche dovrebbe essere conforme alla direttiva (UE) 2015/1535.

(192)  Il controllo dei prezzi può essere necessario qualora l'analisi di un particolare mercato indichi un insufficiente livello di concorrenza. In particolare, le imprese designate come detentrici di un significativo potere di mercato devono evitare di applicare una compressione dei prezzi tale che la differenza tra i prezzi al dettaglio e i prezzi di interconnessione o accesso fatturati ai concorrenti che forniscono servizi al dettaglio similari non sia tale da garantire una concorrenza sostenibile. Allorché un'autorità nazionale di regolamentazione calcola i costi sostenuti nell'istituire un servizio previsto in forza della presente direttiva, è opportuno consentire un ragionevole profitto sul capitale investito, tenendo conto dei costi di costruzione e del lavoro, con all'occorrenza un adeguamento del valore del capitale in funzione della stima, effettuata in quel momento, delle attività e dell'efficienza della gestione. Il meccanismo di recupero dei costi dovrà essere adeguato alle circostanze in considerazione della necessità di promuovere l'efficienza, la concorrenza sostenibile e la realizzazione di reti ad altissima capacità e in tal modo di ottimizzare i vantaggi per gli utenti finali e dovrebbe tenere conto della necessità di avere prezzi all'ingrosso prevedibili e stabili a vantaggio di tutti gli operatori che intendono realizzare nuove reti o migliorare quelle esistenti, conformemente alla raccomandazione 2013/466/UE della Commissione(39).

(193)  In considerazione dell'incertezza circa il tasso di materializzazione della domanda di fornitura di servizi a banda larga di prossima generazione, al fine di promuovere l'efficienza degli investimenti e dell'innovazione è importante consentire un certo grado di flessibilità nella fissazione dei prezzi agli operatori che investono in nuove reti o nel miglioramento di quelle esistenti. Le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero poter decidere di mantenere o di non imporre prezzi di accesso all'ingrosso regolamentati per le reti di prossima generazione se sono presenti sufficienti misure di salvaguardia della concorrenza. Più in particolare, per evitare prezzi eccessivi nei mercati in cui sono presenti imprese designate come detentrici di un significativo potere di mercato, la flessibilità nella fissazione dei prezzi dovrebbe essere accompagnata da misure di salvaguardia aggiuntive per tutelare la concorrenza e gli interessi degli utenti finali, quali obblighi rigorosi di non discriminazione, misure volte a garantire la replicabilità tecnica ed economica dei prodotti a valle e un vincolo dimostrabile sui prezzi al dettaglio risultante dalla concorrenza a livello di infrastrutture o un prezzo-àncora derivante da altri prodotti di accesso regolamentati, o entrambi. Tali misure di salvaguardia della concorrenza non pregiudicano l'individuazione, da parte delle autorità nazionali di regolamentazione, di altre circostanze in cui non sarebbe opportuno imporre prezzi di accesso regolamentati per determinati input all'ingrosso, come nei casi in cui un'elevata elasticità dei prezzi relativa alla domanda degli utenti finali rende non redditizio per l'impresa designata come detentrice di un significativo potere di mercato praticare prezzi sensibilmente al di sopra del livello concorrenziale o in cui la bassa densità di popolazione riduce gli incentivi per la realizzazione di reti ad altissima capacità e l'autorità nazionale di regolamentazione stabilisce che l'accesso effettivo e non discriminatorio è assicurato mediante l'imposizione di obblighi ai sensi della presente direttiva.

(194)  Qualora imponga l'obbligo di istituire un sistema di contabilità dei costi a sostegno di una misura di controllo dei prezzi, un'autorità nazionale di regolamentazione dovrebbe poter procedere a un audit annuale inteso ad accertare la conformità con detto sistema, purché disponga del necessario personale qualificato, ovvero imporre che l'audit sia realizzato da un altro organo qualificato, indipendente dall'impresa interessata.

(195)  Nell'Unione il sistema di tariffazione per la terminazione delle chiamate vocali all'ingrosso si fonda sul principio CPNP (Calling Party Network Pays). Un'analisi della sostituibilità della domanda e dell'offerta dimostra che attualmente e nel prossimo futuro non vi sono alternative a livello di mercato all'ingrosso tali da poter condizionare la fissazione dei contributi per la terminazione in una data rete. Dato il tipo di accesso bidirezionale dei mercati della terminazione, tra gli ulteriori potenziali problemi di concorrenza figura anche quello delle sovvenzioni incrociate tra operatori. Tali potenziali problemi di concorrenza interessano il mercato della terminazione delle chiamate vocali per la telefonia sia fissa che mobile. Pertanto, considerando che gli operatori di terminazione sono in grado di innalzare i prezzi ben al di sopra dei costi, e hanno interesse a farlo, l'orientamento dei prezzi ai costi è ritenuto il miglior mezzo per risolvere questo problema a medio termine. I futuri sviluppi di mercato possono alterare le dinamiche di tali mercati a tal punto che la regolamentazione non sarebbe più necessaria.

(196)  Al fine di ridurre l'onere normativo atto ad affrontare in modo coerente in tutta l'Unione i problemi di concorrenza per la terminazione delle chiamate vocali all'ingrosso, la Commissione dovrebbe stabilire mediante un atto delegato una tariffa unica massima per la terminazione delle chiamate vocali per i servizi mobili e una tariffa unica massima per la terminazione delle chiamate vocali per i servizi fissi che si applichino in tutta l'Unione.

(197)  È opportuno che la presente direttiva stabilisca i criteri e i parametri dettagliati in base ai quali fissare i valori delle tariffe di terminazione delle chiamate vocali. Le tariffe di terminazione nell'Unione si sono ridotte sistematicamente e si prevede che continuino a farlo. Nello stabilire le tariffe massime di terminazione nel primo atto delegato adottato conformemente alla presente direttiva, la Commissione dovrebbe trascurare qualsiasi deviazione nazionale eccezionale ingiustificata da tale tendenza.

(198)  In considerazione dell'attuale incertezza circa il tasso di materializzazione della domanda di servizi a banda larga ad altissima capacità nonché, in generale, per le economie di scala e di densità, gli accordi di coinvestimento offrono vantaggi significativi in termini di condivisione di costi e rischi e consentono così alle imprese di dimensioni minori di investire a condizioni economicamente razionali, promuovendo una concorrenza sostenibile a lungo termine anche in aree in cui la concorrenza basata sulle infrastrutture potrebbe non essere efficiente. Tali coinvestimenti possono assumere varie forme, tra cui la contitolarità di strutture di rete o la condivisione del rischio a lungo termine tramite il cofinanziamento o accordi di acquisto. In tale contesto, gli accordi di acquisto che costituiscono coinvestimenti implicano l'acquisizione di diritti specifici relativi a capacità di carattere strutturale, che coinvolgono un grado di codeterminazione e consentono ai coinvestitori di competere efficacemente e in modo sostenibile a lungo termine nei mercati a valle in cui l'impresa designata come detentrice di un significativo potere di mercato è attivo. Al contrario, accordi di accesso commerciale limitati all'affitto di capacità non danno origine a tali diritti e pertanto non dovrebbero essere considerati coinvestimenti.

(199)  Nel caso in cui un'impresa designata come detentrice di un significativo potere di mercato faccia un'offerta di coinvestimento a condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie in ▌ reti ad altissima capacità che consistono di elementi in fibra ottica fino ai locali degli utenti finali o alla stazione di base, fornendo un'opportunità ad imprese di diverse dimensioni e capacità finanziaria di diventare coinvestitori infrastrutturali, l'autorità nazionale di regolamentazione dovrebbe essere in grado di astenersi dall'imporre obblighi a norma della presente direttiva sulla nuova rete ad altissima capacità se almeno un potenziale coinvestitore ha stipulato un accordo di coinvestimento con tale impresa. Nel caso in cui un'autorità nazionale di regolamentazione decida di rendere vincolante un'offerta di coinvestimento che non ha ancora portato a un accordo, e decida di non imporre ulteriori obblighi normativi, può farlo a condizione che tale accordo sia concluso prima che la misura di deregolamentazione abbia effetto.

Nei casi in cui è tecnicamente impraticabile installare elementi in fibra ottica fino ai locali degli utenti finali, dovrebbero poter godere dello stesso trattamento normativo anche le reti ad altissima capacità che consistono di elementi in fibra ottica fino alle immediate vicinanze di tali locali, vale a dire appena al di fuori di essi.

(200)  Quando decide di astenersi dall'imporre obblighi, l'autorità nazionale di regolamentazione dovrebbe compiere tale passo dopo aver garantito che le offerte di coinvestimento rispettano i criteri applicabili e sono avanzate in buona fede. Il diverso trattamento normativo delle nuove reti ad altissima capacità dovrebbe essere sottoposto a riesame in successive analisi di mercato che, in particolare dopo un certo lasso di tempo, possono richiedere adeguamenti al trattamento normativo. In circostanze debitamente giustificate, le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero poter imporre obblighi a tali nuovi elementi di rete quando determinano che alcuni mercati farebbero fronte a notevoli problemi di concorrenza in assenza di intervento normativo. In particolare, quando vi sono molteplici mercati a valle che non hanno raggiunto lo stesso grado di concorrenza, le autorità nazionali di regolamentazione possono imporre misure correttive asimmetriche specifiche per promuovere una concorrenza effettiva, ad esempio nei mercati al dettaglio di nicchia, ma non solo, come i prodotti di comunicazione elettronica per gli utenti finali commerciali. Per mantenere la competitività dei mercati le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero inoltre salvaguardare i diritti dei richiedenti l'accesso che non partecipano a un dato coinvestimento. Ciò dovrebbe essere conseguito tramite il mantenimento dei prodotti di accesso esistenti o, dove elementi di rete preesistenti sono destinati a termine ad essere smantellati, mediante l'imposizione di prodotti di accesso aventi come minimo funzionalità e qualità analoghe a quelli precedentemente disponibili nelle infrastrutture preesistenti, in entrambi i casi fatto salvo un opportuno meccanismo adattabile convalidato dall'autorità nazionale di regolamentazione che non pregiudichi gli incentivi per i coinvestitori.

(201)  Al fine di promuovere la coerenza della pratica normativa nell'Unione, laddove le autorità nazionali di regolamentazione concludano che le condizioni dell'offerta di coinvestimento sono rispettate, la Commissione dovrebbe essere in grado di chiedere all'autorità nazionale di regolamentazione di ritirare i suoi progetti di misure astenendosi dall'imporre obblighi o intervenendo con obblighi di regolamentazione in modo da affrontare importanti problemi di concorrenza, se il BEREC condivide i seri dubbi della Commissione in merito alla compatibilità del progetto di misura con il diritto dell'Unione e in particolare con gli obiettivi normativi della presente direttiva. Nell'interesse dell'efficienza, un'autorità nazionale di regolamentazione dovrebbe essere in grado di trasmettere alla Commissione un'unica notifica, che riguardi un regime di coinvestimento che soddisfa le condizioni pertinenti. Laddove la Commissione non eserciti i propri poteri di richiedere il ritiro del progetto di misura, sarebbe sproporzionato che le successive notifiche semplificate dei singoli progetti di decisioni dell'autorità nazionale di regolamentazione sulla base del medesimo sistema, comprendenti inoltre prove dell'effettiva conclusione di un accordo con almeno un coinvestitore, siano sottoposte a una decisione che richiede il ritiro in assenza di un cambiamento delle circostanze. Inoltre, gli obblighi imposti alle imprese indipendentemente dalla loro designazione come detentrici di un significativo potere di mercato ai sensi della presente direttiva o della direttiva 2014/61/UE continuano ad applicarsi. Gli obblighi relativi agli accordi di coinvestimento lasciano impregiudicata l'applicazione del diritto dell'Unione.

(202)  La separazione funzionale, in base alla quale l'impresa verticalmente integrata è tenuta a creare entità commerciali separate dal punto di vista operativo, è finalizzata a garantire la fornitura di prodotti di accesso pienamente equivalenti a tutti gli operatori a valle, comprese le divisioni a valle dello stesso operatore verticalmente integrato. La separazione funzionale permette di migliorare la concorrenza in numerosi mercati rilevanti riducendo significativamente gli incentivi alla discriminazione e agevolando la verifica e l'applicazione del rispetto degli obblighi in materia di non discriminazione. In casi eccezionali dovrebbe essere possibile giustificare la separazione funzionale come misura correttiva ove non si sia riusciti a conseguire un'effettiva non discriminazione in alcuni dei mercati interessati e ove siano scarse o assenti le prospettive di concorrenza a livello delle infrastrutture in un lasso di tempo ragionevole, anche dopo aver fatto ricorso ad una o più misure correttive precedentemente ritenute appropriate. È tuttavia molto importante assicurare che la sua imposizione non dissuada l'impresa interessata dall'investire nella sua rete e non comporti effetti potenzialmente negativi sui vantaggi per i consumatori. La sua imposizione richiede un'analisi coordinata dei vari mercati rilevanti collegati alla rete d'accesso, secondo la procedura per l'analisi del mercato. Nell'esecuzione dell'analisi del mercato e nell'elaborazione dettagliata della misura correttiva, le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero prestare particolare attenzione ai prodotti che dovranno essere gestiti dalle entità commerciali separate, tenendo in considerazione il livello di dispiegamento della rete e il grado del progresso tecnologico, fattori che potrebbero influenzare la possibilità di sostituzione dei servizi fissi e senza fili. Per evitare distorsioni della concorrenza nel mercato interno è opportuno che la Commissione approvi prima le proposte di separazione funzionale.

(203)  È opportuno che l'attuazione della separazione funzionale non escluda il ricorso a meccanismi di coordinamento adeguati tra le varie entità commerciali separate per assicurare la tutela dei diritti economici e di controllo gestionale della società madre.

(204)  Qualora un'impresa verticalmente integrata scelga di trasferire tutte le sue attività di rete di accesso locale, o una parte significativa di queste, a un'entità giuridica separata sotto controllo di terzi oppure istituisca un'entità commerciale separata per i prodotti di accesso, è opportuno che l'autorità nazionale di regolamentazione valuti l'effetto che la transazione prevista, compresi gli impegni riguardanti l'accesso offerti dalla medesima impresa, avrà su tutti gli obblighi normativi esistenti imposti all'impresa verticalmente integrata per garantire la conformità delle nuove disposizioni alla presente direttiva. L'autorità nazionale di regolamentazione interessata dovrebbe avviare una nuova analisi dei mercati in cui opera l'entità separata ed imporre, mantenere, modificare o abrogare gli obblighi di conseguenza. A tal fine è opportuno che l'autorità nazionale di regolamentazione possa chiedere informazioni all'impresa.

(205)  In alcuni mercati è già possibile oggi che nell'ambito dell'analisi di mercato le imprese designate come detentrici di un significativo potere di mercato siano in grado di offrire impegni che intendono affrontare i problemi di concorrenza individuati dall'autorità nazionale di regolamentazione e che sono in seguito presi in considerazione da quest'ultima nella decisione sugli obblighi di regolamentazione opportuni. Gli eventuali nuovi sviluppi di mercato dovrebbero essere presi in considerazione nella decisione sulle misure correttive più adeguate. Ciononostante, e fatte salve le disposizioni sul trattamento normativo dei coinvestimenti, la natura degli impegni offerti non limita di per sé il margine di discrezionalità concesso all'autorità nazionale di regolamentazione per imporre misure correttive alle imprese designate come detentrici di un significativo potere di mercato. Al fine di promuovere la trasparenza e fornire certezza del diritto in tutta l'Unione, la presente direttiva dovrebbe definire la procedura con cui le imprese offrono impegni e con cui le autorità nazionali di regolamentazione li valutano, tenendo conto dei pareri dei partecipanti al mercato attraverso un test del mercato, e se del caso li rendono vincolanti per l'impresa che li assume ed eseguibili da parte dell'autorità nazionale di regolamentazione. A meno che l'autorità nazionale di regolamentazione si sia impegnata in relazione alla vincolatività degli impegni e abbia deciso di non imporre obblighi, tale procedura lascia impregiudicata l'applicazione della procedura per l'analisi del mercato e l'obbligo di imporre misure correttive appropriate e proporzionate per affrontare le carenze del mercato individuate.

(206)  Le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero poter rendere vincolanti gli impegni, totalmente o parzialmente, per uno specifico periodo di tempo che non dovrebbe superare il periodo per cui sono offerti, dopo aver condotto un test del mercato attraverso una consultazione pubblica delle parti interessate. Nel caso in cui gli impegni siano stati resi vincolanti, l'autorità nazionale di regolamentazione dovrebbe considerare le conseguenze di tale decisione nella sua analisi di mercato e tenerne conto al momento di scegliere le misure regolamentari più appropriate. Le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero prendere in considerazione gli impegni assunti in una prospettiva di sostenibilità, in particolare ai fini della scelta del periodo per il quale sono resi vincolanti, e dovrebbero tenere conto dell'importanza che nella consultazione pubblica le parti interessate hanno attribuito a condizioni di mercato stabili e prevedibili. Gli impegni vincolanti relativi alla separazione volontaria da parte di un'impresa integrata verticalmente e designata come detentrice di un significativo potere di mercato in uno o più mercati rilevanti possono aggiungere prevedibilità e trasparenza al processo, esplicitando il processo di attuazione della separazione prevista, ad esempio fornendo una tabella di marcia attuativa con chiare tappe e conseguenze prevedibili in caso di mancato raggiungimento di specifiche tappe.

(207)  Gli impegni possono comprendere la nomina di un fiduciario di controllo, la cui identità e il cui mandato dovrebbero essere approvati dall'autorità nazionale di regolamentazione, e l'obbligo per l'impresa che li offre di trasmettere relazioni periodiche di attuazione.

(208)  I proprietari di rete ▌ il cui modello di business ▌ si limita alla fornitura di servizi all'ingrosso ad altri soggetti possono avere un ruolo positivo nella creazione di un mercato all'ingrosso dinamico, con effetti positivi per la concorrenza nel mercato al dettaglio a valle. Inoltre, il loro modello di business può risultare attraente per potenziali investitori finanziari interessati a infrastrutture meno volatili e con prospettive a più lungo termine di installazione delle reti ad altissima capacità. Ciò nonostante, la presenza di un'impresa attiva esclusivamente sul mercato all'ingrosso non conduce necessariamente a una concorrenza effettiva nei mercati al dettaglio e tali imprese possono essere designate come detentrici di un significativo potere di mercato relativamente a specifici prodotti e mercati geografici. Taluni rischi per la concorrenza derivanti dal comportamento di operatori attivi esclusivamente sul mercato all'ingrosso potrebbero essere minori di quelli associati alle imprese integrate verticalmente, purché l'attività svolta si limiti effettivamente al mercato all'ingrosso e non vi siano incentivi a praticare discriminazioni tra i fornitori a valle. Conseguentemente, la risposta in termini di regolamentazione dovrebbe essere proporzionalmente meno intrusiva, ma dovrebbe mantenere in particolare la possibilità di introdurre obblighi relativi a una determinazione dei prezzi equa e ragionevole. D'altro canto, le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero poter intervenire se sorgono problemi di concorrenza a scapito degli utenti finali.

Un'impresa attiva sul mercato all'ingrosso che fornisce servizi al dettaglio unicamente a utenti commerciali più grandi delle piccole e medie imprese dovrebbe essere considerata un'impresa attiva esclusivamente sul mercato all'ingrosso.

(209)  Per facilitare la migrazione dalle reti in rame preesistenti alle reti di prossima generazione, nell'interesse degli utenti finali, le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero poter controllare le iniziative adottate autonomamente dagli operatori di rete al riguardo e stabilire, se necessario, le condizioni per un adeguato percorso di migrazione, ad esempio mediante il preavviso, la trasparenza e la disponibilità di prodotti di accesso alternativi di qualità almeno comparabile, una volta che il proprietario della rete abbia dimostrato l'intenzione di passare alle reti potenziate e la disponibilità a farlo. Al fine di evitare che tale migrazione subisca inutili ritardi, le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero avere la facoltà di revocare gli obblighi di accesso relativi alla rete in rame non appena viene definito un adeguato percorso di migrazione e viene garantita l'osservanza delle condizioni e del processo per la migrazione dalle infrastrutture preesistenti. I proprietari di rete dovrebbero tuttavia poter disattivare le reti preesistenti. I richiedenti l'accesso che passano da un prodotto di accesso basato sulle infrastrutture preesistenti a un prodotto di accesso basato su una tecnologia o un mezzo più avanzati dovrebbero potere potenziare il loro accesso a un qualsiasi prodotto regolamentato con una capacità superiore, qualora lo desiderino, pur non essendo obbligati a farlo. In caso di potenziamento, i richiedenti l'accesso dovrebbero attenersi alle condizioni regolamentari per l'accesso al prodotto di accesso con una capacità superiore, come stabilito dall'autorità nazionale di regolamentazione nella sua analisi di mercato.

(210)  La liberalizzazione del settore delle telecomunicazioni, l'intensificazione della concorrenza e la più ampia scelta di servizi di comunicazione implicano un'azione parallela volta a istituire un quadro normativo armonizzato che garantisca la prestazione di un servizio universale. Il concetto di servizio universale dovrebbe evolvere al fine di rispecchiare il progresso tecnologico, l'evoluzione del mercato e della domanda degli utenti.

(211)  Ai sensi dell'articolo 169 TFUE, l'Unione contribuisce alla protezione dei consumatori.

(212)  Il servizio universale è una rete di sicurezza per garantire almeno la disponibilità di un insieme minimo di servizi per tutti gli utenti finali e a prezzo abbordabile per i consumatori, dove il rischio di esclusione sociale derivante dalla mancanza di tale accesso impedisce ai cittadini di partecipare pienamente alla vita sociale ed economica.

(213)  L'accesso di base a internet a banda larga è quasi universalmente disponibile in tutta l'Unione e ampiamente utilizzato per una vasta gamma di attività. Tuttavia, il tasso di utilizzo complessivo è inferiore rispetto alla disponibilità perché alcune persone non sono ancora connesse, per motivi relativi alla sensibilizzazione, al costo, alle competenze e per motivi di scelta. Un accesso adeguato e a prezzi accessibili a internet a banda larga è ormai di fondamentale importanza per la società e per l'economia in generale. È la base della partecipazione all'economia e alla società digitali attraverso i servizi essenziali forniti online da internet.

(214)  Una delle esigenze fondamentali del servizio universale consiste nel garantire che tutti i consumatori possano accedere, a un prezzo abbordabile, a un servizio di accesso adeguato a internet a banda larga disponibile nonché a servizi di comunicazione vocale ▌, ▌ in una postazione fissa. È opportuno che gli Stati membri abbiano anche la possibilità di assicurare ai cittadini in movimento prezzi abbordabili per i servizi di accesso adeguato a internet a banda larga e di comunicazione vocale in una postazione che non sia fissa ▌, qualora lo ritengano necessario per garantire la piena partecipazione dei consumatori alla vita sociale ed economica. Occorre prestare particolare attenzione in tal senso per garantire che gli utenti finali con disabilità godano di un accesso equivalente. Non dovrebbero esistere limitazioni per quanto riguarda i mezzi tecnici utilizzati ai fini di tale allacciamento, affinché possano essere utilizzate tecnologie con filo o senza filo, né per quanto riguarda la categoria dei fornitori designati ad assumersi la totalità o parte degli obblighi di servizio universale.

(215)  La rapidità con la quale un determinato utente accede a internet dipende da un certo numero di fattori, ad esempio dai fornitori dell'allacciamento ad internet o dall'applicazione per la quale è stabilita una connessione. Spetta agli Stati membri, tenuto conto della relazione del BEREC sulle migliori prassi, definire l'accesso adeguato a internet a banda larga alla luce delle condizioni nazionali e la larghezza minima di banda di cui dispone la maggioranza dei consumatori nel territorio di uno Stato membro, allo scopo di consentire un livello adeguato di inclusione sociale e di partecipazione all'economia e alla società digitali nel loro territorio. Il servizio ▌ di accesso adeguato e a un prezzo abbordabile a internet a banda larga dovrebbe disporre di una larghezza di banda sufficiente per supportare l'accesso a, e l'utilizzo di, almeno un insieme minimo di servizi di base che rispecchino i servizi utilizzati dalla maggioranza degli utenti finali. A tal fine, la Commissione dovrebbe monitorare l'evoluzione dell'uso di internet per individuare i servizi online utilizzati dalla maggioranza degli utenti finali in tutta l'Unione e necessari per la partecipazione alla vita sociale ed economica e aggiornare l'elenco di conseguenza. I requisiti del diritto dell'Unione in materia di internet aperta, in particolare del regolamento (UE) 2015/2120, dovrebbero applicarsi a qualsiasi servizio di accesso adeguato a internet a banda larga.

(216)  I consumatori non dovrebbero essere obbligati ad avere accesso a servizi che non vogliono e dovrebbero pertanto avere la possibilità di limitare, a richiesta, i servizi universali a prezzi accessibili ai servizi di comunicazione vocale.

(217)  Gli Stati membri dovrebbero essere in grado di estendere le misure relative all'accessibilità dei prezzi e al controllo delle spese alle microimprese e alle piccole e medie imprese e alle organizzazioni senza scopo di lucro purché soddisfino le condizioni pertinenti.

(218)  Le autorità nazionali di regolamentazione, in coordinamento con le altre autorità competenti, dovrebbero essere in grado di sorvegliare l'andamento e il livello delle tariffe al dettaglio dei servizi che rientrano negli obblighi di servizio universale. Tale sorveglianza dovrebbe essere esercitata in modo tale da non rappresentare un eccessivo onere amministrativo né per le autorità nazionali di regolamentazione e le altre autorità competenti né per i fornitori di tali servizi.

(219)  Per prezzo abbordabile si intende un prezzo definito a livello nazionale dagli Stati membri in base alle specifiche circostanze nazionali. Se gli Stati membri stabiliscono che i prezzi al dettaglio per i servizi di accesso adeguato a internet a banda larga e di comunicazione vocale non sono economicamente accessibili ai consumatori a basso reddito o con esigenze sociali particolari, tra cui gli anziani, gli utenti finali con disabilità e i consumatori che vivono in zone rurali o geograficamente isolate, essi dovrebbero adottare misure appropriate. A tal fine, gli Stati membri potrebbero offrire a tali consumatori un sostegno diretto a fini di comunicazione, che potrebbe rientrare nelle indennità sociali o buoni o pagamenti diretti destinati a tali consumatori. Ciò può rappresentare un'alternativa appropriata che tiene conto dell'esigenza di limitare al minimo le distorsioni del mercato. In alternativa o in aggiunta, gli Stati membri potrebbero imporre ai fornitori di tali servizi di offrire opzioni o formule tariffarie di base a tali consumatori.

(220)  Garantire un prezzo abbordabile può comprendere formule o opzioni tariffarie speciali destinate a rispondere alle esigenze degli utenti a basso reddito o degli utenti con esigenze sociali particolari ▌. Tali offerte dovrebbero essere fornite con caratteristiche di base per evitare distorsioni nel funzionamento del mercato. Dal punto di vista dei singoli consumatori, l'abbordabilità dei prezzi dovrebbe essere legata al diritto di stipulare un contratto con un fornitore, alla disponibilità di un numero, alla continuità di connessione e alla possibilità di sorvegliare e controllare le proprie spese.

(221)  Se uno Stato membro impone ai fornitori di offrire ai consumatori a basso reddito o con esigenze sociali particolari opzioni o formule tariffarie diverse da quelle fornite alle normali condizioni commerciali, tali opzioni o formule tariffarie dovrebbero essere offerte da tutti i fornitori di servizi di accesso a internet e comunicazione vocale. Conformemente al principio di proporzionalità, imporre a tutti i fornitori di servizi di accesso a internet e comunicazione vocale di offrire opzioni o formule tariffarie non dovrebbe comportare un eccessivo onere amministrativo o finanziario per tali fornitori o Stati membri. Se uno Stato membro dimostra tale eccessivo onere amministrativo o finanziario, sulla base di una valutazione obiettiva, esso potrebbe decidere in via eccezionale di imporre l'obbligo di offrire opzioni o formule tariffarie specifiche solo a fornitori designati. La valutazione obiettiva dovrebbe inoltre considerare i vantaggi per i consumatori a basso reddito o con esigenze sociali particolari derivanti da una scelta dei fornitori e i vantaggi per tutti i fornitori che possono trarre beneficio dal fatto di essere fornitori di servizio universale. Se uno Stato membro decide in via eccezionale di imporre l'obbligo di offrire opzioni o formule tariffarie specifiche solo a fornitori designati, esso dovrebbe garantire che i consumatori a basso reddito o con esigenze sociali particolari dispongano di una scelta di fornitori che offrono tariffe sociali. Tuttavia, in alcuni casi gli Stati membri potrebbero non essere in grado di garantire una scelta di fornitori, ad esempio qualora un'unica impresa fornisca servizi nella zona di residenza del beneficiario, o qualora l'offerta di una scelta comporti un ulteriore ed eccessivo onere organizzativo e finanziario per lo Stato membro.

(222)  L'accessibilità dei prezzi non dovrebbe più costituire un ostacolo all'accesso dei consumatori all'insieme minimo di servizi di connettività. Il diritto di stipulare un contratto con un fornitore dovrebbe comportare per i consumatori che potrebbero essere rifiutati, in particolare quelli a basso reddito o con esigenze sociali particolari, la possibilità di stipulare un contratto per la fornitura a prezzi abbordabili di servizi di accesso adeguato a internet a banda larga e di comunicazione vocale almeno in postazione fissa con un fornitore di detti servizi in tale postazione o con un fornitore designato, qualora uno Stato membro abbia deciso in via eccezionale di designare uno o più fornitori a offrire tali opzioni o formule tariffarie. Per ridurre al minimo i rischi finanziari come il mancato pagamento delle bollette, i fornitori dovrebbero avere la possibilità di fornire il contratto secondo condizioni di prepagamento, sulla base di singole unità prepagate a prezzi accessibili.

(223)  Per far sì che i cittadini siano raggiungibili mediante servizi di comunicazione vocale gli Stati membri dovrebbero garantire la disponibilità di un numero per un periodo ragionevole anche nei periodi in cui i servizi di comunicazione vocale non sono utilizzati. I fornitori dovrebbero porre in essere meccanismi atti a verificare che il consumatore sia sempre interessato a mantenere la disponibilità del numero.

(224)  Il fatto di fornire un compenso ai fornitori di tali servizi in dette circostanze non deve tradursi in una distorsione di concorrenza, purché tali fornitori ottengano un compenso per il costo netto specifico sostenuto e purché l'onere relativo a tale costo netto sia indennizzato in un modo che sia neutrale in termini di concorrenza.

(225)  Per valutare la necessità di misure di accessibilità economica, le autorità nazionali di regolamentazione in coordinamento con le altre autorità competenti dovrebbero poter monitorare l'evoluzione e i dettagli delle offerte di opzioni o formule tariffarie destinate ai consumatori a basso reddito o con esigenze sociali particolari.

(226)  Gli Stati membri dovrebbero introdurre misure per sostenere la creazione di un mercato di prodotti e servizi a prezzi accessibili che integrino le funzionalità previste per i consumatori con disabilità, comprese apparecchiature dotate di tecnologie assistite. A tale scopo si potrà, tra l'altro, fare riferimento a norme europee, o sostenere l'attuazione dei criteri previsti dal diritto dell'Unione che armonizza i requisiti di accessibilità dei prodotti e dei servizi. Gli Stati membri dovrebbero introdurre misure adeguate, in funzione delle circostanze nazionali, che offrano loro la flessibilità di adottare provvedimenti specifici, ad esempio se il mercato non fornisce a condizioni economiche normali prodotti e servizi a prezzi accessibili che integrino le funzionalità previste per i consumatori con disabilità. Tali misure potrebbero includere il sostegno finanziario diretto agli utenti finali.

Il costo dei servizi di ritrasmissione per i consumatori con disabilità dovrebbe essere equivalente al costo medio dei servizi di comunicazione vocale.

(227)  Per servizi di ritrasmissione si intendono servizi che consentono una comunicazione bidirezionale (remota) tra utenti finali che utilizzano modi di comunicazione diversi (ad esempio testo, segni, linguaggio), operando una conversione tra i suddetti modi di comunicazione, solitamente con l'ausilio di un operatore umano. La comunicazione testuale in tempo reale è definita in conformità del diritto dell'Unione che armonizza i requisiti di accessibilità dei prodotti e dei servizi e si riferisce a una forma di conversazione testuale in situazioni punto a punto o in teleconferenze multipunto, in cui il testo inserito è trasmesso in modo tale che la comunicazione è percepita dall'utente come continua, carattere per carattere.

(228)  Per le comunicazioni di dati a una velocità di trasmissione sufficiente a permettere un accesso adeguato a internet a banda larga sono quasi universalmente disponibili connessioni con linea fissa, utilizzate dalla maggioranza dei cittadini dell'Unione. Nel 2015 la copertura e la disponibilità della banda larga fissa standard nell'Unione erano pari al 97% delle famiglie, con un tasso medio di utilizzazione del 72%, mentre i servizi basati sulle tecnologie senza filo sono ancora più diffusi. Esistono tuttavia differenze tra gli Stati membri per quanto riguarda la disponibilità e l'accessibilità economica della banda larga fissa nelle zone urbane e rurali.

(229)  Il mercato svolge un ruolo fondamentale nel garantire la disponibilità dell'accesso a internet a banda larga con una capacità in crescita costante. Nelle zone in cui il mercato non è in grado di svolgere tale ruolo, altri strumenti delle politiche pubbliche appaiono, in linea di principio, più efficaci sotto il profilo dei costi e meno distorsivi della concorrenza rispetto agli obblighi di servizio universale nel favorire la disponibilità di connessioni di accesso adeguato a internet a banda larga; si può ad esempio fruire degli strumenti finanziari disponibili nell'ambito del Fondo europeo per gli investimenti strategici e del meccanismo per collegare l'Europa, ricorrere ai finanziamenti pubblici erogati dai Fondi strutturali e d'investimento europei, associare gli obblighi di copertura ai diritti d'uso dello spettro radio per sostenere la diffusione delle reti a banda larga nelle zone meno densamente popolate e gli investimenti pubblici in conformità delle norme dell'Unione in materia di aiuti di Stato.

(230)  Se, dopo aver svolto una valutazione adeguata e tenendo conto dei risultati della mappatura geografica sulla diffusione delle reti condotta dall'autorità competente, o delle più recenti informazioni a disposizione degli Stati membri prima che i risultati della mappatura geografica iniziale siano disponibili, emerge che in determinate zone né il mercato né i meccanismi di intervento pubblico possono fornire agli utenti finali una connessione capace di garantire un servizio di accesso adeguato a internet a banda larga quale definito dagli Stati membri, e servizi di comunicazione vocale in postazione fissa, gli Stati membri dovrebbero essere in grado di designare eccezionalmente fornitori o gruppi di fornitori diversi di tali servizi nelle varie parti interessate del territorio nazionale. Oltre alla mappatura geografica, gli Stati membri dovrebbero poter avvalersi, se necessario, di eventuali ulteriori prove per stabilire in che misura i servizi di accesso adeguato a internet a banda larga e di comunicazione vocale sono disponibili in postazione fissa. Tali eventuali ulteriori prove potrebbero includere dati messi a disposizione delle autorità nazionali di regolamentazione tramite la procedura per l'analisi del mercato e dati raccolti presso gli utenti. Gli Stati membri dovrebbero poter limitare gli obblighi di servizio universale a sostegno della disponibilità del servizio di accesso adeguato a internet a banda larga alla postazione o residenza principale dell'utente finale. Non dovrebbero esistere limitazioni quanto ai mezzi tecnici utilizzati, tecnologie con filo o senza filo, per rendere disponibili i servizi di accesso adeguato a internet a banda larga e di comunicazione vocale in postazione fissa, né disposizioni vincolanti che stabiliscano quali imprese debbano assumersi la totalità o parte degli obblighi di servizio universale.

(231)  Conformemente al principio di sussidiarietà spetta agli Stati membri decidere, sulla base di criteri obiettivi, quali imprese sono designate come fornitori di servizio universale, tenendo conto, se del caso, della capacità e della disponibilità di tali imprese a fornire la totalità o parte del servizio. Ciò non impedisce agli Stati membri di includere, nel processo di designazione, condizioni specifiche motivate da esigenze di efficienza, compresi il raggruppamento di zone geografiche o elementi o la fissazione di un periodo minimo per la designazione.

(232)  È opportuno stimare i costi derivanti dal garantire la disponibilità di una connessione atta a fornire un servizio di accesso adeguato a internet a banda larga, quale definito ai sensi della presente direttiva e servizi di comunicazione vocale in postazione fissa a un prezzo abbordabile nell'ambito degli obblighi di servizio universale, valutando in particolare l'onere finanziario previsto per i fornitori e gli utenti nel settore della comunicazione elettronica.

(233)  A priori, gli obblighi di assicurare una copertura territoriale nazionale imposti dalla procedura di designazione possono avere l'effetto di escludere talune imprese o di dissuaderli dal presentare domanda per essere designati fornitori del servizio universale. Anche il fatto di designare fornitori con obblighi di servizio universale per un periodo di tempo eccessivo o indeterminato potrebbe comportare l'esclusione a priori di determinati fornitori. Se uno Stato membro decide di designare uno o più fornitori ai fini dell'accessibilità dei prezzi, tali fornitori dovrebbero poter essere diversi da quelli designati per l'elemento di disponibilità del servizio universale.

(234)  Quando un fornitore designato in via eccezionale per fornire opzioni o formule tariffarie diverse da quelle fornite alle normali condizioni commerciali, come indicato in conformità della presente direttiva, o per garantire la disponibilità in postazione fissa di un servizio di accesso adeguato a internet a banda larga o di comunicazione vocale, come indicato della presente direttiva, intenda cedere tutte le sue attività nelle reti di accesso locale sul territorio nazionale, o una parte significativa di queste, in relazione ai suoi obblighi di servizio universale, a un'entità giuridica separata la cui proprietà effettiva sia distinta, l'autorità competente dovrebbe valutare gli effetti della transazione per garantire la continuità dell'obbligo di servizio universale in tutto il territorio nazionale o parti di esso. A tal fine, il fornitore dovrebbe informare preventivamente della cessione l'autorità competente che ha imposto gli obblighi di servizio universale. La valutazione dell'autorità competente non dovrebbe pregiudicare il perfezionamento della transazione.

(235)  Al fine di garantire stabilità e sostenere una transizione graduale, alla data di entrata in vigore della presente direttiva gli Stati membri dovrebbero essere in grado di continuare ad assicurare la fornitura nel loro territorio dei servizi universali che rientrano nei loro obblighi di servizio universale sulla base della direttiva 2002/22/CE, diversi dai servizi di accesso adeguato a internet a banda larga e di comunicazione vocale in postazione fissa, a condizione che i servizi o servizi comparabili non siano disponibili a condizioni commerciali normali. Permettere il mantenimento a disposizione della collettività dei telefoni pubblici a pagamento utilizzabili con monete, carte di credito o di debito, o schede prepagate, comprese le schede con codice di accesso, degli elenchi telefonici e dei servizi di consultazione degli elenchi nell'ambito del regime del servizio universale, purché la necessità sia ancora dimostrata, offrirebbe agli Stati membri la flessibilità necessaria per tenere nel debito conto le varie circostanze nazionali. Ciò può comprendere la predisposizione di telefoni pubblici a pagamento presso i principali punti di ingresso nel paese, come gli aeroporti o le stazioni dei treni e degli autobus, nonché in luoghi utilizzati dalle persone in caso di emergenza, come gli ospedali, le stazioni di polizia e le aree di emergenza delle autostrade, al fine di soddisfare le ragionevoli esigenze degli utenti finali, compresi in particolare gli utenti finali con disabilità.

(236)  Gli Stati membri dovrebbero effettuare un monitoraggio della situazione dei consumatori dal punto di vista dell'utilizzo dei servizi di accesso adeguato a internet a banda larga e di comunicazione vocale e, in particolare, dell'accessibilità dei prezzi. L'accessibilità dei prezzi dei servizi di accesso adeguato a internet a banda larga e di comunicazione vocale è legata all'informazione che gli utenti ricevono in merito alle spese nonché al costo relativo dei servizi rispetto ad altri servizi e alla capacità degli utenti di controllare le spese. L'abbordabilità dei prezzi implica pertanto il conferimento ai consumatori di talune potestà imponendo corrispondenti obblighi nei confronti dei fornitori. Tali obblighi comprendono in particolare un livello ben preciso di dettaglio nella fatturazione, la possibilità per i consumatori di attivare uno sbarramento selettivo delle chiamate, ad esempio le chiamate verso servizi a tariffa maggiorata, di controllare le proprie spese grazie a mezzi di pagamento anticipato e di far valere come acconto il contributo iniziale di allacciamento. Tali misure dovranno probabilmente essere riesaminate o modificate in funzione dell'evoluzione del mercato. Le fatture dettagliate relative all'uso dell'accesso a internet dovrebbero indicare solo l'ora, la durata e il quantitativo consumato durante una sessione d'uso, ma non dovrebbero indicare i siti web o i punti finali di internet a cui si è connessi durante tale sessione.

(237)  Salvo il caso di ripetuti ritardi o di persistenti mancati pagamenti delle fatture, fintantoché la controversia non sia risolta il consumatore che ha diritto a tariffe accessibili dovrebbe essere tutelato contro i rischi di disconnessione immediata dalla rete per mancato pagamento di una fattura e conservare, in particolare in caso di contestazione di una fattura di importo elevato per servizi a tariffa maggiorata, un accesso ai servizi di comunicazione vocale di base e a un livello minimo di servizio di accesso a internet definito dagli Stati membri. Gli Stati membri dovrebbero poter decidere che tale accesso dev'essere mantenuto solo se l'abbonato continua a pagare il canone o tariffe di accesso di base a internet.

(238)  Ove la fornitura di servizi di accesso adeguato a internet a banda larga e di comunicazione vocale o la fornitura di altri servizi ▌a norma della presente direttiva comporti un onere indebito per un fornitore, tenuto conto dei costi e dei benefici economici nonché dei vantaggi immateriali derivanti dalla fornitura dei servizi in questione, tale onere indebito può essere incluso nel calcolo del costo netto degli obblighi di servizio universale.

(239)  Gli Stati membri, ove necessario, dovrebbero istituire meccanismi di finanziamento del costo netto derivante dagli obblighi di servizio universale qualora sia dimostrato che tali obblighi possono essere assunti solo in perdita o ad un costo netto superiore alle normali condizioni commerciali. Occorre vigilare affinché il costo netto derivante dagli obblighi di servizio universale sia correttamente calcolato, che l'eventuale finanziamento comporti distorsioni minime per il mercato e per gli organismi che vi operano e sia compatibile con gli articoli 107 e 108 TFUE.

(240)  Il calcolo del costo netto degli obblighi di servizio universale dovrebbe tenere in debita considerazione i costi e i ricavi nonché i vantaggi immateriali derivanti dalla fornitura del servizio universale, senza tuttavia compromettere l'obiettivo generale che consiste nel garantire che le strutture dei prezzi rispecchino i costi. I costi netti derivanti dagli obblighi di servizio universale dovrebbero essere calcolati in base a procedure trasparenti.

(241)  Tener conto dei vantaggi immateriali significa che i vantaggi indiretti, valutati in termini monetari, che un'impresa ricava in virtù della sua posizione di fornitore del servizio universale dovrebbero essere detratti dal costo netto diretto degli obblighi di servizio universale al fine di determinare i costi che rappresentano l'onere globale.

(242)  Qualora un obbligo di servizio universale rappresenti un onere eccessivo per un fornitore, è opportuno che gli Stati membri siano autorizzati a istituire meccanismi efficaci di recupero dei costi netti. Uno dei metodi atti a consentire un recupero dei costi netti attinenti agli obblighi di servizio universale consiste in un'imputazione ai fondi pubblici. Un altro metodo è la ripartizione dei costi netti degli obblighi di servizio universale tra i fornitori di reti e di servizi di comunicazione elettronica. Gli Stati membri dovrebbero essere in grado di finanziare i costi netti dei diversi elementi del servizio universale attraverso vari meccanismi o di finanziare i costi netti di alcuni o di tutti gli elementi dell'uno o dell'altro meccanismo o di una combinazione di entrambi. L'accesso adeguato a internet a banda larga apporta benefici non solo al settore delle comunicazioni elettroniche, ma anche al più ampio settore dell'economia online e alla società nel suo complesso. La fornitura di una connessione che supporti la velocità della banda larga a un numero crescente di utenti finali consente loro di fruire dei servizi online e di partecipare così attivamente alla società digitale. Garantire tali connessioni sulla base degli obblighi di servizio universale è sia nell'interesse pubblico sia nell'interesse dei fornitori di comunicazioni elettroniche. Gli Stati membri dovrebbero tenere conto di tali circostanze al momento di scegliere e mettere a punto meccanismi di recupero dei costi netti.

(243)  In caso di recupero dei costi mediante la ripartizione del costo netto dell'obbligo di servizio universale tra i fornitori di reti e servizi di comunicazione elettronica, gli Stati membri dovrebbero garantire che il metodo di ripartizione tra fornitori si basi su criteri obiettivi e non discriminatori e rispetti il principio di proporzionalità. Tale principio non impedisce agli Stati membri di esonerare i nuovi operatori che non hanno una presenza significativa sul mercato. Qualsiasi meccanismo di finanziamento dovrebbe garantire che gli operatori di mercato contribuiscano unicamente al finanziamento degli obblighi di servizio universale e non ad attività che non sono direttamente connesse agli obblighi di tale servizio. I meccanismi di recupero dei costi dovrebbero rispettare i principi del diritto dell'Unione e, in particolare nel caso dei meccanismi di ripartizione, i principi di non discriminazione e proporzionalità. Qualsiasi meccanismo di finanziamento dovrebbe garantire che gli utenti in uno Stato membro non contribuiscano ai costi di fornitura del servizio universale in un altro Stato membro. Dovrebbe essere possibile ripartire il costo netto degli obblighi di servizio universale tra tutte o alcune categorie specifiche di fornitori. Gli Stati membri dovrebbero provvedere affinché il meccanismo di ripartizione rispetti i principi di trasparenza, minima distorsione del mercato, non discriminazione e proporzionalità. Per minima distorsione del mercato si intende che i contributi dovrebbero essere recuperati con modalità che riducano al minimo possibile l'impatto dell'onere finanziario a carico degli utenti finali, ad esempio ripartendo i contributi nel modo più ampio possibile.

(244)  I fornitori che beneficiano di un finanziamento per il servizio universale dovrebbero fornire alle autorità nazionali di regolamentazione, a corredo della loro richiesta, informazioni sufficientemente dettagliate sugli elementi specifici da finanziare. Gli Stati membri dovrebbero comunicare alla Commissione i rispettivi sistemi di contabilità dei costi e di finanziamento degli obblighi del servizio universale ai fini di una verifica della compatibilità dei medesimi con il TFUE. Gli Stati membri dovrebbero garantire una trasparenza ed un controllo effettivi degli importi imputati al finanziamento degli obblighi di servizio universale. Il calcolo dei costi netti della fornitura del servizio universale dovrebbe essere basato su un metodo obiettivo e trasparente, in modo da assicurare la fornitura del servizio universale più efficiente sotto il profilo dei costi e da promuovere condizioni di parità per i partecipanti al mercato. Rendendo noto in anticipo, prima di effettuare il calcolo, il metodo da utilizzare per calcolare i costi netti dei singoli elementi del servizio universale si potrebbe contribuire ad accrescere la trasparenza.

(245)  Gli Stati membri non sono autorizzati a imporre ai partecipanti al mercato contributi finanziari relativi a misure che non rientrano negli obblighi di servizio universale. I singoli Stati membri rimangono liberi di imporre misure speciali (che esulano dall'ambito di applicazione degli obblighi di servizio universale) e di finanziarle conformemente al diritto dell'Unione, ma non tramite i contributi dei partecipanti al di mercato.

(246)  Per sostenere concretamente la libera circolazione di merci, servizi e persone all'interno dell'Unione dovrebbe essere possibile utilizzare talune risorse nazionali di numerazione, in particolare determinati numeri non geografici, in modo extraterritoriale, ossia al di fuori del territorio dello Stato membro che li assegna. In considerazione dell'ingente rischio di frode con riguardo alle comunicazioni interpersonali, tale uso extraterritoriale dovrebbe essere consentito unicamente per la fornitura di servizi di comunicazione elettronica diversi dai servizi di comunicazione interpersonale. L'applicazione delle pertinenti normative nazionali, in particolare le norme di tutela dei consumatori e le altre norme inerenti all'uso delle risorse di numerazione, dovrebbe essere garantita dagli Stati membri indipendentemente dal ▌ luogo in cui sono stati concessi i diritti d'uso ▌e dal luogo in cui le risorse di numerazione sono usate nell'Unione. Gli Stati membri rimangono competenti per l'applicazione del loro diritto nazionale alle risorse di numerazione usate nel loro territorio, anche nel caso in cui i diritti siano stati concessi in un altro Stato membro.

(247)  Le autorità nazionali di regolamentazione o le altre autorità competenti degli Stati membri in cui sono usate le risorse di numerazione di un altro Stato membro non hanno alcun controllo su tali risorse di numerazione. È pertanto fondamentale che l'autorità nazionale di regolamentazione o le altre autorità competenti dello Stato membro che concede i diritti di uso extraterritoriale debbano altresì garantire la protezione efficace degli utenti finali negli Stati membri in cui sono usati tali numeri. Al fine di ottenere una protezione efficace, le autorità nazionali di regolamentazione o l’altra autorità competente che concede i diritti di uso extraterritoriale dovrebbero stabilire condizioni in conformità della presente direttiva, per quanto riguarda il rispetto, da parte del fornitore, delle norme di tutela dei consumatori e di altre norme relative all'uso delle risorse di numerazione negli Stati membri in cui saranno usate tali risorse.

(248)  Le autorità nazionali di regolamentazione o le altre autorità competenti degli Stati membri in cui sono usate le risorse di numerazione dovrebbero poter chiedere il sostegno delle autorità nazionali di regolamentazione o delle altre autorità competenti che hanno concesso i diritti d'uso delle risorse di numerazione affinché le assistano nell'applicazione delle norme. Le misure di applicazione adottate dalle autorità nazionali di regolamentazione o dalle altre autorità competenti che hanno concesso i diritti d'uso dovrebbero comprendere sanzioni dissuasive e, in particolare nel caso di una violazione grave, la revoca del diritto di uso extraterritoriale delle risorse di numerazione assegnate all'impresa interessata. Gli obblighi di uso extraterritoriale non dovrebbero pregiudicare i poteri degli Stati membri di bloccare, caso per caso, l'accesso a numeri o servizi ove ciò sia giustificato da motivi di frode o abuso. L'uso extraterritoriale delle risorse d numerazione non dovrebbe pregiudicare le norme dell'Unione relative alla fornitura dei servizi di roaming, comprese quelle inerenti alla prevenzione di un uso anomalo o abusivo dei servizi di roaming che sono oggetto di una regolamentazione dei prezzi al dettaglio e beneficiano di tariffe di roaming all'ingrosso regolamentate. È opportuno che gli Stati membri possano continuare a concludere con i paesi terzi accordi specifici sull'uso extraterritoriale delle risorse di numerazione.

(249)  Gli Stari membri dovrebbero promuovere la fornitura via etere delle risorse di numerazione per facilitare il cambiamento di fornitore di servizi di comunicazione elettronica. La fornitura via etere delle risorse di numerazione consente di riprogrammare gli identificatori delle apparecchiature di comunicazioni senza bisogno di accesso fisico agli apparecchi in questione. Questa caratteristica è particolarmente importante per i servizi da macchina a macchina, ossia i servizi che comportano un trasferimento automatico di dati e informazioni tra apparecchi o applicazioni di software con intervento umano limitato o inesistente. I fornitori di tali servizi da macchina a macchina potrebbero non avere accesso fisico ai loro apparecchi a causa dell'uso in remoto o del gran numero di apparecchi utilizzati o delle relative modalità d'uso. In considerazione del mercato emergente dei servizi da macchina a macchina e delle nuove tecnologie gli Stati membri dovrebbero sforzarsi di assicurare la neutralità tecnologica nel promuovere la fornitura via etere.

(250)  L'accesso alle risorse di numerazione in base a criteri trasparenti, obiettivi e non discriminatori è di importanza capitale per le imprese che desiderano competere nel settore delle comunicazioni elettroniche. In considerazione della crescente importanza delle risorse di numerazione per vari servizi di internet degli oggetti gli Stati membri dovrebbero essere in grado di concedere diritti d'uso dei numeri alle imprese diverse dai fornitori di reti o servizi di comunicazione elettronica. È opportuno che le autorità nazionali di regolamentazione o le altre autorità competenti gestiscano tutti gli elementi dei piani nazionali di numerazione, compresi i codici di punto d'origine per l'indirizzamento di rete. Laddove vi sia la necessità di armonizzare le risorse di numerazione nell'Unione per favorire lo sviluppo di servizi paneuropei o di servizi transfrontalieri, in particolare di nuovi servizi da macchina a macchina, come le automobili connesse, e ove la domanda non possa essere soddisfatta dalle risorse di numerazione esistenti, la Commissione può adottare misure di attuazione con l'assistenza del BEREC.

(251)  Dovrebbe essere possibile soddisfare il requisito di pubblicare le decisioni sulla concessione dei diritti d'uso delle risorse di numerazione rendendo tali decisioni accessibili al pubblico per mezzo di un sito web.

(252)  Visti gli aspetti particolari relativi alla denuncia dei minori scomparsi, gli Stati membri dovrebbero mantenere l'impegno di assicurare che un servizio efficiente per denunciare la scomparsa dei minori sia messo effettivamente a disposizione sui loro territori con il numero telefonico "116000". Gli Stati membri dovrebbero adottare misure idonee a garantire il raggiungimento di un livello sufficiente di qualità del servizio nel funzionamento del numero "116000".

(253)  Oltre al numero "116000" dello sportello telefonico per i minori scomparsi, numerosi Stati membri garantiscono che i minori, componendo il numero "116111", abbiano accesso a un servizio a misura di bambino che gestisce una linea di assistenza telefonica per minori bisognosi di cure e protezione. Tali Stati membri e la Commissione dovrebbero garantire che i cittadini, in particolare i minori e i sistemi nazionali di protezione dei minori, siano informati in merito all'esistenza della linea di assistenza telefonica "116111".

(254)  L'esistenza di un mercato interno implica che gli utenti finali possano accedere a tutti i numeri presenti nei piani nazionali di numerazione degli altri Stati membri, nonché ai servizi, per mezzo di numeri non geografici, compresi i numeri verdi e i numeri a tariffa maggiorata, nell'Unione, tranne se l'utente finale chiamato ha scelto, per motivi commerciali, di limitare l'accesso da talune zone geografiche. È opportuno inoltre che gli utenti finali possano accedere ai numeri verdi internazionali universali (Universal International Freephone Numbers – UIFN). È opportuno non impedire l'accesso transfrontaliero alle risorse di numerazione e ai servizi correlati, salvo nei casi oggettivamente giustificati in particolare per lottare contro le frodi e gli abusi (ad esempio, in relazione ad alcuni servizi a tariffazione maggiorata), se il numero è riservato a una portata esclusivamente nazionale (ad esempio, un numero abbreviato nazionale) oppure se non è ▌ economicamente fattibile. Le tariffe a carico dei chiamanti dall'esterno dello Stato membro interessato non devono essere necessariamente le stesse di quelle per i chiamanti dall'interno di tale Stato membro. Gli utenti dovrebbero essere informati in anticipo e in maniera chiara di ogni costo applicabile ai numeri verdi, come il costo delle chiamate internazionali verso numeri accessibili attraverso i normali prefissi internazionali. Se i ricavi da interconnessione o da altri servizi sono trattenuti dai fornitori di servizi di comunicazione elettronica per motivi legati a frodi o abusi, gli Stati membri dovrebbero provvedere affinché i ricavi trattenuti relativi ai servizi siano restituiti agli utenti finali vittime delle frodi o degli abusi in questione, laddove possibile.

(255)  In ottemperanza al principio di proporzionalità, alcune disposizioni della presente direttiva relative ai diritti degli utenti finali non dovrebbero applicarsi alle microimprese che forniscono solo servizi di comunicazione interpersonale indipendenti dal numero. Secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia, la definizione di piccole e medie imprese, incluse le microimprese, deve essere interpretata in maniera restrittiva. Per includere unicamente le imprese che effettivamente costituiscono microimprese indipendenti è necessario esaminare la struttura delle microimprese che formano un gruppo la cui potenza economica supera quella di una siffatta impresa e impedire che la definizione di microimpresa venga aggirata sulla base di ragioni puramente formali.

(256)  Il completamento del mercato unico delle comunicazioni elettroniche rende necessaria l'eliminazione delle barriere affinché gli utenti finali abbiano accesso transfrontaliero ai servizi di comunicazione elettronica in tutta l'Unione. I fornitori di comunicazioni elettroniche al pubblico non dovrebbero rifiutare o limitare l'accesso degli utenti finali né discriminarli sulla base della cittadinanza ▌, o dello Stato membro di residenza o dello Stato membro di stabilimento. Dovrebbe tuttavia essere possibile differenziare sulla base di considerazioni di costo e di rischio giustificabili obiettivamente, non limitate alle misure di cui al regolamento (UE) n. 531/2012 con riguardo all'utilizzo anomalo o abusivo di servizi di roaming al dettaglio regolamentati.

(257)  Le divergenze nell'attuazione delle norme sulla tutela degli utenti finali hanno creato barriere significative nel mercato interno, di cui risentono sia i fornitori di servizi di comunicazione elettronica sia gli utenti finali. È opportuno ridurre tali barriere applicando le stesse norme che garantiscono un livello comune elevato di tutela in tutta l'Unione. Un'armonizzazione piena e calibrata dei diritti degli utenti finali contemplati dalla presente direttiva dovrebbe aumentare considerevolmente la certezza del diritto per gli utenti finali e per i fornitori dei servizi di comunicazione elettronica e dovrebbe ridurre in modo significativo le barriere all'ingresso e gli oneri di conformità superflui derivanti dalla frammentazione normativa. La piena armonizzazione aiuta a superare le barriere che ostacolano il funzionamento del mercato interno risultanti dalle disposizioni nazionali relative ai diritti degli utenti finali, disposizioni che al tempo stesso proteggono i fornitori nazionali dalla concorrenza di altri Stati membri. Per conseguire un livello comune elevato di tutela è opportuno rafforzare ragionevolmente nella presente direttiva diverse disposizioni relative ai diritti degli utenti finali alla luce delle migliori prassi degli Stati membri. La piena armonizzazione dei diritti accresce la fiducia degli utenti finali nel mercato interno in quanto essi beneficiano di un livello di tutela ugualmente elevato quando utilizzano servizi di comunicazione elettronica non solo nel loro Stato membro, ma anche mentre vivono, lavorano o viaggiano in altri Stati membri. La piena armonizzazione dovrebbe riguardare unicamente le materie contemplate dalle disposizioni sui diritti degli utenti finali di cui alla presente direttiva. Dovrebbe pertanto lasciare impregiudicato il diritto nazionale con riferimento agli aspetti di tutela degli utenti finali, compresi alcuni aspetti delle misure di trasparenza che non sono contemplati da tali disposizioni. Ad esempio, dovrebbero essere considerate compatibili con il principio di piena armonizzazione le misure relative agli obblighi di trasparenza che non sono contemplate dalla presente direttiva, mentre dovrebbero essere considerati incompatibili ulteriori requisiti relativi alle questioni in materia di trasparenza disciplinate dalla presente direttiva, come la pubblicazione di informazioni. Inoltre gli Stati membri dovrebbero essere in grado di mantenere o introdurre disposizioni nazionali su questioni che non sono esaminate specificamente nella presente direttiva, in particolare al fine di affrontare nuovi problemi che possono emergere.

(258)  Il contratto è uno strumento importante per garantire agli utenti finali trasparenza dell'informazione e certezza del diritto. La maggior parte dei fornitori di servizi in un contesto concorrenziale stipula contratti con i clienti per motivi di opportunità commerciale. Oltre che dalla presente direttiva, le transazioni dei consumatori in materia di reti e di servizi di comunicazione elettronica sono disciplinate dal diritto dell'Unione in vigore sulla tutela contrattuale dei consumatori e in particolare dalla direttiva 93/13/CEE del Consiglio(40) e dalla direttiva 2011/83/UE del Parlamento europeo e del Consiglio(41) . L'inserimento di obblighi di informazione nella presente direttiva, che potrebbero altresì essere previsti in virtù della direttiva 2011/83/UE, non dovrebbe comportare duplicazioni delle informazioni nella documentazione precontrattuale e contrattuale. Le informazioni pertinenti fornite a titolo della presente direttiva, tra cui obblighi di informazione più rigorosi e dettagliati, dovrebbero essere considerate conformi ai requisiti corrispondenti previsti dalla direttiva 2011/83/UE.

(259)  Alcune di tali disposizioni in materia di tutela degli utenti finali che si applicano a priori solo ai consumatori, segnatamente quelle sulle informazioni contrattuali, sulla durata massima dei contratti e sui pacchetti, dovrebbero favorire non soltanto i consumatori, ma anche le microimprese e le piccole imprese, nonché le organizzazioni senza scopo di lucro quali definite nel diritto nazionale. Le categorie di imprese e organizzazioni hanno una posizione contrattuale comparabile a quella dei consumatori e dovrebbero pertanto godere dello stesso livello di tutela, a meno che rinuncino espressamente a tali diritti. Gli obblighi relativi alle informazioni contrattuali di cui alla presente direttiva, compresi quelli previsti dalla direttiva 2011/83/UE cui si fa riferimento nella presente direttiva, dovrebbero applicarsi a prescindere dall'esecuzione e dall'importo del pagamento che deve essere effettuato dal cliente. Gli obblighi relativi alle informazioni contrattuali, compresi quelli contemplati dalla direttiva 2011/83/UE, dovrebbero applicarsi automaticamente alle microimprese, alle piccole imprese e alle organizzazioni senza scopo di lucro, a meno che esse preferiscano negoziare termini contrattuali personalizzati con i fornitori di servizi di comunicazione elettronica. Diversamente dalle microimprese, dalle piccole imprese e dalle organizzazioni senza scopo di lucro, le imprese più grandi dispongono generalmente di un maggior potere contrattuale e pertanto non dipendono dagli stessi obblighi di informazione contrattuale validi per i consumatori. Altre disposizioni, come la portabilità del numero, importanti anche per le imprese più grandi dovrebbero continuare ad essere applicate a tutti gli utenti finali. Le "organizzazioni senza scopo di lucro" sono entità giuridiche che non realizzano profitti per i loro proprietari o soci. Di norma, le organizzazioni senza scopo di lucro sono enti di beneficenza o altri tipi di organizzazioni di interesse pubblico. Pertanto, in considerazione della situazione analoga, è legittimo considerare, ai fini della presente direttiva, tali organizzazioni alla stregua delle microimprese o delle piccole imprese con riferimento ai diritti degli utenti finali.

(260)  Le specificità del settore della comunicazione elettronica richiedono, oltre a norme contrattuali orizzontali, un numero limitato di disposizioni aggiuntive in materia di tutela degli utenti finali. Gli utenti finali dovrebbero fra l'altro essere informati dei livelli di qualità del servizio offerti, delle condizioni di promozione e risoluzione dei contratti e delle tariffe e dei piani tariffari applicabili ai servizi soggetti a condizioni di prezzo particolari. Tali informazioni sono pertinenti per i fornitori di servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico diversi dai servizi di trasmissione utilizzati per la fornitura di servizi da macchina a macchina. Fatte salve le norme applicabili sulla protezione dei dati personali, un fornitore di servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico non dovrebbe essere soggetto agli obblighi relativi ai requisiti in materia di informazione per i contratti in cui il fornitore e le società o le persone affiliate non ricevano alcuna remunerazione direttamente o indirettamente legata alla fornitura di servizi di comunicazione elettronica come, ad esempio, nel caso in cui un'università concede ai visitatori l'accesso gratuito alla sua rete senza fili nel campus senza ricevere alcuna remunerazione né attraverso il pagamento da parte degli utenti né attraverso introiti pubblicitari.

(261)  Per consentire agli utenti finali di scegliere con piena cognizione di causa è essenziale che le informazioni pertinenti richieste siano fornite prima della stipula del contratto, in un linguaggio chiaro e comprensibile e su un supporto durevole o, in caso sia impossibile e fatta salva la definizione di supporto durevole contenuta nella direttiva 2011/83/UE, in un documento messo a disposizione dal fornitore e notificato all'utente che sia facile da scaricare, aprire e consultare con dispositivi di uso comune tra i consumatori. P Al fine di semplificare la scelta, i fornitori dovrebbero presentare una sintesi dei termini contrattuali essenziali. Per facilitare il raffronto e ridurre i costi di conformità è opportuno che la Commissione, previa consultazione del BEREC, adotti un modello di tali sintesi contrattuali. Le informazioni fornite prima della stipula del contratto e il modello di sintesi dovrebbero costituire parte integrante del contratto finale. La sintesi contrattuale dovrebbe essere concisa e di facile lettura, idealmente di una lunghezza equivalente al massimo a una pagina A4 scritta su un solo lato oppure, nel caso in cui una serie di servizi diversi siano riuniti in pacchetti oggetto di un singolo contratto, equivalente a un massimo di tre pagine A4 scritte su una sola facciata.

(262)  A seguito dell'adozione del regolamento (UE) 2015/2120, le disposizioni della presente direttiva riguardanti le informazioni sulle condizioni che limitano l'accesso o l'utilizzo dei servizi e delle applicazioni nonché le informazioni riguardanti il controllo (shaping) del traffico sono ormai obsolete e dovrebbero essere abrogate.

(263)  Riguardo alle apparecchiature terminali, il contratto con il consumatore dovrebbe specificare le eventuali condizioni d'uso imposte dal fornitore di servizi, come il blocco della carta SIM dei dispositivi mobili, se tali condizioni non sono vietate dal diritto nazionale, e le eventuali commissioni dovute in caso di cessazione del contratto, anticipata o per scadenza naturale, compresi gli eventuali costi addebitati agli utenti che intendono conservare l'apparecchiatura. Se l'utente finale sceglie di conservare le apparecchiature terminali comprese nel pacchetto alla stipula del contratto, gli indennizzi eventualmente dovuti non dovrebbero superare il loro valore pro rata temporis calcolato sulla base del valore al momento della stipula del contratto o della quota rimanente della tariffa per i servizi prestati fino alla fine del contratto, a seconda di quale importo sia inferiore. Gli Stati membri dovrebbero poter scegliere altri metodi per il calcolo del tasso di indennizzo, purché tale tasso sia uguale o inferiore all'indennizzo calcolato. Le eventuali restrizioni all'utilizzo delle apparecchiature terminali su altre reti dovrebbero essere eliminate gratuitamente dal fornitore al più tardi al momento del pagamento di tale indennizzo.

(264)  Fatto salvo l'obbligo sostanziale del fornitore in materia di sicurezza imposto dalla presente direttiva, il contratto dovrebbe specificare il tipo di azione che il fornitore può adottare in caso di incidenti di sicurezza, minacce o vulnerabilità. Il contratto dovrebbe inoltre specificare anche eventuali disposizioni relative all'indennizzo e al rimborso disponibili nel caso di risposta inadeguata di un fornitore a un incidente di sicurezza, anche qualora un tale incidente, notificato al fornitore, si verifichi a causa di note vulnerabilità del software o dell'hardware, per le quali il produttore o lo sviluppatore hanno elaborato patch che il fornitore del servizio non ha applicato o per le quali quest'ultimo non ha adottato altre contromisure appropriate.

(265)  La disponibilità di informazioni trasparenti, aggiornate e comparabili su offerte e servizi costituisce un elemento fondamentale per i consumatori in mercati concorrenziali nei quali numerosi fornitori offrano servizi. È opportuno che gli utenti finali siano in grado di confrontare agevolmente i prezzi dei vari servizi offerti sul mercato, sulla base di informazioni pubblicate in forma facilmente accessibile. Per permettere loro di confrontare facilmente i prezzi e i servizi, le autorità competenti, in coordinamento, se del caso, con le autorità nazionali di regolamentazione, dovrebbero essere in grado di esigere dai fornitori di servizi di accesso a internet o di servizi di comunicazione interpersonale accessibili al pubblico una maggiore trasparenza in materia di informazione (incluse tariffe, qualità del servizio, condizioni applicabili alle apparecchiature terminali fornite e altre statistiche pertinenti). Tali obblighi dovrebbero tenere debitamente conto delle caratteristiche di tali reti o servizi. Essi dovrebbero inoltre garantire ai terzi il diritto di utilizzare, gratuitamente, le informazioni accessibili al pubblico pubblicate da tali imprese nell’ottica di fornire strumenti di confronto.

(266)  Spesso gli utenti finali non sono consapevoli del costo del loro comportamento di consumo o hanno difficoltà a stimare il loro consumo in termini di tempo o di dati quando utilizzano servizi di comunicazione elettronica. Per accrescere la trasparenza e consentire loro un migliore controllo del bilancio destinato alla comunicazione, è importante fornire agli utenti finali funzionalità che consentano loro di monitorare il rispettivo consumo in modo tempestivo. Inoltre, gli Stati membri dovrebbero poter mantenere o introdurre disposizioni in materia di limiti di consumo che proteggano gli utenti finali da bollette esorbitanti, anche relativamente ai servizi a tariffazione maggiorata e altri servizi soggetti a condizioni di prezzo particolari. In tal modo le autorità competenti hanno la facoltà di esigere che informazioni relative a tali prezzi siano comunicate prima di fornire il servizio e non è pregiudicata la possibilità che gli Stati membri mantengano o introducano obblighi generali per i servizi a tariffazione maggiorata al fine di garantire la protezione efficace degli utenti finali.

(267)  Gli strumenti di confronto indipendenti, come i siti web, rappresentano un mezzo efficace con cui gli utenti finali possono valutare i meriti dei diversi fornitori di servizi di accesso a internet e di servizi di comunicazione interpersonale forniti a fronte di pagamenti diretti in denaro ricorrenti o legati al consumo e ottenere informazioni imparziali, in particolare confrontando i prezzi, le tariffe e i parametri di qualità radunati in un unico luogo. Tali strumenti dovrebbero essere indipendenti sul piano operativo dai fornitori di servizi e nessun fornitore di servizio dovrebbe ottenere trattamenti preferenziali nei risultati della ricerca. Tali strumenti dovrebbero mirare a fornire informazioni al tempo stesso chiare e concise e complete ed esaustive. Dovrebbero inoltre puntare a fornire la gamma più ampia possibile di offerte al fine di delineare un quadro rappresentativo e coprire una parte significativa del mercato. Le informazioni riportate su tali strumenti dovrebbero essere attendibili, imparziali e trasparenti. È opportuno che gli utenti finali siano informati della disponibilità di tali strumenti. Gli Stati membri dovrebbero provvedere affinché gli utenti finali abbiano libero accesso ad almeno uno di tali strumenti nel loro territorio. Qualora in uno Stato membro esista un unico strumento di confronto e detto strumento cessi di funzionare o non risponda più ai criteri di qualità, lo Stato membro dovrebbe provvedere affinché gli utenti finali abbiano accesso, entro un termine ragionevole, a un altro strumento di confronto a livello nazionale.

(268)  Gli strumenti di confronto indipendenti ▌ possono essere gestiti da imprese private oppure dalle autorità competenti o per loro conto; dovrebbero tuttavia essere gestiti in conformità di determinati criteri di qualità, tra cui l'obbligo di fornire informazioni dettagliate sui rispettivi proprietari, fornire informazioni precise e aggiornate, precisare la data dell'ultimo aggiornamento, fissare criteri chiari e obiettivi su cui sarà basato il confronto e comprendere un'ampia gamma di offerte ▌, che coprano una parte significativa del mercato. Gli Stati membri dovrebbero essere in grado di decidere la frequenza con cui gli strumenti di confronto devono rivedere e aggiornare le informazioni che forniscono agli utenti finali, tenendo conto della frequenza con cui generalmente i fornitori di servizi di accesso a internet e di servizi di comunicazione interpersonale accessibili al pubblico ▌aggiornano le informazioni su tariffe e qualità. ▌

(269)  Allo scopo di affrontare gli aspetti di interesse pubblico per quanto riguarda l'utilizzazione di servizi di accesso a internet e di servizi di comunicazione interpersonale basati sul numero accessibili al pubblico e allo scopo di incoraggiare la protezione dei diritti e le libertà dei terzi, gli Stati membri dovrebbero essere in grado di elaborare e diffondere o far diffondere, con l'aiuto dei fornitori di tali servizi, informazioni di interesse pubblico relative all'utilizzazione degli stessi. Tali informazioni dovrebbero poter includere informazioni di interesse pubblico concernenti le violazioni più comuni e le relative conseguenze giuridiche, ad esempio le violazioni del diritto d'autore, altri usi illegali e la diffusione di contenuti dannosi e consigli e mezzi di protezione contro i rischi alla sicurezza personale, ad esempio quelli che sorgono in seguito alla divulgazione di informazioni personali in alcuni casi, e i rischi alla vita privata e ai dati personali, nonché la disponibilità di software configurabili di facile uso o di opzioni di software che consentano la tutela dei bambini o delle persone vulnerabili. Tali informazioni potrebbero essere coordinate tramite la procedura di cooperazione di cui alla presente direttiva. Tali informazioni di pubblico interesse dovrebbero essere aggiornate ogniqualvolta sia necessario e dovrebbero essere presentate in formato facilmente comprensibile, come prescritto da ogni Stato membro, e sui siti web delle autorità pubbliche nazionali. Gli Stati membri dovrebbero essere in grado di obbligare i fornitori di servizi di accesso a internet e di servizi di comunicazione interpersonale basati sul numero accessibili al pubblico a diffondere tali informazioni standardizzate a tutti i loro clienti in modo considerato idoneo dalle autorità pubbliche nazionali ▌. La diffusione di tali informazioni non dovrebbe tuttavia comportare un onere eccessivo per i fornitori. Ove ciò accada gli Stati membri dovrebbero esigere che tale diffusione abbia luogo con i mezzi utilizzati dai fornitori per comunicare con gli utenti finali nel quadro della loro ordinaria attività.

(270)  In mancanza di norme applicabili di diritto dell'Unione, i contenuti, le applicazioni e i servizi sono considerati legali o dannosi ai sensi del diritto nazionale sostanziale e procedurale. Spetta agli Stati membri, e non ai fornitori di reti o servizi di comunicazione elettronica, decidere, seguendo le normali procedure, se i contenuti, le applicazioni e i servizi siano legali o dannosi. La presente direttiva e la direttiva 2002/58/CE ▌ lasciano impregiudicata la direttiva 2000/31/CE la quale, tra l'altro, contiene una norma detta "semplice trasporto" ("mere conduit") per i fornitori intermedi di servizi, quali descritti nella stessa.

(271)  Le autorità nazionali di regolamentazione in coordinamento con altre autorità competenti o, se del caso, le altre autorità competenti in coordinamento con le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero avere la facoltà di monitorare la qualità dei servizi e di raccogliere sistematicamente informazioni sulla qualità dei servizi offerti dai fornitori di servizi di accesso a internet e di servizi di comunicazione interpersonale accessibili al pubblico nella misura in cui essi siano in grado di offrire livelli minimi di qualità del servizio mediante il controllo di almeno alcuni elementi della rete oppure grazie a un accordo sul livello dei servizi a tal fine, compresa la qualità dei servizi prestati agli utenti finali ▌con disabilità. Tali informazioni dovrebbero essere raccolte in base a criteri che consentano il raffronto tra i vari fornitori di servizi e tra i vari Stati membri. È probabile che i fornitori di tali servizi di comunicazione elettronica operanti in un ambiente concorrenziale mettano a disposizione del pubblico informazioni adeguate e aggiornate sui propri servizi per ragioni di opportunità commerciale. Le autorità nazionali di regolamentazione in coordinamento con le altre autorità competenti o, se del caso, le altre autorità competenti in coordinamento con le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero poter comunque esigere la pubblicazione di tali informazioni qualora si dimostri che esse non sono effettivamente accessibili al pubblico. Qualora la qualità della fornitura di servizi di comunicazione interpersonale accessibili al pubblico dipenda da fattori esterni, quali il controllo della trasmissione dei segnali o la connettività di rete, le autorità nazionali di regolamentazione, in coordinamento con altre autorità competenti, dovrebbero poter esigere che i fornitori di tali servizi informino i consumatori di conseguenza.

(272)  Le autorità nazionali di regolamentazione, in coordinamento con altre autorità competenti, dovrebbero inoltre stabilire i metodi di misura che i fornitori di servizi devono applicare per migliorare il raffronto dei dati forniti. Per facilitare il raffronto in tutta l'Unione e ridurre i costi di conformità è opportuno che il BEREC adotti linee guida sulla qualità dei pertinenti parametri di servizio, che le autorità nazionali di regolamentazione, in coordinamento con altre autorità competenti, dovrebbero tenere nella massima considerazione.

(273)  Per trarre pienamente vantaggio dall'ambiente concorrenziale, è opportuno che i consumatori possano effettuare scelte informate e cambiare fornitore se è nel loro interesse. È essenziale assicurare che possano farlo senza incontrare ostacoli giuridici, tecnici o pratici, in particolare sotto forma di condizioni contrattuali, procedure e costi. Ciò non esclude la possibilità che i fornitori stabiliscano periodi contrattuali minimi ragionevoli di un massimo di 24 mesi nei contratti stipulati con i consumatori. Gli Stati membri dovrebbero tuttavia avere la possibilità di mantenere o introdurre disposizioni relative a un periodo di durata massima inferiore e di consentire ai consumatori di cambiare piano tariffario o risolvere il contratto nel corso del periodo contrattuale senza incorrere in costi supplementari in considerazione delle circostanze nazionali, quali i livelli di concorrenza e la stabilità degli investimenti nelle reti. A prescindere dal contratto per il servizio di comunicazione elettronica, i consumatori potrebbero preferire il beneficio di un periodo di rimborso più lungo per le connessioni fisiche. Tali impegni dei consumatori possono rappresentare un fattore importante nell'agevolare l'installazione di reti a elevatissima capacità fino ai locali degli utenti finali, o in prossimità, anche tramite sistemi di aggregazione della domanda che consentono agli investitori nelle reti di ridurre i rischi della diffusione iniziale. Tuttavia, i diritti dei consumatori di passare da un fornitore di servizi di comunicazione elettronica a un altro stabiliti dalla presente direttiva non dovrebbero essere limitati dai periodi di rimborso previsti nei contratti di connessione fisica e tali contratti non dovrebbero riguardare apparecchiature terminali o di accesso a internet, quali dispositivi mobili, router o modem. Gli Stati membri dovrebbero assicurare la parità di trattamento delle entità, compresi gli operatori, che finanziano l'installazione di una connessione fisica ad elevatissima capacità presso i locali di un utente finale, anche qualora tale finanziamento avvenga mediante un contratto a rate.

(274)  È altresì possibile prorogare automaticamente i contratti per i servizi di comunicazione elettronica. In questi casi gli utenti finali dovrebbero avere il diritto di risolvere il contratto senza sostenere nessun costo ▌dopo la scadenza del periodo contrattuale ▌.

(275)  Qualsiasi cambiamento non favorevole all'utente finale delle condizioni contrattuali proposte dai fornitori di servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico diversi dai servizi di comunicazione interpersonale indipendenti dal numero, ▌ ad esempio in relazione a oneri, tariffe, limitazioni del volume di dati, velocità dei dati, copertura o trattamento dei dati personali, dovrebbe conferire all'utente finale il diritto di risolvere il contratto senza dover sostenere alcun costo, anche se tale cambiamento è associato ad alcuni benefici. Qualsiasi cambiamento delle condizioni contrattuali apportato dal fornitore dovrebbe pertanto consentire all'utente finale di risolvere il contratto, a meno che ciascun cambiamento sia di per sé a suo vantaggio o che i cambiamenti siano meramente amministrativi, quale il cambiamento dell'indirizzo del fornitore, e non abbiano ripercussioni negative sull'utente finale o che i cambiamenti conseguano dall'applicazione rigorosa di modifiche legislative o normative, quali nuovi requisiti relativamente alle informazioni contrattuali imposti dal diritto dell'Unione o nazionale. È opportuno valutare sulla base di criteri oggettivi se un cambiamento sia a esclusivo beneficio dell'utente finale. Il diritto dell'utente finale di risolvere il contratto dovrebbe essere escluso solo nel caso in cui il fornitore sia in grado di dimostrare che tutti i cambiamenti contrattuali sono a esclusivo beneficio dell'utente finale o sono meramente amministrativi e non hanno ripercussioni negative sull'utente finale.

(276)  Agli utenti finali dovrebbe essere comunicato qualsiasi cambiamento delle condizioni contrattuali mediante un supporto durevole. Gli utenti finali diversi dai consumatori, dalle microimprese, dalle piccole imprese o dalle organizzazioni senza scopo di lucro non dovrebbero beneficiare dei suddetti diritti di recesso in caso di modifiche contrattuali nella misura in cui queste riguardino servizi di trasmissione utilizzati per servizi da macchina a macchina. Gli Stati membri dovrebbero essere in grado di garantire specifiche misure di tutela degli utenti finali in relazione alla risoluzione del contratto nel caso in cui gli utenti finali cambino il proprio luogo di residenza. Le disposizioni in materia di risoluzione del contratto non dovrebbero pregiudicare altre disposizioni del diritto dell'Unione o nazionale relative alle motivazioni per cui il fornitore di servizi o l'utente finale possono risolvere un contratto o modificare i termini e le condizioni contrattuali.

(277)  La possibilità di passare da un fornitore a un altro è un fattore fondamentale per una concorrenza effettiva in un contesto competitivo. La disponibilità di informazioni trasparenti, precise e tempestive sul cambiamento di fornitore dovrebbe accrescere la fiducia degli utenti finali in tale processo e renderli maggiormente disposti a partecipare attivamente al processo concorrenziale. I prestatori di servizi dovrebbero garantire la continuità del servizio in modo che gli utenti finali possano cambiare fornitore senza essere ostacolati dal rischio dell'interruzione del servizio e, se tecnicamente possibile, dovrebbero consentire il cambio nella data richiesta dagli utenti finali.

(278)  La portabilità del numero è un elemento chiave per agevolare la scelta dei consumatori e la concorrenza effettiva sui mercati concorrenziali delle comunicazioni elettroniche. Gli utenti finali che ne fanno richiesta dovrebbero poter conservare i propri numeri a prescindere dal fornitore di servizi e per una durata limitata nel passaggio da un fornitore di servizi all'altro. La presente direttiva non riguarda la fornitura di questa possibilità tra connessioni alla rete telefonica pubblica da postazioni fisse e non fisse. Gli Stati membri, tuttavia, dovrebbero poter applicare disposizioni in materia di portabilità dei numeri tra reti che forniscono servizi in postazione fissa e reti di telefonia mobile.

(279)  L'impatto della portabilità del numero è notevolmente rafforzato in presenza di un'informazione trasparente sulle tariffe, tanto per gli utenti finali che trasferiscono i loro numeri quanto per gli utenti finali che effettuano chiamate a persone che hanno operato tale trasferimento. Le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero facilitare, laddove possibile, un'adeguata trasparenza tariffaria come elemento dell'attuazione della portabilità del numero.

(280)  Nel provvedere affinché i prezzi dell'interconnessione correlata alla portabilità del numero siano orientati ai costi, le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero poter tener conto anche dei prezzi disponibili su mercati comparabili.

(281)  La portabilità del numero dovrebbe essere attuata al più presto perché è un elemento chiave della libertà di scelta da parte dei consumatori e della effettiva concorrenza nell'ambito dei mercati concorrenziali delle comunicazioni elettroniche, in modo tale che il numero sia funzionalmente attivato entro un giorno lavorativo e che la perdita del servizio a cui incorre l'utente finale non abbia una durata superiore a un giorno lavorativo dalla data concordata. L'utente finale titolare del relativo contratto (prepagato o con abbonamento) con il fornitore dovrebbe avere il diritto alla portabilità del numero. Per facilitare uno sportello unico che consenta agli utenti finali di cambiare fornitore in modo agevole, il processo di passaggio dovrebbe essere condotto dal fornitore ricevente delle comunicazioni elettroniche al pubblico. Le autorità nazionali di regolamentazione o, se del caso, le altre autorità competenti dovrebbero poter prescrivere il processo globale del passaggio e della portabilità del numero, tenendo conto delle disposizioni nazionali in materia di contratti e del progresso tecnologico. Ciò dovrebbe comprendere, ove disponibile, un requisito per il completamento della portabilità via etere, salvo diversa richiesta dell'utente finale. Le esperienze di alcuni Stati membri hanno evidenziato il rischio potenziale che il passaggio a un altro operatore avvenga senza il consenso dell'utente finale. Benché tale materia rientri principalmente fra le competenze delle autorità giudiziarie e di polizia, gli Stati membri dovrebbero poter imporre le misure minime necessarie a ridurre il più possibile tali rischi e a garantire la tutela degli utenti finali durante l'operazione di trasferimento, anche con l'imposizione di idonee sanzioni, senza compromettere l'attrattiva di tale operazione per gli utenti finali. Le condizioni contrattuali non dovrebbero limitare il diritto alla portabilità del numero.

(282)  Per assicurare il cambiamento di fornitore e la portabilità entro i limiti di tempo di cui alla presente direttiva, gli Stati membri dovrebbero prevedere che gli utenti finali siano compensati dai fornitori in modo semplice e tempestivo misure nel caso in cui un contratto tra un fornitore e un utente finale non sia rispettato. Tali misure dovrebbero essere proporzionate alla durata del ritardo con cui è rispettato il contratto. Gli utenti finali dovrebbero ricevere una compensazione almeno per ritardi superiori a un giorno lavorativo nell'attivazione del servizio, nella portabilità del numero o nella perdita del servizio, come anche nel caso in cui i fornitori non si presentino agli appuntamenti di servizio o di installazione convenuti. Un'ulteriore compensazione potrebbe assumere la forma di una riduzione automatica della remunerazione nei casi in cui il fornitore cedente debba continuare a fornire il servizio fino all'attivazione del servizio del fornitore ricevente.

(283)  I pacchetti comprendenti almeno un servizio di accesso a internet o un servizio di comunicazione interpersonale basato sul numero accessibile al pubblico, nonché altri servizi, quali servizi di comunicazione interpersonale indipendenti dal numero accessibili al pubblico, ▌trasmissione lineare e servizi da macchina a macchina o apparecchiature terminali, sono sempre più diffusi e rappresentano un elemento importante della concorrenza. Ai fini della presente direttiva si dovrebbe considerare di essere in presenza di un pacchetto nelle situazioni in cui gli elementi del pacchetto sono forniti o venduti dallo stesso fornitore nel quadro dello stesso contratto o di un contratto strettamente connesso o collegato. Se i pacchetti, da un lato, spesso apportano benefici ai consumatori, dall'altro essi possono rendere il cambiamento di fornitore più difficile o costoso e aumentare i rischi di immobilizzazione contrattuale. Ove diversi servizi e apparecchiature terminali all'interno di un pacchetto siano soggetti a norme divergenti sulla risoluzione del contratto e sul cambiamento di fornitore o a impegni contrattuali riguardante l'acquisizione di apparecchiature terminali, i consumatori sono effettivamente ostacolati nell'esercizio dei diritti a norma della presente direttiva che consentono loro di passare a offerte della concorrenza per l'intero pacchetto o per parti di esso. Talune disposizioni essenziali della presente direttiva in materia di informazioni contrattuali sintetiche, trasparenza, durata e risoluzione dei contratti e cambiamento di fornitore dovrebbero pertanto applicarsi a tutti gli elementi di un pacchetto, compresi le apparecchiature terminali, altri servizi quali il contenuto digitale o i servizi digitali e i servizi di comunicazione elettronica che non rientrano direttamente nell'ambito di applicazione di tali disposizioni. Tutti gli obblighi relativi agli utenti finali previsti dalla presente direttiva in relazione a un determinato servizio di comunicazione elettronica fornito o venduto quale servizio a sé stante dovrebbero essere applicabili anche quando il servizio fa parte di un pacchetto contenente almeno un servizio di accesso a internet o un servizio di comunicazione interpersonale basato sul numero accessibile al pubblico. Altre questioni contrattuali, quali i mezzi di ricorso applicabili in caso di inadempienza del contratto, dovrebbero essere disciplinate dalle norme applicabili al rispettivo elemento del pacchetto, come ad esempio le norme contrattuali per la vendita di beni o per la fornitura di contenuto digitale. Tuttavia, il diritto di risolvere prima della scadenza contrattuale concordata qualsiasi elemento di un pacchetto contenente almeno un servizio di accesso a internet o un servizio di comunicazione interpersonale basato sul numero accessibile al pubblico a causa della mancata conformità o della mancata fornitura dovrebbe conferire al consumatore il diritto di risolvere tutti gli elementi del pacchetto. In aggiunta, al fine di mantenere la loro facoltà di cambiare facilmente fornitore, i consumatori non dovrebbero essere vincolati a un fornitore da una proroga de facto del periodo contrattuale iniziale.

(284)  I fornitori di servizi di comunicazione interpersonale basati sul numero hanno l'obbligo di fornire accesso ai servizi di emergenza tramite le comunicazioni di emergenza. In circostanze eccezionali, ossia per mancanza di fattibilità tecnica, potrebbero non essere in grado di fornire accesso ai servizi di emergenza o alla localizzazione del chiamante o a entrambi. Se esiste questa possibilità, dovrebbero informarne adeguatamente i clienti nel contratto. Tali fornitori dovrebbero fornire ai loro clienti informazioni chiare e trasparenti nel contratto iniziale e aggiornarle in caso di modifica nella fornitura dell'accesso ai servizi di emergenza, ad esempio nelle fatture. Tali informazioni dovrebbero includere gli eventuali limiti di copertura del territorio, sulla base dei parametri tecnico-operativi programmati per il servizio di comunicazione e dell'infrastruttura disponibile. Se il servizio non è fornito tramite una connessione gestita in modo da fornire una determinata qualità di servizio, le informazioni dovrebbero includere il livello di affidabilità dell'accesso e delle informazioni sulla localizzazione del chiamante rispetto al servizio fornito tramite tale connessione, tenendo conto degli attuali standard tecnologici e qualitativi e di ogni parametro di qualità del servizio indicato nella presente direttiva.

(285)  Gli utenti finali dovrebbero essere in grado di accedere ai servizi di emergenza tramite le comunicazioni di emergenza, gratuitamente e senza dover utilizzare alcun mezzo di pagamento, da qualsiasi apparecchiatura che consenta servizi di comunicazione interpersonale basati sul numero, anche quando utilizzano servizi di roaming in uno Stato membro. Le comunicazioni di emergenza sono un mezzo di comunicazione che comprende non solo i servizi di comunicazione vocale, ma anche SMS, messaggi, video o altri tipi di comunicazione, ad esempio servizi di comunicazione testuale in tempo reale, di "conversazione globale" e di ritrasmissione testuale. Gli Stati membri, tenendo conto delle capacità e delle attrezzature tecniche dei PSAP, dovrebbero poter stabilire quali servizi di comunicazione interpersonale basati sul numero risultino adeguati per i servizi di emergenza, inclusa la possibilità di limitare tali opzioni ai servizi di comunicazione vocale ed equivalenti per gli utenti finali con disabilità, o integrare opzioni aggiuntive come concordato con i PSAP nazionali. Le comunicazioni di emergenza possono essere attivate per conto di una persona tramite una chiamata di emergenza effettuata da bordo veicolo o da una “eCall” come definita nel regolamento (UE) 2015/758.

(286)  Gli Stati membri dovrebbero provvedere affinché i fornitori di servizi di comunicazione elettronica interpersonale basati sul numero garantiscano un accesso affidabile e preciso ai servizi di emergenza, tenendo conto delle specifiche e dei criteri nazionali e delle capacità dei PSAP nazionali. Gli Stati membri dovrebbero tener conto della capacità dei PSAP di gestire le comunicazioni di emergenza in più di una lingua. Se il servizio di comunicazione interpersonale basato sul numero non è fornito tramite una connessione gestita in modo da fornire una determinata qualità di servizio, il fornitore del servizio potrebbe non essere in grado di garantire che le chiamate di emergenza effettuate tramite il proprio servizio siano instradate al PSAP più idoneo con la stessa affidabilità. Per tali fornitori di servizi indipendenti dalla rete, ossia fornitori che non sono integrati con un fornitore di reti pubbliche di comunicazione elettronica, può non essere sempre tecnicamente fattibile fornire informazioni sulla localizzazione del chiamante. Gli Stati membri dovrebbero provvedere affinché siano attuate il prima possibile norme volte ad assicurare l'inoltro e la connessione accurati e affidabili ai servizi di emergenza, al fine di consentire ai fornitori di servizi di comunicazione interpersonale basati sul numero indipendenti dalla rete di soddisfare gli obblighi inerenti all'accesso ai servizi di emergenza e alla fornitura di informazioni sulla localizzazione del chiamante a un livello comparabile a quello richiesto agli altri fornitori di tali servizi di comunicazione. Qualora tali norme e i relativi sistemi PSAP non siano stati ancora attuati, i servizi di comunicazione interpersonale basati sul numero e indipendenti dalla rete non dovrebbero essere tenuti a fornire accesso ai servizi di emergenza al di là di quanto tecnicamente o economicamente fattibile. Ciò può includere, per esempio, la designazione da parte di uno Stato membro di un unico PSAP centrale per ricevere le comunicazioni di emergenza. Ciononostante, tali fornitori dovrebbero informare gli utenti finali quando il servizio non supporta le chiamate al numero unico di emergenza europeo "112" o l'accesso alle informazioni sulla localizzazione del chiamante.

(287)  Al fine di migliorare la rendicontazione e la misurazione delle prestazioni da parte degli Stati membri in relazione alla risposta e alla gestione delle chiamate di emergenza, ogni due anni la Commissione dovrebbe riferire al Parlamento europeo e al Consiglio in merito all'efficacia dell'attuazione del numero unico di emergenza europeo "112".

(288)  È opportuno che gli Stati membri adottino misure specifiche per fare in modo che i servizi di emergenza, compreso il numero unico di emergenza europeo "112", siano accessibili in modo equivalente agli utenti finali ▌ con disabilità, in particolare gli utenti finali non udenti, ipoudenti, con disturbi del linguaggio e sordociechi, in conformità del diritto dell'Unione che armonizza i requisiti di accessibilità dei prodotti e dei servizi. Una delle misure possibili consiste nella fornitura di speciali dispositivi terminali agli utenti finali con disabilità qualora altre modalità di comunicazione non siano adatte a loro.

(289)  È importante informare un numero sempre maggiore di cittadini dell'esistenza del numero unico di emergenza europeo "112", in modo da migliorare la protezione e la sicurezza dei cittadini che viaggiano nell'Unione. A tal fine, è opportuno che i cittadini siano perfettamente informati, quando viaggiano in uno Stato membro, in particolare attraverso l'affissione delle informazioni nelle stazioni stradali e ferroviarie, nei porti o negli aeroporti internazionali, negli elenchi telefonici, nella documentazione e nelle fatture inviate agli utenti finali, del fatto che il numero unico di emergenza europeo "112" può essere utilizzato come numero di emergenza unico in tutta l'Unione. Tale compito spetta in primo luogo agli Stati membri, ma la Commissione dovrebbe continuare a sostenere ed integrare le iniziative intraprese dagli Stati membri volte a innalzare e valutare periodicamente il livello di informazione del pubblico sull'esistenza del numero unico di emergenza europeo "112".

(290)  Le informazioni sulla localizzazione del chiamante, che si applicano a tutte le comunicazioni di emergenza, migliorano il livello di tutela e la sicurezza degli utenti finali e aiutano i servizi di emergenza a svolgere le loro funzioni, a condizione che il sistema nazionale dei PSAP garantisca il trasferimento della comunicazione di emergenza e dei dati associati ai servizi di emergenza interessati. La ricezione e l'utilizzazione delle informazioni sulla localizzazione del chiamante, che includono sia le informazioni sulla localizzazione basate sulla rete sia, ove disponibili, le informazioni sulla localizzazione del chiamante fornite da dispositivi mobili avanzati, dovrebbero avvenire nel rispetto del pertinente diritto dell'Unione in materia di protezione dati e di misure di sicurezza. Le imprese che forniscono una localizzazione basata sulla rete dovrebbero mettere a disposizione dei servizi di emergenza le informazioni relative alla localizzazione del chiamante nel momento in cui la chiamata raggiunge il servizio, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata. Le tecnologie di localizzazione basate su dispositivo mobile si sono tuttavia rivelate notevolmente più precise ed efficaci in termini di costi grazie alla disponibilità dei dati forniti dal Servizio europeo di copertura per la navigazione geostazionaria, dal sistema satellitare Galileo e da altri sistemi globali di navigazione satellitare, nonché dai dati wi-fi. Pertanto le informazioni sulla localizzazione del chiamante derivate da dispositivi mobili dovrebbero integrare le analoghe informazioni basate sulla rete anche se la localizzazione ottenuta tramite dispositivo mobile può risultare disponibile solo dopo che è stata effettuata la comunicazione di emergenza. Gli Stati membri dovrebbero provvedere affinché le informazioni sulla localizzazione del chiamante derivate da dispositivi mobili, se disponibili, siano messe a disposizione del PSAP più adatto. Potrebbe non essere sempre possibile farlo, ad esempio quando la localizzazione non è disponibile sul dispositivo mobile o attraverso il servizio di comunicazione interpersonale utilizzato, oppure quando non è tecnicamente possibile ottenere tale informazione. Inoltre, gli Stati membri dovrebbero provvedere affinché i PSAP siano in grado di recuperare e gestire le informazioni disponibili sulla localizzazione del chiamante, ove possibile. La generazione e la trasmissione delle informazioni sulla localizzazione del chiamante dovrebbero essere gratuite per l'utente finale e per l'autorità che tratta la comunicazione di emergenza, a prescindere dal mezzo con cui le informazioni sono generate, ad esempio tramite dispositivo mobile o rete, o dal mezzo di trasmissione, ad esempio canale di comunicazione vocale, SMS o protocollo IP.

(291)  Al fine di rispondere agli sviluppi tecnologici riguardanti la precisione delle informazioni sulla localizzazione del chiamante, l'accesso equivalente per gli utenti finali ▌con disabilità e l'instradamento delle chiamate al PSAP più idoneo, è opportuno delegare alla Commissione il potere di adottare, mediante un atto delegato, le misure necessarie a garantire la compatibilità, l'interoperabilità, la qualità, l'affidabilità e la continuità delle comunicazioni di emergenza nell'Unione, come disposizioni funzionali volte a determinare il ruolo delle diverse parti nella catena della comunicazione, ad esempio i fornitori di servizi di comunicazione interpersonale basati sul numero, gli operatori di reti e i PSAP, e in disposizioni tecniche volte a stabilire i mezzi tecnici per attuare le disposizioni funzionali. Dette misure dovrebbero lasciare impregiudicata la prerogativa degli Stati membri di organizzare i servizi di emergenza.

(292)  Un cittadino in uno Stato membro che abbia bisogno di contattare i servizi di emergenza in un altro Stato membro non lo può fare poiché i servizi di emergenza possono non disporre delle informazioni di contatto dei servizi di emergenza in altri Stati membri. È pertanto opportuno introdurre una banca dati sicura e a livello di Unione dei numeri del servizio capofila di emergenza in ciascun paese. A tal fine, il BEREC dovrebbe pertanto mantenere una banca dati sicura dei numeri E.164 dei servizi di emergenza degli Stati membri, se una tale banca dati non è mantenuta da un’altra organizzazione, al fine di garantire che i servizi di emergenza in uno Stato membro possano essere contattati da quelli di un altro Stato membro.

(293)  Normative nazionali divergenti sono state elaborate per quanto riguarda la trasmissione di allarmi pubblici da parte dei servizi di comunicazione elettronica in caso di gravi emergenze e catastrofi imminenti o in corso. Al fine di ravvicinare la normativa in tale settore, la presente direttiva dovrebbe pertanto prevedere che, quando sono istituiti sistemi di allarme pubblico, gli allarmi pubblici siano trasmessi dai fornitori dei servizi mobili di comunicazione interpersonale basati sul numero a tutti gli utenti finali interessati. Gli utenti finali interessati dovrebbero essere considerati gli utenti finali situati nelle zone geografiche potenzialmente colpite da gravi emergenze e catastrofi imminenti o in corso durante il periodo di allarme, secondo quanto stabilito dalle autorità competenti.

(294)  Laddove l'effettivo raggiungimento di tutti gli utenti finali interessati, indipendentemente dal relativo luogo o Stato membro di residenza, sia garantito e rispetti il massimo livello di sicurezza dei dati, gli Stati membri dovrebbero poter disporre la trasmissione di allarmi pubblici mediante servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico diversi dai servizi mobili di comunicazione interpersonale basati sul numero e dai servizi di trasmissione utilizzati per la diffusione radiotelevisiva oppure mediante applicazioni mobili trasmesse attraverso servizi di accesso a internet. Al fine di informare gli utenti finali che entrano in uno Stato membro in merito all'esistenza di tale sistema di allarme pubblico, detto Stato membro dovrebbe provvedere affinché tali utenti finali ricevano automaticamente mediante SMS, senza indebito ritardo e gratuitamente informazioni facilmente comprensibili sulle modalità di ricezione degli allarmi pubblici, anche attraverso apparecchiature terminali mobili non abilitate per i servizi di accesso a internet. Gli allarmi pubblici diversi da quelli che si basano su servizi mobili di comunicazione interpersonale basati sul numero dovrebbero essere trasmessi agli utenti finali in modo da garantirne la facilità di ricezione. Qualora un sistema di allarme pubblico si basi su un'applicazione, non dovrebbe richiedere agli utenti finali di effettuare l'accesso o la registrazione presso le autorità o il fornitore dell'applicazione. I dati di localizzazione degli utenti finali dovrebbero essere utilizzati in conformità della direttiva 2002/58/CE. La trasmissione di allarmi pubblici dovrebbe essere gratuita per gli utenti finali. Durante la sua revisione dell’attuazione della presente direttiva, la Commissione potrebbe altresì valutare se sia possibile, conformemente al diritto dell'Unione, e fattibile istituire un sistema di allarme pubblico unico a livello di Unione allo scopo di allertare il pubblico in caso di catastrofe imminente o in corso o di stato di emergenza assoluta in diversi Stati membri.

(295)  Gli Stati membri dovrebbero essere in grado di stabilire se proposte di sistemi alternativi diversi dai servizi mobili di comunicazione interpersonale basati sul numero sono davvero equivalenti a tali servizi, tenendo nella massima considerazione le rispettive linee guida del BEREC. Dette linee guida dovrebbero essere elaborate previa consultazione delle autorità nazionali responsabili dei PSAP al fine di garantire che gli esperti in materia di emergenze svolgano un ruolo nella loro elaborazione e vi sia un'intesa tra le autorità dei vari Stati membri in merito a cosa sia necessario ad assicurare la piena attuazione di tali sistemi di allarme pubblico all'interno degli Stati membri, nel contempo tutelando efficacemente i cittadini dell'Unione quando viaggiano in un altro Stato membro.

(296)  Conformemente agli obiettivi della Carta e agli obblighi sanciti nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, è opportuno che il quadro normativo assicuri che tutti gli utenti finali, comprese le persone ▌ con disabilità, anziane e ▌ con esigenze sociali particolari, possano accedere facilmente e in modo equo a servizi di alta qualità a prezzi contenuti, a prescindere dal loro luogo di residenza nell'Unione. La dichiarazione 22 allegata all'atto finale del trattato di Amsterdam prevede che, nell'elaborazione di misure a norma dell'articolo 114 TFUE, le istituzioni dell'Unione debbano tener conto delle esigenze delle persone con disabilità.

(297)  Al fine di assicurare che gli utenti finali ▌con disabilità beneficino della concorrenza e della scelta di fornitori di servizi di cui dispone la maggioranza degli utenti finali, le autorità competenti dovrebbero specificare, ove opportuno e in funzione delle circostanze nazionali, e previa consultazione di utenti finali con disabilità, le prescrizioni in materia di tutela dei consumatori per gli utenti finali con disabilità che i fornitori di servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico devono rispettare. Tali prescrizioni possono includere, in particolare, che i fornitori assicurino che gli utenti finali ▌con disabilità possano utilizzare i loro servizi alle stesse condizioni, inclusi prezzi, tariffe e qualità, offerte agli altri utenti finali, a prescindere dai costi supplementari sostenuti da tali fornitori. Altre prescrizioni possono riguardare accordi all'ingrosso tra fornitori. Per evitare di gravare di un onere eccessivo i fornitori dei servizi, le autorità competenti dovrebbero verificare se gli obiettivi dell'accesso e della scelta equivalenti possano essere conseguiti in assenza di tali misure.

(298)  Oltre al diritto dell'Unione che armonizza i requisiti di accessibilità dei prodotti e dei servizi, la presente direttiva stabilisce nuovi requisiti rafforzati riguardanti l'accessibilità economica e la disponibilità per quanto concerne le relative apparecchiature terminali e le attrezzature e i servizi specifici per gli utenti finali con disabilità. Pertanto l'obbligo corrispondente contenuto nella direttiva 2002/22/CE che imponeva agli Stati membri di incoraggiare la disponibilità di apparecchiature terminali per utenti finali ▌con disabilità è ormai obsoleto e dovrebbe essere abrogato.

(299)  Una concorrenza effettiva si è sviluppata nella fornitura degli elenchi abbonati e dei servizi di consultazione a norma, fra l'altro, dell'articolo 5 della direttiva 2002/77/CE della Commissione(42). Per mantenere tale concorrenza effettiva, tutti i fornitori di servizi di comunicazione interpersonale basati sul numero che attribuiscono ai rispettivi utenti finali numeri da un piano di numerazione dovrebbero continuare ad essere tenuti a mettere a disposizione le informazioni pertinenti con modalità eque, orientate ai costi e non discriminatorie.

(300)  È opportuno informare gli utenti finali del loro diritto di decidere se vogliono figurare in un elenco telefonico. I fornitori di servizi di comunicazione interpersonale basati sul numero dovrebbero rispettare la decisione degli utenti finali quando mettono i dati a disposizione dei prestatori di servizi di elenco. L'articolo 12 della direttiva 2002/58/CE garantisce il diritto degli utenti finali alla tutela della vita privata con riguardo all'inserimento dei loro dati personali negli elenchi pubblici.

(301)  Le misure applicate al mercato all'ingrosso che assicurano l'inserimento dei dati degli utenti finali nelle banche dati dovrebbero rispettare le garanzie per la protezione dei dati a carattere personale in conformità ▌ del regolamento (UE) 2016/679 e dell'articolo 12 della direttiva 2002/58/CE. È opportuno prevedere la fornitura di tali dati orientata ai costi ai fornitori di servizi, dando la possibilità agli Stati membri di istituire un meccanismo centralizzato per fornire informazioni aggregate e complete ai fornitori di servizi di elenco, nonché la fornitura dell'accesso alla rete in condizioni ragionevoli e trasparenti, al fine di garantire agli utenti finali di beneficiare appieno della concorrenza, che ha ampiamente consentito di creare le condizioni per sottrarre questi servizi alla regolamentazione del mercato al dettaglio e di proporre offerte di servizi di elenco a condizioni ragionevoli e trasparenti.

(302)  A seguito dell'abolizione dell'obbligo di servizio universale per i servizi di elenchi e vista l'esistenza di un mercato funzionante per tali servizi, il diritto di accesso ai servizi di consultazione di elenchi non è più necessario. Le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero tuttavia essere ancora in grado di imporre obblighi e condizioni alle imprese che controllano l'accesso agli utenti finali al fine di mantenere l'accesso e la concorrenza in tale mercato ▌.

(303)  Gli utenti finali dovrebbero poter fruire di una garanzia di interoperabilità di tutte le apparecchiature commercializzate nell'Unione per la ricezione di programmi radiofonici nei veicoli nuovi della categoria M e di programmi di televisione digitale. Gli Stati membri dovrebbero poter esigere norme minime armonizzate per quanto riguarda tali apparecchiature. Le suddette norme possono essere periodicamente aggiornate alla luce del progresso tecnologico e dell'evoluzione del mercato.

(304)  Qualora gli Stati membri decidano di adottare misure conformemente alla direttiva (UE) 2015/1535 per l'interoperabilità di ricevitori radio di consumo, questi dovrebbero essere in grado di ricevere e riprodurre i servizi radio forniti attraverso radiodiffusione digitale terrestre o reti IP al fine di garantire che sia mantenuta l'interoperabilità. Ciò può migliorare anche la sicurezza pubblica, consentendo agli utenti di utilizzare un insieme più vasto di tecnologie per accedere a informazioni di emergenza negli Stati membri e per riceverne.

(305)  È auspicabile che i consumatori possano effettuare la connessione più completa possibile agli apparecchi televisivi digitali. L'interoperabilità è un concetto che si sta sviluppando nei mercati dinamici. Gli organismi di normalizzazione dovrebbero adoperarsi per assicurare che norme appropriate si evolvano parallelamente alle tecnologie interessate. È ugualmente importante assicurare che sugli apparecchi televisivi digitali siano disponibili connettori in grado di trasmettere tutti i componenti di un segnale digitale, inclusi i flussi di dati video e audio, informazioni sull'accesso condizionato, sul servizio, sull'API e sui dispositivi anti-duplicazione. La presente direttiva dovrebbe quindi assicurare che le funzioni associate a o attuate nei connettori non siano limitate dagli operatori di reti, dai fornitori di servizi o dai fabbricanti delle apparecchiature e continuino a svilupparsi di pari passo con i progressi tecnologici. Per la visualizzazione e la presentazione dei servizi televisivi connessi, la realizzazione di una norma comune attraverso un meccanismo di mercato è riconosciuta come un beneficio per il consumatore. Gli Stati membri e la Commissione dovrebbero poter assumere iniziative d'indirizzo, coerenti con i trattati, al fine d'incoraggiare sviluppi in tal senso.

(306)  Le disposizioni in materia di interoperabilità delle apparecchiature radiotelevisive di consumo non ostano a che i ricevitori autoradio nei veicoli nuovi della categoria M siano anche in grado di ricevere e riprodurre servizi radio forniti attraverso radiodiffusione analogica terrestre, né ostano a che gli Stati membri impongano obblighi volti a garantire che i ricevitori radio digitali siano in grado di ricevere e riprodurre trasmissioni radio analogiche terrestri.

(307)  Fatto salvo il diritto dell'Unione, la presente direttiva non osta a che gli Stati membri adottino regolamentazioni tecniche relative alle apparecchiature di televisione digitale terrestre al fine di preparare la migrazione dei consumatori verso nuove norme di trasmissione terrestre e di evitare la fornitura di apparecchiature che non sarebbero conformi alle norme che saranno attuate.

(308)  Gli Stati membri dovrebbero poter imporre, sulla base di legittime considerazioni di interesse pubblico, obblighi di trasmissione proporzionali nei confronti delle imprese che rientrano sotto la loro giurisdizione; comunque, tali obblighi dovrebbero essere imposti solo qualora risultino necessari a soddisfare obiettivi di interesse generale chiaramente definiti dagli Stati membri conformemente alla normativa dell'Unione e dovrebbero essere proporzionati e trasparenti. Dovrebbe essere possibile applicare obblighi di trasmissione per determinati canali di diffusione radiotelevisiva e per determinati servizi complementari forniti da uno specifico fornitore di servizi di media. Gli obblighi imposti dagli Stati membri dovrebbero essere ragionevoli, vale a dire proporzionati e trasparenti, in base a obiettivi di interesse generale chiaramente definiti. Gli Stati membri dovrebbero giustificare obiettivamente l'imposizione di obblighi di trasmissione nella loro legislazione nazionale, onde garantire la trasparenza, la proporzionalità e la chiara definizione di tali obblighi. Gli obblighi dovrebbero essere concepiti in modo da offrire incentivi sufficienti alla realizzazione di investimenti efficaci nelle infrastrutture.

(309)  È opportuno riesaminare gli obblighi di trasmissione almeno ogni cinque anni per assicurare che si mantengano al passo con lo sviluppo tecnologico e l'evoluzione dei mercati e continuino ad essere proporzionati agli obiettivi da conseguire. Tali obblighi possono eventualmente comportare la corresponsione di una remunerazione proporzionata che dovrebbe essere stabilita nel diritto nazionale. In tal caso il diritto nazionale dovrebbe determinare anche la metodologia applicabile per il calcolo della remunerazione appropriata. Detta metodologia dovrebbe evitare incoerenze con le misure correttive di accesso che possono essere imposte dalle autorità nazionali di regolamentazione ai fornitori di servizi di trasmissione utilizzati per la diffusione radiotelevisiva designati come detentori di un significativo potere di mercato. Tuttavia, qualora un contratto a tempo determinato sottoscritto prima del … [data di entrata in vigore della presente direttiva] preveda una diversa metodologia, dovrebbe essere possibile continuare ad applicare quella metodologia per la durata del contratto. In assenza di una disposizione nazionale in materia di remunerazione, i fornitori di canali di diffusione radiofonica o televisiva e i fornitori di reti di comunicazione elettronica utilizzate per la trasmissione di detti canali di diffusione radiofonica o televisiva dovrebbero essere in grado di concordare contrattualmente una remunerazione proporzionata.

(310)  Le reti e i servizi di comunicazione elettronica utilizzati per la distribuzione di servizi di diffusione radiotelevisiva al pubblico includono reti di trasmissione via cavo, IPTV, via satellite e terrestre; essi potrebbero inoltre includere altre reti purché un numero significativo di utenti finali le utilizzi come mezzo principale di ricezione di tali servizi di diffusione. Gli obblighi di trasmissione relativi a trasmissioni televisive analogiche dovrebbero essere presi in considerazione esclusivamente nel caso in cui l'assenza di tali obblighi causasse significative perturbazioni per un numero significativo di utenti finali o laddove non siano presenti altri mezzi di trasmissione per determinati canali di diffusione televisiva. Gli obblighi di trasmissione possono comprendere la trasmissione di servizi specificamente destinati a consentire un accesso equivalente agli utenti finali con disabilità. Di conseguenza i servizi complementari comprendono i servizi destinati a migliorare la possibilità di accesso da parte degli utenti finali con disabilità, come il televideo, i sottotitoli per gli utenti finali non udenti o ipoudenti, la descrizione sonora delle scene, la sottotitolazione parlata e l'interpretazione in lingua dei segni, e potrebbero comprendere l'accesso ai relativi dati grezzi, se del caso. Alla luce della crescente fornitura e ricezione di servizi televisivi connessi e della continua importanza delle EPG per la scelta degli utenti finali, la trasmissione di dati relativi ai programmi necessari a sostenere le funzionalità della televisione connessa e delle EPG può essere inclusa negli obblighi di trasmissione. Tali dati relativi ai programmi dovrebbero poter comprendere informazioni sul contenuto dei programmi e sulle modalità di accesso, ma non il contenuto stesso del programma.

(311)  Servizi quali l'identificazione della linea chiamante sono di norma disponibili sulle centrali telefoniche moderne e pertanto possono essere progressivamente diffusi a costi minimi o nulli. Gli Stati membri possono astenersi dall'imporre obblighi se tali servizi e risorse sono già disponibili. La direttiva 2002/58/CE garantisce la tutela della vita privata degli utenti per quanto concerne la fatturazione dettagliata e consente loro mezzi atti a tutelare la loro vita privata quando è attivato il servizio di identificazione della linea chiamante. Lo sviluppo di tali servizi su base paneuropea, che la presente direttiva promuove, apporterà benefici ai consumatori. Una prassi comune da parte dei fornitori di servizi di accesso a internet è di fornire ai clienti un indirizzo di posta elettronica che contiene il loro nome commerciale o marchio. Al fine di garantire che gli utenti finali non subiscano effetti di lock-in relativi al rischio di perdere l'accesso ai messaggi di posta elettronica in caso di cambio di servizi di accesso a internet, gli Stati membri dovrebbero essere in grado di imporre obblighi ai fornitori di tali servizi, su richiesta, di fornire accesso ai messaggi di posta elettronica o di trasferire i messaggi di posta elettronica inviati all'indirizzo o agli indirizzi di posta elettronica pertinenti. Tale prestazione dovrebbe essere fornita gratuitamente e per un periodo considerato appropriato dall'autorità nazionale di regolamentazione.

(312)  La pubblicazione delle informazioni da parte degli Stati membri garantirà che gli operatori del mercato e i nuovi operatori potenziali comprendano i propri diritti ed obblighi e sappiano dove rintracciare informazioni pertinenti e dettagliate. La pubblicazione nelle Gazzette ufficiali nazionali consente alle parti interessate di altri Stati membri di ottenere le informazioni pertinenti.

(313)  Per garantire l'efficienza e l'efficacia del mercato transnazionale nel settore delle comunicazioni elettroniche, è opportuno che la Commissione effettui un monitoraggio degli oneri che concorrono alla determinazione del prezzo per il consumatore finale e pubblichi informazioni in merito.

(314)  Al fine di garantire una corretta applicazione del diritto dell'Unione, la Commissione deve essere informata di quali organismi siano stati designati come aventi significativo potere di mercato e quali obblighi le autorità nazionali di regolamentazione abbiano imposto agli attori presenti sul mercato. Oltre alla pubblicazione di tali informazioni a livello nazionale, è pertanto necessario che gli Stati membri le comunichino alla Commissione. Allorché gli Stati membri devono trasmettere le informazioni alla Commissione, essi dovrebbero poterlo fare con mezzi elettronici, fatta salva un'intesa su opportune procedure di autenticazione.

(315)  Al fine di tenere conto dell'evoluzione tecnologica, sociale e del mercato, compresa l'evoluzione delle norme tecniche, gestire i rischi posti alla sicurezza delle reti e dei servizi e garantire un accesso effettivo ai servizi di emergenza tramite comunicazioni di emergenza, è opportuno delegare alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all'articolo 290 TFUE riguardo ▌alla fissazione di una tariffa unica massima a livello dell'Unione per la terminazione delle chiamate vocali nei mercati della telefonia fissa e mobile, ▌all'adozione di misure relative alle comunicazioni di emergenza nell'Unione e all'adeguamento degli allegati ▌ della presente direttiva. È di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni, anche a livello di esperti, nel rispetto dei principi stabiliti nell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016(43). In particolare, al fine di garantire la parità di partecipazione alla preparazione degli atti delegati, il Parlamento europeo e il Consiglio ricevono tutti i documenti contemporaneamente agli esperti degli Stati membri, e i loro esperti hanno sistematicamente accesso alle riunioni dei gruppi di esperti della Commissione incaricati della preparazione di tali atti delegati.

(316)  Al fine di garantire condizioni uniformi di esecuzione della presente direttiva, dovrebbero essere attribuite alla Commissione competenze di esecuzione che le consentano di adottare decisioni volte a risolvere dannose interferenze transfrontaliere tra gli Stati membri, di identificare un approccio armonizzato o coordinato allo scopo di affrontare l'incoerente applicazione degli approcci normativi generali da parte delle autorità nazionali di regolamentazione in materia di disciplina dei mercati delle comunicazioni elettroniche, nonché la numerazione, comprese le serie di numeri, la portabilità dei numeri e degli identificatori, i sistemi per la traduzione dei numeri e degli indirizzi e l'accesso ai servizi di emergenza attraverso il numero unico di emergenza europeo "112", di rendere obbligatoria l'attuazione di norme o specifiche, o stralciare norme o specifiche dalla parte obbligatoria dell'elenco delle norme, ▌di adottare le misure di natura tecnica e organizzativa per gestire adeguatamente i rischi per la sicurezza delle reti e dei servizi. nonché le circostanze, il formato e le procedure che si applicano alla notifica degli incidenti di sicurezza, di specificare i particolari pertinenti relativi ai diritti individuali accessibili al pubblico in un formato elettronico standardizzato al momento della creazione dei diritti d'uso dello spettro radio, di specificare le caratteristiche fisiche e tecniche dei punti di accesso senza fili di portata limitata, di autorizzare o impedire a un'autorità nazionale di regolamentazione di imporre alle imprese designate come detentrici di un significativo potere sui mercati determinati obblighi per l'accesso o l'interconnessione, di armonizzare numeri o serie di numeri specifici per rispondere alla domanda di risorse di numerazione, transfrontaliera o paneuropea, non soddisfatta, e di specificare un modello sintetico di contratto da fornire ai consumatori. È altresì opportuno che tali competenze siano esercitate conformemente al regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio(44).

(317)  Infine la Commissione, tenuto nella massima considerazione il parere del BEREC, dovrebbe avere il potere di adottare, ove necessario, raccomandazioni riguardanti l'individuazione dei mercati rilevanti di prodotti e servizi, le notifiche nell'ambito della procedura di consolidamento del mercato interno e l'applicazione armonizzata delle disposizioni del quadro normativo.

(318)  È opportuno che la Commissione riesamini la presente direttiva a scadenze regolari, in particolare per valutare la necessità di modificarla in funzione dell'evoluzione delle tecnologie o della situazione dei mercati.

(319)  Nell'effettuare la verifica del funzionamento della presente direttiva, la Commissione dovrebbe valutare se, alla luce degli sviluppi sul mercato e per quanto riguarda la concorrenza e la protezione dei consumatori, sia ancora necessario mantenere le disposizioni relative alla regolamentazione settoriale ex ante o se sia opportuno modificare o abrogare tali disposizioni. Dato che la presente direttiva introduce approcci innovativi alla regolamentazione dei settori della comunicazione elettronica, quali la possibilità di estendere l'applicazione di obblighi simmetrici oltre il primo punto di concentrazione o di distribuzione, e il trattamento normativo del coinvestimento, è opportuno prestare particolare attenzione nel valutarne il funzionamento.

(320)  I futuri sviluppi tecnologici e di mercato, in particolare i cambiamenti nell'uso di vari servizi di comunicazione elettronica e nella loro capacità di garantire l'effettivo accesso ai servizi di emergenza, potrebbero compromettere il raggiungimento degli obiettivi della presente direttiva sui diritti degli utenti finali. Il BEREC dovrebbe pertanto monitorare tali sviluppi negli Stati membri e pubblicare periodicamente un parere che comprenda una valutazione dell'impatto di tali sviluppi sull'applicazione pratica delle disposizioni della presente direttiva relativamente agli utenti finali. La Commissione, tenendo nella massima considerazione il parere del BEREC, dovrebbe pubblicare una relazione e presentare una proposta legislativa laddove lo ritenga necessario al fine di garantire il raggiungimento degli obiettivi della presenta direttiva.

(321)  Le direttive 2002/19/CE, 2002/20/CE, 2002/21/CE, 2002/22/C e l'articolo 5 della decisione n. 243/2012/UE dovrebbero essere abrogate.

(322)  La Commissione dovrebbe monitorare la transizione dal quadro vigente al nuovo quadro.

(323)  Poiché l’obiettivo della presente direttiva, ossia il raggiungimento di un quadro armonizzato e semplificato per la regolamentazione delle reti di comunicazione elettronica, dei servizi di comunicazione elettronica, delle risorse e dei servizi correlati, delle condizioni per l'autorizzazione di reti e servizi, dell'uso dello spettro radio e delle risorse di numerazione, dell'accesso alle reti di comunicazione elettronica e della relativa interconnessione e delle risorse correlate e della tutela degli utenti finali, non può essere conseguito in misura sufficiente dagli Stati membri ma, a causa della portata e degli effetti dell'azione in questione, può essere conseguito meglio a livello di Unione, quest’ultima può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato sull’Unione europea. La presente direttiva si limita a quanto è necessario per conseguire tale obiettivo in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo.

(324)  Conformemente alla dichiarazione politica comune del 28 settembre 2011 degli Stati membri e della Commissione sui documenti esplicativi(45), gli Stati membri si sono impegnati ad accompagnare, in casi giustificati, la notifica delle loro misure di recepimento con uno o più documenti che chiariscano il rapporto tra gli elementi costitutivi di una direttiva e le parti corrispondenti degli strumenti nazionali di recepimento. Per quanto riguarda la presente direttiva, il legislatore ritiene che la trasmissione di tali documenti sia giustificata.

(325)  L'obbligo di recepimento della presente direttiva nel diritto interno dovrebbe essere limitato alle disposizioni che costituiscono una modifica sostanziale rispetto alle direttive abrogate. L'obbligo di recepire le disposizioni che restano immutate discende dalle direttive abrogate.

(326)  La presente direttiva dovrebbe far salvi gli obblighi degli Stati membri relativi ai termini di recepimento nel diritto interno e di applicazione di cui all'allegato XII, parte B,

HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:

PARTE I

QUADRO (NORME GENERALI DI ORGANIZZAZIONE DEL SETTORE)

TITOLO I

AMBITO DI APPLICAZIONE, FINALITÀ E OBIETTIVI, DEFINIZIONI

CAPO I

OGGETTO, FINALITÀ E DEFINIZIONI

Articolo 1

Oggetto, ambito di applicazione e finalità

1.  La presente direttiva istituisce un quadro normativo armonizzato per la disciplina delle reti di comunicazione elettronica, dei servizi di comunicazione elettronica, delle risorse e dei servizi correlati e per taluni aspetti delle apparecchiature terminali. Definisce i compiti delle autorità nazionali di regolamentazione e, se del caso, di altre autorità competenti e istituisce le procedure atte a garantire l'applicazione armonizzata del quadro normativo nell'Unione.

2.  Gli scopi della presente direttiva sono:

a)  realizzare un mercato interno delle reti e dei servizi di comunicazione elettronica che si traduca in realizzazione e diffusione di reti ad altissima capacità, concorrenza sostenibile, interoperabilità dei servizi di comunicazione elettronica, accessibilità, sicurezza delle reti e dei servizi e vantaggi per gli utenti finali; e

b)  garantire la fornitura in tutta l'Unione di servizi di buona qualità accessibili al pubblico e a prezzi abbordabili, attraverso una concorrenza efficace e un'effettiva possibilità di scelta, disciplinare i casi in cui le esigenze degli utenti finali, compresi quelli ▌ con disabilità per consentire loro di accedere ai servizi su un piano di parità con gli altri, non sono adeguatamente soddisfatte mediante il mercato e stabilire i necessari diritti degli utenti finali.

3.  La presente direttiva si applica fatti salvi:

a)  gli obblighi imposti dal diritto dell'Unione o dalle disposizioni nazionali conformi al diritto dell'Unione in relazione ai servizi forniti mediante reti e servizi di comunicazione elettronica;

b)  le misure adottate a livello di Unione o nazionale, in conformità del diritto dell'Unione, per perseguire obiettivi di interesse generale relativi, in particolare, alla protezione dei dati personali e della vita privata, alle regolamentazioni dei contenuti e alla politica audiovisiva;

c)  le misure adottate dagli Stati membri per fini di ordine pubblico, pubblica sicurezza e difesa;

d)  i regolamenti (UE) n. 531/2012 e (UE) 2015/2120 e la direttiva 2014/53/UE.

4.  La Commissione, l'Organismo dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche ("BEREC") e le autorità interessate garantiscono la conformità del trattamento dei dati alle norme dell'Unione in materia di protezione dei dati.

Articolo 2

Definizioni

Ai fini della presente direttiva si applicano le seguenti definizioni:

1)  "reti di comunicazione elettronica": i sistemi di trasmissione, basati o meno su un'infrastruttura permanente o una capacità di amministrazione centralizzata, e, se del caso, le apparecchiature di commutazione o di instradamento e altre risorse, inclusi gli elementi di rete non attivi, che consentono di trasmettere segnali via cavo, via radio, a mezzo di fibre ottiche o con altri mezzi elettromagnetici, comprese le reti satellitari, le reti mobili e fisse (a commutazione di circuito e a commutazione di pacchetto, compresa internet), i sistemi per il trasporto via cavo della corrente elettrica, nella misura in cui siano utilizzati per trasmettere i segnali, le reti utilizzate per la diffusione radiotelevisiva, e le reti televisive via cavo, indipendentemente dal tipo di informazione trasportato;

2)  "rete ad altissima capacità": una rete di comunicazione elettronica costituita interamente da elementi in fibra ottica almeno fino al punto di distribuzione nel luogo servito oppure una rete di comunicazione elettronica in grado di fornire prestazioni di rete analoghe in condizioni normali di picco in termini di larghezza di banda disponibile per downlink/uplink, resilienza, parametri di errore, latenza e relativa variazione; le prestazioni di rete possono essere considerate analoghe a prescindere da eventuali disparità di servizio per l'utente finale dovute alle caratteristiche intrinsecamente diverse del mezzo attraverso cui la rete si collega in ultima istanza al punto terminale di rete;

3)  "mercati transnazionali": mercati individuati conformemente all'articolo 65 che coprono l'Unione, o una parte considerevole di questa, situati in più di uno Stato membro;

4)  "servizio di comunicazione elettronica": i servizi forniti di norma a pagamento su reti di comunicazioni elettroniche, che comprendono, con l'eccezione dei servizi che forniscono contenuti trasmessi utilizzando reti e servizi di comunicazione elettronica o che esercitano un controllo editoriale su tali contenuti, i tipi di servizi seguenti:

a)  "servizio di accesso a internet" quale definito all'articolo 2, secondo comma, punto 2, del regolamento (UE) 2015/2120;

b)  "servizio di comunicazione interpersonale";

c)  servizi consistenti esclusivamente o prevalentemente nella trasmissione di segnali come i servizi di trasmissione utilizzati per la fornitura di servizi da macchina a macchina e per la diffusione circolare radiotelevisiva;

5)  "servizio di comunicazione interpersonale": un servizio di norma a pagamento che consente lo scambio diretto interpersonale e interattivo di informazioni tramite reti di comunicazione elettronica tra un numero limitato di persone, mediante il quale le persone che avviano la comunicazione o che vi partecipano ne stabiliscono il destinatario o i destinatari e non comprende i servizi che consentono le comunicazioni interpersonali e interattive esclusivamente come elemento accessorio meno importante e intrinsecamente collegato a un altro servizio;

6)  "servizio di comunicazione interpersonale basato sul numero": un servizio di comunicazione interpersonale che si connette a risorse di numerazione assegnate pubblicamente - ossia uno o più numeri che figurano in un piano di numerazione ▌nazionale o internazionale - o consente la comunicazione con uno o più numeri che figurano in un piano di numerazione ▌nazionale o internazionale;

7)  "servizio di comunicazione interpersonale indipendente dal numero": un servizio di comunicazione interpersonale che non si connette a risorse di numerazione assegnate pubblicamente - ossia uno o più numeri che figurano in un piano di numerazione ▌nazionale o internazionale - o che non consente la comunicazione con uno o più numeri che figurano in un piano di numerazione ▌nazionale o internazionale;

8)  "rete pubblica di comunicazione elettronica": una rete di comunicazione elettronica, utilizzata interamente o prevalentemente per fornire servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico, che supporta il trasferimento di informazioni tra i punti terminali di rete;

9)  "punto terminale di rete": il punto fisico a partire dal quale l'utente finale ha accesso a una rete pubblica di comunicazione elettronica e che, in caso di reti in cui abbiano luogo la commutazione o l'instradamento, è definito mediante un indirizzo di rete specifico che può essere correlato a un numero di utente finale o a un nome di utente finale;

10)  "risorse correlate": servizi correlati, infrastrutture fisiche e altre risorse o elementi correlati a una rete di comunicazione elettronica o a un servizio di comunicazione elettronica che permettono o supportano la fornitura di servizi attraverso tale rete o servizio, o sono potenzialmente in grado di farlo, compresi gli edifici o gli accessi agli edifici, il cablaggio degli edifici, le antenne, le torri e le altre strutture di supporto, le condotte, le tubazioni, i piloni, i pozzetti e gli armadi di distribuzione;

11)  "servizio correlato": un servizio correlato a una rete di comunicazione elettronica o a un servizio di comunicazione elettronica che permette o supporta la fornitura, l'autofornitura o la fornitura automatizzata di servizi attraverso tale rete o servizio, o è potenzialmente in grado di farlo, e comprende i servizi di traduzione del numero o i sistemi che svolgono funzioni analoghe, i sistemi di accesso condizionato e le guide elettroniche ai programmi (electronic programme guides – EPG), ▌ nonché altri servizi quali quelli relativi all'identità, alla posizione e alla presenza;

12)  "sistema di accesso condizionato": qualsiasi misura tecnica, sistema di autenticazione e/o intesa secondo i quali l'accesso in forma intelligibile a un servizio protetto di diffusione radiotelevisiva è subordinato a un abbonamento o a un'altra forma di autorizzazione preliminare individuale;

13)  "utente": la persona fisica o giuridica che utilizza o chiede di utilizzare un servizio di comunicazione elettronica accessibile al pubblico;

14)  "utente finale": un utente che non fornisce reti pubbliche di comunicazione elettronica o servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico;

15)  "consumatore": la persona fisica che utilizza o chiede di utilizzare un servizio di comunicazione elettronica accessibile al pubblico per scopi non riferibili all'attività lavorativa, commerciale, artigianale o professionale svolta;

16)  "fornitura di una rete di comunicazione elettronica": la realizzazione, la gestione, il controllo o la messa a disposizione di tale rete;

17)  "apparecchiature di televisione digitale avanzate": apparecchiature di decodifica destinate al collegamento con i televisori o televisori digitali integrati in grado di ricevere i servizi della televisione digitale interattiva;

18)  "interfaccia per programmi applicativi" o "API": interfaccia software fra applicazioni rese disponibili da emittenti o da fornitori di servizi e le risorse delle apparecchiature di televisione digitale avanzate per i servizi radiofonici e televisivi digitali;

19)  "allocazione di spettro radio": la designazione di una determinata banda di spettro radio destinata a essere utilizzata da parte di uno o più tipi di servizi di radiocomunicazione, se del caso, alle condizioni specificate;

20)  "interferenza dannosa": un'interferenza che pregiudica il funzionamento di un servizio di radionavigazione o di altri servizi di sicurezza o che deteriora gravemente, ostacola o interrompe ripetutamente un servizio di radiocomunicazione che opera conformemente alle normative internazionali, dell'Unione o nazionali applicabili;

21)  "sicurezza delle reti e dei servizi": la capacità delle reti e dei servizi di comunicazione elettronica di resistere, a un determinato livello di riservatezza, a qualsiasi azione che comprometta la disponibilità, l'autenticità, l'integrità o la riservatezza di tali reti e servizi, dei dati conservati, trasmessi o trattati oppure dei relativi servizi offerti o accessibili tramite tali reti o servizi di comunicazione elettronica.

22)  "autorizzazione generale": il regime giuridico istituito da uno Stato membro che garantisce i diritti alla fornitura di reti o di servizi di comunicazione elettronica e stabilisce obblighi specifici per il settore applicabili a tutti i tipi o a tipi specifici di reti e servizi di comunicazione elettronica, conformemente alla presente direttiva;

23)  "punto di accesso senza fili di portata limitata": apparecchiatura senza fili di accesso alla rete di piccole dimensioni, a bassa potenza, di portata limitata, che utilizza spettro radio soggetto a licenza o spettro radio esente da licenza oppure una combinazione dei due, che può essere utilizzata come parte di una rete pubblica di comunicazione elettronica ed essere dotata di una o più antenne a basso impatto visivo, che consente agli utenti un accesso senza fili alle reti di comunicazione elettronica indipendentemente dalla topologia di rete sottostante, che può essere mobile o fissa;

24)  "rete locale in radiofrequenza" o "RLAN" (radio local area network): un sistema di accesso senza fili a bassa potenza, di portata limitata, con un basso rischio di interferenze con altri sistemi di questo tipo installati in prossimità da altri utenti, che utilizza su base non esclusiva uno spettro radio armonizzato;

25)  "spettro radio armonizzato": uno spettro radio per il quale sono state definite condizioni armonizzate relative alla sua disponibilità e al suo uso efficiente mediante misure tecniche di attuazione conformemente all'articolo 4 della decisione n. 676/2002/CE;

26)  "uso condiviso dello spettro radio": l'accesso da parte di due o più utenti per l'utilizzo delle stesse bande di spettro radio nell'ambito di un accordo di condivisione definito, autorizzato ▌ sulla base di un'autorizzazione generale, di diritti d'uso individuali dello spettro radio o di una combinazione dei due, che include approcci normativi come l'accesso condiviso soggetto a licenza volto a facilitare l'uso condiviso di una banda di spettro radio, previo accordo vincolante di tutte le parti interessate, conformemente alle norme di condivisione previste nei loro diritti d'uso dello spettro radio onde da garantire a tutti gli utenti accordi di condivisione prevedibili e affidabili, e fatta salva l'applicazione del diritto della concorrenza;

27)  "accesso": il fatto di rendere accessibili risorse o servizi a un'altra impresa a determinate condizioni, su base esclusiva o non esclusiva, al fine di fornire servizi di comunicazione elettronica anche quando sono utilizzati per la prestazione di servizi della società dell'informazione o di servizi di diffusione di contenuti radiotelevisivi; il concetto comprende, tra l'altro: l'accesso agli elementi della rete e alle risorse correlate, che può comportare la connessione di apparecchiature con mezzi fissi o non fissi (ivi compreso, in particolare, l'accesso alla rete locale nonché alle risorse e ai servizi necessari per fornire servizi tramite la rete locale); l'accesso all'infrastruttura fisica, tra cui edifici, condotti e piloni; l'accesso ai pertinenti sistemi software, tra cui i sistemi di supporto operativo; l'accesso a sistemi informativi o banche dati per l'ordinazione preventiva, la fornitura, l'ordinazione, la manutenzione, le richieste di riparazione e la fatturazione; l'accesso ai servizi di traduzione del numero o a sistemi che svolgono funzioni analoghe; l'accesso alle reti fisse e mobili, ▌ in particolare per il roaming; l'accesso ai sistemi di accesso condizionato per i servizi di televisione digitale e l'accesso ai servizi di rete virtuale;

28)  "interconnessione": una particolare modalità di accesso messa in opera tra operatori della rete pubblica mediante il collegamento fisico e logico delle reti pubbliche di comunicazione elettronica utilizzate dalla medesima impresa o da un'altra impresa per consentire agli utenti di un'impresa di comunicare con gli utenti della medesima o di un'altra impresa o di accedere ai servizi offerti da un'altra impresa qualora tali servizi siano forniti dalle parti interessate o da altre parti che hanno accesso alla rete;

29)  "operatore": un'impresa che fornisce o è autorizzata a fornire una rete pubblica di comunicazione elettronica, o una risorsa correlata;

30)  "rete locale": il percorso fisico utilizzato dai segnali di comunicazione elettronica che collega il punto terminale della rete a un permutatore o a un impianto equivalente nella rete pubblica fissa di comunicazione elettronica;

31)  "chiamata": la connessione stabilita da un servizio di comunicazione interpersonale accessibile al pubblico che consente la comunicazione vocale bidirezionale;

32)  "servizio di comunicazione vocale": un servizio di comunicazione elettronica accessibile al pubblico che consente di effettuare e ricevere, direttamente o indirettamente, chiamate nazionali o nazionali e internazionali tramite uno o più numeri che figurano in un piano di numerazione nazionale o internazionale;

33)  "numero geografico": qualsiasi numero di un piano di numerazione ▌ nazionale nel quale alcune delle cifre hanno un indicativo geografico per instradare le chiamate verso l'ubicazione fisica del punto terminale di rete;

34)  "numero non geografico": qualsiasi numero di un piano di numerazione ▌ nazionale che non sia un numero geografico, ad esempio i numeri di telefonia mobile, i numeri di chiamata gratuita e i numeri relativi ai servizi a tariffa maggiorata;

35)  "servizio di conversazione globale": un servizio di conversazione multimediale in tempo reale che consente il trasferimento bidirezionale simmetrico in tempo reale di immagini video in movimento, nonché comunicazioni testuali e vocali in tempo reale tra gli utenti in due o più località;

36)  "centro di raccolta delle chiamate di emergenza" o "PSAP" (public safety answering point): un luogo fisico, sotto la responsabilità di un'autorità pubblica o di un organismo privato riconosciuto dallo Stato membro, in cui perviene inizialmente una comunicazione di emergenza;

37)  "PSAP più idoneo": uno PSAP istituito dalle autorità competenti per coprire le comunicazioni di emergenza da un dato luogo o per le comunicazioni di emergenza di un certo tipo;

38)  "comunicazione di emergenza": comunicazione mediante servizi di comunicazione interpersonale tra un utente finale e il PSAP con l'obiettivo di richiedere e ricevere aiuto d'urgenza dai servizi di emergenza;

39)  "servizio di emergenza": un servizio, riconosciuto come tale dallo Stato membro, che fornisce assistenza immediata e rapida in situazioni in cui esiste, in particolare, un rischio immediato per la vita o l'incolumità fisica, la salute o la sicurezza individuale o pubblica, la proprietà privata o pubblica o l'ambiente, in conformità del diritto nazionale;

40)  "informazioni sulla localizzazione del chiamante": i dati trattati in una rete mobile pubblica, derivanti dall'infrastruttura di rete o dai dispositivi mobili, che indicano la posizione geografica delle apparecchiature terminali mobili di un utente finale e in una rete pubblica fissa i dati sull'indirizzo fisico del punto terminale di rete;

41)  "apparecchiature terminali": apparecchiature terminali quali definite all'articolo 1, punto 1), della direttiva 2008/63/CE della Commissione(46);

42)  "incidente di sicurezza": un evento con un reale effetto pregiudizievole per la sicurezza delle reti o dei servizi di comunicazione elettronica;

CAPO II

OBIETTIVI

Articolo 3

Obiettivi generali

1.  Gli Stati membri provvedono affinché, nello svolgere i compiti di regolamentazione indicati nella presente direttiva, le autorità nazionali di regolamentazione e le altre autorità competenti adottino tutte le ragionevoli misure necessarie e proporzionate per conseguire gli obiettivi di cui al paragrafo 2. Anche gli Stati membri, la Commissione, il gruppo "Politica dello spettro radio" e il BEREC contribuiscono al conseguimento di tali obiettivi.

Le autorità nazionali di regolamentazione e le altre autorità competenti contribuiscono nell'ambito della propria competenza a garantire l'attuazione delle politiche volte a promuovere la libertà di espressione e di informazione, la diversità culturale e linguistica e il pluralismo dei mezzi di comunicazione.

2.  Nel contesto della presente direttiva, le autorità nazionali di regolamentazione e le altre autorità competenti, nonché il BEREC, la Commissione e gli Stati membri perseguono ciascuno dei seguenti obiettivi generali, che non sono elencati in ordine di priorità:

a)  promuovere la connettività e l'accesso alle reti ad altissima capacità ▌- comprese le reti fisse, mobili e senza fili - e il loro utilizzo da parte di tutti i cittadini e le imprese dell'Unione;

b)  promuovere la concorrenza nella fornitura delle reti di comunicazione elettronica e delle risorse correlate, compresa un'efficace concorrenza basata sulle infrastrutture, e nella fornitura dei servizi di comunicazione elettronica e dei servizi correlati;

c)  contribuire allo sviluppo del mercato interno rimuovendo gli ostacoli residui e promuovendo condizioni convergenti per gli investimenti in e la fornitura di reti di comunicazione elettronica, servizi di comunicazione elettronica, risorse correlate e servizi correlati in tutta l'Unione, sviluppando norme comuni e approcci normativi prevedibili e favorendo l'uso effettivo, efficiente e coordinato dello spettro radio, l'innovazione aperta, la creazione e lo sviluppo di reti transeuropee, la fornitura, la disponibilità e l'interoperabilità dei servizi paneuropei e la connettività da punto a punto (end-to-end);

d)  promuovere gli interessi dei cittadini dell'Unione, ▌garantendo la connettività e l'ampia disponibilità e utilizzo delle reti ▌ad altissima capacità - ▌comprese le reti fisse, mobili e senza fili - e dei servizi di comunicazione elettronica ▌, garantendo i massimi vantaggi in termini di scelta, prezzo e qualità sulla base di una concorrenza efficace, preservando la sicurezza delle reti e dei servizi, garantendo un livello di protezione degli utenti finali elevato e uniforme tramite la necessaria normativa settoriale e rispondendo alle esigenze - ad esempio in termini di prezzi accessibili - di gruppi sociali specifici, in particolare utenti finali con disabilità, utenti finali anziani o utenti finali con esigenze sociali particolari, nonché la scelta e l'accesso equivalente degli utenti finali con disabilità.

3.  Quando stabilisce parametri di riferimento e riferisce in merito all'efficacia delle misure adottate dagli Stati membri ai fini del conseguimento degli obiettivi di cui al paragrafo 2, la Commissione è assistita, ove necessario, dagli Stati membri, dalle autorità nazionali di regolamentazione, dal BEREC e dal gruppo "Politica dello spettro radio".

4.  Nel perseguire le finalità programmatiche di cui al paragrafo 2, specificate nel presente paragrafo, le autorità nazionali di regolamentazione e le altre autorità competenti ▌ tra l'altro:

a)  promuovono la prevedibilità regolamentare, garantendo un approccio regolatore coerente nell'arco di opportuni periodi di revisione e attraverso la cooperazione reciproca, ▌con il BEREC, con il gruppo "Politica dello spettro radio" e con ▌la Commissione;

b)  garantiscono che, in circostanze analoghe, non vi siano discriminazioni nel trattamento dei fornitori di reti e servizi di comunicazione elettronica;

c)  applicano il diritto dell'Unione secondo il principio della neutralità tecnologica, nella misura in cui ciò sia compatibile con il conseguimento degli obiettivi di cui al paragrafo 2;

d)  promuovono investimenti efficienti e innovazione in infrastrutture nuove e migliorate, anche garantendo che qualsiasi obbligo di accesso tenga debito conto del rischio sostenuto dalle imprese che investono e consentendo vari accordi di cooperazione tra gli investitori e le parti che richiedono accesso onde diversificare il rischio di investimento, assicurando nel contempo la salvaguardia della concorrenza nel mercato e del principio di non discriminazione;

e)  tengono debito conto della varietà delle condizioni attinenti all'infrastruttura, della concorrenza, della situazione degli utenti finali e, in particolare, dei consumatori nelle diverse aree geografiche all'interno del territorio di uno Stato membro, ivi compresa l'infrastruttura locale gestita da persone fisiche senza scopo di lucro;

f)  impongono obblighi regolamentari ex ante unicamente nella misura necessaria a garantire una concorrenza effettiva e sostenibile nell'interesse dell'utente finale e li attenuano o revocano non appena sia soddisfatta tale condizione.

Gli Stati membri provvedono affinché le autorità nazionali di regolamentazione e altre autorità nazionali competenti agiscano in modo imparziale, obiettivo, trasparente, non discriminatorio e proporzionato.

Articolo 4

Pianificazione strategica e coordinamento della politica in materia di spettro radio

1.  Gli Stati membri cooperano fra loro e con la Commissione nella pianificazione strategica, nel coordinamento e nell'armonizzazione dell'uso dello spettro radio nell'Unione in linea con le politiche dell'Unione per la realizzazione e il funzionamento del mercato interno delle comunicazioni elettroniche. A tal fine prendono in considerazione, tra l'altro, gli aspetti economici, inerenti alla sicurezza, alla salute, all'interesse pubblico, ▌alla libertà di espressione, culturali, scientifici, sociali e tecnici delle politiche dell'Unione, come pure i vari interessi delle comunità di utenti dello spettro radio, allo scopo di ottimizzarne l'uso e di evitare interferenze dannose.

2.  Cooperando tra loro e con la Commissione, gli Stati membri promuovono il coordinamento delle politiche in materia di spettro radio nell'Unione e, ove opportuno, condizioni armonizzate per quanto concerne la disponibilità e l'uso efficiente dello spettro radio, che sono necessari per la realizzazione e il funzionamento del mercato interno delle comunicazioni elettroniche.

3.  Gli Stati membri, nell'ambito del gruppo "Politica dello spettro radio", ▌ cooperano tra di loro e con la Commissione in conformità del paragrafo 1 e, su loro richiesta, con il Parlamento europeo e il Consiglio, per sostenere la pianificazione strategica e il coordinamento delle politiche in materia di spettro radio nell'Unione:

a)  sviluppando le migliori prassi sulle questioni connesse allo spettro radio al fine di attuare la presente direttiva;

b)  agevolando il coordinamento tra gli Stati membri al fine di attuare la presente direttiva e altra legislazione dell'Unione e di contribuire allo sviluppo del mercato interno;

c)  coordinando i propri approcci all'assegnazione e all'autorizzazione all'uso dello spettro radio e pubblicando relazioni o pareri sulle questioni connesse allo spettro radio.

Il BEREC partecipa per le questioni riguardanti settori di sua competenza in materia di regolamentazione del mercato e concorrenza connesse allo spettro radio.

4.  La Commissione, tenendo nella massima considerazione il parere del gruppo "Politica dello spettro radio", può presentare proposte legislative al Parlamento europeo e al Consiglio al fine di porre in essere programmi strategici pluriennali in materia di spettro radio, di fissare gli orientamenti politici e gli obiettivi per la pianificazione strategica e l'armonizzazione dell'uso dello spettro radio in conformità con la presente direttiva, nonché di mettere a disposizione lo spettro radio armonizzato per l'uso condiviso o per l'uso non soggetto a diritti individuali.

TITOLO II

ASSETTO ISTITUZIONALE E GOVERNANCE

CAPO I

AUTORITÀ NAZIONALI DI REGOLAMENTAZIONE E ALTRE AUTORITÀ COMPETENTI

Articolo 5

Autorità nazionali di regolamentazione e altre autorità competenti

1.  Gli Stati membri provvedono affinché ciascuno dei compiti stabiliti dalla presente direttiva sia esercitato da un'autorità competente.

Nell'ambito di applicazione della presente direttiva, le autorità nazionali di regolamentazione sono responsabili almeno dei seguenti compiti:

a)  attuare la regolamentazione ex ante del mercato, compresa l'imposizione di obblighi in materia di accesso e interconnessione;

b)  provvedere alla risoluzione delle controversie tra le imprese ▌;

c)  provvedere alla gestione dello spettro radio e alle relative decisioni, o, qualora tali compiti siano assegnati ad altre autorità competenti, fornire un parere in merito alle questioni concernenti il modello di mercato e la concorrenza ▌nelle procedure nazionali relative ai diritti d'uso dello spettro radio per le reti e i servizi di comunicazione elettronica;

d)  contribuire alla tutela dei diritti degli utenti finali nel settore della comunicazione elettronica, in coordinamento con le altre autorità competenti, se del caso;

e)  valutare e monitorare attentamente la definizione del mercato e le questioni relative alla concorrenza per quanto riguarda l'accesso aperto a internet;

f)  ▌valutare l'onere indebito e calcolare il costo netto della fornitura del servizio universale;

g)  garantire la portabilità del numero tra i fornitori;

h)  svolgere qualsiasi altro compito che la presente direttiva riserva alle autorità nazionali di regolamentazione.

Gli Stati membri possono assegnare alle autorità nazionali di regolamentazione altri compiti previsti dalla presente direttiva e da altra legislazione dell'Unione, in particolare quelli relativi alla concorrenza o all'ingresso sul mercato, come l'autorizzazione generale, e quelli relativi a qualsiasi ruolo conferito al BEREC. Qualora tali compiti riguardanti la concorrenza o l'ingresso sul mercato siano assegnati ad altre autorità competenti, queste si adoperano per consultare l'autorità nazionale di regolamentazione prima di prendere una decisione. Al fine di contribuire a compiti del BEREC, le autorità nazionali di regolamentazione hanno il diritto di raccogliere i dati necessari e altre informazioni dai partecipanti al mercato.

Gli Stati membri possono inoltre assegnare alle autorità nazionali di regolamentazione altri compiti sulla base del diritto nazionale, comprese le disposizioni nazionali di attuazione del diritto dell'Unione.

In particolare, gli Stati membri promuovono la stabilità delle competenze delle autorità nazionali di regolamentazione al momento del recepimento della presente direttiva per quanto concerne l'attribuzione dei compiti derivanti dal recepimento del quadro normativo dell'Unione per le comunicazioni elettroniche quale modificato nel 2009.

2.  Le autorità nazionali di regolamentazione e le altre autorità competenti dello stesso Stato membro o di Stati membri diversi ▌stipulano tra loro, ove necessario, accordi di cooperazione al fine di promuovere la cooperazione in ambito normativo.

3.  Gli Stati membri rendono pubblici, in forma facilmente accessibile, i compiti esercitati dalle autorità nazionali di regolamentazione e dalle altre autorità competenti, in particolare qualora siano assegnati a più organismi. Gli Stati membri assicurano, ove opportuno, la consultazione e la cooperazione fra queste autorità e tra queste e le autorità nazionali incaricate di attuare il diritto della concorrenza o la normativa a tutela dei consumatori, nelle materie di interesse comune. Quando tali questioni sono di competenza di più di un'autorità, gli Stati membri assicurano che i rispettivi compiti siano resi pubblici in forma facilmente accessibile.

4.  Gli Stati membri notificano alla Commissione tutte le autorità nazionali di regolamentazione e le altre autorità competenti a cui sono stati attribuiti compiti previsti dalla presente direttiva e le loro rispettive competenze, nonché eventuali loro modifiche.

Articolo 6

Indipendenza delle autorità nazionali di regolamentazione e delle altre autorità competenti

1.  Gli Stati membri garantiscono l'indipendenza delle autorità nazionali di regolamentazione e delle altre autorità competenti provvedendo affinché esse siano giuridicamente distinte e funzionalmente autonome da qualsiasi persona fisica o giuridica che fornisca reti, apparecchiature o servizi di comunicazione elettronica. Gli Stati membri che mantengono la proprietà o il controllo delle imprese che forniscono reti o servizi di comunicazione elettronica provvedono alla piena ed effettiva separazione strutturale delle funzioni di regolamentazione dalle attività inerenti alla proprietà o al controllo.

2.  Gli Stati membri provvedono affinché le rispettive autorità nazionali di regolamentazione e le altre autorità competenti esercitino i loro poteri in modo imparziale, trasparente e tempestivo. Gli Stati membri assicurano che dette autorità dispongano di risorse tecniche, finanziarie e umane adeguate per svolgere i compiti a loro assegnati.

Articolo 7

Nomina e revoca dei membri delle autorità nazionali di regolamentazione

1.  Il responsabile di un'autorità nazionale di regolamentazione o, se del caso, i membri dell'organo collegiale che ricoprono tale funzione presso un'autorità nazionale di regolamentazione o i loro sostituti sono nominati per un mandato di almeno tre anni e scelti tra persone di riconosciuta levatura ed esperienza professionale, sulla base del merito, delle competenze, delle conoscenze e dell'esperienza e a seguito di una procedura di selezione aperta e trasparente. ▌Gli Stati membri assicurano la continuità del processo decisionale ▌.

2.  Gli Stati membri garantiscono che il responsabile di un'autorità nazionale di regolamentazione o, se del caso, i membri dell'organo collegiale che ricoprono tale funzione presso un'autorità nazionale di regolamentazione o i loro sostituti possano essere sollevati dall'incarico nel corso del mandato solo se non rispettano più le condizioni prescritte per l'esercizio delle loro funzioni fissate nell'ordinamento nazionale prima della loro nomina.

3.  La decisione di sollevare dall’incarico il responsabile dell'autorità nazionale di regolamentazione in questione o, se del caso, i membri dell'organo collegiale che ricoprono tale funzione è resa pubblica al momento della revoca. Il responsabile dell'autorità nazionale di regolamentazione o, se del caso, i membri dell'organo collegiale che ricoprono tale funzione, sollevati dall'incarico, ricevono una motivazione. Qualora la motivazione non sia pubblica, è pubblicata su richiesta dell'interessato. Gli Stati membri garantiscono che detta decisione sia soggetta a sindacato giurisdizionale sugli elementi di fatto e di diritto.

Articolo 8

Indipendenza politica e rendicontabilità delle autorità nazionali di regolamentazione

1.  Fatto salvo l'articolo 10, le autorità nazionali di regolamentazione operano in indipendenza e in modo obiettivo, anche nello sviluppo delle procedure interne e nell'organizzazione del personale, agiscono in maniera trasparente e responsabile in conformità del diritto dell'Unione, e non sollecitano né accettano istruzioni da alcun altro organismo nell'esercizio dei compiti loro affidati ai sensi del diritto nazionale che recepisce il diritto dell'Unione. Ciò non osta alla supervisione a norma del diritto costituzionale nazionale. Solo gli organi di ricorso istituiti a norma dell'articolo 31 hanno la facoltà di sospendere o riformare le decisioni delle autorità nazionali di regolamentazione.

2.  Le autorità nazionali di regolamentazione riferiscono annualmente, tra l'altro, sullo stato del mercato delle comunicazioni elettroniche, sulle decisioni adottate, sulle loro risorse umane e finanziarie e su come tali risorse siano allocate, nonché sui piani futuri. Le loro relazioni sono rese pubbliche.

Articolo 9

Autonomia di bilancio e risorse delle autorità nazionali di regolamentazione

1.  Gli Stati membri assicurano che le autorità nazionali di regolamentazione dispongano di bilanci annuali separati e dell'autonomia di esecuzione della dotazione finanziaria assegnata. I bilanci sono pubblicati.

2.  Fatto salvo l'obbligo di garantire che le autorità nazionali di regolamentazione dispongano di risorse finanziarie e umane adeguate per svolgere i compiti loro affidati, l'autonomia finanziaria non osta alla supervisione o al controllo a norma del diritto costituzionale nazionale. Il controllo sul bilancio delle autorità nazionali di regolamentazione è esercitato in modo trasparente ed è reso pubblico.

3.  Gli Stati membri assicurano inoltre che le autorità nazionali di regolamentazione dispongano di risorse finanziarie e umane sufficienti affinché possano partecipare e contribuire attivamente al BEREC.

Articolo 10

Partecipazione delle autorità nazionali di regolamentazione al BEREC

1.  Gli Stati membri provvedono a che gli obiettivi del BEREC relativamente alla promozione di un coordinamento e di una coerenza regolamentari maggiori siano attivamente sostenuti dalle rispettive autorità nazionali di regolamentazione.

2.  Gli Stati membri provvedono a che le autorità nazionali di regolamentazione tengano nella massima considerazione le linee guida, i pareri, le raccomandazioni, le posizioni comuni, le migliori prassi e le metodologie adottati dal BEREC allorché adottano le loro decisioni concernenti i rispettivi mercati nazionali.

Articolo 11

Cooperazione con le autorità nazionali

Le autorità nazionali di regolamentazione, le altre autorità competenti ai sensi della presente direttiva e le autorità nazionali garanti della concorrenza si forniscono reciprocamente le informazioni necessarie per l'applicazione della presente direttiva. Per quanto riguarda le informazioni scambiate, si applicano le norme dell'Unione in materia di protezione dei dati e l'autorità che le riceve è tenuta a rispettare lo stesso livello di riservatezza dell'autorità che le trasmette.

CAPO II

AUTORIZZAZIONE GENERALE

SEZIONE 1

PARTE GENERALE

Articolo 12

Autorizzazione generale per le reti e i servizi di comunicazione elettronica

1.  Gli Stati membri garantiscono la libertà di fornire reti e servizi di comunicazione elettronica, fatte salve le condizioni stabilite nella presente direttiva. A tal fine, gli Stati membri non impediscono alle imprese di fornire reti o servizi di comunicazione elettronica, salvo quando ciò si renda necessario per i motivi di cui all'articolo 52, paragrafo 1, TFUE. L'eventuale limitazione della libertà di fornire reti e servizi di comunicazione elettronica è debitamente motivata ed è comunicata alla Commissione.

2.  La fornitura di reti o di servizi di comunicazione elettronica diversi dai servizi di comunicazione interpersonale indipendenti dal numero può, fatti salvi gli obblighi specifici di cui all'articolo 13, paragrafo 2, o i diritti di uso di cui agli articoli 46 e 94, essere assoggettata soltanto ad un'autorizzazione generale.

3.  Qualora ritenga che l'obbligo di notifica sia giustificato per le imprese soggette a un'autorizzazione generale, lo Stato membro può imporre a tali imprese solo l'obbligo di notifica all'autorità nazionale di regolamentazione o a un'altra autorità competente. Lo Stato membro non può richiedere a tali imprese di ottenere una decisione esplicita o qualunque altro atto amministrativo da parte di tale autorità o di qualsiasi altra autorità prima di esercitare i diritti che derivano dall'autorizzazione generale.

Dopo la notifica ▌, quando richiesta, l'impresa può iniziare la propria attività, se del caso nel rispetto delle disposizioni sui diritti d'uso stabilite a norma della presente direttiva. ▌

4.  La notifica di cui al paragrafo 3 si limita alla dichiarazione, resa all'autorità nazionale di regolamentazione o ad altra autorità competente da una persona fisica o giuridica, dell'intenzione di iniziare la fornitura di reti o di servizi di comunicazione elettronica, nonché alla presentazione delle informazioni strettamente necessarie per consentire al BEREC e a tale autorità di tenere un registro o elenco dei fornitori di reti e di servizi di comunicazione elettronica. Tali informazioni si limitano a quanto segue:

a)  il nome del fornitore;

b)  lo status giuridico, la forma giuridica e il numero di registrazione del fornitore, qualora il fornitore sia registrato nel registro pubblico delle imprese o in un altro registro pubblico analogo nell'Unione;

c)  l'eventuale indirizzo geografico della sede principale del fornitore nell'Unione e delle eventuali sedi secondarie in uno Stato membro;

d)  l'indirizzo del sito web del fornitore, se applicabile, associato alla fornitura di reti o servizi di comunicazione elettronica;

e)  una persona di contatto e suoi recapiti completi;

f)  una breve descrizione delle reti o dei servizi che si intende fornire;

g)  gli Stati membri interessati; e

h)  la data presunta di inizio dell'attività.

Gli Stati membri non impongono obblighi di notifica aggiuntivi o distinti.

Al fine di ravvicinare gli obblighi di notifica, il BEREC pubblica linee guida relative al modello di notifica e mantiene una banca dati dell'Unione delle notifiche trasmesse alle autorità competenti. A tal fine le autorità competenti inoltrano senza indebito ritardo al BEREC, per via elettronica, ciascuna notifica ricevuta. Le notifiche trasmesse alle autorità competenti prima … [due anni dall'entrata in vigore della presente direttiva] sono inoltrate al BEREC entro … [tre anni dall'entrata in vigore della presente direttiva].

Articolo 13

Condizioni apposte all'autorizzazione generale, ai diritti d'uso dello spettro radio e delle risorse di numerazione e obblighi specifici

1.  L'autorizzazione generale per la fornitura di reti o servizi di comunicazione elettronica, i diritti d'uso dello spettro radio e i diritti d'uso delle risorse di numerazione possono essere assoggettati esclusivamente alle condizioni elencate nell'allegato I. Tali condizioni sono non discriminatorie, proporzionate e trasparenti. Nel caso dei diritti d'uso dello spettro radio, tali condizioni ne garantiscono l'uso effettivo ed efficiente e sono conformi agli articoli 45 e 51 mentre, nel caso dei diritti d'uso delle risorse di numerazione, sono conformi all'articolo 94.

2.  Gli obblighi specifici prescritti alle imprese che forniscono reti e servizi di comunicazione elettronica ai sensi dell'articolo 61, paragrafi 1 e 5, e degli articoli 62, 68 e 83 o a quelli designati per la fornitura del servizio universale ai sensi della presente direttiva sono separati, sotto il profilo giuridico, dai diritti e dagli obblighi previsti dall'autorizzazione generale. Per garantire la trasparenza, nell'autorizzazione generale è fatta menzione dei criteri e delle procedure in base ai quali tali obblighi specifici sono prescritti alle singole imprese.

3.  L'autorizzazione generale contiene solo le condizioni specifiche del settore e indicate nelle parti A, B e C dell'allegato I e non riproduce le condizioni che sono imposte alle imprese in virtù di altre normative nazionali.

4.  Nel concedere i diritti d'uso dello spettro radio o delle risorse di numerazione gli Stati membri non ripetono le condizioni dell'autorizzazione generale.

Articolo 14

Dichiarazioni intese ad agevolare l'esercizio dei diritti di installare strutture e dei diritti di interconnessione

Entro una settimana dalla richiesta di un'impresa, le autorità competenti rilasciano dichiarazioni standardizzate che confermano, ove applicabile, che l'impresa ha presentato una notifica ai sensi dell'articolo 12, paragrafo 3. Tali dichiarazioni definiscono le circostanze in cui qualsiasi impresa che fornisca reti o servizi di comunicazione elettronica in forza dell'autorizzazione generale è legittimata a richiedere i diritti di installare strutture, a negoziare l'interconnessione e a ottenere l'accesso e l'interconnessione, allo scopo di agevolare l'esercizio di tali diritti, ad esempio nei confronti di altre istituzioni pubbliche o di altre imprese. Tali dichiarazioni possono eventualmente essere rilasciate automaticamente su ricevimento di una notifica ai sensi dell'articolo 12, paragrafo 3.

SEZIONE 2

DIRITTI E OBBLIGHI DERIVANTI DALL'AUTORIZZAZIONE GENERALE

Articolo 15

Elenco minimo dei diritti derivanti dall'autorizzazione generale

1.  Le imprese soggette all'autorizzazione generale ai sensi dell'articolo 12 hanno il diritto di:

a)  fornire reti e servizi di comunicazione elettronica;

b)  far sì che si esamini la loro domanda per la concessione dei necessari diritti di installare strutture in conformità dell'articolo 43;

c)  utilizzare, fatti salvi gli articoli 13, 46 e 55, lo spettro radio in relazione alle reti e ai servizi di comunicazione elettronica;

d)  far sì che si esamini la loro domanda per la concessione dei necessari diritti d'uso delle ricorse di numerazione conformemente all'articolo 94.

2.  Allorché tali imprese forniscono al pubblico reti o servizi di comunicazione elettronica, l'autorizzazione generale dà loro il diritto di:

a)  negoziare l'interconnessione con altri fornitori di reti pubbliche di comunicazione elettronica o di servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico titolari di un'autorizzazione generale nell'Unione, e ove applicabile ottenerne l'accesso o l'interconnessione in conformità della presente direttiva;

b)  poter essere designate quali fornitori di vari elementi del servizio universale o in diverse parti del territorio nazionale conformemente agli articoli 86 o 87.

Articolo 16

Diritti amministrativi

1.  I diritti amministrativi imposti alle imprese che forniscono reti o servizi di comunicazione elettronica ai sensi dell'autorizzazione generale o che hanno ricevuto una concessione dei diritti d'uso:

a)  coprono, complessivamente, i soli costi amministrativi sostenuti per la gestione, il controllo e l'applicazione del sistema di autorizzazione generale, dei diritti d'uso e degli obblighi specifici di cui all'articolo 13, paragrafo 2, che possono comprendere i costi di cooperazione internazionale, di armonizzazione e di standardizzazione, di analisi di mercato, di sorveglianza del rispetto delle disposizioni e di altri controlli di mercato, nonché di preparazione e di applicazione del diritto derivato e delle decisioni amministrative, quali le decisioni in materia di accesso e interconnessione; e

b)  sono imposti alle singole imprese in modo obiettivo, trasparente e proporzionato, che minimizzi i costi amministrativi aggiuntivi e gli oneri associati.

Gli Stati membri hanno la facoltà di non applicare i diritti amministrativi alle imprese il cui fatturato è inferiore a una determinata soglia o le cui attività non raggiungono una quota minima di mercato o hanno una portata territoriale molto limitata.

2.  Le autorità nazionali di regolamentazione o le altre autorità competenti che impongono il pagamento di diritti amministrativi pubblicano un rendiconto annuo dei propri costi amministrativi e dell'importo complessivo dei diritti riscossi. Ove vi sia una differenza tra l'importo totale dei diritti e i costi amministrativi, vengono apportate opportune rettifiche.

Articolo 17

Separazione contabile e rendiconti finanziari

1.  Gli Stati membri prescrivono alle imprese che forniscono reti pubbliche di comunicazione elettronica o servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico e godono di diritti speciali o esclusivi per la fornitura di servizi in altri settori nello stesso Stato membro o in un altro Stato membro:

a)  di tenere una contabilità separata per le attività attinenti alla fornitura di reti o servizi di comunicazione elettronica nella misura che sarebbe richiesta se dette attività fossero svolte da soggetti con personalità giuridica distinta, onde individuare tutti i fattori di costo e ricavo, congiuntamente alla base del loro calcolo e ai metodi dettagliati di imputazione utilizzati, relativi a tali attività, compresa una ripartizione suddivisa per voci delle immobilizzazioni e dei costi strutturali; oppure

b)  di provvedere a una separazione strutturale per le attività attinenti alla fornitura di reti o servizi di comunicazione elettronica.

Ciascuno Stato membro ha facoltà di non applicare le prescrizioni di cui al primo comma alle imprese il cui fatturato annuo sia inferiore a 50 milioni di euro nelle attività attinenti alla fornitura di reti o servizi di comunicazione elettronica nell'Unione.

2.  Se le imprese che forniscono reti pubbliche di comunicazione elettronica o servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico non sono soggette ai requisiti del diritto delle società e non soddisfano i criteri relativi alle piccole e medie imprese previsti nelle norme contabili del diritto dell'Unione, i loro rendiconti finanziari sono elaborati e presentati a una revisione contabile indipendente e successivamente pubblicati. La revisione è effettuata in conformità delle pertinenti norme dell'Unione e nazionali.

Il primo comma del presente paragrafo si applica anche alla separazione contabile di cui al paragrafo 1, primo comma, lettera a).

SEZIONE 3

MODIFICA E REVOCA

Articolo 18

Modifica dei diritti e degli obblighi

1.  Gli Stati membri garantiscono che i diritti, le condizioni e le procedure relativi alle autorizzazioni generali e ai diritti d'uso dello spettro radio o delle risorse di numerazione o di installare strutture possano essere modificati solo in casi obiettivamente giustificati e in misura proporzionata, tenendo conto, se del caso, delle condizioni specifiche applicabili ai diritti trasferibili d'uso dello spettro radio o delle risorse di numerazione.

2.  Salvo i casi in cui le modifiche proposte sono minime e sono state convenute con il titolare dei diritti o dell'autorizzazione generale, ▌l'intenzione di procedere a simili modifiche è comunicata nel modo appropriato. Ai soggetti interessati, ivi compresi gli utenti e i consumatori. è concesso un periodo di tempo sufficiente affinché possano esprimere la propria posizione al riguardo. Tale periodo, tranne in casi eccezionali, non può essere inferiore a quattro settimane.

Le modifiche sono pubblicate, unitamente ai relativi i motivi.

Articolo 19

Limitazione o revoca dei diritti

1.  Fatto salvo l'articolo 30, paragrafi 5 e 6, gli Stati membri non limitano, né revocano i diritti di installare strutture o i diritti d'uso dello spettro radio o delle risorse di numerazione prima della scadenza del periodo per il quale sono stati concessi, salvo in casi motivati a norma del paragrafo 2 del presente articolo e, ove applicabile, in conformità dell'allegato I e delle pertinenti disposizioni nazionali relative alla compensazione per la revoca dei diritti.

2.  In linea con la necessità di garantire un uso effettivo ed efficiente dello spettro radio o l'attuazione delle misure tecniche di attuazione adottate a norma dell'articolo 4 della decisione n. 676/2002/CE, gli Stati membri possono consentire la limitazione o la revoca dei diritti d'uso dello spettro radio, compresi i diritti di cui all'articolo 49 della presente direttiva, sulla base di procedure previamente disposte e chiaramente definite, nel rispetto dei principi di proporzionalità e non discriminazione. In tali casi, i titolari dei diritti, ove appropriato e in conformità del diritto dell'Unione e delle pertinenti disposizioni nazionali, possono ricevere un'adeguata compensazione.

3.  Una modifica nell'uso dello spettro radio conseguente all'applicazione dell'articolo 45, paragrafo 4 o 5, non costituisce di per sé un motivo per giustificare la revoca di un diritto d'uso dello spettro radio.

4.  L'intenzione di limitare o revocare i diritti a norma dell'autorizzazione generale o i diritti d'uso individuali dello spettro radio o delle risorse di numerazione senza il consenso del titolare dei diritti è soggetta a consultazione ▌ delle parti interessate in conformità dell'articolo 23.

CAPO III

Comunicazione di informazioni, indagini e meccanismo di consultazione

Articolo 20

Richiesta di informazioni alle imprese

1.  Gli Stati membri provvedono affinché le imprese che forniscono reti e servizi di comunicazione elettronica, risorse correlate o servizi correlati forniscano tutte le informazioni, anche di carattere finanziario, necessarie alle autorità nazionali di regolamentazione, alle altre autorità competenti e al BEREC onde assicurare la conformità con le decisioni o opinioni adottate ai sensi della presente direttiva e del regolamento (UE) 2018/… del Parlamento europeo e del Consiglio(47)(48) o con le disposizioni contenute in tali atti. In particolare, le autorità nazionali di regolamentazione e, se necessario per lo svolgimento dei loro compiti, le altre autorità competenti hanno la facoltà di chiedere che tali imprese comunichino informazioni sugli sviluppi previsti a livello di reti o di servizi che potrebbero avere ripercussioni sui servizi all'ingrosso che rendono disponibili ai concorrenti, nonché informazioni sulle reti di comunicazione elettronica e sulle risorse correlate che siano disaggregate a livello locale e sufficientemente dettagliate da consentire la mappatura geografica e la designazione delle aree ai sensi dell'articolo 22. ▌

Qualora le informazioni raccolte in conformità del primo comma non siano sufficienti a consentire alle autorità nazionali di regolamentazione, alle altre autorità competenti e al BEREC di svolgere i propri compiti di regolamentazione ai sensi del diritto dell'Unione, tali informazioni possono essere richieste ad altre imprese competenti attive nel settore delle comunicazioni elettroniche o in settori strettamente collegati.

Le imprese designate come detentrici di un significativo potere sui mercati all'ingrosso possono essere inoltre tenute a presentare dati contabili sui mercati al dettaglio collegati a tali mercati all'ingrosso.

Le autorità nazionali di regolamentazione e le altre autorità competenti possono chiedere informazioni agli sportelli unici istituiti a norma della direttiva 2014/61/UE.

Qualsiasi richiesta di informazioni dev'essere proporzionata rispetto all'assolvimento del compito ed è motivata.

Le imprese forniscono sollecitamente le informazioni richieste, osservando i tempi e il livello di dettaglio richiesti.

2.  Gli Stati membri provvedono affinché le autorità nazionali di regolamentazione e le altre autorità competenti forniscano alla Commissione, su richiesta motivata, le informazioni che le sono necessarie per assolvere i compiti che il TFUE le conferisce. Le informazioni richieste dalla Commissione sono proporzionate rispetto all'assolvimento di tali compiti. Se tali informazioni sono state precedentemente fornite dalle imprese su richiesta dell'autorità, tali imprese ne sono informate. Se necessario, e salvo richiesta contraria, espressa e motivata, dell'autorità che fornisce le informazioni, la Commissione mette le informazioni a disposizione di un'altra autorità analoga di un altro Stato membro.

Fatti salvi i requisiti di cui al paragrafo 3, gli Stati membri assicurano che, su richiesta motivata, le informazioni fornite ad un'autorità possano essere messe a disposizione di un'altra analoga autorità dello stesso Stato membro o di uno Stato membro diverso e del BEREC, ove ciò sia necessario per consentire a tali autorità o al BEREC di assolvere alle responsabilità che incombono loro in base al diritto dell'Unione.

3.  Qualora le informazioni raccolte a norma del paragrafo 1, ivi comprese le informazioni raccolte nel contesto di una mappatura geografica, siano considerate riservate da un'autorità nazionale di regolamentazione o da un'altra autorità competente, in conformità con la normativa dell'Unione e nazionale sulla riservatezza commerciale ▌, la Commissione, il BEREC e qualsiasi altra autorità competente interessata ne garantiscono la riservatezza commerciale. Tale riservatezza non impedisce la condivisione di informazioni tra l'autorità competente, la Commissione, il BEREC e qualsiasi altra autorità competente interessata in tempo utile ai fini dell'esame, del controllo e della sorveglianza dell'applicazione della presente direttiva.

4.  Gli Stati membri provvedono affinché le autorità nazionali di regolamentazione e le altre autorità competenti pubblichino le informazioni che contribuiscono a creare un mercato libero e concorrenziale, nell'osservanza delle norme nazionali che disciplinano l'accesso del pubblico all'informazione e nel rispetto della normativa dell'Unione e nazionale in materia di riservatezza commerciale e protezione dei dati personali.

5.  Le autorità nazionali di regolamentazione e le altre autorità competenti pubblicano le disposizioni relative all'accesso del pubblico alle informazioni di cui al paragrafo 4, comprese le procedure dettagliate per ottenere tale accesso.

Articolo 21

Informazioni richieste in relazione all'autorizzazione generale, ai diritti d'uso e agli obblighi specifici

1.  Fatte salve eventuali informazioni richieste a norma dell'articolo 20 e fatti salvi gli obblighi di informazione e segnalazione periodica stabiliti da normative nazionali diverse dall'autorizzazione generale, le autorità nazionali di regolamentazione e le altre autorità competenti ▌possono imporre alle imprese di fornire informazioni in relazione all'autorizzazione generale, ai diritti d'uso o agli obblighi specifici di cui all'articolo 13, paragrafo 2, che siano proporzionate e oggettivamente giustificate, in particolare:

a)  per verificare, sistematicamente o caso per caso, l'osservanza della condizione 1 della parte A, delle condizioni 2 e 6 della parte D e delle condizioni 2 e 7 della parte E dell'allegato I e l'osservanza degli obblighi specificati all'articolo 13, paragrafo 2;

b)  per verificare caso per caso l'osservanza delle condizioni specificate nell'allegato I a seguito di denuncia o quando l'autorità competente abbia comunque motivo di ritenere che una data condizione non sia stata rispettata o in caso di un'indagine dell'autorità competente di sua iniziativa;

c)  per predisporre procedure e valutare le richieste di concessione dei diritti d'uso;

d)  per pubblicare prospetti comparativi sulla qualità e sui prezzi dei servizi a vantaggio dei consumatori;

e)  per compilare statistiche, relazioni o studi chiaramente definiti;

f)  per effettuare analisi del mercato ai sensi della presente direttiva, compresi i dati sui mercati a valle o al dettaglio associati o connessi a quelli che sono oggetto dell'analisi di mercato;

g)  per salvaguardare l'uso efficiente e garantire la gestione efficace dello spettro radio e delle risorse di numerazione;

h)  per valutare sviluppi futuri a livello di reti e servizi che potrebbero avere ripercussioni sui servizi all'ingrosso resi disponibili ai concorrenti, sulla copertura territoriale, sulla connettività disponibile per gli utenti finali o sulla designazione di aree ▌ ai sensi dell'articolo 22;

i)  per realizzare mappature geografiche;

j)  per rispondere a richieste motivate di informazioni da parte del BEREC.

Nessuna delle informazioni di cui alle lettere a) e b), e da d), a j) del primo comma è richiesta prima dell'accesso al mercato né come condizione necessaria per l'accesso al mercato.

Il BEREC può elaborare modelli per le richieste di informazioni, ove necessario, per facilitare la presentazione consolidata e l'analisi delle informazioni ottenute.

2.  Per quanto riguarda i diritti d'uso dello spettro radio, le informazioni di cui al paragrafo 1 si riferiscono in particolare all'uso effettivo ed efficiente dello spettro radio nonché al rispetto degli eventuali obblighi di copertura e di qualità del servizio connessi ai diritti d'uso dello spettro radio e alla loro verifica.

3.  Quando richiedono informazioni alle imprese ai sensi del paragrafo 1, le autorità nazionali di regolamentazione o le altre autorità competenti sono tenute ad informarle circa l'uso che intendono farne.

4.  Le autorità nazionali di regolamentazione o le altre autorità competenti non ripetono le richieste di informazioni già presentate dal BEREC a norma dell'articolo 30 del regolamento (UE) 2018/…(49) nei casi in cui il BEREC ha reso disponibili a tali autorità le informazioni ricevute.

Articolo 22

Mappatura geografica delle installazioni di rete

1.  Entro … [cinque anni dall'entrata in vigore della presente direttiva] ▌ le autorità nazionali di regolamentazione e/o le altre autorità competenti realizzano una mappatura geografica della portata delle reti di comunicazione elettronica in grado di fornire banda larga ("reti a banda larga") e successivamente provvedono a aggiornare i dati ogni tre anni.

La mappatura geografica include una mappatura della portata geografica corrente delle reti a banda larga ▌ all'interno del loro territorio, secondo quanto necessario per lo svolgimento dei compiti delle autorità nazionali di regolamentazione e/o delle altre autorità competenti ai sensi della presente direttiva e per le indagini richieste per l'applicazione delle norme in materia di aiuti di Stato.

La mappatura geografica può altresì includere una previsione, relativa a un periodo stabilito dall'autorità pertinente, della portata delle reti a banda larga, comprese le reti ad altissima capacità, all'interno del loro territorio.

Tale previsione contiene tutte le informazioni pertinenti, comprese le informazioni sulle installazioni pianificate dalle imprese o dalle autorità pubbliche di reti ad altissima capacità e di importanti aggiornamenti o estensioni delle reti ▌ a una velocità di download di almeno 100 Mbps. A tal fine, le autorità nazionali di regolamentazione e/o le altre autorità competenti chiedono alle imprese e alle autorità pubbliche di fornire tali informazioni nella misura in cui sono disponibili e possono essere fornite senza eccessive difficoltà.

L'autorità nazionale di regolamentazione decide, in relazione ai compiti specificamente attribuitile ai sensi della presente direttiva, la misura in cui è opportuno avvalersi, in tutto o in parte, delle informazioni raccolte nell'ambito di tale previsione.

Se l'autorità nazionale di regolamentazione non realizza una mappatura geografica, questa è effettuata in collaborazione con tale autorità nella misura in cui può essere rilevante per i suoi compiti.

Le informazioni raccolte nella mappatura geografica presentano un livello di dettaglio locale appropriato, comprendono informazioni sufficienti sulla qualità del servizio e dei parametri e sono trattate conformemente all'articolo 20, paragrafo 3.

2.  Le autorità nazionali di regolamentazione e/o le altre autorità competenti possono designare ▌ un'area con confini territoriali netti in cui, sulla base delle informazioni raccolte e dell'eventuale previsione preparata a norma del paragrafo 1, è accertato che, per la durata del periodo di riferimento delle previsioni ▌ , nessuna impresa o autorità pubblica ha installato o intende installare una rete ad altissima capacità o realizzare sulla sua rete importanti aggiornamenti o estensioni che garantiscano prestazioni pari a una velocità di download di almeno 100 Mbps ▌. Le autorità nazionali di regolamentazione e/o le altre autorità competenti rendono note le aree ▌ designate.

3.  Nell'ambito dell'area ▌ designata le autorità pertinenti possono invitare le imprese e le autorità pubbliche a dichiarare l'intenzione di installare reti ad altissima capacità per la durata del periodo di riferimento delle previsioni. Qualora, a seguito di tale invito, un'impresa o un'autorità pubblica dichiari l'intenzione di agire in questo senso, l'autorità pertinente può chiedere ad altre imprese e autorità pubbliche di dichiarare l'eventuale intenzione di installare reti ad altissima capacità o di realizzare sulla sua rete importanti aggiornamenti o estensioni che garantiscano prestazioni pari a una velocità di download di almeno 100 Mbps nella medesima area. L'autorità pertinente specifica le informazioni da includere in tali comunicazioni, al fine di garantire almeno un livello di dettaglio analogo a quello preso in considerazione in un'eventuale previsione ai sensi del paragrafo 1. Essa inoltre fa sapere alle imprese o alle autorità pubbliche che manifestano interesse se l'area ▌ designata è coperta o sarà presumibilmente coperta da una rete d'accesso di prossima generazione con velocità di download inferiore a 100 Mbps sulla base delle informazioni raccolte a norma del paragrafo 1.

4.  Le misure a norma del paragrafo 3 sono adottate secondo una procedura efficace, obiettiva, trasparente e non discriminatoria in cui nessuna impresa è esclusa a priori. ▌

5.  Gli Stati membri provvedono affinché le autorità nazionali di regolamentazione o le altre autorità competenti, le autorità locali, regionali e nazionali responsabili dell'assegnazione dei fondi pubblici per l'installazione di reti di comunicazione elettronica, per l'elaborazione di piani nazionali per la banda larga, per la definizione degli obblighi di copertura connessi ai diritti d'uso dello spettro radio e per la verifica della disponibilità di servizi rientranti nell'obbligo di servizio universale nel loro territorio tengano conto dei risultati della mappatura geografica e ▌ di eventuali aree designate conformemente ai paragrafi 1, 2 e 3.

Gli Stati membri provvedono affinché le autorità nazionali che realizzano la mappatura geografica forniscano tali risultati all'autorità ricevente, a condizione che questa assicuri lo stesso livello di riservatezza e di protezione dei segreti commerciali garantito dall'autorità da cui provengono le informazioni, e informino le parti che hanno fornito le informazioni. Tali risultati sono resi disponibili anche al BEREC e alla Commissione, su loro richiesta e alle stesse condizioni.

6.  Se le informazioni pertinenti non sono disponibili sul mercato, le autorità competenti provvedono affinché i dati scaturiti dalle mappature geografiche e non soggetti alla riservatezza commerciale siano direttamente accessibili conformemente alla direttiva 2003/98/CE per consentirne il riutilizzo. Qualora tali strumenti non siano disponibili sul mercato, esse mettono a disposizione anche strumenti di informazione che consentano agli utenti finali di determinare la disponibilità di connettività nelle diverse aree, con un livello di dettaglio utile a giustificare la loro scelta ▌di operatore o fornitore del servizio.

7.  Al fine di contribuire all'applicazione uniforme della mappatura geografica e delle previsioni, il BEREC, consultate le parti interessate e in stretta collaborazione con la Commissione e le pertinenti autorità nazionali, formula entro il [18 mesi dalla data di entrata in vigore della presente direttiva] linee guida per assistere le autorità nazionali di regolamentazione e/o le altre autorità competenti nell'assolvimento uniforme degli obblighi loro imposti dal presente articolo.

Articolo 23

Meccanismo di consultazione e di trasparenza

1.  Fatti salvi i casi che rientrano nell'ambito di applicazione dell'articolo 26 o 27 o dell'articolo 32, paragrafo 10, gli Stati membri provvedono affinché le autorità nazionali di regolamentazione o le altre autorità competenti, quando intendono adottare misure in applicazione della presente direttiva o quando intendono imporre limitazioni conformemente all'articolo 45, paragrafi 4 e 5, che abbiano un impatto significativo sul mercato rilevante, diano alle parti interessate la possibilità di presentare le proprie osservazioni sul progetto di misura entro un termine ragionevole tenendo conto della complessità della questione e, salvo circostanze eccezionali, in ogni caso non inferiore a 30 giorni.

2.  Ai fini dell'articolo 35, le autorità competenti informano il gruppo "Politica dello spettro radio" al momento della pubblicazione di ogni progetto di misure che rientra nell'ambito della procedura di selezione competitiva o comparativa ai sensi dell'articolo 55, paragrafo 2, e che riguarda l'uso dello spettro radio per cui sono state fissate le condizioni armonizzate mediante misure tecniche di attuazione adottate in conformità della decisione n. 676/2002/CE al fine di consentirne l’utilizzo per reti e servizi di comunicazione elettronica a banda larga senza fili ("reti e servizi a banda larga senza fili").

3.  Le autorità nazionali di regolamentazione e le altre autorità competenti rendono pubbliche le procedure che applicano ai fini della consultazione.

Gli Stati membri garantiscono la creazione di un punto informativo unico attraverso il quale si possa accedere a tutte le consultazioni in corso.

4.  I risultati della procedura di consultazione sono resi pubblicamente disponibili, salvo in caso di informazioni riservate, in conformità delle norme dell'Unione e nazionali sulla riservatezza commerciale.

Articolo 24

Consultazione dei soggetti interessati

1.  Gli Stati membri provvedono, ove opportuno, affinché le autorità competenti in coordinamento, se del caso, con le autorità nazionali di regolamentazione tengano conto del parere degli utenti finali, in particolare dei consumatori e degli ▌ utenti finali con disabilità, dei fabbricanti e delle imprese che forniscono reti o servizi di comunicazione elettronica nelle questioni attinenti a tutti i diritti degli utenti finali e dei consumatori, compresi un accesso e una scelta equivalenti per gli utenti finali con disabilità, in materia di servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico, in particolare quando hanno un impatto significativo sul mercato.

Gli Stati membri provvedono affinché le autorità competenti in coordinamento, se del caso, con le autorità nazionali di regolamentazione istituiscano un meccanismo di consultazione, accessibile per gli utenti finali con disabilità, in grado di assicurare che, al momento di decidere sulle questioni attinenti ai diritti degli utenti finali e dei consumatori in materia di servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico, si tenga adeguatamente conto degli interessi dei consumatori nelle comunicazioni elettroniche.

2.  Le parti interessate possono mettere a punto, sotto la direzione delle autorità competenti in coordinamento, se del caso, con le autorità nazionali di regolamentazione, meccanismi che associno consumatori, gruppi di utenti e fornitori di servizi per migliorare la qualità generale delle prestazioni, fra l'altro elaborando codici di condotta e norme di funzionamento e controllandone l'applicazione.

3.  Fatte salve le disposizioni nazionali conformi al diritto dell'Unione finalizzate alla promozione degli obiettivi della politica culturale e dei media, quali ad esempio la diversità culturale e linguistica e il pluralismo dei media, le autorità competenti in coordinamento, se del caso, con le autorità nazionali di regolamentazione ▌ possono promuovere la cooperazione tra imprese che forniscono reti o servizi di comunicazione elettronica e i settori interessati alla promozione di contenuti legittimi su tali reti e servizi. Tale cooperazione può includere il coordinamento delle informazioni di pubblico interesse da fornire a norma dell'articolo 103, paragrafo 4.

Articolo 25

Risoluzione extragiudiziale delle controversie

1.  Gli Stati membri provvedono affinché nell'elenco di cui all'articolo 20, paragrafo 2, della direttiva 2013/11/UE sia inserita, in qualità di organismo di risoluzione alternativa delle controversie, l'autorità nazionale di regolamentazione o un'altra autorità competente responsabile dell'applicazione degli articoli da 102 a 107 e dell'articolo 115 della presente direttiva o almeno un organo indipendente con comprovata competenza nell'applicazione di tali articoli, perché risolva le controversie tra fornitori e consumatori derivanti dalla presente direttiva e relative all'esecuzione dei contratti. Gli Stati membri possono estendere l'accesso alle procedure di risoluzione alternativa delle controversie offerte da tale autorità o organismo a ▌utenti finali diversi dai consumatori, in particolare le microimprese e le piccole imprese.

2.  Fatta salva la direttiva 2013/11/UE, se in tali controversie sono coinvolti soggetti di Stati membri diversi, gli Stati membri coordinano i loro sforzi per pervenire a una risoluzione della controversia.

Articolo 26

Risoluzione delle controversie tra imprese

1.  Qualora insorga una controversia in merito agli obblighi esistenti derivanti dalla presente direttiva, tra i fornitori di reti o servizi di comunicazione elettronica in uno Stato membro, o tra tali imprese e altre imprese nello Stato membro che beneficiano di obblighi in materia di accesso o di interconnessione o tra i fornitori di reti o servizi di comunicazione elettronica in uno Stato membro e i fornitori di risorse correlate, a richiesta di una delle parti e fatto salvo il paragrafo 2, l'autorità nazionale di regolamentazione interessata emette quanto prima, sulla base di procedure chiare ed efficienti e comunque entro un termine di quattro mesi salvo casi eccezionali, una decisione vincolante che risolva la controversia. Gli Stati membri interessati esigono che tutte le parti prestino piena cooperazione all'autorità nazionale di regolamentazione.

2.  Gli Stati membri possono disporre che le autorità nazionali di regolamentazione rinuncino a risolvere una controversia laddove esistano altri meccanismi, tra cui la mediazione, che contribuirebbero meglio e tempestivamente alla risoluzione della controversia, conformemente gli obiettivi indicati all'articolo 3. Le autorità nazionali di regolamentazione ne informano quanto prima le parti. Se dopo quattro mesi la controversia non è risolta e se la parte che chiede il risarcimento non ha adito un organo giurisdizionale, l'autorità nazionale di regolamentazione emette, a richiesta di una delle parti, una decisione vincolante volta a risolvere il più presto possibile la controversia e in ogni caso entro quattro mesi.

3.  Nella risoluzione delle controversie l'autorità nazionale di regolamentazione adotta decisioni al fine di perseguire gli obiettivi di cui all'articolo 3. Gli obblighi che possono essere imposti a un'impresa dall'autorità nazionale di regolamentazione nel quadro della risoluzione di una controversia devono essere conformi alla presente direttiva.

4.  La decisione dell'autorità nazionale di regolamentazione è resa pubblica nel rispetto dei requisiti in materia di riservatezza commerciale. L'autorità nazionale di regolamentazione fornisce alle parti interessate una motivazione esauriente su cui è basata la decisione.

5.  La procedura di cui ai paragrafi 1, 3 e 4 non preclude alle parti la possibilità di adire un organo giurisdizionale.

Articolo 27

Risoluzione delle controversie transnazionali

1.  Qualora tra imprese stabilite in Stati membri diversi sorga una controversia nell'ambito di applicazione della presente direttiva, si applicano i paragrafi 2, 3 e 4 del presente articolo. Tali disposizioni non si applicano alle controversie relative al coordinamento dello spettro radio di cui all'articolo 28.

2.  Le parti possono investire della controversia l'autorità nazionale o le autorità nazionali di regolamentazione competenti interessate. Se la disputa influenza gli scambi commerciali tra Stati membri, la o le competenti autorità nazionali notificano la controversia al BEREC in modo da pervenire a una risoluzione coerente ▌della controversia, secondo gli obiettivi indicati dall'articolo 3.

3.  Qualora tale notifica sia stata effettuata, il BEREC emette un parere con cui invita l'autorità nazionale o le autorità nazionali di regolamentazione interessate ad adottare provvedimenti specifici al fine di risolvere la controversia o di astenersi dall'agire, nel più breve tempo possibile, e in ogni caso entro quattro mesi salvo in circostanze eccezionali.

4.  L'autorità nazionale o le autorità nazionali di regolamentazione interessate attendono il parere del BEREC prima di adottare provvedimenti per risolvere la controversia. In circostanze eccezionali, ove vi sia la necessità urgente di agire per salvaguardare la concorrenza o proteggere gli interessi degli utenti finali, le competenti autorità nazionali di regolamentazione possono, su richiesta delle parti o di propria iniziativa, adottare provvedimenti provvisori.

5.  Ogni obbligo imposto a un'impresa dall'autorità nazionale di regolamentazione nell'ambito della composizione della controversia è conforme alla presente direttiva, tiene nella massima considerazione il parere emesso dal BEREC ed è adottato entro un mese da tale parere.

6.  La procedura di cui al paragrafo 2 non preclude alle parti la possibilità di adire un organo giurisdizionale.

Articolo 28

Coordinamento dello spettro radio tra gli Stati membri

1.  Gli Stati membri e le loro autorità competenti assicurano che l'uso dello spettro radio sia organizzato sul loro territorio in modo che a nessun altro Stato membro sia impedito di autorizzare sul proprio territorio l'uso di spettro radio armonizzato, in conformità del diritto dell'Unione, soprattutto a causa di interferenze transfrontaliere dannose tra Stati membri.

Gli Stati membri adottano tutte le misure necessarie a tal fine, fatti salvi gli obblighi che sono tenuti a rispettare in virtù del diritto internazionale e degli accordi internazionali pertinenti, come il regolamento delle radiocomunicazioni dell'UIT e gli accordi regionali in materia di radiocomunicazioni dell'UIT.

2.  Gli Stati membri cooperano tra loro e, se del caso, nell'ambito del gruppo "Politica dello spettro radio" ▌ai fini del coordinamento transfrontaliero dell'uso dello spettro radio per:

a)  garantire l'osservanza del paragrafo 1;

b)  risolvere eventuali problemi o controversie in relazione al coordinamento transfrontaliero o alle interferenze dannose transfrontaliere tra Stati membri e con paesi terzi che impediscono agli Stati membri l'uso dello spettro radio armonizzato sul proprio territorio.

3.  Al fine di garantire la conformità con il paragrafo 1, qualsiasi Stato membro interessato ▌ può chiedere al gruppo "Politica dello spettro radio" di mettere a disposizione i suoi buoni uffici per affrontare eventuali problemi o controversie in relazione al coordinamento transfrontaliero o alle interferenze dannose transfrontaliere. Se del caso, il gruppo "Politica dello spettro radio" può emettere un parere in cui propone una soluzione coordinata relativamente a tali problemi o controversie.

4.  Qualora le azioni di cui al paragrafo 2 o 3 non abbiano risolto i problemi o le controversie, e su richiesta di qualsiasi Stato membro interessato ▌, la Commissione, tenendo nella massima considerazione eventuali pareri del gruppo "Politica dello spettro radio" che raccomandino una soluzione coordinata ai sensi del paragrafo 3, può adottare, mediante atti di esecuzione, decisioni rivolte agli Stati membri interessati dal problema dell'interferenza dannosa non risolta per risolvere il problema delle interferenze dannose transfrontaliere fra due o più Stati membri che impediscono loro di utilizzare lo spettro radio armonizzato nel rispettivo territorio.

Tali atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura d'esame di cui all'articolo 118, paragrafo 4.

5.  L'Unione, su richiesta di qualsiasi Stato membro interessato, fornisce sostegno giuridico, politico e tecnico per risolvere i problemi inerenti al coordinamento dello spettro radio con i paesi limitrofi dell'Unione, compresi i paesi candidati e in via di adesione, in modo tale che gli Stati membri in questione possano rispettare gli obblighi loro incombenti in base al diritto dell'Unione. Nel fornire tale assistenza, l'Unione promuove l'attuazione delle politiche dell'Unione.

TITOLO III

ATTUAZIONE

Articolo 29

Sanzioni

1.  Gli Stati membri adottano le disposizioni sulle sanzioni, comprese, ove necessario, le sanzioni pecuniarie e le sanzioni predeterminate o periodiche di natura non penale, applicabili alla violazione della normativa nazionale adottata in attuazione della presente direttiva o di eventuali decisioni ▌vincolanti adottate dalla Commissione, dall'autorità nazionale di regolamentazione o da un'altra autorità competente in attuazione della presente direttiva e prendono tutte le misure necessarie per garantirne l'applicazione. Entro i limiti del diritto ▌ nazionale, le autorità nazionali di regolamentazione e le altre autorità competenti hanno il potere di imporre dette sanzioni. Le sanzioni previste sono appropriate, effettive, proporzionate e dissuasive. ▌

2.  Gli Stati membri prevedono sanzioni nel contesto della procedura di cui all'articolo 22, paragrafo 3, solo se un'impresa o un'autorità pubblica ha fornito, deliberatamente o per negligenza grave, informazioni fuorvianti, errate o incomplete.

Nel determinare l'importo delle sanzioni pecuniarie o delle sanzioni periodiche imposte a un'impresa o a un'autorità pubblica per aver fornito, deliberatamente o per negligenza grave, informazioni fuorvianti, errate o incomplete nel contesto della procedura di cui all'articolo 22, paragrafo 3, si considera tra le altre cose se la condotta dell'impresa o dell'autorità pubblica abbia avuto un impatto negativo sulla concorrenza e in particolare se, contrariamente alle informazioni originariamente fornite o a eventuali aggiornamenti delle stesse, l'impresa o l'autorità pubblica ha installato, esteso o aggiornato una rete o non ha installato una rete e non ha fornito una giustificazione oggettiva per tale modifica nei suoi piani.

Articolo 30

Osservanza delle condizioni cui sono subordinati l'autorizzazione generale e i diritti d'uso dello spettro radio e delle risorse di numerazione e conformità a obblighi specifici

1.  Gli Stati membri provvedono affinché le rispettive autorità competenti sorveglino e controllino il rispetto delle condizioni dell'autorizzazione generale o dei diritti d'uso dello spettro radio e delle risorse di numerazione, degli obblighi specifici di cui all'articolo 13, paragrafo 2 e dell'obbligo di utilizzare lo spettro in modo effettivo ed efficiente in conformità dell'articolo 4, dell'articolo 45, paragrafo 1, e dell'articolo 47.

Le autorità competenti hanno la facoltà di chiedere alle imprese soggette all'autorizzazione generale o beneficiarie dei diritti d'uso dello spettro radio o delle risorse di numerazione di comunicare, a norma dell'articolo 21, tutte le informazioni necessarie per verificare il rispetto delle condizioni dell'autorizzazione generale o dei diritti d'uso dello spettro radio e delle risorse di numerazione o degli obblighi specifici di cui all'articolo 13, paragrafo 2 o all'articolo 47.

2.  L'autorità competente che accerti l'inosservanza da parte di un'impresa di una o più condizioni dell'autorizzazione generale, dei diritti d'uso dello spettro radio e delle risorse di numerazione o degli obblighi specifici di cui all'articolo 13, paragrafo 2, notifica all'impresa quanto accertato, offrendole la possibilità di esprimere osservazioni entro un termine ragionevole.

3.  L'autorità competente ha facoltà di imporre la cessazione della violazione di cui al paragrafo 2 immediatamente oppure entro un termine ragionevole e adotta misure adeguate e proporzionate volte ad assicurare l'osservanza.

A tale riguardo, gli Stati membri autorizzano le autorità competenti a imporre:

a)  se del caso, sanzioni pecuniarie dissuasive, che possono includere sanzioni periodiche con effetto retroattivo; e

b)  ingiunzioni di cessare o ritardare la fornitura di un servizio o di un pacchetto di servizi che, se continuasse, ▌ comporterebbe un notevole svantaggio concorrenziale, finché non siano soddisfatti gli obblighi in materia di accesso imposti in seguito ad un'analisi di mercato effettuata ai sensi dell'articolo 67.

Le autorità competenti comunicano tempestivamente le misure e le relative motivazioni all'impresa interessata e stabiliscono un periodo ragionevole di tempo entro il quale l'impresa deve rispettare le misure.

4.  In deroga ai paragrafi 2 e 3 del presente articolo, gli Stati membri autorizzano l'autorità competente a imporre, se del caso, sanzioni pecuniarie alle imprese che non forniscono le informazioni dovute ai sensi dell'articolo 21, paragrafo 1, primo comma, lettere a) o b), e dell'articolo 69 entro una scadenza ragionevole fissata dall'autorità ▌ competente.

5.  In caso di violazione grave o violazioni ripetute delle condizioni dell'autorizzazione generale o dei diritti d'uso dello spettro radio e delle risorse di numerazione o degli obblighi specifici di cui all'articolo 13, paragrafo 2 o all'articolo 47, paragrafo 1 o 2, e le misure volte ad assicurare il loro rispetto, di cui al paragrafo 3 del presente articolo, si siano rivelate inefficaci, gli Stati membri autorizzano le ▌ autorità competenti a impedire a un'impresa di continuare a fornire reti o servizi di comunicazione elettronica o sospendere o ritirare tali diritti d'uso. Gli Stati membri autorizzano l'autorità competente a imporre sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive. Dette sanzioni possono essere applicate per coprire la durata di qualsiasi violazione, anche nel caso in cui questa sia stata successivamente rimossa.

6.  In deroga ai paragrafi 2, 3 e 5 del presente articolo, l'autorità competente può adottare misure provvisorie urgenti per porre rimedio alla situazione prima di adottare una decisione definitiva qualora abbia prova della violazione delle condizioni dell'autorizzazione generale, dei diritti d'uso dello spettro radio e delle risorse di numerazione o degli obblighi specifici di cui all'articolo 13, paragrafo 2 o all'articolo 47, paragrafo 1 o 2 , che comporti un rischio grave e immediato per la sicurezza pubblica, l'incolumità pubblica o la salute pubblica, o rischi di creare gravi problemi economici od operativi ad altri fornitori o utenti di reti o di servizi di comunicazione elettronica o ad altri utenti dello spettro radio, . L'autorità competente offre all'impresa interessata un'adeguata possibilità di esprimere osservazioni e di proporre le soluzioni opportune. Se del caso, l'autorità competente può confermare le misure provvisorie, che sono valide per un massimo di tre mesi, ma che possono, nei casi in cui le procedure di attuazione non sono state completate, essere prolungate per un periodo ulteriore di massimo tre mesi.

7.  Le imprese hanno diritto di ricorrere secondo la procedura di cui all'articolo 31contro le misure adottate ai sensi del presente articolo.

Articolo 31

Diritto di ricorso

1.  Gli Stati membri prevedono, a livello nazionale, meccanismi efficienti che permettano a qualunque utente e a qualunque impresa che fornisce reti ▌o servizi di comunicazione elettronica o risorse correlate, che siano interessati dalla decisione di una autorità competente, di ricorrere contro detta decisione dinanzi a un organo di ricorso, ▌ indipendente dalle parti coinvolte e da qualsiasi intervento esterno o pressione politica che possa comprometterne l'imparzialità di giudizio nelle questioni che è chiamato a dirimere. Tale organo, che può essere un organo giurisdizionale, è in possesso di competenze adeguate tali da consentirgli di assolvere le sue funzioni in maniera efficace. Gli Stati membri garantiscono che il merito del caso sia tenuto in debita considerazione.

In attesa dell'esito del ricorso, resta in vigore la decisione dell'autorità competente, a meno che non siano concesse misure provvisorie conformemente al diritto nazionale.

2.  Le decisioni degli organi competenti a conoscere dei ricorsi, di cui al paragrafo 1 del presente articolo, che non siano di natura giurisdizionale sono sempre motivate per iscritto. In tal caso, inoltre, le decisioni sono impugnabili dinanzi a una giurisdizione ai sensi dell'articolo 267 TFUE.

Gli Stati membri provvedono affinché il meccanismo di ricorso sia efficace.

3.  Gli Stati membri raccolgono informazioni sull'argomento generale dei ricorsi, sul numero di richieste di ricorso, sulla durata delle procedure di ricorso e sul numero di decisioni di concedere misure provvisorie. Gli Stati membri forniscono tali informazioni e comunicano le decisioni o le sentenze alla Commissione e al BEREC su loro richiesta motivata.

TITOLO IV

PROCEDURE RELATIVE AL MERCATO INTERNO

CAPO I

Articolo 32

Consolidamento del mercato interno delle comunicazioni elettroniche

1.  Le autorità nazionali di regolamentazione, nello svolgimento dei compiti indicati nella presente direttiva, tengono nella massima considerazione gli obiettivi di cui all'articolo 3.

2.  Le autorità nazionali di regolamentazione contribuiscono allo sviluppo del mercato interno lavorando insieme e con la Commissione e con il BEREC in modo trasparente al fine di assicurare la piena applicazione, in tutti gli Stati membri, della presente direttiva. A tale scopo lavorano in particolare con la Commissione e il BEREC per individuare i tipi di strumenti e le soluzioni più adeguate da utilizzare nell'affrontare determinati tipi di situazioni nel contesto del mercato.

3.  Salvo ove diversamente previsto nelle raccomandazioni o nelle linee guida adottati a norma dell'articolo 34 al termine della consultazione pubblica, se richiesta ai sensi dell'articolo 23, un'autorità di regolamentazione nazionale, qualora intenda adottare una misura che:

a)  rientri nell'ambito di applicazione degli articoli 61, 64, 67, 68 o 83; e

b)  influenzi gli scambi tra Stati membri;

pubblica il progetto di misura e lo comunica contemporaneamente alla Commissione, al BEREC e alle autorità nazionali di regolamentazione di altri Stati membri, insieme alla motivazione della misura, nel rispetto dell'articolo 20, paragrafo 3▌. Le autorità nazionali di regolamentazione, il BEREC e la Commissione possono presentare osservazioni sul progetto di misura entro un mese. Il periodo di un mese non può essere prorogato.

4.  Il progetto di misura di cui al paragrafo 3 del presente articolo non può essere adottato per ulteriori due mesi, se tale misura mira a:

a)  identificare un mercato rilevante differente da quelli previsti dalla raccomandazione di cui all'articolo 64, paragrafo 1; oppure

b)  designare un'impresa come detentrice, individualmente o congiuntamente ad altre, di un significativo potere di mercato, ai sensi dell'articolo 67, paragrafi 3 o 4;

e se influenza gli scambi commerciali tra Stati membri e la Commissione ha indicato all'autorità nazionale di regolamentazione che il progetto di misura creerebbe una barriera al mercato interno o dubita seriamente della sua compatibilità con il diritto dell'Unione e in particolare con gli obiettivi di cui all'articolo 3. Tale periodo di due mesi non può essere prolungato. La Commissione informa in tal caso il BEREC e le autorità nazionali di regolamentazione delle sue riserve e contemporaneamente le rende pubbliche.

5.  Il BEREC pubblica un parere sulle riserve della Commissione di cui al paragrafo 4, indicando se ritiene che il progetto di misura debba essere mantenuto, modificato o ritirato e, se del caso, avanza a tal fine proposte specifiche.

6.  Entro i due mesi di cui al paragrafo 4 la Commissione può:

a)  adottare una decisione con cui si richiede all'autorità nazionale di regolamentazione interessata di ritirare il progetto di misura; o

b)  adottare una decisione in cui scioglie le riserve di cui al paragrafo 4.

Prima di adottare una decisione, la Commissione considera con la massima attenzione il parere del BEREC.

Le decisioni di cui alla lettera a) del primo comma sono accompagnate da un'analisi dettagliata e obiettiva dei motivi per i quali la Commissione considera che il progetto di misura non debba essere adottato, congiuntamente a proposte specifiche volte a modificarlo.

7.  Se la Commissione ha adottato una decisione conformemente al paragrafo 6, primo comma, lettera a), del presente articolo che impone all'autorità nazionale di regolamentazione di ritirare un progetto di misura, l'autorità nazionale di regolamentazione lo modifica o lo ritira entro sei mesi dalla data della decisione della Commissione. Se il progetto di misura è modificato, l'autorità nazionale di regolamentazione avvia una consultazione pubblica in conformità dell'articolo 23 e notifica il progetto di misura modificato alla Commissione conformemente al paragrafo 3 del presente articolo.

8.  L'autorità nazionale di regolamentazione interessata tiene nella massima considerazione le osservazioni delle altre autorità nazionali di regolamentazione, del BEREC e della Commissione e può, salvo nei casi di cui al paragrafo 4 e al paragrafo 6, lettera a), adottare il progetto di misura risultante e, in tal caso, lo comunica alla Commissione.

9.  L'autorità nazionale di regolamentazione comunica alla Commissione e al BEREC tutte le misure finali adottate che rientrano nel paragrafo 3, lettere a) e b).

10.  In circostanze straordinarie l'autorità nazionale di regolamentazione, ove ritenga che sussistano urgenti motivi di agire onde salvaguardare la concorrenza e tutelare gli interessi degli utenti, in deroga alla procedura di cui ai paragrafi 3 e 4, può adottare immediatamente adeguate misure temporanee. Essa comunica senza indugio tali misure, esaurientemente motivate, alla Commissione, all'altra autorità nazionale di regolamentazione e al BEREC. La decisione dell'autorità nazionale di regolamentazione di rendere tali misure permanenti o di estenderne il periodo di applicazione è soggetta ai paragrafi 3 e 4.

11.  Un'autorità nazionale di regolamentazione può ritirare un progetto di misura in qualsiasi momento.

Articolo 33

Procedura per la coerente applicazione delle misure correttive

1.  Quando la misura prevista di cui all'articolo 32, paragrafo 3, mira ad imporre, modificare o revocare un obbligo imposto a un'impresa in applicazione dell'articolo 61 o 67, in combinato disposto con gli articoli ▌ da 69 a 76 e l'articolo 83, la Commissione, entro il termine di un mese di cui all'articolo 32, paragrafo 3, può notificare all'autorità nazionale di regolamentazione interessata e al BEREC i motivi per cui ritiene che il progetto di misura crei un ostacolo al mercato interno o che dubita seriamente della sua compatibilità con il diritto dell'Unione. In tal caso, l'adozione del progetto di misura viene ulteriormente sospesa per i tre mesi successivi alla notifica della Commissione.

In assenza di una notifica in tal senso, l'autorità nazionale di regolamentazione interessata può adottare il progetto di misura, tenendo nella massima considerazione le osservazioni formulate dalla Commissione, dal BEREC o da un'altra autorità nazionale di regolamentazione.

2.  Nel periodo di tre mesi di cui al paragrafo 1 del presente articolo, la Commissione, il BEREC e l'autorità nazionale di regolamentazione interessata cooperano strettamente allo scopo di individuare la misura più idonea ed efficace alla luce degli obiettivi stabiliti all'articolo 3, tenendo debitamente conto del parere dei soggetti partecipanti al mercato e della necessità di garantire una pratica regolamentare coerente.

3.  Entro sei settimane dall'inizio del periodo di tre mesi di cui al paragrafo 1, il BEREC ▌ esprime un parere sulla notifica della Commissione di cui al paragrafo 1, indicando se ritiene che il progetto di misura debba essere modificato o ritirato e, se del caso, avanza a tal fine proposte specifiche. Il parere è motivato e reso pubblico.

4.  Se nel proprio parere condivide i seri dubbi della Commissione, il BEREC coopera strettamente con l'autorità nazionale di regolamentazione interessata allo scopo di individuare la misura più idonea ed efficace. Prima della fine del trimestre di cui al paragrafo 1, l'autorità nazionale di regolamentazione può:

a)  modificare o ritirare il suo progetto di misura tenendo nella massima considerazione la notifica della Commissione di cui al paragrafo 1 nonché il parere del BEREC; o

b)  mantenere il suo progetto di misura.

5.  Entro un mese dalla fine del trimestre di cui al paragrafo 1 e tenendo nella massima considerazione l'eventuale parere del BEREC, la Commissione può:

a)  formulare una raccomandazione in cui si chiede all'autorità nazionale di regolamentazione interessata di modificare o ritirare il progetto di misura, include