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Procedura : 2018/2101(INI)
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Ciclo del documento : A8-0424/2018

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A8-0424/2018

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PV 15/01/2019 - 14
CRE 15/01/2019 - 14

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PV 16/01/2019 - 21.6
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P8_TA(2019)0029

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Mercoledì 16 gennaio 2019 - Strasburgo Edizione provvisoria
Relazione annuale 2017 della BCE
P8_TA-PROV(2019)0029A8-0424/2018

Risoluzione del Parlamento europeo del 16 gennaio 2019 sul rapporto annuale della BCE per il 2017 (2018/2101(INI))

Il Parlamento europeo,

–  vista la sua risoluzione del 6 febbraio 2018 sulla relazione annuale della Banca centrale europea per il 2016(1),

–  visto il rapporto annuale della Banca centrale europea (BCE) per il 2017,

–  visto lo statuto del Sistema europeo di banche centrali (SEBC) e della Banca centrale europea, in particolare gli articoli 2, 3, 7, 10.2, 15, 21, 32.5 e 33.1,

–  visti gli articoli 129, paragrafo 3, 130, 138, paragrafo 2, 282, paragrafi 2 e 3, 283, paragrafo 2, e 284, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visto il discorso pronunciato il 19 giugno 2018 a Sintra dal Presidente della BCE Mario Draghi,

–  visto il numero 5/2018 del Bollettino economico della BCE,

–  visto l'articolo 11 del regolamento (CE) n. 974/98 del Consiglio, del 3 maggio 1998, relativo all'introduzione dell'euro(2),

–  visto l'articolo 128, paragrafo 1, TFUE, sul corso legale dell'euro,

–  visto il riscontro ai contributi forniti dal Parlamento nell'ambito della sua risoluzione sulla relazione annuale della BCE per il 2016,

–  vista la relazione economica annuale 2017 della Banca dei regolamenti internazionali (BRI),

–  viste la relazione del Comitato europeo per il rischio sistemico (CERS) dal titolo "Vulnerabilities in the EU residential real estate sector" (Vulnerabilità nell'UE nel settore immobiliare residenziale), del novembre 2016, e le accluse avvertenze specifiche per paese formulate per otto Stati membri,

–  visto l'articolo 132, paragrafo 1, del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A8-0424/2018),

A.  considerando che l'euro resta saldamente la seconda valuta più importante nel sistema monetario internazionale; che nel 2017 l'euro ha avuto un forte sostegno popolare, con quasi tre quarti degli interpellati nella zona euro a favore della moneta unica (73 %), che è il punteggio più alto mai raggiunto dall'autunno del 2004;

B.  considerando che, secondo le previsioni di estate 2018 della Commissione, il PIL dell'UE e della zona euro è cresciuto del 2,4 % nel 2017, superando gli Stati Uniti; che, secondo le stesse previsioni, nel 2018 e nel 2019 il PIL dovrebbe aumentare rispettivamente del 2,1 % e del 2,0 %;

C.  considerando che nel 2018 i più recenti dati economici riflettono un certo rallentamento rispetto ai livelli elevati del 2017, in seguito a una moderazione degli scambi con l'estero e all'aumento dei prezzi petroliferi;

D.  considerando che secondo i dati Eurostat del maggio 2018 la disoccupazione nell'UE e nella zona euro è ormai quasi interamente ritornata ai livelli pre-crisi, attestandosi rispettivamente al 7,0 % e all'8,4 %; che il numero degli occupati e la partecipazione della forza lavoro nella zona euro hanno raggiunto i livelli più elevati dall'avvio dell'Unione economica e monetaria nel 1999;

E.  considerando che, nonostante una qualche convergenza, i tassi di crescita e di disoccupazione rimangono notevolmente disomogenei dal punto di vista geografico, causando una fragilità pericolosa per l'economia e compromettendo uno sviluppo sano ed equilibrato; che il tasso di disoccupazione giovanile è ancora più del doppio del tasso medio, attestandosi al 16,8 % nell'UE e al 18,8 % nella zona euro alla fine del 2017;

F.  considerando che l'attuale espansione economica generalizzata è determinata principalmente dalle esportazioni e dai consumi interni negli Stati membri; che l'anno scorso gli investimenti sono cresciuti al ritmo più rapido dal 2007, sostenuti dalla ripresa globale e dal piano di investimenti per l'Europa; che il ruolo del FEIS consiste nel colmare il divario degli investimenti nell'UE, mobilitando un investimento totale di 256,9 miliardi di EUR e fornendo finanziamenti a circa 550 000 PMI che beneficiano dei finanziamenti FEI;

G.  considerando che gli Stati membri non facenti parte della moneta unica e che godono di un tasso di cambio flessibile della propria valuta hanno mostrato disomogeneità nella loro performance economica; che gli Stati membri che hanno adottato la moneta unica negli ultimi dieci anni hanno mostrato una performance economica migliore dei paesi con tassi di cambio flessibili;

H.  considerando che, secondo le proiezioni macroeconomiche del giugno 2018 formulate dagli esperti dell'Eurosistema, l'inflazione annua dell'indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC) per la zona euro dovrebbe raggiungere l'1,7 % nel 2018, nel 2019 e nel 2020, recuperando dai livelli minimi passati e avvicinandosi all'obiettivo a medio termine della BCE di un'inflazione prossima ma inferiore al 2 %, ma non riuscendo ancora a raggiungere tale obiettivo e con un'ampia varianza dei tassi d'inflazione nella zona euro; che l'aumento dell'inflazione complessiva è determinato principalmente dall'aumento dei prezzi dell'energia, mentre l'inflazione di fondo ha registrato solo un incremento marginale dallo 0,9 % all'1 % nel 2016, non dando segni di tendenze durature all'aumento nel 2017; che la crescita dei salari in linea con la crescita della produttività resta un presupposto importante per un incremento duraturo dell'inflazione di fondo;

I.  considerando che, secondo le previsioni di primavera 2018 della Commissione, il disavanzo pubblico aggregato nella zona euro dovrebbe scendere dallo 0,9 % allo 0,7 % del PIL nel 2018, con un ulteriore calo allo 0,6 % previsto per il 2019, rispetto ai previsti disavanzi del 5,9 % del PIL negli Stati Uniti e del 2,7 % in Giappone;

J.  considerando che la BCE prevede un rialzo graduale dell'inflazione nel medio periodo, sostenuto dall'impatto dell'attuale orientamento della politica monetaria, dal protrarsi dell'espansione economica, dall'aumento dei salari e dall'assorbimento della capacità produttiva inutilizzata;

K.  considerando che le banche della zona euro hanno accelerato la loro riduzione del numero di crediti deteriorati, passando dall'8 % dei prestiti totali nel 2014 al 4,9 % nel quarto trimestre del 2017; che il volume totale dei crediti deteriorati nell'UE ammonta ancora a 950 miliardi di EUR; che i crediti deteriorati devono essere venduti, cancellati (parzialmente) o coperti in modo appropriato da accantonamenti per garantire la stabilità finanziaria ed evitare conseguenze negative per i correntisti, i risparmiatori e gli investitori; che vi sono differenze significative tra gli Stati membri per quanto concerne il numero dei crediti deteriorati; che le quote di crediti deteriorati in otto Stati membri sono ancora ben al di sopra del 10 % e che in due di essi superano il 40 %;

L.  considerando che vi è la necessità di un mercato secondario rafforzato per i crediti deteriorati, allo scopo di migliorare la liquidità del mercato a livello europeo ed evitare un'eventuale opacità del mercato; che deve essere stabilito l'obbligo per gli enti finanziari attivi sul mercato secondario di tener conto degli interessi dei consumatori e di rispettare tutte le pertinenti prescrizioni nazionali e unionali in materia di protezione dei consumatori;

M.  considerando che nella sua riunione dell'ottobre 2017 il Consiglio direttivo della BCE ha deciso di proseguire i suoi acquisti netti nell'ambito del programma di acquisto di attività (PAA) al ritmo mensile di 30 miliardi di EUR fino al settembre 2018; che nella sua riunione del giugno 2018 ha deciso di prorogare gli acquisti mensili per un importo ridotto di 15 miliardi di EUR fino alla fine del 2018 e, successivamente, di terminare gli acquisti, fatti salvi i dati in entrata a conferma delle sue prospettive di inflazione a medio termine, confermando questa decisione nella sua riunione del settembre 2018;

N.  considerando che il Consiglio direttivo della BCE ha confermato le sue aspettative di mantenere inalterati rispettivamente allo 0,00 %, 0,25 % e 0,40 % il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali e i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sulle operazioni di deposito, almeno fino alla fine dell'estate 2019 e, in ogni caso, fino a quando non vi sarà un aggiustamento durevole nel percorso dell'inflazione in misura coerente con l'obiettivo a medio termine della BCE;

O.  considerando che l'ultimo utilizzo delle operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine (OMRLT) nel 2017 ha mostrato una domanda crescente da parte delle banche nella zona euro; che l'obiettivo delle OMRLT è incentivare i prestiti bancari all'economia reale;

P.  considerando che alla fine del 2017 il bilancio dell'Eurosistema ha raggiunto il massimo storico di oltre 4 500 miliardi di EUR, registrando una crescita di 800 miliardi rispetto alla fine del 2016, che costituisce il 41 % del PIL totale della zona euro; che la BCE si è assunta notevoli rischi di bilancio con il programma di acquisto titoli;

Q.  considerando che nel 2017 il numero e il valore delle banconote in euro in circolazione è cresciuto rispettivamente di circa il 5,9 % e il 4,0 % mentre il numero e il valore delle monete in euro è cresciuto rispettivamente del 4,2 % e del 4,0 %;

R.  considerando che nel 2017 l'utile netto della BCE ammontava a 1 275 miliardi di EUR rispetto a 1 193 miliardi di EUR nel 2016; che tale aumento può essere attribuito principalmente all'aumento dei proventi da interessi netti;

S.  considerando che i membri del Comitato esecutivo della BCE hanno costantemente sottolineato l'importanza di attuare riforme strutturali che consentano di accrescere la produttività nella zona euro, nonché politiche di bilancio favorevoli alla crescita nel quadro del Patto di stabilità e crescita;

T.  considerando che l'articolo 123 TFUE e l'articolo 21 dello statuto del SEBC e della BCE stabiliscono il divieto di finanziamento monetario ai governi;

U.  considerando che finora la BCE non ha sempre tenuto sufficientemente conto del principio di proporzionalità nel quadro della sua attività di vigilanza;

Quadro generale

1.  accoglie con favore il fatto che nel 2017 il sostegno popolare nei confronti dell'euro è cresciuto di 8 punti percentuali rispetto al 2016, con quasi due terzi degli interpellati (64 %) che considerano la moneta unica un bene per il loro paese;

2.  evidenzia che l'euro è un progetto politico, prima che economico; sottolinea l'irreversibilità della moneta unica;

3.  richiama l'attenzione sull'obbligo per ogni Stato membro, fatta eccezione per il Regno Unito e la Danimarca, di adottare la moneta unica, dopo aver soddisfatto i criteri di convergenza di Maastricht; è dell'avviso che la partecipazione all'Unione bancaria debba essere considerata un criterio chiave per quei paesi che desiderano entrare a far parte della zona euro;

4.  sottolinea che l'indipendenza statutaria della BCE, come stabilito nei trattati, è fondamentale per adempiere al suo mandato della stabilità dei prezzi e proteggere l'istituzione nel suo complesso da interferenze politiche;

5.  sottolinea che la BCE è responsabile della politica monetaria della zona euro nel suo complesso; ricorda che le norme della BCE stabiliscono che i membri del Comitato esecutivo non rappresentano il loro Stato membro, non hanno potere di veto e non devono ricevere istruzioni da parte di istituzioni, governi o altri organi, il che le consente di agire con fermezza;

6.  constata che la politica monetaria ha contribuito a salvaguardare la moneta unica e la stabilità dell'Unione economica e monetaria;

7.  ribadisce che l'indipendenza della BCE dà ai membri del Comitato esecutivo la libertà di decidere, responsabilmente e sulla base di una rendicontabilità appropriata, riguardo alla partecipazione o meno ai consessi, compresi quelli non aperti al pubblico, se ritengono sia necessario per garantire la migliore condotta della politica monetaria della BCE; prende atto del parere espresso dal Mediatore il 5 luglio 2018;

8.  invita la BCE a concentrarsi sul suo obiettivo primario della stabilità dei prezzi; ricorda che, a norma delle disposizioni dell'articolo 2 del suo statuto e dell'articolo 127 TFUE e di quanto ulteriormente specificato all'articolo 282 TFUE, la BCE, fatto salvo l'obiettivo primario della stabilità dei prezzi, deve sostenere "le politiche economiche generali dell'Unione" al fine di contribuire al conseguimento degli obiettivi dell'Unione definiti nell'articolo 3 TUE;

9.  osserva che nel 2017 l'economia dell'UE è cresciuta al taso più elevato in 10 anni e che tutti gli Stati membri hanno registrato un'espansione delle loro economie; constata che la disoccupazione nell'UE è al livello più basso dal 2008, anche se continua a colpire in modo drammatico i giovani; accoglie con favore il ruolo della BCE nell'ambito delle riforme strutturali volte a produrre una crescita sostenibile e inclusiva intraprese in alcuni Stati membri nel quadro della ripresa in corso; ricorda l'importanza di valutare le conseguenze economiche e sociali di tali riforme;

10.  mette in guardia, tuttavia, dall'aumento delle incertezze dovute a fattori comprendenti: la minaccia di un maggiore protezionismo; i negoziati sulla Brexit; le potenziali bolle speculative; la crisi dei mercati emergenti; i livelli storici del debito privato e pubblico; la volatilità generale sui mercati finanziari, legata in particolare ai rischi politici in alcuni Stati membri, il che compromette le prospettive di crescita della zona euro; il crescente populismo, isolazionismo ed etnocentrismo all'interno dello spettro politico; il malcontento contro la globalizzazione; e l'aumento delle divergenze tra gli Stati membri sul futuro dell'integrazione europea;

11.  avverte che, secondo la relazione economica annuale 2018 della Banca dei regolamenti internazionali (BRI), si sono registrati segni di una crescita graduale degli squilibri finanziari, soprattutto nei paesi in gran parte risparmiati dalla crisi finanziaria globale, poiché, al contrario dei paesi nel pieno del dissesto, non ha avuto luogo una riduzione dell'indebitamento del settore privato; osserva che gli squilibri assumono la forma di forti aumenti nel credito al settore privato;

12.  sottolinea la grande importanza, in questa fase, di mantenere un ambiente favorevole agli investimenti pubblici e privati, che sono tuttora in ritardo rispetto ai livelli pre-crisi; incoraggia la BCE a perseguire misure in linea con il suo mandato, al fine di contribuire al conseguimento di tale obiettivo; ricorda, tuttavia, che un'espansione trainata dal credito può condurre a una allocazione inadeguata delle risorse reali;

Riforme strutturali

13.  ritiene che la sola politica monetaria non sia sufficiente a conseguire una ripresa economica sostenibile; ricorda l'impatto anticiclico della politica monetaria nel quadro della ripresa post-crisi, ma ritiene che il contributo strutturale apportato dalla politica monetaria alla crescita sostenibile sia limitato; esorta pertanto i responsabili politici a mantenere l'attuale ripresa economica al di là del breve termine attuando una combinazione di riforme strutturali e politiche di bilancio equilibrate dal punto di vista sociale, ambiziose, favorevoli alla crescita e in grado di migliorare la produttività, nel quadro del patto di stabilità e crescita, comprese le sue disposizioni in materia di flessibilità; fa eco alle parole del presidente del Comitato consultivo europeo per le finanze pubbliche, rivolte dinanzi alla commissione per i problemi economici e monetari il 5 novembre 2018, secondo cui "la flessibilità delle norme deve essere una pratica che dipende dalla situazione economica in cui ci troviamo", nonché all'opinione espressa nella relazione del giugno 2018 secondo cui "per salvaguardare la credibilità del patto, le sue disposizioni in materia di flessibilità dovrebbero essere applicate in modo simmetrico, non solo quando l'economia va male o è debole";

14.  sottolinea che, al fine di garantire la piena efficacia della politica monetaria, gli squilibri macroeconomici eccessivi devono essere corretti con adeguate politiche di bilancio ed economiche e riforme in grado di migliorare la produttività; che la politica monetaria della BCE non può sostituire le riforme strutturali sostenibili, che sono di competenza degli Stati membri;

15.  rileva con preoccupazione che la quota UE dei flussi di investimenti diretti esteri mondiali è diminuita notevolmente dall'inizio della crisi;

16.  prende atto del parere della BCE che chiede l'istituzione del sistema europeo di assicurazione dei depositi (EDIS) quale terzo pilastro dell'Unione bancaria; sottolinea il ruolo fondamentale dell'assicurazione dei depositi nel consolidare la fiducia e garantire la sicurezza di tutti i depositi all'interno dell'Unione bancaria; sottolinea che l'EDIS potrebbe contribuire ulteriormente a migliorare e a salvaguardare la stabilità finanziaria; riconosce che la condivisione dei rischi e la riduzione dei rischi dovrebbero andare di pari passo;

Programma di acquisto di attività

17.   sottolinea che le misure non convenzionali di politica monetaria della BCE hanno contribuito alla prevenzione dei rischi di deflazione che erano ancora presenti all'inizio del 2016 e all'avvio di una ripresa del credito al settore privato, la cui crescita annuale è stata di circa il 3 % a metà del 2018 rispetto allo 0 % del 2015;

18.  concorda con la BCE che per raggiungere l'obiettivo di inflazione saranno necessarie politiche di bilancio sostenibili improntate al sostegno e riforme atte a migliorare la competitività, la produttività e la crescita nonché l'aumento dei salari in linea con la crescita della produttività; invita, pertanto, gli Stati membri a raddoppiare i loro sforzi seguendo i principi del "triangolo virtuoso" volti a rilanciare gli investimenti, a perseguire riforme strutturali favorevoli alla crescita e socialmente equilibrate e a garantire politiche di bilancio responsabili;

19.  esprime preoccupazione per la crescita rapida dei prezzi degli immobili in alcuni Stati membri; chiede, pertanto, di non abbassare la guardia rispetto al rischio di una ripresa delle bolle immobiliari e dell'indebitamento eccessivo delle famiglie e del settore privato in alcuni Stati membri;

20.  prende atto delle osservazioni del Presidente del CERS Mario Draghi(3), secondo cui la fonte principale della vulnerabilità che provoca il surriscaldamento dei mercati immobiliari nell'UE è la ricerca di rendimenti da parte degli investitori internazionali - principalmente nell'ambito dei finanziamenti transfrontalieri e dei soggetti non bancari - mentre i responsabili politici dovrebbero verificare se debbano essere introdotti nuovi strumenti macroprudenziali per i soggetti non bancari, soprattutto in relazione alle loro esposizioni immobiliari commerciali;

21.  concorda, fatta salva l'indipendenza della BCE, con la sua decisione di porre fine al PAA in maniera sostenibile, a condizione che i dati in entrata confermino le sue prospettive di inflazione a medio termine, e ritiene che tale strumento debba essere utilizzato solo su base temporanea, in quanto crea nuovi rischi per la stabilità finanziaria e riduce gli incentivi per il consolidamento delle finanze pubbliche e per l'attuazione delle riforme strutturali; riconosce che il ricorso alla politica monetaria per sostenere la ripresa post-crisi abbia avuto anche conseguenze indesiderate;

22.  sottolinea in particolare che le misure politiche non convenzionali prolungate possono avere effetti distributivi negativi; invita, pertanto, la BCE a includere nel suo prossimo rapporto annuale un'analisi completa e dettagliata degli effetti collaterali delle sue misure di politica monetaria, compresi i potenziali rischi per il settore assicurativo e pensionistico;

23.  osserva che, con una partecipazione di 1 900 miliardi di EUR alla fine del 2017, il programma di acquisto di attività del settore pubblico (PSPP) ha rappresentato la quota maggiore del PAA; sottolinea l'importanza di seguire il limite dell'emittente del 33 % per gli acquisti nel settore pubblico;

24.  osserva che di tutti i programmi di acquisto di titoli del settore privato, il contributo maggiore al PAA nel 2017 è stato fornito dal programma di acquisto per il settore societario (CSPP), con un ammontare di acquisti netti pari a 82 miliardi di EUR; accoglie con favore il fatto che dal 2017 la BCE pubblica l'elenco completo di tutti i titoli detenuti nel quadro del CSPP, compresi i nomi degli emittenti, nonché i dati aggregati sui titoli suddivisi per paese, rischio, rating e settore; invita la BCE ad applicare una politica di trasparenza analoga per tutti i programmi di acquisto di attività, compresi l'ABSPP e il CBPP3, e chiede inoltre ulteriori misure per divulgare le procedure operative utilizzate nella scelta dei titoli acquistati dalle banche centrali nazionali (BCN); sottolinea che il CSPP non deve in alcun caso condurre a distorsioni della concorrenza nel mercato interno;

25.  ricorda che la BCE, in quanto istituzione dell'UE, è vincolata dall'accordo di Parigi; invita la BCE, nel pieno rispetto del suo mandato, della sua indipendenza e del quadro di gestione del rischio, a integrare nelle sue politiche l'impegno a favore dell'accordo di Parigi e dei principi economici, sociali e di governance (principi ESG);

26.  accoglie con favore la trasparenza fornita dalla BCE attraverso le sue indicazioni prospettiche; riconosce la decisione della BCE di mantenere bassi i tassi di interesse, alla luce delle incertezze che caratterizzano attualmente il contesto globale;

27.  sottolinea che una corretta successione e condotta dell'eliminazione graduale delle misure eccezionali di politica monetaria saranno fondamentali per evitare perturbazioni del mercato; ricorda che è possibile procedere ad aumenti dei tassi di interesse mantenendo, al contempo, una dimensione stabile del bilancio per l'Eurosistema se le condizioni economiche lo richiedono;

28.  sottolinea l'importanza della comunicazione e di indicazioni prospettiche per una riuscita normalizzazione della politica monetaria;

29.  è consapevole del diverso impatto che la normalizzazione della politica monetaria potrebbe avere negli Stati membri, a seconda del livello e del profilo di scadenza del loro debito;

30.  sottolinea la portata dei cambiamenti normativi e strutturali che si sono verificati dall'ultima crisi economica e la loro pertinenza per molte aree relative alla politica monetaria; evidenzia l'importanza della ricerca e degli studi per comprendere meglio il nuovo contesto risultante dagli sviluppi verificatisi nel corso degli ultimi decenni e le loro conseguenze per la condotta della politica monetaria;

31.  rileva l'impatto del valore negativo del tasso di interesse sui depositi imposto alle banche dal giugno 2014; ritiene che questa misura, se venisse ancora perseguita, potrebbe incidere sulla redditività del settore bancario e che dovrebbe essere gradualmente eliminata nel corso della normalizzazione della politica monetaria in linea con l'attuale ripresa;

32.  è consapevole dell'eventuale proseguimento delle OMRLT, che forniscono alle banche finanziamenti a medio termine a condizioni favorevoli a patto che questi vengano effettivamente utilizzati per concedere nuovi crediti all'economia reale; osserva che nel 2017 l'ultima OMRLT ha evidenziato una domanda crescente da parte delle banche nella zona euro, il che potrebbe essere dovuto alle aspettative di un aumento nei tassi sui depositi e alla possibilità di profitti convenienti; invita la BCE a monitorare attentamente tale sviluppo per garantire che le OMRLT siano effettivamente utilizzate per stimolare i prestiti bancari all'economia reale;

33.  prende atto dell'aumento dei saldi TARGET2 che suggerisce un deflusso continuo di capitali dalla periferia della zona euro; constata che, secondo la BCE, i cambiamenti nei saldi TARGET riflettono principalmente i flussi di liquidità nell'ambito del PAA e non sono un sintomo di nuovi stress nei mercati finanziari; invita la BCE a chiarire i fattori di fondo e i potenziali rischi connessi agli squilibri che ne potrebbero derivare;

Altri aspetti

34.  accoglie con favore l'adozione dell'accordo sull'assistenza di liquidità di emergenza (ELA), che chiarisce l'attribuzione delle responsabilità, i costi e i rischi; osserva che tale accordo dovrà essere riesaminato al più tardi nel 2019; ritiene che la concessione dell'ELA dovrebbe essere decisa a livello dell'UE;

35.  invita la BCE a divulgare l'importo totale degli utili realizzati dall'Eurosistema attraverso l'accordo relativo alle attività finanziarie nette (ANFA) e il programma per il mercato dei titoli finanziari (SMP) dal 2010 fino alla sua scadenza, con una ripartizione specifica per paese per gli Stati membri che sono stati soggetti agli acquisti dell'ambito dell'SMP (Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna e Italia);

36.  accoglie con favore l'emendamento dell'articolo 22 dello statuto del SEBC e della BCE, al fine di fornire una base giuridica chiara per consentire all'Eurosistema di svolgere il suo ruolo di banca centrale di emissione per le controparti centrali (CCP), conferendo così alla BCE la competenza per regolamentare l'attività dei sistemi di compensazione, comprese le CCP, con l'obiettivo di contrastare efficacemente i rischi posti da tali sistemi nei confronti del regolare funzionamento dei sistemi di pagamento e dell'attuazione della politica monetaria unica;

37.  invita la BCE a seguire le raccomandazioni di Transparency International, in particolare per quanto riguarda il suo ruolo all'interno della troika;

38.  invita la BCE a proseguire gli sforzi per garantire che le banche siano ben preparate per ogni possibile evenienza relativa alla Brexit; chiede inoltre alla BCE di intraprendere tutti i preparativi necessari per garantire la stabilità dei mercati finanziari dell'UE, anche nel caso di una Brexit senza accordo;

39.  sottolinea la necessità, per gli Stati membri nella zona euro, di perseguire una strategia normativa comune per il settore finanziario alla luce della Brexit, anziché ricorrere a una concorrenza dannosa al ribasso;

40.  concorda sul fatto che un mercato dei capitali ben funzionante, diversificato e integrato favorisce la trasmissione della politica monetaria unica; sollecita un'accelerazione del progetto riguardante l'Unione dei mercati dei capitali al fine di approfondire l'integrazione finanziaria, nell'ottica di contribuire a consolidare la resilienza agli shock e rendere più efficace la trasmissione della politica monetaria all'interno dell'Unione monetaria, favorendo la condivisione dei rischi privati all'interno dell'Unione bancaria e dell'Unione nel suo complesso; evidenzia che il CSPP potrebbe aver contribuito ad agevolare le condizioni di finanziamento delle imprese, in particolare nel settore non finanziario (ovvero nei confronti delle società non finanziarie);

41.  ritiene che mercati dei capitali europei più solidi e più connessi, che risulteranno dal passaggio a una Unione dei mercati dei capitali dell'UE e dal completamento graduale dell'Unione bancaria, contribuiranno allo spessore e alla liquidità dei mercati finanziari della zona euro, promuovendo nel contempo la posizione internazionale dell'euro;

42.  invita la BCE a continuare a prestare attenzione all'accesso al credito per le PMI, in particolare alla luce del lento miglioramento della loro situazione finanziaria, evidenziato nell'indagine sull'accesso al finanziamento delle imprese (SAFE) condotta a giugno 2018; sottolinea che un'Unione dei mercati dei capitali pienamente funzionante può, in una prospettiva di lungo periodo, offrire finanziamenti alternativi alle PMI, integrando quelli del settore bancario;

43.  ritiene che il modo più rapido per conseguire un'Unione dei mercati dei capitali ben funzionante sia affrontare le normative nazionali che impediscono a mercati dei capitali ben funzionanti di avere un impatto più ampio in tutta l'Unione e di ridurre l'onere delle nuove regolamentazioni;

44.  invita la BCE ad aumentare il suo monitoraggio nei confronti dello sviluppo della tecnologia di registro distribuito e dei maggiori rischi in termini di cibersicurezza per quanto concerne la tecnologia finanziaria;

45.  constata che la BCE concorda sul fatto che è importante studiare la rilevanza e le implicazioni dell'emissione di valuta digitale (o base monetaria digitale) da parte della banca centrale per i cittadini; incoraggia la BCE a svolgere e a pubblicare uno studio di questo tipo;

46.  sottolinea l'importanza della sicurezza informatica per il settore finanziario e per il sistema dei pagamenti; invita la BCE a continuare a prestare particolare attenzione in materia, a sottolineare la sua importanza nei consessi internazionali, e a proseguire la cooperazione con il Garante europeo per la protezione dei dati;

47.  concorda con la BCE sull'importanza del denaro fisico quale moneta a corso legale, dato che l'euro è l'unica moneta avente corso legale all'interno della zona euro, e ricorda a tutti gli Stati membri della zona euro che l'accettazione delle monete e delle banconote in euro dovrebbe costituire la norma nelle operazioni al dettaglio, fatto salvo il diritto di tali Stati membri a introdurre limiti massimi per i pagamenti in contanti allo scopo di contrastare il riciclaggio di denaro, la frode fiscale e il finanziamento del terrorismo e della criminalità organizzata;

48.  fa eco alle posizioni espresse dai membri del Comitato esecutivo riguardo all'importanza di sviluppare sistemi di pagamento veramente europei che siano immuni da perturbazioni esterne quali quelle di natura politica;

49.  richiama l'attenzione sull'invito formulato dal Presidente Juncker, nel suo discorso sullo stato dell'Unione del 2018, ad affrontare il ruolo internazionale dell'euro e la necessità che esso svolga appieno il suo ruolo sulla scena internazionale;

50.  sottolinea l'importanza della responsabilità della BCE nei confronti del Parlamento; si compiace, a tale riguardo, del dialogo permanente tra la BCE e il Parlamento e della presenza regolare del Presidente della BCE e, se del caso, di altri membri del Comitato esecutivo, dinanzi alla commissione per i problemi economici e monetari e in Aula; incoraggia la BCE a proseguire tale dialogo; sottolinea che la BCE ha migliorato la sua comunicazione; ritiene che dovrebbe portare avanti il proprio impegno a rendere le sue decisioni disponibili e comprensibili per tutti i cittadini, così come le sue azioni volte a mantenere la stabilità dei prezzi nella zona euro e, di conseguenza, a salvaguardare il potere di acquisto della valuta comune;

51.  si congratula con la BCE per gli sforzi compiuti finora intesi a migliorare la trasparenza e la responsabilità democratica nei confronti dei cittadini europei e del Parlamento europeo;

52.  chiede alla commissione per i problemi economici e monetari di adoperarsi per migliorare l'impostazione del dialogo monetario con il Presidente della BCE;

53.  accoglie con favore il riscontro migliorato, sezione per sezione e sostanziale, fornito dalla BCE ai contributi del Parlamento riguardo al rapporto annuale della BCE per il 2016; invita la BCE a proseguire tale impegno nei confronti dell'assunzione di responsabilità e a continuare a pubblicare ogni anno il suo riscontro scritto nei confronti della risoluzione del Parlamento sul rapporto annuale della BCE;

54.  ricorda che nei prossimi mesi si assisterà a importanti cambiamenti in seno al Consiglio direttivo della BCE, in cui vari membri del Comitato esecutivo, compreso il Presidente, giungono alla fine del loro mandato; ritiene che tali cambiamenti dovrebbero essere preparati con attenzione e in piena trasparenza insieme al Parlamento e in linea con i trattati; sollecita il Consiglio a elaborare una lista ristretta equilibrata di almeno tre candidati per tutti i posti vacanti futuri, così da consentire al Parlamento di svolgere un ruolo consultivo più significativo nella procedura di nomina; ribadisce la propria posizione circa la necessità di un miglioramento dell'equilibrio di genere, sia nel Comitato esecutivo sia, più in generale, tra il personale della BCE; sottolinea che i membri del Comitato esecutivo devono essere selezionati esclusivamente sulla base della loro riconosciuta levatura ed esperienza professionale nel settore monetario o bancario;

55.  concorda con la tesi avanzata dal Presidente Draghi nel suo intervento del 13 settembre 2018 secondo cui il numero eccessivo di dichiarazioni discordanti cui non è stato dato seguito negli ultimi mesi hanno condotto in Italia a un aumento dei rendimenti sui titoli pubblici e a un innalzamento dello spread con conseguenze negative per le imprese e le famiglie;

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56.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) Testi approvati, P8_TA(2018)0025.
(2) GU L 139 dell'11.5.1998, pag. 1.
(3) Audizione del CERS dinanzi alla commissione per i problemi economici e monetari in data 9 luglio 2018.

Ultimo aggiornamento: 17 gennaio 2019Avviso legale