Indice 
Testi approvati
Giovedì 17 gennaio 2019 - StrasburgoEdizione provvisoria
Azerbaigian, in particolare il caso di Mehman Huseynov
 Sudan
 Programma di assistenza alla disattivazione nucleare della centrale nucleare di Ignalina in Lituania *
 Relazione annuale sul controllo della attività finanziarie della BEI per il 2017
 Domande di restituzione transfrontaliere delle opere d'arte e dei beni culturali saccheggiati durante conflitti armati e guerre
 Protezione del bilancio dell'Unione in caso di cattivo funzionamento generale dello Stato di diritto negli Stati membri ***I
 Istituzione del programma "Fiscalis" per la cooperazione nel settore fiscale ***I
 Istituzione del programma Diritti e Valori ***I
 Strumento europeo per la sicurezza nucleare volto ad integrare lo strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale *
 Lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali
 Relazione annuale sulle attività finanziarie della Banca europea per gli investimenti
 Integrazione differenziata
 Indagine strategica OI/2/2017 del Mediatore europeo sulla trasparenza delle discussioni legislative negli organi preparatori del Consiglio UE

Azerbaigian, in particolare il caso di Mehman Huseynov
PDF 172kWORD 53k
Risoluzione del Parlamento europeo del 17 gennaio 2019 sull'Azerbaigian, in particolare il caso di Mehman Huseynov (2019/2511(RSP))
P8_TA-PROV(2019)0033RC-B8-0056/2019

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla situazione in Azerbaigian, in particolare quelle del 15 giugno 2017 sul caso del giornalista azero Afgan Mukhtarli(1), del 10 settembre 2015 sull'Azerbaigian(2) e del 18 settembre 2014 sulla persecuzione dei difensori dei diritti umani in Azerbaigian(3),

–  vista la sua raccomandazione del 4 luglio 2018 al Consiglio, alla Commissione e al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) sui negoziati relativi all'accordo globale tra l'UE e l'Azerbaigian(4),

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla politica europea di vicinato, in particolare la sua raccomandazione del 15 novembre 2017 al Consiglio, alla Commissione e al SEAE sul partenariato orientale nella fase preparatoria del vertice di novembre 2017(5),

–  vista la sua risoluzione del 13 settembre 2017 sulla corruzione e i diritti umani nei paesi terzi(6),

–  vista la 15a riunione della commissione di cooperazione parlamentare (CCP) UE-Azerbaigian, tenutasi a Baku dal 7 all'8 maggio 2018,

–  visti l'accordo di partenariato e di cooperazione UE-Azerbaigian del 1996 e l'adozione, il 14 novembre 2016, da parte del Consiglio di un mandato che autorizza la Commissione e il VP/AR a negoziare un accordo globale con l'Azerbaigian nonché l'avvio dei negoziati su suddetto accordo il 7 febbraio 2017,

–  vista la dichiarazione rilasciata il 7 marzo 2017 dal VP/AR sulla condanna pronunciata in Azerbaigian nei confronti di Mehman Huseynov,

–  visti gli orientamenti dell'UE in materia di diritti umani per la libertà di espressione online e offline,

–  vista l'ultima relazione presentata al Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani dal Gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria sulla sua missione in Azerbaigian(7),

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che Mehman Huseynov, blogger impegnato nella lotta alla corruzione e direttore dell'Istituto per la libertà e la sicurezza dei giornalisti (IRFS), sta scontando una pena detentiva di due anni dopo essere stato condannato, il 3 marzo 2017, per aver denunciato pubblicamente i maltrattamenti e le torture subiti dalla polizia e per aver criticato i funzionari governativi e avere reso pubblici i loro patrimoni ingiustificati;

B.  considerando che Mehman Huseynov, il cui rilascio è previsto nel mese di marzo 2019, è passibile di una pena detentiva aggiuntiva da cinque a sette anni, con l'accusa di "violenza non dannosa per la vita o la salute di dipendenti dell'autorità esecutiva o penale o di inquirenti", a norma dell'articolo 317, paragrafo 2;

C.  considerando che Mehman Huseynov è accusato di aver aggredito una guardia carceraria per evitare di sottoporsi a un controllo di routine il 26 dicembre 2018; che, a seguito della presunta aggressione, è stato costretto all'isolamento e gli è stato negato il diritto a vedere il proprio avvocato; che il 28 dicembre Mehman Huseynov ha iniziato uno sciopero della fame in segno di protesta contro detti tentativi di estendere la sua condanna e contro le nuove eventuali accuse; che il 30 dicembre lo stato di salute del blogger si è aggravato e lo stesso ha perso conoscenza; che, su insistenza dei suoi parenti, ha interrotto lo sciopero della fame e della sete e ha iniziato a ingerire liquidi; che l'11 gennaio 2019 la delegazione dell'UE in Azerbaigian è stata in grado di incontrarlo e ha confermato che egli sta ricevendo assistenza medica;

D.  considerando che questo non è un caso isolato in quanto si registrano altri casi in cui le autorità formulano nuove accuse nei confronti di prigionieri politici le cui pene detentive giungono al termine; che, stando ai numeri forniti dal Forum della società civile del partenariato orientale, si tratta del quinto caso del genere negli ultimi mesi;

E.  considerando che il 4 gennaio 2019 il Tribunale distrettuale di Nizami, a Baku, ha irrogato una sanzione amministrativa per coloro che hanno partecipato alla protesta contro le nuove accuse formulate a carico di Mehman Huseynov, segnatamente Mete Turksoy, Afghan Sadigov, Nurlan Gahramanli, Elimkhan Aghayev, Sakhavat Nabiyev, Ismayil Islamoghlu, Goshgar Ahmadov,Yashar Khaspoladov, Farid Abdinov, Elchin Rahimzade, Orkhan Mammadov, Bakhtiyar Mammadli, Fatima Movlamli, Matanat Mahmurzayeva e Parvin Abishova; che tutti gli imputati sono stati giudicati colpevoli a norma dell'articolo 513, paragrafo 2, (violazione delle norme relative ai raduni, ai picchetti e alle manifestazioni) del Codice dei reati amministrativi;

F.  considerando che la situazione del contesto dei media e della libertà di espressione in Azerbaigian non ha registrato alcun sostanziale progresso; che l'Azerbaigian si colloca al 163° posto su 180 paesi nella classifica 2018 sulla libertà di stampa nel mondo pubblicata da Reporter senza frontiere; che dieci giornalisti stanno attualmente scontando una pena detentiva nel paese;

G.  considerando che diversi siti e portali mediatici indipendenti restano bloccati e inaccessibili all'interno del paese, tra cui Azadliq Radio (Radio Free Europe/Radio Liberty Azerbaijan Service) e il suo servizio internazionale, Radio Free Europe Radio Liberty, il quotidiano Azadliq (non collegato ad Azadliq Radio), Meydan TV e Azerbaijan Saadi; che alla fine del 2017 e all'inizio del 2018 numerosi cittadini azeri sono stati sottoposti a interrogatorio per aver pubblicato su Facebook commenti contenenti critiche, o semplicemente per aver messo "mi piace" a uno status su un social media, o per aver cliccato su "parteciperò" ai raduni politici;

H.  considerando che nel dicembre 2018 il tribunale economico e amministrativo di Baku ha comminato alla giornalista d'inchiesta Khadija Ismayilova un'ammenda pari a oltre 23 000 EUR per un presunto caso di evasione dell'imposta sul reddito riguardante Radio Free Europe, ove lavorava in qualità di redattore senza aver mai ricoperto l'incarico di rappresentante legale; che il suo avvocato, Yalchin Imanov, figura tra i legali che sono stati radiati dall'ordine degli avvocati azero; che il 10 gennaio 2019 la Corte europea dei diritti dell'uomo si è pronunciata sulla denuncia presentata da Khadija Ismayilova contro il governo azero in merito alla diffusione di video riguardanti la sua vita privata, stabilendo che i suoi diritti erano stati violati a norma dell'articolo 8 (rispetto della vita privata e familiare) e dell'articolo 10 (libertà di espressione) della Convenzione europea dei diritti dell'uomo;

I.  considerando che le modifiche introdotte nel codice di procedura civile e amministrativa e nella legge sull'avvocatura nel 2017 vietano agli avvocati che esercitano la professione senza essere membri dell'ordine degli avvocati di comparire in aula e di rappresentare i loro clienti; che questa nuova norma colpisce numerosi avvocati di esponenti dell'opposizione e di attivisti dei diritti umani, i quali sono stati radiati dall'ordine o sono oggetto di misure disciplinari;

J.  considerando che l'Azerbaigian è membro del Consiglio d'Europa e si è pertanto impegnato a rispettare i principi democratici, i diritti umani e lo Stato di diritto; che i due correlatori dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa (APCE) per l'Azerbaigian e il commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa hanno espresso profonda preoccupazione per le nuove accuse rivolte a Mehman Huseynov; che le medesime preoccupazioni sono state espresse dal Rappresentante per la libertà dei mezzi d'informazione dell'OSCE;

K.  considerando che l'11 luglio 2018 l'UE e l'Azerbaigian hanno messo a punto le loro priorità per il partenariato, fissando le priorità politiche comuni per guidare e rafforzare il partenariato UE-Azerbaigian negli anni a venire;

1.  chiede il rilascio immediato e incondizionato di Mehman Huseynov ed esorta le autorità azere a far cadere tutte le nuove imputazioni a suo carico; esprime preoccupazione per la sua salute, per la quale le autorità devono fornire tutta l'assistenza medica professionale necessaria, consentendo altresì un accesso regolare alla sua famiglia e al consulente legale di sua scelta;

2.  invita a porre fine alla repressione del dissenso da parte dell'Azerbaigian, chiede la scarcerazione immediata e incondizionata di tutti i prigionieri politici, tra cui giornalisti, difensori dei diritti umani e altri attivisti della società civile, compresi, ma non a titolo esaustivo, Afgan Mukhtarli, Ilkin Rustamzadeh, Rashad Ramazanov, Seymur Hazi, Giyas Ibrahimov, Mehman Huseynov, Bayram Mammadov, Araz Guliyev, Tofig Hasanli, Ilgiz Qahramanov e Afgan Sadygov, e chiede che siano ritirate tutte le accuse a loro carico e siano pienamente ripristinati i loro diritti politici e civili;

3.  si compiace del fatto che negli ultimi anni in Azerbaigian sono stati rilasciati diversi difensori dei diritti umani, giornalisti, esponenti dell'opposizione e attivisti di alto profilo; invita le autorità azere ad assicurare la libera circolazione di coloro che sono soggetti a restrizioni, tra cui Ilgar Mammadov, Intigam Alyiev, Khadija Ismaiylova e altri giornalisti, e a consentire loro di lavorare liberamente; esprime preoccupazione per le nuove accuse penali mosse contro Khadija Ismaiylova e chiede che siano ritirate;

4.  ricorda all'Azerbaigian i suoi obblighi derivanti dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo e invita le autorità azere a rispettare e applicare pienamente le sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo;

5.  esorta il governo dell'Azerbaigian a collaborare pienamente con la Commissione di Venezia del Consiglio d'Europa, il commissario per i diritti umani e gli esperti delle procedure speciali delle Nazioni Unite e a dare attuazione alle loro raccomandazioni in materia di difensori dei diritti umani, nonché a garantire che i gruppi e gli attivisti indipendenti della società civile possano operare liberamente e senza restrizioni, ad esempio modificando le leggi che limitano fortemente i finanziamenti alla società civile;

6.  invita le autorità azere a garantire pienamente la libertà di stampa e dei media, nella legislazione e nella pratica, sia online che offline, per garantire la libertà di espressione in linea con le norme internazionali;

7.  esorta le autorità azere ad assicurare l'indipendenza de facto dell'ordine degli avvocati dall'esecutivo; insiste affinché gli avvocati che esercitano la professione in forma indipendente siano autorizzati a continuare a esercitarla e a rappresentare i propri clienti nell'ambito della procura notarile e chiede di porre fine alla pratica della radiazione arbitraria dall'ordine a danno di avvocati che rappresentano esponenti dell'opposizione e attivisti per i diritti umani;

8.  esprime preoccupazione per le accuse riguardanti diversi membri dell'APCE e per i presunti tentativi di influenzare i responsabili politici europei con mezzi illeciti, volti a impedire le critiche relative a gravi violazioni dei diritti umani in Azerbaigian;

9.  esprime preoccupazione per la situazione delle persone LGBTI in Azerbaigian e invita il governo azero ad astenersi dall'ostacolare e intimidire i difensori dei diritti umani che promuovono e tutelano i diritti delle persone LGBTI;

10.  evidenzia l'importanza del nuovo accordo tra l'UE e l'Azerbaigian; sottolinea che le riforme democratiche, lo Stato di diritto, la buona governance e il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali devono essere elementi centrali del nuovo accordo; sottolinea che, prima di adottare una decisione sull'approvazione di un nuovo accordo, il Parlamento europeo monitorerà la situazione da vicino nel corso dei relativi negoziati;

11.  invita il Consiglio, la Commissione e il VP/AR ad assicurare che il rilascio di Mehman Huseynov e di tutti gli altri prigionieri politici in Azerbaigian continui ad essere una priorità nelle relazioni bilaterali UE-Azerbaigian;

12.  esorta l'UE e le delegazioni degli Stati membri in Azerbaigian a raddoppiare gli sforzi per sostenere e assistere i prigionieri politici, i giornalisti e i blogger, gli attivisti impegnati nella lotta contro la corruzione, i difensori dei diritti umani e i membri della società civile;

13.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, al Servizio europeo per l'azione esterna, alla Commissione, al presidente, al governo e al parlamento della Repubblica dell'Azerbaigian, al Consiglio d'Europa e all'OSCE.

(1) GU C 331 del 18.9.2018, pag. 105.
(2) GU C 316 del 22.9.2017, pag. 207.
(3) GU C 234 del 28.6.2016, pag. 2.
(4) Testi approvati, P8_TA(2018)0294.
(5) GU C 356 del 4.10.2018, pag. 130.
(6) GU C 337 del 20.9.2018, pag. 82.
(7) Relazione A/HRC/36/37/Add.1 del 2.8.2017.


Sudan
PDF 178kWORD 54k
Risoluzione del Parlamento europeo del 17 gennaio 2019 sul Sudan (2019/2512(RSP))
P8_TA-PROV(2019)0034RC-B8-0053/2019

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sul Sudan, in particolare quelle del 31 maggio 2018(1), del 15 marzo 2018(2), del 16 novembre 2017(3) e del 6 ottobre 2016(4),

–  visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 1966, di cui la Repubblica del Sudan è parte contraente dal 1986,

–  vista l'assegnazione del premio Sacharov del Parlamento europeo per la libertà di pensiero al difensore dei diritti umani Salih Mahmoud Osman nel 2007,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–  viste le conclusioni del Consiglio sul Sudan del 19 novembre 2018,

–  vista la dichiarazione della Troika (Stati Uniti, Norvegia e Regno Unito) e del Canada, dell'8 gennaio 2019, sulla risposta alla prosecuzione delle proteste in Sudan,

–  viste le dichiarazioni del portavoce per la politica estera e di sicurezza comune sulle proteste in corso in Sudan, rilasciate il 24 dicembre 2018 e l'11 gennaio 2019,

–  vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli,

–  vista la Costituzione del Sudan del 2005,

–  visto l'accordo di Cotonou firmato dal governo sudanese nel 2005,

–  vista l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile,

–  visti i dialoghi interattivi sulla situazione dei diritti umani in Sudan organizzati dal Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti dell'uomo l'11 dicembre 2018,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che a metà dicembre il governo del Sudan ha annunciato che avrebbe messo fine alle sovvenzioni a favore dei beni di prima necessità in risposta al vertiginoso aumento dell'inflazione; che l'inflazione nel paese è pari a circa il 122 % ed è attualmente la seconda più elevata a livello mondiale(5);

B.  considerando che, a partire dal 19 dicembre 2018, in tutto il Sudan si sono svolte manifestazioni di protesta contro l'aumento dei prezzi, il taglio delle sovvenzioni ai prodotti di base e la carenza di carburante; che le proteste si sono propagate da città e villaggi alla capitale, Khartoum;

C.  considerando che le manifestazioni si sono ampliate e altre decine di migliaia di persone sono scese in piazza, a testimonianza del fatto che un'ampia parte trasversale della società sudanese è contraria al regime autoritario e chiede le dimissioni del presidente Omar al-Bashir, al potere da 29 anni;

D.  considerando che 22 partiti politici si sono ritirati dal governo per dimostrare solidarietà ai manifestanti; che le proteste sono appoggiate da alcuni ex alleati del presidente e membri del partito al potere, i quali rappresentano una grave sfida per il presidente al-Bashir, che vuole modificare l'articolo 57 della Costituzione per ottenere un mandato a vita;

E.  considerando che, il 1° gennaio 2019, 22 partiti e gruppi politici dell'opposizione hanno chiesto un trasferimento di poteri dal presidente al-Bashir a un "consiglio sovrano" e un governo di transizione che stabilisca una data "adeguata" per lo svolgimento di elezioni democratiche; che in Sudan le prossime elezioni presidenziali sono previste per il 2020; che, secondo la Costituzione del Sudan, al presidente al-Bashir non è consentito candidarsi nuovamente al termine dell'attuale mandato; che alcuni legislatori sudanesi hanno annunciato l'intenzione di modificare la Costituzione per estendere i limiti del mandato presidenziale, consentendo così al presidente al-Bashir di ripresentarsi alle elezioni del 2020;

F.  considerando che le autorità sudanesi hanno dispiegato le forze di sicurezza nazionali, la polizia e forze paramilitari, che hanno fatto un uso eccessivo della forza per disperdere i manifestanti disarmati, picchiandoli con bastoni e utilizzando munizioni attive, proiettili di gomma e gas lacrimogeni;

G.  considerando che il presidente al-Bashir è l'unico capo di Stato in carica ricercato per crimini contro l'umanità, crimini di guerra e genocidio commessi durante la campagna di pulizia etnica in Darfur e che la Corte penale internazionale (CPI) ha emesso nei suoi confronti due mandati di arresto, il 4 marzo 2009 e il 12 luglio 2010, che sono tuttora pendenti; che, sebbene il Sudan non sia uno Stato parte dello statuto di Roma, la risoluzione 1593 (2005) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite impone al paese di cooperare con la CPI; che, nonostante il mandato d'arresto nei suoi confronti, il presidente al-Bashir ha continuato impunemente a commettere crimini, perpetrando bombardamenti e attacchi contro i civili non solo in Darfur, ma anche negli Stati sudanesi del Nilo Azzurro e del Kordofan Meridionale;

H.  considerando che, secondo le organizzazioni internazionali per i diritti umani, al 1° gennaio 2019 il numero delle vittime sarebbe salito a 45; che stando al governo sudanese le vittime sarebbero solo 24; che il 9 gennaio 2019 in Sudan sono stati uccisi altri tre manifestanti che protestavano contro il governo; che lo stesso giorno si è tenuto a Khartoum il primo raduno a sostegno del presidente al-Bashir;

I.  considerando che, secondo il governo sudanese, la polizia avrebbe arrestato 816 persone in tre settimane di proteste, ma stando alla società civile il numero effettivo sarebbe molto più elevato; che vari membri del corpo accademico dell'università di Khartoum sono stati arrestati dopo essersi uniti alle proteste; che alcuni leader dell'opposizione, giornalisti, difensori dei diritti umani, professori universitari e studenti, anche gravemente feriti, continuano a essere detenuti senza poter ricevere visite da familiari, avvocati o medici;

J.  considerando che l'8 gennaio 2019 Salih Mahmoud Osman, avvocato sudanese per i diritti umani e vincitore del premio Sacharov 2007, è stato arrestato mentre si trovava nel suo studio legale; che le autorità hanno confermato che è in custodia cautelare, ma non hanno rivelato dove viene detenuto; che la famiglia di Salih Mahmoud Osman è estremamente preoccupata per la sua detenzione, dal momento che soffre di ipertensione e diabete e necessita quindi di cure mediche;

K.  considerando che l'ondata di arresti ha colpito molti difensori dei diritti umani e alcuni membri dell'opposizione;

L.  considerando che l'8 gennaio 2019 l'ex vicepresidente Ali Osman Taha ha messo in guardia gli oppositori del governo dichiarando che "brigate" di miliziani avrebbero difeso il paese;

M.  considerando che media liberi, indipendenti e imparziali costituiscono uno dei fondamenti essenziali di una società democratica; che il governo ha bloccato l'accesso ai siti dei media sociali e diversi giornali non sono andati in stampa a seguito dell'introduzione, da parte del Servizio nazionale sudanese di intelligence e sicurezza (NISS), di restrizioni sulla pubblicazione di informazioni legate alle proteste; che l'utilizzo diffuso delle reti virtuali private (VPN) ha consentito ai cittadini di condividere immagini e video di manifestanti feriti o uccisi; che nel 2018 il Sudan occupava il 174° posto su 180 paesi nell'indice sulla libertà di stampa nel mondo di Reporter senza frontiere; che il 13 gennaio 2019 l'Associazione dei professionisti sudanesi, che include tra l'altro medici, professori e ingegneri, ha pubblicato un invito a manifestare nella capitale, Khartoum, e in altre città quali Madani (a est), Kosti (a sud) e Dongola (a nord) in occasione di una "settimana di insurrezione"; che per la prima volta è stato lanciato un invito a manifestare anche a Nyala e Al-Fasher, in una regione in conflitto come il Darfur;

N.  considerando che, secondo i difensori dei diritti umani, le persone originarie della regione del Darfur sono state in particolare vittime di molestie e arresti in tutto il paese, anche coloro che non hanno preso parte a manifestazioni;

O.  considerando che il Sudan non ha ancora ratificato altri trattati fondamentali in materia di diritti umani, tra cui la Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti e la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna;

P.  considerando che la Troika costituita da Stati Uniti, Norvegia e Regno Unito e sostenuta dal Canada ha condannato pubblicamente la brutale repressione delle manifestazioni in Sudan;

Q.  considerando che l'UE mantiene contatti di alto livello con il governo sudanese, anche mediante visite di commissari in Sudan;

R.  considerando che il Sudan si posiziona al quarto posto nella classifica "World Watch List" 2018, redatta da Open Doors International, relativa ai peggiori paesi in cui essere cristiani; che la situazione per le altre minoranze religiose o per i non credenti è altrettanto difficile;

1.  condanna fermamente l'uso eccessivo della forza da parte del NISS durante le proteste popolari in corso e la repressione attualmente posta in essere dalle autorità del Sudan, che continuano a prendere di mira attivisti e difensori dei diritti umani, come pure avvocati, insegnanti, studenti e medici;

2.  invita il governo del Sudan a porre fine all'uso letale della forza, agli arresti arbitrari e alla detenzione di manifestanti pacifici nonché a evitare ulteriori spargimenti di sangue e l'uso della tortura; sottolinea che tutti gli organismi preposti all'applicazione della legge e gli organismi preposti alla sicurezza dovrebbero agire sotto il suo controllo diretto e nel rispetto degli impegni costituzionali e internazionali del Sudan;

3.  esprime il proprio cordoglio alle vittime delle violenze, il cui inizio ha conciso con l'avvio delle proteste popolari, e alle loro famiglie;

4.  chiede il rilascio immediato e incondizionato del vincitore del premio Sacharov Salih Mahmoud Osman ed esorta le autorità sudanesi a garantirgli le cure mediche urgenti nonché l'accesso senza impedimenti al suo avvocato e alla sua famiglia;

5.  chiede al governo del Sudan di rispettare il diritto delle persone di esprimere le proprie preoccupazioni e di consentire ai difensori dei diritti umani in Sudan di svolgere il loro legittimo operato in difesa dei diritti umani senza alcuna restrizione o rappresaglia;

6.  manifesta particolare preoccupazione per il destino dei 32 studenti universitari originari del Darfur, arrestati il 23 dicembre 2018 dalle autorità sudanesi ed esibiti di fronte ai media, che sarebbero accusati di aver seguito addestramenti in Israele e di essere responsabili delle proteste in corso;

7.  chiede al governo del Sudan di rilasciare immediatamente e senza condizioni tutti i difensori dei diritti umani, giornalisti, leader politici dell'opposizione e altri manifestanti attualmente detenuti senza accuse o processo e di consentire a coloro che stanno affrontando un processo di poter accedere pienamente alla rappresentanza legale; invita il governo del Sudan a rendere noto il loro luogo di detenzione;

8.  invita il governo del Sudan a indagare tempestivamente su tutte le accuse di tortura, maltrattamenti, detenzioni arbitrarie e ricorso eccessivo alla forza contro le persone detenute dalla polizia e dal NISS, compresa la negazione delle cure mediche necessarie, e ad assicurare che i responsabili rendano conto delle loro azioni in processi equi, con l'obiettivo di rendere pubblici i risultati e di assicurare i responsabili alla giustizia conformemente alle norme internazionali;

9.  ritiene che mezzi di comunicazione liberi, indipendenti e imparziali costituiscano uno dei capisaldi fondamentali di una società democratica, nella quale il dibattito pubblico svolge un ruolo cruciale; invita l'UE a intensificare gli sforzi volti a promuovere la libertà di espressione attraverso le sue politiche e i suoi strumenti esterni, anche in Sudan;

10.  chiede la cessazione immediata delle restrizioni imposte all'accesso a internet e della limitazione della libertà di espressione tramite la censura dei giornali ed esorta il Sudan a intraprendere riforme volte a garantire la libertà di espressione, conformemente ai suoi obblighi costituzionali e agli impegni internazionali, compreso l'accordo di Cotonou modificato per la prima volta a Lussemburgo nel 2005;

11.  deplora la persecuzione sostenuta dallo Stato nei confronti dei cristiani, delle altre religioni e dei non credenti come pure la chiusura e la demolizione delle chiese; ribadisce che la libertà di religione, di coscienza e di credo è un diritto umano universale che deve essere protetto ovunque e per tutti;

12.  sottolinea l'importanza di rispettare il calendario elettorale, osservando tuttavia con preoccupazione che è iniziato il processo di modifica della Costituzione del Sudan al fine di consentire al presidente al-Bashir di candidarsi nuovamente alle elezioni presidenziali;

13.  ribadisce la sua richiesta che il presidente al-Bashir rispetti il diritto internazionale conformemente alle convenzioni e ai trattati di cui il suo governo è parte; sostiene, inoltre, il ruolo svolto dalla CPI nel perseguirlo per crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio;

14.  ricorda la dichiarazione rilasciata il 31 maggio dal commissario Stylianides al Parlamento europeo, in cui ha affermato che l'UE continuerà a utilizzare i diversi mezzi a sua disposizione per promuovere e tutelare i diritti umani di donne e bambine in Sudan, non da ultimo migliorando il loro accesso a un'istruzione di qualità e ai servizi sanitari e sensibilizzando le comunità in merito ai loro diritti, in particolare al fine di ridurre le pratiche dannose, quali la mutilazione genitale femminile;

15.  esorta il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) e gli Stati membri ad assicurare che la "gestione della migrazione" e le misure di lotta al terrorismo non compromettano la tutela dei diritti umani; esprime preoccupazione per il fatto che la cooperazione dell'UE e dei singoli Stati membri con il Sudan in materia di migrazione sia utilizzata dal regime come espediente per consolidare la sua capacità di controllo e oppressione nei confronti dei cittadini, ad esempio mediante il rafforzamento delle capacità di sorveglianza, anche alle frontiere, e la fornitura di attrezzature, quali le apparecchiature biometriche; chiede all'UE e ai suoi Stati membri, pertanto, di assicurare la totale trasparenza in relazione ai progetti che coinvolgono il Sudan nel settore della sicurezza, anche per quanto riguarda tutte le attività previste e i beneficiari di finanziamenti nazionali e dell'UE;

16.  ribadisce la sua richiesta di vietare in tutta l'UE l'esportazione, la vendita, l'aggiornamento e la manutenzione di tutti i tipi di dispositivi di sicurezza che siano o possano essere utilizzati per la repressione interna, compresa la tecnologia di sorveglianza di Internet, a favore degli Stati con una situazione deplorevole dei diritti umani, come il Sudan;

17.  prende atto delle dichiarazioni rese dal portavoce del Servizio europeo per l'azione esterna nell'ambito delle proteste in corso; invita il VP/AR a condannare pubblicamente l'allarmante situazione in Sudan e ad utilizzare tutti i mezzi di persuasione a sua disposizione per fare pressione sulle autorità sudanesi affinché pongano fine alla violenza e alla repressione in corso, agli arresti di massa e alle uccisioni e per incoraggiarle a rispettare i loro impegni in relazione al diritto e alle norme internazionali;

18.  sottolinea l'impegno dell'UE a fornire aiuti umanitari e a sostenere le organizzazioni della società civile in Sudan e incoraggia l'UE e i suoi Stati membri a continuare i loro sforzi in tali ambiti; esorta la Commissione a rafforzare ulteriormente il sostegno finanziario fornito ai difensori dei diritti umani e alle organizzazioni della società civile in Sudan nell'ambito del Fondo europeo di sviluppo;

19.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al governo del Sudan, all'Unione Africana, al Segretario generale delle Nazioni Unite, ai copresidenti dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE e al parlamento panafricano.

(1) Testi approvati, P8_TA(2018)0233.
(2) Testi approvati, P8_TA(2018)0080.
(3) GU C 356 del 4.10.2018, pag. 50.
(4) GU C 215 del 19.6.2018, pag. 33.
(5) Secondo i calcoli del prof. Steve H. Hanke, Johns Hopkins University. https://allafrica.com/stories/201807230267.html


Programma di assistenza alla disattivazione nucleare della centrale nucleare di Ignalina in Lituania *
PDF 470kWORD 56k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 17 gennaio 2019 sulla proposta di regolamento del Consiglio che istituisce il programma di assistenza alla disattivazione nucleare della centrale nucleare di Ignalina in Lituania (programma Ignalina) e che abroga il regolamento (UE) n. 1369/2013 del Consiglio (COM(2018)0466 – C8-0394/2018 – 2018/0251(NLE))
P8_TA-PROV(2019)0035A8-0413/2018

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Consiglio (COM(2018)0466),

—  visto l'atto di adesione del 2003, in particolare l'articolo 3 del protocollo n. 4 allegato a detto atto,

–  vista la richiesta di parere trasmessa dal Consiglio (C8-0394/2018),

—  visto l'articolo 78 quater del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (A8-0413/2018),

1.  approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.  invita la Commissione a modificare di conseguenza la sua proposta, in conformità dell'articolo 293, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

3.  invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

4.  chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente la proposta della Commissione;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Testo della Commissione   Emendamento
Emendamento 1
Proposta di regolamento
Considerando 1
(1)  Conformemente al protocollo n. 4 sulla centrale nucleare di Ignalina13 dell'atto di adesione del 2003, la Lituania si è impegnata a chiudere le unità 1 e 2 della centrale nucleare di Ignalina, rispettivamente entro il 31 dicembre 2004 e il 31 dicembre 2009 e a disattivare successivamente dette unità.
(1)  Conformemente al protocollo n. 4 sulla centrale nucleare di Ignalina13 dell'atto di adesione del 2003, la Lituania si è impegnata a chiudere le unità 1 e 2 della centrale nucleare di Ignalina, rispettivamente entro il 31 dicembre 2004 e il 31 dicembre 2009 e a disattivare successivamente dette unità. Il protocollo n. 4 continua ad essere la base giuridica del programma Ignalina.
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13 GU L 236 del 23.9.2003, pag. 944.
13 GU L 236 del 23.9.2003, pag. 944.
Emendamento 2
Proposta di regolamento
Considerando 2
(2)  In linea con gli obblighi dell'atto di adesione e con il sostegno degli aiuti dell'Unione, la Lituania ha chiuso le due unità entro le rispettive scadenze e ha compiuto progressi significativi verso la loro disattivazione. Occorrono ulteriori sforzi per continuare ad abbassare il livello di rischio radiologico. Sulla base delle stime disponibili, saranno necessarie a tale scopo risorse finanziarie supplementari dopo il 2020.
(2)  In linea con gli obblighi dell'atto di adesione e con il sostegno degli aiuti dell'Unione, la Lituania ha chiuso le due unità entro le rispettive scadenze e ha compiuto progressi significativi verso la loro disattivazione. Occorrono ulteriori sforzi per continuare ad abbassare il livello di rischio radiologico. Sulla base delle stime disponibili e in considerazione della data di chiusura definitiva prevista per il 2038, saranno necessarie a tale scopo significative risorse finanziarie supplementari dopo il 2020. Per consentire il completamento del piano di disattivazione entro il 2038, occorrerà soddisfare un fabbisogno finanziario di 1 548 milioni di EUR.
Emendamento 3
Proposta di regolamento
Considerando 3
(3)  È necessario che le attività contemplate dal presente regolamento siano conformi al diritto dell'Unione e al diritto nazionale. La disattivazione della centrale nucleare di cui al presente regolamento dovrebbe essere effettuata conformemente alla legislazione sulla sicurezza nucleare, segnatamente la direttiva 2009/71/Euratom del Consiglio14 e alla legislazione sulla gestione dei rifiuti, segnatamente la direttiva 2011/70/Euratom del Consiglio15. La responsabilità ultima per la sicurezza nucleare e la gestione sicura del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi spetta alla Lituania.
(3)  È necessario che le attività contemplate dal presente regolamento siano conformi al diritto dell'Unione e al diritto nazionale. La disattivazione della centrale nucleare di cui al presente regolamento dovrebbe essere effettuata conformemente alla legislazione sulla sicurezza nucleare, segnatamente la direttiva 2009/71/Euratom del Consiglio14 e alla legislazione sulla gestione dei rifiuti, segnatamente la direttiva 2011/70/Euratom del Consiglio15. La responsabilità ultima per la sicurezza nucleare e la gestione sicura del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi spetta alla Lituania. Tuttavia, la direttiva 2011/70/Euratom prevede che l'Unione possa contribuire a un'ampia gamma di progetti di disattivazione, ivi compresi lo stoccaggio e lo smaltimento del combustibile esaurito e dei residui radioattivi. Sebbene la direttiva 2011/70/Euratom stabilisca che i costi per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi sono sostenuti da coloro che hanno prodotto questi stessi materiali, tale disposizione non può essere applicata retroattivamente alla Lituania, che ha chiuso la centrale nucleare di Ignalina prima che la direttiva fosse adottata e che non ha quindi potuto accumulare fondi sufficienti per lo stoccaggio e lo smaltimento del combustibile esaurito e dei residui radioattivi.
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14 Direttiva 2009/71/Euratom del Consiglio, del 25 giugno 2009, che istituisce un quadro comunitario per la sicurezza nucleare degli impianti nucleari (GU L 172 del 2.7.2009, pag. 18).
14 Direttiva 2009/71/Euratom del Consiglio, del 25 giugno 2009, che istituisce un quadro comunitario per la sicurezza nucleare degli impianti nucleari (GU L 172 del 2.7.2009, pag. 18).
15 direttiva 2011/70/Euratom del Consiglio, del 19 luglio 2011, che stabilisce un quadro comunitario per la gestione responsabile e sicura del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi (GU L 199 del 2.8.2011, pag. 48);
15 direttiva 2011/70/Euratom del Consiglio, del 19 luglio 2011, che stabilisce un quadro comunitario per la gestione responsabile e sicura del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi (GU L 199 del 2.8.2011, pag. 48).
Emendamento 4
Proposta di regolamento
Considerando 4
(4)  Riconoscendo che la chiusura prematura e la conseguente disattivazione della centrale nucleare di Ignalina, che comprende due reattori del tipo RBMK da 1 500 MW risalenti ai tempi dell'Unione Sovietica, è stata un'operazione senza precedenti e ha rappresentato per la Lituania un onere finanziario eccezionale non commisurato alle dimensioni e alla forza economica del paese, il protocollo n. 4 ha stabilito che l'assistenza dell'Unione nel quadro del programma Ignalina sarebbe stata proseguita senza soluzione di continuità oltre il 2006 e sarebbe stata prorogata per il periodo delle successive prospettive finanziarie.
(4)  Riconoscendo che la chiusura prematura e la conseguente disattivazione della centrale nucleare di Ignalina, che comprende due reattori del tipo RBMK da 1 500 MW (moderati a grafite e a canali) – simili a quelli utilizzati a Chernobyl – risalenti ai tempi dell'Unione Sovietica, è stata un'operazione senza precedenti, visto che a livello mondiale non sono mai stati registrati casi di smantellamento di reattori dalla struttura analoga, e ha rappresentato per la Lituania un onere finanziario eccezionale non commisurato alle dimensioni e alla forza economica del paese, il protocollo n. 4 ha stabilito che l'assistenza dell'Unione nel quadro del programma Ignalina sarebbe stata proseguita senza soluzione di continuità oltre il 2006 e sarebbe stata prorogata per il periodo delle successive prospettive finanziarie fino alla data di chiusura definitiva, attualmente in programma per il 2038.
Emendamento 5
Proposta di regolamento
Considerando 10
(10)  Il programma dovrebbe anche garantire la diffusione delle conoscenze acquisite attraverso il programma in tutti gli Stati membri, in coordinamento e sinergia con altri programmi dell'Unione pertinenti a sostegno della disattivazione in Bulgaria e Slovacchia e presso il Centro comune di ricerca della Commissione, poiché tali misure apportano il massimo valore aggiunto dell'UE.
(10)  Il programma dovrebbe anche garantire la diffusione delle conoscenze acquisite attraverso il programma in tutti gli Stati membri, in coordinamento e sinergia con altri programmi dell'Unione pertinenti a sostegno della disattivazione in Bulgaria e Slovacchia e presso il Centro comune di ricerca della Commissione. Per far sì che tali misure apportino il massimo valore aggiunto dell'UE, i finanziamenti per la diffusione delle conoscenze non dovrebbero rientrare nei finanziamenti per le opere di disattivazione, ma dovrebbero provenire da altre fonti finanziarie dell'Unione.
Emendamento 6
Proposta di regolamento
Considerando 11
(11)  La disattivazione della centrale nucleare di Ignalina dovrebbe essere effettuata con il ricorso alle migliori competenze tecniche disponibili e nel rispetto della natura e delle specifiche tecnologiche degli impianti da disattivare, al fine di garantire la sicurezza e la massima efficienza possibile, tenendo così conto delle migliori pratiche internazionali.
(11)  La disattivazione della centrale nucleare di Ignalina dovrebbe essere effettuata con il ricorso alle migliori competenze tecniche disponibili e nel rispetto della natura e delle specifiche tecnologiche degli impianti da disattivare, al fine di garantire la sicurezza e la massima efficienza possibile, tenendo così conto delle migliori pratiche internazionali e garantendo salari competitivi per il personale qualificato.
Emendamento 7
Proposta di regolamento
Considerando 12
(12)  La Commissione e la Lituania dovrebbero assicurare un monitoraggio e un controllo efficaci dell'evoluzione del processo di disattivazione al fine di garantire il massimo valore aggiunto dell'Unione dei finanziamenti assegnati nel quadro del presente regolamento, anche se la responsabilità ultima per la disattivazione spetta alla Lituania. Ciò include la misurazione efficace dei progressi e delle prestazioni e l'adozione di misure correttive, ove necessario.
(12)  La Commissione e la Lituania dovrebbero assicurare un monitoraggio e un controllo efficaci dell'evoluzione del processo di disattivazione al fine di garantire il massimo valore aggiunto dell'Unione dei finanziamenti assegnati nel quadro del presente regolamento. Ciò include il monitoraggio efficace dei progressi e delle prestazioni e, ove necessario, l'adozione di misure correttive di concerto con la Lituania e l'Unione.
Emendamento 8
Proposta di regolamento
Considerando 16
(16)  Il programma dovrebbe essere attuato con uno sforzo finanziario congiunto dell'Unione e della Lituania. Una soglia massima di cofinanziamento dell'Unione dovrebbe essere fissata in linea con la pratica di cofinanziamento prevista dai precedenti programmi. Ai fini della comparabilità dei programmi dell'Unione e visto il miglioramento dell'economia lituana, dall'inizio del programma di disattivazione Ignalina fino al completamento delle attività finanziate nel quadro del presente regolamento, il tasso di cofinanziamento dell'Unione non dovrebbe superare l'80 % dei costi ammissibili. La rimanente quota di cofinanziamento dovrebbe essere a carico della Lituania e di fonti supplementari diverse dal bilancio dell'Unione, segnatamente istituzioni finanziarie internazionali e altri donatori.
(16)  Il programma dovrebbe essere attuato con uno sforzo finanziario congiunto dell'Unione e della Lituania. Il protocollo n. 4 dell'atto di adesione del 2003 stabilisce che il contributo dell'Unione nell'ambito del programma Ignalina può, per alcune misure, raggiungere il 100 % della spesa totale. Una soglia di cofinanziamento dell'Unione dovrebbe essere fissata in linea con la pratica di cofinanziamento prevista dai precedenti programmi. Tenuto conto delle conclusioni della relazione della Commissione del 2018 sulla valutazione e l'attuazione dei programmi UE di assistenza alla disattivazione nucleare in Bulgaria, Slovacchia e Lituania e dell'impegno politico della Lituania di contribuire per il 14 % ai costi complessivi di disattivazione, il tasso di cofinanziamento dell'Unione, dall'inizio del programma di disattivazione Ignalina fino al completamento delle attività finanziate nel quadro del presente regolamento, dovrebbe essere pari all'86 % dei costi ammissibili. La rimanente quota di cofinanziamento dovrebbe essere a carico della Lituania e di fonti supplementari diverse dal bilancio dell'Unione. È opportuno che siano profusi sforzi per attrarre finanziamenti da altre fonti, segnatamente istituzioni finanziarie internazionali e altri donatori.
Emendamento 9
Proposta di regolamento
Considerando 16 bis (nuovo)
(16 bis)   Al di fuori dell'ambito del programma Ignalina, la Lituania continua ad avere la responsabilità ultima dello sviluppo e degli investimenti nella regione di Ignalina, caratterizzata da bassi redditi e dai tassi di disoccupazione più elevati del paese, soprattutto a causa della chiusura della centrale nucleare, principale datore di lavoro della regione.
Emendamento 10
Proposta di regolamento
Considerando 19
(19)  Il programma rientra nell'ambito di applicazione del programma nazionale lituano ai sensi della direttiva 2011/70/Euratom del Consiglio.
(19)  Il programma rientra nell'ambito di applicazione del programma nazionale lituano ai sensi della direttiva 2011/70/Euratom del Consiglio e può contribuire alla sua attuazione, senza pregiudicare le disposizioni della direttiva in questione.
Emendamento 11
Proposta di regolamento
Considerando 23 bis (nuovo)
(23 bis)   Per ragioni storiche, il sostegno finanziario dell'Unione per la disattivazione del reattore nucleare di Ignalina è pienamente giustificato, ma il programma non dovrebbe costituire un precedente per l'utilizzo di fondi dell'Unione per la disattivazione di altri reattori nucleari. Dovrebbe essere un obbligo morale di ciascuno Stato membro evitare ogni onere indebito a carico delle future generazioni in relazione al combustibile esaurito e ai rifiuti radioattivi, compreso ogni rifiuto radioattivo derivante dalla disattivazione degli impianti nucleari esistenti. Le politiche nazionali devono essere basate sul principio "chi inquina paga".
Emendamento 12
Proposta di regolamento
Considerando 23 ter (nuovo)
(23 ter)   La raccomandazione 2006/851/Euratom della Commissione indica che, secondo il principio "chi inquina paga", gli operatori del settore nucleare dovrebbero accantonare adeguate risorse finanziarie durante la vita produttiva degli impianti onde coprire i futuri costi di disattivazione.
Emendamento 13
Proposta di regolamento
Articolo 3 – paragrafo 1
1.  L'obiettivo generale del programma è assistere la Lituania nell'attuare la disattivazione della centrale nucleare di Ignalina, con particolare attenzione alla gestione delle problematiche relative alla sicurezza radiologica di detta disattivazione, garantendo un'ampia diffusione, in tutti gli Stati membri dell'UE, delle conoscenze così acquisite nel campo della disattivazione nucleare.
1.  L'obiettivo generale del programma è assistere adeguatamente la Lituania nell'attuare in sicurezza la disattivazione della centrale nucleare di Ignalina, con particolare attenzione alla gestione delle problematiche relative alla sicurezza radiologica di detta disattivazione, tra l'altro garantendo la sicurezza dello stoccaggio provvisorio del combustibile esaurito.
Emendamento 14
Proposta di regolamento
Articolo 3 – paragrafo 2
2.  L'obiettivo specifico del programma è smantellare e decontaminare le attrezzature e i pozzi dei reattori di Ignalina conformemente al piano di disattivazione, continuare a gestire in sicurezza i rifiuti derivanti dalla disattivazione e i rifiuti preesistenti, nonché diffondere le conoscenze così acquisite tra i portatori di interessi dell'UE.
2.  L'obiettivo principale del programma è smantellare e decontaminare le attrezzature e i pozzi dei reattori di Ignalina conformemente al piano di disattivazione e continuare a gestire in sicurezza i rifiuti derivanti dalla disattivazione e i rifiuti preesistenti.
Emendamento 15
Proposta di regolamento
Articolo 3 – paragrafo 2 bis (nuovo)
2 bis.  Il programma persegue anche l'obiettivo complementare di garantire un'ampia diffusione, in tutti gli Stati membri, delle conoscenze acquisite nel campo della disattivazione nucleare. Tale obiettivo complementare è finanziato nell'ambito del programma di finanziamento specifico per la disattivazione degli impianti nucleari e la gestione dei rifiuti radioattivi (COM (2018)0467).
Emendamento 16
Proposta di regolamento
Articolo 3 – paragrafo 3
3.   La descrizione dettagliata dell'obiettivo specifico figura nell'allegato I. La Commissione può modificare, mediante atti di esecuzione, l'allegato I, conformemente alla procedura d'esame di cui all'articolo 12, paragrafo 2.
3.   La descrizione dettagliata dell'obiettivo principale figura nell'allegato I.
Emendamento 17
Proposta di regolamento
Articolo 4 – paragrafo 1
1.  La dotazione finanziaria per l'esecuzione del programma per il periodo 2021-2027 è di 552 000 000 EUR a prezzi correnti.
1.  La dotazione finanziaria per l'esecuzione del programma per il periodo 2021-2027 è di 780 000 000 EUR a prezzi correnti per l'attuazione dell'obiettivo principale del programma (attività di disattivazione).
Emendamento 18
Proposta di regolamento
Articolo 7 – comma 1
Il tasso massimo totale di cofinanziamento dell'Unione, applicabile nell'ambito del programma, non supera l'80 %. La rimanente quota di cofinanziamento è a carico della Lituania e di fonti supplementari diverse dal bilancio dell'Unione.
Il tasso totale di cofinanziamento dell'Unione, applicabile nell'ambito del programma, è pari all'86 %. La rimanente quota di cofinanziamento è a carico della Lituania e di fonti supplementari diverse dal bilancio dell'Unione.
Emendamento 19
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 4
4.  Nel periodo di finanziamento 2021-2027 le principali sfide per la sicurezza radiologica vengono affrontate mediante le attività di cui alle voci P.1, P.2 e P.4. In particolare, lo smantellamento dei noccioli dei reattori è contemplato dalla voce P.2. Le sfide minori vengono affrontate nell'ambito della voce P.3, mentre le voci P.0 e P.5 coprono le attività di assistenza alla disattivazione.
4.  Nel periodo di finanziamento 2021-2027 le principali sfide per la sicurezza radiologica vengono affrontate mediante le attività di cui alle voci P.1, P.2, P.3 e P.4. In particolare, lo smantellamento dei noccioli dei reattori è contemplato dalla voce P.2. Le voci P.0 e P.5 coprono le attività di assistenza alla disattivazione.
Emendamento 20
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 5 – tabella 1 – voce P.3

Testo della Commissione

Tabella 1

N.

Voce

Priorità

P.3

Gestione del combustibile nucleare esaurito

II

Emendamento

Tabella 1

N.

Voce

Priorità

P.3

Gestione del combustibile nucleare esaurito

I

Emendamento 21
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 7
7.  Lo smaltimento del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi nei depositi geologici di profondità non è contemplato dal programma. Tale attività deve essere sviluppata dalla Lituania nel suo programma nazionale di gestione del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi, come previsto dalla direttiva 2011/70/Euratom del Consiglio.
7.  Sebbene lo smaltimento del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi nei depositi geologici di profondità non sia contemplato dal programma per il periodo 2021-2027, la Lituania e l'Unione avviano in tempo utile consultazioni in merito alla possibilità di includere tali attività nella portata del programma nell'ambito del successivo quadro finanziario pluriennale.

Relazione annuale sul controllo della attività finanziarie della BEI per il 2017
PDF 215kWORD 64k
Risoluzione del Parlamento europeo del 17 gennaio 2019 sulla relazione annuale sul controllo delle attività finanziarie della BEI per il 2017 (2018/2151(INI))
P8_TA-PROV(2019)0036A8-0479/2018

Il Parlamento europeo,

–  vista la relazione di attività 2017 della Banca europea per gli investimenti (BEI),

–  viste la relazione finanziaria per il 2017 e la relazione statistica per il 2017 della BEI,

–  viste la relazione sulla sostenibilità 2017, la relazione sulla valutazione col metodo dei tre pilastri (3 Pillar Assessment) per le operazioni della BEI all'interno dell'UE nel 2017 e la relazione sui risultati delle operazioni al di fuori dell'UE della Banca europea per gli investimenti nel 2017,

–  viste le relazioni annuali del Comitato di verifica per l'esercizio 2017,

–  viste la relazione sull'attuazione della politica di trasparenza della BEI nel 2017 e la relazione 2017 sul governo societario,

–  vista la decisione del Mediatore nel caso 1316/2016/TN su presunte lacune nella politica di trasparenza della Banca europea per gli investimenti(1),

–  vista la revisione del Meccanismo per il trattamento delle denunce (divisione CM) derivante dalla decisione del Mediatore nel caso 1316/2016/TN su presunte lacune nella politica di trasparenza della Banca europea per gli investimenti,

–  viste la relazione sull'attività 2017 dell'Ufficio del responsabile capo del controllo di conformità (Chief Compliance Officer) della BEI e la relazione 2017 sull'attività antifrode del gruppo BEI,

–  visto il piano operativo del gruppo BEI per il 2017-2019,

–  visti gli articoli 3 e 9 del trattato sull'Unione europea (TUE),

–  visti gli articoli 15, 126, 174, 175, 208, 209, 271, 308 e 309 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) e il protocollo n. 5, a esso allegato, sullo statuto della Banca europea per gli investimenti, nonché il suo protocollo n. 28 sulla coesione economica, sociale e territoriale,

–  visto il regolamento della Banca europea per gli investimenti,

–  viste le sue risoluzioni del 27 aprile 2017 sulla relazione annuale sul controllo delle attività finanziarie della BEI per il 2015(2) e del 3 maggio 2018 sulla relazione annuale sul controllo delle attività finanziarie della BEI per il 2016(3),

–  viste la decisione n. 1080/2011/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2011, sul mandato esterno della BEI 2007-2013(4) e la decisione n. 466/2014/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, sulla concessione di una garanzia dell'Unione alla Banca europea per gli investimenti in caso di perdite relative ad operazioni di finanziamento a sostegno di progetti di investimento al di fuori dell'Unione(5),

–  visto il regolamento (UE) 2015/1017 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 giugno 2015, relativo al Fondo europeo per gli investimenti strategici, al polo europeo di consulenza sugli investimenti e al portale dei progetti di investimento europei e che modifica i regolamenti (UE) n. 1291/2013 e (UE) n. 1316/2013 – il Fondo europeo per gli investimenti strategici(6),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione del 14 settembre 2016 sulla proroga del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) e il potenziamento tecnico di tale Fondo e del polo europeo di consulenza sugli investimenti (COM(2016)0597, SWD(2016)0297 e SWD(2016)0298),

–  visto l'audit ad hoc di Ernst & Young dell'8 novembre 2016 dell'applicazione del regolamento (UE) 2015/1017 ("regolamento FEIS"),

–  vista la relazione della Commissione del 28 maggio 2018 sulla gestione del fondo di garanzia del Fondo europeo per gli investimenti strategici nel 2017 (COM (2018)345 final),

–  vista la relazione di valutazione delle operazioni della BEI sul funzionamento del FEIS del giugno 2018,

–  vista la relazione della Commissione del 29 giugno 2018 - Relazione completa al Parlamento europeo e al Consiglio sull'impiego della garanzia dell'Unione del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) e sul funzionamento del fondo di garanzia del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) (COM(2018)0497),

–  visto l'accordo tripartito del settembre 2016 tra la Commissione europea, la Corte dei conti europea e la Banca europea per gli investimenti,

–  visti i documenti di riflessione della Corte dei conti europea "Future of EU finances: reforming how the EU budget operates (Il futuro delle finanze dell'UE: riformare il funzionamento del bilancio dell'UE), del febbraio 2018, e "The Commission's proposal for the 2021-2027 Multiannual Financial Framework" (La proposta della Commissione per il quadro finanziario pluriennale 2021-2027), del luglio 2018,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e il parere della commissione per il commercio internazionale (A8-0479/2018),

A.  considerando che la missione della BEI è di contribuire all'integrazione, allo sviluppo equilibrato e alla coesione economica e sociale degli Stati membri raccogliendo sui mercati dei capitali un considerevole volume di fondi e accordando tali fondi in prestito a condizioni favorevoli per progetti idonei a promuovere gli obiettivi strategici dell'UE;

B.  considerando che la BEI è al centro degli sforzi di ripresa economica a livello dell'Unione, con due consecutivi aumenti di capitale e attraverso il suo ruolo cruciale nell'attuazione del piano di investimenti per l'Europa attraverso la gestione del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS);

C.  considerando che la BEI dovrebbe contribuire alla crescita inclusiva, all'occupazione sostenibile e di qualità e alla riduzione delle disuguaglianze;

D.  considerando che una valutazione periodica e approfondita delle esigenze in vari settori è fondamentale per rilevare lacune e ostacoli negli investimenti in diverse regioni, ma anche per individuare un insieme di opportunità con potenziale di crescita e creazione di posti di lavoro, per contribuire ulteriormente agli obiettivi dell'accordo di Parigi del 2015 e calibrare adeguatamente la natura e le dimensioni dei fallimenti del mercato a seconda delle esternalità esistenti e delle esigenze di sviluppo a livello settoriale e territoriale;

E.  considerando che il ruolo della BEI nel far leva sul denaro pubblico è essenziale per la capacità dell'Unione di rispondere e adattarsi alle nuove tendenze e ai nuovi rischi economici e ambientali e alle incertezze geopolitiche, migliorando e rafforzando nel contempo il controllo del rischio e la gestione prudenziale del rischio del gruppo BEI;

F.  considerando che negli ultimi anni il gruppo BEI ha visto cambiare in modo significativo la natura, il volume, il profilo di rischio e la complessità delle sue attività nell'ambito del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), con una tendenza verso un numero crescente di operazioni minori sostenute dalla garanzia dell'UE nell'ambito del FEIS, nonché un aumento significativo dei mandati di gestione a nome della Commissione europea e nella fornitura di servizi di consulenza;

G.  considerando che la Brexit avrà un impatto sulla base di capitale, sull'adeguatezza e sulla futura capacità di prestito della BEI;

H.  considerando che la BEI dovrebbe fornire valore aggiunto con il massimo livello di integrità, buona governance e, in particolare, alla luce delle conclusioni del Mediatore nella decisione nel caso 1316/2016/TN su presunte lacune nella politica di trasparenza della Banca europea per gli investimenti(7), il massimo livello di trasparenza e responsabilità, nonché la conformità alle migliori pratiche bancarie applicabili;

I.  considerando che la lotta a tutte le forme di riciclaggio di denaro, finanziamento del terrorismo e pratiche fiscali dannose dovrebbe rimanere una priorità costante della BEI;

J.  considerando che al 31 dicembre 2017 gli azionisti del Fondo europeo per gli investimenti (FEI) comprendevano la BEI (58,5 %), l'Unione rappresentata dalla Commissione europea (29,7 %) e 32 istituti finanziari (11,8 %); che la maggior parte delle operazioni del FEI sono attualmente finanziate nell'ambito di specifici accordi di mandato con terzi;

Il ruolo della BEI nell'assicurare investimenti pubblici strategici a valore aggiunto

1.  evidenzia che gli investimenti pubblici sono ancora necessari per colmare le lacune negli investimenti in vari settori che permangono al di sotto dei livelli precedenti la crisi negli Stati membri più vulnerabili e nei paesi beneficiari della politica di coesione per riprendersi ulteriormente dall'impatto della crisi e promuovere la crescita, l'occupazione e la coesione sostenibili e a lungo termine nell'Unione;

2.  osserva che il capitale aggregato sottoscritto della BEI è di 243 miliardi di EUR; constata che tutti gli Stati membri sono azionisti della BEI e che oltre al capitale versato gli Stati membri stessi si impegnano anche a fornire capitale addizionale su richiesta; rileva che i quattro azionisti principali sono la Germania, la Francia, l'Italia e il Regno Unito, ciascuno dei quali con una quota di 39,14 miliardi di EUR e il 16,11 % del totale;

3.  constata che in base alla sua strategia operativa, la BEI mira a sostenere gli obiettivi strategici europei, quali il ripristino della competitività dell'UE e della crescita economica e la creazione di posti di lavoro nel lungo periodo, facilitare l'accesso ai finanziamenti per le PMI, proteggere l'ambiente e promuovere la transizione energetica finanziando progetti sulla mitigazione dei cambiamenti climatici e l'adattamento ad essi, contrastare la crisi dell'occupazione che si trovano ad affrontare le giovani generazioni dell'UE, sostenere i progetti infrastrutturali e contribuire alla mitigazione delle cause della migrazione;

4.  ritiene che la BEI abbia un ruolo finanziario importante, che può portare notevoli risultati nell'ambito della riduzione delle disparità nell'Unione e invita la BEI a concentrarsi sugli investimenti che contribuiscono agli obiettivi dell'accordo di Parigi del 2015 e rafforzano la competitività e le pari opportunità e sostengono la politica di coesione nelle regioni meno sviluppate;

5.  invita la BEI a continuare a colmare le frequenti lacune in materia di investimenti e i costanti fallimenti strutturali del mercato attraverso la progettazione di spese globali e di medio-lungo termine, facilitando il cofinanziamento a livello nazionale e piani di investimento, tra l'altro, a favore delle regioni e località dell'Unione caratterizzate da un reddito basso e con maggiori ostacoli agli investimenti;

6.  sottolinea che le priorità della BEI definite nel piano d'azione per il 2017-2019 dovrebbero concentrarsi su un'efficace attuazione degli obiettivi della strategia "Europa 2020" per uno sviluppo intelligente e sostenibile;

7.  sottolinea il fatto che le condizioni di prestito della BEI dovrebbero facilitare lo sviluppo delle regioni periferiche dell'UE promuovendo la crescita e l'occupazione; invita la BEI a rafforzare notevolmente le modalità intese a fornire assistenza tecnica e consulenza finanziaria agli enti locali e regionali prima dell'approvazione dei progetti, al fine di migliorare l'accessibilità e garantire il coinvolgimento di tutti gli Stati membri, in particolare quelli con un basso tasso di successo in termini di progetti approvati;

8.  incoraggia la BEI a definire opzioni finanziarie o di finanziamento sostenibili e un ambiente favorevole agli investimenti che rispecchino gli impegni e gli obiettivi delle politiche dell'Unione, al fine di promuovere la coesione economica, sociale e territoriale all'interno dell'Unione, nonché di rafforzare la dimensione sociale e ambientale degli investimenti della BEI, colmando le lacune in materia di investimenti nel settore sociale e nel settore della sicurezza infrastrutturale; invita la BEI a tenere conto, nel caso di progetti infrastrutturali su vasta scala, di tutti i relativi rischi di impatto sull'ambiente e a finanziare solo quei progetti che hanno dimostrato un reale valore aggiunto per la popolazione locale e dal punto di vista ambientale, sociale ed economico; sottolinea l'importanza di un rigoroso monitoraggio dei possibili rischi di corruzione e di frode in tale contesto, nonché di svolgere accurate valutazioni ex-ante ed ex-post in merito ai progetti da finanziare;

9.  incoraggia la BEI a informare continuamente le parti interessate sulle potenzialità finanziarie e a fornire servizi di consulenza adeguati, se necessario, anche se gli strumenti della BEI sono basati dalla domanda;

10.  sottolinea che nel quadro dei negoziati in corso sul recesso del Regno Unito dall'Unione europea occorre elaborare disposizioni dettagliate in riferimento a tutti gli obblighi del Regno Unito nei confronti della BEI, onde garantire che non sia pregiudicata la capacità della BEI di conseguire i propri obiettivi;

Orientare gli investimenti verso aree strategiche chiave

11.  osserva che, secondo la relazione finanziaria della BEI per il 2017, le assegnazioni di prestiti della Banca per il 2017 sono ammontate a 69,9 miliardi di EUR (62,6 miliardi di EUR all'interno dell'UE e 7,3 miliardi di EUR fuori dall'UE), un importo inferiore rispetto agli ultimi 5 anni (2013-2016) al di sotto dei 70 miliardi di EUR, pur essendo nel margine di flessibilità del 10 % previsto dal piano operativo della BEI; rileva inoltre la stabilità e la qualità del portafoglio prestiti complessivo con uno 0,3 % dei contratti di credito deteriorati analogo rispetto al 2016;

12.  osserva che l'Unione europea fornisce una garanzia alla BEI, una soluzione standard per gli enti finanziari incaricati dagli Stati membri per contribuire a soddisfare gli obiettivi pubblici; nota che la situazione, tuttavia, esige che la politica creditizia sia condotta nel modo più responsabile possibile affinché le risorse finanziarie siano effettivamente erogate a beneficio dell'Unione, dei suoi Stati membri e dell'interesse pubblico; chiede alla BEI, che opera nel quadro di un mandato di sviluppo, di garantire un'aderenza più efficace agli obiettivi delle sua politica ambientale e sociale nonché agli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, anche nel caso di progetti cofinanziati o di contributi ai fondi di investimento e ai fondi di private equity;

13.  ribadisce la propria preoccupazione per il fatto che metà degli Stati membri hanno ricevuto l'80 % degli investimenti totali della BEI all'interno dell'UE, mentre gli altri 14 Stati membri hanno percepito solo il 10 % di tale investimento; ribadisce inoltre che tre Stati membri singolarmente hanno ricevuto, rispettivamente, il 16 %, il 15 % e l'11 %; chiede alla Banca di includere nella sua relazione informazioni sulla ripartizione dei suoi investimenti nelle regioni a basso e ad alto reddito in base alla propria indagine sugli investimenti (EIBIS) e tenendo conto dell'effetto potenziale per superare le lacune e gli ostacoli agli investimenti nelle regioni meno favorite dell'UE;

14.  invita la BEI a riesaminare le sue stime degli investimenti pro capite e la graduatoria degli Stati membri di conseguenza, poiché i dati aggiornati sembrano indicare una graduatoria che in generale corrisponde a quella basata sugli importi assoluti percepiti dagli Stati membri;

15.  rileva inoltre che, secondo la relazione annuale del FEI per il 2017, il FEI ha firmato nel 2017 operazioni per un totale di 9,3 miliardi di EUR, rispetto ai 9,45 miliardi di EUR nel 2016, facendo ricorso a 35,4 miliardi di EUR di finanziamenti per sostenere le PMI e le imprese a media capitalizzazione in Europa;

16.  prende atto del finanziamento del gruppo BEI sia all'interno che all'esterno dell'UE nel 2017 a sostegno dei suoi obiettivi di politica pubblica, pari rispettivamente a i) 13,8 miliardi di EUR per l'innovazione e le competenze, ii) 18 miliardi di EUR per le infrastrutture, iii) 16,7 miliardi di EUR per progetti relativi all'ambiente e iv) 29,6 miliardi di EUR per le PMI e le imprese a media capitalizzazione; sottolinea che, dati il loro impatto e la loro rilevanza per le economie sia locali che nazionali, gli investimenti nelle PMI, nelle start-up, nella ricerca, nell'innovazione, nell'economia digitale e nell'efficienza energetica rappresentano il fattore più importante per trainare la ripresa economica nell'Unione e promuovere la creazione di posti di lavoro di qualità;

17.  rileva che all'interno dell'Unione nel 2017 il volume di prestiti della BEI è ammontato a 18,24 miliardi di EUR per l'obiettivo orizzontale della coesione economica e sociale e che la Banca ha raggiunto il 29,6 % rispetto al 30 % degli investimenti previsti per questo obiettivo;

18.  constata che la BEI ha impegnato il 25 % del totale dei suoi finanziamenti a favore di progetti in materia di cambiamenti climatici, che aumenta al 35 % entro il 2020; rileva che questa tendenza dovrebbe essere valutata positivamente e osserva che i progetti sostenuti dovrebbero essere efficaci non solo nella lotta ai cambiamenti climatici, ma anche sotto il profilo finanziario;

19.  prende atto che all'interno dell'Unione sono stati stanziati 16,58 miliardi di EUR per l'obiettivo orizzontale relativo all'azione per il clima, con cui la BEI ha contribuito all'allineamento all'accordo di Parigi del 2015 e allo sviluppo globale sostenibile; incoraggia la BEI a mantenere un elevato livello di ambizione in tale settore;

20.  accoglie con favore l'impegno della BEI ad allineare le sue operazioni all'accordo di Parigi del 2015 entro il 2020; invita la BEI, alla luce della recente relazione dell'IPCC, a rivedere la sua strategia sul clima al fine di allinearla a una traiettoria del riscaldamento globale di 1,5 °C;

21.  incoraggia la BEI a rafforzare la sua presenza e la sua attività nei paesi dei Balcani occidentali; ritiene che, alla luce dell'importanza strategica che i paesi di questa regione rivestono per l'Unione europea, l'intensificazione dei prestiti e delle attività di investimento costituisca un elemento chiave;

22.  prende atto dell'attuale revisione dei criteri per la concessione di prestiti nel settore dell'energia della BEI; si aspetta che tale revisione sia in linea con l'accordo di Parigi del 2015; ribadisce il suo invito alla BEI a dare priorità ai prestiti a favore di fonti energetiche rinnovabili decentralizzate, efficienti e su piccola scala e a presentare un piano ambizioso per smettere di finanziare i progetti relativi ai combustibili fossili; invita la BEI a mirare a diventare leader nell'ambito dell'azione a favore del clima e ad aumentare gli investimenti nel settore delle energie rinnovabili e dell'efficienza energetica, nonché a considerare come priorità tale obiettivo nella revisione dei propri criteri di prestito in ambito energetico;

23.  si compiace, in tale contesto, del ruolo della BEI nell'emissione di obbligazioni climaticamente responsabili (ovvero 4,29 miliardi di EUR rispetto ai 3,8 miliardi di EUR del 2016), che rispecchia il coinvolgimento della Banca nell'azione per il clima intensificando gli investimenti nell'efficienza energetica e nelle risorse rinnovabili su piccola scala, con maggiori ripercussioni a livello locale e regionale;

24.  ritiene che la BEI dovrebbe continuare a rafforzare il suo ruolo nel contribuire al conseguimento di uno sviluppo sostenibile e che l'azione a favore del clima dovrebbe concentrarsi principalmente sui trasporti e la produzione di energia puliti, la riduzione dei consumi energetici (per il riscaldamento, i trasporti e la produzione), la produzione industriale pulita e l'agricoltura sostenibile, il trattamento e la fornitura dell'acqua nonché la transizione ecologica in generale;

25.  ricorda che le PMI rappresentano la colonna portante dell'economia europea e invita pertanto la BEI a colmare le loro lacune per quanto riguarda l'accesso al credito rafforzando i programmi esistenti, come lo strumento europeo Progress di microfinanza, e assegnando loro maggiori fondi; chiede che siano istituiti maggiori requisiti strategici proattivi riguardanti le PMI e le microimprese per le banche intermediarie che erogano i finanziamenti della BEI;

26.  sottolinea che la BEI, nel fornire sostegno alle imprese europee all'estero, dovrebbe tenere debitamente conto della strategia commerciale dell'UE, compresi gli accordi in essere e futuri in materia di libero scambio, servizi e investimenti; osserva che, in tale contesto, la BEI dovrebbe prestare particolare attenzione alle esigenze di internazionalizzazione delle PMI europee;

27.  rileva che una parte dell'attività generale di concessione di prestiti della BEI riguarda operazioni al di fuori dell'Unione; osserva che occorre garantire uno stretto coordinamento e la complementarità tra le attività riguardanti i prestiti esterni della BEI e il piano per gli investimenti esterni dell'UE;

28.  riconosce gli sforzi della BEI per contribuire agli obiettivi di sviluppo sostenibile e ad affrontare le sfide globali legate alla migrazione, anche con l'avvio di obbligazioni responsabili dal punto di vista della sostenibilità per finanziare i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite;

Prestazione delle operazioni finanziarie della BEI

29.  rileva con soddisfazione la conclusione del Comitato di verifica secondo cui i rendiconti finanziari adottati dal consiglio di amministrazione della BEI forniscono una rappresentazione veritiera e corretta della situazione finanziaria della Banca al 31 dicembre 2017 e dei risultati delle sue operazioni e dei suoi flussi di cassa per il 2017, in conformità del quadro contabile di riferimento;

30.  ribadisce, tuttavia, la sua richiesta in merito alla relazione annuale della BEI e chiede a quest'ultima di presentare una relazione annuale di attività più completa, dettagliata e armonizzata e di migliorare in modo significativo la presentazione delle informazioni, includendovi una ripartizione dettagliata e attendibile degli investimenti approvati, firmati ed erogati per l'anno in questione e l'indicazione delle fonti di finanziamento impegnate (risorse proprie, FEIS, programmi UE gestiti a livello centrale ecc.), nonché informazioni relative ai beneficiari (Stati membri, settore pubblico o privato, intermediari o beneficiari diretti) e ai settori sostenuti, così come i risultati delle valutazioni ex post;

31.  prende atto del volume di nuove attività speciali sottoscritte dalla Banca nel 2017, corrispondenti a progetti con un profilo di rischio più elevato, pari a 18,0 miliardi di EUR (2016: 13,1 miliardi di EUR), di cui 2,7 miliardi di EUR a rischio della BEI stessa e i rimanenti 15,3 miliardi di EUR coperti dall'attenuazione del rischio di credito di portafoglio;

32.  prende atto dei risultati riportati di 26 progetti completati nel 2017 al di fuori dell'UE, la cui valutazione attraverso il quadro di misurazione dei risultati (quadro REM) per gli interventi esterni è consentita non solo come valutazione dei risultati attesi, ma anche di risultati conseguiti; osserva, tuttavia, che, per quanto riguarda le attività all'interno dell'UE, sono presentate esclusivamente informazioni sull'impatto potenziale e sui risultati attesi delle nuove operazioni firmate nel 2017, sulla base dello strumento di valutazione col metodo dei tre pilastri (3PA); ribadisce il suo invito alla Banca a includere informazioni sui risultati conseguiti dai progetti completati all'interno dell'UE e ad adeguare il metodo 3PA a tal fine, se necessario;

33.  ritiene necessario approfondire i criteri di verifica del livello di addizionalità della BEI per orientare meglio i suoi finanziamenti, evitare duplicazioni e cercare tutte le possibili sinergie ove possibile;

34.  incoraggia la promozione della cultura della prestazione all'interno della BEI attraverso un graduale miglioramento, in particolare, nella riduzione degli indicatori di prestazione trasversali sull'impatto delle operazioni fondamentali della BEI;

35.  invita la BEI a presentare regolarmente prove di sostenibilità degli effetti, degli impatti e dei risultati con indicatori pertinenti e aggiornati; ritiene che il miglioramento dell'idoneità e pertinenza degli indicatori nel quadro di valutazione sia fondamentale non solo per dare un'idea della portata dei risultati e dell'impatto, ma anche per trovare modi di intervento che siano sempre più efficaci;

36.  ritiene che, al di là del livello effettivo di investimento, vi sia la necessità di lavorare sulla durabilità, ovvero sulla capacità di un progetto di mantenere i suoi benefici a lungo termine in una forma ambientale, finanziaria, economica o sociale (diretta o meno) dopo il completamento del progetto;

37.  accoglie con favore l'adozione da parte della BEI della politica di esclusione approvata a dicembre 2017 e chiede un uso rigoroso di tale strumento al fine di escludere dai finanziamenti BEI quei clienti coinvolti in pratiche di corruzione o di frode;

Sviluppo del FEIS

38.  prende atto che alla fine del 2017 il gruppo BEI (BEI e FEI) aveva sottoscritto 606 operazioni nell'ambito del FEIS per un finanziamento totale di 37,4 miliardi di EUR e che tali operazioni dovrebbero mobilitare investimenti per 207,3 miliardi di EUR in tutti i 28 Stati membri e nel quadro di tutti gli obiettivi stabiliti nel regolamento FEIS con la seguente ripartizione per i principali settori: 30 % per le PMI, 24 % per RSI, 21 % per il settore energetico, 10 % per l'area digitale, 8 % per i trasporti, 4 % per le infrastrutture sociali e 4 % per l'ambiente e l'efficienza delle risorse; esorta la BEI a ridurre i suoi investimenti in progetti e settori a elevata intensità di carbonio e ad aumentare la sua quota di investimenti a favore del miglioramento ambientale e dell'efficienza delle risorse;

39.  rileva che al 31 dicembre 2017, nell'ambito dello sportello relativo alle infrastrutture e all'innovazione (IIW), la BEI aveva sottoscritto 278 operazioni per un finanziamento totale di 27,4 miliardi di EUR, che dovrebbero mobilitare investimenti per 131,4 miliardi di EUR in 27 Stati membri, mentre nell'ambito dello sportello PMI (SMEW), il FEI aveva firmato operazioni con 305 intermediari finanziari per un finanziamento complessivo del FEI di quasi 10 miliardi di EUR, che dovrebbero mobilitare investimenti per 76 miliardi di EUR in tutti i 28 Stati membri dell'UE; osserva che entro la fine del 2017, un totale di 135 785 imprese aveva già ricevuto finanziamenti sostenuti dal FEIS nell'ambito dello sportello PMI ed erano stati creati o sostenuti 1,5 milioni di posti di lavoro;

40.  ribadisce che l'investimento reale mobilizzato dal FEIS può essere misurato solo alla fine del periodo di investimento tenendo conto che l'effetto moltiplicatore globale stimato delle 606 operazioni approvate e firmate nell'ambito del FEIS alla fine del 2017 è pari a 13,53x, leggermente inferiore all'ipotesi e all'obiettivo iniziali di 15x al momento del lancio del FEIS; rileva che le informazioni relative alle modalità con cui si ricavano i moltiplicatori di riferimento sono attualmente disseminate tra i vari servizi della BEI e raccomanda che tutte queste informazioni siano raccolte in un documento autonomo;

41.  osserva che non vi sono state attivazioni della garanzia sul bilancio dell'Unione a causa di operazioni non andate a buon fine;

42.  rileva che i limiti di concentrazione geografica indicativi stabiliti dal comitato direttivo del FEIS, che richiedono che alla fine del periodo di investimento la quota di investimenti IIW (in termini di operazioni firmate) in tre Stati membri qualsiasi, in totale, non superi il 45 % del portafoglio totale del FEIS, non sono stati rispettati in quanto entro il 31 dicembre 2017 i tre Stati membri con il più alto volume di operazioni firmate (Francia, Italia e Spagna) rappresentavano circa il 47 % del volume firmato; evidenzia che vi sono ancora margini di miglioramento per ampliare la distribuzione territoriale di fondi del FEIS, diffondendo al contempo più ampiamente le sue opportunità di investimento;

43.  prende atto della valutazione del FEIS e delle sue conclusioni secondo cui le operazioni per attività speciali del FEIS e non del FEIS hanno un profilo di rischio simile e che la combinazione tra FEIS e sovvenzioni SIE e MCE rimane limitata, mentre esiste il rischio che il FEIS escluda gli strumenti finanziari dei fondi SIE; si attende che le carenze e i rischi identificati dalla valutazione del FEIS siano eliminati nell'attuazione del FEIS 2.0;

44.  si compiace del miglioramento della trasparenza con la pubblicazione delle decisioni del comitato di investimento del FEIS e dei documenti adottati dal comitato direttivo, unitamente ai processi verbali delle riunioni;

45.  incoraggia una migliore sinergia tra il FEIS e le banche di promozione nazionali, poiché il coordinamento con le BPN è uno sforzo ricorrente che potrebbe contribuire all'efficacia del FEIS;

Diritti umani

46.  invita la BEI a elaborare una strategia per i diritti umani e a migliorare la sua dovuta diligenza a livello di progetti per individuare e affrontare i rischi in materia di diritti umani in tutte le sue attività e nel corso di tutta la durata dei suoi progetti; invita inoltre la BEI a predisporre un meccanismo efficace mediante il quale i difensori dei diritti umani possano avvertire in sicurezza la banca in merito al deterioramento della situazione o ai rischi di conflitti e rappresaglie;

Migliorare la trasparenza e la responsabilità nel governo societario e nelle attività della BEI

47.  prende atto delle osservazioni del Comitato di verifica nella sua relazione annuale al consiglio dei governatori per l'esercizio 2017 in merito a:

   a) l'importanza di garantire la solidità finanziaria e la sostenibilità a lungo termine della BEI e il mantenimento del rating AAA in un contesto di sviluppi incerti sul piano geopolitico, normativo, macroeconomico e di politica economica;
   b) la necessità di rivedere e migliorare le condizioni di controllo interno e di gestione dei rischi del gruppo BEI in considerazione del cambiamento delle dimensioni e dell'evoluzione della complessità delle attività del gruppo BEI;
   c) la necessità di raggiungere la piena attuazione delle migliori pratiche bancarie anche in aree in cui permangono diffuse lacune di conformità;
   d) la necessità di effettuare una revisione completa e quindi di rinnovare il processo di concessione del credito e il relativo processo decisionale presso la BEI, dal momento che il processo di valutazione e concessione del prestito e il rispettivo contesto di controllo non sembrano essere in grado di far fronte alle attuali esigenze aziendali e sono la prova di pressioni esercitate sui servizi;

48.  condivide fortemente il rammarico del Comitato di verifica per il fatto che la BEI non abbia ancora compiuto progressi per affrontare le preoccupazioni espresse in tre anni consecutivi (2015, 2016 e 2017) sull'attuale combinazione di responsabilità tra alcuni membri del comitato direttivo; concorda pienamente e sostiene la raccomandazione del Comitato di verifica secondo cui tutti i membri del comitato direttivo della BEI dovrebbero essere in grado di agire obiettivamente, in modo critico e indipendente e le combinazioni non ortodosse di responsabilità, come la responsabilità della vigilanza sia della prima che della seconda linea di attività di difesa, dovrebbero cessare;

49.  chiede alla BEI, a tale riguardo, di prendere seriamente in considerazione questa raccomandazione e di garantire una chiara divisione delle responsabilità a livello del comitato direttivo; accoglie con favore la riforma avviata per modificare la struttura di governance della BEI;

50.  invita la BEI a colmare le lacune esistenti nel quadro delle migliori pratiche bancarie applicabili e si attende che questo quadro sia diventato pienamente operativo nel 2018, poiché la sua attuazione è considerata una condizione preliminare per preservare la solidità finanziaria e la stabilità della BEI;

51.  esprime preoccupazione per la conclusione del Comitato di verifica secondo cui la rapida espansione delle attività e capacità della BEI connesse all'attuazione del FEIS, dei mandati di gestione per conto di terzi e la fornitura di servizi di consulenza non è stata necessariamente accompagnata da adattamenti pertinenti nella struttura o nei processi aziendali; rileva che nel 2017 il Comitato di verifica mantiene cinque delle sue raccomandazioni per il 2015 e il 2016 relative al controllo interno e al contesto di rischio; invita la BEI ad attuare tali raccomandazioni in via prioritaria e ad assicurare che i processi interni, la sicurezza informatica e la gestione dei rischi soddisfino le nuove e crescenti richieste e sfide per il gruppo BEI;

52.  ritiene che la BEI dovrebbe aumentare la sua trasparenza, non soltanto nei confronti del Parlamento europeo, ma anche nei confronti delle autorità degli Stati membri; ritiene giusto che i rappresentanti democratici debbano disporre di maggiori informazioni circa le attività della BEI;

53.  ritiene che sia possibile migliorare la trasparenza sia a livello di organi direttivi che a livello operativo; ribadisce la necessità di pubblicare sistematicamente le relazioni elaborate in base al metodo 3PA e al quadro REM; chiede che anche le informazioni non riservate contenute nei verbali delle riunioni del comitato direttivo e del consiglio dei governatori siano rese pubbliche; rileva con soddisfazione che nel 2017 la BEI ha avviato la pubblicazione dei processi verbali del proprio consiglio di amministrazione, della dichiarazione di conflitto di interessi dei direttori e di alcune informazioni sui progetti, in particolare le valutazioni d'impatto ambientale;

54.  ribadisce che la trasparenza, la dovuta diligenza rigorosa e il controllo dell'attuazione delle politiche dell'UE non solo portano al rafforzamento della rendicontabilità e della responsabilità complessive della BEI, con una chiara visione del tipo di intermediari finanziari e dei beneficiari finali basata su un'attenta diligenza e sulla politica "conosci il tuo cliente", ma contribuiscono anche a migliorare l'efficacia e la sostenibilità complessive dei progetti finanziati;

55.  ribadisce il suo invito alla BEI di ampliare le informazioni pubblicate sui progetti attuati attraverso intermediari, includendo informazioni sui progetti finali che potrebbero consentire di valutare l'impatto economico e sociale dei suoi investimenti;

56.  ricorda che il processo di governance dovrebbe tenere maggiormente conto dei risultati del dialogo o della consultazione con le organizzazioni della società civile o degli interessi o preoccupazioni specifici degli attori locali e regionali, al fine di consentire un processo decisionale democratico più informato e legittimo;

57.  esprime preoccupazione per il fatto che, in base alle osservazioni riportate nella relazione annuale della Corte dei conti europea, sono state rilevate gravi carenze in relazione al Fondo europeo per gli investimenti; ricorda che la Corte evidenzia una contraddizione regolamentare, secondo la quale le autorità di audit degli Stati membri avevano l'obbligo di controllo per quanto riguarda l'iniziativa per le PMI, ma ai sensi della legislazione non erano autorizzate a effettuare verifiche in loco;

58.  ricorda che, nei 30 investimenti esaminati dalla Corte, gli intermediari finanziari avevano approvato prestiti a cinque destinatari senza confermarne lo status di PMI; nota che questi progetti sono stati considerati inammissibili dalla Corte dei conti europea e che altri quattro prestiti sono stati usati dai destinatari, in parte o integralmente, per attività non ammissibili;

59.  esprime soddisfazione per il fatto che i problemi rilevati dalla Corte in teoria sono stati risolti con la modifica del regolamento finanziario; invita la BEI a prendere in considerazione nella sua prossima relazione annuale le questioni relative alle lacune regolamentari, e se il regolamento finanziario modificato consentirà gli audit da parte dei revisori degli Stati membri anche a livello di destinatario finale;

60.  si compiace dell'adozione di un approccio intermedio alla politica della BEI nei confronti di giurisdizioni poco regolamentate, non trasparenti e non collaborative, adottato dal consiglio di amministrazione nel gennaio 2017, ma si aspetta che ciò porti alla revisione di tale politica al fine di migliorare la dovuta diligenza fiscale della BEI nei suoi prestiti esterni, nonché il quadro rivisto in materia di antiriciclaggio e lotta al finanziamento del terrorismo del gruppo BEI;

61.  invita la BEI ad applicare la dovuta diligenza aziendale e di integrità nell'individuare i proprietari beneficiari effettivi di tutti i suoi clienti e delle sue operazioni nonché le società partecipate finali quando sono interessati investimenti della BEI in fondi di private equity; invita la BEI a divulgare sul proprio sito i dati relativi alla titolarità effettiva dei propri clienti al fine di aumentare la visibilità delle sue operazioni e di contribuire a impedire casi di corruzione e di conflitto di interesse;

62.  invita la BEI, in linea con le conclusioni del Consiglio adottate il 25 maggio 2018 sulla disposizione standard dell'UE relativa alla buona governance in materia fiscale negli accordi con paesi terzi, a rafforzare il legame tra i finanziamenti della BEI e la buona governance fiscale; ritiene che la BEI dovrebbe contribuire ulteriormente allo sviluppo delle migliori pratiche per una tassazione equa contrastando l'evasione e l'elusione fiscali; invita la BEI ad adottare una politica fiscale responsabile, assicurandosi di non finanziare i clienti coinvolti in sistemi di elusione e di evasione fiscale o operanti attraverso paradisi fiscali; chiede che la BEI includa disposizioni e clausole tipo sulla buona governance nei suoi contratti con tutti gli intermediari finanziari selezionati;

63.  sottolinea che il mandato rivisto per i prestiti esterni della BEI chiarisce che la lista nera dell'UE è vincolante per la Banca e che le operazioni della BEI non sostengono progetti che contribuiscono al riciclaggio di denaro, al finanziamento del terrorismo, all'elusione fiscale, alla frode fiscale e all'evasione fiscale;

64.  osserva che alla fine del 2017, 136 casi di frode della BEI erano oggetto di indagine, i cui principali tipi di accusa erano la frode, per il 53,7 %, la corruzione, per il 25,5 % e la collusione, per il 10,7 %;

65.  osserva che i fondi della BEI sono stati utilizzati da società coinvolte nello scandalo delle emissioni, segnatamente Volkswagen, e che pertanto potrebbero essere stati utilizzati per finanziare attività contrarie all'etica e illegali;

66.  rileva che il numero di nuovi reclami ammissibili è salito da 84 nel 2016 a un nuovo massimo storico di 102 nel 2017 e che in quello stesso anno sono state gestite 173 denunce; prende atto del fatto che 38 delle denunce ricevute nel 2017 riguardavano solo due progetti di investimento della BEI: quello relativo al gasdotto transadriatico (Trans-Adriatic Pipeline) e quello relativo alla strada di accesso al porto di Mombasa (Port Access Road) in Kenya;

67.  accoglie con favore la revisione della politica relativa al Meccanismo per il trattamento delle denunce della BEI e l'inclusione degli esempi forniti dal Mediatore europeo per la definizione di cattiva amministrazione, la quale comprende forme di amministrazione scarsa o assente come irregolarità amministrative, discriminazioni illegittime, rifiuto ingiustificato di fornire informazioni, abuso di potere e indebiti ritardi; esprime tuttavia preoccupazione per i restanti esiti della revisione;

68.  deplora il fatto che la BEI non abbia preso in considerazione la preoccupazione del Parlamento riguardo alla revisione del Meccanismo per il trattamento delle denunce della BEI espresse al paragrafo 86 della sua risoluzione del 3 maggio 2018 sulla relazione annuale sul controllo delle attività finanziarie della BEI per il 2016; esprime profonda preoccupazione per il fatto che il Meccanismo per il trattamento delle denunce rivisto e approvato metta a serio rischio la sua indipendenza e la trasparenza delle sue indagini e conclusioni; invita la BEI a garantire che il capo della divisione CM della BEI sia in grado di prendere tutte le decisioni in merito all'ammissibilità e all'idoneità delle denunce in modo indipendente dagli altri servizi della BEI e che le procedure di assunzione del capo della divisione CM diventino più trasparenti;

69.  prende atto della decisione del Mediatore nel caso 1316/2016 TN su presunte lacune nella politica di trasparenza della Banca europea per gli investimenti, del 23 maggio 2018, e invita la Banca ad attuare i miglioramenti suggeriti dal Mediatore in merito alla soppressione della presunzione di non divulgazione relativa ai documenti raccolti e generati durante le ispezioni, le indagini e le verifiche, nonché la riformulazione delle disposizioni pertinenti della sua politica di trasparenza relative all'intermediazione dei prestiti e alle scadenze per la gestione delle richieste di informazioni;

70.  ricorda la necessità di prevedere regole più severe sui conflitti di interesse e criteri chiari, rigorosi e trasparenti per prevenire qualsiasi forma di influenza o mancanza di obiettività nel meccanismo di attribuzione dei prestiti; ribadisce che la BEI deve rivedere il proprio codice di condotta il più presto possibile al fine di garantire che i suoi vicepresidenti non siano responsabili di operazioni nei rispettivi Stati membri d'origine, dato che ciò mette a rischio l'indipendenza dell'istituzione; invita la BEI, al fine di prevenire meglio i conflitti di interesse nei suoi organi direttivi così come potenziali problemi di "porte girevoli", a tener conto delle raccomandazioni del Mediatore e a rivedere il suo codice di condotta;

71.  si attende che la politica della BEI per la tutela degli informatori attualmente in revisione sia ambiziosa e preveda standard elevati; esorta la BEI a includere in tale revisione sia gli informatori interni sia esterni e a stabilire procedure, tempistiche e linee-guida chiare e definite al fine di orientare al meglio gli informatori e di proteggerli da eventuali ritorsioni;

Controllo del Parlamento europeo

72.  sostiene la posizione della Corte dei conti europea secondo cui la Corte stessa dovrebbe essere incaricata di sottoporre a verifica tutte le operazioni della BEI, comprese quelle in cui la BEI ricorre a fondi di bilancio non UE;

73.  invita la commissione per il controllo dei bilanci a organizzare un seminario/audizione annuale sulle attività e sul monitoraggio delle operazioni della BEI che fornirebbe al Parlamento informazioni aggiuntive pertinenti atte a sostenere il suo lavoro di controllo della BEI e delle sue operazioni;

Seguito dato alle raccomandazioni del Parlamento

74.  invita nuovamente la BEI a riferire in merito allo stato di avanzamento e allo stato delle raccomandazioni precedenti formulate dal Parlamento nelle sue risoluzioni annuali, in particolare con riferimento:

   a) all'impatto delle sue attività di prestito e ai risultati conseguiti;
   b) alla prevenzione dei conflitti di interessi, in particolare dei membri del comitato per gli investimenti del FEIS e del consiglio di amministrazione della BEI, e alle disposizioni di norme più severe sui conflitti di interessi nel pertinente codice di condotta, in particolare in quello del comitato direttivo e del consiglio di amministrazione;
   c) alla trasparenza e divulgazione di informazioni sui sistemi di appalto e subappalto riguardanti gli intermediari e i destinatari finali in relazione alla prevenzione dell'elusione fiscale, della frode e della corruzione;

o
o   o

75.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) https://www.ombudsman.europa.eu/en/decision/en/95520
(2) GU C 298 del 23.8.2018, pag. 80.
(3) Testi approvati, P8_TA(2018)0198.
(4) GU L 280 del 27.10.2011, pag. 1.
(5) GU L 135 dell'8.5.2014, pag. 1.
(6) GU L 169 dell'1.7.2015, pag. 1.
(7) https://www.ombudsman.europa.eu/en/decision/en/95520


Domande di restituzione transfrontaliere delle opere d'arte e dei beni culturali saccheggiati durante conflitti armati e guerre
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Risoluzione del Parlamento europeo del 17 gennaio 2019 sulle domande di restituzione transfrontaliere delle opere d'arte e dei beni culturali saccheggiati durante conflitti armati e guerre (2017/2023(INI))
P8_TA-PROV(2019)0037A8-0465/2018

Il Parlamento europeo,

–  visti la Convenzione dell'Aia del 1954 per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato e il suo secondo protocollo del marzo 1999,

–  viste le sue risoluzioni del 14 dicembre 1995 sulla restituzione alla comunità ebraica dei beni depredati(1) e del 16 luglio 1998 sulla restituzione dei beni appartenenti alle vittime dell'Olocausto(2),

–  visti il pacchetto di misure adottato nel dicembre 2016 per rafforzare la capacità dell'UE di lottare contro il finanziamento del terrorismo e della criminalità organizzata, onorando gli impegni assunti nel quadro del piano d'azione per rafforzare la lotta contro il finanziamento del terrorismo, del 2 febbraio 2016 (COM(2016)0050), e la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'importazione di beni culturali del 13 luglio 2017 (COM(2017)0375),

–  vista la sua risoluzione del 30 aprile 2015 sulla distruzione di siti culturali ad opera dell'ISIS/Daesh(3),

–  vista la Convenzione dell'UNIDROIT sui beni culturali rubati o illecitamente esportati, del 24 giugno 1995,

–  vista la direttiva 2014/60/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, relativa alla restituzione dei beni culturali usciti illecitamente dal territorio di uno Stato membro(4),

–  visto l'articolo 1 del primo protocollo della Convenzione europea dei diritti dell'uomo,

–  visto l'articolo 17 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (CE) n. 116/2009 del Consiglio, del 18 dicembre 2008, relativo all'esportazione di beni culturali(5),

–  visto il regolamento (UE) n. 1215/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2012, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale(6), in particolare l'articolo 7, paragrafo 4,

–  vista la sua risoluzione del 17 dicembre 2003 su un quadro giuridico per la libera circolazione nel mercato interno di beni la cui proprietà è suscettibile di essere contestata(7),

–  visto lo studio pubblicato nel 2016 dalla sua direzione generale delle Politiche interne, dal titolo "Cross-border restitution claims of art looted in armed conflicts and wars and alternatives to court litigation" (Domande di restituzione transfrontaliere delle opere d'arte saccheggiate durante conflitti armati e guerre e alternative al contenzioso giudiziale),

–  visto il regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati)(8),

–  vista la Convenzione dell'UNESCO concernente le misure da adottare per interdire e impedire l'illecita importazione, esportazione e trasferimento di proprietà di beni culturali, del 14 novembre 1970,

–  vista la risoluzione 14232/12 del Consiglio, del 4 ottobre 2012, relativa alla creazione di una rete informale di autorità incaricate dell'applicazione della legge ed esperti competenti nel settore dei beni culturali (EU CULTNET),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione giuridica e il parere della commissione per la cultura e l'istruzione (A8-0465/2018),

A.  considerando che, secondo Interpol, il mercato nero delle opere d'arte sta divenendo altrettanto lucrativo quanto quello della droga, delle armi e della merce contraffatta;

B.  considerando che, in base alla valutazione d'impatto della proposta della Commissione di regolamento relativo all'importazione di beni culturali, le merci di provenienza illecita rappresentano una percentuale compresa tra l'80 e il 90 % degli oggetti di antiquariato venduti a livello mondiale;

C.  considerando che il patrimonio culturale è uno degli elementi fondamentali della civiltà, ad esempio in ragione del suo valore simbolico e della sua funzione di memoria culturale dell'umanità che unisce i popoli; che, negli ultimi anni, sono stati perpetrati numerosi crimini contro il patrimonio culturale mondiale da fazioni in guerra e gruppi terroristici in tutto il mondo, che opere d'arte, sculture e reperti archeologici di valore sono stati venduti e importati nell'UE da alcuni paesi terzi e che i profitti di tali transazioni potrebbero essere utilizzati per finanziare attività terroristiche; che è essenziale impegnarsi in maniera risoluta a contrastare il traffico illecito di beni culturali, come nel caso delle opere d'arte depredate durante i conflitti armati e le guerre in Libia, in Siria e in Iraq; che i beni culturali rivestono grande importanza culturale, artistica, storica e scientifica e devono essere protetti dalle appropriazioni illecite e dai saccheggi;

D.  considerando che subito dopo la seconda guerra mondiale sono stati compiuti tentativi per ritrovare e restituire beni saccheggiati al rispettivo paese d'origine;

E.  considerando che la restituzione di oggetti commercializzati e/o reperiti in scavi od ottenuti illecitamente deve essere garantita nel rispetto dell'impegno dell'UE a favore di processi equi e del risarcimento delle vittime, nonché in linea con la Convenzione relativa alla costituzione dell'UNESCO e le convenzioni in materia di protezione del patrimonio;

F.  considerando che i principi della conferenza di Washington sulle opere d'arte confiscate dai nazisti, il forum di Vilnius e la dichiarazione di Terezin sui beni dell'epoca dell'Olocausto e le questioni correlate hanno tutti sottolineato l'importanza di provvedere alla restituzione dei beni immobili individuali; che il numero di opere d'arte restituite in seguito alla conferenza di Washington si attesta, secondo le stime, tra 1 000 e 2 000(9); che non esiste un elenco completo delle opere d'arte restituite negli ultimi anni;

G.  considerando che alcune opere d'arte risultano ancora introvabili e attendono di essere restituite ai loro legittimi proprietari o ai rispettivi eredi; che, in occasione della conferenza di Washington del 1998, Jonathan Petropoulos ha stimato che in tutta Europa sarebbero state rubate circa 650 000 opere d'arte, mentre Ronald Lauder ha affermato che 11 000 opere, per un valore compreso tra 10 e 30 miliardi di dollari all'epoca (1998), risultavano ancora disperse; che generalmente Claims Conference e la WJRO affermano che non vi sono stime precise; che, delle circa 650 000 opere d'arte rubate, 100 000 potrebbero ancora essere disperse;

H.  considerando che le parti ricorrenti continuano a incontrare problemi giuridici dovuti, da un lato, alla natura spesso molto specifica delle loro richieste e, dall'altro, alla desuetudine delle leggi postbelliche sulle restituzioni, all'irretroattività delle norme convenzionali, alla mancanza di una definizione di "opera d'arte saccheggiata", ai termini di prescrizione delle domande o alle disposizioni in materia di usucapione e buona fede;

I.  considerando che le domande di restituzione di opere d'arte e beni culturali saccheggiati sono principalmente trattate attraverso gli strumenti del diritto internazionale pubblico; che occorre integrare tali dispositivi normativi con norme più rigorose di diritto internazionale privato;

J.  considerando che la dimensione del diritto privato, sviluppata in maniera insufficiente sia a livello internazionale, sia a livello europeo, contribuisce all'incertezza giuridica nei casi di restituzione transfrontaliera di opere d'arte e beni culturali saccheggiati, non solo in relazione alle transazioni completate concernenti le opere d'arte saccheggiate dai nazisti, ma anche per quanto riguarda casi futuri;

K.  considerando che vigono normative dell'UE che disciplinano in maniera esplicita e completa le domande di restituzione delle opere d'arte e dei beni culturali saccheggiati durante i conflitti armati da soggetti privati;

L.  considerando che l'UNESCO, in collaborazione con grandi case d'aste, musei e collezionisti rinomati di tutta Europa, conduce ricerche approfondite sulla provenienza di tali opere in modo da poterle restituire ai proprietari;

M.  considerando che, al fine di completare la banca dati di Interpol sui beni rubati, il Consiglio internazionale dei musei (ICOM) pubblica da oltre dieci anni liste rosse che elencano le categorie di oggetti vulnerabili al traffico illecito;

1.  si rammarica che ad oggi non sia stato dato praticamente alcun seguito alla sua risoluzione su un quadro giuridico per la libera circolazione nel mercato interno di beni la cui proprietà è suscettibile di essere contestata, nella quale il Parlamento ha chiesto alla Commissione di lavorare a uno studio avente per oggetto una serie di aspetti connessi alle norme di diritto civile e processuale, alla ricerca della provenienza, ai sistemi di catalogazione, a meccanismi alternativi di risoluzione delle controversie e all'opportunità di creare un'autorità amministrativa transfrontaliera di coordinamento; ritiene che l'articolo 81, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) potrebbe fungere da base giuridica per conferire all'Unione la competenza ad agire in tale ambito;

2.  sottolinea che il saccheggio di opere d'arte e altri beni culturali durante conflitti armati e guerre, nonché in tempo di pace, è motivo di grande preoccupazione comune e deve essere affrontato in termini sia di prevenzione che di restituzione dei beni culturali trafugati, al fine di tutelare e garantire l'integrità del patrimonio e dell'identità culturali delle società, delle comunità, dei gruppi e dei singoli individui;

3.  rileva che, a livello dell'UE, non è stata prestata sufficiente attenzione alla restituzione delle opere d'arte e dei beni culturali saccheggiati, rubati od ottenuti illecitamente, ad esempio durante conflitti armati, in particolare nell'ambito del diritto privato, del diritto internazionale privato e del diritto processuale civile; invita la Commissione a tutelare, sostenere e incentivare le domande di restituzione transfrontaliere dei beni culturali dispersi e sottratti a seguito di atti di razzia puniti dallo Stato o saccheggiati durante conflitti armati; invita la Commissione e gli Stati membri a elaborare raccomandazioni e orientamenti per accrescere la consapevolezza sulla necessità di sostenere le istituzioni nazionali degli Stati membri per quanto riguarda le domande di restituzione;

4.  sottolinea che istituzioni come l'UNESCO e Interpol chiedono un rafforzamento della tutela del patrimonio culturale e una responsabilizzazione degli Stati in vista dell'introduzione di disposizioni che agevolino le restituzioni;

5.  deplora la mancanza di statistiche affidabili sulla portata esatta del saccheggio e del commercio illecito di beni culturali; invita la Commissione e gli Stati membri a elaborare statistiche affidabili al riguardo;

6.  esprime preoccupazione per il fatto che la maggior parte delle iniziative politiche e legislative in corso si concentrino esclusivamente sul diritto pubblico, amministrativo e/o penale; sottolinea che, al fine di istituire un quadro normativo esaustivo, occorre prendere maggiormente in considerazione il diritto privato; invita le autorità competenti ad adottare tutte le misure e le iniziative necessarie al raggiungimento di tale obiettivo;

7.  ritiene che sia necessaria un'indagine più approfondita al fine di far luce sulle zone d'ombra del commercio illecito di beni culturali e di ottenere migliori informazioni sulla sua portata, sulla sua struttura e sulle sue dimensioni, come ad esempio nel caso del progetto ILLICID in fase di svolgimento in Germania;

8.  si compiace che alcuni Stati membri abbiano riconosciuto che è necessario affrontare i problemi specifici associati alle domande di restituzione delle opere d'arte e dei beni culturali saccheggiati, rubati od ottenuti illecitamente durante conflitti armati e guerre al fine di giungere a soluzioni giuridiche che salvaguardino i diritti di proprietà di soggetti privati, istituzioni statali e locali e associazioni religiose che sono stati ingiustamente privati delle loro opere d'arte durante conflitti armati o guerre;

9.  insiste sull'importanza di promuovere una consapevolezza collettiva per denunciare tali pratiche illegali e ricorda che ciascun oggetto sottratto al proprietario rappresenta un valore storico e scientifico perso per sempre;

10.  osserva che il modo più efficiente per contrastare il traffico illecito di beni culturali e l'espansione del mercato illegale di opere d'arte, nonché per contribuire alla restituzione di tali oggetti, consiste nel promuovere lo sviluppo di pratiche eque nel commercio di opere d'arte e nella restituzione delle stesse in una prospettiva transnazionale e mondiale, con un impatto in termini sia di prevenzione, sia di coercizione o punizione;

11.  ritiene che, al fine di disporre di norme realmente in grado di impedire il saccheggio e il contrabbando di opere d'arte e beni culturali, nonché di conseguire un mercato globale delle opere d'arte pienamente trasparente, responsabile ed etico, la Commissione dovrebbe tentare di collaborare con i paesi terzi nell'ottica di istituire partenariati proficui, tenendo conto, a tale scopo, dei principi sanciti dalla Convenzione dell'UNIDROIT del 1995 sui beni culturali rubati o illecitamente esportati;

12.  ritiene che l'azione legislativa dell'UE, compresa la dimensione del diritto internazionale privato, sarà adeguata soltanto per le transazioni future;

13.  è dell'opinione che, al fine di istituire un mercato europeo delle opere d'arte che sia responsabile ed etico, sia giunto il momento di porre fine ad anni di circonvoluzioni e sfumature; invita a tale proposito la Commissione a individuare misure di diritto civile che aiutino a superare i complessi problemi incontrati dai soggetti privati che chiedono la restituzione delle opere d'arte di cui sono i legittimi proprietari; invita nel contempo la Commissione a sviluppare un nuovo quadro di discussione al fine di individuare le migliori prassi e soluzioni per il presente e il futuro;

14.  accoglie con favore la proposta della Commissione di regolamento relativo all'importazione di beni culturali, come pure gli emendamenti alla proposta approvati dal Parlamento in data 25 ottobre 2018(10); ribadisce, in considerazione della portata globale del mercato delle opere d'arte e della quantità di oggetti detenuti da privati, la necessità di incrementare gli sforzi concernenti la restituzione transfrontaliera di opere d'arte e beni culturali trafugati durante conflitti armati e guerre; sottolinea che la ricerca della provenienza dei beni e la cooperazione europea si sono dimostrate utili ai fini dell'identificazione degli oggetti trafugati e della loro conseguente restituzione e, in alcuni casi, hanno contribuito a impedire il finanziamento di gruppi terroristici o guerre;

15.  si rammarica che, a causa dell'assenza o del lassismo delle norme in materia di ricerca della provenienza e di dovuta diligenza, o delle differenze esistenti tra gli Stati membri, numerose domande di restituzione transfrontaliere non possano essere espletate in maniera efficiente e coordinata, il che può di conseguenza alimentare i saccheggi e il traffico illecito nonché incentivare il contrabbando; osserva che, in ragione della carenza di norme comuni, la procedura applicabile spesso non è chiara a nessuna delle parti interessate, inclusi musei, mercanti d'arte, collezionisti, turisti e viaggiatori; chiede pertanto alla Commissione di armonizzare le norme in materia di ricerca della provenienza e di integrare alcuni dei principi fondamentali della Convenzione dell'UNIDROIT del 1995 sui beni culturali rubati o illecitamente esportati;

16.  sottolinea l'urgenza di promuovere attivamente il ricorso sistematico a ricerche della provenienza indipendenti e di qualità per identificare le opere d'arte trafugate, agevolarne la restituzione ai legittimi proprietari, conseguire un mercato dell'arte pienamente trasparente, responsabile ed etico, nonché prevenire e scoraggiare in maniera efficace i saccheggi e il traffico di opere d'arte e beni culturali sottratti durante conflitti armati e guerre; constata le possibilità offerte in tal senso dagli strumenti finanziari europei; invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere e sostenere, a livello unionale e nazionale, programmi speciali di formazione in materia di ricerca della provenienza, così da permettere soprattutto alle parti impegnate nella lotta al commercio illecito di beni culturali di sviluppare e migliorare le proprie competenze, anche mediante progetti transfrontalieri;

17.  ritiene che la ricerca della provenienza sia strettamente legata all'obbligo di dovuta diligenza applicabile al momento dell'acquisizione di un'opera d'arte e costituisca un'importante preoccupazione per tutti gli attori del mercato dell'arte in quanto l'acquisizione, intenzionale o per negligenza, di opere d'arte rubate è punibile a norma di determinate leggi nazionali;

18.  è dell'opinione che occorra ovviamente adoperarsi per stilare un elenco completo di tutti i beni culturali, compresi quelli di proprietà di ebrei, che sono stati saccheggiati dai nazisti e dai loro alleati, dalla data del loro saccheggio ad oggi; esorta la Commissione a sostenere l'istituzione di un sistema di catalogazione, utilizzabile anche dagli enti pubblici e dai collezionisti privati, per raccogliere dati sulla situazione dei beni culturali depredati, rubati od ottenuti illecitamente e sull'esatto stato di avanzamento delle domande di restituzione esistenti; esorta la Commissione a sostenere progetti di digitalizzazione che istituiscano banche dati digitali o che creino collegamenti tra quelle esistenti al fine di agevolare lo scambio di tali dati e la ricerca della provenienza;

19.  ritiene che, al fine di consentire un'adeguata ricerca della provenienza, sia necessario procedere alla creazione di un archivio documentale o di un registro delle transazioni quanto più dettagliato possibile; chiede alla Commissione di sostenere attivamente l'elaborazione di orientamenti comuni per tali registri e di adottare tutte le misure del caso per incoraggiare gli Stati membri a imporre ai professionisti del mercato dell'arte l'obbligo generale di mantenere un registro delle transazioni e, più in generale, di aderire alla Convenzione dell'UNIDROIT del 1995 sui beni culturali rubati o illecitamente esportati;

20.  esorta la Commissione a incoraggiare e sostenere finanziariamente le attività di ricerca della provenienza in tutta l'Unione; suggerisce che la Commissione organizzi uno spazio di discussione dedicato allo scambio delle migliori prassi e alla ricerca delle soluzioni più efficaci per il presente e il futuro;

21.  invita la Commissione, al fine di superare gli ostacoli giuridici esistenti, a considerare l'istituzione di uno specifico meccanismo di risoluzione delle controversie per trattare i casi di domande di restituzione di opere d'arte e beni culturali saccheggiati, come ad esempio una forma ibrida di arbitrato e mediazione; sottolinea l'importanza di stabilire norme chiare e procedure trasparenti e imparziali;

22.  osserva che i termini di prescrizione spesso mettono in difficoltà le parti ricorrenti nelle questioni riguardanti le restituzioni; invita la Commissione a valutare la questione e a trovare il giusto equilibrio per quanto riguarda i termini di prescrizione applicabili alle domande di restituzione delle opere d'arte trafugate, comprese quelle saccheggiate dai nazisti, tenendo in considerazione la tutela degli interessi delle vittime di razzia e furto come pure degli interessi del mercato; ritiene che la legge statunitense sul recupero delle opere d'arte espropriate durante l'Olocausto potrebbe fungere da esempio;

23.  invita la Commissione a considerare l'adozione di misure legislative atte a rafforzare il sistema giuridico per le domande di restituzione transfrontaliere delle opere d'arte e dei beni culturali saccheggiati durante conflitti armati e guerre sulla base degli strumenti del diritto internazionale privato;

24.  invita le istituzioni dell'UE competenti a incoraggiare gli Stati membri a condividere le informazioni sulle prassi esistenti per quanto riguarda il controllo della provenienza dei beni culturali, nonché a intensificare la loro cooperazione in modo da armonizzare le misure di controllo e le procedure amministrative intese a determinare la provenienza dei beni culturali;

25.  pone in evidenza la mancanza di coordinamento a livello degli Stati membri per quanto concerne l'interpretazione del concetto di "dovuta diligenza"; invita la Commissione a precisare il concetto di dovuta diligenza in relazione alla buona fede; segnala, a titolo di esempio, l'articolo 16 della legge federale svizzera sul trasferimento internazionale di beni culturali, che vieta ai commercianti e ai venditori all'asta di effettuare una transazione relativa a un'opera d'arte nel caso in cui abbiano dubbi sulla provenienza dell'oggetto; osserva che tale legge trasferisce in parte l'onere della prova al venditore; sottolinea tuttavia che il possessore di un'opera d'arte non può appellarsi al principio della buona fede se non è in grado di dimostrare di aver prestato la dovuta attenzione al momento dell'acquisizione; invita la Commissione ad adottare misure volte a sensibilizzare il mercato dell'arte nonché i potenziali acquirenti di artefatti circa l'importanza della ricerca della provenienza, dal momento che tale ricerca è legata all'obbligo di dovuta diligenza;

26.  esorta la Commissione a sviluppare principi comuni in materia di accesso ad archivi pubblici o privati contenenti informazioni che consentano di identificare o localizzare un bene, nonché a stilare un inventario minuzioso delle banche dati esistenti relative ai beni culturali e a prevedere la creazione di una banca di metadati centrale che tenga conto delle informazioni disponibili, che sia regolarmente aggiornata e che sia accessibile a tutti i soggetti interessati; ritiene che, sulla base di tale banca di metadati centrale, sia opportuno introdurre un sistema comune di catalogazione che potrebbe utilizzare identificativi standardizzati delle opere; chiede pertanto alla Commissione di incoraggiare l'introduzione degli identificativi delle opere sviluppati e promossi dall'ICOM e da altre organizzazioni quali standard per l'intero mercato comune; rileva che tale banca dati dovrebbe essere collegata alla banca dati di Interpol riguardante le opere d'arte rubate ("Stolen Works of Art Database") ed essere aggiornata regolarmente;

27.  ritiene che la creazione di un registro documentale o di un registro delle transazioni dei beni culturali volta a consentire una ricerca della provenienza più approfondita e accurata potrebbe costituire un ulteriore strumento utile a integrazione della suddetta banca dati; chiede alla Commissione di adottare tutte le misure del caso per incoraggiare gli Stati membri a imporre agli operatori del mercato dell'arte l'obbligo generale di mantenere tale archivio documentale o registro delle transazioni e, più in generale, di aderire alla Convenzione dell'UNIDROIT del 1995 sui beni culturali rubati o illecitamente esportati;

28.  sostiene che la banca dati centrale dovrebbe funzionare sulla base di un sistema comune di catalogazione in cui gli oggetti siano identificati in maniera standardizzata (tenendo in considerazione caratteristiche quali i materiali, le tecniche, le dimensioni, le iscrizioni, il titolo, il soggetto, la data o il periodo ecc.);

29.  invita la Commissione a individuare principi comuni sulle modalità di costituzione della proprietà o del titolo di proprietà nonché norme sulla prescrizione, sui requisiti di prova e sui concetti di saccheggio e opera d'arte, tenendo conto delle pertinenti regolamentazioni vigenti negli Stati membri;

30.  invita gli Stati membri e i paesi candidati ad adoperarsi in ogni modo per adottare misure volte a garantire la creazione di meccanismi che facilitino la restituzione dei beni oggetto della presente risoluzione, e a tenere bene a mente che la restituzione ai legittimi richiedenti di oggetti d'arte depredati, rubati od ottenuti illecitamente nel contesto di un crimine contro l'umanità è una questione d'interesse generale a norma dell'articolo 1 del primo protocollo della Convenzione europea dei diritti dell'uomo;

31.  evidenzia che, al fine di disporre di una serie di norme in grado di prevenire in maniera efficace il saccheggio e il contrabbando di opere d'arte e beni culturali, nonché di conseguire un mercato globale delle opere d'arte pienamente trasparente, responsabile, ed etico, la Commissione dovrebbe cercare di cooperare con i paesi terzi e stabilire partenariati proficui che favoriscano la restituzione dei beni oggetto della presente risoluzione, tenendo conto al contempo sia dei principi di cui alla Convenzione dell'UNIDROIT del 1995 sui beni culturali rubati o illecitamente esportati, sia dell'articolo 1 del primo protocollo della Convenzione europea dei diritti dell'uomo;

32.  rammenta che l'istruzione promuove il rispetto e l'apprezzamento delle opere d'arte e dei beni culturali di altro tipo quali simboli del patrimonio culturale e, pertanto, svolge un ruolo importante nel prevenire e nello scoraggiare il saccheggio e il commercio illecito di beni culturali; invita la Commissione e gli Stati membri a incoraggiare e sostenere la realizzazione di attività di sensibilizzazione e istruzione in tal senso, in particolare in contesti non formali e informali;

33.  invita la Commissione e tutte le autorità competenti ad adottare misure volte a sensibilizzare il mercato dell'arte e i potenziali acquirenti di artefatti circa l'importanza della ricerca della provenienza, dal momento che tale ricerca è legata all'obbligo di dovuta diligenza;

34.  ricorda che una stretta collaborazione tra i servizi di polizia e le dogane a livello europeo e internazionale è essenziale per combattere il traffico illecito di opere del patrimonio culturale;

35.  sostiene l'idea secondo cui le procedure transfrontaliere di restituzione concernenti opere d'arte e beni culturali saccheggiati, rubati od ottenuti illecitamente, così come la promozione attiva della ricerca della provenienza, dovrebbero essere trattate nell'ambito dell'iniziativa dell'anno europeo del patrimonio culturale 2018; invita pertanto la Commissione e il gruppo di lavoro da essa istituito a iscrivere tale punto nel programma di lavoro che descrive le attività per l'anno europeo del patrimonio culturale 2018;

36.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU C 17 del 22.1.1996, pag. 199.
(2) GU C 292 del 21.9.1998, pag. 166.
(3) GU C 346 del 21.9.2016, pag. 55.
(4) GU L 159 del 28.5.2014, pag. 1.
(5) GU L 39 del 10.2.2009, pag. 1.
(6) GU L 351 del 20.12.2012, pag. 1.
(7) GU C 91E del 15.4.2004, pag. 500.
(8) GU L 119 del 4.5.2016, pag. 1.
(9) Secondo i dati dell'iniziativa sulle opere d'arte e i beni culturali saccheggiati, posta in essere dalla Conferenza sulle rivendicazioni materiali degli ebrei nei confronti della Germania (Claims Conference) e dall'Organizzazione ebraica mondiale per le restituzioni (WJRO).
(10) Testi approvati, P8_TA(2018)0418.


Protezione del bilancio dell'Unione in caso di cattivo funzionamento generale dello Stato di diritto negli Stati membri ***I
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Emendamenti del Parlamento europeo, approvati il 17 gennaio 2019, alla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sulla tutela del bilancio dell'Unione in caso di carenze generalizzate riguardanti lo Stato di diritto negli Stati membri (COM(2018)0324 – C8-0178/2018 – 2018/0136(COD))(1)
P8_TA-PROV(2019)0038A8-0469/2018

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Testo della Commissione   Emendamento
Emendamento 1
Proposta di regolamento
Considerando 1
(1)  Lo Stato di diritto è uno dei valori essenziali su cui si fonda l'Unione. Come sancisce l'articolo 2 del trattato sull'Unione europea, questi valori sono comuni agli Stati membri.
(1)  L'Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze, sanciti all'articolo 2 del trattato sull'Unione europea (TUE) e nei criteri di adesione all'Unione. Come sancisce l'articolo 2 TUE, questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini.
Emendamento 2
Proposta di regolamento
Considerando 1 bis (nuovo)
(1 bis)  Gli Stati membri dovrebbero rispettare i propri obblighi e dare l'esempio ottemperandovi veramente e progredire verso una cultura condivisa dello Stato di diritto, quale valore universale che tutti gli interessati devono applicare in modo uniforme. Il pieno rispetto e la promozione di tali principi sono presupposti essenziali della legittimità del progetto europeo nel suo complesso e una condizione fondamentale per consolidare la fiducia dei cittadini nell'Unione e garantire l'efficace attuazione delle sue politiche.
Emendamento 3
Proposta di regolamento
Considerando 1 ter (nuovo)
(1 ter)  Conformemente all'articolo 2, all'articolo 3, paragrafo 1, e all'articolo 7 TUE, l'Unione può agire per tutelare i suoi fondamenti costituzionali e i valori comuni su cui si basa, inclusi i suoi principi di bilancio. Gli Stati membri, le istituzioni, gli organi e gli organismi dell'Unione, così come i paesi candidati, sono tenuti a rispettare, tutelare e promuovere tali principi e valori e hanno un obbligo di leale cooperazione.
Emendamento 4
Proposta di regolamento
Considerando 2
(2)  Lo Stato di diritto impone che tutti i pubblici poteri agiscano entro i limiti fissati dalla legge, rispettando i valori della democrazia e i diritti fondamentali, sotto il controllo di un organo giurisdizionale indipendente e imparziale. Esso esige, in particolare, il rispetto dei principi di legalità7, certezza del diritto8, divieto di arbitrarietà del potere esecutivo9, separazione dei poteri10 e tutela giurisdizionale effettiva da parte di organi giurisdizionali indipendenti11,12,
(2)  Lo Stato di diritto impone che tutti i pubblici poteri agiscano entro i limiti fissati dalla legge, rispettando i valori della democrazia e il rispetto per i diritti fondamentali, sotto il controllo di un organo giurisdizionale indipendente e imparziale. Esso esige, in particolare, il rispetto dei principi di legalità7, compreso un processo trasparente, responsabile e democratico di applicazione delle leggi, certezza del diritto8, divieto di arbitrarietà del potere esecutivo9, separazione dei poteri10, accesso alla giustizia e tutela giurisdizionale effettiva dinanzi ad organi giurisdizionali indipendenti e imparziali11, 12. Tali principi trovano riscontro, tra l'altro, a livello della commissione di Venezia del Consiglio d'Europa e sono inoltre alla base della pertinente giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo12 bis.
__________________
__________________
7 Sentenza della Corte di giustizia del 29 aprile 2004, CAS Succhi di Frutta, C-496/99, ECLI:EU:C:2004:236, punto 63.
7 Sentenza della Corte di giustizia del 29 aprile 2004, CAS Succhi di Frutta, C-496/99, ECLI:EU:C:2004:236, punto 63.
8 Sentenza della Corte di giustizia del 12 novembre 1981, Amministrazione delle finanze dello Stato/Srl Meridionale Industria Salumi e altri, Ditta Italo Orlandi & Figlio e Ditta Vincenzo Divella/Amministrazione delle finanze dello Stato, cause riunite da 212 a 217/80, ECLI:EU:C:1981:270, punto 10.
8 Sentenza della Corte di giustizia del 12 novembre 1981, Amministrazione delle finanze dello Stato/Srl Meridionale Industria Salumi e altri, Ditta Italo Orlandi & Figlio e Ditta Vincenzo Divella/Amministrazione delle finanze dello Stato, cause riunite da 212 a 217/80, ECLI:EU:C:1981:270, punto 10.
9 Sentenza della Corte di giustizia del 21 settembre 1989, Hoechst, cause riunite 46/87 e 227/88, ECLI:EU:C:1989:337, punto 19.
9 Sentenza della Corte di giustizia del 21 settembre 1989, Hoechst, cause riunite 46/87 e 227/88, ECLI:EU:C:1989:337, punto 19.
10 Sentenza della Corte di giustizia del 10 novembre 2016, Kovalkovas, C-477/16, ECLI:EU:C:2016:861, punto 36; sentenza della Corte di giustizia del 10 novembre 2016, PPU Poltorak, C-452/16, ECLI:EU:C:2016:858, punto 35; sentenza della Corte di giustizia del 22 dicembre 2010, DEB,C-279/09, ECLI:EU:C:2010:811, punto 58.
10 Sentenza della Corte di giustizia del 10 novembre 2016, Kovalkovas, C-477/16, ECLI:EU:C:2016:861, punto 36; sentenza della Corte di giustizia del 10 novembre 2016, PPU Poltorak, C-452/16, ECLI:EU:C:2016:858, punto 35; sentenza della Corte di giustizia del 22 dicembre 2010, DEB,C-279/09, ECLI:EU:C:2010:811, punto 58.
11 Sentenza della Corte di giustizia del 27 febbraio 2018, Associação Sindical dos Juízes Portugueses/Tribunal de Contas, C-64/16, ECLI:EU:C:2018:117, punti 31 e 40-41.
11 Sentenza della Corte di giustizia del 27 febbraio 2018, Associação Sindical dos Juízes Portugueses/Tribunal de Contas, C-64/16, ECLI:EU:C:2018:117, punti 31 e 40-41; sentenza della Corte di giustizia del 25 luglio 2018, LM, C-216/18 PPU, ECLI:EU:C:2018:586, punti 63-67.
12 Comunicazione della Commissione "Un nuovo quadro dell'UE per rafforzare lo Stato di diritto", COM(2014)0158 final, allegato I.
12 Comunicazione della Commissione "Un nuovo quadro dell'UE per rafforzare lo Stato di diritto", COM(2014)0158 final, allegato I.
12a Relazione della commissione di Venezia del 4 aprile 2011, studio n. 512/2009 (CDL-AD(2011)003rev).
Emendamento 5
Proposta di regolamento
Considerando 2 bis (nuovo)
(2 bis)  I criteri di adesione, o criteri di Copenaghen, definiti dal Consiglio europeo di Copenaghen del 1993 e rafforzati dal Consiglio europeo di Madrid del 1995, rappresentano le condizioni fondamentali che tutti i paesi candidati devono soddisfare per aderire all'Unione europea. Tali criteri comprendono l'esistenza di istituzioni stabili che garantiscano la democrazia, lo Stato di diritto, i diritti umani, il rispetto e la tutela delle minoranze; un'economia di mercato funzionante e la capacità di far fronte alla concorrenza e alle forze di mercato; la capacità di rispettare gli obblighi derivanti dall'adesione all'Unione.
Emendamento 6
Proposta di regolamento
Considerando 2 ter (nuovo)
(2 ter)  In caso di mancato rispetto, da parte di un paese candidato, delle norme, dei valori e dei principi democratici richiesti, l'adesione di tale paese all'Unione è ritardata fino a quando esso non soddisfi pienamente dette norme. Gli obblighi che incombono ai paesi candidati in base ai criteri di Copenaghen continuano ad applicarsi agli Stati membri dopo l'adesione all'Unione, in virtù dell'articolo 2 TUE e del principio di leale cooperazione sancito all'articolo 4 TUE. È dunque opportuno sottoporre gli Stati membri a valutazioni periodiche per verificare che le loro leggi e prassi continuino a rispettare tali criteri nonché i valori comuni su cui si fonda l'Unione, predisponendo così un solido quadro giuridico e amministrativo per l'attuazione delle politiche dell'Unione.
Emendamento 7
Proposta di regolamento
Considerando 3
(3)  Lo Stato di diritto è una condizione sine qua non per la tutela degli altri valori fondamentali su cui si fonda l'Unione, quali la libertà, la democrazia, l'uguaglianza e il rispetto dei diritti umani. Il rispetto dello Stato di diritto è intrinsecamente connesso al rispetto della democrazia e dei diritti fondamentali: non può esistere l'uno senza gli altri, e viceversa.
(3)  Anche se non esiste una gerarchia tra i valori dell'Unione, il rispetto dello Stato di diritto è essenziale per la tutela degli altri valori fondamentali su cui si fonda l'Unione, quali la libertà, la democrazia, l'uguaglianza e il rispetto dei diritti umani. Il rispetto dello Stato di diritto è intrinsecamente connesso al rispetto della democrazia e dei diritti fondamentali: non può esistere l'uno senza gli altri, e viceversa. La coerenza e corrispondenza della politica interna ed esterna in materia di democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali è essenziale per la credibilità dell'Unione.
Emendamento 8
Proposta di regolamento
Considerando 6
(6)  Gli organi giurisdizionali dovrebbero agire in modo indipendente e imparziale e i servizi responsabili delle indagini e dell'azione penale dovrebbero essere in grado di svolgere correttamente la loro funzione. Dovrebbero disporre di risorse sufficienti e di procedure che consentano loro di agire in modo efficace e nel pieno rispetto del diritto a un processo equo. Queste condizioni sono richieste come garanzia minima contro decisioni illegittime e arbitrarie delle autorità pubbliche che possano ledere gli interessi finanziari dell'Unione.
(6)  L'indipendenza e l'imparzialità della magistratura andrebbero sempre garantite e i servizi responsabili delle indagini e dell'azione penale dovrebbero essere in grado di svolgere correttamente la loro funzione. Dovrebbero disporre di risorse sufficienti e di procedure che consentano loro di agire in modo efficace e nel pieno rispetto del diritto a un processo equo. Queste condizioni sono richieste come garanzia minima contro decisioni illegittime e arbitrarie delle autorità pubbliche che possano intaccare questi principi fondamentali e ledere gli interessi finanziari dell'Unione.
Emendamento 9
Proposta di regolamento
Considerando 7 bis (nuovo)
(7 bis)   L'indipendenza delle procure e della magistratura include l'indipendenza formale (de jure) ed effettiva (de facto) delle autorità inquirenti e giudiziarie e dei singoli pubblici ministeri e magistrati.
Emendamento 10
Proposta di regolamento
Considerando 8
(8)  Il rispetto dello Stato di diritto non è solo importante per i cittadini dell'Unione ma anche per le iniziative imprenditoriali, l'innovazione, gli investimenti e il corretto funzionamento del mercato interno, i quali prosperano al massimo se è in vigore un quadro di riferimento giuridico e istituzionale solido.
(8)  Il rispetto dello Stato di diritto non è solo essenziale per i cittadini dell'Unione ma anche per le iniziative imprenditoriali, l'innovazione, gli investimenti, la coesione economica, sociale e territoriale e il corretto funzionamento del mercato interno, i quali prosperano in modo sostenibile solo se è in vigore un quadro di riferimento giuridico e istituzionale solido.
Emendamento 11
Proposta di regolamento
Considerando 8 bis (nuovo)
(8 bis)  L'integrazione dei meccanismi di monitoraggio esistenti dell'Unione, quali il meccanismo di cooperazione e verifica, il quadro di valutazione UE della giustizia e le relazioni sulla lotta alla corruzione, in un quadro più ampio di monitoraggio dello Stato di diritto potrebbe fornire meccanismi di controllo più efficienti ed efficaci per la tutela degli interessi finanziari dell'Unione.
Emendamento 12
Proposta di regolamento
Considerando 8 ter (nuovo)
(8 ter)   Mancanza di trasparenza, discriminazione arbitraria, distorsione della concorrenza e condizioni di disparità nel mercato interno e al di fuori di esso, incidenza sull'integrità del mercato interno e sull'equità, sulla stabilità e sulla legittimità del sistema fiscale, maggiori disparità economiche, concorrenza sleale tra Stati, malcontento sociale, sfiducia e deficit democratico sono alcuni degli effetti negativi delle pratiche fiscali dannose.
Emendamento 13
Proposta di regolamento
Considerando 10 bis (nuovo)
(10 bis)  L'Unione dispone di un ampio ventaglio di strumenti e procedure per garantire la piena e corretta applicazione dei principi e valori sanciti nel trattato sull'Unione europea, ma al momento manca una reazione rapida ed efficace da parte delle sue istituzioni, in particolare per garantire una sana gestione finanziaria. Affinché risultino adeguati ed efficaci, gli strumenti esistenti dovrebbero essere applicati nonché valutati e integrati in un meccanismo relativo allo Stato di diritto.
Emendamento 14
Proposta di regolamento
Considerando 11
(11)  Le carenze generalizzate riguardanti lo Stato di diritto negli Stati membri, che si ripercuotono in particolare sul buon funzionamento delle autorità pubbliche e sull'effettivo controllo giurisdizionale, possono nuocere gravemente agli interessi finanziari dell'Unione.
(11)  Le carenze generalizzate riguardanti lo Stato di diritto negli Stati membri, che si ripercuotono in particolare sul buon funzionamento delle autorità pubbliche e sull'effettivo controllo giurisdizionale, possono nuocere gravemente agli interessi finanziari dell'Unione. Per garantire non solo gli interessi finanziari dell'Unione, compresa l'efficace riscossione delle entrate, ma anche la fiducia dell'opinione pubblica nell'Unione e nelle sue istituzioni, sono necessarie indagini efficienti su tali carenze, unite all'applicazione di misure efficaci e proporzionate qualora sia riscontrata una carenza generalizzata. In ultima analisi, solo un sistema giudiziario indipendente che protegga lo Stato di diritto e la certezza del diritto in tutti gli Stati membri è in grado di garantire che i fondi provenienti dal bilancio dell'Unione siano sufficientemente protetti.
Emendamento 15
Proposta di regolamento
Considerando 11 bis (nuovo)
(11 bis)   L'entità dell'evasione e dell'elusione fiscale è stimata dalla Commissione in 1 000 miliardi di EUR all'anno. Le ricadute negative di tali pratiche sui bilanci degli Stati membri e dell'Unione e sui cittadini sono evidenti e potrebbero compromettere la fiducia nella democrazia.
Emendamento 16
Proposta di regolamento
Considerando 11 ter (nuovo)
(11 ter)   L'elusione fiscale aziendale incide direttamente sui bilanci degli Stati membri e dell'Unione e sulla ripartizione degli oneri fiscali tra le categorie di contribuenti e tra i fattori economici.
Emendamento 17
Proposta di regolamento
Considerando 11 quater (nuovo)
(11 quater)   Gli Stati membri dovrebbero applicare pienamente il principio di leale cooperazione in materia di concorrenza fiscale.
Emendamento 18
Proposta di regolamento
Considerando 11 quinquies (nuovo)
(11 quinquies)   La Commissione, nella sua funzione di custode dei trattati, dovrebbe assicurare la conformità al diritto dell'Unione e al principio di leale cooperazione tra gli Stati membri.
Emendamento 19
Proposta di regolamento
Considerando 11 sexies (nuovo)
(11 sexies)   La valutazione e il monitoraggio delle politiche fiscali degli Stati membri a livello di Unione assicurerebbe che non siano attuate nuove misure fiscali dannose negli Stati membri. Il controllo del rispetto, da parte degli Stati membri, delle loro giurisdizioni, regioni o altre strutture amministrative, dell'elenco comune dell'Unione delle giurisdizioni non cooperative tutelerebbe il mercato unico e ne garantirebbe il corretto e coerente funzionamento.
Emendamento 20
Proposta di regolamento
Considerando 12
(12)  L'individuazione di una carenza generalizzata richiede una valutazione qualitativa da parte della Commissione. La valutazione potrebbe fondarsi sulle informazioni provenienti da tutte le fonti disponibili e da enti riconosciuti, comprese le sentenze della Corte di giustizia dell'Unione europea, le relazioni della Corte dei conti e le conclusioni e raccomandazioni di organizzazioni e reti internazionali pertinenti, quali gli organi del Consiglio d'Europa e le reti europee delle Corti supreme e dei Consigli di giustizia.
(12)  L'individuazione di una carenza generalizzata richiede un'accurata valutazione qualitativa da parte della Commissione. La valutazione dovrebbe essere obiettiva, imparziale e trasparente e fondarsi sulle informazioni provenienti da tutte le fonti pertinenti, tenendo conto dei criteri utilizzati nel contesto dei negoziati di adesione all'Unione, in particolare dei capitoli dell'acquis concernenti il sistema giudiziario e i diritti fondamentali, la giustizia, la libertà e la sicurezza, il controllo finanziario e la tassazione nonché delle linee guida utilizzate nel contesto del meccanismo di cooperazione e verifica per seguire i progressi realizzati da uno Stato membro, e sulle informazioni provenienti da enti riconosciuti, comprese le sentenze della Corte di giustizia dell'Unione europea e della Corte europea per i diritti dell'uomo, le risoluzioni del Parlamento europeo, le relazioni della Corte dei conti e le conclusioni e raccomandazioni di organizzazioni internazionali pertinenti, quali gli organi del Consiglio d'Europa, incluso segnatamente l'elenco dei criteri dello Stato di diritto adottato dalla commissione di Venezia, e delle reti internazionali pertinenti, quali le reti europee delle Corti supreme e dei Consigli di giustizia.
Emendamento 21
Proposta di regolamento
Considerando 12 bis (nuovo)
(12 bis)  Dovrebbe essere istituito un gruppo consultivo di esperti indipendenti in diritto costituzionale e questioni finanziarie e di bilancio con l'obiettivo di assistere la Commissione nella valutazione delle carenze generalizzate. Tale gruppo dovrebbe effettuare una valutazione annuale indipendente delle questioni relative allo Stato di diritto in tutti gli Stati membri che incidono o rischiano di incidere sulla sana gestione finanziaria o sulla tutela degli interessi finanziari dell'Unione, tenendo conto delle informazioni provenienti da tutte le fonti pertinenti e dagli enti riconosciuti. Nell'adottare una decisione in merito all'adozione o alla revoca di eventuali misure, la Commissione dovrebbe prendere in considerazione i pertinenti pareri espressi da tale gruppo di esperti.
Emendamento 22
Proposta di regolamento
Considerando 13
(13)  È opportuno stabilire le eventuali misure che verrebbero adottate in caso di carenze generalizzate e la procedura da seguire per la loro adozione. Dette misure dovrebbero comprendere la sospensione dei pagamenti e degli impegni, la riduzione dei finanziamenti nell'ambito degli impegni esistenti e il divieto di concludere nuovi impegni con i destinatari.
(13)  È opportuno stabilire le misure da adottare in caso di carenze generalizzate e la procedura da seguire per la loro adozione. Dette misure dovrebbero comprendere la sospensione dei pagamenti e degli impegni, la riduzione dei finanziamenti nell'ambito degli impegni esistenti e il divieto di concludere nuovi impegni con i destinatari.
Emendamento 23
Proposta di regolamento
Considerando 14 bis (nuovo)
(14 bis)  Qualora vengano adottate misure in caso di carenze generalizzate, è fondamentale che i legittimi interessi dei destinatari e beneficiari finali siano adeguatamente tutelati. Nel valutare l'adozione di misure, la Commissione dovrebbe tener conto del loro potenziale impatto sui destinatari e beneficiari finali. Per rafforzare la tutela dei destinatari o beneficiari finali, la Commissione dovrebbe fornire informazioni e orientamenti attraverso un sito web o un portale Internet, assieme a strumenti adeguati per informare la Commissione delle eventuali violazioni dell'obbligo giuridico delle entità governative e degli Stati membri di continuare a effettuare pagamenti dopo l'adozione di misure sulla base del presente regolamento. Ove necessario, per garantire che qualsiasi importo dovuto da entità governative o da Stati membri sia effettivamente versato ai destinatari finali o ai beneficiari, la Commissione dovrebbe essere in grado di recuperare i pagamenti effettuati a favore di tali entità o, se del caso, di effettuare una rettifica finanziaria riducendo il sostegno a un programma e di trasferire un importo equivalente alla riserva dell'Unione da utilizzare a favore dei destinatari o dei beneficiari finali.
Emendamento 24
Proposta di regolamento
Considerando 15
(15)  Al fine di assicurare l'attuazione uniforme del presente regolamento e tenuto conto dell'importanza degli effetti finanziari delle misure imposte a norma dello stesso, è opportuno conferire competenze di esecuzione al Consiglio, il quale dovrebbe deliberare su proposta della Commissione. Per facilitare l'adozione delle decisioni necessarie per la tutela degli interessi finanziari dell'Unione, è opportuno ricorrere al voto a maggioranza qualificata inversa.
(15)  Al fine di assicurare l'attuazione uniforme del presente regolamento e tenuto conto dell'importanza degli effetti finanziari delle misure imposte a norma dello stesso, è opportuno conferire competenze di esecuzione alla Commissione.
Emendamento 25
Proposta di regolamento
Considerando 15 bis (nuovo)
(15 bis)  In considerazione del loro impatto sul bilancio dell'Unione, le misure imposte a norma del presente regolamento dovrebbero entrare in vigore solo dopo che il Parlamento europeo e il Consiglio hanno approvato lo storno, verso una riserva di bilancio, di un importo pari al valore della misura adottata. Al fine di facilitare l'adozione delle decisioni necessarie per tutelare gli interessi finanziari dell'Unione, tali storni dovrebbero essere considerati approvati a meno che, entro un periodo stabilito, il Parlamento europeo o il Consiglio, quest'ultimo deliberando a maggioranza qualificata, non li modifichino o non li respingano.
Emendamento 26
Proposta di regolamento
Considerando 16
(16)  Prima di proporre l'adozione di misure a norma del presente regolamento, la Commissione dovrebbe informare lo Stato membro interessato dei motivi per cui ritiene possibile che vi esista una carenza generalizzata riguardante lo Stato di diritto. Lo Stato membro dovrebbe essere autorizzato a presentare osservazioni. La Commissione e il Consiglio dovrebbero tenere conto delle osservazioni presentate.
(16)  Prima di proporre l'adozione di misure a norma del presente regolamento, la Commissione dovrebbe informare lo Stato membro interessato dei motivi per cui ritiene possibile che vi esista una carenza generalizzata riguardante lo Stato di diritto. La Commissione dovrebbe informare senza indugi il Parlamento europeo e il Consiglio in merito a qualsiasi notifica di questo tipo e ai contenuti della stessa. Lo Stato membro interessato dovrebbe essere autorizzato a presentare osservazioni. La Commissione dovrebbe tenere conto delle osservazioni presentate.
Emendamento 27
Proposta di regolamento
Considerando 17
(17)  Qualora la situazione che ha portato all'istituzione delle misure sia stata risolta in misura sufficiente, è opportuno che il Consiglio, su proposta della Commissione, le revochi con effetto sospensivo.
(17)  Qualora la situazione che ha portato all'istituzione delle misure sia stata risolta in misura sufficiente, è opportuno che la Commissione le revochi con effetto sospensivo e proponga al Parlamento europeo e al Consiglio di sbloccare in tutto o in parte la riserva di bilancio relativa alla misura in questione.
Emendamento 28
Proposta di regolamento
Considerando 18
(18)  La Commissione dovrebbe tenere il Parlamento europeo informato di tutte le misure proposte e adottate a norma del presente regolamento,
soppresso
Emendamento 29
Proposta di regolamento
Articolo 2 – comma 1 – lettera a
(a)  "Stato di diritto": il valore dell'Unione sancito all'articolo 2 del trattato sull'Unione europea, che comprende i principi di: legalità, secondo cui il processo legislativo deve essere trasparente, responsabile, democratico e pluralistico; certezza del diritto; divieto di arbitrarietà del potere esecutivo; tutela giurisdizionale effettiva da parte di giudici indipendenti, compreso dei diritti fondamentali; separazione dei poteri e uguaglianza davanti alla legge;
(a)  "Stato di diritto": da intendersi tenendo conto dei valori dell'Unione sanciti all'articolo 2 del trattato sull'Unione europea e dai criteri di adesione all'Unione di cui all'articolo 49 del trattato; esso comprende i principi di: legalità, secondo cui il processo legislativo deve essere trasparente, responsabile, democratico e pluralistico; certezza del diritto; divieto di arbitrarietà del potere esecutivo; accesso alla giustizia e tutela giurisdizionale effettiva da parte di giudici indipendenti e imparziali, compreso dei diritti fondamentali sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e dai trattati internazionali in materia di diritti umani; separazione dei poteri; non-discriminazione e uguaglianza di fronte alla legge;
Emendamento 30
Proposta di regolamento
Articolo 2 – comma 1 – lettera b
(b)  "carenza generalizzata riguardante lo Stato di diritto": prassi od omissione diffusa o ricorrente, oppure misura adottata dalle autorità pubbliche che compromette lo Stato di diritto;
(b)  "carenza generalizzata riguardante lo Stato di diritto": prassi od omissione diffusa o ricorrente, oppure misura adottata dalle autorità pubbliche che compromette lo Stato di diritto, qualora incida o rischi di incidere sui principi della sana gestione finanziaria o la tutela degli interessi finanziari dell'Unione; una carenza generalizzata riguardante lo Stato di diritto può anche essere la conseguenza di una minaccia sistemica ai valori dell'Unione sanciti dall'articolo 2 TUE che incida o rischi di incidere sui principi di una sana gestione finanziaria o sulla tutela degli interessi finanziari dell'Unione;
Emendamento 31
Proposta di regolamento
Articolo 2 – comma 1 – lettera c
(c)  "soggetto pubblico": le autorità pubbliche a tutti i livelli di governo, comprese le autorità nazionali, regionali e locali, nonché le organizzazioni degli Stati membri ai sensi [dell'articolo 2, punto 42,] del regolamento (UE, Euratom) [...] (di seguito il "regolamento finanziario").
(c)  "soggetto pubblico": qualsiasi autorità pubblica a tutti i livelli di governo, comprese le autorità nazionali, regionali e locali, nonché le organizzazioni degli Stati membri ai sensi dell'articolo 2, punto 42, del regolamento (UE, Euratom) 2018/1046 del Parlamento europeo e del Consiglio1 bis (di seguito il "regolamento finanziario").
__________________
1 bis Regolamento (UE, Euratom) 2018/1046 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 luglio 2018, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione, che modifica i regolamenti (UE) n. 1296/2013, (UE) n. 1301/2013, (UE) n. 1303/2013, (UE) n. 1304/2013, (UE) n. 1309/2013, (UE) n. 1316/2013, (UE) n. 223/2014, (UE) n. 283/2014 e la decisione n. 541/2014/UE e abroga il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012.
Emendamento 32
Proposta di regolamento
Articolo 2 bis (nuovo)
Articolo 2 bis
Carenze generalizzate
In particolare, sono considerati carenze generalizzate per quanto riguarda lo Stato di diritto in uno Stato membro, qualora compromettano o rischino di compromettere i principi di una sana gestione finanziaria o la tutela degli interessi finanziari dell'Unione, gli elementi seguenti:
(a)  le minacce all'indipendenza della magistratura, compresa qualsiasi limitazione della capacità di esercitare autonomamente le funzioni giurisdizionali conseguita intervenendo dall'esterno sulle garanzie di indipendenza, limitando l'attività giudicante su ordine esterno, rivedendo arbitrariamente le norme relative alla nomina o alle condizioni di servizio del personale giudiziario o influenzando il personale giudiziario in qualsiasi modo che ne metta a repentaglio l'imparzialità o interferendo con l'indipendenza dei rappresentati legali;
(b)  l'omessa prevenzione, rettifica e sanzione delle decisioni arbitrarie o illegittime assunte da autorità pubbliche, incluse le autorità incaricate dell'applicazione della legge, la mancata assegnazione di risorse finanziarie e umane a scapito del loro buon funzionamento o il fatto di non garantire l'assenza di conflitti di interesse;
(c)  il ridimensionamento della disponibilità e dell'efficacia delle vie di ricorso, ad esempio attraverso norme procedurali restrittive, la mancata esecuzione delle sentenze o la limitazione dell'efficacia delle indagini, delle azioni penali o delle sanzioni per violazione della legge;
(d)  la compromissione della capacità amministrativa degli Stati membri di rispettare gli obblighi derivanti dall'appartenenza all'Unione, inclusa la capacità di attuare efficacemente le norme, i criteri e le politiche che costituiscono il corpus del diritto dell'Unione;
(e)  le misure che ledono la tutela della confidenzialità fra avvocato e cliente.
Emendamento 33
Proposta di regolamento
Articolo 3 – titolo
Misure
Rischi per gli interessi finanziari dell'Unione
Emendamento 34
Proposta di regolamento
Articolo 3 – paragrafo 1 – parte introduttiva
1.  Sono adottate opportune misure qualora una carenza generalizzata riguardante lo Stato di diritto in uno Stato membro comprometta o rischi di compromettere i principi di una sana gestione finanziaria o la tutela degli interessi finanziari dell'Unione, in particolare:
1.  Può essere constata una carenza generalizzata riguardante lo Stato di diritto in uno Stato membro qualora uno o più delle seguenti, in particolare, sia compromessa o rischi di essere compromessa:
Emendamento 35
Proposta di regolamento
Articolo 3 – paragrafo 1 – lettera a
(a)  il corretto funzionamento delle autorità di tale Stato membro che eseguono il bilancio dell'Unione, in particolare nel contesto delle procedure di aggiudicazione degli appalti o di concessione delle sovvenzioni, nonché nell'esercizio del monitoraggio e del controllo;
(a)  il corretto funzionamento delle autorità di tale Stato membro che eseguono il bilancio dell'Unione, in particolare nel contesto delle procedure di aggiudicazione degli appalti o di concessione delle sovvenzioni;
Emendamento 36
Proposta di regolamento
Articolo 3 – paragrafo 1 – lettera a bis (nuova)
(a bis)  il corretto funzionamento dell'economia di mercato, rispettando al riguardo la concorrenza e le forze di mercato dell'Unione, nonché attuando efficacemente gli obblighi derivanti dall'adesione, compreso il rispetto della finalità dell'unione politica, economica e monetaria;
Emendamento 37
Proposta di regolamento
Articolo 3 – paragrafo 1 – lettera a ter (nuova)
(a ter)  la corretta operatività delle autorità preposte al controllo finanziario, al monitoraggio e agli audit interni ed esterni, nonché il corretto funzionamento di sistemi efficaci e trasparenti di gestione finanziaria e di rendicontazione;
Emendamento 38
Proposta di regolamento
Articolo 3 – paragrafo 1 – lettera b
(b)  il corretto funzionamento dei servizi responsabili delle indagini e dell'azione penale nella repressione delle frodi, della corruzione o di altre violazioni del diritto dell'Unione che riguardano l'esecuzione del bilancio dell'Unione;
(b)  il corretto funzionamento dei servizi responsabili delle indagini e dell'azione penale nella repressione delle frodi, incluse le frodi fiscali, della corruzione o di altre violazioni del diritto dell'Unione che riguardano l'esecuzione del bilancio dell'Unione;
Emendamento 39
Proposta di regolamento
Articolo 3 – paragrafo 1 – lettera c
(c)  l'effettivo controllo giurisdizionale, da parte di organi giurisdizionali indipendenti, delle azioni od omissioni compiute dalle autorità di cui alle lettere a) e b);
(c)  l'effettivo controllo giurisdizionale, da parte di organi giurisdizionali indipendenti, delle azioni od omissioni compiute dalle autorità di cui alle lettere a), a ter) e b);
Emendamento 40
Proposta di regolamento
Articolo 3 – paragrafo 1 – lettera d
(d)  la prevenzione e la repressione delle frodi, della corruzione o di altre violazioni del diritto dell'Unione che riguardano l'esecuzione del bilancio dell'Unione, nonché l'imposizione di sanzioni effettive e dissuasive ai beneficiari da parte degli organi giurisdizionali nazionali o delle autorità amministrative;
(d)  la prevenzione e la repressione delle frodi, incluse le frodi fiscali, della corruzione o di altre violazioni del diritto dell'Unione che riguardano l'esecuzione del bilancio dell'Unione, nonché l'imposizione di sanzioni effettive e dissuasive ai beneficiari da parte degli organi giurisdizionali nazionali o delle autorità amministrative;
Emendamento 41
Proposta di regolamento
Articolo 3 – paragrafo 1 – lettera e bis (nuova)
(e bis)   la prevenzione e la repressione dell'evasione fiscale e della concorrenza fiscale e la corretta operatività delle autorità che partecipano alla cooperazione amministrativa in materia fiscale;
Emendamento 42
Proposta di regolamento
Articolo 3 – paragrafo 1 – lettera f
(f)  l'effettiva e tempestiva collaborazione con l'Ufficio europeo per la lotta antifrode e con la Procura europea nelle loro indagini o azioni penali conformemente ai rispettivi atti giuridici e al principio di leale cooperazione.
(f)  l'effettiva e tempestiva collaborazione con l'Ufficio europeo per la lotta antifrode e, se lo Stato membro interessato vi aderisce, con la Procura europea nelle loro indagini o azioni penali conformemente ai rispettivi atti giuridici e al principio di leale cooperazione;
Emendamento 43
Proposta di regolamento
Articolo 3 – paragrafo 1 – lettera f bis (nuova)
(f bis)  la corretta esecuzione del bilancio dell'Unione a seguito di una violazione sistematica dei diritti fondamentali.
Emendamento 44
Proposta di regolamento
Articolo 3 – paragrafo 2
2.   Possono, in particolare, essere considerate carenze generalizzate riguardanti lo Stato di diritto:
soppresso
(a)  le minacce all'indipendenza della magistratura;
(b)  l'omessa prevenzione, rettifica e sanzione delle decisioni arbitrarie o illegittime assunte da autorità pubbliche, incluse le autorità incaricate dell'applicazione della legge, la mancata assegnazione di risorse finanziarie e umane a scapito del loro buon funzionamento o il fatto di non garantire l'assenza di conflitti di interesse;
(c)  il ridimensionamento della disponibilità e dell'efficacia delle vie di ricorso, ad esempio attraverso norme procedurali restrittive, la mancata esecuzione delle sentenze o la limitazione dell'efficacia delle indagini, delle azioni penali o delle sanzioni per violazione della legge.
Emendamento 45
Proposta di regolamento
Articolo 3 bis (nuovo)
Articolo 3 bis
Gruppo di esperti indipendenti
1.  La Commissione istituisce un gruppo di esperti indipendenti (in appresso "il gruppo").
Detto gruppo è composto da esperti indipendenti specializzati in diritto costituzionale e questioni finanziarie e di bilancio. I parlamenti nazionali di ciascuno Stato membro nominano un esperto, mentre il Parlamento europeo ne nomina cinque. Il gruppo è composto in modo tale da garantire l'equilibrio di genere.
Laddove opportuno, in conformità del regolamento interno di cui al paragrafo 6, possono essere invitati a partecipare al gruppo, in qualità di osservatori, i rappresentanti delle organizzazioni e delle reti interessate, quali la Federazione europea delle accademie delle scienze umane e umanistiche, la Rete europea delle istituzioni nazionali per i diritti umani, gli organismi del Consiglio d'Europa, la Commissione europea per l'efficacia della giustizia, il Consiglio degli ordini forensi europei, la Rete per la giustizia fiscale, le Nazioni Unite, l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa e l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.
2.  Nell'espletare la propria mansione consultiva, il del gruppo si pone l'obiettivo di sostenere la Commissione nell'identificazione delle carenze generalizzate riguardanti lo Stato di diritto in uno Stato membro, che compromettono, o rischiano di compromettere, i principi della sana gestione finanziaria e la tutela degli interessi finanziari dell'Unione.
Il gruppo esamina annualmente la situazione in tutti gli Stati membri sulla base di criteri quantitativi e qualitativi e di informazioni, tenendo debitamente conto delle informazioni e degli orientamenti di cui all'articolo 5, paragrafo 2.
3.  Ogni anno il gruppo pubblica un riepilogo dei risultati ottenuti.
4.  Nell'ambito del suo compito consultivo e tenendo conto dell'esito delle considerazioni di cui al paragrafo 2, il gruppo può esprimere un parere su una carenza generalizzata riguardante lo Stato di diritto in uno Stato membro.
Nell'esprimere un parere, il gruppo si adopera per raggiungere un consenso. Qualora non risulti possibile raggiungere un consenso, il parere del gruppo è espresso a maggioranza semplice dei suoi membri.
5.  Nell'adottare gli atti di esecuzione di cui all'articolo 5, paragrafo 6, e all'articolo 6, paragrafo 2, la Commissione tiene conto di qualsiasi parere pertinente espresso dal gruppo a norma del paragrafo 4 del presente articolo.
6.  Il gruppo elegge il proprio presidente tra i suoi membri e stabilisce il proprio regolamento interno.
Emendamento 46
Proposta di regolamento
Articolo 4 – titolo
Contenuto delle misure
Misure per la tutela del bilancio dell'Unione
Emendamento 47
Proposta di regolamento
Articolo 4 – paragrafo 1 – parte introduttiva
1.  Possono essere adottate una o più delle seguenti opportune misure:
1.  Se sono soddisfatte le condizioni di cui all'articolo 3, possono essere adottate una o più delle seguenti misure:
Emendamento 48
Proposta di regolamento
Articolo 4 – paragrafo 3
3.  Le misure adottate sono proporzionate alla natura, alla gravità e alla portata della carenza generalizzata riguardante lo Stato di diritto. Esse devono, nella misura del possibile, riguardare le azioni dell'Unione effettivamente o potenzialmente compromesse da tale carenza.
3.  Le misure adottate sono proporzionate alla natura, alla gravità, alla durata e alla portata della carenza generalizzata riguardante lo Stato di diritto. Esse devono, nella misura del possibile, riguardare le azioni dell'Unione effettivamente o potenzialmente compromesse da tale carenza.
Emendamento 49
Proposta di regolamento
Articolo 4 – paragrafo 3 bis (nuovo)
3 bis.  La Commissione fornisce informazioni e orientamenti a beneficio dei destinatari finali o dei beneficiari finali circa gli obblighi degli Stati membri di cui al paragrafo 2 attraverso un sito web o un portale Internet.
La Commissione mette altresì a disposizione su detto sito web o portale gli strumenti adeguati per consentire ai destinatari finali o ai beneficiari finali di informare la Commissione in merito a qualsivoglia violazione di tali obblighi che, secondo detti destinatari o beneficiari finali, li riguarda direttamente. Il presente paragrafo si applica in modo da garantire la protezione delle persone che segnalano le violazioni del diritto dell'Unione, in linea con i principi stabiliti dalla direttiva XXX (direttiva riguardante la protezione delle persone che segnalano violazioni del diritto dell'Unione). Le informazioni fornite dai destinatari finali o dai beneficiari finali ai sensi del presente paragrafo possono essere prese in considerazione dalla Commissione solo se accompagnate da una prova che il destinatario finale o beneficiario finale interessato ha sporto una denuncia formale all'autorità competente.
Emendamento 50
Proposta di regolamento
Articolo 4 – paragrafo 3 ter (nuovo)
3 ter.  In base alle informazioni fornite dai destinatari finali o dai beneficiari finali a norma del paragrafo 3 bis, la Commissione garantisce che qualsivoglia importo dovuto da enti governativi o dagli Stati membri conformemente al paragrafo 2 sia effettivamente versato ai destinatari finali o ai beneficiari finali.
Ove necessario:
(a)  con riferimento ai fondi provenienti dal bilancio dell'Unione e gestiti a norma dell'articolo 62, paragrafo 1, lettera c), del regolamento finanziario, la Commissione:
(i)  recupera il pagamento effettuato a favore di uno degli organismi di cui all'articolo 62, paragrafo 1, lettera c), punti da v) a vii), del regolamento finanziario, per un importo equivalente all'importo non versato ai destinatari finali o ai beneficiari finali in violazione del paragrafo 2 del presente articolo;
(ii)  trasferisce un importo equivalente all'importo di cui al punto precedente alla riserva dell'Unione di cui all'articolo 12 del regolamento XXX del Consiglio (regolamento QFP). Tale importo è considerato quale margine lasciato disponibile ai sensi dell'articolo 12, paragrafo 1, lettera a), del regolamento XXX del Consiglio (regolamento QFP) e viene mobilitato a norma dell'articolo 12, paragrafo 2, del regolamento XXX del Consiglio (regolamento QFP), a beneficio, per quanto possibile, dei destinatari finali o dei beneficiari finali di cui al paragrafo 2 del presente articolo;
(b)  con riferimento ai fondi provenienti dal bilancio dell'Unione e gestiti a norma dell'articolo 62, paragrafo 1, lettera b), del regolamento finanziario:
(i)  l'obbligo delle autorità governative o degli Stati membri di cui al paragrafo 2 del presente articolo è considerato un obbligo incombente agli Stati membri ai sensi dell'[articolo 63] del regolamento XXX (regolamento RDC). Qualsivoglia violazione di tale obbligo è trattata in conformità dell'[articolo 98] del regolamento XXX (regolamento RDC);
(ii)  l'importo risultante dalla riduzione del sostegno a un programma derivante dai fondi, in applicazione dell'[articolo 98] del regolamento XXX (regolamento RDC), è trasferito dalla Commissione alla riserva dell'Unione di cui all'articolo 12 del regolamento XXX del Consiglio (regolamento QFP). Tale importo è considerato quale margine lasciato disponibile ai sensi dell'articolo 12, paragrafo 1, lettera a), del regolamento XXX del Consiglio (regolamento QFP) e viene mobilitato a norma dell'articolo 12, paragrafo 2, del regolamento XXX del Consiglio (regolamento QFP), a beneficio, per quanto possibile, dei destinatari finali o dei beneficiari finali di cui al paragrafo 2 del presente articolo.
Emendamento 51
Proposta di regolamento
Articolo 5 – paragrafo 1
1.  Se ritiene che vi siano motivi fondati per concludere che le condizioni di cui all'articolo 3 sono soddisfatte, la Commissione trasmette allo Stato membro in questione una notifica scritta in cui espone i motivi sui quali ha fondato la propria conclusione.
1.  Se ritiene che vi siano motivi fondati per concludere che le condizioni di cui all'articolo 3 sono soddisfatte, la Commissione, tenendo conto dei pareri espressi dal gruppo, trasmette allo Stato membro in questione una notifica scritta in cui espone i motivi sui quali ha fondato la propria conclusione. La Commissione informa senza indugio il Parlamento europeo e il Consiglio di tale notifica e del contenuto della medesima.
Emendamento 52
Proposta di regolamento
Articolo 5 – paragrafo 2
2.  La Commissione può tener conto di tutte le informazioni pertinenti, comprese le decisioni della Corte di giustizia dell'Unione europea, le relazioni della Corte dei conti e le conclusioni e raccomandazioni delle organizzazioni internazionali competenti.
2.  Nel valutare se le condizioni di cui all'articolo 3 sono soddisfatte, la Commissione tiene conto di tutte le informazioni pertinenti, compresi i pareri del gruppo, le decisioni della Corte di giustizia dell'Unione europea, le risoluzioni del Parlamento europeo, le relazioni della Corte dei conti e le conclusioni e raccomandazioni delle organizzazioni e reti internazionali competenti. La Commissione tiene altresì conto dei criteri utilizzati nel contesto dei negoziati di adesione all'Unione, in particolare dei capitoli sull'acquis concernenti il sistema giudiziario e i diritti fondamentali, la giustizia, la libertà e la sicurezza, il controllo finanziario e la tassazione, nonché degli orientamenti utilizzati nel contesto del meccanismo di cooperazione e verifica al fine di monitorare i progressi compiuti da uno Stato membro.
Emendamento 53
Proposta di regolamento
Articolo 5 – paragrafo 4
4.  Lo Stato membro interessato fornisce tutte le informazioni necessarie e può formulare osservazioni entro un termine stabilito dalla Commissione, che non può essere inferiore a 1 mese dalla data di notifica della conclusione. Nelle sue osservazioni lo Stato membro può proporre l'adozione di misure correttive.
4.  Lo Stato membro interessato fornisce le informazioni necessarie e può formulare osservazioni entro un termine stabilito dalla Commissione, che non può essere inferiore a un mese o superiore a tre mesi dalla data di notifica della conclusione. Nelle sue osservazioni lo Stato membro può proporre l'adozione di misure correttive.
Emendamento 54
Proposta di regolamento
Articolo 5 – paragrafo 5
5.  Al momento di decidere se presentare o meno una proposta di decisione sulle opportune misure, la Commissione tiene conto delle informazioni ricevute e delle eventuali osservazioni formulate dallo Stato membro interessato, nonché dell'adeguatezza delle misure correttive proposte.
5.  Al momento di decidere se adottare o meno una decisione su qualsivoglia misura di cui all'articolo 4, la Commissione tiene conto delle informazioni ricevute e delle eventuali osservazioni formulate dallo Stato membro interessato, nonché dell'adeguatezza delle misure correttive proposte. La Commissione decide in merito al seguito da dare alle informazioni ricevute entro un termine indicativo di un mese e, in ogni caso, entro un termine ragionevole dalla data in cui ha ricevuto dette informazioni.
Emendamento 55
Proposta di regolamento
Articolo 5 – paragrafo 5 bis (nuovo)
5 bis.  Nel valutare la proporzionalità delle misure da imporre la Commissione tiene debitamente conto delle informazioni e degli orientamenti di cui al paragrafo 2.
Emendamento 56
Proposta di regolamento
Articolo 5 – paragrafo 6
6.  Se ritiene assodata la carenza generalizzata riguardante lo Stato di diritto, la Commissione presenta al Consiglio una proposta di atto di esecuzione sulle opportune misure.
6.  Se ritiene assodata la carenza generalizzata riguardante lo Stato di diritto, la Commissione adotta una decisione sulle misure di cui all'articolo 4 mediante un atto di esecuzione.
Emendamento 57
Proposta di regolamento
Articolo 5 – paragrafo 6 bis (nuovo)
6 bis.  Nel momento in cui adotta la sua decisione, la Commissione presenta contemporaneamente al Parlamento europeo e al Consiglio una proposta di storno verso una riserva di bilancio di un importo equivalente al valore delle misure adottate.
Emendamento 58
Proposta di regolamento
Articolo 5 – paragrafo 6 ter (nuovo)
6 ter.  In deroga all'articolo 31, paragrafi 4 e 6, del regolamento finanziario, il Parlamento europeo e il Consiglio si pronunciano sulla proposta di storno entro quattro settimane dal suo ricevimento da parte delle due istituzioni. La proposta di storno è considerata approvata a meno che, entro tale periodo di quattro settimane, il Parlamento europeo, deliberando a maggioranza dei voti espressi, o il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata, la modifichino o la respingano. Se il Parlamento europeo o il Consiglio modifica la proposta di storno, si applica l'articolo 31, paragrafo 8, del regolamento finanziario.
Emendamento 59
Proposta di regolamento
Articolo 5 – paragrafo 6 quater (nuovo)
6 quater.  La decisione di cui al paragrafo 6 entra in vigore se, entro il periodo di cui al paragrafo 6 ter, né il Consiglio né il Parlamento europeo respinge la proposta di storno.
Emendamento 60
Proposta di regolamento
Articolo 5 – paragrafo 7
7.  La decisione si considera adottata dal Consiglio a meno che questo decida, a maggioranza qualificata, di respingere la proposta entro un mese dalla sua adozione da parte della Commissione.
soppresso
Emendamento 61
Proposta di regolamento
Articolo 5 – paragrafo 8
8.  Il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata, può modificare la proposta della Commissione e adottare il testo così modificato come decisione del Consiglio.
soppresso
Emendamento 62
Proposta di regolamento
Articolo 6 – paragrafo 1
1.  Lo Stato membro interessato può, in qualsiasi momento, presentare alla Commissione elementi idonei a dimostrare che la carenza generalizzata riguardante lo Stato di diritto è stata colmata o ha cessato di esistere.
1.  Lo Stato membro interessato può, in qualsiasi momento, presentare alla Commissione una notifica formale contenente elementi idonei a dimostrare che la carenza generalizzata riguardante lo Stato di diritto è stata colmata o ha cessato di esistere.
Emendamento 63
Proposta di regolamento
Articolo 6 – paragrafo 2
2.  La Commissione valuta la situazione nello Stato membro interessato. Allorché cessano di esistere, in tutto o in parte, le carenze generalizzate riguardanti lo Stato di diritto sulla cui base sono state adottate le opportune misure, la Commissione presenta al Consiglio una proposta di decisione relativa alla revoca totale o parziale di dette misure. Si applica la procedura di cui all'articolo 5, paragrafi 2, 4, 5, 6 e 7.
2.  Su richiesta dello Stato membro interessato o di propria iniziativa, la Commissione, tenendo conto dei pareri espressi dal gruppo, valuta la situazione nello Stato membro interessato entro un termine indicativo di un mese e, in ogni caso, entro un termine ragionevole dalla data di ricezione della notifica formale. Allorché cessano di esistere, in tutto o in parte, le carenze generalizzate riguardanti lo Stato di diritto sulla cui base sono state adottate le misure di cui all'articolo 4, la Commissione adotta senza indugio una decisione relativa alla revoca totale o parziale di dette misure. Nel momento in cui adotta la sua decisione, la Commissione presenta contemporaneamente al Parlamento europeo e al Consiglio una proposta per sciogliere, in tutto o in parte, la riserva di bilancio di cui all'articolo 5, paragrafo 6 bis. Si applica la procedura di cui all'articolo 5, paragrafi 2, 4, 5, 6, 6 ter e 6 quater.
Emendamento 64
Proposta di regolamento
Articolo 6 – paragrafo 3
3.  Qualora siano revocate misure relative alla sospensione dell'approvazione di uno o più programmi o di una loro modifica, di cui all'articolo 4, paragrafo 2, lettera b), punto i), o alla sospensione degli impegni di cui all'articolo 4, paragrafo 2, lettera b), punto ii), gli importi corrispondenti agli impegni sospesi sono iscritti in bilancio fatto salvo l'articolo 7 del regolamento (UE, Euratom) XXXX del Consiglio (regolamento sul QFP). Gli impegni sospesi dell'anno n non possono essere iscritti in bilancio oltre l'anno n+2.
3.  Qualora siano revocate misure relative alla sospensione dell'approvazione di uno o più programmi o di una loro modifica, di cui all'articolo 4, paragrafo 2, lettera b), punto i), o alla sospensione degli impegni di cui all'articolo 4, paragrafo 2, lettera b), punto ii), gli importi corrispondenti agli impegni sospesi sono iscritti in bilancio fatto salvo l'articolo 7 del regolamento (UE, Euratom) XXXX del Consiglio (regolamento sul QFP). Gli impegni sospesi dell'anno n non possono essere iscritti in bilancio oltre l'anno n+2. A partire dall'anno n+3, un importo equivalente agli impegni sospesi è iscritto nella riserva dell'Unione per gli impegni di cui all'articolo 12 del regolamento (UE, Euratom) XXXX del Consiglio (regolamento QFP).
Emendamento 65
Proposta di regolamento
Articolo 7
Articolo 7
soppresso
Informazioni al Parlamento europeo
La Commissione informa immediatamente il Parlamento europeo delle eventuali misure proposte o adottate a norma degli articoli 4 e 5.
Emendamento 66
Proposta di regolamento
Articolo 7 bis (nuovo)
Articolo 7 bis
Comunicazione
La Commissione comunica al Parlamento europeo e al Consiglio in merito all'applicazione del presente regolamento, in particolare sull'efficacia delle misure adottate, se presenti, al più tardi cinque anni dopo la sua entrata in vigore.
Se necessario, la relazione è corredata di proposte adeguate.
Emendamento 67
Proposta di regolamento
Articolo 8 – comma 1
Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea. Esso si applica a decorrere dal 1° gennaio 2021.
Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.
Emendamento 68
Proposta di regolamento
Articolo 8 bis (nuovo)
Articolo 8 bis
Inclusione nel regolamento finanziario.
Il contenuto del presente regolamento è inserito nel regolamento finanziario in occasione della prossima revisione dello stesso.

(1) La questione è stata rinviata alle commissioni competenti in base all'articolo 59, paragrafo 4, quarto comma, del regolamento del Parlamento, per l'avvio di negoziati interistituzionali (A8-0469/2018).


Istituzione del programma "Fiscalis" per la cooperazione nel settore fiscale ***I
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Testo
Testo consolidato
Emendamenti del Parlamento europeo, approvati il 17 gennaio 2019, alla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma "Fiscalis" per la cooperazione nel settore fiscale (COM(2018)0443 – C8-0260/2018 – 2018/0233(COD))(1)
P8_TA-PROV(2019)0039A8-0421/2018

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

[Emendamento 1 salvo dove altrimenti indicato]

EMENDAMENTI DEL PARLAMENTO EUROPEO(2)
P8_TA-PROV(2019)0039A8-0421/2018
alla proposta della Commissione
P8_TA-PROV(2019)0039A8-0421/2018
---------------------------------------------------------
P8_TA-PROV(2019)0039A8-0421/2018
2018/0233 (COD)
P8_TA-PROV(2019)0039A8-0421/2018

Proposta di
REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO
che istituisce il programma "Fiscalis" per la cooperazione nel settore fiscale

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare gli articoli 114 e 197,

vista la proposta della Commissione europea,

previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(3),

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria,

considerando quanto segue:

(1)  Il programma Fiscalis 2020, che è stato istituito con il regolamento (UE) n. 1286/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio(4) ed è attuato dalla Commissione in collaborazione con gli Stati membri e i paesi associati, così come i programmi che lo hanno preceduto hanno apportato un notevole contributo all'agevolazione e al miglioramento della cooperazione tra le autorità fiscali dell'Unione. Il valore aggiunto di tali programmi, compresa la tutela degli interessi finanziari ed economici degli Stati membri dell'Unione e dei contribuenti, è stato riconosciuto dalle autorità fiscali dei paesi partecipanti. Le sfide individuate per il prossimo decennio spesso non possono essere affrontate in modo efficace se gli Stati membri non guardano al di là delle frontiere dei loro territori amministrativi e non cooperano intensamente con le loro controparti.

(2)  Il programma Fiscalis 2020 offre agli Stati membri un quadro unionale nell'ambito del quale sviluppare tali attività di cooperazione che è più efficiente sotto il profilo dei costi rispetto ai quadri di cooperazione individuali che i singoli Stati membri istituirebbero su base bilaterale o multilaterale, tra di loro o con paesi terzi con cui l'Unione coopera strettamente nel settore fiscale. È pertanto opportuno garantire il proseguimento di tale programma attraverso l'istituzione di un nuovo programma nel medesimo settore, il programma Fiscalis (il "programma").

(2 bis)   Il programma dovrebbe permettere di rafforzare la capacità degli Stati membri di combattere la frode fiscale, la corruzione, l'evasione fiscale e la pianificazione fiscale aggressiva, anche attraverso l'assistenza tecnica per la formazione delle risorse umane e lo sviluppo delle strutture amministrative. Tale assistenza dovrebbe essere prestata in modo trasparente.

(3)  Fornendo un quadro di riferimento per le azioni che sostengono il mercato unico, stimolano una concorrenza equa nell'Unione e tutelano gli interessi economici e finanziari dell'Unione e dei suoi Stati membri, il programma dovrebbe contribuire alla prevenzione e alla lotta contro la frode, l'evasione fiscale, la pianificazione fiscale aggressiva e la doppia non imposizione: evitando e riducendo inutili oneri amministrativi per i cittadini e le imprese nelle operazioni transfrontaliere, sostenendo sistemi fiscali più equi ed efficienti, realizzando il pieno potenziale del mercato unico e stimolando una concorrenza equa nell'Unione, nonché sostenendo un approccio comune dell'Unione nei consessi internazionali.

(4)  Il presente regolamento stabilisce una dotazione finanziaria per il programma che deve costituire, per il Parlamento europeo e il Consiglio, l'importo di riferimento privilegiato nel corso della procedura annuale di bilancio, ai sensi del punto 17 dell'accordo interistituzionale del 2 dicembre 2013 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria(5).

(5)  Per sostenere il processo di adesione e associazione da parte di paesi terzi è opportuno che il programma sia aperto alla partecipazione dei paesi in via di adesione e dei paesi candidati nonché di potenziali candidati e paesi partner della politica europea di vicinato, se sono rispettate alcune condizioni. Esso può inoltre essere aperto ad altri paesi terzi, in particolare i paesi meno sviluppati, conformemente alle condizioni stabilite in accordi specifici tra l'Unione e tali paesi riguardanti la loro partecipazione a programmi dell'Unione.

(5 bis)   Il Parlamento europeo ha stabilito le sue priorità. L'attuale mancanza di risorse finanziarie è un freno al raggiungimento degli obiettivi fissati dal Parlamento europeo per il quadro finanziario pluriennale post-2020 [2017/2052(INI)]. Una cooperazione più efficace nel settore fiscale può consentire una riscossione più efficace delle risorse necessarie per l'attuazione del futuro quadro finanziario pluriennale.

(6)  A tale programma si applica il regolamento (UE, Euratom) 2018/1046 del Parlamento europeo e del Consiglio(6) ("regolamento finanziario"), che stabilisce le regole applicabili all'esecuzione del bilancio dell'Unione, in particolare alle sovvenzioni, ai premi, agli appalti e al rimborso di esperti esterni.

(7)  Le azioni applicate nel quadro del programma Fiscalis 2020 si sono rivelate adeguate e dovrebbero pertanto essere mantenute. Al fine di conferire maggiore semplicità e flessibilità all'esecuzione del programma, e quindi di migliorare la realizzazione dei suoi obiettivi, le azioni dovrebbero essere definite solo in termini di categorie generali, con un elenco di esempi illustrativi di attività concrete. Tuttavia, le azioni dovrebbero essere intese ad affrontare i temi prioritari per tutelare gli interessi economici e finanziari dell'Unione e dei suoi Stati membri. Attraverso la cooperazione e lo sviluppo di capacità, il programma Fiscalis dovrebbe inoltre promuovere e sostenere l'adozione e l'effetto leva di soluzioni innovative per migliorare ulteriormente le capacità di realizzare le priorità fondamentali del settore fiscale.

(8)  Alla luce della crescente mobilità dei contribuenti, del numero di operazioni transfrontaliere e dell'internazionalizzazione degli strumenti finanziari, e del conseguente aumento del rischio di frode fiscale, evasione fiscale e pianificazione fiscale aggressiva, che vanno ben oltre le frontiere dell'Unione, gli adattamenti e le estensioni dei sistemi elettronici europei ai paesi terzi non associati al programma e alle organizzazioni internazionali potrebbero presentare un interesse per l'Unione o gli Stati membri. In particolare, tali adattamenti ed estensioni permetterebbero di evitare gli oneri amministrativi e i costi associati allo sviluppo e alla gestione di due sistemi elettronici simili, utilizzati, rispettivamente, per lo scambio di informazioni all'interno dell'Unione e per lo scambio di informazioni a livello internazionale. Pertanto, ove debitamente giustificati da tale interesse, gli adattamenti o le estensioni dei sistemi elettronici europei ai fini della cooperazione con i paesi terzi e le organizzazioni internazionali dovrebbero essere costi ammissibili nell'ambito del programma. A condizione che i temi prioritari siano stati pienamente finanziati, nell'ambito del programma si dovrebbero incoraggiare, se del caso, anche azioni specifiche riguardanti i paesi meno sviluppati, in particolare sulla condivisione automatica delle informazioni.

(9)  Considerata l'importanza della globalizzazione e della lotta alla frode fiscale, all'evasione fiscale e alla pianificazione fiscale aggressiva, il programma dovrebbe continuare a prevedere la possibilità di coinvolgere esperti esterni ai sensi dell’articolo 238 del regolamento finanziario. La selezione degli esperti esterni dovrebbe essere trasparente ed essere basata sulle loro competenze, esperienze e conoscenze pertinenti rispetto all'azione specifica, nonché sulla loro capacità di contribuire a tale azione. Occorre garantire che gli esperti siano imparziali e che non vi sia alcuna possibilità di conflitto di interessi con il loro ruolo professionale. Occorre inoltre garantire una rappresentanza equilibrata di tutti i pertinenti portatori di interessi.

(9 bis)   Tenuto conto della recente adozione delle direttive 2014/107/UE(7), 2015/2376/UE(8), 2016/881/UE(9), 2016/2258/UE(10), e 2018/822/UE(11) del Consiglio e dei negoziati in corso su una base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società (CCCTB), il programma dovrebbe essere inteso a formare i dipendenti delle amministrazioni fiscali per garantire una efficace attuazione di queste direttive.

(10)  In linea con l'impegno della Commissione, delineato nella comunicazione del 19 ottobre 2010 dal titolo "Revisione del bilancio dell'Unione europea"(12), di mirare alla coerenza e alla semplificazione dei programmi di finanziamento, le risorse dovrebbero essere condivise con altri strumenti di finanziamento dell'Unione se le azioni previste nell'ambito del programma perseguono obiettivi comuni a diversi strumenti di finanziamento, escludendo tuttavia il doppio finanziamento. Le azioni nell'ambito del programma dovrebbero garantire la coerenza nell'impiego delle risorse dell'Unione che sostengono la politica fiscale e le autorità fiscali.

(10 bis)  Ai fini dell'efficacia in termini di costi, il programma Fiscalis dovrebbe sfruttare le possibili sinergie con altre misure dell'Unione nei settori connessi, quali il programma Dogana, il programma antifrode dell'UE, il programma per il mercato unico e il programma di sostegno alle riforme.

(10 ter)  Le singole iniziative antifrode nazionali potrebbero potenzialmente trasferire la frode verso altri Stati membri, spesso limitrofi, e creare oneri amministrativi sproporzionati per le imprese adempienti, nonché una mancanza di certezza giuridica negli scambi a livello internazionale. È pertanto fondamentale che la Commissione allinei le misure antifrode nazionali attraverso il coordinamento delle migliori prassi nazionali a livello di Unione.

(11)  Si prevede che le azioni di sviluppo di capacità nel settore delle tecnologie informatiche assorbiranno una parte considerevole della dotazione finanziaria del programma. Disposizioni specifiche dovrebbero pertanto descrivere, rispettivamente, le componenti comuni e le componenti nazionali dei sistemi elettronici europei. Inoltre dovrebbero essere chiaramente definite la portata delle azioni e le responsabilità della Commissione e degli Stati membri. Occorre garantire un'agevole interoperabilità tra le componenti comuni e nazionali dei sistemi elettronici europei, nonché sinergie con altri sistemi elettronici dei pertinenti programmi dell'Unione.

(12)  Per quanto riguarda l'imposizione fiscale a livello di Unione, non è attualmente necessario elaborare un piano strategico pluriennale per la fiscalità (Multi-Annual Strategic Plan for Taxation, "MASP-T") per realizzare un ambiente elettronico coerente e interoperabile. Al fine di garantire la coerenza e il coordinamento delle azioni di sviluppo delle capacità informatiche, il programma dovrebbe prevedere la preparazione di un MASP-T.

(13)  Il presente regolamento dovrebbe essere attuato mediante programmi di lavoro. In considerazione del carattere a medio e a lungo termine degli obiettivi perseguiti e sulla base dell'esperienza acquisita nel corso del tempo, i programmi di lavoro dovrebbero poter coprire più anni. Il passaggio da programmi di lavoro annuali a programmi di lavoro pluriennali ridurrà l'onere amministrativo per la Commissione e per gli Stati membri ma non dovrebbe, in nessun caso, comportare una perdita di informazione o di trasparenza per i contribuenti. I programmi di lavoro pluriennali dovrebbero rispecchiare tutte le informazioni pertinenti prodotte nel contesto delle relazioni annuali o degli inventari di cui al presente regolamento. Le relazioni annuali dovrebbero essere rese pubbliche al fine di informare i contribuenti sulle migliori prassi, sugli insegnamenti tratti, sulle sfide e sugli ostacoli rimanenti individuati all'interno del programma.

(14)  Al fine di integrare il presente regolamento, è opportuno delegare alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) riguardo all'adozione dei programmi di lavoro.

(15)  A norma dei punti 22 e 23 dell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016(13), è necessario valutare il ▌programma sulla base delle informazioni raccolte mediante specifiche prescrizioni in materia di monitoraggio, evitando nel contempo l'eccesso di regolamentazione e gli oneri amministrativi, in particolare a carico degli Stati membri, tenendo conto anche del programma di controllo dell'adeguatezza e dell'efficacia della regolamentazione (REFIT). Se del caso, tali prescrizioni dovrebbero includere indicatori misurabili come base per valutare gli effetti del presente regolamento sul terreno. I risultati di tale monitoraggio dovrebbero essere oggetto di una relazione annuale consolidata, elaborata dalla Commissione sulla base dei contributi forniti dagli Stati membri. La relazione dovrebbe contenere una mappatura degli ostacoli che persistono negli Stati membri per quanto riguarda la realizzazione degli obiettivi del programma di cui all'articolo 3 e dei temi prioritari di cui all'articolo 7, paragrafo 2 bis, come pure suggerimenti per le migliori prassi. Inoltre, la Commissione dovrebbe produrre una valutazione intermedia e una valutazione finale del programma. Sia le relazioni annuali che le relazioni di valutazione dovrebbero essere rese pubblicamente accessibili su una pagina web dedicata.

(15 bis)  La Commissione dovrebbe organizzare un seminario semestrale con la partecipazione di due rappresentanti di Stati membri beneficiari per discutere le problematiche e suggerire potenziali miglioramenti relativi ai temi del programma, in particolare lo scambio di informazioni tra amministrazioni fiscali. I partecipanti al seminario saranno rispettivamente un rappresentante di un organo direttivo delle amministrazioni fiscali, un rappresentante di un sindacato dei dipendenti delle amministrazioni fiscali, nonché un rappresentante del Parlamento europeo e un rappresentante del Consiglio.

(16)  Al fine di rispondere adeguatamente alle mutate priorità programmatiche in ambito fiscale, dovrebbe essere delegato alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all'articolo 290 TFUE riguardo alla modifica dell’elenco di indicatori per misurare il conseguimento degli obiettivi specifici del programma. È di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni, anche a livello di esperti, nel rispetto dei principi stabiliti nell’accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016. In particolare, al fine di garantire la parità di partecipazione alla preparazione degli atti delegati, il Parlamento europeo e il Consiglio ricevono tutti i documenti contemporaneamente agli esperti degli Stati membri, e i loro esperti hanno sistematicamente accesso alle riunioni dei gruppi di esperti della Commissione incaricati della preparazione di tali atti delegati.

(17)  In conformità al regolamento finanziario, al regolamento (UE, Euratom) n. 883/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio(14), al regolamento (Euratom, CE) n. 2988/95 del Consiglio(15), al regolamento (CE, Euratom) n. 2185/96 del Consiglio(16) e al regolamento (UE) 2017/1939 del Consiglio(17), è opportuno che gli interessi finanziari dell'Unione siano tutelati attraverso misure proporzionate, tra cui la prevenzione, l'individuazione, la rettifica e l'indagine delle irregolarità e frodi, il recupero dei fondi perduti, indebitamente versati o non correttamente utilizzati e, se del caso, sanzioni amministrative. In particolare, in conformità al regolamento (UE, Euratom) n. 883/2013 e al regolamento (Euratom, CE) n. 2185/96, l'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) può svolgere indagini amministrative, compresi controlli e verifiche sul posto, al fine di accertare l'esistenza di frodi, corruzione o ogni altra attività illecita lesiva degli interessi finanziari dell'Unione. A norma del regolamento (UE) 2017/1939, la Procura europea (EPPO) può indagare e perseguire le frodi e altre attività illecite lesive degli interessi finanziari dell'Unione secondo quanto disposto dalla direttiva (UE) 2017/1371 del Parlamento europeo e del Consiglio(18). In conformità al regolamento finanziario, è opportuno che ogni persona o entità che riceve fondi dell'Unione cooperi pienamente alla tutela degli interessi finanziari dell'Unione, conceda i diritti necessari e l'accesso alla Commissione, all'OLAF, all'EPPO e alla Corte dei conti europea e garantisca che i terzi coinvolti nell'esecuzione dei fondi dell'Unione concedano diritti equivalenti.

(18)  Le disposizioni finanziarie orizzontali adottate dal Parlamento europeo e dal Consiglio sulla base dell'articolo 322 TFUE si applicano al presente regolamento. Tali norme sono stabilite dal regolamento finanziario e determinano in particolare le modalità relative alla formazione e all'esecuzione del bilancio mediante sovvenzioni, appalti, premi e gestione indiretta e prevedono il controllo della responsabilità degli agenti finanziari. Le norme adottate sulla base dell'articolo 322 del TFUE riguardano anche la tutela del bilancio dell'Unione in caso di carenze generalizzate riguardanti lo Stato di diritto negli Stati membri, in quanto il rispetto dello Stato di diritto è un presupposto essenziale per una gestione finanziaria sana ed efficace dei fondi UE.

(19)  Le tipologie di finanziamento nonché i metodi di attuazione di cui al presente regolamento dovrebbero essere scelti in base alla rispettiva capacità di conseguire gli obiettivi specifici delle azioni e di produrre risultati tenuto conto, tra l'altro, dei costi dei controlli, degli oneri amministrativi e del rischio previsto di inottemperanza. Si dovrebbe prendere in considerazione il ricorso a somme forfettarie, tassi fissi e costi unitari e a finanziamenti non collegati ai costi di cui all'articolo 125, paragrafo 1, del regolamento finanziario. La copertura delle spese di viaggio dovrebbe essere una priorità in modo da garantire la partecipazione di esperti nazionali alle azioni congiunte.

(20)  Poiché l'obiettivo del presente regolamento non può essere conseguito in misura sufficiente dai singoli Stati membri ma, a motivo della sua portata e dei suoi effetti, può essere conseguito meglio a livello di Unione, quest'ultima può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato sull'Unione europea. Il presente regolamento si limita a quanto è necessario per conseguire tale obiettivo in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo.

(21)  Il presente regolamento sostituisce il regolamento (UE) n. 1286/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, che dovrebbe pertanto essere abrogato,

HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

CAPO I

DISPOSIZIONI GENERALI

Articolo 1

Oggetto

1.  Il presente regolamento istituisce il programma "Fiscalis" (il "programma") per la cooperazione nel settore della fiscalità.

2.  Esso stabilisce gli obiettivi del programma, il bilancio per il periodo 2021-2027, le forme di finanziamento dell'Unione e le regole di erogazione dei finanziamenti.

Articolo 2

Definizioni

Ai fini del presente regolamento si applicano le seguenti definizioni:

(1)  "imposizione fiscale": la materia - che comprende l'elaborazione, l'amministrazione, l'applicazione e la conformità - riguardante i seguenti dazi e imposte:

(a)  imposta sul valore aggiunto ai sensi della direttiva 2006/112/CE del Consiglio(19);

(b)  accise sull'alcole ai sensi della direttiva 92/83/CEE del Consiglio(20);

(c)  accise sui prodotti del tabacco ai sensi della direttiva 2011/64/UE del Consiglio(21);

(d)  imposte sui prodotti energetici e sull'elettricità ai sensi della direttiva 2003/96/CE del Consiglio(22);

(e)  altre imposte e dazi rientranti nell'ambito di cui all'articolo 2, paragrafo 1, lettera a), della direttiva 2010/24/UE del Consiglio(23), incluse le imposte sul reddito delle società, purché siano pertinenti per il mercato interno e per la cooperazione amministrativa tra gli Stati membri;

(2)  "autorità fiscali": le autorità pubbliche e gli altri organismi competenti per l'imposizione fiscale o per le attività ad essa collegate;

(3)  "sistemi elettronici europei": i sistemi elettronici necessari ai fini dell'imposizione fiscale e dell'esecuzione dei compiti delle autorità fiscali;

(4)  "paese terzo": un paese che non è membro dell'Unione;

(4 bis)  "paese meno sviluppato": un paese terzo a basso reddito confrontato a gravi ostacoli strutturali allo sviluppo sostenibile quale definito dalle Nazioni Unite.

Articolo 3

Obiettivi del programma

1.  Gli obiettivi generali del programma consistono nel sostenere le autorità fiscali e l'imposizione fiscale affinché contribuiscano a migliorare il funzionamento del mercato unico, nello stimolare una concorrenza equa nell'Unione, nel tutelare gli interessi economici e finanziari dell'Unione e dei suoi Stati membri, anche dalla frode fiscale, dall'evasione fiscale e dalla pianificazione fiscale aggressiva, e nel migliorare la riscossione delle imposte.

2.  Il programma ha gli obiettivi specifici di sostenere la politica fiscale e la sua corretta attuazione, promuovere la cooperazione fiscale, lo scambio di informazioni fiscali e lo sviluppo delle capacità amministrative, anche per quanto riguarda le competenze umane e lo sviluppo e il funzionamento dei sistemi elettronici europei, come pure il graduale ammodernamento degli strumenti di rendicontazione, audit e software da applicare in modo uniforme in tutti gli Stati membri. Il programma aiuta anche le amministrazioni fiscali a facilitare e migliorare l'attuazione delle direttive dell'Unione in materia fiscale e a formare il loro personale a tale riguardo.

Articolo 4

Bilancio

1.  La dotazione finanziaria per l'attuazione del programma per il periodo 2021 - 2027 è fissata a 300 milioni di EUR a prezzi 2018 e 339 milioni di EUR a prezzi correnti.

2.  L'importo di cui al paragrafo 1 può finanziare tra l'altro le spese di preparazione, sorveglianza, controllo, audit, valutazione e altre attività di gestione del programma e di valutazione del conseguimento degli obiettivi. Tale importo può inoltre coprire i costi relativi a studi e altro materiale scritto pertinente, riunioni di esperti, azioni di informazione e comunicazione, nella misura in cui si riferiscono agli obiettivi del programma, nonché le spese legate a reti informatiche destinate all'elaborazione e allo scambio delle informazioni, agli strumenti informatici istituzionali e ad altra assistenza tecnica e amministrativa necessaria per la gestione del programma.

Articolo 5

Paesi terzi associati al programma

Il programma è aperto ai seguenti paesi terzi:

(a)  i paesi in via di adesione, i paesi candidati e potenziali candidati conformemente ai principi e alle condizioni generali per la partecipazione di tali paesi ai programmi dell'Unione stabiliti nei rispettivi accordi quadro e nelle rispettive decisioni dei consigli di associazione o in accordi analoghi, e alle condizioni specifiche stabilite negli accordi tra l'Unione e tali paesi;

(b)  i paesi interessati dalla politica europea di vicinato conformemente ai principi e alle condizioni generali per la partecipazione di tali paesi ai programmi dell'Unione stabiliti nei rispettivi accordi quadro e nelle rispettive decisioni dei consigli di associazione o in accordi analoghi, e alle condizioni specifiche stabilite negli accordi tra l'Unione e tali paesi, a condizione che tali paesi abbiano raggiunto un livello sufficiente di ravvicinamento della pertinente legislazione e dei pertinenti metodi amministrativi a quelli dell'Unione;

(c)  altri paesi terzi, conformemente alle condizioni stabilite in un accordo specifico riguardante la partecipazione del paese terzo a programmi dell'Unione, purché tale accordo:

—  assicuri un giusto equilibrio per quanto riguarda i contributi e i benefici del paese terzo partecipante ai programmi dell'Unione;

—  stabilisca le condizioni di partecipazione ai programmi, compreso il calcolo dei contributi finanziari ai singoli programmi e i relativi costi amministrativi. Tali contributi costituiscono entrate con destinazione specifica conformemente all'articolo 21, paragrafo 5, del regolamento finanziario;

—  non conferisca al paese terzo un potere decisionale sul programma;

—  garantisca i diritti dell'Unione ad assicurare una sana gestione finanziaria e a tutelare i propri interessi finanziari.

A condizione che i temi prioritari siano stati pienamente finanziati, i paesi meno sviluppati sono incoraggiati a partecipare al programma in conformità dei principi della coerenza delle politiche per lo sviluppo e delle condizioni stabilite negli accordi specifici tra tali paesi e l'Unione riguardanti la partecipazione di tali paesi al programma. In deroga al primo comma, lettera c), la partecipazione dei paesi meno sviluppati al programma è gratuita ed è incentrata sul conseguimento degli obiettivi fiscali internazionali, quali lo scambio automatico delle informazioni fiscali. L'accordo specifico garantisce i diritti dell'Unione ad assicurare una sana gestione finanziaria e a tutelare i propri interessi finanziari.

Articolo 6

Attuazione e forme di finanziamento dell'Unione

1.  Il programma è attuato in regime di gestione diretta conformemente al regolamento finanziario.

2.  Il programma può concedere finanziamenti in tutte le forme previste dal regolamento finanziario, segnatamente sovvenzioni, premi, appalti e rimborso delle spese di viaggio e di soggiorno sostenute da esperti esterni.

CAPO II

AMMISSIBILITÀ

Articolo 7

Azioni ammissibili

1.  Solo le azioni intese ad attuare gli obiettivi di cui all'articolo 3 sono ammissibili al finanziamento.

2.  Le azioni di cui al paragrafo 1 comprendono:

(a)  riunioni e simili eventi ad hoc;

(b)  collaborazione strutturata sulla base di progetti, compresi audit congiunti e ispezioni in loco; [Emm. 2 e 3]

(c)  azioni di sviluppo di capacità informatiche, in particolare lo sviluppo e il funzionamento dei sistemi elettronici europei o azioni per la creazione di registri comuni;

(d)  azioni per lo sviluppo delle capacità e delle competenze umane;

(e)  azioni di supporto e altre azioni, tra cui:

(1)  studi e altro materiale scritto pertinente;

(2)  attività innovative, in particolare prove di concetto, iniziative pilota e realizzazione di prototipi;

(3)  azioni di comunicazione sviluppate congiuntamente;

(4)  qualsiasi altra azione pertinente prevista nei programmi di lavoro di cui all'articolo 13, necessaria per conseguire o sostenere gli obiettivi di cui all'articolo 3.

Possibili tipologie di azioni pertinenti di cui alle lettere a), b) e d) figurano nell'elenco non esaustivo di cui all'allegato 1.

2 bis.   Le azioni di cui al paragrafo 1 coprono il seguente elenco di temi prioritari:

(a)  eliminazione delle lacune nell'efficace attuazione della direttiva 2011/16/UE del Consiglio(24), quale modificata;

(b)  efficiente scambio di informazioni, incluse le richieste di gruppi, e sviluppo di formati utilizzabili tenendo conto delle iniziative a livello internazionale;

(c)  eliminazione degli ostacoli alla cooperazione transfrontaliera;

(d)  eliminazione degli ostacoli all'accessibilità alle informazioni sulla titolarità effettiva in conformità della direttiva 2011/16/UE del Consiglio, quale modificata;

(e)  lotta contro la frode IVA transfrontaliera;

(f)  scambio di migliori prassi per quanto riguarda il recupero di imposte, incluse le imposte non pagate a norma della direttiva dell'UE sulla tassazione dei redditi da risparmio;

(g)  attuazione di strumenti informatici unificati a livello internazionale ai fini dello sviluppo di interfacce comuni per consentire l'interconnessione di sistemi informatici nazionali;

3.  Azioni consistenti nello sviluppo e nel funzionamento di adeguamenti o estensioni delle componenti comuni dei sistemi elettronici europei per la cooperazione con paesi terzi non associati al programma o con organizzazioni internazionali sono ammissibili al finanziamento se sono di interesse per l'Unione. La Commissione adotta le necessarie disposizioni amministrative, che possono prevedere un contributo finanziario a tali azioni da parte dei terzi interessati.

4.  Se un'azione di sviluppo di capacità informatiche di cui al paragrafo 2, lettera c), riguarda lo sviluppo e il funzionamento di un sistema elettronico europeo, solo i costi connessi alle responsabilità affidate alla Commissione a norma dell'articolo 11, paragrafo 2, sono ammissibili al finanziamento a titolo del programma. Gli Stati membri si fanno carico dei costi connessi alle responsabilità loro affidate a norma dell'articolo 11, paragrafo 3.

Articolo 8

Partecipazione di esperti esterni

1.  Ove ciò sia utile per la realizzazione delle azioni intese ad attuare gli obiettivi di cui all'articolo 3, i rappresentanti di autorità governative, incluse quelle di paesi terzi non associati al programma a norma dell'articolo 5, e, se del caso, i rappresentanti di organizzazioni internazionali o di altre organizzazioni interessate, di operatori economici e di organizzazioni di rappresentanza degli operatori economici e della società civile possono partecipare in qualità di esperti esterni alle azioni organizzate nell'ambito del programma. La Commissione valuta, tra l'altro, l'imparzialità di tali esperti esterni, garantisce che non si configurino conflitti di interesse rispetto alle loro responsabilità professionali e decide in merito alla loro partecipazione su base puntuale, in funzione delle necessità.

2.  I costi sostenuti dagli esperti esterni di cui al paragrafo 1 sono ammissibili al rimborso nell'ambito del programma in conformità alle disposizioni di cui all'articolo 238 del regolamento finanziario.

3.  Gli esperti esterni sono selezionati dalla Commissione seguendo una procedura trasparente ed equilibrata, in base alle loro competenze, esperienze e conoscenze pertinenti all'azione specifica e alla loro capacità di contribuire a quest'ultima. La Commissione garantisce una rappresentanza equilibrata di tutti i pertinenti portatori di interessi. Essa precisa se gli esperti partecipano per proprio conto o per conto di un'altra organizzazione o di un altro operatore economico. L'elenco degli esperti esterni è a disposizione del pubblico sul sito web della Commissione.

CAPO III

SOVVENZIONI

Articolo 9

Concessione, complementarità e finanziamento combinato

1.  Le sovvenzioni nell'ambito del programma sono concesse e gestite conformemente al titolo VIII del regolamento finanziario.

2.  Un'azione che ha beneficiato di un contributo nel quadro di un altro programma dell'Unione può anche essere finanziata dal programma, purché tale contributo non riguardi gli stessi costi. Ai contributi all'azione si applicano le disposizioni previste dai rispettivi programmi a titolo dei quali i contributi sono stati concessi. Il finanziamento cumulativo non supera l'importo totale dei costi ammissibili dell'azione e il sostegno nell'ambito dei vari programmi dell'Unione può essere calcolato su base proporzionale in conformità dei documenti che stabiliscono le condizioni del sostegno.

3.  A norma dell'articolo 198, lettera f), del regolamento finanziario, le sovvenzioni sono concesse senza un invito a presentare proposte se i soggetti idonei sono le autorità fiscali degli Stati membri e dei paesi terzi associati al programma di cui all'articolo 5 del presente regolamento, purché siano soddisfatte le condizioni stabilite in tale articolo.

Articolo 10

Tasso di cofinanziamento

1.  In deroga all'articolo 190 del regolamento finanziario, il programma può finanziare fino al 100 % dei costi ammissibili di un'azione.

2.  Il tasso di cofinanziamento applicabile nel caso in cui le azioni richiedano la concessione di sovvenzioni è stabilito nei programmi di lavoro pluriennali di cui all'articolo 13.

CAPO IV

DISPOSIZIONI SPECIFICHE PER LE AZIONI DI SVILUPPO DI CAPACITÀ INFORMATICHE

Articolo 11

Responsabilità

1.  La Commissione e gli Stati membri garantiscono congiuntamente lo sviluppo e il funzionamento, compresi progettazione, specifica, verifica della conformità, utilizzazione, manutenzione, evoluzione, sicurezza, garanzia della qualità e controllo della qualità, dei sistemi elettronici europei elencati nel piano strategico pluriennale per la fiscalità di cui all'articolo 12.

2.  La Commissione assicura in particolare:

(a)  lo sviluppo e il funzionamento delle componenti comuni stabilite nel quadro del piano strategico pluriennale per la fiscalità di cui all'articolo 12;

(b)  il coordinamento generale dello sviluppo e del funzionamento dei sistemi elettronici europei ai fini della loro operabilità e interconnettività, del loro miglioramento continuo e della loro attuazione sincronizzata;

(c)  il coordinamento a livello unionale dei sistemi elettronici europei ai fini della loro promozione e attuazione a livello nazionale;

(d)  il coordinamento dello sviluppo e del funzionamento dei sistemi elettronici europei per quanto riguarda le loro interazioni con terzi, escluse le azioni intese a soddisfare requisiti nazionali;

(e)  il coordinamento dei sistemi elettronici europei con altre azioni pertinenti relative al governo elettronico a livello dell'Unione;

(e bis)   il coordinamento delle misure antifrode applicate sul piano nazionale attraverso l'individuazione delle migliori prassi nazionali e l'informazione in merito a livello di Unione.

3.  Gli Stati membri assicurano in particolare:

(a)  lo sviluppo e il funzionamento delle componenti nazionali stabilite nel quadro del piano strategico pluriennale per la fiscalità di cui all'articolo 12;

(b)  il coordinamento dello sviluppo e del funzionamento delle componenti nazionali dei sistemi elettronici europei a livello nazionale;

(c)  il coordinamento dei sistemi elettronici europei con altre azioni pertinenti relative al governo elettronico a livello nazionale;

(d)  la trasmissione periodica alla Commissione di informazioni sulle misure adottate per consentire alle rispettive autorità o ai rispettivi operatori economici di utilizzare pienamente i sistemi elettronici europei;

(e)  l'attuazione a livello nazionale dei sistemi elettronici europei.

Articolo 12

Piano strategico pluriennale per la fiscalità (MASP-T)

1.  La Commissione elabora e tiene aggiornato un piano strategico pluriennale per la fiscalità che elenca tutti i compiti relativi allo sviluppo e al funzionamento dei sistemi elettronici europei e classifica ciascun sistema, o parti dello stesso, nelle categorie seguenti:

(a)  componente comune: la componente dei sistemi elettronici europei sviluppata a livello dell'Unione, che è disponibile per tutti gli Stati membri o che è stata individuata come comune dalla Commissione per motivi di efficienza, sicurezza e razionalizzazione;

(b)  componente nazionale: la componente dei sistemi elettronici europei sviluppata a livello nazionale, disponibile nello Stato membro che ha elaborato tale componente o contribuito alla sua elaborazione congiunta;

(c)  o una combinazione di entrambe.

2.  Il piano strategico pluriennale per la fiscalità comprende anche azioni innovative e azioni pilota nonché le metodologie e gli strumenti di supporto relativi ai sistemi elettronici europei.

3.  Gli Stati membri comunicano alla Commissione l'avvenuto espletamento dei compiti loro assegnati nell'ambito del piano strategico pluriennale per la fiscalità di cui al paragrafo 1. Inoltre essi riferiscono periodicamente alla Commissione in merito ai progressi compiuti in relazione ai rispettivi compiti connessi all'intero programma.

4.  Entro il 31 marzo di ogni anno gli Stati membri trasmettono alla Commissione una relazione sui progressi compiuti nell'attuazione del piano strategico pluriennale per la fiscalità di cui al paragrafo 1 per il periodo dal 1° gennaio al 31 dicembre dell'anno precedente. Tali relazioni annuali vengono redatte secondo un formato prestabilito. Nelle relazioni annuali sui progressi compiuti, gli Stati membri riferiscono sugli ostacoli incontrati nel realizzare gli obiettivi del programma quali stabiliti all'articolo 3 e nell'affrontare i temi prioritari di cui all'articolo 7, paragrafo 2 bis, e formulano suggerimenti per le migliori prassi.

5.  Entro il 31 ottobre di ogni anno la Commissione, sulla base delle relazioni annuali di cui al paragrafo 4, elabora una relazione consolidata che valuta i progressi compiuti dagli Stati membri e dalla Commissione stessa nell'attuare il piano di cui al paragrafo 1, nonché i progressi compiuti nel realizzare gli obiettivi del programma di cui all'articolo 3 e nell'affrontare i temi prioritari di cui all'articolo 7, paragrafo 2 bis. Per valutare i progressi compiuti, la Commissione include nella sua relazione annuale consolidata una mappatura degli ostacoli che ancora si frappongono negli Stati membri alla realizzazione degli obiettivi del programma quali stabiliti all'articolo 3 e dei temi prioritari di cui all'articolo 7, paragrafo 2 bis, e formula suggerimenti per le migliori prassi. La relazione annuale consolidata della Commissione è resa pubblica su un'apposita pagina web della Commissione e funge da base per i futuri programmi di lavoro pluriennali di cui all'articolo 13, come anche per le relazioni di valutazione di cui all'articolo 15.

CAPO V

PROGRAMMAZIONE, SORVEGLIANZA, VALUTAZIONE E CONTROLLO

Articolo 13

Programma di lavoro

1.  Il programma è attuato mediante i programmi di lavoro pluriennali di cui all'articolo 108 del regolamento finanziario.

2.  La Commissione adotta i programmi di lavoro pluriennali mediante atti delegati. Tali atti delegati sono adottati secondo la procedura di cui all'articolo 17.

Articolo 14

Sorveglianza e rendicontazione

1.  Gli indicatori da utilizzare per rendere conto dei progressi del programma nel conseguire gli obiettivi specifici di cui all'articolo 3 figurano nell'allegato 2.

2.  Al fine di garantire un'efficace valutazione dei progressi compiuti dal programma per il conseguimento dei suoi obiettivi, alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all'articolo 17 al fine di modificare l'allegato 2 per rivedere o integrare gli indicatori, se ritenuto necessario, e per integrare il presente regolamento con le disposizioni sull'istituzione di un quadro di sorveglianza e di valutazione.

3.  Il sistema di rendicontazione sulla performance garantisce una raccolta efficiente, efficace e tempestiva dei dati per la sorveglianza dell'attuazione e dei risultati del programma. A tale scopo sono imposti obblighi di rendicontazione proporzionati ai destinatari dei finanziamenti dell'Unione.

Articolo 15

Valutazione

1.  Le valutazioni si svolgono con tempestività per alimentare il processo decisionale. Esse sono rese pubbliche dalla Commissione su un'apposita pagina web.

2.  La valutazione intermedia del programma va effettuata non appena siano disponibili informazioni sufficienti sulla sua attuazione e comunque non oltre tre anni dall'inizio della sua attuazione.

3.  Al termine dell'attuazione del programma e comunque non oltre un anno dalla fine del periodo di cui all'articolo 1, la Commissione effettua una valutazione finale del programma.

4.  La Commissione comunica le conclusioni delle valutazioni, corredate delle proprie osservazioni, al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni.

Articolo 16

Audit e indagini

Qualora un paese terzo partecipi al programma in forza di una decisione presa nell'ambito di un accordo internazionale o in forza di qualsiasi altro strumento giuridico, il paese terzo concede i diritti necessari e l'accesso di cui hanno bisogno l'ordinatore responsabile, l'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) e la Corte dei conti europea, affinché essi possano esercitare integralmente le rispettive competenze. Nel caso dell'OLAF tali diritti comprendono il diritto di effettuare indagini, compresi controlli e verifiche sul posto, conformemente al regolamento (UE, Euratom) n. 883/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle indagini svolte dall'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF).

CAPO VI

ESERCIZIO DELLA DELEGA E PROCEDURA DI COMITATO

Articolo 17

Esercizio della delega

1.  Il potere di adottare atti delegati è conferito alla Commissione alle condizioni stabilite nel presente articolo.

2.  Il potere di adottare atti delegati di cui all'articolo 13, paragrafo 2, e all'articolo 14, paragrafo 2, è conferito alla Commissione fino al 31 dicembre 2028.

3.  La delega di potere di cui all'articolo 13, paragrafo 2, e all'articolo 14, paragrafo 2, può essere revocata in qualsiasi momento dal Parlamento europeo o dal Consiglio. La decisione di revoca pone fine alla delega di potere ivi specificata. Gli effetti della decisione decorrono dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea o da una data successiva ivi specificata. Essa non pregiudica la validità degli atti delegati già in vigore.

4.  Prima dell'adozione dell'atto delegato la Commissione consulta gli esperti designati da ciascuno Stato membro nel rispetto dei principi stabiliti nell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016.

5.  Non appena adotta un atto delegato, la Commissione ne dà contestualmente notifica al Parlamento europeo e al Consiglio.

6.  L'atto delegato adottato ai sensi dell'articolo 13, paragrafo 2, e dell'articolo 14, paragrafo 2, entra in vigore solo se né il Parlamento europeo né il Consiglio hanno sollevato obiezioni entro il termine di due mesi dalla data in cui esso è stato loro notificato o se, prima della scadenza di tale termine, sia il Parlamento europeo che il Consiglio hanno informato la Commissione che non intendono sollevare obiezioni. Tale termine è prorogato di due mesi su iniziativa del Parlamento europeo o del Consiglio.

Articolo 18

Procedura di comitato

1.  La Commissione è assistita da un comitato, denominato "comitato del programma Fiscalis". Esso è un comitato ai sensi del regolamento (UE) n. 182/2011.

2.  Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applica l'articolo 5 del regolamento (UE) n. 182/2011.

CAPO VII

DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI

Articolo 19

Informazione, comunicazione e pubblicità

1.  I destinatari dei finanziamenti dell'Unione rendono nota l'origine degli stessi e ne garantiscono la visibilità (in particolare quando promuovono azioni e risultati) diffondendo informazioni coerenti, efficaci e proporzionate destinate a pubblici diversi, tra cui i media e il vasto pubblico.

2.  La Commissione conduce azioni di informazione e comunicazione sul programma, sulle singole azioni e sui risultati. Le risorse finanziarie destinate al programma contribuiscono anche alla comunicazione ▌delle priorità politiche dell'Unione nella misura in cui si riferiscono agli obiettivi di cui all'articolo 3.

Articolo 20

Abrogazione

Il regolamento (UE) n. 1286/2013 è abrogato con effetto dal 1° gennaio 2021.

Articolo 21

Disposizioni transitorie

1.  Il presente regolamento non pregiudica il proseguimento o la modifica, fino alla loro chiusura, delle azioni interessate ai sensi del regolamento (UE) n. 1286/2013, che continua pertanto ad applicarsi alle azioni in questione fino alla loro chiusura.

2.  La dotazione finanziaria del programma può anche coprire le spese di assistenza tecnica e amministrativa necessarie per assicurare la transizione tra il programma e le misure adottate nell'ambito del suo predecessore, il regolamento (UE) n. 1286/2013.

3.  Se necessario, possono essere iscritti in bilancio anche dopo il 2027 stanziamenti per coprire le spese di cui all'articolo 4, paragrafo 2, al fine di consentire la gestione delle azioni non completate entro il 31 dicembre 2027.

Articolo 22

Entrata in vigore

Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a ..., il

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

ALLEGATO 1

Elenco non esaustivo delle tipologie possibili di azioni di cui all'articolo 7, paragrafo 2, primo comma, lettere a), b) e d)

Le azioni di cui all'articolo 7, paragrafo 2, primo comma, lettere a), b) e d), possono fra l'altro assumere le seguenti forme:

a)  per quanto riguarda riunioni e simili eventi ad hoc:

–  seminari e workshop, cui in genere partecipano tutti i paesi e durante i quali sono effettuate presentazioni e i partecipanti sono coinvolti in intensi dibattiti e attività su argomenti specifici;

–  visite di lavoro, organizzate per consentire ai funzionari di acquisire o accrescere le proprie competenze o conoscenze in materia di politica fiscale;

–  presenza in uffici amministrativi e partecipazione a indagini amministrative;

b)  per quanto riguarda la collaborazione strutturata:

–  gruppi di progetto, generalmente composti da un numero circoscritto di paesi, operativi per un periodo di tempo limitato per perseguire un obiettivo prefissato con un esito definito con precisione, compreso il coordinamento e l'analisi comparativa (benchmarking);

–  creazione di task force, ovvero di forme di cooperazione strutturate, a carattere permanente o non permanente, in cui si aggregano competenze per svolgere mansioni in ambiti specifici o condurre attività operative, eventualmente con il sostegno di servizi di cooperazione online, assistenza amministrativa, infrastrutture e attrezzature;

–  controlli multilaterali o simultanei che consistono nella verifica coordinata della situazione fiscale di un soggetto passivo o di più soggetti passivi collegati, organizzata da due o più paesi, di cui almeno due Stati membri, che presentano interessi comuni o complementari;

–  audit congiunti che consistono nella verifica congiunta della situazione fiscale di un soggetto passivo o di più soggetti passivi collegati da parte di un unico gruppo di audit composto da due o più paesi, di cui almeno due Stati membri, che presentano interessi comuni o complementari;

–  qualsiasi altra forma di cooperazione amministrativa prevista dalla direttiva 2011/16/UE, dal regolamento (UE) n. 904/2010, dal regolamento (UE) n. 389/2012 o dalla direttiva 2010/24/UE;

d)  per quanto riguarda le azioni per lo sviluppo delle capacità e delle competenze umane;

–  formazioni comuni o sviluppo di programmi di apprendimento online per sostenere le competenze e le conoscenze professionali necessarie in materia fiscale;

–  assistenza tecnica volta a migliorare le procedure amministrative, rafforzare la capacità amministrativa e migliorare il funzionamento e l'operatività delle amministrazioni fiscali mediante l'avvio e la condivisione di buone pratiche.

ALLEGATO 2

Indicatori

Obiettivo specifico: sostenere la politica fiscale, la cooperazione fiscale e lo sviluppo delle capacità amministrative, che comprendono le competenze umane e lo sviluppo e il funzionamento dei sistemi elettronici europei.

1.  Sviluppo delle capacità (amministrative, umane e informatiche):

1.  indice di applicazione e di attuazione del diritto e della politica dell'Unione (numero di azioni nell'ambito del programma organizzate in tale settore e raccomandazioni formulate in seguito a dette azioni)

2.  indice di apprendimento (moduli di apprendimento utilizzati; numero di funzionari formati; punteggio relativo alla qualità assegnato dai partecipanti)

3.  disponibilità dei sistemi elettronici europei (in percentuale di tempo)

4.  disponibilità della rete comune di comunicazione (in percentuale di tempo)

5.  disponibilità di procedure informatiche semplificate per le amministrazioni nazionali e gli operatori economici (numero di operatori economici registrati, numero di domande e numero di consultazioni nei diversi sistemi elettronici finanziati dal programma)

2.  Condivisione delle conoscenze e lavoro in rete:

6.  indice del grado di collaborazione (lavoro in rete prodotto, numero di riunioni faccia a faccia, numero di gruppi di collaborazione online)

7.  indice delle migliori prassi e degli orientamenti (numero di azioni nell'ambito del programma organizzate in tale settore; percentuale di amministrazioni fiscali che si sono avvalse di una prassi di lavoro/di un orientamento elaborati con il sostegno del programma)

2 bis.  Indicatori supplementari:

1.  entrate riscosse nell'ambito della lotta contro la frode fiscale, l'evasione fiscale e la pianificazione fiscale aggressiva nel corso di controlli congiunti

2.   il numero di richieste di cooperazione amministrativa e giudiziaria che sono state presentate e ricevute e soddisfatte per ciascuno Stato membro.

(1) La questione è stata rinviata alla commissione competente in base all'articolo 59, paragrafo 4, quarto comma, del regolamento del Parlamento, per l'avvio di negoziati interistituzionali (A8-0421/2018).
(2)* Emendamenti: il testo nuovo o modificato è evidenziato in grassetto corsivo e le soppressioni sono segnalate con il simbolo ▌.
(3) GU C […], […], p. […].
(4) Regolamento (UE) n. 1286/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, che istituisce un programma di azione inteso a migliorare il funzionamento dei sistemi di imposizione nell'Unione europea per il periodo 2014-2020 (Fiscalis 2020) e che abroga la decisione n. 1482/2007/CE (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 25).
(5) GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1.
(6) Regolamento (UE, Euratom) 2018/1046 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 luglio 2018, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione, che modifica i regolamenti (UE) n. 1296/2013, (UE) n. 1301/2013, (UE) n. 1303/2013, (UE) n. 1304/2013, (UE) n. 1309/2013, (UE) n. 1316/2013, (UE) n. 223/2014, (UE) n. 283/2014 e la decisione n. 541/2014/UE e abroga il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 (GU L 193 del 30.7.2018, pag. 1).
(7) Direttiva 2014/107/UE del Consiglio, del 9 dicembre 2014, recante modifica della direttiva 2011/16/UE per quanto riguarda lo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale (GU L 359 del 16.12.2014, pag. 1).
(8) Direttiva (UE) 2015/2376 del Consiglio, dell'8 dicembre 2015, recante modifica della direttiva 2011/16/UE per quanto riguarda lo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale (GU L 332 del 18.12.2015, pag. 1).
(9) Direttiva (UE) 2016/881 del Consiglio, del 25 maggio 2016, recante modifica della direttiva 2011/16/UE per quanto riguarda lo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale (GU L 146 del 3.6.2016, pag. 8).
(10) Direttiva (UE) 2016/2258 del Consiglio, del 6 dicembre 2016, che modifica la direttiva 2011/16/UE per quanto riguarda l'accesso da parte delle autorità fiscali alle informazioni in materia di antiriciclaggio (GU L 342 del 16.12.2016, pag. 1).
(11) Direttiva (UE) 2018/822 del Consiglio, del 25 maggio 2018, recante modifica della direttiva 2011/16/UE per quanto riguarda lo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale relativamente ai meccanismi transfrontalieri soggetti all'obbligo di notifica (GU L 139 del 5.6.2018, pag. 1.)
(12) COM (2010)0700.
(13) Accordo interistituzionale "Legiferare meglio" tra il Parlamento europeo, il Consiglio dell'Unione europea e la Commissione europea, del 13 aprile 2016 (GU L 123 del 12.5.2016, pag. 1).
(14) Regolamento (UE, Euratom) n. 883/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 settembre 2013, relativo alle indagini svolte dall'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) e che abroga il regolamento (CE) n. 1073/1999 del Parlamento europeo e del Consiglio e il regolamento (Euratom) n. 1074/1999 del Consiglio (GU L 248 del 18.9.2013, pag. 1).
(15) Regolamento (CE, Euratom) n. 2988/95 del Consiglio, del 18 dicembre 1995, relativo alla tutela degli interessi finanziari delle Comunità (GU L 312 del 23.12.1995, pag. 1).
(16) Regolamento (Euratom, CE) n. 2185/96 del Consiglio, dell'11 novembre 1996, relativo ai controlli e alle verifiche sul posto effettuati dalla Commissione ai fini della tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee contro le frodi e altre irregolarità (GU L 292 del 15.11.1996, pag. 2).
(17) Regolamento (UE) 2017/1939 del Consiglio, del 12 ottobre 2017, relativo all'attuazione di una cooperazione rafforzata sull'istituzione della Procura europea ("EPPO") (GU L 283 del 31.10.2017, pag. 1).
(18) Direttiva (UE) 2017/1371 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2017, relativa alla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell'Unione mediante il diritto penale (GU L 198 del 28.7.2017, pag. 29).
(19) Direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d'imposta sul valore aggiunto, GU L 347 dell'11.12.2006, pag. 1;
(20) Direttiva 92/83/CEE del Consiglio, del 19 ottobre 1992, relativa all'armonizzazione delle strutture delle accise sull'alcole e sulle bevande alcoliche (GU L 316 del 31.10.1992, pag. 21).
(21) Direttiva 2011/64/CEE del Consiglio, del 21 giugno 2011, relativa all'armonizzazione delle strutture delle accise sull'alcole e sulle bevande alcoliche (GU L 176 del 5.7.2011, pag. 24).
(22) Direttiva 2003/96/CE del Consiglio, del 27 ottobre 2003, che ristruttura il quadro comunitario per la tassazione dei prodotti energetici e dell'elettricità (GU L 283 del 31.10.2003, pag. 51).
(23) Direttiva 2010/24/UE del Consiglio, del 16 marzo 2010, sull'assistenza reciproca in materia di recupero dei crediti risultanti da dazi, imposte ed altre misure (GU L 84 del 31.3.2010, pag. 1).
(24)1. Direttiva 2011/16/UE del Consiglio, del 15 febbraio 2011, relativa alla cooperazione amministrativa nel settore fiscale e che abroga la direttiva 77/799/CEE (GU L 64 dell'11.3.2011, pag. 1).


Istituzione del programma Diritti e Valori ***I
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Emendamenti del Parlamento europeo, approvati il 17 gennaio 2019, alla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma Diritti e valori (COM(2018)0383 – C8-0234/2018 – 2018/0207(COD))(1)
P8_TA-PROV(2019)0040A8-0468/2018

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Testo della Commissione   Emendamento
Emendamento 1
Proposta di regolamento
Titolo
Proposta di
Proposta di
REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO
REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO
che istituisce il programma Diritti e valori
che istituisce il programma Cittadini, uguaglianza, diritti e valori
Emendamento 2
Proposta di regolamento
Considerando 1
(1)  Conformemente all'articolo 2 del trattato sull'Unione europea "L'Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini". L'articolo 3 specifica inoltre che "L'Unione si prefigge di promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi popoli" e che, tra l'altro, essa "rispetta la ricchezza della sua diversità culturale e linguistica e vigila sulla salvaguardia e sullo sviluppo del patrimonio culturale europeo". Tali valori sono ulteriormente ribaditi e articolati nei diritti, nelle libertà e nei principi sanciti nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.
(1)  Conformemente all'articolo 2 del trattato sull'Unione europea "L'Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze". Tra tali diritti e valori, la dignità umana, quale riconosciuta dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, è il pilastro fondante di tutti i diritti fondamentali. "Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini". L'articolo 3 specifica inoltre che "L'Unione si prefigge di promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi popoli" e che, tra l'altro, essa "rispetta la ricchezza della sua diversità culturale e linguistica e vigila sulla salvaguardia e sullo sviluppo del patrimonio culturale europeo". Tali valori sono ulteriormente ribaditi e articolati nei diritti, nelle libertà e nei principi sanciti nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.
Emendamento 3
Proposta di regolamento
Considerando 1 bis (nuovo)
(1 bis)   Nella sua risoluzione del 30 maggio 2018 sul quadro finanziario pluriennale 2021-2027 e le risorse proprie, il Parlamento europeo ha evidenziato l'importanza dei principi orizzontali che dovrebbero supportare il quadro finanziario pluriennale (QFP) e tutte le relative politiche dell'UE, inclusa l'integrazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite in tutte le politiche e le iniziative dell'Unione del prossimo QFP, ha sottolineato che l'eliminazione delle discriminazioni è indispensabile per rispettare gli impegni assunti dall'Unione in vista della realizzazione di un'Europa inclusiva e ha deplorato l'assenza di un impegno per l'integrazione della dimensione di genere e la parità di genere nelle politiche dell'Unione, come emerge dalle proposte per il QFP.
Emendamento 4
Proposta di regolamento
Considerando 1 ter (nuovo)
(1 ter)   Nella sua risoluzione del 14 marzo 2018 sul prossimo QFP: preparazione della posizione del Parlamento in merito al QFP per il periodo successivo al 2020, il Parlamento europeo ha espresso il proprio sostegno ai programmi nei settori della cultura, dell'istruzione, dei media, della gioventù, dello sport, della democrazia, della cittadinanza e della società civile, che hanno chiaramente dimostrato il loro valore aggiunto europeo e godono di una solida popolarità tra i beneficiari, ha sottolineato che è possibile realizzare un'Unione più forte e ambiziosa soltanto dotandola di adeguate risorse finanziarie e ha raccomandato la creazione di un Fondo interno europeo per la democrazia, gestito dalla Commissione, per rafforzare il sostegno della società civile e delle organizzazioni non governative (ONG) che operano nei settori della democrazia e dei diritti umani. È auspicabile continuare a sostenere le politiche esistenti, aumentare le risorse per i programmi faro dell'Unione e far coincidere le responsabilità supplementari con risorse finanziarie supplementari.
Emendamento 5
Proposta di regolamento
Considerando 2
(2)  Tali diritti e valori devono continuare ad essere promossi, applicati e condivisi tra i cittadini e i popoli, ed essere al centro del progetto europeo. È pertanto opportuno costituire nel bilancio dell'UE un nuovo Fondo per la giustizia, i diritti e i valori, comprendente il programma Diritti e valori e il programma Giustizia. In un momento in cui le società europee sono alle prese con l'estremismo, la radicalizzazione e le divisioni, è più che mai importante promuovere, rafforzare e difendere la giustizia, i diritti e i valori dell'UE: i diritti umani, il rispetto della dignità umana, la libertà, la democrazia, l'uguaglianza e lo Stato di diritto. Ciò avrà implicazioni dirette e profonde nella vita politica, sociale, culturale ed economica dell'UE. Quale parte del nuovo Fondo, il programma Giustizia continuerà a sostenere l'ulteriore sviluppo di uno spazio europeo di giustizia e la cooperazione transfrontaliera. Il programma Diritti e valori riunirà il programma Diritti, uguaglianza e cittadinanza per il periodo 2014-2020, istituito dal regolamento (UE) n. 1381/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio8 e il programma "L'Europa per i cittadini" istituito dal regolamento (UE) n. 390/2014 del Consiglio9 (di seguito "i programmi precedenti").
(2)  Tali diritti e valori devono continuare ad essere coltivati, protetti e promossi attivamente e in maniera coerente dall'Unione e da ciascuno Stato membro in tutte le politiche e devono essere applicati e condivisi tra i cittadini e i popoli, nonché essere al centro del progetto europeo, dal momento che un deterioramento nella protezione di tali diritti e valori in qualunque Stato membro può avere effetti dannosi su tutta l'Unione europea. È pertanto opportuno costituire nel bilancio dell'Unione un nuovo Fondo per la giustizia, i diritti e i valori, comprendente il programma Diritti e valori e il programma Giustizia. In un momento in cui le società europee sono alle prese con l'estremismo, la radicalizzazione e le divisioni nonché un continuo restringimento dello spazio a disposizione della società civile indipendente, è più che mai importante promuovere, rafforzare e difendere la giustizia, i diritti e i valori dell'UE: i diritti umani, il rispetto della dignità umana, la libertà, la democrazia, l'uguaglianza, la non discriminazione e lo Stato di diritto. Ciò avrà implicazioni dirette e profonde nella vita politica, sociale, culturale ed economica dell'UE. Quale parte del nuovo Fondo, il programma Giustizia continuerà a sostenere l'ulteriore sviluppo di uno spazio europeo di giustizia e la cooperazione transfrontaliera. Il programma Cittadini, uguaglianza, diritti e valori ("il programma") riunirà il programma Diritti, uguaglianza e cittadinanza per il periodo 2014-2020, istituito dal regolamento (UE) n. 1381/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio8, e il programma "L'Europa per i cittadini", istituito dal regolamento (UE) n. 390/2014 del Consiglio9 (di seguito "i programmi precedenti"), e sarà adeguato per far fronte alle nuove sfide che interessano i valori europei.
__________________
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8 Regolamento (UE) n. 1381/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, che stabilisce un programma Diritti, uguaglianza e cittadinanza per il periodo 2014-2020 (GU L 354 del 28.12.2013, pag. 62).
8 Regolamento (UE) n. 1381/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, che stabilisce un programma Diritti, uguaglianza e cittadinanza per il periodo 2014-2020 (GU L 354 del 28.12.2013, pag. 62).
9 Regolamento (UE) n. 390/2014 del Consiglio, del 14 aprile 2014, che istituisce il programma "L'Europa per i cittadini" per il periodo 2014-2020 (GU L 115 del 17.4.2014, pag. 3).
9 Regolamento (UE) n. 390/2014 del Consiglio, del 14 aprile 2014, che istituisce il programma "L'Europa per i cittadini" per il periodo 2014-2020 (GU L 115 del 17.4.2014, pag. 3).
Emendamento 6
Proposta di regolamento
Considerando 3
(3)  Il Fondo per la giustizia, i diritti e i valori e i suoi due programmi di finanziamento si concentreranno principalmente sulle persone e i soggetti che contribuiscono a rendere vivi e dinamici i nostri valori, i nostri diritti e la nostra ricca diversità. L'obiettivo ultimo è alimentare e promuovere una società fondata sui diritti, equa, inclusiva e democratica. Ciò significa una società civile dinamica, che incoraggia la partecipazione democratica, civica e sociale dei cittadini e promuove la ricca diversità della società europea, fondata sulla nostra storia e memoria comuni. L'articolo 11 del trattato sull'Unione europea specifica inoltre che le istituzioni danno ai cittadini e alle associazioni rappresentative, attraverso gli opportuni canali, la possibilità di far conoscere e di scambiare pubblicamente le loro opinioni in tutti i settori di azione dell'Unione.
(3)  Il Fondo per la giustizia, i diritti e i valori e i suoi due programmi di finanziamento si concentreranno sulle persone e i soggetti che contribuiscono a rendere vivi e dinamici i nostri valori, inclusa l'uguaglianza, i nostri diritti e la nostra ricca diversità. L'obiettivo ultimo è alimentare e promuovere una società fondata sui diritti, equa, aperta, inclusiva e democratica, finanziando attività che promuovano una società civile dinamica, ben sviluppata, resiliente e dotata di mezzi per la sua autonomia, tra cui azioni di promozione e protezione dei nostri valori comuni, e che incoraggino la partecipazione democratica, civica e sociale dei cittadini, promuovano la pace e sviluppino la ricca diversità della società europea, fondata sulla nostra storia e memoria, sui nostri valori e sul nostro patrimonio comuni. L'articolo 11 del trattato sull'Unione europea prevede che le istituzioni mantengano un dialogo aperto, trasparente e regolare con la società civile e diano ai cittadini e alle associazioni rappresentative, attraverso gli opportuni canali, la possibilità di far conoscere e di scambiare pubblicamente le loro opinioni in tutti i settori di azione dell'Unione.
Emendamento 7
Proposta di regolamento
Considerando 3 bis (nuovo)
(3 bis)  La Commissione dovrebbe garantire un dialogo regolare, aperto e trasparente con i beneficiari del programma e altri pertinenti portatori di interessi mediante l'istituzione di un gruppo di dialogo civile. Il gruppo di dialogo civile dovrebbe contribuire allo scambio di esperienze e buone pratiche e alla discussione degli sviluppi politici negli ambiti e obiettivi coperti dal programma e negli ambiti connessi. Il gruppo di dialogo civile dovrebbe essere costituito da organizzazioni selezionate per ricevere sovvenzioni di funzionamento o sovvenzioni di un'azione nel quadro del programma, nonché da altre organizzazioni e parti interessate che abbiano manifestato interesse per il programma o che lavorino in tale settore d'intervento, ma senza essere necessariamente sostenute dal programma.
Emendamento 8
Proposta di regolamento
Considerando 4
(4)  Il programma Diritti e valori (di seguito "il programma") dovrebbe permettere di sviluppare sinergie per affrontare le sfide comuni a livello di promozione e protezione dei valori e per raggiungere una dimensione critica che consenta di ottenere risultati concreti nel settore. Tale risultato si dovrebbe ottenere sulla base dell'esperienza positiva dei programmi precedenti. Ciò consentirà di sfruttare appieno il potenziale delle sinergie, sostenere in modo più efficace i settori strategici interessati e incrementare la loro capacità di raggiungere i cittadini. Per poter essere efficace, il programma dovrebbe tenere conto della natura specifica delle differenti politiche, delle loro esigenze specifiche e della diversità dei gruppi di destinatari, mediante approcci personalizzati.
(4)  Il programma dovrebbe permettere di sviluppare sinergie per affrontare le sfide comuni a livello di promozione e protezione dei valori sanciti dai trattati e per raggiungere una dimensione critica che consenta di ottenere risultati concreti nel settore. Tale risultato si dovrebbe ottenere sulla base dell'esperienza positiva dei programmi precedenti e sviluppandola ulteriormente. Ciò consentirà di sfruttare appieno il potenziale delle sinergie, sostenere in modo più efficace i settori strategici interessati e incrementare la loro capacità di raggiungere i cittadini. Per poter essere efficace, il programma dovrebbe tenere conto della natura specifica delle differenti politiche, delle loro esigenze specifiche, della diversità dei gruppi di destinatari e delle opportunità di partecipazione mediante approcci personalizzati e mirati, tra cui la promozione di tutti i tipi di uguaglianza e di uguaglianza di genere.
Emendamento 9
Proposta di regolamento
Considerando 4 bis (nuovo)
(4 bis)  Il pieno rispetto e la promozione dello Stato di diritto e della democrazia sono essenziali per costruire la fiducia dei cittadini nei confronti dell'Unione. Il rispetto dello Stato di diritto nell'Unione è conditio sine qua non per la protezione dei diritti fondamentali e per la promozione di tutti i diritti e gli obblighi sanciti dai trattati. Il modo in cui lo Stato di diritto è attuato negli Stati membri riveste un ruolo essenziale nel garantire la fiducia reciproca tra gli Stati membri e i rispettivi ordinamenti giuridici. Il programma, pertanto, dovrebbe promuovere e salvaguardare i diritti fondamentali, la democrazia e lo Stato di diritto a livello locale, regionale, nazionale e transnazionale.
Emendamento 10
Proposta di regolamento
Considerando 4 ter (nuovo)
(4 ter)  Lo Stato di diritto, che rientra tra i valori dell'Unione sanciti dall'articolo 2 del TUE, comprende i principi di: legalità, secondo cui il processo legislativo deve essere trasparente, responsabile, democratico e pluralistico; certezza del diritto; divieto di arbitrarietà del potere esecutivo; tutela giurisdizionale effettiva da parte di giudici indipendenti, anche in materia di diritti fondamentali; separazione dei poteri e uguaglianza dinanzi alla legge.
Emendamento 11
Proposta di regolamento
Considerando 5
(5)  Per avvicinare l'Unione europea ai cittadini è necessaria una gamma di azioni e sforzi coordinati. Avvicinare i cittadini attraverso progetti di gemellaggio tra città o reti di città e sostenere le organizzazioni della società civile nei settori interessati dal programma contribuirà ad aumentare la partecipazione dei cittadini alla società e, in ultima istanza, il loro coinvolgimento nella vita democratica dell'Unione. Nel contempo, sostenere attività per promuovere la comprensione reciproca, la diversità, il dialogo e il rispetto per gli altri stimola un senso di appartenenza e un'identità europea, basati su una concezione condivisa dei valori, della cultura, della storia e del patrimonio europei. La promozione di un maggiore senso di appartenenza all'Unione e dei valori dell'Unione è particolarmente importante tra i cittadini delle regioni ultraperiferiche dell'UE a causa della loro lontananza e distanza dall'Europa continentale.
(5)  Per avvicinare l'Unione europea ai cittadini, promuovere la partecipazione democratica e consentire ai cittadini di esercitare i diritti connessi alla cittadinanza europea è necessaria una gamma di azioni e sforzi coordinati, volti a conseguire una distribuzione geografica equilibrata. Avvicinare i cittadini attraverso progetti di gemellaggio tra città o reti di città e sostenere le organizzazioni della società civile a livello locale, regionale, nazionale e transnazionale nei settori interessati dal programma contribuirà ad aumentare la partecipazione dei cittadini alla società e, in ultima istanza, il loro coinvolgimento attivo nella vita democratica dell'Unione e nella definizione dell'agenda politica dell'Unione. Nel contempo, sostenere attività per promuovere la comprensione reciproca, il dialogo interculturale, la diversità culturale e linguistica, la riconciliazione, l'inclusione sociale e il rispetto per gli altri stimola un senso di appartenenza all'Unione e di cittadinanza comune nel quadro di un'identità europea, basati su una concezione condivisa dei valori, della cultura, della storia e del patrimonio europei. La promozione di un maggiore senso di appartenenza all'Unione e dei valori dell'Unione è particolarmente importante tra i cittadini delle regioni ultraperiferiche dell'Unione a causa della loro lontananza e distanza dall'Europa continentale.
Emendamento 12
Proposta di regolamento
Considerando 5 bis (nuovo)
(5 bis)   L'aumento del pluralismo e delle tendenze migratorie globali rafforzano l'importanza del dialogo interculturale e interreligioso nelle nostre società. Il dialogo interculturale e interreligioso dovrebbe ricevere pieno sostegno dal programma nel quadro dell'armonia sociale in Europa e quale elemento fondamentale per promuovere l'inclusione e la coesione sociali. Mentre il dialogo interreligioso potrebbe aiutare a evidenziare il contributo positivo della religione alla coesione sociale, l'analfabetismo religioso rischia di offrire terreno fertile all'utilizzo improprio del sentimento religioso tra la popolazione. Il programma dovrebbe pertanto sostenere i progetti e le iniziative volti a sviluppare la cultura religiosa e a promuovere il dialogo interreligioso e la comprensione reciproca.
Emendamento 13
Proposta di regolamento
Considerando 6
(6)  Le attività di commemorazione e la riflessione critica sulla memoria storica dell'Europa sono necessarie per rendere i cittadini consapevoli della storia comune, intesa come fondamento di un futuro comune, di una finalità morale e di valori condivisi. È opportuno anche tenere in considerazione la pertinenza degli aspetti storici, culturali e interculturali, nonché i legami tra la commemorazione e la creazione di un'identità e di un senso di appartenenza comune europei.
(6)  Le attività di commemorazione e il pensiero critico e creativo sulla memoria storica dell'Europa sono necessarie per rendere i cittadini, e in particolare i giovani, consapevoli della loro storia comune, intesa come fondamento di un futuro comune. È opportuno anche tenere in considerazione la pertinenza degli aspetti storici, sociali, culturali e interculturali, della tolleranza e del dialogo per promuovere una base comune fondata su valori condivisi, sulla solidarietà, la diversità e la pace, nonché i legami tra la commemorazione e la creazione di un'identità e di un senso di appartenenza comune europei.
Emendamento 14
Proposta di regolamento
Considerando 7
(7)  I cittadini dovrebbero essere più consapevoli dei loro diritti derivanti dalla cittadinanza dell'Unione e sentirsi a loro agio quando vivono, viaggiano, studiano, lavorano e partecipano ad attività di volontariato in un altro Stato membro; dovrebbero inoltre poter vedere riconosciuti ed esercitare tutti i loro diritti di cittadinanza e avere la certezza di poter riporre la loro fiducia nella parità di accesso ai diritti e nella loro piena applicazione e tutela, senza alcuna discriminazione, indipendentemente dallo Stato dell'Unione in cui si trovano. La società civile deve essere sostenuta nella promozione, salvaguardia e divulgazione dei valori comuni di cui all'articolo 2 del TUE e nel contributo all'effettivo esercizio dei diritti a norma del diritto dell'Unione.
(7)  I cittadini dell'Unione non sono sufficientemente consapevoli dei loro diritti derivanti dalla cittadinanza dell'Unione, quali il diritto di voto alle elezioni europee e locali o il diritto di ricevere protezione consolare presso le ambasciate di altri Stati membri. I cittadini dovrebbero essere resi più consapevoli di tali diritti e sentirsi a loro agio quando vivono, viaggiano, studiano, lavorano e partecipano ad attività di volontariato in un altro Stato membro; dovrebbero inoltre poter vedere riconosciuti ed esercitare tutti i loro diritti di cittadinanza e avere la certezza di poter riporre la loro fiducia nella parità di accesso ai diritti e nella loro piena applicazione e tutela, senza alcuna discriminazione, indipendentemente dallo Stato dell'Unione in cui si trovano. La società civile deve essere rafforzata a tutti i livelli nella promozione, salvaguardia e divulgazione dei valori comuni di cui all'articolo 2 TUE e nel contributo all'effettivo esercizio dei diritti a norma del diritto dell'Unione.
Emendamento 15
Proposta di regolamento
Considerando 7 bis (nuovo)
(7 bis)   La risoluzione del Parlamento europeo del 2 aprile 2009 sulla coscienza europea e il totalitarismo e le conclusioni del Consiglio del 9 e 10 giugno 2011 sulla memoria dei crimini commessi dai regimi totalitari in Europa sottolineano l'importanza di tener viva la memoria del passato quale strumento per costruire un futuro comune, e mettono in luce l'importanza del ruolo dell'Unione nell'agevolare, condividere e promuovere la memoria collettiva di tali crimini, anche nell'ottica del rinvigorimento di una comune identità europea pluralista e democratica.
Emendamento 16
Proposta di regolamento
Considerando 8
(8)  La parità tra uomini e donne è un valore fondamentale e un obiettivo dell'Unione europea. La discriminazione e la disparità di trattamento nei confronti delle donne violano i loro diritti fondamentali e impediscono la loro piena partecipazione politica, sociale ed economica alla società. L'esistenza di barriere strutturali e culturali ostacola inoltre il raggiungimento di una reale parità di genere. La promozione della parità di genere in tutte le azioni dell'Unione è quindi per essa un'attività centrale oltre che un fattore di crescita economica e dovrebbe essere sostenuta dal programma.
(8)  L'uguaglianza di genere è un valore fondamentale e un obiettivo dell'Unione europea. L'articolo 8 del presente regolamento attribuisce all'Unione il compito di eliminare le ineguaglianze e di promuovere la parità tra uomini e donne in tutte le sue azioni. Tuttavia, i progressi complessivi conseguiti in materia di uguaglianza di genere sono molto lenti, come emerge dall'indice sull'uguaglianza di genere per il 2017 pubblicato dall'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere. La discriminazione intersettoriale, spesso silenziosa e dissimulata, e la disparità di trattamento nei confronti delle donne e delle ragazze, nonché le varie forme di violenza contro le donne, violano i loro diritti fondamentali e impediscono la loro piena partecipazione politica, sociale ed economica alla società. L'esistenza di barriere politiche, strutturali e culturali ostacola inoltre il raggiungimento di una reale parità di genere. La promozione della parità di genere in tutte le azioni dell'Unione, sostenendo l'integrazione della dimensione di genere e gli obiettivi in materia di non discriminazione, contrastando gli stereotipi e affrontando la questione della discriminazione silenziosa, è quindi per essa un'attività centrale oltre che un fattore di crescita economica e dovrebbe essere sostenuta dal programma.
Emendamento 17
Proposta di regolamento
Considerando 9
(9)  La violenza di genere e quella contro i minori e i giovani costituiscono una grave violazione dei diritti fondamentali. La violenza permane in tutta l'Unione, in tutti i contesti sociali ed economici, e ha gravi ripercussioni sulla salute fisica e psicologica delle vittime e sulla società nel suo insieme. I minori, i giovani e le donne sono particolarmente vulnerabili alla violenza, specialmente nelle relazioni strette. È opportuno intervenire per promuovere i diritti dei minori e contribuire a proteggerli contro i danni e la violenza, che mettono in pericolo la loro salute fisica o mentale e costituiscono una violazione del loro diritto allo sviluppo, alla tutela e alla dignità. Contrastare tutte le forme di violenza, promuovere la prevenzione e proteggere e sostenere le vittime sono priorità dell'Unione che contribuiscono all'applicazione dei diritti fondamentali della persona e alla parità tra uomini e donne. Il programma dovrebbe sostenere tali priorità.
(9)  La violenza di genere e quella contro i minori, i giovani e gli anziani, le persone con disabilità, i rifugiati e i migranti, nonché contro i membri di diversi gruppi minoritari, come i membri delle minoranze etniche e le persone LGBTQI, costituiscono una grave violazione dei diritti fondamentali. La violenza permane in tutta l'Unione, in tutti i contesti sociali ed economici, e ha gravi ripercussioni sulla salute fisica e psicologica delle vittime e sulla società nel suo insieme. La lotta contro la violenza di genere richiede un approccio pluridimensionale che tenga conto dei diritti giuridici, dei diritti in materia di istruzione e salute, dei diritti sessuali e riproduttivi, degli aspetti economici e di altri aspetti sociali quali il sostegno alle organizzazioni per i diritti delle donne, la prestazione di assistenza e sostegno e progetti che mirino a conseguire l'obiettivo di una società più equa sotto il profilo dell'uguaglianza di genere. È necessario contrastare attivamente gli stereotipi e le norme dannosi fin dalla più tenera età, nonché tutte le forme di incitamento all'odio e la violenza online. È opportuno intervenire per promuovere i diritti dei minori e contribuire a proteggerli contro i danni e la violenza, che mettono in pericolo la loro salute fisica o mentale e costituiscono una violazione del loro diritto allo sviluppo, alla tutela e alla dignità. La convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (la convenzione di Istanbul) definisce la "violenza contro le donne" come "tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o possono potenzialmente provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica, che nella vita privata". Contrastare tutte le forme di violenza, promuovere la prevenzione e proteggere e sostenere le vittime sono priorità dell'Unione che contribuiscono all'applicazione dei diritti fondamentali della persona e alla parità tra uomini e donne. Il programma dovrebbe sostenere tali priorità. Le attività di prevenzione e il sostegno ai diritti delle vittime dovrebbero essere pianificati in cooperazione con il gruppo cui sono destinati e assicurare che soddisfino le esigenze specifiche di coloro che presentano molteplici vulnerabilità.
Emendamento 18
Proposta di regolamento
Considerando 9 bis (nuovo)
(9 bis)  Le donne prive di documenti sono particolarmente vulnerabili alla violenza e agli abusi sessuali e non hanno accesso a forme di sostegno. È fondamentale attuare un approccio incentrato sulle vittime e offrire servizi di sostegno adeguati a tutte le donne in tutta l'Unione, indipendentemente dal loro status di residenza. La necessità di una prospettiva di genere nei processi di asilo è molto importante per il lavoro intersezionale e può contribuire ad accrescere l'uguaglianza di genere.
Emendamento 19
Proposta di regolamento
Considerando 10
(10)  Per prevenire e contrastare tutte le forme di violenza e proteggere le vittime, sono necessarie una volontà politica forte e un'azione coordinata sulla base dei metodi e dei risultati dei precedenti programmi Daphne, del programma Diritti, uguaglianza e cittadinanza e del programma Giustizia. In particolare, dal suo avvio nel 1997 il programma Daphne a sostegno delle vittime di violenza e per la lotta alla violenza contro le donne, i bambini e i giovani è stato un vero successo, sia in termini di popolarità presso i portatori di interessi (autorità pubbliche, istituzioni accademiche e organizzazioni non governative) sia in termini di efficacia dei progetti finanziati. Il programma Daphne ha finanziato progetti finalizzati alla sensibilizzazione, alla prestazione di servizi di sostegno alle vittime e al sostegno delle attività delle organizzazioni non governative (ONG) che lavorano sul campo. Ha affrontato tutte le forme di violenza, ad esempio la violenza domestica, la violenza sessuale e il traffico di esseri umani, nonché le forme di violenza nuove ed emergenti, come il bullismo online. È quindi importante proseguire tutte queste azioni e che i risultati e gli insegnamenti tratti vengano presi in considerazione nell'attuazione del programma.
(10)  Per prevenire e contrastare tutte le forme di violenza e proteggere le vittime, sono necessarie una volontà politica forte e un'azione coordinata sulla base dei metodi e dei risultati dei precedenti programmi Daphne, del programma Diritti, uguaglianza e cittadinanza e del programma Giustizia. In particolare, dal suo avvio nel 1997 il programma Daphne a sostegno delle vittime di violenza e per la lotta alla violenza contro le donne, i bambini e i giovani è stato un vero successo, sia in termini di popolarità presso i portatori di interessi (autorità pubbliche, istituzioni accademiche e organizzazioni non governative) sia in termini di efficacia dei progetti finanziati. Il programma Daphne ha finanziato progetti finalizzati alla sensibilizzazione, alla prestazione di servizi di sostegno alle vittime e al sostegno delle attività delle organizzazioni non governative (ONG) che lavorano sul campo. Ha affrontato tutte le forme di violenza, ad esempio la violenza domestica, la violenza sessuale e il traffico di esseri umani, lo stalking e le pratiche lesive tradizionali come le mutilazioni genitali femminili, nonché le forme di violenza nuove ed emergenti, come il bullismo e le molestie online. È quindi importante proseguire tutte queste azioni, prevedere una dotazione di bilancio indipendente per Daphne e che i risultati e gli insegnamenti tratti vengano presi in considerazione nell'attuazione del programma.
Emendamento 20
Proposta di regolamento
Considerando 11
(11)  La non discriminazione è un principio fondamentale dell'Unione. L'articolo 19 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea prevede provvedimenti per combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale. La non discriminazione è sancita anche nell'articolo 21 della Carta. È opportuno considerare le caratteristiche specifiche delle varie forme di discriminazione ed elaborare in parallelo adeguate misure per prevenire e combattere la discriminazione fondata su uno o più motivi. Il programma dovrebbe sostenere azioni tese a prevenire e contrastare la discriminazione, il razzismo, la xenofobia, l'antisemitismo, l'odio antislamico e altre forme di intolleranza. In tale contesto dovrebbe essere prestata particolare attenzione alla prevenzione e al contrasto di tutte le forme di violenza, odio, segregazione e stigmatizzazione, oltre che alla lotta contro il bullismo, le molestie e i trattamenti intolleranti. Il programma dovrebbe essere attuato in modo che si rafforzi reciprocamente con altre attività dell'Unione aventi gli stessi obiettivi, in particolare quelle di cui alla comunicazione della Commissione, del 5 aprile 2011, dal titolo "Quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei Rom fino al 2020"10 e alla raccomandazione del Consiglio, del 9 dicembre 2013, su misure efficaci per l'integrazione dei Rom negli Stati membri11.
(11)  La non discriminazione è un principio fondamentale dell'Unione. L'articolo 19 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea prevede provvedimenti per combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale. La non discriminazione è sancita anche nell'articolo 21 della Carta. È opportuno considerare le caratteristiche specifiche delle varie forme di discriminazione, inclusa la discriminazione diretta, indiretta e strutturale, ed elaborare in parallelo adeguate misure per prevenire e combattere la discriminazione fondata su uno o più motivi. Il programma dovrebbe sostenere azioni tese a prevenire e contrastare la discriminazione, il razzismo, la xenofobia, l'afrofobia, l'antisemitismo, l'antiziganismo, l'odio antislamico, l'omofobia e altre forme di intolleranza, sia online che offline, nei confronti di coloro che appartengono a minoranze, tenendo conto dei molteplici livelli di discriminazione cui sono soggette le donne. In tale contesto dovrebbe essere prestata particolare attenzione alla prevenzione e al contrasto di tutte le forme di violenza, odio, segregazione e stigmatizzazione, oltre che alla lotta contro il bullismo, le molestie e i trattamenti intolleranti. Il programma dovrebbe essere attuato in modo che si rafforzi reciprocamente con altre attività dell'Unione aventi gli stessi obiettivi, in particolare quelle di cui alla comunicazione della Commissione, del 5 aprile 2011, dal titolo "Quadro dell'Unione per le strategie nazionali di integrazione dei Rom fino al 2020"10 e alla raccomandazione del Consiglio, del 9 dicembre 2013, su misure efficaci per l'integrazione dei Rom negli Stati membri11.
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10 COM(2011)0173.
10 COM(2011)0173.
11 GU C 378 del 24.12.2013, pag. 1.
11 GU C 378 del 24.12.2013, pag. 1.
Emendamento 21
Proposta di regolamento
Considerando 12
(12)  Barriere comportamentali e ambientali e la mancanza di accessibilità impediscono una piena ed effettiva partecipazione delle persone con disabilità alla società, a parità di condizioni con gli altri. Le persone con disabilità si trovano ad affrontare barriere per poter, ad esempio, accedere al mercato del lavoro, fruire di un'istruzione inclusiva e di qualità, evitare la povertà e l'esclusione sociale, accedere a iniziative culturali e ai mezzi di comunicazione o esercitare i propri diritti politici. In quanto parte della Convenzione delle Nazioni unite sui diritti delle persone con disabilità (CRPD), l'Unione e tutti i suoi Stati membri si sono impegnati a promuovere, proteggere e garantire il pieno e paritario esercizio di tutti i diritti umani e di tutte le libertà fondamentali da parte delle persone con disabilità. Le disposizioni della CRPD sono diventate parte integrante dell'ordinamento giuridico dell'Unione.
(12)  Barriere comportamentali e ambientali e la mancanza di accessibilità impediscono una piena ed effettiva partecipazione delle persone con disabilità alla società, a parità di condizioni con gli altri. Le persone con disabilità, comprese le persone con menomazioni fisiche, mentali, cognitive o sensoriali a lungo termine, si trovano ad affrontare barriere per poter, ad esempio, accedere al mercato del lavoro, fruire di un'istruzione inclusiva e di qualità, evitare la povertà e l'esclusione sociale, accedere a iniziative culturali e ai mezzi di comunicazione o esercitare i propri diritti politici. In quanto parte della Convenzione delle Nazioni unite sui diritti delle persone con disabilità (CRPD), l'Unione e tutti i suoi Stati membri si sono impegnati a promuovere, proteggere e garantire il pieno e paritario esercizio di tutti i diritti umani e di tutte le libertà fondamentali da parte delle persone con disabilità. Le disposizioni della CRPD, la cui attuazione è obbligatoria, sono diventate parte integrante dell'ordinamento giuridico dell'Unione. Il programma dovrebbe in tal senso prestare particolare attenzione e fornire sostegno finanziario alle attività di sensibilizzazione relative alle sfide che le persone con disabilità devono affrontare per partecipare appieno alla società e godere dei propri diritti al pari degli altri cittadini.
Emendamento 22
Proposta di regolamento
Considerando 13
(13)  Il diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio e delle proprie comunicazioni (diritto alla vita privata) è un diritto fondamentale sancito dall'articolo 7 della Carta dei diritti fondamentali. La protezione dei dati di carattere personale è un diritto fondamentale sancito dall'articolo 8 della Carta dei diritti fondamentali e dall'articolo 16 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea. Il rispetto delle norme in materia di protezione dei dati di carattere personale è soggetto al controllo di autorità di controllo indipendenti. Il quadro giuridico dell'Unione, in particolare il regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio12 e la direttiva (UE) 2016/680 del Parlamento europeo e del Consiglio13, prevede disposizioni atte a garantire che il diritto alla protezione dei dati di carattere personale sia efficacemente rispettato. Tali strumenti giuridici affidano alle autorità nazionali di controllo della protezione dei dati il compito di promuovere la sensibilizzazione del pubblico riguardo ai rischi, alle norme, alle garanzie e ai diritti relativi al trattamento dei dati personali e la loro comprensione. Data l'importanza del diritto alla protezione dei dati personali in un periodo caratterizzato da rapidi sviluppi tecnologici, l'Unione dovrebbe essere in grado di svolgere attività di sensibilizzazione, condurre studi e altre attività pertinenti.
(13)  Il diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio e delle proprie comunicazioni (diritto alla vita privata) è un diritto fondamentale sancito dall'articolo 7 della Carta dei diritti fondamentali. La protezione dei dati di carattere personale è un diritto fondamentale sancito dall'articolo 8 della Carta dei diritti fondamentali e dall'articolo 16 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea. Il rispetto delle norme in materia di protezione dei dati di carattere personale è soggetto al controllo di autorità di controllo indipendenti. Il quadro giuridico dell'Unione, in particolare il regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio12 e la direttiva (UE) 2016/680 del Parlamento europeo e del Consiglio13, prevede disposizioni atte a garantire che il diritto alla protezione dei dati di carattere personale sia efficacemente rispettato. Tali strumenti giuridici affidano alle autorità nazionali di controllo della protezione dei dati il compito di promuovere la sensibilizzazione del pubblico riguardo ai rischi, alle norme, alle garanzie e ai diritti relativi al trattamento dei dati personali e la loro comprensione. Data l'importanza del diritto alla protezione dei dati personali in un periodo caratterizzato da rapidi sviluppi tecnologici, l'Unione dovrebbe essere in grado di svolgere attività di sensibilizzazione, sostenere le organizzazioni della società civile nella promozione di una protezione dei dati in linea con le norme dell'Unione, nonché condurre studi e altre attività pertinenti.
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12 GU L 119 del 4.5.2016, pagg. 1-88.
12 GU L 119 del 4.5.2016, pagg. 1-88.
13 GU L 119 del 4.5.2016, pagg. 89-131.
13 GU L 119 del 4.5.2016, pagg. 89-131.
Emendamento 23
Proposta di regolamento
Considerando 13 bis (nuovo)
(13 bis)   La libertà di espressione e d'informazione è sancita dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. Il libero accesso alle informazioni, la valutazione delle condizioni quadro dei media e l'uso responsabile e sicuro delle reti di informazione e comunicazione sono direttamente connessi alla libera evoluzione dell'opinione pubblica e sono essenziali per garantire una democrazia funzionale. È necessario che il pubblico acquisisca le competenze di alfabetizzazione mediatica necessarie per il pensiero critico e il discernimento critico e la capacità di analizzare realtà complesse, di riconoscere le differenze tra opinioni e fatti e di resistere a qualsiasi incitamento all'odio. A tal fine, l'Unione dovrebbe promuovere lo sviluppo dell'alfabetizzazione mediatica per tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro età, mediante la formazione, azioni di sensibilizzazione, studi e altre attività del caso.
Emendamento 24
Proposta di regolamento
Considerando 14
(14)  L'articolo 24 del TFUE impone al Parlamento europeo e al Consiglio di adottare le disposizioni relative alle procedure e alle condizioni necessarie per la presentazione di un'iniziativa dei cittadini ai sensi dell'articolo 11 del trattato sull'Unione europea. Ciò è stato fatto adottando il regolamento [(UE) n. 211/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio14]. Il programma dovrebbe sostenere il finanziamento dell'assistenza tecnica e organizzativa all'attuazione del regolamento [(UE) n. 211/2011], sostenendo in tal modo l'esercizio da parte dei cittadini del diritto di avviare e sostenere iniziative dei cittadini europei.
(14)  L'iniziativa dei cittadini europei è il primo strumento sovranazionale di democrazia partecipativa e crea un legame diretto tra i cittadini europei e le istituzioni dell'Unione. L'articolo 24 TFUE impone al Parlamento europeo e al Consiglio di adottare le disposizioni relative alle procedure e alle condizioni necessarie per la presentazione di un'iniziativa dei cittadini ai sensi dell'articolo 11 del trattato sull'Unione europea. Ciò è stato fatto adottando il regolamento [(UE) n. 211/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio14]. Il programma dovrebbe sostenere il finanziamento dell'assistenza tecnica e organizzativa all'attuazione del regolamento [(UE) n. 211/2011], sostenendo in tal modo l'esercizio da parte dei cittadini del diritto di avviare, sostenere e incoraggiare altre persone a offrire supporto a iniziative dei cittadini europei.
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14 Regolamento (UE) n. 211/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, riguardante l'iniziativa dei cittadini (GU L 65 dell'11.3.2011, pag. 1).
14 Regolamento (UE) n. 211/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, riguardante l'iniziativa dei cittadini (GU L 65 dell'11.3.2011, pag. 1).
Emendamento 25
Proposta di regolamento
Considerando 15
(15)  A norma degli articoli 8 e 10 del TFUE, nelle sue azioni il programma dovrebbe sostenere l'integrazione della dimensione di genere e degli obiettivi di non discriminazione.
(15)  A norma degli articoli 8 e 10 TFUE, nelle sue azioni il programma dovrebbe sostenere l'integrazione della dimensione di genere e degli obiettivi di non discriminazione e promuovere il ricorso al bilancio di genere e a una valutazione d'impatto di genere del processo di bilancio dell'Unione, laddove necessario. Una corretta attuazione dell'integrazione della dimensione di genere richiede l'applicazione di una metodologia basata sul bilancio di genere in tutte le linee di bilancio, nonché l'assegnazione di risorse sufficienti e la trasparenza delle voci di bilancio destinate a promuovere l'uguaglianza di genere e a combattere la discriminazione di genere. I singoli progetti e il programma stesso dovrebbero essere sottoposti a riesame alla fine del periodo di finanziamento onde determinare la misura in cui essi hanno dato attuazione ai suddetti principi.
Emendamento 26
Proposta di regolamento
Considerando 17
(17)  Conformemente agli atti dell'Unione in materia di parità di trattamento, gli Stati membri hanno istituito organismi indipendenti per la promozione della parità di trattamento, comunemente noti come "organismi per le pari opportunità", al fine di contrastare la discriminazione fondata sulla razza e l'origine etnica e sul genere. Molti Stati membri si sono tuttavia spinti oltre tali obblighi e hanno fatto sì che gli organismi per le pari opportunità possano anche occuparsi della discriminazione fondata su altri motivi, quali l'età, l'orientamento sessuale, la religione e le convinzioni personali, la disabilità o altri. Gli organismi per le pari opportunità svolgono un ruolo importante nel promuovere l'uguaglianza e garantire l'efficace applicazione della legislazione in materia di parità di trattamento, in particolare fornendo assistenza indipendente alle vittime di discriminazione, conducendo indagini indipendenti sulla discriminazione, pubblicando rapporti indipendenti ed esprimendo raccomandazioni su qualunque tema legato alla discriminazione nel loro paese. A questo proposito è essenziale che il lavoro degli organismi per le pari opportunità venga coordinato a livello dell'Unione. EQUINET è stata istituita nel 2007. Ne fanno parte gli organismi nazionali per la promozione della parità di trattamento quale definita dalle direttive 2000/43/CE15 e 2004/113/CE16 del Consiglio e dalle direttive 2006/54/CE17 e 2010/41/UE18 del Parlamento europeo e del Consiglio. EQUINET si trova in una situazione eccezionale, essendo l'unico soggetto che garantisce il coordinamento delle attività tra gli organismi per le pari opportunità. L'attività di coordinamento condotta da EQUINET è essenziale per la corretta applicazione della normativa dell'UE in materia di non discriminazione negli Stati membri e dovrebbe essere sostenuta dal programma.
(17)  Conformemente agli atti dell'Unione in materia di parità di trattamento, gli Stati membri hanno istituito organismi indipendenti per la promozione della parità di trattamento, comunemente noti come "organismi per le pari opportunità", al fine di contrastare la discriminazione fondata sulla razza e l'origine etnica e sul genere. Molti Stati membri si sono tuttavia spinti oltre tali obblighi e hanno fatto sì che gli organismi per le pari opportunità possano anche occuparsi della discriminazione fondata su altri motivi, quali la lingua, l'età, l'orientamento sessuale, la religione e le convinzioni personali, la disabilità o altri. Gli organismi per le pari opportunità svolgono un ruolo importante nel promuovere l'uguaglianza e garantire l'efficace applicazione della legislazione in materia di parità di trattamento, in particolare fornendo assistenza indipendente alle vittime di discriminazione, conducendo indagini indipendenti sulla discriminazione, pubblicando rapporti indipendenti ed esprimendo raccomandazioni su qualunque tema legato alla discriminazione nel loro paese. A questo proposito è essenziale che il lavoro di tutti i pertinenti organismi per le pari opportunità venga coordinato a livello dell'Unione. EQUINET è stata istituita nel 2007. Ne fanno parte gli organismi nazionali per la promozione della parità di trattamento quale definita dalle direttive 2000/43/CE15 e 2004/113/CE16 del Consiglio e dalle direttive 2006/54/CE17 e 2010/41/UE18 del Parlamento europeo e del Consiglio. Il 22 giugno 2018 la Commissione ha adottato una raccomandazione relativa alle norme riguardanti gli organismi per le pari opportunità, che contempla il mandato, l'indipendenza, l'efficacia, il coordinamento e la cooperazione di tali organismi. EQUINET si trova in una situazione eccezionale, essendo l'unico soggetto che garantisce il coordinamento delle attività tra gli organismi per le pari opportunità. L'attività di coordinamento condotta da EQUINET è essenziale per la corretta applicazione della normativa dell'Unione in materia di non discriminazione negli Stati membri e dovrebbe essere sostenuta dal programma.
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15 Direttiva 2000/43/CE del Consiglio, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica (GU L 180 del 19.7.2000, pag. 22).
15 Direttiva 2000/43/CE del Consiglio, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica (GU L 180 del 19.7.2000, pag. 22).
16 Direttiva 2004/113/CE del Consiglio, del 13 dicembre 2004, che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura (GU L 373 del 21.12.2004, pag. 37).
16 Direttiva 2004/113/CE del Consiglio, del 13 dicembre 2004, che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura (GU L 373 del 21.12.2004, pag. 37).
17 Direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego (GU L 204 del 26.7.2006, pag. 23).
17 Direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego (GU L 204 del 26.7.2006, pag. 23).
18 Direttiva 2010/41/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 luglio 2010, sull'applicazione del principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne che esercitano un'attività autonoma e che abroga la direttiva 86/613/CEE del Consiglio (GU L 180 del 15.7.2010, pag. 1).
18 Direttiva 2010/41/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 luglio 2010, sull'applicazione del principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne che esercitano un'attività autonoma e che abroga la direttiva 86/613/CEE del Consiglio (GU L 180 del 15.7.2010, pag. 1).
Emendamento 27
Proposta di regolamento
Considerando 17 bis (nuovo)
(17 bis)  Al fine di migliorare l'accessibilità e fornire orientamenti imparziali e informazioni pratiche in relazione a tutti gli aspetti del programma, negli Stati membri dovrebbero essere istituiti punti di contatto onde fornire assistenza sia ai beneficiari che ai richiedenti. I punti di contatto del programma dovrebbero essere in grado di espletare i rispettivi incarichi in maniera indipendente, senza che le loro decisioni siano direttamente subordinate alle autorità pubbliche o subiscano l'interferenza di queste ultime. I punti di contatto del programma possono essere gestiti dagli Stati membri o da organizzazioni della società civile o loro consorzi. I punti di contatto del programma non sono in alcun modo responsabili della selezione dei progetti.
Emendamento 28
Proposta di regolamento
Considerando 18
(18)  Gli organi indipendenti in materia di diritti umani e le organizzazioni della società civile svolgono un ruolo essenziale nella promozione e nella tutela dei valori comuni dell'Unione a norma dell'articolo 2 del TUE, nonché nella sensibilizzazione e nel contributo all'effettivo esercizio dei diritti previsti dal diritto dell'Unione, compresa la Carta dei diritti fondamentali dell'UE. Come espresso nella risoluzione del Parlamento europeo del 18 aprile 2018, un sostegno finanziario adeguato è essenziale per lo sviluppo di un ambiente favorevole e sostenibile affinché le organizzazioni della società civile rafforzino il loro ruolo e svolgano le loro funzioni in modo indipendente ed efficace. Integrando le iniziative a livello nazionale, i finanziamenti dell'UE dovrebbero quindi contribuire a sostenere, potenziare e sviluppare le capacità delle organizzazioni indipendenti della società civile impegnate nella promozione dei diritti umani le cui attività contribuiscono all'applicazione strategica dei diritti previsti dal diritto dell'UE e dalla Carta dei diritti fondamentali dell'UE, anche con attività di sensibilizzazione e sorveglianza, oltre che a promuovere e tutelare i valori comuni dell'Unione a livello nazionale e a sensibilizzare in merito.
(18)  Gli organi indipendenti in materia di diritti umani, le organizzazioni della società civile e i difensori dei diritti umani svolgono un ruolo essenziale nella promozione e nella tutela dei valori comuni dell'Unione a norma dell'articolo 2 del TUE, nonché nella sensibilizzazione e nel contributo all'effettivo esercizio dei diritti previsti dal diritto dell'Unione, compresa la Carta dei diritti fondamentali dell'UE. Come espresso nella risoluzione del Parlamento europeo del 19 aprile 2018, un incremento dei finanziamenti e un sostegno finanziario adeguato sono essenziali per lo sviluppo di un ambiente favorevole e sostenibile affinché le organizzazioni della società civile rafforzino il loro ruolo e svolgano le loro funzioni in modo indipendente ed efficace. Integrando le iniziative a livello nazionale, i finanziamenti dell'Unione dovrebbero quindi contribuire a sostenere, potenziare e sviluppare, anche attraverso adeguati finanziamenti di base e opzioni di costo, regole finanziarie e procedure semplificate, le capacità delle organizzazioni indipendenti della società civile impegnate nella promozione dei valori dell'Unione, quali la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali, le cui attività contribuiscono all'applicazione strategica dei diritti previsti dal diritto dell'Unione e dalla Carta dei diritti fondamentali dell'UE, anche con attività di sensibilizzazione e sorveglianza, oltre che a promuovere e tutelare i valori comuni dell'Unione a livello locale, regionale, nazionale e transnazionale e a sensibilizzare in merito.
Emendamento 29
Proposta di regolamento
Considerando 19
(19)  La Commissione dovrebbe garantire coerenza, complementarità e sinergie complessive con il lavoro degli organi, degli uffici e delle agenzie dell'Unione, come l'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere e l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali, e dovrebbe fare il punto dell'operato di altri attori nazionali e internazionali nei settori interessati dal programma.
(19)  La Commissione dovrebbe garantire coerenza, complementarità e sinergie complessive con il lavoro degli organi, degli uffici e delle agenzie dell'Unione, come l'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere e l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali, e dovrebbe fare il punto dell'operato di altri attori nazionali e internazionali nei settori interessati dal programma. La Commissione dovrebbe guidare attivamente i partecipanti al presente programma affinché utilizzino le relazioni e le risorse generate da tali organi, uffici e agenzie dell'Unione, come gli strumenti di bilancio di genere e di valutazione dell'impatto di genere sviluppati dall'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere.
Emendamento 30
Proposta di regolamento
Considerando 19 bis (nuovo)
(19 bis)  Un meccanismo globale dell'Unione per la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali dovrebbe garantire il riesame regolare ed equo di tutti gli Stati membri, fornendo le informazioni necessarie per l'attivazione delle misure associate alle carenze generalizzate in materia di valori dell'Unione negli Stati membri.
Emendamento 31
Proposta di regolamento
Considerando 20
(20)  Il programma dovrebbe essere aperto, a talune condizioni, alla partecipazione dei membri dell'Associazione europea di libero scambio (EFTA) che sono membri dello Spazio economico europeo (SEE), dei membri dell'EFTA che non sono membri del SEE e di altri paesi europei. Dovrebbero poter partecipare al programma anche i paesi in via di adesione, i paesi candidati e potenziali candidati che beneficiano di una strategia di preadesione.
(20)  Per quanto riguarda il raggiungimento degli obiettivi specifici che riguardano la promozione della parità di genere e dei diritti, la promozione della partecipazione e del coinvolgimento dei cittadini nella vita democratica dell'Unione a livello locale, regionale, nazionale e transnazionale e la lotta contro la violenza, il programma dovrebbe essere aperto, a talune condizioni, alla partecipazione dei membri dell'Associazione europea di libero scambio (EFTA) che sono membri dello Spazio economico europeo (SEE), dei membri dell'EFTA che non sono membri del SEE e di altri paesi europei. Dovrebbero poter partecipare al programma anche i paesi in via di adesione, i paesi candidati e potenziali candidati che beneficiano di una strategia di preadesione.
Emendamento 32
Proposta di regolamento
Considerando 21
(21)  Per garantire un'assegnazione efficiente dei fondi provenienti dal bilancio generale dell'Unione, è necessario garantire il valore aggiunto europeo di tutte le azioni svolte e la loro complementarità rispetto alle attività degli Stati membri, ricercando nel contempo coerenza, complementarità e sinergie con i programmi di finanziamento a sostegno dei settori strategici con stretti legami reciproci, in particolare nell'ambito del Fondo per la giustizia, i diritti e i valori (quindi con il programma Giustizia) e con i programmi Europa creativa e Erasmus+, per realizzare il potenziale degli scambi culturali nei settori della cultura, dei mezzi di comunicazione, delle arti, dell'istruzione e della creatività. È necessario creare sinergie con altri programmi di finanziamento europei, in particolare nei settori dell'occupazione, del mercato interno, delle imprese, dei giovani, della salute, della cittadinanza, dalla giustizia, della migrazione, della sicurezza, della ricerca, dell'innovazione, della tecnologia, dell'industria, della coesione, del turismo, dei rapporti esterni, degli scambi e dello sviluppo.
(21)  Per garantire un'assegnazione efficiente dei fondi provenienti dal bilancio generale dell'Unione, è necessario garantire il valore aggiunto europeo di tutte le azioni svolte, anche a livello locale, nazionale e internazionale, atte a promuovere e tutelare i valori sanciti all'articolo 2 TUE. La Commissione dovrebbe ricercare coerenza, sinergie e complementarietà con le attività degli Stati membri e con altri programmi di finanziamento a sostegno dei settori strategici con stretti legami con il Fondo per la giustizia, i diritti e i valori, con i programmi Europa creativa e Erasmus+ nonché con le pertinenti politiche dell'Unione.
Emendamento 33
Proposta di regolamento
Considerando 21 bis (nuovo)
(21 bis)  In conformità dell'articolo 9 TFUE, è opportuno promuovere un elevato livello di occupazione, la garanzia di un'adeguata protezione sociale e la lotta all'esclusione sociale. Le azioni a titolo del programma dovrebbero pertanto favorire le sinergie tra la lotta alla povertà, all'esclusione sociale e all'esclusione dal mercato del lavoro, da un lato, e la promozione dell'uguaglianza e la lotta a tutte le forme di discriminazione, dall'altro. Pertanto, il programma dovrebbe essere attuato in modo da garantire al massimo le sinergie e complementarità sia tra le sue diverse sezioni sia con il Fondo sociale europeo Plus. Dovrebbero inoltre essere garantite sinergie con Erasmus e con il Fondo sociale europeo Plus, affinché tali fondi, insieme, contribuiscano a offrire un'istruzione di elevata qualità e a garantire pari opportunità per tutti.
Emendamento 34
Proposta di regolamento
Considerando 22 bis (nuovo)
(22 bis)  È importante garantire la sana gestione finanziaria del programma nonché un'attuazione dello stesso quanto più possibile efficiente e semplice per l'utente, assicurando altresì la certezza giuridica e l'accessibilità del programma per tutti i partecipanti.
Emendamento 35
Proposta di regolamento
Considerando 22 ter (nuovo)
(22 ter)  Il miglioramento dell'esecuzione e della qualità della spesa dovrebbe rappresentare il principio guida per il conseguimento degli obiettivi del programma e garantire nel contempo un utilizzo ottimale delle risorse finanziarie.
Emendamento 36
Proposta di regolamento
Considerando 23
(23)  Al presente programma si applica il regolamento (UE, Euratom) [the new FR]("regolamento finanziario"). Esso stabilisce le regole applicabili all'esecuzione del bilancio dell'Unione, in particolare alle sovvenzioni, ai premi, agli appalti, alla gestione indiretta, , agli strumenti finanziari e alle garanzie di bilancio.
(23)  Al presente programma si applica il regolamento (UE, Euratom) [the new FR]("regolamento finanziario"). Esso stabilisce le regole applicabili all'esecuzione del bilancio dell'Unione, in particolare alle sovvenzioni, ai premi, agli appalti, alla gestione indiretta, all'assistenza finanziaria, agli strumenti finanziari e alle garanzie di bilancio e richiede la piena trasparenza per quanto riguarda l'utilizzo delle risorse, la sana gestione finanziaria e l'utilizzo prudente delle risorse. In particolare, è opportuno rendere operative e rafforzare ulteriormente, nel quadro dell'attuazione del presente programma, le norme riguardanti la possibilità che le organizzazioni della società civile locali, regionali, nazionali e transnazionali, comprese le organizzazioni di base della società civile locali, siano finanziate mediante sovvenzioni di funzionamento pluriennali, sovvenzioni a cascata (sostegno finanziario a favore di terzi) e disposizioni che garantiscano procedure rapide e flessibili per la concessione delle sovvenzioni, per esempio una procedura di domanda in due fasi o procedure di candidatura e di rendicontazione di facile utilizzo.
Emendamento 37
Proposta di regolamento
Considerando 24
(24)  Le tipologie di finanziamento e i metodi di esecuzione a norma del presente regolamento dovrebbero essere scelti in base alla rispettiva capacità di conseguire gli obiettivi specifici delle azioni e di produrre risultati, tenuto conto, in particolare, dei costi dei controlli, degli oneri amministrativi e del rischio previsto di inosservanza. A tale scopo dovrebbe essere preso in considerazione anche il ricorso a somme forfettarie, tassi fissi e costi unitari nonché a finanziamenti non collegati ai costi di cui all'articolo 125, paragrafo 1, del regolamento finanziario. In conformità al regolamento finanziario, al regolamento (UE, Euratom) n. 883/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio20 e ai regolamenti (Euratom, CE) n. 2988/9521, (Euratom, CE) n. 2185/9622 e (UE) 2017/193923del Consiglio, è opportuno che gli interessi finanziari dell'Unione siano tutelati attraverso misure proporzionate, tra cui la prevenzione, l'individuazione, la rettifica e l'indagine delle irregolarità e frodi, il recupero dei fondi perduti, indebitamente versati o non correttamente utilizzati e, se del caso, sanzioni amministrative. In particolare, in conformità al regolamento (UE, Euratom) n. 883/2013 e al regolamento (Euratom, CE) n. 2185/96, l'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) può svolgere indagini amministrative, compresi controlli e verifiche sul posto, al fine di accertare l'esistenza di frodi, corruzione o ogni altra attività illecita lesiva degli interessi finanziari dell'Unione. In conformità al regolamento (UE) 2017/1939 la Procura europea (EPPO) può indagare e perseguire le frodi e altre attività lesive degli interessi finanziari dell'Unione secondo quanto disposto dalla direttiva (UE) 2017/1371 del Parlamento europeo e del Consiglio24. In conformità al regolamento finanziario, è opportuno che ogni persona o entità che riceve fondi dell'Unione cooperi pienamente alla tutela degli interessi finanziari dell'Unione, conceda i diritti necessari e l'accesso alla Commissione, all'OLAF, all'EPPO e alla Corte dei conti europea e garantisca che i terzi coinvolti nell'esecuzione dei fondi dell'Unione concedano diritti equivalenti.
(24)  Le tipologie di finanziamento e i metodi di esecuzione a norma del presente regolamento dovrebbero essere scelti in base alla rispettiva capacità di conseguire gli obiettivi specifici delle azioni e di produrre risultati, tenuto conto, in particolare, dei costi dei controlli, degli oneri amministrativi, delle dimensioni e delle capacità dei pertinenti portatori di interessi e dei beneficiari interessati e del rischio previsto di inosservanza. A tale scopo dovrebbe essere preso in considerazione anche il ricorso a somme forfettarie, tassi fissi, costi unitari e sovvenzioni a cascata, nonché a criteri di cofinanziamento che tengano conto del lavoro volontario e a finanziamenti non collegati ai costi di cui all'articolo 125, paragrafo 1, del regolamento finanziario. I requisiti di cofinanziamento dovrebbero essere accettati in natura con la possibilità di derogarvi in caso di finanziamenti complementari limitati. In conformità al regolamento finanziario, al regolamento (UE, Euratom) n. 883/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio20 e ai regolamenti (Euratom, CE) n. 2988/9521, (Euratom, CE) n. 2185/9622 e (UE) 2017/193923del Consiglio, è opportuno che gli interessi finanziari dell'Unione siano tutelati attraverso misure proporzionate, tra cui la prevenzione, l'individuazione, la rettifica e l'indagine delle irregolarità e frodi, il recupero dei fondi perduti, indebitamente versati o non correttamente utilizzati e, se del caso, sanzioni amministrative. In particolare, in conformità al regolamento (UE, Euratom) n. 883/2013 e al regolamento (Euratom, CE) n. 2185/96, l'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) può svolgere indagini amministrative, compresi controlli e verifiche sul posto, al fine di accertare l'esistenza di frodi, corruzione o ogni altra attività illecita lesiva degli interessi finanziari dell'Unione. In conformità al regolamento (UE) 2017/1939 la Procura europea (EPPO) può indagare e perseguire le frodi e altre attività lesive degli interessi finanziari dell'Unione secondo quanto disposto dalla direttiva (UE) 2017/1371 del Parlamento europeo e del Consiglio24. In conformità al regolamento finanziario, è opportuno che ogni persona o entità che riceve fondi dell'Unione cooperi pienamente alla tutela degli interessi finanziari dell'Unione, conceda i diritti necessari e l'accesso alla Commissione, all'OLAF, all'EPPO e alla Corte dei conti europea e garantisca che i terzi coinvolti nell'esecuzione dei fondi dell'Unione concedano diritti equivalenti.
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20 Regolamento (UE, Euratom) n. 883/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 settembre 2013, relativo alle indagini svolte dall'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) e che abroga il regolamento (CE) n. 1073/1999 del Parlamento europeo e del Consiglio e il regolamento (Euratom) n. 1074/1999 del Consiglio (GU L 248 del 18.9.2013, pag. 1).
20 Regolamento (UE, Euratom) n. 883/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 settembre 2013, relativo alle indagini svolte dall'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) e che abroga il regolamento (CE) n. 1073/1999 del Parlamento europeo e del Consiglio e il regolamento (Euratom) n. 1074/1999 del Consiglio (GU L 248 del 18.9.2013, pag. 1).
21 Regolamento (CE, Euratom) n. 2988/95 del Consiglio, del 18 dicembre 1995, relativo alla tutela degli interessi finanziari delle Comunità (GU L 312 del 23.12.1995, pag. 1).
21 Regolamento (CE, Euratom) n. 2988/95 del Consiglio, del 18 dicembre 1995, relativo alla tutela degli interessi finanziari delle Comunità (GU L 312 del 23.12.1995, pag. 1).
22 Regolamento (Euratom, CE) n. 2185/96 del Consiglio, dell'11 novembre 1996, relativo ai controlli e alle verifiche sul posto effettuati dalla Commissione ai fini della tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee contro le frodi e altre irregolarità (GU L 292 del 15.11.1996, pag. 2).
22 Regolamento (Euratom, CE) n. 2185/96 del Consiglio, dell'11 novembre 1996, relativo ai controlli e alle verifiche sul posto effettuati dalla Commissione ai fini della tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee contro le frodi e altre irregolarità (GU L 292 del 15.11.1996, pag. 2).
23 Regolamento (UE) 2017/1939 del Consiglio, del 12 ottobre 2017, relativo all'attuazione di una cooperazione rafforzata sull'istituzione della Procura europea ("EPPO") (GU L 283, del 31.10.2017, pag. 1).
23 Regolamento (UE) 2017/1939 del Consiglio, del 12 ottobre 2017, relativo all'attuazione di una cooperazione rafforzata sull'istituzione della Procura europea ("EPPO") (GU L 283, del 31.10.2017, pag. 1).
24 Direttiva (UE) 2017/1371 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2017, relativa alla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell'Unione mediante il diritto penale (GU L 198 del 28.7.2017, pag. 29).
24 Direttiva (UE) 2017/1371 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2017, relativa alla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell'Unione mediante il diritto penale (GU L 198 del 28.7.2017, pag. 29).
Emendamento 38
Proposta di regolamento
Considerando 25
(25)  I paesi terzi che sono membri dello Spazio economico europeo (SEE) possono partecipare ai programmi dell'Unione nel quadro della cooperazione istituita a norma dell'accordo SEE, che prevede l'attuazione dei programmi in base a una decisione presa nel quadro di tale accordo. I paesi terzi possono partecipare anche sulla base di altri strumenti giuridici. È opportuno introdurre nel presente regolamento una disposizione specifica al fine di concedere i diritti necessari e l'accesso di cui hanno bisogno l'ordinatore responsabile, l'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) e la Corte dei conti europea per esercitare integralmente le rispettive competenze.
(25)  Per quanto riguarda il raggiungimento degli obiettivi specifici che riguardano la promozione della parità di genere, dei diritti, del coinvolgimento e della partecipazione dei cittadini nella vita democratica dell'Unione a livello locale, regionale, nazionale e transnazionale e la lotta contro la violenza, i paesi terzi che sono membri dello Spazio economico europeo (SEE) possono partecipare ai programmi dell'Unione nel quadro della cooperazione istituita a norma dell'accordo SEE, che prevede l'attuazione dei programmi in base a una decisione presa nel quadro di tale accordo. I paesi terzi possono partecipare anche sulla base di altri strumenti giuridici. È opportuno introdurre nel presente regolamento una disposizione specifica al fine di concedere i diritti necessari e l'accesso di cui hanno bisogno l'ordinatore responsabile, l'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) e la Corte dei conti europea per esercitare integralmente le rispettive competenze.
Emendamento 39
Proposta di regolamento
Considerando 26 bis (nuovo)
(26 bis)  La proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sulla tutela del bilancio dell'Unione in caso di carenze generalizzate riguardanti lo Stato di diritto negli Stati membri mira a dotare l'Unione di strumenti che le consentano di proteggere meglio il suo bilancio quando carenze dello Stato di diritto compromettano o minaccino di compromettere la sana gestione finanziaria o gli interessi finanziari dell'Unione. Essa dovrebbe integrare il programma Diritti e valori che svolge un ruolo differente, vale a dire finanziare politiche in linea con i diritti fondamentali e i valori europei incentrati sulla vita e sulla partecipazione dei cittadini.
Emendamento 40
Proposta di regolamento
Considerando 27
(27)  A norma dell'[articolo 94 della decisione 2013/755/UE del Consiglio25] le persone fisiche e le persone giuridiche stabilite nei paesi e territori d'oltremare (PTOM) sono ammesse a fruire dei finanziamenti, fatte salve le regole e le finalità del programma e le eventuali disposizioni applicabili allo Stato membro cui il pertinente PTOM è connesso.
(27)  A norma dell'[articolo 94 della decisione 2013/755/UE del Consiglio25] le persone fisiche e le persone giuridiche stabilite nei paesi e territori d'oltremare (PTOM) sono ammesse a fruire dei finanziamenti, fatte salve le regole e le finalità del programma e le eventuali disposizioni applicabili allo Stato membro cui il pertinente PTOM è connesso. I vincoli imposti dalla lontananza dei PTOM devono essere presi in considerazione al momento dell'attuazione del programma e la loro partecipazione effettiva allo stesso deve essere sottoposta a monitoraggio e valutazione regolare.
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25 Decisione 2013/755/UE del Consiglio, del 25 novembre 2013, relativa all'associazione dei paesi e territori d'oltremare all'Unione europea ("Decisione sull'associazione d'oltremare") (GU L 344 del 19.12.2013, pag. 1).
25 Decisione 2013/755/UE del Consiglio, del 25 novembre 2013, relativa all'associazione dei paesi e territori d'oltremare all'Unione europea ("Decisione sull'associazione d'oltremare") (GU L 344 del 19.12.2013, pag. 1).
Emendamento 41
Proposta di regolamento
Considerando 28
(28)  Alla luce dell'importanza della lotta ai cambiamenti climatici, in linea con gli impegni dell'Unione di attuare l'accordo di Parigi e gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, il programma contribuirà a integrare l'azione per il clima e a raggiungere l'obiettivo generale di dedicare il 25 % della spesa di bilancio dell'UE a sostegno degli obiettivi in materia di clima. Le azioni pertinenti saranno individuate nel corso della preparazione e dell'attuazione del programma e riesaminate nel contesto della sua valutazione intermedia.
(28)  Alla luce dell'importanza della lotta ai cambiamenti climatici, in linea con gli impegni dell'Unione di attuare l'accordo di Parigi e gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, il programma contribuirà a integrare l'azione per il clima e a raggiungere l'obiettivo generale di dedicare il 25 % della spesa di bilancio dell'Unione a sostegno degli obiettivi in materia di clima nel periodo del QFP 2021-2027 e un obiettivo annuale del 30 % non appena possibile e al più tardi entro il 2027. Le azioni pertinenti saranno individuate nel corso della preparazione e dell'attuazione del programma e riesaminate nel contesto della sua valutazione intermedia.
Emendamento 42
Proposta di regolamento
Considerando 29
(29)  A norma dei punti 22 e 23 dell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016, è necessario valutare il programma sulla base di informazioni raccolte tramite specifiche prescrizioni in materia di monitoraggio, evitando al contempo l'eccesso di regolamentazione e gli oneri amministrativi, in particolare a carico degli Stati membri. Se del caso, tali prescrizioni possono includere indicatori misurabili, come base per valutare gli effetti del programma sul campo.
(29)  A norma dei punti 22 e 23 dell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016, è necessario valutare il programma sulla base di informazioni raccolte tramite specifiche prescrizioni in materia di monitoraggio, evitando al contempo l'eccesso di regolamentazione e gli oneri amministrativi, in particolare a carico degli Stati membri. In tale contesto, le organizzazioni della società civile, le autorità pubbliche locali, le parti sociali, ecc. potrebbero essere considerati esempi di richiedenti e di beneficiari che possono non disporre di risorse e personale adeguati per soddisfare i requisiti di monitoraggio e rendicontazione. Se del caso, tali prescrizioni possono includere indicatori misurabili, come base per valutare gli effetti del programma sul campo.
Emendamento 43
Proposta di regolamento
Considerando 30
(30)  Al fine di garantire condizioni uniformi di attuazione del presente regolamento, è opportuno delegare alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea riguardo agli indicatori di cui agli articoli 14 e 16 e all'allegato II. È di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni, anche a livello di esperti, nel rispetto dei principi stabiliti nell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016. In particolare, al fine di garantire la parità di partecipazione alla preparazione degli atti delegati, il Parlamento europeo e il Consiglio ricevono tutti i documenti contemporaneamente agli esperti degli Stati membri, e i loro esperti hanno sistematicamente accesso alle riunioni dei gruppi di esperti della Commissione incaricati della preparazione di tali atti delegati.
(30)  Al fine di integrare il presente regolamento per attuare il programma e garantire una valutazione efficace del suo avanzamento verso il conseguimento dei suoi obiettivi, è opportuno delegare alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea riguardo ai programmi di lavoro a norma dell'articolo 13 e agli indicatori di cui agli articoli 14 e 16 e all'allegato II. È di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni, anche a livello di esperti, nel rispetto dei principi stabiliti nell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016. In particolare, al fine di garantire la parità di partecipazione alla preparazione degli atti delegati, il Parlamento europeo e il Consiglio ricevono tutti i documenti contemporaneamente agli esperti degli Stati membri, e i loro esperti hanno sistematicamente accesso alle riunioni dei gruppi di esperti della Commissione incaricati della preparazione di tali atti delegati.
Emendamento 44
Proposta di regolamento
Considerando 31
(31)  È opportuno attribuire alla Commissione competenze di esecuzione al fine di garantire condizioni uniformi di attuazione del presente regolamento. È altresì opportuno che tali competenze siano esercitate conformemente al regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio26.
soppresso
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26 Regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, che stabilisce le regole e i principi generali relativi alle modalità di controllo da parte degli Stati membri dell'esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione (GU L 55 del 28.2.2011, pag. 13).
Emendamento 45
Proposta di regolamento
Articolo 1 – comma 1
Il presente regolamento istituisce il programma Diritti e valori ("programma").
Il presente regolamento istituisce il programma Cittadini, uguaglianza, diritti e valori ("programma").
Emendamento 46
Proposta di regolamento
Articolo 1 – comma 2
Esso stabilisce gli obiettivi del programma, il bilancio per il periodo 2021-2027, le forme di finanziamento dell'Unione e le regole di erogazione dei finanziamenti.
Esso stabilisce gli obiettivi e l'ambito di applicazione del programma, il bilancio per il periodo 2021-2027, le forme di finanziamento dell'Unione e le condizioni di erogazione dei finanziamenti.
Emendamento 47
Proposta di regolamento
Articolo 2 – paragrafo 1
1.  L'obiettivo generale del programma è proteggere e promuovere i diritti e i valori sanciti nei trattati dell'UE, anche sostenendo le organizzazioni della società civile, al fine di sostenere società aperte, democratiche e inclusive.
1.  L'obiettivo generale del programma è proteggere e promuovere i diritti e i valori sanciti nei trattati dell'UE, ivi compresi la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali come sanciti dall'articolo 2 TUE, in particolare sostenendo le organizzazioni della società civile e rafforzando le loro capacità a livello locale, regionale, nazionale e transnazionale, specialmente a livello di base, e incoraggiando la partecipazione civica e democratica, al fine di sostenere e sviluppare ulteriormente società aperte, basate sui diritti, democratiche, eque e inclusive.
Emendamento 48
Proposta di regolamento
Articolo 2 – paragrafo 2 – lettera -a (nuova)
-a)  proteggere e promuovere la democrazia e lo Stato di diritto a livello locale, regionale, nazionale e transnazionale (sezione Valori dell'Unione);
Emendamento 49
Proposta di regolamento
Articolo 2 – paragrafo 2 – lettera a
a)  promuovere l'uguaglianza e i diritti (sezione Uguaglianza e diritti);
a)  promuovere l'uguaglianza, compresa l'uguaglianza di genere, i diritti, la non discriminazione e promuovere l'integrazione della dimensione di genere (sezione Uguaglianza, diritti e uguaglianza di genere);
Emendamento 50
Proposta di regolamento
Articolo 2 – paragrafo 2 – lettera b
b)  promuovere il coinvolgimento e la partecipazione dei cittadini nella vita democratica dell'Unione (sezione Coinvolgimento e partecipazione dei cittadini);
b)  sensibilizzare i cittadini, in particolare i giovani, all'importanza dell'Unione per il tramite di attività volte a preservare il ricordo degli eventi storici che hanno portato alla sua creazione e promuovere la democrazia, la libertà di espressione, il pluralismo, l'impegno civico, incontri con i cittadini e la partecipazione attiva di questi ultimi alla vita democratica dell'Unione (sezione Cittadinanza attiva);
Emendamento 51
Proposta di regolamento
Articolo 2 – paragrafo 2 – lettera c
c)  contrastare la violenza (sezione Daphne).
c)  contrastare la violenza, compresa la violenza di genere (sezione Daphne).
Emendamento 52
Proposta di regolamento
Articolo 2 bis (nuovo)
Articolo 2 bis
Sezione Valori dell'Unione
Nell'ambito dell'obiettivo generale di cui all'articolo 2, paragrafo 1, e dell'obiettivo specifico di cui all'articolo 2, paragrafo 2, lettera -a), il programma mira a:
a)   proteggere e promuovere la democrazia e lo Stato di diritto, anche sostenendo le attività della società civile che favoriscono l'indipendenza della magistratura e una tutela giurisdizionale effettiva da parte di organi giurisdizionali indipendenti, compresi i diritti fondamentali; sostenere i difensori indipendenti dei diritti umani e le organizzazioni della società civile che verificano il rispetto dello Stato di diritto, la tutela degli informatori che denunciano illeciti e la promozione di iniziative che favoriscono la cultura condivisa della trasparenza, la buona governance e la lotta alla corruzione;
b)   promuovere la costruzione di un'Unione più democratica, tutelare i diritti e i valori sanciti dai trattati, e sensibilizzare in merito agli stessi, fornendo un sostegno finanziario alle organizzazioni indipendenti della società civile che promuovono e coltivano tali diritti e valori a livello locale, regionale, nazionale e transnazionale, creando così un contesto che consenta il dialogo democratico, nonché rafforzando la libertà di espressione, di assemblea o di associazione pacifica, la libertà e il pluralismo dei media, e la libertà accademica.
Emendamento 53
Proposta di regolamento
Articolo 3 – titolo
Sezione Uguaglianza e diritti
Sezione Uguaglianza, diritti e uguaglianza di genere
Emendamento 54
Proposta di regolamento
Articolo 3 – comma 1 – parte introduttiva
Nell'ambito dell'obiettivo specifico di cui all'articolo 2, paragrafo 2, lettera a), il programma mira a:
Nell'ambito dell'obiettivo generale di cui all'articolo 2, paragrafo 1, e dell'obiettivo specifico di cui all'articolo 2, paragrafo 2, lettera a), il programma mira a:
Emendamento 55
Proposta di regolamento
Articolo 3 – comma 1 – lettera a
a)  prevenire e contrastare le disuguaglianze e la discriminazione fondate sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale, e sostenere le politiche globali finalizzate a promuovere la parità di genere e la non discriminazione e la loro integrazione, nonché le politiche di lotta contro il razzismo e ogni forma di intolleranza;
a)  promuovere l'uguaglianza e prevenire e contrastare le disuguaglianze e la discriminazione fondate sul sesso, la razza o l'origine sociale o etnica, il colore della pelle, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l'appartenenza a una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale o qualsiasi altra motivazione, e sostenere le politiche globali finalizzate a promuovere l'uguaglianza e la non discriminazione e la loro integrazione, nonché le politiche di lotta contro il razzismo e ogni forma di intolleranza, sia online che offline;
Emendamento 56
Proposta di regolamento
Articolo 3 – comma 1 – lettera a bis (nuova)
a bis)  sostenere politiche e programmi globali al fine di promuovere i diritti della donna, l'uguaglianza di genere, l'emancipazione femminile e l'integrazione della dimensione di genere;
Emendamento 57
Proposta di regolamento
Articolo 4 – titolo
Sezione Coinvolgimento e partecipazione dei cittadini
Sezione Cittadinanza attiva
Emendamento 58
Proposta di regolamento
Articolo 4 – comma 1 – parte introduttiva
Nell'ambito dell'obiettivo specifico di cui all'articolo 2, paragrafo 2, lettera b), il programma mira a:
Nell'ambito dell'obiettivo specifico di cui all'articolo 2, paragrafo 2, lettera b), il programma persegue le seguenti finalità:
Emendamento 59
Proposta di regolamento
Articolo 4 – comma 1 – lettera a
a)  accrescere la comprensione, da parte dei cittadini, dell'Unione, della sua storia, del suo patrimonio culturale e della sua diversità;
a)  sostenere i progetti proposti dai cittadini, con particolare attenzione ai giovani, volti a incoraggiare le persone non solo a rammentare gli eventi che hanno preceduto l'istituzione dell'Unione, che sono al centro della sua memoria storica, ma anche ad acquisire una migliore conoscenza della loro storia, cultura e valori condivisi e a comprendere la ricchezza del loro patrimonio culturale comune e la diversità culturale e linguistica, che sono alla base di un futuro comune; favorire una migliore comprensione, da parte dei cittadini, dell'Unione, della sua origine, della sua ragion d'essere e delle sue realizzazioni, nonché una maggior consapevolezza delle sfide presenti e future e dell'importanza della comprensione e tolleranza reciproche, che sono proprio al centro del progetto europeo;
Emendamento 60
Proposta di regolamento
Articolo 4 – comma 1 – lettera a bis (nuova)
a bis)   favorire e sostenere lo scambio di buone pratiche di educazione alla cittadinanza europea, nell'ambito sia dell'istruzione formale sia dell'istruzione non formale;
Emendamento 61
Proposta di regolamento
Articolo 4 – comma 1 – lettera b
b)  promuovere l'interazione e la cooperazione tra cittadini di paesi diversi; promuovere la partecipazione civica e democratica dei cittadini, consentendo ai cittadini e alle associazioni rappresentative di far conoscere e di scambiare pubblicamente le loro opinioni in tutti i settori di azione dell'Unione;
b)  promuovere il dialogo pubblico tramite gemellaggi di città, incontri con i cittadini, segnatamente con i giovani, e attraverso la cooperazione tra comuni, comunità locali e organizzazioni della società civile di paesi diversi per permettere loro di cogliere concretamente e direttamente la ricchezza della diversità e del patrimonio culturale dell'Unione, e aumentare la partecipazione dei cittadini alla società.
Emendamento 62
Proposta di regolamento
Articolo 4 – comma 1 – lettera b bis (nuova)
b bis)  promuovere e rafforzare la partecipazione civica alla vita democratica dell'Unione a livello locale, nazionale e transnazionale; consentire ai cittadini e alle associazioni di promuovere il dialogo interculturale e di avviare autentici dibattiti pubblici che vertano su tutti i settori di azione dell'Unione, contribuendo in tal modo a definire l'agenda politica dell'Unione; sostenere le iniziative congiunte e organizzate, sia sotto forma di associazioni di cittadini che di reti di soggetti giuridici, al fine di attuare più efficacemente gli obiettivi di cui ai punti precedenti.
Emendamento 63
Proposta di regolamento
Articolo 5 – comma 1 – parte introduttiva
Nell'ambito dell'obiettivo specifico di cui all'articolo 2, paragrafo 2, lettera c), il programma mira a:
Nell'ambito dell'obiettivo generale di cui all'articolo 2, paragrafo 1, e dell'obiettivo specifico di cui all'articolo 2, paragrafo 2, lettera c), il programma mira a:
Emendamento 64
Proposta di regolamento
Articolo 5 – comma 1 – lettera -a (nuova)
-a)  prevenire e contrastare ogni forma di violenza di genere nei confronti delle donne e promuovere a tutti i livelli la piena attuazione della convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (la convenzione di Istanbul); e
Emendamento 65
Proposta di regolamento
Articolo 5 – comma 1 – lettera a
a)  prevenire e contrastare ogni forma di violenza contro minori, giovani, donne e altri gruppi a rischio;
a)  prevenire e contrastare ogni forma di violenza contro minori, giovani, donne e altri gruppi a rischio, come le persone LGBTQI, le persone con disabilità, le persone appartenenti a minoranze, gli anziani, i migranti e i rifugiati;
Emendamento 66
Proposta di regolamento
Articolo 5 – comma 1 – lettera b
b)  sostenere e tutelare le vittime di tale violenza.
b)  sostenere e tutelare le vittime di tale violenza, anche sostenendo le attività delle organizzazioni della società civile che promuovono e agevolano l'accesso alla giustizia, ai servizi di sostegno alle vittime e a una procedura di denuncia alle forze dell'ordine sicura per tutte le vittime di violenza, nonché fornendo un sostegno e garantendo lo stesso livello di protezione in tutta l'Unione per le vittime della violenza di genere.
Emendamento 67
Proposta di regolamento
Articolo 6 – paragrafo 1
1.  La dotazione finanziaria per l'attuazione del programma nel periodo 2021-2027 è di [641 705 000] EUR a prezzi correnti.
1.  La dotazione finanziaria per l'attuazione del programma nel periodo 2021-2027 è di [1 627 000 000] EUR a prezzi 2018 [1 834 000 000 EUR a prezzi correnti].
Emendamento 68
Proposta di regolamento
Articolo 6 – paragrafo 2 – lettera -a (nuova)
-a)  [754 062 000 EUR a prezzi 2018] [850 000 000 EUR a prezzi correnti] (vale a dire 46,34 % della dotazione finanziaria complessiva) per gli obiettivi specifici di cui all'articolo 2, paragrafo 2, lettera -a);
Emendamento 69
Proposta di regolamento
Articolo 6 – paragrafo 2 – lettera a
a)  [408 705 000] EUR per gli obiettivi specifici di cui all'articolo 2, paragrafo 2, lettere a) e c);
a)  [429 372 000 EUR a prezzi 2018] [484 000 000 EUR] (vale a dire 26,39 % della dotazione finanziaria complessiva) per gli obiettivi specifici di cui all'articolo 2, paragrafo 2, lettere a) e c);
Emendamento 70
Proposta di regolamento
Articolo 6 – paragrafo 2 – lettera b
b)  [233 000 000] EUR per l'obiettivo specifico di cui all'articolo 2, paragrafo 2, lettera b).
b)  [443 566 000 EUR a prezzi 2018] [500 000 000 EUR] (vale a dire 27,26 % della dotazione finanziaria complessiva) per gli obiettivi specifici di cui all'articolo 2, paragrafo 2, lettera b).
Emendamento 71
Proposta di regolamento
Articolo 6 – paragrafo 2 – comma 1 bis (nuovo)
La Commissione destina almeno il 50 % delle risorse di cui al primo comma del presente paragrafo, lettere -a) e a) al sostegno delle attività svolte dalle organizzazioni della società civile, di cui almeno il 65 % deve essere destinato alle organizzazioni locali e regionali.
La Commissione non si discosta di più di 5 punti percentuali dalle percentuali della dotazione finanziaria, quale stabilita nell'allegato I -a). Qualora il superamento di detto limite si rendesse necessario, alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati, conformemente all'articolo 16, per cambiare l'allegato I -a) mediante la modifica delle percentuali assegnate ai fondi del programma tra i cinque e i dieci punti percentuali.
Emendamento 72
Proposta di regolamento
Articolo 6 – paragrafo 5
5.  Le risorse assegnate agli Stati membri in regime di gestione concorrente possono, su loro richiesta, essere trasferite al programma. La Commissione esegue tali risorse direttamente in conformità all'articolo 62, paragrafo 1, lettera a), del regolamento finanziario, o indirettamente, in conformità all'articolo 62, paragrafo 1, lettera c). Ove possibile tali risorse sono utilizzate a beneficio dello Stato membro interessato.
5.  Le risorse assegnate agli Stati membri in regime di gestione concorrente possono, su loro richiesta o su richiesta della Commissione, essere trasferite al programma. La Commissione esegue tali risorse direttamente in conformità all'articolo 62, paragrafo 1, lettera a), del regolamento finanziario. Ove possibile, tali risorse sono utilizzate a beneficio dello Stato membro.
Emendamento 73
Proposta di regolamento
Articolo 6 bis (nuovo)
Articolo 6 bis
Meccanismo di sostegno dei valori
1.   In casi eccezionali, qualora vi sia, in uno Stato membro, un grave e rapido deterioramento del rispetto dei valori dell'Unione sanciti dall'articolo 2 TUE, e tali valori rischino di non essere sufficientemente tutelati e promossi, la Commissione può aprire un invito a presentare proposte sotto forma di procedura accelerata per le domande di sovvenzione destinate alle organizzazioni della società civile, al fine di agevolare, sostenere e rafforzare il dialogo democratico nello Stato membro in questione e di affrontare il problema dell'insufficiente rispetto dei valori sanciti dall'articolo 2 TUE.
2.   La Commissione destina fino al 5 % degli importi di cui all'articolo 6, paragrafo 2, lettera -a) al meccanismo di sostegno dei valori di cui al paragrafo 1 del presente articolo. Al termine di ciascun esercizio di bilancio, la Commissione trasferisce eventuali fondi non impegnati a titolo di tale meccanismo al fine di sostenere altre azioni che rientrano negli obiettivi del programma.
3.   Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all'articolo 16 al fine di attivare il meccanismo di sostegno dei valori di cui al paragrafo 1 del presente articolo. L'attivazione del meccanismo è fondata su un'attività di monitoraggio e valutazione globale, regolare e basata su elementi concreti della situazione in tutti gli Stati membri per quanto riguarda la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali.
4.   Le risorse assegnate a uno Stato membro in regime di gestione concorrente possono essere trasferite al programma nei seguenti casi:
a)   quando la Commissione attiva il quadro dell'Unione per lo Stato di diritto;
b)   quando un terzo degli Stati membri, il Parlamento europeo o la Commissione inviano al Consiglio, a norma dell'articolo 7, paragrafo 1, TUE, una proposta motivata, sulla base della quale il Consiglio può constatare che esiste un evidente rischio di violazione grave da parte dello Stato membro interessato dei valori sanciti dall'articolo 2 TUE;
c)   quando un terzo degli Stati membri o la Commissione inviano al Consiglio europeo, a norma dell'articolo 7, paragrafo 2, TUE, una proposta motivata, sulla base della quale il Consiglio europeo può constatare che esiste un evidente rischio di violazione grave da parte di tale Stato membro dei valori sanciti dall'articolo 2 TUE.
5.   La Commissione esegue le risorse di cui al paragrafo 4 del presente articolo, direttamente in conformità dell'articolo 62, paragrafo 1, lettera a), del regolamento finanziario. Ove possibile tali risorse sono utilizzate a beneficio dello Stato membro interessato.
La Commissione può proporre al Consiglio di trasferire le risorse di cui al paragrafo 4 del presente articolo previa consultazione del Parlamento europeo. Una proposta presentata dalla Commissione si ritiene adottata dal Consiglio a meno che esso non decida, tramite un atto di esecuzione, di respingere tale proposta a maggioranza qualificata entro un mese dalla presentazione della proposta della Commissione.
6.   La Commissione informa il Parlamento europeo in merito all'attuazione del presente articolo. In particolare, ove per uno Stato membro risulti soddisfatta una delle condizioni di cui al paragrafo 1, la Commissione informa immediatamente il Parlamento europeo e, nei casi di cui al paragrafo 4, trasmette informazioni dettagliate sui fondi e sui programmi che potrebbero formare oggetto di trasferimento di risorse. Il Parlamento europeo può invitare la Commissione a un dialogo strutturato sull'applicazione del presente articolo.
Emendamento 74
Proposta di regolamento
Articolo 8 – paragrafo 1
1.  Il programma è attuato in regime di gestione diretta in conformità al regolamento finanziario o di gestione indiretta con gli organismi di cui all'articolo 61, paragrafo 1, lettera c), del regolamento finanziario.
1.  Il programma è attuato in regime di gestione diretta in conformità al regolamento finanziario o di gestione indiretta con gli organismi di cui all'articolo 62, paragrafo 1, lettera c), del regolamento finanziario.
Emendamento 75
Proposta di regolamento
Articolo 8 – paragrafo 2
2.  Il programma può concedere finanziamenti in tutte le forme previste dal regolamento finanziario.
2.  Il programma può concedere finanziamenti in tutte le forme previste dal regolamento finanziario, principalmente attraverso sovvenzioni di azioni nonché sovvenzioni di funzionamento annuali e pluriennali. Tale finanziamento è attuato in modo da garantire una sana gestione finanziaria, un uso prudente dei fondi pubblici, livelli più bassi di oneri amministrativi per il gestore del programma e per i beneficiari, nonché l'accessibilità dei fondi del programma per i potenziali beneficiari. Si può far ricorso a somme forfettarie, costi unitari, tassi fissi e sovvenzioni a cascata (sostegno finanziario a terzi). Sono ammessi cofinanziamenti in natura e possono essere derogati in caso di finanziamenti complementari limitati.
Emendamento 76
Proposta di regolamento
Articolo 9 – paragrafo 1
Possono beneficiare di un finanziamento a norma del presente regolamento le azioni che contribuiscono al raggiungimento di un obiettivo specifico di cui all'articolo 2. In particolare, sono ammissibili al finanziamento le attività di cui all'allegato I.
1.   Possono beneficiare di un finanziamento a norma del presente regolamento le azioni che contribuiscono al raggiungimento di un obiettivo generale o specifico di cui all'articolo 2. In particolare, sono ammissibili al finanziamento le attività di cui all'articolo 9 bis.
Emendamento 77
Proposta di regolamento
Articolo 9 – paragrafo 2 (nuovo)
2.   In linea con l'articolo 11, paragrafo 2, TUE la Commissione istituisce un "gruppo di dialogo civile" volto a garantire un dialogo regolare, aperto e trasparente con i beneficiari del programma e con gli altri portatori di interessi al fine di scambiare esperienze e buone pratiche e di discutere gli sviluppi politici negli ambiti e obiettivi coperti dal programma e negli ambiti connessi.
Emendamento 78
Proposta di regolamento
Articolo 9 bis (nuovo)
Articolo 9 bis
Attività ammissibili al finanziamento
Gli obiettivi generali e specifici del programma di cui all'articolo 2 saranno conseguiti in particolare, ma non esclusivamente, attraverso il sostegno alle seguenti attività:
a)   sensibilizzazione, educazione pubblica, promozione e divulgazione di informazioni al fine di migliorare la conoscenza delle politiche, dei principi e dei diritti negli ambiti e obiettivi interessati dal programma;
b)   apprendimento reciproco attraverso lo scambio di buone pratiche tra i portatori di interessi per migliorare la conoscenza e la comprensione reciproca e l'impegno civico e democratico;
c)   monitoraggio analitico e attività di comunicazione e promozione per migliorare la comprensione della situazione negli Stati membri e a livello dell'Unione nei settori interessati dal programma, nonché per migliorare la trasposizione e l'attuazione adeguate del diritto e delle politiche dell'Unione e dei suoi valori comuni all'interno degli Stati membri, ivi compresa ad esempio la raccolta di dati e statistiche; elaborazione di metodologie e, se del caso, di indicatori o criteri di riferimento comuni; studi, ricerca, analisi e indagini; valutazioni; valutazioni d'impatto; elaborazione e pubblicazione di guide, relazioni e materiale didattico;
d)   formazione dei pertinenti portatori di interessi al fine di migliorare la loro conoscenza delle politiche e dei diritti nei settori interessati dal programma e rafforzamento dell'indipendenza dei pertinenti portatori di interessi e della loro capacità di promuovere le politiche e i diritti nei settori interessati, anche mediante controversie strategiche;
e)   promozione della consapevolezza e della comprensione dei cittadini circa i rischi, le norme, le garanzie e i diritti concernenti la protezione dei dati personali, la vita privata e la sicurezza digitale;
f)   rafforzamento della consapevolezza dei cittadini in merito ai valori fondamentali europei e del loro impegno a favore della giustizia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e della democrazia, nonché della loro conoscenza dei diritti e degli obblighi derivanti dalla cittadinanza dell'Unione, quali il diritto di viaggiare, lavorare, studiare e vivere in un altro Stato membro, attraverso campagne di informazione e la promozione della comprensione reciproca, del dialogo interculturale e del rispetto della diversità all'interno dell'Unione;
g)   sensibilizzazione dei cittadini, in particolare dei giovani, in merito alla cultura, al patrimonio culturale, all'identità, alla storia e alla memoria europei e rafforzamento del loro senso di appartenenza all'Unione, in particolare attraverso iniziative volte a riflettere sulle cause dei regimi totalitari nella storia moderna d'Europa e a commemorare le vittime di tali crimini e ingiustizie perpetrate e attraverso attività riguardanti altri momenti salienti della recente storia europea;
h)   iniziative volte a riunire cittadini europei di differenti culture e nazionalità dando loro l'opportunità di partecipare ad attività di gemellaggio tra città e a progetti su piccola scala e della società civile, creando così le condizioni per un approccio dal basso verso l'alto più incisivo;
i)   incoraggiamento e facilitazione della partecipazione attiva e inclusiva, con un'attenzione particolare per i gruppi emarginati della società, alla costruzione di un'Unione più democratica, nonché sensibilizzazione, promozione e difesa dei diritti e dei valori fondamentali attraverso il sostegno alle organizzazioni della società civile attive a tutti i livelli nei settori contemplati dal programma, nonché potenziamento della capacità delle reti europee e delle organizzazioni della società civile di contribuire allo sviluppo, alla sensibilizzazione e al monitoraggio dell'attuazione del diritto, degli obiettivi politici, dei valori e delle strategie dell'Unione;
j)   finanziamento dell'assistenza tecnica e organizzativa all'attuazione del regolamento [(UE) n. 211/2011], sostenendo in tal modo l'esercizio da parte dei cittadini del diritto di avviare e sostenere iniziative dei cittadini europei;
k)   miglioramento della conoscenza del programma e diffusione e trasferibilità dei suoi risultati nonché maggiore prossimità ai cittadini e alla società civile, anche istituendo e sostenendo punti di contatto indipendenti relativi al programma;
l)  rafforzamento della capacità e dell'indipendenza dei difensori dei diritti umani e delle organizzazioni della società civile che monitorano la situazione dello Stato di diritto e sostegno alle azioni a livello locale, regionale, nazionale e transnazionale;
m)   sostegno alla tutela degli informatori che denunciano illeciti, comprese iniziative e misure volte a stabilire canali di denuncia sicuri in seno a organizzazioni e autorità pubbliche o altri organismi pertinenti, nonché misure tese a proteggere gli informatori che denunciano illeciti dal licenziamento, dalla retrocessione o da altre forme di ritorsione, anche attraverso attività di informazione e formazione delle autorità pubbliche e dei portatori di interessi pertinenti;
n)   sostegno alle iniziative e alle misure volte a promuovere e tutelare la libertà e il pluralismo dei mezzi di comunicazione e a rafforzare le capacità per far fronte a nuove sfide, ad esempio i nuovi mezzi di comunicazione, e contrasto all'incitamento all'odio e alla disinformazione mirata attraverso attività di sensibilizzazione, formazione, studio e monitoraggio;
o)   sostegno alle organizzazioni della società civile attive nella promozione e nel monitoraggio dell'integrità, della trasparenza e della responsabilità delle autorità pubbliche e nella lotta alla corruzione;
p)   sostegno alle organizzazioni che forniscono aiuto, alloggio e protezione alle vittime di violenza e alle persone minacciate, incluse le case di accoglienza per le donne.
Emendamento 79
Proposta di regolamento
Articolo 10 – paragrafo 1
1.  Le sovvenzioni nell'ambito del programma sono concesse e gestite conformemente al titolo VIII del regolamento finanziario.
1.  Le sovvenzioni nell'ambito del programma sono concesse e gestite conformemente al titolo VIII del regolamento finanziario e includono sovvenzioni per azioni specifiche, sovvenzioni di funzionamento pluriennali e sovvenzioni a cascata.
Emendamento 80
Proposta di regolamento
Articolo 10 – paragrafo 2
2.  Il comitato di valutazione può essere composto da esperti esterni.
2.  Il comitato di valutazione può essere composto da esperti esterni. La composizione del comitato di valutazione garantisce l'equilibrio di genere.
Emendamento 81
Proposta di regolamento
Articolo 11 – paragrafo 1
1.  Un'azione che ha beneficiato di un contributo nel quadro del programma può anche essere finanziata da un altro programma dell'Unione, compresi i fondi in regime di gestione concorrente, purché tali contributi non riguardino gli stessi costi. [Il finanziamento cumulativo non supera l'importo totale dei costi ammissibili dell'azione e il sostegno a titolo di vari programmi dell'Unione può essere calcolato su base proporzionale].
1.  Un'azione che ha beneficiato di un contributo nel quadro del programma può anche essere finanziata da un altro programma dell'Unione, compresi i fondi in regime di gestione concorrente, purché tali contributi non riguardino gli stessi costi e si eviti il duplice finanziamento dei fondi, indicando chiaramente le fonti di finanziamento per ciascuna categoria di spesa, conformemente al principio della sana gestione finanziaria. [Il finanziamento cumulativo non supera l'importo totale dei costi ammissibili dell'azione e il sostegno a titolo di vari programmi dell'Unione può essere calcolato su base proporzionale].
Emendamento 82
Proposta di regolamento
Articolo 12 – paragrafo 2 – lettera a – puntino 1
–  uno Stato membro o un paese o territorio d'oltremare a esso connesso;
–  uno Stato membro o un paese o territorio d'oltremare connesso a uno Stato membro;
Emendamento 83
Proposta di regolamento
Articolo 12 – paragrafo 2 – lettera a – puntino 2
—  un paese terzo associato al programma;
—  per gli obiettivi specifici di cui all'articolo 2, paragrafo 2, lettere a) e c), un paese terzo associato al programma a norma dell'articolo 7 del presente regolamento;
Emendamento 84
Proposta di regolamento
Articolo 12 – paragrafo 2 – lettera b
b)  i soggetti giuridici costituiti a norma del diritto dell'Unione o le organizzazioni internazionali.
b)  i soggetti giuridici senza scopo di lucro costituiti a norma del diritto dell'Unione o le organizzazioni internazionali.
Emendamento 85
Proposta di regolamento
Articolo 12 – paragrafo 3
3.  Può essere assegnata una sovvenzione di funzionamento senza invito a presentare proposte alla rete europea di enti nazionali per le pari opportunità (EQUINET) per coprire le spese associate al suo programma di lavoro permanente.
3.  Può essere assegnata una sovvenzione di funzionamento senza invito a presentare proposte alla rete europea di enti nazionali per le pari opportunità (EQUINET), a norma dell'articolo 6, paragrafo 2, lettera a), per coprire le spese associate al suo programma di lavoro permanente, a condizione che sia stata completata una valutazione d'impatto di genere del suo programma di lavoro.
Emendamento 86
Proposta di regolamento
Articolo 13 – titolo
Programma di lavoro
Programma di lavoro e priorità pluriennali
Emendamento 87
Proposta di regolamento
Articolo 13 – paragrafo 1
1.  Il programma è attuato mediante il programma di lavoro di cui all'articolo 110 del regolamento finanziario.
1.  Il programma è realizzato mediante il programma di lavoro di cui all'articolo 110 del regolamento finanziario.
Emendamento 88
Proposta di regolamento
Articolo 13 – paragrafo 1 bis (nuovo)
1 bis.  Per individuare le sue priorità nell'ambito del programma, la Commissione applica il principio di partenariato e garantisce un ampio coinvolgimento dei portatori di interessi nella pianificazione, nell'attuazione, nel monitoraggio e nella valutazione del presente programma e dei relativi programmi di lavoro in conformità dell'articolo 15 bis.
Emendamento 89
Proposta di regolamento
Articolo 13 – paragrafo 2
2.  La Commissione adotta il programma di lavoro mediante un atto di esecuzione. Tale atto di esecuzione è adottato secondo la procedura consultiva di cui all'articolo 19.
2.  Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all'articolo 16 al fine di integrare il presente regolamento definendo l'opportuno programma di lavoro.
Emendamento 90
Proposta di regolamento
Articolo 14 – paragrafo 1
1.  Gli indicatori da utilizzare per rendere conto dei progressi del programma nel conseguire gli obiettivi specifici di cui all'articolo 2 figurano nell'allegato II.
1.  Gli indicatori da utilizzare per rendere conto dei progressi del programma nel conseguire gli obiettivi specifici di cui all'articolo 2, se del caso, sono raccolti in modo disaggregato in base al genere. L'elenco degli indicatori figura nell'allegato II.
Emendamento 91
Proposta di regolamento
Articolo 14 – paragrafo 3
3.  Il sistema di rendicontazione sulla performance garantisce una raccolta efficiente, efficace e tempestiva dei dati per il monitoraggio dell'attuazione e dei risultati del programma. A tale scopo sono imposti obblighi di rendicontazione proporzionati ai destinatari dei finanziamenti dell'Unione e agli Stati membri.
3.  Il sistema di rendicontazione sulla performance garantisce una raccolta efficiente, efficace e tempestiva dei dati per il monitoraggio dell'attuazione e dei risultati del programma. A tale scopo sono imposti obblighi di rendicontazione proporzionati e meno onerosi ai destinatari dei finanziamenti dell'Unione e agli Stati membri. Per agevolare la conformità agli obblighi di rendicontazione, la Commissione mette a disposizione formati di facile utilizzo e fornisce programmi di orientamento e sostegno destinati soprattutto alle organizzazioni della società civile, che potrebbero non sempre disporre delle competenze e delle risorse, anche umane, adeguate per ottemperare agli obblighi di rendicontazione.
Emendamento 92
Proposta di regolamento
Articolo 15 – paragrafo 1
1.  Le valutazioni si svolgono con tempestività per alimentare il processo decisionale.
1.  Le valutazioni sono attente alla dimensione di genere, forniscono dati disaggregati per genere, includono un capitolo specifico per ciascuna sezione, tengono conto del numero di persone raggiunte, dei riscontri che esse forniscono e della copertura geografica e si svolgono con tempestività per alimentare il processo decisionale.
Emendamento 93
Proposta di regolamento
Articolo 15 – paragrafo 2
2.  La valutazione intermedia del programma va effettuata non appena siano disponibili informazioni sufficienti sulla sua attuazione e comunque non oltre quattro anni dall'inizio della sua attuazione. La valutazione intermedia tiene conto dei risultati delle valutazioni dell'impatto a lungo termine dei programmi precedenti (Diritti, uguaglianza e cittadinanza e "L'Europa per i cittadini").
2.  La valutazione intermedia del programma va effettuata non appena siano disponibili informazioni sufficienti sulla sua attuazione e comunque non oltre quattro anni dall'inizio della sua attuazione. La valutazione intermedia tiene conto dei risultati delle valutazioni dell'impatto a lungo termine dei programmi precedenti (“Diritti, uguaglianza e cittadinanza” e "L'Europa per i cittadini"). La valutazione intermedia include una valutazione d'impatto di genere per determinare in quale misura gli obiettivi della parità di genere del programma siano raggiunti, per garantire che nessuna componente del programma abbia ripercussioni negative non volute sulla parità di genere e per identificare raccomandazioni su come i futuri inviti a presentare proposte e le decisioni di sovvenzioni operative possano essere sviluppati per promuovere attivamente considerazioni sulla parità di genere.
Emendamento 94
Proposta di regolamento
Articolo 15 – paragrafo 4
4.  La Commissione comunica le conclusioni delle valutazioni, corredate delle proprie osservazioni, al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni.
4.  La Commissione comunica le conclusioni delle valutazioni, corredate delle proprie osservazioni, al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni. La Commissione rende pubbliche e facilmente accessibili le valutazioni, pubblicandole sul proprio sito web.
Emendamento 95
Proposta di regolamento
Articolo 16 – paragrafo 2
2.  Il potere di adottare atti delegati di cui all'articolo 14 è conferito alla Commissione fino al 31 dicembre 2027.
2.  Il potere di adottare atti delegati di cui agli articoli 13 e 14 è conferito alla Commissione fino al 31 dicembre 2027.
Emendamento 96
Proposta di regolamento
Articolo 16 – paragrafo 3
3.  La delega di potere di cui all'articolo 14 può essere revocata in qualsiasi momento dal Parlamento europeo o dal Consiglio. La decisione di revoca pone fine alla delega di potere ivi specificata. Gli effetti della decisione decorrono dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea o da una data successiva ivi specificata. Essa non pregiudica la validità degli atti delegati già in vigore.
3.  La delega di potere di cui agli articoli 13 e 14 può essere revocata in qualsiasi momento dal Parlamento europeo o dal Consiglio. La decisione di revoca pone fine alla delega di potere ivi specificata. Gli effetti della decisione decorrono dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea o da una data successiva ivi specificata. Essa non pregiudica la validità degli atti delegati già in vigore.
Emendamento 97
Proposta di regolamento
Articolo 16 – paragrafo 4
4.  Prima di adottare un atto delegato la Commissione consulta gli esperti designati da ciascuno Stato membro nel rispetto dei principi stabiliti nell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016.
4.  Prima di adottare un atto delegato la Commissione consulta gli esperti designati da ciascuno Stato membro nel rispetto dei principi stabiliti nell'accordo interistituzionale del 13 aprile 2016 "Legiferare meglio". La composizione del gruppo di esperti consultato garantisce l'equilibrio di genere. Nella preparazione e nell'elaborazione degli atti delegati la Commissione provvede alla tempestiva e contestuale trasmissione di tutti i documenti, compresi i progetti di atti, al Parlamento europeo e al Consiglio nello stesso momento della trasmissione agli esperti degli Stati membri. Il Parlamento europeo e il Consiglio, qualora lo ritengano necessario, possono inviare esperti alle riunioni dei gruppi di esperti della Commissione incaricati della preparazione di atti delegati a cui sono invitati esperti degli Stati membri. A tal fine il Parlamento europeo e il Consiglio ricevono la pianificazione dei mesi successivi e gli inviti a tutte le riunioni di esperti.
Emendamento 98
Proposta di regolamento
Articolo 16 – paragrafo 5
5.  Non appena adotta un atto delegato, la Commissione ne dà contestualmente notifica al Parlamento europeo e al Consiglio.
5.  Non appena adotta un atto delegato, la Commissione ne dà contestualmente notifica al Parlamento europeo e al Consiglio. In linea con l'accordo interistituzionale del 13 aprile 2016 "Legiferare meglio", i cittadini e gli altri portatori di interessi possono esprimere il loro parere sul progetto di testo di un atto delegato entro quattro settimane. Il Comitato economico e sociale europeo e il Comitato delle regioni sono consultati in merito al progetto di testo, sulla base dell'esperienza maturata dalle ONG e dagli enti locali e regionali rispetto all'attuazione del programma.
Emendamento 99
Proposta di regolamento
Articolo 16 – paragrafo 6
6.  L'atto delegato adottato a norma dell'articolo 14 entra in vigore solo se né il Parlamento europeo né il Consiglio hanno sollevato obiezioni entro il termine di due mesi dalla data in cui esso è stato loro notificato o se, prima della scadenza di tale termine, sia il Parlamento europeo che il Consiglio hanno informato la Commissione che non intendono sollevare obiezioni. Tale termine è prorogato di due mesi su iniziativa del Parlamento europeo o del Consiglio.
6.  L'atto delegato adottato a norma degli articoli 13 e14 entra in vigore solo se né il Parlamento europeo né il Consiglio hanno sollevato obiezioni entro il termine di due mesi dalla data in cui esso è stato loro notificato o se, prima della scadenza di tale termine, sia il Parlamento europeo che il Consiglio hanno informato la Commissione che non intendono sollevare obiezioni. Tale termine è prorogato di due mesi su iniziativa del Parlamento europeo o del Consiglio.
Emendamento 100
Proposta di regolamento
Articolo 18 – paragrafo 1
1.  I destinatari dei finanziamenti dell'Unione rendono nota l'origine degli stessi e ne garantiscono la visibilità (in particolare quando promuovono azioni e risultati) diffondendo informazioni coerenti, efficaci e proporzionate destinate a pubblici diversi, tra cui i media e il vasto pubblico.
1.  I destinatari dei finanziamenti dell'Unione rendono nota l'origine degli stessi e ne garantiscono la visibilità (in particolare quando promuovono azioni e risultati) diffondendo informazioni coerenti, efficaci e proporzionate, in una forma accessibile anche alle persone con disabilità, destinate a pubblici diversi, tra cui i media e il vasto pubblico e, se del caso, i beneficiari delle azioni così finanziate e i relativi partecipanti, mostrando in tal modo il valore aggiunto dell'Unione e contribuendo alle attività della Commissione in materia di raccolta di dati allo scopo di accrescere la trasparenza di bilancio.
Emendamento 101
Proposta di regolamento
Articolo 18 – paragrafo 2
2.  La Commissione conduce azioni di informazione e comunicazione sul programma, sulle singole azioni e sui risultati. Le risorse finanziarie destinate al programma contribuiscono anche alla comunicazione istituzionale delle priorità politiche dell'Unione nella misura in cui si riferiscono agli obiettivi di cui all'articolo 2.
2.  La Commissione conduce azioni di informazione e comunicazione sul programma, sulle singole azioni e sui risultati.
Emendamento 102
Proposta di regolamento
Articolo 18 bis (nuovo)
Articolo 18 bis
Punti di contatto per il programma
In ciascuno Stato membro è istituito un punto di contatto indipendente del programma, con personale qualificato, incaricato, in particolare, di fornire ai portatori di interessi e ai beneficiari del programma orientamenti imparziali, informazioni pratiche e assistenza per tutti gli aspetti del programma, anche in relazione alla procedura di presentazione delle domande.
Emendamento 103
Proposta di regolamento
Articolo 19
Articolo 19
soppresso
Procedura di comitato
1.  La Commissione è assistita da un comitato. Esso è un comitato ai sensi del regolamento (UE) n. 182/2011.
2.  Nel caso in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applica l'articolo 4 del regolamento (UE) n. 182/2011.
3.  Il comitato può riunirsi in formazioni specifiche per trattare le singole sezioni del programma.
Emendamento 104
Proposta di regolamento
Allegato -I (nuovo)
Allegato -I
I fondi del programma disponibili di cui all'articolo 6, paragrafo 1, sono assegnati come segue:
a)  nei limiti dell'importo di cui all'articolo 6, paragrafo 2, lettera a):
—  almeno il 15 % ad attività volte alla realizzazione dell'obiettivo specifico di cui all'articolo 3, lettera a bis);
—  almeno il 40 % ad attività volte alla realizzazione degli obiettivi specifici di cui all'articolo 5, lettera -a); e
—  almeno il 45 % ad attività volte alla realizzazione degli obiettivi specifici di cui all'articolo 3, lettere a) e b), e all'articolo 5, lettere ) e b);
b)  nei limiti dell'importo di cui all'articolo 6, paragrafo 2, lettera b):
—  il 15 % ad attività di commemorazione;
—  il 65 % alla partecipazione democratica;
—  il 10 % ad attività promozionali; e
—  il 10 % all'amministrazione.
Emendamento 105
Proposta di regolamento
Allegato I
Allegato I
soppresso
Attività del programma
Gli obiettivi specifici del programma di cui all'articolo 2, paragrafo 2, verranno perseguiti in particolare attraverso il sostegno alle seguenti attività:
a)   sensibilizzazione e divulgazione di informazioni al fine di migliorare la conoscenza delle politiche e dei diritti nei settori interessati dal programma;
b)   apprendimento reciproco attraverso lo scambio di buone pratiche tra i portatori di interessi per migliorare la conoscenza e la comprensione reciproca e l'impegno civico e democratico;
c)   attività di analisi e monitoraggio1 al fine di migliorare la comprensione della situazione negli Stati membri e a livello dell'UE nei settori interessati dal programma, nonché l'applicazione del diritto e delle politiche dell'UE;
d)   formazione dei pertinenti portatori di interessi al fine di migliorare la loro conoscenza delle politiche e dei diritti nei settori interessati;
e)   sviluppo e manutenzione di strumenti delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC);
f)   rafforzamento della consapevolezza dei cittadini della cultura, della storia e della memoria europee, nonché del loro senso di appartenenza all'Unione;
g)   iniziative volte ad avvicinare cittadini europei di differenti culture e nazionalità dando loro l'opportunità di partecipare ad attività di gemellaggio tra città;
h)   promozione e agevolazione della partecipazione attiva alla costruzione di un'Unione più democratica, nonché della consapevolezza dei diritti e dei valori attraverso il sostegno ad organizzazioni della società civile;
i)   finanziamento dell'assistenza tecnica e organizzativa all'attuazione del regolamento [(UE) n. 211/2011], sostenendo in tal modo l'esercizio da parte dei cittadini del diritto di avviare e sostenere iniziative dei cittadini europei;
j)   sviluppo della capacità delle reti europee di promuovere e sviluppare ulteriormente il diritto, le strategie e gli obiettivi programmatici dell'Unione e sostegno delle organizzazioni della società civile operanti nei settori interessati dal programma;
k)   miglioramento della conoscenza del programma, diffusione e trasferibilità dei suoi risultati e promozione della prossimità ai cittadini, anche istituendo e sostenendo sportelli/una rete di punti di contatto nazionali del programma.
1 Tali attività comprendono ad esempio la raccolta di dati e statistiche, elaborazione di metodologie e, se del caso, di indicatori o criteri di riferimento comuni; studi, ricerche, analisi e indagini; valutazioni; valutazioni d'impatto; l'elaborazione e la pubblicazione di guide, relazioni e materiale didattico.
Emendamento 106
Proposta di regolamento
Allegato II – comma 1 – parte introduttiva
Il programma sarà sottoposto a monitoraggio sulla base di un insieme di indicatori destinati a valutare la misura in cui l'obiettivo generale e gli obiettivi specifici del programma sono stati conseguiti e al fine di ridurre al minimo gli oneri e i costi amministrativi. A tale scopo, verranno raccolti dati relativi agli indicatori fondamentali di seguito elencati.
Il programma sarà sottoposto a monitoraggio sulla base di un insieme di indicatori di risultato destinati a valutare la misura in cui l'obiettivo generale e gli obiettivi specifici del programma sono stati conseguiti e al fine di ridurre al minimo gli oneri e i costi amministrativi. Ove possibile, gli indicatori sono suddivisi per età, sesso e qualunque altro dato rilevabile, come ad esempio appartenenza etnica, disabilità e identità di genere. A tale scopo, verranno raccolti dati relativi agli indicatori fondamentali di seguito elencati.
Emendamento 107
Proposta di regolamento
Allegato II – comma 1 – tabella
Numero di persone raggiunte da:
Numero di persone, disaggregate per sesso ed età, raggiunte da:
i)  attività di formazione;
i)  attività di formazione;
ii)  attività di apprendimento reciproco e scambio di buone pratiche;
ii)  attività di apprendimento reciproco e scambio di buone pratiche;
iii)  attività di sensibilizzazione, informazione e divulgazione.
iii)  attività di sensibilizzazione, informazione e divulgazione.
Emendamento 108
Proposta di regolamento
Allegato II – tabella 1 – riga 1 bis (nuova)
La Commissione pubblica annualmente anche i seguenti indicatori di realizzazione:
Emendamento 109
Proposta di regolamento
Allegato II – tabella 1 – riga 1 ter (nuova)
Numero di domande e attività finanziate, per elenco di cui all'articolo 9, paragrafo 1, e per sezione
Emendamento 110
Proposta di regolamento
Allegato II – tabella 1 - riga 1 quater (nuova)
Livello dei finanziamenti chiesti dai richiedenti e concessi, per elenco di cui all'articolo 9, paragrafo 1, e per sezione
Emendamento 111
Proposta di regolamento
Allegato – tabella – riga 6
Numero di reti e iniziative transazionali aventi come interesse primario la memoria e il patrimonio europei risultanti dall'intervento del programma.
Numero di reti e iniziative transazionali aventi come interesse primario la memoria, il patrimonio e il dialogo civile europei risultanti dall'intervento del programma.
Emendamento 112
Proposta di regolamento
Allegato II – tabella – riga 6 bis (nuova)
Distribuzione geografica dei progetti

(1) La questione è stata rinviata alla commissione competente in base all'articolo 59, paragrafo 4, quarto comma, del regolamento del Parlamento, per l'avvio di negoziati interistituzionali (A8-0468/2018).


Strumento europeo per la sicurezza nucleare volto ad integrare lo strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale *
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Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 17 gennaio 2019 sulla proposta di regolamento del Consiglio che istituisce uno strumento europeo per la sicurezza nucleare volto ad integrare lo strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale sulla base del trattato Euratom (COM(2018)0462 – C8-0315/2018 – 2018/0245(NLE))
P8_TA-PROV(2019)0041A8-0448/2018

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Consiglio (COM(2018)0462),

—  visto l'articolo 203 del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C8-0315/2018),

—  visto l'articolo 78 quater del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e il parere della commissione per gli affari esteri (A8-0448/2018),

1.  approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.  invita la Commissione a modificare di conseguenza la sua proposta, in conformità dell'articolo 293, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea e dell'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica;

3.  invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

4.  chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente la proposta della Commissione;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Testo della Commissione   Emendamento
Emendamento 1
Proposta di regolamento
Considerando 2 bis (nuovo)
(2 bis)  Di conseguenza, gli impegni a favore della protezione nucleare, della non proliferazione e della sicurezza nucleare nonché gli obiettivi di sviluppo sostenibile e l'interesse generale dell'Unione dovrebbero svolgere un ruolo fondamentale nell'orientamento della programmazione delle azioni a norma del presente regolamento.
Emendamento 2
Proposta di regolamento
Considerando 3
(3)  L'obiettivo del presente programma "Strumento europeo per la sicurezza nucleare volto ad integrare lo strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale sulla base del trattato Euratom" dovrebbe essere quello di promuovere l'istituzione di un sistema efficace ed efficiente per la sicurezza nucleare e la radioprotezione, nonché l'esecuzione di controlli di sicurezza efficaci ed efficienti dei materiali nucleari nei paesi terzi, rifacendosi alle proprie attività all'interno dell'Unione.
(3)  L'obiettivo del presente programma "Strumento europeo per la sicurezza nucleare volto ad integrare lo strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale sulla base del trattato Euratom" (in appresso lo "strumento") dovrebbe essere quello di promuovere l'istituzione di un sistema efficace ed efficiente per la sicurezza nucleare e la radioprotezione, nonché l'esecuzione di controlli di sicurezza efficaci ed efficienti dei materiali nucleari nei paesi terzi, rifacendosi ai quadri normativi e alla condivisione delle migliori prassi che esistono all'interno dell'Unione.
Emendamento 3
Proposta di regolamento
Considerando 3 bis (nuovo)
(3 bis)  Lo strumento non dovrebbe promuovere in alcun modo l'uso dell'energia nucleare nei paesi terzi e nell'Unione, ma dovrebbe riguardare in particolare il miglioramento degli standard di sicurezza nucleare a livello mondiale, promuovendo nel contempo un livello elevato di protezione dalle radiazioni e l'applicazione di controlli di sicurezza efficaci ed efficienti dei materiali nucleari.
Emendamento 4
Proposta di regolamento
Considerando 3 ter (nuovo)
(3 ter)  Gli incidenti nucleari avvenuti nelle centrali nucleari di Chernobyl nel 1986 e di Fukushima Daiichi nel 2011 hanno mostrato chiaramente che tali incidenti hanno conseguenze terribili a livello mondiale per i cittadini e l'ambiente. Ciò evidenzia la necessità dei più elevati standard e controlli di sicurezza nucleare e di sforzi continui per migliorare tali standard e controlli di sicurezza a livello globale, nonché del sostegno della Comunità al perseguimento di tali obiettivi nei paesi terzi. Gli standard e i controlli di sicurezza in questione dovrebbero rispecchiare le pratiche più avanzate, in particolare in termini di governance e di indipendenza a livello normativo.
Emendamento 5
Proposta di regolamento
Considerando 4
(4)  Il presente regolamento rientra nel quadro elaborato per la programmazione della cooperazione e dovrebbe integrare le misure di cooperazione in ambito nucleare finanziate ai sensi del [regolamento NDICI].
(4)  Il presente regolamento rientra nel quadro elaborato per la programmazione della cooperazione e dovrebbe integrare le misure di cooperazione in ambito nucleare finanziate ai sensi del [regolamento NDICI], il quale rientra nell'ambito di applicazione del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 209, l'articolo 212 e l'articolo 322, paragrafo 1.
Emendamento 6
Proposta di regolamento
Considerando 5 bis (nuovo)
(5 bis)  La Comunità è parte della convenzione sulla sicurezza nucleare (1994) e della convenzione congiunta sulla sicurezza della gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi (1997).
Emendamento 7
Proposta di regolamento
Considerando 5 ter (nuovo)
(5 ter)  La trasparenza e l'informazione del pubblico in merito alla sicurezza nucleare, ai controlli di sicurezza, allo smantellamento e alle attività di gestione dei rifiuti come prescritto, ad esempio, dalla convenzione di Aarhus (1998), sono elementi importanti per prevenire gli effetti negativi dei materiali radioattivi sui cittadini e sull'ambiente e dovrebbero pertanto essere garantite nel quadro dello strumento.
Emendamento 8
Proposta di regolamento
Considerando 6
(6)  Ai sensi del capo 10 del trattato Euratom, la Comunità dovrebbe proseguire la stretta collaborazione con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) per quanto riguarda la sicurezza nucleare e i controlli di sicurezza nucleare, ai fini degli obiettivi di cui al titolo II, capi 3 e 7.
(6)  Ai sensi del capo 10 del trattato Euratom, la Comunità dovrebbe proseguire la stretta collaborazione con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) per quanto riguarda la sicurezza nucleare e i controlli di sicurezza nucleare, ai fini degli obiettivi di cui al titolo II, capi 3 e 7. Dovrebbe inoltre cooperare con altre organizzazioni internazionali rispettate in questo settore come l'Agenzia per l'energia nucleare dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo e il partenariato ambientale per la dimensione settentrionale, che perseguono obiettivi analoghi a quelli della Comunità nell'ambito della sicurezza nucleare. La coerenza, la complementarietà e la cooperazione tra lo strumento e tali organizzazioni e i loro programmi possono aumentare la portata, l'efficienza e l'efficacia delle misure di sicurezza nucleare in tutto il mondo. È opportuno evitare duplicazioni e sovrapposizioni inutili.
Emendamento 9
Proposta di regolamento
Considerando 6 bis (nuovo)
(6 bis)  Per migliorare costantemente la sicurezza nucleare e rafforzare la regolamentazione in quest'ambito nell'Unione, il Consiglio ha adottato le direttive 2009/71/Euratom, 2011/70/Euratom e 2013/59/Euratom del Consiglio. Tali direttive, insieme agli standard elevati della Comunità in materia di sicurezza nucleare e di smantellamento, forniscono gli orientamenti per azioni finanziate nel quadro dello strumento e motivano i paesi terzi che cooperano ad attuare norme e standard con il medesimo livello di sicurezza.
Emendamento 10
Proposta di regolamento
Considerando 6 ter (nuovo)
(6 ter)  Lo strumento dovrebbe inoltre promuovere la cooperazione internazionale basata sulla sicurezza nucleare e la gestione delle scorie radioattive. I paesi partner dovrebbero essere incoraggiati ad aderire a tali convenzioni, consentendo ad una revisione periodica inter pares con il sostegno dell'AIEA dei loro sistemi nazionali. Le revisioni inter pares forniscono una visione esterna della situazione e delle sfide in materia di sicurezza nucleare nei paesi terzi, che può essere utilizzata nella programmazione del sostegno di alto livello dell'Unione. Lo strumento può trarre vantaggio dalle revisioni di agenzie nucleari internazionali autorevoli, che svolgono relazioni in materia di revisioni inter pares per i potenziali beneficiari dello strumento. Le risultanze e raccomandazioni di tali revisioni inter pares che sono rese disponibili alle autorità nazionali possono altresì contribuire a stabilire la priorità tra le misure concrete di sostegno per i paesi terzi interessati.
Emendamento 11
Proposta di regolamento
Considerando 6 quater (nuovo)
(6 quater)  I concetti di sicurezza nucleare e di protezione nucleare sono legati in modo indissolubile, dato che l'assenza di sicurezza nucleare, ad esempio riguardo a processi di funzionamento sicuri, può far sorgere rischi per la protezione nucleare mentre i rischi per la protezione, in particolare i nuovi rischi connessi ad esempio alla sicurezza informatica, possono comportare nuove sfide per la sicurezza nucleare. Di conseguenza, le attività di protezione nucleare che l'Unione svolge nei paesi terzi, indicate all'allegato II del regolamento [COD n. 2018/0243 (NDICI)] e le attività finanziate tramite lo strumento dovrebbero essere coerenti e complementari.
Emendamento 12
Proposta di regolamento
Considerando 7
(7)  Il presente strumento dovrebbe prevedere azioni a sostegno di tali obiettivi e rifarsi alle azioni precedentemente finanziate a norma del regolamento (Euratom) n. 237/201424 per la sicurezza nucleare e i controlli di sicurezza nucleare nei paesi terzi, in particolare i paesi in via di adesione, i paesi candidati e i candidati potenziali.
(7)  Il presente strumento dovrebbe prevedere azioni a sostegno di tali obiettivi e rifarsi alle azioni precedentemente finanziate a norma del regolamento (Euratom) n. 237/201424 per la sicurezza nucleare, la gestione sicura dei rifiuti radioattivi, lo smantellamento e la bonifica in condizioni di sicurezza degli ex siti nucleari e i controlli di sicurezza nucleare nei paesi terzi, in particolare i paesi in via di adesione, i paesi candidati e i candidati potenziali, nonché nell'area del vicinato a norma del ... [COD 2018/0243, NDICI). Al fine di attuare gli standard più elevati di sicurezza nucleare e individuare le carenze nelle misure di sicurezza esistenti, lo strumento potrebbe sostenere gli organismi di regolamentazione nucleare nell'esecuzione di valutazioni complete dei rischi e della sicurezza ("stress test") degli impianti esistenti e delle centrali nucleari in costruzione, sulla base dell'acquis comunitario in materia di sicurezza nucleare e gestione delle scorie radioattive, l'attuazione di raccomandazioni e il monitoraggio delle misure pertinenti. Il Parlamento europeo dovrebbe essere informato costantemente dalla Commissione circa le attività di sicurezza nucleare intraprese nei paesi terzi e lo stato della loro attuazione.
_______________
_________________
24 Regolamento (Euratom) n. 237/2014 del Consiglio, del 13 dicembre 2013, che istituisce uno strumento per la cooperazione in materia di sicurezza nucleare (GU L 77 del 15.3.2014, pag. 109).
24 Regolamento (Euratom) n. 237/2014 del Consiglio, del 13 dicembre 2013, che istituisce uno strumento per la cooperazione in materia di sicurezza nucleare (GU L 77 del 15.3.2014, pag. 109).
Emendamento 13
Proposta di regolamento
Considerando 7 bis (nuovo)
(7 bis)  In base all'articolo 3 TUE, l'Unione si prefigge di promuovere il benessere dei suoi popoli. Il presente strumento offre all'Unione la possibilità di migliorare in modo sostenibile la situazione socioeconomica e sanitaria delle persone in tutto il mondo, all'interno e all'esterno dei suoi confini. I progetti finanziati dallo strumento dovrebbero altresì essere coerenti con le politiche interne ed esterne dell'Unione, contribuendo ad esempio al raggiungimento di obiettivi di sviluppo sostenibile quali la salute e il benessere, l'acqua pulita e i servizi igienico-sanitari. Lo stesso strumento dovrebbe seguire i principi della buona governance e contribuire in tal modo all'obiettivo di sviluppo sostenibile di pace, giustizia e istituzioni solide.
Emendamento 14
Proposta di regolamento
Considerando 7 ter (nuovo)
(7 ter)  Il presente strumento dovrebbe mirare a indurre i paesi che ricevono assistenza finanziaria a norma del presente regolamento a rispettare gli impegni derivanti dagli accordi di partenariato e di associazione con l'Unione e dal trattato di non proliferazione delle armi nucleari, rispettare le convenzioni internazionali pertinenti, mantenere gli standard di sicurezza nucleare e radioprotezione e impegnarsi ad attuare le raccomandazioni e le misure pertinenti con gli standard più elevati di trasparenza e pubblicità.
Emendamento 15
Proposta di regolamento
Considerando 7 quater (nuovo)
(7 quater)  Il presente strumento dovrebbe, attraverso progetti da esso finanziati, sostenere appieno misure di sicurezza e salvaguardia nucleare nonché migliorare la situazione sanitaria delle persone nei paesi terzi, specie di quelle che vivono vicino a centrali nucleari e/o ad aree di estrazione dell'uranio, inclusa la bonifica in condizioni di sicurezza di ex siti minerari di uranio nei paesi terzi, in particolare in Asia centrale e in Africa, dove attualmente circa il 18 % della fornitura mondiale di uranio proviene dal Sud Africa, dal Niger e dalla Namibia.
Emendamento 16
Proposta di regolamento
Considerando 7 quinquies (nuovo)
(7 quinquies)  Il presente strumento dovrebbe mirare a indurre i paesi che ricevono assistenza finanziaria a norma del presente regolamento a promuovere i principi democratici, lo Stato di diritto e i diritti umani e a rispettare gli impegni derivanti dalle convenzioni di Espoo e di Aarhus.
Emendamento 17
Proposta di regolamento
Considerando 8
(8)  L'attuazione del presente regolamento dovrebbe prevedere l'eventuale consultazione delle autorità competenti degli Stati membri e un dialogo con i paesi partner.
(8)  L'attuazione del presente regolamento dovrebbe prevedere l'eventuale consultazione, ove appropriato, delle autorità competenti dell'Unione e degli Stati membri, tra cui il gruppo dei regolatori europei in materia di sicurezza nucleare, e un dialogo con i paesi partner. Tale consultazione dovrebbe, in particolare, avvenire durante lo sviluppo dei programmi indicativi pluriennali e prima della loro adozione. Qualora tale dialogo non risponda alle preoccupazioni dell'Unione in materia di sicurezza nucleare, il finanziamento esterno a norma del presente regolamento non dovrebbe essere concesso.
Emendamento 18
Proposta di regolamento
Considerando 8 bis (nuovo)
(8 bis)  È opportuno promuovere un approccio individuale e differenziato nei confronti dei paesi che ricevono un sostegno attraverso lo strumento. L'uso dello strumento dovrebbe essere basato sulla valutazione delle esigenze specifiche dei paesi che ricevono il sostegno nonché sul vantaggio globale atteso dello strumento, in particolare i cambiamenti strutturali nei paesi interessati.
Emendamento 19
Proposta di regolamento
Considerando 8 ter (nuovo)
(8 ter)  Gli organismi di regolamentazione, le organizzazioni di supporto tecnico, le imprese di ingegneria nucleare e le imprese produttrici di energia nucleare degli Stati membri dispongono delle competenze e del know-how necessari per quanto riguarda l'attuazione degli standard più elevati di sicurezza nucleare e radioprotezione nei diversi sistemi di regolamentazione degli Stati membri, il che può rappresentare un'utile fonte di supporto per i paesi partner che intendono fare lo stesso nei propri quadri di regolamentazione e industriali nazionali.
Emendamento 20
Proposta di regolamento
Considerando 9
(9)  Ove possibile ed opportuno, i risultati dell’azione esterna della Comunità dovrebbero essere controllati e valutati sulla base di indicatori predefiniti, trasparenti, specifici per ciascun paese e misurabili, adattati alle specificità e agli obiettivi dello strumento e, di preferenza, secondo il quadro dei risultati del paese partner.
(9)  I risultati dell'azione esterna della Comunità dovrebbero essere controllati e valutati sulla base di indicatori predefiniti, trasparenti, specifici per ciascun paese e misurabili, adattati alle specificità e agli obiettivi dello strumento e, di preferenza, secondo il quadro dei risultati del paese partner. Gli indicatori dovrebbero essere orientati al rendimento e ai risultati, al fine di richiedere maggiore responsabilità e rendicontabilità da parte dei paesi beneficiari nei confronti dell'Unione e degli Stati membri in relazione ai risultati conseguiti nell'attuazione delle misure di miglioramento della sicurezza.
Emendamento 21
Proposta di regolamento
Considerando 10
(10)  È opportuno che l'Unione e la Comunità si adoperino per utilizzare le risorse disponibili nel modo più efficace possibile, al fine di ottimizzare l'impatto della loro azione esterna. Ciò dovrebbe essere realizzato attraverso la coerenza e la complementarità tra gli strumenti dell'Unione per il finanziamento dell'azione esterna e la creazione di sinergie con le altre politiche e gli altri programmi dell'Unione. Al fine di massimizzare l’impatto di un insieme di interventi per raggiungere un obiettivo comune, il presente regolamento dovrebbe consentire la combinazione dei finanziamenti con altri programmi dell’Unione, a condizione che i contributi non coprano gli stessi costi.
(10)  È opportuno che l'Unione e la Comunità si adoperino per utilizzare le risorse disponibili e le competenze degli Stati membri nel modo ottimale e più efficace possibile e che si impegnino per migliorare l'attuazione e la qualità della spesa, al fine di ottimizzare l'impatto della loro azione esterna. Ciò dovrebbe essere realizzato attraverso la coerenza e la complementarità tra gli strumenti dell'Unione per il finanziamento dell'azione esterna e la creazione di sinergie con le altre politiche e gli altri programmi dell'Unione, come i programmi Euratom di ricerca e formazione. Al fine di massimizzare l’impatto di un insieme di interventi per raggiungere un obiettivo comune, il presente regolamento dovrebbe consentire la combinazione dei finanziamenti con altri programmi dell’Unione, a condizione che i contributi non coprano gli stessi costi.
Emendamento 22
Proposta di regolamento
Considerando 14
(14)  Le tipologie di finanziamento e le modalità di attuazione previste dal presente regolamento andrebbero scelte in funzione delle rispettive capacità di conseguire gli obiettivi specifici delle azioni e di produrre risultati, tenuto conto, tra l'altro, dei costi dei controlli, degli oneri amministrativi e del rischio previsto di inottemperanza. A tal fine, si dovrebbe valutare l'opportunità di utilizzare somme forfettarie, tassi fissi e costi unitari, nonché finanziamenti non collegati ai costi di cui all'articolo 125, paragrafo 1, del regolamento finanziario.
(14)  Le tipologie di finanziamento e le modalità di attuazione previste dal presente regolamento andrebbero scelte in funzione delle rispettive capacità di conseguire gli obiettivi specifici delle azioni e di produrre risultati, tenuto conto, tra l'altro, dei costi dei controlli, degli oneri amministrativi e del rischio previsto di inottemperanza, considerando al contempo la loro accessibilità per i potenziali partner e la loro capacità di creare certezza giuridica. A tal fine, si dovrebbe valutare l'opportunità di utilizzare somme forfettarie, tassi fissi e costi unitari, nonché finanziamenti non collegati ai costi di cui all'articolo 125, paragrafo 1, del regolamento finanziario.
Emendamento 23
Proposta di regolamento
Considerando 15 bis (nuovo)
(15 bis)  Per promuovere l'attuazione efficiente e tempestiva degli standard più elevati di sicurezza nucleare nei paesi terzi, i processi decisionali e negoziali in seno alla Commissione e con i paesi terzi devono essere efficienti e rapidi.
Emendamento 24
Proposta di regolamento
Articolo 2 – paragrafo 1
1.  L’obiettivo del presente regolamento è integrare le attività di cooperazione in ambito nucleare che sono finanziate ai sensi del [regolamento NDICI], in particolare al fine di sostenere la promozione di un elevato livello di sicurezza nucleare e di radioprotezione e l’esecuzione di controlli di sicurezza efficaci ed efficienti dei materiali nucleari nei paesi terzi, rifacendosi alle attività all’interno della Comunità e in linea con le disposizioni del presente regolamento.
1.  L’obiettivo del presente regolamento è integrare le attività di cooperazione in ambito nucleare che sono finanziate ai sensi del [regolamento NDICI], in particolare al fine di sostenere la promozione di un elevato livello di sicurezza nucleare e di radioprotezione e l’esecuzione di controlli di sicurezza efficaci ed efficienti dei materiali nucleari nei paesi terzi, rifacendosi ai quadri normativi e alle migliori prassi all’interno della Comunità e in linea con le disposizioni del presente regolamento e contribuendo a garantire un uso esclusivamente civile del materiale nucleare, favorendo in tal modo la tutela dei cittadini e dell'ambiente. Nel quadro di tale obiettivo, il presente regolamento mira altresì a sostenere l'attuazione della trasparenza nel processo decisionale relativo al nucleare da parte delle autorità degli Stati membri.
La cooperazione fornita dall'Unione in materia di sicurezza e salvaguardie nucleari a norma del presente regolamento non è volta a promuovere l'energia nucleare.
Emendamento 25
Proposta di regolamento
Articolo 2 – paragrafo 2 – lettera a
(a)  la promozione di un'autentica cultura della sicurezza nucleare, l'attuazione degli standard più elevati di sicurezza nucleare e radioprotezione e il miglioramento costante della sicurezza nucleare;
(a)  la promozione di un'autentica cultura e governance della sicurezza nucleare e il miglioramento costante della sicurezza nucleare nonché l'attuazione degli standard più elevati di sicurezza nucleare e radioprotezione che esistono nell'ambito della Comunità e a livello internazionale per le attività nucleari pertinenti;
Emendamento 26
Proposta di regolamento
Articolo 2 – paragrafo 2 – lettera b
(b)  la gestione responsabile e sicura del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi, nonché lo smantellamento e la bonifica degli ex siti e impianti nucleari;
(b)  la gestione responsabile e sicura dei rifiuti radioattivi, dalla produzione allo smaltimento finale, compreso il combustibile esaurito (ovvero pretrattamento, trattamento, condizionamento, stoccaggio e smaltimento), nonché lo smantellamento e la bonifica in condizioni di sicurezza degli ex siti e impianti nucleari e dei siti dismessi per l'estrazione dell'uranio o in cui sono stati affondati oggetti e materiali radioattivi;
Emendamento 27
Proposta di regolamento
Articolo 2 – paragrafo 2 – lettera c
(c)  l'istituzione di sistemi di controllo efficaci ed efficienti.
(c)  l'istituzione di controlli di sicurezza efficaci, efficienti e trasparenti per il materiale nucleare;
Emendamento 28
Proposta di regolamento
Articolo 2 – paragrafo 2 – lettera c bis (nuova)
(c bis)  l'incentivazione della promozione della trasparenza e dell'apertura generali delle autorità dei paesi terzi nonché l'informazione e la partecipazione del pubblico ai processi decisionali relativi alla sicurezza degli impianti nucleari e a pratiche efficaci di gestione dei rifiuti radioattivi, in conformità delle convenzioni e degli strumenti internazionali;
Emendamento 29
Proposta di regolamento
Articolo 2 – paragrafo 2 – lettera c ter (nuova)
(c ter)  l'utilizzo delle conoscenze e delle azioni dello strumento per sfruttare l'influenza politica nelle organizzazioni internazionali del settore dell'energia e della sicurezza.
Emendamento 30
Proposta di regolamento
Articolo 3 – paragrafo 1
1.  Nell'attuazione del presente regolamento vengono garantite la coerenza, le sinergie e la complementarità con il regolamento (UE) XXX/XXX (NDICI), altri programmi dell'azione esterna dell'Unione, nonché altre politiche e programmi pertinenti dell'Unione, e la coerenza delle politiche per lo sviluppo.
1.  Nell'attuazione del presente regolamento vengono garantite la coerenza, le sinergie e la complementarità con il regolamento (UE) XXX/XXX (NDICI), altri programmi dell'azione esterna dell'Unione, nonché altre politiche e direttive pertinenti e atti legislativi dell'Unione, quali le direttive 2009/71/Euratom, 2011/70/Euratom e 2013/59/Euratom, gli obiettivi e i valori dell'Unione e programmi quali il programma di ricerca e formazione della Comunità europea dell'energia atomica che integra Orizzonte Europa, nonché la coerenza delle politiche per lo sviluppo.
Emendamento 31
Proposta di regolamento
Articolo 3 – paragrafo 2 bis (nuovo)
2 bis.  La Commissione coordina la propria cooperazione con i paesi terzi e con le organizzazioni che perseguono obiettivi analoghi, in particolare l'AIEA e l'OCSE/AEN. Tale coordinamento permetterà alla Comunità e alle organizzazioni interessate di evitare le duplicazioni delle azioni e dei finanziamenti destinati ai paesi terzi. La Commissione coinvolge anche le autorità competenti degli Stati membri e gli operatori europei nell'esecuzione dei suoi compiti, mettendo a profitto la qualità della competenza europea nel settore della sicurezza e dei controlli di sicurezza nucleari.
Emendamento 32
Proposta di regolamento
Articolo 4 – comma 1
La dotazione finanziaria per l'attuazione del presente regolamento nel periodo 2021-2027 è di 300 milioni di EUR a prezzi correnti.
La dotazione finanziaria per l'attuazione del presente regolamento nel periodo 2021-2027 è di 266 milioni di EUR a prezzi costanti.
Emendamento 33
Proposta di regolamento
Articolo 5 – comma 1
Gli accordi di associazione, gli accordi di partenariato e di cooperazione, gli accordi multilaterali e gli altri accordi che instaurano una relazione giuridicamente vincolante con i paesi partner, come pure le conclusioni del Consiglio europeo e le conclusioni del Consiglio, le dichiarazioni dei vertici o le conclusioni delle riunioni ad alto livello con i paesi partner, le comunicazioni della Commissione o le comunicazioni congiunte della Commissione e dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, costituiscono il quadro strategico generale per l'attuazione del presente regolamento.
L'acquis comunitario relativo alla sicurezza nucleare e alla gestione sicura del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi, gli accordi di associazione, gli accordi di partenariato e di cooperazione, gli accordi multilaterali e gli altri accordi che instaurano una relazione giuridicamente vincolante con i paesi partner, come pure le conclusioni del Consiglio europeo e le conclusioni del Consiglio, le dichiarazioni dei vertici o le conclusioni delle riunioni ad alto livello con i paesi partner, le comunicazioni della Commissione o le comunicazioni congiunte della Commissione e dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, costituiscono il quadro strategico generale per l'attuazione del presente regolamento.
Emendamento 34
Proposta di regolamento
Articolo 6 – paragrafo 2
2.  I programmi indicativi pluriennali garantiscono un quadro coerente per la cooperazione tra la Comunità e i paesi terzi o le regioni interessate, che sia in linea con la finalità generale e l'ambito di applicazione, gli obiettivi, i principi e la politica della Comunità e fondata sul quadro strategico di cui all’articolo 5.
2.  I programmi indicativi pluriennali garantiscono un quadro coerente per la cooperazione tra la Comunità e i paesi terzi, le regioni o le organizzazioni internazionali interessate, che sia in linea con la finalità generale e l'ambito di applicazione, gli obiettivi, i principi e la politica della Comunità e fondata sul quadro strategico di cui all’articolo 5.
Emendamento 35
Proposta di regolamento
Articolo 6 – paragrafo 3
3.   I programmi indicativi pluriennali costituiscono la base generale della cooperazione e definiscono gli obiettivi della Comunità per la cooperazione nell'ambito del presente regolamento, tenendo in considerazione le esigenze dei paesi interessati, le priorità della Comunità, la situazione internazionale e le attività dei paesi terzi interessati. I programmi indicativi pluriennali indicano altresì il valore aggiunto della cooperazione e come evitare duplicazioni con altri programmi e iniziative, specialmente quelle di organizzazioni internazionali che perseguono obiettivi simili e dei principali donatori.
3.   I programmi indicativi pluriennali costituiscono la base generale della cooperazione e definiscono gli obiettivi della Comunità per la cooperazione nell'ambito del presente regolamento, tenendo in considerazione le esigenze e le circostanze nei paesi interessati, le priorità della Comunità, la situazione internazionale e le attività dei paesi terzi interessati. I programmi indicativi pluriennali indicano altresì il valore aggiunto della cooperazione e come evitare duplicazioni con altri programmi e iniziative, specialmente quelle di organizzazioni internazionali che perseguono obiettivi simili e dei principali donatori.
Emendamento 36
Proposta di regolamento
Articolo 6 – paragrafo 3 bis (nuovo)
3 bis.  I programmi indicativi pluriennali mirano a indurre i paesi che ricevono assistenza finanziaria a norma del presente regolamento a rispettare gli impegni derivanti dagli accordi con l'Unione e dal trattato di non proliferazione delle armi nucleari, a rispettare le convenzioni internazionali pertinenti, a mantenere gli standard di sicurezza nucleare e radioprotezione e ad impegnarsi ad attuare le raccomandazioni e le misure pertinenti con gli standard più elevati in materia di trasparenza e pubblicità.
Emendamento 37
Proposta di regolamento
Articolo 6 – paragrafo 4 bis (nuovo)
4 bis.  I programmi indicativi pluriennali dovrebbero definire un quadro per controlli qualificati e indipendenti, al fine di aumentare il livello di sicurezza nucleare dei paesi partner. Essi potrebbero includere disposizioni per sostenere le autorità di regolamentazione nucleare ad eseguire valutazioni complete dei rischi e della sicurezza ("stress test") delle centrali nucleari, sulla base dell'acquis comunitario in materia di sicurezza nucleare e rifiuti radioattivi, nonché l'attuazione delle raccomandazioni derivanti da tali "stress test" e il monitoraggio dell'applicazione delle pertinenti misure, per esempio nei paesi in via di adesione, nei paesi candidati e candidati potenziali, nonché nei paesi che rientrano nella politica europea di vicinato.
Emendamento 38
Proposta di regolamento
Articolo 6 – paragrafo 5
5.  I programmi indicativi pluriennali sono elaborati sulla base di un dialogo con i paesi o le regioni partner.
5.  I programmi indicativi pluriennali sono elaborati sulla base di un dialogo con i paesi o le regioni partner. Nel corso dell'elaborazione e prima dell'adozione dei programmi, la Commissione dovrebbe consultare il gruppo dei regolatori europei in materia di sicurezza nucleare (ENSREG) e, ove appropriato, le pertinenti autorità nazionali degli Stati membri.
Emendamento 39
Proposta di regolamento
Articolo 6 – paragrafo 6
6.  La Commissione adotta i programmi indicativi pluriennali secondo la procedura di esame di cui all'articolo 13, paragrafo 2. Secondo la stessa procedura, la Commissione riesamina e, ove necessario, aggiorna tali programmi indicativi.
6.  La Commissione adotta i programmi indicativi pluriennali secondo la procedura di esame di cui all'articolo 13, paragrafo 2. Secondo la stessa procedura, la Commissione effettua la loro revisione intermedia e, ove necessario, riesamina e aggiorna tali programmi indicativi.
Emendamento 40
Proposta di regolamento
Articolo 7 – paragrafo 3 – comma 1 – lettera a
(a)  i piani d’azione, le misure individuali e le misure di sostegno per i quali il finanziamento dell'Unione non è superiore a 10 milioni di EUR;
(a)  le misure individuali e le misure di sostegno per i quali il finanziamento dell'Unione non è superiore a 10 milioni di EUR;
Emendamento 41
Proposta di regolamento
Articolo 8 – paragrafo 2 – lettera b
(b)  spese connesse alle attività di informazione e comunicazione, comprese l'elaborazione di strategie di comunicazione, la comunicazione istituzionale e la visibilità delle priorità politiche dell'Unione.
(b)  spese connesse alle attività di informazione e comunicazione, comprese l'elaborazione di strategie di comunicazione, la comunicazione istituzionale e la visibilità delle priorità politiche, degli obiettivi e dei valori dell'Unione.
Emendamento 42
Proposta di regolamento
Articolo 11 bis (nuovo)
Articolo 11 bis
Criteri relativi alla cooperazione internazionale in materia di sicurezza nucleare
1.   Laddove il paese terzo e la Comunità condividano una visione comune e raggiungano un accordo reciproco, si presenta una richiesta formale alla Commissione, che costituisce un impegno per il governo in questione.
2.   I paesi terzi interessati a cooperare con la Comunità sono parti del trattato di non proliferazione delle armi nucleari e del suo protocollo addizionale o di un accordo di salvaguardia con l'Agenzia internazionale per l'energia atomica, sufficiente a fornire una garanzia credibile dell'assenza di distrazioni dei materiali nucleari dichiarati dalle attività nucleari pacifiche e dell'assenza di materiale o attività nucleari non dichiarati in tale Stato. Essi aderiscono pienamente ai principi fondamentali sulla sicurezza, come indicati negli standard di sicurezza dell'AIEA, e sono parti delle pertinenti convenzioni, come la convenzione sulla sicurezza nucleare e la convenzione congiunta sulla sicurezza della gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi, o hanno intrapreso iniziative che dimostrino il fermo impegno ad aderirvi. In caso di cooperazione attiva, tale impegno è oggetto di una valutazione a cadenza annuale, tenendo conto delle relazioni nazionali e di altri documenti concernenti l'attuazione delle convenzioni pertinenti. Sulla base di tale valutazione, è adottata una decisione in merito alla prosecuzione della cooperazione. In via eccezionale, si applicano tali principi con flessibilità nei casi di emergenza.
3.   Per assicurare e monitorare il rispetto degli obiettivi della cooperazione del presente regolamento, il paese terzo interessato accetta la valutazione delle azioni intraprese a norma del paragrafo 2. Tale valutazione consente il monitoraggio e il controllo del rispetto degli obiettivi concordati e può costituire una condizione da soddisfare per continuare a ricevere i contributi della Comunità.
Emendamento 43
Proposta di regolamento
Articolo 12 – paragrafo 1
1.  Il monitoraggio, la rendicontazione e la valutazione sono effettuati ai sensi dell’articolo 31, paragrafi 2, 4, 5 e 6, e degli articoli 32 e 36 del regolamento (UE) XXX/XXX NDICI.
1.  Il monitoraggio, la rendicontazione e la valutazione sono effettuati ai sensi dell’articolo 31, paragrafi 2, 4, 5 e 6, e degli articoli 32 e 36 del regolamento (UE) XXX/XXX NDICI. Le valutazioni specifiche di cui all'articolo 32, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. XXX/XXX NDICI, relative alla sicurezza nucleare, alla salvaguardia e alla protezione dalle radiazioni, previa consultazione dell'ENSREG, sono discusse in seno al comitato dello strumento europeo per la sicurezza nucleare internazionale e presentate al Parlamento europeo.
Emendamento 44
Proposta di regolamento
Articolo 12 – paragrafo 2 – lettera a
(a)  numero di atti giuridici e normativi elaborati, presentati e/o riveduti;
(a)   numero di atti giuridici e normativi elaborati, presentati e/o riveduti e attuati con successo, nonché il loro impatto sugli standard e i controlli in materia di sicurezza nucleare nei rispettivi paesi, compresi gli effetti sui cittadini e sull'ambiente;
Emendamento 45
Proposta di regolamento
Articolo 12 – paragrafo 2 – lettera b
(b)  numero di studi di progettazione, validità concettuale o fattibilità per la realizzazione di infrastrutture in linea con i più elevati standard di sicurezza nucleare.
(b)   numero di studi di progettazione, validità concettuale o fattibilità per la realizzazione di infrastrutture in linea con i più elevati standard di sicurezza nucleare e attuazione riuscita dei risultati di tali studi.
Emendamento 46
Proposta di regolamento
Articolo 12 – paragrafo 2 – lettera b bis (nuova)
(b bis)  sicurezza nucleare, radioprotezione e misure efficaci ed efficienti per il miglioramento dei controlli di sicurezza, sulla base degli standard più elevati per la sicurezza nucleare, la radioprotezione e i controlli di sicurezza nucleari, compresi i risultati della valutazione internazionale inter pares, attuate negli impianti nucleari.
Emendamento 47
Proposta di regolamento
Articolo 12 bis (nuovo)
Articolo 12 bis
Trasparenza
La Commissione e i paesi terzi che cooperano con l'Unione nel quadro del presente strumento garantiscono che le informazioni necessarie relative alle misure di sicurezza nucleare intraprese in tali paesi terzi con l'aiuto dello strumento e in relazione ai loro standard generali di sicurezza nucleare siano messe a disposizione dei lavoratori e del pubblico in generale, con particolare riguardo degli enti locali, della popolazione e dei portatori di interessi nelle vicinanze di un impianto nucleare. Tale obbligo include la garanzia che l'autorità di regolamentazione competente e i titolari delle licenze forniscano le informazioni che rientrano nei rispettivi ambiti di competenza. Le informazioni sono rese accessibili al pubblico conformemente alla legislazione e agli strumenti internazionali in materia, purché ciò non pregiudichi altri interessi superiori, quali la sicurezza, che sono riconosciuti dalla legislazione e da strumenti internazionali in materia.

Lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali
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Risoluzione del Parlamento europeo del 17 gennaio 2019 sull'attuazione della direttiva 2011/7/UE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali (2018/2056(INI))
P8_TA-PROV(2019)0042A8-0456/2018

Il Parlamento europeo,

–  vista la direttiva 2011/7/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali(1),

–  visti la relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'attuazione della direttiva 2011/7/UE (COM(2016)0534) e il documento di lavoro dei servizi della Commissione che la accompagna (SWD(2016)0278),

–  vista la sua risoluzione del 26 maggio 2016 sulla strategia per il mercato unico(2),

–  vista la sua risoluzione del 15 settembre 2016 sull'accesso al credito per le PMI e il rafforzamento della diversità del finanziamento alle PMI nell'Unione dei mercati dei capitali(3),

–  vista l'analisi approfondita dal titolo "Directive 2011/7/EU on late payments in commercial transactions: European Implementation Assessment" (Direttiva 2011/7/UE sui ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali: valutazione dell'attuazione a livello europeo), pubblicata dal Servizio Ricerca del Parlamento europeo nel luglio 2018,

–  viste le relazioni sui pagamenti in Europa ("European Payment Reports") pubblicate da Intrum,

–  visti l'articolo 52 del suo regolamento, nonché l'articolo 1, paragrafo 1, lettera e), e l'allegato 3 della decisione della Conferenza dei presidenti del 12 dicembre 2002 sulla procedura relativa alla concessione dell'autorizzazione ad elaborare relazioni di iniziativa,

–  vista la relazione della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (A8-0456/2018),

A.  considerando che i pagamenti sono la linfa vitale delle imprese e che, in un ambiente imprenditoriale vitale ed efficiente, la rapidità dei pagamenti fa sì che le imprese siano in grado di rimborsare tempestivamente le proprie passività nonché di espandersi, investire, creare occupazione, generare una crescita economica più ampia e apportare benefici all'economia europea in generale;

B.  considerando che nel mercato interno la fornitura di beni e servizi tra operatori economici oppure tra operatori economici e pubbliche amministrazioni avviene per la maggior parte sulla base di pagamenti differiti, in un sistema in cui il fornitore concede al cliente un termine per il pagamento della fattura secondo quanto concordato tra le parti o quanto stabilito dalla fattura del fornitore o dalle pertinenti disposizioni giuridiche;

C.  considerando che il ritardo nei pagamenti è una pratica dannosa persistente che ha un effetto negativo sullo sviluppo delle imprese europee, in particolare delle PMI, che non dispongono di flussi di liquidità prevedibili allorché si verificano ritardi di pagamento;

D.  considerando che le piccole e medie imprese sono particolarmente colpite dall'insolvenza, che influisce negativamente sulla loro liquidità, complicando la loro gestione finanziaria e incidendo sulla loro competitività e redditività;

E.  considerando che le grandi imprese dispongono di maggiori risorse rispetto alle PMI per tutelarsi dai ritardi di pagamento, ad esempio attraverso pagamenti anticipati, controlli del credito, recupero crediti, garanzie bancarie o assicurazioni contro i rischi di credito, e potrebbero inoltre essere in una posizione migliore per sfruttare il contesto globale caratterizzato da bassi tassi di interesse per aumentare i loro investimenti e il loro potere negoziale;

F.  considerando che, a norma della direttiva 2011//7/UE (direttiva sui ritardi di pagamento), alle pubbliche amministrazioni spetta una "particolare responsabilità"(4) nel promuovere un contesto economico che favorisca la puntualità dei pagamenti;

G.  considerando che la direttiva sui ritardi di pagamento prevede, tra l'altro, termini di pagamento per le transazioni tra imprese (B2B) e tra pubblica amministrazione e imprese (PA2B), il diritto automatico agli interessi di mora, un minimo di 40 EUR a titolo di compensazione per i costi di recupero e interessi legali superiori di almeno l'8 % al tasso di riferimento della Banca centrale europea;

H.  considerando che, nonostante la generale riduzione della durata media dei periodi di pagamento determinata dalla direttiva sui ritardi di pagamento, nell'UE sei imprese su dieci sono ancora pagate in ritardo nelle transazioni tra imprese rispetto a quanto concordato nel contratto;

I.  considerando che, fra le diverse categorie di imprese in termini di dimensioni, le PMI hanno le probabilità più elevate di accettare o di vedersi imporre da imprese più grandi termini di pagamento più lunghi o iniqui a causa dello squilibrio di potere negoziale e del timore di danneggiare le relazioni commerciali e di perdere un futuro contratto;

J.  considerando che, secondo il barometro Atradius relativo alle pratiche di pagamento, in Europa il 95 % delle PMI dichiara di essere pagata in ritardo, una percentuale più elevata rispetto alle grandi imprese, il che consente di concludere che le PMI tendono a pagare più rapidamente delle grandi imprese ma vengono pagate più tardi;

K.  considerando che i ritardi di pagamento interessano tutti i settori economici, ma sono particolarmente diffusi in quelli con una prevalenza di PMI nella relativa catena di valore (ad esempio l'edilizia, i servizi di pubblica utilità e i trasporti, i servizi professionali, l'industria manifatturiera, l'industria alimentare e delle bevande, nonché l'informatica/le telecomunicazioni);

L.  considerando che i ritardi di pagamento continuano a essere la causa di un fallimento su quattro nell'Unione;

M.  considerando che i ritardi di pagamento comportano costi aggiuntivi per le imprese, che devono utilizzare risorse per sollecitare i pagamenti o devono pagare gli interessi sul credito contratto per continuare l'attività commerciale;

N.  considerando che i ritardi di pagamento o il timore di essere pagati in ritardo rientrano tuttora tra i principali ostacoli alla partecipazione delle PMI agli appalti pubblici;

O.  considerando che, per ogni giorno di riduzione dei ritardi di pagamento, si potrebbero risparmiare 158 milioni di EUR in costi finanziari e il flusso di cassa supplementare potrebbe sostenere 6,5 milioni di posti di lavoro aggiuntivi in Europa;

P.  considerando che la Commissione ha avviato procedure di infrazione contro quattro Stati membri (Grecia, Slovacchia, Spagna e Italia) per l'inadeguata applicazione della direttiva sui ritardi di pagamento e ha deferito l'Italia alla Corte di giustizia;

Q.  considerando che alcuni Stati membri hanno avviato iniziative per diffondere una cultura dei pagamenti rapidi, attraverso la creazione di codici di pagamento rapido, un impegno volontario a livello settoriale o maggiori sinergie con le norme in materia di appalti pubblici;

R.  considerando che la relazione della Commissione sull'attuazione della direttiva sui ritardi di pagamento pubblicata nel 2016 concludeva che il fatto che le imprese fossero consapevoli dei loro diritti a norma della direttiva non significava, tuttavia, che esse si avvalessero di tali diritti e che la mancanza di un sistema comune per il monitoraggio dei periodi medi di pagamento, la mancanza di chiarezza su alcuni concetti chiave della direttiva e lo squilibrio del mercato tra imprese più grandi e imprese più piccole sembravano essere i principali fattori che ostacolavano l'effettiva applicazione della direttiva;

S.  considerando che i ritardi di pagamento rappresentano un problema complesso e pluriforme causato da fattori orizzontali comuni a tutti i settori e a tutti i tipi di transazioni (quali problemi di flusso di cassa, squilibri di potere e di dimensione fra le imprese, struttura della catena di approvvigionamento, inefficienza amministrativa, limitato accesso al credito, scarse conoscenze in materia di gestione delle fatture e del credito) e dall'influenza di fattori esterni (ovvero la situazione economica e la cultura imprenditoriale nazionale) e non è pertanto possibile individuare una soluzione che risolva tutti i problemi;

T.  considerando che la proposta di direttiva in materia di pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese nella filiera alimentare (COM(2018)0173) contiene disposizioni relative ai ritardi di pagamento dei prodotti deperibili e alla designazione da parte degli Stati membri di un'autorità di contrasto che verifichi il rispetto delle norme;

U.  considerando che i problemi che portano ai ritardi di pagamento devono essere affrontati attraverso una combinazione di misure giuridiche e volontarie, con interventi mirati che coinvolgano la Commissione, gli Stati membri e le associazioni imprenditoriali; che tale combinazione comprenderebbe misure preventive, focalizzate sui problemi che sorgono prima che una transazione abbia luogo, e soluzioni correttive, intese ad affrontare i problemi dopo che la transazione è stata completata; che qualsiasi intervento, sia esso normativo o volontario, dovrebbe tener conto delle specificità del settore economico interessato;

Migliorare il comportamento in materia di pagamenti nell'UE attraverso una combinazione di misure giuridiche e volontarie

1.  ritiene che occorra applicare meglio, in modo tempestivo ed efficace, sia la direttiva sui ritardi di pagamento che la legislazione nazionale in materia, attraverso il rispetto dei limiti massimi stabiliti per saldare le fatture e attraverso misure volte a migliorare le norme sulle condizioni di pagamento e a scoraggiare le pratiche sleali; osserva che tali misure possono essere classificate in base alla loro natura (giuridica o volontaria), al loro campo di applicazione (orizzontale o settoriale) e al loro obiettivo (preventive, correttive o intese a produrre un cambiamento della cultura imprenditoriale); ritiene che la legislazione in vigore e i provvedimenti presi parallelamente in alcuni Stati membri riguardo alle violazioni abbiano iniziato a produrre un cambiamento culturale nelle pubbliche amministrazioni di tutta l'UE, determinando un generale calo dei ritardi di pagamento;

2.  afferma che non esiste un approccio universale per affrontare la questione dei ritardi di pagamento, in quanto in alcuni settori B2B i termini di pagamento più lunghi, che in ogni caso rispettino le disposizioni della direttiva 2011/7/UE, possono talvolta rispondere alle esigenze delle imprese, tenendo conto delle specificità di ciascun settore; sottolinea tuttavia la necessità di compiere sforzi verso termini di pagamento di 30 giorni e rileva che i termini di pagamento superiori ai 60 giorni, consentiti dalla direttiva 2011/7/UE, rappresentano una lacuna che può far sì che siano concordati termini di pagamento lunghi suscettibili di danneggiare le imprese stesse, in particolare le PMI, pur rispettando la libertà contrattuale fra le imprese sul mercato; pone l'accento sull'importanza di garantire sempre condizioni di parità tra imprese in posizione dominante e piccoli operatori;

Misure preventive

3.  ritiene che gli Stati membri dovrebbero fissare termini di pagamento più rigorosi; osserva che alcuni Stati membri hanno limitato i termini di pagamento standard a 30 giorni, mentre solo qualche Stato membro ha introdotto termini massimi di pagamento dai quali le parti non possono deviare; rileva inoltre che, a livello settoriale, l'introduzione di termini massimi di pagamento è più comune; ritiene che una legislazione che stabilisca termini di pagamento più rigorosi sarebbe efficace nel ridurre, in una certa misura, la loro durata e, purché sia applicata, creerebbe condizioni di parità tra le grandi e le piccole imprese; sottolinea in questo contesto che una serie di norme più uniformi e semplificate potrebbe contribuire a chiarire le aspettative dei creditori e dei debitori in caso di ritardi di pagamento, migliorando in tal modo la prevedibilità delle loro attività economiche;

4.  ritiene che una maggiore trasparenza circa il comportamento in materia di pagamenti potrebbe scoraggiare i ritardi di pagamento; reputa che l'accesso alle informazioni al riguardo potrebbe incentivare gli enti pubblici e le imprese a migliorare le loro pratiche di pagamento e ad adempiere ai loro obblighi pecuniari; incoraggia gli Stati membri a considerare diverse possibilità circa le forme di pubblicazione obbligatoria delle informazioni relative al comportamento in materia di pagamenti, quali banche dati o registri, sia per il settore privato che per il settore pubblico;

5.  invita gli Stati membri a considerare la possibilità di istituire sistemi obbligatori per la pubblicazione delle informazioni relative ai comportamenti di pagamento corretti ("name and fame", encomio pubblico di chi adempie ai propri obblighi) e a promuovere una cultura dei pagamenti rapidi nei rapporti commerciali, dato che, tra l'altro, è stato dimostrato che la puntualità dei pagamenti è una strategia aziendale intelligente dal momento che i pagatori responsabili possono negoziare accordi migliori e contare su fornitori affidabili; invita la Commissione a condurre uno studio sui sistemi nazionali esistenti per la pubblicazione delle informazioni relative ai comportamenti di pagamento corretti ("name and fame") sia per le imprese che per le pubbliche amministrazioni e a valutare la possibilità di istituire criteri comuni per detti sistemi a livello dell'UE;

6.  sottolinea l'importanza di fornire maggiori informazioni e formazioni agli imprenditori, in particolare alle PMI, in materia di gestione del credito e delle fatture; ricorda che la gestione efficace del credito consente di ridurre il periodo di riscossione medio e pertanto di mantenere un flusso di cassa ottimale, diminuendo così il rischio di inadempimento e aumentando il potenziale di crescita; ritiene che anche i funzionari della pubblica amministrazione debbano seguire formazioni e che l'educazione e il sostegno possano altresì aumentare le possibilità delle PMI di avvalersi dei rimedi previsti dalla direttiva sui ritardi di pagamento; rileva che spesso, purtroppo, le PMI non dispongono della capacità di investire nella formazione e che attualmente non esistono programmi, a livello dell'UE o nazionale, volti a migliorare le conoscenze delle imprese in materia di gestione del credito e delle fatture; ritiene che, ove possibile, sia auspicabile destinare più fondi dell'UE all'educazione finanziaria delle PMI ed esorta pertanto le autorità degli Stati membri a intensificare gli sforzi per offrire alle PMI ulteriore formazione in materia di gestione del credito; reputa inoltre che la formazione e il sostegno dovrebbero comprendere anche orientamenti per il recupero dei pagamenti in ritardo nelle operazioni transfrontaliere e invita pertanto la Commissione a continuare a includere nel portale d'informazione "La tua Europa" tali orientamenti e altre informazioni utili, quali i diritti e gli strumenti a disposizione degli imprenditori nelle controversie giudiziarie con i debitori, nonché a garantire sostegno alle imprese attraverso la rete Enterprise Europe;

Misure correttive

7.  invita gli Stati membri e le associazioni di imprese a considerare la possibilità di istituire, a livello nazionale e regionale, servizi di mediazione gratuiti e confidenziali (mediazione, conciliazione, arbitrato e composizione delle controversie) accessibili a tutte le imprese, quale alternativa ai procedimenti giudiziari, per risolvere le controversie relative ai pagamenti e mantenere i rapporti commerciali, nonché per far conoscere alle imprese i loro diritti e i rimedi ai ritardi di pagamento; sottolinea che tali servizi di mediazione risulterebbero particolarmente utili per le PMI, che spesso non dispongono di mezzi finanziari adeguati per affrontare controversie giudiziarie e per questo rinunciano a far valere i propri diritti; invita inoltre gli Stati membri a prendere in debita considerazione la possibilità di fornire finanziamenti pubblici a difensori civici indipendenti incaricati di indagare sulle controversie relative ai ritardi di pagamento o ai mancati pagamenti, assistere le piccole imprese nella risoluzione delle suddette controversie, fornire consulenza sulle modalità di intervento in caso di pagamenti in sospeso e raccomandare soluzioni, in particolare alle PMI; invita gli Stati membri e la Commissione a garantire l'accesso effettivo alla giustizia nelle questioni riguardanti il recupero dei debiti nelle transazioni transfrontaliere;

8.  sollecita gli Stati membri a garantire l'applicazione della legislazione nazionale nonché a promuovere e migliorare lo svolgimento di controlli più rigorosi, ad esempio nei confronti delle grandi imprese, come pure il ricorso a sanzioni amministrative che siano effettive, proporzionate e dissuasive, contribuendo così a migliorare il comportamento in materia di pagamenti; ritiene che un intervento diretto da parte delle pubbliche amministrazioni, che sono responsabili dell'applicazione delle sanzioni amministrative, potrebbe aiutare a superare il "fattore paura" e sollevare i creditori dalla responsabilità di agire contro i debitori, in quanto le autorità provvederebbero direttamente a far rispettare la legge e a prendere provvedimenti discrezionali contro le imprese responsabili di cattive pratiche di pagamento; ritiene che il valore delle sanzioni amministrative e il loro carattere cumulativo potrebbero disincentivare i ritardi di pagamento e sottolinea che tale regime dovrebbe essere applicato progressivamente, a seconda del livello di conformità dell'impresa;

9.  rileva che, sebbene la direttiva sui ritardi di pagamento sia stata adottata nel febbraio 2011 e nonostante il nuovo meccanismo di tutela degli imprenditori recentemente istituito dal alcuni Stati membri, migliaia di PMI e start-up falliscono ogni anno in tutta Europa a causa dei ritardi nel pagamento delle rispettive fatture, anche da parte delle pubbliche amministrazioni nazionali; esorta la Commissione e gli Stati membri a considerare l'introduzione di forme obbligatorie e adeguate di compensazione, tra cui il risarcimento, e altre misure di sostegno, ad esempio fondi di garanzia per le PMI e factoring per le imprese che vantano crediti nei confronti di una pubblica amministrazione, affinché esse non siano costrette a fallire per tale ragione;

10.  sottolinea che i debiti tributari, fiscali e previdenziali delle imprese dovrebbero essere portati a compensazione con gli eventuali crediti vantati verso le autorità pubbliche;

11.  sollecita gli Stati membri a creare fondi di garanzia per le PMI che garantiscano i debiti bancari delle PMI che vantano crediti verso le autorità pubbliche;

12.  prende atto con grande preoccupazione della situazione in alcuni Stati membri, in cui la pubblica amministrazione è in grande ritardo con i pagamenti delle merci e/o dei servizi a essa forniti dalle imprese (in particolare nel settore sanitario, che è uno dei più colpiti), ha incluso clausole di non assegnazione nei contratti di fornitura ed ha impedito (per legge) ai fornitori di far valere i loro diritti in tribunale, riducendo le imprese in questione in una situazione di estrema difficoltà finanziaria se non addirittura in bancarotta; ritiene che gli Stati membri dovrebbero introdurre procedure di rimborso dell'IVA e di recupero crediti più rapide ed efficienti, in particolare per le PMI, al fine di aiutare le imprese che incontrano difficoltà nella gestione finanziaria a causa di ritardi di pagamento da parte della pubblica amministrazione;

13.  rileva che le carte e i codici di pagamento rapido come pure le misure in materia di responsabilità sociale delle imprese, unitamente agli audit interni e a criteri di applicazione interni, possono contribuire a creare una cultura del pagamento responsabile nonché a garantire rapporti equi e la fiducia tra le imprese;

14.  ritiene che alcuni aspetti della direttiva, tra cui il concetto di "gravemente iniquo" riferito ai termini di pagamento negli accordi contrattuali e nelle pratiche commerciali e il momento di inizio e di fine dei termini di pagamento previsti dai contratti, dovrebbero essere chiariti per mezzo di orientamenti della Commissione; prende altresì atto della recente giurisprudenza della Corte di giustizia relativa all'interpretazione di alcune nozioni contenute nella direttiva (segnatamente "impresa", "transazione commerciale" e "gravemente iniquo", cause C-256/15 e C-555/14);

15.  ritiene importante evitare che il settore pubblico deroghi alle norme sui termini di pagamento previste dalla direttiva; invita pertanto gli Stati membri e la Commissione, alla luce della recente giurisprudenza della Corte di giustizia (causa C-555/14), a prendere i necessari provvedimenti per garantire che le pubbliche amministrazioni assicurino la puntualità dei pagamenti nei confronti dei propri fornitori e che, in caso di ritardi nei pagamenti, i creditori ricevano automaticamente il pagamento degli interessi di mora previsti per legge e un risarcimento, senza che sia necessario avviare procedure per i ritardi di pagamento, e invita la Commissione a proporre un calcolo automatico degli interessi;

16.  sottolinea che la rapidità di pagamento è estremamente importante per la sopravvivenza e la crescita delle imprese, in particolare le PMI; rileva che la tecnologia finanziaria e le tecnologie digitali stanno rivoluzionando i mezzi di pagamento e la velocità dei pagamenti; si attende pertanto un deciso incremento della fatturazione elettronica e il graduale passaggio dai tipi di pagamento tradizionali a quelli innovativi (ad esempio finanziamento esteso alla filiera, factoring, ecc.) in modo che il creditore possa essere pagato in tempo reale non appena viene emessa la fattura;

17.  prende atto con grande interesse delle procedure applicate da alcuni Stati membri in caso di ritardo di pagamento da parte della pubblica amministrazione, in base alle quali l'amministrazione centrale può rivolgere un avvertimento a un ente locale che non abbia pagato i propri fornitori entro i termini previsti e, se il ritardo di pagamento persiste, può pagare direttamente i fornitori per le merci o i servizi forniti sospendendo gli stanziamenti di pagamento a favore del bilancio dell'ente locale inadempiente; rileva che tale sistema, che coniuga il monitoraggio affidabile del comportamento di pagamento degli enti pubblici con un efficace piano di attivazione dei livelli successivi ("escalation"), che sarà ampiamente comunicato al momento della sua attivazione, sembra aver prodotto risultati che meritano di essere approfonditi e dovrebbe essere presentato agli Stati membri come esempio di buona prassi;

18.  prende atto con preoccupazione delle conclusioni della relazione della Commissione, secondo cui la ragione principale per cui le imprese creditrici non esercitano i diritti loro riconosciuti dalla direttiva sui ritardi di pagamento è il timore di danneggiare buoni rapporti commerciali; ritiene, a tale riguardo, che sia necessario prendere provvedimenti per consentire alle PMI di esercitare più facilmente i diritti conferiti dalla direttiva sui ritardi di pagamento; chiede, in tale contesto, di considerare in modo più approfondito la possibilità, prevista dall'articolo 7, paragrafo 5, della direttiva sui ritardi di pagamento, che le organizzazioni ufficialmente riconosciute per la rappresentanza delle imprese agiscano dinanzi alle autorità giurisdizionali degli Stati membri qualora le clausole contrattuali o le prassi siano gravemente inique;

19.  plaude alle iniziative settoriali attuate in alcuni Stati membri, in virtù delle quali le società partecipanti si sono impegnate a garantire che i loro fornitori di piccole dimensioni siano pagati più rapidamente per i prodotti o i servizi forniti, specificando i passi concreti che intendono compiere a tal fine; osserva che l'encomio pubblico di chi adempie ai propri obblighi ("name and fame") potrebbe produrre i risultati attesi attraverso l'autoregolamentazione a livello settoriale e fornire un sostegno sostanziale alle PMI;

20.  sottolinea l'importanza degli appalti pubblici quale strumento per migliorare il funzionamento del mercato unico; chiede che sia presa in considerazione la possibilità di rafforzare le sinergie tra la direttiva sui ritardi di pagamento e le norme in materia di appalti pubblici, in particolare la possibilità per le amministrazioni aggiudicatrici di prendere provvedimenti per consentire l'esclusione dei contraenti inadempienti dagli appalti futuri se i loro subappaltatori non vengono pagati puntualmente dal contraente principale conformemente agli obblighi che gli incombono (direttiva sugli appalti pubblici(5)), di applicare in modo più ampio l'articolo 71, paragrafo 3, della direttiva sugli appalti pubblici, che consente il pagamento diretto al subappaltatore a talune condizioni, e di rendere il comportamento di pagamento verso i subappaltatori uno dei criteri per la valutazione della capacità finanziaria dei potenziali contraenti nel quadro degli appalti pubblici; invita gli Stati membri a garantire la trasparenza e la tracciabilità dei pagamenti effettuati dalla pubblica amministrazione nei confronti di contraenti e subappaltatori come pure dei pagamenti effettuati dal contraente nei confronti dei suoi subappaltatori o fornitori;

Conclusioni e raccomandazioni

21.  esorta gli Stati membri ad assumere piena responsabilità per quanto concerne l'esercizio dei pagamenti da parte della pubblica amministrazione e a migliorare la legislazione nazionale assicurando la piena e corretta attuazione della direttiva sui ritardi di pagamento, tra l'altro eliminando qualsiasi disposizione legislativa o regolamentare nazionale o pratica contrattuale utilizzata dal settore pubblico che sia in conflitto con gli obiettivi della direttiva, ad esempio divieti di esecuzione o assegnazione per i crediti del settore pubblico; ribadisce inoltre che la Commissione dovrebbe adoperarsi al massimo per cercare di garantire la piena e adeguata attuazione degli obblighi esistenti;

22.  invita gli Stati membri e la Commissione a promuovere "un passaggio deciso verso una cultura dei pagamenti rapidi"(6) adottando le misure più adeguate, tra cui l'elaborazione di orientamenti in materia di migliori prassi e, ove necessario e opportuno, iniziative legislative, tenendo conto delle summenzionate proposte, con l'obiettivo di creare un contesto imprenditoriale affidabile per le imprese e una cultura dei pagamenti puntuale;

23.  esorta gli Stati membri a rendere più efficienti le procedure di pagamento e sottolinea in particolare che le procedure di verifica per il controllo delle fatture o della conformità delle merci e dei servizi con le disposizioni contrattuali non dovrebbero essere utilizzate per estendere artificialmente i periodi di pagamento oltre i limiti previsti dalla direttiva;

24.  ricorda agli Stati membri e alla Commissione che il pagamento rapido costituisce un requisito generale per l'instaurazione di un ambiente imprenditoriale vitale e che, pertanto, dovrebbe essere integrato in tutte le iniziative politiche e legislative riguardanti le imprese (ad esempio responsabilità sociale delle imprese, start-up e rapporti tra piattaforme e imprese);

25.  invita gli Stati membri e la Commissione a utilizzare pubblicazioni specialistiche, campagne promozionali o qualsiasi altro strumento per incrementare tra le imprese la consapevolezza dei rimedi ai ritardi di pagamento;

26.  invita la Commissione ad agevolare e promuovere l'accesso a linee di finanziamento adeguate per gli imprenditori europei;

o
o   o

27.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e agli Stati membri.

(1) GU L 48 del 23.2.2011, pag. 1.
(2) GU C 76 del 28.2.2018, pag. 112.
(3) GU C 204 del 13.6.2018, pag. 153.
(4) Considerando 6 della direttiva 2011/7/UE.
(5) Articolo 57, paragrafo 4, lettera g), della direttiva 2014/24/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sugli appalti pubblici e che abroga la direttiva 2004/18/CE.
(6) Considerando 12 della direttiva 2011/7/UE.


Relazione annuale sulle attività finanziarie della Banca europea per gli investimenti
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Risoluzione del Parlamento europeo del 17 gennaio 2019 sulla relazione annuale sulle attività finanziarie della Banca europea per gli investimenti (2018/2161(INI))
P8_TA-PROV(2019)0043A8-0415/2018

Il Parlamento europeo,

–  vista la relazione di attività 2017 della Banca europea per gli investimenti (BEI) dal titolo "Impatto sul futuro",

–  viste la relazione finanziaria per il 2017 e la relazione statistica per il 2017 della BEI,

–  vista la relazione della BEI del 2018 intitolata "Le operazioni della BEI all'interno dell'Unione europea nel 2017: Risultati e impatto",

–  vista la relazione della BEI del 2018 intitolata "La BEI al di fuori dell'Unione europea – 2017: Finanziamenti con un impatto globale",

–  vista la relazione 2017 sulla sostenibilità del gruppo BEI,

–  visti gli articoli 15, 126, 175, 177, 208, 209, 271, 308 e 309 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) e il protocollo n. 5 sullo statuto della BEI figurante in allegato,

–  vista la comunicazione della Commissione del 26 novembre 2014 dal titolo "Un piano di investimenti per l'Europa" (COM(2014)0903),

—  visti la politica della BEI nei confronti delle giurisdizioni con una regolamentazione insufficiente, non trasparenti e non cooperative, pubblicata il 25 dicembre 2010, e il relativo addendum pubblicato l'8 aprile 2014,

–  visto l'articolo 3 del trattato sull'Unione europea,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per i problemi economici e monetari e i pareri della commissione per i bilanci e della commissione per il commercio internazionale (A8-0415/2018),

A.  considerando che l'obiettivo primario della BEI è quello di fornire finanziamenti a lungo termine e competenze per progetti e di mobilitare investimenti supplementari per contribuire al conseguimento degli obiettivi dell'UE;

B.  considerando che la BEI è l'unica banca di proprietà degli Stati membri dell'UE e l'unica a rappresentarne gli interessi;

C.  considerando che la BEI è ritenuta il braccio finanziario dell'UE e l'istituzione chiave per sostenere gli investimenti pubblici e privati in essa, con oltre il 90 % dei prestiti concessi all'interno dell'Unione;

D.  considerando che le attività di concessione di prestiti della BEI sono finanziate prevalentemente attraverso l'emissione di obbligazioni sui mercati internazionali dei capitali;

E.  considerando che il programma annuale di finanziamento della BEI ammonta a circa 60 miliardi di EUR;

F.  che il 33 % e il 37 % delle obbligazioni della BEI emesse rispettivamente nel 2017 e nel 2016 sono state emesse in dollari statunitensi;

G.  considerando che le obbligazioni della BEI sono della più elevata qualità creditizia e che la BEI è valutata con la tripla A dalle tre principali agenzie di rating del credito, dato, tra l'altro, che è di proprietà degli Stati membri e che adotta una gestione dei rischi conservativa, che si traduce in un solido portafoglio prestiti, in cui i crediti deteriorati ammontano solo allo 0,3 %;

H.  considerando che gli strumenti finanziari e le garanzie di bilancio potrebbero accrescere l'impatto del bilancio dell'UE;

I.  considerando che la BEI è il partner naturale dell'UE nell'attuazione degli strumenti finanziari, in stretta cooperazione con gli istituti finanziari nazionali, regionali o multilaterali;

J.  considerando che la BEI svolge un ruolo importante anche al di fuori dell'UE attraverso le sue attività di concessione di prestiti esterni, in qualità di principale mutuatario e prestatore del mondo;

K.  considerando che la BEI continua a rafforzare l'integrazione europea e che il ruolo da essa svolto si è rivelato ancora più essenziale fin dall'inizio della crisi finanziaria del 2008;

L.  considerando che le priorità della BEI indicate nel piano di attività per il periodo 2017-2019 si concentrano sugli obiettivi di Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva nei settori dell'energia, dei trasporti e della mobilità, della sanità, dello sviluppo delle infrastrutture rurali e del sostegno alle aziende agricole, delle piccole e medie imprese (PMI) e delle imprese a media capitalizzazione, dell'ambiente e dell'innovazione;

M.  considerando che il gruppo BEI dovrebbe mantenere un elevato merito di credito quale risorsa fondamentale del suo modello aziendale e un solido portafoglio di attività di alta qualità con validi progetti di investimento nel quadro del Fondo europeo per investimenti strategici (FEIS) e di tutti gli strumenti finanziari in portafoglio;

Risultati della BEI negli ultimi 60 anni

1.  si congratula con la BEI per 60 anni di operazioni riuscite, durante i quali ha investito 1 100 miliardi di EUR e ha finanziato 11 800 progetti in 160 paesi, in qualità di principale mutuatario e prestatore del mondo;

2.  accoglie con favore il fatto che i prestiti del gruppo BEI all'interno dell'UE approvati nel periodo 2015-2016 sosterranno investimenti per 544 miliardi di EUR, aggiungeranno il 2,3 % al PIL e creeranno 2,25 milioni di posti di lavoro entro il 2020; esorta la BEI a rafforzare ulteriormente le sue attività volte a contribuire alla crescita sostenibile e a lungo termine;

3.  sottolinea le opportunità a disposizione della BEI di plasmare i mercati in linea con gli obiettivi strategici dell'UE; riconosce la capacità della BEI di effettuare investimenti anticiclici per far fronte al sottosviluppo e alla recessione derivanti dalla crisi finanziaria e dalle difficoltà di accesso ai finanziamenti per le PMI e i progetti innovativi;

4.  sottolinea l'importante ruolo svolto dalla BEI in qualità di banca dell'UE, essendo l'unica istituzione finanziaria internazionale interamente di proprietà degli Stati membri dell'UE e interamente guidata dalle politiche e dalle norme dell'UE;

5.  chiede che siano rafforzate le attività di consulenza della BEI e che, insieme alla Commissione, agli Stati membri e agli istituti finanziari nazionali e ufficiali di promozione, siano affrontate le carenze sistemiche che impediscono ad alcune regioni o ad alcuni paesi di trarre pienamente vantaggio dalle attività finanziarie della BEI;

6.  sottolinea che 700 000 PMI trarranno beneficio da un migliore accesso ai finanziamenti e osserva che il dipartimento affari economici della BEI e il Centro comune di ricerca della Commissione stimano che le operazioni del FEIS hanno già sostenuto oltre 750 000 posti di lavoro, destinati a salire a 1,4 milioni entro il 2020, e che il piano Juncker ha già aumentato dello 0,6 % il PIL dell'UE che è destinato ad incrementare di un ulteriore 1,3 % entro il 2020;

7.  plaude al lancio, da parte della BEI, dell’iniziativa per la resilienza economica volta ad aiutare i paesi dei Balcani occidentali e del vicinato meridionale dell’UE ad affrontare le sfide poste dalla migrazione irregolare e dagli sfollamenti forzati; invita ad aumentare i finanziamenti a favore di tale iniziativa e chiede un maggiore coinvolgimento della BEI in tali regioni, al fine di sostenere le azioni umanitarie, la creazione di posti di lavoro, la crescita economica e il miglioramento delle infrastrutture; plaude, a tale proposito, all'approvazione dei primi progetti del piano europeo per gli investimenti esterni (PIE) in Africa e auspica un rafforzamento del ruolo della BEI;

8.  sottolinea il fatto che, nel solo 2017, è stato approvato un numero record di 901 progetti, compresi oltre 78 miliardi di EUR a favore dell'innovazione, dell'ambiente, delle infrastrutture e delle PMI;

9.  sottolinea le attività della BEI a sostegno della coesione economica e sociale, che hanno comportato un finanziamento di oltre 200 miliardi di EUR a favore delle regioni negli ultimi 10 anni;

Osservazioni generali

10.  si compiace delle misure adottate dalla BEI per misurare meglio l'impatto dei suoi investimenti rispetto alla mera fornitura di dati sui volumi quantitativi dei finanziamenti;

11.  ricorda che la BEI ha risposto alla crisi ampliando significativamente le proprie attività; ritiene che abbia svolto un ruolo positivo nel ridurre la carenza di investimenti; esorta la BEI a prestare ulteriore attenzione al rischio di spiazzamento degli investimenti privati ora che le condizioni economiche si stanno normalizzando;

12.  sottolinea che le attività della BEI sono state essenziali per affrontare la ripresa e i livelli di investimento post-crisi, che sono ancora disomogenei tra gli Stati membri e le regioni nonché tra i settori; invita la BEI a investire ulteriormente negli Stati membri dell'UE al fine di contribuire alla loro ripresa economica; sottolinea che occorre prestare particolare attenzione a finanziare gli ambiti dell'innovazione e delle infrastrutture, dove la carenza di investimenti è particolarmente grave;

13.  rileva che quasi un terzo dei finanziamenti della BEI è denominato in dollari, esponendo la banca a potenziali sanzioni degli Stati Uniti; chiede alla BEI di iniziare a ridurre progressivamente i suoi finanziamenti in dollari;

14.  osserva che la BEI è sottoposta annualmente a controllo da parte della Corte dei conti europea; prende atto del dibattito sulla possibilità che la BCE assuma la supervisione delle sue operazioni di prestito; avverte che ciò potrebbe avere un impatto importante sulla natura, il funzionamento e la governance della BEI;

Innovazione e competenze

15.  riconosce che la BEI attribuisce la priorità all'innovazione e alle competenze per stimolare la crescita e garantire la competitività dell'Europa a lungo termine, con prestiti per 13,9 miliardi di EUR nel 2017 per, tra l'altro, 7,4 milioni di connessioni digitali ad alta velocità e l'installazione di 36,8 milioni di contatori intelligenti;

Ambiente e sostenibilità

16.  accoglie con favore il fatto che nel 2017 la BEI abbia prestato 16,6 miliardi di EUR a favore di progetti a sostegno dei suoi obiettivi della politica ambientale, finanziando progetti nel settore della protezione dell'ambiente, delle energie rinnovabili, dell'efficienza energetica, della biodiversità, della salubrità dell'aria e dell'acqua, della gestione delle risorse idriche e dei rifiuti e dei trasporti sostenibili, e abbia impegnato a favore del clima oltre il 25 % dei prestiti totali in tutti i suoi ambiti relativi alle politiche pubbliche superando del 3,2% il suo impegno iniziale;

17.  sottolinea il ruolo esemplare che le istituzioni dell'UE dovrebbero svolgere per rendere la finanza sostenibile; riconosce lo status della BEI quale principale emittente al mondo di obbligazioni verdi e che le sue obbligazioni climaticamente responsabili offrono agli investitori un collegamento trasparente con i progetti sulle energie rinnovabili e sull'efficienza energetica che beneficiano dei proventi delle emissioni di obbligazioni verdi della BEI, basandosi sul sistema della BEI per la comunicazione dei benefici dei progetti per il clima, che comprende indicatori di impatto come le emissioni di gas a effetto serra evitate, i livelli assoluti di emissione, il consumo energetico risparmiato e gli impianti supplementari per la produzione di energia installati;

18.  si compiace, a tale riguardo, che la BEI abbia emesso le prime obbligazioni responsabili dal punto di vista della sostenibilità, che ammontano a 500 milioni di EUR e saranno dedicate a progetti a impatto elevato a sostegno degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, garantendo nel contempo la fiducia degli investitori socialmente responsabili attraverso rigorose norme di trasparenza e di mercato;

19.  accoglie con favore il fatto che la BEI abbia conseguito il suo obiettivo del 25 % in materia di finanziamenti per il clima; osserva con preoccupazione che, al contrario, la Commissione non ha raggiunto l'obiettivo del 20 %;

20.  si compiace della creazione dell'iniziativa "Finanziamenti intelligenti per edifici intelligenti", il cui obiettivo è rendere gli investimenti nei progetti di efficienza energetica negli edifici residenziali più attraenti per gli investitori privati attraverso un utilizzo intelligente delle sovvenzioni dell'UE come garanzia; accoglie con favore il fatto che la BEI abbia di recente iniziato a investire negli alloggi sociali;

21.  raccomanda alla BEI di adottare una strategia energetica pienamente compatibile con gli obiettivi dell'accordo di Parigi, tenendo conto delle prove prodotte dalla ricerca e delle raccomandazioni della relazione del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) sugli effetti del riscaldamento globale di 1,5°C in più rispetto ai livelli preindustriali e sulle relative tabelle di marcia riguardanti le emissioni mondiali di gas a effetto serra, nel contesto del rafforzamento della risposta mondiale alla minaccia dei cambiamenti climatici, dello sviluppo sostenibile e degli sforzi per eliminare la povertà;

22.  invita la BEI a continuare a prevedere prestiti a sostegno degli obiettivi della politica energetica europea;

23.  invita la BEI ad attuare ulteriormente progetti connessi ai cambiamenti climatici e alla tutela dell'ambiente, dato che l'UE è uno dei firmatari dell'accordo di Parigi, rammentando l'impegno assunto dall'UE di ridurre le sue emissioni almeno del 40 % entro il 2030;

24.  sottolinea l'importanza dei finanziamenti della BEI nello sviluppo della capacità di energia rinnovabile e nel miglioramento dell'efficienza energetica in settori quali l'industria e i trasporti;

25.  invita la BEI a collaborare con i piccoli attori del mercato e le cooperative delle comunità per intraprendere il raggruppamento di progetti in materia di energie rinnovabili su piccola scala, affinché siano ammissibili ai finanziamenti della BEI;

Infrastrutture

26.  evidenzia il sostegno della BEI a favore di infrastrutture sicure ed efficienti per l'approvvigionamento energetico, i trasporti e le aree urbane, come espresso attraverso la firma di prestiti per un valore di 18 miliardi di EUR per sostenere il suo obiettivo di politica infrastrutturale e la fornitura di oltre 22 miliardi di EUR di prestiti urbani nel 2017;

27.  invita la BEI a continuare a prevedere prestiti a sostegno degli obiettivi della politica energetica europea;

PMI e imprese a media capitalizzazione

28.  accoglie con favore il forte sostegno del gruppo BEI per le PMI e le imprese a media capitalizzazione, con un investimento complessivo di 29,6 miliardi di EUR, che ha avuto un impatto positivo su 287 000 imprese, che danno lavoro a 3,9 milioni di persone;

29.  ricorda che, secondo la BEI, le grandi imprese hanno il doppio delle probabilità di essere innovative rispetto alle PMI e che le giovani imprese innovative hanno il 50 % in più delle probabilità rispetto alle altre imprese di essere soggette a vincoli di credito; esorta la BEI a sostenere le piccole imprese con piccoli prestiti, al fine di avere un impatto maggiore su una più ampia sezione trasversale dell'economia europea;

30.  ritiene che, dato il ruolo chiave delle PMI, la strategia della BEI in materia di PMI dovrebbe includere il rafforzamento delle sue capacità amministrative e di consulenza nel fornire informazioni e assistenza tecnica alle PMI per quanto concerne lo sviluppo e la presentazione delle domande di finanziamento;

31.  accoglie con favore le dieci norme definite nel Manuale ambientale e sociale della BEI, che costituiscono un prerequisito per la partecipazione alle operazioni di prestito della BEI, compreso in settori quali la prevenzione e la riduzione dell'inquinamento, la biodiversità e gli ecosistemi, le norme in materia di clima, il patrimonio culturale, il reinsediamento involontario, i diritti e gli interessi dei gruppi vulnerabili, le norme sul lavoro, la salute pubblica e sul luogo di lavoro, la sicurezza e la protezione e l'impegno delle parti interessate;

Responsabilità, trasparenza e comunicazione

32.  esorta la BEI e le sue parti interessate a riflettere sulle riforme necessarie per garantire la democratizzazione della sua governance, una maggiore trasparenza e la sostenibilità delle sue operazioni;

33.  invita la BEI a intensificare i propri sforzi in termini di comunicazione; reputa essenziale l'avvio un dialogo con i cittadini dell'UE al fine di spiegare meglio lo scopo delle sue politiche; ritiene, a tale proposito, che dovrebbe essere avviata una riflessione per rafforzare le capacità di finanziamento della BEI, tra l'altro quale mezzo per illustrare concretamente il contributo dell'UE alla vita quotidiana dei suoi cittadini;

34.  rileva con preoccupazione il continuo aumento delle spese amministrative generali, dovuto principalmente all'aumento dei costi relativi al personale; segnala i rischi di un'ulteriore crescita del rapporto costi-entrate per la base patrimoniale della BEI; invita la BEI a mantenere la disciplina dei costi, a portare avanti la struttura di gestione snella ed efficiente e a garantire che non evolva verso una struttura di gestione sbilanciata al vertice;

35.  prende atto dei recenti miglioramenti della BEI in materia di trasparenza, come la pubblicazione dei processi verbali del suo consiglio di amministrazione e la pubblicazione del quadro di indicatori per i progetti sostenuti dalla garanzia FEIS e della motivazione della decisione adottata dal comitato indipendente per gli investimenti, in linea con il regolamento riveduto del FEIS; riconosce che una banca non può divulgare informazioni sensibili sul piano commerciale;

36.  ricorda che la politica di trasparenza del gruppo BEI si basa sulla presunzione di divulgazione e che tutti possono accedere ai suoi documenti e alle sue informazioni; invita la BEI a migliorare ulteriormente la trasparenza, ad esempio pubblicando processi verbali dettagliati e assicurando l'accesso alle informazioni sia internamente, al Parlamento europeo e alle altre istituzioni, sia ai cittadini, in particolare per quanto concerne il sistema di appalti e subappalti, i risultati delle indagini interne nonché la selezione, il monitoraggio e la valutazione delle attività e dei programmi;

37.  ritiene che, tra le sfide cui è confrontata la BEI, sia essenziale una vigilanza appropriata; ritiene che, dati il ruolo e l'assetto istituzionale della banca, sia necessaria una struttura di vigilanza;

38.  prende atto della revisione della politica e delle procedure del meccanismo della BEI per il trattamento delle denunce; ricorda la sua posizione sul meccanismo della BEI per il trattamento delle denunce, espressa nella sua risoluzione del 3 maggio 2018 sulla relazione annuale sul controllo delle attività finanziarie della BEI per il 2016(1); esorta la BEI ad assicurare l'indipendenza e l'efficienza del meccanismo per il trattamento delle denunce e ad adottare ulteriori misure per ridurre la burocrazia, aumentare la sua capacità di analisi macroeconomica e migliorare la rappresentanza di genere nelle sue posizioni di alto livello;

39.  accoglie con favore il fatto che la documentazione relativa alla misurazione dei risultati per i progetti di investimento coperti dalla garanzia dell'UE debba ora essere trasmessa previa richiesta al Parlamento;

40.  sottolinea la necessità di un elevato livello di trasparenza da parte degli intermediari finanziari utilizzati dalla BEI (segnatamente le banche commerciali, ma anche gli istituti di microfinanza e le cooperative), onde garantire che i prestiti intermediati siano soggetti agli stessi requisiti di trasparenza degli altri tipi di prestiti;

41.  accoglie con favore l'iniziativa della BEI sulla resilienza economica nell'ambito della risposta congiunta dell'UE alla crisi migratoria e dei rifugiati, con un'attenzione particolare per affrontare le cause profonde della migrazione; insiste su uno stretto coordinamento e una stretta complementarità con il piano dell'UE per gli investimenti esterni; osserva che finora, secondo le attese, i 26 progetti sulla resilienza economica e i 2,8 miliardi di EUR di investimenti andranno a beneficio di oltre 1 500 imprese di minori dimensioni e a media capitalizzazione, contribuendo a mantenere più di 100 000 posti di lavoro;

42.  invita la BEI ad adottare tutte le misure necessarie, sulla base degli insegnamenti appresi dall'esperienza con il FEIS, e a massimizzare i risultati del futuro programma InvestEU, prestando particolare attenzione alle disparità regionali e sociali e agli Stati membri che sono stati maggiormente colpiti dalla crisi economica;

43.  accoglie con favore l'aumento dei finanziamenti a favore dell'iniziativa sulla resilienza economica per i paesi del vicinato meridionale e dei Balcani occidentali, pari a 6 miliardi di EUR su un periodo di cinque anni con inizio a ottobre 2016, in aggiunta ai 7,5 miliardi di EUR già previsti, così come l'accento posto su un'infrastruttura sostenibile e vitale;

44.  sottolinea l'importanza di sviluppare la resilienza economica nei paesi ospitanti e di transito, sostenendo la creazione di posti di lavoro e la costruzione di infrastrutture necessarie alla popolazione locale, nonché agli sfollati; si compiace del fatto che le comunità di rifugiati possano beneficiare anche di opportunità per sviluppare la propria autonomia e vivere dignitosamente; sottolinea che gli investimenti in materia di resilienza economica dovrebbero contribuire a migliorare la preparazione delle regioni ai futuri shock esterni e a rafforzare la stabilità nei paesi fragili;

45.  prende atto del terzo anniversario del FEIS e ne riconosce i risultati, accogliendo con favore i 335 miliardi di EUR di investimenti mobilitati in tutta l'Unione dall'approvazione del regolamento sul FEIS (regolamento (UE) n. 2015/1017)(2) da parte dei colegislatori, in base al quale 898 operazioni sono state approvate nei 28 Stati membri, di cui due terzi raccolti da risorse private, superando l'obiettivo originario di 315 miliardi di EUR fissato nel 2015; richiama l'attenzione sulla decisione del Consiglio europeo e del Parlamento europeo di estenderne la durata e la capacità del FEIS a 500 miliardi di EUR entro la fine del 2020;

46.  sottolinea la necessità di accelerare il lavoro sulla creazione di un'Unione dei mercati dei capitali, consentendo così alla BEI di concentrarsi effettivamente sulle lacune da colmare nei casi in cui si verifichino fallimenti del mercato e di finanziare progetti ad alto rischio;

47.  ricorda che è stata riconosciuta la necessità di provvedere alla continuità del sostegno dei meccanismi guidati dal mercato, come il FEIS, che sostengono gli investimenti a lungo termine nell'economia reale, mobilitano investimenti privati e producono un sostanziale impatto macroeconomico e posti di lavoro in settori importanti per il futuro dell'Unione oltre l'attuale quadro finanziario pluriennale;

48.  incoraggia, al fine di offrire tale continuità, la tempestiva adozione di un'iniziativa di seguito per il periodo successivo al 2020, che dovrebbe integrare gli insegnamenti appresi dal FEIS e mantenere i fattori chiave del successo;

49.  ritiene che il gruppo BEI sia fondamentale per il successo del FEIS in qualità di interlocutore unico per i beneficiari, gli intermediari e i partner di attuazione esclusivi; reputa che, al fine di evitare duplicazioni, nell'eventuale futuro programma InvestEU la BEI sia il partner naturale dell'UE per lo svolgimento di mansioni bancarie (tesoreria, gestione degli attivi, valutazione del rischio) in relazione all'attuazione degli strumenti finanziari;

50.  chiede una maggiore cooperazione da parte del gruppo BEI con le banche e gli istituti di promozione nazionali e invita la BEI a continuare a intensificare tale suo lavoro al fine di garantire attività di sensibilizzazione e di sviluppare ulteriormente le attività di consulenza e l'assistenza tecnica al fine di sostenere un equilibrio geografico a lungo termine; prende atto dell'ampia gamma di esperienze esistenti in termini di progetti del FEIS; sostiene e incoraggia l'ulteriore scambio delle migliori pratiche tra la BEI e gli Stati membri al fine di garantire una maggiore efficienza economica;

Erogazione di prestiti al di fuori dell'UE

51.  si compiace dell'importante ruolo svolto della BEI per quanto riguarda i finanziamenti al di fuori dell'UE attraverso le sue attività di concessione di prestiti esterni; sottolinea l'efficiente gestione del mandato per i prestiti esterni da parte della BEI, come confermato da una valutazione indipendente del giugno 2018, che ne riconosce la rilevanza e l'efficacia nell'erogare finanziamenti dell'UE a paesi terzi a un costo minimo per il bilancio dell'Unione; chiede che la Corte dei conti europea elabori una relazione speciale sulla performance delle attività di concessione di prestiti esterni della BEI e sulla loro conformità con le politiche dell'UE;

52.  ritiene che la BEI debba continuare a svolgere un ruolo guida nella creazione dei futuri meccanismi di finanziamento dell'UE a favore dei paesi terzi, garantendo nel contempo che ciò sia nell'interesse degli imprenditori locali che desiderano creare imprese locali, spesso micro e piccole imprese, con l'obiettivo di contribuire in primo luogo all'economia locale, che costituiscono una priorità nelle decisioni della BEI in materia di prestiti;

53.  ritiene che la BEI dovrebbe proseguire le proprie attività di politica esterna esistenti, anche attraverso strumenti come i mandati di prestito riguardo ai paesi terzi; si compiace della gestione dello strumento per gli investimenti ACP da parte della BEI, che contempla principalmente progetti che promuovono lo sviluppo del settore privato; sottolinea, a tale proposito, che è essenziale che il ruolo centrale della BEI in qualità di braccio finanziario bilaterale dell'UE sia solidamente rispecchiato nell'architettura post 2020 per il finanziamento al di fuori dell'Unione;

54.  ritiene che le attività della BEI debbano essere pienamente coerenti con le altre politiche e attività dell'Unione europea, in linea con l'articolo 7 del TFUE e con la Carta dei diritti fondamentali;

55.  sottolinea l'importanza della presentazione, da parte della BEI, di relazioni annuali sulle sue operazioni al di fuori dell'Unione, per quanto concerne la conformità al principio guida della coerenza politica dell'azione esterna dell'Unione, in particolare l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e l'accordo di Parigi sul clima;

56.  ricorda alla BEI che deve agire conformemente al suo mandato per lo sviluppo nell'ambito del mandato per i prestiti esterni al fine di garantire che gli investimenti nei paesi in via di sviluppo producano il dovuto gettito fiscale per le autorità tributarie locali;

57.  prende atto del fatto che la metà di tutte le operazioni di prestito della BEI nel quadro del mandato di prestiti esterni va agli intermediari finanziari locali, allo scopo di stimolare i microcrediti, e chiede alla BEI di fornire informazioni più complete e sistematiche riguardo ai prestiti concessi dai suoi intermediari finanziari;

58.  ricorda che le attività della BEI devono rispecchiare le politiche interne ed esterne dell'Unione; sottolinea che le sue condizioni di prestito dovrebbero facilitare il conseguimento degli obiettivi strategici interessati e in particolare lo sviluppo delle regioni periferiche dell'Unione, promuovendo la crescita e l'occupazione; invita la BEI a rafforzare notevolmente le disposizioni relative alla fornitura di assistenza tecnica e consulenza finanziaria alle autorità locali e regionali prima dell'approvazione dei progetti, al fine di migliorare l'accessibilità e coinvolgere tutti gli Stati membri, in particolare quelli con il più basso tasso di successo in termini di progetti approvati;

59.  invita la BEI a investire in misura significativa nella transizione ecologica nei paesi del vicinato orientale;

60.  invita la BEI a intensificare i suoi sforzi di finanziamento su scala mondiale al fine di diversificare i suoi investimenti nell'efficienza energetica, nell'energia rinnovabile e nell'economia circolare, che necessitano di interventi di portata più ampia rispetto a quelli nazionali, includendo le regioni, le amministrazioni locali e le piccole imprese, e chiede di rinunciare a investire in progetti che pongano a grave rischio l'ambiente e le risorse naturali;

61.  sottolinea l'importanza delle attività di finanziamento della BEI nel vicinato orientale; chiede alla BEI di aumentare i prestiti destinati al vicinato orientale al fine di sostenere gli investimenti nei paesi che stanno dando attuazione agli accordi di associazione con l'UE;

Adempimento degli obblighi fiscali

62.  accoglie con favore il quadro in materia di antiriciclaggio e contrasto del finanziamento del terrorismo, adottato dalla BEI nel gennaio 2018, che stabilisce i principi fondamentali che disciplinano la lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo e i relativi aspetti di integrità nelle attività del gruppo BEI;

63.  accoglie con favore i progressi realizzati dalla BEI nell'adozione delle più rigorose norme volte a prevenire le frodi fiscali, l'evasione fiscale, il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo, nonché l'elusione fiscale e la pianificazione fiscale aggressiva, attraverso la piena applicazione delle politiche e delle norme dell'UE, ad esempio la lista dell'UE delle giurisdizioni non cooperative a fini fiscali; chiede alla BEI, a tale proposito, di cessare la cooperazione con gli intermediari, i paesi e le giurisdizioni presenti su tale lista; sottolinea l'assoluta necessità che la BEI rimanga costantemente vigile e adatti le sue azioni alla realtà in continua evoluzione per quanto riguarda tali pratiche;

64.  incoraggia la BEI a continuare a esercitare la dovuta diligenza rafforzata in ogni operazione in cui si individuano fattori di maggiore rischio, come ad esempio un collegamento con una giurisdizione non conforme, indicatori di rischio fiscale e operazioni con strutture multigiurisdizionali complesse, a prescindere dall'esistenza di collegamenti con giurisdizioni non conformi;

65.  sottolinea l'importanza di garantire un'elevata qualità delle informazioni sui beneficiari finali e di prevenire efficacemente transazioni con intermediari finanziari quali le banche commerciali e società di investimento aventi precedenti negativi in termini di trasparenza, frode, corruzione, criminalità organizzata e riciclaggio di denaro;

66.  si compiace che la BEI tenga conto dell'impatto sulla fiscalità nei paesi in cui vengono effettuati investimenti e delle modalità con cui tali investimenti contribuiscono allo sviluppo economico, alla creazione di occupazione e alla riduzione delle disuguaglianze;

67.  invita la BEI a intensificare i propri sforzi in termini di comunicazione; ritiene fondamentale che essa si impegni con i cittadini dell'UE per meglio spiegare gli obiettivi delle sue politiche e illustrare pertanto concretamente il contributo dell'UE alla vita quotidiana dei suoi cittadini;

68.  si attende che la BEI allinei le sue politiche interne onde riflettere il contesto giuridico recentemente adottato al fine di combattere l'elusione fiscale, oltre all'evasione fiscale, come indicato in dettaglio nella comunicazione della Commissione del 21 marzo 2018 sui nuovi requisiti contro l'elusione fiscale nella legislazione dell'UE che disciplina in particolare le operazioni di finanziamento e d'investimento (C(2018)1756);

69.  incoraggia la BEI a cooperare con l'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) e le autorità nazionali al fine di prevenire le frodi e il riciclaggio di denaro;

Brexit

70.  sollecita i negoziatori della Brexit a giungere a un accordo riguardo al recesso graduale del Regno Unito dal portafoglio della BEI costruito con la partecipazione del Regno Unito, al rimborso del capitale versato dal Regno Unito, alla continuazione delle tutele accordate alla BEI e ai suoi attivi nel Regno Unito; sottolinea che il rating tripla A della BEI non deve essere influenzato dal recesso del Regno Unito dall'UE;

71.  chiede una soluzione equa per i membri del personale britannico della BEI;

72.  plaude allo sviluppo di piattaforme regionali d'investimento per far fronte alle lacune del mercato e alle esigenze specifiche per paese;

73.  pone nuovamente l'accento sulla necessità di ridurre la disomogeneità nella distribuzione geografica dei finanziamenti della BEI, dato che nel 2017 il 70 % di essi è stato assegnato a sei Stati membri, malgrado la coesione economica e sociale nell'Unione figuri tra gli obiettivi della BEI; chiede dunque una distribuzione geografica dinamica, equa e trasparente dei progetti e degli investimenti tra gli Stati membri, con particolare attenzione alle regioni meno sviluppate;

o
o   o

74.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) Testi approvati, P8_TA(2018)0198.
(2) GU L 169 dell'1.7.2015, pag. 1.


Integrazione differenziata
PDF 172kWORD 55k
Risoluzione del Parlamento europeo del 17 gennaio 2019 sull'integrazione differenziata (2018/2093(INI))
P8_TA-PROV(2019)0044A8-0402/2018

Il Parlamento europeo,

–  visti il Libro bianco della Commissione, del 1° marzo 2017, sul futuro dell'Europa – Riflessioni e scenari per l'UE a 27 verso il 2025 (COM(2017)2025), e i documenti di riflessione presentati a corredo sul futuro delle finanze dell'UE, sul futuro della difesa europea, sull'approfondimento dell'Unione economica e monetaria, sulla gestione della globalizzazione, nonché sulla dimensione sociale dell'Europa,

–  vista la sua risoluzione del 16 febbraio 2017 sul miglioramento del funzionamento dell'Unione europea sfruttando le potenzialità del trattato di Lisbona(1),

–  vista la sua risoluzione del 16 febbraio 2017 sulle evoluzioni e gli adeguamenti possibili dell'attuale struttura istituzionale dell'Unione europea(2),

–  vista la sua risoluzione del 12 dicembre 2013 sui problemi costituzionali di una governance a più livelli nell'Unione europea(3),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per gli affari costituzionali e i pareri della commissione per i problemi economici e monetari e della commissione per i bilanci (A8-0402/2018),

A.  considerando che l'integrazione differenziata è un concetto polisemico che può definire vari fenomeni da un punto di vista sia politico sia tecnico;

B.  considerando che i processi di integrazione nell'UE sono caratterizzati da un rapido aumento del numero e della varietà di situazioni di integrazione differenziata, nell'ambito del diritto primario e del diritto derivato;

C.  considerando che la percezione politica dell'integrazione differenziata varia notevolmente a seconda del contesto nazionale; che in alcuni paesi che sono membri dell'Unione da più tempo essa può avere connotazioni positive ed essere associata all'idea di creazione di un "gruppo pioniere", finalizzato al conseguimento di progressi più rapidi nell'approfondimento dell'integrazione, mentre negli Stati che hanno aderito più di recente all'Unione viene spesso percepita come un percorso verso la creazione di Stati membri di prima e di seconda classe;

D.  considerando che l'integrazione differenziata si riferisce anche a un ampio ventaglio di meccanismi dissimili, che possono avere effetti molto diversi sull'integrazione europea; che è possibile operare una distinzione tra la differenziazione temporale, o un'Europa a più velocità, dove gli obiettivi sono gli stessi ma i tempi necessari per raggiungerli sono diversi, la differenziazione delle modalità, o Europa à la carte, e la differenziazione spaziale, spesso definita "geometria variabile";

E.  considerando che la differenziazione è una caratteristica stabile dell'integrazione europea, non solo nei settori di competenza dell'UE, ma anche in altri campi, e che talvolta ha consentito di perseguire contemporaneamente l'approfondimento e l'allargamento dell'UE; che, di conseguenza, non ci si può opporre alla differenziazione e all'integrazione né presentare la differenziazione come un percorso innovativo per il futuro dell'Unione;

F.  considerando che, sebbene l'integrazione differenziata possa essere una soluzione pragmatica per portare avanti l'integrazione europea, essa dovrebbe essere sfruttata con parsimonia ed entro limiti strettamente definiti, in considerazione del rischio di frammentazione dell'Unione e del suo quadro istituzionale; che il fine ultimo dell'integrazione differenziata dovrebbe essere quello di promuovere l'inclusione e non l'esclusione degli Stati membri;

G.  considerando che l'esperienza dimostra che, se da un lato l'interdipendenza costituisce un fattore alla base dell'integrazione, dall'altro la politicizzazione funge spesso da ostacolo; che, di conseguenza, i settori strategici dell'Unione con il maggior grado di integrazione, quali l'armonizzazione e la regolamentazione del mercato interno, sono prevalentemente quelli meno politicizzati, mentre l'integrazione differenziata sembra interessare maggiormente i settori strategici caratterizzati da una profonda polarizzazione politica, come la politica monetaria, la difesa, il controllo delle frontiere, i diritti fondamentali o la fiscalità;

H.  considerando che l'instaurazione di legami politici e di relazioni d'interdipendenza fra Stati membri contribuisce in modo decisivo alla loro integrazione in seno all'Unione;

I.  considerando che i trattati prevedono la possibilità per gli Stati membri di adottare percorsi di integrazione diversi, segnatamente attraverso una cooperazione rafforzata (articolo 20 del trattato sull'Unione europea – TUE) e una cooperazione strutturata permanente (articolo 46 TUE), ma non contengono disposizioni relative a una flessibilità permanente o a un'integrazione differenziata quale obiettivo o principio a lungo termine dell'integrazione europea; che detti percorsi di integrazione diversi andrebbero applicati solo a un numero limitato di politiche, dovrebbero essere inclusivi, in modo da consentire la partecipazione di tutti gli Stati membri, e non dovrebbero pregiudicare il processo di creazione di un'Unione sempre più stretta ai sensi dell'articolo 1 TUE;

che, inoltre, la cooperazione rafforzata nell'ambito della politica di sicurezza e di difesa comune è oggi una realtà e contribuisce alla costruzione di una vera Unione europea della difesa;

J.  considerando che, ad eccezione dell'imposta sulle transazioni finanziarie, tutte le forme esistenti di integrazione differenziata avrebbero potuto essere adottate dal Consiglio a maggioranza qualificata, se ciò fosse stato previsto dall'articolo 329, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), invece dell'unanimità;

K.  considerando che alcune forme di integrazione differenziata potrebbero avere effetti centripeti, inducendo più Stati membri ad aderire all'iniziativa in una fase successiva;

L.  considerando che il processo di differenziazione ha portato alla creazione di iniziative nell'ambito del quadro giuridico dell'Unione, ma anche a disposizioni giuridiche intergovernative più flessibili, che hanno comportato la creazione di un sistema complesso e di difficile comprensione per i cittadini;

M.  considerando che gli Stati membri non sono gli unici attori potenziali dell'integrazione differenziata; che il regolamento (CE) n. 1082/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio del 5 luglio 2006 relativo a un gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT)(4) consente già la cooperazione transnazionale sulla base di un interesse comune;

1.  insiste sul fatto che il dibattito riguardo all'integrazione differenziata non dovrebbe vertere sugli argomenti a favore della differenziazione e quelli contro, bensì sulle modalità più adeguate per rendere operativa l'integrazione differenziata, che è già una realtà politica, all'interno del quadro istituzionale dell'UE, nel migliore interesse dell'Unione e dei suoi cittadini;

2.  ricorda le sue conclusioni secondo cui le strutture e i processi decisionali intergovernativi accrescono la complessità della responsabilità istituzionale e riducono la trasparenza e la responsabilità democratica, mentre il metodo comunitario è il migliore per il funzionamento dell'Unione;

3.  ritiene che l'integrazione differenziata debba riflettere l'idea che l'Europa non opera in base a un'impostazione unica per tutti e debba adattarsi alle esigenze e ai desideri dei suoi cittadini; reputa che talvolta la differenziazione sia necessaria per avviare nuovi progetti europei e superare lo stallo derivante da circostanze politiche nazionali estranee al progetto comune; è inoltre dell'avviso che la differenziazione andrebbe impiegata in maniera pragmatica come strumento costituzionale per garantire flessibilità, senza compromettere l'interesse generale dell'Unione e la parità di diritti e opportunità dei suoi cittadini; ribadisce che la differenziazione dovrebbe essere concepita soltanto come una fase temporanea in vista di un processo decisionale più efficace e integrato;

4.   ritiene che il Consiglio europeo debba prendersi il tempo necessario per stabilire l'agenda europea, dimostrando i vantaggi delle azioni comuni e cercando di convincere tutti gli Stati membri a prendervi parte; sottolinea che qualsiasi tipo di integrazione differenziata oggetto di un accordo rappresenta pertanto la seconda migliore opzione e non una priorità strategica;

5.  ribadisce la propria convinzione secondo cui l'integrazione differenziata deve rimanere aperta a tutti gli Stati membri, come stabilito agli articoli 20 e 46 TUE, e continuare a essere un esempio di integrazione europea più profonda che non escluda nessuno Stato membro da una politica nel lungo termine, e non andrebbe considerata un modo per facilitare soluzioni "à la carte" che minacciano di pregiudicare il metodo unionale e il sistema istituzionale dell'UE;

6.  afferma che qualsiasi forma di iniziativa di differenziazione che porti alla creazione o alla percezione della creazione di Stati membri di prima e di seconda classe rappresenterebbe un grave fallimento politico, con conseguenze negative per il progetto dell'Unione europea;

7.  chiede che qualsiasi modello futuro di integrazione differenziata sia concepito in modo da incentivare e sostenere pienamente gli Stati membri che aspirano a una partecipazione volontaria nei loro sforzi di sviluppo economico e di riconversione volti a soddisfare i criteri necessari in un lasso di tempo ragionevole;

8.  ritiene che per rispondere in maniera adeguata all'esigenza di strumenti flessibili occorra affrontare una delle cause alla radice del problema; chiede pertanto un'ulteriore modifica delle procedure di voto in seno al Consiglio, passando dall'unanimità alla maggioranza qualificata, attraverso l'attivazione della "clausola passerella" (articolo 48, paragrafo 7, TUE);

9.  ritiene che l'integrazione differenziata dovrebbe sempre avvenire nel rispetto delle disposizioni del trattato, mantenere l'unità delle istituzioni dell'UE ed evitare di portare alla creazione di accordi istituzionali paralleli o accordi che siano indirettamente in contrasto con lo spirito e i principi fondamentali del diritto dell'Unione, e dovrebbe invece permettere l'istituzione di eventuali organi specifici, senza pregiudicare le competenze e il ruolo delle istituzioni dell'UE; ricorda che la flessibilità e l'adeguamento alle specificità nazionali, regionali o locali potrebbero essere garantiti anche mediante disposizioni di diritto derivato;

10.  sottolinea che l'integrazione differenziata non dovrebbe portare a processi decisionali più complessi, che rischiano di compromettere la responsabilità democratica delle istituzioni dell'Unione;

11.  considera la Brexit un'opportunità per abbandonare i modelli di autoesclusione (opting out) a favore di modelli non discriminatori e solidali di partecipazione volontaria (opting in); sottolinea che siffatti modelli di partecipazione volontaria non limiterebbero i progressi verso "un'unione sempre più stretta" al minimo comun denominatore di una soluzione unica per tutti, ma consentirebbero la flessibilità necessaria per progredire, lasciando la porta aperta agli Stati membri che sono al tempo stesso disposti a soddisfare i criteri necessari e in grado di farlo;

12.  chiede che la prossima revisione dei trattati porti ordine nell'attuale processo di differenziazione ponendo fine alla pratica delle deroghe e delle eccezioni permanenti al diritto primario dell'UE per i singoli Stati membri, in quanto comportano una differenziazione negativa nel diritto primario dell'UE, alterano in generale l'omogeneità del diritto dell'Unione e compromettono la coesione sociale dell'UE;

13.  riconosce tuttavia che alcuni periodi transitori possono risultare necessari per i nuovi membri, in via rigorosamente eccezionale e temporanea e caso per caso; insiste sulla necessità di introdurre disposizioni giuridiche chiare e applicabili, al fine di evitare il perpetuarsi; di tali periodi

14.  ribadisce pertanto che l'adesione all'UE dovrebbe esigere il pieno rispetto del diritto primario dell'Unione in tutti i settori politici; osserva invece che ai paesi che intendono instaurare relazioni strette con l'UE ma che non sono disposti a impegnarsi a rispettare pienamente il diritto primario e che non intendono o non possono aderire all'UE andrebbe proposta qualche forma di partenariato; ritiene che tale rapporto vada accompagnato da obblighi corrispondenti ai diritti connessi, per esempio un contributo al bilancio dell'UE, e dovrebbe essere subordinato al rispetto dei valori fondamentali dell'Unione, dello Stato di diritto e, in caso di partecipazione al mercato interno, delle quattro libertà;

15.  sottolinea che il rispetto e la salvaguardia dei valori fondamentali dell'UE sono la pietra angolare dell'Unione europea – una comunità basata sui valori – e tengono uniti gli Stati membri europei; reputa pertanto che la differenziazione non andrebbe consentita in ambiti quali il rispetto dei diritti fondamentali e dei valori esistenti sanciti all'articolo 2 TUE; insiste inoltre sul fatto che la differenziazione non andrebbe consentita nei settori strategici, in cui gli Stati membri non partecipanti potrebbero creare esternalità negative, come il dumping economico e sociale; chiede alla Commissione di esaminare attentamente i potenziali effetti centrifughi, anche nel lungo termine, in occasione della presentazione di una proposta di cooperazione rafforzata;

16.  ricorda la sua raccomandazione di sviluppare un partenariato al fine di creare un cerchio di partner intorno all'UE per i paesi che non possono o non intendono aderire all'Unione ma che desiderano comunque intrattenere relazioni strette con la stessa(5);

17.  suggerisce di istituire una procedura speciale che, dopo un certo numero di anni e in caso di avvio di una cooperazione rafforzata da parte di una serie di Stati che rappresentano la maggioranza qualificata in seno al Consiglio, nonché previa approvazione del Parlamento europeo, consenta l'integrazione delle disposizioni in materia di cooperazione rafforzata nell'acquis dell'UE;

18.  sottolinea che la flessibilità e la differenziazione dovrebbero andare di pari passo con un rafforzamento delle norme comuni in settori chiave, al fine di garantire che la differenziazione non comporti una frammentazione politica; ritiene pertanto che un futuro quadro istituzionale europeo debba includere gli imprescindibili pilastri europei dei diritti politici, economici, sociali e ambientali;

19.  riconosce che la cooperazione regionale svolge un ruolo importante nel rafforzamento dell'integrazione europea e ritiene che il suo ulteriore sviluppo offra un forte potenziale di consolidamento e di approfondimento dell'integrazione, adattandola alle specificità locali e alla volontà di cooperare;

20.  suggerisce di sviluppare strumenti adeguati nell'ambito del diritto e del bilancio dell'Unione volti a testare le iniziative transfrontaliere all'interno dell'UE incentrate su questioni di interesse a livello unionale e che potrebbero in ultima analisi trasformarsi in proposte legislative o forme di cooperazione rafforzata;

21.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU C 252 del 18.7.2018, pag. 215.
(2) GU C 252 del 18.7.2018, pag. 201.
(3) GU C 468 del 15.12.2006, pag. 176.
(4) GU L 210 del 31.7.2006, pag. 19.
(5) GU C 252 del 18.7.2018, pag. 207.


Indagine strategica OI/2/2017 del Mediatore europeo sulla trasparenza delle discussioni legislative negli organi preparatori del Consiglio UE
PDF 176kWORD 54k
Risoluzione del Parlamento europeo del 17 gennaio 2019 sull'indagine strategica OI/2/2017 del Mediatore europeo sulla trasparenza delle discussioni legislative negli organi preparatori del Consiglio UE (2018/2096(INI))
P8_TA-PROV(2019)0045A8-0420/2018

Il Parlamento europeo,

–  visti l'articolo 15, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) e le sue disposizioni riguardanti l'accesso ai documenti delle istituzioni dell'Unione,

–  visto l'articolo 228 TFUE,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare l'articolo 11,

–  visto l'articolo 3, paragrafo 7, dello statuto del Mediatore europeo,

–  visto il regolamento (CE) n. 1049/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2001, relativo all'accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione(1),

–  vista la sua risoluzione del 28 aprile 2016 sull'accesso del pubblico ai documenti (articolo 116, paragrafo 7, del regolamento) per gli anni 2014-2015(2),

–  vista la sua risoluzione del 16 febbraio 2017 sul miglioramento del funzionamento dell'Unione europea sfruttando le potenzialità del trattato di Lisbona(3),

–  vista la sua risoluzione del 14 settembre 2017 sulla trasparenza, la responsabilità e l'integrità nelle istituzioni dell'UE(4),

–  vista la sua risoluzione del 30 maggio 2018 sull'interpretazione e l'applicazione dell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio"(5),

–  visti gli articoli 2.6 e 2.7 del contributo della LIX COSAC, adottato durante la sua riunione plenaria tenutasi a Sofia dal 17 al 19 giugno 2018,

–  vista la relazione speciale del Mediatore al Parlamento europeo in seguito all'indagine strategica OI/2/2017/TE sulla trasparenza dei processi legislativi del Consiglio,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  viste le deliberazioni congiunte della commissione per gli affari costituzionali e della commissione per le petizioni a norma dell'articolo 55 del regolamento,

–  vista la relazione della commissione per gli affari costituzionali e della commissione per le petizioni (A8-0420/2018),

A.  considerando che l'articolo 228 TFUE e l'articolo 3 dello statuto del Mediatore consentono al Mediatore di procedere alle indagini che ritiene giustificate, di propria iniziativa o in base alle denunce che gli sono state presentate;

B.  considerando che l'articolo 1 e l'articolo 10, paragrafo 3, del trattato sull'Unione europea (TUE) stabiliscono che, a livello di Unione, le decisioni debbano essere prese nel modo più trasparente possibile e il più vicino possibile ai cittadini;

C.  considerando che il Parlamento europeo, quale istituzione che rappresenta direttamente i cittadini, e il Consiglio dell'Unione europea, che rappresenta gli Stati membri, sono i due colegislatori europei e costituiscono la duplice fonte di legittimità dell'Unione;

D.  considerando che il Parlamento europeo opera con un elevato livello di trasparenza nella sua procedura legislativa, anche nella fase dell'esame in commissione, consentendo ai cittadini, ai media e alle parti interessate di individuare chiaramente le diverse posizioni all'interno del Parlamento e l'origine di determinate proposte, nonché di seguire l'adozione delle decisioni definitive;

E.  considerando che, conformemente all'articolo 16, paragrafo 8, TUE, il Consiglio deve riunirsi in seduta pubblica quando delibera e vota su un progetto di atto legislativo;

F.  considerando che il Consiglio prende per consenso e senza una votazione formale la maggior parte delle decisioni che possono essere adottate mediante voto a maggioranza qualificata (VMQ);

G.  considerando che il Mediatore ha avviato un'indagine sulla trasparenza delle discussioni legislative in seno agli organi preparatori del Consiglio, rivolgendo, il 10 marzo 2017, 14 domande al Consiglio e avviando una consultazione pubblica;

H.  considerando che, a seguito dell'indagine, il Mediatore ha constatato che la mancanza di trasparenza del Consiglio per quanto riguarda l'accesso del pubblico ai suoi documenti legislativi nonché le sue attuali prassi in materia di trasparenza del processo decisionale, in particolare durante la fase preparatoria a livello di Coreper e di gruppo di lavoro, costituiscono un caso di cattiva amministrazione;

I.  considerando che il 9 febbraio 2018 il Mediatore ha presentato al Consiglio sei proposte di miglioramento e tre raccomandazioni specifiche relative alla trasparenza dei suoi organi preparatori e ha invitato il Consiglio a rispondere;

J.  considerando che il Consiglio non ha risposto alle raccomandazioni contenute nella relazione del Mediatore entro il termine di tre mesi prescritto per legge e che, data l'importanza della questione della trasparenza legislativa, il Mediatore ha deciso di non concedere al Consiglio alcuna proroga oltre tale scadenza e ha presentato la relazione al Parlamento;

1.  esprime profonda preoccupazione per il fatto che una critica comunemente mossa all'Unione europea sia di essere manchevole dal punto di vista democratico; sottolinea pertanto che il fatto che una delle sue tre principali istituzioni assuma decisioni senza la trasparenza che si esige a un'istituzione democratica va a scapito di un progetto ambizioso quale quello europeo;

2.  è fermamente convinto che un processo decisionale pienamente democratico e altamente trasparente a livello europeo sia indispensabile al fine di accrescere la fiducia dei cittadini nel progetto europeo e nelle istituzioni dell'UE, in particolare in vista delle elezioni europee del maggio 2019, ed è pertanto determinato a rafforzare la responsabilità democratica di tutte le istituzioni dell'UE;

3.  condivide il parere espresso dal Mediatore secondo cui garantire che i cittadini siano in grado di comprendere e seguire nel dettaglio i progressi della legislazione e di prendervi parte è un obbligo giuridico sancito dai trattati nonché un requisito fondamentale della democrazia moderna;

4.  sottolinea che un livello elevato di trasparenza del processo legislativo è essenziale per consentire ai cittadini, ai media e alle parti interessate di riconoscere la responsabilità dei rappresentanti e dei governi eletti;

5.  ritiene che un elevato livello di trasparenza funga da garanzia contro il diffondersi di speculazioni, di notizie false e di teorie cospiratorie, poiché assicura una base fattuale per confutare pubblicamente tali accuse;

6.  ricorda che il Parlamento europeo rappresenta gli interessi dei cittadini europei in modo pienamente aperto e trasparente, come confermato dal Mediatore, e prende atto dei progressi compiuti dalla Commissione nel migliorare le sue norme di trasparenza; deplora che il Consiglio non rispetti ancora norme comparabili;

7.  sottolinea che il lavoro degli organi preparatori del Consiglio, vale a dire i comitati dei rappresentanti permanenti (Coreper I + II) e oltre 150 gruppi di lavoro, è parte integrante della procedura decisionale del Consiglio;

8.  deplora che, a differenza delle riunioni delle commissioni in seno al Parlamento, le riunioni degli organi preparatori del Consiglio così come la maggior parte delle discussioni in sede di Consiglio si tengano a porte chiuse; ritiene che i cittadini, i media e le parti interessate debbano avere accesso con mezzi appropriati alle riunioni del Consiglio e dei suoi organi preparatori, anche mediante lo streaming in diretta e in differita sul web, pubblicando altresì i processi verbali di tali riunioni, al fine di garantire un elevato livello di trasparenza del processo legislativo in entrambi i colegislatori europei; sottolinea che, in base al principio di legittimità democratica, i cittadini devono poter chiedere conto a entrambi i colegislatori delle loro azioni;

9.  deplora che il Consiglio non pubblichi proattivamente la maggior parte dei documenti relativi ai fascicoli legislativi, impedendo ai cittadini di sapere quali documenti esistano realmente e di esercitare il loro diritto di richiedere l'accesso ai documenti; si rammarica del fatto che le informazioni disponibili sui documenti legislativi siano presentate dal Consiglio in un registro incompleto e di difficile fruizione per gli utenti; invita il Consiglio ad elencare nel suo registro pubblico tutti i documenti relativi ai fascicoli legislativi, indipendentemente dal loro formato e dalla loro classificazione; prende atto, a tale riguardo, degli sforzi compiuti dalla Commissione, dal Parlamento e dal Consiglio nella creazione di una banca dati comune per i fascicoli legislativi e sottolinea che tutte e tre le istituzioni hanno la responsabilità di portare rapidamente a termine i lavori;

10.  ritiene che la prassi del Consiglio di classificare sistematicamente con il codice "LIMITE" documenti relativi ai fascicoli legislativi distribuiti nei suoi organi preparatori costituisca una violazione della giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE)(6) e dell'obbligo giuridico secondo cui vi deve essere il più ampio accesso possibile del pubblico ai documenti legislativi; invita il Consiglio ad attuare pienamente le sentenze della CGUE e a eliminare le incoerenze e le pratiche divergenti che ancora sussistono; ricorda che il codice "LIMITE" non ha una solida base giuridica e ritiene necessario un riesame degli orientamenti interni del Consiglio al fine di garantire che i documenti possano recare tale dicitura solo in casi debitamente giustificati e conformemente alla giurisprudenza della CGUE;

11.  si rammarica del fatto che, a seguito della sentenza della CGUE relativa alla causa Access Info Europe del 2013, il Coreper abbia deciso che, come regola generale, la persona incaricata di redigere il documento dovrebbe registrare le identità degli Stati membri nei documenti relativi alle procedure legislative in corso "laddove opportuno"; considera inaccettabile che le posizioni assunte dai singoli Stati membri in seno agli organi preparatori del Consiglio non siano né pubblicate né sistematicamente registrate, rendendo impossibile per cittadini, i media e le parti interessate controllare efficacemente il comportamento dei loro governi eletti;

12.  sottolinea che tale mancanza di informazioni ostacola inoltre la capacità dei parlamenti nazionali di controllare le azioni operate dai governi nazionali in seno al Consiglio, che è la loro funzione primaria nella procedura legislativa dell'UE, e permette ai membri di tali governi di prendere le distanze, nella sfera nazionale, dalle decisioni assunte a livello europeo che essi stessi hanno elaborato e adottato; ritiene che tale pratica contravvenga allo spirito dei trattati e che sia irresponsabile da parte dei membri dei governi nazionali mettere a repentaglio la fiducia nell'Unione europea "incolpando Bruxelles" per decisioni alle quali essi stessi hanno partecipato; ritiene che l'istituzione di un registro sistematico delle posizioni degli Stati membri negli organi preparatori del Consiglio fungerebbe da disincentivo a questa pratica, che deve cessare immediatamente; constata che tale pratica fa il gioco dei politici populisti, che mirano a delegittimare l'UE agli occhi del pubblico;

13.  considera incompatibile con i principi democratici che, nei negoziati interistituzionali tra i colegislatori, la mancanza di trasparenza da parte del Consiglio comporti uno squilibrio nelle informazioni disponibili e quindi un vantaggio strutturale del Consiglio rispetto al Parlamento europeo; ribadisce il suo invito a migliorare lo scambio di documenti e informazioni tra il Parlamento e il Consiglio e a concedere l'accesso ai rappresentanti del Parlamento, in qualità di osservatori, alle riunioni del Consiglio e dei suoi organi, in particolare nel caso di procedure legislative, così come il Parlamento europeo concede al Consiglio l'accesso alle sue riunioni;

14.  rammenta che, a seguito dell'indagine strategica del Mediatore sulla trasparenza dei triloghi, le raccomandazioni non sono state accolte, per lo più a causa della riluttanza del Consiglio; ritiene che, poiché i triloghi sono diventati la prassi comune per raggiungere accordi sui fascicoli legislativi, si dovrebbe applicare loro un elevato livello di trasparenza; considera che ciò dovrebbe includere la pubblicazione proattiva dei documenti pertinenti, la definizione di un calendario interistituzionale e l'adozione di una norma generale secondo cui i negoziati possono iniziare solo in seguito all'adozione di mandati pubblici, conformemente ai principi di pubblicità e trasparenza inerenti al processo legislativo dell'Unione europea;

15.  chiede che il Consiglio, in qualità di uno dei due colegislatori europei, allinei i propri metodi di lavoro alle norme di una democrazia parlamentare e partecipativa, come richiesto dai trattati, anziché agire quale forum diplomatico, un ruolo che non gli è destinato;

16.  è del parere che i governi degli Stati membri privino i cittadini del loro diritto all'informazione e che eludano le norme sulla trasparenza oltre che un adeguato controllo democratico, preparando o prestabilendo decisioni economiche e finanziarie di ampia portata in formazioni informali come l'Eurogruppo o il Vertice euro; insiste sulla necessità di applicare senza indugio la legislazione dell'Unione sulla trasparenza e l'accesso ai documenti agli organi informali e agli organi preparatori del Consiglio, in particolare all'Eurogruppo, il gruppo di lavoro "Eurogruppo", il comitato per i servizi finanziari e il comitato economico e finanziario; chiede di formalizzare pienamente l'Eurogruppo nella prossima revisione dei trattati, così da garantire un adeguato accesso del pubblico e un opportuno controllo parlamentare;

17.   ribadisce il suo invito a trasformare il Consiglio in una vera e propria camera legislativa, creando così un autentico sistema legislativo bicamerale che coinvolga il Consiglio e il Parlamento europeo, con la Commissione che funge da organo esecutivo; suggerisce di coinvolgere le attuali configurazioni legislative specializzate del Consiglio in qualità di organi preparatori di un unico Consiglio legislativo, che si riuniscano pubblicamente e funzionino in modo analogo alle commissioni del Parlamento europeo, e di assumere tutte le decisioni legislative definitive del Consiglio in seno all'unico Consiglio legislativo;

18.  ritiene che la votazione pubblica sia una caratteristica fondamentale del processo decisionale democratico; esorta il Consiglio ad avvalersi della possibilità di VMQ e ad astenersi, ove possibile, dalla prassi di adottare decisioni per consenso e quindi senza una votazione formale pubblica;

19.  condivide appieno le raccomandazioni rivolte dal Mediatore europeo al Consiglio ed esorta quest'ultimo ad adottare, come minimo, tutte le misure necessarie ad attuare quanto prima le raccomandazioni del Mediatore, vale a dire:

   a) registrare sistematicamente l'identità dei governi degli Stati membri ogniqualvolta prendano posizione in seno agli organi preparatori del Consiglio;
   b) elaborare criteri chiari e pubblicamente accessibili circa la designazione dei documenti come "LIMITE", in linea con il diritto dell'UE;
   c) rivedere sistematicamente lo status "LIMITE" dei documenti in fase iniziale, prima dell'adozione definitiva di un atto legislativo e prima di negoziati informali nell'ambito di triloghi, momento in cui il Consiglio avrà raggiunto una posizione iniziale sulla proposta legislativa;

20.  ritiene che non sia possibile invocare il segreto professionale per impedire sistematicamente che i documenti vengano registrati e divulgati;

21.  prende atto della dichiarazione della Presidenza austriaca destinata alla commissione per gli affari costituzionali e alla commissione per le petizioni, in cui indica la necessità di tenere aggiornato il Parlamento europeo in merito ai progressi delle riflessioni in corso al Consiglio su come migliorare le sue norme e procedure in materia di trasparenza legislativa, ed esprime la disponibilità ad avviare con il Parlamento, al livello appropriato, una riflessione comune sulle questioni che richiedono un coordinamento interistituzionale; lamenta che, ad oggi, il Parlamento europeo non abbia ricevuto alcuna informazione al riguardo;

22.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, al Mediatore europeo, al Consiglio europeo, alla Commissione, ai parlamenti e ai governi degli Stati membri.

(1) GU L 145 del 31.5.2001, pag. 43.
(2) GU C 66 del 21.2.2018, pag. 23.
(3) GU C 252 del 18.7.2018, pag. 215.
(4) GU C 337 del 20.9.2018, pag. 120.
(5) Testi approvati, P8_TA(2018)0225.
(6) Per il principio del più ampio accesso possibile del pubblico, si veda: cause riunite C-39/05 P e C-52/05 P, Svezia e Turco/Consiglio [2008]. ECLI:EU:C:2008:374, punto 34; causa C-280/11 P, Consiglio / Access Info Europe [2013] ECLI:EU:C:2013:671, punto 27 e causa T-540/15 De Capitani / Parlamento [2018] ECLI:EU:T:2018:167, punto 80.

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