Indice 
Testi approvati
Giovedì 14 febbraio 2019 - Strasburgo 
La situazione in Cecenia e il caso di Oyub Titiev
 Zimbabwe
 Difensori dei diritti delle donne in Arabia Saudita
 Meccanismo per rimuovere gli ostacoli giuridici e amministrativi in ambito transfrontaliero ***I
 Progetto di accordo sulla cooperazione tra Eurojust e la Georgia *
 Valutazione delle tecnologie sanitarie ***I
 Istituzione di un quadro per il controllo degli investimenti esteri diretti nell'Unione europea ***I
 Interoperabilità dei sistemi di telepedaggio stradale e agevolazione dello scambio transfrontaliero di informazioni sul mancato pagamento dei pedaggi stradali nell'Unione (rifusione) ***I
 Reciproco riconoscimento delle merci legalmente commercializzate in un altro Stato membro ***I
 Commissioni applicate sui pagamenti transfrontalieri nell'Unione e commissioni di conversione valutaria ***I
 Norme comuni per l'accesso al mercato internazionale dei servizi di trasporto effettuati con autobus ***I
 Modifica della direttiva 2012/27/UE sull'efficienza energetica e del regolamento (UE) 2018/1999 sulla governance dell'Unione dell'energia e azione per il clima, a motivo del recesso del Regno Unito dall'Unione europea***I
 Diritto di manifestare pacificamente e uso proporzionato della forza
 Diritti delle persone intersessuali
 Il futuro dell'elenco di azioni a favore delle persone LGBTI (2019-2024)
 Il futuro del trattato INF e l'impatto sull'UE
 NAIADES II – Programma d'azione a sostegno del trasporto sulle vie navigabili interne
 Protezione degli animali durante il trasporto all'interno e all'esterno dell'Unione europea
 Rafforzare la competitività del mercato interno mediante lo sviluppo dell'unione doganale dell'UE e della sua governance
 Attuazione delle disposizioni giuridiche e della dichiarazione congiunta a garanzia del controllo parlamentare sulle agenzie decentrate

La situazione in Cecenia e il caso di Oyub Titiev
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Risoluzione del Parlamento europeo del 14 febbraio 2019 sulla situazione in Cecenia e il caso di Ojub Titiev (2019/2562(RSP))
P8_TA-PROV(2019)0115RC-B8-0107/2019

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla situazione in Cecenia, in particolare quelle dell'8 febbraio 2018 sulla Russia, il caso di Ojub Titiev e del centro per i diritti umani Memorial(1), e del 23 ottobre 2014 sulla chiusura dell'ONG "Memorial" (vincitrice del premio Sacharov 2009) in Russia(2),

–  vista la dichiarazione dei presidenti della commissione per gli affari esteri e della sottocommissione per i diritti dell'uomo del Parlamento, del 12 gennaio 2018, che chiede la liberazione immediata del difensore dei diritti umani Ojub Titiev,

–  viste la dichiarazione dell'UE, del 19 gennaio 2018, sulle violazioni dei diritti umani riguardo al centro per i diritti umani Memorial in Russia, e le dichiarazioni del portavoce del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE), dell'11 gennaio 2018, sulla detenzione del direttore del centro per i diritti umani Memorial nella Repubblica cecena, e del 27 giugno 2018 sui casi dei difensori dei diritti umani russi Ojub Titiev e Yuri Dmitriev,

–  visti l'articolo 5 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e l'articolo 7 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, i quali stabiliscono che nessuna persona deve essere soggetta a torture o a pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, e di cui la Federazione russa è firmataria,

–  vista la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 9 dicembre 1998,

–  vista la Convenzione del Consiglio d'Europa per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali,

–  vista la Costituzione della Federazione russa, in particolare il capitolo 2 sui diritti e le libertà umani e civili,

–  vista la settima relazione periodica sulla Federazione russa esaminata dal Comitato delle Nazioni Unite per i diritti umani nella sua 3136a e 3137a riunione, svoltesi il 16 e 17 marzo 2015,

–  vista la relazione del relatore dell'OSCE nel quadro del meccanismo di Mosca sulle presunte violazioni dei diritti umani e l'impunità nella Repubblica cecena della Federazione russa del 21 dicembre 2018,

–  visti gli orientamenti dell'Unione europea sui difensori dei diritti umani,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che la Federazione russa, in quanto firmataria della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, della Convenzione europea sui diritti umani e della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, si è impegnata a rispettare i principi della democrazia, lo Stato di diritto nonché le libertà e i diritti umani fondamentali;

B.  considerando che gli impegni internazionali della Federazione russa comprendono l'obbligo di proteggere i difensori dei diritti umani; che la legge del 2012 sugli "agenti stranieri" limita drasticamente la capacità delle ONG di operare in maniera indipendente ed efficace; che, ai sensi di tale legge, il centro per i diritti umani Memorial è stato designato come "agente straniero" da parte del ministero della Giustizia della Federazione russa;

C.  considerando che negli ultimi anni in Cecenia si è registrato un drammatico deterioramento della situazione dei diritti umani, che impedisce di fatto ai giornalisti indipendenti e agli attivisti dei diritti umani di portare avanti il rispettivo lavoro senza mettere a repentaglio la propria vita e quella dei loro familiari, amici e colleghi; che le numerose segnalazioni di sistematici e gravi abusi dei diritti umani in Cecenia dimostrano che le autorità cecene e russe non rispettano lo Stato di diritto;

D.  considerando che Ojub Titiev, direttore dell'ufficio ceceno del centro Memorial, è stato arrestato il 9 gennaio 2018 e ufficialmente incriminato e rinviato in custodia cautelare sulla base di accuse infondate di acquisto e possesso illegali di stupefacenti; che tali accuse sono state respinte da Ojub Titiev e denunciate da altre ONG e altri difensori dei diritti umani come false e finalizzate ad ostacolare le sue attività sui diritti umani e quelle della sua organizzazione;

E.  considerando che i tribunali hanno prorogato varie volte la detenzione di Ojub Titiev prima dell'inizio delle udienze presso il tribunale della città di Shali, in Cecenia, il 19 luglio 2018; che il verdetto è imminente ed è atteso per la metà di febbraio 2019; che Ojub Titiev rischia di essere giudicato colpevole di un reato che non ha commesso e che potrebbe scontare fino a dieci anni di carcere;

F.  considerando che la famiglia di Ojub Titiev ha subito vessazioni e minacce costringendola ad allontanarsi dalla Cecenia; che il centro Memorial è stato oggetto di altre azioni nel 2018, tra cui un attacco incendiario contro i suoi uffici in Inguscezia il 17 gennaio 2018, un attacco contro l'automobile dell'avvocato di Titiev nel Daghestan il 22 gennaio 2018, e un attacco contro il capo dell'ufficio del centro Memorial nel Daghestan il 28 marzo 2018; che i responsabili dell'assassinio di Natalia Estemirova, avvenuto nel 2009, e che ha preceduto Ojub Titiev nella carica di direttore dell'ufficio ceceno del centro Memorial, non sono ancora stati consegnati alla giustizia;

G.  considerando che Memorial è una delle ultime organizzazioni rimanenti che porta avanti l'attività sui diritti umani in Cecenia, vale a dire documentare e denunciare le violazioni dei diritti umani, assistere le vittime di tali violazioni ed aiutarle a ottenere giustizia, e che è stata probabilmente attaccata come rappresaglia per aver denunciato e chiesto giustizia per le violazioni dei diritti umani; che Memorial ha ricevuto il premio Sacharov del Parlamento europeo per la libertà di pensiero nel 2009, e che nel 2018 a Ojub Titiev è stato assegnato il premio franco-tedesco per i diritti umani e lo Stato di diritto (dicembre), il premio Václav Havel per i diritti umani (ottobre) e il premio per i diritti umani del gruppo Helsinki di Mosca (maggio);

H.  che funzionari ceceni hanno ripetutamente minacciato i difensori dei diritti umani o denunciato la loro attività senza condannare pubblicamente le minacce di violenza ai loro danni, creando e perpetuando un clima di impunità riguardo agli autori di atti di violenza contro i difensori dei diritti umani; che gran parte delle vittime si astiene pertanto dal chiedere giustizia, poiché teme ritorsioni da parte delle autorità locali;

1.  rinnova il suo appello per l'immediata liberazione di Ojub Titiev, direttore dell'ufficio del centro per i diritti umani Memorial in Cecenia, che è stato arrestato il 9 gennaio 2018 e accusato di acquisizione e possesso illegali di stupefacenti e il cui verdetto è atteso per la metà di febbraio 2019; esorta le autorità cecene a garantire il pieno rispetto dei diritti umani e giuridici di Ojub Titiev, compresi il diritto a un processo equo, l'accesso senza restrizioni al suo avvocato e alle cure mediche, e la protezione dalle vessazioni giudiziarie e dalla criminalizzazione;

2.  condanna fermamente le ripetute dichiarazioni pubbliche di funzionari ceceni che denunciano l'attività dei difensori e delle organizzazioni che operano nell'ambito dei diritti umani o che prendono di mira persone specifiche, nonché la loro incapacità di condannare pubblicamente le minacce e gli atti di violenza nei confronti di tali gruppi e individui e di svolgere indagini in materia;

3.  esprime profonda preoccupazione per la preoccupante tendenza a ricorrere ad arresti, attacchi e intimidazioni nei confronti di giornalisti indipendenti, difensori dei diritti umani e i loro sostenitori, nonché ai danni di semplici cittadini, azioni che sembrano far parte di campagne coordinate; ritiene che il caso di Ojub Titiev sia indicativo di numerosi altri procedimenti giudiziari basati su prove falsificate che sostengono il sistema giudiziario incrinato nella Repubblica cecena e nella Federazione russa; ricorda che accuse simili relative al possesso di stupefacenti sono state sollevate anche nei confronti del giornalista di Caucasus Knot, Zhalaudi Geriev, e dell'attivista per i diritti umani Ruslan Kutaev, e chiede anche la loro liberazione;

4.  esorta le autorità della Repubblica di Cecenia e della Federazione russa a porre fine alle vessazioni e alla persecuzione dei loro cittadini e a mettere fine al clima di impunità per gli autori di atti di violenza contro i difensori dei diritti umani, i loro familiari, i loro colleghi e sostenitori e le loro organizzazioni;

5.  invita la Federazione russa a proteggere tutti i suoi cittadini nel pieno rispetto dei loro diritti umani, a rispettare la sua stessa Costituzione e la propria legislazione, e a onorare i suoi impegni internazionali a rispettare lo Stato di diritto e le libertà fondamentali e i diritti umani di tutti i suoi cittadini, compresi quelli che dedicano il loro tempo, le loro risorse e il loro lavoro alla difesa dei diritti dei loro concittadini;

6.  invita le autorità russe ad abrogare la legge del 2015 sulle "organizzazioni indesiderate" e la legge del 2012 sugli "agenti stranieri", nonché tutte le altre normative correlate, che sono costantemente utilizzate per vessare e attaccare i difensori dei diritti umani e le organizzazioni della società civile; esprime preoccupazione per il fatto che alcune ONG russe hanno dovuto chiudere per evitare di essere stigmatizzate come "agenti stranieri" ed evitare la persecuzione giudiziaria;

7.  chiede che si ponga immediatamente fine alle vessazioni e agli arresti dei difensori dei diritti umani in Cecenia perseguiti sulla base di accuse falsificate, agli attacchi ai danni dei loro colleghi e familiari e alle intimidazioni dei loro sostenitori, azioni che sembrano volte a ostacolare e, in ultima analisi, a porre fine all'attività legittima e utile delle loro organizzazioni;

8.  ribadisce la sua richiesta alla Commissione, al SEAE e agli Stati membri di continuare a monitorare da vicino la situazione dei diritti umani in Cecenia, compreso il processo di Ojub Titiev, di chiedere la cessazione immediata delle succitate violazioni dei diritti umani, di sollevare i casi di tutte le persone perseguite per motivi politici nelle riunioni pertinenti con i rappresentanti russi, e di continuare ad offrire un'assistenza rapida ed efficiente alle vittime delle persecuzioni e ai loro familiari, anche quando si tratta di richieste di asilo;

9.  invita la Commissione a collaborare con le organizzazioni internazionali per i diritti umani attive nella Federazione russa e con le organizzazioni russe per i diritti umani e la società civile, nonostante la legge russa sugli "agenti stranieri", e a continuare a offrire sostegno a Memorial e alle altre organizzazioni analoghe;

10.  invita le personalità sportive e gli artisti internazionali ad astenersi dal partecipare a eventi pubblici in Cecenia o a eventi sponsorizzati dalla dirigenza della Repubblica cecena; ribadisce il proprio sostegno a favore di un "atto Magnitsky" dell'Unione europea, che dovrebbe sanzionare gli autori di gravi violazioni dei diritti umani, e invita il Consiglio a proseguire i suoi lavori in materia senza indugio; sottolinea, a tale proposito, che agli autori di violazioni dei diritti umani nella Repubblica cecena della Federazione russa non dovrebbero essere concessi visti dell'UE né dovrebbero essere autorizzati a detenere patrimoni negli Stati membri dell'UE;

11.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Consiglio d'Europa, all'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa nonché al Presidente, al governo e al parlamento della Federazione russa e alle autorità cecene.

(1) GU C 463 del 21.12.2018, pag. 31.
(2) GU C 274 del 27.7.2016, pag. 21.


Zimbabwe
PDF 135kWORD 51k
Risoluzione del Parlamento europeo del 14 febbraio 2019 sullo Zimbabwe (2019/2563(RSP))
P8_TA-PROV(2019)0116RC-B8-0110/2019

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sullo Zimbabwe,

–  viste la relazione finale della missione di osservazione elettorale (MOE) dell'UE sulle elezioni armonizzate nello Zimbabwe del 2018 e la lettera inviata il 10 ottobre dall'osservatore capo della missione di osservazione elettorale (MOE) dell'UE al presidente Mnangagwa sulle principali risultanze della relazione finale,

–  vista la dichiarazione, rilasciata il 17 gennaio 2019 dal portavoce del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza sulla situazione nello Zimbabwe,

–  viste le dichiarazioni rilasciate il 24 luglio 2018 e il 18 gennaio 2019 dal portavoce dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani sullo Zimbabwe,

–  visto il comunicato congiunto emanato a seguito della riunione dei ministri degli Affari esteri UE-Unione africana del 21 e 22 gennaio 2019,

–  vista la relazione di monitoraggio della commissione per i diritti umani dello Zimbabwe sulla scia dello sciopero ("Stay Away") dal 14 al 16 gennaio 2019 e dei successivi disordini,

–  vista la relazione della commissione d'inchiesta dello Zimbabwe sulle violenze post-elettorali successive al 1° agosto,

–  vista la dichiarazione, rilasciata il 2 agosto 2018, dal portavoce del VP/AR sulle elezioni nello Zimbabwe,

–  vista la dichiarazione congiunta rilasciata il 2 agosto 2018 dalle missioni internazionali di osservazione elettorale per le elezioni armonizzate dello Zimbabwe, in cui si denunciava il ricorso eccessivo alla forza da parte della polizia e dell'esercito per reprimere le proteste,

–  vista la dichiarazione locale congiunta rilasciata il 9 agosto 2018 dalla delegazione dell'UE, dai capi delle missioni degli Stati membri dell'Unione presenti ad Harare e dai capi delle missioni dell'Australia, del Canada e degli Stati Uniti sugli attacchi mirati all'opposizione nello Zimbabwe,

–  viste le conclusioni del Consiglio dell'UE, del 22 gennaio 2018, alla luce della transizione politica in corso nello Zimbabwe,

–  vista la decisione (PESC) 2017/288 del Consiglio, del 17 febbraio 2017, che modifica la decisione 2011/101/PESC relativa a misure restrittive nei confronti dello Zimbabwe(1),

–  vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli del giugno 1981, che lo Zimbabwe ha ratificato,

–  vista la costituzione dello Zimbabwe,

–  visto l'accordo di Cotonou,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che il popolo dello Zimbabwe è stato a lungo oppresso da un regime autoritario guidato dal presidente Mugabe, che è rimasto al potere grazie alla corruzione, alla violenza, a elezioni inficiate da irregolarità e a un brutale apparato di sicurezza;

B.  considerando che il 30 luglio 2018 si sono tenute nello Zimbabwe le prime elezioni presidenziali e parlamentari a seguito delle dimissioni di Robert Mugabe nel novembre 2017; che le elezioni hanno dato al paese la possibilità di porre fine alla serie di elezioni controverse segnate da violazioni dei diritti politici e umani e dalle violenze di Stato;

C.  considerando che il 3 agosto 2018 la commissione elettorale dello Zimbabwe ha dichiarato Emmerson Mnangagwa vincitore delle elezioni presidenziali, con il 50,8 % dei suffragi contro il 44,3 % ottenuto dal candidato dell'opposizione, Nelson Chamisa; che i risultati sono stati immediatamente contestati dall'opposizione, secondo la quale le elezioni sarebbero state truccate; che la Corte costituzionale ha respinto tali accuse per mancanza di prove e il presidente Mnangagwa è stato ufficialmente reinvestito il 26 agosto per un nuovo mandato;

D.  considerando che, secondo la relazione finale della MOE dell'UE, le cifre presentate dalla commissione elettorale dello Zimbabwe contenevano numerose anomalie e inesattezze e sollevavano un tale numero di questioni da mettere in dubbio l'esattezza e l'attendibilità delle cifre presentate;

E.  considerando che il giorno dopo le elezioni, il ritardo nella comunicazione dei risultati è sfociato in un'ondata di violenze post-elettorali che ha provocato la morte di sei persone e il ferimento di molte altre nel corso delle manifestazioni indette dall'opposizione; che gli osservatori internazionali, tra cui l'UE, hanno condannato le violenze e l'uso eccessivo della forza da parte dell'esercito e delle forze di sicurezza nazionali;

F.  considerando che il 10 agosto 2018 la commissione per i diritti umani dello Zimbabwe ha pubblicato una dichiarazione sulle elezioni armonizzate del 2018 e sul clima post-elettorale, la quale conferma che i manifestanti sono stati aggrediti dalle forze militari, esprimendo profonda preoccupazione per la brutalità e il comportamento violento della polizia e dichiarando che sono stati violati i diritti fondamentali dei dimostranti; che la Commissione ha invitato il governo ad avviare un dialogo nazionale;

G.  considerando che, al momento di prestare giuramento ad Harare il 26 agosto 2018, il presidente Emmerson Mnangagwa ha promesso un futuro migliore e condiviso per tutti i cittadini dello Zimbabwe, a prescindere dall'affiliazione politica, con un governo fermamente impegnato a favore del costituzionalismo, radicato nello Stato di diritto, nel principio della separazione dei poteri, dell'indipendenza della magistratura e a favore di politiche che attrarranno capitali nazionali e internazionali;

H.  considerando che nel settembre 2018 il presidente Mnangagwa ha istituito una commissione d'inchiesta secondo le cui conclusioni del dicembre 2018, le manifestazioni che hanno provocato gravi danni materiali e ferimenti sono state istigate e organizzate sia dalle forze di sicurezza che dai membri dell'Alleanza MDC, e che il ricorso all'esercito era giustificato e conforme alla Costituzione; che l'opposizione ha respinto la relazione; che la commissione ha chiesto un'indagine tra le forze di sicurezza e l'azione penale nei confronti dei responsabili dei reati, oltre a raccomandare il risarcimento delle vittime;

I.  considerando che le tensioni politiche si sono acuite drasticamente in seguito alle elezioni e non si placano le denunce di violenza, mettendo seriamente a rischio il cammino democratico intrapreso nel paese;

J.  considerando che il tracollo dell'economia, la mancanza di accesso ai servizi sociali e il rincaro dei beni di prima necessità hanno alimentato la rabbia della popolazione; che tra il 14 e il 18 gennaio 2019 nello Zimbabwe si è assistito a un'impennata delle proteste e manifestazioni nel corso di uno sciopero nazionale indetto dalla confederazione dei sindacati dello Zimbabwe (ZCTU) in ragione del rincaro del 150 % del costo dei carburanti; che le proteste erano anche dovute all'aumento della povertà, alla pessima situazione economica e all'abbassamento del tenore di vita;

K.  considerando che, di fronte a questo movimento di protesta, il 14 gennaio 2019 il governo ha denunciato un "piano deliberato per minare l'ordine costituzionale", assicurando che "reagirà in modo adeguato nei confronti di chi cospira per sabotare la pace";

L.  considerando che la polizia antisommossa ha reagito con eccessiva violenza e abusi dei diritti umani, tra cui il ricorso a munizioni attive, arresti arbitrari, sequestri, retate presso le strutture mediche che curavano le vittime della repressione, processi collettivi e per direttissima delle persone arrestate, tortura di queste ultime, episodi di stupro e distruzione di beni privati e pubblici;

M.  considerando che la commissione per i diritti umani nominata dal governo ha pubblicato un rapporto da cui emerge il ricorso sistematico alla tortura da parte dei soldati e degli agenti di polizia;

N.  considerando che sono state uccise 17 persone e centinaia sono rimaste ferite; che sono state arrestate circa mille persone, tra cui bambini di età compresa tra i 9 e i 16 anni, e che a circa due terzi delle persone arrestate è stata negata la libertà provvisoria; che molte persone sono ancora detenute illegalmente e sarebbero state picchiate e aggredite durante la detenzione;

O.  considerando che, in base alle prove disponibili, l'esercito ha commesso omicidi, stupri e rapine a mano armata; che centinaia di attivisti e membri dell'opposizione restano nella clandestinità;

P.  considerando che osservatori dei diritti umani e attori locali e internazionali, tra cui l'Unione europea, hanno ampiamente condannato la reazione del governo alle proteste, definendola "sproporzionata" ed "eccessiva";

Q.  considerando che l'interruzione delle telecomunicazioni è divenuta uno strumento utilizzato dal regime per bloccare il coordinamento delle manifestazioni organizzate sulle reti sociali; che le comunicazioni di telefonia mobile e fissa, così come i canali Internet e i social media, sono stati ripetutamente bloccati per evitare l'accesso alle informazioni e alle comunicazioni e per celare le massicce violazioni dei diritti umani che lo Stato si stava preparando a commettere; che l'Alta Corte di giustizia dello Zimbabwe ha dichiarato illegale il ricorso alla legge sull'intercettazione delle comunicazioni per sospendere le comunicazioni online;

R.  considerando che le autorità hanno organizzato massicce perquisizioni porta a porta alla ricerca di manifestanti, trascinando dalle proprie abitazioni dimostranti pacifici, difensori dei diritti umani, attivisti politici, esponenti della società civile e i loro familiari;

S.  considerando che i paesi confinanti quali il Sud Africa sono diventati un centro per i cittadini dello Zimbabwe che fuggono dall'oppressione politica e dalle difficoltà economiche;

T.  considerando che le forze di polizia hanno continuamente abusato delle leggi vigenti, come la legge sull'ordine pubblico e la sicurezza (POSA), per giustificare la repressione di membri dell'opposizione e attivisti dei diritti umani e per vietare dimostrazioni legittime e pacifiche;

U.  considerando che i risultati conseguiti dallo Zimbabwe per quanto riguarda i diritti umani e la democrazia sono tra i più scarsi al mondo; che il popolo dello Zimbabwe e i difensori dei diritti umani continuano a subire attacchi, discorsi di odio, campagne diffamatorie, atti intimidatori e molestie, e che sono stati regolarmente riferiti atti di tortura;

V.  considerando che il Presidente ha convocato un dialogo nazionale, iniziato il 6 febbraio, ed ha invitato tutti i partiti politici a partecipare, ma che il Movimento per il cambiamento democratico (MDC), principale partito di opposizione, si è rifiutato di prendervi parte;

W.  considerando che lo Zimbabwe è firmatario dell'accordo di Cotonou, il quale, all'articolo 96, stabilisce che il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali costituisce un elemento essenziale della cooperazione ACP-UE;

1.  sottolinea il suo desiderio unanime che lo Zimbabwe diventi una nazione pacifica, democratica e prospera, in cui tutti i cittadini siano trattati bene ed equamente dinanzi alla legge e in cui gli organi dello Stato agiscano a nome dei cittadini e non contro di essi;

2.  condanna con forza la violenza che ha caratterizzato le recenti manifestazioni in Zimbabwe; è fermamente convinto che la manifestazione pacifica sia parte integrante del processo democratico e che l'uso eccessivo della forza in risposta ad essa dovrebbe essere evitato in ogni circostanza;

3.  sollecita il Presidente Mnangagwa a tenere fede alle sue promesse iniziali di agire rapidamente per prendere il controllo della situazione e riportare lo Zimbabwe sulla strada della riconciliazione e del rispetto della democrazia e dello Stato di diritto;

4.  invita le autorità dello Zimbabwe a porre immediatamente fine agli abusi da parte delle forze di sicurezza e ad indagare in modo rapido e imparziale su tutte le accuse di uso eccessivo della forza da parte di agenti di polizia e di funzionari pubblici, al fine di stabilire le responsabilità individuali in vista di garantire l'assunzione di responsabilità; ricorda che la Costituzione del paese prevede l'istituzione di un organo indipendente per indagare sulle denunce di violazioni commesse dalle forze di polizia e militari, ma che il governo non lo ha ancora istituito;

5.  chiede al governo dello Zimbabwe di ritirare con urgenza tutto il personale militare e la milizia giovanile che sono dispiegati su tutto il territorio e stanno terrorizzando i residenti, in evidente violazione della Costituzione dello Zimbabwe;

6.  ritiene che la libertà di riunione, associazione ed espressione rappresenti una componente fondamentale di qualsiasi democrazia; sottolinea che esprimere un parere in modo non violento sia un diritto costituzionale di tutti i cittadini dello Zimbabwe, e ricorda alle autorità il loro obbligo di tutelare il diritto di tutti i cittadini di protestare contro il deteriorarsi della loro condizione sociale ed economica; invita il governo a porre fine agli attacchi mirati nei confronti di leader e membri del Congresso dei sindacati dello Zimbabwe (ZCTU);

7.  sottolinea il ruolo fondamentale che l'opposizione svolge in una società democratica;

8.  sollecita le autorità dello Zimbabwe a rilasciare immediatamente tutti i prigionieri politici;

9.  invita il governo dello Zimbabwe a porre immediatamente fine alle molestie e alla criminalizzazione degli attori della società civile e a riconoscere il ruolo legittimo dei difensori dei diritti umani;

10.  chiede al governo dello Zimbabwe di rispettare le disposizioni della dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti umani e degli strumenti internazionali sui diritti umani ratificati dallo Zimbabwe;

11.  è profondamente preoccupato per le presunte violazioni del giusto processo attraverso processi rapidi e di massa; insiste sulla necessità che il potere giudiziario difenda lo Stato di diritto e garantisca che la sua indipendenza e il diritto ad un processo equo siano rispettati in ogni circostanza; denuncia tutti gli arresti eseguiti senza la presentazione di prove;

12.  invita le autorità dello Zimbabwe ad avviare un'indagine tempestiva, approfondita, imparziale e indipendente sulle accuse di violazioni e abusi dei diritti umani, inclusi stupri e violenze sessuali da parte delle forze di sicurezza, ed a condurre i responsabili dinanzi alla giustizia; chiede che l'accesso ai servizi medici sia universalmente fornito alle vittime di tali violenze sessuali, senza timore di ritorsioni;

13.  condanna la chiusura di Internet, che ha consentito alle autorità di nascondere gli abusi dei diritti umani commessi da parte dell'esercito e delle forze di sicurezza nazionali e di ostacolare una copertura mediatica e una documentazione indipendenti degli abusi durante la repressione e immediatamente dopo le elezioni; sottolinea che l'accesso alle informazioni è un diritto che deve essere rispettato da parte delle autorità, conformemente ai loro obblighi costituzionali e internazionali;

14.  denuncia l'uso scorretto e la natura restrittiva della legge sull'ordine pubblico e la sicurezza (POSA) e sollecita le autorità dello Zimbabwe ad allineare la legislazione alle norme internazionali per la protezione e la promozione dei diritti umani;

15.  esprime particolare preoccupazione per la situazione economica e sociale in Zimbabwe; ricorda che i principali problemi del paese sono la povertà, la disoccupazione e la denutrizione e la fame croniche; ritiene che tali problemi possano essere risolti soltanto mediante l'attuazione di politiche ambiziose in materia di occupazione, istruzione, salute e agricoltura;

16.  invita tutti gli attori politici a dar prova di responsabilità e di moderazione nonché, in particolare, ad astenersi dall'istigazione alla violenza;

17.  ricorda al governo dello Zimbabwe che il sostegno dell'Unione europea e dei suoi Stati membri nel contesto dell'accordo di Cotonou, nonché in materia di commercio, sviluppo e assistenza economica, è subordinato al rispetto da parte del paese dello Stato di diritto e delle convenzioni e dei trattati internazionali di cui è parte;

18.  ricorda che il sostegno a lungo termine dipende più da riforme globali che non da mere promesse; chiede che l'impegno europeo con lo Zimbabwe sia improntato ai valori e sia fermo nell'assumere una posizione nei confronti delle autorità dello Zimbabwe;

19.  invita il governo ad attuare immediatamente le raccomandazioni sulla violenza postelettorale formulate dalla commissione di inchiesta, in particolare la promozione della tolleranza politica e di una leadership responsabile, e ad istituire un dialogo nazionale condotto in modo credibile, inclusivo, trasparente e responsabile;

20.  prende atto della volontà del governo di tenere fede agli impegni in materia di riforme; sottolinea tuttavia che tali riforme dovrebbero essere sia politiche sia economiche; incoraggia il governo, l'opposizione, i rappresentanti della società civile e i leader religiosi ad impegnarsi in condizioni di parità in un dialogo nazionale in cui i diritti umani siano rispettati e protetti;

21.  invita il governo ad attuare appieno le raccomandazioni formulate dalla MOE dell'UE, specie per quanto riguarda lo Stato di diritto e un contesto politico inclusivo; sottolinea le dieci raccomandazioni prioritarie identificate dalla MOE e illustrate nella lettera del 10 ottobre 2018 dell'osservatore capo al Presidente Mnangagwa, in particolare al fine di creare condizioni di parità per tutti i partiti politici, di garantire un quadro giuridico più chiaro e coerente; di rafforzare la commissione elettorale dello Zimbabwe rendendola realmente indipendente e trasparente, ristabilendo in tal modo la fiducia nel processo elettorale; di garantire che il rafforzamento dell'indipendenza della commissione elettorale la renda libera dal controllo del governo nell'approvazione dei suoi regolamenti; nonché di creare un processo elettorale maggiormente inclusivo;

22.  invita la delegazione dell'Unione europea e le ambasciate degli Stati membri in Zimbabwe a continuare a seguire da vicino gli sviluppi nel paese e ad impiegare tutti gli strumenti appropriati per sostenere i difensori dei diritti umani, le organizzazioni della società civile e i sindacati, promuovere gli elementi essenziali dell'accordo di Cotonou e sostenere i movimenti a favore della democrazia;

23.  chiede all'UE di rafforzare il dialogo politico con lo Zimbabwe sui diritti umani sulla base dell'articolo 8 dell'accordo di Cotonou;

24.  invita il Consiglio europeo a rivedere le sue misure restrittive contro i cittadini e le entità in Zimbabwe, incluse le misure attualmente sospese, alla luce della responsabilità per le recenti violenze di Stato;

25.  sollecita la comunità internazionale, in particolare la Comunità per lo sviluppo dell'Africa australe (SADC) e l'Unione africana (UA), a fornire un'assistenza più attiva allo Zimbabwe, al fine di conseguire una soluzione democratica sostenibile alla crisi attuale;

26.  invita i paesi confinanti a rispettare le disposizioni del diritto internazionale ed a proteggere coloro che fuggono dalla violenza in Zimbabwe offrendo loro asilo, in particolare nel breve termine;

27.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al SEAE, al governo e al parlamento dello Zimbabwe, ai governi della Comunità per lo sviluppo dell'Africa australe e dell'Unione africana e al Segretario generale del Commonwealth.

(1) GU L 42 del 18.2.2017, pag. 11.


Difensori dei diritti delle donne in Arabia Saudita
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Risoluzione del Parlamento europeo del 14 febbraio 2019 sui difensori dei diritti delle donne in Arabia Saudita (2019/2564(RSP))
P8_TA-PROV(2019)0117RC-B8-0111/2019

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sull'Arabia Saudita, in particolare quelle dell'11 marzo 2014 sull'Arabia Saudita, le sue relazioni con l'UE e il suo ruolo in Medio Oriente e Nord Africa(1), del 12 febbraio 2015 sul caso di Raif Badawi in Arabia Saudita(2), dell'8 ottobre 2015 sul caso di Ali Mohammed al-Nimr(3), del 31 maggio 2018 sulla situazione dei difensori dei diritti delle donne in Arabia Saudita(4) e del 25 ottobre 2018 sull'uccisione del giornalista Jamal Khashoggi nel consolato saudita a Istanbul(5),

–  viste la dichiarazione del 29 maggio 2018 del portavoce dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani in merito ai recenti arresti in Arabia Saudita e la dichiarazione del 31 luglio 2018 in merito alle detenzioni arbitrarie dei difensori e degli attivisti dei diritti umani in Arabia Saudita, fra cui gli attivisti per i diritti delle donne,

–  vista la dichiarazione del 12 ottobre 2018 resa da diversi relatori speciali delle Nazioni Unite, recante la richiesta di rilascio immediato di tutti i difensori dei diritti delle donne,

–  vista la relazione dell'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) del dicembre 2017,

–  vista l'adesione dell'Arabia Saudita al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite e alla commissione delle Nazioni Unite sulla condizione femminile (CSW), nonché la sua adesione al consiglio esecutivo di detta commissione a partire da gennaio 2019,

–  visto il discorso pronunciato dal commissario Christos Stylianides, a nome del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR), in occasione del dibattito svoltosi presso il Parlamento europeo il 4 luglio 2017 sul tema dell'elezione dell'Arabia Saudita a membro della CSW,

–  visto il discorso di apertura del VP/AR in occasione della quinta riunione ministeriale UE-Lega degli Stati arabi, in cui il VP/AR ha affermato: "permettetemi di dire che la cooperazione fra l'Europa e il mondo arabo non è mai stata così importante e, a mio avviso, così necessaria",

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW),

–  viste le osservazioni conclusive del 9 marzo 2018 del Comitato per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna sulla terza e la quarta relazione periodica dell'Arabia Saudita,

–  vista la relazione del gruppo di riesame della detenzione (Detention Review Panel) in merito alle attiviste detenute in Arabia Saudita,

–  visto il progetto di legge contro le molestie approvato il 28 maggio 2018 dal consiglio della Shura saudita,

–  visto l'esame periodico universale (UPR) concernente l'Arabia Saudita del novembre 2018,

–  visto l'indice sulla libertà di stampa nel mondo di Reporter senza frontiere relativo al 2018, che colloca l'Arabia Saudita al 169° posto su 180 paesi,

–  visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (ICCPR) del 1966,

–  visto il Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali (ICESCR) del 1966,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–  visti gli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani,

–  visto il conferimento del Premio Sacharov per la libertà di pensiero al blogger saudita Raif Badawi nel 2015,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che gli attivisti arrestati dalle autorità saudite a causa del loro attivismo a favore dei diritti delle donne rimangono in detenzione senza capi d'accusa; che tali attivisti includono Loujain al-Hathloul, Aziza al-Yousef, Eman al-Nafjan, Nouf Abdulaziz, Mayaa al-Zahrani, Samar Badawi, Nassima al-Sada, Shadan al-Anezi, Abir Namankani, Amal al-Harbi e Hatoon al-Fassi, attivisti per i diritti delle donne, nonché uomini che sostengono il movimento, fra cui Mohammed al-Rabea; che questi attivisti sono noti per le loro campagne contro il divieto di guida imposto alle donne e a favore dell'abolizione del sistema di tutela maschile; che sono stati posti agli arresti prima dell'annunciata revoca del divieto di guida per le donne, prevista per il 24 giugno 2018; che sembra che alcuni di loro saranno rinviati a giudizio presso il tribunale penale specializzato, originariamente istituito per sottoporre a processo i detenuti trattenuti per reati di terrorismo;

B.  considerando che il difensore dei diritti umani Israa al-Ghomgham, proveniente dalla regione di Qatif, è tuttora vittima di detenzione arbitraria; che la pena capitale comminatale è stata recentemente revocata, ma che sussistono ancora accuse imprecisate a suo carico; che il benessere psicofisico di Israa al-Ghomgham desta preoccupazioni;

C.  considerando che, secondo le relazioni, gli interrogatori sauditi hanno torturato, maltrattato e abusato sessualmente di almeno tre delle attiviste detenute nel maggio 2018; che ai familiari delle attiviste, come i genitori di Loujain al-Hathloul, sono stati imposti divieti di viaggio;

D.  considerando che il ministero dei mezzi di informazione dell'Arabia Saudita ha respinto le accuse di tortura nei confronti delle detenute all'interno del Regno, ritenendole infondate;

E.  considerando che l'attivista Loujain al-Hathloul è detenuta dal marzo 2018 dopo aver partecipato a una sessione di revisione sull'Arabia Saudita del Comitato delle Nazioni Unite per l'eliminazione della discriminazione contro le donne; che è stata reclusa in isolamento tra maggio e settembre 2018, periodo durante il quale i suoi genitori riferiscono che è stata torturata;

F.  considerando che, dopo la pubblicazione delle segnalazioni riguardanti la sua tortura, una delegazione della commissione saudita per i diritti umani si è recata a visitare Loujain al-Hathloul; che essi non sono stati in grado di garantire la sua protezione; che successivamente un procuratore l'ha visitata per raccogliere la sua testimonianza;

G.  considerando che Loujain al-Hathloul è stata nominata per il premio Nobel per la pace 2019;

H.  considerando che in Arabia Saudita le donne sono ancora sottoposte a restrizioni tra le più aspre al mondo, nonostante le recenti riforme attuate dal governo per rafforzare i diritti delle donne nel settore dell'occupazione; che il sistema politico e sociale saudita rimane discriminatorio, di fatto rende le donne cittadini di seconda classe, non consente la libertà di religione e di credo, discrimina gravemente la nutrita forza lavoro straniera presente nel paese e reprime duramente ogni voce di dissenso;

I.  considerando che in Arabia Saudita è in vigore una serie di leggi discriminatorie, segnatamente le disposizioni giuridiche relative allo status personale, alla situazione delle lavoratrici migranti, al codice di stato civile, al codice del lavoro, alla legge sulla nazionalità e al sistema di tutela maschile in base al quale la possibilità delle donne di godere della maggior parte dei diritti sanciti dalla CEDAW è subordinata all'autorizzazione di un tutore uomo;

J.  considerando che, attraverso il sistema di tutela maschile, le donne saudite sono private del controllo più elementare sulla propria vita; che restano in vigore leggi discriminatorie in materia di matrimonio e divorzio e che le donne sono tenute per legge a ottenere il permesso di un tutore uomo per potersi iscrivere a un corso di istruzione superiore, poter cercare lavoro, viaggiare o sposarsi; considerando che le donne saudite con coniugi stranieri non possono, a differenza degli uomini sauditi coniugati con straniere, trasmettere la propria cittadinanza ai figli o ai coniugi;

K.  considerando che, secondo il Comitato delle Nazioni Unite per l'eliminazione della discriminazione contro le donne, la riserva generale dell'Arabia Saudita in merito alla CEDAW è incompatibile con l'oggetto e lo scopo della Convenzione ed è inammissibile in base all'articolo 28 della medesima;

L.  considerando che da quando il principe ereditario Mohammed bin Salman Al Saud è salito al potere nel giugno 2017, molti vocali difensori dei diritti umani, attivisti e critici sono stati arbitrariamente arrestati o condannati ingiustamente a lunghe pene detentive semplicemente per aver esercitato il loro diritto alla libertà di espressione;

M.  considerando che l'agenda di riforma "Visione 2030", che prevede di conseguire una trasformazione economica e sociale del paese anche mediante l'emancipazione delle donne, avrebbe dovuto costituire una reale opportunità per le donne saudite di assicurarsi l'emancipazione giuridica, che è di fondamentale importanza perché possano godere appieno dei diritti sanciti dalla CEDAW; che, tuttavia, la recente ondata di arresti e le presunte torture di attiviste per i diritti delle donne va in direzione contraria a tale obiettivo e può distogliere dall'agenda di riforma; che l'agenda "Visione 2030" è priva di un quadro giuridico adeguato;

N.  considerando che la libertà di espressione e la libertà di stampa e dei mezzi d'informazione, sia online che offline, sono condizioni irrinunciabili e catalizzatori della democratizzazione e delle riforme, e costituiscono controlli essenziali del potere;

O.  considerando che l'Arabia Saudita ha uno dei tassi di esecuzione più elevati al mondo; che tra il 2014 e il 2017 il numero medio di esecuzioni è stato di almeno 126 all'anno; che le autorità impongono la pena di morte per reati non violenti quali il contrabbando di droga, il tradimento e l'adulterio; che reati quali l'apostasia, che ai sensi del diritto internazionale in materia di diritti umani non dovrebbero essere criminalizzati, hanno anche portato all'applicazione della pena di morte;

P.  considerando che il valore dell'indice di sviluppo umano delle Nazioni Unite attribuito all'Arabia Saudita per il 2018 è pari a 0,853, collocando il paese al 39° posto su 188 paesi e territori; che il valore dell'indice di disuguaglianza di genere delle Nazioni Unite attribuito al paese è pari a 0,234, collocandolo al 39° posto su 189 paesi e territori dell'indice del 2017; che il paese ha un indice di sviluppo di genere delle Nazioni Unite (GDI) pari a 0,877 (collocandolo al 39º posto al mondo);

1.  condanna fermamente la detenzione delle attiviste per i diritti umani che hanno condotto una campagna per la revoca del divieto di guida, come pure di tutti i difensori pacifici dei diritti umani, giornalisti, avvocati e attivisti, ed esprime il proprio orrore di fronte alle denunce credibili di torture sistematiche subite da molti di loro, tra cui Loujain al-Hathloul;

2.  invita le autorità saudite a rilasciare immediatamente e incondizionatamente tali difensori dei diritti delle donne e tutti i difensori dei diritti umani, gli avvocati, i giornalisti e altri prigionieri di coscienza detenuti e condannati semplicemente per aver esercitato il loro diritto alla libertà di espressione e svolto la loro attività pacifica in materia di diritti umani, e a consentire agli osservatori internazionali indipendenti di incontrarsi con le attiviste per i diritti umani che sono detenute;

3.  esorta le autorità saudite ad agevolare l'accesso di medici indipendenti ai detenuti; sottolinea che il trattamento di tutti i detenuti, compresi i difensori dei diritti umani, durante la detenzione deve rispettare le condizioni stabilite nel Corpus dei principi per la protezione di tutte le persone sottoposte a qualsiasi forma di detenzione o imprigionamento, adottato dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite con la risoluzione 43/173 del 9 dicembre 1988;

4.  insiste sul fatto che gli osservatori indipendenti dovrebbero includere osservatori provenienti dalla delegazione dell'UE in Arabia Saudita o dalle istituzioni dell'UE, nonché i titolari del mandato in materia di diritti umani delle Nazioni Unite, come il relatore speciale sulla tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti o le ONG internazionali;

5.  esorta le autorità saudite a porre fine a qualsiasi forma di vessazione, anche a livello giudiziario, nei confronti di Loujain al-Hathloul, Aziza al-Yousef, Eman al-Nafjan, Nouf Abdulaziz, Mayaa al-Zahrani, Samar Badawi, Nassima al-Sada, Shadan al-Anezi, Abir Namankani, Amal al-Harbi, Hatoon al-Fassi, Israa Al-Ghomgham, Mohammed al-Rabea e di tutti gli altri difensori dei diritti umani nel paese affinché possano svolgere il loro lavoro senza ostacoli ingiustificati e senza timore di rappresaglie nei confronti loro e delle loro famiglie;

6.  condanna la repressione e la tortura in corso dei difensori dei diritti umani in Arabia Saudita, compresi i difensori dei diritti delle donne, che pregiudica la credibilità del processo di riforma nel paese; denuncia la discriminazione continua e sistematica nei confronti delle donne e delle bambine in Arabia Saudita;

7.  esorta l'Arabia Saudita a garantire pubblicamente la sicurezza di tutti gli attivisti detenuti, a consentire l'accesso delle donne detenute agli avvocati e ai loro familiari, a fornire la prova del loro benessere e a rilasciare quanti siano in carcere solo per aver pacificamente chiesto una riforma;

8.  rende omaggio ed esprime sostegno ai difensori dei diritti delle donne che si impegnano a favore di un trattamento paritario ed equo nella loro società e a quanti hanno difeso i diritti umani nonostante le difficoltà da affrontare;

9.  esprime profonda preoccupazione riguardo alla prevalenza della violenza di genere in Arabia Saudita, che spesso non è denunciata né documentata ed è stata giustificata adducendo motivi retrogradi quali la necessità di disciplinare le donne sotto la tutela degli uomini; esorta le autorità saudite ad adottare una normativa completa che definisca in modo specifico e configuri come reato tutte le forme di violenza di genere nei confronti delle donne, in particolare le mutilazioni genitali femminili, lo stupro, compreso lo stupro coniugale, le aggressioni sessuali e le molestie sessuali, e rimuova tutti gli ostacoli all'accesso delle donne alla giustizia; esprime profonda preoccupazione per le segnalazioni di pratiche prevalenti di matrimonio infantile;

10.  deplora l'esistenza del sistema di tutela maschile, che prevede l'autorizzazione di un tutore uomo in vari ambiti, come i viaggi internazionali, l'accesso ai servizi sanitari, la scelta della residenza, il matrimonio, la presentazione di denunce al sistema giudiziario, l'uscita dai centri statali di assistenza per le donne vittime di abusi e il rilascio dai centri di detenzione; sottolinea che tale sistema rispecchia il radicato sistema patriarcale che domina il paese; esorta il governo saudita ad abolire senza indugio il sistema di tutela maschile e ad abrogare altre leggi che discriminano le donne e le ragazze;

11.  prende atto della recente adozione di una legge in base alla quale le donne saudite possono essere informate mediante un messaggio di testo qualora il loro coniuge decida di divorziare, onde evitare che il matrimonio sia concluso a loro insaputa; sottolinea che tale legge non affronta assolutamente il fatto che alle donne saudite è concesso ottenere il divorzio in casi estremamente limitati, ovvero con il consenso del marito oppure in caso di maltrattamenti ad opera del coniuge;

12.  esprime preoccupazione per i servizi web governativi che consentono ai tutori uomini di seguire gli spostamenti delle donne, specificare quando e in che modo esse possono attraversare le frontiere saudite e ottenere informazioni in tempo reale tramite messaggi di testo quando viaggiano;

13.  si compiace della revoca del divieto di guida per le donne all'interno del Regno, avvenuta nell'ambito dell'agenda Visione 2030;

14.  invita le autorità saudite a rivedere la legge sulle associazioni e le fondazioni del dicembre 2015 al fine di permettere alle attiviste di organizzarsi e svolgere il proprio lavoro liberamente e in piena indipendenza, senza ingerenze indebite da parte delle autorità; esorta altresì a rivedere la legge antiterrorismo, la legge sulla lotta alla criminalità informatica e la legge sulla stampa e le pubblicazioni, che sono spesso sfruttate per perseguire i difensori di diritti umani, nonché tutte le disposizioni discriminatorie presenti nel sistema giuridico, anche in settori quali il diritto in materia di successione;

15.  invita le autorità saudite a ratificare il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (ICCPR), sciogliere le riserve sollevate alla CEDAW e ratificare il suo protocollo opzionale in modo che le donne saudite possano esercitare pienamente i diritti sanciti dalla Convenzione nonché a cessare i matrimoni infantili e forzati e ad abolire il codice di abbigliamento obbligatorio per le donne; esorta l'Arabia Saudita a rivolgere un invito permanente a tutte le procedure speciali del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite affinché visitino il paese;

16.  sottolinea che l'esercizio dei diritti alla libertà di espressione e di riunione pacifica sono tutelati dal diritto internazionale dei diritti umani; invita le autorità saudite a consentire l'indipendenza della stampa e dei media, e a garantire la libertà di espressione, sia online che offline, nonché la libertà di associazione e riunione pacifica per tutti i cittadini dell'Arabia Saudita; esorta le autorità saudite a rimuovere le restrizioni imposte nei confronti dei difensori dei diritti umani per vietare loro di parlare apertamente sui media sociali e i mezzi d'informazione internazionali;

17.  esorta le autorità saudite a introdurre una moratoria immediata sul ricorso alla pena di morte quale passo verso la sua abolizione; chiede che siano riviste tutte le condanne alla pena capitale per garantire che i processi da cui esse sono scaturite abbiano rispettato le norme internazionali;

18.  raccomanda di inviare in Arabia Saudita una delegazione ad hoc della sottocommissione per i diritti dell'uomo (DROI) e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (FEMM) prima della fine dell'attuale legislatura allo scopo di visitare le donne detenute e tenere le riunioni del caso con le autorità saudite;

19.  prende atto del dialogo tra l'UE e l'Arabia Saudita e incoraggia a proseguirlo;

20.  si rammarica delle inefficaci dichiarazioni del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e degli Stati membri a riguardo dei difensori dei diritti umani delle donne detenute dal maggio 2018;

21.  invita il VP/AR, il SEAE e gli Stati membri a richiamare l'attenzione sui casi di Loujain al-Hathloul, Eman al-Nafjan, Aziza al-Yousef, Samar Badawi, Nassima al-Sada e di tutti gli altri difensori dei diritti umani delle donne in occasione dei loro dialoghi con la autorità saudite e a chiedere il loro rilascio; insiste sul fatto che, in attesa del loro rilascio, i diplomatici dell'UE dovrebbero invitare le autorità saudite a garantire la loro sicurezza e a proseguire lo svolgimento di indagini approfondite sulle segnalazioni di tortura;

22.  invita la Commissione e il Parlamento a esaminare la mancanza di elenchi dell'Arabia Saudita nel registro per la trasparenza dell'UE;

23.  invita il VP/AR, il SEAE e gli Stati membri a richiamare l'attenzione sui casi di Israa al-Ghomgham, suo marito Mousa al-Hashim e i loro quattro coimputati Ahmed al-Matrood, Ali Ouwaisher, Khalid al-Ghanim e Mujtaba al-Muzain in occasione dei loro dialoghi con la autorità saudite e a chiedere il loro rilascio; invita altresì a trattare il caso dello sceicco Salman al-Awda e a chiederne il rilascio;

24.  invita il VP/AR, il SEAE e gli Stati membri a stabilire una posizione unitaria al fine di garantire che i servizi diplomatici europei in Arabia Saudita si avvalgano in maniera sistematica dei meccanismi previsti dagli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani, tra cui dichiarazioni pubbliche, iniziative diplomatiche, monitoraggio dei processi e visite presso le carceri, in relazione ai difensori dei diritti delle donne detenuti dal maggio 2018;

25.  invita il Parlamento europeo a presentare una risoluzione sulla situazione dei difensori dei diritti umani in Arabia Saudita alla prossima sessione del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite; invita l'UE, in occasione della prossima sessione di detto Consiglio e della prossima commissione sulla condizione femminile, a sollevare la questione dell'adesione degli Stati con una dubbia situazione in materia di diritti umani, anche per quanto riguarda il rispetto dei diritti delle donne e l'uguaglianza di genere; invita l'UE a proporre la nomina di un relatore speciale sui diritti umani in Arabia Saudita in seno al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite;

26.  invita nuovamente le autorità saudite a porre fine a ulteriori fustigazioni di Raif Badawi e a procedere al suo rilascio immediato e incondizionato; insiste sulla necessità che tutti i rappresentati di alto livello dell'UE, segnatamente il VP/AR e tutti i commissari, sollevino in maniera sistematica il caso di Raif Badawi nei contatti che intrattengono con le loro controparti saudite e chiedano di incontrarlo durante le loro visite nel paese; si impegna a compiere ulteriori sforzi per favorire il suo rilascio; invita il suo Presidente a recarsi in visita a Riyadh al fine di affrontare il caso dei vincitori del Premio Sacharov direttamente con le autorità;

27.  invita il VP/AR, il SEAE e gli Stati membri a garantire la piena attuazione degli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani e ad ampliare la loro protezione e il loro sostegno, in particolare nel caso delle donne che difendono i diritti umani; invita il VP/AR a riferire sullo stato attuale della cooperazione militare e di sicurezza tra gli Stati membri e il regime saudita;

28.  ribadisce il suo invito al Consiglio a raggiungere una posizione comune per imporre, a livello dell'UE, un embargo sulle armi nei confronti dell'Arabia Saudita e a rispettare la posizione comune 2008/944/PESC(6); chiede un embargo sull'esportazione di sistemi di sorveglianza e di altri prodotti a duplice uso suscettibili di essere utilizzati in Arabia Saudita a fini repressivi sui cittadini, tra cui i difensioni dei diritti umani delle donne; esprime preoccupazione per l'uso di tali armi e della tecnologia di sorveglianza informatica da parte delle autorità saudite; ricorda agli Stati membri che il proseguimento dei loro accordi sulle armi con l'Arabia Saudita è in contrasto con la posizione comune dell'UE sulle esportazioni di armi; chiede al SEAE di proporre l'imposizione di misure restrittive, tra cui il congelamento di beni e il divieto di rilascio di visti, nei confronti dell'Arabia Saudita in risposta alle violazioni dei diritti e invita il Consiglio ad approvarle;

29.  esorta il VP/AR, il SEAE e gli Stati membri a continuare a tenere un dialogo con l'Arabia Saudita sui diritti umani, le libertà fondamentali e il ruolo preoccupante del paese nella regione; esprime la sua disponibilità immediata a intessere un dialogo costruttivo con le autorità saudite, compresi i parlamentari, sull'attuazione dei loro impegni internazionali relativi ai diritti umani; chiede uno scambio di esperienze in materia di giustizia e questioni giuridiche al fine di rafforzare la protezione dei diritti individuali in Arabia Saudita;

30.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Servizio europeo per l'azione esterna, al Segretario generale delle Nazioni Unite, all'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, alla commissione delle Nazioni Unite sulla condizione femminile, al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, a S.M. il Re Salman bin Abdulaziz Al Saud e al Principe ereditario Mohammad Bin Salman Al Saud, al governo del Regno dell'Arabia Saudita, e al Segretario generale del Centro per il dialogo nazionale del Regno dell'Arabia Saudita.

(1) GU C 378 del 9.11.2017, pag. 64.
(2) GU C 310 del 25.8.2016, pag. 29.
(3) GU C 349 del 17.10.2017, pag.34.
(4) Testi approvati, P8_TA(2018)0232.
(5) Testi approvati, P8_TA(2018)0434.
(6) Posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio, dell'8 dicembre 2008, che definisce norme comuni per il controllo delle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari (GU L 335 del 13.12.2008, pag. 99).


Meccanismo per rimuovere gli ostacoli giuridici e amministrativi in ambito transfrontaliero ***I
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Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 14 febbraio 2019 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo a un meccanismo per eliminare gli ostacoli giuridici e amministrativi in ambito transfrontaliero (COM(2018)0373 – C8-0228/2018 – 2018/0198(COD))
P8_TA(2019)0118A8-0414/2018

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Progetto di accordo sulla cooperazione tra Eurojust e la Georgia *
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Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 14 febbraio 2019 sul progetto di decisione di esecuzione del Consiglio che approva la conclusione da parte di Eurojust dell'accordo di cooperazione tra Eurojust e la Georgia (13483/2018 – C8-0484/2018 – 2018/0813(CNS))
P8_TA-PROV(2019)0119A8-0065/2019

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto del Consiglio (13483/2018),

–  visti l'articolo 39, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea, quale modificato dal trattato di Amsterdam, e l'articolo 9 del protocollo n. 36 sulle disposizioni transitorie, a norma dei quali è stato consultato dal Consiglio (C8-0484/2018),

–  vista la decisione 2002/187/GAI del Consiglio, del 28 febbraio 2002, che istituisce Eurojust per rafforzare la lotta contro le forme gravi di criminalità(1), in particolare l'articolo 26 bis, paragrafo 2,

–  visto l'articolo 78 quater del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e il parere della commissione giuridica (A8-0065/2019),

1.  approva il progetto del Consiglio;

2.  invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

3.  chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente il testo approvato dal Parlamento;

4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 63 del 6.3.2002, pag. 1.


Valutazione delle tecnologie sanitarie ***I
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Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 14 febbraio 2019 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla valutazione delle tecnologie sanitarie, che modifica la direttiva 2011/24/UE (COM(2018)0051 – C8-0024/2018 – 2018/0018(COD))
P8_TA(2019)0120A8-0289/2018

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Istituzione di un quadro per il controllo degli investimenti esteri diretti nell'Unione europea ***I
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Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 14 febbraio 2019 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro per il controllo degli investimenti esteri diretti nell'Unione europea (COM(2017)0487 – C8-0309/2017 – 2017/0224(COD))
P8_TA-PROV(2019)0121A8-0198/2018

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2017)0487),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 207, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0309/2017),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 19 aprile 2018(1),

–  visto il parer del Comitato delle regioni del 23 marzo 2018(2),

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 5 dicembre 2018, di approvare la posizione del Parlamento, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il commercio internazionale e i pareri della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia, della commissione per gli affari esteri e della commissione per i problemi economici e monetari (A8-0198/2018),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  prende atto della dichiarazione della Commissione allegata alla presente risoluzione, che sarà pubblicata nella serie L della Gazzetta ufficiale dell’Unione europea unitamente all’atto legislativo finale;

3.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 14 febbraio 2019 in vista dell’adozione del regolamento (UE) 2019/… del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro per il controllo degli investimenti esteri diretti nell'Unione

P8_TC1-COD(2017)0224


IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 207, paragrafo 2,

vista la proposta della Commissione europea,

previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(3),

visto il parere del Comitato delle regioni(4),

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria(5),

considerando quanto segue:

(1)  Gli investimenti esteri diretti contribuiscono alla crescita dell'Unione ▌ rafforzandone la competitività, creando posti di lavoro ed economie di scala, apportando capitali, tecnologie, innovazione e competenze e aprendo nuovi mercati per le esportazioni dell'Unione. Essi sostengono gli obiettivi del piano di investimenti per l'Europa ▌e contribuiscono ad altri progetti e programmi dell'Unione.

(2)  L'articolo 3, paragrafo 5, del trattato sull'Unione europea (TUE) precisa che, nelle relazioni con il resto del mondo, l'Unione afferma e promuove i suoi valori e interessi, contribuendo alla protezione dei suoi cittadini. Inoltre, l'Unione e gli Stati membri presentano un contesto aperto agli investimenti, sancito dal trattato sul funzionamento dell'Unione europea (▌TFUE▌) e incluso negli impegni internazionali dell'Unione e dai suoi Stati membri in relazione agli investimenti esteri diretti.

(3)  Conformemente agli impegni internazionali assunti nell'ambito dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC), dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici e degli accordi commerciali e di investimento conclusi con paesi terzi, l'Unione e gli Stati membri possono adottare, per motivi di sicurezza o di ordine pubblico, misure restrittive nei confronti degli investimenti esteri diretti, purché siano rispettate alcune condizioni. Il quadro istituto dal presente regolamento si riferisce agli investimenti esteri diretti nell'Unione. Gli investimenti all'estero e l'accesso ai mercati dei paesi terzi sono disciplinati da altri strumenti di politica commerciale e di investimento.

(4)  Il presente regolamento fa salvo il diritto degli Stati membri di derogare alla libera circolazione dei capitali previsto all'articolo 65, paragrafo 1, lettera b), TFUE. Numerosi Stati membri hanno adottato misure in base alle quali possono imporre restrizioni ▌a detta circolazione ▌per motivi di ordine pubblico o di pubblica sicurezza. Tali misure rispecchiano gli obiettivi e le preoccupazioni degli Stati membri in relazione agli investimenti esteri diretti e potrebbero tradursi in una serie di meccanismi che variano per ambito di applicazione e procedure. Gli Stati membri che desiderano adottare tali meccanismi in futuro potrebbero tenere conto del funzionamento, delle esperienze e delle migliori prassi dei meccanismi già esistenti.

(5)  Attualmente non esiste un quadro generale a livello di Unione ▌per il controllo degli investimenti esteri diretti per motivi di sicurezza o di ordine pubblico, mentre i principali partner commerciali dell'Unione hanno già messo a punto quadri di questo tipo.

(6)  Gli investimenti esteri diretti rientrano nell'ambito della politica commerciale comune. A norma dell'articolo 3, paragrafo 1, lettera e), TFUE l'Unione ▌ ha competenza esclusiva per quanto concerne la politica commerciale comune.

(7)  È importante garantire la certezza del diritto per quanto riguarda i meccanismi di controllo degli Stati membri per motivi di sicurezza e di ordine pubblico, nonché assicurare ▌il coordinamento e la cooperazione a livello di Unione ▌in merito al controllo degli investimenti esteri diretti ▌che possono incidere sulla sicurezza o ▌sull'ordine pubblico. Tale quadro comune non pregiudica la responsabilità esclusiva degli Stati membri per quanto riguarda la tutela ▌della loro sicurezza nazionale, in conformità dell'articolo 4, paragrafo 2, TUE, così come non pregiudica la tutela degli interessi essenziali della sicurezza degli Stati membri conformemente all'articolo 346 TFUE.

(8)  Il quadro per il controllo degli investimenti esteri diretti e per la cooperazione dovrebbe dotare gli Stati membri e la Commissione degli strumenti per affrontare in modo globale i rischi per la sicurezza o per l'ordine pubblico e per adeguarsi al mutare delle circostanze, mantenendo nel contempo la necessaria flessibilità per consentire agli Stati membri di controllare gli investimenti esteri diretti per motivi di sicurezza e ordine pubblico, tenendo conto delle rispettive situazioni individuali e ▌delle specificità nazionali. Spetta esclusivamente allo Stato membro interessato decidere se istituire un meccanismo di controllo o se controllare un investimento estero diretto determinato.

(9)  Il presente regolamento dovrebbe ▌disciplinare un'ampia gamma di investimenti che stabiliscono o mantengono legami durevoli e diretti tra investitori di paesi terzi, comprese le entità statali, e imprese che esercitano un'attività economica in uno Stato membro. Il presente regolamento non dovrebbe tuttavia riguardare gli investimenti di portafoglio.

(10)  Gli Stati membri che dispongono di un meccanismo di controllo, dovrebbero provvedere, nel rispetto del diritto dell'Unione, alle misure necessarie ad evitare l'elusione dei loro meccanismi di controllo e delle relative decisioni. Tali misure dovrebbero riguardare gli investimenti realizzati nell'Unione tramite costruzioni artificiose che non riflettono la realtà economica ed eludono i meccanismi di controllo e le relative decisioni, ove l'investitore sia in ultima istanza di proprietà di una persona fisica o un'impresa di un paese terzo o da essa controllato, senza pregiudicare la libertà di stabilimento e la libera circolazione dei capitali sancite dal TFUE.

(11)   Dovrebbe essere possibile per gli Stati membri valutare i rischi per la sicurezza o per l'ordine pubblico derivanti da cambiamenti significativi dell'assetto proprietario o delle caratteristiche fondamentali di un investitore estero.

(12)   Al fine di orientare gli Stati membri e la Commissione nell'applicazione del presente regolamento, è opportuno indicare un elenco di fattori che potrebbero essere presi in considerazione nel ▌determinare se un investimento estero diretto possa incidere sulla sicurezza o ▌sull'ordine pubblico. Tale elenco migliorerà inoltre la trasparenza ▌dei meccanismi di controllo degli Stati membri per gli investitori che stanno vagliando la possibilità di realizzare investimenti esteri diretti nell'Unione o che li hanno già realizzati. L'elenco di fattori che possono incidere sulla sicurezza o sull'ordine pubblico dovrebbe restare non esaustivo.

(13)  Nel determinare se un investimento estero diretto possa incidere sulla sicurezza o sull'ordine pubblico, dovrebbe essere possibile per gli Stati membri e la Commissione tenere conto di tutti i fattori pertinenti, compresi gli effetti sulle infrastrutture critiche, sulle tecnologie, comprese le tecnologie abilitanti fondamentali, e sui fattori produttivi che sono essenziali per la sicurezza o il mantenimento dell'ordine pubblico la cui perturbazione, disfunzione, perdita o distruzione avrebbe un impatto significativo in uno Stato membro o nell'Unione. A tale proposito, dovrebbe altresì essere possibile per gli Stati membri e la Commissione tenere conto del contesto e delle circostanze dell'investimento estero diretto, in particolare della possibilità che un investitore estero sia controllato direttamente o indirettamente, ▌ad esempio attraverso finanziamenti consistenti, comprese le sovvenzioni, ▌da parte del governo di un paese terzo, o persegua progetti o programmi all'estero a guida statale.

(14)   Gli Stati membri o la Commissione, secondo il caso, possono prendere in considerazione le informazioni pertinenti ricevute da operatori economici, organizzazioni della società civile o parti sociali, come i sindacati, in relazione a un investimento estero diretto che può incidere sulla sicurezza o sull'ordine pubblico.

(15)  È opportuno definire gli elementi essenziali del quadro per il controllo degli investimenti esteri diretti da parte di uno Stato membro in modo da consentire agli investitori, alla Commissione e agli altri Stati membri di comprendere le probabili modalità di controllo di tali investimenti. ▌Tali elementi dovrebbero comprendere almeno ▌i termini per il controllo e la possibilità per gli investitori esteri di presentare ricorso contro le decisioni di controllo. ▌Le norme e le procedure connesse ai meccanismi di controllo dovrebbero essere trasparenti ▌e non dovrebbero operare discriminazioni tra paesi terzi.

(16)  È opportuno istituire un meccanismo che consenta agli Stati membri di cooperare e di assistersi reciprocamente qualora un investimento estero diretto in uno Stato membro possa incidere sulla sicurezza o sull'ordine pubblico in altri Stati membri. Dovrebbe essere possibile per gli Stati membri formulare osservazioni allo Stato membro in cui l'investimento in questione è in programma o è stato realizzato, indipendentemente dal fatto che ▌tale Stato membro disponga di un meccanismo di controllo o che tale investimento sia oggetto di un controllo in corso.Le richieste di informazioni, le risposte e le osservazioni degli Stati membri dovrebbero inoltre essere trasmesse alla Commissione. ▌Dovrebbe essere possibile per la Commissione, se del caso, emettere un parere ai sensi dell'articolo 288 TFUE destinato allo Stato membro in cui l'investimento è in programma o è stato realizzato. ▌Dovrebbe essere altresì possibile per uno Stato membro chiedere alla Commissione l'emissione di un parere o per altri Stati membri formulare osservazioni su un investimento estero diretto realizzato nel suo territorio.

(17)   Quando uno Stato membro riceve osservazioni da altri Stati membri o un parere dalla Commissione, dovrebbe tenerne debitamente conto, se del caso, mediante misure previste dalla legislazione nazionale o nel processo più ampio di elaborazione delle politiche, in linea con il suo obbligo di leale cooperazione di cui all'articolo 4, paragrafo 3, TUE.

La decisione finale in merito a qualsiasi investimento estero diretto oggetto di un controllo in corso o a qualsiasi misura adottata relativa a un investimento estero diretto non oggetto di un controllo in corso spetta esclusivamente allo Stato membro in cui l'investimento estero diretto è in programma o è stato realizzato.

(18)   Il meccanismo di cooperazione dovrebbe essere utilizzato esclusivamente allo scopo di tutelare la sicurezza e l'ordine pubblico. Per tale ragione, gli Stati membri dovrebbero debitamente motivare qualsiasi richiesta di informazioni relativa a uno specifico investimento estero diretto in un altro Stato membro così come qualsiasi eventuale osservazione indirizzata a tale Stato membro. È opportuno che gli stessi requisiti si applichino anche quando la Commissione chiede informazioni in merito a un determinato investimento estero diretto o emette un parere indirizzato a uno Stato membro. Il rispetto di tali requisiti è importante anche quando un investitore di uno Stato membro è in concorrenza con gli investitori di paesi terzi per la realizzazione di un investimento in un altro Stato membro o l'acquisto di attività.

(19)  Dovrebbe inoltre essere possibile per la Commissione ▌emettere un parere ai sensi dell'articolo 288 TFUE per quanto riguarda gli investimenti esteri diretti che possono incidere su progetti e programmi di interesse per l'Unione per motivi di sicurezza o di ordine pubblico. In questo modo la Commissione disporrebbe di uno strumento per tutelare i progetti e i programmi che sono funzionali agli obiettivi dell'Unione nel suo complesso e che offrono un contributo importante alla crescita economica, all'occupazione e alla competitività dell'Unione. Dovrebbero essere compresi in particolare i progetti e i programmi che comportano un finanziamento consistente da parte dell'Unione ▌ o che sono stati istituiti ▌dal diritto dell'Unione in materia di infrastrutture critiche, tecnologie critiche o fattori produttivi critici. ▌Tali progetti o programmi di interesse per l'Unione ▌dovrebbero essere elencati nel presente regolamento. Il parere indirizzato ad uno Stato membro dovrebbe essere inviato contemporaneamente agli altri Stati membri▌.

Lo Stato membro dovrebbe tenere nella massima considerazione il parere della Commissione, se del caso mediante misure previste dal diritto nazionale o nel processo più ampio di elaborazione delle politiche, e fornire alla Commissione una spiegazione qualora non segua detto parere, in linea con l'obbligo di leale cooperazione di cui all'articolo 4, paragrafo 3, TUE. La decisione finale in merito a qualsiasi investimento estero diretto oggetto di un controllo in corso o a qualsiasi misura adottata relativa a un investimento estero diretto non oggetto di un controllo in corso spetta esclusivamente allo Stato membro in cui l'investimento estero diretto è in programma o è stato realizzato.

(20)   ▌Al fine di tenere conto degli sviluppi relativi ai progetti e ai programmi di interesse per l'Unione, è opportuno delegare alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all'articolo 290 TFUE riguardo alla modifica dell'elenco di progetti e programmi di interesse per l'Unione di cui all'allegato del presente regolamento. È di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni, anche a livello di esperti, nel rispetto dei principi stabiliti nell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016(6). In particolare, al fine di garantire la parità di partecipazione alla preparazione degli atti delegati, il Parlamento europeo e il Consiglio ricevono tutti i documenti contemporaneamente agli esperti degli Stati membri, e i loro esperti hanno sistematicamente accesso alle riunioni dei gruppi di esperti della Commissione incaricati della preparazione degli atti delegati.

(21)  Per fornire maggiore certezza agli investitori, gli Stati membri dovrebbero avere la possibilità di formulare osservazioni e la Commissione dovrebbe poter emettere un parere in relazione a investimenti già realizzati e non oggetto di un controllo in corso per un periodo fino a 15 mesi dalla realizzazione dell'investimento estero diretto. Il meccanismo di cooperazione non dovrebbe applicarsi agli investimenti esteri diretti realizzati prima del ... [data di entrata in vigore del presente regolamento].

(22)   Gli Stati membri dovrebbero notificare alla Commissione i propri meccanismi di controllo nonché le eventuali modifiche a essi apportate e presentare ▌relazioni sull'applicazione dei rispettivi meccanismi di controllo con cadenza annuale, anche per quanto riguarda le decisioni che consentono, vietano, o sottopongono gli investimenti esteri diretti a condizioni o a misure di mitigazione dei rischi e le decisioni in materia di investimenti esteri diretti che possono incidere su progetti o programmi di interesse per l'Unione. Tutti gli Stati membri ▌ dovrebbero ▌riferire in merito agli investimenti esteri diretti realizzati nel loro territorio, sulla base delle informazioni a loro disposizione. Al fine di migliorare la qualità e la comparabilità delle informazioni fornite dagli Stati membri e di facilitare il rispetto degli obblighi di notifica e in materia di relazioni, la Commissione dovrebbe fornire moduli standardizzati, tenendo conto, tra l'altro, dei pertinenti moduli applicati ai fini della trasmissione di relazioni a Eurostat, se del caso.

(23)▌ Per garantire l'efficacia del meccanismo di cooperazione, è altresì importante garantire in tutti gli Stati membri un livello minimo di informazioni e coordinamento per quanto riguarda gli investimenti esteri diretti che rientrano nell'ambito di applicazione del presente regolamento. Tali informazioni dovrebbero essere messe a disposizione dagli Stati membri ▌per gli investimenti esteri diretti oggetto di un controllo in corso come pure, su richiesta, per altri investimenti esteri diretti ▌. Tra le informazioni pertinenti dovrebbero figurare ▌ aspetti quali l'assetto proprietario dell'investitore estero e il finanziamento dell'investimento in programma o già realizzato, comprese, ove disponibili, informazioni ▌ sulle sovvenzioni concesse da paesi terzi. Gli Stati membri dovrebbero adoperarsi per fornire informazioni accurate, complete e affidabili.

(24)   Su richiesta di uno Stato membro in cui è in programma o è stato realizzato un investimento estero diretto, l'investitore estero o l'impresa in questione dovrebbe fornire le informazioni richieste. In casi eccezionali, quando malgrado tutti i suoi sforzi non è in grado di ottenere tali informazioni, uno Stato membro dovrebbe darne notifica senza ritardo agli Stati membri interessati o alla Commissione. In tal caso, dovrebbe essere possibile che le osservazioni formulate da un altro Stato membro o il parere emesso dalla Commissione nel quadro del meccanismo di cooperazione siano resi sulla base delle informazioni a loro disposizione.

(25)   Nel rendere disponibili le informazioni richieste, gli Stati membri devono rispettare il diritto dell'Unione e il diritto nazionale conforme al diritto dell'Unione.

(26)   La comunicazione e la cooperazione a livello di Stati membri e di Unione dovrebbero essere rafforzate mediante l'istituzione di un punto di contatto per ▌ l'attuazione del presente regolamento in ciascuno Stato membro e presso la Commissione.

(27)   I punti di contatto istituiti dagli Stati membri e dalla Commissione dovrebbero essere opportunamente collocati all'interno delle rispettive amministrazioni e disporre di personale qualificato, nonché delle competenze necessarie per assolvere le proprie funzioni nel quadro del meccanismo di coordinamento e al fine di garantire una gestione appropriata delle informazioni riservate.

(28)  L'elaborazione e l'attuazione di politiche efficaci e a vasto raggio dovrebbero essere sostenute dal gruppo di esperti della Commissione in materia di controllo degli investimenti esteri diretti nell'Unione europea, istituito dalla decisione della Commissione del 29 novembre 2017(7), composto da rappresentanti degli Stati membri. Tale gruppo dovrebbe discutere, in particolare, delle questioni relative al controllo degli investimenti esteri diretti, condividere le migliori prassi e gli insegnamenti appresi nonché scambiare opinioni sulle tendenze e le questioni di interesse comune attinenti agli investimenti esteri diretti, nonché esaminare questioni sistemiche relative all'attuazione del presente regolamento. La Commissione dovrebbe consultare il gruppo di esperti in merito ai progetti di atti delegati, secondo i principi stabiliti nell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016.

(29)  Gli Stati membri e la Commissione dovrebbero essere incoraggiati a cooperare con le autorità responsabili dei paesi terzi che condividono gli stessi principi su questioni riguardanti il controllo degli investimenti esteri diretti che possono incidere sulla sicurezza o sull'ordine pubblico. Tale cooperazione amministrativa dovrebbe puntare a rafforzare l'efficacia del quadro di controllo degli investimenti esteri diretti da parte degli Stati membri e della cooperazione tra gli Stati membri e la Commissione a norma del presente regolamento. Dovrebbe altresì essere possibile per la Commissione monitorare gli sviluppi nei paesi terzi in materia di meccanismi di controllo.

(30)  Gli Stati membri e la Commissione dovrebbero adottare tutte le misure necessarie a garantire la protezione delle informazioni riservate, in conformità, in particolare, della decisione (UE, Euratom) 2015/443 della Commissione(8), della decisione (UE, Euratom) 2015/444 della Commissione e dell'accordo tra gli Stati membri dell'Unione europea, riuniti in sede di Consiglio, sulla protezione delle informazioni classificate scambiate nell'interesse dell'Unione europea(9). Ciò comprende, in particolare, l'obbligo di non declassare o declassificare informazioni classificate senza il previo consenso scritto dell'originatore(10). Tutte le informazioni di natura sensibile ma non classificate- o che sono fornite a titolo riservato dovrebbero essere trattate come tali dalle autorità.

(31)  Il trattamento dei dati personali a norma del presente regolamento dovrebbe essere conforme alle norme applicabili in materia di protezione dei dati personali. Il trattamento dei dati personali da parte dei punti di contatto e di altri soggetti all'interno degli Stati membri dovrebbe avvenire nel rispetto del regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio(11). Il trattamento dei dati personali da parte della Commissione dovrebbe avvenire nel rispetto del regolamento (UE) 2018/1725 del Parlamento europeo e del Consiglio(12).

(32)  Basandosi tra l'altro sulle relazioni annuali presentate da tutti gli Stati membri, e nel dovuto rispetto del carattere riservato di alcune delle informazioni contenute in dette relazioni, la Commissione dovrebbe redigere una relazione annuale sull'attuazione del presente regolamento e presentarla al Parlamento europeo e al Consiglio. Per maggiore trasparenza, tali relazioni dovrebbero essere rese pubbliche.

(33)  Il Parlamento europeo dovrebbe poter invitare la Commissione a una riunione della propria commissione competente per presentare e illustrare le questioni sistemiche connesse con l'attuazione del presente regolamento.

(34)   ▌Entro il … (tre anni dalla data di applicazione del presente regolamento) e successivamente ogni cinque anni, la Commissione dovrebbe ▌valutare il funzionamento e l'efficacia del presente regolamento e presentare una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio. Tale relazione dovrebbe includere una valutazione sulla necessità di modificare o meno il presente regolamento. Qualora proponga di modificare il presente regolamento, la relazione può essere accompagnata da una proposta legislativa.

(35)  L'attuazione del presente regolamento da parte dell'Unione e degli Stati membri dovrebbe conformarsi alle pertinenti prescrizioni per l'imposizione di misure restrittive per motivi di sicurezza ▌ e di ordine pubblico ▌di cui agli accordi OMC, compresi in particolare l'articolo XIV, lettera a), e l'articolo XIV bis dell'accordo generale sugli scambi di servizi(13) (GATS) ▌. Dovrebbe inoltre conformarsi al diritto dell'Unione e essere coerente con gli impegni assunti nel quadro di altri accordi o intese commerciali e di investimento di cui l'Unione o i suoi Stati membri sono parte e di accordi e intese commerciali cui l'Unione o i suoi Stati membri aderiscono.

(36)  Se un investimento estero diretto costituisce una concentrazione che rientra nell'ambito di applicazione del regolamento (CE) n. 139/2004 del Consiglio(14), il presente regolamento dovrebbe essere applicato facendo salva l'applicazione dell'articolo 21, paragrafo 4, del regolamento (CE) n. 139/2004. Il presente regolamento e l'articolo 21, paragrafo 4, del regolamento (CE) n. 139/2004 dovrebbero essere applicati in modo coerente. Qualora gli ambiti di applicazione di tali regolamenti si sovrappongano, i motivi del controllo di cui all'articolo 1 del presente regolamento e il concetto di interessi legittimi ai sensi dell'articolo 21, paragrafo 4, terzo comma, del regolamento (CE) n. 139/2004 dovrebbero essere interpretati in maniera uniforme, fatta salva la valutazione della compatibilità dei provvedimenti nazionali intesi a tutelare tali interessi con i principi generali e le altre disposizioni del diritto dell'Unione.

(37)  Il presente regolamento non incide sulle regole dell'Unione per la valutazione prudenziale delle acquisizioni di partecipazioni qualificate nel settore finanziario, che costituisce una procedura distinta con un obiettivo specifico(15).

(38)   Il presente regolamento è coerente con le altre procedure di controllo e notifica stabilite nel diritto settoriale dell'Unione e non le pregiudica,

HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

Oggetto e ambito di applicazione

1.  Il presente regolamento istituisce un quadro per il controllo degli investimenti esteri diretti nell'Unione da parte degli Stati membri ▌per motivi di sicurezza o di ordine pubblico ▌ e per un meccanismo di cooperazione tra gli Stati membri e tra gli Stati membri e la Commissione con riguardo agli investimenti esteri diretti che possono incidere sulla sicurezza o sull'ordine pubblico. Esso prevede altresì la possibilità che la Commissione emetta pareri su tali investimenti.

2.  Il presente regolamento fa salva la competenza esclusiva di Stato membri perla sicurezza nazionale, come stabilito nell'articolo 4, paragrafo 2, TUE, nonché il diritto degli Stati membri di tutelare gli interessi essenziali della propria sicurezza conformemente all'articolo 346  TFUE.

3.  Nessuna disposizione del presente regolamento limita il diritto di ciascuno Stato membro di decidere se controllare o meno un particolare investimento estero diretto nel quadro del presente regolamento.

Articolo 2

Definizioni

Ai fini del presente regolamento si intende per:

1)  "investimento estero diretto", un investimento di qualsiasi tipo da parte di un investitore estero inteso a stabilire o mantenere legami durevoli e diretti tra l'investitore estero e l'imprenditore o l'impresa cui è messo a disposizione il capitale al fine di esercitare un'attività economica in uno Stato membro, compresi gli investimenti che consentono una partecipazione effettiva alla gestione o al controllo di una società che esercita un'attività economica;

2)  "investitore estero", una persona fisica di un paese terzo▌ o un'impresa di un paese terzo che intende realizzare o ha realizzato un investimento estero diretto;

3.  "controllo", una procedura che consente di valutare, esaminare, autorizzare, sottoporre a condizioni, vietare o liquidare investimenti esteri diretti;

4)  "meccanismo di controllo", uno strumento di applicazione generale, come una legge o un regolamento, accompagnato dalle relative prescrizioni amministrative o norme di attuazione o dai relativi orientamenti, che definisce i termini, le condizioni e le procedure per valutare, esaminare, autorizzare, sottoporre a condizioni, vietare o liquidare investimenti esteri diretti per motivi di sicurezza o di ordine pubblico;

5)   "investimento estero diretto oggetto di un controllo in corso", un investimento estero diretto oggetto di una valutazione o di un esame formale in corso ai sensi di un meccanismo di controllo;

6)   "decisione di controllo", una misura adottata in applicazione di un meccanismo di controllo;

7)   "impresa di un paese terzo", un'impresa costituita o comunque organizzata conformemente alla legislazione di un paese terzo.

Articolo 3

Meccanismi di controllodegli Stati membri

1.  Conformemente al presente regolamento, gli Stati membri possono mantenere, modificare o adottare meccanismi per controllare gli investimenti esteri diretti nel loro territorio per motivi di sicurezza o di ordine pubblico ▌.

2.   Le norme e le procedure connesse ai ▌ meccanismi di controllo, compresi i termini temporali pertinenti, devono essere trasparenti e non operano discriminazioni tra paesi terzi. Gli Stati membri stabiliscono in particolare le circostanze che danno luogo al controllo, i motivi del controllo e le regole procedurali dettagliate applicabili.

3.   Gli Stati membri ▌applicano termini temporali ▌nel quadro dei rispettivi meccanismi di controllo. ▌I meccanismi di controllo consentono ▌agli Stati membri di tenere conto delle osservazioni degli altri Stati membri di cui ▌agli articoli 6 e 7 e dei pareri della Commissione di cui agli articoli 6,7 e 8 ▌.

4.   ▌ Le informazioni riservate, comprese le informazioni commerciali sensibili, messe a disposizione dello Stato membro che effettua il controllo ▌sono protette.

5.   ▌ Gli investitori esteri e le imprese interessati hanno la possibilità di presentare ricorso contro le decisioni di controllo delle autorità nazionali.

6.   Gli Stati membri che dispongono di un meccanismo di controllomantengono, modificano o adottano le misure necessarie a individuare e prevenire l'elusione dei meccanismi di controllo e delle decisioni di controllo.

7.   ▌Gli Stati membri notificano alla Commissione i propri meccanismi di controllo esistenti al più tardi entro il ... [30 giorni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento]. Gli Stati membri notificano alla Commissione le eventuali modifiche apportate a un meccanismo di controllo esistente o l'adozione di un nuovo meccanismo di controllo entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del nuovo meccanismo di controllo o delle eventuali modifiche a un meccanismo di controllo esistente.

8.   Al più tardi entro tre mesi dal ricevimento delle notifiche di cui al paragrafo 7, la Commissione rende disponibile al pubblico un elenco dei meccanismi di controllo degli Stati membri. La Commissione tiene aggiornato tale elenco.

Articolo 4

Fattori che possono essere presi in considerazione dagli Stati membri e dalla Commissione

1.   Nel ▌determinare se un investimento estero diretto possa incidere sulla sicurezza o ▌ sull'ordine pubblico, gli Stati membri e la Commissione possono prendere in considerazione ▌i suoi effetti potenziali, tra l'altro, a livello di:

a)   infrastrutture critiche, siano esse fisiche o virtuali, tra cui l'energia, i trasporti, l'acqua, la salute, le comunicazioni, i media, il trattamento o l'archiviazione di dati, le infrastrutture aerospaziali, di difesa, elettorali o finanziarie, e le strutture sensibili, nonché gli investimenti in terreni e immobili fondamentali per l'utilizzo di tali infrastrutture;

b)   tecnologie critiche e prodotti a duplice uso quali definiti nell'articolo 2, punto 1, del regolamento (CE) n. 428/2009 del Consiglio(16), tra cui l'intelligenza artificiale, la robotica, i semiconduttori, ▌ la cibersicurezza, le tecnologie aerospaziali, ▌ di difesa, di stoccaggio dell'energia, quantistica e nucleare, nonché le nanotecnologie e le biotecnologie;

c)   sicurezza dell'approvvigionamento di fattori produttivi critici, ▌tra cui l'energia e le materie prime, nonché la sicurezza alimentare;

d)  accesso a informazioni sensibili, compresi i dati personali, o la capacità di controllare tali informazioni ▌; o

e)  libertà e pluralismo dei media.

2.   Nel determinare se un investimento estero diretto possa incidere sulla sicurezza o sull'ordine pubblico, gli Stati membri e la Commissione tengono altresì conto, in particolare, se:

a)  l'investitore estero sia direttamente o indirettamente controllato dall'amministrazione pubblica, inclusi organismi statali o forze armate, di un paese terzo, anche attraverso l'assetto proprietario o finanziamenti consistenti;

b)  l'investitore estero sia già stato coinvolto in attività che incidono sulla sicurezza o sull'ordine pubblicoin uno Stato membro; o

c)  vi sia un grave rischio che l'investitore intraprenda attività illegali o criminali.

Articolo 5

Relazione annuale

1.   Entro il 31 marzo di ogni anno, gli Stati membri ▌presentano alla Commissione una relazione annuale riguardante l'anno civile precedente, che includa informazioni aggregate sugli investimenti esteri diretti realizzati nei rispettivi territori, sulla base delle informazioni a loro disposizione, nonché informazioni aggregate sulle richieste ricevute da altri Stati membri a norma dell'articolo 6, paragrafo 6, e dell'articolo 7, paragrafo 5.

2.   Per ciascun periodo di riferimento, gli Stati membri che dispongono di meccanismi di controllo forniscono, oltre alle informazioni di cui al paragrafo 1, ▌informazioni aggregate sull'▌applicazione dei rispettivi meccanismi di controllo.

3.   La Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione annuale sull'attuazione del presente regolamento. La relazione è resa pubblica.

4.   Il Parlamento europeo può invitare la Commissione a una riunione della propria commissione competente per presentare e illustrare le questioni sistemiche connesse con l'attuazione del presente regolamento.

Articolo 6

Meccanismo di cooperazione in relazione agli investimenti esteri diretti oggetto di un controllo in corso

1.  Gli Stati membri notificanoalla Commissione e agli altri Stati membri ▌ tutti gli investimenti esteri diretti nel loro territorio che sono oggetto di un controllo in corso ▌ fornendo il prima possibile le informazioni di cui all'articolo 9, paragrafo 2, del presente regolamento ▌. La notifica può includere un elenco degli Stati membri in cui si ritiene che la sicurezza o l'ordine pubblico possano subire effetti negativi. Nel quadro della notifica, se del caso, ▌lo Stato membro che procede al controllo si adopera per indicare se ritiene che l'investimento estero diretto oggetto di un controllo in corso possa rientrare nell'ambito di applicazione del regolamento (CE) n. 139/2004.

2.  Uno Stato membro, se ritiene che un investimento estero diretto ▌oggetto di un controllo in corso in un altro Stato membro possa incidere sulla propria sicurezza o sul proprio ordine pubblico, ovvero se dispone di informazioni pertinenti per tale controllo, può formulare osservazioni allo Stato membro che effettua il controllo ▌. Lo Stato membro che formula osservazioni leinvia contestualmente alla Commissione.

La Commissione notifica agli altri Stati membri in merito all'avvenuta formulazione di osservazioni.

3.  La Commissione, se ritiene che un investimento estero diretto oggetto di un controllo in corso possa incidere sulla sicurezza o sull'ordine pubblico in ▌ più di uno Stato membro, ovvero se dispone di informazioni pertinenti in relazione a tale investimento estero diretto, può emettere un parere destinato allo Stato membro che effettua il controllo ▌. La Commissione può emettere un parere indipendentemente dal fatto che altri Stati membri abbiano formulato osservazioni. La Commissione può emettere un parere a seguito delle osservazioni formulate da altri Stati membri. La Commissione emette il parere ove giustificato, alla luce del fatto che almeno un terzo degli Stati membri ritenga che un investimento estero diretto possa incidere sulla propria sicurezza o sul proprio ordine pubblico.

La Commissione notifica agli altri Stati membri in merito all'avvenuta formulazione di un parere.

4.   Uno Stato membro che ritenga debitamente che un investimento estero diretto nel suo territorio possa incidere sulla sicurezza o sull'ordine pubblico può chiedere alla Commissione di emettere un parere o agli altri Stati membri di formulare osservazioni.

5.   Le osservazioni di cui al paragrafo 2 e i pareri di cui al paragrafo 3 sono debitamente giustificati.

6.   Al più tardi entro 15 giorni civili dal ricevimento delle informazioni di cui al paragrafo 1, gli altri Stati membri e la Commissione notificano allo Stato membro che effettua il controllo la loro intenzione di formulare osservazioni ai sensi del paragrafo 2 o un parere ai sensi del paragrafo 3. La notifica può comprendere una richiesta di informazioni supplementari oltre alle informazioni di cui al paragrafo 1.

Le eventuali richieste di informazioni supplementari sono debitamente giustificate, si limitano alle informazioni necessarie per la formulazione di osservazioni ai sensi del paragrafo 2 o per l'emissione di un parere ai sensi del paragrafo 3, sono proporzionate alla finalità della richiesta e non sono indebitamente onerose per lo Stato membro che effettua il controllo. Le richieste di informazioni e le risposte fornite dagli Stati membri sono inviate contestualmente alla Commissione.

7.   Le osservazioni di cui al paragrafo 2 o i pareri di cui al paragrafo 3 sono indirizzati allo Stato membro che effettua il controllo ▌ e gli sono inviati entro un termine ragionevole, e comunque entro 35 giorni civili ▌ dal ricevimento delle informazioni di cui al paragrafo 1 ▌.

In deroga al primo comma, se sono state richieste informazioni supplementari ai sensi del paragrafo 6, tali osservazioni o pareri sono emessi entro 20 giorni civili dal ricevimento delle informazioni aggiuntive o della notifica ai sensi dell'articolo 9, paragrafo 5.

In deroga al paragrafo 6, la Commissione può emettere un parere a seguito delle osservazioni formulate da altri Stati membri se possibile entro il termine di cui al presente paragrafo, e in ogni caso entro cinque giorni dalla scadenza di tale termine.

8.   Se eccezionalmente lo Stato membro che effettua il controllo ritiene che la sua sicurezza o il suo ordine pubblico richieda un'azione immediata, notifica agli altri Stati membri e alla Commissione la sua intenzione di emettere una decisione di controllo prima dei termini di cui al paragrafo 7 e giustifica debitamente la necessità di un'azione immediata. Gli altri Stati membri e la Commissione si adoperano per formulare osservazioni o emettere un parere in tempi rapidi.

9.   ▌ Lo Stato membro che effettua il controllo tiene ▌in debita considerazione le osservazioni degli altri Stati membri di cui al paragrafo 2 e il parere della Commissione di cui al paragrafo 3. La decisione di controllo finale è adottata dallo Stato membro che effettua il controllo.

10.   La cooperazione ▌ a norma del presente articolo si svolge attraverso i punti di contatto istituiti a norma dell'articolo ▌11.

Articolo 7

Meccanismo di cooperazione in relazione agli investimenti esteri diretti non oggetto di un controllo in corso

1.   Uno Stato membro, se ritiene che un investimento estero diretto in programma o già realizzato in un altro Stato membro e che non è oggetto di un controllo in corso possa incidere sulla sicurezza o sull'ordine pubblico nel suo territorio, ovvero se dispone di informazioni pertinenti in relazione a detto investimento estero diretto, può formulare osservazioni a tale altro Stato membro. Lo Stato membro che formula osservazioni le invia contestualmente alla Commissione.

La Commissione notifica agli altri Stati membri in merito all'avvenuta formulazione di osservazioni.

2.   La Commissione, se ritiene che un investimento estero diretto in programma o già realizzato in uno Stato membro e che non è oggetto di un controllo in corso in tale Stato membro possa incidere sulla sicurezza o sull'ordine pubblico in ▌ più di uno Stato membro, ▌ ovvero se dispone di informazioni pertinenti in relazione a tale investimento estero diretto, può emettere un parere destinato allo Stato membro in cui l'investimento estero diretto è in programma o è stato realizzato. La Commissione può emettere un parere indipendentemente dal fatto che altri Stati membri abbiano formulato osservazioni. La Commissione può emettere un parere a seguito delle osservazioni formulate da altri Stati membri. La Commissione emette il parere ove giustificato, alla luce del fatto che almeno un terzo degli Stati membri ritenga che un investimento estero diretto possa incidere sulla propria sicurezza o sul proprio ordine pubblico.

La Commissione notifica agli altri Stati membri in merito all'avvenuta formulazione di un parere.

3.   Uno Stato membro che giustificatamente ritenga che un investimento estero diretto nel suo territorio possa incidere sulla propria sicurezza o sul proprio ordine pubblico può chiedere alla Commissione di emettere un parere o agli altri Stati membri di formulare osservazioni.

4.   Le ▌osservazioni di cui al paragrafo ▌ 1 e i pareri di cui al paragrafo 2 sono debitamente giustificati.

5.   ▌ Uno Stato membro o la Commissione ▌, se ritiene che un investimento estero diretto che non è oggetto di un controllo in corso ▌ possa incidere sulla sicurezza o sull'ordine pubblico ▌di cui al paragrafo 1 o 2, può richiedere allo Stato membro in cui l'investimento estero diretto è in programma o è stato realizzato ▌ le informazioni ▌ di cui all'articolo 9.

Le eventuali richieste di informazioni sono debitamente giustificate, si limitano alle informazioni necessarie per la formulazione di osservazioni ▌ai sensi del paragrafo 1 o per l'emissione di un parere ai sensi del paragrafo 2, sono proporzionate alla finalità della richiesta e non sono indebitamente onerose per lo Stato membro in cui l'investimento estero diretto è in programma o è stato realizzato.

Le richieste di informazioni e le risposte fornite dagli Stati membri sono inviate contestualmente alla Commissione.

6.   Le osservazioni ai sensi del ▌ paragrafo 1 o i pareri ai sensi del paragrafo 2 ▌ sono destinati allo Stato membro in cui l'investimento estero diretto è in programma o è stato realizzato e gli sono trasmessi entro un termine ragionevole, e comunque entro 35 giorni ▌civili dal ricevimento delle informazioni di cui ▌ al paragrafo 5 o della notifica ai sensi dell'articolo 9, paragrafo 5. Se il parere della Commissione fa seguito alle osservazioni di altri Stati membri, la Commissione dispone di ▌15 giorni ▌civili supplementari per emettere ▌ tale parere. ▌

7.   ▌Lo Stato membro in cui l'investimento estero diretto è in programma o è stato realizzato ▌tiene in debita considerazione le osservazioni degli altri Stati membri ▌ e il parere della Commissione ▌.

8.  Gli Stati membri possono formulare osservazioni ai sensi del paragrafo 1 e la Commissione può formulare un parere ai sensi del paragrafo 2 al più tardi entro 15 mesi dalla realizzazione dell'investimento estero diretto.

9.   La cooperazione ▌ a norma del presente articolo si svolge attraverso i punti di contatto istituiti a norma dell'articolo ▌11.

10.   Il presente articolo non si applica agli investimenti esteri diretti già realizzati prima del ... [data di entrata in vigore del presente regolamento].

Articolo 8

Investimenti esteri diretti che possono incidere su progetti o programmi di interesse per l'Unione

1.  La Commissione, se ritiene che un investimento estero diretto possa incidere su progetti o programmi di interesse per l'Unione per motivi di sicurezza o di ordine pubblico, può emettere un parere destinato allo Stato membro in cui l'investimento estero diretto è in programma o è stato realizzato.

2.   Le procedure di cui agli articoli 6 e 7 si applicano mutatis mutandis, fatte salve le modifiche seguenti:

a)   nell'ambito della notifica di cui all'articolo 6, paragrafo 1, o delle osservazioni di cui all'articolo 6, paragrafo 2, e all'articolo 7, paragrafo 1, uno Stato membro può indicare se ritiene che un investimento estero diretto possa incidere sui progetti o programmi di interesse per l'Unione;

b)   ▌il parere della Commissione è trasmesso agli altri Stati membri.;

c)   ▌lo Stato membro in cui l'investimento estero diretto è in programma o è stato realizzato ▌ prende nella massima considerazione il parere della Commissione e fornisce a quest'ultima una spiegazione qualora non lo segua.

3.   Ai fini del presente articolo, ▌tra i progetti o programmi di interesse per l'Unione figurano ▌quelli che comportano un importo consistente o una quota significativa di finanziamenti dell'Unione o quelli che rientrano nel diritto dell'Unione in materia di infrastrutture critiche, tecnologie critiche o fattori produttivi critici che sono essenziali per la sicurezza e l'ordine pubblico. L'elenco ▌dei progetti o programmi di interesse per l'Unione figura nell'allegato▌.

4.   La Commissione adotta atti delegati conformemente all'articolo 16 riguardo alla modifica dell'elenco di progetti e programmi di interesse per l'Unione.

Articolo 9

Obblighi di informazione

1.  Gli Stati membri provvedono affinché le informazioni comunicate a norma dell'articolo 6, paragrafo 1, o richieste dalla Commissione e dagli altri Stati membri a norma dell'articolo 6, paragrafo 6, e dell'articolo 7, paragrafo 5, ▌siano messe a disposizione della Commissione e degli Stati membri richiedenti senza indebito ritardo.

2.  Le informazioni di cui al paragrafo 1 comprendono▌:

a)  l'assetto proprietario dell'investitore estero e dell'impresa in cui l'investimento estero diretto è in programma o è stato realizzato, comprese informazioni sull'investitore finale e sulla partecipazione al capitale ▌;

b)   il valore approssimativo dell'investimento estero diretto;

c)   i prodotti, i servizi e le attività commerciali dell'investitore estero e dell'impresa in cui l'investimento estero diretto è in programma o è stato realizzato;

d)   gli Stati membri in cui l'investitore estero e l'impresa in cui l'investimento estero diretto è in programma o è stato realizzato esercitano attività commerciali pertinenti;

e)   il finanziamento dell'investimento e la sua fonte, ▌sulla base delle migliori informazioni di cui dispone lo Stato membro ▌;

f)  ▌la data in cui l'investimento estero diretto è in programma o è stato realizzato.

3.   Gli Stati membri si adoperano per fornire agli Stati membri richiedenti e alla Commissione, senza indebito ritardo, tutte le eventuali informazioni supplementari oltre a quelle di cui ai paragrafi 1 e 2, ove disponibili.

4.   Lo Stato membro in cui l'investimento estero diretto è in programma o è stato realizzato può chiedere all'investitore estero o all'impresa in cui l'investimento estero diretto è in programma o è stato realizzato di fornire le informazioni di cui al paragrafo 2. L'investitore estero o l'impresa in questione fornisce le informazioni richieste senza indebito ritardo.

5.   Uno Stato membro comunica senza ritardo alla Commissione e agli altri Stati membri interessati se, in casi eccezionali e malgrado tutti i suoi sforzi, non è in grado di ottenere le informazioni di cui al paragrafo 1. Lo Stato membro indica chiaramente nella comunicazione il motivo per cui non ha fornito tali informazioni e illustra in che modo si è adoperato per ottenere le informazioni richieste, inclusa la richiesta di cui al paragrafo 4.

Nel caso in cui nessuna informazione sia fornita, le osservazioni formulate da un altro Stato membro o il parere emesso dalla Commissione possono basarsi sulle informazioni a loro disposizione.

Articolo 10

Riservatezza delle informazioni trasmesse

1.  Le informazioni ricevute in applicazione del presente regolamento sono utilizzate soltanto per lo scopo per il quale sono state richieste.

2.  Gli Stati membri e la Commissione garantiscono la protezione delle informazioni riservate acquisite in applicazione del presente regolamento in conformità del diritto dell'Unione e del rispettivo diritto nazionale.

3.   Gli Stati membri e la Commissione provvedono affinché le informazioni classificate fornite o scambiate a norma del presente regolamento non siano declassate o declassificate senza il previo consenso scritto dell'originatore.

Articolo 11

Punti di contatto

1.   Ogni Stato membro e la Commissione istituiscono un punto di contatto ▌per l'attuazione del presente regolamento. ▌Gli Stati membri e la Commissione coinvolgono detti punti di contatto ▌in tutte le questioni relative all'attuazione del presente regolamento.

2.   La Commissione fornisce un sistema sicuro e criptato per sostenere la cooperazione diretta e lo scambio di informazioni tra i punti di contatto.

Articolo 12

Gruppo di esperti in materia di controllo degli investimenti esteri diretti nell'Unione europea

Il gruppo di esperti in materia di controllo degli investimenti esteri diretti nell'Unione europea che fornisce consulenza e competenze alla Commissione continua a discutere delle questioni relative al controllo degli investimenti esteri diretti, a condividere le migliori prassi e gli insegnamenti appresi e a scambiare opinioni sulle tendenze e le questioni di interesse comune attinenti agli investimenti esteri diretti. La Commissione valuta inoltre la possibilità di chiedere la consulenza di tale gruppo su questioni sistemiche relative all'attuazione del presente regolamento.

Le discussioni all'interno del gruppo sono tenute riservate.

Articolo 13

Collaborazione internazionale

Gli Stati membri e la Commissione possono cooperare con le autorità responsabili dei paesi terzi su questioni riguardanti il controllo degli investimenti esteri diretti per motivi di sicurezza e di ordine pubblico.

Articolo 14

Trattamento dei dati personali

1.  Qualsiasi trattamento di dati personali a norma del presente regolamento è effettuato in conformità del regolamento (UE) 2016/679 e del regolamento (UE) 2018/1725, e soltanto nella misura in cui ciò sia necessario ai fini del controllo degli investimenti esteri diretti da parte degli Stati membri e per garantire l'efficacia della cooperazione di cui al presente regolamento.

2.  I dati personali relativi all'attuazione del presente regolamento sono conservati soltanto per il periodo necessario a realizzare i fini per i quali sono stati raccolti.

Articolo 15

Valutazione

1.  Entro il … [tre anni dalla data di applicazione del presente regolamento] e successivamente ogni cinque anni, la Commissione valuta il funzionamento e l'efficacia del presente regolamento e presenta una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio ▌. Gli Stati membri partecipano a quest'esercizio e, se necessario, forniscono alla Commissione ▌informazioni ▌supplementari per la stesura della relazione.

2.  Qualora nella relazione si raccomandi di modificare ▌il presente regolamento, ▌detta relazione può essere accompagnata da una proposta legislativa in tal senso.

Articolo 16

Esercizio della delega

1.   Il potere di adottare atti delegati è conferito alla Commissione alle condizioni stabilite nel presente articolo.

2.   Il potere di adottare atti delegati di cui all'articolo 8, paragrafo 4, è conferito alla Commissione per un periodo indeterminato a decorrere dal ... [data di entrata in vigore del presente regolamento].

3.   La delega di potere di cui all'articolo 8, paragrafo 4, può essere revocata in qualsiasi momento dal Parlamento europeo o dal Consiglio. La decisione di revoca pone fine alla delega di potere ivi specificata. Gli effetti della decisione decorrono dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea o da una data successiva ivi specificata. Essa non pregiudica la validità degli atti delegati già in vigore.

4.   Prima dell'adozione dell'atto delegato la Commissione consulta gli esperti designati da ciascuno Stato membro nel rispetto dei principi stabiliti nell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016.

5.   Non appena adotta un atto delegato, la Commissione ne dà contestualmente notifica al Parlamento europeo e al Consiglio.

6.   L'atto delegato adottato ai sensi dell'articolo 8, paragrafo 4, entra in vigore solo se né il Parlamento europeo né il Consiglio hanno sollevato obiezioni entro il termine di due mesi dalla data in cui esso è stato loro notificato o se, prima della scadenza di tale termine, sia il Parlamento europeo che il Consiglio hanno informato la Commissione che non intendono sollevare obiezioni. Tale termine è prorogato di due mesi su iniziativa del Parlamento europeo o del Consiglio.

Articolo 17

Entrata in vigore

Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Il presente regolamento si applica dal ... [18 mesi dalla data di entrata in vigore del presente regolamento].

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a …, il

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

ALLEGATO

Elenco dei progetti o programmi di interesse per l'Unione di cui all'articolo 8, paragrafo 3

1.   Programmi europei GNSS (Galileo ed EGNOS):

Regolamento (UE) n. 1285/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, relativo all'attuazione e all'esercizio dei sistemi europei di radionavigazione via satellite e che abroga il regolamento (CE) n. 876/2002 del Consiglio e il regolamento (CE) n. 683/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 1).

2.   Copernicus:

Regolamento (UE) n. 377/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 3 aprile 2014, che istituisce il programma Copernicus e che abroga il regolamento (UE) n. 911/2010 (GU L 122 del 24.4.2014, pag. 44).

3.   Orizzonte 2020:

Regolamento (UE) n. 1291/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, che istituisce il programma quadro di ricerca e innovazione (2014-2020) - Orizzonte 2020 e abroga la decisione n. 1982/2006/CE (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 104), comprese le iniziative relative a tecnologie abilitanti fondamentali quali l'intelligenza artificiale, la robotica, i semiconduttori e la cibersicurezza.

4.   Reti transeuropee dei trasporti (TEN-T):

Regolamento (UE) n. 1315/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, sugli orientamenti dell'Unione per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti e che abroga la decisione n. 661/2010/UE (GU L 348 del 20.12.2013, pag. 1).

5.   Reti transeuropee dell'energia (TEN-E):

Regolamento (UE) n. 347/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 aprile 2013, sugli orientamenti per le infrastrutture energetiche transeuropee e che abroga la decisione n. 1364/2006/CE e che modifica i regolamenti (CE) n. 713/2009, (CE) n. 714/2009 e (CE) n. 715/2009 (GU L 115 del 25.4.2013, pag. 39).

6.   Reti transeuropee delle telecomunicazioni:

Regolamento (UE) n. 283/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2014, sugli orientamenti per le reti transeuropee nel settore dell'infrastruttura di telecomunicazioni e che abroga la decisione n. 1336/97/CE (GU L 86 del 21.3.2014, pag. 14).

7.   Programma europeo di sviluppo del settore industriale della difesa:

regolamento (UE) 2018/1092 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 luglio 2018, che istituisce il programma europeo di sviluppo del settore industriale della difesa, volto a sostenere la competitività e la capacità di innovazione dell'industria della difesa dell'Unione (GU L 200 del 7.8.2018, pag. 30).

8.   Cooperazione strutturata permanente (PESCO):

decisione (PESC) 2018/340 del Consiglio, del 6 marzo 2018, che fissa l'elenco dei progetti da sviluppare nell'ambito della PESCO (GU L 65 dell'8.3.2018, pag. 24).

ALLEGATO ALLA RISOLUZIONE LEGISLATIVA

Dichiarazione della Commissione

A seguito della richiesta del Parlamento europeo, la Commissione europea si impegna a:

–  condividere con il Parlamento europeo, una volta messi a punto, i moduli standardizzati che la Commissione europea provvederà a predisporre al fine di facilitare il rispetto, da parte degli Stati membri, degli obblighi relativi alla relazione annuale a norma dell'articolo 5 del regolamento; e

–   condividere tali moduli standardizzati con il Parlamento europeo ogni anno, parallelamente alla presentazione della relazione annuale al Parlamento europeo e al Consiglio, in conformità all'articolo 5, paragrafo 3, del regolamento.

(1) GU C 262 del 25.7.2018, pag. 94.
(2) GU C 247 del 13.7.2018, pag. 28.
(3)GU C 262 del 25.7.2018, pag. 94.
(4)GU C 247 del 13.7.2018, pag. 28.
(5)Posizione del Parlamento europeo del 14 febbraio 2019.
(6)GU L 123 del 12.5.2016, pag. 1.
(7)Decisione della Commissione, del 29 novembre 2017, che istituisce il gruppo di esperti in materia di controllo degli investimenti esteri diretti nell'Unione europea (non pubblicata nella Gazzetta ufficiale).
(8)Decisione (UE, Euratom) 2015/443 della Commissione, del 13 marzo 2015, sulla sicurezza nella Commissione (GU L 72 del 17.3.2015, pag. 41).
(9)Decisione (UE, Euratom) 2015/444 della Commissione, del 13 marzo 2015, sulle norme di sicurezza per proteggere le informazioni classificate UE (GU C 202 dell'8.7.2011, pag. 13).
(10)Articolo 4, paragrafo 1, lettera a), dell'accordo tra gli Stati membri dell'Unione europea, riuniti in sede di Consiglio, sulla protezione delle informazioni classificate scambiate nell'interesse dell'Unione europea e articolo 4, paragrafo 2, della decisione (UE, Euratom) 2015/444
(11)Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati) (GU L 119 del 4.5.2016, pag. 1).
(12)Regolamento (UE) 2018/1725 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2018, sulla tutela delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati personali da parte delle istituzioni, degli organi e degli organismi dell'Unione e sulla libera circolazione di tali dati, e che abroga il regolamento (CE) n. 45/2001 e la decisione n. 1247/2002/CE (GU L 295 del 21.11.2018, pag.39).
(13)GU L 336 del 23.12.1994, pag. 191.
(14)Regolamento (CE) n. 139/2004 del Consiglio, del 20 gennaio 2004, relativo al controllo delle concentrazioni tra imprese (GU L 24 del 29.1.2004, pag. 1).
(15)Come intrdotta da Direttiva 2013/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, sull'accesso all'attività degli enti creditizi e sulla vigilanza prudenziale sugli enti creditizi e sulle imprese di investimento, che modifica la direttiva 2002/87/CE e abroga le direttive 2006/48/CE e 2006/49/CE (GU L 176 del 27.6.2013, pag. 338); Direttiva 2009/138/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2009, in materia di accesso ed esercizio delle attività di assicurazione e di riassicurazione (solvibilità II) (GU L 335 del 17.12.2009, pag. 1); Direttiva 2014/65/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, relativa ai mercati degli strumenti finanziari e che modifica la direttiva 2002/92/CE e la direttiva 2011/61/UE (GU L 173 del 12.6.2014, pag. 349).
(16)Regolamento (CE) n. 428/2009 del Consiglio, del 5 maggio 2009, che istituisce un regime comunitario di controllo delle esportazioni, del trasferimento, dell'intermediazione e del transito di prodotti a duplice uso (GU L 134 del 29.5.2009, pag.1).


Interoperabilità dei sistemi di telepedaggio stradale e agevolazione dello scambio transfrontaliero di informazioni sul mancato pagamento dei pedaggi stradali nell'Unione (rifusione) ***I
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Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 14 febbraio 2019 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente l'interoperabilità dei sistemi di telepedaggio stradale e intesa ad agevolare lo scambio transfrontaliero di informazioni sul mancato pagamento dei pedaggi stradali nell'Unione (rifusione) (COM(2017)0280 – C8-0173/2017 – 2017/0128(COD))
P8_TA-PROV(2019)0122A8-0199/2018

(Procedura legislativa ordinaria – rifusione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2017)0280),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 91, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0173/2017),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 18 ottobre 2017(1),

–  previa consultazione del Comitato delle regioni,

–  visto l'accordo interistituzionale del 28 novembre 2001 ai fini di un ricorso più strutturato alla tecnica della rifusione degli atti normativi(2),

–  vista la lettera in data 24 luglio 2017 della commissione giuridica alla commissione per i trasporti e il turismo a norma dell'articolo 104, paragrafo 3, del suo regolamento,

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 28 novembre 2018, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti gli articoli 104 e 59 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per i trasporti e il turismo e il parere della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0199/2018),

A.  considerando che, secondo il gruppo consultivo dei servizi giuridici del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, la proposta della Commissione non contiene modificazioni sostanziali se non quelle espressamente indicate come tali e che, per quanto concerne la codificazione delle disposizioni immutate degli atti precedenti e di tali modificazioni, la proposta si limita ad una mera codificazione degli atti esistenti, senza modificazioni sostanziali;

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso, tenendo conto delle raccomandazioni del gruppo consultivo dei servizi giuridici del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 14 febbraio 2019 in vista dell'adozione della direttiva (UE) 2019/... del Parlamento europeo e del Consiglio concernente l'interoperabilità dei sistemi di telepedaggio stradale e intesa ad agevolare lo scambio transfrontaliero di informazioni sul mancato pagamento dei pedaggi stradali nell'Unione (rifusione)

P8_TC1-COD(2017)0128


(Testo rilevante ai fini del SEE)

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 91, paragrafo 1,

vista la proposta della Commissione europea,

previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(3),

visto il parere del Comitato delle regioni(4),

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria(5),

considerando quanto segue:

(1)  La direttiva 2004/52/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(6) ha subito sostanziali modifiche. Poiché si rendono necessarie nuove modifiche, a fini di chiarezza è opportuno procedere alla sua rifusione.

(2)  È auspicabile realizzare una diffusione capillare dei sistemi di telepedaggio negli Stati membri e nei paesi limitrofi e disporre, per quanto possibile, di sistemi affidabili, di facile utilizzo, efficienti in termini di costi e adeguati allo sviluppo futuro della politica di tariffazione a livello di Unione e alla futura evoluzione tecnologica. È pertanto necessario rendere interoperabili i sistemi di telepedaggio stradale per ridurre i costi e gli oneri connessi al pagamento dei pedaggi nell'Unione.

(3)  I sistemi interoperabili di telepedaggio stradale contribuiscono al conseguimento degli obiettivi definiti dal diritto dell'Unione in materia di pedaggi stradali.

(4)  La mancanza di interoperabilità costituisce un notevole problema nei sistemi di telepedaggio stradale in cui il pedaggio stradale dovuto è legato alla distanza percorsa dal veicolo (pedaggi calcolati in base alla distanza percorsa) o al passaggio del veicolo da un determinato punto (per esempio, pedaggio per l'accesso a una determinata zona). Le disposizioni relative all'interoperabilità dei sistemi di telepedaggio stradale dovrebbero pertanto applicarsi unicamente a tali sistemi e non ai sistemi in cui il pedaggio stradale dovuto è legato al tempo trascorso dal veicolo nell'infrastruttura a pedaggio (per esempio, sistemi basati sul tempo e vignette).

(5)  L'applicazione transfrontaliera dell'obbligo di pagare i pedaggi stradali nell'Unione costituisce un notevole problema in tutti i tipi di sistemi, siano essi basati sulla distanza percorsa, per l'accesso a una determinata zona o basati sul tempo, elettronici o manuali. Per affrontare il problema dell'applicazione transfrontaliera nei casi conseguenti a un mancato pagamento dei pedaggi stradali, le disposizioni relative allo scambio transfrontaliero di informazioni dovrebbero pertanto applicarsi a tutti detti sistemi.

(6)  Ai sensi del diritto nazionale, l'infrazione consistente nel mancato pagamento di un pedaggio stradale può essere considerata un illecito amministrativo o un reato. La presente direttiva dovrebbe applicarsi a prescindere dal tipo di infrazione.

(7)  Le tariffe di parcheggio dovrebbero essere escluse dall'ambito di applicazione della presente direttiva, in quanto manca nell'Unione una loro classificazione coerente e non sono direttamente legate all'uso dell'infrastruttura.

(8)  L'interoperabilità dei sistemi di telepedaggio stradale richiede un'armonizzazione della tecnologia usata e delle interfacce tra i componenti di interoperabilità.

(9)  L'armonizzazione delle tecnologie e delle interfacce dovrebbe essere affiancata dallo sviluppo e dal mantenimento di adeguati standard aperti e pubblici disponibili per tutti i fornitori di sistemi su base non discriminatoria.

(10)  Affinché le necessarie tecnologie di comunicazione possano essere supportate dall'apparecchiatura di bordo, dovrebbe essere consentito ai fornitori del servizio europeo di telepedaggio ("S.E.T.") di fare uso di altri sistemi hardware e software già presenti nel veicolo, quali sistemi di navigazione satellitare o dispositivi palmari, nonché di collegarsi a essi.

(11)  Si dovrebbe tener conto delle caratteristiche specifiche dei sistemi di telepedaggio stradale attualmente applicati ai veicoli leggeri. Dal momento che nessun sistema di telepedaggio stradale utilizza attualmente il posizionamento satellitare né le comunicazioni mobili, dovrebbe essere consentito ai fornitori del S.E.T., per un periodo di tempo limitato, di dotare gli utenti di veicoli leggeri di un'apparecchiatura di bordo compatibile soltanto con la tecnologia a microonde a 5,8 GHz. Questa deroga non dovrebbe pregiudicare il diritto degli Stati membri di applicare pedaggi satellitari per i veicoli leggeri.

(12)  I sistemi di pedaggio basati sul riconoscimento automatico delle targhe (Automatic Number Plate Recognition - ANPR) richiedono, a livello di back-office, un maggior numero di verifiche manuali delle operazioni di pagamento dei pedaggi rispetto ai sistemi che si avvalgono dell'apparecchiatura di bordo. I sistemi che si avvalgono dell'apparecchiatura di bordo sono più efficaci per settori sottoposti a telepedaggio di grandi dimensioni ei sistemi che si avvalgono della tecnologia ANPR sono più adatti a settori di piccole dimensioni, come i pedaggi urbani, dove l'impiego dell'apparecchiatura di bordo genererebbe costi o oneri amministrativi sproporzionati. La tecnologia ANPR può essere utile specialmente in combinazione con altre tecnologie.

(13)  In vista dell'evoluzione tecnica in relazione alle soluzioni basate sulla tecnologia ANPR, gli organismi di normalizzazione dovrebbero essere incoraggiati a definire le necessarie norme tecniche.

(14)  I diritti e gli obblighi specifici dei fornitori del S.E.T. dovrebbero applicarsi ai soggetti che dimostrino di soddisfare determinate prescrizioni e ottengano la registrazione in quanto fornitori del S.E.T. nel loro Stato membro di stabilimento.

(15)  I diritti e gli obblighi dei principali attori del S.E.T., ossia i fornitori del S.E.T., gli esattori di pedaggi e gli utenti del S.E.T., dovrebbero essere chiaramente definiti per assicurare che il mercato funzioni in modo equo ed efficace.

(16)  Riveste particolare importanza la salvaguardia di determinati diritti dei fornitori del S.E.T., come il diritto alla protezione dei dati sensibili sotto il profilo commerciale, senza incidere negativamente sulla qualità dei servizi forniti agli esattori di pedaggi e agli utenti del S.E.T. In particolare, l'esattore di pedaggi dovrebbe essere tenuto a non divulgare dati sensibili sotto il profilo commerciale ad alcun concorrente del fornitore del S.E.T. È opportuno che il volume e il tipo di dati comunicati dai fornitori del S.E.T. agli esattori di pedaggi al fine di calcolare e applicare i pedaggi o di verificare il calcolo del pedaggio applicato dai fornitori del S.E.T. ai veicoli degli utenti del S.E.T. siano limitati allo stretto indispensabile.

(17)  Dovrebbe essere richiesto ai fornitori del S.E.T. di cooperare pienamente con gli esattori di pedaggi nelle loro attività di riscossione coercitiva, così da aumentare l'efficacia generale dei sistemi di telepedaggio stradale. Pertanto, l'esattore di pedaggi dovrebbe essere autorizzato a richiedere al fornitore del S.E.T., se si sospetta un mancato pagamento di un pedaggio stradale, i dati relativi al veicolo e al proprietario o all'intestatario del veicolo che è cliente di tale fornitore del S.E.T., purché tali dati non siano utilizzati per scopi diversi dalla riscossione coercitiva dei pedaggi.

(18)  Per consentire ai fornitori del S.E.T. di competere, secondo modalità non discriminatorie, per tutti i clienti in un dato settore del S.E.T, è importante che sia data loro la possibilità di farsi accreditare al settore sufficientemente in anticipo per poter offrire servizi agli utenti fin dal primo giorno di funzionamento del sistema di pedaggio.

(19)  Gli esattori di pedaggi dovrebbero concedere l'accesso al settore del S.E.T. di loro competenza ai fornitori del S.E.T. in maniera non discriminatoria.

(20)  Per garantire la trasparenza e l'accesso non discriminatorio ai settori del S.E.T. per tutti i fornitori del S.E.T., gli esattori di pedaggi dovrebbero pubblicare tutte le informazioni necessarie sui diritti di accesso in una dichiarazione relativa ai settori del S.E.T.

(21)  Tutti gli sconti o le riduzioni sui pedaggi offerti da uno Stato membro o da un esattore di pedaggi agli utilizzatori delle apparecchiature di bordo dovrebbero essere trasparenti, annunciati pubblicamente e accessibili alle stesse condizioni ai clienti dei fornitori del S.E.T.

(22)  I fornitori del S.E.T. dovrebbero avere diritto a una rimunerazione e equa, calcolata sulla base di una metodologia trasparente e non discriminatoria e identica.

(23)  Gli esattori di pedaggi dovrebbero essere autorizzati a detrarre dalla rimunerazione dei fornitori del S.E.T. i costi del caso sostenuti per fornire, gestire e tenere aggiornati gli elementi specifici del S.E.T. del sistema di telepedaggio stradale.

(24)  I fornitori del S.E.T. dovrebbero pagare all'esattore di pedaggi tutti i pedaggi dovuti dai loro clienti. I fornitori del S.E.T. non sono tuttavia responsabili dei pedaggi non pagati dai loro clienti, qualora questi ultimi siano muniti di apparecchiature di bordo dichiarate non valide all'esattore di pedaggi.

(25)  Dovrebbe essere richiesto al soggetto giuridico che sia fornitore di servizi di pedaggio, qualora rivesta anche altri ruoli nell'ambito di un sistema di telepedaggio stradale o svolga altre attività non direttamente legate al telepedaggio, di tenere documenti contabili che distinguano chiaramente i costi e i ricavi connessi alla prestazione dei servizi di pedaggio da quelli connessi ad altre attività e di fornire informazioni sui costi e sui ricavi connessi alla prestazione del servizio di pedaggio al competente organismo di conciliazione o organo giurisdizionale. Non dovrebbe essere consentito trasferire fondi tra le attività svolte in qualità di fornitore di servizi di pedaggio e altre attività.

(26)  Gli utenti dovrebbero potersi abbonare al S.E.T. tramite qualsiasi fornitore del S.E.T., a prescindere dalla loro nazionalità, dallo Stato membro di residenza o dallo Stato membro di immatricolazione del veicolo.

(27)  Per evitare un doppio pagamento e fornire agli utenti certezza giuridica, con il pagamento di un pedaggio al fornitore del S.E.T. dovrebbero ritenersi adempiuti gli obblighi dell'utente nei confronti dell'esattore di pedaggi competente.

(28)  I rapporti contrattuali tra gli esattori di pedaggi e i fornitori del S.E.T. dovrebbero garantire, tra l'altro, il corretto pagamento dei pedaggi.

(29)  È opportuno prevedere una procedura di mediazione per risolvere le controversie che potrebbero sorgere tra gli esattori di pedaggi e i fornitori del S.E.T. durante le trattative contrattuali e nei loro rapporti contrattuali. Gli esattori di pedaggi e i fornitori del S.E.T. che vogliono comporre una controversia relativa al diritto di accesso non discriminatorio ai settori del S.E.T. dovrebbero consultare gli organismi di conciliazione nazionali.

(30)  Gli organismi di conciliazione dovrebbero avere facoltà di verificare che le condizioni contrattuali imposte ai fornitori del S.E.T. non siano discriminatorie. In particolare, dovrebbero avere facoltà di verificare che la rimunerazione offerta dall'esattore di pedaggi ai fornitori del S.E.T. sia conforme ai principi di cui alla presente direttiva.

(31)  I dati sul traffico degli utenti del S.E.T. costituiscono una risorsa essenziale per il miglioramento delle politiche dei trasporti degli Stati membri. Gli Stati membri dovrebbero pertanto avere la possibilità di richiedere tali dati ai fornitori dei servizi di pedaggio, compresi i fornitori del S.E.T., ai fini della definizione delle politiche in materia di circolazione stradale e del miglioramento della gestione del traffico o per altro uso non commerciale da parte dello Stato, fatto salvo il rispetto delle norme applicabili in materia di protezione dei dati.

(32)  È necessario definire un quadro per le procedure di accreditamento dei fornitori del S.E.T. a un settore del S.E.T. e che assicuri un accesso equo al mercato garantendo nel contempo il livello adeguato di servizio. La dichiarazione relativa ai settori del S.E.T. dovrebbe stabilire nel dettaglio la procedura di accreditamento di un fornitore del S.E.T. al settore del S.E.T. in questione, e in particolare la procedura intesa a controllare la conformità alle specifiche e l'idoneità all'utilizzo dei componenti di interoperabilità. La procedura dovrebbe essere la stessa per tutti i fornitori del S.E.T.

(33)  Per agevolare l'accesso alle informazioni da parte degli operatori del mercato del S.E.T., dovrebbe essere richiesto agli Stati membri di compilare e pubblicare tutti i dati importanti relativi al S.E.T. nei registri nazionali accessibili al pubblico.

(34)  Per consentire il progresso tecnologico, è importante che gli esattori di pedaggi abbiano la possibilità di provare nuove tecnologie o nuovi concetti di pedaggio. Tali prove dovrebbero tuttavia essere limitate e non dovrebbe essere richiesto ai fornitori del S.E.T. di parteciparvi. La Commissione dovrebbe poter rifiutare l'autorizzazione se tali prove possono compromettere il corretto funzionamento dei sistemi di telepedaggio stradale esistenti o del S.E.T.

(35)  Le grandi differenze nelle specifiche tecniche dei sistemi di telepedaggio stradale possono ostacolare il conseguimento dell'interoperabilità a livello di Unione dei sistemi di telepedaggio, contribuendo così al perdurare della situazione attuale, in cui gli utenti hanno bisogno di diverse apparecchiature di bordo per pagare i pedaggi nell'Unione. Tale situazione pregiudica l'efficienza delle operazioni di trasporto, l'efficienza in termini di costi dei sistemi di pedaggio, nonché il conseguimento degli obiettivi della politica dei trasporti. È pertanto opportuno affrontare le problematiche alla base di detta situazione.

(36)  Sebbene l'interoperabilità transfrontaliera stia migliorando in tutta l'Unione, l'obiettivo a medio e lungo termine consiste nel consentire di spostarsi in tutta l'Unione con un'unica apparecchiatura di bordo. È quindi importante che la Commissione, onde evitare oneri e costi amministrativi per gli utenti della strada, stabilisca una tabella di marcia per il conseguimento di tale obiettivo, e per agevolare la libera circolazione di persone e merci nell'Unione, senza incidere negativamente sulla concorrenza sul mercato.

(37)  Il S.E.T. è un servizio basato sul mercato, ragion per cui i fornitori del S.E.T. non dovrebbero aver l'obbligo di fornire i loro servizi in tutta l'Unione. Tuttavia, nell'interesse degli utenti, i fornitori del S.E.T. dovrebbero coprire tutti i settori del S.E.T. in qualsiasi Stato membro nel quale decidano di fornire i propri servizi. Inoltre, la Commissione dovrebbe valutare se la flessibilità accordata ai fornitori del S.E.T. conduca all'esclusione dei settori periferici o di piccole dimensioni dal S.E.T. e, in tal caso adottare provvedimenti ove necessario.

(38)  La dichiarazione relativa ai settori del S.E.T. dovrebbe indicare precisamente le condizioni quadro commerciali per le operazioni dei fornitori del S.E.T. nel settore in questione. In particolare, dovrebbe indicare la metodologia utilizzata per calcolare la rimunerazione dei fornitori del S.E.T.

(39)  In caso di introduzione di un nuovo sistema di telepedaggio stradale o di modifica sostanziale di un sistema esistente, l'esattore di pedaggi dovrebbe pubblicare con sufficiente anticipo le nuove dichiarazioni, o le dichiarazioni aggiornate, relative ai settori del S.E.T., affinché i fornitori del S.E.T. siano accreditati o riaccreditati al sistema al più tardi un mese prima che esso diventi operativo. L'esattore di pedaggi dovrebbe predisporre e seguire la procedura da applicare, rispettivamente per l'accreditamento o il riaccreditamento, dei fornitori del S.E.T. in modo tale che essa possa concludersi al più tardi un mese prima che il nuovo sistema o il sistema sostanzialmente modificato diventi operativo. L'esattore di pedaggi dovrebbe rispettare la relativa parte della procedura prevista, conformemente alla dichiarazione relativa ai settori del S.E.T.

(40)  L'esattore di pedaggi non dovrebbe chiedere o imporre ai fornitori del S.E.T. alcuna soluzione tecnica specifica che potrebbe compromettere l'interoperabilità con altri settori del S.E.T. e con i componenti di interoperabilità esistenti del fornitore del S.E.T.

(41)  Il S.E.T. ha il potenziale di ridurre considerevolmente i costi e gli oneri amministrativi a carico dei trasportatori su strada e dei conducenti a livello internazionale.

(42)  I fornitori del S.E.T. dovrebbero essere autorizzati a rilasciare fatture agli utenti del medesimo. Tuttavia, gli esattori di pedaggi dovrebbero poter richiedere che tali fatture siano inviate per conto e a nome loro, dal momento che la fatturazione diretta a nome del fornitore del S.E.T. può comportare, in taluni settori del S.E.T., conseguenze negative di natura amministrativa e fiscale.

(43)  Ciascuno Stato membro con almeno due settori del S.E.T. dovrebbe designare un ufficio di contatto per i fornitori del S.E.T. che intendano fornire tale servizio nel suo territorio, al fine di agevolarne i contatti con gli esattori di pedaggi.

(44)  Il telepedaggio e altri servizi, quali le applicazioni di C-ITS sistemi di trasporto intelligenti cooperativi (C-ITS), utilizzano tecnologie simili e bande di frequenza adiacenti per la comunicazione a corto raggio veicolo-veicolo e veicolo-infrastruttura. Merita di essere vagliata, in futuro, la possibilità di applicare al telepedaggio altre tecnologie emergenti, dopo un'attenta valutazione dei costi, dei benefici, dei problemi tecnici e delle loro possibili soluzioni. È importante che siano attuate misure per proteggere gli investimenti esistenti nella tecnologia a microonde a 5,8 GHz dalle interferenze di altre tecnologie.

(45)  Fatti salvi gli aiuti di Stato e il diritto della concorrenza, gli Stati membri dovrebbero essere autorizzati a sviluppare misure che promuovano la riscossione e la fatturazione dei pedaggi con mezzi elettronici.

(46)  Quando le norme che interessano il S.E.T. sono riesaminate dagli organismi ▌ di normalizzazione, dovrebbero essere previste opportune disposizioni transitorie per assicurare la continuità del S.E.T. e la compatibilità dei componenti di interoperabilità già in uso al momento della revisione delle norme con i sistemi di pedaggio.

(47)  Il S.E.T. dovrebbe consentire lo sviluppo dell'intermodalità, perseguendo nel contempo il rispetto dei principii "chi utilizza paga" e "chi inquina paga".

(48)  I problemi connessi all'identificazione dei trasgressori non residenti ostacolano l'ulteriore diffusione dei sistemi di telepedaggio stradale e una più ampia applicazione dei principi "chi utilizza paga" e "chi inquina paga" sulle strade dell'Unione; è pertanto necessario trovare un modo per identificare tali persone e trattare i loro dati personali.

(49)  Per ragioni di coerenza e uso efficiente delle risorse, il sistema per lo scambio di informazioni sui trasgressori del pagamento del pedaggio, nonché sui loro veicoli, dovrebbe utilizzare gli stessi strumenti del sistema per lo scambio di informazioni sulle infrazioni in materia di sicurezza stradale di cui alla direttiva (UE) 2015/413 del Parlamento europeo e del Consiglio(7).

(50)  In alcuni Stati membri il mancato pagamento di un pedaggio stradale è accertato solo dopo che l'obbligo di pagare il pedaggio sia stato notificato all'utente. Poiché la presente direttiva non armonizza al riguardo le normative nazionali, gli Stati membri dovrebbero poter applicare la presente direttiva per identificare gli utenti e i veicoli a fini di notifica. Tale applicazione estesa dovrebbe tuttavia essere consentita solo se sono soddisfatte determinate condizioni.

(51)  I procedimenti di follow-up avviati successivamente al mancato pagamento del pedaggio stradale non sono armonizzati a livello di Unione. Spesso all'utente della strada identificato è concessa la possibilità di pagare il pedaggio dovuto, o un importo sostitutivo fisso, direttamente all'entità responsabile della riscossione del pedaggio stradale, prima dell'avvio di ulteriori procedimenti amministrativi o penali da parte delle autorità degli Stati membri. È importante che tale procedura efficace volta a porre fine al mancato pagamento di un pedaggio stradale sia a disposizione di tutti gli utenti della strada a condizioni analoghe. A tal fine, gli Stati membri dovrebbero essere autorizzati a fornire all'entità responsabile della riscossione del pedaggio stradale i dati necessari per identificare il veicolo per il quale si è verificato il mancato pagamento di un pedaggio stradale nonché per identificare il relativo proprietario o intestatario, a condizione che sia garantita un'adeguata protezione dei dati personali. In tale contesto, gli Stati membri dovrebbero garantire che il rispetto dell'ordine di pagamento emesso dall'entità in questione ponga fine al mancato pagamento del pedaggio stradale.

(52)  In taluni Stati membri l'assenza o il malfunzionamento dell'apparecchiatura di bordo è considerata un mancato pagamento di un pedaggio stradale laddove tale pedaggio possa essere pagato solo attraverso l'apparecchiatura di bordo.

(53)  Gli Stati membri dovrebbero fornire alla Commissione le informazioni e i dati necessari per valutare l'efficacia e l'efficienza del sistema per lo scambio di informazioni sui trasgressori del pagamento del pedaggio. La Commissione dovrebbe valutare le informazioni e i dati ottenuti nonché ▌proporre, ove necessario, modifiche della presente direttiva.

(54)  Nell'analizzare le possibili misure per agevolare ulteriormente l'applicazione transfrontaliera dell'obbligo di pagare i pedaggi stradali nell'Unione, la Commissione dovrebbe altresì valutare nella sua relazione la necessità di assistenza reciproca tra gli Stati membri.

(55)  L'esecuzione dell'obbligo di pagamento dei pedaggi stradali, l'identificazione del veicolo e del relativo proprietario o intestatario in merito al quale sia stato accertato il mancato pagamento di un pedaggio stradale, nonché la raccolta di informazioni sull'utente al fine di assicurare che l'esattore di pedaggi ottemperi ai propri obblighi nei confronti delle autorità fiscali, comportano il trattamento di dati personali che deve essere effettuato nel rispetto delle norme dell'Unione, figuranti tra l'altro nel regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio(8), nella direttiva (UE) 2016/680 del Parlamento europeo e del Consiglio(9) e nella direttiva 2002/58/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(10). Il diritto alla protezione dei dati a carattere personale è esplicitamente riconosciuto dall'articolo 8 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.

(56)  La presente direttiva lascia impregiudicata la libertà degli Stati membri di definire norme che disciplinano il regime tariffario delle infrastrutture stradali e le questioni di natura fiscale.

(57)  Al fine di ▌agevolare lo scambio transfrontaliero di informazioni sui veicoli e sui proprietari o intestatari di veicoli per i quali si è verificato un mancato pagamento dei pedaggi stradali, è opportuno delegare alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) riguardo alla modifica dell'allegato I per riflettere le modifiche del diritto dell'Unione. Alla Commissione dovrebbe essere delegato il potere di adottare atti conformemente all'articolo 290 TFUE anche per quanto riguarda la definizione dei dati per la classificazione dei veicoli ai fini della determinazione dei regimi tariffari applicabili, l'ulteriore definizione degli obblighi degli utenti del S .E.T. riguardo alla comunicazione di dati al fornitore del S.E.T. e l'uso e la manipolazione dell'apparecchiatura di bordo, la definizione delle prescrizioni per i componenti di interoperabilità per quanto riguarda la sicurezza e la salute, l'affidabilità e la disponibilità, la protezione dell'ambiente, la compatibilità tecnica, la sicurezza e la riservatezza nonché il funzionamento e la gestione, la definizione delle prescrizioni infrastrutturali generali per i componenti di interoperabilità nonché la fissazione dei criteri minimi di ammissibilità per gli organismi notificati. È di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni, anche a livello di esperti, nel rispetto dei principi stabiliti nell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016(11). In particolare, al fine di garantire la parità di partecipazione alla preparazione degli atti delegati, il Parlamento europeo e il Consiglio ricevono tutti i documenti contemporaneamente agli esperti degli Stati membri, e i loro esperti hanno sistematicamente accesso alle riunioni dei gruppi di esperti della Commissione incaricati della preparazione di tali atti delegati.

(58)  L'attuazione della presente direttiva richiede condizioni uniformi per l'applicazione di specifiche tecniche e amministrative ai fini dell'introduzione, negli Stati membri, di procedure e interfacce che riguardano gli attori del S.E.T. in modo da agevolare l'interoperabilità e assicurare che i mercati nazionali di riscossione dei pedaggi siano disciplinati da norme equivalenti. Al fine di garantire condizioni uniformi di attuazione della presente direttiva e definire tali specifiche tecniche e amministrative, è opportuno attribuire alla Commissione competenze di esecuzione. È altresì opportuno che tali competenze siano esercitate conformemente al regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio(12).

(59)  La presente direttiva dovrebbe far salvi gli obblighi degli Stati membri relativi al termine di recepimento nel diritto interno della direttiva di cui all'allegato III, parte B.

(60)  La presente direttiva rispetta i diritti fondamentali e osserva i principi riconosciuti nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare la protezione dei dati di carattere personale.

(61)  Il garante europeo della protezione dei dati è stato consultato conformemente all'articolo 28, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 45/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio(13),

HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:

CAPO I

DISPOSIZIONI GENERALI

Articolo 1

Oggetto e ambito di applicazione

1.  La presente direttiva stabilisce le condizioni necessarie per le finalità seguenti:

a)  garantire l'interoperabilità dei sistemi di telepedaggio stradale sull'intera rete stradale urbana e interurbana dell'Unione, comprensiva di autostrade, strade principali o secondarie e altre strutture, come tunnel o ponti, e traghetti; e

b)  agevolare lo scambio transfrontaliero di dati di immatricolazione dei veicoli con riferimento a veicoli e proprietari o intestatari di veicoli per i quali si è verificato un mancato pagamento dei pedaggi stradali nell'Unione.

Per rispettare il principio di sussidiarietà, la presente direttiva si applica fatte salve le decisioni adottate dagli Stati membri in merito alla riscossione di pedaggi stradali su particolari tipi di veicoli e alla determinazione del livello di tali pedaggi e della loro finalità.

2.  Gli articoli da 3 a 22 non si applicano:

a)  a sistemi di pedaggio stradale che non sono telepedaggi ai sensi dell'articolo 2, punto10); e

b)  a sistemi di pedaggio piccoli e strettamente locali per i quali i costi di adeguamento alle prescrizioni di cui agli articoli da 3 a 22 sarebbero sproporzionati rispetto ai benefici;

3.   La presente direttiva non si applica alle tariffe di parcheggio.

4.  L'obiettivo dell'interoperabilità dei sistemi di telepedaggio stradale nell'Unione è conseguito tramite un servizio europeo di telepedaggio (S.E.T.), complementare ai sistemi di telepedaggio nazionali degli Stati membri.

5.  Se la normativa nazionale impone la notifica all'utente dell'obbligo di pagare un pedaggio stradale prima che possa essere accertato un mancato pagamento, gli Stati membri possono applicare la presente direttiva anche per identificare il proprietario o l'intestatario del veicolo e il veicolo stesso ai fini di notifica, solamente se siano soddisfatte tutte le condizioni seguenti:

a)  non esistano altri mezzi per identificare il proprietario o l'intestatario del veicolo; e

b)  la notifica al proprietario o all'intestatario del veicolo dell'obbligo di pagare costituisca una fase obbligatoria della procedura di pagamento del pedaggio stradale secondo il diritto nazionale.

6.  Lo Stato membro che applichi il paragrafo 5 adotta le misure necessarie per garantire che eventuali procedimenti di follow-up relativi all'obbligo di pagare il pedaggio stradale siano condotti da autorità pubbliche. I riferimenti al mancato pagamento di un pedaggio stradale di cui alla presente direttiva comprendono i casi rientranti nel paragrafo 5 qualora lo Stato membro in cui si verifica il mancato pagamento applichi detto paragrafo.

Articolo 2

Definizioni

Ai fini della presente direttiva si intende per:

1)  "servizio ▌di pedaggio": il servizio che consente agli utenti di utilizzare un veicolo in uno o più settori del S.E.T in esecuzione di un unico contratto e, se necessario, con un'apparecchiatura di bordo, e che include:

a)  se necessario, la fornitura agli utenti di apparecchiature di bordo personalizzate e il mantenimento della loro funzionalità;

b)  la garanzia che all'esattore di pedaggi sia corrisposto il pedaggio dovuto dall'utente;

c)  la fornitura all'utente di mezzi con cui effettuare di pagamento, o accettarne uno esistente;

d)  la riscossione del pedaggio dall'utente;

e)  la gestione dei rapporti di clientela con l'utente; e

f)  l’attuazione e il rispetto delle politiche in materia di sicurezza e riservatezza applicabili ai sistemi di pedaggio stradale;

3)  "fornitore di servizi di pedaggio": un soggetto giuridico che fornisce servizi di pedaggio in uno o più settori del S.E.T. per una o più classi di veicoli;

4)  "esattore di pedaggi": un soggetto pubblico o privato che riscuote pedaggi ▌per la circolazione di veicoli in un settore del S.E.T.;

5)  "esattore di pedaggi designato": un soggetto pubblico o privato nominato esattore di pedaggi di un futuro settore del S.E.T.;

6)  "servizio europeo di telepedaggio (S.E.T.): il servizio di pedaggio fornito in esecuzione di un contratto in uno o più settori del S.E.T. da un fornitore del S.E.T. a un utente del S.E.T.;

7)  "fornitore del S.E.T.": un soggetto che, in esecuzione di contratti distinti, concede l'accesso al S.E.T. a un utente del S.E.T., trasferisce i pedaggi al pertinente esattore di pedaggi ed è registrato nello Stato membro in cui è stabilito;

g)  "utente del S.E.T.": una persona fisica o giuridica che ha sottoscritto un contratto con un fornitore del S.E.T. per avere accesso al S.E.T.;

8)  "settore del S.E.T.": una strada, una rete stradale o strutture, come ponti o tunnel, o traghetti, per le quali è riscosso un pedaggio utilizzando un sistema di telepedaggio stradale;

9)  "sistema conforme al S.E.T.": l'insieme degli elementi di un sistema di telepedaggio che sono specificamente necessari per l'integrazione dei fornitori del S.E.T. nel sistema e per il funzionamento del S.E.T.;

10)  "sistema di telepedaggio stradale": un sistema di riscossione dei pedaggi in cui l'obbligo per l'utente di pagare il pedaggio scatta esclusivamente ed è collegato al rilevamento automatico della presenza del veicolo in un determinato luogo attraverso la comunicazione remota con l'apparecchiatura di bordo all'interno del veicolo o il riconoscimento automatico delle targhe;

11)  "apparecchiatura di bordo": l'insieme completo dei componenti hardware e software da utilizzare nel quadro del servizio di pedaggio, installato o trasportato a bordo di un veicolo per raccogliere, memorizzare, trattare e ricevere/trasmettere dati a distanza, sia essa costituita da un dispositivo distinto oppure integrata nel veicolo;

12)  "fornitore di servizi principale": un fornitore di servizi di pedaggio con obblighi specifici, quale l'obbligo di sottoscrivere contratti con tutti gli utenti interessati, o con diritti specifici, quale una particolare remunerazione o un contratto a lungo termine garantito, diversi dai diritti e dagli obblighi di altri fornitori di servizi;

13)  "componente di interoperabilità": qualsiasi componente elementare, gruppo di componenti, sottoinsieme o insieme completo di materiali incorporati o destinati a essere incorporati nel S.E.T. da cui dipende direttamente o indirettamente l'interoperabilità del servizio, compresi oggetti tangibili e intangibili come ad esempio il software;

14)  "idoneità all'uso": la capacità di un componente di interoperabilità di conseguire e mantenere una prestazione specifica quando è in funzione, integrata in maniera rappresentativa nel S.E.T. in relazione al sistema di un esattore di pedaggi;

15)  "dati contestuali di pedaggio": le informazioni definite dall'esattore di pedaggi competente necessarie per stabilire il pedaggio dovuto per far circolare un veicolo in un particolare settore sottoposto a pedaggio e concludere la transazione di pedaggio;

16)  "rapporto di pedaggio": attestazione di conferma per un esattore di pedaggi della presenza di un veicolo in un settore del S.E.T. in un formato concordato tra il fornitore del servizio di pedaggio e l'esattore di pedaggi;

17)  "parametri di classificazione dei veicoli": informazioni relative ai veicoli secondo le quali si calcolano i pedaggi sulla base dei dati contestuali di pedaggio;

18)  "back-office": il sistema elettronico centrale usato dall'esattore di pedaggi, da un gruppo di esattori di pedaggi che ha creato un hub di interoperabilità o da un fornitore del S.E.T. per raccogliere, trattare e inviare informazioni nel quadro di un sistema di telepedaggio stradale;

19)  "sistema modificato sostanzialmente": un sistema esistente di telepedaggio stradale che è o è stato oggetto di un cambiamento che impone ai fornitori del S.E.T. di apportare modifiche ai componenti di interoperabilità in uso, come riprogrammare o adattare le interfacce del loro back-office, in misura tale da richiedere un riaccreditamento;

20)  "accreditamento": il processo definito e gestito dall'esattore di pedaggi cui deve essere sottoposto un fornitore del S.E.T. prima di essere autorizzato a fornire il S.E.T. in un settore del S.E.T.;

21)  "pedaggio" o "pedaggio stradale": il pedaggio che deve essere pagato dall'utente della strada per circolare su una determinata strada, una rete stradale, strutture, come ponti o tunnel, o traghetti;

22)  "mancato pagamento di un pedaggio stradale": un'infrazione consistente nella non corresponsione del pagamento di un pedaggio stradale da parte di un utente della strada in uno Stato membro, definita dalle pertinenti disposizioni nazionali di tale Stato membro;

23)  "Stato membro di immatricolazione": lo Stato membro in cui è immatricolato il veicolo soggetto al pagamento del pedaggio stradale;

24)  "punto di contatto nazionale": un'autorità competente di uno Stato membro designata per lo scambio transfrontaliero dei dati di immatricolazione dei veicoli;

25)  "ricerca automatizzata": una procedura di accesso online per la consultazione delle banche dati di uno, più di uno o tutti gli Stati membri ▌;

26)  "veicolo": un veicolo a motore o un insieme di autoarticolati adibito o destinato al trasporto su strada di passeggeri o di merci;

27)  "intestatario del veicolo": la persona a nome della quale è immatricolato il veicolo, quale definita nella normativa dello Stato membro di immatricolazione;

28)  "veicolo pesante": un veicolo ▌avente una massa massima ammissibile superiore a 3,5 tonnellate ▌;

29)  "veicolo leggero": un veicolo avente una massa massima ammissibile non superiore a 3,5 tonnellate.

Articolo 3

Soluzioni tecnologiche

1.  Tutti i nuovi sistemi di telepedaggio stradale che richiedono l'installazione o l'uso di apparecchiature di bordo si basano, per effettuare le operazioni di pagamento elettronico dei pedaggi, sull'uso di una o più delle tecnologie seguenti:

a)  posizionamento satellitare;

b)  comunicazioni mobili;

c)  tecnologia a microonde a 5,8 GHz.

I sistemi di telepedaggio stradale esistenti che richiedono l'installazione o l'uso di apparecchiature di bordo e utilizzano altre tecnologie ▌si conformano alle prescrizioni di cui al primo comma qualora siano apportati miglioramenti tecnologici sostanziali.

2.  La Commissione richiede ai pertinenti organismi di normalizzazione, ▌secondo la procedura di cui alla direttiva (UE) 2015/1535 del Parlamento europeo e del Consiglio(14), di adottare rapidamente norme applicabili ai sistemi di telepedaggio stradale per quanto riguarda le tecnologie elencate al paragrafo 1, primo comma, e la tecnologia ANPR, e di aggiornarle ove necessario. La Commissione richiede agli organismi di normalizzazione di garantire la compatibilità continua dei componenti di interoperabilità.

3.  L'apparecchiatura di bordo che utilizza tecnologie di posizionamento satellitare ed è immessa sul mercato dopo il … [30 mesi dopo l'entrata in vigore della presente direttiva] deve essere compatibile con i servizi di posizionamento forniti dai sistemi Galileo ed EGNOS (Servizio europeo di copertura per la navigazione geostazionaria) ▌.

4.  Fatto salvo il paragrafo 6, i fornitori del S.E.T. rendono disponibili agli utenti del medesimo apparecchiature di bordo idonee all'uso, interoperabili e in grado di comunicare con ▌i pertinenti sistemi di telepedaggio stradale in uso negli Stati membri utilizzando le tecnologie di cui al paragrafo 1, primo comma.

5.  L'apparecchiatura di bordo può utilizzare hardware e software propri, utilizzare elementi di altri hardware e software già presenti nel veicolo, o entrambi. Ai fini della comunicazione con altri sistemi hardware presenti nel veicolo, l'apparecchiatura di bordo può utilizzare tecnologie diverse da quelle di cui al paragrafo 1, primo comma, a condizione che siano garantite la sicurezza, la qualità del servizio e la riservatezza.

L'apparecchiatura di bordo del S.E.T. può facilitare servizi diversi dal pedaggio, a condizione che il funzionamento di tali servizi non interferisca con i servizi di pedaggio nei settori del S.E.T.

6.  Fatto salvo il diritto degli Stati membri di introdurre sistemi di telepedaggio stradale per veicoli leggeri basati sul posizionamento satellitare o sulle comunicazioni mobili, fino al 31 dicembre 2027 i fornitori del S.E.T. possono fornire agli utenti di veicoli leggeri un'apparecchiatura di bordo compatibile soltanto con la tecnologia microonde a 5,8 GHz da utilizzare nei settori del S.E.T. che non richiedono tecnologie di posizionamento satellitare o di comunicazione mobile.

CAPO II

PRINCIPI GENERALI DEL S.E.T.

Articolo 4

Registrazione dei fornitori del S.E.T.

Ciascuno Stato membro stabilisce una procedura per la registrazione dei fornitori del S.E.T. e concede la registrazione ai soggetti stabiliti nel proprio territorio che richiedano la registrazione e che siano in grado di dimostrare il soddisfacimento dei requisiti seguenti:

a)  essere in possesso della certificazione EN ISO 9001 o di una certificazione equivalente;

b)  essere in possesso delle apparecchiature tecniche e della dichiarazione CE o del certificato che attesta la conformità dei componenti di interoperabilità alle specifiche;

c)  avere competenza nella fornitura di servizi di telepedaggio o in altri settori pertinenti;

d)  possedere un'adeguata capacità finanziaria;

e)  disporre di un piano per la gestione globale dei rischi, sottoposto a verifica almeno ogni due anni; e

f)  godere dei requisiti di onorabilità.

Articolo 5

Diritti e obblighi dei fornitori del S.E.T.

1.  Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché i fornitori del S.E.T. da essi registrati concludano contratti di S.E.T. riguardo a tutti i settori del S.E.T. sul territorio di almeno quattro Stati membri entro 36 mesi dalla loro registrazione, conformemente all'articolo 4. Essi adottano le misure necessarie affinché tali fornitori del S.E.T. concludano contratti riguardo a tutti i settori del S.E.T. in un dato Stato membro entro 24 mesi dalla conclusione del primo contratto nel medesimo Stato membro, a esclusione dei settori del S.E.T. in cui gli esattori di pedaggi competenti non si conformano all'articolo 6, paragrafo 3.

2.   Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché i fornitori del S.E.T. da essi registrati mantengano in ogni momento la copertura di tutti i settori del S.E.T. una volta che hanno concluso i relativi contratti. Essi adottano le misure necessarie affinché un fornitore del S.E.T, qualora non sia in grado di mantenere la copertura di un settore del S.E.T. perché l'esattore di pedaggi non si conforma alla presente direttiva, ristabilisca quanto prima la copertura del settore interessato.

3.   Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché i fornitori del S.E.T. da essi registrati pubblichino informazioni sulla copertura dei rispettivi settori del S.E.T. e su eventuali modifiche della stessa, nonché, entro un mese dalla registrazione, piani dettagliati concernenti l'eventuale estensione del loro servizio a nuovi settori del S.E.T., con aggiornamenti annuali.

4.  Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché, se necessario, i fornitori del S.E.T. da essi registrati, o che forniscono il S.E.T. nel loro territorio, forniscano agli utenti del S.E.T. un'apparecchiatura di bordo che soddisfi i requisiti della presente direttiva, nonché della direttive 2014/53/UE(15) e 2014/30/UE del Parlamento europeo e del Consiglio(16). Essi possono chiedere ai fornitori del S.E.T. interessati di fornire la prova che i requisiti in questione sono soddisfatti.

5.  Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché i fornitori del S.E.T. che forniscono il S.E.T. nel loro territorio tengano elenchi di apparecchiature di bordo non valide relativi ai loro contratti di S.E.T. con gli utenti del S.E.T. Essi adottano le misure necessarie affinché tali elenchi siano gestiti in maniera rigorosamente conforme alle norme dell'Unione in materia di protezione dei dati personali di cui, tra l'altro, al regolamento (UE) 2016/679 e alla direttiva 2002/58/CE.

6.  Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché i fornitori del S.E.T. da essi registrati rendano pubbliche le loro politiche contrattuali nei confronti degli utenti del S.E.T.

7.  Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché i fornitori del S.E.T. che forniscono il S.E.T. nel loro territorio forniscano agli esattori di pedaggi le informazioni di cui necessitano per calcolare e applicare il pedaggio ai veicoli degli utenti del S.E.T. ovvero forniscano agli esattori di pedaggi tutte le informazioni necessarie per consentire loro di verificare il calcolo del pedaggio applicato dai fornitori del S.E.T. ai veicoli degli utenti del S.E.T.

8.  Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché i fornitori del S.E.T. che forniscono il S.E.T. nel loro territorio collaborino agli sforzi degli esattori di pedaggi volti a identificare presunti trasgressori. Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché, in caso di presunto mancato pagamento di un pedaggio stradale, l'esattore di pedaggi sia in grado di ottenere dal fornitore del S.E.T. i dati relativi al veicolo coinvolto nel presunto mancato pagamento di un pedaggio stradale e al proprietario o all'intestatario del veicolo in questione che è cliente di tale fornitore del S.E.T. Tali dati sono resi immediatamente disponibili dal fornitore del S.E.T.

Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché l'esattore di pedaggi non comunichi tali dati a nessun altro fornitore di servizi di pedaggio. Essi adottano le misure necessarie affinché, qualora l'esattore di pedaggi sia integrato con un fornitore di servizi di pedaggio in un unico soggetto, i dati siano utilizzati esclusivamente allo scopo di identificare presunti trasgressori o in conformità dell'articolo 27, paragrafo 3.

9.  Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché un esattore di pedaggi competente per un settore del S.E.T. nel loro territorio sia in grado di ottenere da un fornitore del S.E.T. i dati relativi a tutti i veicoli di cui sono proprietari o intestatari clienti del fornitore del S.E.T. e che in un dato periodo sono transitati nel settore del S.E.T. per il quale l'esattore di pedaggi è competente, nonché i dati relativi ai proprietari o agli intestatari di tali veicoli, a condizione che l'esattore di pedaggi necessiti di tali dati per ottemperare ai propri obblighi nei confronti delle autorità fiscali. Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché il fornitore del S.E.T. fornisca i dati richiesti entro due giorni dal ricevimento della richiesta. Essi adottano le misure necessarie affinché l'esattore di pedaggi non comunichi i dati in questione a nessun altro fornitore di servizi di pedaggio. Essi adottano le misure necessarie affinché, qualora l'esattore di pedaggi sia integrato con un fornitore di servizi di pedaggio in un unico soggetto, i dati siano utilizzati esclusivamente allo scopo di consentire all'esattore di pedaggi di ottemperare ai propri obblighi nei confronti delle autorità fiscali.

10.  I dati forniti dai fornitori del S.E.T. agli esattori di pedaggi sono trattati conformemente alle norme dell'Unione in materia di protezione dei dati personali di cui al regolamento (UE) 2016/679, nonché alle disposizioni legislative, regolamentari o amministrative nazionali che recepiscono le direttive 2002/58/CE e (UE) 2016/680.

11.  Entro il … [sei mesi dopo l'entrata in vigore della presente direttiva], la Commissione adotta atti di esecuzione al fine di definire ulteriormente gli obblighi dei fornitori del S.E.T. riguardanti:

a)  il controllo delle prestazioni del loro livello di servizio e la collaborazione con gli esattori di pedaggi nell'ambito degli audit di verifica;

b)  la collaborazione con gli esattori di pedaggi nell'ambito dell'esecuzione delle prove dei sistemi di questi ultimi;

c)  il servizio e l'assistenza tecnica rivolti agli utenti del S.E.T. e la personalizzazione dell'apparecchiatura di bordo;

d)  le fatture rilasciate agli utenti del S.E.T.;

e)  le informazioni di cui al paragrafo 7 che i fornitori del S.E.T. devono fornire agli esattori di pedaggi; e

f)  l'informazione dell'utente del S.E.T. in merito al rilevamento di una situazione di mancato rapporto di pedaggio.

Tali atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura di esame di cui all'articolo 31, paragrafo 2.

Articolo 6

Diritti e obblighi degli esattori di pedaggi

1.   Se un settore del S.E.T. non è conforme alle condizioni tecniche e procedurali di interoperabilità del S.E.T. fissate dalla presente direttiva, lo Stato membro nel cui territorio è situato il settore del S.E.T. adotta le misure necessarie affinché l'esattore di pedaggi competente valuti il problema con le parti interessate e, se rientra nella sua sfera di competenza, adotta misure correttive allo scopo di garantire l'interoperabilità del S.E.T. con il sistema di pedaggio. Se necessario, lo Stato membro aggiorna il registro di cui all'articolo 21, paragrafo 1, per quanto riguarda le informazioni di cui alla lettera a) di tale paragrafo.

2.  Ciascuno Stato membro adotta le misure necessarie affinché l'esattore di pedaggi competente per un settore del S.E.T. situato nel proprio territorio elabori e gestisca una dichiarazione relativa ai settori del S.E.T. che fissa le condizioni generali di accesso dei fornitori del S.E.T. ai settori del S.E.T. di sua competenza, conformemente agli atti di esecuzione di cui al paragrafo 9.

Quando è creato un nuovo sistema di telepedaggio stradale nel territorio di uno Stato membro, quest'ultimo adotta le misure necessarie affinché l'esattore di pedaggi designato responsabile del sistema pubblichi la dichiarazione relativa ai settori del S.E.T. con sufficiente preavviso per consentire l'accreditamento dei fornitori del S.E.T. interessati al più tardi un mese prima del lancio operativo del nuovo sistema, tenendo debitamente conto della durata del processo di valutazione della conformità alle specifiche e dell'idoneità all'uso dei componenti di interoperabilità di cui all'articolo 15, paragrafo 1.

Qualora un sistema di telepedaggio stradale nel territorio di uno Stato membro sia modificato sostanzialmente, tale Stato membro adotta le misure necessarie affinché l'esattore di pedaggi responsabile del sistema pubblichi la dichiarazione aggiornata relativa ai settori del S.E.T. con sufficiente preavviso per consentire ai fornitori del S.E.T. già accreditati di adeguare i loro componenti di interoperabilità ai nuovi requisiti e ottenere nuovamente l'accreditamento al più tardi un mese prima del lancio operativo del sistema modificato, tenendo debitamente conto della durata del processo di valutazione della conformità alle specifiche e dell'idoneità all'uso dei componenti di interoperabilità di cui all'articolo 15, paragrafo 1.

3.  Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché gli esattori di pedaggi competenti per settori del S.E.T. nel loro territorio accettino in maniera non discriminatoria qualsiasi fornitore del S.E.T. che richieda di fornire il S.E.T. in tali settori del S.E.T.

L'accettazione di un fornitore del S.E.T. in un settore del S.E.T. è subordinata al rispetto da parte del fornitore degli obblighi e delle condizioni generali stabiliti nella dichiarazione relativa ai settori del S.E.T.

Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché gli esattori di pedaggi non impongano ai fornitori del S.E.T. di utilizzare soluzioni o processi tecnici specifici che ostacolino l'interoperabilità dei componenti di interoperabilità di un fornitore del S.E.T. con sistemi di telepedaggio stradale in altri settori del S.E.T.

Se un esattore di pedaggi e un fornitore del S.E.T. non riescono a raggiungere un accordo, può essere interpellato l'organismo di conciliazione competente per il relativo settore sottoposto a pedaggio.

4.  Ciascuno Stato membro adotta le misure necessarie affinché i contratti tra l'esattore di pedaggi e il fornitore del S.E.T., relativi alla fornitura del S.E.T. nel territorio di tale Stato membro, consentano il rilascio della fattura per il pedaggio all'utente del S.E.T. direttamente da parte del fornitore del S.E.T.

L'esattore di pedaggi può esigere che il fornitore del S.E.T. rilasci la fattura all'utente in nome e per conto dell'esattore di pedaggi e il fornitore del S.E.T. soddisfa tale richiesta.

5.  Il pedaggio applicato dagli esattori di pedaggi agli utenti del S.E.T. non supera il corrispondente pedaggio nazionale o locale. Ciò non pregiudica il diritto degli Stati membri di introdurre sconti o riduzioni per promuovere l'uso del telepedaggio. Tutti gli sconti o le riduzioni sui pedaggi offerti da uno Stato membro o da un esattore di pedaggi agli utilizzatori di apparecchiature di bordo sono trasparenti, annunciati pubblicamente e accessibili alle stesse condizioni ai clienti dei fornitori del S.E.T.

6.  Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché gli esattori di pedaggi accettino nei settori del S.E.T. di loro competenza qualsiasi apparecchiatura di bordo operativa dei fornitori del S.E.T. con i quali hanno rapporti contrattuali che sia stata certificata secondo la procedura definita negli atti di esecuzione di cui all'articolo 15, paragrafo 7, e che non figuri nell'elenco delle apparecchiature di bordo non valide di cui all'articolo 5, paragrafo 5.

7.  In caso di disfunzione del S.E.T. imputabile all'esattore di pedaggi, quest'ultimo fornisce una modalità degradata di servizio che consenta ai veicoli con l'apparecchiatura di cui al paragrafo 6 di circolare in condizioni di sicurezza, con un ritardo minimo e senza essere sospettati di non aver provveduto al pagamento del pedaggio stradale.

8.  Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché gli esattori di pedaggi collaborino in maniera non discriminatoria con i fornitori del S.E.T. o i fabbricanti o gli organismi notificati allo scopo di valutare l'idoneità all'uso dei componenti di interoperabilità nei settori del S.E.T. di loro competenza.

9.  Entro il … [sei mesi dopo l'entrata in vigore della presente direttiva], la Commissione adotta atti di esecuzione al fine di definire il contenuto minimo della dichiarazione relativa ai settori del S.E.T., inclusi:

a)  i requisiti per i fornitori del S.E.T.;

b)  le condizioni procedurali, comprese le condizioni commerciali;

c)  la procedura di accreditamento dei fornitori del S.E.T.; e

d)  i dati contestuali di pedaggio.

Tali atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura di esame di cui all'articolo 31, paragrafo 2.

Articolo 7

Rimunerazione

1.  Gli Stati membri adottano le misure necessarie per assicurare che i fornitori del S.E.T. abbiano diritto a una rimunerazione da parte dell'esattore di pedaggi.

2.  Gli Stati membri adottano le misure necessarie per assicurare che la metodologia per la definizione della rimunerazione dei fornitori del S.E.T. sia trasparente, non discriminatoria e identica per tutti i fornitori del S.E.T. accreditati a un determinato settore del S.E.T. Essi adottano le misure necessarie per assicurare che la metodologia sia pubblicata, fra le condizioni commerciali, nella dichiarazione relativa ai settori del S.E.T.

3.  Gli Stati membri adottano le misure necessarie per assicurare che, nei settori del S.E.T. con un fornitore di servizi principale, la metodologia per il calcolo della rimunerazione dei fornitori del S.E.T. ricalchi la struttura della rimunerazione per servizi analoghi prestati dal fornitore di servizi principale. L'importo della rimunerazione dei fornitori del S.E.T. può differire dalla rimunerazione del fornitore di servizi principale a condizione che ciò sia giustificato:

a)  dal costo di specifici requisiti e obblighi del fornitore di servizi principale e non dei fornitori del S.E.T.; e

b)  dalla necessità di detrarre dalla rimunerazione dei fornitori del S.E.T. gli oneri fissi imposti dall'esattore di pedaggi sulla base dei costi da questo sostenuti per fornire, gestire e tenere aggiornato un sistema conforme al S.E.T. nel settore di propria competenza, compresi i costi di accreditamento, se tali costi non sono compresi nel pedaggio.

Articolo 8

Pedaggi

1.  Gli Stati membri adottano le misure necessarie per assicurare che, qualora ai fini della determinazione del regime tariffario applicabile a un determinato veicolo sussista una discrepanza tra la classificazione dei veicoli usata dal fornitore del S.E.T. e dall'esattore di pedaggi, prevalga la classificazione di quest'ultimo, a meno che sia possibile dimostrare che è errata.

2.  Gli Stati membri adottano le misure necessarie per assicurare che l'esattore di pedaggi abbia il diritto di richiedere a un fornitore del S.E.T. di pagare a fronte di rapporti di pedaggio motivati e per i mancati rapporti di pedaggio motivati relativi al conto di qualsiasi utente gestito dal fornitore del S.E.T.

3.  Gli Stati membri adottano le misure necessarie per assicurare che, qualora un fornitore del S.E.T. abbia inviato a un esattore di pedaggi un elenco di apparecchiature di bordo non valide, di cui all'articolo 5, paragrafo 5, il fornitore del S.E.T. non possa essere considerato responsabile di eventuali ulteriori pedaggi dovuti mediante l'uso di tali apparecchiature. Il numero di voci presenti nell'elenco delle apparecchiature di bordo non valide, il formato dell'elenco e la frequenza con cui è aggiornato sono concordati tra gli esattori di pedaggi e i fornitori del S.E.T.

4.  Gli Stati membri adottano le misure necessarie per assicurare che, nei sistemi di pedaggio basati sulle tecnologie a microonde, gli esattori di pedaggi comunichino ai fornitori del S.E.T. rapporti di pedaggio motivati per i pedaggi dovuti dai rispettivi utenti del S.E.T.

5.  A norma dell'articolo 30, la Commissione adotta atti delegati entro il … [sei mesi dopo l'entrata in vigore della presente direttiva] al fine di stabilire i dati per la classificazione dei veicoli ai fini della determinazione dei regimi tariffari applicabili, comprese le procedure necessarie per determinare tali regimi. La serie di parametri di classificazione dei veicoli supportata dal S.E.T. non deve limitare la scelta dei regimi tariffari da parte degli esattori di pedaggi. La Commissione garantisce sufficiente flessibilità per consentire l'evoluzione della serie di parametri di classificazione supportata dal S.E.T. secondo le esigenze prevedibili future. Tali atti non pregiudicano la definizione, nella direttiva 1999/62/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(17), dei parametri in funzione dei quali i pedaggi variano.

Articolo 9

Contabilità

Gli Stati membri adottano le misure necessarie per assicurare che i soggetti giuridici che forniscono servizi di pedaggio tengano documenti contabili che distinguano chiaramente i costi e i ricavi connessi alla prestazione dei servizi di pedaggio da quelli connessi ad altre attività. Le informazioni sui costi e i ricavi connessi alla prestazione del servizio di pedaggio sono fornite, su richiesta, al competente organismo di conciliazione o organo giurisdizionale. Gli Stati membri adottano altresì le misure necessarie per assicurare che non sia consentito trasferire fondi tra le attività svolte in qualità di fornitore di servizi di pedaggio e altre attività.

Articolo 10

Diritti e obblighi degli utenti del S.E.T.

1.  Gli Stati membri adottano le misure necessarie per consentire agli utenti del S.E.T. di abbonarsi a tale servizio tramite qualsiasi fornitore del S.E.T., a prescindere dalla loro nazionalità, dallo Stato membro di residenza o dallo Stato membro di immatricolazione del veicolo. All'atto della conclusione di un contratto, gli utenti del S.E.T. sono adeguatamente informati in merito ai mezzi di pagamento validi e, a norma del regolamento (UE) 2016/679, al trattamento dei loro dati personali e dei diritti che derivano dalla legislazione applicabile sulla protezione dei dati personali.

2.  Con il pagamento di un pedaggio da parte di un utente del S.E.T. al proprio fornitore del S.E.T. si ritengono adempiuti gli obblighi di pagamento dell'utente del S.E.T. nei confronti dell'esattore di pedaggi competente.

Se a bordo di un veicolo sono installate o trasportate due o più apparecchiature di bordo, spetta all'utente del S.E.T. utilizzare o attivare l'apparecchiatura di bordo pertinente per il settore del S.E.T. in questione.

3.  La Commissione adotta atti delegati entro il [sei mesi dopo l'entrata in vigore della presente direttiva] al fine di definire ulteriormente gli obblighi degli utenti del S.E.T. riguardanti:

a)  la comunicazione di dati al fornitore del S.E.T.; e

d)  l'uso e la manipolazione dell'apparecchiatura di bordo.

CAPO III

ORGANISMO DI CONCILIAZIONE

Articolo 11

Istituzione e funzioni

1.  Ciascuno Stato membro con almeno un settore del S.E.T. designa o istituisce un organismo di conciliazione per facilitare la mediazione tra gli esattori di pedaggi con un settore del S.E.T. situato nel proprio territorio e i fornitori del S.E.T. che hanno stipulato contratti o sono impegnati in negoziati contrattuali con tali esattori.

2.  L'organismo di conciliazione è incaricato, in particolare, di verificare che le condizioni contrattuali imposte da un esattore di pedaggi ai fornitori del S.E.T. non siano discriminatorie. Esso è incaricato di verificare che i fornitori del S.E.T. siano rimunerati conformemente ai principi di cui all'articolo 7.

3.  Gli Stati membri di cui al paragrafo 1 adottano le misure necessarie per assicurare che il proprio organismo di conciliazione sia indipendente, nella sua organizzazione e struttura giuridica, dagli interessi commerciali degli esattori di pedaggi e dei fornitori di servizi di pedaggio.

Articolo 12

Procedura di mediazione

1.  Ciascuno Stato membro, che disponga di almeno un settore del S.E.T., definisce una procedura di mediazione che consenta agli esattori di pedaggi o ai fornitori del S.E.T., in caso di controversie inerenti ai loro rapporti o negoziati contrattuali, di richiedere l'intervento dell'organismo di conciliazione competente.

2.  La procedura di mediazione di cui al paragrafo 1 prevede che, entro un mese dal ricevimento di una richiesta di intervento, l'organismo di conciliazione dichiari se sia o meno in possesso di tutti i documenti necessari per la mediazione.

3.  La procedura di mediazione di cui al paragrafo 1 prevede che l'organismo di conciliazione esprima un parere su una controversia entro sei mesi dal ricevimento della richiesta di intervento.

4.  Per facilitare i suoi compiti, gli Stati membri danno all'organo di conciliazione facoltà di richiedere le informazioni pertinenti agli esattori di pedaggi, ai fornitori del S.E.T. e a eventuali terzi che contribuiscono alla fornitura del S.E.T. nello Stato membro interessato.

5.  Gli Stati membri, che dispongano di almeno un settore del S.E.T., e la Commissione adottano le misure necessarie per assicurare lo scambio di informazioni tra gli organismi di conciliazione sul lavoro che svolgono, nonché sui principi guida e sulle prassi da essi seguiti.

CAPO IV

DISPOSIZIONI TECNICHE

Articolo 13

Servizio continuo unico

Gli Stati membri adottano le misure necessarie per garantire che il S.E.T. sia fornito agli utenti del S.E.T. come servizio continuo unico.

Ne consegue che:

a)  una volta memorizzati o dichiarati, o in entrambi i casi, i parametri di classificazione di un veicolo, compresi quelli variabili, non è richiesto alcun altro intervento umano all'interno del veicolo durante un tragitto salvo in caso di modifiche alle caratteristiche del veicolo; e

b)  l'interazione tra l'utente e un elemento specifico dell'apparecchiatura di bordo resta identica a prescindere dal settore del S.E.T. interessato.

Articolo 14

Elementi aggiuntivi riguardanti il S.E.T.

1.  Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché l'interazione tra gli utenti del S.E.T. e gli esattori di pedaggi nell'ambito del S.E.T. sia limitata, ove applicabile, al processo di fatturazione in conformità dell'articolo 6, paragrafo 4, e ai processi di riscossione coercitiva. Le interazioni tra gli utenti del S.E.T. e i fornitori del S.E.T. (o la loro apparecchiatura di bordo) possono essere specifiche per ciascun fornitore del S.E.T., senza compromettere l'interoperabilità del S.E.T.

2.  Gli Stati membri possono esigere che i fornitori di servizi di pedaggio, compresi i fornitori del S.E.T., su richiesta delle autorità degli Stati membri, forniscano dati sul traffico relativi ai loro clienti, fatto salvo il rispetto delle norme applicabili in materia di protezione dei dati. Tali dati devono essere utilizzati dagli Stati membri unicamente per le politiche in materia di circolazione stradale e il miglioramento della gestione del traffico e non possono essere utilizzati per identificare i clienti.

3.  La Commissione adotta entro il ... [sei mesi dopo l'entrata in vigore della presente direttiva] atti di esecuzione che stabiliscono le specifiche delle interfacce elettroniche tra i componenti di interoperabilità degli esattori di pedaggi, dei fornitori del S.E.T. e degli utenti del S.E.T., compreso, ove applicabile, il contenuto dei messaggi scambiati tra gli attori attraverso tali interfacce. Tali atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura di esame di cui all'articolo 31, paragrafo 2.

Articolo 15

Componenti di interoperabilità

1.  Quando è creato un nuovo sistema di telepedaggio stradale sul territorio di uno Stato membro, tale Stato membro adotta le misure necessarie affinché l'esattore di pedaggi designato responsabile del sistema stabilisca e pubblichi nella dichiarazione relativa al settore del S.E.T. una programmazione dettagliata del processo di valutazione della conformità alle specifiche e dell'idoneità all'uso dei componenti di interoperabilità che consenta l'accreditamento dei fornitori del S.E.T. interessati al più tardi un mese prima del lancio operativo del nuovo sistema.

In caso di modifica sostanziale di un sistema di telepedaggio stradale sul territorio di uno Stato membro, tale Stato membro adotta le misure necessarie affinché l'esattore di pedaggi responsabile del sistema stabilisca e pubblichi nella dichiarazione relativa ai settori del S.E.T., oltre agli elementi di cui al primo comma, la programmazione dettagliata della nuova valutazione della conformità alle specifiche e dell'idoneità all'uso dei componenti di interoperabilità dei fornitori del S.E.T. già accreditati al sistema prima della modifica sostanziale dello stesso. La programmazione è tale da consentire il riaccreditamento dei fornitori del S.E.T. interessati al più tardi un mese prima del lancio operativo del sistema modificato.

L'esattore di pedaggi deve rispettare tale programmazione.

2.  Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché ciascun esattore di pedaggi responsabile di un settore del S.E.T. sul territorio di tali Stati membri crei un ambiente di test in cui il fornitore del S.E.T. o il suo mandatario possa verificare l'idoneità all'uso della sua apparecchiatura di bordo nel settore S.E.T. dell'esattore di pedaggi e ottenere la certificazione del completamento positivo dei rispettivi test. Gli Stati membri adottano le misure necessarie a consentire agli esattori di pedaggi di creare un unico ambiente di test per più di un settore S.E.T. e a consentire a un mandatario di verificare l'idoneità all'uso di un tipo di apparecchiatura di bordo per conto di più di un fornitore del S.E.T.

Gli Stati membri adottano le misure necessarie a consentire agli esattori di pedaggi di chiedere ai fornitori del S.E.T. o ai loro mandatari di coprire i costi dei rispettivi test.

3.  Gli Stati membri non vietano, limitano né impediscono l'immissione sul mercato di componenti di interoperabilità da usare nell'ambito del S.E.T. recanti la marcatura CE oppure la dichiarazione di conformità alle specifiche o una dichiarazione di idoneità all'uso, o entrambe. In particolare, gli Stati membri non possono esigere verifiche che siano già state compiute nell'ambito della procedura relativa alla conformità alle specifiche o all'idoneità all'uso, o a entrambe.

4.  La Commissione adotta atti delegati conformemente all'articolo 30 entro il ... [sei mesi dopo l'entrata in vigore della presente direttiva] al fine di definire le prescrizioni per i componenti di interoperabilità riguardanti la sicurezza e la salute, l'affidabilità e la disponibilità, la protezione dell'ambiente, la compatibilità tecnica, la sicurezza e la riservatezza e il funzionamento e la gestione.

5.  La Commissione adotta inoltre atti delegati conformemente all'articolo 30 entro il ... [sei mesi dopo l'entrata in vigore della presente direttiva] al fine di stabilire le prescrizioni generali in materia di infrastrutture riguardanti:

a)  l'accuratezza dei dati delle dichiarazioni di pedaggio al fine di garantire la parità di trattamento tra gli utenti del S.E.T. relativamente ai pedaggi e agli oneri;

b)  l'identificazione attraverso l'apparecchiatura di bordo del fornitore del S.E.T. competente;

c)  l'utilizzo di standard aperti per i componenti di interoperabilità dell'apparecchiatura del S.E.T.;

d)  l'integrazione dell'apparecchiatura di bordo nel veicolo;

e)  la segnalazione al conducente dell'obbligo di pagare un pedaggio stradale.

6.  La Commissione adotta atti di esecuzione entro il ... [sei mesi dopo l'entrata in vigore della presente direttiva] per stabilire i requisiti specifici seguenti concernenti l'infrastruttura:

a)  requisiti relativi ai protocolli comuni di comunicazione tra gli esattori di pedaggi e le apparecchiature dei fornitori del S.E.T.;

b)  requisiti relativi ai meccanismi per gli esattori di pedaggi al fine di accertare se un veicolo che circola nel proprio settore del S.E.T. sia dotato di un'apparecchiatura di bordo valida e funzionante;

c)  requisiti relativi all'interfaccia uomo-macchina nell'apparecchiatura di bordo;

d)  requisiti applicabili specificamente ai componenti di interoperabilità nei sistemi di pedaggio basati sulle tecnologie a microonde; e

e)  requisiti applicabili specificamente ai sistemi di pedaggio basati sul sistema globale di navigazione via satellite (GNSS).

Tali atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura di esame di cui all'articolo 31, paragrafo 2.

7.  La Commissione adotta atti di esecuzione, entro il ... [sei mesi dopo l'entrata in vigore della presente direttiva] al fine di definire la procedura che deve essere applicata dagli Stati membri per valutare la conformità alle specifiche e l'idoneità all'uso di componenti di interoperabilità, compresi il contenuto e il formato delle dichiarazioni CE. Tali atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura d’esame di cui all’articolo 31, paragrafo 2.

CAPO V

CLAUSOLE DI SALVAGUARDIA

Articolo 16

Procedura di salvaguardia

1.  Uno Stato membro, quando ha motivo di ritenere che i componenti di interoperabilità recanti una marcatura CE, immessi in commercio e utilizzati conformemente alla loro destinazione, rischiano di non soddisfare le prescrizioni pertinenti, adotta tutte le misure opportune per limitarne l'ambito di applicazione, per vietarne l'uso o per ritirarli dal mercato. Lo Stato membro informa immediatamente la Commissione delle misure adottate, esponendo i motivi della sua decisione e precisando in particolare se la non conformità derivi da:

a)  un'errata applicazione delle specifiche tecniche; o

b)  l'inadeguatezza delle specifiche tecniche.

2.  La Commissione consulta al più presto lo Stato membro interessato, il fabbricante, il fornitore del S.E.T. o il loro mandatario stabilito nell'Unione. Se, dopo tale consultazione, la Commissione constata che la misura è giustificata, ne informa immediatamente lo Stato membro che ha preso l'iniziativa e gli altri Stati membri. Tuttavia, qualora, in seguito a tale consultazione, la Commissione constati che la misura non è giustificata, ne informa immediatamente lo Stato membro che ha preso l'iniziativa, nonché il fabbricante o il suo mandatario stabilito nell'Unione e gli altri Stati membri.

3.  Se i componenti di interoperabilità muniti della marcatura CE risultano non conformi alle prescrizioni di interoperabilità, lo Stato membro competente chiede al fabbricante o al suo mandatario stabilito nell'Unione di riportare il componente di interoperabilità a uno stato di conformità alle specifiche o di idoneità all'impiego, o a entrambi, alle condizioni stabilite dallo Stato membro e ne informa la Commissione e gli altri Stati membri.

Articolo 17

Trasparenza delle valutazioni

Qualsiasi decisione adottata da uno Stato membro o da un esattore di pedaggi relativa alla valutazione della conformità alle specifiche o dell'idoneità all'uso di componenti di interoperabilità e qualsiasi decisione adottata in applicazione dell'articolo 16 è motivata in modo dettagliato. Essa è notificata al più presto al fabbricante interessato, al fornitore del S.E.T. o ai loro mandatari con l'indicazione dei mezzi di impugnazione previsti dalla normativa in vigore nello Stato membro interessato e dei termini entro i quali tali mezzi devono essere esperiti.

CAPO VI

DISPOSIZIONI AMMINISTRATIVE

Articolo 18

Ufficio di contatto unico

Ciascuno Stato membro con almeno due settori del S.E.T. sul proprio territorio designa un ufficio di contatto unico per i fornitori del S.E.T. Lo Stato membro mette gli estremi di tale ufficio a disposizione del pubblico e li trasmette, su richiesta, ai fornitori del S.E.T. interessati. Lo Stato membro adotta le misure necessarie affinché, su richiesta del fornitore del S.E.T., l'ufficio di contatto agevoli e coordini i primi contatti amministrativi tra il fornitore del S.E.T. e gli esattori di pedaggi competenti per i settori del S.E.T. sul territorio dello Stato membro. L'ufficio di contatto può essere una persona fisica o un organismo pubblico o privato.

Articolo 19

Organismi notificati

1.  Gli Stati membri notificano alla Commissione e agli altri Stati membri gli organismi incaricati di eseguire o controllare la procedura di valutazione della conformità alle specifiche o dell'idoneità all'uso di cui all'atto previsto dall'articolo 15, paragrafo 8, indicando per ciascuno di essi il settore di competenza e il numero di identificazione precedentemente ottenuto dalla Commissione. La Commissione pubblica nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea l'elenco degli organismi, i loro numeri di identificazione e settori di competenza e tiene tale elenco aggiornato.

2.  Gli Stati membri applicano i criteri di cui agli atti delegati di cui al paragrafo 5 per la valutazione degli organismi da notificare. Gli organismi che soddisfano i criteri di valutazione previsti nelle norme europee pertinenti sono considerati conformi ai criteri suddetti.

3.  Uno Stato membro revoca l'autorizzazione a un organismo notificato che non risulta più conforme ai criteri di cui agli atti delegati di cui al paragrafo 5 del presente articolo. Esso ne informa immediatamente la Commissione e gli altri Stati membri.

4.  Se uno Stato membro o la Commissione ritengono che un organismo notificato da un altro Stato membro non soddisfi i criteri di cui agli atti delegati di cui al paragrafo 5 del presente articolo, è interpellato il comitato telepedaggio di cui all'articolo 31, paragrafo 1, che rende noto il suo parere entro tre mesi. In base al parere di tale comitato, la Commissione informa lo Stato membro che ha notificato l'organismo in questione delle modifiche necessarie affinché l'organismo notificato possa conservare lo status che gli è stato riconosciuto.

5.  La Commissione adotta atti delegati in conformità dell'articolo 30 entro il ... [sei mesi dopo l'entrata in vigore della presente direttiva] al fine di definire i criteri minimi di ammissibilità per gli organismi notificati.

Articolo 20

Gruppo di coordinamento

Un gruppo di coordinamento degli organismi notificati ai sensi dell'articolo 19, paragrafo 1 ("gruppo di coordinamento") è istituito come gruppo di lavoro del comitato telepedaggio di cui all'articolo 31, paragrafo 1, in base al regolamento interno di tale comitato.

Articolo 21

Registri

1.  Ai fini dell'attuazione della presente direttiva, ciascuno Stato membro tiene un registro elettronico nazionale di quanto segue:

a)  i settori del S.E.T. situati nel loro territorio, comprese informazioni relative a:

i)  gli esattori di pedaggi corrispondenti;

ii)  le tecnologie di pedaggio impiegate;

iii)  i dati contestuali di pedaggio;

iv)  la dichiarazione relativa al settore del S.E.T.; e

v)  i fornitori del S.E.T. che hanno contratti di S.E.T. con gli esattori di pedaggi attivi nel territorio di tale Stato membro;

b)  i fornitori del S.E.T. cui è stata concessa la registrazione ai sensi dell'articolo 4; e

c)  i dettagli di un unico ufficio di contatto di cui all'articolo 18, per il S.E.T., ivi compresi un indirizzo di posta elettronica di contatto e il numero di telefono.

Se non altrimenti specificato, gli Stati membri verificano almeno una volta l'anno che siano ancora soddisfatti i requisiti di cui all'articolo 4, lettere a), d), e) e f), e aggiornano il registro di conseguenza. Il registro contiene anche le conclusioni delle verifiche previste dall'articolo 4, lettera e). Uno Stato membro non è considerato responsabile delle azioni dei fornitori del S.E.T. figuranti nel proprio registro.

2.  Gli Stati membri adottano le misure necessarie per garantire che tutti i dati contenuti nel registro elettronico nazionale siano aggiornati ed esatti.

3.  I registri sono accessibili al pubblico per via elettronica.

4.  I registri sono resi disponibili a decorrere dal ... [30 mesi dopo l'entrata in vigore della presente direttiva].

5.  Alla fine di ogni anno solare, le autorità degli Stati membri responsabili dei registri comunicano, con mezzi elettronici, alla Commissione i registri dei settori del S.E.T. e dei fornitori del S.E.T. La Commissione mette le informazioni a disposizione di altri Stati membri. Qualsiasi incongruenza della situazione in uno Stato membro deve essere segnalata allo Stato membro di registrazione e alla Commissione.

CAPO VII

SISTEMI PILOTA

Articolo 22

Sistemi pilota di pedaggio

1.  Per consentire l'evoluzione tecnica del S.E.T., gli Stati membri possono autorizzare temporaneamente, in parti limitate del settore sottoposto a pedaggio di loro competenza e parallelamente al sistema conforme al S.E.T., sistemi pilota di pedaggio che integrano nuove tecnologie o concetti non conformi a una o più disposizioni della presente direttiva.

2.  Ai fornitori del S.E.T. non è richiesto di partecipare ai sistemi pilota di pedaggio.

3.  Prima di avviare un sistema pilota di pedaggio, lo Stato membro interessato chiede l'autorizzazione della Commissione. La Commissione rilascia o rifiuta l'autorizzazione, sotto forma di decisione, entro sei mesi dalla ricezione della domanda. La Commissione può rifiutare l'autorizzazione se il sistema pilota di pedaggio rischia di compromettere il corretto funzionamento del normale sistema di telepedaggio stradale o del S.E.T. Il periodo iniziale dell'autorizzazione non supera i tre anni.

CAPO VIII

SCAMBIO DI INFORMAZIONI SUL MANCATO PAGAMENTO DEI PEDAGGI STRADALI

Articolo 23

Procedura per lo scambio di informazioni fra Stati membri

1.  Per consentire l'identificazione del veicolo e del relativo proprietario o intestatario in merito al quale è stato accertato il mancato pagamento di un pedaggio stradale, ciascuno Stato membro autorizza soltanto i punti di contatto nazionali degli altri Stati membri ad accedere ai seguenti dati nazionali di immatricolazione dei veicoli, con la facoltà di effettuare ricerche automatizzate su:

a)  i dati relativi ai veicoli; e

b)  i dati relativi ai proprietari o agli intestatari dei veicoli.

I dati di cui alle lettere a) e b) che sono necessari per effettuare una ricerca automatizzata devono essere conformi all'allegato I.

2.  Ai fini dello scambio dei dati di cui al paragrafo 1, ogni Stato membro designa un punto di contatto nazionale. Gli Stati membri adottano le misure necessarie per assicurare che lo scambio di informazioni tra Stati membri si svolga solo tra i punti di contatto nazionali. Le competenze dei punti di contatto nazionali sono disciplinate dal diritto applicabile dello Stato membro interessato. In tale processo di scambio dei dati deve prestarsi particolare attenzione a una protezione adeguata dei dati personali.

3.  Nell'effettuare una ricerca automatizzata in forma di richiesta, il punto di contatto nazionale dello Stato membro nel cui territorio si è verificato il mancato pagamento di un pedaggio stradale utilizza un numero completo di immatricolazione.

Tali ricerche automatizzate sono effettuate in conformità alle procedure di cui all'allegato, capo 3, punti 2 e 3, della decisione 2008/616/GAI(18) del Consiglio e ai requisiti dell'allegato II della presente direttiva.

Lo Stato membro nel cui territorio si è verificato il mancato pagamento di un pedaggio stradale utilizza i dati ottenuti al fine di stabilire la responsabilità personale del mancato pagamento del pedaggio.

4.  Gli Stati membri adottano ▌ le misure necessarie per assicurare che lo scambio di informazioni sia effettuato mediante l'applicazione software del sistema europeo d'informazione sui veicoli e le patenti di guida (EUCARIS) e versioni modificate di tale software, in conformità all'allegato I della presente direttiva e all'allegato, capo 3, punti 2 e 3, della decisione 2008/616/GAI.

5.  Ciascuno Stato membro si fa carico delle spese da esso sostenute per la gestione, l'utilizzo e la manutenzione delle applicazioni software di cui al paragrafo 4.

Articolo 24

Lettera d'informazione sul mancato pagamento di un pedaggio stradale

1.  Lo Stato membro nel cui territorio si è verificato il mancato pagamento di un pedaggio stradale decide se avviare o no procedimenti di follow-up relativamente al mancato pagamento del pedaggio stradale.

Qualora lo Stato membro nel cui territorio si è verificato il mancato pagamento di un pedaggio stradale decida di avviare tali procedimenti, esso ne informa, in conformità al diritto nazionale, il proprietario, l'intestatario del veicolo o la persona altrimenti identificata sospettata del mancato pagamento del pedaggio stradale.

Le informazioni fornite comprendono, in conformità al diritto nazionale, le conseguenze giuridiche del mancato pagamento di un pedaggio stradale nel territorio dello Stato membro nel quale esso si è verificato a norma del diritto di tale Stato membro.

2.  Quando invia la lettera d'informazione al proprietario, all'intestatario del veicolo o alla persona altrimenti identificata sospettata del mancato pagamento del pedaggio stradale, lo Stato membro nel cui territorio si è verificato il mancato pagamento di un pedaggio stradale include, conformemente al proprio diritto nazionale, ogni informazione pertinente, in particolare circa la natura del mancato pagamento del pedaggio stradale, il luogo, la data e l'ora del mancato pagamento del pedaggio stradale, il titolo della normativa nazionale violata, il diritto di ricorso e di accesso a informazioni e la sanzione e, ove opportuno, i dati riguardanti il dispositivo utilizzato per rilevare il mancato pagamento di un pedaggio stradale. A tal fine lo Stato membro nel cui territorio si è verificato il mancato pagamento di un pedaggio stradale basa la lettera d'informazione sul modello riportato nell'allegato II.

3.  Qualora lo Stato membro nel cui territorio si è verificato il mancato pagamento di un pedaggio stradale decida di avviare procedimenti di follow-up relativamente al mancato pagamento di un pedaggio stradale, esso invia, al fine di assicurare il rispetto dei diritti fondamentali, la lettera d'informazione nella lingua del documento di immatricolazione del veicolo, se disponibile, o in una delle lingue ufficiali dello Stato membro di immatricolazione.

Articolo 25

Procedimenti di follow-up da parte delle entità responsabili della riscossione

1.  Lo Stato membro nel cui territorio si è verificato il mancato pagamento di un pedaggio stradale può fornire all'entità responsabile della riscossione del pedaggio i dati ottenuti mediante la procedura di cui all'articolo 23, paragrafo 1, solo se sono soddisfatte le seguenti condizioni:

a)  i dati trasferiti sono limitati a quanto necessario a tale entità affinché ottenga il pedaggio stradale dovuto;

b)  la procedura per l'ottenimento del pedaggio stradale dovuto è conforme alla procedura di cui all'articolo 24;

c)  l'entità interessata è responsabile dell'espletamento di tale procedura; e

d)  il rispetto dell'ordine di pagamento emesso dall'entità che riceve i dati pone fine al mancato pagamento di un pedaggio stradale.

2.  Gli Stati membri provvedono affinché i dati forniti all'entità responsabile siano utilizzati al solo scopo di ottenere il pedaggio stradale dovuto e siano immediatamente cancellati una volta pagato il pedaggio stradale o, se il mancato pagamento persiste, entro un termine ragionevole, stabilito dallo Stato membro, dopo il trasferimento dei dati.

Articolo 26

Relazione degli Stati membri alla Commissione

Ciascuno Stato membro trasmette alla Commissione una relazione esaustiva entro il [quattro anni dall'entrata in vigore della presente direttiva] e in seguito ogni tre anni.

La relazione esaustiva indica il numero di ricerche automatizzate effettuate dallo Stato membro nel cui territorio si è verificato il mancato pagamento di un pedaggio stradale e destinate al punto di contatto nazionale dello Stato membro di immatricolazione, in seguito a mancati pagamenti di pedaggi stradali verificatisi nel suo territorio, unitamente ▌ al numero di richieste non andate a buon fine.

La relazione esaustiva include altresì una descrizione della situazione a livello nazionale per quanto riguarda il seguito dato ai mancati pagamenti di pedaggi stradali, in base alla percentuale di tali mancati pagamenti di pedaggi stradali cui hanno fatto seguito lettere d'informazione.

Articolo 27

Protezione dei dati

1.  Ai dati personali trattati a norma della presente direttiva si applicano il regolamento (UE) 2016/679 e le disposizioni legislative, regolamentari o amministrative nazionali che recepiscono le direttive 2002/58/CE e (UE) 2016/680.

2.  Gli Stati membri adottano le misure necessarie, in conformità della legislazione applicabile in materia di protezione dei dati, onde garantire che:

a)  il trattamento dei dati personali a norma degli articoli 23, 24 e 25 sia limitato ai tipi di dati di cui all'allegato I della presente direttiva;

b)  i dati personali siano precisi e aggiornati e le richieste di rettifica o cancellazione siano trattate senza indebito ritardo; e

c)  sia stabilito un termine per la conservazione dei dati.

Gli Stati membri adottano le misure necessarie per assicurare che i dati personali trattati a norma della presente direttiva siano utilizzati soltanto al fine di:

a)  identificare presunti trasgressori tenuto conto dell'obbligo di pagamento dei pedaggi stradali nel quadro fissato dall'articolo 5, paragrafo 8;

b)  assicurare che l'esattore di pedaggi ottemperi ai propri obblighi nei confronti delle autorità fiscali nel quadro fissato dall'articolo 5, paragrafo 9; e

c)  identificare il veicolo e il relativo proprietario o intestatario in merito al quale sia stato accertato il mancato pagamento di un pedaggio stradale nel quadro fissato dagli articoli 23 e 24.

Gli Stati membri adottano altresì le misure necessarie onde garantire che ▌i soggetti interessati godano di diritti di informazione, accesso, rettifica, cancellazione e limitazione del trattamento, nonché di presentazione di una denuncia a un'autorità di controllo per la protezione dei dati, risarcimento e ricorso giurisdizionale effettivo identici a quelli previsti dal regolamento (UE) 2016/679 o, se del caso, dalla direttiva (UE) 2016/680.

3.  Il presente articolo non pregiudica la possibilità per gli Stati membri di limitare la portata degli obblighi e dei diritti previsti in talune disposizioni del regolamento (UE) 2016/679 a norma dell'articolo 23 di tale regolamento per le finalità elencate nel paragrafo 1 di detto articolo.

4.  Ogni soggetto interessato ha il diritto di ottenere, senza indebito ritardo, informazioni riguardo ai dati personali registrati nello Stato membro di immatricolazione che sono stati trasmessi allo Stato membro in cui si è verificato il mancato pagamento di un pedaggio stradale, comprese la data della richiesta e l'autorità competente dello Stato membro nel cui territorio si è verificato il mancato pagamento di un pedaggio stradale.

CAPO IX

DISPOSIZIONI FINALI

Articolo 28

  Relazione

1.  Entro ... [quattro anni dall'entrata in vigore della presente direttiva] la Commissione presenta una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'attuazione e sugli effetti della presente direttiva, in particolare per quanto riguarda lo sviluppo e l'impiego del S.E.T. nonché l'efficienza e l'efficacia del meccanismo per lo scambio di dati nel quadro delle indagini sui casi di mancato pagamento dei pedaggi stradali.

La relazione analizza in particolare quanto segue:

a)  l'effetto dell'articolo 5, paragrafi 1 e 2, sull'impiego del S.E.T., prestando un'attenzione particolare alla disponibilità del servizio nei settori del S.E.T. di piccole dimensioni o periferici;

b)   ▌l'efficacia degli articoli 23, 24 e 25 per la riduzione dei casi di mancato pagamento di pedaggi stradali nell'Unione; e

c)  i progressi compiuti in relazione agli aspetti concernenti l'interoperabilità tra i sistemi di telepedaggio stradale che utilizzano la localizzazione satellitare e la tecnologia microonde a 5,8 GHz.

2.  La relazione è corredata, se del caso, da una proposta destinata al Parlamento europeo e al Consiglio relativa a un'ulteriore revisione della presente direttiva, per quanto riguarda in particolare i seguenti elementi:

a)  misure aggiuntive per garantire che il S.E.T. sia disponibile in tutti i settori del S.E.T., compresi quelli di piccole dimensioni e periferici;

b)   misure volte ad agevolare ulteriormente l'applicazione transfrontaliera dell'obbligo di pagare i pedaggi stradali nell'Unione, inclusi accordi di assistenza reciproca; e

c)  l'estensione delle disposizioni intese a facilitare l'applicazione transfrontaliera delle zone a basse emissioni, delle zone con accesso limitato o di altri regimi di regolamentazione dell'accesso dei veicoli urbani.

Articolo 29

Atti delegati

Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all'articolo 30, con cui aggiorna l'allegato I per tenere conto delle eventuali pertinenti modifiche delle decisioni del Consiglio 2008/615/GAI(19) e 2008/616/GAI o qualora sia richiesto da altri atti giuridici pertinenti dell'Unione.

Articolo 30

Esercizio della delega

1.  Il potere di adottare atti delegati è conferito alla Commissione alle condizioni stabilite nel presente articolo.

2.  Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all'articolo 8, paragrafo 5, all'articolo 10, paragrafo 3, all'articolo 15, paragrafi 4 e 5, all'articolo 19, paragrafo 5, e all'articolo 29 per un periodo di cinque anni a decorrere dal … [entrata in vigore della presente direttiva]. La Commissione elabora una relazione sulla delega di potere al più tardi nove mesi prima della scadenza del periodo di cinque anni. La delega di potere è tacitamente prorogata per periodi di identica durata, a meno che il Parlamento europeo o il Consiglio non si oppongano a tale proroga al più tardi tre mesi prima della scadenza di ciascun periodo.

3.  La delega di potere di cui all'articolo 8, paragrafo 5, all'articolo 10, paragrafo 3, all'articolo 15, paragrafi 4 e 5, all'articolo 19, paragrafo 5, e all'articolo 29, può essere revocata in qualsiasi momento dal Parlamento europeo o dal Consiglio. La decisione di revoca pone fine alla delega di potere ivi specificata. Gli effetti della decisione decorrono dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea o da una data successiva ivi specificata. Essa non pregiudica la validità degli atti delegati già in vigore.

4.  Prima dell'adozione dell'atto delegato la Commissione consulta gli esperti designati da ciascuno Stato membro nel rispetto dei principi stabiliti nell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016.

5.  Non appena adotta l'atto delegato, la Commissione ne dà contestualmente notifica al Parlamento europeo e al Consiglio.

6.  L'atto delegato adottato ai sensi dell'articolo 8, paragrafo 5, dell'articolo 10, paragrafo 3, dell'articolo 15, paragrafi 4 e 5, dell'articolo 19, paragrafo 5, e dell'articolo 29, entra in vigore solo se né il Parlamento europeo né il Consiglio hanno sollevato obiezioni entro il termine di due mesi dalla data in cui esso è stato loro notificato o se, prima della scadenza di tale termine, sia il Parlamento europeo che il Consiglio hanno informato la Commissione che non intendono sollevare obiezioni. Tale termine è prorogato di due mesi su iniziativa del Parlamento europeo o del Consiglio.

Articolo 31

Procedura di comitato

1.  La Commissione è assistita da un comitato per il telepedaggio.

Esso è un comitato ai sensi del regolamento (UE) n. 182/2011.

2.  Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applica l'articolo 5 del regolamento (UE) n. 182/2011. Qualora il comitato non esprima alcun parere, la Commissione non adotta il progetto di atto di esecuzione e si applica l'articolo 5, paragrafo 4, terzo comma, del regolamento (UE) n. 182/2011.

Articolo 32

Recepimento

1.  Gli Stati membri adottano e pubblicano entro il ... [30 mesi dall'entrata in vigore della presente direttiva] le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi agli articoli da 1 a 27 nonché agli allegati II e II. ▌Essi comunicano immediatamente alla Commissione il testo di tali disposizioni.

Essi applicano tali disposizioni a decorrere dal ... [30 mesi dall'entrata in vigore della presente direttiva].

Le disposizioni adottate dagli Stati membri contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di tale riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Esse recano altresì l'indicazione che, nelle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative in vigore, i riferimenti alla direttiva abrogata dalla presente direttiva si intendono fatti a quest'ultima. Le modalità del riferimento e la formulazione dell'indicazione sono stabilite dagli Stati membri.

2.  Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle disposizioni principali di diritto interno che adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva.

Articolo 33

Abrogazione

La direttiva 2004/52/CE è abrogata a decorrere dal ... [il giorno successivo alla data di cui all'articolo 32, paragrafo 1, primo comma], fatti salvi gli obblighi degli Stati membri relativi al termine di recepimento nel diritto interno della direttiva di cui all'allegato V, parte B.

I riferimenti alla direttiva abrogata si intendono fatti alla presente direttiva e si leggono secondo la tavola di concordanza di cui all'allegato IV.

Articolo 34

Entrata in vigore

La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Articolo 35

Destinatari

Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.

Fatto a ..., il

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

ALLEGATO I

Dati necessari a effettuare la ricerca automatizzata di cui all'articolo 23, paragrafo 1

Elemento

M/O(20)

Note

Dati relativi al veicolo

M

 

Stato membro di immatricolazione

M

 

Numero di immatricolazione

M

(A(21))

Dati relativi al mancato pagamento di un pedaggio stradale

M

 

Stato membro nel cui territorio si è verificato il mancato pagamento di un pedaggio stradale

M

 

Data di riferimento del fatto verificatosi

M

 

Ora di riferimento del fatto verificatosi

M

 

Dati forniti in seguito alla ricerca automatizzata effettuata a norma dell'articolo 23, paragrafo 1

Parte I. Dati relativi ai veicoli

Elemento

M/O(22)

Note

Numero di immatricolazione

M

 

Numero di telaio/VIN

M

 

Stato membro di immatricolazione

M

 

Marca

M

(D.1(23)) ad es. Ford, Opel, Renault

Modello commerciale del veicolo

M

(D.3) ad es. Focus, Astra, Megane

Codice categoria UE

M

(J)  ad es. ciclomotori, moto, auto

Categoria di emissione EURO

M

per es. Euro 4, EURO 6

Parte II. Dati relativi ai proprietari o agli intestatari dei veicoli

Elemento

M/O(24)

Note

Dati relativi agli intestatari del veicolo

 

(C.1(25))

I dati si riferiscono all'intestatario della carta di circolazione. interessata.

Cognome (ragione sociale) degli intestatari della carta di circolazione

M

(C.1.1)

Si utilizzano campi separati per il cognome, i titoli ecc. e il nome è comunicato in un formato stampabile.

Nome

M

(C.1.2)

Si utilizzano campi separati per i nomi e le iniziali e il nome è comunicato in un formato stampabile.

Indirizzo

M

(C.1.3)

Si utilizzano campi separati per la via, il numero civico, il codice postale, il luogo di residenza, il paese di residenza ecc. e l'indirizzo è comunicato in un formato stampabile.

Sesso

O

Maschio, femmina

Data di nascita

M

 

Soggetto giuridico

M

Persona fisica, associazione, società, azienda ecc.

Luogo di nascita

O

 

Numero di identificazione

O

Identificativo unico della persona o della società.

Dati relativi ai proprietari del veicolo

 

(C.2) I dati si riferiscono al proprietario del veicolo.

Cognome (ragione sociale) dei proprietari

M

(C.2.1)

Nome

M

(C.2.2)

Indirizzo

M

(C.2.3)

Sesso

O

Maschio, femmina

Data di nascita

M

 

Soggetto giuridico

M

Persona fisica, associazione, società, azienda ecc.

Luogo di nascita

O

 

Numero di identificazione

O

Identificativo unico della persona o della società.

 

 

In caso di veicoli rottamati, di veicoli o targhe rubati o di immatricolazioni scadute, non si forniscono informazioni sul proprietario/sull'intestatario. Al loro posto, si trasmette il messaggio "Informazioni non comunicate".

ALLEGATO II

MODELLO PER LA LETTERA D'INFORMAZIONE

di cui all'articolo 24

[Copertina]

……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………................................................................................................................

[Nome, indirizzo e numero di telefono del mittente]

……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………................................................................................................................

[Nome e indirizzo del destinatario]

LETTERA D'INFORMAZIONE

relativa al mancato pagamento di un pedaggio stradale verificatosi in

[nome dello Stato membro nel cui territorio si è verificato il mancato pagamento di un pedaggio stradale].

………………………………………………………………

Pagina 2

In data un mancato pagamento di un pedaggio stradale con il veicolo:

[data]

numero di immatricolazione marca modello

è stato rilevato da

[nome dell'organismo responsabile]

[Opzione 1](1)

Lei è registrato come intestatario della carta di circolazione del veicolo summenzionato.

[Opzione 2] (1)

L'intestatario della carta di circolazione del veicolo summenzionato ha indicato che Lei stava guidando il veicolo al momento del mancato pagamento di un pedaggio stradale.

Gli estremi del mancato pagamento di un pedaggio stradale sono descritti alla pagina 3 di seguito.

La sanzione pecuniaria dovuta per il mancato pagamento di un pedaggio stradale ammonta a EUR/valuta nazionale.(1)

Il pedaggio stradale dovuto ammonta a EUR/valuta nazionale.(1)

La scadenza per il pagamento è fissata al

Se non intende pagare la sanzione pecuniaria(1) / il pedaggio stradale, Le consigliamo di compilare il modulo di risposta allegato (pagina 4) e di inviarlo all'indirizzo indicato. (1).

La presente lettera è trattata a norma della legislazione nazionale di

[nome dello Stato membro nel cui territorio si è verificato il mancato pagamento di un pedaggio stradale].

Pagina 3

Estremi del mancato pagamento di un pedaggio stradale

(a)  Dati relativi al veicolo interessato dal mancato pagamento di un pedaggio stradale:

Numero di immatricolazione: ………………………………………….

Stato membro di immatricolazione: ………………………………………….

Marca e modello: ………………………………………….

(b)  Dati relativi al mancato pagamento di un pedaggio stradale:

Luogo, data e ora del mancato pagamento di un pedaggio stradale:

………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

Natura e qualificazione giuridica del mancato pagamento di un pedaggio stradale:

………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

Descrizione dettagliata del mancato pagamento di un pedaggio stradale:

………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

Estremi delle pertinenti disposizioni di legge:

………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

Descrizione o riferimento della prova del mancato pagamento di un pedaggio stradale:

………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

(c)  Dati relativi al dispositivo utilizzato per rilevare il mancato pagamento di un pedaggio stradale(2):

Specifica del dispositivo:

………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

Numero di identificazione del dispositivo:

………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

Data ultima di validità dell'ultima calibratura:

………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

(1)   Cancellare se non pertinente.

(2)   Non pertinente se non sono stati utilizzati dispositivi.

Pagina 4

Modulo di risposta

(si prega di compilare il modulo in stampatello)

A.  Identità del conducente:

— Cognome e nome:

………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

—  Luogo e data di nascita:

………………………………………………………………………………………………………………………………

—  Patente n.: rilasciata il (data): a (luogo):………………………..

—  Indirizzo:………………………………………………………………………………………………………………… ………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

B.  Elenco delle domande:

1.   Il veicolo, marca , numero di immatricolazione , è immatricolato

a Suo nome? sì/no (1)

In caso di risposta negativa, l'intestatario della carta di circolazione è:

(cognome, nome, indirizzo)

2.   Riconosce di aver omesso il pagamento di un pedaggio stradale? sì/no (1)

3.   In caso di risposta negativa, si prega di illustrarne i motivi:

………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

Si prega di inviare il modulo compilato entro 60 giorni dalla data della presente lettera d'informazione all'autorità o entità seguente:

all'indirizzo seguente:

INFORMAZIONI

(Se la lettera di informazione è inviata dall'entità responsabile della riscossione del pedaggio stradale a norma dell'articolo 6 ter):

Se il pedaggio stradale dovuto non è pagato entro il termine indicato nella presente lettera di informazione, il caso sarà trasmesso ed esaminato dall'autorità competente di ... [nome dello Stato membro nel cui territorio si è verificato il mancato pagamento di un pedaggio stradale].

Se non viene avviato un procedimento, Lei ne sarà informato entro 60 giorni dal ricevimento del modulo di risposta o della prova di pagamento. (1)

/

(Se la lettera di informazione è inviata dall'autorità competente dello Stato membro):

Il presente caso sarà esaminato dall'autorità competente di

[nome dello Stato membro nel cui territorio si è verificato il mancato pagamento di un pedaggio stradale].

Se non viene avviato un procedimento, Lei ne sarà informato entro 60 giorni dal ricevimento del modulo di risposta o della prova di pagamento (1).

(1)  Cancellare se non pertinente.

Se viene avviato un procedimento, si applica la procedura seguente:

………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

[da compilare a cura dello Stato membro nel cui territorio si è verificato il mancato pagamento di un pedaggio stradale — indicare quale procedura sarà seguita, fornendo informazioni sulla possibilità di ricorso contro la decisione di avviare un procedimento e sulla relativa procedura. Le informazioni devono comprendere in ogni caso: il nome e l'indirizzo dell'autorità o entità del soggetto incaricati di avviare il procedimento; il termine per il pagamento; il nome e l'indirizzo dell'organismo al quale presentare ricorso; i termini per la presentazione del ricorso].

La presente lettera non comporta, in quanto tale, conseguenze giuridiche.

Clausola relativa alla protezione dei dati:

[Laddove si applichi il regolamento (UE) 2016/679:

In conformità al regolamento (UE) 2016/679, ha il diritto di chiedere l'accesso ai dati personali nonché la rettifica o la cancellazione dei dati personali o la limitazione del trattamento dei dati personali che la riguardano o di opporsi al loro trattamento, oltre al diritto alla portabilità dei dati. Ha altresì il diritto di presentare una denuncia a [nome e indirizzo della pertinente autorità di controllo].

[Laddove si applichi la direttiva (UE) 2016/680:

Conformemente a [nome della legge nazionale che applica la direttiva (UE) 2016/680], ha il diritto di chiedere al titolare del trattamento l'accesso ai dati personali e la rettifica o la cancellazione degli stessi e la limitazione del trattamento dei dati personali che la riguardano. Ha altresì il diritto di presentare una denuncia a [nome e indirizzo della pertinente autorità di controllo].]

_____________

ALLEGATO III

Parte A

Direttiva abrogata e successive modifiche

(di cui all'articolo 33)

Direttiva 2004/52/CE del Parlamento europeo e del Consiglio

GU L 166 del 30.4.2004, pag. 124

Regolamento (CE) n. 219/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio

GU L 87 del 31.3.2009, pag. 109

Parte B

Termini di recepimento nel diritto nazionale

(cfr. articolo 33)

Direttiva

Termine di recepimento

Direttiva 2004/52/CE

20 novembre 2005

_____________

ALLEGATO IV

Tavola di concordanza

Direttiva 2004/52/CE

Presente direttiva

Articolo 1, paragrafo 1

Articolo 1, paragrafo 1, primo comma, lettera a)

Articolo 1, paragrafo 1, primo comma, lettera b)

Articolo 3, paragrafo 2, frase introduttiva

Articolo 1, paragrafo 2, frase introduttiva

Articolo 1, paragrafo 2, lettera a)

Articolo 1, paragrafo 2, lettera a)

Articolo 1, paragrafo 2, lettera b)

Articolo 1, paragrafo 2, lettera c)

Articolo 1, paragrafo 2, lettera b)

Articolo 1, paragrafo 3,

Articolo 1, paragrafo 3

Articolo 1, paragrafo 4

 

Articolo 1, paragrafo 5

 

Articolo 1, paragrafo 6

Articolo 2

Articolo 2, paragrafo 1

Articolo 3, paragrafo 1, primo comma

Articolo 3, paragrafo 1, secondo comma

Articolo 2, paragrafo 2, prima frase

Articolo 4, paragrafo 7

Articolo 3, paragrafo 2

Articolo 3, paragrafo 3

Articolo 2, paragrafo 2, seconda e terza frase

Articolo 3, paragrafo 4

Articolo 2, paragrafo 2, quarta frase

Articolo 3, paragrafo 5

Articolo 3, paragrafo 6

Articolo 2, paragrafo 3

Articolo 2, paragrafo 4

Articolo 2, paragrafo 5

Articolo 2, paragrafo 6

Articolo 2, paragrafo 7

Articolo 27

Articolo 3, paragrafo 1

Articolo 3, paragrafo 2, prima frase

Articolo 1, paragrafo 1, secondo comma

Articolo 3, paragrafo 2, seconda frase

Articolo 3, paragrafo 2, terza frase

-

Articolo 3, paragrafo 3

-3

Articolo 3, paragrafo 4

Articolo 4, paragrafo 1

-

Articolo 4, paragrafo 2

Articolo 4, paragrafo 3

-

Articolo 4, paragrafo 4

Articolo 4, paragrafo 5

Articolo 4, paragrafo 7

Articolo 3, paragrafo 2

Articolo 4, paragrafo 8

Articolo 5, paragrafo 4

Articolo 23

Articolo 24

Articolo 26

Articolo 2, paragrafo 7

Articolo 27

Articolo 28

Articolo 29

Articolo 30

Articolo 5

Articolo 31

Articolo 6

Articolo 32, paragrafo 1

Articolo 32, paragrafo 2

-

Articolo 33

Articolo 7

Articolo 34

Articolo 8

Articolo 35

Allegato

-

Allegato I

Allegato II

 

Allegato III

Allegato IV

_____________

(1) GU C 81 del 2.3.2018, pag. 181.
(2) GU C 77 del 28.3.2002, pag. 1.
(3)GU C 81 del 2.3.2018, pag. 181.
(4)GU C 176 del 23.5.2018, pag. 66.
(5) Posizione del Parlamento europeo del 14 febbraio 2019.
(6)Direttiva 2004/52/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, concernente l'interoperabilità dei sistemi di telepedaggio stradale nella Comunità (GU L 166 del 30.4.2004, pag. 124).
(7)Direttiva (UE) 2015/413 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2015, intesa ad agevolare lo scambio transfrontaliero di informazioni sulle infrazioni in materia di sicurezza stradale (GU L 68 del 13.3.2015, pag. 9).
(8)Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati) (GU L 119 del 4.5.2016, pag. 1).
(9)Direttiva (UE) 2016/680 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativa alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio (GU L 119 del 4.5.2016, pag. 89).
(10)Direttiva 2002/58/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 luglio 2002, relativa al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche (direttiva relativa alla vita privata e alle comunicazioni elettroniche) (GU L 201 del 31.7.2002, pag. 37).
(11) GU L 123 del 12.5.2016, pag. 1.
(12) Regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, che stabilisce le regole e i principi generali relativi alle modalità di controllo da parte degli Stati membri dell'esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione (GU L 55 del 28.2.2011, pag. 13).
(13)Regolamento (CE) n. 45/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2000, concernente la tutela delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati personali da parte delle istituzioni e degli organismi comunitari, nonché la libera circolazione di tali dati (GU L 8 del 12.1.2001, pag. 1).
(14)Direttiva (UE) 2015/1535 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 settembre 2015, che prevede una procedura d'informazione nel settore delle regolamentazioni tecniche e delle regole relative ai servizi della società dell'informazione (GU L 241 del 17.9.2015, pag. 1).
(15)Direttiva 2014/53/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, concernente l'armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alla messa a disposizione sul mercato di apparecchiature radio e che abroga la direttiva 1999/5/CE (GU L 153 del 22.5.2014, pag. 62).
(16)Direttiva 2014/30/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, concernente l'armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alla compatibilità elettromagnetica (GU L 96 del 29.3.2014, pag. 79).
(17) Direttiva 1999/62/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 giugno 1999, relativa alla tassazione a carico di autoveicoli pesanti adibiti al trasporto di merci su strada per l'uso di alcune infrastrutture (GU L 187 del 20.7.1999, pag. 42).
(18)Decisione 2008/616/GAI del Consiglio, del 23 giugno 2008, relativa all'attuazione della decisione 2008/615/GAI sul potenziamento della cooperazione transfrontaliera, soprattutto nella lotta al terrorismo e alla criminalità transfrontaliera (GU L 210 del 6.8.2008, pag. 12).
(19)Decisione 2008/615/GAI del Consiglio, del 23 giugno 2008, sul potenziamento della cooperazione transfrontaliera, soprattutto nella lotta al terrorismo e alla criminalità transfrontaliera (GU L 210 del 6.8.2008, pag. 1).
(20)M (mandatory) = obbligatorio quando disponibile nel registro nazionale, O (optional) = facoltativo.
(21)Codice armonizzato dell'Unione, cfr. direttiva 1999/37/CE del Consiglio, del 29 aprile 1999, relativa ai documenti di immatricolazione dei veicoli (GU L 138 dell'1.6.1999, pag. 57).
(22)M (mandatory) = obbligatorio quando disponibile nel registro nazionale, O (optional) = facoltativo.
(23)Codice armonizzato, cfr. la direttiva 1999/37/CE.
(24)M (mandatory) = obbligatorio quando disponibile nel registro nazionale, O (optional) = facoltativo.
(25)Codice armonizzato dell'Unione, cfr. la direttiva 1999/37/CE.


Reciproco riconoscimento delle merci legalmente commercializzate in un altro Stato membro ***I
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Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 14 febbraio 2019 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al reciproco riconoscimento delle merci legalmente commercializzate in un altro Stato membro (COM(2017)0796 – C8-0005/2018 – 2017/0354(COD))
P8_TA-PROV(2019)0123A8-0274/2018

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2017)0796),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 114 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0005/2018),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 23 maggio 2018(1),

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 28 novembre 2018, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (A8-0274/2018),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 14 febbraio 2019 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2019/… del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al reciproco riconoscimento delle merci legalmente commercializzate in un altro Stato membro e che abroga il regolamento (CE) n. 764/2008

P8_TC1-COD(2017)0354


(Testo rilevante ai fini del SEE)

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 114,

vista la proposta della Commissione europea,

previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(2),

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria(3),

considerando quanto segue:

(1)  Il mercato interno comporta uno spazio senza frontiere interne, nel quale la libera circolazione delle merci è garantita conformemente ai trattati. Sono vietate fra gli Stati membri le restrizioni quantitative all'importazione nonché qualsiasi misura di effetto equivalente. Il divieto riguarda ogni misura nazionale in grado di ostacolare direttamente o indirettamente, in atto o in potenza, gli scambi di merci all'interno dell'Unione. La libera circolazione delle merci è garantita nel mercato interno tramite l'armonizzazione a livello di Unione delle regole che fissano requisiti comuni per la commercializzazione di talune merci oppure, per i prodotti o gli aspetti dei prodotti non pienamente coperti da regole di armonizzazione dell'Unione, tramite l'applicazione del principio del reciproco riconoscimento quale definito dalla Corte di giustizia dell'Unione europea.

(2)  Un'effettiva e corretta applicazione del principio di reciproco riconoscimento è complemento essenziale dell'armonizzazione delle regole a livello di Unione, soprattutto se si considera che numerose merci presentano aspetti sia armonizzati che non armonizzati.

(3)  Ostacoli alla libera circolazione delle merci tra Stati membri possono essere illegittimamente creati nel caso in cui, in assenza di regole di armonizzazione dell'Unione in merito a prodotti o a determinati aspetti dei prodotti, l'autorità competente di uno Stato membro applichi a merci legalmente commercializzate in un altro Stato membro regole tecniche nazionali che richiedono che esse debbano soddisfare talune prescrizioni tecniche in termini per esempio di denominazione, forma, dimensioni, peso, composizione, presentazione, etichettatura o imballaggio. L'applicazione di tali regole tecniche nazionali a merci legalmente commercializzate in un altro Stato membro potrebbe essere in contrasto con gli articoli 34 e 36 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), anche qualora si applichino indistintamente a tutte le merci.

(4)  Il principio del reciproco riconoscimento discende dalla giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea. In base a tale principio, gli Stati membri non possono vietare la vendita nel loro territorio di merci che siano legalmente commercializzate in un altro Stato membro, anche qualora tali merci, ivi comprese quelle che non sono il risultato di un processo di fabbricazione, siano state prodotte conformemente a regole tecniche differenti, Il principio del reciproco riconoscimento non è tuttavia assoluto. Gli Stati membri possono limitare l'immissione in commercio di merci legalmente commercializzate in un altro Stato membro, qualora le restrizioni siano giustificate dai motivi enunciati all'articolo 36 TFUE o sulla base di altri motivi imperativi di interesse generale riconosciuti dalla giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea in relazione alla libera circolazione delle merci, e qualora tali restrizioni siano proporzionate all'obiettivo perseguito. Il presente regolamento prevede l'obbligo di motivare chiaramente perché l'accesso al mercato sia stato limitato o negato.

(5)  La nozione di motivi imperativi di interesse generale è un concetto in evoluzione elaborato dalla Corte di giustizia dell'Unione europea nella sua giurisprudenza in relazione agli articoli 34 e 36 TFUE. Qualora tra uno Stato membro e l'altro esistano legittime differenze, detti motivi imperativi potrebbero giustificare l'applicazione di regole tecniche nazionali da parte delle autorità competenti. Tali decisioni amministrative devono tuttavia essere sempre debitamente giustificate, legittime, appropriate e rispettose del principio di proporzionalità, e l'autorità competente deve adottare la decisione meno restrittiva possibile. Al fine di migliorare il funzionamento del mercato interno delle merci, le regole tecniche nazionali dovrebbero essere adeguate all'obiettivo e non dovrebbero creare barriere non tariffarie sproporzionate. Inoltre, le decisioni amministrative che limitano o negano l'accesso al mercato di merci legalmente commercializzate in un altro Stato membro non devono essere basate sul mero fatto che le merci oggetto della valutazione soddisfino il legittimo obiettivo pubblico perseguito dallo Stato membro in un modo diverso da quello in cui le merci ▌conseguono tale obiettivo in tale Stato membro. Al fine di assistere gli Stati membri, la Commissione dovrebbe fornire orientamenti non vincolanti in relazione alla giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea relativa alla nozione di motivi imperativi di interesse generale e alle modalità di applicazione del principio del reciproco riconoscimento. Le autorità competenti dovrebbero avere l'opportunità di contribuire agli orientamenti e fornire un riscontro sugli stessi.

(6)  Nelle conclusioni sulla politica del mercato unico del dicembre 2013 il Consiglio "Competitività" osservava che, per migliorare le condizioni quadro per le imprese e i consumatori nel mercato unico, dovevano essere adeguatamente utilizzati tutti gli strumenti pertinenti, tra cui il reciproco riconoscimento. Il Consiglio ha invitato la Commissione a riferire sui casi in cui il funzionamento del principio del reciproco riconoscimento risulta tuttora inadeguato o problematico. Nelle sue conclusioni sulla politica del mercato unico del febbraio 2015, il Consiglio "Competitività" ha sollecitato la Commissione ad adottare iniziative per garantire che il principio del reciproco riconoscimento sia applicato in modo efficace e a presentare proposte in tal senso.

(7)  Il regolamento (CE) n. 764/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio(4) è stato adottato al fine di facilitare l'applicazione del principio del reciproco riconoscimento, istituendo procedure atte a ridurre al minimo il rischio di creare ostacoli illegittimi alla libera circolazione delle merci che sono già state legalmente commercializzate in un altro Stato membro. Nonostante l'adozione di tale regolamento, sussistono ancora numerosi problemi per quanto riguarda l'applicazione del principio del reciproco riconoscimento. Dalla valutazione condotta tra il 2014 e il 2016 è emerso che il principio del reciproco riconoscimento non funziona come dovrebbe e che il regolamento (CE) n. 764/2008 ha avuto scarso successo nell'agevolarne l'applicazione. Gli strumenti e le garanzie procedurali predisposte da detto regolamento non hanno conseguito l'obiettivo di migliorare l'applicazione del principio del reciproco riconoscimento. Per esempio, la rete dei punti di contatto per i prodotti che è stata istituita allo scopo di fornire informazioni agli operatori economici sulle regole nazionali applicabili e sull'applicazione del principio di reciproco riconoscimento è poco conosciuta o poco utilizzata dagli operatori economici. Nell'ambito di tale rete, la collaborazione tra le autorità nazionali è insufficiente. Solo raramente è rispettato l'obbligo di notificare le decisioni amministrative che limitano o negano l'accesso al mercato. Di conseguenza, permangono ostacoli alla libera circolazione delle merci nel mercato interno.

(8)  Il regolamento (CE) n. 764/2008 presenta diverse criticità e dovrebbe pertanto essere riveduto e rafforzato. Per motivi di chiarezza, il regolamento (CE) n. 764/2008 dovrebbe essere sostituito dal presente regolamento. Il presente regolamento dovrebbe stabilire procedure chiare idonee a garantire la libera circolazione delle merci legalmente commercializzate in un altro Stato membro e ad assicurare che la libertà di circolazione possa essere limitata solo se gli Stati membri hanno legittimi motivi di interesse generale per agire in tal senso e la restrizione è giustificata e proporzionata. Il presente regolamento dovrebbe altresì garantire che gli esistenti diritti e obblighi che discendono dal principio del reciproco riconoscimento siano osservati sia dagli operatori economici sia dalle autorità nazionali.

(9)  Il presente regolamento non dovrebbe pregiudicare l'ulteriore armonizzazione delle condizioni per la commercializzazione delle merci nell'intento di migliorare il funzionamento del mercato interno, ove opportuno.

(10)  È altresì possibile che gli ostacoli agli scambi derivino da misure di altro tipo che rientrano nell'ambito di applicazione degli articoli 34 e 36 TFUE. Tali misure possono includere, per esempio, le specifiche tecniche fissate per le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici o le prescrizioni di usare le lingue ufficiali negli Stati membri. Tali misure non dovrebbero costituire tuttavia regole tecniche nazionali ai sensi del presente regolamento e non dovrebbero rientrare nel suo ambito di applicazione.

(11)  Negli Stati membri viene talvolta data attuazione alle regole tecniche nazionali mediante una procedura di autorizzazione preventiva, in base alla quale prima che le merci possano essere immesse su tale mercato deve essere ottenuta l'approvazione formale da parte di un'autorità competente. L'esistenza di una procedura di autorizzazione preventiva limita di per sé la libera circolazione delle merci. Pertanto, per essere giustificata in relazione al principio fondamentale della libera circolazione delle merci nel mercato interno, una siffatta procedura deve perseguire un obiettivo di interesse generale riconosciuto dal diritto dell'Unione e deve essere proporzionata e non discriminatoria. La conformità di tale procedura al diritto dell'Unione è valutata alla luce delle considerazioni figuranti nella giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea. Pertanto, le decisioni amministrative che limitano o negano l'accesso al mercato esclusivamente in ragione del fatto che le merci non dispongono di un'autorizzazione preventiva valida dovrebbero essere escluse dall'ambito di applicazione del presente regolamento. Qualora, tuttavia, sia stata presentata una domanda di autorizzazione preventiva obbligatoria delle merci, qualunque decisione amministrativa intesa a respingere la domanda sulla base di una regola tecnica nazionale applicabile in tale Stato membro dovrebbe essere adottata soltanto conformemente al presente regolamento, in modo che il richiedente possa beneficiare della protezione procedurale prevista dal presente regolamento. Lo stesso vale per l'autorizzazione preventiva volontaria delle merci, ove esista.

(12)  È importante chiarire che tra i tipi di merci oggetto del presente regolamento rientrano i prodotti agricoli. L'espressione "prodotti agricoli" comprende i prodotti della pesca, come stabilito all'articolo 38, paragrafo 1, TFUE. Per contribuire a individuare i tipi di merci soggetti al presente regolamento, la Commissione dovrebbe valutare la fattibilità e i vantaggi che possono derivare dallo sviluppo di una lista di prodotti indicativa per il reciproco riconoscimento.

(13)  È altresì importante chiarire che il termine "produttore" comprende non solo il fabbricante delle merci, ma anche la persona che produce merci non ottenute tramite un processo di fabbricazione, compresi i prodotti agricoli, nonché persone che si presentano come i produttori delle merci.

(14)  Dovrebbero essere escluse dall'ambito di applicazione del presente regolamento le pronunce dei giudici nazionali che valutano, in base all'applicazione di una regola tecnica nazionale, la legittimità della mancata concessione dell'accesso al mercato in uno Stato membro a merci legalmente commercializzate in un altro Stato membro così come le pronunce dei giudici nazionali che applicano sanzioni.

(15)  Per beneficiare del principio del reciproco riconoscimento, le merci devono essere legalmente commercializzate in un altro Stato membro. Dovrebbe essere chiarito che, affinché possano essere considerate legalmente commercializzate in un altro Stato membro, le merci devono rispettare le pertinenti regole tecniche applicabili in tale Stato membro ed essere messe a disposizione degli utilizzatori finali in detto Stato membro.

(16)  Per sensibilizzare le autorità nazionali e gli operatori economici al principio del reciproco riconoscimento, gli Stati membri dovrebbero prevedere di includere nelle regole tecniche nazionali "clausole per il mercato unico" chiare e inequivocabili, che facilitino l'applicazione di tale principio.

(17)  Gli elementi di prova richiesti per dimostrare che le merci sono legalmente commercializzate in un altro Stato membro variano notevolmente da uno Stato membro all'altro. Ciò comporta inutili oneri, ritardi e costi aggiuntivi per gli operatori economici e impedisce alle autorità nazionali di ottenere le informazioni necessarie per valutare le merci in modo tempestivo. Ciò potrebbe ostacolare l'applicazione del principio del reciproco riconoscimento. È pertanto indispensabile rendere più facile per gli operatori economici dimostrare che le proprie merci sono legalmente commercializzate in un altro Stato membro. Gli operatori economici dovrebbero ▌beneficiare di un'autodichiarazione, che fornisce alle autorità competenti tutte le informazioni necessarie sulle merci e sulla loro conformità alle regole tecniche applicabili in tale altro Stato membro. L'uso della dichiarazione volontaria non dovrebbe impedire alle autorità nazionali di adottare decisioni amministrative che limitino o neghino l'accesso al mercato, a condizione che tali decisioni siano proporzionate e giustificate e rispettino il principio del reciproco riconoscimento e siano conformi al presente regolamento.

(18)  Per il produttore, importatore o distributore dovrebbe essere possibile redigere una dichiarazione di commercializzazione legale delle merci ai fini del reciproco riconoscimento ("dichiarazione sul reciproco riconoscimento"). Il produttore è il soggetto più adatto per fornire le informazioni nella dichiarazione sul reciproco riconoscimento dato che è colui che meglio conosce le merci e che possiede gli elementi necessari a verificare le informazioni nella dichiarazione sul reciproco riconoscimento. Il produttore dovrebbe poter incaricare un rappresentante autorizzato di redigere tali dichiarazioni per suo conto e sotto la sua responsabilità. Tuttavia, qualora nella dichiarazione un operatore economico sia in grado di fornire solo informazioni relative al fatto che le merci sono legalmente commercializzate, un altro operatore economico dovrebbe poter fornire informazioni sul fatto che le merci sono messe a disposizione degli utilizzatori finali nello Stato membro interessato, purché tale operatore economico si assuma la responsabilità delle informazioni che ha fornito nella dichiarazione sul reciproco riconoscimento e sia in grado di fornire gli elementi necessari a verificare tali informazioni.

(19)  La dichiarazione sul reciproco riconoscimento dovrebbe contenere sempre informazioni corrette e complete sulle merci. La dichiarazione dovrebbe pertanto essere aggiornata al fine di tener conto di variazioni, per esempio modifiche delle pertinenti regole tecniche nazionali.

(20)  Al fine di garantire che le informazioni contenute in una dichiarazione sul reciproco riconoscimento siano complete, dovrebbe essere prevista una struttura armonizzata per tali dichiarazioni a uso degli operatori economici che intendono presentarle.

(21)  È importante garantire che la dichiarazione sul reciproco riconoscimento sia compilata in modo veritiero e preciso. È pertanto necessario prevedere che gli operatori economici siano responsabili delle informazioni da essi fornite nella dichiarazione sul reciproco riconoscimento.

(22)  Al fine di migliorare l'efficienza e la competitività delle imprese che operano nel campo delle merci non disciplinate dalla normativa di armonizzazione dell'Unione, dovrebbe essere possibile beneficiare delle nuove tecnologie dell'informazione per agevolare la presentazione della dichiarazione sul reciproco riconoscimento. Gli operatori economici dovrebbero pertanto poter rendere pubbliche online le loro dichiarazioni sul reciproco riconoscimento, a condizione che la dichiarazione sul reciproco riconoscimento sia facilmente accessibile e in un formato affidabile.

(23)  La Commissione dovrebbe rendere disponibile sullo sportello Digitale Unico in tutte le lingue ufficiali dell'Unione un modello di dichiarazione sul reciproco riconoscimento corredato di linee guida per la compilazione.

(24)  Il presente regolamento dovrebbe applicarsi anche ai prodotti dei quali solo alcuni aspetti sono disciplinati dalla normativa di armonizzazione dell'Unione. Nei casi in cui, ai sensi della normativa di armonizzazione dell'Unione, l'operatore economico è tenuto a compilare una dichiarazione UE di conformità per dimostrare di ottemperare a tale normativa, a tale operatore economico dovrebbe essere consentito di accludere ▌la dichiarazione sul reciproco riconoscimento prevista dal presente regolamento alla dichiarazione UE di conformità.

(25)  Nel caso in cui gli operatori economici decidano di non utilizzare ▌la dichiarazione sul reciproco riconoscimento, dovrebbe spettare alle autorità competenti dello Stato membro di destinazione presentare richieste chiaramente definite di informazioni specifiche ritenute necessarie per valutare le merci, nel rispetto del principio di proporzionalità.

(26)  All'operatore economico dovrebbe essere concesso un lasso di tempo congruo per presentare documenti o eventuali altre informazioni richieste dall'autorità competente dello Stato membro di destinazione o per presentare eventuali argomentazioni o commenti relativamente alla valutazione delle merci in questione.

(27)  La direttiva (UE) 2015/1535 del Parlamento europeo e del Consiglio(5) prescrive che gli Stati membri comunichino alla Commissione e agli altri Stati membri ogni progetto di regola tecnica nazionale riguardante qualsiasi prodotto, compresi i prodotti agricoli o della pesca, nonché i motivi che rendono necessario adottare tale regola. È tuttavia necessario assicurare che, in seguito all'adozione di tale regola tecnica nazionale, il principio del reciproco riconoscimento sia applicato correttamente a specifiche merci nei singoli casi. Il presente regolamento dovrebbe stabilire le procedure per l'applicazione del principio del reciproco riconoscimento nei singoli casi, per esempio richiedendo agli Stati membri di indicare le regole tecniche nazionali su cui si basa la decisione amministrativa e i legittimi motivi di interesse generale che giustificano l'applicazione di tale regola tecnica nazionale in relazione a una merce legalmente commercializzata in un altro Stato membro. La proporzionalità della regola tecnica nazionale costituisce la base per dimostrare la proporzionalità della decisione amministrativa basata su di essa. I mezzi con i quali si deve dimostrare la proporzionalità della decisione amministrativa dovrebbero tuttavia essere determinati caso per caso.

(28)  Poiché le decisioni amministrative che limitano o negano l'accesso al mercato delle merci già legalmente commercializzate in un altro Stato membro dovrebbero rappresentare eccezioni al principio fondamentale della libera circolazione delle merci, è necessario garantire che tali decisioni rispettino gli obblighi in essere che discendono dal principio del reciproco riconoscimento. È opportuno pertanto stabilire una procedura chiara per determinare se le merci sono legalmente commercializzate in detto altro Stato membro e, in caso affermativo, se gli interessi pubblici legittimi coperti dalla regola tecnica nazionale applicabile dello Stato membro di destinazione sono adeguatamente tutelati, a norma dell'articolo 36 TFUE e della giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea. Tale procedura dovrebbe garantire che le decisioni amministrative adottate siano proporzionate e rispettino il principio del reciproco riconoscimento e siano conformi al presente regolamento.

(29)  Allorché sta esaminando le merci prima di decidere se limitare o negare l'accesso al mercato, un'autorità competente non dovrebbe essere in grado di adottare decisioni di sospensione dell'accesso al mercato, salvo nei casi in cui è necessario un intervento rapido per impedire che siano pregiudicati la sicurezza o la salute delle persone, che sia pregiudicato l'ambiente o per impedire che le merci siano rese disponibili nei casi in cui la messa a disposizione di tali merci è soggetta a divieto generale di commercializzazione per motivi di moralità pubblica o di pubblica sicurezza, inclusa, per esempio, la prevenzione della criminalità.

(30)  Il regolamento (CE) n. 765/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio(6) istituisce un sistema di accreditamento che assicura le reciproca accettazione del livello di competenza degli organismi di valutazione della conformità. Pertanto, le autorità competenti degli Stati membri non dovrebbero rifiutare di accettare i rapporti di prova e i certificati rilasciati da un organismo accreditato di valutazione della conformità per motivi legati alla competenza di tale organismo. Inoltre, al fine di evitare per quanto possibile la duplicazione delle prove e delle procedure che sono già state effettuate in un altro Stato membro, gli Stati membri non dovrebbero rifiutare di accettare rapporti di prova e certificati rilasciati da altri organismi di valutazione della conformità a norma del diritto dell'Unione. Le autorità competenti dovrebbero prendere in debita considerazione il contenuto dei rapporti di prova o dei certificati presentati.

(31)  La direttiva 2001/95/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(7) precisa che possono essere immessi sul mercato soltanto prodotti sicuri e definisce gli obblighi dei produttori e dei distributori riguardo alla sicurezza dei prodotti. Essa conferisce alle autorità competenti il potere di vietare con effetto immediato qualsiasi prodotto pericoloso o di vietare prodotti che potrebbero essere pericolosi temporaneamente durante il tempo necessario per i diversi controlli, le verifiche o gli accertamenti di sicurezza. Tale direttiva descrive anche la procedura che le autorità competenti devono seguire per applicare opportune misure nel caso di prodotti che presentano un rischio come quelle misure di cui all'articolo 8, paragrafo 1, lettere da b) a f), di detta direttiva, e impone inoltre un obbligo agli Stati membri di notificare di tali misure alla Commissione e agli altri Stati membri. Le autorità competenti dovrebbero pertanto essere messe in condizione di continuare ad applicare tale direttiva, in particolare l'articolo 8, paragrafo 1, lettere da b) a f), e paragrafo 3, di detta direttiva.

(32)  Il regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio(8) istituisce, tra l'altro, un sistema di allarme rapido per la notifica di un rischio diretto o indiretto per la salute umana dovuto ad alimenti o mangimi. Esso richiede agli Stati membri di notificare immediatamente alla Commissione, usando il sistema di allarme rapido, qualsiasi misura da essi adottata che sia intesa a limitare l'immissione sul mercato di alimenti o mangimi o a ritirarli o a richiamarli per proteggere la salute umana e che esiga un intervento rapido. Le autorità competenti dovrebbero essere messe in condizione di continuare ad applicare tale regolamento, in particolare l'articolo 50, paragrafo 3, e l'articolo 54 di detto regolamento.

(33)  Il regolamento (UE) 2017/625 del Parlamento europeo e del Consiglio(9) istituisce un quadro armonizzato a livello di Unione per l'organizzazione di controlli ufficiali, e per l'organizzazione di attività ufficiali diverse dai controlli ufficiali, nell'intera filiera agroalimentare, tenendo conto delle disposizioni sui controlli ufficiali di cui al regolamento (CE) n. 882/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio(10) e alla pertinente legislazione settoriale dell'Unione. Il regolamento (UE) 2017/625 stabilisce una procedura specifica in modo che gli operatori economici pongano rimedio alle situazioni di non conformità alla normativa in materia di alimenti e di mangimi e alle norme sulla salute o sul benessere degli animali. Le autorità competenti dovrebbero essere messe in condizione di continuare ad applicare il regolamento (UE) 2017/625 e, in particolare, il suo articolo 138.

(34)  Il regolamento (UE) n. 1306/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio(11) stabilisce un quadro armonizzato dell'Unione per effettuare controlli relativi all'adempimento degli obblighi stabiliti nel regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio(12), in base ai criteri stabiliti dal regolamento (CE) n. 882/2004 e specifica che gli Stati membri garantiscono il diritto degli operatori che soddisfano tali obblighi a essere coperti da un sistema di controlli. Le autorità competenti dovrebbero essere messe in condizione di continuare ad applicare il regolamento (UE) n. 1306/2013 e, in particolare, il suo articolo 90.

(35)  Ogni decisione amministrativa adottata dalle autorità competenti degli Stati membri a norma del presente regolamento dovrebbe precisare quali siano i mezzi di ricorso disponibili per l'operatore economico, in modo che gli operatori economici possano, conformemente al diritto nazionale, presentare ricorso avverso la decisione oppure adire il giudice nazionale competente. La decisione amministrativa dovrebbe anche fare riferimento alla possibilità che gli operatori economici ricorrano alla rete per la soluzione dei problemi nel mercato interno (SOLVIT) e alla procedura di risoluzione dei problemi di cui al presente regolamento.

(36)  Soluzioni efficaci per gli operatori economici che intendono trovare alternative favorevoli per le imprese in caso di impugnazione di decisioni amministrative che limitano o negano l'accesso al mercato sono essenziali per garantire l'applicazione corretta e coerente del principio del reciproco riconoscimento. Al fine di garantire tali soluzioni e allo scopo di evitare spese legali, in particolare per le piccole e medie imprese (PMI), gli operatori economici dovrebbero poter disporre di una procedura di risoluzione stragiudiziale dei problemi.

(37)  SOLVIT è un servizio offerto dall'amministrazione nazionale di ogni Stato membro nell'intento di trovare soluzioni per gli individui e le imprese quando i loro diritti sono stati violati dalle autorità pubbliche di un altro Stato membro. I principi di funzionamento di SOLVIT sono fissati nella raccomandazione 2013/461/UE della Commissione(13), secondo cui ciascuno Stato membro deve istituire un centro SOLVIT dotato di risorse umane e finanziarie adeguate che ne garantiscano la partecipazione a SOLVIT. La Commissione dovrebbe fare opera di sensibilizzazione riguardo all'esistenza e ai benefici di SOLVIT, segnatamente fra le imprese.

(38)  SOLVIT è un efficace meccanismo di risoluzione stragiudiziale dei problemi che è fornito a titolo gratuito. Esso opera in tempi brevi e offre soluzioni pratiche agli individui e alle imprese che incontrano difficoltà nel riconoscimento dei loro diritti unionali dalle autorità pubbliche. ▌Se l'operatore economico, il centro SOLVIT competente e gli Stati membri interessati concordano tutti sull'adeguatezza del risultato, non dovrebbe essere necessaria alcuna ulteriore azione.

(39)  Tuttavia, se l'approccio informale di SOLVIT non ha successo e permangono ▌ dubbi in merito alla compatibilità della decisione amministrativa con il principio del reciproco riconoscimento, alla Commissione dovrebbe essere conferito il potere di esaminare la questione su richiesta di uno qualsiasi dei centri SOLVIT coinvolti. In seguito alla sua valutazione, la Commissione dovrebbe esprimere un parere, che sarà comunicato attraverso il pertinente centro SOLVIT all'operatore economico interessato e alle autorità competenti, che dovrebbe essere preso in considerazione nel corso della procedura SOLVIT ▌. La Commissione dovrebbe intervenire entro un limite di tempo di 45 giorni lavorativi che non dovrebbe includere il tempo necessario per la Commissione a ricevere le informazioni e i documenti complementari che questa consideri utili. Se il caso è risolto nell'arco di tale periodo, la Commissione non dovrebbe essere tenuta a esprimere un parere. Tali casi SOLVIT dovrebbero essere oggetto di un flusso di lavoro separato nella banca dati SOLVIT e non dovrebbero essere inclusi nelle abituali statistiche SOLVIT.

(40)  Il parere della Commissione in merito a una decisione amministrativa che limita o nega l'accesso al mercato dovrebbe riguardare solo la sua compatibilità o meno con il principio del reciproco riconoscimento e con le prescrizioni del presente regolamento. Ciò lascia impregiudicati i poteri della Commissione ai sensi dell'articolo 258 TFUE e l'obbligo degli Stati membri di rispettare il diritto dell'Unione, nell'esaminare i problemi sistemici individuati per quanto riguarda l'applicazione del principio del reciproco riconoscimento.

(41)  Ai fini del mercato interno delle merci è importante che le imprese, in particolare le PMI, possano ottenere informazioni affidabili e specifiche sulla normativa in vigore in un determinato Stato membro. I punti di contatto per i prodotti dovrebbero svolgere un ruolo importante nel facilitare la comunicazione tra le autorità nazionali e gli operatori economici, attraverso la divulgazione di informazioni sulle regole specifiche per i prodotti e sulle modalità di applicazione nel territorio dello Stato membro del principio del reciproco riconoscimento. È necessario pertanto rafforzare il ruolo dei punti di contatto per i prodotti quali principali fornitori di informazioni su tutte le regole relative ai prodotti, comprese le regole tecniche nazionali oggetto di reciproco riconoscimento.

(42)  Per agevolare la libera circolazione delle merci, i punti di contatto per i prodotti dovrebbero fornire gratuitamente un ragionevole livello di informazioni in merito alle rispettive regole tecniche nazionali e all'applicazione del principio del reciproco riconoscimento. I punti di contatto per i prodotti dovrebbero essere adeguatamente attrezzati e dotati delle risorse necessarie. Conformemente al regolamento (UE) 2018/1724 del Parlamento europeo e del Consiglio(14), essi dovrebbero fornire tali informazioni attraverso un sito web e dovrebbero essere soggetti ai criteri di qualità previsti da tale regolamento. I compiti dei punti di contatto per i prodotti relativi alla fornitura di tali informazioni, comprese copie elettroniche delle regole tecniche nazionali o l'accesso online alle stesse, dovrebbero essere eseguiti senza pregiudicare le disposizioni nazionali che regolamentano la distribuzione delle regole tecniche nazionali. Inoltre, ai punti di contatto per i prodotti non dovrebbe essere richiesto di fornire copie di norme, o accessi online alle stesse, che sono oggetto dei diritti di proprietà intellettuale di organismi od organizzazioni di normazione.

(43)  La cooperazione tra le autorità competenti è indispensabile per il buon funzionamento del principio del reciproco riconoscimento e per la promozione della cultura del reciproco riconoscimento. I punti di contatto per i prodotti e le autorità nazionali competenti dovrebbero pertanto collaborare e scambiare informazioni e competenze al fine di garantire una corretta e coerente applicazione del principio del reciproco riconoscimento e del presente regolamento.

(44)  Al fine di notificare le decisioni amministrative che limitano o negano l'accesso al mercato, di consentire la comunicazione tra i punti di contatto per i prodotti e di garantire la cooperazione amministrativa, è necessario assicurare che gli Stati membri abbiano accesso a un sistema di informazione e ▌comunicazione.

(45)  È opportuno attribuire alla Commissione competenze di esecuzione al fine di garantire condizioni uniformi di esecuzione del presente regolamento. È altresì opportuno che tali competenze siano esercitate conformemente al regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio(15).

(46)  Se ai fini del presente regolamento dovesse essere necessario il trattamento di dati personali, tale trattamento dovrebbe avvenire conformemente al diritto dell'Unione in materia di protezione dei dati personali. Qualsiasi trattamento di dati personali a norma del presente regolamento è soggetto al regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio(16) o al regolamento (UE) 2018/1725 del Parlamento europeo e del Consiglio(17).

(47)  Si dovrebbero istituire meccanismi affidabili ed efficienti di monitoraggio per fornire informazioni sull'applicazione del presente regolamento e sul suo impatto sulla libera circolazione delle merci. Tali meccanismi dovrebbero limitarsi a quanto è necessario per il raggiungimento di tali obiettivi.

(48)  Al fine di promuovere la sensibilizzazione in merito al principio del reciproco riconoscimento e di garantire che il presente regolamento sia applicato in modo corretto e coerente, si dovrebbe provvedere affinché l'Unione finanzi campagne di sensibilizzazione, formazioni, scambi di funzionari e altre attività correlate nell'intento di rafforzare e favorire la fiducia e la cooperazione tra le autorità competenti, i punti di contatto per i prodotti e gli operatori economici.

(49)  Al fine di ovviare alla mancanza di dati precisi sul funzionamento del principio del reciproco riconoscimento e sulla sua incidenza sul mercato unico delle merci, l'Unione dovrebbe finanziare la rilevazione di tali dati.

(50)  È opportuno che gli interessi finanziari dell'Unione siano tutelati attraverso misure proporzionate durante l'intero ciclo di spesa, tra cui la prevenzione, l'individuazione e l'indagine delle irregolarità, il recupero dei fondi perduti, indebitamente versati o non correttamente utilizzati e, se del caso, sanzioni amministrative e finanziarie.

(51)  È opportuno differire l'applicazione del presente regolamento al fine di consentire alle autorità competenti e agli operatori economici di disporre di tempo sufficiente per adeguarsi alle prescrizioni da esso stabilite.

(52)  La Commissione dovrebbe procedere a una valutazione del presente regolamento alla luce degli obiettivi da esso perseguiti. Per valutare il presente regolamento la Commissione dovrebbe utilizzare i dati rilevati sul funzionamento del principio del reciproco riconoscimento e sulla sua incidenza sul mercato unico delle merci, nonché le informazioni disponibili grazie al sistema di ▌informazione e comunicazione. La Commissione dovrebbe poter richiedere agli Stati membri di fornire le informazioni complementari necessarie per la sua valutazione. A norma del punto 22 dell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016(18), la valutazione del presente regolamento in termini di efficienza, efficacia, pertinenza, coerenza e valore aggiunto dovrebbe servire da base per la valutazione d'impatto delle opzioni per l'azione ulteriore.

(53)  Poiché l'obiettivo del presente regolamento, vale a dire garantire un'agevole, coerente e corretta applicazione del principio del reciproco riconoscimento, non può essere conseguito in misura sufficiente dagli Stati membri ma, a motivo della sua portata e dei suoi effetti, può essere conseguito meglio a livello di Unione, quest'ultima può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato sull'Unione europea. Il presente regolamento si limita a quanto è necessario per conseguire tale obiettivo in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo,

HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Capo I

Disposizioni generali

Articolo 1

Oggetto

1.  Il presente regolamento si prefigge l'obiettivo di rafforzare il funzionamento del mercato interno migliorando l'applicazione del principio del reciproco riconoscimento e rimuovendo gli ostacoli ingiustificati al commercio.

2.  Il presente regolamento stabilisce le regole e le procedure relative all'applicazione da parte degli Stati membri del principio del reciproco riconoscimento nei singoli casi, in relazione a merci soggette all'articolo 34 TFUE, che sono legalmente commercializzate in un altro Stato membro, tenuto conto dell'articolo 36 TFUE e della giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea.

3.  Il presente regolamento prevede anche l'istituzione e la gestione negli Stati membri di punti di contatto per i prodotti nonché la cooperazione e lo scambio di informazioni nel contesto del principio del reciproco riconoscimento.

Articolo 2

Ambito di applicazione

1.  Il presente regolamento si applica a qualsiasi tipo di merci, compresi i prodotti agricoli ai sensi dell'articolo 38, paragrafo 1, secondo comma, TFUE, e alle decisioni amministrative adottate o da adottare da parte di un'autorità competente di uno Stato membro di destinazione in relazione a tali merci legalmente commercializzate in un altro Stato membro, ove tale decisione amministrativa soddisfi i seguenti criteri:

a)  la base per la decisione amministrativa è una regola tecnica nazionale applicabile nello Stato membro di destinazione; e

b)  l'effetto diretto o indiretto della decisione amministrativa è quello di limitare o negare l'accesso al mercato nello Stato membro di destinazione.

La "decisione amministrativa" comprende qualsiasi atto amministrativo che si basa su una regola tecnica nazionale e ha lo stesso o sostanzialmente il medesimo effetto giuridico dell'effetto di cui alla lettera b).

2.  Ai fini del presente regolamento, per "regola tecnica nazionale" si intende qualsiasi disposizione legislativa, regolamentare o amministrativa di uno Stato membro che presenta le seguenti caratteristiche:

a)  riguarda i prodotti o gli aspetti dei prodotti che non sono oggetto di armonizzazione a livello di Unione;

b)  vieta la messa a disposizione di merci, o di un determinato tipo di merci, sul mercato ▌in tale Stato membro o rende obbligatorio, de iure o de facto, il rispetto della disposizione quando le merci, o un determinato tipo di merci, sono messi a disposizione su quel mercato; e

c)  prevede almeno una delle seguenti alternative:

i)  stabilisce le caratteristiche richieste per merci, o per un determinato tipo di merci, quali i livelli di qualità, le prestazioni o la sicurezza, o le loro dimensioni, comprese le prescrizioni applicabili a tali merci per quanto riguarda le denominazioni di vendita, la terminologia, i simboli, le prove e i metodi di prova, l'imballaggio, la marcatura o l'etichettatura e le procedure di valutazione della conformità;

ii)  per motivi di protezione dei consumatori o dell'ambiente, stabilisce altri requisiti per merci, o per un determinato tipo di merci, e che riguardano il ciclo di vita delle merci dopo la loro messa a disposizione sul mercato ▌ di tale Stato membro, quali le condizioni di utilizzazione, di riciclaggio, di reimpiego o di smaltimento, qualora tali condizioni possano influenzare in modo significativo la composizione o la natura di dette merci o la messa a disposizione delle stesse sul mercato ▌di detto Stato membro.

3.  Il paragrafo 2, lettera c), punto i), del presente articolo comprende anche i metodi e i processi di produzione utilizzati per i prodotti agricoli di cui all'articolo 38, paragrafo 1, secondo comma, TFUE, e per i prodotti destinati all'alimentazione umana o animale, così come i metodi e i processi di produzione relativi ad altri prodotti, quando abbiano un'incidenza sulle caratteristiche di questi ultimi.

4.  Una ▌procedura di autorizzazione preventiva non costituisce, di per sé, una regola tecnica nazionale ai fini del presente regolamento, mentre una decisione di rifiuto dell'autorizzazione preventiva sulla base di una regola tecnica nazionale è considerata una decisione amministrativa a cui si applica il presente regolamento se tale decisione soddisfa gli altri requisiti di cui al paragrafo 1, primo comma.

5.  Il presente regolamento non si applica:

a)  alle decisioni giurisdizionali adottate dai giudici nazionali;

b)  alle decisioni giurisdizionali adottate dalle autorità preposte all'applicazione della legge nel corso della loro attività inquirente o di perseguimento di reati relativi a termini, simboli o riferimenti materiali a organizzazioni incostituzionali o criminali oppure per reati a sfondo razzista, discriminatorio o xenofobo.

6.  Gli articoli 5 e 6 lasciano impregiudicata l'applicazione delle seguenti disposizioni:

a)  articolo 8, paragrafo 1, lettere da b) a f), e articolo 8, paragrafo 3, della direttiva 2001/95/CE;

b)  articolo 50, paragrafo 3, lettera a), e articolo 54 del regolamento (CE) n. 178/2002;

c)  articolo 90 del regolamento (UE) n. 1306/2013; e

d)  articolo 138 del regolamento (UE) 2017/625.

7.  Il presente regolamento lascia impregiudicato l'obbligo di cui alla direttiva (UE) 2015/1535 di notificare i progetti di regola tecnica nazionale alla Commissione e agli Stati membri prima della loro adozione.

Articolo 3

Definizioni

Ai fini del presente regolamento si intende per:

1)  "legalmente commercializzate in un altro Stato membro": merci o merci di quel tipo conformi alle pertinenti regole tecniche applicabili in tale Stato membro o non soggette a dette regole tecniche nazionali in tale Stato membro, che sono messe a disposizione degli utilizzatori finali in detto Stato membro;

2)  "messa a disposizione sul mercato ▌": la fornitura di merci per la distribuzione, il consumo o l'uso sul mercato nel territorio di uno Stato membro nel corso di un'attività commerciale, a titolo oneroso o gratuito;

3)  "limitazione dell'accesso al mercato": l'imposizione dell'adempimento di condizioni prima che le merci possano essere messe a disposizione sul mercato ▌dello Stato membro di destinazione, o di condizioni per il mantenimento delle merci su tale mercato, che in entrambi i casi richiedono la modifica di una o più delle caratteristiche di tali merci di cui all'articolo 2, paragrafo 2, lettera c), punto i), o richiedono l'esecuzione di ulteriori prove;

4)  "negazione dell'accesso al mercato": in alternativa:

a)  il divieto della messa a disposizione di merci sul mercato ▌dello Stato membro di destinazione o del loro mantenimento su tale mercato; o

b)  la richiesta del ritiro o del richiamo di tali merci da quel mercato;

5)  "ritiro": qualsiasi misura volta a impedire la messa a disposizione sul mercato di merci presenti nella catena di fornitura;

6)  "richiamo": qualsiasi misura volta a ottenere la restituzione di merci già messe a disposizione dell'utilizzatore finale;

7)  "procedura di autorizzazione preventiva": una procedura amministrativa a norma del diritto di uno Stato membro in base alla quale l'autorità competente di tale Stato membro è tenuta, in risposta a una domanda da parte di un operatore economico, a rilasciare un'approvazione formale prima che le merci possano essere messe a disposizione sul mercato ▌di tale Stato membro;

8)  "produttore":

a)  qualsiasi persona fisica o giuridica che fabbrica merci, o che fa progettare o fabbricare merci, o che produce merci che non sono il risultato di un processo di fabbricazione, compresi i prodotti agricoli, e che le commercializza apponendovi il nome o il marchio di detta persona;

b)  qualsiasi persona fisica o giuridica che modifica merci già legalmente commercializzate in uno Stato membro secondo modalità che possano incidere sul rispetto delle pertinenti regole tecniche applicabili in detto Stato membro; o

c)  qualsiasi altra persona fisica o giuridica che, apponendo sulle merci o sui documenti che accompagnano tali merci il proprio nome, marchio o altro segno distintivo, si presenta come il produttore delle stesse;

9)  "rappresentante autorizzato": qualsiasi persona fisica o giuridica stabilita all'interno dell'Unione che ha ricevuto da un produttore un mandato scritto che la autorizza ad agire per suo conto in relazione alla messa a disposizione di merci sul mercato ▌in questione;

10)  "importatore": qualsiasi persona fisica o giuridica stabilita all'interno dell'Unione che mette per la prima volta a disposizione merci provenienti da un paese terzo sul mercato dell'Unione;

11)  "distributore": qualsiasi persona fisica o giuridica nella catena di fornitura ▌, diversa dal produttore o dall'importatore, che mette merci a disposizione sul mercato ▌ di uno Stato membro;

12)  "operatore economico": uno qualsiasi dei seguenti soggetti in relazione alle merci: il produttore, il rappresentante autorizzato, l'importatore o il distributore;

13)  "utilizzatore finale": qualsiasi persona fisica o giuridica residente o stabilita nell'Unione, a cui le merci sono state o sono messe a disposizione, in quanto consumatore al di fuori di qualsiasi attività commerciale, imprenditoriale, artigianale o professionale, o in quanto utilizzatore finale professionale nell'esercizio delle sue attività industriali o professionali;

14)  "legittimi motivi di interesse generale": uno dei motivi enunciati all'articolo 36 TFUE o qualsiasi altro motivo imperativo di interesse generale;

15)  "organismo di valutazione della conformità": un organismo di valutazione della conformità definito all'articolo 2, punto 13, del regolamento (CE) n. 765/2008.

Capo II

Procedure relative all'applicazione del principio del reciproco riconoscimento nei singoli casi

Articolo 4

Dichiarazione sul reciproco riconoscimento

1.  Il produttore di merci, o di un determinato tipo di merci, che sono o devono essere messe a disposizione sul mercato ▌ ▌dello Stato membro di destinazione ▌può redigere una dichiarazione volontaria di commercializzazione legale delle merci ai fini del reciproco riconoscimento ("dichiarazione sul reciproco riconoscimento") che comprovi alle autorità competenti dello Stato membro di destinazione che le merci, o quel tipo di merci, sono legalmente commercializzate in un altro Stato membro.

Il produttore può incaricare il suo rappresentante autorizzato di redigere la dichiarazione sul reciproco riconoscimento per suo conto.

La dichiarazione sul reciproco riconoscimento segue la struttura di cui alla parte I e nella parte II dell'allegato e contiene tutte le informazioni ivi specificate.

Il produttore o il suo rappresentante autorizzato, se incaricato in tal senso, può limitarsi a fornire nella dichiarazione sul reciproco riconoscimento le informazioni di cui alla parte I dell'allegato. In tal caso le informazioni di cui alla parte II dell'allegato sono fornite dall'importatore o dal distributore.

In alternativa, entrambe le parti della dichiarazione sul reciproco riconoscimento possono essere redatte dall'importatore o dal distributore, purché il firmatario possa fornire la prova di cui all'articolo 5, paragrafo 4, lettera a).

La dichiarazione sul reciproco riconoscimento è redatta in una delle lingue ufficiali dell'Unione. Se tale lingua non è quella prescritta dallo Stato membro di destinazione, gli operatori economici traducono la dichiarazione sul reciproco riconoscimento ▌ in una lingua stabilita dallo Stato membro di destinazione.

2.  Gli operatori economici che firmano la dichiarazione sul reciproco riconoscimento o una parte di essa sono responsabili del contenuto e dell'esattezza delle informazioni forniscono nella dichiarazione sul reciproco riconoscimento, compresa la correttezza delle informazioni da essi tradotte. Ai fini del presente paragrafo, gli operatori economici sono responsabili conformemente al diritto nazionale.

3.  Gli operatori economici si accertano che la dichiarazione sul reciproco riconoscimento sia aggiornata in qualsiasi momento per tener conto di eventuali modifiche delle informazioni che essi hanno fornito nella dichiarazione sul reciproco riconoscimento.

4.  La dichiarazione sul reciproco riconoscimento può essere trasmessa all'autorità competente dello Stato membro di destinazione ai fini di una valutazione da effettuare ai sensi dell'articolo 5. Può essere trasmessa su supporto cartaceo o per via elettronica o resa disponibile online, in conformità delle prescrizioni dello Stato membro di destinazione.

5.  Qualora gli operatori economici ▌rendano disponibile la dichiarazione sul reciproco riconoscimento online, si applicano le seguenti condizioni:

a)  il tipo o la serie di merci a cui si applica la dichiarazione sul reciproco riconoscimento sono facilmente identificabili ▌; e

b)  i mezzi tecnici utilizzati garantiscono un'agevole consultazione e sono oggetto di un monitoraggio volto a garantire la disponibilità della dichiarazione sul reciproco riconoscimento e l'accesso alla stessa.

6.  Nei casi in cui le merci per le quali è trasmessa la dichiarazione sul reciproco riconoscimento siano soggette anche a un atto dell'Unione che richiede una dichiarazione UE di conformità, la dichiarazione sul reciproco riconoscimento può essere acclusa alla dichiarazione UE di conformità.

Articolo 5

Valutazione delle merci

1.  Qualora l'autorità competente dello Stato membro di destinazione intenda valutare le merci soggette al presente regolamento, stabilire se le merci, o merci di quel tipo, sono legalmente commercializzate in un altro Stato membro e, in caso affermativo, se gli interessi pubblici legittimi coperti dalla regola tecnica nazionale applicabile dello Stato membro di destinazione sono adeguatamente protetti tenuto conto delle caratteristiche delle merci in questione, prende senza indugio contatto con l'operatore economico interessato.

2.  L'autorità competente dello Stato membro di destinazione, quando entra in contatto con l'operatore economico interessato, informa quest'ultimo della valutazione, indicando le merci che sono oggetto di tale valutazione, e specificando la regola tecnica nazionale applicabile o la procedura di autorizzazione preventiva. L'autorità competente dello Stato membro di destinazione informa inoltre l'operatore economico in merito alla possibilità di fornire una dichiarazione sul reciproco riconoscimento in conformità dell'articolo 4 ai fini di detta valutazione.

3.  L'operatore economico è autorizzato a rendere disponibili le merci sul mercato nello Stato membro di destinazione mentre l'autorità competente effettua la valutazione di cui al paragrafo 1 del presente articolo e può continuare a farlo a meno che l'operatore economico riceva una decisione amministrativa che limiti o neghi l'accesso al mercato di tali merci. Il presente paragrafo non si applica qualora la valutazione sia svolta nell'ambito di una procedura di autorizzazione preventiva o l'autorità competente sospenda temporaneamente la messa a disposizione sul mercato delle merci soggette a tale valutazione a norma dell'articolo 6.

4.  Se una dichiarazione sul reciproco riconoscimento è trasmessa a un'autorità competente dello Stato membro di destinazione conformemente all'articolo 4, ai fini della valutazione di cui al paragrafo 1 del presente articolo:

a)  la dichiarazione sul reciproco riconoscimento, unitamente agli elementi di prova a corredo necessari per verificare le informazioni in essa contenute che è fornita in risposta a una richiesta dell'autorità competente, è accettata dall'autorità competente come sufficiente a dimostrare che le merci sono legalmente commercializzate in un altro Stato membro; e

b)  l'autorità competente non richiede a un operatore economico la presentazione di altre informazioni o di altri documenti al fine di dimostrare che le merci sono legalmente commercializzate in un altro Stato membro.

5.   Se una dichiarazione sul reciproco riconoscimento non è trasmessa a un'autorità competente dello Stato membro di destinazione conformemente all'▌articolo 4, ai fini della valutazione di cui al paragrafo 1 del presente articolo, l'autorità competente può chiedere ▌agli ▌ operatori economici interessati di fornire i documenti e le informazioni che sono necessari per ▌tale valutazione ▌in relazione a quanto segue:

a)  le caratteristiche delle merci o del tipo di merci in questione; e

b)  la commercializzazione legale delle merci in un altro Stato membro.

6.  All'operatore economico interessato sono concessi almeno quindici giorni lavorativi dalla richiesta dell'autorità competente dello Stato membro di destinazione per presentare i documenti e le informazioni di cui al paragrafo 4, lettera a), o al paragrafo 5, lettera a), o per presentare eventuali commenti o argomentazioni.

7.  Ai fini della valutazione di cui al paragrafo 1 del presente articolo, l'autorità competente dello Stato membro di destinazione, a norma dell'articolo 10, paragrafo 3, può prendere contatto con le autorità competenti o i punti di contatto per i prodotti dello Stato membro nel quale un operatore economico sostiene di commercializzare legalmente le sue merci, se l'autorità competente deve verificare tutte le informazioni fornite dall'operatore economico.

8.  Nell'effettuare la valutazione di cui al paragrafo 1, le autorità competenti degli Stati membri di destinazione tengono debitamente conto del contenuto dei rapporti di prova o dei certificati rilasciati da un organismo di valutazione della conformità e presentati da un operatore economico nell'ambito della valutazione. Le autorità competenti degli Stati membri di destinazione non rifiutano i rapporti di prova o i certificati rilasciati da un organismo accreditato di valutazione della conformità per l'appropriato settore di attività di valutazione della conformità ai sensi del regolamento (CE) n. 765/2008 per motivi legati alla competenza di tale organismo.

9.  Se, al termine di una valutazione ai sensi del paragrafo 1 del presente articolo, l'autorità competente di uno Stato membro di destinazione adotta una decisione amministrativa in relazione alle merci che ha valutato, notifica senza indugio tale decisione amministrativa all'operatore economico di cui al paragrafo 1 del presente articolo. L'autorità competente notifica inoltre detta decisione amministrativa alla Commissione e agli altri Stati membri entro venti giorni lavorativi dall'adozione della decisione. A tal fine, si avvale del sistema di cui all'articolo 11.

10.  La decisione amministrativa di cui al paragrafo 9 illustra le giustificazioni della decisione in maniera sufficientemente dettagliata e motivata da facilitare la valutazione della sua compatibilità con il principio del reciproco riconoscimento e con le prescrizioni del presente regolamento.

11.  Nella decisione amministrativa di cui al paragrafo 9 sono incluse in particolare le seguenti informazioni:

a)  la regola tecnica nazionale su cui si basa la decisione amministrativa;

b)  i legittimi motivi di interesse generale che giustificano l'applicazione della regola tecnica nazionale su cui si basa la decisione amministrativa;

c)  le prove tecniche o scientifiche che l'autorità competente dello Stato membro di destinazione ha considerato, comprese, se del caso, le modifiche relative allo stato dell'arte che sono intercorse successivamente all'entrata in vigore della regola tecnica nazionale;

d)  una sintesi delle argomentazioni addotte dall'operatore economico interessato che siano pertinenti per la valutazione a norma del paragrafo 1, se del caso;

e)  gli elementi di prova attestanti che la decisione amministrativa è idonea al conseguimento dell'obiettivo perseguito e che la decisione amministrativa si limita a quanto è necessario per il raggiungimento di tale obiettivo.

12.  La decisione amministrativa di cui al paragrafo 9 del presente articolo specifica i mezzi di ricorso previsti dal diritto nazionale dello Stato membro di destinazione e i termini temporali applicabili a tali mezzi. Essa include altresì un riferimento alla possibilità per gli operatori economici di ricorrere a SOLVIT e alla procedura di cui all'articolo 8.

13.  La decisione amministrativa di cui al paragrafo 9 non prende effetto prima di essere stata notificata all'operatore economico interessato a norma di tale paragrafo.

Articolo 6

Sospensione temporanea dell'accesso al mercato

1.  Quando sta effettuando una valutazione delle merci ai sensi dell'articolo 5, l'autorità competente di uno Stato membro può sospendere temporaneamente la messa a disposizione di tali merci sul mercato ▌dello Stato membro in questione solo se:

a)  in condizioni di utilizzazione normali o ragionevolmente prevedibili, le merci presentano ▌un rischio grave per la sicurezza o la salute delle persone o per l'ambiente, anche nei casi in cui gli effetti non sono immediati, che richiede un intervento rapido da parte dell'autorità competente;

b)  la messa a disposizione delle merci, o di merci di quel tipo, sul mercato ▌dello Stato membro in questione è generalmente vietata in tale Stato membro per motivi di moralità pubblica o di pubblica sicurezza.

2.  L'autorità competente dello Stato membro notifica immediatamente all'operatore economico interessato, alla Commissione e agli altri Stati membri qualsiasi sospensione temporanea di cui al paragrafo 1 del presente articolo. La notifica alla Commissione e agli altri Stati membri è effettuata tramite il sistema di cui all'articolo 11. Nei casi di cui al paragrafo 1, lettera a), del presente articolo, tale notifica è corredata di una motivazione tecnica o scientifica dettagliata atta a dimostrare le ragioni per cui il caso rientra nell'ambito di tale fattispecie.

Articolo 7

Notifica mediante RAPEX o RASFF

1.  Se la decisione amministrativa di cui all'articolo 5 oppure la sospensione temporanea di cui all'articolo 6 rientrano tra i provvedimenti che devono essere notificati mediante il sistema di scambio rapido di informazione (RAPEX) a norma della direttiva ▌2001/95/CE o il sistema di allarme rapido per gli alimenti e i mangimi (RASFF) a norma del regolamento (CE) n. 178/2002, non è necessaria una notifica separata alla Commissione e agli altri Stati membri ai sensi del presente regolamento, purché siano soddisfatte le seguenti condizioni:

a)  la notifica RAPEX o RASFF precisa che la notifica del provvedimento vale anche come una notifica ai sensi del presente regolamento; e

b)  la notifica RAPEX o RASFF è corredata degli elementi di prova richiesti per la decisione amministrativa ai sensi dell'articolo 5 o per la sospensione temporanea ai sensi dell'articolo 6.

Articolo 8

Procedura di risoluzione dei problemi

1.  Qualora un operatore economico interessato da una decisione amministrativa l'abbia sottoposta a SOLVIT e qualora, nel corso della procedura SOLVIT, il centro di appartenenza o il centro competente chieda alla Commissione di esprimere un parere per aiutarla a risolvere il caso, il centro di appartenenza e il centro competente forniscono alla Commissione tutti i documenti pertinenti relativi alla decisione amministrativa in questione.

2.  Dopo aver ricevuto la richiesta di cui al paragrafo 1, la Commissione valuta se la decisione amministrativa è compatibile con il principio del reciproco riconoscimento e conformemente alle prescrizioni del presente regolamento.

3.  Ai fini della valutazione di cui al paragrafo 2 del presente articolo, la Commissione esamina la decisione amministrativa notificata conformemente all'articolo 5, paragrafo 9, nonché i documenti e le informazioni forniti nell'ambito della procedura SOLVIT. Qualora siano necessari informazioni o documenti aggiuntivi ai fini della valutazione di cui al paragrafo 2 del presente articolo, la Commissione, senza indebito ritardo, chiede al pertinente centro SOLVIT di avviare contatti con ▌l'operatore economico interessato o con le autorità competenti che hanno adottato la decisione amministrativa, al fine di ottenere tali informazioni o documenti complementari.

4.  Entro 45 giorni lavorativi dal ricevimento della richiesta di cui al paragrafo 1, la Commissione completa la sua valutazione ed esprime un parere. Se del caso, il parere della Commissione individua eventuali criticità che ▌dovrebbero essere affrontate nel caso SOLVIT o formula raccomandazioni per contribuire a risolvere il caso. Il termine di 45 giorni lavorativi non include il tempo necessario per la Commissione per ricevere le informazioni e i documenti aggiuntivi di cui al paragrafo 3.

5.  Se nel corso della valutazione di cui al paragrafo 2 la Commissione è stata informata del fatto che il caso è risolto, essa non è tenuta a esprimere un parere.

6.  Il parere della Commissione è comunicato tramite il pertinente centro SOLVIT all'operatore economico interessato e alle pertinenti autorità competenti. La Commissione notifica tale parere a tutti gli Stati membri tramite il sistema di cui all'articolo 11. Il parere è preso in considerazione nel corso della procedura SOLVIT di cui al paragrafo 1 del presente articolo.

Capo III

Cooperazione amministrativa, monitoraggio e comunicazione

Articolo 9

Compiti dei punti di contatto per i prodotti

1.  Gli Stati membri designano e gestiscono nel proprio territorio punti di contatto per i prodotti e si accertano che i loro punti di contatto dispongano di poteri sufficienti e di risorse appropriate per il corretto svolgimento dei propri compiti. Essi si assicurano che i punti di contatto per i prodotti prestino i propri servizi conformemente al regolamento (UE) 2018/1724.

2.  I punti di contatto per i prodotti forniscono le seguenti informazioni online:

a)  informazioni sul principio del reciproco riconoscimento e sull'applicazione del presente regolamento nel territorio dei propri Stati membri, comprese le informazioni sulla procedura di cui all'articolo 5;

b)  i dati di contatto grazie ai quali le autorità competenti in tale Stato membro possano essere contattate direttamente, compresi quelli delle autorità incaricate di sovrintendere all'applicazione delle regole tecniche nazionali vigenti nel territorio dei propri Stati membri;

c)  i mezzi di ricorso e le procedure disponibili nel territorio dei propri Stati membri in caso di controversia tra l'autorità competente e un operatore economico, compresa la procedura di cui all'articolo 8.

3.  Se necessario, a integrazione delle informazioni fornite online ai sensi del paragrafo 2, i punti di contatto per i prodotti trasmettono, su richiesta di un operatore economico o di un'autorità competente di un altro Stato membro, tutte le informazioni utili, come per esempio copie in formato elettronico delle regole tecniche nazionali e delle procedure amministrative nazionali applicabili a merci specifiche o a uno specifico tipo di merci nel territorio in cui è stabilito il punto di contatto per i prodotti, o l'accesso online a tali regole e procedure, nonché informazioni se tali merci, o merci di quel tipo, sono soggette ad ▌autorizzazione preventiva a norma del diritto nazionale.

4.  I punti di contatto per i prodotti rispondono entro quindici giorni lavorativi dal ricevimento delle richieste di cui al paragrafo 3.

5.  I punti di contatto per i prodotti non riscuotono alcun diritto per la fornitura delle informazioni di cui al paragrafo 3.

Articolo 10

Cooperazione amministrativa

1.  La Commissione avvia e assicura una cooperazione ▌efficiente tra le autorità competenti e i punti di contatto per i prodotti dei vari Stati membri mediante le seguenti azioni:

a)  facilitando e coordinando lo scambio e la raccolta di informazioni e migliori prassi per quanto riguarda l'applicazione del principio del reciproco riconoscimento;

b)  sostenendo il funzionamento dei punti di contatto per i prodotti e migliorando la loro cooperazione transfrontaliera;

c)  facilitando e coordinando lo scambio di funzionari tra Stati membri e l'organizzazione di programmi comuni di formazione e sensibilizzazione per le autorità e le imprese.

2.  A seguito di una richiesta di un'autorità competente dello Stato membro di destinazione a norma dell'articolo 5, paragrafo 7, le autorità competenti dello Stato membro nel quale un operatore economico sostiene di commercializzare legalmente le sue merci forniscono all'autorità competente dello Stato membro di destinazione, entro quindici giorni lavorativi, le informazioni ▌relative a tali merci che sono pertinenti ai fini della verifica dei dati e dei documenti forniti dall'operatore economico nel corso della valutazione di cui all'articolo 5. I punti di contatto per i prodotti possono essere utilizzati per facilitare contatti tra le pertinenti autorità competenti nel rispetto del termine per la trasmissione delle informazioni richieste di cui all'articolo 9, paragrafo 4.

Articolo 11

Sistema di ▌informazione e comunicazione

1.  Ai fini degli articoli 5, 6 e 10 del presente regolamento, si fa ricorso al sistema di ▌informazione e comunicazione dell'Unione di cui all'all'articolo 23 del regolamento (CE) n. 765/2008, fatto salvo l'articolo 7 del presente regolamento.

2.  La Commissione adotta atti di esecuzione che specificano i dettagli e le funzionalità del sistema di cui al paragrafo 1 del presente articolo ai fini del presente regolamento. Tali atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura d'esame di cui all'articolo 15, paragrafo 2.

Capo IV

Finanziamento

Articolo 12

Finanziamento delle attività a sostegno del presente regolamento

1.  L'Unione può finanziare le seguenti attività a sostegno del presente regolamento:

a)  campagne di sensibilizzazione;

b)  istruzione e formazione;

c)  scambio di funzionari e di migliori prassi;

d)  cooperazione tra i punti di contatto per i prodotti e le autorità competenti, nonché sostegno tecnico e logistico per tale cooperazione;

e)  raccolta di dati in merito al funzionamento del principio del reciproco riconoscimento e alla sua incidenza sul mercato unico delle merci.

2.  L'assistenza finanziaria dell'Unione in relazione alle attività a sostegno del presente regolamento è erogata conformemente al regolamento (UE, Euratom) 2018/1046 del Parlamento europeo e del Consiglio(19), direttamente o delegando compiti di esecuzione del bilancio alle entità elencate all'articolo 62, paragrafo 1, lettera c), del suddetto regolamento.

3.  Gli stanziamenti assegnati alle attività di cui al presente regolamento sono determinati ogni anno dall'autorità di bilancio entro i limiti del quadro finanziario in vigore.

Articolo 13

Tutela degli interessi finanziari dell'Unione

1.  La Commissione adotta provvedimenti opportuni volti a garantire che, nel realizzare le azioni finanziate ai sensi del presente regolamento, gli interessi finanziari dell'Unione siano tutelati mediante l'applicazione di misure preventive contro la frode, la corruzione e ogni altra attività illecita, mediante controlli efficaci e, ove fossero rilevate irregolarità, mediante il recupero delle somme indebitamente versate e, se del caso, tramite sanzioni amministrative e finanziarie effettive, proporzionate e dissuasive.

2.  La Commissione o i suoi rappresentanti e la Corte dei conti hanno potere di verifica, esercitabile sulla base di documenti e mediante ispezioni in loco, su tutti i beneficiari di sovvenzioni, i contraenti e i subcontraenti che hanno ottenuto finanziamenti dell'Unione a norma del presente regolamento.

3.  L'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) può effettuare indagini, inclusi controlli e ispezioni in loco, conformemente alle disposizioni e secondo le procedure di cui al regolamento (UE, Euratom) n. 883/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio(20) e dal regolamento (Euratom, CE) n. 2185/96 del Consiglio(21), per accertare eventuali frodi, casi di corruzione o altre attività illecite lesive degli interessi finanziari dell'Unione in relazione a convenzioni di sovvenzione o decisioni di sovvenzione o a contratti finanziati nell'ambito del presente regolamento.

4.  Fatti salvi i paragrafi 1, 2 e 3, gli accordi di cooperazione con paesi terzi e organizzazioni internazionali, i contratti, le convenzioni di sovvenzione e le decisioni di sovvenzione risultanti dall'applicazione del presente regolamento contengono disposizioni che autorizzano esplicitamente la Commissione, la Corte dei conti e l'OLAF a procedere a tali controlli e indagini secondo le loro rispettive competenze.

Capo V

Valutazione e procedura di comitato

Articolo 14

Valutazione

1.  Entro ... [cinque anni dopo la data di applicazione del presente regolamento] e successivamente ogni quattro anni, la Commissione procede a una valutazione del presente regolamento alla luce degli obiettivi che persegue e presenta una relazione in materia al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo.

2.  Ai fini del paragrafo 1 del presente articolo, la Commissione si avvale delle informazioni disponibili nel sistema di cui all'articolo 11 e dei dati rilevati nel corso delle attività di cui all'articolo 12, paragrafo 1, lettera e). La Commissione può anche chiedere agli Stati membri di presentare tutte le informazioni pertinenti ai fini della valutazione della libera circolazione delle merci legalmente commercializzate in un altro Stato membro o ai fini della valutazione dell'efficacia del presente regolamento, nonché una valutazione del funzionamento dei punti di contatto per i prodotti.

Articolo 15

Procedura di comitato

1.  La Commissione è assistita da un comitato. Esso è un comitato ai sensi del regolamento (UE) n. 182/2011.

2.  Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applica l'articolo 5 del regolamento (UE) n. 182/2011.

Capo VI

Disposizioni finali

Articolo 16

Abrogazione

Il regolamento (CE) n. 764/2008 è abrogato con effetto a decorrere da ... [un anno dopo la data di entrata in vigore del presente regolamento].

I riferimenti al regolamento abrogato si intendono fatti al presente regolamento.

Articolo 17

Entrata in vigore e applicazione

Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Esso si applica a decorrere da ... [un anno dopo la data di entrata in vigore del presente regolamento].

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a ..., il

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

ALLEGATO

Dichiarazione sul reciproco riconoscimento ai fini dell'articolo 4 del regolamento (UE) 2019/... del Parlamento europeo e del Consiglio(22)(23)

Parte I

1.  Identificatore unico per le merci o il tipo di merci: [Nota: inserire il codice di identificazione delle merci o altro numero di riferimento che identifica in modo univoco le merci o il tipo di merci]

2.  Nome e indirizzo dell'operatore economico: … [Nota: inserire il nome e l'indirizzo del firmatario della parte I della dichiarazione sul reciproco riconoscimento: il produttore e, se del caso, il suo rappresentante autorizzato, o l'importatore o il distributore]

3.  Descrizione delle merci o del tipo di merci oggetto della dichiarazione sul reciproco riconoscimento: … [Nota: la descrizione deve essere sufficiente a consentire l'identificazione di dette merci per motivi di rintracciabilità; se del caso, può essere corredata di una fotografia]

4.  Dichiarazione e informazioni sulla legittimità della commercializzazione delle merci o di quel tipo di merci:

4.1.  Le merci o il tipo di merci di cui sopra, comprese le relative caratteristiche, ottemperano alle seguenti regole tecniche applicabili in … [Nota: individuare lo Stato membro in cui si sostiene che le merci, o quel tipo di merci, sono state legalmente commercializzate]: … [Nota: inserire il titolo e il riferimento a pubblicazioni ufficiali, in ogni caso, delle pertinenti regole tecniche applicabili in tale Stato membro e riferimenti alla decisione di autorizzazione, se le merci sono state oggetto di procedura di autorizzazione preventiva],

o

le merci, o il tipo di merci di cui sopra, non sono soggette ad alcuna pertinente regola tecnica nazionale in … [Nota: individuare lo Stato membro in cui si sostiene che le merci, o quel tipo di merci, sono state legalmente commercializzate].

4.2.  Riferimento alla procedura di valutazione della conformità applicabile alle merci o a quel tipo di merci o riferimento a rapporti di prova in caso di prove effettuate da un organismo di valutazione della conformità, compresi il nome e l'indirizzo di tale organismo (se tale procedura è stata attuata o se tali prove sono state realizzate): …

5.  Eventuali informazioni complementari ritenute pertinenti per valutare se le merci, o quel tipo di merci, siano legalmente commercializzate nello Stato membro di cui al punto 4.1.: …

6.  Questa parte della dichiarazione sul reciproco riconoscimento è stata redatta sotto l'esclusiva responsabilità dell'operatore economico individuato al punto 2.

Firmato a nome e per conto di:

(luogo e data):

(nome e cognome, funzione) (firma):

Parte II

7.  Dichiarazione e informazioni sulla commercializzazione delle merci o di quel tipo di merci:

7.1.  Le merci o quel tipo di merci descritte nella parte I sono messe a disposizione degli utilizzatori finali sul mercato ▌ dello Stato membro di cui al punto 4.1..

7.2.  L'informazione che le merci o quel tipo di merci sono messe a disposizione degli utilizzatori finali nello Stato membro di cui al punto 4.1., compresi i dati dettagliati ▌e la data in cui le merci sono state messe per la prima volta a disposizione degli utilizzatori finali sul mercato ▌di tale Stato membro: …

8.  Eventuali informazioni complementari ritenute pertinenti per valutare se le merci, o quel tipo di merci, siano legalmente commercializzate nello Stato membro di cui al punto 4.1.: …

9.  Questa parte della dichiarazione sul reciproco riconoscimento è stata redatta sotto la responsabilità esclusiva di … [Nota: inserire il nome e l'indirizzo del firmatario della parte II della dichiarazione sul reciproco riconoscimento: il produttore e, se del caso, il suo rappresentante autorizzato, o l'importatore o il distributore].

Firmato a nome e per conto di:

(luogo e data):

(nome e cognome, funzione) (firma):

(1) GU C 283 del 10.8.2018, pag. 19.
(2)GU C 283 del 10.8.2018, pag. 19
(3) Posizione del Parlamento europeo del 14 febbraio 2019.
(4)Regolamento (CE) n. 764/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 luglio 2008, che stabilisce procedure relative all'applicazione di determinate regole tecniche nazionali a prodotti legalmente commercializzati in un altro Stato membro e che abroga la decisione n. 3052/95/CE (GU L 218 del 13.8.2008, pag. 21).
(5)Direttiva (UE) 2015/1535 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 settembre 2015, che prevede una procedura d'informazione nel settore delle regolamentazioni tecniche e delle regole relative ai servizi della società dell'informazione (GU L 241 del 17.9.2015, pag. 1).
(6)Regolamento (CE) n. 765/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 luglio 2008, che pone norme in materia di accreditamento e vigilanza del mercato per quanto riguarda la commercializzazione dei prodotti e che abroga il regolamento (CEE) n. 339/93 (GU L 218 del 13.8.2008, pag. 30).
(7)Direttiva 2001/95/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 3 dicembre 2001, relativa alla sicurezza generale dei prodotti (GU L 11 del 15.1.2002, pag. 4).
(8)Regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2002, che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l'Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare (GU L 31 dell'1.2.2002, pag. 1).
(9)Regolamento (UE) 2017/625 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2017, relativo ai controlli ufficiali e alle altre attività ufficiali effettuati per garantire l'applicazione della legislazione sugli alimenti e sui mangimi, delle norme sulla salute e sul benessere degli animali, sulla sanità delle piante nonché sui prodotti fitosanitari, recante modifica dei regolamenti (CE) n. 999/2001, (CE) n. 396/2005, (CE) n. 1069/2009, (CE) n. 1107/2009, (UE) n. 1151/2012, (UE) n. 652/2014, (UE) 2016/429 e (UE) 2016/2031 del Parlamento europeo e del Consiglio, dei regolamenti (CE) n. 1/2005 e (CE) n. 1099/2009 del Consiglio e delle direttive 98/58/CE, 1999/74/CE, 2007/43/CE, 2008/119/ CE e 2008/120/CE del Consiglio, e che abroga i regolamenti (CE) n. 854/2004 e (CE) n. 882/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, le direttive 89/608/CEE, 89/662/CEE, 90/425/CEE, 91/496/CEE, 96/23/CE, 96/93/CE e 97/78/CE del Consiglio e la decisione 92/438/CEE del Consiglio (regolamento sui controlli ufficiali) (GU L 95 del 7.4.2017, pag. 1).
(10) Regolamento (CE) n. 882/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativo ai controlli ufficiali intesi a verificare la conformità alla normativa in materia di mangimi e di alimenti e alle norme sulla salute e sul benessere degli animali (GU L 165 del 30.4.2004, pag. 1).
(11) Regolamento (UE) n. 1306/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, sul finanziamento, sulla gestione e sul monitoraggio della politica agricola comune e che abroga i regolamenti del Consiglio (CEE) n. 352/78, (CE) n. 165/94, (CE) n. 2799/98, (CE) n. 814/2000, (CE) n. 1290/2005 e (CE) n. 485/2008 (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 549).
(12) Regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli e che abroga i regolamenti (CEE) n. 922/72, (CEE) n. 234/79, (CE) n. 1037/2001 e (CE) n. 1234/2007 del Consiglio (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 671).
(13)Raccomandazione 2013/461/UE della Commissione, del 17 settembre 2013, sui principi di funzionamento di SOLVIT (GU L 249 del 19.9.2013, pag. 10).
(14) Regolamento (UE) 2018/1724 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 2 ottobre 2018, che istituisce uno sportello digitale unico per l’accesso a informazioni, procedure e servizi di assistenza e di risoluzione dei problemi e che modifica il regolamento (UE) n. 1024/2012 (GU L 295 del 21.11.2018, pag. 1).
(15)Regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, che stabilisce le regole e i principi generali relativi alle modalità di controllo da parte degli Stati membri dell'esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione (GU L 55 del 28.2.2011, pag. 13).
(16)Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati) (GU L 119 del 4.5.2016, pag. 1).
(17)Regolamento (UE) 2018/1725 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2018, sulla tutela delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati personali da parte delle istituzioni, degli organi e degli organismi dell’Unione e sulla libera circolazione di tali dati, e che abroga il regolamento (CE) n. 45/2001 e la decisione n. 1247/2002/CE (GU L 295 del 21.11.2018, pag. 39).
(18)GU L 123 del 12.5.2016, pag. 1.
(19)Regolamento (UE, Euratom) 2018/1046 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 luglio 2018, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell’Unione, che modifica i regolamenti (UE) n. 1296/2013, (UE) n. 1301/2013, (UE) n. 1303/2013, (UE) n. 1304/2013, (UE) n. 1309/2013, (UE) n. 1316/2013, (UE) n. 223/2014, (UE) n. 283/2014 e la decisione n. 541/2014/UE e abroga il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 (GU L 193 del 30.7.2018, pag. 1).
(20)Regolamento (UE, Euratom) n. 883/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 settembre 2013, relativo alle indagini svolte dall'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) e che abroga il regolamento (CE) n. 1073/1999 del Parlamento europeo e del Consiglio e il regolamento (Euratom) n. 1074/1999 del Consiglio (GU L 248 del 18.9.2013, pag. 1).
(21)Regolamento (Euratom, CE) n. 2185/96 del Consiglio, dell'11 novembre 1996, relativo ai controlli e alle verifiche sul posto effettuati dalla Commissione ai fini della tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee contro le frodi e altre irregolarità (GU L 292 del 15.11.1996, pag. 2).
(22)Regolamento (UE) 2019/… del Parlamento europeo e del Consiglio del… relativo al reciproco riconoscimento delle merci legalmente commercializzate in un altro Stato membro e che abroga il regolamento (CE) n. 764/2008 (GU L … ).
(23)+GU: si prega di inserire il numero nel testo, e il numero, la data e il riferimento di pubblicazione del documento di cui al PE-CONS 70/18 – COD 2017/0354 nella nota a piè di pagina.


Commissioni applicate sui pagamenti transfrontalieri nell'Unione e commissioni di conversione valutaria ***I
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Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 14 febbraio 2019 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 924/2009 per quanto riguarda talune commissioni applicate sui pagamenti transfrontalieri nell'Unione e le commissioni di conversione valutaria (COM(2018)0163 – C8-0129/2018 – 2018/0076(COD))
P8_TA-PROV(2019)0124A8-0360/2018

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2018)0163),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 114 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0129/2018),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere della Banca centrale europea del 31 agosto 2018(1),

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo dell'11 luglio 2018(2),

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 19 dicembre 2018, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A8-0360/2018),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 14 febbraio 2019 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2019/… del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 924/2009 per quanto riguarda talune commissioni applicate sui pagamenti transfrontalieri nell'Unione e le commissioni di conversione valutaria

P8_TC1-COD(2018)0076


(Testo rilevante ai fini del SEE)

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 114,

vista la proposta della Commissione europea,

previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,

visto il parere della Banca centrale europea(3),

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(4),

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria(5),

considerando quanto segue:

(1)  Con l'adozione ▌dei regolamenti (CE) n. 2560/2001(6) e ▌ (CE) n. 924/2009(7) del Parlamento europeo e del Consiglio, le commissioni sui pagamenti transfrontalieri effettuati in euro tra Stati membri della zona euro sono state drasticamente ridotte, nella stragrande maggioranza dei casi fino a livelli trascurabili.

(2)  I pagamenti transfrontalieri in euro effettuati a partire da Stati membri che non appartengono alla zona euro rappresentano peraltro circa l'80 % di tutti i pagamenti transfrontalieri a partire da tali Stati membri. Sebbene per tali operazioni i prestatori di servizi di pagamento situati in Stati membri che non appartengono alla zona euro possano usare le stesse infrastrutture efficienti che permettono ai loro omologhi situati nella zona euro di contenere a un livello molto basso i costi, le commissioni su tali pagamenti transfrontalieri restano eccessivamente alte nella maggior parte degli Stati membri che non appartengono alla zona euro.

(3)  Le commissioni elevate praticate per i pagamenti transfrontalieri continuano ad ostacolare la piena integrazione nel mercato interno delle imprese e dei cittadini degli Stati membri che non appartengono alla zona euro, incidendo sulla loro competitività. Tali commissioni elevate perpetuano l'esistenza di due categorie diverse di utilizzatori di servizi di pagamento nell'Unione: quelli che beneficiano ▌dell'area unica dei pagamenti in euro (SEPA) e quelli per cui i pagamenti transfrontalieri in euro comportano costi elevati.

(4)  Per agevolare il funzionamento del mercato interno e, relativamente ai pagamenti transfrontalieri in euro, porre fine alle ineguaglianze tra gli utilizzatori di servizi di pagamento della zona euro e quelli degli Stati membri che non vi appartengono, è opportuno allineare le commissioni applicate sui pagamenti transfrontalieri in euro effettuati nell'Unione a quelle praticate per i corrispondenti pagamenti nazionali effettuati ▌ nella valuta nazionale dello Stato membro in cui è situato il prestatore di servizi di pagamento dell'utilizzatore di servizi di pagamento. Un prestatore di servizi di pagamento si considera situato nello Stato membro in cui fornisce i suoi servizi all'utilizzatore di servizi di pagamento.

(5)  Quando la valuta dello Stato membro del pagatore è diversa da quella dello Stato membro del beneficiario, le commissioni di conversione valutaria incidono in maniera rilevante sul costo del pagamento transfrontaliero. L'articolo 45 della direttiva (UE) 2015/2366 del Parlamento europeo e del Consiglio(8) prescrive che le commissioni e il tasso di cambio applicati siano trasparenti, l'articolo 52, paragrafo 3, di detta direttiva specifica i requisiti informativi relativi alle operazioni di pagamento rientranti in un contratto quadro, e l'articolo 59, paragrafo 2, della stessa direttiva stabilisce i requisiti informativi per le parti che propongono servizi di conversione valutaria presso uno sportello automatico per il prelievo di contante (automated teller machine - "ATM") o un punto di vendita. Tali requisiti informativi non hanno condotto a una trasparenza e una raffrontabilità sufficienti delle spese di conversione valutaria in situazioni in cui sono proposte opzioni alternative di conversione valutaria presso un ATM o un punto di vendita. Tale mancanza di trasparenza e di raffrontabilità impedisce la concorrenza che ridurrebbe le commissioni di conversione valutaria e aumenta il rischio che il pagatore opti al riguardo per una modalità costosa. È opportuno pertanto introdurre misure aggiuntive al fine di tutelare i consumatori dall'applicazione di commissioni eccessivamente elevate sui servizi di conversione valutaria e di garantire che ai consumatori siano fornite le informazioni che permettono loro di scegliere al riguardo la modalità migliore.

(6)  Per garantire che gli operatori del mercato non debbano sostenere un livello sproporzionato di investimenti per adeguare le proprie infrastrutture, attrezzature e procedure di pagamento al fine di garantire una maggiore trasparenza, le misure da attuare dovrebbero essere opportune, adeguate ed efficaci sotto il profilo dei costi. Al tempo stesso, nelle situazioni in cui il pagatore si trova dinanzi a diverse opzioni di conversione valutaria presso un ATM o presso il punto di vendita, le informazioni fornite dovrebbero consentire il raffronto in modo che il pagatore possa operare una scelta informata.

(7)  Per ottenere la raffrontabilità, le commissioni di conversione valutaria per tutti i pagamenti basati su carta dovrebbero essere espresse nello stesso modo, vale a dire come maggiorazioni percentuali rispetto agli ultimi tassi di cambio di riferimento dell'euro disponibile pubblicati dalla Banca centrale europea (BCE). È possibile che una maggiorazione debba essere basata su un tasso derivato da due tassi della BCE in caso di conversione tra due valute diverse dall'euro.

(8)  Conformemente agli obblighi generali di informazione in merito alle spese di conversione valutaria stabiliti nella direttiva (UE) 2015/2366, i prestatori di servizi di conversione valutaria devono divulgare le informazioni sulle loro commissioni di conversione valutaria prima dell'avvio di un'operazione di pagamento. Le parti che offrono servizi di conversione valutaria presso un ATM o presso il punto di vendita dovrebbero fornire informazioni chiare e accessibili sulle commissioni praticate per tali servizi, ad esempio esponendo le commissioni al banco o in formato digitale sul terminale, o sullo schermo nel caso di acquisti online. Oltre alle informazioni di cui all'articolo 59, paragrafo 2, della direttiva (UE) 2015/2366, tali parti dovrebbero fornire, prima di disporre l'operazione di pagamento, informazioni esplicite sull'importo da pagare al beneficiario nella valuta utilizzata dal beneficiario e sull'importo totale che il pagatore deve pagare nella valuta del conto del pagatore. L'importo da pagare nella valuta utilizzata dal beneficiario dovrebbe esprimere il prezzo dei beni e servizi da acquistare e potrebbe essere esposto alla cassa piuttosto che sul terminale di pagamento. La valuta utilizzata dal beneficiario è in generale la valuta locale, ma secondo il principio della libertà contrattuale potrebbe in alcuni casi essere un'altra valuta dell'Unione. L'importo totale che il pagatore deve pagare nella valuta del conto del pagatore dovrebbe essere costituito dal prezzo dei beni o servizi e dalle commissioni di conversione valutaria. Inoltre, entrambi gli importi dovrebbero essere documentati sulla ricevuta o su un altro supporto durevole.

(9)  Con riferimento all'articolo 59, paragrafo 2, della direttiva (UE) 2015/2366, se un servizio di conversione valutaria è offerto presso un ATM o presso il punto di vendita, il pagatore dovrebbe avere la possibilità di rifiutare tale servizio e di pagare invece nella valuta utilizzata dal beneficiario.

(10)  Per consentire ai pagatori di raffrontare le commissioni delle opzioni di conversione valutaria presso l'ATM o presso il punto di vendita, i prestatori di servizi di pagamento dei pagatori non solo dovrebbero includere informazioni pienamente raffrontabili sulle commissioni applicabili per la conversione valutaria nei termini e nelle condizioni del loro contratto quadro, ma dovrebbero anche rendere pubbliche tali informazioni su una piattaforma elettronica ampiamente disponibile e facilmente accessibile, in particolare sui loro siti web, sui loro siti di home-banking e sulle loro applicazioni bancarie mobili, in un modo facilmente comprensibile e accessibile. Ciò consentirebbe lo sviluppo di siti web di raffronto per facilitare il raffronto dei prezzi per i consumatori che viaggiano o fanno acquisti all'estero. Inoltre, i prestatori di servizi di pagamento dei pagatori dovrebbero ricordare ai pagatori le commissioni di conversione valutaria applicabili quando un pagamento basato su carta è effettuato in un'altra valuta, attraverso l'uso di canali di comunicazione elettronica ampiamente disponibili e facilmente accessibili, come SMS, e-mail o notifiche push attraverso l'applicazione mobile bancaria del pagatore. I prestatori di servizi di pagamento dovrebbero concordare con gli utilizzatori dei servizi di pagamento il canale di comunicazione elettronica attraverso il quale forniranno le informazioni sulle commissioni di conversione valutaria, prendendo in considerazione il canale più efficace per raggiungere il pagatore. I prestatori di servizi di pagamento dovrebbero inoltre accettare le richieste degli utilizzatori di servizi di pagamento di non ricevere messaggi elettronici contenenti informazioni sulle commissioni di conversione valutaria.

(11)  I solleciti periodici sono appropriati in situazioni in cui il pagatore rimane all'estero per periodi di tempo più lunghi, ad esempio quando il pagatore è distaccato o studia all'estero, o quando il pagatore utilizza regolarmente una carta per gli acquisti online nella valuta locale. L'obbligo di fornire tali solleciti non richiederebbe investimenti sproporzionati per adattare i processi aziendali e le infrastrutture di trattamento dei pagamenti esistenti del prestatore di servizi di pagamento e garantirebbe che il pagatore sia meglio informato sulle diverse opzioni di conversione valutaria.

(12)  La Commissione dovrebbe presentare al Parlamento europeo, al Consiglio, alla BCE e al Comitato economico e sociale europeo una relazione sull'applicazione della norma mirante ad armonizzare il costo dei pagamenti transfrontalieri in euro al costo delle operazioni nazionali nelle valute nazionali e sull'efficacia degli obblighi di informazione sulla conversione valutaria stabiliti nel presente regolamento. La Commissione dovrebbe inoltre analizzare ulteriori possibilità – e la fattibilità tecnica di tali possibilità – di estendere la norma sulla parità delle commissioni a tutte le valute dell'Unione e di migliorare ulteriormente la trasparenza e la raffrontabilità delle commissioni di conversione valutaria, nonché la possibilità di attivare e disattivare l'opzione di accettare la conversione valutaria da parte di soggetti diversi dal prestatore di servizi di pagamento del pagatore.

(13)  Poiché gli obiettivi del presente regolamento non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli Stati membri ma, a motivo della dimensione transfrontaliera dei pagamenti, possono essere conseguiti meglio a livello di Unione, quest'ultima può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato sull'Unione europea. Il presente regolamento si limita a quanto è necessario per conseguire tali obiettivi in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo.

HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

Modifiche del regolamento (CE) n. 924/2009

Il regolamento (CE) n. 924/2009 è così modificato:

1)  l'articolo 1 è così modificato:

a)  il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:"

"1. Il presente regolamento stabilisce le norme sui pagamenti transfrontalieri e sulla trasparenza delle commissioni di conversione valutaria nell'Unione.";

"

b)  al paragrafo 2 è aggiunto il comma seguente:"

"In deroga al primo comma del presente paragrafo, gli articoli 3 bis e 3 ter si applicano ▌a tutti i pagamenti nazionali e transfrontalieri che sono espressi in euro o nella moneta nazionale di uno Stato membro diversa dall'euro e che comportano un servizio di conversione valutaria.";

"

2)   all'articolo 2, il punto 9) è sostituito dal seguente:"

"9) "commissione", qualsiasi importo applicato a un utilizzatore di servizi di pagamento da un prestatore di servizi di pagamento che è direttamente o indirettamente collegato a un'operazione di pagamento, qualsiasi importo imposto a un utilizzatore di servizi di pagamento da un prestatore di servizi di pagamento o da un soggetto che fornisce servizi di conversione valutaria ai sensi dell'articolo 59, paragrafo 2, della direttiva (UE) 2015/2366 del Parlamento europeo e del Consiglio* per un servizio di conversione valutaria, o una combinazione di tali servizi;

______________

* Direttiva (UE) 2015/2366 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2015, relativa ai servizi di pagamento nel mercato interno, che modifica le direttive 2002/65/CE, 2009/110/CE e 2013/36/UE e il regolamento (UE) n. 1093/2010, e abroga la direttiva 2007/64/CE (GU L 337 del 23.12.2015, pag. 35).";

"

3)  l'articolo 3 è così modificato:

a)  il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:"

"1. Le commissioni applicate da un prestatore di servizi di pagamento a un utilizzatore di servizi di pagamento per i pagamenti transfrontalieri in euro sono uguali a quelle applicate da tale prestatore di servizi di pagamento ▌per i corrispondenti pagamenti nazionali dello stesso valore effettuati nella valuta nazionale dello Stato membro in cui è situato il prestatore di servizi di pagamento dell'utilizzatore di servizi di pagamento.";

"

b)  è inserito il paragrafo seguente ▌:"

"1 bis. Le commissioni applicate dal prestatore di servizi di pagamento all'utilizzatore di servizi di pagamento per i pagamenti transfrontalieri nella moneta nazionale dello Stato membro che ha notificato la decisione di estendere l'applicazione del presente regolamento alla sua moneta nazionale conformemente all'articolo 14 sono uguali a quelle applicate da tale prestatore di servizi di pagamento all'utilizzatore di servizi di pagamento per i corrispondenti pagamenti nazionali dello stesso valore e nella stessa valuta.";

"

c)  il paragrafo 3 è abrogato;

d)  l'articolo 4 è sostituito dal seguente:"

"4. ▌I paragrafi 1 e 1 bis non si applicano alle commissioni di conversione valutaria.";

"

4)  è inserito l'articolo seguente ▌:"

"Articolo 3 bis

Commissioni di conversione valutaria connesse a operazioni basate su carta

1.  Per quanto riguarda gli obblighi di informazione in merito alle commissioni di conversione valutaria e al tasso di cambio applicabile, di cui all'articolo 45, paragrafo 1, all'articolo 52, paragrafo 3, e all'articolo 59, paragrafo 2, della direttiva (UE) 2015/2366, i prestatori di servizi di pagamento e le parti che forniscono servizi di conversione valutaria presso uno sportello di prelievo automatico (automated teller machine – "ATM") o presso il punto di vendita di cui all'articolo 59, paragrafo 2, di detta direttiva, esprimono il totale delle commissioni di conversione valutaria come maggiorazione percentuale sugli ultimi tassi di cambio di riferimento in euro disponibili pubblicati dalla Banca centrale europea (BCE). Tale maggiorazione è comunicata al pagatore prima dell'avvio dell'operazione di pagamento.

2.  I prestatori di servizi di pagamento rendono inoltre pubbliche, in modo comprensibile e facilmente accessibile, le maggiorazioni di cui al paragrafo 1 su una piattaforma elettronica ampiamente disponibile e facilmente accessibile.

3.  Oltre alle informazioni di cui al paragrafo 1, il soggetto che fornisce un servizio di conversione valutaria presso un ATM o presso il punto di vendita fornisce al pagatore le informazioni seguenti prima dell'avvio dell'operazione di pagamento:

   a) l'importo da pagare al beneficiario nella valuta utilizzata dal beneficiario;
   b) l'importo che il pagatore deve pagare nella valuta del conto del pagatore.

4.  Il soggetto che fornisce servizi di conversione valutaria presso uno sportello ATM o presso il punto di vendita espone chiaramente le informazioni di cui al paragrafo 1 presso l'ATM o il punto di vendita. Prima di disporre l'operazione di pagamento, tale soggetto informa inoltre il pagatore della possibilità di pagare nella valuta utilizzata dal beneficiario e di far effettuare successivamente la conversione valutaria dal prestatore di servizi di pagamento del pagatore. Le informazioni di cui ai paragrafi 1 e 3 sono altresì messe a disposizione del pagatore su un supporto durevole dopo che l'operazione di pagamento è stata disposta.

5.  Il prestatore di servizi di pagamento del pagatore, per ciascuna carta di pagamento che è stata rilasciata al pagatore dal proprio prestatore di servizi di pagamento e che è collegata allo stesso conto, invia al pagatore un messaggio elettronico con le informazioni di cui al paragrafo 1 senza indebito ritardo dopo che il prestatore di servizi di pagamento del pagatore riceve un ordine di pagamento per un prelievo presso un ATM o un pagamento presso un punto di vendita espresso in una qualsiasi valuta dell'Unione diversa dalla valuta del conto del pagatore.

Fatto salvo il primo comma, tale messaggio è inviato una volta per ciascun mese in cui il prestatore di servizi di pagamento del pagatore riceve dal pagatore un ordine di pagamento espresso nella stessa valuta.

6.  Il prestatore di servizi di pagamento concorda con l'utilizzatore di servizi di pagamento il canale o i canali di comunicazione elettronica ampiamente disponibili e facilmente accessibili attraverso i quali il prestatore di servizi di pagamento invierà il messaggio di cui al paragrafo 5.

Il prestatore di servizi di pagamento offre agli utilizzatori di servizi di pagamento la possibilità di scegliere di non ricevere i messaggi elettronici di cui al paragrafo 5.

Il prestatore di servizi di pagamento e l'utilizzatore di servizi di pagamento possono convenire che il paragrafo 5 e il presente paragrafo non si applichino in tutto o in parte se l'utilizzatore di servizi di pagamento non è un consumatore.

7.  Le informazioni di cui al presente articolo sono fornite a titolo gratuito e in modo neutrale e comprensibile.";

"

5)  è inserito l’articolo seguente ▌:"

"Articolo 3 ter

Commissioni di conversione valutaria connesse a bonifici

1.  Quando il prestatore di servizi di pagamento del pagatore offre un servizio di conversione valutaria in relazione a un bonifico, quale definito all'articolo 4, punto 24), della direttiva (UE) 2015/2366, avviato direttamente online, utilizzando il sito web o l'applicazione bancaria mobile del prestatore di servizi di pagamento, il prestatore di servizi di pagamento, riguardo all'articolo 45, paragrafo 1, e all'articolo 52, paragrafo 3, di detta direttiva, informa il pagatore prima di disporre l'operazione di pagamento, in modo chiaro, neutrale e comprensibile, delle spese stimate per i servizi di conversione valutaria applicabili al bonifico.

2.  Prima di disporre un'operazione, il prestatore di servizi di pagamento comunica al pagatore, in modo chiaro, neutrale e comprensibile, l'importo totale stimato del bonifico nella valuta del conto del pagatore, comprese le eventuali commissioni applicate all'operazione e le eventuali commissioni di conversione valutaria. Il prestatore di servizi di pagamento comunica anche l'importo stimato da trasferire al beneficiario nella valuta usata dal beneficiario.”;

"

6)  l'articolo 15 è sostituito dal seguente:"

"Articolo 15

Riesame

1.  Entro ... [36 mesi dall'entrata in vigore del presente regolamento modificativo], la Commissione presenta al Parlamento europeo, al Consiglio, alla BCE e al Comitato economico e sociale europeo ▌ una relazione sull'applicazione e sull'impatto del presente regolamento, contenente in particolare:

   a) una valutazione del modo in cui i prestatori di servizi di pagamento applicano l'articolo 3 del presente regolamento, quale modificato dal regolamento (UE)...*(9);
   b) una valutazione dell'evoluzione dei volumi e delle commissioni per i pagamenti nazionali e transfrontalieri nelle valute nazionali degli Stati membri e in euro dopo l'adozione del regolamento (UE)...(10)+;
   c) una valutazione dell'impatto dell'articolo 3 del presente regolamento, quale modificato dal regolamento (UE) ...++, sull'evoluzione delle commissioni di conversione valutaria e delle altre commissioni relative ai servizi di pagamento, sia per i pagatori che per i beneficiari;
   d) una valutazione dell'impatto stimato della modifica dell'articolo 3, paragrafo 1, del presente regolamento, al fine di coprire tutte le valute degli Stati membri;
   e) una valutazione del modo in cui i prestatori di servizi di conversione valutaria applicano i requisiti informativi di cui agli articoli 3 bis e 3 ter del presente regolamento e le disposizioni nazionali di attuazione dell'articolo 45, paragrafo 1, dell'articolo 52, paragrafo 3, e dell'articolo 59, paragrafo 2, della direttiva (UE) 2015/2366, e volta a determinare se tali norme hanno migliorato la trasparenza delle commissioni di conversione valutaria;
   f) una valutazione per stabilire se e in quale misura i prestatori di servizi di conversione valutaria abbiano incontrato difficoltà nell'applicazione pratica degli articoli 3 bis e 3 ter del presente regolamento e delle disposizioni nazionali di attuazione dell'articolo 45, paragrafo 1, dell'articolo 52, paragrafo 3, e dell'articolo 59, paragrafo 2, della direttiva (UE) 2015/2366;
   g) un'analisi costi-benefici dei canali e delle tecnologie di comunicazione utilizzati o disponibili per i fornitori di servizi di conversione valutaria e che possono migliorare ulteriormente la trasparenza delle spese di conversione valutaria, compresa una valutazione dell'esistenza o meno di determinati canali che i prestatori di servizi di pagamento dovrebbero essere tenuti a offrire per l'invio delle informazioni di cui all'articolo 3 bis; tale analisi comprende anche una valutazione della fattibilità tecnica della divulgazione simultanea delle informazioni di cui all'articolo 3 bis, paragrafi 1 e 3, del presente regolamento, prima dell'avvio di ciascuna operazione, per tutte le opzioni di conversione valutaria disponibili presso un ATM o presso il punto di vendita;
   h) un'analisi costi/benefici per introdurre la possibilità per i pagatori di bloccare l'opzione di conversione valutaria offerta da un soggetto diverso dal prestatore di servizi di pagamento del pagatore presso un ATM o presso il punto di vendita e di modificare le loro preferenze al riguardo;
   i) un'analisi costi-benefici dell'introduzione dell'obbligo per il prestatore di servizi di pagamento del pagatore, quando fornisce servizi di conversione valutaria in relazione a una singola operazione di pagamento, di applicare in sede di compensazione e regolamento dell'operazione il tasso di conversione valutaria applicabile al momento della disposizione dell'operazione.

2.  La relazione di cui al paragrafo 1 del presente articolo riguarda almeno il periodo dal 15 dicembre 2019 fino al .... [30 mesi dopo l'entrata in vigore del presente regolamento modificativo]. Essa tiene conto delle specificità delle varie operazioni di pagamento, distinguendo in particolare tra le operazioni avviate presso un ATM e presso il punto di vendita.

Nella preparazione della sua relazione, la Commissione può utilizzare i dati raccolti dagli Stati membri durante il periodo di riferimento di cui al paragrafo 1.

_____________

* Regolamento (UE) .../... del Parlamento europeo e del Consiglio, del .... su ... (GU ...).

"

Articolo 2

1.  Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

2.  Esso si applica a decorrere dal 15 dicembre 2019, salvo:

a)  l'articolo 1, punto 6, si applica a decorrere dal ... [data di entrata in vigore del presente regolamento modificativo];

b)  l'articolo 1, punti 4 e 5, relativamente all'articolo 3 bis, paragrafi da 1 a 4, e l'articolo 3 ter del regolamento (CE) n. 924/2009 si applica a decorrere dal .... [12 mesi dall'entrata in vigore del presente regolamento modificativo].

c)  l'articolo 1, punto 4, relativamente all'articolo 3 bis, paragrafi 5 e 6, del regolamento (CE) n. 924/2009, si applica a decorrere dal ... [24 mesi dall'entrata in vigore del presente regolamento modificativo].

d)  l'articolo 1, punto 4, relativamente all'articolo 3 bis, paragrafo 7, del regolamento (CE) n. 924/2009, nella misura in cui si riferisce all'articolo 3 bis, paragrafi da 1 a 4, di detto regolamento, si applica a decorrere dal ... [12 mesi dall'entrata in vigore del presente regolamento modificativo];

e)  l'articolo 1, punto 4, relativamente all'articolo 3 bis, paragrafo 7, del regolamento (CE) n. 924/2009, nella misura in cui si riferisce all'articolo 3 bis, paragrafi 5 e 6, di detto regolamento, si applica a decorrere dal ... [24 mesi dall'entrata in vigore del presente regolamento modificativo].

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a ▌, il

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

(1) GU C 382 del 23.10.2018, pag. 7.
(2) GU C 367 del 10.10.2018, pag. 28
(3) GU C 382 del 23.10.2018, pag. 7.
(4)GU C 367 del 10.10.2018, pag. 28.
(5) Posizione del Parlamento europeo del 14 febbraio 2019.
(6)Regolamento (CE) n. 2560/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 dicembre 2001, relativo ai pagamenti transfrontalieri in euro (GU L 344 del 28.12.2001, pag. 13).
(7)Regolamento (CE) n. 924/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 settembre 2009, relativo ai pagamenti transfrontalieri nella Comunità e che abroga il regolamento (CE) n. 2560/2001 (GU L 266 del 9.10.2009, pag. 11).
(8)Direttiva (UE) 2015/2366 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2015, relativa ai servizi di pagamento nel mercato interno, che modifica le direttive 2002/65/CE, 2009/110/CE e 2013/36/UE e il regolamento (UE) n. 1093/2010, e abroga la direttiva 2007/64/CE (GU L 337 del 23.12.2015, pag. 35).
(9)+ GU: inserire nel testo il numero del regolamento contenuto nel documento 2018/0076(COD) e nella nota a piè di pagina il numero, la data, il titolo e il riferimento GU di detto regolamento.
(10)++ GU: inserire nel testo il numero del regolamento di cui al documento 2018/0076 (COD).


Norme comuni per l'accesso al mercato internazionale dei servizi di trasporto effettuati con autobus ***I
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Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 14 febbraio 2019 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1073/2009 che fissa norme comuni per l'accesso al mercato internazionale dei servizi di trasporto effettuati con autobus (COM(2017)0647 – C8-0396/2017 – 2017/0288(COD))
P8_TA(2019)0125A8-0032/2019

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Modifica della direttiva 2012/27/UE sull'efficienza energetica e del regolamento (UE) 2018/1999 sulla governance dell'Unione dell'energia e azione per il clima, a motivo del recesso del Regno Unito dall'Unione europea***I
PDF 162kWORD 54k
Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 14 febbraio 2019 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che adatta la direttiva 2012/27/UE del Parlamento europeo e del Consiglio sull'efficienza energetica [modificata dalla direttiva (UE) 2018/XXX] e il regolamento (UE) 2018/XXX del Parlamento europeo e del Consiglio [Governance dell'Unione dell'energia], a motivo del recesso del Regno Unito dall'Unione europea (COM(2018)0744 – C8-0482/2018 – 2018/0385(COD))
P8_TA-PROV(2019)0126A8-0014/2019

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2018)0744),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, l'articolo 192, paragrafo 1, e l'articolo 194, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0482/2018),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 30 gennaio 2019, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (A8-0014/2019),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 14 febbraio 2019 in vista dell'adozione della decisione (UE) 2019/… del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2012/27/UE sull'efficienza energetica e il regolamento (UE) 2018/1999 sulla governance dell'Unione dell'energia e azione per il clima, a motivo del recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall'Unione

P8_TC1-COD(2018)0385


(Testo rilevante ai fini del SEE)

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 192, paragrafo 1 e l'articolo 194, paragrafo 2,

vista la proposta della Commissione europea,

previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(1),

visto il parere del Comitato delle regioni(2),

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria(3),

considerando quanto segue:

(1)  Il 29 marzo 2017 il Regno Unito ha notificato l'intenzione di recedere dall'Unione a norma dell'articolo 50 del trattato sull'Unione europea (TUE). I trattati cesseranno di applicarsi al Regno Unito a decorrere dalla data di entrata in vigore di un accordo di recesso o, in mancanza di questo, due anni dopo tale notifica, ovvero dal 30 marzo 2019, salvo che il Consiglio europeo, d'intesa con il Regno Unito, decida all'unanimità di prorogare tale termine

(2)  L'accordo di recesso convenuto tra le parti negoziali stabilisce le modalità di applicazione delle disposizioni del diritto dell'Unione nei confronti del Regno Unito e nel suo territorio oltre la data in cui i trattati cesseranno di applicarsi nei confronti del Regno Unito e nel suo territorio. Se tale accordo entrerà in vigore, la direttiva (UE) 2018/2002(4), che modifica la direttiva 2012/27/UE del Parlamento europeo e del Consiglio(5), e il regolamento (UE) 2018/1999 del Parlamento europeo e del Consiglio(6) si applicheranno nei confronti del Regno Unito e nel suo territorio durante il periodo di transizione conformemente a tale accordo e cesseranno di applicarsi alla fine di tale periodo.

(3)  L´articolo 3, paragrafo 5, della direttiva 2012/27/UE ▌, che era stato introdotto dalla direttiva (UE) 2018/2002, impone agli Stati membri di stabilire i contributi nazionali indicativi agli obiettivi dell'Unione di almeno il 32,5 % di efficienza energetica per il 2030. Nello stabilire tali contributi, gli Stati membri devono tenere conto del consumo energetico dell'Unione nel 2030 in termini di energia primaria e/o finale.

(4)  L´articolo 6, paragrafo 1, primo comma, del regolamento (UE) 2018/1999 impone agli Stati membri di tenere conto del consumo energetico dell'Unione nel 2030 in termini di energia primaria e/o finale nei propri contributi nazionali indicativi agli obiettivi dell'Unione. A norma dell´articolo 29, paragrafo 3, primo comma, di tale regolamento, il consumo energetico a livello di Unione è importante anche per la valutazione, da parte della Commissione, dei progressi compiuti verso il raggiungimento collettivo degli obiettivi dell'Unione.

(5)  In seguito al recesso del Regno Unito dall'Unione, è necessario modificare le cifre del consumo energetico previste per l'Unione nel 2030 affinché corrispondano all'Unione a 27 Stati membri escluso il Regno Unito ("UE-27"). Le proiezioni relative agli obiettivi principali dell'Unione di almeno il 32,5 % indicano che il consumo di energia primaria dovrebbe corrispondere a 1 273 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtoe) e il consumo di energia finale dovrebbe essere pari a 956 Mtoe nel 2030 per l'Unione a 28 Stati membri. Le proiezioni equivalenti per l'UE 27 indicano che nel 2030 il consumo di energia primaria dovrebbe essere pari a 1 128 Mtoe e il consumo di energia finale dovrebbe essere pari a 846 Mtoe. Di conseguenza, è necessario modificare le cifre relative ai livelli di consumo energetico nel 2030.

(6)  Le stesse proiezioni per il consumo di energia nel 2030 sono rilevanti per gli articoli 6 e 29 del regolamento (UE) 2018/1999.

(7)  A norma dell'articolo 4, paragrafo 3, del regolamento (CEE, Euratom) n. 1182/71 del Consiglio(7), la cessazione dell'applicazione degli atti fissata a una determinata data deve avvenire al termine dell'ultima ora del giorno corrispondente a tale data. La presente decisione dovrebbe pertanto applicarsi a decorrere dal giorno successivo a quello in cui la direttiva 2012/27/UE e il regolamento (UE) 2018/1999 cesseranno di applicarsi al Regno Unito.

(8)  È opportuno pertanto modificare di conseguenza la direttiva 2012/27/UE e il regolamento (UE) 2018/1999.

(9)  Al fine di prepararsi senza indugio al recesso del Regno Unito, la presente decisione dovrebbe entrare in vigore il terzo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea,

HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:

Articolo 1

Modifica della direttiva 2012/27/UE

All'articolo 3 della direttiva 2012/27/UE, il paragrafo 5 è sostituito dal seguente:"

"5. Ogni Stato membro stabilisce i contributi nazionali indicativi di efficienza energetica agli obiettivi dell'Unione per il 2030 di cui all'articolo 1, paragrafo 1, della presente direttiva, in conformità degli articoli 4 e 6 del regolamento (UE) 2018/1999 del Parlamento europeo e del Consiglio*. Nello stabilire tali contributi, gli Stati membri tengono conto del fatto che nel 2030 il consumo energetico dell'Unione non deve superare 1 128 Mtoe di energia primaria e/o 846 Mtoe di energia finale. Gli Stati membri notificano i suddetti contributi alla Commissione nell'ambito dei rispettivi piani nazionali integrati per l'energia e il clima secondo la procedura di cui agli articoli 3 e da 7 a 12 del regolamento (UE) 2018/1999.

_________________________

* Regolamento (UE) 2018/1999 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2018, sulla governance dell'Unione dell'energia e dell'azione per il clima che modifica le direttive (CE) n. 663/2009 e (CE) n. 715/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, le direttive 94/22/CE, 98/70/CE, 2009/31/CE, 2009/73/CE, 2010/31/UE, 2012/27/UE e 2013/30/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, le direttive del Consiglio 2009/119/CE e (UE) 2015/652 e che abroga il regolamento (UE) n. 525/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 328, del 21.12.2018, pag. 1).".

"

Articolo 2

Modifica del regolamento (UE) 2018/1999

Il regolamento (UE) 2018/1999 è così modificato:

1)  all'articolo 6, paragrafo 1, il primo comma è sostituito dal seguente:"

"1. Nel suo contributo nazionale indicativo di efficienza energetica per il 2030 e per l'ultimo anno del periodo coperto per i successivi piani nazionali a norma dell'articolo 4, lettera b), punto 1) del presente regolamento, ciascuno Stato membro tiene conto del fatto che, conformemente all'articolo 3 della direttiva 2012/27/UE, il consumo energetico dell'Unione per il 2020 non deve essere superiore a 1 483 Mtop di energia primaria o a 1 086 Mtop di energia finale e il consumo energetico dell'Unione per il 2030 non deve essere superiore a 1 128 Mtop di energia primaria e/o a 846 Mtop di energia finale.”;

"

2)  all'articolo 29, paragrafo 3, il primo comma è sostituito dal seguente:"

"3. Nel settore dell'efficienza energetica, nell'ambito della valutazione di cui al paragrafo 1, la Commissione valuta i progressi compiuti nel conseguire collettivamente un consumo massimo dell'Unione di 1 128 Mtoe di energia primaria e 846 Mtoe di energia finale nel 2030, secondo quanto disposto all'articolo 3, paragrafo 5, della direttiva 2012/27/UE.".

"

Articolo 3

Scadenze

Gli articoli 1 e 2 della presente decisione fanno salvi i termini di cui all'articolo 2 della direttiva (UE) 2018/2002 e all'articolo 59 del regolamento (UE) 2018/1999.

Articolo 4

Entrata in vigore e applicazione

1.  La presente decisione entra in vigore il terzo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

2.  Gli articoli 1 e 2 si applicano a decorrere dal giorno successivo a quello in cui la direttiva 2012/27/UE e il regolamento 2018/1999/UE cesseranno di applicarsi nei confronti del Regno Unito e nel suo territorio.

Articolo 5

Destinatari

Gli Stati membri sono destinatari della presente decisione.

Fatto a ...,

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

(1)GU C ....
(2)GU C ....
(3) Posizione del Parlamento europeo del 14 febbraio 2019.
(4) Direttiva (UE) 2018/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2018, che modifica la direttiva 2012/27/CE sull'efficienza energetica (GU L 328 del 21.12.2018, pag. 210).
(5) Direttiva 2012/27/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, sull'efficienza energetica, che modifica le direttive 2009/125/CE e 2010/30/UE e abroga le direttive 2004/8/CE e 2006/32/CE (GU L 315 del 14.11.2012, pag. 1).
(6) Regolamento (UE) 2018/1999 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2018, sulla governance dell'Unione dell'energia e dell'azione per il clima che modifica le direttive (CE) n. 663/2009 e (CE) n. 715/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, le direttive 94/22/CE, 98/70/CE, 2009/31/CE, 2009/73/CE, 2010/31/UE, 2012/27/UE e 2013/30/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, le direttive del Consiglio 2009/119/CE e (UE) 2015/652 e che abroga il regolamento (UE) n. 525/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 328 del 21.12.2018, pag. 1).
(7) Regolamento (CEE, Euratom) n. 1182/71 del Consiglio, del 3 giugno 1971, che stabilisce le norme applicabili ai periodi di tempo, alle date e ai termini (GU L 124 dell'8.6.1971, pag. 1).


Diritto di manifestare pacificamente e uso proporzionato della forza
PDF 123kWORD 50k
Risoluzione del Parlamento europeo del 14 febbraio 2019 sul diritto di manifestazione pacifica e sull'uso proporzionato della forza (2019/2569(RSP))
P8_TA-PROV(2019)0127B8-0103/2019

Il Parlamento europeo,

–  visti i trattati dell'Unione europea, in particolare gli articoli 2, 3, 4, 6 e 7 del trattato sull'Unione europea (TUE),

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (in appresso "la Carta"),

–  viste la Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU) e la relativa giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDH),

–  vista la sua risoluzione del 16 gennaio 2019 sulla situazione dei diritti fondamentali nell'Unione europea nel 2017(1),

–  visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che l'UE si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze; che questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini;

B.  considerando che lo Stato di diritto è il cardine della democrazia ed è uno dei principi fondanti dell'Unione, il cui funzionamento presuppone fiducia reciproca quanto al fatto che gli Stati membri rispettano la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali, quali sanciti nella Carta e nella CEDU;

C.  considerando che l'Unione europea si impegna a rispettare la libertà di espressione e di informazione nonché la libertà di riunione e di associazione;

D.  considerando che l'articolo 11 della CEDU e l'articolo 12 della Carta sanciscono che ogni persona ha diritto alla libertà di riunione pacifica e alla libertà di associazione, incluso il diritto di fondare sindacati insieme con altri e di aderirvi per la difesa dei propri interessi;

E.  considerando che l'articolo 11 della CEDU sancisce che "l'esercizio di tali diritti non può essere oggetto di restrizioni diverse da quelle che sono stabilite dalla legge e che, in una società democratica, costituiscono misure necessarie alla sicurezza nazionale, alla pubblica sicurezza, alla difesa dell'ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della morale e alla protezione dei diritti e delle libertà altrui";

F.  considerando che l'articolo 11 della CEDU sancisce inoltre che "la libertà di riunione non osta a che siano imposte restrizioni legittime all'esercizio di tali diritti da parte dei membri delle forze armate, della polizia o dell'amministrazione dello Stato";

G.  considerando che l'articolo 12 della Carta afferma altresì che "i partiti politici a livello dell'Unione contribuiscono a esprimere la volontà politica dei cittadini dell'Unione";

H.  considerando che occorre tutelare la libertà di associazione; che una società civile vivace e il pluralismo dei mezzi di informazione svolgono un ruolo determinante nel promuovere una società aperta e pluralistica e la partecipazione del pubblico al processo democratico, come pure nel rafforzare la responsabilità dei governi;

I.  considerando che la libertà di riunione va di pari passo con la libertà di espressione garantita dall'articolo 11 della Carta e dall'articolo 10 della CEDU, che sanciscono il diritto di ogni persona alla libertà di espressione, diritto che include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera;

J.  considerando che l'esercizio di queste libertà comporta doveri e responsabilità, e può quindi essere sottoposto alle formalità, condizioni, restrizioni o sanzioni che sono previste dalla legge e che, in una società democratica, costituiscono misure necessarie alla sicurezza nazionale, all'integrità territoriale o alla pubblica sicurezza, alla difesa dell'ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della morale, alla protezione della reputazione o dei diritti altrui, per impedire la divulgazione di informazioni riservate o per garantire l'autorità e l'imparzialità del potere giudiziario, come prescritto dall'articolo 10 della CEDU;

K.  considerando che, a norma dell'articolo 52 della Carta, "eventuali limitazioni all'esercizio dei diritti e delle libertà riconosciuti dalla [presente] Carta devono essere previste dalla legge e rispettare il contenuto essenziale di detti diritti e libertà";

L.  considerando che, conformemente all'articolo 4, paragrafo 2, TUE, l'Unione "rispetta le funzioni essenziali [degli Stati membri], in particolare le funzioni di salvaguardia dell'integrità territoriale, di mantenimento dell'ordine pubblico e di tutela della sicurezza nazionale"; che, "in particolare, la sicurezza nazionale resta di esclusiva competenza di ciascuno Stato membro";

M.  considerando che, secondo la giurisprudenza della CEDH e della Corte di giustizia dell'Unione europea, tutte le restrizioni dei diritti fondamentali e delle libertà civili devono rispettare i principi di legalità, necessità e proporzionalità;

N.  considerando che le autorità di contrasto di diversi Stati membri sono state criticate per aver pregiudicato il diritto a manifestare e per ricorso eccessivo alla forza;

1.  invita gli Stati membri a rispettare il diritto alla libertà di riunione pacifica, alla libertà di associazione e alla libertà di espressione;

2.  sottolinea che il dibattito pubblico è essenziale per il funzionamento delle società democratiche;

3.  condanna l'adozione di leggi restrittive riguardanti la libertà di riunione, avutasi in diversi Stati membri negli ultimi anni;

4.  condanna il ricorso a interventi violenti e sproporzionati da parte delle autorità pubbliche in occasione di proteste e manifestazioni pacifiche; incoraggia le autorità competenti a garantire indagini trasparenti, imparziali, indipendenti ed efficaci in caso di sospetti o denunce di uso sproporzionato della forza; ricorda che le autorità di contrasto devono sempre rispondere delle loro azioni nell'ambito dell'adempimento dei loro doveri e del rispetto dei pertinenti quadri giuridici e operativi;

5.  invita gli Stati membri a garantire che l'uso della forza da parte delle autorità di contrasto sia sempre legittimo, proporzionato e necessario e avvenga come ultima ratio, e che preservi la vita umana e l'integrità fisica della persona; osserva che l'uso indiscriminato della forza contro le folle è in contrasto con il principio di proporzionalità;

6.  rileva l'importante ruolo dei giornalisti e dei fotoreporter nella denuncia dei casi di violenza sproporzionata e condanna tutti i casi in cui essi sono stati deliberatamente presi di mira;

7.  ritiene che la violenza contro manifestanti pacifici non possa mai costituire una soluzione in un dibattito o in politica;

8.  riconosce che le forze di polizia, che contano anch'esse numerose vittime, operano in condizioni difficili, a causa soprattutto dell'ostilità di alcuni manifestanti ma anche di un carico di lavoro eccessivo; condanna ogni forma di violenza nei confronti di individui o beni da parte di manifestanti e militanti violenti, che partecipano soltanto per scopi violenti e minano la legittimità delle proteste pacifiche;

9.  incoraggia gli agenti di pubblica sicurezza degli Stati membri a partecipare attivamente alla formazione offerta dall'Agenzia dell'Unione europea per la formazione delle autorità di contrasto (CEPOL) sul tema "ordine pubblico e operazioni di polizia in occasione di eventi di primo piano"; incoraggia gli Stati membri a scambiarsi le migliori pratiche al riguardo;

10.  sottolinea l'importanza di garantire la sicurezza dei funzionari delle autorità di contrasto, degli agenti di polizia e dei soldati impegnati nelle operazioni di manutenzione di sicurezza durante le manifestazioni pubbliche di protesta;

11.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Consiglio d'Europa, all'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa e alle Nazioni Unite.

(1) Testi approvati, P8_TA(2019)0032.


Diritti delle persone intersessuali
PDF 144kWORD 52k
Risoluzione del Parlamento europeo del 14 febbraio 2019 sui diritti delle persone intersessuali (2018/2878(RSP))
P8_TA-PROV(2019)0128B8-0101/2019

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 2 del trattato sull'Unione europea,

–  visti gli articoli 8 e 10 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare l'articolo 21,

–  vista la Carta sociale europea, in particolare l'articolo 11,

–  vista la direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato(1),

–  vista la relazione pubblicata dalla Commissione nel 2011 da titolo "Transessuali e intersessuali",

–  viste le relazioni finali del progetto pilota finanziato dalla Commissione "Health4LGBTI" sulle disuguaglianze sanitarie subite dalle persone LGBTI,

–  vista la sua risoluzione del 4 febbraio 2014 sulla tabella di marcia dell'UE contro l'omofobia e la discriminazione legata all'orientamento sessuale e all'identità di genere(2),

–  vista la sua risoluzione del 13 dicembre 2016 sulla situazione dei diritti fondamentali nell'Unione europea nel 2015(3),

–  visto il documento pubblicato nel maggio 2015 dall'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA) dal titolo "The fundamental rights situation of intersex people" (La situazione dei diritti fondamentali delle persone intersessuali)(4),

–  vista la pubblicazione online della FRA dal titolo "Mapping minimum age requirements concerning the rights of the child in the EU" (Mappatura dei requisiti minimi di età per quanto riguarda i diritti dei minori nell'UE)(5), del novembre 2017,

–  vista la relazione FRA 2018 sui diritti fondamentali,

–  vista la Convenzione europea dei diritti dell'uomo,

–  vista la Convenzione europea per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti,

–  vista la risoluzione 2191 dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, adottata nel 2017, sulla promozione dei diritti umani delle persone intersessuali e sull'eliminazione della discriminazione nei loro confronti,

–  vista la relazione del 2015 del commissario del Consiglio d'Europa per i diritti dell'uomo sui diritti umani delle persone intersessuali;

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità,

–  vista la relazione del 2013 del relatore speciale delle Nazioni Unite in materia di tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti,

–  visti i principi di Yogyakarta, dal titolo "Principles and State Obligations on the Application of International Human Rights Law in Relation to Sexual Orientation, Gender Identity, Gender Expression and Sex Characteristics" (Principi e obblighi degli Stati relativamente all'applicazione del diritto internazionale in materia di diritti umani in relazione all'orientamento sessuale, all'identità di genere, all'espressione di genere e alle caratteristiche sessuali), adottati nel novembre 2006 e i 10 principi complementari ("+10") adottati il 10 novembre 2017,

–  viste le interrogazioni al Consiglio e alla Commissione riguardanti i diritti delle persone intersessuali (O-000132/2018 – B8-0007/2019 e O-000133/2018 – B8-0008/2019),

–  vista la proposta di risoluzione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni,

–  visti l'articolo 128, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che le persone intersessuali nascono con caratteristiche sessuali fisiche che non corrispondono a norme mediche o sociali per il corpo femminile o maschile, e che queste variazioni nelle caratteristiche sessuali possono manifestarsi nelle caratteristiche primarie (come gli organi genitali interni ed esterni nonché la struttura cromosomica e ormonale) e/o nelle caratteristiche secondarie (come la massa muscolare, la distribuzione dei capelli e la statura);

B.  considerando che le persone intersessuali sono esposte a numerose forme di violenza e discriminazione nell'Unione europea e che tali violazioni dei diritti umani rimangono ampiamente sconosciute al grande pubblico e ai responsabili politici;

C.  considerando che vi è un'elevata prevalenza di interventi chirurgici e cure mediche sui neonati intersessuali, sebbene nella maggior parte dei casi tali trattamenti non siano necessari dal punto di vista medico; che gli interventi di chirurgia estetica e gli interventi chirurgici urgenti possono essere proposti come pacchetto, impedendo ai genitori e alle persone intersessuali di disporre di informazioni complete sull'impatto di ciascuno di essi;

D.  considerando che gli interventi chirurgici e i trattamenti medici vengono eseguiti sui bambini intersessuali senza il loro previo consenso personale, completo e informato; che le mutilazioni genitali intersessuali possono avere conseguenze per tutta la vita, come traumi psicologici e menomazioni fisiche;

E.  considerando che le persone intersessuali e i bambini intersessuali che appartengono ad altre minoranze e gruppi emarginati sono ulteriormente emarginati e socialmente esclusi e a rischio di violenza e discriminazione, a causa delle loro identità incrociate;

F.  considerando che nella maggior parte degli Stati membri l'intervento chirurgico può essere eseguito su un bambino intersessuale o una persona intersessuale con disabilità con il consenso del suo tutore legale, indipendentemente dalla capacità della persona intersessuale di decidere autonomamente;

G.  considerando che in molti casi i genitori e/o i tutori legali sono fortemente sollecitati a prendere decisioni senza essere pienamente informati delle conseguenze permanenti per i loro figli;

H.  considerando che molte persone intersessuali non hanno pieno accesso alle loro cartelle cliniche e non sanno quindi di essere intersessuali o non sono a conoscenza delle cure mediche cui sono state sottoposte;

I.  considerando che le variazioni intersex continuano ad essere classificate come malattie, ad esempio nella classificazione internazionale delle malattie (ICD) dell'Organizzazione mondiale della sanità, in mancanza di prove a sostegno dell'efficacia a lungo termine delle cure;

J.  considerando che alcune persone intersessuali non si identificano con il genere che viene loro assegnato clinicamente alla nascita; che il riconoscimento giuridico del genere basato sull'autodeterminazione è possibile solo in sei Stati membri; che molti Stati membri richiedono ancora la sterilizzazione per il riconoscimento giuridico del genere;

K.  considerando che la legislazione antidiscriminazione a livello dell'UE, e nella maggior parte degli Stati membri, non comprende la discriminazione basata sulle caratteristiche sessuali, né come categoria a sé stante né quando è interpretata come una forma di discriminazione basata sul sesso;

L.  considerando che nell'Unione molti bambini intersessuali subiscono violazioni dei diritti umani e mutilazione genitale quando sono sottoposti a trattamenti di normalizzazione sessuale;

1.  prende atto dell'urgente necessità di combattere le violazioni dei diritti umani delle persone intersessuali e invita la Commissione e gli Stati membri a proporre una normativa per affrontare tali questioni;

Medicalizzazione e patologizzazione

2.  condanna fermamente i trattamenti e la chirurgia di normalizzazione sessuale; accoglie con favore le leggi che vietano tali interventi chirurgici, come a Malta e in Portogallo, e incoraggia gli altri Stati membri ad adottare quanto prima una legislazione analoga;

3.  sottolinea la necessità di fornire una consulenza e un sostegno adeguati ai minori intersessuali e alle persone intersessuali con disabilità, nonché ai loro genitori o tutori, e di informarli pienamente sulle conseguenze dei trattamenti di normalizzazione sessuale;

4.  invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere le organizzazioni che lavorano per eliminare la stigmatizzazione delle persone intersessuali;

5.  invita la Commissione e gli Stati membri ad aumentare i finanziamenti destinati alle organizzazioni della società civile delle persone intersessuali;

6.  invita gli Stati membri a migliorare l'accesso delle persone intersessuali alle loro cartelle cliniche e a garantire che nessuno sia sottoposto a cure mediche o chirurgiche non necessarie durante la prima infanzia e l'infanzia, garantendo l'integrità fisica, l'autonomia e l'autodeterminazione dei bambini interessati;

7.  ritiene che la patologizzazione delle variazioni intersessuali comprometta il pieno godimento, da parte delle persone intersessuali, del diritto ai più elevati standard possibili in materia di salute, quale sancito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo; invita gli Stati membri a garantire la depatologizzazione delle persone intersessuali;

8.  accoglie con favore la depatologizzazione, per quanto parziale, delle identità trans nell'undicesima revisione della classificazione internazionale delle malattie ICD (ICD-11); osserva tuttavia che la categoria "incongruenza di genere" nell'infanzia patologizza i comportamenti non normativi di genere nell'infanzia; invita pertanto gli Stati membri ad adoperarsi per l'eliminazione di detta categoria dall'ICD-11 e ad adeguare la futura revisione dell'ICD ai rispettivi sistemi sanitari nazionali;

Documenti di identità

9.  sottolinea l'importanza di procedure flessibili di registrazione delle nascite; accoglie con favore le leggi adottate in alcuni Stati membri che permettono il riconoscimento giuridico del genere sulla base dell'autodeterminazione; incoraggia altri Stati membri ad adottare una legislazione analoga, comprese procedure flessibili per modificare i marcatori di genere, a condizione che continuino ad essere registrati, nonché i nomi sui certificati di nascita e sui documenti di identità (compresa la possibilità di nomi neutri sotto il profilo del genere);

Discriminazione

10.  deplora il mancato riconoscimento delle caratteristiche sessuali come motivo di discriminazione in tutta l'UE e sottolinea pertanto l'importanza di questo criterio al fine di garantire l'accesso alla giustizia per le persone intersessuali;

11.  invita la Commissione a migliorare lo scambio delle migliori prassi in materia; invita gli Stati membri a adottare la legislazione necessaria per garantire una protezione, un rispetto e una promozione adeguati dei diritti fondamentali delle persone intersessuali, compresi i bambini intersessuali, come anche una protezione completa contro la discriminazione;

Sensibilizzazione del pubblico

12.  invita tutte le parti interessate a condurre ricerche sulle persone intersessuali in un'ottica sociologica e dei diritti umani piuttosto che clinica;

13.  invita la Commissione a garantire che i fondi dell'UE non sostengano progetti di ricerca e/o in campo medico che contribuiscono ulteriormente alle violazioni dei diritti umani delle persone intersessuali, nel contesto delle reti di riferimento europee (ERN); esorta la Commissione e gli Stati membri a sostenere e finanziare la ricerca sulla situazione dei diritti umani delle persone intersessuali;

14.  sollecita la Commissione ad adottare un approccio olistico e basato sui diritti per quanto riguarda i diritti delle persone intersessuali e a coordinare meglio il lavoro delle sue direzioni generali Giustizia e consumatori, Istruzione, Gioventù, Sport e cultura, Salute e sicurezza alimentare, in modo da garantire politiche e programmi coerenti a sostegno delle persone intersessuali, compresa la formazione dei funzionari statali e della classe medica;

15.  invita la Commissione a rafforzare la dimensione intersessuale nel suo elenco pluriennale di azioni a favore delle persone LGBTI per il periodo in corso e a predisporre sin d'ora il rinnovo di detta strategia per il prossimo periodo pluriennale (2019-2024);

16.  invita la Commissione a facilitare la condivisione delle migliori prassi tra gli Stati membri per quanto riguarda la protezione dei diritti umani e dell'integrità fisica delle persone intersessuali;

o
o   o

17.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, nonché all'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.

(1) GU L 315 del 14.11.2012, pag. 57.
(2) GU C 93 del 24.3.2017, pag. 21.
(3) GU C 238 del 6.7.2018, pag. 2.
(4) https://fra.europa.eu/en/publication/2015/fundamental-rights-situation-intersex-people
(5) https://fra.europa.eu/en/publication/2017/mapping–minimum–age–requirements–concerning–rights–child–eu


Il futuro dell'elenco di azioni a favore delle persone LGBTI (2019-2024)
PDF 135kWORD 47k
Risoluzione del Parlamento europeo del 14 febbraio 2019 sul futuro dell'elenco di azioni a favore delle persone LGBTI (2019‑2024) (2019/2573(RSP))
P8_TA-PROV(2019)0129B8-0127/2019

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 2 del trattato sull'Unione europea,

–  visti gli articoli 8 e 10 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare l'articolo 21,

–  vista la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali,

–  vista la raccomandazione CM/Rec(2010)5 del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa agli Stati membri, del 31 marzo 2010, sulle misure per combattere la discriminazione basata sull'orientamento sessuale o l'identità di genere,

–  viste la proposta di direttiva del Consiglio recante applicazione del principio di parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale (COM(2008)0426) e la sua posizione del 2 aprile 2009 in merito a tale proposta,

–  visti gli orientamenti per la promozione e la tutela dell'esercizio di tutti i diritti umani da parte delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI) adottati dal Consiglio dell'Unione europea nella sua riunione del 24 giugno 2013,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 16 giugno 2016 sull'uguaglianza delle persone LGBTI,

–  visti i risultati del sondaggio relativo a lesbiche, gay, bisessuali e transgender nell'Unione europea, condotto dall'Agenzia per i diritti fondamentali (FRA) e pubblicato il 17 maggio 2013,

–  vista la sua risoluzione del 4 febbraio 2014 sulla tabella di marcia dell'UE contro l'omofobia e la discriminazione legata all'orientamento sessuale e all'identità di genere(1),

–  vista la sua risoluzione del 16 gennaio 2019 sulla situazione dei diritti fondamentali nell'Unione europea nel 2017(2),

–  vista la risoluzione 2191(2017) del 12 ottobre 2017 dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa sulla promozione dei diritti umani delle persone intersessuali e sull'eliminazione della discriminazione nei loro confronti,

–  visto elenco di azioni della Commissione per far progredire l'uguaglianza delle persone LGBTI, del dicembre 2015,

–  viste le relazioni annuali della Commissione del 2016 e del 2017 sull'attuazione dell'elenco di azioni per far progredire l'uguaglianza delle persone LGBTI,

–  vista la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) (Relu Adrian Coman e altri / Inspectoratul General pentru Imigrări Ministerul Afacerilor Interne)(3) e altra giurisprudenza pertinente della CGUE e della Corte europea dei diritti dell'uomo,

–  vista la relazione del maggio 2015 dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali dal titolo "The fundamental rights situation of intersex people" (La situazione dei diritti fondamentali delle persone intersessuali),

–  vista la relazione del marzo 2017 dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali dal titolo "Current migration situation in the EU: Lesbian, gay, bisexual, transgender and intersex asylum seekers" (Situazione attuale dei migranti nell'UE: richiedenti asilo lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e intersessuali),

–  vista la relazione del 2015 del commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa concernente i diritti umani delle persone intersessuali;

–  vista la risoluzione 2048(2015) del 22 aprile 2015 dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa sulla discriminazione delle persone transgender in Europa,

–  vista la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW),

–  vista la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul),

–  vista l'interrogazione alla Commissione sul futuro dell'elenco di azioni a favore delle persone LGBTI (2019‑2024) (O-000006/2019 – B8-0014/2019),

–  visti l'articolo 128, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che le persone LGBTI continuano a subire discriminazioni e violenze nell'Unione europea; che non tutti gli Stati membri dell'UE garantiscono alle persone LGBTI una protezione giuridica contro la discriminazione;

B.  considerando che il Parlamento, nella sua risoluzione del 4 febbraio 2014 sulla tabella di marcia dell'UE contro l'omofobia e la discriminazione legata all'orientamento sessuale e all'identità di genere, ha invitato la Commissione ad adottare una strategia sull'uguaglianza delle persone LGBTI;

C.  considerando che il Consiglio europeo, nelle sue conclusioni sull'uguaglianza delle persone LGBTI del 16 giugno 2016, ha invitato gli Stati membri a collaborare con la Commissione per quanto riguarda il suo elenco di azioni per far progredire l'uguaglianza delle persone LGBTI;

D.  considerando che la Commissione ha adottato quadri strategici globali su altri temi connessi ai diritti fondamentali, come la disabilità e l'inclusione dei Rom, ma non ha ancora intrapreso azioni analoghe in materia di diritti delle persone LGBTI;

E.  considerando che l'elenco delle azioni per promuovere l'uguaglianza delle persone LGBTI pubblicato dalla Commissione nel 2015 è una strategia non vincolante e non esaustiva;

F.  considerando che le relazioni della Commissione sull'attuazione dell'elenco di azioni per far progredire l'uguaglianza delle persone LGBTI dimostrano che sono stati compiuti passi significativi ma che resta ancora molto da fare per garantire l'uguaglianza per tutti i cittadini dell'UE, compresi i cittadini LGBTI;

G.  considerando che, sebbene gli orientamenti adottati dal Consiglio europeo per promuovere e tutelare l'esercizio di tutti i diritti umani da parte delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI) siano vincolanti per l'UE e i suoi Stati membri nella loro azione esterna sin dal 2013, la mancanza di un impegno complementare interno dell'UE costituisce una minaccia alla coesione interna ed esterna;

H.  considerando che la direttiva antidiscriminazione rimane bloccata in sede di Consiglio;

1.  ribadisce le raccomandazioni contenute nella sua risoluzione sulla tabella di marcia dell'UE;

2.  rileva che negli ultimi anni è stata osservata nell'UE una regressione per quanto riguarda la parità di genere, con ripercussioni dirette sulle persone LGBTI; invita la Commissione a impegnarsi ad affrontare tale regressione, a fare dell'uguaglianza e della non discriminazione un ambito prioritario e a far sì che tale impegno sia accolto nei lavori della prossima Commissione che entrerà in carica nel corso del 2019;

3.  invita la Commissione a garantire che ai diritti delle persone LGBTI sia attribuita priorità nel suo programma di lavoro per il 2019-2024 e a rafforzare la cooperazione tra le diverse DG nei settori in cui dovrebbero essere integrati i diritti delle persone LGBTI, quali l'istruzione e la sanità, come indicato nell'elenco delle azioni per far progredire l'uguaglianza delle persone LGBTI;

4.  invita la Commissione ad adottare un altro documento strategico per promuovere la parità per le persone LGBTI;

5.  invita la Commissione a monitorare e applicare l'attuazione della legislazione antidiscriminazione e delle misure volte a garantire i diritti delle persone LGBTI in tutti gli ambiti;

6.  invita la Commissione a continuare a lavorare sui temi già inclusi nell'elenco di azioni per far progredire l'uguaglianza delle persone LGBTI;

7.  invita la Commissione a coinvolgere il Parlamento e le organizzazioni della società civile nell'elaborazione del suo futuro elenco di azioni per far progredire l'uguaglianza delle persone LGBTI;

8.  invita la Commissione a proseguire le campagne di sensibilizzazione e di comunicazione pubblica concernenti le persone LGBTI e le loro famiglie; sottolinea l'importanza di un'azione di questo tipo a tutti i livelli e di concentrarsi sui benefici che la diversità apporta alla società piuttosto che sulla mera normalizzazione delle persone LGBTI;

9.  invita la Commissione a favorire e sostenere gli Stati membri nell'attuazione di programmi di educazione sessuale e relazionale di alta qualità e completi, che forniscano informazioni ed educazione in materia di salute sessuale e riproduttiva e relativi diritti in modo acritico, fornendo un quadro positivo e inclusivo delle persone LGBTI;

10.  invita la Commissione ad adottare misure concrete per garantire la libera circolazione di tutte le famiglie, comprese le famiglie LGBTI, in linea con la recente causa Coman presso la CGUE;

11.  rileva che, per l'accesso al riconoscimento giuridico del genere, 8 Stati membri prevedono l'obbligo di sterilizzazione e altri 18 di diagnosi di salute mentale; invita la Commissione a valutare se tali requisiti siano conformi alla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea;

12.  invita la Commissione a integrare una prospettiva intersettoriale nei suoi futuri lavori sui diritti delle persone LGBTI, a prendere in considerazione le esperienze di discriminazione trasversale vissute dalle persone LGBTI emarginate e a sviluppare misure per rispondere alle loro esigenze specifiche, anche mettendo a disposizione finanziamenti per specifiche reti di sostegno a favore dei gruppi LGBTI emarginati;

13.  invita la Commissione a continuare a lavorare con gli Stati membri ai fini dell'attuazione delle sue future azioni in materia di diritti delle persone LGBTI;

14.  invita la Commissione a migliorare lo scambio delle migliori prassi in materia; invita gli Stati membri ad adottare la legislazione necessaria per garantire che i diritti fondamentali dei minori LGBTI siano adeguatamente rispettati, promossi e tutelati, compresa la piena protezione contro la discriminazione;

15.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai parlamenti e ai governi degli Stati membri nonché all'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.

(1) GU C 93 del 24.3.2017, pag. 21.
(2) Testi approvati, P8_TA(2019)0032.
(3) Sentenza della Corte (Grande Sezione) del 5 giugno 2018, ECLI:EU:C:2018:385.


Il futuro del trattato INF e l'impatto sull'UE
PDF 137kWORD 54k
Risoluzione del Parlamento europeo del 14 febbraio 2019 sul futuro del trattato INF e l'impatto sull'Unione europea (2019/2574(RSP))
P8_TA-PROV(2019)0130RC-B8-0128/2019

Il Parlamento europeo,

–  visto il trattato tra gli Stati Uniti d'America e l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche per la eliminazione dei missili a medio e corto raggio (in appresso "trattato INF"), firmato a Washington l'8 dicembre 1987 dall'allora Presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan e dall'allora leader dell'Unione Sovietica Mikhail Gorbaciov(1),

–  vista la relazione del 2018 sull'adesione e il rispetto degli accordi e degli impegni in materia di controllo degli armamenti, non proliferazione e disarmo elaborata dal Dipartimento di Stato statunitense,

–  vista la dichiarazione del 21 ottobre 2018 del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che avverte del ritiro degli Stati Uniti dal trattato INF,

–  vista la dichiarazione del 2 febbraio 2019 del Segretario di Stato statunitense sull'intenzione degli Stati Uniti di recedere dal trattato INF(2),

–  vista la dichiarazione del 2 febbraio 2019 del Presidente russo Vladimir Putin, che afferma che anche la Russia sospenderà la sua partecipazione al trattato,

–  vista la dichiarazione sul trattato INF rilasciata il 4 dicembre 2018 dai ministri degli Esteri della NATO(3),

–  vista la strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'Unione europea dal titolo "Visione condivisa, azione comune: un'Europa più forte",

–   viste le preoccupazioni espresse nel 2019 dagli Stati Uniti e dalla NATO in merito al mancato rispetto del trattato INF da parte della Russia, in particolare per quanto riguarda il suo nuovo sistema missilistico 9M729, recentemente reiterate nella dichiarazione del 1º febbraio 2019 del Consiglio Nord Atlantico(4),

–  viste le osservazioni formulate dal vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR), Federica Mogherini, in occasione della settima conferenza dell'UE sulla non proliferazione e il disarmo, tenutasi a Bruxelles il 18 e 19 dicembre 2018,

–  vista la sua risoluzione del 27 ottobre 2016 sulla sicurezza nucleare e la non proliferazione(5),

–  vista la dichiarazione congiunta sulla cooperazione UE-NATO firmata a Bruxelles il 10 luglio 2018,

–  vista l'agenda delle Nazioni Unite per il disarmo(6),

–  visto l'obiettivo di sviluppo sostenibile n. 16 delle Nazioni Unite, dedicato alla promozione di società pacifiche e inclusive per uno sviluppo sostenibile(7),

–  vista la relazione annuale 2017 sull'attuazione della strategia dell'Unione europea contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa, del 18 maggio 2018,

–  visto il trattato di non proliferazione nucleare del 1968 (TNP), che impone a tutti gli Stati di perseguire in buona fede il disarmo nucleare e porre fine alla corsa agli armamenti nucleari,

–  visto il trattato sulla proibizione delle armi nucleari adottato il 7 luglio 2017 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite,

–  vista la sua risoluzione del 10 marzo 2010 sul trattato di non proliferazione delle armi nucleari(8),

–  vista la strategia dell'Unione europea contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa, approvata dal Consiglio europeo il 12 dicembre 2003,

–  viste le conclusioni del Consiglio sulla nona Conferenza di revisione delle parti del trattato di non proliferazione delle armi nucleari (8079/15),

–  viste l'assegnazione del premio Nobel per la pace 2017 alla Campagna internazionale per l'abolizione delle armi nucleari (ICAN) e la dichiarazione resa da quest'ultima il 1° febbraio 2019 dal titolo "US withdrawal from INF Treaty puts Europe (and the world) at risk" (L'uscita degli Stati Uniti dal trattato INF mette a rischio l'Europa (e il mondo)),

–  visto l'articolo 123, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che il trattato INF, firmato nel 1987 dagli Stati Uniti e dall'Unione Sovietica, è stato un accordo senza eguali nell'era della guerra fredda, in quanto anziché fissare dei limiti imponeva a entrambi i paesi di distruggere le loro scorte di missili balistici e da crociera nucleari e convenzionali lanciabili da terra aventi una gittata compresa tra i 500 e 5 500 km, proibendo nel contempo alle parti di detenere, produrre e testare in volo tali missili;

B.  considerando che al maggio 1991 erano stati eliminati circa 2 692 missili, in conformità delle disposizioni del trattato; che sono seguiti 10 anni di ispezioni in loco; che grazie al trattato INF sono stati alla fine smantellati oltre 3 000 missili contenenti testate nucleari;

C.  considerando che il trattato INF ha contribuito a contenere la competizione strategica tra gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica, e in seguito la Federazione russa, e a costruire e rafforzare la stabilità nell'era della guerra fredda; che l'Europa è stata il principale beneficiario del trattato INF, il quale ha avuto un ruolo fondamentale nel mantenimento della sua sicurezza per più di tre decenni; che il trattato continua a costituire un pilastro della pace e della stabilità internazionali, segnatamente in quanto parte dell'architettura di sicurezza europea;

D.  considerando che nel 2014 l'amministrazione Obama ha dichiarato che la Russia stava violando gli obblighi che le incombevano in forza del trattato INF di non detenere, produrre o collaudare in volo missili da crociera lanciabili da terra (GLCM) con una gittata compresa tra i 500 e i 5 500 km, o di detenere o produrre rampe per il lancio di tali missili; che relazioni successive pubblicate nel 2015, 2016, 2017 e 2018 dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti hanno ribadito le asserzioni statunitensi in merito alla persistente violazione del trattato da parte della Russia;

E.  considerando che gli Stati Uniti e la NATO hanno ripetutamente interpellato la Russia in merito alle sue attività di sviluppo di missili, in particolare per quanto riguarda il sistema missilistico 9M729, che a loro parere viola il trattato INF;

F.  considerando che nel dicembre 2017, in occasione del trentesimo anniversario del trattato, l'amministrazione del Presidente Trump ha annunciato una "strategia integrata" di misure diplomatiche, militari ed economiche, volta a riportare la Russia al rispetto del trattato; che tali misure comprendevano sforzi diplomatici attraverso la Commissione speciale di verifica, l'avvio di un programma di ricerca e sviluppo militare e provvedimenti economici nei confronti di entità russe coinvolte nello sviluppo e nella produzione del missile non conforme;

G.  considerando che gli Stati Uniti e la Russia non sono riusciti a risolvere le loro reciproche preoccupazioni attraverso il dialogo diplomatico; che la Commissione speciale di verifica, istituita ai sensi del trattato per affrontare, tra l'altro, le questioni di conformità, non è stata convocata;

H.  considerando che il 20 ottobre 2018 il Presidente Trump ha annunciato che gli Stati Uniti si sarebbero ritirati dal trattato, adducendo come motivazioni l'inadempienza della Russia e la mancata partecipazione della Cina; che il 4 dicembre 2018, in esito alla riunione dei ministri degli Esteri della NATO, il Segretario di Stato statunitense Mike Pompeo ha annunciato che gli Stati Uniti, avendo riscontrato una violazione sostanziale del trattato da parte della Russia, avrebbero sospeso per contrasto i propri obblighi al termine di un periodo di 60 giorni, a meno che la Russia non avesse ripristinato il rispetto totale e verificabile del trattato;

I.  considerando che il 1º febbraio 2019 gli Stati Uniti hanno annunciato, allo scadere del termine di 60 giorni concesso alla Russia per ripristinare il pieno rispetto del trattato, che sospenderanno i propri obblighi derivanti dal trattato INF e avvieranno il processo di ritiro dallo stesso a meno che la Russia, che secondo gli Stati Uniti ha commesso una violazione sostanziale del trattato, non ripristini il rispetto delle condizioni previste da quest'ultimo entro sei mesi; che il Segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha invitato la Russia a sfruttare il periodo di sei mesi concesso dagli Stati Uniti per ripristinare il rispetto totale del trattato;

J.  considerando che il 4 dicembre 2018 i ministri degli Esteri della NATO hanno rilasciato una dichiarazione nella quale riconoscevano le violazioni del trattato INF commesse dalla Russia e invitavano quest'ultima a ripristinare urgentemente il rispetto totale e verificabile del trattato;

K.  considerando che il 2 febbraio 2019 la Russia ha annunciato sospenderà il trattato INF e svilupperà nuovi tipi di missili; che le autorità russe hanno ripetutamente espresso preoccupazione riguardo agli impianti di difesa missilistica della NATO;

L.  considerando che la Cina, insieme ad altri paesi non firmatari del trattato INF, ha intrapreso una massiccia proliferazione del suo arsenale missilistico, il che rende evidente la necessità di un nuovo trattato che vincoli Stati Uniti, Russia e Cina;

M.  considerando che un'eventuale sospensione del trattato potrebbe comportare un inasprimento delle tensioni tra gli Stati nucleari, incomprensioni e una nuova corsa agli armamenti;

N.  considerando che il trattato INF è uno dei pilastri fondamentali per il mantenimento della stabilità strategica globale, della pace nel mondo e della sicurezza regionale; che il mantenimento del trattato contribuirebbe agli sforzi volti a preservare altri accordi esistenti in materia di controllo degli armamenti e disarmo, nonché a creare condizioni più favorevoli per i negoziati relativi alla limitazione degli armamenti, al disarmo e alla non proliferazione; che gli annunci relativi al ritiro dal trattato mettono in dubbio le possibilità di rinnovo di altri importanti trattati sul controllo degli armamenti, come il trattato tra gli Stati Uniti d'America e la Federazione russa recante misure per ridurre e limitare ulteriormente le armi strategiche offensive ("nuovo trattato START"), un'eventualità che arrecherebbe serio pregiudizio al regime internazionale per il controllo degli armamenti, che ha garantito decenni di stabilità nell'ambito delle armi nucleari, e renderebbe il mondo scevro di limiti verificabili e giuridicamente vincolanti in materia di arsenali nucleari;

O.  considerando che il trattato delle Nazioni Unite sulla proibizione delle armi nucleari è stato aperto alla firma dal Segretario generale delle Nazioni Unite il 20 settembre 2017 e finora è stato firmato da 70 Stati, 21 dei quali sono diventati parti contraenti mediante la ratifica; che uno di essi è uno Stato membro dell'Unione, l'Austria, e che l'Irlanda trasmetterà probabilmente i propri strumenti di ratifica al Segretario generale delle Nazioni Unite nei prossimi mesi;

P.  considerando che l'ICAN, vincitrice del premio Nobel per la pace, ha invitato tutti gli Stati a ratificare il trattato sulla proibizione delle armi nucleari;

1.  sostiene il rispetto, il mantenimento e il rafforzamento del trattato INF; rammenta che esso contribuisce in misura cruciale alla pace e alla sicurezza in Europa e nel resto del mondo nonché al disarmo e alla non proliferazione su scala globale;

2.  esprime profonda preoccupazione per le violazioni del trattato e per quanto successivamente annunciato dagli Stati Uniti e, in un secondo momento, dalla Russia in merito alla sospensione degli obblighi che incombono loro in forza del trattato e al loro ritiro entro sei mesi; sottolinea che tali sviluppi rappresentano una minaccia per uno degli interessi più importanti dell'Europa in materia di sicurezza, nonché per la sicurezza e la pace europee e globali; teme che tali azioni possano comportare errori di calcolo e incomprensioni in grado di determinare un deterioramento delle relazioni tra gli Stati Uniti e la Russia, un inasprimento delle tensioni, minacce e rischi nucleari e militari più elevati nonché il possibile ritorno a destabilizzanti corse agli armamenti, pregiudicando la sicurezza e la stabilità strategica dell'Europa;

3.  condanna la Russia per le continue violazioni delle condizioni previste dal trattato INF;

4.  invita la Russia, in risposta alle sue continue violazioni delle condizioni previste dal trattato, a ripristinare urgentemente il rispetto totale e verificabile del trattato, in modo da rispondere alle preoccupazioni sollevate dagli Stati Uniti e dalla NATO, e la esorta a impegnarsi a favore del futuro a lungo termine dell'accordo;

5.  riconosce l'importanza della piena trasparenza e del dialogo ai fini del rafforzamento della fiducia nell'attuazione del trattato INF e di eventuali altri accordi che sostengano la stabilità strategica e la sicurezza; invita la Russia e gli Stati Uniti, in considerazione di quanto precede, a chiarire le rispettive accuse di inadempienza e ad avviare un dialogo costruttivo sotto gli auspici del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, della Commissione speciale di verifica o di altri forum adeguati, al fine di ridurre le tensioni, tenendo conto degli interessi e delle preoccupazioni di entrambe le parti e conducendo negoziati in buona fede in modo da salvaguardare il trattato INF prima dell'effettivo ritiro ad agosto 2019, rafforzare la trasparenza e il monitoraggio reciproco e pervenire a norme e garanzie più solide per quanto concerne le rispettive capacità missilistiche e nucleari;

6.  esorta il VP/AR a sfruttare la finestra di sei mesi per ricorrere a tutti gli strumenti politici e diplomatici di cui dispone per avviare un dialogo con gli Stati parti del trattato INF, in modo da ripristinare la fiducia a livello transfrontaliero, mettendo nel contempo a disposizione le competenze e l'esperienza dell'UE in materia di mediazione, con l'obiettivo di scongiurare il ritiro degli Stati Uniti e della Russia dall'accordo; esorta il VP/AR a promuovere il mantenimento e lo sviluppo del trattato INF e ad avviare negoziati finalizzati alla conclusione di un trattato multilaterale per questa categoria di missili; chiede al VP/AR di garantire che l'UE agisca in qualità di garante proattivo e credibile della sicurezza, anche in relazione al suo vicinato, e assuma un ruolo forte e costruttivo nello sviluppo e nel potenziamento dell'architettura mondiale basata su norme in materia di non proliferazione, controllo degli armamenti e disarmo;

7.  sottolinea che il futuro incerto del trattato INF non dovrebbe mettere a repentaglio altri accordi in materia di controllo degli armamenti; esorta, in particolare, gli Stati Uniti e la Russia a rinnovare il nuovo accordo START, che limita a 1 550 il numero di testate strategiche dispiegate da entrambe le parti, prima che giunga a scadenza nel 2021;

8.  ribadisce il suo pieno impegno a favore del mantenimento di regimi internazionali efficaci per il controllo degli armamenti, disarmo e non proliferazione in quanto pietra miliare della sicurezza europea e globale; ritiene che l'Europa debba dare l'esempio al fine di risultare credibile e compiere progressi nel conseguimento di un mondo privo di armi nucleari; invita gli Stati membri dell'UE a rendere il disarmo nucleare multilaterale una priorità della politica estera e di sicurezza dell'Unione; ricorda il suo impegno a perseguire politiche volte a conseguire progressi nella riduzione e nell'eliminazione di tutti gli arsenali nucleari;

9.  ritiene che la sicurezza europea debba rimanere indivisibile; invita tutti gli Stati membri dell'UE che sono anche membri della NATO ad agire di conseguenza; invita il VP/AR a elaborare una valutazione comune delle minacce per analizzare le conseguenze in termini di sicurezza che si ripercuoterebbero sull'UE qualora la protezione garantita all'Unione e ai suoi cittadini dal trattato INF cessi di essere applicabile, nonché a informare tempestivamente il Parlamento, conformemente all'articolo 36 del trattato sull'Unione europea, e a sviluppare successivamente una strategia credibile e ambiziosa in materia di disarmo nucleare sulla base di un multilateralismo effettivo;

10.  invita il VP/AR a presentare proposte intese a mobilitare fondi dell'UE e rafforzare la base di conoscenze e le competenze dell'Unione in materia di non proliferazione, controllo degli armamenti e capacità umane al fine di analizzare le minacce derivanti dalle armi nucleari; invita il VP/AR a presentare piani prudenti su come prevenire l'uso involontario o accidentale di armi nucleari;

11.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Servizio europeo per l'azione esterna, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, alla NATO, alle Nazioni Unite, al Presidente e ai membri del Congresso degli Stati Uniti, al Presidente della Federazione russa e ai membri della Duma di Stato russa e del Consiglio della Federazione russa.

(1) https://treaties.un.org/doc/Publication/UNTS/Volume%201657/v1657.pdf
(2) https://www.state.gov/secretary/remarks/2019/02/288722.htm
(3) https://www.nato.int/cps/en/natohq/official_texts_161122.htm
(4) https://www.nato.int/cps/en/natohq/news_162996.htm
(5) GU C 215 del 19.6.2018, pag. 202.
(6) https://front.un-arm.org/documents/SG+disarmament+agenda_1.pdf
(7) https://sustainabledevelopment.un.org/sdg16
(8) GU C 349 E del 22.12.2010, pag. 77.


NAIADES II – Programma d'azione a sostegno del trasporto sulle vie navigabili interne
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Risoluzione del Parlamento europeo del 14 febbraio 2019 su NAIADES II – un programma di azione a sostegno del trasporto sulle vie navigabili interne (2018/2882(RSP))
P8_TA-PROV(2019)0131B8-0079/2018

Il Parlamento europeo,

–  vista l'interrogazione con richiesta di risposta orale alla Commissione su NAIADES II – un programma di azione a sostegno del trasporto sulle vie navigabili interne (O-000016/2014 – B7-0104/2014),

–  vista la comunicazione della Commissione del 17 gennaio 2006 sulla promozione del trasporto sulle vie navigabili interne – "NAIADES" – Programma di azione europeo integrato per il trasporto sulle vie navigabili interne (COM(2006)0006),

–  vista la sua risoluzione del 26 ottobre 2006 sulla promozione del trasporto sulle vie navigabili interne: NAIADES, programma di azione europeo integrato per il trasporto sulle vie navigabili interne(1),

–  vista la comunicazione della Commissione del 10 settembre 2013, dal titolo "Verso la qualità del trasporto per vie navigabili – NAIADES II" (COM(2013)0623),

–  vista la sua risoluzione del 6 febbraio 2014 su NAIADES II – un programma di azione a sostegno del trasporto sulle vie navigabili interne(2),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione del 18 settembre 2018, dal titolo "Mid-term progress report on the implementation of the NAIADES II action programme for the promotion of inland waterway transport (covering the period 2014-2017)" (Relazione intermedia sull'attuazione del programma d'azione NAIADES II per la promozione del trasporto sulle vie navigabili interne (per il periodo 2014-2017)) (SWD(2018)0428),

–  vista la comunicazione della Commissione del 20 luglio 2016, dal titolo "Strategia europea per una mobilità a basse emissioni" (COM(2016)0501),

–  vista la sua risoluzione del 15 dicembre 2011 sul tema "Tabella di marcia verso uno spazio unico europeo dei trasporti – Per una politica dei trasporti competitiva e sostenibile"(3),

–  visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che le vie navigabili interne collegano importanti porti, città, centri industriali e zone agricole dell'UE, contribuendo in misura significativa agli obiettivi dell'Unione in materia di decarbonizzazione, crescita sostenibile e coesione territoriale;

B.  considerando che, per conseguire gli obiettivi dell'accordo di Parigi del 2015 (COP21), è necessario un trasferimento modale dal trasporto su strada al trasporto per vie navigabili interne e che quest'ultimo dispone della capacità sufficiente ad assorbire volumi ben superiori di merci e passeggeri, in modo da alleviare il sistema europeo di trasporto su strada, che si trova congestionato;

C.  considerando che il trasporto sulle vie navigabili interne è essenziale per diminuire ulteriormente gli effettivi negativi del settore dei trasporti attraverso un uso più efficiente dei terreni e dell'energia e una riduzione del rumore e del numero di incidenti;

D.  considerando che, al fine di migliorare le prestazioni ambientali, la flotta della navigazione interna dovrebbe essere ammodernata e adeguata onde rispecchiare i progressi tecnici, garantendo in tal modo il vantaggio competitivo del trasporto sulle vie navigabili interne nel trasporto multimodale;

E.  considerando che finora sono state stanziate risorse finanziarie limitate al settore del trasporto sulle vie navigabili interne e che l'accesso ai finanziamenti continua a essere difficoltoso per questo settore, che è costituito principalmente da piccole imprese;

1.  sostiene le azioni specifiche ad oggi intraprese e accoglie con favore le misure aggiuntive previste dal programma d'azione NAIADES II per il periodo 2014-2020;

2.  esorta la Commissione ad aggiornare e rinnovare il programma NAIADES entro il 2020 al fine di garantire che il potenziale del trasporto sulle vie navigabili interne, quale modalità di trasporto sicura, sostenibile ed efficace nel quadro del sistema di trasporto multimodale, possa essere pienamente sfruttato grazie a una strategia a lungo termine dell'UE finalizzata all'effettivo conseguimento del trasferimento modale;

3.  sottolinea che, all'atto di elaborare iniziative in materia di trasporti, è imperativo considerare il trasporto sulle vie navigabili interne adottando un approccio olistico e a lungo termine nel quadro della politica dell'UE sul trasporto intermodale e sostenibile;

4.  evidenzia che la navigazione interna turistica è un settore fiorente e che la competitività di importanti industrie dell'UE dipende da un trasporto per vie navigabili interne affidabile ed efficiente in termini di costi per la fornitura di merci; chiede pertanto politiche proattive volte a sostenere un settore del trasporto sulle vie navigabili interne sostenibile, in particolare in considerazione delle sfide digitali, tecnologiche e ambientali che interessano ambiti quali la logistica e la mobilità;

5.  osserva che, entro il 2050, l'80 % della popolazione dell'UE vivrà in aree urbane, il che accrescerà la domanda di trasporti pubblici e di una migliore logistica urbana; rileva inoltre che l'ampliamento delle infrastrutture terrestri esistenti è spesso arduo e costoso; invita la Commissione e gli Stati membri a integrare la navigazione interna nelle politiche urbane e portuali e a sfruttare appieno il potenziale di tale modalità per il trasporto di merci e passeggeri, dal momento che molte città dell'UE sono ubicate lungo vie navigabili, al fine di conseguire una migliore qualità della vita e ridurre i livelli di congestione;

6.  sottolinea che i precedenti programmi d'azione non sono riusciti a raggiungere i loro obiettivi a causa della mancanza di risorse dedicate; invita dunque la Commissione a garantire che il programma d'azione NAIADES III riceva finanziamenti adeguati e dedicati per il conseguimento dei suoi obiettivi, con il sostegno di una strategia politica ben strutturata che preveda obiettivi a breve e medio termine raggiungibili e una tabella di marcia concreta in cui siano definite, tra l'altro, le risorse per l'attuazione;

7.  invita la Commissione a effettuare con regolarità indagini di mercato e previsioni al fine di analizzare meglio i mutamenti che interessano i modelli del trasporto di merci e passeggeri per vie navigabili interne, consentire un'elaborazione delle politiche basata su elementi concreti e rispondere meglio alle tendenze emergenti e ai nuovi mercati;

8.  evidenzia l'importanza di eliminare le strozzature al conseguimento di vie navigabili di qualità quale condizione necessaria per lo sviluppo e l'integrazione della navigazione interna e dei porti interni nella rete transeuropea di trasporto (TEN-T); invita la Commissione, nel quadro del meccanismo per collegare l'Europa, a finanziare in via prioritaria la riabilitazione, l'adeguamento, il potenziamento e l'automatizzazione dell'infrastruttura dei canali, delle conche, dei ponti, delle coste e dei porti, nonché il miglioramento delle sezioni transfrontaliere della rete centrale;

9.  pone l'accento, oltre che sugli obblighi degli Stati membri in termini di completamento della rete centrale entro il 2030, sulla loro responsabilità di migliorare, mediante la riabilitazione, le prestazioni, l'affidabilità, la disponibilità e la resilienza ai cambiamenti climatici dell'infrastruttura esistente, al fine di garantire il ruolo del trasporto sulle vie navigabili interne quale modalità di trasporto affidabile e di promuovere un utilizzo intelligente delle risorse finanziarie limitate;

10.  accoglie con favore le attività previste e in corso nei corridoi Atlantico, Baltico-Adriatico, Mediterraneo, Mare del Nord-Baltico, Mare del Nord-Mediterraneo, Oriente-Mediterraneo orientale, Reno-Alpi e Reno-Danubio, e plaude al fatto che, in generale, un numero maggiore di Stati membri stia investendo nello sviluppo delle vie navigabili e dei porti interni; invita dunque la Commissione a sostenere la realizzazione di progetti nell'ambito della rete TEN-T;

11.  evidenzia che, ai fini di un trasporto nell'entroterra efficace e sostenibile, è essenziale che le conche dispongano di una capacità sufficiente e sottolinea che queste ultime svolgono un ruolo importante in termini di gestione sicura della regolazione delle acque e di produzione di energia pulita; invita pertanto la Commissione a destinare sovvenzioni sufficienti per la loro riabilitazione, il loro potenziamento e il loro rinnovamento;

12.  esorta la Commissione a prediligere sovvenzioni destinate a progetti in materia di vie navigabili interne in generale, in quanto l'esperienza pregressa con progetti misti ha dimostrato che i partner privati erano coinvolti solo nell'esecuzione dei lavori, mentre la responsabilità del finanziamento rimaneva a carico delle autorità pubbliche in considerazione del carattere pubblico e polifunzionale delle vie navigabili;

13.  osserva che la digitalizzazione del trasporto sulle vie navigabili interne riveste un ruolo importante nel migliorare l'efficienza, la sicurezza e le prestazioni ambientali della navigazione interna; invita dunque la Commissione a elaborare una strategia di attuazione per lo spazio digitale delle vie navigabili interne (Digital Inland Waterway Area – DINA) e un adeguato quadro normativo per il trasporto automatizzato e connesso via acqua, in particolare attraverso una revisione della direttiva 2005/44/CE relativa ai servizi armonizzati d'informazione fluviale (RIS), tenendo conto delle iniziative esistenti, quali RheinPorts Information System (RPIS), e creando una solida base giuridica a livello dell'UE per lo scambio transfrontaliero, con un unico punto di accesso, di informazioni relative ai canali, ai viaggi, alle merci e alla circolazione;

14.  sottolinea l'importanza di integrare i servizi digitali di navigazione interna nel flusso di dati di altre modalità di trasporto, in modo da facilitare servizi multimodali porta a porta senza discontinuità, dal momento che la combinazione della rete Internet fisica e della sincromodalità rafforza il raggruppamento dei volumi lungo i corridoi tra i porti marittimi e l'entroterra, consentendo un utilizzo più equilibrato della capacità delle infrastrutture terrestri e una riduzione dei livelli di congestione e di altri effetti esterni negativi;

15.  evidenzia che, per rispettare gli obiettivi dell'accordo di Parigi del 2015 (COP21), occorre rendere il sistema di trasporto resiliente e decarbonizzato mediante un'accelerazione del passaggio a trasporti a basse emissioni di carbonio, l'efficienza delle risorse e sistemi di propulsione ecologici; segnala che tale transizione necessita di finanziamenti e norme adeguati per stimolare una gestione innovativa delle vie navigabili, un utilizzo più diffuso di imbarcazioni ecologiche, nonché, ove possibile, il loro ammodernamento, e la realizzazione dell'infrastruttura di rifornimento necessaria;

16.  raccomanda di sfruttare le sinergie tra le reti energetiche pulite e le reti di vie navigabili per ottimizzare l'uso dell'energia idrica generata lungo le vie navigabili, dell'energia eolica nei porti e di altre fonti di energia pulita presso gli snodi della mobilità lungo i corsi d'acqua per l'approvvigionamento del settore dei trasporti, delle famiglie e delle industrie, minimizzando nel contempo i costi di distribuzione;

17.  sottolinea che è importante finanziare a un livello adeguato le nuove tecnologie, l'innovazione nonché le infrastrutture e i servizi di trasporto sostenibili nel quadro dei programmi dell'UE attuali e futuri, come il meccanismo per collegare l'Europa, Orizzonto 2020, Orizzonte Europa, il mercato unico, il Fondo europeo di sviluppo regionale e il Fondo di coesione, in modo da stimolare la diffusione dell'innovazione e migliorare le prestazioni ambientali e digitali del trasporto sulle vie navigabili interne; invita la Commissione a istituire flussi di finanziamento dedicati al fine di conseguire tale obiettivo;

18.  osserva che occorre integrare la ricerca tecnologica dedicata con attività di ricerca socioeconomica e prenormativa al fine di promuovere l'innovazione nei settori della regolamentazione e dei finanziamenti e rafforzare la partecipazione degli attori del mercato, in modo da garantire un'ampia diffusione sul mercato;

19.  invita gli Stati membri a sviluppare ulteriormente le strategie nazionali per stimolare e sostenere il trasporto sulle vie navigabili interne, tenendo conto dei programmi d'azione NAIADES in corso e dell'imminente programma d'azione europeo per il trasporto sulle vie navigabili interne, nonché a incoraggiare le autorità regionali, locali e portuali a fare altrettanto;

20.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione e ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU C 313 E del 20.12.2006, pag. 443.
(2) GU C 93 del 24.3.2017, pag. 145.
(3) GU C 168 E del 14.6.2013, pag. 72.


Protezione degli animali durante il trasporto all'interno e all'esterno dell'Unione europea
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Risoluzione del Parlamento europeo del 14 febbraio 2019 sull'attuazione del regolamento (CE) n. 1/2005 del Consiglio sulla protezione degli animali durante il trasporto all'interno e all'esterno dell'Unione europea (2018/2110(INI))
P8_TA-PROV(2019)0132A8-0057/2019

Il Parlamento europeo,

–  visto il regolamento (CE) n. 1/2005 del Consiglio, del 22 dicembre 2004, sulla protezione degli animali durante il trasporto e le operazioni correlate(1),

–  visto l'articolo 13 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, secondo cui "nella formulazione e nell'attuazione delle politiche dell'Unione (...), l'Unione e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti",

–  visti la valutazione dell'attuazione a livello europeo del regolamento (CE) n. 1/2005 sulla protezione degli animali durante il trasporto, pubblicata dal Servizio Ricerca del Parlamento europeo (EPRS)(2) nell'ottobre 2018, e i relativi allegati,

–  vista la sua risoluzione del 12 dicembre 2012 sulla protezione degli animali durante il trasporto(3),

–  visto il parere scientifico dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) del 12 gennaio 2011 sul benessere degli animali durante il trasporto(4),

–  vista la relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio, del 10 novembre 2011, sull'impatto del regolamento (CE) n. 1/2005 del Consiglio sulla protezione degli animali durante il trasporto (COM(2011)0700),

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo, del 15 febbraio 2012, sulla strategia dell'Unione europea per la protezione e il benessere degli animali 2012-2015 (COM(2012)0006),

–  vista la sua dichiarazione n. 49/2011, del 15 marzo 2012 sull'introduzione di un limite massimo di 8 ore per il trasporto nell'Unione europea di animali destinati alla macellazione(5),

–  vista la sentenza della Corte di giustizia del 23 aprile 2015(6),

–  vista la relazione speciale n. 31/2018 della Corte dei conti europea sul benessere degli animali nell'UE(7),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale e i pareri della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, della commissione per i trasporti e il turismo e della commissione per le petizioni (A8‑0057/2019),

A.  considerando che secondo l'UE, in base a quanto disposto dall'articolo 13 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, gli animali non sono solo merci, prodotti o beni ma esseri senzienti, il che significa che essi sono in grado di provare piacere e dolore; che la legislazione dell'UE ha trasformato tale concetto in misure che dovrebbero garantire che gli animali siano tenuti e trasportati in condizioni in cui non sono sottoposti a maltrattamenti, abusi, dolore o sofferenze; che l'Unione europea è il luogo in cui il benessere degli animali è maggiormente rispettato e tutelato e che pertanto funge da esempio per il resto del mondo;

B.  considerando che ogni anno milioni di animali sono trasportati tra gli Stati membri, all'interno degli Stati membri e verso paesi terzi su lunghe distanze per scopi di allevamento, riproduzione, ingrasso e macello; che gli animali sono trasportati anche per scopi ricreativi, per esibizioni e in qualità di animali da compagnia; che i cittadini dell'UE sono sempre più preoccupati per il rispetto delle norme in materia di benessere degli animali, in particolare per quanto riguarda il trasporto di animali vivi;

C.  considerando che il Parlamento, nella sua risoluzione del 12 dicembre 2012, chiede una limitazione della durata del trasporto degli animali destinati alla macellazione, che non deve superare le 8 ore;

D.  considerando che, in base alla definizione espressa nel 2008 dall'Organizzazione mondiale per la salute animale (OIE), con benessere degli animali si intendono quelle condizioni in cui un animale è sano, ha sufficiente spazio, viene alimentato bene, si sente al sicuro, è libero di esprimere il proprio comportamento naturale e non prova sentimenti quali paura, dolore o sofferenza; che ciò non si verifica nella stragrande maggioranza del trasporto di animali vivi, soprattutto in viaggi lunghi;

E.  considerando che il regolamento (CE) n. 1/2005 sulla protezione degli animali durante il trasporto si applica al trasporto di animali vertebrati vivi all'interno dell'Unione;

F.  considerando che gli Stati membri sono responsabili di garantire la corretta attuazione e applicazione a livello nazionale del regolamento, anche in relazione alle ispezioni ufficiali, mentre la Commissione è responsabile di garantire che gli Stati membri attuino adeguatamente la legislazione dell'UE;

G.  considerando che gli Stati membri applicano il regolamento (CE) n. 1/2005 con troppa poca fermezza e rigore all'interno dell'UE e non ne chiedono affatto l'applicazione all'esterno dell'UE;

H.  considerando che il numero elevato delle violazioni riscontrate nel 2017 dalla DG SANTE della Commissione in numerosi Stati membri richiederebbe l'avvio delle corrispondenti procedure d'infrazione;

I.  considerando che il trasporto è causa di stress per gli animali in quanto li espone a una serie di sfide che nuocciono al loro benessere; che, per quanto riguarda gli scambi commerciali con taluni paesi terzi, gli animali subiscono ulteriori sofferenze a causa dei viaggi su distanze molto lunghe che comprendono notevoli ritardi alle frontiere per il controllo dei documenti, dei veicoli e dell'idoneità degli animali al trasporto;

J.  considerando che la qualità e la frequenza delle ispezioni a opera degli Stati membri hanno un impatto diretto sul livello di conformità alle disposizioni; che da un'analisi delle relazioni sulle ispezioni degli Stati membri emergono enormi differenze tra gli Stati membri in termini di numero di ispezioni, che va da zero a diversi milioni all'anno, e di tasso di violazioni, compreso tra lo zero e il 16,6 %, e che ciò fa supporre che gli Stati membri adottino approcci diversi per le ispezioni, ad esempio strategie estemporanee piuttosto che basate sul rischio; che tali differenze impediscono altresì ogni comparabilità dei dati fra gli Stati membri;

K.  considerando che la formazione e l'istruzione dei conducenti, finalizzate a promuovere una guida attenta in base alla tipologia di animali trasportati, migliorerebbe il benessere degli stessi durante il trasporto(8);

L.  considerando che da un idoneo trattamento degli animali può risultare una riduzione dei tempi di carico e scarico degli stessi, una riduzione della perdita di peso, minori lesioni e ferite e una migliore qualità della carne;

M.  considerando che esistono studi esaustivi che dimostrano un effetto del benessere degli animali sulla qualità delle carni;

N.  considerando che la qualità del personale addetto ad accudire gli animali durante le fasi di carico e scarico, nonché la cura durante il trasporto, dovrebbero continuare a rappresentare un elemento di primaria importanza al fine di tutelare il benessere degli animali durante il trasporto;

O.  considerando che l'idoneità al trasporto è un fattore di rilievo nel garantire il benessere degli animali durante il trasporto, in quanto i rischi per il benessere durante il trasporto sono maggiori per gli animali feriti, gravidi, non svezzati, indeboliti o malati; che vi può essere incertezza in merito all'idoneità al trasporto e allo stadio di gestazione;

P.  considerando che le problematiche riguardanti l'idoneità costituiscono la percentuale maggiore di violazioni, mentre quelle riguardanti la documentazione rappresentano la seconda maggiore causa di violazioni;

Q.  considerando che spesso ai relativi responsabili non è chiaro come dover agire nel caso in cui gli animali siano dichiarati non idonei al trasporto;

R.  considerando che spesso ai responsabili non è chiaro lo stato di avanzamento della gravidanza di un animale;

S.  considerando che è piuttosto problematico trasportare vitelli e agnelli non svezzati;

T.  considerando che gli allevatori costituiscono la parte maggiormente interessata a mantenere l'idoneità al trasporto dei loro animali e che è esposta a un maggior rischio di perdite qualora il trasporto non sia conforme alle norme vigenti;

U.  considerando che vi sono frequenti mancanze in merito all'approvvigionamento sufficiente di alimenti e abbeveraggio per gli animali nonché al rispetto del periodo di riposo di ventiquattro ore in caso di sosta in un posto di controllo verificato;

V.  considerando che i veicoli di trasporto sono frequentemente sovraffollati; che temperature elevate e una ventilazione non sufficiente nel veicolo costituiscono un grave problema;

W.  considerando che in vari Stati membri vi sono stati recentemente focolai di malattie animali infettive, quali la pesta suina africana, l'influenza aviaria e le malattie dei piccoli ruminanti e dei bovini; che il trasporto degli animali vivi può aumentare il rischio di trasmissione di tali malattie;

X.  considerando che il trasporto di carni e di altri prodotti di origine animale, nonché di sperma e embrioni, è tecnicamente e amministrativamente più semplice e talvolta economicamente più vantaggioso per gli allevatori rispetto al trasporto di animali vivi ai fini della macellazione o della riproduzione; che la Federazione dei veterinari d'Europa (FVE) e l'OIE sottolineano che gli animali dovrebbero essere allevati il più vicino possibile agli ambienti in cui sono nati e dovrebbero essere macellati il più vicino possibile alla zona di produzione; che la disponibilità di impianti di macellazione, ivi compresi gli impianti mobili, presso i luoghi di allevamento o nelle vicinanze degli stessi può contribuire alla creazione di fonti di reddito nelle zone rurali;

Y.  considerando che la macellazione degli animali il più vicino possibile al luogo di allevamento rappresenta la misura più appropriata per tutelare il benessere degli animali;

Z.  considerando che i centri di macellazione sono distribuiti in modo sproporzionato negli Stati membri;

AA.  considerando che, per alcuni Stati membri e alcune catene di approvvigionamento dell'Unione, il trasporto di animali vivi, ai fini di produzione o macellazione, è importante per garantire la concorrenza sul mercato;

Raccomandazioni

Attuazione ed esecuzione

1.  osserva che ogni anno milioni di animali destinati al macello o all'allevamento sono trasportati vivi all'interno della UE o dalla UE a paesi terzi; rileva che, ove correttamente applicato e attuato, il regolamento (CE) n. 1/2005 ha un impatto positivo sul benessere degli animali durante il trasporto; accoglie con favore gli orientamenti della Commissione sull'argomento, ma si rammarica che, secondo la relazione speciale n. 31/2018 della Corte dei conti europea, essi, così come alcune delle azioni pianificate dalla Commissione, siano stati posticipati anche di cinque anni; osserva che persistono tuttora gravi problemi in merito al trasporto e che l'applicazione del regolamento sembra essere la preoccupazione principale di coloro che sono coinvolti nella sua attuazione;

2.  sottolinea che la commissione per le petizioni riceve un elevato numero di petizioni riguardanti il benessere degli animali durante il trasporto che spesso denunciano violazioni gravi, sistematiche e continue del regolamento (CE) n. 1/2005 del Consiglio da parte sia degli Stati membri che dei trasportatori;

3.  sottolinea che le sofferenze patite dagli animali durante il trasporto sono causa di grande preoccupazione sociale; constata che il 21 settembre 2017 la Commissione ha ricevuto oltre un milione di firme raccolte per la campagna #StopTheTrucks, in cui i cittadini dell'Unione chiedevano di porre fine ai trasporti su lunga distanza;

4.  si rammarica del fatto che il livello di progresso nell'attuazione del regolamento (CE) n. 1/2005 da parte degli Stati membri non sia stato sufficiente a conseguire l'obiettivo principale del regolamento, vale a dire il miglioramento del benessere degli animali durante il trasporto, in particolare per quanto riguarda la verifica dei giornali di viaggio e l'applicazione di sanzioni; esorta gli Stati membri a migliorare sensibilmente l'osservanza del regolamento; invita la Commissione a garantire un'applicazione efficace ed uniforme della legislazione esistente dell'Unione sul trasporto degli animali in tutti gli Stati membri; esorta la Commissione a intraprendere azioni giudiziarie e a comminare sanzioni nei confronti degli Stati membri che non applicano correttamente il regolamento;

5.  evidenzia che un'attuazione parziale non è sufficiente per conseguire l'obiettivo generale del regolamento di evitare il ferimento o sofferenze inutili degli animali, nonché il loro decesso, durante il trasporto e che sia perciò necessario mettere in campo sforzi maggiori per prevenire fatti gravi che incidono notevolmente sul benessere degli animali e per perseguirne i responsabili;

6.  si rammarica del fatto che una serie di questioni correlate al regolamento (CE) n. 1/2005 debbano ancora essere risolte, tra cui il sovraffollamento, un'altezza libera insufficiente, la mancata fornitura delle soste di riposo necessarie, di cibo e acqua, l'inadeguatezza dei dispositivi di ventilazione e di abbeveraggio, il trasporto in condizioni di calore estremo, il trasporto di animali non idonei, il trasporto di vitelli non svezzati, la necessità di accertare lo stato di gravidanza degli animali vivi, il grado di controllo dei giornali di viaggio, la relazione tra sanzioni, applicazione e violazione, l'impatto "misto" della formazione, dell'istruzione e della certificazione e la carenza di lettiere, come anche osservato dalla Corte dei conti europea nella relazione speciale n. 31/2018 e dalle organizzazioni non governative nelle denunce presentate alla Commissione; chiede miglioramenti nei settori summenzionati;

7.  invita tutti gli Stati membri a garantire che tali spostamenti, dalla partenza fino alla destinazione, siano pianificati ed eseguiti nel rispetto dei requisiti dell'UE sul benessere degli animali, tenendo conto dei diversi mezzi di trasporto e della varietà delle condizioni geografiche nell'UE e nei paesi terzi;

8.  pone in evidenza che la violazione sistematica del regolamento in taluni ambiti e in taluni Stati membri porta a una concorrenza sleale che conduce a condizioni di disparità tra gli operatori nei diversi Stati membri, il che a sua volta comporta una cosiddetta corsa al ribasso per quanto riguarda il benessere degli animali durante il trasporto; invita la Commissione, dato che i livelli delle sanzioni possono essere fino a dieci volte superiori in alcuni Stati membri rispetto ad altri, a sviluppare un sistema sanzionatorio armonizzato a livello di UE, al fine di garantire che le sanzioni siano efficaci, proporzionate e deterrenti, tenendo in considerazione la ripetizione delle violazioni; invita la Commissione a elaborare una tabella di marcia per armonizzare i sistemi sanzionatori negli Stati membri;

9.  deplora che la Commissione abbia ignorato la risoluzione del Parlamento del 12 dicembre 2012 ed evidenzia che un'esecuzione rigorosa e armonizzata con sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive, ai sensi dell'articolo 25 del regolamento, è fondamentale per migliorare il benessere degli animali durante il trasporto e che gli Stati membri non possono limitarsi solamente a fornire raccomandazioni e istruzioni; esorta la Commissione ad accogliere l'invito rivoltole in tale risoluzione a controllare nel regolamento la presenza di incompatibilità con gli obblighi giuridici nei singoli Stati membri;

10.  ritiene che le infrazioni ripetute, se si verificano in circostanze su cui il trasportatore aveva controllo, dovrebbero condurre ad azioni penali; invita gli Stati membri ad agire penalmente nei confronti delle violazioni del regolamento, in particolare per quanto riguarda le violazioni ripetute; ritiene che sanzioni efficaci, proporzionate e deterrenti dovrebbero includere la confisca dei veicoli e l'aggiornamento obbligatorio di coloro che sono responsabili del benessere e del trasporto degli animali e che ciò dovrebbe essere armonizzato a livello di Unione europea; ritiene che le sanzioni dovrebbero essere proporzionate al danno, allo scopo, alla durata e alla ripetizione della violazione;

11.  invita gli Stati membri a utilizzare in modo più efficace gli ampi poteri di attuazione loro conferiti in virtù del regolamento, tra cui l'obbligo di esigere che i trasportatori istituiscano sistemi per evitare il ripetersi delle violazioni e di sospendere o revocare l'autorizzazione dei trasportatori; invita gli Stati membri ad adottare sufficienti misure correttive e a comminare sanzioni al fine di evitare la sofferenza degli animali e di dissuadere gli operatori dal proseguire la mancanza di conformità al regolamento; chiede agli Stati membri e alla Commissione di ambire al rispetto totale dell'attuazione e dell'applicazione del regolamento;

12.  chiede alla Commissione di elaborare, previa consultazione con i punti di contatto nazionali e sulla base delle relazioni di ispezione e di attuazione, una lista degli operatori che abbiano commesso violazioni gravi e ripetute del regolamento; chiede alla Commissione di pubblicare aggiornamenti frequenti di tale elenco, nonché di promuovere esempi di migliori pratiche, per quanto riguarda sia il trasporto che la governance;

13.  sottolinea che il mancato rispetto del regolamento da parte degli Stati membri compromette il suo obiettivo di evitare l'insorgenza e la diffusione di malattie animali infettive, giacché il trasporto rappresenta una delle principali cause della rapida diffusione di tali malattie, comprese quelle che possono essere trasmesse agli esseri umani; osserva che i veicoli spesso non rispettano i requisiti di cui all'articolo 12 della direttiva modificata 64/432/CEE del Consiglio, del 26 giugno 1964, relativa a problemi di polizia sanitaria in materia di scambi intracomunitari di animali delle specie bovina e suina(9); ritiene, in particolare, che lo stoccaggio di rifiuti inadeguato costituisca un rischio di diffusione di resistenza antimicrobica e di malattie; invita la Commissione a elaborare procedure armonizzate per la concessione dell'approvazione a imbarcazioni e autocarri, nonché ad agire per prevenire la trasmissione di malattie infettive degli animali tramite il trasporto, sia all'interno dell'UE che proveniente da paesi terzi, promuovendo misure di biosicurezza e un maggiore benessere degli animali;

14.  invita a una maggiore cooperazione tra le autorità competenti al fine di rafforzare l'attuazione attraverso l'utilizzo della tecnologia per creare un flusso continuo di riscontri in tempo reale tra lo Stato membro in cui avviene la partenza, lo Stato membro in cui avviene l'arrivo, così come i paesi di transito; invita la Commissione a sviluppare sistemi di geolocalizzazione al fine di poter monitorare la localizzazione degli animali, la durata del viaggio sui veicoli adibiti al loro trasporto, nonché eventuali violazioni degli orari di trasporto; ritiene che, qualora gli animali che iniziano il viaggio in buone condizioni di salute giungano a destinazione in cattive condizioni di salute, debba essere svolta un'indagine completa e, nel caso tale situazione si ripeta, i responsabili all'interno della catena di trasporto debbano essere immediatamente sanzionati conformemente a quanto previsto dalla legge, e il proprietario-allevatore debba poter ricevere un indennizzo ai sensi del diritto nazionale per qualsiasi perdita di reddito che ne derivi; è inoltre del parere che le autorità competenti, in caso di compilazione falsa o fuorviante del giornale di viaggio, debbano sanzionare severamente l'organizzatore e il funzionario che procede alla certificazione del giornale di viaggio redatto nello Stato membro di partenza;

15.  ritiene che l'attuazione sia particolarmente difficile quando il viaggio avviene attraverso diversi Stati membri e quando i vari compiti di attuazione (approvazione del giornale di viaggio, autorizzazione del trasportatore, certificazione di idoneità e di omologazione del veicolo ecc.) sono svolti da Stati membri differenti; esorta gli Stati membri che riscontrano irregolarità a comunicarle a tutti gli altri Stati membri coinvolti, come previsto dall'articolo 26 del regolamento, al fine di prevenire la ripetizione di tali irregolarità e di dare luogo a una valutazione del rischio ottimizzata;

16.  chiede alla Commissione di presentare regolarmente relazioni al Parlamento sull'attuazione e sull'applicazione del regolamento, compresa un'analisi delle violazioni per Stato membro, per specie e per tipo di violazione, in relazione al volume di animali vivi trasportati per Stato membro;

17.  accoglie con favore i casi in cui i governi, gli scienziati, le imprese, i rappresentanti dell'industria e le autorità nazionali competenti hanno collaborato per definire le migliori pratiche al fine di garantire il rispetto delle prescrizioni legislative, come nel caso, tra l'altro, del sito web recante le schede informative e le guide sul trasporto di animali, "Animal Transport Guides"; invita la Commissione a diffondere e promuovere le migliori pratiche per gli Stati membri in materia di trasporto di bestiame e a sostenere la piattaforma dell'UE sul benessere degli animali, promuovendo un dialogo rafforzato e lo scambio di buone pratiche tra tutti gli attori coinvolti; invita la Commissione a elaborare una nuova strategia per il benessere degli animali per il periodo 2020-2024 e a sostenere l'innovazione nel trasporto degli animali;

18.  invita la Commissione a continuare a cooperare con l'OIE, l'EFSA e gli Stati membri al fine di sostenere l'attuazione e la corretta applicazione del regolamento (CE) n. 1/2005 per promuovere un dialogo rafforzato sulle questioni legate al benessere degli animali durante il trasporto, con particolare attenzione a:

   migliorare l'applicazione delle norme dell'UE in materia di benessere degli animali durante il trasporto, attraverso lo scambio di informazioni e di migliori pratiche, e attraverso il coinvolgimento diretto delle parti interessate;
   sostenere le attività di formazione destinate ai conducenti e alle imprese di trasporto;
   migliorare la diffusione delle schede informative e delle guide sul trasporto di animali, "Animal Transport Guides", tradotte in tutte le lingue dell'UE;
   sviluppare gli impegni assunti volontariamente da parte delle imprese per migliorare ulteriormente il benessere degli animali durante il trasporto, e agire secondo tali impegni;
   aumentare gli scambi di informazioni e l'utilizzo di migliori pratiche tra le autorità nazionali al fine di ridurre il numero di violazioni commesse dalle imprese di trasporto e dai conducenti;

19.  invita la Commissione a valutare la compatibilità del regolamento con il regolamento (CE) n. 561/2006 relativo all'armonizzazione di alcune disposizioni in materia sociale nel settore dei trasporti su strada(10), per quanto riguarda i periodi di guida e di riposo dei conducenti;

20.  sottolinea l'importanza di distinguere la responsabilità delle imprese di trasporto degli animali dalla responsabilità degli allevatori, dal momento che tali imprese, e non gli allevatori, dovrebbero essere considerate responsabili per i problemi derivanti dal trasporto di animali; rammenta che gli allevatori sono i più interessati al benessere degli animali per ragioni emotive e affettive, ma anche per motivi economici;

21.  rammenta che la Commissione, nel suo ruolo di custode dei trattati, è responsabile di sorvegliare la corretta applicazione del diritto dell'UE; chiede al Mediatore europeo di indagare per chiarire se la Commissione non sia riuscita, in modo sistematico, a garantire il rispetto del regolamento vigente e pertanto possa essere ritenuta responsabile di cattiva amministrazione;

22.  deplora la decisione presa dalla Conferenza dei presidenti di non proporre la costituzione di una commissione di inchiesta parlamentare sul benessere animale durante il trasporto all'interno e all'esterno dell'Unione, nonostante il sostegno espresso da un elevato numero di parlamentari europei appartenenti a diversi gruppi politici; raccomanda pertanto che il Parlamento istituisca, fin dall'inizio della prossima legislatura, una commissione di inchiesta sul benessere degli animali durante il trasporto all'interno e all'esterno dell'Unione per indagare e monitorare adeguatamente le presunte infrazioni e la cattiva amministrazione nell'applicazione del regolamento (CE) n. 1/2005 del Consiglio sulla protezione degli animali durante il trasporto;

Raccolta dei dati, ispezioni e monitoraggio

23.  si rammarica della difficoltà nell'effettuare un'analisi coerente dell'attuazione del regolamento vigente a causa dei diversi approcci nella raccolta dei dati tra gli Stati membri; invita la Commissione a stabilire norme minime comuni riguardanti i sistemi di localizzazione per tutti i viaggi al fine di consentire una raccolta dei dati maggiormente armonizzata e la valutazione dei parametri monitorati; invita gli Stati membri a compiere maggiori sforzi per fornire alla Commissione dati armonizzati, esaustivi e completi relativi alle ispezioni sul trasporto e ai livelli di violazione; invita gli Stati membri a effettuare più controlli non annunciati e a sviluppare e applicare una strategia basata sul rischio per concentrare le attività di ispezione sulle forme di trasporto ad alto rischio, al fine di massimizzare l'efficacia delle limitate risorse destinate alle ispezioni;

24.  rileva che, in base alla relazione speciale del 2018 della Corte dei conti sul benessere degli animali nell'UE, la Commissione ha riconosciuto che i dati comunicati dagli Stati membri non sono sufficientemente completi, coerenti, affidabili o particolareggiati da consentire di trarre conclusioni sull'osservanza a livello dell'UE;

25.  evidenzia che le ispezioni devono essere effettuate uniformemente in tutta l'Unione e devono riguardare una percentuale adeguata degli animali trasportati ogni anno nei singoli Stati membri, al fine di garantire e preservare il buon funzionamento del mercato interno ed evitare distorsioni della concorrenza in seno all'UE; invita, inoltre, la Commissione ad aumentare il numero di ispezioni in loco non annunciate da parte dell'Ufficio alimentare e veterinario (UAV), incentrate sul benessere degli animali e sul trasporto di animali; ritiene che i diversi metodi di raccolta dei dati e i diversi meccanismi di controllo rendano difficile stabilire un quadro preciso della conformità per ciascun Stato membro; invita pertanto la Commissione ad adottare una struttura di comunicazione più armonizzata e ad analizzare ulteriormente i dati provenienti dalle relazioni di ispezione dell'UAV e dalle risposte degli Stati membri in relazione ai loro Piani di controllo nazionale pluriennali (PCNP); rileva che gli audit della DG SANTE fungono da importante fonte di informazioni per la Commissione per valutare l'attuazione del regolamento vigente; invita la Commissione a svolgere almeno sette visite non annunciate all'anno, in linea con le raccomandazioni della Corte dei conti;

26.  esorta la Commissione a fornire orientamenti agli Stati membri relativamente a come il sistema esperto per il controllo degli scambi (TRACES) può essere utilizzato a sostegno della preparazione delle analisi del rischio per le ispezioni concernenti il trasporto di animali vivi, come raccomandato nella relazione speciale della Corte dei conti del 2018, che osserva che le autorità degli Stati membri responsabili delle ispezioni dei trasporti utilizzavano raramente le informazioni provenienti da TRACES per indirizzare le ispezioni; sollecita un sistema di sorveglianza più efficace e trasparente, che includa un accesso pubblico alle informazioni raccolte da TRACES; chiede inoltre un aumento del numero di ispezioni annuali da parte dell'UAV;

27.  invita gli Stati membri ad aumentare i controlli su tutta la catena di produzione e, in particolare, a effettuare ispezioni efficienti e sistematiche sulle partite di animali prima del carico, al fine di eliminare le pratiche in violazione del regolamento e che peggiorano le condizioni del trasporto degli animali via terra o via mare, ad esempio consentendo ai veicoli sovraccarichi o ad animali non idonei di continuare il loro lungo viaggio o permettendo che continuino a essere utilizzati posti di controllo con strutture inadeguate per far riposare, nutrire e abbeverare gli animali trasportati;

28.  è preoccupato per il basso livello delle ispezioni in alcuni Stati membri e da un riscontro di violazioni molto basso o assente; dubita dell'accuratezza dei sistemi di ispezione e dei riscontri; invita gli Stati membri che attualmente effettuano poche ispezioni, o nessuna, a effettuare un numero sufficiente di ispezioni e a presentare alla Commissione relazioni di ispezione complete;

29.  invita gli Stati membri a ispezionare anche i trasporti interni all'UE nel momento in cui gli animali vengono caricati sui veicoli, al fine di verificare il rispetto dei requisiti stabiliti dal regolamento (CE) n. 1/2005;

30.  concorda con la Commissione sul fatto che sia buona prassi che le autorità competenti ispezionino tutte le partite destinate ai paesi non membri dell'UE durante il carico(11); ritiene che, in fase di carico, dovrebbe anche essere ispezionata una percentuale di partite intra-UE in proporzione al numero di violazioni segnalate dalle ONG e dalle ispezioni dell'UAV; ritiene che durante il carico le autorità competenti dovrebbero controllare che siano rispettati i requisiti del regolamento in merito alle superfici e all'altezza libera, che i sistemi idrici e di ventilazione, nonché gli impianti di abbeveraggio funzionino correttamente, e che siano appropriati alla specie trasportata, che non siano caricati animali non idonei e che siano trasportati mangimi e lettiere sufficienti;

31.  invita gli Stati membri a garantire che sia presente un numero sufficiente di dispositivi per l'abbeveraggio accessibili, puliti e funzionanti che possano soddisfare le necessità di ogni specie, che il serbatoio sia stato riempito e che vi sia una quantità sufficiente di lettiere pulite;

32.  invita gli Stati membri a garantire che le autorità competenti verifichino che nei giornali di viaggio siano contenute informazioni realistiche e che pertanto sia rispettato l'articolo 14, paragrafo 1, del regolamento;

33.  invita gli Stati membri a garantire che i veicoli destinati al trasporto rispettino lo spazio minimo previsto dal capo VII dell'allegato I del regolamento e che in caso di temperature elevate il coefficiente di densità sia rispettivamente inferiore;

34.  invita gli Stati membri a garantire che l'altezza interna dei veicoli adibiti al trasporto rispetti norme minime e che non vi siano interstizi tra il pavimento o la parete del veicolo e le paratie;

35.  prende atto del fatto che sono stati compiuti alcuni progressi nell'ambito del trasporto degli animali all'interno dell'UE, ma è preoccupato per il numero di segnalazioni di mezzi inappropriati utilizzati per il trasporto di animali vivi sia via terra che via mare e sollecita il rafforzamento delle attività di monitoraggio e l'inasprimento delle sanzioni relativamente a tali pratiche; riconosce che i requisiti, di cui agli articoli 20 e 21 del regolamento, in merito al trasporto su navi adibite al trasporto di bestiame sono spesso ignorati; invita gli Stati membri a non autorizzare l'uso di veicoli e di navi adibite al trasporto di bestiame che non rispettano le disposizioni del regolamento e a revocare le autorizzazioni già rilasciate in caso di inosservanza; invita gli Stati membri a essere più rigorosi sia nelle procedure di certificazione e omologazione dei veicoli che nel rilascio di certificati di idoneità ai conducenti;

36.  chiede, pertanto, norme armonizzate e vincolanti per l'autorizzazione di veicoli e navi in quanto mezzi di trasporto per il bestiame, che dovrebbero essere definite da un'autorità centrale dell'UE; ritiene che tale autorità dovrebbe essere responsabile della determinazione dell'idoneità dei mezzi di trasporto per il trasporto degli animali per ciò che riguarda lo stato dei veicoli e la natura delle loro attrezzature (ad esempio, presenza a bordo di un adeguato sistema di navigazione satellitare);

37.  invita gli operatori a fornire una formazione approfondita ai conducenti e agli addetti, in linea con l'allegato IV del regolamento, al fine di garantire un corretto trattamento degli animali;

38.  riconosce che alcuni Stati membri dispongono di navi e di porti che rispettano le norme richieste, ma sottolinea che, tuttavia, durante il trasporto via mare prevalgono cattive condizioni, in particolare per quanto riguarda il carico e lo scarico; invita gli Stati membri a essere più rigorosi nelle loro procedure di certificazione e approvazione delle navi, a migliorare i controlli pre-carico sulle navi adibite al trasporto di bestiame e i controlli relativi all'idoneità degli animali, e ad ispezionare in modo adeguato le operazioni di carico in linea con il regolamento; invita gli Stati membri a fornire alla Commissione piani dettagliati dei loro impianti di ispezione; invita la Commissione a elaborare, aggiornare e diffondere un elenco di porti che possiedono adeguate strutture per l'ispezione degli animali; invita, inoltre, le autorità competenti a non approvare i giornali di viaggio che prevedono l'utilizzo di porti privi di tali strutture; invita gli Stati membri ad adattare i propri porti e a garantire l'adeguata manutenzione delle navi al fine di migliorare le condizioni di benessere degli animali nel trasporto via mare;

39.  invita la Commissione ad adottare alternative innovative per i controlli sulle esportazioni, conformemente all'articolo 133, paragrafo 2 del regolamento (UE) 2016/429(12), quali le ispezioni di piattaforma, che rappresentano un miglioramento per il benessere degli animali grazie a una minore densità di popolamento e non richiedono lo scarico degli animali, abbreviando così i tempi di attesa;

40.  osserva che il requisito dei certificati sanitari per gli animali per il trasporto attraverso gli Stati membri crea un incentivo di segno negativo per ciò che riguarda la scelta di destinazioni nazionali rispetto alla destinazione più vicina possibile; invita la Commissione a fare uso dei poteri di cui all'articolo 144, paragrafo 1, del regolamento (UE) 2016/429 per adottare un atto delegato che preveda una deroga agli spostamenti a basso rischio di diffusione di malattie;

Tempi di viaggio

41.  ribadisce che il viaggio per tutti gli animali trasportati deve durare solo quanto necessario, tenendo conto delle differenze geografiche a livello di Stati membri e conformemente al considerando 5 del regolamento, secondo il quale "in considerazione del benessere degli animali, il trasporto degli animali […] che comporta lunghi viaggi va limitato nella misura del possibile" e al considerando 18, secondo il quale "i lunghi viaggi hanno probabilmente effetti più nocivi sul benessere degli animali di quelli brevi";

42.  insiste sul fatto che il tempo di trasporto degli animali, compresi i tempi di carico e scarico, debba tenere in considerazione i consigli veterinari relativi alla specie, indipendentemente dal fatto che il trasporto avvenga via terra o via mare o per via aerea;

43.  si rammarica per le violazioni del regolamento che riguardano la scorretta o mancata applicazione delle norme specifiche sugli animali non svezzati, come vitelli, agnelli, capretti, puledri e maialini che ricevono un'alimentazione lattea e auspica l'introduzione di misure più dettagliate per garantire la piena tutela del benessere di tali animali durante il trasporto;

44.  invita gli Stati membri a garantire che gli animali non svezzati siano scaricati per almeno un'ora, in modo da fornire loro elettroliti o un succedaneo del latte e che non siano trasportati complessivamente per più di otto ore;

45.  invita a fornire una definizione di animali non svezzati per specie e a limitare i viaggi degli animali non svezzati sia a una distanza massima di 50 km, che a una durata massima di 90 minuti, data la difficoltà di garantire il loro benessere durante il trasporto;

46.  ribadisce che nei documenti relativi al piano di trasporto sono indicati spesso solamente i nomi delle località e non gli indirizzi esatti dei posti di controllo, approvvigionamento e raccolta, il che complica significativamente i controlli;

47.  chiede, tenendo conto della risoluzione del Parlamento del 12 dicembre 2012, che i tempi di viaggio degli animali siano quanto più possibile brevi e, in particolare, chiede di evitare i tempi di viaggio su distanze lunghe e molto lunghe, così come i viaggi all'esterno dei confini dell'UE, utilizzando strategie alternative, ad esempio garantire strutture di macellazione mobili o locali, non lontane dagli allevamenti, economicamente sostenibili ed equamente distribuite, promuovere i circuiti di distribuzione ridotti e la vendita diretta, sostituire, ove possibile, il trasporto di animali da riproduzione con il trasporto di sperma o embrioni, nonché con il trasporto di carcasse e prodotti a base di carne, come pure prevedere iniziative, a carattere normativo o meno, negli Stati membri per agevolare la macellazione in azienda; invita la Commissione a definire chiaramente tempi di percorrenza specifici più brevi, come appropriato, per il trasporto di tutte le varie specie di animali vivi, nonché per il trasporto di animali non svezzati;

48.  osserva che una varietà di requisiti, così come le mutate condizioni del mercato e le decisioni politiche, hanno reso i piccoli macelli poco redditizi dal punto di vista economico, causando un generale declino del loro numero; esorta la Commissione e le autorità locali negli Stati membri a sostenere e promuovere, se necessario, la possibilità della macellazione in azienda, di strutture per la macellazione locali o mobili, che siano economicamente sostenibili, e di impianti per la lavorazione della carne in seno agli Stati membri, affinché gli animali siano macellati il più vicino possibile al luogo di allevamento, il che è anche nell'interesse del mantenimento dell'occupazione nelle zone rurali; invita il Consiglio e la Commissione a elaborare una strategia per evolvere verso un modello di produzione animale più regionale nel quale, laddove possibile e tenendo conto delle differenze geografiche, gli animali nascano, siano ingrassati e macellati nella medesima regione, anziché essere trasportati su distanze estremamente grandi;

49.  esorta la Commissione a esaminare le possibili modalità per incentivare gli allevatori, i macelli e l'industria della lavorazione della carne, affinché procedano alla macellazione degli animali nell'impianto più vicino al fine di evitare agli animali lunghi tempi di trasporto e di ridurre le emissioni; invita la Commissione ad agevolare le soluzioni innovative in tal senso, quali macelli mobili, garantendo nel contempo alti livelli di benessere degli animali;

50.  ritiene che in determinati casi una riduzione dei tempi di viaggio consentiti, come attualmente stabilito nell'allegato I, capo V del regolamento, non sarebbe fattibile, e che occorre pertanto trovare soluzioni per i casi in cui le circostanze geografiche e l'isolamento rurale richiedono il trasporto di animali vivi via terra e/o via mare per la successiva produzione o macellazione;

51.  invita gli Stati membri, in caso sia determinata l'inidoneità al trasporto e le misure di pronto soccorso si rivelino inefficaci, a rendere possibile una macellazione d'urgenza direttamente presso le aziende di allevamento e di ingrassamento, al fine di evitare inutili sofferenze per gli animali;

52.  osserva che il valore sociale ed economico di un animale può influenzare il suo standard di trasporto; evidenzia che la qualità degli standard di trasporto per gli animali riproduttori è molto elevata nell'industria equina;

53.  invita la Commissione a sviluppare una strategia volta a garantire il passaggio dal trasporto di animali vivi al solo scambio di carni e carcasse e di materiale germinale, alla luce dell'impatto che il trasporto di animali vivi ha sull'ambiente, sul benessere degli animali e sulla salute; ritiene che tale strategia debba affrontare i fattori economici che fanno propendere per il trasporto di animali vivi; chiede alla Commissione di includere il trasporto verso paesi terzi in questa strategia;

54.  invita gli Stati membri a predisporre nei macelli programmi per la macellazione rituale degli animali, dato che una parte importante dell'esportazione di animali vivi è destinata ai mercati del Medio Oriente;

55.  riconosce l'attuale distorsione del mercato causata dalle tariffe differenziate applicate agli animali vivi e alle carni, che incentiva fortemente gli scambi di animali vivi; esorta la Commissione, unitamente ai suoi partner commerciali, a riesaminare tale distorsione allo scopo di ridurre gli scambi di animali vivi e, se del caso, sostituire tali vendite con le carni;

56.  ricorda che, già conformemente al regolamento attuale, superata la durata massima del trasporto, è obbligatoria una pausa in un posto di controllo autorizzato nel trasporto di equidi domestici e di animali domestici delle specie bovina, ovina, caprina o suina di durata superiore a otto ore;

Benessere degli animali

57.  invita le autorità competenti degli Stati membri a garantire la presenza di veterinari ufficiali nei punti di uscita dal territorio dell'UE con il compito di verificare che gli animali siano idonei a proseguire il viaggio e che i veicoli e/o le navi rispettino le disposizioni del regolamento; osserva in particolare che, secondo quanto previsto dall'articolo 21 del regolamento, i veterinari controllano i veicoli prima che escano dall'UE, al fine di garantire che non siano sovraffollati, presentino un'altezza libera sufficiente, dispongano di lettiere e trasportino acqua e mangimi sufficienti e che i dispositivi di ventilazione e di abbeveramento funzionino correttamente;

58.  incoraggia l'utilizzo di piani di emergenza per tutti i viaggi, compresi ad esempio veicoli pesanti sostitutivi e stalle di raccolta, al fine di consentire al trasportatore di far fronte in modo efficace alle emergenze e di ridurre l'impatto dei ritardi o degli incidenti sugli animali trasportati per l'allevamento o la macellazione, così come già previsto dal regolamento per i trasportatori che fanno lunghi viaggi;

59.  ribadisce che la legislazione sul benessere degli animali dovrebbe basarsi sulle conoscenze scientifiche e sulla tecnologia più recente; deplora il fatto che, nonostante le chiare raccomandazioni da parte dell'EFSA e la richiesta del Parlamento nella sua risoluzione del 2012, la Commissione non sia riuscita ad aggiornare le norme sul trasporto degli animali con le prove scientifiche più recenti; invita pertanto la Commissione ad aggiornare le norme relative a necessità specifiche sulla base della tecnologia e delle conoscenze scientifiche più recenti, segnatamente per quanto riguarda fattori tra cui rientrano una ventilazione e un controllo della temperatura e dell'umidità sufficienti tramite impianti di condizionamento in tutti i veicoli, adeguati sistemi di abbeveraggio e alimenti liquidi, in particolare per gli animali non svezzati, densità di bestiame ridotte e un'altezza libera minima specifica sufficiente, nonché l'adeguamento dei veicoli alle esigenze di ciascuna specie; rileva che, secondo il parere dell'EFSA, oltre alla durata del viaggio, altri aspetti influiscono sul benessere degli animali, quali un corretto carico e scarico, così come le condizioni di progettazione del veicolo;

60.  esprime preoccupazione per i viaggi in cui gli animali sono abbeverati con acqua contaminata non idonea al loro consumo o privati dell'accesso all'acqua a causa del malfunzionamento o dell'erroneo posizionamento dei dispositivi di abbeveraggio; sottolinea la necessità di garantire che i veicoli adibiti al trasporto di animali vivi trasportino una fornitura di acqua sufficiente durante i viaggi e in ogni caso adeguata al fabbisogno specifico delle specie di animali trasportati e al loro numero;

61.  accoglie con favore l'impegno della Commissione a elaborare indicatori di benessere basati sugli animali, che dovrebbero promuovere migliori risultati in materia di benessere degli animali durante il trasporto; ritiene che la Commissione dovrebbe sviluppare tali indicatori senza indugio, al fine di utilizzarli quali complemento ai requisiti legislativi attuali;

62.  chiede alla Commissione di garantire che qualsiasi revisione futura della normativa in materia di benessere degli animali durante il trasporto si basi su indicatori obiettivi e scientificamente provati, al fine di evitare decisioni arbitrarie che possano avere ripercussioni economiche ingiustificate sui settori dell'allevamento;

63.  insiste sul fatto che, in conformità del diritto dell'UE, gli allevatori hanno la responsabilità giuridica di garantire che gli animali trasportati non subiscano ferite o lesioni né che siano sottoposti a sofferenze inutili;

64.  sottolinea che le violazioni sono spesso dovute all'inadeguatezza dei sistemi di ventilazione dei veicoli adibiti al trasporto stradale di animali vivi su lunghe distanze; osserva che in tali situazioni gli animali sono costretti in spazi ridotti caratterizzati da temperature estreme, ben oltre lo spettro termico e i limiti di tolleranza previsti dal regolamento;

65.  invita la Commissione a garantire la pratica dello stordimento, senza eccezioni, prima delle macellazioni rituali religiose in tutti gli Stati membri;

66.  si rammarica del fatto che i compartimenti destinati agli animali non sempre garantiscano uno spazio sufficiente per permettere un'adeguata ventilazione all'interno dei veicoli e del fatto che i movimenti naturali degli animali siano impediti, costringendo spesso gli stessi ad assumere posizioni innaturali per lunghi periodi, in palese violazione delle specifiche tecniche di cui all'articolo 6 e all'allegato I, capo II, punto 1.2 del regolamento;

67.  ritiene che sia necessario rendere obbligatoria la presenza di veterinari a bordo delle navi adibite al trasporto di animali vivi, segnalare e tenere il conto del numero di animali morti durante il viaggio e predisporre piani d'emergenza per affrontare quelle situazioni in mare che possono influire negativamente sul benessere degli animali trasportati;

68.  osserva che gli allevatori, i trasportatori e le autorità competenti nei diversi Stati membri interpretano e applicano in modo diverso il regolamento (CE) n. 1/2005, in particolare riguardo all'idoneità al trasporto degli animali; invita la Commissione a rivedere il regolamento al fine di precisare in modo più dettagliato, ove necessario, i requisiti per il trasporto; esorta la Commissione e gli Stati membri, in un contesto di parità di condizioni, ad assicurare che, in futuro, il regolamento sia attuato e applicato in modo armonizzato e uniforme in tutta l'Unione, soprattutto per quanto concerne l'idoneità al trasporto degli animali;

69.  invita la Commissione a sviluppare una definizione pienamente operativa di cosa si intenda per idoneità al trasporto degli animali e a elaborare orientamenti pratici per la sua valutazione; invita gli Stati membri a prevedere attività di sensibilizzazione e di informazione, compresi corsi di formazione validi, regolari e obbligatori, nonché l'istruzione e la certificazione per conducenti, trasportatori, operatori economici, centri di raccolta, macelli, veterinari, agenti di frontiera e qualsiasi altro operatore coinvolto nel trasporto di animali, al fine di ridurre l'elevato numero di infrazioni in materia di idoneità; invita gli operatori ad assicurare una formazione esaustiva dei conducenti e degli addetti, in linea con l'allegato IV del regolamento;

70.  esorta a una rigorosa vigilanza al fine di evitare il trasporto di animali malati, deboli, sottopeso, animali in lattazione, femmine gravide e femmine che non rispettano il tempo di svezzamento necessario;

71.  sottolinea che, già a norma del regolamento (CE) n. 1/2005, durante i trasporti su lunghe distanze gli animali devono essere abbeverati, nutriti e avere l'opportunità di riposare, a intervalli appropriati e conformemente alle esigenze della loro specie ed età; esorta la Commissione ad effettuare un monitoraggio più efficace, al fine di garantire che tali disposizioni giuridiche siano applicate da tutti gli Stati membri dell'Unione, in tutte le loro parti e in modo armonizzato;

72.  sottolinea che gli Stati membri devono garantire che il trasporto degli animali sia ben organizzato e che tenga conto delle condizioni meteorologiche e del tipo di trasporto;

73.  evidenzia che quando gli animali devono essere scaricati per un periodo di riposo di 24 ore in paesi terzi, l'organizzatore deve identificare un luogo per il riposo con strutture equivalenti a quelle di un posto di controllo dell'UE; invita le autorità competenti a ispezionare periodicamente tali strutture e a non approvare i giornali di viaggio se non è stato confermato che il luogo proposto per il riposo dispone di strutture equivalenti a quelle dell'UE;

74.  invita gli Stati membri a garantire che nel piano di trasporto siano presenti prove di una prenotazione presso un posto di controllo comprensiva di alimenti, acqua e lettiere fresche; invita la Commissione a definire i requisiti relativi alla collocazione e alle strutture delle aree di riposo;

75.  riconosce che la riduzione delle densità di bestiame e l'interruzione dei viaggi per consentire agli animali di riposare hanno per gli operatori del settore dei trasporti un impatto economico negativo che potrebbe inficiare il trattamento adeguato degli animali trasportati; invita la Commissione a promuovere incentivi per il trattamento adeguato degli stessi;

76.  invita gli Stati membri a garantire un miglioramento nella gestione dei registri aziendali per quanto riguarda i periodi di gestazione;

77.  esorta la Commissione a elaborare, sulla base delle conoscenze scientifiche, orientamenti relativi all'abbeveraggio degli animali trasportati in gabbie e condizioni per il trasporto dei pulcini che promuovano un elevato livello di benessere;

78.  rammenta che gli Stati membri devono trovare soluzioni compatibili con il benessere degli animali alla fine del ciclo di vita e di produzione;

Aiuto economico

79.  sollecita un maggiore utilizzo della misura per lo sviluppo rurale "pagamenti per il benessere degli animali", a norma dell'articolo 33 del regolamento (UE) n. 1305/2013(13), che prevede il sostegno di elevati standard di benessere degli animali superiori a quelli obbligatori applicabili;

80.  chiede che la prossima riforma della PAC mantenga e rafforzi il vincolo che sussiste tra i pagamenti PAC e le migliori condizioni di benessere degli animali che rispettano pienamente o vanno oltre gli standard di cui al regolamento (CE) n. 1/2005;

81.  sollecita il sostegno a misure volte a realizzare una distribuzione equilibrata dei centri di macellazione negli Stati membri, che tenga conto del numero di capi di bestiame in una determinata regione;

Paesi terzi

82.  è preoccupato per le persistenti segnalazioni di problemi relativi al trasporto e al benessere degli animali in determinati paesi terzi; rileva che la macellazione in taluni paesi terzi a cui l'UE invia animali implica sofferenze estreme e prolungate e regolari violazioni delle norme internazionali previste dall'OIE sul benessere degli animali durante la macellazione; riconosce che le richieste dei paesi terzi riguardano spesso animali vivi, ma invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere, ove possibile, il passaggio al trasporto di carne o di carcasse anziché di animali vivi verso i paesi terzi, nonché il trasporto di sperma o embrioni anziché di animali riproduttori;

83.  critica fortemente le statistiche elaborate dalla Commissione sulla conformità al regolamento dei viaggi realizzati per il trasporto di animali vivi verso paesi esterni all'Unione e sottolinea come tali dati siano stati elaborati in assenza di controlli sistematici sui veicoli adibiti a questo tipo di trasporto;

84.  chiede che la Commissione esiga, nei negoziati commerciali bilaterali con i paesi terzi, il rispetto delle norme dell'UE relative al benessere degli animali e perori l'internazionalizzazione delle disposizioni dell'Unione in materia nel quadro dell'Organizzazione mondiale del commercio;

85.  si rammarica che gli standard applicati da taluni paesi terzi non siano elevati quanto quelli in seno all'UE; invita la Commissione a rafforzare gli obblighi vigenti nei confronti dei partner commerciali dell'Unione, specialmente per ciò che riguarda gli scambi e il trasporto di animali, quantomeno allineandoli alle norme dell'UE; invita gli Stati membri che esportano verso paesi terzi a collaborare con le autorità locali per migliorare gli standard del benessere degli animali;

86.  sollecita il rispetto coerente e integrale della sentenza del 2015 pronunciata dalla Corte di giustizia dell'Unione europea nella causa C-424/13, con cui la Corte ha stabilito che, per i trasporti di animali che comportano viaggi su lunghe distanze che iniziano nel territorio dell'UE e proseguono successivamente al di fuori di tale territorio, al fine di ricevere l'autorizzazione a partire, il trasportatore deve presentare un giornale di viaggio realistico in termini di conformità e che presti particolare attenzione alle previsioni delle temperature; invita le autorità competenti a non approvare i giornali di viaggio laddove, conformemente alla sentenza della Corte, gli animali debbano essere scaricati per un periodo di riposo di 24 ore in un paese terzo, a meno che l'organizzatore non abbia identificato un luogo per il riposo con strutture equivalenti a quelle di un posto di controllo; ribadisce inoltre, in tale contesto, che esiste solamente un elenco del 2009 delle stalle presenti sugli itinerari nei paesi terzi, spesso senza indirizzi esatti, e che ciò complica significativamente i necessari controlli previsti dal diritto dell'UE; invita i veterinari ufficiali presso i punti di uscita a controllare, a norma del regolamento (CE) n. 1/2005, che, prima che i veicoli escano dall'UE, siano rispettate delle disposizioni del regolamento;

87.  rammenta, in tale contesto, anche la proposta di direttiva della Commissione riguardante la protezione delle persone che segnalano violazioni del diritto dell'Unione (informatori) (COM(2018)0218), in particolare nel contesto dei controlli veterinari;

88.  deplora che spesso si verifichino notevoli ritardi alle frontiere e nei porti e richiama l'attenzione sulla maggiore sofferenza e angoscia che ciò causa agli animali; invita gli Stati membri confinanti con paesi terzi a predisporre aree di sosta in cui gli animali possano essere scaricati e possano ricevere mangime, acqua, riposo e cure veterinarie, in modo che i giornali di bordo possano essere compilati correttamente, e ad aprire corsie di passaggio rapido, dotate di personale sufficiente, per il trasporto degli animali alle dogane, al fine di ridurre i tempi di attesa senza compromettere la qualità dei controlli sanitari e doganali alle frontiere; invita inoltre gli Stati membri a una migliore cooperazione nella pianificazione del trasporto di animali, al fine di evitare che un numero troppo elevato di veicoli arrivi contemporaneamente ai controlli alle frontiere;

89.  invita la Commissione a intensificare la cooperazione e la comunicazione, compresa un'ulteriore assistenza reciproca e un più rapido scambio di informazioni, tra le autorità competenti in tutti gli Stati membri e nei paesi terzi, al fine di ridurre i problemi di benessere degli animali legati a una cattiva gestione, garantendo la piena osservanza dei requisiti amministrativi da parte degli esportatori; chiede alla Commissione di promuovere il benessere degli animali a livello internazionale e di intraprendere iniziative volte a sensibilizzare maggiormente gli Stati non membri dell'UE;

90.  esorta la Commissione a esercitare pressioni sui paesi di transito, che presentano ostacoli burocratici e di sicurezza che ritardano inutilmente il trasporto di animali vivi;

91.  sollecita gli Stati membri e la Commissione a prestare particolare attenzione alle violazioni in materia di benessere degli animali durante i viaggi via mare o per vie fluviali verso i paesi terzi e a valutare le possibili violazioni della normativa, come lo scarico proibito di animali morti dalle navi nel Mediterraneo (sovente previa eliminazione dei marchi di identificazione) poiché spesso i porti di destinazione non offrono soluzioni per lo smaltimento;

92.  sottolinea la decisione 2004/544/CE del Consiglio relativa alla firma della Convenzione europea sulla protezione degli animali nei trasporti internazionali(14), dove per trasporti si intendono viaggi effettuati: fra due Stati membri, ma che attraversano il territorio di uno Stato non membro; fra uno Stato membro e uno Stato non membro; fra due Stati membri direttamente;

93.  pone in evidenza che, se gli standard nei paesi terzi in materia di trasporto degli animali non sono conformi a quelli dell'UE e la loro attuazione non è sufficiente a garantire il pieno rispetto del regolamento, i viaggi per il trasporto di animali vivi verso paesi terzi dovrebbero essere soggetti ad accordi bilaterali atti a ridurre tali differenze e che, qualora ciò non fosse possibile, dovrebbero essere vietati;

94.  rammenta agli Stati membri che, secondo la giurisprudenza consolidata(15), possono introdurre disposizioni relative al benessere degli animali durante il trasporto più rigorose a livello nazionale, a condizione che queste siano conformi all'obiettivo principale del regolamento (CE) n. 1/2005;

95.  chiede alla Commissione di promuovere lo scambio di buone pratiche e di misure di equivalenza normativa in materia di trasporto di animali vivi con i paesi terzi;

o
o   o

96.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, alla Corte dei conti europea, all'Autorità europea per la sicurezza alimentare nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU L 3 del 5.1.2005, pag. 1.
(2) http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2018/621853/EPRS_STU(2018)621853_IT.pdf
(3) GU C 434 del 23.12.2015, pag. 59.
(4) EFSA Journal 2011:9(1):1966.
(5) GU C 251 E del 31.8.2013, pag. 116.
(6) Sentenza della Corte (Quinta Sezione) del 23 aprile 2015, Zuchtvieh-Export GmbH / Stadt Kempten, C-424/13, ECLI:EU:C:2015:259.
(7) Relazione speciale n. 31/2018, del 14 novembre 2018, della Corte dei conti europea, dal titolo "Il benessere degli animali nell'UE: colmare il divario tra obiettivi ambiziosi e attuazione pratica".
(8) https://www.efsa.europa.eu/it/efsajournal/pub/1966
(9) GU 121 del 29.7.1964, pag. 1977.
(10) GU L 102 dell'11.4.2006, pag. 1.
(11) Relazione finale dell'audit effettuato nei Paesi Bassi dal 20 febbraio 2017 al 24 febbraio 2017 al fine di valutare il benessere degli animali durante il trasporto verso paesi non membri dell'UE, Commissione europea, Direzione generale per la salute e la sicurezza alimentare, 2017.
(12) Regolamento (UE) 2016/429 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 2016, relativo alle malattie animali trasmissibili e che modifica e abroga taluni atti in materia di sanità animale ("normativa in materia di sanità animale").
(13) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 347.
(14) GU L 241 del 13.7.2004, pag. 21.
(15) Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 14 ottobre 2004 – Causa C-113/02 Commissione/Paesi Bassi e sentenza della Corte (Terza Sezione) dell'8 maggio 2008 - Causa C-491/06 Danske Svineproducenter.


Rafforzare la competitività del mercato interno mediante lo sviluppo dell'unione doganale dell'UE e della sua governance
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Risoluzione del Parlamento europeo del 14 febbraio 2019 sul rafforzamento della competitività del mercato interno mediante lo sviluppo dell'unione doganale dell'UE e della sua governance (2018/2109(INI))
P8_TA-PROV(2019)0133A8-0059/2019

Il Parlamento europeo,

–  visti il regolamento (UE) n. 952/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 ottobre 2013, che istituisce il codice doganale dell'Unione (CDU(1)), nonché i relativi atto delegato (regolamento delegato (UE) 2015/2446 della Commissione, del 28 luglio 2015(2)), atto di esecuzione (regolamento di esecuzione (UE) 2015/2447 della Commissione, del 2 novembre 2015(3)), atto delegato transitorio (regolamento delegato (UE) 2016/341 della Commissione, del 17 dicembre 2015(4)) e programma di lavoro (decisione di esecuzione (UE) 2016/578 della Commissione, dell'11 aprile 2016(5)),

–  vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 952/2013 al fine di prorogare l'uso transitorio di mezzi diversi dai procedimenti informatici previsti dal codice doganale dell'Unione (COM(2018)0085),

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo dal titolo "Sviluppare l'unione doganale dell'UE e la sua governance" (COM(2016)0813),

–  vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo dal titolo "Prima relazione biennale sui progressi compiuti nello sviluppo dell'unione doganale dell'UE e della sua governance" (COM(2018)0524),

–  vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo dal titolo "Seconda relazione sullo stato dei lavori relativi all'attuazione della strategia e del piano d'azione dell'UE per la gestione dei rischi doganali" (COM(2018)0549),

–  vista la relazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo sulla strategia informatica per le dogane (COM(2018)0178),

–  vista la posizione in prima lettura del Parlamento europeo in merito alla proposta della Commissione sul quadro giuridico dell'Unione relativo alle infrazioni e alle sanzioni doganali (COM(2013)0884),

–  vista la decisione n. 70/2008/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 gennaio 2008, concernente un ambiente privo di supporti cartacei per le dogane e il commercio(6),

–  vista la risoluzione del Parlamento europeo del 19 gennaio 2017 sul tema "Affrontare le sfide dell'applicazione del codice doganale dell'Unione"(7),

–  vista la relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'attuazione del codice doganale dell'Unione e sull'esercizio del potere di adottare atti delegati a norma dell'articolo 284 dello stesso (COM (2018)0039),

–  vista la relazione speciale n. 19/2017 della Corte dei conti europea, dal titolo "Procedure di importazione: le carenze nel quadro giuridico e un'attuazione inefficace pregiudicano gli interessi finanziari dell'UE",

–  vista la relazione speciale della Corte dei conti europea n. 26/2018, dal titolo "Una serie di ritardi nei sistemi informatici doganali: cosa non ha funzionato?",

–  vista la relazione 11760/2017 del Consiglio sui progressi compiuti nella lotta contro le frodi in materia di accise,

–  vista la relazione di Europol e dell'Ufficio dell'Unione europea per la proprietà intellettuale sullo stato attuale della contraffazione e della pirateria nell'Unione europea,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori e il parere della commissione per il commercio internazionale (A8-0059/2019),

A.  considerando che l'unione doganale, di cui quest'anno ricorre il cinquantesimo anniversario, costituisce uno dei pilastri dell'Unione europea e uno dei principali blocchi commerciali al mondo e che un'unione doganale pienamente operativa risulta imprescindibile per il corretto funzionamento degli scambi sia all'interno del mercato unico che con i paesi terzi, nell'interesse sia delle imprese che dei cittadini dell'Unione, ma anche per la credibilità dell'Unione europea, garantendole una posizione di forza nella negoziazione di accordi commerciali con i paesi terzi;

B.  considerando che le autorità doganali devono trovare il necessario equilibrio tra l'agevolazione del commercio legittimo, i controlli doganali intesi a tutelare la sicurezza dell'Unione e dei suoi cittadini, la fiducia dei consumatori nelle merci che entrano nel mercato unico e gli interessi finanziari e commerciali dell'Unione, e che sono responsabili dell'attuazione di oltre 60 atti legislativi, in aggiunta al quadro giuridico doganale, per la lotta contro il commercio e il traffico illegali e per l'assegnazione dello status di operatore economico autorizzato;

C.  considerando che la standardizzazione delle informazioni e dei processi doganali svolge un ruolo fondamentale nell'armonizzazione dei controlli, in particolare per quanto riguarda fenomeni quali la classificazione non corretta e la sottovalutazione delle importazioni nonché le false dichiarazioni sull'origine delle merci, che recano danno a tutti gli operatori economici, ma in particolare alle piccole e medie imprese;

D.  considerando che le importazioni e le esportazioni dell'UE ammontavano a 3 700 miliardi di EUR nel 2017 e che i dazi doganali riscossi rappresentano il 15 % del bilancio dell'UE;

E.  considerando che l'attuazione del codice doganale dell'Unione è fondamentale per tutelare le risorse proprie dell'UE, con particolare riferimento ai dazi doganali, e gli interessi fiscali nazionali, nonché per tutelare i consumatori europei e garantire una concorrenza corretta e leale nel mercato interno;

F.  considerando che il codice doganale dell'Unione fissa al 31 dicembre 2020 il termine per l'utilizzazione dei sistemi elettronici necessari alla sua attuazione; che la digitalizzazione delle procedure doganali è stata avviata dal 2003 e prescritta nel 2008 con l'adozione del regolamento (CE) n. 450/2008, del 23 aprile 2008, che istituisce il codice doganale comunitario (Codice doganale aggiornato)(8), e l'adozione della decisione n. 70/2008/CE(decisione sulla dogana elettronica);

G.  considerando che è in corso la digitalizzazione delle dogane, più del 98 % delle dichiarazioni doganali sono attualmente elettroniche e i seguenti ambiti doganali sono gestiti mediante sistemi elettronici: transito (NCTS), controllo delle esportazioni (ECS), sicurezza dei dati (ICS), gestione dei rischi (CRMS), il numero di registrazione e identificazione degli operatori economici (EORI), autorizzazioni (CDS), operatori economici autorizzati (OEA), informazioni tariffarie vincolanti (ITV), quote e tariffe (QUOTA), sospensioni tariffarie autonome, la nomenclatura combinata (TARIC), sorveglianza delle importazioni e delle esportazioni (SURV2) e il sistema degli esportatori registrati per i certificati di origine (REX);

H.  considerando che il programma "Dogana", proposto nell'ambito del Quadro finanziario pluriennale 2021-2027, ha lo scopo di coadiuvare le attività svolte dalle autorità doganali degli Stati membri e la loro cooperazione;

I.  considerando che il recesso del Regno Unito dall'UE rappresenta una sfida per il corretto funzionamento dell'unione doganale;

J.  considerando che la realizzazione dei sistemi elettronici fondamentali necessari per la piena attuazione del codice doganale dell'Unione sarà ritardata e posticipata a dopo il 31 dicembre 2020;

K.  considerando che lo strumento per misurare le prestazioni dell'unione doganale opera valutandone il funzionamento sulla base di indicatori chiave di prestazione in una serie di settori quali la tutela degli interessi finanziari, la garanzia della sicurezza dei cittadini dell'UE e la valutazione dell'importanza delle dogane nel contribuire alla crescita e alla competitività dell'UE;

L.  considerando che la governance del programma Dogana 2020 e quindi del lavoro informatico doganale è ripartita tra la Commissione, gli Stati membri e i rappresentanti degli interessi commerciali in numerose strutture decisionali, il cui moltiplicarsi produce effetti negativi duraturi sull'efficacia del programma e sulla gestione dei progetti informatici;

M.  considerando che, in seguito alla conclusione dell'attuale programma Dogana 2020 e a una valutazione del rapporto costi/benefici delle varie opzioni possibili, sarà necessario rivedere la governance dei programmi doganali;

1.  pone l'accento sul lavoro svolto quotidianamente dalle autorità doganali degli Stati membri e dai servizi della Commissione, che si adoperano per facilitare gli scambi commerciali al fine di fornire protezione nei confronti della concorrenza sleale che immette sul mercato interno prodotti a prezzo di dumping o contraffatti, limitare gli oneri amministrativi, riscuotere entrate per i bilanci nazionali e per il bilancio dell'Unione e proteggere i cittadini dalle minacce terroristiche, sanitarie, ambientali e di qualsivoglia natura;

2.  ricorda che l'unione doganale rappresenta uno dei primi risultati raggiunti dall'UE e può essere considerata uno dei suoi successi principali, poiché consente a un'impresa avente sede all'interno dell'Unione di vendere i propri prodotti e di investire in tutto il territorio dell'UE, ma ha anche permesso all'UE di eliminare le frontiere interne e di competere con il resto del mondo; sottolinea che il mercato interno dell'UE non potrebbe esistere senza l'esenzione dai dazi prevista dall'unione doganale e senza il ruolo svolto da quest'ultima in materia di sorveglianza delle importazioni e delle esportazioni;

3.  evidenzia che un'unione doganale pienamente funzionante è essenziale per garantire la credibilità e la forza dell'UE nonché la sua posizione negoziale per la stipula di nuovi accordi commerciali; pone l'accento sul fatto che un'efficiente unione doganale dell'UE contribuisce ad agevolare il commercio legittimo e a ridurre gli oneri amministrativi per gli operatori che agiscono legalmente, un elemento importante per lo sviluppo della competitività delle imprese; sottolinea l'importanza di garantire controlli efficaci, anche promuovendo la cooperazione con le autorità doganali dei paesi terzi, e di evitare ostacoli eccessivi al commercio legale;

4.  sottolinea che la creazione di procedure doganali più efficienti in tutta l'Unione, sulla base della riforma delle infrastrutture informatiche, è fondamentale; ritiene che la digitalizzazione abbia il potenziale per rendere più trasparenti e più accessibili lo scambio di informazioni e il pagamento dei dazi, in particolare per le piccole e medie imprese e gli operatori economici dei paesi terzi, e che offra la possibilità di semplificare le norme e le procedure doganali;

5.  osserva che l'attuale livello divergente e la qualità dei controlli, delle procedure e delle sanzioni doganali nei punti di ingresso nell'unione doganale, determinano spesso una distorsione dei flussi commerciali, alimentando il problema del "forum shopping" e mettendo a rischio l'integrità del mercato unico; chiede fermamente che la Commissione e gli Stati membri affrontino la questione;

6.  invita la Commissione ad accelerare i lavori in vista di uno sportello unico elettronico integrato per le dogane a livello di Unione che consentirebbe agli imprenditori di presentare tutte le informazioni e i documenti necessari presso un'unica entità, rispettando così tutti i requisiti regolamentari correlati all'importazione, all'esportazione e al transito di merci;

7.  ricorda che, dopo l'uscita dall'UE, il Regno Unito diventerà un paese terzo, modificando in tal modo le frontiere esterne dell'UE; sottolinea che il processo della Brexit non dovrebbe avere un impatto negativo sullo sviluppo e la governance delle dogane dell'UE;

Digitalizzazione delle procedure doganali

8.  invita la Commissione e gli Stati membri a trovare un approccio più efficace, economico e agile alla gestione dei sistemi informatici per le autorità doganali; chiede in particolare di stimare in modo più preciso e realistico i tempi di realizzazione, le risorse necessarie e il campo di applicazione dei singoli progetti informatici volti a digitalizzare le procedure doganali;

9.  deplora il fatto che l'applicazione dei nuovi sistemi informatici per l'unione doganale abbia subito una serie di ritardi, con la conseguenza che la Commissione ha chiesto al Parlamento e al Consiglio di prorogare il periodo transitorio oltre la scadenza del 2020 stabilita dal codice doganale dell'Unione; esprime rammarico, inoltre, per il fatto che la Commissione abbia fornito solo informazioni incomplete al fine di giustificare un'ulteriore proroga, in particolare in considerazione di ciò che rientra nell'ambito della sua responsabilità e di quella degli Stati membri, impendendo così al Parlamento europeo di esercitare adeguatamente la propria funzione di controllo politico e di bilancio;

10.  sottolinea che, nonostante si preveda che il 75 % dei componenti europei dei sistemi informatici necessari all'attuazione del CDU sia pronto entro dicembre 2020, ciò non significa necessariamente che il 75 % dei sistemi informatici sarà operativo in tale data, poiché il 25 % di quei sistemi dipende da componenti nazionali la cui responsabilità spetta agli Stati membri e in relazione ai quali sono stati registrati dei ritardi;

11.  ritiene che la Commissione e il Consiglio debbano provvedere con la massima priorità affinché il codice doganale unitamente alla digitalizzazione delle procedure doganali sia attuato entro la nuova scadenza; esorta quindi la Commissione e gli Stati membri a fare il possibile per evitare ulteriori proroghe; ritiene che, in tal senso, la predisposizione dell'architettura informatica richieda lo sviluppo e l'utilizzazione di diciassette strumenti informatici, con implicazioni significative in termini di risorse finanziarie e umane; crede, pertanto, che sia imprescindibile evitare duplicazioni in termini di risorse nella gestione dei progetti informatici degli Stati membri e della Commissione;

12.  invita la Commissione ad aggiornare il calendario del suo programma di lavoro relativo al codice doganale dell'Unione sulla base della proroga del periodo transitorio da essa proposto(9) per essere adottato dal Parlamento e dal Consiglio; invita il Parlamento europeo e il Consiglio ad adoperarsi per la tempestiva adozione di una decisione sulla suddetta proroga, creando al contempo le condizioni necessarie al buon esito dell'utilizzazione dell'architettura informatica doganale, fatti salvi i test di sicurezza globali, in modo che eventuali problemi non mettano a repentaglio i controlli delle merci effettuati dalle autorità doganali degli Stati membri; evidenzia che, in linea con quanto osservato dalla Corte dei conti europea, le medesime cause sortiscono i medesimi effetti, e che l'aggiornamento del piano strategico pluriennale per il 2017, concentrando l'attivazione di sei sistemi informatici nell'arco di un anno, rappresenta una sfida cruciale e comporta il rischio significativo che anche le nuove scadenze riprogrammate non siano rispettate, di modo che la scadenza per l'attuazione del codice doganale dell'Unione potrebbe essere ulteriormente rimandata a dopo il 2025;

13.  invita la Commissione ad aggiornare il suo piano strategico pluriennale attraverso una successione di progetti per tutto il periodo di transizione al fine di evitare, per quanto possibile, la concentrazione dell'utilizzo nella fase finale del periodo e stabilendo tappe intermedie vincolanti, anche per gli Stati membri;

14.  chiede alla Commissione di non apportare modifiche ai requisiti legali e alle specifiche tecniche già stabiliti per i diciassette strumenti informatici, considerando che la portata dei progetti da gestire e il tempo necessario per la loro attuazione non risultano compatibili né con il costante progresso tecnologico né con le inevitabili evoluzioni normative e regolamentari che si verificheranno nel corso di tale periodo;

15.  ricorda che, secondo la Corte dei conti, la Commissione era consapevole dei ritardi ma ha deciso di non includere tale informazione nella sua relazione ufficiale, il che ha impedito ai portatori di interessi (quali il Parlamento europeo, altre istituzioni dell'UE non rappresentate nella struttura di governance del programma Dogana 2020, nonché aziende e cittadini interessati) di essere pienamente informati in tempo reale in merito al rischio di ritardi; invita pertanto la Commissione a presentare relazioni regolari e trasparenti sull'andamento del piano di lavoro strategico pluriennale e sulla predisposizione dei sistemi elettronici doganali, in modo da non ripetere gli errori della programmazione precedente, e a informare in tempo utile in merito a eventuali possibili ritardi futuri, non senza aver previsto interventi correttivi adeguati;

16.  invita la Commissione a valutare in modo continuo il programma Dogana 2020 e a rimediare alle carenze riscontrate, in particolare all'utilizzo limitato dei gruppi di esperti creati nel quadro del programma, e facendo il possibile per aumentare la cooperazione tra i servizi doganali;

17.  sottolinea che il monitoraggio continuo delle politiche, l'analisi e la valutazione dei possibili impatti sono elementi essenziali della governance dell'unione doganale; prende atto e si compiace del lavoro della Commissione nell'elaborare uno strumento relativo alle prestazioni dell'unione doganale, che ne consentirà la valutazione sistematica rispetto ai suoi obiettivi strategici in termini di efficienza, efficacia e uniformità; invita gli Stati membri a sostenere tale lavoro al fine di sviluppare ulteriormente il presente strumento;

18.  suggerisce alla Commissione di utilizzare tale strumento anche per la valutazione delle prestazioni dei controlli doganali in termini di potenziale di digitalizzazione e flusso di dati al fine di creare controlli basati sui rischi ancora più efficaci, ottimizzando nel contempo gli oneri a carico delle autorità doganali;

Governance, relazioni e finanziamento del programma Dogana

19.  prende atto delle attività condotte dalla Commissione e dagli Stati membri al fine di garantire un'attuazione uniforme e coerente del codice doganale, in particolare nell'ambito della formazione e mediante l'adozione di orientamenti; invita tuttavia la Commissione e gli Stati membri a intensificare i propri sforzi e ad aumentare le risorse impiegate per assicurare la piena e completa applicazione del codice doganale adottato nel 2013 e di procedure doganali uniformi in tutta l'UE; invita a tal proposito la Commissione a presentare un piano d'azione che potrebbe utilmente basarsi su una valutazione inter pares delle prassi doganali, sullo scambio di buone pratiche, su una maggiore cooperazione fra i servizi doganali e su un programma di formazione dotato di risorse sufficienti;

20.  ricorda che la Commissione sta iniziando a lavorare a uno sportello unico doganale dell'UE che permetta a un operatore economico di trasmettere a più destinatari dati necessari per molteplici fini normativi (nel settore veterinario, sanitario, ambientale, ecc.) in un formato standardizzato e attraverso punti di accesso armonizzati; invita la Commissione e gli Stati membri a continuare tale importante lavoro;

21.  prende nota dello sforzo finanziario sostenuto dal bilancio europeo, che ha portato la dotazione del prossimo programma Dogana 2021-2027 a 842 844 000 EUR a prezzi 2018; chiede agli Stati membri di fornire a loro volta le risorse umane e finanziarie necessarie per mettere a disposizione i componenti nazionali, elementi essenziali che condizionano la messa in funzione del sistema doganale elettronico europeo, e invita la Commissione a presentare tempestivamente al Parlamento una relazione sull'attivazione dei componenti dell'Unione e dei componenti esterni all'Unione sviluppati dagli Stati membri;

22.  evidenzia che le amministrazioni doganali devono attualmente far fronte a un aumento eccezionale del volume di merci acquistate online al di fuori dell'UE, in termini di controlli e riscossione dei dazi applicabili, in particolare perché il volume dei beni di modesto valore importati nell'Unione aumenta ogni anno del 10-15 %; invita la Commissione e gli Stati membri a intensificare il loro impegno al fine di affrontare meglio tale sfida;

23.  invita la Commissione a proporre, esclusivamente alla fine dell'attuazione dei diciassette sistemi informatici relativi al codice doganale dell'Unione nell'ambito del programma Dogana 2020, una struttura di governance più efficace per la realizzazione dei progetti informatici doganali e il loro aggiornamento; evidenzia che, in vista delle sfide economiche, fiscali e di sicurezza rappresentate dal sistema informatico doganale, è essenziale che le soluzioni adottate preservino pienamente la sovranità europea;

24.  sottolinea che il programma "Dogana 2021-2027", attraverso un sostegno alle autorità doganali degli Stati membri, contribuirà non solo ad aumentare le entrate di bilancio dell'UE, ma anche a garantire la sicurezza dei prodotti, la protezione dei consumatori europei nonché la parità di condizioni per gli imprenditori dell'Unione;

Il recesso del Regno Unito dall'Unione europea

25.  sottolinea che l'incertezza correlata al recesso del Regno Unito dall'UE rappresenta una sfida non indifferente per le imprese europee; invita, a tale proposito, la Commissione e gli Stati membri a fornire informazioni esaurienti alle parti interessate circa le ripercussioni del recesso del Regno Unito in ambito doganale e riguardo ad alcuni tipi di imposte indirette (IVA e accise);

26.  sottolinea che dopo il recesso del Regno Unito vanno evitate falle nel sistema delle dogane, anche lungo le frontiere esterne dell'UE, con varchi per il commercio illegale oppure per la violazione delle norme sulla pubblica responsabilità sancite dal diritto dell'UE;

o
o   o

27.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente relazione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 269 del 10.10.2013, pag. 1.
(2) GU L 343 del 29.12.2015, pag. 1.
(3) GU L 343 del 29.12.2015, pag. 558.
(4) GU L 69 del 15.3.2016, pag. 1.
(5) GU L 99 del 15.4.2016, pag. 6.
(6) GU L 23 del 26.1.2008, pag. 21.
(7) GU C 242 del 10.7.2018, pag. 41.
(8) GU L 145 del 4.6.2008, pag. 1.
(9) Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 952/2013 al fine di prorogare l'uso transitorio di mezzi diversi dai procedimenti informatici previsti dal codice doganale dell'Unione (COM(2018)0085).


Attuazione delle disposizioni giuridiche e della dichiarazione congiunta a garanzia del controllo parlamentare sulle agenzie decentrate
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Risoluzione del Parlamento europeo del 14 febbraio 2019 sull'attuazione delle disposizioni giuridiche e della dichiarazione congiunta a garanzia del controllo parlamentare sulle agenzie decentrate (2018/2114(INI))
P8_TA-PROV(2019)0134A8-0055/2019

Il Parlamento europeo,

–  viste le disposizioni dei trattati relative alle agenzie e in particolare gli articoli 5 e 9 del trattato sull'Unione europea (TUE) e gli articoli 15, 16, 71, 123, 124, 127, 130, 228, 263, 265, 267, 277, 282, 287, 290, 291, 298 e 325 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare gli articoli 41, 42, 43, 51 e 52,

–  visti la dichiarazione congiunta del Parlamento europeo, del Consiglio dell'UE e della Commissione europea sulle agenzie decentrate del 19 luglio 2012 e l'orientamento comune ad essa allegato,

–  visti l'articolo 52 del suo regolamento nonché l'articolo 1, paragrafo 1, lettera e), e l'allegato 3 alla decisione della Conferenza dei presidenti del 12 dicembre 2002 sulla procedura relativa alla concessione dell'autorizzazione a elaborare relazioni di iniziativa,

–  visti la relazione della commissione per gli affari costituzionali e i pareri della commissione per i bilanci, della commissione per il controllo dei bilanci, della commissione per i problemi economici e monetari, della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0055/2019),

A.  considerando che le agenzie svolgono un ruolo fondamentale nell'attuazione delle politiche dell'UE a livello europeo e nazionale, effettuando un'ampia varietà di compiti al fine di contribuire all'attuazione delle politiche dell'UE, quali la creazione di reti o il sostegno alla cooperazione tra l'UE e le autorità nazionali; che una buona cooperazione tra le agenzie dell'UE e gli Stati membri contribuisce a una maggiore efficienza ed efficacia dei lavori delle agenzie; che le agenzie hanno anche realizzato una cooperazione tra di loro attraverso la rete delle agenzie dell'Unione europea;

B.  considerando che, globalmente, il coordinamento e la collaborazione tra le diverse agenzie e le commissioni parlamentari si sono dimostrati soddisfacenti; che Europol è l'unica agenzia soggetta al controllo del Parlamento e, insieme, dei parlamenti nazionali attraverso il gruppo di controllo parlamentare congiunto;

C.  considerando che le agenzie sono state istituite e si sono evolute nel tempo, caso per caso; che il trattato di Lisbona ha riconosciuto formalmente l'agentificazione dell'esecutivo dell'UE tramite l'introduzione formale delle agenzie dell'Unione nei trattati;

D.  considerando che le agenzie sono principalmente responsabili dinanzi al Parlamento e al Consiglio, i quali devono garantire che negli atti legislativi che disciplinano le agenzie siano posti in essere meccanismi di controllo adeguati e che essi siano quindi attuati correttamente; che il trasferimento del potere esecutivo dell'UE alle agenzie non dovrebbe tradursi in un indebolimento del controllo del Parlamento sull'esecutivo europeo quale previsto all'articolo 14 TUE;

E.  considerando che i trattati non contengono né una definizione di agenzie decentrate, né una descrizione generale dei poteri che possono essere conferiti alle agenzie;

F.  considerando che diverse agenzie trovano il loro fondamento giuridico nell'articolo 352 TFUE e altre sono basate su un fondamento giuridico specifico settoriale;

G.  considerando che la dichiarazione congiunta e l'orientamento comune del 2012 sono il risultato del lavoro del gruppo interistituzionale riguardante le agenzie di regolazione, istituito dalla Commissione, dal Parlamento europeo e dal Consiglio per valutare la coerenza, l'efficacia, la responsabilità e la trasparenza delle agenzie dopo che una proposta del 2005 della Commissione su un accordo interistituzionale relativo alle agenzie di regolazione non aveva ricevuto il sostegno necessario da parte del Consiglio e del Parlamento;

H.  considerando che l'orientamento comune contiene disposizioni sulla struttura e sulla governance delle agenzie, nonché sul loro funzionamento, programmazione delle attività, finanziamento, gestione delle risorse di bilancio, procedure di bilancio, responsabilità, controlli e trasparenza, che contribuiscono a garantire il controllo parlamentare sulle agenzie decentrate;

I.  considerando che, nonostante una valutazione generalmente positiva, in alcuni casi, le agenzie hanno dovuto far fronte a occasionali episodi di sfiducia nei confronti dei loro pareri scientifici e tecnici;

Principali osservazioni

1.  rileva che i meccanismi atti a garantire la responsabilità delle agenzie sono integrati nei trattati, nei regolamenti istitutivi delle agenzie, nella giurisprudenza della Corte di giustizia, nonché nella dichiarazione congiunta e nell'orientamento comune; sottolinea che, attraverso il principio di attribuzione dei poteri, il Parlamento ha il potere di controllo nei confronti delle agenzie decentrate; tale potere non è, tuttavia, definito in dettaglio nei trattati; osserva, a tal proposito, la natura non vincolante della dichiarazione congiunta e dell'orientamento comune; si rammarica, tuttavia, che le istituzioni non abbiano ancora concordato un quadro normativo vincolante;

2.  sottolinea che il Parlamento controlla le agenzie in diversi modi:

   in quanto ramo dell'autorità di bilancio, nella sua attività decisionale riguardo ai contributi del bilancio dell'UE alle agenzie;
   come autorità di discarico;
   tramite la designazione dei membri del consiglio di amministrazione delle agenzie;
   tramite la procedura di nomina (o revoca) del direttore esecutivo;
   tramite attività di consultazione sui programmi di lavoro;
   tramite la presentazione delle relazioni annuali;
   con altri metodi (visite delle delegazioni, gruppi o persone di contatto, scambi di opinioni, audizioni, briefing, messa a disposizione di competenze);

3.  rileva che le disposizioni dei regolamenti istitutivi differiscono sotto vari aspetti dai meccanismi di responsabilità e controllo parlamentare stabiliti nell'orientamento comune, il che può essere dovuto alle funzioni e ai compiti molto diversi svolti dalle agenzie;

4.  osserva che le commissioni parlamentari hanno svolto attivamente i propri compiti di controllo nonostante la varietà di disposizioni dei regolamenti istitutivi;

5.  prende atto dell'attuazione da parte delle agenzie dell'Unione della dichiarazione congiunta e dell'orientamento comune come pure della relativa tabella di marcia; evidenzia, in particolare, le raccomandazioni del gruppo di lavoro interistituzionale sulle agenzie decentrate (IIWG), che sono state approvate dalla Conferenza dei presidenti il 18 gennaio 2018; rileva che, alla riunione di follow-up del 12 luglio 2018, il lavoro dell'IIWG è stato considerato concluso;

Raccomandazioni

6.  ritiene che si potrebbero compiere maggiori sforzi per semplificare determinate disposizioni dei regolamenti istitutivi delle agenzie riguardanti la loro governance e i loro meccanismi di responsabilità, tenendo conto dei vari tipi di agenzie che esistono attualmente e definendo i principi generali per disciplinare le relazioni tra le istituzioni dell'UE e le agenzie; sottolinea che tali questioni dovrebbero anche essere affrontate nelle valutazioni di impatto ogniqualvolta si proponga di istituire un'agenzia; sottolinea che le agenzie necessitano di un certo margine di libertà in termini di flessibilità organizzativa, in modo potersi adeguare meglio ai compiti previsti e alle esigenze che sorgono nello svolgimento delle loro funzioni; accoglie con favore l'organizzazione interna basata sui poli tematici, anche trasversali, delle agenzie in ambiti simili;

7.  invita pertanto a procedere a una valutazione approfondita dell'attuazione dell'orientamento comune in tutti i suoi aspetti, mediante documenti analitici simili a quelli elaborati nel 2010, concentrandosi sugli aspetti relativi alla governance, riesaminando in particolare la compatibilità delle disposizioni con i poteri di codecisione e di controllo del Parlamento, tenendo conto della necessità di consentire la flessibilità in relazione al panorama diversificato delle agenzie decentrate;

8.  deplora il fatto che il Parlamento, in quanto principale garante del rispetto del principio di democrazia nell'UE, non sia stato pienamente coinvolto nella procedura di selezione della nuova sede dell'EMA e dell'ABE; ricorda, a tal proposito, la sua richiesta di rivedere quanto prima la dichiarazione congiunta e l'orientamento comune del 2012 e rammenta altresì l'impegno del Consiglio a procedere a una loro revisione, invita inoltre la Commissione a fornire, entro aprile 2019, un'analisi approfondita dell'attuazione della dichiarazione congiunta e dell'orientamento comune per quanto riguarda la sede delle agenzie decentrate;

9.  evidenzia che l'ubicazione della sede di un'agenzia non dovrebbe incidere sull'esecuzione dei suoi poteri e compiti, sulla sua struttura di governance, sul funzionamento della sua organizzazione principale o sul finanziamento principale delle sue attività;

10.  si aspetta che le prerogative del Parlamento e del Consiglio in quanto colegislatori siano pienamente rispettate nelle future decisioni relative all'ubicazione o al cambio di sede delle agenzie; ritiene che il Parlamento debba essere sistematicamente coinvolto, nel corso dell'intero iter legislativo e su un piano di parità con il Consiglio e la Commissione, nella definizione e ponderazione, in modo trasparente, dei criteri per l'ubicazione di tutti gli organismi e di tutte le agenzie dell'Unione; sottolinea che nell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio", del 13 aprile 2016, il Parlamento, il Consiglio e la Commissione si sono impegnati a cooperare in modo leale e trasparente e che l'accordo pone in evidenza il principio della parità fra i colegislatori sancito dai trattati; pone in risalto il valore di un migliore scambio di informazioni fin dalle fasi iniziali dei futuri processi di selezione delle sedi delle agenzie, in quanto tale tempestivo scambio agevolerebbe l'esercizio dei rispettivi diritti e prerogative da parte delle tre istituzioni;

11.  ritiene che la decisione sull'ubicazione di un'agenzia sia di grande importanza e che le istituzioni dell'Unione debbano tenere conto di criteri oggettivi, quali l'accessibilità, le sinergie amministrative e la prossimità alle parti interessate, per adottare la migliore decisione possibile;

12.  chiede alla Commissione, in linea con le raccomandazioni del gruppo di lavoro interistituzionale sulle risorse delle agenzie decentrate, di presentare rapidamente una valutazione delle agenzie con più sedi, utilizzando un approccio coerente per stimare il loro valore aggiunto tenendo conto dei costi sostenuti; chiede che siano adottate misure significative sulla base dei risultati di questa valutazione, con l'obiettivo di ridurre il numero delle sedi, se del caso;

13.  propone che, sulla base di un riesame dell'orientamento comune, si consideri nuovamente l'elaborazione di un accordo interistituzionale (AII) sulle agenzie e che tale accordo contenga disposizioni su un riesame quinquennale dei principi che disciplinano l'istituzione e il funzionamento delle agenzie, partendo dalle competenze di un gruppo di persone eminenti;

14.  ritiene che tale AII debba rispettare i poteri del Parlamento europeo nell'ambito delle procedure di codecisione e debba altresì comprendere i rapporti tra un'agenzia e le istituzioni dello Stato membro in cui ha sede, nonché misure di trasparenza, procedure volte a evitare conflitti di interessi e a garantire l'equilibrio di genere tra i membri degli organi direttivi e consultivi e l'attuazione dell'integrazione della dimensione di genere in tutte le attività delle agenzie;

15.  ritiene che nell'elaborazione di tale AII debbano essere formulate alcune proposte specifiche per rafforzare il controllo democratico, migliorare la responsabilità delle agenzie dell'Unione e rafforzare il sistema per riferire al Parlamento, ad esempio:

   definire un termine entro il quale le agenzie possono rispondere alle domande loro rivolte dal Parlamento europeo o dal Consiglio;
   prevedere disposizioni per la condivisione di informazioni sensibili e riservate e per la consultazione delle commissioni parlamentari, ove necessario;
   considerare se debba esserci o meno un numero specifico di membri dei rispettivi consigli di amministrazione nominati dal Parlamento;
   tenere conto del valore aggiunto della partecipazione di rappresentanti/osservatori del Parlamento alle riunioni dei consigli delle autorità di vigilanza e dei gruppi delle parti interessate dell'agenzia;
   razionalizzare la partecipazione del Parlamento ai programmi di lavoro annuali e pluriennali delle agenzie;
   razionalizzare e armonizzare gli obblighi di rendicontazione, in particolare per quanto riguarda la relazione annuale di attività, la relazione sulla gestione finanziaria e di bilancio e i conti finali;
   informare il Parlamento in modo dettagliato sulle misure adottate per dar seguito alle raccomandazioni dell'autorità di discarico ("relazioni di follow-up") e a quelle della Corte dei conti;

16.  ritiene inoltre che il ruolo del Parlamento nella vigilanza della dimensione di governance delle agenzie decentrate potrebbe essere notevolmente migliorato; suggerisce, inoltre, di rafforzare la cooperazione con il gruppo di controllo parlamentare congiunto e la revisione delle norme per le missioni presso le agenzie, al fine di consentire un migliore contatto regolare tra le commissioni parlamentari e le agenzie che rientrano nel loro mandato;

17.  propone che, nel contesto del riesame quinquennale, sulla base delle attività di controllo condotte dalle commissioni del Parlamento in relazione alle agenzie che rientrano nel loro mandato, e in aggiunta a tali attività, la commissione per gli affari costituzionali tenga un dibattito annuale sul funzionamento e la governance delle agenzie, seguito, se ritenuto opportuno e/o necessario, da una discussione in Aula, al fine di agevolare lo sviluppo di un sistema più forte e più strutturato di controllo delle attività delle agenzie in seno al Parlamento; propone altresì, dato che le agenzie fungono da intermediari tra l'UE e gli Stati membri, un periodo di consultazione con i parlamenti nazionali, qualora essi desiderino intervenire in merito;

18.  ritiene che le agenzie dell'Unione debbano applicare le norme e i principi della buona governance e del legiferare meglio, compresa l'organizzazione di consultazioni pubbliche aperte sui loro progetti di proposte di atti secondari e terziari, ove sia consentito dal settore dell'Agenzia; propone che le agenzie siano soggette alle medesime norme sulla trasparenza della Commissione, comprese le norme e gli obblighi concernenti i rappresentanti di interessi;

19.  evidenzia che, nell'assicurarsi che tutte le funzioni attribuite in base al quadro regolamentare siano espletate pienamente ed entro i termini stabiliti, le agenzie dell'Unione dovrebbero attenersi scrupolosamente ai propri compiti e agire conformemente ai mandati conferiti loro dal Parlamento e dal Consiglio; ritiene indispensabile il fatto che, nello svolgimento del loro mandato, le agenzie dell'Unione siano trasparenti;

20.  propone che tutte le agenzie possano presentare pareri non vincolanti sui fascicoli attuali che rientrano nel loro mandato;

21.  ritiene inoltre che, in caso di future modifiche dei trattati, sia opportuno valutare come ancorare ancor più saldamente le agenzie nei trattati, in particolare in relazione agli articoli 13 e 14 TUE e agli articoli 290 e 291 TFUE inserendo una chiara definizione delle varie tipologie di agenzia, i poteri che possono essere loro attribuiti e i principi generali a garanzia del controllo parlamentare;

Aspetti di bilancio

22.  osserva che il finanziamento delle agenzie tramite la riscossione di diritti ammonta attualmente a un totale di circa 1 miliardo di EUR l'anno, cosa che può ridurre in modo significativo la pressione sul bilancio dell'Unione e che può costituire un metodo efficace per finanziare le attività delle agenzie nei casi in cui il modello aziendale lo consenta; è tuttavia preoccupato per i potenziali conflitti di interessi che possono sorgere qualora le agenzie dovessero dipendere dai diritti come principale fonte di entrate; insiste che devono essere poste in essere misure di salvaguardia per evitare qualsiasi tipo di conflitto di interessi;

23.  sottolinea la necessità di tenere conto delle nuove priorità in materia di clima, sostenibilità e protezione dell'ambiente nell'ambito del prossimo QFP e dei compiti attribuiti a specifiche agenzie per l'attuazione dell'attuale QFP;

24.  rileva che, sebbene in termini di gestione di bilancio le agenzie decentrate condividano un certo numero di similitudini, gli approcci generici si sono rivelati pregiudizievoli per l'efficienza e l'efficacia della gestione di talune agenzie; considera l'obiettivo di riduzione del 5 % del personale e la riserva di riassegnazione fra le agenzie un esercizio una tantum; ribadisce la propria intenzione di opporsi in futuro ad approcci di questo tipo;

25.  osserva con preoccupazione che alcune agenzie incontrano difficoltà nell'attirare personale qualificato a causa delle condizioni di occupazione; ritiene che gli organismi dell'Unione debbano essere in grado di attirare personale qualificato per svolgere i loro compiti in modo efficace ed efficiente; chiede pertanto che sia intrapresa un'azione concreta al fine di conseguire tali obiettivi;

26.  rileva che la cooperazione rafforzata tra le agenzie nella condivisione dei servizi ha consentito di realizzare economie, come quelle conseguite attraverso la creazione di un portale comune per gli appalti pubblici; incoraggia a esplorare ulteriormente il potenziale di condivisione di servizi tra le agenzie stesse, o tra la Commissione e le agenzie, nella prospettiva di creare nuove sinergie e di ottimizzare quelle esistenti; ritiene che, se del caso, si potrebbe conseguire un'ulteriore efficienza di bilancio attraverso una stretta cooperazione sui servizi di supporto amministrativo e di gestione delle infrastrutture tra gli organismi e le agenzie dell'Unione che si trovano nelle immediate vicinanze;

27.  osserva che il bilancio delle agenzie dovrebbe essere elaborato sulla base del principio della programmazione di bilancio basata sulla performance, tenendo conto degli obiettivi dell'agenzia e dei risultati attesi dai suoi compiti; chiede un approccio tematico nei confronti dell'elaborazione del bilancio delle agenzie decentrate, al fine di migliorare la definizione delle priorità in relazione ai compiti delle agenzie, di promuovere la cooperazione ed evitare sovrapposizioni, in particolare nel caso delle agenzie che operano nello stesso settore politico;

28.  rileva con preoccupazione che una serie di requisiti amministrativi risulta sproporzionata per le agenzie che non hanno raggiunto una determinata dimensione; si aspetta che la Commissione e il Consiglio garantiscano che i requisiti amministrativi applicabili siano commisurati alle risorse umane e finanziarie di tutte le agenzie;

29.  ricorda che la procedura legislativa comporta modifiche della proposta iniziale della Commissione; osserva con preoccupazione che i rendiconti finanziari aggiornati sono generalmente disponibili, quando lo sono, al termine della procedura legislativa; ricorda il duplice ruolo del Parlamento e del Consiglio in quanto autorità legislativa e autorità di bilancio;

30.  accoglie con favore il progetto di testo rivisto del regolamento finanziario quadro per le agenzie decentrate, elaborato dalla Commissione e, in particolare, il suo programma di rafforzare la governance di tali agenzie delineato in tale testo;

31.  ritiene, tuttavia, che una serie di questioni rimangano irrisolte ed esorta la Commissione a presentare senza indugio una valutazione delle agenzie con sedi multiple, come raccomandato dall'IIWG, come pure delle proposte relative ad eventuali fusioni, chiusure e/o a trasferimenti di compiti alla Commissione, sulla base di un'attenta analisi approfondita e utilizzando criteri chiari e trasparenti, che era previsto nel mandato dell'IIWG ma non è mai stato opportunamente esaminato a causa della mancanza di proposte in tal senso da parte della Commissione;

32.  osserva che l'audit delle agenzie decentrate rimane "sotto la piena responsabilità della Corte dei conti, che gestisce tutte le procedure amministrative e d'appalto necessarie e le finanzia a carico del proprio bilancio"; ribadisce che l'audit svolto da revisori del settore privato ha comportato un aumento significativo degli oneri amministrativi a carico delle agenzie e, a causa del tempo dedicato alle procedure di appalto e alla gestione dei contratti di audit, ha generato ulteriori spese, diminuendo ulteriormente le risorse già ridotte delle agenzie; sottolinea che è essenziale risolvere tale problema in conformità dell'orientamento comune, nel contesto della revisione del regolamento finanziario quadro; invita tutte le parti coinvolte in tale revisione a chiarire urgentemente la questione al fine di ridurre in maniera significativa gli eccessivi oneri amministrativi;

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33.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, alla Corte dei conti europea e alle agenzie decentrate dell'UE.

Avviso legale