Indice 
Testi approvati
Giovedì 28 marzo 2019 - Strasburgo 
Elenco dei paesi terzi i cui cittadini devono essere in possesso del visto all'atto dell'attraversamento delle frontiere esterne ed elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti da tale obbligo (Kosovo*) ***I
 Qualità delle acque destinate al consumo umano ***I
 Aumentare l'efficacia delle procedure di ristrutturazione, insolvenza e liberazione dai debiti ***I
 Esercizio del diritto d'autore e dei diritti connessi applicabili a talune trasmissioni online e ritrasmissioni di programmi televisivi e radiofonici ***I
 Istituzione del programma Europa creativa (2021-2027) ***I
 "Erasmus": il programma dell'Unione per l'istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport ***I
 Creazione di un quadro per favorire gli investimenti sostenibili ***I
 Stato di previsione delle entrate e delle spese per l'esercizio 2020 - Sezione I - Parlamento europeo
 Situazione di emergenza in Venezuela
 Situazione dello Stato di diritto e la lotta contro la corruzione nell'Unione, in particolare a Malta e in Slovacchia
 Recenti sviluppi dello scandalo Dieselgate
 Decisione che istituisce uno strumento europeo per la pace

Elenco dei paesi terzi i cui cittadini devono essere in possesso del visto all'atto dell'attraversamento delle frontiere esterne ed elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti da tale obbligo (Kosovo*) ***I
PDF 108kWORD 49k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 28 marzo 2019 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 539/2001 del Consiglio che adotta l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini devono essere in possesso del visto all'atto dell'attraversamento delle frontiere esterne e l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti da tale obbligo (Kosovo*) (COM(2016)0277 – C8-0177/2016 – 2016/0139(COD))
P8_TA(2019)0319A8-0261/2016

Il testo è in fase di trattamento ai fini della pubblicazione nella lingua selezionata. È possibile consultare la versione PDF o WORD cliccando sull'icona in alto a destra.


Qualità delle acque destinate al consumo umano ***I
PDF 354kWORD 121k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 28 marzo 2019 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano (rifusione) (COM(2017)0753 – C8-0019/2018 – 2017/0332(COD))
P8_TA-PROV(2019)0320A8-0288/2018

(Procedura legislativa ordinaria – rifusione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2017)0753),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 192, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0019/2018),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti i pareri motivati inviati dalla Camera dei deputati ceca, dal Parlamento irlandese, dal Consiglio federale austriaco e dalla Camera dei comuni del Regno Unito, nel quadro del protocollo n. 2 sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, in cui si dichiara la mancata conformità del progetto di atto legislativo al principio di sussidiarietà,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 12 luglio 2018(1),

–  visto il parere del Comitato delle regioni del 16 maggio 2018(2),

–  visto l'accordo interistituzionale del 28 novembre 2001 ai fini di un ricorso più strutturato alla tecnica della rifusione degli atti normativi(3),

–  vista la lettera in data 18 maggio 2018 della commissione giuridica alla commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare a norma dell'articolo 104, paragrafo 3, del suo regolamento,

–  visti gli articoli 104 e 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (A8-0288/2018),

A.  considerando che, secondo il gruppo consultivo dei servizi giuridici del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, la proposta della Commissione non contiene modificazioni sostanziali se non quelle espressamente indicate come tali e che, per quanto concerne la codificazione delle disposizioni immutate degli atti precedenti e di tali modificazioni, la proposta si limita ad una mera codificazione degli atti esistenti, senza modificazioni sostanziali;

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso(4), tenendo conto delle raccomandazioni del gruppo consultivo dei servizi giuridici del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Testo della Commissione   Emendamento
Emendamenti 161, 187, 206 e 213
Proposta di direttiva
Considerando 2
(2)  La direttiva 98/83/CE del Consiglio stabiliva il quadro giuridico inteso a proteggere la salute umana dagli effetti negativi derivanti dalla contaminazione delle acque destinate al consumo umano, garantendone la salubrità e la pulizia. Occorre che la presente direttiva persegua il medesimo obiettivo. A tale scopo, è necessario fissare a livello dell'Unione prescrizioni minime che tutte le acque destinate a tal fine devono soddisfare. Occorre inoltre che gli Stati membri adottino tutte le disposizioni necessarie a garantire che le acque destinate al consumo umano non contengano microrganismi e parassiti, né altre sostanze che, in alcuni casi, possono rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana, e che soddisfino le prescrizioni minime.
(2)  La direttiva 98/83/CE del Consiglio stabiliva il quadro giuridico inteso a proteggere la salute umana dagli effetti negativi derivanti dalla contaminazione delle acque destinate al consumo umano, garantendone la salubrità e la pulizia. Occorre che la presente direttiva persegua il medesimo obiettivo e fornisca a tutti accesso universale a tali acque nell'Unione. A tale scopo, è necessario fissare a livello dell'Unione prescrizioni minime che tutte le acque destinate a tal fine devono soddisfare. Occorre inoltre che gli Stati membri adottino tutte le disposizioni necessarie a garantire che le acque destinate al consumo umano non contengano microrganismi e parassiti, né altre sostanze che, in alcuni casi, possono rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana, e che soddisfino le prescrizioni minime.
Emendamento 2
Proposta di direttiva
Considerando 2 bis (nuovo)
(2 bis)   In linea con la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, del 2 dicembre 2015, dal titolo "L'anello mancante – Piano d'azione dell'Unione europea per l'economia circolare", la presente direttiva dovrebbe tendere ad incoraggiare l'efficienza e la sostenibilità delle risorse idriche, in modo da conseguire gli obiettivi dell'economia circolare.
Emendamento 3
Proposta di direttiva
Considerando 2 ter (nuovo)
(2 ter)   Il diritto all'acqua e ai servizi igienico-sanitari è stato riconosciuto come diritto umano dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 28 luglio 2010 e, pertanto, l'accesso all'acqua potabile pulita non dovrebbe essere limitato a causa dell'insostenibilità economica da parte dell'utente finale.
Emendamento 4
Proposta di direttiva
Considerando 2 quater (nuovo)
(2 quater)   È necessario assicurare la coerenza tra la direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio1bis e la presente direttiva.
_________________
1 bis Direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2000, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque (GU L 327 del 22.12.2000, pag. 1).
Emendamento 5
Proposta di direttiva
Considerando 2 quinquies (nuovo)
(2 quinquies)   I requisiti di cui alla presente direttiva dovrebbero tenere conto della situazione nazionale e delle condizioni dei fornitori di acqua negli Stati membri.
Emendamento 6
Proposta di direttiva
Considerando 3
(3)  Occorre escludere dal campo di applicazione della presente direttiva le acque minerali naturali e le acque medicinali, in quanto tali acque sono rispettivamente soggette alla direttiva 2009/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio5 e alla direttiva 2001/83/CE del Parlamento europeo e del Consiglio6. Tuttavia, la direttiva 2009/54/CE contempla sia le acque minerali naturali sia le acque di sorgente, e solo la prima categoria dovrebbe essere esclusa dal campo di applicazione della presente direttiva. A norma dell'articolo 9, paragrafo 4, terzo comma, della direttiva 2009/54/CE, le acque di sorgente dovrebbero essere conformi alle disposizioni della presente direttiva. Le acque destinate al consumo umano confezionate in bottiglie o contenitori e destinate alla vendita o utilizzate nella produzione, preparazione o trattamento di alimenti dovrebbero essere conformi alle disposizioni della presente direttiva fino al punto in cui i valori devono essere rispettati (vale a dire il rubinetto), e dovrebbero da quel punto in poi essere considerate alimenti ai sensi dell'articolo 2, secondo comma, del regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio7
(3)  Occorre escludere dal campo di applicazione della presente direttiva le acque minerali naturali e le acque medicinali, in quanto tali acque sono rispettivamente soggette alla direttiva 2009/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio5 e alla direttiva 2001/83/CE del Parlamento europeo e del Consiglio6. Tuttavia, la direttiva 2009/54/CE contempla sia le acque minerali naturali sia le acque di sorgente, e solo la prima categoria dovrebbe essere esclusa dal campo di applicazione della presente direttiva. A norma dell'articolo 9, paragrafo 4, terzo comma, della direttiva 2009/54/CE, le acque di sorgente dovrebbero essere conformi alle disposizioni della presente direttiva. Tale obbligo non dovrebbe tuttavia estendersi ai parametri microbiologici di cui all'allegato I, parte A, della presente direttiva. Le acque destinate al consumo umano provenienti dal sistema generale di alimentazione idrica o da fonti private, confezionate in bottiglie o contenitori e destinate alla vendita o utilizzate nella produzione, preparazione o trattamento a fini commerciali di alimenti, dovrebbero, in linea di principio, continuare a essere conformi alle disposizioni della presente direttiva fino al punto in cui i valori devono essere rispettati, e dovrebbero da quel punto in poi essere considerate alimenti ai sensi dell'articolo 2, secondo comma, del regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio8. Laddove siano soddisfatti i requisiti applicabili in materia di sicurezza alimentare, le autorità competenti degli Stati membri dovrebbero avere il potere di autorizzare il riutilizzo dell'acqua nelle industrie di trasformazione alimentare.
_________________
_________________
5 Direttiva 2009/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 giugno 2009, sull'utilizzazione e la commercializzazione delle acque minerali naturali (Rifusione) (GU L 164 del 26.6.2009, pag. 45).
5 Direttiva 2009/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 giugno 2009, sull'utilizzazione e la commercializzazione delle acque minerali naturali (Rifusione) (GU L 164 del 26.6.2009, pag. 45).
6 Direttiva 2001/83/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 novembre 2001, recante un codice comunitario relativo ai medicinali per uso umano (GU L 311 del 28.11.2001, pag. 67).
6 Direttiva 2001/83/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 novembre 2001, recante un codice comunitario relativo ai medicinali per uso umano (GU L 311 del 28.11.2001, pag. 67).
7 Regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2002, che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l'Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare (GU L 31 dell'1.2.2002, pag. 1).
7 Regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2002, che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l'Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare (GU L 31 dell'1.2.2002, pag. 1).
Emendamento 7
Proposta di direttiva
Considerando 4
(4)  A seguito dell'iniziativa dei cittadini europei relativa al diritto all'acqua ("Right2Water")8, è stata avviata una consultazione pubblica a livello dell'Unione ed è stata effettuata una valutazione sull'adeguatezza e l'efficacia della regolamentazione (REFIT) in merito alla direttiva 98/83/CE9. È emerso da tale esercizio che alcune disposizioni della direttiva 98/83/CE vanno aggiornate. Sono stati individuati quattro aree suscettibili di miglioramento, e segnatamente: l'elenco dei valori di parametro basati sulla qualità, lo scarso ricorso ad un approccio basato sul rischio, la mancanza di precisione delle disposizioni sulle informazioni da fornire ai consumatori, e le disparità esistenti tra i sistemi di omologazione dei materiali che entrano in contatto con le acque destinate al consumo umano. Inoltre, l'iniziativa dei cittadini europei relativa al diritto all'acqua individua come problema a se stante il fatto che una parte della popolazione, in particolare i gruppi emarginati, non abbia accesso all'acqua destinata al consumo umano, il che costituisce anche un impegno assunto dalle Nazioni Unite nell'Agenda 2030 (Obiettivo di sviluppo sostenibile n. 6). Un ultimo aspetto evidenziato è la generale mancanza di sensibilizzazione alle perdite di acqua, dovute a insufficienti investimenti nella manutenzione delle infrastrutture idriche, come indicato nella relazione speciale della Corte dei Conti sulle infrastrutture idriche10.
(4)  A seguito dell'iniziativa dei cittadini europei relativa al diritto all'acqua ("Right2Water")8, che ha invitato l'Unione a intensificare il proprio impegno per garantire un accesso universale all'acqua potabile, è stata avviata una consultazione pubblica a livello dell'Unione ed è stata effettuata una valutazione sull'adeguatezza e l'efficacia della regolamentazione (REFIT) in merito alla direttiva 98/83/CE9. È emerso da tale esercizio che alcune disposizioni della direttiva 98/83/CE vanno aggiornate. Sono stati individuati quattro aree suscettibili di miglioramento, e segnatamente: l'elenco dei valori di parametro basati sulla qualità, lo scarso ricorso ad un approccio basato sul rischio, la mancanza di precisione delle disposizioni sulle informazioni da fornire ai consumatori, e le disparità esistenti tra i sistemi di omologazione dei materiali che entrano in contatto con le acque destinate al consumo umano nonché le relative implicazioni per la salute umana. Inoltre, l'iniziativa dei cittadini europei relativa al diritto all'acqua individua come problema a se stante il fatto che una parte della popolazione, tra i gruppi vulnerabili ed emarginati, abbia un accesso limitato o nullo all'acqua a costi abbordabili destinata al consumo umano, il che costituisce anche un impegno assunto dalle Nazioni Unite nell'Agenda 2030 (Obiettivo di sviluppo sostenibile n. 6). In tale contesto, il Parlamento europeo ha riconosciuto il diritto di accesso all'acqua destinata al consumo umano per tutti nell'Unione. Un ultimo aspetto evidenziato è la generale mancanza di sensibilizzazione alle perdite di acqua, dovute a insufficienti investimenti nella manutenzione delle infrastrutture idriche, come indicato nella relazione speciale della Corte dei Conti sulle infrastrutture idriche10, nonché a una conoscenza a volte inadeguata dei sistemi idrici.
_________________
_________________
8 COM(2014)0177
8 COM(2014)0177
9 SWD(2016)0428
9 SWD(2016)0428
10 Relazione speciale della Corte dei conti europea, SR n. 12/2017: "Attuazione della direttiva concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano: la qualità e l'accesso all'acqua in Bulgaria, Ungheria e Romania sono migliorati, ma permane la necessità di consistenti investimenti".
10 Relazione speciale della Corte dei conti europea, SR n. 12/2017: "Attuazione della direttiva concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano: la qualità e l'accesso all'acqua in Bulgaria, Ungheria e Romania sono migliorati, ma permane la necessità di consistenti investimenti".
Emendamento 8
Proposta di direttiva
Considerando 4 bis (nuovo)
(4 bis)   Al fine di conseguire gli obiettivi ambiziosi stabiliti in base all'obiettivo n. 6 di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, gli Stati membri dovrebbero essere tenuti ad attuare piani d'azione per assicurare entro il 2030 l'accesso universale ed equo all'acqua potabile che sia sicura ed economica per tutti.
Emendamento 9
Proposta di direttiva
Considerando 4 ter (nuovo)
(4 ter)   Il Parlamento europeo ha approvato l'8 settembre 2015 la risoluzione sul seguito all'iniziativa dei cittadini europei "L'acqua è un diritto" (Right2Water).
Emendamento 11
Proposta di direttiva
Considerando 5 bis (nuovo)
(5 bis)   L'acqua destinata al consumo umano svolge un ruolo fondamentale nell'impegno attualmente profuso dall'Unione europea per rafforzare la protezione della salute umana e dell'ambiente dalle sostanze chimiche che alterano il sistema endocrino. La regolamentazione dei composti interferenti endocrini nella presente direttiva costituisce un passo promettente in linea con la strategia aggiornata dell'Unione sugli interferenti endocrini, che la Commissione europea è tenuta ad attuare senza ulteriori indugi.
Emendamento 13
Proposta di direttiva
Considerando 6 bis (nuovo)
(6 bis)  Nel caso in cui le conoscenze scientifiche non siano sufficienti per determinare il rischio o l'assenza di rischio in termini di salute umana di una sostanza presente nelle acque destinate al consumo umano, ovvero il valore ammissibile per la presenza di tale sostanza, è opportuno, in base al principio di precauzione, assoggettare a controllo tale sostanza in attesa di dati scientifici più chiari. Di conseguenza, gli Stati membri dovrebbero monitorare separatamente tali parametri emergenti.
Emendamento 14
Proposta di direttiva
Considerando 6 ter (nuovo)
(6 ter)   I parametri indicatori non hanno un impatto diretto sulla salute pubblica. Tuttavia, essi rappresentano uno strumento importante per stabilire le modalità di funzionamento degli impianti di produzione e distribuzione dell'acqua e per valutare la qualità dell'acqua. Essi possono contribuire a individuare malfunzionamenti nel trattamento delle acque e svolgono inoltre un ruolo importante nel rafforzamento e nel mantenimento della fiducia dei consumatori nella qualità dell'acqua. Pertanto, è opportuno che siano monitorati dagli Stati membri.
Emendamento 15
Proposta di direttiva
Considerando 7
(7)  Ove necessario per proteggere la salute umana nei rispettivi territori, gli Stati membri dovrebbero essere tenuti a fissare valori per parametri supplementari non compresi nell'allegato I.
(7)  Ove necessario per attuare appieno il principio di precauzione e per proteggere la salute umana nei rispettivi territori, gli Stati membri dovrebbero essere tenuti a fissare valori per parametri supplementari non compresi nell'allegato I.
Emendamento 16
Proposta di direttiva
Considerando 8
(8)  La direttiva 98/83/CE considerava solo in misura limitata la pianificazione, a titolo preventivo, della sicurezza e gli elementi basati sul rischio. I primi elementi di un approccio basato sul rischio sono stati già introdotti nel 2015 con la direttiva (UE) 2015/1787, che ha modificato la direttiva 98/83/CE per consentire agli Stati membri di derogare ai programmi di controllo da loro istituiti, a condizione di effettuare valutazioni del rischio credibili, che possono basarsi sulle linee guida dell'OMS per la qualità dell'acqua potabile13. Tali linee guida, che introducono il cosiddetto approccio basato sui «piani di gestione della sicurezza dell'acqua», insieme alla norma EN 15975-2 concernente la sicurezza della fornitura di acqua potabile, rappresentano i principi riconosciuti a livello internazionale sui quali sono basati la produzione, la distribuzione, il controllo e l'analisi dei parametri dell'acqua destinata al consumo umano. È necessario mantenere detti principi nella presente direttiva. Al fine di garantire che l'applicazione di tali principi non sia limitata agli aspetti del controllo, di concentrare il tempo e le risorse disponibili sui rischi significativi e sulle misure, efficaci sotto il profilo dei costi, prese a livello delle sorgenti e di evitare analisi e sforzi su questioni non rilevanti, è opportuno introdurre un approccio basato sul rischio, lungo l'intera catena di approvvigionamento, dalla zona di estrazione alla distribuzione fino al rubinetto. Tale approccio dovrebbe comportare tre elementi: 1) una valutazione da parte dello Stato membro dei pericoli associati all'estrazione («valutazione dei pericoli»), conformemente alle linee guida e al Manuale relativo ai piani di gestione della sicurezza idrica dell'OMS14; 2) la possibilità per il fornitore di acqua di adeguare il controllo ai principali rischi («valutazione dei rischi connessi alla fornitura»); e 3) una valutazione da parte dello Stato membro dei possibili rischi (ad esempio, Legionella o piombo) connessi agli impianti di distribuzione domestici («valutazione dei rischi connessi alla distribuzione domestica»). Tali valutazioni dovrebbero essere riesaminate periodicamente, in particolare per far fronte alle minacce rappresentate da fenomeni meteorologici estremi legati ai cambiamenti climatici, dalle variazioni conosciute delle attività umane nella zona di estrazione o in risposta a incidenti che interessano la sorgente. L'approccio basato sul rischio garantisce la continuità dello scambio di informazioni tra le autorità competenti e i fornitori di acqua.
(8)  La direttiva 98/83/CE considerava solo in misura limitata la pianificazione, a titolo preventivo, della sicurezza e gli elementi basati sul rischio. I primi elementi di un approccio basato sul rischio sono stati già introdotti nel 2015 con la direttiva (UE) 2015/1787, che ha modificato la direttiva 98/83/CE per consentire agli Stati membri di derogare ai programmi di controllo da loro istituiti, a condizione di effettuare valutazioni del rischio credibili, che possono basarsi sulle linee guida dell'OMS per la qualità dell'acqua potabile13. Tali linee guida, che introducono il cosiddetto approccio basato sui «piani di gestione della sicurezza dell'acqua», insieme alla norma EN 15975-2 concernente la sicurezza della fornitura di acqua potabile, rappresentano i principi riconosciuti a livello internazionale sui quali sono basati la produzione, la distribuzione, il controllo e l'analisi dei parametri dell'acqua destinata al consumo umano. È necessario mantenere detti principi nella presente direttiva. Al fine di garantire che l'applicazione di tali principi non sia limitata agli aspetti del controllo, di concentrare il tempo e le risorse disponibili sui rischi significativi e sulle misure, efficaci sotto il profilo dei costi, prese a livello delle sorgenti e di evitare analisi e sforzi su questioni non rilevanti, è opportuno introdurre un approccio basato sul rischio, lungo l'intera catena di approvvigionamento, dalla zona di estrazione alla distribuzione fino al rubinetto. Tale approccio dovrebbe basarsi sulle conoscenze acquisite e sulle azioni attuate nel quadro della direttiva 2000/60/CE e dovrebbe tenere maggiormente conto dell'impatto dei cambiamenti climatici sulle risorse idriche. L'approccio basato sul rischio dovrebbe comportare tre elementi: 1) una valutazione da parte dello Stato membro dei pericoli associati all'estrazione («valutazione dei pericoli»), conformemente alle linee guida e al Manuale relativo ai piani di gestione della sicurezza idrica dell'OMS14; 2) la possibilità per il fornitore di acqua di adeguare il controllo ai principali rischi («valutazione dei rischi connessi alla fornitura»); e 3) una valutazione da parte dello Stato membro dei possibili rischi (ad esempio, Legionella o piombo), con particolare attenzione ai locali prioritari («valutazione dei rischi connessi alla distribuzione domestica»). Tali valutazioni dovrebbero essere riesaminate periodicamente, in particolare per far fronte alle minacce rappresentate da fenomeni meteorologici estremi legati ai cambiamenti climatici, dalle variazioni conosciute delle attività umane nella zona di estrazione o in risposta a incidenti che interessano la sorgente. L'approccio basato sul rischio garantisce la continuità dello scambio di informazioni tra le autorità competenti, i fornitori di acqua e gli altri portatori di interessi, compresi i responsabili della fonte di inquinamento o del rischio di inquinamento. A titolo di deroga, l'attuazione dell'approccio basato sul rischio dovrebbe essere adeguata ai vincoli specifici delle imbarcazioni marittime impiegate per desalinizzare l'acqua e per trasportare passeggeri. Quando navigano in acque internazionali, le imbarcazioni marittime che battono bandiera europea rispettano il quadro normativo internazionale. Inoltre, esistono particolari vincoli per il trasporto e la produzione di acqua destinata al consumo umano a bordo, il che implica la necessità di adeguare di conseguenza le disposizioni della presente direttiva.
_________________
_________________
13 Organizzazione mondiale della sanità, Guidelines for drinking-water quality, 4th ed., 2011, http://www.who.int/water_sanitation_health/publications/2011/dwq_guidelines/en/index.html [non disponibile in italiano].
13 Organizzazione mondiale della sanità, Guidelines for drinking-water quality, 4th ed., 2011, http://www.who.int/water_sanitation_health/publications/2011/dwq_guidelines/en/index.html [non disponibile in italiano].
14 Organizzazione mondiale della sanità, Water Safety Plan Manual: step-by-step risk management for drinking water suppliers, 2009, http://apps.who.int/iris/bitstream/10665/75141/1/9789241562638_eng .pdf [non disponibile in italiano].
14 Organizzazione mondiale della sanità, Water Safety Plan Manual: step-by-step risk management for drinking water suppliers, 2009, http://apps.who.int/iris/bitstream/10665/75141/1/9789241562638_eng .pdf [non disponibile in italiano].
Emendamento 17
Proposta di direttiva
Considerando 8 bis (nuovo)
(8 bis)   L'uso inefficiente di risorse idriche, in particolare le perdite nell'infrastruttura di approvvigionamento idrico, comporta un eccessivo sfruttamento delle scarse risorse destinate al consumo umano. Ciò ostacola gravemente il conseguimento da parte degli Stati membri degli obiettivi di cui alla direttiva 2000/60/CE.
Emendamento 18
Proposta di direttiva
Considerando 9
(9)  La valutazione dei pericoli dovrebbe mirare a ridurre il livello di trattamento necessario alla produzione di acqua destinata al consumo umano, per esempio riducendo le pressioni all'origine dell'inquinamento dei corpi idrici utilizzati per l'estrazione di acque destinate al consumo umano. A tal fine, gli Stati membri dovrebbero individuare i pericoli e le possibili fonti di inquinamento associati a tali corpi idrici e monitorare gli inquinanti che ritengono rilevanti, ad esempio in funzione dei pericoli individuati (come microplastiche, nitrati, antiparassitari o prodotti farmaceutici individuati a norma della direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio15), a motivo della loro naturale presenza nella zona di estrazione (ad esempio, arsenico), o delle informazioni provenienti dai fornitori di acqua (ad esempio l'aumento improvviso di un parametro specifico nelle acque non trattate). Tali parametri dovrebbero essere utilizzati come indicatori che attivano, da parte delle autorità competenti in collaborazione con i fornitori e i portatori di interessi, un intervento finalizzato a ridurre la pressione sui corpi idrici, quali misure di prevenzione o di attenuazione (compresa la ricerca per comprendere l'incidenza sulla salute, ove necessario), a proteggere i corpi idrici e a contrastare la fonte dell'inquinamento.
(9)  La valutazione dei pericoli dovrebbe adottare un approccio olistico per la valutazione del rischio, basato sull'obiettivo esplicito di ridurre il livello di trattamento necessario alla produzione di acqua destinata al consumo umano, per esempio riducendo le pressioni all'origine dell'inquinamento, o dei rischi di inquinamento, dei corpi idrici utilizzati per l'estrazione di acque destinate al consumo umano. A tal fine, gli Stati membri dovrebbero individuare i pericoli e le possibili fonti di inquinamento associati a tali corpi idrici e monitorare gli inquinanti che ritengono rilevanti, ad esempio in funzione dei pericoli individuati (come microplastiche, nitrati, antiparassitari o prodotti farmaceutici individuati a norma della direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio15), a motivo della loro naturale presenza nella zona di estrazione (ad esempio, arsenico), o delle informazioni provenienti dai fornitori di acqua (ad esempio l'aumento improvviso di un parametro specifico nelle acque non trattate). Conformemente alla direttiva 2000/60/CE, tali parametri dovrebbero essere utilizzati come indicatori che attivano, da parte delle autorità competenti in collaborazione con tutti i portatori di interessi, compresi i responsabili delle fonti reali o potenziali di inquinamento, un intervento finalizzato a ridurre la pressione sui corpi idrici, quali misure di prevenzione o di attenuazione (compresa la ricerca per comprendere l'incidenza sulla salute, ove necessario), a proteggere i corpi idrici e a contrastare la fonte dell'inquinamento o il rischio di inquinamento. Nel caso in cui uno Stato membro rilevi, tramite la valutazione dei pericoli, che un parametro non è presente in una determinata zona di estrazione, ad esempio perché tale sostanza non è mai presente nelle acque sotterranee o superficiali, detto Stato dovrebbe informare i fornitori di acqua pertinenti e dovrebbe poter consentire loro di ridurre la frequenza del controllo di detto parametro, o rimuovere tale parametro dall'elenco dei parametri da controllare, senza effettuare una valutazione del rischio connesso alla fornitura.
_________________
_________________
15 Direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2000, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque (GU L 327 del 22.12.2000, pag. 1).
15 Direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2000, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque (GU L 327 del 22.12.2000, pag. 1).
Emendamento 19
Proposta di direttiva
Considerando 11
(11)  I valori parametrici utilizzati per valutare la qualità dell'acqua destinata al consumo umano devono essere rispettati nel punto in cui le acque destinate al consumo umano sono messe a disposizione del consumatore. Tuttavia, la qualità dell'acqua destinata al consumo umano può essere influenzata dagli impianti di distribuzione domestici. L'OMS rileva che, nell'Unione, di tutti gli agenti patogeni presenti nell'acqua, i batteri della Legionella causano il maggiore onere sotto il profilo sanitario. Essi si trasmettono attraverso i sistemi di acqua calda mediante inalazione, ad esempio durante la doccia. Pertanto, si tratta di un rischio chiaramente collegato all'impianto di distribuzione domestico. Atteso che imporre un obbligo unilaterale di monitorare tutti i locali pubblici e privati per rilevare la presenza di tale agente patogeno comporterebbe costi eccessivi, una valutazione dei rischi connessi alla distribuzione domestica sembra più indicata per affrontare questo problema. Inoltre, nella valutazione dei rischi connessi alla distribuzione domestica dovrebbero essere considerati anche i potenziali rischi derivanti da prodotti e materiali che entrano in contatto con le acque destinate al consumo umano. La valutazione dei rischi connessi alla distribuzione domestica dovrebbe pertanto consistere, tra l'altro, in un più attento controllo dei locali prioritari, nella valutazione dei rischi derivanti dagli impianti di distribuzione domestici e dai relativi prodotti e materiali, così come nella verifica della prestazione dei prodotti da costruzione che entrano in contatto con l'acqua destinata al consumo umano sulla base della relativa dichiarazione di prestazione effettuata conformemente al regolamento (UE) n. 305/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio16. Assieme alla dichiarazione di prestazione vanno fornite anche le informazioni di cui agli articoli 31 e 33 del regolamento (CE) n. 1907/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio17. Sulla base di questa valutazione, gli Stati membri dovrebbero adottare tutte le misure necessarie per garantire, tra l'altro, che siano poste in essere adeguate misure di gestione e di controllo (ad esempio, in presenza di focolai di malattie), in linea con gli orientamenti dell'OMS18, e che la migrazione a partire dai prodotti da costruzione non sia nociva per la salute umana. Tuttavia, fatte salve le disposizioni del regolamento (UE) n. 305/2011, qualora tali misure comportassero limitazioni della libera circolazione di prodotti e materiali nell'Unione, tali limitazioni dovrebbero essere debitamente giustificate e rigorosamente proporzionate, e non costituire un mezzo di discriminazione arbitraria, né una restrizione dissimulata al commercio tra gli Stati membri.
(11)  I valori parametrici utilizzati per valutare la qualità dell'acqua destinata al consumo umano devono essere rispettati nel punto in cui le acque destinate al consumo umano sono messe a disposizione del consumatore. Tuttavia, la qualità dell'acqua destinata al consumo umano può essere influenzata dagli impianti di distribuzione domestici. L'OMS rileva che, nell'Unione, di tutti gli agenti patogeni presenti nell'acqua, i batteri della Legionella causano il maggiore onere sotto il profilo sanitario, in particolare il batterio della Legionella pneumophila, responsabile della maggior parte dei casi di legionellosi nell'Unione. Essi si trasmettono attraverso i sistemi di acqua calda mediante inalazione, ad esempio durante la doccia. Pertanto, si tratta di un rischio chiaramente collegato all'impianto di distribuzione domestico. Atteso che imporre un obbligo unilaterale di monitorare tutti i locali pubblici e privati per rilevare la presenza di tale agente patogeno comporterebbe costi eccessivi e sarebbe contrario al principio di sussidiarietà, una valutazione dei rischi connessi alla distribuzione domestica sembra più indicata per affrontare questo problema, con particolare attenzione ai locali prioritari. Inoltre, nella valutazione dei rischi connessi alla distribuzione domestica dovrebbero essere considerati anche i potenziali rischi derivanti da prodotti e materiali che entrano in contatto con le acque destinate al consumo umano. La valutazione dei rischi connessi alla distribuzione domestica dovrebbe pertanto consistere, tra l'altro, in un più attento controllo dei locali prioritari, nella valutazione dei rischi derivanti dagli impianti di distribuzione domestici e dai relativi prodotti e materiali che entrano in contatto con l'acqua destinata al consumo umano. Assieme alla dichiarazione di prestazione vanno fornite anche le informazioni di cui agli articoli 31 e 33 del regolamento (CE) n. 1907/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio17. Sulla base di questa valutazione, gli Stati membri dovrebbero adottare tutte le misure necessarie per garantire, tra l'altro, che siano poste in essere adeguate misure di gestione e di controllo (ad esempio, in presenza di focolai di malattie), in linea con gli orientamenti dell'OMS18, e che la migrazione a partire dalle sostanze e dai materiali che entrano in contatto con l'acqua destinata al consumo umano non sia nociva per la salute umana.
_________________
_________________
16 Regolamento (UE) n. 305/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 2011, che fissa condizioni armonizzate per la commercializzazione dei prodotti da costruzione e che abroga la direttiva 89/106/CEE del Consiglio (GU L 88 del 4.4.2011, pag. 5).
17 Regolamento (CE) n. 1907/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, concernente la registrazione, la valutazione, l'autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (REACH), che istituisce un'Agenzia europea per le sostanze chimiche, che modifica la direttiva 1999/45/CE e che abroga il regolamento (CEE) n. 793/93 del Consiglio e il regolamento (CE) n. 1488/94 della Commissione, nonché la direttiva 76/769/CEE del Consiglio e le direttive della Commissione 91/155/CEE, 93/67/CEE, 93/105/CE e 2000/21/CE (GU L 396 del 30.12.2006, pag. 1).
17 Regolamento (CE) n. 1907/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, concernente la registrazione, la valutazione, l'autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (REACH), che istituisce un'Agenzia europea per le sostanze chimiche, che modifica la direttiva 1999/45/CE e che abroga il regolamento (CEE) n. 793/93 del Consiglio e il regolamento (CE) n. 1488/94 della Commissione, nonché la direttiva 76/769/CEE del Consiglio e le direttive della Commissione 91/155/CEE, 93/67/CEE, 93/105/CE e 2000/21/CE (GU L 396 del 30.12.2006, pag. 1).
18 Organizzazione mondiale della sanità, Legionella and the prevention of Legionellosis, 2007, http://www.who.int/water_sanitation_health/emerging/legionella.pdf.
18 Organizzazione mondiale della sanità, Legionella and the prevention of Legionellosis, 2007, http://www.who.int/water_sanitation_health/emerging/legionella.pdf.
Emendamento 20
Proposta di direttiva
Considerando 12
(12)  Le disposizioni della direttiva 98/83/CE relative alla garanzia di qualità del trattamento, delle attrezzature e dei materiali non sono riuscite a eliminare gli ostacoli al mercato interno per quanto riguarda la libera circolazione dei prodotti da costruzione che entrano in contatto con l'acqua destinata al consumo umano. Esistono tuttora omologazioni dei prodotti a livello nazionale, con prescrizioni diverse da uno Stato membro all'altro. Ciò significa che i produttori incontrano difficoltà e sostengono costi elevati nel commercializzare i loro prodotti in tutta l'Unione. Sarà possibile eliminare gli ostacoli tecnici nel settore delle costruzioni solo se si introdurranno specifiche tecniche armonizzate per i prodotti da costruzione che entrano in contatto con l'acqua destinata al consumo umano conformemente al regolamento (UE) n. 305/2011. Tale regolamento consente la definizione di norme europee per l'armonizzazione dei metodi di valutazione dei prodotti da costruzione che entrano in contatto con l'acqua destinata al consumo umano e la determinazione dei livelli di soglia o classi relativi al livello di prestazione di una caratteristica fondamentale. A tal fine, nel programma di lavoro di normalizzazione del 201719 è stata inserita una specifica richiesta di avviare i lavori di normazione in materia di igiene e di sicurezza per i prodotti e i materiali che entrano in contatto con l'acqua destinata al consumo umano ai sensi del regolamento (UE) n. 305/2011; una norma in tal senso sarà emanata entro il 2018. La pubblicazione della norma armonizzata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea garantirà un processo decisionale razionale per l'immissione sul mercato o la commercializzazione dei prodotti e materiali che entrano in contatto con l'acqua destinata al consumo umano. Di conseguenza, occorre eliminare le disposizioni concernenti le attrezzature e il materiale a contatto con le acque destinate al consumo umano, sostituirle in parte con disposizioni relative alla valutazione del rischio della distribuzione domestica e integrarle con le pertinenti norme armonizzate applicabili conformemente al regolamento (UE) n. 305/2011.
(12)  Le disposizioni della direttiva 98/83/CE relative alla garanzia di qualità del trattamento, delle attrezzature e dei materiali non sono riuscite a eliminare gli ostacoli al mercato interno per quanto riguarda la libera circolazione dei prodotti da costruzione che entrano in contatto con l'acqua destinata al consumo umano o a fornire una protezione sufficiente per quanto riguarda la salute umana. Esistono tuttora omologazioni dei prodotti a livello nazionale, con prescrizioni diverse da uno Stato membro all'altro. Ciò significa che i produttori incontrano difficoltà e sostengono costi elevati nel commercializzare i loro prodotti in tutta l'Unione. Tale situazione è dovuta alla mancanza di norme minime europee in materia di igiene per tutti i prodotti e materiali che entrano in contatto con l'acqua destinata al consumo umano, presupposto indispensabile per garantire pienamente il riconoscimento reciproco tra gli Stati membri. Sarà possibile eliminare efficacemente gli ostacoli tecnici e garantire la conformità di tutti i prodotti e i materiali che entrano in contatto con l'acqua destinata al consumo umano a livello dell'Unione solo se si introdurranno requisiti qualitativi minimi a livello dell'Unione. Di conseguenza, è opportuno rafforzare tali disposizioni attraverso una procedura di armonizzazione di tali prodotti e materiali. Ciò dovrebbe basarsi sull'esperienza e sui progressi di diversi Stati membri che collaborano da alcuni anni, nel quadro di uno sforzo concertato, per giungere a una convergenza normativa.
_________________
19 SWD(2016)0185
Emendamento 21
Proposta di direttiva
Considerando 13
(13)  Ogni Stato membro dovrebbe provvedere affinché siano istituti programmi di controllo per valutare se le acque destinate al consumo umano sono conformi ai requisiti fissati dalla presente direttiva. La maggior parte dei controlli condotti ai fini della presente direttiva è effettuata dai fornitori di acqua. Una certa flessibilità dovrebbe essere concessa a questi ultimi per quanto riguarda i parametri di controllo ai fini della valutazione dei rischi connessi alla fornitura. Se un parametro non viene rilevato, i fornitori di acqua dovrebbero poter diminuire la frequenza dei controlli o eliminare del tutto i controlli su quel determinato parametro. La valutazione del rischio connesso alla fornitura dovrebbe essere applicata alla maggior parte dei parametri. Tuttavia, un insieme di parametri fondamentali dovrebbe sempre essere controllato con una determinata frequenza minima. La presente direttiva contiene principalmente disposizioni sulla frequenza dei controlli ai fini delle verifiche di conformità e solo un numero limitato di disposizioni in materia di controlli a fini operativi. Ulteriori controlli a fini operativi potrebbero rivelarsi necessari per garantire il corretto funzionamento del trattamento delle acque, a discrezione dei fornitori di acqua. A tale riguardo, i fornitori di acqua possono fare riferimento alle linee guida e al Manuale relativo ai piani di gestione della sicurezza idrica dell'OMS.
(13)  Ogni Stato membro dovrebbe provvedere affinché siano istituti programmi di controllo per valutare se le acque destinate al consumo umano sono conformi ai requisiti fissati dalla presente direttiva. La maggior parte dei controlli condotti ai fini della presente direttiva è effettuata dai fornitori di acqua; tuttavia, ove necessario, gli Stati membri dovrebbero precisare le autorità competenti a cui incombono gli obblighi derivanti dal recepimento della presente direttiva. Una certa flessibilità dovrebbe essere concessa a questi ultimi per quanto riguarda i parametri di controllo ai fini della valutazione dei rischi connessi alla fornitura. Se un parametro non viene rilevato, i fornitori di acqua dovrebbero poter diminuire la frequenza dei controlli o eliminare del tutto i controlli su quel determinato parametro. La valutazione del rischio connesso alla fornitura dovrebbe essere applicata alla maggior parte dei parametri. Tuttavia, un insieme di parametri fondamentali dovrebbe sempre essere controllato con una determinata frequenza minima. La presente direttiva contiene principalmente disposizioni sulla frequenza dei controlli ai fini delle verifiche di conformità e solo un numero limitato di disposizioni in materia di controlli a fini operativi. Ulteriori controlli a fini operativi potrebbero rivelarsi necessari per garantire il corretto funzionamento del trattamento delle acque, a discrezione dei fornitori di acqua. A tale riguardo, i fornitori di acqua possono fare riferimento alle linee guida e al Manuale relativo ai piani di gestione della sicurezza idrica dell'OMS.
Emendamento 188
Proposta di direttiva
Considerando 14
(14)  L'approccio basato sul rischio dovrebbe essere progressivamente applicato da tutti i fornitori di acqua, compresi quelli di piccole dimensioni, giacché la valutazione della direttiva 98/83/CE ha evidenziato carenze nella sua attuazione da parte di questi ultimi, a volte dovute ai costi relativi all'esecuzione di inutili operazioni di controllo. Nell'applicare l'approccio basato sul rischio è opportuno tenere conto delle preoccupazioni sul piano della sicurezza.
(14)  L'approccio basato sul rischio dovrebbe essere applicato da tutti i fornitori di acqua, compresi quelli di piccolissime, piccole e medie dimensioni, giacché la valutazione della direttiva 98/83/CE ha evidenziato carenze nella sua attuazione da parte di questi ultimi, a volte dovute ai costi relativi all'esecuzione di inutili operazioni di controllo, prevedendo nel contempo la possibilità di deroghe per i fornitori di piccolissime dimensioni. Nell'applicare l'approccio basato sul rischio è opportuno tenere conto delle preoccupazioni sul piano della sicurezza e del principio "chi inquina paga". Nel caso dei fornitori di acqua di dimensioni più piccole, è opportuno che l'autorità competente coadiuvi le operazioni di controllo mettendo a disposizione il sostegno di esperti.
Emendamento 24
Proposta di direttiva
Considerando 14 bis (nuovo)
(14 bis)   Al fine di garantire la più rigorosa tutela della salute pubblica, gli Stati membri dovrebbero assicurare una ripartizione chiara ed equilibrata delle responsabilità per l'applicazione dell'approccio basato sul rischio, in linea con il loro quadro istituzionale e giuridico nazionale.
Emendamento 25
Proposta di direttiva
Considerando 15
(15)  In caso di inosservanza delle norme stabilite dalla presente direttiva, gli Stati membri interessati dovrebbero immediatamente determinarne la causa e garantire che i provvedimenti correttivi necessari siano adottati quanto prima per ripristinare la qualità delle acque. Nei casi in cui l'erogazione di acqua rappresenti un potenziale pericolo per la salute umana, la fornitura di tale acqua dovrebbe essere vietata o l'uso della stessa limitato. Inoltre, è importante precisare che l'inosservanza dei requisiti minimi applicabili ai valori relativi ai parametri microbiologici e chimici dovrebbe automaticamente essere considerata dagli Stati membri come un potenziale pericolo per la salute umana. Se tale intervento fosse necessario per ripristinare la qualità delle acque destinate al consumo umano, a norma dell'articolo 191, paragrafo 2 del trattato, andrebbe data priorità alle azioni che risolvono il problema alla fonte.
(15)  In caso di inosservanza delle norme stabilite dalla presente direttiva, gli Stati membri interessati dovrebbero immediatamente determinarne la causa e garantire che i provvedimenti correttivi necessari siano adottati quanto prima per ripristinare la qualità delle acque. Nei casi in cui l'erogazione di acqua rappresenti un potenziale pericolo per la salute umana, la fornitura di tale acqua dovrebbe essere vietata o l'uso della stessa limitato, fornendo adeguata informazione ai cittadini potenzialmente colpiti. Inoltre, in caso di inosservanza dei requisiti minimi applicabili ai valori relativi ai parametri microbiologici e chimici, gli Stati membri dovrebbero stabilire se il superamento dei valori costituisce un potenziale rischio per la salute umana. A tal fine, gli Stati membri dovrebbero tenere conto, in particolare, della misura in cui i requisiti minimi non sono stati soddisfatti e del tipo di parametro interessato. Se tale intervento fosse necessario per ripristinare la qualità delle acque destinate al consumo umano, a norma dell'articolo 191, paragrafo 2 del trattato, andrebbe data priorità alle azioni che risolvono il problema alla fonte.
Emendamento 26
Proposta di direttiva
Considerando 15 bis (nuovo)
(15 bis)   È importante prevenire i potenziali pericoli per la salute umana provocati da acqua contaminata. Pertanto, la fornitura di quest'acqua dovrebbe essere vietata o l'uso della stessa limitato.
Emendamento 27
Proposta di direttiva
Considerando 16
(16)  Gli Stati membri non dovrebbero più essere autorizzati a concedere deroghe alla presente direttiva. Le deroghe servivano inizialmente per dare agli Stati membri un margine di un massimo di nove anni per ovviare alla mancata conformità a un valore di parametro. La relativa procedura si è rivelata onerosa sia per gli Stati membri sia per la Commissione. Inoltre, in alcuni casi, ha ritardato l'adozione di provvedimenti correttivi, in quanto la possibilità di deroga è stata considerata un periodo transitorio. La disposizione sulle deroghe dovrebbe pertanto essere soppressa. Per motivi attinenti alla protezione della salute umana, nel caso di superamento dei valori di parametro, le disposizioni relative ai provvedimenti correttivi dovrebbero applicarsi immediatamente, senza possibilità di derogare al valore di parametro in questione. Le deroghe concesse dagli Stati membri a norma dell'articolo 9 della direttiva 98/83/CE e tuttora in vigore alla data di entrata in vigore della presente direttiva dovrebbero, comunque, continuare ad essere applicate fino alla loro scadenza, ma non essere rinnovate.
(16)  Gli Stati membri dovrebbero essere autorizzati a concedere deroghe alla presente direttiva. Le deroghe servivano inizialmente per dare agli Stati membri un margine di un massimo di nove anni per ovviare alla mancata conformità a un valore di parametro. La relativa procedura si è rivelata utile per gli Stati membri alla luce del livello di ambizione della direttiva. Va tuttavia osservato che, in alcuni casi, tale procedura ha ritardato l'adozione di provvedimenti correttivi, in quanto la possibilità di deroga è stata a volte considerata un periodo transitorio. In vista, da un lato, del rafforzamento dei parametri di qualità di cui alla presente direttiva e, dall'altro, della crescente individuazione di inquinanti emergenti che richiedono misure rafforzate di valutazione, controllo e gestione, resta necessario mantenere una procedura di deroga adattata a tali realtà, purché tali deroghe non rappresentino un potenziale rischio per la salute umana e l'approvvigionamento delle acque destinate al consumo umano nella zona interessata non possa essere mantenuto con nessun altro mezzo congruo. La disposizione sulle deroghe di cui alla direttiva 98/83/CE dovrebbe pertanto essere modificata al fine di garantire un più rapido ed efficace rispetto dei requisiti della presente direttiva da parte degli Stati membri. Le deroghe concesse dagli Stati membri a norma dell'articolo 9 della direttiva 98/83/CE e tuttora in vigore alla data di entrata in vigore della presente direttiva dovrebbero continuare ad essere applicate secondo le modalità definite dalle disposizioni in vigore in fase di concessione della deroga.
Emendamento 28
Proposta di direttiva
Considerando 17
(17)  In risposta all'iniziativa dei cittadini europei "Right2Water"20, nel 2014 la Commissione ha invitato gli Stati membri a garantire l'accesso a un livello minimo di erogazione idrica a tutti i cittadini, in conformità alle raccomandazioni dell'OMS. Essa si è inoltre impegnata a continuare a «migliorare l'accesso all'acqua [...] e a estenderlo a[l[l'intera popolazione, attraverso le politiche ambientali [...]»21. Ciò è in linea con l'obiettivo n. 6 di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e il relativo traguardo «ottenere l'accesso universale ed equo all'acqua potabile che sia sicura ed economica per tutti». Il concetto di accesso equo implica una vasta gamma di aspetti quali la disponibilità (dovuta, ad esempio, a motivi geografici, alla mancanza di infrastrutture o alla situazione specifica di alcune parti della popolazione), la qualità, l'accettabilità o l'accessibilità economica. Per quanto riguarda quest'ultimo aspetto, è importante ricordare che, in sede di definizione delle tariffe idriche, in conformità al principio del recupero dei costi di cui alla direttiva 2000/60/CE, gli Stati membri possono prendere in considerazione la variazione delle condizioni economiche e sociali della popolazione e possono pertanto adottare tariffe sociali o prendere provvedimenti intesi a salvaguardare le persone svantaggiate sotto il profilo socioeconomico. La presente direttiva riguarda, in particolare, gli aspetti dell'accesso all'acqua connessi alla qualità e alla disponibilità. Per affrontare tali aspetti in risposta all'iniziativa dei cittadini europei e per contribuire all'attuazione del principio 20 del pilastro europeo dei diritti sociali22 secondo cui "ogni persona ha il diritto di accedere a servizi essenziali di qualità, compres[a] l'acqua", gli Stati membri dovrebbero essere obbligati ad affrontare la questione dell'accesso all'acqua a livello nazionale pur disponendo di un certo grado di discrezionalità per quanto riguarda il tipo esatto di misure da attuare. Ciò può essere realizzato attraverso azioni volte, tra l'altro, a migliorare l'accesso all'acqua destinata al consumo umano per tutti, ad esempio grazie a fontane liberamente accessibili nelle città, e a promuovere la messa a disposizione gratuita di acqua destinata al consumo umano negli edifici pubblici e nei ristoranti.
(17)  In risposta all'iniziativa dei cittadini europei "Right2Water"20, nel 2014 la Commissione ha invitato gli Stati membri a garantire l'accesso a un livello minimo di erogazione idrica a tutti i cittadini, in conformità alle raccomandazioni dell'OMS. Essa si è inoltre impegnata a continuare a «migliorare l'accesso all'acqua [...] e a estenderlo a[l[l'intera popolazione, attraverso le politiche ambientali [...]»21. Ciò è in linea con quanto previsto dagli articoli 1 e 2 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, nonché con l'obiettivo n. 6 di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e il relativo traguardo «ottenere l'accesso universale ed equo all'acqua potabile che sia sicura ed economica per tutti». Il concetto di accesso equo implica una vasta gamma di aspetti quali la disponibilità (dovuta, ad esempio, a motivi geografici, alla mancanza di infrastrutture o alla situazione specifica di alcune parti della popolazione), la qualità, l'accettabilità o l'accessibilità economica. Per quanto riguarda quest'ultimo aspetto, è importante ricordare che, fatto salvo l'articolo 9, paragrafo 4, della direttiva 2000/60/CE, in sede di definizione delle tariffe idriche, in conformità al principio del recupero dei costi di cui alla direttiva in parola, gli Stati membri possono prendere in considerazione la variazione delle condizioni economiche e sociali della popolazione e possono pertanto adottare tariffe sociali o prendere provvedimenti intesi a salvaguardare le persone svantaggiate sotto il profilo socioeconomico. La presente direttiva riguarda, in particolare, gli aspetti dell'accesso all'acqua connessi alla qualità e alla disponibilità. Per affrontare tali aspetti in risposta all'iniziativa dei cittadini europei e per contribuire all'attuazione del principio 20 del pilastro europeo dei diritti sociali22 secondo cui "ogni persona ha il diritto di accedere a servizi essenziali di qualità, compres[a] l'acqua", gli Stati membri dovrebbero essere obbligati ad affrontare la questione dell'accesso all'acqua a costi abbordabili a livello nazionale pur disponendo di un certo margine di discrezionalità per quanto riguarda il tipo esatto di misure da attuare. Ciò può essere realizzato attraverso azioni volte, tra l'altro, a migliorare l'accesso all'acqua destinata al consumo umano per tutti, ad esempio evitando il rafforzamento dei requisiti di qualità dell'acqua non giustificato sul piano della salute pubblica, che aumenterebbe il costo dell'acqua per i cittadini, grazie a fontane liberamente accessibili nelle città, e a promuovere la messa a disposizione gratuita di acqua destinata al consumo umano negli edifici pubblici, nei ristoranti, nei centri commerciali e nei centri ricreativi, nonché nelle zone di transito e di grande affluenza quali stazioni ferroviarie e aeroporti. Gli Stati membri dovrebbero essere liberi di determinare la combinazione corretta di tali strumenti in relazione alle loro specifiche circostanze nazionali.
_________________
_________________
20 COM(2014)0177.
20 COM(2014)0177.
21 COM(2014)0177, pag. 12.
21 COM(2014)0177, pag. 12.
22 Interinstitutional Proclamation on the European Pillar of Social Rights (2017/C 428/09) of 17 November 2017 (OJ C 428, 13.12.2017, p. 10).
22 Interinstitutional Proclamation on the European Pillar of Social Rights (2017/C 428/09) of 17 November 2017 (OJ C 428, 13.12.2017, p. 10).
Emendamento 29
Proposta di direttiva
Considerando 18
(18)  Il Parlamento europeo, nella sua risoluzione sul seguito all'iniziativa dei cittadini europei "Right2Water"23, ha osservato che "gli Stati membri dovrebbero prestare una particolare attenzione alle esigenze dei gruppi vulnerabili della società [...]"24. La specifica situazione delle culture minoritarie, quali Rom, Sinti, Travellers, Kalé, Gens du voyage, ecc., che siano stanziali o nomadi — in particolare la mancanza di accesso all'acqua potabile — è stata riconosciuta anche nella relazione della Commissione sull'attuazione del quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei Rom25 e nella raccomandazione del Consiglio su misure efficaci per l'integrazione dei Rom negli Stati membri26. Alla luce di tale contesto generale, è opportuno che gli Stati membri prestino particolare attenzione ai gruppi vulnerabili ed emarginati adottando le misure necessarie a garantire l'accesso all'acqua per tali gruppi. Fatto salvo il diritto degli Stati membri di definire tali gruppi, essi dovrebbero includere almeno i rifugiati, le comunità nomadi, i senzatetto e le culture minoritarie quali Rom, Sinti, Travellers, Kalé, Gens du voyage, ecc., che siano stanziali o nomadi. Tali misure, a discrezione degli Stati membri, intese a garantire l'accesso potrebbero ad esempio prevedere sistemi alternativi di erogazione (dispositivi di trattamento individuale), fornire l'acqua mediante autobotti e cisterne e garantire le infrastrutture necessarie nei campi.
(18)  Il Parlamento europeo, nella sua risoluzione sul seguito all'iniziativa dei cittadini europei "Right2Water"23, ha osservato che "gli Stati membri dovrebbero prestare una particolare attenzione alle esigenze dei gruppi vulnerabili della società [...]"24. La specifica situazione delle culture minoritarie, quali Rom e Travellers, che siano stanziali o nomadi — in particolare la mancanza di accesso all'acqua potabile — è stata riconosciuta anche nella relazione della Commissione sull'attuazione del quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei Rom25 e nella raccomandazione del Consiglio su misure efficaci per l'integrazione dei Rom negli Stati membri26. Alla luce di tale contesto generale, è opportuno che gli Stati membri prestino particolare attenzione ai gruppi vulnerabili ed emarginati adottando le misure necessarie a garantire l'accesso all'acqua per tali gruppi. Tenendo conto del principio del recupero dei costi di cui alla direttiva 2000/60/CE, gli Stati membri dovrebbero migliorare l'accesso all'acqua da parte dei gruppi vulnerabili ed emarginati senza compromettere un approvvigionamento idrico di qualità a costi accessibili per tutti. Fatto salvo il diritto degli Stati membri di definire tali gruppi, essi dovrebbero includere almeno i rifugiati, le comunità nomadi, i senzatetto e le culture minoritarie quali Rom e Travellers, che siano stanziali o nomadi. Tali misure, a discrezione degli Stati membri, intese a garantire l'accesso potrebbero ad esempio prevedere sistemi alternativi di erogazione (dispositivi di trattamento individuale), fornire l'acqua mediante autobotti e cisterne e garantire le infrastrutture necessarie nei campi. Nel caso in cui le autorità pubbliche locali siano responsabili di adempiere a tali obblighi, gli Stati membri dovrebbero provvedere affinché esse dispongano di risorse finanziarie e di capacità tecniche e materiali sufficienti e dovrebbero sostenerle di conseguenza, fornendo loro ad esempio assistenza da parte di esperti. In particolare, l'approvvigionamento idrico per i gruppi vulnerabili ed emarginati non dovrebbe comportare costi sproporzionati a carico delle autorità pubbliche locali.
_________________
_________________
23 P8_TA(2015)0294.
23 P8_TA(2015)0294.
24 P8_TA(2015)0294, paragrafo 62.
24 P8_TA(2015)0294, paragrafo 62.
25 COM(2014)0209.
25 COM(2014)0209.
26 Raccomandazione del Consiglio, del 9 dicembre 2013, su misure efficaci per l'integrazione dei Rom negli Stati membri (GU C 378 del 24.12.2013, pag. 1).
26 Raccomandazione del Consiglio, del 9 dicembre 2013, su misure efficaci per l'integrazione dei Rom negli Stati membri (GU C 378 del 24.12.2013, pag. 1).
Emendamento 30
Proposta di direttiva
Considerando 19
(19)  Conformemente al 7º programma di azione in materia di ambiente fino al 2020 «Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta»27, il pubblico dovrebbe avere accesso a informazioni chiare in materia ambientale a livello nazionale. La direttiva 98/83/CE prevedeva solo l'accesso passivo alle informazioni, ovvero gli Stati membri potevano limitarsi a rendere disponibili le informazioni. Tali disposizioni dovrebbero pertanto essere sostituite per garantire che informazioni aggiornate siano facilmente accessibili, ad esempio su un sito web il cui indirizzo dovrebbe essere fatto attivamente circolare. Le informazioni aggiornate dovrebbero comprendere non soltanto i risultati dei programmi di controllo, ma anche informazioni complementari di utilità per il pubblico, quali informazioni sugli indicatori (contenuto di ferro, durezza, minerali, ecc.), che spesso influenzano la percezione che i consumatori hanno dell'acqua di rubinetto. A tal fine, gli indicatori parametrici della direttiva 98/83/CE che non fornivano informazioni relative alla salute dovrebbero essere sostituiti da informazioni online su tali parametri. I fornitori di acqua di grandissime dimensioni dovrebbero rendere disponibili online anche informazioni supplementari riguardanti, tra l'altro, l'efficienza energetica, la gestione, la governance, la struttura dei costi e il trattamento applicato. Si presuppone che una migliore conoscenza e una maggiore trasparenza contribuiranno a rafforzare la fiducia dei cittadini nell'acqua loro fornita. Ciò, a sua volta, dovrebbe comportare un incremento dell'utilizzo di acqua del rubinetto, contribuendo in tal modo alla riduzione dei rifiuti di plastica e delle emissioni di gas a effetto serra, e avere un impatto positivo sull'attenuazione dei cambiamenti climatici e sull'ambiente nel suo complesso.
(19)  Conformemente al 7º programma di azione in materia di ambiente fino al 2020 «Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta»27, il pubblico dovrebbe avere accesso a informazioni chiare in materia ambientale a livello nazionale. La direttiva 98/83/CE prevedeva solo l'accesso passivo alle informazioni, ovvero gli Stati membri potevano limitarsi a rendere disponibili le informazioni. Tali disposizioni dovrebbero pertanto essere sostituite per garantire che informazioni aggiornate, comprensibili e pertinenti per i consumatori siano facilmente accessibili, ad esempio su un opuscolo, un sito web o un'applicazione intelligente. Le informazioni aggiornate dovrebbero comprendere non soltanto i risultati dei programmi di controllo, ma anche informazioni complementari di utilità per il pubblico, quali i risultati delle azioni adottate ai fini del controllo dei fornitori di acqua per quanto attiene ai parametri di qualità dell'acqua nonché le informazioni sui parametri indicatori di cui alla parte B bis dell'allegato I. I fornitori di acqua di grandissime dimensioni dovrebbero rendere disponibili online anche informazioni supplementari riguardanti, tra l'altro, la gestione, la struttura delle tariffe e il trattamento applicato. Una migliore conoscenza delle informazioni pertinenti e una maggiore trasparenza dovrebbero mirare a rafforzare la fiducia dei cittadini nell'acqua loro fornita e nei servizi idrici, e dovrebbero comportare un incremento dell'utilizzo di acqua del rubinetto come acqua potabile, il che potrebbe contribuire alla riduzione dei rifiuti e dell'utilizzo di plastica e delle emissioni di gas a effetto serra, e avere un impatto positivo sull'attenuazione dei cambiamenti climatici e sull'ambiente nel suo complesso.
_________________
_________________
27 Decisione n. 1386/2013/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 novembre 2013, su un programma generale di azione dell'Unione in materia di ambiente fino al 2020 «Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta» (GU L 354 del 28.12.2013, pag. 171).
27 Decisione n. 1386/2013/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 novembre 2013, su un programma generale di azione dell'Unione in materia di ambiente fino al 2020 «Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta» (GU L 354 del 28.12.2013, pag. 171).
Emendamento 31
Proposta di direttiva
Considerando 20
(20)  Per le stesse ragioni e al fine di renderli più consapevoli delle implicazioni del consumo di acqua, i consumatori dovrebbero anche ricevere informazioni (ad esempio nella bolletta o mediante applicazioni intelligenti) sul volume consumato, la struttura dei costi della tariffa praticata dal fornitore di servizi idrici, compresi i costi variabili e fissi, nonché il prezzo per litro di acqua destinata al consumo umano, in modo da consentire un confronto con il prezzo dell'acqua in bottiglia.
(20)  Per le stesse ragioni e al fine di renderli più consapevoli delle implicazioni del consumo di acqua, i consumatori dovrebbero anche ricevere informazioni in modo facilmente accessibile, ad esempio nella bolletta o mediante applicazioni intelligenti, sul volume consumato annualmente, l'evoluzione dello stesso, nonché un confronto con il consumo medio delle famiglie, laddove tali informazioni siano a disposizione del fornitore di servizi idrici, la struttura della tariffa praticata dal fornitore di servizi idrici, compresa la ripartizione della relativa parte variabile e fissa, nonché il prezzo per litro di acqua destinata al consumo umano, in modo da consentire un confronto con il prezzo dell'acqua in bottiglia.
Emendamento 32
Proposta di direttiva
Considerando 21
(21)  I principi che vanno presi in considerazione nel determinare le tariffe dei servizi idrici, segnatamente il recupero dei costi dei servizi idrici e il principio «chi inquina paga», sono enunciati nella direttiva 2000/60/CE. Tuttavia, la sostenibilità finanziaria della fornitura dei servizi idrici non è sempre garantita, portando talvolta a insufficienti investimenti nella manutenzione delle infrastrutture idriche. Con il miglioramento delle tecniche di controllo, i tassi di perdita — dovuti principalmente a tali sottoinvestimenti — sono divenuti sempre più evidenti e occorre incoraggiare a livello dell'Unione la riduzione delle perdite di acqua per migliorare l'efficienza delle infrastrutture idriche. In linea con il principio di sussidiarietà, tale questione dovrebbe essere affrontata aumentando la trasparenza e le informazioni fornite ai consumatori sui tassi di perdita e sull'efficienza energetica.
(21)  I principi fondamentali che vanno presi in considerazione nel determinare le tariffe dei servizi idrici, fatto salvo l'articolo 9, paragrafo 4, della direttiva 2000/60/CE, segnatamente il recupero dei costi dei servizi idrici e il principio «chi inquina paga», sono enunciati nella direttiva in parola. Tuttavia, la sostenibilità finanziaria della fornitura dei servizi idrici non è sempre garantita, portando talvolta a insufficienti investimenti nella manutenzione delle infrastrutture idriche. Con il miglioramento delle tecniche di controllo, i livelli di perdita — dovuti principalmente a tali sottoinvestimenti — sono divenuti sempre più evidenti e occorre incoraggiare a livello dell'Unione la riduzione delle perdite di acqua per migliorare l'efficienza delle infrastrutture idriche. In linea con il principio di sussidiarietà, al fine di sensibilizzare in merito a tale questione, le relative informazioni dovrebbero essere condivise in maniera più trasparente con i consumatori.
Emendamento 34
Proposta di direttiva
Considerando 25
(25)  La Commissione è tenuta a effettuare, a norma del paragrafo 22 dell'accordo interistituzionale «Legiferare meglio», una valutazione della presente direttiva entro un determinato periodo di tempo a decorrere dalla data stabilita per il suo recepimento. Tale valutazione dovrebbe essere basata sull'esperienza maturata e sui dati raccolti durante la fase di attuazione della direttiva, su pertinenti dati scientifici, analitici, epidemiologici e su eventuali raccomandazioni dell'OMS.
(25)  La Commissione è tenuta a effettuare, a norma del paragrafo 22 dell'accordo interistituzionale «Legiferare meglio», una valutazione della presente direttiva entro un determinato periodo di tempo a decorrere dalla data stabilita per il suo recepimento. Tale valutazione dovrebbe essere basata sull'esperienza maturata e sui dati raccolti durante la fase di attuazione della direttiva, su eventuali raccomandazioni dell'OMS, nonché su pertinenti dati scientifici, analitici ed epidemiologici.
Emendamento 35
Proposta di direttiva
Considerando 28
(28)  Al fine di adeguare la presente direttiva al progresso tecnico e scientifico o di precisare le prescrizioni in materia di controlli ai fini della valutazione dei pericoli e della valutazione del rischio connesso alla distribuzione domestica, è opportuno delegare alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all'articolo 290 del trattato al fine di modificare gli allegati da I a IV della presente direttiva. È di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni, anche a livello di esperti, e nel rispetto dei principi stabiliti nell'accordo interistituzionale «Legiferare meglio» del 13 aprile 2016. In particolare, al fine di garantire la parità di partecipazione alla preparazione degli atti delegati, il Parlamento europeo e il Consiglio ricevono tutti i documenti contemporaneamente agli esperti degli Stati membri, e i loro esperti hanno sistematicamente accesso alle riunioni dei gruppi di esperti della Commissione incaricati della preparazione di tali atti delegati. Inoltre, il potere - previsto nell'allegato I, parte C, nota 10, della direttiva 98/83/CE - di stabilire la frequenza dei controlli e i metodi di controllo delle sostanze radioattive è diventato obsoleto a seguito dell'adozione della direttiva 2013/51/Euratom del Consiglio33 e dovrebbe pertanto essere soppresso. Il potere previsto nell'allegato III, parte A, secondo comma, della direttiva 98/83/CE, per quanto riguarda le modifiche della direttiva, non è più necessario e dovrebbe essere soppresso.
(28)  Al fine di adeguare la presente direttiva al progresso tecnico e scientifico o di precisare le prescrizioni in materia di controlli ai fini della valutazione dei pericoli e della valutazione del rischio connesso alla distribuzione domestica, è opportuno delegare alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all'articolo 290 del trattato al fine di modificare gli allegati da I a IV della presente direttiva e adottare le misure necessarie nel quadro delle modifiche di cui all'articolo 10 bis. È di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni, anche a livello di esperti, e nel rispetto dei principi stabiliti nell'accordo interistituzionale «Legiferare meglio» del 13 aprile 2016. In particolare, al fine di garantire la parità di partecipazione alla preparazione degli atti delegati, il Parlamento europeo e il Consiglio ricevono tutti i documenti contemporaneamente agli esperti degli Stati membri, e i loro esperti hanno sistematicamente accesso alle riunioni dei gruppi di esperti della Commissione incaricati della preparazione di tali atti delegati. Inoltre, il potere - previsto nell'allegato I, parte C, nota 10, della direttiva 98/83/CE - di stabilire la frequenza dei controlli e i metodi di controllo delle sostanze radioattive è diventato obsoleto a seguito dell'adozione della direttiva 2013/51/Euratom del Consiglio33 e dovrebbe pertanto essere soppresso. Il potere previsto nell'allegato III, parte A, secondo comma, della direttiva 98/83/CE, per quanto riguarda le modifiche della direttiva, non è più necessario e dovrebbe essere soppresso.
_________________
_________________
33 Direttiva 2013/51/Euratom del Consiglio, del 22 ottobre 2013, che stabilisce requisiti per la tutela della salute della popolazione relativamente alle sostanze radioattive presenti nelle acque destinate al consumo umano (GU L 296 del 7.11.2013, pag. 12).
33 Direttiva 2013/51/Euratom del Consiglio, del 22 ottobre 2013, che stabilisce requisiti per la tutela della salute della popolazione relativamente alle sostanze radioattive presenti nelle acque destinate al consumo umano (GU L 296 del 7.11.2013, pag. 12).
Emendamento 36
Proposta di direttiva
Articolo 1 – paragrafo 1
1.  La presente direttiva riguarda la qualità delle acque destinate al consumo umano.
1.  La presente direttiva riguarda la qualità delle acque destinate al consumo umano per tutti nell'Unione.
Emendamenti 163, 189, 207 e 215
Proposta di direttiva
Articolo 1 – paragrafo 2
2.  L'obiettivo della presente direttiva è proteggere la salute umana dagli effetti negativi derivanti dalla contaminazione delle acque destinate al consumo umano, garantendone la salubrità e la pulizia.
2.  L'obiettivo della presente direttiva è proteggere la salute umana dagli effetti negativi derivanti dalla contaminazione delle acque destinate al consumo umano, garantendone la salubrità e la pulizia, nonché fornire accesso universale alle acque destinate al consumo umano.
Emendamento 38
Proposta di direttiva
Articolo 2 – punto 1
1.  per «acque destinate al consumo umano» si intendono tutte le acque trattate o non trattate, destinate a uso potabile, culinario o per la preparazione o la produzione, di cibi o per altri usi domestici in locali sia pubblici sia privati, a prescindere dalla loro origine, siano esse fornite tramite una rete di distribuzione, fornite mediante cisterne o, per le acque di sorgente, in bottiglie;
1.  per «acque destinate al consumo umano» si intendono tutte le acque trattate o non trattate, destinate a uso potabile, culinario o per la preparazione o la produzione di cibi o ad altri fini alimentari o per altri usi domestici in locali sia pubblici sia privati, comprese le imprese alimentari, a prescindere dalla loro origine, siano esse fornite tramite una rete di distribuzione, fornite mediante cisterne o in bottiglie o contenitori;
Emendamento 39
Proposta di direttiva
Articolo 2 – punto 2
2.  per «impianto di distribuzione domestico» si intendono: le condutture, i raccordi e le apparecchiature installati fra i rubinetti normalmente utilizzati per il consumo umano in locali sia pubblici sia privati e la rete di distribuzione nel caso in cui per essi, secondo la pertinente legislazione nazionale, non sia responsabile il fornitore dell'acqua in quanto tale;
(Non concerne la versione italiana)
Emendamento 40
Proposta di direttiva
Articolo 2 – punto 3
3.  per «fornitore di acqua» si intende l'azienda che fornisce, in media, almeno 10 m³ di acqua destinata al consumo umano al giorno;
3.  per «fornitore di acqua» si intende l'entità giuridica che fornisce, in media, almeno 10 m³ di acqua destinata al consumo umano al giorno;
Emendamento 41
Proposta di direttiva
Articolo 2 – punto 3 bis (nuovo)
3 bis.  per «fornitore di acqua di piccolissime dimensioni» si intende il fornitore di acqua che fornisce meno di 50 m³ di acqua al giorno o che serve meno di 250 persone;
Emendamento 42
Proposta di direttiva
Articolo 2 – punto 4
4.  per «fornitore di acqua di piccole dimensioni» si intende il fornitore di acqua che fornisce meno di 500 m³ di acqua al giorno o che serve meno di 5 000 persone;
4.  per «fornitore di acqua di piccole dimensioni» si intende il fornitore di acqua che fornisce meno di 500 m³ di acqua al giorno o che serve meno di 2 500 persone;
Emendamento 43
Proposta di direttiva
Articolo 2 – punto 4 bis (nuovo)
4 bis.  per «fornitore di acqua di medie dimensioni» si intende il fornitore di acqua che fornisce non meno di 500 m³ di acqua al giorno o che serve non meno di 2 500 persone;
Emendamento 44
Proposta di direttiva
Articolo 2 – punto 5
5.  per «fornitore di acqua di grandi dimensioni» si intende il fornitore di acqua che fornisce non meno di 500 m³ di acqua al giorno o che serve non meno di 5 000 persone;
5.  per «fornitore di acqua di grandi dimensioni» si intende il fornitore di acqua che fornisce non meno di 5 000m³ di acqua al giorno o che serve non meno di 25 000 persone;
Emendamento 45
Proposta di direttiva
Articolo 2 – punto 6
6.  per «fornitore di acqua di grandissime dimensioni» si intende il fornitore di acqua che fornisce non meno di 5 000 m³ di acqua al giorno o che serve non meno di 50 000 persone;
6.  per «fornitore di acqua di grandissime dimensioni» si intende il fornitore di acqua che fornisce non meno di 20 000 m³ di acqua al giorno o che serve non meno di 100 000 persone;
Emendamento 46
Proposta di direttiva
Articolo 2 – punto 7
7.  per «locali prioritari» si intendono gli immobili di grandi dimensioni, con numerosi utenti potenzialmente esposti ai rischi connessi all'acqua, quali ospedali, strutture sanitarie, edifici dotati di strutture ricettive, istituti penitenziari e campeggi, come individuati dagli Stati membri;
7.  per «locali prioritari» si intendono gli immobili di grandi dimensioni non civili, con numerose persone, in particolare persone vulnerabili, potenzialmente esposte ai rischi connessi all'acqua, quali ospedali, strutture sanitarie, case di riposo, scuole, università e altre strutture scolastiche, asili e centri per l'infanzia, strutture sportive, ricreative, per il tempo libero ed espositive, edifici dotati di strutture ricettive, istituti penitenziari e campeggi, come individuati dagli Stati membri;
Emendamento 47
Proposta di direttiva
Articolo 2 – punto 8 bis (nuovo)
8 bis.   per «impresa alimentare» si intende un'impresa alimentare quale definita all'articolo 3, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 178/2002.
Emendamento 48
Proposta di direttiva
Articolo 3 – paragrafo 1 bis (nuovo)
1 bis.  Per le acque utilizzate nelle imprese alimentari ai fini della fabbricazione, del trattamento, della conservazione o della commercializzazione di prodotti o sostanze destinati al consumo umano, si applicano solo gli articoli 4, 5, 6 e 11 della presente direttiva. Tuttavia, nessuno degli articoli della presente direttiva si applica se un operatore di un'impresa alimentare può dimostrare, in maniera soddisfacente per le autorità nazionali competenti, che la qualità dell'acqua utilizzata non pregiudica l'igiene dei prodotti o delle sostanze risultanti dalle sue attività e che tali prodotti o sostanze sono conformi al regolamento (CE) n. 852/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio1bis.
________________
1bis Regolamento (CE) n. 852/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, sull'igiene dei prodotti alimentari (GU L 139 del 30.4.2004, pag. 1).
Emendamento 49
Proposta di direttiva
Articolo 3 – paragrafo 1 ter (nuovo)
1 ter.  Un produttore di acqua destinata al consumo umano e confezionata in bottiglie o contenitori non è considerato un fornitore di acqua.
Le disposizioni della presente direttiva si applicano all'acqua destinata al consumo umano confezionata in bottiglie o contenitori, purché non si applichino gli obblighi derivanti da altre normative dell'Unione.
Emendamento 50
Proposta di direttiva
Articolo 3 – paragrafo 1 quater (nuovo)
1 quater.  Le imbarcazioni marittime che desalinizzano l'acqua, trasportano passeggeri e agiscono come fornitori di acqua sono soggette soltanto agli articoli da 1 a 7 e da 9 a 12 della presente direttiva e dei suoi allegati.
Emendamento 51
Proposta di direttiva
Articolo 4 – paragrafo 1 – lettera c
c)  gli Stati membri hanno adottato ogni altra misura necessaria per soddisfare i requisiti previsti agli articoli da 5 a 12 della presente direttiva.
c)  gli Stati membri hanno adottato ogni altra misura necessaria per soddisfare i requisiti previsti:
i)   agli articoli da 4 a 12 della presente direttiva per l'acqua destinata al consumo umano fornita ai consumatori finali tramite una rete di distribuzione o cisterne;
ii)  agli articoli 4, 5 e 6 e all'articolo 11, paragrafo 4, della presente direttiva per l'acqua destinata al consumo umano confezionata in bottiglie o contenitori in un'impresa alimentare;
iii)  agli articoli 4, 5, 6 e 11 della presente direttiva per l'acqua destinata al consumo umano prodotta e utilizzata in un'impresa alimentare per la produzione, il trattamento e la distribuzione di alimenti.
Emendamento 52
Proposta di direttiva
Articolo 4 – paragrafo 2
2.  Gli Stati membri vigilano a che l'applicazione delle disposizioni adottate a norma della presente direttiva non possa avere l'effetto di consentire, direttamente o indirettamente, un deterioramento dell'attuale qualità delle acque destinate al consumo umano, né l'aumento dell'inquinamento delle acque destinate alla produzione di acqua destinata al consumo umano .
2.  Gli Stati membri vigilano a che l'applicazione delle disposizioni adottate a norma della presente direttiva rispetti integralmente il principio di precauzione e non possa avere l'effetto di consentire, direttamente o indirettamente, un deterioramento dell'attuale qualità delle acque destinate al consumo umano, né l'aumento dell'inquinamento delle acque destinate alla produzione di acqua destinata al consumo umano.
Emendamento 53
Proposta di direttiva
Articolo 4 – paragrafo 2 bis (nuovo)
2 bis.  Gli Stati membri adottano misure per garantire che le autorità competenti effettuino una valutazione dei livelli delle perdite di acqua sul loro territorio e dei potenziali miglioramenti in termini di riduzione delle perdite di acqua nel settore dell'acqua potabile. Tale valutazione tiene conto dei pertinenti fattori di salute pubblica, ambientali, tecnici ed economici. Gli Stati membri adottano, entro il 31 dicembre 2022, gli obiettivi nazionali per ridurre i livelli delle perdite di acqua dei fornitori di acqua nel loro territorio entro il 31 dicembre 2030. Gli Stati membri possono offrire incentivi significativi per assicurare che i fornitori di acqua nel loro territorio rispettino gli obiettivi nazionali.
Emendamento 54
Proposta di direttiva
Articolo 4 – paragrafo 2 ter (nuovo)
2 ter.  Se un'autorità competente responsabile della produzione e della distribuzione di acqua destinata al consumo umano affida la gestione di tutte o parte delle attività di produzione o di fornitura dell'acqua ad un fornitore di acqua, il contratto tra l'autorità competente e il fornitore di acqua specifica le responsabilità di ciascuna delle parti ai sensi della presente direttiva.
Emendamento 55
Proposta di direttiva
Articolo 5 – paragrafo 1
1.  Per i parametri che figurano nell'allegato I gli Stati membri fissano valori applicabili alle acque destinate al consumo umano che non siano meno rigorosi dei valori ivi stabiliti .
1.  Per i parametri che figurano nell'allegato I gli Stati membri fissano valori applicabili alle acque destinate al consumo umano.
Emendamento 56
Proposta di direttiva
Articolo 5 – paragrafo 1 bis (nuovo)
1 bis.  I valori fissati ai sensi del paragrafo 1 non sono meno rigorosi rispetto a quelli fissati nell'allegato I, parti A, B e B bis. Per quanto concerne i parametri di cui all'allegato I, parte B bis, i valori sono fissati unicamente per finalità di controllo e per garantire l'adempimento degli obblighi di cui all'articolo 12.
Emendamento 57
Proposta di direttiva
Articolo 5 – paragrafo 2 – comma 1 bis (nuovo)
Gli Stati membri adottano tutte le misure necessarie per garantire che gli agenti di trattamento, i materiali e le procedure di disinfezione impiegati per finalità di disinfezione nei sistemi di approvvigionamento idrico non pregiudichino la qualità dell'acqua destinata al consumo umano. L'eventuale contaminazione dell'acqua destinata al consumo umano dovuta all'impiego di tali agenti, materiali e procedure è ridotta al minimo senza tuttavia compromettere l'efficacia della disinfezione.
Emendamento 58
Proposta di direttiva
Articolo 6 – paragrafo 1 – parte introduttiva
I valori di parametro fissati a norma dell'articolo 5 per i parametri elencati nell'allegato I, parti A e B, devono essere rispettati nei seguenti punti:
I valori di parametro fissati a norma dell'articolo 5 per i parametri elencati nell'allegato I, parti A, B e C, devono essere rispettati nei seguenti punti:
Emendamento 59
Proposta di direttiva
Articolo 6 – paragrafo 1 – lettera c
c)  per le acque di sorgente , nel punto in cui sono imbottigliate.
c)  per l'acqua destinata al consumo umano confezionata in bottiglie o contenitori, nel punto in cui è imbottigliata o confezionata in contenitori;
Emendamento 60
Proposta di direttiva
Articolo 6 – paragrafo 1 – lettera c bis (nuova)
c bis)  per l'acqua utilizzata in un'impresa alimentare il luogo in cui l'acqua è fornita da un fornitore di acqua, presso il punto di erogazione nell'impresa alimentare.
Emendamento 61
Proposta di direttiva
Articolo 6 – paragrafo 1 bis (nuovo)
1 bis.  Per le acque di cui al paragrafo 1, lettera a), si considera che gli Stati membri abbiano adempiuto agli obblighi di cui al presente articolo quando è possibile stabilire che l'inosservanza dei parametri di cui all'articolo 5 è dovuta al sistema di distribuzione privato o alla sua manutenzione, fatta eccezione per i locali prioritari.
Emendamento 62
Proposta di direttiva
Articolo 7 – paragrafo 1 – lettera d
d)  una valutazione dei pericoli attinenti ai corpi idrici utilizzati per l'estrazione di acqua destinata al consumo umano, in conformità dell'articolo 8;
d)  una valutazione dei pericoli attinenti ai corpi idrici o a parti di corpi idrici utilizzati per l'estrazione di acqua destinata al consumo umano, effettuata dagli Stati membri in conformità dell'articolo 8;
Emendamento 63
Proposta di direttiva
Articolo 7 – paragrafo 1 – lettera e
e)  una valutazione del rischio connesso alla fornitura, effettuata dai fornitori di acqua ai fini del controllo della qualità dell'acqua che erogano, in conformità dell'articolo 9 e dell'allegato II, parte C;
e)  una valutazione del rischio connesso alla fornitura, effettuata dai fornitori di acqua in ciascun sistema di approvvigionamento idrico ai fini della salvaguardia e del controllo della qualità dell'acqua che erogano, in conformità dell'articolo 9 e dell'allegato II, parte C;
Emendamento 64
Proposta di direttiva
Articolo 7 – paragrafo 1 bis (nuovo)
1 bis.  Gli Stati membri possono adeguare l'attuazione dell'approccio basato sul rischio, senza compromettere l'obiettivo della presente direttiva concernente la qualità dell'acqua destinata al consumo umano e la salute dei consumatori, quando sussistono vincoli particolari dovuti a circostanze geografiche quali la grande distanza o l'accessibilità della zona di approvvigionamento idrico.
Emendamento 65
Proposta di direttiva
Articolo 7 – paragrafo 1 ter (nuovo)
1 ter.  Gli Stati membri provvedono affinché vi sia una ripartizione chiara e appropriata delle responsabilità tra i portatori di interessi, secondo le definizioni degli Stati membri, per quanto concerne l'applicazione dell'approccio basato sul rischio riguardo ai corpi idrici utilizzati per l'estrazione di acqua destinata al consumo umano e i sistemi di distribuzione domestica. Tale ripartizione delle responsabilità è adattata al loro quadro istituzionale e giuridico.
Emendamento 66
Proposta di direttiva
Articolo 7 – paragrafo 2
2.  Le valutazioni dei pericoli sono effettuate entro [3 anni dopo il termine ultimo per il recepimento della presente direttiva]. Esse sono riesaminate ogni 3 anni e, se necessario, aggiornate.
2.  Le valutazioni dei pericoli sono effettuate entro [3 anni dopo il termine ultimo per il recepimento della presente direttiva]. Esse sono riesaminate ogni 3 anni e, se necessario, aggiornate, tenendo conto del requisito di cui all'articolo 7 della direttiva 2000/60/CE che impone agli Stati membri di individuare i corpi idrici.
Emendamento 67
Proposta di direttiva
Articolo 7 – paragrafo 3
3.  Le valutazioni del rischio connesso alla fornitura sono effettuate dai fornitori di acqua di grandi e grandissime dimensioni entro [3 anni dopo il termine ultimo per il recepimento della presente direttiva], e dai fornitori di acqua di piccole dimensioni entro [6 anni dopo il termine ultimo per il recepimento della presente direttiva]. Esse sono riesaminate a intervalli periodici non superiori a 6 anni e, se necessario, aggiornate.
3.  Le valutazioni del rischio connesso alla fornitura sono effettuate dai fornitori di acqua [6 anni dopo il termine ultimo per il recepimento della presente direttiva]. Esse sono riesaminate a intervalli periodici non superiori a 6 anni e, se necessario, aggiornate.
Emendamento 68
Proposta di direttiva
Articolo 7 – paragrafo 3 bis (nuovo)
3 bis.  A norma degli articoli 8 e 9 della presente direttiva, gli Stati membri adottano i provvedimenti correttivi necessari nel quadro dei programmi di misure e dei piani di gestione idrografica di cui, rispettivamente, all'articolo 11 e all'articolo 13 della direttiva 2000/60/CE.
Emendamento 69
Proposta di direttiva
Articolo 7 – paragrafo 4
4.   Le valutazioni del rischio connesso alla distribuzione domestica sono effettuate entro [3 anni dopo il termine ultimo per il recepimento della presente direttiva]. Esse sono riesaminate ogni 3 anni e, se necessario, aggiornate.
4.   Le valutazioni del rischio connesso alla distribuzione domestica nei locali di cui all'articolo 10, paragrafo 1, sono effettuate entro [3 anni dopo il termine ultimo per il recepimento della presente direttiva]. Esse sono riesaminate ogni 3 anni e, se necessario, aggiornate.
Emendamento 70
Proposta di direttiva
Articolo 8 – titolo
Valutazioni dei pericoli attinenti ai corpi idrici utilizzati per l'estrazione di acqua destinata al consumo umano
Valutazioni dei pericoli, controllo e gestione attinenti ai corpi idrici utilizzati per l'estrazione di acqua destinata al consumo umano
Emendamento 71
Proposta di direttiva
Articolo 8 – paragrafo 1 – parte introduttiva
1.  Fatti salvi gli articoli 6 e 7 della direttiva 2000/60/CE, gli Stati membri provvedono affinché sia effettuata una valutazione dei pericoli in relazione ai corpi idrici utilizzati per l'estrazione di acqua destinata al consumo umano che forniscono in media oltre 10 m³ di acqua al giorno. La valutazione dei pericoli comprende i seguenti elementi:
1.  Fatta salva la direttiva 2000/8/CE, in particolare gli articoli da 4 a 8, gli Stati membri, in cooperazione con le rispettive autorità idriche competenti, provvedono affinché sia effettuata una valutazione dei pericoli in relazione ai corpi idrici utilizzati per l'estrazione di acqua destinata al consumo umano che forniscono in media oltre 10 m³ di acqua al giorno. La valutazione dei pericoli comprende i seguenti elementi:
Emendamento 72
Proposta di direttiva
Articolo 8 – paragrafo 1 – lettera a
a)  l'individuazione e le coordinate geo-referenziate di tutti i punti di estrazione dai corpi idrici oggetto della valutazione dei pericoli;
a)  l'individuazione e le coordinate geo-referenziate di tutti i punti di estrazione dai corpi idrici o parti di corpi idrici oggetto della valutazione dei pericoli. Poiché i dati di cui alla presente lettera sono potenzialmente sensibili, in particolare in termini di protezione della salute pubblica, gli Stati membri provvedono affinché tali dati siano protetti e comunicati esclusivamente alle autorità competenti;
Emendamento 73
Proposta di direttiva
Articolo 8 – paragrafo 1 – lettera b
b)  la mappatura delle zone di salvaguardia, nei casi in cui tali zone sono state definite a norma dell'articolo 7, paragrafo 3, della direttiva 2000/60/CE, e delle aree protette di cui all'articolo 6 di detta direttiva;
b)  la mappatura delle zone di salvaguardia, nei casi in cui tali zone sono state definite a norma dell'articolo 7, paragrafo 3, della direttiva 2000/60/CE;
Emendamento 216
Proposta di direttiva
Articolo 8 – paragrafo 1 – lettera c
(c)  l'individuazione dei pericoli e delle possibili fonti di inquinamento che interessano i corpi idrici oggetto dalla valutazione dei pericoli. A tal fine, gli Stati membri possono utilizzare l'esame dell'impatto delle attività umane svolto a norma dell'articolo 5 della direttiva 2000/60/CE, nonché le informazioni relative alle pressioni significative raccolte a norma dell'allegato II, punto 1.4, di detta direttiva;
(c)  l'individuazione dei pericoli e delle possibili fonti di inquinamento che interessano i corpi idrici oggetto dalla valutazione dei pericoli. Tale ricerca e individuazione delle fonti di inquinamento è aggiornata periodicamente per individuare nuove sostanze che interessano le microplastiche. A tal fine, gli Stati membri possono utilizzare l'esame dell'impatto delle attività umane svolto a norma dell'articolo 5 della direttiva 2000/60/CE, nonché le informazioni relative alle pressioni significative raccolte a norma dell'allegato II, punto 1.4, di detta direttiva;
Emendamento 75
Proposta di direttiva
Articolo 8 – paragrafo 1 – lettera d – parte introduttiva
d)  il periodico controllo nei corpi idrici oggetto della valutazione dei pericoli di pertinenti inquinanti selezionati dagli elenchi seguenti:
d)  il periodico controllo nei corpi idrici o nelle parti dei corpi idrici oggetto della valutazione dei pericoli di pertinenti inquinanti per l'approvvigionamento idrico e che sono selezionati dagli elenchi seguenti:
Emendamento 76
Proposta di direttiva
Articolo 1 – paragrafo 1 – lettera d – punto iv
iv)  altri inquinanti pertinenti, quali le microplastiche, o gli inquinanti specifici dei bacini idrografici stabiliti dagli Stati membri sulla base dell'esame dell'impatto delle attività umane svolto a norma dell'articolo 5 della direttiva 2000/60/CE, e delle informazioni relative alle pressioni significative raccolte a norma del punto 1.4 dell'allegato II di detta direttiva.
iv)  i parametri concernenti unicamente le finalità di controllo di cui alla parte C bis dell'allegato I, o altri inquinanti pertinenti, quali le microplastiche, purché sia in vigore una metodologia per misurare le microplastiche come specificato all'articolo 11, paragrafo 5 ter, o gli inquinanti specifici dei bacini idrografici stabiliti dagli Stati membri sulla base dell'esame dell'impatto delle attività umane svolto a norma dell'articolo 5 della direttiva 2000/60/CE, e delle informazioni relative alle pressioni significative raccolte a norma del punto 1.4 dell'allegato II di detta direttiva.
Emendamento 77
Proposta di direttiva
Articolo 8 – paragrafo 1 – comma 1 bis (nuovo)
I fornitori di acqua di piccolissime dimensioni possono essere esentati dalle prescrizioni di cui alle lettere a), b) e c) del presente paragrafo, a condizione che l'autorità competente disponga di una conoscenza documentata pregressa e aggiornata relativa ai pertinenti parametri indicati in tali lettere. Tale eccezione è riesaminata dall'autorità competente almeno ogni 3 anni e se necessario aggiornata.
Emendamento 217
Proposta di direttiva
Articolo 8 – paragrafo 1 – comma 3
Ai fini del periodico controllo, gli Stati membri possono utilizzare il controllo effettuato conformemente ad altra normativa dell'Unione.
Ai fini del periodico controllo nonché dell'individuazione di nuove sostanze pericolose mediante nuove indagini, gli Stati membri possono utilizzare il controllo effettuato e la capacità di indagine fornita, conformemente ad altra normativa dell'Unione.
Emendamento 78
Proposta di direttiva
Articolo 8 – paragrafo 3
3.  Gli Stati membri informano i fornitori di acqua che utilizzano i corpi idrici oggetto della valutazione dei pericoli dei risultati del controllo effettuato a norma del paragrafo 1, lettera d), e possono, sulla base di tali risultati del controllo:
soppresso
(a)   esigere che i fornitori di acqua effettuino ulteriori controlli o il trattamento di determinati parametri;
(b)   consentire ai fornitori di acqua di ridurre la frequenza del controllo di alcuni parametri, senza dover effettuare una valutazione del rischio connesso alla fornitura, a condizione che non si tratti dei parametri fondamentali ai sensi dell'allegato II, parte B, punto 1, e a condizione che nessun elemento ragionevolmente prevedibile possa provocare un deterioramento della qualità delle acque.
Emendamento 79
Proposta di direttiva
Articolo 8 – paragrafo 4
4.  Nel caso in cui un fornitore di acqua sia autorizzato a ridurre la frequenza del controllo di cui al paragrafo 2, lettera b), gli Stati membri continuano a monitorare periodicamente tali parametri nel corpo idrico oggetto della valutazione dei pericoli.
soppresso
Emendamento 80
Proposta di direttiva
Articolo 8 – paragrafo 5– comma 1 – parte introduttiva
Sulla base delle informazioni raccolte in base ai paragrafi 1 e 2 e delle informazioni raccolte a norma della direttiva 2000/60/CE, gli Stati membri adottano le seguenti misure in cooperazione con i fornitori di acqua e altri portatori di interessi, oppure provvedono affinché tali misure siano adottate dai fornitori di acqua:
Sulla base delle informazioni raccolte in base ai paragrafi 1 e 2 e delle informazioni raccolte a norma della direttiva 2000/60/CE, gli Stati membri adottano le seguenti misure in cooperazione con i fornitori di acqua e altri portatori di interessi:
Emendamento 178
Proposta di direttiva
Articolo 8 – paragrafo 5 – comma 1 – lettera a
(a)  misure di prevenzione volte a ridurre il livello di trattamento imposto e a salvaguardare la qualità dell'acqua, comprese le misure di cui all'articolo 11, paragrafo 3, lettera d), della direttiva 2000/60/CE;
soppresso
Emendamento 82
Proposta di direttiva
Articolo 8 – paragrafo 5– comma 1 – lettera a bis (nuova)
(a bis)  garantire che chi inquina, in collaborazione con i fornitori di acqua e le altre parti interessate pertinenti, adotti misure preventive per ridurre o evitare il livello di trattamento richiesto e per salvaguardare la qualità dell'acqua, comprese le misure di cui all'articolo 11, paragrafo 3, lettera d), della direttiva 2000/60/CE, nonché le misure supplementari ritenute necessarie sulla base del controllo effettuato a norma del paragrafo 1, lettera d), del presente articolo;
Emendamento 83
Proposta di direttiva
Articolo 8 – paragrafo 5– comma 1 – lettera b
(b)  misure di attenuazione, ritenute necessarie sulla base del controllo effettuato in conformità del paragrafo 1, lettera d), al fine di individuare e contrastare la fonte dell'inquinamento.
(b)  misure di attenuazione, ritenute necessarie sulla base del controllo effettuato in conformità del paragrafo 1, lettera d), al fine di individuare e contrastare la fonte dell'inquinamento ed evitare qualsiasi trattamento supplementare, ove le misure di prevenzione non siano considerate realizzabili o sufficientemente efficaci per affrontare la fonte dell'inquinamento in modo tempestivo;
Emendamento 84
Proposta di direttiva
Articolo 8 – paragrafo 5– comma 1 – lettera b bis (nuova)
(b bis)  qualora le misure di cui alle lettere a bis) e b) non siano ritenute sufficienti per offrire una protezione adeguata della salute umana, imporre ai fornitori di acqua di effettuare un controllo aggiuntivo di determinati parametri nel punto di estrazione o di trattamento, se strettamente necessario per prevenire i rischi per la salute.
Emendamento 85
Proposta di direttiva
Articolo 8 – paragrafo 5 bis (nuovo)
5 bis.  Gli Stati membri informano i fornitori di acqua che utilizzano i corpi idrici o le parti di corpi idrici, oggetto della valutazione dei pericoli, in merito ai risultati del controllo effettuato a norma del paragrafo 1, lettera d), e possono, sulla base dei risultati del controllo e delle informazioni raccolte nell'ambito dei paragrafi 1 e 2 della direttiva 2000/60/CE:
a)  consentire ai fornitori di acqua di ridurre la frequenza del controllo di alcuni parametri, o il numero dei parametri sottoposti al controllo, senza dover effettuare una valutazione del rischio connesso alla fornitura, a condizione che non si tratti di parametri fondamentali ai sensi dell'allegato II, parte B, punto 1, e a condizione che nessun elemento ragionevolmente prevedibile possa provocare un deterioramento della qualità dell'acqua;
b)  nel caso in cui un fornitore di acqua sia autorizzato a ridurre la frequenza del controllo di cui alla lettera a), continuare a controllare periodicamente tali parametri nel corpo idrico oggetto della valutazione dei pericoli.
Emendamento 86
Proposta di direttiva
Articolo 9 – titolo
Valutazione del rischio connesso alla fornitura
Valutazione, controllo e gestione del rischio connesso alla fornitura
Emendamento 87
Proposta di direttiva
Articolo 9 – paragrafo 1 – comma 1
Gli Stati membri provvedono affinché i fornitori di acqua effettuino una valutazione del rischio connesso alla fornitura e prevedono la possibilità di adeguare la frequenza del controllo per qualsiasi parametro di cui all'allegato I, parti A e B, che non sia un parametro fondamentale ai sensi dell'allegato II, parte B, a seconda della loro presenza nell'acqua non trattata.
Gli Stati membri provvedono affinché i fornitori di acqua effettuino una valutazione del rischio connesso alla fornitura, a norma dell'allegato II, parte C, e prevedono la possibilità di adeguare la frequenza del controllo per qualsiasi parametro di cui all'allegato I, parti A e B e B bis, che non sia un parametro fondamentale ai sensi dell'allegato II, parte B, a seconda della loro presenza nell'acqua non trattata.
Emendamento 88
Proposta di direttiva
Articolo 9 – paragrafo 1 – comma 2
Per tali parametri gli Stati membri sono tenuti a assicurare che i fornitori possano discostarsi dalle frequenze di campionamento stabilite nell'allegato II, parte B, conformemente alle specifiche di cui all'allegato II, parte C.
Per tali parametri gli Stati membri sono tenuti a assicurare che i fornitori possano discostarsi dalle frequenze di campionamento stabilite nell'allegato II, parte B, conformemente alle specifiche di cui all'allegato II, parte C, e in funzione della loro presenza nelle acque non trattate e dell'approccio relativo al trattamento.
Emendamento 89
Proposta di direttiva
Articolo 9 – paragrafo 1 – comma 3
A tal fine, i fornitori di acqua hanno l'obbligo di tener conto dei risultati della valutazione dei pericoli effettuata in conformità dell'articolo 8 della presente direttiva e del controllo effettuato in conformità dell'articolo 7, paragrafo 1, e dell'articolo 8 della direttiva 2000/60/CE.
A tal fine, i fornitori di acqua tengono conto dei risultati della valutazione dei pericoli effettuata in conformità dell'articolo 8 della presente direttiva e del controllo effettuato in conformità dell'articolo 7, paragrafo 1, e dell'articolo 8 della direttiva 2000/60/CE.
Emendamento 90
Proposta di direttiva
Articolo 9 – paragrafo 1 bis (nuovo)
1 bis.  Gli Stati membri possono esentare i fornitori di acqua di piccolissime dimensioni dal paragrafo 1, a condizione che l'autorità competente disponga di una conoscenza documentata pregressa e aggiornata dei pertinenti parametri e ritenga che non vi sia alcun rischio per la salute umana in conseguenza di tali deroghe, e fatti salvi gli obblighi che incombono all'autorità ai sensi dell'articolo 4.
L'autorità competente riesamina la deroga ogni tre anni o quando nel bacino idrografico viene individuato un nuovo pericolo di inquinamento, e se del caso la aggiorna.
Emendamento 91
Proposta di direttiva
Articolo 9 – paragrafo 2
2.  Le valutazioni del rischio connesso alla fornitura sono approvate dalle autorità competenti.
2.  Le valutazioni del rischio connesso alla fornitura sono di competenza dei fornitori di acqua che ne assicurano la conformità alla presente direttiva. A tal fine, i fornitori di acqua possono chiedere il sostegno delle autorità competenti.
Gli Stati membri possono esigere che le autorità competenti approvino o controllino le valutazioni del rischio connesso alla fornitura dei fornitori di acqua.
Emendamento 92
Proposta di direttiva
Articolo 9 – paragrafo 2 bis (nuovo)
2 bis.  Sulla base dei risultati della valutazione del rischio connesso alla fornitura effettuata a norma del paragrafo 1, gli Stati membri garantiscono che i fornitori di acqua stabiliscano un piano di gestione della sicurezza idrica adeguato ai rischi individuati e proporzionato alle dimensioni del fornitore di acqua. A titolo di esempio, il piano di gestione della sicurezza idrica può riguardare l'utilizzo dei materiali a contatto con l'acqua, i prodotti per il trattamento dell'acqua, i possibili rischi derivanti da condutture con perdite, o le misure di adeguamento alle sfide presenti e future, quali i cambiamenti climatici, e sono ulteriormente specificate dagli Stati membri.
Emendamento 93
Proposta di direttiva
Articolo 10 – titolo
Valutazione del rischio connesso alla distribuzione domestica
Valutazione, controllo e gestione del rischio connesso alla distribuzione domestica
Emendamento 94
Proposta di direttiva
Articolo 10 – paragrafo 1 – parte introduttiva
1.  Gli Stati membri provvedono affinché sia effettuata una valutazione del rischio connesso alla distribuzione domestica, comprendente i seguenti elementi:
1.  Gli Stati membri provvedono affinché nei locali prioritari sia effettuata una valutazione del rischio connesso alla distribuzione domestica, comprendente i seguenti elementi:
Emendamento 95
Proposta di direttiva
Articolo 10 – paragrafo 1 – lettera a
(a)  una valutazione dei rischi potenziali associati agli impianti di distribuzione domestici, e ai relativi prodotti e materiali, che consenta di determinare se essi pregiudicano la qualità dell'acqua, comunemente utilizzata per il consumo umano nel punto in cui fuoriesce dai rubinetti, in particolare nei casi in cui l'acqua è fornita al pubblico nei locali prioritari;
(a)  una valutazione dei rischi potenziali associati agli impianti di distribuzione domestici, e ai relativi prodotti e materiali, che consenta di determinare se essi pregiudicano la qualità dell'acqua, comunemente utilizzata per il consumo umano nel punto in cui fuoriesce dai rubinetti;
Emendamento 96
Proposta di direttiva
Articolo 10 – paragrafo 1 – lettera b – comma 1
(b)  il controllo periodico dei parametri elencati nell'allegato I, parte C, nei locali in cui il potenziale pericolo per la salute umana è considerato il più elevato. I parametri e i locali pertinenti ai fini del controllo sono selezionati sulla base della valutazione effettuata in conformità della lettera a).
(b)  il controllo periodico dei parametri elencati nell'allegato I, parte C, nei locali prioritari in cui sono stati individuati rischi specifici concernenti la qualità dell'acqua durante la valutazione effettuata in conformità della lettera a).
Emendamento 97
Proposta di direttiva
Articolo 10 – paragrafo 1 – lettera b – comma 2
Per quanto riguarda il periodico controllo di cui al primo comma, gli Stati membri possono definire una strategia di controllo incentrata sui locali prioritari;
Per quanto riguarda il periodico controllo, gli Stati membri garantiscono l'accesso agli impianti nei locali prioritari ai fini del campionamento e possono definire una strategia di controllo, in particolare per quanto concerne la Legionella pneumophila;
Emendamento 98
Proposta di direttiva
Articolo 10 – paragrafo 1 – lettera c
(c)  una verifica dell'adeguatezza della prestazione dei prodotti da costruzione che entrano in contatto con acqua destinata al consumo umano rispetto alle caratteristiche essenziali connesse al requisito di base delle opere di costruzione precisato nell'allegato I, punto 3, lettera e), del regolamento (UE) n. 305/2011.
(c)  una verifica dell'adeguatezza della prestazione dei prodotti e dei materiali che entrano in contatto con acqua destinata al consumo umano rispetto alla protezione della salute umana.
Emendamento 99
Proposta di direttiva
Articolo 10 – paragrafo 1 – lettera c bis (nuova)
(c bis)  una verifica dell'adeguatezza dei materiali utilizzati che entrano in contatto con l'acqua destinata al consumo umano e del soddisfacimento dei requisiti di cui all'articolo 11.
Emendamento 100
Proposta di direttiva
Articolo 10 – paragrafo 2
2.  Gli Stati membri che considerano, sulla base della valutazione effettuata a norma del paragrafo 1, lettera a), che esista un rischio per la salute umana derivante dall'impianto di distribuzione domestico o dai relativi prodotti e materiali, o se il controllo effettuato a norma del paragrafo 1, lettera b), dimostra che i valori di parametro indicati nell'allegato I, parte C, non sono rispettati:
2.  Gli Stati membri che considerano, sulla base della valutazione effettuata a norma del paragrafo 1, lettera a), che esista un rischio per la salute umana derivante dall'impianto di distribuzione domestico nei locali prioritari o dai relativi prodotti e materiali, o se il controllo effettuato a norma del paragrafo 1, lettera b), dimostra che i valori di parametro indicati nell'allegato I, parte C, non sono rispettati, garantiscono che siano adottate le misure appropriate per eliminare o ridurre il rischio di non conformità con i valori di parametro di cui all'allegato I, parte C.
(a)  adottano le misure idonee ad eliminare o ridurre il rischio di non conformità dei valori di parametro di cui all'allegato I, parte C;
(b)  adottano tutte le misure necessarie per assicurarsi che la migrazione di sostanze o prodotti chimici dai prodotti da costruzione utilizzati nella preparazione o nella distribuzione delle acque destinate al consumo umano non costituisca, direttamente o indirettamente, un pericolo per la salute umana;
(c)  adottano altre misure, quali il ricorso ad adeguate tecniche di condizionamento, di concerto con i fornitori di acqua, per modificare la natura e le caratteristiche delle acque prima della fornitura al fine di eliminare o ridurre il rischio di non conformità delle acque ai valori di parametro dopo la fornitura;
(d)  informano e avvisano debitamente i consumatori circa le condizioni di uso e consumo dell'acqua e sulle eventuali azioni per evitare che il rischio si ripresenti;
(e)  organizzano corsi di formazione per gli idraulici e gli altri professionisti che operano nei settori degli impianti di distribuzione domestici e dell'installazione dei prodotti da costruzione;
(f)  per quanto concerne la Legionella, assicurano che siano attuate efficaci misure di controllo e di gestione per prevenire e contrastare l'insorgere di eventuali epidemie.
Emendamento 101
Proposta di direttiva
Articolo 10 – paragrafo 2 bis (nuovo)
2 bis.  Al fine di ridurre i rischi connessi alla distribuzione domestica nella totalità degli impianti di distribuzione domestici, gli Stati membri:
a)  incoraggiano i proprietari di locali pubblici e privati a effettuare una valutazione del rischio connesso alla distribuzione domestica;
b)  informano i consumatori e i proprietari di locali pubblici e privati in merito alle misure volte a eliminare o a ridurre il rischio di inosservanza delle norme di qualità dell'acqua destinata al consumo umano a causa del sistema di distribuzione domestico;
c)  informano e avvisano debitamente i consumatori circa le condizioni di consumo e uso dell'acqua e sulle eventuali azioni per evitare che il rischio si ripresenti;
d)  promuovono corsi di formazione destinati ad idraulici e altri professionisti che operano nell'ambito dei sistemi di distribuzione domestici e dell'installazione di prodotti e materiali da costruzione a contatto con l'acqua; e
e)  per quanto concerne la Legionella pneumophila, assicurano che siano attuate efficaci misure di controllo e di gestione proporzionate ai rischi per prevenire e affrontare l'insorgere di eventuali epidemie.
Emendamento 102
Proposta di direttiva
Articolo 10 bis (nuovo)
Articolo 10 bis
Requisiti igienici minimi per i prodotti, le sostanze e i materiali a contatto con l'acqua destinata al consumo umano
1.   Gli Stati membri adottano tutte le misure necessarie per garantire che le sostanze e i materiali destinati alla fabbricazione di tutti i nuovi prodotti a contatto con l'acqua destinata al consumo umano, immessi sul mercato e utilizzati per l'estrazione, il trattamento o la distribuzione, o le impurità associate a tali sostanze:
a)  non riducano direttamente o indirettamente la protezione della salute umana come stabilito nella presente direttiva;
b)  non incidano sull'odore o il sapore dell'acqua destinata al consumo umano;
c)  non siano presenti nell'acqua destinata al consumo umano a un livello di concentrazione superiore al livello necessario per raggiungere lo scopo per il quale sono utilizzati; e
d)  non favoriscano la crescita microbica.
2.   Al fine di garantire un'applicazione armonizzata del paragrafo 1, entro ... [3 anni dall'entrata in vigore della presente direttiva] la Commissione adotta atti delegati conformemente all'articolo 19 per integrare la presente direttiva stabilendo i requisiti igienici minimi e l'elenco delle sostanze utilizzate per la produzione di materiali a contatto con l'acqua destinata al consumo umano e che sono approvate nell'Unione, compresi i limiti specifici di migrazione e le condizioni d'uso speciali, ove applicabili. La Commissione riesamina e aggiorna periodicamente tale elenco in linea con i più recenti sviluppi scientifici e tecnologici.
3.  Al fine di sostenere la Commissione nell'adozione e nella modifica degli atti delegati a norma del paragrafo 2, è istituito un comitato permanente composto dai rappresentanti nominati dagli Stati membri che possono ricorrere all'assistenza di esperti o consulenti.
4.  I materiali a contatto con l'acqua destinata al consumo umano disciplinati da altre norme dell'Unione, come il regolamento (UE) n. 305/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio1 bis, soddisfano quanto stabilito ai paragrafi 1 e 2.
______________
Regolamento (UE) n. 305/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 2011, che fissa condizioni armonizzate per la commercializzazione dei prodotti da costruzione e che abroga la direttiva 89/106/CEE del Consiglio (GU L 88 del 4.4.2011, pag. 5).
Emendamento 103
Proposta di direttiva
Articolo 11 – paragrafo 1
1.  Gli Stati membri adottano tutte le disposizioni necessarie al fine di assicurare che sia effettuato un controllo regolare della qualità delle acque destinate al consumo umano, al fine di verificare se le acque messe a disposizione dei consumatori soddisfino i requisiti della presente direttiva, in particolare i valori di parametro fissati a norma dell'articolo 5. I campioni sono prelevati in modo tale da essere rappresentativi della qualità delle acque consumate nel corso dell'anno. Gli Stati membri adottano inoltre tutte le disposizioni necessarie affinché, nei casi in cui la disinfezione rientri nel processo di preparazione o di distribuzione delle acque destinate al consumo umano, venga verificata l'efficacia del trattamento di disinfezione applicato e la contaminazione da sottoprodotti di disinfezione sia mantenuta al livello più basso possibile senza compromettere la disinfezione stessa.
1.  Gli Stati membri adottano tutte le disposizioni necessarie al fine di assicurare che sia effettuato un controllo regolare della qualità delle acque destinate al consumo umano, al fine di verificare se esse soddisfino i requisiti della presente direttiva, in particolare i valori di parametro fissati a norma dell'articolo 5. I campioni sono prelevati in modo tale da essere rappresentativi della qualità delle acque consumate nel corso dell'anno. Gli Stati membri adottano inoltre tutte le disposizioni necessarie affinché, nei casi in cui la disinfezione rientri nel processo di preparazione o di distribuzione delle acque destinate al consumo umano, venga verificata l'efficacia del trattamento di disinfezione applicato e la contaminazione da sottoprodotti di disinfezione sia mantenuta al livello più basso possibile senza compromettere la disinfezione stessa.
Emendamento 104
Proposta di direttiva
Articolo 11 – paragrafo 5 bis (nuovo)
5 bis.  Gli Stati membri comunicano alla Commissione i risultati del controllo effettuato conformemente al controllo dei parametri elencati nell'allegato I, parte C bis entro ... [tre anni dalla data di entrata in vigore della presente direttiva], e successivamente una volta all'anno.
Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all'articolo 19 al fine di modificare la presente direttiva aggiornando le sostanze incluse nell'elenco di controllo di cui all'allegato I parte C bis. La Commissione può decidere di aggiungere le sostanze che rischiano di essere presenti nelle acque destinate al consumo umano e che presentano un rischio potenziale per la salute umana, ma in merito alle quali le conoscenze scientifiche non hanno dimostrato un rischio per la salute umana. A tal fine, la Commissione si basa in particolare sulle ricerche scientifiche dell'OMS. L'aggiunta di qualsiasi nuova sostanza è debitamente giustificata ai sensi dell'articolo 1 della presente direttiva.
Emendamento 105
Proposta di direttiva
Articolo 11 – paragrafo 5 ter (nuovo)
5 ter.  Entro ... [1 anno dopo l'entrata in vigore della presente direttiva] la Commissione adotta atti delegati conformemente all'articolo 19 al fine di integrare la presente direttiva adottando una metodologia per misurare le microplastiche indicate nell'elenco di controllo di cui all'allegato I parte C bis.
Emendamento 106
Proposta di direttiva
Articolo 12 – paragrafo 1
1.  Gli Stati membri provvedono affinché qualsiasi inosservanza dei valori di parametro fissati in conformità dell'articolo 5 sia esaminata immediatamente per individuarne la causa.
1.  Gli Stati membri provvedono affinché qualsiasi inosservanza dei valori di parametro fissati in conformità dell'articolo 5 presso i punti in cui i valori devono essere rispettati di cui all'articolo 6 sia esaminata immediatamente per individuarne la causa.
Emendamento 107
Proposta di direttiva
Articolo 12 – paragrafo 2 – comma 2
In caso di mancata conformità ai valori di parametro di cui all'allegato I, parte C, il provvedimento correttivo comprende le misure di cui all'articolo 10, paragrafo 2, lettere da a) a f).
In caso di mancata conformità ai valori di parametro di cui all'allegato I, parte C, il provvedimento correttivo comprende le misure di cui all'articolo 10, paragrafo 2 bis.
Emendamento 108
Proposta di direttiva
Articolo 12 – paragrafo 3 – comma 2
Gli Stati membri considerano automaticamente qualsiasi mancata conformità alle prescrizioni minime per i valori di parametro stabiliti nell'allegato I, parti A e B, come un potenziale pericolo per la salute umana.
Gli Stati membri considerano una mancata conformità alle prescrizioni minime per i valori di parametro stabiliti nell'allegato I, parti A e B, come un potenziale pericolo per la salute umana, tranne se le autorità competenti giudicano trascurabile l'inosservanza dei valori di parametro.
Emendamento 109
Proposta di direttiva
Articolo 12 – paragrafo 4 – parte introduttiva
4.  Nei casi di cui ai paragrafi 2 e 3, gli Stati membri adottano quanto prima tutte le seguenti misure:
4.  Nei casi di cui ai paragrafi 2 e 3, qualora l'inosservanza dei valori di parametro sia considerata un potenziale pericolo per la salute umana, gli Stati membri adottano quanto prima tutte le seguenti misure:
Emendamento 110
Proposta di direttiva
Articolo 12 – paragrafo 4 – comma 1 bis (nuovo)
Le misure di cui alle lettere a), b) e c) sono adottate in collaborazione con il fornitore di acqua interessato.
Emendamento 111
Proposta di direttiva
Articolo 12 – paragrafo 5
5.  Le autorità o altri organi competenti decidono quali provvedimenti sono adottati a norma del paragrafo 3, tenendo presenti i rischi per la salute umana che sarebbero provocati da un'interruzione dell'approvvigionamento o da un uso limitato delle acque destinate al consumo umano.
5.  Se la mancata conformità è accertata presso i punti in cui i valori devono essere rispettati, le autorità o altri organi competenti decidono quali provvedimenti sono adottati a norma del paragrafo 3, tenendo presenti i rischi per la salute umana che sarebbero provocati da un'interruzione dell'approvvigionamento o da un uso limitato delle acque destinate al consumo umano.
Emendamento 112
Proposta di direttiva
Articolo 12 bis (nuovo)
Articolo 12 bis
Deroghe
1.  Gli Stati membri possono stabilire deroghe in merito ai valori di parametro di cui all'allegato I, parte B o fissati a norma dell'articolo 5, paragrafo 2, fino al raggiungimento di un valore massimo che essi stabiliscono, purché tali deroghe non costituiscano un potenziale pericolo per la salute umana e a condizione che l'approvvigionamento dell'acqua destinata al consumo umano nella zona interessata non possa essere mantenuto con nessun altro mezzo congruo. Tali deroghe si limitano ai seguenti casi:
a)  una nuova zona di approvvigionamento idrico;
b)  una nuova fonte di inquinamento rilevata in una zona di approvvigionamento idrico o parametri oggetto di ricerca o individuati recentemente.
Le deroghe hanno la più breve durata possibile e non hanno una durata superiore a tre anni; verso la fine di tale periodo gli Stati membri procedono a un riesame al fine di stabilire se siano stati compiuti sufficienti progressi.
In circostanze eccezionali, uno Stato membro può concedere una seconda deroga per quanto riguarda le lettere a) e b) del primo comma. Qualora uno Stato membro intenda concedere una seconda deroga, esso comunica alla Commissione i risultati di tale riesame, unitamente alle motivazioni della sua decisione in merito alla seconda deroga. Tale seconda deroga non ha una durata superiore a tre anni.
2.  Le deroghe concesse a norma del paragrafo 1 specificano quanto segue:
a)  i motivi della deroga;
b)  il parametro interessato, i risultati del precedente controllo pertinente e il valore massimo ammissibile per la deroga;
c)  l'area geografica, la quantità di acqua fornita ogni giorno, la popolazione interessata e gli eventuali effetti sulle industrie alimentari interessate;
d)  un opportuno regime di controllo che preveda, se necessario, una maggiore frequenza dei controlli;
e)  una sintesi del piano relativo all'azione correttiva necessaria, compreso un calendario dei lavori e una stima dei costi, nonché le disposizioni per il riesame; e
f)  la durata necessaria della deroga.
3.  Se le autorità competenti ritengono che il mancato rispetto del valore di parametro sia trascurabile e se le misure correttive adottate a norma dell'articolo 12, paragrafo 2, consentono di risolvere il problema entro 30 giorni, le informazioni di cui al paragrafo 2 del presente articolo non devono essere specificate nella deroga.
In tal caso, le autorità competenti o gli altri organi pertinenti di cui alla deroga fissano solo il valore massimo ammissibile per il parametro interessato e il periodo concesso per risolvere il problema.
4.  Il ricorso al paragrafo 3 non è più possibile se l'inosservanza di uno stesso valore di parametro per un determinato approvvigionamento idrico si è verificata per oltre trenta giorni complessivi nel corso dei dodici mesi precedenti.
5.  Lo Stato membro che si avvale delle deroghe di cui al presente articolo provvede affinché la popolazione interessata sia tempestivamente informata, secondo le modalità opportune, della deroga applicata e delle condizioni che la disciplinano. Ove necessario, lo Stato membro provvede inoltre a fornire raccomandazioni a gruppi specifici di popolazione per i quali la deroga potrebbe costituire un rischio particolare.
Gli obblighi di cui al primo comma non si applicano alle circostanze descritte al paragrafo 3, a meno che le autorità competenti non decidano diversamente.
6.  Ad eccezione delle deroghe concesse a norma del paragrafo 3, uno Stato membro comunica alla Commissione entro due mesi le deroghe riguardanti una singola fornitura d'acqua superiore a 1 000 m3 al giorno in media o destinata all'approvvigionamento di oltre 5 000 persone, ivi comprese le informazioni di cui al paragrafo 2.
7.  Il presente articolo non si applica all'acqua destinata al consumo umano messa in vendita in bottiglie o contenitori.
Emendamenti 113, 165, 191, 208, 166, 192, 169, 195, 170, 196, 197 e 220
Proposta di direttiva
Articolo 13 – paragrafo 1
1.  Fatto salvo l'articolo 9 della direttiva 2000/60/CE, gli Stati membri adottano tutte le misure necessarie per migliorare l'accesso per tutti all'acqua destinata al consumo umano e ne promuovono l'uso nel loro territorio. Ciò comprende tutte le seguenti misure:
1.  Fatto salvo l'articolo 9 della direttiva 2000/60/CE e i principi di sussidiarietà e proporzionalità, gli Stati membri adottano, tenendo conto delle prospettive e delle circostanze locali e regionali per la distribuzione dell'acqua, tutte le misure necessarie per migliorare l'accesso universale per tutti all'acqua destinata al consumo umano e ne promuovono l'uso nel loro territorio.
(a)  individuare le persone prive di accesso all'acqua destinata al consumo umano e i motivi di tale mancanza di accesso (ad esempio perché appartenenti a gruppi vulnerabili ed emarginati), valutare le possibilità di migliorare l'accesso per dette persone e informarle sulle possibilità dell'allacciamento alla rete di distribuzione o su modi alternativi di accesso all'acqua potabile;
(a)  individuare le persone prive di accesso o con accesso ridotto all'acqua destinata al consumo umano, compresi i gruppi vulnerabili ed emarginati, e i motivi di tale mancanza di accesso, valutare le possibilità e adottare azioni per migliorare l'accesso per dette persone e informarle sulle possibilità dell'allacciamento alla rete di distribuzione o su modi alternativi di accesso all'acqua potabile;
(a bis)   garantire l'approvvigionamento pubblico dell'acqua destinata al consumo umano;
(b)  creare e mantenere all'esterno e all'interno degli spazi pubblici dispositivi di libero accesso all'acqua destinata al consumo umano;
(b)  creare e mantenere all'esterno e all'interno degli spazi pubblici, in particolare in zone con un elevato afflusso di persone, dispositivi di libero accesso all'acqua destinata al consumo umano, compresi punti di rifornimento; ciò avviene ove tecnicamente fattibile, in modo proporzionato alla necessità di tali misure e tenendo conto delle condizioni locali specifiche, quali il clima e la geografia;
(c)  promuovere l'acqua destinata al consumo umano:
(c)  promuovere l'acqua destinata al consumo umano:
(i)  avviando campagne di informazione ai cittadini circa la qualità dell'acqua potabile;
(i)  avviando campagne di informazione ai cittadini circa l'elevata qualità dell'acqua di rubinetto e il punto di rifornimento designato più vicino;
i bis)  avviando campagne per incoraggiare la popolazione a far uso di bottiglie d'acqua riutilizzabili e avviando iniziative di sensibilizzazione in merito all'ubicazione dei punti di rifornimento;
(ii)  incoraggiando la messa a disposizione di acqua potabile negli edifici pubblici e amministrativi;
(ii)  garantendo la messa a disposizione gratuita di acqua potabile negli edifici pubblici e amministrativi e disincentivando l'uso di acqua confezionata in bottiglie o contenitori di plastica monouso nei suddetti edifici;
(iii)  incoraggiando la messa a disposizione gratuita di acqua potabile nei ristoranti, nelle mense, e nei servizi di ristorazione.
(iii)  incoraggiando la messa a disposizione gratuita, o attraverso una bassa tariffa sui servizi, di acqua potabile per i clienti nei ristoranti, nelle mense, e nei servizi di ristorazione.
Emendamento 114
Proposta di direttiva
Articolo 13 – paragrafo 2 – comma 1
Sulla base delle informazioni raccolte in base al paragrafo 1, lettera a), gli Stati membri adottano tutte le misure necessarie per assicurare l'accesso all'acqua destinata al consumo umano ai gruppi vulnerabili ed emarginati.
Sulla base delle informazioni raccolte in base al paragrafo 1, lettera a), gli Stati membri adottano le misure che considerano necessarie e appropriate per assicurare l'accesso all'acqua destinata al consumo umano ai gruppi vulnerabili ed emarginati.
Emendamenti 173, 199 e 209
Proposta di direttiva
Articolo 13 – paragrafo 2 bis (nuovo)
2 bis.   Laddove gli obblighi di cui al presente articolo incombano alle autorità pubbliche locali ai sensi della legislazione nazionale, gli Stati membri si assicurano che tali autorità dispongano dei mezzi e delle risorse per garantire l'accesso all'acqua destinata al consumo umano e che eventuali misure a tale riguardo siano proporzionate alle capacità e all'estensione della rete di distribuzione interessata.
Emendamenti 174, 200 e 210
Proposta di direttiva
Articolo 1 – paragrafo 2 ter (nuovo)
2 ter.   Tenendo conto dei dati raccolti conformemente alle disposizioni di cui all'articolo 15, paragrafo 1, lettera a), la Commissione collabora con gli Stati membri e con la Banca europea per gli investimenti per sostenere i comuni dell'UE che non dispongono del capitale necessario affinché possano accedere all'assistenza tecnica, ai finanziamenti dell'Unione disponibili e a prestiti a lungo termine a tassi d'interesse agevolati, in particolare allo scopo di provvedere al mantenimento e al rinnovamento delle infrastrutture idriche in modo da garantire servizi idrici di elevata qualità ed estendere i servizi di approvvigionamento idrico e igienico-sanitari ai gruppi di popolazione vulnerabili ed emarginati.
Emendamento 116
Proposta di direttiva
Articolo 14 – paragrafo 1
1.  Gli Stati membri assicurano che informazioni adeguate e aggiornate in materia di acque destinate al consumo umano siano disponibili online per tutti gli utenti, conformemente all'allegato IV.
1.  Gli Stati membri assicurano che informazioni adeguate, aggiornate e accessibili in materia di acque destinate al consumo umano siano disponibili online o in altri modi di facile utilizzo per tutti gli utenti, conformemente all'allegato IV, rispettando nel contempo le norme applicabili in materia di protezione dei dati.
Emendamento 117
Proposta di direttiva
Articolo 14 – paragrafo 2– comma 1 – parte introduttiva
Gli Stati membri provvedono affinché tutti gli utenti ricevano periodicamente e almeno una volta all'anno, e nella forma più appropriata (ad esempio nella bolletta o mediante applicazioni intelligenti) senza doverne fare richiesta, le seguenti informazioni:
Gli Stati membri provvedono affinché tutti gli utenti ricevano periodicamente e almeno una volta all'anno, e nella forma più appropriata e facilmente accessibile (ad esempio nella bolletta o mediante applicazioni intelligenti) come stabilito dalle autorità competenti, le seguenti informazioni:
Emendamento 118
Proposta di direttiva
Articolo 14 – paragrafo 2– comma 1 – lettera a – parte introduttiva
(a)  le informazioni sulla struttura dei costi della tariffa applicata per metro cubo di acqua destinata al consumo umano, compresi i costi fissi e variabili, presentando i costi relativi almeno ai seguenti elementi:
(a)  nel caso in cui i costi siano recuperati mediante un sistema tariffario, le informazioni sulla struttura dei costi della tariffa applicata per metro cubo di acqua destinata al consumo umano, compresa la distribuzione dei costi fissi e variabili;
Emendamento 119
Proposta di direttiva
Articolo 14 – paragrafo 2– comma 1 – lettera a – punto i
(i)  le misure adottate dai fornitori di acqua ai fini della valutazione dei pericoli effettuata a norma dell'articolo 8, paragrafo 5;
soppresso
Emendamento 120
Proposta di direttiva
Articolo 14 – paragrafo 2– comma 1 – lettera a – punto ii
(ii)  il trattamento e la distribuzione delle acque destinate al consumo umano;
soppresso
Emendamento 121
Proposta di direttiva
Articolo 14 – paragrafo 2– comma 1 – lettera a – punto iii
(iii)  la raccolta e il trattamento delle acque reflue;
soppresso
Emendamento 122
Proposta di direttiva
Articolo 14 – paragrafo 2– comma 1 – lettera a – punto iv
(iv)  le misure adottate a norma dell'articolo 13, laddove tali misure siano state adottate dai fornitori di acqua;
soppresso
Emendamento 123
Proposta di direttiva
Articolo 14 – paragrafo 2– comma 1 – lettera a bis (nuova)
(a bis)  le informazioni concernenti la qualità delle acque destinate al consumo umano, inclusi i parametri indicatori;
Emendamento 124
Proposta di direttiva
Articolo 14 – paragrafo 2– comma 1 – lettera b
(b)  il prezzo dell'acqua destinata al consumo umano fornita per litro e metro cubo;
(b)  nel caso in cui i costi siano recuperati mediante un sistema tariffario, il prezzo del servizio idrico per il consumo umano fornito per litro e metro cubo e il prezzo fatturato per litro di acqua; nel caso in cui i costi non siano recuperati mediante un sistema tariffario, i costi annuali totali sostenuti dal sistema idrico per garantire il rispetto della presente direttiva, unitamente a informazioni contestuali e rilevanti sulle modalità di erogazione dell'acqua destinata al consumo umano nella zona;
Emendamento 125
Proposta di direttiva
Articolo 14 – paragrafo 2– comma 1 – lettera b bis (nuova)
(b bis)   il trattamento e la distribuzione delle acque destinate al consumo umano;
Emendamento 126
Proposta di direttiva
Articolo 14 – paragrafo 2 – comma 1 – lettera c
(c)  il volume consumato dal nucleo familiare, almeno per anno o per periodo di fatturazione, nonché le tendenze del consumo annuo;
(c)  il volume consumato dal nucleo familiare, almeno per anno o per periodo di fatturazione, nonché le tendenze del consumo annuo delle famiglie, se tecnicamente fattibile e solo se tali informazioni sono a disposizione del fornitore di acqua;
Emendamento 127
Proposta di direttiva
Articolo 1 – paragrafo 2 – comma 1 – lettera d
(d)  confronti tra il consumo idrico annuo del nucleo familiare e un consumo medio di un nucleo familiare nella stessa categoria;
(d)  confronti tra il consumo idrico annuo del nucleo familiare e un consumo medio di un nucleo familiare, se applicabile in conformità con la lettera c);
Emendamento 128
Proposta di direttiva
Articolo 14 – paragrafo 2 – comma 2
La Commissione può adottare atti di esecuzione per specificare il formato e le modalità della presentazione delle informazioni di cui al primo comma. Tali atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura di esame di cui all'articolo 20, paragrafo 2.
Gli Stati membri stabiliscono una chiara divisione delle responsabilità in relazione alla fornitura di informazioni ai sensi del primo comma tra i fornitori di acqua, le parti interessate e gli organismi locali competenti. Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati ai sensi dell'articolo 19 ad integrazione della presente direttiva per specificare il formato e le modalità della presentazione delle informazioni di cui al primo comma.
Emendamento 129
Proposta di direttiva
Articolo 15 – paragrafo 1 – comma 1 – lettera d
(d)  istituiscono e aggiornano, in seguito, su base annua, una serie di dati contenente le informazioni sugli incidenti attinenti all'acqua potabile che hanno generato un potenziale pericolo per la salute umana, a prescindere da qualsiasi mancata conformità ai valori di parametro che si sia verificata, protrattisi per più di 10 giorni consecutivi e che abbiano interessato almeno 1 000 persone, comprese le cause di tali incidenti e i provvedimenti correttivi adottati in conformità dell'articolo 12.
(d)  istituiscono e aggiornano, in seguito, su base annua, una serie di dati contenente le informazioni sugli incidenti attinenti all'acqua potabile che hanno generato un potenziale rischio per la salute umana, a prescindere da qualsiasi mancata conformità ai valori di parametro che si sia verificata, protrattisi per più di 10 giorni consecutivi e che abbiano interessato almeno 1 000 persone, comprese le cause di tali incidenti e i provvedimenti correttivi adottati in conformità dell'articolo 12.
Emendamento 130
Proposta di direttiva
Articolo 15 – paragrafo 4 – comma 1
4.  La Commissione può adottare atti di esecuzione per specificare il formato e le modalità della presentazione delle informazioni da fornire a norma dei paragrafi 1 e 3, ivi compresi i requisiti dettagliati per quanto riguarda gli indicatori, le carte d'insieme a livello dell'Unione e le relazioni di sintesi degli Stati membri di cui al paragrafo 3.
4.  Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti di esecuzione ai sensi dell'articolo 19 ad integrazione della presente direttiva per specificare il formato e le modalità della presentazione delle informazioni da fornire a norma dei paragrafi 1 e 3, ivi compresi i requisiti dettagliati per quanto riguarda gli indicatori, le carte d'insieme a livello dell'Unione e le relazioni di sintesi degli Stati membri di cui al paragrafo 3.
Emendamento 131
Proposta di direttiva
Articolo 15 – paragrafo 4 – comma 2
Gli atti di esecuzione di cui al primo comma sono adottati secondo la procedura di esame di cui all'articolo 20, paragrafo 2.
soppresso
Emendamento 132
Proposta di direttiva
Articolo 17 – paragrafo 2 – lettera b
(b)  le disposizioni relative all'accesso all'acqua di cui all'articolo 13;
(b)  le disposizioni relative all'accesso all'acqua di cui all'articolo 13 e alla percentuale di popolazione senza accesso all'acqua;
Emendamento 133
Proposta di direttiva
Articolo 17 – paragrafo 2 – lettera c
(c)  le disposizioni riguardanti le informazioni da fornire al pubblico conformemente all'articolo 14 e all'allegato IV.
(c)  le disposizioni riguardanti le informazioni da fornire al pubblico conformemente all'articolo 14 e all'allegato IV, compresa una panoramica di facile lettura a livello di Unione delle informazioni elencate al punto 7 dell'allegato IV.
Emendamento 134
Proposta di direttiva
Articolo 17 – paragrafo 2 bis (nuovo)
2 bis.   La Commissione trasmette al Parlamento europeo e al Consiglio entro [cinque anni dal termine ultimo previsto per il recepimento della presente direttiva] e successivamente, se del caso, una relazione sui potenziali pericoli per le fonti di acqua destinata al consumo umano dovuti a microplastiche, medicinali ed eventuali inquinanti emergenti, nonché sui relativi rischi potenziali per la salute. Alla Commissione è conferito il potere di adottare, se del caso, atti delegati conformemente all'articolo 19 ad integrazione della presente direttiva per definire i livelli massimi di microplastiche, medicinali e altri inquinanti emergenti nell'acqua destinata al consumo umano.
Emendamento 135
Proposta di direttiva
Articolo 18 – paragrafo 2 bis (nuovo)
2 bis.   Entro [cinque anni dopo la data di entrata in vigore della presente direttiva], la Commissione verifica se l'articolo 10 bis ha portato a un livello sufficiente di armonizzazione dei requisiti di igiene per quanto riguarda i materiali e i prodotti a contatto con l'acqua destinata al consumo umano e, se necessario, adotta gli ulteriori provvedimenti del caso.
Emendamento 136
Proposta di direttiva
Articolo 23 – paragrafo 2
2.  Le deroghe concesse dagli Stati membri a norma dell'articolo 9 della direttiva 98/83/CE che sono ancora applicabili al [termine ultimo per il recepimento della presente direttiva] rimangono in vigore fino alla fine della loro durata. Non possono essere rinnovate per ulteriori periodi.
2.  Le deroghe concesse dagli Stati membri a norma dell'articolo 9 della direttiva 98/83/CE che sono ancora applicabili al [termine ultimo per il recepimento della presente direttiva] rimangono in vigore fino alla fine della loro durata.
Emendamento 179
Proposta di direttiva
Allegato I – parte A – tabella

Testo della Commissione

Parametro

Valore di parametro

Unità di misura

Clostridium perfringens (spore)

0

Numero/100 ml

Batteri coliformi

0

Numero/100 ml

Enterococchi

0

Numero/100 ml

Escherichia coli (E. coli)

0

Numero/100 ml

Conteggio degli eterotrofi su piastra (HPC) a 22 °C

Senza variazioni anomale

 

Colifagi somatici

0

Numero/100 ml

Torbidità

< 1

NTU

Emendamento

Parametro

Valore di parametro

Parametro

Clostridium perfringens (spore)

0

Numero/100 ml

Enterococchi

0

Numero/100 ml

Escherichia coli (E. coli)

0

Numero/100 ml

Colifagi somatici

0

Numero/100 ml

Nota

I parametri indicati nella presente parte non si applicano alle acque di sorgente e alle acque minerali conformemente alla direttiva 2009/54/CE.

Emendamenti 138 e 180
Proposta di direttiva
Allegato I – parte B – tabella

Testo della Commissione

Parametri chimici

Parametro

Valore di parametro

Unit

Note

Acrilammide

0,10

μg/l

Il valore di parametro si riferisce alla concentrazione monomerica residua nell'acqua calcolata secondo le specifiche del rilascio massimo del polimero corrispondente a contatto con l'acqua.

Antimonio

5,0

μg/l

 

Arsenico

10

μg/l

 

Benzene

1,0

μg/l

 

Benzopirene

0,010

μg/l

 

Beta estradiolo (50-28-2)

0,001

μg/l

 

Bisfenolo A

0,01

μg/l

 

Boro

1,0

mg/l

 

Bromato

10

μg/l

 

Cadmio

5,0

μg/l

 

Clorato

0,25

mg/l

 

Clorite

0,25

mg/l

 

Cromo

25

μg/l

Il valore deve essere soddisfatto [al più tardi dieci anni dopo la data di entrata in vigore della presente direttiva]. Il valore di parametro per il cromo fino a tale data è 50 μg/l.

Rame

2,0

mg/l

 

Cianuro

50

μg/l

 

1,2-dicloroetano

3,0

μg/l

 

Epicloridrina

0,10

μg/l

Il valore di parametro si riferisce alla concentrazione monomerica residua nell'acqua calcolata secondo le specifiche del rilascio massimo del polimero corrispondente a contatto con l'acqua.

Fluoruro

1,5

mg/l

 

Acidi aloacetici

80

μg/l

Somma delle seguenti nove sostanze rappresentative: acido monocloro-, dicloro-, e tricloro-acetico, acido mono- e dibromo-acetico, acido bromocloroacetico, acido bromodicloroacetico, acido dibromocloroacetico e acido tribromoacetico.

Piombo

5

μg/l

Il valore deve essere soddisfatto [al più tardi dieci anni dopo la data di entrata in vigore della presente direttiva]. Il valore di parametro per il piombo fino a tale data è 10 μg/l.

Mercurio

1,0

μg/l

 

Microcistina-LR

10

μg/l

 

Nichel

20

μg/l

 

Nitrati

50

mg/l

Gli Stati membri provvedono affinché sia soddisfatta la condizione: [nitrati]/50 + [nitriti]/3 ≤ 1, ove le parentesi quadre esprimono la concentrazione in mg/l per il nitrato (NO3) e per il nitrito (NO2), e il valore di 0,10 mg/l per i nitriti sia raggiunto nelle acque provenienti da impianti di trattamento.

Nitriti

0.50

mg/l

Gli Stati membri provvedono affinché sia soddisfatta la condizione: [nitrati]/50 + [nitriti]/3 ≤ 1, ove le parentesi quadre esprimono la concentrazione in mg/l per il nitrato (NO3) e per il nitrito (NO2), e il valore di 0,10 mg/l per i nitriti sia raggiunto nelle acque provenienti da impianti di trattamento.

Nonilfenolo

0,3

μg/l

 

Antiparassitari

0,10

μg/l

Per "antiparassitari" s'intende:

 

 

 

insetticidi organici

 

 

 

erbicidi organici

 

 

 

fungicidi organici

 

 

 

nematocidi organici

 

 

 

acaricidi organici

 

 

 

alghicidi organici

 

 

 

rodenticidi organici

 

 

 

slimicidi organici,

 

 

 

prodotti connessi (tra l'altro regolatori della crescita) e i pertinenti metaboliti ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 32, del regolamento (CE) n. 1107/20091.

 

 

 

Il valore di parametro si riferisce ad ogni singolo antiparassitario.

 

 

 

Nel caso di aldrina, dieldrina, eptacloro ed eptacloro epossido, il valore di parametro è pari a 0,030 μg/l.

Antiparassitari — Totale

0,50

μg/l

Per "antiparassitari — totale" si intende la somma di tutti i singoli antiparassitari - sopra precisati - rilevati e quantificati nella procedura di controllo.

PFAS

0,10

μg/l

Per "PFAS" si intende ciascuna delle sostanze per- e polifluoro alchiliche (formula chimica: CnF2n+1−R).

PFAS - Totale

0,50

μg/l

Per "PFAS - Totale" si intende la somma delle sostanze per- e polifluoro alchiliche (formula chimica: CnF2n+1−R).

Idrocarburi policiclici aromatici

0,10

μg/l

Somma delle concentrazioni dei seguenti composti specifici: benzo(b) fluorantene, benzo(k)fluorantene, benzo(ghi)perilene e indeno(1,2,3-cd)pirene.

Selenio

10

μg/l

 

Tetracloroetilene e tricloroetilene

10

μg/l

Somma delle concentrazioni di parametri specifici

Trialometani - Totale

100

μg/l

Ove possibile, gli Stati membri si adoperano per applicare valori inferiori senza compromettere la disinfezione.

 

 

 

Somma delle concentrazioni dei seguenti composti specifici: cloroformio, bromoformio, dibromoclorometano, bromodiclorometano.

Uranio

30

μg/l

 

Vinilcloruro

0,50

μg/l

Il valore di parametro si riferisce alla concentrazione monomerica residua nell'acqua calcolata secondo le specifiche del rilascio massimo del polimero corrispondente a contatto con l'acqua.

__________________

1.   Regolamento (CE) n. 1107/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, relativo all'immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari e che abroga le direttive del Consiglio 79/117/CEE e 91/414/CEE (GU L 309 del 24.11.2009, pag. 1).

Emendamento

Parametri chimici

Parametro

Valore di parametro

Unità di misura

Note

Acrilammide

0,10

μg/l

Il valore di parametro si riferisce alla concentrazione monomerica residua nell'acqua calcolata secondo le specifiche del rilascio massimo del polimero corrispondente a contatto con l'acqua.

Antimonio

5,0

μg/l

 

Arsenico

10

μg/l

 

Benzene

1,0

μg/l

 

Benzopirene

0,010

μg/l

 

Beta estradiolo (50-28-2)

0,001

μg/l

 

Bisfenolo A

0,1

μg/l

 

Boro

1,5

mg/l

 

Bromato

10

μg/l

 

Cadmio

5,0

μg/l

 

Clorato

0,25

mg/l

 

Clorite

0,25

mg/l

 

Cromo

25

μg/l

Il valore deve essere soddisfatto [al più tardi dieci anni dopo la data di entrata in vigore della presente direttiva]. Il valore di parametro per il cromo fino a tale data è 50 μg/l.

Rame

2,0

mg/l

 

Cianuro

50

μg/l

 

1,2-dicloroetano

3,0

μg/l

 

Epicloridrina

0,10

μg/l

Il valore di parametro si riferisce alla concentrazione monomerica residua nell'acqua calcolata secondo le specifiche del rilascio massimo del polimero corrispondente a contatto con l'acqua.

Fluoruro

1,5

mg/l

 

Acidi aloacetici

80

μg/l

Somma delle seguenti nove sostanze rappresentative: acido monocloro-, dicloro-, e tricloro-acetico, acido mono- e dibromo-acetico, acido bromocloroacetico, acido bromodicloroacetico, acido dibromocloroacetico e acido tribromoacetico.

Piombo

5

μg/l

Il valore deve essere soddisfatto [al più tardi dieci anni dopo la data di entrata in vigore della presente direttiva]. Il valore di parametro per il piombo fino a tale data è 10 μg/l.

Mercurio

1,0

μg/l

 

Microcistina-LR

10

μg/l

 

Nichel

20

μg/l

 

Nitrati

50

mg/l

Gli Stati membri provvedono affinché sia soddisfatta la condizione: [nitrati]/50 + [nitriti]/3 ≤ 1, ove le parentesi quadre esprimono la concentrazione in mg/l per il nitrato (NO3) e per il nitrito (NO2), e il valore di 0,10 mg/l per i nitriti sia raggiunto nelle acque provenienti da impianti di trattamento.

Nitriti

0.50

mg/l

Gli Stati membri provvedono affinché sia soddisfatta la condizione: [nitrati]/50 + [nitriti]/3 ≤ 1, ove le parentesi quadre esprimono la concentrazione in mg/l per il nitrato (NO3) e per il nitrito (NO2), e il valore di 0,10 mg/l per i nitriti sia raggiunto nelle acque provenienti da impianti di trattamento.

Nonilfenolo

0,3

μg/l

 

Antiparassitari

0,10

μg/l

Per "antiparassitari" s'intende:

 

 

 

insetticidi organici

 

 

 

erbicidi organici

 

 

 

fungicidi organici

 

 

 

nematocidi organici

 

 

 

acaricidi organici

 

 

 

alghicidi organici

 

 

 

rodenticidi organici

 

 

 

slimicidi organici,

 

 

 

prodotti connessi (tra l'altro regolatori della crescita) e i pertinenti metaboliti ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 32, del regolamento (CE) n. 1107/20091.

 

 

 

Il valore di parametro si riferisce ad ogni singolo antiparassitario.

 

 

 

Nel caso di aldrina, dieldrina, eptacloro ed eptacloro epossido, il valore di parametro è pari a 0,030 μg/l.

Antiparassitari — Totale

0,50

μg/l

Per "antiparassitari — totale" si intende la somma di tutti i singoli antiparassitari - sopra precisati - rilevati e quantificati nella procedura di controllo.

PFAS

0,10

μg/l

Per "PFAS" si intende ciascuna delle sostanze per- e polifluoro alchiliche (formula chimica: CnF2n+1−R).

La formula introduce inoltre una differenziazione tra PFAS a "catena lunga" e a "catena corta". La presente direttiva si applica soltanto alle PFAS a "catena lunga".

Questo valore parametrico per le singole sostanze PFAS si applica unicamente alle singole PFAS che potrebbero essere presenti e che sono pericolose per la salute umana in base alla valutazione dei pericoli di cui all'articolo 8 della presente direttiva.

PFAS - Totale

0,50

μg/l

Per "PFAS - Totale" si intende la somma delle sostanze per- e polifluoro alchiliche (formula chimica: CnF2n+1−R).

Il valore parametrico "PFAS - Totale" si applica unicamente alle sostanze PFAS che potrebbero essere presenti e che sono pericolose per la salute umana in base alla valutazione dei pericoli di cui all'articolo 8 della presente direttiva.

Idrocarburi policiclici aromatici

0,10

μg/l

Somma delle concentrazioni dei seguenti composti specifici: benzo(b) fluorantene, benzo(k)fluorantene, benzo(ghi)perilene e indeno(1,2,3-cd)pirene.

Selenio

10

μg/l

 

Tetracloroetilene e tricloroetilene

10

μg/l

Somma delle concentrazioni di parametri specifici

Trialometani - Totale

100

μg/l

Ove possibile, gli Stati membri si adoperano per applicare valori inferiori senza compromettere la disinfezione.

 

 

 

Somma delle concentrazioni dei seguenti composti specifici: cloroformio, bromoformio, dibromoclorometano, bromodiclorometano.

Uranio

30

μg/l

 

Vinilcloruro

0,50

μg/l

Il valore di parametro si riferisce alla concentrazione monomerica residua nell'acqua calcolata secondo le specifiche del rilascio massimo del polimero corrispondente a contatto con l'acqua.

__________________

1.   Regolamento (CE) n. 1107/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, relativo all'immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari e che abroga le direttive del Consiglio 79/117/CEE e 91/414/CEE (GU L 309 del 24.11.2009, pag. 1).

Emendamento 139
Proposta di direttiva
Allegato I – parte B bis (nuova)

Testo della Commissione

Emendamento

Parametri indicatori

Parametro

Valore di parametro

Unità di misura

Note

Alluminio

200

μg/l

 

Ammonio

0,50

mg/l

 

Cloruri

250

mg/l

Nota 1

Colore

Accettabile per i consumatori e senza variazioni anomale

 

 

Conduttività

2 500

μS cm-1 a 20 °C

Nota 1

Concentrazione di ioni di idrogeno

≥ 6,5 e ≤ 9,5

unità pH

Note 1 e 3

Ferro

200

μg/l

 

Manganese

50

μg/l

 

Odore

Accettabile per i consumatori e senza variazioni anomale

 

 

Solfati

250

mg/l

Nota 1

Sodio

200

mg/l

 

Sapore

Accettabile per i consumatori e senza variazioni anomale

 

 

Computo delle colonie a 22 ºC

Senza variazioni anomale

 

 

Batteri coliformi

0

Numero/100 ml

 

Carbonio organico totale (TOC)

Senza variazioni anomale

 

 

Torbidità

Accettabile per i consumatori e senza variazioni anomale

 

 

Nota 1:

Le acque non devono essere aggressive.

Nota 2:

Questo parametro deve essere misurato solo se le acque provengono o sono influenzate da acque superficiali. In caso di mancato rispetto di questo valore di parametro, lo Stato membro interessato conduce un'indagine sull'approvvigionamento idrico per garantire che non vi siano potenziali pericoli per la salute umana dovuti alla presenza di microrganismi patogeni, ad esempio il cryptosporidium.

Nota 3:

Le acque non devono essere aggressive. Per le acque lisce confezionate in bottiglie o contenitori, il valore minimo può essere ridotto a 4,5 unità pH.

Per le acque confezionate in bottiglie o contenitori naturalmente ricche o arricchite artificialmente di anidride carbonica, il valore minimo può essere inferiore.

Emendamento 140
Proposta di direttiva
Allegato I – parte C

Testo della Commissione

Parametri pertinenti per la valutazione del rischio della distribuzione domestica

Parametro

Valore di parametro

Unità di misura

Note

Legionella

< 1 000

Numero/l

Qualora non sia soddisfatto il valore di parametro < 1 000/l per la Legionella, si procede a un nuovo campionamento della Legionella pneumophila. Ove non sia presente la Legionella pneumophila, il valore di parametro per la Legionella è < 10 000/l

Piombo

5

μg/l

Il valore deve essere soddisfatto [al più tardi dieci anni dopo la data di entrata in vigore della presente direttiva]. Il valore di parametro per il piombo fino a tale data è 10 μg/l.

Emendamento

Parametri pertinenti per la valutazione del rischio della distribuzione domestica

Parametro

Valore di parametro

Unità di misura

Note

Legionella pneumophila

< 1 000

Numero/l

 

Legionella

< 10 000

Numero/l

Ove non sia presente la Legionella pneumophila il cui valore di parametro è < 1 000/l, il valore di parametro per la Legionella è < 10 000/l.

Piombo

5

μg/l

Il valore deve essere soddisfatto [al più tardi dieci anni dopo la data di entrata in vigore della presente direttiva]. Il valore di parametro per il piombo fino a tale data è 10 μg/l.

Emendamento 141
Proposta di direttiva
Allegato I – parte C bis (nuova)

Testo della Commissione

Emendamento

Parametri emergenti sotto controllo

Microplastiche

Il controllo avviene in base alla metodologia di misurazione delle microplastiche prevista nell'atto delegato di cui all'articolo 11, paragrafo 5 ter.

Emendamento 142
Proposta di direttiva
Allegato II – parte B – punto 1 – comma 1
Escherichia coli (E. coli), spore di Clostridium perfringens, e colifaci somatici sono considerati "parametri fondamentali" e non possono essere oggetto di una valutazione del rischio connesso alla fornitura conformemente alla parte C del presente allegato. Essi sono sempre controllati alla frequenza indicata nella tabella 1 del punto 2.
Escherichia coli (E. coli) ed enterococchi sono considerati "parametri fondamentali" e non possono essere oggetto di una valutazione del rischio connesso alla fornitura conformemente alla parte C del presente allegato. Essi sono sempre controllati alla frequenza indicata nella tabella 1 del punto 2.
Emendamento 186
Proposta di direttiva
Allegato II – Parte B – punto 2

Testo della Commissione

Frequenza di campionamento

Tutti i parametri stabiliti conformemente all'articolo 5 sono controllati almeno alla frequenza indicata nella seguente tabella, tranne qualora una diversa frequenza di campionamento sia determinata sulla base di una valutazione del rischio connesso alla fornitura effettuata conformemente all'articolo 9 e alla parte C del presente allegato:

Tabella 1

Frequenza minima di campionamento e analisi per il controllo di conformità

Volume (m3) di acqua distribuito o prodotto ogni giorno in una zona di approvvigionamento

Numero minimo di campioni

all'anno

≤ 100

> 100 ≤ 1 000

> 1 000 ≤ 10 000

>10 000 ≤ 100 000

>100 000

10a

10a

50b

365

365

a: tutti i campioni devono essere prelevati nei periodi in cui il rischio che dei patogeni enterici resistano al trattamento è elevato.

b: almeno 10 campioni sono prelevati nei periodi in cui il rischio che dei patogeni enterici resistano al trattamento è elevato.

Nota 1: una zona di approvvigionamento è una zona geograficamente definita all'interno della quale le acque destinate al consumo umano provengono da una o varie fonti e la loro qualità può essere considerata sostanzialmente uniforme

Nota 2: i volumi calcolati rappresentano una media su un anno civile. Per determinare la frequenza minima è possibile basarsi sul numero di abitanti in una zona di approvvigionamento invece che sul volume d'acqua, supponendo un consumo di 200 l/(giorno*pro capite).

Nota 3: gli Stati membri che hanno deciso di esentare singole forniture conformemente all'articolo 3, paragrafo 2, lettera b), applicano queste frequenze solo per le zone di approvvigionamento che distribuiscono tra 10 e 100 m3 al giorno.

Emendamento

Frequenza di campionamento

Tutti i parametri stabiliti conformemente all'articolo 5 sono controllati almeno alla frequenza indicata nella seguente tabella, tranne qualora una diversa frequenza di campionamento sia determinata sulla base di una valutazione del rischio connesso alla fornitura effettuata conformemente all'articolo 9 e alla parte C del presente allegato:

Tabella 1

Frequenza minima di campionamento e analisi per il controllo di conformità

Volume di acqua distribuito o prodotto ogni giorno in una zona di approvvigionamento

(Cfr. note 1 e 2) m3

Parametri – gruppo A (parametri microbiologici)

Numero di campioni all'anno

(Cfr. nota 3)

Parametri – gruppo B (parametri chimici)

Numero di campioni all'anno

 

≤ 100

> 0

(Cfr. nota 4)

> 0

(Cfr. nota 4)

> 100

≤ 1000

4

1

> 1000

≤ 10000

4

+3

per ogni 1 000 m3/d e relativa frazione del volume totale

1

+1

per ogni 1 000 m3/d e relativa frazione del volume totale

> 10000

 

≤ 100000

3

+ 1

per ogni 10 000 m3/d e

relativa frazione del volume totale

> 100000

 

12

+ 1

per ogni 25 000 m3/d e relativa frazione del volume totale

Nota 1: una zona di approvvigionamento è una zona geograficamente definita all'interno della quale le acque destinate al consumo umano provengono da una o varie fonti e la loro qualità può essere considerata sostanzialmente uniforme

Nota 2: i volumi calcolati rappresentano una media su un anno civile. Per determinare la frequenza minima è possibile basarsi sul numero di abitanti in una zona di approvvigionamento invece che sul volume d'acqua, supponendo un consumo di 200 l/(giorno*pro capite).

Nota 3: la frequenza indicata è così calcolata: ad esempio 4 300 m3/d = 16 campioni (quattro per i primi 1 000 m3/d + 12 per gli ulteriori 3 300 m3/d).

Nota 4: gli Stati membri che hanno deciso di esentare singole forniture conformemente all'articolo 3, paragrafo 2, lettera b), della presente direttiva applicano queste frequenze solo per le zone di approvvigionamento che distribuiscono tra 10 e 100 m3 al giorno.

Emendamento 144
Proposta di direttiva
Allegato II – parte D – punto 2 bis (nuovo)
2 bis.  I campioni per il controllo della Legionella negli impianti di distribuzione interni sono prelevati ai punti che rappresentano un rischio di proliferazione e/o esposizione alla Legionella pneumophila. Gli Stati membri elaborano orientamenti per i metodi di campionamento relativi alla Legionella.
Emendamento 145
Proposta di direttiva
Allegato II bis (nuovo)
Requisiti minimi di igiene per le sostanze e i materiali utilizzati nella fabbricazione di nuovi prodotti che entrano in contatto con l'acqua destinata al consumo umano:
a)  un elenco di sostanze autorizzate per l'uso nella fabbricazione di materiali, ivi compresi, ma non solo, materiali organici, elastomeri, siliconi, metalli, cemento, resine a scambio ionico e materiali compositi, nonché prodotti da essi derivati;
b)  requisiti specifici per l'utilizzo di sostanze e materiali e dei prodotti da essi derivati;
c)  limitazioni specifiche per la migrazione di determinate sostanze nell'acqua destinata al consumo umano;
d)  norme di igiene relative ad altre proprietà necessarie per conformarsi alle disposizioni;
e)  regole di base per la verifica dell'osservanza delle lettere da a) a d);
f)  regole relative al campionamento e ai metodi di analisi, per la verifica dell'osservanza delle lettere da a) a d).
Emendamenti 177 e 224
Proposta di direttiva
Allegato III – parte B – punto 1 – tabella 1 – riga 28

Testo della Commissione

PFAS

50

 

Emendamento

PFAS

20

 

Emendamento 146
Proposta di direttiva
Allegato IV – titolo
INFORMAZIONI DA FORNIRE AL PUBBLICO ONLINE
INFORMAZIONI AL PUBBLICO
Emendamento 147
Proposta di direttiva
Allegato IV – parte introduttiva
Le seguenti informazioni sono accessibili online ai consumatori secondo modalità di facile utilizzo e personalizzate:
Le seguenti informazioni sono accessibili online ai consumatori o secondo equivalenti modalità di facile utilizzo e personalizzate:
Emendamento 148
Proposta di direttiva
Allegato IV – punto 1
(1)  individuazione del pertinente fornitore di servizi idrici;
(1)  individuazione del pertinente fornitore di servizi idrici, della zona di approvvigionamento e del numero di utenti, e del metodo di produzione dell'acqua;
Emendamento 149
Proposta di direttiva
Allegato IV – punto 2 – parte introduttiva
(2)  i più recenti risultati dei controlli relativi ai parametri elencati nell'allegato I, parti A e B, compresa la frequenza di campionamento e l'ubicazione dei punti di campionamento, pertinenti per la zona di interesse dell'utente, oltre ai valori di parametro stabiliti conformemente all'articolo 5. I risultati dei controlli non devono essere superiori a:
(2)  un riesame per fornitore di servizi idrici dei più recenti risultati dei controlli relativi ai parametri elencati nell'allegato I, parti A, B e B bis, compresa la frequenza di campionamento e l'ubicazione dei punti di campionamento, pertinenti per la zona di interesse dell'utente, oltre ai valori di parametro stabiliti conformemente all'articolo 5.
Emendamento 202
Proposta di direttiva
Allegato IV – paragrafo 1 – punto 2 – lettera b
(b)  sei mesi, per i fornitori di acqua di grandi dimensioni;
(b)  sei mesi, per i fornitori di acqua di medie e grandi dimensioni;
Emendamento 203
Proposta di direttiva
Allegato IV – punto 2 – lettera c
(c)  un anno, per i fornitori di acqua di piccole dimensioni;
(c)  un anno, per i fornitori di acqua di piccolissime dimensioni;
Emendamento 150
Proposta di direttiva
Allegato IV – punto 3
(3)  in caso di superamento dei valori di parametro stabiliti conformemente all'articolo 5, le informazioni relative al potenziale pericolo per la salute umana e i relativi consigli sanitari e di consumo o un link che dia accesso a tali informazioni;
(3)  in caso di potenziale pericolo per la salute umana quale stabilito dalle autorità competenti in seguito al superamento dei valori di parametro stabiliti conformemente all'articolo 5, le informazioni relative al potenziale pericolo per la salute umana e i relativi consigli sanitari e di consumo o un link che dia accesso a tali informazioni;
Emendamento 151
Proposta di direttiva
Allegato IV – punto 4
(4)  una sintesi della pertinente valutazione dei rischi connessi alla fornitura;
soppresso
Emendamento 152
Proposta di direttiva
Allegato IV – punto 5
(5)  informazioni sui seguenti indicatori parametrici e i relativi valori di parametro:
(5)  informazioni sugli indicatori parametrici elencati nell'allegato I, parte B bis, e i relativi valori di parametro;
(a)  colorazione;
(b)  pH (concentrazione di ioni di idrogeno);
(c)  conduttività;
(d)  ferro;
(e)  manganese;
(f)  odore;
(g)  gusto;
(h)  durezza;
(i)  minerali, anioni/cationi disciolti in acqua;
—  borato BO3-
—  carbonato CO32-
—  cloruro Cl-
—  fluoruro F-
—  idrogeno carbonato HCO3-
—  nitrato NO3-
—  nitrito NO2-
—  fosfato PO43-
—  biossido di silicio SiO2
—  solfato SO42-
—  solfuro S2-
—  alluminio Al
—  ammonio NH4+
—  calcio Ca
—  magnesio Mg
—  potassio K
—  sodio Na
Questi valori di parametro e altri composti non ionizzati e oligoelementi possono essere indicati con un valore di riferimento e/o una spiegazione;
Emendamento 153
Proposta di direttiva
Allegato IV – punto 6
(6)  consigli ai consumatori, in particolare su come ridurre il consumo idrico;
(6)  consigli ai consumatori, in particolare su come ridurre il consumo idrico, se del caso, e utilizzare l'acqua in maniera responsabile in funzione delle condizioni locali;
Emendamento 154
Proposta di direttiva
Allegato IV – punto 7
(7)  per i fornitori di acqua di grandissime dimensioni, informazioni annuali su:
(7)  per i fornitori di acqua di grandi e grandissime dimensioni, informazioni annuali su:
Emendamento 155
Proposta di direttiva
Allegato IV – punto 7 – lettera a
(a)  la prestazione complessiva del sistema idrico in termini di efficienza, compresi i tassi di perdita e il consumo energetico per metro cubo di acqua erogata;
(a)  la prestazione complessiva del sistema idrico in termini di efficienza, compresi i livelli di perdita quali stabiliti dagli Stati membri;
Emendamento 156
Proposta di direttiva
Allegato IV – punto 7 – lettera b
(b)  la gestione e la governance del fornitore di acqua, compresa la composizione del consiglio di amministrazione;
(b)  il modello di gestione e l'assetto proprietario della fornitura di acqua da parte del fornitore di acqua;
Emendamento 157
Proposta di direttiva
Allegato IV – punto 7 – lettera d
(d)  la struttura dei costi relativi alla tariffa applicata ai consumatori per metro cubo di acqua, compresi i costi fissi e variabili, presentando almeno i costi relativi al consumo energetico per metro cubo di acqua erogata, i provvedimenti da essi adottati ai fini della valutazione dei pericoli a norma dell'articolo 8, paragrafo 4, il trattamento e la distribuzione di acqua destinata al consumo umano, la raccolta e il trattamento delle acque reflue, e i costi relativi ai provvedimenti presi ai fini dell'articolo 13, nei casi in cui tali provvedimenti siano stati adottati dai fornitori di acqua;
(d)  nel caso in cui i costi siano recuperati mediante un sistema tariffario, la struttura dei costi relativi alla tariffa per metro cubo di acqua, compresi i costi fissi e variabili nonché i costi relativi ai provvedimenti adottati dai fornitori ai fini della valutazione dei pericoli a norma dell'articolo 8, paragrafo 4, il trattamento e la distribuzione di acqua destinata al consumo umano, e i costi relativi ai provvedimenti presi ai fini dell'articolo 13, nei casi in cui tali provvedimenti siano stati adottati dai fornitori di acqua;
Emendamento 158
Proposta di direttiva
Allegato IV – punto 7 – lettera e
(e)  l'importo degli investimenti considerati necessari dal fornitore per garantire la sostenibilità finanziaria dell'erogazione dei servizi idrici (compresa la manutenzione delle infrastrutture) e l'importo degli investimenti effettivamente ricevuto o recuperato;
(e)  l'importo degli investimenti decisi, in corso e programmati nonché il piano di finanziamento;
Emendamento 159
Proposta di direttiva
Allegato IV – punto 7 – lettera g
(g)  una sintesi e statistiche dei reclami dei consumatori e delle soluzioni apportate ai problemi con indicazione della tempistica e dell'adeguatezza;
(g)  una sintesi e statistiche dei reclami dei consumatori e del modo in cui sono risolti;
Emendamento 160
Proposta di direttiva
Allegato IV – punto 8
(8)  su richiesta, accesso a dati storici per le informazioni di cui ai punti (2) e (3), risalenti fino a 10 anni precedenti.
(8)  su richiesta, e non prima della data di recepimento della presente direttiva, accesso a dati storici per le informazioni di cui ai punti (2) e (3), risalenti fino a 10 anni precedenti.

(1) GU C 367 del 10.10.2018, pag. 107.
(2) GU C 361 del 5.10.2018, pag. 46.
(3) GU L 77 del 28.3.2002, pag. 1.
(4) La presente posizione corrisponde agli emendamenti approvati il 23 ottobre 2018 (Testi approvati, P8_TA(2018)0397).


Aumentare l'efficacia delle procedure di ristrutturazione, insolvenza e liberazione dai debiti ***I
PDF 380kWORD 129k
Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 28 marzo 2019 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio riguardante i quadri di ristrutturazione preventiva, la seconda opportunità e misure volte ad aumentare l'efficacia delle procedure di ristrutturazione, insolvenza e liberazione dai debiti, e che modifica la direttiva 2012/30/UE (COM(2016)0723 – C8-0475/2016 – 2016/0359(COD))
P8_TA-PROV(2019)0321A8-0269/2018

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2016)0723),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e gli articoli 53 e 114 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0475/2016),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti i pareri motivati inviati dalla Camera dei deputati irlandese e dal Senato irlandese, nel quadro del protocollo n. 2 sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, in cui si dichiara la mancata conformità del progetto di atto legislativo al principio di sussidiarietà,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 29 marzo 2017(1),

–  visto il parere del Comitato delle regioni del 12 luglio 2017(2),

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 19 dicembre 2018, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione giuridica e i pareri della commissione per i problemi economici e monetari e della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A8-0269/2018),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 28 marzo 2019 in vista dell'adozione della direttiva (UE) 2019/... del Parlamento europeo e del Consiglio riguardante i quadri di ristrutturazione preventiva, l'esdebitazione e le interdizioni, e le misure volte ad aumentare l'efficacia delle procedure di ristrutturazione, insolvenza ed esdebitazione, e che modifica la direttiva (UE) 2017/1132 (direttiva sulla ristrutturazione e sull´insolvenza)

P8_TC1-COD(2016)0359


(Testo rilevante ai fini del SEE)

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare gli articoli 53 e 114,

vista la proposta della Commissione europea,

previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(3),

visto il parere del Comitato delle regioni(4),

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria(5),

considerando quanto segue:

(1)  L'obiettivo della presente direttiva è contribuire al corretto funzionamento del mercato interno nonché eliminare gli ostacoli all'esercizio delle libertà fondamentali, quali la libera circolazione dei capitali e la libertà di stabilimento, che derivano dalle differenze tra le legislazioni e procedure nazionali in materia di ristrutturazione preventiva, insolvenza, esdebitazione e interdizioni. Senza pregiudicare i diritti e le libertà fondamentali dei lavoratori, la presente direttiva mira a rimuovere tali ostacoli garantendo alle imprese e agli imprenditori sani che sono in difficoltà finanziarie la possibilità di accedere a quadri nazionali efficaci in materia di ristrutturazione preventiva che consentano loro di continuare a operare, agli imprenditori onesti insolventi o sovraindebitati di poter beneficiare di una seconda opportunità mediante l´esdebitazione dopo un ragionevole periodo di tempo , e a conseguire una maggiore efficacia delle procedure di ristrutturazione, insolvenza ed esdebitazione, in particolare attraverso una riduzione della loro durata.

(2)  La ristrutturazione dovrebbe consentire ai debitori in difficoltà finanziarie di continuare a operare, in tutto o in parte, modificando la composizione, le condizioni o la struttura delle loro attività e delle loro passività o di una qualunque altra parte della loro struttura del capitale, anche mediante la vendita di attività o parti dell'impresa o, se previsto dal diritto nazionale, dell'impresa nel suo complesso, come anche apportando cambiamenti operativi. Salvo specifica disposizione contraria del diritto nazionale, i cambiamenti operativi, come la risoluzione o la modifica dei contratti o la vendita o altro atto dispositivo delle attività, dovrebbero rispettare i requisiti generali previsti dal diritto nazionale per tali misure, in particolare il diritto civile e il diritto del lavoro. Qualsiasi conversione del debito in capitale dovrebbe altresì rispettare le garanzie previste dal diritto nazionale. I quadri di ristrutturazione preventiva dovrebbero innanzitutto permettere ai debitori di ristrutturarsi efficacemente in una fase precoce e prevenire l´insolvenza e quindi evitare la liquidazione di imprese sane. Tali quadri dovrebbero impedire la perdita di posti di lavoro nonché la perdita di conoscenze e competenze e massimizzare il valore totale per i creditori, rispetto a quanto avrebbero ricevuto in caso di liquidazione degli attivi della società o nel caso del migliore scenario alternativo possibile in mancanza di un piano, così come per i proprietari e per l'economia nel suo complesso ▌.

(3)  I quadri di ristrutturazione preventiva dovrebbero inoltre prevenire l'accumulo di crediti deteriorati. La disponibilità di quadri efficaci di ristrutturazione preventiva garantirebbe di poter intervenire prima che le società non siano più in grado di rimborsare i prestiti, contribuendo in tal modo a ridurre il rischio di un deterioramento di questi ultimi nei periodi di congiuntura sfavorevole nonché ad attenuare l'impatto negativo sul settore finanziario. Una percentuale significativa di imprese e di posti di lavoro potrebbe essere salvata se esistessero quadri di prevenzione in tutti gli Stati membri in cui sono ubicati i luoghi di stabilimento dell'impresa, le sue attività o i suoi creditori. Nei quadri di ristrutturazione i diritti di tutte le parti coinvolte, compresi i lavoratori, dovrebbero essere tutelati in modo equilibrato. Nel contempo, le imprese non sane che non hanno prospettive di sopravvivenza dovrebbero essere liquidate il più presto possibile. Se un debitore che versa in difficoltà finanziarie non è sano o non può tornare a esserlo in tempi rapidi, gli sforzi di ristrutturazione potrebbero comportare un'accelerazione e un accumulo delle perdite a danno dei creditori, dei lavoratori e di altri portatori di interessi, come anche dell'economia nel suo complesso.

(4)  Esistono differenze tra gli Stati membri per quanto riguarda la gamma di procedure di cui possono avvalersi i debitori in difficoltà finanziarie per ristrutturare la loro attività. Alcuni Stati membri prevedono una gamma limitata di procedure che consentono di ristrutturare le imprese solo in una fase relativamente tardiva, nell'ambito delle procedure d'insolvenza. Altri invece permettono la ristrutturazione in una fase precoce ma le procedure disponibili sono meno efficaci di quanto potrebbero essere oppure sono molto formali; in particolare poiché limitato l'uso di metodi stragiudiziali. Le soluzioni preventive costituiscono una tendenza in crescita nelle legislazioni in materia di insolvenza. La tendenza favorisce metodi che, a differenza di quello classico che prevede la liquidazione di un'impresa in difficoltà finanziarie, puntano a risanarla o almeno a salvarne le unità che sono ancora sane. Tra gli altri benefici per l'economia, tale metodo spesso contribuisce a preservare posti di lavoro o a ridurre le perdite di posti di lavoro. Inoltre, i sono differenze nel grado di partecipazione nei quadri di ristrutturazione preventiva delle autorità giudiziarie o amministrative o delle persone da esse nominate, che vanno da una partecipazione assente o minima, in alcuni Stati membri, alla piena partecipazione in altri. Analogamente, le norme nazionali che offrono una seconda opportunità agli imprenditori, segnatamente ammettendoli al beneficio dell´esdebitazione dai debiti contratti nel corso delle attività, variano tra gli Stati membri per quanto riguarda la durata dei termini per l´ esdebitazione e le condizioni per l'ammissione al beneficio.

(5)  In molti Stati membri l'imprenditore onesto divenuto insolvente deve aspettare più di tre anni per liberarsi dai debiti e ripartire. L'inefficacia dei quadri in materia di esdebitazione e di interdizione induce gli imprenditori a trasferirsi in altre giurisdizioni per poter ripartire in tempi ragionevoli, con considerevoli costi aggiuntivi sia per i creditori sia per gli stessi imprenditori. La lunga durata dei provvedimenti di interdizione che spesso accompagnano una procedura che porta all´ esdebitazione crea ostacoli alla libertà di accedere a un'attività imprenditoriale autonoma e di esercitarla.

(6)  La durata eccessiva delle procedure di ristrutturazione, insolvenza ed esdebitazione in vari Stati membri è un fattore determinante dei bassi tassi di recupero e dissuade gli investitori dall'operare nelle giurisdizioni in cui le procedure rischiano di durare troppo e di essere indebitamente dispendiose.

(7)  Le differenze tra Stati membri relative alle procedure di ristrutturazione, insolvenza ed esdebitazione si traducono in costi aggiuntivi per gli investitori che devono valutare il rischio che i debitori incorrano in difficoltà finanziarie in uno o più Stati membri o il rischio di investire in imprese sane in difficoltà finanziarie, così come i costi aggiuntivi per la ristrutturazione delle imprese che hanno stabilimenti, creditori o attivi in altri Stati membri. Ciò è particolarmente rilevante nel caso della ristrutturazione di gruppi di imprese internazionali. Gli investitori menzionano l'incertezza sulle norme in materia di insolvenza o il rischio di incorrere in lunghe e complesse procedure di insolvenza in un altro Stato membro come uno dei motivi principali per non investire o non avviare rapporti d'affari con una controparte al di fuori dello Stato membro dove sono basati. Tale incertezza costituisce quindi un disincentivo che ostacola la libertà di stabilimento delle imprese e la promozione dell'imprenditorialità e danneggia il corretto funzionamento del mercato interno. In particolare, la maggior parte delle microimprese, piccole e medie imprese (PMI) non dispone delle risorse necessarie per valutare i rischi connessi alle attività transfrontaliere.

(8)  Le differenze tra Stati membri relative alle procedure relative alla ristrutturazione, insolvenza ed esdebitazione conducono a condizioni di disparità di accesso al credito e tassi di recupero non uniformi negli Stati membri. Un maggior grado di armonizzazione nel campo della ristrutturazione, dell'insolvenza, dell´ esdebitazione e delle interdizioni è quindi fondamentale per il buon funzionamento del mercato interno in generale e per un'efficiente Unione dei mercati dei capitali in particolare, nonché per la resilienza delle economie europee, come anche per il mantenimento e la creazione di posti di lavoro.

(9)  È opportuno ridurre anche i costi aggiuntivi di valutazione del rischio e di recupero transfrontaliero per le richieste di creditori di imprenditori sovraindebitati che si trasferiscono in un altro Stato membro per ottenere l´esdebitazione in tempi molto più brevi. Parimenti, dovrebbero essere ridotti i costi aggiuntivi per gli imprenditori conseguenti alla necessità di trasferirsi in un altro Stato membro per poter beneficiare dell´esdebitazione. Inoltre, gli ostacoli derivanti dalla lunga durata dei provvedimenti di interdizione connessi all´insolvenza od al sovraindebitamento di un imprenditore inibiscono l'imprenditorialità.

(10)  Tutte le operazioni di ristrutturazione, in particolare quelle di grandi dimensioni che generano un impatto significativo, dovrebbero basarsi su un dialogo con i portatori di interessi. tale dialogo dovrebbe riguardare la scelta delle misure previste in relazione agli obiettivi dell´operazione di ristrutturazione, come pure sulle opzioni alternative, e dovrebbero garantire l'adeguata partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori come previsto dal diritto dell'Unione e nazionale.

(11)  Gli ostacoli all'esercizio di libertà fondamentali non si limitano alle situazioni puramente transfrontaliere. In un mercato interno sempre più interconnesso, in cui merci, servizi, capitali e lavoratori circolano liberamente, e con una dimensione digitale sempre più grande, le imprese puramente nazionali sono molto poche se si considerano tutti gli elementi rilevanti, quali la clientela, la catena di approvvigionamento, la portata delle attività, gli investitori e la base di capitale. Anche le situazioni di insolvenza puramente nazionali possono avere ripercussioni sul funzionamento del mercato interno attraverso il cosiddetto effetto domino dell'insolvenza, per cui l'insolvenza di un debitore può provocare l'insolvenza di altri soggetti della catena di approvvigionamento.

(12)  Il regolamento (UE) 2015/848 del Parlamento europeo e del Consiglio(6) disciplina la competenza, il riconoscimento, l'esecuzione, la legge applicabile e la cooperazione nelle procedure di insolvenza transfrontaliere nonché l'interconnessione dei registri fallimentari. Il suo ambito di applicazione comprende le procedure di prevenzione che promuovono il salvataggio di debitori sani e le procedure di esdebitazione per gli imprenditori e ad altre persone. Tuttavia, tale regolamento non affronta le disparità esistenti tra le norme nazionali che regolamento tali procedure. Inoltre, uno strumento limitato alle sole situazioni di insolvenza transfrontaliere non eliminerebbe tutti gli ostacoli alla libera circolazione, né sarebbe possibile per gli investitori determinare in anticipo la natura transfrontaliera o nazionale delle potenziali difficoltà finanziarie del debitore nel futuro. Occorre pertanto andare al di là della cooperazione giudiziaria e stabilire norme sostanziali minime per le procedure di ristrutturazione preventiva come anche per le procedure che portano all´ esdebitazione dai debiti contratti dagli imprenditori.

(13)  La presente direttiva non dovrebbe pregiudicare l'ambito di applicazione del regolamento (UE) 2015/848, ma mira ad essere pienamente compatibile con tale regolamento e a integrarlo, facendo obbligo agli Stati membri di predisporre procedure di ristrutturazione preventiva che rispettino alcuni principi minimi di efficacia. Esso non modifica l'impostazione adottata in tale regolamento secondo cui è lasciata agli Stati membri la possibilità di mantenere o introdurre procedure che non soddisfano la condizione di pubblicità a fini della notifica ai sensi dell'allegato A di tale regolamento. Sebbene la presente direttiva non imponga che le procedure rientranti nel suo ambito di applicazione soddisfino tutte le condizioni per la notifica ai sensi di tale allegato A, essa mira a facilitare il riconoscimento transfrontaliero di tali procedure e il riconoscimento ed esecutività delle sentenze.

(14)  Il vantaggio insito nell'applicazione del regolamento (UE) 2015/848 consiste nel fatto che esso prevede garanzie contro il trasferimento pretestuoso del centro degli interessi principali del debitore nel corso delle procedure di insolvenza transfrontaliere. Determinate restrizioni dovrebbero essere applicate anche alle procedure non disciplinate da tale regolamento.

(15)  È necessario ridurre i costi di ristrutturazione a carico di debitori e creditori. Pertanto si dovrebbero attenuare le differenze tra Stati membri che ostacolano la ristrutturazione precoce dei debitori sani in difficoltà finanziarie e la possibilità per gli imprenditori onesti di ottenere l´esdebitazione. Ridurre tali differenze dovrebbe causare un aumento della trasparenza, della certezza giuridica e della prevedibilità attraverso l'Unione. Verrebbero inoltre massimizzati i rendimenti per tutti i tipi di creditori e investitori e sarebbero incoraggiati gli investimenti transfrontalieri. Una maggiore coerenza delle procedure di ristrutturazione e di insolvenza faciliterebbe anche la ristrutturazione dei gruppi di imprese, a prescindere dal luogo dell'Unione in cui sono situate le imprese del gruppo.

(16)  La rimozione degli ostacoli alla ristrutturazione preventiva efficace dei debitori sani in difficoltà finanziarie contribuisce a ridurre al minimo le perdite di posti di lavoro e le perdite per i creditori nella catena di approvvigionamento, preserva il know-how e le competenze; di conseguenza giova all'economia in generale. La possibilità per gli imprenditori di ottenere più facilmente l´ esdebitazione contribuirebbe a evitare la loro esclusione dal mercato del lavoro e a ricominciare l'attività imprenditoriale traendo insegnamenti dall'esperienza vissuta. Inoltre, la riduzione della durata delle procedure di ristrutturazione determinerebbe un aumento dei tassi di recupero per i creditori, in quanto generalmente il passare del tempo porta solo a un'ulteriore perdita di valore del debitore o dell´impresa del debitore. Infine, la presenza di efficienti quadri di ristrutturazione preventiva, insolvenza ed esdebitazione permetterebbe di valutare meglio i rischi connessi alle decisioni di concessione e assunzione di prestiti e favorirebbe l´adozione di adeguate misure da parte dei debitori insolventi o sovraindebitati, minimizzando i costi economici e sociali insiti nel processo di riduzione dell'indebitamento. La presente direttiva dovrebbe offrire flessibilità agli Stati membri affinché possano applicare questi principi comuni rispettando nel contempo i sistemi giuridici nazionali. Gli Stati membri dovrebbero poter mantenere o introdurre nei rispettivi sistemi giuridici nazionali quadri di ristrutturazione preventiva diversi da quelli da quelli previsti dalla presente direttiva.

(17)  Le imprese, e in particolare le PMI, che rappresentano il 99% di tutte le imprese nell'Unione, dovrebbero trarre vantaggio da un approccio più coerente a livello dell'Unione. Le PMI hanno maggiore probabilità di essere liquidate invece di essere ristrutturate poiché devono sostenere costi proporzionalmente di gran lunga più elevati rispetto a quelli sostenuti dalle società di maggiori dimensioni. Le PMI, specialmente quando versano in difficoltà finanziarie, spesso non dispongono delle risorse necessarie per sostenere gli alti costi di ristrutturazione e beneficiare delle procedure di ristrutturazione più efficienti disponibili solo in alcuni Stati membri. Al fine di aiutare tali debitori a ristrutturarsi a basso costo, dovrebbero essere altresì elaborate a livello nazionale e rese disponibili online liste di controllo particolareggiate per i piani di ristrutturazione, adeguate alle esigenze e alle specificità delle PMI. Inoltre dovrebbero essere predisposti anche strumenti di allerta precoce per segnalare ai debitori la necessità urgente di agire, tenendo conto delle risorse limitate a disposizione delle PMI per l'assunzione di esperti.

(18)  Nel definire le PMI, gli Stati membri potrebbero prendere in debita considerazione la direttiva 2013/34/UE del Parlamento europeo e del Consiglio(7) o la raccomandazione della Commissione, del 6 maggio 2003, relativa alla definizione delle microimprese, piccole e medie imprese(8).

(19)  È opportuno escludere dall'ambito di applicazione della presente direttiva i debitori che sono imprese di assicurazione o di riassicurazione ai sensi dell'articolo 13, punti 1 e 4, della direttiva 2009/138/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(9), enti creditizi ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, punto 1, del regolamento (UE) n. 575/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio(10), imprese di investimento o organismi di investimento collettivo ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, punti 2 e 7, del regolamento (UE) n. 575/2013, controparti centrali ai sensi dell'articolo 2, punto 1, del regolamento (UE) n. 648/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio(11), depositari centrali di titoli ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 1, punto 1, del regolamento (UE) n. 909/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio(12) o altri enti finanziari o entità elencati all'articolo 1, paragrafo 1, primo comma, della direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio(13).Tali debitori sono soggetti a disposizioni speciali e nei loro confronti le autorità nazionali di vigilanza e di risoluzione sono investite di ampi poteri d'intervento. Gli Stati membri dovrebbero poter escludere altre entità finanziarie che prestano servizi finanziari cui si applicano regimi e poteri di intervento analoghi.

(20)  Analogamente, è altresì opportuno escludere dall'ambito di applicazione della presente direttiva gli enti pubblici ai sensi del diritto nazionale. Gli Stati membri dovrebbero anche poter limitare l'accesso ai quadri di ristrutturazione preventiva alle persone giuridiche, in quanto le difficoltà finanziarie degli imprenditori possono essere affrontate non solo mediante procedure di ristrutturazione preventiva ma anche tramite procedure che portano all´ esdebitazione o per mezzo di ristrutturazioni informali basate su accordi contrattuali. Stati membri con sistemi giuridici diversi in cui lo stesso tipo di entità gode di uno status giuridico diverso, dovrebbero poter applicare un regime uniforme a tali entità. Un quadro di ristrutturazione preventiva definito a norma della presente direttiva non dovrebbe incidere sui crediti e i diritti nei confronti di un debitore che derivano dai sistemi pensionistici dei lavoratori, se tali crediti e diritti sono maturati in un periodo precedente alla ristrutturazione.

(21)  Il sovraindebitamento del consumatore è un problema di grande rilevanza economica e sociale ed è strettamente correlato alla riduzione dell'eccesso di debito. Inoltre, spesso non è possibile distinguere chiaramente tra debiti maturati in capo all´imprenditore nell´esercizio della sua attività o quelli maturati al di fuori di tali attività. Gli imprenditori non godrebbero efficacemente di una seconda opportunità per liberarsi dai debiti legati all'impresa e da altri debiti maturati al di fuori dell'impresa, se dovessero sottoporsi a procedure distinte con condizioni di accesso e termini. Pertanto, sebbene la presente direttiva non contenga norme vincolanti in materia di sovraindebitamento del consumatore, sarebbe opportuno che gli Stati membri applicassero al più presto le disposizioni della presente direttiva sul´ esdebitazione anche al consumatore.

(22)  Quanto prima un debitore è in grado di individuare le proprie difficoltà finanziarie e prendere le misure opportune, tanto maggiore è la probabilità che eviti un'insolvenza imminente o, nel caso di un'impresa la cui sostenibilità economica è definitivamente compromessa, tanto più ordinato ed efficace sarà il processo di liquidazione. È opportuno pertanto dare informazioni chiare, aggiornate, concise e di facile consultazione sulle procedure di ristrutturazione preventiva disponibili e predisporre uno o più strumenti di allerta precoce per incoraggiare i debitori che cominciano ad avere difficoltà finanziarie ad agire in una fase precoce. Gli strumenti di allerta precoce che assumono la forma di meccanismi di allerta che indicano il momento in cui il debitore non ha effettuato taluni tipi di pagamento potrebbero essere attivati, ad esempio, dal mancato pagamento di imposte o di contributi previdenziali. Tali strumenti potrebbero essere sviluppati sia dagli Stati membri o da entità private, a condizione che l'obiettivo sia raggiunto. Gli Stati membri dovrebbero rendere disponibili online informazioni sugli strumenti di allerta precoce, ad esempio su una pagina web o un sito web dedicati. Gli Stati membri dovrebbero essere in grado di adattare gli strumenti di allerta precoce in funzione delle dimensioni dell´impresa e stabilire specifiche disposizioni in materia di strumenti di allerta precoce per le imprese e i gruppi di grandi dimensioni, tenendo conto delle loro peculiarità. La presente direttiva non dovrebbe ascrivere la responsabilità agli Stati membri per i possibili danni conseguenti a procedure di ristrutturazione attivate da tali strumenti di allerta precoce.

(23)  Al fine di aumentare il sostegno ai lavoratori e ai loro rappresentanti, gli Stati membri dovrebbero assicurare che i rappresentanti dei lavoratori possano accedere a informazioni pertinenti e aggiornate sulla disponibilità di strumenti di allerta precoce e dovrebbe essere possibile per essi prestare sostegno ai rappresentanti dei lavoratori nella valutazione della situazione economica del debitore.

(24)  È opportuno che i debitori, comprese le persone giuridiche e, ove previsto dal diritto nazionale, le persone fisiche e i gruppi di imprese, possano disporre di un quadro di ristrutturazione che consenta loro di far fronte alle difficoltà finanziarie in una fase precoce, quando sembra probabile che l'insolvenza possa essere evitata e la sostenibilità dell'attività assicurata. Un quadro di ristrutturazione dovrebbe essere disponibile prima che il debitore diventi insolvente ai sensi del diritto nazionale, ossia prima che soddisfi le condizioni previste dal diritto nazionale per avviare procedure concorsuali per insolvenza, che di norma comportano lo spossessamento totale del debitore e la nomina di un curatore. Onde evitare abusi dei quadri di ristrutturazione, è opportuno che le difficoltà finanziarie del debitore presentino una probabilità di insolvenza e che il piano di ristrutturazione sia tale da impedire l'insolvenza e garantire la sostenibilità economica dell'impresa.

(25)  Gli Stati membri dovrebbero poter stabilire se includere nelle misure di ristrutturazione preventiva o nella sospensione delle azioni esecutive individuali i crediti giunti a scadenza o sorti dopo che la procedura sia stata richiesta o avviata. Gli Stati membri dovrebbero poter decidere se la sospensione delle azioni esecutive individuali abbia un effetto sugli interessi sui crediti.

(26)  Gli Stati membri dovrebbero poter introdurre una verifica della sostenibilità economica come condizione di accesso alla procedura di ristrutturazione preventiva di cui alla presente direttiva. Tale verifica dovrebbe essere effettuata senza pregiudicare le attività del debitore, il che potrebbe consistere, fra l'altro, nella concessione di una sospensione temporanea o che la valutazione sia effettuata senza indebito ritardo. Tuttavia, l'assenza di pregiudizio non dovrebbe impedire agli Stati membri di esigere che i debitori dimostrino la loro sostenibilità economica a proprie spese.

(27)  Il fatto che gli Stati membri possano limitare l'accesso al quadro di ristrutturazione con riguardo ai debitori che sono stati condannati per gravi violazioni degli obblighi di contabilità o di tenuta dei libri non dovrebbe impedire agli Stati membri di limitare l'accesso ai quadri di ristrutturazione preventiva anche ai debitori i cui libri e registri contabili siano incompleti o carenti al punto da rendere impossibile l'accertamento della situazione economica e finanziaria dei debitori.

(28)  Gli Stati membri dovrebbero poter ampliare l'ambito di applicazione dei quadri di ristrutturazione preventiva di cui alla presente direttiva per includere le situazioni in cui il debitore attraversa difficoltà di natura non finanziaria, purché tali difficoltà comportino una reale e grave minaccia per la capacità effettiva o futura del debitore di pagare i suoi debiti in scadenza. Il quadro temporale rilevante per l´individuazione di tale minaccia può estendersi su un periodo di alcuni mesi, o anche più lungo, al fine di tenere conto dei casi nei quali il debitore attraversa difficoltà di natura non finanziaria che minacciano lo stato dei suoi affari in quanto continuità aziendale e, a medio termine, la sua liquidità. Può essere il caso, ad esempio, di un debitore che ha perso un appalto per lui fondamentale.

(29)  Per promuovere l'efficienza e ridurre ritardi e costi, i quadri nazionali di ristrutturazione preventiva dovrebbero contemplare procedure flessibili. Qualora la presente direttiva sia applicata attraverso più di una procedura nell'ambito di un quadro di ristrutturazione, il debitore dovrebbe avere accesso a tutti i diritti e le garanzie previsti dalla presente direttiva al fine di conseguire una ristrutturazione efficace. Fatta eccezione per i casi in cui la presente direttiva preveda la partecipazione obbligatoria delle autorità giudiziarie o amministrative, gli Stati membri dovrebbero poter limitare la partecipazione di tali autorità alle situazioni in cui essa sia necessaria e proporzionata, tenendo pur sempre conto, tra l'altro, dell'obiettivo di tutelare i diritti e gli interessi dei debitori e delle parti interessate così come dell'obiettivo di ridurre i ritardi e i costi delle procedure. Quando i creditori o i rappresentanti dei lavoratori sono autorizzati ad avviare una procedura di ristrutturazione a norma del diritto nazionale e qualora il debitore sia una PMI, gli Stati membri dovrebbero esigere l'accordo del debitore quale prerequisito per l'avvio della procedura e dovrebbero poter altresì decidere di estendere tale prescrizione ai debitori che sono grandi società.

(30)  Al fine di evitare costi inutili, ▌di rispecchiare la natura precoce della ristrutturazione preventiva e incoraggiare i debitori a richiedere la ristrutturazione preventiva in una fase precoce delle loro difficoltà finanziarie, è opportuno, in linea di principio, che i debitori mantengano il controllo dei loro attivi e della gestione corrente dell'impresa. La nomina di un professionista nel campo della ristrutturazione, per vigilare sull'operato di un debitore o assumere parzialmente il controllo delle operazioni correnti di un debitore, non dovrebbe essere sempre obbligatoria, bensì decisa caso per caso in funzione delle circostanze o delle esigenze specifiche del debitore. Tuttavia, gli Stati membri dovrebbero poter stabilire che la nomina di un professionista nel campo della ristrutturazione sia sempre necessaria in talune circostanze, come quando il debitore beneficia di una sospensione generale delle azioni esecutive individuali; il piano di ristrutturazione deve essere omologato mediante una ristrutturazione trasversale dei debiti; include misure che incidono sui diritti dei lavoratori; o il debitore o la sua dirigenza hanno agito in modo criminale, fraudolento, o pregiudizievole nelle relazioni d'affari.

(31)  Allo scopo di assistere le parti nel negoziare e redigere un piano di ristrutturazione, gli Stati membri dovrebbero prevedere la nomina obbligatoria di un professionista qualora un'autorità giudiziaria o amministrativa conceda al debitore una sospensione generale delle azioni esecutive individuali, purché in tal caso un professionista sia necessario per tutelare gli interessi delle parti, il piano di ristrutturazione debba essere omologato da un'autorità giudiziaria o amministrativa mediante ristrutturazione trasversale dei debiti, la nomina sia stata richiesta dal debitore o sia richiesta da una maggioranza di creditori, purché i creditori coprano i costi e gli onorari del professionista.

(32)  Un debitore dovrebbe poter beneficiare di una sospensione temporanea delle azioni esecutive individuali, sia essa concessa da un'autorità giudiziaria o amministrativa oppure per legge allo scopo di agevolare le trattative sul piano di ristrutturazione, così da poter continuare a operare o almeno mantenere il valore della sua massa fallimentare durante le trattative. Ove previsto dal diritto nazionale, la sospensione dovrebbe essere possibile anche a beneficio dei terzi garanti, fra cui fideiussori e prestatori di garanzie reali. Tuttavia, gli Stati membri dovrebbero poter disporre che le autorità giudiziarie o amministrative abbiano la facoltà di rifiutare la concessione di una sospensione delle azioni esecutive individuali qualora tale sospensione non sia necessaria o non soddisfi l'obiettivo di agevolare le trattative. Tra i motivi di rifiuto potrebbero figurare la mancanza di sostegno da parte della maggioranza richiesta dei creditori o, se previsto dal diritto nazionale, l'effettiva incapacità del debitore di pagare i debiti in scadenza.

(33)  Al fine di agevolare e di accelerare lo svolgimento della procedura, gli Stati membri dovrebbero poter stabilire presunzioni relative in ordine alla presenza di motivi di rifiuto, qualora, ad esempio, il debitore dimostri la condotta tipica di un debitore che non è in grado di pagare i debiti in scadenza, come un inadempimento sostanziale nei confronti dei lavoratori o delle agenzie fiscali e di sicurezza sociale, o qualora l'imprenditore o l'attuale dirigenza dell'impresa abbia commesso un reato finanziario che induca a ritenere che la maggioranza dei creditori non sosterrà l'avvio delle trattative.

(34)  Una sospensione delle azioni esecutive individuali può essere generale, riguardando tutti i creditori, o può interessare solo alcuni singoli creditori o categorie di creditori. Gli Stati membri dovrebbero poter escludere determinati crediti o categorie di crediti dall'ambito di applicazione della sospensione in circostanze ben definite, come i crediti che sono garantiti da attività la cui eliminazione non pregiudicherebbe la ristrutturazione dell'impresa, o come quando i crediti vantati da creditori nei cui confronti una sospensione causerebbe un ingiusto pregiudizio nella forma, ad esempio, di perdite non compensate o di un deprezzamento della garanzia reale.

(35)  Al fine di garantire il giusto equilibrio tra i diritti del debitore e quelli dei creditori, una sospensione delle azioni esecutive individuali dovrebbe applicarsi per un periodo massimo di quattro mesi. Le ristrutturazioni complesse, tuttavia, potrebbero richiedere più tempo. Gli Stati membri dovrebbero poter determinare che ▌in tali casi l'autorità giudiziaria o amministrativa possa concedere una proroga del periodo iniziale di sospensione ▌. Qualora l'autorità giudiziaria o amministrativa non decida sulla proroga della sospensione prima della scadenza della stessa, questa dovrebbe cessare di produrre effetti alla scadenza del termine di sospensione. Nell'interesse della certezza del diritto, il termine totale della sospensione dovrebbe essere limitato a dodici mesi. Gli Stati membri dovrebbero poter prevedere una sospensione a durata indeterminata una volta che il debitore diventi insolvente a norma del diritto nazionale. Gli Stati membri dovrebbero poter decidere se una breve sospensione temporanea in attesa di una decisione dell'autorità giudiziaria o amministrativa sull'accesso al quadro di ristrutturazione preventiva sia soggetta ai termini temporali previsti dalla presente direttiva.

(36)  Per garantire che i creditori non subiscano inutili pregiudizi, gli Stati membri dovrebbero provvedere affinché l'autorità giudiziaria o amministrativa possa revocare una sospensione delle azioni esecutive individuali se essa non soddisfa più l'obiettivo di agevolare le trattative, ad esempio se risulta evidente che la maggioranza richiesta dei creditori non appoggia la continuazione delle trattative. Se gli Stati membri prevedono tale possibilità, la sospensione dell'esecuzione dovrebbe inoltre essere revocata se i creditori ne sono ingiustamente pregiudicati. Gli Stati membri dovrebbero avere la facoltà di limitare la possibilità di revoca della sospensione a situazioni in cui i creditori non hanno avuto l'opportunità di essere ascoltati prima dell'entrata in vigore della sospensione o della sua proroga. Dovrebbero avere altresì la facoltà di prevedere un periodo minimo durante il quale non è possibile revocare la sospensione. Per stabilire se vi sia ingiusto pregiudizio dei creditori, l'autorità giudiziaria o amministrativa dovrebbe poter valutare se la sospensione preservi il valore complessivo della massa fallimentare, e se il debitore agisca in malafede o con l'intento di arrecare pregiudizio o, in generale, se agisca contro le aspettative legittime della massa dei creditori.

(37)  La presente direttiva non contempla disposizioni in materia di risarcimento o garanzie per i creditori la cui garanzia reale è suscettibile di registrare una perdita di valore durante la sospensione. Una classe di creditori o un singolo creditore sarebbe ingiustamente pregiudicato dalla sospensione se, ad esempio, a seguito della medesima, i suoi crediti risultassero in una situazione sostanzialmente peggiore di quella in cui si troverebbero senza la sospensione, o se il creditore risultasse svantaggiato rispetto agli altri creditori che si trovano in una posizione simile. Gli Stati membri dovrebbero poter disporre che, ogniqualvolta sia accertato un ingiusto pregiudizio nei confronti di uno o più creditori o di una o più classi di creditori, la sospensione possa essere revocata nei confronti di tali creditori o classi di creditori o nei confronti di tutti i creditori. Gli Stati membri dovrebbero poter decidere chi può richiedere la revoca della sospensione.

(38)  La sospensione delle azioni esecutive individuali dovrebbe comportare altresì la sospensione dell'obbligo di un debitore di presentare istanza di apertura di una procedura di insolvenza che potrebbe concludersi con la liquidazione del debitore, o dell'apertura di detta procedura su richiesta del creditore. Tali procedure di insolvenza, oltre a quelle che per legge possono avere come solo esito la liquidazione del debitore, dovrebbero comprendere anche le procedure che potrebbero permettere la ristrutturazione del debitore. La sospensione dell'apertura di una procedura di insolvenza su richiesta dei creditori non dovrebbe applicarsi unicamente qualora gli Stati membri prevedano la sospensione generale delle azioni esecutive individuali riguardante tutti i creditori, ma anche qualora gli Stati membri prevedano la possibilità di una sospensione delle azioni esecutive individuali solo per un numero limitato di creditori. Tuttavia, gli Stati membri dovrebbero poter disporre che una procedura di insolvenza possa essere aperta su richiesta di autorità pubbliche che non agiscono in qualità di creditore, ma nell´interesse generale, come un procuratore.

(39)  La presente direttiva non dovrebbe impedire ai debitori di pagare, nell'ambito dell'attività ordinaria, i crediti dei creditori non interessati e dei creditori interessati che sorgono nel corso della sospensione delle azioni esecutive individuali. Per assicurare che i creditori che vantano crediti sorti prima dell'apertura di una procedura di ristrutturazione o di una sospensione delle azioni esecutive individuali non esercitino pressioni sul debitore affinché onori tali crediti, che altrimenti subirebbero una falcidia in forza dell'attuazione del piano di ristrutturazione, gli Stati membri dovrebbero poter prevedere la sospensione degli obblighi del creditore con riguardo al pagamento di tali crediti.

(40)  Qualora il debitore avvii una procedura d'insolvenza, alcuni suoi fornitori potrebbero avere diritti contrattuali previsti dalle cosiddette clausole ipso facto, che li autorizzano a risolvere il contratto di fornitura per il solo motivo dell'insolvenza anche se il debitore ha debitamente rispettato i propri obblighi. Le clausole ipso facto potrebbero essere invocate quando il debitore chiede misure di ristrutturazione preventiva. Qualora tali clausole siano invocate quando il debitore sta semplicemente negoziando un piano di ristrutturazione o chiedendo la sospensione delle azioni esecutive individuali, o in collegamento con qualsiasi circostanza connessa alla sospensione, la risoluzione anticipata può avere un impatto negativo sull'impresa del debitore e sul suo efficace salvataggio. In tali casi, è pertanto necessario stabilire che i creditori ▌non possano invocare le clausole ipso facto che fanno riferimento alle trattative sul piano di ristrutturazione, alla sospensione o a qualsiasi analoga circostanza connessa alla sospensione.

(41)  La risoluzione anticipata può compromette la capacità di un´impresa di continuare a operare durante le trattative di ristrutturazione, in particolare per quanto riguarda i contratti di fornitura di beni o servizi essenziali quali gas, energia elettrica, acqua, telecomunicazioni e servizi di pagamento tramite carta. Gli Stati membri dovrebbero disporre che, durante il periodo di sospensione, ai creditori, cui si applica la sospensione delle azioni esecutive individuali e i cui crediti siano sorti prima della sospensione e non siano stati pagati da un debitore, non sia consentito di rifiutare l'adempimento dei contratti pendenti essenziali né di risolverli, di anticiparne la scadenza o modificarli in altro modo, purché il debitore adempia gli obblighi che gli incombono a norma di tali contratti in scadenza durante la sospensione. Contratti pendenti sono, ad esempio, i contratti di locazione e gli accordi di licenza, i contratti di fornitura a lungo termine e gli accordi di franchising.

(42)  La presente direttiva dovrebbe stabilire norme minime riguardo al contenuto del piano di ristrutturazione. Gli Stati membri tuttavia dovrebbero poter esigere ulteriori precisazioni nel piano di ristrutturazione, riguardanti ad esempio i criteri in base ai quali i creditori sono stati raggruppati, che possono essere rilevanti nei casi in cui un debito sia garantito solo in parte. Gli Stati membri non dovrebbero essere obbligati a richiedere il parere di un esperto riguardo al valore degli attivi che devono essere indicati nel piano.

(43)  I creditori interessati da un piano di ristrutturazione, compresi i lavoratori, e, ove consentito dal diritto nazionale, i detentori di strumenti di capitale dovrebbero avere diritto di voto in merito all'adozione del piano di ristrutturazione. Gli Stati membri dovrebbero poter prevedere eccezioni limitate a tale regola. Le parti che non sono interessate dal piano di ristrutturazione non dovrebbero avere diritto di voto sul piano, né dovrebbe essere richiesto il loro sostegno per l'approvazione del piano. Il concetto di parti interessate dovrebbe includere i lavoratori unicamente in quanto creditori. Pertanto se gli Stati membri decidono di escludere i diritti dei lavoratori dal quadro di ristrutturazione preventiva, i lavoratori non dovrebbero essere considerati parti interessate. La votazione sull´adozione del piano di ristrutturazione potrebbe assumere la forma di procedura di voto formale o di consultazione e accordo della maggioranza richiesta delle parti interessate. Tuttavia, laddove la votazione assuma la forma di un accordo con la maggioranza richiesta, alle parti interessate non coinvolte nell'accordo potrebbe comunque essere offerta l´opportunità di aderire al piano di ristrutturazione.

(44)  Affinché i diritti che sono sostanzialmente simili ricevano pari trattamento e i piani di ristrutturazione possano essere adottati senza pregiudicare ingiustamente i diritti delle parti interessate, le parti interessate dovrebbero essere trattate in classi distinte in funzione dei criteri di formazione delle classi previsti dal diritto nazionale. Per formazione delle classi s'intende il raggruppamento delle parti interessate ai fini dell'adozione del piano in funzione dei loro diritti e del rango dei loro crediti e interessi. Come minimo, i creditori garantiti e quelli non garantiti dovrebbero essere sempre trattati in classi distinte. Gli Stati membri tuttavia dovrebbero poter esigere che siano formate più di due classi di creditori, comprendenti classi diverse di creditori non garantiti o garantiti e classi di creditori con crediti subordinati. Gli Stati membri dovrebbero poter anche trattare in classi distinte altri tipi di creditori che non hanno una sufficiente comunanza di interessi, ad esempio le autorità fiscali o di previdenza sociale. Gli Stati membri dovrebbero poter stabilire che i crediti garantiti possano essere suddivisi in parti garantite e non garantite in base alla valutazione della garanzia reale. Gli Stati membri dovrebbero poter altresì contemplare norme specifiche che promuovono la formazione delle classi qualora tale formazione possa giovare ai creditori non differenziati o altrimenti particolarmente vulnerabili come i lavoratori o i piccoli fornitori.

(45)  Gli Stati membri dovrebbero poter disporre che i debitori che sono PMI, a motivo della loro struttura del capitale relativamente semplice, possano essere esclusi dall'obbligo di trattare le parti interessate in classi distinte. Nei casi in cui le PMI abbiano scelto di creare una sola classe di voto e la stessa voti contro il piano, dovrebbe essere possibile per i debitori presentare un altro piano, in linea con i principi generali della presente direttiva.

(46)  Gli Stati membri in ogni caso dovrebbero poter assicurare che gli aspetti di particolare importanza per la formazione delle classi, come i crediti di parti collegate, ricevano un trattamento adeguato nel loro diritto nazionale, e che quest´ultimo contempli norme sui crediti potenziali e sui crediti contestati. Gli Stati membri dovrebbero poter disciplinare il modo in cui trattare i crediti contestati ai fini dell'attribuzione dei diritti di voto. L'autorità giudiziaria o amministrativa dovrebbe esaminare la formazione delle classi, compresa la selezione dei creditori interessati dal piano, quando il piano di ristrutturazione è presentato per omologazione. Gli Stati membri, tuttavia, potrebbero prevedere che tale esame possa essere effettuato anche in una fase anteriore se il proponente il piano chiede prima la convalida o orientamenti.

(47)  Il diritto nazionale dovrebbe fissare le maggioranze richieste, per evitare che una minoranza di parti interessate di ciascuna classe possa impedire l'adozione di un piano di ristrutturazione che non ne riduce ingiustamente i loro diritti e interessi. Senza una norma sulle maggioranze che vincoli i creditori garantiti dissenzienti, la ristrutturazione precoce non sarebbe possibile in molti casi, ad esempio quando è necessaria una ristrutturazione finanziaria ma l'impresa è comunque sana. Per garantire che le parti abbiano voce sull'adozione del piano proporzionalmente ai loro interessi nell'impresa, la maggioranza richiesta dovrebbe basarsi sull'importo dei crediti dei creditori o delle quote dei detentori di strumenti di capitale di ciascuna classe. Inoltre, gli Stati membri dovrebbero poter richiedere la maggioranza del numero di parti interessate in ciascuna classe. Gli Stati membri dovrebbero poter definire norme relative alle parti interessate con diritto di voto che non esercitano in modo corretto tale diritto o non sono rappresentate, come norme che consentano alle parti interessate di essere prese in considerazione per stabilire una soglia di partecipazione o per calcolare la maggioranza. Inoltre, gli Stati membri dovrebbero poter fissare una soglia di partecipazione per il voto.

(48)  L'omologazione del piano di ristrutturazione da parte dell'autorità giudiziaria o amministrativa serve per garantire che la riduzione dei diritti dei creditori o delle quote dei detentori di strumenti di capitale sia proporzionata ai benefici della ristrutturazione e che tali soggetti abbiano accesso a un ricorso effettivo. L´omologazione è particolarmente necessaria ove: vi siano parti interessate dissenzienti; il piano di ristrutturazione contenga disposizioni su nuovi finanziamenti; o il piano comporti una perdita di più del 25% della forza lavoro. Ciononostante, gli Stati membri dovrebbero poter prevedere che l'omologazione da parte dell'autorità giudiziaria o amministrativa sia necessaria anche in altri casi. L'omologazione di un piano che comporti una perdita di più del 25% della forza lavoro dovrebbe essere necessaria solo se il diritto nazionale ammette che i quadri di ristrutturazione preventiva prevedano misure aventi effetti diretti sui contratti di lavoro.

(49)  Gli Stati membri dovrebbero stabilire che l'autorità giudiziaria o amministrativa possa respingere un piano di ristrutturazione se è stato accertato che esso riduce i diritti dei creditori o detentori di strumenti di capitale dissenzienti in misura superiore rispetto a quanto questi potrebbero ragionevolmente prevedere di ottenere in caso di liquidazione dell'impresa del debitore, sia essa una liquidazione per settori o una vendita dell'impresa in regime di continuità aziendale, ▌a seconda delle circostanze particolari di ciascun debitore, oppure in misura superiore rispetto a quanto potrebbero ragionevolmente attendersi nel caso del migliore scenario alternativo possibile se il piano di ristrutturazione non fosse omologato. Tuttavia, qualora il piano sia omologato mediante una ristrutturazione trasversale dei debiti, si dovrebbe fare riferimento al meccanismo di protezione usato in tale scenario. Qualora gli Stati membri scelgano di procedere a una valutazione del debitore in regime di continuità aziendale, il valore di continuità aziendale dovrebbe prendere in considerazione il valore a lungo termine dell'impresa del debitore, contrariamente al valore di liquidazione. Il valore di continuità aziendale è, di norma, superiore al ▌valore di liquidazione, poiché si basa sull´ipotesiche l'impresa continua la sua attività con il minimo di perturbazioni, ha la fiducia dei creditori finanziari, degli azionisti e dei clienti, continua a generare reddito e limita l'impatto sui lavoratori.

(50)  Se da un lato un'autorità giudiziaria o amministrativa dovrebbe esaminare il superamento della verifica del migliore soddisfacimento dei creditori solo se il piano di ristrutturazione è contestato per tale motivo, onde evitare che sia effettuata in tutti i casi una valutazione, gli Stati membri dovrebbero poter anche disporre che si possano esaminare d'ufficio altre condizioni per l'omologazione. Gli Stati membri dovrebbero poter aggiungere altre condizioni da rispettare ai fini dell'omologazione del piano di ristrutturazione, ad esempio se i detentori di strumenti di capitale sono adeguatamente tutelati o meno. L'autorità giudiziaria o amministrativa dovrebbe poter rifiutare di omologare piani di ristrutturazione che risultino privi di prospettive ragionevoli di impedire l'insolvenza del debitore o di garantire la sostenibilità economica dell'impresa. Tuttavia, gli Stati membri non dovrebbero essere tenuti a garantire che tale valutazione sia effettuata d'ufficio.

(51)  La notifica a tutte le parti interessate dovrebbe essere una delle condizioni per l'omologazione del piano di ristrutturazione. Gli Stati membri dovrebbero essere liberi di definire la forma della notifica, di stabilire quando la notifica debba essere eseguita, nonché di provvedere al trattamento dei crediti non noti per quanto riguarda la notifica. Dovrebbero poter disporre che le parti non interessate siano informate in merito al piano di ristrutturazione.

(52)  Il superamento della verifica del "migliore soddisfacimento dei creditori" dovrebbe essere intesa in modo tale che nessun creditore dissenziente esca dal piano di ristrutturazione svantaggiato rispetto a come uscirebbe in caso di liquidazione, sia essa una liquidazione per settori o una vendita dell'impresa in regime di continuità aziendale, oppure nel caso del migliore scenario alternativo possibile se il piano di ristrutturazione non dovesse essere omologato. Gli Stati membri dovrebbero poter scegliere fra queste soglie al momento di attuare la verifica del migliore soddisfacimento dei creditori nel diritto nazionale. Tale verifica dovrebbe essere effettuata ogniqualvolta il piano deve essere omologato per poter vincolare i creditori dissenzienti o le classi dissenzienti di creditori, a seconda dei casi. A seguito della verifica del migliore soddisfacimento dei creditori, gli Stati membri dovrebbero poter prevedere che il piano non può imporre la falcidia totale o parziale dei relativi crediti per i creditori istituzionali pubblici che hanno uno status privilegiato a norma del diritto nazionale.

(53)  Il piano di ristrutturazione dovrebbe sempre essere adottato se la maggioranza richiesta in ciascuna classe interessata lo sostiene; nondimeno dovrebbe rimanere possibile per un piano di ristrutturazione non adottato dalla maggioranza richiesta in ciascuna classe di poter essere omologato dall'autorità giudiziaria o amministrativa su proposta di un debitore o con l'accordo del debitore. Nel caso di una persona giuridica, gli Stati membri dovrebbero poter decidere se allo scopo di adottare od omologare un piano di ristrutturazione il debitore debba intendersi come il consiglio di direzione della persona giuridica o una determinata maggioranza di azionisti o detentori di strumenti di capitale. In caso di ristrutturazione trasversale dei debiti, il piano per essere omologato dovrebbe essere sostenuto dalla maggioranza delle classi di voto di parti interessate. Almeno una di tali classi dovrebbe essere una classe di creditori garantiti o avere rango superiore alla classe dei creditori non garantiti.

(54)  Qualora una maggioranza delle classi non sostenga il piano di ristrutturazione, dovrebbe essere possibile che il piano possa comunque essere omologato da almeno una classe di creditori interessati o che subiscono un pregiudizio che, in base a una valutazione del debitore in regime di continuità aziendale, riceveranno pagamenti o manterranno interessi o, se previsto dal diritto nazionale, si possa ragionevolmente presumere che ricevano pagamenti o mantengano interessi se fosse applicato l’ordine delle cause legittime di prelazione previsto dal diritto nazionale in caso di liquidazione. In tal caso, gli Stati membri dovrebbero poter aumentare il numero delle classi necessarie per l'approvazione del piano, senza necessariamente imporre che tutte queste classi, in base a una valutazione del debitore in regime di continuità aziendale, debbano ricevere un pagamento o mantenere un interesse a norma del diritto nazionale. Tuttavia, gli Stati membri non dovrebbero esigere il consenso di tutte le classi. Conseguentemente, qualora vi siano solo due classi di creditori, il consenso di almeno una classe dovrebbe essere ritenuto sufficiente, se sono soddisfatte le altre condizioni per l'applicazione del meccanismo di ristrutturazione trasversale dei debiti. Per pregiudizio del creditore si intende la riduzione del valore dei suoi crediti.

(55)  Nel caso della ristrutturazione trasversale dei debiti, gli Stati membri dovrebbero assicurare che le classi dissenzienti di creditori interessati non siano ingiustamente pregiudicate dal piano proposto e gli Stati membri dovrebbero garantire loro una tutela sufficiente. Gli Stati membri dovrebbero poter tutelare una classe dissenziente di creditori interessati garantendo che ricevano un trattamento tanto favorevole quanto quello delle altre classi dello stesso rango e più favorevole di quello delle classi inferiori. In alternativa, gli Stati membri tutelare una classe dissenziente di creditori interessati facendo sì che una tale classe dissenziente sia pagata integralmente se è previsto che una classe inferiore riceva qualsiasi distribuzione o mantenga un qualsiasi interesse ai sensi del piano di ristrutturazione (regola della priorità assoluta). Gli Stati membri dovrebbero avere la facoltà di applicare il concetto di pagamento integrale, anche in ordine alla tempistica del pagamento, a condizione che la somma capitale del credito e, nel caso dei creditori garantiti, il valore della garanzia reale siano protetti. Gli Stati membri dovrebbero poter inoltre decidere la scelta dei mezzi equivalenti con cui poter soddisfare pienamente il credito originario.

(56)  Gli Stati membri dovrebbero poter derogare alla regola della priorità assoluta, se ad esempio si consideri giusto che i detentori di strumenti di capitale mantengano determinati interessi ai sensi del piano, nonostante che una classe di rango superiore sia obbligata ad accettare una falcidia dei suoi crediti, o che i fornitori essenziali cui si applica la disposizione sulla sospensione delle azioni esecutive individuali siano pagati prima di classi di creditori di rango superiore. Gli Stati membri dovrebbero poter scegliere quale dei suddetti meccanismi di protezione predisporre.

(57)  Sebbene sia necessario tutelare i legittimi interessi degli azionisti o altri detentori di strumenti di capitale, gli Stati membri dovrebbero garantire che essi non possano impedire irragionevolmente l'adozione di un piano di ristrutturazione che ripristinerebbe la sostenibilità economica del debitore. Gli Stati membri dovrebbero poter usare mezzi diversi per raggiungere tale obiettivo, ad esempio non concedendo ai detentori di strumenti di capitale il diritto di voto sul piano di ristrutturazione e non subordinando l'adozione del piano di ristrutturazione ▌all'accordo dei detentori di strumenti di capitale che in base a una valutazione dell'impresa non riceverebbero alcun pagamento o altro corrispettivo se fosse applicato il normale grado di priorità della liquidazione. ▌Tuttavia, qualora i detentori di strumenti di capitale abbiano diritto di voto sul piano di ristrutturazione, l'autorità giudiziaria o amministrativa dovrebbe poter omologare il piano applicando le norme sulla ristrutturazione trasversale dei debiti nonostante il dissenso di una o più delle loro classi. Agli Stati membri che escludono dal voto i detentori di strumenti di capitale non dovrebbe essere richiesto di applicare la regola della priorità assoluta nelle relazioni tra creditori e detentori di strumenti di capitale. Un altro modo possibile di assicurare che i detentori di strumenti di capitale non impediscano irragionevolmente l´adozione di un piano di ristrutturazione sarebbe di assicurare che le misure di ristrutturazione, che riguardano direttamente i diritti dei detentori di strumenti di capitale e necessitano dell´approvazione dell´assemblea degli azionisti a norma del diritto societario, non siano soggette a requisiti di maggioranza irragionevolmente elevati e che i detentori di strumenti di capitale non abbiano alcuna competenza in termini di misure di ristrutturazione che non riguardano direttamente i loro diritti.

(58)  Potrebbero essere necessarie diverse classi di detentori di strumenti di capitale qualora sussistano diverse classi di azionisti con diritti diversi. I detentori di strumenti di capitale delle PMI che non sono meri investitori bensì proprietari dell'impresa e che contribuiscono all'impresa in altri modi, ad esempio con competenze in materia di gestione, potrebbero non essere incentivati a ristrutturare a tali condizioni. Pertanto il meccanismo di ristrutturazione trasversale dei debiti dovrebbe rimanere facoltativo per i debitori che sono PMI.

(59)  Ai fini della sua attuazione, il piano di ristrutturazione dovrebbe contemplare la possibilità che i detentori di strumenti di capitale di PMI forniscano assistenza alla ristrutturazione in forma non monetaria, attingendo ad esempio alla loro esperienza, reputazione o contatti commerciali.

(60)  Durante le procedure di ristrutturazione preventiva i lavoratori dovrebbero godere di tutte le tutele previste dal diritto del lavoro. In particolare, la presente direttiva non dovrebbe pregiudicare i diritti dei lavoratori garantiti dalle direttive del Consiglio 98/59/CE(14) e 2001/23/CE(15), e dalle direttive 2002/14/CE (16), 2008/94/CE(17) e 2009/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(18). Gli obblighi in materia di informazione e consultazione dei lavoratori previsti dalle normative nazionali di attuazione di dette direttive restano salvi. Fra di essi è compreso l'obbligo di informare e consultare i rappresentanti dei lavoratori in merito alla decisione di ricorrere a un quadro di ristrutturazione preventiva conformemente alla direttiva 2002/14/CE.

(61)  Ai lavoratori e ai loro rappresentanti dovrebbero essere fornite informazioni riguardanti il piano di ristrutturazione proposto nella misura stabilita dal diritto dell'Unione al fine di consentire loro di effettuare una valutazione approfondita dei vari scenari. Inoltre i lavoratori e i loro rappresentanti dovrebbero essere coinvolti nella misura necessaria a soddisfare le prescrizioni in materia di consultazione stabilite nel diritto dell'Unione. Data la necessità di garantire un livello adeguato di tutela dei lavoratori, gli Stati membri dovrebbero essere tenuti a escludere i diritti non pagati dei lavoratori ▌da qualsiasi sospensione delle azioni esecutive individuali, a prescindere dal fatto che tali diritti siano sorti prima o dopo la concessione della sospensione. Una sospensione dell´esecuzione dei crediti non pagati dei lavoratori dovrebbe essere ammissibile solo per gli importi e per il periodo in relazione ai quali il pagamento dei diritti è efficacemente garantito a un livello analogo da altri mezzi a norma del diritto nazionale ▌. Laddove la legislazione nazionale preveda limiti alla responsabilità degli organismi di garanzia, vuoi in termini di durata della garanzia o di importo da pagare ai lavoratori, questi dovrebbero potersi rivalere delle eventuali eccedenze dei propri diritti per nei confronti del datore di lavoro anche durante la sospensione. In alternativa, gli Stati membri dovrebbero poter escludere i diritti dei lavoratori dall'ambito di applicazione dei quadri di ristrutturazione preventiva e prevederne la protezione a norma del diritto nazionale.

(62)  Qualora il piano di ristrutturazione comporti il trasferimento di una parte di impresa o di stabilimento, i diritti dei lavoratori derivanti da un contratto di lavoro o da un rapporto di lavoro, in particolare il diritto alla retribuzione, dovrebbero essere salvaguardati a norma degli articoli 3 e 4 della direttiva 2001/23/CE, fatte salve le norme specifiche applicabili in caso di procedura d'insolvenza ai sensi dell'articolo 5 di detta direttiva, in particolare le possibilità previste dall'articolo 5, paragrafo 2. La presente direttiva non dovrebbe pregiudicare i diritti all'informazione e alla consultazione garantiti dalla direttiva 2002/14/CE, anche sulle decisioni suscettibili di comportare cambiamenti di rilievo in materia di organizzazione del lavoro o di contratti di lavoro al fine di ricercare un accordo su tali decisioni. Inoltre, a norma della presente direttiva i lavoratori i cui diritti sono interessati da un piano di ristrutturazione dovrebbero avere diritto di voto in merito al piano. Ai fini del voto sul piano di ristrutturazione, gli Stati membri dovrebbero decidere di raggruppare i lavoratori in una classe distinta dalle altre classi di creditori.

(63)  L'autorità giudiziaria o amministrativa dovrebbe solamente decidere in merito a una valutazione dell'impresa in caso di liquidazione oppure nel caso del migliore scenario alternativo se il piano di ristrutturazione non fosse omologato, se una parte interessata dissenziente contesta il piano di ristrutturazione. Ciò non dovrebbe impedire agli Stati membri la possibilità di effettuare valutazioni in altre situazioni secondo il diritto nazionale. Ciononostante, dovrebbe essere possibile che una tale decisione consista anche nell'approvazione di una valutazione da parte di un esperto o di una valutazione presentata dal debitore o da un'altra parte in una fase anteriore della procedura. Qualora si decida di effettuare una valutazione, gli Stati membri dovrebbero poter prevedere norme speciali, distinte dalle disposizioni generali di diritto processuale civile, per una valutazione in casi di ristrutturazione, al fine di assicurarne il rapido svolgimento. La presente direttiva non dovrebbe pregiudicare le norme del diritto nazionale sull'onere della prova nel caso di una valutazione.

(64)  Gli effetti vincolanti del piano di ristrutturazione dovrebbero essere limitati alle parti interessate che sono state coinvolte nell'adozione del piano. Gli Stati membri dovrebbero poter determinare cosa comporti il coinvolgimento di un creditore, anche nel caso di creditori non noti o di creditori di crediti futuri. Gli Stati membri potrebbero decidere, ad esempio, come comportarsi con i creditori che hanno ricevuto correttamente la notifica ma che non hanno partecipato alle procedure.

(65)  Le parti interessate dovrebbero poter impugnare la decisione sulla omologazione del piano di ristrutturazione emessa da un'autorità amministrativa. Gli Stati membri dovrebbero poter prevedere anche l´opzione di impugnare la decisione sulla omologazione del piano di ristrutturazione emessa da un'autorità giudiziaria. Tuttavia, per assicurare l'efficacia del piano, ridurre l'incertezza ed evitare ritardi ingiustificati, le impugnazioni non dovrebbero avere, di norma, effetti sospensivi e quindi non dovrebbero impedire l'attuazione del piano di ristrutturazione. Gli Stati membri dovrebbero poter stabilire o limitare i motivi di impugnazione. Nei casi in cui è impugnata la decisione sull'omologazione del piano, gli Stati membri dovrebbero poter consentire all'autorità giudiziaria di emettere una decisione preliminare o sommaria che metta al riparo l'esecuzione e l'attuazione del piano dall´accoglimento dell'impugnazione pendente. In caso di accoglimento dell'impugnazione, l'autorità giudiziaria o amministrativa dovrebbe poter prendere in considerazione, in alternativa all'annullamento del piano, una modifica del medesimo, qualora gli Stati membri prevedano tale possibilità. Dovrebbe essere possibile proporre o votare modifiche al piano da parte delle parti, di loro iniziativa o su richiesta dell'autorità giudiziaria. Gli Stati membri potrebbero anche disporre che sia concesso un risarcimento per le perdite monetarie subite dalla parte la cui impugnazione sia stata accolta. Spetta al diritto nazionale disciplinare una possibile nuova sospensione o proroga della sospensione qualora l'autorità giudiziaria decida che l'impugnazione non ha effetto sospensivo.

(66)  Il successo del piano di ristrutturazione spesso dipende dal fatto che ▌ l'assistenza finanziaria è erogata al debitore per sostenere, in primo luogo, l'operatività dell'impresa durante le trattative di ristrutturazione e, in secondo luogo, l'attuazione del piano di ristrutturazione dopo l'omologazione. L'assistenza finanziaria dovrebbe essere intesa in senso lato, compreso nel senso di erogare denaro o garanzie personali e di fornire giacenze, inventari, materie prime e servizi, ad esempio concedendo al debitore un termine di rimborso più lungo. I finanziamenti temporanei e i nuovi finanziamenti dovrebbero pertanto essere esclusi dalle azioni revocatorie volte a dichiararli nulli, annullabili o inopponibili in quanto atti pregiudizievoli alla massa dei creditori nell'ambito di successive procedure di insolvenza.

(67)  Le legislazioni nazionali in materia di insolvenza che prevedono azioni revocatorie di finanziamenti temporanei e nuovi o che stabiliscono che i nuovi prestatori possono incorrere in sanzioni civili, amministrative o penali per proroga del credito ai debitori in difficoltà finanziarie potrebbero compromettere la disponibilità dei finanziamenti necessari all'esito favorevole delle trattative e all'attuazione del piano di ristrutturazione. La presente direttiva dovrebbe lasciare impregiudicati gli altri motivi per dichiarare nulli, annullabili o inopponibili i finanziamenti nuovi e temporanei, o per determinare la responsabilità civile, penale o amministrativa dei fornitori di tali finanziamenti, come previsto dal diritto nazionale. Tali altri motivi potrebbero includere, tra l'altro, la frode, la malafede, un certo tipo di relazione tra le parti che potrebbe essere associato a un conflitto d'interessi, come nel caso di operazioni tra parti correlate o tra azionisti e la società, e le operazioni in cui una parte ha ottenuto un valore o una garanzia senza avervi diritto al momento dell'operazione o nel modo eseguito.

(68)  Quando sono erogati finanziamenti temporanei, le parti non sanno se il piano di ristrutturazione sarà poi omologato o meno. Pertanto, gli Stati membri non dovrebbero essere tenuti a limitare la protezione dei finanziamenti temporanei ai casi in cui il piano è adottato dai creditori oppure omologato dall'autorità giudiziaria o amministrativa ▌. Per evitare potenziali abusi, dovrebbero essere protetti solo i finanziamenti che sono ragionevolmente e immediatamente necessari per la continuazione dell'operatività o la sopravvivenza dell'impresa del debitore, o per la preservazione o il miglioramento del valore dell'impresa in attesa dell'omologazione del piano di ristrutturazione. Inoltre, la presente direttiva non dovrebbe impedire agli Stati membri di introdurre un meccanismo di controllo ex ante per i finanziamenti temporanei. Gli Stati membri dovrebbero poter limitare la protezione dei nuovi finanziamenti ai casi in cui il piano è omologato da un'autorità giudiziaria o amministrativa, e dei finanziamenti temporanei ai casi in cui questi erano soggetti a un controllo ex ante. Un meccanismo di controllo ex ante per finanziamenti temporanei o altre operazioni potrebbe essere svolto da parte di un professionista nel campo della ristrutturazione, da parte di un comitato dei creditori o da un'autorità giudiziaria o amministrativa. La protezione dalle azioni revocatorie e la protezione dalla responsabilità personale sono garanzie minime che dovrebbero essere concesse ai finanziamenti temporanei e ai nuovi finanziamenti. Tuttavia, per incoraggiare i nuovi prestatori ad assumere il rischio maggiore di investire in un debitore sano che versa in difficoltà finanziarie, potrebbero essere necessari ulteriori incentivi, ad esempio dare a tali finanziamenti la priorità almeno sui crediti non garantiti nelle successive procedure di insolvenza.

(69)  Al fine di promuovere una cultura che incoraggi la ristrutturazione preventiva precoce, è auspicabile che anche le operazioni che sono ragionevoli e immediatamente necessarie per le trattative o l'attuazione del piano di ristrutturazione siano protette dalle azioni revocatorie nelle successive procedure di insolvenza. L'autorità giudiziaria o amministrativa, nel determinare la ragionevolezza e l'immediata necessità dei costi e degli onorari ad esempio,, dovrebbero poter prendere in esame proiezioni e stime presentate alle parti interessate, a un comitato dei creditori, a un professionista nel campo della ristrutturazione o alla stessa autorità giudiziaria o amministrativa. A tal fine, gli Stati membri dovrebbero poter anche esigere che i debitori forniscano e aggiornino le stime pertinenti. Questa protezione dovrebbe aumentare la certezza delle operazioni effettuate con imprese notoriamente in difficoltà finanziarie e far sì che i creditori e gli investitori non temano più che tutte queste operazioni possano essere dichiarate nulle se la ristrutturazione fallisse. Gli Stati membri dovrebbero poter prevedere un momento, anteriore all'apertura di una procedura di ristrutturazione preventiva e alla concessione della sospensione delle azioni esecutive individuali, a partire dal quale il pagamento di onorari e costi necessari per la negoziazione, l'adozione, l'omologazione o per consulenze professionali in ordine al piano di ristrutturazione cominci a beneficiare della protezione contro le azioni revocatorie. Nel caso di altri pagamenti e spese e della protezione dei pagamenti delle retribuzioni dei lavoratori, tale momento potrebbe decorrere anche dalla concessione della sospensione o dall'apertura di una procedura di ristrutturazione preventiva.

(70)  Per promuovere ulteriormente la ristrutturazione preventiva è importante garantire che i dirigenti non siano dissuasi dal prendere decisioni commerciali ragionevoli o dal correre rischi commerciali ragionevoli, in particolare ove tali pratiche potrebbero migliorare le probabilità di successo della ristrutturazione di un'impresa potenzialmente sana. Qualora l'impresa versi in difficoltà finanziarie, i dirigenti dovrebbero prendere misure per ridurre al minimo le perdite ed evitare l'insolvenza, come: ▌richiedere consulenza professionale, anche sulla ristrutturazione e sull'insolvenza, ad esempio facendo ricorso a strumenti di allerta precoce, se del caso; proteggere gli attivi della società in modo da massimizzarne il valore ed evitare perdite di attivi fondamentali; esaminare la struttura e le funzioni dell'impresa per valutarne la sostenibilità economica e ridurre le spese; evitare di impegnare la società in tipi di operazioni che potrebbero essere oggetto di azioni revocatorie, a meno che sussista un'adeguata giustificazione commerciale; proseguire gli scambi commerciali nelle circostanze in cui ciò è opportuno per massimizzare il valore della continuità aziendale; avviare trattative con i creditori e procedure di ristrutturazione preventiva.

(71)  Se il debitore è prossimo all'insolvenza, è inoltre importante proteggere i legittimi interessi dei creditori da decisioni di gestione che potrebbero ripercuotersi sulla costituzione della massa fallimentare, in particolare se tali decisioni possono avere l'effetto di diminuire ulteriormente il valore della massa disponibile per la ristrutturazione o la distribuzione ai creditori. È pertanto necessario assicurarsi che, in tali circostanze, i dirigenti evitino condotte che, deliberatamente o per grave negligenza, determinino l'arricchimento personale a spese dei portatori di interessi, evitare che accettino operazioni sotto il valore di mercato o intraprendano azioni che possano portare a ingiusta preferenza di uno o più portatori di interessi. Gli Stati membri dovrebbero poter attuare le corrispondenti disposizioni della presente direttiva provvedendo affinché l'autorità giudiziaria o amministrativa, nel valutare se un dirigente debba esser ritenuto colpevole di violazioni del dovere di diligenza, tenga conto delle norme in materia di obblighi dei dirigenti di cui alla presente direttiva. La presente direttiva non intende stabilire alcuna gerarchia tra le varie parti i cui interessi devono essere tenuti in debita considerazione. Ciononostante, gli Stati membri dovrebbero poter decidere sulla definizione di una tale gerarchia. La presente direttiva dovrebbe lasciare impregiudicate le norme nazionali degli Stati membri relative ai processi decisionali all'interno di una società.

(72)  Gli imprenditori che esercitano un'attività commerciale, imprenditoriale, artigianale o un'attività professionale liberale autonoma possono correre il rischio di diventare insolventi. Le diversità tra gli Stati membri relative alla seconda opportunità possono incentivare gli imprenditori sovraindebitati o insolventi a trasferirsi in uno Stato membro diverso dallo Stato membro in cui sono stabiliti per trarre vantaggio da tempi di esdebitazione più brevi o condizioni di esdebitazione più interessanti, con un conseguente aumento dell'incertezza giuridica e dei costi di recupero crediti per i creditori. Inoltre, gli effetti dell'insolvenza, in particolare la stigmatizzazione sociale, le conseguenze giuridiche, quali l'interdizione dell'imprenditore dall'accesso all'attività imprenditoriale e dal suo esercizio, e la persistente incapacità di far fronte ai propri debiti sono un forte deterrente per gli imprenditori che intendono avviare un'attività o ottenere una seconda opportunità, anche se è dimostrato che gli imprenditori dichiarati insolventi hanno maggiori probabilità di riuscire la seconda volta.

(73)  È pertanto opportuno adoperarsi per ridurre gli effetti negativi del sovraindebitamento o dell'insolvenza sugli imprenditori che sono persone fisiche, in particolare consentendo l´ esdebitazione integrale dai debiti dopo un certo periodo di tempo e limitando la durata dei provvedimenti di interdizione emessi a causa del sovraindebitamento o dell´insolvenza del debitore. Il concetto di insolvenza dovrebbe essere definito dal diritto nazionale e potrebbe assumere la forma del sovraindebitamento. Il concetto di imprenditore ai sensi della presente direttiva non dovrebbe incidere sulla posizione di direttore o dirigente di impresa, che dovrebbe essere trattata conformemente al diritto nazionale. Gli Stati membri dovrebbero poter decidere le modalità di accesso all´ esdebitazione, inclusa la possibilità di esigere che il debitore richieda l´ esdebitazione.

(74)  Gli Stati membri dovrebbero poter prevedere la possibilità di adattare gli obblighi di rimborso degli imprenditori insolventi nell'eventualità che nella loro situazione finanziaria si verifichi un cambiamento significativo, sia esso un miglioramento o un peggioramento. La presente direttiva non dovrebbe esigere che il piano di rimborso sia appoggiato dalla maggioranza dei creditori. Gli Stati membri dovrebbero poter disporre che non sia impedito agli imprenditori di avviare una nuova attività, nello stesso o in un altro settore, durante l'attuazione del piano di rimborso.

(75)  Si dovrebbe poter accedere all´ esdebitazione in procedure che comprendono un piano di rimborso, la realizzazione dell'attivo o una combinazione di entrambi. Nell'attuare tali norme, gli Stati membri dovrebbero poter scegliere liberamente tra tali opzioni. Qualora il diritto nazionale preveda più di una procedura che porta all´esdebitazione, gli Stati membri dovrebbero provvedere affinché almeno una di tali procedure dia all'imprenditore insolvente l´opportunità di ottenere un´ esdebitazione integrale entro un periodo non superiore a tre anni. Nel caso di procedure che combinano la realizzazione dell'attivo e un piano di rimborso, i termini per l´ esdebitazione dovrebbero decorrere al più tardi dalla data in cui il piano di rimborso sia omologato da un'autorità giudiziaria o inizi ad essere attuato, ad esempio dalla prima rata a titolo del piano, ma potrebbero anche decorrere prima, ossia ad esempio dall'adozione di una decisione di apertura della procedura.

(76)  Nelle procedure che non comprendono un piano di rimborso, i termini per l´ esdebitazione dovrebbero decorrere al più tardi dalla data dell´adozione, da parte di un'autorità giudiziaria o amministrativa, della decisione di apertura della procedura o dalla data della determinazione della massa fallimentare. Ai fini del calcolo della durata dei termini per l´ esdebitazione ai sensi della presente direttiva, gli Stati membri dovrebbero poter disporre che nel concetto di "apertura della procedura" non rientrino misure preliminari, quali provvedimenti conservativi o la nomina di un amministratore delle procedure di insolvenza a titolo preliminare, a meno che tali misure non consentano la realizzazione dell'attivo, comprese la cessione e la distribuzione dell'attivo ai creditori. La determinazione della massa fallimentare non dovrebbe necessariamente comportare una decisione o una conferma formali da parte dell'autorità giudiziaria o amministrativa, a meno che tale decisione non sia richiesta dal diritto nazionale, e possa consistere nella presentazione dell'inventario delle attività e passività.

(77)  Qualora l'iter procedurale che porta a un´esdebitazione comporti la realizzazione dell'attivo di un imprenditore, nulla impedisce agli Stati membri di disporre che la richiesta di esdebitazione sia trattata in modo distinto dalla realizzazione dell'attivo, a condizione che tale richiesta faccia parte integrante dell'iter procedurale che porta all´ esdebitazione a norma della presente direttiva. Gli Stati membri dovrebbero poter decidere in merito alle norme sull'onere della prova ai fini dell´esdebitazione, il che significa che dovrebbe essere possibile per gli imprenditori di essere obbligati per legge a comprovare la conformità agli obblighi che gli incombono.

(78)  L´ esdebitazione integrale o la cessazione dell'interdizione dopo un ▌periodo di tempo non superiore a tre anni non sempre è appropriata, pertanto potrebbero dover essere previste deroghe a tale norma che siano debitamente giustificate da motivi stabiliti dal diritto nazionale. Ad esempio, tali deroghe dovrebbero essere previste quando il debitore è disonesto o ha agito in malafede. Se l'imprenditore non beneficia della presunzione di buona fede e onestà a norma del diritto nazionale, l'onere della prova relativo alla loro buona fede e onestà non dovrebbe rendere inutilmente difficile o gravoso l'accesso alla procedura.

(79)  Per stabilire se un imprenditore sia stato disonesto, l'autorità giudiziaria o amministrativa potrebbe tener conto di circostanze come: la natura e l'entità dei debiti; il momento in cui questi debiti sono sorti; gli sforzi compiuti dall´imprenditore per estinguerli e ottemperare agli obblighi giuridici, comprese le autorizzazioni e la necessità di una corretta contabilità; le azioni intraprese dall´imprenditore per vanificare le azioni di rivalsa dei creditori; l'adempimento degli obblighi che incombono, nel caso di una probabilità di insolvenza, all'imprenditore che è dirigente di una società; il rispetto del diritto dell´Unione e nazionale in materia di concorrenza e occupazione. Dovrebbe altresì essere possibile prevedere tali deroghe quando l'imprenditore non ha adempiuto taluni obblighi giuridici, fra cui gli obblighi volti a massimizzare i rendimenti per i creditori che potrebbero tradursi in un obbligo generale di generare reddito o attivi. Inoltre, dovrebbe essere possibile prevedere deroghe specifiche quando è necessario garantire un equilibrio tra i diritti del debitore e i diritti di uno o più creditori, ad esempio quando il creditore è una persona fisica che necessita di maggiore protezione rispetto al debitore.

(80)  Una deroga potrebbe essere giustificata anche quando non sono coperti i costi della procedura che porta a un´esdebitazione, fra cui i diritti spettanti alle autorità giudiziarie e amministrative e ai professionisti. Gli Stati membri dovrebbero poter prevedere che si possa revocare il beneficio di tale esdebitazione quando, ad esempio, la situazione finanziaria del debitore migliora notevolmente in seguito a circostanze impreviste come vincere alla lotteria o entrare in possesso di un´eredità o di una donazione. Agli Stati membri non dovrebbe essere preclusa la possibilità di prevedere ulteriori deroghe in circostanze ben definite e in casi debitamente giustificati.

(81)  Qualora vi sia un motivo debitamente giustificato a norma del diritto nazionale, potrebbe essere opportuno limitare, per talune categorie di debiti, la possibilità di beneficiare dell´esdebitazione. Dovrebbe essere possibile per gli Stati membri escludere i debiti garantiti dall´ammissibilità all´esdebitazione solo fino a concorrenza del valore della garanzia reale stabilito dal diritto nazionale, mentre il resto del debito dovrebbe essere trattato come debito non garantito. Gli Stati membri dovrebbero poter escludere ulteriori categorie di debiti, ove debitamente giustificato.

(82)  Gli Stati membri dovrebbero poter stabilire che l'autorità giudiziaria o amministrativa possa verificare, d'ufficio o su richiesta di una persona avente un interesse legittimo, se l'imprenditore soddisfa i requisiti per ottenere l´ esdebitazione integrale.

(83)  Qualora la licenza o l'autorizzazione di un imprenditore ad esercitare una determinata attività commerciale, imprenditoriale, artigianale o professionale sia stata negata o revocata a seguito di un provvedimento di interdizione, la presente direttiva non dovrebbe impedire agli Stati membri di esigere che l'imprenditore presenti una domanda per ottenere una nuova licenza o autorizzazione una volta scaduta l'interdizione. Qualora adotti una decisione in merito a un'attività oggetto di vigilanza specifica, l'autorità di uno Stato membro dovrebbe poter altresì tenere conto, anche dopo la scadenza del periodo di interdizione, del fatto che l'imprenditore insolvente ha ottenuto l´ esdebitazione conformemente alla presente direttiva.

(84)  I debiti personali e professionali che non possono essere ragionevolmente distinti, ad esempio quando un bene è usato nel corso dell'attività professionale dell'imprenditore nonché al di fuori della stessa, dovrebbero essere trattati in un'unica procedura. Qualora gli Stati membri dispongano che tali debiti siano sottoposti a procedure d'insolvenza diverse, è necessario coordinare le varie procedure. La presente direttiva dovrebbe lasciare impregiudicata la possibilità degli Stati membri di scegliere di trattare tutti i debiti dell'imprenditore in un'unica procedura. Agli Stati membri in cui gli imprenditori possono proseguire la loro attività per conto proprio durante una procedura d'insolvenza non dovrebbe essere preclusa la possibilità di prevedere che tali imprenditori possano essere sottoposti a una nuova procedura d'insolvenza, qualora sopraggiunga una situazione di insolvenza durante la prosecuzione dell'attività.

(85)  È necessario mantenere e migliorare la trasparenza e la prevedibilità con cui le procedure permettono di conseguire risultati che sono favorevoli alla preservazione dell'impresa e consentono l'offerta di una seconda opportunità agli imprenditori o che permettono la liquidazione efficace delle imprese non sane. È altresì necessario ridurre la durata eccessiva delle procedure di insolvenza in molti Stati membri, che determina incertezza giuridica per i creditori e gli investitori e bassi tassi di recupero. Infine, dati i meccanismi di cooperazione rafforzata tra giudici e i professionisti del settore nei casi transfrontalieri, istituiti ai sensi del regolamento (UE) 2015/848, occorre che la professionalità di tutti i soggetti coinvolti sia portata a livelli elevati comparabili in tutta l'Unione. Per raggiungere tali obiettivi gli Stati membri dovrebbero provvedere affinché i membri delle autorità giudiziarie e amministrative competenti per la ristrutturazione preventiva, insolvenza, ed esdebitazione siano adeguatamente formati e possiedano le competenze necessarie per adempiere alle loro responsabilità. Tali livelli adeguati di formazione e competenze potrebbero essere acquisite anche durante l'esercizio della professione di membro dell'autorità giudiziaria o amministrativa o, prima della nomina a tale incarico, durante l'esercizio di un altro incarico rilevante.

(86)  Tale formazione e tali competenze dovrebbero rendere possibile che le decisioni aventi ripercussioni economiche e sociali potenzialmente significative siano adottate in modo efficiente e non dovrebbero essere intese in modo tale che un´autorità giudiziaria debba occuparsi esclusivamente di ristrutturazione, insolvenza ed esdebitazione. Gli Stati membri dovrebbero assicurare che le procedure di ristrutturazione, insolvenza ed esdebitazione possano essere espletate in modo efficiente e rapido. Modi ▌efficaci per raggiungere gli obiettivi della certezza del diritto e dell´efficacia delle procedure potrebbero essere la creazione di organi giudiziari o sezioni specializzati o la nomina di giudici specializzati conformemente alla legislazione nazionale, nonché la concentrazione della competenza in un numero limitato di autorità giudiziarie o amministrative. Gli Stati membri non dovrebbero essere tenuti ad esigere che si debba dare priorità alle procedure di ristrutturazione, insolvenza ed esdebitazione rispetto ad altre.

(87)  Gli Stati membri dovrebbero inoltre provvedere affinché ▌i professionisti nel campo della ristrutturazione, dell'insolvenza e dell´esdebitazione, nominati dall'autorità giudiziaria o amministrativa ("professionisti"), siano adeguatamente formati; che siano nominati in modo trasparente tenendo debitamente conto della necessità di garantire l'efficacia delle procedure, che siano sottoposti a vigilanza nell'esercizio dei loro compiti, e che svolgano i loro compiti con integrità. È importate che i professionisti si conformino agli standard per tali loro funzioni, come ad esempio provvedere alla assicurazione per responsabilità professionale. I professionisti potrebbero acquisire un livello adeguato di formazione, qualifiche e competenze anche durante l'esercizio della loro professione. Gli Stati membri non dovrebbero essere tenuti a fornire la necessaria formazione, che potrebbe invece essere impartita, ad esempio, da associazioni professionali o altri organismi. I professionisti delle procedure di insolvenza ai sensi del regolamento (UE) 2015/848 dovrebbero essere inclusi nell'ambito di applicazione della presente direttiva.

(88)  La presente direttiva non dovrebbe impedire agli Stati membri di prevedere che i professionisti siano scelti da un debitore, dai creditori o da un comitato di creditori da un elenco o da una riserva che siano stati precedentemente approvati da un'autorità giudiziaria o amministrativa. Nella scelta di un professionista, al debitore, ai creditori o al comitato dei creditori potrebbe essere concesso un margine di discrezionalità quanto alle competenze e all'esperienza del professionista in generale e rispetto alle difficoltà del caso. I debitori che sono persone fisiche potrebbero essere del tutto esonerati da tale obbligo. Nei casi che presentano elementi transfrontalieri, la nomina del professionista dovrebbe tenere conto, tra l'altro, della capacità dei professionisti di rispettare gli obblighi, di cui al regolamento (UE) 2015/848, di comunicare e cooperare con amministratori delle procedure di insolvenza e autorità giudiziarie o amministrative di un altro Stato membro, nonché delle loro risorse umane e amministrative al fine di far fronte a casi potenzialmente complessi. Agli Stati membri non dovrebbe esser preclusa la possibilità di selezionare un professionista con qualsiasi altro metodo, come quella casuale tramite un programma software, a condizione che nell´utilizzare tali metodi si tenga debito conto delle esperienze e competenze del professionista. Gli Stati membri dovrebbero poter decidere i mezzi per opporsi alla scelta o alla nomina di un professionista o per chiederne la sostituzione, ad esempio tramite un comitato dei creditori.

(89)  I professionisti dovrebbero essere soggetti a meccanismi di vigilanza e di regolamentazione che dovrebbero comprendere ▌misure effettive circa l´assunzione di responsabilità dei professionisti che non adempiono i propri obblighi, come: una riduzione degli onorari dei professionisti, l'esclusione dall'elenco o dalla riserva dei professionisti che possono essere nominati nei casi di insolvenza e, se del caso, sanzioni disciplinari, amministrative o penali. Tali meccanismi di vigilanza e di regolamentazione dovrebbero lasciare impregiudicate le disposizioni del diritto nazionale in materia di responsabilità civile per i danni derivanti da violazioni di obbligazioni contrattuali o extracontrattuali. Gli Stati membri non sono tenuti a istituire autorità o organi specifici. Gli Stati membri dovrebbero garantire che le informazioni sulle autorità o sugli organi che esercitano la vigilanza sui professionisti siano disponibili pubblicamente. o Per esempio, un semplice riferimento, a titolo informativo, all'autorità giudiziaria o amministrativa dovrebbe essere sufficiente. In linea di principio, dovrebbe essere possibili soddisfare tali criteri senza la necessità di creare nuove professioni o qualifiche ai sensi diritto nazionale. Gli Stati membri dovrebbero poter estendere le disposizioni sulla formazione e supervisione dei professionisti ad altri professionisti non compresi dalla presente direttiva. Gli Stati membri non dovrebbero essere tenuti a disporre che si debba dare priorità alle controversie in materia di remunerazione dei professionisti rispetto ad altre procedure.

(90)  Per ridurre ulteriormente la durata delle procedure, facilitare una migliore partecipazione dei creditori alle procedure di ristrutturazione, insolvenza ed esdebitazione e garantire condizioni analoghe per i creditori a prescindere dal luogo in cui sono ubicati nell'Unione, gli Stati membri dovrebbero introdurre disposizioni che consentano a debitori, creditori, professionisti nonché alle autorità giudiziarie e amministrative di usare mezzi di comunicazione elettronica ▌. Pertanto, dovrebbe essere possibile espletare attraverso mezzi di comunicazione elettronica le fasi procedurali quali l'insinuazione al passivo da parte dei creditori, le notifiche dei creditori o la presentazione di contestazioni e impugnazioni. Gli Stati membri dovrebbero poter stabilire che le notifiche di un creditore possono essere eseguite per via elettronica, previo consenso del medesimo alla comunicazione elettronica.

(91)  Alle parti dei procedimenti di ristrutturazione, insolvenza ed esdebitazione non dovrebbe essere imposto l'obbligo di usare mezzi di comunicazione elettronica se tale utilizzo non sia previsto dal diritto nazionale, fatta salva la possibilità per gli Stati membri di istituire un sistema obbligatorio di presentazione e notificazione dei documenti per via elettronica nel quadro delle procedure di ristrutturazione, insolvenza ed esdebitazione. Gli Stati membri dovrebbero poter scegliere i mezzi di comunicazione elettronica. Alcuni esempi di tali mezzi potrebbero essere un sistema ad hoc per la trasmissione elettronica dei documenti, oppure la posta elettronica, senza impedire agli Stati membri di prevedere funzionalità che garantiscano la sicurezza delle trasmissioni elettroniche, come la firma elettronica, o servizi fiduciari, come i servizi elettronici di recapito certificato, a norma del regolamento (UE) n. 910/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio(19).

(92)  È importante raccogliere dati affidabili e comparabili sui risultati delle procedure di ristrutturazione, insolvenza ed esdebitazione al fine di monitorare l'attuazione e l'applicazione della presente direttiva. Gli Stati membri dovrebbero pertanto raccogliere e aggregare dati sufficientemente granulari da consentire una valutazione accurata del funzionamento pratico della direttiva e dovrebbero comunicare tali dati alla Commissione. Il modulo per la comunicazione di tali dati alla Commissione dovrebbe essere messo a punto dalla Commissione con l'aiuto di un comitato ai sensi del regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio(20). In esso dovrebbe figurare un breve elenco dei principali esiti delle procedure comuni a tutti gli Stati membri. Ad esempio, nel caso di una procedura di ristrutturazione, tali esiti principali potrebbero essere i seguenti: il piano è stato omologato dall'autorità giudiziaria, il piano non è stato omologato dall'autorità giudiziaria, le procedure di ristrutturazione convertite in procedure di liquidazione oppure concluse a causa dell'apertura di procedure di liquidazione prima dell'omologazione di un piano da parte dell'autorità giudiziaria. Gli Stati membri non dovrebbero essere tenuti a fornire una ripartizione per tipo di esito in relazione alle procedure che si concludono prima che siano adottate misure pertinenti, ma potrebbero fornire invece un numero complessivo per tutte le procedure dichiarate inammissibili, respinte o ritirate prima dell'apertura.

(93)  Il modulo per la comunicazione dovrebbe riportare un elenco di opzioni che lo Stato membro può prendere in considerazione nel determinare le dimensioni dei debitori, con riferimento a uno o più elementi contenuti nelle definizioni delle PMI e grandi imprese che sono comuni a tutti gli Stati membri. L´elenco dovrebbe includere l´opzione di determinare le dimensioni dei debitori soltanto in base al numero dei lavoratori. Il modulo dovrebbe: definire gli elementi del costo medio e dei tassi di recupero medi in relazione ai quali gli Stati membri dovrebbero poter raccogliere i dati su base volontaria; fornire indicazioni sugli elementi che potrebbero essere presi in considerazione qualora gli Stati membri ricorrano al metodo di campionamento, ad esempio sulle dimensioni dei campioni per assicurare la rappresentatività in termini di distribuzione geografica, dimensioni dei debitori e settore industriale; includere la facoltà per gli Stati membri di fornire ulteriori informazioni disponibili, ad esempio sull'importo totale delle attività e delle passività dei debitori.

(94)  La stabilità dei mercati finanziari dipende fortemente dai contratti di garanzia finanziaria, in particolare quando la garanzia è fornita in relazione alla partecipazione a sistemi designati o a operazioni della banca centrale e quando sono forniti margini alle controparti centrali. Poiché il valore degli strumenti finanziari prestati in garanzia può essere molto volatile, è essenziale realizzarlo rapidamente prima che esso diminuisca. Pertanto, ▌le direttive 98/26/CE(21) e 2002/47/CE(22) del Parlamento europeo e del Consiglio e il regolamento (UE) n. 648/2012 dovrebbero applicarsi ferme restando le disposizioni della presente direttiva. Gli Stati membri dovrebbero poter esentare gli accordi di netting, compreso il netting per close-out, dagli effetti della sospensione delle azioni esecutive individuali anche nei casi in cui non siano contemplati dalle direttive 98/26/CE, 2002/47/CE e dal regolamento (UE) n. 648/2012, se tali accordi sono opponibili a norma della legislazione del pertinente Stato membro anche se sono aperte procedure d'insolvenza.

Potrebbe essere questo il caso di un considerevole numero di accordi quadro ampiamente usati nei mercati finanziari, dell'energia e dei prodotti di base dalle controparti sia finanziarie che non finanziarie. Tali accordi riducono i rischi sistemici, in particolare nei mercati dei derivati. Tali accordi potrebbero pertanto essere esentati dalle restrizioni che le legislazioni in materia di insolvenza impongono ai contratti pendenti. Analogamente, gli Stati membri dovrebbero poter esentare dagli effetti della sospensione delle azioni esecutive individuali anche gli accordi di netting previsti per legge, compreso il netting per close-out, che divengono operative all´apertura delle procedure d'insolvenza. L'importo risultante dall'applicazione degli accordi di netting, compreso il netting per close-out, dovrebbe tuttavia essere soggetto alla sospensione delle azioni esecutive individuali.

(95)  Gli Stati membri che sono parte della convenzione relativa alle garanzie internazionali su beni mobili strumentali firmata a Città del Capo il 16 novembre 2001 e dei relativi protocolli dovrebbero poter continuare ad adempiere i rispettivi obblighi internazionali esistenti. Le disposizioni della presente direttiva sui quadri di ristrutturazione preventiva dovrebbero applicarsi con le deroghe necessarie a garantire che siano applicate tali disposizioni senza pregiudicare l'applicazione di tale convenzione e dei relativi protocolli.

(96)  L'efficacia del processo di adozione e attuazione del piano di ristrutturazione non dovrebbe essere compromessa dalle norme del diritto societario. Pertanto gli Stati membri dovrebbero poter derogare ai requisiti di cui alla direttiva (UE) 2017/1132 del Parlamento europeo e del Consiglio(23) riguardanti l'obbligo di convocare l'assemblea e di offrire in prelazione le azioni agli azionisti, nella misura e per il periodo necessari a garantire che questi non vanifichino gli sforzi di ristrutturazione abusando dei diritti di cui a tale direttiva. Per gli Stati membri potrebbe essere necessario, ad esempio, predisporre deroghe all'obbligo di convocare l'assemblea degli azionisti o ai termini normalmente previsti, nel caso in cui sia necessario un intervento urgente da parte della dirigenza per salvaguardare gli attivi della società, chiedendo ad esempio la sospensione delle azioni esecutive individuali, e qualora vi sia una perdita grave e improvvisa del capitale sottoscritto e sussista la probabilità di insolvenza. Potrebbero essere necessarie anche deroghe al diritto societario qualora il piano di ristrutturazione preveda anche l'emissione di nuove azioni che potrebbero essere offerte in via prioritaria ai creditori come conversione del debito in capitale, o la riduzione dell'importo del capitale sottoscritto in caso di trasferimento di parti di impresa. Tali deroghe dovrebbero essere limitate nel tempo, nella misura in cui gli Stati membri ritengono tali deroghe necessarie per l'istituzione del quadro di ristrutturazione preventiva. Gli Stati membri non dovrebbero essere tenuti a derogare al diritto societario, interamente o parzialmente, per un periodo di tempo indeterminato o limitato, se garantiscono che le prescrizioni di diritto societario non possano compromettere l'efficacia del processo di ristrutturazione o purché dispongano di altri strumenti ugualmente efficaci per garantire che gli azionisti non ostacolino indebitamente l'adozione o l'attuazione di un piano di ristrutturazione che potrebbe ripristinare la sostenibilità economica dell'impresa. In questo contesto, gli Stati membri dovrebbero attribuire particolare importanza all'efficacia delle disposizioni sulla sospensione delle azioni esecutive individuali e sull'omologazione del piano di ristrutturazione, che non dovrebbero essere indebitamente pregiudicate dalle convocazioni o dai risultati dell'assemblea degli azionisti. È opportuno pertanto modificare di conseguenza la direttiva (UE) 2017/1132. Gli Stati membri dovrebbero disporre di un margine di discrezionalità nel valutare quali deroghe sono necessarie nel contesto del diritto societario nazionale al fine di attuare efficacemente la presente direttiva, e dovrebbero poter inoltre prevedere analoghe deroghe alla direttiva (UE) 2017/1132 in caso di procedure d'insolvenza non contemplate dalla presente direttiva ma che consentono l'adozione di misure di ristrutturazione.

(97)  Per quanto concerne l'elaborazione e le successive modifiche del modulo per la comunicazione dei dati, è opportuno attribuire alla Commissione competenze di esecuzione. È altresì opportuno che tali competenze siano esercitate conformemente al regolamento (UE) n. 182/2011.

(98)  La Commissione dovrebbe effettuare uno studio al fine di valutare la necessità di presentare proposte legislative per trattare l'insolvenza di persone che non esercitano un'attività commerciale, imprenditoriale, artigianale o professionale che in quanto consumatori sono, in buona fede, incapaci, temporaneamente o definitivamente, di pagare i debiti in scadenza. Detto studio dovrebbe esaminare se per tali persone sia necessario salvaguardare l'accesso ai beni e ai servizi di base al fine di garantire loro condizioni di vita dignitose.

(99)  Conformemente alla dichiarazione politica comune, del 28 settembre 2011, degli Stati membri e della Commissione sui documenti esplicativi(24), gli Stati membri si sono impegnati ad accompagnare, in casi debitamente motivati, la notifica delle loro misure di recepimento con uno o più documenti che chiariscano il rapporto tra le componenti di una direttiva e le parti corrispondenti degli strumenti nazionali di recepimento. Per quanto riguarda la presente direttiva, il legislatore ritiene che la trasmissione di tali documenti sia giustificata.

(100)  Poiché gli obiettivi della presente direttiva non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli Stati membri, perché le differenze tra i quadri nazionali in materia di ristrutturazione e insolvenza continuerebbero a innalzare ostacoli alla libera circolazione dei capitali e alla libertà di stabilimento, ma possono essere conseguiti meglio a livello di Unione, quest'ultima può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato sull'Unione europea. La presente direttiva si limita a quanto è necessario per conseguire tali obiettivi in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo.

(101)  La Banca centrale europea ha formulato il suo parere il 7 giugno 2017(25),

HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:

TITOLO I

DISPOSIZIONI GENERALI

Articolo 1

Oggetto e ambito di applicazione

1.  La presente direttiva stabilisce norme in materia di:

a)  quadri di ristrutturazione preventiva per il debitore che versa in difficoltà finanziarie e per il quale sussiste una probabilità di insolvenza, al fine di impedire l'insolvenza e di garantire la sostenibilità economica del debitore;

b)  procedure che portano all´ esdebitazione dai debiti contratti dall'imprenditore insolvente; e▌

c)  misure per aumentare l'efficienza delle ▌procedure di ristrutturazione, insolvenza ed esdebitazione.

2.  La presente direttiva non si applica alle procedure di cui al paragrafo 1 riguardanti il debitore che è:

a)  un'impresa di assicurazione o di riassicurazione ai sensi dell'articolo 13, punti 1 e 4, della direttiva 2009/138/CE;

b)  un ente creditizio ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, punto 1, del regolamento (UE) n. 575/2013;

c)  un'impresa di investimento o un organismo di investimento collettivo ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, punti 2 e 7, del regolamento (UE) n. 575/2013;

d)  una controparte centrale ai sensi dell'articolo 2, punto 1, del regolamento (UE) n. 648/2012;

e)  un depositario centrale di titoli ai sensi dall'articolo 2, paragrafo 1, punto 1, del regolamento (UE) n. 909/2014;

f)  un altro ente finanziario o un'entità elencati all'articolo 1, paragrafo 1, primo comma, della direttiva 2014/59/UE;

g)  un ente pubblico ai sensi del diritto nazionale; e

h)  una persona fisica diversa da un imprenditore.

3.  Gli Stati membri possono escludere dall´ambito di applicazione della presente direttiva le procedure di cui al paragrafo 1 riguardanti debitori che sono entità finanziarie diverse da quelle di cui al paragrafo 2, che prestano servizi finanziari cui si applicano regimi speciali in virtù delle quali le autorità nazionali di vigilanza o di risoluzione sono investite di ampi poteri d'intervento paragonabili a quelli previsti nel diritto dell´Unione e nel diritto nazionale relativamente alle entità finanziarie di cui al paragrafo 2. Gli Stati membri comunicano tali disposizioni speciali alla Commissione tali disposizioni speciali.

4.  Gli Stati membri possono estendere l'applicazione delle procedure di cui al paragrafo 1, lettera b), alle persone fisiche insolventi che non sono imprenditori.

Gli Stati membri possono limitare l'applicazione del paragrafo 1, lettera a), alle persone giuridiche.

5.  Gli Stati membri possono prevedere che i seguenti crediti siano esclusi o non siano interessati dai quadri di ristrutturazione preventiva di cui al paragrafo 1, lettera a):

a)  crediti esistenti e futuri di lavoratori o ex lavoratori;

b)  crediti alimentari derivanti da rapporti di famiglia, di parentela, di matrimonio o di affinità; oppure

c)  crediti derivanti da responsabilità extracontrattuale del debitore.

6.  Gli Stati membri provvedono affinché i quadri di ristrutturazione preventiva non incidano sui diritti pensionistici maturati dei lavoratori.

Articolo 2

Definizioni

1.  Ai fini della presente direttiva si applicano le seguenti definizioni:

1)  "ristrutturazione": misure che intendono ristrutturare le attività del debitore che includono la modifica della composizione, delle condizioni o della struttura delle attività e delle passività del debitore o di qualsiasi altra parte della struttura del capitale del debitore, ▌quali la vendita di attività o parti dell'impresa, e, se previsto dal diritto nazionale, la vendita dell'impresa in regime di continuità aziendale, come pure eventuali cambiamenti operativi necessari, o una combinazione di questi elementi;

2)  "parti interessate": i creditori, compresi, se applicabile ai sensi del diritto nazionale, i lavoratori, o le classi di creditori, e, se applicabile ai sensi del diritto nazionale, i detentori di strumenti di capitale, sui cui rispettivi crediti o interessi incide direttamente il piano di ristrutturazione;

3)  "detentore di strumenti di capitale": una persona che detiene una partecipazione al capitale di un debitore o di un'impresa del debitore, compreso un azionista, nella misura in cui tale persona non sia un creditore;

4)  "sospensione delle azioni esecutive individuali": la sospensione temporanea, concessa da un'autorità giudiziaria o amministrativa o applicata per previsione per legge, del diritto di un creditore di far valere un credito nei confronti del debitore, e, se previsto dal diritto nazionale, nei confronti di un terzo garante, nel contesto di una procedura giudiziaria, amministrativa o di altro tipo, o del diritto di confisca o di realizzazione stragiudiziale dell'attivo o dell'impresa del debitore;

5)  "contratto ineseguito": un contratto tra il debitore e uno o più creditori ai sensi del quale le parti hanno ancora obblighi da adempiere nel momento in cui è concessa o applicata la sospensione delle azioni esecutive individuali;

6)  " verifica del migliore soddisfacimento dei creditori": la verifica che stabilisce che nessun creditore dissenziente uscirà dal piano di ristrutturazione svantaggiato rispetto a come uscirebbe in caso di liquidazione se fosse applicato il normale grado di priorità di liquidazione a norma del diritto nazionale, sia essa una liquidazione per settori o una vendita dell'impresa in regime di continuità aziendale, oppure nel caso del migliore scenario alternativo possibile se il piano di ristrutturazione non fosse omologato;

7)  "nuovo finanziamento": qualsiasi nuova assistenza finanziaria fornita da un creditore esistente o da un nuovo creditore al fine di attuare il piano di ristrutturazione e inclusa in tale piano di ristrutturazione ▌;

8)  "finanziamento temporaneo": qualsiasi nuova assistenza finanziaria fornita da un creditore esistente o da un nuovo creditore, che preveda, come minimo, un'assistenza finanziaria nel corso della sospensione delle azioni esecutive individuali e che sia ragionevole e immediatamente necessaria affinché l'impresa del debitore continui a operare, ▌o mantenga o aumenti il suo valore ▌;

9)  "imprenditore ▌": la persona fisica che esercita un'attività commerciale, imprenditoriale, artigianale o professionale ▌;

10)  " esdebitazione integrale": l´impossibilità di far valere nei confronti di un imprenditore i debiti che possono essere liberati, oppure la cancellazione dei debiti insoluti che possono essere liberati in quanto tali, nel quadro di una procedura che può prevedere la realizzazione dell'attivo ▌o un piano di rimborso ▌o entrambe le opzioni;

11)  "piano di rimborso": programma di pagamento di determinati importi in determinate date da parte dell'imprenditore insolvente a favore dei creditori, o il trasferimento periodico ai creditori di determinate parti del reddito disponibile dell´imprenditore durante i termini per l´esdebitazione;

12)  "professionista nel campo della ristrutturazione": la persona o l'organo nominato dall'autorità giudiziaria o amministrativa per svolgere in particolare uno o più dei seguenti compiti:

a)  assistere il debitore o i creditori nel redigere o negoziare il piano di ristrutturazione;

b)  vigilare sull'attività del debitore durante le trattative sul piano di ristrutturazione e riferire all'autorità giudiziaria o amministrativa;

c)  assumere il controllo parziale delle attività o degli affari del debitore durante le trattative.

2.  Ai fini della presente direttiva, i seguenti concetti sono da intendersi come definiti ai sensi del diritto nazionale:

a)  insolvenza;

b)  probabilità di insolvenza;

c)  micro, piccole e medie imprese ("PMI").

Articolo 3

Allerta precoce e accesso alle informazioni

1.  Gli Stati membri provvedono affinché i debitori ▌abbiano accesso a uno o più strumenti di allerta precoce chiari e trasparenti in grado di individuare situazioni che potrebbero comportare la probabilità di insolvenza e di segnalare al debitore la necessità di agire senza indugio.

Ai fini di cui al primo comma, gli Stati membri possono avvalersi di tecnologie informatiche aggiornate per le notifiche e per le comunicazioni online.

2.  Gli strumenti di allerta precoce possono includere quanto segue:

a)  meccanismi di allerta nel momento in cui il debitore non abbia effettuato determinati tipi di pagamento;

b)  servizi di consulenza forniti da organizzazioni pubbliche o private;

c)  incentivi a norma del diritto nazionale rivolti a terzi in possesso di informazioni rilevanti sul debitore, come i contabili e le autorità fiscali e di sicurezza sociale, affinché segnalino al debitore gli andamenti negativi.

3.  Gli Stati membri provvedono affinché i debitori e i rappresentanti dei lavoratori abbiano accesso a informazioni pertinenti e aggiornate sugli strumenti di allerta precoce disponibili, come pure sulle procedure e alle misure di ristrutturazione e di esdebitazione.

4.  Gli Stati membri provvedono affinchè le informazioni sull´ accesso agli strumenti di allerta precoce siano pubblicamente disponibili onlin e, specialmente per le PMI, siano facilmente accessibili e di agevole consultazione.

5.  Gli Stati membri possono fornire sostegno ai rappresentanti dei lavoratori nella valutazione della situazione economica del debitore.

Titolo II

QUADRI DI RISTRUTTURAZIONE PREVENTIVA

CAPO I

Disponibilità di quadri di ristrutturazione preventiva

Articolo 4

Disponibilità di quadri di ristrutturazione preventiva

1.  Gli Stati membri provvedono affinché, qualora sussista una probabilità di insolvenza, il debitore ▌abbia accesso a un ▌quadro di ristrutturazione preventiva che gli consenta la ristrutturazione ▌, al fine di impedire l'insolvenza e di assicurare la loro sostenibilità economica, fatte salve altre soluzioni volte a evitare l'insolvenza, così da tutelare i posti di lavoro e preservare l'attività imprenditoriale.

2.  Gli Stati membri possono prevedere che i debitori che sono stati condannati per gravi violazioni degli obblighi di contabilità o di tenuta dei libri ai sensi del diritto nazionale possano accedere ai quadri di ristrutturazione preventiva solo dopo che tali debitori abbiano adottato opportuni provvedimenti per rettificare i problemi che hanno portato alla condanna, al fine di fornire ai creditori le informazioni necessarie per consentire loro di prendere una decisione durante le trattative sulla ristrutturazione.

3.  Gli Stati membri possono mantenere o introdurre una verifica di sostenibilità economica a norma del diritto nazionale, purché tale verifica abbia la finalità di escludere il debitore che non ha prospettive di sostenibilità economica, e possa essere effettuata senza pregiudicare gli attivi del debitore.

4.  Gli Stati membri possono limitare, nell'arco di un determinato periodo, il numero di possibilità di accesso del debitore a un quadro di ristrutturazione preventiva previsto a norma della presente direttiva.

5.  Il quadro di ristrutturazione preventiva previsto dalla presente direttiva può consistere in una o più procedure, misure o disposizioni, alcune delle quali possono realizzarsi in sede extragiudiziale, fatti salvi altri eventuali quadri di ristrutturazione previsti dal diritto nazionale.

Gli Stati membri provvedono affinché i quadri di ristrutturazione conferiscano in modo coerente ai debitori e alle parti interessate i diritti e le garanzie di cui al presente titolo.

6.  Gli Stati membri possono prevedere disposizioni che limitino la partecipazione dell'autorità giudiziaria o amministrativa a un quadro di ristrutturazione preventiva ai casi in cui è necessaria e proporzionata, garantendo nel contempo la salvaguardia dei diritti delle parti interessate e dei pertinenti portatori di interessi.

7.  Il quadro di ristrutturazione preventiva a norma della presente direttiva è disponibile su richiesta del debitore.

8.  Gli Stati membri possono altresì prevedere che il quadro di ristrutturazione preventiva previsto a norma della presente direttiva sia disponibile su richiesta dei creditori e dei rappresentanti dei lavoratori, previo accordo del debitore. Gli Stati membri possono limitare tale requisito per ottenere l'accordo del debitore ai casi in cui il debitore è una PMI.

CAPO 2

Agevolazione delle trattative sul piano di ristrutturazione preventiva

Articolo 5

Debitore non spossessato

1.  Gli Stati membri provvedono affinché il debitore che accede alle procedure di ristrutturazione preventiva mantenga il controllo totale o almeno parziale dei suoi attivi e della gestione corrente dell'impresa.

2.  Ove occorra, la nomina da parte dell'autorità giudiziaria o amministrativa di un professionista nel campo della ristrutturazione è decisa caso per caso, eccetto in determinate situazioni in cui gli Stati membri possono richiedere sempre la nomina obbligatoria di tale professionista.

3.  Gli Stati membri provvedono alla nomina di un professionista nel campo della ristrutturazione per assistere il debitore e i creditori nel negoziare e redigere il piano almeno nei seguenti casi:

a)  quando, ai sensi dell´articolo 6, paragrafo 3, ▌una sospensione generale delle azioni esecutive individuali è concessa da un'autorità giudiziaria o amministrativa e detta autorità decide che tale professionista è necessario per tutelare gli interessi delle parti;

b)  quando il piano di ristrutturazione deve essere omologato dall'autorità giudiziaria o amministrativa mediante ristrutturazione trasversale dei debiti conformemente all'articolo 11; oppure

c)  quando la nomina è richiesta dal debitore o dalla maggioranza dei creditori, purché, in quest'ultimo caso, i creditori si facciano carico del costo del professionista.

Articolo 6

Sospensione delle azioni esecutive individuali

1.  Gli Stati membri provvedono affinché il debitore ▌possa beneficiare della sospensione delle azioni esecutive individuali al fine di agevolare le trattative sul piano di ristrutturazione nel contesto di un quadro di ristrutturazione preventiva.

Gli Stati membri possono prevedere che le autorità giudiziarie o amministrative abbiano la facoltà di rifiutare la concessione di una sospensione delle azioni esecutive individuali qualora tale sospensione non sia necessaria o non consegua l'obiettivo di cui al primo comma.

2.  Fatti salvi i paragrafi 4 e 5, gli Stati membri provvedono affinché la sospensione delle azioni esecutive individuali possa riguardare tutti i tipi di crediti, compresi quelli garantiti e privilegiati.

3.  Gli Stati membri possono prevedere che una sospensione delle azioni esecutive individuali possa essere generale, ossia riguardare tutti i creditori, o limitata, ossia riguardare uno o più singoli creditori o categorie di creditori.

In caso di sospensione limitata, essa si applica solamente ai creditori che sono stati informati, conformemente al diritto nazionale, delle trattative di cui al paragrafo 1 sul piano di ristrutturazione o della sospensione.

4.  Gli Stati membri possono escludere determinati crediti o categorie di crediti dall'ambito di applicazione della sospensione delle azioni esecutive individuali, in circostanze ben definite, qualora tale esclusione sia debitamente giustificata e qualora:

a)  un'azione esecutiva non sia suscettibile di compromettere la ristrutturazione dell'impresa; oppure

b)  la sospensione comporti un ingiusto pregiudizio dei creditori che vantano tali crediti.

5.  Il paragrafo 2 non si applica ai diritti dei lavoratori.

In deroga al primo comma, gli Stati membri possono applicare il paragrafo 2 ai diritti dei lavoratori se, e nella misura in cui, essi assicurano ▌che il pagamento di tali diritti sia garantito nell'ambito di un quadro di ristrutturazione preventiva con un livello di tutela analogo ▌.

6.  La durata iniziale di una sospensione delle azioni esecutive individuali è limitata a un massimo di quattro mesi.

7.  In deroga al paragrafo 6, gli Stati membri possono ▌autorizzare l'autorità giudiziaria o amministrativa a prorogare la durata ▌di una sospensione delle azioni esecutive individuali o a concedere una nuova sospensione delle medesime su richiesta del debitore, di un creditore o, se del caso, di un professionista nel campo della ristrutturazione. La proroga o il rinnovo della sospensione delle azioni esecutive individuali sono concessi solo in circostanze ben definite da cui risulti che la proroga o il rinnovo sono debitamente giustificati, ad esempio:

a)  sono stati compiuti progressi significativi nelle trattative sul piano di ristrutturazione, ▌

b)  la continuazione della sospensione delle azioni esecutive individuali non pregiudica ingiustamente i diritti o gli interessi delle parti interessate, oppure

c)  nei confronti del debitore non siano ancora state aperte procedure di insolvenza che possano concludersi con la liquidazione delle attività del debitore a norma del diritto nazionale.

8.  La durata totale della sospensione delle azioni esecutive individuali, inclusi le proroghe e i rinnovi, non supera i dodici mesi.

Qualora gli Stati membri decidano di attuare la presente direttiva per mezzo di una o più procedure o misure che non soddisfano le condizioni per la notifica in virtù dell'allegato A del regolamento (UE) 2015/848, la durata complessiva della sospensione nell'ambito di tali procedure è limitata a un massimo di quattro mesi se il centro degli interessi principali del debitore è stato trasferito a un altro Stato membro nei tre mesi precedenti alla presentazione di una richiesta di apertura della procedura di ristrutturazione preventiva.

9.  Gli Stati membri provvedono affinché l'autorità giudiziaria o amministrativa possa revocare una sospensione delle azioni esecutive individuali ▌nei casi seguenti:

a)  la sospensione non soddisfa più l'obiettivo di agevolare le trattative sul piano di ristrutturazione, ad esempio se risulta evidente che una parte di creditori che ai sensi del diritto nazionale può impedire l'adozione del piano di ristrutturazione non appoggia la continuazione delle trattative; ▌

b)  su richiesta del debitore o del professionista nel campo della ristrutturazione ▌;

c)  ove previsto dal diritto nazionale, se uno o più creditori oppure una o più classi di creditori sono o sarebbero ingiustamente pregiudicati dalla sospensione delle azioni esecutive individuali; oppure

d)  laddove previsto dal diritto nazionale, se la sospensione comporta l'insolvenza di un creditore.

Gli Stati membri possono limitare, ai sensi del primo comma, la facoltà di revoca della sospensione delle azioni esecutive individuali a situazioni in cui i creditori non hanno avuto l'opportunità di essere ascoltati prima dell'entrata in vigore della sospensione o della concessione di una sua proroga da parte di un'autorità giudiziaria o amministrativa.

Gli Stati membri possono prevedere un periodo minimo, che non deve eccedere il periodo di cui al paragrafo 6, durante il quale non è possibile revocare una sospensione delle azioni esecutive individuali.

Articolo 7

Conseguenze della sospensione delle azioni esecutive individuali

1.  Qualora un obbligo di un debitore, previsto dal diritto nazionale, di presentare istanza di apertura di una procedura di insolvenza che potrebbe concludersi con la liquidazione delle attività del debitore sorga durante ▌una sospensione delle azioni esecutive individuali, esso è sospeso per la durata della sospensione.

2.  La sospensione delle azioni esecutive individuali conformemente all'articolo 6 sospende, per la durata della sospensione, l'apertura, su richiesta di uno o più creditori, di una procedura di insolvenza che potrebbe concludersi con la liquidazione delle attività del debitore.

3.  Gli Stati membri possono derogare ai paragrafi 1 e 2 in situazioni in cui il debitore sia ▌incapace di pagare i suoi debiti in scadenza. In tali casi, gli Stati membri provvedono affinché ▌l'autorità giudiziaria o amministrativa possa decidere di ▌mantenere il beneficio della sospensione delle azioni esecutive individuali se, tenendo conto delle circostanze del caso, l'apertura di una procedura di insolvenza che potrebbe concludersi con la liquidazione delle attività del debitore non fosse nell'interesse generale dei creditori.

4.  Gli Stati membri prevedono norme che impediscono ai creditori cui si applica la sospensione di rifiutare l'adempimento dei contratti pendenti essenziali, o di risolverli, anticiparne la scadenza o modificarli in altro modo a danno del debitore, in relazione ai debiti sorti prima della sospensione, per la sola ragione di non essere stati pagati dal debitore. I contratti pendenti essenziali devono essere intesi come i contratti pendenti necessari per la continuazione della gestione corrente dell'impresa, inclusi i contratti relativi alle forniture la cui interruzione comporterebbe la paralisi dell'attività del debitore.

Il primo comma non impedisce agli Stati membri di conferire a tali creditori adeguate garanzie per evitare che subiscano un ingiusto pregiudizio in conseguenza di tale comma.

Gli Stati membri possono prevedere che il presente paragrafo si applichi a contratti pendenti non essenziali.

5.  Gli Stati membri assicurano che ai creditori non sia consentito di rifiutare l'adempimento dei contratti pendenti né di risolverli, di anticiparne la scadenza o di modificarli in altro modo a danno del debitore in forza di una clausola contrattuale che prevede tali misure, in ragione esclusivamente ▌:

a)  di una richiesta di apertura di una procedura di ristrutturazione preventiva;

b)  di una richiesta di sospensione delle azioni esecutive individuali;

c)  dell'apertura di una procedura di ristrutturazione preventiva; oppure

d)  della concessione di una sospensione delle azioni esecutive individuali in quanto tale.

6.  Gli Stati membri possono prevedere che una sospensione delle azioni esecutive individuali non si applichi ad accordi di netting, compresi accordi di netting per close-out, su mercati finanziari, mercati dell'energia e mercati dei prodotti di base anche nei casi in cui non si applica l'articolo 31, paragrafo 1, se tali accordi sono opponibili a norma delle legislazioni nazionali in materia di insolvenza. Tuttavia, la sospensione si applica, da parte del creditore all'esecuzione, di un credito da esso vantato nei confronti di un debitore in conseguenza dell'applicazione di un accordo di netting.

Il primo comma non si applica ai contratti di fornitura di beni, servizi o energia necessari all'operatività dell'impresa del debitore, salvo che tali contratti costituiscano una posizione negoziata su una borsa valori o su un altro mercato, tale da poter essere sostituita in ogni momento al valore corrente di mercato.

7.  Gli Stati membri ▌provvedono affinché la scadenza del termine di sospensione di un´azione esecutiva individuale senza l'adozione di un piano di ristrutturazione non comporti di per sé l'apertura di una procedura di insolvenza che potrebbe concludersi con la liquidazione delle attività del debitore, a meno che sussistano altre condizioni per tale apertura a norma del diritto nazionale.

CAPO 3

Piano di ristrutturazione

Articolo 8

Contenuto del piano di ristrutturazione

1.  Gli Stati membri dispongono che il piano di ristrutturazione presentato per adozione conformemente all'articolo 9, o per l'omologazione dell'autorità giudiziaria o amministrativa conformemente all'articolo 10, contenga almeno le seguenti informazioni:

a)  l'identità del debitore ▌;

b)  le attività e le passività del debitore al momento della presentazione del piano di ristrutturazione, compreso il valore delle attività, e una descrizione della situazione economica del debitore e della posizione dei lavoratori, nonché una descrizione delle cause e dell'entità delle difficoltà ▌del debitore;

c)  ▌le parti interessate, denominate individualmente o descritte ▌mediante categorie di debiti a norma del diritto nazionale, e i relativi crediti o interessi coperti dal piano di ristrutturazione;

d)  se del caso, le classi in cui le parti interessate sono state suddivise ai fini dell'adozione del piano di ristrutturazione e i valori rispettivi dei crediti e degli interessi di ciascuna classe;

e)  se del caso, le parti, denominate individualmente o descritte ▌mediante categorie di debiti a norma del diritto nazionale, che non sono interessate dal piano di ristrutturazione, unitamente a una descrizione dei motivi per cui ▌si propone che non siano interessate;

f)  se del caso, l'identità del professionista nel campo della ristrutturazione;

g)  i termini del piano di ristrutturazione tra cui, in particolare:

i)  qualsiasimisura di ristrutturazione proposta di cui all'articolo 2, paragrafo 1, punto 1;

ii)  la durata proposta di qualsiasimisura di ristrutturazione proposta, se del caso;

iii)  le modalità di informazione e consultazione dei rappresentanti dei lavoratori in conformità del diritto dell'Unione e nazionale;

iv)  se applicabile, le conseguenze generali per l'occupazione, come licenziamenti, misure di disoccupazione parziale, o simili;

v)  se previsto dal diritto nazionale, la stima dei flussi finanziari del debitore; e

vi)  qualsiasi nuovo finanziamento anticipato nell'ambito del piano di ristrutturazione e i motivi per cui il nuovo finanziamento è necessario per l'attuazione del piano;

h)  una dichiarazione circa i motivi per cui il piano di ristrutturazione ha prospettive ragionevoli di impedire l'insolvenza del debitore e di garantire la sostenibilità economica dell'impresa, comprese le necessarie condizioni preliminari per il successo del piano. Gli Stati membri possono esigere che tale dichiarazione dei motivi sia redatta o convalidata da un esperto esterno o da un professionista nel campo della ristrutturazione, ove questi sia stato nominato.

2.  Gli Stati membri rendono disponibile online una lista di controllo particolareggiata per i piani di ristrutturazione, adeguata alle esigenze delle PMI. La lista di controllo include indicazioni pratiche su come deve essere redatto il piano di ristrutturazione a norma del diritto nazionale.

La lista di controllo è messa a disposizione nella lingua o nelle lingue ufficiali dello Stato membro. Gli Stati membri valutano la possibilità di render disponibile la lista almeno in un'altra lingua, in particolare una utilizzata nel mondo degli affari a livello internazionale. ▌

Articolo 9

Adozione del piano di ristrutturazione

1.  Gli Stati membri provvedono affinché, a prescindere da chi richiede una procedura di ristrutturazione preventiva conformemente all'articolo 4, i debitori abbiano il diritto di presentare piani di ristrutturazione per adozione da parte delle parti interessate.

Gli Stati membri possono altresì disporre, precisandone le condizioni, che i creditori e i professionisti nel campo della ristrutturazione abbiano il diritto di presentare piani di ristrutturazione.

2.  Gli Stati membri provvedono affinché ▌le parti interessate abbiano diritto di voto sull'adozione di un piano di ristrutturazione.

Le parti non interessate da un piano di ristrutturazione non hanno diritto di voto sull'adozione del piano.

3.  In deroga al paragrafo 2, gli Stati membri possono escludere dal diritto di voto:

a)  i detentori di strumenti di capitale;

b)  i creditori i cui crediti hanno rango inferiore ai crediti vantati dai creditori non garantiti nel normale grado di priorità di liquidazione; oppure

c)  qualsiasi parte correlata con il debitore o con la sua impresa che presenti un conflitto di interessi a norma del diritto nazionale.

4.  Gli Stati membri provvedono affinché le parti interessate siano trattate in classi distinte che rispecchiano una sufficiente comunanza di interessi, basata su criteri verificabili, a norma del diritto nazionale. Come minimo, i creditori che vantano crediti garantiti e non garantiti sono trattati in classi distinte ai fini dell'adozione del piano di ristrutturazione.

Gli Stati membri possono altresì prevedere che i diritti dei lavoratori siano trattati in una specifica classe distinta.

Gli Stati membri possono prevedere che il debitore che è una PMI possa scegliere di non trattare le parti interessate in classi distinte.

Gli Stati membri adottano misure appropriate per assicurare che la formazione delle classi sia effettuata con particolare attenzione alla protezione dei creditori vulnerabili, come i piccoli fornitori.

5.  I diritti di voto e la formazione delle classi sono esaminati da un'autorità giudiziaria o amministrativa quando è presentata la domanda di omologazione del piano di ristrutturazione.

Gli Stati membri possono esigere che un'autorità giudiziaria o amministrativa esamini e convalidi i diritti di voto e la formazione delle classi in una fase anteriore a quella di cui al primo comma.

6.  Il piano di ristrutturazione ▌è adottato dalle parti interessate purché in ciascuna classe sia ottenuta la maggioranza dell'importo dei crediti o degli interessi. Inoltre gli Stati membri possono richiedere che in ciascuna classe sia ottenuta la maggioranza del numero di parti interessate.

Le maggioranze richieste per l'adozione del piano di ristrutturazione sono stabilite dagli Stati membri. Tali maggioranze ▌non sono superiori al 75% dell'importo dei crediti o degli interessi di ciascuna classe o, se del caso, del numero di parti interessate di ciascuna classe.

7.  In deroga ai paragrafi da 2 a 5, gli Stati membri possono prevedere che la votazione formale per l'adozione del piano di ristrutturazione ▌possa essere sostituita da un accordo con la maggioranza richiesta ▌.

Articolo 10

Omologazione del piano di ristrutturazione

1.  Gli Stati membri provvedono affinché almeno i seguenti piani di ristrutturazione vincolino le parti solo se sono omologati dall'autorità giudiziaria o amministrativa:

a)  piani di ristrutturazione che incidono sui crediti o sugli interessi delle parti interessate dissenzienti;

b)  piani di ristrutturazione che prevedono nuovi finanziamenti;

c)  piani di ristrutturazione che comportano la perdita di più del 25% della forza lavoro, se tale perdita è ammessa dal diritto nazionale.

2.  Gli Stati membri provvedono affinché le condizioni per l'omologazione del piano di ristrutturazione da parte dell'autorità giudiziaria o amministrativa siano specificate chiaramente e prevedano almeno che:

a)  il piano di ristrutturazione sia stato adottato in conformità dell'articolo 9 ▌;

b)  i creditori con una sufficiente comunanza di interessi nella stessa classe ricevano pari trattamento, proporzionalmente al credito rispettivo;

c)  la notificazione del piano di ristrutturazione sia stata consegnata, conformemente al diritto nazionale, a ▌ tutte le parti interessate;

d)  nel caso vi siano creditori dissenzienti, il piano di ristrutturazione superi la verifica del migliore soddisfacimento dei creditori;

e)  se del caso, qualsiasi nuovo finanziamento sia necessario per attuare il piano di ristrutturazione e non pregiudichi ingiustamente gli interessi dei creditori.

Il rispetto del primo comma, lettera d), è esaminato da un'autorità giudiziaria o amministrativa solo se il piano di ristrutturazione è stato contestato per tale motivo.

3.  Gli Stati membri assicurano che l'autorità giudiziaria o amministrativa abbia la facoltà di rifiutare di omologare il piano di ristrutturazione che risulti privo della ▌prospettiva ragionevole di impedire l'insolvenza del debitore o di garantire la sostenibilità economica dell'impresa.

4.  Gli Stati membri provvedono affinché, nei casi in cui l'autorità giudiziaria o amministrativa è tenuta a omologare il piano di ristrutturazione per renderlo vincolante, la decisione sia adottata in modo efficace ai fini del trattamento della materia in tempi rapidi.

Articolo 11

Ristrutturazione trasversale dei debiti

1.  Gli Stati membri provvedono affinché il piano di ristrutturazione che non è approvato da tutte le ▌parti interessate di cui all'articolo 9, paragrafo 6, in ciascuna classe di voto, possa essere omologato dall'autorità giudiziaria o amministrativa, su proposta del debitore o ▌con l'accordo del debitore, e possa diventare vincolante per ▌le classi di voto dissenzienti se ▌esso soddisfa almeno le condizioni seguenti:

a)  è conforme all'articolo 10, paragrafi 2 e 3;

b)  è stato approvato:

i)  dalla maggioranza delle classi di voto di parti interessate, purché almeno una di esse sia una classe di creditori garantiti o abbia rango superiore alla classe dei creditori non garantiti; oppure, in mancanza,

ii)  da almeno una delle classi di voto di parti interessate o, se previsto dal diritto nazionale, di parti che subiscono un pregiudizio, diversa da una classe di detentori di strumenti di capitale o altra classe che, in base a una valutazione del debitore in regime di continuità aziendale, non riceverebbe alcun pagamento né manterrebbe alcun interesse o, se previsto dal diritto nazionale, si possa ragionevolmente presumere che non riceva alcun pagamento né mantenga alcun interesse se fosse applicato il normale grado di priorità di liquidazione a norma del diritto nazionale.

c)  assicura che le classi di voto dissenzienti di creditori interessati ricevano un trattamento almeno tanto favorevole quanto quello delle altre classi dello stesso rango e più favorevole di quello delle classi inferiori; e

d)  nessuna classe di parti interessate può ricevere o conservare in base al piano di ristrutturazione più dell'importo integrale dei crediti o interessi che rappresenta.

In deroga al primo comma, gli Stati membri possono limitare il requisito di ottenere l'accordo del debitore ai casi in cui quest'ultimo è una PMI.

Gli Stati membri possono aumentare il numero minimo di classi di parti interessate, o, se previsto dal diritto nazionale, di parti che subiscono un pregiudizio necessario per l'approvazione del piano ai sensi della lettera b), punto ii), del presente paragrafo;

2.  In deroga al paragrafo 1, lettera c), gli Stati membri possono prevedere che i diritti dei creditori interessati di una classe di voto dissenziente siano pienamente soddisfatti con mezzi uguali o equivalenti se è previsto che una classe inferiore riceva pagamenti o mantenga interessi in base al piano di ristrutturazione.

Gli Stati membri possono mantenere o introdurre disposizioni che derogano al primo comma, qualora queste siano necessarie per conseguire gli obiettivi del piano di ristrutturazione e se il piano di ristrutturazione non pregiudica ingiustamente i diritti o gli interessi delle parti interessate.

Articolo 12

Detentori di strumenti di capitale

1.  Se escludono i detentori di strumenti di capitale dall'applicazione degli articoli da 9 a 11, gli Stati membri provvedono con altri mezzi affinché ai detentori di strumenti di capitale non sia consentito di impedire o ostacolare irragionevolmente l'adozione e l'omologazione di un piano di ristrutturazione.

2.  Gli Stati membri provvedono altresì affinché ai detentori di strumenti di capitale non sia consentito di impedire o ostacolare irragionevolmente l'attuazione di un piano di ristrutturazione.

3.  Gli Stati membri possono adattare la definizione di cosa debba intendersi per impedire o ostacolare irragionevolmente a norma del presente articolo per tenere conto, tra l'altro, del fatto che il debitore è una PMI o una grande impresa, delle misure di ristrutturazione proposte riguardanti i diritti dei detentori di strumenti di capitale, del tipo di detentore di strumenti di capitale, del fatto che il debitore è una persona fisica o giuridica, e che i soci di un'impresa hanno una responsabilità limitata o illimitata.

Articolo 13

Lavoratori

1.  Gli Stati membri provvedono affinché il quadro di ristrutturazione preventiva non interessi i diritti individuali e collettivi dei lavoratori, ai sensi del diritto del lavoro dell'Unione e nazionale, quali i seguenti:

a)  il diritto alla negoziazione collettiva e all'azione industriale; e

b)  il diritto all'informazione e alla consultazione conformemente alle direttive 2002/14/CE e 2009/38/CE, in particolare:

i)  l'informazione dei rappresentanti dei lavoratori sull'evoluzione recente e quella probabile delle attività dell'impresa o dello stabilimento e della situazione economica, sulla cui base possono comunicare al debitore le preoccupazioni sulla situazione dell'impresa e sulla necessità di prendere in considerazione meccanismi di ristrutturazione;

ii)  l'informazione dei rappresentanti dei lavoratori su tutte le procedure di ristrutturazione preventiva che potrebbero incidere sull'occupazione, ad esempio in relazione alla capacità dei lavoratori di recuperare la propria retribuzione e qualsiasi pagamento futuro, compresi i diritti pensionistici dei lavoratori;

iii)  l'informazione e la consultazione dei rappresentanti dei lavoratori sui piani di ristrutturazione prima che siano presentati per adozione a norma dell'articolo 9, o per omologazione da parte di un'autorità giudiziaria o amministrativa a norma dell'articolo 10;

c)  i diritti garantiti dalle direttive 98/59/CE, 2001/23/CE e 2008/94/CE.

2.  Qualora il piano di ristrutturazione comprenda misure suscettibili di comportare cambiamenti nell'organizzazione del lavoro o nelle relazioni contrattuali con i lavoratori, tali misure sono approvate da tali lavoratori se in questi casi il diritto nazionale o i contratti collettivi prevedono tale approvazione.

Articolo 14

Valutazione dell'autorità giudiziaria o amministrativa

1.  L'autorità giudiziaria o amministrativa adotta una decisione sulla valutazione dell'impresa del debitore solo qualora il piano di ristrutturazione sia contestato da una parte interessata dissenziente per:

a)  una presunta violazione della verifica del migliore soddisfacimento dei creditoriai sensi dell'articolo 2, paragrafo 1, punto 6; oppure

b)  una presunta violazione delle condizioni per una ristrutturazione trasversale dei debiti ai sensi dell'articolo 11, paragrafo 1, lettera b), punto ii).

2.  Gli Stati membri provvedono affinché, ai fini dell'adozione di una decisione sulla valutazione conformemente al paragrafo 1, l'autorità giudiziaria o amministrativa possa nominare o sentire esperti adeguatamente qualificati.

3.  Ai fini del paragrafo 1, gli Stati membri provvedono affinché una parte interessata dissenziente possa presentare una contestazione presso l'autorità giudiziaria o amministrativa chiamata a omologare il piano di ristrutturazione ▌.

Gli Stati membri possono prevedere che la contestazione possa essere presentata nell'ambito dell'impugnazione della decisione sulla omologazione del piano di ristrutturazione.

Articolo 15

Effetti del piano di ristrutturazione

1.  Gli Stati membri provvedono affinché il piano di ristrutturazione, omologato dall'autorità giudiziaria o amministrativa, sia vincolante per tutte le parti interessate denominate o descritte conformemente all'articolo 8, paragrafo 1, lettera c).

2.  Gli Stati membri provvedono affinché i creditori che non sono coinvolti nell'adozione del piano di ristrutturazione ai sensi del diritto nazionale non siano interessati dal piano.

Articolo 16

Impugnazioni

1.  Gli Stati membri provvedono affinché qualsiasi impugnazione prevista a norma del diritto nazionale nei confronti di una decisione adottata da un'autorità giudiziaria per omologare o respingere il piano di ristrutturazione sia presentata dinanzi a un'autorità giudiziaria di grado superiore ▌.

Gli Stati membri provvedono affinché l'impugnazione di una decisione adottata da un'autorità amministrativa per omologare o respingere il piano di ristrutturazione sia presentata dinanzi a un'autorità giudiziaria.

2.  Le impugnazioni sono decise in modo efficiente ai fini di un trattamento in tempi rapidi.

3.  L'impugnazione della decisione recante omologazione del piano di ristrutturazione non ha effetto sospensivo sull'esecuzione del piano.

In deroga al primo comma, gli Stati membri possono prevedere che le autorità giudiziarie abbiano la facoltà di sospendere l'esecuzione del piano di ristrutturazione o di parti di esso qualora ciò sia necessario e appropriato per tutelare gli interessi di una parte.

4.  Gli Stati membri provvedono affinché, qualora sia accolta l'impugnazione di cui al paragrafo 3, l'autorità giudiziaria possa:

a)  annullare il piano di ristrutturazione; oppure

b)  omologare il piano di ristrutturazione con, se previsto dal diritto nazionale, o senza modifiche.

Gli Stati membri possono prevedere che, se un piano è omologato a norma del primo comma, lettera b), sia concesso un risarcimento a qualsiasi parte che abbia subito perdite monetarie e la cui impugnazione sia stata accolta.

CAPO 4 

Tutela dei nuovi finanziamenti, dei finanziamenti temporanei e delle altre operazioni connesse alla ristrutturazione

Articolo 17

Tutela dei nuovi finanziamenti e dei finanziamenti temporanei

1.  Gli Stati membri provvedono affinché ▌i nuovi finanziamenti e i finanziamenti temporanei siano adeguatamente tutelati. Come minimo, in caso di successiva insolvenza del debitore:

a)  i nuovi finanziamenti e i finanziamenti temporanei non possono essere dichiarati nulli, annullabili o inopponibili; e

b)  i concessori di detti finanziamenti non possono essere ritenuti civilmente, amministrativamente o penalmente responsabili,

in base al rilievo che detti finanziamenti sono pregiudizievoli per la massa dei creditori, a meno che non sussistano altre ragioni stabilite dal diritto nazionale.

2.  Gli Stati membri possono prevedere che il paragrafo 1 si applichi unicamente ai nuovi finanziamenti se il piano di ristrutturazione è stato omologato da un'autorità giudiziaria o amministrativa, e ai finanziamenti temporanei sottoposti a un controllo ex ante.

3.  Gli Stati membri possono escludere dall'applicazione del paragrafo 1 i finanziamenti temporanei concessi dopo che il debitore sia divenuto incapace di pagare i propri debiti in scadenza.

4.  Gli Stati membri possono prevedere che i concessori di nuovi finanziamenti o di finanziamenti temporanei abbiano il diritto di ottenere il pagamento in via prioritaria, nell'ambito di successive procedure di insolvenza, rispetto agli altri creditori che altrimenti avrebbero crediti ▌di grado superiore o uguale.

Articolo 18

Tutela delle altre operazioni connesse alla ristrutturazione

1.  Fatto salvo l'articolo 17, gli Stati membri provvedono affinché, nel caso di successiva insolvenza di un debitore, le operazioni che sono ragionevoli e immediatamente necessarie per le trattative sul piano di ristrutturazione ▌non siano dichiarate nulle, annullabili o inopponibili in base al rilievo che dette operazioni sono pregiudizievoli per la massa dei creditori, a meno che non sussistano altre ragioni stabilite dal diritto nazionale.

2.  Gli Stati membri possono prevedere che il paragrafo 1 si applichi unicamente ai casi in cui il piano è omologato da un'autorità giudiziaria o amministrativa o dette operazioni sono state soggette a un controllo ex ante.

3.  Gli Stati membri possono escludere dall'applicazione del paragrafo 1 le operazioni effettuate dopo che il debitore sia divenuto incapace di pagare i propri debiti in scadenza.

4.  Le operazioni ▌di cui al paragrafo 1 comprendono, come minimo:

a)  il pagamento di onorari e costi ▌necessari per la negoziazione, l'adozione o l'omologazione ▌del piano di ristrutturazione;

b)  il pagamento di onorari e costi ▌necessari per consulenze professionali strettamente connesse alla ▌ristrutturazione;

c)  il pagamento delle retribuzioni dei lavoratori per il lavoro già prestato, fatta salva l'ulteriore protezione prevista dal diritto dell'Unione o nazionale;

d)  qualsiasi ▌pagamento o spesa effettuati nell'ambito dell'attività ordinaria diversi da quelli di cui alle lettere a) e c).

5.  Fatto salvo l'articolo 17, gli Stati membri provvedono affinché, nel caso di successiva insolvenza del debitore, le operazioni ragionevoli e immediatamente necessarie per l'attuazione del piano di ristrutturazione ed effettuate conformemente al piano di ristrutturazione omologato dall'autorità giudiziaria o amministrativa ▌ non siano dichiarate nulle, annullabili o inopponibili in base al rilievo che dette operazioni sono pregiudizievoli per la massa dei creditori, a meno che non sussistano ulteriori ragioni stabilite dal diritto nazionale.

CAPO 5

Obblighi dei dirigenti

Articolo 19

Obblighi dei dirigenti qualora sussista una probabilità di insolvenza

Gli Stati membri ▌provvedono affinché, qualora sussista una probabilità di insolvenza, i dirigenti tengano debitamente conto come minimo dei seguenti elementi:

a)  gli interessi dei creditori ▌, e dei detentori di strumenti di capitale e degli altri portatori di interessi;

b)  la necessità di prendere ▌misure per evitare l'insolvenza; e

c)  la necessità di evitare condotte che, deliberatamente o per grave negligenza, mettono in pericolo la sostenibilità economica dell'impresa.

TITOLO III

ESDEBITAZIONI E INTERDIZIONI

Articolo 20

Accesso all´ esdebitazione

1.  Gli Stati membri provvedono affinché l'imprenditore insolvente abbia accesso ad almeno una procedura che porti all´ esdebitazione integrale in conformità della presente direttiva.

Gli Stati membri possono chiedere la previa cessazione dell'attività commerciale, imprenditoriale, artigianale o professionale a cui sono riconducibili i debiti di un imprenditore insolvente.

2.  Gli Stati membri in cui l´ esdebitazione integrale è subordinata al rimborso parziale del debito da parte dell'imprenditore provvedono affinché l'obbligo di rimborso si basi sulla situazione individuale dell'imprenditore e, in particolare, sia proporzionato al reddito e agli attivi sequestrabili o disponibili dell'imprenditore durante i termini per l´ esdebitazione e tenga conto dell'equo interesse dei creditori.

3.  Gli Stati membri provvedono affinché gli imprenditori che sono stati liberati dai rispettivi debiti possano beneficiare dei vigenti quadri nazionali che offrono agli imprenditori sostegno imprenditoriale, e abbiano accesso a informazioni pertinenti e aggiornate su tali quadri.

Articolo 21

Termini per l´esdebitazione

1.  Gli Stati membri provvedono affinché il periodo ▌trascorso il quale l'imprenditore insolvente può essere liberato integralmente dai propri debiti non sia superiore a tre anni a decorrere al più tardi:

a)  nel caso di una procedura che comprende un piano di rimborso, dalla data della decisione adottata da un'autorità giudiziaria o amministrativa per l'omologazione del piano o dalla data d´inizio dell'attuazione del piano; oppure

b)  nel caso di qualsiasi altra procedura, dalla data della decisione adottata dall'autorità giudiziaria o amministrativa per l'apertura della procedura o dalla determinazione della massa fallimentare dell´imprenditore.

2.  Gli Stati membri provvedono affinché l'imprenditore insolvente che abbia adempiuto gli obblighi che gli incombono, ove esistano a norma del diritto nazionale, sia liberato dai debiti alla scadenza dei termini per l´ esdebitazione senza necessità di rivolgersi ▌all'autorità giudiziaria o amministrativa per aprire un'altra procedura oltre a quelle di cui al paragrafo 1.

Fatto salvo il primo comma, gli Stati membri possono mantenere o introdurre disposizioni che consentano all'autorità giudiziaria o amministrativa di verificare se l'imprenditore abbia rispettato gli obblighi per ottenere l´esdebitazione.

3.  Gli Stati membri possono disporre che un´esdebitazione non comprometta la prosecuzione di una procedura di insolvenza che comporti la realizzazione e la distribuzione dell'attivo dell'imprenditore che rientrava nella massa fallimentare di tale imprenditore alla data di scadenza del termine di esdebitazione.

Articolo 22

Periodo di interdizione

1.  Gli Stati membri provvedono affinché, qualora l'imprenditore insolvente ottenga l´ esdebitazione conformemente alla presente direttiva, qualsiasi interdizione dall'accesso a un'attività commerciale, imprenditoriale, artigianale o professionale e dal suo esercizio per il solo motivo dell'insolvenza dell'imprenditore cessi di avere effetto, al più tardi, alla scadenza dei termini per l´esdebitazione.

2.  Gli Stati membri provvedono affinché, alla scadenza dei termini per l´esdebitazione, l'interdizione di cui al paragrafo 1 del presente articolo cessi di avere effetto senza necessità di rivolgersi all'autorità giudiziaria o amministrativa per aprire un'altra procedura oltre a quelle di cui all'articolo 21, paragrafo 1.

Articolo 23

Deroghe

1.  In deroga agli articoli da 20 a 22, gli Stati membri mantengono o introducono disposizioni che negano o limitano l'accesso all´ esdebitazione o che revocano il beneficio di tale esdebitazione o che prevedono termini più lunghi per l´esdebitazione integrale dai debiti o periodi di interdizione più lunghi quando, nell'indebitarsi, durante la procedura di insolvenza o il pagamento dei debiti, l'imprenditore insolvente ha agito nei confronti dei creditori o di altri portatori di interessi in modo disonesto o in malafede ai sensi del diritto nazionale, fatte salve le norme nazionali sull'onere della prova.

2.  In deroga agli articoli da 20 a 22, gli Stati membri possono mantenere o introdurre disposizioni che negano o limitano l'accesso all´esdebitazione , revocano il beneficio dell´ esdebitazione, o prevedono termini più lunghi per l´ esdebitazione integrale o periodi di interdizione più lunghi in determinate circostanze ben definite e nei casi in cui tali deroghe siano debitamente giustificate, ad esempio:

a)  quando l'imprenditore insolvente ha violato sostanzialmente gli obblighi previsti in un piano di rimborso o ▌qualsiasi altro obbligo giuridico a tutela degli interessi dei creditori, compreso l'obbligo di massimizzare i rendimenti per i creditori;

b)  quando l'imprenditore insolvente non ha adempiuto gli obblighi di informazione o cooperazione a norma del diritto dell'Unione e nazionale;

c)  in caso di domande abusive di esdebitazione;

d)  nel caso di un´ulteriore domanda di esdebitazione entro un certo periodo dalla concessione all'imprenditore insolvente del beneficio dell´ esdebitazione integrale oppure dal rifiuto di tale beneficio a causa di una grave violazione degli obblighi di informazione o cooperazione;

e)  quando non è coperto il costo della procedura che porta all´esdebitazione; oppure

f)  quando una deroga è necessaria a garantire un equilibrio tra i diritti del debitore e i diritti di uno o più creditori.

3.  In deroga all'articolo 21, gli Stati membri possono prevedere termini più lunghi per l´ esdebitazione qualora ▌:

a)  siano approvati o disposti da un'autorità giudiziaria o amministrativa provvedimenti cautelativi a tutela dell'abitazione principale dell'imprenditore insolvente e, ove applicabile, della famiglia dell´imprenditore o dei beni essenziali per la prosecuzione dell'attività commerciale, imprenditoriale, artigianale o professionale dell'imprenditore; oppure

b)  non sia realizzata l'abitazione principale dell'imprenditore insolvente e, ove applicabile, della famiglia dell´imprenditore.

4.  Gli Stati membri possono escludere dall´ esdebitazione alcune categorie specifiche di debiti ▌ o limitare l'accesso all´esdebitazione o stabilire termini più lunghi per l´esdebitazione, qualora tali esclusioni, limitazioni o termini più lunghi siano debitamente giustificati, come nel caso di:

a)  debiti garantiti;

b)  debiti derivanti da sanzioni penali o ad esse connessi;

c)  debiti derivanti da responsabilità extracontrattuale;

d)  debiti riguardanti obbligazioni alimentari derivanti da rapporti di famiglia, di parentela, di matrimonio o di affinità;

e)  debiti contratti in seguito a una domanda d´ esdebitazione o all'apertura della procedura che porta all´esdebitazione; e

f)  debiti derivanti dall'obbligo di pagare il costo della procedura che porta all´ esdebitazione.

5.  In deroga all'articolo 22, gli Stati membri possono prevedere periodi di interdizione più lunghi o indeterminati qualora l'imprenditore insolvente svolga una professione:

a)  cui si applicano norme etiche specifiche o norme specifiche in materia di reputazione o competenza, e l'imprenditore abbia violato tali norme; oppure

b)  riguardante la gestione della proprietà altrui.

Il primo comma non si applica qualora l'imprenditore insolvente chieda di accedere a una delle professioni di cui alle lettere a) o b) di tale comma.

6.  La presente direttiva lascia impregiudicate le disposizioni nazionali relative alle ▌ interdizioni disposte da un'autorità giudiziaria o amministrativa diverse da quelle di cui all'articolo 22.

Articolo 24

Riunione delle procedure relative ai debiti professionali e personali

1.  Gli Stati membri provvedono affinché, ai fini dell´esdebitazione integrale, se l'imprenditore insolvente ha contratto debiti professionali nel corso della sua attività commerciale, imprenditoriale, artigianale o professionale e debiti personali al di fuori di tale attività, che non possono essere ragionevolmente distinti dai primi, tali debiti, se possono essere liberati, siano trattati in un'unica procedura.

2.  Qualora i debiti professionali e quelli personali possano essere distinti, gli Stati membri possono prevedere che, ai fini dell´ esdebitazione integrale, essi siano trattati o in procedure distinte ma coordinate, o nella stessa procedura.

TITOLO IV

MISURE PER AUMENTARE L'EFFICIENZA DELLE PROCEDURE DI RISTRUTTURAZIONE, INSOLVENZA ED ESDEBITAZIONE

Articolo 25

Autorità giudiziarie e amministrative

▌Fatte salve l'indipendenza della magistratura ed eventuali differenze nell'organizzazione del potere giudiziario all'interno dell'Unione, ▌gli Stati membri provvedono affinché ▌:

a)  i membri delle autorità giudiziarie e amministrative che si occupano delle procedure di ristrutturazione, insolvenza ed esdebitazione ricevano una formazione adeguata e possiedano le competenze necessarie per adempiere alle loro responsabilità; e

b)  il trattamento delle procedure di ristrutturazione, insolvenza ed esdebitazione avvenga in modo efficiente ai fini di un espletamento in tempi rapidi delle procedure.

Articolo 26

Professionisti nelle procedure di ristrutturazione, insolvenza ed esdebitazione

1.  Gli Stati membri provvedono affinché:

a)  i professionisti nominati da un'autorità giudiziaria o amministrativa per occuparsi di procedure di ristrutturazione, insolvenza ed esdebitazione ("professionisti") ricevano una formazione adeguata e possiedano le competenze necessarie per adempiere alle loro responsabilità;

b)  le condizioni di ammissibilità, nonché la procedura di nomina, revoca e dimissioni dei professionisti, siano chiare, trasparenti ed eque;

c)  ai fini della nomina di un professionista in un caso specifico, anche nei casi che presentano elementi transfrontalieri, si tanga debito conto delle esperienze e competenze del professionista, nonché delle specificità del caso; e

d)  al fine di evitare qualsiasi conflitto di interessi, i debitori e i creditori abbiano la facoltà di opporsi alla scelta o alla nomina del professionista, o di chiedere la sostituzione del professionista.

2.  La Commissione agevola la condivisione di migliori pratiche tra gli Stati membri al fine di migliorare la qualità della formazione in tutta l'Unione, anche tramite lo scambio di esperienze e strumenti di sviluppo delle capacità.

Articolo 27

Vigilanza e remunerazione dei professionisti ▌

1.  Gli Stati membri predispongono appropriati meccanismi di vigilanza e regolamentazione per garantire che il lavoro dei professionisti sia oggetto di una vigilanza efficace, in modo da assicurare che i loro servizi siano prestati in modo efficace e competente e siano forniti, in relazione alle parti coinvolte, in maniera imparziale e indipendente. Tali meccanismi comprendono anche misure per l´assunzione di responsabilità dei professionisti che non adempiono i propri obblighi.

2.  Gli Stati membri provvedono affinché le informazioni sulle autorità o sugli organi che esercitano la vigilanza sui professionisti siano disponibili pubblicamente.

3.  Gli Stati membri possono incoraggiare l'elaborazione e la sottoscrizione di codici di condotta da parte dei professionisti.

4.  Gli Stati membri provvedono affinché la remunerazione dei professionisti sia regolamentata da norme che siano coerenti con l'obiettivo di un espletamento ▌efficiente delle procedure.

Gli Stati membri provvedono affinché siano istituite procedure adeguate per risolvere eventuali controversie in materia di remunerazione ▌.

Articolo 28

Uso di mezzi di comunicazione elettronici

1.  Gli Stati membri provvedono affinché, nelle procedure di ristrutturazione, insolvenza ed esdebitazione, le parti coinvolte nella procedura, i professionisti e le autorità giudiziarie o amministrative possano eseguire attraverso mezzi di comunicazione elettronica, anche nelle situazioni transfrontaliere, almeno le azioni seguenti:

a)  insinuazione al passivo;

b)  presentazione di piani di ristrutturazione o di rimborso ▌;

c)  notifiche ai creditori;

d)  presentazione di contestazioni e impugnazioni.

TITOLO V

MONITORAGGIO DELLE PROCEDURE DI RISTRUTTURAZIONE, INSOLVENZA ED ESDEBITAZIONE

Articolo 29

Raccolta dei dati

1.  ▌Gli Stati membri raccolgono e aggregano, su base annua, a livello nazionale, i dati ▌riguardanti le procedure di ristrutturazione, insolvenza ed esdebitazione suddivisi per ciascun tipo di procedura, comprensivi almeno sui seguenti elementi:

a)  il numero di procedure richieste o aperte, laddove l'apertura sia prevista dal diritto nazionale, e il numero di procedure che sono pendenti o concluse;

b)  la durata media delle procedure, dalla presentazione della domanda oppure dall'apertura, laddove l'apertura sia prevista dal diritto nazionale, fino alla loro conclusione;

c)  il numero di procedure diverse da quelle richieste ai sensi della lettera d), suddivise per tipo di esito;

d)  il numero di domande di procedura di ristrutturazione dichiarate inammissibili, respinte o ritirate prima dell'apertura.

2.  Gli Stati membri raccolgono e aggregano, su base annua, a livello nazionale, i dati riguardanti il numero di debitori che sono stati sottoposti a procedure di ristrutturazione o di insolvenza e che, nei tre anni precedenti la presentazione della domanda o l'apertura di tali procedure, laddove l'apertura sia prevista dal diritto nazionale, hanno ottenuto l'omologazione di un piano di ristrutturazione nel quadro di una precedente procedura di ristrutturazione in attuazione del titolo II.

3.  Gli Stati membri possono raccogliere e aggregare, su base annua, a livello nazionale, i dati riguardanti:

a)  il costo medio di ciascun tipo di procedura;

b)  i tassi medi di recupero per i creditori garantiti e per quelli non garantiti e, se del caso, per altri tipi di creditori, indicati separatamente ▌;

c)  il numero di imprenditori che, dopo essere stati sottoposti a una procedura di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera b), avviano una nuova impresa;

d)  il numero dei posti di lavoro persi legati alle procedure di ristrutturazione e di insolvenza.

4.  Gli Stati membri suddividono i dati di cui alle lettere da a) a c) del paragrafo 1, e, se del caso e secondo disponibilità, i dati di cui al paragrafo 3, per:

a)  dimensioni dei debitori che non sono persone fisiche;

b)  tipo di persona, fisica o giuridica, del debitore sottoposto a procedura di ristrutturazione o insolvenza; e

c)  ▌destinatari delle procedure che portano all´esdebitazione, ovvero se queste riguardano solo gli imprenditori o tutte le persone fisiche.

5.  Gli Stati membri possono raccogliere e aggregare i dati di cui ai paragrafi da 1 a 4 con un metodo di campionamento che garantisca la rappresentatività dei campioni in termini di dimensioni e varietà.

6.  Gli Stati membri raccolgono e aggregano i dati di cui ai paragrafi 1, 2, 4 e, se del caso, al paragrafo 3, per anni di calendario completi che finiscono il 31 dicembre di ogni anno, iniziando ▌ dal primo anno di calendario completo successivo alla data di applicazione degli atti di esecuzione di cui al paragrafo 7. I dati sono comunicati alla Commissione annualmente, entro il 31 dicembre dell'anno di calendario successivo a quello per cui i dati sono raccolti, mediante il modulo per la comunicazione dei dati.

7.  La Commissione stabilisce il modulo per la comunicazione dei dati di cui al paragrafo 6 del presente articolo mediante atti di esecuzione. Tali atti di esecuzione è adottato secondo la procedura d'esame di cui all'articolo 30, paragrafo 2.

8.  La Commissione pubblica sul proprio sito web, in modo accessibile e agevolmente consultabile, i dati comunicati conformemente al paragrafo 6.

Articolo 30

Procedura di comitato

1.  La Commissione è assistita da un comitato. Esso è un comitato ai sensi del regolamento (UE) n. 182/2011.

2.  Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applica l'articolo 5 del regolamento (UE) n. 182/2011.

Qualora il comitato non esprima alcun parere, la Commissione non adotta il progetto di atto di esecuzione e si applica l'articolo 5, paragrafo 4, terzo comma, del regolamento (UE) n. 182/2011.

TITOLO VI

DISPOSIZIONI FINALI

Articolo 31

Relazioni con altri atti e con strumenti internazionali

1.  Gli atti seguenti si applicano ferma restando la presente direttiva:

a)  direttiva 98/26/CE;

b)  direttiva 2002/47/CE; e

c)  regolamento (UE) n. 648/2012.

2.   La presente direttiva lascia impregiudicati i requisiti di salvaguardia dei fondi per gli istituti di pagamento stabiliti a norma della direttiva (UE) 2015/2366 del Parlamento europeo e del Consiglio(26) e per gli istituti di moneta elettronica stabiliti a norma della direttiva 2009/110/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(27).

3.  La presente direttiva lascia impregiudicata l'applicazione della convenzione relativa alle garanzie internazionali su beni mobili strumentali e del relativo protocollo riguardante alcuni aspetti inerenti al materiale aeronautico, firmati a Città del Capo il 16 novembre 2001, di cui alcuni Stati membri sono parte al momento dell'adozione della presente direttiva.

Articolo 32

Modifica della direttiva (UE) 2017/1132

All'articolo 84 della direttiva (UE) 2017/1132 è aggiunto il seguente paragrafo 4:"

"4. Gli Stati membri derogano all'articolo 58, paragrafo 1, agli articoli 68, 72, 73 e 74, all'articolo 79, paragrafo 1, lettera b), all'articolo 80, paragrafo 1, e all'articolo 81 nella misura e per il periodo in cui tali deroghe sono necessarie per l'istituzione dei quadri di ristrutturazione preventiva di cui alla direttiva (UE) 2019/... del Parlamento europeo e del Consiglio ▌*.

Il primo comma lascia impregiudicato il principio della parità di trattamento degli azionisti.

* Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio riguardante i quadri di ristrutturazione preventiva, l´ esdebitazione e le interdizioni e misure volte ad aumentare l'efficienza delle procedure di ristrutturazione, insolvenza ed esdebitazione, e che modifica la direttiva (UE) 2017/1132 (direttiva sulla ristrutturazione e sull´insolvenza) (GU...).".

"

Articolo 33

Clausola di riesame

Entro ... [sette anni dalla data di entrata in vigore della presente direttiva], e successivamente ogni cinque anni, la Commissione presenta al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo una relazione sull'applicazione e sugli effetti della presente direttiva, anche per quanto riguarda l'applicazione della formazione di classi e delle regole di voto in relazione ai creditori vulnerabili, ad esempio i lavoratori. Sulla base di tale valutazione, la Commissione presenta, se del caso, una proposta legislativa, prendendo in considerazione ulteriori misure per consolidare e armonizzare il quadro giuridico in materia di ristrutturazione, insolvenza ed esdebitazione.

Articolo 34

Recepimento

1.  Gli Stati membri adottano e pubblicano, entro ... [due anni dalla data di entrata in vigore della presente direttiva], le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva, ad eccezione delle disposizioni necessarie per conformarsi all'articolo 28, lettere a), b) e c), che sono adottate e pubblicate al più tardi entro ... [cinque anni a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente direttiva] e delle disposizioni necessarie per conformarsi all'articolo 28, lettera d), che sono adottate e pubblicate al più tardi entro ... [sette anni a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente direttiva]. Essi ▌comunicano immediatamente ▌alla Commissione il testo di tali disposizioni.

Essi applicano le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva a decorrere da ... [due anni dalla data di entrata in vigore della presente direttiva], ad eccezione delle disposizioni necessarie per conformarsi all'articolo 28, lettere a), b) e c), che si applicano a decorrere da ... [cinque anni dalla data di entrata in vigore della presente direttiva] e delle disposizioni necessarie per conformarsi all'articolo 28, lettera d), che si applicano a decorrere da ... [sette anni dalla data di entrata in vigore della presente direttiva].

2.  In deroga paragrafo 1, gli Stati membri che incontrano particolari difficoltà nell'attuazione della presente direttiva hanno la possibilità di beneficiare di una proroga di massimo un anno del periodo di attuazione di cui al paragrafo 1. Gli Stati membri notificano alla Commissione la necessità di avvalersi dell´opzione di prorogare il periodo di attuazione entro il [18 mesi dalla data di entrata in vigore della presente direttiva].

3.  Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle disposizioni principali di diritto interno che adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva.

Articolo 35

Entrata in vigore

La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Articolo 36

Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.

Fatto a …, il

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

(1) GU C 209 del 30.6.2017, pag. 21.
(2) GU C 342 del 12.10.2017, pag. 43.
(3)GU C 209 del 30.6.2017, pag. 21.
(4)GU C 342 del 12.10.2017, pag. 43.
(5)Posizione del Parlamento europeo del 28 marzo 2019.
(6)Regolamento (UE) 2015/848 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 maggio 2015, relativo alle procedure di insolvenza (GU L 141 del 5.6.2015, pag. 19).
(7)Direttiva 2013/34/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, relativa ai bilanci d’esercizio, ai bilanci consolidati e alle relative relazioni di talune tipologie di imprese, recante modifica della direttiva 2006/43/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e abrogazione delle direttive 78/660/CEE e 83/349/CEE del Consiglio (GU L 182 del 29.6.2013, pag. 19)
(8)Raccomandazione della Commissione, del 6 maggio 2003, relativa alla definizione delle microimprese, piccole e medie imprese (GU L 124 del 20.5.2003, pag. 36).
(9)Direttiva 2009/138/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2009, in materia di accesso ed esercizio delle attività di assicurazione e di riassicurazione (solvibilità II) (GU L 335 del 17.12.2009, pag. 1).
(10)Regolamento (UE) n. 575/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, relativo ai requisiti prudenziali per gli enti creditizi e le imprese di investimento e che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012 (GU L 176 del 27.6.2013, pag. 1).
(11)Regolamento (UE) n. 648/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 luglio 2012, sugli strumenti derivati OTC, le controparti centrali e i repertori di dati sulle negoziazioni (GU L 201 del 27.7.2012, pag. 1).
(12)Regolamento (UE) n. 909/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 luglio 2014, relativo al miglioramento del regolamento titoli nell'Unione europea e ai depositari centrali di titoli e recante modifica delle direttive 98/26/CE e 2014/65/UE e del regolamento (UE) n. 236/2012 (GU L 257 del 28.8.2014, pag. 1).
(13)Direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, che istituisce un quadro di risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento e che modifica la direttiva 82/891/CEE del Consiglio, e le direttive 2001/24/CE, 2002/47/CE, 2004/25/CE, 2005/56/CE, 2007/36/CE, 2011/35/UE, 2012/30/UE e 2013/36/UE e i regolamenti (UE) n. 1093/2010 e (UE) n. 648/2012, del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 173 del 12.6.2014, pag. 190).
(14)Direttiva 98/59/CE del Consiglio, del 20 luglio 1998, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di licenziamenti collettivi (GU L 225 del 12.8.1998, pag. 16).
(15)Direttiva 2001/23/CE del Consiglio, del 12 marzo 2001, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di imprese, di stabilimenti o di parti di imprese o di stabilimenti (GU L 82 del 22.3.2001, pag. 16).
(16)Direttiva 2002/14/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2002, che istituisce un quadro generale relativo all'informazione e alla consultazione dei lavoratori (GU L 80 del 23.3.2002, pag. 29).
(17)Direttiva 2008/94/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2008, relativa alla tutela dei lavoratori subordinati in caso d'insolvenza del datore di lavoro (GU L 283 del 28.10.2008, pag. 36).
(18)Direttiva 2009/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 maggio 2009, riguardante l'istituzione di un comitato aziendale europeo o di una procedura per l'informazione e la consultazione dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie (GU L 122 del 16.5.2009, pag. 28).
(19)Regolamento (UE) n. 910/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 luglio 2014, in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno e che abroga la direttiva 1999/93/CE (GU L 257 del 28.8.2014, pag. 73).
(20)Regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, che stabilisce le regole e i principi generali relativi alle modalità di controllo da parte degli Stati membri dell’esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione (GU L 55 del 28.2.2011, pag. 13).
(21)Direttiva 98/26/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 maggio 1998, concernente il carattere definitivo del regolamento nei sistemi di pagamento e nei sistemi di regolamento titoli (GU L 166 dell'11.6.1998, pag. 45).
(22)Direttiva 2002/47/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 giugno 2002, relativa ai contratti di garanzia finanziaria (GU L 168 del 27.6.2002, pag. 43).
(23)Direttiva (UE) 2017/1132 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 giugno 2017, relativa ad alcuni aspetti di diritto societario (GU L 169 del 30.6.2017, pag. 46).
(24)GU C 369 del 17.12.2011, pag. 14.
(25)GU C 236 del 21.7.2017, pag. 2.
(26)Direttiva (UE) 2015/2366 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2015, relativa ai servizi di pagamento nel mercato interno, che modifica le direttive 2002/65/CE, 2009/110/CE e 2013/36/UE e il regolamento (UE) n. 1093/2010, e abroga la direttiva 2007/64/CE (GU L 337 del 23.12.2015, pag. 35).
(27)Direttiva 2009/110/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 settembre 2009, concernente l’avvio, l’esercizio e la vigilanza prudenziale dell’attività degli istituti di moneta elettronica, che modifica le direttive 2005/60/CE e 2006/48/CE e che abroga la direttiva 2000/46/CE (GU L 267 del 10.10.2009, pag. 7).


Esercizio del diritto d'autore e dei diritti connessi applicabili a talune trasmissioni online e ritrasmissioni di programmi televisivi e radiofonici ***I
PDF 203kWORD 67k
Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 28 marzo 2019 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce norme relative all'esercizio del diritto d'autore e dei diritti connessi applicabili a talune trasmissioni online degli organismi di diffusione radiotelevisiva e ritrasmissioni di programmi televisivi e radiofonici (COM(2016)0594 – C8-0384/2016 – 2016/0284(COD))
P8_TA-PROV(2019)0322A8-0378/2017

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2016)0594),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 114 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0384/2016),

–  visto il parere della commissione giuridica sulla base giuridica proposta,

–  visti l'articolo 294, paragrafo 3, l'articolo 53, paragrafo 1, e l'articolo 62 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 25 gennaio 2017(1),

–  previa consultazione del Comitato delle regioni,

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 18 gennaio 2019, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti gli articoli 59 e 39 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione giuridica e i pareri della commissione per la cultura e l'istruzione, della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (A8-0378/2017),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 28 marzo 2019 in vista dell'adozione della direttiva (UE) 2019/... del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce norme relative all'esercizio del diritto d'autore e dei diritti connessi applicabili a talune trasmissioni online degli organismi di diffusione radiotelevisiva e ritrasmissioni di programmi televisivi e radiofonici e che modifica la direttiva 93/83/CEE del Consiglio

P8_TC1-COD(2016)0284


(Testo rilevante ai fini del SEE)

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l’articolo 53, paragrafo 1, e l’articolo 62,

vista la proposta della Commissione europea,

previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(2),

previa consultazione del Comitato delle regioni,

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria(3),

considerando quanto segue:

(1)  Al fine di contribuire al corretto funzionamento del mercato interno, è necessario fornire una più ampia diffusione negli Stati membri dei programmi televisivi e radiofonici che hanno origine in altri Stati membri, a vantaggio degli utenti di tutta l'Unione, facilitando la concessione di licenze di diritto d'autore e di diritti connessi per opere e altro materiale protetto contenuti nelle trasmissioni di determinati tipi di programmi televisivi e radiofonici. I programmi televisivi e radiofonici sono strumenti importanti di promozione della diversità culturale e linguistica, della coesione sociale e di un maggiore accesso alle informazioni.

(2)  Lo sviluppo delle tecnologie digitali e di internet ha trasformato la distribuzione dei programmi televisivi e radiofonici e l'accesso agli stessi. Gli utenti si aspettano sempre più frequentemente di accedere ai programmi televisivi e radiofonici, tanto in diretta quanto su richiesta, attraverso i canali tradizionali come la trasmissione via satellite o via cavo e anche mediante servizi online. Gli organismi di diffusione radiotelevisiva offrono pertanto sempre più spesso, oltre alle proprie trasmissioni di programmi radiofonici e televisivi, servizi online accessori a tali trasmissioni, come i servizi in simulcast e catch-up. Gli operatori di servizi di ritrasmissione, che aggregano le trasmissioni di programmi radiofonici e televisivi in pacchetti e li forniscono agli utenti contemporaneamente alla diffusione iniziale di quelle trasmissioni, in una versione inalterata e integrale, utilizzano varie tecniche di ritrasmissione, quali il cavo, il satellite, il digitale terrestre, le reti mobili o IP a circuito chiuso, nonché l'internet aperta. Inoltre, gli operatori che distribuiscono programmi televisivi e radiofonici agli utenti dispongono di diversi mezzi per ottenere segnali che trasportano i programmi degli organismi di diffusione radiotelevisiva, anche tramite l'immissione diretta. Da parte degli utenti vi è una crescente richiesta di accesso alle trasmissioni televisive e ai programmi radiofonici non solo provenienti dal proprio Stato membro ma anche di altri Stati membri. Tali utenti includono le persone appartenenti a minoranze linguistiche nell'Unione e le persone che vivono in uno Stato membro diverso da quello di origine.

(3)  ▌Gli organismi di diffusione radiotelevisiva trasmettono quotidianamente molte ore di programmi televisivi e radiofonici. Tali programmi contengono vari contenuti, ad esempio opere audiovisive, musicali, letterarie o grafiche protette dal diritto d'autore o da diritti connessi, o entrambe, a norma del diritto dell'Unione. Ciò si traduce in un processo complesso di acquisizione dell´insieme dei diritti da un gran numero di titolari di diritti e per varie categorie di opere e di altro materiale protetto. Spesso i diritti devono essere acquisiti in tempi brevi, in particolare quando si preparano programmi quali notiziari e rubriche di attualità. Al fine di rendere disponibili i propri servizi online al di là delle frontiere, gli organismi di diffusione radiotelevisiva devono disporre dei diritti necessari per le opere e altro materiale protetto per tutti i pertinenti territori, il che rende ancora più complessa l'acquisizione di tali insieme diritti.

(4)  Gli operatori di servizi di ritrasmissione tipicamente offrono molteplici programmi che comprendono un gran numero di opere e altro materiale protetto e dispongono di un brevissimo lasso di tempo per l'ottenimento delle licenze necessarie e, di conseguenza, sono gravati da oneri considerevoli per quanto riguarda l'acquisizione dei diritti. Gli autori, i produttori e gli altri titolari dei diritti rischiano inoltre che le loro opere e altro materiale protetto siano sfruttati senza l'autorizzazione o il pagamento di una congrua remunerazione. Tale remunerazione per la ritrasmissione delle loro opere e di altro materiale protetto è importante per garantire che vi sia un'offerta di contenuti diversificata, che è anche nell'interesse dei consumatori.

(5)  I diritti sulle opere e su altro materiale protetto sono armonizzati tra l'altro dalla direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(4) e dalla direttiva 2006/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(5), che garantiscono un livello di protezione elevato ai titolari dei diritti.

(6)  La direttiva 93/83/CEE del Consiglio(6) facilita la trasmissione transfrontaliera via satellite e la ritrasmissione via cavo di programmi televisivi e radiofonici da altri Stati membri. Tuttavia, le disposizioni di tale direttiva sulle trasmissioni di organismi di diffusione radiotelevisiva si applicano unicamente alle trasmissioni via satellite e, pertanto, non si applicano ai servizi online accessori alle trasmissioni. Inoltre, le disposizioni relative alle ritrasmissioni di programmi televisivi e radiofonici da altri Stati membri si applicano unicamente alle ritrasmissioni simultanee, invariate ed integrali, via cavo o con sistemi a microonde e non comprendono le ritrasmissioni per mezzo di altre tecnologie.

(7)  Coerentemente, la fornitura transfrontaliera dei servizi online accessori alla diffusione radiotelevisiva e alla ritrasmissione di programmi televisivi e radiofonici originari di altri Stati membri dovrebbe essere agevolata adeguando il quadro giuridico sull'esercizio del diritto d'autore e dei diritti connessi pertinenti per tali attività. Tale adeguamento dovrebbe tener conto del finanziamento e della produzione dei contenuti creativi e, in particolare, delle opere audiovisive.

(8)  La presente direttiva dovrebbe disciplinare i servizi online accessori offerti da un organismo di diffusione radiotelevisiva che ha una relazione chiaramente subordinata rispetto alle trasmissioni degli organismi di diffusione radiotelevisiva. Tali servizi comprendono i servizi che danno accesso a programmi televisivi e radiofonici in maniera rigorosamente lineare, contemporaneamente alla trasmissione, e i servizi che danno accesso, entro un determinato periodo di tempo dopo la trasmissione, a programmi televisivi e radiofonici che sono stati precedentemente trasmessi dall'organismo di diffusione radiotelevisiva, i cosiddetti servizi di catch-up. Inoltre, i servizi online accessori che rientrano nell´ambitodi applicazione della presente direttiva comprendono servizi che danno accesso a materiale che arricchisce o amplia in altro modo programmi radiofonici e televisivi trasmessi dall'organismo di diffusione radiotelevisiva, anche mediante la visione anticipata, l'ampliamento, l'integrazione o la valutazione dei contenuti del programma in questione. La presente direttiva dovrebbe applicarsi ai servizi online accessori forniti agli utenti dagli organismi di diffusione radiotelevisiva insieme al servizio di diffusione radiotelevisiva. La presente direttiva dovrebbe essere applicata anche ai servizi online accessori che, pur avendo una relazione chiaramente subordinata rispetto alla trasmissione, sono accessibili agli utenti separatamente dal servizio di diffusione radiotelevisiva, senza che gli utenti debbano ottenere in via preliminare l'accesso al servizio di diffusione radiotelevisiva, ad esempio sottoscrivendo un abbonamento. Ciò non pregiudica la libertà degli organismi di diffusione radiotelevisiva di offrire tali servizi online accessori gratuitamente o a pagamento. La fornitura dell'accesso a opere individuali o ad altro materiale protetto che sono stati integrati in un programma televisivo o radiofonico, o a opere o ad altro materiale protetto che non hanno una relazione con un programma trasmesso dall'organismo di diffusione radiotelevisiva, come i servizi che danno accesso a singole opere musicali o audiovisive, album musicali o video, ad esempio i servizi di video su richiesta, non dovrebbero rientrare tra i servizi contemplati dalla presente direttiva.

(9)  Al fine di facilitare l'acquisizione dei diritti per la fornitura di servizi online accessori a livello transfrontaliero, è necessario prevedere l'istituzione del principio del paese d'origine per quanto riguarda l'esercizio del diritto d'autore e dei diritti connessi relativamente alle azioni che hanno luogo nel corso della fornitura, dell'accesso o dell'uso di un servizio online accessorio. Tale principio dovrebbe comprendere l'acquisizione di tutti i diritti necessari per consentire agli organismi di diffusione radiotelevisiva di comunicare al pubblico o mettere a disposizione del pubblico i propri programmi quando forniscono servizi online accessori, compresa l'acquisizione dei diritti d'autore e dei diritti connessi alle opere o ad altro materiale protetto utilizzati nei programmi, ad esempio i diritti sui fonogrammi o i diritti di esecuzione. Il principio del paese d'origine dovrebbe applicarsi esclusivamente al rapporto tra i titolari dei diritti (o le entità che rappresentano i titolari dei diritti, come gli organismi di gestione collettiva) e gli organismi di diffusione radiotelevisiva e unicamente ai fini della fornitura, dell'accesso o dell'uso di un servizio online accessorio. Il principio del paese d'origine non dovrebbe applicarsi né ad alcuna successiva comunicazione al pubblico né alla messa a disposizione del pubblico di opere o ad altro materiale protetto, su filo o senza filo, in maniera tale che ciascuno possa accedervi dal luogo e nel momento da esso scelti, né alla successiva riproduzione di opere o ad altro materiale protetto contenuta nel servizio online accessorio.

(10)  Date le specificità dei meccanismi di finanziamento e di concessione di licenze per talune opere audiovisive, che sono spesso basati su licenze territoriali esclusive, è opportuno, per quanto riguarda i programmi televisivi, limitare il campo di applicazione del principio del paese d'origine stabilito nella presente direttiva a determinate tipologie di programmi. Tali tipologie di programmi dovrebbero includere i programmi d'informazione e di attualità come pure i programmi di produzione propria di un organismo di diffusione radiotelevisiva, che sono finanziati esclusivamente da quest'ultimo, anche laddove i finanziamenti utilizzati dall'organismo di diffusione radiotelevisiva per i programmi di produzione propria provengano da fondi pubblici. Ai fini della presente direttiva, per programmi di produzione propria degli organismi di diffusione radiotelevisiva si intendono le produzioni realizzate da un organismo di diffusione radiotelevisiva con l'impiego di risorse proprie, ma ad eccezione delle produzioni commissionate dall'organismo di diffusione radiotelevisiva a produttori che sono indipendenti da esso e delle coproduzioni. Per gli stessi motivi, il principio del paese d'origine non dovrebbe applicarsi alla trasmissione televisiva di eventi sportivi in conformità della presente direttiva. Il principio del paese d'origine dovrebbe applicarsi solamente quando i programmi sono utilizzati dall'organismo di diffusione radiotelevisiva nei propri servizi online accessori. Esso non dovrebbe applicarsi alla concessione da parte di un organismo di diffusione radiotelevisiva di licenze per i programmi di produzione propria a terzi, inclusi altri organismi di diffusione radiotelevisiva. Il principio del paese d'origine non dovrebbe pregiudicare la libertà dei titolari dei diritti e degli organismi di diffusione radiotelevisiva di concordare, in conformità del diritto dell'Unione, limitazioni, anche territoriali, allo sfruttamento dei loro diritti.

(11)  Il principio del paese d'origine stabilito dalla presente direttiva non dovrebbe imporre agli organismi di diffusione radiotelevisiva l'obbligo di comunicare o mettere a disposizione del pubblico programmi nell´ambitodei loro servizi online accessori, o di fornire tali servizi in uno Stato membro diverso dallo Stato membro in cui hanno la loro sede principale.

(12)  Poiché la fornitura, l'accesso o l'uso di un servizio online accessorio sono considerati, ai sensi della presente direttiva, come avvenuti esclusivamente nello Stato membro in cui l'organismo di diffusione radiotelevisiva ha la sua sede principale, mentre, di fatto, il servizio online accessorio può essere fornito a livello transfrontaliero ad altri Stati membri, è necessario garantire che, nel fissare l'importo del pagamento da versare per i diritti in questione, le parti tengano conto di tutti gli aspetti del servizio online accessorio, quali le caratteristiche del servizio, inclusa la durata della disponibilità online dei programmi compresi nel servizio, il pubblico - incluso il pubblico dello Stato membro in cui l'organismo di diffusione radiotelevisiva ha la sua sede principale e il pubblico di altri Stati membri in cui il servizio online accessorio è impiegato e utilizzato - e le versioni linguistiche fornite. Tuttavia, dovrebbe continuare a essere possibile utilizzare metodi specifici per calcolare l'importo del pagamento per i diritti soggetti al principio del paese d'origine, come il metodo basato sugli introiti dell'organismo di diffusione radiotelevisiva generati dal servizio online, che sono utilizzati in particolare dagli organismi di diffusione radiotelevisiva.

(13)  Nel rispetto del principio della libertà contrattuale resta possibile limitare lo sfruttamento dei diritti interessati dal principio del paese d'origine stabilito dalla presente direttiva, purché tale limitazione sia conforme al diritto dell'Unione.

(14)  Gli operatori di servizi di ritrasmissione possono utilizzare varie tecnologie quando ritrasmettono simultaneamente, in maniera invariata e integrale, a destinazione del pubblico di uno Stato membro, una trasmissione iniziale di un altro Stato membro di programmi televisivi o radiofonici ▌. I segnali che trasportano di programmi possono essere ottenuti dagli operatori di servizi di ritrasmissione dagli gli organismi di diffusione radiotelevisiva che, a loro volta trasmettono tali segnali al pubblico, con modalità diverse, ad esempio captando i segnali trasmessi dagli organismi di diffusione radiotelevisiva o ricevendo i segnali direttamente da essi attraverso il processo tecnico di immissione diretta. Tali servizi degli operatori possono essere offerti via satellite, in digitale terrestre, tramite reti IP a circuito chiuso o mobile, e reti analoghe o attraverso servizi di accesso a internet quali definiti nel regolamento (UE) 2015/2120 del Parlamento europeo e del Consiglio(7). Gli operatori di servizi di ritrasmissione che utilizzano tali tecnologie per la ritrasmissione dovrebbero pertanto rientrare nell'ambito di applicazione della presente direttiva e beneficiare del meccanismo che introduce la gestione collettiva obbligatoria dei diritti. Al fine di prevedere sufficienti garanzie contro l'uso non autorizzato di opere e di altro materiale protetto, che è particolarmente importante nel caso di servizi a pagamento, i servizi di ritrasmissione offerti attraverso i servizi di accesso a internet dovrebbero essere inclusi nell'ambito di applicazione della presente direttiva solamente quando tali servizi di ritrasmissione sono forniti in un ambiente in cui solamente gli utenti autorizzati possono accedere alla ritrasmissione e il livello di sicurezza del contenuto garantito è comparabile al livello di sicurezza per il contenuto trasmesso attraverso le reti gestite, quali le reti via cavo o le reti IP a circuito chiuso, in cui il contenuto ritrasmesso è criptato. Tali requisiti dovrebbero essere praticabili e adeguati.

(15)  Per ritrasmettere le trasmissioni iniziali di programmi televisivi e radiofonici , gli operatori dei servizi di ritrasmissione devono ottenere l'autorizzazione dai titolari del diritto esclusivo di comunicazione al pubblico di opere o ad altro materiale protetto. Al fine di fornire certezza giuridica agli operatori di servizi di ritrasmissione ▌e al fine di superare le disparità delle normative nazionali per quanto riguarda tali servizi di ritrasmissione, dovrebbero essere applicate norme simili a quelle che si applicano alla ritrasmissione via cavo come definite nella direttiva 93/83/CEE. Le norme previste dalla presente direttiva prevedono l'obbligo di esercitare il diritto di concedere o negare l'autorizzazione a un operatore di un servizio di ritrasmissione tramite un organismo di gestione collettiva. Tali norme lasciano impregiudicato il diritto di concedere o negare l'autorizzazione e ne regolano esclusivamente l'esercizio. I titolari dei diritti dovrebbero ricevere una congrua remunerazione per la ritrasmissione delle loro opere e di altro materiale protetto. Nel determinare condizioni ragionevoli per la concessione della licenza, compresi i diritti di licenza, per una ritrasmissione in conformità della direttiva 2014/26/UE del Parlamento europeo e del Consiglio(8), si dovrebbe, tra l'altro, tener conto del valore economico dell'utilizzo dei diritti negoziati, compreso il valore attribuito ai mezzi di ritrasmissione. Ciò non dovrebbe pregiudicare l'esercizio collettivo del diritto al pagamento di un´adeguata e unica remunerazione per gli artisti e i produttori di fonogrammi per la comunicazione al pubblico di fonogrammi commerciali, come previsto dall'articolo 8, paragrafo 2, della direttiva 2006/115/CE e dalla direttiva 2014/26/UE e, in particolare, le disposizioni di tale direttiva relative ai diritti dei titolari dei diritti per quanto riguarda la scelta di un organismo di gestione collettiva.

(16)  La presente direttiva dovrebbe consentire la conclusione di accordi tra un organismo di gestione collettiva e gli operatori di servizi di ritrasmissione, per i diritti che sono soggetti alla gestione collettiva obbligatoria in conformità della presente direttiva, da estendere ai diritti dei titolari che non sono rappresentati da tale organismo di gestione collettiva, senza che tali titolari dei diritti possano escludere le loro opere o altro materiale protetto dall'applicazione di tale meccanismo. Nel caso in cui vi sia più di un organismo di gestione collettiva che gestisce i diritti della categoria interessata per il suo territorio, dovrebbe spettare allo Stato membro, per il cui territorio l'operatore di un servizio di ritrasmissione cerca di acquisire i diritti di ritrasmissione, determinare quale organismo o quali organismi di gestione collettiva hanno il diritto di concedere o negare l'autorizzazione alla ritrasmissione.

(17)  I diritti detenuti dagli stessi organismi di diffusione radiotelevisiva in relazione alle loro trasmissioni, compresi i diritti sul contenuto dei programmi, dovrebbero non dovrebbero essere soggetti dalla gestione collettiva obbligatoria dei diritti applicabile alle ritrasmissioni. Gli operatori di servizi di ritrasmissione e gli organismi di diffusione radiotelevisiva in genere intrattengono relazioni commerciali; di conseguenza, l'identità degli organismi di diffusione radiotelevisiva è nota agli operatori di servizi di ritrasmissione. Pertanto l'acquisizione dei diritti presso gli organismi di diffusione radiotelevisiva è relativamente semplice per tali operatori. Di conseguenza, al fine di ottenere le licenze necessarie dagli organismi di diffusione radiotelevisiva, gli operatori di servizi di ritrasmissione non devono far fronte agli stessi oneri cui sono soggetti per ottenere le licenze dai titolari dei diritti di opere e di altro materiale protetto inclusi nei programmi televisivi e radiofonici che ritrasmettono. Non sussiste dunque la necessità di semplificare il processo di concessione delle licenze per quanto riguarda i diritti detenuti dagli organismi di diffusione radiotelevisiva. È tuttavia necessario garantire che, quando gli organismi di diffusione radiotelevisiva e gli operatori di servizi di ritrasmissione avviano trattative, tali trattative siano condotte in buona fede per quanto riguarda la concessione di licenze per i diritti per le ritrasmissioni contemplate dalla presente direttiva. La direttiva 2014/26/UE prevede norme simili che si applicano agli organismi di gestione collettiva.

(18)  Le norme previste dalla presente direttiva relative ai diritti di ritrasmissione esercitati dagli organismi di diffusione radiotelevisiva in relazione alle proprie trasmissioni non dovrebbero limitare la scelta dei titolari dei diritti di trasferire i loro diritti a un organismo di diffusione radiotelevisiva o a un organismo di gestione collettiva e quindi consentire loro di avere una partecipazione diretta alla remunerazione versata dall'operatore di un servizio di ritrasmissione.

(19)  Gli Stati membri dovrebbero poter applicare le norme sulla ritrasmissione stabilite dalla presente direttiva e dalla direttiva 93/83/CEE alle situazioni in cui sia la trasmissione iniziale che la ritrasmissione hanno luogo nel loro territorio.

(20)  Al fine di garantire la certezza giuridica e di mantenere un elevato livello di tutela dei titolari dei diritti, è opportuno prevedere che, quando gli organismi di diffusione radiotelevisiva trasmettono i loro segnali portatori di programmi per immissione diretta esclusivamente ai distributori di segnali, senza trasmettere direttamente i loro programmi al pubblico, e i distributori di segnali inviano tali segnali portatori di programmi ai loro utenti per consentire loro di guardare o ascoltare i programmi, si considera che vi sia un unico atto di comunicazione al pubblico a cui partecipano sia gli organismi di diffusione radiotelevisiva che i distributori di segnali con i rispettivi contributi. Gli organismi di diffusione radiotelevisiva e i distributori di segnali dovrebbero pertanto ottenere l'autorizzazione dei titolari dei diritti per il loro contributo specifico all'unico atto di comunicazione al pubblico. La partecipazione di un organismo di diffusione radiotelevisiva e di un distributore di segnale a tale unico atto di comunicazione al pubblico non dovrebbe comportare la responsabilità solidale dell'organismo di diffusione radiotelevisiva e del distributore di segnali per tale atto di comunicazione al pubblico. Gli Stati membri dovrebbero mantenere la facoltà di stabilire a livello nazionale i meccanismi per ottenere l'autorizzazione per tale unico atto di comunicazione al pubblico, compresi i relativi pagamenti da effettuare ai titolari dei diritti interessati, tenendo conto del rispettivo sfruttamento delle opere e di altro materiale protetto da parte degli organismi di diffusione radiotelevisiva e dei distributori di segnali relativi all'unico atto di comunicazione al pubblico. I distributori di segnali devono farsi carico, analogamente agli operatori di servizi di ritrasmissione, di un onere significativo per l'acquisizione dei diritti, ad eccezione dei diritti detenuti dagli organismi di diffusione radiotelevisiva. Gli Stati membri dovrebbero essere pertanto autorizzati a prevedere che anche i distributori di segnali beneficino di un meccanismo di gestione collettiva obbligatoria dei diritti per le loro trasmissioni allo stesso modo e nella stessa misura degli operatori di servizi di ritrasmissione per le ritrasmissioni disciplinate dalla direttiva 93/83/CEE e dalla presente direttiva. Ove i distributori di segnali si limitino a fornire agli organismi di diffusione radiotelevisiva i mezzi tecnici, ai sensi della giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, per garantire la ricezione della trasmissione o migliorarnee la ricezione, i distributori di segnali non dovrebbero essere considerati come partecipanti a un atto di comunicazione al pubblico.

(21)  Quando gli organismi di diffusione radiotelevisiva trasmettono direttamente al pubblico i loro segnali portatori di programmi, compiendo così un atto di trasmissione iniziale, e contemporaneamente trasmettono tali segnali ad altri organismi attraverso il processo tecnico di immissione diretta, ad esempio per garantire la qualità dei segnali a fini di ritrasmissione, le trasmissioni da parte di tali altri organismi costituiscono un atto di comunicazione al pubblico distinto da quello effettuato dall'organismo di diffusione radiotelevisiva. In tali situazioni dovrebbero applicarsi le norme sulle ritrasmissioni previste dalla presente direttiva e dalla direttiva 93/83/CEE, come modificata dalla presente direttiva.

(22)  Per garantire un'efficiente gestione collettiva dei diritti e un'accurata distribuzione dei proventi raccolti nell'ambito del meccanismo obbligatorio di gestione collettiva introdotto dalla presente direttiva, è importante che gli organismi di gestione collettiva tengano un adeguato registro dei membri, delle licenze e dell'uso delle opere e di altro materiale protetto, conformemente agli obblighi di trasparenza di cui alla direttiva 2014/26/UE.

(23)  Al fine di impedire l'elusione dell'applicazione del principio del paese di origine mediante la proroga degli accordi esistenti relativamente all'esercizio del diritto d'autore e dei diritti connessi rilevanti per la fornitura di un servizio online accessorio nonché per l'accesso o l'uso di tale servizio, è necessario applicare il principio del paese di origine anche agli accordi esistenti, ma prevedendo un periodo di transizione. Durante tale periodo di transizione il principio non dovrebbe applicarsi a tali accordi esistenti, così fornendo il tempo necessario per adeguarli, se necessario, conformemente alla presente direttiva. È altresì necessario prevedere un periodo transitorio per consentire agli organismi di diffusione radiotelevisiva, ai distributori di segnali e ai titolari dei diritti di adeguarsi alle nuove norme sullo sfruttamento delle opere e di altro materiale protetto mediante l'immissione diretta stabilite dalle disposizioni della presente direttiva in materia di trasmissione di programmi mediante immissione diretta.

(24)   In linea con i principi di una migliore regolamentazione, sarebbe opportuno effettuare un riesame della presente direttiva, incluse le sue disposizioni sull'immissione diretta, dopo un certo periodo dall'entrata in vigore della direttiva al fine di valutare, tra l'altro, i suoi benefici per i consumatori dell’Unione, il suo impatto sull´industria creativa nell'Unione e sul livello degli investimenti in nuovi contenuti, e quindi anche a vantaggio di una maggiore diversità culturale nell'Unione.

(25)  La presente direttiva rispetta i diritti fondamentali e i principi sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. Anche ove la presente direttiva possa interferire con l'esercizio dei diritti da parte dei titolari, nella misura in cui la gestione collettiva obbligatoria è attuata per l'esercizio del diritto di comunicazione al pubblico per quanto riguarda i servizi di ritrasmissione, è necessario imporre l’applicazione della gestione collettiva obbligatoria in modo mirato e limitarla a servizi specifici ▌.

(26)  Poiché gli obiettivi della presente direttiva, vale a dire la promozione della fornitura transfrontaliera di servizi online accessori per determinati tipi di programmi e l'agevolazione della ritrasmissione di programmi televisivi e radiofonici provenienti da altri Stati membri, non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli Stati membri ma possono invece, a motivo della loro portata e dei loro effetti, essere conseguiti meglio a livello di Unione, quest'ultima può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato sull'Unione europea. La presente direttiva si limita a quanto è necessario per conseguire tali obiettivi in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo. Per quanto concerne la fornitura transfrontaliera di servizi online accessori, la presente direttiva non obbliga gli organismi di diffusione radiotelevisiva a fornire tali servizi a livello transfrontaliero. Essa non obbliga gli operatori di servizi di ritrasmissione a includere nei propri servizi programmi televisivi o radiofonici provenienti da altri Stati membri. La presente direttiva riguarda solo l'esercizio di taluni diritti di ritrasmissione nella misura necessaria a semplificare la concessione di licenze di diritto d'autore e diritti connessi per tali servizi e per quanto riguarda i programmi televisivi e radiofonici provenienti da altri Stati membri.

(27)  Conformemente alla dichiarazione politica comune del 28 settembre 2011 degli Stati membri e della Commissione sui documenti esplicativi(9), gli Stati membri si sono impegnati ad accompagnare, in casi giustificati, la notifica delle loro misure di recepimento con uno o più documenti che chiariscano il rapporto tra gli elementi costitutivi di una direttiva e le parti corrispondenti degli strumenti nazionali di recepimento. Per quanto riguarda la presente direttiva, il legislatore ritiene che la trasmissione di tali documenti sia giustificata,

HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:

CAPO I

DISPOSIZIONI GENERALI

Articolo 1

Oggetto

La presente direttiva stabilisce norme intese a migliorare l'accesso transfrontaliero a un maggior numero di programmi televisivi e radiofonici, facilitando l'acquisizione dei diritti per la fornitura di servizi online che sono accessori alle trasmissioni di alcuni tipi di programmi televisivi e radiofonici, e per la ritrasmissione di programmi televisivi e radiofonici. Essa stabilisce inoltre norme per la trasmissione di programmi televisivi e radiofonici attraverso il processo di immissione diretta.

Articolo 2

Definizioni

Ai fini della presente direttiva si intende per:

1)  "servizio online accessorio", un servizio online che consiste nella fornitura al pubblico, da parte di un organismo di diffusione radiotelevisiva o sotto il suo controllo e la sua responsabilità, di programmi televisivi o radiofonici contemporaneamente alla loro trasmissione o per un determinato periodo di tempo dopo la loro trasmissione da parte dell'organismo di diffusione radiotelevisiva, nonché di qualsiasi materiale ▌che riveste carattere accessorio rispetto a tale trasmissione;

2)  "ritrasmissione", qualsiasi ritrasmissione simultanea, invariata ed integrale, diversa dalla ritrasmissione via cavo quale definita nella direttiva 93/83/CEE ▌, destinata al pubblico di una emissione primaria di un altro Stato membro, ▌ di programmi televisivi o radiofonici destinati al pubblico, purché tale ▌trasmissione iniziale sia effettuata su filo o via etere, inclusa la trasmissione via satellite ma non online, a condizione che:

a)  la ritrasmissione sia effettuata da un soggetto diverso dall'organismo di diffusione radiotelevisiva che ha effettuato la trasmissione iniziale o sotto il cui controllo e responsabilità tale trasmissione iniziale è stata effettuata, indipendentemente dal modo in cui il soggetto che effettua la ritrasmissione ottiene i segnali che trasportano i programmi dall'organismo di diffusione radiotelevisiva ai fini della ritrasmissione, e

b)  se la ritrasmissione sia effettuata su un servizio di accesso a internet, quale definito all´articolo 2, secondo comma, punto 2) del regolamento (UE) 2015/2120, essa sia effettuata in un ambiente gestito;

3)  "ambiente gestito", un ambiente in cui un operatore di servizi di ritrasmissione fornisce un servizio di ritrasmissione sicura agli utenti autorizzati;

4)  "immissione diretta", un processo tecnico mediante il quale un organismo di diffusione radiotelevisiva trasmette i propri segnali che trasportano i programmi a un organismo diverso dagli organismi di diffusione radiotelevisiva, in modo tale che i segnali che trasportano i programmi non siano accessibili al pubblico durante la trasmissione.

CAPO II

SERVIZI ONLINE ACCESSORI DEGLI ORGANISMI DI DIFFUSIONE RADIOTELEVISIVA

Articolo 3

Applicazione del principio del "paese d'origine" ai servizi online accessori

1.  Le azioni di comunicazione al pubblico di opere o ad altri materiali protetti, su filo o senza filo e di messa a disposizione del pubblico di opere o ad altri materiali protetti, su filo o senza filo, in maniera tale che ciascuno possa accedere ad esse dal luogo e nel momento da esso scelti, che hanno luogo quando vengono forniti al pubblico:

a)  programmi radiofonici, e

b)  programmi televisivi che sono:

i)  programmi d'informazione e di attualità, oppure

ii)  programmi di produzione propria che sono finanziati interamente dall'organismo di diffusione radiotelevisiva,

nell'ambito di un servizio online accessorio che è fornito da un organismo di diffusione radiotelevisiva o sotto il suo controllo e la sua responsabilità, nonché gli atti di riproduzione di opere o ad altri materiali protetti necessarie per la fornitura, l'accesso o l'utilizzo di tale servizio online per gli stessi programmi sono, nell'ambito dell'esercizio del diritto d'autore e dei diritti connessi pertinenti per tali azioni, considerate come aventi luogo esclusivamente nello Stato membro in cui si trova la sede principale dell'organismo di diffusione radiotelevisiva.

La lettera b) del primo comma non si applica alle trasmissioni di eventi sportivi e alle opere e altro materiale protetto in esse inclusi.

2.  Gli Stati membri provvedono affinché, nel fissare l'importo del pagamento da effettuare per i diritti soggetti al principio del paese d'origine quale stabilito al paragrafo 1, le parti contraenti tengano conto di tutti gli aspetti del servizio online accessorio quali le caratteristiche del servizio, inclusa la durata della disponibilità online dei programmi forniti nell'ambito di tale servizio, il pubblico e le versioni linguistiche fornite.

Il primo comma non impedisce di calcolare l'importo del pagamento da effettuare sulla base dei ricavi dell'organismo di diffusione radiotelevisiva.

3.  Il principio del paese d'origine di cui al paragrafo 1 fa salva la libertà contrattuale dei titolari del diritto e degli organismi di diffusione radiotelevisiva di concordare, in conformità del diritto dell'Unione, di limitare lo sfruttamento di tali diritti, compresi quelli previsti dalla direttiva 2001/29/CE.

CAPO III

RITRASMISSIONE DI PROGRAMMI TELEVISIVI E RADIOFONICI

Articolo 4

Esercizio, da parte di titolari dei diritti diversi dagli organismi di diffusione radiotelevisiva, dei diritti sulla ritrasmissione

1.  Gli atti di ritrasmissione dei programmi sono autorizzati dai titolari del diritto esclusivo di comunicazione al pubblico.

Gli Stati membri provvedono affinché i titolari del diritto d'autore e dei diritti connessi diversi dagli organismi di diffusione radiotelevisiva possano esercitare il proprio diritto di concedere o rifiutare l'autorizzazione per una ritrasmissione esclusivamente attraverso un organismo di gestione collettiva.

2.  Qualora il titolare del diritto non abbia trasferito la gestione del diritto di cui al paragrafo 1, secondo comma, a un organismo di gestione collettiva, si considera che il diritto di concedere o di rifiutare l'autorizzazione per una ritrasmissione a nome del titolare del diritto spetti all'organismo di gestione collettiva che gestisce i diritti della stessa categoria per il territorio dello Stato membro per il quale l'operatore di un servizio di ritrasmissione intende acquisire i diritti di ritrasmissione.

Tuttavia, nel caso in cui più organismi di gestione collettiva gestiscano i diritti della categoria suddetta per il territorio dello Stato membro in questione, ▌spetta allo Stato membro per il cui territorio l'operatore di un servizio di ritrasmissione cerca di acquisire i diritti per una ritrasmissione decidere quale o quali tra gli organismi di gestione collettiva abbiano il diritto di concedere o rifiutare l'autorizzazione per una ritrasmissione.

3 Gli Stati membri provvedono affinché il titolare di un diritto abbia gli stessi diritti e obblighi, derivanti da un accordo tra un operatore di un servizio di ritrasmissione e l'organismo o gli organismi di gestione collettiva che agiscono in conformità del paragrafo 2 , dei titolari dei diritti che hanno conferito l'incarico a detto organismo o a detti organismi di gestione collettiva. Gli Stati membri provvedono inoltre affinché tale titolare di un diritto sia in grado di far valere tali diritti entro un termine, fissato dallo Stato membro interessato, non inferiore a tre anni dalla data della ritrasmissione che comprende la sua opera o altro materiale protetto.

Articolo 5

Esercizio, da parte degli organismi di diffusione radiotelevisiva, dei diritti sulla ritrasmissione

1.  Gli Stati membri provvedono affinché l'articolo 4 non si applichi ai diritti sulla ritrasmissione esercitati dagli organismi di diffusione radiotelevisiva nei confronti delle loro trasmissioni, indipendentemente dal fatto che tali diritti appartengano direttamente o siano stati trasferiti a tali organismi da altri titolari di diritti d'autore .

2.  Gli Stati membri dispongono che, qualora gli organismi di diffusione radiotelevisiva e gli operatori dei servizi di ritrasmissione avviino trattative per l'autorizzazione alla ritrasmissione in conformità della presente direttiva, tali trattative siano condotte in buona fede.

Articolo 6

Mediazione

Gli Stati membri provvedono affinché sia possibile far ricorso all'assistenza di uno o più mediatori come previsto all'articolo 11 della direttiva 93/83/CEE qualora non sia stato concluso alcun accordo tra l'organismo di gestione collettiva e l'operatore di un servizio di ritrasmissione o tra l'operatore di un servizio di ritrasmissione e l'organismo di diffusione radiotelevisiva in merito all'autorizzazione per la ritrasmissione di programmi.

Articolo 7

Ritrasmissione di una trasmissione iniziale proveniente daello stesso Stato membro

Gli Stati membri possono prevedere che le disposizioni del presente capo e del capo III della direttiva 93/83/CEE si applichino alle situazioni in cui sia la trasmissione iniziale che la ritrasmissione hanno luogo nel loro territorio.

CAPO IV

TRASMISSIONE DI PROGRAMMI ATTRAVERSO IMMISSIONE DIRETTA

Articolo 8

Trasmissione di programmi mediante immissione diretta

1.  Quando un organismo di diffusione radiotelevisiva trasmette mediante immissione diretta i propri segnali che trasportano i programmi a un distributore di segnali senza che l'organismo di radiodiffusione stesso trasmetta simultaneamente tali segnali che trasportano i programmi direttamente al pubblico, e il distributore di segnali trasmette tali segnali che trasportano i programmi al pubblico, si considera che l'organismo di diffusione radiotelevisiva e il distributore di segnali partecipino a un unico atto di comunicazione al pubblico rispetto al quale essi ottengono l'autorizzazione dei titolari dei diritti. Gli Stati membri possono stabilire le modalità per ottenere l'autorizzazione dai titolari dei diritti.

2.  Gli Stati membri possono provvedere affinché gli articoli 4, 5 e 6 della presente direttiva si applichino mutatis mutandis all'esercizio, da parte dei titolari del diritto, del diritto di concedere o negare l'autorizzazione ai distributori di segnali per una trasmissione di cui al paragrafo 1, effettuata con uno dei metodi tecnici di cui all'articolo 1, paragrafo 3, della direttiva 93/83/CEE o all'articolo 2, punto 2), della presente direttiva.

CAPO V

DISPOSIZIONI FINALI

Articolo 9

Modifiche della direttiva 93/83/CEE

All'articolo 1 della direttiva 93/83/EEC, il paragrafo 3 è sostituito dal seguente:"

"3. Ai fini della presente direttiva, "ritrasmissione via cavo" è la ritrasmissione simultanea, invariata ed integrale, tramite un sistema di ridistribuzione via cavo o a frequenze molto elevate, destinata al pubblico, di un'emissione primaria senza filo o su filo proveniente da un altro Stato membro, su onde hertziane o via satellite, di programmi radiofonici o televisivi destinati ad essere captati dal pubblico, indipendentemente dal modo in cui l'operatore di un servizio di ritrasmissione via cavo ottiene dall'organismo di diffusione radiotelevisiva i segnali portatori di programmi a fini di ritrasmissione."

"

Articolo 10

Riesame

1.  Entro [6 anni dalla data di entrata in vigore della presente direttiva] la Commissione effettua un riesame della direttiva e presenta una relazione sulle principali conclusioni al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo. La relazione è pubblicata ed è messa a disposizione del pubblico sul sito web della Commissione.

2.  Gli Stati membri forniscono alla Commissione tempestivamente le informazioni pertinenti e necessarie per preparare la relazione di cui al paragrafo 1.

Articolo 11

Disposizioni transitorie

Gli accordi sull'esercizio del diritto d'autore e dei diritti connessi relativi agli atti di comunicazione al pubblico di opere o d altro materiale protetto, su filo o senza filo, e la messa a disposizione del pubblico di opere o d altro materiale protetto, su filo o senza filo, in maniera tale che ciascuno possa accedere ad esse dal luogo e nel momento da esso scelti, che hanno luogo nel corso della fornitura di un servizio online accessorio nonché per le azioni di riproduzione necessarie per la fornitura, l'accesso o l'uso di tale servizio online ▌, che sono in vigore il … [2 anni dalla data di entrata in vigore della presente direttiva], sono soggetti all'articolo 3 a decorrere dal … [4 anni dalla data di entrata in vigore della presente direttiva] se scadono dopo tale data.

Le autorizzazioni ottenute per gli atti di comunicazione al pubblico di cui all'articolo 8 che sono in vigore al … [2 anni dopo l’entrata in vigore della presente direttiva] sono soggette all'articolo 8 a decorrere dal … [6 anni dalla data di entrata in vigore della presente direttiva] se scadono dopo tale data.

Articolo 12

Recepimento

1.  Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro … [2 anni dalla data di entrata in vigore della presente direttiva]. Essi ne informano immediatamente la Commissione.

Le disposizioni adottate dagli Stati membri contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di tale riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale.. Le modalità del riferimento sono stabilite dagli Stati membri..

2.  Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle disposizioni di diritto interno che adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva.

Articolo 13

Entrata in vigore

La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Articolo 14

Destinatari

Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.

Fatto a …, il ….

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

(1) GU C 125 del 21.4.2017, pag. 27.
(2)GU C 125 del 21.4.2017, pag. 27.
(3) Posizione del Parlamento europeo del 28 marzo 2019.
(4)Direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001, sull'armonizzazione di taluni aspetti del diritto d'autore e dei diritti connessi nella società dell'informazione (GU L 167 del 22.6.2001, pag. 10).
(5)Direttiva 2006/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, concernente il diritto di noleggio, il diritto di prestito e taluni diritti connessi al diritto di autore in materia di proprietà intellettuale (GU L 376 del 27.12.2006, pag. 28).
(6)Direttiva 93/83/CEE del Consiglio, del 27 settembre 1993, per il coordinamento di alcune norme in materia di diritto d'autore e diritti connessi applicabili alla radiodiffusione via satellite e alla ritrasmissione via cavo (GU L 248 del 6.10.1993, pag. 15).
(7) Regolamento (UE) 2015/2120 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2015, che stabilisce misure riguardanti l'accesso a un'Internet aperta e che modifica la direttiva 2002/22/CE relativa al servizio universale e ai diritti degli utenti in materia di reti e di servizi di comunicazione elettronica e il regolamento (UE) n. 531/2012 relativo al roaming sulle reti pubbliche di comunicazioni mobili all'interno dell'Unione (GU L 310 del 26.11.2015, pag. 1).
(8)Direttiva 2014/26/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sulla gestione collettiva dei diritti d'autore e dei diritti connessi e sulla concessione di licenze multiterritoriali per i diritti su opere musicali per l'uso online nel mercato interno (GU L 84 del 20.3.2014, pag. 72).
(9) GU C 369 del 17.12.2011, pag. 14.


Istituzione del programma Europa creativa (2021-2027) ***I
PDF 286kWORD 96k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 28 marzo 2019 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma Europa creativa (2021-2027) e che abroga il regolamento (UE) n. 1295/2013 (COM(2018)0366 – C8-0237/2018 – 2018/0190(COD))
P8_TA-PROV(2019)0323A8-0156/2019

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2018)0366),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, l'articolo 167, paragrafo 5, e l'articolo 173, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0237/2018),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 12 dicembre 2018(1),

–  visto il parere del Comitato delle regioni del 6 febbraio 2019(2),

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per la cultura e l'istruzione e il parere della commissione per i bilanci (A8-0156/2019),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Testo della Commissione   Emendamento
Emendamento 1
Proposta di regolamento
Considerando 1
(1)  La cultura, il patrimonio culturale e la diversità culturale hanno un grande valore per la società europea da un punto di vista culturale, ambientale, sociale ed economico e dovrebbero essere promossi e sostenuti. La dichiarazione di Roma del 25 marzo 2017 e il Consiglio europeo nel dicembre 2017 hanno affermato che l'istruzione e la cultura sono fondamentali per costruire società inclusive e coese per tutti e per sostenere la competitività europea.
(1)  La cultura, le arti, il patrimonio culturale e la diversità culturale hanno un grande valore per la società europea da un punto di vista culturale, educativo, democratico, ambientale, sociale, economico e dei diritti umani e dovrebbero essere promossi e sostenuti. La dichiarazione di Roma del 25 marzo 2017 e il Consiglio europeo nel dicembre 2017 hanno affermato che l'istruzione e la cultura sono fondamentali per costruire società inclusive e coese per tutti e per sostenere la competitività europea.
Emendamento 2
Proposta di regolamento
Considerando 2
(2)  A norma dell'articolo 2 del trattato sull'Unione europea (TUE), l'Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini. Essi sono ribaditi e ulteriormente articolati nei diritti, nelle libertà e nei principi sanciti nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, che ha lo stesso valore giuridico dei trattati, come indicato all'articolo 6 del TUE.
(2)  A norma dell'articolo 2 del trattato sull'Unione europea (TUE), l'Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini. Essi sono ribaditi e ulteriormente articolati nei diritti, nelle libertà e nei principi sanciti nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (la Carta), che ha lo stesso valore giuridico dei trattati, come indicato all'articolo 6 del TUE. In particolare, la libertà di espressione e d'informazione è sancita dall'articolo 11 della Carta e la libertà delle arti e delle scienze è sancita dall'articolo 13 della stessa.
Emendamento 3
Proposta di regolamento
Considerando 4
(4)  La comunicazione della Commissione su una nuova agenda europea per la cultura15 stabilisce inoltre gli obiettivi dell'Unione nei settori culturali e creativi. Essa mira a sfruttare appieno il potenziale della cultura e della diversità culturale a favore della coesione e del benessere sociali – promuovendo la dimensione transfrontaliera dei settori culturali e creativi, sostenendo la loro capacità di crescita, incoraggiando la creatività basata sulla cultura nel campo dell'istruzione e dell'innovazione – e a favore dell'occupazione e della crescita, rafforzando le relazioni culturali internazionali. Europa creativa, insieme ad altri programmi dell'Unione, dovrebbe sostenere l'attuazione di detta nuova agenda europea per la cultura. Il programma è in linea anche con la convenzione dell'UNESCO del 2005 sulla protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali, entrata in vigore il 18 marzo 2007 e di cui l'Unione è parte.
(4)  La comunicazione della Commissione su una nuova agenda europea per la cultura15 stabilisce inoltre gli obiettivi dell'Unione nei settori culturali e creativi. Essa mira a sfruttare appieno il potenziale della cultura e della diversità culturale a favore della coesione e del benessere sociali – promuovendo la dimensione transfrontaliera dei settori culturali e creativi, sostenendo la loro capacità di crescita, incoraggiando la creatività basata sulla cultura nel campo dell'istruzione e dell'innovazione – e a favore dell'occupazione e della crescita, rafforzando le relazioni culturali internazionali. Europa creativa, insieme ad altri programmi dell'Unione, dovrebbe sostenere l'attuazione di detta nuova agenda europea per la cultura, tenendo conto del fatto che il valore intrinseco della cultura e dell'espressione artistica dovrebbe essere sempre preservato e promosso e che la creazione artistica è al centro dei progetti di cooperazione. Il sostegno all'attuazione di questa nuova agenda europea per la cultura è in linea anche con la convenzione dell'UNESCO del 2005 sulla protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali, entrata in vigore il 18 marzo 2007 e di cui l'Unione è parte.
__________________
__________________
15 COM(2018)0267.
15 COM(2018)0267.
Emendamento 4
Proposta di regolamento
Considerando 4 bis (nuovo)
(4 bis)  Le politiche dell'Unione completeranno l'azione degli Stati membri nel settore culturale e creativo e vi apporteranno valore aggiunto. L'impatto delle politiche dell'Unione dovrebbe essere valutato periodicamente tenendo conto di indicatori qualitativi e quantitativi, come i vantaggi per i cittadini e la loro partecipazione attiva, i benefici per l'economia dell'Unione in termini di crescita e occupazione e gli effetti di ricaduta in altri settori dell'economia, nonché delle capacità e delle competenze delle persone che lavorano nei settori culturali e creativi.
Emendamento 5
Proposta di regolamento
Considerando 4 ter (nuovo)
(4 ter)  La salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio culturale europeo sono obiettivi del programma. Tali obiettivi sono stati inoltre riconosciuti come inerenti al diritto alla conoscenza del patrimonio culturale e alla partecipazione alla vita culturale sancito dalla convenzione quadro del Consiglio d'Europa sul patrimonio culturale per la società (convenzione di Faro), entrata in vigore il 1° giugno 2011. La convenzione sottolinea il ruolo del patrimonio culturale nella costruzione di una società pacifica e democratica nonché nel processo di sviluppo sostenibile e nella promozione della diversità culturale.
Emendamento 6
Proposta di regolamento
Considerando 5
(5)  La promozione della diversità culturale europea dipende dall'esistenza di settori culturali e creativi fiorenti e resilienti, in grado di creare e produrre le proprie opere e di distribuirle a un pubblico europeo ampio e diversificato. Ciò amplia così il loro potenziale commerciale e contribuisce alla crescita sostenibile e alla creazione di occupazione. La promozione della creatività contribuisce inoltre a stimolare la competitività e l'innovazione nelle catene del valore industriali. Nonostante i recenti progressi, il mercato culturale e creativo europeo continua a essere frammentato in base ai confini nazionali e linguistici, cosa che non consente ai settori culturali e creativi di beneficiare appieno del mercato unico europeo e, in particolare, del mercato unico digitale.
(5)  La promozione della diversità culturale europea e della consapevolezza delle radici comuni si basa sulla libertà di espressione artistica, sulla capacità e le competenze degli artisti e degli operatori culturali, sull'esistenza di settori culturali e creativi fiorenti e resilienti in ambito pubblico e privato e sulla loro capacità di creare, innovare e produrre le proprie opere e distribuirle a un pubblico europeo ampio e diversificato. Ciò amplia così il loro potenziale commerciale, aumenta l'accessibilità e la promozione dei contenuti creativi, della ricerca artistica e della creatività e contribuisce alla crescita sostenibile e alla creazione di occupazione. La promozione della creatività e di nuove conoscenze contribuisce inoltre a stimolare la competitività e l'innovazione nelle catene del valore industriali. È opportuno adottare un approccio più ampio all'educazione artistica e culturale e alla ricerca artistica, passando da un approccio STEM (scienza, tecnologia, ingegneria, matematica) a un approccio STEAM (scienza, tecnologia, ingegneria, arti, matematica). Nonostante i recenti progressi in materia di assistenza alla traduzione e al sottotitolaggio, il mercato culturale e creativo europeo continua a essere frammentato in base ai confini nazionali e linguistici. Pur rispettando la specificità di ciascun mercato, si può fare di più per consentire ai settori culturali e creativi di beneficiare appieno del mercato unico europeo e, in particolare, del mercato unico digitale, anche tenendo conto della tutela dei diritti di proprietà intellettuale.
Emendamento 7
Proposta di regolamento
Considerando 5 bis (nuovo)
(5 bis)  Il passaggio al digitale rappresenta un cambiamento di paradigma ed è una delle maggiori sfide per i settori culturali e creativi. L'innovazione digitale ha cambiato abitudini, relazioni e modelli di produzione e consumo a livello sia personale che sociale e dovrebbe stimolare l'espressione e la narrazione culturali e creative, rispettando il valore specifico dei settori culturale e creativo all'interno dell'ambiente digitale.
Emendamento 8
Proposta di regolamento
Considerando 6
(6)  Il programma dovrebbe tener conto della duplice natura dei settori culturali e creativi riconoscendo, da un lato, il valore intrinseco e artistico della cultura e, dall'altro, il valore economico di tali settori, incluso il loro più ampio contributo a crescita, competitività, creatività e innovazione. Ciò richiede che i settori culturali e creativi europei siano forti e in particolare che l'industria audiovisiva europea sia dinamica, data la sua capacità di raggiungere un pubblico vasto e la sua importanza economica, anche per altri settori creativi e per il turismo culturale. La concorrenza nei mercati audiovisivi mondiali tuttavia si è ulteriormente intensificata con l'approfondirsi della perturbazione digitale, ad esempio i cambiamenti nella produzione e fruizione dei media e la posizione sempre più importante delle piattaforme globali nella distribuzione dei contenuti. È pertanto necessario incrementare il sostegno all'industria europea.
(6)  Il programma dovrebbe tener conto della duplice natura dei settori culturali e creativi riconoscendo, da un lato, il valore intrinseco e artistico della cultura e, dall'altro, il valore economico di tali settori, incluso il loro più ampio contributo a crescita, competitività, creatività, innovazione, dialogo interculturale, coesione sociale e generazione di conoscenza. Ciò richiede che i settori culturali e creativi europei siano forti, negli ambiti sia no-profit che a scopo di lucro, e in particolare che l'industria audiovisiva europea sia dinamica, tenendo conto della sua capacità di raggiungere un pubblico vasto a livello locale, nazionale e di Unione e della sua importanza economica, anche per altri settori creativi e per il turismo culturale nonché per lo sviluppo regionale, locale e urbano. La concorrenza nei mercati audiovisivi mondiali tuttavia si è ulteriormente intensificata con l'approfondirsi della perturbazione digitale, ad esempio i cambiamenti nella produzione e fruizione dei media e la posizione sempre più importante delle piattaforme globali nella distribuzione dei contenuti. È pertanto necessario incrementare il sostegno all'industria europea.
Emendamento 9
Proposta di regolamento
Considerando 6 bis (nuovo)
(6 bis)  La cittadinanza europea attiva, i valori condivisi, la creatività e l'innovazione richiedono un terreno solido su cui potersi sviluppare. Il programma dovrebbe sostenere l'educazione al cinema e all'audiovisivo, in particolare tra i minori e i giovani.
Emendamento 10
Proposta di regolamento
Considerando 7
(7)  Per essere efficace, il programma dovrebbe tenere conto delle specificità dei diversi settori, dei diversi gruppi di destinatari e delle loro esigenze specifiche adottando approcci su misura nel quadro di una sezione dedicata al settore audiovisivo, di una sezione dedicata agli altri settori creativi e culturali e di una sezione transettoriale.
(7)  Per essere efficace, il programma dovrebbe tenere conto della natura e delle sfide specifiche dei diversi settori, dei diversi gruppi di destinatari e delle loro esigenze specifiche adottando approcci su misura nel quadro di una sezione dedicata al settore audiovisivo, di una sezione dedicata agli altri settori creativi e culturali e di una sezione transettoriale. Il programma dovrebbe fornire pari sostegno a tutti i settori culturali e creativi attraverso iniziative orizzontali mirate alle esigenze comuni. Sulla base di progetti pilota, azioni preparatorie e studi, il programma dovrebbe inoltre realizzare le azioni settoriali elencate nell'allegato al presente regolamento.
Emendamento 11
Proposta di regolamento
Considerando 7 bis (nuovo)
(7 bis)  La musica, in tutte le sue forme ed espressioni, e in particolare la musica contemporanea e dal vivo, è una componente essenziale del patrimonio culturale, artistico ed economico dell'Unione. È un elemento di coesione sociale, integrazione multiculturale e socializzazione giovanile e funge da strumento essenziale per valorizzare la cultura, compreso il turismo culturale. Il settore musicale dovrebbe pertanto costituire un punto focale delle azioni specifiche perseguite nell'ambito della sezione CULTURA nel quadro del presente regolamento in termini di distribuzione finanziaria e di azioni mirate. Inviti e strumenti su misura dovrebbero contribuire a stimolare la competitività del settore musicale e ad affrontare alcune delle sfide specifiche che lo riguardano.
Emendamento 12
Proposta di regolamento
Considerando 7 ter (nuovo)
(7 ter)  Il sostegno dell'Unione deve essere rafforzato nel settore delle relazioni culturali internazionali. Il programma dovrebbe mirare a contribuire al terzo obiettivo strategico della nuova agenda europea per la cultura, servendosi della cultura e del dialogo interculturale quali motori per uno sviluppo sociale ed economico sostenibile. Nell'Unione e in tutto il mondo le città stanno portando avanti nuove politiche culturali. Numerose comunità creative si raccolgono in piattaforme, incubatori e spazi dedicati in tutto il mondo. L'Unione dovrebbe svolgere un ruolo determinante nel promuovere le attività di rete di tali comunità dell'Unione e dei paesi terzi e stimolare la collaborazione pluridisciplinare tra tutte le competenze artistiche, creative e digitali.
Emendamento 13
Proposta di regolamento
Considerando 8
(8)  La sezione transettoriale è intesa a sfruttare il potenziale di collaborazione tra i vari settori culturali e creativi. Un approccio trasversale comune presenta vantaggi in termini di trasferimento delle conoscenze e di efficienza amministrativa.
(8)  La sezione transettoriale è intesa a rispondere alle sfide comuni affrontate dai vari settori culturali e creativi e a sfruttare il potenziale di collaborazione tra questi ultimi. Un approccio trasversale comune presenta vantaggi in termini di trasferimento delle conoscenze e di efficienza amministrativa.
Emendamento 14
Proposta di regolamento
Considerando 9
(9)  Nel settore audiovisivo l'intervento dell'Unione è necessario per accompagnare le politiche dell'Unione in materia di mercato unico digitale. Ciò riguarda in particolare la modernizzazione del quadro normativo sul diritto d'autore, la proposta di regolamento sulle trasmissioni online degli organismi di diffusione radiotelevisiva16 e la proposta di modifica della direttiva 2010/13/UE del Parlamento europeo e del Consiglio17. Esse mirano a rafforzare la capacità degli operatori dell'audiovisivo di finanziare, produrre e diffondere opere che possano essere sufficientemente visibili sui diversi mezzi di comunicazione disponibili (ad esempio, TV, cinema o video on demand) e attirare il pubblico in un mercato più aperto e competitivo all'interno e al di fuori dell'Europa. Il sostegno dovrebbe essere incrementato per affrontare i recenti sviluppi del mercato e, in particolare, il rafforzamento della posizione delle piattaforme di distribuzione globali rispetto alle emittenti nazionali che tradizionalmente investono nella produzione di opere europee.
(9)  Nel settore audiovisivo l'intervento dell'Unione è necessario per accompagnare le politiche dell'Unione in materia di mercato unico digitale. Ciò riguarda in particolare la modernizzazione del quadro normativo sul diritto d'autore, la proposta di regolamento sulle trasmissioni online degli organismi di diffusione radiotelevisiva16 e la direttiva (UE) 2018/1808 del Parlamento europeo e del Consiglio17. Esse mirano a rafforzare la capacità degli operatori dell'audiovisivo di creare, finanziare, produrre e diffondere opere in vari formati sui diversi mezzi di comunicazione disponibili (ad esempio, TV, cinema o video on demand) e attirare il pubblico in un mercato più aperto e competitivo all'interno e al di fuori dell'Europa. Il sostegno dovrebbe essere incrementato per affrontare i recenti sviluppi del mercato e, in particolare, il rafforzamento della posizione delle piattaforme di distribuzione globali rispetto alle emittenti nazionali che tradizionalmente investono nella produzione di opere europee.
__________________
__________________
16 COM(2016)0594
16 COM(2016)0594
17 COM/2016/0287
17 Direttiva (UE) 2018/1808 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 novembre 2018, recante modifica della direttiva 2010/13/UE, relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti la fornitura di servizi di media audiovisivi (direttiva sui servizi di media audiovisivi), in considerazione dell'evoluzione delle realtà del mercato (GU L 303 del 28.11.2018, pag. 69).
Emendamento 15
Proposta di regolamento
Considerando 10
(10)  Le azioni speciali nel quadro di Europa creativa, come il marchio del patrimonio europeo, le giornate europee del patrimonio, i premi europei nei settori della musica contemporanea, rock e pop, della letteratura, del patrimonio e dell'architettura e le Capitali europee della cultura raggiungono direttamente milioni di cittadini europei, dimostrano i benefici economici e sociali delle politiche culturali europee e dovrebbero pertanto essere proseguite e, ove possibile, ampliate.
(10)  Le azioni speciali nel quadro di Europa creativa, come il marchio del patrimonio europeo, le giornate europee del patrimonio, i premi europei nei settori della musica contemporanea, rock e pop, della letteratura, del patrimonio e dell'architettura e le Capitali europee della cultura raggiungono direttamente milioni di cittadini europei, dimostrano i benefici economici e sociali delle politiche culturali europee e dovrebbero pertanto essere proseguite e, ove possibile, ampliate. Il programma dovrebbe sostenere le attività di rete dei siti del marchio del patrimonio europeo.
Emendamento 16
Proposta di regolamento
Considerando 10 bis (nuovo)
(10 bis)  Il programma Europa creativa istituito dal regolamento (UE) n. 1295/2013 ha stimolato la creazione di progetti innovativi e di successo che hanno dato origine a buone prassi in termini di cooperazione europea transnazionale nei settori culturali e creativi. Ciò si è tradotto a sua volta in una maggiore diversità culturale per il pubblico e in vantaggi sociali ed economici derivanti dalle politiche culturali europee. Per guadagnare in efficacia, tali successi dovrebbero essere evidenziati e, ove possibile, ampliati.
Emendamento 17
Proposta di regolamento
Considerando 10 ter (nuovo)
(10 ter)  È opportuno che soggetti di tutti i livelli dei settori culturali e creativi partecipino attivamente alla realizzazione degli obiettivi del programma e al suo ulteriore sviluppo. Poiché l'esperienza dell'impegno formale dei portatori di interesse al modello di governance partecipativa dell'Anno europeo del patrimonio culturale, istituito dalla decisione (UE) 2017/864 del Parlamento europeo e del Consiglio1 bis, si è dimostrata efficace nell'integrazione della cultura, è consigliabile applicare questo modello anche al programma. Questo modello di governance partecipativa dovrebbe includere un approccio trasversale al fine di creare sinergie tra i vari programmi e le varie iniziative dell'Unione nel campo della cultura e della creatività.
___________________
1 bis Decisione (UE) 2017/864 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 maggio 2017, relativa a un Anno europeo del patrimonio culturale (2018) (GU L 131 del 20.5.2017, pag. 1)
Emendamento 18
Proposta di regolamento
Considerando 10 quater (nuovo)
(10 quater)  Tra le azioni speciali previste dal programma andrebbe inserita un'azione faro intersettoriale finalizzata a mostrare la creatività e la diversità culturale europee agli Stati membri e ai paesi terzi. Mediante l'assegnazione di un premio speciale tale azione dovrebbe mettere in evidenza l'eccellenza della creatività europea fondata sulla cultura nello stimolare l'innovazione incrociata nell'economia in generale.
Emendamento 19
Proposta di regolamento
Considerando 11
(11)  La cultura è fondamentale per rafforzare comunità inclusive e coese. In un contesto di pressione migratoria, la cultura ha un ruolo importante da giocare nell'integrazione dei migranti, aiutandoli a sentirsi parte delle società ospiti e sviluppando buone relazioni tra migranti e nove comunità.
(11)  La cultura è fondamentale per rafforzare comunità inclusive, coese e riflessive, per rivitalizzare i territori e promuovere l'inclusione sociale delle persone provenienti da ambienti svantaggiati. In un contesto caratterizzato dalle sfide poste dalla migrazione e dall'integrazione, la cultura svolge un ruolo fondamentale nella creazione di spazi inclusivi per il dialogo interculturale, nell'integrazione dei migranti e dei rifugiati, aiutandoli a sentirsi parte delle società ospitanti, e nello sviluppo di buone relazioni tra i migranti e le nuove comunità.
Emendamento 20
Proposta di regolamento
Considerando 11 bis (nuovo)
(11 bis)  La cultura rende possibile e promuove la sostenibilità economica, sociale e ambientale. Dovrebbe quindi essere al centro delle strategie politiche di sviluppo. Andrebbe posto in evidenza il contributo della cultura al benessere della società nel suo complesso. La Dichiarazione di Davos del 22 gennaio 2018, dal titolo "Verso una Baukultur di alta qualità per l'Europa", afferma che si dovrebbe promuovere un nuovo approccio integrato per plasmare lo spazio edificato, un approccio che sia radicato nella cultura, rafforzi la coesione sociale, garantisca la sostenibilità dell'ambiente e contribuisca alla salute e al benessere di tutta la popolazione. Tale approccio non dovrebbe porre l'accento solo sulle aree urbane, ma dovrebbe concentrarsi innanzitutto sull'interconnettività delle zone periferiche, remote e rurali. Il concetto di Baukultur comprende tutti i fattori che hanno un impatto diretto sulla qualità della vita dei cittadini e delle comunità, promuovendo così in modo molto concreto l'inclusività, la coesione e la sostenibilità.
Emendamento 21
Proposta di regolamento
Considerando 11 ter (nuovo)
(11 ter)  È prioritario che la cultura, compresi i beni e i servizi culturali e audiovisivi, sia resa più accessibile alle persone con disabilità in quanto strumento per favorire la loro piena realizzazione personale e la loro partecipazione attiva, contribuendo in tal modo a realizzare una società veramente inclusiva basata sulla solidarietà. Il programma dovrebbe pertanto promuovere e accrescere la partecipazione culturale in tutta l'Unione, in particolare per quanto riguarda le persone con disabilità e le persone provenienti da contesti svantaggiati, nonché le persone che risiedono in zone rurali e remote.
Emendamento 22
Proposta di regolamento
Considerando 12
(12)  La libertà artistica è al centro di industrie culturali e creative vitali, anche nel settore dei mezzi di informazione. Il programma dovrebbe promuovere gli scambi e la collaborazione tra il settore audiovisivo e il settore dell'editoria al fine di promuovere un ambiente mediatico pluralistico.
(12)  La libertà di espressione artistica e culturale, la libertà di espressione e il pluralismo dei media sono al centro di settori culturali e creativi vitali e del settore dei mezzi di informazione. Il programma dovrebbe promuovere gli scambi e la collaborazione tra il settore audiovisivo e il settore dell'editoria al fine di promuovere un ambiente mediatico pluralistico e indipendente, in linea con la direttiva 2010/13/UE del Parlamento europeo e del Consiglio1 bis. Il programma dovrebbe sostenere i nuovi professionisti dei media e rafforzare lo sviluppo del pensiero critico tra i cittadini promuovendo l'alfabetizzazione mediatica, in particolare tra i giovani.
__________________
1 bis Direttiva 2010/13/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 10 marzo 2010, relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti la fornitura di servizi di media audiovisivi (direttiva sui servizi di media audiovisivi) (GU L 95 del 15.4.2010, pag. 1).
Emendamento 23
Proposta di regolamento
Considerando 12 bis (nuovo)
(12 bis)  La mobilità degli artisti e degli operatori culturali per quanto riguarda lo sviluppo delle competenze, l'apprendimento, la consapevolezza interculturale, la co-creazione, la co-produzione, la circolazione e la diffusione di opere d'arte e la partecipazione a eventi internazionali quali fiere e festival è un prerequisito fondamentale per settori culturali e creativi meglio connessi, più forti e più sostenibili nell'Unione. Tale mobilità è spesso ostacolata dalla mancanza di status giuridico, dalla difficoltà di ottenere visti e dalla durata dei permessi, dal rischio di doppia imposizione fiscale e dalle precarie e instabili condizioni di sicurezza sociale.
Emendamento 24
Proposta di regolamento
Considerando 13
(13)  In linea con gli articoli 8 e 10 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), in tutte le sue attività il programma dovrebbe sostenere l'integrazione della dimensione genere e degli obiettivi di non discriminazione e, se del caso, dovrebbe definire opportuni criteri di equilibrio di genere.
(13)  In linea con gli articoli 8 e 10 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), in tutte le sue attività il programma dovrebbe sostenere l'integrazione della dimensione genere e degli obiettivi di non discriminazione e, se del caso, dovrebbe definire opportuni criteri di equilibrio di genere e di diversità. Il programma dovrebbe cercare di garantire che la partecipazione ad esso e ai progetti realizzati nel suo ambito copra e rifletta la diversità della società europea. Le attività svolte nell'ambito del programma dovrebbero essere oggetto di monitoraggio e relazioni al fine di verificare i risultati del programma a tale riguardo e consentire ai responsabili politici di prendere decisioni più informate sui programmi futuri.
Emendamento 25
Proposta di regolamento
Considerando 13 bis (nuovo)
(13 bis)  Nell'Unione le donne sono molto presenti in campo artistico e culturale come autrici, professioniste, insegnanti e come pubblico con accesso crescente all'offerta culturale. Tuttavia, come dimostrato da ricerche e studi come quelli della rete delle professioniste europee dell'audiovisivo (EWA) per le registe cinematografiche e dal progetto We Must nel campo della musica, esistono disparità retributive di genere e meno probabilità per le donne di realizzare opere e occupare posizioni decisionali in istituzioni culturali, artistiche e creative. È pertanto necessario promuovere i talenti femminili e far circolare le loro opere per sostenere le carriere artistiche delle donne.
Emendamento 26
Proposta di regolamento
Considerando 14 bis (nuovo)
(14 bis)  In linea con le conclusioni tratte a seguito dell'Anno europeo del patrimonio culturale 2018, il programma dovrebbe rafforzare la cooperazione e la capacità di sostegno al settore promuovendo attività sulla scia dell'Anno europeo del patrimonio culturale 2018 e facendo un bilancio di quest'ultimo. A tale riguardo, è opportuno richiamare l'attenzione sulla dichiarazione del Consiglio dei ministri della cultura del novembre 2018 e sulle dichiarazioni rese nel corso della cerimonia di chiusura del Consiglio del 7 dicembre 2018. Il programma dovrebbe contribuire alla conservazione sostenibile a lungo termine del patrimonio culturale europeo tramite azioni di sostegno per gli artigiani e le maestranze specializzate in mestieri tradizionali legati al restauro del patrimonio culturale;
Emendamento 27
Proposta di regolamento
Considerando 15
(15)  In linea con la comunicazione della Commissione intitolata "Verso un approccio integrato al patrimonio culturale per l'Europa" del 22 luglio 201419, le politiche e gli strumenti pertinenti dovrebbero estendere il valore di sostenibilità a lungo termine del patrimonio culturale dell'Europa e sviluppare un approccio più integrato alla sua conservazione, alla sua valorizzazione e al suo sostegno.
(15)  In linea con la comunicazione della Commissione intitolata "Verso un approccio integrato al patrimonio culturale per l'Europa" del 22 luglio 201419, le politiche e gli strumenti pertinenti dovrebbero estendere il valore di sostenibilità a lungo termine del patrimonio culturale passato, presente, materiale, immateriale e digitale dell'Europa e sviluppare un approccio più integrato alla sua preservazione, conservazione, diffusione e valorizzazione, al suo riutilizzo adattivo e al sostegno ad esso, favorendo una condivisione coordinata e di qualità delle conoscenze professionali e lo sviluppo di norme comuni di qualità per il settore nonché la mobilità degli operatori del settore. Il patrimonio culturale è parte integrante della coesione europea ed è la base di collegamento tra tradizione e innovazione. La tutela del patrimonio culturale e il sostegno agli artisti, ai creatori e all'artigianato dovrebbero essere una priorità del programma.
__________________
__________________
19 COM/2014/0477.
19 COM/2014/0477.
Emendamento 28
Proposta di regolamento
Considerando 15 bis (nuovo)
(15 bis)  Il programma dovrebbe contribuire all'impegno e al coinvolgimento dei cittadini e delle organizzazioni della società civile nella cultura e nella società, alla promozione dell'educazione culturale e all'accessibilità al pubblico della conoscenza e del patrimonio culturali. Il programma dovrebbe inoltre promuovere la qualità e l'innovazione nella creazione e nella conservazione anche attraverso sinergie tra cultura, arte, scienza, ricerca e tecnologia.
Emendamento 29
Proposta di regolamento
Considerando 16 bis (nuovo)
(16 bis)  In linea con la risoluzione del Parlamento europeo del 13 dicembre 2016 su una politica dell'UE coerente per le industrie culturali e creative, la questione del sostegno ai settori culturali e creativi dovrebbe essere trasversale. I progetti dovrebbero essere integrati nel corso dell'intero programma, al fine di sostenere i nuovi modelli aziendali, le nuove competenze e le conoscenze tradizionali e far sì che soluzioni creative e interdisciplinari si traducano in valore economico e sociale. Inoltre, le potenziali sinergie esistenti tra le politiche dell'Unione dovrebbero essere pienamente sfruttate in modo da utilizzare efficacemente i finanziamenti disponibili nell'ambito di programmi dell'Unione quali Orizzonte Europa, il meccanismo per collegare l'Europa, Erasmus+, il programma dell'Unione europea per l'occupazione e l'innovazione sociale (EaSI) e InvestEU.
Emendamento 30
Proposta di regolamento
Considerando 18
(18)  I paesi terzi che sono membri dello Spazio economico europeo (SEE) possono partecipare ai programmi dell'Unione nel quadro della cooperazione istituita a norma dell'accordo SEE, che prevede l'attuazione dei programmi in base a una decisione presa nel quadro di tale accordo. I paesi terzi possono partecipare anche sulla base di altri strumenti giuridici. È opportuno introdurre nel presente regolamento una disposizione specifica al fine di concedere i diritti necessari e l'accesso all'ordinatore responsabile, all'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) e alla Corte dei conti europea per esercitare integralmente le rispettive competenze.
(18)  I paesi terzi che sono membri dello Spazio economico europeo (SEE) possono partecipare ai programmi dell'Unione nel quadro della cooperazione istituita a norma dell'accordo SEE, che prevede l'attuazione dei programmi in base a una decisione presa nel quadro di tale accordo. I paesi terzi possono partecipare anche sulla base di altri strumenti giuridici. È opportuno introdurre nel presente regolamento una disposizione specifica al fine di concedere i diritti necessari e l'accesso all'ordinatore responsabile, all'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) e alla Corte dei conti europea per esercitare integralmente le rispettive competenze. I contributi di paesi terzi al programma dovrebbero essere comunicati su base annua all'autorità di bilancio.
Emendamento 31
Proposta di regolamento
Considerando 22
(22)  Fin dalla sua istituzione, la European Film Academy ha sviluppato una competenza straordinaria e si trova in una posizione unica per formare una comunità paneuropea di autori e professionisti del cinema che promuova e diffonda i film europei al di là delle frontiere nazionali e sviluppi un pubblico veramente europeo. Essa dovrebbe pertanto poter essere ammissibile al sostegno diretto dell'Unione.
(22)  Fin dalla sua istituzione, la European Film Academy ha contribuito, grazie alla sua speciale competenza e alla sua posizione unica, a sviluppare una comunità paneuropea di autori e professionisti del cinema, promuovendo e diffondendo i film europei al di là delle frontiere nazionali e favorendo l'emergere di un pubblico internazionale di tutte le età. Essa dovrebbe pertanto in via eccezionale essere ammissibile al sostegno diretto dell'Unione nell'ambito della sua cooperazione con il Parlamento europeo all'organizzazione del premio cinematografico LUX Film Prize. Il sostegno diretto tuttavia deve essere collegato alla negoziazione di un accordo di cooperazione, con missioni e obiettivi specifici, tra le due parti e dovrebbe essere possibile fornire il sostegno diretto solo una volta concluso l'accordo. Ciò non impedisce alla European Film Academy di presentare domanda di finanziamento per altre iniziative e altri progetti nell'ambito delle diverse sezioni del programma.
Emendamento 32
Proposta di regolamento
Considerando 23
(23)  Fin dalla sua istituzione, l'Orchestra dei giovani dell'Unione europea ha sviluppato una competenza straordinaria nella promozione del dialogo interculturale, del rispetto reciproco e della comprensione attraverso la cultura. La particolarità dell'Orchestra dei giovani dell'Unione europea è data dal fatto che si tratta di un'orchestra europea che trascende i confini culturali ed è costituita da giovani musicisti selezionati secondo rigorosi criteri artistici mediante un'impegnativa procedura di audizione annuale che ha luogo in tutti gli Stati membri. Essa dovrebbe pertanto poter essere ammissibile al sostegno diretto dell'Unione.
(23)  Fin dalla sua istituzione, l'Orchestra dei giovani dell'Unione europea ha sviluppato una competenza straordinaria nel promuovere il ricco patrimonio musicale europeo, l'accesso alla musica e al dialogo interculturale e il rispetto e la comprensione reciproci attraverso la cultura, nonché nel rafforzare la professionalità dei suoi giovani musicisti, offrendo loro le competenze necessarie per una carriera nei settori culturali e creativi. Gli Stati membri e le istituzioni dell'Unione, compresi i successivi Presidenti della Commissione e del Parlamento europeo, hanno riconosciuto il contributo dell'Orchestra dei giovani dell'Unione europea. La particolarità dell'Orchestra dei giovani dell'Unione europea è data dal fatto che si tratta di un'orchestra europea che trascende i confini culturali ed è costituita da giovani musicisti selezionati secondo rigorosi criteri artistici mediante una procedura rigorosa e trasparente di audizione annuale che ha luogo in tutti gli Stati membri. Essa dovrebbe pertanto in via eccezionale essere ammissibile al sostegno diretto dell'Unione sulla base di missioni e obiettivi specifici che la Commissione deve stabilire e valutare periodicamente. Per ottenere tale sostegno l'Orchestra dei giovani dell'Unione europea dovrebbe aumentare la sua visibilità, sforzarsi di ottenere al suo interno una rappresentanza più equilibrata di musicisti di tutti gli Stati membri e diversificare le sue entrate ricercando attivamente sostegno da fonti diverse da quelle dell'Unione.
Emendamento 33
Proposta di regolamento
Considerando 26
(26)  Il sostegno finanziario dovrebbe essere utilizzato per ovviare alle carenze del mercato o a situazioni di investimento non ottimali, in modo proporzionato, e le azioni non dovrebbero duplicare i finanziamenti privati o sostituirvisi o falsare la concorrenza nel mercato interno. Le azioni dovrebbero avere un chiaro valore aggiunto europeo.
(26)  Il sostegno finanziario dovrebbe essere utilizzato per ovviare alle carenze del mercato o a situazioni di investimento non ottimali, in modo proporzionato, e le azioni non dovrebbero duplicare i finanziamenti privati o sostituirvisi o falsare la concorrenza nel mercato interno. Le azioni dovrebbero avere un chiaro valore aggiunto europeo ed essere adatte ai progetti specifici che sostengono. Il programma dovrebbe tener conto non solo del valore economico dei progetti, ma anche della loro dimensione culturale e creativa e della specificità dei settori interessati.
Emendamento 34
Proposta di regolamento
Considerando 26 bis (nuovo)
(26 bis)  Il finanziamento dei programmi istituiti dal regolamento .../..... [Strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale1 bis] e dal regolamento .../.... [IPA III]1 ter dovrebbe essere utilizzato anche per finanziare azioni nell'ambito della dimensione internazionale del programma. Tali azioni dovrebbero essere eseguite in conformità del presente regolamento.
__________________
1 bis 2018/0243(COD).
1 bis 2018/0247(COD).
Emendamento 35
Proposta di regolamento
Considerando 27
(27)  Una delle sfide principali incontrate dai settori culturali e creativi è l'accesso a finanziamenti che consentano di accrescere le loro attività, di mantenere o accrescere la loro competitività o di internazionalizzare le loro attività. Gli obiettivi del presente programma dovrebbero essere perseguiti anche mediante gli strumenti finanziari e la garanzia di bilancio negli ambiti di intervento del Fondo InvestEU.
(27)  All'interno dell'economia europea, quelli culturali e creativi sono settori innovativi, resilienti e in crescita che generano valore economico e culturale dalla proprietà intellettuale e dalla creatività individuale. Tuttavia, la loro frammentazione e la natura immateriale delle loro attività limita il loro accesso ai finanziamenti privati. Una delle sfide principali per i settori culturali e creativi consiste nell'aumentarne l'accesso ai finanziamenti, il che è essenziale per accrescere, mantenere o intensificare la loro competitività a livello internazionale. Gli obiettivi del presente programma dovrebbero essere perseguiti, mediante strumenti finanziari e garanzia di bilancio, in particolare per le PMI, anche negli ambiti di intervento del Fondo InvestEU, in linea con le prassi sviluppate nel quadro dello strumento di garanzia per i settori culturali e creativi istituito dal regolamento (UE) n. 1295/2013.
Emendamento 36
Proposta di regolamento
Considerando 28
(28)  Tenuto conto delle competenze tecniche necessarie per valutare le proposte nell'ambito di azioni specifiche del programma, è opportuno prevedere che, se del caso, i comitati di valutazione possano essere composti da esperti esterni.
(28)  L'impatto, la qualità e l'efficienza nell'attuazione del progetto dovrebbero costituire criteri chiave di valutazione per la selezione del progetto in questione. Tenuto conto delle competenze tecniche necessarie per valutare le proposte nell'ambito di azioni specifiche del programma, è opportuno prevedere che, se del caso, i comitati di valutazione possano essere composti da esperti esterni dotati di esperienza professionale e gestionale in relazione all'ambito della domanda oggetto di valutazione. Ove opportuno, andrebbe tenuto conto della necessità di garantire coerenza globale con gli obiettivi di inclusione e diversità del pubblico.
Emendamento 37
Proposta di regolamento
Considerando 29
(29)  Il programma dovrebbe comprendere un sistema realistico e gestibile di indicatori di performance per accompagnare le sue azioni e monitorare i risultati su base continua. Questo monitoraggio nonché le azioni di informazione e di comunicazione relative al programma e alle sue azioni dovrebbero basarsi sulle tre sezioni del programma.
(29)  Il programma dovrebbe comprendere un sistema realistico e gestibile di indicatori di performance quantitativi e qualitativi per accompagnare le sue azioni e monitorare i risultati su base continua, tenendo conto del valore intrinseco dei settori artistici, culturali e creativi. Tali indicatori di prestazione dovrebbero essere elaborati con i portatori di interessi. Questo monitoraggio nonché le azioni di informazione e di comunicazione relative al programma e alle sue azioni dovrebbero basarsi sulle tre sezioni del programma. Le sezioni dovrebbero tenere conto di uno o più indicatori quantitativi e qualitativi. Tali indicatori dovrebbero essere valutati conformemente al presente regolamento.
Emendamento 38
Proposta di regolamento
Considerando 29 bis (nuovo)
(29 bis)  Considerata la complessità e la difficoltà di reperire, analizzare e adattare i dati e di misurare l'impatto delle politiche culturali, nonché di definire indicatori, la Commissione dovrebbe rafforzare la cooperazione all'interno dei suoi servizi, come ad esempio il Centro comune di ricerca ed Eurostat, al fine di raccogliere dati statistici idonei. La Commissione dovrebbe agire in cooperazione con i centri di eccellenza dell'Unione, gli istituti nazionali di statistica e le organizzazioni che operano nei settori culturali e creativi in Europa e in collaborazione con il Consiglio d'Europa, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e l'Unesco.
Emendamento 39
Proposta di regolamento
Considerando 32
(32)  Le tipologie di finanziamento e i metodi di esecuzione a norma del presente regolamento dovrebbero essere scelti in base alla rispettiva capacità di conseguire gli obiettivi specifici delle azioni e di produrre risultati, tenuto conto, in particolare, dei costi dei controlli, degli oneri amministrativi e del rischio previsto di inosservanza. A tale scopo dovrebbe essere preso in considerazione anche il ricorso a somme forfettarie, tassi fissi e costi unitari nonché a finanziamenti non collegati ai costi di cui all'articolo 125, paragrafo 1, del regolamento finanziario.
(32)  Le tipologie di finanziamento e i metodi di esecuzione a norma del presente regolamento dovrebbero essere scelti in base alla capacità dell'operatore del progetto di conseguire gli obiettivi specifici delle azioni e di produrre risultati, tenuto conto, in particolare, delle dimensioni dell'operatore e del progetto, dei costi dei controlli, degli oneri amministrativi e del rischio previsto di inosservanza. A tale scopo dovrebbe essere preso in considerazione anche il ricorso a somme forfettarie, tassi fissi e costi unitari nonché a finanziamenti non collegati ai costi di cui all'articolo 125, paragrafo 1, del regolamento finanziario.
Emendamento 40
Proposta di regolamento
Considerando 33 bis (nuovo)
(33 bis)  Al fine di ottimizzare le sinergie tra i fondi dell'Unione e gli strumenti in regime di gestione diretta, dovrebbe essere agevolata la fornitura di sostegno alle operazioni cui è già stato concesso un marchio di eccellenza.
Emendamento 41
Proposta di regolamento
Considerando 34
(34)  A norma dell'articolo 94 della decisione 2013/755/UE del Consiglio28 le persone fisiche e le persone giuridiche stabilite nei paesi e territori d'oltremare sono ammesse a fruire dei finanziamenti, fatte salve le regole e le finalità del programma e le eventuali disposizioni applicabili allo Stato membro cui il pertinente PTOM è connesso.
(34)  A norma dell'articolo 94 della decisione 2013/755/UE del Consiglio28 le persone fisiche e le persone giuridiche stabilite nei paesi e territori d'oltremare sono ammesse a fruire dei finanziamenti, fatte salve le regole e le finalità del programma e le eventuali disposizioni applicabili allo Stato membro cui il pertinente PTOM è connesso. In sede di attuazione del programma, si dovrebbe tenere conto dei vincoli imposti dalla grande distanza di tali paesi o territori e la loro partecipazione effettiva al programma dovrebbe essere monitorata e valutata regolarmente.
__________________
__________________
28 Decisione 2013/755/UE del Consiglio, del 25 novembre 2013, relativa all'associazione dei paesi e territori d'oltremare all'Unione europea ("Decisione sull'associazione d'oltremare") (GU L 344 del 19.12.2013, pag. 1).
28 Decisione 2013/755/UE del Consiglio, del 25 novembre 2013, relativa all'associazione dei paesi e territori d'oltremare all'Unione europea ("Decisione sull'associazione d'oltremare") (GU L 344 del 19.12.2013, pag. 1).
Emendamento 42
Proposta di regolamento
Considerando 34 bis (nuovo)
(34 bis)  Conformemente all'articolo 349 TFUE, dovrebbero essere adottate misure per aumentare la partecipazione delle regioni ultraperiferiche a tutte le azioni. Dovrebbero essere promossi gli scambi degli artisti e delle loro opere e la cooperazione tra persone e organizzazioni di tali regioni e i paesi terzi e i loro vicini. In questo modo sarà possibile per le persone beneficiare in egual misura dei vantaggi competitivi che le industrie culturali e creative possono offrire, in particolare in termini di crescita economica e di occupazione. Tali misure dovrebbero essere monitorate e valutate regolarmente.
Emendamento 43
Proposta di regolamento
Considerando 36
(36)  Al fine di garantire l'agevole attuazione del programma, i costi sostenuti dal beneficiario prima della presentazione della domanda di sovvenzione, in particolare i costi associati ai diritti di proprietà intellettuale, possono essere considerati ammissibili a condizione che siano direttamente connessi all'attuazione delle azioni oggetto di sostegno.
(36)  Al fine di garantire la continuità del sostegno finanziario erogato dal programma e di coprire i crescenti deficit di finanziamento per i beneficiari, i costi sostenuti dal beneficiario prima della presentazione della domanda di sovvenzione, in particolare i costi associati ai diritti di proprietà intellettuale, dovrebbero essere considerati ammissibili a condizione che siano direttamente connessi all'attuazione delle azioni oggetto di sostegno.
Emendamento 44
Proposta di regolamento
Considerando 38
(38)  È opportuno attribuire alla Commissione competenze di esecuzione per l'adozione di programmi di lavoro al fine di garantire condizioni uniformi di esecuzione del presente regolamento. È altresì opportuno che tali competenze siano esercitate conformemente al regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio. È necessario garantire la corretta chiusura del programma precedente, soprattutto relativamente alla continuazione degli accordi pluriennali per la sua gestione, come il finanziamento dell'assistenza tecnica e amministrativa. A decorrere dal [1° gennaio 2021], l'assistenza tecnica e amministrativa, se necessario, dovrebbe garantire la gestione delle azioni non ancora portate a termine nell'ambito del programma precedente entro il [31 dicembre 2020].
(38)  Dovrebbe essere delegato alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all'articolo 290 TFUE riguardo all'adozione di programmi di lavoro. È necessario garantire la corretta chiusura del programma precedente, soprattutto relativamente alla continuazione degli accordi pluriennali per la sua gestione, come il finanziamento dell'assistenza tecnica e amministrativa. A decorrere dal [1° gennaio 2021], l'assistenza tecnica e amministrativa, se necessario, dovrebbe garantire la gestione delle azioni non ancora portate a termine nell'ambito del programma precedente entro il [31 dicembre 2020].
___________________________
Regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, che stabilisce le regole e i principi generali relativi alle modalità di controllo da parte degli Stati membri dell'esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione (GU L 55 del 28.2.2011, pag. 13).
Emendamento 45
Proposta di regolamento
Considerando 38 bis (nuovo)
(38 bis)  Al fine di garantire un'attuazione efficace ed efficiente del programma, la Commissione dovrebbe assicurare l'assenza di oneri burocratici inutili per i richiedenti durante la fase di elaborazione delle domande o durante la fase del trattamento delle domande.
Emendamento 46
Proposta di regolamento
Considerando 38 ter (nuovo)
(38 ter)  È opportuno prestare una particolare attenzione ai piccoli progetti e al loro valore aggiunto, considerate le specificità dei settori culturali e creativi europei.
Emendamento 47
Proposta di regolamento
Articolo 2 – punto 2
2)  "settori culturali e creativi": tutti i settori le cui attività si basano su valori culturali o espressioni artistiche e altre espressioni creative, individuali o collettive. Le attività possono comprendere lo sviluppo, la creazione, la produzione, la diffusione e la conservazione di beni e servizi che costituiscono espressioni culturali, artistiche o altre espressioni creative, nonché funzioni correlate quali l'istruzione o la gestione. Esse sono in grado di generare innovazione e creare posti di lavoro in particolare derivanti dalla proprietà intellettuale. I settori comprendono l'architettura, gli archivi, le biblioteche e i musei, l'artigianato artistico, gli audiovisivi (compresi il cinema, la televisione, i videogiochi e i contenuti multimediali), il patrimonio culturale materiale e immateriale, il design (compreso il design della moda), i festival, la musica, la letteratura, le arti dello spettacolo, i libri e l'editoria, la radio e le arti visive;
2)  "settori culturali e creativi": tutti i settori le cui attività si basano su valori culturali o espressioni artistiche e altre espressioni e pratiche creative, individuali o collettive, siano esse orientate al mercato o meno. Le attività possono comprendere lo sviluppo, la creazione, la produzione, la diffusione e la conservazione di pratiche, beni e servizi che costituiscono espressioni culturali, artistiche o altre espressioni creative, nonché funzioni correlate quali l'istruzione o la gestione. Molte di esse sono in grado di generare innovazione e creare posti di lavoro in particolare derivanti dalla proprietà intellettuale. I settori comprendono l'architettura, gli archivi, le biblioteche e i musei, l'artigianato artistico, gli audiovisivi (compresi il cinema, la televisione, i videogiochi e i contenuti multimediali), il patrimonio culturale materiale e immateriale, la musica, la letteratura, le arti dello spettacolo, i libri e l'editoria, la radio, le arti visive, i festival e il design, compreso il design della moda;
Emendamento 48
Proposta di regolamento
Articolo 3 – punto 1 – lettera -a (nuova)
-a)  contribuire al riconoscimento e alla promozione del valore intrinseco della cultura, nonché salvaguardare e promuovere la qualità della cultura e della creatività europee come dimensione distintiva dello sviluppo personale, dell'istruzione, della coesione sociale, della libertà di espressione e di opinione e delle arti, del rafforzamento e del miglioramento della democrazia, del pensiero critico e del senso di appartenenza e di cittadinanza, nonché come dimensione atta a creare un ambiente culturale e mediatico pluralistico;
Emendamento 49
Proposta di regolamento
Articolo 3 – punto 1 – lettera a
a)  promuovere la cooperazione europea in materia di diversità culturale e linguistica e di patrimonio culturale;
a)  promuovere la cooperazione europea in materia di diversità culturale, artistica e linguistica, anche attraverso la valorizzazione del ruolo degli artisti e degli operatori culturali, della qualità della produzione culturale e artistica europea e del comune patrimonio culturale europeo, sia materiale che immateriale;
Emendamento 50
Proposta di regolamento
Articolo 3 – punto 1 – lettera b
b)  rafforzare la competitività dei settori culturali e creativi, in particolare quello audiovisivo.
b)  promuovere la competitività di tutti i settori culturali e creativi e accrescere il loro peso economico, con particolare riferimento al settore audiovisivo, attraverso la creazione di posti di lavoro e l'aumento dell'innovazione e della creatività in tali settori.
Emendamento 51
Proposta di regolamento
Articolo 3 – punto 2 – lettera a
a)  valorizzare la dimensione economica, sociale ed esterna della cooperazione a livello europeo al fine di sviluppare e promuovere la diversità culturale europea e il patrimonio culturale europeo, irrobustire la competitività dei settori culturali e creativi europei e rinsaldare le relazioni culturali internazionali;
a)  valorizzare la dimensione economica, artistica, culturale, sociale ed esterna della cooperazione a livello europeo al fine di sviluppare e promuovere la diversità culturale europea e il patrimonio culturale europeo materiale e immateriale, irrobustire la competitività e l'innovazione dei settori culturali e creativi europei e rinsaldare le relazioni culturali internazionali;
Emendamento 52
Proposta di regolamento
Articolo 3 – punto 1 – lettera a bis (nuova)
a bis)  promuovere i settori culturali e creativi, compreso il settore audiovisivo, sostenendo gli artisti, gli operatori, gli artigiani e il coinvolgimento del pubblico con particolare attenzione alla parità di genere e ai gruppi sottorappresentati;
Emendamento 53
Proposta di regolamento
Articolo 3 – punto 2 – lettera b
b)  promuovere la competitività e la scalabilità dell'industria audiovisiva europea;
b)  promuovere la qualità, la competitività e la scalabilità del settore audiovisivo europeo, in particolare delle PMI, delle società di produzione indipendenti e delle organizzazioni dei settori culturali e creativi e promuovere la qualità delle attività del settore audiovisivo europeo in modo sostenibile, mirando ad un approccio settoriale e geografico equilibrato;
Emendamento 54
Proposta di regolamento
Articolo 3 – punto 2 – lettera c
c)  promuovere la cooperazione programmatica e azioni innovative a sostegno di tutte le sezioni del programma, compresa la promozione di un ambiente mediatico diversificato e pluralistico, dell'alfabetizzazione mediatica e dell'inclusione sociale.
c)  promuovere la cooperazione programmatica e le azioni innovative, compresi nuovi modelli commerciali e di gestione e soluzioni creative, a sostegno di tutte le sezioni del programma e di tutti i settori culturali e creativi, compresa la salvaguardia della libertà di espressione artistica e la promozione di ambienti culturali e mediatici diversificati, indipendenti e pluralistici, dell'alfabetizzazione mediatica, delle competenze digitali, dell'educazione culturale e artistica, della parità di genere, della cittadinanza attiva, del dialogo interculturale, della resilienza e dell'inclusione sociale, in particolare delle persone con disabilità, anche attraverso una più ampia accessibilità a beni e servizi culturali;
Emendamento 55
Proposta di regolamento
Articolo 3 – punto 2 – lettera c bis (nuova)
c bis)  promuovere la mobilità degli artisti e degli operatori dei settori culturali e creativi e la circolazione delle loro opere;
Emendamento 56
Proposta di regolamento
Articolo 3 – punto 2 – lettera c ter (nuova)
c ter)  fornire ai settori culturali e creativi dati, analisi e una serie adeguata di indicatori qualitativi e quantitativi e sviluppare un sistema coerente di valutazioni e valutazioni d'impatto, comprese quelle aventi una dimensione intersettoriale.
Emendamento 57
Proposta di regolamento
Articolo 3 – punto 3 – lettera c
c)  "sezione TRANSETTORIALE", che riguarda le attività in tutti i settori culturali e creativi.
c)  "sezione TRANSETTORIALE", che riguarda le attività in tutti i settori culturali e creativi, compreso il settore dei mezzi di informazione.
Emendamento 58
Proposta di regolamento
Articolo 3 bis (nuovo)
Articolo 3 bis
Valore aggiunto europeo
Riconoscere il valore intrinseco ed economico della cultura e della creatività e rispettare la qualità e il pluralismo dei valori e delle politiche dell'Unione europea.
Il programma sostiene soltanto le azioni e le attività che producono un potenziale valore aggiunto europeo e che contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi di cui all'articolo 3.
Il valore aggiunto europeo delle azioni e delle attività del programma è assicurato, ad esempio, attraverso i seguenti elementi:
a)  il carattere transnazionale delle azioni e delle attività che integrano i programmi e le politiche regionali, nazionali, internazionali e di altro tipo dell'Unione, nonché l'impatto di tali azioni e attività sull'accesso dei cittadini alla cultura, sul coinvolgimento attivo dei cittadini, sull'istruzione, sull'inclusione sociale e sul dialogo interculturale;
b)  lo sviluppo e la promozione della cooperazione transnazionale e internazionale tra operatori culturali e creativi, compresi gli artisti, i professionisti dell'audiovisivo, le organizzazioni culturali e creative e le PMI e gli operatori audiovisivi, al fine di stimolare risposte più complete, rapide, efficaci e a lungo termine alle sfide globali, in particolare al passaggio al digitale;
c)  le economie di scala e la crescita e l'occupazione che il sostegno dell'Unione favorisce, producendo un effetto leva su finanziamenti aggiuntivi;
d)  la garanzia di una maggiore parità di condizioni nei settori culturali e creativi, tenendo conto delle specificità dei diversi paesi, compresi i paesi o le regioni con una particolare situazione geografica o linguistica, come le regioni ultraperiferiche riconosciute all'articolo 349 TFUE e i paesi o territori d'oltremare che ricadono sotto l'autorità di uno Stato membro di cui all'allegato II TFUE;
e)  la promozione di una narrazione sulle radici comuni e la diversità europee.
Emendamento 59
Proposta di regolamento
Articolo 4 – comma 1 – lettera -a (nuova)
-a)  promuovere l'espressione e la creazione artistica;
Emendamento 60
Proposta di regolamento
Articolo 4 – comma 1 – lettera -a bis (nuova)
-a bis) coltivare talenti, competenze e abilità e stimolare la collaborazione e l'innovazione attraverso l'intera catena dei settori culturali e creativi, compreso il patrimonio culturale;
Emendamento 61
Proposta di regolamento
Articolo 4 – comma 1 – lettera a
a)  rafforzare la dimensione e la circolazione transfrontaliere di opere e operatori culturali e creativi;
a)  rafforzare la dimensione, la circolazione e la visibilità transfrontaliere degli operatori culturali e creativi europei e delle relative opere, anche attraverso programmi di residenza, tournée, eventi, seminari, mostre e festival, nonché facilitando lo scambio delle migliori pratiche e rafforzando le capacità professionali;
Emendamento 62
Proposta di regolamento
Articolo 4 – comma 1 – lettera b
b)  incrementare la partecipazione culturale in Europa;
b)  incrementare l'accesso, la partecipazione e la sensibilizzazione alla cultura e il coinvolgimento del pubblico in Europa, in particolare per le persone con disabilità o provenienti da contesti svantaggiati;
Emendamento 63
Proposta di regolamento
Articolo 4 – comma 1 – lettera c
c)  promuovere la resilienza e l'inclusione sociali mediante la cultura e il patrimonio culturale;
c)  promuovere la resilienza sociale e migliorare l'inclusione sociale, il dialogo interculturale e democratico e lo scambio culturale mediante le arti, la cultura e il patrimonio culturale;
Emendamento 64
Proposta di regolamento
Articolo 4 – comma 1 – lettera d
d)  incrementare la capacità dei settori culturali e creativi europei di prosperare e di generare occupazione e crescita;
d)  incrementare la capacità dei settori culturali e creativi europei di prosperare e di innovare, creare opere d'arte, generare e sviluppare competenze chiave, conoscenze, abilità, nuove pratiche artistiche, nonché un'occupazione e una crescita sostenibili e contribuire allo sviluppo locale e regionale;
Emendamento 65
Proposta di regolamento
Articolo 4 – comma 1 – lettera d bis (nuova)
d bis)  promuovere la capacità professionale delle persone nei settori culturali e creativi, favorendo la loro autonomia attraverso misure appropriate;
Emendamento 66
Proposta di regolamento
Articolo 4 – comma 1 – lettera e
e)  rafforzare l'identità e i valori europei mediante la sensibilizzazione culturale, l'educazione artistica e la creatività basata sulla cultura nel campo dell'istruzione;
e)  rafforzare l'identità europea, la cittadinanza attiva e il senso della comunità e dei valori democratici mediante la sensibilizzazione culturale, il patrimonio culturale, l'espressione, il pensiero critico, l'espressione artistica, la visibilità e il riconoscimento dei creatori, le arti, l'istruzione e la creatività basata sulla cultura nell'apprendimento permanente formale, non formale e informale;
Emendamento 67
Proposta di regolamento
Articolo 4 – comma 1 – lettera f
f)  promuovere lo sviluppo delle capacità a livello internazionale dei settori culturali e creativi europei al fine di renderli attivi sul piano internazionale;
f)  promuovere lo sviluppo delle capacità a livello internazionale dei settori culturali e creativi europei, comprese le organizzazioni di base e le micro-organizzazioni, al fine di renderli attivi sul piano internazionale;
Emendamento 68
Proposta di regolamento
Articolo 4 – comma 1 – lettera g
g)  contribuire alla strategia globale dell'Unione per le relazioni internazionali mediante la diplomazia culturale.
g)  contribuire alla strategia globale dell'Unione per le relazioni culturali internazionali mirando a garantire l'impatto a lungo termine della strategia mediante un approccio interpersonale che coinvolga le reti culturali, la società civile e le organizzazioni di base.
Emendamento 69
Proposta di regolamento
Articolo 4 – comma 2 bis (nuovo)
Nel quadro delle azioni specifiche perseguite nel quadro della sezione CULTURA, il settore musicale è oggetto di un'attenzione particolare in termini di distribuzione finanziaria e di azioni mirate. Inviti e strumenti su misura contribuiscono a stimolare la competitività del settore musicale e ad affrontare alcune delle sfide specifiche che lo riguardano.
Emendamento 70
Proposta di regolamento
Articolo 5 – comma 1 – lettera a
a)  coltivare talenti e competenze e stimolare la collaborazione e l'innovazione nella creazione e produzione di opere audiovisive europee;
a)  coltivare talenti, abilità e competenze e l'uso delle tecnologie digitali in modo da stimolare la collaborazione, la mobilità e l'innovazione nella creazione e produzione di opere audiovisive europee, anche oltre i confini nazionali;
Emendamento 71
Proposta di regolamento
Articolo 5 – comma 1 – lettera b
b)  migliorare la distribuzione cinematografica e online e fornire un più ampio accesso transfrontaliero alle opere audiovisive europee, anche mediante modelli commerciali innovativi e l'uso di nuove tecnologie;
b)  migliorare la diffusione transnazionale e internazionale, la distribuzione online e offline, e in particolare la distribuzione cinematografica, delle opere audiovisive europee nel nuovo ambiente digitale;
Emendamento 72
Proposta di regolamento
Articolo 5 – comma 1 – lettera b bis (nuova)
b bis)  fornire al pubblico internazionale un più ampio accesso alle opere audiovisive dell'Unione, in particolare attraverso attività di promozione, manifestazioni, alfabetizzazione cinematografica e festival del cinema;
Emendamento 73
Proposta di regolamento
Articolo 5 – comma 1 – lettera b ter (nuova)
b ter)  valorizzare il patrimonio audiovisivo e facilitare l'accesso agli archivi audiovisivi e alle biblioteche, sostenendoli e promuovendoli, in quanto fonti di memoria, istruzione, riutilizzo e nuove attività economiche, anche mediante le più moderne tecnologie digitali;
Emendamento 74
Proposta di regolamento
Articolo 5 – comma 1 – lettera c
c)  promuovere le opere audiovisive europee e sostenere l'allargamento e la diversificazione del pubblico all'interno e al di fuori dell'Europa.
c)  promuovere le opere audiovisive europee e sostenere il coinvolgimento del pubblico di tutte le età, in particolare dei giovani e delle persone con disabilità, a favore di un uso proattivo e legale delle opere audiovisive all'interno e al di fuori dell'Europa e della condivisione dei contenuti generati dagli utenti, anche promuovendo l'educazione al cinema e all'audiovisivo.
Emendamento 75
Proposta di regolamento
Articolo 5 – comma 2
Queste priorità saranno perseguite sostenendo la creazione, la promozione, l'accesso e la diffusione di opere europee aventi le potenzialità di raggiungere un vasto pubblico all'interno e al di fuori dell'Europa, adattandosi così ai nuovi sviluppi del mercato e accompagnando l'attuazione della direttiva sui servizi di media audiovisivi.
Queste priorità saranno perseguite sostenendo la creazione, la promozione, l'accesso e la diffusione di opere europee atte a diffondere valori europei e un'identità comune e aventi le potenzialità di raggiungere un pubblico di tutte le età all'interno e al di fuori dell'Europa, adattandosi così ai nuovi sviluppi del mercato e accompagnando l'attuazione della direttiva sui servizi di media audiovisivi.
Emendamento 76
Proposta di regolamento
Articolo 6 – comma 1 – lettera a
a)  sostenere la cooperazione programmatica transettoriale transnazionale, anche per quanto riguarda il ruolo della cultura nell'inclusione sociale, promuovere la conoscenza del programma e sostenere la trasferibilità dei risultati;
a)  sostenere la cooperazione programmatica transettoriale transnazionale, anche promuovendo il ruolo della cultura nell'inclusione sociale, in particolare per le persone con disabilità e per il rafforzamento della democrazia, promuovere la conoscenza del programma e sostenere la trasferibilità dei risultati al fine di aumentare la visibilità del programma;
Emendamento 77
Proposta di regolamento
Articolo 6 – comma 1 – lettera b
b)  promuovere approcci innovativi alla creazione, all'accesso, alla distribuzione e alla promozione di contenuti in tutti i settori culturali e creativi;
b)  promuovere approcci innovativi alla creazione e alla ricerca artistica, all'accesso, alla distribuzione e alla promozione di contenuti artistici in tutti i settori culturali e creativi, che riguardino le dimensioni di mercato o meno, tenendo in considerazione la tutela dei diritti d'autore;
Emendamento 78
Proposta di regolamento
Articolo 6 – comma 1 – lettera c
c)  promuovere attività trasversali riguardanti diversi settori e tese all'adeguamento ai cambiamenti strutturali cui deve far fronte il settore dei media, compresa la promozione di un ambiente mediatico libero, diversificato e pluralistico, del giornalismo di qualità e dell'alfabetizzazione mediatica;
c)  promuovere attività trasversali riguardanti diversi settori e tese all'adeguamento ai cambiamenti strutturali e tecnologici cui deve far fronte il settore dei media, compresa la promozione di un ambiente mediatico, artistico e culturale libero, diversificato e pluralistico, dell'etica professionale nel giornalismo, nonché del pensiero critico e dell'alfabetizzazione mediatica, in particolare tra i giovani, per favorire l'adattamento a nuovi strumenti e formati mediatici e contrastare la diffusione della disinformazione;
Emendamento 79
Proposta di regolamento
Articolo 6 – comma 1 – lettera d
d)  istituire e sostenere punti di contatto volti a promuovere il programma nei rispettivi paesi e favorire la cooperazione transfrontaliera all'interno dei settori culturali e creativi.
d)  istituire e sostenere il coinvolgimento attivo di punti di contatto volti a promuovere il programma nei paesi partecipanti, al fine di promuovere il programma nei rispettivi paesi, in modo equo ed equilibrato, anche attraverso attività in rete sul campo, sostenere i richiedenti in relazione al programma e fornire informazioni di base su altre opportunità di sostegno pertinenti disponibili nell'ambito dei programmi finanziati dall'Unione e favorire la cooperazione transfrontaliera e lo scambio delle migliori pratiche all'interno dei settori culturali e creativi.
Emendamento 80
Proposta di regolamento
Articolo 7 – paragrafo 1 – comma 1
La dotazione finanziaria per l'attuazione del programma nel periodo 2021-2027 è di 1 850 000 000 EUR a prezzi correnti.
La dotazione finanziaria per l'attuazione del programma nel periodo 2021-2027 è di 2 806 000 000 EUR a prezzi costanti.
Emendamento 81
Proposta di regolamento
Articolo 7 – paragrafo 1 – comma 2 – trattino 1
–  fino a 609 000 000 EUR per l'obiettivo di cui all'articolo 3, paragrafo 2, lettera a) (sezione CULTURA);
–  non meno del 33 % per l'obiettivo di cui all'articolo 3, paragrafo 2, lettera a) (sezione CULTURA);
Emendamento 82
Proposta di regolamento
Articolo 7 – paragrafo 1 – comma 2 – trattino 2
–  fino a 1 081 000 000 EUR per l'obiettivo di cui all'articolo 3, paragrafo 2, lettera b) (sezione MEDIA);
–  non meno del 58 % per l'obiettivo di cui all'articolo 3, paragrafo 2, lettera b) (sezione MEDIA);
Emendamento 83
Proposta di regolamento
Articolo 7 – paragrafo 1 – comma 2 – trattino 3
–  fino a 160 000 000 EUR per l'obiettivo di cui all'articolo 3, paragrafo 2, lettera c) (sezione TRANSETTORIALE).
–  fino al 9 % per l'obiettivo di cui all'articolo 3, paragrafo 2, lettera c) (sezione TRANSETTORIALE), garantendo per ciascuno dei punti di contatto nazionali Europa creativa una dotazione finanziaria almeno pari a quella prevista dal regolamento (CE) n. 1295/2013.
Emendamento 84
Proposta di regolamento
Articolo 7 – paragrafo 3
3.  Oltre alla dotazione finanziaria di cui al paragrafo 1, e al fine di promuovere la dimensione internazionale del programma, possono essere messi a disposizione contributi finanziari aggiuntivi a titolo degli strumenti di finanziamento esterni [strumento di vicinato, sviluppo e cooperazione internazionale e strumento di assistenza preadesione (IPA III)] a sostegno delle azioni attuate e gestite in conformità del presente regolamento. Tali contributi sono finanziati in conformità dei regolamenti che istituiscono tali strumenti.
3.  Oltre alla dotazione finanziaria di cui al paragrafo 1, e al fine di promuovere la dimensione internazionale del programma, possono essere messi a disposizione contributi finanziari aggiuntivi a titolo degli strumenti di finanziamento esterni [strumento di vicinato, sviluppo e cooperazione internazionale e strumento di assistenza preadesione (IPA III)] a sostegno delle azioni attuate e gestite in conformità del presente regolamento. Tali contributi sono finanziati in conformità dei regolamenti che istituiscono tali strumenti e sono comunicati ogni anno all'autorità di bilancio, insieme ai contributi dei paesi terzi al programma.
Emendamento 85
Proposta di regolamento
Articolo 8 – paragrafo 1 – comma 1 bis (nuovo)
I paesi terzi possono partecipare alle strutture di governance del programma e ai forum dei soggetti interessati al fine di facilitare lo scambio di informazioni.
Emendamento 151
Proposta di regolamento
Articolo 8 – paragrafo 2
2.  La partecipazione alle sezioni MEDIA e TRANSETTORIALE dei paesi di cui al paragrafo 1, lettere a), b) e c), è subordinata al soddisfacimento delle condizioni stabilite nella direttiva 2010/13/UE.
2.  La partecipazione alle sezioni MEDIA e TRANSETTORIALE dei paesi di cui al paragrafo 1, lettere da a) a d), è subordinata al soddisfacimento delle condizioni stabilite nella direttiva 2010/13/UE.
Emendamento 86
Proposta di regolamento
Articolo 8 – paragrafo 3 bis (nuovo)
3 bis.  Gli accordi con i paesi terzi associati al programma a norma del presente regolamento sono agevolati da procedure più rapide di quelle previste dal regolamento (UE) n. 1295/2013. Gli accordi con nuovi paesi sono promossi in modo proattivo.
Emendamento 87
Proposta di regolamento
Articolo 9 – paragrafo 1
1.  L'accesso al programma è aperto alle organizzazioni internazionali attive nei settori interessati dal programma in conformità del regolamento finanziario.
1.  L'accesso al programma è aperto alle organizzazioni internazionali attive nei settori interessati dal programma, quali ad esempio l'Unesco, il Consiglio d'Europa, mediante una collaborazione più strutturata con Itinerari culturali ed Euroimages, l'Osservatorio dell'EUIPO, l'Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale e l'OCSE, sulla base di contributi congiunti per la realizzazione degli obiettivi del programma e in conformità del regolamento finanziario.
Emendamento 152
Proposta di regolamento
Articolo 9 – paragrafo 2
2.  L'Unione è membro dell'Osservatorio europeo dell'audiovisivo per la durata del programma. La partecipazione dell'Unione all'Osservatorio contribuisce alla realizzazione delle priorità della sezione MEDIA. La Commissione rappresenta l'Unione nelle sue relazioni con l'Osservatorio. La sezione MEDIA sostiene il pagamento della quota di partecipazione dell'Unione all'Osservatorio per promuovere la raccolta e l'analisi dei dati nel settore audiovisivo.
2.  L'Unione è membro dell'Osservatorio europeo dell'audiovisivo per la durata del programma. La partecipazione dell'Unione all'Osservatorio contribuisce alla realizzazione delle priorità della sezione MEDIA. La Commissione rappresenta l'Unione nelle sue relazioni con l'Osservatorio. La sezione MEDIA sostiene il pagamento della quota di partecipazione dell'Unione all'Osservatorio e la raccolta e l'analisi dei dati nel settore audiovisivo.
Emendamento 88
Proposta di regolamento
Articolo 9 bis (nuovo)
Articolo 9 bis
Raccolta di dati relativi ai settori culturali e creativi
La Commissione rafforza la cooperazione all'interno dei suoi servizi, come ad esempio il Centro comune di ricerca ed Eurostat, al fine di raccogliere dati statistici idonei a misurare e analizzare l'impatto delle politiche culturali. A tale scopo, la Commissione agisce in cooperazione con i centri di eccellenza in Europea e gli istituti nazionali di statistica e in collaborazione con il Consiglio d'Europa, l'OCSE e l'Unesco. Così facendo, contribuisce alla realizzazione degli obiettivi della sezione Cultura e segue da vicino gli ulteriori sviluppi della politica culturale, anche coinvolgendo sin dalle prime fasi i soggetti interessati nell'analisi e nell'adattamento di indicatori comuni a diversi settori o specifici per ambito di attività. La Commissione riferisce regolarmente al Parlamento europeo in merito a tali attività.
Emendamento 89
Proposta di regolamento
Articolo 10 – paragrafo 3
3.  Le operazioni di finanziamento misto nell'ambito del presente programma sono eseguite in conformità del [regolamento InvestEU] e del titolo X del regolamento finanziario.
3.  Le operazioni di finanziamento misto nell'ambito del presente programma sono eseguite in conformità del titolo X del regolamento finanziario e delle procedure stabilite nel [regolamento InvestEU]. Il meccanismo di garanzia dedicato creato nel quadro di Europa creativa prosegue nell'ambito del [regolamento InvestEU] e tiene in considerazione le pratiche attuative sviluppate nel quadro dello strumento di garanzia per i settori culturali e creativi istituito dal regolamento (UE) n. 1295/2013.
Emendamento 90
Proposta di regolamento
Articolo 10 – paragrafo 4
4.  I contributi a un meccanismo di mutua assicurazione possono coprire il rischio associato al recupero dei fondi dovuti dai destinatari e sono considerati una garanzia sufficiente a norma del regolamento finanziario. Si applicano le disposizioni di cui all'[articolo X del] regolamento XXX [successore regolamento sul fondo di garanzia].
4.  I contributi a un meccanismo di mutua assicurazione possono coprire il rischio associato al recupero dei fondi dovuti dai destinatari e sono considerati una garanzia sufficiente a norma del regolamento finanziario. Si applicano le disposizioni di cui all'[articolo X del] regolamento XXX [successore del regolamento sul fondo di garanzia], sulla base e in considerazione delle pratiche attuative già sviluppate.
Emendamento 91
Proposta di regolamento
Articolo 10 – paragrafo 4 bis (nuovo)
4 bis.  Al fine di promuovere la dimensione internazionale del programma, i programmi istituiti dal regolamento …/… [strumento di vicinato, sviluppo e cooperazione internazionale] e dal regolamento …/… [IPAIII] apportano un contributo finanziario alle azioni istituite ai sensi del presente regolamento. Il presente regolamento si applica all'uso di tali programmi, assicurando nel contempo la conformità ai regolamenti che li disciplinano rispettivamente.
Emendamento 92
Proposta di regolamento
Articolo 12 – paragrafo 1
1.  Il programma è attuato mediante il programma di lavoro di cui all'articolo 110 del regolamento finanziario. Il programma di lavoro stabilisce, se del caso, l'importo globale destinato alle operazioni di finanziamento misto.
1.  Il programma è attuato mediante il programma di lavoro annuale di cui all'articolo 110 del regolamento finanziario. L'adozione dei programmi di lavoro è preceduta da consultazioni con i vari soggetti interessati per garantire che le azioni previste sostengano nel miglior modo possibile i diversi settori interessati. Il programma di lavoro stabilisce, se del caso, l'importo globale destinato alle operazioni di finanziamento misto, che non prevalgono sui finanziamenti diretti erogati a titolo di sovvenzione.
Gli obiettivi generali e specifici e le corrispondenti priorità strategiche e azioni del programma, nonché il bilancio assegnato a ciascuna azione, sono precisati dettagliatamente nel programma di lavoro annuale. Il programma di lavoro annuale contiene anche un calendario indicativo di attuazione.
Emendamento 93
Proposta di regolamento
Articolo 12 – paragrafo 2
2.  La Commissione adotta il programma di lavoro mediante un atto di esecuzione.
2.  La Commissione adotta atti delegati conformemente all'articolo 19 al fine di integrare il presente regolamento istituendo programmi di lavoro annuali.
Emendamento 94
Proposta di regolamento
Articolo 13 – paragrafo 1 bis (nuovo)
1 bis.  Gli inviti a presentare proposte possono tenere conto della necessità di garantire l'adeguato sostegno ai progetti di dimensioni contenute nell'ambito della sezione CULTURA, mediante misure che possono includere tassi di cofinanziamento più elevati.
Emendamento 95
Proposta di regolamento
Articolo 13 – paragrafo 1 ter (nuovo)
1 ter.  Le sovvenzioni sono concesse ai progetti tenendo conto delle seguenti caratteristiche:
a)  qualità del progetto;
b)  impatto;
c)  qualità ed efficienza dell'attuazione;
Emendamento 96
Proposta di regolamento
Articolo 13 – paragrafo 2
2.  Il comitato di valutazione può essere composto da esperti esterni.
2.  Il comitato di valutazione può essere composto da esperti esterni. Esso si riunisce alla presenza fisica dei suoi membri o a distanza.
Gli esperti hanno un'esperienza professionale attinente all'ambito valutato. Il comitato di valutazione può richiedere il parere di esperti provenienti dal paese in cui è stata presentata la domanda.
Emendamento 97
Proposta di regolamento
Articolo 13 – paragrafo 3
3.  In deroga all'articolo [130, paragrafo 2], del regolamento finanziario, e in casi debitamente giustificati, i costi sostenuti dal beneficiario prima della presentazione della domanda di sovvenzione possono essere considerati ammissibili, a condizione che siano direttamente connessi all'attuazione delle azioni e attività oggetto di sostegno.
3.  In deroga all'articolo [130, paragrafo 2], del regolamento finanziario, e in casi debitamente giustificati, i costi sostenuti dal beneficiario prima della presentazione della domanda di sovvenzione sono considerati ammissibili, a condizione che siano direttamente connessi all'attuazione delle azioni e attività oggetto di sostegno.
Emendamento 98
Proposta di regolamento
Articolo 14 – paragrafo 5 – parte introduttiva
5.  Ai seguenti soggetti possono essere concesse sovvenzioni senza invito a presentare proposte:
5.  Ai seguenti soggetti possono eccezionalmente essere concesse sovvenzioni senza invito a presentare proposte, sulla base di missioni e obiettivi specifici che la Commissione deve definire e valutare regolarmente, in linea con gli obiettivi del programma:
Emendamento 99
Proposta di regolamento
Articolo 14 – paragrafo 5 – lettera a
a)  la European Film Academy;
a)  la European Film Academy, nell'ambito della collaborazione con il Parlamento europeo relativamente al premio LUX per il cinema, a seguito di un accordo di cooperazione negoziato e firmato da entrambe le parti e in collaborazione con Europa Cinemas; finché l'accordo di cooperazione non è concluso, gli stanziamenti pertinenti sono iscritti in riserva;
Emendamento 100
Proposta di regolamento
Articolo 14 – paragrafo 5 – lettera b
b)  l'Orchestra dei giovani dell'Unione europea.
b)  l'Orchestra dei giovani dell'Unione europea per le sue attività, compresa la selezione regolare e la formazione dei giovani musicisti provenienti da tutti gli Stati membri attraverso programmi di residenza che offrono mobilità e la possibilità di esibirsi in festival e tournée all'interno dell'Unione e a livello internazionale e che contribuiscono alla circolazione della cultura europea attraverso i confini e all'internazionalizzazione delle carriere dei giovani musicisti, con l'obiettivo di raggiungere un equilibrio geografico tra i partecipanti; l'Orchestra dei giovani dell'Unione europea diversifica costantemente le sue entrate cercando attivamente sostegno finanziario da nuove fonti, riducendo così la sua dipendenza dai finanziamenti dell'Unione; le attività dell'Orchestra dei giovani dell'Unione europea sono in linea con gli obiettivi e le priorità del programma e della sezione CULTURA, in particolare il coinvolgimento del pubblico.
Emendamento 101
Proposta di regolamento
Articolo 15
La Commissione, in collaborazione con gli Stati membri, garantisce la coerenza complessiva e la complementarità del programma con i pertinenti programmi e politiche, in particolare quelli nei settori dell'equilibrio di genere, dell'istruzione, della gioventù e della solidarietà, dell'occupazione e dell'inclusione sociale, della ricerca e dell'innovazione, dell'industria e delle imprese, dell'agricoltura e dello sviluppo rurale, dell'ambiente e dell'azione per il clima, della coesione, della politica regionale e urbana, degli aiuti di Stato e della cooperazione internazionale e dello sviluppo.
La Commissione, in collaborazione con gli Stati membri, garantisce la coerenza complessiva e la complementarità del programma con i pertinenti programmi e politiche, in particolare quelli nei settori dell'equilibrio di genere, dell'istruzione, con particolare attenzione all'educazione digitale e all'alfabetizzazione mediatica, della gioventù e della solidarietà, dell'occupazione e dell'inclusione sociale, in particolare per i gruppi emarginati e le minoranze, della ricerca e dell'innovazione, compresa l'innovazione sociale, dell'industria e delle imprese, dell'agricoltura e dello sviluppo rurale, dell'ambiente e dell'azione per il clima, della coesione, della politica regionale e urbana, del turismo sostenibile, degli aiuti di Stato, della mobilità, della cooperazione internazionale e dello sviluppo, anche al fine di promuovere un uso efficiente dei fondi pubblici.
La Commissione provvede a che, in sede di applicazione delle procedure stabilite nel [programma InvestEU] ai fini del programma, esse tengano conto delle prassi sviluppate nel quadro dello strumento di garanzia per i settori culturali e creativi istituito dal regolamento (UE) n. 1295/2013.
Emendamento 102
Proposta di regolamento
Articolo 16 – paragrafo 2 – lettera b
b)  rispetti i requisiti minimi di qualità di detto invito a presentare proposte;
b)  rispetti i requisiti di elevata qualità di detto invito a presentare proposte;
Emendamento 103
Proposta di regolamento
Articolo 16 – paragrafo 2 bis (nuovo)
2 bis.  Le proposte a cui è stato conferito il marchio di eccellenza possono ricevere finanziamenti direttamente da altri programmi e fondi a norma del regolamento [regolamento RDC COM(2018)0375], conformemente all'articolo 67, paragrafo 5, del medesimo, a condizione che tali proposte siano coerenti con gli obiettivi del programma. La Commissione provvede affinché i criteri di selezione e di aggiudicazione per i progetti che ricevono il marchio di eccellenza siano coerenti, chiari e trasparenti per i potenziali beneficiari.
Emendamento 104
Proposta di regolamento
Articolo 16 bis (nuovo)
Articolo 16 bis
Strumento di garanzia per i settori culturali e creativi nel quadro di InvestEU
1.  Il sostegno finanziario attraverso il nuovo programma InvestEU si basa sugli obiettivi e sui criteri dello strumento di garanzia per i settori culturali e creativi, tenendo conto della specificità del settore.
2.  Il programma InvestEU fornisce:
a)  accesso ai finanziamenti alle PMI, alle micro-organizzazioni e alle organizzazioni di piccole e medie dimensioni nei settori culturali e creativi;
b)  garanzie agli intermediari finanziari partecipanti provenienti dai paesi che partecipano allo strumento di garanzia;
c)  ulteriori competenze agli intermediari finanziari partecipanti ai fini della valutazione dei rischi legati alle PMI, alle micro-organizzazioni e alle organizzazioni di piccole e medie dimensioni, nonché ai progetti culturali e creativi;
d)  il volume dei finanziamenti con capitale di debito messi a disposizione delle PMI, delle micro-organizzazioni e delle organizzazioni di piccole e medie dimensioni;
e)  la capacità di costruire un portafoglio prestiti diversificato e di proporre un piano di marketing e promozione alle PMI, alle micro-organizzazioni e alle organizzazioni di piccole e medie dimensioni di tutte le regioni e di tutti i settori;
f)  le seguenti forme di prestito: investimenti in immobilizzazioni materiali e immateriali a esclusione delle garanzie personali; trasferimenti di imprese; capitale di esercizio, come finanziamenti provvisori, finanziamenti per coprire deficit, flussi di cassa e linee di credito.
Emendamento 105
Proposta di regolamento
Articolo 17 – paragrafo 1 bis (nuovo)
1 bis.  Le sezioni dispongono di una serie comune di indicatori qualitativi. Ogni sezione dispone di una serie specifica di indicatori.
Emendamento 106
Proposta di regolamento
Articolo 17 – paragrafo 2
2.  Al fine di garantire un'efficace valutazione dei progressi del programma in direzione del conseguimento dei suoi obiettivi, alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all'articolo 19 al fine di elaborare le disposizioni per un quadro di monitoraggio e valutazione, comprese le modifiche dell'allegato II intese a rivedere o integrare gli indicatori, se necessario per il monitoraggio e la valutazione.
2.  Al fine di garantire un'efficace valutazione dei progressi del programma in direzione del conseguimento dei suoi obiettivi, alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all'articolo 19 al fine di elaborare le disposizioni per un quadro di monitoraggio e valutazione, comprese le modifiche dell'allegato II intese a rivedere o integrare gli indicatori. La Commissione adotta un atto delegato relativo agli indicatori entro il 31 dicembre 2022.
Emendamento 107
Proposta di regolamento
Articolo 18 – paragrafo 1 bis (nuovo)
1 bis.  I dati disponibili sugli importi degli stanziamenti di impegno e di pagamento che sarebbero stati necessari per finanziare i progetti cui è stato attribuito il marchio di eccellenza sono trasmessi ogni anno ai due rami dell'autorità di bilancio, almeno tre mesi prima della data di pubblicazione delle loro rispettive posizioni sul bilancio dell'Unione per l'esercizio successivo, conformemente al calendario deciso di comune accordo per la procedura annuale di bilancio.
Emendamento 108
Proposta di regolamento
Articolo 18 – paragrafo 2
2.  La valutazione intermedia del programma va effettuata non appena siano disponibili informazioni sufficienti sulla sua attuazione e comunque non oltre quattro anni dall'inizio della sua attuazione.
2.  La revisione intermedia del programma è effettuata entro il 30 giugno 2024.
La Commissione presenta una relazione di valutazione intermedia al Parlamento europeo e al Consiglio entro il 31 dicembre 2024.
La Commissione presenta, se necessario e sulla base della revisione intermedia, una proposta legislativa finalizzata alla revisione del presente regolamento.
Emendamento 109
Proposta di regolamento
Articolo 18 – paragrafo 3
3.  Al termine dell'attuazione del programma e comunque non oltre due anni dalla fine del periodo di cui all'articolo 1, la Commissione effettua una valutazione finale del programma.
3.  Al termine dell'attuazione del programma e comunque non oltre due anni dalla fine del periodo di cui all'articolo 1, la Commissione presenta una valutazione finale del programma.
Emendamento 110
Proposta di regolamento
Articolo 20 – paragrafo 1
1.  I destinatari dei finanziamenti dell'Unione rendono nota l'origine degli stessi e ne garantiscono la visibilità (in particolare quando promuovono azioni e risultati) diffondendo informazioni coerenti, efficaci e proporzionate destinate a pubblici diversi, tra cui i media e il vasto pubblico.
1.  I destinatari dei finanziamenti dell'Unione rendono nota l'origine degli stessi e ne garantiscono la visibilità (in particolare quando promuovono azioni e risultati) diffondendo informazioni coerenti, efficaci e proporzionate destinate a pubblici diversi, tra cui i media e il vasto pubblico, in particolare il nome del programma e, per le azioni finanziate nel quadro della sezione MEDIA, il logo di tale sezione. La Commissione sviluppa un logo per la sezione CULTURA, il quale è utilizzato per le azioni finanziate a titolo della medesima sezione.
Emendamento 111
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 1 – comma 1 – lettera a
a)  progetti di cooperazione;
a)  progetti di cooperazione transnazionali con una distinzione chiara tra progetti di piccole, medie e grandi dimensioni e dedicando particolare attenzione alle micro-organizzazioni e alle piccole organizzazioni culturali;
Emendamento 112
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 1 – comma 1 – lettera d
d)  mobilità degli artisti e degli operatori culturali e creativi;
d)  mobilità degli artisti, degli artigiani e degli operatori culturali e creativi nelle loro attività transnazionali, compresi la copertura dei costi relativi all'attività artistica e la circolazione delle opere artistiche e culturali;
Emendamento 113
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 1 – comma 1 – lettera e
e)  sostegno alle organizzazioni culturali e creative per operare a livello internazionale;
e)  sostegno alle organizzazioni culturali e creative per operare a livello internazionale e ai fini dello sviluppo delle capacità;
Emendamento 114
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 1 – comma 2 – lettera a
a)  sostegno al settore della musica: promozione della diversità, della creatività e dell'innovazione nel settore della musica, in particolare della distribuzione del repertorio musicale all'interno e al di fuori dell'Europa, delle azioni di formazione e allargamento e diversificazione del pubblico per il repertorio europeo, nonché sostegno per la raccolta e l'analisi di dati;
a)  sostegno al settore della musica: promozione della diversità, della creatività e dell'innovazione nel settore della musica, in particolare nel settore della musica dal vivo, anche attraverso la creazione di reti, della distribuzione e della promozione di un repertorio e di opere musicali eterogenei all'interno e al di fuori dell'Europa, della formazione, della partecipazione e dell'accesso alla musica, dell'allargamento e della diversificazione del pubblico, della visibilità e del riconoscimento dei creatori, dei promotori e degli artisti, in particolare giovani ed emergenti, nonché sostegno per la raccolta e l'analisi di dati;
Emendamento 115
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 1 – comma 2 – lettera b
b)  sostegno al settore librario ed editoriale: azioni mirate per promuovere la diversità, la creatività e l'innovazione, in particolare la traduzione e la promozione della letteratura europea a livello transfrontaliero all'interno e al di fuori dell'Europa e nel resto del mondo, formazione e scambi per gli operatori del settore, gli autori e i traduttori e progetti transnazionali di collaborazione, innovazione e sviluppo nel settore;
b)  sostegno al settore librario ed editoriale: azioni mirate per promuovere la diversità, la creatività e l'innovazione, in particolare la traduzione, l'adattamento in formati accessibili a persone con disabilità e la promozione della letteratura europea a livello transfrontaliero all'interno e al di fuori dell'Europa e nel resto del mondo, anche mediante biblioteche, formazione e scambi per gli operatori del settore, gli autori e i traduttori e progetti transnazionali di collaborazione, innovazione e sviluppo nel settore;
Emendamento 116
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 1 – comma 2 – lettera c
c)  sostegno ai settori dell'architettura e del patrimonio culturale: azioni mirate a favore della mobilità degli operatori, dello sviluppo delle capacità, dell'allargamento e della diversificazione del pubblico e dell'internazionalizzazione dei settori del patrimonio culturale e dell'architettura, promozione della Baukultur, sostegno alla salvaguardia, alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio culturale e dei suoi valori mediante campagne di sensibilizzazione, creazione di reti e attività di apprendimento tra pari;
c)  sostegno ai settori del patrimonio culturale e dell'architettura: azioni mirate a favore della mobilità degli operatori, della ricerca, dell'istituzione di standard di elevata qualità, dello sviluppo delle capacità, della condivisione delle conoscenze e competenze professionali per gli artigiani, del coinvolgimento del pubblico, sostegno alla salvaguardia, alla conservazione, alla rigenerazione dello spazio di vita, al riutilizzo adattativo, alla promozione della Baukultur, alla sostenibilità, diffusione, valorizzazione e internazionalizzazione del patrimonio culturale e dei suoi valori mediante campagne di sensibilizzazione, creazione di reti e attività di apprendimento tra pari;
Emendamento 117
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 1 – comma 2 – lettera d
d)  sostegno ad altri settori: azioni mirate a favore dello sviluppo degli aspetti creativi dei settori del design, della moda e del turismo culturale e loro promozione e rappresentanza al di fuori dell'Unione europea.
d)  sostegno ad altri settori: azioni di promozione mirate a favore dello sviluppo degli aspetti creativi di altri settori, compresi i settori del design, della moda e del turismo culturale sostenibile e loro promozione e rappresentanza al di fuori dell'Unione europea.
Emendamento 118
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 1 – comma 2 bis (nuovo)
Sostegno a tutti i settori culturali e creativi in ambiti con esigenze comuni, considerando che è possibile sviluppare un'azione settoriale, ove opportuno, nei casi in cui le specificità di un sottosettore giustifichino un approccio mirato. È adottato un approccio orizzontale per i progetti transnazionali finalizzati alla collaborazione, alla mobilità e all'internazionalizzazione, anche attraverso programmi di soggiorno, tournée, eventi, esibizioni dal vivo, mostre e festival, oltre che per la promozione della diversità, della creatività e dell'innovazione, della formazione e degli scambi per professionisti del settore, del rafforzamento delle capacità, della creazione di reti, delle competenze, dell'allargamento e diversificazione del pubblico e della raccolta e analisi dei dati. Le azioni settoriali usufruiscono di bilanci che sono proporzionati ai settori identificati come prioritari. Le azioni settoriali dovrebbero contribuire a far fronte alle sfide specifiche affrontate dai diversi settori prioritari indicati nel presente allegato, sulla base di progetti pilota esistenti e azioni preparatorie.
Emendamento 119
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 1 – comma 3 – parte introduttiva
Azioni specifiche volte a rendere visibili e tangibili la diversità culturale e il patrimonio culturale europei e ad alimentare il dialogo interculturale:
Azioni specifiche volte a rendere visibili e tangibili l'identità europea, la diversità culturale e il patrimonio culturale europei e ad alimentare il dialogo interculturale:
Emendamento 120
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 1 – comma 3 – lettera b
b)  marchio del patrimonio europeo, che garantisce sostegno finanziario alla decisione n. 1194/2011/UE del Parlamento europeo e del Consiglio34;
b)  marchio del patrimonio europeo, che garantisce sostegno finanziario alla decisione n. 1194/2011/UE del Parlamento europeo e del Consiglio34, e rete dei siti a cui è stato conferito il marchio del patrimonio europeo;
__________________
__________________
34 Decisione n. 1194/2011/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 novembre 2011, che istituisce un'azione dell'Unione europea per il marchio del patrimonio europeo (GU L 303 del 22.11.2011, pag. 1).
34 Decisione n. 1194/2011/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 novembre 2011, che istituisce un'azione dell'Unione europea per il marchio del patrimonio europeo (GU L 303 del 22.11.2011, pag. 1).
Emendamento 121
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 1 – comma 3 – lettera c
c)  premi culturali dell'UE;
c)  premi culturali dell'UE, tra cui il Premio europeo per il teatro;
Emendamento 122
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 1 – comma 3 – lettera d bis (nuova)
d bis)  azioni finalizzate alla realizzazione di produzioni interdisciplinari relative all'Europa e ai suoi valori;
Emendamento 123
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 2 – parte introduttiva
Le priorità della sezione MEDIA del programma di cui all'articolo 5 terranno conto delle differenze tra i diversi paesi per quanto riguarda la produzione e la distribuzione dei contenuti audiovisivi e l'accesso a questi ultimi, come pure delle dimensioni e delle peculiarità dei rispettivi mercati; tali priorità saranno perseguite mediante, tra l'altro, le seguenti azioni:
Le priorità della sezione MEDIA del programma di cui all'articolo 5 tengono conto delle prescrizioni della direttiva 2010/13/UE e delle differenze tra i diversi paesi per quanto riguarda la produzione e la distribuzione dei contenuti audiovisivi e l'accesso a questi ultimi, come pure delle dimensioni e delle peculiarità dei rispettivi mercati; tali priorità saranno perseguite mediante, tra l'altro, le seguenti azioni:
Emendamento 124
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 2 – lettera a
a)  sviluppo di opere audiovisive;
a)  sviluppo di opere audiovisive europee, in particolare film e opere televisive quali fiction, cortometraggi, documentari, film per bambini e di animazione, nonché opere interattive come videogiochi e contenuti multimediali narrativi e di qualità, caratterizzati da maggiori potenzialità di circolazione transfrontaliera, prodotti da società di produzione europee indipendenti;
Emendamento 125
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 2 – lettera b
b)  produzione di contenuti televisivi e narrazioni seriali innovativi;
b)  produzione di contenuti televisivi e narrazioni seriali innovativi e di qualità per tutte le età, sostenendo le società di produzione europee indipendenti;
Emendamento 126
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 2 – lettera b bis (nuova)
b bis)  sostegno a iniziative dedicate alla creazione e promozione di opere relative alla storia dell'integrazione europea e a storie europee;
Emendamento 127
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 2 – lettera c
c)  sviluppo di strumenti pubblicitari e di marketing, anche online e mediante l'uso di analisi dei dati, per aumentare la rilevanza, la visibilità, l'accesso transfrontaliero e il pubblico delle opere europee;
c)  promozione e sviluppo di strumenti pubblicitari e di marketing, anche online e mediante l'uso di analisi dei dati, per aumentare la rilevanza, la visibilità, l'accesso transfrontaliero e il pubblico delle opere europee;
Emendamento 128
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 2 – lettera d
d)  sostegno alle vendite internazionali e alla circolazione delle opere europee non nazionali su tutte le piattaforme, anche mediante strategie di distribuzione coordinate che interessino diversi paesi;
d)  sostegno alle vendite internazionali e alla circolazione delle opere europee non nazionali per piccole e grandi produzioni, su tutte le piattaforme, anche mediante strategie di distribuzione coordinate che interessino diversi paesi, così come il sottotitolaggio, il doppiaggio e l'audiodescrizione;
Emendamento 129
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 2 – lettera d bis (nuova)
d bis)  azioni finalizzate a sostenere i paesi con scarsa capacità, al fine di colmare le rispettive carenze identificate;
Emendamento 130
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 2 – lettera e
e)  sostegno agli scambi da impresa a impresa e alle attività di rete per facilitare le coproduzioni europee e internazionali;
e)  sostegno agli scambi da impresa a impresa e alle attività di rete per facilitare le coproduzioni europee e internazionali e la circolazione delle opere europee;
Emendamento 131
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 2 – lettera e bis (nuova)
e bis)  sostegno alle reti europee di creatori audiovisivi di diversi paesi, al fine di coltivare talenti creativi nel settore audiovisivo;
Emendamento 132
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 2 – lettera e ter (nuova)
e ter)  misure specifiche per contribuire al trattamento equo del talento creativo nel settore audiovisivo;
Emendamento 133
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 2 – lettera g
g)  iniziative volte a promuovere l'allargamento e la diversificazione del pubblico e l'educazione al cinema, in particolare del pubblico giovane;
g)  iniziative volte a promuovere l'allargamento, la diversificazione e il coinvolgimento del pubblico, soprattutto nei cinema, e l'educazione al cinema e alle opere audiovisive, in particolare del pubblico giovane;
Emendamento 134
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 2 – lettera h
h)  attività di formazione e affiancamento per rafforzare la capacità degli operatori del settore audiovisivo di adattarsi ai nuovi sviluppi del mercato e alle nuove tecnologie digitali;
h)  attività di formazione e affiancamento per rafforzare la capacità degli operatori del settore audiovisivo, compresi artigiani e maestranze, di adattarsi ai nuovi sviluppi del mercato e alle nuove tecnologie digitali;
Emendamento 135
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 2 – lettera i
i)  una rete di operatori europei di video on demand che proponga una quota significativa di film europei non nazionali;
i)  una o più reti di operatori europei di video on demand che propongano una quota significativa di film europei non nazionali;
Emendamento 136
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 2 – lettera j
j)  reti di festival europei che propongano una quota significativa di film europei non nazionali;
j)  festival e reti di festival europei che propongano e promuovano una varietà di opere audiovisive europee, con una quota significativa di film europei non nazionali;
Emendamento 137
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 2 – lettera k
k)  una rete di esercenti europei di sale cinematografiche che proietti una quota significativa di film europei non nazionali;
k)  una rete di esercenti europei di sale cinematografiche che proietti una quota significativa di film europei non nazionali, contribuendo a rafforzare il ruolo delle sale cinematografiche nella catena del valore e ponendo l'accento sulle proiezioni pubbliche come evento sociale;
Emendamento 138
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 2 – lettera l
l)  misure specifiche per contribuire a una partecipazione di genere più equilibrata nel settore audiovisivo;
l)  misure specifiche, tra cui attività di affiancamento e creazione di reti, per contribuire a una partecipazione di genere più equilibrata nel settore audiovisivo;
Emendamento 139
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 2 – lettera n bis (nuova)
n bis)  sostegno alla diffusione dei contenuti culturali televisivi online e offline, così come all'accesso multilingue a tali contenuti, anche attraverso la sottotitolazione, al fine di promuovere la ricchezza e la diversità del patrimonio culturale europeo, delle creazioni contemporanee europee e delle lingue europee.
Emendamento 140
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 3 – comma 1 – lettera a
a)  sviluppo programmatico, scambio transnazionale di esperienze e competenze, attività di apprendimento tra pari e creazione di reti, di carattere transettoriale, tra le organizzazioni culturali e creative e i responsabili politici;
a)  sviluppo programmatico, scambio transnazionale di esperienze e competenze, attività di apprendimento tra pari, comprese le attività di affiancamento tra pari per i nuovi partecipanti al programma, sensibilizzazione e creazione di reti, di carattere transettoriale, tra le organizzazioni culturali e creative e i responsabili politici, anche attraverso un dialogo strutturale permanente con i soggetti interessati e un forum dei settori culturali e creativi inteso a rafforzare il dialogo e l'orientamento delle politiche settoriali;
Emendamento 141
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 3 – comma 2 – lettera a
a)  incoraggiamento di nuove forme di creazione al crocevia fra diversi settori culturali e creativi, ad esempio utilizzando tecnologie innovative;
a)  incoraggiamento di nuove forme di creazione al crocevia fra diversi settori culturali e creativi e con operatori di altri settori, ad esempio utilizzando tecnologie innovative, e offrendo attività di affiancamento relative a queste ultime, in seno alle organizzazioni culturali e mediante la collaborazione attraverso poli digitali;
Emendamento 142
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 3 – comma 2 – lettera b bis (nuova)
b bis)  azioni finalizzate alla realizzazione di produzioni interdisciplinari relative all'Europa e ai suoi valori;
Emendamento 143
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 3 – comma 3 – lettera a
a)  promozione del programma a livello nazionale e fornitura di informazioni sui diversi tipi di sostegno disponibili a livello dell'Unione;
a)  promozione del programma a livello nazionale e fornitura di informazioni pertinenti sui diversi tipi di sostegno finanziario disponibili a livello dell'Unione, nonché sui criteri e le procedure di valutazione e sui relativi risultati;
Emendamento 144
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 3 – comma 3 – lettera b
b)  incoraggiamento della cooperazione transfrontaliera tra professionisti, istituzioni, piattaforme e reti all'interno degli ambiti strategici e dei settori interessati dal programma e tra di essi;
b)  sostegno ai potenziali beneficiari nel processo di presentazione delle domande e incoraggiamento della cooperazione transfrontaliera e dello scambio di migliori prassi tra professionisti, istituzioni, piattaforme e reti all'interno degli ambiti strategici e dei settori interessati dal programma e tra di essi;
Emendamento 145
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 3 – comma 3 – lettera c
c)  sostegno alla Commissione nel garantire una comunicazione e una diffusione appropriate dei risultati del programma tra i cittadini.
c)  sostegno alla Commissione nel garantire una comunicazione e una diffusione appropriate, dal basso verso l'alto e dall'alto verso il basso, dei risultati del programma tra i cittadini e tra gli operatori.
Emendamento 146
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 3 – comma 4 – lettera a
a)  risposta ai cambiamenti strutturali cui deve far fronte il settore dei media promuovendo e monitorando un ambiente mediatico pluralistico e diversificato;
a)  risposta ai cambiamenti strutturali e tecnologici cui deve far fronte il settore dei mezzi di informazione promuovendo un ambiente mediatico pluralistico e indipendente e sostenendo un monitoraggio indipendente al fine di valutare i rischi e le sfide per il pluralismo e la libertà dei media;
Emendamento 147
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 3 – comma 4 – lettera b
b)  sostegno a standard elevati di produzione mediatica promuovendo la cooperazione, il giornalismo collaborativo transfrontaliero e contenuti di qualità;
b)  sostegno a standard elevati di produzione mediatica promuovendo la cooperazione, le competenze digitali, il giornalismo collaborativo transfrontaliero e contenuti di qualità, nonché modelli economici sostenibili per i media, al fine di garantire l'etica professionale nel giornalismo;
Emendamento 148
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 3 – comma 4 – lettera c
c)  promozione dell'alfabetizzazione mediatica per consentire ai cittadini di sviluppare un'interpretazione critica dei media.
c)  promozione dell'alfabetizzazione mediatica per consentire ai cittadini, in particolare i giovani, di sviluppare un'interpretazione critica dei media, sostegno alla creazione di una piattaforma dell'Unione finalizzata a condividere le prassi e le politiche in materia di alfabetizzazione mediatica fra tutti gli Stati membri, anche attraverso reti universitarie di radio e media che si occupano dell'Europa e offerta di programmi di formazione ai professionisti del settore dei mezzi di informazione allo scopo di riconoscere e contrastare la disinformazione;
Emendamento 149
Proposta di regolamento
Allegato I – punto 3 – comma 4 – lettera c bis (nuova)
c bis)  garanzia e tutela del dialogo politico e della società civile sulle minacce alla libertà e al pluralismo dei media in Europa;
Emendamento 150
Proposta di regolamento
Allegato II – comma -1 (nuovo)
-1.  INDICATORI DI IMPATTO QUALITATIVI E QUANTITATIVI COMUNI DEL PROGRAMMA
(1)  Benefici per i cittadini e le comunità;
(2)  benefici per il rafforzamento della diversità culturale e del patrimonio culturale europei;
(3)  benefici per l'economia e l'occupazione dell'Unione, in particolare per i settori culturali e creativi e le PMI;
(4)  integrazione delle politiche dell'Unione, comprese le relazioni culturali internazionali;
(5)  valore aggiunto europeo dei progetti;
(6)  qualità dei partenariati e dei progetti culturali;
(7)  numero di persone che accedono alle opere culturali e creative europee sostenute dal programma;
(8)  numero di posti di lavoro collegati ai progetti finanziati;
(9)  equilibrio di genere, se del caso, mobilità e responsabilizzazione degli operatori dei settori culturali e creativi.

(1) Non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale.
(2) Non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale.


"Erasmus": il programma dell'Unione per l'istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport ***I
PDF 362kWORD 119k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 28 marzo 2019 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce "Erasmus": il programma dell'Unione per l'istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport e che abroga il regolamento (UE) n. 1288/2013 (COM(2018)0367 – C8-0233/2018 – 2018/0191(COD))
P8_TA(2019)0324A8-0111/2019

Il testo è in fase di trattamento ai fini della pubblicazione nella lingua selezionata. È possibile consultare la versione PDF o WORD cliccando sull'icona in alto a destra.


Creazione di un quadro per favorire gli investimenti sostenibili ***I
PDF 292kWORD 97k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 28 marzo 2019 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'istituzione di un quadro che favorisce gli investimenti sostenibili (COM(2018)0353 – C8-0207/2018 – 2018/0178(COD))
P8_TA-PROV(2019)0325A8-0175/2019

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2018)0353),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 114 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0207/2018),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 17 ottobre 2018(1),

–  visto il parere del Comitato delle regioni del 5 dicembre 2018(2),

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  viste le deliberazioni congiunte della commissione per i problemi economici e monetari e della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare a norma dell'articolo 55 del regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari e della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (A8-0175/2019),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Testo della Commissione   Emendamento
Emendamento 80
Proposta di regolamento
Considerando 6
(6)  A marzo 2018 la Commissione ha pubblicato il piano d'azione per finanziare la crescita sostenibile25 definendo un'ambiziosa strategia globale sulla finanza sostenibile. Uno degli obiettivi fissati nel piano d'azione è il riorientamento dei flussi di capitali verso investimenti sostenibili finalizzato al raggiungimento di una crescita sostenibile e inclusiva. L'istituzione di un sistema di classificazione unificato per le attività sostenibili costituisce l'azione più importante e urgente prevista dal piano d'azione. Il piano riconosce che lo spostamento dei flussi di capitali verso attività più sostenibili deve poggiare su un concetto condiviso di “sostenibile”. Quale primo passo, la formulazione di linee guida chiare sulle attività che possono essere considerate un contributo agli obiettivi ambientali dovrebbe permettere di informare meglio in merito agli investimenti che finanziano attività economiche ecosostenibili. Ulteriori linee guida sulle attività che contribuiscono ad altri obiettivi di sostenibilità, compresi quelli sociali, potrebbero essere sviluppate in una fase successiva.
(6)  A marzo 2018 la Commissione ha pubblicato il piano d'azione per finanziare la crescita sostenibile25 definendo un'ambiziosa strategia globale sulla finanza sostenibile. Uno degli obiettivi fissati nel piano d'azione è il riorientamento dei flussi di capitali verso investimenti sostenibili finalizzato al raggiungimento di una crescita sostenibile e inclusiva. L'istituzione di un sistema di classificazione unificato e di indicatori per l'individuazione del grado di sostenibilità delle attività costituisce l'azione più importante e urgente prevista dal piano d'azione. Il piano riconosce che lo spostamento dei flussi di capitali verso attività più sostenibili deve poggiare sul concetto condiviso e olistico dell'impatto delle attività economiche e degli investimenti sull'ecosostenibilità e sull'efficienza delle risorse. Quale primo passo, la formulazione di linee guida chiare sulle attività che possono essere considerate un contributo agli obiettivi ambientali dovrebbe permettere di informare meglio in merito agli investimenti che finanziano attività economiche in base al loro grado di sostenibilità. Riconoscendo gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e le conclusioni del Consiglio europeo del 20 giugno 2017, dovrebbero essere altresì elaborate ulteriori linee guida sulle attività che contribuiscono ad altri obiettivi di sostenibilità, compresi quelli sociali e di governance, attuando così l'Agenda 2030 in modo completo, coerente, integrato ed efficiente.
_________________
_________________
25 COM(2018)0097.
25 COM(2018)0097.
Emendamento 2
Proposta di regolamento
Considerando 6 bis (nuovo)
(6 bis)  Pur riconoscendo l'urgenza di far fronte ai cambiamenti climatici, un'azione incentrata unicamente sull'esposizione al carbonio potrebbe avere effetti di ricaduta negativi, dovuti al riorientamento dei flussi di investimento verso obiettivi che presentano altri rischi ambientali. È pertanto opportuno porre in essere garanzie adeguate al fine di assicurare che le attività economiche non pregiudichino altri obiettivi ambientali, quali biodiversità ed efficienza energetica. Gli investitori necessitano di informazioni complete e comparabili riguardo ai rischi ambientali e al relativo impatto per valutare i loro portafogli al di là dell'esposizione al carbonio.
Emendamento 3
Proposta di regolamento
Considerando 6 ter (nuovo)
(6 ter)  Data l'urgenza del degrado ambientale e del consumo eccessivo di risorse in molti settori interconnessi, è necessario adottare un approccio sistemico rispetto a tendenze negative in crescita esponenziale, quali la perdita di biodiversità, il consumo eccessivo di risorse a livello globale, l'emergere di nuove minacce, comprese le sostanze chimiche pericolose e i relativi composti, la scarsità alimentare, i cambiamenti climatici, la riduzione dell'ozono, l'acidificazione degli oceani, l'esaurimento delle acque dolci e i cambiamenti nella destinazione dei terreni. È pertanto necessario che le azioni da adottare siano lungimiranti e all'altezza delle sfide future. La portata di tali sfide richiede un approccio olistico e ambizioso e l'applicazione di un rigoroso principio di precauzione.
Emendamento 4
Proposta di regolamento
Considerando 7 bis (nuovo)
(7 bis)  La relazione d'iniziativa del Parlamento europeo sulla finanza sostenibile, del 29 maggio 2018, definisce gli elementi essenziali della tassonomia e degli indicatori di sostenibilità, al fine di incentivare investimenti sostenibili. Dovrebbe essere garantita la coerenza tra le pertinenti normative.
Emendamento 5
Proposta di regolamento
Considerando 8 bis (nuovo)
(8 bis)  Le dimensioni della sfida comportano un riorientamento graduale dell'intero sistema finanziario affinché esso sostenga un'economia che funzioni su basi sostenibili. A tal fine, è necessario integrare pienamente nel sistema la finanza sostenibile e occorre tener conto dell'impatto di tutti i prodotti e servizi finanziari in termini di sostenibilità.
Emendamento 6
Proposta di regolamento
Considerando 9
(9)  L'offerta di prodotti finanziari che perseguono obiettivi ecosostenibili è un modo efficace di incanalare gli investimenti privati verso le attività sostenibili. I requisiti nazionali per commercializzare come investimenti sostenibili prodotti finanziari e obbligazioni societarie, in particolare i requisiti che gli operatori di mercato devono soddisfare per poter usare un marchio nazionale, puntano ad aumentare la fiducia degli investitori, creare visibilità e affrontare le preoccupazioni legate alla pratica della "verniciatura verde". Questa pratica consiste nell'ottenere un vantaggio sulla concorrenza in modo sleale commercializzando un prodotto finanziario come ecocompatibile quando in realtà non soddisfa gli standard ambientali di base. Attualmente alcuni Stati membri dispongono di sistemi di marchi. Tali sistemi sono basati su tassonomie che classificano le attività economiche ecosostenibili in maniera diversa. Dati gli impegni assunti con l'accordo di Parigi e a livello di Unione, è probabile che sempre più Stati membri istituiscano sistemi di marchi o introducano altri requisiti che gli operatori di mercato dovranno soddisfare per poter commercializzare prodotti finanziari o obbligazioni societarie come ecosostenibili. Nell'attuale contesto gli Stati membri faranno ricorso alle rispettive tassonomie nazionali per determinare quali investimenti possono essere considerati sostenibili. Se tali requisiti nazionali si basano su criteri diversi per determinare le attività economiche da considerarsi ecosostenibili, gli investitori saranno scoraggiati dall'investire fuori dai confini nazionali, a causa della difficoltà di confrontare le diverse opportunità d'investimento. Inoltre, gli operatori economici desiderosi di attirare investimenti da altri paesi dell'Unione dovrebbero soddisfare criteri diversi nei diversi Stati membri affinché le loro attività possano essere considerate ecosostenibili ai fini dei diversi marchi. L'assenza di criteri uniformi aumenterà quindi i costi e creerà un forte disincentivo per gli operatori economici, con conseguente impedimento dell'accesso ai mercati dei capitali transfrontalieri per investimenti sostenibili. Si prevede che le barriere all'accesso ai mercati dei capitali transfrontalieri ai fini della raccolta di fondi per i progetti sostenibili aumenteranno. I criteri per stabilire se un'attività economica è ecosostenibile dovrebbero pertanto essere armonizzati a livello dell'Unione, allo scopo di eliminare gli ostacoli al funzionamento del mercato interno e impedire che ne emergano in futuro. Grazie a tale armonizzazione sarà più facile per gli operatori economici raccogliere oltrefrontiera dei fondi per le loro attività verdi, poiché le attività economiche potranno essere confrontate a fronte di criteri uniformi prima di essere selezionate come attivi sottostanti destinati a investimenti ecosostenibili. Sarà quindi più facile attirare investimenti da altri paesi dell'Unione.
(9)  L'offerta di prodotti e servizi finanziari che perseguono obiettivi ecosostenibili è un modo efficace di trasferire gradualmente gli investimenti privati da attività con impatto ambientale negativo verso attività più sostenibili. I requisiti nazionali per commercializzare prodotti e servizi finanziari e obbligazioni societarie come investimenti sostenibili conformemente al presente regolamento, in particolare i requisiti che gli operatori di mercato devono soddisfare per poter usare un marchio nazionale, puntano ad aumentare la fiducia e la consapevolezza dei rischi da parte degli investitori, creare visibilità e affrontare le preoccupazioni legate alla pratica della "verniciatura verde". Questa pratica consiste nell'ottenere un vantaggio sulla concorrenza in modo sleale commercializzando un prodotto finanziario come ecocompatibile quando in realtà non soddisfa gli standard ambientali di base. Attualmente alcuni Stati membri dispongono di sistemi di marchi. Tali sistemi sono basati su tassonomie che classificano le attività economiche ecosostenibili in maniera diversa. Dati gli impegni assunti con l'accordo di Parigi e a livello di Unione, è probabile che sempre più Stati membri istituiscano sistemi di marchi o introducano altri requisiti che gli operatori di mercato dovranno soddisfare per poter commercializzare prodotti finanziari o obbligazioni societarie come ecosostenibili. Nell'attuale contesto gli Stati membri faranno ricorso alle rispettive tassonomie nazionali per determinare quali investimenti possono essere considerati sostenibili. Se tali requisiti nazionali si basano su criteri e indicatori diversi per determinare le attività economiche da considerarsi ecosostenibili, gli investitori saranno scoraggiati dall'investire fuori dai confini nazionali, a causa della difficoltà di confrontare le diverse opportunità d'investimento. Inoltre, gli operatori economici desiderosi di attirare investimenti da altri paesi dell'Unione dovrebbero soddisfare criteri diversi nei diversi Stati membri affinché le loro attività possano essere considerate ecosostenibili ai fini dei diversi marchi. L'assenza di criteri e indicatori uniformi orienterà gli investimenti in modo inefficace, e in alcuni casi controproducente, sotto il profilo ambientale e farà sì che gli obiettivi in materia di ambiente e sostenibilità non saranno raggiunti. Tale assenza aumenta quindi i costi e crea un forte disincentivo per gli operatori economici, con conseguente impedimento dell'accesso ai mercati dei capitali transfrontalieri per investimenti sostenibili. Si prevede che le barriere all'accesso ai mercati dei capitali transfrontalieri ai fini della raccolta di fondi per i progetti sostenibili aumenteranno. I criteri e gli indicatori per stabilire il grado di sostenibilità di un'attività economica dovrebbero pertanto essere gradualmente armonizzati a livello dell'Unione, allo scopo di eliminare gli ostacoli al funzionamento del mercato interno e di impedire che ne emergano in futuro. Grazie a tale armonizzazione di informazioni, parametri e criteri, sarà più facile per gli operatori economici raccogliere fondi oltrefrontiera per le loro attività ecosostenibili, poiché le attività economiche potranno essere confrontate a fronte di criteri e indicatori uniformi prima di essere selezionate come attivi sottostanti destinati a investimenti ecosostenibili. Sarà quindi più facile attirare investimenti da altri paesi dell'Unione.
Emendamento 7
Proposta di regolamento
Considerando 9 bis (nuovo)
(9 bis)   Affinché l'Unione onori i propri impegni in materia di ambiente e clima, è necessario mobilitare investimenti privati. Per fare ciò sono necessarie una pianificazione a lungo termine nonché la stabilità e la prevedibilità normativa per gli investitori. Al fine di garantire un quadro strategico coerente per investimenti sostenibili, è dunque importante che le disposizioni del presente regolamento si fondino sulla legislazione vigente dell'Unione.
Emendamento 8
Proposta di regolamento
Considerando 10
(10)  Inoltre, se i partecipanti ai mercati non forniscono nessuna spiegazione agli investitori rispetto a come le attività in cui investono contribuiscono agli obiettivi ambientali, oppure se per spiegare quel che costituisce un'attività economica "sostenibile" usano concetti differenti per gli investitori sarà troppo gravoso controllare e confrontare i vari prodotti finanziari. È stato constatato che questa situazione scoraggia gli investitori dall'investire nei prodotti finanziari verdi. Inoltre, la mancanza di fiducia degli investitori penalizza gravemente il mercato degli investimenti sostenibili. Si è altresì constatato che le norme nazionali o le iniziative di mercato attuate per affrontare questo problema entro i confini nazionali portano a una frammentazione del mercato interno. Se i partecipanti ai mercati finanziari informano del modo in cui i prodotti finanziari da essi dichiarati ecocompatibili contribuiscono agli obiettivi ambientali, e se per comunicare tali informazioni usano criteri comuni adottati a livello di Unione per stabilire l'ecosostenibilità di un'attività economica, sarà più facile per gli investitori confrontare le opportunità di investimento ecocompatibili oltrefrontiera. Gli investitori investiranno nei prodotti finanziari verdi con maggiore fiducia in tutta l'Unione, migliorando così il funzionamento del mercato interno.
(10)  Inoltre, se i partecipanti ai mercati non indicano come le attività in cui investono contribuiscono negativamente o positivamente agli obiettivi ambientali, oppure se per spiegare il grado di ecosostenibilità di un'attività economica usano parametri e criteri differenti per la determinazione dell'impatto, per gli investitori sarà troppo gravoso controllare e confrontare i vari prodotti finanziari. È stato constatato che questa situazione scoraggia gli investitori dall'investire nei prodotti finanziari sostenibili. Inoltre, la mancanza di fiducia degli investitori penalizza gravemente il mercato degli investimenti sostenibili. Si è altresì constatato che le norme nazionali o le iniziative di mercato attuate per affrontare questo problema entro i confini nazionali portano a una frammentazione del mercato interno. Se i partecipanti ai mercati finanziari informano del modo in cui i prodotti finanziari da essi dichiarati ecocompatibili contribuiscono agli obiettivi ambientali, e se per comunicare tali informazioni usano criteri comuni adottati a livello di Unione per stabilire l'ecosostenibilità di un'attività economica, sarà più facile per gli investitori confrontare l'impatto ambientale delle opportunità di investimento oltrefrontiera e le società partecipate saranno incentivate a rendere più sostenibili i loro modelli aziendali. Gli investitori investiranno nei prodotti finanziari verdi con maggiore fiducia in tutta l'Unione, migliorando così il funzionamento del mercato interno.
Emendamento 9
Proposta di regolamento
Considerando 10 bis (nuovo)
(10 bis)  Per produrre effetti significativi sull'ambiente e in termini più ampi di sostenibilità, ridurre gli oneri amministrativi superflui per i partecipanti ai mercati finanziari e gli altri portatori di interessi e favorire la crescita dei mercati finanziari europei che finanziano attività economiche sostenibili, la tassonomia dovrebbe basarsi su criteri e indicatori armonizzati, comparabili e uniformi, comprendenti almeno gli indicatori dell'economia circolare. Tali indicatori dovrebbero essere coerenti con la metodologia unificata di valutazione del ciclo di vita ed essere applicati in tutte le iniziative regolamentari dell'Unione. Dovrebbero costituire la base della valutazione delle attività economiche, del rischio degli investimenti e dell'impatto ambientale. È necessario evitare qualsiasi sovrapposizione nella regolamentazione, poiché ciò non sarebbe conforme ai principi del legiferare meglio, non consentirebbe un'applicazione proporzionata e non sarebbe in linea con l'obiettivo di stabilire una terminologia coerente e un quadro normativo chiaro. Occorre altresì evitare l'imposizione di oneri superflui, sia alle autorità che agli istituti finanziari. Nella stessa ottica, l'ambito di applicazione e l'uso dei criteri di vaglio tecnico, così come il collegamento con altre iniziative, dovrebbero essere chiaramente definiti prima che la tassonomia e i relativi criteri entrino in vigore. La fissazione di criteri armonizzati di ecosostenibilità per le attività economiche dovrebbe tener conto della competenza degli Stati membri nei vari settori di intervento. Le prescrizioni del presente regolamento dovrebbero applicarsi in maniera proporzionata agli enti piccoli e non complessi quali definiti dal presente regolamento.
Emendamento 10
Proposta di regolamento
Considerando 10 ter (nuovo)
(10 ter)  Gli indicatori dovrebbero essere armonizzati sulla base di iniziative esistenti, quali i lavori della Commissione, dell'Agenzia europea dell'ambiente e dell'OCSE, tra gli altri, e dovrebbero descrivere l'impatto ambientale in termini di CO2 e di altre emissioni, biodiversità, produzione di rifiuti, utilizzo dell'energia ed energie rinnovabili, materie prime, acqua e uso diretto e indiretto del suolo, come stabilito nel quadro di monitoraggio per l'economia circolare della Commissione (COM(2018)0029 final), nel piano d'azione dell'Unione europea per l'economia circolare (COM(2015)0614 final) e nella risoluzione del Parlamento europeo del 9 luglio 2015 sull'efficienza delle risorse: transizione verso un'economia circolare (2014/2208(INI)). Inoltre, gli indicatori dovrebbero essere elaborati tenendo conto anche delle raccomandazioni del gruppo di esperti della Commissione sui finanziamenti a sostegno dell'economia circolare ("Support to Circular Economy Financing Expert Group"). La Commissione dovrebbe valutare come integrare l'attività di tale gruppo di esperti in quella del gruppo di esperti tecnici. Gli indicatori dovrebbero tenere conto delle norme riconosciute a livello internazionale in materia di sostenibilità.
Emendamento 11
Proposta di regolamento
Considerando 11
(11)  Per fronteggiare gli attuali ostacoli al funzionamento del mercato interno e impedire che emergano in futuro, gli Stati membri dovrebbero essere tenuti a usare un concetto comune di investimento ecosostenibile all'atto di definire i requisiti che gli operatori di mercato devono soddisfare per etichettare i prodotti finanziari o le obbligazioni societarie commercializzati come ecosostenibili a livello nazionale. Per le stesse ragioni, i gestori di fondi e gli investitori istituzionali che asseriscono di perseguire obiettivi ambientali dovrebbero usare lo stesso concetto di investimento ecosostenibile quando informano del modo in cui perseguono tali obiettivi.
(11)  Per fronteggiare gli attuali ostacoli al funzionamento del mercato interno e impedire che ne emergano in futuro, gli Stati membri e l'Unione dovrebbero essere tenuti a usare un concetto comune relativamente al grado di ecosostenibilità degli investimenti all'atto di definire i requisiti che gli operatori di mercato devono soddisfare per etichettare i prodotti e i servizi finanziari o le obbligazioni societarie commercializzati come ecosostenibili a livello nazionale. Per le stesse ragioni, i gestori di fondi e gli investitori istituzionali che asseriscono di perseguire obiettivi ambientali dovrebbero usare lo stesso concetto di investimento ecosostenibile e gli stessi indicatori, parametri e criteri per il calcolo dell'impatto ambientale quando informano del modo in cui perseguono tali obiettivi.
Emendamento 12
Proposta di regolamento
Considerando 12
(12)  Definire i criteri di ecosostenibilità delle attività economiche potrebbe incoraggiare le aziende a pubblicare, volontariamente, sui loro siti le informazioni relative alle proprie attività economiche ecosostenibili. Le informazioni non solo permetteranno ai pertinenti operatori dei mercati finanziari di individuare facilmente le aziende che svolgono attività economiche ecosostenibili, ma faciliteranno anche queste ultime nella raccolta di fondi per le loro attività verdi.
(12)  Le informazioni relative all'impatto ambientale delle attività permetteranno ai pertinenti operatori dei mercati finanziari di individuare e stabilire facilmente il grado di ecosostenibilità delle attività economiche svolte dalle aziende, ma faciliteranno anche queste ultime nella raccolta di fondi.
Emendamento 13
Proposta di regolamento
Considerando 13
(13)  Una classificazione unionale delle attività economiche ecosostenibili dovrebbe consentire lo sviluppo delle politiche future dell'Unione, in particolare di norme a livello unionale per prodotti finanziari ecosostenibili, per pervenire, da ultimo, alla creazione di marchi che riconoscono formalmente la conformità a tali norme in tutta l'Unione. Requisiti giuridici uniformi, basati su criteri uniformi di ecosostenibilità delle attività economiche che consentano di definire un investimento ecosostenibile, sono necessari come riferimento per la futura legislazione dell'Unione intesa a favorire tali investimenti.
(13)  Indicatori a livello di Unione pertinenti per la determinazione dell'impatto ambientale delle attività economiche ecosostenibili dovrebbero consentire lo sviluppo delle politiche e strategie future dell'Unione, in particolare di norme a livello unionale per prodotti finanziari ecosostenibili, per pervenire, da ultimo, alla creazione di marchi che riconoscono formalmente la conformità a tali norme in tutta l'Unione, nonché per gettare le basi per altre misure economiche, regolamentari e prudenziali. Requisiti giuridici uniformi per l'esame del grado di ecosostenibilità degli investimenti, basati su criteri uniformi per la determinazione del grado di ecosostenibilità delle attività economiche e su indicatori comuni per la valutazione dell'impatto ambientale degli investimenti, sono necessari come riferimento per la futura legislazione dell'Unione intesa ad agevolare il passaggio da investimenti con impatto ambientale negativo a investimenti con impatto positivo.
Emendamento 14
Proposta di regolamento
Considerando 14
(14)  Nel contesto delle attività volte al raggiungimento degli OSS nell'Unione, scelte politiche quali la creazione di un Fondo europeo per gli investimenti strategici hanno di fatto contribuito a dirigere gli investimenti privati, parallelamente alla spesa pubblica, verso gli investimenti sostenibili. Il regolamento (UE) 2015/1017 del Parlamento europeo e del Consiglio27 definisce un obiettivo per gli investimenti climatici del 40% in progetti infrastrutturali e innovativi nell'ambito del Fondo europeo per gli investimenti strategici. I criteri comuni di sostenibilità delle attività economiche potrebbero essere alla base di iniziative analoghe che l'Unione intraprenderà a sostegno degli investimenti miranti al raggiungimento degli obiettivi legati al clima o di altri obiettivi ambientali.
(14)  Nel contesto delle attività volte al raggiungimento degli OSS nell'Unione, scelte politiche quali la creazione di un Fondo europeo per gli investimenti strategici potrebbero risultare efficaci nel contribuire a mobilitare gli investimenti privati e a incanalarli, parallelamente alla spesa pubblica, verso gli investimenti sostenibili. Il regolamento (UE) 2015/1017 del Parlamento europeo e del Consiglio27 definisce un obiettivo orizzontale del 40 % per gli investimenti climatici in progetti infrastrutturali e innovativi nell'ambito del Fondo europeo per gli investimenti strategici. I criteri comuni di sostenibilità delle attività economiche e gli indicatori comuni per la valutazione dell'impatto ambientale potrebbero essere alla base di iniziative analoghe che l'Unione intraprenderà per mobilitare investimenti miranti al raggiungimento degli obiettivi legati al clima o di altri obiettivi ambientali.
__________________
__________________
27 Regolamento (UE) 2017/2396 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2017, che modifica i regolamenti (UE) n. 1316/2013 e (UE) 2015/1017 per quanto riguarda la proroga del Fondo europeo per gli investimenti strategici e l'introduzione del potenziamento tecnico di tale fondo e del polo europeo di consulenza sugli investimenti (GU L 345 del 27.12.2017, pag. 34).
27 Regolamento (UE) 2017/2396 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2017, che modifica i regolamenti (UE) n. 1316/2013 e (UE) 2015/1017 per quanto riguarda la proroga del Fondo europeo per gli investimenti strategici e l'introduzione del potenziamento tecnico di tale fondo e del polo europeo di consulenza sugli investimenti (GU L 345 del 27.12.2017, pag. 34).
Emendamento 15
Proposta di regolamento
Considerando 15
(15)  Onde evitare la frammentazione del mercato e per non danneggiare gli interessi dei consumatori a causa di nozioni divergenti di "attività economica ecosostenibile", i requisiti nazionali che gli operatori di mercato devono osservare se intendono commercializzare prodotti finanziari o obbligazioni societarie come ecosostenibili dovrebbero poggiare sui criteri uniformi di ecosostenibilità delle attività economiche. Fra tali operatori di mercato rientrano i partecipanti ai mercati finanziari che offrono prodotti finanziari "verdi" e le società non finanziarie che emettono obbligazioni societarie "verdi".
(15)  Onde evitare la frammentazione del mercato e per non danneggiare gli interessi dei consumatori a causa di nozioni divergenti del grado di ecosostenibilità di un'attività economica, i requisiti nazionali che gli operatori di mercato devono osservare se intendono commercializzare come ecosostenibili conformemente al presente regolamento prodotti finanziari o obbligazioni societarie, dovrebbero poggiare sui criteri uniformi di ecosostenibilità delle attività economiche. Fra tali operatori di mercato rientrano i partecipanti ai mercati finanziari che offrono prodotti o servizi finanziari sostenibili e le società non finanziarie che emettono obbligazioni societarie sostenibili.
Emendamento 16
Proposta di regolamento
Considerando 17
(17)  Al fine di evitare l'elusione dell'obbligo di informativa, è opportuno che esso si applichi anche ai prodotti finanziari presentati come aventi caratteristiche analoghe agli investimenti ecosostenibili, inclusi quelli il cui obiettivo è la protezione dell'ambiente in senso lato. I partecipanti ai mercati finanziari non dovrebbero essere tenuti a investire unicamente nelle attività economiche ecosostenibili determinate in conformità dei criteri di vaglio tecnico di cui al presente regolamento. Dovrebbero invece essere incoraggiati a informare la Commissione qualora ritengano che un'attività economica che non soddisfa i criteri di vaglio tecnico o per la quale non è ancora stato elaborato alcun criterio debba essere considerata ecosostenibile, in modo da aiutare la Commissione a valutare l'opportunità di integrare o aggiornare i criteri di vaglio tecnico.
(17)  Al fine di evitare l'elusione dell'obbligo di informativa, è opportuno che esso si applichi anche a tutti i prodotti finanziari presentati come aventi caratteristiche analoghe agli investimenti ecosostenibili, inclusi quelli il cui obiettivo è la protezione dell'ambiente in senso lato. I partecipanti ai mercati finanziari non dovrebbero essere tenuti a investire unicamente nelle attività economiche ecosostenibili determinate in conformità dei criteri di vaglio tecnico di cui al presente regolamento. I partecipanti ai mercati finanziari e gli altri attori dovrebbero essere incoraggiati a informare la Commissione qualora ritengano che non siano stati ancora elaborati criteri di vaglio tecnico pertinenti per le attività da essi finanziate e che pertanto i loro prodotti finanziari dovrebbero essere considerati ecosostenibili, in modo da aiutare la Commissione a valutare l'opportunità di integrare o aggiornare i criteri di vaglio tecnico.
Emendamento 17
Proposta di regolamento
Considerando 18
(18)  Ai fini della determinazione dell'ecosostenibilità di un'attività economica è opportuno stilare una lista esauriente degli obiettivi ambientali.
(18)  Ai fini della determinazione del grado di ecosostenibilità di un'attività economica è opportuno stilare una lista esauriente degli obiettivi ambientali, sulla base di indicatori che misurano l'impatto ambientale, tenendo conto dell'impatto sull'intera catena del valore industriale e garantendo la coerenza con la normativa vigente dell'Unione, come il pacchetto Energia pulita.
Emendamento 18
Proposta di regolamento
Considerando 20
(20)  Per ciascun obiettivo ambientale dovrebbero essere stabiliti criteri uniformi per determinare se un'attività economica fornisce un contributo sostanziale all'obiettivo. Uno dei criteri dovrebbe consistere nell'evitare di nuocere significativamente a qualsiasi obiettivo ambientale di cui al presente regolamento. In tal modo si eviterebbe che degli investimenti siano considerati ecosostenibili nonostante le attività economiche che ne beneficiano danneggino l'ambiente in misura superiore al loro contributo a un obiettivo ambientale. Le condizioni relative al contributo sostanziale e all'assenza di danni significativi dovrebbero permettere agli investimenti nelle attività economiche ecosostenibili di fornire un contributo reale agli obiettivi ambientali.
(20)  Per ciascun obiettivo ambientale dovrebbero essere stabiliti criteri uniformi, sulla base delle informazioni fornite da indicatori armonizzati, per determinare se un'attività economica fornisce un contributo sostanziale all'obiettivo. Uno dei criteri dovrebbe consistere nell'evitare di nuocere significativamente a qualsiasi obiettivo ambientale di cui al presente regolamento. In tal modo si eviterebbe che degli investimenti siano considerati ecosostenibili nonostante le attività economiche che ne beneficiano danneggino l'ambiente in misura superiore al loro contributo a un obiettivo ambientale. Le condizioni relative al contributo sostanziale e all'assenza di danni significativi dovrebbero permettere agli investimenti nelle attività economiche ecosostenibili di fornire un contributo reale agli obiettivi ambientali.
Emendamento 19
Proposta di regolamento
Considerando 22
(22)  Dati i dettagli tecnici specifici necessari a valutare l'impatto ambientale di un'attività economica e data la rapida evoluzione della scienza e della tecnologia, i criteri di ecosostenibilità delle attività economiche dovrebbero essere adeguati periodicamente per tener conto di tale evoluzione. Affinché i criteri siano aggiornati, sulla base di prove scientifiche e contributi di esperti e dei portatori di interessi, le condizioni relative al contributo sostanziale e al danno significativo dovrebbero essere indicate con maggiore granularità per le diverse attività economiche e aggiornate periodicamente. A tal fine la Commissione dovrebbe definire, sulla base dei contributi tecnici di una piattaforma multilaterale sulla finanza sostenibile, criteri di vaglio tecnico granulari e calibrati per le diverse attività economiche.
(22)  Dati i dettagli tecnici specifici necessari a valutare l'impatto ambientale di un'attività economica e data la rapida evoluzione della scienza e della tecnologia, i criteri pertinenti per la determinazione del grado di ecosostenibilità delle attività economiche dovrebbero essere adeguati periodicamente per tener conto di tale evoluzione. Affinché i criteri e gli indicatori siano aggiornati, sulla base di prove scientifiche e contributi di esperti e dei portatori di interessi, le condizioni relative al contributo sostanziale e al danno significativo dovrebbero essere indicate con maggiore granularità per le diverse attività economiche e aggiornate periodicamente. A tal fine la Commissione dovrebbe definire, sulla base dei contributi tecnici di una piattaforma multilaterale sulla finanza sostenibile, criteri di vaglio tecnico granulari e calibrati e una serie di indicatori armonizzati per le diverse attività economiche.
Emendamento 20
Proposta di regolamento
Considerando 23
(23)  Alcune attività economiche hanno un impatto negativo sull'ambiente, ma possono apportare un contributo sostanziale a uno o più obiettivi ambientali se si riduce tale impatto negativo. Per queste attività economiche è opportuno definire criteri di vaglio tecnico che prescrivano un miglioramento sostanziale della prestazione ambientale rispetto, tra l'altro, alla media del settore. Tali criteri dovrebbero tenere conto anche dell'impatto a lungo termine di ciascuna attività economica.
(23)  Alcune attività economiche hanno un impatto negativo sull'ambiente, ma possono apportare un contributo sostanziale a uno o più obiettivi ambientali se si riduce tale impatto negativo. Per queste attività economiche è opportuno definire criteri di vaglio tecnico che prescrivano un miglioramento sostanziale della prestazione ambientale rispetto, tra l'altro, alla media del settore, al fine di valutare se l'attività in questione possa fornire un contributo sostanziale a uno o più obiettivi ambientali. Tali criteri dovrebbero tenere conto anche dell'impatto a lungo termine di ciascuna attività economica (ossia in un orizzonte superiore ai tre anni), e in particolare dei vantaggi ambientali di prodotti e servizi e del contribuito dei prodotti intermedi, fornendo così una valutazione dell'impatto di tutte le fasi di produzione e utilizzo, lungo l'intera catena del valore e durante l'intero ciclo di vita.
Emendamento 21
Proposta di regolamento
Considerando 24
(24)  Un'attività economica non dovrebbe essere considerata ecosostenibile se arreca all'ambiente più danni che benefici. I criteri di vaglio tecnico dovrebbero individuare i requisiti minimi necessari a evitare un danno significativo ad altri obiettivi. La Commissione, all'atto di definire e aggiornare i criteri di vaglio tecnico, dovrebbe assicurare che siano basati sulle prove scientifiche disponibili e aggiornati periodicamente. Nel caso in cui la valutazione scientifica non permetta di determinare il rischio con sufficiente certezza, si dovrebbe applicare il principio di precauzione, in conformità con l'articolo 191 TFUE.
(24)  Un'attività economica non dovrebbe essere considerata ecosostenibile se non apporta un beneficio netto all'ambiente. I criteri di vaglio tecnico dovrebbero individuare i requisiti minimi necessari a evitare un danno significativo ad altri obiettivi. La Commissione, all'atto di definire e aggiornare i criteri di vaglio tecnico, dovrebbe assicurare che tali criteri siano ragionevoli e proporzionati nonché basati sulle prove scientifiche disponibili e che tengano conto dell'intera catena del valore e del ciclo di vita delle tecnologie. Dovrebbe inoltre assicurare che i criteri siano aggiornati periodicamente. Nel caso in cui la valutazione scientifica non permetta di determinare il rischio con sufficiente certezza, si dovrebbe applicare il principio di precauzione, in conformità con l'articolo 191 TFUE.
Emendamento 22
Proposta di regolamento
Considerando 25
(25)  La Commissione, all'atto di definire e aggiornare i criteri di vaglio tecnico, deve tenere conto del pertinente diritto dell'Unione, nonché degli strumenti non legislativi dell'Unione già in vigore, tra cui il regolamento (CE) n. 66/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio37, il sistema comunitario di ecogestione e audit dell'Unione38, i criteri dell'Unione per gli appalti pubblici verdi39 e i lavori in corso sulle norme relative all'impronta ambientale dei prodotti e delle organizzazioni40. Per evitare incongruenze con le classificazioni delle attività economiche già esistenti per altre finalità, la Commissione deve tenere conto anche delle classificazioni statistiche relative al settore dei beni e servizi ambientali, segnatamente la classificazione delle attività e delle spese per la protezione dell'ambiente (CEPA) e la classificazione delle attività di gestione delle risorse (CReMA)41.
(25)  La Commissione, all'atto di definire e aggiornare i criteri di vaglio tecnico e la serie di indicatori armonizzati, dovrebbe tenere conto del pertinente diritto dell'Unione, nonché degli strumenti non legislativi dell'Unione già in vigore, tra cui il regolamento (CE) n. 66/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio37, il sistema comunitario di ecogestione e audit dell'Unione38, i criteri dell'Unione per gli appalti pubblici verdi39, la piattaforma della Commissione sull'economia circolare, la piattaforma europea sulla valutazione del ciclo di vita e i lavori in corso sulle norme relative all'impronta ambientale dei prodotti e delle organizzazioni40. Per evitare incongruenze con le classificazioni delle attività economiche già esistenti per altre finalità, la Commissione deve tenere conto anche delle classificazioni statistiche relative al settore dei beni e servizi ambientali, segnatamente la classificazione delle attività e delle spese per la protezione dell'ambiente (CEPA) e la classificazione delle attività di gestione delle risorse (CReMA)41.
__________________
__________________
37 Regolamento (CE) n. 66/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2009, relativo al marchio di qualità ecologica dell'Unione europea (Ecolabel UE) (GU L 27 del 30.1.2010, pag. 1).
37 Regolamento (CE) n. 66/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2009, relativo al marchio di qualità ecologica dell'Unione europea (Ecolabel UE) (GU L 27 del 30.1.2010, pag. 1).
38 Regolamento (CE) n. 1221/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2009, sull'adesione volontaria delle organizzazioni a un sistema comunitario di ecogestione e audit (EMAS) che abroga il regolamento (CE) n. 761/2001 e le decisioni della Commissione 2001/681/CE e 2006/193/CE (GU L 342 del 22.12.2009, pag. 1).
38 Regolamento (CE) n. 1221/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2009, sull'adesione volontaria delle organizzazioni a un sistema comunitario di ecogestione e audit (EMAS) che abroga il regolamento (CE) n. 761/2001 e le decisioni della Commissione 2001/681/CE e 2006/193/CE (GU L 342 del 22.12.2009, pag. 1).
39 Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Appalti pubblici per un ambiente migliore {SEC(2008)2124} {SEC(2008)2125} {SEC(2008) 2126} COM(2008)0400 def.
39 Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Appalti pubblici per un ambiente migliore {SEC(2008)2124} {SEC(2008)2125} {SEC(2008) 2126} COM(2008)0400 def.
40 Raccomandazione 2013/179/UE della Commissione, del 9 aprile 2013, relativa all'uso di metodologie comuni per misurare e comunicare le prestazioni ambientali nel corso del ciclo di vita dei prodotti e delle organizzazioni (GU L 124 del 4.5.2013, pag. 1).
40 Raccomandazione 2013/179/UE della Commissione, del 9 aprile 2013, relativa all'uso di metodologie comuni per misurare e comunicare le prestazioni ambientali nel corso del ciclo di vita dei prodotti e delle organizzazioni (GU L 124 del 4.5.2013, pag. 1).
41 Allegati 4 e 5 del regolamento (UE) n. 538/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, che modifica il regolamento (UE) n. 691/2011 relativo ai conti economici ambientali europei (GU L 158 del 27.5.2014).
41 Allegati 4 e 5 del regolamento (UE) n. 538/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, che modifica il regolamento (UE) n. 691/2011 relativo ai conti economici ambientali europei (GU L 158 del 27.5.2014).
Emendamento 23
Proposta di regolamento
Considerando 26
(26)  La Commissione, all'atto di definire e aggiornare i criteri di vaglio tecnico, dovrebbe tenere conto anche delle specificità del settore delle infrastrutture e delle esternalità ambientali, sociali ed economiche nell'ambito di un'analisi costi/benefici. A tale riguardo dovrebbe considerare il lavoro di organizzazioni internazionali, quali l'OCSE, la legislazione e le norme tecniche pertinenti dell'Unione, tra cui le direttive del Parlamento europeo e del Consiglio 2001/42/CE42, 2011/92/UE43, 2014/23/UE44, 2014/24/UE45 e 2014/25/UE46, e la metodologia attuale. In tale contesto i criteri di vaglio tecnico dovrebbero promuovere quadri di governance adeguati che integrino, in tutte le fasi del ciclo di vita di un progetto, i fattori ambientali, sociali e di governance di cui ai principi per l'investimento responsabile sostenuti delle Nazioni Unite47.
(26)  La Commissione, all'atto di definire e aggiornare i criteri di vaglio tecnico e gli indicatori armonizzati, dovrebbe tenere conto anche delle specificità dei diversi settori e delle esternalità ambientali, sociali ed economiche nell'ambito di un'analisi costi/benefici. A tale riguardo dovrebbe considerare il lavoro di organizzazioni internazionali, quali l'OCSE, la legislazione e le norme tecniche pertinenti dell'Unione, tra cui le direttive del Parlamento europeo e del Consiglio 2001/42/CE42, 2011/92/UE43, 2014/23/UE44, 2014/24/UE45 e 2014/25/UE46, e la metodologia attuale. In tale contesto i criteri di vaglio tecnico e gli indicatori dovrebbero promuovere quadri di governance adeguati che integrino, in tutte le fasi del ciclo di vita di un progetto, i fattori ambientali, sociali e di governance di cui ai principi per l'investimento responsabile sostenuti delle Nazioni Unite47.
__________________
__________________
42 Direttiva 2001/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 giugno 2001, concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull'ambiente (GU L 197 del 21.7.2001, pag. 30).
42 Direttiva 2001/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 giugno 2001, concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull'ambiente (GU L 197 del 21.7.2001, pag. 30).
43 Direttiva 2011/92/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (GU L 26 del 28.1.2012, pag. 1).
43 Direttiva 2011/92/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (GU L 26 del 28.1.2012, pag. 1).
44 Direttiva 2014/23/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sull'aggiudicazione dei contratti di concessione (GU L 94 del 28.3.2014, pag. 1).
44 Direttiva 2014/23/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sull'aggiudicazione dei contratti di concessione (GU L 94 del 28.3.2014, pag. 1).
45 Direttiva 2014/24/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sugli appalti pubblici e che abroga la direttiva 2004/18/CE (GU L 94 del 28.3.2014, pag. 65).
45 Direttiva 2014/24/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sugli appalti pubblici e che abroga la direttiva 2004/18/CE (GU L 94 del 28.3.2014, pag. 65).
46 Direttiva 2014/25/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sulle procedure d'appalto degli enti erogatori nei settori dell'acqua, dell'energia, dei trasporti e dei servizi postali e che abroga la direttiva 2004/17/CE (GU L 94 del 28.3.2014, pag. 243).
46 Direttiva 2014/25/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sulle procedure d'appalto degli enti erogatori nei settori dell'acqua, dell'energia, dei trasporti e dei servizi postali e che abroga la direttiva 2004/17/CE (GU L 94 del 28.3.2014, pag. 243).
47 https://www.unpri.org/download?ac=1534.
47 https://www.unpri.org/download?ac=1534.
Emendamento 24
Proposta di regolamento
Considerando 26 bis (nuovo)
(26 bis)  All'atto di definire i criteri di vaglio tecnico, la Commissione dovrebbe tenere conto anche delle misure transitorie per le attività che favoriscono la transizione a un'economia più sostenibile e a basse emissioni di carbonio. Nel caso delle imprese attualmente impegnate in attività economiche altamente dannose per l'ambiente, dovrebbero essere previsti incentivi per una rapida transizione verso una condizione di sostenibilità ambientale, o quanto meno non problematica dal punto di vista ambientale. I criteri di vaglio tecnico dovrebbero incoraggiare tali processi di transizione, ove essi sono in corso. Se è dimostrabile che la maggior parte delle imprese che svolgono una particolare attività dannosa è impegnata in tale transizione, i criteri di screening possono tenerne conto. L'esistenza di seri sforzi di transizione può essere dimostrata, tra l'altro, da un'intensa attività di ricerca e sviluppo, da grandi progetti di investimento in conto capitale in tecnologie nuove e più sostenibili dal punto di vista ambientale o da piani concreti di transizione che si trovino almeno nelle prime fasi di attuazione.
Emendamento 25
Proposta di regolamento
Considerando 27
(27)  Onde evitare di falsare la concorrenza durante la raccolta di finanziamenti per attività economiche ecosostenibili, i criteri di vaglio tecnico dovrebbero assicurare che tutte le attività economiche interessate di un determinato settore possano essere considerate ecosostenibili e siano trattate in maniera paritaria se contribuiscono in pari misura a uno o più degli obiettivi ambientali stabiliti nel presente regolamento. I criteri dovrebbero tuttavia rispecchiare l'eventuale differenza, da un settore all'altro, della capacità potenziale di contribuire a tali obiettivi ambientali. All'interno dei singoli settori i criteri non devono però svantaggiare iniquamente determinate attività economiche rispetto ad altre, se le prime contribuiscono agli obiettivi ambientali nella stessa misura delle seconde.
(27)  Onde incoraggiare l'innovazione ecosostenibile ed evitare di falsare la concorrenza durante la raccolta di finanziamenti per attività economiche ecosostenibili, i criteri di vaglio tecnico dovrebbero assicurare che tutte le attività economiche interessate dei macrosettori (ossia settori NACE quali agricoltura, silvicoltura e pesca, industria manifatturiera, fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata, edilizia, trasporti e servizi di magazzinaggio) possano essere considerate ecosostenibili e siano trattate in maniera paritaria se contribuiscono in pari misura a uno o più degli obiettivi ambientali stabiliti nel presente regolamento, senza nuocere nel contempo in misura significativa a qualsiasi altro obiettivo ambientale di cui agli articoli 3 e 12. I criteri di vaglio dovrebbero tuttavia rispecchiare l'eventuale differenza, da un settore all'altro, della capacità potenziale di contribuire a tali obiettivi ambientali. All'interno dei singoli macrosettori economici i criteri non devono però svantaggiare iniquamente determinate attività economiche rispetto ad altre, se le prime contribuiscono agli obiettivi ambientali nella stessa misura delle seconde, e non devono nuocere nel contempo in misura significativa a qualsiasi altro obiettivo ambientale di cui agli articoli 3 e 12.
Emendamento 26
Proposta di regolamento
Considerando 27 bis (nuovo)
(27 bis)  Le attività ecosostenibili sono il risultato di tecnologie e prodotti sviluppati lungo l'intera catena del valore. Per tale ragione, i criteri di vaglio tecnico dovrebbero tenere conto del ruolo dell'intera catena del valore, dalla lavorazione delle materie prime fino al prodotto finale e alla fase del suo smaltimento, rispetto alla realizzazione ultima di attività ecosostenibili.
Emendamento 27
Proposta di regolamento
Considerando 27 ter (nuovo)
(27 ter)   Per evitare di perturbare catene del valore ben funzionanti, i criteri di vaglio tecnico dovrebbero tenere conto del fatto che le attività ecosostenibili sono rese possibili da tecnologie e prodotti sviluppati da molteplici attori economici.
Emendamento 28
Proposta di regolamento
Considerando 28
(28)  All'atto di definire i criteri di vaglio tecnico, la Commissione dovrebbe valutare se la loro adozione per le attività ecosostenibili darebbe luogo ad attivi non recuperabili o fornirebbe incentivi incoerenti, e se avrebbe un impatto negativo sulla liquidità nei mercati finanziari.
(28)  All'atto di definire i criteri di vaglio tecnico, la Commissione dovrebbe valutare i potenziali rischi della transizione e se il ritmo di adozione di tali criteri per le attività ecosostenibili darebbe luogo ad attivi non recuperabili o fornirebbe incentivi incoerenti.
Emendamento 29
Proposta di regolamento
Considerando 30
(30)  Per assicurare che gli investimenti siano diretti verso attività economiche con il massimo impatto positivo sugli obiettivi ambientali, la Commissione dovrebbe dare la priorità alla definizione dei criteri di vaglio tecnico per le attività economiche che contribuiscono potenzialmente in misura maggiore agli obiettivi ambientali.
(30)  Per assicurare che gli investimenti siano diretti verso attività economiche con il massimo impatto positivo sugli obiettivi ambientali, la Commissione dovrebbe dare la priorità alla definizione dei criteri di vaglio tecnico per le attività economiche che contribuiscono potenzialmente in misura maggiore agli obiettivi ambientali. I criteri di vaglio dovrebbero prendere in considerazione i risultati dei progetti al fine di agevolare l'individuazione e lo sviluppo di nuove tecnologie e di tenere debitamente conto della scalabilità di tali tecnologie.
Emendamento 30
Proposta di regolamento
Considerando 31
(31)  È opportuno definire per il settore dei trasporti, inclusi i beni mobili, criteri adeguati di vaglio tecnico che tengano conto del fatto che tale settore, spedizioni internazionali incluse, contribuisce per quasi il 26% alle emissioni di gas serra totali dell'Unione. Come dimostrato nel piano d'azione per finanziare la crescita sostenibile48, il settore dei trasporti rappresenta circa il 30% degli investimenti annui supplementari necessari per lo sviluppo sostenibile nell'Unione, che si traduce anche nell'espansione dell'elettrificazione o nella transizione verso modalità di trasporto più pulite mediante la promozione dello spostamento modale e della gestione del traffico.
(31)  È opportuno definire per il settore dei trasporti, inclusi i beni mobili, criteri adeguati di vaglio tecnico che tengano conto dell'intero ciclo di vita delle tecnologie e del fatto che tale settore, spedizioni internazionali incluse, contribuisce per quasi il 26 % alle emissioni di gas serra totali dell'Unione. Come dimostrato nel piano d'azione per finanziare la crescita sostenibile48, il settore dei trasporti rappresenta circa il 30 % degli investimenti annui supplementari necessari per lo sviluppo sostenibile nell'Unione, che si traduce anche nell'espansione dell'elettrificazione o nella transizione verso modalità di trasporto più pulite mediante la promozione dello spostamento modale e della gestione del traffico.
__________________
__________________
48 COM(2018)0097.
48 COM(2018)0097.
Emendamento 31
Proposta di regolamento
Considerando 32
(32)  È di particolare importanza che la Commissione, all'atto di preparare la messa a punto dei criteri di vaglio tecnico, svolga opportune consultazioni in linea con i principi del "legiferare meglio". Il processo di definizione e aggiornamento dei criteri di vaglio tecnico dovrebbe coinvolgere anche i pertinenti portatori di interessi e basarsi sulla consulenza di esperti di comprovata competenza ed esperienza nei settori in questione. A tal fine la Commissione dovrebbe istituire una piattaforma sulla finanza sostenibile. La piattaforma dovrebbe essere composta da esperti che rappresentino sia il settore pubblico sia quello privato. Tra i rappresentanti del settore pubblico dovrebbero rientrare gli esperti dell'Agenzia europea dell'ambiente, delle autorità di vigilanza europee e della Banca europea per gli investimenti. Tra gli esperti del settore privato dovrebbero figurare i rappresentanti dei pertinenti portatori di interessi, compresi i partecipanti ai mercati finanziari, le università, gli istituti, i centri e le organizzazioni di ricerca. La piattaforma dovrebbe fornire consulenza alla Commissione sullo sviluppo, l'analisi e il riesame dei criteri di vaglio tecnico, compreso il loro impatto potenziale sulla valutazione degli attivi che fino all'adozione dei criteri di vaglio tecnico erano considerati "verdi" secondo le vigenti prassi di mercato. Dovrebbe inoltre fornire consulenza alla Commissione sull'idoneità o meno dei criteri di vaglio tecnico per ulteriori usi nelle iniziative politiche che l'Unione intraprenderà in futuro allo scopo di favorire gli investimenti sostenibili.
(32)  È di particolare importanza che la Commissione, all'atto di preparare la messa a punto dei criteri di vaglio tecnico, svolga adeguate consultazioni in linea con i principi del "legiferare meglio". Il processo di definizione e aggiornamento dei criteri di vaglio tecnico e degli indicatori armonizzati dovrebbe coinvolgere anche i pertinenti portatori di interessi e basarsi su dati scientifici, sull'impatto socieconomico, sulle migliori pratiche, sulle attività e sugli enti esistenti, in particolare la piattaforma della Commissione sull'economia circolare, e sulla consulenza di esperti di comprovata competenza ed esperienza globale nei settori in questione. A tal fine la Commissione dovrebbe istituire una piattaforma sulla finanza sostenibile. La piattaforma dovrebbe essere composta da un ampio ventaglio di esperti che rappresentino sia il settore pubblico sia quello privato, per garantire che si tenga debitamente conto delle specificità di tutti i settori pertinenti. Tra i rappresentanti del settore pubblico dovrebbero rientrare gli esperti dell'Agenzia europea dell'ambiente e delle agenzie nazionali per la tutela dell'ambiente, delle autorità di vigilanza europee, del gruppo consultivo europeo sull'informativa finanziaria e della Banca europea per gli investimenti. Tra gli esperti del settore privato dovrebbero figurare i rappresentanti dei pertinenti portatori di interessi, compresi i partecipanti ai mercati finanziari e non finanziari, i rappresentanti di un'ampia gamma di settori dell'economia reale, le università, gli istituti, i centri e le organizzazioni di ricerca. Ove necessario, la piattaforma dovrebbe poter richiedere consulenza a soggetti che non ne sono membri. La piattaforma dovrebbe fornire consulenza alla Commissione sullo sviluppo, l'analisi e il riesame dei criteri di vaglio tecnico e degli indicatori armonizzati, compreso il loro impatto potenziale sulla valutazione degli attivi che fino all'adozione dei criteri di vaglio tecnico erano considerati sostenibili secondo le vigenti prassi di mercato. Dovrebbe inoltre fornire consulenza alla Commissione sull'idoneità o meno dei criteri di vaglio tecnico e degli indicatori per ulteriori usi nelle iniziative politiche che l'Unione intraprenderà in futuro allo scopo di favorire gli investimenti sostenibili. La piattaforma dovrebbe fornire consulenza alla Commissione sullo sviluppo di norme contabili in materia di sostenibilità e di norme di rendicontazione integrata per le società e i partecipanti ai mercati finanziari, anche mediante la revisione della direttiva 2013/34/UE.
Emendamento 32
Proposta di regolamento
Considerando 33
(33)  Per specificare i requisiti stabiliti nel presente regolamento, e in particolare per definire e aggiornare i criteri di vaglio tecnico granulari e calibrati per le diverse attività economiche che consentono di determinare ciò che costituisce un contributo sostanziale e un danno significativo agli obiettivi ambientali, è opportuno delegare alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea in relazione alle informazioni da fornire per rispettare l'obbligo di informativa di cui all'articolo 4, paragrafo 3, e in relazione ai criteri di vaglio tecnico di cui all'articolo 6, paragrafo 2, all'articolo 7, paragrafo 2, all'articolo 8, paragrafo 2, all'articolo 9, paragrafo 2, all'articolo 10, paragrafo 2, e all'articolo 11, paragrafo 2. È di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni, anche a livello di esperti, nel rispetto dei principi stabiliti nell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016. In particolare, al fine di garantire la parità di partecipazione alla preparazione degli atti delegati, il Parlamento europeo e il Consiglio dovrebbero ricevere tutti i documenti contemporaneamente agli esperti degli Stati membri, e gli esperti del Parlamento europeo e del Consiglio dovrebbero avere sistematicamente accesso alle riunioni dei gruppi di esperti della Commissione incaricati della preparazione di tali atti delegati.
(33)  Al fine di specificare i requisiti stabiliti nel presente regolamento, e in particolare per definire e aggiornare gli indicatori e i criteri di vaglio tecnico granulari e calibrati per le diverse attività economiche che consentono di determinare ciò che costituisce un contributo sostanziale e un danno significativo agli obiettivi ambientali, è opportuno delegare alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea riguardo alle informazioni da fornire per rispettare l'obbligo di informativa di cui all'articolo 4, paragrafo 3, e riguardo ai criteri di vaglio tecnico di cui all'articolo 6, paragrafo 2, all'articolo 7, paragrafo 2, all'articolo 8, paragrafo 2, all'articolo 9, paragrafo 2, all'articolo 10, paragrafo 2, e all'articolo 11, paragrafo 2. È di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni pubbliche, anche a livello di esperti, nel rispetto dei principi stabiliti nell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016. In particolare, al fine di garantire la parità di partecipazione alla preparazione degli atti delegati, il Parlamento europeo e il Consiglio dovrebbero ricevere tutti i documenti contemporaneamente agli esperti degli Stati membri, e i loro esperti dovrebbero avere sistematicamente accesso alle riunioni dei gruppi di esperti della Commissione incaricati della preparazione di tali atti delegati.
Emendamento 33
Proposta di regolamento
Considerando 35
(35)  L'applicazione del presente regolamento dovrebbe essere riesaminata periodicamente, al fine di valutare lo stato di avanzamento dell'elaborazione dei criteri di vaglio tecnico per l'identificazione delle attività ecosostenibili, l'uso della definizione di investimento ecosostenibile e l'opportunità d'introdurre un meccanismo di verifica del rispetto degli obblighi. Il riesame dovrebbe comprendere anche una valutazione dell'opportunità di estendere l'ambito di applicazione del presente regolamento agli obiettivi di sostenibilità sociale.
(35)  L'applicazione del presente regolamento dovrebbe essere riesaminata periodicamente e almeno dopo due anni, al fine di valutare lo stato di avanzamento dell'elaborazione dei criteri di vaglio tecnico e degli indicatori armonizzati per l'identificazione delle attività ecosostenibili e delle attività nocive per l'ambiente, l'uso della definizione di investimento ecosostenibile o di investimento con impatto ambientale negativo e l'opportunità d'introdurre un ulteriore meccanismo di verifica del rispetto degli obblighi. Il riesame dovrebbe comprendere anche una valutazione delle disposizioni necessarie per estendere l'ambito di applicazione del presente regolamento agli obiettivi di sostenibilità sociale. Entro il 31 marzo 2020 la Commissione dovrebbe pubblicare, ove opportuno, ulteriori proposte legislative sull'istituzione di un meccanismo di verifica della conformità.
Emendamento 34
Proposta di regolamento
Considerando 36
(36)  Poiché gli obiettivi del presente regolamento non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli Stati membri, ma possono esserlo meglio a livello di Unione, data la necessità di introdurre a livello dell'Unione criteri uniformi di ecosostenibilità delle attività economiche, l'Unione può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato dell'Unione europea. Il presente regolamento si limita a quanto è necessario per conseguire tali obiettivi in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo,
(36)  Poiché gli obiettivi del presente regolamento non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli Stati membri, ma possono essere conseguiti meglio a livello di Unione, data la necessità di introdurre a livello dell'Unione criteri e indicatori uniformi di ecosostenibilità delle attività economiche, l'Unione può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato dell'Unione europea. Il presente regolamento si limita a quanto è necessario per conseguire tali obiettivi in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo,
Emendamenti 35, 55, 59, 87 e 96
Proposta di regolamento
Articolo 1
Articolo 1
Articolo 1
Oggetto e ambito di applicazione
Oggetto e ambito di applicazione
1.  Il presente regolamento stabilisce i criteri per determinare se un'attività economica è ecosostenibile, al fine di individuare il grado di ecosostenibilità di un investimento.
1.  Il presente regolamento stabilisce i criteri per determinare il grado di impatto ambientale e di sostenibilità di un'attività economica, al fine di individuare il grado di ecosostenibilità di un investimento.
2.  Il presente regolamento si applica:
2.  Il presente regolamento si applica:
(a)  alle misure adottate dagli Stati membri o dall'Unione che stabiliscono obblighi per gli operatori del mercato rispetto a prodotti finanziari o obbligazioni societarie commercializzate come ecosostenibili;
(a)  alle misure adottate dagli Stati membri o dall'Unione che stabiliscono obblighi per i partecipanti ai mercati finanziari rispetto a prodotti finanziari o obbligazioni societarie commercializzate come ecosostenibili nell'Unione europea;
(b)  ai partecipanti ai mercati finanziari che offrono prodotti finanziari definiti come investimenti ecosostenibili o con caratteristiche simili.
(b)  ai partecipanti ai mercati finanziari che nell'Unione europea offrono prodotti finanziari definiti come investimenti ecosostenibili o con caratteristiche simili; e
(b bis)  ai partecipanti ai mercati finanziari che offrono altri prodotti finanziari, tranne quando:
i.  il partecipante ai mercati finanziari fornisce spiegazioni, suffragate da prove ragionevoli ritenute soddisfacenti dalle pertinenti autorità competenti, quanto al fatto che le attività economiche finanziate tramite i suoi prodotti finanziari non hanno un impatto significativo sulla sostenibilità, conformemente ai criteri di vaglio tecnico di cui agli articoli 3 e 3 bis; in tal caso le disposizioni dei capi II e III non si applicano. Tali informazioni sono fornite nel prospetto del partecipante ai mercati finanziari; o
ii.  il partecipante ai mercati finanziari dichiara nel suo prospetto che il prodotto finanziario in questione non persegue obiettivi di sostenibilità e che il prodotto presenta un rischio maggiorato di sostenere attività economiche che non sono considerate sostenibili conformemente al presente regolamento.
2 bis I criteri di cui all'articolo 1, paragrafo 1, si applicano in maniera proporzionata, evitando eccessivi oneri amministrativi e tenendo conto della natura, delle dimensioni e della complessità dei partecipanti ai mercati finanziari e degli enti creditizi, prevedendo disposizioni semplificate per gli enti piccoli e non complessi, conformemente al disposto dell'articolo 4, paragrafo 2 quinquies.
2 ter.  I criteri di cui al primo paragrafo del presente articolo possono essere utilizzati, al fine menzionato nello stesso paragrafo, dalle imprese che non rientrano nell'articolo 1, paragrafo 2, o in relazione a strumenti finanziari diversi da quelli definiti all'articolo 2, su base volontaria.
2 quater.  La Commissione adotta un atto delegato per specificare le informazioni che i partecipanti ai mercati finanziari trasmettono alle pertinenti autorità competenti ai fini del paragrafo 2, lettera a).
Emendamenti 36, 88 e 89
Proposta di regolamento
Articolo 2
Articolo 2
Articolo 2
Definizioni
Definizioni
1.  Ai fini del presente regolamento si applicano le seguenti definizioni:
1.  Ai fini del presente regolamento si applicano le seguenti definizioni:
(a)   "investimento ecosostenibile", un investimento a favore di una o più attività economiche considerate ecosostenibili nell'ambito del presente regolamento;
(a)  "investimento ecosostenibile", un investimento a favore di una o più attività economiche considerate ecosostenibili nell'ambito del presente regolamento;
(b)  "partecipanti ai mercati finanziari", i partecipanti ai mercati finanziari quali definiti all'articolo 2, lettera a), della [proposta della Commissione di regolamento sull'informativa in materia di investimenti sostenibili e rischi per la sostenibilità recante modifica della direttiva (UE) 2016/2341];
(b)  "partecipanti ai mercati finanziari", uno dei soggetti definiti all'articolo 2, lettera a), della [proposta della Commissione di regolamento sull'informativa in materia di investimenti sostenibili e rischi per la sostenibilità recante modifica della direttiva (UE) 2016/2341];
(i)  un ente creditizio quale definito all'articolo 4, paragrafo 1, punto 1), del regolamento (UE) n. 575/2013, a norma del [UP: inserire il riferimento al pertinente articolo del regolamento (UE) n. 575/2013];
(b bis)   "emittente" si intende un emittente quotato quale definito all'articolo 2, paragrafo 1, lettera h), della direttiva 2003/71/CE del Parlamento europeo e del Consiglio1a e all'articolo 2, lettera h), del regolamento (UE) 2017/1129 del Parlamento europeo e del Consiglio1 ter;
(c)  "prodotti finanziari" i prodotti finanziari quali definiti all'articolo 2, lettera j), della [proposta della Commissione di regolamento sull'informativa in materia di investimenti sostenibili e rischi per la sostenibilità recante modifica della direttiva (UE) 2016/2341];
(c)  "prodotti finanziari", una gestione di portafogli, un fondo di investimento alternativo (FIA), un prodotto di investimento assicurativo (IBIP), un prodotto pensionistico, un regime pensionistico o un organismo d'investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM), un'obbligazione societaria, quali definiti all'articolo 2, lettera j), della [proposta della Commissione di regolamento sull'informativa in materia di investimenti sostenibili e rischi per la sostenibilità recante modifica della direttiva (UE) 2016/2341], nonché le emissioni di cui alla direttiva 2003/71/UE e al regolamento (UE) 2017/1129;
(c bis)  "indicatori ambientali", quanto meno la misurazione del consumo di risorse – quali le materie prime, l'energia, le energie rinnovabili, l'acqua –, dell'impatto sui servizi ecosistemici, delle emissioni, comprese quelle di CO2, dell'impatto su biodiversità e uso del suolo e della produzione di rifiuti, sulla base di dati scientifici, della metodologia di valutazione del ciclo di vita della Commissione e come stabilito nell'ambito del quadro di monitoraggio per l'economia circolare della Commissione (COM(2018)0029 final);
(c ter)  "competente autorità nazionale", l'autorità o le autorità competenti o di vigilanza degli Stati membri, quali specificate negli atti dell'Unione di cui all'articolo 1, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 1095/2010, del regolamento (UE) n. 1093/2010 e del regolamento (UE) n. 1094/2010, nel cui mandato rientra la categoria del partecipante ai mercati finanziari soggetto agli obblighi d'informativa di cui all'articolo 4 del presente regolamento;
(c quater)  "competente autorità europea di vigilanza (AEV)", l'autorità o le autorità europee di vigilanza, quali specificate negli atti dell'Unione di cui all'articolo 1, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 1093/2010, del regolamento (UE) n. 1094/2010 e del regolamento (UE) n. 1095/2010, nel cui mandato rientra la categoria del partecipante ai mercati finanziari soggetto agli obblighi d'informativa di cui all'articolo 4 del presente regolamento;
(d)  "mitigazione dei cambiamenti climatici", il processo di mantenere l'aumento della temperatura media mondiale ben al di sotto di 2 ºC rispetto ai livelli preindustriali e limitarlo a 1,5 ºC rispetto ai livelli preindustriali;
(d)  "mitigazione dei cambiamenti climatici", i processi, incluse le misure transitorie, necessari per mantenere l'aumento della temperatura media mondiale ben al di sotto di 2 ºC e per proseguire gli sforzi volti a limitarlo a 1,5 ºC rispetto ai livelli preindustriali, come stabilito dall'accordo di Parigi;
(e)  "adattamento ai cambiamenti climatici", il processo di adeguamento al clima attuale o previsto e ai suoi effetti;
(e)  "adattamento ai cambiamenti climatici", il processo di adeguamento ai cambiamenti climatici attuali o previsti e ai loro effetti;
(f)  "gas a effetto serra», uno dei gas a effetto serra di cui all'allegato I del regolamento (UE) n. 525/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio49;
(f)  "gas a effetto serra", uno dei gas a effetto serra di cui all'allegato I del regolamento (UE) n. 525/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio49;
(g)  "economia circolare", il mantenere il più a lungo possibile il valore dei prodotti, dei materiali e delle risorse nell'economia e il ridurre al minimo i rifiuti anche mediante l'applicazione della gerarchia dei rifiuti di cui all'articolo 4 della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio50;
(g)  "economia circolare", il mantenere il più a lungo possibile e ai massimi livelli il valore e l'uso dei prodotti, dei materiali e di tutte le altre risorse nell'economia, così da diminuire l'impatto ambientale, ridurre al minimo i rifiuti anche mediante l'applicazione della gerarchia dei rifiuti di cui all'articolo 4 della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio50 e minimizzare l'utilizzo delle risorse sulla base degli indicatori fondamentali dell'economia circolare, come stabilito nel quadro di monitoraggio dei progressi verso un'economia circolare, che copre le diverse fasi della produzione, del consumo e della gestione dei rifiuti;
(h)  "inquinamento",
(h)  "inquinamento",
(i)   l'introduzione diretta o indiretta nell'aria, nell'acqua o nel terreno, a seguito di attività umana, di sostanze, vibrazioni, calore, rumore o altri inquinanti che potrebbero nuocere alla salute umana o alla qualità dell'ambiente, causare il deterioramento di beni materiali, oppure danni o perturbazioni a valori ricreativi dell'ambiente o ad altri suoi legittimi usi;
i.   l'introduzione diretta o indiretta nell'aria, nell'acqua o nel terreno, a seguito di attività umana, di sostanze, vibrazioni, calore, rumore, luce o altri inquinanti che potrebbero nuocere alla salute umana o alla qualità dell'ambiente, causare il deterioramento di beni materiali, oppure danni o perturbazioni a valori ricreativi dell'ambiente o ad altri suoi legittimi usi;
(ii)   nel contesto dell'ambiente marino, l'inquinamento quale definito all'articolo 3, paragrafo 8, della direttiva 2008/56/CE del Parlamento europeo e del Consiglio51;
ii.   nel contesto dell'ambiente marino, l'inquinamento quale definito all'articolo 3, paragrafo 8, della direttiva 2008/56/CE del Parlamento europeo e del Consiglio51;
ii bis.   nel contesto dell'ambiente acquatico, l'inquinamento quale definito all'articolo 2, punto 33, della direttiva 2000/60/CE;
(i)  "ecosistema sano", un ecosistema in buona condizione fisica, chimica e biologica o di qualità fisica, chimica e biologica buona.
(i)  "ecosistema sano", un ecosistema in buona condizione fisica, chimica e biologica o di qualità fisica, chimica e biologica buona, in grado di riprodursi o di ripristinare una situazione di equilibrio e che preserva la biodiversità;
(j)  "efficienza energetica", l'utilizzo più efficiente dell'energia in tutte le fasi della catena dell'energia, dalla produzione al consumo finale;
(j)  "efficienza energetica", l'utilizzo più efficiente dell'energia in tutte le fasi della catena dell'energia, dalla produzione al consumo finale;
(k)  "buono stato ecologico", il buono stato ecologico quale definito all'articolo 3, paragrafo 5, della direttiva 2008/56/CE;
(k)  "buono stato ecologico", il buono stato ecologico quale definito all'articolo 3, paragrafo 5, della direttiva 2008/56/CE;
(l)  "acque marine", acque marine quali definite all'articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2008/56/CE;
(l)  "acque marine", acque marine quali definite all'articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2008/56/CE;
(m)  "acque superficiali", "acque interne", "acque di transizione" e "acque costiere" hanno lo stesso significato di cui all'articolo 2, punti 1), 3), 6) e 7), della direttiva 2000/60/CE52;
(m)  "acque superficiali", "acque interne", "acque di transizione" e "acque costiere" hanno lo stesso significato di cui all'articolo 2, punti 1), 3), 6) e 7), della direttiva 2000/60/CE52;
(n)  "gestione sostenibile delle foreste", l'utilizzo delle foreste e delle superfici boschive secondo modalità e a una frequenza tali da mantenerne la biodiversità, la produttività, la capacità di rigenerazione, la vitalità e la possibilità di svolgere, sia attualmente sia in futuro, importanti funzioni ecologiche, economiche e sociali a livello locale, nazionale e mondiale, e senza danneggiare altri ecosistemi.
(n)  "gestione sostenibile delle foreste", l'utilizzo delle foreste e delle superfici boschive in conformità della legislazione applicabile.
__________________
__________________
1 bis Direttiva 2003/71/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, relativa al prospetto da pubblicare per l'offerta pubblica o l'ammissione alla negoziazione di strumenti finanziari e che modifica la direttiva 2001/34/CE (GU L 345 del 31.12.2003, pag. 64).
1 ter Regolamento (UE) 2017/1129 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 giugno 2017, relativo al prospetto da pubblicare per l'offerta pubblica o l'ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato di strumenti finanziari e che abroga la direttiva 2003/71/CE (GU L 168 del 30.6.2017, pag. 12).
49 Regolamento (UE) n. 525/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2013, relativo a un meccanismo di monitoraggio e comunicazione delle emissioni di gas a effetto serra e di comunicazione di altre informazioni in materia di cambiamenti climatici a livello nazionale e dell'Unione europea e che abroga la decisione n. 280/2004/CE (GU L 165 del 18.6.2013, pag. 13).
49 Regolamento (UE) n. 525/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2013, relativo a un meccanismo di monitoraggio e comunicazione delle emissioni di gas a effetto serra e di comunicazione di altre informazioni in materia di cambiamenti climatici a livello nazionale e dell'Unione europea e che abroga la decisione n. 280/2004/CE (GU L 165 del 18.6.2013, pag. 13).
50 Direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive (GU L 312 del 22.11.2008, pag. 3).
50 Direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive (GU L 312 del 22.11.2008, pag. 3).
51 Direttiva 2008/56/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 giugno 2008, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria nel campo della politica per l'ambiente marino (direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino) (GU L 164 del 25.6.2008, pag. 19).
51 Direttiva 2008/56/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 giugno 2008, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria nel campo della politica per l'ambiente marino (direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino) (GU L 164 del 25.6.2008, pag. 19).
52 Direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2000, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque (GU L 327 del 22.12.2000, pag. 1).
52 Direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2000, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque (GU L 327 del 22.12.2000, pag. 1).
Emendamento 37
Proposta di regolamento
Articolo 3
Articolo 3
Articolo 3
Criteri di ecosostenibilità delle attività economiche
Criteri di ecosostenibilità delle attività economiche
Al fine di stabilire il grado di ecosostenibilità di un investimento, un'attività economica è considerata ecosostenibile se soddisfa tutti i criteri elencati di seguito:
Al fine di stabilire il grado di ecosostenibilità di un investimento, un'attività economica è considerata ecosostenibile se soddisfa tutti i criteri elencati di seguito:
(a)  l'attività economica contribuisce in modo sostanziale al raggiungimento di uno o più degli obiettivi ambientali di cui all'articolo 5, in conformità degli articoli da 6 a 11;
(a)  l'attività economica contribuisce in modo sostanziale al raggiungimento di uno o più degli obiettivi ambientali di cui all'articolo 5, in conformità degli articoli da 6 a 11;
(b)  l'attività economica non arreca un danno significativo a nessuno degli obiettivi ambientali di cui all'articolo 5, in conformità dell'articolo 12;
(b)  l'attività economica non arreca un danno significativo a nessuno degli obiettivi ambientali di cui all'articolo 5, in conformità dell'articolo 12;
(c)  l'attività economica è svolta nel rispetto delle garanzie minime di salvaguardia previste all'articolo 13;
(c)  l'attività economica è svolta nel rispetto delle garanzie minime di salvaguardia previste all'articolo 13;
(d)  l'attività economica è conforme ai criteri di vaglio tecnico, nei casi in cui la Commissione li abbia specificati ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 2, dell'articolo 7, paragrafo 2, dell'articolo 8, paragrafo 2, dell'articolo 9, paragrafo 2, dell'articolo 10, paragrafo 2, e dell'articolo 11, paragrafo 2.
(d)  l'attività economica è conforme ai criteri di vaglio tecnico, nei casi in cui la Commissione li abbia specificati sulla base di una misurazione armonizzata dell'impatto sulla sostenibilità a livello delle imprese o dei piani appartenenti all'attività economica e ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 2, dell'articolo 7, paragrafo 2, dell'articolo 8, paragrafo 2, dell'articolo 9, paragrafo 2, dell'articolo 10, paragrafo 2, e dell'articolo 11, paragrafo 2.
Emendamento 38
Proposta di regolamento
Articolo 3 bis (nuovo)
Articolo 3 bis
Criteri per le attività economiche con un significativo impatto ambientale negativo
Entro il 31 dicembre 2021 la Commissione effettua una valutazione d'impatto delle conseguenze della revisione del presente regolamento al fine di ampliare il quadro per gli investimenti sostenibili con un quadro utilizzato per definire criteri che consentano di stabilire quando e come un'attività economica ha un impatto negativo significativo sulla sostenibilità.
Emendamento 39
Proposta di regolamento
Articolo 4
Articolo 4
Articolo 4
Uso dei criteri di ecosostenibilità delle attività economiche
Applicazione e rispetto dei criteri per la determinazione del grado di ecosostenibilità delle attività economiche
1.  Gli Stati membri applicano i criteri per determinare l'ecosostenibilità delle attività economiche, stabiliti all'articolo 3, in relazione a qualsiasi misura che stabilisca obblighi applicabili agli operatori del mercato per le obbligazioni societarie o i prodotti finanziari commercializzati come "ecosostenibili".
1.  Gli Stati membri e l'Unione applicano i criteri per determinare il grado di ecosostenibilità delle attività economiche, stabiliti all'articolo 3, in relazione a qualsiasi misura che stabilisca obblighi di sostenibilità applicabili agli operatori del mercato per le obbligazioni societarie o i prodotti finanziari.
2.  I partecipanti ai mercati finanziari che offrono prodotti finanziari qualificandoli come investimenti ecosostenibili o aventi caratteristiche analoghe forniscono informazioni su come e in che misura i criteri di ecosostenibilità delle attività economiche di cui all'articolo 3 sono utilizzati per determinare l'ecosostenibilità dell'investimento. I partecipanti ai mercati finanziari che ritengono opportuno considerare ecosostenibile un'attività economica nonostante non soddisfi i criteri di vaglio tecnico stabiliti in conformità del presente regolamento o nonostante per tale attività i criteri non siano ancora stati stabiliti possono informarne la Commissione.
2.  I partecipanti ai mercati finanziari che offrono prodotti finanziari od obbligazioni societarie diffondono le informazioni pertinenti che consentono loro di stabilire se i prodotti che offrono sono da considerarsi investimenti ecosostenibili in base ai criteri di cui all'articolo 3. I partecipanti ai mercati finanziari che ritengono opportuno considerare ecosostenibile un'attività economica nonostante per tale attività i criteri non siano ancora stati stabiliti ne informano la Commissione. Ove opportuno, la Commissione informa la piattaforma sulla finanza sostenibile di cui all'articolo 15 di tali richieste da parte dei partecipanti ai mercati finanziari. I partecipanti ai mercati finanziari non offrono prodotti finanziari qualificandoli come investimenti ecosostenibili o aventi caratteristiche analoghe se tali prodotti non possono essere considerati ecosostenibili.
2 bis.   Gli Stati membri, in stretta collaborazione con l'AEV competente, monitorano le informazioni di cui al paragrafo 2. I partecipanti ai mercati finanziari le comunicano all'autorità nazionale competente, che le trasmette senza indugio all'AEV competente. Qualora l'autorità nazionale competente o l'AEV competente non concordino con le informazioni di cui ai paragrafi 2 e 2 bis, i partecipanti ai mercati finanziari riesaminano e correggono le informazioni fornite.
2 ter.  La divulgazione delle informazioni di cui all'articolo 4 è coerente con il principio di informazione imparziale, chiara e non fuorviante contenuto nella direttiva 2014/65/UE e nella direttiva (UE) 2016/97, e i poteri di intervento di cui all'articolo 4, paragrafo 2 quater, sono coerenti con quelli previsti dal regolamento (UE) n. 600/2014.
2 quater.  Nessun obbligo di informativa contenuto nel [UP: inserire riferimento al regolamento sull'informativa in materia di investimenti sostenibili e rischi per la sostenibilità recante modifica della direttiva (UE) 2016/2341] è sancito nel presente regolamento.
2 quinquies.  Le piccole imprese e le imprese non complesse di cui all'articolo 2, paragrafo 2, lettere b) e c), sono soggette a disposizioni semplificate.
3.  La Commissione adotta atti delegati conformemente all'articolo 16 al fine di integrare il paragrafo 2 specificando le informazioni richieste per conformarsi a tale paragrafo, tenuto conto dei criteri di vaglio tecnico stabiliti a norma del presente regolamento. Le informazioni consentono agli investitori di quantificare:
3.  La Commissione adotta atti delegati conformemente all'articolo 16 al fine di integrare i paragrafi 2, 2 bis e 2 ter specificando le informazioni richieste per conformarsi a tali paragrafi, compresi un elenco degli investimenti aventi caratteristiche analoghe agli investimenti sostenibili e i pertinenti valori soglia di qualifica ai fini del paragrafo 2, tenuto conto della disponibilità di informazioni pertinenti e dei criteri di vaglio tecnico stabiliti a norma del presente regolamento. Le informazioni consentono agli investitori di quantificare:
(a)  la percentuale di partecipazioni in imprese che svolgono attività economiche ecosostenibili;
(a)  la percentuale di partecipazioni in diverse imprese che svolgono attività economiche ecosostenibili;
(b)  la quota dell'investimento destinata a finanziare attività economiche ecosostenibili, come percentuale dell'insieme delle attività economiche;
(b)  la quota dell'investimento destinata a finanziare attività economiche ecosostenibili, come percentuale dell'insieme delle attività economiche;
(b bis)  le definizioni pertinenti di piccola impresa e di impresa non complessa di cui all'articolo 2 ter, nonché le disposizioni semplificate che si applicano a tali entità.
3 bis.  I partecipanti ai mercati finanziari pubblicano le informazioni di cui al paragrafo 3, lettere a) e b).
4.  Entro il 31 dicembre 2019 la Commissione adotta l'atto delegato conformemente al paragrafo 3, al fine di garantire la sua entrata in vigore il 1º luglio 2020. La Commissione può modificare l'atto delegato in particolare alla luce di modifiche degli atti delegati adottati conformemente all'articolo 6, paragrafo 2, all'articolo 7, paragrafo 2, all'articolo 8, paragrafo 2, all'articolo 9, paragrafo 2, all'articolo 10, paragrafo 2, e all'articolo 11, paragrafo 2.
4.  Entro il 31 dicembre 2019 la Commissione adotta l'atto delegato conformemente al paragrafo 3, al fine di garantire la sua entrata in vigore il 1º luglio 2020. La Commissione può modificare l'atto delegato in particolare alla luce di modifiche degli atti delegati adottati conformemente all'articolo 6, paragrafo 2, all'articolo 7, paragrafo 2, all'articolo 8, paragrafo 2, all'articolo 9, paragrafo 2, all'articolo 10, paragrafo 2, e all'articolo 11, paragrafo 2.
Emendamento 40
Proposta di regolamento
Articolo 4 bis (nuovo)
Articolo 4 bis
Monitoraggio del mercato
1.  In conformità dell'articolo 9, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 1093/2010, del regolamento (UE) n. 1094/2010 e del regolamento (UE) n. 1095/2010, l'AEV competente monitora il mercato dei prodotti finanziari di cui all'articolo 1 del presente regolamento, commercializzati, distribuiti o venduti nell'Unione.
2.  Le autorità competenti monitorano il mercato dei prodotti finanziari commercializzati, distribuiti o venduti nei rispettivi Stati membri o a partire dagli stessi.
3.  In conformità dell'articolo 9, paragrafo 5, del regolamento (UE) n. 1093/2010, del regolamento (UE) n. 1094/2010 e del regolamento (UE) n. 1095/2010, l'AEV competente può, in caso di violazione del presente regolamento da parte delle entità di cui all'articolo 1, vietare o limitare temporaneamente nell'Unione la commercializzazione, la distribuzione o la vendita dei prodotti finanziari di cui all'articolo 1.
Il divieto o la restrizione di cui al paragrafo 3 possono applicarsi in circostanze specificate dall'AEV competente, o essere soggetti a deroghe da essa precisate.
4.  Quando interviene a norma del presente articolo, l'AEV competente garantisce che l'azione:
(a)  non abbia, sull'efficienza dei mercati finanziari o sugli investitori, effetti negativi sproporzionati rispetto ai suoi benefici e
(b)  non crei un rischio di arbitraggio normativo.
Qualora l'autorità competente o le autorità competenti abbiano adottato una misura a norma del presente articolo, l'AEV competente può prendere qualsiasi misura di cui al paragrafo 1.
5.  Prima di decidere di intervenire nel quadro del presente articolo, l'AEV competente comunica alle autorità competenti l'azione proposta.
6.  L'AEV competente riesamina a intervalli regolari, e almeno ogni tre mesi, il divieto o la restrizione imposti a norma del paragrafo 1. Il divieto o la restrizione perdono efficacia se non sono rinnovati allo scadere del suddetto termine di tre mesi.
7.  Una misura adottata dall'AEV competente a norma del presente articolo prevale su qualsiasi misura precedentemente adottata da un'autorità competente.
Emendamento 41
Proposta di regolamento
Articolo 5
Articolo 5
Articolo 5
Obiettivi ambientali
Obiettivi di sostenibilità
Ai fini del presente regolamento s'intendono per obiettivi ambientali:
1.  Ai fini del presente regolamento s'intendono per obiettivi ambientali:
(1)  la mitigazione dei cambiamenti climatici,
(1)  la mitigazione dei cambiamenti climatici,
(2)  l'adattamento ai cambiamenti climatici,
(2)  l'adattamento ai cambiamenti climatici,
(3)  l'uso sostenibile e la protezione delle acque e delle risorse marine,
(3)  l'uso sostenibile e la protezione delle acque e delle risorse marine,
(4)  la transizione verso un'economia circolare, la prevenzione e il riciclaggio dei rifiuti,
(4)  la transizione verso un'economia circolare, compresi la prevenzione dei rifiuti e un maggiore utilizzo delle materie prime secondarie,
(5)  la prevenzione e il controllo dell'inquinamento,
(5)  la prevenzione e il controllo dell'inquinamento,
(6)  la protezione degli ecosistemi sani.
(6)  la protezione della biodiversità e degli ecosistemi sani, e il ripristino degli ecosistemi danneggiati.
1 bis.  Gli obiettivi di cui al paragrafo 1 sono misurati mediante indicatori armonizzati, l'analisi del ciclo di vita e criteri scientifici, e sono conseguiti garantendo che siano all'altezza delle future sfide ambientali.
Emendamenti 42, 66 e 99
Proposta di regolamento
Articolo 6
Articolo 6
Articolo 6
Contributo sostanziale alla mitigazione dei cambiamenti climatici
Contributo sostanziale alla mitigazione dei cambiamenti climatici
1.  Si considera che un'attività economica dà un contributo sostanziale alla mitigazione dei cambiamenti climatici se contribuisce a stabilizzare le concentrazioni di gas a effetto serra nell'atmosfera tanto da impedire pericolose interferenze di origine antropica con il sistema climatico perché evita o riduce le emissioni di gas a effetto serra o migliora l'assorbimento dei gas a effetto serra con una delle modalità descritte di seguito, anche attraverso prodotti o processi innovativi:
1.  Si considera che un'attività economica dà un contributo sostanziale alla mitigazione dei cambiamenti climatici se contribuisce a stabilizzare le concentrazioni di gas a effetto serra nell'atmosfera tanto da impedire pericolose interferenze di origine antropica con il sistema climatico perché evita o riduce le emissioni di gas a effetto serra o migliora l'assorbimento dei gas a effetto serra con una delle modalità descritte di seguito, anche attraverso prodotti o processi innovativi:
(a)  la produzione, lo stoccaggio o l'uso di energie rinnovabili o climaticamente neutre (compresa l'energia neutra in carbonio), anche tramite tecnologie innovative potenzialmente in grado di ottenere risparmi significativi in futuro oppure tramite il necessario rafforzamento della rete;
(a)  la produzione, lo stoccaggio, la distribuzione o l'uso di energie rinnovabili in linea con la direttiva sulla promozione delle energie rinnovabili, anche tramite tecnologie innovative potenzialmente in grado di ottenere risparmi significativi in futuro oppure tramite il necessario rafforzamento della rete;
(b)  una migliore efficienza energetica;
(b)  una migliore efficienza energetica in tutti i settori, ad esclusione della produzione di energia a partire da combustibili fossili solidi, e in tutte le fasi della catena dell'energia, al fine di ridurre il consumo primario e finale di energia;
(c)  l'aumento della mobilità pulita o climaticamente neutra;
(c)  l'aumento della mobilità pulita o climaticamente neutra;
(d)  il passaggio all'uso di materiali rinnovabili;
(d)  il passaggio all'uso di materiali rinnovabili ecosostenibili o un aumento del loro uso sulla base di una valutazione dell'intero ciclo di vita e la sostituzione, in particolare, dei materiali a base di fossili, cosa che consente risparmi in termini di emissioni di gas a effetto serra nel breve periodo;