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Testi approvati
Martedì 16 aprile 2019 - Strasburgo 
Statistiche comunitarie sulla migrazione e la protezione internazionale ***I
 Adesione dell'UE all’Atto di Ginevra dell'Accordo di Lisbona sulle denominazioni di origine e le indicazioni geografiche ***
 Azione dell’Unione a seguito della sua adesione all’Atto di Ginevra dell’Accordo di Lisbona sulle denominazioni di origine e le indicazioni geografiche ***I
 Accordo UE-Filippine su alcuni aspetti relativi ai servizi aerei ***
 Accordo internazionale sull’olio d’oliva e le olive da tavola ***
 Nomina di un membro della Corte dei conti - Viorel Ștefan
 Nomina di un membro della Corte dei conti - Ivana Maletić
 Protezione delle persone che segnalano violazioni del diritto dell'Unione ***I
 Distribuzione transfrontaliera dei fondi di investimento collettivo (direttiva) ***I
 Distribuzione transfrontaliera dei fondi di investimento collettivo (regolamento) ***I
 Requisiti patrimoniali (regolamento) ***I
 Requisiti patrimoniali (direttiva) ***I
 Capacità di assorbimento delle perdite e di ricapitalizzazione di enti creditizi e imprese di investimento ***I
 Capacità di assorbimento delle perdite e di ricapitalizzazione di enti creditizi e imprese di investimento (direttiva) ***I
 Titoli garantiti da obbligazioni sovrane ***I
 Autorità europee di vigilanza e mercati finanziari ***I
 Vigilanza macroprudenziale del sistema finanziario nell'Unione europea e istituzione del Comitato europeo per il rischio sistemico ***I
 Mercati degli strumenti finanziari e accesso ed esercizio delle attività di assicurazione e di riassicurazione (Solvibilità II) ***I
 Vigilanza prudenziale sulle imprese di investimento (direttiva) ***I
 Requisiti prudenziali delle imprese di investimento (regolamento) ***I
 Condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili nell'Unione europea ***I
 Autorità europea del lavoro ***I
 Conservazione delle risorse della pesca e protezione degli ecosistemi marini attraverso misure tecniche ***I
 Regolamento relativo alle statistiche europee sulle imprese ***I
 Indagini svolte dall'OLAF e cooperazione con la Procura europea ***I
 Istituzione dello Strumento di sostegno finanziario relativo alle attrezzature per il controllo doganale ***I
 Istituzione del programma "Dogana" per la cooperazione nel settore doganale ***I
 Immissione sul mercato e uso di precursori di esplosivi ***I
 Quadro comune per le statistiche europee sulle persone e sulle famiglie ***I
 Interoperabilità tra i sistemi d'informazione dell'UE nel settore delle frontiere e dei visti ***I
 Interoperabilità tra i sistemi d'informazione dell'UE nel settore della cooperazione di polizia e giudiziaria, dell'asilo e della migrazione ***I
 Rete europea di funzionari di collegamento incaricati dell'immigrazione ***I
 Requisiti di omologazione dei veicoli a motore per quanto riguarda la loro sicurezza generale ***I

Statistiche comunitarie sulla migrazione e la protezione internazionale ***I
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Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 16 aprile 2019 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 862/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle statistiche comunitarie in materia di migrazione e di protezione internazionale (COM(2018)0307 – C8-0182/2018 – 2018/0154(COD))
P8_TA-PROV(2019)0359A8-0395/2018

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2018)0307),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 338, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0182/2018),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  viste la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e la posizione sotto forma di emendamenti della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0395/2018),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Testo della Commissione   Emendamento
Emendamento 1
Proposta di regolamento
Considerando 2
(2)  Al fine di soddisfare le nuove esigenze interne all'Unione in relazione a statistiche in materia di asilo e gestione della migrazione e considerando che le caratteristiche della migrazione sono soggette a rapidi mutamenti, occorre un quadro che consenta una risposta rapida all'evoluzione delle esigenze riguardanti le statistiche in materia di asilo e di gestione della migrazione.
(2)  Al fine di soddisfare le nuove esigenze interne all'Unione in relazione a statistiche in materia di migrazione e di protezione internazionale e considerando che le caratteristiche dei flussi migratori sono soggette a rapidi mutamenti, occorre un quadro che consenta una risposta rapida all'evoluzione delle esigenze riguardanti le statistiche in materia di migrazione e di protezione internazionale.
Emendamento 2
Proposta di regolamento
Considerando 2 bis (nuovo)
(2 bis)  A causa della natura diversificata e in continua evoluzione degli attuali flussi migratori, sono necessari dati statistici completi e comparabili disaggregati per genere sulla popolazione migrante al fine di comprendere la realtà della situazione, individuare le vulnerabilità e le disuguaglianze e fornire ai responsabili politici dati e informazioni attendibili per lo sviluppo delle future politiche pubbliche.
Emendamento 3
Proposta di regolamento
Considerando 3
(3)  Per sostenere l'Unione nel rispondere efficacemente alle sfide poste dalla migrazione, occorrono dati in materia di asilo e di gestione della migrazione forniti con frequenza subannuale.
(3)  Per sostenere l'Unione nel rispondere efficacemente alle sfide poste dalla migrazione e nello sviluppare politiche che tengano conto della dimensione di genere e siano basate sui diritti umani, occorrono dati in materia di asilo e di gestione della migrazione forniti con frequenza subannuale.
Emendamento 4
Proposta di regolamento
Considerando 4
(4)  Le statistiche in materia di asilo e di gestione della migrazione sono fondamentali per analizzare, definire e valutare un'ampia gamma di politiche, in particolare per quanto riguarda le risposte all'arrivo di persone che cercano protezione in Europa.
(4)  Le statistiche in materia di asilo e di gestione della migrazione sono fondamentali per analizzare, definire e valutare un'ampia gamma di politiche, in particolare per quanto riguarda le risposte all'arrivo di persone che cercano protezione in Europa, allo scopo di trovare le migliori soluzioni.
Emendamento 5
Proposta di regolamento
Considerando 4 bis (nuovo)
(4 bis)  Le statistiche in materia di migrazione e di protezione internazionale sono fondamentali per avere una visione d'insieme dei flussi migratori all'interno dell'Unione europea e per consentire la corretta applicazione da parte degli Stati membri della legislazione dell'Unione, nel rispetto dei diritti fondamentali sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.
Emendamento 6
Proposta di regolamento
Considerando 4 ter (nuovo)
(4 ter)  La persecuzione in base al genere costituisce un motivo per chiedere e ottenere protezione internazionale. Le autorità statistiche nazionali e dell'Unione dovrebbero raccogliere statistiche sulle domande di protezione internazionale per motivi di genere, inclusa la violenza di genere.
Emendamento 7
Proposta di regolamento
Considerando 9 bis (nuovo)
(9 bis)  Al fine di conseguire gli obiettivi del regolamento (CE) n. 862/2007, dovrebbero essere stanziate risorse finanziarie sufficienti per la raccolta, l'analisi e la diffusione di statistiche nazionali e dell'Unione di elevata qualità in materia di migrazione e protezione internazionale, in particolare sostenendo azioni a tal riguardo in conformità del regolamento (UE) n. 516/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio1 bis.
______________
1 bis Regolamento (UE) n. 516/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, che istituisce il Fondo Asilo, migrazione e integrazione, che modifica la decisione 2008/381/CE del Consiglio e che abroga le decisioni n. 573/2007/CE e n. 575/2007/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e la decisione 2007/435/CE del Consiglio (GU L 150 del 20.5.2014, pag. 168).
Emendamento 8
Proposta di regolamento
Considerando 10
(10)  Il presente regolamento garantisce il diritto al rispetto della vita privata e della vita familiare e il diritto alla protezione dei dati di carattere personale sanciti dagli articoli 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.
(10)  Il presente regolamento garantisce il diritto al rispetto della vita privata e della vita familiare, il diritto alla protezione dei dati di carattere personale, alla non discriminazione e all'uguaglianza di genere sanciti dagli articoli 7, 8, 21 e 23 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e in conformità del regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio1 bis.
______________
1 bis Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati) (GU L 119 del 4.5.2016, pag. 1).
Emendamento 9
Proposta di regolamento
Considerando 10 bis (nuovo)
(10 bis)  La raccolta di dati disaggregati per genere dovrebbe consentire di individuare e analizzare specifiche vulnerabilità e capacità di donne e uomini, mettendo in luce lacune e disuguaglianze. I dati sulla migrazione che tengono conto della dimensione di genere hanno il potenziale di promuovere una maggiore uguaglianza e di offrire opportunità ai gruppi svantaggiati. Le statistiche sulla migrazione dovrebbero altresì tenere conto di variabili quali l'identità di genere e l'orientamento sessuale per raccogliere dati sulle esperienze delle persone LGBTQI+ e sulle disuguaglianze nei processi di migrazione e di asilo.
Emendamento 10
Proposta di regolamento
Considerando 11
(11)  Al fine di garantire condizioni uniformi di attuazione del presente regolamento, alla Commissione dovrebbero essere conferite competenze di esecuzione al fine di specificare le disaggregazioni. Tali competenze dovrebbero essere esercitate conformemente al regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio(25).
(11)  Al fine di garantire condizioni uniformi di attuazione del presente regolamento, alla Commissione dovrebbero essere conferite competenze di esecuzione al fine di definire le norme relative ai formati appropriati per la trasmissione di dati. Tali competenze dovrebbero essere esercitate conformemente al regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio(25).
__________________
__________________
25 Regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, che stabilisce le regole e i principi generali relativi alle modalità di controllo da parte degli Stati membri dell'esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione (GU L 55 del 28.2.2011, pag. 13).
25 Regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, che stabilisce le regole e i principi generali relativi alle modalità di controllo da parte degli Stati membri dell'esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione (GU L 55 del 28.2.2011, pag. 13).
Emendamento 11
Proposta di regolamento
Considerando 11 bis (nuovo)
(11 bis)  Al fine di adeguare il regolamento (CE) n. 862/2007 agli sviluppi tecnologici ed economici, è opportuno delegare alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea per modificare detto regolamento onde aggiornare certe definizioni e completarlo in modo da determinare i raggruppamenti di dati e le ulteriori disaggregazioni e stabilire le disposizioni sull'esattezza dei dati e sugli standard di qualità. È di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni, anche a livello di esperti, nel rispetto dei principi stabiliti nell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 20161 bis. In particolare, al fine di garantire la parità di partecipazione alla preparazione degli atti delegati, il Parlamento europeo e il Consiglio ricevono tutti i documenti contemporaneamente agli esperti degli Stati membri, e i loro esperti hanno sistematicamente accesso alle riunioni dei gruppi di esperti della Commissione incaricati della preparazione di tali atti delegati.
________________
1 bis GU L 123 del 12.5.2016, pag. 1.
Emendamento 12
Proposta di regolamento
Considerando 11 ter (nuovo)
(11 ter)  Per essere efficacemente controllata, l'applicazione del regolamento (CE) n. 862/2007 deve formare oggetto di valutazioni periodiche. La Commissione dovrebbe esaminare in maniera approfondita le statistiche compilate ai sensi del regolamento (CE) n. 862/2007, nonché la loro qualità e fornitura tempestiva, ai fini della presentazione di relazioni al Parlamento europeo e al Consiglio. È opportuno organizzare una stretta consultazione con tutti gli attori coinvolti nella raccolta di dati relativi all'asilo, comprese le agenzie delle Nazioni Unite e altre pertinenti organizzazioni internazionali e non governative.
Emendamento 13
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto -1 (nuovo)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 1 – paragrafo 1 – lettera c
-1)  All'articolo 1, la lettera c) è sostituita dalla seguente:
c)  procedure e procedimenti amministrativi e giudiziari negli Stati membri attinenti all'immigrazione, al rilascio di permessi di residenza, alla cittadinanza, all'asilo e ad altre forme di protezione internazionale, nonché alla prevenzione dell'immigrazione clandestina.
"c) procedure e procedimenti amministrativi e giudiziari negli Stati membri attinenti all'immigrazione, al rilascio di permessi di residenza, alla cittadinanza, all'asilo e ad altre forme di protezione internazionale, all'ingresso e soggiorno irregolari e ai rimpatri."
Emendamento 14
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 bis (nuovo) – lettera a (nuova)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 2 – paragrafo 1 – lettera j
-1 bis) l'articolo 2 è così modificato:
a)  al paragrafo 1, la lettera j) è sostituita dalla seguente:
j)  "domanda di protezione internazionale", la domanda di protezione internazionale quale è definita all'articolo 2, lettera g) della direttiva 2004/83/CE del Consiglio, del 29 aprile 2004, recante norme minime sull'attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione internazionale, nonché norme minime sul contenuto della protezione riconosciuta(2);
"j) "domanda di protezione internazionale", la domanda di protezione internazionale quale è definita all'articolo 2, lettera h), della direttiva 2011/95/UE del Parlamento europeo e del Consiglio2;
_______________
_______________
2 GU L 304 del 30.9.2004, pag. 12.
2 Direttiva 2011/95/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, recante norme sull'attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di beneficiario di protezione internazionale, su uno status uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo a beneficiare della protezione sussidiaria, nonché sul contenuto della protezione riconosciuta (GU L 337 del 20.12.2011, pag. 9).
Emendamento 15
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto -1 bis (nuovo) – lettera b (nuova)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 2 – paragrafo 1 – lettera k
b)  al paragrafo 1, la lettera k) è sostituita dalla seguente:
k)  "status di rifugiato", lo status di rifugiato quale è definito all'articolo 2, lettera d), della direttiva 2004/83/CE;
"k) "status di rifugiato", lo status di rifugiato quale è definito all'articolo 2, lettera e), della direttiva 2011/95/UE;" "
Emendamento 16
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto -1 bis (nuovo) – lettera c (nuova)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 2 – paragrafo 1 – lettera l
c)  al paragrafo 1 la lettera l) è sostituita dalla seguente:
l)  "status di protezione sussidiaria", lo status di protezione sussidiaria quale è definito all'articolo 2, lettera f), della direttiva 2004/83/CE;
"l) "status di protezione sussidiaria", lo status di protezione sussidiaria quale è definito all'articolo 2, lettera g), della direttiva 2011/95/UE; "
Emendamento 17
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto -1 bis (nuovo) – lettera d (nuova)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 2 – paragrafo 1 – lettera m
d)  al paragrafo 1, la lettera m) è sostituita dalla seguente:
m)  "familiari", i familiari quali sono definiti all'articolo 2, lettera i) del regolamento (CE) n. 343/2003 del Consiglio, del 18 febbraio 2003, che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda di asilo presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo(3);
"m) "familiari", i familiari quali definiti all'articolo 2, lettera g), del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio3;
_______________
_______________
3 GU L 50 del 25.2.2003, pag. 1.
3 Regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (GU L 180 del 29.6.2013, pag. 31).
Emendamento 18
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto -1 bis (nuovo) – lettera e (nuova)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 2 – paragrafo 1 – lettera o
d)  al paragrafo 1, la lettera o) è sostituita dalla seguente:
o)  "minore non accompagnato", un minore non accompagnato quale è definito all'articolo 2, lettera i), della direttiva 2004/83/CE;
"o) "minore non accompagnato", un minore non accompagnato quale è definito all'articolo 2, lettera l), della direttiva 2011/95/UE; "
Emendamento 19
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto -1 bis (nuovo) – lettera f (nuova)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 2 – paragrafo 1 – lettera p
f)  nel paragrafo 1, la lettera p) è sostituita dalla seguente:
p)  "frontiera esterna", la frontiera esterna quale è definita all'articolo 2, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 562/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2006, che istituisce un codice comunitario relativo al regime di attraversamento delle frontiere da parte delle persone (codice frontiere Schengen)(5);
"p) "frontiera esterna", la frontiera esterna quale è definita all'articolo 2, paragrafo 2, del regolamento (UE) 2016/399 del Parlamento europeo e del Consiglio5;
________________
________________
5 GU L 105 del 13.4.2006, pag. 1.
5 Regolamento (UE) 2016/399 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 2016, che istituisce un codice unionale relativo al regime di attraversamento delle frontiere da parte delle persone (codice frontiere Schengen) (GU L 77 del 23.3.2016, pag. 1).
Emendamento 20
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto -1 bis (nuovo) – lettera g (nuova)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 2 – paragrafo 1 – lettera q
g)  al paragrafo 1 la lettera q) è sostituita dalla seguente:
q)  "cittadini di paesi terzi cui è stato rifiutato l'ingresso", i cittadini di paesi terzi cui è stato rifiutato l'ingresso alla frontiera esterna in quanto non soddisfano tutti i requisiti d'ingresso di cui all'articolo 5, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 562/2006 e non rientrano nelle categorie di persone di cui all'articolo 5, paragrafo 4, del medesimo regolamento;
"q) "cittadini di paesi terzi cui è stato rifiutato l'ingresso", i cittadini di paesi terzi cui è stato rifiutato l'ingresso alla frontiera esterna in quanto non soddisfano tutti i requisiti d'ingresso di cui all'articolo 5, paragrafo 1, del regolamento (UE) 2016/399 e non rientrano nelle categorie di persone di cui all'articolo 5, paragrafo 2, del medesimo regolamento; "
Emendamento 21
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto -1 bis (nuovo) – lettera h (nuova)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 2 – paragrafo 1 – lettera s bis (nuova)
h)  al paragrafo 1 è aggiunta la lettera seguente:
"s bis) "allontanamento", allontanamento quale definito all'articolo 3, punto 5, della direttiva 2008/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio*;
________________
* Direttiva 2008/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 dicembre 2008 recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare (GU L 348 del 24.12.2008, pag. 98).
Emendamento 22
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto -1 bis (nuovo) – lettera i (nuova)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 2 – paragrafo 1 – lettera s ter (nuova)
i)  al paragrafo 1 è aggiunta la lettera seguente:
"s ter) "partenza volontaria", la partenza volontaria quale definita nell'articolo 3, punto 8, della direttiva 2008/115/CE;"
Emendamento 23
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto -1 bis (nuovo) – lettera j (nuova)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 2 – paragrafo 1 – lettera s quater (nuova)
j)  al paragrafo 1 è aggiunta la lettera seguente:
"s quater) "rimpatrio volontario assistito", la partenza volontaria quale definita nell'articolo 3, punto 8, della direttiva 2008/115/CE sostenuta da assistenza logistica, finanziaria o altra assistenza materiale."
Emendamento 24
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto -1 bis (nuovo) – lettera k (nuova)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 2 – paragrafo 3
k)  il paragrafo 3 è soppresso.
"
Emendamento 25
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto -1 ter (nuovo)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 3
-1 ter) l'articolo 3 è sostituito dal seguente:
Articolo 3
"Articolo 3
Statistiche sulle migrazioni internazionali, sulla popolazione dimorante abitualmente e sull'acquisizione della cittadinanza
Statistiche sulle migrazioni internazionali, sulla popolazione dimorante abitualmente e sull'acquisizione della cittadinanza
1.  Gli Stati membri trasmettono alla Commissione (Eurostat) statistiche sul numero di:
1.  Gli Stati membri trasmettono alla Commissione (Eurostat) statistiche sul numero di:
a)  immigrati che si trasferiscono nel territorio dello Stato membro, disaggregate come segue:
a)  immigrati che si trasferiscono nel territorio dello Stato membro, disaggregate come segue:
i)  gruppi di cittadinanze per età e sesso;
i)  gruppi di cittadinanze per età e genere;
ii)  gruppi di paesi di nascita per età e sesso;
ii)  gruppi di paesi di nascita per età e genere;
iii)  gruppi di paesi di precedente dimora abituale per età e sesso;
iii)  gruppi di paesi di precedente dimora abituale per età e genere;
b)  emigrati che si trasferiscono dal territorio dello Stato membro, disaggregate come segue:
b)  emigrati che si trasferiscono dal territorio dello Stato membro, disaggregate come segue:
i)  gruppi di cittadinanze;
i)  gruppi di cittadinanze;
ii)  età;
ii)  età;
iii)  sesso;
iii)  genere;
iv)  gruppi di paesi di successiva dimora abituale;
iv)  gruppi di paesi di successiva dimora abituale;
c)  persone aventi dimora abituale nello Stato membro alla fine del periodo di riferimento, disaggregate come segue:
c)  persone aventi dimora abituale nello Stato membro alla fine del periodo di riferimento, disaggregate come segue:
i)  gruppi di cittadinanze per età e sesso;
i)  gruppi di cittadinanze per età e genere;
ii)  gruppi di paesi di nascita per età e sesso;
ii)  gruppi di paesi di nascita per età e genere;
d)  persone che hanno dimora abituale nel territorio dello Stato membro e che, durante il periodo di riferimento, hanno acquisito la cittadinanza dello Stato membro dopo aver avuto in precedenza la cittadinanza di un altro Stato membro o di un paese terzo o essere stati nella condizione di apolidi, disaggregate per età, per sesso nonché per precedente cittadinanza o precedente status di apolide delle persone in questione.
d)  persone che hanno dimora abituale nel territorio dello Stato membro e che, durante il periodo di riferimento, hanno acquisito la cittadinanza dello Stato membro dopo aver avuto in precedenza la cittadinanza di un altro Stato membro o di un paese terzo o essere stati nella condizione di apolidi, disaggregate per età, per genere nonché per precedente cittadinanza o precedente status di apolide delle persone in questione. "
d bis)  persone che hanno dimora abituale nel territorio dello Stato membro e che, durante il periodo di riferimento, hanno ottenuto un permesso di soggiorno di lungo periodo, disaggregate per età e per genere.
2.  Le statistiche di cui al paragrafo 1 riguardano periodi di riferimento di un anno di calendario e sono trasmesse alla Commissione (Eurostat) entro dodici mesi dalla fine dell'anno di riferimento. Il primo anno di riferimento è il 2008.
2.  Le statistiche di cui al paragrafo 1 riguardano periodi di riferimento di un anno di calendario e sono trasmesse alla Commissione (Eurostat) entro dodici mesi dalla fine dell'anno di riferimento. Il primo anno di riferimento è il 2020."
Emendamento 26
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 – lettera -a (nuova)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 4 – paragrafo 1 – lettera c
-a)  al paragrafo 1, la lettera c) è sostituita dalla seguente:
c)  domande di protezione internazionale ritirate durante il periodo di riferimento.
"c) domande di protezione internazionale ritirate durante il periodo di riferimento, disaggregate per tipo di ritiro;"
Emendamento 27
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 – lettera a
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 4 – paragrafo 1 – lettera d bis (nuova)
d bis)  persone che hanno presentato domanda di protezione internazionale o sono state incluse in tali domande in qualità di familiari e la cui domanda è stata trattata mediante procedura accelerata di cui all'articolo 31, paragrafo 8, della direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio*;
__________________
* Direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale (GU L 180 del 29.6.2013, pag. 60).
Emendamento 28
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 – lettera a
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 4 – paragrafo 1 – lettera d ter (nuova)
d ter)  persone che hanno presentato domanda di protezione internazionale o sono state incluse in tali domande in qualità di familiari e la cui domanda è stata trattata mediante le procedure di frontiera di cui all'articolo 43 della direttiva 2013/32/UE durante il periodo di riferimento;
Emendamento 29
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 – lettera a
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 4 – paragrafo 1 – lettera d quater (nuova)
d quater)  persone che hanno presentato domanda di protezione internazionale o sono state incluse in tali domande in qualità di familiari durante il periodo di riferimento e sono esentate dalla procedura accelerata o dalla procedura di frontiera a norma dell'articolo 24, paragrafo 3, e dell'articolo 25, paragrafo 6, della direttiva 2013/32/UE;
Emendamento 30
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 – lettera a
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 4 – paragrafo 1 – lettera d quinquies (nuova)
d quinquies)  persone che hanno presentato una domanda di protezione internazionale senza essere state registrate nell'Eurodac a norma dell'articolo 14 del regolamento (UE) n. 603/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio*;
__________________
* Regolamento (UE) n. 603/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, che istituisce l'"Eurodac" per il confronto delle impronte digitali per l'efficace applicazione del regolamento (UE) n. 604/2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide e per le richieste di confronto con i dati Eurodac presentate dalle autorità di contrasto degli Stati membri e da Europol a fini di contrasto, e che modifica il regolamento (UE) n. 1077/2011 che istituisce un'agenzia europea per la gestione operativa dei sistemi IT su larga scala nello spazio di libertà, sicurezza e giustizia (GU L 180 del 29.6.2013, pag. 1).
Emendamento 31
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 – lettera a
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 4 – paragrafo 1 – lettera d sexies (nuova)
d sexies)  persone che hanno presentato domanda di protezione internazionale o sono state incluse in tali domande in qualità di familiari durante il periodo di riferimento e che sono in grado di presentare prove documentali che possono contribuire all'accertamento della loro identità;
Emendamento 32
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 – lettera a
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 1 – paragrafo 1 – lettera d septies (nuova)
d septies)  persone che hanno presentato una domanda reiterata di protezione internazionale di cui all'articolo 40 della direttiva 2013/32/UE o che sono state incluse in tale domanda in qualità di familiari durante il periodo di riferimento;
Emendamento 33
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 – lettera a
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 4 – paragrafo 1 – lettera d octies (nuova)
d octies)  persone che hanno presentato domanda di protezione internazionale o sono state incluse in tale domanda in qualità di familiari durante il periodo di riferimento e si trovavano in stato di trattenimento ai sensi della direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio* al termine del periodo di riferimento, disaggregate per il mese in cui sono state poste in trattenimento e secondo il motivo del trattenimento;
____________________
* Direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale (GU L 180 del 29.6.2013, pag. 96).
Emendamento 34
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 – lettera a
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 1 – paragrafo 1 – lettera d nonies (nuova)
d nonies)  persone che hanno presentato domanda di protezione internazionale o sono state incluse in tali domande in qualità di familiari ed erano oggetto di una decisione o atto amministrativo o giudiziario che ne ordinava il trattenimento ai sensi della direttiva 2013/33/UE durante il periodo di riferimento;
Emendamento 35
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 – lettera a
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 1 – paragrafo 1 – lettera d decies (nuova)
d decies)  persone che hanno presentato domanda di protezione internazionale o sono state incluse in tali domande in qualità di familiari ed erano oggetto di una decisione o atto amministrativo o giudiziario che ne ordinava un'alternativa al trattenimento ai sensi della direttiva 2013/33/UE durante il periodo di riferimento, disaggregate per tipo di alternativa come segue:
i)  presentazione alle autorità;
ii)  costituzione di una garanzia finanziaria;
iii)  obbligo di dimorare in un luogo assegnato;
iv)  altro tipo di alternativa alla detenzione;
Emendamento 36
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 – lettera a
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 1 – paragrafo 1 – lettera d undecies (nuova)
d undecies)  persone che hanno presentato domanda di protezione internazionale o sono state incluse in tali domande in qualità di familiari durante il periodo di riferimento ed erano oggetto di una decisione o atto amministrativo o giudiziario che ne ordinava un'alternativa al trattenimento ai sensi della direttiva 2013/33/UE alla fine del periodo di riferimento, disaggregate per il mese di emissione della decisione o atto amministrativo o giudiziario nei confronti di tali persone e ulteriormente disaggregate per tipo di alternativa come segue:
i)  presentazione alle autorità;
ii)  costituzione di una garanzia finanziaria;
iii)  obbligo di dimorare in un luogo assegnato;
iv)  altro tipo di alternativa alla detenzione;
Emendamento 37
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 – lettera a
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 4 – paragrafo 1 – lettera d duodecies (nuova)
d duodecies)  persone che hanno presentato domanda di protezione internazionale o sono state sottoposte ad accertamento dell'età durante il periodo di riferimento;
Emendamento 38
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 – lettera a
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 1 – paragrafo 1 – lettera d terdecies (nuova)
d terdecies)  decisioni sull'accertamento dell'età dei richiedenti, disaggregate come segue:
i)  accertamenti in base ai quali si conclude che il richiedente è un minore;
ii)  accertamenti in base ai quali si conclude che il richiedente è un adulto;
iii)  accertamenti non conclusivi o interrotti;
Emendamento 39
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 – lettera a
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 4 – paragrafo 1 – lettera d quaterdecies (nuova)
d quaterdecies) persone che hanno presentato domanda di protezione internazionale o sono state incluse in tale domanda in qualità di familiari e sono state identificate come necessitanti di garanzie procedurali particolari ai sensi dell'articolo 24 della direttiva 2013/32/UE o come richiedenti con esigenze di accoglienza particolari ai sensi dell'articolo 2, lettera k), della direttiva 2013/33/UE durante il periodo di riferimento;
Emendamento 40
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 – lettera a
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 4 – paragrafo 1 – lettera d quindecies (nuova)
d quindecies) persone che hanno presentato domanda di protezione internazionale o sono state incluse in tale domanda in qualità di familiari e che hanno beneficiato dell'assistenza legale gratuita ai sensi dell'articolo 20 della direttiva 2013/32/UE durante il periodo di riferimento, disaggregate secondo le procedure di primo e secondo grado;
Emendamento 41
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 – lettera a
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 4 – paragrafo 1 – lettera d sexdecies (nuova)
d sexdecies) persone che hanno presentato domanda di protezione internazionale o sono state incluse in tale domanda in qualità di familiari e hanno beneficiato delle condizioni materiali di accoglienza che garantiscono ai richiedenti un tenore di vita adeguato ai sensi dell'articolo 17 della direttiva 2013/33/UE alla fine del periodo di riferimento;
Emendamento 42
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 – lettera a
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 4 – paragrafo 1 – lettera d septdecies (nuova)
d septdecies) persone che hanno presentato domanda di protezione internazionale in qualità di minori non accompagnati per le quali è stato nominato un rappresentante a norma dell'articolo 25 della direttiva 2013/32/UE durante il periodo di riferimento;
Emendamento 43
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 – lettera a
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 4 – paragrafo 1 – lettera d octodecies (nuova)
d octodecies) persone che hanno presentato domanda di protezione internazionale che sono state identificate come minori non accompagnati e a cui è stato accordato accesso al sistema educativo ai sensi dell'articolo 14 della direttiva 2013/33/UE durante il periodo di riferimento;
Emendamento 44
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 – lettera a
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 4 – paragrafo 1 – lettera d novodecies (nuova)
d novodecies) persone che hanno presentato domanda di protezione internazionale, che sono state identificate come minori non accompagnati e che sono state poste in stato di trattenimento ai sensi dell'articolo 31, paragrafo 3, della direttiva 2011/95/UE durante il periodo di riferimento, disaggregate per motivo del trattenimento;
Emendamento 45
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 – lettera a
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 4 – paragrafo 1 – lettera d vicies (nuova)
d vicies) il numero medio dei minori non accompagnati per tutore durante il periodo di riferimento;
Emendamento 46
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 – lettera b
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 4 – paragrafo 1 – ultimo comma
Tali statistiche sono disaggregate per età, per sesso e per cittadinanza delle persone in questione nonché per minori non accompagnati. Esse riguardano periodi di riferimento di un mese di calendario e sono trasmesse alla Commissione (Eurostat) entro due mesi dalla fine del mese di riferimento. Il primo mese di riferimento è gennaio 2020.
Tali statistiche sono disaggregate per età, per genere e per cittadinanza delle persone in questione nonché per minori non accompagnati. Esse riguardano periodi di riferimento di un mese di calendario e sono trasmesse alla Commissione (Eurostat) entro due mesi dalla fine del mese di riferimento. Il primo mese di riferimento è gennaio 2020.
Emendamento 47
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 – lettera b bis (nuova)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 4 – paragrafo 2 – lettera a
b bis)  al paragrafo 2, il testo della lettera a) è sostituito dal seguente:
a)  persone interessate da decisioni di primo grado di rigetto di domande di protezione internazionale, quali le decisioni che dichiarano tali domande inammissibili o infondate e quelle adottate in procedimenti d'urgenza o accelerati da organi amministrativi o giudiziari durante il periodo di riferimento;
"a) persone interessate da decisioni di primo grado di rigetto di domande di protezione internazionale adottate da organi amministrativi o giudiziari durante il periodo di riferimento, disaggregate come segue:
i)  decisioni che dichiarano tali domande inammissibili, ulteriormente disaggregate in base ai motivi per l'inammissibilità;
ii)  decisioni di rigetto delle domande considerate infondate;
iii)  decisioni di rigetto delle domande in quanto manifestamente infondate nell'ambito di un procedimento ordinario, ulteriormente disaggregate in base ai motivi del rigetto;
iv)  decisioni di rigetto delle domande in quanto manifestamente infondate nell'ambito di un procedimento accelerato, ulteriormente disaggregate in base al motivo del procedimento accelerato e del rigetto;
v)  decisioni di rigetto delle domande in quanto il richiedente può beneficiare di una protezione all'interno del suo paese di origine ai sensi dell'articolo 8 della direttiva 2011/95/UE; "
Emendamento 48
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 – lettera b ter (nuova)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 4 – paragrafo 2 – lettera b
b ter)  al paragrafo 2, la lettera b) è sostituita dalla seguente:
b)  persone interessate da decisioni di primo grado di riconoscimento o di revoca dello status di rifugiato, adottate da organi amministrativi o giudiziari durante il periodo di riferimento;
"b) persone interessate da decisioni di primo grado adottate da organi amministrativi o giudiziari durante il periodo di riferimento, che riconoscono, revocano o interrompono lo status di rifugiato o ne respingono il rinnovo per motivi di cessazione, esclusione o altri; le decisioni adottate in merito alla cessazione o all'esclusione sono ulteriormente disaggregate a seconda dei motivi per la cessazione o l'esclusione;";
Emendamento 49
Proposta di regolamento
Articolo 1 – comma 1 – lettera b quater (nuova)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 4 – paragrafo 2 – lettera c
b quater)  al paragrafo 2, la lettera c) è sostituita dalla seguente:
c)  persone interessate da decisioni di primo grado di riconoscimento o di revoca dello status di protezione sussidiaria, adottate da organi amministrativi o giudiziari durante il periodo di riferimento;
"c) persone interessate da decisioni di primo grado adottate da organi amministrativi o giudiziari durante il periodo di riferimento, che riconoscono, revocano o interrompono lo status di protezione sussidiaria o ne respingono il rinnovo per motivi di cessazione, esclusione o altri; le decisioni adottate in merito alla cessazione o all'esclusione sono ulteriormente disaggregate a seconda dei motivi per la cessazione o l'esclusione;";
Emendamento 50
Proposta di regolamento
Articolo 1 – comma 1 – lettera b quinquies (nuova)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 4 – paragrafo 2 – lettera e bis (nuova)
b quinquies)  al paragrafo 2 è aggiunta la lettera seguente:
"e bis) persone interessate da decisioni di primo grado che riducono o revocano le condizioni materiali di accoglienza adottate da organi amministrativi o giudiziari durante il periodo di riferimento, disaggregate per tipo di decisione, durata della riduzione e della revoca e per motivo.";
Emendamento 51
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 – lettera c
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 4 – paragrafo 2 – ultimo comma
Tali statistiche sono disaggregate per età, per sesso e per cittadinanza delle persone in questione nonché per minori non accompagnati. Esse riguardano periodi di riferimento di tre mesi di calendario e sono trasmesse alla Commissione (Eurostat) entro due mesi dalla fine del periodo di riferimento. Il primo periodo di riferimento è il trimestre gennaio-marzo 2020.
Tali statistiche sono disaggregate per età, per genere e per cittadinanza delle persone in questione nonché per minori non accompagnati. Esse riguardano periodi di riferimento di tre mesi di calendario e sono trasmesse alla Commissione (Eurostat) entro due mesi dalla fine del periodo di riferimento. Il primo periodo di riferimento è il trimestre gennaio-marzo 2020.
Tali statistiche sono ulteriormente disaggregate per decisioni adottate a seguito di un colloquio personale e per decisioni adottate in assenza di un colloquio personale. Le statistiche sulle decisioni adottate a seguito di un colloquio personale sono ulteriormente disaggregate per colloqui personali in cui il richiedente ha ricevuto i servizi di un interprete e per colloqui personali in cui il richiedente non ha ricevuto i servizi di un interprete.
Emendamento 52
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 – lettera d bis (nuova)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 4 – paragrafo 3 – lettera b
d bis)  al paragrafo 3, la lettera b) è sostituita dalla seguente:
b)  persone interessate da decisioni definitive di rigetto di domande di protezione internazionale, quali le decisioni che dichiarano tali domande inammissibili o infondate, e quelle adottate in procedimenti d'urgenza o accelerati da organi amministrativi o giudiziari in appello o in sede di revisione durante il periodo di riferimento;
"b) persone interessate da decisioni definitive di rigetto di domande di protezione internazionale adottate da organi amministrativi o giudiziari in appello o in sede di revisione durante il periodo di riferimento, disaggregate come segue:
i)  decisioni che dichiarano tali domande inammissibili, ulteriormente disaggregate in base ai motivi per l'inammissibilità;
ii)  decisioni di rigetto delle domande considerate infondate;
iii)  decisioni di rigetto delle domande in quanto manifestamente infondate nell'ambito di un procedimento ordinario, ulteriormente disaggregate in base ai motivi del rigetto;
iv)  decisioni di rigetto delle domande in quanto manifestamente infondate nell'ambito di un procedimento accelerato, ulteriormente disaggregate in base al motivo del procedimento accelerato e del rigetto;
v)  decisioni di rigetto delle domande in quanto il richiedente può beneficiare di una protezione all'interno del suo paese di origine ai sensi dell'articolo 8 della direttiva 2011/95/UE; "
Emendamento 53
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 – lettera d ter (nuova)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 4 – paragrafo 3 – lettera c
d ter)  al paragrafo 3, la lettera c) è sostituita dalla seguente:
c)  persone interessate da decisioni definitive di riconoscimento o di revoca dello status di rifugiato adottate da organi amministrativi o giudiziari in appello o in sede di revisione durante il periodo di riferimento;
"c) persone interessate da decisioni definitive adottate da organi amministrativi o giudiziari durante il periodo di riferimento, che riconoscono, revocano o interrompono lo status di rifugiato o ne respingono il rinnovo per motivi di cessazione, esclusione o altri; le decisioni adottate in merito alla cessazione o all'esclusione sono ulteriormente disaggregate a seconda dei motivi per la cessazione o l'esclusione;";
Emendamento 54
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 – lettera d quater (nuova)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 4 – paragrafo 3 – lettera d
d quater)  al paragrafo 3, la lettera d) è sostituita dalla seguente:
d)  persone interessate da decisioni definitive di riconoscimento o di revoca dello status di protezione sussidiaria adottate da organi amministrativi o giudiziari in appello o in sede di revisione durante il periodo di riferimento;
"d) persone interessate da decisioni definitive adottate da organi amministrativi o giudiziari durante il periodo di riferimento, che riconoscono, revocano o interrompono lo status di protezione sussidiaria o ne respingono il rinnovo per motivi di cessazione, esclusione o altri; le decisioni adottate in merito alla cessazione o all'esclusione sono ulteriormente disaggregate a seconda dei motivi per la cessazione o l'esclusione; "
Emendamento 55
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 – lettera d quinquies (nuova)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 4 – paragrafo 3 – lettera g bis (nuova)
d quinquies)  al paragrafo 3 è aggiunta la lettera seguente:
"g bis) persone interessate da decisioni definitive che riducono o revocano le condizioni materiali di accoglienza adottate da organi amministrativi o giudiziari durante il periodo di riferimento, disaggregate per tipo di decisione, durata della riduzione o della revoca e per motivo.";
Emendamento 56
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 – lettera e
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 4 – paragrafo 3 – ultimo comma
Le statistiche di cui alle lettere b), c), d), e), f) e g) sono disaggregate per età, per sesso e per cittadinanza delle persone in questione nonché per minori non accompagnati. Le statistiche di cui alla lettera g) sono inoltre disaggregate per paese di residenza e per tipo di decisione emessa in relazione alla richiesta di asilo. Esse riguardano periodi di riferimento di un anno di calendario e sono trasmesse alla Commissione (Eurostat) entro tre mesi dalla fine dell'anno di riferimento. Il primo anno di riferimento è il 2020.
Le statistiche di cui alle lettere b), c), d), e), f) e g) sono disaggregate per età, per genere e per cittadinanza delle persone in questione nonché per minori non accompagnati. Le statistiche di cui alla lettera g) sono inoltre disaggregate per paese di residenza e per tipo di decisione emessa in relazione alla richiesta di asilo. Esse riguardano periodi di riferimento di un anno di calendario e sono trasmesse alla Commissione (Eurostat) entro tre mesi dalla fine dell'anno di riferimento. Il primo anno di riferimento è il 2020.
Emendamento 57
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 – lettera e bis (nuova)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 4 – paragrafo 3 bis (nuovo)
e bis)  è inserito il seguente paragrafo:
"3 bis. Gli Stati membri forniscono alla Commissione (Eurostat) statistiche sulla durata dei ricorsi, in giorni di calendario, dal momento in cui il ricorso è presentato al momento in cui è emessa una decisione di primo grado sul ricorso.";
Emendamento 58
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 – lettera e
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 4 – paragrafo 4 – ultimo comma
Tali statistiche riguardano periodi di riferimento di un anno di calendario e sono trasmesse alla Commissione (Eurostat) entro tre mesi dalla fine dell'anno di riferimento. Il primo anno di riferimento è il 2020.
Tali statistiche sono disaggregate per età, per genere e per cittadinanza delle persone in questione nonché per minori non accompagnati. Tali statistiche riguardano periodi di riferimento di un mese di calendario e sono trasmesse alla Commissione (Eurostat) entro tre mesi dalla fine dell'anno di riferimento. Il primo periodo di riferimento è gennaio 2020.
Emendamento 59
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 – lettera h bis (nuova)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 4 – paragrafo 4 (nuovo)
h bis)  è inserito il seguente paragrafo:
"4 bis. Le statistiche di cui ai paragrafi da 1 a 4 sono disaggregate per mese di presentazione della domanda.";
Emendamento 60
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 bis (nuovo) – lettera a (nuova)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 5 – titolo
1 bis)  l'articolo 5 è modificato come segue:
a)  il titolo è sostituito dal seguente:
Statistiche sulla prevenzione dell'ingresso e del soggiorno illegali
"Statistiche sulla prevenzione dell'ingresso e del soggiorno irregolari"
Emendamento 61
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 bis (nuovo) – lettera b (nuova)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 5 – paragrafo 1 – lettera a
b)  al paragrafo 1, la lettera a) è sostituita dalla seguente:
a)  cittadini di paesi terzi cui è stato rifiutato l'ingresso nel territorio dello Stato membro alla frontiera esterna;
"a) cittadini di paesi terzi cui è stato rifiutato l'ingresso nel territorio dello Stato membro alla frontiera esterna, disaggregate per età, genere e nazionalità;";
Emendamento 62
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 bis (nuovo) – lettera c (nuova)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 5 – paragrafo 1 – lettera b
b)  cittadini di paesi terzi rintracciati in posizione irregolare nel territorio dello Stato membro ai sensi della normativa nazionale in materia di immigrazione.
(Non concerne la versione italiana)
Emendamento 63
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 1 bis (nuovo) – lettera d (nuova)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 5 – paragrafo 1 – comma 3
b)  al paragrafo 1, il terzo comma è sostituito dal testo seguente:
Le statistiche di cui alla lettera b) sono disaggregate per età e per sesso, nonché per cittadinanza delle persone in questione.
"Le statistiche di cui alla lettera b) sono disaggregate per età e per genere, per cittadinanza delle persone in questione, nonché in base ai motivi e al luogo del fermo.";
Emendamento 64
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 2 – lettera a
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 6 – paragrafo 1 – lettera –a (nuova)
-a)  numero di domande di permesso di soggiorno presentate per la prima volta da cittadini di paesi terzi, disaggregate per cittadinanza, motivo della richiesta del permesso, età e genere;
Emendamento 65
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 2 – lettera a
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 6 – paragrafo 1 – lettera -a bis (nuova)
-a bis) numero di domande respinte di permesso di soggiorno presentate per la prima volta da cittadini di paesi terzi, disaggregate per cittadinanza, motivo della richiesta del permesso, età e genere;
Emendamento 66
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 2 – lettera a
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 6 – paragrafo 1 – lettera -a ter (nuova)
-a ter) numero di domande di permesso di soggiorno che modificano lo status di immigrazione o il motivo del soggiorno rigettate durante il periodo di riferimento, disaggregate per cittadinanza, motivo di rigetto del permesso, età e genere;
Emendamento 67
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 2 – lettera a
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 6 – lettera a – punto i
i)  permessi rilasciati durante il periodo di riferimento che consentono al richiedente di soggiornare per la prima volta, disaggregati per cittadinanza, per motivo del rilascio del permesso, per durata della validità del permesso, per età e per sesso;
i)  permessi rilasciati durante il periodo di riferimento che consentono al richiedente di soggiornare per la prima volta, disaggregati per cittadinanza, per motivo del rilascio del permesso, per durata della validità del permesso, per età e per genere;
Emendamento 68
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 2 – lettera a
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 6 – lettera a – punto ii
ii)  permessi rilasciati durante il periodo di riferimento in seguito al cambiamento dello status di immigrazione di una persona o del motivo del suo soggiorno, disaggregati per cittadinanza, per motivo del rilascio del permesso, per durata della validità del permesso, per età e per sesso;
ii)  permessi rilasciati durante il periodo di riferimento in seguito al cambiamento dello status di immigrazione di una persona o del motivo del suo soggiorno, disaggregati per cittadinanza, per motivo del rilascio del permesso, per durata della validità del permesso, per età e per genere;
Emendamento 69
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 2 – lettera a
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 6 – lettera a – punto ii
iii)  permessi validi alla fine del periodo di riferimento (numero di permessi rilasciati, non revocati e non scaduti), disaggregati per cittadinanza, per motivo del rilascio del permesso, per durata della validità del permesso, per età e per sesso;
iii)  permessi validi alla fine del periodo di riferimento (numero di permessi rilasciati, non revocati e non scaduti), disaggregati per cittadinanza, per motivo del rilascio del permesso, per durata della validità del permesso, per età e per genere;
Emendamento 70
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 2 – lettera a
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 6 – paragrafo 1 – lettera b
b)  numero di soggiornanti di lungo periodo alla fine del periodo di riferimento, disaggregato per cittadinanza, per tipo di status di soggiornante di lungo periodo, per età e per sesso.
b)  numero di soggiornanti di lungo periodo alla fine del periodo di riferimento, disaggregato per cittadinanza, per tipo di status di soggiornante di lungo periodo, per età e per genere;
Emendamento 71
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 2 – lettera a
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 6 – paragrafo 1 – comma 1 bis (nuovo)
Per le statistiche di cui alle lettere -a), -a bis) e a), i permessi rilasciati per motivi familiari sono ulteriormente disaggregati per motivo e per status del soggiornante che chiede il ricongiungimento del cittadino del paese terzo.
Emendamento 72
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 3 – lettera -a (nuova)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 7 – comma 1 – lettera a
-a)  al paragrafo 1, la lettera a) è sostituita dalla seguente:
a)  il numero dei cittadini di paesi terzi rintracciati in posizione irregolare nel territorio dello Stato membro e che sono oggetto di una decisione o di un atto amministrativo o giudiziario che ne dichiari illegale il soggiorno e li obblighi a lasciare il territorio dello Stato membro, disaggregato per cittadinanza delle persone interessate;
"a) il numero dei cittadini di paesi terzi rintracciati in posizione irregolare nel territorio dello Stato membro e che sono oggetto di una decisione o di un atto amministrativo o giudiziario che ne dichiari irregolare il soggiorno e li obblighi a lasciare il territorio dello Stato membro, disaggregato per cittadinanza delle persone interessate, e i motivi della decisione;";
Emendamento 73
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 3 – lettera -a bis (nuova)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 7 – paragrafo 1 – lettera a bis (nuova)
-a bis) al paragrafo 1 è inserita la lettera seguente:
"a bis) il numero di cittadini di paesi terzi di cui alla lettera a) che sono stati oggetto di una decisione o a un atto amministrativo o giudiziario di divieto d'ingresso di cui all'articolo 11 della direttiva 2008/115/CE alla fine del periodo di riferimento, disaggregato per cittadinanza delle persone interessate;";
Emendamento 74
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 3 – lettera -a ter (nuova)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 7 – paragrafo 1 – lettera a ter (nuova)
-a ter) al paragrafo 1 è inserita la lettera seguente:
"a ter) il numero di cittadini di paesi terzi che sono stati oggetto di una decisione o a un atto amministrativo o giudiziario che ne ordinava il trattenimento conformemente alla direttiva 2008/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio* durante il periodo di riferimento;";
Emendamento 75
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 3 – lettera -a quater (nuova)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 7 – paragrafo 1 – lettera a quater (nuova)
-a quater) al paragrafo 1 è inserita la lettera seguente:
"a quater) il numero di cittadini di paesi terzi che sono stati oggetto di una decisione o a un atto amministrativo o giudiziario che ne ordinava il trattenimento conformemente alla direttiva 2008/115/CE alla fine del periodo di riferimento, disaggregato per il mese in cui tali cittadini di paesi terzi sono stati trattenuti;";
Emendamento 76
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 3 – lettera -a quinquies (nuova)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 7 – paragrafo 1 – lettera a quinquies (nuova)
-a quinquies) al paragrafo 1 è inserita la lettera seguente:
"a quinquies) il numero di cittadini di paesi terzi che sono stati oggetto di una decisione o a un atto amministrativo o giudiziario che ne ordinava un'alternativa al trattenimento conformemente alla direttiva 2008/115/CE durante il periodo di riferimento, disaggregato per tipo di alternativa, come segue:
i)  presentazione alle autorità;
ii)  costituzione di una garanzia finanziaria;
iii)  obbligo di dimorare in un luogo assegnato;
iv)  altro tipo di alternativa alla detenzione;";
Emendamento 77
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 3 – lettera -a sexies (nuova)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 7 – paragrafo 1 – lettera a sexies (nuova)
-a sexies) al paragrafo 1 è inserita la lettera seguente:
"a sexies) il numero di cittadini di paesi terzi che sono stati oggetto di una decisione o atto amministrativo o giudiziario che ne ordinava un'alternativa al trattenimento ai sensi della direttiva 2013/115/UE alla fine del periodo di riferimento, disaggregati per il mese di emissione della decisione o atto amministrativo o giudiziario nei confronti di tali persone e ulteriormente disaggregate per tipo di alternativa come segue:
i)  presentazione alle autorità;
ii)  costituzione di una garanzia finanziaria;
iii)  obbligo di dimorare in un luogo assegnato;
iv)  altro tipo di alternativa alla detenzione;";
Emendamento 78
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 3 – lettera -a septies (nuova)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 7 – paragrafo 1 – lettera a septies (nuova)
-a septies) al paragrafo 1 è inserita la lettera seguente:
"a septies) il numero di cittadini di paesi terzi che sono stati oggetto di un rinvio dell'allontanamento ai sensi dell'articolo 9 della direttiva 2008/115/CE alla fine del periodo di riferimento, disaggregato per motivo del rinvio e per cittadinanza delle persone interessate;";
Emendamento 79
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 3 – lettera -a octies (nuova)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 7 – paragrafo 1 – lettera a octies (nuova)
-a octies) al paragrafo 1, è inserita la lettera aseguente:
"a octies) il numero di cittadini di paesi terzi che sono stati oggetto di una decisione o a un atto amministrativo o giudiziario che ne ordinava il trattenimento e che hanno proposto ricorso giurisdizionale ai sensi dell'articolo 15, paragrafo 2, della direttiva 2008/115/CE durante il periodo di riferimento;";
Emendamento 80
Proposta di regolamento
Articolo 1 - punto 3 – lettera a
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 7 – paragrafo 1 – lettera b
b)  il numero dei cittadini di paesi terzi che hanno effettivamente lasciato il territorio dello Stato membro in forza di una decisione o di un atto amministrativo o giudiziario di cui alla lettera a), disaggregato per cittadinanza delle persone rimpatriate, per tipo di rimpatrio, per tipo di assistenza ricevuta e per paese di destinazione.
b)  il numero dei cittadini di paesi terzi che hanno effettivamente lasciato il territorio dello Stato membro in forza di una decisione o di un atto amministrativo o giudiziario di cui alla lettera a), disaggregato per cittadinanza delle persone rimpatriate, per tipo di rimpatrio, per tipo di assistenza ricevuta e per paese di destinazione, ulteriormente disaggregato per rimpatrio nel paese d'origine del cittadino di un paese terzo;
Emendamento 81
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 3 – lettera a bis (nuova)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 7 – paragrafo 1 – lettera b bis (nuova)
a bis)  al paragrafo 1 è aggiunta la seguente lettera:
"b bis) il numero dei cittadini di paesi terzi che hanno lasciato il territorio dello Stato membro in forza di una decisione o di un atto amministrativo o giudiziario, disaggregato per tipo di decisione o atto come segue:
i)  in forza di un accordo formale di riammissione dell'Unione;
ii)  in forza di un accordo informale di riammissione dell'Unione;
iii)  in forza di un accordo di riammissione nazionale.
Tali statistiche sono ulteriormente disaggregate per paese di destinazione e cittadinanza della persona in questione.";
Emendamento 82
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 3 – lettera b
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 7 – paragrafo 2
2.  Le statistiche di cui al paragrafo 1 riguardano periodi di riferimento di tre mesi di calendario e sono trasmesse alla Commissione (Eurostat) entro due mesi dalla fine del periodo di riferimento. Il primo periodo di riferimento è il trimestre gennaio-marzo 2020.
2.  Le statistiche di cui al paragrafo 1 sono disaggregate per età e per genere dell'interessato e per minori non accompagnati. Esse riguardano periodi di riferimento di un mese di calendario e sono trasmesse alla Commissione (Eurostat) entro due settimane dalla fine del periodo di riferimento. Il primo periodo di riferimento è gennaio 2020.
Emendamento 83
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 4 bis (nuovo)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 9 – paragrafo 2
4 bis)  all'articolo 9, il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:
2.  Gli Stati membri informano la Commissione (Eurostat) in merito alle fonti di dati utilizzate, ai motivi che hanno condotto alla selezione di tali fonti e agli effetti sulla qualità delle statistiche delle fonti di dati selezionate, nonché ai metodi di calcolo utilizzati e informano la Commissione (Eurostat) in merito ad eventuali cambiamenti.
"2. Gli Stati membri informano la Commissione (Eurostat) in merito alle fonti di dati utilizzate, ai motivi che hanno condotto alla selezione di tali fonti e agli effetti sulla qualità delle statistiche delle fonti di dati selezionate, ai meccanismi attuati per garantire la protezione dei dati di carattere personale, nonché ai metodi di calcolo utilizzati e informano la Commissione (Eurostat) in merito ad eventuali cambiamenti.";
Emendamento 84
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 4 ter (nuovo)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 9 bis (nuovo)
4 ter)  è inserito il seguente articolo:
"Articolo 9 bis
Atti delegati
Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all'articolo 10 bis, con cui modifica le definizioni di cui all'articolo 2, paragrafo 1.
Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all'articolo 10 bis, con cui modifica il presente regolamento:
a)  definendo le categorie di gruppi di paesi di nascita, gruppi di paesi di precedente e successiva dimora abituale e gruppi di cittadinanze di cui all'articolo 3, paragrafo 1;
b)  definendo le categorie dei motivi per la concessione dei permessi di soggiorno di cui all'articolo 6, paragrafo 1, lettera a);
c)  definendo le disaggregazioni supplementari;
d)  definendo le disposizioni sull'esattezza dei dati e sugli standard di qualità.";
Emendamento 85
Proposta di regolamento
Articolo 1 - punto 5 – lettera a
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 10 – paragrafo 1
Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti di esecuzione al fine di specificare le disaggregazioni conformemente agli articoli 4, 5, 6 e 7 e di stabilire le norme relative alla definizione dei formati appropriati per la trasmissione dei dati come stabilito all'articolo 9.
La Commissione adotta atti di esecuzione che stabiliscono le norme relative alla definizione dei formati appropriati per la trasmissione dei dati come stabilito all'articolo 9. Tali atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura d'esame di cui all'articolo 11, paragrafo 2.
Emendamento 86
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 5 – lettera b
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 10 – paragrafo 2 – lettera d
b)  al paragrafo 2, la lettera d) è soppressa.
b)   il paragrafo 2 è soppresso.
Emendamento 87
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 5 bis (nuovo)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 10 bis (nuovo)
5 bis)  è inserito il seguente articolo:
"Articolo 10 bis
Esercizio della delega
1.  Il potere di adottare atti delegati è conferito alla Commissione alle condizioni stabilite nel presente articolo.
2.  Il potere di adottare atti delegati di cui all'articolo 9 bis è conferito alla Commissione per un periodo indeterminato a decorrere dal ... [data di entrata in vigore del presente regolamento di modifica].
3.  La delega di potere di cui all'articolo 9 bis può essere revocata in qualsiasi momento dal Parlamento europeo o dal Consiglio. La decisione di revoca pone fine alla delega di potere ivi specificata. Gli effetti della decisione decorrono dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea o da una data successiva ivi specificata. Essa non pregiudica la validità degli atti delegati già in vigore.
4.  Prima dell'adozione dell'atto delegato, la Commissione consulta gli esperti designati da ciascuno Stato membro nel rispetto dei principi stabiliti nell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016.
5.  Non appena adotta un atto delegato, la Commissione ne dà contestualmente notifica al Parlamento europeo e al Consiglio.
6.  L'atto delegato adottato ai sensi dell'articolo 9 bis entra in vigore solo se né il Parlamento europeo né il Consiglio hanno sollevato obiezioni entro il termine di due mesi dalla data in cui esso è stato loro notificato o se, prima della scadenza di tale termine, sia il Parlamento europeo che il Consiglio hanno informato la Commissione che non intendono sollevare obiezioni. Tale termine è prorogato di due mesi su iniziativa del Parlamento europeo o del Consiglio.";
Emendamento 88
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 5 ter (nuovo) – lettera a (nuova)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 11 – titolo
5 ter)  l'articolo 11 è così modificato:
a)  il titolo è sostituito dal seguente:
Comitato
"Procedura di comitato"
Emendamento 89
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 5 ter (nuovo) – lettera b (nuova)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 11 – paragrafo 1
b)  il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:
1.  In sede di adozione delle misure di esecuzione, la Commissione è assistita dal comitato del programma statistico istituito dalla decisione 89/382/CEE, Euratom.
"1. La Commissione è assistita dal comitato del sistema statistico europeo istituito dal regolamento (CE) n. 223/2009. Esso è un comitato ai sensi del regolamento (UE) n. 182/2011.";
Emendamento 90
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 5 ter (nuovo) – lettera c (nuova)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 11 – comma 2
c)  il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:
2.  Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applicano l'articolo 5 e l'articolo 7 della decisione 1999/468/CE, tenendo conto delle disposizioni dell'articolo 8 della stessa.
"2. Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applicano l'articolo 5 e l'articolo 10 del regolamento (UE) n. 182/2011, tenendo conto delle disposizioni dell'articolo 11 dello stesso.";
Il periodo di cui all'articolo 5, paragrafo 6, della decisione 1999/468/CE è fissato a tre mesi.
Emendamento 91
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 5 ter – lettera d (nuova)
Regolamento (CE) n. 862/2007
Articolo 11 – paragrafo 3
d)  il paragrafo 3 è soppresso.

Adesione dell'UE all’Atto di Ginevra dell'Accordo di Lisbona sulle denominazioni di origine e le indicazioni geografiche ***
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Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 16 aprile 2019 concernente il progetto di decisione del Consiglio relativa all'adesione dell'Unione europea all'Atto di Ginevra dell'Accordo di Lisbona sulle denominazioni di origine e le indicazioni geografiche (06929/2019 – C8-0133/2019 – 2018/0214(NLE))
P8_TA-PROV(2019)0360A8-0187/2019

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (06929/2019),

–  visto l'Atto di Ginevra dell'Accordo di Lisbona sulle denominazioni di origine e le indicazioni geografiche, firmato a Ginevra il 20 maggio 2015 (11510/2018),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 207 e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0133/2019),

–  visti l'articolo 99, paragrafi 1 e 4, e l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  visti la raccomandazione della commissione giuridica e i pareri della commissione per il commercio internazionale e della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (A8-0187/2019),

1.  dà la sua approvazione all'adesione dell'Unione europea all'Atto;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.


Azione dell’Unione a seguito della sua adesione all’Atto di Ginevra dell’Accordo di Lisbona sulle denominazioni di origine e le indicazioni geografiche ***I
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Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 16 aprile 2019 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'azione dell'Unione a seguito della sua adesione all'Atto di Ginevra dell'Accordo di Lisbona sulle denominazioni di origine e le indicazioni geografiche (COM(2018)0365 – C8-0383/2018 – 2018/0189(COD))
P8_TA-PROV(2019)0361A8-0036/2019

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2018)0365),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 207 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0383/2018),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 12 dicembre 2018(1),

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 20 marzo 2019, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione giuridica e i pareri della commissione per il commercio internazionale, della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale (A8-0036/2019),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  prende atto delle tre dichiarazioni della Commissione allegate alla presente risoluzione, la prima e la seconda delle quali saranno pubblicate nella serie L della Gazzetta ufficiale dell'Unione europea unitamente all'atto legislativo finale;

3.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 16 aprile 2019 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2019/... del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'azione dell'Unione a seguito della sua adesione all'atto di Ginevra dell'accordo di Lisbona sulle denominazioni di origine e le indicazioni geografiche(2)

P8_TC1-COD(2018)0189


IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 207,

vista la proposta della Commissione europea,

previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(3),

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria(4),

considerando quanto segue:

(1)  Per poter esercitare pienamente la sua competenza esclusiva in materia di politica commerciale comune, e nel pieno rispetto degli impegni assunti nel quadro dell'accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio (TRIPS) dell'Organizzazione mondiale del commercio, l'Unione diventerà parte contraente dell'atto di Ginevra dell'accordo di Lisbona sulle denominazioni di origine e le indicazioni geografiche ("l'atto di Ginevra")(5) a norma della decisione (UE).../... del Consiglio(6), e autorizza nel contempo anche gli Stati membri a ratificare o ad aderire nell'interesse dell'Unione. Le parti contraenti dell'atto di Ginevra sono membri di un'Unione particolare creata dall'accordo di Lisbona per la protezione e la registrazione internazionale delle denominazioni di origine(7) ("Unione particolare"). Conformemente all'articolo 4 della decisione (UE).../..., nell'ambito dell'Unione particolare per quanto attiene all'atto di Ginevra, l'Unione e gli Stati membri che hanno ratificato o aderito devono essere rappresentati dalla Commissione.

(2)  È opportuno stabilire norme che consentano all'Unione di esercitare ▌i diritti e adempiere agli obblighi nell'ambito dell'atto di Ginevra spettanti all'Unione e agli Stati membri che lo ratificano o vi aderiscono,.

(3)  L'atto di Ginevra protegge le denominazioni di origine e le indicazioni geografiche quali definite nei regolamenti (CE) n. 110/2008(8), (UE) n. 1151/2012(9), (UE) n. 1308/2013(10) e (UE) n. 251/2014(11) del Parlamento europeo e del Consiglio ▌, nel prosieguo congiuntamente denominate "indicazioni geografiche".

(4)  In seguito all'adesione dell'Unione all'atto di Ginevra, e successivamente a intervalli regolari, la Commissione dovrebbe ▌ presentare all'Ufficio internazionale dell'Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale ("l'Ufficio internazionale") domande per la registrazione internazionale nel registro di tale Ufficio ("il registro internazionale") ▌di indicazioni geografiche originarie del territorio dell'Unione e ivi protette. Tali domande dovrebbero essere basate su notifiche presentate dagli Stati membri di propria iniziativa o su richiesta di una persona fisica o giuridica, a norma dell'articolo 5, paragrafo 2, punto ii), dell'atto di Ginevra, oppure di un beneficiario quale definito all'articolo 1, punto xvii), del medesimo atto. Quando stabiliscono tali notifiche, gli Stati membri dovrebbero considerare l'interesse economico della protezione internazionale delle indicazioni geografiche interessate e tener conto in particolare del valore di produzione e del valore di esportazione, della protezione nell'ambito di altri accordi nonché degli usi impropri effettivi o potenziali nei paesi terzi in questione.

(5)  L'aggiunta di indicazioni geografiche al registro internazionale dovrebbe perseguire l'obiettivo di fornire prodotti di qualità, concorrenza leale e protezione dei consumatori. Pur avendo un significativo valore culturale ed economico, l'aggiunta di indicazioni geografiche dovrebbe essere valutata rispetto al valore creato per le comunità locali, al fine di sostenere lo sviluppo rurale e promuovere nuove opportunità di lavoro nella produzione, nella trasformazione e in altri servizi correlati.

(6)  La Commissione dovrebbe avvalersi dei meccanismi esistenti di consultazione periodica degli Stati membri, delle associazioni di categoria e dei produttori europei per instaurare un dialogo permanente con i portatori di interesse.

(7)  È opportuno fissare procedure adeguate per consentire alla Commissione di valutare le indicazioni geografiche originarie delle parti contraenti dell'atto di Ginevra che non sono Stati membri ("parti terze contraenti") e iscritte nel registro internazionale, al fine di predisporre una procedura per decidere in merito alla protezione nell'Unione e, se del caso, per invalidare tale protezione.

(8)  L'applicazione, da parte dell'Unione, della protezione delle indicazioni geografiche originarie di parti terze contraenti e iscritte nel registro internazionale dovrebbe avvenire in conformità del capo III dell'atto di Ginevra, e in particolare del suo articolo 14, che impone a ciascuna parte contraente di mettere a disposizione mezzi di ricorso giuridici efficaci per la protezione delle indicazioni geografiche registrate e dispone che un'autorità pubblica o qualsiasi parte interessata, che si tratti di una persona fisica o di un'entità giuridica, pubblica o privata, in funzione del proprio ordinamento giuridico e delle prassi vigenti, possa avviare procedimenti giudiziari per garantire tale protezione. Al fine di garantire che parallelamente alle indicazioni geografiche siano protetti anche i marchi commerciali nazionali, regionale e dell'Unione, tenuto conto della salvaguardia dei diritti dei marchi preesistenti di cui all'articolo 13, paragrafo 1, dell'atto di Ginevra, è opportuno tutelare la coesistenza di marchi preesistenti e indicazioni geografiche iscritte nel registro internazionale che godono di protezione o che sono utilizzati nell'Unione.

(9)  Data la competenza esclusiva dell'Unione, gli Stati membri che non sono già parti contraenti dell'accordo di Lisbona del 1958, quale riveduto a Stoccolma il 14 luglio 1967 e modificato il 28 settembre 1979 ("l'accordo di Lisbona"), non dovrebbero ratificare o aderire al suddetto accordo.

(10)  Gli Stati membri che sono già parti contraenti dell'accordo di Lisbona possono restare tali, in particolare per garantire la continuità dei diritti concessi e il rispetto degli obblighi nell'ambito del suddetto accordo. Tuttavia, essi dovrebbero agire esclusivamente nell'interesse dell'Unione e nel pieno rispetto della competenza esclusiva dell'Unione. Tali Stati membri dovrebbero pertanto esercitare i loro diritti e adempiere ai loro obblighi nell'ambito dell'accordo di Lisbona in piena conformità dell'autorizzazione concessa dall'Unione secondo le disposizioni di cui al presente regolamento. Al fine di rispettare il sistema di protezione uniforme delle indicazioni geografiche istituito nell'Unione per quanto riguarda i prodotti agricoli e per rafforzare ulteriormente l'armonizzazione nel mercato unico, è opportuno che tali Stati membri non registrino, nell'ambito dell'accordo di Lisbona, nessuna nuova denominazione di origine di prodotti che rientrano nell'ambito di applicazione del regolamento (CE) n. 110/2008, del regolamento (UE) n. 1151/2012, del regolamento (UE) 1308/2013 o del regolamento (UE) n. 251/2014.

(11)  I suddetti Stati membri hanno registrato denominazioni di origine nell'ambito dell'accordo di Lisbona. È opportuno prevedere regimi transitori per garantire la continuità della protezione, fatti salvi i requisiti previsti da detto accordo, dall'atto di Ginevra e dall'acquis dell'Unione.

(12)  I suddetti Stati membri hanno accettato la protezione delle denominazioni di origine delle parti terze contraenti. Per consentire a tali Stati membri di adempiere agli obblighi internazionali da essi assunti precedentemente all'adesione dell'Unione all'atto di Ginevra, è opportuno prevedere un regime transitorio che produca effetti solo a livello nazionale e non incida sugli scambi intraunionali o internazionali.

(13)  Appare equo che le tasse da versare nell'ambito dell'atto di Ginevra e del regolamento di esecuzione comune per la presentazione all'Ufficio internazionale di una domanda di registrazione internazionale di un'indicazione geografica, nonché le tasse da versare per altre iscrizioni nel registro internazionale e per la fornitura di estratti, attestati o altre informazioni relative al contenuto di tale registrazione internazionale siano a carico dello Stato membro di cui l'indicazione geografica è originaria, di una persona fisica o giuridica di cui all'articolo 5, paragrafo 2, punto ii), dell'atto di Ginevra o di un beneficiario, quale definito all'articolo 1, punto xvii) del medesimo atto. Gli Stati membri dovrebbero avere la possibilità di chiedere alla persona fisica o giuridica o al beneficiario di farsi carico in tutto o in parte delle tasse.

(14)  Al fine di coprire eventuali carenze in relazione al bilancio di funzionamento dell'Unione particolare, l'Unione dovrebbe essere in grado di fornire un contributo speciale, entro i limiti delle risorse a tal fine disponibili nel suo bilancio annuale, secondo quanto deciso dell'Assemblea dell'Unione particolare conformemente all'articolo 24, paragrafo 4, dell'atto di Ginevra, dato il valore economico e culturale della protezione delle indicazioni geografiche.

(15)  Al fine di garantire condizioni uniformi per l'attuazione dell'appartenenza dell'UE all'Unione particolare, è opportuno conferire alla Commissione competenze di esecuzione per stabilire un elenco di indicazioni geografiche per le quali presentare una domanda di registrazione internazionale presso l'Ufficio internazionale al momento dell'adesione all'atto di Ginevra, per presentare successivamente la domanda di registrazione internazionale di un'indicazione geografica presso l'Ufficio internazionale, per respingere un'opposizione, per decidere circa la concessione o meno della protezione di un'indicazione geografica iscritta nel registro internazionale, per revocare il rifiuto degli effetti di una registrazione internazionale, per chiedere l'annullamento di una registrazione internazionale, per notificare l'invalidazione della protezione nell'Unione di un'indicazione geografica iscritta nel registro internazionale nonché per autorizzare lo Stato membro ad apportare le eventuali modifiche necessarie e informare l'Ufficio internazionale circa la denominazione di origine di un prodotto protetto ai sensi di uno dei regolamenti di cui all'articolo 1. Tali competenze dovrebbero essere esercitate conformemente al regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio(12).

(16)  È importante fare in modo che la Commissione monitori e valuti nel tempo la partecipazione dell'Unione all'atto. Ai fini di tale valutazione, la Commissione dovrebbe tra l'altro prendere in considerazione il numero di indicazioni geografiche protette e registrate ai sensi del diritto dell'Unione che sono oggetto di domande per la registrazione internazionale, i casi in cui la protezione è stata rifiutata da parti terze contraenti, l'evoluzione del numero dei paesi terzi partecipanti all'atto di Ginevra e le azioni intraprese dalla Commissione per aumentare tale numero, l'impatto dello stato attuale dell'acquis dell'UE in materia di indicazioni geografiche in relazione alla capacità dell'atto di Ginevra di attirare paesi terzi nonché il numero e il tipo di indicazioni geografiche originarie delle parti contraenti dei paesi terzi e che sono state respinte dalla Commissione,

HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

Oggetto

Il presente regolamento stabilisce norme e procedure relative alle azioni dell'Unione in seguito alla sua adesione all'atto di Ginevra dell'accordo di Lisbona sulle denominazioni di origine e le indicazioni geografiche ("l'atto di Ginevra").

Ai fini del presente regolamento, le "denominazioni di origine" e le "indicazioni geografiche", quali definite dal regolamento (CE) n. 110/2008, dal regolamento (UE) n. 1151/2012, dal regolamento (UE) n. 1308/2013 e dal regolamento (UE) n. 251/2014, sono in appresso congiuntamente denominate "indicazioni geografiche".

Articolo 2

Registrazione internazionale delle indicazioni geografiche ▌

1.  In seguito all'adesione dell'Unione all'atto di Ginevra, e successivamente a intervalli regolari, la Commissione, in quanto autorità competente, presenta all'Ufficio internazionale dell'Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale ("l'Ufficio internazionale") le domande per la registrazione internazionale di indicazioni geografiche protette e registrate nell'ambito del diritto dell'Unione e relative a prodotti originari dell'Unione a norma dell'articolo 5, paragrafi 1 e 2, dell'atto di Ginevra.

2.  A tal fine gli Stati membri possono chiedere alla Commissione di iscrivere nel registro internazionale le indicazioni geografiche originarie dei rispettivi territori che sono protette e registrate ai sensi del diritto dell'Unione. Tali richieste possono basarsi su:

a)  una richiesta di una persona fisica o giuridica, a norma dell'articolo 5, paragrafo 2, punto ii), dell'atto di Ginevra, o di un beneficiario quale definito all'articolo 1, punto xvii), del medesimo atto, oppure

b)  un'iniziativa propria.

3.  Sulla base di tali richieste, la Commissione adotta atti di esecuzione che stabiliscono l'elenco delle indicazioni geografiche di cui al paragrafo 1, conformemente alla procedura d'esame di cui all'articolo 15, paragrafo 2

Articolo 3

Annullamento di un'indicazione geografica originaria di uno Stato membro dell'Unione iscritta nel registro internazionale

1.  La Commissione adotta un atto di esecuzione per chiedere l'annullamento, nel registro internazionale, della registrazione di un'indicazione geografica originaria di uno Stato membro dell'Unione:

a)  se l'indicazione geografica in questione non è più protetta nell'Unione, oppure

b)  su richiesta dello Stato membro originario dell'indicazione geografica, sulla base di:

(i)  una richiesta di una persona fisica o giuridica, a norma dell'articolo 5, paragrafo 2, punto ii), dell'atto di Ginevra, o di un beneficiario quale definito all'articolo 1, punto xvii), del medesimo atto, oppure

(ii)  un'iniziativa propria.

2.  L'atto di esecuzione di cui al paragrafo 1 è adottato secondo la procedura d'esame di cui all'articolo 15, paragrafo 2.

3.  La Commissione notifica senza indugio la richiesta di annullamento all'ufficio internazionale.

Articolo 4

Pubblicazione delle indicazioni geografiche di paesi terzi iscritte nel registro internazionale

1.  La Commissione pubblica le registrazioni internazionali notificate dall'Ufficio internazionale a norma dell'articolo 6, paragrafo 4, dell'atto di Ginevra relative alle indicazioni geografiche iscritte nel registro internazionale e per le quali la parte contraente di origine, quale definita all'articolo 1, punto xv), dell'atto di Ginevra, non è uno Stato membro, a condizione che la pubblicazione si riferisca a un prodotto per il quale è prevista una protezione delle indicazioni geografiche a livello dell'Unione.

2.  La registrazione internazionale, con menzione del tipo di prodotto e del paese di origine, è pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea, serie C.

Articolo 5

Valutazione delle indicazioni geografiche di paesi terzi iscritte nel registro internazionale

1.   La Commissione pubblica le registrazioni internazionali notificate dall'Ufficio internazionale a norma dell'articolo 6, paragrafo 4, dell'atto di Ginevra relative alle indicazioni geografiche iscritte nel registro internazionale e per le quali la parte contraente di origine, quale definita all'articolo 1, punto xv), dell'atto di Ginevra, non è uno Stato membro, al fine di stabilire se contengono gli elementi obbligatori di cui alla norma 5(2) del regolamento di esecuzione comune nell'ambito dell'accordo di Lisbona e dell'atto di Ginevra (il "regolamento di esecuzione comune")(13) e le indicazioni dettagliate concernenti la qualità, la reputazione o le caratteristiche di cui alla norma 5(3) del regolamento di esecuzione comune, nonché di valutare se la pubblicazione si riferisce a un prodotto per il quale è prevista una protezione delle indicazioni geografiche ▌a livello dell'Unione.

2.  Il termine per effettuare tale valutazione non deve essere superiore a quattro mesi dalla data di iscrizione dell'indicazione geografica nel registro internazionale e non deve includere la valutazione di altre disposizioni specifiche dell'Unione relative all'immissione dei prodotti sul mercato e, in particolare, alle norme sanitarie e fitosanitarie, alle norme di commercializzazione e all'etichettatura dei prodotti alimentari.

Articolo 6

Procedura di opposizione per le indicazioni geografiche di paesi terzi iscritte nel registro internazionale

1.   Entro quattro mesi dalla data di pubblicazione del nome dell'indicazione geografica nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea a norma dell'articolo 4, le autorità di uno Stato membro o di un paese terzo diverso dalla parte contraente di origine, o una persona fisica o giuridica avente un interesse legittimo e stabilita nell'Unione o in un paese terzo diverso dalla parte contraente di origine, possono presentare opposizione alla Commissione in una delle lingue ufficiali dell'Unione.

2.   Tale opposizione, relativa a un'indicazione geografica pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea a norma dell'articolo 4, è ammissibile solo se è presentata entro il termine di cui al paragrafo 1 e se fondata su uno o più dei seguenti motivi:

a)  l'indicazione geografica iscritta nel registro internazionale è in conflitto con il nome di una varietà vegetale o di una razza animale e può indurre in errore il consumatore quanto alla vera origine del prodotto;

b)  l'indicazione geografica iscritta nel registro internazionale è interamente o parzialmente omonima di un'indicazione geografica già protetta nell'Unione e che non esiste sufficiente distinzione nella pratica tra le condizioni di uso e di presentazione locali e tradizionali dell'indicazione geografica proposta per la protezione e dell'indicazione geografica già protetta nell'Unione, tenuto conto dell'esigenza di garantire un trattamento equo dei produttori interessati e di non indurre in errore i consumatori;

c)  la protezione nell'Unione dell'indicazione geografica iscritta nel registro internazionale violerebbe il diritto di un marchio commerciale preesistente a livello nazionale, regionale o dell'Unione;

d)  la protezione nell'Unione dell'indicazione geografica proposta pregiudicherebbe l'uso di una denominazione totalmente o parzialmente omonima o la natura esclusiva di un marchio commerciale a livello nazionale, regionale o dell'Unione o l'esistenza di prodotti immessi legalmente sul mercato da almeno cinque anni prima della data di pubblicazione del nome dell'indicazione geografica nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea a norma dell'articolo 4;

e)  l'indicazione geografica iscritta nel registro internazionale si riferisce a un prodotto per il quale la protezione delle indicazioni geografiche a livello dell'Unione non è ▌ prevista;

f)  la denominazione di cui è chiesta la registrazione è un termine generico nel territorio dell'Unione;

g)  le condizioni di cui all'articolo 2, paragrafo 1, punti i) e ii), dell'atto di Ginevra non sono soddisfatte;

h)  l'indicazione geografica iscritta nel registro internazionale è una denominazione omonima che induce erroneamente il consumatore a pensare che i prodotti siano originari di un altro territorio, anche se è esatta per quanto attiene al territorio, alla regione o alla località di cui è originario il prodotto in questione.

3.   I motivi di opposizione di cui al paragrafo 2 sono valutati dalla Commissione in relazione al territorio dell'Unione o a una parte di esso.

Articolo 7

Decisione relativa alla protezione nell'Unione di indicazioni geografiche di paesi terzi iscritte nel registro internazionale

1.  Se, sulla base della valutazione effettuata a norma dell'articolo 5, paragrafo 1, le condizioni ivi previste non sono soddisfatte e se non pervengono opposizioni, o se le opposizioni pervenute sono irricevibili, la Commissione respinge se del caso le opposizioni irricevibili e decide di concedere la protezione dell'indicazione geografica mediante un atto di esecuzione adottato secondo la procedura d'esame di cui all'articolo 15, paragrafo 2.

2.  Se, sulla base della valutazione effettuata a norma dell'articolo 5, paragrafo 1, le condizioni ivi previste non sono soddisfatte o perviene un'opposizione ricevibile di cui all'articolo 6, paragrafo 2, la Commissione decide se concedere o no la protezione di un'indicazione geografica iscritta nel registro internazionale mediante un atto di esecuzione adottato secondo la procedura d'esame di cui all'articolo 15, paragrafo 2. Per quanto riguarda le indicazioni geografiche relative a prodotti che non rientrano nell'ambito di competenza dei comitati di cui all'articolo 15, paragrafo 1, la decisione è adottata dalla Commissione▌.

3.   La decisione di concedere la protezione a un'indicazione geografica conformemente ai paragrafi 1 o 2 definisce l'ambito di applicazione della protezione concessa e può includere condizioni che siano compatibili con l'atto di Ginevra, in particolare la concessione di un periodo di transizione definito secondo quanto specificato dall'articolo 17 dell'atto di Ginevra e dalla regola 14 del regolamento di esecuzione comune.

4.   Conformemente all'articolo 15, paragrafo 1, dell'atto di Ginevra, la Commissione notifica all'Ufficio internazionale il rifiuto degli effetti della registrazione internazionale in questione sul territorio dell'Unione entro un anno dal ricevimento della notifica della registrazione internazionale a norma dell'articolo 6, paragrafo 4, dell'atto di Ginevra, oppure entro due anni nei casi di cui all'articolo 5, primo comma, della decisione (UE) ...../.... del Consiglio(14)(15).

5.  Di propria iniziativa o su richiesta debitamente motivata di uno Stato membro, di un paese terzo o di una persona fisica o giuridica avente un interesse legittimo, la Commissione può adottare, conformemente alla procedura d'esame di cui all'articolo 15, paragrafo 2, un atto di esecuzione con cui revoca, interamente o parzialmente, un rifiuto in precedenza notificato all'Ufficio internazionale. La Commissione notifica senza indugio tale revoca all'Ufficio internazionale.

Articolo 8

Uso delle indicazioni geografiche

1.   Gli atti di esecuzione adottati dalla Commissione a norma dell'articolo 7 si applicano fatte salve altre disposizioni specifiche dell'Unione relative all'immissione di prodotti sul mercato e, in particolare, all'organizzazione comune dei mercati agricoli, alle norme sanitarie e fitosanitarie e all'etichettatura degli alimenti. ▌

2.   Fatto salvo il paragrafo 1, le indicazioni geografiche protette a norma del presente regolamento possono essere utilizzate da qualsiasi operatore che commercializzi un prodotto conformemente alla registrazione internazionale.

Articolo 9

Invalidazione degli effetti nell'Unione di un'indicazione geografica di un paese terzo iscritta nel registro internazionale

1.  Di propria iniziativa o su richiesta debitamente motivata di uno Stato membro, di un paese terzo o di una persona fisica o giuridica avente un interesse legittimo, la Commissione può adottare atti di esecuzione per l'invalidazione, totale o parziale, degli effetti della protezione nell'Unione di un'indicazione geografica iscritta nel registro internazionale in una o più delle seguenti circostanze:

a)  l'indicazione geografica non è più protetta nella parte contraente di origine;

b)  l'indicazione geografica non è più iscritta nel registro internazionale;

c)  la conformità con gli elementi obbligatori di cui alla norma 5(2) del regolamento di esecuzione comune o con le informazioni dettagliate relative alla qualità, alla reputazione o alle caratteristiche di cui alla norma 5(3) del suddetto regolamento non è più garantita.

2.  Gli atti di esecuzione di cui al ▌paragrafo 1 sono adottati secondo la procedura d'esame di cui all'articolo 15, paragrafo 2, e solo dopo aver concesso alle persone fisiche o giuridiche di cui all'articolo 5, paragrafo 2, punto ii), dell'atto di Ginevra, o ai beneficiari, quali definiti all'articolo 1, punto xvii), del medesimo atto, la possibilità di far valere i propri diritti.

3.  Solo se l'invalidazione non è più suscettibile di ricorso, la Commissione notifica senza indugio all'Ufficio internazionale la declaratoria di inefficacia sul territorio dell'Unione della registrazione internazionale dell'indicazione geografica ▌a norma del paragrafo 1, lettere a) o c).

Articolo 10

Relazione con i marchi commerciali

1.   La protezione di un'indicazione geografica non pregiudica la validità di un marchio commerciale preesistente a livello nazionale, regionale o dell'Unione depositato o registrato in buona fede o acquisito con l'uso in buona fede sul territorio di uno Stato membro, di un'unione regionale di Stati membri o dell'Unione.

2.   Un'indicazione geografica iscritta nel registro internazionale non è protetta sul territorio dell'Unione se, tenuto conto della reputazione di un marchio, della notorietà e della durata di utilizzazione del medesimo, la protezione della suddetta indicazione geografica sul territorio dell'Unione sarebbe tale da indurre in errore il consumatore quanto alla vera identità del prodotto.

3.   Fatto salvo il paragrafo 2, un marchio ▌che sia stato depositato, registrato o, ove previsto dalla legislazione nazionale, acquisito con l'uso in buona fede nel territorio di uno Stato membro, di un'unione regionale di Stati membri o dell'Unione, anteriormente alla data in cui l'Ufficio internazionale ha notificato alla Commissione la pubblicazione della registrazione internazionale dell'indicazione geografica, il cui uso violerebbe la protezione dell'indicazione geografica, può continuare a essere utilizzato e rinnovato per il prodotto in questione nonostante la protezione dell'indicazione geografica purché non sussistano motivi di nullità o di decadenza ai sensi del regolamento (UE) 2017/1001 del Parlamento europeo e del Consiglio(16) o della direttiva (UE) 2015/2436 del Parlamento europeo e del Consiglio(17). In tali casi l'uso dell'indicazione geografica è consentito, così come quello del marchio in questione.

Articolo 11

Disposizioni transitorie per le denominazioni di origine originarie degli Stati membri dell'UE già registrate nell'ambito dell'accordo di Lisbona

1.  Per ciascuna denominazione di origine di un prodotto protetto ai sensi di uno dei regolamenti di cui all'articolo 1, originario di uno Stato membro che è parte contraente dell'accordo di Lisbona, lo Stato membro interessato decide di:

a)  chiedere la registrazione internazionale della denominazione di origine in questione nell'ambito dell'atto di Ginevra, se lo Stato membro interessato ha ratificato o aderito all'atto di Ginevra conformemente all'autorizzazione di cui all'articolo 3 della decisione (UE) ..../... (18), oppure

b)  chiedere l'annullamento della registrazione della denominazione di origine nel registro internazionale.

Lo Stato membro interessato agisce sulla base di:

a)  una richiesta di una persona fisica o giuridica, a norma dell'articolo 5, paragrafo 2, punto ii), dell'atto di Ginevra, o di un beneficiario quale definito all'articolo 1, punto xvii), del medesimo, oppure

b)  un'iniziativa propria.

Lo Stato membro interessato notifica alla Commissione la decisione di cui al primo comma entro tre giorni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento.

Nei casi di cui al primo comma, lettera a), lo Stato membro interessato, di concerto con la Commissione, verifica presso l'Ufficio internazionale eventuali modifiche effettuate in conformità della norma 7(4) del regolamento di esecuzione comune ai fini della registrazione nell'ambito dell'atto di Ginevra.

La Commissione autorizza lo Stato membro ad apportare le modifiche necessarie e a notificare l'Ufficio internazionale, mediante un atto di esecuzione adottato conformemente alla procedura d'esame di cui all'articolo 15, paragrafo 2.

2.  Per ciascuna denominazione di origine di un prodotto che rientra nell'ambito di applicazione di uno dei regolamenti di cui all'articolo 1 del presente regolamento ma che non è protetto da alcuno di tali regolamenti e che è originario di uno Stato membro parte contraente dell'accordo di Lisbona, lo Stato membro interessato:

a)  chiede la registrazione ai sensi del regolamento pertinente, oppure

b)  chiede l'annullamento della registrazione della denominazione di origine nel registro internazionale.

Gli Stati membri interessati decidono sulla base di:

a)  una richiesta di una persona fisica o giuridica, a norma dell'articolo 5, paragrafo 2, punto ii), dell'atto di Ginevra, o di un beneficiario quale definito all'articolo 1, punto xvii), del medesimo atto, oppure

b)  un'iniziativa propria.

Gli Stati membri interessati notificano alla Commissione la decisione di cui al primo comma, e presentano la relativa richiesta, entro tre giorni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento.

Nei casi di cui al primo comma, lettera a), se ha ratificato o aderito all'atto di Ginevra conformemente all'autorizzazione di cui all'articolo 3 della decisione (UE) ..../...(19), lo Stato membro interessato chiede la registrazione internazionale della denominazione di origine in questione nell'ambito dell'atto di Ginevra, entro un anno dalla data di registrazione dell'indicazione geografica a norma del regolamento pertinente. Si applicano il quarto e quinto comma del paragrafo 1.

In caso di rifiuto della registrazione ai sensi del regolamento pertinente, una volta esperite tutte le vie di ricorso amministrativo e giudiziario, o se la richiesta di registrazione in virtù dell'atto di Ginevra non è stata presentata in conformità del quarto comma del presente paragrafo, lo Stato membro interessato chiede senza indugio al registro internazionale l'annullamento della registrazione dell'indicazione geografica in questione.

3.  Per le denominazioni di origine di prodotti che non rientrano nell'ambito di applicazione di uno dei regolamenti di cui all'articolo 1, per i quali non è prevista una protezione delle indicazioni geografiche a livello dell'Unione, uno Stato membro già parte contraente dell'accordo di Lisbona può mantenere le eventuali registrazioni esistenti nel registro internazionale.

Detto Stato membro può inoltre presentare ulteriori domande per l'iscrizione, nel registro internazionale, di denominazioni di origine di questo tipo originarie del suo territorio, in virtù dell'accordo di Lisbona, purché sussistano le seguenti condizioni:

a)  lo Stato membro interessato ha notificato alla Commissione il progetto di domanda di registrazione della denominazione di origine. La notifica contiene elementi che dimostrano che la domanda soddisfa i requisiti per l'iscrizione di cui all'accordo di Lisbona; e

b)  la Commissione non ha reso alcun parere negativo nei due mesi successivi alla notifica. Un parere negativo può essere reso solo previa consultazione con lo Stato membro interessato e in casi eccezionali e debitamente giustificati quando gli elementi di cui alla lettera a) non siano sufficienti a dimostrare il rispetto dei requisiti per la registrazione di cui all'accordo di Lisbona, oppure se la registrazione avrebbe un impatto negativo sulla politica commerciale dell'Unione.

Qualora chieda ulteriori informazioni in relazione a una notifica presentata conformemente alla lettera a), la Commissione dispone di un mese di tempo dal ricevimento delle informazioni richieste per procedere.

La Commissione informa immediatamente gli altri Stati membri di eventuali notifiche presentate conformemente alla lettera a).

Articolo 12

Protezione transitoria per le denominazioni di origine originarie di un paese terzo registrate nell'ambito dell'accordo di Lisbona

1.   Gli Stati membri che erano parti contraenti dell'accordo di Lisbona prima dell'adesione dell'Unione all'atto di Ginevra possono continuare a proteggere le denominazioni di origine originarie di un paese terzo che è parte contrante dell'accordo di Lisbona, ▌per mezzo di un sistema di protezione nazionale, con effetto a decorrere dalla data in cui l'Unione diventa parte contraente dell'atto di Ginevra, per quanto riguarda le denominazioni di origine registrate a tale data nell'ambito dell'accordo di Lisbona.

2.  Tale protezione nell'ambito di un sistema di protezione nazionale:

a)  è superata dalla protezione del sistema di protezione dell'UE per una data denominazione di origine, se la protezione è concessa a norma della decisione di cui all'articolo 7 del presente regolamento, previa adesione all'atto di Ginevra da parte del paese terzo interessato, a condizione che la protezione concessa a norma di una decisione di cui all'articolo 7 del presente regolamento garantisca la continuità della protezione della denominazione di origine corrispondente nel rispettivo Stato membro;

b)  cessa di avere effetto per una data denominazione di origine il giorno in cui vengono meno gli effetti della registrazione internazionale.

3.   Qualora una denominazione di origine originaria di un paese terzo non sia registrata a norma del presente regolamento, o se la protezione nazionale non è superata conformemente al paragrafo 2, lettera a), le conseguenze ▌di tale protezione nazionale sono responsabilità esclusiva dello Stato membro interessato.

4.   Le misure adottate dagli Stati membri a norma del paragrafo 1 hanno efficacia solo a livello nazionale e non incidono in alcun modo sugli scambi intraunionali o internazionali.

5.  Gli Stati membri di cui al paragrafo 1 trasmettono ogni eventuale notifica nell'ambito dell'accordo di Lisbona da parte dell'Ufficio internazionale alla Commissione, la quale provvede a sua volta a inoltrarla a tutti gli altri Stati membri.

6.  Gli Stati membri di cui al paragrafo 1 dichiarano all'Ufficio internazionale di non essere in grado di garantire la protezione nazionale di una denominazione di origine di un prodotto, che rientra nell'ambito di applicazione di uno dei regolamenti di cui all'articolo 1, che è stata registrata e notificata loro ai sensi dell'accordo di Lisbona, a decorrere dalla data in cui l'Unione diventa parte contraente dell'atto di Ginevra.

Articolo 13

Tasse

Le tasse dovute a norma dell'articolo 7 dell'atto di Ginevra, come specificato nel regolamento di esecuzione comune, ▌ sono a carico dello Stato membro di cui l'indicazione geografica è originaria, o di una persona fisica o giuridica di cui all'articolo 5, paragrafo 2, punto ii), dell'atto di Ginevra o di un beneficiario quale definito all'articolo 1, punto xvii), del medesimo atto. Gli Stati membri possono chiedere alla persona fisica o giuridica o al beneficiario di farsi carico in tutto o in parte delle tasse.

Articolo 14

Contributo finanziario speciale

Se le entrate provenienti dall'Unione particolare sono ricavate conformemente all'articolo 24, paragrafo 2, punto v), dell'atto di Ginevra, l'Unione può versare un contributo speciale nei limiti delle risorse a tal fine disponibili nel bilancio annuale dell'Unione.

Articolo 15

Procedura di comitato

1.   La Commissione è assistita dai seguenti comitati ai sensi del regolamento (UE) n. 182/2011 con riguardo ai prodotti di seguito elencati:

a)  per i prodotti del settore vitivinicolo che rientrano nell'ambito di applicazione dell'articolo 92, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 1308/2013, dal comitato per l'organizzazione comune dei mercati agricoli istituito dall'articolo 229 del medesimo regolamento;

b)  per i prodotti vitivinicoli aromatizzati quali definiti all'articolo 3 del regolamento (UE) n. 251/2014, ▌ dal comitato per i prodotti vitivinicoli aromatizzati istituito dall'articolo 34 del medesimo regolamento;

c)  per le bevande spiritose quali definite all'articolo 2 del regolamento (UE) n. 110/2008, ▌ dal comitato per le bevande spiritose istituito dall'articolo 25 del medesimo regolamento;

d)  per i prodotti agricoli e alimentari che rientrano nel campo di applicazione dell'articolo 2, paragrafo 1, primo comma, del regolamento (UE) n. 1151/2012, dal comitato per la politica di qualità dei prodotti agricoli istituito dall'articolo 57 del medesimo regolamento.

2.   Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo si applica l'articolo 5 del regolamento (UE) n. 182/2011.

Articolo 16

Monitoraggio e relazioni

Entro ... [due anni dall'entrata in vigore del presente regolamento], la Commissione valuta la partecipazione dell'Unione all'atto di Ginevra e presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sulle principali conclusioni. La valutazione si basa, tra l'altro, sui seguenti aspetti:

a)  il numero di indicazioni geografiche protette e registrate ai sensi del diritto dell'Unione che sono oggetto di domande di registrazione internazionale e i casi in cui la protezione è stata rifiutata dalla parti contraenti;

b)  l'evoluzione del numero di paesi terzi partecipanti all'atto di Ginevra e le azioni intraprese dalla Commissione per aumentare tale numero, nonché l'impatto dello stato attuale dell'acquis dell'UE in materia di indicazioni geografiche sulla capacità dell'atto di Ginevra di attirare paesi terzi, e

c)  il numero e il tipo di indicazioni geografiche originarie di paesi terzi che sono state respinte dall'Unione.

Articolo 17

Entrata in vigore

Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a ...., il ....

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

__________________

ALLEGATO ALLA RISOLUZIONE LEGISLATIVA

Dichiarazione della Commissione sulla possibile estensione della protezione delle indicazioni geografiche dell'UE ai prodotti non agricoli

La Commissione prende atto della risoluzione del Parlamento europeo del 6 ottobre 2015 sulla possibile estensione della protezione delle indicazioni geografiche dell'UE ai prodotti non agricoli.

Nel novembre 2018 la Commissione ha avviato uno studio volto a ottenere prove economiche e giuridiche supplementari sulla protezione delle indicazioni geografiche di prodotti non agricoli nel mercato unico, a complemento di uno studio del 2013, e a raccogliere ulteriori dati su aspetti quali la competitività, la concorrenza sleale, la contraffazione, la percezione dei consumatori, il rapporto costi/benefici, nonché sull'efficacia dei modelli di protezione delle indicazioni geografiche non agricole alla luce del principio di proporzionalità.

Conformemente ai principi di una migliore regolamentazione e agli impegni stabiliti nell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016, la Commissione esaminerà lo studio nonché la relazione sulla partecipazione dell'Unione all'atto di Ginevra di cui all'articolo sul monitoraggio e la revisione del regolamento relativo all'azione dell'Unione a seguito della sua adesione all'atto di Ginevra dell'accordo di Lisbona sulle denominazioni di origine e le indicazioni geografiche, e prenderà in considerazione eventuali azioni successive.

Dichiarazione della Commissione sulla procedura di cui all'articolo 9 bis, paragrafo 3, del regolamento

La Commissione osserva che, sebbene la procedura di cui all'articolo 9 bis, paragrafo 3, del regolamento sia una necessità giuridica, data la competenza esclusiva dell'Unione, si può tuttavia affermare che, nel contesto dell'attuale acquis dell'UE, un tale intervento da parte della Commissione sarebbe eccezionale e debitamente giustificato. Nel corso delle consultazioni con uno Stato membro, la Commissione farà tutto il possibile per risolvere, di concerto con lo Stato membro, gli eventuali problemi al fine di evitare l'emissione di un parere negativo. La Commissione osserva che un eventuale parere negativo sarebbe notificato per iscritto allo Stato membro interessato e, a norma dell'articolo 296 del TFUE, sarebbe motivato. La Commissione desidera inoltre osservare che un parere negativo non precluderebbe la presentazione di una nuova domanda relativa alla stessa denominazione di origine, se i motivi all'origine del parere negativo sono stati debitamente trattati o non sono più applicabili.

Dichiarazione della Commissione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa all'adesione dell'Unione europea all'atto di Ginevra dell'accordo di Lisbona sulle denominazioni di origine e le indicazioni geografiche

La Commissione osserva che l'Unione dispone di una competenza esterna esclusiva in materia di indicazioni geografiche e che aderisce all'atto di Ginevra dell'accordo di Lisbona quale parte a sé stante. Tale competenza scaturisce dalla sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 25 ottobre 2017 (causa C-389/15- Commissione contro Consiglio). Data la competenza esterna esclusiva dell'Unione, gli Stati membri non possono aderire all'atto di Ginevra a titolo individuale e non dovrebbero più proteggere essi stessi le indicazioni geografiche registrate di recente da paesi terzi che fanno parte del sistema di Lisbona. La Commissione, consapevole delle circostanze eccezionali date dal fatto che sette Stati membri sono Parti dell'accordo di Lisbona da molto tempo, che hanno registrato numerosi diritti di proprietà intellettuale nell'ambito di tale accordo e che è necessario assicurare una transizione agevole, sarebbe stata disposta ad accettare, in via eccezionale, che nel caso specifico la Bulgaria, la Repubblica ceca, la Slovacchia, la Francia, l'Ungheria, l'Italia e il Portogallo fossero autorizzati ad aderire all'atto di Ginevra nell'interesse dell'UE.

La Commissione si oppone fermamente alla possibilità avanzata con insistenza dal Consiglio di autorizzare tutti gli Stati membri dell'UE che lo desiderano a ratificare l'atto di Ginevra o ad aderirvi insieme all'Unione, adducendo come motivazione la regolarizzazione dei diritti di voto dell'Unione ai sensi dell'articolo 22, paragrafo 4, lettera b), punto ii), dell'atto di Ginevra, anziché le circostanze eccezionali descritte sopra.

La Commissione tiene inoltre a rammentare che, poiché l'Unione ha esercitato la propria competenza interna in materia di indicazioni geografiche agricole, gli Stati membri dell'UE non possono disporre di propri sistemi nazionali di protezione delle indicazioni geografiche agricole.

Di conseguenza, la Commissione si riserva il diritto di avvalersi dei mezzi di ricorso disponibili contro la decisione del Consiglio e ritiene comunque che questo caso non possa costituire un precedente per altri accordi internazionali/dell'OMPI vigenti o futuri, in particolare, ma non esclusivamente, qualora l'UE abbia già ratificato per proprio conto accordi internazionali in virtù della sua competenza esclusiva.

(1) GU C 110 del 22.3.2019, pag. 55.
(2)* IL TESTO NON È ANCORA STATO OGGETTO DI REVISIONE GIURIDICO-LINGUISTICA.
(3)GU C 110 del 22.3.2019, pag. 55.
(4)Posizione del Parlamento europeo del 16 aprile 2019.
(5)http://www.wipo.int/edocs/lexdocs/treaties/en/lisbon/trt_lisbon_009en.pdf.
(6)GU L [...] del [...], pag. [...].
(7)http://www.wipo.int/export/sites/www/lisbon/en/legal_texts/lisbon_agreement.pdf.
(8)Regolamento (CE) n. 110/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 gennaio 2008, relativo alla definizione, alla designazione, alla presentazione, all'etichettatura e alla protezione delle indicazioni geografiche delle bevande spiritose e che abroga il regolamento (CEE) n. 1576/89 del Consiglio (GU L 39 del 13.2.2008, pag. 16).
(9)Regolamento (UE) n. 1151/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 novembre 2012, sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari (GU L 343 del 14.12.2012, pag. 1).
(10)Regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli e che abroga i regolamenti (CEE) n. 922/72, (CEE) n. 234/79, (CE) n. 1037/2001 e (CE) n. 1234/2007 del Consiglio (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 671).
(11)Regolamento (UE) n. 251/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, concernente la definizione, la designazione, la presentazione, l'etichettatura e la protezione delle indicazioni geografiche dei prodotti vitivinicoli aromatizzati e che abroga il regolamento (CEE) n. 1601/91 del Consiglio (GU L 84 del 20.3.2014, pag. 14).
(12)Regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, che stabilisce le regole e i principi generali relativi alle modalità di controllo da parte degli Stati membri dell'esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione (GU L 55 del 28.2.2011, pag. 13).
(13)Regolamento di esecuzione comune nell'ambito dell'accordo di Lisbona e dell'atto di Ginevra dell'accordo di Lisbona quale adottato dall'assemblea dell'Unione di Lisbona l'11 ottobre 2017, http://www.wipo.int/meetings/en/doc_details.jsp?doc_id=376416, Doc. WIPO A/57/11 dell'11 ottobre 2017.
(14)Decisione (UE) .../... del Consiglio relativa all'adesione dell'Unione europea all'atto di Ginevra dell'accordo di Lisbona sulle denominazioni di origine e le indicazioni geografiche (GU L …, …, pag. …).
(15)+GU: inserire il numero della decisione contenuta nel documento ST 6929/19 e inserire il numero, la data, il titolo e i riferimenti GU di tale decisione nella nota a piè pagina.
(16)Regolamento (UE) 2017/1001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 giugno 2017, sul marchio dell'Unione europea (GU L 154 del 16.6.2017, pag. 1).
(17)Direttiva (UE) 2015/2436 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2015, sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di marchi d'impresa (GU L 336 del 23.12.2015, pag. 1).
(18)+GU: inserire nel testo il numero della decisione della decisione di cui al documento ST 6929/19.
(19)+GU: inserire nel testo il numero della decisione della decisione di cui al documento ST 6929/19.


Accordo UE-Filippine su alcuni aspetti relativi ai servizi aerei ***
PDF 114kWORD 47k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 16 aprile 2019 concernente il progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea, dell'accordo tra l'Unione europea e il governo della Repubblica delle Filippine su alcuni aspetti dei servizi aerei (15056/2018 – C8-0051/2019 – 2016/0156(NLE))
P8_TA-PROV(2019)0362A8-0191/2019

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (15056/2018),

–  visto il progetto di accordo tra l'Unione europea e la Repubblica delle Filippine su alcuni aspetti dei servizi aerei (1),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 100, paragrafo 2, e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a) del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0051/2019),

–  visti l'articolo 99, paragrafi 1 e 4, e l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per i trasporti e il turismo (A8-0191/2019),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio, alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e della Repubblica delle Filippine.

(1) GU L 322 del 18.12.2018, pag. 3.


Accordo internazionale sull’olio d’oliva e le olive da tavola ***
PDF 112kWORD 47k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 16 aprile 2019 concernente il progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione a nome dell'Unione europea dell'accordo internazionale del 2015 sull'olio d'oliva e le olive da tavola (06781/2019 – C8-0134/2019 – 2017/0107(NLE))
P8_TA-PROV(2019)0363A8-0186/2019

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (06781/2019),

–  visto il progetto dell'accordo internazionale del 2015 sull'olio d'oliva e le olive da tavola (11178/2016),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma degli articoli 207, paragrafo 4 e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), punto v), e dell'articolo 218, paragrafo 7, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0134/2019),

–  visti l'articolo 99, paragrafi 1 e 4, e l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  visti la raccomandazione della commissione per il commercio internazionale e il parere della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale (A8-0186/2019),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.


Nomina di un membro della Corte dei conti - Viorel Ștefan
PDF 116kWORD 47k
Decisione del Parlamento europeo del 16 aprile 2019 sulla proposta nomina di Viorel Ştefan a membro della Corte dei conti (C8-0049/2019 – 2019/0802(NLE))
P8_TA-PROV(2019)0364A8-0194/2019

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 286, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C8‑0049/2019),

–  visto l'articolo 121 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0194/2019),

A.  considerando che, con lettera del 14 febbraio 2019, il Consiglio ha consultato il Parlamento europeo sulla nomina di Viorel Ştefan alla funzione di membro della Corte dei conti;

B.  considerando che la commissione per il controllo dei bilanci ha valutato le qualifiche del candidato proposto, segnatamente in relazione alle condizioni di cui all'articolo 286, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

C.  considerando che, nella riunione dell'8 aprile 2019, la commissione per il controllo dei bilanci ha proceduto all'audizione del candidato designato dal Consiglio a membro della Corte dei conti;

1.  esprime parere negativo sulla proposta del Consiglio di nominare Viorel Ştefan membro della Corte dei conti;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio e, per conoscenza, alla Corte dei conti nonché alle altre istituzioni dell'Unione europea e alle istituzioni di controllo degli Stati membri.


Nomina di un membro della Corte dei conti - Ivana Maletić
PDF 116kWORD 47k
Decisione del Parlamento europeo del 16 aprile 2019 sulla proposta nomina di Ivana Maletić a membro della Corte dei conti (C8-0116/2019 – 2019/0803(NLE))
P8_TA-PROV(2019)0365A8-0195/2019

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 286, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C8-0116/2019),

–  visto l'articolo 121 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0195/2019),

A.  considerando che, con lettera del 5 marzo 2019, il Consiglio ha consultato il Parlamento europeo sulla nomina di Ivana Maletić alla funzione di membro della Corte dei conti;

B.  considerando che la commissione per il controllo dei bilanci ha valutato le qualifiche della candidata proposta, segnatamente in relazione alle condizioni di cui all'articolo 286, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

C.  considerando che, nella sua riunione dell'8 aprile 2019, la commissione per il controllo dei bilanci ha proceduto all'audizione della candidata designata dal Consiglio a membro della Corte dei conti;

1.  esprime parere positivo sulla proposta del Consiglio di nominare Ivana Maletić membro della Corte dei conti;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio e, per conoscenza, alla Corte dei conti nonché alle altre istituzioni dell'Unione europea e alle istituzioni di controllo degli Stati membri.


Protezione delle persone che segnalano violazioni del diritto dell'Unione ***I
PDF 381kWORD 127k
Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 16 aprile 2019 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio riguardante la protezione delle persone che segnalano violazioni del diritto dell'Unione (COM(2018)0218 – C8-0159/2018 – 2018/0106(COD))
P8_TA-PROV(2019)0366A8-0398/2018

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2018)0218),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e gli articoli 16, 33, 43, 50, l'articolo 53, paragrafo 1, e gli articoli 62, 91, 100, 103, 109, 114, 168, 169, 192, 207 e 325, paragrafo 4 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, nonché l'articolo 31 del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0159/2018),

–  visti i pareri della commissione giuridica sulla base giuridica proposta,

–  visti l'articolo 294, paragrafo 3, e l'articolo 16, l'articolo 43, paragrafo 2, l'articolo 50, l'articolo 53, paragrafo 1, gli articoli 91, 100, 114, l'articolo 168, paragrafo 4, l'articolo 169, l'articolo 192, paragrafo 1, e l'articolo 325, paragrafo 4, del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

–  visto il parere motivato inviato dal Parlamento svedese, nel quadro del protocollo n. 2 sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, in cui si dichiara la mancata conformità del progetto di atto legislativo al principio di sussidiarietà,

–  visto il parere della Corte dei conti del 26 settembre 2018(1),

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 18 ottobre 2018(2),

–  previa consultazione del Comitato delle regioni,

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 15 marzo 2019, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti gli articoli 59 e 39 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione giuridica e i pareri della commissione per i problemi economici e monetari, della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, della commissione per il controllo dei bilanci, della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, della commissione per la cultura e l'istruzione e della commissione per gli affari costituzionali (A8-0398/2018),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  prende atto della dichiarazione della Commissione allegata alla presente risoluzione;

3.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 16 aprile 2019 in vista dell'adozione della direttiva (UE) 2019/... del Parlamento europeo e del Consiglio riguardante la protezione delle persone che segnalano violazioni del diritto dell’Unione(3)

P8_TC1-COD(2018)0106


IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 16, ▌l'articolo 43, paragrafo 2, l'articolo 50, l'articolo 53, paragrafo 1, gli articoli ▌91, 100 e ▌114, l'articolo 168, paragrafo 4, l'articolo 169, l'articolo 192, paragrafo 1, e l'articolo 325, paragrafo 4, e il trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica, in particolare l'articolo 31,

vista la proposta della Commissione europea,

previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(4),

visto il parere del Comitato delle regioni(5),

visto il parere della Corte dei conti(6),

visto il parere di un gruppo di personalità designate dal Comitato scientifico e tecnico tra gli esperti scientifici degli Stati membri, in conformità dell'articolo 31 del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria(7),

considerando quanto segue:

(1)  Chi lavora per un'organizzazione pubblica o privata o è in contatto con essa nello svolgimento della propria attività professionale è spesso la prima persona a venire a conoscenza di minacce o pregiudizi al pubblico interesse sorti in tale ambito. Nel "dare l'allerta", gli informatori svolgono un ruolo decisivo nella denuncia e nella prevenzione delle violazioni del diritto che ledono il pubblico interesse e nella salvaguardia del benessere della società. Tuttavia, i potenziali informatori sono spesso poco inclini a segnalare inquietudini e sospetti nel timore di ritorsioni. In tale contesto, l'importanza di garantire una protezione equilibrata ed efficace degli informatori è sempre più riconosciuta a livello sia europeo che internazionale.

(2)  A livello di Unione le segnalazioni e le divulgazioni pubbliche degli informatori costituiscono uno degli elementi a monte dell'applicazione del diritto e delle politiche dell'Unione, fornendo ai sistemi di contrasto nazionali e dell'Unione informazioni che portano all'indagine, all'accertamento e al perseguimento dei casi di violazione delle norme dell'Unione, rafforzando in tal modo i principi di trasparenza e responsabilità.

(3)  In determinati settori, le violazioni del diritto dell'Unione - indipendentemente dal fatto che ai sensi del diritto nazionale siano qualificate quali violazioni amministrative, penali o di altro tipo - possono arrecare grave pregiudizio al pubblico interesse, creando rischi significativi per il benessere della società. Laddove siano state individuate carenze nell'applicazione del diritto in tali settori, e gli informatori si trovano di solito in una posizione privilegiata per segnalare le violazioni, è necessario rafforzare l'applicazione del diritto introducendo canali di segnalazione efficaci, riservati e sicuri e garantendo una protezione efficace degli informatori dalle ritorsioni ▌.

(4)  Attualmente la protezione garantita agli informatori nell’Unione europea non è uniforme tra gli Stati membri e non è armonizzata tra i vari settori. Le conseguenze delle violazioni del diritto dell’Unione aventi una dimensione transfrontaliera rivelate dagli informatori dimostrano come l’assenza di un livello di protezione sufficiente in un dato Stato membro può avere non solo conseguenze negative sul funzionamento delle politiche dell’UE al suo interno, ma anche effetti di ricaduta in altri Stati membri e nell’UE nel suo insieme.

(5)  Di conseguenza dovrebbero applicarsi norme minime comuni atte a garantire una protezione efficace degli informatori negli atti e nei settori in cui:

i)  occorre rafforzare l’applicazione delle norme,

ii)  l’insufficiente segnalazione da parte degli informatori è un fattore chiave che incide negativamente su tale applicazione, e

iii)  le violazioni del diritto dell’Unione possono arrecare grave pregiudizio al pubblico interesse.

Gli Stat membri possono estendere l'applicazione delle disposizioni nazionali ad altri settori al fine di garantire un quadro completo e coerente a livello nazionale.

(6)  La protezione degli informatori è necessaria per rafforzare l’applicazione del diritto dell’Unione nel settore degli appalti pubblici. Oltre alla prevenzione e all'accertamento delle frodi e della corruzione nel quadro dell’esecuzione del bilancio dell’UE, compresi gli appalti, occorre affrontare il problema del rispetto inadeguato delle norme relative agli appalti pubblici da parte delle autorità pubbliche nazionali e di alcuni operatori di pubblica utilità all’acquisto di beni, opere e servizi. Le violazioni di tali norme hanno per effetto di creare distorsioni della concorrenza, aumentare i costi operativi per le imprese, ledere gli interessi degli investitori e degli azionisti e, in generale, diminuire l’attrattiva degli investimenti creando disparità di condizioni per le imprese in Europa e compromettendo così il corretto funzionamento del mercato interno.

(7)  Nel settore dei servizi finanziari il legislatore dell’Unione ha già riconosciuto il valore aggiunto della protezione degli informatori. In seguito alla crisi finanziaria che ha messo in evidenza gravi carenze nell'applicazione delle norme pertinenti, sono state introdotte norme per la protezione degli informatori, compresi canali di segnalazione interna ed esterna e un divieto esplicito di ritorsioni, in un numero significativo di strumenti legislativi in questo settore(8). In particolare nel contesto del quadro prudenziale applicabile agli enti creditizi e alle imprese di investimento, la direttiva 2013/36/UE prevede disposizioni per la protezione degli informatori, estensibili anche al regolamento (UE) n. 575/2013 relativo ai requisiti prudenziali per gli enti creditizi e le imprese di investimento.

(8)  Per quanto concerne la sicurezza dei prodotti immessi nel mercato interno, le imprese che intervengono nella catena di produzione e di distribuzione sono la principale fonte di raccolta di prove e quindi sono particolarmente preziose le segnalazioni degli informatori che si trovano vicino alla fonte di eventuali pratiche illecite di fabbricazione, importazione o distribuzione di prodotti non sicuri. Si giustifica quindi l’introduzione di una protezione degli informatori in relazione alle prescrizioni di sicurezza applicabili sia ai "prodotti armonizzati"(9) che ai "prodotti non armonizzati"(10). La protezione degli informatori è inoltre fondamentale per evitare lo sviamento delle armi da fuoco, loro parti e componenti e munizioni, e di prodotti destinati alla difesa, in quanto incoraggia la segnalazione di violazioni quali le frodi documentali, la falsificazione delle etichette e l'acquisizione intracomunitaria fraudolenta di armi da fuoco, settori in cui le violazioni spesso comportano uno sviamento dal mercato legale a quello illegale. La protezione degli informatori contribuirà inoltre a prevenire la fabbricazione illecita di esplosivi artigianali, contribuendo alla corretta applicazione delle restrizioni e dei controlli sui precursori di esplosivi.

(9)  L’importanza della protezione degli informatori per la prevenzione e la dissuasione delle violazioni delle norme dell’Unione in materia di sicurezza dei trasporti che possono mettere in pericolo vite umane è stata già riconosciuta negli strumenti settoriali dell’Unione in materia di sicurezza aerea(11) e sicurezza dei trasporti marittimi(12), che prevedono misure specifiche di protezione degli informatori e appositi canali di segnalazione. Tali strumenti comprendono anche la protezione dalle ritorsioni dei lavoratori che segnalano propri errori commessi in buona fede (la cosiddetta “cultura dell’equità”). È necessario completare e sviluppare gli elementi già esistenti di protezione degli informatori in questi due ambiti e garantire tale protezione per rafforzare l'applicazione delle norme di sicurezza relativamente ad altri modi di trasporto, in particolare il trasporto per vie navigabili interne, stradale e ferroviario.

(10)  La raccolta di prove, la prevenzione, l'accertamento e il contrasto dei reati ambientali e dei comportamenti illeciti o delle omissioni come anche delle potenziali violazioni riguardanti la tutela dell'ambiente rimangono aspetti problematici e devono essere rafforzati, come riconosciuto nella comunicazione della Commissione "Azioni dell’UE volte a migliorare la conformità e la governance ambientali" del 18 gennaio 2018(13). Considerato che attualmente le norme di protezione degli informatori sono previste soltanto in uno strumento settoriale in materia di tutela dell'ambiente(14), l'introduzione di una tale protezione è necessaria per garantire l'efficace applicazione dell'acquis ambientale dell'Unione, le cui violazioni possono arrecare ▌pregiudizio al pubblico interesse, con possibili effetti di ricaduta al di là delle frontiere nazionali. Lo stesso vale dei prodotti non sicuri che possono causare danni ambientali.

(11)  Rafforzare la protezione degli informatori contribuirebbe inoltre a prevenire e scoraggiare le violazioni delle norme Euratom in materia di sicurezza nucleare, radioprotezione e gestione sicura e responsabile del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi. Rafforzerebbe anche l'applicazione delle disposizioni vigenti della direttiva riveduta sulla sicurezza nucleare(15) in materia di cultura della sicurezza nucleare efficace e, in particolare, dell'articolo 8 ter, paragrafo 2, lettera a), che richiede, tra l'altro, che l'autorità di regolamentazione competente istituisca sistemi di gestione che attribuiscano la dovuta priorità alla sicurezza nucleare e promuovano, a tutti i livelli del personale e dei dirigenti, le capacità di mettere in discussione l'efficace realizzazione dei principi e delle pratiche di sicurezza pertinenti e di segnalare prontamente problemi di sicurezza.

(12)  Analoghe considerazioni giustificano l'introduzione di una protezione degli informatori per rafforzare le disposizioni esistenti e prevenire le violazioni delle norme dell'UE nel settore della filiera alimentare, in particolare della sicurezza degli alimenti e dei mangimi e della salute, della protezione e del benessere degli animali. Le diverse norme dell'Unione in questi settori sono strettamente collegate tra loro. Il regolamento (CE) n. 178/2002(16) stabilisce i principi e i requisiti generali che sono alla base di tutte le misure dell'Unione e nazionali relative ai prodotti alimentari e ai mangimi, con particolare attenzione alla sicurezza alimentare, al fine di garantire un livello elevato di tutela della salute umana e degli interessi dei consumatori in relazione agli alimenti e l'efficace funzionamento del mercato interno. Tale regolamento stabilisce tra l'altro che agli operatori del settore alimentare e dei mangimi è vietato scoraggiare i propri dipendenti dal cooperare con le autorità competenti ove ciò possa prevenire, ridurre o eliminare un rischio derivante da un alimento. Il legislatore dell'Unione ha adottato un approccio analogo per la "normativa in materia di sanità animale" nel regolamento (UE) 2016/429 che fissa norme per prevenire e controllare malattie animali trasmissibili agli animali o all'uomo(17). La direttiva 98/58/CE del Consiglio e la direttiva 2010/63/UE del Parlamento europeo e del Consiglio nonché i regolamenti del Consiglio (CE) n. 1/2005 e (CE) n. 1099/2009 stabiliscono le norme applicabili alla protezione e al benessere degli animali negli allevamenti, durante il trasporto e durante l'abbattimento.

(13)  Nella stessa ottica le segnalazioni degli informatori possono essere decisive per individuare e prevenire, ridurre o eliminare i rischi per la salute pubblica e la tutela dei consumatori derivanti dalle violazioni delle norme dell'Unione che non verrebbero altrimenti alla luce. In particolare la tutela dei consumatori è anche strettamente collegata ai casi in cui prodotti non sicuri possono arrecare gravi danni ai consumatori. ▌

(14)  La protezione della vita privata e dei dati personali, sancita dagli articoli 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, è un altro settore in cui gli informatori possono contribuire a segnalare le violazioni del diritto dell'Unione che possono ledere ▌ il pubblico interesse. Analoghe considerazioni valgono per le violazioni della direttiva sulla sicurezza delle reti e dei sistemi informativi(18) che introduce la segnalazione degli incidenti (compresi quelli che non compromettono i dati personali) e i requisiti di sicurezza per gli operatori di servizi essenziali in numerosi settori (energia, sanità, trasporti, banche, ecc.), per i fornitori di servizi digitali essenziali (ad esempio i servizi di cloud computing) e per i fornitori di servizi di base quali acqua, elettricità e gas. Le segnalazioni degli informatori in questo settore sono particolarmente utili al fine di prevenire gli incidenti di sicurezza che potrebbero compromettere attività economiche e sociali fondamentali e servizi digitali di vasta utilizzazione, nonché per prevenire qualsiasi violazione della legislazione dell'Unione in materia di protezione dei dati. Le segnalazioni contribuiscono a garantire la continuità dei servizi essenziali per il funzionamento del mercato interno e il benessere della società.

(15)  Inoltre, la tutela degli interessi finanziari dell'Unione, che interessa la lotta contro le frodi, la corruzione e qualsiasi altra attività illegale connessa all'utilizzo delle spese dell'Unione, la raccolta delle entrate e i fondi o gli attivi dell'Unione, è un settore in cui l'applicazione del diritto dell'Unione deve essere rafforzata. Il rafforzamento della protezione degli interessi finanziari dell'Unione abbraccia anche l'esecuzione del bilancio dell'Unione in relazione alle spese effettuate sulla base del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica. La mancanza di un'applicazione efficace delle norme riguardanti gli interessi finanziari dell'Unione, anche in materia di frode e corruzione a livello nazionale, determina una perdita di entrate per l'Unione e un uso improprio dei fondi dell'UE che possono falsare gli investimenti pubblici e la crescita e minare la fiducia dei cittadini nell'azione dell'UE. L'articolo 325 del TFUE impone all'Unione e agli Stati membri di combattere contro tali attività. Le misure dell'Unione pertinenti a tale riguardo comprendono, in particolare, il regolamento (CE, Euratom) n. 2988/95 del Consiglio, integrato, per i tipi di condotte fraudolente più gravi, dalla direttiva (UE) 2017/1371 e dalla convenzione elaborata in base all'articolo K.3 del trattato sull'Unione europea relativa alla tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee, del 26 luglio 1995, compresi i relativi protocolli del 27 settembre 1996,(19) del 29 novembre 1996(20) e del 19 giugno 1997 (convenzione e protocolli che rimangono in vigore per gli Stati membri non vincolati dalla direttiva (UE) 2017/1371), come pure il regolamento (UE, Euratom) n. 883/2013 (OLAF).

(16)  È altresì opportuno stabilire norme minime comuni per la protezione degli informatori per quanto concerne le violazioni riguardanti il mercato interno di cui all'articolo 26, paragrafo 2, del TFUE. In aggiunta, conformemente alla giurisprudenza della Corte di giustizia, le misure dell'Unione volte a instaurare o assicurare il funzionamento del mercato interno sono destinate a contribuire all'eliminazione degli ostacoli esistenti o emergenti alla libera circolazione delle merci o alla libera prestazione di servizi, o ancora all'eliminazione di distorsioni della concorrenza.

(17)  Nello specifico, la protezione degli informatori intesa a rafforzare l'applicazione del diritto della concorrenza dell'Unione, anche per quanto riguarda gli aiuti di Stato, permetterebbe di salvaguardare il funzionamento efficace dei mercati nell'Unione, di garantire parità di condizioni per le imprese e di apportare benefici ai consumatori. Per quanto riguarda le norme in materia di concorrenza applicabili alle imprese, l'importanza delle segnalazioni dall'interno per accertare violazioni del diritto della concorrenza è già stata riconosciuta nella politica di trattamento favorevole dell'UE e tramite la recente introduzione di uno strumento di informazione anonima da parte della Commissione europea. Le violazioni riguardanti la concorrenza e gli aiuti di Stato interessano gli articoli 101, 102, 106, 107 e 108 del TFUE nonché le norme di diritto derivato adottate per la loro applicazione.

(18)  Gli atti che violano le norme in materia di imposta sulle società e le costruzioni il cui fine è ottenere un vantaggio fiscale ed eludere gli obblighi giuridici, vanificando l'obiettivo o la finalità della normativa in materia di imposta sulle società vigente, compromettono il corretto funzionamento del mercato interno. Possono dare luogo a una concorrenza fiscale sleale e a un'evasione fiscale di vasta portata, falsando le condizioni di equità per le imprese e riducendo le entrate fiscali per gli Stati membri e per il bilancio dell'Unione nel suo insieme. La presente direttiva prevede la protezione dalle ritorsioni per coloro che segnalano tentativi di evasione e/o costruzioni abusive che altrimenti potrebbero passare inosservati, allo scopo di rafforzare la capacità delle autorità competenti di salvaguardare il corretto funzionamento del mercato interno ed eliminare le distorsioni e gli ostacoli al commercio che compromettono la competitività delle imprese nel mercato interno, direttamente legati alle norme sulla libera circolazione e altresì pertinenti per l'applicazione delle norme in materia di aiuti di Stato. La protezione degli informatori si aggiunge alle recenti iniziative della Commissione volte a migliorare la trasparenza e lo scambio di informazioni nel settore della fiscalità e a creare un ambiente più equo per l'imposta sulle società all'interno dell'Unione , onde aumentare l'efficacia degli Stati membri nell'individuare i tentativi di evasione e/o le costruzioni abusive, che altrimenti potrebbero passare inosservati, e contribuire a dissuadere tali costruzioni, quantunque la presente direttiva non armonizzi le disposizioni – sostanziali o procedurali – in materia di imposte.

(19)  L'articolo 2, paragrafo 1, lettera a), definisce l'ambito di applicazione materiale della presente direttiva in riferimento a un elenco di atti dell'Unione di cui all'allegato (parti I e II). Ciò implica che, laddove tali atti dell'Unione definiscano a loro volta il proprio ambito di applicazione materiale in riferimento ad atti dell'Unione elencati nei rispettivi allegati, detti atti rientrano altresì nell'ambito di applicazione materiale della presente direttiva. Inoltre, il riferimento agli atti di cui all'allegato dovrebbe essere inteso come comprensivo di tutti i provvedimenti nazionali e unionali – di esecuzione o delegati – adottati a norma di tali atti. Oltre a ciò, il riferimento agli atti dell'Unione di cui all'allegato deve essere inteso come un riferimento dinamico, vale a dire che se l'atto dell'Unione di cui all'allegato è stato o sarà modificato, il riferimento riguarda l'atto modificato; se l'atto dell'Unione di cui all'allegato è stato o sarà sostituito, il riferimento riguarda il nuovo atto.

(20)  Taluni atti dell'Unione, in particolare nel settore dei servizi finanziari, come il regolamento (UE) n. 596/2014 relativo agli abusi di mercato(21) e la direttiva di esecuzione 2015/2392 della Commissione adottata sulla base del suddetto regolamento(22), contengono già disposizioni dettagliate sulla protezione degli informatori. Tale legislazione vigente dell'Unione, compreso l'elenco che figura nella parte II dell'allegato, dovrebbe mantenere le proprie specificità attagliate ai settori interessati. Si tratta di un aspetto particolarmente importante per stabilire quali soggetti giuridici del settore dei servizi finanziari, della prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo siano attualmente tenuti a stabilire canali di segnalazione interna. Nel contempo, al fine di garantire coerenza e certezza del diritto in tutti gli Stati membri, la presente direttiva dovrebbe applicarsi a tutte le materie non disciplinate dagli strumenti settoriali specifici, che dovrebbero essere integrati dalla presente direttiva, nella misura in cui tali materie non siano da essi disciplinate, in modo che siano pienamente allineati alle norme minime. In particolare, la presente direttiva dovrebbe precisare ulteriormente la progettazione dei canali di segnalazione interna ed esterna, gli obblighi delle autorità competenti, come pure le specifiche forme di protezione dalle ritorsioni da prevedere a livello nazionale. A tale riguardo, l'articolo 28, paragrafo 4, del regolamento (UE) n. 1286/2014 dispone che gli Stati membri possono istituire un canale di segnalazione interna nel settore contemplato da detto regolamento. Per ragioni di coerenza con le norme minime stabilite dalla presente direttiva, l'obbligo di istituire canali di segnalazione interna di cui all'articolo 4, paragrafo 1, dovrebbe applicarsi altresì per quanto riguarda il regolamento (UE) n. 1286/2014.

(21)  La presente direttiva non dovrebbe pregiudicare la protezione garantita ai lavoratori dipendenti che segnalano violazioni del diritto del lavoro dell'Unione. In particolare nel settore della salute e della sicurezza sul lavoro, l'articolo 11 della direttiva quadro 89/391/CEE impone già agli Stati membri di garantire che i lavoratori o i loro rappresentanti non siano penalizzati a causa delle loro richieste al datore di lavoro di prendere misure adeguate per ridurre qualsiasi rischio per i lavoratori e/o eliminare le cause di pericolo. I lavoratori e i loro rappresentanti hanno il diritto di rivolgersi alle autorità nazionali competenti se ritengono che le misure adottate e i mezzi impiegati dal datore di lavoro non siano sufficienti per garantire la sicurezza e la salute.

(22)  Gli Stati membri possono prevedere la possibilità che le segnalazioni riguardanti vertenze interpersonali che interessano esclusivamente la persona segnalante, ad esempio vertenze riguardanti conflitti interpersonali tra la persona segnalante e un altro dipendente, siano trattate nel quadro di altre procedure disponibili.

(23)  La presente direttiva non pregiudica la protezione garantita dalle procedure per la segnalazione di possibili attività illecite, ivi compresi una frode o un atto di corruzione, pregiudizievoli per gli interessi dell'Unione, o di una condotta in rapporto con l'esercizio di incarichi professionali che possa costituire una grave mancanza agli obblighi dei funzionari e degli altri agenti dell'Unione europea istituiti ai sensi degli articoli 22 bis, 22 ter e 22 quater dello statuto dei funzionari dell'Unione europea e del regime applicabile agli altri agenti dell'Unione europea, definito dal regolamento (CEE, Euratom, CECA) n. 259/68 del Consiglio(23). La direttiva si applica allorché i funzionari dell'UE effettuano una segnalazione in un contesto lavorativo che esula dal loro rapporto di lavoro con le istituzioni dell'UE.

(24)  La sicurezza nazionale resta di esclusiva competenza di ciascuno Stato membro. La presente direttiva non dovrebbe applicarsi alle segnalazioni di violazioni riguardanti appalti concernenti aspetti di difesa o di sicurezza qualora tali aspetti rientrino nell'articolo 346 del TFUE, in conformità della giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea. Se gli Stati membri decidono di estendere la protezione prevista dalla presente direttiva ad altri settori o ad altri atti che non rientrano nel suo ambito di applicazione, tali Stati membri possono adottare disposizioni specifiche per tutelare gli interessi essenziali della sicurezza nazionale a tale riguardo.

(25)  La presente direttiva non dovrebbe pregiudicare neanche la protezione delle informazioni classificate che, in virtù del diritto dell'Unione o delle disposizioni legislative, regolamentari o amministrative in vigore nello Stato membro interessato, devono essere protette per motivi di sicurezza dall'accesso non autorizzato. Inoltre, le disposizioni della presente direttiva non dovrebbero pregiudicare gli obblighi derivanti dalla decisione (UE, Euratom) 2015/444 della Commissione, del 13 marzo 2015, sulle norme di sicurezza per proteggere le informazioni classificate UE o dalla decisione del Consiglio, del 23 settembre 2013, sulle norme di sicurezza per proteggere le informazioni classificate UE.

(26)  La presente direttiva non dovrebbe pregiudicare la protezione della riservatezza delle comunicazioni tra gli avvocati e i loro clienti ("segreto professionale forense") prevista dal diritto nazionale e, ove applicabile, dal diritto dell'Unione, in conformità della giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea. Inoltre, la direttiva non dovrebbe pregiudicare l'obbligo di mantenere la riservatezza delle comunicazioni tra prestatori di assistenza sanitaria, compresi i terapisti, e i loro pazienti, nonché la riservatezza delle cartelle cliniche ("segreto medico") previsto dal diritto nazionale e dell'Unione.

(27)  Coloro che esercitano altre professioni possono beneficiare della protezione prevista dalla presente direttiva allorché comunicano informazioni protette dalle norme professionali applicabili, a condizione che tale comunicazione sia necessaria per rivelare una violazione rientrante nell'ambito di applicazione della presente direttiva.

(28)  Pur prevedendo, a determinate condizioni, un esonero limitato dalla responsabilità - compresa la responsabilità penale - in caso di violazione della riservatezza, la presente direttiva lascia impregiudicate le norme nazionali di procedura penale, in particolare quelle volte a salvaguardare l'integrità delle indagini e dei procedimenti o i diritti della difesa delle persone coinvolte. Ciò non pregiudica l'introduzione di misure di protezione in altri tipi di diritto procedurale nazionale, in particolare l'inversione dell'onere della prova nei procedimenti nazionali amministrativi, civili o del lavoro.

(29)  La presente direttiva dovrebbe lasciare impregiudicate le norme nazionali relative all'esercizio dei diritti dei rappresentanti dei lavoratori in ordine all'informazione, alla consultazione, nonché alla partecipazione alla contrattazione collettiva e alla difesa dei diritti dei lavoratori. Ciò non dovrebbe pregiudicare il livello di protezione offerto dalla direttiva.

(30)  La presente direttiva non dovrebbe applicarsi ai casi in cui persone che, in base al loro consenso informato, sono state identificate come informatori o registrate come tali in banche dati gestite dalle autorità designate a livello nazionale, quali le autorità doganali, segnalino violazioni alle autorità di contrasto dietro compenso o corrispettivo. Tali segnalazioni sono effettuate secondo procedure specifiche volte a garantire l'anonimato degli interessati al fine di proteggerne l'integrità fisica e distinte dai canali di segnalazione previsti dalla presente direttiva.

(31)  Coloro che segnalano minacce o pregiudizi al pubblico interesse di cui sono venuti a sapere nell'ambito delle loro attività professionali esercitano il diritto alla libertà di espressione. Il diritto alla libertà di espressione e d'informazione, sancito dall'articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (in prosieguo la "Carta") e dall'articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU), comprende il diritto di ricevere o di comunicare informazioni nonché la libertà dei media e il loro pluralismo.

(32)  Di conseguenza, la presente direttiva si basa sulla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo relativa al diritto alla libertà di espressione e ai principi elaborati su tale base dal Consiglio d'Europa nella raccomandazione del 2014 sulla protezione degli informatori(24).

(33)  Per beneficiare della protezione, le persone segnalanti dovrebbero ritenere ragionevolmente, alla luce delle circostanze e delle informazioni di cui dispongono al momento della segnalazione, che i fatti che segnalano sono veri. Si tratta di una garanzia essenziale contro le segnalazioni dolose e futili o infondate, affinché le persone che, al momento della segnalazione, hanno fornito deliberatamente e scientemente informazioni errate o fuorvianti siano escluse dalla protezione. Al tempo stesso, assicura che la persona segnalante continui a beneficiare della protezione laddove abbia effettuato una segnalazione imprecisa in buona fede. Nella stessa ottica, le persone segnalanti dovrebbero poter beneficiare della protezione prevista dalla presente direttiva se hanno fondati motivi per ritenere che le informazioni segnalate rientrino nel suo ambito di applicazione. I motivi che hanno indotto la persona segnalante a effettuare la segnalazione dovrebbero essere irrilevanti ai fini della concessione o meno della protezione.

(34)  Le persone segnalanti si sentono di norma più a loro agio a effettuare una segnalazione interna, a meno che non abbiano motivi per effettuare una segnalazione esterna. Studi empirici mostrano che la maggior parte degli informatori tende a effettuare segnalazioni all'interno dell'organizzazione presso la quale lavora. La segnalazione interna è anche il modo migliore per far giungere le informazioni alle persone che possono contribuire ad affrontare in modo rapido ed efficace i rischi per il pubblico interesse. Allo stesso tempo, la persona segnalante dovrebbe poter scegliere il canale di segnalazione più adeguato in funzione delle circostanze specifiche del caso. Inoltre, è necessario proteggere la divulgazione pubblica tenendo conto di principi democratici come la trasparenza e la responsabilità e di diritti fondamentali come la libertà di espressione e la libertà dei mezzi di informazione, bilanciando nel contempo l'interesse dei datori di lavoro a gestire le loro organizzazioni e tutelare i loro interessi con la tutela del pubblico interesse, conformemente ai criteri elaborati dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo.

(35)  Fatti salvi gli obblighi vigenti di prevedere la segnalazione anonima in virtù del diritto dell'Unione, gli Stati membri possono decidere se i soggetti pubblici e privati e le autorità competenti accettano le segnalazioni anonime di violazioni rientranti nell'ambito di applicazione della presente direttiva e vi danno seguito. Tuttavia, le persone che hanno segnalato o reso pubbliche in forma anonima informazioni rientranti nell'ambito di applicazione della presente direttiva e che ne soddisfano le condizioni dovrebbero beneficiare della protezione prevista dalla presente direttiva qualora siano successivamente identificate e subiscano ritorsioni.

(36)  La protezione deve essere concessa allorché le persone effettuano una segnalazione, ai sensi della normativa UE, a istituzioni, organi o organismi dell'Unione, ad esempio in caso di frode ai danni del bilancio dell'Unione.

(37)  È necessario assicurare una protezione giuridica specifica alle persone quando acquisiscono le informazioni che segnalano nel quadro delle loro attività professionali e sono quindi esposte al rischio di ritorsioni legate al lavoro (ad esempio in caso di violazione dell'obbligo di lealtà e riservatezza). Il motivo principale di tale protezione è la loro posizione di vulnerabilità economica nei confronti della persona da cui dipendono, di fatto, per il lavoro. Laddove non vi sia un siffatto squilibrio di potere legato al lavoro (come nel caso di una normale denuncia o di ordinari cittadini) non è necessaria una protezione contro le ritorsioni.

(38)  Ai fini dell'applicazione efficace del diritto dell'Unione la protezione deve essere concessa al maggior numero possibile di categorie di persone che, cittadini dell'UE o di paesi terzi, per le loro attività professionali (indipendentemente dal tipo e se si tratti di attività remunerate o no), hanno un accesso privilegiato a informazioni sulle violazioni che è nell'interesse del pubblico segnalare e che sono a rischio di ritorsioni in caso di segnalazione. Gli Stati membri dovrebbero adoperarsi affinché la necessità della protezione sia stabilita tenendo conto di tutte le circostanze pertinenti e non solo della natura della relazione, così da coprire l'insieme delle persone collegate in senso ampio all'organizzazione in cui si è verificata la violazione.

(39)  La protezione dovrebbe applicarsi, in primo luogo, alle persone aventi la qualifica di "lavoratore" ai sensi dell'articolo 45, paragrafo 1, del TFUE, come interpretato dalla Corte di giustizia dell'Unione europea, vale a dire la persona che fornisce, per un certo periodo di tempo, a favore di terzi e sotto la direzione di questi, determinate prestazioni in contropartita delle quali riceve una retribuzione. Tale nozione comprende anche i dipendenti pubblici. La protezione dovrebbe quindi essere concessa anche ai lavoratori con contratti atipici, compresi i lavoratori a tempo parziale e i lavoratori con contratti a tempo determinato, nonché alle persone che hanno un contratto di lavoro o un rapporto di lavoro con un'agenzia interinale, che sono tipi di rapporti di lavoro precari cui è spesso difficile applicare le norme di base contro il trattamento iniquo.

(40)  La protezione dovrebbe essere estesa anche ad altre categorie di persone fisiche ▌che, pur non essendo "lavoratori" ai sensi dell'articolo 45, paragrafo 1, del TFUE, possono svolgere un ruolo chiave nel rivelare violazioni del diritto e che possono trovarsi in una situazione di vulnerabilità economica nell'ambito delle loro attività professionali. Ad esempio in settori come la sicurezza dei prodotti i fornitori sono molto più vicini alla fonte delle possibili pratiche illecite di fabbricazione, importazione o distribuzione di prodotti non sicuri; nell'esecuzione dei fondi dell'Unione i consulenti che prestano i loro servizi sono in una posizione privilegiata per richiamare l'attenzione sulle violazioni di cui sono testimoni. Tali categorie di persone, compresi i lavoratori autonomi che prestano servizi, i lavoratori indipendenti, i contraenti, i subappaltatori e i fornitori, sono generalmente esposte a ritorsioni che possono, ad esempio, prendere la forma di risoluzione o annullamento del contratto di servizi, della licenza o del permesso, perdita di opportunità commerciali, perdita di reddito, coercizione, intimidazioni o vessazioni, inserimento nelle liste nere/boicottaggio o danni alla reputazione. Anche gli azionisti e le persone negli organi direttivi possono subire ritorsioni, ad esempio in termini finanziari o sotto forma di intimidazioni o vessazioni, inserimento nelle liste nere o danni alla reputazione. La protezione dovrebbe inoltre essere concessa alle persone il cui rapporto di lavoro è terminato e ai candidati in vista di un'assunzione o della prestazione di servizi a un'organizzazione, che abbiano acquisito le informazioni sulle violazioni del diritto durante il processo di selezione o in altre fasi della trattativa precontrattuale e che possono subire ritorsioni, ad esempio sotto forma di inserimento nelle liste nere/boicottaggio.

(41)  Proteggere efficacemente gli informatori significa estendere la protezione anche ad altre categorie di persone che, pur non dipendendo dalle loro attività lavorative dal punto di vista economico, rischiano comunque di subire ritorsioni per aver denunciato violazioni. Tra le forme di ritorsione contro i volontari e i tirocinanti retribuiti o non retribuiti: non avvalersi più dei loro servizi, dare referenze negative per futuri posti di lavoro, danneggiarne in altro modo la reputazione o le prospettive di carriera.

(42)  Ai fini dell'individuazione e prevenzione efficaci di un grave pregiudizio al pubblico interesse, la nozione di violazione include anche le pratiche abusive quali definite dalla giurisprudenza della Corte di giustizia, ovvero gli atti o le omissioni che pur non risultando irregolari dal punto di vista formale vanificano l'oggetto o la finalità del diritto.

(43)  Per prevenire efficacemente le violazioni del diritto dell'Unione, la protezione deve essere concessa ▌alle persone che forniscono le informazioni necessarie per rivelare violazioni che sono già state commesse, violazioni che non sono ancora state commesse ma molto verosimilmente potrebbero esserlo, atti od omissioni che la persona segnalante abbia fondati motivi di ritenere violazioni del diritto dell'Unione, nonché tentativi di nascondere violazioni. Per gli stessi motivi la protezione è giustificata anche per le persone che non forniscono prove certe, ma espongono ragionevoli preoccupazioni o sospetti. Allo stesso tempo, la protezione non dovrebbe applicarsi alla segnalazione di informazioni che sono già totalmente di dominio pubblico, di notizie prive di fondamento e di voci di corridoio.

(44)  La ritorsione è l'espressione dello stretto nesso (causa-effetto) che deve sussistere tra la segnalazione e il maltrattamento subito, direttamente o indirettamente, dalla persona segnalante affinché possa beneficiare di protezione giuridica. Una protezione efficace delle persone segnalanti quale mezzo per migliorare l'applicazione del diritto dell'Unione presuppone una definizione ampia del concetto di ritorsione, in cui rientri qualsiasi azione o omissione che si verifica nel contesto lavorativo che arreca pregiudizio agli informatori. La presente direttiva non osta a che i datori di lavoro adottino decisioni di natura lavorativa non determinate dalla segnalazione o dalla divulgazione pubblica.

(45)  La protezione dalle ritorsioni quale mezzo per salvaguardare la libertà di espressione e la libertà dei mezzi di informazione dovrebbe essere assicurata sia alle persone che segnalano informazioni riguardanti atti od omissioni all'interno di un'organizzazione (segnalazione interna) o a un'autorità esterna (segnalazione esterna) che alle persone che rendono tali informazioni di pubblico dominio (ad esempio direttamente al pubblico o tramite piattaforme web e social media, ai mezzi di informazione, ai rappresentanti eletti, alle organizzazioni della società civile, ai sindacati o alle organizzazioni imprenditoriali/professionali).

(46)  Gli informatori costituiscono in particolare un’importante fonte per i giornalisti d’inchiesta. Il fatto di garantire una protezione efficace degli informatori dalle ritorsioni accresce la sicurezza giuridica dei (potenziali) informatori e di conseguenza incoraggia e facilita anche le segnalazioni ai mezzi di informazione. A tale riguardo la protezione degli informatori quali fonte giornalistica è fondamentale per salvaguardare la funzione di vigilanza del giornalismo d’inchiesta nelle società democratiche.

(47)  Per accertare e prevenire efficacemente le violazioni del diritto dell’Unione è essenziale che le informazioni pertinenti giungano rapidamente ai soggetti più vicini all’origine del problema, che sono i più atti a indagare e hanno i mezzi per porvi eventualmente rimedio. In linea di principio, le persone segnalanti dovrebbero pertanto essere incoraggiate a utilizzare in primis i canali interni e a rivolgersi al loro datore di lavoro, ove tali canali siano disponibili e si possa ragionevolmente presumere che funzionino. Ciò vale, in particolare, nel caso in cui le persone segnalanti ritengano che la violazione possa essere affrontata efficacemente all'interno dell'organizzazione interessata e che non vi sia alcun rischio di ritorsioni. Questo giustifica inoltre che i soggetti giuridici del settore privato e del settore pubblico stabiliscano procedure interne appropriate per il ricevimento delle segnalazioni e il relativo seguito. Detto incoraggiamento interessa anche i casi in cui suddetti canali sono stati istituiti senza che ciò fosse imposto dal diritto dell'Unione o nazionale. Si tratta di un principio che dovrebbe favorire una cultura della buona comunicazione e della responsabilità sociale d'impresa all'interno delle organizzazioni nel cui ambito le persone segnalanti sono considerate elementi che contribuiscono in modo significativo all'autocorrezione e all'eccellenza.

(48)  Per i soggetti giuridici del settore privato, l’obbligo di istituire canali interni è commisurato alle dimensioni e al livello di rischio che le loro attività comportano per il pubblico interesse. Questo obbligo dovrebbe applicarsi a tutte le imprese con 50 o più dipendenti, indipendentemente dalla natura delle loro attività, in funzione del loro obbligo di riscuotere l’IVA. A seguito di un’opportuna valutazione del rischio, gli Stati membri possono esigere che anche altre imprese istituiscano canali di segnalazione interna in casi specifici (ad esempio a causa dei notevoli rischi che possono derivare dalla loro attività).

(49)  La presente direttiva non pregiudica la possibilità per gli Stati membri di incoraggiare i soggetti privati con meno di 50 dipendenti a istituire canali interni per la segnalazione e il relativo seguito, anche prevedendo per detti canali requisiti meno prescrittivi rispetto a quelli stabiliti all'articolo 5, purché tali requisiti garantiscano la riservatezza e il seguito diligente della segnalazione.

(50)  L’esenzione delle piccole e micro imprese dall’obbligo di istituire canali di segnalazione interna non dovrebbe applicarsi alle imprese private attualmente tenute a stabilire canali di segnalazione interna in virtù degli atti dell'Unione di cui alle parti I.B e II dell'allegato.

(51)  Deve essere chiaro che nel caso di soggetti giuridici privati che non istituiscono canali di segnalazione interna le persone segnalanti dovrebbero poter effettuare la segnalazione direttamente all’esterno alle autorità competenti e che tali persone dovrebbero beneficiare della protezione contro le ritorsioni prevista dalla presente direttiva.

(52)  Per garantire in particolare il rispetto delle norme in materia di appalti pubblici nel settore pubblico, l’obbligo di istituire canali di segnalazione interna dovrebbe applicarsi a tutti i soggetti giuridici pubblici a livello locale, regionale e nazionale in funzione delle loro dimensioni.

(53)  A condizione che sia garantita la riservatezza dell’identità della persona segnalante, spetta a ciascun soggetto giuridico pubblico o privato definire il tipo di canali di segnalazione da istituire. Nello specifico, tali canali dovrebbero consentire di effettuare segnalazioni scritte che possano essere trasmesse per posta, mediante cassetta per i reclami o mediante piattaforma online (intranet o internet), e/o segnalazioni orali che possano essere trasmesse mediante linea telefonica gratuita o altro sistema di messaggistica vocale. Su richiesta della persona segnalante, tali canali dovrebbero anche consentire incontri diretti entro un termine ragionevole.

(54)  Anche terzi possono essere autorizzati a ricevere le segnalazioni per conto di soggetti pubblici e privati, purché offrano adeguate garanzie di rispetto dell’indipendenza, riservatezza, protezione dei dati e segretezza. Per terzi si intendono fornitori di piattaforme per la comunicazione esterna, consulenti esterni, ▌revisori, rappresentanti sindacali o rappresentanti dei lavoratori.

(55)  Fatta salva la protezione di cui i rappresentanti sindacali o i rappresentanti dei lavoratori beneficiano, in quanto tali, in virtù di altre norme dell'Unione e nazionali, la protezione prevista dalla presente direttiva dovrebbe essere loro applicabile sia se effettuano una segnalazione in qualità di lavoratori, sia se forniscono consulenza e sostegno alla persona segnalante.

(56)  Le procedure di segnalazione interna dovrebbero consentire ai soggetti giuridici privati di ricevere ed esaminare nella massima riservatezza le segnalazioni dei loro dipendenti e di quelli delle consociate o affiliate (il gruppo), ma anche, nella misura del possibile, degli agenti e dei fornitori del gruppo e di chiunque ottenga informazioni attraverso le sue attività professionali presso il soggetto e il gruppo.

(57)  Quali siano le persone o i servizi più competenti all’interno di un soggetto giuridico privato a ricevere e a dare seguito alle segnalazioni dipende dalla struttura del soggetto stesso, di fatto però la loro funzione dovrebbe assicurare sempre l’indipendenza e l’assenza di conflitto di interesse. Nei soggetti più piccoli tale funzione potrebbe essere duplice e affidata a un funzionario che faccia capo direttamente al direttore organizzativo, come un responsabile della conformità o delle risorse umane, un responsabile dell'integrità, un responsabile delle questioni giuridiche o della privacy, un direttore finanziario, un revisore contabile capo o un membro del consiglio di amministrazione.

(58)  Nel quadro della segnalazione interna, informare nei limiti di legge e nel modo più completo possibile la persona segnalante circa il seguito dato alla segnalazione è fondamentale per aumentare la fiducia nell’efficacia di tutto il sistema di protezione degli informatori e ridurre il rischio di segnalazioni o divulgazioni pubbliche inutili. La persona segnalante dovrebbe essere informata entro un termine ragionevole delle misure previste o adottate per dare seguito alla segnalazione e dei motivi del seguito dato (ad esempio, il rinvio ad altri canali o altre procedure in caso di segnalazioni che interessino esclusivamente i diritti individuali della persona segnalante, l’archiviazione per mancanza di prove sufficienti o altri motivi, l’avvio di un’inchiesta interna ed eventualmente le relative risultanze, e/o i provvedimenti adottati per affrontare la questione sollevata, il rinvio a un’autorità competente per ulteriori indagini), nella misura in cui tali informazioni non pregiudichino l’inchiesta o l'indagine né ledano i diritti della persona coinvolta. In tutti i casi, la persona segnalante dovrebbe essere informata in merito all'andamento e all'esito dell'indagine. Potrebbe essere invitata a fornire ulteriori informazioni nel corso dell'indagine, senza tuttavia essere obbligata a farlo.

(59)  Tale termine ragionevole non dovrebbe superare tre mesi in totale. Se non è ancora stato deciso un seguito adeguato, la persona segnalante deve esserne informata, come anche degli eventuali ulteriori riscontri che dovrebbe attendersi.

(60)  Le persone che intendano segnalare violazioni del diritto dell’Unione dovrebbero poter prendere una decisione informata sull’opportunità di presentare una segnalazione e sulle modalità e i tempi della presentazione. Per questo è opportuno che i soggetti pubblici e privati che hanno predisposto procedure di segnalazione interna forniscano informazioni su tali procedure e sulle procedure per la segnalazione esterna alle autorità competenti interessate. Tali informazioni dovrebbero essere facilmente comprensibili e accessibili, anche, per quanto possibile, ad altre persone oltre ai lavoratori dipendenti che sono in contatto con il soggetto nell’ambito delle loro attività professionali, quali prestatori di servizi, distributori, fornitori e partner commerciali. Tali informazioni potrebbero ad esempio essere esposte in un luogo visibile, accessibile a tutte queste persone e sulla rete web del soggetto in questione ed essere incluse nei corsi e nelle formazioni di etica e integrità.

(61)  Per l’accertamento e la prevenzione efficaci delle violazioni del diritto dell’Unione i potenziali informatori devono potere facilmente e in piena riservatezza portare le informazioni di cui dispongono all’attenzione delle autorità competenti preposte a indagare e a risolvere il problema, ove possibile.

(62)   In alcuni casi è possibile che non esistano canali interni oppure che questi siano stati utilizzati ma non abbiano funzionato correttamente (ad esempio la segnalazione non è stata trattata con diligenza o entro un termine ragionevole, oppure non è stata intrapresa un'azione appropriata per affrontare la violazione del diritto, nonostante i risultati positivi dell'inchiesta).

(63)  In altri casi si potrebbe ragionevolmente presumere che i canali interni non funzionino correttamente. Ciò vale soprattutto laddove le persone segnalanti abbiano validi motivi di ritenere i) che subirebbero ritorsioni legate alla segnalazione, anche a seguito di una violazione della riservatezza che spetta loro, e ii) che le autorità competenti sarebbero più indicate a intraprendere azioni efficaci per affrontare la violazione in quanto, ad esempio, il responsabile ultimo nel contesto lavorativo è coinvolto nella violazione o vi è il rischio che la violazione o le relative prove possano essere occultate o distrutte o, più in generale, perché l'efficacia delle indagini svolte dalle autorità competenti potrebbe essere altrimenti compromessa (può trattarsi, ad esempio, di segnalazioni relative ad accordi di cartello e ad altre violazioni delle norme in materia di concorrenza) o perché la violazione richiede un intervento urgente, ad esempio per salvaguardare la vita, la salute e la sicurezza delle persone o per proteggere l'ambiente. In tutti i casi, dovrebbe essere garantita la protezione delle persone che effettuano una segnalazione esterna alle autorità competenti e, se del caso, alle istituzioni, agli organi o agli organismi dell’Unione. La presente direttiva concede inoltre protezione nei casi in cui il diritto dell'Unione o nazionale imponga alle persone segnalanti di rivolgersi alle autorità nazionali competenti, ad esempio nel quadro dei loro doveri e delle loro responsabilità professionali o perché la violazione costituisce reato.

(64)  La scarsa fiducia nell’efficacia della segnalazione è uno dei principali elementi che scoraggiano i potenziali informatori. Ciò giustifica l’imposizione di un chiaro obbligo, per le autorità competenti, di istituire adeguati canali di segnalazione esterna per garantire un seguito diligente alle segnalazioni ricevute e di dare un riscontro, entro un termine ragionevole, alle persone segnalanti .

(65)  Spetta agli Stati membri designare le autorità competenti a ricevere e dare un seguito adeguato alle segnalazioni che rientrano nell’ambito di applicazione della presente direttiva. Tali autorità competenti possono essere autorità giudiziarie, organismi di regolamentazione o di vigilanza competenti negli specifici settori interessati, o autorità dotate di competenza più generale a livello di Stato centrale, servizi di contrasto, organismi anticorruzione o difensori civici.

(66)  In qualità di destinatarie delle relazioni, le autorità designate come competenti dovrebbero disporre delle capacità e dei poteri necessari ad assicurare un seguito adeguato, tra l'altro valutando la sussistenza dei fatti segnalati e ponendo rimedio alle violazioni segnalate, ▌tramite un'inchiesta interna, indagini, l'azione penale o un'azione mirata al recupero dei fondi o altre misure correttive adeguate, conformemente al loro mandato, oppure dovrebbero disporre dei poteri necessari per rinviare la segnalazione ad un'altra autorità che dovrebbe svolgere indagini sulla violazione segnalata, provvedendo a che quest'ultima assicuri un seguito adeguato. In particolare, qualora intendano istituire canali esterni nel quadro del loro livello statale centrale, per esempio nel settore degli aiuti di Stato, gli Stati membri dovrebbero predisporre garanzie adeguate per assicurare il rispetto dei requisiti di indipendenza e autonomia previsti dalla direttiva. L'istituzione di tali canali esterni lascia impregiudicate le competenze degli Stati membri o della Commissione relative alla vigilanza nel settore degli aiuti di Stato e la presente direttiva lascia altresì impregiudicata la competenza esclusiva della Commissione in materia di dichiarazione di compatibilità delle misure di aiuto di Stato, in particolare ai sensi dell'articolo 107, paragrafo 3, del TFUE. Per quanto riguarda le violazioni degli articoli 101 e 102 del TFUE, gli Stati membri dovrebbero designare come autorità competenti quelle di cui all'articolo 35 del regolamento (CE) n. 1/2003, fatte salve le competenze della Commissione in materia.

(67)  Le autorità competenti dovrebbero altresì fornire alle persone segnalanti un riscontro sulle misure previste o adottate per dare seguito alla segnalazione (ad esempio, il rinvio ad un'altra autorità, l'archiviazione per mancanza di prove sufficienti o altri motivi, l'avvio di un'indagine ed eventualmente le relative risultanze, e/o i provvedimenti adottati per affrontare la questione sollevata), nonché sui motivi che giustificano il seguito dato. Le comunicazioni sull'esito finale delle indagini non dovrebbero pregiudicare le norme applicabili dell'Unione che prevedono eventuali restrizioni alla pubblicazione di decisioni in materia di regolamentazione finanziaria. Ciò dovrebbe valere, mutatis mutandis, nel campo della tassazione delle società, qualora il diritto nazionale applicabile preveda restrizioni analoghe.

(68)  Il seguito e il riscontro dovrebbero essere dati entro un termine ragionevole, vista la necessità di affrontare rapidamente il problema che potrebbe costituire l’oggetto della segnalazione, e per evitare divulgazioni pubbliche inutili. Tale termine non dovrebbe superare i tre mesi ma potrebbe essere esteso a sei mesi, se giustificato dalle circostanze specifiche del caso e in particolare dalla natura e complessità dell’oggetto della segnalazione, che potrebbe richiedere lunghe indagini.

(69)  Il diritto dell'Unione in settori specifici, come gli abusi di mercato(25), l'aviazione civile(26), o la sicurezza delle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi(27), prevede già l'istituzione di canali di segnalazione interna ed esterna. Gli obblighi relativi all’istituzione di tali canali stabiliti dalla presente direttiva dovrebbero basarsi, per quanto possibile, sui canali esistenti previsti da specifici atti dell’Unione.

(70)  La Commissione europea, come anche taluni organi e organismi dell'Unione, quali l'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF), l'Agenzia europea per la sicurezza marittima (EMSA), l'Agenzia europea per la sicurezza aerea (EASA), l'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) e l'Agenzia europea per i medicinali (EMA), dispongono di canali e procedure esterni per il ricevimento delle segnalazioni di violazioni che rientrano nell'ambito di applicazione della presente direttiva, che prevedono principalmente la riservatezza dell'identità della persona segnalante. La presente direttiva non pregiudica le procedure e i canali di segnalazione esterna, ove esistano, ma garantirà che le persone che effettuano segnalazioni a tali istituzioni, organi e organismi dell'Unione beneficino di norme minime comuni di protezione in tutta l'Unione.

(71)  Al fine di garantire l'efficacia delle procedure intese a dare seguito alle segnalazioni e ad affrontare le violazioni delle norme dell'Unione interessate, gli Stati membri dovrebbero poter adottare misure destinate ad alleviare gli oneri per le autorità competenti derivanti da segnalazioni relative a lievi violazioni di disposizioni che rientrano nell'ambito d'applicazione della presente direttiva, a segnalazioni ripetute o a segnalazioni di violazioni di disposizioni accessorie (ad esempio, disposizioni sulla documentazione o sugli obblighi di notifica). Dette misure potrebbero consistere nel consentire alle autorità competenti, previo debito esame della questione, di decidere che una violazione segnalata è chiaramente di lieve entità e non necessita di ulteriori misure volte ad assicurare un seguito ai sensi della presente direttiva. Gli Stati membri possono anche permettere alle autorità competenti di chiudere la procedura relativa a segnalazioni ripetute il cui contenuto non comporti nuove informazioni significative rispetto a una precedente segnalazione già archiviata, a meno che nuove circostanze di fatto o di diritto non giustifichino che si dia loro un seguito diverso. Inoltre, gli Stati membri possono consentire alle autorità competenti, in caso di alto afflusso di segnalazioni, di trattare in via prioritaria le segnalazioni relative a violazioni gravi o a violazioni di disposizioni essenziali che rientrano nell'ambito d'applicazione della presente direttiva.

(72)  Ove previsto dal diritto nazionale o dal diritto dell'Unione, le autorità competenti dovrebbero inoltrare i casi o le informazioni pertinenti alle istituzioni, agli organi e agli organismi dell'Unione competenti tra cui, ai fini della presente direttiva, l'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) e la procura europea (EPPO), ferma restando la possibilità per la persona segnalante di riferire direttamente a tali organi e organismi dell’Unione.

(73)  In molti settori che rientrano nell'ambito d'applicazione della presente direttiva esistono meccanismi di cooperazione grazie ai quali le autorità nazionali competenti scambiano informazioni e svolgono attività intese ad assicurare un seguito in relazione a violazioni delle norme dell'Unione aventi una dimensione transfrontaliera. Gli esempi includono l'assistenza amministrativa e il meccanismo di cooperazione per le violazioni transfrontaliere della legislazione dell'Unione relativa alla filiera agroalimentare, la rete sulle frodi alimentari, il sistema di informazione rapida sui prodotti non alimentari pericolosi, la rete di cooperazione per la tutela dei consumatori, la rete per la conformità ambientale, la rete europea delle autorità garanti della concorrenza e la cooperazione amministrativa nel settore fiscale. Le autorità competenti degli Stati membri dovrebbero avvalersi pienamente di detti meccanismi di cooperazione esistenti laddove siano utili nel quadro dell'obbligo che loro incombe di dare seguito alle segnalazioni relative a violazioni che rientrano nell'ambito di applicazione della presente direttiva. Inoltre, le autorità degli Stati membri possono cooperare anche al di fuori dei meccanismi di cooperazione esistenti in caso di violazioni aventi una dimensione transfrontaliera in settori in cui non esistono simili meccanismi di cooperazione.

Per consentire un'efficace comunicazione con il personale ▌ addetto al trattamento delle segnalazioni è necessario che le autorità competenti abbiano a disposizione e ricorrano a canali di facile utilizzo, che siano sicuri, che garantiscano la riservatezza della ricezione e del trattamento delle informazioni fornite dalla persona segnalante e che consentano la memorizzazione di informazioni su supporti durevoli ai fini di ulteriori indagini. Ciò potrebbe richiedere la loro separazione dai canali generali attraverso cui le autorità competenti comunicano con il pubblico, quali i sistemi ordinari per le denunce pubbliche o i canali tramite i quali l'autorità competente comunica internamente e con terzi nell'ambito del normale svolgimento delle proprie attività.

(75)  ▌I membri del personale delle autorità competenti addetti al trattamento delle segnalazioni dovrebbe ricevere un'adeguata formazione professionale, anche sulle norme applicabili in materia di protezione dei dati, al fine di trattare le segnalazioni e assicurare la comunicazione con la persona segnalante e dare un seguito adeguato alla segnalazione.

(76)  Le persone che intendono fare una segnalazione dovrebbero essere in grado di prendere una decisione informata sull’opportunità, sulle modalità e sui tempi della presentazione. Le autorità competenti dovrebbero pertanto divulgare pubblicamente e rendere facilmente accessibili le informazioni circa la disponibilità di canali di segnalazione, le procedure applicabili e i membri specializzati del personale addetti al trattamento delle segnalazioni al loro interno. Tutte le informazioni relative alle segnalazioni dovrebbero essere trasparenti, facilmente comprensibili e affidabili, al fine di promuovere e non scoraggiare la segnalazione.

(77)  Gli Stati membri dovrebbero garantire che le autorità competenti dispongano di adeguate procedure di tutela per il trattamento delle segnalazioni di violazioni e per la protezione dei dati personali delle persone menzionate nella segnalazione. Tali procedure dovrebbero garantire che l'identità di ogni persona segnalante, di ogni persona coinvolta e dei terzi menzionati nella segnalazione (ad esempio testimoni o colleghi) sia protetta in tutte le fasi della procedura.

(78)  È necessario che sia il personale ▌ addetto al trattamento delle segnalazioni sia il resto del personale dell'autorità competente con diritto di accesso alle informazioni fornite dalla persona segnalante ▌ rispetti l'obbligo del segreto professionale e della riservatezza nel trasmettere i dati all'interno dell'autorità competente e a terzi, anche qualora un'autorità competente apra un'indagine o avvii inchieste o intraprenda attività di contrasto in relazione alle segnalazioni di violazioni.

(79)  Il riesame periodico delle procedure delle autorità competenti e lo scambio di buone prassi tra di esse dovrebbe garantire che tali procedure siano adeguate e quindi atte allo scopo.

(80)  Dovrebbero poter beneficiare di protezione le persone che procedono ▌a una divulgazione pubblica quando, nonostante una segnalazione interna e/o esterna, la violazione non è ancora stata affrontata, ad esempio qualora le persone in questione abbiano validi motivi di ritenere che la violazione non è stata (adeguatamente) valutata o indagata o non è stata adottata una misura correttiva adeguata. L'adeguatezza del seguito dato dovrebbe essere valutata secondo criteri oggettivi, connessi all'obbligo delle autorità competenti di verificare la sussistenza dei fatti segnalati e porre fine a ogni eventuale violazione del diritto dell'Unione. Essa dipenderà quindi dalle circostanze di ciascun caso e dalla natura delle norme che sono state violate. In particolare, una decisione delle autorità ai cui sensi una violazione è chiaramente di lieve entità e non richiede alcun seguito può costituire un seguito adeguato ai sensi della presente direttiva.

(81)  Dovrebbero ugualmente poter beneficiare di protezione le persone che effettuano direttamente una divulgazione pubblica qualora abbiano fondati motivi di ritenere che sussista un pericolo imminente o palese per il pubblico interesse o ▌un rischio di danno irreversibile, anche all'incolumità fisica.

(82)  Analogamente, tali persone dovrebbero poter beneficiare di protezione se hanno fondati motivi di ritenere che in caso di segnalazione esterna sussista il rischio di ritorsioni o le prospettive che la violazione sia affrontata efficacemente siano scarse per via delle circostanze del caso di specie, come in presenza della possibilità che vengano occultate o distrutte prove oppure che un'autorità sia collusa con l'autore della violazione o coinvolta nella violazione stessa.

(83)  Per evitare ritorsioni è fondamentale salvaguardare, quale misura preventiva, la riservatezza dell'identità della persona segnalante durante il processo di segnalazione e le indagini che vi fanno seguito. La divulgazione dell'identità della persona segnalante è ammessa solo qualora ciò rappresenti un obbligo necessario e proporzionato imposto dal diritto dell'Unione o nazionale nel contesto di indagini da parte delle autorità o di procedimenti giudiziari, in particolare per salvaguardare i diritti della difesa delle persone coinvolte. Un tale obbligo può derivare, in particolare, dalla direttiva 2012/13 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2012, sul diritto all’informazione nei procedimenti penali. La protezione della riservatezza non dovrebbe applicarsi nel caso in cui la persona segnalante abbia intenzionalmente rivelato la sua identità nel contesto di una divulgazione pubblica.

(84)  Al trattamento dei dati personali effettuato ai sensi della presente direttiva, compresi lo scambio e la trasmissione di dati personali da parte delle autorità competenti, dovrebbero applicarsi il regolamento (UE) 2016/679 e la direttiva (UE) 2016/680(28), e qualsiasi scambio e trasmissione di informazioni da parte delle autorità competenti a livello di Unione dovrebbe avvenire conformemente al regolamento (CE) n. 45/2001(29). Particolare attenzione dovrebbe essere riservata ai principi relativi al trattamento dei dati personali definiti all'articolo 5 del regolamento generale sulla protezione dei dati, all'articolo 4 della direttiva (UE) 2016/680 e all'articolo 4 del regolamento (CE) n. 45/2001, e al principio della protezione dei dati fin dalla fase di concezione e d'ufficio stabilito all'articolo 25 del regolamento generale sulla protezione dei dati, all'articolo 20 della direttiva (UE) 2016/680 e all'articolo XX del regolamento (UE) n. 2018/XX che abroga il regolamento n. 45/2001 e alla decisione n. 1247/2002/CE.

(85)  L'efficacia delle procedure stabilite nella presente direttiva in ordine al seguito da dare a segnalazioni relative a violazioni del diritto dell'Unione nei settori che rientrano nel suo ambito di applicazione è funzionale a un importante obiettivo di interesse pubblico generale dell'Unione e degli Stati membri, ai sensi dell'articolo 23, paragrafo 1, lettera e), del regolamento generale sulla protezione dei dati, in quanto mira a migliorare l'applicazione del diritto e delle politiche dell'Unione in settori specifici in cui le violazioni possono arrecare un grave pregiudizio all'interesse pubblico. La protezione efficace della riservatezza dell'identità delle persone segnalanti è necessaria per la tutela dei diritti e delle libertà altrui, in particolare quelli delle persone segnalanti, ai sensi dell'articolo 23, paragrafo 1, lettera i), del regolamento generale sulla protezione dei dati. Gli Stati membri dovrebbero assicurare l'effetto utile della presente direttiva, se necessario anche limitando, mediante misure legislative, l'esercizio di determinati diritti in materia di protezione dei dati delle persone coinvolte, in linea con l'articolo 23, paragrafo 1, lettere e) e i), e con l'articolo 23, paragrafo 2, del regolamento generale sulla protezione dei dati, nella misura e finché necessario a evitare e affrontare i tentativi volti a ostacolare le segnalazioni e a impedire, vanificare o rallentare il seguito dato alle segnalazioni, in particolare le indagini, oppure i tentativi volti a scoprire l'identità delle persone segnalanti.

(86)  La protezione efficace della riservatezza dell'identità delle persone segnalanti è parimenti necessaria per la tutela dei diritti e delle libertà altrui, in particolare quelli delle persone segnalanti, laddove le segnalazioni siano trattate da autorità ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 7, della direttiva (UE) 2016/680. Gli Stati membri dovrebbero assicurare l'effetto utile della presente direttiva, se necessario anche limitando, mediante misure legislative, l'esercizio di determinati diritti in materia di protezione dei dati delle persone coinvolte, in linea con l'articolo 13, paragrafo 3, lettere a) ed e), con l'articolo 15, paragrafo 1, lettere a) ed e), con l'articolo 16, paragrafo 4, lettere a) ed e), e con l'articolo 31, paragrafo 5, della direttiva (UE) 2016/680, nella misura e finché necessario a evitare e affrontare i tentativi volti a ostacolare le segnalazioni e a impedire, vanificare o rallentare il seguito dato alle segnalazioni, in particolare le indagini, oppure i tentativi volti a scoprire l'identità delle persone segnalanti.

(87)  Gli Stati membri dovrebbero assicurare che la documentazione relativa a tutte le segnalazioni di violazioni sia adeguatamente conservata, che ogni segnalazione sia consultabile e che le informazioni ricevute attraverso le segnalazioni possano, se del caso, essere utilizzate come elementi di prova ai fini di attività di contrasto.

(88)  Le persone segnalanti dovrebbero essere protette da qualsiasi forma di ritorsione, diretta o indiretta, attuata, raccomandata o tollerata da parte del loro datore di lavoro o cliente/destinatario di servizi e delle persone che lavorano per l'organizzazione o per conto di quest'ultima, compresi i colleghi di lavoro e i dirigenti della stessa organizzazione o di altre organizzazioni con le quali la persona segnalante sia in contatto nell'ambito della sua attività professionale ▌. Dovrebbe essere concessa una protezione dalle misure di ritorsione contro la persona segnalante stessa, ma anche dalle misure che possono essere intraprese contro il soggetto giuridico di cui la persona segnalante è proprietaria, per cui lavora o a cui è altrimenti connessa in un contesto lavorativo, come l'annullamento della fornitura di servizi, l'inserimento in una lista nera o il boicottaggio. La ritorsione indiretta comprende anche le azioni intraprese nei confronti dei facilitatori, dei colleghi di lavoro o dei parenti della persona segnalante che sono in una relazione di lavoro con il suo datore di lavoro o il suo cliente/destinatario dei servizi ▌.

(89)  Se non prevenuta e impunita, la ritorsione ha un effetto dissuasivo sui potenziali informatori. Un chiaro divieto di ritorsione inserito nel diritto ha un effetto dissuasivo importante, ulteriormente rafforzato da disposizioni sulla responsabilità personale e da sanzioni per gli autori delle ritorsioni.

(90)  Un'autorità indipendente unica o un centro d'informazione può fornire consulenza individuale e informazioni precise.

(91)  I potenziali informatori che sono incerti sulle modalità della segnalazione o sulla loro protezione possono, in definitiva, essere scoraggiati dal segnalare. Gli Stati membri dovrebbero garantire che siano fornite informazioni pertinenti in modo facilmente comprensibile e accessibile al pubblico. Dovrebbe essere disponibile una consulenza individuale, imparziale e riservata a titolo gratuito, per stabilire ad esempio se le informazioni in questione siano coperte dalle norme applicabili sulla protezione degli informatori, quale canale di segnalazione sia il più idoneo e se esistano procedure alternative nel caso in cui le informazioni non siano coperte dalle norme applicabili. L'accesso a questo tipo di consulenza può contribuire a far sì che le segnalazioni avvengano attraverso i canali appropriati, in modo responsabile, e che le violazioni e le irregolarità siano individuate tempestivamente o persino impedite. Gli Stati membri possono decidere di estendere tale consulenza alla consulenza legale. Ove tale consulenza sia fornita alle persone segnalanti da organizzazioni della società civile vincolate dall'obbligo di mantenere la riservatezza delle informazioni ricevute, gli Stati membri dovrebbero assicurare che tali organizzazioni non subiscano ritorsioni, ad esempio sotto forma di pregiudizio economico mediante limitazione del loro accesso a finanziamenti o il loro inserimento in una lista nera suscettibile di impedire il corretto funzionamento dell'organizzazione.

(92)  Le autorità competenti dovrebbero fornire alle persone segnalanti il sostegno necessario per accedere effettivamente alla protezione. In particolare, dovrebbero fornire prove o altri documenti necessari per confermare dinanzi ad altre autorità o a giudici che ha avuto luogo una segnalazione esterna. Nell'ambito di alcuni quadri nazionali e in determinati casi le persone segnalanti ▌ possono ottenere una certificazione del fatto che soddisfano le condizioni delle norme vigenti. A prescindere da tali possibilità, dovrebbero avere un accesso effettivo al sindacato giurisdizionale per cui spetta al giudice decidere, sulla base di tutte le circostanze del caso, se ricorrono le condizioni della normativa vigente.

(93)  ▌ Non dovrebbe essere possibile far valere obblighi giuridici o contrattuali degli individui come le clausole di lealtà dei contratti o gli accordi di riservatezza/non divulgazione per impedire ▌ di effettuare una segnalazione, negare la protezione o penalizzare le persone segnalanti per aver effettuato una segnalazione, se fornire le informazioni che rientrano nell'ambito di applicazione di tali clausole e accordi è necessario per rivelare la violazione. Se tali condizioni sono soddisfatte, le persone segnalanti non dovrebbero incorrere in alcun tipo di responsabilità civile, penale, amministrativa o lavorativa. La protezione dalla responsabilità per la segnalazione o la divulgazione di informazioni ai sensi della presente direttiva è giustificata per informazioni in relazione alle quali la persona segnalante aveva fondati motivi di ritenere che la segnalazione o la divulgazione fosse necessaria per rivelare una violazione ai sensi della presente direttiva. Tale protezione non dovrebbe estendersi a informazioni superflue che la persona ha rivelato senza avere tali fondati motivi.

(94)  Nei casi in cui hanno acquisito o ottenuto accesso in modo lecito alle informazioni segnalate o ai documenti contenenti tali informazioni, le persone segnalanti dovrebbero godere di immunità dalla responsabilità. Ciò vale sia nei casi in cui rivelano il contenuto di documenti cui hanno lecitamente accesso, sia nei casi in cui fanno copie di tali documenti o li rimuovono dai locali dell'organizzazione presso cui lavorano, in violazione di clausole contrattuali o di altro tipo che stabiliscono che i documenti in questione sono di proprietà dell'organizzazione. Le persone segnalanti dovrebbero godere di immunità dalla responsabilità anche nei casi in cui l'acquisizione delle informazioni o dei documenti in questione o l'accesso agli stessi solleva una questione di responsabilità civile, amministrativa o lavorativa. Tra gli esempi si possono citare casi in cui le persone segnalanti hanno acquisito le informazioni accedendo ai messaggi di posta elettronica di un collega di lavoro o a fascicoli che normalmente non utilizzano nell'ambito del loro lavoro, fotografando i locali dell'organizzazione o accedendo a luoghi a cui solitamente non hanno accesso. Se le persone segnalanti hanno acquisito o ottenuto l'accesso alle informazioni o ai documenti in questione commettendo un reato, come un accesso abusivo o un atto di pirateria informatica, la loro responsabilità penale dovrebbe restare disciplinata dal diritto nazionale applicabile, fatto salvo l'articolo 15, paragrafo 7. Analogamente, qualsiasi altra eventuale responsabilità delle persone segnalanti derivante da atti o omissioni che non sono collegati alla segnalazione o non sono necessari per rivelare una violazione ai sensi della presente direttiva dovrebbe restare disciplinata dal diritto dell'Unione o nazionale applicabile. In tali casi, dovrebbe spettare ai giudici nazionali valutare la responsabilità delle persone segnalanti alla luce di tutte le informazioni fattuali pertinenti e tenendo conto delle circostanze specifiche del caso, comprese la necessità e la proporzionalità dell'atto o dell'omissione in relazione alla segnalazione o alla divulgazione.

(95)  È possibile che per giustificare le misure di ritorsione siano addotti motivi diversi dalla segnalazione, nel qual caso può essere molto difficile per le persone segnalanti dimostrare il nesso tra le due cose, mentre gli autori delle ritorsioni possono disporre di maggiori poteri e risorse per documentare le loro azioni e le loro ragioni. Pertanto, una volta che la persona segnalante abbia dimostrato, prima facie, di avere subito un danno a seguito di una segnalazione o divulgazione pubblica effettuata a norma della presente direttiva, l'onere della prova dovrebbe spostarsi sulla persona che ha compiuto l'azione pregiudizievole, che dovrebbe quindi dimostrare che l'azione intrapresa non era in alcun modo connessa alla segnalazione o alla divulgazione pubblica.

(96)  Al di là di un divieto esplicito di ritorsione previsto dal diritto, è fondamentale che le vittime di ritorsioni possano accedere a mezzi di ricorso e a un risarcimento. Per ciascun caso il mezzo di ricorso appropriato sarà determinato dal tipo di ritorsione subita e il danno subito dovrebbe essere risarcito integralmente in conformità del diritto nazionale: potrebbe trattarsi di azioni per la reintegrazione (ad esempio in caso di licenziamento, trasferimento o retrocessione di grado, sospensione di formazione o rifiuto di promozione) o per il ripristino di un permesso, di una licenza o di un contratto annullati; del risarcimento di perdite finanziarie attuali e future (perdita di retribuzioni passate ma anche di reddito futuro, costi connessi a un cambiamento di lavoro); del risarcimento per altri danni economici come le spese legali e le spese mediche, e del danno morale (dolore e sofferenza).

(97)  I tipi di azione legale possono variare da un sistema giuridico all'altro, ma dovrebbero garantire un risarcimento o un indennizzo reale ed efficace, in modo dissuasivo e proporzionato al danno subito. Rivestono rilevanza, in tale contesto, i principi del pilastro europeo dei diritti sociali, in particolare il principio 7 secondo cui "prima del licenziamento, i lavoratori hanno il diritto di essere informati delle motivazioni e a ricevere un ragionevole periodo di preavviso. Essi hanno il diritto di accedere a una risoluzione delle controversie efficace e imparziale e, in caso di licenziamento ingiustificato, il diritto di ricorso, compresa una compensazione adeguata". I mezzi di ricorso istituiti a livello nazionale non dovrebbero scoraggiare i potenziali informatori. Ad esempio, autorizzare un risarcimento come alternativa alla reintegrazione in caso di licenziamento potrebbe dar luogo a una pratica sistematica, in particolare da parte delle organizzazioni di grandi dimensioni, con un effetto dissuasivo sui futuri informatori.

(98)  Le misure provvisorie sono particolarmente importanti per le persone segnalanti, in attesa di un giudizio che può richiedere molto tempo. In particolare, le persone segnalanti dovrebbero avere accesso anche ai provvedimenti provvisori previsti dal diritto nazionale per porre fine a minacce, tentativi di ritorsione o ritorsioni in atto, come le molestie ▌, o per impedire forme di ritorsione, quali il licenziamento, che potrebbero essere difficili da revocare una volta trascorsi lunghi periodi e che possono causare la rovina finanziaria della persona segnalante. È questa una prospettiva che può seriamente scoraggiare i potenziali informatori.

(99)  Le azioni intraprese contro le persone segnalanti al di fuori del contesto lavorativo, attraverso procedimenti per diffamazione, violazione del diritto d'autore, dei segreti commerciali, della riservatezza e della protezione dei dati personali, possono fortemente scoraggiare la segnalazione. In tali procedimenti le persone segnalanti dovrebbero poter invocare il fatto di avere effettuato una segnalazione o una divulgazione a norma della presente direttiva per difendersi, a condizione che le informazioni segnalate o divulgate fossero necessarie per rivelare la violazione. In questi casi, dovrebbe spettare alla persona che ha avviato il procedimento dimostrare che la persona segnalante non soddisfa le condizioni della direttiva.

(100)  La direttiva (UE) 2016/943 del Parlamento europeo e del Consiglio stabilisce norme tese a garantire azioni civili riparatorie sufficienti e coerenti in caso di acquisizione, utilizzo o divulgazione illeciti di un segreto commerciale. Stabilisce tuttavia anche che l'acquisizione, l'utilizzo o la divulgazione di un segreto commerciale sono da considerarsi leciti nella misura in cui siano autorizzati dal diritto dell'Unione. Le persone che divulgano segreti commerciali acquisiti in un contesto lavorativo dovrebbero beneficiare della protezione offerta dalla presente direttiva (anche in termini di esonero dalla responsabilità civile) solo se soddisfano le condizioni della presente direttiva, compresa quella relativa alla necessità della divulgazione per rivelare una violazione rientrante nell'ambito di applicazione sostanziale della presente direttiva. Qualora tali condizioni siano soddisfatte, le divulgazioni di segreti commerciali sono da considerarsi "autorizzate" dal diritto dell'Unione ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 2, della direttiva (UE) 2016/943. Inoltre, le due direttive dovrebbero essere considerate complementari e le azioni civili, le procedure e gli strumenti di tutela nonché le esenzioni previsti dalla direttiva (UE) 2016/943 dovrebbero restare applicabili a tutte le divulgazioni di segreti commerciali che esulano dall'ambito di applicazione della presente direttiva. Le autorità competenti che ricevono segnalazioni contenenti segreti commerciali dovrebbero assicurare che questi non siano utilizzati o divulgati per altri fini che vadano oltre quanto necessario per dare il seguito adeguato alle segnalazioni.

(101)  Le spese legali possono rappresentare un onere considerevole per le persone segnalanti che contestano le misure di ritorsione adottate nei loro confronti nell’ambito di un procedimento giudiziario. Sebbene possano recuperare tali spese alla fine del procedimento, potrebbero non essere in grado di farvi fronte in anticipo, in particolare se sono disoccupati e inseriti nelle liste nere. L'assistenza nei procedimenti giudiziari penali, in particolare laddove le persone segnalanti soddisfino le condizioni della direttiva (UE) 2016/1919 del Parlamento europeo e del Consiglio(30), e più in generale il sostegno a chi si trova in gravi difficoltà finanziarie potrebbero essere determinanti, in alcuni casi, per l'applicazione efficace dei loro diritti alla protezione.

(102)  I diritti della persona coinvolta dovrebbero essere tutelati in modo da evitare danni alla sua reputazione o altre conseguenze negative. Inoltre i diritti della difesa e l’accesso ai mezzi di ricorso della persona coinvolta dovrebbero essere pienamente rispettati in ogni fase del procedimento che segue la segnalazione, conformemente agli articoli 47 e 48 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Gli Stati membri dovrebbero proteggere la riservatezza dell'identità della persona coinvolta eassicurare i diritti della difesa ▌, compreso il diritto di accedere al fascicolo, il diritto di essere sentita e il diritto a un ricorso effettivo avverso una decisione che la riguarda, ai sensi delle vigenti procedure previste dalla legislazione nazionale nel quadro di accertamenti o successivi procedimenti giudiziari.

(103)  La persona che subisce un pregiudizio, direttamente o indirettamente, a seguito della segnalazione o della divulgazione pubblica di informazioni imprecise o fuorvianti dovrebbe conservare la protezione e i mezzi di ricorso di cui dispone in base alle norme del diritto ordinario. Nel caso in cui la segnalazione o divulgazione pubblica di informazioni imprecise o fuorvianti sia stata fatta volontariamente e scientemente, le persone coinvolte dovrebbero avere diritto a un risarcimento conformemente al diritto nazionale.

(104)  Sono necessarie sanzioni penali, civili o amministrative per assicurare l'efficacia delle norme sulla protezione degli informatori. Le sanzioni nei confronti di quanti intraprendono misure di ritorsione o altre azioni avverse contro gli informatori possono scoraggiare ulteriori azioni di questo tipo. Le sanzioni contro le persone che effettuano una segnalazione o una divulgazione pubblica che risultano scientemente false sono necessarie anche per prevenire ulteriori segnalazioni dolose e preservare la credibilità del sistema. La proporzionalità di tali sanzioni dovrebbe garantire che non abbiano un effetto dissuasivo sui potenziali informatori.

(105)  Qualsiasi decisione adottata dalle autorità che leda i diritti conferiti dalla presente direttiva, in particolare le decisioni adottate a norma dell'articolo 6, è sottoposta a controllo giurisdizionale conformemente all'articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.

(106)  La presente direttiva introduce norme minime e gli Stati membri dovrebbero avere la facoltà di introdurre o mantenere in vigore disposizioni più favorevoli per la persona segnalante, purché non interferiscano con le misure per la protezione delle persone coinvolte. Il recepimento della presente direttiva non costituisce in alcun caso motivo di riduzione del livello di protezione già concesso alle persone segnalanti dal diritto nazionale nei settori a cui essa si applica.

(107)  Conformemente all’articolo 26, paragrafo 2, del TFUE, il mercato interno deve comportare uno spazio senza frontiere interne nel quale è assicurata la circolazione libera e sicura delle merci e dei servizi. Il mercato interno dovrebbe fornire ai cittadini dell’Unione un valore aggiunto migliorando la qualità e la sicurezza di beni e servizi, garantendo un elevato livello di salute pubblica e di protezione dell’ambiente, nonché la libera circolazione dei dati personali. Pertanto l’articolo 114 del TFUE è la base giuridica adeguata per adottare le misure necessarie per l’instaurazione e il funzionamento del mercato interno. In aggiunta all'articolo 114 del TFUE, la presente direttiva dovrebbe avere ulteriori basi giuridiche specifiche per coprire i settori che si basano sull'articolo 16, ▌l'articolo 43, paragrafo 2, l'articolo 50, l'articolo 53, paragrafo 1, gli articoli ▌91 e 100, ▌l'articolo 168, paragrafo 4, l'articolo 169, l'articolo 192, paragrafo 1, e l'articolo 325, paragrafo 4, del TFUE nonché l'articolo 31 del trattato che istituisce l'Euratom per l'adozione di misure dell'Unione ▌.

(108)  L’ambito di applicazione materiale della presente direttiva si basa sull’identificazione di settori in cui l’introduzione della protezione degli informatori risulta giustificata e necessaria visti i dati attualmente disponibili. Tale ambito di applicazione materiale può essere esteso ad altri settori o atti dell’Unione, se necessario per rafforzarne l’applicazione alla luce di prove che potrebbero emergere in futuro o sulla base della valutazione del funzionamento della presente direttiva.

(109)  Ogni qual volta vengano adottati nuovi atti legislativi pertinenti alla presente direttiva, essi dovrebbero specificare, ove opportuno, che la presente direttiva è di applicazione. Ove necessario l’articolo 1 e l’allegato dovrebbero essere modificati.

(110)  L’obiettivo della presente direttiva, vale a dire il rafforzamento, mediante una protezione efficace degli informatori, dell’applicazione della legge in determinati settori e atti in cui le violazioni del diritto dell’Unione possano arrecare un grave pregiudizio al pubblico interesse, non può essere conseguito in misura sufficiente dagli Stati membri che agiscono da soli o senza coordinamento, ma può essere conseguito meglio attraverso un intervento dell’Unione che stabilisce norme minime di armonizzazione in materia di protezione degli informatori. Inoltre solo un’azione dell’Unione può garantire la coerenza e armonizzare le norme attuali dell’Unione sulla protezione degli informatori. L’Unione può quindi intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall’articolo 5 del trattato sull’Unione europea. La presente direttiva si limita a quanto è necessario per conseguire tale obiettivo in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo.

(111)  La presente direttiva rispetta i diritti fondamentali e i principi riconosciuti, segnatamente, dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare il suo articolo 11. Di conseguenza, la presente direttiva deve essere applicata conformemente a tali diritti e principi garantendo il pieno rispetto, tra l'altro, della libertà di espressione e d'informazione, il diritto alla protezione dei dati personali, la libertà d'impresa, il diritto a un livello elevato di protezione dei consumatori, il diritto a un livello elevato di protezione della salute umana, il diritto a un livello elevato di protezione ambientale, il diritto alla buona amministrazione, il diritto a un ricorso effettivo e i diritti della difesa.

(112)  Conformemente all'articolo 28, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 45/2001, il garante europeo della protezione dei dati è stato consultato ▌,

HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:

CAPO I

AMBITO DI APPLICAZIONE, CONDIZIONI DI PROTEZIONE E DEFINIZIONI

Articolo 1

Scopo

Lo scopo della presente direttiva è rafforzare l'applicazione del diritto e delle politiche dell'Unione in specifici settori stabilendo norme minime comuni volte a garantire un elevato livello di protezione delle persone che segnalano violazioni.

Articolo 2

Ambito di applicazione materiale

1.  ▌ La presente direttiva stabilisce norme minime comuni di protezione delle persone che segnalano le seguenti violazioni del diritto dell'Unione:

a)  violazioni che rientrano nell'ambito di applicazione degli atti dell'Unione di cui all'allegato (parti I e II) della presente direttiva relativamente ai seguenti settori:

i)  appalti pubblici;

ii)  servizi, prodotti e mercati finanziari e prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo;

iii)  sicurezza dei prodotti;

iv)  sicurezza dei trasporti;

v)  tutela dell’ambiente;

vi)  radioprotezione e sicurezza nucleare;

vii)  sicurezza degli alimenti e dei mangimi e salute e benessere degli animali;

viii)  salute pubblica;

ix)  protezione dei consumatori;

x)  tutela della vita privata e protezione dei dati personali e sicurezza delle reti e dei sistemi informativi.

b)  violazioni che ledono gli interessi finanziari dell'Unione definite all'articolo 325 del TFUE e ulteriormente specificate nelle pertinenti misure dell'Unione;

c)  violazioni riguardanti il mercato interno, di cui all'articolo 26, paragrafo 2, del TFUE, comprese violazioni delle norme in materia di concorrenza e di aiuti di Stato, nonché connesse ad atti che violano le norme in materia di imposta sulle società o le costruzioni il cui fine è ottenere un vantaggio fiscale che vanifica l'oggetto o la finalità della normativa applicabile in materia di imposta sulle società.

2.  La presente direttiva non pregiudica la facoltà degli Stati membri di estendere la protezione prevista dal diritto nazionale relativamente a settori o atti non contemplati dal paragrafo 1.

Articolo 3

Relazione con altri atti dell'Unione e con le disposizioni nazionali

1.  Laddove siano previste norme specifiche sulla segnalazione delle violazioni negli atti settoriali dell'Unione elencati nella parte II dell'allegato, si applicano tali norme. Le disposizioni della presente direttiva si applicano ▌ nella misura in cui una materia non sia obbligatoriamente disciplinata da tali atti settoriali dell'Unione.

2.  La presente direttiva non pregiudica la responsabilità degli Stati membri di garantire la sicurezza nazionale né il loro potere di tutelare i propri interessi essenziali di sicurezza. In particolare, non si applica alle segnalazioni di violazioni delle norme in materia di appalti concernenti aspetti di difesa o di sicurezza, a meno che tali aspetti non rientrino nei pertinenti strumenti dell'Unione.

3.  La presente direttiva non pregiudica l'applicazione del diritto dell'Unione o nazionale concernente:

a)  la protezione delle informazioni classificate;

b)  la protezione del segreto professionale forense e medico;

c)  la segretezza delle deliberazioni degli organi giudiziari; e

d)   norme di procedura penale.

4.  La presente direttiva lascia impregiudicate le norme nazionali relative all'esercizio del diritto dei lavoratori di consultare i propri rappresentanti o sindacati, alla protezione contro eventuali misure lesive ingiustificate determinate da tali consultazioni, nonché all'autonomia delle parti sociali e al loro diritto di stipulare accordi collettivi. Ciò non pregiudica il livello di protezione offerto dalla presente direttiva.

Articolo 4

Ambito di applicazione personale

1.  La presente direttiva si applica alle persone segnalanti che lavorano nel settore privato o pubblico che hanno acquisito informazioni sulle violazioni in un contesto lavorativo, compresi almeno:

a)  le persone aventi la qualità di lavoratore ai sensi dell'articolo 45, paragrafo 1, del TFUE, compresi i dipendenti pubblici;

b)  le persone aventi la qualità di lavoratore autonomo ai sensi dell'articolo 49 del TFUE;

c)  gli azionisti e i membri dell'organo di amministrazione, direzione o vigilanza di un'impresa, compresi i membri senza incarichi esecutivi, i volontari e i tirocinanti retribuiti e non retribuiti;

d)  qualsiasi persona che lavora sotto la supervisione e la direzione di appaltatori, subappaltatori e fornitori.

2.  La presente direttiva si applica alle persone segnalanti anche qualora segnalino o divulghino informazioni acquisite nel quadro di un rapporto di lavoro nel frattempo terminato.

3.  La presente direttiva si applica inoltre alle persone segnalanti il cui rapporto di lavoro non è ancora iniziato nei casi in cui le informazioni riguardanti una violazione sono state acquisite durante il processo di selezione o altre fasi della trattativa precontrattuale.

4.  Le misure intese a proteggere le persone segnalanti di cui al capo IV si applicano altresì, ove opportuno:

a)  ai facilitatori;

b)  a terzi connessi con le persone segnalanti e che possono subire ritorsioni in un contesto lavorativo, quali colleghi o parenti della persona segnalante; e

c)  ai soggetti giuridici di cui le persone segnalanti sono proprietarie, per cui lavorano o a cui sono altrimenti connesse in un contesto lavorativo.

Articolo 5

Condizioni per la protezione delle persone segnalanti

1.  Le persone che segnalano informazioni su violazioni che rientrano nei settori contemplati dalla presente direttiva possono beneficiare di protezione, a condizione che:

a)  abbiano avuto fondati motivi di ritenere che le informazioni segnalate fossero vere al momento della segnalazione e che queste informazioni rientrassero nell'ambito di applicazione della presente direttiva;

b)  abbiano effettuato una segnalazione interna a norma dell'articolo 7 e una segnalazione esterna a norma dell'articolo 10, ovvero abbiano effettuato direttamente una segnalazione esterna o divulgato pubblicamente informazioni a norma dell'articolo 15.

2.  Fatti salvi gli obblighi vigenti di prevedere la segnalazione anonima in virtù del diritto dell'Unione, la presente direttiva non pregiudica la facoltà degli Stati membri di decidere se i soggetti pubblici o privati e le autorità competenti accettano o meno le segnalazioni anonime di violazioni e vi danno seguito o meno.

3.  Le persone che hanno segnalato o divulgato pubblicamente informazioni in forma anonima, ma che successivamente sono state identificate, possono nondimeno beneficiare di protezione in caso di ritorsioni, a condizione che soddisfino le condizioni di cui al paragrafo 1.

4.  Una persona che effettua una segnalazione alle istituzioni, agli organi o agli organismi competenti dell'Unione in merito a violazioni che rientrano nell'ambito di applicazione della presente direttiva possono beneficiare della protezione da questa prevista alle stesse condizioni di una persona che ha effettuato una segnalazione esterna.

Articolo 6

Definizioni

Ai fini della presente direttiva si applicano le seguenti definizioni:

1)  "violazioni": atti o omissioni:

i)  che sono illeciti e che sono relativi agli atti dell'Unione e ai settori che rientrano nell'ambito di applicazione di cui all'articolo 2 e all'allegato; oppure

ii)  che vanificano l'oggetto o la finalità delle norme ▌ previste in tali atti dell'Unione e in tali settori;

2)  "informazioni sulle violazioni": informazioni o fondati sospetti riguardanti effettive o potenziali violazioni, nonché tentativi di occultare violazioni che ▌ si sono verificate o che molto verosimilmente potrebbero verificarsi nell'organizzazione presso cui la persona segnalante lavora o ha lavorato, o in altra organizzazione con la quale è o è stata in contatto nell'ambito della sua attività professionale;

3)  "segnalazione": la comunicazione di informazioni sulle violazioni;

4)  "segnalazione interna": la comunicazione di informazioni sulle violazioni all'interno di un soggetto giuridico pubblico o privato;

5)  "segnalazione esterna": la comunicazione di informazioni sulle violazioni alle autorità competenti;

6)  "divulgazione pubblica": il fatto di rendere di pubblico dominio informazioni sulle violazioni ▌;

7)  "persona segnalante": la persona fisica ▌ che segnala o divulga informazioni sulle violazioni acquisite nell'ambito delle sue attività professionali;

8)  "facilitatore": una persona fisica che assiste la persona segnalante nel processo di segnalazione in un contesto lavorativo, la cui assistenza dovrebbe essere riservata;

9)  "contesto lavorativo": le attività lavorative presenti o passate svolte nel settore pubblico o privato attraverso le quali, indipendentemente dalla loro natura, una persona può acquisire informazioni sulle violazioni e nel cui ambito rischia di subire ritorsioni in caso di segnalazione;

10)  "persona coinvolta": la persona fisica o giuridica menzionata nella segnalazione o divulgazione come persona alla quale la violazione è attribuita o con la quale è associata;

11)  "ritorsione": qualsiasi omissione o atto, diretto o indiretto, che si verifica in un contesto lavorativo in conseguenza della segnalazione interna o esterna o della divulgazione pubblica e che provoca o può provocare danni ingiustificati alla persona segnalante;

12)  "seguito": l'azione intrapresa dal destinatario della segnalazione o da un'autorità competente ▌ allo scopo di valutare la sussistenza dei fatti segnalati e, se del caso, porre rimedio alla violazione segnalata, anche attraverso azioni come un'inchiesta interna, indagini, l'azione penale, un'azione per il recupero dei fondi e l'archiviazione;

13)  "riscontro": la comunicazione alla persona segnalante di informazioni sull'azione prevista o adottata per dar seguito alla loro segnalazione e sui motivi del seguito dato;

14)  "autorità competente": l'autorità nazionale autorizzata a ricevere le segnalazioni conformemente al capo III e a dare un riscontro alle persone segnalanti e/o designata per svolgere le funzioni previste dalla presente direttiva, in particolare per quanto riguarda il seguito dato alle segnalazioni.

CAPO II

SEGNALAZIONE INTERNA E SEGUITO DATO ALLE SEGNALAZIONI

Articolo 7

Segnalazione attraverso canali interni

1.  In linea generale, e fatti salvi gli articoli 10 e 15, le informazioni sulle violazioni che rientrano nell'ambito di applicazione della presente direttiva possono essere segnalate attraverso i canali e le procedure interni di cui al presente capo.

2.  Gli Stati membri incoraggiano l'uso dei canali interni prima di effettuare segnalazioni esterne, laddove la violazione possa essere efficacemente affrontata a livello interno e la persona segnalante ritenga che non sussista il rischio di ritorsioni.

3.  Nel contesto delle informazioni comunicate dai soggetti giuridici del settore pubblico e privato ai sensi dell'articolo 9, paragrafo 1, lettera g), e dalle autorità competenti ai sensi dell'articolo 12, paragrafo 4, lettera a), e dell'articolo 13, sono fornite adeguate informazioni relativamente all'uso di tali canali interni.

Articolo 8

Obbligo di istituire canali interni

1.  Gli Stati membri assicurano che i soggetti giuridici del settore privato e pubblico istituiscano canali e procedure interni per le segnalazione e il seguito delle segnalazioni, previa consultazione e in accordo con le parti sociali, se previsto dal diritto nazionale.

2.  Tali canali e procedure devono permettere ai dipendenti del soggetto di effettuare segnalazioni. Essi possono permettere anche ad altre persone in contatto con il soggetto nell'ambito della loro attività professionale, di cui all'articolo 4, paragrafo 1, lettere b), c) e d), di effettuare una segnalazione.

3.  I soggetti giuridici del settore privato di cui al paragrafo 1 sono quelli con almeno 50 dipendenti.

4.  La soglia di cui al paragrafo 3 non si applica ai soggetti che rientrano nell'ambito di applicazione degli atti dell'Unione di cui alle parti I.B e II dell'allegato.

5.  I canali di segnalazione possono essere gestiti internamente da una persona o da un servizio designato a tal fine o essere messi a disposizione esternamente da terzi. Le garanzie e i requisiti di cui all'articolo 9, paragrafo 1, devono essere rispettati allo stesso modo dai terzi cui è affidato il compito di gestire il canale di segnalazione per conto di un soggetto privato.

6.  I soggetti giuridici del settore privato che hanno da 50 a 249 dipendenti possono condividere le risorse per il ricevimento delle segnalazioni ed eventualmente anche le indagini sulle stesse. Ciò non pregiudica il loro obbligo di mantenere la riservatezza, di fornire un riscontro e di affrontare la violazione segnalata.

7.  In seguito a un'adeguata valutazione dei rischi e tenuto conto della natura delle attività dei soggetti e del conseguente livello di rischio, in particolare per l'ambiente e la salute pubblica, gli Stati membri possono chiedere ai soggetti giuridici privati con meno di 50 dipendenti ▌di stabilire canali e procedure di segnalazione interna.

8.  La decisione adottata da uno Stato membro, a norma del paragrafo 7, di chiedere ai soggetti giuridici privati di stabilire canali di segnalazione interna è notificata alla Commissione, insieme ad una motivazione e ai criteri utilizzati nella valutazione dei rischi. La Commissione comunica detta decisione agli altri Stati membri.

9.  I soggetti giuridici del settore pubblico di cui al paragrafo 1 sono tutti i soggetti giuridici pubblici, compresi i soggetti di proprietà o sotto il controllo di un soggetto giuridico pubblico.

Gli Stati membri possono esentare dall'obbligo di cui al paragrafo 1 i comuni con meno di 10 000 abitanti, o meno di 50 dipendenti, o altri soggetti con meno di 50 dipendenti.

Gli Stati membri possono prevedere che i canali di segnalazione interna siano condivisi tra comuni o gestiti da autorità comunali congiunte in conformità del diritto nazionale, purché i canali interni condivisi siano distinti e autonomi rispetto ai canali esterni.

Articolo 9

Procedure per la segnalazione interna e relativo seguito

1.  Le procedure per le segnalazioni e relativo seguito di cui all'articolo 8 comprendono i seguenti elementi:

a)  canali per ricevere le segnalazioni che siano progettati, realizzati e gestiti in modo sicuro e tale da garantire la riservatezza dell'identità della persona segnalante e degli eventuali terzi citati nella segnalazione e da impedire l'accesso al personale non autorizzato;

b)  un avviso del ricevimento della segnalazione alla persona segnalante entro un termine massimo di sette giorni a decorrere dal ricevimento;

c)  la designazione di una persona o di un servizio imparziale competente per dare seguito alle segnalazioni che potrebbe essere la stessa persona o lo stesso servizio che riceve le segnalazioni e che manterrà la comunicazione con la persona segnalante e, se necessario, chiederà ulteriori informazioni e fornirà un riscontro a quest'ultima;

d)  un seguito diligente della segnalazione da parte della persona designata o del servizio designato;

e)  un seguito diligente se previsto dal diritto nazionale per quanto riguarda le segnalazioni anonime;

f)  un termine ragionevole ▌ per dare un riscontro alla persona segnalante sul seguito dato alla segnalazione, non superiore a tre mesi a far data dall'avviso di ricevimento della segnalazione, oppure, se non è stato inviato alcun avviso, dalla scadenza del termine di sette giorni dall'effettuazione della segnalazione;

g)  informazioni chiare e facilmente accessibili sulle ▌ condizioni e le procedure per effettuare segnalazioni esterne alle autorità competenti a norma dell’articolo 10 e, se del caso, a istituzioni, organi e organismi dell'Unione.

2.  I canali previsti al paragrafo 1, lettera a), permettono che la segnalazione sia effettuata in forma scritta e/o orale, attraverso linee telefoniche o altri sistemi di messaggistica vocale e, su richiesta della persona segnalante, mediante un incontro diretto entro un termine ragionevole.

CAPO III

SEGNALAZIONE ESTERNA E RELATIVO SEGUITO

Articolo 10

Segnalazione attraverso canali esterni

Fatto salvo l'articolo 15, le persone segnalanti forniscono informazioni sulle violazioni che rientrano nell'ambito di applicazione della presente direttiva utilizzando i canali e le procedure di cui agli articoli 11 e 12, dopo aver utilizzato il canale interno o effettuando una segnalazione direttamente alle autorità competenti.

Articolo 11

Obbligo di istituire canali di segnalazione esterna e di dare seguito alle segnalazioni

1.  Gli Stati membri designano le autorità competenti per ricevere, fornire un riscontro o dare seguito alle segnalazioni e le dotano di risorse adeguate.

2.  Gli Stati membri provvedono affinché le autorità competenti:

a)  stabiliscano canali di segnalazione esterna indipendenti e autonomi ▌ per il ricevimento e il trattamento delle informazioni fornite dalla persona segnalante;

b)  diano tempestivamente un avviso di ricevimento delle segnalazioni, entro sette giorni dal loro ricevimento, salvo esplicita diversa richiesta della persona segnalante o tranne se l'autorità competente ritiene ragionevolmente che confermare il ricevimento della segnalazione metta a repentaglio la protezione dell'identità della persona segnalante;

c)  diano diligentemente seguito alle segnalazioni;

d)  diano un riscontro alla persona segnalante sul seguito dato alla segnalazione entro un termine ragionevole non superiore a tre mesi, o sei mesi in casi debitamente giustificati. Le autorità competenti comunicano alla persona segnalante l'esito finale delle indagini conformemente alle procedure previste dal diritto nazionale;

e)  trasmettano a tempo debito le informazioni contenute nella segnalazione alle istituzioni, agli organi e agli organismi competenti dell'Unione, se del caso, per ulteriori indagini ove previsto dal diritto nazionale o dell'Unione.

3.  Gli Stati membri possono prevedere che le autorità competenti, dopo aver debitamente esaminato la questione, possano decidere che una violazione segnalata è chiaramente di lieve entità e non necessita di ulteriori misure volte ad assicurare un seguito ai sensi della presente direttiva. Ciò non pregiudica altri obblighi o altre procedure applicabili per affrontare la violazione segnalata né la protezione offerta dalla presente direttiva relativamente alla segnalazione attraverso i canali interni e/o esterni. In tal caso, le autorità competenti comunicano alla persona segnalante la loro decisione e la relativa motivazione.

4.  Gli Stati membri possono prevedere che le autorità competenti possano decidere che non sia necessario dare seguito a segnalazioni ripetute il cui contenuto non comporta nuove informazioni significative rispetto a una precedente segnalazione già archiviata, a meno che nuove circostanze di fatto o di diritto non giustifichino che si dia loro un seguito diverso. In tal caso, informano la persona segnalante in merito alla motivazione della loro decisione.

5.  Gli Stati membri possono prevedere che, in caso di alto afflusso di segnalazioni, le autorità competenti possano trattare in via prioritaria le segnalazioni relative a violazioni gravi o a violazioni di disposizioni essenziali che rientrano nell'ambito d'applicazione della presente direttiva, fatto salvo il termine di cui al paragrafo 2, lettera b).

6.  Gli Stati membri assicurano che l'autorità che ha ricevuto una segnalazione, ma non è competente ad affrontare la violazione segnalata, la trasmetta all'autorità competente entro un termine ragionevole e in modo sicuro, e che la persona segnalante ▌sia informata di tale trasmissione senza indugio.

Articolo 12

Progettazione dei canali di segnalazione esterna

1.  I canali di segnalazione esterna ▌sono considerati indipendenti e autonomi a condizione che siano soddisfatti tutti i seguenti criteri:

a)  siano progettati, realizzati e gestiti in modo da garantire la completezza, l’integrità e la riservatezza delle informazioni e impediscano l’accesso del personale non autorizzato dell’autorità competente;

b)  permettano la memorizzazione di informazioni su supporti durevoli, conformemente all'articolo 18, per consentire ulteriori indagini.

2.  I canali di segnalazione esterna consentono la segnalazione in forma scritta e orale tramite telefono o altri sistemi di messaggistica vocale e, su richiesta della persona segnalante, mediante un incontro diretto entro un termine ragionevole.

3.  Le autorità competenti assicurano che, qualora una segnalazione sia ricevuta attraverso canali diversi dai canali di segnalazione di cui ai paragrafi 1 e 2 o da personale diverso da quello addetto al trattamento delle segnalazioni, il personale che l'ha ricevuta si astenga dal divulgare qualsiasi informazione che consenta di identificare la persona segnalante o coinvolta e trasmetta la segnalazione, senza indugio e senza modifiche, al personale ▌ addetto al trattamento delle segnalazioni.

4.  Gli Stati membri assicurano che le autorità competenti dispongano di personale addetto al trattamento delle segnalazioni, e in particolare di:

a)  fornire a qualsiasi persona interessata informazioni sulle procedure per la segnalazione;

b)  ricevere le segnalazioni e dare loro seguito;

c)  mantenere i contatti con la persona segnalante al fine di fornire un riscontro e chiedere ulteriori informazioni, se necessario.

5.  Il personale addetto riceve una formazione specifica ai fini del trattamento delle segnalazioni.

Articolo 13

Informazioni sul ricevimento delle segnalazioni e relativo seguito

Gli Stati membri assicurano che le autorità competenti pubblichino sui loro siti web, in una sezione separata, facilmente identificabile e accessibile, almeno le seguenti informazioni:

a)  le condizioni alle quali la persona segnalante può beneficiare di protezione ai sensi della presente direttiva;

b)  i dati di contatto per utilizzare i canali di segnalazione esterna di cui all'articolo 12, in particolare gli indirizzi postali ed elettronici e i numeri di telefono, indicando se le conversazioni telefoniche sono registrate ▌;

c)  le procedure applicabili alle segnalazioni di violazioni, comprese le modalità con cui l'autorità competente può chiedere alla persona segnalante di chiarire le informazioni comunicate o di fornire ulteriori informazioni, il termine per fornire un riscontro alla persona segnalante nonché il tipo e contenuto di tale riscontro;

d)  il regime di riservatezza applicabile alle segnalazioni, in particolare alle informazioni relative al trattamento dei dati personali conformemente all'articolo 17 della presente direttiva, agli articoli 5 e 13 del regolamento (UE) 2016/679, all'articolo 13 della direttiva (UE) 2016/680 e all'articolo 11 del regolamento (UE) 2018/1725, a seconda dei casi;

e)  il tipo di seguito da dare alle segnalazioni;

f)  i mezzi di ricorso e le procedure disponibili contro le ritorsioni e le possibilità di ottenere una consulenza riservata per le persone che intendano effettuare una segnalazione;

g)  una dichiarazione che spieghi chiaramente le condizioni alle quali le persone che effettuano segnalazioni all'autorità competente non incorrerebbero in responsabilità per violazione della riservatezza ai sensi dell'articolo 21, paragrafo 4;

h)  le informazioni di contatto dell'autorità amministrativa indipendente unica di cui all'articolo 20, paragrafo 2, se del caso.

Articolo 14

Riesame delle procedure da parte delle autorità competenti

Gli Stati membri provvedono a che le autorità competenti riesaminino regolarmente, e almeno una volta ogni tre anni, le proprie procedure per il ricevimento delle segnalazioni e relativo seguito. Nel quadro di tale riesame le autorità competenti tengono conto della propria esperienza e di quella di altre autorità competenti e adeguano le proprie procedure di conseguenza.

CAPO IV

DIVULGAZIONI PUBBLICHE

Articolo 15

Divulgazioni pubbliche

1.  Una persona che divulga pubblicamente informazioni su violazioni che rientrano nell'ambito di applicazione della presente direttiva può beneficiare della protezione prevista dalla presente direttiva se ricorre una delle seguenti condizioni:

a)  la persona segnalante ha prima effettuato una segnalazione interna ed esterna, o direttamente una segnalazione esterna, conformemente ai capi II e III, ma non è stata intrapresa un'azione appropriata in risposta alla segnalazione entro il termine di cui all'articolo 9, paragrafo 1, lettera f), e all'articolo 11, paragrafo 2, lettera d); oppure

b)  la persona segnalante aveva fondati motivi di ritenere che:

i)  la violazione possa rappresentare un pericolo imminente o palese per il pubblico interesse, come nel caso in cui sussista una situazione di emergenza o il rischio di danno irreversibile; oppure

ii)  in caso di segnalazione esterna, sussista il rischio di ritorsioni o le prospettive che la violazione sia affrontata efficacemente siano scarse per via delle circostanze del caso di specie, come in presenza della possibilità che vengano occultate o distrutte prove oppure che un'autorità sia collusa con l'autore della violazione o coinvolta nella violazione stessa.

2.  Il presente articolo non si applica a casi in cui una persona divulghi direttamente informazioni alla stampa conformemente a specifiche disposizioni nazionali che stabiliscono un sistema di protezione relativo alla libertà di espressione e d'informazione.

CAPO V

NORME APPLICABILI ALLE SEGNALAZIONI INTERNE ED ESTERNE

Articolo 16

Obbligo di riservatezza

1.  Gli Stati membri provvedono affinché l'identità della persona segnalante non sia divulgata, senza il suo consenso esplicito, a nessuno che non faccia parte del personale autorizzato competente a ricevere le segnalazioni e/o a darvi seguito. Altrettanto vale per qualsiasi altra informazione da cui si possa dedurre direttamente o indirettamente l'identità della persona segnalante.

2.  In deroga al paragrafo 1, la divulgazione dell'identità della persona segnalante e di qualsiasi altra informazione di cui al paragrafo 1 è ammessa solo qualora ciò rappresenti un obbligo necessario e proporzionato imposto dal diritto dell'Unione o nazionale nel contesto di indagini da parte delle autorità nazionali o di procedimenti giudiziari, anche al fine di salvaguardare i diritti della difesa della persona coinvolta.

3.  Tale divulgazione è oggetto di adeguate garanzie ai sensi delle norme applicabili. In particolare, la persona segnalante è informata prima della divulgazione della sua identità, a meno che ciò non pregiudichi indagini o procedimenti giudiziari. Quando informa la persona segnalante, l'autorità competente invia a quest'ultima una motivazione scritta volta a spiegare le ragioni alla base della divulgazione dei dati riservati in questione.

4.  Gli Stati membri provvedono affinché le autorità competenti che ricevono segnalazioni contenenti segreti commerciali non li utilizzino o divulghino per altri fini che vadano oltre quanto necessario per dare il seguito adeguato alle segnalazioni.

Articolo 17

Trattamento dei dati personali

Al trattamento dei dati personali effettuato ai sensi della presente direttiva, compresi lo scambio e la trasmissione di dati personali da parte delle autorità competenti, si applicano il regolamento (UE) 2016/679 e la direttiva (UE) 2016/680. Lo scambio e la trasmissione di informazioni da parte delle istituzioni, degli organi e degli organismi dell'Unione sono effettuati in conformità del regolamento (UE) 2018/1725.

I dati personali che manifestamente non sono utili al trattamento di un caso specifico non sono raccolti o, se raccolti accidentalmente, sono cancellati senza indugio.

Articolo 18

Conservazione della documentazione inerente alle segnalazioni

1.  Gli Stati membri provvedono affinché le autorità competenti e i soggetti giuridici privati e pubblici conservino la documentazione inerente a ogni segnalazione ricevuta, nel rispetto dei requisiti di riservatezza di cui all'articolo 16. Le relazioni sono conservate soltanto per il tempo ritenuto necessario e proporzionato in considerazione dell'obbligo imposto alle autorità competenti e ai soggetti giuridici privati e pubblici ai sensi della presente direttiva.

2.  Se per la segnalazione si utilizza una linea telefonica registrata o un altro sistema di messaggistica vocale, subordinatamente al consenso della persona segnalante, le autorità competenti e i soggetti giuridici privati e pubblici hanno il diritto di documentare la segnalazione orale mediante:

a)  una registrazione della conversazione su un supporto durevole che consenta l'accesso alle informazioni;

b)  una trascrizione completa e accurata della conversazione effettuata dal personale ▌ dell'autorità competente addetto al trattamento delle segnalazioni.

Le autorità competenti e i soggetti giuridici privati e pubblici consentono alla persona segnalante di verificare, rettificare e approvare la trascrizione della chiamata mediante l'apposizione della propria firma.

3.  Se per la segnalazione si utilizza una linea telefonica non registrata o un altro sistema di messaggistica vocale, le autorità competenti e i soggetti giuridici privati e pubblici hanno il diritto di documentare la segnalazione orale mediante un resoconto dettagliato della conversazione redatto dal personale ▌ addetto al trattamento della segnalazione. Le autorità competenti e i soggetti giuridici privati e pubblici consentono alla persona segnalante di verificare, rettificare e approvare il resoconto della chiamata mediante l'apposizione della propria firma.

4.  Se una persona chiede un incontro con il personale ▌ delle autorità competenti o dei soggetti giuridici privati e pubblici per una segnalazione a norma dell'articolo 9, paragrafo 2, e dell'articolo 12, paragrafo 2, ▌ le autorità competenti e i soggetti giuridici privati e pubblici assicurano, subordinatamente al consenso della persona segnalante, che sia conservata una documentazione completa e accurata di tale incontro su un supporto durevole che consenta l'accesso alle informazioni.

Le autorità competenti e i soggetti giuridici privati e pubblici hanno il diritto di documentare l'incontro mediante:

a)  una registrazione della conversazione su un supporto durevole che consenta l'accesso alle informazioni;

b)  un verbale dettagliato dell'incontro redatto dal personale ▌ addetto al trattamento della segnalazione.

Le autorità competenti e i soggetti giuridici privati e pubblici consentono alla persona segnalante di verificare, rettificare e approvare il verbale dell'incontro mediante l'apposizione della propria firma.

CAPO VI

MISURE DI PROTEZIONE

Articolo 19

Divieto di ritorsione ▌

Gli Stati membri adottano le misure necessarie per vietare qualsiasi forma di ritorsione ▌ diretta o indiretta, comprese minacce e tentativi di ritorsione, ▌ segnatamente:

a)  il licenziamento, la sospensione o misure equivalenti;

b)  la retrocessione di grado o la mancata promozione;

c)  il trasferimento di funzioni, il cambiamento del luogo di lavoro, la riduzione dello stipendio, la modifica dell'orario di lavoro;

d)  la sospensione della formazione;

e)  le note di merito o le referenze negative;

f)  l'imposizione o amministrazione di misure disciplinari, la nota di biasimo o altra sanzione, anche pecuniaria;

g)  la coercizione, l'intimidazione, le molestie o l'ostracismo ▌;

h)  la discriminazione, lo svantaggio o il trattamento iniquo;

i)  la mancata conversione di un contratto di lavoro a termine in un contratto di lavoro permanente, laddove il lavoratore avesse legittime aspettative di vedersi offrire un impiego permanente;

j)  il mancato rinnovo o la risoluzione anticipata del contratto di lavoro a termine;

k)  danni, anche alla reputazione della persona, in particolare sui social media, o la perdita finanziaria, comprese la perdita di opportunità economiche e la perdita di reddito;

l)  l'inserimento nelle liste nere sulla base di un accordo settoriale o industriale formale o informale, che determina l'impossibilità per la persona di trovare un'occupazione nel settore o nell'industria in futuro;

m)  la conclusione anticipata o l'annullamento del contratto per beni o servizi;

n)  l'annullamento di una licenza o di un permesso.

o)  la sottoposizione ad accertamenti psichiatrici o medici.

Articolo 20

Misure di sostegno

1.  Gli Stati membri provvedono affinché le persone di cui all'articolo 4 abbiano accesso, a seconda dei casi, a misure di sostegno, segnatamente:

i)  l'accesso a informazioni e consulenze esaustive e indipendenti, facilmente accessibili al pubblico e a titolo gratuito, sulle procedure e i mezzi di ricorso disponibili in materia di protezione dalle ritorsioni e sui diritti della persona coinvolta;

ii)  ▌ l'accesso a un'assistenza efficace da parte delle autorità competenti dinanzi a qualsiasi autorità pertinente associata alla loro protezione dalle ritorsioni, compreso, ove previsto dal diritto nazionale, la certificazione del fatto che possono beneficiare della protezione prevista dalla presente direttiva;

iii)  l'accesso al patrocinio a spese dello Stato nel quadro di un procedimento penale e di un procedimento civile transfrontaliero conformemente alle direttive del Parlamento europeo e del Consiglio (UE) 2016/1919 e 2008/52/CE, nonché l'accesso al patrocinio a spese dello Stato nel quadro di ulteriori procedimenti e a consulenze legali o altri tipi di assistenza legale in conformità del diritto nazionale.

2.  Gli Stati membri possono prevedere assistenza finanziaria e sostegno, anche psicologico, per le persone segnalanti nell'ambito dei procedimenti giudiziari.

3.  Le misure di sostegno di cui al presente articolo possono essere fornite, a seconda dei casi, da un centro d'informazione o da un'autorità amministrativa indipendente unica e chiaramente identificata.

Articolo 21

Misure di protezione dalle ritorsioni

1.  Gli Stati membri adottano le misure necessarie a garantire la protezione delle persone segnalanti che soddisfano le condizioni di cui all’articolo 5 dalle ritorsioni. Tali misure comprendono, in particolare, quelle di cui ai paragrafi da 2 a 8.

2.  Fatto salvo l'articolo 3, paragrafi 2 e 3, le persone che effettuano una segnalazione o una divulgazione pubblica conformemente alla presente direttiva non sono considerate responsabili di aver violato eventuali restrizioni alla divulgazione di informazioni ▌ né incorrono in alcun tipo di responsabilità in relazione a tale segnalazione o divulgazione, a condizione che avessero fondati motivi di ritenere che detta segnalazione o divulgazione fosse necessaria per rivelare una violazione ai sensi della presente direttiva.

3.  Le persone segnalanti non incorrono in responsabilità per l'acquisizione delle informazioni interessate né per l'accesso alle stesse, purché tale acquisizione o accesso non costituisca di per sé un reato. In quest'ultimo caso, la responsabilità penale resta disciplinata dal diritto nazionale applicabile.

4.  Qualsiasi altra eventuale responsabilità delle persone segnalanti derivante da atti o omissioni che non sono collegati alla segnalazione o non sono necessari per rivelare una violazione ai sensi della presente direttiva resta disciplinata dal diritto dell'Unione o nazionale applicabile.

5.  Nei procedimenti ▌ dinanzi a un giudice o un'altra autorità relativi a un danno subito dalla persona segnalante, e a condizione che questa dimostri di aver effettuato una segnalazione o una divulgazione pubblica e di aver subito un danno, si presume che il danno sia stato compiuto per ritorsione a seguito di tale segnalazione o divulgazione ▌. In questi casi, spetta alla persona che ha preso la misura lesiva dimostrare che l'imputabilità di tale misura ▌ a motivi debitamente giustificati.

6.  Le persone segnalanti e i facilitatori hanno accesso a misure correttive adeguate contro le ritorsioni, compresi provvedimenti provvisori in attesa della definizione dei procedimenti giudiziari, conformemente al quadro nazionale.

7.  ▌ Nei procedimenti giudiziari, compreso per diffamazione, violazione del diritto d'autore, violazione degli obblighi di segretezza, violazione delle norme in materia di protezione dei dati, divulgazione di segreti commerciali o per richieste di risarcimento fondate sul diritto privato, sul diritto pubblico o sul diritto del lavoro collettivo, le persone segnalanti non incorrono in alcun tipo di responsabilità per avere effettuato una segnalazione o divulgazione pubblica conformemente alla presente direttiva e hanno il diritto di invocare tale segnalazione o divulgazione per chiedere il non luogo a procedere, a condizione che avessero fondati motivi di ritenere che la segnalazione o la divulgazione fosse necessaria per rivelare una violazione ai sensi della presente direttiva. Ove una persona segnali o divulghi pubblicamente informazioni relative a violazioni rientranti nell'ambito di applicazione della presente direttiva che comprendano segreti commerciali e soddisfino le condizioni della presente direttiva, tale segnalazione o divulgazione pubblica è considerata lecita alle condizioni di cui all'articolo 3, paragrafo 2, della direttiva (UE) 2016/943.

8.  Gli Stati membri adottano le misure necessarie a garantire, conformemente al diritto nazionale, misure correttive e un risarcimento integrale per i danni subiti dalle persone segnalanti che soddisfano le condizioni di cui all'articolo 5.

Articolo 22

Misure per la protezione delle persone coinvolte

1.  Gli Stati membri assicurano che, in conformità con la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, le persone coinvolte godano pienamente del diritto a un ricorso effettivo e a un giudice imparziale, della presunzione di innocenza e dei diritti della difesa, compreso il diritto di essere sentiti e il diritto di accedere al proprio fascicolo ▌.

2.   Le autorità competenti provvedono affinché l'identità della persona coinvolta ▌ sia tutelata fintanto che sono in corso le indagini, in conformità del diritto nazionale.

3.  Le procedure di cui agli articoli 12, 17 e 18 si applicano anche alla tutela dell'identità della persona coinvolta.

Articolo 23

Sanzioni

1.  Gli Stati membri prevedono sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive applicabili alle persone fisiche o giuridiche che:

a)  ostacolano o tentano di ostacolare le segnalazioni;

b)  adottano misure di ritorsione contro le persone ▌ di cui all'articolo 4;

c)  intentano procedimenti vessatori contro le persone ▌ di cui all'articolo 4;

d)  violano l'obbligo di riservatezza sull'identità delle persone segnalanti di cui all'articolo 16.

2.  Gli Stati membri prevedono sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive applicabili alle persone per le quali sia accertato che hanno scientemente effettuato segnalazioni o divulgazioni pubbliche false. Gli Stati membri prevedono anche misure per il risarcimento dei danni derivanti da tali segnalazioni o divulgazioni conformemente al diritto nazionale.

Articolo 24

Divieto di rinuncia ai diritti e ai mezzi di ricorso

Gli Stati membri provvedono affinché i diritti e i mezzi di ricorso previsti dalla presente direttiva non possono essere oggetto di rinuncia o limitazione in virtù di accordi, regimi, forme o condizioni di lavoro, compreso un accordo arbitrale precontenzioso.

CAPO VII

DISPOSIZIONI FINALI

Articolo 25

Trattamento più favorevole e clausola di non regressione

1.  Gli Stati membri possono introdurre o mantenere disposizioni più favorevoli ai diritti delle persone segnalanti di quelle previste dalla presente direttiva, fatti salvi l'articolo 22 e l'articolo 23, paragrafo 2.

2.  L'attuazione della presente direttiva non può in alcun caso costituire motivo di riduzione del livello di protezione già offerto dagli Stati membri nei settori cui si applica la direttiva.

Articolo 26

Recepimento e periodo transitorio

1.  Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro il ... [2 anni dopo l'adozione].

2.  In deroga al paragrafo 1, gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi all'obbligo di istituire il canale interno di cui all'articolo 8, paragrafo 3, per quanto riguarda i soggetti giuridici con più di 50 e meno di 250 dipendenti entro il ... [2 anni dopo il recepimento].

3.   Le disposizioni adottate dagli Stati membri di cui ai paragrafi 1 e 2 contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di tale riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità del riferimento sono stabilite dagli Stati membri. Essi ne informano immediatamente la Commissione.

Articolo 27

Relazioni, valutazione e revisione

1.  Gli Stati membri comunicano alla Commissione tutte le informazioni pertinenti relative all'attuazione e all'applicazione della presente direttiva. Sulla base delle informazioni fornite, la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sull'attuazione e l'applicazione della presente direttiva entro il... [2 anni dopo il recepimento].

2.  Fatti salvi gli obblighi di relazione previsti da altri atti giuridici dell'Unione, gli Stati membri trasmettono su base annuale alla Commissione le seguenti statistiche relative alle segnalazioni di cui al capo III, preferibilmente in forma aggregata, se disponibili a livello centrale nello Stato membro interessato:

a)  numero di segnalazioni ricevute dalle autorità competenti;

b)  numero di indagini e procedimenti avviati a seguito di tali segnalazioni e relativo esito ▌;

c)  se accertati, i danni finanziari stimati ▌ e gli importi recuperati a seguito di indagini e procedimenti legati alle violazioni segnalate.

3.  Entro il ... [4 anni dopo il recepimento] e tenendo conto della sua relazione presentata ai sensi del paragrafo 1 e delle statistiche degli Stati membri trasmesse ai sensi del paragrafo 2, la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione che valuta l'impatto della normativa nazionale di recepimento della presente direttiva. La relazione valuta il funzionamento della presente direttiva e l'eventuale necessità di provvedimenti aggiuntivi, comprese, ove appropriato, modifiche al fine di estendere l'ambito di applicazione della presente direttiva ad altri settori o atti dell'Unione, in particolare il miglioramento dell'ambiente di lavoro allo scopo di tutelare la sicurezza e la salute dei lavoratori e le condizioni di lavoro.

La relazione valuta inoltre il modo in cui gli Stati membri si sono avvalsi dei meccanismi di cooperazione esistenti nell'ambito dei loro obblighi di dar seguito alle relazioni riguardanti le violazioni che rientrano nell'ambito di applicazione della presente direttiva e, più in generale, le modalità di cooperazione da essi seguite in caso di violazioni con dimensione transfrontaliera.

4.  La Commissione rende pubbliche e facilmente accessibili le relazioni di cui ai paragrafi 1 e 3.

Articolo 28

Entrata in vigore

La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Articolo 29

Destinatari

Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.

Fatto a ...,

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

ALLEGATO

Parte I

A.  Articolo 2, lettera a), punto i) – appalti pubblici:

1.  Norme procedurali per l'aggiudicazione di appalti pubblici e di concessioni, per l'aggiudicazione di appalti nei settori della difesa ▌e della sicurezza, nonché per l'aggiudicazione di appalti da parte di enti erogatori nei settori dell'acqua, dell'energia, dei trasporti e dei servizi postali e di qualsiasi altro contratto o servizio, disciplinate dai seguenti atti:

i)  direttiva 2014/23/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sull’aggiudicazione dei contratti di concessione (GU L 94 del 28.3.2014, pag. 1);

ii)  direttiva 2014/24/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sugli appalti pubblici e che abroga la direttiva 2004/18/CE (GU L 94 del 28.3.2014, pag. 65);

iii)  direttiva 2014/25/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sulle procedure d’appalto degli enti erogatori nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali e che abroga la direttiva 2004/17/CE (GU L 94 del 28.3.2014, pag. 243);

iv)  direttiva 2009/81/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 luglio 2009, relativa al coordinamento delle procedure per l’aggiudicazione di taluni appalti di lavori, di forniture e di servizi nei settori della difesa e della sicurezza da parte delle amministrazioni aggiudicatrici/degli enti aggiudicatori, e recante modifica delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE (GU L 216 del 20.8.2009, pag. 76).

2.  Procedure di ricorso disciplinate dai seguenti atti:

i)  direttiva 92/13/CEE del Consiglio, del 25 febbraio 1992, che coordina le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative relative all’applicazione delle norme comunitarie in materia di procedure di appalto degli enti erogatori di acqua e di energia e degli enti che forniscono servizi di trasporto nonché degli enti che operano nel settore delle telecomunicazioni (GU L 76 del 23.3.1992, pag. 14);

ii)  direttiva 89/665/CEE del Consiglio, del 21 dicembre 1989, che coordina le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative relative all’applicazione delle procedure di ricorso in materia di aggiudicazione degli appalti pubblici di forniture e di lavori (GU L 395 del 30.12.1989, pag. 33).

B.  Articolo 2, lettera a), punto ii) – servizi, prodotti e mercati finanziari e prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo:

Norme che istituiscono un quadro di regolamentazione e di vigilanza e che prevedono una protezione dei consumatori e degli investitori nei mercati dei servizi finanziari e dei capitali dell’Unione e nei settori bancario, del credito, dell'investimento, dell’assicurazione e riassicurazione, delle pensioni professionali o dei prodotti pensionistici individuali, dei titoli, dei fondi di investimento, dei ▌servizi di pagamentoe delle attività di cui all’allegato I della direttiva 2013/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, sull’accesso all’attività degli enti creditizi e sulla vigilanza prudenziale sugli enti creditizi e sulle imprese di investimento, che modifica la direttiva 2002/87/CE e abroga le direttive 2006/48/CE e 2006/49/CE (GU L 176 del 27.6.2013, pag. 338), disciplinate dai seguenti atti:

i)  direttiva 2009/110/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 settembre 2009, concernente l’avvio, l’esercizio e la vigilanza prudenziale dell’attività degli istituti di moneta elettronica, che modifica le direttive 2005/60/CE e 2006/48/CE e che abroga la direttiva 2000/46/CE (GU L 267, 10.10.2009, pag. 7);

ii)  direttiva 2011/61/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’8 giugno 2011, sui gestori di fondi di investimento alternativi, che modifica le direttive 2003/41/CE e 2009/65/CE e i regolamenti (CE) n. 1060/2009 e (UE) n. 1095/2010 (GU L 174 dell’1.7.2011, pag. 1);

iii)  regolamento (UE) n. 236/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 marzo 2012, relativo alle vendite allo scoperto e a taluni aspetti dei contratti derivati aventi ad oggetto la copertura del rischio di inadempimento dell’emittente (credit default swap) (GU L 86 del 24.3.2012, pag. 1);

iv)  regolamento (UE) n. 345/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 aprile 2013, relativo ai fondi europei per il venture capital (GU L 115 del 25.4.2013, pag. 1);

v)  regolamento (UE) n. 346/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 aprile 2013, relativo ai fondi europei per l’imprenditoria sociale (GU L 115 del 25.4.2013, pag. 18);

vi)  direttiva 2014/17/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 febbraio 2014, in merito ai contratti di credito ai consumatori relativi a beni immobili residenziali e recante modifica delle direttive 2008/48/CE e 2013/36/UE e del regolamento (UE) n. 1093/2010 (GU L 60 del 28.2.2014, pag. 34);

vii)  regolamento (UE) n. 537/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, sui requisiti specifici relativi alla revisione legale dei conti di enti di interesse pubblico e che abroga la decisione 2005/909/CE della Commissione (GU L 158 del 27.5.2014, pag. 77);

viii)  regolamento (UE) n. 600/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, sui mercati degli strumenti finanziari e che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012 (GU L 173 del 12.6.2014, pag. 84);

ix)  direttiva (UE) 2015/2366 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2015, relativa ai servizi di pagamento nel mercato interno, che modifica le direttive 2002/65/CE, 2009/110/CE e 2013/36/UE e il regolamento (UE) n. 1093/2010, e abroga la direttiva 2007/64/CE (GU L 337 del 23.12.2015, pag. 35);

x)  direttiva 2004/25/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, concernente le offerte pubbliche di acquisto (GU L 142 del 30.4.2004, pag. 12);

xi)  direttiva 2007/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 luglio 2007, relativa all’esercizio di alcuni diritti degli azionisti di società quotate (GU L 184 del 14.7.2007, pag. 17).

xii)  direttiva 2004/109/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 dicembre 2004, sull'armonizzazione degli obblighi di trasparenza riguardanti le informazioni sugli emittenti i cui valori mobiliari sono ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato e che modifica la direttiva 2001/34/CE (GU L 390 del 31.12.2004, pag. 38);

xiii)  regolamento (UE) n. 648/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 luglio 2012, sugli strumenti derivati OTC, le controparti centrali e i repertori di dati sulle negoziazioni (GU L 201 del 27.7.2012, pag. 1);

xiv)  regolamento (UE) 2016/1011 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'8 giugno 2016, sugli indici usati come indici di riferimento negli strumenti finanziari e nei contratti finanziari o per misurare la performance di fondi di investimento e recante modifica delle direttive 2008/48/CE e 2014/17/UE e del regolamento (UE) n. 596/2014 (GU L 171 del 29.6.2016, pag. 1);

xv)  direttiva 2009/138/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2009, in materia di accesso ed esercizio delle attività di assicurazione e di riassicurazione (solvibilità II) (GU L 335 del 17.12.2009, pag. 1);

xvi)  direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, che istituisce un quadro di risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento e che modifica la direttiva 82/891/CEE del Consiglio e le direttive 2001/24/CE, 2002/47/CE, 2004/25/CE, 2005/56/CE, 2007/36/CE, 2011/35/CE, 2012/30/UE e 2013/36/UE e i regolamenti (UE) n. 1093/2010 e (UE) n 648/2012, del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 173 del 12.6.2014, pag. 190);

xvii)  direttiva 2002/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2002, relativa alla vigilanza supplementare sugli enti creditizi, sulle imprese di assicurazione e sulle imprese di investimento appartenenti ad un conglomerato finanziario e che modifica le direttive 73/239/CEE, 79/267/CEE, 92/49/CEE, 92/96/CEE, 93/6/CEE e 93/22/CEE del Consiglio e le direttive 98/78/CE e 2000/12/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 35 del'11.2.2003, pag. 1);

xviii)  direttiva 2014/49/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, relativa ai sistemi di garanzia dei depositi (rifusione) (GU L 173 del 12.6.2014, pag. 149);

xix)  direttiva 97/9/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 3 marzo 1997, relativa ai sistemi di indennizzo degli investitori (GU L 84 del 26.3.1997, pag. 22);

xx)  regolamento (UE) n. 575/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, relativo ai requisiti prudenziali per gli enti creditizi e le imprese di investimento e che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012 (GU L 176 del 27.6.2013, pag. 1);

C.  Articolo 2, lettera a), punto iii) – sicurezza e conformità dei prodotti

1.  Requisiti ▌di sicurezza e conformità per i prodotti immessi nel mercato dell’Unione, definiti e disciplinati dai seguenti atti:

i)  direttiva 2001/95/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 3 dicembre 2001, relativa alla sicurezza generale dei prodotti (GU L 11 del 15.1.2002, pag. 4);

ii)  normativa di armonizzazione dell’Unione relativa ai prodotti fabbricati, compresi i requisiti in materia di etichettatura, diversi da alimenti, mangimi, medicinali per uso umano e veterinario, piante e animali vivi, prodotti di origine umana e prodotti di piante ed animali collegati direttamente alla loro futura riproduzione, elencati negli allegati del regolamento XX sulla vigilanza del mercato e sulla conformità dei prodotti(31);

iii)  direttiva 2007/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 settembre 2007, che istituisce un quadro per l’omologazione dei veicoli a motore e dei loro rimorchi, nonché dei sistemi, componenti ed entità tecniche destinati a tali veicoli (direttiva quadro) (GU L 263 del 9.10.2007, pag. 1).

2.  Commercializzazione e utilizzo di prodotti sensibili e pericolosi, disciplinati dai seguenti atti:

i)  direttiva 2009/43/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 maggio 2009, che semplifica le modalità e le condizioni dei trasferimenti all’interno delle Comunità di prodotti per la difesa (GU L 146 del 10.6.2009, pag. 1);

ii)  direttiva 91/477/CEE del Consiglio, del 18 giugno 1991, relativa al controllo dell’acquisizione e della detenzione di armi (GU L 256 del 13.9.1991, pag. 51);

iii)  regolamento (UE) n. 98/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 gennaio 2013, relativo all’immissione sul mercato e all’uso di precursori di esplosivi (GU L 39 del 9.2.2013, pag. 1).

D.  Articolo 2, lettera a), punto iv) – sicurezza dei trasporti

1.  Requisiti di sicurezza nel settore ferroviario di cui alla direttiva (UE) 2016/798 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 maggio 2016, sulla sicurezza delle ferrovie (GU L 138 del 26.5.2016, pag. 102).

2.  Requisiti di sicurezza nel settore dell’aviazione civile di cui al regolamento (UE) n. 996/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 ottobre 2010, sulle inchieste e la prevenzione di incidenti e inconvenienti nel settore dell’aviazione civile e che abroga la direttiva 94/56/CE (GU L 295 del 12.11.2010, pag. 35).

3.  Requisiti di sicurezza nel settore stradale, disciplinati dai seguenti atti:

i)  direttiva 2008/96/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, sulla gestione della sicurezza delle infrastrutture stradali (GU L 319 del 29.11.2008, pag. 59);

ii)  direttiva 2004/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa ai requisiti minimi di sicurezza per le gallerie della Rete stradale transeuropea (GU L 167 del 30.4.2004, pag. 39);

iii)  regolamento (CE) n. 1071/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, che stabilisce norme comuni sulle condizioni da rispettare per esercitare l'attività di trasportatore su strada e abroga la direttiva 96/26/CE del Consiglio (GU L 300 del 14.11.2009, pag. 51).

4.  Requisiti di sicurezza nel settore marittimo, disciplinati dai seguenti atti:

i)  regolamento (CE) n. 391/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, relativo alle disposizioni ed alle norme comuni per gli organismi che effettuano le ispezioni e le visite di controllo delle navi (rifusione) (GU L 131 del 28.5.2009, pag. 11);

ii)  regolamento (CE) n. 392/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, relativo alla responsabilità dei vettori che trasportano passeggeri via mare in caso di incidente (GU L 131 del 28.5.2009, pag. 24);

iii)  direttiva 2014/90/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 luglio 2014, sull’equipaggiamento marittimo e che abroga la direttiva 96/98/CE del Consiglio (GU L 257 del 28.8.2014, pag. 146);

iv)  direttiva 2009/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, che stabilisce i principi fondamentali in materia di inchieste sugli incidenti nel settore del trasporto marittimo e che modifica la direttiva 1999/35/CE del Consiglio e la direttiva 2002/59/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 131 del 28.5.2009, pag. 114);

v)  direttiva 2008/106/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, concernente i requisiti minimi di formazione per la gente di mare (GU L 323 del 3.12.2008, pag. 33);

vi)  direttiva 98/41/CE del Consiglio, del 18 giugno 1998, relativa alla registrazione delle persone a bordo delle navi da passeggeri che effettuano viaggi da e verso i porti degli Stati membri della Comunità (GU L 188 del 2.7.1998, pag. 35);

vii)  direttiva 2001/96/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 dicembre 2001, recante requisiti e procedure armonizzate per la sicurezza delle operazioni di carico e di scarico delle navi portarinfuse (GU L 13 del 16.1.2002, pag. 9).

5.  Requisiti di sicurezza disciplinati dalla direttiva 2008/68/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 settembre 2008, relativa al trasporto interno di merci pericolose (GU L 260 del 30.9.2008, pag. 13).

E.  Articolo 2, lettera a), punto v) – tutela dell’ambiente

1.   Qualunque tipo di reato contro la tutela dell’ambiente disciplinato dalla direttiva 2008/99/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, sulla tutela penale dell’ambiente (GU L 328 del 6.12.2008, pag. 8) o qualunque illecito che costituisca una violazione della normativa di cui agli allegati della direttiva 2008/99/CE;

2.  Disposizioni in materia di ambiente e clima, disciplinate dai seguenti atti:

i)  direttiva 2003/87/CE che istituisce un sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra nella Comunità e che modifica la direttiva 96/61/CE del Consiglio (GU L 275 del 25.10.2003, pag. 32);

ii)  direttiva 2009/28/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE (GU L 140 del 5.6.2009, pag. 16);

iii) direttiva 2012/27/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, sull'efficienza energetica, che modifica le direttive 2009/125/CE e 2010/30/UE e abroga le direttive 2004/8/CE e 2006/32/CE (GU L 315 del 14.11.2012, pag. 1);

iii)  regolamento (UE) n. 525/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2013, relativo a un meccanismo di monitoraggio e comunicazione delle emissioni di gas a effetto serra e di comunicazione di altre informazioni in materia di cambiamenti climatici a livello nazionale e dell'Unione europea e che abroga la decisione n. 280/2004/CE (GU L 165 del 18.6.2013, pag. 13);

iv)  direttiva (UE) 2018/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2018, sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili (GU L 328 del 21.12.2018, pag. 82).

3.  Disposizioni in materia di sviluppo sostenibile e gestione dei rifiuti, disciplinate dai seguenti atti:

i)  direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive (GU L 312 del 22.11.2008, pag. 3);

ii)  regolamento (UE) n. 1257/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 novembre 2013, relativo al riciclaggio delle navi e che modifica il regolamento (CE) n. 1013/2006 e la direttiva 2009/16/CE (GU L 330 del 10.12.2013, pag. 1);

iii)   regolamento (UE) n. 649/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 luglio 2012, sull’esportazione e importazione di sostanze chimiche pericolose (GU L 201 del 27.7.2012, pag. 60);

4.  Disposizioni in materia di inquinamento marino, atmosferico e acustico, disciplinate dai seguenti atti:

i)  direttiva 1999/94/CE relativa alla disponibilità di informazioni sul risparmio di carburante e sulle emissioni di CO2 da fornire ai consumatori per quanto riguarda la commercializzazione di autovetture nuove (GU L 12 del 18.1.2000, pag. 16);

ii)  direttiva 2001/81/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2001, relativa ai limiti nazionali di emissione di alcuni inquinanti atmosferici (GU L 309 del 27.11.2001, pag. 22);

iii)  direttiva 2002/49/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 giugno 2002, relativa alla determinazione e alla gestione del rumore ambientale (GU L 189 del 18.7.2002, pag. 12);

iv)  regolamento (CE) n. 782/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 aprile 2003, sul divieto dei composti organostannici sulle navi (GU L 115 del 9.5.2003, pag. 1);

v)   direttiva 2004/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale (GU L 143 del 30.4.2004, pag. 56);

vi)  direttiva 2005/35/CE relativa all'inquinamento provocato dalle navi e all'introduzione di sanzioni per violazioni (GU L 255 del 30.9.2005, pag. 11);

vii)  regolamento (CE) n. 166/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 gennaio 2006, relativo all’istituzione di un registro europeo delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti e che modifica le direttive 91/689/CEE e 96/61/CE del Consiglio (GU L 33 del 4.2.2006, pag. 1);

viii)  direttiva 2009/33/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, relativa alla promozione di veicoli puliti e a basso consumo energetico nel trasporto su strada (GU L 120 del 15.5.2009, pag. 12);

ix)  regolamento (CE) n. 443/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, che definisce i livelli di prestazione in materia di emissioni delle autovetture nuove nell'ambito dell'approccio comunitario integrato finalizzato a ridurre le emissioni di CO2 dei veicoli leggeri (GU L 140 del 5.6.2009, pag. 1);

x)  regolamento (CE) n. 1005/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 settembre 2009, sulle sostanze che riducono lo strato di ozono (GU L 286 del 31.10.2009, pag. 1);

xi)  direttiva 2009/126/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, relativa alla fase II del recupero di vapori di benzina durante il rifornimento dei veicoli a motore nelle stazioni di servizio (GU L 285, del 31.10.2009, pag. 36);

xii)  regolamento (UE) n. 510/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2011, che definisce i livelli di prestazione in materia di emissioni dei veicoli commerciali leggeri nuovi nell'ambito dell'approccio integrato dell'Unione finalizzato a ridurre le emissioni di CO2 dei veicoli leggeri (GU L 145 del 31.5.2011, pag. 1);

xiii)  direttiva 2014/94/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, sulla realizzazione di un'infrastruttura per i combustibili alternativi (GU L 307 del 28.10.2014, pag. 1);

xiv)   regolamento (UE) 2015/757 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2015, concernente il monitoraggio, la comunicazione e la verifica delle emissioni di anidride carbonica generate dal trasporto marittimo e che modifica la direttiva 2009/16/CE (GU L 123 del 19.5.2015, pag. 55);

xv)  direttiva (UE) 2015/2193 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2015, relativa alla limitazione delle emissioni nell’atmosfera di taluni inquinanti originati da impianti di combustione medi (GU L 313 del 28.11.2015, pag. 1).

5.  Disposizioni in materia di protezione e gestione delle acque e del suolo, disciplinate dai seguenti atti:

i)  direttiva 2007/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2007, relativa alla valutazione e alla gestione dei rischi di alluvioni (GU L 288 del 6.11.2007, pag. 27);

ii)  direttiva 2008/105/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, relativa a standard di qualità ambientale nel settore della politica delle acque, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive del Consiglio 82/176/CEE, 83/513/CEE, 84/156/CEE, 84/491/CEE e 86/280/CEE, nonché modifica della direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 348 del 24.12.2008, pag. 84);

iii)  direttiva 2011/92/UE concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (GU L 26 del 18.1.2012, pag. 1).

6.  Disposizioni in materia di protezione della natura e della biodiversità, disciplinate dai seguenti atti:

i)  regolamento (CE) n. 1936/2001 del Consiglio, del 27 settembre 2001, che stabilisce alcune misure di controllo applicabili alle attività di pesca di taluni stock di grandi migratori (GU L 263 del 3.10.2001, pag. 1);

ii)  regolamento (CE) n. 812/2004 del Consiglio, del 26 aprile 2004, che stabilisce misure relative alla cattura accidentale di cetacei nell'ambito della pesca e che modifica il regolamento (CE) n. 88/98 (GU L 150 del 30.4.2004, pag. 12);

iii)  regolamento (CE) n. 1007/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 settembre 2009, sul commercio dei prodotti derivati dalla foca (GU L 286 del 31.10.2009, pag. 36);

iv)  regolamento (CE) n. 734/2008 del Consiglio, del 15 luglio 2008, relativo alla protezione degli ecosistemi marini vulnerabili d'alto mare dagli effetti negativi degli attrezzi da pesca di fondo (GU L 201 del 30.7.2008, pag. 8);

v)  direttiva 2009/147/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2009, concernente la conservazione degli uccelli selvatici (GU L 20 del 26.1.2010, pag. 7);

vi)  regolamento (UE) n. 995/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 ottobre 2010, che stabilisce gli obblighi degli operatori che commercializzano legno e prodotti da esso derivati (GU L 295 del 12.11.2010, pag. 23);

vii)  regolamento (UE) n. 1143/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, recante disposizioni volte a prevenire e gestire l'introduzione e la diffusione delle specie esotiche invasive (GU L 317 del 4.11.2014, pag. 35).

7.  Disposizioni in materia di sostanze chimiche, disciplinate dal regolamento (CE) n. 1907/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, concernente la registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (REACH), che istituisce un’Agenzia europea per le sostanze chimiche, che modifica la direttiva 1999/45/CE e che abroga il regolamento (CEE) n. 793/93 del Consiglio e il regolamento (CE) n. 1488/94 della Commissione, nonché la direttiva 76/769/CEE del Consiglio e le direttive della Commissione 91/155/CEE, 93/67/CEE, 93/105/CE e 2000/21/CE (GU L 396 del 30.12.2006, pag. 1).

8.  Disposizioni relative ai prodotti biologici, disciplinate dal regolamento (UE) 2018/848 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2018, relativo alla produzione biologica e all'etichettatura dei prodotti biologici e che abroga il regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio (GU L 150 del 14.6.2018, pag. 1).

F.  Articolo 2, lettera a), punto iv) – radioprotezione e sicurezza nucleare

Norme in materia di sicurezza nucleare disciplinate dai seguenti atti:

i)  direttiva 2009/71/Euratom del Consiglio, del 25 giugno 2009, che istituisce un quadro comunitario per la sicurezza nucleare degli impianti nucleari (GU L 172 del 2.7.2009, pag. 18);

ii)  direttiva 2013/51/Euratom del Consiglio, del 22 ottobre 2013, che stabilisce requisiti per la tutela della salute della popolazione relativamente alle sostanze radioattive presenti nelle acque destinate al consumo umano (GU L 296 del 7.11.2013, pag. 12);

iii)  direttiva 2013/59/Euratom del Consiglio, del 5 dicembre 2013, che stabilisce norme fondamentali di sicurezza relative alla protezione contro i pericoli derivanti dall’esposizione alle radiazioni ionizzanti, e che abroga le direttive 89/618/Euratom, 90/641/Euratom, 96/29/Euratom, 97/43/Euratom e 2003/122/Euratom (GU L 13 del 17.1.2014, pag. 1);

iv)  direttiva 2011/70/Euratom del Consiglio, del 19 luglio 2011, che istituisce un quadro comunitario per la gestione responsabile e sicura del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi (GU L 199 del 2.8.2011, pag. 48);

v)  direttiva 2006/117/Euratom del Consiglio, del 20 novembre 2006, relativa alla sorveglianza e al controllo delle spedizioni di rifiuti radioattivi e di combustibile nucleare esaurito (GU L 337 del 5.12.2006, pag. 21).

vi)  regolamento (Euratom) 2016/52 del Consiglio, del 15 gennaio 2016, che fissa i livelli massimi ammissibili di radioattività per i prodotti alimentari e per gli alimenti per animali a seguito di un incidente nucleare o in qualsiasi altro caso di emergenza radiologica e che abroga il regolamento (Euratom) n. 3954/87 del Consiglio e i regolamenti (Euratom) n. 944/89 e (Euratom) n. 770/990 della Commissione (GU L 13 del 20.1.2016, pag. 2);

vii)  regolamento (Euratom) n. 1493/93 del Consiglio, dell'8 giugno 1993, sulle spedizioni di sostanze radioattive tra gli Stati membri.

G.  Articolo 2, lettera a), punto vii) – sicurezza degli alimenti e dei mangimi, salute e benessere degli animali

1.  Norme dell’Unione riguardanti gli alimenti e i mangimi cui si applicano i principi e i requisiti generali di cui al regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2002, che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l’Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare (GU L 31 dell’1.2.2002, pag. 1).

2.  Salute degli animali disciplinata dai seguenti atti:

i)   regolamento (UE) 2016/429 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 2016, relativo alle malattie animali trasmissibili e che modifica e abroga taluni atti in materia di sanità animale ("normativa in materia di sanità animale") (GU L 84 del 31.3.2016, pag. 1);

ii)  regolamento (CE) n. 1069/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, recante norme sanitarie relative ai sottoprodotti di origine animale e ai prodotti derivati non destinati al consumo umano (GU L 300 del 14.11.2009, pag. 1).

3.  Regolamento (UE) 2017/625 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2017, relativo ai controlli ufficiali e alle altre attività ufficiali effettuati per garantire l’applicazione della legislazione sugli alimenti e sui mangimi, delle norme sulla salute e sul benessere degli animali, sulla sanità delle piante nonché sui prodotti fitosanitari, recante modifica dei regolamenti del Parlamento europeo e del Consiglio (CE) n. 999/2001, (CE) n. 396/2005, (CE) n. 1069/2009, (CE) n. 1107/2009, (UE) n. 1151/2012, (UE) n. 652/2014, (UE) n. 2016/429 e (UE) 2016/2031, dei regolamenti del Consiglio (CE) n. 1/2005 e (CE) n. 1099/2009 e delle direttive del Consiglio 98/58/CE, 1999/74/CE, 2007/43/CE, 2008/119/CE e 2008/120/CE, e che abroga i regolamenti del Parlamento europeo e del Consiglio CE) n. 854/2004 e (CE) n. 882/2004, le direttive del Consiglio 89/608/CEE, 89/662/CEE, 90/425/CEE, 91/496/CEE, 96/23/CE, 96/93/CE e 97/78/CE e la decisione del Consiglio 92/438/CEE (regolamento sui controlli ufficiali) (GU L 95 del 7.4.2017, pag. 1).

4.   Disposizioni e norme in materia di protezione e benessere degli animali, disciplinate dai seguenti atti:

i)  direttiva 98/58/CE del Consiglio, del 20 luglio 1998, riguardante la protezione degli animali negli allevamenti (GU L 221 dell’8.8.1998, pag. 23);

ii)  regolamento (CE) n. 1/2005 del Consiglio, del 22 dicembre 2004, sulla protezione degli animali durante il trasporto e le operazioni correlate che modifica le direttive 64/432/CEE e 93/119/CE e il regolamento (CE) n. 1255/97 (GU L 3 del 5.1.2005, pag. 1);

iii)  regolamento (CE) n. 1099/2009 del Consiglio, del 24 settembre 2009, relativo alla protezione degli animali durante l’abbattimento (GU L 303 del 18.11.2009, pag. 1);

iv)  direttiva 1999/22/CE del Consiglio, del 29 marzo 1999, relativa alla custodia degli animali selvatici nei giardini zoologici (GU L 94 del 9.4.1999, pag. 24).

H.  Articolo 2, lettera a), punto viii) – salute pubblica

1.  Misure che stabiliscono parametri elevati di qualità e sicurezza per gli organi e le sostanze di origine umana, disciplinate dai seguenti atti:

i)  direttiva 2002/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 gennaio 2003, che stabilisce norme di qualità e di sicurezza per la raccolta, il controllo, la lavorazione, la conservazione e la distribuzione del sangue umano e dei suoi componenti e che modifica la direttiva 2001/83/CE (GU L 33 dell’8.2.2003, pag. 30);

ii)  direttiva 2004/23/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004, sulla definizione di norme di qualità e di sicurezza per la donazione, l’approvvigionamento, il controllo, la lavorazione, la conservazione, lo stoccaggio e la distribuzione di tessuti e cellule umani (GU L 102 del 7.4.2004, pag. 48);

iii)  direttiva 2010/53/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 luglio 2010, relativa alle norme di qualità e sicurezza degli organi umani destinati ai trapianti (GU L 207 del 6.8.2010, pag. 14).

2.  Misure che stabiliscono parametri elevati di qualità e sicurezza per i prodotti medicinali e i dispositivi di impiego medico, disciplinate dai seguenti atti:

i)  regolamento (CE) n. 141/2000 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 1999, concernente i medicinali orfani (GU L 18 del 22.1.2000, pag. 1);

ii)  direttiva 2001/83/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 novembre 2001, recante un codice comunitario relativo ai medicinali per uso umano (GU L 311 del 28.11.2001, pag. 67);

iii)  regolamento (UE) 2019/6 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 dicembre 2018, relativo ai medicinali veterinari e che abroga la direttiva 2001/82/CE (GU L 4 del 7.1.2014, pag. 43);

iv)  regolamento (CE) n. 726/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004, che istituisce procedure comunitarie per l’autorizzazione e la sorveglianza dei medicinali per uso umano e veterinario, e che istituisce l’agenzia europea per i medicinali (GU L 136 del 30.4.2004, pag. 1);

v)  regolamento (CE) n. 1901/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, relativo ai medicinali per uso pediatrico e che modifica il regolamento (CEE) n. 1768/92, la direttiva 2001/20/CE, la direttiva 2001/83/CE e il regolamento (CE) n. 726/2004 (GU L 378 del 27.12.2006, pag. 1);

vi)  regolamento (CE) n. 1394/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 novembre 2007, sui medicinali per terapie avanzate recante modifica della direttiva 2001/83/CE e del regolamento (CE) n. 726/2004 (GU L 324 del 10.12.2007, pag. 121);

vii)  regolamento (UE) n. 536/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, sulla sperimentazione clinica di medicinali per uso umano e che abroga la direttiva 2001/20/CE (GU L 158 del 27.5.2014, pag. 1).

3.  Diritti dei pazienti di cui alla direttiva 2011/24/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 2011, concernente l’applicazione dei diritti dei pazienti relativi all’assistenza sanitaria transfrontaliera (GU L 88 del 4.4.2011, pag. 45).

4.  Lavorazione, presentazione e vendita dei prodotti del tabacco e dei prodotti correlati, disciplinate dalla direttiva 2014/40/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 3 aprile 2014 sul ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri relative alla lavorazione, alla presentazione e alla vendita dei prodotti del tabacco e dei prodotti correlati e che abroga la direttiva 2001/37/CE (GU L 127 del 29.4.2014, pag. 1).

I.  Articolo 2, lettera a), punto ix) – protezione dei consumatori

Diritti dei consumatori e protezione dei consumatori disciplinati dai seguenti atti:

i)  direttiva 98/6/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 1998, relativa alla protezione dei consumatori in materia di indicazione dei prezzi dei prodotti offerti ai consumatori (GU L 80 del 18.3.1998, pag. 27);

ii)  direttiva 1999/44/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 maggio 1999, su taluni aspetti della vendita e delle garanzie dei beni di consumo (GU L 171 del 7.7.1999, pag. 12);

iii)  direttiva 2002/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 settembre 2002, concernente la commercializzazione a distanza di servizi finanziari ai consumatori e che modifica la direttiva 90/619/CEE del Consiglio e le direttive 97/7/CE e 98/27/CE (GU L 271 del 9.10.2002, pag. 16);

iv)  direttiva 2005/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 maggio 2005, relativa alle pratiche commerciali sleali delle imprese nei confronti dei consumatori nel mercato interno e che modifica la direttiva 84/450/CEE del Consiglio e le direttive 97/7/CE, 98/27/CE e 2002/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e il regolamento (CE) n. 2006/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio (“direttiva sulle pratiche commerciali sleali”) (GU L 149 dell’11.6.2005, pag. 22);

v)  direttiva 2008/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2008, relativa ai contratti di credito ai consumatori e che abroga la direttiva 87/102/CEE (GU L 133 del 22.5.2008, pag. 66);

vi)  direttiva 2011/83/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2011, sui diritti dei consumatori, recante modifica della direttiva 93/13/CEE del Consiglio e della direttiva 1999/44/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga la direttiva 85/577/CEE del Consiglio e la direttiva 97/7/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 304 del 22.11.2011, pag. 64);

vii)  direttiva 2014/92/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 luglio 2014, sulla comparabilità delle spese relative al conto di pagamento, sul trasferimento del conto di pagamento e sull’accesso al conto di pagamento con caratteristiche di base (GU L 257 del 28.8.2014, pag. 214).

J.  Articolo 2, lettera a), punto x) – tutela della vita privata e dei dati personali e sicurezza delle reti e dei sistemi informativi

i)  Direttiva 2002/58/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 luglio 2002, relativa al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche (direttiva relativa alla vita privata e alle comunicazioni elettroniche) (GU L 201 del 31.7.2002, pag. 37);

ii)  regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati) (GU L 119 del 4.5.2016, pag. 1);

iii)  direttiva (UE) 2016/1148 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 luglio 2016, recante misure per un livello comune elevato di sicurezza delle reti e dei sistemi informativi nell’Unione (GU L 194 del 19.7.2016, pag. 1).

Parte II

L’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva fa riferimento alla seguente legislazione dell’Unione:

A.  Articolo 2, lettera a), punto ii) – servizi, prodotti e mercati finanziari e prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo:

1.  Servizi finanziari

i)  Direttiva 2009/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 luglio 2009, concernente il coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative in materia di taluni organismi d’investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM) (GU L 302 del 17.11.2009, pag. 32);

ii)  direttiva (UE) 2016/2341 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 dicembre 2016, relativa alle attività e alla vigilanza degli enti pensionistici aziendali o professionali (EPAP) (GU L 354 del 23.12.2016, pag. 37);

iii)  direttiva 2006/43/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 maggio 2006, relativa alle revisioni legali dei conti annuali e dei conti consolidati, che modifica le direttive 78/660/CEE e 83/349/CEE del Consiglio e abroga la direttiva 84/253/CEE del Consiglio (GU L 157 del 9.6.2006, pag. 87);

iv)  regolamento (UE) n. 596/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, relativo agli abusi di mercato (regolamento sugli abusi di mercato) e che abroga la direttiva 2003/6/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e le direttive 2003/124/CE, 2003/125/CE e 2004/72/CE della Commissione (GU L 173 del 12.6.2014, pag. 1);

v)  direttiva 2013/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, sull’accesso all’attività degli enti creditizi e sulla vigilanza prudenziale sugli enti creditizi e sulle imprese di investimento, che modifica la direttiva 2002/87/CE e abroga le direttive 2006/48/CE e 2006/49/CE (GU L 176 del 27.6.2013, pag. 338);

vi)  direttiva 2014/65/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, relativa ai mercati degli strumenti finanziari e che modifica la direttiva 2002/92/CE e la direttiva 2011/61/UE (GU L 173 del 12.6.2014, pag. 349);

vii)  regolamento (UE) n. 909/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 luglio 2014, relativo al miglioramento del regolamento titoli nell’Unione europea e ai depositari centrali di titoli e recante modifica delle direttive 98/26/CE e 2014/65/UE e del regolamento (UE) n. 236/2012 (GU L 257, del 28.8.2014, pag. 1);

viii)  regolamento (UE) n. 1286/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 novembre 2014, relativo ai documenti contenenti le informazioni chiave per i prodotti d’investimento al dettaglio e assicurativi preassemblati (GU L 352 del 9.12.2014, pag. 1);

ix)  regolamento (UE) n. 2015/2365 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2015, sulla trasparenza delle operazioni di finanziamento tramite titoli e del riutilizzo e che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012 (GU L 337, del 23.12.2015, pag. 1);

x)  direttiva (UE) 2016/97 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 gennaio 2016, sulla distribuzione assicurativa (rifusione) (GU L 26 del 2.2.2016, pag. 19);

xi)  regolamento (UE) 2017/1129 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 giugno 2017, relativo al prospetto da pubblicare per l’offerta pubblica o l’ammissione alla negoziazione di titoli in un mercato regolamentato (GU L 168 del 30.6.2017, pag. 12).

2.  Prevenzione del riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo

i)  Direttiva (UE) 2015/849 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 maggio 2015, relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo, che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga la direttiva 2005/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e la direttiva 2006/70/CE della Commissione (GU L 141 del 5.6.2015, pag. 73);

ii)  regolamento (UE) 2015/847 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 maggio 2015, riguardante i dati informativi che accompagnano i trasferimenti di fondi e che abroga il regolamento (CE) n. 1781/2006 (GU L 141 del 5.6.2015, pag. 1).

B.  Articolo 2, lettera a), punto iv) – sicurezza dei trasporti

i)  Regolamento (UE) n. 376/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 3 aprile 2014, concernente la segnalazione, l’analisi e il monitoraggio di eventi nel settore dell’aviazione civile, che modifica il regolamento (UE) n. 996/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga la direttiva 2003/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e i regolamenti (CE) n. 1321/2007 e (CE) n. 1330/2007 della Commissione (GU L 122 del 24.4.2014, pag. 18);

ii)  direttiva 2013/54/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 novembre 2013, relativa a talune responsabilità dello Stato di bandiera ai fini della conformità alla convenzione sul lavoro marittimo del 2006 e della sua applicazione (GU L 329 del 10.12.2013, pag. 1);

iii)  direttiva 2009/16/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, relativa al controllo da parte dello Stato di approdo (GU L 131 del 28.5.2009, pag. 57).

C.  Articolo 2, lettera a), punto v) – tutela dell’ambiente

i)  Direttiva 2013/30/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 giugno 2013, sulla sicurezza delle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi e che modifica la direttiva 2004/35/CE (GU L 178 del 28.6.2013, pag. 66).

ALLEGATO ALLA RISOLUZIONE LEGISLATIVA

Dichiarazione della Commissione sulla direttiva sulla protezione delle persone che segnalano violazioni del diritto dell'Unione europea

Al momento della revisione da condursi a norma dell'articolo 27 della direttiva, la Commissione valuterà la possibilità di proporre l'estensione dell'ambito di applicazione ad alcuni atti fondati sugli articoli 153 e 157 del TFEU, ove opportuno previa consultazione delle parti sociali ai sensi dell'articolo 154 del TFUE.

(1) GU C 405 del 9.11.2018, pag. 1.
(2) GU C 62 del 15.2.2019, pag. 155.
(3)* IL TESTO NON È ANCORA STATO OGGETTO DI REVISIONE GIURIDICO-LINGUISTICA.
(4)GU C […] del […], pag. […].
(5)GU C […] del […], pag. […].
(6)GU C […] del […], pag. […].
(7) Posizione del Parlamento europeo del 16 aprile 2019.
(8) Comunicazione dell'8 dicembre 2010 “Potenziare i regimi sanzionatori nel settore dei servizi finanziari”.
(9)L’insieme della “normativa di armonizzazione dell’Unione” pertinente è inquadrata e citata nel regolamento [XXX] che stabilisce le norme e le procedure riguardanti il rispetto e l’applicazione della legislazione di armonizzazione dell’Unione (2017/0353 (COD)).
(10)Disciplinati dalla direttiva 2001/2001/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 3 dicembre 2001, relativa alla sicurezza generale dei prodotti (GU L 11 del 15.1.2002, pag. 4).
(11)Regolamento (UE) n. 376/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 3 aprile 2014, concernente la segnalazione, l’analisi e il monitoraggio di eventi nel settore dell’aviazione civile (GU L 122, pag. 18).
(12)Direttiva 2013/54/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 novembre 2013, relativa a talune responsabilità dello Stato di bandiera ai fini della conformità alla convenzione sul lavoro marittimo del 2006 e della sua applicazione (GU L 329, pag. 1), direttiva 2009/16/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, relativa al controllo da parte dello Stato di approdo (GU L 131 del 28.5.2009).
(13)COM(2018) 10 final.
(14)Direttiva 2013/30/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 giugno 2013, sulla sicurezza delle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi (GU L 178, pag. 66).
(15)Direttiva 2014/87/Euratom del Consiglio, dell'8 luglio 2014, che modifica la direttiva 2009/71/Euratom che istituisce un quadro comunitario per la sicurezza nucleare degli impianti nucleari (GU L 219 del 25.7.2014, pag. 42).
(16)Regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2002, che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l'Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare (GU L 31 dell'1.2.2002, pag. 1).
(17)GU L 84 del 31.3.2016, pag. 1.
(18)Direttiva (UE) 2016/1148 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 luglio 2016, recante misure per un livello comune elevato di sicurezza delle reti e dei sistemi informativi nell'Unione.
(19)GU C 313 del 23.10.1996, pag. 1.
(20)GU C 151 del 20.5.1997, pag. 1.
(21)GU L 173 del 12.6.2014, pag. 1.
(22)Direttiva di esecuzione (UE) 2015/2392 della Commissione, del 17 dicembre 2015, relativa al regolamento (UE) n. 596/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio e concernente la segnalazione alle autorità competenti di violazioni effettive o potenziali del suddetto regolamento (GU L 332 del 18.12.2015, pag. 126).
(23)GU L 56 del 4.3.1968, pag. 1.
(24)CM/Rec (2014)7.
(25)Citato in precedenza.
(26)Regolamento (UE) n. 376/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 3 aprile 2014, concernente la segnalazione, l’analisi e il monitoraggio di eventi nel settore dell’aviazione civile (GU L 122 del 24.4.2014, pag. 18).
(27)Direttiva 2013/30/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 giugno 2013, sulla sicurezza delle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi e che modifica la direttiva 2004/35/CE (GU L 178 del 28.6.2013, pag. 66).
(28)Direttiva (UE) 2016/680 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativa alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio (GU L 119 del 4.5.2016, pag. 89).
(29)Regolamento (CE) n. 45/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2000, concernente la tutela delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati personali da parte delle istituzioni e degli organismi comunitari, nonché la libera circolazione di tali dati (GU L 8 del 12.1.2001, pag. 1).
(30)Direttiva (UE) 2016/1919 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 ottobre 2016, sull’ammissione al patrocinio a spese dello Stato per indagati e imputati nell’ambito di procedimenti penali e per le persone ricercate nell’ambito di procedimenti di esecuzione del mandato d’arresto europeo (GU L 297 del 4.11.2016, pag. 1).
(31)2017/0353 (COD) - Si tratta attualmente di una proposta di regolamento (UE) 2019/... del Parlamento europeo e del Consiglio, del ..., sulla vigilanza del mercato e sulla conformità dei prodotti e che modifica la direttiva 2004/42/CE e i regolamenti (CE) n. 765/2008 e (UE) n. 305/2011 che modifica la direttiva 2004/42/CE del Consiglio, i regolamenti (CE) n. 765/2008 e (UE) n. 305/2011, che elenca in allegato l'insieme della legislazione armonizzata contenente requisiti in materia di progettazione ed etichettatura di un prodotto.


Distribuzione transfrontaliera dei fondi di investimento collettivo (direttiva) ***I
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Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 16 aprile 2019 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2009/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e la direttiva 2011/61/UE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda la distribuzione transfrontaliera dei fondi di investimento collettivo (COM(2018)0092 – C8-0111/2018 – 2018/0041(COD))
P8_TA-PROV(2019)0367A8-0430/2018

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2018)0092),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 53, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0111/2018),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo dell'11 luglio 2018(1),

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 27 febbraio 2019, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A8-0430/2018),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 16 aprile 2019 in vista dell'adozione della direttiva (UE) 2019/... del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica le direttive 2009/65/CE e 2011/61/UE per quanto riguarda la distribuzione transfrontaliera degli organismi di investimento collettivo

P8_TC1-COD(2018)0041


(Testo rilevante ai fini del SEE)

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 53, paragrafo 1,

vista la proposta della Commissione europea,

previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(2),

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria(3),

considerando quanto segue:

(1)  Tra gli obiettivi comuni della direttiva 2009/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(4) e della direttiva 2011/61/UE del Parlamento europeo e del Consiglio(5) figurano garantire parità di condizioni tra gli organismi di investimento collettivo ed eliminare le restrizioni alla libera circolazione di quote e azioni di organismi di investimento collettivo nell’Unione, garantendo allo stesso tempo una tutela più uniforme degli investitori. Sebbene questi obiettivi siano stati ampiamente raggiunti, alcuni ostacoli continuano a impedire ai gestori di fondi di trarre pieno beneficio dal mercato interno.

(2)  La presente direttiva è integrata dal regolamento (UE) 2019/... del Parlamento europeo e del Consiglio(6)(7). Tale regolamento fissa norme e procedure supplementari relative agli organismi di investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM) e ai gestori di fondi di investimento alternativi (GEFIA). Insieme, il regolamento e la presente direttiva dovrebbero consentire di coordinare ulteriormente le condizioni applicabili ai gestori di fondi che operano nel mercato interno e facilitare la distribuzione transfrontaliera dei fondi che essi gestiscono.

(3)  È necessario colmare la carenza normativa e allineare la procedura ▌di notifica alle autorità competenti delle modifiche relative agli OICVM con la procedura di notifica prevista dalla direttiva 2011/61/UE.

(4)  Il regolamento (UE) n. 2019/...+ rafforza ulteriormente i principi applicabili alle comunicazioni di marketing fissati dalla direttiva 2009/65/CE, estendendo l'ambito di applicazione di tali principi ai GEFIA e assicurando in tal modo un livello elevato di tutela degli investitori a prescindere dalla categoria. Le corrispondenti disposizioni della direttiva 2009/65/CE concernenti le comunicazioni di marketing e l'accessibilità della legislazione e della regolamentazione nazionali pertinenti in materia di commercializzazione di quote di OICVM non sono quindi più necessarie e dovrebbero essere soppresse.

(5)  Le disposizioni della direttiva 2009/65/CE che impongono agli OICVM di fornire strutture agli investitori, come attuate in taluni ordinamenti nazionali, si sono rivelate onerose. Inoltre, le strutture locali sono raramente utilizzate dagli investitori nel modo previsto dalla direttiva. Il metodo preferito di contatto è cambiato ed è ora costituito dall'interazione diretta tra gli investitori e i gestori del fondo, per via elettronica o per telefono, mentre i pagamenti e i rimborsi sono effettuati mediante altri canali. Sebbene tali strutture siano attualmente utilizzate a fini amministrativi, ad esempio per la riscossione transfrontaliera di spese e oneri regolamentari, ossia per scopi per i quali dovrebbero essere utilizzati altri mezzi, compresa la cooperazione tra autorità competenti. Di conseguenza, è opportuno stabilire norme che aggiornano e precisano i requisiti per mettere a disposizione degli investitori al dettaglio dette strutture e gli Stati membri non dovrebbero imporre la presenza fisica locale per la messa a disposizione delle strutture. In ogni caso, tali norme dovrebbero garantire che gli investitori abbiano accesso alle informazioni che hanno diritto di ricevere.

(6)  Per garantire il trattamento uniforme degli investitori al dettaglio, i requisiti relativi alle strutture dovrebbero essere rispettati anche dai GEFIA autorizzati dagli Stati membri a commercializzare quote o azioni di fondi di investimento alternativi (FIA) presso gli investitori al dettaglio nel loro territorio.

(7)  L'assenza di condizioni chiare e uniformi per la cessazione della commercializzazione di quote o azioni degli OICVM o dei FIA nello Stato membro ospitante crea incertezza economica e giuridica per i gestori di fondi. Pertanto, le direttive 2009/65/CE e 2011/61/UE dovrebbero stabilire condizioni chiare per il ritiro della notifica delle disposizioni adottate per la commercializzazione concernente alcune o la totalità delle quote o azioni ▌. ▌Tali condizioni dovrebbero riconciliare, da un lato, la capacità degli organismi di investimento collettivo o dei rispettivi gestori di porre fine alle loro disposizioni adottate per la commercializzazione delle rispettive azioni o quote quando sono rispettate le condizioni previste, e, dall'altro, gli interessi detenuti in tali organismi dagli investitori.

(8)  La possibilità di cessare la commercializzazione degli OICVM o dei FIA in un dato Stato membro non dovrebbe comportare un costo per gli investitori né ridurre la tutela loro accordata dalla direttiva 2009/65/CE o dalla direttiva 2011/61/UE, in particolare per quanto riguarda il diritto a informazioni accurate sull'attività che i fondi continuano a svolgere.

(9)  Vi sono casi in cui i GEFIA che desiderano sondare l'interesse degli investitori per una particolare idea o strategia di investimento si trovano di fronte a divergenze di trattamento in materia di pre-commercializzazione nei vari ordinamenti nazionali. La definizione di pre-commercializzazione e le condizioni alle quali è consentita variano notevolmente tra gli Stati membri in cui è consentita. In altri Stati membri, invece, non esiste neanche il concetto di pre-commercializzazione. Per superare tali differenze, dovrebbe essere data una definizione armonizzata di pre-commercializzazione e dovrebbero essere stabilite le condizioni in base alle quali i GEFIA UE possono esercitare la pre-commercializzazione.

(10)  Affinché la pre-commercializzazione possa essere riconosciuta come tale ai sensi della direttiva 2011/61/UE, dovrebbe essere indirizzata ai potenziali investitori professionali e riguardare un'idea di investimento o una strategia di investimento per sondarne l'interesse per un FIA o un comparto non ancora istituito o istituito ma non ancora notificato ai fini della commercializzazione a norma di tale direttiva. Di conseguenza, nel corso della pre-commercializzazione gli investitori non dovrebbero poter sottoscrivere quote o azioni di un FIA, né dovrebbe essere permessa la distribuzione ai potenziali investitori professionali di moduli di sottoscrizione o di documenti analoghi, sia in forma di progetto che in versione finale. I GEFIA UE dovrebbero assicurare che gli investitori non acquisiscano quote o azioni in un FIA attraverso la pre-commercializzazione e che gli investitori contattati nell'ambito della pre-commercializzazione possano acquisire soltanto quote o azioni di tale FIA tramite la commercializzazione consentita a norma della direttiva 2011/61/UE. Eventuali sottoscrizioni da parte di investitori professionali, entro 18 mesi da quando il GEFIA UE ha iniziato la pre-commercializzazione, di quote o azioni del FIA di cui si fa riferimento nelle informazioni fornite nel contesto della pre-commercializzazione, o di un FIA istituito a seguito della pre-commercializzazione, dovrebbero essere considerate il risultato della commercializzazione e dovrebbero essere oggetto delle procedure di notifica applicabili di cui alla direttiva 2011/61/UE. Per garantire che le autorità nazionali competenti possano esercitare il loro controllo sulla pre-commercializzazione nel loro Stato membro, il GEFIA UE dovrebbe inviare alle autorità competenti del proprio Stato membro di origine, entro 2 settimane dall'inizio della pre-commercializzazione, una lettera informale, su supporto cartaceo o per via elettronica, che specifichi tra l'altro gli Stati membri in cui svolge o ha svolto attività di pre-commercializzazione, i periodi durante i quali la pre-commercializzazione ha luogo o ha avuto luogo e incluso, se del caso, un elenco dei suoi FIA e dei comparti di FIA che sono o sono stati oggetto di pre-commercializzazione. Le autorità competenti dello Stato membro di origine del GEFIA UE dovrebbero informarne prontamente le autorità competenti degli Stati membri in cui il GEFIA UE effettua o ha effettuato la pre-commercializzazione.

(11)  I GEFIA UE dovrebbero garantire che la loro pre-commercializzazione sia adeguatamente documentata.

(12)  Le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative nazionali necessarie per conformarsi alla direttiva 2011/61/UE e, in particolare, alle norme armonizzate in materia di pre-commercializzazione, non dovrebbero in alcun modo svantaggiare i GEFIA UE rispetto ai GEFIA non UE. Ciò riguarda sia la situazione attuale in cui i GEFIA non UE non hanno diritti di passaporto sia una situazione in cui diventino applicabili le disposizioni sul regime di passaporto di cui alla direttiva 2011/61/UE.

(13)  Per garantire la certezza del diritto, è necessario sincronizzare le date di applicazione delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative nazionali di attuazione della presente direttiva e del regolamento (UE) 2019/...(8) per quanto riguarda le disposizioni in materia di comunicazioni di marketing e di pre-commercializzazione.

(14)  Conformemente alla dichiarazione politica comune del 28 settembre 2011 degli Stati membri e della Commissione sui documenti esplicativi(9), gli Stati membri si sono impegnati ad accompagnare, in casi giustificati, la notifica delle loro misure di recepimento con uno o più documenti che chiariscano il rapporto tra gli elementi costitutivi di una direttiva e le parti corrispondenti degli strumenti nazionali di recepimento. Per quanto riguarda la presente direttiva, il legislatore ritiene che la trasmissione di tali documenti sia giustificata,

HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:

Articolo 1

Modifiche della direttiva 2009/65/CE

La direttiva 2009/65/CE è così modificata:

1)  all'articolo 17, paragrafo 8, sono aggiunti i commi seguenti:

▌"

"Se, a seguito della modifica di cui al primo comma, la società di gestione non dovesse essere più conforme alla presente direttiva, le autorità competenti dello Stato membro di origine della società di gestione informano la società di gestione entro 15 giorni lavorativi dal ricevimento di tutte le informazioni di cui al primo comma che non può attuare la modifica.

In tal caso, le autorità competenti dello Stato membro d'origine della società di gestione informano di conseguenza le autorità competenti dello Stato membro ospitante della società di gestione.

Se la modifica di cui al primo comma è attuata dopo che sono state trasmesse le informazioni ai sensi del secondo comma e se a seguito di detta modifica la società di gestione non è più conforme alla presente direttiva, le autorità competenti dello Stato membro di origine ▌della società di gestione adottano tutte le opportune misure conformemente all'articolo 98 e notificano senza indebito ritardo le misure adottate alle autorità competenti dello Stato membro ospitante della società di gestione.";

"

2)  l'articolo 77 è soppresso;

3)  all'articolo 91, il paragrafo 3 è soppresso;

4)  l'articolo 92 è sostituito dal seguente:"

"Articolo 92

1.  Gli Stati membri assicurano che un OICVM metta a disposizione, in ciascuno Stato membro in cui intende commercializzare le proprie quote, strutture per lo svolgimento dei seguenti compiti:

   a) trattare ▌di sottoscrizione, ▌ riacquisto e rimborso degli ordini ▌ed effettuare altri pagamenti a favore di detentori di quote relativi alle quote dell'OICVM, conformemente alle condizioni previste nei documenti richiesti a norma del capo IX;
   b) informare gli investitori su come impartire gli ordini di cui alla lettera a) e sulle modalità di pagamento dei proventi derivanti dal riacquisto e dal rimborso;
   c) facilitare la gestione delle informazioni e l'accesso alle procedure e alle disposizioni di cui all'articolo 15 relative all'esercizio da parte degli investitori dei diritti derivanti dall'investimento nell'OICVM nello Stato membro in cui l'OICVM è commercializzato;
   d) mettere a disposizione degli investitori, affinché ne possano prendere visione e possano farne copia, le informazioni e i documenti necessari ai sensi del capo IX, secondo le condizioni di cui all'articolo 94;
   e) fornire agli investitori informazioni inerenti ai compiti svolti dalla struttura su supporto durevole; e
   f) fungere da punto di contatto per le comunicazioni con le autorità competenti.

2.  Ai fini del paragrafo 1 gli Stati membri non impongono ▌a un'OICVM di avere una presenza fisica nello Stato membro ospitante o di nominare un soggetto terzo.

3.  ▌L'OICVM assicura che le strutture per svolgere i compiti di cui al paragrafo 1, anche per via elettronica, siano fornite:

   a) ▌nella lingua ufficiale o in una delle lingue ufficiali dello Stato membro in cui l'OICVM è commercializzato o in una lingua approvata dalle autorità competenti di detto Stato membro;
   b) ▌dall'OICVM stessa, da un soggetto terzo, nel rispetto della regolamentazione e della vigilanza che disciplinano i compiti da svolgere, o da entrambi.

Ai fini della lettera b), quando i compiti devono essere svolti da un soggetto terzo, la nomina del soggetto terzo è attestata da un contratto scritto, che specifica quali tra i compiti di cui al paragrafo 1 non devono essere svolti ▌ dall'OICVM e che prevede che il soggetto terzo riceva ▌dall'OICVM tutte le informazioni e tutti i documenti pertinenti.";

"

5)  ▌l'articolo 93 è così modificato:

a)  al paragrafo 1 è aggiunto il seguente comma:"

"La lettera di notifica comprende anche i dettagli necessari, compreso l'indirizzo, per la fatturazione o la comunicazione delle spese o degli oneri regolamentari eventualmente applicabili da parte delle autorità competenti dello Stato membro ospitante, nonché informazioni sulle strutture per lo svolgimento dei compiti di cui all'articolo 92, paragrafo 1.";

"

(b)   il paragrafo 8 è sostituito dal seguente:"

"8. In caso di modifica delle informazioni contenute nella lettera di notifica presentata ai sensi del paragrafo 1 o in caso di modifica delle categorie di azioni da commercializzare, l'OICVM ne informa per iscritto le autorità competenti dello Stato membro d'origine dell'OICVM e dello Stato membro ospitante dell'OICVM almeno un mese prima di attuare la modifica.

Se, a seguito della modifica di cui al primo comma, l'OICVM non dovesse essere più conforme alla presente direttiva, le autorità competenti dello Stato membro d'origine dell'OICVM informano l'OICVM entro 15 giorni lavorativi dal ricevimento di tutte le informazioni di cui al primo comma che non può attuare la modifica. In tal caso, le autorità competenti dello Stato membro d'origine dell'OICVM ne danno notifica alle autorità competenti dello Stato membro ospitante dell'OICVM.

Se la modifica di cui al primo comma è attuata dopo che la trasmissione delle informazioni ai sensi del secondo comma e se a seguito di detta modifica l'OICVM non è più conforme alla presente direttiva, le autorità competenti dello Stato membro di origine dell'OICVM adottano tutte le opportune misure conformemente all'articolo 98, compreso, se necessario, il divieto espresso di commercializzazione dell'OICVM, e notificano senza indebito ritardo le misure adottate alle autorità competenti dello Stato membro ospitante dell'OICVM.";

"

6)  è inserito l'articolo seguente:"

"Articolo 93 bis

1.  ▌Gli Stati membri assicurano che un OICVM possa ritirare la notifica delle disposizioni adottate per la commercializzazione di quote, anche, se del caso, in relazione a categorie di azioni, nello Stato membro rispetto alle quali ha effettuato una notifica ai sensi dell'articolo 93, se sono soddisfatte tutte le seguenti condizioni:

   a) viene presentata un'offerta di riacquisto o di riscatto totalitaria, senza spese o deduzioni, di tutte tali quote dell'OICVM detenute dagli investitori in tale Stato membro, che è pubblicamente disponibile per almeno 30 giorni lavorativi ed è indirizzata, direttamente o tramite intermediari finanziari, individualmente a tutti gli investitori in tale Stato membro ▌la cui identità è nota;
   b) l'intenzione di porre fine alle disposizioni adottate per la commercializzazione di tali quote in tale Stato membro ▌è resa pubblica mediante un supporto pubblicamente disponibile, anche attraverso mezzi elettronici, con il quale è consuetudine commercializzare gli OICVM e che sia adeguato al tipico investitore in OICVM;
   c) qualsiasi accordo contrattuale con intermediari finanziari o delegati è modificato o risolto a decorrere dalla data di ritiro della notifica al fine di prevenire qualsiasi nuova o ulteriore offerta o collocamento, direttamente o indirettamente, di quote identificate nella notifica di cui al paragrafo 2.

Le informazioni di cui alle lettere a) e b) descrivono chiaramente le conseguenze per gli investitori se non accettano l'offerta di riscattare o riacquistare le loro quote.

Le informazioni di cui al primo comma, lettere a) e b), sono fornite nella lingua ufficiale o in una delle lingue ufficiali dello Stato membro con riguardo al quale l'OICVM ha effettuato una notifica in conformità dell’articolo 93 o in una lingua approvata dalle autorità competenti di tale Stato membro.

A decorrere dalla data di cui al primo comma, lettera c), l'OICVM cessa ogni nuova o ulteriore offerta o collocamento, direttamente o indirettamente, delle sue quote che sono state oggetto del ritiro della notifica in tale Stato membro.

2.  L'OICVM presenta alle autorità competenti dello Stato membro d'origine una notifica contenente le informazioni di cui al paragrafo 1, primo comma, lettere a), b) e c).

3.  Le autorità competenti dello Stato membro d'origine dell'OICVM verificano la completezza della notifica presentata dall'OICVM conformemente al paragrafo 2. Entro 15 giorni lavorativi dalla data di ricevimento della notifica completa ▌le autorità competenti dello Stato membro d'origine dell'OICVM trasmettono tale notifica alle autorità competenti dello Stato membro identificato nella notifica di cui al paragrafo 2 e all'ESMA.

Dopo aver trasmesso la notifica ai sensi del primo comma le autorità competenti dello Stato membro d'origine dell'OICVM ne informano prontamente l'OICVM.

4.  L'OICVM fornisce agli investitori che mantengono l'investimento nell'OICVM e alle autorità competenti dello Stato membro d'origine dell'OICVM le informazioni previste agli articoli da 68 a 82 e all'articolo 94.

5.  Le autorità competenti dello Stato membro d'origine dell'OICVM trasmettono alle autorità competenti dello Stato membro identificato nella notifica di cui al presente articolo, paragrafo 2, le informazioni sulle modifiche apportate ai documenti di cui all'articolo 93, paragrafo 2.

6.   Le autorità competenti dello Stato membro identificato nella notifica di cui al presente articolo, paragrafo 2, hanno gli stessi diritti e obblighi delle autorità competenti dello Stato membro ospitante dell'OICVM a norma dell'articolo 21, paragrafo 2, dell'articolo 97, paragrafo 3, e dell'articolo 108. Fatte salve le altre attività di monitoraggio e i poteri di vigilanza di cui all'articolo 21, paragrafo 2, e all'articolo 97, a decorrere dalla data di trasmissione di cui al paragrafo 5 del presente articolo, le autorità competenti dello Stato membro identificato nella notifica di cui al presente articolo, paragrafo 2, non impongono all'OICVM interessato di dimostrare la conformità alle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative nazionali in materia di requisiti di commercializzazione di cui all'articolo 5 del regolamento (UE) 2019/... del Parlamento europeo e del Consiglio*(10).

7.  Ai fini del paragrafo 4, gli Stati membri consentono l'uso di qualsiasi mezzo elettronico o di altri mezzi di comunicazione a distanza, purché i mezzi di informazione e comunicazione siano disponibili agli investitori nella lingua ufficiale o in una delle lingue ufficiali dello Stato membro in cui l'investitore è situato o in una lingua approvata dalle autorità competenti di tale Stato membro.

_____________

* Regolamento (UE) 2019/... del Parlamento europeo e del Consiglio del ... per facilitare la distribuzione transfrontaliera degli organismi di investimento collettivo e che modifica i regolamenti (UE) n. 345/2013, (UE) n. 346/2013 e (UE) n. 1286/2014 (GU L ...).";

"

7)  all'articolo 95, paragrafo 1, la lettera a) è soppressa.

Articolo 2

Modifiche della direttiva 2011/61/UE

La direttiva 2011/61/UE è così modificata:

1)  all'articolo 4, paragrafo 1, è inserita la lettera seguente:"

"(aea) "pre-commercializzazione", la fornitura ▌di informazioni o comunicazioni, direttamente o indirettamente, su strategie o su idee di investimento da parte del GEFIA UE o per suo conto ai potenziali investitori professionali domiciliati o con la sede legale nell'Unione per sondarne l'interesse per un FIA o un comparto non ancora istituito o istituito ma non ancora notificato per la commercializzazione a norma degli articoli 31 o 32, nello Stato membro in cui i potenziali investitori sono domiciliati o hanno la sede legale, e che in ogni caso non costituisce un'offerta o un collocamento nei confronti del potenziale investitore a investire nelle quote o azioni di quel FIA o comparto.";

"

2)  all'inizio del capo VI è inserito l’articolo seguente:"

"Articolo 30 bis

Condizioni per la pre-commercializzazione nell'Unione da parte dei GEFIA UE

1.  Gli Stati membri assicurano che un GEFIA UE autorizzato possa effettuare la pre-commercializzazione nell'Unione, fatta eccezione per i casi in cui le informazioni presentate ai potenziali investitori professionali:

   a) sono sufficienti a consentire agli investitori di impegnarsi ad acquisire quote o azioni di un particolare FIA;
   b) equivalgono a moduli di sottoscrizione o a documenti analoghi, sia in forma di progetto che in versione finale; o
   c) equivalgono ▌agli atti costitutivi, al prospetto o a documenti di offerta di un FIA non ancora istituito in versione finale ▌.

Se sono forniti un progetto di prospetto o i documenti di offerta, essi non contengono informazioni sufficienti per consentire agli investitori di prendere una decisione di investimento e indicano chiaramente che:

   a) non costituiscono un'offerta o un invito a sottoscrivere quote o azioni di un FIA; e
   b) non si dovrebbe fare affidamento sulle informazioni ivi presentate, dal momento che non sono complete e potrebbero essere soggette a modifiche.

▌Gli Stati membri assicurano che un GEFIA UE non sia tenuto a notificare alle autorità competenti il contenuto o i destinatari della pre-commercializzazione o a soddisfare condizioni o requisiti diversi da quelli di cui al presente articolo prima della pre-commercializzazione.

2.  I GEFIA UE assicurano che gli investitori non acquisiscano quote o azioni in un FIA attraverso la pre-commercializzazione e che gli investitori contattati nell'ambito della pre-commercializzazione possano acquisire soltanto quote o azioni di tale FIA tramite la commercializzazione consentita ai sensi dell'articolo 31 o 32.

Eventuali sottoscrizioni da parte di investitori professionali, entro 18 mesi da quando il GEFIA UE ha iniziato la pre-commercializzazione, di quote o azioni di un FIA indicato nelle informazioni fornite nel contesto della pre-commercializzazione o di un FIA istituito a seguito della pre-commercializzazione ▌ sono considerate il risultato della commercializzazione e sono oggetto delle procedure di notifica applicabili di cui agli articoli 31 e 32.

Gli Stati membri provvedono affinché il GEFIA UE trasmetta alle autorità competenti del suo Stato membro di origine, entro 2 settimane dall'inizio della pre-commercializzazione, una lettera informale, su supporto cartaceo o per via elettronica. La lettera specifica gli Stati membri in cui e i periodi durante i quali ha luogo o ha avuto luogo la pre-commercializzazione, contiene una breve descrizione della pre-commercializzazione, comprese le informazioni sulle strategie di investimento presentate e, se del caso, un elenco dei FIA e dei comparti di FIA che sono o sono stati oggetto di pre-commercializzazione. Le autorità competenti dello Stato membro di origine del GEFIA UE informano prontamente le autorità competenti degli Stati membri in cui il GEFIA UE effettua o ha effettuato la pre-commercializzazione. Le autorità competenti dello Stato membro in cui ha luogo o ha avuto luogo la pre-commercializzazione possono chiedere alle autorità competenti dello Stato membro d'origine del GEFIA UE di fornire ulteriori informazioni sulla pre-commercializzazione che ha luogo o ha avuto luogo sul loro territorio.

3.  Un soggetto terzo può svolgere attività di pre-commercializzazione per conto di un GEFIA UE autorizzato solo se è autorizzato come impresa di investimento ai sensi della direttiva 2014/65/UE del Parlamento europeo e del Consiglio*, come ente creditizio ai sensi della direttiva 2013/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio**, come società di gestione di OICVM ai sensi della direttiva 2009/65/CE, come GEFIA a norma della presente direttiva, o se agisce come agente collegato ai sensi della direttiva 2014/65/UE. Tale terzo è soggetto alle condizioni di cui al presente articolo.

4.  Il GEFIA UE garantisce che la pre-commercializzazione sia adeguatamente documentata.

_____________

* Direttiva 2014/65/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, relativa ai mercati degli strumenti finanziari e che modifica la direttiva 2002/92/CE e la direttiva 2011/61/UE (GU L 173 del 12.6.2014, pag. 349).

** Direttiva 2013/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, sull'accesso all'attività degli enti creditizi e sulla vigilanza prudenziale sugli enti creditizi e sulle imprese di investimento, che modifica la direttiva 2002/87/CE e abroga le direttive 2006/48/CE e 2006/49/CE (GU L 176 del 27.6.2013, pag. 338).";

"

3)  ▌all'articolo 32, paragrafo 7, il secondo, il terzo e il quarto comma sono sostituiti dai seguenti:"

"Se, come conseguenza di una modifica pianificata, la gestione del FIA da parte del GEFIA non dovesse più essere conforme alla presente direttiva o se il GEFIA non dovesse più rispettarla in altro modo, le pertinenti autorità competenti dello Stato membro d'origine del GEFIA, entro 15 giorni lavorativi dal ricevimento di tutte le informazioni di cui al primo comma, informano il GEFIA del fatto che non può attuare la modifica. In tal caso, le autorità competenti dello Stato membro d'origine del GEFIA ne informano di conseguenza le autorità competenti dello Stato membro ospitante del GEFIA.

Se una modifica pianificata è attuata nonostante quanto disposto dal primo e secondo comma o se si è verificata una modifica non pianificata in conseguenza della quale la gestione del FIA da parte del GEFIA non sarebbe più conforme alla presente direttiva o il GEFIA non la rispetterebbe più in altro modo, le autorità competenti dello Stato membro d'origine del GEFIA adottano tutte le opportune misure in conformità dell'articolo 46, compreso, se necessario, il divieto espresso di commercializzazione del FIA e ne informano di conseguenza senza indebito ritardo le autorità competenti dello Stato membro ospitante del GEFIA.

Se le modifiche non influiscono sulla conformità alla presente direttiva della gestione del FIA da parte del GEFIA o in altro modo sul rispetto di quest'ultima da parte del GEFIA, le autorità competenti dello Stato membro d'origine del GEFIA informano entro un mese le autorità competenti dello Stato membro ospitante del GEFIA di dette modifiche.";

"

4)  è inserito l’articolo seguente:"

"Articolo 32 bis

Ritiro della notifica delle disposizioni adottate per la commercializzazione di alcune o di tutte le quote o azioni di FIA UE in Stati membri diversi dallo Stato membro d'origine del GEFIA

1.  Gli Stati membri assicurano che un GEFIA UE possa ritirare la notifica delle disposizioni adottate per la commercializzazione riguardante le quote o azioni di alcuni o di tutti i suoi FIA in uno Stato membro rispetto alle quali ha effettuato una notifica ai sensi dell'articolo 32, se sono soddisfatte tutte le seguenti condizioni:

   a) fatta eccezione per i FIA chiusi e i fondi disciplinati dal regolamento (UE) 2015/760 del Parlamento europeo e del Consiglio*, viene presentata un'offerta di riacquisto o di riscatto totalitaria, senza spese o deduzioni, di tutte tali quote o azioni del FIA detenute dagli investitori in tale Stato membro, che è pubblicamente disponibile per almeno 30 giorni lavorativi ed è indirizzata, direttamente o tramite intermediari finanziari, individualmente a tutti gli investitori in tale Stato membro la cui identità è nota;
   b) l'intenzione di porre fine alle disposizioni adottate per la commercializzazione di quote o azioni di alcuni o di tutti i suoi FIA in tale Stato membro è resa pubblica mediante un supporto pubblicamente disponibile, anche attraverso mezzi elettronici, con il quale è consuetudine commercializzare i FIA e che sia adeguato al tipico investitore in FIA;
   c) qualsiasi accordo contrattuale con intermediari finanziari o delegati è modificato o risolto a decorrere dalla data di ritiro della notifica al fine di prevenire un'offerta o un collocamento nuovi o ulteriori, direttamente o indirettamente, delle quote o azioni identificate nella lettera di notifica di cui al paragrafo 2.

A decorrere dalla data di cui al primo comma, lettera c), il GEFIA cessa ogni offerta o collocamento, nuovi o ulteriori, di quote o azioni, direttamente o indirettamente, del FIA che gestisce nello Stato membro con riguardo al quale ha trasmesso una notifica in conformità del paragrafo 2.

2.  Il GEFIA trasmette alle autorità competenti dello Stato membro d'origine una notifica contenente le informazioni di cui al paragrafo 1, primo comma, lettere a), b) e c).

3.  Le autorità competenti dello Stato membro d'origine del GEFIA verificano la completezza della notifica presentata dal GEFIA conformemente al paragrafo 2. Entro 15 giorni lavorativi dal ricevimento della notifica completa, le autorità competenti dello Stato membro d'origine del GEFIA trasmettono tale notifica alle autorità competenti dello Stato membro identificato nella notifica di cui al paragrafo 2 e all'ESMA.

Dopo aver trasmesso la notifica ai sensi del primo comma le autorità competenti dello Stato membro d'origine del GEFIA ne informano prontamente il GEFIA.

Per un periodo di 36 mesi dalla data di cui al paragrafo 1, primo comma, lettera c), il GEFIA non svolge attività di pre-commercializzazione di quote o azioni del FIA UE cui si fa riferimento nella notifica, o in relazione ad analoghe strategie di investimento o idee di investimento, nello Stato membro identificato nella notifica di cui al paragrafo 2.

4.  Il GEFIA fornisce agli investitori che mantengono l'investimento nel FIA UE e alle autorità competenti dello Stato membro d'origine del GEFIA le informazioni di cui agli articoli 22 e 23.

5.  Le autorità competenti dello Stato membro d'origine del GEFIA trasmettono alle autorità competenti dello Stato membro identificato nella notifica di cui al paragrafo 2 le informazioni sulle eventuali modifiche della documentazione e delle informazioni di cui all'allegato IV, lettere da b) a f).

6.  Le autorità competenti dello Stato membro identificato nella notifica di cui al paragrafo 2 del presente articolo hanno gli stessi diritti e obblighi delle autorità competenti dello Stato membro ospitante del GEFIA a norma dell'articolo 45.

7.   Fatti salvi gli altri poteri di vigilanza di cui all'articolo 45, paragrafo 3, a decorrere dalla data di trasmissione di cui al paragrafo 5 del presente articolo le autorità competenti dello Stato membro identificato nella notifica di cui al paragrafo 2 del presente articolo non impongono al GEFIA interessato di dimostrare la conformità alle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative nazionali in materia di requisiti di commercializzazione di cui all'articolo 5 del regolamento (UE) 2019/... del Parlamento europeo e del Consiglio**(11).

8.  Ai fini del paragrafo 4 gli Stati membri consentono l'uso di qualsiasi mezzo elettronico o di altri mezzi di comunicazione a distanza.

_____________

* Regolamento (UE) n. 2015/760 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2015, relativo ai fondi di investimento europei a lungo termine (GU L 123 del 19.5.2015, pag. 98).

** Regolamento (UE) 2019/... del Parlamento europeo e del Consiglio del ... per facilitare la distribuzione transfrontaliera degli organismi di investimento collettivo e che modifica i regolamenti (UE) n. 345/2013, (UE) n. 346/2013 e (UE) n. 1286/2014 (GU L ...).";

"

5)  all'articolo 33, paragrafo 6, il secondo e il terzo comma sono sostituiti dai seguenti:"

"Se, come conseguenza di una modifica pianificata, la gestione del FIA da parte del GEFIA non dovesse più essere conforme alla presente direttiva o se il GEFIA non dovesse più rispettarla in altro modo, le pertinenti autorità competenti dello Stato membro d'origine del GEFIA, entro 15 giorni lavorativi dal ricevimento di tutte le informazioni di cui al primo comma, informano il GEFIA del fatto che non può attuare la modifica.

Se una modifica pianificata è attuata nonostante quanto disposto dal primo e secondo comma o se si è verificata una modifica non pianificata in conseguenza della quale la gestione del FIA da parte del GEFIA non sarebbe più conforme alla presente direttiva o il GEFIA non la rispetterebbe più in altro modo, le autorità competenti dello Stato membro d'origine del GEFIA adottano tutte le opportune misure in conformità dell'articolo 46 e ne informano senza indebito ritardo le autorità competenti dello Stato membro ospitante del GEFIA.";

"

6)  è inserito l’articolo seguente:"

"Articolo 43 bis

Strutture a disposizione degli investitori al dettaglio

1.  Fatto salvo l'articolo 26 del regolamento (UE) 2015/760, gli Stati membri assicurano che, in ciascuno Stato membro in cui intende commercializzare presso gli investitori al dettaglio quote o azioni di un FIA, il GEFIA metta a disposizione strutture per lo svolgimento dei seguenti compiti:

   a) trattare gli ordini di sottoscrizione, pagamento, riacquisto e rimborso degli investitori relativi alle quote o azioni del FIA, conformemente alle condizioni stabilite nei documenti ▌del FIA;
   b) informare gli investitori su come impartire gli ordini di cui alla lettera a) e sulle modalità di pagamento dei proventi derivanti dal riacquisto e dal rimborso;
   c) facilitare la gestione delle informazioni relative all'esercizio da parte degli investitori dei diritti derivanti dall'investimento nel FIA nello Stato membro in cui il FIA è commercializzato;
   d) mettere le informazioni e i documenti necessari a norma degli articoli 22 e 23 a disposizione degli investitori, affinché ne possano prendere visione e farne copia;
   e) fornire agli investitori informazioni inerenti alle funzioni svolte dalle strutture su supporto durevole, secondo la definizione data nell'articolo 2, paragrafo 1, lettera m), della direttiva 2009/65/CE; e
   f) fungere da punto di contatto per le comunicazioni con le autorità competenti.

2.  Ai fini del paragrafo 1 gli Stati membri non impongono al GEFIA di avere una presenza fisica nello Stato membro ospitante o di nominare un soggetto terzo.

3.  Il GEFIA assicura che le strutture per svolgere i compiti di cui al paragrafo 1, anche per via elettronica, siano fornite:

   a) ▌nella lingua ufficiale o in una delle lingue ufficiali dello Stato membro in cui il FIA è commercializzato o in una lingua approvata dalle autorità competenti di detto Stato membro;
   b) ▌dal GEFIA stesso, da un soggetto terzo, nel rispetto della regolamentazione e della vigilanza che disciplina i compiti da svolgere, o da entrambi.

Ai fini della lettera b), quando i compiti devono essere svolti da un soggetto terzo, la nomina di quest'ultimo è attestata da un contratto scritto, che specifica quali tra i compiti di cui al paragrafo 1 non devono essere svolti dal GEFIA e che prevede che il soggetto terzo riceva dal GEFIA tutte le informazioni e tutti i documenti pertinenti.";

"

7)  è inserito l’articolo seguente:"

"Articolo 69 bis

Valutazione del regime di passaporto

Prima dell'entrata in vigore degli atti delegati di cui all'articolo 67, paragrafo 6, ai sensi del quale diventano applicabili le norme di cui all'articolo 35 e agli articoli da 37 a 41, la Commissione presenta una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio, tenendo conto del risultato della valutazione del regime di passaporto previsto dalla presente direttiva, compresa l'estensione di tale regime ai GEFIA non UE. La relazione è corredata, se del caso, di una proposta legislativa.";

"

8)  all'allegato IV sono aggiunte le lettere seguenti:"

"i) i dettagli necessari, compreso l'indirizzo, per la fatturazione o la comunicazione di eventuali spese od oneri regolamentari eventualmente applicabili dalle autorità competenti dello Stato membro ospitante;

   j) informazioni sulle strutture per svolgere i compiti di cui all'articolo 43 bis.";

"

Articolo 3

Recepimento

1.  Entro il… [24 mesi dall'entrata in vigore della presente direttiva], gli Stati membri adottano e pubblicano le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative nazionali necessarie per conformarsi alla presente direttiva. Essi ne informano immediatamente la Commissione.

Essi applicano tali disposizioni a decorrere da … [24 mesi dalla data di entrata in vigore della presente direttiva].

Le disposizioni adottate dagli Stati membri contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di tale riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità del riferimento sono stabilite dagli Stati membri.

2.  Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle disposizioni principali di diritto interno che adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva.

Articolo 4

Valutazione

Entro ... [60 mesi dopo la data di entrata in vigore della presente direttiva], la Commissione, sulla base di una consultazione pubblica e alla luce delle discussioni con l'ESMA e con le autorità competenti, effettua una valutazione dell'applicazione del presente regolamento. Entro ... [72 mesi dopo la data di entrata in vigore della presente direttiva], la Commissione presenta una relazione sull'applicazione della presente direttiva.

Articolo 5

Riesame

Entro ... [48 mesi dopo la data di entrata in vigore della presente direttiva], la Commissione presenta una relazione che valuta, tra l'altro, il merito dell'armonizzazione delle disposizioni applicabili alle società di gestione degli OICVM che sondano l'interesse degli investitori per una particolare idea o strategia di investimento e se, a tal fine, siano necessarie modifiche alla direttiva 2009/65/CE.

Articolo 6

Entrata in vigore

La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Articolo 7

Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.

Fatto a ...,

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

(1) GU C 367 del 10.10.2018, pag. 50.
(2)GU C 367 del 10.10.2018, pag. 50.
(3)Posizione del Parlamento europeo del 16 aprile 2019.
(4)Direttiva 2009/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 luglio 2009, concernente il coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative in materia di taluni organismi d'investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM) (GU L 302 del 17.11.2009, pag. 32).
(5)Direttiva 2011/61/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’8 giugno 2011, sui gestori di fondi di investimento alternativi, che modifica le direttive 2003/41/CE e 2009/65/CE e i regolamenti (CE) n. 1060/2009 e (UE) n. 1095/2010 (GU L 174 dell’1.7.2011, pag. 1).
(6)Regolamento (UE) 2019/... del Parlamento europeo e del Consiglio del ... per facilitare la distribuzione transfrontaliera degli organismi di investimento collettivo e che modifica i regolamenti (UE) n. 345/2013, (UE) n. 346/2013 e (UE) n. 1286/2014 (GU L ...).
(7)+ GU: inserire nel testo il numero del regolamento di cui al documento PE-CONS 54/19 (2018/0045(COD)) e nella nota a piè di pagina il numero, la data e il riferimento GU di detto regolamento.
(8)+ GU: inserire nel testo il numero del regolamento di cui al documento PE‑CONS …/… (2018/0045(COD)).
(9)GU C 369 del 17.12.2011, pag. 14.
(10)+ GU: inserire nel testo il numero del regolamento di cui al documento PE-CONS 54/19 (2018/0045(COD)) e nella nota a piè di pagina il numero, la data e il riferimento GU di detto regolamento.
(11)+ GU: inserire nel testo il numero del regolamento di cui al documento PE-CONS 54/19 (2018/0045(COD)) e nella nota a piè di pagina il numero, la data e il riferimento GU di detto regolamento.


Distribuzione transfrontaliera dei fondi di investimento collettivo (regolamento) ***I
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Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 16 aprile 2019 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio per facilitare la distribuzione transfrontaliera dei fondi di investimento collettivo e che modifica i regolamenti (UE) n. 345/2013 e (UE) n. 346/2013 (COM(2018)0110 – C8-0110/2018 – 2018/0045(COD))
P8_TA-PROV(2019)0368A8-0431/2018

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2018)0110),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 114 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0110/2018),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo dell'11 luglio 2018(1),

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 27 febbraio 2019, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A8-0431/2018),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 16 aprile 2019 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2019/... del Parlamento europeo e del Consiglio per facilitare la distribuzione transfrontaliera degli organismi di investimento collettivo e che modifica i regolamenti (UE) n. 345/2013, (UE) n. 346/2013 e (UE) n. 1286/2014

P8_TC1-COD(2018)0045


(Testo rilevante ai fini del SEE)

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 114,

vista la proposta della Commissione europea,

previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(2),

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria(3),

considerando quanto segue:

(1)  Approcci divergenti in materia di regolamentazione e di vigilanza per quanto riguarda la distribuzione transfrontaliera di fondi di investimento alternativi ("FIA"), quali definiti nella direttiva 2011/61/UE del Parlamento europeo e del Consiglio(4), compresi i fondi europei per il venture capital (EuVECA), quali definiti nel regolamento (UE) n. 345/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio(5), i fondi europei per l'imprenditoria sociale (EuSEF), quali definiti nel regolamento (UE) n. 346/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio(6), e i fondi di investimento europei a lungo termine (ELTIF), quali definiti nel regolamento (UE) n. 2015/760 del Parlamento europeo e del Consiglio(7), nonché di organismi di investimento collettivo in valori mobiliari ("OICVM"), ai sensi della direttiva 2009/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(8), sono causa di frammentazione e ostacolano la commercializzazione transfrontaliera dei FIA e degli OICVM e l'accesso agli stessi, il che potrebbe a sua volta impedirne la commercializzazione in altri Stati membri. Un OICVM potrebbe essere gestito internamente o esternamente, a seconda della sua forma giuridica. Qualsiasi disposizione del presente regolamento relativa alle società di gestione di OICVM dovrebbe applicarsi a una società la cui attività ordinaria consiste nella gestione di OICVM e a qualsiasi OICVM che non abbia designato una società di gestione di OICVM.

(2)  Al fine di migliorare il quadro normativo applicabile agli organismi di investimento collettivo e tutelare meglio gli investitori, le comunicazioni di marketing destinate agli investitori in FIA e OICVM dovrebbero essere identificabili come tali e descrivere con uguale evidenza i rischi e i rendimenti dell'acquisto di quote o azioni di FIA o di OICVM. Inoltre, tutte le informazioni contenute nelle comunicazioni di marketing destinate agli investitori dovrebbero essere presentate in modo corretto, chiaro e non fuorviante. Per garantire la tutela degli investitori e parità di condizioni tra FIA e OICVM, le norme riguardanti le comunicazioni di marketing dovrebbero ▌ applicarsi ▌ alle comunicazioni di marketing dei FIA e degli OICVM.

(3)  È opportuno che le comunicazioni di marketing destinate agli investitori in FIA e in OICVM precisino dove, come e in quali lingue gli investitori possono ottenere informazioni sintetiche sui propri diritti, specificando chiaramente che il GEFIA, il gestore di un EuVECA, il gestore di un EuSEF o la società di gestione di OICVM (collettivamente "gestori di organismi di investimento collettivo") hanno il diritto di risolvere gli accordi di commercializzazione.

(4)  Al fine di accrescere la trasparenza e la tutela degli investitori e agevolare l'accesso alle informazioni sulle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative nazionali applicabili alle comunicazioni di marketing, le autorità competenti dovrebbero pubblicare tali informazioni sui loro siti web come minimo in una lingua comunemente utilizzata nel settore della finanza internazionale, comprese le loro sintesi non ufficiali che consentirebbero ai gestori di organismi di investimento collettivo di ottenere una panoramica generale delle suddette disposizioni legislative, regolamentari e amministrative. La pubblicazione dovrebbe avere uno scopo esclusivamente informativo e non dovrebbe creare obblighi giuridici. Per le stesse ragioni, l'Autorità europea di vigilanza (Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati) (ESMA), istituita dal regolamento (UE) n. 1095/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio(9), dovrebbe creare una banca dati centrale contenente le sintesi dei requisiti nazionali per le comunicazioni di marketing e i collegamenti ipertestuali alle informazioni pubblicate sui siti web delle autorità competenti.

(5)  Al fine di promuovere le buone pratiche di tutela degli investitori che sono contenute nei requisiti nazionali relativi a comunicazioni di marketing eque e chiare, compresi gli aspetti online di tali comunicazioni di marketing, l'ESMA dovrebbe emanare orientamenti sull'applicazione di tali requisiti alle comunicazioni di marketing.

(6)  Le autorità competenti dovrebbero poter esigere la comunicazione preventiva delle comunicazioni di marketing ai fini della verifica ex-ante della conformità di tali comunicazioni con il presente regolamento e con gli altri requisiti applicabili, vale a dire se le comunicazioni di marketing siano chiaramente identificabili come tali, se descrivono con uguale evidenza i rischi e i rendimenti dell'acquisto di quote di un'OICVM e, qualora lo Stato membro autorizzi la commercializzazione di FIA presso gli investitori al dettaglio, i rischi e i rendimenti dell'acquisto di azioni o quote di OICVM e di FIA e se tutte le informazioni contenute nelle comunicazioni di marketing siano presentate in modo corretto, chiaro e non fuorviante. Tale verifica dovrebbe essere effettuata entro un periodo di tempo limitato. Qualora le autorità competenti richiedano una notifica preventiva, ciò non dovrebbe impedire loro di verificare le comunicazioni di marketing ex post.

(7)  Le autorità competenti dovrebbero riferire all'ESMA gli esisti di tali verifiche, le richieste di modifica ed eventuali sanzioni comminate ai gestori di organismi di investimento collettivo. Al fine di svolgere un'opera di sensibilizzazione e aumentare la trasparenza sulle norme applicabili alle comunicazioni di marketing, da un lato, e garantire la tutela degli investitori, dall'altro, è auspicabile che l'ESMA prepari e trasmetta ogni due anni al Parlamento europeo, al Consiglio e alla Commissione una relazione su tali norme e sulla loro applicazione pratica, sulla base di verifiche ex ante ed ex post delle comunicazioni di marketing da parte delle autorità competenti.

(8)  Per garantire parità di trattamento dei gestori di organismi di investimento collettivo e agevolare il processo decisionale ▌ circa la scelta di distribuire fondi di investimento a livello transfrontaliero, è importante che le spese e gli oneri pagati alle autorità competenti per ▌ la vigilanza delle attività di commercializzazione siano proporzionati ai compiti di vigilanza svolti e resi pubblici, e che, ai fini di una maggiore trasparenza, tali spese e oneri siano pubblicati sui siti web delle autorità competenti. Per lo stesso motivo è auspicabile che i collegamenti ipertestuali alle informazioni pubblicate sui siti web delle autorità competenti in relazione alle spese e agli oneri siano pubblicati sul sito web dell'ESMA per disporre di un punto centrale di informazione. Il sito web dell'ESMA dovrebbe contemplare altresì uno strumento interattivo che consenta il calcolo indicativo di tali spese e ▌oneri da pagare alle autorità competenti.

(9)  Onde garantire un migliore recupero delle spese o degli oneri e accrescere la trasparenza e la chiarezza della struttura delle spese e degli oneri, ove siano riscossi dalle autorità competenti, i gestori di organismi di investimento collettivo dovrebbero ricevere una fattura, una richiesta di pagamento distinta o istruzioni di pagamento che indichino chiaramente l'importo delle spese o degli oneri dovuti e i mezzi di pagamento.

(10)  Dal momento che l'ESMA, in conformità al regolamento (UE) n. 1095/2010 ▌, dovrebbe monitorare e valutare gli sviluppi del mercato nel suo settore di competenza, è opportuno e necessario accrescerne le conoscenze includendo, nelle attuali banche dati dell'ESMA, una banca dati centrale di tutti i FIA e gli OICVM commercializzati a livello transfrontaliero, dei gestori di tali organismi di investimento collettivo e degli Stati membri in cui avviene la commercializzazione. A tal fine e per consentire all'ESMA di tenere aggiornata la banca dati centrale, le autorità competenti dovrebbero trasmettere all'ESMA le informazioni sulle notifiche, le lettere di notifica e le informazioni che hanno ricevuto ai sensi delle direttive 2009/65/CE e 2011/61/UE in relazione all'attività di commercializzazione transfrontaliera nonché le informazioni sugli eventuali cambiamenti relativi a tali informazioni da inserire nella banca dati. A tale proposito, l'ESMA dovrebbe creare un portale di notifica in cui le autorità competenti dovrebbero caricare tutti i documenti relativi alla distribuzione transfrontaliera degli OICVM e dei FIA.

(11)  Al fine di garantire condizioni di parità tra i fondi per il venture capital qualificati quali definiti nel regolamento (UE) n. 345/2013 ▌ o i fondi qualificati per l'imprenditoria sociale quali nel regolamento (UE) n. 346/2013 ▌, da un lato, e gli altri FIA, dall'altro, è necessario includere in detti regolamenti norme in materia di pre-commercializzazione che siano identiche alle norme previste dalla direttiva 2011/61/UE in materia di pre-commercializzazione. Tali norme consentiranno ai gestori registrati a norma dei predetti regolamenti di rivolgersi agli investitori per sondarne l'interesse per future opportunità o strategie di investimento mediante fondi per il venture capital qualificati e fondi qualificati per l'imprenditoria sociale.

(12)  A norma del regolamento (UE) n. 1286/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio(10), talune società e persone di cui all'articolo 32 di tale regolamento sono esentate dagli obblighi di cui allo stesso fino al 31 dicembre 2019. Tale regolamento prevede altresì che la Commissione lo riesamini entro il 31 dicembre 2018, anche per valutare se la deroga transitoria debba essere prorogata o se, dopo aver individuato i necessari adeguamenti, le disposizioni relative alle informazioni chiave per gli investitori, di cui alla direttiva 2009/65/CE, debbano essere sostituite dal documento contenente le informazioni chiave di cui a tale regolamento o considerate equivalenti ad esse.

(13)  Per consentire alla Commissione di effettuare il riesame a norma del regolamento (UE) n. 1286/2014 così come originariamente previsto, il termine per il riesame dovrebbe essere prorogato di 12 mesi. La commissione competente del Parlamento europeo dovrebbe sostenere il processo di riesame della Commissione organizzando un'audizione sull'argomento con le parti interessate in rappresentanza degli interessi delle imprese e dei consumatori.

(14)  Onde evitare che per lo stesso organismo di investimento collettivo gli investitori ricevano due diversi documenti di pre-divulgazione, ossia un documento contenente le informazioni chiave per gli investitori (key investor information document – KIID)e un documento contenente le informazioni chiave (key information document – KID) come prescritto dal regolamento (UE) n. 1286/2014, mentre gli atti legislativi risultanti dal riesame della Commissione a norma dello stesso regolamento sono adottati e applicati, è opportuno prorogare di 24 mesi l'esenzione transitoria dagli obblighi di cui a tale regolamento. Fatta salva la proroga in questione, è opportuno che tutte le istituzioni e le autorità di vigilanza interessate si impegnino ad agire il più rapidamente possibile per facilitare la cessazione dell'esenzione transitoria.

(15)  Alla Commissione dovrebbe essere conferito il potere di adottare norme tecniche di attuazione, elaborate dall'ESMA, per quanto riguarda formulari, modelli e procedure standard per la pubblicazione e la notifica da parte delle autorità competenti delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative nazionali e delle relative sintesi concernenti i requisiti per la commercializzazione applicabili nel loro territorio, del livello delle spese o degli oneri per le attività transfrontaliere pagati alle stesse autorità competenti e, se del caso, delle pertinenti metodologie di calcolo. Inoltre, al fine di migliorare la trasmissione all'ESMA, dovrebbero inoltre essere adottate norme tecniche di attuazione riguardanti le notifiche, le lettere di notifica e le informazioni sulle attività di commercializzazione transfrontaliera prescritte dalle direttive 2009/65/CE e 2011/61/UE e le disposizioni tecniche necessarie per il funzionamento del portale di notifica che dev'essere creato dall'ESMA. La Commissione dovrebbe adottare tali norme tecniche di attuazione mediante atti di esecuzione a norma dell'articolo 291 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) e conformemente all'articolo 15 del regolamento (UE) n. 1095/2010.

(16)  È necessario precisare quali informazioni debbano essere comunicate ogni trimestre all'ESMA, al fine di tenere aggiornate le banche dati di tutti gli organismi di investimento collettivo e dei loro i gestori.

(17)  Qualsiasi trattamento di dati personali effettuato nell'ambito del presente regolamento, quale lo scambio o la trasmissione di dati personali da parte delle autorità competenti, dovrebbe essere effettuato in conformità del regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio(11), e qualsiasi scambio o trasmissione di informazioni da parte dell'ESMA dovrebbe essere effettuato conformemente al regolamento (CE) n. 2018/1725 del Parlamento europeo e del Consiglio(12).

(18)  Per consentire alle autorità competenti di esercitare le funzioni loro attribuite dal presente regolamento, gli Stati membri dovrebbero garantire che le autorità in oggetto dispongano di sufficienti risorse e di tutti i necessari poteri di vigilanza e di indagine.

(19)  Entro ... [cinque anni dopo l'entrata in vigore del presente regolamento] la Commissione dovrebbe effettuare una valutazione della sua applicazione. La valutazione dovrebbe tenere conto degli sviluppi del mercato e valutare se le misure introdotte abbiano migliorato la distribuzione transfrontaliera degli organismi di investimento collettivo.

(20)  Entro ... [due anni dopo l'entrata in vigore del presente regolamento] la Commissione dovrebbe pubblicare una relazione sulla "reverse solicitation" e la domanda su iniziativa propria di un investitore, precisando l'entità di tale forma di sottoscrizione dei fondi, la sua distribuzione geografica anche nei paesi terzi e le sue incidenze sul regime del passaporto.

(21)  Al fine di garantire la certezza del diritto, è necessario sincronizzare le date di applicazione delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative nazionali di attuazione della ▌ direttiva (UE) 2019/... del Parlamento europeo e del Consiglio(13)(14) e del presente regolamento per quanto riguarda le disposizioni sulle comunicazioni di marketing e la pre-commercializzazione.

(22)  Poiché l'obiettivo del presente regolamento, vale a dire accrescere l'efficienza del mercato con l'istituzione dell'Unione dei mercati dei capitali, non può essere conseguito in misura sufficiente dagli Stati membri, ma, a motivo dei suoi effetti, può essere conseguito meglio a livello di Unione, quest'ultima può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato sull'Unione europea. Il presente regolamento si limita a quanto necessario per conseguire tale obiettivo in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo,

HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

Oggetto

Il presente regolamento stabilisce norme uniformi in materia di pubblicazione di disposizioni nazionali relative ai requisiti di commercializzazione per gli organismi di investimento collettivo e di comunicazioni di marketing destinate agli investitori, nonché principi comuni in materia di spese e oneri gravati sui gestori di organismi di investimento collettivo in relazione alle loro attività transfrontaliere. Esso prevede inoltre l'istituzione di una banca dati centrale sulla commercializzazione transfrontaliera degli organismi di investimento collettivo.

Articolo 2

Ambito di applicazione

Il presente regolamento si applica:

a)  ai gestori di fondi di investimento alternativi;

b)  alle società di gestione di OICVM, incluso qualsiasi OICVM che non abbia designato una società di gestione di OICVM;

c)  ai gestori di EuVECA; e

d)  ai gestori di EuSEF.

Articolo 3

Definizioni

Ai fini del presente regolamento si applicano le seguenti definizioni:

a)  "fondi di investimento alternativi" o "FIA": ▌ i FIA quali definiti all'articolo 4, paragrafo 1, lettera a), della direttiva 2011/61/UE, tra cui EuVECA, EuSEF ed ELTIF;

b)  "gestori di fondi di investimento alternativi" o "GEFIA": ▌ i GEFIA quali definiti all'articolo 4, paragrafo 1, lettera b), della direttiva 2011/61/UE e autorizzati in conformità dell'articolo 6 della medesima direttiva;

c)  "gestore di un EuVECA": un gestore di un fondo per il venture capital qualificato quale definito all'articolo 3, primo comma, lettera c), del regolamento (UE) n. 345/2013 e registrato in conformità dell'articolo 14 del medesimo regolamento;

d)  "gestore di un EuSEF": un gestore di un fondo qualificato per l'imprenditoria sociale quale definito all'articolo 3, paragrafo 1, lettera c), del regolamento (UE) n. 346/2013 e registrato in conformità dell'articolo 15 del medesimo regolamento;

e)  "autorità competenti": le autorità competenti quali definite all'articolo 2, paragrafo 1, lettera h), della direttiva 2009/65/CE o all'articolo 4, paragrafo 1, lettera f), della direttiva 2011/61/UE o le autorità competenti del FIA UE quali definite all'articolo 4, paragrafo 1, lettera h), della direttiva 2011/61/UE;

f)  "Stato membro di origine": lo Stato membro nel quale è situata la sede legale del GEFIA, del gestore di un EuVECA, del gestore di un EuSEF o della società di gestione dell'OICVM;

g)  "OICVM": un OICVM autorizzato in conformità dell'articolo 5 della direttiva 2009/65/CE;

h)  "società di gestione di un OICVM": una società di gestione quale definita all'articolo 2, paragrafo 1, lettera b), della direttiva 2009/65/CE.

Articolo 4

Requisiti per le comunicazioni di marketing

1.  I GEFIA, i gestori di EuVECA, i gestori di EuSEF e le società di gestione di OICVM assicurano che tutte le comunicazioni di marketing destinate agli investitori siano chiaramente identificabili come tali e descrivano con uguale evidenza i rischi e i rendimenti dell'acquisto di quote o azioni di un FIA o quote di un OICVM e che tutte le informazioni contenute nelle comunicazioni di marketing siano corrette, chiare e non fuorvianti.

2.  Le società di gestione di OICVM assicurano che le comunicazioni di marketing recanti informazioni specifiche su un OICVM non siano in contrasto con le informazioni ▌ contenute nel prospetto di cui all'articolo 68 della direttiva 2009/65/CE e con le informazioni chiave per gli investitori di cui all'articolo 78 della medesima direttiva o siano tali da sminuirne l'importanza. Le società di gestione di OICVM assicurano che tutte le comunicazioni di marketing menzionino l'esistenza del prospetto e la disponibilità delle informazioni chiave per gli investitori. Tali comunicazioni di marketing specificano dove, come e in che lingua gli investitori o potenziali investitori possono ottenere il prospetto e le informazioni chiave per gli investitori, e contengono i collegamenti ipertestuali ai siti web per tali documenti.

3.  Le comunicazioni di marketing di cui al paragrafo 2 specificano dove, come e in che lingua gli investitori o i potenziali investitori possono ottenere una sintesi dei diritti degli investitori e forniscono un collegamento ipertestuale a tale sintesi, che include, se del caso, informazioni sull'accesso ai meccanismi di ricorso collettivo a livello di Unione e nazionale in caso di controversie.

Tali comunicazioni di marketing contengono inoltre informazioni chiare sul fatto che il gestore o la società di gestione di cui al paragrafo 1 del presente articolo può decidere di porre fine alle disposizioni adottate per la commercializzazione dei suoi organismi di investimento collettivo in conformità dell'articolo 93 bis della direttiva 2009/65/CE e all'articolo 32 bis della direttiva 2011/61/UE.

4.  I GEFIA, i gestori di EuVECA e i gestori di EuSEF assicurano che le comunicazioni di marketing contenenti un invito ad acquistare quote o azioni di un FIA e recanti informazioni specifiche su un FIA non risultino in contrasto con le informazioni che devono essere comunicate agli investitori a norma dell'articolo 23 della direttiva 2011/61/UE, dell'articolo 13 del regolamento (UE) n. 345/2013 o dell'articolo 14 del regolamento (UE) n. 346/2013, o siano tali da sminuirne l'importanza.

5.  Il paragrafo 2 del presente articolo si applica, mutatis mutandis, ai FIA che pubblicano un prospetto in conformità del regolamento (UE) 2017/1129 del Parlamento europeo e del Consiglio(15), o in conformità del diritto nazionale, ovvero applicano norme relative al formato e al contenuto delle informazioni chiave per gli investitori di cui all'articolo 78 della direttiva 2009/65/CE.

6.  Entro ... [▌ 24 mesi dopo la data di entrata in vigore del presente regolamento] l'ESMA emana orientamenti, che successivamente aggiorna periodicamente, sull'applicazione dei requisiti per le comunicazioni di marketing di cui al paragrafo 1, tenendo conto degli aspetti relativi al carattere online di tali comunicazioni di marketing.

Articolo 5

Pubblicazione delle disposizioni nazionali relative ai requisiti per la commercializzazione

1.  Le autorità competenti pubblicano e gestiscono sul loro sito web informazioni aggiornate ed esaustive sulle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative nazionali applicabili in materia di requisiti per la commercializzazione di FIA e OICVM e le relative sintesi, come minimo in una lingua comunemente utilizzata negli ambienti della finanza internazionale.

2.  Le autorità competenti comunicano all'ESMA ▌ i collegamenti ipertestuali verso il sito web dell'autorità competente nel quale sono pubblicate le informazioni di cui al paragrafo 1.

Le autorità competenti comunicano ▌ all'ESMA senza indebito ritardo qualsiasi modifica delle informazioni fornite a norma del primo comma del presente paragrafo.

3.  L'ESMA elabora progetti di norme tecniche di attuazione per stabilire formulari, modelli e procedure standard per le pubblicazioni e le notifiche di cui al presente articolo.

L'ESMA presenta i progetti di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro ... [18 mesi dalla data di entrata in vigore del presente regolamento].

Alla Commissione è conferito il potere di adottare le norme tecniche di attuazione di cui al primo comma conformemente all'articolo 15 del regolamento (UE) n. 1095/2010.

Articolo 6

Banca dati centrale dell'ESMA delle disposizioni nazionali in materia di requisiti per la commercializzazione

Entro ... [▌ 30 mesi dopo la data di entrata in vigore del presente regolamento], l'ESMA pubblica e gestisce sul proprio sito web una banca dati centrale contenente le ▌ sintesi di cui all'articolo 5, paragrafo 1, nonché i collegamenti ipertestuali verso i siti web delle autorità competenti di cui all'articolo 5, paragrafo 2.

Articolo 7

Verifica ex-ante delle comunicazioni di marketing

1.  Ai soli fini della verifica della conformità al presente regolamento e alle disposizioni nazionali in materia di requisiti per la commercializzazione, le autorità competenti possono esigere la notifica preventiva delle comunicazioni di marketing che le società di gestione dell'OICVM ▌ intendono utilizzare direttamente o indirettamente nei loro rapporti con gli investitori.

Il requisito di notifica preventiva di cui al primo comma non costituisce una condizione preliminare per la commercializzazione di quote di OICVM né rientra nella procedura di notifica di cui all'articolo 93 della direttiva 2009/65/CE.

Ove le autorità competenti esigano la notifica preventiva di cui al primo comma, esse informano la società di gestione dell'OICVM di eventuali richieste di modifica di tali comunicazioni di marketing entro 10 giorni lavorativi a decorrere dalla ricezione delle comunicazioni di marketing.

La notifica preventiva di cui al primo comma può essere richiesta su base sistematica o conformemente ad altre pratiche di verifica e non pregiudica ulteriori poteri di controllo per la verifica ex post delle comunicazioni commerciali.

2.  Le autorità competenti che esigono la notifica preventiva delle comunicazioni di marketing istituiscono, applicano e pubblicano sui loro siti web le procedure per tale notifica preventiva. Le regole e le procedure interne assicurano il trattamento trasparente e non discriminatorio di tutti gli OICVM, indipendentemente dagli Stati membri in cui gli OICVM sono autorizzati.

3.  Se i GEFIA, i gestori di EuVECA o i gestori di EuSEF commercializzano presso gli investitori al dettaglio quote o azioni di loro FIA ▌, i paragrafi 1 e 2 si applicano, mutatis mutandis, a tali GEFIA, gestori di EuVECA o gestori di EuSEF.

Articolo 8

Relazione dell'ESMA sulle comunicazioni di marketing

1.   Entro il 31 marzo 2021, e successivamente ogni due anni, le autorità competenti ▌ comunicano all'ESMA ▌ le seguenti informazioni:

a)  il numero ▌ di richieste di modifica delle comunicazioni di marketing effettuate sulla base di una verifica ex ante, se del caso;

b)  il numero di richieste di modifica e di decisioni prese sulla base delle verifiche ex post, con una chiara distinzione delle violazioni più frequenti e includendo la descrizione e la natura di dette violazioni;

c)  una descrizione delle violazioni più frequenti dei requisiti di cui all'articolo 4; e

d)  un esempio di ciascuna delle violazioni di cui alle lettere b) e c).

2.   Entro il 30 giugno 2021, e successivamente ogni due anni, l'ESMA trasmette al Parlamento europeo, al Consiglio e alla Commissione una relazione che presenta un quadro dei requisiti di commercializzazione di cui all'articolo 5, paragrafo 1, in tutti gli Stati membri e contiene un'analisi degli effetti delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative nazionali che disciplinano le comunicazioni di marketing anche sulla base delle informazioni ricevute ai sensi del paragrafo 1 del presente articolo.

Articolo 9

Principi comuni in materia di spese o oneri

1.  Ove sia previsto il pagamento di spese o ▌ oneri ▌ alle autorità competenti per l'esercizio delle loro funzioni in relazione alle attività transfrontaliere di GEFIA, gestori di EuVECA, gestori di EuSEF e società di gestione di OICVM, tali spese o oneri sono in linea con i costi complessivi relativi all'esercizio delle funzioni dell'autorità competente.

2.  Per le spese o oneri di cui al paragrafo 1 del presente articolo, le autorità competenti inviano la fattura, una richiesta di pagamento distinta o un'istruzione di pagamento, che stabilisca chiaramente i mezzi di pagamento e la data in cui il pagamento è dovuto all'indirizzo indicato all'articolo 93, paragrafo 1, terzo comma, della direttiva 2009/65/CE o all'allegato IV, punto i), della direttiva 2011/61/UE.

Articolo 10

Pubblicazione delle disposizioni nazionali relative a spese e oneri

1.  Entro ... ▌[sei mesi dopo la data di entrata in vigore del presente regolamento] le autorità competenti pubblicano e gestiscono sui loro siti web informazioni aggiornate contenenti l'elenco delle spese o degli oneri di cui all'articolo 9, paragrafo 1, o, se del caso, le metodologie di calcolo di tali spese o oneri, come minimo in una lingua comunemente utilizzata negli ambienti della finanza internazionale.

2.  Le autorità competenti comunicano all'ESMA i collegamenti ipertestuali verso i siti web delle autorità competenti nel quale sono pubblicate le informazioni di cui al paragrafo 1 ▌.

3.  L'ESMA elabora progetti di norme tecniche di attuazione per stabilire formulari, modelli e procedure standard per le pubblicazioni e le notifiche di cui al presente articolo.

L'ESMA presenta tali progetti di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro ... [18 mesi dalla data di entrata in vigore del presente regolamento].

Alla Commissione è conferito il potere di adottare le norme tecniche di attuazione di cui al primo comma conformemente all'articolo 15 del regolamento (UE) n. 1095/2010.

Articolo 11

Pubblicazione dell'ESMA sulle spese e gli oneri

1.  Entro ... [30 mesi dopo la data di entrata in vigore del presente regolamento] l'ESMA pubblica sul proprio sito web i collegamenti ipertestuali ai siti web delle autorità competenti di cui all'articolo 10, paragrafo 2. Tali collegamenti ipertestuali sono tenuti aggiornati.

2.  Entro ... [30 mesi dopo la data di entrata in vigore del presente regolamento] l'ESMA elabora e rende disponibile sul proprio sito web uno strumento interattivo accessibile al pubblico come minimo in una delle lingue comunemente utilizzate negli ambienti della finanza internazionale, che fornisce un calcolo indicativo delle spese o degli oneri di cui all'articolo 9, paragrafo 1 ▌. Tale strumento è tenuto aggiornato.

Articolo 12

Banca dati centrale dell'ESMA relativa alla commercializzazione transfrontaliera di ▌ FIA e OICVM

1.  Entro ... [▌ 30 mesi dopo la data di entrata in vigore del presente regolamento] l'ESMA pubblica ▌ sul proprio sito web una banca dati centrale relativa alla commercializzazione transfrontaliera di FIA e OICVM, accessibile al pubblico in una lingua comunemente utilizzata negli ambienti della finanza internazionale, contenente l'elenco ▌:

a)  di tutti i FIA commercializzati in uno Stato membro diverso dallo Stato membro di origine, del loro GEFIA, gestore di EuSEF o gestore di EuVECA e degli Stati membri in cui essi sono commercializzati; e

b)  di tutti gli OICVM commercializzati in uno Stato membro diverso dallo Stato membro di origine dell'OICVM quale definito all'articolo 2, paragrafo 1, lettera e), della direttiva 2009/65/CE, della loro società di gestione e degli Stati membri in cui essi sono commercializzati.

Tale banca dati centrale è tenuta aggiornata.

2.  Gli obblighi previsti dal presente articolo e dall'articolo 13 in relazione alla banca dati di cui al paragrafo 1 del presente articolo lasciano impregiudicati gli obblighi relativi all'elenco di cui all'articolo 6, paragrafo 1, secondo comma, della direttiva 2009/65/CE, al registro pubblico centrale di cui all'articolo 7, paragrafo 5, secondo comma, della direttiva 2011/61/UE, alla banca dati centrale di cui all'articolo 17 del regolamento (UE) n. 345/2013 e alla banca dati centrale di cui all'articolo 18 del regolamento (UE) n. 346/2013.

Articolo 13

Standardizzazione delle notifiche all'ESMA

1.  Ogni tre mesi le autorità competenti dello Stato membro di origine notificano all'ESMA le informazioni necessarie per la creazione e la gestione della banca dati centrale di cui all'articolo 12 del presente regolamento, in merito a qualsiasi notifica, lettera di notifica ▌ o informazione di cui ▌ all'articolo 93, paragrafo 1, e all'articolo 93 bis, paragrafo 2, della direttiva 2009/65/CE, e all'articolo 31, paragrafo 2, e all'articolo 32, paragrafo 2, e all'articolo 32 bis, paragrafo 2, ▌ della direttiva 2011/61/UE, e qualsiasi modifica di tali informazioni, se tali modifiche comportano una modifica delle informazioni della banca dati centrale.

2.  L'ESMA crea un portale di notifica sul quale ogni autorità competente pubblica i documenti di cui al paragrafo 1.

3.  L'ESMA elabora progetti di norme tecniche di attuazione per specificare le informazioni da comunicare, nonché i formati, i modelli e le procedure per la comunicazione delle informazioni da parte delle autorità competenti ai fini del paragrafo 1 e le disposizioni tecniche necessarie per il funzionamento del portale di notifica di cui al paragrafo 2.

L'ESMA presenta tali progetti di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro ... [▌ 18 mesi dalla data di entrata in vigore del presente regolamento].

Alla Commissione è conferito il potere di adottare le norme tecniche di attuazione di cui al primo comma del presente paragrafo conformemente all'articolo 15 del regolamento (UE) n. 1095/2010.

Articolo 14

Poteri delle autorità competenti

1.  Le autorità competenti dispongono di tutti i poteri di vigilanza e di indagine necessari per l'esercizio delle loro funzioni a norma del presente regolamento.

2.  I poteri conferiti alle autorità competenti a norma delle direttive 2009/65/CE e 2011/61/UE e dei regolamenti (UE) n. 345/2013, (UE) n. 346/2013 e (UE) 2015/760, compresi quelli relativi alle sanzioni o altre misure, sono esercitati anche in relazione ai gestori di cui all'articolo 4 del presente regolamento.

Articolo 15

Modifiche del regolamento (UE) n. 345/2013 ▌

Il regolamento (UE) n. 345/2013 è così modificato:

1)  all'articolo 3 è aggiunta la lettera seguente:"

"o) "pre-commercializzazione": la fornitura ▌ di informazioni o comunicazioni, dirette o indirette, su strategie o su idee di investimento da parte del gestore del fondo per il venture capital qualificato, o per suo conto, a potenziali investitori domiciliati o aventi la sede legale nell'Unione, per sondarne l'interesse per un fondo per il venture capital qualificato non ancora istituito o per un fondo per il venture capital qualificato istituito ma non ancora notificato per la commercializzazione a norma dell'articolo 15 nello Stato membro in cui i potenziali investitori sono domiciliati o hanno la sede legale, e che in ogni caso non equivale a un'offerta o a un collocamento presso il potenziale investitore affinché investa in quote o azioni di tale fondo per il venture capital qualificato.";

"

(2)  è inserito l'articolo seguente:"

"Articolo 4 bis

1.  Un gestore di un fondo per il venture capital qualificato può svolgere attività di pre-commercializzazione nell'Unione, tranne nei casi in cui le informazioni presentate ai potenziali investitori:

   a) sono sufficienti a consentire agli investitori di impegnarsi ad acquisire quote o azioni di un particolare fondo per il venture capital qualificato;
   b) equivalgono ▌ a moduli di sottoscrizione o a documenti analoghi, sia in forma di progetto che in versione finale ▌; o
   c) equivalgono agli atti costitutivi, al prospetto o ai documenti di offerta di un fondo di venture capital qualificato non ancora istituito in versione finale.

Se sono forniti un progetto di prospetto o i documenti di offerta, essi non contengono informazioni sufficienti a consentire agli investitori di prendere una decisione di investimento e indicano chiaramente che:

   a) non costituiscono un'offerta o un invito a sottoscrivere quote o azioni di un fondo per il venture capital qualificato; e
   b) non si dovrebbe fare affidamento sulle informazioni ivi presentate, dal momento che non sono complete e potrebbero essere soggette a modifiche.

2.  Le autorità competenti non impongono a un gestore di un fondo per il venture capital qualificato di notificare alle autorità competenti il contenuto o i destinatari della pre-commercializzazione né di soddisfare condizioni o requisiti diversi da quelli di cui al presente articolo prima di svolgere attività di pre-commercializzazione.

3.   I gestori di fondi per il venture capital qualificati provvedono affinché gli investitori non acquisiscano quote o azioni di un fondo per il venture capital qualificato attraverso la pre-commercializzazione e che gli investitori contattati nell'ambito di tali attività possano acquisire soltanto quote o azioni di un fondo per il venture capital qualificato attraverso la commercializzazione autorizzata ai sensi dell'articolo 15.

L'eventuale sottoscrizione, da parte di investitori professionisti, entro 18 mesi dalla data in cui un gestore di un fondo per il venture capital qualificato ha avviato attività di pre-commercializzazione, di quote o azioni di un fondo per il venture capital qualificato di cui alle informazioni fornite nel contesto della pre-commercializzazione, oppure di un fondo per il venture capital qualificato istituito a seguito della pre-commercializzazione, è considerata il risultato della commercializzazione ed è soggetta alle procedure di notifica applicabili di cui all'articolo 15.

4.  Entro 2 settimane dall'inizio della pre-commercializzazione, un gestore di un fondo per il venture capital qualificato invia alle autorità competenti del suo Stato membro d'origine una lettera informale su supporto cartaceo o per via elettronica. La lettera precisa gli Stati membri e i periodi in cui si svolgono o si sono svolte le attività di pre-commercializzazione, descrive brevemente la pre-commercializzazione, tra cui informazioni sulle strategie di investimento presentate e, se del caso, include l'elenco dei fondi per il venture capital qualificati che sono oggetto o sono stati oggetto di pre-commercializzazione. Le autorità competenti dello Stato membro d'origine del gestore di un fondo per il venture capital qualificato informano tempestivamente le autorità competenti degli Stati membri in cui il gestore di un fondo per il venture capital qualificato ha svolto pre-commercializzazione. Le autorità competenti dello Stato membro in cui si è svolta o è stata svolta la pre-commercializzazione possono chiedere alle autorità competenti dello Stato membro di origine del gestore di un fondo per il venture capital qualificato di fornire ulteriori informazioni sulla pre-commercializzazione che si effettua o è stata effettuata sul suo territorio.

5.  Un soggetto terzo svolge pre-commercializzazione per conto di un gestore autorizzato di fondi per il venture capital qualificati soltanto se è autorizzato in qualità di impresa di investimento a norma della direttiva 2014/65/UE del Parlamento europeo e del Consiglio*, di ente creditizio a norma della direttiva 2013/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio**, di società di gestione di OICVM a norma della direttiva 2009/65/CE, di gestore di fondi di investimento alternativi a norma della direttiva 2011/61/UE o se agisce in qualità di agente collegato a norma della direttiva 2014/65/UE. Detti terzi sono è soggetti alle condizioni di cui al presente articolo.

6.  Un gestore di un fondo per il venture capital qualificato garantisce che la pre-commercializzazione sia adeguatamente documentata.

_____________

* Direttiva 2014/65/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, relativa ai mercati degli strumenti finanziari e che modifica la direttiva 2002/92/CE e la direttiva 2011/61/UE (GU L 173 del 12.6.2014, pag. 349).

** Direttiva 2013/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, sull'accesso all'attività degli enti creditizi e sulla vigilanza prudenziale sugli enti creditizi e sulle imprese di investimento, che modifica la direttiva 2002/87/CE e abroga le direttive 2006/48/CE e 2006/49/CE (GU L 176 del 27.6.2013, pag. 338).".

"

Articolo 16

Modifiche del regolamento (UE) n. 346/2013 ▌

Il regolamento (UE) n. 346/2013 è così modificato:

1)  all'articolo 3 è aggiunta la lettera seguente:"

"o) "pre-commercializzazione": la fornitura ▌ di informazioni o comunicazioni, dirette o indirette, su strategie o su idee di investimento da parte del gestore del fondo qualificato per l'imprenditoria sociale, o per suo conto, a potenziali investitori domiciliati o aventi la sede legale nell'Unione, per sondarne l'interesse per un fondo qualificato per l'imprenditoria sociale non ancora istituito o per un fondo qualificato per l'imprenditoria sociale istituito ma non ancora notificato per la commercializzazione a norma dell'articolo 16 nello Stato membro in cui i potenziali investitori sono domiciliati o hanno la sede legale, e che in ogni caso non equivale a un'offerta o a un collocamento presso il potenziale investitore affinché investa in quote o azioni di tale fondo qualificato per l'imprenditoria sociale.";

"

2)  è inserito l'articolo seguente:"

"Articolo 4 bis

1.  Un gestore di un fondo qualificato per l'imprenditoria sociale può svolgere pre-commercializzazione nell'Unione, tranne nei casi in cui le informazioni presentate ai potenziali investitori:

   a) sono sufficienti a consentire agli investitori di impegnarsi ad acquisire quote o azioni di un particolare fondo qualificato per l'imprenditoria sociale;
   b) equivalgono ▌ a moduli di sottoscrizione o a documenti analoghi, sia in forma di progetto che in versione finale ▌; o
   c) equivalgono agli atti costitutivi, al prospetto o ai documenti di offerta di un fondo qualificato per l'imprenditoria sociale non ancora istituito in versione finale.

Se sono forniti un progetto di prospetto o i documenti di offerta, essi non contengono informazioni sufficienti a consentire agli investitori di prendere una decisione di investimento e indicano chiaramente che:

   a) non costituiscono un'offerta o un invito a sottoscrivere quote o azioni di un fondo qualificato per l'imprenditoria sociale; e
   b) non si dovrebbe fare affidamento sulle informazioni ivi presentate, dal momento che non sono complete e potrebbero essere soggette a modifiche.

2.  Le autorità competenti non impongono a un gestore di un fondo qualificato per l'imprenditoria sociale di notificare alle autorità competenti il contenuto o i destinatari della pre-commercializzazione né di soddisfare condizioni o requisiti diversi da quelli di cui al presente articolo prima di svolgere attività di pre-commercializzazione.

3.  I gestori di fondi qualificati per l'imprenditoria sociale provvedono affinché gli investitori non acquisiscano quote o azioni di un fondo qualificato per l'imprenditoria sociale mediante pre-commercializzazione e che gli investitori contattati nell'ambito di tali attività possano acquisire soltanto quote o azioni di un fondo qualificato per l'imprenditoria sociale attraverso la commercializzazione autorizzata ai sensi dell'articolo 16.

L'eventuale sottoscrizione, da parte di investitori professionisti, entro 18 mesi dalla data in cui i gestori di fondi qualificati per l'imprenditoria sociale hanno avviato pre-commercializzazione, di quote o azioni di un fondo qualificato per l'imprenditoria sociale di cui alle informazioni fornite nel contesto della pre-commercializzazione, oppure di un fondo qualificato per l'imprenditoria sociale istituito a seguito della pre-commercializzazione, è considerata il risultato della commercializzazione ed è soggetta alle procedure di notifica applicabili di cui all'articolo 16.

4.  Entro 2 settimane dall'inizio della pre-commercializzazione, un gestore di un fondo qualificato per l'imprenditoria sociale invia alle autorità competenti del suo Stato membro d'origine una lettera informale su supporto cartaceo o per via elettronica. La lettera precisa gli Stati membri e i periodi in cui si svolge o è stata svolta la pre-commercializzazione, descrive brevemente la pre-commercializzazione, tra cui informazioni sulle strategie di investimento presentate e, se del caso, include l'elenco dei fondi qualificati per l'imprenditoria sociale che sono oggetto o sono stati oggetto di pre-commercializzazione. Le autorità competenti dello Stato membro d'origine del gestore di un fondo qualificato per l'imprenditoria sociale informano tempestivamente le autorità competenti degli Stati membri in cui il gestore di un fondo qualificato per l'imprenditoria sociale svolge o ha svolto pre-commercializzazione. Le autorità competenti dello Stato membro in cui si svolge o è stata svolta la pre-commercializzazione possono chiedere alle autorità competenti dello Stato membro di origine del gestore di un fondo qualificato per l'imprenditoria sociale di fornire ulteriori informazioni sulla pre-commercializzazione che è effettuata o è stata effettuata sul suo territorio.

5.  Un soggetto terzo svolge pre-commercializzazione per conto di un gestore autorizzato di fondi qualificati per l'imprenditoria sociale soltanto se è autorizzato in qualità di impresa di investimento a norma della direttiva 2014/65/UE del Parlamento europeo e del Consiglio*, di ente creditizio a norma della direttiva 2013/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio**, di società di gestione di OICVM a norma della direttiva 2009/65/CE, di gestore di fondi di investimento alternativi a norma della direttiva 2011/61/UE o se agisce in qualità di agente collegato a norma della direttiva 2014/65/UE. Detti terzi sono soggetti alle condizioni di cui al presente articolo.

6.  Un gestore di fondo qualificato per l'imprenditoria sociale garantisce che le attività di pre-commercializzazione siano adeguatamente documentate.

_____________

* Direttiva 2014/65/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, relativa ai mercati degli strumenti finanziari e che modifica la direttiva 2002/92/CE e la direttiva 2011/61/UE (GU L 173 del 12.6.2014, pag. 349).

** Direttiva 2013/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, sull'accesso all'attività degli enti creditizi e sulla vigilanza prudenziale sugli enti creditizi e sulle imprese di investimento, che modifica la direttiva 2002/87/CE e abroga le direttive 2006/48/CE e 2006/49/CE (GU L 176 del 27.6.2013, pag. 338).".

"

Articolo 17

Modifiche del regolamento (UE) n. 1286/2014

Il regolamento (UE) n. 1286/2014 è così modificato:

1)  all'articolo 32, paragrafo 1, la data "31 dicembre 2019" è sostituita dalla data "31 dicembre 2021";

2)  l'articolo 33 è così modificato;

a)  al paragrafo 1, primo comma, la data "31 dicembre 2018" è sostituita dalla data "31 dicembre 2019";

b)  al paragrafo 2, primo comma, la data "31 dicembre 2018" è sostituita dalla data "31 dicembre 2019";

c)  al paragrafo 4, primo comma, la data "31 dicembre 2018" è sostituita dalla data "31 dicembre 2019".

Articolo 18

Valutazione

Entro ... [▌ 60 mesi dopo la data di entrata in vigore del presente regolamento] la Commissione, sulla base di una consultazione pubblica e alla luce delle discussioni con l'ESMA e con le autorità competenti, effettua una valutazione dell'applicazione del presente regolamento.

Entro ... [24 mesi dopo la data di entrata in vigore del presente regolamento] la Commissione, sulla base di una consultazione con le autorità competenti, con l'ESMA e con altre parti interessate, presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sulla "reverse solicitation" e la domanda su iniziativa propria di un investitore, in cui specifica l'entità di tale forma di sottoscrizione di fondi, la distribuzione geografica, anche nei paesi terzi, e le sue incidenze sul regime del passaporto. La relazione esamina inoltre se il portale di notifica creato a norma dell'articolo 13, paragrafo 2, debba essere sviluppato in modo che tutti i trasferimenti di documenti tra le autorità competenti avvengano attraverso di esso.

Articolo 19

Entrata in vigore e applicazione

Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Esso si applica a decorrere da ... [la data di entrata in vigore del presente regolamento].

Tuttavia, l'articolo 4, paragrafi da 1 a 5, l'articolo 5, paragrafi 1 e 2, l'articolo 15 e l'articolo 16 si applicano a decorrere da ... [▌ 24 mesi dalla data di entrata in vigore del presente regolamento].

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a ..., il ...

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

(1) GU C 367 del 10.10.2018, pag. 50.
(2)GU C 367 del 10.10.2018, pag. 50.
(3) Posizione del Parlamento europeo del 16 aprile 2019.
(4)Direttiva 2011/61/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'8 giugno 2011, sui gestori di fondi di investimento alternativi, che modifica le direttive 2003/41/CE e 2009/65/CE e i regolamenti (CE) n. 1060/2009 e (UE) n. 1095/2010 (GU L 174 dell'1.7.2011, pag. 1).
(5)Regolamento (UE) n. 345/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 aprile 2013, relativo ai fondi europei per il venture capital (GU L 115 del 25.4.2013, pag. 1).
(6)Regolamento (UE) n. 346/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 aprile 2013, relativo ai fondi europei per l’imprenditoria sociale (GU L 115 del 25.4.2013, pag. 18).
(7)Regolamento (UE) n. 2015/760 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2015, relativo ai fondi di investimento europei a lungo termine (GU L 123 del 19.5.2015, pag. 98).
(8)Direttiva 2009/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 luglio 2009, concernente il coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative in materia di taluni organismi d’investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM) (GU L 302 del 17.11.2009, pag. 32).
(9) Regolamento (UE) n. 1095/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010, che istituisce l’Autorità europea di vigilanza (Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati), modifica la decisione n. 716/2009/CE e abroga la decisione 2009/77/CE della Commissione (GU L 331 del 15.12.2010, pag. 84).
(10) Regolamento (UE) n. 1286/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 novembre 2014, relativo ai documenti contenenti le informazioni chiave per i prodotti d'investimento al dettaglio e assicurativi preassemblati (GU L 352 del 9.12.2014, pag. 1).
(11)Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (GU L 119 del 4.5.2016, pag. 1).
(12)Regolamento (UE) 2018/1725 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2018, sulla tutela delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati personali da parte delle istituzioni, degli organi e degli organismi dell’Unione e sulla libera circolazione di tali dati, e che abroga il regolamento (CE) n. 45/2001 e la decisione n. 1247/2002 (GU L 295 del 21.11.2018, pag. 39).
(13) Direttiva (UE) 2019/... del Parlamento europeo e del Consiglio, del …, che modifica la direttiva 2009/65/CE e la direttiva 2011/61/UE per quanto riguarda la distribuzione transfrontaliera di fondi di investimento collettivo (GU L ...).
(14)+ GU: inserire nel testo il numero della direttiva contenuto nel documento PE-CONS 54/19 (2018/0041(COD)) e il numero, la data e il riferimento GU di detta direttiva nella nota a piè di pagina.
(15)Regolamento (UE) 2017/1129 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 giugno 2017, relativo al prospetto da pubblicare per l'offerta pubblica o l'ammissione alla negoziazione di titoli in un mercato regolamentato, e che abroga la direttiva 2003/71/CE (GU L 168 del 30.6.2017, pag. 12).


Requisiti patrimoniali (regolamento) ***I
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Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 16 aprile 2019 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 575/2013 per quanto riguarda il coefficiente di leva finanziaria, il coefficiente netto di finanziamento stabile, i requisiti di fondi propri e passività ammissibili, il rischio di controparte, il rischio di mercato, le esposizioni verso controparti centrali, le esposizioni verso organismi di investimento collettivo, le grandi esposizioni, gli obblighi di segnalazione e informativa e che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012 (COM(2016)0850 – C8-0480/2016 – 2016/0360A(COD))
P8_TA-PROV(2019)0369A8-0242/2018

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2016)0850),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 114 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0480/2016),

—  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere motivato inviato dal Parlamento svedese, nel quadro del protocollo n. 2 sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, in cui si dichiara la mancata conformità del progetto di atto legislativo al principio di sussidiarietà,

–  visto il parere della Banca centrale europea dell'8 novembre 2017(1),

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 30 marzo 2017(2),

–  vista la decisione della Conferenza dei presidenti del 18 maggio 2017 di autorizzare la commissione per i problemi economici e monetari a scindere la proposta della Commissione in esame e a elaborare due relazioni legislative distinte sulla base della stessa,

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 15 febbraio 2019, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A8-0242/2018),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 16 aprile 2019 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2019/... del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 575/2013 per quanto riguarda il coefficiente di leva finanziaria, il coefficiente netto di finanziamento stabile, i requisiti di fondi propri e passività ammissibili, il rischio di controparte, il rischio di mercato, le esposizioni verso controparti centrali, le esposizioni verso organismi di investimento collettivo, le grandi esposizioni, gli obblighi di segnalazione e informativa e il regolamento (UE) n. 648/2012

P8_TC1-COD(2016)0360A


(Testo rilevante ai fini del SEE)

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 114,

vista la proposta della Commissione europea,

previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,

visto il parere della Banca centrale europea(3),

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(4),

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria(5),

considerando quanto segue:

(1)  All'indomani della crisi finanziaria scoppiata nel 2007-2008, l'Unione ha attuato una riforma sostanziale del quadro regolamentare dei servizi finanziari per aumentare la resilienza degli enti finanziari. Questa riforma era basata in larga parte su norme internazionali concordate nel 2010 dal Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria (CBVB), note come quadro di Basilea III. Tra le numerose misure, il pacchetto di riforme comprendeva l'adozione del regolamento (UE) n. 575/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio(6) e della direttiva 2013/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio(7), che hanno rafforzato i requisiti prudenziali per gli enti creditizi e le imprese di investimento (enti).

(2)  Pur avendo reso il sistema finanziario più stabile e resiliente a numerosi tipi di shock e crisi che potrebbero verificarsi in futuro, la riforma non ha affrontato in modo esauriente tutti i problemi individuati. Una ragione importante alla base di ciò è il fatto che all'epoca gli organismi di normazione internazionali, come il CBVB e il Consiglio per la stabilità finanziaria (FSB), non avevano ancora terminato i lavori per giungere a soluzioni concordate a livello internazionale su queste tematiche. Ora che sono stati completati i lavori su importanti riforme supplementari è opportuno affrontare i problemi ancora da risolvere.

(3)  Nella comunicazione del 24 novembre 2015, dal titolo "Verso il completamento dell'Unione bancaria", la Commissione ha riconosciuto la necessità di un'ulteriore riduzione del rischio e si è impegnata a portare avanti una proposta legislativa basata su norme concordate a livello internazionale. L'esigenza di adottare ulteriori misure legislative concrete in termini di riduzione dei rischi nel settore finanziario è stata riconosciuta dal Consiglio nelle conclusioni del 17 giugno 2016 e dal Parlamento europeo nella risoluzione del 10 marzo 2016 sull'Unione bancaria – Relazione annuale 2015(8).

(4)  Oltre a rafforzare ulteriormente la resilienza del sistema bancario europeo e la fiducia dei mercati nei suoi confronti, le misure di riduzione del rischio dovrebbero permettere di progredire ulteriormente verso il completamento dell'Unione bancaria. Queste misure dovrebbero essere considerate anche nel contesto delle sfide di più ampia portata a cui deve far fronte l'economia dell'Unione, in particolare la necessità di promuovere la crescita e l'occupazione in un contesto di prospettive economiche incerte. In questo quadro sono state varate diverse iniziative strategiche importanti, come il piano di investimenti per l'Europa e l'Unione dei mercati dei capitali, per rafforzare l'economia dell'Unione. È pertanto importante che tutte le misure di riduzione del rischio interagiscano agevolmente sia con queste iniziative che con le recenti riforme di portata più vasta che riguardano il settore finanziario.

(5)  Le disposizioni del presente regolamento dovrebbero essere equivalenti alle norme concordate a livello internazionale e garantire il mantenimento dell'equivalenza della direttiva 2013/36/UE e del regolamento (UE) n. 575/2013 con il quadro di Basilea III. Gli adeguamenti mirati per rispecchiare le specificità dell'UE e tener conto di considerazioni strategiche di più ampio respiro dovrebbero essere limitati in termini di portata o di durata al fine di non interferire con la generale solidità del quadro prudenziale.

(6)  È inoltre opportuno migliorare le misure di riduzione del rischio nonché, in particolare, gli obblighi di segnalazione e informativa in vigore al fine di garantirne un'applicazione più proporzionata e tale da non creare un onere di conformità eccessivo, in particolare per gli enti più piccoli e meno complessi.

(7)   Allo scopo di introdurre requisiti mirati e meno rigorosi quanto all'applicazione del principio di proporzionalità, è necessaria una definizione esatta degli enti piccoli e non complessi. Un'unica soglia assoluta non risponde di per sé alle specificità dei mercati bancari nazionali. Occorre dunque che gli Stati membri possano avvalersi di discrezionalità per adeguare la soglia al contesto nazionale e, se del caso, modificarla al ribasso. Poiché le dimensioni di un ente non sono di per sé determinanti per il suo profilo di rischio, occorre inoltre garantire, mediante ulteriori criteri qualitativi, che solo gli istituti che soddisfano tutti i criteri pertinenti siano considerati piccoli e non complessi e possano beneficiare di norme più proporzionate.

(8)  I coefficienti di leva finanziaria contribuiscono a preservare la stabilità finanziaria agendo come meccanismo di protezione nel quadro dei requisiti patrimoniali basati sul rischio e impedendo la costituzione di un eccesso di leva finanziaria durante i periodi di crescita economica. Il CBVB ha rivisto la norma internazionale sul coefficiente di leva finanziaria per precisare ulteriormente alcuni aspetti della struttura di tale coefficiente. Il regolamento (UE) n. 575/2013 dovrebbe essere allineato alla norma rivista in modo da garantire condizioni di parità a livello internazionale agli enti stabiliti nell'Unione che operano al di fuori dell'Unione, e da garantire che il coefficiente di leva finanziaria rimanga un'efficace integrazione ai requisiti di fondi propri basati sul rischio. Pertanto, è opportuno introdurre un requisito di coefficiente di leva finanziaria che integri l'attuale sistema di segnalazione e informativa per quanto concerne il coefficiente di leva finanziaria.

(9)  Per non limitare inutilmente l'erogazione di prestiti da parte degli enti ad imprese e famiglie ed evitare ingiustificati effetti negativi sulla liquidità del mercato, il requisito di coefficiente di leva finanziaria dovrebbe essere fissato a un livello tale da costituire un meccanismo di protezione credibile contro il rischio di leva finanziaria eccessiva, senza ostacolare la crescita economica.

(10)  L'Autorità europea di vigilanza (Autorità bancaria europea) (ABE), istituita dal regolamento (UE) n. 1093/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio(9), ha concluso nella sua relazione del 3 agosto 2016 sul requisito di coefficiente di leva finanziaria, che un coefficiente di leva finanziaria del capitale di classe 1 calibrato al 3% per qualsiasi tipo di ente creditizio costituirebbe un meccanismo di protezione credibile. Un requisito di coefficiente di leva finanziaria pari al 3% è stato concordato anche a livello internazionale dal CBVB. Il requisito di coefficiente di leva finanziaria dovrebbe pertanto essere calibrato al 3%.

(11)  Tuttavia un requisito di coefficiente di leva finanziaria del 3% limiterebbe determinati modelli aziendali e linee di business più di altri. In particolare sarebbero colpiti in modo sproporzionato i prestiti pubblici da parte delle banche pubbliche di sviluppo e i crediti all'esportazione che beneficiano di un sostegno pubblico. Il coefficiente di leva finanziaria dovrebbe pertanto essere corretto per tali tipi di esposizioni. Di conseguenza, dovrebbero essere stabiliti criteri chiari che consentano di accertare il mandato pubblico di tali enti creditizi e che coprano aspetti quali la loro istituzione, il tipo di attività svolte, i loro obiettivi, i meccanismi di garanzia da parte degli enti pubblici e i limiti alle attività di raccolta dei depositi. La forma e le modalità di istituzione di tali enti creditizi dovrebbero tuttavia rimanere a discrezione dell'amministrazione centrale, dell'amministrazione regionale o dell'autorità locale dello Stato membro e possono consistere nella creazione di un nuovo ente creditizio o nell'acquisizione, anche attraverso concessioni e nel contesto di procedure di risoluzione, di un'entità già esistente da parte di tali autorità pubbliche.

(12)  Inoltre il coefficiente di leva non dovrebbe compromettere l'erogazione ai clienti di servizi centrali di compensazione da parte degli enti. Pertanto i margini iniziali sulle operazioni in strumenti derivati compensate a livello centrale che gli enti ricevono ▌ dai loro clienti e trasmettono alle controparti centrali (CCP) dovrebbero essere esclusi dalla misura dell'esposizione complessiva.

(13)   In circostanze eccezionali che giustificano l'esclusione di talune esposizioni verso le banche centrali dal coefficiente di leva finanziaria e al fine di agevolare l'attuazione delle politiche monetarie, è opportuno che le autorità competenti possano escludere temporaneamente tali esposizioni dalla misura dell'esposizione complessiva. A tal fine, previa consultazione con la pertinente banca centrale, le suddette autorità dovrebbero dichiarare pubblicamente l'esistenza di tali circostanze eccezionali. Il requisito di coefficiente di leva finanziaria dovrebbe essere ricalibrato in modo proporzionato per compensare l'impatto dell'esclusione. Tale ricalibrazione dovrebbe, da un lato, garantire l'esclusione di rischi per la stabilità finanziaria che possono incidere sui relativi settori bancari, dall'altro far sì che sia preservata la resilienza offerta dal coefficiente di leva finanziaria.

(14)  È opportuno istituire un requisito di riserva del coefficiente di leva finanziaria per gli enti considerati a rilevanza sistemica a livello globale (G-SII) ai sensi della direttiva 2013/36/UE e delle norme del CBVB sulla riserva del coefficiente di leva finanziaria per le banche a rilevanza sistemica globale (G-SIB) pubblicate nel dicembre 2017. Il coefficiente di leva finanziaria è stato calibrato dal CBVB allo scopo specifico di mitigare i rischi per la stabilità finanziaria comparativamente più elevati posti dalle G-SIB e, per tali motivi, dovrebbe applicarsi agli G-SII solo in questa fase. Occorrerebbe tuttavia svolgere ulteriori analisi per determinare se sia opportuno applicare il requisito di riserva del coefficiente di leva finanziaria ad altri enti a rilevanza sistemica (O-SII) a norma della direttiva 2013/36/UE e, in tal caso, in che modo debba essere adattata la calibrazione alle caratteristiche specifiche di detti enti.

(15)  Il 9 novembre 2015 il Consiglio per la stabilità finanziaria (FSB) ha pubblicato le modalità di funzionamento della capacità totale di assorbimento delle perdite (TLAC) ("disciplina TLAC"), che sono state approvate dal G-20 in occasione del vertice del novembre 2015 in Turchia. La disciplina TLAC prevede che le G‑SIB detengano un numero sufficiente di passività con un'elevata capacità di assorbimento delle perdite (sottoponibili a bail-in), al fine di garantire che, in caso di risoluzione, l'assorbimento delle perdite e la ricapitalizzazione siano adeguati e rapidi. La norma TLAC dovrebbe essere attuata nel diritto dell'Unione.

(16)  L'applicazione della norma TLAC nel diritto dell'Unione deve tenere conto dell'attuale requisito minimo di fondi propri e passività ammissibili (MREL), di cui alla direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio(10). Poiché la norma TLAC e il MREL perseguono lo stesso obiettivo di assicurare che gli enti dispongano di una sufficiente capacità di assorbimento delle perdite, i due requisiti dovrebbero essere elementi complementari di un quadro comune. A livello operativo, il livello minimo armonizzato della norma TLAC dovrebbe essere inserito nel regolamento (UE) n. 575/2013 attraverso un nuovo requisito di fondi propri e passività ammissibili, mentre la maggiorazione specifica per ente per G-SII e il requisito specifico per ente per gli enti che non sono G-SII dovrebbero essere introdotti mediante modifiche mirate della direttiva 2014/59/UE e del regolamento (UE) n. 806/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio(11). Le disposizioni che introducono la disciplina TLAC nel regolamento (UE) n. 575/2013 dovrebbero essere lette in combinato disposto con le disposizioni introdotte nella direttiva 2014/59/UE e nel regolamento (UE) n. 806/2014 e con la direttiva 2013/36/UE.

(17)  Secondo la norma TLAC che concerne solo i G-SIB, il requisito minimo che prevede un importo sufficiente di fondi propri e passività con un'elevata capacità di assorbimento delle perdite inserito nel presente regolamento dovrebbe applicarsi soltanto ai G-SII. Tuttavia le norme concernenti le passività ammissibili inserite nel presente regolamento dovrebbero applicarsi a tutti gli enti, in linea con gli adeguamenti e i requisiti supplementari di cui alla direttiva 2014/59/UE.

(18)  In linea con la disciplina TLAC, il requisito per i fondi propri e le passività ammissibili dovrebbe applicarsi alle entità soggette a risoluzione che sono esse stesse G-SII o che sono parte di un gruppo individuato come G-SII. Il requisito per i fondi propri e le passività ammissibili dovrebbe applicarsi su base individuale o su base consolidata, a seconda che tali entità soggette a risoluzione siano enti autonomi senza filiazioni o imprese madri.

(19)  La direttiva 2014/59/UE consente l'uso degli strumenti di risoluzione non solo per gli enti ma anche per le società di partecipazione finanziaria e le società di partecipazione finanziaria mista. Le società di partecipazione finanziaria madri e le società di partecipazione finanziaria mista madri dovrebbero pertanto avere una sufficiente capacità di assorbimento delle perdite allo stesso modo degli enti imprese madri.

(20)  Per garantire l'efficacia del requisito per i fondi propri e le passività ammissibili è essenziale che gli strumenti detenuti per soddisfare tale requisito abbiano un'elevata capacità di assorbimento delle perdite. Non dispongono di tale capacità né le passività che sono escluse dallo strumento del bail-in di cui alla direttiva 2014/59/UE né altre passività che, pur essendo sottoponibili a bail-in in linea di principio, potrebbero creare difficoltà nell'essere sottoposte a bail-in nella pratica. Tali passività non dovrebbero pertanto essere considerate ammissibili per il requisito per i fondi propri e le passività ammissibili. Gli strumenti di capitale e le passività subordinate hanno invece un'elevata capacità di assorbimento delle perdite. Inoltre dovrebbe essere riconosciuto in una certa misura il potenziale di assorbimento delle perdite delle passività di rango pari a talune passività escluse, in linea con la disciplina TLAC.

(21)  Al fine di evitare il doppio conteggio delle passività ai fini del requisito per i fondi propri e le passività ammissibili, dovrebbero essere introdotte norme per la deduzione degli elementi delle passività ammissibili detenuti che rispecchiano il corrispondente metodo di deduzione già sviluppato nel regolamento (UE) n. 575/2013 per gli strumenti di capitale. Questo metodo prevede che gli strumenti di passività ammissibili detenuti siano prima dedotti dalle passività ammissibili e, poi nella misura in cui non esistano passività sufficienti, che tali strumenti di passività ammissibili siano dedotti dagli strumenti di classe 2.

(22)  La disciplina TLAC prevede per le passività alcuni criteri di computabilità più severi degli attuali criteri di computabilità per gli strumenti di capitale. Per garantire la coerenza, i criteri di computabilità per gli strumenti di capitale dovrebbero essere allineati per quanto riguarda la non ammissibilità degli strumenti emessi da società veicolo a partire dal 1º gennaio 2022.

(23)   È necessario prevedere una procedura di approvazione chiara e trasparente per gli strumenti del capitale primario di classe 1 che possa contribuire a mantenere elevata la qualità di tali strumenti. A tal fine, le autorità competenti dovrebbero essere responsabili di approvare tali strumenti prima che gli enti possano classificarli come strumenti di capitale primario di classe 1. Tuttavia, le autorità competenti non dovrebbero essere tenute a imporre l'autorizzazione preventiva degli strumenti del capitale primario di classe 1 emessi sulla base di una documentazione giuridica già approvata dall'autorità competente e disciplinata da disposizioni sostanzialmente analoghe a quelle che disciplinano gli strumenti di capitale per i quali l'ente ha ricevuto l'autorizzazione preventiva da parte dell'autorità competente a classificarli come strumenti del capitale primario di classe 1. In tal caso, invece di richiedere l'approvazione preventiva, gli enti dovrebbero avere la possibilità di informare le rispettive autorità competenti circa la loro intenzione di emettere tali strumenti. È opportuno che agiscano con sufficiente anticipo rispetto al momento in cui gli strumenti vengono classificati come strumenti del capitale primario di classe 1, in modo da lasciare il tempo alle autorità competenti di rivedere gli strumenti, se necessario. In considerazione del ruolo svolto dall'ABE nel conseguimento di una maggiore convergenza delle prassi in materia di vigilanza e nel miglioramento della qualità degli strumenti di fondi propri, le autorità competenti dovrebbero consultare l'ABE prima di approvare qualsiasi nuova forma di strumento del capitale primario di classe 1.

(24)   Gli strumenti di capitale sono ammissibili come strumenti aggiuntivi di classe 1 o strumenti di classe 2 solo nella misura in cui rispettano i pertinenti criteri di computabilità. Tali strumenti di capitale possono essere costituiti da capitale o da passività, inclusi i prestiti subordinati che soddisfano tali criteri.

(25)   Gli strumenti di capitale o parti di essi dovrebbero poter essere considerati strumenti di fondi propri solo nella misura in cui siano versati. Sino a che non siano versate parti di uno strumento, queste non dovrebbero poter essere considerate strumenti di fondi propri.

(26)   Gli strumenti di fondi propri e le passività ammissibili non dovrebbero essere soggetti ad accordi di compensazione o di netting che possano comprometterne la capacità di assorbimento delle perdite nella risoluzione. Ciò non dovrebbe significare che le disposizioni contrattuali che disciplinano le passività debbano contenere una clausola precisante espressamente che lo strumento non è soggetto a diritti di compensazione o di netting.

(27)   A causa dell'evoluzione del settore bancario in un ambiente sempre più digitale il software sta diventando un tipo di attività più importante. Le attività sotto forma di software valutate prudentemente, il cui valore non sia intaccato significativamente dalla risoluzione, insolvenza o liquidazione di un ente, non dovrebbero essere soggette a deduzione delle attività immateriali dal capitale primario di classe 1. Tale precisazione è importante in quanto quello di software è un concetto ampio che comprende molti tipi diversi di attività, e non tutti conservano il proprio valore in una situazione di cessazione dell'attività. In tale contesto, si dovrebbe tener conto delle disparità nella valutazione e nell'ammortamento delle attività sotto forma di software e le vendite realizzate di tali attività. Inoltre, si dovrebbero prendere in considerazione gli sviluppi internazionali e le differenze nel trattamento normativo degli investimenti in software, le diverse norme prudenziali applicabili agli enti e alle imprese di assicurazione, nonché la diversità del settore finanziario nell’Unione, comprese le entità non regolamentate le quali società di tecnologia finanziaria.

(28)   Al fine di evitare "effetti precipizio" (cliff-edge effects), è necessario prevedere una clausola grandfathering per gli strumenti esistenti per quanto riguarda alcuni criteri di computabilità. Per le passività emesse prima del ... [inserire data di entrata in vigore del presente regolamento modificativo], è opportuno rinunciare all'applicazione di alcuni criteri di computabilità per gli strumenti di fondi propri e le passività ammissibili. Tale grandfathering dovrebbe essere applicata sia alle passività che entrano, se del caso, nel calcolo della parte subordinata del TLAC e della parte subordinata del MREL conformemente alla direttiva 2014/59/UE, sia alle passività che entrano, se del caso, nel calcolo della parte non subordinata del TLAC e alla parte non subordinata del MREL conformemente alla direttiva 2014/59/UE. Per gli strumenti di fondi propri, la grandfathering dovrebbe terminare il ... [sei anni dopo la data di entrata in vigore del presente regolamento modificativo].

(29)   Gli strumenti di passività ammissibili, compresi quelli con durata residua inferiore a un anno, possono essere rimborsati soltanto dopo che l'autorità di risoluzione abbia concesso la sua autorizzazione preventiva. Tale autorizzazione potrebbe essere anche un'autorizzazione preventiva generale, nel qual caso il rimborso dovrebbe avvenire entro il periodo di tempo limitato e per l'importo predeterminato previsti da tale autorizzazione preventiva generale.

(30)  Dopo l'adozione del regolamento (UE) n. 575/2013, la norma internazionale sul trattamento prudenziale delle esposizioni degli enti verso le CCP è stata modificata per migliorare il trattamento delle esposizioni degli enti verso le CCP qualificate (QCCP). Tra le revisioni importanti di tale norma figurano l'uso di un metodo unico per determinare il requisito di fondi propri per le esposizioni derivanti da contributi al fondo di garanzia, un massimale esplicito per i requisiti complessivi di fondi propri applicato alle esposizioni verso le QCCP, e un metodo più sensibile al rischio per rispecchiare il valore dei derivati nel calcolo delle risorse ipotetiche di una QCCP. Nel contempo il trattamento delle esposizioni verso le CCP non qualificate è rimasto immutato. Dato che la revisione delle norme internazionali ha introdotto un trattamento più adeguato al contesto della compensazione centrale, il diritto dell'Unione dovrebbe essere modificato per incorporare tali norme.

(31)  Al fine di garantire che gli enti gestiscano adeguatamente le loro esposizioni sotto forma di quote o di azioni in organismi di investimento collettivi (OIC), le norme che specificano il trattamento di tali esposizioni dovrebbero essere sensibili al rischio e promuovere la trasparenza in relazione alle esposizioni sottostanti degli OIC. Relativamente a queste esposizioni il CBVB ha quindi adottato una norma rivista che stabilisce una chiara gerarchia dei metodi di calcolo degli importi delle esposizioni ponderati per il rischio. Questa gerarchia riflette il grado di trasparenza delle esposizioni sottostanti. Il regolamento (UE) n. 575/2013 dovrebbe essere allineato a tali norme concordate a livello internazionale.

(32)   Per gli enti che forniscono un impegno di valore minimo a beneficio ultimo dei clienti al dettaglio per un investimento in quote o azioni di un OIC, anche nel quadro di un sistema pensionistico privato patrocinato dal governo, non sono richiesti pagamenti da parte dell'ente o dell'organismo inclusi nel medesimo ambito del consolidamento prudenziale, a meno che il valore delle quote o delle azioni dell'OIC del cliente non scenda al di sotto dell'importo garantito in uno o più momenti specificati nel contratto. Nella pratica, la probabilità che tale impegno venga esercitato è pertanto scarsa. Laddove l'impegno di valore minimo di un ente sia limitato ad una percentuale dell'importo che un cliente aveva inizialmente investito in quote o azioni di un OIC (impegno di valore minimo ad importo fisso) ovvero limitato ad un importo che dipende dalla performance degli indicatori finanziari o degli indici di mercato fino a un dato momento, qualunque differenza attualmente positiva tra il valore delle quote o delle azioni del cliente e il valore attuale dell'importo garantito a una data precisa costituisce una riserva e riduce il rischio che l'ente debba pagare l'importo garantito. Tutte queste ragioni giustificano un fattore di conversione del credito ridotto.

(33)  Per calcolare il valore delle esposizioni delle operazioni in strumenti derivati nel quadro del rischio di controparte, il regolamento (UE) n. 575/2013 attualmente consente agli enti di scegliere tra tre diversi metodi standardizzati: il metodo standardizzato, il metodo del valore di mercato e il metodo dell'esposizione originaria.

(34)  Questi metodi standardizzati, tuttavia, non riconoscono in modo adeguato la capacità che le garanzie reali hanno di ridurre il rischio delle esposizioni. Le loro calibrazioni sono obsolete e non riflettono l'elevato livello di volatilità osservato durante la crisi finanziaria. Inoltre non riconoscono adeguatamente i vantaggi derivanti dalla compensazione. Per ovviare a tali carenze, il CBVB ha deciso di sostituire il metodo standardizzato e il metodo del valore di mercato con un nuovo metodo standardizzato per il calcolo del valore dell'esposizione delle esposizioni in strumenti derivati, denominato metodo standardizzato per il rischio di controparte (SA-CCR). Dato che la revisione delle norme internazionali ha introdotto un nuovo metodo standardizzato più adeguato al contesto della compensazione centrale, il diritto dell'Unione dovrebbe essere modificato per incorporare tali norme.

(35)  Il metodo SA-CCR è più sensibile al rischio rispetto al metodo standardizzato e al metodo del valore di mercato, e dovrebbe quindi condurre a requisiti di fondi propri che riflettono meglio i rischi connessi alle operazioni in strumenti derivati degli enti. Al tempo stesso, per alcuni degli enti che attualmente utilizzano il metodo del valore di mercato il metodo SA-CCR può risultare troppo complesso e oneroso da applicare. Per gli enti che soddisfano criteri di computabilità predefiniti, e per gli enti che fanno parte di un gruppo che soddisfa tali criteri su base consolidata, dovrebbe essere introdotta una versione semplificata del metodo SA-CCR ("metodo SA-CCR semplificato"). Tale versione semplificata sarà meno sensibile al rischio rispetto al metodo SA-CCR e dovrebbe quindi essere adeguatamente calibrata per garantire che il valore delle esposizioni delle operazioni in strumenti derivati non sia sottostimato.

(36)  Per gli enti che hanno esposizioni ▌ limitate in strumenti derivati e che attualmente utilizzano il metodo del valore di mercato o il metodo dell'esposizione originaria, sia il metodo SA-CCR che il metodo SA-CCR semplificato potrebbero essere troppo complessi da applicare. Il metodo dell'esposizione originaria dovrebbe quindi essere riservato, quale approccio alternativo, a quegli enti che soddisfano criteri di computabilità predefiniti, nonché agli enti che fanno parte di un gruppo che soddisfa tali criteri su base consolidata, ma dovrebbe essere rivisto per affrontarne le principali carenze.

(37)  Per guidare un ente nella scelta dei metodi autorizzati è opportuno introdurre criteri chiari. Questi criteri dovrebbero essere basati sull'entità delle attività in strumenti derivati dell'ente, che indica il grado di sofisticatezza che l'ente stesso dovrebbe garantire per calcolare il valore dell'esposizione.

(38)  Durante la crisi finanziaria le perdite nel portafoglio di negoziazione di alcuni enti stabiliti nell'Unione sono state notevoli. Per alcuni di essi il livello di copertura patrimoniale richiesto per queste perdite si è rivelato insufficiente, costringendoli a chiedere un sostegno finanziario pubblico straordinario. Queste considerazioni hanno indotto il CBVB ad eliminare una serie di carenze nel trattamento prudenziale delle posizioni del portafoglio di negoziazione che rappresenta i requisiti di fondi propri per il rischio di mercato.

(39)  Nel 2009 il primo pacchetto di riforme è stato messo a punto a livello internazionale e recepito nel diritto dell'Unione con la direttiva 2010/76/UE del Parlamento europeo e del Consiglio(12). La riforma del 2009 non ha tuttavia affrontato le carenze strutturali delle norme sui requisiti di fondi propri per il rischio di mercato. La mancanza di chiarezza in merito al confine tra il portafoglio di negoziazione e il portafoglio bancario ha creato possibilità di arbitraggio regolamentare, mentre la mancanza di sensibilità al rischio dei requisiti di fondi propri per il rischio di mercato non ha permesso di rispecchiare l'intera gamma di rischi cui erano esposti gli enti.

(40)  Il CBVB ha avviato il riesame approfondito del portafoglio di negoziazione (FRTB) per ovviare a le carenze strutturali delle norme sui requisiti di fondi propri per il rischio di mercato. Tali lavori hanno dato luogo alla pubblicazione del gennaio 2016 di un quadro del rischio di mercato riveduto. Nel dicembre 2017 il gruppo dei governatori delle banche centrali e dei capi delle autorità di vigilanza ha convenuto di prorogare la data di attuazione del quadro del rischio di mercato riveduto al fine di concedere più tempo a tutti gli enti per sviluppare la necessaria infrastruttura dei sistemi ma anche affinché il CBVB affronti alcune questioni specifiche relative al quadro, in particolare un riesame delle calibrazioni dei metodi basati su modelli standardizzati e interni per garantire la coerenza con le aspettative originarie del CBVB. Una volta completato tale riesame, e prima che venga realizzata una valutazione di impatto per valutare gli effetti sugli enti dell'Unione delle corrispondenti revisioni dell'FRTB, tutti gli enti che sarebbero soggetti al quadro dell'FRTB nell'Unione dovrebbero cominciare a comunicare i calcoli risultanti dal metodo standardizzato riveduto. A tal fine, onde rendere pienamente operativi i calcoli per gli obblighi di segnalazione in linea con gli sviluppi internazionali, è opportuno delegare alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE). La Commissione dovrebbe adottare tale atto delegato entro il 31 dicembre 2019. Gli enti dovrebbero cominciare a comunicare tale calcolo entro un anno dall'adozione di tale atto delegato. Inoltre, gli enti che vengono autorizzati a utilizzare a fini di segnalazione il metodo basato su modelli standardizzati del quadro dell'FRTB, dovrebbero comunicare altresì il calcolo relativo al metodo basato sui modelli interni tre anni dopo che sia diventato pienamente operativo.

(41)   L'introduzione di obblighi di segnalazione per i metodi dell'FRTB dovrebbe essere considerata un primo passo verso la piena attuazione dei metodi dell'FRTB nell'Unione. Tenendo conto delle revisioni finali del quadro dell'FRTB realizzate dal CBVB, i risultati dell'impatto di tali revisioni sugli enti dell'Unione e sui metodi dell'FRTB già stabiliti nel presente regolamento per gli obblighi di segnalazione, la Commissione dovrebbe presentare, se del caso, una proposta legislativa al Parlamento europeo e al Consiglio entro il 30 giugno 2020 relativamente al modo in cui il quadro dell'FRTB debba essere attuato nell'Unione per stabilire i requisiti di fondi propri per il rischio di mercato.

(42)  Il trattamento proporzionale del rischio di mercato dovrebbe applicarsi anche agli enti con scarse attività del portafoglio di negoziazione, consentendo a più enti con attività di negoziazione limitate di applicare il quadro del rischio di credito per le posizioni del portafoglio bancario, come previsto nell'ambito della versione riveduta della deroga per operazioni attinenti al portafoglio di negoziazione di piccole dimensioni. Si dovrebbe tenere conto del principio di proporzionalità anche quando la Commissione riesamina il modo in cui gli enti con operazioni attinenti al portafoglio di negoziazione di medie dimensioni dovrebbero calcolare i requisiti di fondi propri per il rischio di mercato. In particolare, la calibrazione dei requisiti di fondi propri per il rischio di mercato per gli enti con operazioni attinenti al portafoglio di negoziazione di medie dimensioni dovrebbe essere riveduta alla luce degli sviluppi a livello internazionale. Nel frattempo gli enti con operazioni attinenti al portafoglio di negoziazione di medie dimensioni, nonché gli enti con operazioni attinenti al portafoglio di negoziazione limitate, dovrebbero essere esentati dagli obblighi di segnalazione nel quadro dell'FRTB.

(43)  Il quadro in materia di grandi esposizioni dovrebbe essere rafforzato per migliorare la capacità degli enti di assorbire le perdite e di rispettare meglio le norme internazionali. A tal fine, dovrebbe essere utilizzato capitale di qualità superiore come base patrimoniale per il calcolo del limite delle grandi esposizioni e le esposizioni verso i derivati su crediti dovrebbero essere calcolate conformemente al metodo SA-CCR. Inoltre il limite alle esposizioni che i G-SII possono avere nei confronti di altri G-SII dovrebbe essere abbassato al fine di ridurre i rischi sistemici legati alle interconnessioni tra grandi enti e l'impatto potenziale del default della controparte del G-SII sulla stabilità finanziaria.

(44)  Il coefficiente di copertura della liquidità (LCR) garantisce che gli enti siano in grado di resistere a forti stress a breve termine, ma non garantisce che tali enti abbiano una struttura di finanziamento stabile su un orizzonte a più lungo termine. È così emersa l'esigenza di stabilire a livello dell'Unione un requisito vincolante dettagliato di finanziamento stabile, che dovrebbe essere soddisfatto costantemente al fine di prevenire eccessivi disallineamenti di scadenza tra attività e passività e la dipendenza eccessiva dai finanziamenti all'ingrosso a breve termine.

(45)  In linea con la norma in materia di finanziamento stabile del CBVB, è pertanto opportuno adottare norme per definire il requisito di finanziamento stabile come il rapporto tra l'importo del finanziamento stabile disponibile di un ente e l'importo del finanziamento stabile ad esso richiesto su un orizzonte temporale di un anno. ▌ Questo requisito vincolante dovrebbe essere chiamato requisito del coefficiente netto di finanziamento stabile (NSFR). L'importo del finanziamento stabile disponibile dovrebbe essere calcolato moltiplicando le passività e i fondi propri dell'ente per fattori pertinenti che riflettono il loro grado di affidabilità sull'orizzonte di un anno del coefficiente netto di finanziamento stabile. L'importo del finanziamento stabile richiesto dovrebbe essere calcolato moltiplicando le attività e le esposizioni fuori bilancio dell'ente per fattori pertinenti che riflettono le loro caratteristiche di liquidità e le loro durate residue nell'orizzonte di un anno del coefficiente netto di finanziamento stabile.

(46)  Il coefficiente netto di finanziamento stabile dovrebbe essere espresso in percentuale e fissato ad un livello minimo del 100%, che indica che l'ente dispone di finanziamenti stabili sufficienti a soddisfare le sue esigenze di finanziamento su un orizzonte temporale di un anno sia in condizioni normali che in condizioni di stress. Nel caso in cui il coefficiente netto di finanziamento stabile dovesse scendere al di sotto del livello del 100%, l'ente dovrebbe soddisfare i requisiti specifici di cui al regolamento (UE) n. 575/2013, che impongono il tempestivo ripristino del livello minimo di coefficiente netto di finanziamento stabile. È opportuno che nei casi di mancata conformità con il requisito NSFR l'applicazione delle misure di vigilanza non sia automatica ▌. Le autorità competenti dovrebbero valutare le ragioni del mancato rispetto del requisito di coefficiente netto di finanziamento stabile prima di stabilire eventuali misure di vigilanza.

(47)  In conformità delle raccomandazioni formulate dall'ABE nella relazione del 15 dicembre 2015 sui requisiti di finanziamento stabile netto di cui all'articolo 510 del regolamento (UE) n. 575/2013, le regole per calcolare il coefficiente netto di finanziamento stabile dovrebbero essere rigorosamente allineate alle norme del CBVB, anche per quanto concerne gli sviluppi di queste norme in materia di trattamento delle operazioni in strumenti derivati. La necessità di tenere conto di alcune specificità europee per garantire che il requisito NSFR non ostacoli il finanziamento dell'economia reale europea giustifica tuttavia l'adozione di alcuni adeguamenti dell'NSFR elaborato dal CBVB per definire il requisito NSFR europeo. Questi adeguamenti dovuti al contesto europeo sono raccomandati dall'ABE e riguardano principalmente i trattamenti specifici per: i modelli pass-through in generale e l'emissione di obbligazioni garantite in particolare; le attività di finanziamento al commercio; i risparmi regolamentati centralizzati; i prestiti garantiti su immobili residenziali; ▌ le cooperative di credito; le CCP e i depositari centrali di titoli (CSD) che non procedono ad alcuna trasformazione significativa delle scadenze. Tali proposte di trattamenti specifici rispecchiano a grandi linee il trattamento preferenziale concesso a dette attività per il coefficiente di copertura della liquidità europeo rispetto a quello elaborato dal CBVB. Poiché il coefficiente netto di finanziamento stabile integra il coefficiente di copertura della liquidità, questi due coefficienti dovrebbero essere coerenti nella loro definizione e calibrazione. Ciò vale in particolar modo per i fattori di finanziamento stabile richiesto applicati alle attività liquide di qualità elevata del coefficiente di copertura della liquidità per il calcolo del coefficiente netto di finanziamento stabile, che dovrebbero rispecchiare le definizioni e i coefficienti di scarto del coefficiente di copertura della liquidità europeo, a prescindere dal rispetto dei requisiti generali e operativi stabiliti per il calcolo del coefficiente di copertura della liquidità che non sono appropriati nell3orizzonte temporale di un anno del calcolo del coefficiente netto di finanziamento stabile.

(48)  Al di là delle specificità europee, il trattamento ▌ delle operazioni in strumenti derivati nel quadro del coefficiente netto di finanziamento stabile elaborato dal CBVB potrebbe avere un impatto importante sulle attività in strumenti derivati degli enti e, di conseguenza, sui mercati finanziari europei e sull'accesso degli utenti finali ad alcune operazioni. Le operazioni in strumenti derivati e alcune operazioni interconnesse, tra cui le attività di compensazione, potrebbero subire ripercussioni indebite e sproporzionate con l'introduzione del coefficiente netto di finanziamento stabile elaborato dal CBVB senza essere state oggetto di ampi studi d'impatto quantitativi e di una vasta consultazione pubblica. Il requisito aggiuntivo che prevede la detenzione tra il 5% e il 20% del finanziamento stabile a fronte delle passività lorde in derivati è generalmente considerato una misurazione approssimativa per rispecchiare i rischi di finanziamento supplementari relativi al potenziale aumento delle passività in derivati sull'orizzonte di un anno ed è in corso di revisione a livello di CBVB. Tale requisito, introdotto a un livello del 5% in linea con la discrezionalità che il CBCB lascia alle giurisdizioni per ridurre il fattore di finanziamento stabile richiesto sulle passività lorde in derivati, potrebbe quindi essere modificato per tenere conto degli sviluppi a livello del CBVB e per evitare eventuali conseguenze indesiderate quali il rischio di ostacolare il corretto funzionamento dei mercati finanziari europei e la messa a disposizione di strumenti di copertura del rischio per gli enti e gli utenti finali, tra cui le imprese, al fine di garantirne il finanziamento, come si prefigge l'Unione dei mercati dei capitali.

(49)  Il trattamento asimmetrico da parte del CBVB dei finanziamenti a breve termine, quali i pronti contro termine (finanziamento stabile non riconosciuto) e prestiti a breve termine, quali gli acquisti a pronti con patto di rivendita a termine (che richiedono un certo livello di finanziamento stabile, pari al 10% se garantiti da attività liquide di qualità elevata di livello 1, come definite nel quadro del coefficiente di copertura della liquidità, e al 15% per le altre operazioni) con clienti finanziari mira a scoraggiare ampi collegamenti tra clienti finanziari basati su finanziamenti a breve termine, poiché tali collegamenti creano interconnessioni e rendono più difficile la risoluzione di un determinato ente senza trasmissione del rischio al resto del sistema finanziario in caso di fallimento. Tuttavia la calibrazione di questa asimmetria è ▌ prudente e può incidere sulla liquidità dei titoli solitamente utilizzati come garanzia reale in operazioni a breve termine, in particolare le obbligazioni sovrane, in quanto gli enti probabilmente ridurranno il volume delle loro attività sui mercati dei pronti contro termine. Potrebbe inoltre nuocere alle attività di supporto agli scambi poiché i mercati dei pronti contro termine facilitano la gestione dell'inventario necessario, e risultare quindi in contraddizione con gli obiettivi dell'Unione dei mercati dei capitali. Per dare agli enti il tempo necessario per adeguarsi progressivamente a questa calibrazione prudente, è opportuno introdurre un periodo transitorio durante il quale i fattori di finanziamento stabile richiesto siano temporaneamente ridotti. L'entità della riduzione temporanea dei fattori di finanziamento stabile richiesto dovrebbe dipendere dal tipo di operazione e dal tipo di garanzia reale utilizzata in tali operazioni.

(50)  Oltre alla ricalibrazione temporanea del fattore di finanziamento stabile richiesto del CBVB che si applica alle operazioni di acquisto a pronti con patto di rivendita a breve termine con clienti finanziari garantite da obbligazioni sovrane ▌, si sono rivelati necessari altri adeguamenti per garantire che l'introduzione del requisito NSFR non comprometta la liquidità dei mercati delle obbligazioni sovrane. Il fattore di finanziamento stabile richiesto del 5% del CBVB che si applica alle attività liquide di qualità elevata di livello 1, comprese le obbligazioni sovrane, implica che gli enti dovrebbero detenere finanziamenti a lungo termine non garantiti prontamente disponibili in tale percentuale, a prescindere dal periodo durante il quale prevedono di detenere tali obbligazioni sovrane. Ciò potrebbe incentivare ulteriormente gli enti a depositare contante presso le banche centrali anziché intervenire in veste di operatori principali e fornire liquidità sui mercati delle obbligazioni sovrane. Inoltre non è coerente con l'LCR, che riconosce la piena liquidità di tali attività anche in tempi di grave stress di liquidità (coefficiente di scarto pari allo 0%). Il fattore di finanziamento stabile richiesto che si applica alle attività liquide di qualità elevata di livello 1, quali definite nell'ambito del coefficiente di copertura della liquidità europeo fatta eccezione per le obbligazioni garantite di qualità elevatissima, dovrebbe quindi essere ridotto dal 5% allo 0%.

(51)  Inoltre tutte le attività liquide di qualità elevata di livello 1, quali definite nell'ambito dell'LCR europeo, fatta eccezione per le obbligazioni garantite di qualità elevatissima, ricevute come margini di variazione in contratti derivati dovrebbero compensare attività in strumenti derivati, mentre il requisito NSFR predisposto dal CBVB accetta solo contante conforme alle condizioni del quadro di leva finanziaria per la compensazione delle attività in strumenti derivati. Questo riconoscimento più ampio delle attività ricevute come margini di variazione contribuirà alla liquidità dei mercati delle obbligazioni sovrane, eviterà di penalizzare gli utenti finali che detengono un'elevata quantità di obbligazioni sovrane ma poco contante (come i fondi pensione) ed eviterà di aggiungere ulteriori tensioni alla domanda di contante sui mercati dei pronti contro termine.

(52)  Il requisito NSFR dovrebbe applicarsi agli enti sia su base individuale che su base consolidata, a meno che le autorità competenti non rinuncino all'applicazione del requisito NSFR su base individuale. Laddove non vi sia stata la rinuncia all'applicazione del requisito NSFR su base individuale, le operazioni tra due enti appartenenti allo stesso gruppo o allo stesso sistema di tutela istituzionale dovrebbero in linea di principio ricevere fattori di finanziamento stabile disponibile e richiesto simmetrici per evitare la perdita di fondi nel mercato interno e non ostacolare l'efficace gestione della liquidità nei gruppi europei in cui la liquidità è gestita a livello centrale. Tali trattamenti simmetrici preferenziali dovrebbero essere concessi unicamente per operazioni infragruppo laddove siano in essere tutte le garanzie necessarie, sulla base di ulteriori criteri per le operazioni transfrontaliere, e solo previa approvazione delle autorità competenti interessate, poiché non si può presumere che gli enti che incontrano difficoltà nel rispettare le loro obbligazioni di pagamento ricevano sempre sostegno finanziario da altre imprese appartenenti allo stesso gruppo o allo stesso sistema di tutela istituzionale.

(53)   Nel caso degli enti piccoli e non complessi si dovrebbe introdurre la possibilità di applicare una versione semplificata del requisito NSFR. Dato il suo minore livello di dettaglio, una versione semplificata del coefficiente netto di finanziamento stabile dovrebbe richiedere il rilevamento di un minor numero di punti di dati, il che renderebbe meno complesso il calcolo per tali enti, conformemente al principio di proporzionalità, garantendo al tempo stesso, attraverso una calibrazione almeno altrettanto conservativa di quella del requisito NSFR vero e proprio, che tali enti dispongano comunque di un finanziamento sufficientemente stabile. Le autorità competenti, tuttavia, dovrebbero poter imporre agli enti piccoli e non complessi di applicare il requisito NSFR vero e proprio piuttosto che la versione semplificata.

(54)  Il consolidamento delle filiazioni nei paesi terzi dovrebbe tenere debitamente conto dei requisiti di finanziamento stabile applicabili in tali paesi. Pertanto le norme sul consolidamento nell'Unione non dovrebbero introdurre per il finanziamento stabile disponibile e richiesto nelle filiazioni nei paesi terzi un trattamento più favorevole di quello previsto dalla normativa nazionale di tali paesi.

(55)  Gli enti dovrebbero essere tenuti a segnalare alle rispettive autorità competenti nella valuta utilizzata per le segnalazioni il coefficiente netto di finanziamento stabile vincolante dettagliato per tutti gli elementi e separatamente per gli elementi denominati in ciascuna valuta rilevante, in modo da garantire un controllo adeguato dei possibili disallineamenti di valuta. Il requisito NSFR non dovrebbe assoggettare gli enti a doppi obblighi di segnalazione o a obblighi di segnalazione non in linea con la normativa in vigore e agli enti dovrebbe essere concesso tempo sufficiente per prepararsi all'entrata in vigore dei nuovi obblighi di segnalazione.

(56)  Poiché la fornitura al mercato di informazioni significative e comparabili sulle metriche di rischio principali comuni degli enti è un principio fondamentale di un sistema bancario solido, è fondamentale ridurre l'asimmetria informativa quanto più possibile e agevolare la comparabilità dei profili di rischio degli enti creditizi sia all'interno di ciascuna giurisdizione che tra le giurisdizioni. Nel gennaio 2015 il CBVB ha pubblicato la revisione del terzo pilastro, relativo alle norme sull'informativa, per migliorare la comparabilità, la qualità e la coerenza delle informative regolamentari degli enti al mercato. È pertanto opportuno modificare gli attuali obblighi di informativa per attuare queste nuove norme internazionali.

(57)  Secondo quanti hanno risposto all'invito della Commissione a presentare contributi sul quadro normativo dell'UE in materia di servizi finanziari, gli attuali obblighi di informativa sono sproporzionati e onerosi per gli enti più piccoli. Fatto salvo un maggiore allineamento delle informative con quanto previsto dalle norme internazionali, gli enti piccoli e non complessi dovrebbero essere tenuti a presentare informative meno frequenti e dettagliate rispetto agli enti più grandi, riducendo in tal modo gli oneri amministrativi a cui sono soggetti.

(58)   È opportuno chiarire alcuni aspetti delle informative in materia di remunerazione. Gli obblighi di informativa relativi alla remunerazione quali stabiliti nel presente regolamento dovrebbero essere compatibili con gli obiettivi delle norme in materia di remunerazione, ovvero mettere in atto e mantenere, per le categorie di personale le cui attività professionali hanno un impatto sostanziale sul profilo di rischio degli enti, politiche e prassi in materia di remunerazione che siano coerenti con una gestione efficace del rischio. Inoltre gli enti che beneficiano di una deroga a determinate norme in materia di remunerazione dovrebbero essere tenuti a comunicare le informazioni relative a tale deroga.

(59)  Le piccole e medie imprese (PMI) sono uno dei pilastri dell'economia dell'Unione, tenuto conto del ruolo fondamentale da esse svolto nel creare crescita economica e garantire occupazione. Poiché le PMI hanno un rischio sistemico inferiore rispetto alle imprese più grandi, i requisiti patrimoniali per le esposizioni delle PMI dovrebbero essere inferiori a quelli applicabili alle grandi imprese, al fine di garantire un finanziamento bancario ottimale delle PMI. Attualmente le esposizioni delle PMI fino a 1,5 milioni di EUR sono soggette a una riduzione del 23,81% dell'importo ponderato per il rischio delle esposizioni. Dato che la soglia di 1,5 milioni di EUR per l'esposizione di una PMI non è indicativa di un cambiamento della rischiosità della PMI, la riduzione dei requisiti patrimoniali dovrebbe essere estesa alle esposizioni delle PMI ▌ fino a 2,5 milioni di EUR, e la ▌ parte dell'esposizione di una PMI eccedente 2,5 milioni di EUR dovrebbe essere soggetta ad una riduzione del 15% dei requisiti patrimoniali.

(60)  Gli investimenti infrastrutturali sono essenziali per rafforzare la competitività dell'Europa e stimolare la creazione di posti di lavoro. La ripresa e la crescita futura dell'economia dell'Unione dipendono in larga misura dalla disponibilità di capitali per gli investimenti strategici di rilevanza europea nelle infrastrutture, in particolare per quanto riguarda la banda larga e le reti energetiche così come le infrastrutture di trasporto, ivi comprese le infrastrutture per l'elettromobilità, specialmente negli agglomerati industriali, nell'istruzione, nella ricerca e nell'innovazione, nelle energie rinnovabili e nell'efficienza energetica. Il piano di investimenti per l'Europa mira a promuovere un finanziamento supplementare per progetti infrastrutturali solidi attraverso, tra l'altro, la mobilitazione di fonti di finanziamento private aggiuntive. Per numerosi investitori potenziali la principale preoccupazione è la sensazione che manchino progetti validi e la limitata capacità di valutare correttamente il rischio, vista la complessità intrinseca dei progetti.

(61)  Per incoraggiare gli investimenti privati e pubblici in progetti infrastrutturali è essenziale stabilire un contesto normativo in grado di promuovere progetti infrastrutturali di alta qualità e di ridurre i rischi per gli investitori. In particolare, i requisiti di fondi propri per le esposizioni verso progetti infrastrutturali dovrebbero essere ridotti, a condizione che siano rispettati una serie di criteri per ridurre il profilo di rischio e aumentare la prevedibilità dei flussi di cassa. La Commissione dovrebbe riesaminare la disposizione in materia di progetti infrastrutturali di alta qualità per valutare il suo impatto sul volume degli investimenti infrastrutturali da parte degli enti e la qualità degli investimenti, alla luce degli obiettivi dell'Unione di transizione verso un'economia circolare, a basse emissioni di carbonio e resiliente ai cambiamenti climatici, e la sua adeguatezza da un punto di vista prudenziale. La Commissione dovrebbe inoltre valutare se sia necessario estendere l'ambito di applicazione di tali disposizioni agli investimenti infrastrutturali da parte delle imprese.

(62)   Come raccomandato dall'ABE, dall'Autorità europea di vigilanza (Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati) (ESMA) istituita dal regolamento (UE) n. 1095/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio(13) e dalla Banca centrale europea, in ragione del loro specifico modello di business, le CCP dovrebbero essere esentate dall'osservanza del requisito di coefficiente di leva finanziaria perché sono tenute ad ottenere una licenza bancaria per il solo motivo di avere accesso ai depositi overnight delle banche centrali e di svolgere il ruolo di veicoli fondamentali per la realizzazione di importanti obiettivi politici e regolamentari nel settore finanziario.

(63)   Inoltre, le esposizioni dei CSD autorizzati quali enti creditizi e le esposizioni degli enti creditizi designati a norma dell'articolo 54, paragrafo 2, del regolamento n. 909/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio(14), quali i saldi in contante risultanti dalla fornitura di conti correnti ai partecipanti a un sistema di regolamento titoli e ai detentori di conti titoli, e accettazione dei loro depositi, dovrebbero essere escluse dalla misura dell'esposizione complessiva in quanto non creano un rischio di leva finanziaria eccessiva poiché tali saldi in contante vengono utilizzati esclusivamente ai fini del regolamento delle transazioni nei sistemi di regolamento titoli.

(64)   Poiché gli orientamenti relativi ai fondi propri aggiuntivi di cui alla direttiva 2013/36/UE costituiscono un obiettivo di capitale che riflette aspettative di vigilanza, essi non dovrebbero essere soggetti né a obblighi di informativa né a divieto di divulgazione da parte delle autorità competenti a norma del regolamento (UE) n. 575/2013 o di tale direttiva.

(65)  Al fine di garantire l'adeguata definizione di alcune specifiche disposizioni tecniche del regolamento (UE) n. 575/2013 e di tener conto di eventuali sviluppi delle norme a livello internazionale, alla Commissione dovrebbe essere delegato il potere di adottare atti conformemente all'articolo 290 TFUE per quanto concerne: la modifica dell'elenco dei prodotti o servizi le cui attività e passività possono essere considerate interdipendenti; la modifica dell'elenco delle banche multilaterali di sviluppo; la modifica degli obblighi di segnalazione del rischio di mercato; la specificazione dei requisiti di liquidità aggiuntiva. Prima dell'adozione di tali atti, è di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni, anche a livello di esperti, nel rispetto dei principi stabiliti nell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016(15). In particolare, al fine di garantire la parità di partecipazione alla preparazione degli atti delegati, il Parlamento europeo e il Consiglio ricevono tutti i documenti contemporaneamente agli esperti degli Stati membri, e i loro esperti hanno sistematicamente accesso alle riunioni dei gruppi di esperti della Commissione incaricati della preparazione di tali atti delegati.

(66)  Le norme tecniche dovrebbero garantire un'armonizzazione coerente dei requisiti di cui al regolamento (UE) n. 575/2013. L'ABE, in quanto organismo con una competenza altamente specializzata, dovrebbe essere incaricato di elaborare progetti di norme tecniche di regolamentazione che non comportino scelte politiche e della loro presentazione alla Commissione. Le norme tecniche di regolamentazione dovrebbero essere elaborate in ambiti di consolidamento prudenziale, fondi propri, TLAC, trattamento di esposizioni garantite da ipoteche su beni immobili, investimenti azionari in fondi, il calcolo della perdita in caso di default in base al metodo basato sui rating interni per il rischio di credito, il rischio di mercato, le grandi esposizioni e la liquidità. Alla Commissione dovrebbe essere conferito il potere di adottare tali norme tecniche di regolamentazione mediante atti delegati a norma dell’articolo 290 TFUE e conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1093/2010. La Commissione e l'ABE dovrebbero garantire che tali norme e requisiti possano essere applicati da tutti gli enti interessati in maniera proporzionale alla natura, all'entità e alla complessità di tali enti e delle loro attività.

(67)  Per agevolare la comparabilità delle informative l'ABE dovrebbe essere incaricata di elaborare progetti di norme tecniche di attuazione che definiscano modelli di informativa standardizzati per tutti i principali obblighi di informativa di cui al regolamento (UE) n. 575/2013. In sede di elaborazione di tali modelli standardizzati, l'ABE dovrebbe tener conto delle dimensioni e della complessità degli enti, nonché della natura e del livello di rischio delle loro attività. L'ABE dovrebbe presentare una relazione sugli ambiti in cui la proporzionalità del pacchetto di segnalazione a fini di vigilanza dell'Unione potrebbe essere migliorata in termini di portata, livello di dettaglio o frequenza e formulare quanto meno raccomandazioni concrete sulle possibili modalità per ridurre idealmente del 20% o più e di almeno il 10% i costi medi di conformità per i piccoli enti mediante requisiti modificati meno rigorosi. L'ABE dovrebbe essere incaricata di elaborare progetti di norme tecniche di attuazione che accompagnino tale relazione. Alla Commissione dovrebbe essere conferito il potere di adottare tali norme tecniche di attuazione mediante atti di esecuzione a norma dell’articolo 291 TFUE e conformemente all'articolo 15 del regolamento (UE) n. 1093/2010.

(68)  Al fine di agevolare gli enti per quanto concerne la conformità con le norme stabilite dal presente regolamento e dalla direttiva 2013/36/UE, nonché con le norme tecniche di regolamentazione, le norme tecniche di attuazione, gli orientamenti e i modelli adottati per attuare tali norme, l'ABE dovrebbe sviluppare uno strumento informatico per guidare gli enti attraverso le disposizioni, le norme, gli orientamenti e i modelli pertinenti in relazione alle loro dimensioni e al loro modello aziendale.

(69)   In aggiunta alle possibili riduzioni dei costi ed entro ... [dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente regolamento modificativo], l'ABE, in cooperazione con tutte le autorità pertinenti, segnatamente le autorità responsabili della vigilanza prudenziale, della risoluzione e dei sistemi garanzia dei depositi e in particolare il Sistema europeo di banche centrali (SEBC), dovrebbe elaborare una relazione di fattibilità concernente lo sviluppo di un sistema uniforme e integrato per la raccolta di dati statistici, dati di risoluzione e dati prudenziali. Tenendo conto dei precedenti lavori della SEBC sulla raccolta integrata dei dati, tale relazione dovrebbe fornire un'analisi costi benefici relativa alla creazione di un punto centrale di raccolta dati per un sistema integrato di segnalazione dei dati relativo ai dati statistici e regolamentari per tutti gli enti situati nell'Unione. Tale sistema dovrebbe utilizzare, tra l’altro, definizioni e norme uniformi per i dati da raccogliere e garantire uno scambio di informazioni affidabile e permanente tra le autorità competenti, assicurando in tal modo la rigorosa riservatezza dei dati raccolti, la solida autenticazione e gestione dei diritti di accesso al sistema, nonché la cibersicurezza. L'obiettivo perseguito attraverso questa centralizzazione e armonizzazione del panorama europeo in materia di segnalazione è quello di evitare che autorità diverse richiedano a più riprese dati simili o identici, riducendo notevolmente, in questo modo, l'onere amministrativo e finanziario, sia per le autorità competenti che per gli enti. Ove opportuno, tenuto conto della relazione di fattibilità dell'ABE, la Commissione dovrebbe presentare una proposta legislativa al Parlamento europeo e al Consiglio.

(70)   Le autorità competenti o designate dovrebbero mirare ad evitare qualsiasi forma di uso ridondante o incoerente dei poteri macroprudenziali previsti dal regolamento (UE) n. 575/2013 e dalla direttiva 2013/36/UE. In particolare, le autorità competenti o designate dovrebbero valutare opportunamente se le misure che adottano ai sensi degli articoli 124, 164 e 458 del regolamento (UE) n. 575/2013 siano ridondanti o incoerenti rispetto alle altre misure presenti o future a norma dell’articolo 133 della direttiva 2013/36/UE.

(71)  Alla luce delle modifiche del trattamento delle esposizioni verso QCCP, e specificamente del trattamento dei contributi degli enti ai fondi di garanzia delle QCCP, di cui al presente regolamento, dovrebbero pertanto essere modificate di conseguenza le pertinenti disposizioni del regolamento (UE) n. 648/2012(16) che sono state ivi introdotte dal regolamento (UE) n. 575/2013 e che spiegano in dettaglio il calcolo del capitale ipotetico delle CCP che viene poi utilizzato dagli enti per calcolare i requisiti di fondi propri.

(72)  Poiché gli obiettivi del presente regolamento, vale a dire rafforzare e perfezionare gli atti giuridici dell'Unione già esistenti che garantiscono requisiti prudenziali uniformi applicabili alle istituzioni ▌ in tutta l'Unione, non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli Stati membri ma, a motivo della loro entità e dei loro effetti, possono essere conseguiti meglio a livello di Unione, l'Unione può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato sull'Unione europea. Il presente regolamento si limita a quanto è necessario per conseguire tali obiettivi in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo.

(73)  Per consentire la cessione ordinata di partecipazioni assicurative non soggette a vigilanza supplementare, è opportuno applicare una versione modificata delle disposizioni transitorie relative all'esenzione dalla deduzione delle partecipazioni in imprese di assicurazione, con effetto retroattivo al 1° gennaio 2019.

(74)  Il regolamento (UE) n. 575/2013 dovrebbe pertanto essere modificato di conseguenza,

HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

Modifiche al regolamento (UE) n. 575/2013

Il regolamento (UE) n. 575/2013 è così modificato:

1)  gli articoli 1 e 2 sono sostituiti dai seguenti:"

"Articolo 1

Ambito di applicazione

Il presente regolamento stabilisce regole uniformi concernenti i requisiti prudenziali generali che gli enti, le società di partecipazione finanziaria e le società di partecipazione finanziaria miste sottoposti a vigilanza ai sensi della direttiva 2013/36/UE soddisfano per quanto riguarda i seguenti elementi:

   a) requisiti di fondi propri relativi a elementi del rischio di credito, rischio di mercato, rischio operativo, rischio di regolamento e della leva finanziaria interamente quantificabili, uniformi e standardizzati;
   b) requisiti che limitano le grandi esposizioni;
   c) requisiti di liquidità relativi ad elementi del rischio di liquidità interamente quantificabili, uniformi e standardizzati;
   d) obblighi di segnalazione relativi alle lettere a), b) e c);
   e) obblighi di informativa al pubblico.

Il presente regolamento stabilisce regole uniformi concernenti i requisiti di fondi propri e passività ammissibili che si applicano alle entità soggette a risoluzione che sono enti a rilevanza sistemica a livello globale (G-SII) o fanno parte di G-SII o sono filiazioni significative di G-SII non UE.

Il presente regolamento non definisce obblighi di pubblicazione per le autorità competenti nel settore della normativa prudenziale e della vigilanza sugli enti di cui alla direttiva 2013/36/UE.

Articolo 2

Poteri di vigilanza

   1. Per garantire la conformità al presente regolamento, le autorità competenti dispongono dei poteri e seguono le procedure di cui alla direttiva 2013/36/UE e al presente regolamento.
   2. Per garantire la conformità al presente regolamento, le autorità di risoluzione dispongono dei poteri e seguono le procedure di cui alla direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio* e al presente regolamento.
   3. Per garantire il rispetto dei requisiti relativi ai fondi propri e passività ammissibili, le autorità competenti e le autorità di risoluzione collaborano.
   4. Per garantire la conformità nell'ambito delle rispettive competenze, il Comitato di risoluzione unico, quale istituito dall'articolo 42 del regolamento (UE) n. 806/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio** e la Banca centrala europeo per quanto concerne le questioni relative ai compiti che le sono stati conferiti dal regolamento (UE) n. 1024/2013***, assicurano lo scambio periodico e affidabile delle informazioni pertinenti.

__________________

* Direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, che istituisce un quadro di risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento e che modifica la direttiva 82/891/CEE del Consiglio, e le direttive 2001/24/CE, 2002/47/CE, 2004/25/CE, 2005/56/CE, 2007/36/CE, 2011/35/UE, 2012/30/UE e 2013/36/UE e i regolamenti (UE) n. 1093/2010 e (UE) n. 648/2012, del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 173 del 12.6.2014, pag. 190).

** Regolamento (UE) n. 806/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 luglio 2014, che fissa norme e una procedura uniformi per la risoluzione degli enti creditizi e di talune imprese di investimento nel quadro del meccanismo di risoluzione unico e del Fondo di risoluzione unico e che modifica il regolamento (UE) n. 1093/2010 (GU L 225 del 30.7.2014, pag. 1).

*** Regolamento (UE) n. 1024/2013 del Consiglio, del 15 ottobre 2013, che attribuisce alla Banca centrale europea compiti specifici in merito alle politiche in materia di vigilanza prudenziale degli enti creditizi (GU L 287 del 29.10.2013, pag. 63).";

"

2)  l'articolo 4 è così modificato:

a)  il paragrafo 1 è così modificato:

i)  il punto 7 è sostituito dal seguente:"

"7) "organismo di investimento collettivo" o "OIC", un OICVM secondo la definizione di cui all'articolo 1, paragrafo 2, della direttiva 2009/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio*, o un fondo di investimento alternativo (FIA) secondo la definizione di cui all'articolo 4, paragrafo 1, lettera a), della direttiva 2011/61/UE del Parlamento europeo e del Consiglio**;

__________________

* Direttiva 2009/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 luglio 2009, concernente il coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative in materia di taluni organismi d'investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM) (GU L 302 del 17.11.2009, pag. 32).

** Direttiva 2011/61/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'8 giugno 2011, sui gestori di fondi di investimento alternativi, che modifica le direttive 2003/41/CE e 2009/65/CE e i regolamenti (CE) n. 1060/2009 e (UE) n. 1095/2010 (GU L 174 dell'1.7.2011, pag. 1).";

"

ii)  il punto 20 è sostituito dal seguente:"

"20) "società di partecipazione finanziaria", un ente finanziario le cui filiazioni sono, esclusivamente o principalmente, enti o enti finanziari e che non è una società di partecipazione finanziaria mista; le filiazioni di un ente finanziario sono principalmente enti o enti finanziari se almeno una di esse è un ente e se più del 50% del patrimonio netto, delle attività consolidate, delle entrate, del personale dell'ente finanziario o altro indicatore ritenuto idoneo dall'autorità competente ▌ è connesso alle filiazioni che sono enti o enti finanziari;";

"

iii)  il punto 26 è sostituito dal seguente:"

"26) "ente finanziario", un'impresa diversa da un ente e da una società di partecipazione industriale pura la cui attività principale consiste nell'assunzione di partecipazioni o nell'esercizio di una o più delle attività di cui ai punti da 2 a 12 e al punto 15 dell'allegato I della direttiva 2013/36/UE, comprese una società di partecipazione finanziaria, una società di partecipazione finanziaria mista, un istituto di pagamento secondo la definizione dell'articolo 4, punto 4, della direttiva (UE) 2015/2366 del Parlamento europeo e del Consiglio* e una società di gestione del risparmio, ma escluse le società di partecipazione assicurativa e le società di partecipazione assicurativa miste quali definite all'articolo 212, paragrafo 1, lettere f) e g) rispettivamente, della direttiva 2009/138/CE;

__________________

* Direttiva (UE) 2015/2366 del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 novembre 2015 relativa ai servizi di pagamento nel mercato interno, che modifica le direttive 2002/65/CE, 2009/110/CE e 2013/36/UE e il regolamento (UE) n. 1093/2010, e abroga la direttiva 2007/64/CE (GU L 337 del 23.12.2015, pag. 35).";

"

iv)   il punto 28 è sostituito dal seguente:"

"28) "ente impresa madre in uno Stato membro", un ente in uno Stato membro che ha come filiazioni un ente, un ente finanziario o un'impresa strumentale o detiene una partecipazione in un ente, ente finanziario o impresa strumentale, e che non è esso stesso filiazione di un altro ente autorizzato nello stesso Stato membro, o di una società di partecipazione finanziaria o di una società di partecipazione finanziaria mista stabilita nel medesimo Stato membro";

"

v)   sono inseriti i punti seguenti:"

"29 bis) "impresa di investimento madre in uno Stato membro", un ente impresa madre in uno Stato membro che è un'impresa di investimento;

   29 ter) "impresa di investimento madre nell'UE", un ente impresa madre nell'UE che è un'impresa di investimento;
   29 quater) "ente creditizio impresa madre in uno Stato membro", un ente impresa madre in uno Stato membro che è un ente creditizio;
   29 quinquies) "ente creditizio impresa madre nell'UE", un ente impresa madre nell'UE che è un ente creditizio;";

"

vi)  al punto 39, è aggiunto il comma seguente:"

"Due o più persone fisiche o giuridiche che soddisfano le condizioni di cui alla lettera a) o b) a causa della loro esposizione diretta alla stessa CCP per attività di compensazione non sono considerate come costituenti un gruppo di clienti connessi;";

"

vii)   il punto 41 è sostituito dal seguente:"

"41) "autorità di vigilanza su base consolidata", un'autorità competente responsabile dell'esercizio della vigilanza su base consolidata ai sensi dell'articolo 111 della direttiva 2013/36/UE;";

"

viii)  al punto 71), lettera b), la frase introduttiva è sostituita dalla seguente:"

"b) ai fini dell'articolo 97, la somma dei seguenti elementi:";

"

ix)  al punto 72, la lettera a), è sostituita dalla seguente:"

"a) è un mercato regolamentato o un mercato di un paese terzo considerato equivalente a un mercato regolamentato secondo la procedura di cui all'articolo 25, paragrafo 4, lettera a), della direttiva 2014/65/UE del Parlamento europeo e del Consiglio*;

__________________

* Direttiva 2014/65/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, relativa ai mercati degli strumenti finanziari e che modifica la direttiva 2002/92/CE e la direttiva 2011/61/UE (GU L 173 del 12.6.2014, pag. 349).”;

"

x)  il punto 86 è sostituito dal seguente:"

"86) "portafoglio di negoziazione", l'insieme delle posizioni in strumenti finanziari e su merci detenute da un ente a fini di negoziazione o per coprire posizioni detenute a fini di negoziazione in conformità dell'articolo 104 ▌;";

"

xi)  il punto 91 è sostituito dal seguente:"

"91) "esposizione da negoziazione", un'esposizione corrente, comprensiva del margine di variazione dovuto al partecipante diretto ma non ancora ricevuto, e qualsiasi esposizione potenziale futura di un partecipante diretto o di un cliente verso una CCP derivante dai contratti e dalle operazioni elencati all'articolo 301, paragrafo 1, lettere a), b) e c), nonché il margine iniziale;";

"

xii)  il punto 96 è sostituito dal seguente:"

"96) "copertura interna", una posizione che compensa in misura sostanziale le componenti di rischio tra una posizione compresa nel portafoglio di negoziazione e una o più posizioni esterne al portafoglio di negoziazione o tra due unità di negoziazione;";

"

xiii)   al punto 127, la lettera a), è sostituita dalla seguente:"

“a) gli enti rientrano nello stesso sistema di tutela istituzionale di cui all'articolo 113, paragrafo 7, o sono affiliati permanentemente, nell'ambito di una rete, a un organismo centrale;";

"

xiv)   il punto 128 è sostituito dal seguente:"

"128) "elementi distribuibili", l'ammontare dei profitti alla fine dell'ultimo esercizio, aumentato degli utili portati a nuovo e delle riserve disponibili a tale scopo prima della distribuzione ai possessori di strumenti di fondi propri, diminuito delle eventuali perdite degli esercizi precedenti, degli utili non distribuibili conformemente alla normativa dell'Unione o nazionale o alle regolamentazioni interne dell'ente e delle somme iscritte in riserve non distribuibili conformemente alla normativa nazionale o allo statuto dell'ente, in ciascun caso relativamente alla categoria specifica degli strumenti di fondi propri, a cui si riferiscono la normativa dell'Unione o nazionale, le regolamentazioni interne dell'ente o lo statuto; tali utili, perdite e riserve sono determinati sulla base dei conti individuali dell’ente e non dei conti consolidati;";

"

xv)  sono aggiunte i punti seguenti:"

"130) "autorità di risoluzione", un'autorità di risoluzione ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 1, punto 18, della direttiva 2014/59/UE;

   131) "entità soggetta a risoluzione", un'entità soggetta a risoluzione ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 1, punto 83 bis, della direttiva 2014/59/UE;
   132) "gruppo soggetto a risoluzione", un gruppo soggetto a risoluzione ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 1, punto 83 ter, della direttiva 2014/59/UE;
   133) "ente a rilevanza sistemica a livello globale o G-SII", un ente a rilevanza sistemica a livello globale individuato a norma dell'articolo 131, paragrafo 1 e 2, della direttiva 2013/36/UE;
   134) "ente a rilevanza sistemica a livello globale non UE o G-SII non UE", un gruppo bancario o una banca a rilevanza sistemica a livello globale (G-SIB) che non è un G-SII e che è incluso nell'elenco di G-SIB pubblicato dal Consiglio per la stabilità finanziaria (Financial Stability Board), regolarmente aggiornato;
   135) "filiazione significativa", una filiazione che soddisfa una o più delle seguenti condizioni su base individuale o consolidata:
   a) la filiazione detiene più del 5% delle attività consolidate ponderate per il rischio della sua impresa madre apicale;
   b) la filiazione genera più del 5% del reddito operativo totale della sua impresa madre apicale;
   c) la misura dell'esposizione complessiva di cui all'articolo 429, paragrafo 4, del presente regolamento, della filiazione, è superiore al 5% della misura dell'esposizione complessiva consolidata della sua impresa madre apicale;

ai fini della determinazione della filiazione significativa, ove si applichi l'articolo 21 ter, paragrafo 2, della direttiva 2013/36/UE, le due imprese madri nell'UE intermedie sono considerate un'unica filiazione sulla base della loro situazione consolidata;

   136) "soggetto G-SII", un soggetto dotato di personalità giuridica che è un G-SII o fa parte di un G-SII o di un G-SII non UE;
   137) "strumento del bail-in", uno strumento del bail-in ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 1, punto 57, della direttiva 2014/59/UE;
   138) "gruppo", un gruppo di imprese di cui almeno una è un ente, composto da un'impresa madre e dalle sue filiazioni, o da imprese tra loro collegate ai sensi dell'articolo 22 della direttiva 2013/34/UE del Parlamento europeo e del Consiglio*;
   139) "operazione di finanziamento tramite titoli" , un'operazione di vendita con patto di riacquisto, un'operazione di concessione o di assunzione di titoli o di merci in prestito o un finanziamento con margini;

   140) "margine iniziale" o "IM", la garanzia, eccetto il margine di variazione, raccolta da o fornita a un soggetto per coprire l'esposizione corrente e potenziale futura di un'operazione o di un portafoglio di operazioni nel periodo necessario per liquidare tali operazioni o coprire nuovamente il loro rischio di mercato in seguito al default della controparte dell'operazione o del portafoglio di operazioni;
   141) "rischio di mercato", il rischio di perdite derivanti da variazioni dei prezzi di mercato, in particolare dei tassi di cambio o dei prezzi delle merci;
   142) "rischio di cambio", il rischio di perdite derivanti da variazioni dei tassi di cambio;
   143) "rischio di posizione in merci", il rischio di perdite derivanti da variazioni dei prezzi delle merci;
   144) "unità di negoziazione", un gruppo ben definito di negoziatori (dealer) costituito dall'ente per gestire congiuntamente un portafoglio di posizioni del portafoglio di negoziazione conformemente a una strategia di business ben definita e coerente e che opera con la stessa struttura di gestione dei rischi;
   145) "ente piccolo e non complesso", un ente che soddisfa tutte le condizioni seguenti:
   a) non si tratta di un grande ente;
   b) il valore totale delle sue attività su base individuale o, ove applicabile, su base consolidata in conformità del presente regolamento e della direttiva 2013/36/UE è in media pari o inferiore alla soglia di 5 miliardi di EUR nel quadriennio immediatamente precedente il periodo di riferimento corrente annuale; gli Stati membri possono abbassare tale soglia;
   c) non è soggetto ad alcun obbligo o è soggetto a obblighi semplificati riguardo ai piani di risoluzione e di risanamento ai sensi dell'articolo 4 della direttiva 2014/59/UE;
   d) il suo portafoglio di negoziazione è considerato di piccole dimensioni a norma dell'articolo 94, paragrafo 1;
   e) il valore totale delle posizioni in derivati da esso detenute a fini di negoziazione non supera il 2% del totale delle attività in bilancio e fuori bilancio e il valore totale dell’insieme delle sue posizioni in derivati non supera il 5%; entrambi i valori sono calcolati a norma dell’articolo 273 bis, paragrafo 3;
   f) oltre il 75% delle attività totali consolidate dell'ente e delle sue passività totali consolidate, escluse in entrambi i casi le esposizioni infragruppo, riguardano attività con controparti aventi sede nello Spazio economico europeo;
   g) l'ente non utilizza modelli interni per soddisfare i requisiti prudenziali a norma del presente regolamento, ad eccezione delle filiazioni che utilizzano modelli interni sviluppati a livello di gruppo, purché il gruppo sia soggetto all'obbligo di informativa di cui all'articolo 433 bis o 433 quater su base consolidata;
   h) l'ente non ha sollevato obiezioni contro la classificazione come "ente piccolo e non complesso" presso l'autorità competente;
   i) l'autorità competente non ha stabilito che, in base a un'analisi delle dimensioni, dell'interconnessione, della complessità o del profilo di rischio, l'ente non può essere considerato "piccolo e non complesso";
   146) "grande ente", un ente che soddisfa una delle seguenti condizioni:
   a) è un G-SII;
   b) è stato individuato come un altro ente a rilevanza sistemica ("O-SII") a norma dell'articolo 131, paragrafi 1 e 3, della direttiva 2013/36/UE;
   c) nello Stato membro in cui è stabilito, figura tra i tre maggiori enti per valore totale delle attività;
   d) il valore totale delle sue attività su base individuale o, ove applicabile, sulla base della sua situazione di consolidamento in conformità del presente regolamento e della direttiva 2013/36/UE è pari o superiore a 30 miliardi di EUR;
   147) "grande filiazione", una filiazione che si qualifica come grande ente;
   148) "ente non quotato", un ente che non ha emesso titoli ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato di qualsiasi Stato membro ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, punto 21, della direttiva 2014/65/UE;
   149) "relazione finanziaria", ai fini della parte otto una relazione finanziaria ai sensi degli articoli 4 e 5 della direttiva 2004/109/CE del Parlamento europeo e del Consiglio**.

__________________

* Direttiva 2013/34/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, relativa ai bilanci d'esercizio, ai bilanci consolidati e alle relative relazioni di talune tipologie di imprese, recante modifica della direttiva 2006/43/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e abrogazione delle direttive 78/660/CEE e 83/349/CEE del Consiglio (GU L 182 del 29.6.2013, pag. 19).

** Direttiva 2004/109/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 dicembre 2004, sull'armonizzazione degli obblighi di trasparenza riguardanti le informazioni sugli emittenti i cui valori mobiliari sono ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato e che modifica la direttiva 2001/34/CE (GU L 390 del 31.12.2004, pag. 38).";

"

b)  è aggiunto il seguente paragrafo:"

"4. L'ABE elabora progetti di norme tecniche di regolamentazione per specificare in quali circostanze sono soddisfatte le condizioni di cui al ▌ punto 39 del paragrafo 1.

L'ABE presenta detti progetti di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro ... [un anno dopo la data di entrata in vigore del presente regolamento modificativo].

Alla Commissione è delegato il potere di integrare il presente regolamento adottando le norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1093/2010.";

"

3)  l'articolo 6 è così modificato:

a)  il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:"

"1. Gli enti si conformano su base individuale agli obblighi fissati alle parti due, tre, quattro, sette, sette bis e otto del presente regolamento e al capo 2 del regolamento (UE) 2017/2402, con l'eccezione dell'articolo 430, paragrafo 1, lettera d), del presente regolamento. ";

"

b)  è inserito il paragrafo seguente:"

"1 bis. In deroga al paragrafo 1 del presente articolo, solo gli enti identificati come entità soggette a risoluzione che sono anche G-SII o che fanno parte di un G-SII e che non hanno filiazioni soddisfano il requisito di cui all'articolo 92 bis su base individuale.

Le filiazioni significative di un G-SII non UE ▌si conformano all'articolo 92 ter su base individuale se soddisfano tutte le seguenti condizioni:

   a) non sono entità soggette a risoluzione;
   b) non hanno filiazioni;
   c) non sono filiazioni di un ente impresa madre nell'UE.";

"

c)   i paragrafi 3, 4 e 5 sono sostituiti dai seguenti:"

"3. Nessun ente che sia un'impresa madre o una filiazione, e nessun ente incluso nel consolidamento ai sensi dell'articolo 18 è tenuto a conformarsi su base individuale agli obblighi fissati alla parte otto.

In deroga al primo comma del presente paragrafo, gli enti di cui al paragrafo 1 bis del presente articolo si conformano all'articolo 437 bis e all'articolo 447, lettera h), su base individuale.

   4. Gli enti creditizi e le imprese di investimento autorizzati a fornire i servizi di investimento e le attività elencati all'allegato I, sezione A, punti 3 e 6, della direttiva 2014/65/UE si conformano su base individuale agli obblighi fissati nella parte sei e nell'articolo 430, paragrafo 1, lettera d), del presente regolamento.

I seguenti enti non sono tenuti a conformarsi all'articolo 413, paragrafo 1, e ai relativi obblighi di segnalazione della liquidità di cui alla parte sette bis del presente regolamento:

   a) gli enti che sono anche autorizzati conformemente all'articolo 14 del regolamento (UE) n. 648/2012;
   b) gli enti che sono anche autorizzati conformemente all'articolo 16 e all'articolo 54, paragrafo 2, lettera a), del regolamento (UE) n. 909/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio* a condizione che non svolgano alcuna trasformazione delle scadenze significativa; e
   c) gli enti che sono designati conformemente all'articolo 54, paragrafo 2, lettera b), del regolamento (UE) n. 909/2014, a condizione che:
   i) le loro attività si limitino all'offerta di servizi di tipo bancario elencati alla sezione C, lettere da a) a e), dell'allegato di detto regolamento, i depositari centrali di titoli autorizzati conformemente all'articolo 16 di detto regolamento; e
   ii) che non svolgano alcuna trasformazione delle scadenze significativa.

In attesa che la Commissione presenti la relazione di cui all'articolo 508, paragrafo 3, le autorità competenti possono esentare le imprese d'investimento dall'osservanza degli obblighi fissati nella parte sei e nell'articolo 430, paragrafo 1, tenendo conto della natura, della dimensione e della complessità delle loro attività.

   5. Le imprese di investimento di cui all'articolo 95, paragrafo 1, e all'articolo 96, paragrafo 1, del presente regolamento gli enti per i quali le autorità competenti hanno esercitato la deroga di cui all'articolo 7, paragrafo 1 o 3, del presente regolamento e gli enti che sono anche autorizzati conformemente all'articolo 14 del regolamento (UE) n. 648/2012 non sono tenuti a conformarsi su base individuale agli obblighi fissati alla parte sette e i relativi obblighi di segnalazione della leva finanziaria fissati nella parte sette bis del presente regolamento.

_______________________

Regolamento (UE) n. 909/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 luglio 2014, relativo al miglioramento del regolamento titoli nell’Unione europea e ai depositari centrali di titoli e recante modifica delle direttive 98/26/CE e 2014/65/UE e del regolamento (UE) n. 236/2012 (GU L 257 del 28.8.2014, pag. 1).

"

4)   l'articolo 8 è così modificato:

a)   al paragrafo 1, la lettera b) è sostituita dal testo seguente:"

"b) l'ente impresa madre su base consolidata o l'ente filiazione su base subconsolidata controlla e sorveglia costantemente le posizioni di liquidità di tutti gli enti all'interno del gruppo o del sottogruppo oggetto di esonero, controlla e sorveglia costantemente le posizioni di finanziamento di tutti gli enti all'interno del gruppo o del sottogruppo in caso di rinuncia all'applicazione del coefficiente netto di finanziamento stabile (NSFR) di cui alla parte sei, titolo IV, ▌e assicura un sufficiente livello di liquidità e di finanziamento stabile in caso di rinuncia all'applicazione del requisito NSFR di cui alla parte sei, titolo IV, per la totalità di tali enti;";

"

b)   al paragrafo 3, le lettere b), e c) sono sostituite dalle seguenti:"

"b) la distribuzione degli importi, l'ubicazione e la proprietà delle attività liquide che devono essere detenute nel singolo sottogruppo di liquidità in caso di rinuncia all'applicazione requisito del coefficiente di copertura della liquidità (LCR) ai sensi dell'articolo 460, paragrafo 1, e la distribuzione degli importi e l'ubicazione del finanziamento stabile disponibile nel singolo sottogruppo di liquidità in caso di rinuncia all'applicazione del requisito NSFR di cui alla parte sei, titolo IV;

   c) la determinazione degli importi minimi delle attività liquide che devono essere detenute dagli enti per i quali è prevista la rinuncia all'applicazione del requisito LCR ai sensi dell'atto delegato di cui all'articolo 460, paragrafo 1, e la determinazione degli importi minimi del finanziamento stabile disponibile che deve essere detenuto dagli enti per i quali è prevista la rinuncia all'applicazione del requisito NSFR di cui alla parte sei, titolo IV;"

"

c)  è aggiunto il paragrafo seguente:"

▌"6. Qualora, ai sensi del presente articolo, un'autorità competente rinuncia, in tutto o in parte, all'applicazione della parte sei per un ente, può altresì rinunciare per tale ente all'applicazione dei relativi obblighi di segnalazione della liquidità di cui all'articolo 430, paragrafo 1, lettera d).";

"

5)  all'articolo 10, paragrafo 1, la frase introduttiva del primo comma è sostituita dalla seguente:"

"1. Le autorità competenti possono derogare, in tutto o in parte, conformemente alla normativa nazionale, all’applicazione dei requisiti stabiliti nelle parti da due a otto a uno o più enti creditizi esistenti in uno stesso Stato membro che sono affiliati permanentemente ad un organismo centrale preposto al loro controllo, stabilito nel medesimo Stato membro, se sono soddisfatte le seguenti condizioni:";

"

6)  l'articolo 11 è così modificato:

a)  i paragrafi 1 e 2 sono sostituiti dai seguenti:"

1. Gli enti imprese madri in uno Stato membro rispettano, nella misura e secondo le modalità previste all'articolo 18, gli obblighi di cui alle parti due, tre, quattro, sette e sette bis sulla base della loro situazione finanziaria consolidata, a eccezione dell'articolo 430, paragrafo 1, lettera d). Le imprese madri e le loro filiazioni che rientrano nell'ambito d'applicazione del presente regolamento creano una struttura organizzativa adeguata e appropriati meccanismi di controllo interno, al fine di garantire che i dati necessari per il consolidamento siano debitamente elaborati e trasmessi. In particolare, assicurano che le filiazioni non rientranti nell'ambito di applicazione del presente regolamento mettano in atto dispositivi, processi e meccanismi intesi a garantire un adeguato consolidamento.

   2. Al fine di garantire che le disposizioni del presente regolamento siano applicate su base consolidata, i termini "ente", "ente impresa madre in uno Stato membro", "ente impresa madre nell'UE" e "impresa madre", si riferiscono a seconda dei casi anche:
   a) a una società di partecipazione finanziaria o a una società di partecipazione finanziaria mista approvata a norma dell'articolo 21 bis della direttiva 2013/36/UE;
   b) a un ente designato controllato da una società di partecipazione finanziaria madre o da una società di partecipazione finanziaria mista madre se tale società madre non è soggetta ad approvazione conformemente all'articolo 21 bis, paragrafo 4, della direttiva 2013/36/UE;
   c) a una società di partecipazione finanziaria, a una società di partecipazione finanziaria mista o a un ente designato in conformità dell'articolo 21 bis, paragrafo 6, lettera d), della direttiva 2013/36/UE.

La situazione consolidata di un'impresa di cui al primo comma, lettera b), del presente paragrafo è la situazione consolidata della società di partecipazione finanziaria madre o della società di partecipazione finanziaria mista madre non soggetta ad approvazione conformemente all'articolo 21 bis, paragrafo 4, della direttiva 2013/36/UE. La situazione consolidata di un'impresa di cui al primo comma, lettera c), del presente paragrafo è la situazione consolidata della rispettiva società di partecipazione finanziaria madre o società di partecipazione finanziaria mista madre.";

"

b)  il paragrafo 3 è soppresso;

c)  è inserito il paragrafo seguente:"

"3 bis. In deroga al paragrafo 1 del presente articolo, solo gli enti imprese madri identificati come entità soggette a risoluzione che sono G-SII o fanno parte di un G-SII o di un G-SII non UE si conformano all'articolo 92 bis del presente regolamento su base consolidata, nella misura e secondo le modalità previste all'articolo 18 del presente regolamento.

Solo le imprese madri nell'UE che sono una filiazione significativa di un G-SII non UE e non sono entità soggette a risoluzione si conformano all'articolo 92 ter del presente regolamento su base consolidata nella misura e secondo le modalità previste all'articolo 18 del presente regolamento. Ove si applichi l'articolo 21 ter, paragrafo 2, della direttiva 2013/36/UE, le due imprese madri nell'UE intermedie considerate congiuntamente una filiazione significativa si conformano entrambe all'articolo 92 ter del presente regolamento sulla base della loro situazione consolidata.";

"

d)  i paragrafi 4 e 5 sono sostituiti dai seguenti:"

"4. Gli enti imprese madri nell'UE si conformano alla parte sei e all'articolo 430, paragrafo 1, lettera d) del presente regolamento sulla base della loro situazione consolidata se il gruppo comprende uno o più enti creditizi o imprese di investimento autorizzati a fornire i servizi e le attività di investimento elencati ai punti (3) e (6) della sezione A dell'allegato I della direttiva 2014/65/UE. In attesa che la Commissione presenti la relazione di cui all'articolo 508, paragrafo 2, del presente regolamento, e ove il gruppo comprenda unicamente imprese di investimento, le autorità competenti possono esentare gli enti imprese madri nell'UE dall'osservanza della parte sei e dell'articolo 430, paragrafo 1, lettera d) del presente regolamento su base consolidata, tenendo conto della natura, della dimensione e della complessità delle attività delle imprese di investimento.

Se è stato concesso un esonero a norma dell'articolo 8, paragrafi da 1 a 5, gli enti e, se del caso, le società di partecipazione finanziaria o le società di partecipazione finanziaria mista che sono parte di un sottogruppo di liquidità si conformano alla parte sei e all'articolo 430, paragrafo 1, lettera d) su base consolidata o subconsolidata del sottogruppo di liquidità.

   5. In caso di applicazione dell'articolo 10 del presente regolamento, l'organismo centrale di cui allo stesso articolo rispetta gli obblighi di cui alle parti da due a otto del presente regolamento e al capo 2 del regolamento (UE) 2017/2402 sulla base della situazione consolidata dell'insieme costituito dall'organismo centrale unitamente agli enti a esso affiliati.
   6. In aggiunta agli obblighi di cui ai paragrafi da 1 a 5 del presente articolo e fatte salve le altre disposizioni del presente regolamento e della direttiva 2013/36/UE, ove sia giustificato a fini di vigilanza alla luce delle specificità del rischio o della struttura di capitale di un ente o qualora gli Stati membri adottino normative nazionali in cui si impone la separazione strutturale delle attività all'interno di un gruppo bancario, le autorità competenti possono richiedere a un ente di rispettare gli obblighi di cui alle parti da due a otto del presente regolamento e al titolo VII della direttiva 2013/36/UE su base subconsolidata.

L'applicazione del metodo di cui al primo comma non pregiudica l'efficacia della vigilanza su base consolidata e non comporta effetti negativi sproporzionati sull'intero sistema finanziario o su parti dello stesso in altri Stati membri o nell'Unione nel suo insieme, né costituisce o crea un ostacolo al funzionamento del mercato interno.";

"

7)  L'articolo 12 è soppresso;

8)  è inserito l'articolo seguente:"

"Articolo 12 bis

Calcolo consolidato per i G-SII con più entità soggette a risoluzione

Nel caso in cui almeno due soggetti G-SII appartenenti allo stesso G-SII sono entità soggette a risoluzione, l'ente impresa madre nell'UE del G-SII calcola l'importo dei fondi propri e delle passività ammissibili di cui all'articolo 92 bis, paragrafo 1, lettera a), del presente regolamento. Tale calcolo è effettuato sulla base della situazione consolidata dell'ente impresa madre nell'UE come se fosse l'unica entità soggetta a risoluzione del G-SII.

Se l'importo calcolato conformemente al primo comma del presente articolo è inferiore alla somma degli importi dei fondi propri e delle passività ammissibili di cui all'articolo 92 bis, paragrafo 1, lettera a), del presente regolamento, di tutte le entità soggette a risoluzione appartenenti al G-SII, le autorità di risoluzione agiscono in conformità dell'articolo 45 quinquies, paragrafo 3, e dell'articolo 45 nonies, paragrafo 2, della direttiva 2014/59/UE.

Ove l'importo calcolato conformemente al paragrafo 1 del presente articolo sia superiore alla somma degli importi dei fondi propri e delle passività ammissibili di cui all'articolo 92 bis, paragrafo 1, lettera a), del presente regolamento, di tutte le entità soggette a risoluzione appartenenti al G-SII, le autorità di risoluzione possono agire in conformità dell'articolo 45 quinquies, paragrafo 3, e dell'articolo 45 nonies, paragrafo 2, della direttiva 2014/59/UE.

"

9)  Gli articoli 13 e 14 sono sostituiti dai seguenti:"

"Articolo 13

Applicazione degli obblighi in materia di informativa su base consolidata

   1. Gli enti imprese madri nell'UE si conformano alla parte otto sulla base della loro situazione consolidata.

Le grandi filiazioni degli enti imprese madri nell'UE pubblicano le informazioni specificate agli articoli 437, 438, 440, 442, 450, 451, 451 bis ▌ 453 su base individuale o, se del caso, in conformità del presente regolamento e della direttiva 2013/36/UE su base subconsolidata.

   2. Gli enti identificati come entità soggette a risoluzione che sono G-SII o che fanno parte di un G-SII si conformano all'articolo 437 bis e all'articolo 447, lettera h), sulla base della ▌situazione consolidata del loro gruppo soggetto a risoluzione.
   3. Il paragrafo 1, primo comma, non si applica agli enti imprese madri nell'UE, alle società di partecipazione finanziaria madri nell'UE, alle società di partecipazione finanziaria mista madri nell'UE o alle entità soggette a risoluzione, nella misura in cui siano inclusi in un'informativa equivalente pubblicata su base consolidata da parte dell'impresa madre avente sede in un paese terzo.

Il paragrafo 1, secondo comma, si applica alle filiazioni di imprese madri stabilite in un paese terzo se tali filiazioni sono considerate grandi.

   4. In caso di applicazione dell'articolo 10, l'organismo centrale di cui allo stesso articolo si conforma alla parte otto sulla base della sua situazione consolidata. L'articolo 18, paragrafo 1, si applica all'organismo centrale e gli enti ad esso affiliati sono trattati come sue filiazioni.

Articolo 14

Applicazione degli obblighi di cui all'articolo 5 del regolamento (UE) 2017/2402 su base consolidata

   1. Le imprese madri e le loro filiazioni rientranti nell'ambito di applicazione del presente regolamento sono tenute a rispettare gli obblighi di cui all'articolo 5 del regolamento (UE) 2017/2402 su base consolidata o subconsolidata, in modo da assicurare la coerenza e la corretta integrazione dei dispositivi, dei processi e dei meccanismi da esse adottati nel rispetto di dette disposizioni e in modo da produrre tutti i dati e tutte le informazioni pertinenti ai fini dell'attività di vigilanza. In particolare, assicurano che le filiazioni non rientranti nell'ambito di applicazione del presente regolamento mettano in atto dispositivi, processi e meccanismi intesi a garantire l'osservanza delle predette disposizioni.
   2. Nell'applicare l'articolo 92 del presente regolamento su base consolidata o subconsolidata, gli enti applicano un fattore di ponderazione del rischio aggiuntivo conformemente all'articolo 270 bis del presente regolamento se i requisiti di cui all'articolo 5 del regolamento (UE) 2017/2402 non sono rispettati al livello di un soggetto stabilito in un paese terzo incluso nel consolidamento ai sensi dell'articolo 18 del presente regolamento, nel caso in cui il mancato rispetto sia rilevante rispetto al profilo di rischio complessivo del gruppo.";

"

10)  All'articolo 15, paragrafo 1, la frase introduttiva del primo comma è sostituita dalla seguente:"

L'autorità di vigilanza su base consolidata può, caso per caso, derogare all'applicazione della parte tre e dei relativi obblighi di segnalazione di cui alla parte sette bis del presente regolamento, e del capo 4 del titolo VII della direttiva 2013/36/UE, a eccezione dell'articolo 430, paragrafo 1, lettera d), del presente regolamento su base consolidata, a condizione che siano rispettate le seguenti condizioni:

"

11)  L'articolo 16 è sostituito dal seguente:"

"Articolo 16

Deroga all'applicazione dei requisiti in materia di coefficiente di leva finanziaria su base consolidata per gruppi di imprese di investimento

Se tutte le entità di un gruppo di imprese di investimento, compresa l'entità madre, sono imprese di investimento esenti dall'applicazione dei requisiti previsti nella parte sette su base individuale conformemente all'articolo 6, paragrafo 5, l'impresa di investimento madre può decidere di non applicare i requisiti previsti nella parte sette i relativi obblighi di segnalazione della leva finanziaria nella parte sette bis del presente regolamento su base consolidata.

"

12)  L'articolo 18 è sostituito dal seguente:"

"Articolo 18

Metodi di consolidamento prudenziale

   1. Gli enti, le società di partecipazione finanziaria e le società di partecipazione finanziaria mista che sono tenuti a rispettare i requisiti di cui alla sezione 1 del presente capo sulla base della loro situazione consolidata procedono ad un consolidamento integrale di tutti gli enti e gli enti finanziari che sono loro filiazioni. I paragrafi da 3 a 6 e paragrafo 9 del presente articolo non si applicano in caso di applicazione della parte sei e dell'articolo 430, paragrafo 1, lettera d) sulla base della situazione consolidata di un ente, una società di partecipazione finanziaria o una società di partecipazione finanziaria mista o sulla base della situazione subconsolidata di un sottogruppo di liquidità, come indicato agli articoli 8 e 10.

Ai fini dell'articolo 11, paragrafo 3 bis, gli enti tenuti a rispettare i requisiti di cui all'articolo 92 bis o 92 ter su base consolidata procedono ad un consolidamento integrale di tutti gli enti e gli enti finanziari che sono loro filiazioni nei gruppi soggetti a risoluzione pertinenti.

   2. Le società strumentali sono comprese nel consolidamento negli stessi casi e secondo le stesse modalità di cui al presente articolo.
   3. Qualora le imprese siano legate ai sensi dell'articolo 22, paragrafo 7, della direttiva 2013/34/UE, le autorità competenti stabiliscono le modalità del consolidamento.
   4. L'autorità di vigilanza su base consolidata esige il consolidamento proporzionale, in base alla quota di capitale detenuta, delle partecipazioni in enti creditizi o enti finanziari diretti congiuntamente da un'impresa inclusa nel consolidamento e da una o più imprese non incluse nel consolidamento, qualora ne risulti una limitazione della responsabilità di dette imprese in funzione della quota di capitale da queste detenuta.
   5. In caso di partecipazione o di altri legami di capitale diversi da quelli di cui ai paragrafi 1 e 4, le autorità competenti stabiliscono se e in quale forma si debba effettuare il consolidamento. Esse possono in particolare autorizzare o esigere il ricorso al metodo del patrimonio netto (equity method). Tuttavia questo metodo non costituisce un'inclusione delle imprese in questione nella vigilanza su base consolidata.
   6. Le autorità competenti stabiliscono se e in quale forma si debba effettuare il consolidamento nei casi seguenti:
   a) quando un ente, a giudizio delle autorità competenti, esercita un'influenza notevole su uno o più enti o enti finanziari, senza tuttavia detenere una partecipazione in tali enti o in assenza di altri legami di capitale; e
   b) quando due o più enti o enti finanziari sono posti sotto una direzione unitaria, senza che questa sia stabilita per contratto o clausole degli atti costitutivi e degli statuti.

Le autorità competenti possono in particolare autorizzare ▌o prescrivere l'applicazione ▌ del metodo di cui all'articolo 22, paragrafi 7, 8 e 9, della direttiva 2013/34/UE. Tale metodo non costituisce tuttavia un'inclusione delle imprese in questione nella vigilanza su base consolidata.

   7. Se un ente possiede una filiazione che è un'impresa diversa da un ente, un ente finanziario o un'impresa strumentale o detiene una partecipazione in tale impresa, esso applica a tale filiazione o partecipazione il metodo del patrimonio netto (equity method). Tuttavia questo metodo non costituisce un'inclusione delle imprese in questione nella vigilanza su base consolidata.

In deroga al primo comma, le autorità competenti possono consentire o imporre agli enti di applicare un metodo diverso a tali filiazioni o partecipazioni, compreso il metodo previsto dalla disciplina contabile applicabile, a condizione che:

   a) l'ente non applichi già il metodo del patrimonio netto (equity method) al ... [18 mesi dopo la data di entrata in vigore del presente regolamento modificativo];
   b) l'applicazione del metodo del patrimonio netto (equity method) risulti indebitamente onerosa o tale metodo non rifletta adeguatamente i rischi che l'impresa di cui al primo comma presenta per l’ente; e
   c) il metodo applicato non dia luogo al consolidamento integrale o proporzionale di tale impresa.
   8. Le autorità competenti possono esigere il consolidamento integrale o proporzionale di una filiazione o di un’impresa in cui un ente detiene una partecipazione qualora tale filiazione o impresa non sia un ente, un ente finanziario o un’impresa strumentale e siano soddisfatte tutte le seguenti condizioni:
   a) l'impresa non sia un'impresa di assicurazione, un'impresa di assicurazione di un paese terzo, un'impresa di riassicurazione o una società di partecipazione assicurativa o un’impresa esclusa dall'ambito di applicazione della direttiva 2009/138/CE conformemente all'articolo 4 di tale direttiva;
   b) esista un notevole rischio che l'ente decida di fornire sostegno finanziario a tale impresa in condizioni di stress, in assenza o al di là di eventuali obblighi contrattuali a fornire tale sostegno.
   9. L'ABE elabora progetti di norme tecniche di regolamentazione per specificare le condizioni in base alle quali è effettuato il consolidamento nei casi di cui ai paragrafi da 3 a 6 e paragrafo 8.

L'ABE presenta alla Commissione i progetti di norme tecniche di regolamentazione entro il 30 giugno 2020.

Alla Commissione è delegato il potere di integrare il presente regolamento adottando le norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1093/2010.";

"

13)  l'articolo 22 è sostituito dal seguente:"

"Articolo 22

Subconsolidamento nei casi di entità di paesi terzi

   1. Gli enti che sono filiazioni soddisfano i requisiti di cui gli articoli 89, 90 e 91 e alle parti tre, quattro, sette e i relativi obblighi di segnalazione fissati nella parte sette bis sulla base della loro situazione subconsolidata qualora tali enti abbiano come filiazione in un paese terzo un ente o un ente finanziario, oppure vi detengano una partecipazione.
   2. In deroga al paragrafo 1 del presente articolo, gli enti filiazioni possono scegliere di non applicare le disposizioni di cui agli articoli 89, 90 e 91 e alle parti tre, quattro, sette e i relativi obblighi di segnalazione fissati nella parte sette bis sulla base della loro situazione subconsolidata qualora le attività e gli elementi fuori bilancio totali delle loro filiazioni e partecipazioni in paesi terzi siano inferiori al 10% dell'importo totale delle attività e degli elementi fuori bilancio dell'ente filiazione.";

"

14)  il titolo della parte due è sostituito dal seguente:"

"FONDI PROPRI E PASSIVITÀ AMMISSIBILI";

"

15)   all'articolo 26, il paragrafo 3 è sostituito dal seguente:"

"3. Le autorità competenti valutano se le emissioni di strumenti di capitale soddisfano i criteri di cui all'articolo 28 o, ove applicabile, all'articolo 29. Gli enti classificano le emissioni di strumenti di capitale come strumenti del capitale primario di classe 1 soltanto previa autorizzazione delle autorità competenti.

In deroga al primo comma, gli enti possono classificare come strumenti del capitale primario di classe 1 le emissioni successive di una forma di strumenti del capitale primario di classe 1 per cui hanno già ricevuto tale autorizzazione, purché siano soddisfatte le condizioni seguenti:

   a) le disposizioni che governano tali emissioni successive sono sostanzialmente analoghe alle disposizioni che governano le emissioni per cui gli enti hanno già ricevuto un'autorizzazione;
   b) gli enti hanno informato le autorità competenti con sufficiente anticipo della classificazione di tali emissioni successive come strumenti del capitale primario di classe 1.

Le autorità competenti consultano l'ABE prima di concedere l'autorizzazione per nuove forme di strumenti di capitali da classificare come strumenti del capitale primario di classe 1. Le autorità competenti tengono debitamente conto del parere dell'ABE e, qualora decidano di discostarsene, ne informano per iscritto l'ABE entro tre mesi dalla data di ricevimento del parere dell'ABE illustrando le ragioni per cui si sono discostate dal relativo parere. Il presente comma non si applica agli strumenti di capitale di cui all'articolo 31.

Sulla base delle informazioni raccolte presso le autorità competenti, l'ABE elabora, aggiorna e pubblica un elenco di tutte le forme di strumenti di capitale in ciascuno Stato membro che sono considerate strumenti del capitale primario di classe 1. In conformità dell'articolo 35 del regolamento (UE) n. 1093/2010, l'ABE può raccogliere qualsiasi informazione relativa agli strumenti del capitale primario di classe 1 che ritenga necessaria per accertare la conformità dei criteri di cui all'articolo 28 o, ove applicabile, all'articolo 29 del presente regolamento, e per il mantenimento e l'aggiornamento dell'elenco di cui al presente comma.

A seguito del processo di revisione di cui all'articolo 80 e quando sussistono prove sufficienti che i pertinenti strumenti di capitale non soddisfano o non soddisfano più i criteri di cui all'articolo 28 o, ove applicabile, all'articolo 29, l'ABE può decidere di non aggiungere tali strumenti all'elenco di cui al quarto comma o di rimuoverli, a seconda dei casi. L'ABE diffonde una comunicazione in merito nella quale fa altresì riferimento alla posizione della pertinente autorità competente sulla questione. Il presente comma non si applica agli strumenti di capitale di cui all'articolo 31.";

"

16)   l'articolo 28 è così modificato:

a)   il paragrafo 1 è così modificato:

i)   la lettera b) è sostituita dalla seguente:"

"b) gli strumenti sono interamente versati e l'acquisizione della loro proprietà non è finanziata dall'ente, né direttamente né indirettamente;";

"

ii)   è aggiunto il seguente comma:"

"Ai fini della lettera b) del primo comma, può essere considerata uno strumento di capitale di classe 1solo la parte di uno strumento di capitale che è interamente versata.";

"

b)   al paragrafo 3, sono aggiunti i commi seguenti:"

"Le condizioni di cui al paragrafo 1, primo comma, lettera h), punto v), sono considerate soddisfatte nonostante il fatto che una filiazione sia soggetta a un accordo di trasferimento dei profitti e delle perdite con la rispettiva impresa madre, secondo il quale la filiazione è obbligata a trasferire, in seguito alla preparazione del bilancio annuale, i suoi risultati annuali all'impresa madre, se sono soddisfatte tutte le condizioni seguenti:

   a) l'impresa madre detiene il 90% o più dei diritti di voto e del capitale della filiazione;
   b) l'impresa madre e la filiazione sono stabilite nello stesso Stato membro;
   c) l'accordo è stato concluso per fini fiscali legittimi;
   d) nel preparare il bilancio annuale la filiazione ha la facoltà di ridurre l'importo delle distribuzioni assegnando una parte o la totalità dei profitti alle riserve o fondi propri per rischi bancari generali prima di effettuare qualsiasi pagamento a favore della sua impresa madre;
   e) ai sensi dell'accordo l'impresa madre è obbligata a compensare integralmente la filiazione di tutte le perdite subite da quest'ultima;
   f) l'accordo è soggetto a un periodo di preavviso secondo il quale l'accordo può cessare solo alla fine di un esercizio contabile e tale cessazione può avere effetto non prima dell'inizio dell'esercizio contabile successivo, lasciando invariato l'obbligo dell'impresa madre di compensare integralmente la filiazione di tutte le perdite subite nell'esercizio contabile in corso.

L'ente che ha stipulato un accordo di trasferimento dei profitti e delle perdite lo notifica senza indugio all'autorità competente e fornisce a quest'ultima una copia dell'accordo. L'ente notifica senza indugio all'autorità competente anche le eventuali modifiche dell'accordo di trasferimento dei profitti e delle perdite e la sua cessazione. Un ente non può stipulare più di un accordo di trasferimento dei profitti e delle perdite.";

"

17)  all'articolo 33, paragrafo 1, la lettera c) è sostituita dalla seguente:"

"c) i profitti e le perdite di valore equo su derivati passivi dell'ente dovuti a variazioni del rischio di credito dell'ente.";

"

18)  l'articolo 36 è così modificato:

a)   il paragrafo 1 è così modificato:

i)   la lettera b) è sostituita dalla seguente:"

"b) le attività immateriali ad eccezione delle attività software stimate con prudenza sul cui valore la risoluzione, l'insolvenza o la liquidazione dell'ente non ha effetti negativi;";

"

ii)   è aggiunta la lettera seguente:"

"n) per un impegno di valore minimo di cui all'articolo 132 quater, paragrafo 2, qualsiasi importo per cui il valore corrente di mercato delle quote o delle azioni in OIC sottostanti l'impegno di valore minimo risulta ridotto rispetto al valore attuale dell'impegno di valore minimo e per il quale l'ente non ha già riconosciuto una riduzione degli elementi del capitale primario di classe 1.";

"

b)   è aggiunto il seguente paragrafo:"

"4. "L'ABE elabora progetti di norme tecniche di regolamentazione per specificare l'applicazione delle deduzioni di cui al paragrafo 1, lettera b), compresa la rilevanza degli effetti negativi sul valore che non provocano preoccupazioni sotto il profilo prudenziale.

L'ABE presenta detti progetti di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro il... [dodici mesi dopo la data di entrata in vigore del presente regolamento modificativo].

Alla Commissione è delegato il potere di integrare il presente regolamento adottando le norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1093/2010.";

"

19)  all'articolo 37 è aggiunta la lettera seguente:"

"c) l'importo da dedurre è ridotto dell'importo della rivalutazione contabile delle attività immateriali delle filiazioni derivanti dal consolidamento delle filiazioni e imputabili a persone diverse dalle imprese incluse nel consolidamento ai sensi della parte uno, titolo II, capo 2.";

"

20)  all'articolo 39, paragrafo 2, primo comma, la frase introduttiva è sostituita dalla seguente:"

"Le attività fiscali differite che non dipendono dalla redditività futura si limitano alle attività fiscali differite create prima del 23 novembre 2016 e derivanti da differenze temporanee, se sono soddisfatte tutte le seguenti condizioni:";

"

21)  all'articolo 45, lettera a), il punto i) è sostituito dal seguente:"

"i) la data di scadenza della posizione corta sia la stessa o successiva alla data di scadenza della posizione lunga o la durata residua della posizione corta sia di almeno un anno;";

"

22)  l'articolo 49 è così modificato:▌

a)  al paragrafo 2 è aggiunto il seguente comma:"

"Il presente paragrafo non si applica al calcolo dei fondi propri ai fini dei requisiti di cui agli articoli 92 bis e 92 ter, che sono calcolati conformemente al quadro per le deduzioni di cui all'articolo 72 sexies, paragrafo 4.";

"

b)  il paragrafo 3 è così modificato:

i)  alla lettera a), punto iv), l'ultima frase è sostituita dalla seguente:"

"Il bilancio consolidato o il calcolo aggregato esteso è notificato alle autorità competenti con la frequenza stabilita dalla norma tecnica di regolamentazione di cui all'articolo 430, paragrafo 6";

"

ii)  alla lettera a), punto v), l'ultima frase è sostituita dalla seguente:"

" v) gli enti inclusi in un sistema di tutela istituzionale soddisfano, su base consolidata o su base aggregata estesa, i requisiti di cui all'articolo 92 e notificano il rispetto di tali requisiti conformemente all'articolo 430. "

"

23)  all'articolo 52, il paragrafo 1 è così modificato:

a)  la lettera a) è sostituita dalla seguente:"

"a) gli strumenti sono emessi direttamente da un ente e interamente versati";

"

b)   la frase introduttiva della lettera b) è sostituita dalla seguente:"

b) gli strumenti non sono di proprietà di nessuno dei seguenti soggetti:";

"

c)   la lettera c) è sostituita dalla seguente:"

"c) l'acquisizione della proprietà degli strumenti non è finanziata dall'ente, né direttamente né indirettamente;";

"

d)   la lettera h) è sostituita dalla seguente:"

"h) se gli strumenti includono una o più opzioni di rimborso anticipato tra cui opzioni call, le opzioni possono essere esercitate unicamente a discrezione dell'emittente;";

"

e)   la lettera j) è sostituita dalla seguente:"

"j) le disposizioni che disciplinano gli strumenti non indicano, né implicitamente né esplicitamente, che gli strumenti saranno rimborsati, anche anticipatamente, o riacquistati, a seconda dei casi, dall'ente in casi diversi da quelli di insolvenza o liquidazione dell'ente, e l'ente non fornisce altrimenti tale indicazione;";

"

f)  la lettera p) è sostituita dalla seguente:"

"p) se l'emittente ha sede in un paese terzo e, in conformità dell'articolo 12 della direttiva 2014/59/UE, è stato incluso in un gruppo soggetto a risoluzione la cui entità soggetta a risoluzione ha sede nell'Unione, o se l'emittente ha sede in uno Stato membro, la legge o le disposizioni contrattuali che disciplinano gli strumenti prescrivono che, previa decisione dell'autorità di risoluzione di esercitare i poteri di svalutazione e di conversione di cui all'articolo 59 di tale direttiva, il valore nominale degli strumenti sia svalutato in via permanente o gli strumenti siano convertiti in strumenti del capitale primario di classe 1;

se l'emittente ha sede in un paese terzo e, in conformità dell'articolo 12 della direttiva 2014/59/UE, non è stato incluso in un gruppo soggetto a risoluzione la cui entità soggetta a risoluzione ha sede nell'Unione, la legge o le disposizioni contrattuali che disciplinano gli strumenti prescrivono che, previa decisione della pertinente autorità del paese terzo, il valore nominale degli strumenti sia svalutato in via permanente o gli strumenti siano convertiti in strumenti del capitale primario di classe 1;";

"

g)  ▌ sono aggiunte le lettere seguenti ▌:"

"q) se l'emittente ha sede in un paese terzo e, in conformità dell'articolo 12 della direttiva 2014/59/UE, è stato incluso in un gruppo soggetto a risoluzione la cui entità soggetta a risoluzione ha sede nell'Unione, o se l'emittente ha sede in uno Stato membro, gli strumenti possono essere emessi secondo la legge, o essere altrimenti soggetti alla legge di un paese terzo, solo qualora, in base a tale legge, l'esercizio dei poteri di svalutazione e di conversione di cui all'articolo 59 di tale direttiva sia efficace e opponibile sul piano giuridico, sulla base di disposizioni di legge o disposizioni contrattuali giuridicamente vincolanti che riconoscono azioni di risoluzione o altre azioni di svalutazione o di conversione;

   r) gli strumenti non sono soggetti ad ▌ accordi di compensazione o di netting ▌ che possano comprometterne la capacità di assorbire le perdite.";

"

h)   è aggiunto il seguente comma:"

"Ai fini della lettera a) del primo comma, può essere considerata uno strumento aggiuntivo di classe 1 solo la parte di uno strumento di capitale che è interamente versata.";

"

24)   all'articolo 54, paragrafo 1, è aggiunta la lettera seguente:"

"e) se gli strumenti aggiuntivi di classe 1 sono stati emessi da un'impresa filiazione che ha sede in un paese terzo, il valore di attivazione pari o superiore al 5.125% di cui alla lettera a) è calcolato conformemente alla normativa nazionale di tale paese terzo o alle disposizioni contrattuali che disciplinano gli strumenti, a condizione che l'autorità competente, previa consultazione dell'ABE, ritenga che tali disposizioni siano almeno equivalenti ai requisiti di cui al presente articolo";

"

25)  all'articolo 59, lettera a), il punto i) è sostituito dal seguente:"

"i) la data di scadenza della posizione corta sia la stessa o successiva alla data di scadenza della posizione lunga o la durata residua della posizione corta sia di almeno un anno;";

"

26)  all'articolo 62, la lettera a) è sostituita dalla seguente:"

"a) strumenti di capitale ▌, quando sono rispettate le condizioni di cui all'articolo 63 e nella misura specificata all'articolo 64;";

"

27)  l'articolo 63 è così modificato:

a)  la frase introduttiva è sostituita dalla seguente:"

"Gli strumenti di capitale si considerano strumenti di classe 2, a condizione che siano soddisfatte le seguenti condizioni:";

"

b)   la lettera a) è sostituita dalla seguente:"

"a) gli strumenti sono emessi direttamente ▌ da un ente e interamente versati;";

"

c)   alla lettera b), la frase introduttiva è sostituita dal seguente:"

"b) gli strumenti non sono di proprietà di nessuno dei seguenti soggetti:";

"

d)   le lettere c) e d) sono sostituite dalle seguenti:"

"c) l'acquisizione della proprietà degli strumenti non è finanziata dall'ente, né direttamente né indirettamente;

   d) il diritto o credito sul valore nominale degli strumenti a norma delle disposizioni che disciplinano gli strumenti è di rango inferiore ai diritti o crediti da strumenti di passività ammissibili;";

"

e)   alla lettera e), la frase introduttiva è sostituita dal seguente:"

"e) gli strumenti non sono coperti o non sono oggetto di una garanzia che aumenti il rango (seniority) del diritto o credito da parte di nessuno dei seguenti soggetti:";

"

f)   le lettere da f) a n) sono sostituite dalle seguenti:"

"f) gli strumenti non sono oggetto di alcuna disposizione che aumenti in altri modi il rango del diritto o credito cui danno titolo gli strumenti;

   g) gli strumenti hanno una durata originaria di almeno cinque anni;
   h) le disposizioni che disciplinano gli strumenti non contengono alcun incentivo che incoraggi l'ente a seconda dei casi a rimborsarne o ripagarne il valore nominale prima della scadenza;
   i) se gli strumenti includono una o più opzioni early repayment, tra cui opzioni call, le opzioni possono essere esercitate unicamente a discrezione dell'emittente;
   j) gli strumenti possono essere rimborsati, anche anticipatamente, o riacquistati o ripagati anticipatamente solo quando le condizioni di cui all'articolo 77 sono soddisfatte, e non prima di cinque anni dalla data di emissione, eccetto quando sono soddisfatte le condizioni di cui all'articolo 78, paragrafo 4;
   k) le disposizioni che disciplinano gli strumenti non indicano, né implicitamente né esplicitamente, che gli strumenti saranno rimborsati, anche anticipatamente, riacquistati o ripagati anticipatamente, a seconda dei casi, dall'ente in casi diversi da quelli di insolvenza o liquidazione dell'ente, e l'ente non fornisce altrimenti tale indicazione;
   l) le disposizioni che disciplinano gli strumenti non attribuiscono al possessore il diritto di accelerare i futuri pagamenti programmati degli interessi o del capitale, salvo in caso di insolvenza o liquidazione dell'ente;
   m) il livello dei pagamenti di interessi o dividendi, a seconda dei casi, dovuti sugli strumenti non sarà modificato sulla base del merito di credito dell'ente o della sua impresa madre;
   n) se l'emittente ha sede in un paese terzo e, in conformità dell'articolo 12 della direttiva 2014/59/UE, è stato incluso in un gruppo soggetto a risoluzione la cui entità soggetta a risoluzione ha sede nell'Unione, o se l'emittente ha sede in uno Stato membro, la legge o le disposizioni contrattuali che disciplinano gli strumenti prescrivono che, previa decisione dell'autorità di risoluzione di esercitare i poteri di svalutazione e di conversione di cui all'articolo 59 di tale direttiva, il valore nominale degli strumenti sia svalutato in via permanente o gli strumenti siano convertiti in strumenti del capitale primario di classe 1;

se l'emittente ha sede in un paese terzo e, in conformità dell'articolo 12 della direttiva 2014/59/UE, non è stato incluso in un gruppo soggetto a risoluzione la cui entità soggetta a risoluzione ha sede nell'Unione, la legge o le disposizioni contrattuali che disciplinano gli strumenti prescrivono che, previa decisione della pertinente autorità del paese terzo, il valore nominale degli strumenti sia svalutato in via permanente o gli strumenti siano convertiti in strumenti del capitale primario di classe 1;";

"

g)  sono aggiunte le lettere seguenti:"

"o) se l'emittente ha sede in un paese terzo e, in conformità dell'articolo 12 della direttiva 2014/59/UE, è stato incluso in un gruppo soggetto a risoluzione la cui entità soggetta a risoluzione ha sede nell'Unione, o se esso ha sede in uno Stato membro, gli strumenti possono essere emessi secondo la legge, o essere altrimenti soggetti alla legge di un paese terzo, solo qualora, in base a tale legge, l'esercizio dei poteri di svalutazione e di conversione di cui all'articolo 59 di tale direttiva sia efficace e opponibile sul piano giuridico, sulla base di disposizioni di legge o disposizioni contrattuali giuridicamente vincolanti che riconoscono azioni di risoluzione o altre azioni di svalutazione o di conversione;

   p) gli strumenti non sono soggetti ad ▌ accordi di compensazione o di netting ▌ che possano comprometterne la capacità di assorbire le perdite.";

"

h)   è aggiunto il paragrafo seguente:"

"Ai fini della lettera a) del primo comma, può essere considerata uno strumento di classe 2solo la parte dello strumento di capitale che è interamente versata.";

"

28)  l'articolo 64 è sostituito dal seguente:"

"Articolo 64

Ammortamento degli strumenti di classe 2

   1. Gli strumenti di classe 2 con una durata residua superiore a cinque anni sono considerati nel loro importo integrale elementi di classe 2.
   2. La misura in cui gli strumenti di classe 2 sono considerati come elementi di classe 2 nel corso degli ultimi cinque anni di scadenza degli strumenti è calcolata moltiplicando il risultato ottenuto dal calcolo di cui alla lettera a) per l'importo di cui alla lettera b), come segue:
   a) il valore contabile degli strumenti ▌ al primo giorno dell'ultimo periodo di cinque anni di durata contrattuale diviso per il numero dei giorni compresi in tale periodo;
   b) il numero dei giorni rimanenti della durata contrattuale degli strumenti ▌.";

"

29)  all'articolo 66, è aggiunta la lettera seguente:"

"e) l'importo degli elementi da dedurre dagli elementi delle passività ammissibili conformemente all'articolo 72 sexies che supera gli elementi di passività ammissibili dell'ente.";

"

30)  all'articolo 69, lettera a), il punto i) è sostituito dal seguente:"

"i) la data di scadenza della posizione corta sia la stessa o successiva alla data di scadenza della posizione lunga o la durata residua della posizione corta sia di almeno un anno;";

"

31)  dopo l'articolo 72 è inserito il seguente capo:"

"CAPO 5 bis

Passività ammissibili

Sezione 1

Elementi e strumenti di passività ammissibili

Articolo 72 bis

Elementi di passività ammissibili

   1. Le passività ammissibili comprendono i seguenti elementi, a meno che rientrino in una delle categorie di passività escluse di cui al paragrafo 2 del presente articolo, nella misura definita all'articolo 72 quater:
   a) gli strumenti di passività ammissibili per i quali sono soddisfatte le condizioni di cui all'articolo 72 ter, nella misura in cui non siano considerati elementi di capitale primario di classe 1, di capitale aggiuntivo di classe 1 o di capitale di classe 2;
   b) gli strumenti di classe 2 con una durata residua di almeno un anno, nella misura in cui non siano considerati elementi di classe 2 a norma dell'articolo 64.
   2. Le seguenti passività sono escluse dagli elementi di passività ammissibili:
   a) i depositi protetti;
   b) i depositi a vista e i depositi a breve termine con scadenza originaria inferiore a un anno;
   c) la parte dei depositi ammissibili di persone fisiche e microimprese, piccole e medie imprese che supera il livello di copertura previsto dall'articolo 6 della direttiva 2014/49/UE del Parlamento europeo e del Consiglio*;
   d) i depositi di persone fisiche, microimprese, piccole e medie imprese che si configurerebbero come depositi ammissibili se non fossero stati effettuati tramite succursali situate al di fuori dell'Unione di enti stabiliti nell'Unione;
   e) le passività garantite, incluse le obbligazioni garantite e le passività sotto forma di strumenti finanziari utilizzati a fini di copertura che costituiscono parte integrante dell'aggregato di copertura e che in conformità della normativa nazionale sono garantiti in modo simile alle obbligazioni garantite, a condizione che tutte le attività garantite relative ad un aggregato di copertura di obbligazioni garantite restino immuni, separate e dispongano di sufficienti finanziamenti, ed esclusa qualsiasi parte di una passività garantita o di una passività per la quale è stata costituita una garanzia reale che supera il valore delle attività, del pegno, del vincolo o della garanzia reale con i quali è garantita;
   f) qualsiasi passività derivante dalla detenzione di attività o denaro di clienti, incluse attività o denaro di clienti detenuti per conto di organismi di investimento collettivo, a condizione che il cliente sia protetto dalla normativa in materia di insolvenza vigente;
   g) qualsiasi passività sorta in virtù di un rapporto fiduciario tra l'entità soggetta a risoluzione o una delle sue filiazioni (in quanto fiduciario) e un'altra persona (in quanto beneficiario), a condizione che il beneficiario sia protetto dalla normativa in materia di insolvenza o dal diritto civile vigente;
   h) le passività nei confronti di enti, escluse quelle nei confronti di soggetti che fanno parte dello stesso gruppo, con scadenza originaria inferiore a sette giorni;
   i) le passività con durata residua inferiore a sette giorni, nei confronti di:
   i) sistemi o gestori dei sistemi designati a norma della direttiva 98/26/CE del Parlamento europeo e del Consiglio**;
   ii) partecipanti a un sistema designato a norma della direttiva 98/26/CE e passività derivanti dalla partecipazione a tale sistema; o
   iii) controparti centrali di paesi terzi riconosciute conformemente all'articolo 25 del regolamento (UE) n. 648/2012;
   j) le passività nei confronti di uno dei soggetti seguenti:
   i) un dipendente, per quanto riguarda la retribuzione, i benefici pensionistici o altra remunerazione fissa dovuti, ad eccezione della componente variabile della remunerazione non disciplinata da un contratto collettivo e della componente variabile della remunerazione dei soggetti che assumono rischi significativi di cui all'articolo 92, paragrafo 2, della direttiva 2013/36/UE;
   ii) un creditore, sia esso un fornitore o un'impresa commerciale, quando la passività deriva dalla fornitura all'ente o all'impresa madre di beni o servizi essenziali per il funzionamento quotidiano delle sue operazioni, compresi i servizi informatici, le utenze e la locazione, la riparazione e la manutenzione dei locali;
   iii) autorità tributarie e previdenziali, a condizione che si tratti di passività privilegiate ai sensi del diritto vigente;
   iv) sistemi di garanzia dei depositi, quando la passività deriva da contributi dovuti a norma della direttiva 2014/49/UE;
   k) passività risultanti da derivati;
   l) passività derivanti da strumenti di debito che incorporano una componente derivata.

Ai fini della lettera l) del primo comma, gli strumenti di debito che includono opzioni di rimborso anticipato esercitabili a discrezione dell'emittente o del possessore nonché strumenti di debito a interesse variabile, calcolato sulla base di un tasso di riferimento ampiamente utilizzato, quale l'Euribor o il Libor, non sono considerati strumenti di debito che incorporano una componente derivata solo per la presenza di tali caratteristiche.

Articolo 72 ter

Strumenti di passività ammissibili

   1. Le passività sono considerate strumenti di passività ammissibili ▌ purché soddisfino le condizioni di cui al presente articolo e solo nella misura prevista dal presente articolo.
   2. Le passività sono considerate strumenti di passività ammissibili, purché siano soddisfatte tutte le seguenti condizioni:
   a) le passività sono emesse o assunte direttamente, a seconda dei casi, da un ente e interamente versate;
   b) le passività non sono di proprietà di nessuno dei seguenti soggetti:
   i) l'ente o un soggetto incluso nello stesso gruppo soggetto a risoluzione;
   ii) un'impresa nella quale l'ente detiene una partecipazione, diretta o indiretta, in forma di proprietà, diretta o tramite un legame di controllo, pari al 20% o più dei diritti di voto o del capitale dell'impresa stessa;
   c) l'acquisizione della proprietà delle passività non è finanziata dall'entità soggetta a risoluzione, né direttamente né indirettamente;
   d) il diritto o credito sul valore nominale delle passività a norma delle disposizioni che disciplinano gli strumenti è pienamente subordinato ai diritti o crediti derivanti dalle passività escluse di cui all'articolo 72 bis, paragrafo 2; tale requisito di subordinazione è considerato soddisfatto nelle seguenti situazioni:
   i) le disposizioni contrattuali che disciplinano le passività specificano che in caso di procedura ordinaria di insolvenza, come definita all'articolo 2, paragrafo 1, punto 47), della direttiva 2014/59/UE, il diritto o credito sul valore nominale degli strumenti è di rango inferiore ai diritti o crediti derivanti da una qualsiasi delle passività escluse di cui all'articolo 72 bis, paragrafo 2, del presente regolamento;
   ii) la legge ▌ applicabile specifica che in caso di procedura ordinaria di insolvenza, come definita all'articolo 2, paragrafo 1, punto 47), della direttiva 2014/59/UE, il diritto o credito sul valore nominale degli strumenti è di rango inferiore ai diritti o crediti derivanti da una qualsiasi delle passività escluse di cui all'articolo 72 bis, paragrafo 2, del presente regolamento;
   iii) gli strumenti sono emessi da un'entità soggetta a risoluzione nel cui bilancio non figura nessuna delle passività escluse di cui all'articolo 72 bis, paragrafo 2, del presente regolamento, che sia di rango pari o subordinato rispetto agli strumenti di passività ammissibili;
   e) le passività non sono protette né sono oggetto di una garanzia o qualsiasi altro meccanismo che aumenti il rango (seniority) del diritto o credito da parte di nessuno dei seguenti soggetti:
   i) l'ente o le sue filiazioni;
   ii) l'impresa madre dell'ente o le sue filiazioni;
   iii) qualsiasi impresa che abbia stretti legami con i soggetti di cui ai punti i) e ii);
   f) le passività non sono soggette ad accordi di compensazione o ▌di netting che possano comprometterne la capacità di assorbire le perdite nella risoluzione;
   g) le disposizioni che disciplinano le passività non contengono alcun incentivo per l'ente a rimborsare, anche anticipatamente, riacquistare prima della scadenza o ripagare anticipatamente il valore nominale, a seconda dei casi, salvo nei casi di cui all'articolo 72 quater, paragrafo 3;
   h) le passività non sono liquidabili da parte dei possessori degli strumenti prima della loro scadenza, salvo nei casi di cui all'articolo 72 quater, paragrafo 2;
   i) fatto salvo l'articolo 72 quater, paragrafi 3 e 4, se le passività includono una o più ▌ opzioni early repayment tra cui opzioni call, le opzioni possono essere esercitate unicamente a discrezione dell'emittente, salvo nei casi di cui all'articolo 72 quater, paragrafo 2;
   j) le passività possono essere rimborsate, anche anticipatamente, riacquistate o ripagate anticipatamente solo quando sono rispettate le condizioni di cui agli articoli 77 e 78 bis;
   k) le disposizioni che disciplinano le passività non indicano, né implicitamente né esplicitamente, che le passività saranno ▌rimborsate, anche anticipatamente, riacquistate o ripagate anticipatamente, a seconda dei casi, dall'entità soggetta a risoluzione in casi diversi da quelli di insolvenza o liquidazione dell'ente, e l'ente non fornisce altrimenti tale indicazione;
   l) le disposizioni che disciplinano le passività non attribuiscono al possessore il diritto di accelerare i futuri pagamenti programmati degli interessi o del capitale, salvo in caso di insolvenza o liquidazione dell'entità soggetta a risoluzione;
   m) il livello dei pagamenti di interessi o dividendi, a seconda dei casi, dovuti sulle passività, non è modificato sulla base del merito di credito dell'entità soggetta a risoluzione o della sua impresa madre;
   n) per gli strumenti emessi dopo il ... [due anni a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente regolamento modificativo] la documentazione contrattuale pertinente e, se del caso, il prospetto relativo all'emissione fanno esplicito riferimento all'eventuale esercizio dei poteri di svalutazione e di conversione di cui all'articolo 48 della direttiva 2014/59/UE. ▌

Ai fini della lettera a) del primo comma, sono considerate strumenti di passività ammissibili solo le parti di passività che sono interamente versate.

Ai fini della lettera d) del primo comma, del presente articolo se alcune delle passività escluse di cui all'articolo 72 bis, paragrafo 2, sono subordinate a crediti ordinari non garantiti ai termini della normativa nazionale in materia di insolvenza, a causa, tra l'altro, del fatto che sono detenuti da un creditore che ha stretti legami con il debitore, poiché è o è stato un azionista, in un rapporto di controllo o di gruppo, un membro dell'organo di amministrazione o collegato a uno qualsiasi di tali soggetti, la subordinazione non è valutata con riferimento ai crediti derivanti da tali passività escluse.

   3. Oltre alle passività di cui al paragrafo 2, del presente articolo l'autorità di risoluzione può consentire che le passività siano considerate strumenti di passività ammissibili fino a un importo complessivo che non supera il 3,5% dell'importo complessivo dell'esposizione al rischio calcolato conformemente all'articolo 92, paragrafi 3 e 4, purché:
   a) siano soddisfatte tutte le condizioni di cui al paragrafo 2, eccezion fatta per la condizione di cui alla lettera d) del paragrafo 2, primo comma;
   b) le passività siano di rango pari alle passività escluse di rango più basso di cui all'articolo 72 bis, paragrafo 2, ad eccezione delle passività escluse che sono subordinate ai crediti ordinari non garantiti ai termini della normativa nazionale in materia di insolvenza di cui al paragrafo 2, terzo comma, del presente articolo; e
   c) l'inclusione di tali passività negli elementi di passività ammissibili non comporti il rischio rilevante di un'impugnazione in giudizio con esito positivo o di valida richiesta di risarcimento, come valutato dall'autorità di risoluzione in relazione ai principi di cui all'articolo 34, paragrafo 1, lettera g), e all'articolo 75 della direttiva 2014/59/UE.

   4. L'autorità di risoluzione può consentire che le passività siano considerate strumenti di passività ammissibili in aggiunta alle passività di cui al paragrafo 2, purché:
   a) ▌all'ente ▌non sia consentito includere negli elementi di passività ammissibili le passività di cui al paragrafo 3 ▌;
   b) siano soddisfatte tutte le condizioni di cui al paragrafo 2, eccezion fatta per la condizione di cui alla lettera d) del paragrafo 2, primo comma;
   c) le passività siano di rango pari o superiore alle passività escluse di rango più basso di cui all'articolo 72 bis, paragrafo 2, ad eccezione delle passività escluse subordinate ai crediti ordinari non garantiti ai termini della normativa nazionale in materia di insolvenza di cui al paragrafo 2, terzo comma, del presente articolo;
   d) nel bilancio dell'ente, l'importo delle passività escluse di cui all'articolo 72 bis, paragrafo 2, che sono di rango pari o inferiore a tali passività in caso di insolvenza non superi il 5% dell'importo dei fondi propri e delle passività ammissibili dell'ente;
   e) l'inclusione di tali passività negli elementi di passività ammissibili non comporti un rischio rilevante di impugnazione in giudizio con esito positivo o di valida richiesta di risarcimento, come valutato dall'autorità di risoluzione in relazione ai principi di cui all'articolo 34, paragrafo 1, lettera g), e all'articolo 75 della direttiva 2014/59/UE.
   5. L'autorità di risoluzione può unicamente autorizzare un ente ▌a includere le passività di cui al paragrafo 3 o al paragrafo 4 quali elementi di passività ammissibili.

   6. L'autorità di risoluzione consulta l'autorità competente quando esamina se siano soddisfatte le condizioni di cui al presente articolo.
   7. L'ABE elabora progetti di norme tecniche di regolamentazione per specificare:
   a) le forme e la natura applicabili del finanziamento indiretto degli strumenti di passività ammissibili;
   b) la forma e la natura degli incentivi al rimborso ai fini del paragrafo 2, primo comma, lettera g), del presente articolo e dell'articolo 72 quater, paragrafo 3.

Tali progetti di norme tecniche di regolamentazione sono pienamente allineati all'atto delegato di cui all'articolo 28, paragrafo 5, lettera a), e all'articolo 52, paragrafo 2, lettera a)***.

L'ABE presenta detti progetti di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro il... [sei mesi dopo la data di entrata in vigore del presente regolamento modificativo].

Alla Commissione è delegato il potere di integrare il presente regolamento adottando le norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1093/2010.

Articolo 72 quater

Ammortamento degli strumenti di passività ammissibili

   1. Gli strumenti di passività ammissibili aventi una durata residua di almeno un anno sono considerati a pieno titolo elementi di passività ammissibili.

Gli strumenti di passività ammissibili aventi una durata residua inferiore ad un anno non sono considerati elementi di passività ammissibili.

   2. Ai fini del paragrafo 1, quando uno strumento di passività ammissibili include un'opzione di rimborso del possessore esercitabile prima della scadenza stabilita originariamente per lo strumento, la scadenza dello strumento corrisponde alla data più vicina alla quale il possessore può esercitare l'opzione di rimborso e chiedere il riscatto o il rimborso dello strumento.
   3. Ai fini del paragrafo 1, quando uno strumento di passività ammissibili include un incentivo per l'emittente a rimborsare, anche anticipatamente, ripagare o riacquistare lo strumento prima della sua scadenza stabilita originariamente, la scadenza dello strumento corrisponde alla data più vicina alla quale l'emittente può esercitare tale opzione e chiedere il riscatto o il rimborso dello strumento.
   4. Ai fini del paragrafo 1, quando uno strumento di passività ammissibili include opzioni di rimborso anticipato che possono essere esercitate unicamente a discrezione dell'emittente prima della scadenza dello strumento stabilita originariamente, ma le disposizioni che disciplinano lo strumento non includono alcun incentivo a rimborsare, anche anticipatamente, riacquistare o ripagare anticipatamente lo strumento prima della scadenza né opzioni di riscatto o rimborso a discrezione dei possessori, la scadenza dello strumento corrisponde alla scadenza stabilita originariamente.

Articolo 72 quinquies

Conseguenze del venir meno del rispetto delle condizioni di ammissibilità

Quando, nel caso di uno strumento di passività ammissibili, le condizioni applicabili di cui all'articolo 72 ter non sono più soddisfatte, le passività cessano immediatamente di essere considerate strumenti di passività ammissibili.

Le passività di cui all'articolo 72 ter, paragrafo 2, possono continuare ad essere considerate strumenti di passività ammissibili finché sono considerate tali ai sensi dell'articolo 72 ter, paragrafo 3 o 4.

Sezione 2

Deduzioni da elementi di passività ammissibili

Articolo 72 sexies

Deduzioni da elementi di passività ammissibili

   1. Gli enti che sono soggetti all'articolo 92 bis deducono dagli elementi di passività ammissibili:
   a) gli strumenti propri di passività ammissibili detenuti dall'ente direttamente, indirettamente o sinteticamente, comprese le passività proprie che l'ente potrebbe essere obbligato ad acquistare in virtù di obblighi contrattuali esistenti;
   b) gli strumenti di passività ammissibili detenuti dall'ente direttamente, indirettamente o sinteticamente, emessi da soggetti G-SII con i quali l'ente ha partecipazioni incrociate reciproche che l'autorità competente ritiene siano stati concepiti per gonfiare artificialmente la capacità di assorbimento delle perdite e di ricapitalizzazione dell'entità soggetta a risoluzione;
   c) l'importo applicabile determinato in conformità dell'articolo 72 decies degli strumenti di passività ammissibili emessi da soggetti G-SII detenuti dall'ente direttamente, indirettamente o sinteticamente, quando l'ente non ha un investimento significativo in tali soggetti;
   d) gli strumenti di passività ammissibili emessi da soggetti G-SII detenuti dall'ente direttamente, indirettamente o sinteticamente quando l'ente ha un investimento significativo in tali soggetti, escludendo le posizioni in impegni irrevocabili detenute per cinque giorni lavorativi o meno.
   2. Ai fini della presente sezione, tutti gli strumenti aventi rango pari agli strumenti di passività ammissibili sono trattati come strumenti di passività ammissibili, ad eccezione degli strumenti aventi rango pari agli strumenti riconosciuti come passività ammissibili ai sensi dell'articolo 72 ter, paragrafi 3 e 4.
   3. Ai fini della presente sezione gli enti possono calcolare l'importo degli strumenti di passività ammissibili detenuti di cui all'articolo 72 ter, paragrafo 3, come segue:

20190416-P8_TA-PROV(2019)0369_IT-p0000002.png

dove:

h = l'importo degli strumenti di passività ammissibili detenuti di cui all'articolo 72 ter, paragrafo 3;

i = l'indice che individua l'ente emittente;

Hi = l'importo totale delle passività ammissibili detenute dell'ente emittente "i" di cui all'articolo 72 ter, paragrafo 3;

li = l'importo delle passività incluse negli elementi di passività ammissibili dall'ente emittente "i" entro i limiti specificati all'articolo 72 ter, paragrafo 3, secondo le ultime informazioni dell'ente emittente; e

Li = l'importo totale delle passività in essere dell'ente emittente "i" di cui all'articolo 72 ter, paragrafo 3, secondo le ultime informazioni dell'emittente.

   4. Quando un ente impresa madre nell'UE o un ente impresa madre in uno Stato membro che è soggetto all'articolo 92 bis detiene direttamente, indirettamente o sinteticamente strumenti di fondi propri o strumenti di passività ammissibili di una o più filiazioni che non appartengono allo stesso gruppo soggetto a risoluzione dell'ente impresa madre, l'autorità di risoluzione di tale ente impresa madre, previa debita considerazione del parere delle autorità di risoluzione delle filiazioni interessate, può autorizzare l'ente impresa madre a detrarre tali partecipazioni deducendo un importo inferiore specificato dall'autorità di risoluzione di tale ente impresa madre. Il predetto importo adeguato deve essere almeno pari all'importo (m) calcolato come segue:

𝑚𝑖=max{0;𝑂𝑃𝑖+𝐿𝑃𝑖−𝑚𝑎𝑥{0;𝛽∙[𝑂𝑖+𝐿𝑖−𝑟𝑖∙a𝑅𝑊𝐴𝑖]}}

dove:

i = l'indice che individua la filiazione;

OPi = l'importo degli strumenti di fondi propri emessi dalla filiazione "i" e detenuti dall'ente impresa madre;

LPi = l'importo degli elementi di passività ammissibili emessi dalla filiazione "i" e detenuti dall'ente impresa madre;

𝛽 = percentuale degli strumenti di fondi propri e degli elementi di passività ammissibili emessi dalla filiazione "i" e detenuti dall'impresa madre;

Oi = l'importo dei fondi propri della filiazione "i", senza tenere conto della deduzione calcolata conformemente al presente paragrafo;

Li = l'importo delle passività ammissibili della filiazione "i", senza tenere conto della deduzione calcolata conformemente al presente paragrafo;

ri = il rapporto applicabile alla filiazione "i" a livello del suo gruppo soggetto a risoluzione a norma dell'articolo 92 bis, paragrafo 1, lettera a), del presente regolamento e dell'articolo 45 quinquies della direttiva 2014/59/UE; e

aRWAi = l'importo complessivo dell'esposizione al rischio del soggetto G-SII "i" calcolato in conformità dell'articolo 92, paragrafi 3 e 4, tenendo conto degli adeguamenti di cui all'articolo 12.

Qualora l'ente impresa madre sia autorizzata a dedurre l'importo adeguato in conformità del primo comma, la differenza tra l'importo degli strumenti di fondi propri e degli strumenti di passività ammissibili detenuti di cui al primo comma e l'importo adeguato sono dedotti dalla filiazione ▌.

Articolo 72 septies

Deduzioni di strumenti propri di passività ammissibili detenuti

Ai fini dell'articolo 72 sexies, paragrafo 1, lettera a), gli enti calcolano le posizioni detenute sulla base delle posizioni lunghe lorde, fatte salve le seguenti eccezioni:

   a) gli enti possono calcolare le posizioni detenute sulla base della posizione lunga netta, purché siano soddisfatte entrambe le seguenti condizioni:
   i) le posizioni lunghe e corte riguardino la stessa esposizione sottostante e le posizioni corte non comportino alcun rischio di controparte;
   ii) entrambe le posizioni lunghe e corte siano detenute nel portafoglio di negoziazione o siano entrambe esterne a questo;
   b) gli enti stabiliscono l'importo da dedurre per i titoli su indici detenuti direttamente, indirettamente o sinteticamente calcolando l'esposizione sottostante verso gli strumenti propri di passività ammissibili in tali indici;
   c) gli enti possono compensare le posizioni lunghe lorde in strumenti propri di passività ammissibili derivanti dalla detenzione di titoli su indici a fronte di posizioni corte in strumenti propri di passività ammissibili derivanti da posizioni corte negli indici sottostanti, anche nei casi in cui tali posizioni corte comportino un rischio di controparte, a condizione che siano soddisfatte entrambe le seguenti condizioni:
   i) le posizioni lunghe e corte siano negli stessi indici sottostanti;
   ii) entrambe le posizioni lunghe e corte siano detenute nel portafoglio di negoziazione o siano entrambe esterne a questo.

Articolo 72 octies

Base di deduzione per gli elementi di passività ammissibili

Ai fini dell'articolo 72 sexies, paragrafo 1, lettere b), c) e d), gli enti deducono le posizioni lunghe lorde, fatte salve le eccezioni di cui agli articoli 72 nonies e 72 decies.

Articolo 72 nonies

Deduzione delle passività ammissibili detenute da altri soggetti G-SII

Gli enti che non si avvalgono dell'eccezione di cui all'articolo 72 undecies operano le deduzioni di cui all'articolo 72 sexies, paragrafo 1, lettere c) e d), secondo le seguenti modalità:

   a) possono calcolare gli strumenti di passività ammissibili detenuti direttamente, indirettamente o sinteticamente sulla base della posizione lunga netta nella stessa esposizione sottostante, purché le seguenti condizioni siano entrambe soddisfatte:
   i) la data di scadenza della posizione corta sia la stessa o successiva alla data di scadenza della posizione lunga o la durata residua della posizione corta sia di almeno un anno ▌;
   ii) sia la posizione corta sia la posizione lunga siano detenute nel portafoglio di negoziazione o siano entrambe esterne a questo.
   b) gli enti stabiliscono l'importo da dedurre per i titoli su indici detenuti direttamente, indirettamente o sinteticamente calcolando l'esposizione sottostante verso gli strumenti di passività ammissibili in tali indici.

Articolo 72 decies

Deduzione di passività ammissibili nei casi in cui l'ente non ha un investimento significativo in soggetti G-SII

   1. Ai fini dell'articolo 72 sexies, paragrafo 1, lettera c), gli enti calcolano l'importo applicabile da dedurre moltiplicando l'importo di cui alla lettera a) del presente paragrafo per il fattore risultante dal calcolo di cui alla lettera b) del presente paragrafo:
   a) l'importo aggregato degli strumenti del capitale primario di classe 1, degli strumenti aggiuntivi di classe 1 e degli strumenti di classe 2 di soggetti del settore finanziario e degli strumenti di passività ammissibili di soggetti G-SII in nessuno dei quali l'ente ha un investimento significativo, detenuti dall'ente direttamente, indirettamente o sinteticamente, che eccede il 10% degli elementi del capitale primario di classe 1 dell'ente, dopo aver applicato:
   i) gli articoli da 32 a 35;
   ii) l'articolo 36, paragrafo 1, lettere da a) a g), lettera k), punti da ii) a v), e lettera l), escluso l'importo da dedurre per attività fiscali differite che dipendono dalla redditività futura e derivano da differenze temporanee;
   iii) gli articoli 44 e 45;
   b) l'importo degli strumenti di passività ammissibili di soggetti G-SII in cui l'ente non ha un investimento significativo, detenuti dall'ente direttamente, indirettamente o sinteticamente, diviso per l'importo aggregato degli strumenti del capitale primario di classe 1, degli strumenti aggiuntivi di classe 1 e degli strumenti di classe 2 dei soggetti del settore finanziario e degli strumenti di passività ammissibili di soggetti G-SII in nessuno dei quali l'entità soggetta a risoluzione ha un investimento significativo, detenuti dall'ente direttamente, indirettamente o sinteticamente.
   2. Gli enti escludono le posizioni in impegni irrevocabili detenute per cinque giorni lavorativi o meno dagli importi di cui al paragrafo 1, lettera a), e dal calcolo del fattore in conformità del paragrafo 1, lettera b).
   3. L'importo da dedurre a norma del paragrafo 1 è ripartito tra ciascuno degli strumenti di passività ammissibili di un soggetto G-SII detenuti dall'ente. Gli enti stabiliscono l'importo di ciascuno strumento di passività ammissibili che è dedotto a norma del paragrafo 1 moltiplicando l'importo di cui alla lettera a) del presente paragrafo per la percentuale di cui alla lettera b) del presente paragrafo:
   a) l'importo delle posizioni detenute che devono essere dedotte a norma del paragrafo 1;
   b) la percentuale dell'importo aggregato degli strumenti di passività ammissibili di soggetti G-SII in cui l'ente non ha un investimento significativo detenuti dall'ente direttamente, indirettamente o sinteticamente relativa a ciascuno strumento di passività ammissibili detenuto dall'ente.
   4. L'importo delle posizioni detenute di cui all'articolo 72 sexies, paragrafo 1, lettera c), che sia pari o inferiore al 10% degli elementi del capitale primario di classe 1 dell'ente dopo l'applicazione delle disposizioni di cui al paragrafo 1, lettera a), punti i), ii) e iii), del presente articolo, non può essere dedotto ed è soggetto ai fattori di ponderazione del rischio applicabili a norma della parte tre, titolo II, capo 2 o 3, e ai requisiti applicabili di cui alla parte tre, titolo IV, a seconda dei casi.
   5. Gli enti stabiliscono l'importo di ciascuno strumento di passività ammissibili che è ponderato per il rischio a norma del paragrafo 4 moltiplicando l'importo delle posizioni detenute da ponderare per il rischio a norma del paragrafo 4 per la percentuale derivante dal calcolo specificato al paragrafo 3, lettera b).

Articolo 72 undecies

Eccezione alle deduzioni dagli elementi di passività ammissibili per il portafoglio di negoziazione

   1. Gli enti possono decidere di non dedurre una parte designata degli strumenti di passività ammissibili da loro detenuti direttamente, indirettamente o sinteticamente che nel complesso e misurata su base lunga lorda sia pari o inferiore al 5% degli elementi del capitale primario di classe 1 dell'ente dopo l'applicazione degli articoli da 32 a 36, purché siano soddisfatte tutte le condizioni seguenti:
   a) le posizioni sono detenute nel portafoglio di negoziazione;
   b) gli strumenti di passività ammissibili sono detenuti per un periodo non superiore a 30 giorni lavorativi.
   2. Gli importi degli elementi che non sono dedotti a norma del paragrafo 1 sono soggetti ai requisiti di fondi propri per gli elementi compresi nel portafoglio di negoziazione.
   3. Quando, nel caso di posizioni detenute non dedotte a norma del paragrafo 1, le condizioni di cui a tale paragrafo cessano di essere soddisfatte, le posizioni sono dedotte a norma dell'articolo 72 octies senza l'applicazione delle eccezioni di cui agli articoli 72 nonies e 72 decies.

Sezione 3

Fondi propri e passività ammissibili

Articolo 72 duodecies

Passività ammissibili

Le passività ammissibili di un ente sono costituite dagli elementi di passività ammissibili dell'ente dopo le deduzioni di cui all'articolo 72 sexies.

Articolo 72 terdecies

Fondi propri e passività ammissibili

I fondi propri e le passività ammissibili dell'ente consistono nella somma dei suoi fondi propri e delle sue passività ammissibili.

__________________

* Direttiva 2014/49/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, relativa ai sistemi di garanzia dei depositi (GU L 173 del 12.6.2014, pag. 149).

** Direttiva 98/26/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 maggio 1998, concernente il carattere definitivo del regolamento nei sistemi di pagamento e nei sistemi di regolamento titoli (GU L 166 dell'11.6.1998, pag. 45).

"

32)  nella parte due, titolo I, il titolo del capo 6 è sostituito dal seguente:"

"Requisiti generali di fondi propri e passività ammissibili";

"

33)  l'articolo 73 è così modificato:

a)  il titolo è sostituito dal seguente:"

"Distribuzioni su strumenti";

"

b)  i paragrafi da 1 a 4 sono sostituiti dai seguenti:"

"1. Gli strumenti di capitale e le passività per i quali è lasciata ad esclusiva discrezione di un ente la decisione di pagare le distribuzioni in una forma diversa dai contanti o da strumenti di fondi propri non possono essere considerati strumenti del capitale primario di classe 1, strumenti aggiuntivi di classe 1, strumenti di classe 2 o strumenti di passività ammissibili a meno che l'ente abbia ottenuto la preventiva autorizzazione dell'autorità competente.

   2. Le autorità competenti concedono l'autorizzazione preventiva di cui al paragrafo 1 unicamente se ritengono soddisfatte tutte le seguenti condizioni:
   a) la capacità dell'ente di annullare i pagamenti cui dà titolo lo strumento non sarebbe pregiudicata dalla discrezionalità di cui al paragrafo 1 o dalla forma in cui potrebbero essere effettuate le distribuzioni;
   b) la capacità dello strumento di capitale o della passività di assorbire le perdite non sarebbe pregiudicata dalla discrezionalità di cui al paragrafo 1 o dalla forma in cui potrebbero essere effettuate le distribuzioni;
   c) la qualità dello strumento di capitale o della passività non risulterebbe altrimenti ridotta dalla discrezionalità di cui al paragrafo 1 o dalla forma in cui potrebbero essere effettuate le distribuzioni.

L'autorità competente consulta l'autorità soggetta a risoluzione riguardo all'osservanza di tali condizioni da parte dell'ente prima di concedere l'autorizzazione preventiva di cui al paragrafo 1.

   3. Gli strumenti di capitale e le passività per i quali è lasciato a discrezione di una persona giuridica diversa dall'ente emittente decidere o esigere che il pagamento delle distribuzioni su tali strumenti o passività sia effettuato in una forma diversa dai contanti o da strumenti di fondi propri non possono essere considerati strumenti del capitale primario di classe 1, strumenti aggiuntivi di classe 1, strumenti di classe 2 o strumenti di passività ammissibili.
   4. Gli enti possono utilizzare un indice generale di mercato come una delle basi per determinare il livello delle distribuzioni sugli strumenti aggiuntivi di classe 1, gli strumenti di classe 2 e gli strumenti di passività ammissibili.";

"

c)  il paragrafo 6 è sostituito dal seguente:"

"6. Gli enti segnalano e rendono pubblici gli indici generali di mercato su cui si basano i loro strumenti di capitale e di passività ammissibili.";

"

34)  all'articolo 75, la frase introduttiva è sostituita dalla seguente:"

"I requisiti relativi alla scadenza delle posizioni corte di cui all'articolo 45, lettera a), all'articolo 59, lettera a), all'articolo 69, lettera a), e all'articolo 72 nonies, lettera a), si considerano soddisfatti relativamente alle posizioni detenute se sono soddisfatte tutte le seguenti condizioni:";

"

35)  all'articolo 76, i paragrafi 1, 2 e 3 sono sostituiti dai seguenti:"

"1. Ai fini dell'articolo 42, lettera a), dell'articolo 45, lettera a), dell'articolo 57, lettera a), dell'articolo 59, lettera a), dell'articolo 67, lettera a), dell'articolo 69, lettera a), e dell'articolo 72 nonies, lettera a), gli enti possono compensare l'importo di una posizione lunga in uno strumento di capitale con la porzione di un indice esattamente corrispondente all'esposizione sottostante oggetto di copertura, purché siano soddisfatte tutte le seguenti condizioni:

   a) entrambe la posizione lunga oggetto di copertura e la posizione corta sull'indice utilizzata per la copertura della posizione lunga sono detenute nel portafoglio di negoziazione o entrambe sono esterne a questo;
   b) le posizioni di cui alla lettera a) sono valutate al valore equo nel bilancio dell'ente;
   c) la posizione corta di cui alla lettera a) è giudicata una copertura efficace in base ai processi di controllo interno dell'ente;
   d) la autorità competenti valutano l'adeguatezza dei processi di controllo interno di cui alla lettera c) almeno annualmente e ne accertano la costante correttezza.
   2. Se l'autorità competente ha concesso la preventiva autorizzazione, un ente può adottare una stima prudente dell'esposizione sottostante dell'ente stesso verso gli strumenti inclusi negli indici come alternativa al calcolo della sua esposizione verso gli elementi di cui a una o più delle seguenti lettere:
   a) strumenti propri di capitale primario di classe 1, strumenti aggiuntivi di classe 1, strumenti di classe 2 e strumenti di passività ammissibili inclusi negli indici;
   b) strumenti di capitale primario di classe 1, strumenti aggiuntivi di classe 1 e strumenti di classe 2 di soggetti del settore finanziario inclusi negli indici;
   c) strumenti di passività ammissibili di enti inclusi negli indici.
   3. Le autorità competenti concedono l'autorizzazione preventiva di cui al paragrafo 2 solo se l'ente ha dimostrato, con loro piena soddisfazione, che per l'ente stesso sarebbe oneroso sotto il profilo operativo controllare la sua esposizione sottostante verso gli elementi di cui a una o più delle lettere del paragrafo 2, a seconda dei casi.";

"

36)  l'articolo 77 è sostituito dal seguente:"

"Articolo 77

Condizioni per la riduzione dei fondi propri e delle passività ammissibili

   1. Un ente ottiene la preventiva autorizzazione dell'autorità competente per una ▌delle seguenti alternative:
   a) riacquistare integralmente o parzialmente o rimborsare gli strumenti del capitale primario di classe 1 emessi dall'ente in maniera consentita dalla normativa nazionale applicabile;
   b) ridurre, distribuire o riclassificare come un altro elemento dei fondi propri le riserve sovrapprezzo azioni relative agli strumenti di fondi propri;
   c) effettuare il rimborso, anche anticipato, il ripagamento o il riacquisto degli strumenti aggiuntivi di classe 1 o degli strumenti di classe 2 prima della loro scadenza contrattuale.
   2. Un ente ottiene la preventiva autorizzazione dell'autorità soggetta a risoluzione per effettuare il rimborso, anche anticipato, il ripagamento o il riacquisto degli strumenti di passività ammissibili non contemplati dal paragrafo 1, prima della loro scadenza contrattuale.";

"

37)  l'articolo 78 è sostituito dal seguente:"

"Articolo 78

Autorizzazione delle autorità di vigilanza a ridurre i fondi propri ▌

   1. L'autorità competente autorizza un ente a riacquistare integralmente o parzialmente, a ripagare o a rimborsare, anche anticipatamente, strumenti del capitale primario di classe 1, strumenti aggiuntivi di classe 1 o strumenti di classe 2 ▌ o a ridurre, distribuire o riclassificare le relative riserve sovrapprezzo azioni nei casi in cui è soddisfatta una delle condizioni seguenti:
   a) prima o al momento di una delle azioni di cui all'articolo 77, paragrafo 1, l'ente sostituisce gli strumenti o le relative riserve sovrapprezzo azioni di cui all'articolo 77, paragrafo 1, con strumenti di fondi propri ▌ di qualità uguale o superiore, a condizioni sostenibili per la capacità di reddito dell'ente;
   b) l'ente ha dimostrato, con piena soddisfazione dell'autorità competente, che i suoi fondi propri e le sue passività ammissibili, in seguito all'azione di cui all’articolo 77, paragrafo 1, del presente regolamento, superano i requisiti di cui al presente regolamento, alle direttive 2013/36/UE e 2014/59/UE di un margine che l'autorità competente considera necessario.

Quando un ente fornisce sufficienti garanzie quanto alla sua capacità di operare con fondi propri superiori agli importi richiesti dal presente regolamento e nella direttiva 2013/36/UE ▌, l'autorità competente ▌ può concedere preventivamente a tale ente un'autorizzazione generale a effettuare una delle azioni di cui all'articolo 77, paragrafo 1, del presente regolamento nel rispetto di criteri in grado di garantire che tali eventuali azioni future saranno conformi alle condizioni di cui alle lettere a) e b) del presente paragrafo. Tale autorizzazione preventiva generale è concessa solo per un determinato periodo, che non può essere superiore a un anno, e può essere rinnovata. L'autorizzazione preventiva generale è concessa per un importo specifico predeterminato che è stabilito dall'autorità competente. Nel caso di strumenti di capitale primario di classe 1, l'importo predeterminato non supera il 3% dell'emissione pertinente e il 10% del margine del quale il capitale primario di classe 1 supera la somma dei requisiti di capitale primario di classe 1 di cui al presente regolamento e alle direttive 2013/36/UE e 2014/59/UE ritenuto necessario dall'autorità competente. Nel caso di strumenti aggiuntivi di classe 1 o di classe 2, l'importo predeterminato non supera il 10% dell'emissione pertinente e il 3% dell'importo totale delle consistenze in essere di strumenti aggiuntivi di classe 1 o di classe 2, a seconda dei casi. ▌

Le autorità competenti revocano l'autorizzazione preventiva generale quando un ente viola uno dei criteri previsti ai fini della concessione di tale autorizzazione.

   2. Nel valutare la sostenibilità degli strumenti di sostituzione per la capacità di reddito dell'ente i cui al paragrafo 1, lettera a), le autorità competenti esaminano in che misura tali strumenti del capitale di sostituzione ▌ sarebbero più onerosi per l'ente degli strumenti di capitale o delle riserve sovrapprezzo azioni che sostituirebbero.
   3. Se un ente interviene come stabilito dall'articolo 77, paragrafo 1, lettera a), e il rifiuto di rimborso degli strumenti del capitale primario di classe 1 di cui all'articolo 27 è proibito dalla normativa nazionale applicabile, l'autorità competente può rinunciare all'applicazione delle condizioni di cui al paragrafo 1 del presente articolo a condizione che l'autorità competente imponga all'ente, su una base appropriata, di limitare il rimborso di tali strumenti.
   4. Le autorità competenti possono autorizzare gli enti a rimborsare, anche anticipatamente, ripagare o riacquistare gli strumenti aggiuntivi di classe 1 o gli strumenti di classe 2 o le relative riserve sovrapprezzo azioni nei cinque anni successivi alla data di emissione qualora siano soddisfatte le condizioni di cui al paragrafo 1 e una delle seguenti condizioni:
   a) esiste una variazione nella classificazione regolamentare di tali strumenti che potrebbe comportarne l'esclusione dai fondi propri oppure una riclassificazione come fondi propri di qualità inferiore e sono soddisfatte entrambe le condizioni seguenti:
   i) l'autorità competente considera tale variazione sufficientemente certa;
   ii) l'ente dimostra, con piena soddisfazione dell'autorità competente, che la riclassificazione regolamentare degli strumenti in questione non era ragionevolmente prevedibile al momento della loro emissione;
   b) esiste una variazione nel regime fiscale applicabile a detti strumenti che l'ente dimostra, con piena soddisfazione dell'autorità competente, essere rilevante e non ragionevolmente prevedibile al momento della loro emissione;
   c) gli strumenti e le relative riserve sovrapprezzo azioni sono oggetto di una clausola grandfathering ai sensi dell'articolo 494 ter;
   d) prima o al momento dell'azione di cui all'articolo 77, paragrafo 1, l'ente sostituisce gli strumenti o le relative riserve sovrapprezzo azioni di cui all'articolo 77, paragrafo 1, con strumenti di fondi propri ▌ di qualità uguale o superiore, a condizioni sostenibili per la capacità di reddito dell'ente, e l'autorità competente ha autorizzato tale azione avendo determinato che è vantaggiosa da un punto di vista prudenziale e giustificata da circostanze eccezionali;
   e) gli strumenti aggiuntivi di classe 1 o gli strumenti di classe 2 sono riacquistati a fini di supporto agli scambi.

   5. L'ABE elabora progetti di norme tecniche di regolamentazione per specificare quanto segue:
   a) il significato di "sostenibile per la capacità di reddito dell'ente";
   b) la "base appropriata" sulla quale limitare il rimborso di cui al paragrafo 3;
   c) la procedura, compresi i limiti e le procedure per la concessione dell'autorizzazione preventiva da parte delle autorità competenti per un'azione di cui all'articolo 77, paragrafo 1, e i dati da fornire affinché un ente possa chiedere all'autorità competente l'autorizzazione a svolgere le azioni ivi elencate, tra cui la procedura da applicare in caso di rimborso di azioni distribuite a membri di società cooperative, nonché il periodo di tempo necessario al trattamento di tale domanda.

L'ABE presenta tali progetti di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro il 28 luglio 2013.

Alla Commissione è delegato il potere di adottare le norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1093/2010.";

"

38)   è inserito il seguente articolo:"

"Articolo 78 bis

Autorizzazione a ridurre gli strumenti di passività ammissibili

   1. L'autorità di risoluzione autorizza un ente a riacquistare integralmente o parzialmente o a rimborsare, anche anticipatamente, strumenti di passività ammissibili nei casi in cui è soddisfatta una delle condizioni seguenti:
   a) prima o al momento di una delle azioni di cui all'articolo 77, paragrafo 2, l'ente sostituisce gli strumenti di passività ammissibili con strumenti di fondi propri o di passività ammissibili di qualità uguale o superiore, a condizioni sostenibili per la capacità di reddito dell'ente;
   b) l'ente ha dimostrato, con piena soddisfazione dell'autorità di risoluzione, che i suoi fondi propri e le sue passività ammissibili, in seguito all'azione di cui all'articolo 77, paragrafo 2, del presente regolamento superano i requisiti di fondi propri e passività ammissibili di cui al presente regolamento, alle direttive 2013/36/UE e 2014/59/UE di un margine che l'autorità di risoluzione, in accordo con l'autorità competente, considera necessario;
   c) l'ente ha dimostrato, con piena soddisfazione dell'autorità di risoluzione, che la sostituzione parziale o totale delle passività ammissibili con strumenti di fondi propri è necessaria per garantire la conformità ai requisiti di fondi propri di cui al presente regolamento e alla direttiva 2013/36/UE per il mantenimento dell'autorizzazione.

Quando un ente fornisce sufficienti garanzie quanto alla sua capacità di operare con fondi propri e passività ammissibili superiori all'importo dei requisiti stabiliti nel presente regolamento e nelle direttive 2013/36/UE e 2014/59/UE, l'autorità di risoluzione, previa consultazione dell'autorità competente, può concedere preventivamente a tale ente un'autorizzazione generale a rimborsare, anche anticipatamente, ripagare o riacquistare strumenti di passività ammissibili, nel rispetto di criteri in grado di garantire che tali eventuali azioni future saranno conformi alle condizioni di cui alle lettere a) e b). Tale autorizzazione preventiva generale è concessa solo per un determinato periodo, che non può essere superiore a un anno, e può essere rinnovata. L'autorizzazione preventiva generale è concessa per un importo specifico predeterminato che è stabilito dall'autorità di risoluzione. Le autorità di risoluzione informano le autorità competenti in merito alla concessione di un'autorizzazione preventiva generale.

L'autorità di risoluzione revoca l'autorizzazione preventiva generale quando un ente viola uno dei criteri previsti ai fini della concessione di tale autorizzazione.

   2. Nel valutare la sostenibilità degli strumenti di sostituzione per la capacità di reddito dell'ente di cui al paragrafo 1, lettera a), le autorità competenti esaminano in che misura tali strumenti del capitale di sostituzione ▌ sarebbero più onerosi per l'ente degli strumenti di capitale o delle riserve sovrapprezzo azioni che sostituirebbero.
   3. L'ABE elabora progetti di norme tecniche di regolamentazione per specificare quanto segue:
   a) il processo di cooperazione tra l'autorità competente e l'autorità di risoluzione;
   b) la procedura per la concessione dell'autorizzazione, inclusi i termini e gli obblighi d'informativa, conformemente al paragrafo 1, primo comma;
   c) la procedura per la concessione preventiva dell'autorizzazione generale, inclusi i termini e gli obblighi d'informativa, conformemente al paragrafo 1, secondo comma;
   d) il significato di "sostenibile per la capacità di reddito dell'ente".

Ai fini della lettera d) del primo comma del presente paragrafo, il progetto di norme tecniche di regolamentazione è pienamente allineato all'atto delegato di cui all'articolo 78.

L'ABE presenta detti progetti di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro il... [sei mesi dopo la data di entrata in vigore del presente regolamento di modifica].

Alla Commissione è delegato il potere di integrare il presente regolamento adottando le norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1093/2010.";

"

39)  l'articolo 79 è così modificato:

a)  il titolo è sostituito dal seguente:"

"Esonero temporaneo dalla deduzione dai fondi propri e dalle passività ammissibili";

"

b)  il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:"

"1. Se un ente detiene strumenti di capitale o passività ▌ considerati strumenti di fondi propri in un soggetto del settore finanziario o strumenti di passività ammissibili in un ente e l'autorità competente ritiene che tali posizioni sussistano ai fini di un'operazione di assistenza finanziaria destinata a riorganizzare e ripristinare la sostenibilità economica del soggetto o dell'ente, l'autorità competente può, su base temporanea, rinunciare all'applicazione delle disposizioni in materia di deduzione che sarebbero altrimenti applicabili a tali strumenti.";

"

40)   è inserito il seguente articolo:"

"Articolo 79 bis

Valutazione della conformità alle condizioni applicabili agli strumenti di fondi propri e di passività ammissibili

Nella valutazione della conformità ai requisiti di cui alla parte due, gli enti tengono conto delle caratteristiche sostanziali degli strumenti e non solo della loro forma giuridica. La valutazione delle caratteristiche sostanziali di uno strumento tiene conto di tutte le disposizioni relative agli strumenti, anche laddove queste non siano espressamente stabilite nei termini e nelle condizioni degli strumenti stessi, ai fini dell'accertamento della conformità degli effetti economici combinati di tali disposizioni all'obiettivo delle disposizioni pertinenti.";

"

41)  l'articolo 80 è così modificato:

a)  il titolo è sostituito dal seguente:"

"Revisione continua della qualità dei fondi propri e degli strumenti di passività ammissibili";

"

b)  il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:"

"1. L'ABE controlla la qualità degli strumenti di fondi propri e di passività ammissibili emessi dagli enti in tutta l'Unione e informa immediatamente la Commissione quando sussiste una prova significativa della non conformità di tali strumenti ai rispettivi criteri di computabilità di cui al presente regolamento.

Le autorità competenti trasmettono all'ABE senza indugio, su sua richiesta, tutte le informazioni che essa ritiene pertinenti riguardo ai nuovi strumenti di capitale o ai nuovi tipi di passività emessi, al fine di permetterle di controllare la qualità degli strumenti di fondi propri e di passività ammissibili emessi dagli enti in tutta l'Unione.";

"

c)  al paragrafo 3, la frase introduttiva è sostituita dalla seguente:"

"3. L'ABE fornisce consulenza tecnica alla Commissione in merito a ogni modifica significativa che ritenga necessario apportare alla definizione di fondi propri e passività ammissibili in seguito ad uno qualsiasi dei seguenti fattori:";

"

42)  all'articolo 81, il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:"

"1. Gli interessi di minoranza comprendono la somma degli elementi del capitale primario di classe 1 di una filiazione se sono soddisfatte le seguenti condizioni:

   a) la filiazione è:
   i) un ente;
   ii) un'impresa soggetta, in virtù della normativa nazionale applicabile, ai requisiti del presente regolamento e della direttiva 2013/36/UE;
   iii) una società di partecipazione finanziaria intermedia in un paese terzo che è soggetta a requisiti prudenziali rigorosi quanto quelli applicati agli enti creditizi di tale paese terzo e se la Commissione ha deciso, conformemente all'articolo 107, paragrafo 4, che tali requisiti prudenziali sono almeno equivalenti a quelli del presente regolamento;
   b) la filiazione è inclusa pienamente nel consolidamento ai sensi della parte uno, titolo II, capo 2;
   c) gli elementi del capitale primario di classe 1 di cui alla parte introduttiva del presente paragrafo sono detenuti da persone diverse dalle imprese incluse nel consolidamento ai sensi della parte uno, titolo II, capo 2.";

"

43)  l'articolo 82 è sostituito dal seguente:"

"Articolo 82

Capitale aggiuntivo di classe 1, capitale di classe 1, capitale di classe 2 ammissibili e fondi propri ammissibili

Il capitale aggiuntivo di classe 1, il capitale di classe 1, il capitale di classe 2 ammissibili e i fondi propri ammissibili sono costituiti dagli interessi di minoranza, dagli strumenti aggiuntivi di classe 1 o dagli strumenti di classe 2, a seconda dei casi, più i relativi utili non distribuiti e le riserve sovrapprezzo azioni, di una filiazione se sono soddisfatte le seguenti condizioni:

   a) la filiazione è:
   i) un ente;
   ii) un'impresa soggetta, in virtù della normativa nazionale applicabile, ai requisiti del presente regolamento e della direttiva 2013/36/UE;
   iii) una società di partecipazione finanziaria intermedia in un paese terzo che è soggetta a requisiti prudenziali rigorosi quanto quelli applicati agli enti creditizi di tale paese terzo e se la Commissione ha deciso, conformemente all'articolo 107, paragrafo 4, che tali requisiti prudenziali sono almeno equivalenti a quelli del presente regolamento;
   b) la filiazione è inclusa pienamente nel consolidamento ai sensi della parte uno, titolo II, capo 2;
   c) tali strumenti sono detenuti da persone diverse dalle imprese incluse nel consolidamento ai sensi della parte uno, titolo II, capo 2.";

"

44)  all'articolo 83, paragrafo 1, la frase introduttiva è sostituita dalla seguente:"

"1. Gli strumenti aggiuntivi di classe 1 e gli strumenti di classe 2 emessi da società veicolo e le relative riserve sovrapprezzo azioni sono inclusi fino al 31 dicembre 2021 nel capitale aggiuntivo di classe 1, capitale di classe 1, capitale di classe 2 ammissibili o nei fondi propri ammissibili, a seconda del caso, solo se sono soddisfatte le seguenti condizioni:";

"

45)   è inserito il seguente articolo:"

"Articolo 88 bis

Strumenti di passività ammissibili aventi i requisiti

Le passività emesse da una filiazione che ha sede nell’Unione e appartiene allo stesso gruppo soggetto a risoluzione dell’entità soggetta a risoluzione hanno i requisiti per essere incluse negli strumenti di passività ammissibili consolidate di un ente ai sensi dell’articolo 92 bis, purché siano soddisfatte tutte le seguenti condizioni:

   a) sono emesse conformemente all'articolo 45 septies, paragrafo 2, lettera a) della direttiva 2014/59/UE;
   b) sono acquistate da un azionista esistente che non fa parte dello stesso gruppo soggetto a risoluzione, a condizione che l'esercizio dei poteri di svalutazione o di conversione a norma degli articoli da 59 a 62 della direttiva 2014/59/UE non incida sul controllo della filiazione da parte dell'entità soggetta a risoluzione;
   c) non superano l'importo determinato sottraendo l’importo di cui al punto i) dall’importo di cui al punto ii):
   i) la somma delle passività emesse a favore dell'entità soggetta a risoluzione e da essa acquistate direttamente o indirettamente mediante altre entità nello stesso gruppo soggetto a risoluzione e dell'importo degli strumenti di fondi propri emessi ai sensi dell'articolo 45 septies, paragrafo 2, lettera b) della direttiva 2014/59/UE;
   ii) l'importo prescritto dall'articolo 45 septies, paragrafo 1, della direttiva 2014/59/UE.";

"

46)  l'articolo 92 è così modificato:

a)  al paragrafo 1, è aggiunta la lettera seguente:"

“d) un coefficiente di leva finanziaria del 3%.";

"

b)   è inserito il paragrafo seguente:"

"1 bis. Oltre ai requisiti di cui alla lettera d) del paragrafo 1, del presente articolo un G-SII mantiene una riserva del coefficiente di leva finanziaria pari alla misura dell'esposizione complessiva del G-SII di cui all'articolo 429, paragrafo 4, del presente regolamento moltiplicata per il 50% del coefficiente della riserva applicabile ai G-SII in conformità dell'articolo 131 della direttiva 2013/36/UE.

Un G-SII soddisfa il requisito di riserva del coefficiente di leva finanziaria solo con il capitale di classe 1. Il capitale di classe 1 utilizzato per soddisfare il requisito di riserva del coefficiente di leva finanziaria non viene utilizzato per soddisfare alcuno dei requisiti di leva finanziaria di cui al presente regolamento e alla direttiva 2013/36/UE, salvo espresse disposizioni ivi previste.

Se un G-SII non soddisfa il requisito di riserva del coefficiente di leva finanziaria è soggetto al requisito di conservazione del capitale di cui all'articolo 141 ter della direttiva 2013/36/UE.

Se un G-SII non soddisfa contemporaneamente il requisito di riserva del coefficiente di leva finanziaria e il requisito combinato di riserva di capitale quale definito all'articolo 128, punto 6, della direttiva 2013/36/UE è soggetto al più elevato dei requisiti di conservazione del capitale di cui agli articoli 141 e 141 ter di tale direttiva.";

"

c)  il paragrafo 3 è così modificato:

i)  le lettere b) e c) ▌sono sostituite dalle seguenti:"

"b) i requisiti di fondi propri per le attività ricomprese nel portafoglio di negoziazione di un ente per quanto segue:

   i) il rischio di mercato determinato conformemente al titolo IV della presente parte ad esclusione dei metodi di cui al capo I bis e al capo I ter di tale titolo;
   ii) le grandi esposizioni che superano i limiti specificati agli articoli da 395 a 401, nella misura in cui a un ente viene consentito di superare tali limiti, come determinato conformemente alla parte quattro;
   c) i requisiti di fondi propri per il rischio di mercato determinati conformemente al titolo IV della presente parte, ad esclusione dei metodi di cui al capo I bis e al capo I ter di tale titolo, per tutte le attività che sono sottoposte a rischi di cambio o di posizioni in merci;";

"

ii)   è inserita la lettera seguente:"

"c bis) i requisiti di fondi propri calcolati conformemente al titolo V di questa parte, ad eccezione dell'articolo 379 per il rischio di regolamento.";

"

47)  sono inseriti gli articoli seguenti:"

"Articolo 92 bis

Requisiti di fondi propri e passività ammissibili per i G-SII

   1. Fatti salvi gli articoli 93 e 94 e le eccezioni di cui al paragrafo 2 del presente articolo, gli enti identificati come entità soggetta a risoluzione e che sono G-SII o fanno parte di un G-SII soddisfano costantemente i seguenti requisiti di fondi propri e passività ammissibili:
   a) un coefficiente basato sul rischio del 18%, che rappresenta i fondi propri e le passività ammissibili dell'ente espressi in percentuale dell'importo complessivo dell'esposizione al rischio calcolato conformemente all'articolo 92, paragrafi 3 e 4;
   b) un coefficiente non basato sul rischio del 6,75%, che rappresenta i fondi propri e le passività ammissibili dell'ente espressi in percentuale della misura dell'esposizione complessiva di cui all'articolo 429, paragrafo 4.
   2. I requisiti di cui al paragrafo 1 non si applicano nei seguenti casi:
   a) entro i tre anni successivi alla data in cui l'ente o il gruppo di cui l'ente fa parte è stato individuato come G-SII;
   b) entro due anni dalla data in cui l'autorità di risoluzione ha applicato lo strumento del bail-in a norma della direttiva 2014/59/UE;
   c) entro due anni dalla data in cui l'entità soggetta a risoluzione ha messo in atto una misura alternativa sotto forma di intervento del settore privato di cui all'articolo 32, paragrafo 1, lettera b), della direttiva 2014/59/UE, con la quale gli strumenti di capitale e altre passività sono stati svalutati o convertiti in elementi del capitale primario di classe 1 al fine di ricapitalizzare l'entità soggetta a risoluzione senza l'applicazione degli strumenti di risoluzione.
   3. Qualora la somma risultante dall'applicazione del requisito di cui al paragrafo 1, lettera a), del presente articolo ad ogni entità soggetta a risoluzione dello stesso G-SII superi il requisito di fondi propri e passività ammissibili calcolato conformemente all'articolo 12 del presente regolamento, l'autorità di risoluzione dell'ente impresa madre nell'UE può, previa consultazione delle altre autorità di risoluzione pertinenti, agire in conformità dell'articolo 45 quinquies, paragrafo 3, o 45 nonies, paragrafo 1, della direttiva 2014/59/UE.

"Articolo 92 ter

Requisito di fondi propri e passività ammissibili per i G-SII non UE

   1. Gli enti che sono filiazioni significative di G-SII non UE e non sono entità soggette a risoluzione soddisfano costantemente requisiti di fondi propri e passività ammissibili pari al 90% dei requisiti di fondi propri e passività ammissibili di cui all'articolo 92 bis.
   2. A fini di conformità con il paragrafo 1, il capitale aggiuntivo di classe 1, il capitale di classe 2 e gli strumenti di passività ammissibili vengono presi in considerazione soltanto se tali strumenti sono di proprietà dell'impresa madre capogruppo del G-SII non UE e sono stati emessi direttamente o indirettamente mediante altre entità nello stesso gruppo, a condizione che tutte queste entità siano stabilite nel stesso paese terzo della suddetta impresa madre capogruppo o in uno Stato membro.
   3. Uno strumento di passività ammissibili è preso in considerazione a fini di conformità con il paragrafo 1 soltanto se soddisfa tutte le seguenti condizioni supplementari:
   a) in caso di procedura ordinaria di insolvenza, come definita all'articolo 2, paragrafo 1, punto 47), della direttiva 2014/59/UE, il diritto o credito derivante dalla passività è di rango inferiore ai diritti o crediti derivanti dalle passività che non soddisfano le condizioni di cui al paragrafo 2 del presente articolo e che non possono essere considerate fondi propri;
   b) è soggetto ai poteri di svalutazione o di conversione in conformità degli articoli da 59 a 62 della direttiva 2014/59/UE.";

"

48)  l'articolo 94 è sostituito dal seguente:"

"Articolo 94

Deroga per piccole operazioni attinenti al portafoglio di negoziazione

   1. In deroga all'articolo 92, paragrafo 3, lettera b), gli enti possono calcolare il requisito di fondi propri per le attività ricomprese nel loro portafoglio di negoziazione conformemente al paragrafo 2 del presente articolo, a condizione che l'entità delle operazioni in bilancio e fuori bilancio attinenti al portafoglio di negoziazione sia pari o inferiore ad entrambe le soglie seguenti, sulla base di una valutazione effettuata su base mensile utilizzando i dati con riferimento all'ultimo giorno del mese:
   a) il 5% delle attività totali dell'ente;
   b) 50 milioni di EUR.
   2. Se entrambe le condizioni di cui al paragrafo 1, lettere a) e b), sono soddisfatte, gli enti possono calcolare il requisito di fondi propri per le attività ricomprese nel loro portafoglio di negoziazione nel modo seguente:
   a) per i contratti di cui all'allegato II, punto 1, i contratti relativi agli strumenti di capitale di cui a tale allegato, punto 3, e i derivati su crediti, gli enti possono esentare tali posizioni dal requisito di fondi propri di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettera b);
   b) per le posizioni del portafoglio di negoziazione diverse da quelle di cui alla lettera a) del presente paragrafo, gli enti possono sostituire il requisito di fondi propri di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettera b), con il requisito calcolato conformemente all'articolo 92, paragrafo 3, lettera a).
   3. Gli enti calcolano l'entità delle operazioni in bilancio e fuori bilancio attinenti al portafoglio di negoziazione sulla base dei dati con riferimento all'ultimo giorno di ogni mese ai fini del paragrafo 1 conformemente alle seguenti prescrizioni:
   a) tutte le posizioni assegnate al portafoglio di negoziazione conformemente all'articolo 104 sono incluse nel calcolo, ad eccezione delle seguenti:
   i) le posizioni su tassi di cambio e merci;
   ii) le posizioni in derivati su crediti che sono riconosciuti come coperture interne a fronte delle esposizioni al rischio di credito esterne al portafoglio di negoziazione o delle esposizioni al rischio di controparte e le operazioni in derivati su crediti che compensano perfettamente il rischio di mercato di tali coperture interne di cui all'articolo 106, paragrafo 3;
   b) tutte le posizioni incluse nel calcolo conformemente alla lettera a) sono valutate al loro valore di mercato alla data determinata; se il valore di mercato di una posizione non è disponibile a una determinata data, gli enti adottano un valore equo per la posizione a tale data; se il valore di mercato e il valore equo di una posizione non sono disponibili ad una determinata data, gli enti adottano il valore di mercato o il valore equo più recente per tale posizione;
   c) il valore assoluto delle posizioni lunghe è sommato al valore assoluto delle posizioni corte.
   4. Qualora siano soddisfatte entrambe le condizioni di cui al paragrafo 1, lettere a) e b), del presente articolo, indipendentemente dagli obblighi di cui agli articoli 74 e 83 della direttiva 2013/36/UE, non si applicano l'articolo 102, paragrafi 3 e 4, gli articoli 103 e 104 ter del presente regolamento.
   5. Gli enti notificano alle autorità competenti il momento in cui calcolano o cessano di calcolare i requisiti di fondi propri per le attività ricomprese nel loro portafoglio di negoziazione conformemente al paragrafo 2.
   6. L'ente che non soddisfa più una o più condizioni di cui al paragrafo 1, ne informa immediatamente l'autorità competente.
   7. L'ente cessa di calcolare i requisiti di fondi propri per le attività ricomprese nel suo portafoglio di negoziazione conformemente al paragrafo 2 entro tre mesi in uno dei seguenti casi:
   a) l'ente non soddisfa ▌ le condizioni di cui al paragrafo 1, lettere a) o b), per tre mesi consecutivi;
   b) l'ente non soddisfa ▌ le condizioni di cui al paragrafo 1, lettere a) o b), per più di sei mesi nel corso degli ultimi 12 mesi.
   8. Se un ente ha cessato di calcolare i requisiti di fondi propri per le attività ricomprese nel suo portafoglio di negoziazione conformemente al presente articolo, esso è autorizzato a calcolare i requisiti di fondi propri per le attività ricomprese nel suo portafoglio di negoziazione conformemente al presente articolo soltanto nel caso in cui dimostri all'autorità competente che tutte le condizioni di cui al paragrafo 1 sono state soddisfatte ininterrottamente per un anno intero.
   9. Gli enti non assumono, acquistano o vendono una posizione nel portafoglio di negoziazione al solo scopo di soddisfare una o più condizioni di cui al paragrafo 1 durante la valutazione mensile.";

"

49)  alla parte tre, titolo I, il capo 2 è soppresso;

50)  l'articolo 102 è così modificato:

a)  i paragrafi 2, 3 e 4 sono sostituiti dai seguenti:"

"2. La finalità della negoziazione è dimostrata sulla base di strategie, politiche e procedure stabilite dall'ente per gestire la posizione o il portafoglio conformemente agli articoli 103, 104 e 104 bis.

   3. Gli enti istituiscono e mantengono sistemi e controlli per gestire il loro portafoglio di negoziazione conformemente all'articolo 103.
   4. Ai fini degli obblighi di segnalazione di cui all'articolo 430 ter, paragrafo 3, le posizioni del portafoglio di negoziazione sono assegnate alle unità di negoziazione stabilite ▌ in conformità dell'articolo 104 ter. ▌";

"

b)  sono aggiunti i paragrafi seguenti:"

"5. Le posizioni nel portafoglio di negoziazione sono soggette ai requisiti per la valutazione prudente di cui all'articolo 105.

   6. Gli enti trattano le coperture interne conformemente all'articolo 106.";

"

51)  l'articolo 103 è ▌ sostituito dal seguente:"

"Articolo 103

Gestione del portafoglio di negoziazione

   1. Gli enti seguono politiche e procedure chiaramente definite per la gestione generale del portafoglio di negoziazione. Dette politiche e procedure riguardano almeno:
   a) le attività che l'ente considera attività di negoziazione comprese nel portafoglio di negoziazione ai fini della determinazione dei requisiti di fondi propri;
   b) se e in che misura una posizione possa essere soggetta a valutazione di mercato (mark-to-market) giornaliera con riferimento a un mercato attivo, liquido e nei due sensi (two-way);
   c) per le posizioni valutate con riferimento a un apposito modello (mark-to-model), se e in che misura l'ente è in grado:
   i) di identificare tutti i rischi rilevanti della posizione;
   ii) di coprire tutti i rischi rilevanti della posizione con strumenti per i quali esista un mercato attivo, liquido e nei due sensi;
   iii) di ricavare stime affidabili per le ipotesi e i parametri principali utilizzati nel modello;
   d) se e in che misura l'ente è in grado ed è tenuto a generare per la posizione valutazioni che possano essere validate da un soggetto esterno secondo criteri coerenti;
   e) se e in che misura vincoli giuridici o altri requisiti operativi impediscono all'ente di effettuare una liquidazione o una copertura della posizione a breve termine;
   f) se e in che misura l'ente è in grado ed è tenuto a gestire attivamente i rischi delle posizioni nel quadro della sua attività di negoziazione;
   g) se e in che misura l'ente possa riclassificare il rischio o le posizioni del portafoglio di negoziazione come rischio o posizioni esterne al portafoglio di negoziazione o viceversa, nonché i requisiti di tali riclassificazioni conformemente all'articolo 104 bis.

   2. Nel gestire le posizioni o i portafogli di posizioni contenuti nel suo portafoglio di negoziazione, l'ente rispetta tutti i seguenti requisiti:

   a) l'ente segue una strategia di negoziazione chiaramente documentata per la posizione o i portafogli ricompresi nel portafoglio di negoziazione, che è approvata dall'alta dirigenza e comprende il periodo di detenzione atteso;

   b) l'ente segue politiche e procedure chiaramente definite per una gestione attiva delle posizioni o dei portafogli ricompresi nel portafoglio di negoziazione; tali politiche e procedure includono quanto segue:

   i) quali posizioni o portafogli di posizioni possono essere assunti da ciascuna unità di negoziazione o, se del caso, da negoziatori designati;
   ii) la fissazione di limiti di posizione e il monitoraggio della loro adeguatezza;
   iii) la garanzia che i negoziatori abbiano facoltà di aprire e gestire una posizione all'interno dei limiti concordati e nel rispetto delle strategie approvate;
   iv) la garanzia che le posizioni siano oggetto di comunicazione all'alta dirigenza come parte integrante del processo di gestione del rischio dell'ente;
   v) la garanzia che le posizioni siano attivamente sorvegliate sulla base di informazioni provenienti da fonti di mercato e che sia effettuata una valutazione della negoziabilità o della possibilità di copertura delle stesse o dei rischi che le compongono, stimando la qualità e la disponibilità dei dati di mercato per il processo di valutazione, il livello degli scambi nel mercato stesso e la dimensione delle posizioni negoziate sul mercato;
   vi) procedure e controlli antifrode attivi;
   c) l'ente segue politiche e procedure chiaramente definite per sorvegliare le posizioni alla luce della strategia di negoziazione dell'ente, inclusa la sorveglianza sulla rotazione e sulle posizioni per le quali il periodo di detenzione inizialmente fissato è stato superato.";

"

52)   all'articolo 104, il paragrafo 2 è soppresso;

53)  sono inseriti gli articoli seguenti:"

"Articolo 104 bis

Riclassificazione di una posizione

   1. Gli enti seguono politiche chiaramente definite per determinare le circostanze eccezionali che giustificano la riclassificazione di una posizione del portafoglio di negoziazione come posizione esterna al portafoglio di negoziazione o, viceversa, la riclassificazione di una posizione esterna al portafoglio di negoziazione come posizione del portafoglio di negoziazione al fine della determinazione dei requisiti di fondi propri secondo modalità ritenute soddisfacenti dalle autorità competenti. Gli enti riesaminano tali politiche almeno una volta l'anno.

L'ABE sorveglia la gamma di prassi in materia di vigilanza e pubblica orientamenti in conformità dell'articolo 16 del regolamento (UE) n. 1093/2010 entro … [cinque anni dopo la data di entrata in vigore del presente regolamento modificativo] sul significato di circostanze eccezionali ai fini del paragrafo 1 del presente articolo. Fino alla pubblicazione di tali orientamenti da parte dell'ABE, le autorità competenti notificano all'ABE le loro decisioni se autorizzare o meno un ente di riclassificare una posizione, e la relativa motivazione, conformemente al paragrafo 2 del presente articolo.

   2. Le autorità competenti autorizzano a riclassificare una posizione del portafoglio di negoziazione come posizione esterna al portafoglio di negoziazione o viceversa ai fini della determinazione dei requisiti di fondi propri solo se l'ente ha fornito per iscritto all'autorità competente la prova che la sua decisione di riclassificare tale posizione è il risultato di una circostanza eccezionale che è coerente con le politiche messe in atto dall'ente in conformità del paragrafo 1 del presente articolo. A tale scopo l'ente fornisce sufficienti elementi di prova del fatto che la posizione non soddisfa più la condizione per essere classificata come posizione del portafoglio di negoziazione o esterna al portafoglio di negoziazione a norma dell'articolo 104.

La decisione di cui al primo comma è approvata dall'organo di amministrazione.

   3. Se l'autorità competente ha concesso l'autorizzazione a riclassificare una posizione in conformità del paragrafo 2, l'ente che ha ricevuto l'autorizzazione:
   a) comunica pubblicamente, senza indugio,
   i) l'informazione che la sua posizione è stata riclassificata; e
   ii) se la riclassificazione ha l'effetto di ridurre i requisiti di fondi propri dell'ente, l'entità di tale riduzione; e
   b) se la riclassificazione ha l'effetto di ridurre i requisiti di fondi propri dell'ente, non riconosce tale effetto fino a quando la posizione giunge a scadenza, a meno che l'autorità competente dell'ente ne autorizzi il riconoscimento a una data anteriore.
   4. L'ente calcola la variazione netta nell'importo dei suoi requisiti di fondi propri derivante dalla riclassificazione della posizione come differenza tra i requisiti di fondi propri immediatamente dopo la riclassificazione e i requisiti di fondi propri immediatamente prima della riclassificazione, calcolato ciascuno conformemente all'articolo 92. Il calcolo non tiene conto degli effetti di fattori diversi dalla riclassificazione.
   5. La riclassificazione di una posizione a norma del presente articolo è irrevocabile.

Articolo 104 ter

Requisiti per l'unità di negoziazione

   1. Ai fini degli obblighi di segnalazione di cui all'articolo 430 ter, paragrafo 3, gli enti stabiliscono unità di negoziazione e assegnano ciascuna delle posizioni del loro portafoglio di negoziazione ad una di tali unità. Le posizioni del portafoglio di negoziazione sono attribuite alla stessa unità di negoziazione solo se sono conformi alla strategia di business concordata per l'unità di negoziazione e sono costantemente gestite e monitorate conformemente al paragrafo 2 del presente articolo.
   2. Le unità di negoziazione degli enti soddisfano costantemente tutti i seguenti requisiti:
   a) ciascuna unità di negoziazione ha una strategia di business chiara e distinta e una struttura di gestione dei rischi adeguata alla sua strategia;
   b) ciascuna unità di negoziazione dispone di una chiara struttura organizzativa; le posizioni in una data unità di negoziazione sono gestite da negoziatori designati all'interno dell'ente; ogni negoziatore ha funzioni dedicate nell'unità di negoziazione; ogni negoziatore è assegnato ad un'unica unità di negoziazione; ▌
   c) nell'ambito di ciascuna unità di negoziazione sono stabiliti limiti di posizione in base alla strategia di business;
   d) almeno su base settimanale, a livello di unità di negoziazione sono prodotte relazioni sulle attività, la redditività, la gestione dei rischi e i requisiti regolamentari che sono comunicate periodicamente all'organo di amministrazione;
   e) ciascuna unità di negoziazione ha un chiaro piano operativo annuale comprendente una politica di remunerazione ben definita sulla base di criteri solidi utilizzati per la valutazione delle performance;
   f) per ciascuna unità di negoziazione, sono elaborate su base mensile e messe a disposizione delle autorità competenti relazioni sulle posizioni in scadenza, sulle violazioni infragiornaliere dei limiti di negoziazione, sulle violazioni giornaliere dei limiti di negoziazione e sulle iniziative intraprese dall'ente per trattare tali violazioni, nonché valutazioni della liquidità del mercato.
   3. In deroga al paragrafo 2, lettera b), l'ente può assegnare un negoziatore a più di un'unità di negoziazione purché l'ente dimostri con piena soddisfazione della rispettiva autorità competente che l'assegnazione è stata effettuata per motivi commerciali o di risorse e che essa preserva gli altri requisiti qualitativi di cui al presente articolo applicabili ai negoziatori e alle unità di negoziazione.
   4. Gli enti notificano alle autorità competenti il modo in cui si conformano al paragrafo 2. Le autorità competenti possono richiedere all'ente di modificare la struttura o l'organizzazione delle sue unità di negoziazione per conformarsi al presente articolo.";

"

54)  l'articolo 105 è così modificato:

a)  il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:"

"1. Tutte le posizioni del portafoglio di negoziazione ed esterne al portafoglio di negoziazione valutate al valore equo sono soggette alle regole di valutazione prudente specificate nel presente articolo. Gli enti assicurano, in particolare, che la valutazione prudente delle posizioni del loro portafoglio di negoziazione raggiunga un grado di certezza adeguato, tenuto conto della natura dinamica delle posizioni del portafoglio di negoziazione ed esterne al portafoglio di negoziazione valutate al valore equo, delle esigenze di robustezza prudenziale e delle modalità di funzionamento e dello scopo dei requisiti patrimoniali per le posizioni del portafoglio di negoziazione ed esterne al portafoglio di negoziazione valutate al valore equo.";

"

b)  i paragrafi 3 e 4 sono sostituiti dai seguenti:"

"3. Gli enti rivalutano le posizioni del portafoglio di negoziazione al valore equo almeno giornalmente. Le variazioni di valore di tali posizioni sono riportate nel conto profitti e perdite dell'ente.

   4. Gli enti valutano le posizioni del portafoglio di negoziazione ed esterne al portafoglio di negoziazione valutate al valore equo in base ai prezzi di mercato ogniqualvolta ciò sia possibile, anche quando applicano a tali posizioni le disposizioni pertinenti sui requisiti patrimoniali.";

"

c)  il paragrafo 6 è sostituito dal seguente:"

"6. Quando non è possibile una valutazione in base ai prezzi di mercato, gli enti valutano prudentemente le loro posizioni e i loro portafogli basandosi su un modello, anche quando calcolano i requisiti di fondi propri per le posizioni comprese nel portafoglio di negoziazione e le posizioni esterne al portafoglio di negoziazione valutate al valore equo.";

"

d)  al paragrafo 7, il secondo comma è sostituito dal seguente:"

"Ai fini della lettera d) del primo comma, il modello è elaborato o approvato indipendentemente dalle unità di negoziazione ed è collaudato da soggetti indipendenti che confermino la validità della struttura matematica, delle ipotesi e del software applicativo.";

"

e)  al paragrafo 11, la lettera a) è sostituita dalla seguente:"

"a) il tempo supplementare necessario per coprire la posizione o i suoi rischi oltre gli orizzonti di liquidità che sono stati assegnati ai fattori di rischio della posizione in conformità dell'articolo 325 septquinquagies;";

"

55)  l'articolo 106 è così modificato:

a)  i paragrafi 2 e 3 sono sostituiti dai seguenti:"

"2. I requisiti di cui al paragrafo 1 si applicano fatti salvi i requisiti applicabili alla posizione coperta compresa o non nel portafoglio di negoziazione, se del caso.

   3. Quando un ente copre un'esposizione al rischio di credito o un'esposizione al rischio di controparte esterne al portafoglio di negoziazione con un derivato su crediti registrato nel portafoglio di negoziazione, tale posizione nel derivato su crediti è riconosciuta come una copertura interna dell'esposizione al rischio di credito o dell'esposizione al rischio di controparte esterne al portafoglio di negoziazione ai fini del calcolo degli importi delle esposizioni ponderati per il rischio di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettera a), se l'ente conclude un'altra operazione in derivati su crediti con un terzo, ammissibile come venditore di protezione, che soddisfi i requisiti per la protezione del credito di tipo personale esterna al portafoglio di negoziazione e compensi perfettamente il rischio di mercato della copertura interna.

Sia la copertura interna riconosciuta a norma del primo comma che il derivato su crediti concluso con il terzo sono inclusi nel portafoglio di negoziazione al fine del calcolo dei requisiti di fondi propri per il rischio di mercato.";

"

b)  sono aggiunti i paragrafi seguenti:"

"4. Quando un ente copre un'esposizione al rischio azionario esterna al portafoglio di negoziazione con un derivato su strumenti di capitale registrato nel suo portafoglio di negoziazione, tale posizione nel derivato su strumenti di capitale è riconosciuta come una copertura interna dell'esposizione al rischio azionario esterna al portafoglio di negoziazione ai fini del calcolo degli importi delle esposizioni ponderati per il rischio di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettera a), se l'ente conclude un'altra operazione in derivati su strumenti di capitale con un terzo, ammissibile come venditore di protezione, che soddisfi i requisiti per la protezione del credito di tipo personale esterna al portafoglio di negoziazione e compensi perfettamente il rischio di mercato della copertura interna.

Sia la copertura interna riconosciuta a norma del primo comma che il derivato su strumenti di capitale concluso con un terzo, ammissibile come venditore di protezione, sono inclusi nel portafoglio di negoziazione ai fini del calcolo dei requisiti di fondi propri per il rischio di mercato.

   5. Se l'ente copre le esposizioni al rischio di tasso di interesse esterne al portafoglio di negoziazione utilizzando una posizione soggetta al rischio di tasso d'interesse registrata nel suo portafoglio di negoziazione, tale posizione soggetta al rischio di tasso d'interesse è considerata una copertura interna ai fini della valutazione del rischio di tasso di interesse derivante da posizioni diverse dalla negoziazione conformemente agli articoli 84 e 98 della direttiva 2013/36/UE, se sono soddisfatte le seguenti condizioni:
   a) la posizione è stata assegnata a un portafoglio separato dall'altra posizione del portafoglio di negoziazione, la cui strategia di business consiste esclusivamente nella gestione e nell'attenuazione del rischio di mercato delle coperture interne dell'esposizione al rischio di tasso di interesse; a tal fine, l'ente può assegnare a tale portafoglio altre posizioni soggette al rischio di tasso di interesse con terzi o il suo stesso portafoglio di negoziazione, a condizione che detto ente compensi perfettamente il rischio di mercato di queste altre posizioni soggette al rischio di tasso di interesse assumendo posizioni soggette al rischio di tasso di interesse opposte con terzi;
   b) ai fini degli obblighi di segnalazione di cui all'articolo 430 ter, paragrafo 3, la posizione è stata assegnata a un'unità di negoziazione stabilita in conformità dell'articolo 104 ter, la cui strategia di business consiste esclusivamente nella gestione e nell'attenuazione del rischio di mercato delle coperture interne dell'esposizione al rischio di tasso di interesse; a tal fine l'unità di negoziazione può assumere altre posizioni soggette al rischio di tasso di interesse con terzi o altre unità di negoziazione dell'ente, a condizione che tali unità compensino perfettamente il rischio di mercato di queste altre posizioni soggette al rischio di tasso di interesse assumendo posizioni soggette al rischio di tasso di interesse opposte con terzi;
   c) l'ente ha pienamente documentato come la posizione attenui il rischio di tasso di interesse derivanti da posizioni esterne al portafoglio di negoziazione ai fini dei requisiti di cui agli articoli 84 e 98 della direttiva 2013/36/UE.
   6. I requisiti di fondi propri per il rischio di mercato di tutte le posizioni assegnate a un portafoglio separato di cui al paragrafo 5, lettera a), sono calcolati su base autonoma e si aggiungono ai requisiti di fondi propri per le altre posizioni del portafoglio di negoziazione.
   7. Ai fini degli obblighi di segnalazione di cui all'articolo 430 ter, il calcolo dei fondi propri per il rischio di mercato di tutte le posizioni attribuite al portafoglio separato di cui al paragrafo 5, lettera a), del presente articolo o all'unità di negoziazione, o da quest'ultima assunte, di cui al paragrafo 5, lettera b), del presente articolo ove appropriato, viene effettuato su base autonoma come un portafoglio separato e si aggiunge al calcolo dei requisiti di fondi propri per le altre posizioni del portafoglio di negoziazione.";

"

56)  all'articolo 107, il paragrafo 3 è sostituito dal seguente:"

"3. Ai fini del presente regolamento le esposizioni verso imprese di investimento di paesi terzi, enti creditizi di paesi terzi e borse di paesi terzi sono trattate come esposizioni verso un ente solo se il paese terzo applica a tale soggetto requisiti prudenziali e di vigilanza almeno equivalenti a quelli applicati nell'Unione.";

"

57)   l'articolo 117, paragrafo 2, è così modificato:

a)  sono aggiunte le lettere seguenti:"

"o) l'Associazione internazionale per lo sviluppo;

   p) la Banca asiatica di investimento per le infrastrutture.";

"

b)   è aggiunto il comma seguente:"

"Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all'articolo 462 al fine di modificare, in conformità delle norme internazionali, l'elenco delle banche multilaterali di sviluppo di cui al primo comma.";

"

58)   all'articolo 118, la lettera a) è sostituita dalla seguente:"

"a) l'Unione europea e la Comunità europea dell'energia atomica;";

"

59)   all'articolo 123, è aggiunto il paragrafo seguente:"

"Alle esposizioni dovute a prestiti concessi da un ente creditizio a pensionati o lavoratori dipendenti con un contratto a tempo indeterminato a fronte del trasferimento incondizionato all'ente creditizio di parte della pensione o della retribuzione del debitore è attribuito un fattore di ponderazione del rischio del 35%, purché siano soddisfatte tutte le seguenti condizioni:

   a) per il rimborso del prestito, il debitore autorizza incondizionatamente il fondo pensione o il datore di lavoro a effettuare pagamenti diretti all'ente creditizio deducendo i pagamenti mensili per il prestito dalla pensione o dalla retribuzione mensile del debitore;
   b) i rischi di decesso, inabilità lavorativa, disoccupazione o riduzione della pensione o retribuzione mensile netta del debitore sono adeguatamente coperti da una polizza assicurativa sottoscritta dal debitore a beneficio dell'ente creditizio;
   c) i pagamenti mensili che devono essere effettuati dal debitore per tutti i prestiti che soddisfano le condizioni di cui alle lettere a) e b) non superano complessivamente il 20% della pensione o retribuzione mensile del debitore;
   d) la durata originaria massima del prestito è uguale o inferiore a dieci anni.";

"

60)   l'articolo 124 è sostituito dal seguente:"

"Articolo 124

Esposizioni garantite da ipoteche su beni immobili

   1. Se le condizioni di cui all'articolo 125 o all'articolo 126 non sono soddisfatte, le esposizioni o eventuali parti di esposizioni pienamente garantite da un'ipoteca su beni immobili ricevono un fattore di ponderazione del rischio del 100%, ad eccezione delle parti dell'esposizione assegnate ad un'altra classe. Alla parte dell'esposizione che supera il valore dell'ipoteca del bene immobile è assegnato il fattore di ponderazione del rischio applicabile alle esposizioni non garantite della controparte interessata.

La parte di un'esposizione trattata come pienamente garantita da beni immobili non supera l'importo del valore di mercato del bene costituito in garanzia o, in quegli Stati membri che hanno stabilito mediante disposizioni legislative o regolamentari criteri rigorosi per la determinazione del valore del credito ipotecario, il valore del credito ipotecario del bene immobile in questione.

   1 bis. Gli Stati membri designano un'autorità responsabile dell'applicazione del paragrafo 2. Tale autorità è l'autorità competente o l'autorità designata.

Se l'autorità designata dallo Stato membro per l'applicazione del presente articolo è l'autorità competente, essa provvede affinché le autorità e gli enti nazionali pertinenti dotati di mandato macroprudenziale siano debitamente informati dell'intenzione dell'autorità competente di ricorrere al presente articolo e siano adeguatamente coinvolti nella valutazione delle preoccupazioni sulla stabilità finanziaria nel suo Stato membro in conformità del paragrafo 2.

Se l'autorità designata dallo Stato membro per l'applicazione del presente articolo è diversa dall'autorità competente, lo Stato membro adotta le necessarie disposizioni atte ad assicurare l'adeguato coordinamento e scambio di informazioni tra le l’autorità competente e l’autorità designata ai fini della corretta applicazione del presente articolo. In particolare, le autorità sono tenute a collaborare strettamente e a condividere tutte le informazioni necessarie per l’esecuzione adeguata degli obblighi imposti all'autorità designata ai sensi del presente articolo. Detta cooperazione mira ad evitare qualsiasi forma di azione ridondante o incoerente tra autorità competente e autorità designata, nonché ad assicurare che si tenga opportunamente conto dell'interazione con altre misure, in particolare le misure adottate a norma dell'articolo 458 del presente regolamento e all'articolo 133 della direttiva 2013/36/UE.

   2. Sulla base dei dati raccolti a norma dell'articolo 430 bis, e di eventuali altri indicatori rilevanti, l'autorità designata conformemente al paragrafo 1 bis del presente articolo procede periodicamente, e almeno una volta all'anno, a valutare se il fattore di ponderazione del rischio del 35% per le esposizioni verso uno o più segmenti immobiliari garantite da ipoteche su immobili residenziali di cui all'articolo 125, situati in una o più parti del territorio dello Stato membro dell'autorità pertinente, e il fattore di ponderazione del rischio del 50% per le esposizioni garantite da immobili non residenziali di cui all'articolo 126, situati in una o più parti del territorio dello Stato membro dell'autorità pertinente, siano basati in maniera appropriata su quanto segue:
   a) le perdite effettive delle esposizioni garantite da immobili;
   b) gli sviluppi orientati al futuro sul mercato dei beni immobili.

Qualora, sulla base della valutazione di cui al primo comma del presente paragrafo, un'autorità designata conformemente al paragrafo 1 bis del presente articolo concluda che i fattori di ponderazione del rischio di cui all'articolo 125, paragrafo 2, o all'articolo 126, paragrafo 2, non rispecchiano adeguatamente i rischi effettivi relativi a uno o più segmenti immobiliari delle esposizioni pienamente garantite da ipoteche su immobili residenziali o su immobili non residenziali situati in una o più parti del territorio dello Stato membro dell'autorità competente e qualora ritenga che l'inadeguatezza della ponderazione del rischio potrebbe incidere negativamente sulla stabilità finanziaria attuale o futura del suo Stato membro, essa può aumentare i fattori di ponderazione del rischio applicabili a tali esposizioni entro gli intervalli di valori previsti al quarto comma del presente paragrafo, o imporre criteri più severi di quelli di cui all'articolo 125, paragrafo 2, o all'articolo 126, paragrafo 2.

L'autorità designata conformemente al paragrafo 1 bis del presente articolo notifica all'ABE e al CERS gli eventuali adeguamenti dei fattori di ponderazione del rischio e dei criteri applicati ai sensi del presente paragrafo. Entro un mese dal ricevimento di tale segnalazione l'ABE e il CERS trasmettono il proprio parere allo Stato membro interessato. L'ABE e il CERS pubblicano i fattori di ponderazione del rischio e i criteri per le esposizioni di cui agli articoli 125 e 126 e all'articolo 199, paragrafo 1, lettera a), attuati dall'autorità pertinente.

Ai fini del secondo comma del presente paragrafo, l'autorità designata conformemente al paragrafo 1 bis può fissare i fattori di ponderazione del rischio entro i seguenti intervalli di valori:

   a) dal 35% al 150% per le esposizioni garantite da ipoteche su immobili residenziali;
   b) dal 50% al 150% per le esposizioni garantite da ipoteche su immobili non residenziali.
   3. Qualora l'autorità designata conformemente al paragrafo 1 bis fissi fattori di ponderazione del rischio più elevati o criteri più rigorosi ai sensi del secondo comma del paragrafo 2, gli enti dispongono di un periodo transitorio di sei mesi per la loro applicazione.
   4. L'ABE, in stretta collaborazione con il CERS, elabora progetti di norme tecniche di regolamentazione al fine di specificare i criteri rigorosi per la valutazione del valore dei crediti ipotecari di cui al paragrafo 1 e i tipi di fattori da considerare per la valutazione dell'adeguatezza del fattore di ponderazione del rischio di cui al primo comma del paragrafo 2.

L'ABE presenta tali progetti di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro il 31 dicembre 2019.

Alla Commissione è delegato il potere di integrare il presente regolamento adottando le norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1093/2010.

   5. Per mezzo di raccomandazioni ai sensi dell'articolo 16 del regolamento (UE) n. 1092/2010, e in stretta collaborazione con l'ABE, il CERS può fornire orientamenti alle autorità designate conformemente al paragrafo 1 bis del presente articolo su quanto segue:
   a) i fattori che potrebbero "incidere negativamente sulla stabilità finanziaria attuale o futura" ai sensi del secondo comma del paragrafo 2; e
   b) i parametri di riferimento indicativi di cui l'autorità designata conformemente al paragrafo 1 bis deve tenere conto nel determinare fattori di ponderazione del rischio più elevati.
   6. A tutte le loro corrispondenti esposizioni garantite da ipoteche su beni immobili residenziali o non residenziali situati in una o più parti dello Stato membro, gli enti di uno Stato membro applicano i fattori di ponderazione del rischio e i criteri che sono stati fissati dalle autorità di tale Stato membro conformemente al paragrafo 2.";

"

61)  all'articolo 128, i paragrafi 1 e 2 sono sostituiti dai seguenti:"

"1. Gli enti attribuiscono un fattore di ponderazione del rischio del 150% alle esposizioni connesse a rischi particolarmente elevati.

   2. Ai fini del presente articolo gli enti trattano le seguenti esposizioni come esposizioni connesse a rischi particolarmente elevati:
   a) investimenti in imprese di venture capital, ad eccezione del caso in cui tali investimenti siano trattati conformemente all'articolo 132;
   b) investimenti in private equity di venture capital, ad eccezione del caso in cui tali investimenti siano trattati conformemente all'articolo 132;
   c) finanziamenti per immobili a fini speculativi.";

"

62)  l'articolo 132 è sostituito dal seguente:"

"Articolo 132

Requisiti di fondi propri per le esposizioni sotto forma di quote o azioni in OIC

   1. Gli enti calcolano l'importo ponderato per il rischio delle loro esposizioni sotto forma di quote o di azioni in OIC moltiplicando l'importo ponderato per il rischio delle esposizioni dell'OIC, calcolato secondo i metodi di cui al paragrafo 2, primo comma, per la percentuale di quote o azioni detenute da tali enti.
   2. Se le condizioni di cui al paragrafo 3 del presente articolo sono soddisfatte, gli enti possono applicare il metodo look-through in conformità dell'articolo 132 bis, paragrafo 1, o il metodo basato sul regolamento di gestione in conformità dell'articolo 132 bis, paragrafo 2.

Fatto salvo l'articolo 132 ter, paragrafo 2, gli enti che non applicano il metodo look-through o il metodo basato sul regolamento di gestione attribuiscono un fattore di ponderazione del rischio del 1 250% ("metodo fall-back") alle loro esposizioni sotto forma di quote o di azioni in OIC.

Gli enti possono calcolare l'importo ponderato per il rischio delle loro esposizioni sotto forma di quote o di azioni in OIC utilizzando una combinazione dei metodi di cui al presente paragrafo purché le condizioni per l'utilizzo di tali metodi siano soddisfatte.

   3. Gli enti possono determinare l'importo ponderato per il rischio delle esposizioni di un OIC conformemente ai metodi di cui all'articolo 132 bis, se sono soddisfatte tutte le seguenti condizioni:
   a) l'OIC è:
   i) un organismo d'investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM) soggetto alla direttiva 2009/65/CE;
   ii) un FIA ▌ gestito da un GEFIA UE registrato a norma dell'articolo 3, paragrafo 3, della direttiva 2011/61/UE;
   iii) un FIA gestito da un GEFIA UE autorizzato a norma dell'articolo 6 della direttiva 2011/61/UE;
   iv) un FIA gestito da un GEFIA non UE autorizzato a norma dell'articolo 37 della direttiva 2011/61/UE;
   v) un FIA non UE gestito da un GEFIA non UE e commercializzato a norma dell'articolo 42 della direttiva 2011/61/UE;
   vi) un FIA non UE non commercializzato nell'Unione e gestito da un GEFIA non UE che ha sede in un paese terzo contemplato da un atto delegato di cui all'articolo 67, paragrafo 6, della direttiva 2011/61/UE;
   b) il prospetto dell'OIC o un documento ad esso equivalente include:
   i) le categorie delle attività nelle quali l'OIC è autorizzato ad investire;
   ii) nel caso si applichino limiti agli investimenti, i relativi limiti e i metodi per determinarli;
   c) le segnalazioni dell'OIC o della società di gestione dell'OIC all'ente soddisfano i seguenti requisiti:
   i) le esposizioni dell'OIC sono oggetto di segnalazioni almeno con la stessa frequenza di quelle dell'ente;
   ii) il grado di dettaglio delle informazioni finanziarie è sufficiente per consentire all'ente di calcolare l'importo dell'esposizione ponderato per il rischio dell'OIC in conformità con il metodo scelto dall'ente;
   iii) se l'ente applica il metodo look-through, le informazioni sulle esposizioni sottostanti sono verificate da un terzo indipendente.

In deroga al primo comma, lettera a) del presente articolo, le banche multilaterali o bilaterali di sviluppo e gli altri enti che coinvestono in un OIC con banche multilaterali o bilaterali di sviluppo possono determinare l'importo ponderato per il rischio delle esposizioni di tale OIC conformemente ai metodi stabiliti all'articolo 132 bis, purché siano soddisfatte le condizioni di cui al primo comma, lettere b) e c), del presente articolo, e il mandato di investimento dell'OIC limiti il tipo di attività in cui l'OIC può investire ad attività che promuovono lo sviluppo sostenibile nei paesi in via di sviluppo.

Gli enti notificano alla rispettiva autorità competente gli OIC cui applicano tale trattamento di cui al secondo comma.

In deroga al primo comma, lettera c), punto i), qualora l'ente determini l'importo ponderato per il rischio delle esposizioni di un OIC conformemente al metodo basato sul regolamento di gestione, le segnalazioni dell'OIC o della società di gestione dell'OIC all'ente possono limitarsi al mandato di investimento dell'OIC e relative modifiche e possono essere effettuate solo qualora l'ente incorra in un'esposizione verso l'OIC per la prima volta e qualora il mandato di investimento dell'OIC venga modificato.

   4. Gli enti che non hanno dati o informazioni adeguati per calcolare l'importo ponderato per il rischio delle esposizioni di un OIC conformemente ai metodi di cui all'articolo 132 bis si possono basare sui calcoli di un terzo purché siano soddisfatte tutte le seguenti condizioni:
   a) il terzo è:
   i) l'ente depositario o l'ente finanziario depositario dell'OIC, a condizione che l'OIC investa esclusivamente in titoli e che depositi tutti i titoli presso l'ente depositario o l'ente finanziario depositario in questione;
   ii) per gli OIC che non rientrano nel punto i) della presente lettera, la società di gestione dell'OIC, purché essa soddisfi la condizione di cui al paragrafo 3, lettera a);
   b) il terzo effettua il calcolo conformemente ai metodi di cui all'articolo 132 bis, paragrafi 1, 2 o 3, a seconda dei casi;
   c) un revisore esterno ha confermato la correttezza del calcolo del terzo.

Gli enti che fanno affidamento su calcoli di terzi moltiplicano l'importo ponderato per il rischio delle esposizioni di un OIC derivante da tali calcoli per un fattore di 1,2.

In deroga al secondo comma, se l'ente ha accesso illimitato ai calcoli dettagliati effettuati dal terzo, non si applica il fattore pari all'1,2. Su richiesta, l'ente fornisce tali calcoli alla sua autorità competente.

   5. Nei casi in cui l'ente applica i metodi di cui all'articolo 132 bis ai fini del calcolo dell'importo ponderato per il rischio delle esposizioni di un OIC ("OIC di livello 1"), e una qualsiasi delle esposizioni sottostanti dell'OIC di livello 1 è un'esposizione sotto forma di quote o azioni in un altro OIC ("OIC di livello 2"), l'importo ponderato per il rischio delle esposizioni dell'OIC di livello 2 può essere calcolato utilizzando uno qualsiasi dei tre metodi descritti al paragrafo 2 del presente articolo. L'ente può utilizzare il metodo look-through per calcolare gli importi ponderati per il rischio delle esposizioni dell'OIC al livello 3 e ad ogni livello successivo solo quando abbia utilizzato tale metodo per il calcolo al livello precedente. In ogni altro scenario utilizza il metodo fall-back.
   6. L'importo ponderato per il rischio delle esposizioni di un OIC calcolato secondo il metodo look-through e il metodo basato sul regolamento di gestione di cui all’articolo 132 bis, paragrafi 1 e 2, è soggetto ad un massimale pari all'importo ponderato per il rischio delle esposizioni dell'OIC calcolato secondo il metodo fall-back.
   7. In deroga al paragrafo 1 del presente articolo, gli enti che applicano il metodo look-through conformemente all'articolo 132 bis, paragrafo 1, possono calcolare l'importo ponderato per il rischio delle loro esposizioni sotto forma di quote o di azioni in OIC moltiplicando i valori dell'esposizione di tali esposizioni, calcolati a norma dell'articolo 111, con il fattore di ponderazione del rischio (RWi*) calcolato secondo la formula di cui all'articolo 132 quater, purché siano soddisfatte le seguenti condizioni:
   a) gli enti misurano il valore delle loro partecipazioni sotto forma di quote o di azioni in un OIC al costo storico ma misurano il valore delle attività sottostanti dell'OIC al valore equo se applicano il metodo look-through;
   b) una variazione del valore di mercato delle quote o delle azioni il cui valore è misurato dagli enti al costo storico non modifica l'importo dei fondi propri di tali enti né il valore associato a tali partecipazioni.";

"

63)  sono inseriti gli articoli seguenti:"

"Articolo 132 bis

Metodi per il calcolo degli importi delle esposizioni ponderati per il rischio di OIC

   1. Se sono soddisfatte le condizioni di cui all'articolo 132, paragrafo 3, gli enti che dispongono di informazioni sufficienti sulle singole esposizioni sottostanti di un OIC prendono in considerazione tali esposizioni per calcolare l'importo dell'esposizione ponderato per il rischio dell'OIC, ponderando per il rischio tutte le esposizioni sottostanti dell'OIC come se fossero detenute direttamente da tali enti.
   2. Se sono soddisfatte le condizioni di cui all'articolo 132, paragrafo 3, gli enti che non dispongono di sufficienti informazioni sulle singole esposizioni sottostanti di un OIC per usare il metodo look-through possono calcolare l'importo ponderato per il rischio di tali esposizioni in conformità con i limiti del regolamento di gestione dell'OIC e della normativa pertinente.

Gli enti effettuano i calcoli di cui al primo comma, partendo dal presupposto che l'OIC assume in primo luogo, nella misura massima consentita dal suo regolamento di gestione o dalla normativa pertinente, le esposizioni con il requisito di fondi propri più elevato e in seguito assume esposizioni in ordine discendente fino al raggiungimento del limite massimo complessivo dell'esposizione e che l'OIC applica la leva finanziaria, nella misura massima consentita dal suo regolamento di gestione o dalla normativa pertinente, se del caso.

Gli enti effettuano i calcoli di cui al primo comma in base ai metodi di cui al presente capo, al capo 5 e al capo 6, sezione 3, 4 o 5, del presente titolo.

   3. In deroga all'articolo 92, paragrafo 3, lettera d), gli enti che calcolano l'importo ponderato per il rischio delle esposizioni di un OIC in conformità del paragrafo 1 o 2 del presente articolo possono calcolare il requisito di fondi propri per il rischio di aggiustamento della valutazione del credito delle esposizioni in strumenti derivati di tale OIC quale importo pari al 50% del requisito di fondi propri per tali esposizioni in strumenti derivati calcolato conformemente al capo 6, sezione 3, 4 o 5, del presente titolo, a seconda dei casi.

In deroga al primo comma un ente può escludere dal calcolo del requisito di fondi propri per il rischio di aggiustamento della valutazione del credito le esposizioni in strumenti derivati che non sarebbero soggette a tale requisito se fossero assunte direttamente dall'ente.

   4. L'ABE elabora progetti di norme tecniche di regolamentazione per specificare in che modo gli enti calcolano l'importo dell'esposizione ponderato per il rischio di cui al paragrafo 2 quando uno o più parametri necessari per tale calcolo non sono disponibili.

L'ABE presenta detti progetti di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro il ... [nove mesi dopo la data di entrata in vigore del presente regolamento modificativo].

Alla Commissione è delegato il potere di integrare il presente regolamento adottando le norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1093/2010.

Articolo 132 ter

Esclusioni dai metodi per il calcolo degli importi delle esposizioni ponderati per il rischio di OIC

   1. Gli enti possono escludere dai calcoli di cui all'articolo 132 gli strumenti di capitale primario di classe 1, gli strumenti aggiuntivi di classe 1, ▌ gli strumenti di classe 2 e gli strumenti di passività ammissibili detenuti da un OIC che gli enti devono dedurre rispettivamente a norma dell'articolo 36, paragrafo 1, degli articoli 56, 66 e72 sexies.
   2. Gli enti possono escludere dai calcoli di cui all'articolo 132 le esposizioni sotto forma di quote o di azioni in OIC di cui all'articolo 150, paragrafo 1, lettere g) e h), ed applicarvi invece il trattamento di cui all'articolo 133.

Articolo 132 quater

Trattamento delle esposizioni fuori bilancio verso OIC

   1. Gli enti calcolano l'importo dell'esposizione ponderato per il rischio dei loro elementi fuori bilancio con un potenziale di essere convertiti in esposizioni sotto forma di quote o di azioni in OIC moltiplicando i valori dell'esposizione di tali esposizioni, calcolati a norma dell'articolo 111, con il fattore di ponderazione del rischio :
   a) per tutte le esposizioni per cui gli enti usano uno dei metodi di cui all'articolo 132 bis:

20190416-P8_TA-PROV(2019)0369_IT-p0000003.png

dove:

20190416-P8_TA-PROV(2019)0369_IT-p0000004.png= la ponderazione del rischio;

i = l'indice che individua l'OIC;

RW20190416-P8_TA-PROV(2019)0369_IT-p0000005.png= l'importo calcolato conformemente all'articolo 132 bis per OICi;

20190416-P8_TA-PROV(2019)0369_IT-p0000006.png= il valore dell'esposizione delle esposizioni di OICi;

20190416-P8_TA-PROV(2019)0369_IT-p0000007.png= il valore contabile delle attività di OICi; e

EQi = il valore contabile dell'esposizione delle attività di OICi.

   b) per tutte le altre esposizioni, 20190416-P8_TA-PROV(2019)0369_IT-p0000008.png.
   2. Gli enti calcolano il valore dell'esposizione di un impegno di valore minimo che soddisfa le condizioni di cui al paragrafo 3 del presente articolo come il valore corrente dell'importo garantito scontato applicando un fattore di sconto privo di rischio di default. Gli enti possono ridurre il valore dell'esposizione dell'impegno di valore minimo di tutte le perdite riconosciute rispetto all'impegno di valore minimo a norma dei principi contabili applicabili.

Gli enti calcolano l'importo dell'esposizione ponderato per il rischio delle loro esposizioni fuori bilancio derivanti da impegni di valore minimo che soddisfano tutte le condizioni di cui al paragrafo 3 del presente articolo moltiplicando il valore dell'esposizione di tali esposizioni per un fattore di conversione del credito del 20% e il fattore di ponderazione del rischio derivante dall'articolo 132 o 152.

   3. Gli enti determinano l'importo dell'esposizione ponderato per il rischio per le esposizioni fuori bilancio derivante da impegni di valore minimo conformemente al paragrafo 2 se sono soddisfatte tutte le seguenti condizioni:
   a) l'esposizione fuori bilancio dell'ente è un impegno di valore minimo per un investimento in quote o azioni di uno o più OIC per cui l'ente è obbligato al pagamento nel quadro dell'impegno di valore minimo solamente se il valore di mercato delle esposizioni sottostanti dell'OIC o degli OIC è inferiore a una soglia predeterminata in uno o più momenti, come specificato dal contratto;
   b) l'OIC è:
   i) un OICVM quale definito alla direttiva 2009/65/CE; o
   ii) un FIA quale definito all'articolo 4, paragrafo 1, lettera a), della direttiva 2011/61/UE che investe unicamente in valori mobiliari o in altre attività finanziarie liquide di cui all'articolo 50, paragrafo 1, della direttiva 2009/65/CE se il regolamento di gestione del FIA non consente una leva finanziaria maggiore di quella permessa a norma dell'articolo 51, paragrafo 3, della direttiva 2009/65/CE;
   c) il valore di mercato corrente delle esposizioni sottostanti dell'OIC sottostanti all'impegno di valore minimo senza considerare l'effetto degli impegni di valore minimo fuori bilancio copre o supera il valore corrente della soglia specificata nell'impegno di valore minimo;
   d) in caso di riduzione dell'eccesso di valore di mercato delle esposizioni sottostanti dell'OIC o degli OIC rispetto al valore corrente dell'impegno di valore minimo, l'ente o un'altra impresa nella misura in cui rientra nella vigilanza su base consolidata alla quale l'ente stesso è soggetto a norma del presente regolamento e della direttiva 2013/36/UE o della direttiva 2002/87/CE può influenzare la composizione delle esposizioni sottostanti dell'OIC o degli OIC o limitare il potenziale di un'ulteriore riduzione dell'eccesso in altri modi;
   e) il beneficiario finale diretto o indiretto dell'impegno di valore minimo è solitamente un cliente al dettaglio quale definito all'articolo 4, paragrafo 1, punto 11, della direttiva 2014/65/UE.";

"

64)  all’articolo 144, paragrafo 1, la lettera g) è sostituita dalla seguente:"

"g) l'ente ha calcolato, nel quadro del metodo IRB, i requisiti di fondi propri risultanti dalle sue stime dei parametri di rischio ed è in grado di procedere alla segnalazione come prescritto dall'articolo 430;";

"

65)  l'articolo 152 è sostituito dal seguente:"

"Articolo 152

Trattamento delle esposizioni sotto forma di quote o azioni in OIC

   1. Gli enti calcolano gli importi ponderati per il rischio delle loro esposizioni sotto forma di quote o di azioni in OIC moltiplicando l'importo dell'esposizione ponderato per il rischio dell'OIC, calcolato secondo i metodi di cui ai paragrafi 2 e 5, per la percentuale di quote o azioni detenute da tali enti.
   2. Se sono soddisfatte le condizioni di cui all'articolo 132, paragrafo 3, gli enti che dispongono di informazioni sufficienti sulle singole esposizioni sottostanti di un OIC prendono in considerazione tali esposizioni sottostanti per calcolare l'importo dell'esposizione ponderato per il rischio dell'OIC, ponderando per il rischio tutte le esposizioni sottostanti dell'OIC come se fossero detenute direttamente dagli enti.
   3. In deroga all'articolo 92, paragrafo 3, lettera d), gli enti che calcolano l'importo dell'esposizione ponderato per il rischio dell'OIC in conformità del paragrafo 1 o 2 del presente articolo possono calcolare il requisito di fondi propri per il rischio di aggiustamento della valutazione del credito delle esposizioni in strumenti derivati di tale OIC quale importo pari al 50% del requisito di fondi propri per tali esposizioni in strumenti derivati calcolato conformemente al capo 6, sezione 3, 4 o 5, del presente titolo, a seconda del caso.

In deroga al primo comma un ente può escludere dal calcolo del requisito di fondi propri per il rischio di aggiustamento della valutazione del credito le esposizioni in strumenti derivati che non sarebbero soggette a tale requisito se fossero assunte direttamente dall'ente.

   4. Gli enti che applicano il metodo look-through conformemente ai paragrafi 2 e 3 del presente articolo e che soddisfano le condizioni di utilizzo parziale permanente a norma dell'articolo 150, o che non soddisfano le condizioni per l'utilizzo dei metodi di cui al presente capo oppure uno o più dei metodi di cui al capo 5 per la totalità o parte delle esposizioni sottostanti dell'OIC, calcolano gli importi delle esposizioni ponderati per il rischio e gli importi delle perdite attese conformemente ai seguenti principi:
   a) per le esposizioni assegnate alla classe di esposizioni "strumenti di capitale" di cui all'articolo 147, paragrafo 2, lettera e), gli enti applicano il metodo della ponderazione semplice di cui all'articolo 155, paragrafo 2;
   b) per le esposizioni assegnate a elementi che rappresentano posizioni verso la cartolarizzazione di cui all'articolo 147, paragrafo 2, lettera f), gli enti applicano il trattamento di cui all'articolo 254 come se fossero detenute direttamente da tali enti;
   c) per tutte le altre esposizioni sottostanti, gli enti applicano il metodo standardizzato di cui al capo 2 del presente titolo.

Qualora, ai fini del primo comma, lettera a), l'ente non sia in grado di differenziare tra esposizioni in strumenti di private equity, esposizioni in strumenti di capitale negoziati in mercati e altre esposizioni in strumenti di capitale, l'ente tratta le esposizioni in oggetto al pari di altre esposizioni in strumenti di capitale.

   5. Se le condizioni di cui all'articolo 132, paragrafo 3, sono soddisfatte, gli enti che non dispongono di sufficienti informazioni sulle singole esposizioni sottostanti di un OIC possono calcolare l'importo ponderato per il rischio di tali esposizioni in conformità con il metodo basato sul regolamento di gestione di cui all'articolo 132 bis, paragrafo 2. Per le esposizioni di cui al paragrafo 4, lettere a), b) e c) del presente articolo, gli enti applicano tuttavia i metodi ivi indicati.
   6. Fatto salvo l'articolo 132 ter, paragrafo 2, gli enti che non applicano il metodo look-through ai sensi dei paragrafi 2 e 3 del presente articolo, o il metodo basato sul regolamento di gestione ai sensi del paragrafo 5 del presente articolo, applicano il metodo fall-back di cui all'articolo 132, paragrafo 2.
   7. Gli enti possono calcolare l'importo ponderato per il rischio delle loro esposizioni sotto forma di quote o di azioni in OIC utilizzando una combinazione dei metodi di cui al presente articolo purché le condizioni per l'utilizzo di tali metodi siano soddisfatte.
   8. Gli enti che non hanno dati o informazioni adeguati per calcolare l'importo dell'esposizione ponderato per il rischio di un OIC conformemente ai metodi di cui ai paragrafi 2, 3, 4 e 5 si possono basare sui calcoli di un terzo purché siano soddisfatte tutte le seguenti condizioni:
   a) il terzo è:
   i) l'ente depositario o l'ente finanziario depositario dell'OIC, a condizione che l'OIC investa esclusivamente in titoli e che depositi tutti i titoli presso l'ente depositario o l'ente finanziario depositario in questione;
   ii) per gli OIC che non rientrano nel punto i) della presente lettera, la società di gestione dell'OIC, purché essa soddisfi i criteri di cui all'articolo 132, paragrafo 3, lettera a);
   b) per le esposizioni diverse da quelle elencate al paragrafo 4, lettere a), b) e c), del presente articolo, il terzo effettua il calcolo secondo il metodo look-through di cui all’articolo 132 bis, paragrafo 1;
   c) per le esposizioni elencate al paragrafo 4, lettere a), b) e c), il terzo effettua il calcolo secondo i metodi ivi previsti;
   d) un revisore esterno ha confermato la correttezza del calcolo del terzo.

Gli enti che fanno affidamento su calcoli di terzi moltiplicano gli importi ponderati per il rischio delle esposizioni di un OIC derivanti da tali calcoli per un fattore di 1,2.

In deroga al secondo comma, se l'ente ha accesso illimitato ai calcoli dettagliati effettuati dal terzo, non si applica il fattore pari all'1,2. Su richiesta, l'ente fornisce tali calcoli alla sua autorità competente.

   9. Ai fini del presente articolo si applicano l'articolo 132, paragrafi 5 e 6, e l'articolo 132 ter. Ai fini del presente articolo si applica l'articolo 132 quater, utilizzando i fattori di ponderazione del rischio calcolati conformemente al capo 3 del presente titolo.";

"

66)   all'articolo 158, è aggiunto il paragrafo seguente:"

“9 bis. L'importo delle perdite attese per un impegno di valore minimo che soddisfa tutti i requisiti di cui all'articolo 132 quater, paragrafo 3, è zero.";

"

67)   l'articolo 164 è sostituito dal seguente:"

"Articolo 164

Perdita in caso di default (LGD)

   1. Gli enti forniscono stime interne delle LGD, subordinatamente al rispetto dei requisiti esposti nella sezione 6 del presente capo e all'autorizzazione concessa dalle autorità competenti conformemente all'articolo 143. Per il rischio di diluizione dei crediti commerciali acquistati il valore da attribuire alla LGD è il 75%. Se un ente può scomporre in modo affidabile in PD e LGD le proprie stime della EL per il rischio di diluizione dei crediti commerciali acquistati, può utilizzare la stima interna della LGD.
   2. La protezione del credito di tipo personale può essere riconosciuta ammissibile rettificando le stime della PD o della LGD, subordinatamente al rispetto dei requisiti di cui all'articolo 183, paragrafi 1, 2 e 3, e all'autorizzazione delle autorità competenti, in relazione ad una singola esposizione o ad un portafoglio di esposizioni. Un ente non può attribuire alle esposizioni garantite una PD o una LGD corrette in modo tale per cui il fattore di ponderazione successivo alla rettifica risulterebbe inferiore a quello di una esposizione diretta comparabile verso il garante.
   3. Ai fini dell'applicazione dell'articolo 154, paragrafo 2, la LGD di un'esposizione diretta comparabile verso il fornitore della protezione di cui all'articolo 153, paragrafo 3, è pari alla LGD associata ad un finanziamento non coperto al garante o a quella associata al finanziamento non coperto del debitore, a seconda che i dati disponibili e la struttura della garanzia indichino che l'importo recuperato dipenderebbe dalla condizione finanziaria rispettivamente del garante o del debitore nel caso in cui sia il garante che il debitore andassero in default durante la vita dell'operazione coperta.
   4. La LGD media ponderata per tutte le esposizioni al dettaglio che sono garantite da immobili residenziali e che non beneficiano di garanzie delle amministrazioni centrali non può essere inferiore al 10%.

La LGD media ponderata per tutte le esposizioni al dettaglio che sono garantite da immobili non residenziali e che non beneficiano di garanzie delle amministrazioni centrali non può essere inferiore al 15%.

   5. Gli Stati membri designano un'autorità responsabile dell'applicazione del paragrafo 6. Tale autorità è l'autorità competente o l'autorità designata.

Se l'autorità designata dallo Stato membro per l'applicazione del presente articolo è l'autorità competente, provvede affinché le autorità e gli enti nazionali pertinenti dotati di mandato macroprudenziale siano debitamente informati dell'intenzione dell'autorità competente di ricorrere al presente articolo e siano adeguatamente coinvolti nella valutazione delle preoccupazioni sulla stabilità finanziaria nel suo Stato membro in conformità del paragrafo 6.

Se l'autorità designata dallo Stato membro per l'applicazione del presente articolo è diversa dall'autorità competente, lo Stato membro adotta le necessarie disposizioni atte ad assicurare l'adeguato coordinamento e scambio di informazioni tra l’autorità competente e l‘autorità designata ai fini della corretta applicazione del presente articolo. In particolare, le autorità sono tenute a collaborare strettamente e a condividere tutte le informazioni necessarie per l’esecuzione adeguata degli obblighi imposti all'autorità designata ai sensi del presente articolo. Detta cooperazione mira ad evitare qualsiasi forma di azione ridondante o incoerente tra autorità competente e autorità designata, nonché ad assicurare che si tenga opportunamente conto dell'interazione con altre misure, in particolare le misure adottate a norma dell'articolo 458 del presente regolamento e all'articolo 133 della direttiva 2013/36/UE.

   6. Sulla base dei dati raccolti a norma dell'articolo 430 bis e di eventuali altri indicatori rilevanti e tenendo conto degli sviluppi sul mercato dei beni immobili, l'autorità designata conformemente al paragrafo 5 del presente articolo procede periodicamente, e almeno una volta all'anno, a valutare se i valori minimi della LGD, di cui al paragrafo 4 del presente articolo, siano appropriati per le esposizioni garantite da ipoteche su immobili residenziali o non residenziali situati in una o più parti del territorio dello Stato membro dell'autorità pertinente.

Qualora, sulla base della valutazione di cui al primo comma del presente paragrafo, l'autorità designata conformemente al paragrafo 5 concluda che i valori minimi della LGD di cui al paragrafo 4 non siano adeguati, e ritenga che l'inadeguatezza dei valori della LGD potrebbe incidere negativamente sulla stabilità finanziaria attuale o futura nel suo Stato membro, può fissare valori minimi della LGD più elevati per quelle esposizioni situate in una o più parti del territorio dello Stato membro dell'autorità pertinente. Tali valori minimi più elevati possono inoltre essere applicati anche a livello di uno o più segmenti immobiliari di dette esposizioni.

L'autorità designata conformemente al paragrafo 5 informa l'ABE e il CERS prima di adottare la decisione di cui al presente paragrafo. Entro un mese dal ricevimento di tale segnalazione l'ABE e il CERS trasmettono il proprio parere allo Stato membro interessato. L'ABE e il CERS pubblicano tali valori della LGD.

   7. Qualora l'autorità designata conformemente al paragrafo 5 fissi valori minimi della LGD più elevati ai sensi del paragrafo 6, gli enti dispongono di un periodo transitorio di sei mesi per la loro applicazione.
   8. L'ABE, in stretta collaborazione con il CERS, elabora progetti di norme tecniche di regolamentazione al fine di specificare le condizioni di cui l'autorità designata conformemente al paragrafo 5 tiene conto nel valutare l'adeguatezza dei valori della LGD nel quadro della valutazione di cui al paragrafo 6.

L'ABE presenta tali progetti di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro il 31 dicembre 2019.

Alla Commissione è delegato il potere di integrare il presente regolamento adottando le norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1093/2010.

   9. Per mezzo di raccomandazioni ai sensi dell'articolo 16 del regolamento (UE) n. 1092/2010, e in stretta collaborazione con l'ABE, il CERS può fornire orientamenti alle autorità designate conformemente al paragrafo 5 del presente articolo su quanto segue:
   a) i fattori che potrebbero "incidere negativamente sulla stabilità finanziaria attuale o futura" ai sensi del paragrafo 6; e
   b) i parametri di riferimento indicativi di cui l'autorità designata conformemente al paragrafo 5 tiene conto nel determinare valori minimi della LGD più elevati.
   10. A tutte le loro corrispondenti esposizioni garantite da ipoteche su beni immobili residenziali o non residenziali situati in una o più parti dello Stato membro, gli enti di uno Stato membro applicano i valori minimi della LGD più elevati che sono stati fissati dalle autorità di un altro Stato membro conformemente al paragrafo 6.";

"

68)  all'articolo 201, paragrafo 1, la lettera h) è sostituita dalla seguente:"

"h) controparti centrali qualificate.";

"

69)  è inserito il seguente articolo:"

"Articolo 204 bis

Tipi ammissibili di derivati su strumenti di capitale

   1. Gli enti possono utilizzare i derivati su strumenti di capitale costituiti da total return swaps, o prodotti effettivamente simili sotto il profilo economico, come protezione del credito ammissibile soltanto ai fini della realizzazione di coperture interne.

Se un ente acquista una protezione del credito mediante un total return swap e contabilizza come reddito netto il saldo positivo degli introiti ricevuti sullo swap senza però registrare la corrispondente perdita di valore dell'attività protetta attraverso una riduzione del valore equo dell'attività o un aumento degli accantonamenti, la protezione del credito non è considerata ammissibile.

   2. Quando un ente effettua una copertura interna ricorrendo a un derivato su strumenti di capitale, affinché la copertura interna possa essere considerata come protezione del credito ammissibile ai fini del presente capo, il rischio di credito trasferito al portafoglio di negoziazione è trasferito a una o più parti terze esterne.

Quando una copertura interna è stata effettuata conformemente al primo comma e sono stati soddisfatti i requisiti di cui al presente capo, gli enti applicano le regole di cui alle sezioni da 4 a 6 del presente capo per il calcolo degli importi delle esposizioni ponderati per il rischio e degli importi delle perdite attese in caso di acquisizione di protezione del credito di tipo personale.";

"

70)  l'articolo 223 è così modificato:

a)  al paragrafo 3, il secondo comma è sostituito dal seguente:"

"Nel caso delle operazioni in derivati OTC, gli enti che utilizzano il metodo di cui al capo 6, sezione 6, calcolano l'EVA come segue:

20190416-P8_TA-PROV(2019)0369_IT-p0000009.png.";

"

b)  al paragrafo 5 è aggiunto il seguente comma:"

"Nel caso delle operazioni in derivati OTC, gli enti che utilizzano i metodi di cui al capo 6, sezioni 3, 4 e 5, tengono conto degli effetti di attenuazione del rischio della garanzia in conformità delle disposizioni di cui al capo 6, sezioni 3, 4 e 5, a seconda del caso.";

"

71)  l'articolo 272 è così modificato:

a)  il punto 6 è sostituito dal seguente:"

"6) "insieme di attività coperte (hedging set)", un insieme di operazioni concluse nell'ambito di un singolo insieme di attività soggette a compensazione per le quali è consentita la compensazione totale o parziale per determinare l'esposizione potenziale futura in base ai metodi di cui alla sezione 3 o 4 del presente capo;";

"

b)  è inserito il punto seguente:"

"7 bis) "accordo di garanzia unidirezionale (one way margin agreement)", un accordo di garanzia in virtù del quale l'ente è tenuto a fornire margini di variazione a una controparte ma non ha diritto a ricevere il margine di variazione da tale controparte o viceversa;";

"

c)   il punto 12 è sostituito dal seguente:"

"12) "valore di mercato corrente" o "CMV" il valore di mercato netto di tutte le operazioni rientranti in un insieme di attività soggette a compensazione al lordo delle eventuali garanzie reali detenute o fornite dove i valori di mercato positivi e negativi sono compensati nel calcolo del CMV;";

"

d)   è inserito il punto seguente:"

"12 bis) "importo netto indipendente della garanzia" o "NICA", la somma del valore corretto per la volatilità della garanzia reale netta ricevuta o fornita, a seconda dei casi, per l'insieme di attività soggette a compensazione diversa dal margine di variazione;";

"

72)  l'articolo 273 è così modificato:

a)   il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:"

"1. Gli enti calcolano il valore dell'esposizione per quanto riguarda i contratti elencati all'allegato II in base ad uno dei metodi di cui alle sezioni da 3 a 6 conformemente al presente articolo.

Gli enti che non soddisfano le condizioni di cui all'articolo 273 bis, paragrafo 1, non utilizzano il metodo illustrato nella sezione 4. Gli enti che non soddisfano le condizioni di cui all'articolo 273 bis, paragrafo 2, non utilizzano il metodo illustrato nella sezione 5.

Gli enti possono ricorrere all'uso combinato permanente dei metodi illustrati nelle sezioni da 3 a 6 all'interno di un gruppo. Ad un singolo ente è vietato l'uso combinato permanente dei metodi illustrati nelle sezioni da 3 a 6.";

"

b)   i paragrafi 6, 7 e 8 sono sostituiti dai seguenti:"

"6. Secondo i metodi illustrati nelle sezioni da 3 a 6, il valore dell'esposizione per una data controparte è uguale alla somma dei valori dell'esposizione calcolati per ciascun insieme di attività soggette a compensazione con tale controparte.

In deroga al primo comma, quando un accordo di garanzia (margin agreement) si applica a più insiemi di attività soggette a compensazione con tale controparte e l'ente utilizza uno dei metodi di cui alle sezioni da 3 a 6 per calcolare il valore dell'esposizione di tali insiemi di attività soggette a compensazione, il valore dell'esposizione è calcolato conformemente alla sezione pertinente.

Per una data controparte, il valore dell'esposizione per un dato insieme di attività soggette a compensazione degli strumenti derivati OTC di cui all'allegato II calcolato conformemente al presente capo è il maggiore tra zero e la differenza tra la somma dei valori delle esposizioni in tutti gli insiemi di attività soggette a compensazione con la controparte e la somma di CVA (credit valuation adjustments) per tale controparte contabilizzata dall'ente come una svalutazione (write down) sostenuta. Gli aggiustamenti della valutazione del credito sono calcolati senza essere compensati con eventuali rettifiche di valore della componente debitoria attribuite al rischio di credito proprio dell'impresa già escluse dai fondi propri conformemente all'articolo 33, paragrafo 1, lettera c).

   7. Nel calcolo del valore dell'esposizione in base ai metodi di cui alle sezioni 3, 4 e 5, gli enti possono trattare due contratti derivati OTC compresi nello stesso accordo di compensazione che sono perfettamente congruenti come un unico contratto con un capitale nozionale pari a zero.

Ai fini del primo comma, due contratti derivati OTC sono perfettamente congruenti se soddisfano tutte le seguenti condizioni:

   a) le loro posizioni di rischio sono opposte;
   b) le loro caratteristiche, fatta eccezione per la data della negoziazione, sono identiche;
   c) i loro flussi di cassa si compensano integralmente.
   8. Gli enti determinano il valore delle esposizioni derivanti da operazioni con regolamento a lungo termine utilizzando uno qualsiasi dei metodi di cui alle sezioni da 3 a 6 del presente capo, indipendentemente dai metodi prescelti dall'ente per trattare gli strumenti derivati OTC e le operazioni di vendita con patto di riacquisto, le operazioni di concessione e assunzione di titoli o di merci in prestito e i finanziamenti con margini. Nel calcolare i requisiti di fondi propri per le operazioni con regolamento a lungo termine, gli enti che utilizzano il metodo di cui al capo 3 possono attribuire i fattori di ponderazione del rischio in base al metodo di cui al capo 2 a titolo permanente e a prescindere dall'importanza di tali posizioni.";

"

c)   è aggiunto il seguente paragrafo 9:"

"9. Per i metodi di cui alle sezioni da 3 a 6 del presente capo, gli enti trattano le operazioni in cui è stato individuato un rischio specifico di correlazione sfavorevole in conformità dell'articolo 291, paragrafi 2, 4, 5 e 6.";

"

73)  sono inseriti gli articoli seguenti:"

"Articolo 273 bis

Condizioni per l'utilizzo di metodi semplificati per il calcolo del valore dell'esposizione

   1. Un ente può calcolare il valore dell'esposizione delle sue posizioni in derivati secondo il metodo di cui alla sezione 4, a condizione che l'entità delle operazioni in bilancio e fuori bilancio attinenti a derivati risulti pari o inferiore a entrambe le soglie seguenti sulla base di una valutazione mensile utilizzando i dati con riferimento all'ultimo giorno del mese:
   a) il 10% delle attività totali dell'ente;
   b) 300 milioni di EUR.

   2. Un ente può calcolare il valore dell'esposizione delle sue posizioni in derivati secondo il metodo di cui alla sezione 5, a condizione che l'entità delle operazioni in bilancio e fuori bilancio attinenti a derivati risulti pari o inferiore a entrambe le soglie seguenti sulla base di una valutazione mensile utilizzando i dati con riferimento all'ultimo giorno del mese:
   a) il 5% delle attività totali dell'ente;
   b) 100 milioni di EUR.

   3. Ai fini dei paragrafi 1 e 2 gli enti calcolano l'entità delle loro operazioni in bilancio e fuori bilancio attinenti a derivati sulla base dei dati con riferimento all'ultimo giorno di ogni mese conformemente alle seguenti prescrizioni:
   a) le posizioni in derivati sono valutate al loro valore di mercato alla data determinata; se il valore di mercato di una posizione non è disponibile a una determinata data, gli enti adottano un valore equo per la posizione a tale data; se il valore di mercato e il valore equo di una posizione non sono disponibili ad una determinata data, gli enti adottano il valore di mercato o il valore equo più recente per tale posizione;
   b) il valore assoluto delle posizioni lunghe in derivati è sommato al valore assoluto delle posizioni corte in derivati;
   c) sono incluse tutte le posizioni in derivati, ad eccezione dei derivati su crediti che sono riconosciuti come coperture interne a fronte di esposizioni al rischio di credito esterne al portafoglio di negoziazione.
   4. In deroga ai paragrafi 1 o 2, a seconda dei casi, se le operazioni attinenti a derivati su base consolidata non eccedono le soglie di cui al paragrafo 1 o 2, a seconda dei casi, un ente che è incluso nel consolidamento e che dovrebbe applicare il metodo di cui alla sezione 3 o 4, a seconda dei casi, perché supera tali soglie a livello individuale, può scegliere invece di applicare il metodo che si applicherebbe su base consolidata, previa approvazione delle autorità competenti.
   5. Gli enti notificano alle autorità competenti i metodi di cui alla sezione 4 o 5 che utilizzano, o cessano di utilizzare a seconda dei casi, per calcolare il valore dell'esposizione delle loro posizioni in derivati.
   6. Gli enti non concludono, acquistano o vendono un'operazione in derivati al solo scopo di soddisfare una o più condizioni di cui ai paragrafi 1 e 2 durante la valutazione mensile.

Articolo 273 ter

Mancato rispetto delle condizioni per l'utilizzo di metodi semplificati per il calcolo del valore dell'esposizione in derivati

   1. L'ente che non soddisfa più una o più condizioni di cui all'articolo 273 bis, paragrafo 1 o 2, ne informa immediatamente l'autorità competente.
   2. L'ente cessa di calcolare i valori delle esposizioni delle sue posizioni in derivati conformemente alla sezione 4 o 5, a seconda dei casi, entro tre mesi dal verificarsi di una delle situazioni seguenti:
   a) l'ente non soddisfa ▌ le condizioni di cui alla lettera a) dell'articolo 273 bis, paragrafo 1 o 2, a seconda dei casi, o le condizioni di cui alla lettera b), dell'articolo 273 bis, paragrafo 1 o 2, a seconda dei casi, per tre mesi consecutivi;
   b) l'ente non soddisfa le condizioni di cui alla lettera a) dell'articolo 273 bis, paragrafo 1 o 2, a seconda dei casi, o le condizioni di cui alla lettera b) dell'articolo 273 bis, paragrafo 1 o 2, a seconda dei casi, per più di sei mesi nel corso dei 12 mesi precedenti.
   3. Se un ente ha cessato di calcolare i valori delle esposizioni delle sue posizioni in derivati conformemente alla sezione 4 o 5, a seconda dei casi, gli è consentito di riprendere il calcolo del valore delle esposizioni delle sue posizioni in derivati secondo la sezione 4 o 5 se dimostra all'autorità competente che tutte le condizioni di cui all'articolo 273 bis, paragrafo 1 o 2, sono state soddisfatte in modo ininterrotto per un anno.";

"

74)  alla parte tre, titolo II, capo 6, le sezioni 3, 4 e 5 sono sostituite dalle seguenti:"

"Sezione 3

Metodo standardizzato per il rischio di controparte

Articolo 274

Valore dell'esposizione

   1. Un ente può calcolare un unico valore dell'esposizione a livello di insieme di attività soggette a compensazione per tutte le operazioni coperte da un accordo di compensazione contrattuale se sono soddisfatte tutte le seguenti condizioni:
   a) l'accordo di compensazione appartiene a uno dei tipi di accordi di compensazione contrattuale di cui all'articolo 295;
   b) l'accordo di compensazione è stato riconosciuto dalle autorità competenti conformemente all'articolo 296;
   c) l'ente ha adempiuto agli obblighi di cui all'articolo 297 in relazione all'accordo di compensazione.

Qualora una delle condizioni n di cui al primo comma on sia soddisfatta, l'ente tratta ogni operazione come se fosse il proprio insieme di attività soggette a compensazione.

   2. Gli enti calcolano il valore dell'esposizione di un insieme di attività soggette a compensazione nel quadro del metodo standardizzato per il rischio di controparte come segue:

Valore dell'esposizione = α · (RC + PFE)

dove:

RC = il costo di sostituzione calcolato conformemente all'articolo 275; e

PFE = l'esposizione potenziale futura calcolata conformemente all'articolo 278;

α = 1,4.

   3. Il valore dell'esposizione di un insieme di attività soggette a compensazione oggetto di un accordo di garanzia contrattuale (contractual margin agreement) è limitato al valore dell'esposizione dello stesso insieme di attività soggette a compensazione non oggetto di alcuna forma di accordo di garanzia.
   4. Qualora allo stesso insieme di attività soggette a compensazione si applichino più accordi di garanzia (margin agreement), gli enti assegnano ciascun accordo di garanzia al gruppo di operazioni che compongono l'insieme di attività soggette a compensazione a cui tale accordo si applica contrattualmente e calcolano un valore di esposizione separatamente per ciascuno di tali gruppi.
   5. Gli enti possono fissare a zero il valore dell'esposizione di un insieme di attività soggette a compensazione che soddisfa tutte le seguenti condizioni:
   a) l'insieme di attività soggette a compensazione è composto esclusivamente da opzioni vendute;
   b) il valore di mercato corrente dell'insieme di attività soggette a compensazione è costantemente negativo;
   c) il premio di tutte le opzioni incluse nell'insieme di attività soggette a compensazione è stato ricevuto in anticipo dall'ente per garantire l'esecuzione dei contratti;
   d) l'insieme di attività soggette a compensazione non è oggetto di alcun accordo di garanzia (margin agreement).
   6. ▌In un insieme di attività soggette a compensazione, gli enti sostituiscono un'operazione che è una combinazione lineare finita di opzioni call o opzioni put acquistate o vendute con tutte le singole opzioni che costituiscono tale combinazione lineare, considerate come una singola operazione, ai fini del calcolo del valore dell'esposizione per l'insieme di attività soggette a compensazione conformemente alla presente sezione. Ciascuna di tali combinazioni di opzioni è trattata come una singola operazione nell'insieme di attività in cui la combinazione è inclusa ai fini del calcolo del valore dell'esposizione.
   7. Al valore dell'esposizione di un'operazione in derivati su crediti che rappresenta una posizione lunga sullo strumento sottostante può essere applicato un tetto massimo pari all'importo del premio non pagato in essere purché sia trattata come un proprio insieme di attività soggette a compensazione non soggetto a un accordo di garanzia (margin agreement).

Articolo 275

Costo di sostituzione

   1. Gli enti calcolano il costo di sostituzione RC per gli insiemi di attività soggette a compensazione non oggetto di un accordo di garanzia (margin agreement) secondo la seguente formula:

20190416-P8_TA-PROV(2019)0369_IT-p0000010.png

   2. Gli enti calcolano il costo di sostituzione per singoli insiemi di attività soggette a compensazione oggetto di un accordo di garanzia (margin agreement) secondo la seguente formula:

20190416-P8_TA-PROV(2019)0369_IT-p0000011.png

dove:

RC = il costo di sostituzione

VM = il valore corretto per la volatilità del margine di variazione netto ricevuto o fornito, a seconda dei casi, per l'insieme di attività soggette a compensazione su base regolare per attenuare le variazioni del CMV dell'insieme di attività soggette a compensazione;

TH = la soglia di margine applicabile all'insieme di attività soggette a compensazione a titolo dell'accordo di garanzia (margin agreement), al di sotto della quale l'ente non può chiedere la costituzione di una garanzia reale; e

MTA= l'importo minimo del trasferimento applicabile all'insieme di attività soggette a compensazione a titolo dell'accordo di garanzia (margin agreement).

   3. Gli enti calcolano il costo di sostituzione per più insiemi di attività soggette a compensazione oggetto dello stesso accordo di garanzia (margin agreement) secondo la seguente formula:

20190416-P8_TA-PROV(2019)0369_IT-p0000012.png

dove:

RC = il costo di sostituzione

i = l'indice che designa gli insiemi di attività soggette a compensazione oggetto del singolo accordo di garanzia (margin agreement);

CMVi = il CMV del paniere di attività soggette a compensazione "i";

VMMA = la somma del valore corretto per la volatilità della garanzia reale ricevuta o fornita, a seconda dei casi, su base regolare per più insiemi di attività soggette a compensazione per attenuare le variazioni del loro CMV; e

NICAMA = la somma del valore corretto per la volatilità della garanzia reale ricevuta o fornita, a seconda dei casi, per più insiemi di attività soggette a compensazione diversa dalla VMMA.

Ai fini del primo comma, il NICAMA può essere calcolato a livello di negoziazione, di insieme di attività soggette a compensazione o di tutti gli insiemi di attività soggette a compensazione cui si applica l'accordo di garanzia (margin agreement), in funzione del livello al quale si applica l'accordo di garanzia.

Articolo 276

Riconoscimento e trattamento delle garanzie reali

   1. Ai fini della presente sezione, gli enti calcolano gli importi delle garanzie reali di VM, VMMA, NICA e NICAMA, applicando tutti i seguenti requisiti:
   a) ▌ se tutte le operazioni incluse in un insieme di attività soggette a compensazione appartengono al portafoglio di negoziazione, sono riconosciute solo le garanzie reali che sono ammissibili a norma degli articoli 197 e 299
   b) se un insieme di attività soggette a compensazione contiene almeno un'operazione esterna al portafoglio di negoziazione, sono riconosciute solo le garanzie reali che sono ammissibili a norma dell'articolo 197;
   c) la garanzia reale ricevuta dalla controparte è riconosciuta con segno positivo e la garanzia reale fornita alla controparte è riconosciuta con segno negativo;
   d) il valore corretto per la volatilità di qualsiasi tipo di garanzia reale ricevuta o fornita è calcolato in conformità dell'articolo 223;ai fini di tale calcolo, gli enti non utilizzano il metodo di cui all'articolo 225;
   e) lo stesso elemento di garanzia non è incluso allo stesso tempo sia nel VM che nel NICA;
   f) lo stesso elemento di garanzia non è incluso allo stesso tempo sia nel VMMA che nel NICAMA;
   g) qualsiasi garanzia reale fornita alla controparte che è separata dalle attività di tale controparte e, in conseguenza di tale separazione, è protetta in caso di default o insolvenza della controparte non è riconosciuta nel calcolo di NICA e NICAMA.
   2. Per il calcolo del valore corretto per la volatilità della garanzia reale fornita di cui al paragrafo 1, lettera d), del presente articolo gli enti sostituiscono la formula di cui all'articolo 223, paragrafo 2, con la seguente formula:

20190416-P8_TA-PROV(2019)0369_IT-p0000013.png

dove:

CVA = il valore corretto per la volatilità della garanzia reale fornita; e

C = la garanzia reale;

Hc e Hfx sono definiti conformemente all'articolo 223, paragrafo 2.

   3. Ai fini del paragrafo 1, lettera d), gli enti fissano il periodo di liquidazione rilevante per il calcolo del valore corretto per la volatilità delle garanzie reali ricevute o fornite secondo uno dei seguenti orizzonti temporali:
   a) un anno per le operazioni incluse negli insiemi delle attività soggette a compensazione di cui all'articolo 275, paragrafo 1;
   b) il periodo con rischio di margine stabilito in conformità dell'articolo 279 quater, paragrafo 1, lettera b), per gli insiemi di attività soggette a compensazione di cui all'articolo 275, paragrafi 2 e 3.

Articolo 277

Associazione delle operazioni alle categorie di rischio

   1. Gli enti associano ciascuna operazione di un insieme di attività soggette a compensazione ad una delle seguenti categorie di rischio per determinare l'esposizione potenziale futura dell'insieme di attività soggette a compensazione di cui all'articolo 278:
   a) rischio di tasso di interesse;
   b) rischio di cambio;
   c) rischio di credito;
   d) rischio azionario;
   e) rischio di posizione in merci;
   f) altri rischi.
   2. Gli enti effettuano l'associazione di cui al paragrafo 1 sulla base del fattore di rischio primario di un'operazione su derivati. Il fattore di rischio primario è l'unico fattore di rischio significativo di un'operazione su derivati.

   3. In deroga al paragrafo 2, gli enti associano le operazioni in derivati che hanno più di un fattore di rischio significativo a più di una categoria di rischio. Quando tutti i fattori di rischio significativi di una di tali operazioni appartengono alla stessa categoria di rischio, gli enti sono tenuti ad associare tale operazione una sola volta a tale categoria di rischio sulla base del più significativo tra tali fattori di rischio. Quando i fattori di rischio significativi di una di tali operazioni appartengono a diverse categorie di rischio, gli enti associano tale operazione una volta a ciascuna categoria di rischio per cui l'operazione ha almeno un fattore di rischio significativo, sulla base del più significativo tra i fattori di rischio in tale categoria di rischio.
   4. Nonostante i paragrafi 1, 2 e 3 quando associano le operazioni alle categorie di rischio di cui al paragrafo 1, gli enti applicano i seguenti requisiti:
   a) quando il fattore di rischio primario dell'operazione, o il più significativo fattore di rischio in una data categoria di rischio per le operazioni di cui al paragrafo 3, è una variabile legata all'inflazione, gli enti associano l'operazione alla categoria del rischio di tasso di interesse;
   b) quando il fattore di rischio primario dell'operazione, o il più significativo fattore di rischio in una data categoria di rischio per le operazioni di cui al paragrafo 3, è una variabile legata alle condizioni climatiche, gli enti associano l'operazione alla categoria del rischio di posizione in merci.
   5. L'ABE elabora progetti di norme tecniche di regolamentazione per specificare:
   a) il metodo per individuare le operazioni con un solo fattore di rischio significativo ▌;
   b) il metodo per individuare operazioni con più di un fattore di rischio significativo e per individuare il più significativo tra tali fattori di rischio ai fini del paragrafo 3.

L'ABE presenta detti progetti di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro il... [sei mesi dopo la data di entrata in vigore del presente regolamento di modifica].

Alla Commissione è delegato il potere di integrare il presente regolamento adottando le norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1093/2010.

Articolo 277 bis

Panieri di copertura

   1. Gli enti stabiliscono gli insiemi di attività coperte pertinenti per ciascuna categoria di rischio di un insieme di attività soggette a compensazione e assegnano ciascuna operazione a tali insiemi di attività coperte come segue:
   a) le operazioni associate alla categoria del rischio di tasso di interesse sono assegnate allo stesso insieme di attività coperte solo se il loro fattore di rischio primario, o il più significativo fattore di rischio in una data categoria di rischio per le operazioni di cui all'articolo 277, paragrafo 3, è denominato nella stessa valuta;
   b) le operazioni associate alla categoria del rischio di cambio sono assegnate allo stesso insieme di attività coperte solo se il loro fattore di rischio primario, o il più significativo fattore di rischio in una data categoria di rischio per le operazioni di cui all'articolo 277, paragrafo 3, è basato sulla stessa coppia di valute;
   c) tutte le operazioni associate alla categoria del rischio di credito sono assegnate allo stesso insieme di attività coperte;
   d) tutte le operazioni associate alla categoria del rischio azionario sono assegnate allo stesso insieme di attività coperte;
   e) le operazioni associate alla categoria del rischio di posizione in merci sono assegnate a uno dei seguenti insiemi di attività coperte sulla base della natura del loro fattore di rischio primario, o il più significativo fattore di rischio in una data categoria di rischio per le operazioni di cui all'articolo 277, paragrafo 3:
   i) energia;
   ii) metalli;
   iii) prodotti agricoli;
   iv) altre merci;
   v) condizioni climatiche;
   f) le operazioni associate alla categoria degli altri rischi sono assegnate allo stesso insieme di attività coperte solo se il loro fattore di rischio primario, o il più significativo fattore di rischio in una data categoria di rischio per le operazioni di cui all'articolo 277, paragrafo 3, è identico.

Ai fini del primo comma, lettera a), del presente paragrafo, le operazioni associate alla categoria del rischio di tasso di interesse aventi come fattore di rischio primario una variabile legata all'inflazione sono assegnate ad insiemi di attività coperte distinti da quelli stabiliti per le operazioni attribuite alla categoria del rischio di tasso di interesse non aventi come fattore di rischio primario una variabile legata all'inflazione. Tali operazioni sono assegnate allo stesso insieme di attività coperte solo se il loro fattore di rischio primario o il più significativo fattore di rischio in una data categoria di rischio per le operazioni di cui all'articolo 277, paragrafo 3, è denominato nella stessa valuta.

   2. In deroga al paragrafo 1 del presente articolo, gli enti stabiliscono singoli insiemi di attività coperte distinti in ogni categoria di rischio per le seguenti operazioni:
   a) le operazioni per le quali il fattore di rischio primario, o il più significativo fattore di rischio in una data categoria di rischio per le operazioni di cui all'articolo 277, paragrafo 3, è la volatilità implicita del mercato o la volatilità effettiva di un fattore di rischio o la correlazione tra due fattori di rischio;
   b) le operazioni per le quali il fattore di rischio primario, o il più significativo fattore di rischio in una data categoria di rischio per le operazioni di cui all'articolo 277, paragrafo 3, è la differenza tra due fattori di rischio associati alla stessa categoria di rischio o le operazioni che consistono di due componenti in contanti denominate nella stessa valuta e per le quali un fattore di rischio della stessa categoria di rischio del fattore di rischio primario è contenuto nell'altra componente in contanti diversa da quella contenente il fattore di rischio primario.

Ai fini del primo comma, lettera a), del presente paragrafo, gli enti assegnano le operazioni allo stesso insieme di attività coperte della pertinente categoria di rischio solo se il loro fattore di rischio primario, o il più significativo fattore di rischio in una data categoria di rischio per le operazioni di cui all'articolo 277, paragrafo 3, è identico.

Ai fini del primo comma, lettera b), gli enti assegnano le operazioni allo stesso insieme di attività coperte della pertinente categoria di rischio solo se la coppia di fattori di rischio in tali operazioni di cui alla suddetta lettera è identica e i due fattori di rischio contenuti in tale coppia sono correlati positivamente. Altrimenti gli enti assegnano le operazioni di cui alla lettera b) del primo comma ad uno degli insiemi di attività coperte stabilito a norma del paragrafo 1 sulla base di solo uno dei due fattori di rischio di cui alla lettera b) del primo comma.

   3. Su richiesta delle autorità competenti, gli enti mettono a disposizione il numero di insiemi di attività coperte stabiliti a norma del paragrafo 2 del presente articolo per ciascuna categoria di rischio, con il fattore di rischio primario, o il più significativo fattore di rischio in una data categoria di rischio per le operazioni di cui all'articolo 277, paragrafo 3, o la coppia di fattori di rischio di ciascuno di tali insiemi e il numero delle operazioni in ciascuno di tali insiemi.

Articolo 278

Esposizione potenziale futura

   1. Gli enti calcolano l'esposizione potenziale futura di un insieme di attività soggette a compensazione come segue:

20190416-P8_TA-PROV(2019)0369_IT-p0000014.png

dove:

PFE = l'esposizione potenziale futura

a = l'indice che indica le categorie di rischio incluse nel calcolo dell'esposizione potenziale futura dell'insieme di attività soggette a compensazione;

maggiorazione(a) = la maggiorazione per la categoria di rischio "a" calcolata conformemente agli articoli da 280 bis a 280 septies, a seconda dei casi; e

moltiplicativo = il fattore moltiplicativo calcolato secondo la formula di cui al paragrafo 3.

Ai fini di questo calcolo, gli enti includono la maggiorazione di una determinata categoria di rischio nel calcolo dell'esposizione potenziale futura di un insieme di attività soggette a compensazione qualora almeno un'operazione dell'insieme sia stata associata a tale categoria di rischio.

   2. L'esposizione potenziale futura di più insiemi di attività soggette a compensazione oggetto di un accordo di garanzia (margin agreement) di cui all'articolo 275, paragrafo 3, è calcolata come la somma delle esposizioni potenziali future di tutti i singoli insiemi di attività soggette a compensazione come se non fossero oggetto di alcuna forma di un accordo di garanzia.
   3. Ai fini del paragrafo 1 il moltiplicativo è calcolato come segue:

20190416-P8_TA-PROV(2019)0369_IT-p0000015.png

dove:

Soglia minimam=5%;

y = 20190416-P8_TA-PROV(2019)0369_IT-p0000016.png

z = 20190416-P8_TA-PROV(2019)0369_IT-p0000017.png

NICAi = l'importo netto indipendente della garanzia calcolato solo per le operazioni incluse nell'insieme di attività soggette a compensazione "i". Il NICAi è calcolato a livello di negoziazione o di insieme di attività soggette a compensazione in funzione dell'accordo di garanzia (margin agreement).

Articolo 279

Calcolo della posizione di rischio

Ai fini del calcolo delle maggiorazioni per la categoria di rischio di cui agli articoli da 280 bis a 280 septies, gli enti calcolano la posizione di rischio di ciascuna operazione di un insieme di attività soggette a compensazione come segue:

20190416-P8_TA-PROV(2019)0369_IT-p0000018.png

dove:

δ = il delta di vigilanza dell'operazione calcolato secondo la formula di cui all'articolo 279 bis;

NozCorr = l'importo nozionale corretto dell'operazione calcolato conformemente all'articolo 279 ter; e

MF = il fattore di aggiustamento in funzione della durata dell'operazione calcolato secondo la formula di cui all'articolo 279 quater.

Articolo 279 bis

Delta di vigilanza

   1. Gli enti calcolano il delta di vigilanza come segue:
   a) per le opzioni call e put che conferiscono all'acquirente il diritto di acquistare o vendere lo strumento sottostante a un prezzo positivo ad una singola o a più date in futuro, tranne nei casi in cui tali opzioni sono associate alla categoria di rischio di tasso di interesse, gli enti utilizzano la seguente formula:

20190416-P8_TA-PROV(2019)0369_IT-p0000019.png

dove:

δ = il delta di vigilanza;

segno = -1 se l'operazione è un'opzione call venduta o un'opzione put acquistata;

segno = +1 se l'operazione è un'opzione call acquistata o un'opzione put venduta;

tipo = -1 se l'operazione è un'opzione put;

tipo = +1 se l'operazione è un'opzione call;

N(x) = la funzione di distribuzione cumulativa di una variabile casuale normale standard (ossia la probabilità che una variabile casuale normale con media 0 e varianza 1 sia inferiore o uguale a "x'";

P = il prezzo a pronti o a termine dello strumento sottostante dell'opzione. Per le opzioni i cui flussi di cassa dipendono da un valore medio del prezzo dello strumento sottostante, P è uguale al valore medio alla data del calcolo;

K = il prezzo strike dell'opzione;

T = la data di scadenza dell'opzione; per le opzioni che possono essere esercitate solo in una determinata data futura, la data di scadenza è tale data; per le opzioni che possono essere esercitate in più date future, la data di scadenza è l'ultima di tale date. La data di scadenza è espressa in anni sulla base della pertinente convenzione sui giorni lavorativi; e

σ = la volatilità di vigilanza dell'opzione determinata in conformità della tabella 1 sulla base della categoria di rischio dell'operazione e della natura dello strumento sottostante dell'opzione.

Tabella 1

Categoria di rischio

Strumento sottostante

Volatilità di vigilanza

Cambio

Tutti

15%

Credito

Strumento

single-name

100%

Strumento

multiple-names

80%

Rischio azionario

Strumento

single-name

120%

Strumento

multiple-names

75%

Rischio di posizione in merci

Energia elettrica

150%

Altre merci (esclusa l'energia elettrica)

70%

Altri

Tutti

150%

Gli enti che utilizzano il prezzo a termine dello strumento sottostante di un'opzione garantiscono che:

   i) il prezzo a termine sia coerente con le caratteristiche dell'opzione;
   ii) il prezzo a termine sia calcolato sulla base di un tasso d'interesse pertinente prevalente alla data di riferimento per le segnalazioni;
   iii) il prezzo a termine integri i flussi di cassa previsti dello strumento sottostante prima della scadenza dell'opzione;
   b) per i segmenti di una cartolarizzazione sintetica e di un derivato su crediti di tipo "nth to default", gli enti utilizzano la seguente formula:

20190416-P8_TA-PROV(2019)0369_IT-p0000020.png

dove:

segno = 20190416-P8_TA-PROV(2019)0369_IT-p0000021.png

A = il punto di attacco del segmento; per un'operazione in derivati su crediti di tipo "nth-to-default" basata su entità di riferimento k, A = (n-1)/k"; e

D = il punto di distacco del segmento; per un'operazione in derivati su crediti di tipo "nth-to-default" basata su entità di riferimento k, D = n/k;

   c) per le operazioni diverse da quelle di cui alla lettera a) o b), gli enti utilizzano il delta di vigilanza seguente:

20190416-P8_TA-PROV(2019)0369_IT-p0000022.png

   2. Ai fini della presente sezione, una posizione lunga in un fattore di rischio primario, o il più significativo fattore di rischio in una data categoria di rischio per le operazioni di cui all'articolo 277, paragrafo 3, significa che il valore di mercato dell'operazione aumenta quando il valore di tale fattore di rischio aumenta e una posizione corta nel fattore di rischio primario, o il più significativo fattore di rischio in una data categoria di rischio per le operazioni di cui all'articolo 277, paragrafo 3, significa che il valore di mercato dell'operazione diminuisce quando il valore di tale fattore di rischio aumenta.

   3. L'ABE elabora progetti di norme tecniche di regolamentazione per specificare:
   a) in conformità degli sviluppi normativi internazionali, la formula che gli enti utilizzano per calcolare il delta di vigilanza delle opzioni call e put associate alla categoria del rischio di tasso di interesse compatibile con le condizioni di mercato nelle quali i tassi di interesse possono essere negativi, e la volatilità di vigilanza che è adatta per tale formula;
   b) il metodo per determinare se un'operazione ▌ è una posizione corta o lunga in un fattore di rischio primario, o il più significativo fattore di rischio in una data categoria di rischio per le operazioni di cui all'articolo 277, paragrafo 3.

L'ABE presenta detti progetti di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro il... [sei mesi dopo la data di entrata in vigore del presente regolamento di modifica].

Alla Commissione è delegato il potere di integrare il presente regolamento adottando le norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1093/2010.

Articolo 279 ter

Importo nozionale corretto

   1. Gli enti calcolano l'importo nozionale corretto come segue:
   a) per le operazioni associate alla categoria del rischio di tasso di interesse o alla categoria del rischio di credito, gli enti calcolano l'importo nozionale corretto moltiplicando l'importo nozionale del contratto derivato per il fattore di durata di vigilanza calcolato come segue:

20190416-P8_TA-PROV(2019)0369_IT-p0000023.png

dove:

R = il tasso di sconto di vigilanza; R = 5%;

S= il periodo tra la data d'inizio di un'operazione e la data di riferimento per le segnalazioni, espresso in anni sulla base della pertinente convenzione sui giorni lavorativi; e

E= il periodo tra la data finale di un'operazione e la data di riferimento, espresso in anni sulla base della pertinente convenzione sui giorni lavorativi.

La data di inizio dell'operazione è la data più prossima a cui è fissato o scambiato almeno un pagamento contrattuale nel quadro dell'operazione, verso o da un ente, diverso dai pagamenti relativi allo scambio di garanzie reali nell'ambito di un accordo di garanzia (margin agreement). Quando l'operazione ha già iniziato a fissare o effettuare pagamenti alla data di riferimento per le segnalazioni, la data di inizio di un'operazione è pari a 0. ▌

Quando un'operazione comporta una o più date contrattuali future nelle quali l'ente o la controparte può decidere di porre termine all'operazione prima della sua scadenza contrattuale, la data di inizio di un'operazione è pari alla più prossima tra quelle indicate di seguito:

   i) la data o la più prossima tra le molteplici date future alla quale l'ente o la controparte può decidere di porre termine all'operazione prima della sua scadenza contrattuale;
   ii) la data alla quale un'operazione inizia a fissare o effettuare pagamenti diversi da quelli relativi allo scambio di garanzie reali nell'ambito di un accordo di garanzia (margin agreement).

Quando un'operazione ha uno strumento finanziario come strumento sottostante che può dar luogo ad obblighi contrattuali aggiuntivi a quelli dell'operazione, la data di inizio di un'operazione è determinata in base alla data più prossima alla quale lo strumento sottostante inizia a fissare o effettuare pagamenti.

. La data finale di un'operazione è l'ultima data in cui un pagamento contrattuale nel quadro dell'operazione, verso o da un ente, è scambiato o può esserlo.

Quando un'operazione ha uno strumento finanziario come strumento sottostante che può dar luogo ad obblighi contrattuali aggiuntivi a quelli dell'operazione, la data finale di un'operazione è determinata sulla base dell'ultimo pagamento contrattuale dello strumento sottostante dell'operazione.

Quando un'operazione è strutturata in modo tale da estinguere un'esposizione in essere a specifiche date di pagamento e le condizioni sono rifissate in modo tale che il valore di mercato dell'operazione sia pari a zero a tali date, l'estinzione dell'esposizione in essere a tali date è considerato un pagamento contrattuale nell'ambito della stessa operazione;

   b) per le operazioni associate alla categoria del rischio di cambio, gli enti calcolano l'importo nozionale corretto come segue:
   i) quando l'operazione è costituita da una componente in contanti, l'importo nozionale corretto è l'importo nozionale del contratto derivato;
   ii) quando l'operazione è costituita da due componenti in contanti e l'importo nozionale di una componente in contanti è denominato nella valuta utilizzata dall'ente per le segnalazioni, l'importo nozionale corretto è l'importo nozionale dell'altra componente in contanti;
   iii) quando l'operazione è costituita da due componenti in contanti e l'importo nozionale di ciascuna componente in contanti è denominato in una valuta diversa da quella utilizzata dall'ente per le segnalazioni, l'importo nozionale corretto è il maggiore tra gli importi nozionali delle due componenti in contanti dopo che tali importi sono stati convertiti nella valuta utilizzata dall'ente per le segnalazioni al tasso di cambio a vista prevalente sul mercato;
   c) per le operazioni associate alla categoria del rischio azionario o alla categoria del rischio di posizione in merci, gli enti calcolano l'importo nozionale corretto moltiplicando il prezzo di mercato di un'unità dello strumento sottostante dell'operazione per il numero di unità dello strumento sottostante cui fa riferimento l'operazione;

quando un'operazione associata alla categoria del rischio azionario o alla categoria del rischio di posizione in merci è espressa contrattualmente come importo nozionale, gli enti utilizzano l'importo nozionale dell'operazione come importo nozionale corretto anziché il numero di unità degli strumenti sottostanti;

   d) per le operazioni associate alla categoria degli altri rischi, gli enti calcolano l'importo nozionale corretto sulla base del metodo più appropriato tra i metodi di cui alle lettere a) b) e c), in funzione della natura e delle caratteristiche dello strumento sottostante dell'operazione.
   2. Gli enti determinano l'importo nozionale o il numero di unità dello strumento sottostante ai fini del calcolo dell'importo nozionale corretto di un'operazione di cui al paragrafo 1 come segue:
   a) quando l'importo nozionale o il numero di unità dello strumento sottostante di un'operazione non è fissato fino alla scadenza contrattuale ▌:
   i) per gli importi nozionali e i numeri di unità dello strumento sottostante di natura deterministica, l'importo nozionale è la media ponderata di tutti i valori deterministici degli importi nozionali o del numero di unità dello strumento sottostante, a seconda dei casi, fino alla scadenza contrattuale dell'operazione, laddove i fattori di ponderazione riflettono in misura proporzionale il periodo di tempo durante il quale si applica ciascun valore di importo nozionale;
   ii) per gli importi nozionali e i numeri di unità dello strumento sottostante di natura stocastica, l'importo nozionale è l'importo determinato fissando i valori di mercato correnti nell'ambito della formula per il calcolo dei valori futuri di mercato;

   b)